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Venerdì 16 Gennaio 2026 ore 09:30
AULA, Seduta 595 - Interpellanze urgenti
Resoconto stenografico
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Alle ore 9.30 lo svolgimento di interpellanze urgenti (vedi allegato).
XIX LEGISLATURA
595^ SEDUTA PUBBLICA
Venerdì 16 gennaio 2026 - Ore 9,30
Svolgimento di interpellanze urgenti (vedi allegato).
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- Lettura Verbale
- Missioni
- Svolgimento di interpellanze urgenti.
- Interpellanza n. 2-00747
- Interpellanza n. 2-00736
- Interpellanza n. 2-00745
- Interpellanza n. 2-00748
- Interpellanza n. 2-00749
- Interpellanza n. 2-00746
- Comunicazione
- Comunicazione
- Comunicazione
- Ordine del giorno della prossima seduta
PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
BENEDETTO DELLA VEDOVA, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 80, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze urgenti.
PRESIDENTE. Passiamo alla prima interpellanza urgente all'ordine del giorno Morfino ed altri n. 2-00747 .
Chiedo alla deputata Morfino se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica.
DANIELA MORFINO(M5S). Grazie, Presidente. Sottosegretario, intanto la ringraziamo per la sua presenza in Aula, per rispondere alla nostra interpellanza. Ci aspettavamo la presenza dei Ministri competenti. A onore del vero, il Ministro Abodi ieri ci ha telefonato e ci ha comunicato che non poteva venire, quindi ringraziamo anche lui per questa gentilezza, ma ci aspettavamo la presenza del Ministro dell'Economia e delle finanze o del Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione: evidentemente avevano altro da fare che venire a rispondere a questa interpellanza.
Oggi portiamo all'attenzione dell'Aula un fatto davvero assurdo. Discuteremo non semplicemente di una struttura pubblica, ma di una vera scelta ideologica e ben precisa che ha questo Governo verso il Sud, verso la Sicilia e verso la città di Palermo. E parleremo anche di un uso distorto delle risorse pubbliche che ovviamente merita di essere denunciato con fermezza e con chiarezza da noi.
Andiamo per ordine. Dunque, il 30 dicembre scorso, la giunta Lagalla di Palermo approva una delibera che impegna parte dei fondi dei palermitani per un progetto. Lo schema dell'accordo verrà firmato tra il comune e il commissario straordinario Fabio Ciciliano, che è il commissario per gli interventi infrastrutturali e di riqualificazione sociale. L'intesa vede anche il coinvolgimento della partecipata Sport e Salute, che è la società del Ministero dell'Economia e delle finanze - infatti, ci aspettavamo che almeno il Ministro oggi fosse qui presente -, società proprietaria della struttura in dismissione a Roma. Stiamo parlando della Grand Stand Arena, una struttura sportiva che attualmente si trova al Foro Italico di Roma, che deve essere dismessa e che ora si vorrebbe smontare, trasportare e rimontare a Palermo, non in una zona di riqualificazione sociale, ma nel centro, proprio in una zona di Palermo, che è il Parco della Favorita.
E allora cosa c'è di strano? C'è che il progetto viene impropriamente ricondotto al modello Caivano e al suo commissario Ciciliano. Una norma che, come lei ben sa, Sottosegretario, è pensata per la riqualificazione delle aree ad alta vulnerabilità sociale e in questo caso riguarderebbe il quartiere di Borgo Nuovo a Palermo; ma l'area scelta per l'installazione non è l'area periferica di Borgo Nuovo, ma - come vi dicevo prima - il Parco della Favorita, una zona centralissima e che è soggetta anche a vincoli paesaggistici monumentali, pertanto occorrerebbe il parere della Soprintendenza, parere che attualmente ancora non è arrivato.
Ora ci chiediamo: ma che cosa c'entra il Parco della Favorita in questo caso? Quindi, già partiamo malissimo. Ma cosa ancora più grave è che questa operazione impegna oltre 6 milioni di euro dei soldi dei palermitani per acquistare, trasportare, adeguare e installare questa struttura che altrove ovviamente non serve più. E così vengono richiamate le risorse del POC Metro 2014-2020, cioè soldi pubblici che devono avere un obiettivo limpido, una rendicontazione impeccabile e soprattutto una convenienza dimostrata e non presunta.
Allora questa che facciamo oggi non è una polemica di facciata, qui parliamo di risorse pubbliche che vengono impiegate per portare una struttura usata in un'area che, tra l'altro, non corrisponde a quella per cui queste risorse sono state concepite. E, allora, questa operazione per noi solleva interrogativi gravi, gravissimi sotto il profilo giuridico, sotto il profilo economico, sotto il profilo urbanistico e - lasciatecelo dire - anche sotto il profilo politico, perché rischia di trasformare la città di Palermo nell'ennesima destinazione finale di una struttura dismessa altrove. E, allora, vogliamo sottolineare al Governo che Palermo non è e non può diventare il deposito dell'usato del potere politico centrale di Roma.
Questa è l'immagine che, purtroppo, emerge da questa operazione e appare un segno inequivocabile della visione che avete del Mezzogiorno, della Sicilia e del suo capoluogo.
Ora, Presidente, vorrei che l'Aula immaginasse, per un istante, la fotografia di questa città; una città dove le periferie degradate attendono investimenti strutturali veri, dove i giovani lottano ogni giorno per avere opportunità sociali e culturali vere, come a Borgo Nuovo e allo ZEN a Palermo. E poi pensasse - invece di destinare le risorse serie dove c'è bisogno - di spendere, così, oltre 6 milioni di euro - ripeto - dei palermitani per trasferire una struttura, che deve essere dismessa e già usata, da una città all'altra, senza averne certificato né la convenienza né la sostenibilità gestionale futura. Anche perché dalle notizie che ci arrivano la stessa ragioneria generale del comune di Palermo segnala rischi evidenti su questa operazione, come l'assenza di un piano economico finanziario, l'incertezza dei costi di gestione di questa struttura, una volta montata a Palermo, e perfino la possibilità concreta che l'opera non sia realizzabile nei termini annunciati; e tutto questo mentre il comune di Palermo è sottoposto a un piano di riequilibrio finanziario pluriennale; quindi proprio una roba allucinante.
Il punto focale di questa interpellanza allora è che, secondo noi, al Sud vengono proposte soluzioni di comodo; non è ancora dato sapere, quindi. Si prendono strutture usate, progetti preparati altrove mentre le vere esigenze della comunità, delle periferie e dei giovani restano escluse completamente dal dibattito reale. E questo non va bene.
Allora mi rivolgo direttamente al Governo. Le chiedo, Sottosegretario, di riferire le nostre perplessità ai Ministri competenti perché siamo estremamente convinti che questa non è una visione che predica sviluppo e coesione ma, di fatto, sposta pezzi di arredo di seconda mano a Palermo. Non è una visione che racconta di rigenerazione sociale, perché questa struttura non viene posta nelle periferie che hanno bisogno, ma in una zona centralissima che non ha assolutamente bisogno di questa struttura.
Allora ve la diciamo noi la visione che avete. Questa operazione racconta una precisa impostazione culturale e politica: Palermo non come una città da valorizzare, ma come un luogo dove collocare ciò che altrove non serve più.
Una cosa è chiara, e vorrei che il Governo la sentisse forte: noi non accetteremo mai che il Sud, il Mezzogiorno e la città di Palermo siano trattati come una pattumiera, come un deposito dell'usato delle politiche di Roma, mentre le periferie e i quartieri più fragili restano invisibili, sottofinanziati e senza prospettive reali .
PRESIDENTE. Onorevole Morfino, lo sa perfettamente, conoscendo i Regolamenti come me, che è il Governo che poi risponde alle interpellanze ed è importante - e guai se non fosse così - che il Governo sia presente. Quindi, ascoltiamo la risposta del Sottosegretario di Stato, Nicola Molteni, prego.
NICOLA MOLTENI,. Grazie, Presidente. Ringrazio gli onorevoli interroganti per darmi l'opportunità di fare da subito chiarezza sul caso in esame che attiene a un tema a me particolarmente caro come quello della riqualificazione sociale, soprattutto con riferimento ai territori caratterizzati da una maggiore vulnerabilità.
Voglio innanzitutto esprimere una valutazione di ordine generale che suggerisce una prospettiva utile per rispondere alle considerazioni emerse con l'interrogazione in esame, soprattutto con riferimento al concetto di rigenerazione urbana nell'ottica del contrasto al disagio giovanile.
La risposta che lo Stato, a tutti i livelli istituzionali coinvolti, vuole dare e sta dando al fenomeno passa anche attraverso il superamento della logica dell'intervento puntuale in favore di una strategia diffusa che porti a una messa in rete delle infrastrutture di quartiere attraverso poli di elevata eccellenza che ne garantiscano la connessione funzionale. È la creazione di una rete effettiva, interconnessa e funzionale di centri di aggregazione, più che la realizzazione puntuale di una specifica singola opera che rappresenta un principio cardine della rigenerazione urbana. Ed è a tale principio che deve ispirarsi l'opera di rigenerazione urbana e riqualificazione delle aree vulnerabili del commissario straordinario, anche con il supporto di una società pubblica ad alta specializzazione tecnica in materia di impiantistica sportiva come Sport e Salute. L'obiettivo prefissato è, difatti, quello di creare un circuito virtuoso in cui l'attività sportiva di base (praticata nei centri di quartiere riqualificati, come il centro educativo Paolo Borsellino a via d'Amelio o come quelli previsti a Largo Gibilmanna, nelle palestre e nelle aree in corso di riqualificazione del quartiere Borgo Nuovo) trovi uno sbocco naturale in una struttura sportiva confacente alle esigenze, pervadendo confronto e integrazione sociale.
D'altronde, il Piano straordinario approvato dal Consiglio dei ministri con deliberazione del 28 marzo 2025, e integrato con deliberazione del 28 agosto 2025, che fa riferimento all'opportunità di “tenere conto di eventuali sopravvenienze” è stato adottato con un “modello flessibile”, che include anche fonti di finanziamento precedentemente stanziate e/o individuate per progettualità già definite e che le amministrazioni locali, per diverse ragioni, non sono state in grado di portare avanti, ma che potranno essere ultimate anche attraverso l'adozione di atti convenzionali ovvero di accordi procedimentali ai sensi dell'articolo 15 della legge 7 agosto 1990, n. 241.
Ciò premesso, tuttavia, occorre ricostruire brevemente il quadro della situazione.
La Grand Stand Arena è uno stadio temporaneo che può ospitare fino a 6.000 spettatori, realizzato per ospitare, all'interno del Parco del Foro Italico, il torneo di tennis denominato “Internazionali BNL d'Italia” e, nella stagione estiva, eventi musicali e/o di intrattenimento.
L'impianto è nella disponibilità di Sport e Salute Spa dal 2018 in forza di un contratto di noleggio decennale che comprende installazione, smontaggio, stoccaggio e manutenzione dell'arena, stipulato all'esito di una procedura a evidenza pubblica indetta dall'allora CONI Servizi Spa e tale contratto di noleggio scadrà il 31 dicembre 2028.
Ciò premesso, Sport e Salute ha valutato positivamente la possibilità di riscattare anticipatamente l'impianto e individuare una diversa collocazione dello stesso, anche in considerazione del piano di sviluppo del Parco del Foro Italico e delle esigenze degli Internazionali BNL d'Italia che, in ragione della crescita esponenziale registrata degli ultimi anni, richiedono un numero sempre crescente di posti disponibili.
Nella logica della rigenerazione urbana, pertanto, tale eventualità era stata presa in considerazione con riferimento al territorio del comune di Caivano nell'ambito delle interlocuzioni con il commissario straordinario, nell'ottica del riutilizzo della struttura in coerenza con gli obiettivi del piano di interventi, valorizzando sia l'impianto che il territorio interessato.
A seguito dell'ampliamento delle funzioni attribuite al commissario straordinario ad opera del DL n. 208 2024, che ha ricompreso nel piano degli interventi anche il comune di Palermo, nell'ambito delle interlocuzioni tra il commissario, il comune e Sport e Salute, è emerso l'interesse concreto dello stesso comune ad acquisire l'impianto in oggetto.
Il comune ha formalizzato il proprio interesse ad acquisire l'impianto e Sport e Salute, nel mese di agosto 2025, si è resa disponibile a cedere al comune di Palermo - a un prezzo da concordarsi successivamente e subordinatamente al riscatto dell'impianto dal fornitore - la Grand Stand Arena.
Ai fini di una compiuta valutazione dell'operazione, nel rispetto delle proprie procedure e per dare riscontro alla richiesta del comune, Sport e Salute ha incaricato una società indipendente per determinare il valore economico dell'impianto e ha poi trasmesso il di valutazione al comune di Palermo. Il , nell'individuazione del valore economico del bene, ha tenuto conto di diversi fattori relativi alla struttura fisica e tecnica dell'impianto, anche considerandone lo stato manutentivo attuale.
A ottobre 2025, il comune di Palermo ha confermato l'interesse ad acquisire l'impianto, secondo i termini e le condizioni da definirsi in un secondo momento, previo il completamento dell'iter amministrativo e autorizzativo necessario.
Al riguardo, dagli atti ricevuti dagli enti preposti, emerge che il progetto in esame, nella sua concreta evoluzione, costituisce il frutto di numerose interlocuzioni tra i tre soggetti citati, in esito alle quali si era inizialmente convenuto di procedere alla realizzazione dell'opera in considerazione della sua potenziale funzionalità rispetto al quartiere Borgo Nuovo, ai sensi dell'articolo 1, comma 1, del decreto-legge 31 dicembre 2024, n. 208, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2025, n. 20, garantendo che la stessa fosse assistita da un finanziamento, a carico del comune di Palermo, di euro 6.386.000.
Nella fase esplorativa del progetto, pertanto, è stata primariamente valutata l'area del parco Tindari del quartiere Borgo Nuovo. A seguito dei riscontri effettuati, tuttavia, l'inidoneità dell'area è emersa anche in relazione al Piano di assetto idrogeologico, essendo classificata con una pericolosità di livello P2 e P3.
Conseguentemente, la valutazione ha necessariamente interessato altre aree della città, rimandando alla fase di progettazione esecutiva la definizione ultima della localizzazione dell'impianto.
D'altronde, come detto, il Piano straordinario approvato dal Consiglio dei ministri è ispirato alla logica della flessibilità a seguito di valutazioni che non possono che giungere come sopravvenute rispetto all'impostazione iniziale, nella predetta ottica generale di riqualificazione, che non può rimanere vincolata dalla prospettiva del singolo intervento.
A seguito di tali valutazioni, il 30 dicembre 2025 è stato sottoscritto l'Accordo di collaborazione, ai sensi del citato articolo 15 della legge 7 agosto 1990, n. 241, tra il commissario e il sindaco del comune di Palermo finalizzato alla realizzazione dell'intervento in argomento.
In tale ottica la società, nell'ambito delle proprie funzioni statutarie, ha supportato il comune di Palermo nella valutazione tecnica preliminare delle singole aree dallo stesso proposte come possibili collocazioni finali della Grand Stand Arena. Tale valutazione tecnica ha seguito parametri precisi, quali le dimensioni e caratteristiche tecniche dell'area, gli spazi di supporto e le potenzialità dell'offerta sportiva.
