PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
ALESSANDRO COLUCCI, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
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PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 91, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2758: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 21 novembre 2025, n. 175, recante misure urgenti in materia di Piano Transizione 5.0 e di produzione di energia da fonti rinnovabili.
Ricordo che nella seduta di ieri si è concluso l'esame degli ordini del giorno.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, signori del Governo, Sottosegretario, sì, il Presidente ci ha appena letto il titolo di questo provvedimento che riporta sia i riferimenti al Piano di Transizione 5.0 che alla questione energetica. Per la verità ce n'è un terzo. Lo avete ridenominato “Transizione 5.0”, in realtà si tratta del decreto, Sottosegretario, “fallimenti e pasticci 5.0”, perché siamo qui proprio per correggere i vostri fallimenti e pasticci.
Avete fallito - fallito - su Transizione 5.0, nonostante tutto il Paese vi abbia continuamente chiesto delle correzioni per porre rimedio a quanto era scritto male, per tornare alla versione precedente, eppure avete voluto perseverare nel vostro errore, fallendo. Avete fatto pasticci su pasticci su una questione tremendamente delicata e importante come quella delle aree idonee, andando sostanzialmente a paralizzare il Paese per quanto attiene al rapporto tra Governo centrale e regioni. Proprio voi, che vi dite il Governo dell'autonomia differenziata, avete dimostrato di essere totalmente incapaci di governare le differenze nel nostro territorio.
Dicevo che sono tre i pasticci, i fallimenti. In realtà, il terzo è una bischerata perché siete intervenuti a piedi uniti, con un uso improprio del , tra due società italiane, e qui siete costretti a correre ai ripari, aggiustando anche il titolo di questo provvedimento, inserendo in corso d'opera una terza bischerata che è quella a cui siete costretti a ricorrere per evitare la procedura di infrazione dopo l'incauto utilizzo del in una vicenda dentro alla quale avreste fatto bene a non entrare, almeno a non entrare in quel modo.
Ebbene, allora signor Presidente, colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, già per questa premessa annuncio il voto formalmente contrario di Italia Viva su questo provvedimento. Ci troviamo davanti all'ennesimo decreto-legge che non solo espropria il Parlamento delle proprie competenze - oramai a questo siamo abituati - ma sancisce, come detto, il fallimento definitivo della politica economica di questo Governo semmai ve ne sia una, visto che lo stesso Ministro dell'Economia e delle finanze al suo esordio ha dichiarato, quanto meno per la politica industriale, che è meglio non avere alcuna politica industriale. Lo stesso state facendo per la politica economica, a questo punto potreste risparmiarci appunto fallimenti e pasticci.
Nonostante le fanfare e gli annunci trionfalistici, questa maggioranza dimostra di non avere alcuna visione per l'economia e la produzione del Paese. Avete posto la fiducia anche qui, e ci chiediamo il perché, considerato che si trattava di tre articoli. Se, come dite, regna la pace nella maggioranza, perché impedire il confronto in una seconda lettura alla Camera? Ovviamente, come al solito, per nascondere anche le vostre crepe interne, che al Senato si sono manifestate in nottate turbolente e che, evidentemente, non potevate permettervi di vedere replicate anche in questo ramo del Parlamento.
Il fallimento di Transizione 5.0 e l'assenza di ascolto è l'emblema della vostra gestione approssimativa, un'operazione gestita in modo sciatto e dilettantesco, che ha lasciato le imprese a secco dalla sera alla mattina con procedure farraginose. Se aveste seguito il modello di Piano Industria 4.0 con i suoi automatismi fiscali - che hanno funzionato - non avreste creato questo caos burocratico.
Ma c'è di più. Di fronte alle brutte figure fatte finora, alla confusione regnata in Commissione, ci saremmo aspettati almeno un segno di ascolto, di disponibilità attraverso l'accoglimento almeno degli ordini del giorno, invece avete confermato le vostre chiusure. È emblematico il caso - per quanto ci riguarda - dell'agricoltura: avete respinto un nostro ordine del giorno a prima firma Gadda, un atto che mirava a dare serietà al settore agrivoltaico. Chiedevamo criteri oggettivi e verificabili per garantire la reale continuità delle attività agricole e pastorali, per evitare che la qualifica di agrivoltaico diventasse uno schermo formale per consumare suolo senza produrre cibo; chiedevamo di valorizzare l'imprenditore agricolo, specialmente nei piccoli impianti sotto i 5 megawatt. Era una proposta di buonsenso che avete preferito ignorare e non ne comprendiamo il motivo, era un ordine del giorno.
Non solo, avete riformulato e svuotato di senso gli altri nostri ordini del giorno che servivano a migliorare l'approccio a questo decreto e lo avete sostanzialmente fatto per tutti i proponenti, compresi quelli di maggioranza.
Siete, nei fatti, il Governo del “no”. Vi vantate del nucleare nei convegni, ma non riuscite a installare una pala eolica o un pannello fotovoltaico, moltiplicando i vincoli e i conflitti con le regioni, incapaci di dare certezze al settore per i prossimi anni. Mentre l'energia in Italia costa il 30 per cento in più rispetto alla media europea, voi continuate a mettere lacci all'autoproduzione.
Vi riempite la bocca di “prima l'Italia”, ma avete usato il contro una banca italiana, mentre vendevate la rete telefonica nazionale agli americani. È questo il vostro nazionalismo? Difendere gli interessi stranieri e colpire le eccellenze italiane? Il decreto “fallimenti e pasticci” 5.0 è l'immagine del vostro operare a tentoni, a strappi e smentendo le promesse con i fatti.
In conclusione, il titolo di questo decreto è roboante, “Transizione 5.0”, ma dentro non c'è l'impresa, c'è solo burocrazia, incertezza e soprattutto ci sono i vostri errori. Avete rifiutato ogni collaborazione, bocciando o snaturando proposte che avrebbero corretto questi errori. Siete un Governo confuso, incerto, inconcludente.
Per queste ragioni, per la sciatteria del metodo, per l'arroganza di chi non sa ascoltare nemmeno le proposte migliorative del Parlamento, il gruppo di Italia Viva vota “no” a questo provvedimento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Alessandro Colucci. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Colleghi e colleghe, intervengo in dichiarazione di voto sul decreto-legge che, dopo il lavoro che ha visto i colleghi del Senato impegnati, oggi col voto in Aula convertiremo in legge e che ha nel Piano di Transizione 5.0 il cuore del decreto.
Il Piano di Transizione 5.0 per noi è molto importante perché è il pilastro della nostra strategia economica, introdotto per sostenere la transizione digitale ed energetica delle imprese e prevede crediti d'imposta per investimenti in innovazione e sostenibilità. È un elemento importante, un elemento sul quale bisogna riconoscere al Governo che sin dall'inizio della legislatura c'è stata una concentrazione importante sul tema della transizione energetica e digitale, in un contesto geopolitico - lo dobbiamo dire in quest'Aula, perché altrimenti non facciamo i conti con la realtà - in un contesto attuale, che ha ridefinito gli equilibri economici globali.
Oggi la globalizzazione non si fonda più principalmente sugli scambi commerciali liberi, ma sul controllo di strategici, come le materie prime, come la tecnologia e le fonti energetiche.
La capacità di intervenire con una strategia su questi elementi determina la competitività e l'autonomia strategica di un Paese: questo è l'elemento che, noi vediamo, ha determinato le scelte e l'impegno del Governo.
E pensare che il nostro Paese per il 70 per cento del fabbisogno energetico dipende dall'estero ci fa interrogare e ci fa dedicare con attenzione a questa materia. Perché poi l'elemento importante cui dobbiamo dedicarci è proprio quello delle imprese, quella competitività e quella autonomia strategica che il nostro Paese deve avere, a vantaggio di chi? Da sempre noi lo diciamo come Noi Moderati: dà la forza al sistema Paese, che è l'impresa che dà lavoro, che dà la dignità del lavoro e che dobbiamo sostenere e incoraggiare come in tutti i provvedimenti che il Governo e questa maggioranza hanno fatto in questa legislatura in qualsiasi ambito e materie in cui ci siamo concentrati.
E allora fondamentale, centrale, su questa materia è l'indipendenza che il nostro Paese deve avere da un punto di vista energetico e da sempre sosteniamo che l'indipendenza passa da un energetico fatto da idroelettrico, da geotermico, da solare - ancora meglio - agrivoltaico, da idrogeno , dall'eolico - per noi meglio eolico -, e poi dal nucleare; perché siamo contro la politica dei “no” - no-TAV, no-TAP, no-idrogeno - ma lo siamo perché questo energetico ci permetta un'indipendenza, e addirittura di diventare anche fornitori di altri Paesi, perché poi dobbiamo guardare con ambizione al futuro.
Allora, in questo contesto il lavoro del Governo è certamente importante e devo dire che in questo decreto ci sono alcuni aspetti significativi, come ad esempio le misure per sostenere l'accelerazione delle autorizzazioni. Abbiamo bisogno di un Paese che corre nell'autorizzare sul tema delle rinnovabili.
Sono stati identificati nuovi criteri per le aree idonee. Devo sottolineare al Governo che in questi criteri sarà bene in prospettiva guardare con attenzione al tema dei terreni agricoli perché noi siamo per la difesa del territorio, per la difesa del paesaggio, ma nel decreto è stata inserita la corretta definizione - che apprezziamo molto - dell'agrivoltaico, che per noi vuol dire rigenerazione agricola, vuol dire rilancio dei territori, anche in zone particolarmente difficili come la Puglia, colpita in una parte del suo territorio dalla Xylella. Attraverso l'agrivoltaico ci può essere rigenerazione agricola, ma se bene viene definito il concetto di “impianti agrivoltaici” all'interno del decreto, è bene che - con gli strumenti che permettono produzione di energia e agricoltura - si preveda anche nelle aree idonee l'utilizzo dei terreni agricoli solo per l'agrivoltaico, perché altrimenti ovviamente sarebbe una contraddizione nei termini.
Ma proprio per il lavoro parlamentare importante che possiamo portare avanti e abbiamo portato avanti, il decreto ha assunto un aspetto importante nella sua norma transitoria, sulla quale voglio fare un plauso al Ministero e in particolar modo al Ministro Pichetto Fratin, perché in queste novità che sono state introdotte nel decreto era assolutamente necessario che si prevedesse una norma di salvaguardia per tutto ciò che era avvenuto sino ad oggi.
Dall'inizio della legislatura, come Noi Moderati siamo molto attenti al tema delle rinnovabili, io ho dato vita all'Intergruppo per lo sviluppo sostenibile, che è un intergruppo trasversale, con appartenenti della Camera e del Senato, componenti di maggioranza e opposizione e come attività ci affidiamo a tecnici particolarmente qualificati. E proprio in occasione della norma transitoria abbiamo dato il nostro contributo e apprezziamo il risultato finale di questa norma perché prevede l'esclusione dell'applicazione delle nuove disposizioni introdotte per le procedure già in corso alla data di entrata in vigore del decreto.
Questa norma definisce con precisione cosa si intende per procedure in corso: quelle abilitative o autorizzative, incluse le valutazioni ambientali, per le quali la verifica di completezza della documentazione sia già stata compiuta.
Questa disposizione rappresenta un esempio di buonsenso legislativo: garantisce certezza del diritto agli operatori economici, evitando che i progetti già avviati, spesso con ingenti investimenti e piani di sviluppo consolidati, vengano bloccati o ritardati da nuove regole, che assumono, poi, una caratteristica retroattiva. Questa norma previene paralisi burocratiche e protegge gli interessi di chi già ha intrapreso percorsi virtuosi.
Questo intervento dimostra come il Parlamento possa migliorare, insieme al Governo, i testi governativi con operosa collaborazione, coniugando urgenza con equilibrio, semplificazione con chiarezza. È una misura che favorisce la continuità degli investimenti, riduce i contenziosi e accelera il raggiungimento dei traguardi del PNRR, senza sacrificare la sostenibilità ambientale e agricola. Mi sembra che sia stato un risultato importante. C'erano stati anche molti emendamenti, assorbiti da questa norma di salvaguardia, e penso che con questo spirito, con questo impegno, si possa continuare a lavorare in questo ambito. Ad esempio, in occasione della legge di stabilità io ho presentato un ordine del giorno sui crediti d'imposta all'interno della ZES, perché possano essere di maggiore indirizzo nel favorire gli investimenti nelle rinnovabili, in particolar modo nell'agrivoltaico.
C'è una sfida importante, che il Paese ha raccolto, il Governo l'ha interpretata nel migliore dei modi, che è quella - e siamo veramente in grado di raggiungerla - a un'indipendenza energetica, un'indipendenza energetica che tenga conto delle qualità paesaggistiche, agricole, ambientali del nostro Paese, ma ci sono tecnologie, ci sono professionalità e progettualità in grado di rendere tutto questo compatibile. Possiamo rimanere un grande Paese da un punto di vista estetico, da un punto di vista naturalistico, da un punto di vista paesaggistico, da un punto di vista imprenditoriale, aspetti che non sono per nulla in contraddizione. Chi professa che la bellezza del territorio può essere garantita solo attraverso un disinvestimento o che l'uomo, certe volte, diventa il nemico dell'ambiente, è in contraddizione. Crediamo, invece, che un grande Paese produttivo e manifatturiero come il nostro possa contestualmente, nella sua bellezza, garantire innovazione, sviluppo, crescita attraverso gli strumenti della digitalizzazione e della transizione energetica.
Il Governo ci sembra, in questo, molto concentrato, nella comprensibile difficoltà che tante materie, come quella ambientale e agricola, possono essere, certe volte, in confronto intenso, ma, alla fine, il risultato, l'importante è che agevoli il nostro Paese…
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). … e le imprese produttive, che è la finalità che tutti noi dobbiamo sempre garantire. Grazie, ci sarà il sostegno a questo decreto da parte di Noi Moderati con il voto favorevole .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Marco Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Il decreto sul Piano Transizione 5.0 è un po' la fotografia di un vuoto, il vuoto di una visione di questo Governo in materia di politica energetica. Dovevate dare una risposta - la diciamo così - alle incertezze normative del settore energetico, delle rinnovabili soprattutto. Invece, questo decreto rende l'installazione di impianti da energie rinnovabili, se possibile, ancora più difficile. Di fatto questa vicenda parla a tanti, parla ai limiti di un Paese che, alla luce del sole, potrebbe fare di più del resto dell'intero continente.
Il rischio di non raggiungere gli obiettivi per il 2030 è quasi una certezza. Oggi siamo solo al 28 per cento di quell'obiettivo. Ma, come voi sapete, come il Governo sa, dal 2026 ogni anno dovremmo realizzare almeno 11,5 gigawatt di nuova potenza, tutta da fonti rinnovabili per arrivare a quell'obiettivo degli 80 gigawatt previsti. Invece, con voi, di fatto, l'installazione di energie rinnovabili è diminuita: è un dato incontrovertibile, un dato che parla a tutti noi. A ottobre, abbiamo registrato addirittura un calo del 12 per cento di potenza installata rispetto al 2024, mentre dovrebbe esserci una crescita del 20, 23, 25, come in tutto il resto d'Europa.
Serviva un piano di sostegno e accompagnamento nella transizione del sistema produttivo dei territori, dei lavoratori e delle lavoratrici e avevate una grandiosa occasione, il PNRR; avevate le risorse per farlo, avevate il sostegno per farlo, addirittura le regole europee per farlo. Un grande investimento serviva nella trasformazione industriale, tecnologica e nella formazione di tante lavoratrici e lavoratori; servivano regole e politiche coerenti con gli obiettivi climatici, non certo sottrazione di risorse, come avete fatto, e procedure complesse.
Insomma, noi lo diciamo, spesso inascoltati come Alleanza Verdi e Sinistra: servirebbe la piena e buona occupazione nella transizione ecologica, invece di lamentarsi o, addirittura, di dare tutte le responsabilità dei 36 mesi di calo di produzione al . Serviva, insomma, un provvedimento strutturale per diminuire un costo dell'energia che è tra i più alti d'Europa. Guardate che non lo dicono solo gli ambientalisti o la sinistra, che difendono le classi lavoratrici e difendono l'ambiente. Ve lo dicono anche tantissimi imprenditori, tantissimi piccoli imprenditori, che pagano più di altri il costo dell'energia.
Secondo l'Istat, 2,7 milioni di famiglie italiane si trovano in povertà energetica: persone che, in questo gennaio gelido, in casa propria - il Sottosegretario dovrebbe pensarci, rifletterci - si siedono a tavola con le coperte - guardate, non lo dice Alleanza Verdi e Sinistra, lo dicono i dati, che vanno dalla Caritas fino all'Istat, lo dicono i comuni - e mettono i figli a dormire sotto 3 o 4 coperte.
La verità è che avete salvaguardato gli interessi delle grandi compagnie energetiche, questo dopo aver liquidato la tassa sui profitti, sugli extraprofitti, di quelle compagnie introdotta dal Governo Draghi - e lo diciamo anche perché noi eravamo all'opposizione di quel Governo: potevate fare qualcosa di più e, invece, avete fatto qualcosa di meno -, profitti che, negli ultimi anni, hanno superato i 70 miliardi di euro.
Questo decreto mostra, ancora una volta, che a voi sovranisti non interessa una politica energetica autonoma e questo condannerà imprese e famiglie a pagare bollette sempre più alte, ma non solo. State giocando anche con la situazione geopolitica, drammatica e pericolosa. Anzi, più che giocando siete al traino e, con l'era fossile, le grandi compagnie petrolifere, l'impronta degli idrocarburi è al centro - pensateci bene - di ogni conflitto e di ogni minaccia presente.
Come altro leggete la vicenda della Groenlandia? Lo dico ai grandi difensori del piano di riarmo europeo. Non vi sentiamo molto accalorati nel mandare le nostre truppe lì, in Groenlandia, ma noi, che siamo pacifisti, la guardiamo anche da un altro punto di vista: lì c'è un forziere di risorse naturali, con un sottosuolo pieno di petrolio e gas. Che cosa intende Trump quando dice: ci serve? Cosa intende? È una miniera di terre rare, e non solo. Trump professa il negazionismo climatico, come voi, ma ben conosce la realtà e adesso proverò a spiegarvela. Sa che il fenomeno dell'amplificazione polare, nell'arco di due decenni, scioglierà i ghiacci di vaste aree limitrofe al Circolo polare artico. Sapete, esattamente, cosa vuol dire? Io credo di no. Significa che perfino la rotta transpolare, che taglia attraverso il Polo, sarà utilizzabile. E, come lui, lo sa la Cina, che da tempo investe sulle rotte, proprio approfittando di quello che è il riscaldamento globale, e investe nell'esplorazione, nello sfruttamento minerario della Groenlandia, con grande angoscia degli Stati Uniti. Come vedete, armi, difesa e petrolio vanno a braccetto.
E come la leggete la vicenda venezuelana? Non venite a raccontarci che lo stesso Trump, che sta trasformando la più grande democrazia del mondo in una tirannide, e non abbiamo paura di dirlo, sarebbe il paladino della democrazia altrui. Basta vedere che cosa sta succedendo nel suolo statunitense, da Minneapolis a Washington. Altro che democrazia! Ha chiarito lui stesso che del Venezuela gli interessa solo il petrolio, insieme ovviamente alle altre risorse.
Sì, perché il territorio del Venezuela racchiude anche molte riserve, riserve di gas, finora sfruttate solo in minima parte, di carbone e poi ci sono ovviamente i metalli, l'oro, il ferro, il nichel, il rame, la bauxite, il torio, il coltan, tutte risorse nel mirino degli Stati Uniti. Fateci dire, come quelle dell'Iran. Guardate, qui siede l'unico gruppo parlamentare che era presente, nel 2017, nel 2019, nel 2022, in tutte le manifestazioni a favore di quei giovani, eravamo lì a gridare: “Donna, Vita, Libertà”. Ma con la stessa determinazione, contro gli , diciamo che non serve quell'intervento degli statunitensi.
La verità è che la destabilizzazione del Medio Oriente passa spesso da quella vicenda in qualche modo legata a quelle energie; le fonti fossili continuano, insomma, a generare conflitti e guerre. Eppure voi volete fare dell'Italia un del gas e dell'idrogeno, dite. Per farlo, avete addirittura elaborato un geniale piano dell'ENI per l'Africa, richiamando il povero Mattei. Vi siete piegati al ricatto di Trump, promettendogli appunto di acquistare gas liquido: siamo passati dalla dipendenza del gas russo per arrivare a comprare armi e gas liquido dagli Stati Uniti.
Avete stretto accordi indicibili con i peggiori regimi, dall'Arabia Saudita agli Emirati Arabi, fino appunto alla Libia. Ecco, puntate di fatto sul fossile, ma per chi? Avete reso gli italiani più poveri, mentre le società energetiche si arricchivano, e state negando al Paese l'unica strada per un futuro possibile: quello di un investimento, senza precedenti, nelle fonti rinnovabili e nel contrasto alla crisi climatica .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Daniela Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Presidente, colleghi e Governo, il Piano Transizione 5.0 e di produzione di energia da fonti rinnovabili porta Azione ad annunciare il primo voto contrario del 2026, anche, devo dire, con preoccupazione e con rammarico. Sulla Transizione 5.0 abbiamo lavorato alacremente, anche attraverso l'impegno e le competenze del nostro segretario nazionale, Carlo Calenda. Presidente, Governo, le piccole e medie imprese non hanno strutture interne per sostenere costi amministrativi, consulenze e anticipazioni finanziarie.
Il meccanismo selettivo è noto: favorisce chi è già capitalizzato, e così la transizione rischia di diventare un privilegio per pochi, invece che un processo diffuso. Le filiere dell'saranno anch'esse penalizzate perché manca il collegamento strutturale tra Transizione 5.0 e le politiche commerciali, ad esempio, in risposta ai dazi. Devo dire che per il Governo è come se i dazi non esistessero; purtroppo, però, esistono per le imprese, che chiudono, che si delocalizzano ogni giorno. Sentiamo la disperazione degli operai. E sono ovviamente perdite importanti. C'è un'incertezza che blocca gli investimenti in un momento di esterno, e questa incertezza è deleteria.
C'è anche un mondo che si chiude: quali sono le realtà più penalizzate? Sono le imprese energivore, perché le misure sulle rinnovabili non sono sufficienti a ridurre il costo strutturale dell'energia. Da tempo, diciamo che manca una strategia industriale ed energetica integrata, è come se ci fossero due strade separate. Si chiede di competere con costi più alti, senza strumenti adeguati e si combatte a mani nude, combattono a mani nude i nostri imprenditori. E poi ci sono i territori industriali intermedi, ci sono le aree interne, che verranno nuovamente dimenticate, penalizzate. Lo erano già, lo sono state e lo saranno ancora, e questo è un nuovo rischio che l'Italia non può correre.
Azione vuole evitare nella maniera più assoluta l'aumento dei divari territoriali. La transizione così disegnata accentua le disuguaglianze territoriali. E quali sono i territori più penalizzati? Lo ribadisco di nuovo, le aree interne e la montagna. Ma poi viene da chiedersi: quale montagna? Perché con il disegno di legge Montagna non sappiamo neppure più che cos'è montagna, che cos'è pianura. Abbiamo anche perso questa contezza, forse nel tempo verranno rideterminate e ridefinite le caratteristiche.
Perché il voto contrario di Azione? Non nasce, innanzitutto, da un atteggiamento ideologico e neppure da una sottovalutazione dei temi affrontati; al contrario, nasce dalla convinzione che innovazione, politica industriale, transizione energetica e competitività del sistema produttivo siano questioni decisive per il futuro dell'Italia, per essere affrontate non con strumenti confusi, frammentari e privi di una visione strategica. Questo decreto-legge, anche dopo le modifiche apportate in sede di conversione, non restituisce assolutamente l'idea di un Paese che guida il cambiamento.
Restituisce, piuttosto, l'immagine di un Governo che lo subisce, che interviene per emergenze successive, che corregge errori, invece di costruire traiettorie, e la differenza in questo è decisamente grande. Il Piano Transizione 5.0 viene presentato come un salto di qualità, come un'evoluzione ambiziosa, ma ciò che emerge è un impianto che complica ciò che dovrebbe semplificare, che rende incerto ciò che dovrebbe essere stabile, che rischia di allontanare proprio quelle imprese piccole e medie, manifatturiere, radicate nei territori che dovrebbero essere il cuore della transizione.
Noi riteniamo che una vera politica industriale non si possa limitare a stanziare delle risorse - peraltro, dobbiamo dire che non ci sono -, ma debba creare fiducia, ridurre l'incertezza, accompagnare gli investimenti. Qui, invece, che cosa vediamo? Procedure complesse, requisiti mutevoli, una debole. Il rischio è evidente: una transizione diseguale, che favorisce pochi soggetti, già strutturati, e lascia indietro una parte rilevante del sistema produttivo nazionale. Poi, le stesse contraddizioni si trovano sul fronte delle energie rinnovabili: si invoca l'urgenza, però non si scioglie il nodo fondamentale, cioè l'assenza di un quadro certo, coerente e condiviso.
Presidente, Governo, noi pensiamo che senza una semplificazione reale, senza una pianificazione, senza un rapporto trasparente con i territori, l'accelerazione resta semplicemente uno slogan, ma di slogan non si vive o, perlomeno, là fuori, di slogan la gente, gli imprenditori e gli operai non ci vivono. È una transizione energetica governata male. Non è solo inefficace, rischia di diventare socialmente e politicamente insostenibile. Ma, per capire davvero il limite di questo decreto, bisogna allargare lo sguardo.
La dimostrazione più evidente dell'approccio del Governo l'abbiamo avuta poche settimane fa con la presentazione della legge di bilancio: alle imprese italiane, alla nostra manifattura, al nostro erano state annunciate risorse imponenti, 25 miliardi per fronteggiare gli effetti sui dazi, ne ho già parlato prima, i dazi dell'amministrazione Trump, che fatichiamo, in qualche maniera, a controbattere su questi temi.
Però, anche in questo caso, non c'è stata una risposta strutturale. Solo all'ultimo momento c'è stato un emendamento da 3,5 miliardi del Ministro dell'Economia. Si è cercato di rimediare, ma devo dire che è stata una toppa peggio del buco, perché quei soldi ci dovevano essere e ci dovevano essere in moneta sonante e prima, se si crede a ciò che si fa. Tutto questo, però, non per costruire una visione, bensì per tappare una falla, per correggere un errore evidente: un intervento tardivo e difensivo che non rafforza il sistema produttivo, ma cerca di evitare un danno politico immediato. Ed è proprio qui che il confronto con il passato recente diventa inevitabile.
Quando parliamo di Transizione 5.0, non possiamo non ricordare Industria 4.0, una misura voluta e realizzata da Carlo Calenda nel tempo in cui è stato Ministro dello Sviluppo economico. Una politica industriale vera, efficace, semplice, automatica, stabile nel tempo, fondata su un principio chiaro: lo Stato indica la direzione, le imprese investono. Industria 4.0 ha funzionato perché parlava un linguaggio comprensibile; perché non moltiplicava i passaggi burocratici che - lo ripeto - hanno un costo insostenibile; perché non selezionava i vincitori a tavolino; ha mobilitato investimenti privati, ha modernizzato la manifattura italiana, ha rafforzato la nostra capacità di competere sui mercati internazionali. È per questo che oggi è rimpianta: non per nostalgia, ma perché resta un termine di paragone scomodo per chi oggi governa.
Il Piano Transizione 5.0 avrebbe dovuto essere l'evoluzione naturale di quella esperienza. Il giudizio su questo decreto non può che essere severo e cerco di andare alla fine velocemente.
Per questa ragione il nostro voto è contrario, non contro l'industria, non contro la transizione, ma contro un modo di affrontarle che rischia di indebolire il Paese, invece di rafforzarlo e l'Italia, oggi più che mai, non può permetterselo. Ero con un gruppo di imprenditori, nel, e mi hanno detto di riferire al Governo questo: eravamo tra le prime potenze economiche al mondo e abbiamo tutte le carte per tornare ad esserlo. Date agli italiani…
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). …un'opportunità concreta. Concludo. Bene, siamo a un bivio importante, scegliete voi la strada da prendere per 58 milioni di persone che attendono
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Cappelletti. Ne ha facoltà.
ENRICO CAPPELLETTI(M5S). Grazie, Presidente. Colleghi e rappresentante del Governo, i presupposti da cui nasce questo decreto sono condivisibili perché nasce da due emergenze: una, i 32 mesi di calo continuativo della produzione industriale; l'altra, il fatto che abbiamo il prezzo dell'energia in Italia che è tra i più alti in Europa. Ebbene, questi due presupposti sono anche due dei principali fallimenti del Governo Meloni degli ultimi tre anni due giganteschi fallimenti. Ma è in grado questo decreto di metterci una toppa?
Andiamo per ordine: Piano Transizione 5.0. La cosa che desta più indignazione non è il fallimento del Piano 5.0 del Ministro Urso. Signor Presidente, siamo veramente abituati ai fallimenti del Ministro Urso: dall'impegno disatteso di realizzare 1 milione di auto nel 2024 (poi ne sono state fatte 700.000 in meno) all'impegno per la Gigafactory di Termoli, che verrà realizzata a Barcellona, in Spagna, al carrello tricolore, che è servito solo a gettare fumo in faccia ai cittadini. Pensate che l'Antitrust ha perfino aperto un'indagine sulla corsa all'aumento dei beni alimentari.
Per non dimenticare, poi, l'obbligo per i benzinai di esporre un cartello - prezzo aggiuntivo - che serviva solo a nascondere gli aumenti delle accise sulla benzina fatte dal Governo ; il fallimento del liceo il fallimento della gestione dell'ex Ilva. Insomma, citare tutti i fallimenti del Ministro Urso sarebbe lunghissimo. Mi fermo perciò qui.
Non desta, quindi, indignazione il fallimento di questo strumento. Ciò che desta più indignazione è che esisteva già una misura efficace e ampiamente utilizzata e apprezzata dalle imprese e parlo di Transizione 4.0. Il Ministro Urso non doveva, quindi, inventarsi nulla, neanche le coperture perché anche a quelle, anche alle coperture ci avevamo pensato noi con il PNRR, che voi non avete neppure sostenuto . Non doveva pensare a nulla: lo strumento c'era già e funzionava bene. L'unico motivo per cui è stata affossata Transizione 4.0 è stato perché portava la firma del MoVimento 5 Stelle. Che si sappia. Che si sappia nel Paese; che lo sappiano le imprese.
Governo e maggioranza hanno un'evidente responsabilità in tutto questo. Perché avete fatto perdere tre anni al nostro Paese solo per un vostro calcolo politico, solo per perseguire un vostro interesse, ma avete sbagliato i calcoli. Perché in questo modo avete creato tra le imprese un clima di incertezza che ha scoraggiato la partecipazione. Il rischio evidente è di perdere le risorse che non verranno utilizzate.
Il fatto che siamo ancora qui, a distanza di anni, ad apportare modifiche a uno strumento come questo è la prova più evidente del suo fallimento.
Ora, il tentativo del Governo di metterci una toppa, secondo noi, con questo decreto, è del tutto insufficiente perché le opportunità millantate da questo decreto rischiano di generare nuova confusione e aspettative vane. È inconcepibile che il Ministro, anche in questo caso, non sia riuscito a mettere a terra una misura funzionale e rimangono incertezze, perfino, sul fronte delle coperture. Tutto questo rischia di minare ulteriormente la crescita economica del Paese.
Non va meglio per la seconda parte del decreto, quella relativa alla produzione di energia da fonti rinnovabili. Non ci sorprende. Ricorderete tutti l'intervista alla Premier Meloni in cui alla domanda su cosa intendesse fare per affrontare il problema del caro bollette rispose che non intendeva rispondere, essendo un problema troppo complesso.
Ebbene, credo che la risposta giusta, che non è stata pronunciata dalla Presidente Meloni, ma probabilmente è stata pensata in quel momento e proprio per questo motivo non è stata pronunciata, avrebbe potuto essere questa: mi scuso innanzitutto con gli italiani per l'aumento delle bollette, aggravato dal fatto che abbiamo concentrato tutte le nostre politiche energetiche sul gas. Il mio sogno era, infatti, di fare dell'Italia un del gas, ma è proprio a causa di questa scelta e del costo molto alto del gas che sono schizzati in alto i prezzi dell'energia e, quindi, delle bollette. Insomma, per abbassare le bollette avremmo dovuto sviluppare le fonti energetiche che sono oggi in grado di produrre energia a costi più bassi, cioè le rinnovabili, come peraltro avviene in tutte le altre parti del mondo. Ma il problema è che, se avessi investito sulle rinnovabili, avrei scontentato le del fossile e pure l'amministrazione americana che è riconoscente per le fatture miliardarie di GNL.
Ecco, queste sarebbero state probabilmente le parole più giuste che avrebbe dovuto dire Giorgia Meloni se avesse, per una volta, detto la verità in occasione di questa intervista dalla quale si è, invece, voluta sottrarre.
Per ridurre i costi dell'energia dobbiamo ridurre l'incidenza del gas nel nostro energetico e aumentare l'incidenza delle fonti rinnovabili che costano di meno. Decarbonizzare non significa solamente sostenere l'ambiente e la salute dei cittadini; significa anche sostenere l'economia, le imprese del Paese. Significa aiutare le imprese a essere più competitive, non il suo contrario.
Questione aree idonee: con questo decreto non sono stati fatti passi in avanti.
E non ci sorprende. Rimarrà, dunque, obbligata per la stragrande maggioranza dei progetti la necessità di seguire la procedura ordinaria, che è incompatibile con la necessità di abbassare le bollette sicuramente in tempi stretti. Nel corso dell'esame in Senato del provvedimento, inoltre, il testo è stato perfino peggiorato, restringendo, per esempio, a 350 metri la possibilità di realizzare impianti intorno agli stabilimenti produttivi e prevedendo che gli impianti in aree idonee non siano da considerarsi tali se per la connessione alla rete elettrica si rende necessario uscire fuori dall'area stessa.
Questa è una follia, questa è una follia! Ditelo che non volete che vi siano aree idonee nel nostro Paese.
Avete perfino introdotto limiti alle regioni che non potranno individuare ulteriori aree idonee oltre a quelle indicate dalla legge. Qui, per inciso, lasciatemi dire, con buona pace della Lega e della sua riforma sull'autonomia differenziata. Ma è incredibile che la Lega possa, a un tempo, chiedere il trasferimento alle regioni di maggiori poteri in tema di energia e, dall'altra, proprio oggi, dando veramente un esempio di rara coerenza, venire qui, in Aula, ad approvare un provvedimento che fa esattamente il contrario .
Il risultato sarà che queste regole impediranno a molte regioni, come peraltro è già stato dimostrato dalla regione Umbria, di raggiungere gli obiettivi sulle rinnovabili previsti nelle aree idonee. Insomma, e vado a concludere, due strumenti importanti, come Transizione 5.0 e aree idonee, che avrebbero potuto e dovuto contribuire concretamente a rilanciare il Paese, lo renderanno ancora più insicuro e dipendente dall'estero, nonostante le continue rassicurazioni della Premier Meloni.
Questo decreto non risponde né ai bisogni del comparto industriale né a quelli delle famiglie, non contribuisce a invertire il di 32 mesi consecutivi di crollo della produzione industriale e nemmeno contribuisce alla produzione di energia da rinnovabili, necessaria a ridurre le bollette energetiche nel nostro Paese. Per dirla in una parola, Presidente, questo decreto…
ENRICO CAPPELLETTI(M5S). …fa quello che avrebbero fatto, se fossero state al Governo del Paese, le e i protagonisti del fossile. Per questo dichiaro il voto contrario del MoVimento 5 Stelle .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Luca Squeri. Ne ha facoltà.
LUCA SQUERI(FI-PPE). Sì, grazie, Presidente. Nell'intervento di ieri, il collega Casasco si è concentrato sull'articolo 1, riguardante le modifiche e il rifinanziamento del regime della Transizione 5.0. Invece, il mio intervento si concentrerà sull'articolo 2, quello riguardante la definizione delle aree idonee, e dunque gli impianti di produzione di energia da fonte rinnovabile.
