PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
STEFANO VACCARI, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 92, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, l'onorevole Braga. Ne ha facoltà.
CHIARA BRAGA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo sull'ordine dei lavori tornando ancora una volta sulla richiesta che abbiamo rivolto, due giorni fa, a lei, alla Presidenza, sull'onda di un caos emergente che non sembra volere diminuire. Approfitto anche della presenza in Aula, prima delle comunicazioni del Ministro Nordio, del Ministro Ciriani, Ministro per i Rapporti con il Parlamento, per ribadire e chiedere, ancora una volta, che la Presidente del Consiglio venga in Aula per informare non me, non il mio gruppo, ma il Paese e i cittadini su quale sarà la posizione dell'Italia nella riunione straordinaria del Consiglio europeo che è stata convocata dal Presidente Costa per domani sulla situazione della Groenlandia e sulle minacce che abbiamo risentito, ripetute anche in queste ore da autorevoli membri dell'amministrazione degli Stati Uniti. Guardi, capisco l'imbarazzo crescente della Presidente Meloni di fronte alle dichiarazioni dell'alleato Trump, di fronte alle divisioni della sua maggioranza, ma francamente è inaccettabile che, a fronte della richiesta unanime delle opposizioni e di questa gravità della situazione, il Parlamento non venga coinvolto perché le perdite che si stanno verificando sulle borse internazionali hanno raggiunto i livelli della pandemia, la situazione internazionale è, dal punto di vista economico e politico, nel caos; coinvolge l'Europa. Quindi, la Presidente Meloni deve dire al Paese quale sarà la nostra posizione: se l'Italia starà dalla parte di chi vuole difendere il diritto, di chi vuole sostituire la politica internazionale, la politica basata sul diritto internazionale con la politica della forza, e quale sarà la posizione del nostro Paese sulle misure di cui si sta discutendo e si discuterà domani in Europa per rispondere all'aggressione degli Stati Uniti ai Paesi europei.
Allora, le chiediamo di nuovo, Presidente, di sollecitare una risposta del Governo. Qui abbiamo il Ministro Ciriani; se vorrà rendere noto l'orientamento del Governo in questa sede, credo sia l'occasione giusta. Si tratta anche credo di dimostrare rispetto per questa istituzione, per il Paese, di fronte a una richiesta legittima delle opposizioni che, più volte, in più occasioni, ha trovato la disponibilità di altri Governi su un dibattito di questa rilevanza .
PRESIDENTE. Abbiamo altri colleghi iscritti su questo stesso argomento. Darò la parola ovviamente; prego soltanto di contenere i tempi dell'intervento per il calendario che voi conoscete. La richiesta che lei ha adesso sollecitato è stata già immediatamente rivolta e girata dalla Presidenza al Governo nella giornata di ieri. Comunque, la accogliamo.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. È buona norma che, davanti alla richiesta delle opposizioni, almeno ci sia una risposta; davanti alle nuove minacce di Trump, sia sui dazi, ma anche in termini muscolari di invasione della Groenlandia, è opportuno che ci sia una risposta da parte del Governo e ci sia in qualche modo un sussulto perché l'Italia non può rimanere in silenzio e pensiamo che il Governo italiano debba avere un mandato dal Parlamento.
Quindi, se oggi le opposizioni richiedono, in quest'Aula, una risposta è perché il Consiglio straordinario è domani. Allora, vuol dire che tutto questo avverrà senza un mandato della Camera dei deputati, senza un mandato del Senato della Repubblica; però lo diciamo; guardate che anche solo la sospensione dell'accordo fra Unione europea e Stati Uniti sui dazi potrebbe essere un primo segnale, un sussulto di dignità.
Noi chiediamo che, in qualche modo, questo Governo non sia succube, non continui a essere subalterno a questo atlantismo che chiede addirittura un miliardo di euro per stare in un di pace. Ma cosa deve ancora succedere?
Allora, lo diciamo così: negli scorsi mesi, abbiamo scambiato questa trattativa con gas liquido e armi. Lo diciamo perché tutto questo va contro i nostri interessi nazionali e contro gli interessi del pianeta. Vorremmo sapere che cosa pensa Giorgia Meloni, perché non possiamo comportarci da cinquantunesimo Stato degli Stati Uniti d'America .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Boschi. Ne ha facoltà.
MARIA ELENA BOSCHI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Per ribadire, anche in questa sede, la richiesta, già inoltrata anche dal nostro gruppo insieme a tutte le altre opposizioni, perché ci possa essere un dibattito in quest'Aula in vista del Consiglio europeo straordinario e soprattutto un atto di indirizzo che il Parlamento possa rivolgere al Governo, vista la straordinarietà dei temi che verranno trattati.
Più volte il Governo ha invitato anche le forze di opposizione a un'assunzione di responsabilità per quanto riguarda la politica europea e la politica internazionale. Noi, come opposizioni, siamo non solo disponibili ad assumerci delle responsabilità, purché condivise, ma a contribuire attivamente anche a individuare una soluzione che non impegnerà soltanto l'attuale Governo ma il nostro Paese anche per i prossimi anni e soprattutto avrà delle conseguenze - e mi riferisco sia alla situazione della Groenlandia che all'aumento dei dazi minacciato da Trump - sui cittadini e sulle imprese italiane. Io credo che sarebbe positivo anche per la Presidente del Consiglio confrontarsi con le opposizioni e, magari, avere un mandato pieno da quest'Aula, considerato che ci preoccupa non poco aver letto, da un lato, le dichiarazioni del Ministro Foti che parlano addirittura di non reagire rispetto all'aumento dei dazi minacciato da Trump, con tutto quello che comporterà per l'industria del nostro Paese, e addirittura il Vicepresidente del Consiglio Salvini esultare per i dazi annunciati da Trump, come se portassero qualcosa di positivo per l'industria del nostro Paese. Abbiamo già visto, nei mesi scorsi, il balletto tra il nostro Governo, la Presidente Meloni e l'amministrazione Trump cosa ha portato: dazi del 15 per cento e ancora stiamo aspettando il famoso Fondo da 30 miliardi per le imprese italiane che la Presidente del Consiglio aveva annunciato a fronte dei dazi imposti dal suo amico Donald Trump .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Magi. Ne ha facoltà.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). Presidente, noi consideriamo molto grave che il Governo e la Presidente del Consiglio non abbiano accolto con favore la richiesta delle opposizioni di un confronto con il Parlamento alla vigilia di un Consiglio europeo straordinario di fondamentale importanza per il futuro dell'Europa e dell'Italia. Ma il tema più generale è che siamo di fronte a cambiamenti profondi e repentini del quadro geopolitico e i tempi di reazione del Governo non possono essere quelli che abbiamo visto anche all'inizio di quest'anno. C'è stata un'informativa del Governo su quanto accaduto in Venezuela 10 giorni dopo i fatti. Questo non è più accettabile. Non è accettabile che, in una fase convulsa e complicata delle relazioni internazionali dell'Europa e del nostro Paese, il Governo non senta la necessità istituzionale di confrontarsi con il Parlamento e questi tempi così dilatati e questa lentezza coprono una confusione nella linea di politica estera.
Quindi, noi lo chiediamo per questa volta, lo chiediamo in generale e lo chiediamo al Ministro Ciriani, che ha proprio, come ruolo e come delega, la cura dei rapporti del Governo col Parlamento: non sono accettabili tempi di reazione così lunghi di fronte allo scenario internazionale che abbiamo davanti agli occhi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Presidente, ci associamo anche noi a queste richieste di venire a riferire e avere un mandato dal Parlamento. Credo che siamo di fronte a un evidente e pericoloso atto di bullismo internazionale. Dai dazi al Venezuela, con violazione del diritto internazionale e la squalifica dell'ONU con il : una cosa incredibile e noi siamo alla vigilia di un Consiglio europeo straordinario, convocato urgentemente. Abbiamo chiesto - e giustamente il Presidente dice che la richiesta è stata inoltrata - che la Presidente del Consiglio avesse un mandato del Parlamento e questo non avviene. Un mandato del Parlamento è il minimo sindacale. Qui c'è un fatto di squalifica importante di questa assise. È una cosa che non è assolutamente accettabile.
Quale posizione noi prenderemo in Europa domani? Non lo sappiamo, non ne abbiamo idea e io credo che questa sia una cosa gravissima. Dovremmo sicuramente parlarne approfonditamente. Occorre avere delle risposte unitarie a livello europeo rispetto a questo atteggiamento assolutamente inaccettabile da parte degli USA. Credo che si debba assolutamente rispettare la sovranità di quest'Aula, non essere passivi nei confronti degli USA .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ci associamo anche noi a questa richiesta che ci spiace non sia stata accolta dopo le precedenti richieste delle opposizioni. Crediamo che, proprio di fronte a un Consiglio che è straordinario, sia necessario un confronto parlamentare, anche perché noi facciamo fatica a comprendere quale sarà la posizione dell'Italia anche di fronte a dei fatti che negli ultimi giorni hanno visto cambiare il mondo, dal Venezuela alle minacce alla Groenlandia. Su questo vorremmo capire se la posizione è quella della Meloni, di difesa dell'Europa e di un territorio come la Groenlandia, o è quella, per esempio, della Lega.
Leggiamo in questi secondi le dichiarazioni del senatore Borghi che dice: l'utilità della Groenlandia è la pesca al merluzzo, la si lasci a Trump. È questa la posizione del Governo e la posizione della Meloni? Un confronto parlamentare sarebbe necessario per affrontare questo tema e sempre di più i confronti avvengono con tale ritardo da non consentire di essere tempestivi in una discussione. Quindi, rinnoviamo questo invito e diamo la nostra massima disponibilità a farlo anche in giornata .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione sulle comunicazioni del Ministro della Giustizia sull'amministrazione della giustizia, ai sensi dell'articolo 86 del regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, come modificato dall'articolo 2, comma 29, della legge 25 luglio 2005, n. 150.
La ripartizione dei tempi riservati alla discussione è pubblicata in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea .
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio.
CARLO NORDIO,. Grazie, Presidente. Grazie ai colleghi che ci ascoltano. È un grande onore, in questo momento solenne, attuare la normativa vigente riferendo al Parlamento lo stato, i risultati e gli intendimenti del Ministero della Giustizia.
Prima di parlare, intendo rivolgere un ringraziamento particolare a tutti quelli che hanno collaborato, a cominciare dal Vice Ministro, dai Sottosegretari, dall'ufficio di gabinetto, dai dirigenti e funzionari dei Dipartimenti, dalle articolazioni centrali e periferiche e, ovviamente, al Consiglio superiore della magistratura, alla Scuola superiore della magistratura, all'avvocatura, al mondo accademico e a tutti quanti che, anche con contributi polemici, in un certo senso hanno consentito di arrivare a queste conclusioni.
Questa comunicazione si colloca in una fase cruciale della legislatura, in un momento, però, in cui la stabilità del Governo costituisce una garanzia di continuità sia interna che internazionale. Il 2025 ha rappresentato un anno di svolta che è stato determinato, come sapete, da riforme importanti sia per quanto riguarda la riforma costituzionale, di cui parlerò brevemente alla fine, sia per quanto riguarda gli adempimenti in relazione agli obblighi assunti con il PNRR. Ammetto che questa relazione sarà abbastanza arida, perché sarà infarcita di dati. D'altro canto, poiché noi siamo stati spesso accusati di cosiddetto “benaltrismo”, cioè di presentare delle proposte e delle riforme costituzionali che si occupavano di elementi che non avevano niente a che fare con l'efficienza della giustizia, come se una giustizia prima di essere efficiente non dovesse essere giusta, ricordo a me stesso e a voi tutti che l'efficienza e la rapidità sono condizioni essenziali ma non sufficienti per una buona amministrazione della giustizia.
I processi delle dittature - da Roland Freisler a Vyšinskij fino a Fouquier-Tinville durante la Rivoluzione francese - si aprivano la mattina e si concludevano la sera con la ghigliottina, con l'impiccagione. Erano processi rapidi ma non erano processi giusti … I processi di Fouquier-Tinville, presieduti dal presidente Herman del tribunale speciale della rivoluzione, iniziavano la mattina, procedevano , si diceva; arrivavano in 50 e poi alla fine venivano tutti ghigliottinati. Alla fine, come sapete, la rivoluzione ha divorato i suoi figli; di Anatole France è molto istruttivo su questo; Anatole France era un comunista; e ha divorato anche Robespierre, Danton, Hébert, eccetera, eccetera.
Questo per dire che una giustizia può essere rapida ma non per questo è giusta e noi abbiamo cercato di coniugare le due cose con la giustizia e con la rapidità.
Oggi parliamo essenzialmente di efficienza; ci sono molti numeri aridi, alcuni li salterò perché poi potrete consultarli nella relazione. Però ci tengo a dire che l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza ha rappresentato il motore principale delle riforme e degli investimenti, segnando proprio una svolta epocale nella modernizzazione del sistema giudiziario italiano. Questi risultati sono stati raggiunti grazie a un'opera costante di coordinamento, di monitoraggio e di attività costituita presso il gabinetto e gli altri uffici del nostro Ministero.
Le e i di competenza di questo Ministero sono stati sostanzialmente raggiunti. Allora, le cifre: sono stati rendicontati, al 31 dicembre 2025 su un totale di 2,7 miliardi di euro di risorse PNRR assegnate al Ministero della Giustizia, come amministrazione titolare, pagamenti per un totale di 1,98 miliardi, pari al 72,91 per cento. Quindi siamo perfettamente in linea.
Riepilogo i dati principali, ripeto, perché anche qui abbiamo sentito delle stravaganti divagazioni, proprio di recente, presentate anche in modo, secondo me, improprio, sul fatto che noi saremmo inadempienti rispetto ai diciamo così, ai contratti, agli obblighi assunti con il PNRR.
Sulla riduzione dell'arretrato civile: presso i tribunali ordinari la riduzione dell'arretrato civile ha raggiunto il 95,8 per cento rispetto al 2019; presso le corti d'appello il 99,4 per cento. La riduzione dell'arretrato civile del 2022 - obiettivo in scadenza a giugno del 2026 - ha già raggiunto l'85,2 per cento presso i tribunali ordinari e l'85,4 presso le corti d'appello. Questi dati, certificati a novembre del 2025, sono monitorati costantemente. Va da sé che il principale ringraziamento di questo va dato alla magistratura, alla quale mi onoro di essere appartenuto per quarant'anni. Senza il lavoro costante, assiduo e leale dei magistrati non avremmo raggiunto questi risultati.
È anche vero, però, che noi abbiamo cercato di dare ai magistrati il massimo supporto possibile in linea sia con il PNRR e con gli adempimenti che abbiamo assunto, sia soprattutto con le risorse aggiuntive che abbiamo messo a disposizione.
Sulla riduzione dei tempi di trattazione: nel settore civile il , calcolato al primo semestre del 2025, si è ridotto del 27,8 per cento rispetto al 2019; nel settore penale la riduzione è stata del 37,8 per cento. Questi risultati superano in alcuni casi i fissati dal Piano, confermando l'efficacia delle riforme processuali e degli investimenti in capitale umano.
Poi, sulla digitalizzazione. Rispetto all'ambizioso obiettivo di digitalizzare 7.750.000 fascicoli giudiziari, al 31 dicembre 2025 il Ministero ha completato la digitalizzazione di 7.801.000 fascicoli, così addirittura superando il previsto.
Sugli investimenti in edilizia giudiziaria sono in corso di riqualificazione ben 289.000 metri quadrati di edifici giudiziari entro il primo trimestre del 2026. In tal senso, tutti i 60 interventi previsti risultano in corso di esecuzione lavori, con una parte già collaudata e operativa.
Per quanto riguarda il capitale umano il Ministero ha raggiunto e superato i di assunzione e di mantenimento in servizio di 10.000 unità di personale PNRR. Al 31 ottobre 2025 risultano in servizio 11.650 unità di personale, al netto di 6.500 dimissioni, con una spesa specifica pari a 1.586.607.662 euro, circa il 70 per cento del finanziamento PNRR complessivo di circa 2 miliardi di euro.
L'Italia, quindi, si pone orgogliosamente al primo posto in Europa per i finanziamenti ricevuti nell'ambito del PNRR a testimonianza della credibilità e dell'efficacia delle politiche adottate. Pubblicamente questo è stato riconosciuto dalla Commissione europea che ha sottolineato la puntualità e la qualità degli interventi realizzati.
Lo sforzo realizzato dal Ministero per l'attuazione delle riforme e degli investimenti PNRR andrà oltre l'orizzonte temporale del 2026: nell'ambito del Piano strutturale di bilancio di medio termine 2026-2029 il Governo ha infatti identificato specifici e ulteriori obiettivi da realizzare entro il 2029. Tali obiettivi prevedono, in particolare, la semplificazione delle procedure nell'ambito del processo civile, l'incoraggiamento di forme alternative di risoluzione delle controversie, la riduzione della durata delle procedure fallimentari, la promozione dell'uso di strumenti stragiudiziali e la riduzione ulteriore dell'arretrato civile e della durata dei processi.
Faccio presente che noi ci occupiamo molto spesso della giustizia penale, la quale, incidendo sulle libertà e l'onore dei cittadini, riveste ovviamente un carattere primario. Vorrei però aggiungere che la giustizia civile dovrebbe costituire, in realtà, una priorità del Ministero della Giustizia e dello stesso Parlamento, perché essa è quella che tocca più da vicino i cittadini. Mentre, per fortuna, una ridotta percentuale di cittadini viene, durante la sua vita, a contatto con la giurisdizione penale per essere vittima o autrice o autore di un reato, quasi tutti noi, durante la nostra esistenza, veniamo a contatto con una controversia che deve essere risolta in sede civile o, magari, in sede stragiudiziale ma comunque di carattere civilistico: un'obbligazione che non è stata adempiuta, un contratto che non è stato onorato, una causa di divorzio, una causa di lavoro, eccetera. La lentezza della giustizia civile ci costa, come sappiamo, oltre il 2 per cento di PIL. Ci costava il 2 per cento di PIL perché è stata e sta per essere ulteriormente ridotta. Quindi, su questo noi stiamo operando e operiamo. Probabilmente è un'opera estremamente, diciamo, poco conosciuta perché - e anche per fortuna - non solleva molte polemiche presso la stampa e i . Però vi posso assicurare che essa costituisce per noi una notevole priorità.
Tornando ai risultati raggiunti, la digitalizzazione ha interessato anche la Corte suprema di cassazione e la procura generale con la pubblicazione di nuovi siti accessibili e che sono progettati secondo le linee guida AgID. Due parole appunto su questa innovazione digitale. Si tratta di un'attività estremamente nuova, estremamente complessa che, come tutte le attività innovative, può aver provocato e ha provocato - ne siano consapevoli - delle criticità. Criticità che, dopo i primi momenti, sono state ampiamente superate e sono in questo momento in via di definitiva risoluzione.
L'intelligenza artificiale: anche qui noi stiamo cercando di utilizzarla e la utilizziamo nei limiti che sono disciplinati dalla legge, dal buonsenso e, se vogliamo dire, anche dalla logica. L'intelligenza artificiale, come tutti sanno, è uno strumento; non dobbiamo impressionarci. Quando Gutenberg inventò i caratteri mobili nessuno pensò che avrebbe provocato la più grande rivoluzione religiosa d'Europa e del mondo perché avrebbe portato la stampa della Bibbia dentro le case di tutti i cittadini, soprattutto dell'Europa del Nord, sovvertendo quella che era l'interpretazione monopolistica ed esclusiva della Chiesa.
I caratteri della stampa mobile di Gutenberg sono paragonabili all'intelligenza artificiale. Se la usiamo bene sarà un eccellente strumento, se la usiamo male potrebbe essere devastante. Come la pietra: nelle mani di Caino uccide Abele; nelle mani di Michelangelo può fare la Pietà.
Ecco, un'altra parola su un argomento che pochi conoscono ma che per noi è motivo di orgoglio. È il progetto PintoPaga che mira a conseguire l'azzeramento totale nel biennio 2025-2026 dell'arretrato Pinto relativo al periodo dal 2015 al 2023.
Nel corso del 2025 sono state liquidate ben 60.836 istanze arretrate, per complessivi 121 milioni di euro, mentre il dato liquidato dalle corti d'appello per le istanze correnti è pari a 86,1 milioni di euro. Questi risultati sono straordinari perché, anche se pochi lo sanno, gli stessi interessi pagati sugli arretrati della legge Pinto, incidevano e incidono - ma non incideranno più - sui bilanci dello Stato e, soprattutto, sul nostro bilancio. Qui si parla non di centinaia, ma di milioni di euro, che, come sapete, come ben potete immaginare, possono essere orientati e devoluti verso risultati più fruttuosi. Questa della legge Pinto è un nostro orgoglio particolare, nessuno ne parla, ringrazio oggi proprio di cuore tutti quelli che hanno operato in questo senso .
Alcuni altri dati li salto per non annoiarvi tanto, tanto più che questa relazione, come sapete, è una relazione preliminare, è depositata ed è soltanto il sunto di una molto più corposa, che sarà pure essa depositata a vostra disposizione.
Sugli organici, il 2025 ha rappresentato un anno di svolta anche su questo fronte, segnando un rafforzamento senza precedenti degli organici, una valorizzazione delle competenze e una rinnovata attenzione al benessere organizzativo. Ecco qui alcuni dati: dall'ottobre 2022 ad oggi sono state assunte in totale 3.586 unità a tempo indeterminato, per un totale di circa 120 milioni di euro - operatori, assistenti, autisti, funzionari, dirigenti -, sono tutti dati che potete consultare. Per il 2026 sono già in corso e programmate una serie di assunzioni che riguardano 70 unità di dirigente amministrativo, 630 funzionari, di cui 236 tecnici informatici e statistici, eccetera, eccetera. Sono, anche qui, funzionari, assistenti, operatori; tutti questi dati - ripeto - sono a vostra disposizione, sono dati numerosi ed estremamente significativi.
Il 2026 vedrà, tra l'altro, il Ministero impegnato, per un ammontare complessivo di almeno 122 milioni di euro per 3.659 unità, solo per le procedure assunzionali a tempo indeterminato. Anche qui, la procedura di stabilizzazione del personale PNRR si sostanzierà in un ampio impegno assunto di almeno 225 milioni di euro di risorse nazionali, per l'assunzione di almeno 6.000 unità: 5.200 di area funzionari e 800 di area assistenti. Con la legge di bilancio abbiamo previsto la possibilità di scorrere la graduatoria della stabilizzazione per ulteriori tre anni, permettendo pertanto ulteriori assunzioni con l'impegno delle facoltà assunzionali che il Ministero avrà in disponibilità negli anni futuri. Ripeto, anche a seguito di una serie di riduzioni di spese e di rimodulazione di alcune procedure per la liquidazione di queste spese, contiamo di poter disporre di risorse che possano consentirci la stabilizzazione definitiva di tutte queste unità.
Magistrati: anche questo per noi è un grande motivo di orgoglio. Guardate, per la prima volta dalla costituzione della Repubblica, noi, entro quest'anno, assumeremo, riempiremo l'organico previsto dalle leggi, l'organico dei magistrati. Io sono entrato in magistratura cinquant'anni fa: a quell'epoca, l'organico era sotto del 15 per cento, fino a due anni fa era rimasto tale. Potete immaginare che la mancanza di 1.600-1.700 magistrati costituisce una delle cause fondamentali della lentezza della nostra giustizia. L'altro ieri, alla presenza del Presidente della Repubblica - che ringraziamo con tutto il nostro cuore e il nostro raziocinio per le elevatissime espressioni che ha usato nei confronti di questi giovani magistrati -, sono stati ricevuti circa 400 cosiddetti MOT. Sono in corso dei concorsi - scusate il bisticcio di parole - e ce ne sono ben tre in corso. Alla fine del 2026 avremo colmato, ripeto, per la prima volta dalla costituzione della Repubblica, l'organico della magistratura e . Anche questo è un risultato.
Va dato atto anche alla buona volontà, alla competenza dei componenti delle varie commissioni. Sapete che l'esame di magistratura è un esame estremamente complesso - prove scritte, prove orali -, vi è anche un iter burocratico abbastanza complicato attraverso il quale si accede alla magistratura: cioè, si consegue la toga, praticamente, in un momento molto distante dalla presentazione della domanda di concorso. Ai miei tempi erano cinque anni, oggi, forse, sono un po' meno, ma, dal momento in cui il candidato fa la domanda al momento in cui, se ha vinto il concorso, gli viene conferita la toga, passano almeno quattro anni. Tutto questo, ripeto, è inaccettabile al giorno d'oggi: quando sono entrato io in magistratura, si usava ancora la penna biro, oggi c'è addirittura l'intelligenza artificiale. Stiamo abbreviando i tempi della burocrazia, ma ringraziamo, ancora una volta, le commissioni e i magistrati che le presiedono e ne fanno parte, perché anche loro hanno contribuito molto ad accelerare questi tempi.
Magistratura onoraria: anche questo è un nostro orgoglio. Fino all'altro ieri, i magistrati onorari erano i figli di un dio minore. Come sapete, i magistrati onorari sono una struttura portante ed essenziale della nostra giurisdizione, sia nell'ambito penale, sia nell'ambito civile. Vi sono dei tribunali dove il collegio - , come sapete - non si riesce a costituire se non c'è un giudice onorario. Bene, questi giudici onorari, fino all'altro ieri, non avevano nessuna garanzia economica, previdenziale e, tanto meno, di stabilità. Noi siamo riusciti, attraverso una legge opportuna, a rendere finalmente dignitoso il loro trattamento e, ancora più che dignitoso, vorremmo renderlo, magari, in futuro, corrispondente all'importanza della loro funzione che, ormai, è quasi del tutto equiparabile a quella dei magistrati di carriera.
