PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
STEFANO VACCARI, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
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PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 89, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di una interrogazione.
PRESIDENTE. Passiamo alla interrogazione all'ordine del giorno Auriemma e D'Orso n. 3-02239 .
Il Sottosegretario di Stato per la Giustizia, Andrea Delmastro Delle Vedove, ha facoltà di rispondere.
ANDREA DELMASTRO DELLE VEDOVE,. Grazie, Presidente. Gli interroganti formulano specifici quesiti in ordine alla stabilizzazione del personale assunto con i fondi del PNRR presso il Ministero della Giustizia. Ricordo preliminarmente che questo Governo è sempre stato fortemente impegnato nel condurre tutte le attività necessarie per il rafforzamento del capitale umano della giustizia, fortemente indebolito da lunghi anni di mancati investimenti, e volto ad assumere nuovo personale, volto a nuovi riconoscimenti economici per la attuale del personale.
In particolare, una parte importantissima degli sforzi profusi dal Ministero è proprio indirizzata al personale assunto a tempo determinato per il raggiungimento degli scopi del PNRR. Il decreto-legge 14 marzo 2025, n. 25, autorizza, infatti, il Ministero della Giustizia, a decorrere dal 1° luglio 2026, a stabilizzare nei propri ruoli i dipendenti assunti a tempo determinato che abbiano lavorato per almeno 12 mesi continuativi nella qualifica ricoperta e che risultano in servizio alla data del 30 giugno 2026.
Rappresento sinteticamente che questo Governo ha lavorato a lungo sia per allargare la platea dei beneficiari, sia per allargare le piante organiche, al fine di garantire il massimo numero di stabilizzazioni possibili.
Ricordo a me stesso e agli onorevoli interroganti che chi oggi lamenta la mancata stabilizzazione dei precari del PNRR sono le medesime persone che, all'epoca del PNRR, hanno immaginato assunzioni a tempo determinato.
Il decreto-legge 9 giugno 2021, n. 80, è frutto della trattativa intavolata con l'Europa da quel Governo nell'ambito della definizione del PNRR, che non ha saputo offrire una visione di prospettiva di lungo periodo alle assunzioni. Infatti, la norma prevedeva assunzioni a tempo determinato e non era stata prospettata una inversione del tipo di contratto in vista di una futura stabilizzazione. Di questa grave pecca, il Governo Meloni si è immediatamente reso conto e ha tentato di intervenire; è poi intervenuto con il decreto-legge 14 marzo 2025, n. 25, e con le successive leggi di bilancio, segnando un notevole cambio di rotta, prevedendo una più ampia possibilità di stabilizzazione delle unità in servizio presso l'ufficio per il processo e, in prospettiva, di uno stabile potenziamento degli uffici giudiziari, un potenziamento che, però, potrà avvenire, lo sappiamo tutti, a far data dal 1° luglio 2026, perché vi è un quadro di incertezze e di instabilità, che ho appena delineato, che è inserito nell'ambito del PNRR da chi lo ha contratto prima di noi e che, quindi, è cristallizzato sino al 1° luglio 2026.
La riduzione del requisito della permanenza in servizio, per esempio, da 24 mesi a 12 mesi, è stata fortemente voluta dall'Esecutivo che rappresento, tenuto conto del preziosissimo lavoro e dell'impegno profuso dal personale a tempo determinato del Ministero della Giustizia.
Ad oggi, per arrivare ai dati, sono in servizio 11.211 persone assunte con contratti a tempo determinato legati al PNRR. Con riferimento al programma di stabilizzazione, tutto realizzato dal Governo Meloni, evidenzio che il piano di bilancio strutturale di medio termine prevede la stabilizzazione di 6.000 unità di personale con compiti equivalenti a quelli previsti dal PNRR, di cui una maggior quota di personale di area funzionari.
La legge 30 dicembre 2024, n. 207 (legge di bilancio per il 2025), ha autorizzato la stabilizzazione a tempo indeterminato di 2.600 unità in area funzionari e di 400 in area assistenti. E per giungere alle 6.000 unità è stato necessario anche allargare e rimodulare la pianta organica del Ministero della Giustizia, oltre che impegnare ulteriori facoltà assunzionali rispetto alla predetta legge di bilancio.
Tuttavia, evidenzio che la stabilizzazione è soggetta, secondo le disposizioni normative che la autorizzano, a vincoli ben precisi. La stabilizzazione è, infatti, subordinata all'espletamento, leggo testualmente, di una “selezione comparativa sulla base dei distretti territoriali e degli uffici centrali, nei limiti delle facoltà assunzionali maturate e disponibili a legislazione vigente e dei posti disponibili in organico, con possibilità di scorrimento fra i distretti”.
Il Ministero della Giustizia, proprio per dare concreta e adeguata attuazione al processo di stabilizzazione del personale a tempo determinato del PNRR e di offrire opportune linee d'azione, ha lavorato fianco a fianco con i sindacati, che anche in questa sede voglio ringraziare, sino a giungere alla conclusione di appositi accordi, con il duplice obiettivo di rendere sempre maggiormente efficiente il sistema della giustizia e di tutelare lavoratori nati precari e senza alcuna prospettiva all'epoca della costruzione del PNRR, garantendo, quindi, noi le stabilizzazioni per quante più unità possibili, pur tenendo conto dei vincoli previsti dalla legge.
All'esito degli incontri svolti con i sindacati, tenuto conto del quadro del PNRR con cui ci confrontavamo, ovverosia assunzioni a tempo determinato che tali erano e tali rimanevano, siamo riusciti a immaginare percorsi che hanno condotto a due accordi per le differenti categorie professionali del PNRR. Sulla base del primo accordo, con avviso del 17 dicembre 2025, sono stati pubblicati i primi bandi di selezione volti all'assunzione di personale non dirigenziale nei profili dei tecnici di contabilità, dei tecnici di edilizia, dei tecnici statistici e informatici e degli analisti di organizzazione distinti per area funzionale.
Per entrare nel dettaglio e fornire maggiori strumenti numerici agli onorevoli interroganti, per l'area funzionari, il bando prevede l'assunzione, a tempo indeterminato, nei ruoli dell'amministrazione giudiziaria, del personale area funzionari, mediante il concorso pubblico, per 1.660 posti a tempo determinato; per l'area assistenti, di 750 unità di personale non dirigenziale dell'area funzionale seconda e di 3.000 unità di personale non dirigenziale dell'area funzionale seconda.
Sulla base, invece, di un secondo accordo del 28 novembre, si è stabilito che, nel 2026, saranno pubblicati ulteriori bandi di selezione per gli addetti all'ufficio per il processo, tecnici di amministrazione e operatori , che avranno come criteri di definizione l'anzianità di servizio, i titoli di studio e una prova attitudinale a risposta multipla con banca dati.
Evidenzio, infine, che con la legge di bilancio 2026 è stata prevista la possibilità di attingere per tre anni dalla graduatoria del personale da stabilizzare presso il Ministero della Giustizia, al fine di non precludere la possibilità di eventuali ulteriori scorrimenti qualora nel futuro vi fossero risorse aggiuntive. Questo per completare il quadro degli sforzi fatti, volti alla stabilizzazione di quante più unità possibili, rispetto a un quadro di precariato diffuso e generale che abbiamo ereditato.
Ricordo, infine, agli onorevoli interroganti, che, grazie all'impegno di tutto il personale del Ministero, comprese proprio queste unità del PNRR, a suo tempo assunte a tempo determinato, e che tentiamo di stabilizzare, sono state pienamente raggiunte e rendicontate tutte le e i di competenza.
Nel dettaglio, al 31 dicembre 2025, su un totale di 2,7 miliardi di euro di risorse PNRR assegnate al Ministero della Giustizia, come amministrazione titolare, risultano già effettuati pagamenti per 1,98 miliardi di euro, cioè il 72,91 per cento delle risorse. Per quanto riguarda lo stato di avanzamento complessivo della spesa per gli investimenti di cui il Ministero è titolare - capitale umano, edilizia giudiziaria, digitalizzazione del processo penale - e come soggetto attuatore, al 31 dicembre del 2025, su un totale di risorse assegnate di 2,9 miliardi di euro sono già stati disposti pagamenti per un totale di 2,1 miliardi di euro, cioè pari al 70,68 per cento.
In sostanza, il Ministero della Giustizia ha contribuito in modo decisivo alla positiva rendicontazione dei risultati e all'erogazione delle 8 rate già incassate del PNRR. Non sfugge a nessuno al Ministero della Giustizia, l'impegno profuso e l'apporto fondamentale del personale a suo tempo assunto a tempo determinato e, senza, a suo tempo, alcuna prospettiva di stabilizzazione; questo è lo sforzo messo in campo fra facoltà assunzionali, risorse proprie, accordi con i sindacati, per dare una prospettiva di stabilizzazione, a chi - ahimè - è nato in un'altra epoca storica, senza alcuna prospettiva di stabilizzazione.
PRESIDENTE. La deputata Carmela Auriemma ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interrogazione. Ha cinque minuti, onorevole.
CARMELA AURIEMMA(M5S). Grazie, Presidente. Io non sono soddisfatta e spenderò giusto una manciata di secondi per rispondere alla propaganda del Sottosegretario, perché poi mi voglio concentrare sul dell'interrogazione, che riguarda 12.000 dipendenti, 12.000 famiglie. Innanzitutto, i concorsi erano a tempo determinato perché il cappello di copertura, il PNRR, è a tempo determinato, quindi, questo dobbiamo riconoscerlo, non è una questione di volontà, ma è una questione di trovare le coperture e di trovare la copertura giuridica alla copertura finanziaria che è a tempo determinato.
La verità è che voi avete ereditato 209 miliardi e se, oggi, possiamo parlare di stabilizzazione, ma - ahimè - da quello che capisco, solo in parte, è solo grazie al fatto che noi del MoVimento 5 Stelle abbiamo portato i 209 miliardi e voi, proprio il suo partito, Sottosegretario, si è astenuto su questo. Quindi chiariamo questo. Fatta questa premessa, mi voglio concentrare sul destino dei 12.000 precari dell'ufficio del processo che sono stati assunti, appunto, a seguito del PNRR e che hanno dimostrato, nei fatti, la loro necessaria presenza per far sì che la giustizia possa ottenere dei risultati imposti dall'Unione europea. Questo non lo diciamo noi, ma lo dice proprio il Ministero. Se oggi parliamo di un'accelerazione nella digitalizzazione, se oggi parliamo di un'accelerazione dei procedimenti, se oggi parliamo di un arretrato smaltito è solo grazie alle 12.000 unità che sono state assunte a tempo determinato e che hanno lavorato come se il loro tempo fosse, invece, a tempo indeterminato. Si sono impegnati fino in fondo, senza nessuna riserva. Ora che cosa sta dicendo questo Governo?
Al di là di tutti gli interventi che lei ha richiamato nel suo intervento, che riguardano la giustizia e non il caso specifico dell'interrogazione su anche le 1.400 e più unità che sono state da poco indicate, il punto è che c'è una volontà di stabilizzare 6.000 unità, ma le altre 6.000 unità che faranno? Saranno inserite in una graduatoria a tempo determinato, che durerà tre anni, tra l'altro questo Governo sta cercando di ridurre i tempi di permanenza e di validità delle graduatorie dei concorsi. Quindi diciamo estremamente contraddittorio.
La verità, purtroppo, è che il Ministro Foti ha, invece, più volte annunciato una stabilizzazione di tutta la platea, ed è giusto che sia così, perché oggi su 43.000 piante organiche - e su questo sono d'accordo con il Sottosegretario che c'è una carenza mostruosa di personale, che determina anche sacche di inefficienza della nostra giustizia -, su 43.000 unità necessarie per avere una giustizia al passo coi tempi, ne abbiamo soltanto 30.000.
Ma, se adesso, oggi, con la scadenza di giugno, verranno meno altre 6.000 unità, allora dobbiamo assolutamente accogliere, con estrema gravità, la denuncia che ha fatto l'ANM proprio ieri. Io mi rendo conto che questo Governo è caustico nei confronti dei magistrati, ma se gli addetti ai lavori, i magistrati, e non solo loro, ma anche gli avvocati, i dirigenti, tutti coloro che hanno a che fare con la giustizia ci dicono che non c'è il personale - in alcune sedi, addirittura il 50 per cento in meno del personale che dovrebbe esserci -, allora c'è la necessità di intervenire. Ora che cosa stiamo facendo? Che il personale preparato, su cui abbiamo investito, su cui ha investito l'Europa, su cui ha investito questo Paese, lo stiamo mandando a casa. Noi chiediamo, quindi, Sottosegretario, una proroga per gli altri 6.000.
C'è un altro punto: la continuità di servizio. Giugno è alle porte. È necessario che non ci sia un'interruzione del servizio. Allora ribadiamo nuovamente: se c'è un discorso di disponibilità finanziaria, chiediamo la stabilizzazione di 6.000 unità e, nell'attesa della stabilizzazione dell'intero comparto, chiediamo una proroga per le altre 6.000 unità. Perché, ripeto, questo è personale formato…
CARMELA AURIEMMA(M5S). …giovani che hanno contribuito a dare una sferzata positiva al nostro sistema giustizia.
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento dell'interrogazione all'ordine del giorno.
Sospendiamo a questo punto, la seduta che riprenderà alle ore 14.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 90, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, la deputata Barzotti, che però in questo momento non vedo in Aula… Sì, aspetto, colleghi. Non vedo neanche il collega che ha chiesto di intervenire dopo. Sì, la collega sta rientrando, mi dicono, quindi sospendiamo magari un minuto e riprendiamo alle ore 14,05… Colleghi, colleghi, la collega è rientrata, quindi, se non vi sono obiezioni, riprendiamo subito, con ben due minuti di anticipo.
Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, la deputata Barzotti. Ne ha facoltà.
VALENTINA BARZOTTI(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo per chiedere un'informativa urgente alla Presidente Meloni in merito alle disuguaglianze che ormai sono protagoniste del nostro Paese, come è stato confermato dal presentato da Oxfam, ieri, a Davos. Immagino che questo sia stato una doccia fredda per il Governo Meloni, dopo mesi, anni, di propaganda e di autocelebrazione di questo Paese, che, con le politiche di questo Governo, ha ricominciato a correre, a crescere, ad andare sulla strada giusta.
Peccato, però, che questa strada, colleghi e colleghe, non porta assolutamente da nessuna parte, porta a un Paese che non esiste. I numeri di Oxfam, colleghi e colleghe, confermano quello che noi del MoVimento 5 Stelle diciamo da anni, ossia che questo è un Paese caratterizzato da lavoro povero, da record di povertà assoluta, da salari che stanno fermi al palo. Questo aggiunge un elemento drammatico, ossia che la ricchezza è concentrata nelle mani di pochi e che cresce di 150 milioni al giorno. Vi rendete conto, colleghi? Questo accade mentre il Governo ha svuotato tutte le politiche contro la povertà, che considera una colpa; ha adottato delle misure deplorevoli, che fanno della povertà un qualcosa da dividere in categorie, in modo selettivo, perché viene esclusivamente colpevolizzata e punita.
Questo Governo si è reso colpevole di aver eliminato l'unica misura universalistica contro la povertà, che era il reddito di cittadinanza, e adesso vediamo tutti i risultati ossia che c'è il record storico di povertà assoluta: 5,7 milioni di poveri.
In questo contesto aggiungiamo le condizioni di lavoro: ci sono lavoratrici e lavoratori che sono poveri nonostante il fatto che lavorino; che sono ricattabili; che si trovano a dover accettare condizioni di lavoro precarie, insicure, povere. Questo rapporto, inoltre, conferma - come diciamo da sempre - che questo Governo non ha adottato nessuna politica reale contro l'emersione dal lavoro nero e contro l'emersione del lavoro grigio, ossia di tutte quelle fattispecie fittizie che nascondono la realtà per come è.
Contemporaneamente, chi è ricco diventa sempre più ricco e paga meno in proporzione rispetto a quello che paga un insegnante o un infermiere. Queste, colleghe e colleghi, sono scelte fiscali precise, sono scelte politiche precise perché, come ben dice quel rapporto di Oxfam: le disuguaglianze sono fuori dall'agenda politica del Governo Meloni.
Ebbene, la bolla della propaganda di questo Governo, però, è esplosa ed è ora di guardare in faccia la realtà. Per questo motivo, venga la Presidente Meloni a riferire .
PRESIDENTE. Grazie, onorevole, naturalmente riferirò al Presidente.
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori il deputato Marco Pellegrini. Ne ha facoltà.
MARCO PELLEGRINI(M5S). Grazie, Presidente. Questo intervento è per chiedere un'informativa urgente alla Presidente Meloni in merito alla partecipazione dell'Italia al cosiddetto il Consiglio di pace, cioè il piano previsto da Trump. Questo organismo dovrebbe promuovere e coordinare il periodo di transizione dopo l'invasione militare di Israele ai danni di Gaza.
L'ha confermata questa partecipazione, l'ha confermata la stessa Meloni parlando ai giornalisti a Seul. Ha detto: “siamo stati invitati anche noi a farne parte” - la sto citando - “penso che l'Italia possa giocare un ruolo di primo piano”; “siamo pronti a fare la nostra parte nella costruzione della pace”.
Questo - già il nome, diciamo, non ci fa stare tranquillissimi - è incaricato di sovraintendere temporaneamente - temporaneamente si spera -, di coordinare e pianificare la ricostruzione e di mobilitare i fondi, appunto, occorrenti alla ricostruzione di Gaza.
Quindi, sovraintendere, presiedere e curare il passaggio dalla fase di sostanziale occupazione, da parte di Israele, della Striscia di Gaza verso la fase di stabilizzazione. Quindi, appare a tutti gli effetti come se fosse - anzi lo è - una organizzazione intergovernativa - proprio a essere buoni - a cui si aggiungono persone fisiche di stretta fiducia del Presidente Trump. Quindi, è un tipo di organizzazione che si sovrappone all'ONU, anzi la esclude platealmente, senza avere però alcuna legittimità internazionale e senza dare garanzie di imparzialità sulle scelte importanti che dovranno essere prese nei prossimi mesi sul futuro di Gaza e, quindi, sulla vita di oltre due milioni di palestinesi, che praticamente hanno perso tutto e vivono o in case diroccate, bombardate della guerra o addirittura in tendopoli.
Allora, quello che ci preme anche sapere è che tipo di organizzazione, che tipo di statuto avrà questo , perché non lo sappiamo ufficialmente. La Presidente Meloni prima di annunciarlo ai giornalisti non ha inteso informare il Parlamento, non ha inteso informare il popolo italiano e, quindi, possiamo apprendere indiscrezioni dalla stampa, che quindi ci dice che sostanzialmente ci potrebbero essere due modi di partecipare: una partecipazione in cui il soggetto, il Governo partecipante, non versa soldi in questo , che dura tre anni, oppure una partecipazione che può essere più lunga, se il Governo partecipante versa 1 miliardo.
È una cosa stranissima, perché chi si dovrebbe occupare di pace dovrebbe fare un altro lavoro e non quello di pensare a fare investimenti e sfruttamento delle risorse di Gaza e, quindi, della Palestina, come sembra evincersi da questa forma di versamento di una quota sociale, come se si partecipasse a una società immobiliare o a una società di sfruttamento petrolifero o di gas. Davvero ci sembra così, almeno sembra fino a prova contraria, fino ad avere informazioni precise e puntuali dalla Presidente Meloni circa lo statuto di questo cosiddetto “Consiglio di pace”.
È lecito da parte nostra avere questi dubbi, anche basandosi sulle dichiarazioni, davvero preoccupanti, che ha fatto il Presidente Trump e che ha diffuso anche via con quei video fatti con l'intelligenza artificiale, in cui si presenta Gaza come se fosse il nuovo Eldorado immobiliare.
In tutto ciò, Presidente, sicuramente non le sfugge che il diritto internazionale, in tutto questo discorso, è completamente assente. Le regole del diritto internazionale sono completamente assenti. Quindi, noi siamo estremamente preoccupati.
Da qui la richiesta di informativa urgente, ma, davvero, la prego, Presidente, deve essere urgentissima, non urgente. Perché noi abbiamo diritto di sapere se ci siano o meno accordi diretti tra la Presidente Meloni e…
MARCO PELLEGRINI(M5S). …il Presidente Trump che sostanzialmente tagliano fuori sia il Parlamento, che deve esercitare il suo potere di controllo, sia l'opinione pubblica, i cittadini .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Scotto. Ne ha facoltà.
ARTURO SCOTTO(PD-IDP). Signora Presidente, credo sia giusto che la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, venga qui, in Aula, a riferire. Ha aderito immediatamente all'appello di Donald Trump a unirsi a questo che appare più una società privata, che dovrà occuparsi non si sa di quale ricostruzione di Gaza, che un tentativo di portare, dopo una tregua fragilissima… Lei sa benissimo che sono già oltre 400 i morti da quando è stata siglata a Sharm-el-Sheikh nell'ottobre dello scorso anno. Non sembra un passo verso la pace; sembra un passo verso la privatizzazione di un grande tema che riguarda i palestinesi e gli israeliani, ma innanzitutto la comunità internazionale e la sua stabilità.
Allora, signora Presidente, primo tema: cosa vuole fare il Governo italiano all'interno di questo Vuole agevolare una soluzione a due Stati? Vuole agevolare la nascita di uno Stato palestinese, dell'autodeterminazione di un popolo senza patria e senza potere, o pensa semplicemente che si tratta di stabilizzare la situazione così com'è, magari, facendo entrare qualche e qualche azienda per ricostruire?
Secondo: pensiamo davvero che si possa immaginare una pace senza il concorso delle Nazioni Unite?
Qui sta nascendo una struttura parallela alle Nazioni Unite e, per esplicita dichiarazione del Presidente Trump, contro i suoi fallimenti, fallimenti che probabilmente andrebbero spiegati all'opinione pubblica nel momento in cui è di oggi la notizia che gli israeliani stanno smantellando la sede dell'UNRWA a Gerusalemme. Ci spieghi il Governo italiano se pensa che l'ONU debba andare via dalla Terra Santa, perché sarebbe un fatto molto grave.
Terzo: ci vuole 1 miliardo per entrare dentro questa struttura e, dentro questa struttura, Trump resterà a vita, anche oltre il suo mandato presidenziale, e avrà diritto di veto rispetto a tutti gli orientamenti che saranno assunti.
Ci spiegate di cosa si tratta? Davvero pensiamo che il nostro Paese debba subire il diritto di veto da parte del Presidente degli Stati Uniti d'America? Siamo, davvero, arrivati a un tale livello di subalternità, se non addirittura a una posizione così prona che non è mai esistita nella storia diplomatica del nostro Paese? E, infine, in questo - diciamocela tutta - sono invitati anche politici che sono destinatari di mandati di cattura internazionale da parte della Corte penale. Ci spieghi come fa Giorgia Meloni a stare seduta attorno allo stesso tavolo con Vladimir Putin, che ha invaso l'Ucraina, piuttosto che con lo stesso Benjamin Netanyahu, invitato nel . Vogliamo capire se l'Italia sta ancora…
ARTURO SCOTTO(PD-IDP). …dalla parte del diritto internazionale oppure se ha deciso esclusivamente di partecipare a un incontro tra i prepotenti .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie. Signora Presidente, in realtà no. Io sono a chiedere, a nome del nostro gruppo, un'informativa da parte del Ministro Valditara. La motivazione è evidente ed è anche assolutamente urgente. Parliamo di Aba e Atif, dei tanti, purtroppo, Aba e Atif che vivono la nostra Italia e creano dolore nelle famiglie, tra i giovani, con la morte di Aba, che è sicuramente incomprensibile. Quello che dobbiamo e vogliamo capire è se la scelta di installare i nelle varie scuole, negli istituti sia accompagnata da altre misure, se ci sia un progetto organico e globale su questa proposta, perché, se così non fosse, probabilmente si fallirebbe.
Non possiamo più permetterci di perdere altro tempo. Vediamo che si degenera, che c'è una violenza tra i giovani sempre più crudele. Vediamo i giovani che sfuggono alle famiglie e mettono anche in crisi l'istituzione scuola, che, invece, ha bisogno di essere poderosa, proprio perché deve educare questi ragazzi.
Quello che vogliamo esprimere è la preoccupazione che abbiamo riportato anche in quest'Aula, quando si è parlato di educazione affettiva, ad esempio, di percezione di sé. I nostri ragazzi sanno di essere persone? Danno valore alla vita? Vengono aiutati in questo percorso? Vengono sostenuti? Vengono sostenuti i docenti che, sicuramente, in alcune realtà, devono essere maggiormente strutturati. Ecco, quello che ci aspettiamo è un piano organico che, effettivamente, permetta ai nostri giovani di vivere l'adolescenza e, certamente, di non vivere scene così crudeli.
Quindi, signora Presidente, la richiesta in questo senso è accorata. Ricordiamo ancora quanto, a macchia di leopardo, questi problemi si estendano da Nord a Sud con modalità diverse.
Noi pensiamo che i nostri giovani, i nostri ragazzi, debbano poter vivere la loro adolescenza; per fare questo devono essere aiutati. Il può essere uno strumento, ma ora non possiamo più aspettare per mettere in rete tutta una serie di correttivi che - lo ripeto - possono dare dignità ai nostri ragazzi, alla scuola e alla famiglia .
PRESIDENTE. Grazie, onorevole. Riferirò al Presidente sulla richiesta d'informativa giunta dai gruppi.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'assegnazione di una proposta di legge a Commissione in sede legislativa.
Propongo alla Camera l'assegnazione in sede legislativa della seguente proposta di legge, della quale la VII Commissione (Cultura) ha chiesto il trasferimento in sede legislativa, ai sensi dell'articolo 92, comma 6, del Regolamento:
Amorese: «Modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 30 settembre 1963, n. 1409, e all'articolo 41 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, in materia di cambio della denominazione dell'archivio centrale dello Stato in quella di Archivio nazionale» (A.C. 2159).
Se non vi sono obiezioni, rimane così stabilito.
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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2761: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1° dicembre 2025, n. 180, recante misure urgenti per assicurare la continuità operativa degli stabilimenti ex Ilva.
Ricordo che sono state presentate le questioni pregiudiziali Bonelli ed altri n. 1 e Pavanelli ed altri n. 2.
PRESIDENTE. Passiamo, quindi, all'esame di tali questioni pregiudiziali.
A norma del comma 4 dell'articolo 40 del Regolamento, in caso di più questioni pregiudiziali ha luogo un'unica discussione. In tale discussione, ai sensi del comma 3 del medesimo articolo 40, potrà intervenire uno dei proponenti (purché appartenenti a gruppi diversi), per illustrare ciascuno degli strumenti presentati, per non più di dieci minuti. Potrà altresì intervenire un deputato per ognuno degli altri gruppi, per non più di cinque minuti.
Al termine della discussione si procederà, ai sensi dell'articolo 96-, comma 3, quarto periodo, del Regolamento, ad un'unica votazione sulle questioni pregiudiziali presentate.
Il deputato Dori ha facoltà di illustrare la questione pregiudiziale Bonelli ed altri n. 1, di cui è cofirmatario.
DEVIS DORI(AVS). Grazie, Presidente. Da sempre si dibatte se tutti i diritti garantiti dalla Costituzione si trovino sullo stesso livello, oppure se alcuni di essi, in assenza di una esplicita previsione costituzionale, debbano in ogni caso prevalere sugli altri. Come sappiamo, in ogni attività umana, e quindi anche nelle decisioni politiche che dobbiamo prendere anche oggi, qui, in Aula, entrano in gioco uno o più diritti fondamentali. Quando però questi si trovano potenzialmente in conflitto fra loro, cioè quando garantire al massimo livello uno significa sacrificare, anche solo potenzialmente, un altro, bisogna compiere il cosiddetto bilanciamento, cioè una valutazione di quale diritto debba parzialmente arretrare.
Il caso Ilva, da decenni, può essere considerato un caso di scuola del necessario bilanciamento da compiere fra interessi costituzionalmente garantiti. Sull'ex Ilva di Taranto si incontrano, si scontrano e si confrontano diritti tutelati dalla Costituzione e vi è la necessità, quindi, di bilanciarli fra di loro in modo che nessuno di questi venga eccessivamente compresso.
Con l'articolo 41 della Costituzione ci troviamo, però, proprio di fronte a uno di quei pochi casi in cui è la Costituzione stessa a stabilire cosa sacrificare, se qualcosa, chiaramente, deve essere sacrificato. Infatti, afferma che l'iniziativa economica privata, che ovviamente è libera, non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all'ambiente, alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana. Questa, quindi, non è una nostra opinione - noi, come proponenti delle questioni pregiudiziali -, ma è il testo della Costituzione, se ritenete - e noi lo riteniamo - che debba continuare ad essere il nostro punto, il nostro faro di riferimento. Questo lo dico perché, ovviamente, fra pochi minuti, sentiremo dai banchi del centrodestra accusarci di essere noi quelli del “no”. Noi, invece, siamo per il “sì” alla Costituzione, ai suoi valori e ai suoi principi. Nella maggioranza, invece, evidentemente c'è un continuo “no” all'ambiente e, quindi, alla salute, rispetto a quella Costituzione che però è nata dalla Resistenza e che questa maggioranza pensa di poter continuare a modificare a colpi di maggioranza, come se fosse di proprietà di qualcuno e non patrimonio di tutti.
Per tornare all'articolo 41 della Costituzione, è vero che il riferimento alla salute e all'ambiente è stato aggiunto nel 2022, ma il resto della formulazione è originaria, voluta dai nostri Padri costituenti quasi 80 anni fa, quando il Paese usciva dalle macerie di una guerra mondiale. Eppure, già 80 anni fa c'era una sensibilità a contenere l'iniziativa economica nella misura in cui avrebbe danneggiato altri diritti, esplicitamente ritenuti di rango superiore all'iniziativa economica.