A valle di queste analisi, è stata individuata dal comune di Palermo l'area della Favorita, che presenta, tra l'altro, le necessarie caratteristiche logistiche e urbanistiche, in termini sia di destinazione (F3-attrezzature sportive) che di infrastrutture già presenti, come le aree parcheggio. Come detto, comunque, la definizione ultima della localizzazione dell'impianto è rimandata alla fase di progettazione esecutiva.
In base agli elementi ricevuti dalle amministrazioni competenti, vale inoltre la pena precisare, a tale riguardo, che, ai sensi del codice dei beni culturali e del paesaggio - articolo 8 del decreto legislativo n. 42 del 2004 -, in materia di sovraintendenza ai beni culturali per le regioni a statuto speciale rilevano le potestà alle stesse attribuite dai rispettivi statuti.
La Sicilia, in quanto regione a statuto speciale e proprio in forza del suo statuto, ha legislazione esclusiva, tra le altre, in materia di tutela del paesaggio e conservazione delle antichità e delle opere artistiche e dei beni culturali, nei limiti tracciati della Carta costituzionale. Inoltre, il DPR 30 agosto 1975, n. 637, recante “Norme di attuazione dello statuto della regione siciliana in materia di tutela del paesaggio e di antichità e belle arti”, all'articolo 1, comma 1, dispone che: “L'amministrazione regionale esercita nel territorio della regione tutte le attribuzioni delle amministrazioni centrali e periferiche dello Stato in materia di antichità, opere artistiche e musei, nonché di tutela del paesaggio”.
Pertanto, la competenza in materia di tutela, restauro, fruizione e valorizzazione dei beni culturali (archeologici, artistici, architettonici, bibliografici, demoetnoantropologici, paesaggistici) è attribuita al Dipartimento dei beni culturali e dell'identità siciliana. Su scala provinciale e locale operano, invece, le Soprintendenze per i beni culturali e ambientali, uffici operativi afferenti sempre alla regione. Nel caso in esame la competenza spetta alla Soprintendenza per i beni culturali e ambientali di Palermo, che esercita funzioni di tutela tecnico-amministrativa, controllo, autorizzazioni di interventi su beni culturali e su aree sottoposte a vincoli paesaggistici e monumentali.
Tale competenza esclusiva riconosciuta all'amministrazione regionale in merito alle questioni attinenti alla tutela del paesaggio e dei beni di interesse culturale in Sicilia ne determina, in ultima analisi, l'autonomia operativa e gestionale in materia.
Naturalmente, inoltre, l'intervento in questione non incide sulle risorse, dello Stato e degli enti locali, già assegnate al quartiere Borgo Nuovo e afferenti al Piano straordinario di cui al decreto-legge 31 dicembre 2024, n. 208, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2025, n. 20.
Per quanto concerne l'uso delle risorse PON/POC per l'intervento in questione, va infine rappresentato che il progetto denominato POC_PA_I.3.1.s - Realizzazione di una infrastruttura sportiva a fini sociali - Grand Stand Arena - è stato approvato con determinazione n. 19306 del 22/12/2025 dall'“Area Programmazione Fondi Extracomunali- Area Programmazione Fondi Extracomunali-Ufficio Autonomo Programmazione, Monitoraggio, Supporto al Controllo e Rendicontazione PNRR e PN Metro ” del comune di Palermo. L'amministrazione comunale di Palermo si è fatta promotrice della Conferenza di servizi in esito alla quale saranno acquisiti i necessari pareri autorizzativi.
PRESIDENTE. Grazie a lei, Sottosegretario Molteni, la risposta è lunga e articolata, vedremo tra poco se soddisfa la deputata D'Orso, che replicherà.
Prima di questo, saluto le studentesse, gli studenti, le professoresse, chi accompagna i componenti dell'Istituto comprensivo “Ugo Foscolo”, di Cancello ed Arnone, che è un piccolo comune in provincia di Caserta, come sa il Sottosegretario Molteni. Benvenuti alla Camera dei deputati . Non è che oggi ci sia sciopero, è che ci sono soltanto le interpellanze, quindi sono presenti soltanto i deputati che interrogano, interpellano il Governo, e quindi solo per questo.
La deputata D'Orso ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta all'interpellanza Morfino ed altri n. 2-00747, di cui è cofirmataria.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente. Io ringrazio il Sottosegretario Molteni anche per la dovizia di particolari, però non mi posso ritenere soddisfatta. O meglio, prendo atto che, per il Governo, a quanto pare, è legittimo utilizzare una struttura commissariale che è stata istituita dal Governo stesso e profumatamente anche pagata - tutto lo la struttura ha dei costi, costi che abbiamo visto stanziare nel decreto Caivano che l'ha istituita - per realizzare interventi e progetti estranei al perimetro e alle finalità che le sono state attribuite, appunto, dalla legge istitutiva. Perché vede, ricordiamo un po', anche per chi magari ci sta ascoltando, la cornice normativa che potrebbe giustificare, anzi, che giustifica l'esistenza stessa della struttura commissariale e i suoi interventi.
Decreto Caivano: era il settembre del 2023, n. 123, che nomina un commissario straordinario demandandogli il compito di predisporre e attuare un piano straordinario di interventi infrastrutturali e di progetti di riqualificazione sociale e ambientale funzionali ad aree metropolitane ad alta vulnerabilità sociale.
Ancora. Come avviene l'estensione rispetto ad ulteriori aree, rispetto alla primogenitura, che era quella, appunto, di Caivano? Con un altro decreto-legge, del dicembre 2024, il n. 208, che dice così: al fine di fronteggiare le situazioni di degrado e disagio giovanile nelle zone d'Italia ad alta vulnerabilità sociale si estendono le competenze e anche le risorse attribuite al commissario straordinario e si inserisce Palermo Borgo Nuovo, una specifica area di Palermo, uno specifico quartiere di Palermo. E io sono contenta che ci sia a presiedere il Presidente Mule' perché, essendo concittadino, mi seguirà ancor meglio nel ragionamento.
Ebbene, nella proposta di delibera di giunta che è andata ad approvare l'accordo, questo schema di accordo di collaborazione tra il commissario straordinario e il comune di Palermo per realizzare questa ricollocazione della Grand Stand Arena a Palermo, noi leggiamo, tra le premesse, questa riflessione che è poi quella, purtroppo, che anche lei ci ha detto, e spiegherò perché dico “purtroppo”: nell'ottica del superamento della logica dell'intervento puntuale, perseguendo una strategia di messa in rete delle infrastrutture di quartiere con poli di eccellenza di rango superiore, l'obiettivo è creare un circuito virtuoso in cui l'attività sportiva di base, praticata nei centri di quartiere riqualificati, come quello previsto a Largo Gibilmanna, trovi uno sbocco naturale in una struttura di alto livello, favorendo il confronto e l'integrazione sociale.
Ebbene, io non so se il Sottosegretario Molteni sia stato a Palermo, perché Sottosegretario, facciamo una passeggiata insieme in quel di Palermo, e io le dico che percorso noi dobbiamo fare, e come lo dobbiamo fare, per andare dal quartiere Borgo Nuovo al parco della Favorita, dove dovrebbe essere collocata questa struttura, così vediamo anche la sostenibilità della cosa sotto il profilo pratico relativamente, ad esempio, a dei genitori che devono accompagnare un bambino a fare sport di base, una disciplina di base, o per uno studente che deve, da solo - perché già, magari, ha l'età per farlo -, muoversi e andare a frequentare un corso sportivo al Parco della Favorita. Ebbene, non so se lei sa che c'è una strada, che noi chiamiamo viale della regione siciliana, anche detta circonvallazione, che taglia la città praticamente in due: guarda caso, il quartiere di Borgo Nuovo potremmo dire sta a monte della circonvallazione, mentre il parco della Favorita sta a valle della circonvallazione. Impossibile farsi una passeggiata da Borgo Nuovo al Parco della Favorita: non è la tempistica che spaventa, è il fatto che a piedi non puoi attraversare la circonvallazione. Punto primo.
Ma le dico di più: mezzi pubblici. Le faccio fare proprio una passeggiata, perché ci dobbiamo rendere conto tutti di quello che stiamo dicendo, perché questa cosa che c'è scritta in questo provvedimento del comune di Palermo, per qualsiasi palermitano, è una presa in giro, e quindi a me dispiace che voi cadiate nel medesimo errore. Quindi, mettiamola così, vi sto anche aiutando a salvare anche la faccia.
Quindi, mezzi pubblici. Lei mi dirà: sarà ben collegato, perché, se noi mettiamo a rete, sarà facile, quantomeno, con i mezzi pubblici. Eh no, io le dico che da Borgo Nuovo per andare al Parco della Favorita lei deve prendere o un tram che la porta da tutt'altra parte, poi prende come secondo mezzo una metro e fa venti minuti a piedi, oppure prende una combinazione, un bus o una combinazione di bus e, probabilmente, dovrà fare anche un altro po' di strada a piedi. Quindi, questa è la fotografia. Ripeto, qualsiasi palermitano che legga questa motivazione si mette a ridere, per non piangere. Ma voi state avallando questo genere di scelta, questo genere di strategia, che nel caso di specie non funziona, e spero di averlo fatto presente.
E ancora. Mi chiedo, da giurista, se è legittimo, a questo punto, beneficiare anche dei vantaggi in termini di semplificazione amministrativa, delle deroghe rispetto a tutta la normativa e alle ordinarie procedure previste dalla legge e di una flessibilità e libertà operativa, di cui ha parlato anche lei, che la gestione commissariale garantisce per realizzare però, ripeto, obiettivi diversi rispetto a quelli previsti dalla legge istitutiva.
Mi chiedo se questo sia, invece, più un modo per eludere la legge che per realizzare questi altri interventi, magari, prevede passaggi ulteriori.
Ancora, lei dice, le do una notizia: la struttura commissariale deve prelevare le risorse da qualche parte per affrontare gli oneri di smontaggio e trasporto. Lei ci sta raccontando che non inciderà sui 25 milioni previsti per Borgo Nuovo, specificatamente, ma, allora, le chiedo: se le fonti di approvvigionamento della struttura commissariale sono quelle, cioè quelle previste dal decreto Caivano, che però stanziava solo su Caivano, e quelle previste dal decreto-legge 31 dicembre 2024, n. 208, che individuava determinati quartieri e dava le risorse per quelli, voglio sapere da dove la struttura commissariale prenderà le risorse per far fronte a questi oneri. Non ce l'avete detto, quindi, se non è Borgo Nuovo, li stiamo togliendo a qualche altro quartiere di qualche altra città. A chi li stiamo togliendo? Secondo me, per coerenza logica, in realtà, li stiamo togliendo ai 25 milioni di Borgo Nuovo; però, se lei ha un'altra risposta, ci vediamo in separata sede e mi darà una risposta in questo senso.
Per me, stiamo distraendo risorse, che potevamo utilizzare per riqualificare, per fare ulteriori interventi, sempre su Borgo Nuovo, che è un quartiere fragile e come tale era stato individuato, per fare un mega impianto, probabilmente anche sovradimensionato rispetto alle reali esigenze cittadine, in un'area della città che ha caratteristiche totalmente diverse, lontana in linea d'aria 7 chilometri e quasi inaccessibile agli abitanti di Borgo Nuovo.
E, ancora, mi chiedo: ma è corretta la strategia per cui pensate di andare a svuotare dei suoi giovani un quartiere, per portarli in un'altra zona della città? Io, invece, penso il contrario, penso che invece dovremmo fare interventi, opere attrattive, nel quartiere Borgo Nuovo, per aprire il quartiere agli abitanti delle altre zone di Palermo, penso che dovremmo fare, quindi, una integrazione, una contaminazione in questo senso, e non cercare di creare ulteriori fratture, perché l'ho spiegato che urbanisticamente purtroppo c'è già una frattura tra aree della stessa città; quindi dovremmo ricucire il tessuto cittadino, invece di continuare a creare fratture.
E, ancora, lei ci dice che è un'operazione sostenibile dal punto di vista economico; in realtà, lo ripeto - e anche la collega Morfino lo diceva -, abbiamo il parere di regolarità contabile emesso dalla ragioneria generale del comune di Palermo che ci dice: attenzione, guardate che gli oneri di gestione non sono quantificati e quantificabili in questo momento, ci sfuggono, e questa è una criticità rispetto all'osservanza degli impegni presi con il piano di riequilibrio pluriennale finanziario.
E, ancora, secondo me, con questa operazione, state totalmente perdendo di vista non solo le finalità che voi stessi vi eravate dati, ma state avallando un'operazione insostenibile per il comune di Palermo, se non inutile. E state scaricando, e le sue parole lo fanno, un eventuale fallimento dell'operazione, tra l'altro, su altri enti, sulla regione siciliana, perché dalla regione dipende la Sovrintendenza; l'ha detto dieci volte, non c'era bisogno di indugiare su questa specifica, se non per il fatto che è l'unica criticità a cui vi potete appellare senza un coinvolgimento di una vostra responsabilità. Come a dire: se questo intervento, alla fine, non potrà più attuarsi, allora, attenzione, andate a guardare le colpe in altri enti, non contestate il Governo, perché sarà un altro ente che vi avrà paralizzato, così come la ragioneria generale del comune paventa, quest'opera, questa operazione.
Ebbene, quei soldi, i soldi dei cittadini palermitani, potevano essere spesi in tantissimi altri modi. Abbiamo bisogno, soprattutto nelle periferie, di due cose: normalità e opportunità. La normalità, lo sa da che cosa passa, Sottosegretario? Lei lo dovrebbe sapere bene anche perché incide sulla sicurezza. Passa anche da un'illuminazione pubblica capillare ed efficiente, passa anche dalla rimozione di rifiuti…
PRESIDENTE. Concludiamo.
VALENTINA D'ORSO(M5S). …di carcasse di auto e quant'altro. La verità è che voi non avete attenzione per le periferie
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Silvia Roggiani ed altri n. 2-00736 .
Intanto saluto le studentesse, gli studenti e i professori dell'Istituto Comprensivo “Leonardo da Vinci”; arrivano da Monteiasi, in provincia di Taranto. Benvenuti tutti alla Camera dei deputati . Oggi sono presenti poche persone perché è una seduta dedicata alle interpellanze; dunque, sono presenti soltanto i deputati interessati a interpellare il Governo. E, infatti, adesso, ascoltiamo dalla deputata Roggiani la illustrazione della sua interpellanza. Prego, ne ha facoltà.
SILVIA ROGGIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Grazie anche al Sottosegretario Molteni che oggi è qui a rispondere.