L'urgenza di questo provvedimento è stata dettata dalla necessità, intanto, di recepire le osservazioni formulate dalla Commissione europea nel merito del raggiungimento della correlata al PNRR, a uno degli obiettivi del Piano di ripresa e resilienza, il quale mira a semplificare drasticamente le procedure autorizzative per gli impianti di energia rinnovabile attraverso un testo unico sulle rinnovabili, per l'appunto. Un unico atto legislativo che unifica le normative frammentate, velocizzando la diffusione di solare, eolico e altre fonti pulite.
Altro obiettivo è quello di conformarsi alla pronuncia del giudice amministrativo, che, con la sentenza del TAR di maggio dell'anno scorso, di fatto, ha annullato il decreto che era chiamato a stabilire i principi e i criteri per l'individuazione, con legge regionale, delle aree idonee stesse. Il provvedimento, quindi, è destinato a superare la fase di stallo che, dinanzi ai contenziosi amministrativi, ha interessato il processo di individuazione sul territorio delle aree idonee, con inevitabili conseguenze sull'andamento delle procedure amministrative per l'abilitazione alla costruzione e all'esercizio degli impianti.
La norma che qui approviamo è solo un tassello delle diverse norme che sono state esaminate in questi mesi su questa materia. Le ricordo brevemente. Abbiamo avuto l'atto n. 332, con il quale abbiamo introdotto modifiche al decreto legislativo n. 190 in materia di velocizzazione dei procedimenti autorizzativi, e l'atto n. 324, con cui sono state introdotte nel decreto del 2021 le norme della direttiva RED II relativa all'incentivazione delle rinnovabili diverse da eolico e fotovoltaico.
Poi dobbiamo ricordare che questo atto stabilisce l'elevazione a rango di norma di legge della remunerazione del , cioè quell'energia prodotta dagli impianti e non immessa in rete, per assicurarne la stabilità. Questo è un aspetto su cui dobbiamo in futuro prestare la massima attenzione per vederne la sostenibilità, anche per remunerare energia che di fatto viene poi buttata via. Infine, con l'atto n. 318, per cui siamo in attesa di pubblicazione, sono state introdotte disposizioni per il miglioramento dell'assetto del mercato dell'energia elettrica nell'Unione.
Dunque, le modifiche introdotte con l'articolo 2 si inseriscono in un quadro regolatorio più ampio di semplificazioni, di incentivazioni e di individuazioni di aree con riferimento all'installazione di impianti a fonte rinnovabile. Nei nuovi articoli confluisce anche parte del contenuto del decreto MASE del giugno del 2024 che ha come argomento l'individuazione degli obiettivi di potenza da installare nelle aree dove appunto le rinnovabili devono incidere.
Le nuove norme hanno le seguenti caratteristiche: intanto, sono immediatamente applicabili; assicurano che le leggi regionali, nell'identificare le aree idonee, garantiscano il raggiungimento degli obiettivi di potenza installata prevista dal nostro PNIEC; introducono una nuova disciplina per l'installazione di impianti fotovoltaici con moduli a terra nelle aree classificate agricole; infine, introducono una stringente disciplina degli impianti agrivoltaici, per evitare che tale modalità di produzione combinata sia utilizzata per bypassare il divieto di installazione nelle aree agricole di maggior pregio.
Il nuovo elenco delle aree automaticamente idonee, nelle quali applicare le procedure supersemplificate del correttivo che abbiamo approvato, sono cave, discariche, siti ferroviari, siti aeroportuali, beni del demanio militare e del Ministero della Giustizia e dell'Interno, immobili demaniali, aree industriali e aree entro i 350 metri dagli stabilimenti industriali.
Per quanto riguarda la nuova procedura regionale per l'individuazione delle aree idonee ulteriori, oltre a quelle sopra citate, da individuare in misura tale da raggiungere l'obiettivo di 80 gigawatt di potenza installata, che, come sappiamo, costituiscono l'obiettivo del PNIEC, sono indicati anche i criteri con cui le regioni devono selezionare le aree idonee, tutelando il patrimonio culturale, il paesaggio e la qualità dell'aria, dei corpi idrici e delle aree agricole, con particolare riguardo a quelle di pregio, alle aree forestali e alle aree protette.
Al fine di preservare la destinazione agricola dei suoli, le aree agricole qualificabili come aree idonee a livello regionale non dovranno essere inferiori allo 0,8 per cento delle superfici agricole utilizzate e non superiori al 3 per cento delle aree medesime. In tale calcolo ricordiamo che sono inclusi anche gli impianti agrivoltaici. Sempre a tutela delle aree agricole di pregio, è stato previsto un procedimento di opposizione delle regioni consistente nell'applicazione del procedimento di ricorso al Consiglio dei ministri, consentito alle amministrazioni dissenzienti dalle norme sul procedimento amministrativo.
Non è stata toccata la norma dell'articolo 3 del testo unico sulle rinnovabili, nella quale si prevede che, in sede di ponderazione degli interessi, sia possibile recare prove evidenti che tali progetti abbiano effetti negativi significativi sull'ambiente, sulla tutela della biodiversità, sul paesaggio, sul patrimonio culturale e sul settore agricolo.
Forza Italia su questo chiede che ci sia un'attenzione particolare tramite un'analisi costi-benefici.
Infine, è stata prevista una clausola di salvaguardia tramite la quale sono fatte salve procedure in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto, intendendo per tali aree quelle abilitative e autorizzatorie, ivi comprese quelle di valutazione ambientale, per le quali la verifica di completezza della documentazione presentata a corredo del progetto risulti compiuta.
Ecco, tutto ciò premesso, possiamo dire che, riguardo a quell'obiettivo degli 80 gigawatt di potenza da installare entro il 2030, il Governo ha adempiuto appunto a questo obiettivo. Ora si apre una nuova fase ed è il caso di fare alcune osservazioni, anche con riferimento all'emendando decreto Bollette tramite il quale si dovrà incidere sul costo dell'energia a carico di cittadini e imprese e, tra l'altro, sugli oneri di sistema che si prevedono crescenti nei prossimi anni.
I nuovi regimi di incentivazione cubano circa 80 miliardi di euro spalmati in 20 anni e graveranno per gran parte sulle bollette. Abbiamo già detto della remunerazione del , cioè del fatto che dovremo pagare in bolletta l'energia prodotta dagli impianti intermittenti non immessa in rete per evitare problemi di sovraccarico della rete. Terna intende investire fino a 23 miliardi e andranno a finire in bolletta. Ricordiamoci che in Spagna, dopo il dell'aprile dell'anno scorso, circa l'8 per cento dell'energia fotovoltaica prodotta non viene immessa in rete. Anche la Germania ha crescenti problemi di energia prodotta e buttata via. Dunque, dobbiamo appunto valutare che il principio sia quello poi di remunerarla. A giudizio nostro, dunque, sarà tempo di cominciare a tener conto dei limiti di carico delle reti zonali delle aree territoriali prima di consentire l'installazione . Sarebbe opportuno in sede autorizzatoria - concludo, Presidente - la presentazione del piano di smantellamento e di ripristino paesaggistico, ovvero la previsione di una idonea garanzia fideiussoria a copertura dei costi di rimozione e di recupero delle aree.
Concludo dicendo che con questo decreto noi chiudiamo la stagione della regolazione delle procedure e dell'individuazione delle aree e mettiamo in sicurezza gli obiettivi rispetto ai vincoli europei. Ora si tratta di pianificare e rendere efficiente il meccanismo che abbiamo creato. Saranno certamente queste le prossime mosse che il Governo metterà in campo. Detto ciò, dichiariamo il voto favorevole di Forza Italia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Gusmeroli. Ne ha facoltà.
ALBERTO LUIGI GUSMEROLI(LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, questo provvedimento - ho sentito tantissime critiche - in realtà va visto in maniera totalmente diversa. Va visto come integrazione, in correlazione diretta alla manovra di bilancio. Nella manovra di bilancio e anche in questo decreto sostanzialmente si è detto che tutte le domande e tutti gli incentivi, legati a Industria 5.0, verranno in qualche modo accolti. Ma c'è un ulteriore tassello forte e quindi faccio fatica a capire le critiche di certi colleghi. Nella manovra di bilancio c'è il ritorno dell'iperammortamento e del superammortamento. Tra l'altro, sulla paternità ho sentito qui alcuni dire che è di Calenda, altri dire che è del MoVimento 5 Stelle. Dovete in qualche modo mettervi d'accordo.
Ma questo è un provvedimento totalmente diverso dal passato. Perché? Perché parliamo del 180 per cento, quando, in passato, nella migliore delle ipotesi, era il 140 per cento. Il 180 per cento senza particolari vincoli; il 220 per cento, invece, quando si vanno a fare investimenti in beni strumentali per aumento, miglioramento dell'efficienza energetica. E questo è un aspetto molto importante che non esisteva nell'iperammortamento e nel superammortamento di Calenda o dei 5 Stelle. Quindi in questa manovra si è data anche stabilità a un provvedimento del genere. Perché? Perché a differenza dei provvedimenti precedenti, che erano sempre di un anno, in questo caso si è detto che vale per tre anni e sappiamo quanto l'industria, le piccole e medie imprese, gli artigiani e i commercianti abbiano bisogno di stabilità.
Sostanzialmente cosa prevede? Prevede che l'artigiano, il commerciante, la piccola e media impresa che decide di rinnovare i propri beni strumentali, invece di dedurli per il 100 per cento, cioè il valore del prezzo d'acquisto, li deduce per una cifra superiore: il 180 per cento oppure il 220 per cento, se ad efficienza energetica; e questo spinge la produzione di beni strumentali. E chi produce i beni strumentali? Altre aziende, altre piccole e medie imprese. Chi ricicla i beni strumentali precedenti? Altre imprese.
Quindi questo provvedimento va visto integrato con la manovra di bilancio e con una visione che è quella di aiutare un Paese che da trent'anni ha una crescita economica asfittica. Ed è una crescita economica che accomuna tutte le forze politiche, nel senso che non c'è un Governo che può dire “ah, nel mio Governo avevamo una crescita economica prorompente”. No, non ce ne sono negli ultimi trent'anni. Anche al riguardo sento critiche sul fatto che il Paese cresca poco. Cresce poco perché? Cresce poco perché in qualche modo tutti quelli che criticano sono stati protagonisti anche di questo, quindi bisognerebbe cercare di avere più onestà intellettuale. Rispetto a questo decreto bisogna cercare di avere onestà intellettuale e non un approccio ideologico.
Ho visto emendamenti onestamente - quando la Lega, per aiutare il caro bollette, ne ha fatti approvare alcuni positivi per le famiglie - sui cui c'è stato il silenzio totale di tutte le forze di minoranza. Qui, in questo consesso importantissimo - siamo davanti ai cittadini - ho sentito dire: “ah, ma il Governo non ha fatto niente per il caro bollette”. Ma quando per il caro bollette, per 11 milioni di persone vulnerabili, il Governo, in questo caso il Parlamento, in particolare la nostra Commissione, ha fatto approvare un emendamento per far sì che questi 11 milioni di persone vulnerabili andassero nel sistema a tutele graduali, le opposizioni hanno votato contro, tranne, nel caso del MoVimento 5 Stelle, un membro della Commissione attività produttive, che si è dissociato. Perché? Perché probabilmente è stato l'unico che ne ha percepito l'importanza. Ma poi c'è stata una fascia di sei mesi per cui si poteva dire alle persone che hanno più di 75 anni e che non hanno alcuna dimestichezza col computer, alle persone fragili e alle persone diversamente abili di risparmiare sulla bolletta, ma nessuno ha detto niente, compresi tutti quelli di sinistra che oggi - oggi - criticano il Governo per il caro bollette. Il Governo con il Parlamento ha fatto proprio quell'emendamento.
Sulle comunità energetiche si può effettivamente spingere, si deve spingere, però anche su questo bisogna in qualche modo capirne i tecnicismi.
Anche in questo caso io ho visto emendamenti in cui si diceva: diamo dei soldi ai piccolissimi comuni che creano comunità energetiche. Ma se si capisse la vera essenza delle comunità energetiche e cioè che sostanzialmente hanno dei costi fissi di gestione molto ampi, si partirebbe dal presupposto che bisogna avere comunità energetiche pubbliche, perché quelle private sostanzialmente servono per pagarsi i costi fissi, fatte da più comuni e non da comuni piccoli. Perché? Perché se no il tema delle comunità energetiche lo facciamo fallire e non è giusto, ed è un peccato perché, invece, è un tema molto importante. E perché lo facciamo fallire? Perché i costi di gestione sono, nelle realtà piccolissime, superiori all'incentivo che arriva dal GSE, e questo noi non lo dobbiamo permettere.
Invece ho visto critiche qui, in Aula, ma anche in Commissione, nonché emendamenti che non hanno in qualche modo compreso l'essenza della comunità energetica, l'importanza e la possibilità di crescita che essa ha se si dà un incentivo, ma vero, ai produttori, ai consumatori, ai comuni e ai servizi sociali. È questo il modo in cui bisogna approcciare il tema della comunità energetica e non già quello che arrivi un incentivo al comune per creare una piccola realtà che chiuderà dopo un anno, se mai apra, con nessuna possibilità di agevolare quei cittadini.
Su questo io vi chiedo - l'ho chiesto anche in manovra per ciò che riguarda la rottamazione - meno approcci ideologici o aprioristici contro, ma unione quando viene prima il bene del Paese. La rottamazione serve a tutti, l'avete votata tutti precedentemente. Facciamola, come è successo in manovra, ma tutti insieme. L'approccio ideologico sul tema dell' alla fine ha distrutto un settore. Bene, invece mettiamoci insieme e…
ALBERTO LUIGI GUSMEROLI(LEGA). …chiediamo all'Unione europea che faccia delle norme che contemperino la transizione ecologica con la sostenibilità dei posti di lavoro e delle aziende, se no facciamo solo parole e l'economia andrà da un'altra parte e il bene dei cittadini anche. La Lega convintamente voterà “sì” a questo decreto .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Simiani. Ne ha facoltà.
MARCO SIMIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, questo decreto-legge giunge oggi all'esame di Montecitorio dopo un passaggio che non possiamo non definire frettoloso, inadeguato e irrispettoso del ruolo della Camera dei deputati.
Ancora una volta, su un provvedimento che incide profondamente sul futuro energetico e industriale del Paese, il Parlamento è stato chiamato a pronunciarsi con tempi compressi in modo irrispettoso delle stesse istituzioni. Soprattutto, questo decreto restituisce, ancora una volta, l'immagine di un Governo palesemente diviso e privo di una linea politica unitaria e coerente.
Quello che il Governo chiama Transizione 5.0 è in realtà un enorme caos amministrativo e finanziario, che sta paralizzando le imprese e minando la fiducia nelle istituzioni. Doveva essere un superamento del Piano Transizione 4.0 e invece si è trasformato in un incubo burocratico. Prima il Governo ha drasticamente definanziato il 4.0, tagliando le aliquote dei crediti d'imposta fino al 20 per cento, poi ha annunciato a gran voce il 5.0 promettendo il ritorno al 50 per cento, salvo non essere in grado nemmeno di renderlo operativo: piattaforme bloccate, fondi esauriti, comunicazioni tardive e guide pubblicate a ridosso delle scadenze. Così si gettano nel caos imprese che avevano già avviato investimenti, cantieri e ordini irrevocabili. Questa non è una politica industriale, è un'improvvisazione e, assolutamente, propaganda.
Presidente, suo tramite, vorrei dare un consiglio non richiesto alla Presidente del Consiglio Meloni ma, soprattutto, anche sentendo le parole del presidente Gusmeroli. In Toscana, a Pistoia, in località Le Piastre, esiste un museo molto, molto particolare che si chiama il museo della bugia. Per partecipare al campionato della bugia bisogna iscriversi ai bandi specifici pubblicati annualmente dall'Accademia della bugia, solitamente in inverno o in primavera, per le sezioni grafica o, addirittura, letteraria.
Le bugie che voi avete raccontato possono, quindi, descriversi così, magari possiamo elencarne alcune: immigrazione, il blocco navale non realizzato e l'aumento degli sbarchi; aumento delle accise della benzina, anziché il taglio; mancata tassazione delle multinazionali e delle banche; mancato taglio del cuneo fiscale; mantenimento della riforma Fornero e tagli pensionistici; mancato aumento delle pensioni minime a mille euro; aumento dell'IVA sui pannolini e latte in polvere, in contrasto con le politiche natalità; mancato salvataggio dell'Alitalia e svendita a Lufthansa; critiche sui tagli e difficoltà sul Servizio sanitario nazionale; edilizi e cancellazione della proroga promessa.
Le bollette? L'ha detto ora il presidente Gusmeroli. Ma di cosa stiamo parlando? Di quale taglio stiamo parlando? Avete aumentato le bollette degli italiani. Questo è un fatto oggettivo.
E guardate, fatto salvo tutto questo elenco, se volete noi siamo disponibili - visto che il Partito Democratico in Toscana è molto organizzato - a portare il Governo a iscriversi a quest'Accademia della bugia perché voi ne avete dette veramente tante.
Questa contraddizione attraversa tutto il decreto. Da un lato, una parte della maggioranza predica l'autonomia dei territori, il rispetto delle competenze locali, il ruolo centrale delle regioni e dei comuni. Dall'altro lato, il Governo prosegue con determinazione in una logica di accentramento amministrativo, imponendo decisioni dall'alto, riducendo gli spazi di partecipazione degli enti locali, svuotando quel principio di autonomia che, a parole, viene continuamente ripetuto: autonomia differenziata. Alla faccia dell'autonomia differenziata!
Entrando nel merito del provvedimento, proprio su Transizione 5.0. Il titolo è ambizioso, “energia da fonti rinnovabili”, ma vediamo che questo titolo così importante non risponde ai problemi reali delle famiglie e delle imprese locali, che affrontano problemi ogni giorno. Infatti, il costo dell'energia resta elevatissimo, la normativa è complessa e instabile, i procedimenti amministrativi sono lenti e incerti, e gli incentivi industriali vengono continuamente modificati rendendo impossibile una seria programmazione degli investimenti. Dopo tre anni di Governo Meloni sono stati fatti solamente passi indietro. Ma il quadro attuale è purtroppo chiaro: il costo dell'energia è aumentato, l'incertezza normativa è cresciuta e la realizzazione degli impianti da fonti rinnovabili è diventata molto difficile.
Di fronte a questo scenario ci saremmo aspettati un decreto capace di intervenire in modo strutturale, coordinato con la legge di bilancio e con il PNRR che fosse, veramente, diciamo, ancora più avanti. Invece ci siamo trovati davanti a un provvedimento che non scioglie i nodi, ma li rinvia e li complica. Il caso delle comunità energetiche è esemplare proprio perché per mesi la destra, riproponendo le scelte dei precedenti Esecutivi, le ha indicate come uno strumento centrale della transizione energetica, capace di rafforzare l'autonomia dei territori, ridurre così i costi e coinvolgere i cittadini e le amministrazioni locali.
Poi, a pochi giorni dall'apertura del bando, le risorse del PNRR sono state ridotte drasticamente e, per questo, non le ripristina impedendo, di fatto, soluzioni efficaci e programmazione assolutamente inesistente. La fotografia perfetta di una linea politica incoerente. Si parla di protagonismo dei territori ma, di fatto, si sottraggono i loro strumenti e le risorse fondamentali. La stessa ambiguità emerge con forza sulla disciplina delle aree idonee.
Da un lato si afferma di voler ripristinare le specificità territoriali, dall'altro si introducono norme che accentrano le decisioni, riducono il ruolo degli enti locali e aumentano il rischio di conflitti e contenziosi. Noi avevamo chiesto una clausola di salvaguardia per i procedimenti avviati, per evitare il blocco degli investimenti e l'espunzione dei ricorsi. La risposta è stata una norma che, così com'è scritta, rischia di paralizzare, invece, interi territori.
Sul rapporto con gli enti locali la contraddizione del Governo è ancora più evidente. A parole si parla di ascolto, ma, nei fatti, si scelgono strumenti che impongono obiettivi dall'alto, senza tenere conto delle caratteristiche geografiche, ambientali e sociali dei singoli territori. Noi avevamo proposto un approccio diverso, basato sulla responsabilità condivisa, sulla premialità, incentivare chi cresce e chi riesce a contribuire di più alla produzione di energia rinnovabile, anziché punire chi incontra in questo caso difficoltà e, soprattutto, la possibilità di poter produrre più energia.
Una proposta di buonsenso, respinta più volte da parte del vostro Governo. Noi abbiamo provato a portare avanti soprattutto scelte che riguardano temi importanti. Questa è l'essenza di una linea unitaria che si riflette proprio nella parte del decreto dedicato alla pianificazione e al Piano Transizione 5.0. Una misura nata come pilastro del PNRR, con oltre 6 miliardi di euro e un orizzonte pluriennale, è stata attuata in modo frammentato e incerto: decreti attuativi tardivi, regole cambiate più volte, procedure complesse. Quando, finalmente, la misura iniziava a funzionare, le risorse sono state ridotte e le agevolazioni chiuse anticipatamente.
Anche qui le imprese hanno pagato il prezzo di un Governo diviso e privo di una strategia industriale coerente, figlia di una dialettica incapace di poter dare indirizzi per la crescita del Paese. Proprio per questo, noi del Partito Democratico siamo convintamente a favore delle energie rinnovabili, dell'autonomia energetica del Paese, della concertazione virtuosa dei territori. Strumenti oggi indispensabili per coniugare la riduzione dei costi delle famiglie, delle imprese e il contrasto alla crisi climatica.
Proprio per questo riteniamo che la transizione non possa essere né calata dall'alto, né frammentata da decisioni contraddittorie; deve essere partecipata, condivisa, costruita insieme ai territori, con obiettivi chiari e strumenti stabili. Il nostro modello è chiaro: forte sostegno alle rinnovabili, programmazione nazionale coordinata, ma fondata sul protagonismo dei territori, responsabilità condivise e premialità per chi contribuisce di più. Non può esistere una transizione in cui si invoca l'autonomia quando fa comodo e si accentra tutto quando bisogna decidere.
MARCO SIMIANI(PD-IDP). Illustre Presidente, colleghe e colleghi, questo decreto è l'ennesima dimostrazione di un Governo diviso e privo di una direzione chiara. Ambizioso nel titolo, debole nei contenuti, contraddittorio nelle scelte. Per queste ragioni, pur ribadendo il nostro sostegno agli obiettivi della transizione energetica e industriale, il Partito Democratico esprime un giudizio nettamente negativo e annuncia il proprio voto contrario. L'Italia ha bisogno di una transizione reale, efficace, coerente e credibile, e questo decreto non lo è .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Fabrizio Rossi. Ne ha facoltà.
FABRIZIO ROSSI(FDI). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, Sottosegretari, il decreto-legge n. 175, recante misure urgenti in materia di Transizione 5.0 e di produzione di energia da fonti rinnovabili, che oggi appunto esaminiamo, rappresenta un passaggio di grande rilievo politico, economico e strategico. Noi siamo di fronte non ad un intervento ovviamente settoriale o ad una misura contingente, ma ad un provvedimento che incide in profondità su due assi portanti del futuro del nostro Paese: da un lato la politica industriale, dall'altro la politica energetica.
Da un lato, il Piano Transizione 5.0 definisce le azioni con le quali l'Italia accompagna le nostre imprese nella modernizzazione dei processi produttivi, nell'innovazione tecnologica e nella riduzione strutturale dei consumi energetici; dall'altro lato, il riordino della disciplina delle fonti rinnovabili, che riguarda la sicurezza energetica nazionale, la tutela del territorio, il rapporto tra lo Stato e le regioni e, in ultima analisi, la credibilità dell'Italia nel contesto europeo.
Il gruppo di Fratelli d'Italia esprime un voto favorevole, convinto, responsabile e profondamente politico sul provvedimento, perché questo decreto riflette in modo chiaro la visione e il metodo del Governo guidato da Giorgia Meloni. Un Esecutivo che ha sciolto tutti i nodi, è riuscito a sostituire l'ideologia con il pragmatismo, gli slogan con la programmazione, l'improvvisazione con la serietà delle scelte di Governo, mettendo sempre al centro l'interesse nazionale .
Il primo grande capitolo del provvedimento riguarda il Piano Transizione 5.0, uno strumento che il Governo ha voluto rafforzare, chiarire e rendere pienamente operativo, anche alla luce delle modifiche migliorative introdotte nel corso dell'esame al Senato. Parliamo di una misura che non si limita a incrementare l'acquisto dei beni strumentali, ma che mira a trasformare strutturalmente il sistema produttivo italiano, rendendolo più efficiente, più competitivo, più sostenibile sotto il profilo energetico. Con questo decreto si interviene sui nodi che per troppo tempo avevano generato incertezze tra le imprese.
In particolare, vengono chiariti in modo puntuale i termini per la comunicazione preventiva di prenotazione del credito d'imposta, le modalità di certificazione dei risparmi energetici conseguiti anche attraverso soggetti qualificati, il divieto di cumulo con altre agevolazioni finanziarie da risorse ovviamente europee o nazionali, evitando sovrapposizioni e distorsioni, il rafforzamento delle attività di controllo e verifica , attribuendo al Gestore dei Servizi Energetici un ruolo centrale.
In questo nuovo quadro viene consolidato il ruolo centrale del Gestore dei Servizi Energetici, cui è affidata non solo la gestione delle procedure, ma anche la funzione di presidio pubblico sulla correttezza e sull'effettività degli investimenti effettuati. Questo rafforzamento del GSE non è un dettaglio tecnico, ma è una scelta politica molto precisa: garantire che le risorse pubbliche siano utilizzate in modo corretto, trasparente e soprattutto verificabile; sostenere le imprese sì, ma premiando chi investe davvero, chi innova, chi migliora l'efficienza dei processi produttivi e chi contribuisce concretamente agli obiettivi di riduzione dei consumi energetici.
È questa, signor Presidente, onorevoli colleghi, la linea portata avanti con coerenza dal Ministro delle Imprese e del , Adolfo Urso, che vuole restituire all'Italia una politica industriale strutturata, fondata su incentivi mirati, su controlli e su una visione di medio-lungo periodo molto seri. Una politica industriale che non distribuisce risorse a pioggia, ma le orienta verso obiettivi strategici molto chiari. Accanto alla dimensione normativa, il decreto assume un peso decisivo anche sul piano economico e finanziario.
Il provvedimento stanzia, infatti, ulteriori 250 milioni di euro per l'anno 2025 a sostegno del credito d'imposta Transizione 5.0, che si aggiungono ai 2,5 miliardi già disponibili, assicurando continuità e certezza alle imprese, non come ho sentito dire questa mattina; ovviamente imprese serie, che intendono programmare investimenti pluriennali. Si tratta di risorse reali, immediatamente spendibili, che testimoniano una volontà politica evidente: investire nel sistema produttivo reale, nelle imprese e nel lavoro senza compromettere la solidità dei conti pubblici è possibile.
Il Governo Meloni, infatti, dimostra che è possibile sostenere la crescita economica mantenendo, al tempo stesso, rigore finanziario, credibilità sui mercati e rispetto per gli equilibri di bilancio. Le coperture individuate sono il frutto di una gestione attenta e responsabile delle risorse, basata su una razionalizzazione e un utilizzo coerente degli strumenti di bilancio, a dimostrazione che una politica industriale seria non ha bisogno di assistenzialismo, ma di selettività, programmazione e controllo, cioè tutta un'altra storia rispetto ai famosi superbonus di grillina memoria .
Signor Presidente, colleghi, il secondo pilastro del provvedimento che stiamo per votare riguarda la produzione di energie da fonti rinnovabili e il riordino complessivo della disciplina sulle aree idonee. Il testo, anche grazie alle modifiche introdotte al Senato, definisce in modo più chiaro le competenze dello Stato e quelle delle regioni, assicurando che l'individuazione delle aree idonee avvenga nel rispetto degli obiettivi nazionali ovviamente previsti dal Piano nazionale integrato per l'energia e il clima, il famoso PNIEC. Il decreto introduce una cornice nazionale omogenea all'interno della quale le regioni…
PRESIDENTE. Collega, porti pazienza un attimo, si interrompa. Interrompiamo ovviamente anche il tempo. Aspettiamo che si ripristino spontaneamente o “spintaneamente” le condizioni per poterla ascoltare. Colleghi! Prego, prosegua.
FABRIZIO ROSSI(FDI). Il decreto introduce una cornice nazionale omogenea, all'interno della quale le regioni sono chiamate a esercitare le proprie competenze, ma in modo coordinato, coerente e responsabile. Questo significa tempi più certi, maggiore prevedibilità per gli investimenti e una drastica riduzione dell'incertezza che ha penalizzato sia gli operatori, sia i territori. Il decreto, infatti, aggiorna e disciplina tre ambiti specifici: la nuova disciplina per l'installazione di impianti fotovoltaici con moduli a terra in aree classificate agricole, la disciplina generale delle aree idonee su terraferma e la nuova disciplina volta ad assicurare che le norme regionali, nell'identificare le aree idonee, garantiscano il raggiungimento degli obiettivi di potenza installata previsti dal PNIEC.
Particolarmente significativa è la scelta scritta nel testo di privilegiare siti già compromessi o infrastrutturati, aree industriali, cave e miniere dismesse, discariche chiuse, infrastrutture ferroviarie e autostradali, riducendo il consumo di suolo e tutelando il paesaggio e, soprattutto, le nostre vocazioni agricole, quelle eccellenze che rendono il nostro Paese unico al mondo.
Fratelli d'Italia l'ha sempre affermato con coerenza: non esiste transizione ecologica contro i territori e soprattutto contro le comunità locali. Questo decreto afferma finalmente un principio di buonsenso: le rinnovabili sono una grande opportunità, ma devono essere pianificate, governate e integrate nel tessuto economico e sociale del Paese, evitando derive speculative e decisioni disordinate.
Il provvedimento affronta inoltre in modo più organico temi come l'agrivoltaico, gli impianti e i regimi autorizzativi semplificati, dimostrando che l'innovazione tecnologica e la tutela ambientale possono procedere insieme se guidate da una visione convincente. Fondamentale, infatti, in questo percorso è stato il lavoro del Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, Tommaso Foti, che ha assicurato e garantito il necessario raccordo costante tra le scelte nazionali e gli impegni assunti in sede europea , consentendo all'Italia di rispettare tutti gli obiettivi del PNRR e di rafforzare la nostra credibilità internazionale.
In questo decreto, inoltre, si rafforza il ruolo dello Stato come il regista della transizione energetica, evitando che essa sia lasciata al caso, a iniziative isolate o a logiche speculative, con le regioni che vengono coinvolte e responsabilizzate, ma all'interno di un quadro nazionale, orientato al raggiungimento dei nostri obiettivi.
In qualità, tra l'altro, di componente della Commissione ambiente, ritengo particolarmente significativo che questo provvedimento dimostri come tutela ambientale, sviluppo economico e semplificazione amministrativa non siano obiettivi alternativi, ma parti di una stessa strategia di sviluppo, quella che soltanto un Governo del fare poteva attuare.
Per tutte queste ragioni il gruppo di Fratelli d'Italia esprime voto convintamente favorevole alla conversione in legge del decreto-legge n. 175, confermando il pieno sostegno all'azione del Governo Meloni, del Ministro delle Imprese Urso, del Ministro Tommaso Foti e del Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica Pichetto Fratin.
Siamo convinti che questo provvedimento rappresenti un passo concreto verso un'Italia più competitiva, più autonoma dal punto di vista energetico, più solida sul piano industriale, più credibile in Europa, nel rispetto degli interessi nazionali. Una Nazione non più ai margini, ma centrale nello scacchiere internazionale. Ed è grazie a questo Governo che finalmente anche l'Unione europea ha capito e archiviato la stagione del deleterio a tutti i costi e ha capito che i grandi processi di crescita per tutti devono essere accompagnati da una chiara visione. Ci ricordava infatti Seneca: “Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”. Con questo decreto il Governo Meloni dimostra ancora una volta la rotta da seguire .
PRESIDENTE. Approfitto del suo intervento per farle i più sinceri auguri, anche a nome della Presidenza e di tutta l'Assemblea, per la nascita di Francesco Leone avvenuta il 16 dicembre. Auguri al neonato, alla mamma, a lei .
Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Prima di passare al voto finale, colleghi, desidero comunicare all'Assemblea che, a partire dalla seduta di lunedì 19 gennaio, saranno aggiunte al sistema microfonico dell'Aula alcune funzionalità volte a consentire all'oratore di avere una migliore contezza dell'approssimarsi della fine del tempo a disposizione per il suo intervento.
All'attuale sistema di lampeggiamento della ghiera del microfono dell'oratore e del tasto di prenotazione del microfono stesso, si aggiungono il lampeggiamento della postazione corrispondente all'oratore nel tabellone sinottico, nonché il lampeggiamento dei segnalatori che vedete già collocati alle due estremità del banco della Presidenza.
Ricordo che tali lampeggiamenti si attivano contestualmente negli ultimi 60 secondi (nel caso di interventi superiori al minuto) ovvero negli ultimi 30 secondi (nel caso di interventi di durata pari o inferiori al minuto) disponibili per l'intervento.
Speriamo che questi accorgimenti possano agevolare il nostro e vostro lavoro.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2758:
S. 1718 - "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 21 novembre 2025, n. 175, recante misure urgenti in materia di Piano Transizione 5.0 e di produzione di energia da fonti rinnovabili" .
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Come era previsto, anche se l'orario è in realtà congruo, facciamo una breve sospensione di 5 minuti. La seduta riprenderà alle ore 10,12.
La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di comunicazioni del Ministro della Difesa in materia di proroga dell'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina.
La ripartizione dei tempi riservati alla discussione è pubblicata nel vigente calendario dei lavori dell'Assemblea .
Prima di dare la parola al Ministro, approfitto per salutare e ringraziare gli studenti e gli insegnanti dell'Istituto statale di istruzione superiore “Giuseppe Di Vittorio” di Ladispoli, in provincia di Roma, che sono qui ad assistere ai nostri lavori in tribuna Li ringraziamo per questo e gli auguriamo ogni fortuna.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Ministro della Difesa, Guido Crosetto.
GUIDO CROSETTO,. Grazie, Presidente. Signori, onorevoli deputati, vi ringrazio per l'opportunità che mi concedete di aggiornare il Parlamento sull'evoluzione della situazione in Ucraina e sulle iniziative che il Governo continua a portare avanti a sostegno di quel Paese, in particolare per quanto riguarda la proroga fino al 31 dicembre 2026 dell'autorizzazione alle forniture di aiuti.
Il decreto-legge, approvato dal Governo, garantisce continuità a un impegno che l'Italia ha assunto con serietà e coerenza fin dal primo giorno dell'aggressione russa. Lo facciamo in una fase delicata che molti definiscono di “transizione”, segnata dal moltiplicarsi di contatti e segnali di una possibile apertura negoziale che tutti auspichiamo. La prospettiva di una pace stabile e duratura ci vede non solo favorevoli, ma attivi e partecipi in prima persona come Nazione.
Quando si parla di pace, il pericolo maggiore è scambiare un desiderio per la realtà. La pace non arriva perché la invochiamo, la vogliamo, né perché le opinioni pubbliche sono stanche della guerra. La pace si costruisce con fatica, passo dopo passo, con fermezza, con lucidità, con responsabilità, con un lavoro intenso che, magari, un giorno si vede distrutto e bisognerà iniziare a ricostruire.
Sostenere l'Ucraina non significa voler prolungare il conflitto, significa evitare che la fine delle ostilità si trasformi in una pace apparente e fragile, costruita sull'ingiustizia e destinata a spezzarsi nuovamente. Interrompere, oggi, il sostegno, l'aiuto all'Ucraina significherebbe rinunciare alla pace prima di averla costruita. In questo quadro va letto ciò che accade sul terreno.
Mentre la comunità internazionale discute su come rendere credibile il percorso di pace, la Russia non pare arretrare, anzi il contrario. Il Presidente Putin continua a dichiararsi pronto a conquistare militarmente i territori ucraini che considera propri, in assenza di progressi nei colloqui. Nel suo ultimo discorso per il Natale ortodosso ha affermato che è per ordine di Dio che i soldati russi difendono la madrepatria Russia anche in Ucraina. E questo è un nodo politico centrale, perché non si registra, in realtà, alcun segnale concreto di reale disponibilità russa a ridimensionare le proprie pretese territoriali ed egemoniche.