Anche in questo provvedimento, come in altri precedenti decreti-legge, qui, oggi, in Aula, la tutela della salute e la tutela dell'ambiente vengono sacrificati sull'altare della continuità produttiva. Non si introducono misure strutturali volte a tutelare la salute dei cittadini dagli effetti pregiudizievoli delle emissioni nocive del siderurgico e a predisporre rimedi effettivi e a breve termine per ottenere la bonifica dell'area coinvolta dall'inquinamento. La contaminazione ambientale dell'area di Taranto è ampiamente dimostrata da studi scientifici e da sentenze che hanno accertato l'impatto devastante dell'inquinamento siderurgico sulla salute dei lavoratori e dei cittadini di Taranto.
La Corte costituzionale e anche la Corte europea dei diritti dell'uomo già si sono occupate della questione Ilva, affermando importanti principi generali a proposito del valore dell'ambiente, del diritto alla salute e del diritto al lavoro. La Corte costituzionale, nel 2018, si è pronunciata sul cosiddetto decreto Ilva, quello del 2015. La Corte lì ha affermato che il diritto alla salute attiene alle esigenze basilari della persona e deve essere immediatamente tutelato, tanto più che l'articolo 41 della Costituzione, come dicevo poco fa, quando si parla di salute, non privilegia alcun bilanciamento e afferma, senza ombra di dubbio, che le esigenze economiche e produttive non possono mai prevalere sul diritto alla salute.
Di conseguenza - evidenziava la sentenza della Consulta -, con queste normative di favore il legislatore ha finito “(…) col privilegiare in modo eccessivo l'interesse alla prosecuzione dell'attività produttiva, trascurando del tutto” - queste sono parole testuali - “le esigenze di diritti costituzionali inviolabili legati alla tutela della salute e della vita stessa” di tutti, anche dei bambini e di tutti quei cittadini che subiscono la situazione, pur avendo zero responsabilità. La Consulta ha, altresì, affermato che: “Il sacrificio di tali fondamentali valori tutelati dalla Costituzione porta a ritenere che la normativa impugnata non rispetti i limiti che la Costituzione impone all'attività d'impresa, la quale, ai sensi dell'articolo 41, si deve esplicare sempre in modo da non recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. Rimuovere prontamente i fattori di pericolo per la salute, l'incolumità e la vita dei lavoratori costituisce infatti condizione minima e indispensabile perché l'attività produttiva si svolga in armonia con i principi costituzionali, sempre attenti anzitutto alle esigenze basilari della persona”.
È sempre la Corte costituzionale, con la sentenza più recente, la n. 105 del 2024, a ribadire come “(…) le misure legittimamente adottabili dal Governo allo scopo di consentire provvisoriamente la prosecuzione di un'attività di interesse strategico nazionale, dovranno semmai essere funzionali all'obiettivo di ricondurre gradualmente l'attività stessa nel minor tempo possibile” - quindi, non con continui rinvii - “entro i limiti di sostenibilità fissati in via generale dalla legge in vista, appunto, di una tutela effettiva della salute e dell'ambiente. In altre parole, le misure in questione - che dovranno naturalmente mantenersi all'interno della cornice normativa fissata dal complesso delle norme di rango primario in materia di tutela dell'ambiente e della salute - dovranno tendere a realizzare un rapido risanamento della situazione di compromissione ambientale o di potenziale pregiudizio alla salute (…)”.
Sulla medesima problematica, come dicevo poco fa, si è pronunciata, nel 2019, anche la Corte europea dei diritti dell'uomo, a cui si erano rivolti numerosi cittadini di Taranto che lamentavano l'impatto delle immissioni nocive provenienti dallo stabilimento Ilva sulla salute e sull'ambiente, evidenziando l'inerzia dello Stato nell'impedire la lesione di diritti fondamentali dei cittadini, quali il diritto all'ambiente, ottenendo quindi una sentenza che stabiliva, in sostanza, che lo Stato italiano non aveva messo in atto le misure atte a proteggere il diritto al rispetto della vita privata dei cittadini, né aveva fornito agli stessi un rimedio interno efficace per la difesa di tale diritto, quindi violando alcuni articoli della Convenzione.
In questo decreto-legge, effettivamente, riscontriamo nuovamente l'assenza di un recepimento effettivo anche dei principi stabiliti nella sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 25 giugno 2024, con la quale è stata data un'interpretazione puntuale delle disposizioni di cui alla direttiva 2010/75/UE. relativa proprio alle emissioni industriali e, in particolare, dell'obbligo di sospensione degli impianti in caso di violazione delle condizioni di autorizzazione di impatto ambientale che comportino un pericolo immediato, grave e rilevante per l'integrità dell'ambiente e della salute umana, come nel caso che stiamo oggi affrontando. Quindi, legittimare la continuità della produzione, senza un processo di decarbonizzazione, delinea uno scenario che pone, ancora una volta, fortemente a rischio la salute, violando, quindi, vari articoli della Costituzione, come gli articoli 9, 32 e 41.
Quindi, per concludere, Presidente, in maniera ideologica, la maggioranza continua ad agire contro l'ambiente.
Sono quelli del “no” alla salute e al diritto all'ambiente, mentre, parallelamente, si costringono davvero i cittadini, a proposito di salute, a lunghe liste d'attesa per cure mediche, per mesi o anni, spostando, ahimè, fondi dalla sanità pubblica verso le armi e gli armamenti, di cui ricordiamo l'effetto devastante non solo per l'umanità ma anche per il pianeta Terra che ci ospita.
Per questi motivi, come Alleanza Verdi e Sinistra voteremo a favore delle questioni pregiudiziali e che, quindi, non si proceda all'esame del disegno di legge che stiamo trattando .
PRESIDENTE. Illustra la questione pregiudiziale Pavanelli ed altri n. 2 la deputata Pavanelli.
EMMA PAVANELLI(M5S). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, con la questione pregiudiziale che abbiamo presentato chiediamo a quest'Aula di compiere un atto di verità e di responsabilità costituzionale. Chiediamo a quest'Aula di non procedere all'esame di un decreto-legge che è l'ennesimo atto tampone, giuridicamente insostenibile, politicamente inaccettabile e socialmente ingiusto all'ex Ilva di Taranto. Questo decreto non nasce da un'emergenza improvvisa, né da una contingenza imprevedibile. Nasce, ancora una volta, dall'incapacità strutturale di questo Governo di affrontare un problema che dura da oltre dieci anni e che non può essere gestito con provvedimenti d'urgenza, derogatori e privi di visione.
Questo è il sesto di questo Governo in sei anni. Evidentemente, non avete risolto nulla con i primi cinque e dubito che lo farete con questo .
Lo diciamo, appunto, con chiarezza: qui non c'è nessuna straordinarietà di necessità e di urgenza, come richiesto dall'articolo 77 della Costituzione. C'è, invece, una crisi cronica e strutturale, una crisi ampiamente conosciuta che la Corte costituzionale ha più volte indicato come terreno improprio per la decretazione d'urgenza. Continuare su questa strada significa forzare l'equilibrio tra Governo e Parlamento, esautorando le Camere dal loro ruolo di indirizzo e controllo e, in effetti, è proprio quello che avete fatto in modo sistematico in tutti questi anni di Governo.
Ma c'è un punto ancora più grave ed è quello che riguarda il bilanciamento tra interessi economici e diritti fondamentali. Questo decreto, come molti altri atti che lo hanno preceduto, continua a privilegiare la continuità produttiva a qualsiasi costo, anche quando quel costo è la salute delle persone, anche quando occorre sacrificare l'ambiente e la dignità del lavoro. È una scelta che si pone esattamente all'opposto dei principi contenuti negli articoli 9, 32 e 41 della Costituzione, soprattutto dopo la riforma del 2022 che ha elevato la tutela dell'ambiente e delle future generazioni a valore costituzionale primario.
Non siamo davanti a un conflitto astratto tra lavoro e ambiente, siamo davanti a una violazione sistematica dei diritti fondamentali certificata dalla Corte costituzionale e dalla Corte europea dei diritti dell'uomo che, nel 2022, ha nuovamente condannato lo Stato italiano per il caso ex Ilva di Taranto. Eppure, nonostante queste pronunce, il Governo sceglie di perseverare: persevera nel finanziare la continuità produttiva senza garantire la messa in sicurezza degli impianti, persevera nel rinviare le bonifiche, persevera nel non affrontare la questione sanitaria, persevera nel non offrire certezze occupazionali.
Signora Presidente, colleghi, c'è un dato che dovrebbe far riflettere in quest'Aula: 2,6 miliardi di euro di fondi pubblici sono stati destinati negli anni all'ex Ilva. Dove sono finiti? Affidamenti diretti e, quindi, assenza di vere gare pubbliche, scarsa trasparenza e rendicontazione insufficiente, monitoraggi deboli o inesistenti. E oggi cosa fa il Governo? Affida il destino di un strategico nazionale a un fondo speculativo, un'entità che per sua natura persegue il profitto, non certo l'interesse pubblico o la salute dei cittadini, né tanto meno la tutela dei lavoratori o dell'ambiente. Questa, per voi, sarebbe politica industriale? Il MoVimento 5 Stelle su questo tema ha sempre avuto la stessa linea. Abbiamo presentato interrogazioni, emendamenti, proposte di legge, abbiamo chiesto una strategia industriale pubblica, una riconversione ecologica vera, un piano occupazionale serio. Non siamo mai stati ascoltati e oggi paghiamo il prezzo di questa scelleratezza. La crisi non riguarda solo lo stabilimento, sta stravolgendo l'intero indotto.
A Taranto, in questi giorni, due imprese sono a un passo da 274 licenziamenti: 56 lavoratori della Pitrelli, 218 della Semat Sud, con la cassa integrazione in scadenza. Parliamo di famiglie, di competenze, di professionalità che hanno garantito per anni la continuità produttiva dello stabilimento. Cosa offre a loro questo decreto? Nulla! Solo cassa integrazione straordinaria prorogata, senza prospettiva. Tradotto: nessuna tutela reale.
Dobbiamo essere chiari con i cittadini di Taranto: questo decreto non difende il lavoro, non tutela la salute e, certamente, non protegge l'ambiente. Taranto non ha bisogno di decreti a breve termine, ma di un grande piano di riconversione industriale, sociale e ambientale, un piano che preveda la chiusura degli impianti giunti a fine vita, la bonifica reale dei siti contaminati, la messa in sicurezza immediata degli impianti ancora attivi, il riconoscimento dell'esposizione all'amianto, incentivi all'esodo o al prepensionamento, formazione e reimpiego dei lavoratori in settori strategici quali energie rinnovabili, idrogeno verde, cantieristica, economia circolare, digitalizzazione, turismo sostenibile. E le risorse? Le risorse ci sono. Le risorse possono e devono essere trovate riducendo le spese militari che questo Governo continua ad aumentare senza alcun dibattito pubblico , mentre si lesina sulla sicurezza dei lavoratori e sulla salute dei cittadini. Questa è una scelta politica e noi la contestiamo radicalmente.
Signora Presidente, concludo. Questo decreto non è solo sbagliato, è incostituzionale e ingiusto, non risolve la crisi dell'ex Ilva, non tutela Taranto, non garantisce il futuro dei lavoratori e non rispetta neanche la Costituzione. Per queste ragioni, annunciamo con convinzione il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle alla questione pregiudiziale e chiediamo a quest'Aula di fermare l'ennesimo provvedimento emergenziale, aprendo finalmente una discussione vera, trasparente e responsabile sul futuro di Taranto e dell'industria siderurgica italiana. Taranto e l'intero Paese non possono più aspettare .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato D'Alessio. Ne ha facoltà. Colleghi, c'è un po' troppo rumore in questo momento e io non riesco a sentire i colleghi che parlano. Se riusciamo a fare silenzio facilitiamo il dibattito. Prego.
ANTONIO D'ALESSIO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Noi voteremo “no” sulle pregiudiziali. Sul rilievo dell'abuso della decretazione d'urgenza siamo assolutamente in linea con quanto espresso negli interventi di presentazione delle pregiudiziali.
Sul rischio, sul che porta a un'alterazione dell'equilibrio tra il Governo e il Parlamento, tra il potere esecutivo e quello legislativo, ci troviamo assolutamente in linea, così come condividiamo l'importanza drammatica del tema. “Drammatica”: è questa la parola giusta. Però per l'ennesima volta avvertiamo l'esigenza di marcare la differenza tra le valutazioni di merito su un provvedimento, che vanno svolte nella sede propria, e gli argomenti che vanno spiegati nelle fasi pregiudiziali. Ripeto, il tema è serissimo: l'aggancio con i valori costituzionali, con la tutela della salute è terribilmente importante, però ogni provvedimento ha una riconducibilità a valori costituzionali.
Questo non significa che, nella fase preparatoria, rispetto alla valutazione del provvedimento dobbiamo utilizzare a tutti i costi la finestra delle pregiudiziali per cercare di introdurre il dibattito. Questa è la nostra opinione; naturalmente rispettiamo quella degli altri. Non ci sono, a nostro avviso, convincenti contrasti con la norma costituzionale ma valutazioni di merito a tutela dei diritti costituzionali, che è un'altra cosa, così come, a nostro avviso, non ci sono elementi di pregiudizialità perché possano esserci o rinvenirsi presupposti logico-giuridici per la decisione che noi andremo ad affrontare, pur essendo - lo sottolineo sin da ora - contrari al merito del provvedimento; noi voteremo contro, ma voteremo contro anche le pregiudiziali.
Ribadiamo che, a nostro avviso, quello delle pregiudiziali è uno strumento che non deve essere assolutamente derubricato a mera , a piccolo antipasto rispetto alla discussione di merito; e troppo spesso ascoltiamo eccezioni di merito poste nell'ambito di una sede impropria, che è quella della valutazione delle pregiudiziali. Noi così facendo burocratizziamo lo strumento delle pregiudiziali, che diventa un rituale in una logica poi della ripetitività degli argomenti.
Allora il disinteresse dell'Aula per l'ennesima volta è indicativo di come queste questioni pregiudiziali sono un semplice elemento rituale, burocratico, per introdurre poi quello che sarà il tema che noi andremo a votare.
Nel merito - ripeto - svolgeremo le nostre considerazioni che andranno contro le valutazioni del Governo, quindi voteremo - ripeto - “no” nel merito, ma le eccezioni pregiudiziali sono a nostro avviso infondate. Mi chiedo - e l'ho fatto anche altre volte - se, nel corso di una legislatura, avessimo soltanto tre o quattro volte l'attenzione sulle pregiudiziali; probabilmente non si verificherebbe questo, perché avremmo da valutare se quel provvedimento accede o meno alle valutazioni di merito per contrasto con i principi costituzionali, per valutazioni che precedono le disamine di merito. Ma così non è, noi lo utilizziamo troppo spesso opponendo all'abuso dello strumento della decretazione d'urgenza un altro abuso, quello delle pregiudiziali. Per queste ragioni voteremo “no” .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Andrea Gentile. Ne ha facoltà.
ANDREA GENTILE(FI-PPE). Grazie, Presidente. Signor Presidente, signora Sottosegretario, colleghi e colleghe, le pregiudiziali di costituzionalità presentate da alcuni gruppi di opposizione criticano aspramente il provvedimento all'attenzione dell'Aula, focalizzandosi sull'asserita mancanza dei requisiti di necessità e urgenza che dovrebbero far parte del contenuto proprio di un decreto-legge, in quanto questo decreto afferirebbe alla categoria degli atti che disciplinano in maniera periodica e cadenzata un medesimo oggetto, in nome di un'emergenza perenne, trattandosi della quindicesima reiterazione del decreto cosiddetto Salva Ilva e della decima reiterazione da parte dell'attuale Esecutivo.
Orbene, occorre in questo senso ribadire come il decreto-legge in esame affronta una delle crisi industriali, sociali e ambientali più complesse della storia repubblicana. Una crisi che non nasce oggi, ma che ha attraversato nel tempo Governi di colore politico diverso, che ha prodotto conseguenze drammatiche per i lavoratori, per la città di Taranto, per l'intero sistema industriale nazionale.
Il decreto secondo le pregiudiziali, quindi, violerebbe l'articolo 77 della Costituzione proprio per assenza di quei requisiti previsti dalla norma. Ma, chiunque guardi con onestà la realtà dei fatti, sa bene che l'urgenza esiste, è immanente, è ed è concreta. È l'urgenza di garantire la continuità produttiva di un strategico per il Paese, di tutelare migliaia di posti di lavoro, di evitare il collasso di un intero indotto industriale e di assicurare allo Stato la possibilità di governare una transizione complessa, anziché subirla.
L'alternativa, Presidente, sarebbe l'inerzia, sarebbe l'incertezza normativa, il rischio di conseguenze irreversibili sul piano economico e sociale, senza alcun beneficio per la tutela ambientale o sanitaria; quella stessa tutela ambientale e sanitaria che viene richiamata oggi da parte delle opposizioni in quest'Aula .
L'urgenza non è un artificio giuridico, è la condizione reale in cui versano lavoratori e territori e proprio la natura straordinaria e di di questa vicenda impone il ricorso allo strumento del decreto-legge, come già avvenuto in passato e come riconosciuto ampiamente dalla giurisprudenza costituzionale in analoghi casi.
Infine, Presidente, sotto il profilo della salute, le pregiudiziali richiamano le sentenze della Corte costituzionale e della Corte europea dei diritti dell'uomo, è vero, ma è altrettanto vero che, rispetto a quanto osservato dalle opposizioni in quest'Aula, la Corte europea dei diritti dell'uomo, cui peraltro si era rivolto un gruppo di cittadini tarantini, ha precisato che, nel bilanciamento dei valori costituzionali, allo Stato compete un certo margine di apprezzamento in quanto si deve tenere conto del giusto equilibrio tra gli interessi concorrenti dell'individuo e della società nel suo complesso e che spetta allo Stato giustificare, con elementi precisi e circostanziali, le situazioni in cui determinate persone devono sostenere pesanti oneri in nome degli interessi della società.
Per non parlare poi, Presidente, della tutela di importanti valori costituzionali, quale la tutela della concorrenza nell'ordinamento civile prevista dalla nostra Costituzione, non senza considerare ancora che il provvedimento in questione afferisce e tratta anche profili inerenti alle materie della determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni dei diritti civili e sociali, che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale.
Proprio per rispondere a queste esigenze, in ogni caso l'estate scorsa il MASE ha proceduto al rinnovo dell'autorizzazione integrata ambientale per gli impianti siderurgici, integrandola con una valutazione di impatto sanitario elaborata dall'Istituto superiore di sanità. E proprio lo stesso Ministro Pichetto Fratin ha ulteriormente sottolineato come il nuovo quadro regolatorio sia stato armonizzato con l'indicazione della Corte di giustizia dell'Unione europea, segnando un allineamento concreto in materia di sostenibilità e prevenzione del danno sanitario.
E mi sia consentito, Presidente: non si può sempre dire “no”, non si può governare una grande Nazione dicendo solo “no”. Occorre avere la perseveranza, sì, la perseveranza di compiere scelte coraggiose, soprattutto quando queste servono a garantire la continuità produttiva, a evitare il fermo degli impianti , a impedire che l'incertezza si trasformi in un danno irreversibile non solo per Taranto e la Puglia, ma per un intero sistema economico e produttivo. Ecco perché Forza Italia voterà convintamente contro le pregiudiziali poste in quest'Aula oggi: non solo perché queste sono prive di fondamento alcuno…
ANDREA GENTILE(FI-PPE). …ma perché non possiamo consentire che prima delle pregiudiziali di costituzionalità alberghino pregiudiziali ideologiche nel nostro Paese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Pulciani. Ne ha facoltà.
PAOLO PULCIANI(FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, la contestazione a queste pregiudiziali - che, diciamo, sono comuni nelle istanze che presentano, anche se con diversa forma - sostanzialmente richiama la violazione dell'articolo 77, per quanto riguarda la decretazione di urgenza, e degli articoli 9, 32 e 41, inerenti alle questioni riguardanti in particolar modo la salute.
Molto spesso il collega Vinci, che è solito contrastare le pregiudiziali, e quindi esporre le motivazioni della contrarietà di questo gruppo, dice che spesso lo strumento della pregiudiziale è usato non già per introdurre un tema giuridico, ma sostanzialmente per introdurre un tema di merito, ovvero per andare a contrastare o proporre una soluzione politica diversa, alternativa rispetto a quella che viene espressa nel decreto-legge dall'azione di questo Governo e, in generale, da tutta la maggioranza.
E potrei dire la stessa, medesima cosa su queste pregiudiziali che sono state presentate, se non fosse per una differenza, ossia che all'interno di queste pregiudiziali non è contenuto nemmeno l'elemento di proposta o di soluzione alternativa politica, ma ci si limita a un contrasto verso il provvedimento che oggi dovremmo licenziare e ad una segnalazione di problematiche, senza porre, suggerire o lasciare intendere alcuna soluzione. Quindi, ci si limita ad elencare una serie di questioni sottesa alla questione Ilva, che è una questione strategica importante, ma senza porre soluzioni, probabilmente perché non ci sono, perché all'interno della stessa pregiudiziale - la vado a leggere -, si stabilisce che “la narrazione governativa secondo cui il provvedimento in questione avrebbe le caratteristiche di straordinaria necessità e urgenza, si rivela fittizia alla luce della sistematica reiterazione di misure analoghe negli ultimi 10 anni. Il provvedimento, infatti, rientra a pieno titolo nella categoria dei decreti che disciplinano in maniera periodica e cadenzata un medesimo oggetto, in nome di un'emergenza perenne, trattandosi della quindicesima reiterazione del decreto cosiddetto «Salva Ilva»” - e non certo da parte del Governo di Giorgia Meloni o di questa maggioranza -, “a testimonianza della delicatezza del tema e della indubbia e grande importanza che si attribuisce a un strategico, quale è il sito tarantino, per l'industria siderurgica italiana e per tutto il comparto produttivo”. La soluzione della contrarietà a queste pregiudiziali, che avversano il decreto-legge, è contenuta ed esplicitata nella stessa questione pregiudiziale o, perlomeno, in alcune motivazioni.
L'ho già detto: 10 anni di interventi legislativi d'urgenza, 15 decreti-legge e questo non differisce molto dagli altri. Non si tratta di un decreto-legge che intende normare o, in qualche modo, regolamentare per sempre, cosa che sarebbe legittimo fare attraverso una legge parlamentare. Si tratta di un intervento che recupera 108 milioni di euro, che erano precedentemente stanziati e non utilizzati, e ne aggiunge, grazie a un emendamento intervenuto al Senato, altri 149 milioni, per fare cosa? Per garantire l' produttivo e per pagare quel dettaglio che viene elencato anche alla fine della pregiudiziale. Non si limita a prevedere ulteriori stanziamenti a favore della società AdI Spa, al fine dell'integrazione della misura di trasferimento salariale straordinario percepita dai dipendenti e dai lavoratori. Credo che dare lo stipendio e dare l'integrazione salariale ai lavoratori sia un'emergenza, sia una priorità, e che utilizzare questi fondi sia un'emergenza, sia una priorità. Questo è il contenuto del decreto ed è pienamente legittimo, a norma dell'articolo 77 e degli altri articoli della Costituzione che salvaguardano la salute pubblica. Quindi, ritengo che non possiamo aggiungere altro, oltre che il contenuto esplicitato, anche indirettamente, all'interno delle vostre pregiudiziali.
PAOLO PULCIANI(FDI). Vado a chiudere. Io credo, pertanto, che, in qualche modo, con riferimento alle vostre domande riguardo all'Ilva, parafrasando un comico, Guzzanti - che diceva così -, la risposta è dentro di voi, però è sbagliata. Questa è la soluzione che voglio dare. Per questo, voteremo contro le pregiudiziali, fermamente .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Ubaldo Pagano. Ne ha facoltà.
UBALDO PAGANO(PD-IDP). Signora Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, in questi giorni non discutiamo semplicemente sull'ennesimo decreto sulla questione dell'ex Ilva, piuttosto, ancora una volta, siamo chiamati a guardare negli occhi tre comunità e, in particolare, una città e a dirle se lo Stato intende finalmente assumersi, fino in fondo, la responsabilità di ciò che è accaduto e continua ad accadere. Ma i presupposti - temo - non siano dei migliori.
Questo Governo ha responsabilità enormi rispetto allo stato di fatale torpore in cui ha gettato l'ex Ilva in questi ultimi 3 anni. Oggi, le prospettive sono ancora più incerte che mai e anche il progetto di rilancio che si ipotizza non può contare su alcuna vera, concreta garanzia di realizzazione. Il prezzo pagato è già altissimo: un prezzo che non si misura solo in numeri, ma in vite spezzate, in famiglie segnate per sempre, in bambini cresciuti, respirando paura, prima ancora che aria. Soprattutto, Taranto è una città che, da decenni, vive sospesa tra il diritto al lavoro e il diritto alla salute, come se fosse normale chiedere a una comunità di scegliere quale dei due sacrificare, come se fosse accettabile dire a un territorio: o campi dignitosamente oppure muori di inquinamento.
Quel sacrificio, Presidente, è stato chiesto sempre agli stessi: ai lavoratori esposti ogni giorno a rischi enormi, e la tragica storia di Claudio Salamida è soltanto l'ultimo drammatico esempio di ciò a cui si va incontro in quella fabbrica; alle madri e ai padri che hanno visto aumentare le malattie, i tumori e le morti premature; a una generazione che ha imparato, troppo spesso, cosa significa convivere con l'inquinamento, con la polvere rossa sui balconi, con il silenzio assordante delle istituzioni.
Qual è la tutela della Costituzione in questi casi? Diciamolo con chiarezza: Taranto non è una parentesi, non è un'eccezione, non è un problema da tamponare con l'ennesimo decreto d'urgenza. Taranto è una ferita aperta nella storia della nostra Repubblica e ogni volta che si sceglie la scorciatoia, ogni volta che si rinvia, ogni volta che si nasconde la polvere sotto il tappeto, quella ferita finisce per allargarsi.
Questo decreto arriva, ancora una volta, senza una visione, senza un orizzonte, senza il coraggio di dire che è finita l'epoca delle emergenze e che occorre una pianificazione che ci faccia uscire da una fase emergenziale, ma che, all'opposto, sia strumentale e profonda e, soprattutto, che sgomberi il campo dalla drammaticità della situazione.
Ma la cosa più grave, colleghi, è che in tutto questo manca il cuore delle persone, cioè il diritto alla salute, e manca il rispetto per chi ha già dato tutto, spesso pagando con la propria vita. Non si può continuare a parlare di continuità produttiva, ignorando la continuità della sofferenza. Si chiede che lo Stato smetta di voltarsi dall'altra parte e dica, finalmente, che non può esistere sviluppo, se costruito sulla malattia e sulla morte e che non può esistere lavoro senza dignità, senza sicurezza, senza tutela della vita: beni supremi che la nostra Costituzione ritiene e valuta come inestimabili, ma che, purtroppo, in quella terra, con ogni evidenza, vengono calpestati da decenni. Hanno avuto fede, creduto alle promesse della politica, di tutto l'arco costituzionale, hanno accettato rinvii, hanno sopportato decisioni calate dall'alto e arrivate da lontano, ma, da tempo, quella pazienza è al limite e le istituzioni hanno il dovere morale di ascoltare questo grido, non di soffocarlo.
Per queste ragioni, la questione pregiudiziale che oggi discutiamo non è un atto formale, ma è un atto di coscienza, è il tentativo di dire che così non si può andare avanti, che non si può continuare a sacrificare diritti che dovrebbero essere inviolabili e che la Costituzione non è un fastidio, ma una bussola, soprattutto quando in gioco ci sono la salute, l'ambiente e la dignità umana di centinaia, di migliaia di persone; chiede che lo Stato sia finalmente in grado di porre riparo al dolore infinito e chiede, una volta per tutte, di poter immaginare un futuro che non sia costruito sulla paura. È a questa richiesta che oggi dobbiamo rispondere, con coraggio, con verità, per rendere giustizia a chi, per anni e anni, se l'è vista negata proprio da chi avrebbe dovuto garantirla. Lo dobbiamo alla memoria del povero Claudio…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
UBALDO PAGANO(PD-IDP). …a cui, tra qualche minuto, daremo l'ultimo saluto . Lo dobbiamo a Teresa, che dovrà continuare a vivere in un sogno spezzato! Lo dobbiamo, soprattutto, al piccolo Mattia, a cui è stato sottratto il progetto di un futuro con il padre! Lo dobbiamo a noi tutti, per la dignità che dobbiamo dimostrare verso la nostra Costituzione !
PRESIDENTE. Sono così esauriti gli interventi sulle questioni pregiudiziali.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulle questioni pregiudiziali Bonelli ed altri n. 1 e Pavanelli ed altri n. 2.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. I capigruppo di Camera e Senato hanno già formalizzato questa richiesta. Lo hanno fatto perché le opposizioni chiedono le comunicazioni in Aula da parte della Presidente Giorgia Meloni. C'è un vertice, un vertice straordinario che si terrà a Bruxelles proprio per i dazi annunciati da Trump. Per questo, vogliamo sapere cosa intende dire e fare il Governo. Oggi a Davos si apre un annuale dei mondiali, che avrà, appunto, al centro i dazi, la Groenlandia e il tema, ovviamente, dell'Ucraina e di Gaza sul tavolo.