Intanto, una brevissima premessa. Non userò tutto il tempo, anche perché la richiesta è specifica. La premessa che mi sento di dover fare è che credo sia un momento in cui la partecipazione - la viviamo tutti e riguarda tutte le forze politiche - si è abbassata tanto. Abbiamo visto elezioni, anche le ultime regionali, alle quali ha partecipato meno del 50 per cento degli aventi diritto; vediamo sempre più distanza dalla politica e penso che la cura degli strumenti di democrazia e partecipazione debba riguardarci davvero tutti, in quest'Aula. Lo dico nei riguardi, ovviamente, di chi oggi siede al Governo, ma anche di chi, per conto dello Stato, deve garantire i diritti delle cittadine e dei cittadini, anche laddove questi invece non vengono garantiti, nonostante le leggi che li dovrebbero tutelare.
Un brevissimo - come si direbbe oggi sui , ma anche fuori - di quello che è accaduto. In data 3 ottobre 2025, con riferimento alla lista civica Bareggio 2013 e alla lista del PD, 6 consiglieri su 17 hanno sottoscritto una richiesta di un consiglio in adunanza, quindi di un consiglio comunale aperto, sul tema della Tari, ovviamente in ottemperanza all'articolo 39 del TUEL, che lo prevede, ossia che nel caso di un quinto dei consiglieri che chiedono un consiglio comunale aperto, il presidente del consiglio comunale è tenuto a convocarlo entro 20 giorni; hanno atteso questa data. Tuttavia, dopo 20 giorni, anzi prima, per dire la verità, il presidente del consiglio comunale ha fatto sapere che non avrebbe convocato il consiglio comunale aperto, perché il tema era di carattere nazionale.
Conoscete meglio di me l'articolo 39 del TUEL, che non fa minimamente menzione di questo, ma solamente del fatto che il consiglio comunale aperto non può non essere convocato nel caso sia illegittima, illecita, la richiesta che viene fatta, cosa di cui ovviamente non stiamo parlando.
Quindi, in data 16 ottobre, i consiglieri comunali si apprestavano a scrivere al prefetto per chiedere, anche qui come previsto e anche confermato da un parere del Ministero degli Interni, il parere n. 98460 del 2020, di esercitare i poteri sostitutivi, nel caso di mancata convocazione del consiglio comunale. Ripeto le date perché penso sia utile: la data della lettera al prefetto è il 16 ottobre 2025.
A seguito del fatto che il prefetto non abbia risposto a questa missiva per un sacco di tempo, è stato chiamato al telefono, non da me, ma dai consiglieri; lo specifico, perché, in consiglio comunale, qualcuno ha detto che io avrei esercitato pressioni sul prefetto, ma non ho mai telefonato al prefetto, anche se in effetti avrei potuto farlo. Poi mi sono domandata che, forse, prima di fare l'interpellanza, avrei potuto anche telefonare al prefetto, ma non l'ho fatto; non l'ho fatto perché i consiglieri comunali avevano tentato, secondo me in modo assolutamente regolare e corretto, dopo la lettera, di mettersi in contatto e non ci erano riusciti. A seguito del deposito della mia interpellanza, il prefetto ha scritto, in data 17 dicembre - sono passati quasi 2 mesi e ricordo che il TUEL dice 20 giorni e che la richiesta prima era il 3 ottobre, quindi, le date sono importanti - per chiedere al presidente del consiglio di valutare la legittimità della richiesta e quindi, nel caso, di procedere alla convocazione del consiglio comunale.
Oggi è il 16 gennaio e, quindi, oramai di mesi ne sono passati - hai voglia, si direbbe - e ancora il consiglio comunale non è stato convocato.
C'è stata una seduta del consiglio comunale di Bareggio dove il presidente del consiglio avrebbe detto: sì, sì, ma adesso capiamo; nel caso il prefetto eserciterà i suoi poteri sostitutivi.
Io ora ascolterò, Sottosegretario, la sua risposta, ma quello che vorrei ribadire qui è: aiutiamoci tutti a non creare democratici; penso che nessuno di noi abbia paura di avere momenti di confronto o ritenga che non debba averli e, nel momento in cui alla cittadinanza viene offerta un'occasione in più per poter approfondire le scelte, fatte sia a livello locale, ma anche a livelli più alti, penso che tutti noi dobbiamo prestarci. Ovviamente, lo faremo ciascuno dal proprio punto di vista. Probabilmente, in quel consiglio comunale emergeranno due visioni diverse, come del resto emergono anche qui in Parlamento, ma poi quelle stesse visioni diverse vengono messe alla prova del consenso. Anche questo è fare politica, ciascuno di noi immagina delle risposte per la cittadinanza ai problemi che si pongono ogni giorno diverse, altrimenti non siederemmo da lati opposti del Parlamento, non ci saremmo organizzati in partiti alternativi, come peraltro la nostra Costituzione ci invita a fare.
Quindi, mi auguro che la sua risposta possa essere positiva; e mi auguro davvero che alle cittadine e ai cittadini di Bareggio possa essere data questa opportunità di approfondire un tema che li riguarda da vicino, in un momento tra l'altro in cui le tasse, in generale il costo della vita è molto aumentato, quindi di conoscere il perché di alcune scelte, che siano nazionali, che siano locali. Può essere davvero importante
PRESIDENTE. Il Sottosegretario di Stato per l'Interno, Nicola Molteni, ha facoltà di rispondere.
NICOLA MOLTENI,. Grazie, Presidente. Gli onorevoli interpellanti richiamano l'attenzione sulla mancata convocazione da parte del presidente del consiglio comunale di Bareggio di una seduta aperta del consiglio comunale riguardante il tema della TARI locale. La questione è seguita dalla Prefettura di Milano che ha avviato una fitta interlocuzione con l'amministrazione comunale sulla quale mi soffermo in sintesi.
Lo scorso 16 ottobre sei consiglieri comunali del comune di Bareggio hanno trasmesso alla citata prefettura un esposto per lamentare il diniego opposto dal presidente del consiglio comunale all'istanza di convocazione di una seduta aperta dell'assemblea consiliare avente ad oggetto: “Tariffa rifiuti: perché paghiamo di più? Ci rivolgiamo alla giunta comunale per fare chiarezza”, presentata dai medesimi.
Il diniego è stato motivato facendo leva su diversi aspetti: la competenza statale in materia tributaria con riguardo alla TARI e la conseguente assenza di una specifica rilevanza locale della questione; la circostanza che il consiglio comunale aveva già deliberato in materia di tariffe, senza che la relativa deliberazione fosse stata successivamente impugnata; la possibilità per i cittadini di rivolgersi a uno sportello TARI appositamente istituito dal comune; l'assenza di osservazioni formulate in sede di discussione della proposta di deliberazione e di ricorsi presentati innanzi all'autorità giudiziaria.
I consiglieri esponenti, ritenendo comunque necessaria una discussione pubblica sull'argomento, hanno invocato l'esercizio del potere sostitutivo del prefetto per la convocazione del consiglio comunale, evidenziando come al presidente del consiglio competerebbe unicamente la verifica formale della richiesta da parte del prescritto numero di consiglieri e non una valutazione sull'oggetto della stessa.
La prefettura ha, pertanto, avviato interlocuzioni col segretario generale del comune al fine di acquisire i necessari elementi di approfondimento. Il segretario generale del comune, in relazione alla vicenda, ha rappresentato che l'ordine del giorno proposto dalle minoranze consiliari era già stato oggetto di esame nelle sedute della Commissione finanze del 9 e del 16 aprile 2025. Il medesimo ha ritenuto rispettate le disposizioni del regolamento del consiglio comunale in materia di adunanze aperte, evidenziando come, nel caso di specie, gli aumenti TARI riguardassero singoli avvisi individuali e non profili di carattere generale.
All'esito di tale riscontro, la prefettura ha richiesto al segretario generale del comune di comunicare ai consiglieri esponenti le motivazioni poste a fondamento del diniego.
Il successivo 27 ottobre, i consiglieri hanno reiterato la richiesta di intervento prefettizio in esercizio del potere sostitutivo, integrando l'originario esposto con ulteriori elementi.
A seguito di una nuova richiesta istruttoria formulata dalla prefettura, il segretario generale, nel confermare quanto già rappresentato, ha precisato che, ai sensi del regolamento del consiglio comunale, i consiglieri richiedenti, al fine di ottenere la convocazione ordinaria del consiglio, avrebbero dovuto almeno allegare una proposta di deliberazione, corredata dai prescritti pareri preliminari.
Anche in tale occasione, la prefettura invitato il segretario generale a partecipare ai consiglieri esponenti le ulteriori motivazioni poste a fondamento del diniego, ricevendo assicurazione dell'avvenuta comunicazione.
Lo scorso 10 novembre, i consiglieri interessati hanno trasmesso ulteriori elementi di valutazione, contestando le argomentazioni da ultimo addotte dal segretario generale e precisando di non aver allegato alcuna proposta di deliberazione in quanto il consiglio comunale, riunito in adunanza aperta, non sarebbe legittimato all'adozione di deliberazioni.
A seguito di ciò, la prefettura ha richiesto ulteriori elementi conoscitivi al presidente del consiglio comunale e al segretario generale del comune che lo scorso 17 novembre hanno illustrato le motivazioni del proprio operato e le ragioni per le quali non si è ritenuto di procedere alla convocazione dell'assemblea in seduta aperta, richiamando: la valutazione discrezionale attribuita al presidente del consiglio comunale ai sensi dell'articolo 36 dello statuto comunale, l'assenza di un interesse collettivo rilevante, nonché la presenza, in ambito comunale, di uno sportello TARI dedicato.
Più di recente, lo scorso 2 dicembre, i consiglieri esponenti hanno preso atto delle predette argomentazioni, insistendo, tuttavia, nella richiesta di riscontro all'originaria istanza di esercizio del potere sostitutivo prefettizio.
Da ultimo, la prefettura, con nota indirizzata alla presidenza del consiglio comunale del comune di Bareggio e alla segreteria generale, e per conoscenza ai consiglieri esponenti, ha rappresentato l'esigenza di dare seguito all'istanza di convocazione del consiglio comunale in seduta “aperta” formulata dai consiglieri comunali entro il termine di dieci giorni dalla ricezione della predetta nota, significando che in difetto la stessa prefettura si riserva di adottare provvedimenti sostitutivi ai sensi dell'articolo 39, quinto comma, del testo unico enti locali.
Il comune ha informalmente preannunciato alla prefettura di Milano la prossima convocazione del consiglio comunale.
PRESIDENTE. La deputata Roggiani ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interpellanza.
SILVIA ROGGIANI(PD-IDP). La ringrazio, Sottosegretario. Tuttavia, mi corre l'obbligo di dire che tra il 17 dicembre e il 16 gennaio, 10 giorni li moltiplichiamo per 3… benissimo che la prefettura abbia chiesto il 17 dicembre di fare la convocazione entro dieci giorni. Ma siamo al 16 gennaio, quindi, io me la aspetto, dopo che questa discussione è arrivata in quest'Aula, dopo che anche lei ha ribadito che intanto la richiesta era legittima. Mi ha fatto molto piacere che lei abbia ricostruito tutta la vicenda, perché penso che questa ricostruzione fatta da lei - che io non ho fatto - racconti bene quanti cavilli siano stati adottati, del tipo: no, ma questo non riguarda il locale, riguarda il nazionale. Tra l'altro, mi viene da dire - ora cercherò una parola più corretta di quella che mi verrebbe, su cui mi sto censurando - con la collaborazione del segretario comunale - uso questa, mi sono censurata sull'altra - che forse, invece, avrebbe semplicemente dovuto sostenere la richiesta dei consiglieri comunali ai sensi dell'articolo 39 del TUEL e raccomandare che non bisogna avere paura dei momenti di confronto pubblico, lo dicevo anche prima. Quindi, mi auguro, adesso, dal momento che abbiamo fatto questa discussione nell'Aula del Parlamento, che arrivi finalmente la convocazione, che avrebbe già dovuto essere arrivata. Se non arriva la convocazione nella giornata odierna - perché oggi c'è stata qui la discussione, sono passati quasi 30 giorni - da parte del presidente del consiglio comunale, mi auguro che la prefettura svolga il suo ruolo. Per noi è molto importante; è molto importante che si possa sapere di contare sul fatto che, nel momento in cui qualcuno si arroga dei diritti che non ha o di interpretare in un modo scorretto le leggi, ci sia lo Stato in questo caso rappresentato dalla prefettura, che garantisce che le leggi invece vengano rispettate. Contiamo su di lei .
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente De Maria e Bonafe' n. 200745 . Chiedo al deputato De Maria se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica.
ANDREA DE MARIA(PD-IDP). Presidente, Sottosegretario. Sappiamo tutti di questo evento terribile accaduto nella stazione di Bologna, il 5 gennaio, quando il capotreno Alessandro Ambrosio è stato assassinato in maniera terribile e violenta. I casi di violenza contro il personale ferroviario non sono, purtroppo, una novità. Sono un problema endemico, presente a Bologna come in tante aree del territorio nazionale, più volte denunciato dai sindacati di categoria. Questo omicidio rappresenta indubbiamente un tragico e terribile salto di qualità. Per l'omicidio di Ambrosio è già stato arrestato Marin Jelenic, anzi voglio qui ringraziare, ancora una volta, le Forze dell'ordine per la loro azione investigativa, per avere assicurato il presunto responsabile di questo delitto terribile alla giustizia. Peraltro, si tratta di una persona che aveva già compiuto, da quello che abbiamo letto dai mezzi di informazione, diversi atti violenti ed era stato più volte fermato e identificato.
Ora è emerso che, il 23 dicembre dell'anno scorso, Marin Jelenic era stato oggetto di un provvedimento di allontanamento dal Paese, emesso dal prefetto di Milano. Peraltro, sempre da notizie di stampa - poi ci dirà il Sottosegretario -, abbiamo appreso che questo soggetto non aveva fatto ricorso al provvedimento. Il 5 gennaio Marin Jelenic girava ancora libero per le stazioni del Paese e, se il provvedimento fosse stato attuato, probabilmente non saremmo qui, non solo a svolgere questa interpellanza, ma a ricordare un atto di sangue così grave e così terribile. Peraltro, anche in questo caso mi interessa sentire il Sottosegretario, da quello che sempre si è letto sugli organi di informazione, ci sono state anche occasioni, tra il 23 dicembre e il 5 gennaio, in cui questa persona è stata fermata, in qualche modo identificata dalle Forze dell'ordine.
Quindi, io credo si debba fare chiarezza, fino in fondo, su quello che è accaduto, sul perché questo provvedimento di allontanamento dal Paese non è stato reso esecutivo e anche fare in modo che situazioni drammatiche come questa non si possano più ripetere, cioè che, in occasioni analoghe, i provvedimenti vengano puntualmente attuati.
A questo che è l'argomento cuore dell'interpellanza, voglio aggiungere alcune considerazioni sul motivo di questa interpellanza, quello che ho già illustrato. È evidente che la sicurezza delle stazioni del nostro Paese sta diventando sempre di più una priorità, come sono una priorità le politiche di contrasto alla criminalità e di difesa della sicurezza dei cittadini. Si tratta di investire sul personale delle Forze dell'ordine, di rafforzarlo, di garantire il di mettere a disposizione i mezzi necessari all'azione delle nostre Forze dell'ordine. Per quanto riguarda la città dove è avvenuto questo fatto terribile, la mia città, che è Bologna, noi abbiamo incontrato diversi sindacati di Polizia: ci hanno segnalato diverse carenze ed esigenze da questi punti di vista; come bisogna promuovere coesione sociale, integrazione e solidarietà, quella rete di comunità che è fondamentale a prevenire le situazioni di criminalità e, attraverso la coesione e l'integrazione, costituire una comunità più coesa e più ostile alla criminalità.