Gli obiettivi di Mosca restano chiaramente delineati sul piano militare: il controllo completo della regione di Donetsk, l'avanzamento nella regione di Dnipropetrovs'k, la prosecuzione dell'operazione nelle regioni di Zaporizhzhia e Kherson, oltre all'ampliamento delle zone di sicurezza lungo il confine. A fine 2025 Mosca controllava complessivamente quasi il 20 per cento del territorio ucraino. La linea del fronte si muove lentamente, la situazione resta sempre più complessa.
A Kupiansk, snodo logistico cruciale, si combatte duramente e la resistenza ucraina ha finora impedito l'accerchiamento. Dinamiche analoghe si registrano a Pokrovsk, area strategica per il controllo del Donbass, e nella regione Zaporizhzhia, dove l'inasprirsi degli scontri ha costretto all'evacuazione forzata migliaia di famiglie e di bambini. Vi è, però, un elemento che non possiamo ignorare: la macchina militare russa continua a crescere. Più uomini, più mezzi, più munizioni, una capacità industriale sempre più orientata allo sforzo bellico. La Russia sta diventando un Paese in guerra perenne.
Per darvi un dato: nei primi tre mesi di quest'anno, dell'anno che è finito, la Russia ha prodotto più armi di quelle che ha prodotto l'intera NATO in tutto l'anno come numero di armi. Il volume di fuoco resta impressionante. Nella seconda metà di novembre si stimavano 20.000 colpi di artiglieria al giorno, 4.000 droni e fino a 300 bombe plananti. Nell'ultimo anno, la Russia ha lanciato oltre 55.000 droni a lungo raggio, quasi 2.000 missili, colpendo soprattutto infrastrutture civili ed energetiche.
Anche il 2026 si è aperto sotto le bombe. Nella notte di Capodanno almeno 200 droni hanno colpito il territorio ucraino, confermando una continuità drammatica dell'offensiva. Negli ultimi giorni del 2025 la Russia ha annunciato l'entrata in servizio di un nuovo missile ipersonico a medio raggio, ad altissimo potenziale distruttivo e difficilmente intercettabile. Non è stata una dichiarazione solo formale: tra l'8 e il 9 gennaio il sistema è stato impiegato contro obiettivi critici nella regione di Leopoli, a ridosso del territorio NATO. Un segnale inequivocabile di un salto di qualità tecnologico, che accresce direttamente la pressione sul fianco orientale europeo.
Sul piano militare non siamo di fronte né a una vittoria imminente, né a una sconfitta totale di una delle due parti, ma a un conflitto di logoramento destinato a durare nel tempo e a un costo umano enorme. Sul piano politico-strategico la frattura è ancora più profonda. Lo sapete benissimo, per Mosca le annessioni sono irreversibili, ormai scolpite nella Costituzione e anche nella narrazione ideologica ufficiale. Per Kiev, invece, il punto non è la riconquista totale dei territori occupati, oggi fuori dalla portata di Kiev, anche per consapevolezza di Kiev, ma la certezza della propria sovranità e la possibilità di continuare a esistere come Stato libero.
Qui entra in gioco una dimensione simbolica, spesso sottovalutata. Per il regime russo questa guerra è divenuta un pilastro di legittimazione interna fondata sul racconto della restaurazione imperiale egemonica sull'Est Europa. Rinunciare alle conquiste o accettare un'Ucraina pienamente sovrana significherebbe per la Russia ammettere il fallimento dell'intera operazione speciale, un colpo diretto alla credibilità del potere. Per l'Ucraina, invece, la guerra non riguarda i confini, ma il diritto di esistere come Nazione libera.
Anche un riconoscimento delle annessioni sarebbe percepito come un tradimento, capace di minare la legittimità di chiunque lo sottoscrivesse. Quel lembo di terra, quello che la Russia rivendica come proprio, oggi è difeso da 250.000 soldati ucraini e abitato da oltre 220.000 persone, che non se ne sono andate e non se ne vanno, nonostante le richieste che abbandonino le loro case. Non se ne andrebbero neanche se lo chiedesse il Presidente Zelensky. Non è una questione politica per quelle persone: è identità, è sopravvivenza, è qualcosa di più forte, è uno spirito che è difficile da capire nella nostra vita quotidiana.
È lo stesso spirito che porta in piazza migliaia di giovani a morire e a saper di morire in Iran: non conta la loro vita, conta il motivo per cui loro vivono ogni giorno e conta quello a cui aspirano a vivere nel loro futuro. Dentro questa combinazione di fattori si consuma il dramma di un negoziato che non decolla, mentre i bombardamenti continuano a colpire le città ucraine. Un dato tuttavia è chiaro: l'unica realmente disponibile a discutere finora è stata l'Ucraina. Dall'altra parte, la Russia finge apertura. Una soluzione alla coreana o alla cipriota, con il congelamento della linea di fronte e una fascia di rispetto di circa 40 chilometri, è sul tavolo da mesi, ma non abbiamo risposte da parte di Mosca, che sta usando il negoziato per temporeggiare e consolidare i guadagni territoriali.
In questo contesto va richiamata la recente riunione dei Volenterosi a Parigi, che ha ribadito unità e unanimità nel sostegno all'Ucraina. È stata confermata la creazione di un meccanismo di monitoraggio e verifica di un eventuale cessate il fuoco proposto dagli Stati Uniti, con il coinvolgimento diretto di tutti i Paesi della coalizione. È stata, inoltre, prevista l'istituzione di una forza multinazionale, costruita sulla disponibilità dei singoli Stati, con il sostegno degli Stati Uniti.
Il Governo italiano ha riaffermato una posizione chiara: no all'impiego di truppe sul terreno e partecipazione, in modo volontario, di tutti i Paesi della coalizione, nel rispetto delle procedure autorizzative che le varie Costituzioni e i vari regolamenti nazionali prevedono. In questo scenario di bombardamenti continui e pressione militare costante va ricordata una verità semplice: i primi ad avere piena coscienza della necessità di una tregua e di un accordo sono gli ucraini. Sono stati loro ad accettare per primi una piattaforma negoziale ampia - inizialmente erano 28 punti, ve lo ricordate, poi ridotti a 20 -, oggi concentrata su sovranità territoriale e garanzie di sicurezza.
Non per rigidità ideologica, ma per una ragione drammatica: sono loro a morire, è il loro Paese a essere distrutto, è la loro popolazione a vivere senza il 90 per cento dell'energia, del gas, della luce e delle cure essenziali. Nel 2025 le vittime civili hanno superato le 2.500 unità, i feriti 11.000, con un incremento del 26 per cento rispetto al 2024 e del 70 per cento rispetto al 2023, e gli attacchi da lunga gittata hanno causato il 51 per cento delle vittime civili, colpendo soprattutto centri urbani che nulla hanno a che fare con il fronte di guerra.
L'Ucraina affronta un'emergenza umanitaria, paragonabile per intensità alla stessa di Gaza, da oltre 1.421 giorni, ormai 4 lunghissimi anni. Il Presidente Putin parla di pace e si presenta come chi difficilmente vuole farla. Ogni giorno vengono colpite scuole, ospedali, infrastrutture energetiche e reti idriche, ogni santo giorno da 1.421 giorni. Proviamo solo per un istante a metterci nei panni di chi quella guerra la vive davvero, affrontando uno degli inverni più rigidi d'Europa senza capacità energetica. Oltre il 90 per cento degli attacchi, il 93 per cento di attacchi russi colpisce - lo ricordo - obiettivi civili.
In apertura di intervento ho sottolineato come questa sia una fase delicata, in cui aumentano i contatti e le interazioni per il perseguimento della pace. Tengo a sottolineare che non sarà sfuggito a nessuno, trattandosi di informazioni pubbliche, che, mentre si tratta e sembrano accelerare i negoziati, tra il 6 e il 12 gennaio sono stati documentati 44 attacchi russi contro impianti energetici e, solo a Kiev, oltre mille edifici rimasti senza riscaldamento in pieno inverno. Il 13 gennaio, 2 giorni fa, Mosca ha condotto il bombardamento più intenso degli ultimi 24 mesi.
Siamo di fronte a una tragedia immensa: sono oltre 700.000 le vittime ucraine e, secondo fonti occidentali, oltre 1.200.000 quelle russe, con più di mille soldati russi caduti nelle ultime 24 ore. Numeri che richiamano la Prima guerra mondiale, una tragedia che non si arresta e che oggi pare non vedere la fine. La vulnerabilità delle infrastrutture ucraine non è un dettaglio tecnico, in questo momento è il cuore della tragedia.
L'Ucraina ha bisogno di una capacità di difesa adeguata non per attaccare, non per vincere una guerra, non per sconfiggere un nemico, ma per proteggere il proprio territorio e la propria popolazione. Per questo il sostegno all'Ucraina è una responsabilità della comunità internazionale, che dobbiamo continuare ad assumerci anche di fronte a un'evidente stanchezza politica, sociale ed economica che attraversa l'Europa e il nostro Paese, anche se alimentata da campagne con un obiettivo, quello di indebolire l'unità, la nostra unità come comunità di Stati liberi e democratici.
Se cediamo alla fatica e ci convinciamo che non è più affare nostro, apriamo la porta a qualcosa di ancora più pericoloso: un arretramento del supporto internazionale non porterebbe alla pace, ma, al contrario, favorirebbe un'ulteriore dell'aggressione e creerebbe nuovi spazi per violenze ancora più gravi contro la popolazione civile. E questo non riguarderebbe solo l'Ucraina, ma anche noi, riguarderebbe l'Europa, l'ordine internazionale che ha garantito al nostro continente oltre 70 anni di pace. Non parliamo solo di carri armati e di artiglieria, ma di tutti i tipi di conflitti ibridi possibili e immaginabili.
In coerenza con quanto detto, il sostegno all'Ucraina dovrebbe poggiare su un'impostazione solida, razionale e strutturata. Un approccio a triplo binario, perché solo così possiamo affrontare l'emergenza di oggi, garantire la sopravvivenza e costruire il futuro. Il primo binario è quello che io definirei “difendere questa notte”: significa agire subito, senza ambiguità, per rafforzare le capacità difensive dell'Ucraina, in particolare contro gli attacchi aerei missilistici che colpiscono quotidianamente città, infrastrutture e popolazione civile.
Significa fornire sistemi di difesa aerea, , capacità di intercettazione, anche attraverso meccanismi di donazione. Ogni ritardo produce nuove vittime, ogni missile intercettato è una vita salvata. L'Ucraina, grazie alle capacità sviluppate e testate direttamente sul campo, è diventata quasi la prima linea della difesa europea, un laboratorio di rilevanza, in particolare di sistemi , come sapete tutti. Il secondo binario è quello di assistere domani mattina: la guerra è fatta non solo di fronti e militari, ma di persone che devono mangiare, curarsi, scaldarsi e muoversi. Garantire assistenza umanitaria significa assicurare la continuità della vita quotidiana di un popolo che resiste da anni e impedire che sofferenza e disperazione diventino un'arma nelle mani dell'aggressore.
Il terzo binario riguarda il medio-lungo termine. Dobbiamo investire nel rafforzamento delle capacità di difesa e di deterrenza dell'Ucraina, perché la pace ottenuta sia una pace stabile. Aiutare Kiev significa garantire la sicurezza dell'Ucraina insieme a quella dell'Europa.
Questo passa non solo dai mezzi ma dalla formazione, dall'addestramento, da una futura cooperazione strutturata. Questo è il triplo binario: proteggere oggi, sostenere domani e garantire il futuro.
In questo contesto dobbiamo porci una domanda semplice ma decisiva: qual è il punto di arrivo della Russia? Prima del 2022 il messaggio era netto, non ci sarebbe mai stata un'aggressione all'Ucraina. Quello che è successo dopo è noto a tutti.
Oggi la narrazione è cambiata ancora. Mosca afferma che, una volta consolidate le province occupate e formalmente assorbite, la guerra si fermerebbe e arriverebbe la pace. Ma la politica internazionale non si valuta dalle dichiarazioni ma dai comportamenti e i comportamenti, finora, sembrano raccontare altro.
La questione centrale è, in realtà, molto semplice: chi può davvero avviare una tregua? Chi subisce ogni giorno centinaia di attacchi e chi quegli attacchi li conduce? Il giorno in cui la Russia deciderà di chiudere il rubinetto della violenza e farà seguire alle parole di pace almeno un giorno di pace reale, potremo parlare seriamente di una volontà di ottenerla.
Oggi vediamo una Russia che dispone di un milione e mezzo di militari in servizio - livello mai raggiunto nella sua storia dopo la Seconda guerra mondiale -, di oltre due milioni di riservisti e di una leva in costante crescita. Un Paese che aumenta i compensi per arruolare nuovi uomini e a chi ha riconvertito la propria economia in economia di guerra, destinando circa il 40 per cento del bilancio pubblico alla capacità bellica.
Dall'altra parte, c'è un'Europa che deve ascoltare le preoccupazioni dei Paesi che hanno vissuto l'influenza sovietica - baltici e scandinavi - e che oggi temono, temono veramente, realmente, di poter subire lo stesso destino dell'Ucraina.
La Russia non ha mai interrotto guerra e bombardamenti, nemmeno per un solo giorno. Persino Hamas, un'organizzazione terroristica brutale e priva di giustificazione, a un certo punto ha accettato una tregua, sospeso i combattimenti e tentato un percorso diverso. La Russia finora no, nessuna pausa, nessun segnale, nessun gesto concreto.
Siamo dunque in un contesto difficile e drammatico nel quale mantenere la barra dritta, restare lucidi, tenere aperto il dialogo; e la cosa è sempre più difficile, sempre più complessa e sempre più necessaria.
Aiutare l'Ucraina significa ricordare a noi stessi e ai nostri cittadini che la libertà non è un bene acquisito una volta per tutte, va difesa anche quando richiede scelte difficili, perché rinviarle oggi significa trovarsi domani di fronte a decisioni molto più drammatiche.
L'Ucraina questa guerra l'ha vinta nel momento in cui è riuscita a sopravvivere all'attacco iniziale. Alla fine del 2022 la Russia controllava il 18,5 per cento del territorio ucraino, oggi siamo a poco meno del 20 per cento. Nonostante la narrativa - l'offensiva di Mosca, quella inarrestabile - l'avanzata reale negli ultimi tre anni è stata un punto e mezzo percentuale al prezzo di oltre mille morti al giorno. Un dato che smonta ogni retorica.
Per l'Ucraina la vittoria è essere in piedi, è essere viva e non essere stata assorbita e, in questo, l'Occidente e anche i nostri piccoli aiuti nel grande mare di aiuti dell'Occidente hanno avuto un ruolo decisivo, sostenendo un popolo che non ha fatto nulla per meritarsi una guerra in casa propria.
Oggi Kiev dispone di Forze armate che sono in numero le più grandi d'Europa, che hanno resistito non perché qualcuno glielo ha imposto, non perché qualcuno li ha obbligati, ma perché hanno deciso di difendere la propria libertà con scelte anche difficili, come quella di far andare a combattere al fronte i padri per conservare ai ragazzi sotto i 25 anni la possibilità di vivere, per creare e mantenere un futuro all'Ucraina.
Noi abbiamo ribadito il nostro sostegno all'Ucraina, l'impegno a favore della popolazione civile colpita dagli attacchi russi con gli aiuti umanitari, con l'assistenza concreta, con il sostegno politico e diplomatico per la difesa, e ringrazio il Ministro Tajani che ha coordinato questa parte che è importante, come lo è stata a Gaza.
Non siamo secondi a nessuno nella possibilità e nella capacità di impegnarci per gli aiuti umanitari . Ma lo abbiamo fatto anche dal punto di vista militare, offrendo ogni mezzo potessimo offrire per aiutare l'Ucraina a difendersi, a proteggersi, a far sì che le bombe, gli attacchi russi non uccidessero civili , non distruggessero centrali elettriche, non distruggessero ospedali .
Lo facciamo - lo voglio ribadire ancora una volta - con una speranza fortissima e chiara: io vorrei che questo decreto fosse totalmente inutile per la parte militare, io vorrei che questo decreto non ci obbligasse a dare nessun altro pacchetto di aiuti militari, perché vorrebbe dire che la guerra è finita .
Io mi auguro che l'unica parte di questo decreto che noi useremo sia quella civile, sia la possibilità di ricostruire ospedali, di mandare viveri, medicinali. Nessuno di noi si augura di dover aiutare una Nazione in guerra a sopravvivere.
Stiamo lavorando, siamo stati i primi a spingere quando il piano di 28 punti veniva preso in giro, perché sappiamo che bisogna attaccarsi in questo momento a qualunque speranza. Vediamo la difficoltà che c'è a Gaza e che sarà sempre di più; eppure, ci stiamo impegnando a Gaza mandando i nostri Carabinieri, perché quando si accende una speranza noi dobbiamo cooperare e collaborare con quella speranza , non solo con le parole ma anche con i fatti.
Ed è la stessa cosa che siamo pronti a fare da domani mattina - come può testimoniare il Ministro Tajani e come testimonierebbe il Presidente Meloni, in quest'Aula -, da domani mattina, con operazioni che siano esclusivamente civili e di pace. Non è possibile. Questa notte, mentre noi dormivamo, su Kiev e su tutta l'Ucraina hanno continuato a cadere migliaia di missili e bombe. E io - vi devo dire - non ce l'ho, ma se avessi avuto la possibilità - non ce l'ho perché non li abbiamo - di dare all'Ucraina i mezzi per impedire a tutte quelle bombe di cadere, glieli avrei dati . E non mi sarei sentito in colpa perché, vedete, non esistono mezzi buoni e cattivi, ma esistono mezzi che possono essere utilizzati in modo negativo o positivo. Un'arma è una cosa negativa quando si usa contro qualcuno, ma quando l'arma impedisce a un'altra arma di cadere su un ospedale, su una centrale elettrica o su un palazzo è una cosa diversa .
Lo spirito con cui l'Italia ha aiutato l'Ucraina finora è stato quello: impedire che chi vuole distruggerla e chi vuole distruggere la popolazione ucraina, chi vuole piegarla potesse farlo e di questo - qualcuno di voi si vergognerà - io mi sento orgoglioso .
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle comunicazioni del Ministro della Difesa.È iscritto a parlare il deputato Andrea Orsini. A lei la parola.
ANDREA ORSINI(FI-PPE). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, signor Ministro della Difesa, quella di lunedì scorso è stata una data profondamente simbolica: da quel giorno, la durata del conflitto in Ucraina ha superato, per quanto riguarda la Russia, quella della Seconda guerra mondiale. Stalin riuscì ad arrivare a Berlino e ad assediare il della Cancelleria in meno tempo di quello impiegato da Putin per tentare di conquistare Kupiansk o le macerie che ne rimangono.
Bisogna risalire al 1721, alla Grande Guerra del Nord per trovare un conflitto che abbia tenuto impegnata la Russia più a lungo di questo. Ma allora la Russia sconfisse il poderoso esercito svedese, quella vittoria inserì la Russia nel gioco delle grandi potenze europee e consentì a Pietro il Grande di assumere il titolo di imperatore.
Oggi Putin combatte la piccola Ucraina - “piccola” naturalmente rispetto alla Russia - ed è ben lontano dall'ottenere i risultati sperati nel 2022, forse soltanto l'annessione dei territori rivendicati e i suoi sogni imperiali hanno subìto un brusco ridimensionamento. Perché questo è stato possibile? Per l'eroica resistenza del popolo ucraino prima di tutto, ma anche perché l'Occidente, sia pure fra esitazioni, incertezze e contraddizioni, ha saputo schierarsi al fianco di Kiev, fornendo risorse, sistemi d'arma, addestramento. Questo non significa, e non lo ribadiremo mai abbastanza, né essere, né voler essere in guerra contro la Russia; significa, però, non abbandonare un Paese che vuole essere libero e che è stato aggredito in modo proditorio.
Se anche le ragioni accampate dalla Russia al principio del conflitto, e cioè la tutela della minoranza russofona in Ucraina, avessero avuto qualche fondamento - e sono anche disposto ad ammettere che lo avessero -, l'agire russo ha perso ogni legittimità giuridica e politica nel momento stesso in cui si è tradotto in un atto di forza contro uno Stato sovrano. Non voglio fare paragoni storicamente improponibili, ma persino le ragioni accampate da Hitler per annettere i Sudeti avevano qualche fondamento: la minoranza tedesca accorpata alla Cecoslovacchia con lo smembramento dell'Impero austro-ungarico era davvero vittima di discriminazioni, ma questo non significa certo che Hitler andasse lasciato agire senza contrasto.
D'altra parte, se lo stesso Hitler riuscì a conquistare senza fatica la Renania, i Sudeti, la Cecoslovacchia, l'Austria, se Krusciov riuscì ad occupare l'Ungheria, soffocando il sogno di libertà del popolo magiaro, se i carri armati di Breznev riuscirono a raggiungere Praga senza trovare resistenza, fu proprio perché il mondo libero non poté o non volle intervenire. Non seppe difendere, nonostante gli appelli disperati, l'Austria, la Cecoslovacchia, l'Ungheria, i popoli del vecchio Impero asburgico, lasciati in balia dei dittatori.
Oggi, senza l'aiuto dell'Occidente, in poco tempo gli ucraini sarebbero costretti a smettere di combattere. E se posso adottare una frase della grande Golda Meir: è del tutto evidente che, se i russi smettessero di combattere, non vi sarebbe più la guerra; se gli ucraini smettessero di combattere, non vi sarebbe più l'Ucraina. Proprio per questo il dovere di noi italiani, il dovere di noi europei, il dovere di noi Nazioni libere dell'Occidente è quello di essere al fianco dell'Ucraina.
Una Nazione, sia ben chiaro, che non è esente da difetti, da corruzione, da contestazioni interne; ha tutta la complessità e le contraddizioni di un Paese dalla storia gloriosa, ma complessa, che ha conosciuto la tragedia del comunismo e quella della guerra, ma è un Paese che ha tutto il diritto di compiere in pace e in sicurezza le scelte per il proprio futuro.
Signor Presidente, noi viviamo in un mondo nel quale il nostro modello di società aperta e i nostri interessi sistemici sono oggetto di un'aggressione sistematica, un'aggressione politica, economica e militare, non solo in Ucraina, ma nell'Indo-Pacifico, in Medio Oriente, in Africa, e nel quale, tuttavia, tante donne e tanti uomini, dall'eroico popolo dell'Iran a quello non meno coraggioso del Venezuela, intravedono forse oggi una nuova alba di libertà. Se nel cuore dell'Europa prevalesse l'uso illiberale della forza, questo sarebbe un messaggio drammatico, che deluderebbe e indebolirebbe gli amici della libertà e incoraggerebbe i suoi nemici dichiarati.
Questo significa volere che la guerra continui all'infinito? Al contrario, l'ecatombe ininterrotta alla quale assistiamo nel cuore dell'Europa non può che farci inorridire. Si parla di 1.200.000 russi e 600.000 ucraini morti, feriti o dispersi: un prezzo intollerabile, un prezzo di sangue e di distruzione che mai avremmo immaginato di vedere ancora una volta versato in Europa dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Ricordo che il Presidente Berlusconi, nei suoi ultimi anni di vita, ripeteva sempre, e proprio commentando le drammatiche immagini che provenivano dall'Ucraina, che la guerra è la cosa più stupida alla quale gli esseri umani possono dedicarsi.
Impiegare tante risorse, tante energie e tanta tecnologia per distruggere e non per costruire, per infliggere morte e sofferenza, invece che benessere e progresso, gli appariva non solo crudele, ma assolutamente inconcepibile. Per questo noi facciamo nostri, con profonda convinzione, i tanti accorati appelli del Santo Padre Leone XIV per la pace e per il dialogo fra le parti in conflitto; per questo guardiamo con favore e seguiamo con speranza i tentativi dell'amministrazione Trump di sbloccare l' e di indurre la Russia ad accettare un dialogo realistico e costruttivo.
In questo processo l'Europa ha il dovere, non solo il diritto, di esercitare un ruolo attivo. Il conflitto ucraino chiama in causa il ruolo, la funzione, la responsabilità, direi addirittura la dimensione storica dell'Unione europea; un ruolo che, certo, dovrebbe essere molto più forte, ma, in ogni caso, non possiamo rimanere fermi a guardare. La partecipazione dell'Italia all'aiuto militare e civile all'Ucraina è parte di un grande impegno europeo per una pace che può significare compromesso, ma che non può tradursi nella resa dell'aggredito di fronte all'aggressore .
Anche per questo l'Italia è fra i protagonisti dell'iniziativa europea, pur escludendo l'invio di armi offensive e pur escludendo, in modo assoluto, la presenza sul terreno di truppe italiane. La nostra proposta di una sorta di articolo 5 che facesse scattare una garanzia automatica a favore dell'Ucraina, paragonabile, in qualche modo, a quella che intercorre fra i membri NATO, potrebbe essere la condizione per inserire l'Ucraina in un perimetro di sicurezza che garantisca il futuro del Paese, e questa proposta sta suscitando attenzione e condivisione, però tutto questo comporta assumerci delle responsabilità.
L'articolo 11 della Costituzione, spesso citato a sproposito, lo dice con chiarezza: “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Questo non significa che noi non faremmo mai, in nessun caso, la guerra. Significa che l'Italia indica come valore costituzionalmente protetto un ordinamento internazionale nel quale l'aggressione armata non possa mai essere mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, esattamente ciò che la Russia invece sta facendo in Ucraina.
Lo spiega proprio Calamandrei, il padre dell'articolo 11: non basta - scriveva il grande giurista - ripudiare la guerra, occorre creare un ordinamento che renda impossibile, o almeno illegittimo, il ricorso alla forza come mezzo normale di risoluzione dei conflitti fra gli Stati.
La Russia deve capire che esiste una parte del mondo che non è disposta ad accettare la logica del fatto compiuto. Per questo, il nostro impegno per l'Ucraina è un impegno per la pace.
Onorevoli colleghi, il lavoro prezioso, in questi anni delicati, del Ministro Crosetto, del Ministro Tajani e, naturalmente, del Presidente del Consiglio ha consentito all'Italia di essere coerente e credibile, di difendere il proprio interesse nazionale esercitando un ruolo significativo in un mondo sempre più complesso. Per questo continueremo sulla strada imboccata, senza rinunciare alla speranza di una svolta che riporti un giorno, un giorno purtroppo lontano, la Russia ad essere parte della civiltà europea e cristiana, in un ruolo che le spetterebbe per la sua prestigiosa storia e la sua raffinata cultura.
È un sogno, come dicevo, purtroppo lontano. Era il sogno del Presidente Berlusconi, deluso poi progressivamente da Putin e da tanti errori commessi da molti. Ma perché, sia pure lontano, possa continuare ad esistere questo sogno di un'Europa davvero unita e libera, è necessario essere oggi vicini all'Ucraina, nell'interesse della giustizia, nell'interesse del multilateralismo, nell'interesse del diritto internazionale e, soprattutto, della…
PRESIDENTE. Se spinge di nuovo il tasto, può concludere il suo intervento.
ANDREA ORSINI(FI-PPE). Avevo concluso. Stavo soltanto…
PRESIDENTE. È per questo che non lo avevo prolungato di qualche secondo, perché avevo capito che stava concludendo.
ANDREA ORSINI(FI-PPE). Non c'è problema.
PRESIDENTE. Però non ce l'abbiamo fatta. Prego, riprenda la parola e concluda.
ANDREA ORSINI(FI-PPE). Stavo soltanto dicendo che questo obiettivo, l'obiettivo per cui noi lavoriamo, è di essere a fianco dell'Ucraina per la giustizia, per il multilateralismo, per il diritto internazionale, ma, soprattutto, per la grande causa della libertà .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Benedetto Della Vedova. Ne ha facoltà.
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Grazie, Ministro Crosetto. Condivido quasi tutte le parole che lei oggi ha pronunciato. Se oggi c'è una possibilità di avere quella che il Presidente della Repubblica, ancora di recente, ha definito la pace equa, giusta e duratura, fondata sul rispetto del diritto internazionale, se c'è questa speranza, è perché gli ucraini resistono. Perché il delirio farneticante, violento, aggressivo, illegittimo, immotivato di Putin ha trovato, e trova tuttora, un argine drammatico, con il fiume di sangue che Putin riversa nei fiumi di confine.
Va bene, tutto questo va bene. Però, Ministro Crosetto, poi dobbiamo anche uscire dalle parole, molto condivisibili, che lei ha speso, e ricordare a tutti che l'Italia è il Paese, tra i grandi Paesi europei, che ha investito meno nel supporto all'Ucraina; fino ad oggi, abbiamo messo - diciamolo anche ai contribuenti italiani - in questi anni di guerra meno di 3 miliardi, meno di quanto i contribuenti italiani pagheranno per mandare in pensione due mesi prima i lavoratori italiani nei prossimi tre anni.
Vede, signor Ministro, immagino che la Presidente del Consiglio oggi tornerà sulle divisioni delle opposizioni, che sono al plurale per il momento, ma io oggi vedo, nei banchi del Governo, l'assenza totale dei Ministri leghisti e, se non sbaglio, anche nei banchi dei Sottosegretari. Non ho ancora letto la risoluzione che accompagnerà le sue parole, scolpite sulle responsabilità e sulla necessità di aiutare gli ucraini, ma sono certo che è stata una risoluzione scritta a togliere, perché quello che lei dice non è quello che l'Italia esprime, fuori dalla retorica ma nei fatti. La ringrazio per le sue parole, ma vorrei che lei avesse detto che l'Italia parteciperà al PURL, al Piano di acquisti di armi americane da fornire all'Ucraina.
Lei ha detto una parola - e concludo - molto importante: se avessi gli strumenti per impedire a quelle bombe di cadere, non esiterei a fornire gli strumenti per impedire quelle cose. È quello che Trump non sta facendo, perché l'Ucraina resiste, nel disimpegno emotivo, politico, e in parte anche militare ormai, degli Stati Uniti, perché Trump ha sviluppato…
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EUROPA). …una consonanza con Putin molto più che con noi europei. Signor Ministro, le parole vanno bene, facciamo di più: superate le vostre divisioni interne e passiamo dalle parole ai fatti concreti. Questo avvicinerà la pace
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Francesco Saverio Romano. Ne ha facoltà.
FRANCESCO SAVERIO ROMANO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, signori del Governo, l'intervento del Ministro Crosetto oggi ci richiama ad una riflessione che non può essere né superficiale né ideologica. Discutere del sostegno all'Ucraina, in particolare delle autorizzazioni alla proroga della cessione dei mezzi militari, significa interrogarsi sul ruolo dell'Italia nello scenario internazionale, sulla sua credibilità in Europa e, soprattutto, sul valore che attribuiamo al diritto e alla vita umana. Dal 24 febbraio del 2022 l'Ucraina è vittima di una guerra di aggressione, che ha violato in modo palese la Carta delle Nazioni Unite, ha violato il principio di sovranità degli Stati e le regole fondamentali del diritto internazionale. Non siamo di fronte ad un conflitto simmetrico, né ad una controversia territoriale qualsiasi, siamo di fronte ad un atto che ha messo in discussione l'ordine internazionale, quell'ordine costruito dopo la Seconda guerra mondiale.
I numeri di questa guerra sono drammatici e non ci lasciano indifferenti: oltre 10 milioni di persone costrette a lasciare le proprie case, più di 6 milioni rifugiati nei Paesi europei, decine di migliaia di civili uccisi o feriti, migliaia di bambini vittime dirette del conflitto. Secondo le Nazioni Unite, oltre il 40 per cento della popolazione ucraina vive oggi in condizioni di bisogno umanitario. Intere città, come Mariupol e Bakhmut, sono state distrutte e sono diventate i simboli di una devastazione che ha colpito scuole, ospedali, reti energetiche e infrastrutture civili. Tutto ciò in aperta violazione del diritto internazionale umanitario e della Convenzione di Ginevra. È in questo quadro che va letta la posizione del Governo italiano. È in questo quadro che noi leggiamo l'intervento del Ministro Crosetto, una posizione che io considero lucida, equilibrata, politicamente responsabile.
L'Italia non ha mai perseguito una logica di , ha scelto sin dall'inizio di sostenere il diritto dell'Ucraina alla legittima difesa, che è sancito, tra l'altro, dall'articolo 51 della Carta dell'ONU, fornendo mezzi e strumenti difensivi in coordinamento con gli alleati europei e nel rispetto del diritto bellico e delle regole internazionali. È importante ribadirlo con chiarezza, perché aiutare l'Ucraina non significa volere la guerra né, tantomeno, prolungarla. Significa, invece, evitare che l'aggressione diventi un precedente accettabile. Significa impedire che il messaggio che passa sia quello secondo cui la forza può prevalere sul diritto. La storia europea ci insegna che la pace non nasce dalla rinuncia o dalla neutralità davanti all'ingiustizia, ma dalla capacità di difendere un equilibrio fondato sulle regole. Un'Ucraina lasciata senza strumenti di difesa non sarebbe più vicina alla pace, sarebbe semplicemente più vulnerabile, più ricattabile, più esposta alla distruzione. Questa linea, fortunatamente, non è una linea isolata dell'Italia, è la linea condivisa dall'Unione europea, da una grande maggioranza dei Governi dell'Unione: Germania, Francia, Spagna, Polonia, Paesi Baltici; Paesi diversi per storia e sensibilità ma uniti dalla consapevolezza che la sicurezza dell'Europa è indivisibile.
Se oggi accettassimo che i confini possono essere modificati con forza, se chiudessimo gli occhi davanti a una violazione così grave del diritto internazionale, domani nessun Paese europeo potrebbe dirsi davvero al sicuro. Noi Moderati abbiamo sostenuto e continuiamo a sostenere questa linea, una linea che tiene insieme fermezza e responsabilità, difesa e diplomazia, sicurezza e umanità. Siamo convinti che la soluzione non possa essere solo militare, ma sappiamo altrettanto bene che non esiste una diplomazia credibile senza equilibrio tra le parti: non esiste un negoziato serio se una delle parti è costretta a trattare sotto i bombardamenti. Per questo, il sostegno all'Ucraina non è in contraddizione con l'impegno diplomatico, ne è il presupposto. Ed è qui che voglio sottolineare il ruolo centrale svolto dal Governo Meloni. L'Italia, in questi anni difficili, non si è defilata. Al contrario, ha rafforzato il proprio profilo internazionale. Il Presidente del Consiglio ha mantenuto un dialogo costante con Zelensky, lo ha accolto a Palazzo Chigi, ha promosso incontri con i europei, ha lavorato per tenere unita l'Europa e rafforzare il coordinamento con gli alleati. La partecipazione dell'Italia al cosiddetto gruppo dei Volonterosi dimostra la volontà di essere parte attiva non solo nel sostegno alla difesa ucraina, ma anche nella costruzione di un percorso politico e diplomatico…
FRANCESCO SAVERIO ROMANO(NM(N-C-U-I)M-CP). …verso una pace giusta e duratura. Per questo, con spirito di responsabilità… Presidente, mi scusi, io penso di avere 7 minuti, sono passati 5 minuti e 40, giusto per il rispetto dei tempi. Non voglio, però…
PRESIDENTE. E infatti guardi, è perfettamente congruente perché lei aveva 6 minuti e non 7…
FRANCESCO SAVERIO ROMANO(NM(N-C-U-I)M-CP). Ah, allora mi perdoni, mi perdoni.
PRESIDENTE. Quindi, i 5 minuti e 40 erano giusti.
FRANCESCO SAVERIO ROMANO(NM(N-C-U-I)M-CP). No, era soltanto per chiarire. Con questo spirito di responsabilità, Noi Moderati, continueremo a sostenere l'azione del Governo e ad aiutare l'Ucraina a rafforzare la diplomazia e a difendere il diritto internazionale .
PRESIDENTE. Grazie a lei. Complimenti per il controllo dei tempi. È iscritto a parlare il deputato Marco Pellegrini. Ne ha facoltà.
MARCO PELLEGRINI(M5S). Grazie, Presidente. Una necessaria premessa. Ministro Crosetto, il dibattito di oggi su un decreto che è stato varato a fine 2025 è superato dai fatti successivi, e mi riferisco alla riunione di Parigi dei cosiddetti Volenterosi che si è tenuta qualche giorno fa, il 6 gennaio, cui ha partecipato anche la Presidente Meloni.