Di fronte alle nuove e arroganti minacce dei dazi da parte di Trump, la sospensione dell'intesa sui dazi con gli Stati Uniti sarebbe almeno un sussulto di dignità, un primo segnale di sottrazione dal ricatto. Ma, come sempre, questa vicenda ci dimostra la nostra postura, solo difensiva. Ieri Trump diceva che non si sentiva più in dovere di pensare alla pace, scrivendo una lettera surreale al Presidente norvegese. Forse urgerebbe un po' di riposo, è un uomo stanco dopo aver chiuso ben 8 conflitti. Non importa se in Thailandia, in Cambogia, in Congo, in Ruanda si continua a combattere, non importa se il piano Trump per Gaza era solo una tregua, fatta ancora di occupazione, che è stata infranta più e più volte in questi mesi, non importa perché tanto arriva il adesso, arriva il con grandi despoti e mercenari.
Sulla Danimarca - ovvero l'Europa - si dice: non sa difendere la Groenlandia. L'Europa dovrebbe concentrarsi su Russia e Ucraina, non sulla Groenlandia, altrimenti saranno dazi. Sembra grottesco, ma non è il delirio di un megalomane, Presidente, perché la Groenlandia è un forziere di risorse naturali con un sottosuolo pieno di petrolio e di gas, una vera miniera di terre rare. Alla Cina Trump non intende lasciare, ovviamente, il predominio di quelle rotte artiche. Peccato che poi la Cina e la Russia ci dicono: non metteteci in mezzo, noi non abbiamo nessuna pretesa. Insomma, sembra che siamo davanti a un nuovo mondo, un mondo in cui Trump dice: quella parte del globo è mia. I limiti sono quelli morali, quelli di Trump, e fatemi dire che Minneapolis insegna.
Normalizzare questa nuova era significa cedere alla logica dei blocchi, dei grandi spazi che si contendono l'egemonia neocoloniale. Torna, insomma, il realismo politico che non ha mai creduto nell'efficacia del diritto internazionale e questo non ha più freni. Chi è contrario vada, appunto, a pattinare con l'ONU sul ghiaccio della Groenlandia. Lo chiediamo alla Presidente Meloni: davvero possiamo riporre la nostra fiducia in un mondo dominato dalla logica amico-nemico, che giustifica una nuova spartizione del pianeta? Dentro questo scenario l'Europa rischia di essere un soggetto ancora più piccolo, antiquato e moribondo. Eppure, colleghi, tutta questa energia che Trump mette nel distruggere l'Europa non vi dice qualcosa? Avete compreso qual è il punto? Noi crediamo che sia molto semplice: il debito degli Stati Uniti, perché la bestia ha fame e sa come procurarsi la cena. Questo suprematismo predatorio non conosce limiti: dalla diplomazia alla minaccia, dalla geopolitica alla colonizzazione. Noi crediamo che contro chi sogna un mondo diviso tra padroni e territori da conquistare serva una risposta chiara…
MARCO GRIMALDI(AVS). …in diritti, in democrazia e in pace. Insomma, la ricostruzione di un sistema multilaterale di relazioni è il diritto e la via, quella di una ricostruzione di un'Europa che sappia uscire dal servilismo atlantico e sappia non accettare i ricatti, come ha fatto questo Governo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Appendino. Ne ha facoltà.
CHIARA APPENDINO(M5S). Grazie, Presidente. Ci associamo, perché è assurdo che oggi non ci sia qui il Governo dopo che abbiamo già fatto la richiesta ieri, perché, Presidente, è allucinante. Io non so se ci rendiamo conto e vi rendete conto di cosa stiamo parlando: noi stiamo parlando della sopravvivenza economica del nostro Paese. Siamo di fronte all'ennesima minaccia globale di Trump. Tra poche ore ci sarà un importantissimo vertice sui dazi e noi non abbiamo la più pallida idea - ripeto: la più pallida idea - di cosa andrà a dire e a fare Giorgia Meloni a quel tavolo .
Presidente, una cosa, però, la conosciamo bene. Noi conosciamo bene la filastrocca di questo Governo, la filastrocca che è molto pericolosa per le imprese, una filastrocca che è molto dannosa per la nostra economia e per i nostri lavoratori. Guardate, lo dico da spettatrice esterna: io non so chi sia il protagonista peggiore di questa filastrocca. Allora, c'è Tajani che parla di fermezza e dialogo, di fermezza e dialogo. Ma che vuol dire? Ma che vuol dire fermezza e dialogo? Lo traduco io. Sapete cosa vuol dire? Vuol dire fare l'opossum, far finta che non esistiamo. Poi c'è il Ministro Crosetto, che - è una perla - dice: rispondere ai dazi porterebbe a un disastro. Sì? A un disastro? Invece il silenzio con cui abbiamo incassato dazi su dazi ha funzionato benissimo, è una strategia perfetta , magnifica. E poi - qui è come sparare sulla Croce rossa - arriva la Lega di Salvini: prima i dazi erano un'opportunità, adesso addirittura vanno a festeggiare.
Presidente, svegliatevi, si svegli questo Governo! Altro che festeggiare, noi siamo in guerra ed è una guerra vera. Sono stati già bruciati 14 miliardi in Borsa, le nostre imprese perdono le commesse, l'incertezza fa perdere i posti di lavoro e voi blaterate di ? ? Ma scusate: il vostro amico Trump, nella sua lettera allucinante e delirante di ieri, ha scritto che, siccome non gli hanno dato il premio Nobel, se ne frega e non si occupa più della pace. Come se non bastasse, oggi sempre il vostro amico Trump ha minacciato Macron dicendo: dazi al 200 per cento sui vini francesi. Perché? Perché non entra nel . Attenzione: o fai quello che ti dico io oppure distruggo la tua economia. È questa la diplomazia? È questo il dialogo? No, questo ha un nome chiaro: si chiama estorsione.
Allora, oggi tocca allo francese, ma domani potrebbe essere un vino italiano o il nostro Parmigiano, se mai dovessimo dire qualcosa - non credo accadrà - che magari al Presidente Trump non piace. Davvero Giorgia Meloni vuole affidare il nostro Paese ai folli capricci di un ego smisurato e di un ego ferito? Questo, Presidente, non è governare: questo è trasformare Palazzo Chigi nella del Presidente Trump e degli Stati Uniti, cioè della casa Bianca, e noi non ci stiamo. Allora, una cosa è certa: Giorgia Meloni ha il dovere di dirci cosa farà e cosa dirà a quel tavolo e, vi prego, risparmiateci la retorica. Risparmiateci la retorica della Meloni pontiera, della Meloni statista, della Meloni che fa i ponti e media. Quella favoletta è già finita prima di iniziare. Ma ve lo ricordate quando diceva: zero a zero, perché sarò io la pontiera; è finita quindici a zero per Trump.
Ma ve la ricordate la favoletta quando diceva: metteremo 25 miliardi per le imprese, per aiutarle? Sapete quanto c'è? Zero euro. Eccola, la pontiera.
E, allora, Presidente, essere patrioti è una cosa seria, significa difendere la Patria, la nostra Patria, non quella a stelle e strisce di Donald Trump, come sta facendo la Presidente Meloni costantemente, ogni giorno. Allora, chiudo. Oggi la Presidente Meloni è a un bivio: può continuare a sabotare lo scudo anti-coercizione, confermandosi ufficialmente a capo della fazione resa, cioè “Trump uccidici”…
CHIARA APPENDINO(M5S). …oppure, per una volta, può alzare la testa, sbloccando i 93 miliardi di controdazi, non votando la ratifica dell'accordo capestro, tassando le americane. Presidente Meloni, scelga adesso e scelga bene: schiena dritta o testa china. Se la testa sarà china, voi non sarete dei patrioti, ma sarete i commissari liquidatori di questa Patria
PRESIDENTE. Colleghi, io non ho voluto interrompere la collega Appendino, però c'è veramente un caos insopportabile e io non riesco a sentire le parole di chi parla. Quindi, per consentire ai nostri lavori di andare avanti, ho bisogno che abbassiate la voce, per cortesia.
Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Provenzano. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE PROVENZANO(PD-IDP). Grazie, Presidente…
PRESIDENTE. C'è un problema con il microfono: è acceso, ma io non la sento. Proviamo ad accendere quello della collega Malavasi. Prego.
GIUSEPPE PROVENZANO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Rinnoviamo, anche noi, la richiesta di comunicazioni della Presidente del Consiglio sul Consiglio europeo straordinario di giovedì. Vedete, non è facile per nessuno fronteggiare quella che è, a tutti gli effetti, la peggiore crisi nelle relazioni transatlantiche dal dopoguerra ad oggi, né fronteggiare la crisi di credibilità dell'Alleanza atlantica, che è minata sicuramente dalle minacce di Trump, che la delegittimano, ma anche dal servilismo, che è stato manifestato, anche oggi, ieri, da chi la guida, Rutte. Non è facile per nessuno, però non è serio - questo è il punto - liquidare quello che sta avvenendo come un problema di comprensione. Se volete, leggiamo insieme la lettera che Trump ha inviato al Premier norvegese, se la comprendiamo. Io penso che il problema di comprensione ce l'abbia il Governo, perché non ha capito o finge di non capire che Trump rappresenta una minaccia economica, strategica, di sicurezza per l'Europa e la Groenlandia è un pezzo di questa minaccia.
Sulla Groenlandia bastava dire parole chiare, che non sono arrivate, cioè che la Groenlandia non si tocca. E, malgrado le rassicurazioni che Giorgia Meloni sta dando al mondo, le minacce continuano e hanno avuto un salto di qualità con i dazi annunciati come strumento di ritorsione, coercizione politica, contro alcuni Paesi europei. Di fronte a questo, non basta limitarsi a dire che non si condivide, bisogna capire come si agisce. Per Giorgia Meloni non bisogna fare niente, al massimo bisogna invitare gli europei a dialogare con Trump; gli europei, a dialogare, di fronte alla minaccia di guerra commerciale.
Adesso che è prassi diffondere i messaggi tra Capi di Stato e di Governo, io, fossi in voi, mi preoccuperei un po' se venissero fuori i messaggi di Giorgia Meloni, se quello è il tenore delle dichiarazioni pubbliche. Perché noi abbiamo trasformato la politica estera italiana, di un grande Paese come l'Italia, nell'attesa di quello che pensa o decide di fare Donald Trump, fornendo al mondo l'interpretazione più benevola o finendo per allinearsi; come abbiamo fatto - unico Paese in Europa -, legittimando la violazione del diritto internazionale dell'intervento in Venezuela.
Questo tema del ponte tra le sponde dell'Atlantico è già drammaticamente finito, crollato, perché il Governo italiano, ogni volta, invece di mediare, obbedisce. Non sono giudizi politici, sono fatti, che sono più testardi della propaganda politica che avete fatto fin qui. È un fatto che l'accondiscendenza di Giorgia Meloni ha portato a un accordo sui dazi, che è un accordo dannoso per la nostra economia e per l'Europa; è un fatto che aver abbassato il capo sul 5 per cento delle spese militari NATO senza alcun criterio oggettivo danneggia il nostro modello sociale ed economico; è un fatto che lo sconto alle multinazionali americane per compiacere Trump ancora una volta è un danno alla nostra impresa. E oggi, ancora una volta, vediamo che il Governo italiano invita l'Europa a ripetere gli errori. Ma c'è un fatto nuovo, questo è il punto politico sul quale dobbiamo discutere anche in quest'Aula: c'è un pezzo d'Europa che, per la prima volta, vuole reagire, mettendo sul tavolo, contromisure, non dico nemmeno lo strumento anti-coercizione - che pure vedrebbe il nostro parere favorevole -, ma, banalmente, la sospensione dell'accordo sui dazi di fronte a nuovi dazi annunciati e a minacce reiterate da parte del Presidente americano.
Di fronte a questo, tutte le forze politiche hanno il dovere di dire da che parte stare. Avete sentito, le forze dell'opposizione hanno una posizione univoca su questo punto, è un fatto; vogliamo sapere le forze della maggioranza che cosa pensano. Pensano, come credo il Ministro Tajani, di essere favorevoli alla sospensione della ratifica di questo accordo perché il Partito popolare europeo, al Parlamento europeo, l'ha annunciato? O pensano, come Fratelli d'Italia, che è un errore e quindi voteranno contro, aprendo una contraddizione nel Governo alla vigilia di un Consiglio straordinario …
GIUSEPPE PROVENZANO(PD-IDP). … di rilevante importanza, rispetto alla quale, qui abbiamo il dovere di sciogliere questo nodo. Il punto è questo: noi non abbiamo mai mancato di denunciare le timidezze e anche le inadeguatezze di questa Europa di fronte al cambio di passo che si è determinato con la nuova elezione di Trump. Ma, quando finalmente l'Europa vuole reagire, l'Italia, invece di stare in prima linea, frena; quando c'è un pezzo d'Europa che vuole provare a stare con la schiena dritta, l'Italia invita a chinare il capo, e questo è il contrario del patriottismo .
GIUSEPPE PROVENZANO(PD-IDP). … è vassallaggio, contro i nostri interessi nazionali .
PRESIDENTE. Riferirò al Presidente delle richieste giunte ora dai gruppi.
PRESIDENTE. Colleghi, secondo accordi intercorsi tra i gruppi, darò la parola, a questo punto, a un deputato per gruppo che ne faccia richiesta, per un breve ricordo, di due minuti a gruppo, di Valentino Garavani.
Ha chiesto di parlare il deputato Pietrella. Ne ha facoltà.
FABIO PIETRELLA(FDI). Grazie. Presidente. Oggi, in quest'Aula, rendiamo omaggio a Valentino Garavani, uno dei più grandi ambasciatori del genio creativo italiano nel mondo. Con lui se ne va non solo un grande stilista, ma un protagonista assoluto della nostra storia culturale ed economica, capace di trasformare l'eleganza in linguaggio universale e il in un marchio di eccellenza globale. Valentino ha saputo coniugare artigianalità, visione e disciplina, portando il lavoro delle nostre mani, dei nostri laboratori, delle nostre imprese creative sulle passerelle e nei luoghi simbolo nel mondo. Ha dimostrato che la bellezza, quando è fondata sul talento e sul rigore, diventa industria, lavoro, prestigio nazionale.
Nel ricordarlo, oggi, rendiamo omaggio a un'Italia che sa competere senza rinnegare la propria identità, che sa innovare, restando fedele alle proprie radici. Alla sua famiglia, ai suoi collaboratori e a quanti hanno condiviso il suo percorso, vanno il nostro pensiero e il nostro cordoglio. L'eredità di Valentino continuerà a vivere nello stile italiano che tutto il mondo ci riconosce .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Bonafe'. Ne ha facoltà.
SIMONA BONAFE'(PD-IDP). Grazie, Presidente. Anche noi ci uniamo al cordoglio per la scomparsa di Valentino, un grande protagonista della nostra storia culturale e imprenditoriale. Valentino è stato non solo un nome, ma è stato un simbolo: il simbolo della creatività, dello stile e dell'eleganza che il nostro Paese sa esprimere quando, come in Valentino, sa unire talento, passione, visione. Valentino è stato un ambasciatore dell'Italia nel mondo, che ha saputo tenere insieme l'artigianalità, che è fatta di attenzione minuziosa al dettaglio, con l'innovazione, con lo spirito internazionale dell'alta moda, interpretando sempre il cambio della società con uno sguardo attento.
Ha vestito attrici, regine, Capi di Stato, ma, prima ancora, ha vestito un'idea, quella dell'Italia capace di ispirare, di far sognare. Ma dietro agli abiti c'era una cultura profonda del lavoro, una dedizione totale alle sue opere e a tutto il suo processo produttivo. Valentino ci lascia un'eredità preziosa: che anche attraverso la moda si può parlare al mondo e rappresentare un'identità collettiva. Alla sua famiglia, ai suoi collaboratori e a chi ha lavorato con lui va il nostro pensiero affettuoso .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, signora Presidente. Ecco, tra le tante sono tre le date della vita estremamente ricca di Valentino Garavani, che io vorrei ricordare… il tempo è tiranno. Nel 1962 il trionfo della sua prima collezione a Pitti Moda di Firenze. Poi, 1991, la creazione del profumo che porta il suo nome, a riprova della notorietà internazionale dell'autore del famoso rosso. E poi, ancora, un anno prima, 1990, la creazione dell'associazione LIFE con Giancarlo Giammetti, suo compagno nella vita e nel lavoro, per sostenere la ricerca sull'Aids. E poi, voglio ricordare anche una frase riportata per l'appunto da Giammetti su Valentino: “disegna abiti anche di notte”. Ecco, impegno, creatività, solidarietà, tutto ciò è riassunto nella figura di Valentino. A lui il ricordo di quest'Aula e del MoVimento 5 Stelle .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Cattaneo. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO CATTANEO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Doverosamente quest'Aula ricorda e tributa un omaggio a Valentino, maestro di stile, uno di quegli imprenditori che hanno reso grande l'Italia, che hanno creato quel che oggi, se è tale e così apprezzato nel mondo, lo è perché sono esistite figure come Valentino Garavani. Non tutti sanno che Valentino è originario di Voghera, una piccola cittadina in Lombardia. Già oggi quella città ha deciso di tributargli un onore grande: l'intitolazione del teatro cittadino. Un ricordo personale: lui volle personalmente venire a vedere quel gioiello di teatro che è a Voghera e decise di sostenerne poi le iniziative culturali, a testimonianza che quando si fa strada nella vita, si è persone affermate nel mondo, poi il legame con i luoghi da cui si si viene rimane indelebile per tutta la vita. Ecco ci ha dato, in quel caso, anche una lezione di umanità, oltre alla grande lezione di stile ed eleganza che tutti conoscono e tutti apprezzano nel mondo. Grazie Valentino
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Matone. Ne ha facoltà.
SIMONETTA MATONE(LEGA). Grazie, Presidente. Ieri sera, io ho ricevuto un audio con la vocina di mio nipote Giorgio, registrato dalla madre, che diceva: mamma è morto Valentino. Ma secondo te chi era? Risposta: il re della moda.
Mio nipote ha cinque anni e migliore epitaffio non poteva esserci. Il mio non è soltanto l'orgoglio per un bambino così intelligente, che a cinque anni segue i telegiornali, ma serve ad affermare che Valentino Garavani è talmente entrato nell'immaginario collettivo da colpire con la sua morte persino i bambini.
Io non sto qui a ripercorrere la sua vita, perché ci vorrebbe troppo tempo. Ha cominciato con Jean Dessès, si è associato a Guy Laroche; ha cominciato con i francesi, ma è tornato subito in Italia e ha collaborato con l'italianissimo Emilio Schubert. Da lì, dopo iniziali difficoltà che, purtroppo, sono proprie di tutti gli imprenditori coraggiosi, ha preso finalmente il volo. Una delle sue migliori clienti, ce lo ricordiamo tutti, è stata Jacqueline Kennedy. Dopo di lei, è infinita la lista delle donne più famose del mondo che indossavano i suoi abiti. La sua alta moda era per poche, le sue linee commerciali invece per tanti, la sua V è diventata iconica. Dà l'addio alla moda nel 2007, ma si merita addirittura un film: . Noi perché lo celebriamo in Parlamento? Per dirgli grazie per quello che ha fatto per il nostro Paese.
SIMONETTA MATONE(LEGA). Per avere associato al suo nome, alla sua moda, al suo stile, l'Italia. L'esempio più alto, più elegante e più raffinato del . Ha creato, addirittura, un colore, il “rosso Valentino”, che c'era pure prima…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
SIMONETTA MATONE(LEGA). …ma il suo è diventato solo suo. Non vi è angolo del pianeta in cui sentendo il suo nome non si pensi all'Italia. In tempi cupi dal punto di vista dello stile, della buona educazione, dello in tempi in cui esistono le Valentino resta una stella cometa, un sogno che lui ha reso raggiungibile. Possiamo, in quest'Aula, nella solennità del Parlamento, solo dirgli grazie .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Grippo. Ne ha facoltà.
VALENTINA GRIPPO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Mi unisco ai colleghi nel ricordare uno dei più grandi stilisti del Novecento, ma soprattutto una figura che ha saputo trasformare la creatività in responsabilità culturale nel racconto del Paese. Mi consento di aggiungere un tassello allo sguardo che hanno dato i miei colleghi, raccontando Valentino a Roma.
Roma è stata scelta da Valentino come casa e come centro del suo lavoro e ha rappresentato un fulcro per decenni, a partire da Palazzo Gabrielli-Mignanelli, con gli strepitosi bozzetti che a tutt'oggi l'archivio conserva; la casa di moda in via Condotti; la capacità di coniugare l'altissima moda con un'attenzione all'artigianato diffuso, alla trasmissione fra generazioni della creatività del e dell'unicità. Valentino è stato anche un protagonista del lancio internazionale dell'Italia, l'ha fatto con il lavoro, con la parola pubblica.
Intervenne in Parlamento, fu una delle prime occasioni in cui fu affermato che la moda non è solo ornamento, ma industria culturale, filiera produttiva, lavoro qualificato. Quindi, naturalmente rimarrà e quest'Aula, la VII Commissione, dovranno continuare a fare il lavoro di valorizzazione e conservazione di una memoria fondamentale per il passato culturale, ma soprattutto per il dell'Italia nel mondo
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Semenzato. Ne ha facoltà.
MARTINA SEMENZATO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Valentino, l'uomo che ha scritto la bellezza con il filo e con l'ago. Un eterno custode della bellezza. Ha costruito un mondo in cui l'unica cosa che conta è l'eleganza, ma l'eleganza dell'abito. Certo, non sono gli abiti che indossiamo, ma la nostra anima che rende preziosi. Valentino l'ha incarnato ogni volta che faceva sfilare le sue modelle e i suoi modelli nelle nostre passerelle.
L'uomo che incarna il valore della moda dell'Italia, l'uomo che incarna il valore della capacità, l'uomo che incarna il saper fare, l'uomo che incarna il rinnovarsi continuamente, l'uomo che ha deciso di pennellare le nostre vite con un , che è forza, che è energia, che è capacità di rinnovarsi. Un tocco preciso, un tocco sorprendente, ma soprattutto che ha riempito le nostre vite di capacità. Un esempio virtuoso che ci insegna che la moda è imprenditoria, ma che la moda è anche saperci rendere unici e uniche. Grazie Valentino per tutto quello che hai rappresentato per l'Italia e per tutti noi .
PRESIDENTE. Riprendiamo il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2761: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1° dicembre 2025, n. 180, recante misure urgenti per assicurare la continuità operativa degli stabilimenti ex Ilva.
PRESIDENTE. Essendo state respinte le questioni pregiudiziali, passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione e delle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge .
Ricordo che nella seduta di ieri si è conclusa la discussione generale e il relatore e la rappresentante del Governo sono intervenuti in sede di replica.
Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri , che sono in distribuzione.
Avverto che la Presidenza non ritiene ammissibili, ai sensi dell'articolo 96- comma 7, del Regolamento, e del parere della Giunta per il Regolamento del 26 giugno 2013, le proposte emendative L'Abbate 1.01 e Donno 3-.25, in ragione della non stretta attinenza per materia della copertura finanziaria.
Informo l'Assemblea che, in applicazione dell'articolo 85- del Regolamento, il gruppo Alleanza Verdi e Sinistra è stato invitato a segnalare gli emendamenti da porre comunque in votazione.
Se nessuno chiede di intervenire sul complesso delle proposte emendative, invito il relatore e la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli emendamenti segnalati per la votazione. Prego, relatore.
SALVATORE MARCELLO DI MATTINA, Sì, Presidente. Su tutte le proposte emendative invito al ritiro o parere contrario.
PRESIDENTE. Grazie. Il Governo?
FAUSTA BERGAMOTTO,. Parere conforme.
PRESIDENTE. Grazie. Allora, a questo punto, passiamo ai voti.
Passiamo all'articolo premissivo 01.01 Donno. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo premissivo 01.01 Donno, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge
Passiamo all'articolo premissivo 01.02 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo premissivo 01.02 Pandolfo con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo premissivo 01.03 L'Abbate. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo premissivo 01.03 L'Abbate con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo premissivo 01.04 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo premissivo 01.04 Pandolfo con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.3 Donno. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.3 Donno, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Intanto, saluto studenti, studentesse e docenti del liceo statale “Assunta Pieralli” di Perugia, che partecipano oggi alla Giornata di formazione a Palazzo Montecitorio e assistono ai nostri lavori dalle tribune .
Passiamo all'emendamento 1.5 L'Abbate. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.5 L'Abbate, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.6 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.6 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.7 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.7 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.8 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.8 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.9 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.9 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.10 L'Abbate. Se nessuno chiede intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.10 L'Abbate, con il parere contrario della Commissione e del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.13 Donno. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.13 Donno, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.14 L'Abbate. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.14 L'Abbate, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.15 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.15 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.16 Donno. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.16 Donno, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.17 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.17 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.18 L'Abbate. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.18 L'Abbate, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.19 L'Abbate. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.19 L'Abbate, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.20 Bonelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.20 Bonelli, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
L'articolo aggiuntivo 1.01 L'Abbate è inammissibile.
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.03 Pandolfo. Se nessuno chiede intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.03 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.04 Pandolfo. Se nessuno chiede intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.04 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.05 Pandolfo. Se nessuno chiede intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.05 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.06 Donno. Se nessuno chiede intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.06 Donno, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.07 Pandolfo. Se nessuno chiede intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.07 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.08 Pandolfo. Se nessuno chiede intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.08 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.011 Ghirra. Se nessuno chiede intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.011 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.1 Ubaldo Pagano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.1 Ubaldo Pagano, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.2 Ubaldo Pagano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.2 Ubaldo Pagano, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.3 Donno. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.3 Donno, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 2.02 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 2.02 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.1 Donno. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.1 Donno, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.2 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.2 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 3.01 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 3.01 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 3.02. Pandolfo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Vorrei attirare l'attenzione dei colleghi su questo articolo aggiuntivo, perché nel dibattito pubblico e localmente ovviamente si accentua la discussione e il confronto sugli stabilimenti di Taranto, Genova-Cornigliano, Novi Ligure e Racconigi, ma c'è una questione che rimane un po' a margine, ma che interessa migliaia di persone, spesso piccoli artigiani, ed è il tema dell'indotto. Quindi, questo articolo aggiuntivo va ad incrementare di 50 milioni di euro la dotazione del fondo a sostegno delle imprese dell'indotto.
Crediamo che questa sia una questione che va tenuta nella debita considerazione, proprio perché riguarda attività e spesso soggetti molto fragili da un punto di vista economico, per cui il mancato pagamento, ad esempio, del dovuto può metterli in condizioni di assoluta precarietà. Quindi, con riferimento al senso e al significato di questo articolo aggiuntivo, la speranza era che ci potesse essere la disponibilità del Governo ad accoglierlo, proprio come segnale nei confronti di questo mondo che - lo ripeto - è molto più articolato e complesso. Penso all'autotrasporto che può essere oggetto di attenzione credo da parte di tutto il Parlamento.
PRESIDENTE. Saluto gli studenti, le studentesse e i docenti dell'Istituto di istruzione superiore “Leardi” di Casale Monferrato, in provincia di Alessandria, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 3.02 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 3.03 Pandolfo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo molto brevemente, signora Presidente. Questo riprende, in qualche modo, il senso e il significato dell'articolo aggiuntivo precedente, circoscrivendo l'intervento al tema dell'autotrasporto che - ripeto - è una questione molto delicata che riguarda molte imprese sia sul territorio pugliese, sia sul territorio piemontese e ligure.
Già in passato avevo denunciato situazioni gravi e di difficoltà, proprio perché, a causa delle difficoltà dell'azienda madre (dell'ex Ilva), ovviamente si erano interrotti i flussi di pagamenti. Quindi, la proposta che noi facevamo era di aumentare di 25 milioni la dotazione del fondo già esistente per il sostegno immediato a piccole e medie imprese di autotrasporto.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 3.03 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 3.04 Donno. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 3.04 Donno, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 3.05 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 3.05 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3-.1 Donno. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3-.1 Donno, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3-.2 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3-.2 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3-.3 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3-.3 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3-.4 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3-.4 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3-.5 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3-.5 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3-.6 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3-.6 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3-.7 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3-.7 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3-.8 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3-.8 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3-.10 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3-.10 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3-.11 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3-.11 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3-.9 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3-.9 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3-.12 L'Abbate. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3-.12 L'Abbate, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3-.13 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3-.13 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3-.14 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3-.14 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3-.15 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3-.15 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3-.17 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3-.17 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3-.18 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3-.18 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3-.19 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3-.19 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3-.20 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3-.20 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3-.21 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3-.21 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3-.22 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3-.22 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3-.23 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3-.23 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3-.24 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3-.24 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
L'emendamento 3-.25 Donno è stato dichiarato inammissibile.
Passiamo all'emendamento 4.1 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.1 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.3 Donno. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.3 Donno, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.4 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.4 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.5 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.5 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.6 L'Abbate. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.6 L'Abbate, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.7 Donno. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.7 Donno, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 4.03 Donno. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 4.03 Donno, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 4.04 L'Abbate. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 4.04 L'Abbate, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 4.05 L'Abbate. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 4.05 L'Abbate, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 4.07 Donno. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 4.07 Donno, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 4.010 Pandolfo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pandolfo. Ne ha facoltà.
ALBERTO PANDOLFO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Questo emendamento propone l'istituzione di un Fondo speciale per le transizioni delle grandi imprese in crisi, con una dotazione di 100 milioni di euro a decorrere dal 2026. Perché? Perché nasce dall'esperienza concreta di alcune crisi, come del resto è quella dell'ex Ilva; però ovviamente questo emendamento guarda oltre il singolo caso; non è quella dell'Ilva un'emergenza isolata. Sappiamo da dove deriva. Deriva da un fenomeno, in parte strutturale, di grandi imprese strategiche che spesso guidano, proprio come nel caso dell'Ilva, intere filiere produttive che sono attraversate da processi complessi di transizione di tipo industriale, ambientale, tecnologica e anche occupazionale.