In questo ambito, io ci tengo a sottolineare un aspetto. Io sono convinto che su queste politiche della sicurezza bisognerebbe trovare il massimo di unità fra le forze politiche e il massimo di lavoro comune fra i diversi livelli istituzionali. La mia interpellanza - lo dico anche rispetto al dibattito pubblico che c'è stato anche su questo episodio tragico a Bologna - non vuole essere parte di una logica di contrapposizione politica, è un po' il contrario. Credo che sia importante per tutti fare luce su un elemento molto delicato, molto serio e molto critico come quello che ho illustrato, cioè sul perché questo provvedimento di allontanamento non è stato realizzato. Perché, appunto, questo fatto ha avuto un peso evidentemente molto importante in un atto di sangue così drammatico. Penso che fare luce su questo sia davvero nell'interesse di tutti e di tutte le istituzioni .
PRESIDENTE. Il Sottosegretario di Stato per l'Interno, Nicola Molteni, ha facoltà di rispondere.
NICOLA MOLTENI,. Grazie, Presidente. Grazie, onorevole De Maria. A nome del Governo, del Ministro dell'Interno e a titolo personale, esprimo, anche in quest'Aula parlamentare, profondo cordoglio e vicinanza ai familiari di Alessandro Ambrosio, ucciso a Bologna il 5 gennaio scorso.
Il sospettato dell'omicidio, avvenuto, come noto, nel parcheggio della stazione ferroviaria, è stato identificato con certezza in Marin Jelenic, nato in Croazia il 20 marzo 1989, ripetutamente fotosegnalato, con precedenti per tentato furto, porto abusivo di armi, resistenza a pubblico ufficiale e oltraggio.
Il cittadino croato è stato sottoposto a fermo, convalidato dall'autorità giudiziaria, che ne ha disposto la custodia cautelare in carcere.
Le indagini e le ricerche immediatamente avviate dalla squadra mobile della questura di Bologna hanno consentito alla Polizia di Stato di rintracciare il sospettato presso l'area ferroviaria di Desenzano del Garda e di assicurarlo alla giustizia lo scorso 6 gennaio, vale a dire circa 24 ore dopo il delitto.
Ricordo che il cittadino straniero in questione, essendo di nazionalità croata, fruisce del regime di diritto europeo di libera circolazione previsto per i cittadini di Paesi dell'area Schengen.
E ciò nonostante, nei suoi confronti, il 23 dicembre dello scorso anno, era stato adottato dal prefetto di Milano un provvedimento di allontanamento dal territorio nazionale (trattandosi, come dicevo, di cittadino croato), con l'intimazione a lasciare il territorio entro 10 giorni dalla notifica, avvenuta nella stessa giornata, ordine al quale lo stesso non ha ottemperato.
Diverse e più efficaci iniziative si sarebbero potute assumere se solo fosse stato oggettivamente prevedibile il salto di qualità sul piano criminale che il cittadino croato ha poi tragicamente effettuato e se anche ci fosse una maggiore disponibilità di posti nei centri di permanenza per il rimpatrio sul territorio nazionale e a Bologna, in particolare.
È un obiettivo, quest'ultimo, che stiamo perseguendo con convinzione e con specifiche risorse finanziarie, pur registrando, talvolta, posizioni contrastanti da parte di rappresentanti degli enti territoriali.
Ritengo di incontrare l'apprezzamento degli onorevoli interpellanti per quanto il Ministero dell'Interno sta facendo per ripristinare, a Bologna, il CPR e dotare, così, il capoluogo di una struttura di trattenimento di soggetti pericolosi che consenta di toglierli dalla strada e avviarli nei Paesi di origine.
Abbiamo il dovere di trarre indicazioni da tragedie come l'uccisione di Alessandro Ambrosio per perfezionare e rafforzare sempre di più il nostro sistema di sicurezza, che si incentra sulla capacità di effettuare il rimpatrio di stranieri.
PRESIDENTE. Il deputato De Maria ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interpellanza.
ANDREA DE MARIA(PD-IDP). Sinceramente, no, Presidente, nel senso che io mi aspettavo di comprendere come mai questo provvedimento di allontanamento non è stato attuato e di questo nella risposta del Sottosegretario non ho trovato niente. Ovviamente condivido il richiamo, che abbiamo tutti, al cordoglio per l'assassinio di Ambrosio, la solidarietà ai familiari e ai suoi colleghi di lavoro, come l'impegno a contrastare le situazioni di illegalità, ma a me non interessava un discorso generale, ad esempio, sui CPR, su cui, poi, verrò con alcune considerazioni. L'interpellanza era molto specifica e qui non mi è stata data una risposta, cioè come mai questo provvedimento di allontanamento dal Paese non è stato realizzato. Il provvedimento non è stato attuato e questa persona era libera di girare per le stazioni del Paese pur avendo - come lo stesso Sottosegretario ha ricordato - un alto tasso di pericolosità, perché era stato più volte identificato, fermato, aveva compiuto atti violenti, mi pare, anche devastato un supermercato, era stato fermato perché aveva un coltello. Diciamo che, sul tema che ho posto, non c'è stata una risposta.
Io poi penso che noi, tutti insieme, come forze politiche, dobbiamo ragionare su questo grande tema, che è quello del governo dei fenomeni di immigrazione, perché penso che dobbiamo unire due temi, anche cambiando radicalmente la normativa vigente. Uno è avere - per quanto mi riguarda, ne sono molto convinto - flussi certi in entrata, cioè noi dobbiamo trovare un modo per portare in Italia le persone che vogliono venire a lavorare, a vivere qui onestamente. Fra l'altro, questo è nell'interesse del Paese, perché noi abbiamo bisogno moltissimo, anche rispetto agli equilibri democratici, di avere forze, energie che vengano a contribuire alla crescita del nostro Paese. E su questo c'è una differenza con la destra, nel senso che, a volte, siamo di fronte a interlocutori che vedono l'immigrazione nel suo insieme come un pericolo per il Paese, mentre noi abbiamo bisogno di persone che vengano a vivere e lavorare qui. Nello stesso tempo, bisogna essere molto netti nel contrastare qualunque forma di illegalità e rendere anche più efficaci le procedure di allontanamento e di espulsione dal Paese.
Penso che questo dovrebbe essere il quadro generale in cui collocare anche un'azione legislativa in quest'Aula per rendere più efficace gli strumenti che abbiamo per governare un fenomeno complesso, sapendo che la sicurezza si costruisce insieme, reprimendo i reati, controllando il territorio, con la certezza della pena e, nello stesso tempo, con la coesione sociale e con la stessa integrazione, che è un grande strumento per prevenire le situazioni di insicurezza e criminalità. Ma detto questo, cioè costruito un quadro di riferimento generale, io, davvero, avevo presentato un'interpellanza molto specifica e su questa interpellanza molto specifica, cioè sulle ragioni per cui questo provvedimento non è stato attuato e sui passaggi che ci sono stati rispetto a una sua eventuale attuazione, una risposta non l'ho ricevuta .
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Casu ed altri n. 2-00748 .
Chiedo al deputato Casu se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e onorevoli colleghi, Sottosegretario Molteni, rappresentante del Governo, questa interpellanza urgente, che abbiamo immediatamente presentato insieme a tanti colleghi del Partito Democratico, muove dalla fortissima emozione che abbiamo provato a poche ore dall'inaccettabile omicidio nei confronti di Alessandro Ambrosio, un ragazzo di 34 anni, dipendente di Trenitalia, brutalmente ucciso nel parcheggio intorno alla stazione di Bologna.
Poche ore dopo, insieme a tanti colleghi, insieme alle istituzioni locali, al presidente della regione e al sindaco di Bologna e insieme a tanti rappresentanti parlamentari di ogni schieramento politico, siamo stati nei luoghi dove tutto questo è avvenuto. Abbiamo incontrato tanti rappresentanti delle forze sindacali. In quella sede dai rappresentanti delle forze sindacali ci è stato ricordato, ancora una volta, di un protocollo che era stato sottoscritto l'8 aprile 2022. Era un protocollo che aveva lo scopo di mettere insieme tutti i soggetti che devono e che possono contribuire a garantire maggiore sicurezza nelle stazioni, maggiore sicurezza per il personale ferroviario e maggiore sicurezza per i passeggeri che si muovono nel Paese e di mettere intorno al tavolo, creare un osservatorio, mettere in campo una serie di misure per aumentare la sicurezza di tutti noi e la sicurezza delle donne e degli uomini che ogni giorno sono in prima linea per garantire il diritto alla mobilità.
Ecco, ho citato questo protocollo - e lo abbiamo citato testualmente nelle misure previste nell'interpellanza - perché è un protocollo dell'aprile del 2022. Se è vero, come è stato denunciato dalle forze sindacali, che il tavolo previsto da questo protocollo si è fermato ancora all'idea dello schema delle raccomandazioni e non viene convocato dall'estate del 2025, siamo di fronte a una vicenda che richiede un'assunzione di responsabilità collettiva delle istituzioni. Di fronte a tragedie drammatiche come questa, è fondamentale il cordoglio, è fondamentale essere al fianco della famiglia, ma è anche fondamentale un'assunzione di responsabilità collettiva, che non può muovere da un perenne tentativo di scaricabarile sulle responsabilità di qualcun altro. Ciascuno di noi: noi, come parlamentari di opposizione, lo stiamo facendo oggi in questa sede. Presentiamo un'interpellanza urgente, affrontiamo una questione che noi, come partito, riteniamo cruciale e inseriamo quest'iniziativa chiaramente in un percorso che non nasce da oggi e che è un percorso politico che, come Partito Democratico, abbiamo intrapreso.
Già nel novembre del 2024 abbiamo presentato qui alla Camera un documento politico costruito insieme al circolo, con il coordinamento della rete dei circoli del Partito Democratico dei trasporti che muoveva proprio dalle denunce delle lavoratrici e dei lavoratori, chiedendo di considerare la sicurezza e la salute dei lavoratori come elementi non negoziabili, non solo come costi e come investimenti.
Abbiamo presentato tante interrogazioni per chiedere conto, nei tempi, dell'attuazione di questo protocollo, però in questo momento quello che chiediamo è un'assunzione di responsabilità anche delle istituzioni. Parlamentarmente abbiamo preso un'iniziativa - non l'abbiamo ancora resa pubblica, pensavo che fosse giusto parlarne direttamente in quest'Aula - che ha già raccolto un consenso trasversale in Commissione trasporti e in Commissione affari costituzionali: sono le Commissioni competenti per le questioni del protocollo che riguarda il Ministero dell'Interno e il Ministero dei Trasporti. Abbiamo chiesto - tutti i parlamentari del Partito Democratico - ai presidenti di convocare congiuntamente le organizzazioni sindacali per avere un confronto sulla sicurezza delle stazioni, su quello che si è fatto, su quello che si sta facendo e su quello che si farà. Devo dire che c'è stato un parere positivo di tutti i gruppi politici di maggioranza e opposizione che si sono espressi in ufficio di presidenza della Commissione trasporti. Avremo modo di avere un confronto con la I Commissione. Noi speriamo che, come da impegno dell'ultimo ufficio di presidenza, questo incontro possa avvenire entro il 30 gennaio. Quindi, può essere una prima occasione per portare anche in Parlamento una discussione che non sia orientata ad altro se non a fare un bilancio di quello che effettivamente si è fatto e poi a mettere in campo le nuove iniziative.
Però ora, venendo alle questioni che sono affrontate, chiederei veramente in questa sede al Sottosegretario Molteni di dirci chiaramente cosa è stato fatto in questi tre anni rispetto all'applicazione non solo dei passaggi che io vado, citando, a ricordare - l'obiettivo del protocollo era quello di affrontare il tema della sicurezza dal punto di vista di tutti gli aspetti, quindi, non solo a bordo, ma nelle stazioni, prima della partenza e dopo l'arrivo, non solo dei lavoratori, ma anche dei passeggeri - ma soprattutto di mettere insieme i dati che siano in grado di esprimere la fenomenologia di queste aggressioni, l'incidenza sui diversi ambiti territoriali e le migliori pratiche che possano mettere in campo politiche per la sicurezza realmente efficaci. Poi, l'obiettivo è di mettere in campo un monitoraggio delle misure di sistema che garantiscano la consultazione, il confronto e la proposta su tutti i temi della sicurezza nel servizio di trasporto pubblico locale e regionale; campagne istituzionali di comunicazione mirate agli utenti; raccolta di dati per lo stato della sicurezza e la qualità del trasporto; un confronto con le istituzioni territoriali e un confronto con la rappresentanza delle case costruttrici; sempre più l'utilizzo di dispositivi tecnologici e soluzioni tecniche finalizzate ad aumentare la sicurezza del servizio nelle stazioni e sui mezzi di trasporto; soluzioni per il superamento di situazioni di criticità causate da un immotivato di percezione dei soggetti; rivisitazione e aggiornamento complessivo della normativa in materia di polizia, sicurezza e regolarità dei servizi di trasporto; maggiori garanzie, sotto il profilo della tutela, del personale del ; tavoli prefettizi con parti sociali, aziende, enti locali, organizzazioni datoriali e sindacali firmatarie del contratto nazionale che monitorano il fenomeno e le aree di maggiore rischio.
Poi, per quanto riguarda l'osservatorio, vi è la necessità di mettere in campo specifiche linee guida. Noi vogliamo sapere se questo lavoro in questi tre anni è stato fatto e cosa è emerso per la raccolta di informazioni, l'attività di sensibilizzazione, l'individuazione di criteri per la selezione degli eventi di violenza, le raccomandazioni all'utenza sul rispetto di certi comportamenti, la valutazione di specifici moduli formativi del personale , l'individuazione di percorsi di reinserimento lavorativo per i lavoratori vittime di forme particolarmente gravi di aggressione e l'individuazione di specifici sistemi e procedure per l'assistenza e il supporto al personale vittime di aggressioni.
Oltre questi obiettivi, ci sono poi misure specifiche che sono testuali e c'è anche un termine, ossia il termine di 90 giorni dalla prima riunione per presentare al Ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili e al Ministro dell'Interno un rapporto sulle attività svolte.