In quella occasione si è deciso di costituire un dispositivo militare europeo come garanzia di sicurezza per l'Ucraina postbellica. Noi le chiediamo, il MoVimento 5 Stelle chiede di sapere quali siano gli impegni che la Presidente Meloni con i cosiddetti Volenterosi ha preso e in che cosa consiste questa partecipazione italiana. Ok, abbiamo capito: l'invio di truppe no, è escluso, l'ha ripetuto anche oggi. Però non abbiamo capito che cosa - oggi non lo ha detto, credo, invece, che avrebbe dovuto dirlo - manderemo? Manderemo armi, satelliti, droni? Forniremo ? Faremo addestramento? In altri Paesi, come la Francia, la Gran Bretagna, la Spagna, la Germania, ferve in questo momento un dibattito politico su questo tema; invece da noi silenzio assoluto. Noi abbiamo diritto, gli italiani hanno diritto di sapere che cosa state decidendo; è una cosa fondamentale. Quindi, noi vi chiediamo di informare il Parlamento e il popolo italiano.
Detto questo, fatta questa premessa, torno al merito della questione di cui dibattiamo oggi. Lei ha detto, nei suoi primi minuti dell'intervento, che interrompere il sostegno militare all'Ucraina significa non favorire la pace, ma favorire l'dell'aggressione. Lei sicuramente, Presidente, conosce il detto che non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire e non c'è peggior cieco di chi non vuol vedere. E questo Governo, la Presidente Meloni, il Ministro Crosetto, il Ministro Tajani, con tutta la maggioranza che lo sostiene, non hanno minimamente voluto ascoltare alcun consiglio che veniva da questa opposizione su come affrontare la grave, gravissima crisi in Ucraina, la guerra in Ucraina. Non avete voluto ascoltare noi che, fin dal novembre 2022 - feci io stesso un intervento in tal senso in Aula -, cioè più di tre anni fa, vi avevamo consigliato di mettere da parte l'unica e folle vostra strategia bellicista e cercare, invece, di valorizzare l'opzione negoziale. E invece, avete portato avanti soltanto l'opzione bellicista, quindi invio di armi sempre più letali. Sempre più armi, sempre più sostegno e null'altro: questo avete deciso di fare. Era una strategia sbagliata, lo dimostrano i fatti, lo dimostra, purtroppo, l'andamento della guerra, lo dimostrano le centinaia di migliaia di morti ucraini. Questo lo dimostra !
Però voi avevate scommesso sulla vittoria militare dell'Ucraina, quindi sulla sconfitta della Russia. Per esempio la Kallas, su cui stendo un velo pietoso, fino al 2024 diceva che la Russia avrebbe sicuramente perso e sarebbe stata smembrata. Quindi, probabilmente, questo era anche il vostro obiettivo - non lo so, me lo direte -, quindi sfruttare, magari, le colossali riserve minerarie (gas, petrolio, terre rare) della Russia.
Avevate, quindi, scommesso come farebbe un qualsiasi giocatore al casinò che scommette sul rosso e sul nero, però scommette i propri soldi. Voi, invece, avete scommesso i soldi degli italiani - il che sarebbe il meno, se sono 3 miliardi o più poco ci importa -, ma soprattutto avete scommesso la vita degli ucraini che è la cosa più grave e che è quella che più ci preoccupa.
Cito testualmente: “noi scommettiamo sulla vittoria dell'Ucraina”. La Presidente Meloni lo ha detto più volte, negandolo poi in quest'Aula, nelle diverse occasioni bilaterali con Zelensky o in altre occasioni con alleati o con imprenditori per la ricostruzione. Quindi, ha scommesso sulla vittoria, salvo poi negarlo qui in quest'Aula il 19 marzo 2025 in cui, appunto, disse, cito testualmente: “(…) si diceva che io parlassi di vittoria (…). Non credo di aver mai usato la parola «vittoria»”. E giù, ovviamente, l'applauso della parte destra dell'emiciclo. E invece sono state molte le volte, in occasioni ufficiali, non a casa sua, della Premier, o nelle vostre riunioni interne di partito. In occasioni ufficiali lo ha fatto e ne cito qualcuna perché il tempo è, ovviamente, tiranno. Febbraio 2023: parlare di vittoria dell'Ucraina vuol dire scommettere sulla vittoria. Aprile 2023: “non abbiate paura di scommettere sulla vittoria dell'Ucraina”. Maggio 2023: “noi scommettiamo sulla vittoria dell'Ucraina”. Luglio 2023: “(…) lavorare sulla ricostruzione dell'Ucraina anche un modo per scommettere sulla vittoria”. Febbraio 2024: “parlare di ricostruzione (..) significa scommettere (…) sulla vittoria dell'Ucraina”. Quindi, diciamo, siete degli scommettitori. Io vi faccio i miei complimenti, complimenti per modo di dire. E poi - come dicevo prima - salvo rimangiarsela, perché la figuraccia nazionale e internazionale era enorme e quindi la Presidente Meloni ha negato quello che io ho appena citato.
Tra l'altro, Presidente, voglio dire che mentire in politica è generalmente sbagliatissimo, una cosa sbagliatissima, ma mentire su questioni così delicate è ancora più grave : solo per questo, la Presidente Meloni dovrebbe dimettersi per manifesta incapacità. Non solo non avete voluto ascoltare noi - mi avvio a concludere Presidente - non solo non avete voluto ascoltare noi, ma non avete voluto ascoltare nemmeno il Capo di Stato Maggiore, il generale Mark Milley che nel 2022 …
MARCO PELLEGRINI(M5S). …sulla fine del 2022 aveva predetto che la guerra - in quel momento, sul fronte ucraino, i russi si erano appena ritirati da Kherson - avrebbe avuto un esito lungo; che le perdite sarebbero state enormi. Ebbene oggi il Ministro Crosetto, qualche giorno fa, ha ripetuto queste parole con tre anni e mezzo di ritardo!
PRESIDENTE. La ringrazio.
MARCO PELLEGRINI(M5S). L'avevamo detto noi: andrà così ! Dovete provvedere diversamente, con un'importante azione negoziale. Concludo Presidente, il destino di centinaia di migliaia di ucraini è purtroppo nelle vostre mani…
PRESIDENTE. Deve chiudere.
MARCO PELLEGRINI(M5S). …a gente come voi che ha dimostrato incapacità. La storia sarà molto dura con voi perché avete anteposto il vostro potere…
MARCO PELLEGRINI(M5S). …le vostre poltrone alla sorte degli ucraini
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Marco Padovani. Ne ha facoltà.
MARCO PADOVANI(FDI). Grazie, Presidente. Ministro, onorevoli colleghi, è giusto innanzitutto ricordare, e lo ricordo al collega che mi ha preceduto, che ogni aiuto che è stato dato in questi anni al popolo ucraino, e che si darà in futuro, serve ad una Nazione attaccata, che ha sempre cercato di resistere, e non ad una Nazione che ha cercato o cerca lo scontro o la guerra. Nessuno più dell'Ucraina vuole vedere la fine di questa follia e godere del diritto di esistere come Nazione libera.
Tutto ciò che viene inviato, viene inviato per aiutare civili innocenti. Sono migliaia le persone al freddo ogni giorno in molte regioni di quel Paese tormentato. I raid russi lasciano, quotidianamente, intere città senza luce e senza gas, dove la corsa contro il tempo è continua per riparare i sistemi elettrici e di riscaldamento, con temperature che vanno al di sotto di -20 gradi. L'inverno rischia di fiaccare l'Ucraina ancora più delle armi russe. Colpite le centrali idroelettriche dove nasce l'energia anche per la popolazione e, su questo, il Governo vuole lavorare, giustamente, a tutela del popolo.
Negli ultimi giorni, l'ultimo questa notte, lo ha citato il Ministro, gli attacchi massicci si sono susseguiti con migliaia di droni, oltre 900 bombe e decine di missili, compresi quelli balistici, che si scaricano su scuole, ospedali, case di cittadini inermi; oltre il 90 per cento su obiettivi civili quindi. L'assurdità vera e propria sarebbe non continuare ad offrire il nostro aiuto ad una Nazione che si sta difendendo da un attacco continuo, un attacco contro il popolo.
La battaglia dell'Ucraina non è una battaglia che nasce per ideali, ma esclusivamente per una volontà di espansione: l'aggressione della Federazione russa rappresenta una grave minaccia alla sicurezza europea e internazionale, al rispetto del diritto internazionale stesso e ai principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite, con continui attacchi reiterati contro le infrastrutture civili, energetiche, sanitarie e di trasporto. L'Ucraina, se non aiutata, sarebbe il primo tassello di questa occupazione. La situazione, in ogni caso, continua ad evolversi, con sempre più Paesi che si dichiarano pronti a fornire supporto diretto. Tuttavia, Fratelli d'Italia condivide pienamente la scelta del Presidente del Consiglio di mantenere una posizione cauta, evitando un coinvolgimento diretto che potrebbe inasprire ulteriormente le tensioni con la Russia.
Il Governo italiano, quindi, in un contesto particolarmente complesso, mantiene tra le priorità il supporto all'Ucraina attraverso misure di assistenza non militari, mirando a costruire un'alleanza solida che possa garantire una sicurezza a lungo termine.
La volontà di mantenere un approccio diplomatico, evitando che potrebbero portare ad un conflitto molto più ampio, è un aspetto che il nostro Governo guarda con la massima attenzione. Un'azione diplomatica che deve assolutamente proseguire per favorire le iniziative volte a un cessate il fuoco e al compimento del processo negoziale in corso che conducano ad una pace duratura, fondata sul rispetto della sovranità e dell'integrità territoriale dell'Ucraina.
Il sostegno alla sicurezza di Kiev, in linea con quanto fatto coerentemente finora, è essenziale dunque, dove vi è unità con gli alleati, ma con altrettanta autonomia decisionale, mantenendo una postura ferma, ma mai provocatoria.
L'Italia sta in Europa da protagonista quindi, nel complesso piano di pace, anche come sostegno nella prospettiva di ricostruzione conflitto. Il processo negoziale è in una fase in cui si sta consolidando un pacchetto che si sviluppa su tre binari paralleli: un piano di pace, un impegno internazionale per garantire all'Ucraina solide e credibili garanzie di sicurezza, nonché intese sulla futura ricostruzione della Nazione aggredita.
L'Italia continuerà sia con gli aiuti civili che militari, dove le due tipologie di sostegno non sono in contrapposizione, ma dove gli aiuti civili saranno più consistenti. Tutto ciò non è mai stato alternativo: aiuti energetici, sanitari e civili non sono certamente in contrapposizione con i per intercettare i droni.
Peraltro, il testo di proroga fino al 31 dicembre 2026 è particolarmente esplicito sulla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari, con priorità per quelli logistici, sanitari, ad uso civile e di protezione dagli attacchi aerei, missilistici, con droni e cibernetici. Un aspetto positivo è il rinnovo a richiesta dell'interessato, fino alla prossima primavera, di permessi per protezione speciale in possesso dei cittadini ucraini, già presenti sul territorio nazionale. Altrettanto positiva è l'introduzione per gli editori degli obblighi assicurativi in merito alla sicurezza, per i giornalisti inviati in zone di guerra, con contributo statale per il 2026.
Una risoluzione, quella di maggioranza, che è sicuramente finalizzata alla difesa della popolazione ucraina, delle principali infrastrutture e, in prospettiva, alla sicurezza complessiva del continente europeo. Il tutto in coordinamento con la NATO, l'Unione europea, i Paesi G7 e gli alleati internazionali, attraverso quel contributo coerente con gli impegni assunti.
Permettetemi, infine, di ringraziare con un plauso il Ministro Crosetto e tutto il Governo per avere, in questi anni, agito con buonsenso ed equilibrio, mettendo in campo sempre misure concrete a testimonianza di serietà, responsabilità e impegno a favore di un popolo tormentato e martoriato. La pace si costruisce con fatica e l'Italia sarà al fianco dell'Ucraina per arrivare a questo risultato .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Elena Bonetti. Ne ha facoltà.
ELENA BONETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ministro, io mi sono alzata in piedi per applaudire al termine del suo intervento e l'ho fatto perché nelle sue parole ho riconosciuto con forza le ragioni rappresentate, le ragioni, il travaglio di coscienza, la scelta netta, decisa, di esercitare un ruolo importante, di responsabilità, di difesa accanto all'Ucraina che fin da subito, dalle prime ore con il Governo Draghi, con le prime decisioni dell'invio delle armi a difesa dell'Ucraina, sono state portate avanti. Le ragioni che il Presidente Mattarella, a nome dell'onore più alto del nostro Paese, ha continuamente richiamato, e le riconosciamo, in questo, parole molto forti. Lei ha parlato della difesa della vita, della pace, della necessità dell'invio delle armi per difendere quelle vite, quelle libertà, quelle persone, la pace in Ucraina e nell'intero continente europeo.
Si è soffermato, anche con grande dovizia di particolari, sul numero e sulla tipologia delle armi che la Russia sta usando per attaccare l'Ucraina e su quali sono le armi che devono essere messe in campo per difendere quella popolazione e l'intera Europa. Ha richiamato la necessità della protezione, ha richiamato i valori alti che la popolazione dell'Ucraina sta portando avanti, la scelta di mandare al fronte i padri per proteggere i figli.
E non si è limitato a questo. È entrato nel merito anche del ruolo che la Federazione russa, che la Russia di Putin sta esercitando. Ha portato le ragioni di un'economia di guerra che sta esplodendo e dell'impossibilità per la Federazione russa di potersi fermare, perché si trova ormai in un pieno ingaggio di potenza imperialista e militare.
Bene, io le do una notizia però, Ministro Crosetto: la risoluzione che contiene esattamente questi punti negli impegni è la risoluzione di Azione, che sono certa riceverà un parere contrario da parte del Governo. La domanda che io adesso le faccio, che spero possa avere una risposta in una sua eventuale replica, è: come può accettare che, a fronte di un intervento alto, nobile e impeccabile, come quello che lei ha fatto, la sua maggioranza presenti un'indecorosa e vile risoluzione che dice che, udite le sue parole, impegna il Governo a non portare avanti gli impegni che lei ha dichiarato ? Perché, Ministro, nelle sue parole noi abbiamo trovato con chiarezza la necessità di mandare degli equipaggiamenti militari a sostegno. La parola “militare” non compare nell'impegno della risoluzione della sua maggioranza, non compare il riferimento al ruolo imperialista che la Russia sta esercitando come aggressore e oppressore della democrazia occidentale ed europea e non compare l'orgoglio e il valore del combattimento e della resistenza della popolazione ucraina.
Il Vice Ministro del suo Governo dice che finora avete mandato delle armi per attaccare. Siccome adesso si inizia a parlare di difesa, le cose cambiano. Ministro, le hanno fatto fare, le stanno facendo fare un intervento bellissimo in quest'Aula, ma a titolo personale.
Come ci si può nascondere dietro all'ipocrisia così stucchevole di una maggioranza che, siccome non ha un partito in grado di sostenere le sue parole, si permette di dire quello che ho appena sentito in quest'Aula, ossia che adesso la priorità è sostenere degli interventi di carattere umanitario? Ce l'ha detto lei che gli interventi di carattere umanitario passano anche attraverso il faticoso e doloroso compimento della scelta di essere accanto al popolo ucraino, mandando anche le armi necessarie a preservare la pace e la vita di quelle persone.
Come può accettare, Ministro, che nella risoluzione della sua maggioranza non ci sia scritto che “udita la relazione del Ministro Crosetto, la sosteniamo e impegniamo il Governo ad andare avanti in questa linea”? Guardi, Ministro, che qui non si tratta soltanto di chiacchiericcio, perché nel decreto che arriverà ad essere votato e convertito in quest'Aula voi un passo indietro lo avete fatto. Quando lei si dovrà trovare, coerentemente con il mandato parlamentare che è quello che avete approvato in Consiglio dei ministri, tra l'invio delle armi e un aiuto di carattere edile o civile, la priorità che quel decreto scrive è che lei mandi il secondo e non il primo.
La domanda che le faccio è: lei in coscienza sa di poter esercitare il ruolo, che in virtù del suo giuramento deve esercitare, di protezione e di difesa della nostra popolazione, dei valori alti della nostra Costituzione e dell'intero continente europeo? Ecco, noi pensiamo che questo non sia e che nel dibattito di quest'Aula oggi sia chiaro a tutti che non ci si può più nascondere. Non ci possono essere più omissioni che non siano peccati gravi e contraddittori rispetto al ruolo che noi dobbiamo avere.
Ministro, alzi la testa e dica alla sua maggioranza di fare un passo indietro rispetto a questa risoluzione che è inaccettabile - inaccettabile! - per il ruolo che l'Italia ha avuto, può e deve continuare ad avere nella difesa dell'Ucraina e dell'intera Europa.
Se così farà, avrà il voto favorevole di Azione su questo provvedimento. Altrimenti, Ministro, noi andiamo avanti nella nostra coscienza che è quella di sostenere le sue parole. Quelli che la stanno abbandonando a se stesso sono i deputati che voteranno questo scempio .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Stefano Candiani. Ne ha facoltà.
STEFANO CANDIANI(LEGA). Grazie, Presidente. Presidente, il Ministro Crosetto ha esordito nella sua comunicazione dicendo che è necessario garantire continuità rispetto al sostegno all'Ucraina, ma tenendo conto della delicata situazione che stiamo vivendo. Ecco, in questo snodo c'è tutta la definizione di quello che andremo oggi ad approvare come risoluzione qui in Parlamento, perché è evidente che non ci fa piacere - come penso e spero che non faccia piacere a nessuno - che ci sia una situazione di guerra con centinaia di migliaia di morti già accumulati.
È altrettanto evidente che, se c'è una trattativa in corso e questa trattativa di pace deve portare al cessate il fuoco, bisogna essere anche consapevoli che non si deve flettere nella coerenza rispetto alla difesa del popolo ucraino. Su questo, abbiamo sempre dato supporto e ovviamente lo daremo anche in questa circostanza, avendo trovato nella risoluzione elementi di garanzia, che al contrario… Faceva bene prima il Ministro Crosetto a rivolgersi con lo sguardo sempre a sinistra, ovvero alla sinistra dell'emiciclo, alla mia destra, perché, lì dentro, purtroppo - lo abbiamo visto ancora ieri, con la risoluzione in Senato sull'Iran -, abbiamo visto il MoVimento 5 Stelle da una parte e il PD dall'altra, senza riuscire a comprendere che, nel dare un messaggio chiaro, quando c'è da difendere un popolo, come quello iraniano, che è messo sotto le mitragliatrici, o quando c'è da difendere un diritto, come quello del popolo ucraino, che non può essere sottomesso con le bombe, bisogna essere sempre uniti .
Queste sono condizioni di maturità che deve avere chi siede in un Parlamento. Si può dibattere, ci devono essere sfumature perché - è una metafora - non siamo in caserma e ciascuna posizione deve essere confrontata. Bisogna però stare molto attenti a non cadere nell'opportunismo della polemica di parte semplicemente fine a sé stessa, ma guardare al merito. Noi oggi abbiamo la responsabilità di aiutare e dobbiamo aiutare quel tavolo di trattative che non vediamo riportato ancora dalle cronache giornalistiche, ma che sappiamo si sta formando. Abbiamo necessità di dare anche certezze e coerenza rispetto all'azione diplomatica che sta facendo il nostro Paese, che stanno facendo altri Paesi, a partire dagli Stati Uniti.
Noi siamo da sempre critici rispetto all'approccio che ha avuto l'Unione europea riguardo alla guerra in Ucraina. Mi dà fastidio ancora ricordarlo, ma non posso dimenticare l'entusiasmo, anzi quell'esagerato, eccessivo entusiasmo, con cui qualcuno, nel 2022, ci veniva addirittura a dire che bastava spegnere il condizionatore d'estate per mandare ko la Russia . Non è quello. Non è successo, ma non poteva neanche succedere allora, perché era evidente che la volontà e la determinazione in quella guerra erano di mettere ko l'Ucraina e di assestare un colpo a quella democrazia.
Noi oggi abbiamo bisogno, invece, di essere coerenti con la situazione che abbiamo sotto gli occhi. Non si può essere indifferenti rispetto alle bombe che cadono e ha detto correttamente il Ministro che non ci sono proiettili buoni e proiettili cattivi, non ci sono bombe buone e bombe cattive, ma certamente ci sono persone buone e persone cattive, certamente ci sono cause buone che bisogna difendere e cause perse che bisogna abbandonare. Noi siamo ben convinti che questa guerra debba essere chiusa velocemente con un tavolo di trattative. Siamo altrettanto consapevoli che non bisogna flettersi rispetto all'impegno che stiamo mettendo, a partire dalla difesa civile, termine che troppo poco abbiamo sentito anche dai banchi dell'opposizione, perché quando cascano le bombe sulla gente, bisogna parlare non solo di difesa militare, ma anche di difesa civile. Noi, questa difesa civile, la ritroviamo oggi nell'impegno del Governo e l'abbiamo chiesta. Abbiamo avuto la garanzia e il sostegno, da parte del Ministro e da parte di tutta la maggioranza, a queste nostre istanze.
Ripeto: siamo consapevoli che abbiamo di fronte la responsabilità di dare messaggi chiari e univoci che non consentano di equivocare tra la necessità di giungere alla pace con un tavolo di trattative e l'opportunità che può avere uno schieramento di continuare la guerra per mettere ko l'altro. Questa è una cosa molto differente rispetto a quello che c'è scritto nell'impegno che noi oggi ci accingiamo a chiedere al Governo in Parlamento.
Bisogna, al contrario, consentire di agevolare quel tavolo di trattative a cui accennavo prima, sapendo bene che la difesa civile è tema sul quale il Governo si è impegnato fin dal primo giorno. Non è solo questione di dare una difesa militare, ma anche quello di consentire al popolo ucraino di trovare, attraverso il nostro sostegno, quella difesa civile che garantiamo sempre, con le nostre istituzioni, a tutti gli italiani.
Occorre essere consapevoli che c'è insofferenza e questa insofferenza non credo sia solo mia, anzi, sono certo che è di tutti, a partire da chi dà sostegno in maniera più facile a questa risoluzione che noi oggi ci accingiamo ad approvare in Parlamento. Noi lo abbiamo fatto - ripeto - in maniera sempre più critica rispetto all'Unione europea - non rispetto al Governo italiano, ma rispetto all'Unione europea - che abbiamo visto assente. Non mi son dimenticato - come penso che anche lei, Ministro, abbia presente - il fatto da Kaja Kallas qualche giorno fa, quando, a fronte di quello che accadeva in Venezuela, se ne usciva dicendo “stiamo monitorando la situazione, auspichiamo moderazione”. Beh, se questa è la massima espressione della diplomazia europea, accidenti, ben vengano i tavoli di trattative fatti da Trump, perché altrimenti non si giunge più a capo di quella guerra in Ucraina .
Non siamo certamente la Germania, che sta riconvertendo la propria industria in industria di armamenti e di guerra, né certamente vogliamo che tutta Europa entri in uno Stato in cui la guerra diventa opportunità di economia. All'Ucraina occorre trovare una situazione di pace, a noi occorre trovare una situazione di pace. È necessario, quindi, che le trattative siano svolte con la consapevolezza che questo è l'obiettivo. Vale su tutti i fronti? Non lo so. Certamente deve valere per il nostro fronte, per dare una coerenza a un'azione, che abbiamo iniziato fin dall'inizio, che è di difesa del diritto dell'Ucraina e del popolo ucraino e certamente non di portare la guerra o allargare il relativo fronte. Ecco, chi non coglie queste differenze e questi aspetti non capisce l'interesse o ha interesse a non capire. Ma a questo punto non si deve più parlare di guerra di Ucraina, ma di scuse per seguire un opportunismo o piccoli interessi di bottega.
Ministro, chi mi seguirà nelle dichiarazioni darà contezza del voto favorevole della Lega. È necessario agevolare - ripeto - il tavolo di pace e giungere a una soluzione condivisa, sapendo che la soluzione condivisa significa la condivisione a partire dal popolo ucraino. Quello che è il destino del popolo ucraino deve essere nelle mani del popolo ucraino e noi dobbiamo sostenerlo e dargli compimento. E ovviamente ci auguriamo che questo - che è non una semplice proroga di ciò che è già stato, ma un aggiornamento di quell'intervento che tiene conto delle condizioni complesse e della necessità di giungere a un tavolo di pace - sia l'ultimo passaggio prima di farne uno, fra qualche tempo, in cui parleremo della raggiunta situazione di pace tra l'Ucraina e la Russia. Serve all'Ucraina, serve anche a noi, serve a tutta l'Europa, serve, a partire da quel martoriato popolo, trovare una tregua e una pace .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Ministro Crosetto, ho ascoltato con molta attenzione la sua relazione e potrei sottoscrivere, parola per parola, sennonché mi tocca dirle che la trovo insufficiente, perché elusiva rispetto a un tema politico che in quest'Aula dovrebbe essere al centro, cioè qual è il ruolo che l'Italia può giocare per affrontare lo scenario che lei ha così ben descritto, che noi condividiamo e fin dal primo giorno, per farle un esempio, abbiamo provato a sintetizzare con la proposta di avere un inviato speciale per l'Unione europea, proposta che vorremmo fosse sostenuta dal nostro Paese con maggior forza.
Trovo però che la sua relazione sia omissiva di un fatto che ha cambiato le sorti di questo conflitto, che sono le elezioni americane. Con l'arrivo di Trump molte cose sono cambiate: prima, con Biden avevamo un'unità transatlantica e un coordinamento NATO-Unione europea, mentre con Trump siamo passati a una postura bilaterale e transnazionale che rischia di marginalizzare l'Europa nelle trattative. Ed è proprio questo, allora, il punto sul quale mi sarei aspettato di trovare la sua pronta attenzione. Certo, è chiaro: lei non può insistere su questo punto, perché ha divisioni nella sua maggioranza e perché la stessa Premier Giorgia Meloni commette gravi errori proprio su questo aspetto cruciale.
La nostra strada è quella della diplomazia, fino al supporto - che dobbiamo assolutamente ribadire - per la legittima difesa del popolo ucraino, che è l'unica condizione per la pace. Ma dobbiamo riportare questa diplomazia nell'ambito del multilateralismo, rafforzare le sanzioni, sostenere la popolazione e la difesa ucraina e mettere al centro il ruolo dell'Europa.
Il caso dei volenterosi è molto importante, finalmente l'Italia sembra essere a quel tavolo con decisione. Mi duole ricordare che ci avete messo del tempo, che c'è stata una certa ambiguità, ma per quanto riguarda la fase che noi stiamo attraversando voglio leggere quello che dice John Bolton, intervistato pochi giorni fa, sul riguardo a Trump: Trump non ha strategie, fa le cose di giorno in giorno. Ora non è contento di Putin, che ha esagerato. I russi erano troppo sicuri che avrebbero fatto fare a Trump quello che volevano. È deluso da Putin perché non lo aiuta a vincere il Nobel. Credo che i negoziati andranno piuttosto male e la guerra continuerà.
Ora, se Trump è Trump non è certo colpa nostra, né del vostro Governo, ma di fronte a questo Trump è la postura dell'Italia che conta. E allora noi siamo davanti a delle conseguenze, che questa transazionalità di Trump ha portato sul tavolo, che proprio nei giorni scorsi ci hanno visto approvare il prestito da 90 miliardi di euro. Un prestito che è garantito dall'Europa e che in ultima istanza è garantito dagli Stati sovrani, anche quei tre Stati che non hanno partecipato al voto, e che quindi è garantito dai nostri cittadini. Ma sul tavolo c'è un , gli russi congelati, che lei non ha citato, circa 210 miliardi, che sono detenuti in Europa come leva per garantire la difesa ucraina. Certo, è un tema delicatissimo, giuridico, di diritto internazionale. È uno di quei temi su cui vogliamo vedere l'Italia non avere titubanze, non eludere l'argomento. Se la Russia non risarcirà i danni, i danni li pagheremo noi, graveranno sui bilanci nazionali, sui contribuenti europei prima e nazionali dopo.
In pratica, Trump sta costringendo l'Europa a pagare il conto salatissimo di questa guerra, prima con l'acquisto di armi e ora con il nostro prestito, dovuto e doveroso. Non possiamo… ecco, questo, Ministro, glielo voglio dire facendole un accorato appello e spero che il collega Candiani mi lasci parlare con lei e faccia in modo… Ministro, scusi, Ministro. Ecco, vorrei dirle che da questo punto di vista noi non possiamo piegarci al costruttore del Queens, noi dobbiamo avere una postura differente, non possiamo assecondare questa logica transattiva. Noi dobbiamo ricordare a Trump quelle che sono le regole del diritto internazionale. Con l'idea di essere pontieri, voi state facendo ponti d'oro per trasferire soldi a Trump e state addirittura costituendo un rischio di essere la testa di ponte per l'esercito russo.
Le voglio dire quindi che se lei leggesse… Le voglio regalare questo articolo , scritto da un ricercatore italiano, che parla proprio di come affrontare il tema degli russi e come usare questo per tornare a essere protagonisti nella diplomazia internazionale. Se lei leggesse questo articolo, potrebbe integrare la sua ottima relazione e riportare l'Italia ad avere quel ruolo centrale che, con la Premier Giorgia Meloni e soprattutto con la vostra maggioranza divisa, non stiamo avendo, nascosti nell'ambiguità e lasciando che solo alcuni Paesi europei - e questo è insufficiente - provino a interporsi a questa logica bilaterale pericolosa, che è quella che ha…
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). …consentito a Putin di avanzare in questo anno più di quanto non abbia fatto in precedenza.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Ascani. Ne ha facoltà.
ANNA ASCANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Il mondo reale è governato dalla forza, dal potere e dalla capacità di imporli. Questa non è una frase che arriva da un altro secolo o da mondi lontani, ma una frase pronunciata qualche giorno fa da Stephen Miller, uno dei principali consiglieri, uno dei più potenti si legge, e braccio destro di Donald Trump, commentando alcune delle vicende che vediamo riempire le pagine dei nostri giornali, in particolare la questione della Groenlandia. Ecco, questa frase mi ha colpito profondamente quando l'ho letta pronunciata nel 2026 alla CNN, perché rende perfettamente l'idea di ciò che sta accadendo attorno a noi.
Colleghe e colleghi, in questi decenni ci siamo abituati a vedere eccezioni anche molto pesanti rispetto a un quadro di diritto internazionale che, tuttavia, resisteva, che continuavamo a vedere in piedi e nel quale continuavamo a riconoscerci. Attenzione, quelle eccezioni ci sono costate care in termini di perdita di vite umane, di perdita di credibilità dell'Occidente e della sua capacità di essere riconosciuto come portatore di valori, però quel contesto di diritto internazionale continuava a essere riconosciuto, quel contesto di regole. Ecco, oggi è cambiato qualcosa: quelle eccezioni stanno diventando la regola. È venuto meno il rispetto del quadro complessivo, sostituito proprio da quell'idea evocata da Stephen Miller, l'idea del diritto della forza, della legge del più forte.
Per questo credo che sia importantissimo oggi, qui, ribadire il nostro sostegno all'Ucraina, un popolo aggredito, un popolo che si è difeso da un'invasione criminale, che si è difeso con il nostro sostegno sin dal primo giorno, con il sostegno del Parlamento italiano e - lo dico con orgoglio - del mio partito, che su questo ha espresso una posizione di coerenza assoluta, perché per noi il diritto internazionale deve valere e quel quadro di regole deve sopravvivere alle tempeste del nostro tempo, perché senza quella casa comune, per quanto imperfetta, per quanto difettosa, siamo tutti più esposti e lo siamo soprattutto noi, un Paese grande, certo, ma piccolo di fronte ai grandi imperi che si muovono nel mondo obbedendo alla regola evocata da Miller.
Non è un caso che anche il conflitto ucraino sia stato affrontato, solo qualche mese fa, con la volontà chiara di liquidare l'Ucraina, il suo popolo, i suoi diritti, il diritto ad avere una pace giusta. Ce li ricordiamo i 28 punti che riconoscevano solo la voce e le richieste di Putin, dell'invasore, che applica e conosce solo la legge del più forte. È stato importante che quel tentativo si sia fermato. Attenzione, non perché non si debba aspirare alla pace. Questa guerra assurda, che dura da quasi 4 anni, ha causato migliaia di morti, militari e civili, persone che hanno perso casa, affetti, famiglie. Deve finire il prima possibile, ma non può finire e non finirà senza una pace giusta, che riconosca il diritto del popolo ucraino all'autodeterminazione e la possibilità di difendersi allontanando lo spettro di una nuova invasione .
Lo abbiamo già visto, colleghe e colleghi, lo abbiamo visto dopo la Crimea e ci siamo voltati dall'altra parte. Dopo il 2022 questo non può accadere più, non possiamo più permettercelo. Per questo, il mio partito, pur collocandosi su molte questioni - direi quasi tutte - all'opposto di questo Governo, ha scelto fin dall'inizio una posizione ferma, coerente, lineare a sostegno dell'Ucraina. Rilevo, invece, che tanti, troppi, tentennamenti vengono dai banchi della maggioranza o da interviste di autorevolissimi esponenti della maggioranza, di chi continua ad esaltare il ruolo di Putin, a sostenere che questa guerra l'avrebbe già vinta. Cosa che non è vera né sul piano militare, né su quello politico: Putin è in evidente difficoltà, quella che doveva essere un'operazione lampo si è trasformata in una guerra lunga, con decine di migliaia di morti russi e una crisi economica evidente. Eppure, moltissimi nella vostra maggioranza credono più alla propaganda del Cremlino che alla realtà dei fatti, nonostante le sue parole, Ministro. Ecco, il nostro sostegno all'Ucraina, però, è collocato in un quadro europeo. Qui sta l'errore più grave del Governo Meloni: rifiutarsi di collaborare a un processo che rafforza l'Europa.
Guardate, la posizione che avete espresso sul diritto di veto, rivela la vostra volontà di indebolirla l'Unione, nella convinzione che un rapporto personale con Donald Trump possa bastare a proteggerci. Nulla di più falso. Quel rapporto può garantire qualche alla Presidente del Consiglio, ma l'Italia ha bisogno di un sistema di alleanze fondato sull'Unione europea, sulla sua forza e sulla capacità di resistere ed esistere nella complessità geopolitica di oggi. Attaccare l'Europa, non sostenerne pienamente l'impegno e gli sforzi, frenare i tentativi di riforma significa indebolire l'Italia, fare male al nostro Paese. E allora, se questo è un Governo di patrioti - come dice spesso la Presidente del Consiglio -, quel patriottismo dovrebbe essere l'esatto contrario di quello che sta facendo in sede europea. La nostra vicinanza al popolo ucraino è una vicinanza che tiene insieme l'impegno per la pace e il ricordo di quei volti, di quelle storie, di quelle famiglie divise dalla guerra, di cui i nostri giornali tanto hanno parlato, oggi parlano un po' meno, ma che noi non abbiamo mai dimenticato.
Saremo sempre al fianco di un popolo che si difende e lotta per la propria libertà, perché noi crediamo che il mondo non debba essere governato dalla forza. Crediamo che il mondo governato dal diritto sia l'unico mondo giusto, soprattutto per gli ultimi della terra. E da progressisti abbiamo il dovere di sostenere un popolo martoriato che da quasi quattro anni resiste per la propria libertà, ma anche per qualcosa di molto, molto più grande, anche per noi
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti dell'Istituto comprensivo “Salvo D'Acquisto” di Cerveteri, in provincia di Roma, che sono presenti qui in tribuna insieme ai rappresentanti della “UMBC, “University Of Maryland, Baltimore County”, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Grazie per la vostra presenza, auguriamo a tutti voi ogni fortuna .
È iscritta a parlare la deputata Elisabetta Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Grazie, Ministro, per l'informativa. Lei, ancora una volta, è qui a chiedere l'autorizzazione a inviare armi all'Ucraina. Noi ci aspettavamo che questa volta ci illustrasse una strategia per arrivare alla pace, invece ha fatto il solito discorso retorico. E allora, serve riavvolgere il nastro, perché dopo la criminale invasione russa il Governo chiese a quest'Aula due cose.