Sull'amministrazione penitenziaria, noi abbiamo proseguito con continuità e impegno il piano di potenziamento infrastrutturale sia attraverso la creazione di nuove strutture, sia attraverso il recupero e la riattivazione di quelle esistenti, ma indisponibili, nonché mediante l'adeguamento degli istituti, rimodulando interventi per circa 166 milioni di euro, tra i quali si evidenziano quelli inerenti alla costruzione dei nuovi istituti di Forlì e di San Vito al Tagliamento, nonché l'ampliamento di Brescia Verziano.
Complessivamente, sono stati completati i lavori di ampliamento e riqualificazione in numerosi istituti, tra cui Cagliari Uta, Milano Opera, Roma Rebibbia, Bologna, Gorizia, Milano Bollate, Napoli Poggioreale, Udine, Potenza, Livorno, Milano San Vittore, Civitavecchia e Fossombrone. Sono proseguiti gli interventi di riqualificazione strutturale del patrimonio edilizio penitenziario, con particolare attenzione alla sostenibilità ambientale e all'efficientamento energetico.
È stato istituito, come sapete, un commissario straordinario per l'edilizia carceraria, e qui stiamo intervenendo su oltre 20 istituti penitenziari con la realizzazione di nuove strutture, di padiglioni e di moduli detentivi. Anche qui, vorrei far notare che noi siamo entrati in corso d'opera nell'ambito di una situazione che si era sedimentata nei decenni. Scusate sempre se faccio dei riferimenti personali, ma stiamo trattando di giustizia e di magistratura: quando io sono entrato in magistratura, la grandissima parte delle nostre carceri era costituita da vecchi conventi o da vecchie strutture estremamente fatiscenti, e vorrei ricordare che quasi ogni estate vi era una rivolta di detenuti per le condizioni inaccettabili del carcere. Non voglio assolutamente dire che abbiamo risolto il problema e che oggi non vi siano molte problematiche, sulle quali cerchiamo di intervenire. Lo so che alcuni di voi sono particolarmente sensibili a questo, come lo sono io. Ripeto che, quando ci si inserisce nell'ambito di una situazione che si è sedimentata nei decenni e, soprattutto, con delle difficoltà burocratiche che, magari, non tutti conoscono, ma che sono, certe volte, insormontabili, certi progetti e certi risultati non sono facili da raggiungere.
Vorrei dire quello che, forse, ho detto l'anno scorso, ma non me lo ricordo: che a Regina Coeli, dove sono andato varie volte personalmente, avendo proposto lo spostamento di una porta per poter dare più spazio ai detenuti, mi è stato risposto che quella non si poteva toccare perché era vincolata dalle Belle Arti. Ora, un Paese in cui il sistema carcerario, l'edilizia carceraria è anche soggetta ai vincoli delle Belle Arti, come capite, è un Paese in cui non è molto facile intervenire in questo settore.
Poi, ovviamente, la modernizzazione dell'amministrazione non si misura soltanto in termini quantitativi di opere e nemmeno di risorse finanziarie, ma anche di innovazioni tecnologiche e di trattamento del personale.
In questa ottica noi siamo intervenuti in un momento sia educativo, sia per il personale sia per le persone.
Non mi sottraggo, prima che lo facciate voi, a quello che ho definito, a suo tempo, un fardello di dolore, cioè i suicidi. È un fenomeno sul quale ci siamo ripetutamente confrontati e sul quale siamo tutti d'accordo che è - lo ripeto - un fallimento da parte dello Stato quando avvengono questi suicidi. L'unica notizia meno brutta - non dico buona, dico meno brutta - è quella che il si è invertito: quest'anno la percentuale dei suicidi è diminuita del 10 per cento. È sempre alta, è sempre intollerabile , però … Sì, lo so e sono completamente d'accordo. Non è il “però” che ci manca. Diciamo che se non è l'inizio della fine è la fine dell'inizio, perché quel che era iniziato un paio d'anni fa, in modo estremamente preoccupante, oggi si è invertito. L'inversione di un , se non è proprio una notizia buonissima, è una notizia meno cattiva di quella che potevamo temere.
Però, che cosa stiamo facendo? L'amministrazione ha promosso una rete di intervento che coinvolge gli istituti penitenziari, sanitari, volontariato e il personale di Polizia penitenziaria, con l'attivazione di 901 corsi scolastici di primo livello e 782 corsi di secondo livello, coinvolgendo complessivamente 19.391 detenuti e detenute in percorsi di istruzione. L'accesso all'istruzione universitaria ha visto 1.837 detenuti iscritti, con 260 dipartimenti universitari e 437 corsi di laurea attivi negli istituti penitenziari.
La tutela della salute mentale è stata rafforzata anche attraverso la collaborazione interistituzionale per il potenziamento dei servizi psichiatrici e la gestione delle residenze, le cosiddette REMS: al 7 novembre 2025 risultano ricoverate 675 persone, di cui 606 uomini e 69 donne.
Noi abbiamo puntato e puntiamo molto sul lavoro, sia all'interno che all'esterno. Il lavoro, così come l'esercizio fisico, è un elemento che deflaziona quella tensione carceraria che può portare a questi gesti estremi, gesti che - ripeto ancora una volta e lo sappiamo tutti ormai, perché sono stati fatti molti studi su questo - non dipendono dal sovraffollamento carcerario, che pure è un problema enorme sul quale siamo perfettamente d'accordo che occorre agire e sul quale stiamo già agendo. Non è, però, il sovraffollamento che provoca il suicidio. Il suicidio è provocato dalla solitudine, dalla disperazione e dall'incapacità, molto spesso, di affrontare il momento della liberazione. Una parte dei suicidi avviene singolarmente non quando entri in carcere ma quando stai per uscire ed è su questo che noi stiamo intervenendo, sul lavoro all'interno del carcere e soprattutto sulla possibilità, che già stiamo attuando, di trovare e di dare un lavoro, retribuito e dignitoso, al detenuto nel momento stesso in cui esce, in modo da non lasciarlo libero, per così dire, sulla strada , libertà che porta, molto spesso, alla recidiva.
Il progetto Recidiva Zero non punterà certamente all'annullamento delle recidive ma, come l'esperienza ci insegna, c'è il lavoro intramurale del carcere e soprattutto il lavoro esterno e soprattutto la possibilità di dare un lavoro a chi esce dal carcere, un lavoro già fissato e già premeditato. Noi stiamo lavorando per questo con la Confindustria, con il presidente Brunetta, con altre associazioni private e con la Fondazione Severino. Perché? Perché - lo ripeto ancora una volta - il detenuto quando esce deve avere già la possibilità di essere inserito, il giorno stesso o il giorno successivo, in un ambito lavorativo. Si sente così non soltanto protetto e, anche in un certo senso, sostenuto economicamente, ma soprattutto ritrova una motivazione che all'interno del carcere poteva essere essergli dubbia e che, molto spesso, ha determinato alcuni al gesto estremo di cui parlavo prima.
Ci sono altre cifre sulla riorganizzazione dei servizi che sono stati fatti per quanto riguarda l'assunzione del personale di esecuzione interna ed esterna. Anche queste ve le risparmio; sono tutte cifre importanti che, però, potete trovare nella relazione allegata.
Tra le ultime cose, ma forse la più importante, c'è l'Ispettorato generale del Ministero della Giustizia. Ha svolto nel 2025 un ruolo cruciale nel garantire il buon funzionamento dei servizi giudiziari, la regolarità delle procedure e la tempestiva individuazione delle criticità. Vorrei anche dire che vi è un mutamento di filosofia per quanto riguarda il ruolo dell'Ispettorato generale. Quando si parla di ispettori, anche nella comune vulgata, si pensa sempre a una sorta di elemento inquisitorio che vada a fare le pulci agli uffici giudiziari e, soprattutto, ai magistrati. La frase “il Ministro manda gli ispettori” è una specie di vulgata, peraltro molto spesso ingannevole, per la quale, però, vi è una sorta di ripetizione quasi automatica.
La nostra filosofia è quella di servirci e di utilizzare questo importantissimo strumento del Ministero non per andare a criticare, non per andare a punire, ma per andare ad aiutare. Noi sappiamo benissimo che molti uffici giudiziari versano in difficoltà essenzialmente organizzative. Non è che manchi il personale, magari il personale c'è, ma lavora in modo scoordinato e lavora in modo scoordinato con gli altri uffici giudiziari. Ebbene, il nostro Ispettorato sta costituendo proprio - e costituirà - dei gruppi interni che siano di supporto ai singoli uffici giudiziari. Ogniqualvolta hanno bisogno di qualcosa devono avere un canale diretto con l'ufficio ispettivo, in modo da poter coordinare le varie attività e dare a ciascuna di loro tutto il supporto che noi possiamo dare. Ripeto: è un mutamento di filosofia che deve trasformare l'Ispettorato del Ministero non in un organo para o semi-inquisitorio, ma in un organo di collaborazione, di supporto e di aiuto.
Da ultimo, solo due parole sulla nostra attività parlamentare e conoscitiva, anche perché sono arrivate alcune critiche. Vorrei far notare che dal novembre 2022 al 2025 il Ministero della Giustizia, su un totale di 2.403 atti parlamentari presentati, ne ha evasi ben 2.358, così raggiungendo una percentuale di definizione pari al 98,12 per cento. Questo dato è nettamente superiore - potete controllarlo - rispetto alle precedenti legislature e testimonia l'impegno costante e la tempestività con cui il Ministero ha saputo rispondere a interrogazioni, mozioni e interpellanze. È un segno di doveroso rispetto nei vostri confronti, anche quando soprattutto sono interrogazioni, mozioni o altro, polemiche e critiche, perché - l'abbiamo detto più volte - la critica è il sale della democrazia.
Tralascio, anche se è importante, la nostra attività nell'ambito sovranazionale. Noi abbiamo avuto contatti continui e ripetuti, anche personali, all'estero con ambasciatori e soprattutto con i nostri equivalenti, i Ministri della Giustizia, praticamente di tutti i Paesi più importanti, non soltanto d'Europa ma anche del Medio Oriente e dell'Asia, proprio rapporti personali che sono estremamente importanti in questi casi. Questo ha agevolato molto tutte le procedure sia di estradizione che di cooperazione internazionale. Ha agevolato la firma di negoziati e continuiamo a farne nell'interesse proprio non soltanto di una collaborazione e di una maggiore efficienza, ma anche di attuazione e di realizzazione della giustizia interna. Anche qui vi sono dati estremamente significativi e sono a vostra disposizione.
Nell'ambito europeo l'attenzione ovviamente è stata massima, perché siamo consapevoli che un Paese di grande tradizione giuridica come l'Italia deve svolgere in questo ambito un ruolo primario. Noi abbiamo una cooperazione internazionale che si è avvalsa delle più moderne tecnologie investigative e processuali, con la previsione dell'uso della videoconferenza e della trasmissione digitale degli atti, la creazione di banche dati che siano condivise e la partecipazione a numerosi progetti. Il più importante è un progetto pilota, la di Interpol per il tracciamento e il recupero dei beni dei criminali. Anche questo è estremamente importante. Oggi ormai, come sapete, la criminalità, soprattutto quella organizzata, è una criminalità internazionale, sovranazionale. Agire da soli qui, come in altri settori, è assolutamente illusorio come strumento per poter ottenere dei risultati concreti.
In questo ambito la collaborazione internazionale - ripeto - si è rivelata estremamente fruttuosa. Due parole finali. Sono nei tempi, Presidente? Quanto manca È illimitato”“Quanto vuole”?
PRESIDENTE. Ha tempo illimitato. Quindi, siamo pronti a farle compagnia fin quando ritiene, Ministro.
CARLO NORDIO,. Due parole su due argomenti che mi stanno particolarmente a cuore. Allora, uno è, come potete immaginare, il referendum confermativo sul quale si pronuncerà tra poco il tribunale amministrativo in relazione alla data. La discussione e l'approvazione sono note a tutti e, quindi, si tratta soltanto di alcune parole di commento.
La prima è che deve essere chiaro che questa nostra iniziativa, che mira ad attuare da un punto di vista costituzionale quella che è stata una rivoluzione processuale di quarant'anni fa, voluta dal Ministro Vassalli, non è né contro la magistratura né contro l'opposizione né contro nessuno. Prova ne sia, ma questo lo sapete meglio di me, che vi sono stati moltissimi esponenti - e non farò qui un noioso elenco di nomi -, persone che sono lontane dalla nostra posizione politica che si sono schierate a favore del referendum . Vi è stata anche una manifestazione, davanti alla quale, tutto sommato, manifesto il mio rispetto, di sincerità da parte di un membro dell'opposizione, il quale ha detto, chiaro e tondo, che sarebbe stato favorevole alla separazione delle carriere e al voto del sì, ma poiché questo è un voto estremamente politico, che sia o contro il Governo Meloni, voterà… “Cosa c'entra, Presidente!” - “Questo non c'entra niente”… Sì, è stato l'onorevole Bettini. L'abbiamo letto sui giornali…
PRESIDENTE. Ogni gruppo avrà la possibilità, come sapete…
CARLO NORDIO,. …può anche smentirlo…
PRESIDENTE. …sia di partecipare alla discussione generale sia di fare la dichiarazione di voto.
CARLO NORDIO,. Volevo dire che questo referendum…
PRESIDENTE. Il Ministro ha gli argomenti che desidera e ha il diritto di esporli “Il Ministro non può fare lo spot sul referendum!” e noi abbiamo il dovere di ascoltare. Prego, prosegua, Ministro.
CARLO NORDIO,. Posso? Allora, dicevo, questo referendum non deve essere né contro il Parlamento né contro l'opposizione né contro nessuno. Però, poiché è stato adombrato un po' da tutti che vi sia una sorta di oltraggio o di alla Costituzione, faccio presente che l'articolo 104, come da noi proposto… alla Costituzione deriverebbe dal fatto che vogliamo mettere il pubblico ministero sotto l'Esecutivo eccetera, una petulante litania davanti alla quale non vi è possibilità di replica …
PRESIDENTE. Colleghi, colleghi … Deputato Fornaro, deputato Fornaro…
CARLO NORDIO,. … ha ragione, l'ordine del giorno, se il programma della giustizia è quello di far approvare…
PRESIDENTE. …cioè, vogliamo limitare il diritto di parola e di pensiero al Governo? Non esageriamo, per cortesia … Qui siamo veramente… cioè, la parola “litania” è quella che ha disturbato “Petulante»!”“Petulante!”?
CARLO NORDIO,. “Petulante”? Ma certo che…
PRESIDENTE. Allora, poi ce lo andremo a studiare insieme, consultando il dizionario della lingua italiana “Noi non siamo petulanti!”. Colleghi, dobbiamo stare in silenzio ad ascoltare l'intervento del Ministro.
PRESIDENTE. Quando sarà il vostro turno parlerete. Ogni gruppo avrà pieno titolo e diritto ) di fare le proprie osservazioni e di dare le proprie risposte. Ministro, prosegua.
CARLO NORDIO,. Non trovo quale altro aggettivo possa essere usato quando veniamo ripetutamente accusati di voler sottoporre la magistratura al potere esecutivo quando nel nostro articolo 104 proposto della Costituzione non solo è scritto, e lo ripeto: “la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere ed è composta da magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente” . Per chi non conoscesse o non conosce la Costituzione oppure l'avesse o l'abbia letta in modo parziale o con un occhio solo, faccio presente che l'attuale articolo 107 fa una differenza tra il pubblico ministero e il giudice. Al pubblico ministero, in un modo abbastanza sottile, non riconosce le stesse garanzie che riconosce al giudice, cioè all'ordinamento giudicante. Andateveli a leggere. Noi con l'articolo 104 eleviamo il pubblico ministero alla stessa dignità, autonomia e indipendenza del giudice .
Quando ci si viene a dire che noi vogliamo sottoporlo al potere esecutivo e che se anche la norma questa cosa non la dice, non si sa mai che un giorno si cambi, allora si può rispondere soltanto che, secondo la logica aristotelica e soprattutto quella popperiana, io non posso dare la prova negativa di un evento futuro. Se questa non è una litania petulante, dovrei usare però dei termini molto, ma molto più severi dal punto di vista logico. Non li uso per rispetto di chi, pure impropriamente, li ha utilizzati.
La seconda cosa riguarda… Ripeto ancora una volta che questa riforma si inserisce in una coerente attuazione di un codice di procedura penale di 40 anni fa che, peraltro, è stato estremamente modificato, integrato e sconvolto, benché fosse nato dalle menti più acute dei giuristi di 40 anni fa, presiedute da Giuliano Vassalli. Eppure, questo codice è stato snaturato, anche perché era incompatibile con la Costituzione, mentre il codice penale, che reca la firma di Benito Mussolini e di Vittorio Emanuele III, fatto 80 anni fa, gode guarda caso di buona salute. Mentre quello di Vassalli è stato vulnerato, cambiato, modificato, integrato e sconvolto da tutti, a cominciare dalla Corte costituzionale, proprio perché era incompatibile in parte con la nostra Costituzione, quello penale, firmato da Mussolini e dal re, continua - ripeto - a godere di salute buona. Per cui, se oggi una persona venisse condannata per apologia, per esempio, di fascismo, lo sarebbe da un giudice che tiene in mano un codice firmato da Benito Mussolini. Se questo stato della nostra giustizia vi va bene, ditecelo chiaramente, ma non attribuite a noi quelli che sono processi alle intenzioni, magari eversive o addirittura nostalgiche, che non abbiamo .
Ultima cosa sulla giustizia minorile. Allora, chiaramente noi sappiamo benissimo che il minore prima che essere un criminale da punire, un poco come il tossicodipendente, deve essere essenzialmente una persona da curare e da rieducare. Però, in questo momento si è affacciata… Stiamo parlando dei programmi del Governo, quindi spero anche qui di non sforare, stiamo parlando nell'ambito di una sorta di estremizzazione enfatica tra due posizioni che sono, come tutti gli estremi, assolutamente irragionevoli. Da una parte, c'è chi invoca una repressione indiscriminata, esemplare e crudele nei confronti di questi ragazzi e dall'altra invece chi, cercando di trovare e di studiare le cause di questo disagio giovanile, svilisce questa problematica nei termini di una semplice e sociologica indulgenza. Io vorrei ricordare che, sempre parlando di giustizia, la rappresentazione della giustizia è estremamente significativa: tiene con una mano la bilancia e con l'altra la spada. Cosa significa la bilancia? La bilancia significa equilibrio, significa proporzione, significa che la pena, la sanzione deve essere proporzionata, deve essere irrogata possibilmente, come ci insegna la criminologia, in modo immediato, in modo non esemplare e non crudele, ma proporzionato e che sia comprensibile a chi la subisce. Questo è il senso della bilancia, cioè una giustizia equilibrata. La spada però rappresenta la forza, perché, senza la spada, la bilancia diventerebbe una vuota metafisica dell'intelletto, diventerebbe impotente. La spada serve ad attuare e a realizzare quella che è la sanzione e a renderla efficace.
Non c'è di peggio che comminare, cioè prevedere… Molto spesso viene usato impropriamente il termine “comminare” al posto del termine “irrogare”. Suggerirei a chi parla di queste cose di studiarsi bene anche la terminologia che nel diritto penale ha la sua importanza. Non c'è di peggio che prevedere, cioè comminare, una pena che sia magari severa, anche troppo severa, e poi non irrogarla in base a una sorta di valutazione più o meno indulgenziale.
No, la pena - ripeto - deve essere, da un lato, equilibrata e proporzionata anche alle caratteristiche non solo del reato ma anche dell'intensità del dolo, cioè dell'elemento psicologico del reo, ma nello stesso tempo deve essere applicata. Non c'è di peggio - dicevo - da un punto di vista criminologico che minacciare una pena e poi dire che abbiamo scherzato. Il nostro orientamento, per quanto riguarda il Ministro della Giustizia, in questi provvedimenti che prenderemo - adesso non so quando né come, ma certamente li prenderemo - sarà ispirato a questi principi. Non ci saranno e non ci dovranno essere reazioni eccessive, esemplari, tiranniche o altro, ma dobbiamo tener presente che l'esecuzione e la certezza della pena sono elementi essenziali per la credibilità dello Stato, per l'interesse dei cittadini e anche nell'interesse degli stessi minori, perché se il minore, nel momento in cui viene accusato e magari condannato, va a espiare una sanzione - che non è necessariamente quella carceraria dietro le sbarre - e comprende di avere sbagliato perché la sanzione viene applicata in modo efficace e immediato, allora può comprendere di avere sbagliato. Se il giudice è troppo crudele l'imputato lo odia, ma se il giudice è troppo blando e troppo indulgente l'imputato lo disprezza. Questo sì è un elemento criminogeno che deve farci riflettere. Quindi, la bilancia e la spada devono essere coniugate secondo razionalità e secondo buonsenso.
Ho finito. Io vi ringrazio della vostra attenzione e sono pronto ad ascoltare le repliche , .
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle comunicazioni del Ministro della Giustizia.
È iscritta a parlare la deputata Stefania Ascari. Ne ha facoltà.
STEFANIA ASCARI(M5S). Grazie, Presidente. Vado io da tua madre, ti metto il tritolo, ti brucio, ti sparerò fino alla tua morte: così un presunto capo narcos ha minacciato chi aveva testimoniato contro di lui. Come ha fatto a sapere chi lo aveva denunciato? Grazie alle sue leggi, Ministro Nordio, e alla Presidente Meloni .
Oggi, prima di arrestarti, lo Stato ti convoca, ti consegna le carte e ti dice tutto. Risultato? Criminali che scappano, indagati che minacciano i testimoni o criminali che addirittura vengono accompagnati a casa con voli di Stato, vedi Almasri. Altro che riforma della giustizia, Ministro Nordio, avete creato il . Queste leggi non proteggono i cittadini, le cittadine, le vittime, i testimoni. Sapete chi proteggono? Proteggono i criminali. Ecco come funzionano davvero le sue leggi, Ministro Nordio. Meno sicurezza, meno giustizia e più paura. Sa chi pagherà per tutto questo, come sempre? I cittadini e le cittadine perbene e chi ha avuto il coraggio di denunciare.
La sua relazione, Ministro, conferma poi ciò che denunciamo da tempo: la giustizia italiana è in sofferenza strutturale e non si risolve con riforme bandiera o con interventi ideologici. Si risolve con risorse, persone, organizzazione e qualità.
Parto dalle carceri, perché lì lo Stato si misura. Sa qual è oggi la situazione? Sovraffollamento, condizioni indegne e suicidi che non possono essere normalizzati. È un'emergenza umanitaria cronica e di sicurezza e riguarda non solo i detenuti, ma anche chi lavora negli istituti. Organici insufficienti, turni massacranti, stress e rischi crescenti. Servono investimenti immediati, edilizia, sanità, supporto psicologico continuativo, soprattutto per i nuovi giunti, e soprattutto personale, Polizia penitenziaria, educatori, psicologi, mediatori culturali e funzionari giuridico-pedagogici. Sono stata, Ministro, nel mio territorio in un istituto penale minorile e ho trovato dei giovani detenuti totalmente allo sbando e abbandonati dallo Stato e questo è inaccettabile.
Poi c'è un nodo, Ministro, che non possiamo eludere: il regime di 41-. Oggi non c'è un regime di 41- a norma e io continuo a ripeterglielo. Assistiamo ancora a messaggi che escono e diventano linguaggio, simboli e persino contenuti che si trasformano in canzoni e narrazioni con milioni di visualizzazioni. È una mafia che non ha più filtri, è diventata di se stessa, alimentando emulazione e consenso sociale. Questo è un problema enorme sia di sicurezza sia di cultura della legalità, che va affrontato senza ipocrisia, con rigore e strumenti efficaci. Io ho depositato, Ministro, una proposta di legge, che è ancora ferma in Commissione giustizia, per introdurre l'aggravante dell'istigazione e dell'apologia del delitto di associazione mafiosa, perché non possiamo accettare che la criminalità organizzata si promuova come modello culturale reclutando e normalizzando la violenza. È ferma ancora oggi - glielo ricordo - l'indagine conoscitiva sul fenomeno delle organizzazioni settarie e, proprio in quest'Aula del Parlamento, lei ha riconosciuto che è un vuoto normativo gravissimo e si stima che riguardi almeno quattro milioni di persone coinvolte in queste organizzazioni criminali e non è stato fatto ancora nulla.
Secondo aspetto, Ministro. Non servono riforme come la separazione delle carriere. Sa il perché? Questa riforma riduce i tempi dei processi? No. Smaltisce l'arretrato? No. Risolve la crisi degli uffici giudiziari? No. È una riforma sulla magistratura per metterla al guinzaglio dell'Esecutivo di turno, non per i cittadini e le cittadine. Oggi la priorità è rendere la giustizia efficiente e accessibile, con riferimento soprattutto ai tempi della risposta. Io vorrei puntare su quella che è la vera colonna portante, che è la formazione dei magistrati, che è il grande rimosso. La formazione è decisiva per migliorare i servizi ai cittadini e alle cittadine e per render la giustizia più efficiente. Una buona formazione evita errori, stereotipi e sentenze ingiuste, rende la giustizia più rapida, più equa e più credibile e, soprattutto, evita sentenze che purtroppo in alcuni casi feriscono due volte le vittime, quando si giustifica, minimizza o si colpevolizza chi subisce violenza.
Terzo aspetto. Mancano risorse umane e organizzazione. Le scoperture di magistrati e personale amministrativo sono enormi e il risultato sono processi lunghi, arretrato che cresce, cittadini e imprese che aspettano anni e questa, Ministro, è denegata giustizia. Se vogliamo rispettare davvero gli obblighi e gli obiettivi del PNRR servono assunzioni stabili, valorizzazione del personale e soprattutto la stabilizzazione del personale dell'ufficio per il processo, competente…
STEFANIA ASCARI(M5S). …già formato e che non possiamo disperdere.
Chiudo, Presidente, dicendo che questa è la linea: meno propaganda e più Stato. Ci tengo a dire che oggi, come domani, troverete davanti a voi un muro fatto di coscienza, di responsabilità e di amore per la giustizia e per questo Paese, un'opposizione totale, determinata e senza compromessi fino a quando questa deriva non sarà respinta .