Tra le misure specifiche… io perché le vado a leggere e perché abbiamo voluto citarle testualmente? Perché è importante sapere, rispetto a un problema che era stato fotografato e affrontato in sede istituzionale tre anni fa, cosa effettivamente si è fatto punto per punto. Tra le misure specifiche vi sono quelle di promozione di investimenti in infrastrutture e mezzi in materia di videosorveglianza e protezione nell'ambiente di lavoro, anche per quanto disposto (sono citati gli articoli di legge), rendendo obbligatori equipaggiamenti minimi nell'acquisto dei mezzi; progressivo isolamento del posto di guida degli operatori Tpl con cabine protette per le vetture di nuova immatricolazione; dotazione di sistemi di controllo degli accessi in stazioni, ingressi e autostazioni, analogamente alle misure in uso negli aeroporti; lo ripeto, analogamente alle misure in uso negli aeroporti; favorire convenzioni (per il servizio ferroviario con la Polfer e nei restanti settori con altri organi di polizia) per garantire più presenza a bordo su tratte definite a rischio aggressioni al personale e canali dedicati al personale per ricorrere in maniera più celere alla chiamata di soccorsi; istituzione di un numero nazionale diretto di emergenza dedicato al personale e gli utenti; adozione di procedure standard finalizzate alla protezione del personale; istituzione di programmi di protezione e sicurezza che consentano la presenza e l'intervento di personale dedicato e addestrato in situazioni di pericolo e da utilizzare come deterrente nelle zone a maggior rischio; controllo e presidio del territorio, stazioni, capolinea, pensiline, anche attraverso la presenza di guardie giurate e unità cinofile come misure di deterrenza e prevenzione.
Ecco, tutti questi aspetti sono degli impegni che noi consideriamo molto importanti e crediamo che sia fondamentale, nel momento in cui anche il Governo sta affrontando e aprendo una fase di iniziativa di ulteriori interventi ed effetti normativi, fare, però, un bilancio di quello che si è effettivamente fatto e soprattutto - questo è quello che noi chiediamo fortemente e che stiamo auspicando proprio a partire dall'ascolto dei lavoratori e dei sindacati, ma poi naturalmente noi ci aspettiamo che, così come si fa e si deve fare questo passaggio per quanto riguarda la parte del protocollo relativa al trasporto ferroviario, si possa fare poi anche per quella parte che riguarda il resto del trasporto pubblico locale - che una volta sentiti i lavoratori si possa ascoltare la voce delle imprese e delle aziende e al tempo stesso anche la voce degli enti locali, perché noi sappiamo che l'ANCI ha presentato delle richieste molto dettagliate al Governo di quello che serve e lo ha fatto trasversalmente - i sindaci di ogni colore politico -, chiedendo anche la possibilità di avere accesso a determinate banche dati, chiedendo la possibilità di avere maggiori risorse per il personale e maggiori risorse per lo straordinario delle Forze dell'ordine. Quindi, occorre ascoltare tutte queste voci e cercare di costruire quel piano, che in questo momento evidentemente non c'è, che possa consentire non solo di parlare della sicurezza e di confrontarci sulle nostre differenti idee della sicurezza, ma anche di costruire quegli strumenti concreti sul territorio che possano garantire ai cittadini e ai lavoratori una maggiore sicurezza effettiva.
Da questo punto di vista io penso che già andavano applicati - ma attendo la risposta per sapere puntualmente gli esiti dell'osservatorio - le linee guida, i documenti che sono emersi, il numero di interventi relativi alle singole misure che noi abbiamo portato avanti, avanzate sul territorio, la mappatura che è stata fatta grazie alla possibilità di mettere insieme i dati. Noi abbiamo straordinarie possibilità tecnologiche e, dunque, utilizziamole anche per garantire maggiore sicurezza. Pertanto, occorre muovere da questo, perché altrimenti noi siamo in una discussione in cui l'unico elemento che manca costantemente è la realtà, la realtà e la responsabilità di ciò che ci si impegna a fare e ciò che si fa effettivamente.
Da questo punto di vista il rischio vero è che non saremo in grado, se non invertiamo questa rotta e non partiamo da una discussione concreta su ciò che effettivamente si è fatto e si deve fare, di riuscire a garantire nelle stazioni e su tutto il territorio nazionale quella sicurezza fondamentale che non possiamo scaricare come responsabilità solo sulle donne e sugli uomini in divisa, che dobbiamo ogni giorno ringraziare per il lavoro straordinario che fanno per garantire la sicurezza di tutti noi, né solo sugli amministratori, che sono chiamati, con risorse sempre più scarse, a fronteggiare problemi sempre più grandi e poi non vengono nemmeno ascoltati nel momento in cui alzano un grido di dolore o lanciano un allarme, né solo su lavoratrici e lavoratori, che non hanno gli strumenti, le competenze e neanche il compito di essere loro a garantire la sicurezza e che poi subiscono quel numero crescente di aggressioni nei confronti del personale di , visto che sta crescendo radicalmente in tutti i segmenti del trasporto il prezzo più amaro della mancanza di azione che è una responsabilità nazionale che noi dobbiamo avere, come parlamentari, e che deve avere il Governo .
PRESIDENTE. Il Sottosegretario di Stato per l'Interno, Nicola Molteni, ha facoltà di rispondere.
NICOLA MOLTENI,. Presidente, l'onorevole Casu pone la questione della sicurezza nelle grandi città, con particolare riguardo alle zone poste a ridosso delle stazioni ferroviarie, facendo riferimento ai gravissimi e recenti episodi di Bologna e di Roma Termini.
Riguardo alle aggressioni avvenute nella serata del 10 ottobre scorso nella zona di Roma Termini, un cittadino pachistano operante come si era recato nei pressi della stazione nel tentativo di recuperare la propria bicicletta elettrica, oggetto di furto poche ore prima, la quale, essendo dotata di apparato GPS, era stata geolocalizzata proprio nei pressi del citato scalo ferroviario. La vittima, giunta nella zona, riconosceva la bicicletta, condotta nel frangente da due soggetti di origine magrebina, e nel tentativo di recuperarla veniva accerchiata da un gruppo di soggetti, anch'essi di origine magrebina, i quali utilizzavano contro di lui spray urticante, percuotendolo più volte. All'esito delle immediate attività di indagine svolte dal compartimento Polfer, venivano sottoposti a fermo di indiziato di delitto due soggetti tunisini, riconosciuti dalla vittima quali autori della rapina e delle percosse. Risultano attualmente in corso ulteriori approfondimenti investigativi volti alla piena ricostruzione dei fatti e all'identificazione di eventuali altri soggetti responsabili.
Più tardi, sempre a Roma Termini, personale della Polizia di Stato interveniva in piazza dei Cinquecento, a seguito della segnalazione di una persona riversa a terra con evidenti segni di percosse e ferite al volto e alla testa. L'uomo, di nazionalità italiana e impiegato presso il Ministero delle Imprese e del , veniva trasportato al Policlinico Umberto I e ricoverato in rianimazione, con prognosi riservata. Al fine di chiarire la dinamica dell'evento, venivano avviate immediate e approfondite attività investigative a cura del personale della Polizia ferroviaria di stanza a Roma Termini, d'intesa con la squadra mobile e il commissariato Viminale. Attraverso l'analisi delle immagini di alcune telecamere del perimetro esterno della stazione ferroviaria, si accertava che un gruppo composto da una decina di persone, per ragioni allo stato non note, si avventava sulla vittima, circondandola e malmenandola con pugni e calci. Grazie alla tempestività di intervento, a poche ore dal delitto venivano rintracciati due cittadini stranieri, un tunisino di 21 anni e un egiziano di 19, riconosciuti quali partecipi del gruppo autore del gesto criminoso e sottoposti a fermo di indiziato di delitto per il reato di tentato omicidio. Nello sviluppo successivo delle attività investigative, inoltre, sono stati identificati altri tre soggetti responsabili del reato, tutti di origine tunisina e deferiti alla competente autorità giudiziaria, due dei quali, peraltro, nel pomeriggio dell'11 gennaio, arrestati in flagranza di reato per una rapina commessa ai danni di un passante in via Ostiense a Roma. Sono tuttora in corso ulteriori indagini volte all'identificazione e al rintraccio degli ulteriori soggetti responsabili dell'aggressione.
Il prefetto di Roma, in una logica di continuità con le strategie operative già in atto da mesi a tutela dell'area urbana in cui insiste la stazione ferroviaria di Roma Termini, nelle ore immediatamente successive ai due episodi delittuosi sopracitati ha dato impulso a un'operazione straordinaria di controllo del territorio, che ha interessato l'area di sedime dello scalo ferroviario, nonché le zone cittadine pertinenziali, anche con un approccio di supporto all'attività investigativa. Le attività affidate al coordinamento dell'ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico della locale questura hanno visto il coinvolgimento di equipaggi del predetto ufficio e dei commissariati di PS Viminale ed Esquilino, nonché del reparto prevenzione e crimine e della squadra mobile, oltre che della Polizia ferroviaria.
Complessivamente sono state identificate oltre 100 persone, con rivolto al fenomeno dell'immigrazione clandestina, ai reati contro il patrimonio e in materia di spaccio di sostanze stupefacenti e a soggetti in condizioni di marginalità sociale. Nell'ambito dell'attività di controllo straordinario sono stati accompagnati presso l'ufficio immigrazione 17 cittadini di origine extracomunitaria, di cui quattro - due cittadini nigeriani, un senegalese e un soggetto di origine bosniaca - sono stati collocati presso il CPR all'esito di ulteriori approfondimenti. Sono stati, inoltre, effettuati tre arresti, sempre di soggetti extracomunitari, responsabili dei reati di resistenza e spaccio di sostanze stupefacenti, mentre un ulteriore soggetto è risultato destinatario di un provvedimento restrittivo per reati contro il patrimonio.
Con riferimento all'andamento della delittuosità nelle aree urbane che insistono a ridosso della stazione Termini, nei quartieri Esquilino e Viminale, si pone in evidenza che, a seguito di una valutazione comparata, tra il 2024 e il 2025 risulta esservi stata una contrazione complessiva dei delitti pari al 26 per cento. Particolarmente significativi sono gli esiti concernenti le violenze sessuali - meno 63 per cento -, i danneggiamenti - meno 36 per cento -, i furti - meno 31 per cento -, le lesioni personali - meno 23 per cento - e le rapine - meno 20 per cento -.
Relativamente al dato concernente i servizi straordinari sul territorio, è stato rimodulato il protocollo operativo, nell'ottica di una razionalizzazione delle risorse e di una strategia sinergica con il compartimento della Polizia ferroviaria del Lazio. Nel dettaglio, nel corso del 2025 sono stati effettuati 887 arresti da parte degli uffici di Polizia presenti sul territorio e dal compartimento Polizia ferroviaria. Sempre con riferimento al medesimo periodo, sono stati svolti 61 controlli straordinari del territorio, con 89.912 soggetti controllati, all'esito dei quali sono stati emessi 20 provvedimenti di espulsione, 94 ordini del questore e 88 divieti di accesso alle aree urbane. Sono stati inoltre effettuati 169 controlli a esercizi commerciali, quali strutture recettive e sale da gioco, con la contestazione di 121 sanzioni. In merito ai risultati operativi conseguiti a seguito dell'istituzione della specifica zona a tutela rafforzata - le zone rosse -, sono stati controllati 113.130 soggetti ed emessi 330 ordini di allontanamento.
Con riferimento alla tragica aggressione di Bologna, nel rinviare a quanto ho già detto in risposta ad altra interpellanza, aggiungo che il prefetto di Bologna ha tenuto, in data 7 gennaio scorso, un incontro in prefettura alla presenza dei rappresentanti aziendali di infrastrutture e trasporto ferroviario. All'incontro hanno partecipato, oltre ai rappresentanti delle succitate sigle sindacali, l'assessore alle infrastrutture ferroviarie della regione Emilia-Romagna, il questore di Bologna, il dirigente del compartimento di Polizia ferroviaria dell'Emilia-Romagna e delegati delle aziende ferroviarie dello Stato, FS Security e Grandi Stazioni Rail Spa.
Nel corso della riunione, Rete ferroviaria italiana si è impegnata, in collaborazione con FS Security, al potenziamento immediato dei propri sistemi di videosorveglianza e a interventi di messa in sicurezza dell'area dove è avvenuto l'omicidio.
È, altresì, allo studio di RFI un progetto che prevede interventi strutturali per il potenziamento della sicurezza della stazione di Bologna Centrale. Le prime valutazioni saranno esaminate in una riunione che si terrà a breve. All'esito dell'incontro, le autorità locali di pubblica sicurezza hanno disposto un'intensificazione dei servizi svolti da parte delle Forze di polizia nella stazione Centrale di Bologna e nelle aree limitrofe, già oggetto dell'ordinanza ex articolo 2 del TULPS, di istituzione della cosiddetta zona rossa, e un rafforzamento dell'attività di vigilanza da parte dell'azienda RFI.
Il 13 gennaio scorso si è riunito in prefettura il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, alla presenza del sindaco del comune di Bologna e dei vertici provinciali delle Forze di polizia, avente ad oggetto il rafforzamento delle misure di sicurezza nel capoluogo, con particolare attenzione all'area della stazione ferroviaria.
Nell'ambito delle attività già previste, oltre all'implementazione dei servizi di controllo coordinato del territorio, è stato programmato l'avvio di operazioni “ad alto impatto” in alcune aree della città, tra cui la zona della stazione ferroviaria. Il tavolo ha anche condiviso la proroga della cosiddetta zona rossa nell'area in prossimità della stazione, in scadenza ieri 15 gennaio, e, su richiesta dell'amministrazione comunale, anche all'esito dei positivi risultati, il perimetro della stessa verrà esteso includendo nuovi tratti stradali.
Circa l'osservatorio evocato dall'onorevole interpellante, con il Protocollo sottoscritto l'8 aprile 2022 tra Ministero dell'Interno, Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, regioni, ANCI, associazioni datoriali e organizzazioni sindacali è stato avviato un percorso organico per rafforzare la sicurezza nel trasporto pubblico locale e regionale.
Nell'ambito di tale iniziativa sono stati istituiti due gruppi di lavoro, uno per gli autoferrotranvieri e uno per i ferrovieri, incaricati di monitorare la situazione e proporre misure di tutela per il personale. I gruppi di lavoro hanno già elaborato un primo pacchetto di proposte, ispirate al modello adottato per il personale sanitario, che prevedono aggravanti specifiche per i reati di violenza e minaccia, la procedibilità d'ufficio e l'estensione dell'arresto obbligatorio e in flagranza differita.
Ricordo che una prima misura è già stata introdotta con il decreto-legge n. 48 del 2025, il cosiddetto decreto Sicurezza, che ha inserito una nuova aggravante comune per i reati commessi nelle stazioni ferroviarie, metropolitane e sui convogli passeggeri e sulla quale abbiamo dovuto registrare le posizioni ideologicamente contrarie di molti esponenti dell'opposizione.
Le ulteriori proposte che sono allo studio dei citati gruppi di lavoro dell'osservatorio saranno oggetto di confronto con le parti firmatarie per favorirne l'approvazione.
Inoltre, è prevista, in via sperimentale, la possibilità di dotare il personale addetto al controllo dei titoli di viaggio di dispositivi indossabili di videoregistrazione - le -, quale ulteriore strumento di prevenzione e tutela.
Per il trasporto ferroviario, FS Security ha avviato la sperimentazione di tali dispositivi in dotazione al personale di delle società nella regione Liguria a partire dal 31 marzo 2025, a cui sono seguite la regione Puglia a partire da metà maggio e, nel mese di giugno, le regioni Toscana, Piemonte e Lombardia. Tale attività prevede, altresì, la gestione delle relative immagini di videosorveglianza anche a supporto delle richieste della Polizia e/o dell'autorità giudiziaria.