La prima: le sanzioni alla Russia, e noi dicemmo di sì, perché il diritto internazionale va difeso. La seconda: l'invio di armi. Allora noi domandammo: fino a quando? La risposta fu: fino alla vittoria. Lo disse Ursula von der Leyen e lo disse anche Giorgia Meloni. Intanto, si raccontò che Putin sarebbe crollato presto, , morte imminente, esercito allo sbando, controffensiva risolutiva.
Noi facemmo notare una cosa, persino banale: fino alla vittoria comportava l'accettazione del rischio di un conflitto diretto tra Russia e NATO, un rischio di guerra globale. Ci sembrava folle allora e, Ministro, oggi noi crediamo che lo sia ancor di più
Per questo, indicammo un'alternativa: diplomazia e diritto internazionale, con un ruolo europeo autonomo; coinvolgere le potenze globali, a partire dalla Cina; convocare una conferenza di pace; investire sul multilateralismo; costruire un quadro di sicurezza reciproca. Fummo derisi, insultati e offesi, addirittura, con accuse di filoputinismo.
Oggi non vi chiediamo le scuse, perché davanti a 1 milione e 800.000 morti sarebbero fuori luogo, ma vi chiediamo di guardare in faccia la realtà: sono passati 4 anni e nessuno dice più “fino alla vittoria”. Il criminale Putin ha sfilato su un tappeto rosso in Alaska, steso per lui da Donald Trump La Presidente del Consiglio, Meloni, parla ora di un inviato speciale europeo. Ci viene da dire: meglio tardi che mai.
State oggi dicendo che l'unica strada percorribile è la diplomazia, la stessa che indicammo noi fin da subito. Peccato che noi vi avevamo avvertiti che era un errore lasciare la trattativa solo in mano a Donald Trump. Infatti, oggi è bene che si dica diplomazia, ma anche male perché nel frattempo il prezzo umano pagato è una voragine: morti civili e uomini obbligati al servizio militare. Eroi, dicono in tanti. Noi rispondiamo con Brecht, con il suo Galileo: “Sventurata la terra che ha bisogno di eroi” , perché questa, Ministro - e lei lo sa bene -, non è la guerra dei popoli. Ce lo dicono 290.000 diserzioni in Ucraina, la sofferenza della popolazione russa, a cui Putin ha tolto anche il diritto di piangere in pubblico, il numero della popolazione del Donbass. Oggi sono 200.000 è vero, ma prima erano 2 milioni. Questa è una guerra delle potenze. Ascolti Kuleba, l'ex Ministro degli Esteri ucraino. Dice che Trump media senza successo perché entrambi i fronti ricevono aiuti esterni: la Russia dalla Cina e l'Ucraina dall'Europa. Allora, se è così, possibile che lei non veda che la soluzione sia in un dialogo che l'Europa deve avere autonomamente con tutte le potenze globali, a partire dalla Cina?
Lei, Ministro - e questa cosa è davvero incredibile -, oggi, non ha pronunciato una sola parola su Trump che destabilizza deliberatamente ogni rapporto con la Cina e con le altre potenze proprio mentre è in corso la trattativa sull'Ucraina. Dal rapimento del Presidente del Venezuela al possibile intervento militare in Iran: non è per aiutare chi lotta per la democrazia, quei ragazzi e quelle ragazze che hanno tutto il nostro totale sostegno ma per il petrolio che tutto questo accade. E sono mine sulla strada della pace in Ucraina.
Avete accusato noi pacifisti di proporre l'inerzia e la resa, ma oggi la rassegnazione, Ministro, era nelle sue parole, non nelle nostre. Le europee, con i loro continui “sissignore”, i moderati alla von der Leyen ma anche le destre sovraniste alla Meloni hanno rinchiuso l'Europa in una strada senza uscita, e non sarà il suono delle bombe a nascondere l'afonia strategica dell'Europa.
Oltre agli ucraini la cui vita è devastata, a pagare sono soprattutto i cittadini europei. Altri, i russi e gli statunitensi, guardano ai profitti, all'energia, alle terre rare, all'influenza. Noi abbiamo pagato l'invio di armi, la spesa militare, le armi, il gas, l'inflazione, i salari erosi, il tagliato.
È per questo che la nostra non è una politica inerme. Noi vogliamo un'Europa che non sia più un vaso di coccio, un mercato che altri si spartiscono. Vogliamo un'Europa che sia una potenza geopolitica.
È d'accordo Ministro? È d'accordo? Allora corra a Bruxelles a chiedere di cambiare i Trattati , di eliminare il diritto di veto, di fondare gli Stati Uniti d'Europa e di avere una sola politica estera e una difesa comune.
Noi vogliamo un'Europa che sia una potenza della pace e del diritto. Di tutto questo, nel suo discorso, non c'è nulla Non c'è nulla nella linea italiana su questi problemi ed è per questo, Ministro, che per rispetto della nostra intelligenza e anche di quella degli italiani noi voteremo contro la vostra risoluzione .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Francesco Silvestri. Ne ha facoltà.
FRANCESCO SILVESTRI(M5S). Grazie, Presidente. Al Governo dei conservatori, quelli che pensano alla natalità, quelli che pensano alla gioventù: 150.000 ragazzi italiani se ne vanno ogni anno dal nostro Paese.
Vedete, se ne vanno perché non ce la fanno a rimanere per la maggior parte; se ne vanno perché studiare in un paese e in una città diversa dalla propria e mantenere il proprio affitto vuol dire distruggere l'economia familiare; se ne vanno perché laurearsi e poi lavorare vuol dire avere salari da fame.
Davanti alla fotografia del Paese cosa fa questo Governo? Servizio di leva volontario. Questa sarebbe la soluzione e la visione del nostro Governo. Non riesci a trovare lavoro? Arruolati!
Ecco, a noi del MoVimento 5 Stelle questa sua versione maccheronica dello zio Tom con il Tricolore che guarda il Paese e dice “” non ci convince affatto. E tutto questo avviene nel nome di un terrorismo psicologico che sta avvenendo e si sta propagandando da anni, semplicemente con una visione che si semplifica nella frase: “se i russi ci attaccassero non resisteremmo tre ore”. Questa, secondo noi, non è una comunicazione che un Ministro della Difesa deve tenere con la sua popolazione e non solo è falsa, ma è completamente sbagliata per il nostro futuro.
E tutto questo avviene anche con un segreto che continua a mantenere su questi invii militari. Ministro Crosetto, l'anno scorso ho fatto un con lei proprio sul segreto dell'invio delle armi militari. Lei in quel momento mi rispose: ci sto pensando; come fanno alcune Nazioni, sto pensando di desecretare parte delle cose che noi inviamo.
È passato un anno. È passato un anno quindi dò per scontato che lei abbia preso una decisione; ci ha pensato e ha preso una decisione. Ha deciso di mantenere questo segreto, unico Paese in Europa, ma non ci ha spiegato il perché. Io sono qui a chiederglielo perché abbiamo il diritto di sapere perché noi siamo l'unico Paese a mantenere il segreto rispetto alla Francia, rispetto alla Germania, rispetto alla Spagna e lei questa spiegazione non ce l'ha mai data e crediamo di averne diritto. E chi è fuori da quest'Aula ha lo stesso diritto che abbiamo noi .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Ciaburro. Ne ha facoltà.
MONICA CIABURRO(FDI). Grazie, Presidente. Signor Ministro, la ringrazio per le sue puntuali e articolate comunicazioni e per il costante coinvolgimento di tutto il Parlamento in una fase storica complicata e complessa per l'Italia e per tutto l'Occidente.
La guerra è cambiata, è cambiato il modo in cui viene condotta, sono cambiate le dottrine, le strategie e gli strumenti operativi. Ci troviamo in uno scenario nel quale prepararsi non è una scelta, ma una necessità. Oggi la sicurezza non è più solo la difesa dei confini fisici ma la tutela degli equilibri strategici, della libertà delle Nazioni e della stabilità delle aree che garantiscono la prosperità della nostra società.
Come Italia siamo coinvolti su più fronti, attraverso missioni di e attraverso i nostri impegni internazionali.
Ricordo i nuovi della NATO che ci vedono particolarmente presenti sul fronte Est ma anche la delicata posizione della nostra penisola come piattaforma mediterranea che ci rende protagonisti sul fronte Sud e nello scenario mediorientale dove, grazie alla credibilità e alla professionalità delle nostre Forze armate, riusciamo a essere una presenza utile, rispettata ed efficace .
La dottrina italiana, in questo scenario, è stata bene illustrata dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni nell'ultima conferenza stampa. La pace si difende con la deterrenza, cioè con la capacità di essere sufficientemente forti da scoraggiare chiunque dal pensare di imporre, con la forza, la propria volontà.
È una dottrina che non nasce da una cultura della guerra ma da una cultura della responsabilità. Una dottrina dimostrata dai fatti e che conferma l'esigenza di rendere più sostenibile, moderna e resiliente la nostra difesa. Ed è una dottrina che deve orientare anche i nostri impegni internazionali in scenari come quello russo-ucraino.
Da un lato, dobbiamo parlare con tutti gli attori in campo e quindi lavorare su canali diplomatici, tanto silenziosi quanto efficaci. Dall'altro, dobbiamo però garantire che in questa fase di attesa e di costruzione delle condizioni per una trattativa, l'Ucraina sia in grado di proteggere la propria popolazione, i propri ospedali, scuole, asili e non soltanto la propria sovranità e il proprio diritto all'esistenza come Stato libero e indipendente.
L'invio di materiali logistici e militari, nella logica che il signor Ministro ha più volte chiarito, non è uno strumento di ma uno strumento di stabilizzazione. Serve ad evitare che una delle parti venga schiacciata prima ancora di poter negoziare. Arrivare al tavolo delle trattative con i carri armati russi a Kiev non sarebbe una pace ma una capitolazione, e non sarebbe una pace giusta né duratura, ma solamente un'annessione.
Gli aiuti inviati all'Ucraina sin dall'inizio del conflitto hanno rappresentato un sostegno importante e vitale per una Nazione aggredita, con l'obiettivo primario di tutelare la popolazione civile e di consentire al Paese di esercitare il proprio diritto alla difesa e protezione dei propri cittadini. Il sostegno militare italiano ha sempre avuto quale scopo il sostegno alla difesa dell'Ucraina, con forniture che hanno aiutato il popolo ucraino non soltanto a difendersi ma a garantire i servizi essenziali, elettricità , garantendo il funzionamento di ospedali ma anche la protezione dei militari ucraini dalle rigide temperature dell'inverno.
Ogni contributo offerto nel corso di questi anni e tutti gli aiuti che continueranno a essere assicurati rispondono esclusivamente alla necessità di sostenere un Paese che resiste a un'aggressione, non certo ad alimentare scontri o conflitti. Nessuno più dell'Ucraina auspica la fine di questa tragedia e il ritorno alla pace.
L'Italia non vuole fare la guerra, non vuole mandare soldati a combattere, non vuole diventare parte diretta del conflitto, ma l'Italia non può neppure accettare che nel cuore dell'Europa torni a valere la legge del più forte. Difendere lo internazionale, fondato sul diritto e sulla sovranità degli Stati, significa oggi esercitare una deterrenza credibile e difendere un principio su cui si basa il nostro ordine e sistema internazionale. Non è nell'interesse di nessuno prolungare questa guerra, è invece nell'interesse di tutti creare le condizioni perché finisca il prima possibile .
Ma la pace non nasce dalla debolezza, nasce dall'equilibrio, dalla capacità di sedersi a un tavolo negoziale senza la pistola puntata alla tempia. Questa guerra, come molte delle crisi che si sono abbattute sull'Occidente negli ultimi anni, ha messo in luce le fragilità dell'Europa come soggetto politico, ma non dobbiamo accettare questa debolezza come un destino. Le scelte che, come Occidente, come NATO e come comunità di Nazioni che credono nella libertà, abbiamo compiuto, dimostrano che esiste ancora una responsabilità collettiva nel difendere un ordine internazionale basato sulle regole.
In questo quadro l'Italia, sotto la guida del Governo Meloni, sta svolgendo un ruolo serio, equilibrato e credibile, un ruolo che tiene insieme il sostegno all'Ucraina, il rifiuto di ogni deriva bellicista e l'impegno costante per una pace giusta che non sia la resa di uno Stato sovrano, ma la fine reale di una guerra.
È questa la linea che sosteniamo, una linea di fermezza, responsabilità e realismo perché solo una pace costruita sulla deterrenza e sul rispetto del diritto può essere una pace vera. In questo senso ciò che è in gioco in Ucraina non è soltanto un confine geografico, ma un principio politico e morale: il diritto dei popoli a scegliere il proprio futuro, senza che questo venga imposto dalla forza militare di un altro Stato.
Pace, libertà e democrazia non sono , ma l'architettura stessa dell'Occidente. Difenderle significa oggi impedire che la violenza diventi un precedente, che l'aggressione diventi un metodo e che la sovranità venga ridotta a una concessione revocabile.
Per questo le posizioni che chiedono di interrompere gli aiuti all'Ucraina in nome di un pacifismo astratto, di una neutralità apparente rischiano di produrre l'effetto opposto a quello dichiarato, perché togliere il sostegno a chi è aggredito non accelera la pace, accelera la sconfitta e una pace costruita sulla resa non è una pace, ma l'anticamera di nuovi conflitti più instabili e più pericolosi per tutti a partire dall'Europa.
Nel contesto dell'attuale scenario internazionale si impone una riflessione lucida sulla necessità di rafforzare la capacità di deterrenza, secondo la strategia dell'istrice da lei illustrata, Ministro, una strategia che potremmo definire difensiva e dissuasiva. Come l'istrice, animale di dimensioni ridotte ma in grado di scoraggiare anche avversari più grandi grazie alla propria capacità di difesa, così l'Italia e i Paesi del continente europeo devono dotarsi di strumenti credibili che rendano chiaro come ogni aggressione comporti un costo elevato per chi la tenti.
L'esperienza dimostra che la deterrenza rappresenta un fattore essenziale di sopravvivenza e stabilità, come evidenziato da realtà che hanno fondato la propria sicurezza su una solida capacità difensiva. In questa prospettiva, investire nei prossimi anni nel settore della difesa a livello nazionale ed europeo non significa alimentare conflitti, ma prevenire minacce, tutelare la sicurezza dei cittadini e garantire la pace.
Una difesa moderna, integrata e adeguatamente finanziata costituisce infatti lo strumento più efficace per dissuadere chiunque intenda colpire l'Italia e l'Europa, affermando con chiarezza che ogni tentativo di aggressione produrrebbe conseguenze immediate e sproporzionate per l'aggressore stesso.
In questo percorso, signor Ministro, desidero ringraziarla a nome di Fratelli d'Italia per la serietà, equilibrio, buonsenso e fermezza con cui sta guidando la politica di difesa della nostra Nazione nella fase più complessa del dopoguerra.
Come da lei sottolineato, signor Ministro, il quadro delineato dal 2025 restituisce un contesto di eccezionale gravità, il più critico dalla fine della Seconda guerra mondiale, con 59 conflitti attivi nel mondo. In uno scenario internazionale caratterizzato da mutamenti rapidi e continui emerge con forza l'esigenza di disporre di uno strumento militare moderno, flessibile e in grado di operare efficacemente in domini e contesti che evolvono con estrema velocità.
La sfida principale non è soltanto quella di reagire alle minacce, ma soprattutto di prevenirle, poiché l'esperienza dimostra come una volta esplose le crisi siano sempre più difficili da contenere e successivamente da ricomporre. Investire nella capacità di anticipare e prevenire i conflitti significa quindi tutelare la sicurezza, ridurre le sofferenze e contribuire in modo concreto alla stabilità e alla pace internazionale.
La linea che lei ha tracciato, Ministro, insieme al Governo tutto, fatta di responsabilità internazionale, tutela dell'interesse nazionale e rifiuto di ogni avventurismo, rappresenta un punto di forza per l'Italia. È per questo che, come Fratelli d'Italia, confermiamo con convinzione il pieno sostegno al suo operato nella solida consapevolezza che solo una difesa credibile e una deterrenza efficace possano garantire oggi la sicurezza dell'Italia e la possibilità di una pace giusta domani .
PRESIDENTE. Intanto, approfitto per salutare studenti e insegnanti del liceo statale “Regina Margherita” di Torino che sono presenti in tribuna, insieme agli studenti e agli insegnanti dell'istituto “Luigi Einaudi” di Magenta, in provincia di Milano . Grazie di essere qui e tanta fortuna a tutti voi .
È iscritto a parlare il deputato Graziano. Ne ha facoltà.
STEFANO GRAZIANO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Io vorrei subito dire che condivido molte delle cose che ha detto il Ministro Crosetto. Vorrei, però, ribadire allo stesso tempo che per noi avere una pace giusta e duratura è l'elemento principe della fine del conflitto, però mi faccia anche aggiungere, perché, dopo 4 anni di conflitto, di guerra, quello che ha segnato il cambio di passo di quelli che sono stati per l'Europa 80 anni di pace, quello che ha garantito l'Europa in 80 anni di pace, c'è stato un rovesciamento di quella che è stata la condizione degli ultimi 80 anni.
E vedete, questa guerra, questo conflitto è arrivato perché c'è stato un aggredito e un aggressore. Gli aggressori sono stati la Russia e Putin e gli aggrediti sono stati, ovviamente, l'Ucraina e Zelensky. Dentro questo ragionamento di base, per il quale noi, come Partito Democratico, dall'inizio ad oggi, senza avere alcuna ambiguità, abbiamo dato un sostegno “senza se e senza ma” all'aiuto all'Ucraina, però mi faccia dire che oggi, Presidente, il Ministro Crosetto lo vedo un po' più solo dentro la maggioranza, perché ci sono tre fatti, uno sul piano internazionale e due un po' sul piano più locale, che in realtà segnano l'isolamento un po' di quella posizione.
Lo dico perché io la condivido. Il punto di fondo è che oggi Trump - nella relazione del Ministro non c'è, è la parte che omette - ha detto sostanzialmente che la pace non si fa - nonostante noi siamo quelli che abbiamo detto dall'inizio che c'è bisogno di un'azione diplomatica più forte -, Trump ha detto che la pace non si fa per colpa di Zelensky, e di tutta risposta Putin ha risposto che ha ragione Trump. E mentre c'era questo battibecco fuori, lì, mentre parlavano, il Ministro Crosetto parlava in Aula e in realtà sosteneva la tesi che sosteniamo noi, che la colpa è dell'aggressore rispetto all'aggredito.
Però la seconda cosa che è accaduta: la Lega, in realtà, oggi ha avuto grandi parole di freddezza nei confronti di quello che ha detto Crosetto e prova addirittura a mettere il guinzaglio a Crosetto rispetto a quello che, in realtà, il Governo Meloni deve e dovrebbe fare in Europa, e questa è la seconda cosa. Poi c'è un terzo evento che sta accadendo, mentre noi stiamo qui dentro: il terzo evento è che in realtà lì fuori c'è il di Vannacci contro l'aiuto all'Ucraina. Ora mi sembra evidente che nella maggioranza c'è un tale livello di confusione e di ambiguità che è difficile sostenere in realtà quello che ha detto Crosetto nella sua relazione.
La terza cosa la vorrei dire perché, Ministro Crosetto, le chiedo con chiarezza: cosa fa il Governo italiano sulla Groenlandia? Possiamo saperlo? Perché, se noi partecipiamo ai vertici di Parigi e dentro i vertici di Parigi dei Volenterosi si decide uno schema, e poi, contemporaneamente, arriviamo qui e su quello che riguarda Kiev in realtà noi troviamo l'ambiguità di quella che è la posizione della maggioranza, a partire dalla Lega, e contemporaneamente non diciamo che cosa succede sulla Groenlandia, quando in realtà Francia, Inghilterra e Danimarca stanno sostenendo la tesi di mandare lì forze, ecco, probabilmente c'è un tema un po' più grande.
Il tema più grande è che la Presidente del Consiglio Meloni deve chiarirsi forse con il suo migliore alleato Trump e gli deve chiedere che cosa ha intenzione di fare, perché lei nelle sue parole ha detto, a mio avviso, una cosa importante: bisogna vedere che cosa, dove vuole arrivare la Russia. E io le dico un'altra cosa: dobbiamo vedere dove vuole arrivare Trump. O meglio, noi diciamo: ma dove vogliono arrivare Trump e Putin rispetto all'Europa? Perché questo è il punto più importante. C'è un lavoro per distruggere l'Europa e noi, a nostro avviso, dobbiamo stare in Europa.
Noi abbiamo bisogno di più Europa, non di meno Europa, ed è questo un punto politico - mi faccia dire, Ministro Crosetto - che, purtroppo, nella sua relazione manca, manca profondamente. Manca perché c'è un'ambiguità, perché quella relazione che è stata fatta oggi, quella risoluzione che stiamo per votare oggi è stata una risoluzione a togliere le cose, perché per ogni cosa in più che veniva messa c'era un conflitto profondo dentro la maggioranza, e, non a caso, stamattina la prima risoluzione presentata - sarà un fatto tecnico, ma io non credo - è esattamente quella del PD.
Allora, vedete, tutte queste cose le voglio dire perché penso che devono restare agli atti. Ci deve essere una posizione chiara. Il Partito Democratico ha detto con chiarezza, senza ambiguità, che noi sosteniamo l'Ucraina, senza se e senza ma, perché abbiamo bisogno di più Europa, abbiamo bisogno di difendere la pace, abbiamo bisogno di ricostruire quelle che sono le condizioni che erano . È evidente che, se non c'è la posizione dell'alleanza occidentale, di quello che è, in realtà, il quadro complessivo da una parte degli Stati Uniti e dall'altra della Russia, ma, fatemi dire, se non c'è la posizione dell'Europa nel tavolo della trattativa e non c'è la posizione dell'Ucraina, è evidente che la pace sarà sempre meno giusta e sarà sempre meno duratura .
PRESIDENTE. È così conclusa la discussione.
PRESIDENTE. Avverto che sono state presentate le risoluzioni Braga ed altri n. 6-00221, Lomuti ed altri n. 6-00222, Chiesa, Zoffili, Saccani Jotti, Carfagna ed altri n. 6-00223, Zanella ed altri n. 6-00224, Magi e Della Vedova n. 6-00225, Richetti ed altri n. 6-00226 e Boschi ed altri n. 6-00227. I relativi testi sono in distribuzione .
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, che esprimerà altresì il parere sulle risoluzioni presentate.
GUIDO CROSETTO, . Grazie, Presidente. Grazie, onorevoli deputati, grazie per i vostri interventi. Io sono stato molti anni in questo Parlamento, non ci sono per scelta in questo mandato. Io mi sono sempre relazionato. Il vantaggio di questo luogo è che tutto ciò che noi diciamo, tutti i modi con cui lo facciamo, è filmato ed è scritto. Io mi sono sempre rapportato, dalla maggioranza all'opposizione, nello stesso modo: con profondo rispetto degli avversari politici, cercando di usare parole che pensavo e facendo della verità l'unico obiettivo della mia presenza qua. Se posso citare Brecht, che è stato citato prima, sempre : chi non conosce la verità è uno stupido, ma chi, conoscendola, la deforma, è un malfattore .
Io penso che questo sia il luogo nel quale chiunque eserciti la propria funzione deve, innanzitutto, verità, che è quella che io vi ho sempre dato e che continuerò a darvi. E per questo ho accettato e ascoltato con molto interesse, e mi sono appuntato, molti degli interventi, perché nessuno di noi sa tutto, nessuno di noi pensa tutto e qualunque consiglio possa arrivare è utile, soprattutto quando si fa il Ministro della Difesa in tempi come questi, ma mi sono anche appuntato cose che non posso accettare vengano pronunciate qua dentro, senza rispondere.
Perché devo verità a questo luogo, ma soprattutto al Paese. Il vantaggio è che, quando veniamo qua dentro, sì, ci portiamo dentro il nostro ruolo, la nostra carica, la nostra funzione , ma ci portiamo dietro la nostra storia, che è indipendente dal partito e dalle maggioranze. Le parole che ha detto ognuno di noi, portandosele dietro, non può dimenticarle e deve ribadirle.
E allora voglio genericamente dire che non c'è stata una sola volta in cui io abbia detto o pensato: l'Ucraina può vincere la guerra. Mai. Qua, al Copasir, in Commissione, nelle interviste sui giornali. Non c'è una sola volta nella quale io ho pensato o detto - e non troverete nessuna parola - che armare l'Ucraina era il modo per finire la guerra. Mai, in nessun luogo, nessuna parola. Armare l'Ucraina era aiutarla a difendersi, era aiutarla a proteggersi. Ho sempre pensato, e lo avete anche agli atti di questa Camera, fin dal primo momento, che l'unica soluzione possibile fosse quella diplomatica.
E non accetto, non posso accettare che qualcuno qua dentro, mistificando la verità, parli di una scelta bellicista, perché, onorevole Pellegrini, se è una scelta bellicista - io non penso che questo decreto sia una scelta bellicista -, ma se questo decreto è una scelta bellicista, lo ha votato lei da senatore con il Governo Draghi , perché è esattamente identico al primo, e gli italiani l'hanno sentita parlare.
E non potete negarlo, perché è la verità. Invito ad andare a vedere quel decreto, invito ad andare a vedere che è la fotocopia di questo, quando è stato votato, come ha votato l'onorevole Pellegrini al Senato allora.
Fu votato allora anche da Fratelli d'Italia, che era all'opposizione. Quindi, quella non fu una scelta bellicista, perché aiutare una Nazione a difendersi non è una scelta bellicista, perché, se io vedo qualcuno che picchia lei, onorevole Pellegrini, e vengo difenderla, non considero la sua difesa una scelta bellicista , e questa è, secondo me, una cosa che, al di là delle idee… io ho totale rispetto per le posizioni pacifiste assunte in questi anni dal MoVimento 5 Stelle, da AVS, da parte del PD e anche da alcune parti della maggioranza, e ho un totale rispetto dei pacifisti veri.
Rifiuto l'idea che aiutare l'Ucraina, fornendole la possibilità di difendersi, sia una scelta guerrafondaia o bellicista: non lo è! Non è il modo per far finire la guerra, e nessuno ha mai pensato che la fornitura di armi all'Ucraina fosse il modo per far finire la guerra. Noi abbiamo aiutato l'Ucraina perché si difendesse , perché sopravvivesse, perché non venisse calpestata.
E non avremmo voluto farlo e non lo avremmo mai fatto se i carri armati russi non avessero superato il confine. E vivaddio, non è colpa dell'Italia, di Draghi, dei 5 Stelle, di Fratelli d'Italia se la Russia ha deciso di intraprendere una guerra, non lo è, per quanto sia grande il potere di questa Nazione. Ma, se noi non avessimo dato un aiuto, un solo aiuto all'Ucraina, voi pensate che sarebbe cambiato il destino di ciò che è successo adesso? Voi pensate che se l'Italia avesse detto “no, noi guardiamo da un'altra parte”, in questi anni sarebbe successo qualcosa di diverso?
Sì, ve lo dico io: forse qualche migliaio di morti in più, perché forse qualche bomba di quelle che abbiamo fermato non ha ucciso qualcuno. Questo è quello che è successo, ma non ci sarebbe stato un giorno di guerra in meno, non ci sarebbe stato un giorno di guerra in meno, non ci sarebbe stato un missile in meno da parte della Russia, non ci sarebbe stato un morto ucraino in meno, purtroppo. E non è vero che, in questi anni, l'Italia non ha cercato con tutte le forze di avere una posizione internazionale che ci consentisse di sederci a quel tavolo.
Oggi avete detto che io non ho parlato di alcuni temi. È vero, non ho parlato di alcuni temi. Intanto, perché sono il Ministro della Difesa, non il Ministro degli Esteri, né il Presidente del Consiglio, ma non ho paura ad affrontarli. Il problema dell'Europa, esiste un problema dell'Europa? Certo che esiste, ma non è un problema generato dal Presidente Meloni o da questo Governo. I Trattati europei non li ho scritti io, e che la politica estera sia competenza nazionale e che la politica di difesa sia competenza nazionale non l'ho scelto io, non lo avete scelto voi, non lo ha scelto questo Governo.
È una condizione che l'Europa ha scelto anni fa, nella quale si trova, e che adesso è un elemento di debolezza? Sì, è oggettivamente un elemento di debolezza il fatto che l'Europa non abbia una voce unitaria, ad esempio, in politica estera. Perché la Kallas, come sapete tutti, può andare in giro, ma se poi, dopo, arriva Macron e dice un'altra cosa, quello che ha detto la Kallas non conta. E questa non è una responsabilità di un partito di una maggioranza, vivaddio, è una scelta che possono compiere i parlamenti di 27 Paesi per cambiare quello che hanno costruito in modo diverso, in una situazione diversa, anni fa.
Ed è un processo lunghissimo, che la situazione e la storia che viviamo non ci consente di fare con la velocità di cui avremmo bisogno. Perché è vero, il mondo sta cambiando.
Non ho commentato le elezioni di Trump, come faccio a commentare le elezioni di un Capo di Stato di un altro Governo? Sono anni, però, che dico, pubblicamente, che purtroppo ci è dato di vivere in tempi nei quali i Paesi non sono grandi e non saranno grandi, non conteranno nel mondo per il livello raggiunto di valori, di democrazia, di diritti, ma purtroppo abbiamo i tempi in cui conterà la potenza economica, finanziaria. Sono tempi nei quali io non avrei voluto vivere e che non voglio regalare ai miei figli, ma in questi ci è dato di nascere e vivere, e in questi noi siamo un piccolo Paese, che ha una grande responsabilità. L'ho sempre detto qua dentro… Non è vero, lei mi ha sentito parlare, sono 3 anni che parlo della crisi del multilateralismo e continuo a dire, da 3 anni, che l'unico modo per risolvere le controversie internazionali è un nuovo multilateralismo, ma c'è un'ONU che boccheggia, e lo vediamo tutti; e non boccheggia per colpa del Governo italiano o di questo Parlamento.
Ma io sono 3 anni che dico che, fin quando noi non ridaremo vita all'ONU, a un'organizzazione multilaterale, non avremo che le guerre per risolvere i conflitti internazionali. Ma questo non è un lavoro che può fare questo Governo, è un lavoro che può fare una Nazione, mettendo insieme altre Nazioni, in un percorso difficile, perché le grandi potenze non sono interessate. Perché per la grande potenza, economica, industriale o militare, l'ONU è un problema perché la obbliga a raffrontarsi con la Nazione più piccola, quella che non conta nulla, ma che ha una voce.
Perché il diritto internazionale è così, è fastidioso, non dà ragione al più forte, ma dà ragione a quello che ha ragione. Ed è lo stesso problema per cui è complesso il voto a maggioranza in Europa, perché, se noi vogliamo, in qualche modo, garantire a tutti le stesse condizioni di non sentirsi imprigionati in un organismo internazionale, diventa difficile e molto meno semplice il ragionamento sul voto a maggioranza e minoranza. Così come, se noi diciamo di essere favorevoli al diritto internazionale, diventa difficile e ostica la discussione sugli congelati, che dura da 6 mesi in Europa.
E se c'è stato uno sblocco sul diritto degli congelati, lo ricordo, c'è stato durante il G7 in Italia, su volontà e indicazione della Presidente Meloni, che perlomeno è riuscita a utilizzare gli interessi degli congelati. Allora, purtroppo, viviamo in tempi in cui camminiamo su un crinale difficile, complesso; se tu difendi il diritto internazionale, poi non puoi calpestarlo su un'altra cosa. È la stessa difficoltà quando devi dare il giudizio sull'Ucraina, su Gaza, sull'Iran, sulla Colombia, sul Venezuela, su tutto quello che sta succedendo in giro per il mondo, con la necessità di collocarti all'interno di un consesso delle Nazioni dove tu non puoi farti nemici tutti.
Perché, se tu hai sulle spalle la responsabilità di un popolo, ci sono volte in cui ti puoi scontrare, volte in cui devi stare zitto, volte in cui devi abbozzare, come nella vita, come nel lavoro, perché i rapporti tra Stati non sono diversi dai rapporti che ci sono tra gli esseri umani. Allora avete tirato fuori tutti questi argomenti e questi sono gli argomenti che dovremo discutere, ed è questo il luogo in cui discutere. Quando io parlo di riforma della difesa, non sminuitela dicendo: lei parla di volontari, di leva volontaria, parla di difesa, ci dice che la Russia vuole attaccarci.
Io non ho mai detto che la Russia vuole attaccarci e ci sono testimoni. Io ho detto: “qualunque Nazione voglia attaccarci, noi non avremmo la capacità di difenderci”. Qualunque Nazione ostile, non ho mai indicato una Nazione, perché non lo farei mai. Se parlo di Russia e Ucraina, parlo di Russia, ma quando parlo d'Italia, parlo in modo generico, parlo della necessità della difesa italiana; e se parlo di leva o di leva obbligatoria o di necessità di riserva, lo faccio perché faccio il Ministro della Difesa e devo portare in Parlamento le mie proposte per la difesa dell'Italia, ma, nei fatti, il Governo non propone, non ha attuato una leva.
Il Governo e il Ministro della Difesa ha detto che parlerà in Parlamento e chiederà al Parlamento di discutere il riassetto della difesa di questo Paese nei prossimi anni. Non un decreto-legge, non un modo per scavalcare. Ho invitato il Parlamento, lo sto rifacendo, a una discussione ampia, lunga e approfondita, che prevederà la mia presenza in questo Parlamento per tutto il tempo necessario, sulla difesa, di cui non usufruirò io, ma che lasceremo al futuro del Paese.
Ma non è il Governo che decide, è il Parlamento. Io ho voluto che passasse in Parlamento in un unico disegno, perché ci concentrassimo tutti - per un mese, un mese e mezzo o due - su come noi riteniamo di doverci difendere, perché voglio che tutti siate interpellati, perché non è un problema mio e non dipende dalla nostra volontà di pacifismo. Il problema non è se noi siamo pacifici o meno. Noi non attaccheremmo mai nessuno. Noi non vogliamo le guerre, noi non vorremmo le armi, io per primo. Noi viviamo in un mondo nel quale abbiamo la responsabilità - questo Parlamento ce l'ha, io poi devo gestirla - di costruire le condizioni di sicurezza del Paese.
La scelta sull'Ucraina, sull'aiuto all'Ucraina, per quanto più ampia e per quanto sempre distante, rientra nella necessità di costruire le condizioni di difesa esterna del Paese, affinché in Europa non ci siano guerre e, una volta finita questa guerra, non ne riparta un'altra il giorno successivo, perché, in Crimea, dopo pochi anni, ne è ripartita un'altra, in Ucraina. Noi dobbiamo fare in modo che il giorno in cui si conclude questa guerra, non ci sia nulla dopo. Va costruita con calma e con ragionamento. Per quello all'interno della coalizione dei volenterosi noi siamo andati con i piedi di piombo.
Smettiamola con questa esterofilia per cui, se noi diciamo qualcosa, siamo sempre in torto. Perché io continuo a dirlo, l'ho detto e sono in controtendenza: discutere su cosa faremo il giorno dopo la tregua, dicendo che ci programmiamo per andare in Ucraina, quando sappiamo che la tregua deve essere accettata dalla Russia e sappiamo che probabilmente una delle regole che metterà la Russia è che non vorrà vedere nessuno di quei piedi europei in Ucraina, diventa surreale. Mi sono limitato a dire: perché non parliamo di tutto il resto che possiamo costruire e questa parte la lasciamo - e torniamo al multilateralismo - all'ONU? L'ho detto un anno e mezzo fa prima che nascesse la coalizione dei volenterosi.
Ed è la stessa cosa, visto che mi avete portato sulla Groenlandia, di ciò che abbiamo detto sulla Groenlandia. Se vogliamo fare qualcosa in Groenlandia, facciamolo fare dalla NATO, dove ci siamo tutti e ci sono anche gli Stati Uniti, e decidiamolo dall'interno. Non chi arriva prima! Perché la corsa qual è? A chi arriva prima a mandare in Groenlandia, quanto? Cento, 200, 1.000? A fare un'esercitazione in Groenlandia? O il tema è cercare di usare la Groenlandia per unire e non per spaccare? E, allora, dici: la faccio come NATO. Allora, dici: faccio questa cosa come NATO. Perché, guardate che se noi andiamo dietro alle derive che tendono a spaccare, perché non ci piace l'Amministrazione che è cresciuta in un Paese o nell'altro in questo momento, noi ci troviamo con tutto spaccato. Allora, io sono convinto non che tutto ciò che abbiamo fatto sia stato corretto, giusto, che le abbiamo azzeccate tutte. Io sono convinto che ciò che abbiamo fatto in questi anni per cercare di mantenere la barra dritta, anche per le altre Nazioni, è stato con un unico obiettivo, ossia portare stabilità, pace e sicurezza e con un'altra cosa, di cui io penso tutti voi dobbiate essere fieri, che è quella di dimostrare che in qualunque guerra, dovunque sia stata, da Gaza all'Ucraina - escludiamo la parte militare -, per gli aiuti civili, per la parte umanitaria e per tutto ciò che abbiamo potuto fare, vi assicuro che siamo stati i primi da tutti i punti di vista, anche in questo, anche da questo punto di vista.