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti dell'Istituto di istruzione superiore “Enzo Ferrari” di Battipaglia, in provincia di Salerno, che assistono ai nostri lavori dalle tribune . Li ringraziamo e gli auguriamo ogni fortuna.
È iscritta a parlare la deputata Simonetta Matone. Ne ha facoltà.
SIMONETTA MATONE(LEGA). Buongiorno a tutti. Caro Ministro, io sono sempre felice di vederla, perché lei porta in Parlamento concretezza, onestà intellettuale, promesse mantenute e risultati raggiunti . È un risultato straordinario tenendo presente la centralità politica del dibattito sulla giustizia e la partita, in termini di democrazia compiuta, che su questo terreno si gioca.
Io tratterò solo alcuni dei temi da lei esposti, non perché gli altri non sono degni di attenzione ma perché mi concentrerò su quelli più politici e, se vuole, anche meno tecnici. Comincio dalla riforma costituzionale, quella cosiddetta della separazione delle carriere, che è finalmente arrivata in porto e che finalmente - dico “finalmente” perché noi del fronte del “sì” non abbiamo paura del giudizio dei cittadini ma lo auspichiamo - verrà sottoposta a referendum, cioè al giudizio dei cittadini. Avversata, osteggiata in tutti i modi possibili, oggetto di una controinformazione basata su menzogne. Ma cosa di questa legge fa paura al fronte del “no”?
Non è certo la separazione delle carriere PM e giudice, ultimo atto dovuto di una riforma incompiuta, che è stata quella del passaggio dal sistema inquisitorio a quello accusatorio, e che io definisco incompiuta senza questo passaggio fondamentale. Lo diceva Giuliano Vassalli, di cui ho avuto l'onore di essere la più stretta collaboratrice, lo diceva - checché ne dica la controinformazione - Giovanni Falcone nell'ultima intervista rilasciata a . Quello che letteralmente terrorizza è il sorteggio per essere eletti ai due CSM e all'Alta Corte disciplinare, sorteggio che - vorrei ricordare - avviene non tra passanti estranei alla giurisdizione, ma tra magistrati che hanno già dovuto superare un concorso durissimo per diventare tali, con 15 e 20 anni di carriera alle spalle.
Quindi, secondo il fronte del “no”, il caso può governare la scelta di chi farà parte di una corte d'assise di primo e di secondo grado e concorrere alla scelta dell'ergastolo - fine pena mai -, ma non può comporre l'organo di autogoverno della magistratura. La casualità può concorrere alla formazione del Tribunale dei Ministri, sezione specializzata del tribunale ordinario istituita per giudicare i reati commessi dal Presidente del Consiglio e dai Ministri nell'esercizio delle loro funzioni, i cosiddetti reati ministeriali; anche qui, tre magistrati estratti a sorte e tre supplenti, che rimangono in carica per due anni. Perché, allora, non vi sono grida di allarme sulla composizione delle corti d'assise e del Tribunale dei Ministri ? Perché questo sorteggio tocca un nervo scoperto, un nervo intoccabile: le correnti.
In un Paese normale, quello che è accaduto dopo la pubblicazione del libro Palamara-Sallusti avrebbe dovuto provocare lo scioglimento del CSM, e invece nulla è cambiato e i cittadini sono, addirittura, vittime della sciagurata pubblicità dell'Associazione nazionale magistrati , costosissima e diffusissima, con il quesito: vorresti giudici che dipendono dalla politica? No. Al referendum vota “no”.
A mio modesto avviso questa pubblicità è un reato, quello previsto e punito dall'articolo 656 del codice penale: pubblicazione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l'ordine pubblico . La domanda che io pongo è semplice: qual è l'articolo, nel nostro testo, che prevede la sottoposizione del pubblico ministero al potere esecutivo? La risposta è semplice, quest'articolo non c'è.
Ma l'operato del Governo non è solo questo, è molto altro. Mi riferisco al decreto-legge Sicurezza pubblica dell'aprile 2025, con cui sono state adottate misure incisive per la lotta al terrorismo, all'usura e alla violenza di genere. Perché mi ci soffermo? Perché la sicurezza è uno dei delle politiche della Lega, è uno degli obiettivi che la Lega si è prefissa quando è andata al Governo. Al centro dell'intervento la sicurezza urbana, sempre più minata da condotte antisociali e manifestazioni di piazza spacciate per libera manifestazione del pensiero; le Forze dell'ordine coinvolte, costrette a giustificarsi per il loro operato invece di essere ringraziate. Basta vedere il numero dei feriti e l'enorme sproporzione tra agenti feriti e manifestanti feriti. L'interrogativo è semplice: da quale parte stiamo? Dalla parte di chi attenta all'ordine pubblico o dalla parte di chi lo difende?
Anche qui, facciamo un passo indietro: chi si è scagliato contro tutte le norme che riguardano la sicurezza? Magistratura Democratica e Area, le due correnti della magistratura, sostenendo letteralmente che il diritto penale viene usato come strumento di controllo sociale che punisce il disagio e la marginalità. Quindi, a stretto rigore di logica, seguendo questo ragionamento, se do fuoco ad una camionetta dei Carabinieri o non rispetto l'ordine di sciogliere un corteo che sta assaltando un palazzo simbolo delle istituzioni, io, Stato, mi devo fermare per capire perché lo fai.
Io vorrei ricordare che il nostro ordinamento si basa sul principio della separazione dei poteri e, quindi, le leggi si applicano, non si interpretano in maniera creativa . Quando tu non convalidi un trattenimento, disapplicando le norme varate da Governo e Parlamento, ed esplicitamente dichiari, e lo scrivi, quando tu scrivi in un provvedimento: io dell'elenco dei Paesi sicuri del Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale me ne frego; quando tu magistrato esprimi in un tuo provvedimento il tuo giudizio sui centri in Albania, utili o inutili che siano, sei tu che travalichi i confini, sei tu che alteri l'equilibrio tra i poteri, non il Governo da te ritenuto liberticida .
Lei è un uomo colto, non potrò mai raggiungere il suo livello, però una citazione me la consenta. Secondo me, questi miei ex colleghi non hanno letto Montesquieu, né Rousseau, ma semmai
E veniamo alla legge sul femminicidio del 2 dicembre. Resta il dato storico, che è stata approvata all'unanimità. Noi aspettiamo l'esito del lavoro del Senato, che non ci deve in alcun modo preoccupare, considerato che esiste la tanto invocata dialettica parlamentare , non esistono leggi perfette, esistono leggi perfettibili.
Ci siamo occupati anche della magistratura onoraria, è stato profondamente innovato il regime giuridico, economico e previdenziale, risolvendo e sanando criticità storiche e adeguando la disciplina a ciò che ci veniva richiesto anche dagli stessi giudici onorari. Abbiamo varato il decreto legislativo di tutela dei minori e delle persone vulnerabili, con cui sono state rafforzate le norme a favore dei minori, ma, al tempo stesso, io mi auguro fortemente che un testo di legge a mia firma e fortemente voluto da avvocati e famiglie affidatarie, che legittimi finalmente la partecipazione di queste famiglie al procedimento che riguarda i bambini, venga finalmente calendarizzato e approvato per evitare vicende come quella di cui lei si è occupato, concedendo un'ispezione…
SIMONETTA MATONE(LEGA). …alle mie richieste, per evitare strappi di bambini che da 0 a 4 anni vivono in una famiglia e il giorno dopo, grazie al Tribunale per i minorenni di Milano, non vedranno mai più quelli che chiamano “mamma” e “papà” .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Grazie, Ministro, per questa relazione che avremmo auspicato fosse un po' più oggettiva, nel senso che ci ha ricordato molto l'inizio di una fiaba, che è dove tutto va bene, in un mondo di fate e folletti felici, ma, dietro quella storia iniziale, scopriamo, poi, che c'è una situazione di grave disagio. E la giustizia è la stessa cosa. Benissimo alcuni numeri che lei ci dà, ma, nell'oggettività delle cose, i europei - poi, il collega D'Alessio, in dichiarazione di voto, li approfondirà - ci dicono che la situazione della giustizia non è così rosea, ci dicono che le problematiche ci sono e ce ne sono tante. Ci dicono che anche la sua relazione è un copia e incolla anche degli altri anni, perché i problemi sono sempre gli stessi e, nell'affrontarli, rimangono comunque all'ordine del giorno.
E, quindi, benissimo i dati. Bene spendere i soldi del PNRR, ma i risultati, da quel punto di vista, del paragone europeo, sono ancora molto indietro. Perché ha ragione lei, la giustizia non può essere frettolosa, deve essere anche giusta, ma i tempi della giustizia sono un elemento fondamentale di salvaguardia della tutela dei nostri cittadini. E non ha parlato di una cosa, delle persone vittime di errori giudiziari. Tante, purtroppo ancora tantissime.
E chi visita le carceri sa che non può augurare a nessuno di finire per sbaglio in carcere da innocente. Di questo dobbiamo parlare e su questo c'è un lavoro importante da fare. Non abbiamo parlato di questi casi che sono casi umani.
Arrivo, invece, alla parte che mi interessa di più, che è quella dell'edilizia e del carcere. Bene gli interventi sull'edilizia carceraria, Ministro. Ne ha elencati alcuni: sono necessari, ma l'emergenza dell'edilizia carceraria è un'emergenza folle. La invito ad andare al carcere di Firenze Sollicciano.
Non è come dice lei. Non solo i suicidi sono collegati al sovraffollamento, ma sono collegati anche alle condizioni infrastrutturali delle carceri. Non a caso le carceri che subiscono più suicidi sono quelle che hanno delle condizioni, anche infrastrutturali, peggiori. Sollicciano è, per esempio, uno di questi.
Ma il dato è quello di un fallimento. Il tasso di recidiva continua a essere molto lontano da quello che è l'auspicio, un tasso che, peraltro, monitoriamo con difficoltà, un tasso che viene monitorato grazie all'associazionismo esterno, un tasso che vede il progetto - quello del CNEL - di Recidiva Zero, che stiamo aspettando con ansia, che deve riguardare il lavoro non tanto il giorno dopo fuori dal carcere ma anche all'interno del carcere e anche la nuova edilizia penitenziaria deve immaginare gli spazi per poterlo fare. Oggi è questo ciò che manca. Anche nei nuovi interventi che state facendo - anzi, soprattutto nei nuovi interventi che state facendo - alcuni vanno a scapito degli spazi trattamentali che oggi esistono. Allora, occorre ricambiare completamente il modo di vedere. Lei ha detto un dato vero, che è un dato umano: molti dei suicidi in carcere avvengono a poche settimane dall'uscita. Questo è il campanello d'allarme. Sono persone che - vuole dire - non abbiamo saputo rieducare, che hanno paura dell'uscita, che hanno paura della ricollocazione nella società. Questo è il grande fallimento del sistema penitenziario attuale e su questo bisogna lavorare e su questo bisogna intervenire.
Sull'edilizia penitenziaria, Ministro, ha detto una grande verità. È scioccante che le nostre patrie galere siano soggette a un vincolo della Sovrintendenza. È allucinante! Ne abbiamo alcune costruite addirittura alla fine del 1800. È assurdo che questo ci sia. Visto che decretate d'urgenza tante cose, faccia una riunione con il Ministro Giuli e togliamo il vincolo dalle carceri, perché questa è davvero un'assurdità di questo Paese.
C'è anche un altro tema che mi viene in mente. La questione del lavoro non è soltanto quella degli accordi con Confindustria, perché va benissimo che chi esce dal carcere trovi lavoro all'esterno ma c'è un grande problema che è quello del lavoro dentro. C'è il problema di agevolare chi vuole intervenire con il lavoro con tempistiche che siano adeguate ai privati e alle cooperative sociali, che fanno un grande lavoro in questo contesto e che non ha mai citato nella sua relazione. Di fronte a questo bisogna intervenire per sburocratizzare anche l'articolo 21 e la semilibertà, che hanno tempi - oggi con i giudici di sorveglianza - che sono più lunghi di quelle che sono, invece, le necessità di chi ci lavora.
Chiudo con un ultimo tema che non ha citato. C'è un caso surreale, che sono le case lavoro. Noi in Italia abbiamo ancora tre case lavoro che sono il territorio del nessuno, il governo del nulla, con detenuti che sono lì senza neanche sapere quando sarà la loro fine della pena. Di fronte a questo credo, Ministro, che ci voglia un ragionamento per comprendere se sono ancora attuali. Si chiamano case lavoro, ma di lavoro all'interno non se ne vede neanche traccia. Sono degli strumenti, a mio avviso, di completa disumanità che forse andrebbero superati .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Bellomo. Ne ha facoltà.
DAVIDE BELLOMO(FI-PPE). Grazie, signor Presidente. Onorevole Ministro, io credo che negli interventi in quest'Aula e in quello che vediamo nel Paese molti dimenticano che il Ministro - lui lo ricorda spesso per dare un esempio di vita vissuta anche alle riforme che questo Parlamento ha fatto - ha svolto la funzione del pubblico ministero e di GIP e che, quindi, concretamente ha colto quali sono i reali problemi del Paese in materia giudiziaria e quali sono i gravi problemi che la stessa magistratura vive e continua a vivere. Quello che vediamo, in questi giorni, dalla campagna referendaria sul “no” è davvero ancora più preoccupante, perché se il non conoscere qualcosa significa essere ignorante, invece se qualcosa la si conosce - come la riforma - e si dice il contrario allora significa essere mistificatore. Questo è ciò che sta accadendo, perché quando io ancora sento in quest'Aula - di cui io ho profondo rispetto, di cui ognuno di noi dovrebbe avere un profondo rispetto - dire che questa riforma nel contenuto normativo vuole sottoporre la magistratura al potere politico si fa mistificazione. Non c'è una parola nella riforma che dica questo, anzi è esplicitato nella riforma l'esatto contrario. La verità è che si dimentica - ripeto: forse era meglio essere ignoranti piuttosto che mistificatori - che il codice di procedura penale nel 1989 ha anticipato quello che noi stiamo sacralizzando all'interno della Costituzione e cioè che il processo è fatto da una difesa ed è fatto da un'accusa e c'è un organo terzo, il giudice, che dovrà giudicare.
Se si entra in tribunale - e invito qualcuno a entrare in tribunale, anche dal punto di vista visivo, come ci ha tenuto il legislatore del 1989 - si vedrà che si pone la difesa da un lato e l'accusa dall'altro sullo stesso banco e di fronte abbiamo un giudice anche sollevato da terra per dare il senso visivo che c'è un organo terzo che deve giudicare. Dunque, io vi chiedo: se l'accusa e il giudice sono colleghi - signori miei, colleghi significa appartenere allo stesso ordine, essere la stessa cosa -, noi dal punto di vista anche visivo e plastico - perché sappiamo che la moglie di Cesare oltre a esserlo deve sembrarlo - abbiamo una giustizia che realmente dà l'impressione al cittadino imputato che siamo di fronte a un organo terzo? Io credo proprio di no. Qualcuno dice: state facendo una cosa inutile, perché solo il 2 per cento dei magistrati passa da requirente a giudicante e viceversa. Ciò che alle volte è inutile e pleonastico non è detto che sia sbagliato e se noi lo stiamo inserendo all'interno della Costituzione vogliamo fare in modo di inserire questo concetto, che dovrebbe essere proprio di tutte le società civili. Solo in Italia vi è questa protesta e davvero io non capisco il perché di tutta questa protesta.
In realtà la capisco bene, perché nel dibattito che noi andiamo a vivere in quest'Aula - lo ripeto: mi dispiace che si faccia in quest'Aula, perché in quest'Aula ogni volta che entro e tutti quanti ogni volta che entriamo dovremmo avere il peso della responsabilità delle parole che diciamo, che devono essere conformi ai testi normativi -, nel momento in cui parliamo di giustizia, nel momento in cui noi parliamo di norme, nel momento in cui parliamo di una riforma costituzionale, dovremmo postulare i nostri interventi unicamente sulle norme contenute in quella riforma e non sulla frase che lei ha detto, decontestualizzata in un'intervista piuttosto che in un televisivo. Noi dobbiamo vedere la norma e la norma ci dice questo.
La verità - e non possono dirlo - è che questa forse è veramente la riforma che tenta di sganciare la magistratura dalla politica, nel momento in cui noi abbiamo operato all'interno dell'elezione del CSM. Qualcuno nega che all'interno del CSM ci sono le correnti. Sono così senza pudore, signor Ministro, che noi abbiamo le delle varie correnti della magistratura, come se fossero partiti politici che di tanto in tanto lanciano uno slogan. In un Paese normale la magistratura dovrebbe rappresentare un monolite, il cui proprio riferimento dovrebbe essere esclusivamente l'esercizio del diritto e la rappresentazione nell'aula del tribunale di quello che il diritto dice, quindi il rispetto rigoroso di quelle norme. Invece, noi abbiamo un corpo, la magistratura, che addirittura in maniera aperta evidenzia che ci sono delle correnti.
E non vogliamo dimenticare - e fate finta di dimenticare - che poi per ottenere semplicemente un incarico, che sia il procuratore capo di una città piuttosto che un altro, è evidente che all'interno del CSM abbiamo una vera lotta politica di determinazione non attraverso il vaglio del di quel magistrato, ma la verifica se quel magistrato appartiene a quella corrente o meno e se quella corrente all'interno del CSM abbia o meno i voti necessari per eleggere il proprio amico. Questa è la cosa che li sta facendo impazzire e a tutte e a tutti i cittadini noi dobbiamo dire: vogliamo scollegare la magistratura dalla politica di tutti i rami del Parlamento?
Poi, caso strano, le indagini ci dicono che il ramo del Parlamento che si interessa in maniera profonda di tutti gli incarichi della magistratura lo abbiamo solo alla nostra sinistra e raramente accade in altre parti. Questo è quello che noi abbiamo fatto, è quello che il Ministro ha fatto, è quello che il Governo ha fatto in questa riforma. E la meraviglia… perché dobbiamo finirla che al di là di quest'Aula, nei corridoi, tutti quanti siamo d'accordo e, poi, solo per una paura di ritorsione, da parte dei vari amici magistrati, qui dentro diciamo il contrario di quello che si pensa. Infatti, una riforma costituzionale di questo tipo è a vantaggio di tutti, dei cittadini. Inviterei ognuno di voi ad andare un solo giorno in galera da chi è sottoposto a una misura cautelare, a verificare cosa significa che un processo dura dieci anni: di qui la prescrizione su cui abbiamo messo mano. Infatti, essere assolto dopo dieci anni, anche per un pubblico amministratore, quasi non serve, perché se è stato sindaco è caduta l'amministrazione e non si è ricandidato alla successiva elezione. È quasi inutile, oltre alla pena per i propri familiari o nel vedere qualcuno che entra in casa a fare una perquisizione.
Questo è quello che accade e a cui noi vogliamo porre riparo. Se abbiamo un 50 per cento di assoluzioni, ci sarà pure una ragione con riferimento all'intervento sulla custodia cautelare e, se abbiamo messo mano alla prescrizione, è perché bisogna anche entrare in tribunale.
Voi dovete sapere - e lo sapete, questo è il guaio - che più la prescrizione è corta e più i processi sono veloci, perché il giudice, per non farlo prescrivere, accelera il processo. Più noi allunghiamo i tempi di prescrizione nella volontà di non lasciare libero un colpevole, più noi facciamo l'esatto opposto. Con riferimento alla prescrizione rapida, provate a entrare in tribunale e a vedere il giudice solo nella parte in cui fa il rinvio. Quando si prescrive il reato? Il 1° giugno 2026 o 2027: allora il rinvio lo dobbiamo dare a breve. Quando si prescrive al 1° giugno 2030, possiamo dare il rinvio a un anno e mezzo. Per il giudice è lavoro, per l'imputato stare un anno, due anni, tre anni, dieci anni senza poter esercitare le proprie ragioni è la peggiore pena.
Quindi, quando parlate, vi invito per una volta a verificare un caso, a parlare con una persona che sia colpevole o innocente, perché io vi chiedo: il colpevole che viene condannato dopo 15 anni dal fatto, può reputare quel tipo di condanna come giusta? Io credo di no: è un'altra persona, magari si è reinserita nella società e, però, deve patire la giusta pena per un delitto commesso.
È questo quello che abbiamo fatto, con questo spirito, perché, come diceva il collega Costa in uno dei suoi interventi che ho sentito, è dura la vita del garantista perché si viene scambiati… con l'esercizio di un diritto e con la difesa di un diritto, è come se noi volessimo che un colpevole non venga condannato. Noi vogliamo che tutti quanti abbiano i propri diritti, che tutti quanti abbiano un giusto processo, che lo abbiano in termini rapidi e che eventualmente patiscano anche la pena di un fatto commesso, ma non alle condizioni in cui siamo oggi.
Abbiamo ragione nel dire che sul sistema carcerario c'è tanto da fare; io sulle Soprintendenze sarei ancora molto, molto più perché sono probabilmente anche il male di questo Paese. Però, si deve riconoscere a questo Governo la capacità di intervento e la capacità di voler risolvere dei problemi che sono reali e a cui abbiamo messo mano .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Gianassi. Ne ha facoltà.
FEDERICO GIANASSI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Nel suo intervento il Ministro ha sostanzialmente ricordato all'Aula che i processi durano poco nelle dittature, un giorno; quindi, evidentemente reputa che una democrazia si misura dalla lunghezza dei processi. Possiamo, quindi, rassicurarci: siamo la democrazia più forte del mondo, visto che le udienze del giudice di pace vengono rinviate al 2032.
Ora, noi non pretendevamo processi che durassero un giorno come nelle dittature, ma quantomeno nei tempi che la Corte europea dei diritti dell'uomo ha detto essere i tempi massimi entro i quali è possibile rispettare un diritto fondamentale della persona, il diritto alla ragionevole durata del processo.
Poi, il Ministro ci ha spiegato che tutto in realtà funziona straordinariamente, che noi avevamo sbagliato a pensare che la giustizia fosse al collasso. Il Ministro ci ha ricordato che il PNRR viaggia a piene vele, la digitalizzazione è fantastica, gli investimenti sull'edilizia mai visti prima, le assunzioni al top, la magistratura onoraria è a posto e anche il carcere tutto sommato sta iniziando ad andare benino. Un mondo fantastico che però non esiste. Basta chiedere a un operatore del diritto, a un avvocato, a un magistrato, a un cittadino o a un'impresa che entrano per qualche secondo in un'aula di tribunale: vi risulta che questo sia un mondo meraviglioso e fantastico? Chiunque di loro risponderà: è un disastro.
Ma il Ministro lo nega e questo è un grande problema se, dopo tre anni di esercizio della funzione di Ministro, nega i clamorosi problemi che ci sono nella giustizia.
Il PNRR sta fallendo. La Corte dei conti - che la destra ha limitato ma non ancora eliminato - ha espresso valutazioni molto diverse da quelle del Ministro. Il Ministero della Giustizia è il peggiore tra i Ministeri in relazione all'adempimento dei risultati del PNRR; il giudice di pace è al collasso; il processo telematico in tilt.
Rispetto alle risorse del PNRR siete riusciti a investire solo un terzo delle risorse sulla digitalizzazione.
Nel Ministero della Giustizia ci sono 12.000 precari e non basta fare proroghe, serve fare la stabilizzazione, che pure il Parlamento ha deciso - con un voto favorevole a una nostra raccomandazione, in occasione della manovra di bilancio - di proporre al Governo.
C'è una carenza strutturale di personale e i tagli, anno per anno, della manovra di bilancio sul Ministero della Giustizia, ai quali il Ministro Nordio non si oppone, aggravano la situazione di carenza di personale.
Il carcere sta esplodendo. C'è un fallimento complessivo della politica in materia di giustizia penale.
Come vi avevamo detto negli anni scorsi, la creazione di tante nuove fattispecie di reato non produrrà maggiore sicurezza nel nostro Paese. La sicurezza è al collasso e voi pensate di risolvere il problema, ancora una volta, con un nuovo pacchetto di misure che reitera quella strategia fallimentare.
Il 2025 è stato l'anno della clamorosa umiliazione delle istituzioni nazionali in materia di obblighi di cooperazione con la Corte penale internazionale. Il Governo è stato inadempiente rispetto all'arresto, alla consegna di un pericoloso criminale internazionale. Il Ministro Nordio, nel 2022, si era presentato nelle Commissioni giustizia dicendo: mi impegno ad approvare in poche settimane il codice dei crimini internazionali. È scomparso il codice e sono scomparsi anche criminali internazionali che il Governo italiano riporta nei luoghi in cui commettono quei crimini.
Insomma, è una situazione davvero incresciosa ed è clamoroso che il Ministro sia venuto qui a rivendicare un mondo che non esiste.
Si è poi soffermato sulla demolizione della Costituzione, con la riforma che lui ha portato avanti. Ha già detto candidamente in altre sedi: la riforma che ha approvato il Parlamento non serve a migliorare il sistema della giustizia. Già questo basterebbe per accantonare il tema e concentrarsi sui problemi reali.
Ma vorrei ricordare al Ministro - che è uscito dall'Aula - che il suo più stretto collaboratore, il Sottosegretario Delmastro, ha usato verso quella riforma parole peggiori di quelle che spesso usano anche le opposizioni. Delmastro ha dichiarato: “Dare ai pubblici ministeri un proprio CSM è un errore strategico che, per eterogenesi dei fini, si rivolterà contro (…). Un PM (…), prima ancora di divorare i politici andrà a divorare i giudici”. Mi sembrano, come dire, critiche gravissime, pericolose, che mettono in discussione la tenuta democratica del Paese e arrivano dal più stretto collaboratore del Ministro.
Allora, il Ministro prima di provare a convincere noi - non ce la farà mai - provi a convincere i suoi più stretti collaboratori, che hanno un giudizio così negativo della riforma che qualche volta nemmeno l'opposizione riesce a esprimere con questa chiarezza.
Allora, questa è una riforma pericolosa. È bastato ascoltare gli esponenti della maggioranza che dicono “noi difendiamo l'autonomia e l'indipendenza” e, poi, pretenderebbero che le leggi non fossero interpretate e applicate dai magistrati, oppure che i magistrati non si occupassero di far rispettare il principio di legalità.