Naturalmente tutte queste questioni ci stanno a cuore, sono state raccolte negli emendamenti che abbiamo appena sottoposto, ma il punto è piuttosto semplice: serve uno strumento dedicato alle transizioni che rischiano però di dimostrarsi poi come desertificazioni dal punto di vista industriale.
Quando una grande impresa entra in crisi, entra in crisi il sistema, quell'ecosistema al quale poco fa faceva riferimento anche il collega Fornaro, ad esempio rispetto al tema dell'indotto e poi ovviamente con riferimento alle competenze territoriali, alle specificità territoriali. Dunque, il Fondo che proponiamo serve ad accompagnare esattamente questo: i percorsi e i processi di trasformazione, i piani per la riconversione industriale per tutelare l'occupazione, per mettere in sicurezza le filiere proprio di quei grandi gruppi che entrano in crisi. Non chiediamo sussidi, chiediamo qualcosa di mirato, con criteri chiari, definiti, anche con un'azione interministeriale tra il Ministero del Lavoro e il Ministero delle Imprese e del .
Crediamo che questa sia una scelta che possa rafforzare l'azione pubblica, che è quella che, tra l'altro, chiediamo anche nel caso dell'ex Ilva. Chiediamo una scelta che rafforzi evitando che si agisca rispetto a delle emergenze, come, purtroppo, è questo quarto decreto per l'anno che si è appena concluso, un decreto che agisce nelle situazioni di emergenza. Quindi, un fondo strutturale con una dotazione che sappia accompagnare questi percorsi di grande crisi industriale.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 4.010 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 4.011 L'Abbate. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 4.011 L'Abbate, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici articoli aggiuntivi 4.012 Ghirra e 4.013 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici articoli aggiuntivi 4.012 Ghirra e 4.013 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 4.015 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 4.015 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 4.016 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 4.016 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 4.017 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 4.017 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 4.018 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 4.018 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 4.019 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 4.019 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 4.020 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 4.020 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 4.022 Bonelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 4.022 Bonelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 4.023 Bonelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 4.023 Bonelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 4.024 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 4.024 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 4.026 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 4.026 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 4.027 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 4.027 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Avverto che, consistendo il disegno di legge di un solo articolo, non si procederà alla votazione dell'articolo unico, ma, dopo l'esame degli ordini del giorno, si procederà direttamente alla votazione finale, a norma dell'articolo 87, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Invito la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
FAUSTA BERGAMOTTO,. Sull'ordine del giorno n. 9/2761/1 Fornaro il parere è favorevole con la seguente riformulazione in relazione all'impegno: “a valutare l'opportunità di adottare ulteriori iniziative volte a: garantire la continuità produttiva dello stabilimento di Novi Ligure, mantenere i clienti storici e preservare le competenze interne; mettere in atto tutte le azioni necessarie affinché sia garantita una prospettiva industriale e occupazionale per l'acciaio italiano anche a Novi Ligure, nell'ambito di un piano industriale nazionale della siderurgia”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2761/2 Simiani il parere è favorevole con la riformulazione dell'impegno: “ad assicurare, coerentemente con gli impegni già assunti con l'ordine del giorno n. 9/2527/7 Gianassi, il coordinamento delle misure urgenti per la continuità operativa degli stabilimenti ex Ilva con gli interventi necessari al pieno rilancio del polo siderurgico di Piombino, in coerenza con gli obiettivi di rafforzamento della filiera nazionale dell'acciaio e finanziando le opere finalizzate alla reindustrializzazione del sito di Piombino come compensazioni per l'installazione del rigassificatore”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2761/3 Appendino il parere è contrario sulle premesse ed è favorevole sull'impegno, se riformulato come segue: “a proseguire nell'azione di sostegno sociale ed economico dei lavoratori coinvolti nei processi di crisi industriale, valutando l'opportunità di adottare ulteriori misure di integrazione salariale e politiche attive del lavoro, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”.
Sugli ordini del giorno n. 9/2761/4 Donno, n. 9/2761/5 Ferrara, n. 9/2761/6 Pavanelli, n. 9/2761/7 L'Abbate, n. 9/2761/8 Carotenuto e n. 9/2761/9 Ciani il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2761/10 Ghio il parere è favorevole limitatamente al primo impegno.
Sull'ordine del giorno n. 9/2761/11 Pandolfo il parere è favorevole solo sul primo impegno.
Sull'ordine del giorno n. 9/2761/12 Cavo il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2761/13 Bonelli il parere è contrario.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti, colleghe e colleghi.
Sull'ordine del giorno n. 9/2761/1 Fornaro il parere è favorevole con riformulazione. Accetta la riformulazione, collega Fornaro?
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Signora Presidente, chiederei la rilettura…
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). …non perché non abbia ascoltato, ma non riuscivo a comprendere dove si inseriva l'inciso tradizionale: “a valutare l'opportunità di”.
PRESIDENTE. C'è anche un po' di rumore in Aula, in effetti.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Perché il cuore - lo dico alla Sottosegretaria - di quest'ordine del giorno era l'autorizzazione, in via temporanea e straordinaria, all'acquisto di coils o bramme da fornitori esterni. Se viene espunta totalmente questa parte e non è, in qualche modo, coperta - lo dico comprendendo le buone ragioni del Governo -, allora si potrebbero inserire eventualmente lì le parole: “a valutare l'opportunità di autorizzare”, perché se viene tolto questo viene meno un po' tutto il senso dell'ordine del giorno. Quindi, prendo atto della disponibilità del Governo, però chiederei di accantonarlo e di rivedere se è possibile tenere dentro tutto il secondo impegno con: “a valutare l'opportunità di (…)”.
PRESIDENTE. Allora, prima rileggiamo la riformulazione, se ho capito bene. Serve che la si rilegga, collega Fornaro? Va bene. Rileggiamo la riformulazione dell'ordine del giorno n. 9/2761/1 Fornaro e poi, nel caso, chiedo al Governo sull'accantonamento. Prego, Sottosegretaria.
FAUSTA BERGAMOTTO,. Allora: “Impegna il Governo a valutare l'opportunità di adottare ulteriori iniziative volte a garantire la continuità produttiva dello stabilimento di Novi Ligure, mantenere i clienti storici e preservare le competenze interne, mettere in atto tutte le azioni necessarie affinché sia garantita una prospettiva industriale e occupazionale per l'acciaio italiano anche a Novi Ligure, nell'ambito di un piano industriale nazionale della siderurgia”. Il testo, signor Presidente, è questo.
PRESIDENTE. Bene. Allora, siccome mi pare di interpretare dal collega Fornaro che insista per la richiesta di accantonamento, devo chiederle un parere su questo, Sottosegretaria.
FAUSTA BERGAMOTTO,. Non possiamo accantonarlo.
PRESIDENTE. Allora, direi che il collega Fornaro non accetta e può svolgere il suo intervento, ovviamente. Prego, prego, collega Fornaro.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). No, accetto. Nel senso che accetto…
PRESIDENTE. Allora non posso…
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). No, no. L'accetto, anche se, ovviamente, quello che era contenuto nell'ordine del giorno aveva un altro significato…
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). …però prendo per buono questo impegno del Governo.
PRESIDENTE. Bene, grazie. Allora è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2761/2 Simiani, parere favorevole con riformulazione: va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2761/3 Appendino, parere favorevole con riformulazione: non va bene. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2761/3 Appendino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2761/4 Donno, su cui il parere è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2761/4 Donno, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2761/5 Ferrara, su cui il parere è contrario. Ha chiesto di parlare il collega Ferrara. Ne ha facoltà.
ANTONIO FERRARA(M5S). Grazie, signor Presidente. Colleghi e colleghe, l'ordine del giorno che presentiamo oggi nasce da una constatazione semplice, ma ormai ineludibile. Sull'ex Ilva di Taranto manca ancora una soluzione strutturale, una soluzione capace di tenere insieme tre elementi che dovrebbero essere inseparabili: la salvaguardia dell'ambiente, la continuità produttiva, la garanzia occupazionale. Nonostante i numerosi interventi legislativi di questa legislatura, continuiamo a muoverci in una logica emergenziale.
Proroghe, finanziamenti tampone e rinvii continui, senza mai affrontare il nodo centrale del modello produttivo. Eppure, il quadro strategico è chiarissimo: insieme all'Unione europea, l'Italia si è impegnata a ridurre le emissioni di gas climalteranti per almeno il 55 per cento entro il 2030 e a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Questi non sono slogan, ma impegni internazionali sottoscritti dal nostro Paese. Allo stesso tempo, l'Italia è il secondo produttore di acciaio in Europa e uno dei principali a livello mondiale.
La siderurgia non è un settore marginale, ma un pilastro industriale che alimenta costruzioni, meccanica, , elettrodomestici e infrastrutture. Proprio per questo, difendere la siderurgia italiana non significa difendere lo , ma fare una scelta di futuro. Il punto è che l'acciaio primario può avere un futuro solo se si cambia radicalmente il modo in cui viene prodotto. Continuare a difendere il ciclo integrato a carbone significa condannare Taranto, i lavoratori e l'intero Paese a un conflitto permanente tra lavoro e salute.
Noi diciamo che questa contrapposizione va superata, e va superata ora, perché la chiusura progressiva dell'area a caldo, la più inquinante, e la sostituzione con tecnologie alternative non è più un'opzione ideologica, ma una necessità industriale, ambientale e sanitaria. In questo percorso, l'idrogeno verde e i forni elettrici rappresentano una leva strategica non solo per ridurre le emissioni, ma per riposizionare l'Italia come protagonista dell'acciaio di qualità e sostenibilità, in un mercato destinato a crescere rapidamente nei prossimi anni.
La decarbonizzazione della siderurgia non è un costo, ma un investimento, che può dare al nostro Paese un vantaggio competitivo, attrarre innovazioni, creare lavoro qualificato e restituire a Taranto una prospettiva che non sia fatta solo di sacrifici e rinvii. Ed è esattamente per questo che con quest'ordine del giorno chiediamo al Governo di andare oltre la gestione dell'emergenza e di accompagnare le misure del decreto con un'iniziativa normativa chiara e immediata, istituendo un fondo dedicato alla realizzazione di forni elettrici alimentati con idrogeno verde presso gli impianti di Taranto.
Non parliamo di un libro dei sogni, ma di una direzione concreta: coerenza con gli obiettivi climatici, con le norme europee, con la tutela della salute, con la dignità del lavoro. Se un Governo vuole davvero garantire un futuro sulla siderurgia italiana, deve smettere di limitarsi a tenere acceso l'impianto ed iniziare a costruire un progetto industriale credibile nei prossimi decenni. Taranto non può essere un luogo delle scelte rinviate, ma può e deve diventare un simbolo della transizione giusta, che tenga insieme ambiente, lavoro e sviluppo.
Quest'ordine del giorno va esattamente in questa direzione ed è questa direzione che chiediamo al Governo, di assumersi finalmente una responsabilità politica chiara. Se vuole, nel prossimo passaggio posso anche spiegarle ulteriormente dell'idrogeno verde e di come porta benefici all'industria italiana.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2761/5 Ferrara, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2761/6 Pavanelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2761/6 Pavanelli, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2761/7 L'Abbate. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2761/7 L'Abbate, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2761/8 Carotenuto, su cui il parere è contrario. Ha chiesto di parlare la collega Barzotti. Ne ha facoltà.
VALENTINA BARZOTTI(M5S). Grazie, Presidente. Io sono sconvolta da questo parere contrario che il Governo ha dato all'ordine del giorno presentato dal collega Carotenuto, che ringrazio. È un ordine del giorno importante, che purtroppo ci riporta a un incidente mortale sul lavoro avvenuto il 12 gennaio di quest'anno, subito, all'inizio dell'anno - ricordiamoci che sono già 9 i morti sul lavoro dall'inizio dell'anno -, e che in realtà non fa altro che chiedere a questo Governo di stanziare delle risorse per la messa in sicurezza degli impianti e dei lavoratori, ottemperando, peraltro, a quello che già è previsto dalla normativa vigente.
Io resto sconvolta perché, ogni volta che ne ha la possibilità, questo Governo ci parla e fa un mucchio di retorica sulla salute e la sicurezza sul lavoro, ma poi, quando si trova veramente a dover mettere a terra delle norme e fare qualcosa di concreto, ci rendiamo conto che è sempre e soltanto propaganda, così come sta facendo oggi. Quindi io vi chiedo di accantonare quest'ordine del giorno e di fare un supplemento di riflessione, perché realmente questo parere contrario non ha senso. Noi in questo Parlamento dobbiamo riportare al centro la questione della salute fisica e mentale dei lavoratori all'interno dei luoghi di lavoro.
Il fatto che sia stato approvato un testo nelle scorse settimane sulla salute e sicurezza non significa che quelle norme avranno un impatto reale sulla vita delle persone, e l'abbiamo già detto: si tratta di una serie di interventi esclusivamente burocratici e, peraltro, non corredati da documentazione come, ad esempio, l'analisi di impatto sulla regolamentazione e l'analisi di impatto tecnico-normativa. Quindi, ci chiediamo, veramente, quali siano gli intendimenti del Governo rispetto alla salute e sicurezza perché, al di là della propaganda, noi non vediamo veramente niente. Quindi, chiedo un supplemento di riflessione e un accantonamento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Carotenuto. Ne ha facoltà.
DARIO CAROTENUTO(M5S). Sì, mi accodo alla richiesta della mia collega. Veramente non si trovano le parole per giustificare questo diniego. Veniamo, l'anno scorso, da un di morti sul lavoro e un di infortuni sul lavoro. Ci sono dei problemi evidenti, ci sono delle misure che sono assolutamente insufficienti per contrastare questi dati, e poi ci ritroviamo qui, a pochi giorni da un infortunio mortale, da un altro infortunio molto grave che c'è stato sempre negli scorsi giorni nell'Ilva di Taranto, presentiamo un ordine del giorno di questo tipo e ci ritroviamo questa bocciatura. Noi veramente chiediamo alla Sottosegretaria di ripensarci un secondo, perché è veramente ingiustificabile, veramente poi ne deve dare conto anche all'opinione pubblica di un parere contrario a quest'ordine del giorno .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Tucci. Ne ha facoltà.
RICCARDO TUCCI(M5S). Sì, grazie, Presidente. In linea con quanto detto dai colleghi, volevo domandare se l'ordine del giorno è stato letto dal Governo, perché è un ordine del giorno che banalmente impegna il Governo a garantire che “la gestione commissariale dia piena ed efficace attuazione ai piani di investimento per la sicurezza (…), con investimenti (…) per la messa in sicurezza degli impianti e per la salute e sicurezza dei lavoratori”. Vorrei capire politicamente - lo chiedo al Governo qui rappresentato o ai colleghi di maggioranza - quale motivo c'è, che sia esso politico o ideologico, per dire “no” a un ordine del giorno in tal senso. Altrimenti, Sottosegretario, magari valuti di accantonare e faccia un supplemento di riflessione. Stiamo parlando semplicemente di sicurezza sul lavoro e stiamo chiedendo semplicemente di attuare i migliori investimenti per i lavoratori. Se ci riesce a dare la motivazione politica per il “no”, ci potrebbe anche andar bene, ma ce lo deve dire il motivo, non bisogna ripararsi dietro il parere contrario: dateci un motivo politico e ragioniamoci assieme .
PRESIDENTE. Allora, se non ci sono altri interventi, io devo chiedere alla Sottosegretaria un parere sull'accantonamento che aveva chiesto la collega Barzotti. Sottosegretaria? Scusi, io non la vedo.
FAUSTA BERGAMOTTO,. Non è possibile accantonare.
PRESIDENTE. Bene, allora a questo punto, se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2761/8 Carotenuto, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2761/9 Ciani, su cui vi è il parere contrario del Governo.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Ciani. Ne ha facoltà.
PAOLO CIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Mah, Presidente, colpisce che, in una norma che prevede la continuità operativa degli stabilimenti ex Ilva, non ci sia nulla - continuità che viene garantita da un investimento pubblico - sul tema della sicurezza sul lavoro. È particolarmente grave nel nostro Paese, dove troppi lavoratori muoiono sul luogo di lavoro - l'ultimo, purtroppo, poche ore fa nella mia regione, il Lazio, in provincia di Frosinone, ma otto giorni fa nell'Ilva di Taranto - e che questo provvedimento, pur perseguendo obiettivi di natura industriale e finanziaria, non contenga delle disposizioni esplicite e vincolanti né dal punto di vista della materia di sicurezza sul lavoro, né dal punto di vista della tutela dei livelli occupazionali e di prevenzione dei licenziamenti. Vede, in merito a questi due temi, poiché le industrie siderurgiche non solo vanno avanti con le braccia e con il lavoro dei lavoratori ma anche, purtroppo, con la vita dei lavoratori, come del lavoratore di 47 anni che ha perso tragicamente la sua vita a Taranto pochi giorni fa, ci domandiamo come mai non ci sia nulla da questo punto di vista e, soprattutto, ci domandiamo come mai un ordine del giorno - nemmeno un emendamento, ma un ordine del giorno! - che chiedeva esplicitamente di far menzione della sicurezza del lavoro sia stato rifiutato dal Governo. Se è scritto male, si poteva correggere; abbiamo sentito riformulare totalmente gli impegni. Io credo che, in un provvedimento come questo, una parola sui lavoratori, una parola sui loro diritti, una parola sulla sicurezza che ogni giorno devono vivere e sulla mancanza di sicurezza che, troppo spesso, devono subire, fosse necessaria. Per questo, le chiederei un supplemento di pensiero, un supplemento di analisi e la possibilità di poter rivedere questo suo parere .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2761/9 Ciani, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2761/10 Ghio, su cui il parere del Governo è favorevole, previa riformulazione. Mi dice se l'accoglie, collega? No e chiede di parlare. Prego, ne ha facoltà.
VALENTINA GHIO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Non accolgo la riformulazione perché, di fatto, non è una riformulazione che modifica o aggiunge qualcosa, appunto, o riformula, ma viene cancellato il secondo impegno, ovvero l'impegno che chiede di assumere impegni puntuali e verificabili sulla ripresa stabile delle attività di zincatura e banda stagnata presso lo stabilimento di Genova. Quindi, nel momento in cui il Governo non vuole assumere impegni puntuali, è difficile accettare la riformulazione di un ordine del giorno. Del resto, tutto il decreto-legge in esame si colloca, ancora una volta, in una sequenza di provvedimenti che non prendono impegni a lungo termine, che non prendono impegni precisi ma emergenziali, provvedimenti che cercano di evitare il collasso immediato ma che non affrontano le cause strutturali in un lungo termine della crisi ex Ilva, né definiscono una strategia industriale credibile e chiara, appunto.
In questo quadro generale, il sito di Genova non è un sito secondario, è uno stabilimento fondamentale per il complesso, per le sue funzioni strategiche di laminazione, di zincatura, di banda stagnata e di lavorazione della banda stagnata. È un presidio occupazionale e industriale essenziale, insieme anche agli altri stabilimenti del Nord e certamente, ovviamente, insieme a Taranto.
Signor Presidente, soltanto pochissimi mesi fa, una manciata di settimane fa, il Ministro Urso, il Ministro delle Imprese e del , è venuto a Genova ad annunciare quello che aveva definito un accordo storico per il rilancio dell'Ilva; un annuncio solenne fatto sul territorio che avrebbe dovuto, appunto, dare un segnale di svolta. Ma, a distanza di poco tempo, quell'annuncio non solo si è rivelato un , un clamoroso , ma poiché non è arrivato più nemmeno il materiale necessario alle lavorazioni, è stata anche fortemente compromessa, dopo quell'annuncio, la continuità produttiva dello stabilimento.
Così, mentre da una parte il Ministro parlava di rilancio, i lavoratori di Genova Cornigliano e anche i lavoratori piemontesi, poi, erano di nuovo in strada preoccupati per il loro lavoro, per il futuro degli stabilimenti, per il sottoutilizzo degli impianti e per l'assenza di certezze nelle forniture. E sappiamo che la stabilità e la continuità produttiva di Genova Cornigliano è strutturalmente legata alla fornitura, alla regolarità delle forniture di prevalentemente dallo stabilimento di Taranto.
E quando si evita, anzi si stralcia l'impegno, l'assunzione dell'impegno puntuale e verificabile sulla ripresa stabile di queste attività, non si può accettare alcun tipo di generale impegno perché, di fatto, un impegno da parte del Governo non c'è. Quindi, a fronte di questa situazione, è evidente che le mobilitazioni dei lavoratori non erano certamente proteste strumentali, ma una richiesta legittima di certezze. Noi chiediamo davvero che si cambi passo, che ci siano evidenze, impegni chiari rispetto a questo, che non ci siano soltanto misure urgenti di gestione transitoria, risorse che finanzino, insomma che evitino il collasso immediato. Le misure di breve periodo, se non sono accompagnate da un quadro industriale complessivo, da un cronoprogramma pubblico e verificabile, da impegni puntuali, non servono e non sono sufficienti.
Le dichiarazioni del Governo sulla temporaneità delle riduzioni delle forniture, fatte anche in un in quest'Aula, a mezzo stampa, negli incontri con i rappresentanti dei lavoratori, allo stato, non trovano riscontro in impegni industriali vincolanti. Ma mi viene da dire che non trovano riscontro nemmeno in un ordine del giorno che è una misura anche molto blanda di assunzione di un impegno.
Tutto questo si assume nella trattativa, avviata dal Governo, con il fondo americano Flacks, presentato, anche in questo caso dal Ministro come la nuova svolta, la svolta del periodo, ma che rispetto agli elementi attuali, niente… È più un'offerta simbolica, anche nella concretezza; un euro offerto per l'acquisizione dell'intero compendio industriale, chiedendo allo Stato il 40 per cento della partecipazione, senza un piano industriale ad oggi condiviso con i lavoratori.
Quindi, per queste ragioni non possiamo accettare la riformulazione di quest'ordine del giorno. Prendiamo atto che il Governo non ha ritenuto di accogliere integralmente un impegno alla base delle tante dichiarazioni di queste settimane. È una scelta grave che riguarda non solo un sito strategico, ma credo l'intero Paese.
Per questo riteniamo doveroso rimettere la decisione all'Aula e credo che sarà il Parlamento, votando quest'ordine del giorno, a pronunciarsi rispetto alla questione se Genova-Cornigliano, se gli stabilimenti del Nord debbano avere un futuro industriale certo, la continuità degli approvvigionamenti in modo trasparente e garantito, oppure se si debba continuare, come oggi, con rinvii, con rinunce, annunci e con ambiguità
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2761/10 Ghio, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2761/11 Pandolfo, il parere è favorevole con riformulazione. Accetta la riformulazione, onorevole Pandolfo? No. Prego.
ALBERTO PANDOLFO(PD-IDP). Grazie, Presidente. No, non posso accettare la riformulazione del Sottosegretario perché, di fatto, non si evita che il ciclo corto sia contemplato nel destino di Ilva e questo non lo possiamo accettare. Non lo possiamo accettare perché lo stabilimento ex Ilva, di Genova-Cornigliano, è uno di quei siti strategici che, invece, merita attenzione con riferimento al ciclo integrale, rispetto all'azione di quell'impianto a freddo che è fondamentale per la laminazione, la zincatura, la produzione di banda stagnata e rappresenta un presidio industriale e occupazionale essenziale per tutta la città ma anche per l'intero sistema siderurgico nazionale.
Cornigliano, di fatto, è un anello decisivo di una filiera che serve l' il settore degli elettrodomestici e il insomma settori chiave della manifattura italiana; eppure, la continuità produttiva di Genova, oggi, è messa seriamente in discussione perché dipende, in modo strutturale, dalle forniture provenienti da Taranto; forniture che sono fortemente compromesse dalla crisi di Acciaierie d'Italia, dalle manutenzioni sugli altoforni, ma soprattutto dall'assenza di un piano industriale chiaro e vincolante.
Ecco, quindi, gli impianti di zincatura, banda stagnata sono sottoutilizzati oggi. Mancano quelle certezze, quegli investimenti che aleggiano davanti a questa prospettiva, che non è stata oggi tolta dal tavolo dal Governo, che guarda al cosiddetto ciclo corto. Guardare a quella prospettiva significherebbe svuotare progressivamente il sito di Genova, mettendo in discussione l'operatività stessa e, ovviamente, la tenuta occupazionale.
Ecco perché non possiamo accettare la riformulazione che ha fatto il Governo; già il decreto-legge interviene con misure urgenti, tampone, per garantire una misura necessaria, ma non sufficiente, legata alla continuità operativa, con risorse che sono a sostegno dell'amministrazione straordinaria; però, qui, servono azioni che rilancino, che tolgano dal tavolo esattamente quella triste prospettiva che sarebbe il ciclo corto, quindi, la lenta incertezza che sta accompagnando la prospettiva per gli stabilimenti ex-Ilva, quello di Genova compreso.
PRESIDENTE. Se nessun altro intende intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2761/11 Pandolfo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2761/12 Cavo: parere favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2761/13 Bonelli.
Se nessuno chiede di intervenire, pongo in votazione l'ordine del giorno n. 9/2761/13 Bonelli.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2761/13 Bonelli, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
Colleghi, a questo punto farei una breve pausa tecnica prima delle dichiarazioni di voto finale, quindi, sospendo la seduta che riprenderà alle ore 16,45.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto finale la deputata… … Già, manca l'oste, dice il deputato Giachetti. Non sono parole mie, per il verbale. Effettivamente, manca il Governo, che credo stia rientrando. A questo punto, colleghi, sospendiamo la seduta per due minuti. Aspettiamo che il Governo rientri.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Gadda. Ne ha facoltà.
MARIA CHIARA GADDA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Sottosegretaria, siamo al quinto provvedimento sull'ex Ilva di Taranto, esemplificativo della modalità di lavoro del Governo Meloni: allungare il brodo, continuare a dilazionare non decisioni, soprattutto su un tema così caldo e così importante che riguarda ricadute occupazionali, ma soprattutto la strategia, il piano industriale per il Paese.
Il Ministro Urso, fin dal suo insediamento, ripete - oggi lo ripete un po' meno, perché soluzioni vere e concrete, a distanza di 3 anni e mezzo, sul tavolo non ci sono - e ripeteva che l'ex Ilva doveva essere la più grande industria dell'acciaio d'Europa.
Oggi ci troviamo ad approvare l'ennesimo provvedimento; per fortuna, grazie al lavoro del Parlamento, grazie alle forti prese di posizione dei lavoratori, dei sindaci e dei presidenti di regione di ogni colore politico implicati in questa ormai lunga e triste vicenda, ci sono risorse in più per la cassa integrazione, però nulla si sa sul futuro, su cosa avete in mente per questa acciaieria, ma soprattutto per il destino delle tante filiere produttive connesse al mondo dell'acciaio. Soprattutto, non si sente più quella voce forte che voi - soprattutto Fratelli d'Italia - facevate sulle privatizzazioni. Voi eravate quelli che volevano privatizzare tutto, eravate contro i capitali stranieri. Oggi ci troviamo a dover discutere su tanti provvedimenti, su tante scelte che sta facendo il Governo, che, forse, vanno nella direzione opposta. La Presidente del Consiglio Meloni, quando discute di questi temi, anche nell'ultima conferenza stampa di inizio anno, con la stampa nazionale, quando c'è qualcosa che non va, guarda al passato, dice che è colpa di qualcun altro, che è colpa, magari, dei veti che ci sono.
Invece, voi governate da 3 anni e mezzo. Cosa ve ne fate della stabilità? Cosa ve ne fate della coesione di Governo e di maggioranza che raccontate a ogni dove, se non sapete decidere, se non sapete mettere in piedi le soluzioni? Intanto, all'ex Ilva di Taranto, purtroppo, si muore. L'anno è iniziato molto male. Claudio Salamida, un operaio di 46 anni, ha lasciato la moglie e un bambino piccolo su una passerella arrugginita, perché ancora in quell'impianto vige la scarsa manutenzione, vige l'incertezza. E l'Ilva di Taranto, quel sito produttivo produce 5 volte meno rispetto al 2022.
Nel 2022, 5 milioni di tonnellate di produzione; oggi raggiungiamo il milione scarso. E ancora nulla si sa rispetto all'operatività degli impianti. La gran parte di questi impianti è ferma.
Voi avete un orizzonte temporale - se va bene - di due, tre mesi; andiamo di tre mesi in tre mesi.
Questo - potrete comprenderlo - non va bene per le migliaia di persone che sono direttamente impiegate, non va bene per l'indotto, che è legato all'acciaieria, e non va bene anche come messaggio che si dà al sistema Paese e a chi vuole investire nel Paese sulle nostre infrastrutture, sugli investimenti. Perché, appunto, non siete in grado di dare una prospettiva chiara. Per fortuna, il Parlamento, appunto, ha lavorato, ha ascoltato e ha presentato degli emendamenti affinché si potesse arrivare almeno a metà anno, rispetto alle prospettive lavorative dei dipendenti e dei lavoratori.
E voi ci chiedete di votare con questo provvedimento, a scatola chiusa, rispetto a un piano industriale, a una trattativa delicata che è attualmente in corso con un fondo di investimento americano, con un fondo speculativo, senza, però, delineare quali saranno i passi, senza dirci che cosa volete fare, chi si farà carico, ad esempio, dei costi di decarbonizzazione e cosa farete in termini di tenuta occupazionale. Perché noi apprendiamo le posizioni lecite di chi si è offerto di prendere in carico l'acciaieria, un fondo di investimento che, appunto, per sua esperienza, prende siti in difficoltà, li ristruttura, li vende, un fondo di investimento che, però, non ha una competenza, un'esperienza, ad esempio, nel mondo dell'acciaio.