Io sono convinto che questo sia un bene del Parlamento, non del Governo. Questo è il modo con cui abbiamo affrontato e affronteremo anche quest'anno. Qualcuno mi ha detto: la risoluzione è più bella una, è più bella l'altra. Guardate, io ho un compito. Prima ho citato Brecht, adesso passo a Boskov: il rigore c'è, quando l'arbitro fischia. Io esco con una risoluzione che mi consente di aiutare l'Ucraina, come ho fatto in questi anni. È una risoluzione che mi dice - e io penso sia giusto - di fare di tutto per andare avanti a trovare una soluzione diplomatica. È una risoluzione che in più mi aggiunge di fare di più dal punto di vista degli aiuti civili. Per cui, se io penso a ciò che posso fare da domani mattina, a ciò che può fare l'Italia, sono soddisfatto, perché possiamo fare quello che abbiamo fatto fino a ieri, potrò aggiungere tutti gli aiuti civili e della difesa civile - come diceva prima il collega - e, contestualmente, come abbiamo fatto adesso, potrò lavorare con ancora più forza per cercare la soluzione diplomatica. E di questo, sì, devo essere contento, non posso che esser felice .
PRESIDENTE. Ministro, non si sieda perché deve dare il parere sulle risoluzioni.
GUIDO CROSETTO,. Sulla risoluzione Braga ed altri n. 6-00221, il parere è contrario sulle premesse e favorevole sugli impegni, previa riformulazione dell'impegno n. 1: “a continuare a sostenere ogni iniziativa”. E poi su tutti gli altri favorevole.
Sulla risoluzione Lomuti ed altri n. 6-00222, il parere è contrario.
Sulla risoluzione Chiesa, Zoffili, Saccani Jotti, Carfagna ed altri n. 6-00223, il parere è favorevole.
Sulle risoluzioni Zanella ed altri n. 6-00224 e Magi e Della vedova n. 6-00225, il parere è contrario.
Sulla risoluzione Richetti ed altri n. 6-00226, il parere è favorevole previa riformulazione degli impegni come segue. Con riferimento all'impegno 1: “a continuare a sostenere” ed espungere: “e con le necessità conseguenti alla fine degli aiuti statunitensi”; con riferimento all'impegno 3, espungere: “di cooperazione politica e militare”; con riferimento all'impegno 4, espungere la parola: “orientali”; con riferimento all'impegno n. 5: “a difendersi in sede europea dalle azioni di guerra ibrida da parte della Federazione Russa, relative al sistema informativo, ai processi elettorali e al funzionamento delle istituzioni democratiche, nonché alla compromissione dei servizi di interesse pubblico e delle infrastrutture critiche, anche attraverso iniziative in discussione presso la Commissione europea”.
Sulla risoluzione Boschi ed altri n. 6-00227, il parere è contrario sulle premesse e favorevole previa riformulazione degli impegni: con riferimento all'impegno 1: “a confermare all'Ucraina ogni supporto politico, economico, umanitario, diplomatico e militare, valutando anche la possibilità di nomina - in sede europea - di un inviato speciale”; con riferimento all'impegno 3, terminare la frase con le parole: “azione unitaria a livello europeo”. Quindi, sulle premesse il parere è contrario su tutte risoluzioni, tranne che su quelle di maggioranza, mentre sugli impegni - quando favorevole - con le dette riformulazioni.
PRESIDENTE. Bene, la ringrazio. Se ce lo può consegnare, lo distribuiamo ai gruppi.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare il deputato Magi. Ne ha facoltà.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Ministro Crosetto, lei è stato tanto chiaro e netto e anche condivisibile su alcune espressioni, quanto invece è reticente la risoluzione della maggioranza, su cui lei ha dato ovviamente il parere favorevole.
Noi siamo assolutamente convinti che la difesa dell'Ucraina sia la prima linea della difesa dell'Europa e che continuare a garantire il sostegno militare al popolo ucraino aggredito, che si difende, abbia solidissime basi di diritto internazionale, in base all'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). Pensiamo che il modo in cui l'Europa lo sta facendo e il modo in cui continuerà a farlo dimostrerà quanto essa sia pronta ad affrontare una situazione geopolitica che ha visto cambiamenti repentini e profondi e li sta vedendo tuttora. Pensiamo cioè che, nella difesa dell'Ucraina, l'Europa ribadisca di essere un consesso di popoli e di Stati profondamente fondato proprio sul diritto internazionale e sullo Stato di diritto.
E vede però, Ministro, nella sua relazione e nella sua replica (soprattutto, nella sua replica), lei è stato profondamente reticente, perché alle affermazioni che lei ha fatto e che - lo ripeto - sono in buona parte condivisibili, dovrebbe però corrispondere una convinzione di fondo, ossia che quello che ci serve strategicamente è di avviarci con decisione verso la costruzione di una politica estera e di difesa comune. Lei ci ha detto: ma questo non dipende da noi, non dipende dal nostro Governo; questa Europa ce la siamo trovata così e che cosa possiamo fare? Non abbiamo il tempo di cambiarla, mentre tutto cambia a un tempo velocissimo.
Sembrerebbero persino parole di responsabilità, poi uno vede la Presidente Meloni che fa un video a sostegno di Viktor Orbán - e lo fa insieme a tutti coloro, ipernazionalisti (alcuni anche un po' fascistoidi, qua e là per l'Europa), che si oppongono sistematicamente a questa trasformazione delle istituzioni europee, cioè a realizzare una sovranità europea, laddove anche lei lamenta, Ministro, che non c'è e servirebbe.
Questa è la furbizia, questa è l'elusione che è intollerabile davanti a un Parlamento proprio seguendo quella necessità di coerenza con la storia che ognuno di noi si porta dietro, Ministro Crosetto. Perché quei personaggi (Orbán, Fico e tutti quegli altri, Vox, Le Pen e i neonazisti tedeschi dell'AfD) sono quelli che vogliono l'Europa nazionalista, che non avrà mai quello che anche lei chiede. Questa è la contraddizione che inchioda anche lei, Ministro, alle sue responsabilità. Questi sono i partiti che oggi, quando sono nel Consiglio europeo, votano contro e si oppongono anche alle decisioni del vostro Governo. Allora, questo è il motivo che ci porta a non poter votare una risoluzione, quella di maggioranza, che è assolutamente elusiva.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). La nostra risoluzione - concludo Presidente - conteneva anche una rivalutazione dell'impegno italiano in una missione multinazionale di interposizione, che non è fare la guerra alla Russia ma partecipare, con una disponibilità politica, a un eventuale processo di . Questo è quello di cui si trattava e anche su questo avete mentito .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Steger. Ne ha facoltà.
DIETER STEGER(MISTO-MIN.LING.). Grazie Presidente. Da quale parte sta l'Italia quando la forza tenta di sostituirsi al diritto? Su questo veramente, colleghi, non possono esserci esitazioni, né zone grigie. La Russia ha aggredito l'Ucraina non per errore, non per incidente ma per scelta. E chi aggredisce un Paese sovrano in Europa non sta mettendo alla prova solo Kiev, sta mettendo alla prova noi, la nostra credibilità, la nostra idea di ordine internazionale. Per questo lo dico con nettezza: se la Russia vincesse in Ucraina, la guerra non finirebbe, cambierebbe soltanto indirizzo. Oggi è l'Ucraina, domani potrebbero essere i Baltici, la Moldavia e altri confini europei. E allora pagheremmo un prezzo immensamente più alto in sicurezza, in libertà, in economia e in stabilità.
DIETER STEGER(MISTO-MIN.LING.). Ecco perché condividiamo la linea del Ministro Crosetto. Nel suo intervento c'è stata una chiarezza che considero un valore politico, sugli obiettivi, sul perimetro e sulla necessità di mettere l'Ucraina nelle condizioni di resistere e negoziare da una posizione di forza, nonché sul fatto che il sostegno non è un automatismo ma una scelta responsabile, misurata e verificabile. Il punto però è proprio questo: la chiarezza non è un dettaglio, è sostanza democratica e responsabilità verso il Parlamento e verso i cittadini.
Il decreto-legge del 31 dicembre - lo diciamo senza ambiguità - è essenziale, va nella direzione giusta, ma non è ancora sufficiente. Primo: proroga, previo atto di indirizzo delle Camere, l'autorizzazione alla cessione di mezzi e materiali all'Ucraina, con priorità anche per dotazioni logistiche sanitarie e civili e di protezione dagli attacchi aerei missilistici con droni e mezzi cibernetici. Qui non stiamo mandando armi in modo astratto, stiamo garantendo la capacità di resistere di un Paese aggredito e contribuendo a proteggere città, reti energetiche, ospedali e scuole. Stiamo salvando vite e soprattutto difendendo un principio che, se cade, trascina con sé tutta l'Europa, e in Europa i confini non si cambiano con la violenza.
Secondo: il decreto rinnova fino al 4 marzo 2027 i permessi di soggiorno per protezione speciale dei cittadini ucraini già presenti in Italia prima del 24 febbraio 2022, in coerenza con la proroga europea della protezione temporanea. Questo è un atto di coerenza morale e politica: non si sostiene l'Ucraina a parole e poi si lascia nell'incertezza chi è qui, lavora, studia, cresce figli e vive ogni giorno col cuore sospeso tra notizie e silenzi. Qui l'Italia dice: la solidarietà non è uno slogan, ma una scelta.
Colleghe e colleghi, veniamo alla risoluzione di maggioranza. Ne riconosco l'impianto generale e l'intenzione: tenere insieme sostegno militare, aiuto civile e responsabilità istituzionale, dare priorità anche a componenti logistiche, sanitarie, di protezione civile e di difesa dagli attacchi aerei missilistici con droni e mezzi cibernetici, valorizzare gli aiuti umanitari e il sostegno macrofinanziario all'energia e alla ricostruzione, includendo cooperazione industriale e partenariati strategici.
Apprezzo, inoltre, l'impegno a garantire un'informazione adeguata al Parlamento sull'attivazione e sugli sviluppi negoziali, con trasparenza nei limiti della riservatezza, perché in una democrazia parlamentare l'unità è solida solo se è fondata sulla responsabilità e sul controllo, ma proprio perché condividiamo le finalità, dobbiamo essere esigenti sul metodo e sul contenuto. Qui sta il nodo, la risoluzione non è sufficientemente chiara sulle misure da concedere all'Ucraina: non chiarisce, con la necessaria precisione, il perimetro operativo, le priorità, i criteri e le condizioni di impiego delle capacità che intendiamo mettere a disposizione; non esplicita, in modo adeguato, come si garantisca coerenza tra obiettivo politico e strumenti e, soprattutto, lascia spazio a interpretazioni divergenti, proprio nel punto più sensibile, quello che richiede massima trasparenza e massimo rigore.
Il Ministro Crosetto è stato chiaro, la risoluzione invece non lo è altrettanto. Quando si parla di sicurezza europea, di deterrenza, di sostegno militare a un Paese aggredito, l'ambiguità non è prudenza, è fragilità, è il terreno su cui crescono equivoci, strumentalizzazioni e divisioni, ed è esattamente ciò che dobbiamo evitare.
Colleghe e colleghi, capisco la stanchezza - la sentiamo tutti -, ma la stanchezza non è una strategia e non può diventare una politica estera. Cercare la pace è doveroso, ma la pace si costruisce su un presupposto non negoziabile: l'aggressore non deve vincere. La deterrenza oggi è la scelta più responsabile, più umana, perché evita domani conflitti più grandi e più vicini. Proprio per questo la mia richiesta, la nostra richiesta, è semplice e - credo - ragionevole su un tema così grave: vogliamo una risoluzione che dica con chiarezza che cosa intendiamo fare, con quali priorità, con quali criteri, con quali garanzie di controllo democratico. Vogliamo un testo che assomigli per nitidezza alla linea esposta dal Ministro, perché solo la chiarezza rafforza l'unità e rende credibile la deterrenza. Per queste ragioni, pur ribadendo senza ambiguità che stiamo con l'Ucraina e con il diritto internazionale, pur sostenendo le misure del decreto-legge e gli strumenti di protezione e solidarietà…
DIETER STEGER(MISTO-MIN.LING.). …pur condividendo l'obiettivo di una pace giusta e non apparente, noi non possiamo votare a favore di una risoluzione che, nel capitolo più delicato, resta indeterminata. Annuncio un voto di astensione sulla risoluzione di maggioranza, che non è un'astensione di comodo, né un passo indietro, è un atto di serietà, perché su queste decisioni servono determinazione e coraggio, ma anche precisione e responsabilità, e la responsabilità oggi significa solo una cosa: sostenere l'Ucraina con strumenti efficaci e con parole chiare…
PRESIDENTE. La ringrazio.
DIETER STEGER(MISTO-MIN.LING.). …perché difendere l'Ucraina oggi, significa difendere l'Europa domani e su questo, colleghe e colleghi, non esiste neutralità, esiste solo il dovere di fare bene .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Faraone. Ne ha facoltà.
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Sinceramente, ascoltando il dibattito in quest'Aula, ma anche nel Paese, la cosa che mi ha più impressionato è che il diritto internazionale viene considerato una sorta di ottovolante, cioè, da un lato, si dice che in Venezuela con Maduro o in Iran con Khamenei, non si possa intervenire in nome del diritto internazionale. Stiamo parlando di Paesi in cui non è che i diritti civili siano rispettati, non è che la democrazia sia rispettata, anzi, addirittura, come nel caso del Venezuela, ci ritroviamo di fronte a un dittatore che ha ribaltato l'esito di elezioni democratiche. Dall'altro lato, però, le stesse persone che in nome del diritto internazionale dicono che non bisogna intervenire in quei Paesi, ci dicono che Putin va lasciato fare, perché è più forte. Stiamo parlando di un capo di una Nazione che sta tentando l'invasione di una Nazione sovrana democratica, che ha scelto democraticamente un Governo e che ha scelto democraticamente di essere democratica. Quindi, il paradosso è doppio e in questa situazione ci ritroviamo sostanzialmente a far valere il principio di diritto internazionale affidato, poi, anche ad istituzioni che, in questo momento - l'ha detto lei bene, Ministro, io lo condivido - sono istituzioni fantasma.
Oggi riferirsi all'ONU è un po' come riferirsi, che so, al Congresso di Vienna, al Concilio di Trento, cioè a cose che sono assolutamente velleitarie e fuori da ogni concezione e ogni impostazione concreta di risoluzione dei conflitti internazionali.
Ora, io credo che, se vogliamo fare un ragionamento serio, dovremmo immaginare un attimo un fotogramma. Qualora noi avessimo lasciato fare a Putin in questo contesto internazionale, cioè se Putin quando ha iniziato il conflitto non avesse avuto una resistenza da parte, allora, degli Stati Uniti d'America più che dell'Europa, noi ci saremmo ritrovati con uno che oggi, quando c'è una divisione del mondo e delle sfere di influenza, quando c'è Trump che sta decidendo di fare intorno al mondo, avrebbe naturalmente considerato l'Ucraina soltanto il primo passo di una conquista, che avrebbe a quel punto esteso ad altri Paesi dell'Est. Proprio perché intanto mi avete lasciato fare - prima nel 2016 in Crimea e poi nel 2022 nel Donbass -, poi mi lascerete fare ancora di più, perché nel frattempo c'è Trump che è andato in Groenlandia, c'è Trump che è andato in Venezuela, eccetera.
Quindi, per fortuna che noi, allora, abbiamo deciso di dare sostegno alla resistenza ucraina. Però, Ministro, al di là di questo aspetto della premessa - su cui condivido il suo ragionamento - poi, mi lasci dire che in politica contano tanto anche i gesti.
A me oggi ha impressionato - forse a lei no - il fatto di non vedere al suo fianco nessun Ministro della Lega, nessun Sottosegretario della Lega, in un contesto in cui siete finiti tutti i santi giorni sui giornali per una polemica su un tema così delicato: è un segnale pesante. Un'assenza su un altro provvedimento si sarebbe notata di meno, un'assenza oggi, dopo le polemiche degli altri giorni, secondo me, ha un peso rilevante. A maggior ragione perché, Ministro, voi state approvando una risoluzione in cui, di fronte a una guerra - una palese guerra -, non avete la forza e la possibilità di scrivere la parola “militare” nella risoluzione di maggioranza, perché ve l'ha detto la Lega.
Ora, a questo punto, io do ragione ai colleghi del MoVimento 5 Stelle. Mi perdoni, Ministro, se la disturbo, ma ci terrei che su questo passaggio ci desse un minimo di attenzione sul tema che riguarda la vicenda... Dicevo, Ministro, sul tema che riguarda la questione del decreto che avete già approvato, fino ad ora noi non abbiamo avuto la necessità di verificare i pacchetti che, poi, il Governo vota a seguito di quel decreto, perché avete semplicemente avuto delle proroghe di un anno.
Ora, a questo punto, alla luce del dibattito che c'è stato all'interno del Governo, all'interno della maggioranza, noi vorremmo capire se nei pacchetti di interventi sull'Ucraina - che voterete come Governo - è cambiato qualcosa rispetto ai decreti che abbiamo votato prima, perché la Lega ha fatto finta di aver vinto una battaglia, ma io ricordo che la Lega aveva detto che doveva essere un decreto per tre mesi e non per un anno; aveva parlato di intervento multidimensionale diventando una barzelletta sostanzialmente, ma alla fine il decreto, da quello che lei ci ha detto, rimane lo stesso.
Le chiediamo, Ministro: ma sarà mutato qualcosa nell'invio delle armi, degli equipaggiamenti, di tutti i beni che saranno necessari per la resistenza ucraina o non cambia nulla? E se non cambia nulla, allora ha ragione Vannacci all'interno della Lega: perché la Lega vota in Parlamento europeo il “no” all'intervento e al sostegno dell'Ucraina e qui, invece, viene a votare un decreto in cui c'è un titolo in cui è scritto “militari”, ma in più non muta nulla? Oppure lei è reticente e non ci dice, nei pacchetti che voterete, cosa cambierà. Su questo credo che bisogna avere chiarezza.
Se non cambia niente, io sono contento, però, mi devono spiegare, quelli della Lega, perché dicono di sì a un decreto che non è mutato rispetto a quelli di prima.
Così come, Ministro, lei ha fatto un intervento che io condivido , ma lo diceva il collega Magi poco fa. Cioè, la Premier Meloni come fa a sostenere un Premier che dopo 14 anni rischia di perdere le elezioni - Orbán, in Ungheria - quando è il principale ostacolo alle cose che lei ha detto. Perché lei ha affermato costantemente, e noi abbiamo condiviso, che è necessario un intervento a supporto della resistenza ucraina; e tutte le volte che c'è un provvedimento in Europa su questo tema, chi mette il veto? Orbán! E chi c'è nel video a sostegno di Orbán? La Meloni.
Per cui, Ministro Crosetto, ci dica come si concilia questa condizione contraddittoria che si manifesta tutte le volte nel rapporto con Orbán ma anche nel rapporto con Trump, perché lei continua a omettere un aspetto: che gli Stati Uniti d'America avevano un'altra posizione politica prima. E prima ci mettevano anche i soldi.
Ora, invece, noi paghiamo loro per darci le armi per difendere l'Ucraina. È cambiata o no la situazione? Trump aveva fatto un vertice in Alaska dicendo che avrebbe risolto tutto, e invece è tutto sempre lì e Trump fa la persona equidistante fra l'Ucraina e la Russia. È cambiato il mondo da questo punto di vista e lei non può omettere un aspetto così importante.
Per cui, io credo, Ministro, che infine non si può stare con un piede dentro e un piede fuori il percorso dei Volenterosi. Con un'altra contraddizione enorme: ci dite e vi vantate di essere quelli che avete individuato il percorso dell'articolo 5 della NATO come intervento automatico, qualora dovesse esserci un'invasione della Russia. Ma, in quel caso, l'intervento militare ci sarebbe, visto che è automatico. E, in quel caso, l'Italia che fa? Non partecipa alla forza di interposizione di pace come forza militare e, invece, parteciperebbe a una reazione per il mancato rispetto all'articolo 5 della NATO?
A me sembra che ci sia un po' di confusione nella vostra posizione che è figlia del fatto che siete una maggioranza composita su questo tema. Profondamente composita.
Così come sul tema della partecipazione al percorso dei Volenterosi. Noi eravamo orgogliosi di vedere Draghi che partecipava agli incontri con gli altri Capi di Stato europei e sosteneva fieramente l'Ucraina. Oggi vediamo che la Meloni, al massimo, si collega da remoto e io credo che tutto questo non rafforzi l'Italia ma la indebolisca .
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti del Liceo scientifico opzione scienze applicate e linguistico “Pitagora” di Rende, in provincia di Cosenza, che assistono ai nostri lavori dalle tribune . Ricordo che tra breve - siamo nelle dichiarazioni di voto - si voteranno appunto le risoluzioni.
Ha chiesto di parlare la deputata Carfagna. Ne ha facoltà.
MARIA ROSARIA CARFAGNA(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, signor Ministro, la ringraziamo per la sua relazione ma soprattutto per il coraggio, la linearità, la coerenza delle sue posizioni che condividiamo interamente.
Come lei ha avuto modo di sottolineare nel corso del suo intervento, il dibattito di oggi è molto di più che una mera ripetizione di altre occasioni di confronto sul tema del sostegno italiano ed europeo all'Ucraina. Anche rispetto al recentissimo dibattito di metà dicembre in vista del Consiglio europeo, ci sono comunque delle rilevanti novità che, a mio avviso, meritano di essere sottolineate perché confermano la bontà, la chiarezza, la coerenza e la correttezza della linea italiana e anche il merito che la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha avuto di mantenere una linea dritta sul sostegno italiano all'Ucraina nonostante le diverse sensibilità che pur convivono all'interno di questa maggioranza.
Quali rilevanti novità? Innanzitutto, i passi in avanti che sono stati compiuti nel confronto diplomatico sulla futura sicurezza dell'Ucraina e il fatto che gli Stati Uniti d'America, come ha ricordato lo stesso Segretario generale della NATO due giorni fa, sono pienamente coinvolti in questo processo, nonostante non sempre le loro posizioni siano comprensibili, condivisibili e spesso, purtroppo, sono altalenanti.
Ma è un fatto che la prossima settimana, a Davos, Donald Trump e Zelensky si incontreranno e firmeranno un accordo di oltre 800 miliardi di euro per la ricostruzione del Paese, nella cornice di un incontro al quale parteciperanno anche l'Italia, la Francia, la Germania, la Gran Bretagna, il Canada, oltre ovviamente alla Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Cosa vuol dire questo? Vuol dire che l'ostinata determinazione della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni a tenere insieme il mondo libero, il fronte occidentale, l'America, l'Europa, a sostegno di una Nazione aggredita, è un'ostinata determinazione che non è stata spesa invano.
E la spinta diplomatica in corso per la pace inizia a dare i suoi frutti, anche se in ritardo e anche se a fatica. In ritardo e a fatica perché, se la pace, o almeno una tregua, non è ancora stata realizzata, è perché la volontà di far tacere le armi, al momento, è rimasta unilaterale. E a chi in quest'Aula da 4 anni ci ripete e anche oggi scrive nelle risoluzioni che presenta “meno armi e più diplomazia” io vorrei chiedere perché questo accorato appello non viene rivolto a Mosca?
Perché questo accorato appello non viene rivolto a Putin? Perché la diplomazia europea e occidentale è al lavoro, ha aperto canali di dialogo, ha allacciato relazioni, mentre quella russa continua a scegliere l'uso della forza rispetto al dialogo e al confronto, e continua a sterminare vittime civili innocenti, che meriterebbero mobilitazioni appassionate pari a quelle che abbiamo visto nelle piazze italiane per altri drammi umanitari in corso. E a proposito di drammi umanitari, un'altra riflessione voglio consegnare al dibattito in quest'Aula.
Una riflessione appunto non politica, non militare, non geopolitica, ma umanitaria. Giustamente ne dà conto la nostra risoluzione, quando sottolinea la necessità di rafforzare gli aiuti di carattere civile, sanitario, logistico, rispondendo alle esigenze di protezione della popolazione e delle infrastrutture essenziali. Il rifiuto russo di far tacere le armi anche a Natale, anche a Capodanno, gli ultimi bombardamenti finalizzati a usare il gelo come arma di guerra ci raccontano di una guerra ignobile, consumata sui corpi delle donne, dei bambini, degli anziani ucraini.
Soltanto a Kiev mezzo milione di cittadini vive nella trappola di temperature sotto i 20 gradi centigradi, e anche qui c'è da chiedersi: la compassione che tutti noi abbiamo provato e proviamo per altri drammi umanitari, per altre popolazioni private dell'essenziale, per gli ucraini non vale? Anche qui, a chi dice e a chi scrive nelle risoluzioni che oggi presenta in quest'Aula “solo la diplomazia può far tacere le armi”, andatelo a dire ai 40 milioni e più di cittadini ucraini che il 21 febbraio 2022 si sono ritrovati i carri armati russi alle porte delle loro città e che, oggi, non sono una colonia russa solo grazie a quegli aiuti, anche militari, che hanno consentito loro di difendersi.
Andatelo a dire a quei 40 milioni di cittadini ucraini che da 6 mesi, dall'incontro di Anchorage, aspettano che alle aperture distensive dell'Occidente arrivi una risposta russa, e, invece, in cambio, hanno avuto soltanto bombardamenti, bombardamenti a Natale, scuole, case, ospedali al gelo e una Russia che esibisce come un vanto l'utilizzo di un nuovo missile ipersonico che potrebbe colpire Roma, Amsterdam, Londra, con una velocità 5 volte pari a quella del suono, senza essere intercettato. Andate a dirlo a loro “meno armi, più diplomazia”, che per voi pace significa interrompere la fornitura di ciò che ha consentito loro di difendersi dai bombardamenti russi.
E allora, anche qui, io penso che sia doveroso, a prescindere dalle parti politiche, sarebbe doveroso riconoscere al Ministro Crosetto di non avere mai scambiato la pace con la resa e, soprattutto, di avere affrontato con efficacia e intelligenza una situazione che nessun Ministro della Difesa italiano si è trovato a dover gestire. Una minaccia concreta, attuale, crescente, enorme agli equilibri del nostro continente, agli 80 anni di pace che hanno consentito all'Europa di crescere nel benessere e nella sicurezza.
Io trovo surreale che forze politiche che lamentano la sudditanza dell'Italia rispetto agli Stati Uniti d'America contestino i piani della difesa che servono per rendere l'Italia e l'Europa più autonome e meno dipendenti e più autorevoli all'interno dell'Alleanza transatlantica. Io penso che sarebbe serio uscire dalle gabbie dell'ideologia, sarebbe opportuno aprire l'agenda politica, soprattutto l'agenda della politica estera alla realtà, e soprattutto seguire quello che ci dice la nostra Costituzione, che è sempre la Costituzione più bella del mondo, non soltanto quando conviene.
E la nostra Costituzione ci ricorda che la difesa della patria è un sacro dovere del cittadino, e a maggior ragione deve esserlo per quelle classi dirigenti che a quella difesa devono provvedere con lungimiranza, come lei, Ministro, sta dimostrando di fare. E allora, onorevole Presidente, onorevoli colleghi, noi crediamo fermamente in quello che afferma la risoluzione che presentiamo all'approvazione di quest'Aula, e cioè che la continuità nella difesa della sovranità di Kiev costituisca un elemento essenziale per la stabilità del continente europeo e per la credibilità dell'ordine internazionale, basato sulle regole del diritto.
Dirò di più: oggi sappiamo che quella difesa può costituire un potente elemento di convergenza tra i Paesi del mondo libero e che l'Occidente può ritrovare la sua unità nel percorso per mettere in sicurezza l'Ucraina. Come Noi Moderati non conosciamo altre alternative, se non quella che viene indicata nelle risoluzioni presentate da alcune forze di opposizione, quella, cioè, di chiedere a Kiev di alzare bandiera bianca, quella di chiedere a Kiev di arrendersi di fronte all'aggressore, quindi di alimentare la convinzione che i confini europei possono essere modificati con la forza.
Questa non è la nostra linea, diteci se questa è la vostra linea. Sicuramente non è la nostra linea e noi continueremo a stare dalla parte dei diritti dei popoli, contro ogni autocrazia illiberale e guerrafondaia, in Ucraina come altrove .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Ministro, si ricorda il messaggio solenne e struggente di Papa Francesco inviato dal Policlinico Gemelli a Luciano Fontana, direttore del il 14 marzo dello scorso anno? La collega Carfagna sicuramente no. “Dobbiamo disarmare le parole per disarmare le menti e disarmare la Terra. C'è un grande bisogno di riflessione e di pacatezza, di senso della complessità”. E ancora: “Mentre la guerra non fa che devastare le comunità e l'ambiente, senza offrire soluzioni ai conflitti, la diplomazia e le organizzazioni internazionali hanno bisogno di nuova linfa e credibilità”.
“Disarmare le parole”, ribadisce anche Leone XIV, che aggiunge: “Dobbiamo respingere il paradigma della guerra”. Paradigma che voi, lei, signor Ministro, la Presidente Meloni, adottate convintamente, perché avete abdicato alla politica di pace, al ripudio della guerra. Aderite, certamente in buona fede, al della necessità di stare al passo con la corsa forsennata al riarmo, che significa impegnare percentuali di PIL sempre maggiori, sacrificando la spesa pubblica in sanità, servizi, scuola, ambiente. È vero o no, a proposito di verità?
Cercate di reperire affannosamente sempre più risorse, per dotarvi - lo dite - di un apparato bellico tecnologicamente avanzato, sfidante. Ambite a una difesa radicalmente riformata, capace di innovazione continua. Intendete promuovere l'aumento di investimenti privati nel settore industriale, che giudicate tragicamente indietro.
Nell'audizione di dicembre sul Documento programmatico pluriennale per la difesa affermate che l'investimento della difesa è un motore fondamentale per la crescita economica nazionale: resilienza - certo -, sicurezza cibernetica, protezione delle infrastrutture strategiche, rafforzamento del tessuto industriale, sintonia con l'approccio integrato della sicurezza previsto dalla NATO e dal Piano dell'Unione europea .
Lei anche oggi ci avverte che la Russia è in economia di guerra e che dobbiamo reagire. Non una parola su Trump, è stato già osservato. Al vertice NATO de L'Aia ha condiviso con gli alleati - e lo ebbe a dire in una successiva audizione - la preoccupazione della crescente minaccia della Russia. Lo fa anche oggi, lo ripete anche oggi: nonostante le perdite umane - ha ripetuto - 200.000 soldati nel primo semestre del 2025, oltre un milione dall'inizio del conflitto, la Russia è riuscita tuttavia a mobilitarne altri 300.000 in sei mesi. Ministro, lo ha ripreso oggi, per il solo 2025 Mosca potrà disporre di oltre 1.500 carri armati, 3.000 corazzati, 400 missili Iskander, migliaia di missili di vario tipo, decine di migliaia di bombe aeree, oltre un milione di droni. Arriveranno a 1,6 milioni militari effettivi, a 5 milioni potrebbero arrivare le riserve. L'economia di guerra assorbe lì il 43 per cento della spesa russa e gran parte di questi armamenti viene assegnata a riserve strategiche. Entro cinque anni la Russia potrebbe acquisire la capacità militare da minacciare il territorio dell'Alleanza. E ci precisa che la Svezia, tra i molti investimenti, ha messo in costruzione un cimitero in grado di ospitare il 5 per cento della sua popolazione. Fa veramente terrore. Da qui l'urgenza di riarmo, senza impegni precisi però rispetto all'apprestamento di un sistema di difesa europeo su cui anche noi vorremmo confrontarci.
Eppure il SIPRI, l'autorevole Istituto internazionale di ricerca sulla pace, rileva che nel 2024 la spesa militare nel mondo è stata 2.718 miliardi di dollari, all'apice di un'ininterrotta crescita annua a partire dal 2015. E nella graduatoria degli Stati, al primo posto si colloca proprio l'Ucraina, con il 34 per cento del PIL destinato alle spese militari, seguita da Israele e - pensate - dall'Algeria.
Nel 2024 i 32 membri della NATO hanno aumentato la spesa militare fino ad arrivare a 1.506 miliardi di dollari, pari al 55 per cento della spesa militare mondiale. E le spese militari dei Paesi europei della NATO sono pari a 454 miliardi di dollari, il 30 per cento della spesa mondiale. Tra questi, il primo è la Germania, che sappiamo intende aumentarle ulteriormente. Ma dove, dove stiamo andando, ci chiediamo. Tutti i Paesi dell'Unione europea hanno aumentato le spese militari e i Governi si affannano a trovare nuove fonti di finanziamento e l'Unione europea ha proposto di allentare le regole sul deficit fiscale e utilizzare la Banca centrale europea per sostenere gli investimenti relativi.
Passiamo alla buona notizia, potremmo dire: nel periodo 2019-2023, rispetto a quello precedente del 2014-2018, si registra una crescita record dell' dell'Italia dell'84 per cento, della Francia del 47 per cento; USA più Europa rappresentano il 72 per cento dell' militare. Anche questo fa parte della verità e com'è noto le guerre offrono numerose opportunità: arricchimento enorme per il commercio lecito e illecito di armi, sviluppo tecnologico, innovazione, ricerca applicata a ritmi accelerati, produzioni di nuovi tipi di arma, ovviamente sempre più letali.
Lo chiarisce bene un articolo - non so se lei l'ha letto - pubblicato su il 31 dicembre del 2025, a firma del giornalista Chivers, dove si spiega che il campo di battaglia ucraino - perché anche questa è verità - è diventato luogo di test a rapido, a fuoco vivo, in cui produttori di armi, Governi, imprenditori e ingegneri collaborano per produrre armi che automatizzano parti della catena di uccisione convenzionale. Dotati di integrato, addestrati su grandi di dati e spesso eseguiti su microcomputer pronti all'uso, i droni con capacità autonome fanno parte della sanguinosa e distruttiva della guerra. Armi potenziate dall'intelligenza artificiale sono al centro della nuova corsa agli armamenti.
Ringrazio perciò il senatore Tino Magni, di Alleanza Verdi e Sinistra, per aver promosso l'iniziativa, ora in corso, “Fermare la minaccia delle armi letali autonome” , in collaborazione con la campagna .
Invece, lei, Ministro, ancora una volta - non per colpa sua, va detto - non ci spiega l'elenco, non ce lo illustra, degli armamenti; è stato secretato, in quanto documento classificato. Non sappiamo l'entità reale, la tipologia dei mezzi, dei materiali e degli equipaggiamenti militari ceduti all'Ucraina. Noi ribadiamo la nostra contrarietà a continuare su questa strada.
LUANA ZANELLA(AVS). Concludo, oggi lei, invece, ha ribadito che il contributo italiano, in termini militari, è decisivo. Io mi auguro che, prima o poi, ce lo spiegherà. Per intanto, la nostra risoluzione testimonia, ancora una volta, che il nostro paradigma non è il suo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Rosato. Ne ha facoltà.
ETTORE ROSATO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Grazie, signor Ministro. Colleghi, ci sono cose che dovrebbero unire, in quest'Aula, più di altre. La politica estera e, in particolare, un intervento sulla difesa di un Paese aggredito dovrebbe essere una di quelle. Io mi ritrovo nelle parole che ha detto il Ministro Crosetto, anche in questo, perché all'inizio emozione e Parlamento unito su un sostegno all'Ucraina, dopodiché, per ragioni che magari illustrerò anche, le posizioni differiscono. Ma non è cambiata la situazione: c'è sempre l'Ucraina che viene aggredita dalla Russia, non è cambiata una virgola in quello che è accaduto. Anzi, Putin fino a 24 ore prima diceva: non invaderemo mai l'Ucraina. C'era qualcuno che gli credeva, altri no. Per fortuna qualcuno non gli ha creduto e ha dato agli ucraini qualche strumento informativo in più per consentire di difendersi. Putin continua, anche dal punto di vista comunicativo, con lo stesso tratto, con lo stesso punto: demagogia, dicendo che vuole la pace; demagogia, dicendo che vuole finire questa guerra. Non un atto concreto, nemmeno piccolo, in questa direzione.