Non funziona così in democrazia. In democrazia non esistono poteri illimitati per chi vince le elezioni. Esistono grandi poteri, ma vi è l'obbligo per tutti, anche per il Governo, di rispettare la legge che viene valutata, interpretata e applicata da un corpo autonomo e indipendente rispetto alla politica.
Ora, il Ministro Nordio, nelle sue difese, sulla riforma ha detto: ci sono esponenti del centrosinistra che erano a favore, ma ora votano contro perché c'è un livello di politicizzazione crescente. Aumenteranno sempre di più, ovviamente, quelli del centrosinistra che voteranno contro, ma c'è anche chi era contro la separazione delle carriere e oggi dice di sì: il Ministro Nordio, ad esempio, che non può essere quindi un garante della coerenza.
Aggiungo che il Ministro ha detto: c'è chi non conosce la Costituzione. Sì, è lui. Abbiamo letto che lui ha scritto che i padri costituenti hanno fatto una Costituzione che si ispira ai principi mussoliniani; cioè, i costituenti, trattenuti in galera durante il fascismo, una volta liberati, scrissero una pagina bianca, la Costituzione, definendo insieme le regole del CSM che Nordio vuole disintegrare…
FEDERICO GIANASSI(PD-IDP). …e loro sarebbero i portatori di una cultura fascistoide. Ma questa è una falsificazione storica vergognosa e infame da parte di un Ministro che non ha nessuna credibilità e contro il quale non solo ci opponiamo in questa sede, ma nelle strade, nelle piazze italiane, contro questa politica di giustizia che è finalizzata - come dice Giorgia Meloni, la Premier - a limitare l'invadenza della magistratura.
Non è invadenza, la magistratura deve garantire il rispetto della legalità a cui tutti i cittadini, i parlamentari e i membri del Governo sono tenuti. Se non c'è questo principio…
PRESIDENTE. La ringrazio.
FEDERICO GIANASSI(PD-IDP). …non c'è democrazia e, in un periodo di torsione autoritaria delle democrazie verso l'autoritarismo, è ancora più doveroso combattere contro questa impostazione
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Semenzato. Ne ha facoltà.
MARTINA SEMENZATO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Gentile Ministro, onorevoli colleghi, la relazione del Ministro Nordio fotografa un triennio di riforme, di investimenti, di scelte politiche, che hanno inciso in profondità sull'amministrazione della giustizia. Ma la giustizia che stiamo costruendo è davvero una giustizia capace di arrivare prima del danno? Prima della violenza? Prima della perdita? È veramente una giustizia che protegge, previene, accompagna i nostri cittadini? Ecco, la risposta che oggi possiamo dare, con onestà intellettuale e anche con un filo di orgoglio politico, è “sì”: stiamo andando in quella direzione, ma non per automatismo, non per inerzia, bensì per una scelta. E la legge sul femminicidio, approvata all'unanimità, ne è un esempio virtuoso.
Come ha detto lei, Ministro, però non basta inasprire le pene se non si rafforzano le reti di protezione, se non si riducono i tempi della giustizia, se non si formano gli operatori capaci di riconoscere i segnali precoci della violenza, se non si investe nella prevenzione culturale. Ed è proprio qui che il quadro delineato dal Ministro Nordio mostra una coerenza politica che merita di essere sottolineata. Il decreto Sicurezza dell'aprile 2025 ha rafforzato il contrasto alla criminalità organizzata, al terrorismo, all'usura, alla violenza di genere, con strumenti operativi concreti: più poteri investigativi, più tutele per le vittime, più efficacia nelle misure cautelari.
A questo si affiancano le riforme su tutela ambientale, protezione dei minori e delle persone vulnerabili, che segnano un cambio di paradigma: la protezione come sistema stabile, non emergenziale. In un'epoca in cui il bullismo, il , il cyberbullismo, lo sfruttamento la violenza digitale colpiscono sempre più precocemente, la giustizia non può essere cieca, non può essere lenta, non può essere disarmata. Permettetemi, quindi, una parola sulla legge sull'intelligenza artificiale del settembre del 2025: non una legge futuristica, ma una legge che guarda al presente, nella consapevolezza che le tecnologie, se non governate, possono diventare strumenti di oppressione, di discriminazione, di manipolazione, ma che, se ben regolate, possono diventare alleate della giustizia e della trasparenza.
Tuttavia lo sappiamo, cari colleghi, le norme non stanno, non vivono nei codici, le leggi non vivono nei codici, vivono nei tribunali, negli uffici giudiziari, nelle carceri, nei servizi sociali, nei territori, vivono nella capacità dello Stato di tradurre la norma in diritto esigibile. Ed è qui che entra in gioco la grande sfida del PNRR, che il Ministero della Giustizia ha affrontato con serietà e puntualità. La piena realizzazione degli obiettivi e l'utilizzo, al 31 dicembre, di oltre il 72 per cento delle risorse assegnate, è segno di un'amministrazione che ha saputo trasformare un'occasione storica in un progetto concreto, una discontinuità reale di cui bisogna rendere merito al Ministro Nordio.
E qui voglio sottolineare un punto politico centrale: non esiste giustizia senza persone; non esiste riforma senza donne e uomini che la rendano operativa I concorsi fatti negli ultimi anni per assumere circa 2.000 magistrati, la stabilizzazione di 6.000 addetti all'ufficio per il processo, l'incremento del personale amministrativo e penitenziario sono scelte strutturali, che rafforzano stabilmente la macchina della giustizia. E la riforma della magistratura onoraria, sempre dell'aprile del 2025, ha sanato una ferita storica. Per troppo tempo abbiamo chiesto a migliaia di magistrati onorari di reggere pezzi fondamentali del sistema giudiziario, senza adeguate tutele.
Un capitolo a parte merita la trasformazione digitale. Nel 2025 abbiamo assistito ad una accelerazione senza precedenti: riorganizzazione del Dipartimento per l'innovazione tecnologica, investimenti in infrastrutture, sicurezza informatica e formazione. Il processo civile telematico e il processo penale telematico non sono più degli slogan, sono strumenti quotidiani, e la digitalizzazione non è solo efficienza amministrativa, è giustizia sociale, perché riduce i tempi, aumenta la trasparenza e rende la giustizia più accessibile.
Sul fronte della giustizia minorile, che, come gruppo di Noi Moderati, ci sta particolarmente a cuore, nel 2025, abbiamo visto crescere le presenze degli istituti penali per i minorenni. La risposta non è stata l'abbandono, ma l'investimento in nuovi istituti e nuove comunità ad alta integrazione socio-assistenziale e il rafforzamento della collaborazione con le ASL e le regioni.
Presidente, vado alla conclusione. In questi anni abbiamo scelto di non contrapporre sicurezza e diritti, legalità e umanità, rigore e inclusione, abbiamo scelto di non cedere alla tentazione del populismo penale né a quella del permissivismo irresponsabile. Abbiamo scelto la strada più difficile, quella della responsabilità. E, concludo, dicendo: Ministro, ci aspetta un marzo croccante, con un referendum…
MARTINA SEMENZATO(NM(N-C-U-I)M-CP). …che ha l'anima di cambiare finalmente la narrativa nelle nostre sedi del diritto. Non un referendum contro, ma per costruire autonomia e indipendenza. Noi, come Noi Moderati, crediamo in questa giustizia, la vogliamo e la stiamo costruendo .
PRESIDENTE. Prima di passare all'intervento successivo, salutiamo studenti e insegnanti del Liceo classico “Melchiorre Delfico” di Teramo, che assistono ai nostri lavori dalle tribune . È in corso il dibattito generale, più tardi ci saranno delle votazioni e l'Aula si riempirà.
È iscritto a parlare il deputato Della Vedova. Ne ha facoltà.
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Il Ministro Nordio ha concluso il suo intervento parlando della separazione delle carriere, che non riguarda l'amministrazione della giustizia, ma l'ordinamento della magistratura. Io ho votato “sì” a questa riforma, +Europa voterà “sì” al referendum, non perché sia la riforma di Nordio, nemmeno del Vice Ministro Sisto, nemmeno di Berlusconi, ma perché è una riforma che io ho appreso, visto che abbiamo una scuola di Teramo, da un grande italiano liberale, da un grande teramano come Marco Pannella. Abbiamo spiegato che voteremo “sì” nonostante questa sia una maggioranza sbagliata per parlare di garantismo, e la relazione di oggi lo conferma. Ci sono alcuni elementi positivi, grazie soprattutto - in questo il Ministro è stato sincero - al PNRR, ma questa è la maggioranza sbagliata.
Vede, Ministro Nordio, io so che c'è scritto - e lo voto anche per questo - nella riforma che la magistratura sarà ancora più autonoma di prima, secondo il nuovo dettame costituzionale, anche rispetto ai PM. Penso anche, però, che voi in futuro possiate avere, magari - non lei, Ministro -, qualche tentazione di andare oltre e di mettere la giustizia requirente sotto il potere politico, se il potere politico fosse il vostro, e questo, casomai, dovrebbe spingere tutti quanti a costruire un'alleanza per l'alternativa che vi levi da questo rischio, levi tutti quanti da questo rischio e che vi releghi all'opposizione.
Due cose: il panpenalismo. Io mi sarei aspettato che lei ne parlasse, visto che ha parlato di tante cose. Oggi c'è un bellissimo articolo di De Angelis su , “Dagli orsi ai coltelli (…)”, che fa il resoconto di tutte le nuove pene: avete messo 47 nuovi reati, circa 500 anni aggiuntivi di pena. Dice De Angelis, lo cito perché mi convince: voi date “l'illusione della sicurezza in cambio di un po' di libertà”. Questo è quello che sta facendo il suo Governo, Ministro. Avrei voluto sentire parlare di questo, di questo panpenalismo che lei avalla, sempre che non ne sia direttamente il suggeritore e il protagonista.
E chiudo sulle carceri: le è uscito male il passaggio sui suicidi, può capitare. Ma qui non è che stiamo a misurare la piccola tendenza in su o no…
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EUROPA). … e, soprattutto - chiudo, signor Presidente -, non lo deve fare lei. La situazione delle carceri resta incivile, PNRR o no. La porta di - come si chiama? - … Regina Coeli che la Sovrintendenza non vuole farvi togliere: ma di cosa stiamo parlando? Lei lo visita perché è qui a due passi. Giri. Interverranno Magi, interverrà Giachetti su questo. Siamo in una situazione indecente, incivile…
PRESIDENTE. Deve concludere.
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EUROPA). … ingiusta e anticostituzionale su questo. Preoccupatevi anche di questo, non di dire che le cose vanno un po' meno peggio .
PRESIDENTE. Salutiamo anche studenti e insegnanti dell'Istituto comprensivo “Edmondo De Amicis” di Succivo, in provincia di Caserta. Anche loro sono qui ad assistere ai nostri lavori. Li ringraziamo e gli auguriamo ogni fortuna e ricordiamo che è in corso la discussione generale sulle comunicazioni del Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e più tardi avremo le votazioni .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Alessandro Palombi. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO PALOMBI(FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, signor Ministro, intervengo oggi per esprimere una valutazione pienamente favorevole sulle linee programmatiche esposte dal Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e per ribadire il sostegno convinto all'azione che il Governo sta portando avanti in un settore cruciale per la vita democratica, economica e sociale del Paese.
La giustizia rappresenta, infatti, uno dei pilastri fondamentali dello Stato di diritto. Dalla sua efficienza, dalla sua credibilità e dalla sua capacità di garantire tempi certi e decisioni equilibrate e di qualità dipende non solo la tutela dei diritti fondamentali ma anche la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e l'attrattività del sistema Paese.
È proprio in questa prospettiva che va letta l'impostazione del documento di indirizzo per il 2026: un atto che non si limita a elencare obiettivi ma definisce una strategia complessiva, coerente con l'azione di Governo, con i vincoli di finanza pubblica e con il quadro europeo.
Uno degli elementi di maggiore valore delle linee programmatiche è il forte ancoraggio al metodo della responsabilità: responsabilità verso i cittadini che chiedono una giustizia più rapida ed efficace, responsabilità verso l'Europa attraverso il pieno rispetto degli impegni assunti con il Piano nazionale di ripresa e resilienza e responsabilità verso gli operatori del diritto - e mi lasci dire che ho particolarmente apprezzato il suo ringraziamento all'Avvocatura - che chiedono di poter lavorare in un sistema più moderno e funzionale.
Il completamento delle riforme e degli investimenti del PNRR entro il 30 giugno 2026 costituisce, in questo senso, un passaggio decisivo. I risultati già conseguiti in termini di riduzione delle pendenze e dei tempi dei procedimenti dimostrano che le scelte compiute stanno producendo effetti concreti. L'obiettivo di ridurre di oltre il 90 per cento l'arretrato civile e di abbattere in modo significativo il , sia civile che penale, non è soltanto un numerico, ma un indicatore della capacità dello Stato di garantire una risposta tempestiva alla domanda di giustizia.
Particolarmente condivisibile l'attenzione posta dal Ministro Nordio sulla valorizzazione delle risorse umane: nessuna riforma può essere efficace se non poggia su uffici giudiziari adeguatamente dotati di personale qualificato e motivato. In questo quadro, la prosecuzione delle procedure concorsuali per la magistratura ordinaria, il rafforzamento delle piante organiche, l'attuazione della riforma della magistratura onoraria e la stabilizzazione di migliaia di lavoratori assunti con il PNRR rappresentano scelte strutturali che guardano al futuro del sistema giudiziario.
La volontà di stabilizzare le 6.000 unità di personale PNRR, in particolare, è una decisione di grande rilievo politico e amministrativo. Essa consente di non disperdere competenze già formate e di rendere strutturali i risultati ottenuti in termini di smaltimento dell'arretrato e di garantire continuità al percorso di modernizzazione degli uffici giudiziari. Allo stesso modo, gli investimenti nella formazione, nelle progressioni economiche e nel benessere organizzativo dimostrano una visione che mette al centro le persone e il merito.
Un altro pilastro fondamentale delle linee programmatiche è la digitalizzazione della giustizia. Il Ministro ha scelto di affrontare questa sfida non come un mero aggiornamento tecnologico, ma come un vero e proprio cambiamento culturale e organizzativo. Il potenziamento del processo civile e di quello penale telematico, l'estensione della digitalizzazione al secondo grado di giudizio, l'interoperabilità delle piattaforme e il rafforzamento della sicurezza informatica sono interventi indispensabili per una giustizia più efficiente e trasparente. E i risultati sono più che incoraggianti, avendo addirittura superato gli obiettivi inizialmente previsti.
In questo contesto, l'approccio prudente e responsabile all'intelligenza artificiale merita particolare apprezzamento. L'intelligenza artificiale viene concepita come strumento di supporto alle funzioni giurisdizionali amministrative, capace di migliorare l'organizzazione del lavoro e la qualità dei dati senza mai sostituirsi al ruolo del giudice né comprimere le garanzie del giusto processo, così come sancito dalla nostra Costituzione all'articolo 111.
Non meno rilevante è l'impegno sulla riqualificazione del patrimonio immobiliare, giudiziario e penitenziario. Gli interventi programmati rispondono a una duplice esigenza: da un lato, migliorare la funzionalità, la sicurezza e la sostenibilità degli edifici, dall'altro, razionalizzare la spesa pubblica, riducendo il ricorso a locazioni onerose e valorizzando il patrimonio dello Stato.
In ambito penitenziario l'incessante lavoro del Sottosegretario Delmastro Delle Vedove ha portato a evidenti risultati, quali l'aumento della capienza, la modernizzazione degli istituti e l'adeguamento agli standard europei che rappresentano risposte concrete al problema atavico - e ci tengo a sottolinearlo - del sovraffollamento e alle criticità più volte segnalate anche a livello sovranazionale che pian piano - e sono i dati a testimoniarlo - stanno trovando soluzioni.
In questo quadro si inserisce la visione dell'esecuzione penale, promossa dal Ministro Nordio, fondata su un equilibrio rigoroso tra sicurezza e dignità. Rafforzare i livelli di sicurezza, modernizzare le dotazioni del Corpo di Polizia penitenziaria e razionalizzare i circuiti detentivi e i regimi speciali è indispensabile per la tutela della collettività. Allo stesso tempo, investire nel lavoro penitenziario, nella formazione, nelle misure alternative e nel reinserimento sociale significa dare concreta attuazione all'articolo 27 della Costituzione, secondo il quale la pena deve tendere alla rieducazione del condannato e questo è un concetto che troppo spesso abbiamo dimenticato.
Particolarmente significativo è l'avvio operativo della giustizia riparativa che rappresenta una delle innovazioni culturali più rilevanti degli ultimi anni. La centralità della vittima, la responsabilizzazione dell'autore del reato e il coinvolgimento delle comunità locali offrono una risposta moderna e complementare alla giustizia penale tradizionale, senza indebolire il sistema delle garanzie ma arricchendolo di nuovi strumenti di coesione sociale. In tale ambito merita grande rilievo anche il progetto che mira ad azzerare l'arretrato dei risarcimenti derivanti dalla legge Pinto. Un intervento concreto che è a diretto beneficio dei nostri cittadini.
Un ulteriore elemento di forza delle linee programmatiche riguarda la giustizia minorile e di comunità. L'apertura di nuovi istituti, il rafforzamento delle comunità socio-educative, l'attenzione ai minori con disagio psichico o dipendenze e il potenziamento dell'esecuzione penale esterna dimostrano una sensibilità particolare verso le fasce più fragili, nella consapevolezza che prevenire la recidiva significa investire in sicurezza a lungo termine.
Infine, desidero sottolineare il ruolo centrale attribuito alla cooperazione giudiziaria internazionale. In un contesto segnato da fenomeni criminali sempre più transnazionali, il rafforzamento dei rapporti bilaterali, la partecipazione attiva ai lavori dell'Unione europea e il contributo dell'Italia nei principali consessi internazionali confermano una visione della giustizia come dimensione ormai inevitabilmente sovranazionale.
Da ultimo, una considerazione di carattere più politico. Siamo ormai vicini alla data del referendum sulla riforma della giustizia: un appuntamento che rappresenta uno degli obiettivi qualificati del programma di Governo e un passaggio decisivo per il futuro del nostro sistema giudiziario. Non si tratta di una consultazione tecnica riservata agli addetti ai lavori, ma di una scelta che incide direttamente sulla qualità della nostra democrazia e sul rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni. Il referendum costituisce un'occasione storica che il Paese non può permettersi di perdere. È l'opportunità di compiere un passo concreto verso una giustizia più equa, più efficiente e più coerente con i principi costituzionali. A distanza di decenni infatti il disegno riformatore, avviato con il codice Vassalli, resta ancora incompiuto. Quel progetto aveva l'ambizione di costruire un sistema moderno fondato sull'equilibrio fra accusa e difesa, sulla terzietà del giudice e sulla netta distinzione dei ruoli nel processo. Il referendum offre ai cittadini la possibilità di intervenire direttamente su questi nodi irrisolti, riaffermando che la giustizia è un bene comune e non un ambito sottratto al controllo democratico. E soprattutto rappresenta plasticamente la capacità del Governo di portare a termine i percorsi di riforma avviati.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, per concludere: le linee programmatiche del Ministro Nordio delineano una giustizia più efficiente, più moderna e più vicina ai cittadini, senza rinunciare ai principi costituzionali e alle garanzie fondamentali. Per questa ragione, il nostro sostegno, il sostegno di Fratelli d'Italia, all'azione del Ministro e del Governo è pieno e convinto. Riformare la giustizia significa rafforzare lo Stato di diritto, la credibilità delle istituzioni e la fiducia dei cittadini ed è esattamente in questa direzione che oggi il Governo sta andando .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Ministro Nordio, abbiamo sentito da lei frasi moleste, impertinenti, fastidiose, invadenti, sfacciate e inopportune a indirizzo delle opposizioni, ma, a differenza sua, noi proveremo a stare nel merito anche delle sue parole, perché la durata dei processi è ancora irragionevole, soprattutto nel settore civile, e l'inefficienza della giustizia, insieme alla corruzione e alle mafie, crea un clima di incertezza e sfiducia e genera ovviamente perdite di PIL.
Eppure, Ministro, negli ultimi due anni il Governo ha legiferato in modo di indebolire i presidi di legalità nella lotta alle mafie e alla corruzione. Tutto questo non basta a descrivere lo stato della giustizia. Bisogna partire dal fondo, dai margini per capire quanto malato è il sistema di giustizia e anche la nostra democrazia. Alla fine del novembre del 2025 nelle carceri italiane erano detenute 63.000 persone, quasi 2.000 in più rispetto a un anno fa. La capienza effettiva è di soli 46.000 posti. Il tasso di sovraffollamento nazionale ha raggiunto il 138 per cento, ma soprattutto 238 persone sono decedute, di cui 79 si sono suicidate. È il bilancio più cupo degli ultimi anni. Come può dire, Ministro, che il si è invertito? Bastava non chiamare suicidi un 10 per cento dei casi di morte? Ma lo sa che in 34 anni solo due altre volte abbiamo superato quel dato? Come può insistere sul fatto che il sovraffollamento, con tutti gli elementi di disagio che comporta, non abbia un ruolo? È un sovraffollamento, Ministro, che non dipende da una crescita della criminalità. Lo dicono i suoi stessi dati. A crescere è l'uso della detenzione come risposta quasi esclusiva ai conflitti sociali, alle fragilità e alla marginalità. Altro che pene alternative! Vi ostinate a non agire sulla libertà anticipata e la rimodulazione della custodia domiciliare. Peggio, Ministro! I decreti Caivano hanno portato i giovani detenuti al 150 per cento rispetto al dato precedente, hanno svuotato il circuito della giustizia minorile dalla sua funzione educativa. Un vero disastro! E sempre più spesso i ragazzi che potrebbero perseguire il loro percorso fino a 25 anni nei servizi minorili vengono trasferiti a 18 anni nelle carceri per adulti, per non dire delle condizioni degradanti di quegli istituti e della carenza del personale.
Insomma, le carceri italiane sono fuori dalla legalità costituzionale, perché vengono negati i diritti fondamentali della persona e l'Italia continua a essere condannata per violazione del divieto di trattamenti inumani o degradanti sancito dall'articolo 3 della CEDU. Questa giustizia è malata, glielo diciamo noi. Dal primo giorno non avete fatto che introdurre le leggi liberticide e criminogene che intasano gli istituti penitenziari, soprattutto tribunali. In due anni 48 nuovi reati e ipotesi ampliate, aumenti di pena, aggravanti e sanzioni per un totale di 417 anni in più di carcere nel nostro ordinamento. Poi 14 nuovi reati, 9 aggravanti e 7 aumenti di pena nel DL sicurezza. Un progetto normativo pensato soprattutto per intimidire e spegnere le giovani generazioni. Addirittura, per reprimere il dissenso e la protesta proprio negli istituti penitenziari e nei centri di trattamento per i migranti, avete aumentato le pene. Garantite, invece, sicurezza e impunità solo per chi sia chiamato a reprimere quel dissenso. Ma non bastava, Ministro, perché avete deciso di usare lo strumento penale come mezzo di controllo sociale fino in fondo, senza parlare del nuovo pacchetto sicurezza, di cui parleremo nei prossimi mesi.
Qui veniamo all'ultimo punto, perché la giustizia sta male, molto male. Voi, per darle un colpo ferale, avete deciso di sfregiarla, così come la Costituzione con la separazione delle carriere, quando il modello processuale già distingue le funzioni di pubblico ministero e giudice da anni. Ma i dati lei li conosce? La separazione c'è già e il cambio di funzione riguarda solo lo 0,3 per cento dei magistrati. Ciò che volete ottenere in questa riforma è lo stravolgimento del principio cardine di ogni democrazia, che si fonda sul bilanciamento dei poteri attraverso l'indebolimento del potere giudiziario. Avremo una giustizia più fragile, più esposta a pressioni politiche, meno indipendente e con due CSM, non la parità di accusa e difesa nel processo, né l'imparzialità del giudice, ma un potere smisurato del PM a scapito delle garanzie difensive. Separato dalla magistratura giudicante, il PM finirà per essere appunto assoggettato al controllo politico della maggioranza di turno, come argutamente sottolineato da lei, signor Ministro. Un avvocato della Polizia che potrà difendere ancora di più l'impunità, se e quando commette abusi.
Mentre si colpiscono i più fragili, si continua a garantire l'impunità ai colletti bianchi. I reati economici, ambientali e finanziari restano ai margini dell'agenda politica. Lei non ne parla mai. Le prescrizioni, le depenalizzazioni selettive, le archiviazioni facili e le carenze investigative sono diventati la regola e quando la magistratura prova a indagare viene delegittimata. Lo dimostra lo scandalo Almasri, su cui lei ha mentito davanti al Paese e avrebbe dovuto dimettersi. Lo dimostra la vicenda Shahin, su cui Piantedosi ha falsificato un decreto di espulsione per poi far attaccare i giudici da Giorgia Meloni. E questo fa parte di una strategia studiata a tavolino con Palazzo Chigi: se passa l'espulsione, bene; se un giudice scopre la falsificazione di Piantedosi, è comunque utile per la campagna referendaria. Così è stato con le nefandezze dei CPR, con la vicenda dei Paesi sicuri e col ponte sullo Stretto.
Ho finito, attaccare i giudici e addirittura dossierarli è diventato un riflesso automatico. Dietro ogni sentenza sgradita, si punta il dito contro il magistrato.
MARCO GRIMALDI(AVS). Questo modo di agire è eversivo e pericoloso, ma la posta in gioco è lo Stato di diritto. La destra ha scelto lo scontro con la magistratura, alimentando un conflitto permanente che mina la fiducia dei cittadini. Noi risponderemo con ancora più partecipazione e con ancora più democrazia. Queste matite vi batteranno con il “no” contro i vostri manganelli .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Baldino. Ne ha facoltà.