Quindi, sono leciti i dubbi che sono sorti anche nel corso delle audizioni parlamentari e nel corso del dibattito pubblico che c'è sulla stampa e che voi alimentate non dando delle risposte, sono leciti gli interrogativi rispetto a questo. Non avete risposto, non c'è una strategia, non ci sono delle misure chiare rispetto al tema dell'approvvigionamento di gas. Voi vi trincerate dietro ai veti dei territori.
Noi quando stavamo al Governo abbiamo assunto delle decisioni, abbiamo fatto il TAP, abbiamo assunto una responsabilità rispetto a temi di interesse nazionale che erano strategici con il coraggio di assumere quelle scelte. Voi che cosa farete rispetto al rigassificatore? Lo farete a Taranto? Lo farete nella regione Calabria a Gioia Tauro? Cosa farete? Su questo vi abbiamo anche interrogato più volte, tante volte, anche durante i in Aula e risposte non ne sono assolutamente venute.
Poi non continuate a dire nei convegni che non possiamo fare a meno della siderurgia, che ci vuole un piano industriale del Paese. Anzi, la Presidente del Consiglio Meloni - l'ho già ricordato la scorsa settimana in Aula - rispetto a un altro provvedimento, nel maggio 2025, all'assemblea di Bologna di Confindustria, aveva promesso, anticipato, un grande Piano industriale strategico per il Paese. Nel corso di quell'Assemblea sono venuti fuori tanti degli elementi che avevate promesso, che il mondo delle imprese aveva richiesto e su cui, però, in questi mesi non si è fatto nulla. Vi sblocco un ricordo, facciamo insieme una , una dove, in prima linea, le imprese e il Governo avevano assunto un impegno forte sul tema energetico.
Voi siete il Governo che ha bloccato, per sua mano, per sua volontà, per la sua incapacità di mettere a terra i provvedimenti, gli investimenti nelle rinnovabili. Parlate del nucleare nei convegni ma non c'è un passo, che sia uno, che possa andare in quella direzione.
L'altro punto su cui siete state richiamati nel corso di quell'Assemblea e su cui continuamente prendete degli impegni, voi parlate di semplificazioni… Il vostro è un caso di scuola: siete riusciti a scassare Industria 4.0, bloccando miliardi di investimenti proprio per la vostra incapacità. Altro che semplificazioni! Avete dato un messaggio al Paese e a chi vuole investire che in questo Paese gli investimenti non sono certi. Avete parlato di riforme, sì: la riforma al palo dell'autonomia differenziata che qualora fosse attuata - ma non sarà così - dividerà ancora di più i territori e rispetto a temi strategici come, appunto, il piano industriale e l'energia creerà ulteriori rallentamenti nel Paese. Avete detto che volevate investire sulle persone, beh, insomma, questo è il Paese che ha portato, grazie ai vostri non interventi, la pressione fiscale al 42,8 per cento; ci sono i tagli all'università e 190.000 giovani che scappano dal Paese perché non vedono prospettive. L'Ilva è una grandissima nuvola, una grandissima incudine che sta sulle nostre teste perché, senza l'acciaio, significa che noi ci mettiamo nelle mani di scelte altrui.
Noi possiamo fare a meno della siderurgia? Io non credo, ma è quello che dicono anche le imprese, perché significa comprarlo dall'estero, significa far decidere ad altri, magari, all'India, alla Cina, a loro, quando la nostra manifattura può produrre, quando le nostre imprese possono avere materie prime in grado di far crescere il Paese. Insomma, Italia Viva voterà contro questo provvedimento e vi chiediamo trasparenza, trasparenza sulle trattative, trasparenza che non avete avuto in queste settimane con le rappresentanze delle imprese, con la rappresentanza dei lavori. Attivate un tavolo e coinvolgete chi è parte in causa perché altrimenti una soluzione per l'Ilva non si troverà mai .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Semenzato. Ne ha facoltà.
MARTINA SEMENZATO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Volevo chiederle cortesemente se posso depositare, a nome del gruppo Noi Moderati, il nostro intervento.
PRESIDENTE. Certo, collega. È autorizzata a depositare l'intervento.
Ha chiesto di parlare la deputata Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, signora Sottosegretaria, ci troviamo, ancora una volta, a esaminare un decreto-legge, ancora una volta un decreto che riguarda Ilva.
È la decima volta che il Governo Meloni torna sulla questione ex Ilva senza trovare soluzioni adeguate. Per la decima volta ci proponete un intervento tampone, con cui non viene garantito nulla e si tengono in piedi tutte le contraddizioni che caratterizzano la situazione dell'impianto tarantino. Non si garantisce la salute dei lavoratori e dei cittadini di Taranto, non si prevedono interventi di bonifica, per cui avete sottratto le risorse a gennaio scorso e ancora oggi vi rifiutate di reinserirle, e non si garantisce alcuna continuità produttiva e occupazionale. Parliamo del sito siderurgico più grande d'Europa con circa 20.000 addetti tra diretti e indotto, nonché con produzioni strategiche per i settori fondamentali italiani ed europei.
Da febbraio 2024, ovvero da quando è partita l'amministrazione straordinaria di Acciaierie d'Italia, sono stati stanziati circa 1 miliardo e 620 milioni per la gran parte a titolo di prestito, ma oggi gli impianti sono ancora fermi e necessitano di manutenzioni ordinarie e straordinarie.
Il piano di rilancio non è stato realizzato, il prospettato riavvio degli impianti è rimasto incompiuto e oggi sono in cassa integrazione ben 4.550 lavoratori, cifra che potrà arrivare a 6.000 con l'attuazione del cosiddetto “Piano corto”, presentato da Palazzo Chigi l'11 novembre scorso, senza contare i circa 1.500 dipendenti di ex Ilva in cassa integrazione dal 2018.
Permangono anche enormi problemi di sicurezza e non mi riferisco solo al grave incendio del 7 maggio dello scorso anno, per cui la procura di Taranto ha disposto il sequestro probatorio dell'altoforno 1 per accertare le cause, ma alla recentissima morte di Claudio Salamida, l'operaio caduto per oltre 7 metri mentre stava effettuando un controllo alle valvole del convertitore 3 dell'Acciaieria n. 2 della fabbrica tarantina il 12 gennaio scorso. Ovviamente oltre al cordoglio ai familiari, voglio sottolineare che si tratta dell'ottava morte bianca avvenuta nei soli primi 12 giorni di quest'anno, una delle troppe morti inaccettabili che avvengono quotidianamente nel nostro Paese per cui il Governo non interviene adeguatamente .
Sono più di 13 anni che la città di Taranto assiste a un susseguirsi di fasi che, ogni volta, vengono descritte come decisive ma che di decisivo non hanno nulla. Sicuramente le responsabilità della situazione dello stabilimento tarantino non sono attribuibili solo a questo Governo: in 10 anni abbiamo assistito a decreti-legge, commissariamenti, stati di insolvenza, amministrazioni straordinarie, scudi penali, finanziamenti e apporti di capitali. Per troppo tempo la gestione dell'ex Ilva è stata improntata alla logica del salvataggio a ogni costo, senza costruire una siderurgia moderna, sostenibile e competitiva e con occupazione stabile.
Ma non c'è più tempo per questi interventi improvvisati. Questo decreto non segna un cambio di marcia, ma costituisce una nuova toppa, che non servirà né a risolvere la situazione drammatica dell'ex Ilva, né quella dei lavoratori, né quella degli abitanti di quei territori, che hanno pagato a caro prezzo la presenza degli stabilimenti. Vi state, infatti, limitando a sbloccare fondi residui dello scorso anno e a rifinanziare gli ammortizzatori sociali per il 2025-2026.
Sono interventi essenziali, forse, per il mantenimento in vita degli stabilimenti e ancor di più per il sostentamento delle lavoratrici e dei lavoratori, ma del tutto insufficienti a portare a soluzione una situazione estremamente preoccupante e complessa, che, ancora una volta, sembra non vogliate affrontare con la serietà e l'impegno che merita. Apprezziamo che almeno non abbiate posto la questione di fiducia, ma in ogni caso i nostri emendamenti non sono stati minimamente presi in considerazione.
Se è vero che i disastri dell'ex Ilva non sono totalmente imputabili a voi, la colpa di avere bloccato il processo di decarbonizzazione invece è tutta vostra . Per rincorrere una passione sfrenata per le fonti fossili - è il nuovo incubo americano, portato avanti da Trump - avete deciso di sacrificare un intero territorio, un intero comparto produttivo, migliaia di lavoratori e gli oltre 185.000 abitanti di Taranto, infischiandovene anche delle prescrizioni della sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 20 giugno 2024 riguardo alle emissioni industriali.
A giugno avevate dimostrato la vostra spregiudicatezza nel procedere sulla strada tracciata, nonostante la conferenza di servizi sul riesame dell'AIA avesse emesso un parere favorevole con ben 477 prescrizioni ambientali e, soprattutto, con il parere contrario di tutti gli enti territoriali, regione Puglia, provincia di Taranto, comune di Taranto e comune di Statte. Avete deciso comunque di garantire per ulteriori 12 anni, con il limite di 6 milioni di tonnellate annue di produzione, la continuità produttiva, senza prevedere nessun intervento per rimuovere i fattori di pericolo per la salute, l'incolumità e la vita della popolazione e dei lavoratori.
Avete deciso di continuare a imporre alle persone di scegliere se lavorare e ammalarsi o tutelare la propria salute, perché di fatto legittimare la continuità produttiva a 6 milioni di tonnellate, senza procedere con bonifiche e decarbonizzazione, esporrà gli abitanti tarantini a forti rischi per la propria salute. Eppure, il diritto alla salute attiene alle esigenze basilari della persona e deve essere immediatamente tutelato, tanto più che l'articolo 41 della Costituzione, come ricordava oggi, durante l'esame della pregiudiziale, il collega Devis Dori, quando parla di salute non privilegia alcun bilanciamento e afferma, senza ombra di dubbio, che le esigenze economiche e produttive non possono mai prevalere sul diritto alla salute. Evidentemente, voi vi sentite sopra la legge.
Anche in questo caso avete deciso di andare avanti senza sentire ragioni. Non avete stanziato nuove risorse per le bonifiche, né reintegrato quelle che avevate sottratto a gennaio. Eppure, la contaminazione ambientale dell'area di Taranto è ampiamente dimostrata da studi scientifici e da sentenze della magistratura, che hanno accertato l'impatto devastante dell'inquinamento siderurgico sulla salute dei lavoratori e dei cittadini di Taranto.
Neanche con questo decreto, però, lo Stato decide di farsi carico di garantire la bonifica non effettuata dai precedenti proprietari, ma continua a elargire risorse per alimentare la continuità produttiva di un'industria ancora connotata da gravissimi impatti ambientali e sanitari. È sparito a giugno e non è stato reinserito oggi ogni riferimento al PNRR e alla necessità che l'idrogeno, utilizzato nella produzione del cosiddetto preridotto, derivi da sole fonti rinnovabili.
La previsione che l'idrogeno possa essere prodotto anche con fonti non rinnovabili rende ancora una volta evidente l'aleatorietà del presunto processo di decarbonizzazione dell'ex Ilva. Il piano avanzato dal Governo prevede, infatti, la realizzazione di 3 forni elettrici e altrettanti impianti connessi non prima del 2032, per la cui alimentazione servono non meno di 5 miliardi di metri cubi di gas all'anno. Alla faccia della decarbonizzazione e della sovranità energetica!
Lo abbiamo detto a giugno e lo ripetiamo oggi: i 200 milioni che avete previsto per garantire la continuità produttiva degli impianti non serviranno a nulla, così come non serve a nulla autorizzare le somme residue, pari a 108 milioni di euro, per garantire la continuità operativa. Le risorse previste, del tutto insufficienti, serviranno solo a evitare nell'immediato la chiusura dell'impianto, coprendo a malapena la gestione ordinaria, visto che il gruppo perde fino a 60 milioni al mese.
Queste risorse non fermeranno il collasso in corso del sistema dell'indotto, che vede già l'avvio delle prime procedure di licenziamento per centinaia di lavoratrici e lavoratori. Parliamo di aziende espulse da un sistema produttivo al quale avevano contribuito con decenni di investimenti e sacrifici, che oggi stanno pagando il prezzo più alto dell'incertezza del sito industriale, nonostante rappresentino un patrimonio produttivo e occupazionale essenziale per lo Ionio e per l'intero Mezzogiorno.
Insomma, siamo di fronte all'ennesimo provvedimento inutile, che si inserisce nella totale assenza di politiche industriali per il nostro Paese, segnato dal trentaseiesimo mese consecutivo di crollo produttivo, periodo perfettamente coincidente con il mandato di questo Governo, ma Urso continua a far finta di niente.
Un decreto a cui ne seguiranno senz'altro degli altri, altrettanto emergenziali e altrettanto inutili. Siamo consapevoli che queste norme siano necessarie per evitare, nell'immediato, il collasso del sito, ma contestiamo il fatto che non garantiscano una prospettiva industriale, occupazionale ed ambientale credibile. Continuate a intervenire con misure frammentate, emergenziali, senza sciogliere i nodi che da anni paralizzano il più grande sito siderurgico europeo e senza garantire un quadro strategico chiaro, una forte, un cronoprogramma pubblico sulla transizione tecnologica, oltre al confronto con le parti sociali.
Ancora una volta contestiamo le modalità di questo Governo, nel metodo e nel merito, e finché non riuscirete a trovare soluzioni adeguate a garantire, oltre alla continuità produttiva e occupazionale, la salute dei cittadini e la tutela dell'ambiente, non potremo che votare contro questi provvedimenti .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente, e grazie alla Sottosegretaria che sta ascoltando questo dibattito. Stiamo parlando della più grande acciaieria d'Europa, migliaia di lavoratori, un indotto economico molto ampio, eppure abbiamo affrontato questo provvedimento con una leggerezza pazzesca. Mai visto, nel corso di questa legislatura, votare così tanti emendamenti in fila senza neanche un dibatto politico. Mai visto che su un tema così importante i gruppi di maggioranza consegnino l'intervento come quando abbiamo a che fare con delle ratifiche scontate con altri Paesi.
Questo perché questo provvedimento è vuoto, questo provvedimento è inutile, questo provvedimento è la ripetizione. Siamo al quinto decreto sull'Ilva per fare le stesse cose e, sostanzialmente, per non fare nulla. Stiamo solo mettendo delle risorse per poter avere l'occasione di posticipare gli strumenti, gli ammortizzatori sociali sui lavoratori di Ilva, ma non c'è nulla sul piano industriale di Ilva, non c'è nulla sulla ripartenza, non c'è nulla sull'indotto, non c'è nulla sulle bonifiche, non c'è nulla su quello che su Ilva serve.
E posso dire che di parole ne abbiamo sentite tante e il Ministro Urso è secondo solo a Salvini per le promesse non mantenute in quest'Aula. Ce lo ricordiamo quando raccontava come il problema erano i Governi precedenti, quelli che hanno distrutto Ilva, quelli che non hanno saputo dare garanzie, mentre adesso siete arrivati voi e avremmo nazionalizzato Ilva, saremmo ripartiti con la produzione, l'avremmo riportata alle 10 milioni di tonnellate di acciaio, così come nei tempi che furono.
E dopo 4 anni ci troviamo ancora con una situazione vuota, completamente senza uno scenario di innovazione di quella che è la principale acciaieria d'Europa, senza investimenti, ma solo con milioni che prolungano un'eterna agonia degli operai dell'Ilva, che, in questo caso, aspettano una fine che non ci sarà. E in tutto ciò, nel mentre, chiudono le industrie dell'indotto, chiudono centinaia di aziende che attorno a Ilva lavoravano e che non riescono più a lavorare, migliaia di persone che rimangono a casa, e, di fronte a questo, un decreto che non li guarda neanche, non li tratta e non inserisce nulla.
Gli operai vorrebbero solo lavorare. Stanno manifestando per chiedere di poter lavorare, di avere un piano industriale, di avere delle garanzie di lungo periodo, e noi, semplicemente, continuiamo a portare in quest'Aula decreti che mettono risorse per prolungare gli ammortizzatori sociali. Di fronte al lavoro noi gli diamo la cassa integrazione. Avete trovato Ilva in gravi difficoltà, anche perché tra acciaioa idrogeno inesistente, impianto di cozze e parco giochi, non è che l'abbiate trovata in grande spolvero. Eppure, nel 2022 produceva ancora 5 di tonnellate e oggi siamo a meno di una.
La situazione si è aggravata, non è migliorata nel corso del vostro mandato, e questo è il risultato di una gestione fallimentare da parte del Ministro Urso, delle politiche industriali generali, ma, soprattutto, quelle relative al secondo comparto del nostro Paese, che è quello dell'acciaio. Basta dare colpe al passato, potremmo rivendicarle.
L'ho fatto anche con ironia, perché, davvero, peggio non c'era di chi voleva metterci l'allevamento di cozze. Tuttavia, di fronte a questo, oggi, dopo quattro anni, diamo un giudizio al presente ed è un giudizio del nulla, dell'inconsistenza di ogni proposta che questo Governo ha fatto. E mentre prolunghiamo la cassa integrazione, non stiamo prolungando le risorse, non solo per le bonifiche, ma anche per la messa in sicurezza degli impianti produttivi. Infatti, l'altro giorno è morto, a 47 anni, Claudio Salamida. Io non vorrei dimenticarlo, perché è l'ennesima morte sul lavoro proprio nello stabilimento Ilva di Taranto. Aveva una moglie e un bambino piccolo; semplicemente, è morto nel compiere il suo lavoro, quello di fare manutenzione.
Di fronte a questo, anche in questo decreto mancano le risorse che permettano di andare avanti in continuità, ma anche di investire in quell'impianto per renderlo sicuro e portarlo agli alti livelli qualitativi, così come era in passato. Manca completamente il rapporto con gli enti locali e manca anche il ruolo del Governo con gli enti locali.
Vorrei ricordare che qui serve un rigassificatore per qualsiasi futuro piano industriale. Serve un rigassificatore, perché è l'unica occasione che abbiamo per convertire quell'impianto, dargli una strategia, dargli un futuro. E, di fronte alle resistenze del territorio, il Governo dà le colpe al territorio. Quando è accaduto, in passato, che il sindaco di Piombino - peraltro, colore Fratelli d'Italia - non voleva il rigassificatore a Piombino, il Governo di allora - Draghi -, che teneva insieme una maggioranza composita, si impose di fare il rigassificatore a Piombino, conscio dell'importanza di quell'opera strategica sovranazionale. Ed invece vo dite che è colpa del comune, è colpa della regione, è colpa degli enti locali. Non riuscite a prendervi neanche la responsabilità di un importante investimento come quello del rigassificatore di Taranto.
Chiudo su due questioni. La prima è quella dell'indotto. Intorno a uno stabilimento così importante lavorano decine di migliaia di persone. Non può esistere che un decreto, che si occupa di Ilva, non si occupi della filiera che c'è dietro Ilva, sia quella di Taranto, sia quella degli altri stabilimenti che in Italia ha Ilva.
L'ultimo punto, anzi il penultimo: apprendiamo dai giornali di trattative che il Ministro Urso sta facendo con un fondo speculativo americano. Se non c'è un piano industriale efficace non ci sarà mai un futuro per Ilva. Siamo ben felici di comprendere che si possa provare a guardare ad una speculazione su quel sito, di sicuro non si guarda a un futuro produttivo su quello. E di fronte alla complessità di tutto - chiudo - perché è talmente importante Taranto per questo Governo che un anno fa, forse meno, avete nominato un nuovo presidente a capo dell'Autorità portuale di Taranto. In Commissione avevamo riso abbastanza, perché, di fronte all'analisi delle sue competenze, aveva risposto “ho la patente nautica”. Questa era una risposta non ironica, era una risposta seria. Ieri, nel garantismo che ci contraddistingue tutti, l'hanno arrestato. Questo per far capire quanta attenzione ponga questo Governo su Taranto e su un sistema così complesso.
Per queste ragioni, il nostro voto sarà ovviamente contrario .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Donno. Ne ha facoltà.
LEONARDO DONNO(M5S). Grazie, Presidente. Ancora una volta è stata persa un'occasione importante per chiudere un capitolo nero sulla storia dell'ex Ilva. E lo dico da pugliese che conosce il territorio, i cittadini, i lavoratori che sono stanchi di non vedere una fine.
Non ci sono scuse, spiegazioni, giustificazioni. È inutile girarci intorno. Il Governo avrebbe potuto cambiare sicuramente rotta, intervenire seriamente e, invece, ci ritroviamo un testo praticamente vuoto che non affronta i problemi.
È questa la firma dell'Esecutivo guidato da Giorgia Meloni: non c'è una strategia, manca una visione, si tampona un'emergenza, si lascia in sospeso una serie di criticità che grava sul territorio di Taranto. Ma il tempo della propaganda per voi è finito. È necessario che il Governo metta fine - speriamo presto - alle continue dichiarazioni e si adoperi seriamente per un piano di messa in sicurezza e di chiusura degli impianti giunti ormai a fine vita. È una situazione non più rinviabile che si somma alle mancanze di questo Esecutivo: l'assenza di una strategia industriale, di investimenti e di garanzie economiche e sanitarie, scelte che stanno continuando a danneggiare i cittadini e i lavoratori del territorio tarantino.
Questo provvedimento, come abbiamo detto, contiene misure che non risolvono i problemi, anzi, è emblematico il caso dei 100 milioni di euro residui di un prestito già erogato e approvato dall'Europa, risorse che servivano proprio per la messa in sicurezza degli impianti e che, invece, vengono dirottate per coprire spese correnti. Una scelta dell'Esecutivo, questa, ancora una volta miope e pericolosa.
Le risorse, come detto, non sono sufficienti; si limitano a una continuità temporanea. Non si affronta il nodo fondamentale della sicurezza, non si costruisce un percorso che conduca alla decarbonizzazione, non vengono fornite garanzie sul piano occupazionale. Ma in che modo pensate di parlare ai cittadini? Dicendo, come fate sempre, che va tutto bene e che la strada che avete intrapreso è quella giusta? Beh, queste sono solo menzogne .
Ma, guardate, il provvedimento di cui stiamo parlando oggi è frutto del lavoro - se così si può dire, “lavoro” - messo in campo però con superficialità, con incompetenza, perché siete una maggioranza - questa è la realtà - incapace di agire, di programmare. E, guardate, voi siete da oltre tre anni alla guida di questo Paese, ma non vediamo risultati, solo segni meno e peggioramenti. Non esiste, in questo caso, un accordo di programma che metta in campo obiettivi chiari, non si parla di chiusura delle fonti inquinanti, di fondi da destinare alle bonifiche - anzi li togliete -, di un serio e concreto piano di riconversione industriale. Ecco, sono questi i punti sui quali dovevate intervenire, ma lo chiediamo solo noi, non lo chiede solo il MoVimento 5 Stelle, lo chiedono i cittadini, lo chiedono i lavoratori che ogni giorno vivono quei territori ed entrano in quello stabilimento. Ma voi, come sempre, non state muovendo un dito su questo.
Ma vi siete chiesti che cosa succede quando si entra nell'ex Ilva? Lo sapete come la chiamano? La fabbrica della morte, dall'incendio dell'Afo 1, di qualche mese fa, alla drammatica morte di un operaio in un tragico incidente, avvenuta solo pochi giorni fa.
Ecco, questi sono episodi che gridano giustizia e pensateci bene: voi, in questo “contesto”, siete stati capaci di trasferire oltre 100 milioni di euro dalla sicurezza degli impianti alle spese correnti. Una vergogna.
E allora, come MoVimento 5 Stelle, abbiamo presentato interrogazioni, abbiamo provato a fare decine e decine di proposte, ma, come al solito, non ci sono state risposte e alle proposte avete detto sempre “no”. E c'è poi un altro problema importante: oltre 2,6 miliardi di euro di fondi pubblici di cui praticamente non si conosce nulla. Non si sa come siano stati utilizzati; sono stati fatti affidamenti diretti senza gare pubbliche, senza una rendicontazione, senza un monitoraggio parlamentare. Ma dov'è la trasparenza? Ma si può continuare in questa direzione? Io veramente su questo senza sono parole.
Chiedo poi, Presidente, tramite lei, ai parlamentari di quei territori: non capisco come possiate tornare, come possiate appoggiare un provvedimento del genere, ma soprattutto come farete a ritornare sul territorio, in Puglia, nel tarantino, a dire che avete votato favorevolmente su questo ennesimo provvedimento. Voi dovreste rispondere alle esigenze, alle urgenze di un territorio, dei cittadini, di una città e non obbedire agli ordini di partito e piegare la testa davanti a scelte senza senso che non hanno portato alcun vantaggio al territorio e ai cittadini .
Dovete smetterla di cancellare ogni prospettiva e dire sempre “no”, perché questo decreto - lo ripeto ancora una volta - è privo di soluzioni strutturali. State continuando a violare la sentenza della Corte di giustizia europea, che impone la sospensione delle attività per assenza di sicurezza.
Avete definanziato il progetto “Cantiere Taranto”, avete fatto errori nella gara del Piano nazionale di ripresa e resilienza, avete cancellato i fondi destinati ai forni elettrici, all'idrogeno verde. Non siete stati capaci di intercettare fondi europei, si sta continuando con un ciclo a carbone, state andando avanti con misure tampone e prestiti destinati a tappare solamente buchi. Siete stati capaci pure di togliere i soldi delle bonifiche, oltre 400 milioni di euro, però poi siete prontissimi a rimettere lo scudo penale e a rinnovare l'autorizzazione integrata ambientale decennale a carbone, ancora una volta. Il risultato però di questa follia è che non c'è stato nessuno pronto ad acquisire la fabbrica e invece voi avete fatto questo proprio per favorire l'acquisizione. Come mai, allora, colleghi, non si è fatto avanti nessuno? Altra domanda alla quale probabilmente non avremo risposta.
Ma poi, fateci capire: mi riferisco a voi che vi definite patrioti, quelli che insomma sono i patrioti che difendono l'Italia, che vanno in Europa a conquistare risultati.
Ecco, Paesi come la Germania, la Francia, la Svezia hanno trovato risorse, fondi europei, da assegnare agli impianti siderurgici. La differenza è proprio qui: mentre loro trovano questi fondi europei, il Ministro Urso non riesce a recuperare nemmeno un euro. Ma come è possibile? Guardi, Presidente, questa sembra una barzelletta, però, purtroppo, non c'è niente da ridere. Ogni giorno, qui, continuano a crescere i problemi, aumentano i problemi e non arrivano le soluzioni.
Ancora, se il Governo, come abbiamo ascoltato nelle scorse settimane, negli scorsi giorni, riconosce quello che hanno detto anche i commissari, ossia che ci sono 7 miliardi di investimenti mai realizzati e danni derivanti dalla precedente gestione, allora il Ministro Urso dovrebbe assumere una conseguente responsabilità politica, finanziaria, mettendo sul tavolo questi 7 miliardi di euro, magari andandoli a prendere da quei 23 miliardi di euro che volete spendere, in maniera folle, su armi e armamenti, e mettendoli, invece, sulle urgenze di un territorio del Paese per aiutare i cittadini di Taranto Questa sarebbe, per esempio, una priorità. Questo è patriottismo, cari colleghi.
Mi chiedo, però, Presidente, perché qui mi viene il dubbio, se ci sia veramente qualcuno che si è dedicato seriamente al ex Ilva, perché è impossibile in tre anni fare peggio di voi. Veramente, ci avete messo molto impegno. Una gestione che è lo specchio, però, tra l'altro, della vostra azione su tanti altri temi, su tante altre questioni: praticamente voi non agite, rimandate e dite “no” su tutto.
Su questo, brevemente: vi dicono niente 32 mesi di calo della produzione industriale da quando siete al Governo? Milioni di lavoratori poveri a causa vostra? Il record di povertà assoluta? Il caro bollette? Il fatto che avete stabilito il record di pressione fiscale? Milioni di italiani che, ormai, rinunciano alle cure? Sono tutti temi su cui non state facendo assolutamente nulla. State, come sempre, rimandando. Lo sapete chi fa così? Chi non ha coraggio, chi non ha idee, chi non ha competenze per ricoprire determinati incarichi: questo siete voi, praticamente il Governo Meloni. Guardate che, mentre il Paese chiede aiuto, però la vostra priorità - bisogna dirlo - sono le armi e una riforma dell'ingiustizia, per tutelare la casta di destra al Governo.
Guardi, Presidente, e mi avvio alla conclusione, qualche giorno fa eravamo a Taranto, con il senatore Mario Turco e i nostri attivisti, al quartiere Tamburi, per la raccolta firme per dire “no” al rigassificatore; ci saremo anche sabato prossimo e ci saremo sempre nei prossimi giorni, nelle prossime settimane. Abbiamo incontrato tante persone, ascoltato ansie, speranze, le storie di tante famiglie. Abbiamo parlato di futuro, ma, mentre Taranto fa i conti con un presente…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
LEONARDO DONNO(M5S). … sempre più insostenibile, eravamo lì, davanti ad una chiesa, dove quel giorno, Presidente, pensi che c'erano ben 4 funerali: altre 4 vite spezzate, come la vita - e oggi il mio ricordo, in ultimo, va a lui - dell'operaio Claudio Salamida, di 47 anni, del quale oggi ci sono stati i funerali. Il nostro abbraccio alla famiglia, ai cittadini di Taranto. Purtroppo, per dare un futuro a Taranto, serve coraggio e serve visione, e questo Governo non li ha. Quindi il nostro impegno sarà massimo affinché andiate a casa il prima possibile .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato De Palma. Ne ha facoltà.