Signor Ministro, le cose che lei ha detto nella presentazione, e anche nella replica, sono condivise tutte, tutte, perché sono cose reali e - mi permetto di dire - sono anche cose vere. Sono cose che accadono, descrivendo la situazione che c'è. Su questa verità che lei ha detto, e anche sulla verità di come affrontare questa situazione, ci troviamo poi purtroppo di fronte alla dura realtà della politica italiana, in cui vede un pezzettino di ventre molle nell'elettorato, in cui, dopo quattro anni, è legittimo che chi è fuori da qui possa anche stancarsi della guerra. Noi non possiamo permettercelo, come non possono permetterselo gli ucraini.
Quindi il sostegno a quel Paese va continuato fino in fondo. E invece c'è qualcuno, qui, forze politiche che dovrebbero avere responsabilità, alcune ne hanno anche di Governo, perché abbiamo fuori da quest'Aula gli uomini del vicesegretario della Lega che dice di non mandare più gli aiuti militari all'Ucraina. Non è che è una qualche illusione, che viene da qualche forza di opposizione, che fa trasparire che c'è qualche frattura. C'è il vicesegretario della Lega che dice di sospendere gli aiuti militari all'Ucraina. Possiamo permetterci di sospendere gli aiuti militari all'Ucraina?
No, le armi sono indispensabili perché si sta combattendo una guerra e, purtroppo, la guerra necessita di avere, da parte di chi si difende, un supporto militare adeguato. Se non ci fossero state le armi che la coalizione occidentale ha inviato in questi mesi, in questi anni, all'Ucraina, oggi ci sarebbe una situazione di resa dell'Ucraina, di sconfitta dell'Ucraina, e noi avremmo la Russia sui confini dell'Europa. Signor Ministro, le armi non possono essere difensive o offensive.
Sì, certo, ce ne sono alcune - lo dico a lei, che lo sa benissimo - che hanno più caratteristiche difensive di altre, però è per come si usano che le armi sono difensive o offensive. È evidente… se i colleghi del MoVimento 5 Stelle… grazie. È evidente che l'Ucraina si sta difendendo con le armi che gli mandiamo. Una batteria di artiglieria è difensiva o è offensiva? È difensiva in questo caso, è evidente che serve per difendere il proprio territorio. Quindi, questa distinzione mi sembra veramente un po' difficile da fare, diciamola così.
E oggi le armi, difensive e offensive, servono tutte e ancora di più, perché gli ucraini non vogliono arrendersi, perché non vogliono diventare come i bielorussi. Lo dico anche a quelle forze politiche che non vogliono inviare le armi all'Ucraina, che però, poi, accolgono qui, con grande spirito di solidarietà, che condivido tutto, i bielorussi oppositori del regime che c'è in Bielorussia, dandogli piena solidarietà. Gli ucraini non vogliono diventare come quei bielorussi che dopo devono venire qui a chiedere solidarietà.
Perché il modello che la Russia ha in mente per l'Ucraina è esattamente il modello della Bielorussia: uno Stato a controllo di un regime che dipenda da Putin. Infatti, la Bielorussia è diventata una piattaforma di attacco verso l'Ucraina e, nella testa di Putin, anche verso l'Europa, perché lo ha detto in maniera esplicita, con il posizionamento di numerose brigate d'attacco in quel Paese nei nostri confronti. Allora, l'Ucraina, che si vuole continuare a difendere, ha bisogno del nostro sostegno. Volete mandare aiuti umanitari, energetici, civili? Noi siamo assolutamente d'accordo.
Guardi, quasi varrebbe la pena, signor Ministro, toglierli dall'elenco delle cose secretate. Se noi mandiamo dei generatori, togliamoli dalle cose secretate, così siamo tutti consapevoli di che cosa mandiamo in termini di aiuti civili. Togliamoli da quell'elenco e facciamo un bello stanziamento, però. Dobbiamo essere credibili, perché non è che possiamo mandare agli ucraini qualche decina di milioni di valore di beni civili.
Togliamo i beni non militari dall'elenco secretato e facciamone un decreto o un articolo del decreto, in cui si definisce l'importo in maniera chiara, trasparente, evidente e, secondo noi, importante, e si mandano aiuti civili all'Ucraina. Così gli aiuti militari, che servono e che sono indispensabili, impegnano quest'Aula, perché chi dice che non bisogna mandare gli aiuti militari si deve assumere la sua responsabilità anche con un voto.
Non può pensare che in un decreto non ci sono scritte le cose e le discuteremo così, nella vaghezza delle situazioni. È importante, anche dal punto di vista comunicativo, rispetto al nostro rapporto con quel Paese, con quel popolo, che gli si dica fino in fondo dove arriva il nostro impegno. Secondo noi, il nostro impegno deve arrivare fino a lì, dove è necessario, quello di cui hanno bisogno, cioè armi per difendersi.
Signor Ministro, lei nella sua replica ha introdotto - e vado a chiudere - anche un altro tema, che è quello del nostro impegno nel sostegno alle Forze militari italiane e a una valutazione di quello che è necessario fare in questo.
Io credo che questa discussione in Aula, di cui abbiamo parlato più volte, bisogna farla. Bisogna farla seriamente. Perché oggi, quando anche la collega Zanella prima ci ricordava l'incremento delle spese militari, io mi chiedo: ma quando aumenta l'insicurezza in una città, quando aumentano i furti, quando aumentano i reati contro le persone, cosa si fa? Si diminuisce il numero della Polizia, delle Forze di polizia, o si incrementa, per cercare di prevenire e di combattere la criminalità? Si incrementa, lo diciamo tutti.
Ma perché non dobbiamo prevenire il conflitto difendendoci in maniera adeguata, tanto da dimostrare che siamo in grado di difenderci? Ecco, io credo che bisogna avere il coraggio di spiegare questo. Perché o si dice che siamo un Paese disarmato - ce ne sono di Paesi disarmati, il Costa Rica non ha l'esercito, Panama non ha l'esercito - e si dice ad altri “difendeteci e dopo facciamo quello che dite voi, però”, o facciamo questa scelta, oppure siamo autonomi, abbiamo la spina dorsale dritta e, quando dobbiamo decidere che ci difendiamo, siamo in grado di farlo, perché abbiamo investito su questo.
Quindi, signor Ministro, questo dibattito portiamolo qui, in Aula, decidiamo cosa vogliamo dalle nostre Forze militari, anche per rispetto agli uomini che compongono le Forze militari italiane, che ogni giorno sono impegnate nelle missioni internazionali, con le dotazioni che noi gli diamo o con le dotazioni che noi non gli diamo e con le prospettive che noi costruiamo, anche con i finanziamenti adeguati, in termini di uomini, in termini di equipaggiamento, in termini di sistemi difensivi…
ETTORE ROSATO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Quindi, penso che questo dibattito sia utile e sia utile farlo rapidamente .
PRESIDENTE. Approfitto per fare un'altra interruzione tecnica, cioè per salutare studenti e insegnanti dell'Istituto comprensivo “Guglielmo Marconi”, di Campiglia Marittima, in provincia di Livorno, che assistono ai nostri lavori .
Ha chiesto di parlare il deputato Arnaldo Lomuti. Ne ha facoltà.
ARNALDO LOMUTI(M5S). Grazie, Presidente. Ministro Crosetto, onorevoli colleghe e onorevoli colleghi, questo decreto annuale, con cui il Parlamento è chiamato nuovamente ad autorizzare un nuovo anno di invio di armi a Kiev, è praticamente la fotocopia dei precedenti, tranne qualche piccola modifica lessicale, ma la sostanza non cambia. E, se ai “pacifinti” amici della Lega basta questo zuccherino per digerire la pillola, allora noi del MoVimento 5 Stelle auguriamo loro buon voto e buona digestione .
Però, ecco, che abbiano almeno la decenza di smetterla di prendere in giro gli italiani, sostenendo qualcosa, o meglio, fingendosi contrari a qualcosa che, invece, hanno sempre sostenuto e che continueranno a sostenere anche da qui a breve. Ma invece qualcosa è cambiato, è cambiato il momento storico, è cambiata la fase del conflitto russo-ucraino nella quale questo decreto si inserisce, o meglio, una guerra che, nonostante il fiume di armi inviati a Kiev, l'Ucraina sta perdendo.
La sta perdendo per colpa di una strategia folle, fallimentare, basata su una scommessa, quella della vittoria militare contro la Russia da parte dell'Ucraina. Presidente, questa non è soltanto una scommessa folle, è anche una scommessa cinica, perché giocata sulla pelle di intere generazioni di giovani ucraini, di giovani che sono caduti sul fronte, che ha conseguito un arretramento da parte dell'esercito ucraino a favore di un avanzamento lento, ma inesorabile, della Russia.
Un'altra cosa che è cambiata rispetto a un anno fa è che, dopo 3 anni nei quali l'Occidente, soprattutto l'Unione europea, ha sempre rifiutato, Ministro Crosetto, la via diplomatica, chi, invece, ha iniziato a trattare con la Russia è la nuova amministrazione americana.
Oggi Trump parla con Putin, il quale, da una posizione di vantaggio - è chiaro, l'avremmo fatto anche noi -, continua a tirarla per le lunghe, per acquistare sempre più territori per avere più peso nelle trattative. Il bello è che ha gioco facile proprio grazie a noi europei che continuiamo a rifiutare qualsiasi via di trattativa, di negoziazione, preferendo parlare soltanto con Zelensky, decidendo di armarlo, pur di colpire la Russia nei propri territori, pur di non rinunciare all'idea di far entrare l'Ucraina dentro la NATO. La novità di questi giorni è che, dopo l'Accordo dei volenterosi, oggi vogliamo addirittura far entrare la NATO dentro l'Ucraina con questa spedizione di pacifisti, fatta da truppe militari anglo-francesi. Ma è proprio questo il motivo, spiegato anche da Putin, per il quale la Russia ha invaso l'Ucraina: anche quello di evitare che la NATO entrasse dentro l'Ucraina. Presidente, noi continuiamo ad assumere sempre lo stesso atteggiamento - io le devo confermare le parole del collega Pellegrini, Ministro -, cioè quello di una scelta bellicista.
Nonostante tutti questi cambiamenti, continuiamo a proseguire per questa strada. Cambiamenti da un punto di vista diplomatico, da un punto di vista militare, cose che avrebbero anche fatto un po' traballare questa convinzione e far decidere il nostro Paese per un cambiamento di postura e, magari, spingere l'Europa verso un cambiamento, non più volto ad alimentare in ogni modo, con ogni mezzo, la guerra, ma iniziare a perseguire veramente e in maniera concreta la via della pace.
Però, abbiamo a che fare con una Premier in totale stato schizofrenico, dato che, da una parte, oggi dice che dobbiamo trattare con Putin, lo dice dopo anni che ha negato sempre questa opzione; dice … giustifica l'invio delle armi per due motivi, sulla base di due pilastri: il primo è che serve inviare le armi per proteggere gli ucraini e il secondo è che l'invio delle armi serve per costringere Putin a trattare. Benissimo, l'abbiamo visto in questi giorni: contro i missili ipersonici russi non ci sono armi che possano evitare l'impatto, nemmeno i americani. Abbiamo visto che Putin nemmeno con la minaccia dei , di missili devastanti è arretrato di un centimetro sulle proprie posizioni.
Ha dedicato, Ministro, tre quarti delle sue repliche per dire sempre la solita storia: anche voi avete votato quel decreto. L'abbiamo detto un milione di volte, ed è agli atti , che noi abbiamo votato quel decreto perché, oltre all'invio di armi in uno stato di emergenza, era contemplata anche la via diplomatica. È lì che avete scelto la via bellicista, Ministro, quando avete abbandonato quella via: non è che l'avete abbandonata, non l'avete proprio presa in considerazione. E queste dichiarazioni - nostre - sono agli atti così come sono agli atti le dichiarazioni della Premier Meloni che ha sempre scommesso sulla vittoria militare dell'Ucraina Assumetevela questa responsabilità e capite che dalla realtà non si può sfuggire.
Vede, non lo dicevamo solo noi che non bisognava più inviare armi all'Ucraina; lo diceva anche l'ex Ministro degli Esteri ucraino, Kuleba, quello che chiedeva alla NATO armi, armi, armi e ancora armi. Leggo le dichiarazioni - le voglio leggere, le cito - dell'ex Ministro degli Esteri ucraino Kuleba: le armi non sono risolutive, anche minacciato dai Putin non mollerebbe. Il problema è la carenza di soldati. La guerra non finirà sul campo di battaglia, ma solo quando si troverà una soluzione complessiva al tavolo negoziale.
Allora, Ministro, noi prendiamo atto delle sue dichiarazioni. Oggi ha confessato che lei, sin dall'inizio, è sempre stato dalla parte della diplomazia. Prendiamo atto, quindi, che lei prende le distanze dalla Premier Meloni. Noi le prendiamo per buone, crediamo nella sua buona fede e credo che miglior uditore del Governo oggi non ci potesse capitare. Quindi, le lanciamo qualche proposta. Perché, secondo noi, è proprio lo stop all'invio di armi la forte moneta di scambio in base alla quale possiamo andare da Putin e chiedere di fermare i propri carrarmati, di fermare i propri soldati, i propri droni e i propri missili. Vede, Ministro, la proposta è proprio questa: noi, da domani, fermiamo l'invio di armi a Kiev e voi, da domani, cessate il fuoco. Lei che ha detto di essere sempre per la via diplomatica ha mai pensato a questa svolta? Ha mai pensato a questo? Perché non abbiamo traccia, Ministro, della sua diplomazia, se non le parole che ha detto a noi oggi, ma nei fatti queste dichiarazioni non hanno peso. Una tregua che, altrimenti, non potrà mai, mai essere accettata dalla Russia e dico anche, tra virgolette, “giustamente”: da che mondo è mondo si è visto che chi vince la guerra, chi la sta vincendo debba accettare le condizioni di tregua da chi, invece, la sta perdendo, per dare la possibilità a quest'ultimo di riarmarsi e, quindi, di ritornare più forte di prima … Noi dobbiamo anche essere seri quando trattiamo determinati argomenti e la nostra serietà è proprio nel contestare ciò che lei ci viene a dire oggi, nel contestare sia i passaggi del suo intervento iniziale sia le sue repliche e le contestiamo nel merito anche con delle proposte. Speriamo che ne faccia tesoro.
Per noi fermare l'invio di armi a Kiev non deve essere inteso come un torto agli ucraini, quando questo serve a fermare una guerra, a fermare la perdita di vite umane e a fermare la perdita di territori che inesorabilmente andranno persi nei prossimi mesi peggiorando ancora di più la posizione dell'Ucraina. Tralascio alcune dichiarazioni infelici sul paragone fra il popolo ucraino e il popolo di Gaza. Le parlo a nome del MoVimento 5 Stelle: per noi queste sono dichiarazioni folli. E la stessa cosa per quanto riguarda un passaggio dove lei dice che anche Hamas ha accettato la tregua. Bene, sì, anche noi concordiamo, con una piccola differenza: che Hamas la guerra la stava perdendo, la Russia la sta vincendo.
E allora, Ministro - e mi avvio alle conclusioni, Presidente -, tutto quanto è scritto nella risoluzione di maggioranza, a parte specchietti lessicali per le allodole leghiste, non fa altro che prorogare, reiterare il sostegno bellico e sostenere la scelta bellica. Per questo il MoVimento 5 Stelle esprimerà il suo voto contrario e per questo ha presentato una propria risoluzione che conferma la nostra posizione per una vera svolta negoziale e per la pace .
PRESIDENTE. Dò la parola al Ministro Crosetto per riformulare un parere, o alcuni pareri, vediamo, prima di passare alla dichiarazione di voto del collega Giorgio Mule'. Prego, Ministro, a lei la parola.
GUIDO CROSETTO,. Grazie, Presidente. Sulla risoluzione del gruppo +Europa, Magi e Della vedova n. 6-00225, il parere è contrario sulle premesse e favorevole sugli impegni, previa riformulazione: dell'impegno 1), come di seguito: “a ribadire con fermezza, in tutte le sedi internazionali e in particolare all'interno delle istituzioni dell'Unione europea, il sostegno dell'Italia all'Ucraina, al diritto internazionale e alla condanna senza ambiguità dell'aggressione e dell'invasione operate dalla Federazione Russa”; dell'impegno 2), come di seguito: “a ricercare attivamente, anche tenendo conto dei vincoli di bilancio, in sede europea una decisione comune e giuridicamente fondata sul possibile utilizzo degli russi congelati, affinché tali risorse possano essere destinate in modo stabile al sostegno militare, umanitario e alla ricostruzione dell'Ucraina, nel rispetto del diritto internazionale”; dell'impegno 3) espungendo: “e integrità territoriale dell'Ucraina”, al secondo rigo; espungendo l'impegno 4); dell'impegno 5), così integralmente riformulato: “a sostenere di intesa con i dell'Unione europea e dell'Alleanza atlantica la definizione di credibili garanzie di sicurezza per l'Ucraina”; dell'impegno 6): “la protezione delle infrastrutture critiche, difendendosi dalle campagne di disinformazione e dalle ingerenze promosse da attori ostili che agiscano per indebolire i processi democratici e l'autonomia strategica dell'Europa”.
PRESIDENTE. Bene. Proseguiamo con le dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare il deputato Giorgio Mule'. Presidente, a lei la parola.
GIORGIO MULE'(FI-PPE). Grazie, Presidente. Signor Ministro, onorevoli colleghi, certo che è davvero fastidioso parlare ancora dell'Ucraina, che fastidio. Che fastidio ritrovarsi qui dopo quattro anni. Ma non gli sono bastate le centinaia di migliaia di morti? Non hanno capito che la Russia, nel nome di Dio, li deve sottomettere? Ma che pizza, che barba, che noia, ancora gli ucraini: ma che cosa vogliono? Ma perché dobbiamo ancora perdere il nostro tempo a parlare di Ucraina, signor Ministro? Ma diamogliela alla Russia.
Però fateci una cortesia, a chi non voterà, ancora una volta, questa risoluzione o una risoluzione che contempla gli aiuti: non andate più a cantare contro l'invasore, cantate , cantate “Bandiera rossa la trionferà”! Andate per le strade, andate lì a Kiev e dite: che bello vivere ed essere sottomessi a un Paese che invade il mio Paese, a un Paese che si arroga il diritto di venire a comandare a casa mia, a un Paese che comincia a bombardare scuole, ospedali, che continua a bombardare le case, che la domenica ti sveglia con i missili ! Dite “benvenuti”, ma non cantate più . State tranquilli, ce ne occupiamo noi dell'Ucraina, della fastidiosa Ucraina.
Ma, insomma “è una scommessa”, “hanno perso la scommessa”: ma si può sentire in un Parlamento che si perde “la scommessa” con la Russia? Ma si può sentire in un Parlamento che “devono capire che l'avanzata è lenta e inesorabile”? Ma i diritti dei popoli sono inesorabili, non la forza militare! I diritti dei popoli sono invalicabili, non il sopruso di uno Stato!
Che fastidio questa Ucraina. Ancora, dopo quattro anni, qui a discutere se, come e perché. Beh, signor Ministro, i numeri che lei ha enumerato, il fatto che i droni sono passati da 2.000 a 400.000, signor Ministro, è inutile, è inutile, perché in questo Parlamento non c'è nulla da fare. C'è chi vuole che la Russia diventi quello che era, che nel nome di Dio vada dove vuole. Ma per carità! E noi, nella risoluzione di maggioranza, che è qui… “non avete scritto militare”, “l'avete scritto”: signori miei, le chiacchiere stanno a zero. Le premesse - questo lo dico a chi ha difficoltà con la lingua italiana - sono parte fondante, è come se voi, in un palazzo, non metteste le fondamenta. Vedete, le premesse sono le fondamenta.
Nelle premesse della risoluzione che noi ci accingiamo a votare è scritto in maniera chiara che ci saranno gli equipaggiamenti militari, che ci rifacciamo a quello che il Governo ha scritto nel decreto, che ci rifacciamo totalmente a quella ipotesi, che deve essere reale, di continuare a sostenere l'Ucraina anche con mezzi militari. Però vedete, di fronte non al bellicismo, ma a quello che, da parte vostra, di alcuni in quest'Aula, sarà ancora una fuga dalle responsabilità, facciamo di più: non ripieghiamo, non facciamo passi indietro. Ma non perché vogliamo la guerra, ci fa schifo, la guerra, quanto a voi, ma ci fa schifo anche il modo politico che avete di ragionare, rinnegando voi stessi. Altro che ripiegamento. Nessun passo indietro.
Noi ci assumiamo, nei confronti dell'Ucraina, un impegno ancora più importante, dopo quattro anni, di un Paese che, lo ripeto, è bombardato, è vessato, è umiliato. Ci sono decine di migliaia di mutilati ai quali questo Paese sta dando assistenza attraverso la creazione di ospedali per mutilati e invalidi. Ma senza il sostegno militare, sarebbero già morti, insieme ai loro figli, ai loro padri e alle loro madri.
L'impegno però è diverso, è più ambizioso: noi oggi assumiamo l'onere di difendere la popolazione civile, ed è una difesa fisica, sicura dagli ordigni che piovono sulle città ucraine e quindi ancora, lo ripeto, sugli asili, sugli ospedali. A chi è amico di Putin in quest'Aula o a chi ritiene che la lenta e inesorabile avanzata dell'Armata rossa non debba essere disturbata da questi occidentali, da questi illusi che credono ancora nei valori di libertà, di democrazia e di civiltà , a loro diciamo che le armi del diavolo che la Russia sta mettendo in campo troveranno la difesa da attacchi aerei, missilistici, droni e armi cibernetiche da parte di questo Paese.
Ci impegniamo a difendere la causa del popolo ucraino, assumiamo il dovere di stare accanto per tutto il tempo necessario all'Ucraina fino a quando non saranno ripristinate le condizioni originarie ed elementari, almeno secondo il diritto internazionale stracciato dalla Federazione russa.
Vedete, difendere ha un significato profondo, lo citava un collega prima, l'articolo 52. La difesa è “sacro dovere del cittadino”, sacro! Va oltre la semplice protezione. Vedete, difendere include l'atto di sostenere attivamente persone, idee, valori, diritti contro le minacce, le ingiustizie, gli attacchi; implica fronteggiare il pericolo, non schermarsi o allontanarsi, far valere le proprie ragioni. Difendere la popolazione civile significa prendere le parti di qualcuno, il popolo ucraino, e resistere attivamente, sia fisicamente che moralmente, preservando autonomia e integrità, autonomia e integrità territoriale e politica.
Noi abbiamo la consapevolezza di elevarci a salvaguardia del popolo ucraino contro chi vuole sottometterlo, contro chi vuole continuare a ucciderlo. E voi non capite che questa è una difesa che va molto oltre il senso militare. Accecati, come siete, dalla vostra retorica bellicista del riarmo, colleghi, non avete voltato le spalle alla storia, state voltando le spalle alla dignità e alla capacità di un popolo di esistere. Rendetevene conto . Il contributo italiano è per rafforzare la resilienza energetica, la ricostruzione, lo sviluppo, la stabilizzazione dell'Ucraina: è scritto nella nostra risoluzione. Ma che cosa pensate che, in questo momento, stia facendo anche il gruppo di amicizia parlamentare tra la Camera dei deputati e la Verkhovna Rada? Siamo lì, ogni giorno, impegnati a facilitare l'avvio di costruzione di ospedali a Odessa, a Kiev, l'invio di psicologi. Ma voi avete idea di che cosa significa per un bambino sentire questo rumore ? Ma voi avete idea di che cosa significa per un bambino sentire questo rumore? Pensa che sia una bomba e mette la testa sotto la mamma, quando ce l'ha. Sono ferite che voi non avete un'idea, voi che continuate a dire “lenta e inesorabile”, “hanno perso la scommessa”. Non è un gioco! C'è la vita delle persone, rendetevene conto! Noi l'abbiamo assai chiaro questo.
E quindi al riparo di quella retorica puerile, che definisce bellicista l'attività italiana e scappa, fugge in maniera codarda dal senso profondo che dovrebbe pervadere ognuno di noi, al cospetto di uno sfregio così profondo, così da stralciare l'anima del senso del diritto umano internazionale, allora noi diciamo, con chiarezza, che ci assumiamo l'onere della difesa dei valori dell'Ucraina. Voi? Alcuni di voi…volete continuare a essere disertori delle responsabilità? Volete continuare a stare rintanati in quella trincea del disonore, dove si china la testa, non avendo il coraggio di alzare lo sguardo e guardare in faccia un nemico, che non è militare, è peggio, è un nemico della civiltà, dei principi basilari del diritto umanitario, gli stessi diritti di cui oggi voi, qui, godete al calduccio di quest'Aula? Volete fare questo? Non fatelo. Provate a non farlo più. Guardate in faccia il popolo ucraino, non voltategli le spalle.
Questo Parlamento, ancora una volta, ha l'occasione per parlare, si spera con voce unica, ma non sarà così. Chi vorrà rimanere afono lo farà, e continuerà a farlo, ma non troverà neanche la favella per dire una sola parola che è: vergogna .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Zoffili. Ne ha facoltà.
EUGENIO ZOFFILI(LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Ministro Crosetto, membri del Governo, come accade, ormai dal 2022, anche quest'anno il Parlamento è chiamato ad esprimersi su un provvedimento che autorizza il nostro Esecutivo ad inviare aiuti alle autorità di Kiev. È un impegno importante che mai avremmo voluto assumere, perché segno della sofferenza di un popolo, quello ucraino, che da anni subisce sulla propria pelle la violenza di un conflitto tremendo.
La Lega-Salvini Premier ha da sempre a cuore la causa della pace, sempre . La risoluzione su cui voteremo, che voteremo qui in Aula, impegna il Governo a una strategia che recepisce le posizioni chiare e responsabili del nostro gruppo e del nostro segretario federale, Matteo Salvini, che si è tenacemente speso affinché lo sforzo diplomatico fosse la via principale per promuovere la fine delle ostilità .
Ora questi risultati sono scritti nero su bianco. In primo luogo si è stabilito, grazie alla Lega, che gli aiuti militari siano esclusivamente a scopo difensivo, escludendo così qualsiasi finalità offensiva, ma unicamente orientati alla tutela della popolazione civile e delle infrastrutture sensibili. Questo principio, da noi sempre sostenuto con convinzione, è oggi esplicitato nel testo, ponendo fine ad ogni ambiguità. C'è un aspetto che ci preme ribadire con forza: la Lega, e lo ha detto anche il Ministro Crosetto, non accetterà mai l'invio di militari italiani in Ucraina .
Questa è una promessa che facciamo in quest'Aula, il nostro impegno è e rimarrà limitato all'aiuto del popolo ucraino attraverso supporto umanitario e sistemi difensivi, senza il coinvolgimento delle nostre Forze armate in operazioni sul campo. In secondo luogo, è stata sancita l'assoluta priorità degli aiuti umanitari, civili, logistici e sanitari, con l'obiettivo di alleviare le sofferenze atroci dei cittadini ucraini e di proteggerli da missili, droni e attacchi informatici. Il sostegno civile e la difesa civile diventano il fulcro dell'intero provvedimento.
Ciò è stato possibile grazie all'impegno della Lega, che da tempo, nel solco tracciato dal Santo Padre, promuove il dialogo come strumento principale per la risoluzione di tutti i conflitti nel mondo, incoraggiando l'avvio di un negoziato tra le parti in lotta per giungere ad una pace che contempli il rispetto della sovranità e dell'autodeterminazione dell'Ucraina. Questa risoluzione, Presidente, guarda anche alla resilienza ucraina dal punto di vista energetico, dal punto di vista economico e finanziario. Per questo sono previste forme di cooperazione strategica e industriale.
Non si può, infatti, pensare che la resistenza ucraina dipenda solo ed esclusivamente da una difesa di carattere militare; occorre preservare e rafforzare un sistema economico-sociale che, in questi anni di guerra, è stato messo a dura prova. Abbiamo tutti il dovere di contribuire alla costruzione di solide basi per l'Ucraina del futuro, affinché, una volta terminato il conflitto, disponga di un'ossatura economica e sociale forte. Inoltre, è necessario e doveroso informare costantemente il nostro Parlamento sull'evolversi della situazione e sul progredire delle trattative che sta conducendo il Presidente Trump, che dai banchi della Lega ringraziamo . Trattative per porre fine al conflitto, che auspichiamo siano immediate ed efficaci.
Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, la proroga degli aiuti all'Ucraina deriva da circostanze drammatiche, che ci auguriamo siano presto superate, e io, colleghi, Presidente, non dimentico quando, a poche settimane dall'inizio di questo conflitto, con un pullman vuoto e la mia auto, in un'iniziativa organizzata con la Lega Giovani… siamo partiti da Milano alla volta della Polonia, alla volta del confine con l'Ucraina.
Siamo arrivati, c'era anche il collega Toccalini, in questo centro per rifugiati ucraini; siamo arrivati la mattina all'alba e la sera siamo ripartiti. Il giorno dopo siamo tornati con un pullman carico di donne e bimbi ucraini, 42 donne e bimbi ucraini , e non dimenticherò mai quello che ci dicevano e la commozione che abbiamo provato in quelle ore.
Presidente, il gruppo Lega-Salvini Premier, dopo avere ottenuto che gli aiuti siano difensivi e che venga data priorità agli aiuti umanitari, voterà a favore di questo atto di indirizzo, nella ragionevole speranza che possa avvicinare il momento in cui le armi finalmente taceranno e la gente cesserà di morire, senza però che la sovranità ucraina sia stata cancellata e la sua libertà soppressa. Non esiste, infatti, pace senza queste due condizioni .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Braga. Ne ha facoltà.
CHIARA BRAGA(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Ancora quest'anno, come da alcuni anni, ci troviamo a dover parlare di guerra e a dover affrontare scenari che avremmo voluto confinare al secolo scorso. Per il quarto anno consecutivo continuiamo ad assistere ad attacchi notturni contro le città ucraine. L'obiettivo principale, ancora una volta, sono gli impianti energetici, ma, alla fine, a rimanere colpiti sono i civili e le strutture essenziali per la loro sopravvivenza. Sono gli ospedali, le scuole e i luoghi di incontro gli obiettivi preferiti di ogni conflitto.
Le perdite umane, come lei, Ministro, ci ha ricordato, sono elevatissime e l'impatto si estende ben oltre i combattimenti. Milioni di persone restano sfollate, senza un tetto, né un rifugio. Eppure il 2025 si era aperto tra annunci e manovre diplomatiche, con Donald Trump che prometteva di mettere fine alla guerra in Ucraina nel giro di 24 ore e di ottenere una facile tregua in Medio Oriente. Dodici mesi dopo il bilancio è amaro: il conflitto tra Russia e Ucraina procede senza soluzione, mentre a Gaza si è raggiunta una cessazione momentanea del conflitto, ma si continua a morire di fame e di freddo, e l'azione illegale del Governo Netanyahu in Cisgiordania non accenna a diminuire.
Il 2026 si apre in un quadro segnato da un crescente disordine globale. Nuovi fronti si impongono, anche per effetto della politica aggressiva intrapresa dall'Amministrazione americana, e intanto assistiamo al rischio che lo scenario ucraino sia caratterizzato da una colpevole stagnazione politica e militare. Una stagnazione aggravata dalla perdita di credibilità di Trump e dalla superbia di Putin, che, dopo essere stato riabilitato la scorsa estate in Alaska, oggi prende tempo e lavora a mantenere lo che gli possa garantire forse qualche conquista per sfinimento militare, materiale e psicologico dell'avversario.
Non ha aiutato per niente la presentazione da parte degli Stati Uniti, lo scorso novembre, di una proposta di pace alla Russia, tradotta dal cirillico, che esclude dal dialogo l'Ucraina e l'Unione europea. Lei, Ministro, intervenendo in quest'Aula ha tentato in tutti i modi di rimuoverlo, ma Trump e gli Stati Uniti non hanno un ruolo marginale in questa partita così difficile, tutt'altro.
Lei, Ministro, sostiene giustamente che oggi il principale ostacolo alla pace è Putin, ma questa notte Trump ha detto l'esatto contrario, sostenendo che l'ostacolo è Zelensky; due visioni opposte che non possono stare insieme, nemmeno nel vostro tentativo di rivoltare le carte . E dovete ammetterlo: il macigno Trump, quello che la Premier Meloni corteggia in tutti i modi e cerca di tenersi buono anche a costo di subalternità economica, come sappiamo essere accaduto sui dazi, oltre che politica, sta diventando la vera zavorra della politica estera del nostro Paese.
Seppure con ritardo e debolezza, un segnale è però venuto dall'Europa, prima con il vertice di Berlino e poi con quello di Parigi, che hanno segnato un salto in avanti, offrendo garanzie di sicurezza all'Ucraina per costruire una pace giusta e duratura, nell'interesse degli ucraini e della sicurezza europea, a difesa dell'ordine internazionale basato sulle regole. Non potremmo mai accettare l'idea, come lascia intendere, purtroppo, Trump, di un'Ucraina come un peso morto e di un'Unione europea come un organismo da dissolvere, in favore di un ritorno ai rapporti di forza tra le singole Nazioni .
Noi siamo contro il progetto di indebolire il diritto internazionale e il sistema multilaterale, un disegno che purtroppo il Presidente americano condivide con Putin, che non ha mai fatto mistero di volere vedere l'Europa divisa e priva di una struttura unitaria. Per questo è urgente che sia l'Unione europea ad avere un mandato formale e a negoziare una pace che non sia un compromesso al ribasso, né l'accettazione delle pretese di chi ha attaccato, ma il riconoscimento dei diritti e delle ragioni di chi è stato aggredito. Questa è la grande sfida e la responsabilità per l'Europa e anche per il nostro Paese, perché, quando viene attaccato il diritto internazionale, o ci salviamo tutti insieme o non si salva nessuno.
Lo diciamo da quattro anni: quando mancano l'Unione europea e l'ONU, mancano i presupposti per garantire una pace giusta, contro la resa alle ragioni del più forte e dell'aggressore, come vorrebbe Putin. E non possiamo rassegnarci alla storia che torna indietro, a una politica di potenza, a un mondo che usa la forza e che si sostituisce al diritto, da Kiev a Caracas, dalla Groenlandia a Teheran.
Purtroppo, in questi anni, in questi mesi, abbiamo assistito a troppa ipocrisia, a equilibrismi, a fughe in avanti da parte del Governo italiano. Le oscillazioni della Presidente del Consiglio, stretta tra il richiamo alla solidarietà europea e l'attenzione a non dispiacere l'alleato, le continue uscite di Salvini contro il sostegno a Kiev che, certo, gli hanno assicurato le simpatie di uomini e donne vicine a Putin, le ambiguità sugli aiuti militari hanno finito per indebolire la credibilità del nostro Paese.
E anche oggi, in quest'Aula, le divisioni nella maggioranza sono emerse con evidenza: avete tre linee diverse sull'Ucraina, ma intanto governate l'Italia, firmate impegni in sedi internazionali e, subito dopo, fate a gara a chi li sconfessa di più. Lei, Ministro, si è rivolto alle opposizioni e, forse, prima, l'onorevole Mule', quando parlava e citava i disertori, immagino che ce l'avesse con i suoi colleghi della Lega Lei si è rivolto alle opposizioni, ma ha sbagliato parte: doveva rivolgersi ai suoi alleati, al partito del Vicepremier Salvini. Guardi, Ministro, se lei avesse pronunciato le parole che ha detto oggi in quest'Aula in un Consiglio dei ministri, qualcuno avrebbe lasciato quella stanza. Sempre che la Lega sia ancora nelle mani di Salvini, perché, mentre lei era qui - se qualcuno non gliel'ha ricordato, Ministro - il Vannacci , cioè il del vice segretario della Lega faceva un davanti a Montecitorio contro il Governo di cui la Lega esprime il Vicepremier .