VITTORIA BALDINO(M5S). Grazie, Presidente. Ministro - - il mio intervento sarà una litania petulante che lei sarà costretto ad ascoltare, perché, mi dispiace, ma tutto il Paese ormai assiste al fatto che voi non state riformando la giustizia, ma mettendo sotto accusa un potere dello Stato. E perché, quale colpa ha? Perché ha la colpa di non obbedire, di non allinearsi, di ricordarvi che il vostro potere ha un limite, che è il limite delle leggi, che voi avete, a vostra volta: il potere di cambiare ma sempre nel limite della Costituzione e del diritto internazionale, anche se - come abbiamo visto anche in questi giorni - anche il diritto internazionale per i nemici si applica e per gli amici si interpreta oppure vale fino a un certo punto .
A proposito del vostro fastidio per chi dissente, lo scontro che lei ha ingaggiato nei giorni scorsi con il professore Alessandro Barbero è un po' uno squarcio di verità. Da una parte uno storico abituato a mettere in connessione i fatti, che esprime la sua valutazione su un referendum nel quale anch'egli è chiamato a votare e, dall'altra parte, un Ministro, un Governo che è allergico a chi dissente ed esercita uno spirito critico e finisce per delegittimarlo, come fate con chiunque dissenta rispetto al vostro pensiero.
Ma che cosa ha detto Barbero? Barbero ha detto null'altro che la verità, che questa non è una riforma sulla separazione delle carriere, perché la separazione delle carriere c'è già, ma è una riforma che mira a distruggere il CSM così come è stato pensato dai nostri Costituenti. E perché è stato pensato così dai nostri Costituenti? Perché, memori di quello che accadeva nel regime fascista, non volevano un CSM, una magistratura sotto il controllo del Ministro della Giustizia, ma una magistratura libera, indipendente e non sottoposta alla minaccia di controlli e di sanzioni da parte del Governo di turno. Vi ha detto che la componente politica all'interno dei nuovi organi del CSM avrà un peso più importante rispetto alla componente sorteggiata, e vi ha detto che il Governo potrebbe, in questo modo, dare ordini, in buona sostanza, come nei regimi autoritari.
Non mi sembra che abbia detto delle cose che non sono vere, anzi Barbero ha ragione e sa perché? Perché, anche lei, in un anelito di incontenibile verità, lo ha ammesso e noi qui approfittiamo anche per chiedergliene conto, signor Ministro, perché lei stesso ha detto che questa riforma non serve ai cittadini, ma serve al Governo, serve al Governo di turno per avere le mani libere , per liberarsi dall'invadenza della magistratura e per avere libertà di azione. E ha anche detto un'altra cosa ancor più grave, ossia che questa riforma serve perché metterà fine alla cosiddetta - lo ha detto lei, testualmente - inciviltà del PM che utilizza il per indagare su delle modestissime mazzette . Allora io vorrei chiederle, signor Ministro, ma a quanto deve ammontare per lei una mazzetta per essere considerata modesta, modestissima, cospicua o abbondante, tale per cui bisognerebbe indagare? No, perché una mazzetta è una mazzetta; una mazzetta è corruzione e la corruzione è un reato che ha un disvalore sociale altissimo .
E quindi ha ragione Barbero. Voi direte: no - lei lo ha detto -, non avete letto la riforma, non c'è scritto che noi vogliamo assoggettare il pubblico ministero all'Esecutivo.
E certo che non lo avete scritto. Non lo avete scritto perché tutti i cambiamenti, soprattutto negativi, se avvengono lentamente e gradualmente, vengono accettati passivamente rispetto a un cambiamento negativo repentino che può provocare una reazione.
È come la metafora della rana bollita: se la rana la immergi nell'acqua bollente, quella scappa, perché se ne accorge; se invece la metti nell'acqua fredda, per lei è piacevole essere nell'acqua, nel frattempo che si riscalda, e morirà bollita senza avere il tempo di accorgersene e di fuggire; ed è questo quello che state facendo.
Io penso, Ministro, che la giustizia abbia bisogno di tante cose. Ha bisogno di risorse, ha bisogno di organico e ha bisogno di efficienza; non ha bisogno di una magistratura che non è né sarà indipendente, anche perché - parliamoci chiaro, Ministro - conviene anche a voi lasciare le cose come sono, altrimenti a chi darete la colpa quando le vostre leggi non funzioneranno più ?
VITTORIA BALDINO(M5S). Quindi occupatevi della giustizia e non preoccupatevi di minare l'indipendenza della magistratura, anche perché quello che state facendo è trasformare l'arbitro in un attaccante e dite che così conviene alle squadre. Ma quando l'arbitro inizia a pensare a chi conviene far vincere, allora la partita sarà truccata e la rana sarà morta bollita e sarà troppo tardi per tornare indietro .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato La Salandra. Ne ha facoltà.
GIANDONATO LA SALANDRA(FDI). Sì, grazie, Presidente. Signor Ministro, dopo questa litania proverò a strapparle un sorriso. Ho ascoltato con grande interesse la sua relazione sull'amministrazione della giustizia e sono convinto che di quella dovremmo discutere. Le dico la verità, nel suo esordio è tornata a me la memoria della sua relazione del gennaio 2024, a poco più di un anno dal suo insediamento, quando citò Jacques Necker all'assemblea degli Stati generali, promettendo che non si sarebbe dilungato in numeri. Però - le devo dire la verità - questa preoccupazione è stata fugata immediatamente perché, attraverso i numeri che lei ha citato, attraverso l'enunciazione dell'attività del suo Ministero in questi tre anni di Governo, mi è venuta la considerazione di come quella relazione rappresenti non una enunciazione fredda e sterile dell'attività di questo suo Ministero in questi tre anni, ma un'azione politica chiara e inequivocabilmente riconducibile all'articolo 101 della Costituzione, troppo spesso dimenticato o distratto da letture confuse di altri articoli della Costituzione.
E sa perché cito il 101? Perché nella mia onestà intellettuale credo veramente che l'amministrazione della giustizia sia fatta nel nome del popolo italiano. E perché questo? Perché questa è una dichiarazione politica. Dire che la giustizia è amministrata nel nome del popolo italiano è una dichiarazione politica che ci riconduce ai fondamenti della nostra azione politica.
Perché? Perché quando la giustizia è amministrata nel nome del popolo italiano non bisogna aver paura - e uso la parola “paura” e dopo spiegherò - anche del confronto referendario che tra qualche tempo saremo chiamati ad affrontare. Perché la giustizia non può essere considerata come un qualcosa di relegato ai tecnici ma deve essere ed è fatta di leggi e noi sulle leggi dovremmo discutere, cioè dovremmo discutere su ciò che è scritto e non su ciò che non è scritto. E dico questo perché? Perché, se è vero che la giustizia è amministrata in nome del popolo italiano, la stessa norma ci ricorda come i giudici sono soggetti soltanto alla legge. E dico questo perché? E lo ripeto: dovremmo discutere di ciò che è scritto e non di ciò che non è scritto. E lo dico ancora perché nelle argomentazioni che mi hanno preceduto in questa discussione generale ho sentito parlare più di ciò che non è scritto che non di ciò che la riforma, che abbiamo portato avanti, riporta testualmente; e io ho sempre paura di coloro che per sostenere le proprie tesi argomentano sulla paura.
Mi sia concessa una digressione, signor Presidente. Ha ragione il collega Gianassi: non ci sono poteri assoluti per chi vince le elezioni, ma tutti noi sappiamo che per chi vince le elezioni c'è un dovere inequivocabile: quello di tenere fede agli impegni che sono stati presi quando si sono vinte le elezioni La collega che mi ha preceduto diceva che sarebbe meglio lasciare le cose come sono, in modo tale da non dover rendere conto dopo. No, io credo che il suo Ministero, in questi tre anni e nella relazione che lei ha sviluppato a quest'Aula, abbia dimostrato con grande coerenza e con grande coraggio di non gestire l'esistente ma di volerlo cambiare.
Il 2026 rappresenta - ecco perché citavo prima il suo intervento a un anno dal suo insediamento - l'anno in cui gli atti normativi e le riforme che sono state portate nel comparto giustizia hanno raggiunto o sono chiamati a raggiungere la piena operatività e i numeri parlano chiaro. Non si tratta di discutere di , ma si tratta di guardare se o meno abbiamo raggiunto - e la sua relazione mi sembra chiara su questo - le e i del PNRR, e dico questo perché? Perché il sistema di riforme che è stato portato attraverso le riforme costituzionali e anche gli atti normativi ci consentono di capire come si sia raggiunto un livello di irreversibilità della riforma del comparto giustizia; un comparto giustizia che cambia la sua chiave di volta. È una giustizia che guarda ai cittadini e alla giustizia amministrata nel nome degli italiani.
I numeri che lei ha citato ci parlano di un'accelerazione drastica dei tempi del processo. Non voglio cadere nel paradosso evidenziato dal collega Gianassi ma, frequentando le aule dei tribunali e provando a confrontarmi con i numeri, che, ahimè, dicono la verità sullo stato dell'arte, mi sembra che i tempi del processo civile rispetto al passato siano drasticamente ridotti. Mi sembra che i tempi del processo penale siano drasticamente ridotti. Mi sembra che i numeri ci dicano - ecco perché facevo appello alla mia onestà intellettuale - che abbiamo un Ministero che opera nel comparto giustizia guardando i cittadini. Perché una cosa è certa: una giustizia lenta non è una giustizia neutrale ed è una giustizia che nega i diritti. E dico questo perché? Perché se il PNRR funziona o non funziona, non siamo noi stessi a dirlo, ma ce lo dice proprio la Comunità europea e noi abbiamo dimostrato che la giustizia in Italia può funzionare; e funziona perché? Quello che lei ha relazionato ci dice una cosa molto chiara. Chiarisce che la valorizzazione delle risorse umane del comparto giustizia rappresenta un atto politico che chiama questo Governo, che chiama questo Parlamento a prendere atto che è in atto - e chiedo scusa per il gioco di parole - un vero e proprio cambiamento.
Capitale umano: magistrati, personale amministrativo, polizia penitenziaria. Sono operatori del diritto. Sono operatori del diritto che, per anni, hanno dovuto far fronte a carenze croniche che questo Ministero mi sembra abbia oggettivamente cambiato. Concorsi regolari, digitalizzazione, programmazione seria e formazione.
Signor Ministro, lei ha citato gli atti di sindacato che questo Parlamento fa verso il Ministero e io devo constatare che molte volte tanti colleghi si compiacciono delle proprie interrogazioni dimenticando però di leggere le risposte del Ministero. E sarebbe sufficiente - anche citando le risposte date dal Sottosegretario Delmastro Delle Vedove questo lunedì - ricordare come chi ha portato in Italia il PNRR ha immaginato un sistema giustizia basato sul precariato e i numeri ci dicono che questo Ministero, il Ministero da lei presieduto, ha invertito anche qui la rotta. I numeri ci parlano di tempo indeterminato, di assunzioni, di concorsi.
Ecco - ripeto - non è tutto rosa il comparto giustizia, però ogni tanto dovremmo ammettere che qualcosa sta cambiando e si stanno raggiungendo gli obiettivi.
Magistratura onoraria. Perché cito la magistratura onoraria? Perché per la prima volta abbiamo un Governo che riconosce alla magistratura onoraria quella dignità che in passato è stata misconosciuta. Vede, il collega di questo gruppo che mi ha preceduto è intervenuto su diversi temi, ma un ultimo passaggio lo vorrei fare anch'io sulla riqualificazione dell'edilizia giudiziaria e sull'edilizia penitenziaria, perché forse ogni tanto dovremmo ricordare cosa successe al tribunale di Milano alcuni anni fa. Oggi abbiamo tribunali più sicuri, abbiamo strumenti che tutelano tutti gli operatori del diritto.
GIANDONATO LA SALANDRA(FDI). Abbiamo un Governo che, per la prima volta, ha scelto da quale parte stare: dalla parte della giustizia, dalla parte degli italiani, assumendo, quale chiave di volta della propria azione di governo, il tema della giustizia amministrata in nome del popolo italiano .
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti dell'Istituto comprensivo “Edmondo De Amicis” di Succivo, in provincia di Caserta, che assistono ai nostri lavori dalle tribune . Ricordo che siamo nella discussione generale sulle comunicazioni del Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e si voterà e, quindi, l'Aula conseguentemente si riempirà tra non poco.
È iscritta a parlare la deputata Michela Di Biase. Ne ha facoltà.
MICHELA DI BIASE(PD-IDP). Grazie, Presidente. Io la capisco, Ministro: la volontà e il tentativo di parlare oggi, in quest'Aula, del referendum di domani per non parlare dello stato della giustizia in cui ci troviamo oggi. Io, invece, la inviterei a rimanere sull'argomento, ovvero sulla relazione annuale sull'amministrazione della giustizia. Vede, proverò a stare veramente nei quattro minuti che mi sono dati per affrontare il tema delle carceri.
Lei è non so quante volte che viene in quest'Aula, Ministro, e ogni volta ci fa l'iconografia dell'immagine della bilancia. L'unica cosa, Ministro, che lei non fa, ogni volta quando parla di carcere e di detenzione, è citare l'articolo 27 della Costituzione italiana, che ci dice che cosa e come dovrebbe essere la funzione della pena e la pena all'interno del nostro Paese, ovvero quello che, purtroppo, oggi non si verifica all'interno delle carceri italiane, Ministro.
Il mondo che voi descrivete, il piano carceri che più volte lei ha illustrato non fa scopa, non corrisponde a quella che è la realtà all'interno delle carceri italiane. Il sovraffollamento, ormai in tutti gli istituti penitenziari italiani, ha raggiunto vette preoccupanti, Ministro. In alcune carceri c'è un tasso di sovraffollamento del 200 per cento. Allora, io mi aspettavo che lei oggi rispondesse rispetto a questo piano carceri, Ministro, che è sbagliato da un punto di vista tecnico, perché voi dovreste costruire un carcere praticamente ogni tre giorni per rispondere a quella che è la furia panpenalistica che avete messo in questi tre anni di Governo. È stato ricordato dai colleghi che mi hanno preceduto: Ministro, 50 nuovi reati, 400 anni in più di pena per quello che riguarda le aggravanti. Ma come pensiamo che questo possa corrispondere o, in qualche modo, non avere una ricaduta diretta su quello che è il sistema carcerario? A nulla sono valsi - a nulla! - i richiami che arrivano puntualmente dai garanti, dai garanti delle persone private della libertà personale. A nulla è valso neanche l'accorato appello del Presidente del Senato.
Poi, davvero brevissimamente, sulla vicenda della giustizia minorile. Ministro, in seguito ai vostri provvedimenti, al decreto Caivano e al decreto Sicurezza, oggi gli IPM versano in una situazione drammatica. All'istituto penale di Casal del Marmo ormai c'è un sovraffollamento del 180 per cento. Quando si affrontano solo ed esclusivamente con norme penali questioni che riguardano la marginalità sociale…
MICHELA DI BIASE(PD-IDP). …è un fallimento per lo Stato. Rispetto a questo potremmo, Ministro, stare sul tema? Perché su questo lei oggi una risposta non l'ha data e noi chiediamo chiarezza, di risorse e di tempi. È stato lei, Ministro, perché sul sito del suo Ministero è comparsa la sua dichiarazione che dice che nel 2026 si sarebbe risolto il problema del sovraffollamento carcerario. Sembra una barzelletta, Ministro…
PRESIDENTE. La ringrazio.
MICHELA DI BIASE(PD-IDP). …e questa cosa l'ha detta lei, non il Partito Democratico
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Marco Lacarra. Ne ha facoltà.
MARCO LACARRA(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, onorevoli colleghe e colleghi, all'inizio del suo intervento, facendo un'evocazione storica, lei ha detto che dobbiamo, di fatto, essere contenti che nel nostro Paese i processi non durino un giorno e che non si concludano con la ghigliottina dei condannati. In qualche modo vuole convincerci che, se un processo è breve, si mette a rischio la democrazia. Allora il nostro è un Paese solidamente democratico e i miei colleghi avvocati, che aspettano 5 anni per vedersi fissare le udienze innanzi al giudice di pace, possono esultare, così come i cittadini che, purtroppo, vedono rinviato il soddisfacimento dei loro diritti.
Nulla ha detto, però, signor Ministro, sulla cultura repressiva e autoritaria delle norme che, su sua spinta, sono state approvate in Parlamento durante il suo mandato.
Nel corso della sua carriera da magistrato, signor Ministro, lei ha sempre professato che l'inasprimento delle pene è una prassi priva di qualsiasi efficacia. Lo ha ripetuto anche qui, in quest'Aula, proprio all'inizio di questa legislatura. Noi lo ricordiamo bene. Oggi, alla quarta occasione di resoconto al Parlamento sullo stato della nostra giustizia, ci risulta tanto facile quanto deprimente tracciare un bilancio. Ad onta delle statistiche dietro le quali lei si è nascosto, la giustizia versa in uno stato di coma profondo, per certi versi purtroppo irreversibile.
Il suo credo e le prospettive iniziali che ci aveva presentato sono stati spazzati via da ciascuno dei provvedimenti che ha firmato. È stato il panpenalismo la vera cifra del suo mandato da Ministro, perché, contrariamente alle intenzioni originarie, è prevalso l'approccio per cui basta introdurre nuovi reati o aumentare le pene per garantire sicurezza e deterrenza. Eppure il Paese vive un clima di profonda inquietudine per lo stato della sicurezza pubblica, una condizione di costante allarme per i cittadini, nelle scuole, nelle stazioni, nei quartieri e nelle aree periferiche. Se la realtà dei fatti, ogni santo giorno, è dirci che la prevenzione, l'educazione alla legalità e il sostegno alle fasce più vulnerabili sono i soli strumenti per interrompere il circolo vizioso di violenza e insicurezza, la cronaca ci restituisce dati e notizie che impongono una domanda grave: quale progetto di giustizia e di sicurezza è stato messo in campo da questo Governo?
L' della violenza giovanile ne è un esempio. I dati più recenti indicano che il numero di omicidi commessi da minorenni è triplicato in un solo anno. L'uso massiccio di armi bianche e gli episodi di sono allarmanti segnali di una normalizzazione della violenza tra le nuove generazioni, non fatti episodici ma segnali strutturali di disagio e insicurezza. Accanto a questi permangono tragedie che segnano indelebilmente la coscienza collettiva e penso alle centinaia di giovani vite spezzate dalla violenza di genere, che hanno suscitato indignazione e richiesto un'azione politica seria.
Ricordiamo che il Parlamento ha compiuto passi normativi importanti, come l'introduzione del reato di femminicidio, punibile con l'ergastolo. Tuttavia, anche in questo caso le cronache ci avvertono che la legge non basta se non è accompagnata da politiche di prevenzione efficaci, da supporto alle vittime, da investimenti nelle reti territoriali di protezione, nelle scuole e nei servizi sociali.
Anche su questo il voto è amaramente insufficiente. Non ci sono risorse, signor Ministro, che soddisfino le tante esigenze della nostra comunità e dello stesso comparto della giustizia, che lei dovrebbe amministrare…
MARCO LACARRA(PD-IDP). …e che ha urgente bisogno di assumere personale, stabilizzare i precari e ridare dignità ai luoghi deputati alla detenzione. Oggi non possiamo più limitarci a registrare lamentele e indignazioni. Dopo più di tre anni di Governo chiediamo al Ministro di assumersi le proprie responsabilità politiche, riconoscere l'insufficienza delle scelte fatte, rimettere l'accento sulla prevenzione dei reati, sulla protezione delle fasce più deboli e più fragili.
Quindi, signor Ministro, il nostro voto è quello di una sonora bocciatura per tutto quello che lei ha portato in quest'Aula e per le norme che, di fatto, hanno reso questo Paese più insicuro e, certamente, la giustizia assolutamente insufficiente a rispondere alle esigenze e alle domande dei cittadini
PRESIDENTE. È così conclusa la discussione.
PRESIDENTE. Avverto che sono state presentate le risoluzioni Varchi, Bisa, Bellomo e Lupi n. 6-00228, D'Orso ed altri n. 6-00229, Braga ed altri n. 6-00230, Magi ed altri n. 6-00231, D'Alessio ed altri n. 6-00232, Boschi ed altri n. 6-00233 e Zanella ed altri n. 6-00234. I relativi testi sono in distribuzione .
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che esprimerà altresì il parere sulle risoluzioni presentate. Ministro, a lei la parola.
CARLO NORDIO,. Grazie, Presidente. Grazie ai colleghi, soprattutto a quelli che sono intervenuti in modo critico. Ho preso degli appunti, ma, naturalmente, vi sarà qualche omissione - chiedo scusa - che non sarà dolosa, semmai sarà colposa.
Allora, la prima obiezione mi è stata fatta dalla collega Ascari riguarda essenzialmente il fatto che noi avremmo introdotto, con l'interrogatorio preventivo, una sorta di salvaguardia per i grandi criminali, che, una volta posti sotto inchiesta, scappano prima di essere raggiunti dalla custodia cautelare.
Allora mi permetto di dire che l'interrogatorio preventivo, che ovviamente non riguarda i reati commessi in flagranza - questo è ovvio -, ma non riguarda minimamente i reati più gravi (i reati di mafia, i reati di terrorismo), che sono completamente estranei alla normativa sull'arresto preventivo. Io so che in questi giorni alcuni giornali, in un modo sommario, quantomeno, hanno criticato questa norma, dicendo che c'era stato un fuggi fuggi generalizzato. Io rispetto la libertà di stampa, ma vorrei che fosse meglio documentata, perché non solo questo non è avvenuto, ma è esattamente il contrario di quello che la norma prevede.
Vorrei invece dire, soprattutto ai membri dell'opposizione - certo non del suo partito, però sempre dell'opposizione -, che questo rimedio, questa riforma, che peraltro è comune a tutti gli ordinamenti civili, attua la presunzione del principio di innocenza, evita carcerazioni inutili, dannose e illegittime, e quindi, semmai, agevola quella deflazione del sovraffollamento carcerario, che oggi è stata tanto lamentata. Faccio presente che, per quanto riguarda il sovraffollamento carcerario, circa il 20 per cento dei nostri detenuti è in attesa di giudizio e non perché li abbiamo messi in prigione noi del Governo, ma perché sono stati - come si dice - ingabbiati in base a ragioni che poi sono state dichiarate nulle, illegittime o altro. Quindi vorrei che anche qui cercassimo di intervenire, come noi interverremo, nell'esaltazione della presunzione di innocenza. E in questo sono sicuro che troverò ampie sponde anche presso qualcuno dell'opposizione. Volevo dire che, per esempio, a Milano sono state imprigionate delle persone, non simpatizzanti della nostra parte politica, la cui carcerazione poi è stata annullata dal tribunale del riesame; quello stesso tribunale, che, peraltro, sarebbe stato competente a emettere l'ordinanza di custodia cautelare se la nostra riforma fosse già entrata in vigore, perché la nostra riforma, oltre all'interrogatorio preventivo, prevede anche la devoluzione a un organo collegiale dell'emissione dell'ordinanza di custodia cautelare, cosa che entrerà in vigore a giugno, quando sarà colmato l'organico dei magistrati. Ora, a tacer del fatto che un primo principio minimo di adeguamento alla presunzione di innocenza, ma anche al buonsenso, ci dice che, tutto sommato, è meglio un eventuale colpevole fuori, piuttosto che un conclamato innocente dentro - cosa che purtroppo in Italia è avvenuta e sta avvenendo e non certo per colpa del Governo, del Ministro e del Parlamento -, faccio appunto presente che queste critiche non riguardano… non possono toccare reati di alta pericolosità sociale per il semplice fatto che sono estranei alla cosiddetta riforma.
Per quanto riguarda sempre il suo intervento, collega, lei ha toccato la stabilizzazione, naturalmente cercherò di fare - come dice la Cassazione - un esame congiunto di varie lamentele, perché alcune sono naturalmente simili, se non proprio identiche. Per quanto riguarda la stabilizzazione, io ho già dato i numeri. Guardate, noi abbiamo preso un impegno, o meglio è stato preso a suo tempo un impegno con l'Europa di assumere a tempo determinato un determinato numero di addetti all'ufficio del processo e questo era scritto ed era imposto dalla Commissione europea. Questo, quindi, è inderogabile perché non possiamo diciamo contravvenire a quelli che sono gli accordi presi. In realtà, però, proprio per le ragioni ovvie che abbiamo già spiegato, chi entra a far parte di un ufficio sapendo che è a tempo determinato si sente demotivato, si guarda attorno, cerca altri posti e tutto sommato non lavora con la tranquillità, la volontarietà e la diligenza… cioè, lavorano tutti con diligenza, ma certamente più passa il tempo e più si sentono demotivati. Noi abbiamo già stabilizzato a nostre spese, con le nostre risorse, più di 6.000 di queste persone. Adesso con altre risorse cercheremo di stabilizzare anche le altre.
Allora - ripeto - è stato un impegno che è stato assunto a suo tempo con l'Europa quello di assumere queste persone a tempo determinato, nell'ambito dell'attuazione del Piano del PNRR. Adesso che si venga, diciamo, a rimproverare a noi quello che è stato un impegno preso all'epoca, a torto o a ragione, bene o male, non è certo mia competenza dirlo, mi sembra quanto meno un po' paradossale.
Poi, l'onorevole Benzoni ha parlato molto di errori giudiziari e di carcerazione preventiva, è quello che stavo dicendo prima. Noi abbiamo una percentuale di prosciolti o quanto meno di provvedimenti restrittivi cautelari annullati o revocati che, diciamo, non solo vulnerano l'articolo 27 della Costituzione, quello della presunzione di innocenza, ma soprattutto rovinano famiglie, finanze, carriere, personalità, in un modo che è, diciamo, intollerabile, tenuto conto dei numeri di queste persone. E non sta a me dire o ricordare che le cifre che noi paghiamo per questi errori giudiziari, che non sono addebitabili al Governo, sono delle cifre colossali - le abbiamo date varie volte -, che se fossero impiegate meglio per le strutture anche penitenziarie, beh non dico risolverebbero, ma ridurrebbero molti dei nostri problemi.