Parallelamente, è in corso l'elaborazione di un nazionale per la raccolta e l'analisi delle informazioni sugli episodi di aggressione, da trasmettere all'Osservatorio nazionale sulle politiche per il trasporto pubblico locale, così da individuare le aree di maggiore criticità e orientare in modo mirato gli interventi delle Forze di polizia.
Sul piano del rafforzamento degli organici delle Forze di polizia, sono 3.500 i nuovi poliziotti che assumeranno servizio nei prossimi giorni di gennaio. Salgono così complessivamente a 42.500 gli operatori delle Forze di polizia assunti dall'inizio del mandato di questo Governo, a dimostrazione del forte, costante e crescente impegno per garantire sempre migliori condizioni di legalità e sicurezza nelle nostre città.
Saranno assegnati a Roma 470 poliziotti, 141 a Napoli e altrettanti a Palermo, 123 a Milano e 118 a Bologna, 94 a Genova e a Torino, secondo criteri che tengono conto del nelle singole sedi, delle assegnazioni già effettuate e di quelle ulteriori programmate a breve. Grazie al loro contributo verranno ulteriormente potenziate tutte le attività di controllo sul territorio.
Tra i nuovi agenti, inoltre, 507 saranno assegnati alla Polizia stradale, per assicurare una presenza sempre più capillare sulle principali strade e autostrade del Paese, 153 alla Polizia ferroviaria e 110 alla Polmetro, la speciale sezione della Polizia di Stato che ha il compito di presidiare treni, banchine e stazioni nelle metropolitane di Roma, Napoli e Milano. Più donne e uomini in divisa significa più sicurezza reale, nelle città, nelle periferie, nelle strade e nei luoghi di mobilità.
È una scelta politica chiara che questo Governo porta avanti con determinazione e che ora viene - forse tardivamente - invocata da chi l'ha negata in passato: investire sulle Forze di polizia per tutelare i cittadini, sostenere chi garantisce l'ordine pubblico e contrastare con maggiore efficacia criminalità, illegalità e immigrazione clandestina sono gli impegni che questo Governo ha assunto nei confronti dei cittadini e che dimostra ogni giorno, con risultati concreti e tangibili, di voler mantenere.
PRESIDENTE. Il deputato Casu ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interpellanza.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Purtroppo non posso essere assolutamente soddisfatto di questa risposta, seppure nella parte finale si è cercato di citare almeno - e di questo ringraziamo il Governo -l'esistenza del protocollo. Quindi almeno un elemento l'abbiamo assunto: che il Governo è consapevole che questo protocollo esista. Non si può, a distanza ormai di oltre tre anni da quando è stato sottoscritto questo protocollo, continuare a parlare delle misure che dovevano essere intraprese nello stesso modo in cui si parlava quando è stato scritto e siglato il protocollo.
Innanzitutto vengono omessi interi temi. Noi avevamo citato puntualmente le misure perché volevamo sapere, cioè noi volevamo sapere cosa si stava facendo per garantire, ad esempio, la presenza di sistemi di controllo degli accessi in stazioni, ingressi, autostazioni, analoghi a quelli delle misure in uso negli aeroporti. La videosorveglianza, sì, ma noi volevamo sapere quanto si è implementata questa videosorveglianza e dove. Perché, uno degli aspetti, lei lo ha citato… da questo punto di vista, forse, se non sono stato abbastanza chiaro, lo ribadisco: noi ringraziamo i prefetti, ringraziamo i questori, ringraziamo tutti i singoli agenti che sono intervenuti dopo il fatto drammatico, la tragedia di Bologna, dopo ogni singolo evento che si è messo in campo, purtroppo, nella città, intorno alla stazione Centrale, ma non solo, su tutto il territorio nazionale, però la nostra interpellanza non era rivolta al loro operato o alla reazione dei sindaci o dei sindacati.
L'incontro con il prefetto di cui ha parlato è stato un incontro importante, io ero in prefettura in quella mattinata, perché era al termine di un corteo che era stato fatto insieme a lavoratrici e lavoratori commossi, e lì c'era veramente lo spirito di voler fare il massimo. La domanda che noi rivolgevamo al Governo è: che cosa abbiamo sbagliato e cosa dobbiamo fare in più, collettivamente, come istituzioni, cosa deve fare di più il Governo per riuscire a dare più strumenti ai nostri sindaci, ai nostri prefetti, ai nostri questori, ai nostri agenti in prima linea sul territorio, al personale, ai passeggeri? Da questo punto di vista, però, non si può non pensare che esistono elementi di realtà, perché, vede, quel passaggio dove è stato ucciso brutalmente, dove è avvenuto l'omicidio a Bologna, è un passaggio dove non c'è neanche una telecamera, e noi non abbiamo il video di quello che è avvenuto. Perché, nonostante tutti i rapporti sul miglioramento della sicurezza, del controllo, in un punto pericoloso - e si sapeva che era pericoloso, perché quel parcheggio è un parcheggio dove, in un certo orario, si ha una preoccupazione, vengono accompagnate le colleghe o si cerca di farle parcheggiare più vicino perché si sa che non si è visti da nessuno in quel punto e si ha paura quando lo si attraversa -, non può non esserci una telecamera lì. E se si è deciso a livello nazionale di creare un luogo dove si faccia un monitoraggio e una valutazione, quel luogo non può non funzionare, non è ammissibile. Noi abbiamo citato: ultima convocazione nel luglio del 2025, siamo al gennaio del 2026, il Protocollo è del 2022: ancora non si vedono queste misure e, a un anno dal termine della legislatura, la risposta del Governo è tutta proiettata sul futuro.
Vede, Sottosegretario Molteni, noi abbiamo avuto più occasioni di confrontarci, abbiamo visioni politiche chiaramente differenti, però sul tema della sicurezza non dovremmo dividerci. Se lei ci dice oggi che ci saranno 3.500 assunzioni in più nelle Forze dell'ordine, in Polizia, che si rafforzeranno le dotazioni degli organici, lei su questo avrà sempre tutto il sostegno del Partito Democratico. Noi non solo sosteniamo il Governo quando si fanno assunzioni nelle Forze dell'ordine, noi le invochiamo, invochiamo lo scorrimento di tutte le graduatorie. Sa quanto abbiamo a cuore la vicenda dei vice ispettori e quanto pensiamo che sia importante anche mettere in pieno, garantire una dotazione organica totale anche per quanto riguarda la valorizzazione degli agenti che sono già in servizio; pensiamo quanto sia importante correggere alcune ingiustizie che sono avvenute in alcuni concorsi degli allievi agenti; capiamo quanto sia fondamentale garantire che le istituzioni siano unite da questo punto. Però noi le chiediamo, oltre che un maggiore impegno nelle assunzioni, anche un maggiore impegno nell'assunzione di consapevolezza del ritardo che il Governo sta portando avanti nei confronti di uno strumento che è indispensabile.
Perché, nel momento in cui arriva - lo dico nell'interesse anche del Parlamento - una proposta di iniziativa che va nella direzione di un intervento normativo, che però ha la forza di avere alle spalle un percorso di condivisione con i rappresentanti dei lavoratori, con i sindacati, con le parti sociali, con gli enti locali, a quel punto, anche il Governo è più forte nel presentare questa azione, non semplicemente come un'iniziativa di parte, ma anche come un'iniziativa politica.
Non possiamo continuare, però, a tenere fermi gli strumenti che servono a costruire le soluzioni per la sicurezza, per animare un dibattito pubblico e politico tra chi dice che c'è più sicurezza e chi dice che c'è meno sicurezza, ma, in realtà, la sicurezza non cresce nelle nostre città. L'unica cosa che noi vediamo è un ritardo siderale nella valutazione non di ciò che è stato fatto, ma di ciò che manca, di ciò che serve per garantire più sicurezza. Noi lo continueremo a invocare: lo continueremo a invocare nelle sedi istituzionali, lo continueremo a invocare con l'azione parlamentare e lo continueremo a invocare chiedendo di fare chiarezza sull'inquietante scenario che sta emergendo in queste ore.
Perché, vede, mentre spesso ci scontriamo sul tema delle risorse, mentre la motivazione per cui non si fa lo scorrimento della graduatoria dei vice ispettori e degli allievi agenti è che non ci sono abbastanza risorse per poterli garantire - poi bisogna anche capire quanto effettivamente pesi rispetto ad altre spese -, ogni giorno, apriamo i giornali e, per dichiarazioni del Governo o per anticipazioni di inchieste giornalistiche, apprendiamo che le risorse per altre cose si trovano.
Oggi, leggiamo su che, nel decreto PNRR, ci sarà una Spa pubblica che si occuperà di fare i bandi per i servizi regionali e gli . Non sappiamo bene in che direzione andrà. I sindacati chiedono chiarezza sulla direzione che si vuole dare al sistema ferroviario. Abbiamo letto sul anticipazioni su una riforma di cui non sappiamo nulla, di cui il Parlamento non sa nulla. L'unica cosa che sappiamo è che è già stato stabilito che le nomine dei vertici di questa nuova società saranno fatte dal Ministero dell'Economia e delle finanze e dal Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, che gli emolumenti sono già stati fissati al nuovo tetto, che è parametrato sull'ART, che, seguendo la scia del metodo Brunetta, aveva aumentato i propri salari 4 giorni dopo, dalle anticipazioni giornalistiche, chiederemo conto, equiparandoli a 311.000 euro, a 288.000 euro e via discorrendo, e che, quindi, sicuramente quell'oltre milione di euro per garantire le nomine dei vertici di questa nuova società è già stato destinato. Non sappiamo, però, quante risorse servano, a che cosa servirà quella società e come sarà collocata.
Questo è uno dei tantissimi esempi di un Governo che ha una capacità straordinaria di reperire le risorse quando si tratta di nominare figure destinate a ottenere più di 300.000 euro l'anno, ma che poi fa una fatica incredibile a rispettare gli impegni, e non solo gli impegni presi dai precedenti Governi, perché, effettivamente, per questo protocollo una delle motivazioni che abbiamo sentito a volte è che è un protocollo che veniva da una precedente esperienza di Governo. Allora, a quel punto, però delle due, l'una, al di là del fatto che ci sono tanti esponenti di partiti che sostenevano anche quel Governo, come lei, Sottosegretario Molteni: se erano giusti gli elementi di questo protocollo, si portano avanti; se non sono giusti, si chiude quel tavolo. L'unica cosa che non si può fare è tenerlo fermo. Le risorse vanno trovate per gli interventi concreti. Da questo punto di vista, continueremo a stimolarvi, nell'interesse del Parlamento, nell'interesse del Paese .
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Filippin ed altri n. 2-00749 . Chiedo alla deputata Ferrari se intenda illustrare l'interpellanza di cui è cofirmataria o se si riservi di intervenire in sede di replica.
SARA FERRARI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Sì, intendo illustrare l'interpellanza che ho presentato insieme ad alcuni colleghi, sottoscritta, come prima firmataria, dalla collega Filippin.
Questa interpellanza interessa, in particolare, il territorio della provincia autonoma di Bolzano, il territorio della provincia di Vicenza, ma, in realtà, interessa il Paese, perché si tratta di un'azienda che produce acciaio speciale e che è stata considerata di interesse nazionale rispetto a una filiera fondamentale per la produzione industriale del nostro Paese. Leggo l'interpellanza, così entriamo immediatamente nell'argomento.
Le Acciaierie Valbruna - perché è di queste che stiamo parlando - costituiscono una realtà industriale strategica nazionale nel comparto degli acciai speciali, settore fondamentale - come detto - per la manifattura italiana e per numerose filiere industriali ad alta intensità tecnologica, che sono ad essa collegate.
Il gruppo Valbruna impiega complessivamente circa 1.800 lavoratori, di cui circa 600 nello stabilimento di Bolzano e 1.200 a Vicenza, più altri 1.000 circa dell'indotto - quindi, stiamo parlando di un impatto occupazionale molto elevato -, rappresentando, in generale, un presidio produttivo e occupazionale essenziale per i territori interessati, ma - come vedremo - anche per il Paese stesso.
La provincia autonoma di Bolzano ha indetto un bando pubblico avente ad oggetto il terreno su cui insiste lo stabilimento delle Acciaierie Valbruna, senza che risultino, a giudizio nostro, adeguate garanzie circa la salvaguardia della continuità produttiva e occupazionale, poiché tratta un insediamento industriale strategico come una mera questione patrimoniale o amministrativa, prescindendo dalle conseguenze sociali, occupazionali e produttive; il bando scadeva ieri e abbiamo saputo che, come previsto, è andato deserto.
La mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori di Bolzano e Vicenza, con presidi e iniziative pubbliche, testimonia un conflitto aperto tra le scelte della provincia e il diritto al lavoro, conflitto che, a nostro avviso, non può essere né ignorato, né normalizzato.
Preciso che, lunedì scorso, io stessa ho partecipato al corteo indetto dalle sigle sindacali e dai lavoratori, che sono arrivati in piazza in corteo, anche da Vicenza: 1.500 persone sono arrivate sotto la sede della provincia autonoma di Bolzano, perché il pallino è in mano alla provincia autonoma di Bolzano, che, come proprietaria dei terreni su cui sorge la fabbrica, è quella che adesso ha messo a gara l'affitto, la concessione di utilizzo di quegli ettari, ma che poi, adesso, dovrà anche decidere quali iniziative assumere.
Il settore siderurgico, e in particolare quello degli acciai speciali, è attraversato da una fase di forte vulnerabilità - lo sappiamo -, aggravata da costi energetici elevati, la concorrenza extra-UE e la mancanza di una strategia nazionale strutturata.
In questo contesto, le decisioni assunte dalla provincia autonoma di Bolzano appaiono in palese contraddizione, pur essendo legittime, evidentemente - stiamo parlando di una provincia autonoma -, con l'esigenza di difendere la base industriale del Paese e rischiano di aprire la strada a processi di dismissione industriale irreversibili.
Il Partito Democratico ritiene che il lavoro non sia una variabile sacrificabile e che le istituzioni, a ogni livello, abbiano il dovere di mettere al centro le persone, le competenze e la dignità del lavoro, non di considerarle un ostacolo alle scelte amministrative.
In tutto questo, l'inerzia o il silenzio del Governo di fronte a queste scelte configurerebbe una resa della politica industriale nazionale e una rinuncia al compito di garantire coerenza tra le decisioni - ripeto, legittime - territoriali e l'interesse generale del Paese.
Quindi, ci chiediamo se, dopo aver attivato l'azione di istruttoria per la valutazione di interesse strategico nazionale e la sua conferma, che poi è arrivata, e dopo il confronto istituzionale, che - lo riconosciamo - il Governo ha promosso a Roma nel novembre scorso con la provincia, l'azienda, le organizzazioni sindacali, si intenda ora aprire un tavolo permanente di confronto istituzionale con la provincia autonoma, l'azienda e le organizzazioni sindacali stesse, per cercare di garantire un futuro produttivo e, soprattutto, occupazionale a quello stabilimento.