VITO DE PALMA(FI-PPE). Grazie, Presidente. Signor Sottosegretario, colleghi deputati, la vicenda dell'ex Ilva di Taranto non è una semplice crisi industriale: è una questione nazionale; è il luogo in cui si misura la credibilità dello Stato, la serietà della politica e la distanza tra ideologia e responsabilità di governo. Taranto è stata, per anni, il terreno su cui si sono sovrapposte scelte sbagliate, rinvii continui, gestioni fallimentari e narrazioni ideologiche. A pagare non sono stati i decisori. A pagare sono stati i lavoratori, le famiglie, l'indotto, un'intera comunità costretta a vivere nell'incertezza.
Questo decreto interviene in una fase di emergenza: serve ad evitare lo spegnimento degli impianti, una crisi occupazionale immediata e, soprattutto, una frattura sociale irreversibile. Forza Italia, come sempre, affronta questo passaggio con senso di responsabilità.
L'indotto: migliaia di imprese hanno retto, per anni, il peso della crisi, senza tutele adeguate, spesso senza pagamenti certi, senza programmazione, senza interlocuzione. L'indotto non è un elemento accessorio: è parte integrante del ciclo produttivo. Senza indotto non c'è acciaio, non c'è stabilimento, non c'è occupazione; eppure, troppo spesso, è stato trattato come una variabile secondaria. Forza Italia chiede una strategia strutturale per l'indotto, con strumenti stabili e non occasionali.
La salute: Taranto non chiede privilegi, chiede giustizia. Per troppo tempo ai cittadini è stato chiesto di accettare un ricatto implicito tra lavoro e diritto alla vita. Questo non è degno di un Paese civile. Gli indennizzi per i danni subiti sono doverosi, ma non possono sostituire le bonifiche, i controlli ambientali seri, una transizione che sia reale e verificabile. La tutela della salute deve tornare a essere un criterio centrale delle decisioni industriali, non una variabile residuale.
Accanto alla salute dei cittadini, c'è un tema che, per Forza Italia, è assolutamente centrale: la sicurezza dello stabilimento, la sicurezza dei lavoratori. Non esiste continuità produttiva senza sicurezza; non esiste futuro industriale se chi entra ogni giorno in fabbrica non ha garanzie reali. Servono investimenti sulla manutenzione, sugli impianti, sulla formazione, sulla prevenzione. La sicurezza non è un costo da comprimere, è una responsabilità morale e istituzionale. Ogni incidente, ogni negligenza, ogni rinvio pesa sulle persone, non sui bilanci. Ed è qui che emerge, con forza, la differenza politica.
Negli anni passati, soprattutto quando questa crisi è stata gestita da chi oggi siede all'opposizione, abbiamo assistito a una stagione di scelte ideologiche, demagogiche, scollegate dalla realtà industriale. Il MoVimento 5 Stelle ha raccontato - come se fosse possibile cancellare con un tratto di penna decenni di industria, competenze e lavoro - e ha teorizzato la trasformazione dell'ex Ilva in un grande parco o, addirittura, in un acquario digitale, alla modica cifra di 50 milioni di euro, come se migliaia di famiglie potessero vivere di suggestioni o di . Quella non era riconversione: era rimozione del problema; era ideologia applicata a una crisi sociale drammatica; era la rinuncia dello Stato al proprio ruolo industriale. E Taranto ha già pagato un caro prezzo per quella stagione di grande improvvisazione.
Forza Italia ha un'idea radicalmente diversa: noi crediamo che lo Stato debba esserci non per gestire l'emergenza all'infinito, ma per guidare una trasformazione industriale, una trasformazione vera. In questo senso, assume anche un valore politico l'ordine del giorno che, personalmente, ho sottoscritto e che è stato presentato al Senato, attraverso il senatore Damiani. Il Governo si è impegnato ad integrare le attività, le risorse e le competenze del centro di ricerca e sviluppo di Acciaierie d'Italia all'interno del Tecnopolo Mediterraneo per lo sviluppo sostenibile di Taranto. Non è una formula: è una scelta di visione. Significa dire che Taranto non deve essere solo luogo di produzione o di emergenza, ma deve diventare un polo di ricerca, di innovazione, di sperimentazione industriale. Significa legare la continuità produttiva alla transizione ecologica, all'acciaio , alle nuove competenze, alla formazione di qualità. Significa trasformare una crisi storica in un progetto di futuro. Il Tecnopolo deve essere il perno di questa strategia: deve rappresentare la presenza dello Stato che investe, che indirizza, che controlla, che accompagna la trasformazione. Questa è la differenza tra chi vuole governare la complessità e chi, invece, la nega
Per questo diciamo, con chiarezza, che nessuna operazione sull'ex Ilva può essere accettata senza garanzie industriali, senza garanzie occupazionali, ambientali e di sicurezza precise, e quindi anche vincolanti; nessuna proposta speculativa può essere avallata, nessuna scorciatoia ideologica può essere riproposta.
Quindi il nostro voto sarà responsabile, ma vigile: responsabile perché Taranto non può permettersi il caos; e vigile perché non può più permettersi illusioni. Taranto non ha bisogno di acquari digitali. Taranto ha bisogno di lavoro sicuro, Taranto ha bisogno di un'industria moderna, Taranto ha bisogno di certezze, Taranto ha bisogno di ricerca. Taranto non deve più scegliere tra lavoro e salute: può e deve diventare il cuore dell'industria italiana, con forni elettrici, con l'idrogeno e tecnologie pulite. La transizione industriale non è ideologia: è responsabilità. Taranto può essere il simbolo di un futuro che unisce sviluppo e dignità. Lo Stato deve farlo adesso e noi ci siamo, per Taranto e per l'Italia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Di Mattina. Ne ha facoltà.
SALVATORE MARCELLO DI MATTINA(LEGA). Colleghe e colleghi, oggi non siamo chiamati semplicemente ad esprimere un voto su un decreto-legge, ma a dire con chiarezza che idea abbiamo dello Stato e del suo rapporto con una delle comunità che più duramente ha pagato il prezzo dell'indecisione, dei rinvii e delle contraddizioni.
Siamo di fronte all'ottavo intervento normativo di questa legislatura sul siderurgico di Taranto. Un numero che da solo racconta due cose: quanto questo sia strategico per il sistema produttivo nazionale e quanto sia complesso sul piano industriale, sociale e geopolitico.
Per me, da pugliese, questo non è un fascicolo come tutti gli altri: è la storia del mio territorio, di migliaia di lavoratori e di famiglie che da anni vivono sospese tra lavoro, salute e futuro. Per questo sento il dovere di aprire questo intervento ricordando le vittime del lavoro, a partire da Claudio Salamida , l'operaio che ha perso la vita pochi giorni fa nello stabilimento Ilva. Alla sua famiglia va il mio pensiero e il mio rispetto.
La continuità produttiva ha senso solo se coincide con la tutela della vita e con la dignità del lavoro: è il patto che questo decreto prova a tenere insieme.
L'Ilva non è un testo normativo, non è una sequenza di articoli e commi: è Taranto, è la Puglia, è una parte essenziale del Mezzogiorno industriale ed è una questione che riguarda la credibilità della Repubblica davanti ai suoi cittadini e ai suoi lavoratori.
Dobbiamo dirlo senza ipocrisia: questa crisi non nasce oggi, né con questo Governo, ma affonda le sue radici almeno nel 2012, in una lunga stagione fatta di sequestri, contenziosi, incertezze autorizzative e commissariamenti successivi. Una stagione in cui l'Ilva dava lavoro diretto e indiretto a decine di migliaia di persone, ma in cui nessuno ha voluto e ha messo il coraggio di affrontare davvero il nodo centrale: tenere insieme produzione, ambiente e lavoro.
In quegli anni, si sono sovrapposte due dinamiche devastanti: da un lato, un contenzioso giudiziario che ha reso quasi impossibile programmare investimenti seri e di lungo periodo; dall'altro, un ambientalismo di bandiera che spesso ha detto soltanto “no” senza indicare un reale percorso credibile e confondendo la necessaria transizione con la semplice chiusura.
La Lega non è mai stata né il partito della rimozione né quello dei “no” pregiudiziali. Noi diciamo una cosa che può sembrare scomoda, ma è profondamente concreta: Taranto non si salva contro la fabbrica ma con una fabbrica diversa, una fabbrica messa in sicurezza, bonificata, modernizzata e resa sostenibile e competitiva.
È con questo spirito che giudichiamo il decreto in esame. In poco più di tre anni, il Governo ha messo a disposizione, sul Ilva, circa un miliardo e 200 milioni di euro. Risorse vere distribuite su continuità produttiva, tutela dell'occupazione, sostegno all'indotto, indennizzi ai cittadini, ammortizzatori sociali e formazione.
Con questo decreto si impedisce che gli impianti si spengano prima della conclusione della procedura di cessione. Si introduce un'ulteriore rete di sicurezza finanziaria per evitare il fermo produttivo, qualora la vendita dovesse slittare. Si tutela il reddito di circa 4.500 lavoratori, collegandolo a percorsi di riqualificazione professionale anche in funzione delle bonifiche. Si rafforzano gli strumenti a sostegno delle imprese dell'indotto e dell'indennizzo ai cittadini danneggiati dall'inquinamento.
Queste misure non sono un punto di arrivo ma un ponte necessario e responsabile verso un nuovo assetto proprietario e industriale.
Oggi - piaccia o no - esiste un interesse reale verso Taranto, esistono soggetti industriali e finanziari che guardano all'Ilva come a un potenziale straordinario di sviluppo, occupazione e innovazione. La linea della Lega è chiara e coerente: da un lato, garantire la continuità aziendale ed incrementare quindi la produzione industriale; dall'altro, salvaguardare la salute attraverso una seria riqualificazione ambientale.
Chiudere l'Ilva significherebbe concretamente abbandonare migliaia di famiglie a un'assenza di prospettiva, rendere strutturalmente dipendente l'industria italiana dall'importazione di acciaio e trasformare Taranto in un'enorme archeologia industriale, con meno lavoro e con le stesse ferite di carattere ambientale.
La nostra strada è un'altra. È la strada della transizione vera, delle bonifiche misurabili e non simboliche, della difesa dell'occupazione e dell'indotto, utilizzando tutti gli strumenti possibili a livello nazionale ed europeo. Perché l'Ilva è una comunità, è il diritto di un operaio a tornare a casa la sera sapendo di aver lavorato in sicurezza, è il diritto dei cittadini a non temere per la propria salute, è il diritto di un imprenditore dell'indotto a non vedere la propria azienda morire per ritardi che non ha causato lui. Questo decreto-legge non risolve tutto ma segna una linea chiara, quella di uno Stato presente.
Oggi abbiamo scelto la strada più difficile, quella della responsabilità. Votando questo provvedimento non diciamo che tutto è risolto. Diciamo che lo Stato c'è, che la politica si assume il peso delle scelte e che Taranto non è sola.
Per queste ragioni, con convinzione la Lega voterà a favore di questo provvedimento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Pandolfo. Ne ha facoltà.
ALBERTO PANDOLFO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, discutiamo oggi dell'ennesimo decreto-legge sull'Ilva in un contesto che non può e non deve essere separato da ciò che sta accadendo fuori da quest'Aula.
Pochi giorni fa - e oggi purtroppo è stato celebrato il funerale - un lavoratore ha perso la vita all'interno dello stabilimento di Taranto. È una tragedia che ci colpisce profondamente e che impone rispetto, responsabilità e verità. Alla famiglia di Claudio Salamida, di soli 47 anni, va ancora il nostro cordoglio e la nostra vicinanza. Ai lavoratori e alle lavoratrici va il nostro sostegno, così come esso va alle organizzazioni sindacali che hanno fatto immediatamente sciopero, perché la sicurezza sul lavoro non è una variabile negoziabile, soprattutto in uno stabilimento che da anni vive in condizioni di precarietà produttiva, manutentiva e gestionale.
Proprio per questo, nel corso dell'esame di questo decreto-legge, così come dei precedenti, come Partito Democratico abbiamo presentato degli emendamenti per rafforzare la sicurezza degli impianti e delle condizioni di lavoro, per garantire gli interventi strutturali sulla manutenzione e per prevedere un vero piano di emergenza per tutti i siti siderurgici. Emendamenti purtroppo respinti dal Governo e dalla maggioranza, che ancora una volta ha scelto di non intervenire in modo strutturale sul tema della sicurezza, nonostante quanto accaduto dimostri drammaticamente quanto sia necessario farlo.
Questo decreto-legge viene presentato come un intervento indispensabile per garantire la continuità operativa degli impianti, ma per comprenderne davvero la portata occorre collocarlo nel contesto più ampio in cui si inserisce.
Siamo di fronte - dicevo - all'ennesimo decreto dopo una lunga sequenza di provvedimenti emergenziali iniziati nel gennaio del 2023, dall'insediamento del Governo Meloni. Dopo tre anni dobbiamo chiederci a che cosa sia servita questa stagione: certamente non a costruire una strategia industriale credibile.
La crisi dell'ex Ilva ha radici profonde, nessuno lo mette in discussione; ne abbiamo parlato anche lungamente all'interno della Commissione.
Ma nell'ultimo triennio è oggettivamente precipitata per l'incapacità di questo Governo, in particolare del Ministro delle Imprese e del , di definire un percorso serio di rilancio industriale, di decarbonizzazione, capace di tenere insieme il diritto alla salute e alla sicurezza, ovviamente, delle comunità locali, e il futuro occupazionale di migliaia di lavoratori. Nel frattempo, la produzione è crollata ai minimi storici, l'azienda perde milioni di euro al giorno, gli impianti restano in condizioni critiche e migliaia di lavoratori vivono sospesi tra il lavoro e la cassa integrazione. L'indotto, di cui abbiamo parlato ancora poco fa, è allo stremo, così come nella comunità di Taranto, di Genova, di Novi Ligure e di Racconigi, che continuano a pagare il prezzo più alto dell'assenza di visione.
Il decreto-legge in esame non apre una prospettiva, non disegna un futuro, ed è questo il limite più grosso che presenta perché davvero si eviti che tutto collassi. Stanzia sì qualche risorsa pubblica per l'amministrazione straordinaria, prevede qualche finanziamento ponte, ma non dà certezze per il dopo: non c'è un piano industriale, non c'è una strategia per la decarbonizzazione, non c'è una visione del ruolo pubblico, non ci sono garanzie sul medio periodo per l'occupazione e, soprattutto, non c'è una risposta ambientale e sanitaria per i territori. È un decreto che rincorre la crisi, non la governa; non affronta neanche quei nodi specifici e concreti, come quello del Fondo Tamburi, limitandosi a ricalcolare gli indennizzi già erogati e lasciando fuori nuovi aventi diritto, nonostante le indicazioni della giurisprudenza più recente.
È in corso un quadro in cui si inserisce una trattativa avviata dal Governo dopo il fallimento dell'ultima gara; trattativa, tra l'altro, presentata come una svolta ma che, nei fatti, appare per quello che è: un'offerta simbolica, un euro per l'acquisizione dell'intero compendio industriale dell'Ilva, accompagnato dalla richiesta di una forte partecipazione pubblica e da impegni di investimento che sono tutti da verificare, in assenza di un piano industriale condiviso con i lavoratori, con i sindacati, con le istituzioni locali e con i territori.
Ad oggi non sappiamo quali sono i livelli produttivi, chi sosterrà i costi della transizione, come sarà garantita la continuità nella fase di trasformazione, quale sarà il ruolo dello Stato nella e quali tutele reali saranno assicurate all'insieme dei lavoratori e delle lavoratrici. Nello stesso tempo, lo Stato continua a immettere delle risorse pubbliche senza sapere dove vuole arrivare. È un'ambiguità che alimenta l'incertezza, la sfiducia e l'insicurezza dei lavoratori e delle comunità che stanno attorno a Ilva.
Il Partito Democratico non si è mai sottratto al confronto: abbiamo presentato emendamenti per rafforzare la sicurezza, per garantire le tutele occupazionali, per dare continuità agli ammortizzatori sociali, per sostenere l'indotto, dicevo, a vincolare le risorse pubbliche a degli obiettivi chiari di riconversione industriale e ambientale, per rafforzare sì il ruolo pubblico nella e istituire, come abbiamo chiesto ripetutamente, un Tavolo nazionale guidato dalla Presidenza del Consiglio con obblighi di trasparenza e informazione al Parlamento. Tutte queste proposte sono state respinte.
Al posto di una strategia, il Governo ha scelto la perenne gestione emergenziale chiudendo ogni spazio di confronto nel merito. Questa vicenda è il simbolo del fallimento della politica industriale del Governo Meloni. Dopo tre anni non esiste un disegno sulla siderurgia italiana e non c'è una visione sul ruolo del nostro Paese nella transizione europea, mentre l'Italia perde capacità produttiva e il sistema industriale si indebolisce. La Presidente del Consiglio, in quella che doveva essere la conferenza stampa di fine anno, che poi si è trasformata in quella di inizio anno, ha dichiarato che non permetterà che il futuro dell'Ilva finisca nelle mani di opportunisti e predatori: e ci mancherebbe ancora! Ma non basta tutto ciò, servono delle decisioni, serve una regia pubblica forte. Ricordo di averla chiesta al Ministro Urso quando ha girato per i territori portando in giro delle ipotesi che si sono rivelate del tutto fantasiose.
Insomma, Taranto, Genova, Novi Ligure, Racconigi e tutte le comunità coinvolte non possono continuare a vivere nell'incertezza permanente, né essere costrette a scegliere tra l'occupazione e il diritto alla vita e alla salute. Questo non è un bivio rispetto al quale possiamo mettere davanti le nostre comunità.
Con questo decreto, purtroppo, non si scioglie nessuno di questi nodi: si rinvia ancora e si prende tempo, ma il tempo, per l'ex Ilva, è finito da tempo. Per queste ragioni, il Partito Democratico esprimerà un netto voto contrario, un voto contrario che è un giudizio politico su un Governo che, dopo tre anni, non è stato in grado di offrire risposte credibili ed efficaci. Continueremo a stare dalla parte dei lavoratori, delle comunità locali e di chi crede che questo Paese debba avere un futuro industriale, ma che quel futuro non possa essere affidato all'improvvisazione e alla gestione emergenziale con cui il Governo continua ad affrontare questa vicenda .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Iaia. Ne ha facoltà.
DARIO IAIA(FDI). Grazie, Presidente. Signor Sottosegretario, onorevoli colleghi, intanto, prima di tutto, Fratelli d'Italia esprime il proprio cordoglio e la propria vicinanza nei confronti della famiglia di Claudio Salamida il dipendente del gruppo ex Ilva che, qualche giorno addietro, ha perso la vita: oggi si sono svolti i funerali a Putignano.
La sicurezza sul lavoro rimane un tema di stretta attualità in Italia ed una priorità per il Governo. Ma non è sufficiente parlare soltanto di sicurezza sul lavoro, perché la sicurezza sul lavoro non è uno . Per poter attuare, per poter lavorare nella direzione della sicurezza sul lavoro occorrono le risorse economiche, occorrono gli investimenti. E per poter far questo il Governo ha impegnato ulteriori risorse - parliamo di oltre 250 milioni di euro - che vengono messe a disposizione, da parte del Governo Meloni, con questo provvedimento anche per la sicurezza sul lavoro. Ed è falso, assolutamente falso, quello che abbiamo ascoltato, qualche istante fa, dai banchi del MoVimento 5 Stelle nella parte in cui si è affermato che i 250 milioni, in particolare i 108 milioni, sarebbero stati sottratti dal tema della sicurezza sul lavoro, perché non è assolutamente così e sarebbe stato sufficiente leggere il contenuto del decreto-legge n. 92 del 2025, al quale si richiama il provvedimento in trattazione oggi, per rendersi conto di come, con quelle risorse - 200 milioni all'origine, 108 milioni oggi -, siano finanziati gli interventi urgenti di manutenzione e ripristino ambientale, l'adeguamento degli impianti siderurgici e assicurati adeguati di sicurezza. Quindi, non è sufficiente venire qui ad esprimere cordoglio, è necessario anche metterci i fondi, metterci i soldi, e questo il Governo Meloni sta facendo.
Ed ancora. In questo provvedimento troviamo risorse importanti per quanto riguarda gli investimenti nei confronti dell'indotto. Si parla tanto di indotto, si parla tanto di lavoro, si parla tanto di aiuti nei confronti delle imprese, ma senza i fondi non si va da nessuna parte. Per cui non riusciamo veramente a comprendere come si possa, da una parte, votare contro un provvedimento di questo tipo e, dall'altra parte, andare a partecipare alle manifestazioni a favore dell'indotto.
Ed ancora. Non accettiamo lezioni da parte di chi ha svenduto lo stabilimento ed il gruppo ex Ilva ad ArcelorMittal; non accettiamo lezioni da parte di chi ha consegnato lo stabilimento ed il gruppo ad ArcelorMittal che aveva come unico obiettivo quello di eliminare - ed in parte, devo dire, l'ha anche raggiunto questo obiettivo - il suo principale concorrente; non accettiamo lezioni da parte di chi ha avallato la vendita a Mittal del gruppo ex Ilva, in questo caso il Governo guidato dal Presidente Giuseppe Conte.
E poi ci chiediamo e chiediamo al MoVimento 5 Stelle: dove è finita la causa del secolo che il MoVimento 5 stelle avrebbe dovuto intentare nei confronti del gruppo ex Ilva? Assolutamente nulla ; anzi, la causa l'ha fatta, il contenzioso l'ha intentato ArcelorMittal nei confronti del Governo proprio per lo scempio attuato in relazione allo scudo penale, ma non ho né il tempo né il modo di poter entrare nel merito dell'errore fatto in relazione allo scudo penale.
Che cosa ha fatto, invece, il Governo guidato da Giorgia Meloni? Intanto ha mandato via ArcelorMittal ed è il primo aspetto che teniamo ad evidenziare e a sottolineare.
Ha garantito la continuità produttiva; ha garantito il pagamento dei debiti nei confronti dell'indotto; ha fatto sì, altro aspetto importante, che venisse pubblicata una gara - nessuno lo ha evidenziato e lo ha sottolineato - che vincola l'acquirente ad effettuare investimenti e ad andare nella direzione della decarbonizzazione. Questo è un obbligo che l'acquirente ha a carico nel momento in cui andrà a sottoscrivere il contratto per l'acquisizione del gruppo ex Ilva. E poi abbiamo anche sentito affermare un'altra oscenità dal punto di vista giuridico, vale a dire che il Ministro Urso dovrebbe andare a recuperare i 7 miliardi - citazione - che il Governo, anzi, che i commissari del gruppo ex Ilva hanno notificato ad ArcelorMittal.
Quindi, invece di recuperare i 7 miliardi da chi ha arrecato danni al Governo italiano, allo Stato italiano, al gruppo ex Ilva, dovrebbe essere il Governo, per il tramite del Ministro Urso, a recuperare dagli stessi fondi italiani quello che è il danno arrecato da Mittal. Che cosa ha fatto il Governo? Noi abbiamo, invece, per il tramite dei commissari ex Ilva, azionato un contenzioso per un risarcimento per i danni arrecati, appunto, per un importo di 7 miliardi di euro - ripeto, 7 miliardi di euro - nei confronti del gruppo ArcelorMittal.
Cosa si contesta a Mittal? Prima di tutto: di avere violato gli obblighi industriali; di avere ridotto in maniera significativa la produzione rispetto agli impegni; di non avere realizzato o rallentato gli investimenti previsti nel piano industriale. Secondo: di non avere adempiuto agli obblighi ambientali; di avere ritardato o non eseguito le opere di risanamento ambientale. Terzo: di avere causato un danno patrimoniale all'azienda. Ha depauperato il valore industriale dell'ex Ilva, ha peggiorato le condizioni degli impianti.
Questa è la citazione, questo è il contenuto che i commissari hanno inoltrato nei confronti del gruppo ArcelorMittal. Per cui ci aspetteremmo almeno che non ci facessero lezioni coloro i quali hanno invece assegnato e poi avallato la vendita al gruppo Mittal .
Noi riteniamo che lo Stato non debba perseguire una vendetta giudiziaria, ma che occorra affermare un principio: chi gestisce beni pubblici strategici deve rispettare fino in fondo gli impegni assunti.
Il Presidente Meloni, nella conferenza di inizio anno, cui si faceva riferimento, è stata assolutamente chiara. Queste le sue parole: noi abbiamo ereditato una questione compromessa, che stiamo cercando di risolvere. Questo il Governo sta cercando di fare. È chiaro che questo provvedimento e questo decreto non è risolutivo rispetto alla vicenda dell'ex Ilva, ma è sicuramente importante. L'impegno del Governo continua ad essere quello di salvaguardare la produzione e l'occupazione, completare il risanamento ambientale, individuare un acquirente per gli produttivi.
Poi ricordiamo altri due aspetti presenti all'interno di questo decreto. Primo: incrementare gli indennizzi dei danni agli immobili derivanti dall'inquinamento provocato dall'Ilva di Taranto nei confronti dei proprietari dei fabbricati nel quartiere Tamburi. E allora qui sentiamo ripetere che si andrà a protestare e a manifestare nel quartiere Tamburi di Taranto, e io invito gli amici del MoVimento 5 Stelle, nel momento in cui si recheranno nel quartiere Tamburi, ad avvisarli che hanno votato contro un provvedimento che aumenta gli indennizzi in favore dei proprietari degli immobili del quartiere Tamburi .
Visto che ci siamo, invito gli amici dell'opposizione anche a spiegare perché hanno votato contro o stanno per votare contro l'integrazione salariale in favore dei lavoratori cassintegrati dell'azienda del gruppo ex Ilva. Voi state per votare contro l'integrazione salariale che il Governo Meloni sta mettendo a disposizione dei lavoratori. Per cui, quando andate a protestare accanto ai lavoratori, a Tamburi o davanti ai cancelli dell'ex Ilva, avvisateli di avere votato contro la loro integrazione salariale , perché ricordo che in questo provvedimento ci sono 8,6 milioni di euro per il 2025 e 11,4 milioni di euro per il 2026.
Quindi, ricordate questa cosa anche ai lavoratori e ricordatelo soprattutto nel momento in cui premerete il tasto rosso rispetto a questo provvedimento. Noi torneremo sul territorio fieri dell'attività che stiamo svolgendo. Viene prima l'interesse del territorio, viene per noi prima l'interesse della Patria, viene prima per noi l'interesse dell'Italia rispetto alle indicazioni di partito. Questo sia assolutamente chiaro. E poi credo che sia il caso anche di ricordare come un'impresa abbia chiarito, di recente, che non è assolutamente vero che la produzione industriale negli ultimi mesi del 2025 sia calata.
Basta leggere i dati: la produzione industriale è cresciuta nei mesi di settembre-novembre 2025 dell'1,4 per cento e gli investimenti dei beni strumentali sono cresciuti del 2,4 per cento nel mese di luglio, 0,9 nel mese di settembre e 3,3 per cento nel mese di novembre.
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
DARIO IAIA(FDI). Quindi, per tutte queste ragioni, signor Presidente, il voto di Fratelli d'Italia sarà assolutamente a favore di questo decreto
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2761: S. 1731 - "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1° dicembre 2025, n. 180, recante misure urgenti per assicurare la continuità operativa degli stabilimenti ex Ilva" .
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2521: Disposizioni in materia di sicurezza delle attività subacquee.
Ricordo che nella seduta del 15 dicembre 2025 si è conclusa la discussione generale e il rappresentante del Governo è intervenuto in sede di replica, mentre la relatrice vi ha rinunciato.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge e delle proposte emendative presentate .
Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri , che sono in distribuzione.
Se nessuno chiede di intervenire sul complesso degli emendamenti, invito la relatrice e la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sulle proposte emendative e sugli articoli aggiuntivi riferiti agli articoli del disegno di legge.
MARIA GRAZIA FRIJIA, . Grazie, Presidente. Il parere è contrario su tutti gli emendamenti.
FAUSTA BERGAMOTTO,. Parere conforme, Presidente.
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.1002 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1002 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.1 Barbagallo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1 Barbagallo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.1000 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1000 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.1001 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1001 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 2.1 Barbagallo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Barbagallo. Ne ha facoltà.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Con l'emendamento 2.1, poniamo una questione molto dibattuta in Commissione su cui le risposte dal Governo sono state sempre lacunose e francamente non supportate né da argomenti politici, né da argomenti relativi alla discrezionalità tecnica.
Il provvedimento si occupa di attività subacquee in profondità superiori ai 40 metri. Non c'è un riferimento né nella legislazione tecnica, né alle normative degli altri Paesi europei, perché è un tema e non è che nel mare non ci siano i muri; quindi, per tutta la durata del confronto in Commissione, abbiamo sempre chiesto una comparazione con le altre normative europee. Durante tutto il dibattito, non sono mai emerse le ragioni di questi famosi 40 metri.
Anche per la mole e per la rilevanza delle attività subacquee, riteniamo sia più giusto inserire la locuzione “10 metri” e non “40 metri”. Anzi, proprio alla luce del dibattito e del confronto parlamentare, in un tempo in cui il Governo e la maggioranza hanno avuto la bontà di dare parere contrario su tutti gli emendamenti delle opposizioni, chiedo se abbiano la bontà di spiegarci le ragioni per cui le attività subacquee iniziano da 40 metri e non da 10, perché francamente questa motivazione la si deve non soltanto all'opposizione, ma anche e soprattutto al Paese.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.1 Barbagallo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.2 Pastorella. Ha chiesto di parlare la collega Pastorella. Ne ha facoltà. Cercavo anche lei al suo posto. Devo memorizzare il suo posto nel banco dei nove.