Mentre Meloni è in giro per il mondo, la sua linea di politica estera viene affossata dalla sua stessa maggioranza. Ma con quale credibilità può parlare all'estero? Con quale credibilità l'Italia si può presentare su quegli scenari? È tempo di uscire da questa farsa, per fare fino in fondo la parte che la nostra geografia, la nostra storia ci hanno assegnato: continuare a garantire al popolo ucraino aiuti umanitari, strumenti di difesa per proteggere il proprio territorio, che è territorio europeo, e insieme lavorare per rafforzare il ruolo politico, diplomatico, strategico dell'Unione europea, superando quel diritto di veto che la paralizza, perché anche da questo dipende la nostra sicurezza.
Anche sulla Groenlandia, non abbiamo sentito da parte del Governo parole chiare, eppure basterebbe dire una cosa netta a Trump, che intima ora alla NATO di assecondare il suo disegno di annessione: la Groenlandia non si tocca, perché non si tocca l'integrità territoriale di uno Stato europeo Eppure, non fate altro che parlare di Occidente, di atlantismo. Ma c'è una differenza profonda tra alleanza e sudditanza; fate finta di non capire che è proprio questo a minare la credibilità dell'Alleanza atlantica, la forza di deterrenza. E, mentre si parla di garanzie di sicurezza adeguate all'Ucraina, diventa un problema per il nostro continente, perché, se il diritto internazionale vale “fino a un certo punto”, si indebolisce la costruzione politica e giuridica del sostegno all'Ucraina, che oggi, invece, dovremmo rivendicare.
Dopo quattro anni, la subalternità che si traduce in immobilismo è il peccato più grave che vi rimproveriamo. Come italiani e come europei, abbiamo il dovere morale di costruire attivamente la pace, non solo come assenza di guerra, ma come presenza di giustizia e di cura reciproca. Non c'è impegno politico più alto che lavorare per il dialogo, la cooperazione, la promozione dei diritti umani, trasformando la pace da un ideale astratto a una responsabilità concreta. Il lavoro e la speranza per una pace giusta e duratura rimangono una missione civile, a cui questo partito non si sottrae nemmeno oggi e a cui il nostro Paese non può sottrarsi
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Chiesa. Ne ha facoltà.
PAOLA MARIA CHIESA(FDI). Grazie, Presidente. Ministro della Difesa, membri del Governo, onorevoli colleghi. Il prossimo 24 febbraio ricorrerà un triste anniversario. Il prossimo 24 febbraio saranno quattro anni dalla vile aggressione russa in Ucraina. In questi quattro anni, l'Ucraina ha sempre chiesto all'Occidente, con dignità, la possibilità di difendersi, di difendere la propria sovranità nazionale, di difendere la propria integrità territoriale, di difendere la propria democrazia, di difendere la propria libertà, di difendere la propria terra.
L'Italia è sempre stata al fianco, fin dal primo minuto, dell'Ucraina e non solo a parole, perché le parole da sole non bastano. In questi quattro anni, l'Ucraina ha dato al mondo intero una grande lezione di dignità. In questi quattro anni, l'Ucraina ha dimostrato al mondo intero che per la patria si può morire, ha dimostrato al mondo intero come si combatte per difendere la patria . Perché, Presidente, morire per la patria è un onore, ma morire combattendo per la patria è gloria. Io stessa morirei per la mia Patria, se fosse necessario. Se l'Ucraina smette di combattere, non si arriva alla pace. Se l'Ucraina smette di combattere, muore l'Ucraina. E, se muore l'Ucraina, Presidente, muore la democrazia. Tutti noi vogliamo la pace, ma la pace non si invoca. Non possiamo dire “vogliamo la pace” per avere la pace. Oggi, Presidente, in Ucraina si può arrivare alla pace solo con la deterrenza. Ecco perché la nostra Nazione continuerà ad aiutare l'Ucraina, continuerà ad aiutare una Nazione aggredita, perché quattro anni fa, il 24 febbraio di quattro anni fa, la Russia ha violato un principio sacrosanto per noi italiani: il principio della sovranità nazionale.
Ultimamente, parte dell'opinione pubblica ha abbandonato l'Ucraina, tanti si sono dissociati e tante volte sento dire: io tifo Russia, io tifo Putin - come se la guerra fosse un tifo da stadio -, io sto con la Russia, perché la Russia è più forte; io sto con la Russia, perché la Russia più grande; io sto con la Russia, perché la Russia ha più militari; e ancora, io sto con Putin, perché Putin è un carismatico. Ma come si fa, Presidente, a ragionare in questo modo? Come si fa a giustificare la guerra? Come si fa a giustificare la violenza a seconda della simpatia o meno di un a seconda se uno Stato è più forte o meno? Questo è un pensiero da vili, da vigliacchi, da deboli e noi di Fratelli d'Italia vili, vigliacchi e deboli non lo siamo mai stati.
Le immagini che ci arrivano dal fronte, nell'ultimo mese, nelle ultime settimane, questa notte, ci fanno vedere città distrutte, bombardate, abitazioni private bombardate, ospedali distrutti, centrali elettriche bombardate, con l'unico scopo di lasciare al freddo e al gelo bambini, donne, anziani. Guardando queste immagini, ci viene ancora più voglia di raggiungere il prima possibile una pace, ma che sia una pace giusta, non una resa incondizionata. La pace è prima di tutto un modo di pensare, come ha affermato recentemente il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Io non posso pensare di vivere in pace con un altro popolo, obbligando l'altro popolo a pensare quello che voglio io; non posso vivere in pace con un altro popolo imponendo il mio pensiero, imponendo la mia forza, perché questa non è pace. La nostra Nazione continuerà ad inviare aiuti all'Ucraina, aiuti militari, aiuti non militari, continueremo ad inviare tutto quello che possiamo inviare all'Ucraina per lenire, almeno un po', le sofferenze di un popolo aggredito.
Fratelli d'Italia voterà a favore di questa risoluzione di maggioranza che - lo sottolineo - non è una risoluzione di Fratelli d'Italia, è una risoluzione di maggioranza, pensata, scritta, voluta da tutta la maggioranza. Presidente, il Ministro Crosetto non è solo, come ho sentito affermare in quest'Aula, perché alle spalle del Ministro Crosetto c'è tutta la maggioranza Io chiudo questo intervento abbracciando virtualmente e facendo le congratulazioni al nuovo Ministro della Difesa dell'Ucraina, nominato poche ore fa, Fedorov Mykhailo: in una fase cruciale è stato nominato. Noi, Presidente, non faremo mai mancare il nostro sostegno all'Ucraina nella sua guerra di libertà, nella sua guerra di democrazia, nella sua guerra di difesa
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.
PRESIDENTE. Comunico che è deceduto l'onorevole Rolando Nannicini, membro della Camera dei deputati dalla XIV alla XVI legislatura.
La Presidenza della Camera ha già fatto pervenire ai familiari le espressioni della più sentita partecipazione al loro dolore, che desidera ora rinnovare anche a nome dell'Assemblea .
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Come da prassi, le risoluzioni saranno poste in votazione per le parti non assorbite e non precluse dalle votazioni precedenti.
Per quanto riguarda le votazioni per parti separate, faccio presente che i presentatori delle risoluzioni - ove necessario - hanno prestato il consenso previsto a seguito delle riforme regolamentari.
Avverto che i presentatori della risoluzione Braga ed altri n. 6-00221 non hanno accettato la riformulazione proposta dal Governo relativa al primo capoverso del dispositivo e pertanto il parere su tale capoverso deve intendersi contrario.
Avverto, altresì, che sono state avanzate richieste di votazione per parti separate, nel senso di votare: dapprima il dispositivo, ad eccezione del 1° e del 2° capoverso; a seguire, distintamente, il 1° e il 2° capoverso del dispositivo; infine, ove il dispositivo fosse in tutto o in parte approvato, la premessa.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul dispositivo della risoluzione Braga ed altri n. 6-00221, ad eccezione del 1° e del 2° capoverso, con parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 1° capoverso del dispositivo della risoluzione Braga ed altri n. 6-00221, con parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 2° capoverso del dispositivo della risoluzione Braga ed altri n. 6-00221, con parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla premessa della risoluzione Braga ed altri n. 6-00221, con parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Prima di passare alla votazione della prossima risoluzione, saluto gli studenti e i docenti del “Collegio Brandolini-Rota”, Scuola primaria di Oderzo, in provincia di Treviso, che assistono ai nostri lavori dalle tribune . Li salutiamo e li ringraziamo per la loro visita e auguriamo loro ogni fortuna.
Passiamo alla risoluzione Lomuti ed altri n. 6-00222.
Avverto che il gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista ne ha chiesto la votazione per parti separate, nel senso di votare il 1° capoverso del dispositivo distintamente dalle restanti parti della risoluzione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Lomuti ed altri n. 6-00222, ad eccezione del 1° capoverso del dispositivo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 1° capoverso del dispositivo della risoluzione Lomuti ed altri n. 6-00222, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Chiesa, Zoffili, Saccani Jotti, Carfagna ed altri n. 6-00223, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo alla risoluzione Zanella ed altri n. 6-00224.
Avverto che il gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista ne ha chiesto la votazione per parti separate, nel senso di votare: dapprima la risoluzione nella sua interezza, ad eccezione del 1° e del 2° capoverso del dispositivo; a seguire, distintamente, il 1° e il 2° capoverso del dispositivo.
Avverto altresì che, a seguito della reiezione del 1° capoverso del dispositivo della risoluzione Lomuti ed altri n. 6-00222, il 1° capoverso del dispositivo della risoluzione Zanella ed altri n. 6-00224 risulta precluso limitatamente alla parte in cui impegna il Governo “a interrompere la cessione di mezzi e materiali d'armamento in favore delle autorità governative dell'Ucraina”.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Zanella ed altri n. 6-00224, ad eccezione del 1° e del 2° capoverso del dispositivo, con parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 1° capoverso del dispositivo della risoluzione Zanella ed altri n. 6-00224, limitatamente alla parte non preclusa, con parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 2° capoverso del dispositivo della risoluzione Zanella ed altri n. 6-00224, con parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla votazione della risoluzione Magi e Della Vedova n. 6-00225.
Avverto che i presentatori hanno accettato la riformulazione proposta dal Governo e hanno chiesto contestualmente la votazione per parti separate, nel senso di votare il dispositivo distintamente dalla premessa.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul dispositivo, come riformulato, della risoluzione Magi e Della Vedova n. 6-00225, con parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla premessa della risoluzione Magi e Della Vedova n. 6-00225, con parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla votazione della risoluzione Richetti ed altri n. 6-00226.
Avverto che i presentatori hanno accettato le riformulazioni proposte dal Governo e hanno chiesto contestualmente la votazione per parti separate, nel senso di votare il dispositivo distintamente dalla premessa.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul dispositivo, come riformulato, della risoluzione Richetti ed altri n. 6-00226, con parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla premessa della risoluzione Richetti ed altri n. 6-00226, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla votazione della risoluzione Boschi ed altri n. 6-00227.
Avverto che i presentatori hanno accettato le riformulazioni proposte dal Governo e hanno chiesto contestualmente la votazione per parti separate, nel senso di votare il dispositivo distintamente dalla premessa.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul dispositivo della risoluzione Boschi ed altri n. 6-00227, come riformulato, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla premessa della risoluzione Boschi ed altri n. 6-00227, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sono così esaurite le comunicazioni del Ministro della Difesa in materia di proroga dell'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina.
Colleghi, siete pregati di defluire dall'Aula, per chi non intenda rimanervi, in silenzio e piuttosto velocemente. Noi andiamo avanti con i nostri lavori.
PRESIDENTE. Avverto che, secondo le intese intercorse tra i gruppi, l'esame dei provvedimenti iscritti all'ordine del giorno della seduta odierna a partire dalle ore 15 è rinviato alla prossima settimana.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Presidente, intervengo…
PRESIDENTE. Aspetti qualche secondo. Abbiamo, ovviamente, sospeso il tempo. Prego.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Presidente, intervengo per richiedere un'informativa urgente da parte del Governo, segnatamente della Presidente del Consiglio dei ministri, per chiedere se intenda, la Presidente, rinviare le date in cui si terranno le consultazioni referendarie - parliamo del referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati -, che ha già fissato nelle date del 22 e del 23 marzo, ad una data successiva. Infatti, è di oggi, signor Presidente, la notizia che si sono raggiunte 500.000 sottoscrizioni 500.000 sottoscrizioni per la promozione del “no” al referendum costituzionale sulla separazione delle carriere e oggi abbiamo avuto un segnale fortissimo, un segnale democratico e libero fortissimo.
È un segnale molto importante questo, signor Presidente, perché è un messaggio che avviene contro tutti: contro i , che continuano ad alimentare una disinformazione su questa riforma, addirittura parlando del caso Garlasco o del caso della famiglia nel bosco che non c'entrano assolutamente nulla con la riforma partorita dal Governo Meloni ; contro lo stesso Governo, che ha fissato anticipatamente le date del referendum al 22 e al 23 marzo contro quella che è la prassi costituzionale, dimostrando la paura di Giorgia Meloni che i cittadini siano compiutamente informati e documentati e, quindi, possano esprimere il proprio voto libero contro questa riforma. È una riforma che danneggia i cittadini, una riforma che è esclusivamente a favore della casta, della casta al Governo. È una riforma solo a favore del Governo Meloni .
Vede, Presidente, questo è il messaggio dirompente che oggi i cittadini hanno mandato al Governo con queste 500.000 firme che sono state raccolte in anticipo, perché sappiamo che il termine scadrà il 30 di questo mese. I cittadini hanno detto “no” a una riforma che avvantaggia esclusivamente i politici al Governo , una riforma che definiamo dell'impunità, dell'impunità per i potenti, una riforma che la Presidente del Consiglio ha giustificato con la necessità che lei vede di riequilibrare i poteri, il potere dell'ordinamento giudiziario rispetto al potere della politica dell'Esecutivo. Lei stessa che, quando la Corte dei conti bocciò la delibera del CIPESS autorizzativa dell'inizio dei lavori sul ponte dello Stretto di Messina, disse che era un'intollerabile ingerenza sull'Esecutivo e questo prima ancora di conoscere il provvedimento. Quale basso senso delle istituzioni esprime la Presidente del Consiglio. È la stessa che giustificò il fallimento totale dell'esperimento dei centri in Albania dicendo che erano i giudici e non piuttosto le leggi stesse dello Stato e dell'Unione europea ad aver bocciato quel progetto .
Una riforma, questa, che si inserisce nella costante demolizione del concetto stesso di diritto, sia interno sia internazionale, che questo Governo sta pervicacemente perseguendo ai danni dei cittadini e ai danni della stessa Italia . Presidente, è una riforma, questa, che non serve ai cittadini, che serve solo a voi che siete al Governo e diciamo ai cittadini: continuate a votare per questo referendum, per il “no” al referendum, continuiamo nella raccolta delle firme, difendiamo i principi fondamentali…
ALFONSO COLUCCI(M5S). …i diritti dei cittadini, difendiamo la Costituzione, difendiamo la democrazia, votiamo “no” .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Serracchiani. Ne ha facoltà.
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Come Partito Democratico ci associamo alla richiesta che è stata formulata dai colleghi del MoVimento 5 Stelle. Vede, Presidente, oggi è successa una cosa molto importante: in un Paese in cui l'astensione al voto è particolarmente forte, in un Paese nel quale sembra regnare l'indifferenza, in un Paese nel quale la politica a volte non si preoccupa di quelle che sono le richieste dei cittadini, in questo Paese reale ci sono oltre 500.000 cittadini e cittadine italiani che hanno perso un minuto del loro tempo per firmare e chiedere un referendum sulla riforma costituzionale della giustizia. Questo è un esercizio di democrazia che va difeso, che noi difendiamo, che noi sosteniamo e che vogliamo continui, perché questo esercizio di democrazia dimostra a questo Governo che con la forza, con l'arroganza, con il potere i cittadini non ci stanno e lo dicono con chiarezza firmando e votando “no” a questa riforma della giustizia.
Vede, Presidente, all'inizio di quest'anno il Ministro Nordio ci ha regalato un'altra delle sue perle di saggezza. Nel corso di una intervista fatta al ci ha detto che lui ha preferito non avere in quest'Aula alcun dibattito su una riforma costituzionale di quella portata, e ricordo che è la prima volta nella storia della Repubblica che una riforma costituzionale non viene toccata dal Parlamento perché è un testo del Governo blindato. Vorrei anche ricordare che il Ministro ha precisato che non ha voluto aprire alcun dibattito perché doveva correre, perché subito dopo bisognava iniziare il percorso della riforma costituzionale del premierato. Questo non è soltanto uno sfregio al Parlamento, questo è uno sfregio e una forzatura rispetto alla nostra Carta costituzionale e ai nostri diritti di cittadini, perché abbiamo diritto di poter votare e di farlo in modo responsabile, in modo libero e in modo informato.
Ed è per questo motivo che 15 cittadini hanno iniziato la raccolta firme, che noi, come Partito Democratico, insieme ad altri partiti e associazioni, abbiamo sostenuto e continueremo a sostenere, perché quella raccolta non è inutile. Quella raccolta dimostra che, di fronte all'arroganza e alla forzatura, c'è una democrazia che si oppone e che fa argine. Se non ci fosse stata quella raccolta firme, la data del referendum sarebbe stata fissata, contro le regole, già il 1° marzo. Se non ci fosse questa raccolta delle firme, saremmo di fronte ancora all'ennesima forzatura, che anche stavolta c'è stata.
Perché in questo Paese ci sono stati 4 referendum costituzionali, nel 2001, nel 2006, nel 2016 e nel 2020, e in tutti questi casi si è detto “sì” alla prassi costituzionalmente orientata che prevede che non venga indetta la data del referendum prima della scadenza dei 3 mesi che vengono dati ai cittadini per poter raccogliere le firme. Ebbene, anche di questo vi siete disinteressati. Anche su questo avete esercitato, con arroganza, il vostro potere, e anche su questo, ancora una volta, i cittadini vi hanno fatto capire che questi cittadini, il Partito Democratico e il centrosinistra stanno, contrariamente a quello che sostiene la Presidente del Consiglio, sempre dalla parte giusta della storia, dalla parte di quella storia che ci ha dato questa Costituzione, che consente oggi a voi di essere lì e di governare e che consente oggi a noi di dirvi, con grande forza, “no”, “no” e “no” ad una riforma costituzionale, per difendere la Costituzione, la democrazia e la giustizia, quella giusta, non quella di cui parlate voi con insofferenza, di quella magistratura che volete punire.
Invece, noi oggi vi ricordiamo che c'è una Costituzione che va rispettata e che è grazie a quella Costituzione se voi oggi governate e noi oggi facciamo opposizione e possiamo dire “no”, continueremo a dire “no” e continueremo a firmare .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Anche il gruppo AVS si associa a questa informativa, sottolineando due elementi. Il primo è che troviamo veramente disdicevole l'azione che sta facendo il Governo, in una corsa forsennata, per soli interessi legati alla non informazione dei cittadini sul referendum. Se si è convinti delle proprie ragioni, non si devono mai comprimere gli spazi di democrazia e dibattito. In questo referendum sono stati compressi, sia nel dibattito parlamentare, che di fatto non c'è stato, sia nell'informazione dei cittadini.
Una democrazia non è tale se non si permette a tutti di comprendere fino in fondo gli oggetti che devono andare a votare o a discutere . Ed è questo l'elemento grave che AVS critica al Governo. Per quale ragione avete fatto questa corsa? Perché avete paura che più cittadini si informino? Ma potrebbero anche convincersi di votare “sì”, se sono più informati.
La verità è che, negli ultimi mesi, è stata messa in campo una campagna, legata ai del centrodestra, colpevolizzando tutta la magistratura per episodi specifici, come quello della famiglia nel bosco, come se quell'elemento fosse legato a tutta la magistratura, indipendentemente dal giudizio che ognuno di noi ha. Invece questo referendum è una cosa importante, che riguarda tutti. Nessun Paese al mondo che ha la magistratura piegata al potere politico funziona bene e avere dei giudici eletti indirettamente dal Parlamento non è più democratico.
Noi vogliamo continuare a batterci per avere l'indipendenza della magistratura. Ciò non significa che in più occasioni non abbiamo criticato - ho anche avuto posizioni dure - certi episodi, legati a singoli magistrati che non hanno fatto, a nostro avviso, bene il loro dovere, ma un'altra cosa è immaginare di piegare ai piedi della politica, sotto la politica, una struttura che deve rimanere autonoma. Guai ad avere magistrati che chiedono il permesso o non indagano perché c'è il potente di turno! Lo stiamo vedendo in Svizzera, dove i magistrati vengono scelti dal potere politico e ci hanno messo 9 giorni.
Ci sono accuse gravissime nei confronti di coloro che dovevano vigilare e mettere sotto inchiesta, addirittura arrestare i protagonisti di quella strage. Ci siamo strappati le vesti! Quel caso è la dimostrazione che il potere politico, quando guida la magistratura, fa solo male! Ed è questa la difesa che noi continueremo a portare avanti, vicini a quei cittadini.
È molto bello che, indipendentemente dai parlamentari che hanno firmato per il referendum, 15 cittadini, nella difficoltà, perché quasi nessun ha dato spazio a quella vicenda (perché se non hai amicizie importanti, oramai su alcuni non ci vai), hanno dimostrato al nostro Paese di essere stati in grado di raccogliere 500.000 firme. Ed è giusto dare tutto il tempo possibile ai nostri concittadini, agli italiani, di poter votare secondo coscienza, non nella fretta demagogica, immaginando di avere costruito un vestito su misura da far approvare ai cittadini senza un giusto dibattito.
Per questa ragione, noi sosterremo questa informativa e continueremo a dire una sola cosa rispetto alla magistratura piegata alla politica: “no” !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, su un altro argomento, sempre sull'ordine dei lavori, la deputata Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Intervengo per chiedere un'informativa - credo di doverla chiedere alla Presidente del Consiglio, ma andrebbe bene qualsiasi altro delegato del Governo -per approfondire immediatamente la vicenda del Garante della . Noi abbiamo assistito all'inimmaginabile: membri del collegio del Garante della hanno fatto spiare i propri dipendenti, venendo meno ad ogni funzione e ad ogni correttezza nello svolgimento e nell'esercizio di queste funzioni.
Stamattina la Guardia di finanza ha fatto delle perquisizioni per le spese assolutamente fuori controllo, per gli abusi nella gestione delle risorse del Garante e per tanti altri scandali, che arrivano fino ad ipotizzare un trattamento di favore nei confronti di una delle grandi che controllano il mercato tecnologico, cioè Meta, per la vicenda degli occhiali con telecamera integrata, che naturalmente erano un rischio per la e dovevano prevedere l'erogazione di una multa, che quel Garante non ha mai erogato.
Allora, Presidente, noi non possiamo restare in questa situazione, perché quella è un'istituzione importante e i cittadini hanno diritto di potersi fidare di quella istituzione. Siccome i membri del collegio non si dimettono - questo è un appello che faccio anche a lei, affinché lo riporti al Presidente della Camera - c'è bisogno dell'approvazione di una legge per cambiare i componenti del collegio . Noi di Alleanza Verdi e Sinistra questa legge l'abbiamo già depositata da tempo, è pronta. La sua approvazione implicherebbe l'immediata decadenza di quel collegio.
Quindi, se si vuole, se c'è la volontà politica, questo cambiamento si può fare e si può mettere fine allo scandalo di un collegio che non si dimette, nonostante abbia dato prova di malagestione. Quindi chiediamo che questa proposta di legge venga immediatamente calendarizzata e discussa in Aula, perché dobbiamo far fronte, velocemente, alla necessità di ripristinare un rapporto corretto fra cittadini e istituzioni .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Perantoni. Ne ha facoltà.
MARIO PERANTONI(M5S). Grazie, Presidente. Anche il MoVimento 5 Stelle si associa alla richiesta di informativa urgente avanzata dai colleghi di AVS. Mi pare che sia doveroso, perché qua siamo in presenza di un fatto gravissimo, che vede coinvolta un'amministrazione di alto livello nel nostro Paese, un'amministrazione che deve vigilare sulle garanzie della di noi cittadini. Soprattutto, si tratta di un'informativa che deve essere resa anche alla luce di quello che è successo nei mesi scorsi.
Mi riferisco, in particolare, al fatto che un componente del collegio del Garante della si è recato presso la sede di un partito politico, di Fratelli d'Italia, prima che il Garante emanasse un provvedimento sanzionatorio nei confronti della trasmissione ; una trasmissione che, come sappiamo tutti, è sempre sotto l'occhio attento di chi ha qualcosa da nascondere.
È una trasmissione dove viene fatto giornalismo d'inchiesta, una trasmissione condotta da un giornalista che ha subito un gravissimo attentato e nei confronti del quale c'è stata una manifestazione unitaria di solidarietà a parole, ma, poi, in concreto, tale solidarietà non ha avuto grande seguito. Ora questa indagine dovrebbe svelare alcuni aspetti particolarmente rilevanti. Si parla di peculato, si parla di altri gravi reati contro la pubblica amministrazione. È opportuno che si venga in quest'Aula a chiarire non solo quello che il Governo intende fare, ma anche ciò che il Governo ha appurato in merito a questi fatti.
Abbiamo visto che ieri - mi pare, ma purtroppo la memoria “mi falla”- c'è stata un'informativa urgentissima su un'altra vicenda che è stata ritenuta particolarmente grave, con indagini in corso, e che è stata immediatamente utilizzata dai componenti dell'emiciclo di destra per accusare noialtri di vicinanza a certe attività o a certi personaggi. Ora io mi auguro che il Governo risponda con altrettanta celerità a questa richiesta di informativa per qualcosa che noi riteniamo essere ovviamente su altro livello, ma altrettanto rilevante e importante .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Stefania Ascari per fatto personale. Ne ha facoltà.
STEFANIA ASCARI(M5S). Presidente, vorrei fare un intervento per fatto personale. Grazie. Ci tengo a farlo perché quello che è successo, ieri, in quest'Aula, è stato un atto di violenza politica inaudita, un'azione squadrista della maggioranza, a colpi di accuse infondate, vergognose, calunniose nei miei confronti. Questo ci tengo veramente a dirlo. Dopo che non avete fatto nulla per fermare il genocidio a Gaza, colpite la reputazione di chi ha denunciato il vostro silenzio complice, con l'aiuto della vostra stampa piegata al potere. Qui è stato fatto un primo, un secondo e un terzo grado, scavalcando la magistratura e calpestando ciò che resta dello Stato di diritto che, come si sa, mal sopportate. Io ci tengo a dire che, sul banco degli imputati, avete messo la solidarietà umana, avete messo l'umanità avete messo la sofferenza, avete messo la libertà di opinione.
Io voglio dirvi, colleghi e colleghe, che dal 2018 partecipo a missioni umanitarie in Libano, in Siria, in Giordania, in Cisgiordania. Con queste mani ho distribuito pacchi , sì, pacchi - questo non lo volete accettare, ma ve lo dico -, cibo, aiuti a una popolazione disumanizzata, a bambini che non erano nemmeno più in grado di piangere, perché non ne avevano la forza, a madri disperate che non sapevano cosa dare da mangiare ai propri figli e ad anziani che ti ringraziavano in silenzio. Io l'ho fatto non negli hotel di lusso, ma in tende marce, distrutte, al freddo e al gelo, con bambini accartocciati che frugavano nei rifiuti per mangiare le carcasse.
Ci tengo a dire che io le mie battaglie, tutte queste battaglie, non le rinnego . Non le rinnego, anzi, le rivendico. Le rifarei tutte - tutte! -, dalla prima all'ultima e continuerò a farle ! Continuerò a farle. Continuerò, perché essere umani non è un crimine, essere umani non è un crimine !
Ci tengo, poi, a dire che all'interno del Parlamento ho costituito un Intergruppo per la pace tra Palestina e Israele; non l'ho fatto l'8 ottobre, l'ho fatto molto tempo prima, quando nessuno parlava della Palestina, nessuno si interessava alla Palestina, alla solidarietà della Palestina.
Voi guardate all'umanità e alla solidarietà con sospetto, perché non vi appartengono. Voi non avete la minima idea dell'orrore che esiste in Palestina. Non lo conoscete, non lo volete conoscere. Persino di fronte a un genocidio avete scelto di stare dalla parte di un assassino, avete scelto da che parte stare, dalla parte di un criminale di guerra e contro l'umanità. Non so come facciate a guardare in faccia i vostri figli, ve lo dico onestamente .
Anche quando milioni di cittadini e cittadine sono scesi in piazza, invece, di ascoltarli, di stare al loro fianco, li avete criminalizzati e attaccati, perché è così che fate: isolate, delegittimate, colpite.
Ma la verità e il bene non si cancellano con il fango. Qui ci tengo a ringraziare il mio gruppo politico che non mi ha mai lasciato da sola , è sempre stato al mio fianco, e la valanga di solidarietà umana, fuori da questo Palazzo, che ho trovato. Li voglio ringraziare tutti: dal primo all'ultimo .
Chiudo, Presidente, perché per quanto mi riguarda, se pensate di fermarmi, vi sbagliate, vi sbagliate.
Io continuerò, come ho sempre fatto, a denunciare, ad alzare la voce…
STEFANIA ASCARI(M5S). …e a stare dalla parte degli ultimi, non dei potenti, degli ultimi. Perché questo mi rende umana e soprattutto per me significa prestare un servizio allo Stato e cerco di farlo al meglio .
PRESIDENTE. La ringrazio.
STEFANIA ASCARI(M5S). Il silenzio è complicità e, a differenza vostra, non intendo esserlo .
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare il deputato Marco Pellegrini. Ne ha facoltà, per due minuti.
MARCO PELLEGRINI(M5S). Grazie, Presidente. Il 5 gennaio le Forze armate israeliane, lo Shin Bet, che sarebbe il Servizio di sicurezza interno, hanno annunciato l'approvazione dell'uso di dispositivi di localizzazione elettronica, inclusi i braccialetti GPS, per monitorare le persone sottoposte a restrizione amministrativa nella Cisgiordania occupata. La misura è stata autorizzata dal generale Bluth e promossa dal Capo dello Shin Bet, David Zini.
In base a questa disposizione, i cittadini palestinesi che - lo voglio sottolineare - non sono stati accusati, non sono stati processati, non sono stati condannati per alcun reato, possono essere costretti a indossare o portare con sé questi dispositivi di tracciamento e, tra l'altro, è previsto che la loro manomissione configuri un reato. Le autorità israeliane che hanno presentato questa misura, l'hanno presentata come un'alternativa alla detenzione amministrativa, che è un sistema aberrante e odioso che consente di restringere la libertà dei cittadini palestinesi che, come dicevo prima, non sono stati sottoposti a processi, accuse e quant'altro, come accadeva più o meno nell'Unione Sovietica durante il terrore di Stalin.
Tra l'altro - e concludo, Presidente, e la ringrazio -, secondo il giornalista israeliano Ben-Ephraim questi braccialetti sono integrati con altri sistemi tecnologici che vanno dal riconoscimento facciale a quelli dei dati biometrici e - cosa ancora più grave - sarebbero, a suo dire, integrati con l'intelligenza artificiale con un sistema, un algoritmo…
MARCO PELLEGRINI(M5S). …ho finito, Presidente, davvero…
PRESIDENTE. È finito anche il tempo.
MARCO PELLEGRINI(M5S). …con un algoritmo che sostanzialmente previene i comportamenti sospetti.
Potrebbe succedere - e chiudo - che un algoritmo si sostituisca al giudice. Noi crediamo che sia un qualcosa di una gravità talmente grande che chiediamo al Governo e al Ministro Tajani di relazionarsi con…
PRESIDENTE. La ringrazio...
MARCO PELLEGRINI(M5S). …la controparte israeliana.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Guerino Testa. Ne ha facoltà.
GUERINO TESTA(FDI). Grazie, Presidente. Tra tre giorni, il 18 gennaio, ci sarà il ricordo della tragedia che ha colpito la frazione di Rigopiano, l'hotel di Rigopiano, a Farindola, provincia di Pescara, nove anni fa, la tragedia più grande che si ricordi sulle montagne dell'Appennino dove persero la vita in maniera brutale 29 persone, lasciando una ferita insanabile nei cuori degli abruzzesi, ma di tutti gli italiani.
Tale sciagura ci ha lasciato in eredità un monito, un insegnamento che deve scandire la vita di tutti coloro che hanno la decisione pubblica sulle proprie spalle, ossia di quanto sia importante la prevenzione, raggiungere la prevenzione e praticarla tutti i giorni affinché tali sciagure non possano più accadere o, quantomeno, limitarsi. Da un anno circa, vicino a dove sorgeva prima Hotel Rigopiano, è sorto un giardino, il giardino della memoria, dove sono stati posizionati 29 blocchi di marmo - ogni blocco ricorda una delle persone morte -, ed è un luogo di riflessione e di preghiera e, come diceva il noto poeta Ugo Foscolo: nessuno muore realmente finché vive nei cuori di chi esiste.
Quindi, con grande commozione, anche quest'anno il Governo Meloni sarà presente in loco: verrà il Sottosegretario Isabella Rauti insieme, ovviamente, al sottoscritto, al sindaco e a tutte le autorità competenti per ricordare la tragedia più immane e più dolorosa degli ultimi 10 anni. Quindi, un ricordo vivo e ancora grande vicinanza, grande solidarietà e grande commozione nei confronti delle famiglie, dei parenti e di tutta la cittadinanza .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Alessandro Battilocchio. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO BATTILOCCHIO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Sabato prossimo, come ogni anno, mi recherò nella terra amica di Tunisia dove, ad Hammamet, nel piccolo cimitero cristiano all'ombra della medina che guarda al Mediterraneo, riposa dal 19 gennaio 2000 un grande italiano: Bettino Craxi . del PSI riformista, ha servito il nostro Paese per decenni, ha guidato il Governo dal 1983 al 1987 ed ha contribuito, con la sua politica pragmatica di innovazione e di cambiamento, a portare l'Italia tra le grandi Nazioni del mondo.
Proprio da questi banchi, nei suoi ultimi discorsi, Craxi interrogò il Parlamento sulle ragioni profonde di quella crisi di sistema che portò, poi, ad un corto circuito politico, mediatico, giudiziario. Quelle risposte non sono ancora arrivate e quelle considerazioni sono ancora oggi di un'attualità disarmante. Assieme ai figli Stefania e Bobo e a tanti amici deporremo un mazzo di garofani rossi su quella piccola lapide con la scritta: “La mia libertà equivale alla mia vita”. Difendere la libertà, in Italia come in ogni angolo del mondo, è il modo migliore per onorare la memoria e portare avanti la lezione politica e di vita di Bettino, grande statista italiano .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, ultimo intervento di fine seduta, il deputato Jacopo Morrone. Ne ha facoltà. Prego.
JACOPO MORRONE(LEGA). Grazie, Presidente. Il 4 gennaio 2026 a Forlì è scomparso prematuramente a 82 anni, dopo una lunga malattia, l'ingegnere Marcello Rivizzigno, un grande repubblicano e un caro amico di sempre. Anima del partito dell'Edera, ha trascorso una vita intensa tra l'attività politica, quella istituzionale, nel ruolo di consigliere e assessore a Forlì e in quella associativa. Era tuttora presidente regionale del Partito Repubblicano, oltre a essere consigliere e componente della direzione nazionale. Fino all'ultimo giorno ha speso la propria attività per il partito lavorando a progetti per il futuro. Porta la sua autorevole firma la scelta coraggiosa e lungimirante della sezione del Partito Repubblicano Italiano di Forlì di appoggiare in questi anni l'amministrazione di centrodestra, ritenendone positivo l'operato. Abbiamo applaudito Marcello in questo 2025 mentre, insieme ai vertici della sezione forlivese, tra cui Alessandra Ascari Raccagni, segretaria della Consociazione di Forlì, annunciava un anno di celebrazioni del Partito repubblicano, in particolare per l'anniversario della nascita del partito, fondato il 21 aprile 1895. Forlì, con lui, perde un fine politico; un uomo retto e integro che ha saputo tenere vivi e presenti i valori e gli ideali mazziniani tuttora attuali. Ciao, Marcello.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
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