Per quanto riguarda il tasso di recidiva che riguarda le persone che vengono liberate con o senza un lavoro immediato, allora non sono dati statistici che possono essere assunti o raccolti in pochissimo tempo, però tutti i dati che noi abbiamo a disposizione lasciano intendere che le persone - i dati li abbiamo depositati presso questa Camera - che trovano un lavoro all'esterno del carcere, una volta che lo hanno imparato all'interno del carcere, tendono a recidivare in modo molto, ma molto minore rispetto agli altri.
Poi la recidiva è, ovviamente, uno dei tanti fenomeni che non possono essere controllati né, tantomeno, previsti in modo rigoroso, né dalla statistica, né dalla nostra capacità oracolare, però resta un fatto, su questo anche noi abbiamo fornito i dati. Le persone che hanno trovato… le abbiamo viste all'opera, io sono andato in varie carceri, anche in quelle che sono state citate prima… signori, il nostro sistema carcerario non si modifica in tre anni e non è che, tre anni fa, abbiamo trovato un sistema carcerario, diciamo, ideale. Se Secondigliano e altri sono quelli che sono, è perché nei cinquant'anni precedenti nessuno ha fatto nulla. E, con tutto il rispetto per gli altri, certo non eravamo noi al Governo quando il problema delle carceri veniva negletto e, talvolta, veniva addirittura non solo ignorato, ma sbeffeggiato, perché molti dicevano che, quando una persona è in carcere, bisogna gettare le chiavi in un pozzo. E non eravamo noi, ma, magari, era qualche magistrato.
Quindi, il sistema carcerario è sicuramente un sistema che occupa la nostra attenzione e che va attentamente e rigorosamente rimodulato, ma non è che questo lo possiamo fare in due giorni, parliamoci chiaro. Noi abbiamo tutta una serie di programmi, e adesso passo a quel problema del sovraffollamento che è stato citato da molti e, quindi, esamino congiuntamente la problematica, anche perché abbiamo detto: si è parlato tanto di filosofia e poco di cifre. Io, in verità, pensavo di averle date queste cifre; magari, per non annoiarvi completamente, ho detto che molte erano depositate. Però, visto che avete chiesto espressamente, soprattutto negli ultimi interventi, cosa stiamo facendo, allora, guardate: per quanto riguarda il sovraffollamento carcerario, noi abbiamo un gruppo di lavoro che fa la verifica personalizzata della posizione dei detenuti e delle misure alternative alla detenzione in carcere.
A seguito del monitoraggio presso gli istituti penitenziari dell'adozione di misure alternative per i condannati a pena non superiore a 24 mesi - quindi, quelle persone che potrebbero, già da adesso, godere di misure alternative -, sono risultati suscettibili di accesso alle misure alternative alla detenzione 10.105 detenuti, pari, appunto, se non vado errato, a un sesto, nientemeno, delle persone… Queste persone non sono sotto la nostra giurisdizione, ma sono sotto la giurisdizione della magistratura di sorveglianza, perché è a questa magistratura che spetta di deliberare la liberazione anticipata o meno di queste persone. Io non sto dando la colpa alla magistratura di sorveglianza, che lavora moltissimo … Onorevole Giachetti, purtroppo lei conosce la procedura penale Sì, ma anche quello che lei ha detto. La magistratura di sorveglianza è, in questo momento, a ranghi ridotti per tutta una serie di circostanze sulle quali non può intervenire - almeno non è potuto intervenire fino ad adesso - il Ministero della Giustizia. Abbiamo, a suo tempo, anche chiesto al Consiglio superiore della magistratura di consentire un'applicazione di giudici ordinari ai magistrati di sorveglianza per accelerare queste procedure. Abbiamo avuto una serie di difficoltà, adesso stiamo provvedendo con misure normative.
Per quanto riguarda i tossicodipendenti, naturalmente la percentuale di tossicodipendenti in carcere è circa del 31 per cento. Circa 10.234 detenuti potrebbero usufruire delle comunità terapeutiche e della detenzione domiciliare, evitando la detenzione, attraverso le misure che sono già state adottate. Le cito: il decreto-legge n. 92 del 2024, la riforma che ha previsto l'istituzione, presso il nostro Ministero, delle strutture residenziali idonee all'accoglienza delle persone ammesse a misure alternative, con l'obiettivo di semplificarne l'accesso e di favorire il reinserimento sociale.
Poi, vi è il disegno di legge n. 1635 al Senato, che attualmente è in II Commissione (Giustizia), che sta introducendo disposizioni sulla detenzione domiciliare in casi particolari per i tossicodipendenti e alcoldipendenti, condannati a pena fino a 8 anni di detenzione - quindi, come vedete, sono anche reati importanti -, con stanziamenti finanziari di 16.609.000 euro all'anno. Allora, come vedete, i numeri ci sono, poi - ripeto - vi sono delle competenze che non sono devolute al Governo per quanto riguarda né chi entra, né chi esce dal carcere. Ripeto, ancora una volta: non è una dichiarazione di guerra né una critica alla magistratura, ma, se una persona viene incarcerata, non è perché lo decide il Governo, il Parlamento o il Ministro, è perché vi sono le condizioni ritenute necessarie e sufficienti da parte della magistratura per essere suscettibili di una custodia cautelare, e così è lo stesso per la liberazione anticipata, che è competenza della magistratura di sorveglianza.
Quanto, poi, al fatto - e chiudo su questo argomento - che questo sovraffollamento sarebbe determinato dall'introduzione di leggi da parte del nostro Governo, faccio presente che il primo provvedimento importante sul quale si è scatenata addirittura l'opposizione più sfrenata, accusandoci di panpenalismo, eccetera, eccetera, è stata l'introduzione della legge sul Sapete quante persone sono state giudicate e condannate in base alla legge sul ? Nessuna. Perché? Perché una volta… no, prima si facevano i che distruggevano le proprietà altrui. L'introduzione della legge, una volta tanto, ha avuto un'efficacia, diciamo così, preventiva , e non è entrato nessuno. Quindi, semmai, ha avuto una efficacia deflattiva per quanto riguarda la carcerazione. Su questo, poi, ho sentito un'espressione, consentitemi di dirlo, un po' impropria.
Onorevole, ci ha detto che ci sono delle leggi che sono “criminogene”. Guardi che, in buona lingua italiana, “criminogena” non è la legge che crea il reato. In buona lingua italiana, “criminogeno” vuol dire la situazione che crea i comportamenti che costituiscono il reato Non sono le leggi criminogene. Gli elementi “criminogeni” - si vada a vedere un vocabolario - sono quelle situazioni che creano concretamente i reati, non le innovazioni normative che ne prendono atto. Questo tanto perché ci intendiamo sul significato delle parole perché, come diceva il filosofo, se ci intendessimo su questo prima, molte polemiche sarebbero evitate.
Per quanto, poi, riguarda la deputata Baldino, e mi avvio alla conclusione…
PRESIDENTE. Aspettiamo un attimo che è andata via la voce. Prego, Ministro, prosegua.
CARLO NORDIO,. Io mi ero limitato prima a qualche accenno alla riforma costituzionale che tutti conosciamo e, anche qui, si è levata una sorta di protesta vibrata perché sarei andato fuori tema, salvo, poi, che una buona metà dei vostri interventi si è concentrata proprio su questo. Quindi, vuol dire che l'argomento non è che fosse proprio estraneo alla materia odierna del contendere.
Mi permetto solo di dire che è stato incentrato essenzialmente su uno scontro che io avrei avuto con il professor Barbero. Adesso non ditemi che questo non c'entra niente, perché lo avete evocato voi. Allora, mi permetto di dire, innanzitutto, che non ho mai avuto l'onore né il piacere di conversare né di avere un incontro con il professor Barbero. So che, di fronte a una sua osservazione sulla separazione delle carriere, mi sono limitato a dire soltanto una cosa: che molto spesso gli storici danno delle interpretazioni eccentriche di quelli che sono stati o sono gli eventi. Su questo dire che io ho fatto, ho impostato una polemica che, peraltro, potrebbe anche essere stata plausibile… ma mi limito soltanto a dire a lei che sicuramente conosce bene la storia: gli storici hanno sempre dato interpretazioni eccentriche. Erodoto credeva negli oracoli, è stato Tucidide che, alla fine, ha riportato la storia nelle sue vere dimensioni. L'interpretazione eccentrica che dava Erodoto degli eventi, oggi sarebbe intollerabile. L'ultima sa chi l'ha data? L'ha data, qualche decennio fa, un grande storico inglese, che era Alan John Percivale Taylor, un grande storico liberale, che diceva che la Seconda guerra mondiale non era stata voluta da Hitler, ma era stata voluta essenzialmente dall'aggressività delle potenze occidentali.
Cioè interpretazioni eccentriche non sono, diciamo, delle offese che noi avremmo fatto. Quindi, mi permetto di dire - e chiudo su questo -, visto che l'argomento … ma l'argomento non l'ho evocato io, lo avete evocato voi. Se devo fare una replica, potrò replicare sul professor Barbero, visto che avete avuto … no, perché, dato che la storia un pochettino la conosco, ho trovato questo intervento abbastanza improprio.
L'ultima cosa riguarda il problema gravoso dei suicidi. Allora, nessuno ha mai detto che le cose vadano bene, semmai avremo detto che vanno meno peggio perché si è invertita la tendenza.
Ma l'ho detto 100 volte e lo ripeto che non è certo una buona ragione per rallegrarsi, però, se la tendenza si inverte, tutto lascia sperare che almeno questa emergenza, che effettivamente l'anno scorso è stata particolarmente brutale, si stia esaurendo. Purtroppo, questo fenomeno c'è sempre stato e cercheremo di ridurlo al massimo.
Cosa stiamo facendo per ridurlo? Allora, abbiamo una copertura integrale della dotazione dei funzionari giuridico-pedagogici. I funzionari giuridico-pedagogici sono quelli che danno un supporto psicologico per evitare questo stato di disagio. Abbiamo - sempre in questo ambito - stanziato 14 milioni di euro di risorse per l'assistenza psicologica. Abbiamo introdotto lo psicologo di turno per il monitoraggio proattivo dei reparti. Abbiamo istituito dei percorsi dedicati per detenuti condannati per reati ad alto rischio suicidario. Abbiamo fatto i obbligatori dopo ogni evento critico. Abbiamo attuato il Progetto Integrando, approvato dalla Cassa delle ammende, di 5,5 milioni di euro per il trattamento della personalità. Abbiamo stanziato 4 milioni e 700.000 euro per le attività di osservazione generale. Abbiamo potenziato i sistemi informativi del DAP, incluso il Registro nazionale degli eventi critici, cosa che ci permette di seguire il più possibile da vicino gli elementi di rischio.
Non stiamo facendo miracoli, nessuno può fare miracoli su questo, però non significa nemmeno che non stiamo facendo niente o che stiamo facendo cose inutili o peggio ancora che stiamo facendo delle cose dannose. In ogni caso, noi abbiamo la fondata speranza che almeno il prossimo anno questa situazione, anche con l'aiuto di queste risorse che abbiamo stanziato e stiamo stanziando, sarà se non risolta, ampiamente ridotta .
PRESIDENTE. I pareri, signor Ministro.
CARLO NORDIO,. Il parere è favorevole sulla risoluzione n. 6-00228 della maggioranza e contrario su tutte le altre.
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
Saluto gli studenti e i docenti dell'Istituto statale di istruzione secondaria superiore “Enrico Mattei” di Aversa, in provincia di Caserta, che assistono ai nostri lavori dalle tribune . A loro va, a nome di tutti, il ringraziamento per questa giornata e il nostro augurio di buona fortuna.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare il deputato Magi. Ne ha facoltà.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). La ringrazio, Presidente. Chiedo l'attenzione del Ministro che ha occasione quotidianamente di parlare con i suoi Sottosegretari, meno di quanto ce l'abbiamo noi con lui.
Ministro, lei sicuramente conosce questo libro . Le ricorderà qualcosa, tempi passati, tempi di cui però almeno dovrebbe conservare memoria. Gli autori sono Carlo Nordio e Giuliano Pisapia: . Mentre si svolgeva la discussione generale, ho avuto modo di scorrere alcuni capitoli interessanti, tra cui un capitolo dal titolo “Giustizia e Sicurezza. Pacchetti sicurezza? No, pacchi”. L'allora magistrato, attualmente Ministro, Nordio sottolineava con forza l'equivoco che ha viziato molti recenti polemiche, la confusione tra sicurezza e giustizia, che sono connesse, ma non coincidenti. Da questo concetto dobbiamo partire. L'obiettivo della sicurezza è uno: impedire il reato. Quello della giustizia invece è duplice: non lasciare impunito il crimine. Gli strumenti per attuare la sicurezza sono essenzialmente politici, quelli per fare giustizia sono esclusivamente giudiziari.
E poi faceva un bell'esempio proprio sull'abuso delle norme penali rispetto all'immigrazione clandestina, all'epoca lei ci teneva a chiamarla clandestina e non irregolare. Poi ancora, sulle grida manzoniane, la criminologia elementare ci insegna - sottolineava Nordio - che la pena, per assolvere le sue funzioni, deve essere equa, cioè proporzionata; quando è eccessiva, è destinata a restare teorica; purtroppo negli ultimi decenni, con responsabilità politiche , si è seguito il criterio contrario, aumentando a dismisura le sanzioni.
“Qui, come direbbe Shakespeare, c'è una lucidità nella follia del legislatore. La lucidità sta nel disegno di accaparrarsi un immediato consenso, placando l'ira e la paura dei cittadini. La follia sta nel credere che questa bella pensata conduca a un qualche risultato”.
Questo era lei, Ministro Nordio, non mezzo secolo fa, ma qualche anno fa, pochi anni fa. Non le leggo la parte anche sull'indulto e l'amnistia. Lei giustamente si rammaricava che fosse stato adottato, qualche anno prima di quando scrivevate a quattro mani con Pisapia questo testo, un provvedimento di indulto e non anche di amnistia, facendo quello che completamente andava fatto all'epoca.
Ma il punto qual è? Ministro Nordio, voi state facendo, lei sta consentendo da Ministro della Giustizia, da titolare del Dicastero della Giustizia, che questo Governo usi il codice penale esattamente per tutte le cose che ci ammonivate - ci ammonivate - non si sarebbero dovute fare in uno Stato di diritto costituzionale. State utilizzando il codice penale nel modo peggiore. Che cosa la fa a fare la separazione delle carriere, sulla quale noi siamo d'accordo, se poi inzeppa il codice penale di questioni che non c'entrano nulla con il codice penale e che non devono entrarci? Che cosa la fa a fare se poi sistematicamente - sistematicamente - si usano le sanzioni penali per fare quello rispetto al quale la politica non arriva a governare i fenomeni? Ma davvero lei ci vuole dire che create dei reati per poi vedere che non vengono applicati e quindi si è garantita così la sicurezza, perché c'è un effetto deterrente?
Allora, concludo. Del carcere non ho avuto tempo di parlare, perché mi interessava dimostrare la sua incoerenza, cioè il fatto che questo Governo è il più antigarantista e illiberale che la storia contemporanea di questo Paese abbia. La nostra risoluzione chiedeva, una volta per tutte, di dire “sì” a una misura immediata per garantire un effetto deflattivo sulle carceri italiane.
PRESIDENTE. La ringrazio, deve concludere. Ha esaurito il suo tempo.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). Non potremo più ascoltare il Presidente del Senato dirci che vuole fare qualcosa su questo. Avete perso la faccia e la vostra coerenza .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Roberto Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, più che arida la sua relazione è stata reticente. Il 2025 è stato l'anno orribile per il Ministero della Giustizia. Lei ci ha fatto la rassegna stampa sui referendum, cosa di cui la ringraziamo e su cui verrò tra poco, ma non ha detto una parola su alcune questioni che forse un minimo di imbarazzo dovrebbero ancora crearle. Penso, per esempio, al caso Almasri, arrestato a Torino il 19 gennaio 2025, per il quale pendeva un mandato di arresto internazionale per crimini contro l'umanità e crimini di guerra. Lei sa perfettamente che è stato imbarcato su un aereo di Stato e riconsegnato alla Libia. Siete venuti qui e avete detto una serie di menzogne che sono state dimostrate. E normalmente in un Paese civile, quelli che piacciono tanto a lei, chi viene qui e mente se ne va a casa. Ma lasciamo perdere Almasri.
Lei non ha parlato della riforma delle intercettazioni. Eppure, era nei suoi intenti all'inizio del suo mandato. La riforma è . Godono invece di buona salute, signor Ministro, come dice lei, le intercettazioni abusive, anche con riferimento alla vicenda dello Paragon, alla vicenda Striano, cosiddetta, o alla vicenda Bellavia, che stanno infestando questo Paese, colpendo anche …saranno avversari politici o non sono avversari politici. Lei non ha detto una parola su questo. Lei parla di tante cose, non ha parlato della separazione dei poteri tra le procure della Repubblica e le redazioni giudiziarie: i famosi processi mediatici, quelli che distruggono spesso e volentieri la vita delle persone.
A proposito di separazione dei poteri e conflitti di interesse, lei non ci ha detto una parola sull'esercito dei magistrati fuori ruolo, tema che appassiona il collega Costa e che noi ci aspettavamo in qualche modo vedesse un suo intervento. Magari questo aumento dei magistrati al lavoro fosse determinato anche da un taglio dei magistrati fuori ruolo! No, non voglio credere che il suo silenzio nasca, signor Ministro, dal fatto che siete imbottiti di magistrati fuori ruolo, dal suo Capo di gabinetto al Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.
Non abbiamo sentito una parola sulla responsabilità civile dei magistrati. Eppure, lei lo ha ricordato. Avete in maggioranza il collega Costa che sul tema delle ingiuste detenzioni ha fatto delle grandi battaglie.
Immagino che le riporterà anche nel suo intervento. Spesso e volentieri i colleghi di Forza Italia si limitano agli interventi, poi nelle politiche del Governo non si nota nulla. Non abbiamo sentito una parola sull'assetto normativo o sul tema delle confische, in particolare sulla drammaticità delle confische che rimangono anche per coloro che sono poi assolti con una sentenza e sono innocenti per la magistratura.
Non abbiamo sentito una parola sul panpenalismo - faceva bene il collega Magi a ricordarlo -, argomento sul quale il Ministro nella sua vita precedente rasentava la logorrea. Ma si capisce, visto che vi accingete all'ennesimo decreto Sicurezza a suon di nuovi reati e aumenti di pena, una cura che ha già dimostrato il vostro totale fallimento sul tema della sicurezza.
Che fine ha fatto la inappellabilità delle sentenze di assoluzione da parte dei PM? Queste sono leggi, signor Ministro, non è che sono decisioni dei magistrati. I magistrati applicano leggi. Esattamente come il tema della custodia cautelare. Lei è stato presidente del comitato che ha fatto il referendum per chiedere la modifica, non il collegio per le… Mi riferisco alla riforma della legge sulla custodia cautelare con le tre fattispecie. Lei ha fatto il presidente di un comitato e mi viene a dire che il problema lo risolve con il collegio, con l'interrogatorio collegiale. Ma sia serio, almeno sia serio nei confronti del Parlamento, su, signor Ministro.
E, poi, che fine ha fatto la riforma della prescrizione, signor Ministro? Si è persa nei meandri del Senato? Dal 2024 sta lì e nessuno ne sa più niente, tanto per dire le cose che passano per essere dette e poi si fermano.
E poi mi parla delle carceri? Intanto, signor Ministro, spieghi ai suoi parlamentari, in particolare ad alcuni dei suoi parlamentari, che la certezza della pena è cosa diversa dalla certezza del carcere. È un concetto molto diverso. A fine novembre 2025, il sovraffollamento - i dati glieli do io, signor Ministro - è di 63.868 persone - più 2.000 rispetto all'anno precedente - a fronte di una capienza di 46.124 posti: 700 in meno rispetto all'inizio dell'anno. Ma cosa vuole fare, con questi numeri, di tutte le cose belle che fa con Brunetta e via dicendo? Ma come pensa di poterle realizzare in una situazione di dramma di questo tipo?
E poi mi viene a parlare dei suicidi. Ora, lei mi ha spiegato, per correggere quello che aveva detto prima, che il fenomeno si sta esaurendo, perché sostanzialmente siamo passati dai 90 dell'anno scorso ai 75 di quest'anno. Quindi, secondo lei, noi lo stiamo esaurendo? Non mi meraviglia, Ministro. D'altra parte, lei è stato capace di dire che il sovraffollamento non è un problema ma una risorsa, perché ci consente di poter meglio controllare quelli che si vogliono suicidare.
Signor Ministro, di fronte a una cosa del genere, non siamo più nel campo della politica ma in un campo molto diverso, con il quale io faccio fatica a rapportarmi. Non ne ho le competenze, però le assicuro che un'affermazione del genere è molto complicata.
Intanto, visto che lei dice che non c'è correlazione tra il sovraffollamento e i suicidi - mi cita uno studio che lo dimostra, me lo manda per posta? - nel frattempo, si legga le relazioni del Garante nazionale dei detenuti, parli con i rappresentanti del DAP, senta i magistrati di sorveglianza, parli con la Polizia penitenziaria, con educatori e psicologi. Tutto il mondo è alla rovescia perché lei ritiene che non c'è correlazione .
Io non sono in grado di dire che sicuramente c'è, ma lei come fa a escludere che gente che vive come nelle porcilaie non arrivi a suicidarsi per una cosa del genere? Ce lo spieghi come fa, con quella sua tranquillità e quel dolore che sente e che poi la porta a parlarci dell'edilizia penitenziaria. Ma un po' di vergogna, signor Ministro.
Avete fatto un decreto, avete fatto un commissario e siete riusciti… Quel commissario doveva fare una cosa - la gara per i padiglioni - e ha sbagliato la gara. Ad agosto, avete dovuto rifare la gara da capo. Oltretutto, quei padiglioni costano l'ira di Dio e risolvono il problema di 100, 200 posti. Noi abbiamo bisogno di togliere gente dalla galera, sicuramente, ma…
E le abbiamo proposto anche il tema dei consigli di aiuto sociale per l'assistenza penitenziaria e penitenziaria. Sono uno strumento prezioso per l'attuazione dell'articolo 27, terzo comma, della Costituzione, che enuncia la funzione rieducativa della pena. Non mi pare di aver sentito nulla neanche su questo.
Le vorrei dire che, con riferimento al tema del sovraffollamento, lei ci ha annunciato che c'è un gruppo di lavoro - il famoso tavolo - ma intanto i numeri sono quelli che le ho detto. E, a quei numeri, signor Ministro, deve aggiungere - e lei sa di cosa parlo - 120.000 liberi sospesi. Centoventimila persone che stanno aspettando che, da un momento all'altro, il giudice di sorveglianza decida della loro vita per reati commessi magari 30 anni fa e che, dopo 30 anni in cui hanno fatto una famiglia, hanno un lavoro e via dicendo, si potrebbero ritrovare in galera; e così vediamo quali sono i numeri: 120.000 persone!
Vengo al referendum: io voto “sì” e non ho problemi, è la mia storia di trent'anni. Ma, signor Ministro, io posso dire che il mio “sì” e il non sono contro qualcuno, mentre voi non lo potete dire. Perché dal giorno in cui avete fatto questa riforma l'avete utilizzata, distorcendola, per randellare dalla mattina alla sera qualunque decisione dei magistrati che non vi andasse bene. Dalla condanna a Delmastro alle sentenze sull'Albania, alla famiglia nel bosco, a domineddìo , avete usato qualunque cosa e così rischiate di ammazzare il referendum, travisando completamente una giusta battaglia.
Signor Ministro, non stiamo parlando della rivoluzione ma stiamo - come ha detto lei - semplicemente concludendo un percorso che Vassalli aveva iniziato e che è naturale si concluda con la separazione delle carriere.
Stiamo facendo la separazione delle carriere. Per il resto - i tempi della giustizia - non sarà decisivo. Però, magari, per la carne di chi sta sotto processo per vent'anni, lei può immaginare che, se le cose si accorciano un po', non è così male, anche se non viene condannato a morte. Perché certe volte la condanna non è a morte, ma è a vita, a vivere in quelle condizioni.
Quindi - signor Presidente, signor Ministro, ho concluso - non diciamo sciocchezze. Non c'è l'obbligatorietà dell'azione penale, non ci sono tante cose, se parliamo di riforma della giustizia, che servono a giungere a quel grande traguardo nobile che era la giustizia giusta. Tortora, Pannella, la storia dei radicali. C'è una strada per arrivare alla giustizia giusta. Ecco, secondo me, voi, al di là di questo , state facendo la strada al contrario.
Questa è la ragione per la quale non voteremo la vostra risoluzione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Cavo. Ne ha facoltà.
ILARIA CAVO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Signor Ministro e onorevoli colleghi, innanzitutto permettetemi di esprimere, a nome anche di tutto il nostro gruppo di Noi Moderati, un ringraziamento al Ministro Nordio per le comunicazioni chiare, puntuali e ricche di dati che ha reso oggi in Aula.
Abbiamo ascoltato con attenzione i risultati raggiunti in questi mesi: il superamento del del PNRR, con riduzione significativa dell'arretrato civile; la digitalizzazione accelerata dei fascicoli oltre gli obiettivi prefissati: l'immagine, Ministro, del passaggio dalla biro all'intelligenza artificiale è molto efficace a rappresentare la trasformazione in atto; poi le assunzioni, che porteranno entro il 2026 alla piena saturazione della pianta organica dei magistrati, un dato importante, rilevante, nuovo, un obiettivo e un risultato che non si era mai raggiunto. E poi il riconoscimento dei diritti della magistratura onoraria, non più figli di un Dio minore: ripeto le sue parole, Ministro, per un concetto e una tematica che come gruppo di Noi Moderati abbiamo seguito e portato avanti con convinzione, condividendo a pieno l'intervento suo e del Governo.