GIULIA PASTORELLA(AZ-PER-RE). Sì, mi sono trasferita e, quindi, ha ragione lei. Questo emendamento prende atto di una realtà molto semplice, cioè che le infrastrutture subacquee molto spesso non sono proprietà di un solo gestore, men che meno di un solo gestore statale; molto spesso non c'è una proprietà esclusiva e talvolta sono addirittura soggette a diritto d'uso. Tutte queste fattispecie di proprietà non sono considerate nel provvedimento e, come ha detto il collega Barbagallo sul punto precedente, non c'è stato spiegato bene come mai non si siano considerate queste fattispecie come casi esistenti che vanno presi in considerazione quando si tratta di autorizzare e manutenere varie altre attività previste da questo provvedimento per le infrastrutture subacquee. Quindi, è una specifica tecnica che riflette la realtà, eppure ha trovato parere negativo e ci spiace.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.2 Pastorella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.3 Barbagallo. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.3 Barbagallo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.1000 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.1000 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.4 Iaria. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.4 Iaria, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 4.1000 Barbagallo. Ha chiesto di parlare il collega Barbagallo. Ne ha facoltà.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. L'articolo 4 - lo dico anche per una migliore comprensione da parte dei colleghi - è quello su cui si è concentrato maggiormente il dibattito in Commissione, perché è l'articolo in cui si prevede espressamente la nomina di un direttore generale dell'Agenzia e la copertura per la nomina che ammonta a ben 360.000 euro annui come indennità.
Innanzitutto riteniamo che questa previsione abbia alcuni . In questo momento, stride con il sentimento del Paese, in quanto la finanza locale ha gravissime difficoltà economiche. Ci sono centinaia di sindaci che ogni giorno hanno difficoltà a chiudere i bilanci e a tenere i conti in ordine e il Governo, invece, utilizza il principio delle maniche larghe su un posto che avrebbe potuto essere coperto in tanti altri modi, garantendo il distacco o il comando con il personale sempre all'interno dell'amministrazione nazionale o anche in convenzione. Ma non solo, perché, nelle procedure di nomina - ed è quello che chiediamo espressamente con l'emendamento - non viene prevista alcuna formula che garantisca l'evidenza pubblica. Il Governo è pronto a nominare il solito amico degli amici per un posto che, invece, ha grande rilevanza e necessita di supporti di natura tecnica particolarmente competente.
Per questo lamentiamo il fatto che, con riferimento a questo articolo, non ci sia stato alcun confronto né con il mondo dell'università, né con il mondo della ricerca, né con il mondo delle capitanerie di porto, né con le realtà professionali, che, in questo tempo, pur senza una normativa di settore, hanno garantito la sicurezza sia degli operatori, sia dei fondali.
Per queste ragioni, insistiamo sull'emendamento 4.1000, che sarebbe anche un esercizio di trasparenza perché garantirebbe una procedura di evidenza pubblica per una norma così significativa.
Concludo, Presidente, con una considerazione banale. Questa stessa normativa si poteva definire benissimo con un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri o con una normativa più veloce. Non vorremmo che si sia scelta proprio questa strada perché la vera ragione della legge sulle attività subacquee in fondo sia quella di nominare il nuovo direttore.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Deidda. Ne ha facoltà.
SALVATORE DEIDDA(FDI). Intervengo per rispondere e mi perdonerà il collega Anthony per il buon rapporto che abbiamo: questa storia che nominiamo gli amici degli amici viene smentita dal fatto che proprio sulla subacquea il presidente della Fondazione per il Polo nazionale della dimensione subacquea si chiama Roberta Pinotti ed è un esponente del Partito Democratico . Con questa testimonianza, abbiamo riconosciuto che tale provvedimento nasce nella scorsa legislatura approvato all'unanimità - nasce dal MoVimento 5 Stelle, col presidente Rizzo in Commissione, e da una mozione - e quindi abbiamo continuato, nella correttezza dei rapporti e nella correttezza istituzionale, pensando che questo argomento sia sicuramente e faccia onore a questo Parlamento e a questa istituzione .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.1000 Barbagallo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.1 Pastorella. Ha chiesto di parlare la deputata Pastorella. Ne ha facoltà.
GIULIA PASTORELLA(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Purtroppo, siamo consapevoli in questo Paese che qualunque tipo di modalità di nomina può essere oggetto di nomine non necessariamente adatte. L'abbiamo visto recentemente con il presidente dell'Autorità di sistema portuale di Taranto, su cui abbiamo espresso, come opposizioni, molte, molte perplessità con riferimento alle sue capacità, al suo alla competenza per gestire un porto così delicato, l'abbiamo anche ricordato poco fa con riguardo al provvedimento sull'Ilva.
Detto questo, si può cercare, comunque, di migliorare i procedimenti e di renderli più democratici per le nomine di queste importanti autorità. Quello che facciamo con questo emendamento, per la nomina del direttore dell'Agenzia, è proporre la stessa formula con cui si nomina, per esempio, il direttore dell'Agcom o il direttore dell'Istat; insomma, enti che tutti noi conosciamo per essere indipendenti benché, ovviamente, si tratti di nomine politiche. Quindi, proponiamo banalmente che questo presidente sia nominato, con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri - quindi, manteniamo questo aspetto - ma aggiungiamo una cosa molto importante, su cui credo tutti i colleghi possano essere d'accordo, cioè lo scrutinio parlamentare e, quindi, il parere delle Commissioni parlamentari competenti che dovranno votare.
Riteniamo che questo aspetto di democrazia e di scrutinio parlamentare possa aiutare ad evitare storture che - ripeto - esistono, purtroppo, in qualunque modello di nomina che sia di evidenza pubblica o altro.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.1 Pastorella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.2 Traversi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.2 Traversi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.3 Iaria. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.3 Iaria, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.1002 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.1002 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.1001 Barbagallo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.1001 Barbagallo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.4 Traversi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.4 Traversi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 4. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 5.1001 Ghirra. Ha chiesto di parlare la deputata Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Sull'articolo 5, che riguarda l'organizzazione dell'Agenzia, abbiamo presentato una serie di emendamenti perché la sensazione è che si vogliano moltiplicare, in qualche modo, uffici sotto la Presidenza del Consiglio, aumentando notevolmente la spesa per questo personale. Quindi, noi con gli emendamenti che seguono proponiamo di ridurre da 6 a 3 gli uffici di livello dirigenziale, di non prevedere eventuali sedi secondarie e di stabilire un limite di costi complessivo non in 60.000 euro ma in 30.000 .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.1001 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 5.1000 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.1000 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 5.1002 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.1002 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 5. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 5.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 6.1000 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.1000 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 6.1 Pastorella. Ha chiesto di parlare la deputata Pastorella. Ne ha facoltà.
GIULIA PASTORELLA(AZ-PER-RE). Intervengo una sola volta perché, in realtà, ho presentato questo emendamento in forma simile con riferimento a quasi tutti gli articoli di questo provvedimento. Semplicemente si chiede di consultare, nelle varie attività delle agenzie, e di coordinarsi anche con i rappresentanti o comunque con gli operatori privati che gestiscono le infrastrutture.
Torno al punto che avevo affrontato nel primo emendamento presentato: queste infrastrutture, per la maggior parte, non sono infrastrutture statali. Ed è, quindi, fondamentale che, rispetto a qualunque modifica, miglioria, discussione e via dicendo, si coinvolgano, come nel caso di tanti tavoli che il Ministero fa su altri temi, anche i rappresentanti di chi queste infrastrutture le costruisce, le gestisce, fa manutenzione ed eventualmente le dismette.
È, quindi, semplicemente una maniera per non far trovare la pappa pronta a chi, poi, dovrà implementare quello che viene deciso, e di coinvolgerlo nelle decisioni.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.1 Pastorella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 6.2 Barbagallo. Ha chiesto di parlare il deputato Barbagallo. Ne ha facoltà.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. L'articolo 6 è quello relativo alle funzioni dell'Agenzia. Noi abbiamo proposto diversi emendamenti con l'obiettivo di garantire un adeguato radicamento tecnico, un raccordo stabile e strutturato con chi deve garantire la sicurezza del mare e dei fondali. Per questo abbiamo chiesto che l'Agenzia fosse pensata come un vero luogo di sintesi tra le competenze: quella della Capitaneria di porto, quella delle Autorità marittime, quella del mondo dell'università e della ricerca e anche quella degli operatori altamente specializzati.
Avevamo pure chiesto di evitare sovrapposizioni di competenze e rallentamenti operativi, soprattutto in un settore come quello delle attività subacquee che riguarda gasdotti, cavi sottomarini, rilievi geosismici e manutenzione di infrastrutture particolarmente critiche. Insomma, la sicurezza deve essere proprio al centro di tutto. Per questo, con i nostri emendamenti a questo articolo interveniamo sia nelle zone UNESCO, sia nei progetti che riguardano l', sia nei settori che sono nevralgici per il trasporto marittimo e per la ricerca industriale, e riteniamo che siano uno spunto da offrire ai colleghi e, in particolare, alla maggioranza, per migliorare il testo.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.2 Barbagallo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 6.3 Barbagallo. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.3 Barbagallo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 6.13 Pastorella. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.13 Pastorella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 6.4 Iaria e 6.5 Barbagallo. Se nessuno chiede di intervenire li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 6.4 Iaria e 6.5 Barbagallo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 6.6 Barbagallo. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.6 Barbagallo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 6.7 Pastorella. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.7 Pastorella, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 6.8 Pastorella. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.8 Pastorella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 6.9 Traversi e 6.10 Barbagallo. Ha chiesto di parlare il deputato Barbagallo. Ne ha facoltà.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Il contenuto di questo emendamento l'ho fatto diventare anche un ordine del giorno in considerazione del fatto che la formazione professionale è di competenza espressamente delle regioni e che c'è la necessità di abilitare un numero considerevole - alla luce della legge in questione - di operatori professionali, sociosanitari, sanitari e operatori subacquei.
Quindi, a nostro giudizio, dovrebbe esserci un vero e proprio raccordo con le regioni e spingere alcune regioni come la mia, la Sicilia, che ha un'offerta formativa vecchia, vetusta e che - con tutto il rispetto per le categorie professionali che vengono abilitati di più, estetisti, parrucchieri e pizzaioli - necessita invece di una diversificazione più ampia. E lo sviluppo di un settore come quello dell'attività subacquea potrebbe garantire stimoli, conoscenze e competenze anche per le nuove generazioni. Quindi, come dire, insisterò poi nell'ordine del giorno se l'emendamento non dovesse essere approvato.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 6.9 Traversi e 6.10 Barbagallo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 6.11 Pastorella. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.11 Pastorella, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 6.12 Pastorella. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.12 Pastorella, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 6. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 6.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 7. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 7.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 8.1001 Ghirra. Ha chiesto di parlare la deputata Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Anche in questo caso intervengo una sola volta per illustrare una serie di emendamenti che abbiamo presentato all'articolo 8, che riguarda proprio il personale dell'Agenzia.
L'emendamento 8.1001, che è quello che andremo a votare, prevede l'eliminazione della previsione di contratti a tempo determinato per i dipendenti dell'Agenzia. Noi riteniamo che non sia una procedura corretta perché si rischia di creare nuovo precariato e siamo assolutamente contrari a questo tipo di previsione. Quindi lo specifichiamo sia all'interno della lettera del comma 2, sia proponendo l'eliminazione della lettera sempre del comma 2.
Chiediamo poi che, oltre al personale del Ministero della Difesa, possano essere assunti dall'Agenzia altri dipendenti della pubblica amministrazione. Pensiamo, in particolare, al Ministero dell'Interno, al Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti ma anche ad altri uffici pubblici dove sia presente del personale che abbia già la formazione per poter contribuire al lavoro dell'Agenzia.
Con l'emendamento 8.1003 Ghirra, chiediamo di prevedere una disposizione che riguarda le modalità di reclutamento del personale, facendo riferimento al decreto legislativo n. 300 del 1999 piuttosto che queste indicazioni che, a nostro avviso, sono aleatorie e che in qualche modo eludono anche quelle che sono le normative vigenti (penso, ad esempio, al tetto per il direttore generale). E poi proponiamo anche di ridurre, così come abbiamo fatto con l'emendamento precedente, il personale che andrà inquadrato all'interno di questi nuovi uffici portando la misura complessiva da 39 a 26 unità, prevedendo un solo livello di direzione generale, portando a tre (e non più a sei) le unità di livello dirigenziale non generale e a 22 le unità di personale non dirigenziale. Eliminando poi le previsioni che sono indicate rispetto al trattamento spettante.
Con questo emendamento, peraltro, si interviene anche sull'articolo 34 del provvedimento, che è quello che riguarda le disposizioni finanziarie, perché è evidente che riducendo il numero del contingente del personale vengono pressoché dimezzati, se non di più, i costi di questo intervento. Noi, quindi, non entriamo tanto nel merito della costituzione e dei compiti dell'agenzia ma riteniamo che questo non debba essere un modo per creare nuova spesa pubblica con scarsa efficacia, poi, agli effetti pratici .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.1001 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 8.1 Traversi e 8.1000 Barbagallo.
Ha chiesto di parlare il collega Barbagallo. Ne ha facoltà.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Grazie, Presidente. In particolare, contestiamo l'articolo 8, comma 2, lettera che è quello che fa riferimento alla possibilità di assumere, a tempo determinato, senza alcun criterio e senza alcuna valutazione di evidenza pubblica, sul modello dei gabinetti dei Ministri. Crediamo che, francamente, tutta quest'attività, che finora non c'è stata, non presuppone la necessità di questi contratti a tempo determinato. La logica, a nostro giudizio, continua a essere quella della lottizzazione, della militarizzazione anche, di posti di rilevanza scientifica.
Quindi chiediamo che le assunzioni a tempo determinato avvengano mediante procedure ad evidenza pubblica. Proprio per evitare ogni cattivo pensiero, da questo punto di vista, invito i colleghi di maggioranza a votare un emendamento che è banale, però aggiunge un rigo: garantisce, in un tempo come quello che stiamo vivendo, la serenità, anche in rapporto al dibattito che c'è stato qui in Aula.
PRESIDENTE. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 8.1 Traversi e 8.1000 Barbagallo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 8.1002 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.1002 Ghirra, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 8.2 Traversi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.2 Traversi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 8.1003 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.1003 Ghirra, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 8.1004 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.1004 Ghirra, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 8. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 8.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 9. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 9.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 10.1 Pastorella. Ha chiesto di parlare la collega Pastorella. Ne ha facoltà.
GIULIA PASTORELLA(AZ-PER-RE). Questo è un articolo assolutamente fondamentale, perché si parla delle autorizzazioni per l'installazione e la manutenzione, sia regolare che straordinaria, delle infrastrutture subacquee. Ora, voi capite bene che, se il 98 per cento del traffico Internet passa dai cavi sottomarini e ci passa la nostra energia, il nostro gas e tutto quanto, è fondamentale che le tempistiche, sia per l'installazione che, soprattutto, per la riparazione, in caso di sabotaggio, in caso di rotture normali, sia il più spedito possibile. Quello che io faccio in questo emendamento e nel successivo, banalmente, è di ridurre i tempi che questo provvedimento prevede per l'autorizzazione dell'Agenzia e, in particolare, che queste tempistiche siano decisamente ridotte, sia quando si definisce un intervento urgente, sia per le autorizzazioni normali, anche esse ridotte da 15 a 10 giorni. Credo che un'Agenzia così poderosa, con così tanto - ci auguriamo - personale, capacità di azione, eccetera, sarà perfettamente in grado di accelerare un iter autorizzativo. Anticipo, a questo punto, anche l'emendamento 10.3, dove si aggiunge un pezzo a questo iter autorizzativo, che è una sorta di ricorso. Perché supponiamo che l'Agenzia dia parere negativo a quello che sia un intervento di manutenzione o di installazione di un'infrastruttura, credo che sia corretto che il proponente possa avere una certezza delle tempistiche, nel caso in cui obietti alla decisione presa dall'Agenzia, e che l'Agenzia debba rispondere entro un tot, anche lì, nell'ottica dell'interesse strategico del Paese che hanno queste infrastrutture, che hanno diritto ad essere autorizzate il più rapidamente possibile, laddove, ovviamente, ottemperino a tutti i criteri necessari. Mi auguro quindi che, nell'interesse strategico del Paese - che tutti condividiamo -, si possa votare favorevolmente a questi emendamenti.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 10.1 Pastorella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 10.2 Pastorella. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 10.2 Pastorella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 10.3 Pastorella. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 10.3 Pastorella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 10.4 Pastorella. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 10.4 Pastorella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 10.5 Pastorella. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 10.5 Pastorella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 10. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 10.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 11. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 11.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 12.1 Pastorella. Ha chiesto di parlare la collega Pastorella. Ne ha facoltà.
GIULIA PASTORELLA(AZ-PER-RE). Per quanto riguarda il fatto che questa nuova Agenzia debba cooperare con altre agenzie, c'è una lunga lista già inclusa nel provvedimento. Mi stupisco che manchi un'agenzia, anzi, due agenzie fondamentali, visto che stiamo parlando di dimensione subacquea: quella della sicurezza informatica e quella dello spazio. Perché, direte voi? Che c'entrano con l'acqua? C'entrano, in realtà, tantissimo, perché molte di queste infrastrutture non sono solo manomesse con la mano, ovvero fisicamente, ma sono anche soggette, e oggetto, soprattutto, di attacchi informatici. È quindi fondamentale che l'Agenzia nazionale per la per la cybersicurezza, sia non solo tempestivamente informata, come da direttiva europea NIS2, di eventuali incidenti, ma che possa, il più possibile, collaborare con la nuova Agenzia per la sicurezza delle attività subacquee, in modo da poter ripristinare e rendere il nostro Paese più resiliente.
D'altra parte, lo spazio viene spesso legato alla dimensione : vengono messi insieme come due domini molto difficili.
Dallo spazio si possono vedere tantissime cose, si può monitorare con i satelliti e si possono notare prima potenziali problemi. E quindi mi stupisce che tra le tante agenzie, Ministeri, Corpi, eccetera, con cui la nuova agenzia collaborerà, queste due, che sono fondamentali, non siano nella lista. Ho cercato di aggiungerle e mi auguro che l'emendamento troverà il vostro supporto .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 12.1 Pastorella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 12. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 12.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 13.1 Barbagallo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 13.1 Barbagallo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 13.2 Barbagallo e 13.1000 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 13.2 Barbagallo e 13.1000 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 13.3 Pastorella. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 13.3 Pastorella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 13.4 Pastorella. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 13.4 Pastorella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 13.5 Pastorella. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 13.5 Pastorella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 13.6 Pastorella. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 13.6 Pastorella, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 13.7 Pastorella. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 13.7 Pastorella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 13. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 13.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 14. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 14.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 15.1 Pastorella. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 15.1 Pastorella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge
Passiamo all'emendamento 15.2 Pastorella. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 15.2 Pastorella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge
Passiamo all'articolo 15. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 15.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 16. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 16.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 17.1 Traversi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 17.1 Traversi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 17.2 Traversi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 17.2 Traversi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 17.3 Barbagallo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 17.3 Barbagallo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 17.1000 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 17.1000 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 17. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 17.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Passiamo all'articolo aggiuntivo 17.01 Traversi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 17.01 Traversi, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 18.1 Barbagallo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 18.1 Barbagallo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 18.2 Barbagallo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 18.2 Barbagallo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 18.3 Traversi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 18.3 Traversi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 18. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 18.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 19.1 Barbagallo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 19.1 Barbagallo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 19.2 Traversi e 19.1000 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 19.2 Traversi e 19.1000 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 19.3 Barbagallo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 19.3 Barbagallo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 19.4 Traversi e 19.5 Barbagallo. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 19.4 Traversi e 19.5 Barbagallo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 19. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 19.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 20. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 20.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 21.1 Barbagallo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 21.1 Barbagallo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 21.2 Traversi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 21.2 Traversi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 21. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 21.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo agli identici emendamenti 22.1 Traversi e 22.2 Barbagallo. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 22.1 Traversi e 22.2 Barbagallo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 22. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 22.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 23.1 Barbagallo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 23.1 Barbagallo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 23.2 Barbagallo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 23.2 Barbagallo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 23.3 Traversi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 23.3 Traversi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 23. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 23.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 24. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 24.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 25. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 25.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Passiamo all'articolo aggiuntivo 25.01 Barbagallo. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 25.01 Barbagallo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 26. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 26.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 27. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 27.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 28.1 Traversi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 28.1 Traversi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 28.1000 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 28.1000 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 28. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 28.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 29, al quale è riferito solo l'emendamento Ghirra 29.1000, sul quale la Commissione e il Governo hanno espresso parere contrario.
Avverto che, poiché tale emendamento è interamente soppressivo, ai sensi dell'articolo 87, comma 2, del Regolamento, porrò in votazione il mantenimento dell'articolo. Pertanto, chi intende sopprimere l'articolo 29 deve votare contro il mantenimento, chi invece intende mantenerlo deve votare a favore.
Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul mantenimento dell'articolo 29.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 30. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 30.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 31. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 31.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 32.1000 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 32.1000 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 32. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 32.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 33. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 33.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 34. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 34.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 35. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 35.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Invito la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
Aspetti un attimo, Sottosegretaria, che i colleghi stanno andando a prendere il fascicolo. Bene, ci siamo, mi pare di capire.
MATILDE SIRACUSANO,. Sugli ordini del giorno n. 9/2521/1 Iaria, n. 9/2521/2 Traversi e n. 9/2521/3 Ghirra, il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2521/4 Frijia, il parere è favorevole, con la seguente riformulazione: occorre espungere la terza e la quinta premessa e riformulare l'impegno nei seguenti termini: “impegna il Governo a valutare l'opportunità di approfondire, in sede di attuazione delle misure recate dal provvedimento in esame, le tematiche volte a definire la disciplina e la responsabilità degli operatori tecnici subacquei”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2521/5 Benzoni, il parere è favorevole, con la seguente riformulazione: “a valorizzare ulteriormente, in sede di attuazione delle misure recate dal provvedimento in esame, la collaborazione istituzionale tra l'Agenzia per la sicurezza delle attività subacquee e l'Agenzia spaziale italiana, già consentita dal disegno di legge”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2521/6 Pastorella, il parere è favorevole, con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di valorizzare, nell'ambito della relazione di cui all'articolo 9 e nel rispetto delle esigenze di segretezza, di sicurezza e delle classificazioni di legge, il tema relativo al danneggiamento delle infrastrutture subacquee di interesse nazionale”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2521/7 Ruffino, il parere è favorevole, con la seguente riformulazione: “a valorizzare ulteriormente, in sede di attuazione delle misure recate dal provvedimento in esame, la promozione e lo sviluppo di competenze, capacità tecnologiche e scientifiche in materia subacquea, mediante il coinvolgimento del sistema dell'università e della ricerca e del sistema produttivo nazionale, già consentito dal disegno di legge, anche in relazione a iniziative di ricerca e di sviluppo riguardanti infrastrutture di supporto per sistemi subacquei autonomi”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2521/9 Barbagallo, il parere è contrario.
PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2521/1 Iaria, su cui vi è il parere contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie, Presidente. Farò un intervento breve. Quest'ordine del giorno pone due temi importanti. Con questo provvedimento di legge si istituisce una nuova Agenzia per la sicurezza subacquea, quindi un nuovo organismo - non voglio chiamarlo né poltronificio, né posto dove mettere i parenti, anche perché i parenti sono già tutti sistemati dal Governo Meloni - che costerà circa 4,5 milioni. Quando però nello stesso ordine del giorno chiediamo, nell'impegno, di fare in modo che, in questo settore, ci sia una equiparazione verso l'alto dei salari, perché sono molto diversificati - i salari degli operatori del settore hanno molto differenti tra loro -, quindi, di ritornare al tema del salario minimo, chiaramente si boccia pure l'ordine del giorno. Quindi, il salario minimo viene bocciato, però l'altra modalità è di creare nuove agenzie. Quindi, il nostro nuovo compito politico sarà di proporre agenzie su agenzie, in modo da sistemare tutti i lavoratori che adesso prendono uno stipendio basso e provare a sistemarli in queste nuove agenzie, in questi nuovi enti creati per riuscire ad avere uno stipendio più dignitoso .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2521/1 Iaria, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2521/2 Traversi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2521/2 Traversi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2521/3 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2521/3 Ghirra, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2521/4 Frijia, su cui il parere è favorevole con riformulazione: va bene? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2521/5 Benzoni, il parere è favorevole con riformulazione. Va bene? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2521/6 Pastorella, il parere è favorevole con riformulazione: va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2521/7 Ruffino: il parere è favorevole con riformulazione: va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2521/8 Barbagallo, su cui vi è il parere contrario.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Barbagallo. Ne ha facoltà.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Ci abbiamo provato in tutti i modi - l'ultimo è un ordine del giorno - a stimolare un confronto, un dibattito, a dare un contributo anche propositivo a un testo - lo ribadiamo - che è ricco di dettagli tecnici e che poteva benissimo seguire altre vie normative più semplici.
Francamente, non comprendiamo le ragioni del parere contrario. Nel testo è prevista una serie di figure specialistiche, che riguarda attività specifiche, come quelle di operatori tecnici subacquei di basso o di alto fondale, tecnici iperbarici…
PRESIDENTE. Scusi, collega Barbagallo, io non la sento. Colleghi, so che abbiamo fatto tanti voti, però io non riesco a sentire il collega Barbagallo. Abbassiamo il tono della voce, siamo alla fine dei voti, proviamo ad ascoltare.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Dicevo, diverse figure che necessitano di abilitazioni specifiche. Nel testo è prevista una serie di richiami a ulteriori regolamenti e decreti. Non capiamo perché il Governo dica “no” al coinvolgimento delle regioni, che, peraltro, in materia di formazione professionale, hanno competenze specifiche. Noi riteniamo che sia un pasticcio bello e buono. Mi appello ai colleghi di tutta l'Aula, affinché diano un contributo, anche con un voto, per provare a trovare una soluzione che certamente il testo non offre, ma è ricco di contraddizioni da questo punto di vista.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la Sottosegretaria di Stato per i Rapporti con il Parlamento, Matilde Siracusano. Ne ha facoltà.
MATILDE SIRACUSANO,. Grazie, Presidente. Soltanto per motivare il parere contrario su quest'ordine del giorno, che è anche la motivazione che è stata espressa sull'emendamento che ha presentato l'onorevole Barbagallo: semplicemente perché il coinvolgimento delle regioni è già disciplinato dagli articoli 21 e 25 e si farà proprio ricorso all'intesa in sede di Conferenza unificata .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2521/8 Barbagallo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
Interrompiamo, pertanto, l'esame del provvedimento che riprenderà nella seduta di domani, mercoledì 21 gennaio, a partire dalle ore 16,45 per le dichiarazioni di voto finale e la votazione finale. Sospendiamo, altresì, brevemente la seduta che riprenderà alle ore 19,30 per la commemorazione di Valeria Fedeli. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. . Colleghe e colleghi, lo scorso 14 gennaio è venuta a mancare Valeria Fedeli. Una donna, una collega, mi fregio di dire un'amica, che tutte e tutti ricordiamo per il suo profilo politico e istituzionale di altissimo livello.
Come sindacalista, nel nostro Paese e in Europa, da autorevole esponente del Partito Democratico, da parlamentare, da Vicepresidente e poi Vicepresidente Vicaria del Senato, da Ministra dell'Istruzione, dell'università e della ricerca: Valeria Fedeli ha saputo coniugare passione e rigore, caparbietà e generosità.
In ogni sua battaglia, in ogni suo intervento, in ogni sua azione è sempre emersa la tenacia dell'impegno per i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici in particolare, per i giovani, per la scuola, che amava moltissimo, convinta com'era del valore democratico di questa istituzione, strumento di emancipazione e di crescita individuale e collettiva, capace di colmare le diseguaglianze e valorizzare il talento irripetibile di ogni studente e studentessa.
Ha saputo ispirare ed è stata punto di riferimento per giovani donne impegnate in politica, molte delle quali sono qui in quest'Aula, invitandole a fare sentire la propria voce e a fare la differenza. Perché credeva nella forza trasformatrice delle donne, la stessa che ha sempre animato la sua azione politica.
Ha promosso con determinazione l'educazione al rispetto nelle istituzioni scolastiche, affinché le discriminazioni di genere e le violenze potessero essere sradicate, proprio a partire dal luogo in cui si formano i cittadini e le cittadine di domani.
Credo sia nostra responsabilità saper far tesoro di questa ricca testimonianza, sapere replicare ogni giorno, anche in quest'Aula, il suo esempio di buona politica, ferma ma mai aggressiva. Una “rivoluzionaria riformista” è stata definita. Radicale nei valori e riformista nel metodo, appunto. E quei valori e quel metodo restano una sua preziosa eredità.
Con la scomparsa di Valeria Fedeli perdiamo una donna straordinaria che amava la nostra Costituzione, si impegnava a renderla concreta nella vita di tutti i giorni, a partire dall'articolo 3, per il bene di tutta la comunità che voleva retta sui principi di giustizia sociale, solidarietà e uguaglianza. Una collega che aveva una enorme capacità di visione e fiducia nel domani, che non si limitava a immaginare migliori mondi possibili ma che lavorava con dedizione e passione per realizzarli.
La Presidenza ha già fatto pervenire ai familiari le espressioni della più sentita partecipazione al loro dolore, che desidero ora rinnovare anche a nome dell'Assemblea, invitandola a osservare un minuto di silenzio .
Ha chiesto di parlare la deputata Braga. Ne ha facoltà.
CHIARA BRAGA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Grazie per le sue parole e per darmi l'opportunità di rendere omaggio, a nome del mio gruppo, a una donna che ha servito con passione, intelligenza e determinazione, le istituzioni. Un'amica, una compagna, per molte e molti di noi. Per me Valeria è stata anche un riferimento prezioso nel lavoro parlamentare, sempre presente per un consiglio, un suggerimento, sia nei processi legislativi che nel partito.