Quindi, ci chiediamo - chiediamo al Governo - quali iniziative concrete intenda assumere per affermare che il lavoro non è una variabile sacrificabile e che la tutela dell'occupazione deve costituire un criterio prioritario nelle decisioni che riguardano industriali strategici, ma anche quali iniziative di competenza intenda assumere urgentemente per definire e rendere operativa una politica industriale nazionale per questo settore siderurgico e degli acciai speciali capace di sostenere gli insediamenti produttivi, accompagnare la transizione industriale e difendere l'occupazione qualificata, assicurando coerenza, appunto, tra le decisioni locali e quelle nazionali rispetto a reindustrializzazione, transizione produttiva e tutela del lavoro.
Voglio, poi, approfondire la questione, precisando anche le problematiche relative al corto circuito istituzionale, che non possiamo ignorare, che sta dietro questa vicenda. È un corto circuito politico-istituzionale perché noi ci troviamo al paradosso per cui c'è un assessore della provincia autonoma di Bolzano, che è il titolare del bando, che è colui che ha emesso il bando di gara per il rinnovo della concessione di utilizzo di quel terreno e di quegli ettari, e abbiamo un assessore di Fratelli d'Italia della regione Veneto che impugna il bando della provincia autonoma di Bolzano, cioè il bando del suo collega di Fratelli d'Italia della provincia autonoma di Bolzano, e abbiamo il Ministro, sempre di Fratelli d'Italia, che dichiara l'interesse strategico nazionale di quella azienda.
Dentro tutto questo ci sembra più che necessario che il Governo faccia chiarezza, dia delle risposte e ci faccia capire se intende affiancare questa operazione, che senza dubbio riguarda i rapporti tra la provincia autonoma di Bolzano e la realtà produttiva che oggi si trova sopra terreni di proprietà pubblica. Però, è evidente che l'idea del , la dichiarazione di interesse strategico nazionale e, davvero, l'importanza che un sito di quel tipo e di una produzione di quel genere, che è unica in Italia, venga portata avanti per l'interesse dell'autonomia industriale di questo Paese e sicuramente anche per l'importanza a livello europeo che ha questa produzione non può non avere risposte da parte del Governo, non può non immaginare un affiancamento e un supporto alla risoluzione di questo contraddittorio.
La regione Veneto, per l'insediamento che sta a Vicenza, si è costituita a fianco dell'azienda nel ricorso contro il bando, che ieri è andato deserto e, quindi, non se ne farà niente, evidentemente. Ma perché si è costituita? Perché le lavorazioni fatte dentro il sito di Vicenza sono sostanzialmente le rifiniture di realizzazioni compiute a Bolzano e viceversa. Pertanto, i due stabilimenti sono correlati e il destino dell'uno necessariamente condiziona anche quello dell'altro. Non ci nascondiamo quali possano essere, evidentemente, gli impatti sull'occupazione e sugli effetti anche di stabilità sociale e di sostenibilità sociale dei territori dove vivono questi lavoratori. Faccio presente che, ad esempio, per la provincia autonoma di Bolzano - ho i dati in mano della provincia autonoma di Bolzano - il gettito fiscale, che, come sappiamo, rimane nel bilancio della provincia autonoma di Bolzano, prodotto da questa azienda è di ben 25 milioni all'anno. Lo dico perché quelle sono, evidentemente, entrate di gettito fiscale pubblico.
Ma torniamo in Veneto. Dicevamo che la regione, attraverso l'assessore di Fratelli d'Italia, si è costituita a fianco delle acciaierie nel ricorso proposto al TAR di Bolzano contro quel bando di gara. Perché? Perché le parti sociali e istituzionali chiedevano di ritirare o di sospendere quel bando per aprire una fase di confronto, considerate le conclusioni dell'istruttoria che ha fatto il Governo, e hanno sottolineato il carattere altamente sensibile e strategico della continuità produttiva dello stabilimento di Bolzano, anche in relazione alla produzione di materiali destinati a produzioni speciali. Per noi è importante capire come il Governo si impegna a contribuire nella risoluzione di questa situazione, che non è una crisi industriale determinata da difficoltà di mercato, perché l'azienda è in attivo. Stiamo rischiando, invece, un impatto, come dicevo, non solo sull'occupazione ma anche sul tessuto socio-economico locale e nazionale, sul ciclo dell'economia circolare per il recupero dei metalli, sulle forniture alle industrie metalmeccaniche regionali e, appunto, sulla spesa pubblica sia della regione Veneto che della provincia autonoma di Bolzano.
Quindi, dobbiamo scongiurare la delocalizzazione verso altri impianti esteri che lo stesso gruppo Acciaierie Valbruna possiede, producendo acciai speciali, inossidabili, leghe di nichel e titanio destinati a settori ad alta tecnologia, mettendo così in pericolo la sicurezza di produzioni strategiche per il Paese. Quindi, la provincia autonoma di Bolzano ha le sue responsabilità da assumersi e così, evidentemente, anche la parte privata, ma sicuramente la regione Veneto è in grande allarme in attesa di vedere come procederà questa situazione. Pertanto, ci chiediamo come il Governo intenda intervenire ora che il bando è scaduto proprio ieri e si apre una fase nuova.
PRESIDENTE. Il Vice Ministro delle Imprese e del Valentino Valentini, ha facoltà di rispondere.
VALENTINO VALENTINI,. Grazie. Onorevoli colleghi, il Governo ha già espresso la propria posizione nell'ambito dell'istruttoria sulla strategicità dello stabilimento di Acciaierie Valbruna di Bolzano. Attualmente, il MIMIT è in attesa di comunicazioni ufficiali da parte della provincia autonoma di Bolzano sull'esito dell'avviso pubblico, scaduto ieri, nonché sulle relative valutazioni che l'ente intenderà intraprendere, che si auspica siano coerenti con quelle già espresse dal nostro Dicastero sull'importanza di questo tipo di produzione per il Paese, anche in virtù delle sinergie con lo stabilimento di Acciaierie Valbruna di Vicenza.
Per quanto attiene al settore siderurgico e degli acciai speciali, l'11 giugno 2025 è stato firmato l'accordo di programma per Acciai Speciali Terni, che prevede investimenti per 557 milioni di euro entro il 2028, con una possibile seconda fase di ulteriori 573 milioni. Tra gli interventi è incluso un contratto di sviluppo, con risorse pari a 100 milioni di euro, destinato a nuovi investimenti che assicureranno una significativa riduzione delle emissioni.
Inoltre, la legge di bilancio per il 2026 prevede lo stanziamento di 35 milioni di euro annui fino al 2028 per un contributo a favore delle imprese che producono acciaio inossidabile utilizzando prevalentemente rottami inossidabili e materiali di riciclo. Tale misura incentivante è finalizzata a sostenere processi produttivi di acciaio inossidabile e di acciai speciali ad elevata efficienza energetica, realizzati in forni elettrici. L'obiettivo è quello di contribuire al perseguimento degli obiettivi di decarbonizzazione e di risparmio energetico dei processi produttivi, con un conseguente contenimento dei consumi da parte delle imprese.
L'Italia è attualmente il Paese più avanzato al mondo nella produzione di acciaio , grazie alla presenza di 34 forni elettrici distribuiti in 26 comuni italiani, con una capacità produttiva complessiva superiore a 23 milioni di tonnellate annue. In tale contesto, i progetti di Piombino e Terni rappresentano le soluzioni più avanzate sia sotto il profilo produttivo sia con riferimento alla tutela ambientale e sanitaria che alla produzione di acciaio di alta qualità.
PRESIDENTE. Ne approfitto per salutare le studentesse, gli studenti e i professori dell'Istituto comprensivo 1° Pontecorvo, che arrivano da Pontecorvo, in provincia di Frosinone, cha assistono ai nostri lavori dalle tribune Siamo così pochi perché è una seduta dedicata alle interpellanze, dunque, sono presenti solo i deputati che interpellano il Governo. Non perché facciamo la settimana corta. Ecco, solo per questo motivo.
La deputata Ferrari ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interpellanza.
SARA FERRARI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Difficilmente posso essere soddisfatta perché la risposta è semplicemente: stiamo attendendo le informazioni dalla provincia autonoma di Bolzano. Avrei avuto piacere di sentirmi dire che, stabilito l'interesse strategico nazionale della produzione, che viene effettuata da Acciaierie Valbruna a Bolzano e a Vicenza, il Governo, a questo punto, attende le risposte per aprire un tavolo di confronto stabile nel quale accompagnare la risoluzione di questo accordo, nato con un contenzioso, perché abbiamo visto che c'è stata l'impugnativa del bando, andato deserto, ora quindi siamo in una fase nuova. Quindi, certamente, si apre una trattativa, una negoziazione tra la provincia autonoma di Bolzano e l'azienda, a cui speriamo partecipino anche le organizzazioni sindacali, magari in un tavolo gestito, ospitato, organizzato dal Ministero, che possa accompagnare una risoluzione che sia interessante per tutti; interessante nel senso che vada incontro agli interessi - che non sono solo del territorio di Bolzano, del territorio di Vicenza - dei lavoratori di quelle zone geografiche, interessi evidentemente socio-economici delle nostre due regioni, provincia autonoma di Bolzano e regione Veneto, ma che abbia, stante l'interesse strategico nazionale, un appoggio, la solidarietà, con uno sforzo nel trovare una soluzione che incontri gli interessi più generali di un comparto strategico. E, quindi, interessi anche europei rispetto al contributo che l'Italia può dare all'autonomia energetica e produttiva dell'Unione europea.
Ecco, mi aspettavo un impegno del tipo: così come abbiamo convocato le parti a novembre, così come abbiamo avviato l'istruttoria per verificare la strategicità di questa produzione, così come abbiamo lavorato su Terni e Piombino, così come - e questo mi fa piacere - c'è un progetto chiaro, che impone un aggiornamento, un ammodernamento rispetto agli impatti ambientali che questo tipo di produzione ha a Piombino e a Terni… la risposta che avrei voluto sentire è altrettanto, per ciò che significa per il Paese e per quello che significa rispetto all'impatto anche occupazionale di più di 2.000 persone, e quindi famiglie, leggi famiglie, il Governo si impegna in questa direzione.
Fermo restando, chiaramente, che si è in attesa delle informazioni e della disponibilità della provincia autonoma di Bolzano, che è evidentemente legittimata a muoversi, a fare da sé, essendo provincia autonoma, a statuto speciale, tutelata per l'appunto dal proprio statuto. Ma la dimensione di interesse nazionale chiama una responsabilità statale - che, vorrei dire, non è un suggerimento, ma è una presa d'atto - senz'altro favorita da una dinamica politico-istituzionale rispetto al fatto che ci troviamo con un assessore di Fratelli d'Italia che, a Bolzano, ha la responsabilità di questa partita, insieme al presidente; quindi comunque, in ogni caso, stiamo parlando del Governo, non certo dell'opposizione, in provincia autonoma di Bolzano, quindi di chi ha in mano il potere decisionale. Stiamo parlando della regione Veneto, governata sempre dal centrodestra, laddove l'assessore, che spero andrà tranquillizzato, è l'assessore di Fratelli d'Italia che aveva impugnato il bando e il Ministro afferisce alla stessa appartenenza politica. Quindi, diciamo così, ci sono anche le condizioni politiche perché possiate dare una risposta al Paese che è coerente, condivisa e che, in qualche modo, può garantire non solo la continuità produttiva di una realtà strategica nazionale, ma anche quello che ci interessa in particolare, la continuità occupazionale; fermo restando la necessità senz'altro di pretendere, di imporre, di avere le condizioni finali di un impegno, anche da parte dell'azienda, alla riduzione degli impatti acustici ambientali, che sono da molto tempo richiesti e che ancora non ci sono, ma in questa fase negoziale credo siano il minimo da mettere sul piatto insieme alle preoccupazioni occupazionali.
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Barzotti ed altri n. 200746 . Chiedo alla deputata Barzotti se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica.
VALENTINA BARZOTTI(M5S). Grazie, Presidente. Nella notte tra l'8 e 9 gennaio un lavoratore di 55 anni di Brindisi, che lavorava presso un cantiere connesso ai Giochi olimpici di Milano-Cortina, ha avuto un malore e ha perso la vita. Faceva il vigilante, uno di quei lavori poveri, che ancora esistono e che fanno purtroppo parte del nostro sistema Paese. Uno di quei 100.000 lavoratori della vigilanza privata, che dovrebbero trovare attenzione normativa e, invece, si trovano spesso e volentieri in condizioni di sfruttamento e precarietà. Prima di tutto mi permetta di manifestare le nostre condoglianze, di tutto il MoVimento 5 Stelle, alla famiglia del lavoratore che è morto sul posto di lavoro, di manifestare tutta la nostra solidarietà e di mandare un abbraccio sincero. Questa morte, Presidente, è un po' il simbolo delle contraddizioni del nostro Paese: mentre Pietro lamentava condizioni di lavoro proibitive, precarie, l'ennesimo contratto a termine, turni di lavoro massacranti, freddo incredibile, inadeguatezza dei dispositivi di protezione individuale, l'uscita dal gabbiotto dove lavorava ogni due ore per verificare le condizioni del cantiere, la fiamma olimpica accende e attraversa tutto il nostro Paese dandogli lustro.
La morte di Pietro si inserisce qui, in un contesto di appalti e subappalti legati alla realizzazione di infrastrutture strategiche dove la pressione sui tempi di consegna e la riduzione dei costi sembrerebbero, come spesso accade, prevalere sulla tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro.
E allora, da qui la nostra interpellanza urgente: chiediamo al Governo se sia a conoscenza dei fatti; quali iniziative tramite l'Ispettorato del lavoro siano state attivate; se il cantiere in oggetto sia stato regolarmente analizzato e sia stato redatto un adeguato piano di sicurezza e coordinamento, con specifiche procedure per il personale di vigilanza notturna, anche operante in condizioni climatiche avverse; se intenda adottare un fondo per il 2026 per le integrazioni salariali, per le sospensioni o riduzioni di attività lavorativa connesse a eventi climatici di eccezionale gravità.
PRESIDENTE. Il Vice Ministro delle Imprese e del Valentino Valentini, ha facoltà di rispondere.
VALENTINO VALENTINI,. Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, desidero innanzitutto esprimere, anche a nome del Governo, profondo cordoglio e sincera vicinanza alla famiglia del signor Pietro Zantonini, la cui tragica scomparsa ha colpito l'intera comunità nazionale.
Ogni morte sul lavoro rappresenta una ferita profonda per il Paese e richiama con forza l'assoluta centralità della tutela della vita, della salute e della dignità dei lavoratori, valori che guidano l'azione del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali e dell'intero Esecutivo.
Con riferimento all'evento occorso nella notte dell'8 gennaio presso il cantiere dello Stadio del Ghiaccio di Cortina d'Ampezzo, sono in corso gli accertamenti da parte dell'autorità giudiziaria e degli organi tecnici competenti. Il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, insieme all'Ispettorato nazionale del lavoro, assicura la massima collaborazione istituzionale, nel pieno rispetto del segreto istruttorio, affinché sia fatta completa luce su ogni aspetto rilevante ai fini dell'accertamento di eventuali responsabilità.