Così come abbiamo condiviso e condividiamo gli investimenti senza precedenti nel Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, i nuovi penitenziari minorili, il piano che è stato citato e che rientra anche nella risoluzione che andiamo a sostenere.
Sono numeri e fatti concreti, non proclami, che disegnano quella che giustamente lei ha definito una fase cruciale, nonché questo 2025 passato come anno di svolta per l'impegno serio per una giustizia più efficiente, umana e vicina ai cittadini.
In particolare, tengo a sottolineare un passaggio che ho particolarmente apprezzato e che riguarda un altro tema su cui Noi Moderati ha sempre posto attenzione sotto vari angoli visuali, anche quello della giustizia. Penso ai giovani. L'attenzione rivolta ai giovani, al disagio giovanile è cruciale e centrale per il futuro della nostra società. Ce lo dice anche la cronaca: i gravi fatti accaduti a La Spezia - io parlo anche da parlamentare ligure - e poi a Sora e a Frosinone, anche se con esiti meno gravi, comunque ci interrogano e rappresentano un campanello d'allarme di un fenomeno diffuso e grave. Questi eventi evidenziano la necessità di interventi mirati per prevenire devianze e promuovere inclusione.
Apprezzo il decreto legislativo di tutela dei minori e delle persone vulnerabili - lo apprezziamo ovviamente come gruppo -, che rafforza le norme contro bullismo e cyberbullismo, in linea con le direttive europee.
Dobbiamo proseguire su questa strada, anche con provvedimenti nuovi per quanto riguarda la sicurezza e misure di deterrenza, ma anche investendo in percorsi educativi e di comunità per trasformare il disagio in un'opportunità di crescita. Nel complesso, sulla giustizia minorile - rimango a questo punto soprattutto per la giustizia minorile, ma in realtà è un concetto che riguarda in maniera ampia la giustizia - apprezziamo la riaffermazione forte della rappresentazione della giustizia, come lei ha fatto oggi in Aula, che tiene in mano la bilancia da un lato - bilancia che significa equilibrio e pene commisurate - e dall'altro la spada, che rappresenta la forza e l'efficacia della sanzione. Bilancia e spada devono essere coniugate secondo razionalità e secondo buonsenso. Sono parole, queste, che sottoscriviamo, Ministro, sia per quanto riguarda, appunto, la giustizia minorile, sia per quanto riguarda il rafforzamento delle pene alternative, su cui poi tornerò successivamente.
Fatte queste considerazioni, il nostro gruppo, forza moderata, garantista, liberale e pienamente radicata in questa maggioranza, sottoscrive ed esprime pieno sostegno alla risoluzione di maggioranza, che non è un elenco di buoni propositi ma una credibile e ambiziosa per completare il percorso della riforma della giustizia avviato dal Governo. Penso alla questione della violenza di genere, ai passi avanti che sono stati compiuti nel contrasto alle forme più abbiette di abusi e crimini connotati nel contesto familiare-affettivo, con l'approvazione della legge sul femminicidio, che troverà la sua piena attuazione subito, nell'immediatezza, nel tragico femminicidio di Federica Torzullo, che cito perché penso che abbia toccato tutti noi e cito questo tema perché è stato portato avanti con convinzione dalla nostra collega Martina Semenzato, presidente della Commissione sul femminicidio.
Per quanto riguarda il dispositivo della risoluzione, vogliamo porre l'accento su due impegni che per noi rappresentano il cuore pulsante della nostra visione garantista. In particolare, la dicitura “rafforzare le misure alternative alla detenzione, già oggetto di normazione da parte di questo Governo, in relazione alla specificità trattamentale del singolo detenuto, favorendone il reinserimento sociale (…)” e di “proseguire” - l'altra impegnativa - “nell'adozione di misure volte a sostenere percorsi di reinserimento sociale dei detenuti favorendone l'ingresso nel mondo del lavoro e il loro recupero e la partecipazione attiva alla vita civile”. Un tema che anche lei, Ministro, oggi ha toccato parlando, appunto, di progetti per l'inserimento lavorativo, anche per evitare la recidiva, come ha detto chiaramente. Siamo convinti che il sistema penale debba richiamarsi all'articolo 27 della Costituzione, puntando, dunque, alla rieducazione del condannato e mirando, appunto, al suo reinserimento.
Ovviamente, i punti della nostra impegnativa di maggioranza sono molti e possono essere sintetizzati con una frase che abbiamo già usato nella discussione generale ma che voglio ribadire in maniera più ampia. Abbiamo scelto di non contrapporre sicurezza e diritti, legalità e umanità, rigore e inclusione, ma abbiamo scelto la strada più difficile, quella della responsabilità. Lo dimostra, appunto, la risoluzione e lo dimostra anche il suo intervento in Aula che l'ha, ovviamente, ripercorsa o anticipata in molti punti.
Ma veniamo al tema che sta dominando il dibattito e che lei giustamente ha portato in quest'Aula: la riforma costituzionale sull'ordinamento giurisdizionale, la separazione delle carriere, due Consigli superiori della magistratura sorteggiati per ridurre l'influenza delle correnti, l'Alta Corte disciplinare autonoma e, appunto, il tema del referendum che ci sta aspettando. Questo referendum si sta rivelando divisivo per le opposizioni nella dinamica e nella dialettica politica anche in quest'Aula, ma è divisivo fra coloro che hanno approfondito e analizzato i temi della riforma, prendendo una posizione rispetto a essa, e coloro che si sono concentrati a trasformare il voto in una bandiera ideologica, un tentativo non solo di scarso livello politico ma anche altamente irrispettoso nei confronti dei cittadini.
Quando parliamo di giustizia non parliamo di maggioranza o di Esecutivi, parliamo dei diritti fondamentali di ogni cittadino, del giusto processo, della parità delle parti, della terzietà e imparzialità del giudice, come sancito dall'articolo 111 della Costituzione. La riforma rafforza proprio questi principi cardine. Separa le carriere per garantire maggiore autonomia e indipendenza, elimina il peso deleterio delle correnti politicizzate nel CSM, grazie al meccanismo del sorteggio, e istituisce un sistema disciplinare davvero terzo e non condizionato da logiche interne.
È una battaglia per una magistratura libera dalla politica e più vicina ai cittadini, in cui siano valorizzati davvero i giudici e il loro operato, non la loro appartenenza. È una battaglia garantista, che portiamo avanti non solo per il nostro elettorato ma per tutti i cittadini. Per noi garantisti è impensabile non sostenere una struttura che assicura giudici terzi - lo ripeto -, carriere distinte ed equilibrio reale tra accusa e difesa. Quello che noi sosteniamo, la separazione, significa più libertà per i magistrati, non legati alle logiche correntizie, più garanzia per i cittadini e più fiducia nel sistema.
Riprendo le sue parole, signor Ministro: non è contro la magistratura, non è contro l'opposizione, non è contro nessuno. Un concetto chiaro, che lei ha espresso almeno un paio di volte in quest'Aula oggi. Noi Moderati lo condivide. Non c'è scritto da nessuna parte che, secondo questa riforma, i magistrati sarebbero assoggettati al potere esecutivo e concordiamo quando lei dice che non essendo scritto, non essendo previsto, per contrastare questa vulgata, questa ipotesi che arriva da certa opposizione, occorrerebbe dare una prova negativa di un evento futuro.
Per tutti questi motivi, dall'efficienza raggiunta agli impegni garantisti futuri, fino alla visione di una giustizia davvero equilibrata, il nostro gruppo voterà a favore della risoluzione di maggioranza volta a rafforzare l'operato del Governo. Confidiamo che il Governo prosegua con la stessa determinazione e sempre seguendo i principi di garantismo, efficienza e rispetto dei cittadini .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Devis Dori. Ne ha facoltà.
DEVIS DORI(AVS). Grazie, Presidente. Signor Ministro, se lei oggi avesse fatto una fotografia realistica dello stato della giustizia avremmo tutti noi apprezzato almeno l'onestà intellettuale. Invece qui oggi di onestà intellettuale ne abbiamo sentita veramente poca, perché ci ha raccontato un comparto giustizia edulcorato. Spero che lei sia consapevole che questa non è una fotografia esatta, anzi penso che lei, un po' come l' di Pirandello, sia certo, di fatto, della situazione e della realtà e si finga pazzo - dico che si finga pazzo, perché non lo è per nulla - ma preferisce far passare una versione, una realtà diversa da quella che è.
Da questo punto di vista lei, giustamente, prima ha rilevato come il Ministero della Giustizia, a differenza di tanti suoi colleghi al Governo, almeno risponde alle interrogazioni parlamentari. Non so se il dato effettivo riportato nella sua relazione è vero, perché io ho depositato 126 interrogazioni al Ministero della Giustizia e ho ottenuto l'83 per cento: 21 non sono state le risposte su 30 totali e mi sembra strano che siano solo le mie a cui non si risponde. Però, comunque, devo dire che l'83 per cento è un dato veramente significativo, a differenza dello zero per cento del Ministro Salvini o del Ministro Pichetto Fratin e questo va assolutamente rilevato.
Quindi, è vero che questa è una forma anche di rispetto nei confronti del Parlamento, però deve esserlo a 360 gradi. Quando le chiediamo di poter venire, ad esempio a fronte di situazioni gravi delle carceri italiane, per informative qui in Aula e non risponde, quella è una forma di mancanza di rispetto nei confronti di quest'Aula. Oppure quando oggi date un parere totalmente contrario alle nostre risoluzioni senza nemmeno averle lette. Io non credo che l'abbia lette, Ministro, perché anche solo su alcuni di questi impegni avrebbe potuto tranquillamente dare parere favorevole. Sono convinto che condivida alcuni di questi punti. Quindi, quando ci viene a parlare di rispetto nei confronti di quest'Aula bisogna prendere in considerazione tutti gli atteggiamenti da parte sua nei nostri confronti.
Il tema principale, a mio parere, quando si parla di giustizia - abbiamo parlato di tutto, abbiamo parlato giustamente degli operatori del comparto giustizia e via di seguito - sono i cittadini. Dei cittadini se ne parla poco. Se ne è sentito parlare anche oggi molto poco, tant'è vero che l'ultimo impegno che noi abbiamo messo nella nostra risoluzione parla di accesso alla giustizia da parte dei cittadini e il tema fondamentale che voglio lasciare agli atti qui in Aula è quello del gratuito patrocinio .
A fronte di una situazione davvero di crisi per tante famiglie, anche l'accesso alla giustizia viene limitato da una situazione economica, dall'aumento dell'inflazione degli ultimi anni.
Eppure, l'aggiornamento dei limiti reddituali ISEE per l'accesso alla giustizia va, questo anche come corresponsabilità da parte del MEF, davvero al rallentatore. Bisogna sforzarsi, Ministro, in legge di bilancio, di aumentare notevolmente quei livelli per l'accesso al gratuito patrocinio . Parallelamente, visto che poi stiamo attuando una riforma della professione forense, occorre anche velocizzare il procedimento di liquidazione dei compensi per i difensori per l'attività svolta, perché si impiegano, addirittura mesi o anni, per attività già svolte, e questo diventa una limitazione, anche per lo stesso avvocato, nel dare la sua disponibilità per lo svolgimento di questa attività.
Per quanto riguarda il tema referendum, visto che l'ha posto qui lei in Aula, non entro nel merito della separazione delle carriere, però devo dire che … eh, sì, invece sì, se posso, Ministro, vedo che non è d'accordo, io entro almeno sul metodo utilizzato. La Costituzione, chiaramente, deve essere uno strumento di concordia nazionale, non uno strumento per cercare di spaccare il Paese e approvare delle riforme così significative sulle quali, come AVS, ci sarebbe stata anche una disponibilità a ragionare sul tema della separazione, ma, chissà come mai, vengono fatte sempre a colpi di maggioranza. Questo, chiaramente, crea una spaccatura all'interno del Paese rispetto a un potere dello Stato - anche se voi non lo condividete, anche se lei ha svolto questa fondamentale funzione nella sua carriera - nei confronti dell'attività giurisdizionale.
Per quanto riguarda il secondo impegno, purtroppo, non ho ancora sentito - proprio perché comunque ha dato un parere secco a tutti i nostri impegni - sul tema dell'obbligatorietà dell'azione penale sancito dall'articolo 112 della Costituzione. Vorrei che lei si esprimesse in maniera netta, magari l'ha fatto nel libro - mi scusi, ma non ho avuto ancora tempo di leggerlo -, magari lì parla di obbligatorietà dell'azione penale. Vorrei sapere se lei è d'accordo oppure no sull'eliminazione dell'obbligatorietà dell'azione penale . Questo è importante - avrà altre occasioni, oggi non c'è stato modo di poterlo fare - perché chiaramente è legato al tema della riforma della separazione delle carriere. Se non è legato e, quindi, non è d'accordo, vorrei finalmente sentire una parola espressa, esplicita, rispetto a questo tema. E mi fa piacere, ovviamente, che da questo punto di vista la vedo che lo sta dicendo mentre sto intervenendo qual è il suo parere, ma lo vorrei sentire anche a microfoni accesi.
Per il tema del panpenalismo, è indubbio, quanti reati avete introdotto? È vero che, la maggior parte di quelli, sono probabilmente a spinta, da parte di un altro Ministro, magari il Ministro Salvini o altri Ministri come Piantedosi, all'interno dei pacchetti sicurezza. Però, lei, è il Ministro della Giustizia, ha una voce in capitolo. Immagino che ce l'abbia, quando arrivano quei pacchetti sicurezza in Consiglio dei ministri e possa dire, anche da giurista, che non si può continuare a spezzettare il nostro codice penale quando ci sono norme che già coprono tutte queste fattispecie.
A proposito, i fatti del tema dei si smentisce anche solo… - è vero che non l'ha scritta lei la risposta a una mia interrogazione parlamentare - ma i glielo dico io adesso qui in Aula, continuano a svolgersi. Non è vero che ha avuto un effetto deterrenza quel reato perché i non ci sono più. I ci sono. Se vuole li andiamo a recuperare e le diciamo i numeri che il Ministero stesso ci ha dato in risposta a una mia interrogazione.
Il tema del sovraffollamento carcerario - e già è stato detto bene in precedenza anche dal collega Giachetti - è veramente paradossale che i detenuti si fanno compagnia fra di loro e questo ha un effetto, anche preventivo, rispetto al tema dei suicidi. Glielo ribadisco, l'avevo già fatto lo scorso anno, Ministro, sul tema dei suicidi: noi non dobbiamo vantarci, e qui dico tutti noi, perché, purtroppo, la responsabilità è collettiva, è di tutto questo Parlamento, rispetto al tema dei suicidi e non è solo suo. Non ci si può nascondere dietro il fatto che possano essere diminuiti rispetto all'anno precedente, noi dobbiamo puntare all'obiettivo suicidi zero. Quindi, quali sono le soluzioni per poter arrivare a questo? È questo che noi le chiediamo, perché non abbiamo visto delle soluzioni rispetto, ad esempio, alle pene sostitutive alternative.
Il tema, poi, che noi continuiamo a riproporre, delle madri detenute - ho visto nella sua relazione -; un tema che continuiamo a ribadire, un tema che quasi non si pone: parliamo di 20 donne e 20 bambini in tutta Italia. Possibile che era necessaria quella aberrante misura, inserita nel pacchetto sicurezza, quando, invece, davvero, sono sufficienti alcune case famiglia per poter gestire una situazione così delicata, come quella delle madri detenute? Lei, poi, ha rilevato tutto il tema della digitalizzazione: benissimo, i progressi, i passi in avanti. Però, io continuo a segnalarle, perché mi arrivano le segnalazioni, e quindi lo faccio con le interrogazioni: 126 interrogazioni le ho fatto, Ministro.
Il tema, poi, del processo telematico: continuate a ribadire dal Ministero che non ci sono problemi o, addirittura, che, se non funziona, è a causa dei magistrati che non sanno utilizzare la piattaforma digitale. È veramente un paradosso, ma così è scritto nelle risposte: lo so Ministro che non le predispone lei le risposte alle interrogazioni parlamentari ma i suoi uffici, ma almeno le notizio, le do informazioni che lei non ha, che il Ministero stesso mi ha dato. Ecco, per tutti questi motivi, chiaramente, voteremo contro la risoluzione di maggioranza .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Antonio D'Alessio. Ne ha facoltà.
ANTONIO D'ALESSIO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ministro, ha dato un quadro della situazione giustizia assolutamente edulcorato in maniera molto, molto, spinta. La giustizia, nel nostro Paese, non gode di buona salute, ma questo, per onestà intellettuale, non è una notizia nuova, né è riconducibile al suo incarico. Potrebbe essere un'esimente per il Governo, ma non lo è. Non lo è, perché? Perché è dal 2022 che questo Governo si è insediato e ha avuto un lasso di tempo sufficiente e anche i fondi del PNRR per un cambio di passo significativo. Certo, non si può chiedere di risolvere, con una bacchetta magica, i problemi, ma sicuramente di tracciare una strada di risanamento reale, significativa, che noi, onestamente, non vediamo sulle criticità incancrenite del sistema giustizia.
Queste sono valutazioni che vanno al di là dei singoli provvedimenti; è un problema sistematico, è un problema da affrontare realmente quello della giustizia. La verità è che questo Governo - come per la verità anche altri Governi hanno fatto - non ha posto quello della giustizia tra quei temi che necessitano di investimenti importanti. Questo è il punto. È vero che il quadro economico dello Stato è tale per cui si tira da una parte e si scopre dall'altra, ma ci sono delle necessità di interventi organici, strutturali, e, invece, come si è reagito? Si è reagito con il panpenalismo, cioè con la introduzione di decine di reati nuovi che sono stati una risposta mediatica a quelle che sono le piaghe sociali che venivano fuori.
Allora, invece di rimuovere a monte quelle che sono le cause dei problemi sociali, si risolve dicendo: introduciamo una nuova figura di reato, scoordinando molto spesso anche il codice penale. Allora, il buon funzionamento della giustizia, in un Paese civile, è inutile ripeterlo, garantisce certezza, sicurezza, le liti tra i cittadini che devono essere composte, ma, non perdiamo occasione per ribadirlo, si riflettono anche sull'economia: i tempi non ragionevoli, il recupero dei crediti che avviene in tempi lunghissimi, le truffe che non hanno un epilogo in linea con la domanda di giustizia scoraggiano gli investitori stranieri. Ci sono delle statistiche schiaccianti che dicono che molte multinazionali non vengono ad investire in Italia perché, da un quadro che si fanno, di studio preventivo, sanno bene che la giustizia non funziona, ed eventualmente, dovessero poi dover recuperare dei crediti o dovessero richiedere delle risposte immediate, non li hanno in tempi ragionevoli. Siamo molto lontani dal quadro roseo che lei ha dipinto. Noi non abbiamo posizioni preconcette, ma studiamo i numeri e, soprattutto, chi frequenta le aule di giustizia, non registra assolutamente situazioni di efficienza che lei sembrava voler rappresentare o di ordinaria e serena possibilità di esercizio delle proprie funzioni se si è magistrati o si lavora nelle cancellerie, o della propria professione se si è un libero professionista che utilizza e frequenta le aule di giustizia.
Siamo lontani dagli impegni assunti con l'Unione europea, siamo lontani dal colmare il sottodimensionamento degli organici. Occorrono maggiore attenzione e sforzo per assumere i precari a tempo determinato e per non disperdere il che hanno acquisito. C'è il problema del processo telematico che va attenzionato in maniera molto più importante.
E poi l'attenzione va alla riapertura dei tribunali soppressi. Facciamo valutazioni attente. Devo approfittare per segnalare, ancora una volta, la necessità di riaprire il tribunale di Sala Consilina, che, a suo tempo, è stato accorpato con quello di Lagonegro: significa che è stato accorpato non con un tribunale della stessa provincia, non con un tribunale di una provincia della stessa regione, ma con un tribunale di una regione diversa. Deve essere una priorità, quella di Sala Consilina, Ministro, glielo chiediamo con tutto il cuore.
Occorrono investimenti, occorre una visione organica e strutturale, anche con riferimento alle carceri. Invece, dall'edilizia alla Polizia penitenziaria, dalle condizioni dei detenuti a quelle dei soggetti che lavorano (professionisti, funzionari, dirigenti), la situazione è allarmante e, in base ai dati, i suicidi, purtroppo, aumentano. È un segnale drammaticamente significativo.
Voglio chiudere, signor Ministro, con la riforma. La nostra posizione è chiara, lei la conosce. Però, signor Ministro, alcuni profili andavano migliorati. Innanzitutto, condividiamo la riforma, perché, secondo noi, resta salda l'indipendenza e l'autonomia dei giudici, e mi riporto anche all'intervento del collega Dori. Lei l'ha detto più volte: l'obbligatorietà dell'azione penale resta un caposaldo ed è legata a filo doppio con l'indipendenza e l'autonomia del giudice. Per questo ne siamo convinti. È un normale, automatico e fisiologico completamento di un processo e di un sistema che passa da inquisitorio a accusatorio. L'obbligatorietà dell'azione penale non si tocca e, quindi, non si toccano l'indipendenza e l'autonomia dei giudici. Però, signor Ministro, per quanto riguarda il metodo, il metodo del pacchetto chiuso, se lei ricorda, non ha aiutato: è stato un piccolo autogol, sotto certi profili. Forse oggi sarebbe stata condivisa una riforma partecipata, nel momento dei processi e dell'organizzazione, e non avremmo una contrapposizione che, in questo momento, veramente non fa bene al Paese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Valentina D'Orso. Ne ha facoltà.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente. Ministro, si è appena concluso il terzo anno pieno che ha visto lei alla guida del comparto giustizia. Tre anni sono più che sufficienti per dare un'impronta al comparto, ma lei, Ministro, ha proprio lasciato le sue impronte digitali sulla scena del delitto, che vede vittima la giustizia nel nostro Paese
Ripercorriamo, allora, le pugnalate che lei, Ministro, ha inferto nel corso di questo 2025, riducendo la giustizia in fin di vita. È stato l'anno che è stato segnato dalla vergognosa vicenda Almasri. Abbiamo visto lei, Ministro della Giustizia, mentire al Parlamento e calpestare un trattato internazionale, per fare cosa, poi? Per sottrarre un torturatore, stupratore di bambini libico alla giustizia della Corte penale internazionale. E abbiamo visto lei, Ministro, sottrarsi al processo penale, appellandosi all'immunità parlamentare. Un Ministro della Giustizia - non se ne vada, la prego, mi ascolti - che teme un'aula di tribunale, come forse quest'Aula, visto che la sta lasciando e si fa salvare dalla politica: la mortificazione del diritto internazionale, da un lato, e, dall'altro lato, la violazione del principio per cui tutti i cittadini sono uguali.
No, evidentemente i Ministri del Governo Meloni non sono cittadini come tutti gli altri. Questo ci racconta la vicenda Almasri ed è l'antipasto di ciò che ci aspetta se dovesse essere confermata la riforma costituzionale sulla separazione delle carriere. Il 2025 è stato anche l'anno del decreto Sicurezza, che ha umiliato definitivamente il Parlamento, perché ne ha mortificato il lavoro svolto per mesi su un analogo disegno di legge. È un provvedimento che, secondo la propaganda meloniana, doveva essere approvato in tutta fretta, perché sarebbe stato la panacea di tutti i mali, introducendo 14 nuove condotte di reato e l'inasprimento delle pene; tale provvedimento, invece, si è rivelato del tutto inutile. I crimini di strada, quelli che più spaventano gli italiani, sono aumentati esponenzialmente. Guardate, basta accendere i TG quotidianamente e sentire parlare di rapine, aggressioni, violenze sessuali e risse nelle nostre città.
È stato l'anno, poi, in cui non si sono visti i frutti del cosiddetto decreto Caivano, che avrebbe dovuto contenere la violenza giovanile, che, invece, purtroppo, è in continua crescita, come il recente tragico episodio di La Spezia ci ha dimostrato. La minaccia della sanzione penale, evidentemente, non ha alcun effetto deterrente, non è la soluzione. L'unico effetto che invece abbiamo visto del decreto Caivano è quello di registrare, per la prima volta in assoluto, il sovraffollamento negli istituti penali per i minorenni. In compenso, abbiamo visto i frutti della cosiddetta riforma Nordio, quella che, tra le altre cose, ha introdotto l'avviso per l'interrogatorio preventivo in vista dell'arresto.
Quali sono stati i frutti di questa norma? Quelli che noi, come MoVimento 5 Stelle, vi abbiamo denunciato fin dalla prima lettura di questa norma ridicola. Perché cosa volete che accada se voi dite ad una persona che sta per essere arrestata? O scappa o cerca di inquinare le prove . E, infatti, all'indomani dell'entrata in vigore di questa norma ridicola, abbiamo visto spacciatori che vanno a minacciare i testimoni sotto casa. Ieri abbiamo letto di minacce di morte di un narcos lanciate contro i testimoni, abbiamo visto un altro spacciatore che si faceva i video su dalla Spagna, da un , sbeffeggiando la giustizia italiana, abbiamo visto indagati mettersi d'accordo per concordare una versione e scagionarsi a vicenda. In ultimo, a Venezia, proprio la città del Ministro, abbiamo visto 23 borseggiatrici rendersi irreperibili: effetti collaterali, probabilmente, per il Ministro, perché, si sa, lui voleva soltanto salvare i colletti bianchi.
Ma, vedete, questi effetti collaterali si riverberano sulla vita quotidiana delle persone comuni, alimentando, da un lato, un senso di assoluta impunità nei delinquenti e, dall'altro, una percezione di insicurezza nelle persone oneste. Hai voglia a sfornare ogni tre mesi un pacchetto sicurezza, se poi consenti ai delinquenti di scappare o di minacciare chi li denuncia ! E hai voglia a introdurre nuovi reati, se poi limiti a 45 giorni la durata delle intercettazioni. Io vorrei chiedere al Ministro, che però non c'è, come crede che vengano scoperti i reati? Le intercettazioni ormai sono lo strumento principe di ricerca della prova, soprattutto se si tratta di reati di corruzione.