Ricordo le sue parole d'affetto e di incoraggiamento quando sono stata nominata capogruppo. In questi giorni di cordoglio, qualcuno ha definito Valeria Fedeli una rivoluzionaria riformista. In questo apparente contrasto, risiede la sua cifra più autentica, la sua capacità di essere radicale, nel pensiero, nei valori, ma straordinariamente pragmatica nel trovare l'intesa, la mediazione necessaria per fare progredire concretamente i diritti del lavoro, delle donne, di ogni individuo.
Valeria ha saputo tenere insieme, con una coerenza rara, tre profili che in lei diventavano un'unica cifra del suo agire: sindacalista, femminista, dirigente di partito. Questa varietà l'ha portata a rivestire i ruoli più alti: da autorevole guida del sindacato europeo della CGIL a Vicepresidente del Senato, fino a essere Ministra della Repubblica.
Eppure, nonostante le cariche, non ha mai smesso di essere una donna di territorio. Il suo circolo, quello in cui militava, il Partito Democratico di Monteverde, la vita del suo quartiere erano per lei l'ancora necessaria per non perdere mai il contatto con la realtà e con le persone, soprattutto con le donne di ogni generazione, specie le più giovani.
Femminista appassionata, capace sempre di unire il lavoro dentro le istituzioni e il fuori di una società in continua evoluzione, nelle battaglie che l'hanno vista sempre protagonista, non per le altre donne ma con le altre donne.
Tra i suoi molti impegni ha sempre riservato un posto speciale per la scuola. Per Valeria l'istruzione non era solo una delega ministeriale, ma il cuore pulsante dell'emancipazione sociale, ed era giustamente orgogliosa - e noi con lei - di avere promosso le linee guida sul rispetto della differenza e sulla parità. Per lei la scuola doveva essere il primo presidio contro ogni discriminazione, il luogo dove si costruisce una nuova educazione, sentimentale e civile.
Questa sua visione era alimentata da un amore profondo per la Costituzione: non la considerava un pezzo di carta da conservare in bacheca, ma una materia viva, e per questo si impegnava soprattutto con i giovani, per spiegare che la Carta è lo strumento per essere cittadine e cittadini consapevoli.
Tutto questo non nasceva dal nulla, ma da una curiosità onnivora. Valeria studiava moltissimo, leggeva senza sosta, non solo per dovere d'ufficio, ma per un desiderio inesauribile di comprendere il mondo così complesso. Una serietà, però, che non le impediva di essere una donna innamorata della vita. Amava molte cose: amava il mare, amava la sua famiglia, il legame profondo con Achille, la gioia infinita per i suoi nipoti, a cui va tutto il nostro affetto.
Le dichiarazioni di stima e gratitudine che sono arrivate da ogni parte politica, in questi giorni, non sono atto di circostanza. La sua eredità è un monito per tutti noi. Ci insegna che si può essere fermi negli ideali, senza mai chiudere la porta al dialogo, che si può essere … essendo al contempo profondamente generosa. Grazie Valeria, per il cammino che hai percorso insieme a noi
PRESIDENTE. Grazie, onorevole. Ha chiesto di parlare il deputato Alessandro Amorese. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO AMORESE(FDI). Grazie, Presidente. È un ricordo, il nostro, pieno di rispetto, per una donna che è stata, ovviamente, su una barricata sempre opposta alla nostra, ma della quale non possiamo che riscontrare la grande passione civile, come ha raccontato anche il Presidente Mattarella, il coraggio e la grande umanità.
Ne ricordiamo il percorso poliedrico a cominciare giustamente dall'impegno sindacale, dall'impegno sociale nato nella scuola, quella scuola che poi tornerà fino in fondo nel suo agire politico e proseguito poi nel settore tessile e dell'abbigliamento, per poi approdare - devo dire con naturalezza - alla politica, in Senato e poi con la nomina a Ministro dell'Istruzione, dell'università e della ricerca con il Governo Gentiloni, dove c'è stato subito chiaro quanto abbia fatto tesoro dell'esperienza sindacale, nel sindacato, pronta, quindi, al dialogo, come diceva l'onorevole Braga, e all'ascolto, affrontando così le questioni, anche quelle più delicate.
Un profilo eclettico e ampio quello di Valeria Fedeli. La ricordiamo anche vicepresidente della Federconsumatori, nel CdA della Fondazione Agnelli, addirittura al posto di un altro grande, Sergio Marchionne. Allora non possiamo, come Fratelli d'Italia, che stringerci intorno alla famiglia e intorno alla comunità politica e umana del Partito Democratico. Quando viene a mancare uno di noi, quando viene a mancare un pilastro delle nostre comunità e delle nostre storie l'altra parte non può che fare questo, abbracciare chi in questo momento piange quella memoria .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Nisini. Ne ha facoltà.
TIZIANA NISINI(LEGA). Grazie, Presidente. Oggi rendiamo omaggio a Valeria Fedeli, che io ho avuto la fortuna di conoscere nella passata legislatura perché insieme in Senato eravamo in Commissione lavoro e ho avuto la fortuna di conoscere Valeria anche fuori da queste Aule parlamentari. Noi avevamo uno spazio in una radio dedicata ai ragazzi, perché Valeria amava i ragazzi, amava creare consapevolezza, amava spiegare l'educazione civica ai ragazzi. Mentre io avevo uno spazio dedicato al lavoro, Valeria parlava della Costituzione. Lì si vedeva la vera Valeria, quella proprio dedicata ai giovani: quanto amava la nostra Carta, quanto amava insegnare la Costituzione ai ragazzi. Avevamo due spazi temporalmente vicini e a volte mi soffermavo dietro il vetro a guardarla mentre interagiva coi ragazzi e si vedeva proprio la sua felicità. Era nel suo mondo, era insieme ai ragazzi.
Lei ha attraversato la sua vita politica dedicandola al Paese, sempre mettendo davanti la dignità dei lavoratori e l'autonomia delle persone, con un'attenzione particolare al mondo femminile. Lei era per la parità di genere, lavorava per nessuna discriminazione, perché per Valeria nessuno doveva rimanere indietro. Con il suo percorso politico - tutto il percorso che ha fatto è già stato illustrato dai colleghi - Valeria lascia un segno profondo. Mi ricordo che a volte, quando eravamo in Commissione lavoro, non ci trovavamo spesso con le idee e allora mi chiamava e mi diceva: “Nisini, vieni un po' qui che dobbiamo parlare io e te”. Però, era sempre un confronto leale, schietto e diretto e io la ricorderò sempre - tutti noi la ricorderemo sempre - per la sua tenacia, la sua determinazione e quella luce che aveva negli occhi, perché, al di là delle idee diverse, con Valeria ci si poteva sempre confrontare e a volte si trovava anche la quadra, però era un discorso piacevole, erano delle idee che venivano messe insieme, ma sempre con la voglia di fare e di trovare una soluzione per il bene del Paese. Quindi, a chi la conosceva, a chi le ha voluto bene, in particolar modo ai familiari, va il cordoglio mio e la vicinanza anche di tutto il gruppo della Lega-Salvini Premier .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Paolo Emilio Russo. Ne ha facoltà.
PAOLO EMILIO RUSSO(FI-PPE). Grazie, signora Presidente. Non posso affermare di essere stato un amico di Valeria Fedeli, ma tutti coloro che hanno avuto questo privilegio, che l'hanno frequentata nel corso della sua lunga esperienza pubblica nel sindacato, in Parlamento e poi anche al Governo, mi hanno restituito - come hanno fatto oggi i suoi compagni di partito, con il commosso ricordo della presidente Chiara Braga - l'immagine di una persona generosa e perbene, di una donna appassionata e dallo spiccato rigore morale, capace di anticipare i temi e di aggiornare schemi. Femminista, ma mai ideologica, convintamente di sinistra, ma sinceramente riformista, di parte, ma mai escludente, capace di confrontarsi anche con chi non la pensava come lei.
L'Aula della Camera le rende omaggio non perché è consuetudine ma per il suo apporto alla vita pubblica, per il contributo che ha saputo dare alla nostra vita sociale e politica. Come Ministra ha gestito con attenzione le sfide del settore educativo, ponendo l'accento sulle politiche inclusive e innovative. Alcune sue posizioni hanno anticipato il dibattito e alcuni temi, che sono, appunto, oggi al centro dell'agenda pubblica. Mi riferisco, in particolare, alla proposta di introdurre dei limiti all'uso dei telefoni cellulari nelle scuole. Un'intuizione che evidenzia la capacità di cogliere per tempo i cambiamenti sociali e tecnologici e di interrogarsi sugli effetti educativi che essi producono.
Prima ancora Valeria Fedeli ha svolto una lunga e significativa attività sindacale e in quel contesto ha maturato una sensibilità particolare per i diritti delle lavoratrici e per le dinamiche sociali che attraversano il mondo del lavoro, portando poi questa esperienza dentro le istituzioni repubblicane. Mi piace ricordare, anche su questo tema, il contributo e gli studi delle politiche di genere che ha fatto con il progetto “Donne e Futuro” della collega Cristina Rossello, che è qui presente.
Rilevante è stato il suo impegno nel contrasto alla violenza di genere, nella presentazione della proposta di istituzione di una Commissione parlamentare sul fenomeno dei femminicidi, ma probabilmente più di tutte le parole, più di tutte le cose che ho ricordato, vale l'immagine e una considerazione. Cercate sui siti del Senato, del Governo, su Google, sui giornali: la troverete sempre che sorride in ogni foto. Allora, io penso che sia bene ricordarla così, col sorriso. Ciao Valeria, un abbraccio ad Achille e a tutta la sua famiglia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Caso. Ne ha facoltà.
ANTONIO CASO(M5S). Signora Presidente, colleghe e colleghi, oggi quest'Aula rende omaggio a Valeria Fedeli, una donna che ha attraversato la vita pubblica italiana mettendo al centro la lotta per i diritti. Valeria Fedeli è stata sindacalista, parlamentare, Vicepresidente del Senato, Ministra, ma prima ancora e più di ogni altro incarico è stata una femminista nel senso più pieno. Non come etichetta, bensì come pratica quotidiana, con attenzione soprattutto a quelle persone che rischiano di restare ai margini: donne e giovani, chi vive di discriminazioni, chi viene da lontano, chi è più fragile perché è esposto. Il suo femminismo è stato sempre intrecciato a un'idea di società inclusiva, dove l'integrazione non è un favore concesso ma un diritto da garantire, dove l'uguaglianza non è uno slogan ma un lavoro paziente nelle istituzioni, sulla scuola, sul linguaggio pubblico, sulle opportunità reali.
Proprio per questo la scuola, nella sua visione, era il luogo in cui si costruisce la cittadinanza. Non solo trasmissione di saperi ma formazione alla libertà, al rispetto, alla dignità. A lei dobbiamo proprio un passaggio importante e concreto, ovvero le linee guida nazionali per educare al rispetto, per la parità tra i sessi e per la prevenzione della violenza di genere e di tutte le forme di discriminazione. Un documento che afferma, senza ambiguità, che per prevenire la violenza e combattere le discriminazioni serve l'educazione, serve educare, serve costruire consapevolezza e responsabilità, servono strumenti culturali e civili. E non possiamo dimenticare il suo ruolo nel grande risveglio femminista del Paese come fondatrice del movimento “Se non ora quando”. Allora, il modo migliore per onorare Valeria Fedeli significa continuare a costruire un Paese in cui nessuna e nessuno siano lasciati indietro, in cui le libertà delle donne siano intese come la misura della libertà di tutti.
Concludo, Presidente, dando ai colleghi del Partito Democratico, alla sua famiglia e a chiunque le ha voluto bene il cordoglio più sincero da parte del MoVimento 5 Stelle
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Bonetti. Ne ha facoltà.
ELENA BONETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Io ringrazio la Presidenza e il Partito Democratico per aver voluto promuovere questa occasione importante, che non è solo un tempo nel quale onoriamo, nelle istituzioni che ha servito, la memoria di Valeria Fedeli, ma le riconosciamo - lo dico con chiarezza - un ruolo che sicuramente è da annoverare tra le grandi donne che hanno scritto la storia del nostro Paese.
Penso sia anche l'occasione di far risuonare ancora una volta, in quest'Aula, la voce di una donna che ha servito queste istituzioni, attraverso la nostra voce, perché Valeria Fedeli ha dato voce a chi, troppo spesso, non ne aveva, e la sua è stata una voce credibile, chiara, che ha saputo incidere, perché nasceva dall'esperienza e non dalla retorica. Io ne ho avuto una piena e chiara percezione al primo colloquio che ho avuto con lei, nel suo studio da Ministra, per parlare di università e di ricerca. Valeria Fedeli ha creduto nell'istruzione come leva di uguaglianza e di futuro per tutte e per tutti, nel merito come tensione ad essere il meglio di ciò che si può essere, a fare sempre il meglio di ciò che si può fare, e non come una clava per giudicare o per escludere.
È stata una donna che ha interpretato il ruolo di politica, di donna a servizio delle istituzioni, da donna. È stata una donna che non ha chiesto spazio, ma lo ha costruito. Io ricordo con commozione il suo sguardo, così intelligente, vivace, profondo, accogliente, che cercava costantemente dialogo e alleanze. Da Ministra, l'ho sentita accanto in tutte le battaglie fatte per liberare opportunità per le donne. Ricordo alcune delle sue battaglie più recenti: la prospettiva di genere nelle politiche pubbliche, il bilancio di genere nelle amministrazioni pubbliche e ricordo quella tenace battaglia per introdurre il concetto della condivisione nei carichi di cura familiare tra le donne e gli uomini; quanto insisteva nei dialoghi, anche privati, con me, sulla necessità di sostituire la conciliazione con la condivisione.
Valeria Fedeli è venuta a mancare troppo presto. Mancherà a suo marito Achille, che abbracciamo forte, alla sua famiglia, al suo partito, ma mancherà anche a tutte e tutti noi, mancherà al Paese. Oggi, però, so che ci guarderebbe e ci direbbe: su, andate avanti, perché le strade aperte vanno percorse. E, in fondo, la sua vita continuerà ogni volta che i diritti verranno difesi davvero
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, Presidente. Valeria Fedeli è stata una grande donna delle istituzioni: Ministra con il Governo Gentiloni, Vicepresidente del Senato, molti incarichi parlamentari importanti, ma è stata, soprattutto, una sindacalista e una femminista. Io voglio ricordare, oggi, che Valeria è stata fondatrice del movimento femminista per difendere la dignità delle donne. La difesa della dignità - la difesa della dignità delle donne, la difesa della dignità dei lavoratori - è stato, forse, uno dei principali contributi che Valeria Fedeli ha dato alla vita politica del nostro Paese e, oserei dire, anche un contributo importante alla storia del nostro Paese.
Da giovane dirigente della CGIL, prima di entrare nella Federconsumatori come vicepresidente nazionale, è stata sempre molto legata al suo territorio, alla Bassa, che ricorda fin dalle prime righe della sua biografia come operoso e attivo, nonostante si sia trasferita a Milano, per studiare, all'età di 17 anni. È scomparsa improvvisamente, lasciando un grande vuoto tra i compagni e le compagne, che da una vita ne apprezzavano il carattere, la combattività, lo spirito libero.
Valeria Fedeli era aperta, gentile, elegante, generosa, ed era sempre immersa nel dialogo tra mondi diversi. Era molto determinata nelle sue idee, ma sapeva ascoltare, discutere, mediare. Entrava sempre nelle cose, studiava e non si muoveva mai con pregiudizi.
Insomma, Valeria Fedeli è stata tante cose, e qui, oggi, noi la ricordiamo per l'esempio che ha saputo dare di buone pratiche politiche, di costruttrice, di donna di pace, di come stare dentro a una comunità politica. In un tempo in cui sembra che la politica sia fatta solo per chi urla, chi urla di più e alza di più i toni, Valeria Fedeli resta un luminoso esempio di pratiche democratiche, soprattutto umane.
Ci stringiamo alla sua famiglia politica, che le ha tributato un commosso e sentito saluto dal Campidoglio di questa città, al marito Achille Passoni, alle figlie Laura, Valeria, a tutti i suoi parenti e, soprattutto, a tutte le persone che le volevano bene e che hanno stimato il suo lavoro e la sua umanità in questi anni .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Carfagna. Ne ha facoltà.
MARIA ROSARIA CARFAGNA(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. È con sincera commozione che prendo la parola in quest'Aula per rendere omaggio alla memoria di Valeria Fedeli.
Sono rimasta profondamente colpita e addolorata dalla notizia della sua scomparsa e, se c'è una parola che più di tutte mi lega al ricordo di Valeria Fedeli, quella parola è rispetto. Quel rispetto che le ho sempre visto riconoscere a chiunque, pur nel confronto più aspro. Rispetto nei confronti sicuramente delle istituzioni ma anche di chi la pensava in maniera diversa da lei. Mi sono trovata più volte a confrontarmi con Valeria - come è facile immaginare, partendo da posizioni diverse e qualche volta opposte -, ma mai è venuta meno la sua disponibilità al confronto, al dialogo, all'ascolto e anche la sua generosità nel darmi consigli, che personalmente ho sempre accolto molto volentieri. Tutte qualità che restituiscono bene la cifra della donna, prima ancora della politica, e che oggi sono parte importante di quello che lascia. Valeria Fedeli è stata molte cose nella sua vita pubblica - è stato ricordato da chi mi ha preceduto: sindacalista, senatrice, Vice Presidente del Senato, Ministro - e in tutti questi ruoli si è sempre distinta per serietà, competenza, correttezza, rigore, passione, nonché per l'equilibrio e quella determinazione gentile che l'hanno sempre contraddistinta. Ma soprattutto è stata una donna di grande impegno civile e di autentica passione politica, sempre in prima linea nelle battaglie per l'affermazione dei diritti nella lotta contro le disuguaglianze e costantemente dalla parte delle donne e dei giovani. Ha lottato per la parità di genere non come principio astratto ma come pratica quotidiana nei luoghi di lavoro, nella scuola, nella politica e nelle istituzioni, convinta che i diritti delle donne siano una misura essenziale della qualità della democrazia. Il cordoglio sincero espresso da tutte le forze politiche, dalle istituzioni e dal mondo sindacale e civile testimonia la statura umana e istituzionale di Valeria Fedeli, e la sua scomparsa lascia un vuoto profondo ma resta un'eredità importante: l'esempio di una politica vissuta come servizio, di un impegno pubblico fondato sulla passione, sul senso dello Stato e sul valore del rispetto. Nel ricordarla, il nostro abbraccio va ancora una volta al marito, ai familiari, a tutte le persone che le hanno voluto bene e alla comunità politica, in particolare del Partito Democratico, che ha condiviso con lei un lungo cammino umano e politico. Addio, Valeria .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, ricordare Valeria Fedeli è sicuramente qualche cosa a cui non siamo preparati. Per questo facciamo appello all'onore di rappresentare il nostro gruppo, le persone di questo gruppo, che con lei hanno condiviso molte esperienze, davanti alla sua famiglia, ad Achille, e facciamo appello al ricordo del suo sorriso, che ci rimprovererebbe se non fossimo anche noi sorridenti nel ricordarla come collega - abbiamo cominciato assieme la carriera politica in Senato nella XVII legislatura -, sicuramente come amica e compagna, nonché come politica, perché il suo riformismo in quella stagione era meraviglioso. Era semplicemente bello essere con lei nello stesso partito e facile coniugare la sua storia e la nostra storia in quello che era il nostro sogno riformista. Era una donna forte e abbracciava forte, aveva un sorriso pieno, con cui sempre ti salutava. Ma era una donna forte per le donne, i lavoratori, i giovani e la sua scuola. Non posso non ricordare quando venne, per una lunghissima giornata, da Ministro dell'Istruzione a far visita alle scuole della Valtellina.
Non entrava in quelle scuole impettita da Ministro, ma portava sicuramente il senso dell'istituzione, faceva domande ai dirigenti, agli insegnanti e ai ragazzi, e presto la visita della Ministra diventava un momento di confronto e di gioia.
Come ci manca la politica Valeria Fedeli. Anche quando non eravamo d'accordo, ci lasciavamo con la sensazione di essere d'accordo. Aveva coraggio, era il coraggio delle proprie idee e la forza del diritto degli altri, forza e accoglienza che ti faceva sempre sentire a tuo agio. Quanto ci manca la donna Valeria Fedeli. Ciao, Valeria .
PRESIDENTE. Grazie, colleghe e colleghi, e grazie ancora una volta ai familiari che hanno assistito a questo momento di commemorazione dalle tribune, ai quali rinnoviamo il cordoglio e l'abbraccio di tutta l'Aula della Camera dei deputati .
PRESIDENTE. Comunico che, con lettere pervenute in data 20 gennaio 2026, i deputati Davide Bergamini e Attilio Pierro, già iscritti al gruppo parlamentare Misto, hanno dichiarato di aderire al gruppo parlamentare Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE.
La presidenza di tale gruppo, con lettere pervenute in pari data, ha comunicato di aver accolto le richieste.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Frijia. Ne ha facoltà.
MARIA GRAZIA FRIJIA(FDI). Grazie, Presidente. Signor Presidente e onorevoli colleghi, intervengo a fine seduta per richiamare l'attenzione dell'Aula su una tragedia che ha profondamente colpito la mia città, La Spezia, e l'Italia intera, direi. Lo faccio non solo come parlamentare, ma come vice sindaco della mia città e come cittadina di La Spezia.
Purtroppo, venerdì scorso un giovane studente, Youssef Abanoub, conosciuto da tutti come Aba, ha perso la vita a seguito di un accoltellamento avvenuto in ambito scolastico, purtroppo per mano di un altro giovane studente. Una morte che lascia sgomenti e che impone a tutti noi una riflessione seria e responsabile: di fronte a una giovane vita spezzata, non servono slogan né polemiche, serve dire con chiarezza che la violenza non è mai accettabile e che quanto avvenuto non può essere liquidato come un fatto isolato. La morte di questo giovane studente ci impone una riflessione molto profonda: di fronte a fatti di questa portata, ci dobbiamo interrogare se si è indebolito il valore delle regole, della responsabilità individuale, del rispetto dell'altro.
Presidente, quando questi atti di violenza entrano nei luoghi della formazione significa che è a rischio un presidio educativo e istituzionale fondamentale.
MARIA GRAZIA FRIJIA(FDI). E, allora, desidero esprimere la mia vicinanza e la vicinanza delle istituzioni alla famiglia di Aba, alla comunità scolastica dei giovani spezzini e alla città di La Spezia tutta: una vicinanza che deve tradursi in azioni concrete. Ed è questa la direzione in cui si muove il Governo con un'azione progressiva e articolata. Non misure simboliche, ma scelte chiare. Presidente, prevenzione significa ascolto e attenzione al disagio giovanile, è vero, ma anche chiarezza. Le regole valgono per tutti…
PRESIDENTE. Onorevole, devo chiederle di concludere.
MARIA GRAZIA FRIJIA(FDI). …e la violenza non può avere alcuna giustificazione. Lo dobbiamo ad Aba, alla sua famiglia e a tutti i giovani che hanno il diritto di crescere in sicurezza .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Ghio. Ne ha facoltà.
VALENTINA GHIO(PD-IDP). Presidente, mi associo a questo intervento. Quello che è accaduto nella città di La Spezia, in una scuola della città di La Spezia, è davvero sconvolgente e quasi nessuna parola sembra appropriata di fronte a tanto dolore. È una notizia che ha sconvolto la comunità della città, che ha sconvolto gli studenti, ma direi anche l'intero Paese. Viene da porsi davvero più di una domanda rispetto alla necessità di riflettere profondamente sulla complessità delle cause e delle condizioni che arrivano a creare un fatto di tale portata. Vuol dire avvicinarsi alle esigenze e ai bisogni dei ragazzi, stare vicini alla scuola, supportare la scuola, finanziare e sostenere le esigenze della scuola, lavorare profondamente su percorsi di integrazione, ma, soprattutto, su percorsi di educazione al rispetto, all'affettività, ai rapporti interpersonali. È davvero una tragedia che apre tantissime domande in tutti noi e credo che debba lasciare un elemento a tutti, ovvero tornare a pensare che la scuola deve essere, in primo luogo, un luogo di educazione al rispetto.
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
VALENTINA GHIO(PD-IDP). Quindi, concludo, associandomi alla vicinanza e al cordoglio alla famiglia di Aba, ai ragazzi e alle ragazze e ai suoi compagni, agli insegnanti, a tutta la città e davvero spero che questo sia un monito per tutti noi, per riflettere e per fare molto, molto meglio
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bakkali. Ne ha facoltà.
OUIDAD BAKKALI(PD-IDP). Grazie, Presidente. di Nicola Montalbini è un'opera in mosaico, per Porta Adriana di Ravenna, realizzato in collaborazione con il Gruppo Mosaicisti, l'Accademia di Belle Arti, a cura di Savorelli e Torcellini. È diventato un'opera della città e non solo, perché nasce nella Biennale di Mosaico di Ravenna.
È un pavimento di tessere, diventato la soglia e la memoria per questa città. Attraversando Porta Adriana e calpestando il mosaico di Montalbini si attraversa l'antico e il contemporaneo. E, da quando l'opera accoglie al varco, ravennati e forestieri, questo luogo ha preso una vita sua, ha incarnato il significato di arte pubblica. Si possono vedere i bambini che riproducono insieme ai loro insegnanti i disegni, i commercianti che se ne prendono cura, che lo puliscono.
Ma oggi è il giorno della delusione, perché la richiesta dei cittadini, del consiglio comunale, all'unanimità, alla Sovrintendenza di fare in modo che quest'opera possa rimanere in quel luogo o, insieme a loro, trovare una collocazione alternativa, ha trovato oggi una risposta negativa. E, allora, da qui voglio invitare il Ministro Giuli…
OUIDAD BAKKALI(PD-IDP). … a Ravenna per vedere quest'opera, per provare a ragionare insieme su qual è il significato di luogo condiviso, la relazione tra arte pubblica e luogo pubblico e come questo può essere e diventare patrimonio della collettività. Facciamolo insieme, facciamolo con il comune, con la Sovrintendenza, con i cittadini che quell'opera la vogliono in quel luogo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Barabotti. Ne ha facoltà.
ANDREA BARABOTTI(LEGA). Grazie, Presidente. Colleghi, la notizia ha dell'incredibile: come riporta il quotidiano di oggi, una parte della comunità rom sta minacciando vendetta per la morte di Adamo Massa, il ladro ucciso durante un tentativo di furto in un'abitazione a Lonate Pozzolo.
Voglio ribadire qua che il giovane Jonathan Rivolta ha cercato esclusivamente di difendere sé stesso e la propria famiglia da tre malintenzionati che avevano violato la sua abitazione. Jonathan merita il nostro sostegno, merita una medaglia per aver difeso con successo sé stesso e la propria famiglia , non un processo, che confidiamo possa evitare grazie alle norme sulla legittima difesa volute dalla Lega, ma nemmeno minacce o ritorsioni.
Jonathan è la vittima di questa vicenda e lo Stato, tutto, deve stringersi intorno a lui e garantirne la sicurezza.
Vorrei richiamare l'attenzione del Governo e del Parlamento su questo aspetto, evidenziando ancora una volta che i campi rom abusivi sono focolai di degrado e delinquenza, incompatibili con il vivere civile . Come Lega richiamiamo tutte le istituzioni a collaborare perché siano smantellati ovunque si trovino, senza se e senza ma .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. In questi giorni le televisioni sono affollate di e di trasmissioni che parlano di Napoli e della Campania: da a fino a grandi ospitate di legati all'ambiente della criminalità o della delinquenza.
Ebbene, chiedo in quest'Aula, poiché abbiamo anche il servizio pubblico che dovrebbe occuparsi delle cose positive, che si possa anche parlare di altri episodi, visto che lo schema sembra sempre lo stesso: un popolo di trogloditi, ignoranti, criminali e una persona che arriva, sola in mezzo a un popolo di unni, che ci deve salvare. Eppure, proprio in questi giorni - e ne hanno parlato poco i stranamente - tante mamme di un quartiere molto difficile a Napoli, a Ponticelli, hanno fatto una battaglia per tenere aperta una scuola. Hanno fatto una battaglia occupando quella scuola per permettere ai loro figli di andarci, di crescere ed essere istruiti.
Eppure, incredibilmente, questo modello, queste mamme, questa idea diversa di Sud non vengono messi nella stessa evidenza. E, purtroppo, da questo punto di vista, anche in Parlamento dovremmo sottoporre una nuova questione meridionale che è anche quella di mettere in evidenza gli eroi, le persone perbene e anche le persone normali.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
2.
3.
S. 1462 - Disposizioni in materia di sicurezza delle attività subacquee (Approvato dal Senato). (C. 2521)
Relatrice: FRIJIA.
4.
ORRICO ed altri: Disposizioni per il sostegno del diritto allo studio e per la prevenzione della dispersione scolastica. (C. 1367-A)
Relatrice: COLOMBO.
5.
S. 562 - D'INIZIATIVA DEI SENATORI: MARTI ed altri: Disposizioni per la promozione e la valorizzazione dei cammini d'Italia (Approvata dal Senato). (C. 1805-A)
: AMORESE, per la VII Commissione; ANDREUZZA, per la X Commissione.
6.
BONETTI ed altri: Delega al Governo per il sostegno delle attività educative e ricreative non formali. (C. 1311-A)
: GRIPPO, per la VII Commissione; PAOLO EMILIO RUSSO, per la XII Commissione.
7.
MONTARULI ed altri: Istituzione del Giorno del ricordo dei piccoli martiri della strage di Gorla e delle piccole vittime di tutte le guerre. (C. 1579-A)
: DE CORATO.
8.
S. 1484 - Legge annuale sulle piccole e medie imprese (Approvato dal Senato).
(C. 2673-A)
: PIETRELLA.