Dalle prime informazioni acquisite dall'Ispettorato nazionale del lavoro, risulta che il lavoratore era dipendente della società S.S. Security & Bodyguard Srl, assunto con contratto a tempo parziale determinato, regolarmente prorogato, e inquadrato secondo il contratto collettivo nazionale di settore. Alla data dei fatti non risultavano precedenti ispettivi né precedenti segnalazioni o denunce a carico della società.
Risulta, altresì, che il signor Zantonini era regolarmente censito nella piattaforma di gestione degli appaltatori e subappaltatori utilizzata da Fondazione Milano Cortina 2026, all'interno della quale è presente la documentazione relativa, tra l'altro, alla formazione generale e specifica a rischio alto, nonché la sorveglianza sanitaria compatibile con la mansione che avrebbe dovuto svolgere e l'avvenuta consegna dei dispositivi di protezione individuale, tra cui anche i DPI per freddo, come giaccone, tuta e .
Il tema della tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro costituisce una priorità strutturale dell'azione del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali e dell'intero Esecutivo. Non si tratta di un impegno dichiarato solo a seguito di eventi tragici, ma di una linea di intervento costante e misurabile nei risultati, che negli ultimi anni ha progressivamente anche rafforzato l'attenzione ai rischi connessi ai cambiamenti climatici e alle condizioni meteorologiche estreme quali fattori di rischio lavorativo.
I dati lo dimostrano con chiarezza. Nel 2025, le ispezioni in materia di salute e sicurezza hanno registrato un incremento del 7,6 per cento rispetto al 2024, consolidando così un di rafforzamento dell'attività ispettiva avviato a partire dal 2023.
Accanto all'azione di vigilanza, il Governo ha adottato strumenti normativi incisivi. Ricordo il decreto-legge n. 159 del 2025, recentemente convertito in legge, che rappresenta un intervento organico e strutturale: rafforza la prevenzione, investe nella formazione dei lavoratori, valorizza le imprese virtuose, potenzia l'Ispettorato nazionale del lavoro e il contingente in extra-organico del Comando dei carabinieri per la tutela del lavoro. È una riforma che guarda alla sicurezza non come adempimento formale, ma come elemento qualificante del lavoro.
Con riguardo poi alle condizioni ambientali e climatiche, consapevoli dell'impatto crescente dei fattori climatici sulle condizioni di lavoro, abbiamo adottato una serie di misure volte a rafforzare la tutela dei lavoratori in presenza di situazioni climatiche avverse, prevedendo la possibilità di ricorrere agli ammortizzatori sociali anche in caso di eventi meteorologici eccezionali, nonché promuovendo indicazioni operative per la rimodulazione degli orari di lavoro, l'adozione di pause adeguate, l'utilizzo di dispositivi di protezione idonei e, ove necessario, la sospensione temporanea delle attività in condizioni di rischio per la salute.
In tale quadro si inserisce il decreto legislativo n. 81 del 2008, che fornisce un impianto normativo chiaro e articolato anche con riferimento ai rischi derivanti dall'esposizione ad agenti fisici ed atmosferici. In particolare, gli articoli 17 e 28 del decreto prevedono l'obbligo per il datore di lavoro di effettuare una valutazione di tutti i rischi, ivi inclusi quelli connessi al microclima e alle condizioni ambientali esterne. L'allegato IV del decreto legislativo n. 81 del 2008, inoltre, stabilisce specifiche prescrizioni in materia di microclima dei luoghi di lavoro, imponendo che la temperatura, l'umidità e le condizioni ambientali siano compatibili con il benessere dei lavoratori, tenuto conto della natura delle attività svolte e delle condizioni climatiche esterne. Tali disposizioni assumono particolare rilievo per le attività svolte all'aperto o in contesti montani, ove il rischio da freddo, da esposizione prolungata a basse temperature e da intemperie costituisce un fattore rilevante di rischio per la salute, da gestire attraverso adeguate misure organizzative, tecniche e procedurali.
Inoltre, il Protocollo quadro per l'adozione delle misure di contenimento dei rischi lavorativi legati alle emergenze climatiche negli ambienti di lavoro rafforza l'approccio preventivo, fornendo indicazioni operative per la gestione dei rischi lavorativi legate alle emergenze climatiche, con riguardo alla pianificazione dei turni, alla rotazione delle mansioni, alla predisposizione di aree di riposo idonee e alla formazione specifica dei lavoratori.
Con riferimento specifico alle Olimpiadi invernali Milano-Cortina, desidero ribadire che l'attenzione del Ministero del Lavoro e dell'INL è massima.
Ricordo che nel febbraio dello scorso anno è stato sottoscritto l'Accordo sulla sicurezza, sulla regolarità e sulla qualità del lavoro nei cantieri olimpici, con il coinvolgimento diretto del Ministero del Lavoro, dell'INL, delle Prefetture e della Struttura nazionale antimafia.
In attuazione di tale Accordo, l'Ispettorato nazionale del lavoro svolge un ruolo centrale e operativo. Attraverso le proprie sedi territoriali, l'INL opera in modo continuativo nei cantieri olimpici, in stretto coordinamento con la Struttura nazionale antimafia e con le altre autorità competenti, garantendo un presidio integrato di legalità, sicurezza e trasparenza.
Da novembre 2024 ad oggi, sono stati effettuati 15 interventi ispettivi, di cui 12 nell'ambito del Gruppo interforze antimafia, che hanno interessato 252 aziende, con la verifica di 236 lavoratori e il controllo di 99 mezzi.
Accanto all'attività di vigilanza, sono state realizzate iniziative formative e informative, rivolte agli operatori economici, per rafforzare la prevenzione e la consapevolezza degli obblighi.
La tutela della vita e della salute dei lavoratori non è negoziabile. Su questo principio il Governo continuerà ad agire con determinazione, responsabilità e trasparenza, assicurando la piena collaborazione con tutte le autorità coinvolte, affinché sia fatta completa luce sulla tragedia occorsa, nonché a valutare ogni iniziativa utile alla tutela e alla salvaguardia della salute e della sicurezza dei lavoratori.
PRESIDENTE. Saluto la seconda aliquota di studentesse, studenti e professori dell'Istituto comprensivo 1° Pontecorvo, di Pontecorvo, in provincia di Frosinone, che assistono ai nostri lavori dalle tribune . Grazie per essere alla Camera dei deputati. Stiamo concludendo la seduta dedicata alle interpellanze e, quindi, per questo, oggi l'Aula è sostanzialmente vuota.
La deputata Barzotti ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta o meno per la risposta alla sua interpellanza.
VALENTINA BARZOTTI(M5S). Grazie, Presidente. Vice Ministro, non mi posso ritenere assolutamente soddisfatta per la risposta, per tantissimi motivi, primo fra tutti perché non è la prima volta che, di fronte a drammi che occorrono nel mondo del lavoro, io sento il Governo dire che ci sarà la massima collaborazione istituzionale. Penso, ad esempio, all'ultima occasione per quanto riguarda quello che è accaduto al lavoratore di Siena nell'ambito del del carrello presso la PAM, dove, appunto, c'è stato il licenziamento, annullato poi in tribunale. Bisogna sempre aspettare che i lavoratori vadano e si facciano giustizia da soli presso le aule di tribunale. Quindi, qui, io vorrei ben capire in che cosa consiste la vostra collaborazione istituzionale, perché, per quanto mi riguarda, sono soltanto belle parole.
Lei ci parla di ispezioni che sono state fatte, però non ci dice nulla sugli esiti di queste ispezioni. Io le ricordo, Vice Ministro, come ricordo in ogni possibile occasione anche alla Ministra Calderone, che sono tanti i morti sul lavoro. Da inizio anno sono già 8. Per questo motivo, sono anni che vi chiediamo di intervenire in modo diverso, di intervenire in modo incisivo sulla cultura della salute, fisica e mentale, dei lavoratori sui luoghi di lavoro. Chiediamo un piano straordinario che sia fatto di formazione, di rendere effettivo il diritto all'autotutela, che già il testo n. 81 del 2008 dà ai lavoratori, ma che è rimasto morto sulla carta, come tantissime altre misure che vengono predisposte nei testi a livello formale, ma che, poi, non trovano mai applicazione nel mondo reale.
Vi chiediamo da anni l'istituzione di una procura contro gli infortuni e le morti che occorrono sui luoghi di lavoro, per far sì che le famiglie trovino giustizia. E sono anni che vi chiediamo di introdurre l'omicidio sul lavoro, proprio per dare un segnale forte sul fatto che né al freddo, né al caldo, né in azienda, né in cantiere, né nel tragitto casa-lavoro si debba morire sul lavoro. Voi, di contro, ci propinate l'ennesimo testo, che lei ha citato, in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
Lo sa, Vice Ministro, che quel testo non ha nemmeno la valutazione di impatto delle norme e le note tecnico-normative per verificare effettivamente quali effetti abbiano quelle misure? Noi non lo sappiamo e come sempre non avranno alcun effetto pratico, perché si tratta di un approccio - quello che adotta il Governo - meramente burocratico, sulla carta.
Vi siete resi responsabili di aver liberalizzato i subappalti a cascata. Ricordiamoci che a Milano-Cortina ci risulta che siano 516 le ditte impiegate a fronte di 101 ditte aggiudicatarie. Ora le indagini faranno il loro corso, ma nessuno osi parlare di tragica fatalità, di evento privato o naturale e nessuno osi fare lo scaricabarile, come è solito fare questo Governo, che dice sempre che è responsabilità di qualcun altro e non si assume mai una responsabilità. In questo caso, quando si parla di vigilanza privata e servizi fiduciari, io sento il Governo parlare sempre di contratti capestro dei sindacati in relazione ai quali noi non possiamo fare nulla. Eh, no, carissimi, voi potete fare tanto perché potete, ad esempio, introdurre un salario minimo per legge, che andrebbe ad alleggerire i termini e le condizioni contrattuali di questi lavoratori, che sono, spesso e volentieri, sfruttati e in condizioni precarie. Potreste adottare questo piano straordinario, potreste ascoltarci di più e invece niente, siete sordi in questo senso.
Quel lavoratore - Pietro - lavorava in un gabbiotto a meno 15 gradi. Sicuramente avrà avuto i suoi dispositivi di protezione individuale, noi speriamo che sia così. Noi speriamo, ma purtroppo sappiamo in che condizioni lavorano i lavoratori nell'ambito dei servizi fiduciari e del portierato. Questo lavoratore faceva 12 ore consecutive notturne e si ritrovava a dover fare un controllo a meno 15, all'esterno, di tutto lo stadio dove stava lavorando. Si trovava in condizioni di salario totalmente inadeguato, molto probabilmente, e in condizioni lavorative difficili, in solitudine, di notte. Ora, quel gabbiotto è lo stesso che vediamo in tante altre grandi aziende dove i vigilanti fanno lavoro notturno e dove è già difficile farlo in condizioni climatiche di normalità, figuratevi in montagna a meno 15 gradi.
Allora il lavoro non è una passeggiata turistica dove accade l'evento fatale o può esserci una tragica fatalità. No, il lavoro è affaticamento e sacrificio per sua natura e quindi io non riesco proprio a sentire, ad accettare, che si possa parlare di tragici eventi o eventi naturali quando si muore sul lavoro. No, è inaccettabile. Quindi, quello che chiediamo è che venga adottato un piano incisivo che vada a intervenire su quella che è la concezione reale del lavoro, una dimensione umana e sostenibile del lavoro. Vogliamo trasparenza. Volevamo sapere se fossero state adottate delle misure di prevenzione adeguate sul cantiere e francamente non abbiamo sentito molto da lei, Vice Ministro. Purtroppo, ancora una volta non abbiamo alcuna risposta, ma solo propaganda .
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze urgenti all'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Avverto che, con distinte lettere in data 14 e 15 gennaio 2026, i presidenti delle Commissioni Affari sociali e Lavoro hanno manifestato l'esigenza - sulla quale hanno convenuto i rappresentanti dei gruppi delle Commissioni medesime - di posticipare ad altro calendario l'avvio della discussione in Assemblea, attualmente previsto dal vigente calendario dei lavori a partire da lunedì 19 gennaio, delle seguenti proposte di legge proposte di legge: proposta di legge n. 2319, recante riconoscimento della cardiomiopatia quale malattia invalidante e disposizioni per la diagnosi, la cura e l'assistenza delle persone che ne sono affette; proposta di legge n. 2 e abbinate, recante misure a sostegno della maternità e della paternità.
Avverto inoltre che, con lettera in data 13 gennaio 2026, il presidente della Commissione Agricoltura ha manifestato l'esigenza - sulla quale hanno convenuto i rappresentanti dei gruppi della Commissione medesima - di posticipare ad altro calendario e, comunque, non prima del 2 marzo prossimo, l'avvio della discussione in Assemblea, attualmente previsto dal vigente calendario dei lavori a partire da lunedì 26 gennaio, della proposta di legge n. 329, recante disciplina dell'ippicoltura.
Secondo le intese intercorse tra i gruppi, tali provvedimenti non saranno pertanto iscritti all'ordine del giorno delle sedute del corrente calendario dei lavori.
Avverto altresì che - secondo quanto convenuto nella riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo dello scorso 29 dicembre - nelle giornate di mercoledì 21 e di mercoledì 28 gennaio, alle ore 16,15, avrà luogo lo svolgimento delle commemorazioni rispettivamente dell'ex deputato Giuseppe Caroli e dell'ex deputato Sergio Flamigni. Pertanto, nella parte pomeridiana di tali sedute, le votazioni avranno inizio alle ore 16,45 anziché alle ore 16,15.
PRESIDENTE. Avverto infine che, nell' al resoconto stenografico della seduta odierna, sarà pubblicata l'organizzazione dei tempi per l'esame del disegno di legge recante legge annuale sulle piccole e medie imprese e per l'esame della mozione concernente iniziative in materia previdenziale .
PRESIDENTE. Comunico che sarà iscritta all'ordine del giorno della seduta di martedì 20 gennaio 2026 l'assegnazione, in sede legislativa, della seguente proposta di legge, della quale la sotto indicata Commissione, cui era stata assegnata in sede referente, ha chiesto, con le prescritte condizioni, il trasferimento alla sede legislativa, che proporrò alla Camera a norma del comma 6 dell'articolo 92 del Regolamento:
alla VII Commissione (Cultura):
Amorese: “Modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 30 settembre 1963, n. 1409, e all'articolo 41 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, in materia di cambio della denominazione dell'archivio centrale dello Stato in quella di Archivio nazionale” (2159).
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1. Discussione sulle linee generali del disegno di legge:
S. 1731 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1° dicembre 2025, n. 180, recante misure urgenti per assicurare la continuità operativa degli stabilimenti ex ILVA . (C. 2761)
: DI MATTINA.
2. Discussione sulle linee generali del disegno di legge:
S. 1484 - Legge annuale sulle piccole e medie imprese .
(C. 2673-A)
: PIETRELLA.

