Nell'ultimo libro del Ministro ci preannuncia proprio una stretta sul , considerato uno strumento diabolico, specie se volto a scovare modestissime mazzette: parole sue. Dispiace che non ci sia il Ministro, perché io avrei chiesto la stessa cosa che ha già chiesto la collega Baldino, alla quale non è stata data risposta, ossia: cosa intende il Ministro per “modestissime mazzette” ? Quelle, ad esempio, che secondo l'accusa sarebbero state intascate dal deputato all'assemblea regionale siciliana Mancuso, di Forza Italia, sono modestissime mazzette? Qual è la soglia che il Ministro ritiene socialmente ed eticamente tollerabile sulle tangenti ? Mille euro? Cinquemila euro? Diecimila euro? Lo venga a dire.
Guardate, per noi la corruzione è da contrastare sempre, senza eccezione alcuna, e lo abbiamo dimostrato varando la legge Spazzacorrotti, che voi, pezzo per pezzo, state ammazzando. In un altro Paese, con un Governo serio, un Ministro della Giustizia che avesse rilasciato queste dichiarazioni, anche in una conversazione privata, sarebbe stato spinto alle dimissioni il minuto dopo ! Invece, in questo Paese, con il Governo Meloni, questo Ministro lo scrive spudoratamente in un libro e tutto il Governo plaude, tutti inebriati da un delirio di onnipotenza ! Questo è.
D'altronde, cosa potevamo aspettarci da chi ha abolito il reato di abuso d'ufficio, ossia quel reato che tutelava i cittadini comuni dagli abusi di potere perpetrati da coloro che, in virtù del loro ruolo, esercitano un potere, che siano primari di ospedale, “baroni” universitari, Forze dell'ordine o magistrati? Perché, vedete, il grande paradosso è questo: questo Governo va ad eliminare l'unico reato che colpiva i magistrati che, consapevolmente e deliberatamente, danneggiano i cittadini . Come vedete è il Governo che, con le sue scelte legislative, boicotta quotidianamente l'operato di Forze dell'ordine e magistratura. E nessuno si azzardi più a dire il contrario.
Per quanto riguarda le carceri, il 2025 ha visto 80 suicidi in carcere: un dato inaccettabile, che lei, Ministro, non può minimizzare in alcun modo.
Lei non ha fatto nulla nel corso di quest'anno per far fronte alle condizioni di vita dei detenuti, da una parte, e alle condizioni di lavoro massacranti degli agenti di Polizia penitenziaria, dall'altra parte.
Il 2025 è stato l'anno in cui avete ammazzato definitivamente la giustizia civile: avete sfornato un decreto Giustizia inutile e dannoso. L'ho chiamato, all'epoca, il gioco delle tre carte, perché pretendeva di abbattere l'arretrato civile e la durata dei processi negli uffici giudiziari più in affanno senza assumere un giudice in più, ma spostando i giudici su base volontaria da un ufficio all'altro, sobbarcandoli di ulteriore lavoro. Era chiaro che le adesioni sarebbero state pochissime, e lo certifica la sua relazione: 161, a fronte di 500 posti disponibili, un fallimento totale .
Avete spostato i giudici di pace presso i tribunali, dando il colpo di grazia alla giustizia di prossimità: chi ha una causa presso un giudice di pace prima aveva la sentenza in un anno e mezzo, oggi si fa il segno della croce perché non sa neanche quando gli fisseranno la prima udienza.
Il 2025 era l'anno in cui, in legge di bilancio - l'ultima legge di bilancio prima della scadenza degli investimenti del PNRR - avremmo voluto e dovuto vedere importanti risorse per continuare a dare seguito all'ufficio per il processo, alla digitalizzazione e agli interventi di edilizia giudiziaria. E invece non c'è nulla, neanche un euro. Tutti gli sforzi sin qui fatti dal comparto, nonostante il Governo remasse contro, andranno vanificati allo scoccare del 1° luglio 2026. Sarà il tracollo della giustizia, ma lei che fa, Ministro? Mette tutte le sue energie nel presentare la sua ultima fatica letteraria e nel fare propaganda per il referendum: una riforma costituzionale davvero inutile e dannosa, la più inutile e dannosa per i cittadini, perché non risolve i problemi della giustizia. Questo fa. Ma del resto, Ministro, anche lei lo ha ammesso candidamente, la separazione delle carriere non renderà più efficiente la giustizia, ma servirà ai Governi di oggi e domani per avere libertà di azione. Tradotto: servirà per non essere disturbati da magistrati liberi e indipendenti che, in ossequio al principio di uguaglianza dei cittadini innanzi alla legge, osano procedere nei confronti di un Ministro come nei confronti di qualsiasi cittadino comune, senza timori e condizionamenti.
Se, malauguratamente, la riforma dovesse essere confermata dal referendum, gli italiani andranno a letto da cittadini liberi e si sveglieranno, il mattino dopo, come dei sudditi. E sarebbe una beffa perché avverrebbe nell'anno in cui celebriamo gli 80 anni dal referendum in cui, invece, i nostri nonni e le nostre nonne, reduci dal periodo buio del fascismo, hanno scelto di diventare, da sudditi, liberi cittadini. Ma io penso che non si torna indietro, penso che, anche questa volta, gli italiani sceglieranno la libertà .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Pittalis. Ne ha facoltà.
PIETRO PITTALIS(FI-PPE). Grazie, Presidente. Il gruppo Forza Italia apprezza e condivide le comunicazioni del Ministro Nordio sullo stato della giustizia che ci consentono, dopo poco più di tre anni di Governo del Paese a guida centrodestra, di poter affermare, senza enfasi, ma con grande soddisfazione, che, dopo un lungo periodo di immobilismo ed oscurantismo, è stato possibile, anche grazie alla indiscussa competenza del Ministro della Giustizia, avviare in questa legislatura un vero e proprio cantiere sul fronte delle riforme utili e necessarie per restituire credibilità e fiducia nei cittadini verso un sistema giustizia, la cui inadeguatezza ed inefficienza era oramai sotto gli occhi di tutti.
Ricordo la sua prima relazione al Parlamento, allora necessariamente prospettica, nella quale lei non si limitò, come i suoi predecessori, ad elencare i problemi e le criticità del settore giustizia, ma si assunse la responsabilità politica di indicare chiaramente soluzioni qualitative che questo Governo e questa maggioranza hanno tradotto in provvedimenti legislativi, quelli da lei puntualmente richiamati nella sua relazione. Interventi tutti ispirati dall'esigenza di migliorare la risposta di giustizia che, prima dell'insediamento di questo Governo… lo voglio ricordare a coloro che dai banchi dell'opposizione oggi si ergono a implacabili critici, ma che, negli anni in cui erano al Governo, non solo non sono riusciti a invertire rotta, ma hanno addirittura aggravato una situazione già di per sé critica . Ricordiamo lo sfascio dell'amministrazione della giustizia sotto il Governo del Ministro Alfonso Bonafede, e fatevene una ragione, signori del MoVimento 5 Stelle. E non sfuggirà a nessuno che il settore giustizia registrava elevate carenze, ritardi e lentezze che, in ambito civile, hanno costituito un evidente svantaggio concorrenziale delle nostre imprese e una perdita del PIL stimata intorno al 2-3 per cento.
L'impegno profuso dal Governo ha consentito di raggiungere i prefissati con successo e nei tempi previsti, come confermato dai dati che il Ministro ci ha appena fornito. Questi risultati hanno consentito di ridurre considerevolmente l'arretrato civile, i tempi di trattazione delle controversie civili e di completare il processo di trasformazione digitale dei fascicoli. Una giustizia civile tempestiva ed efficiente rappresenta la per il corretto svolgersi dei rapporti socio-economici incidendo, la durata del processo civile, sulla credibilità delle istituzioni agli occhi dei cittadini e delle imprese. E a tale riguardo segnalo alla sua attenzione, signor Ministro, che il gruppo di Forza Italia ha depositato una proposta di legge proprio con riferimento al settore della giustizia civile, prevedendo alcune significative modifiche atte a salvaguardare i principi di speditezza, nel rispetto del diritto di difesa e del contraddittorio tra le parti, al fine di ulteriormente ridurre gli arretrati, favorire tecniche ed istituti deflattivi del contenzioso, implementare alcune delle fatte proprie dagli uffici giudiziari, accrescere le competenze dei magistrati, informatizzare ed efficientare i procedimenti. Mi lasci però aggiungere, signor Ministro: nel nostro Paese, senza tempi e applicazioni certe delle sentenze, difficilmente si uscirà dal tunnel. Ma siamo certi che un significativo contributo verrà soprattutto dalla magistratura onoraria, che si è vista riconoscere finalmente da questo Governo e da questa maggioranza i propri sacrosanti diritti.
E anche sul fronte della giustizia penale registriamo positivamente che l'attività legislativa è stata sempre caratterizzata dalla valorizzazione di quei principi per i quali Forza Italia si è sempre battuta: dalla presunzione di innocenza, alla centralità del diritto di difesa, al giusto processo, alla ragionevole durata del processo, al contrasto all'abuso della carcerazione preventiva, al contrasto all'abuso delle intercettazioni telefoniche e all'uso strumentale dell'obbligatorietà dell'azione penale, in linea, dunque, con quella cultura riformista autenticamente liberale e garantista a difesa dei valori della nostra civiltà giuridica e dello Stato di diritto, che rappresenta la corretta risposta a quelle tendenze giustizialiste e liberticide di cui continuano ad alimentarsi molti settori delle opposizioni. Leggi che consentiranno, nel contempo, di mettere al centro la tutela dei cittadini e dare una risposta concreta a problemi, purtroppo, dilaganti, come quelli sul femminicidio, sulle occupazioni abusive degli immobili, sugli scippi, sui borseggi, ma anche, con le nuove leggi sulla cybersicurezza e sull'uso dell'intelligenza artificiale, di contrastare quei fenomeni criminali che si servono delle nuove tecnologie.
E auspichiamo che, prima della fine della legislatura, importanti riforme che sono già al vaglio del Parlamento, quali la regolamentazione processuale dei supporti di telefonia mobile e dei loro contenuti, la disciplina della prescrizione, già approvata dalla Camera e che attende il via libera definitivo del Senato, la riforma delle regole sul sistema penale della sicurezza sul lavoro, la modifica della legge Severino, la proposta di legge sulla pubblicazione delle sentenze di assoluzione, la proposta di legge a prima firma di Marta Fascina, che ridetermina l'età di imputabilità per contrastare il fenomeno criminale delle , tutti provvedimenti proposti da Forza Italia, possano essere approvati in tempi rapidi dal Parlamento.
E non posso che esprimere profonda soddisfazione, a nome di tutta Forza Italia, per l'approvazione della riforma sulla separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti: una battaglia storica di Forza Italia, una battaglia storica di Silvio Berlusconi ; una riforma strutturale di sistema che non è contro la magistratura e che è volta a dare concreta attuazione al processo accusatorio, così come voluto dal professor Vassalli. Avremo finalmente un giudice terzo ed imparziale, un avvocato della difesa e un avvocato dell'accusa: questa è la vera cultura della giurisdizione.
Avremo due Consigli superiori della magistratura, slegati dalle logiche correntizie che tanto discredito hanno gettato sull'intera magistratura, ed un'Alta corte di disciplina che finalmente si occuperà dei procedimenti disciplinari che oggi, come sappiamo, finiscono nella maggioranza dei casi a tarallucci e vino, senza alcuna significativa conseguenza per i responsabili degli errori giudiziari che, anno dopo anno, espongono lo Stato italiano a risarcire ingenti somme.
Approfitto dell'occasione per ricordare le tante vittime degli errori giudiziari e ringraziarli per lo straordinario supporto loro personale a sostegno del “sì” al referendum ; e saluto con vero piacere il raggiungimento delle 50.000 firme a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare intestata a Beniamino Zuncheddu. Infine, esprimo un plauso per la rinnovata attenzione da parte del Governo di una sempre maggiore attenzione al sistema dell'ordinamento penitenziario che non è più considerato settore residuale del sistema giustizia, ma che, anzi, ne costituisce indice di affidabilità.
Vi è però, signor Ministro, un aspetto che voglio rappresentarle al riguardo ed è quello dei detenuti in regime di 41-, perché voglio portare qui in Parlamento alla sua attenzione, all'attenzione di tutti i colleghi la voce della comunità sarda, la voce delle istituzioni sarde e della Chiesa sarda, che si è espressa e si sta mobilitando contro quell'eventuale disegno che, purtroppo, anche io ho dovuto constatare, all'esito della pubblicazione integrale dei verbali della Conferenza Stato-regioni; quel disegno di trasferire in tre strutture carcerarie della Sardegna, su sette complessive del territorio nazionale, non solo poche decine di detenuti, come mi era stato riferito, ma addirittura un terzo dei detenuti in regime di 41-, trasformando peraltro il carcere di Badu ‘e Carros in una struttura dedicata allo scopo.
È un disegno che non solo non condivido, signor Ministro, ma le preannuncio, con l'onestà e la lealtà che ho sempre manifestato nei suoi confronti, che intendo contrastare con tutte le mie forze. Non si può pensare che, in un territorio, quale quello del nuorese in particolare, che presenta criticità sul piano sociale ed economico, con una sanità allo sfascio che non è in grado neppure di far fronte…
PIETRO PITTALIS(FI-PPE). …alle richieste dei cittadini, vi possa essere una concentrazione di detenuti in regime di 41-. La invito, signor Ministro, a rivalutare sul punto e rimeditare eventuali scelte in tal senso. Per il resto, a nome del gruppo di Forza Italia, esprimo il plauso per il suo operato e preannuncio il voto favorevole alla risoluzione di maggioranza .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Bisa. Ne ha facoltà.
INGRID BISA(LEGA). Grazie, Presidente. Ministro Nordio, onorevoli colleghi, intervengo oggi in quest'Aula per esprimere il pieno sostegno del nostro gruppo della Lega alle comunicazioni del Ministro della Giustizia, che rappresentano una visione organica, concreta e coraggiosa di riforma dello Stato, fondata su legalità, sicurezza, efficienza e tutela dei diritti fondamentali. Si tratta di un intervento strutturato che tiene insieme il livello legislativo, quello organizzativo-amministrativo e quello strategico di medio-lungo periodo. Con un obiettivo chiaro: adeguare l'assetto della giustizia italiana alle sfide della società contemporanea, superando un impianto normativo che oggi non è più sufficiente a fronteggiare nuove forme di criminalità, spesso favorite dall'uso distorto delle tecnologie digitali.
Il primo piano d'intervento è quello legislativo, aperto con una riforma costituzionale e accompagnato da un'azione normativa intensa e coerente, volta a rafforzare la legalità, a semplificare le procedure, a tutelare i diritti fondamentali e a rispondere con tempestività alle nuove emergenze sociali.
In questa direzione si collocano provvedimenti di assoluto rilievo. Penso innanzitutto al decreto Sicurezza che ha introdotto misure incisive per il contrasto al terrorismo, alla criminalità, alla truffa agli anziani, alle , all'occupazione abusiva di abitazione. Un decreto che ha riaffermato un principio, per noi della Lega, essenziale: non esiste libertà senza sicurezza e lo Stato deve essere forte con chi delinque e giusto con chi rispetta le regole.
Non a caso, come ha dichiarato il Sottosegretario Molteni in più occasioni - che ringrazio perché la Lega è sempre stata protagonista quando si parla di norme a tutela della sicurezza - la sicurezza è il presupposto di ogni altro diritto e lo Stato non può arretrare di fronte a chi semina violenza e paura, soprattutto nelle nostre città e nei quartieri più fragili.
Fondamentale è stata, poi, la legge sul femminicidio, voluta con forza dalla Presidente di Commissione al Senato Giulia Bongiorno, approvata all'unanimità, che ha introdotto nuove fattispecie di reato e aggravanti specifiche, rafforzando la tutela delle donne e delle vittime di violenza domestica. Una legge che segna un cambio di passo culturale e giuridico. Come ha sottolineato più volte la presidente Bongiorno, lo Stato ha il dovere di intervenire prima, non dopo, e di costruire un sistema che protegga davvero le donne, senza zone grigie, né tolleranze.
Anche in questo ambito la Lega ha avuto un ruolo decisivo nel sostenere un impianto normativo rigoroso e concreto. Di grande importanza è la riforma sulla magistratura ordinaria, che ha finalmente risolto criticità storiche, innovando il regime giuridico, economico e previdenziale dei magistrati onorari. È un atto di giustizia verso migliaia di professionisti e, al tempo stesso, un investimento sull'efficienza del sistema giudiziario.
Ugualmente strategica è la legge di semplificazione e digitalizzazione che ha introdotto un ampio pacchetto di misure per rendere più rapidi ed efficienti i procedimenti amministrativi e giudiziari.
Ma sul tema del processo telematico c'è ancora tanto da fare, Ministro. Gli operatori del diritto, ma soprattutto gli avvocati devono avere sempre gli strumenti telematici che funzionano e dico “sempre” e purtroppo ad oggi spesso non è così.
Di particolare valore sociale è il decreto a tutela dei minori e delle persone vulnerabili, che ha rafforzato il contrasto al bullismo e cyberbullismo e la protezione delle vittime di reato, ma anche in questo ambito la Lega sta già lavorando per rafforzare le norme ad ulteriore contrasto delle e dei furti.
Altro pilastro fondamentale è quello del personale amministrativo e della magistratura. Negli ultimi due anni sono stati banditi sei concorsi per magistrati per circa 2.000 unità, un dato senza precedenti negli ultimi vent'anni. È stata inoltre avviata la stabilizzazione di 6.000 addetti all'ufficio del processo, con la possibilità di scorrimento delle graduatorie. Una scelta che va nella direzione sostenuta con forza anche dalla Lega perché senza personale qualificato non esiste riforma che tenga.
Per quanto riguarda il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, i dati sulle assunzioni sono eloquenti: migliaia di nuovi agenti, ispettori, commissari e dirigenti, oltre a un forte investimento sulla formazione. Particolare attenzione questo Governo - e per questo ringrazio il Sottosegretario Ostellari - è stata riservata alla giustizia minorile e agli istituti penitenziari per i minori, chiamati a fronteggiare un aumento delle presenze, legato anche ai fenomeni delle e delle devianze giovanili.
Come ha affermato appunto il Sottosegretario Ostellari, gli IPM non devono essere luoghi di mera custodia, ma strumenti di recupero e responsabilizzazione, fermo restando che lo Stato deve intervenire con fermezza quando i minori sono protagonisti di reati gravi. Una linea ribadita anche dal Sottosegretario Molteni che ha parlato della necessità di un'azione coordinata tra prevenzione, repressione e presenza dello Stato nei territori per spezzare la spirale appunto di queste .
Ribadisco poi con chiarezza la posizione della Lega sulla riforma della separazione delle carriere, una riforma che non nasce oggi e che non è frutto di contingenze politiche, ma rappresenta una battaglia storica, coerente e identitaria del nostro movimento. Già nel referendum del 2022 la Lega è stata in prima linea nel sostenere la necessità di separare le carriere tra magistratura requirente e giudicante. Lo abbiamo fatto senza ambiguità, assumendoci la responsabilità di spiegare ai cittadini che questa riforma non è contro la magistratura, ma a favore della giustizia, dei diritti di difesa e dell'equilibrio tra i poteri dello Stato. La separazione delle carriere è prima di tutto una riforma di garanzia costituzionale.
Serve a rafforzare l'imparzialità del giudice, a rendere più credibile il processo e a dare piena attuazione a quel principio del giusto processo, sancito dall'articolo 111 della Costituzione. Non è accettabile che chi accusa e chi giudica appartengano allo stesso ordine, condividano percorsi di carriera e funzioni intercambiabili. Questo non rafforza l'autonomia della magistratura, al contrario: ne indebolisce la percezione di terzietà agli occhi dei cittadini. Lo abbiamo detto nel 2022 e lo ribadiamo oggi: non può esistere un processo equo, se non vi è una netta distinzione tra chi esercita l'azione penale e chi è chiamato a giudicare.
Per la Lega la separazione delle carriere è anche uno strumento di responsabilizzazione. Un pubblico ministero forte, autonomo e distinto dal giudice è un pubblico ministero più credibile, così come un giudice realmente terzo è un giudice più autorevole.
È questa la giustizia che chiedono i cittadini: una giustizia che non appaia sbilanciata, ideologica o autoreferenziale. Sostenere oggi la riforma della separazione delle carriere significa dare continuità a un impegno politico assunto davanti agli italiani. La Lega, attraverso il referendum, continuerà a battersi affinché la separazione delle carriere diventi finalmente realtà, completando quel percorso di modernizzazione della giustizia che il Paese attende da troppo tempo.
Ministro, per noi, poi, sarà importantissimo il nuovo pacchetto sicurezza, fortemente voluto dalla Lega. È la prosecuzione del primo decreto Sicurezza e del decreto Caivano, un completamento per rafforzare il contrasto a fenomeni di allarme sociale, che toccano le nostre città, le comunità locali e le stazioni.
La criminalità giovanile e le , i cosiddetti “maranza”, ovvero le seconde e terze generazioni non integrate, rappresentano uno dei principali fenomeni di allarme sociale nelle nostre città, generano conflitti, disordine e caos, che minano il senso di appartenenza alla comunità. Per noi nessuna tolleranza per chi usa lame e coltelli per imporre violenza e prevaricazione. L'Italia non può essere terra franca per irregolari che portano la guerriglia sociale nelle città. È necessario porre norme più efficaci…
INGRID BISA(LEGA). …per furti e borseggi, aumentare le pene per i furti e ripristinare la procedibilità d'ufficio per il furto aggravato con destrezza. Questo consentirà di contrastare il fenomeno dei borseggi nelle città che arreca un grave danno di immagine per il turismo.
Ecco, Presidente, per tutte queste motivazioni noi, ovviamente, voteremo a favore della risoluzione di maggioranza
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti del Terzo circolo didattico “Madre Teresa di Calcutta” di Casalnuovo di Napoli, in provincia di Napoli, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Li ringraziamo e gli auguriamo ogni fortuna . Siamo nelle dichiarazioni di voto relative alle comunicazioni del Ministro della Giustizia, Carlo Nordio.
Ha chiesto di parlare la deputata Serracchiani. Ne ha facoltà.
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Grazie, Ministro, per la sua presenza qui. Certo, dopo averla ascoltata, Ministro - e poi leggeremo ovviamente con maggior cura la relazione -, parafrasando un suo collega di Governo, mi verrebbe da dire che la giustizia anche per lei vale fino a un certo punto. Perché lei, sempre con dotte citazioni, ci ha parlato di un mondo - quello del sistema giustizia italiano - che apparentemente lei non conosce, non frequenta o non capisce. Infatti, le cose che lei ci ha detto non tornano rispetto alle tante, tantissime interrogazioni, proposte di legge, audizioni che noi facciamo in questo Parlamento ormai da tre anni e che ci raccontano di un mondo della giustizia completamente diverso da quello che lei ci ha descritto oggi.
Allora, lei, oggi, una relazione della giustizia, per quanto ci riguarda, non l'ha fatta; anzi, ha più volte citato il suo libro - non so se lo fa volontariamente o involontariamente -, ma evidentemente quello che ha scritto lì è quello che dice qui e che ci ripete ormai da tre anni. Non c'era neanche bisogno di scrivere il libro, perché bastava recuperare le precedenti relazioni sulla giustizia e avremmo trovato esattamente le stesse cose.
Però, Ministro, siccome per noi la giustizia è una cosa seria, abbiamo presentato una risoluzione a cui lei, come sempre, dice di no, punto e basta. Come ha detto di no, punto e basta, a tutti gli emendamenti che abbiamo fatto, si figuri, anche su una riforma costituzionale - di cui poi parlerò -, quella sulla separazione delle carriere, così importante che è la prima volta nella storia della Repubblica italiana che una riforma costituzionale non viene modificata, neppure di una virgola, in nessuno dei passaggi parlamentari. Guardi che questo, Ministro, non è un record di cui andare fiero, soprattutto per chi, come lei, ricorda persone importanti della storia di questa Repubblica.
Contrariamente a lei e a chi l'ha messa lì, Ministro, noi siamo coscienti di essere sempre stati dalla parte giusta della storia ; non si può dire lo stesso di voi che oggi siete qui e potete dire e fare queste riforme perché ci sono persone, uomini e donne, che quella Costituzione l'hanno scritta.
Mi creda, Ministro, non è una petulante litania ricordarle costantemente che quella Costituzione appartiene a noi, come appartiene a lei, e che rispetto a quella Costituzione lei dovrebbe spendere delle parole che oggi, neppure oggi, le abbiamo sentito dire. Neppure quando parla del carcere riesce - neppure lontanamente - a citare la Costituzione, neanche l'articolo 27. Si dimentica sempre che ci sono dei principi costituzionali, soprattutto quando si parla di giustizia. Allora, glielo ricordiamo noi.
Nella nostra risoluzione, a cui lei ha detto “no”, le diciamo velocemente quali sono i punti sui quali il sistema della giustizia affonda, e lei dice invece che va tutto bene.
Gravi rischi per le risorse legate al Piano nazionale di ripresa e resilienza. Se va tutto bene e sono stati raggiunti tutti i Ministro, ci spiega perché dopo tre anni ha dovuto fare, in fretta e furia, un decreto urgente, misure urgenti sulla giustizia, con cui, come i carri armati di Mussolini, ha spostato i magistrati da una parte all'altra? E, addirittura, abbiamo dei processi che verranno discussi, istruiti a Trieste e, poi, decisi da un giudice a Palermo, che non ne sa nulla. Se va tutto bene ed è stato rispettato il Piano nazionale di ripresa e resilienza, perché avete fatto in fretta e furia il decreto urgente? Non ci ha ancora risposto.
Giudice di pace: clamorose sofferenze. Ministro, se va tutto bene, ci dice perché il giudice di pace di Busto Arsizio ha fissato l'udienza al 2032? Se va tutto bene, perché le udienze arrivano al 2032?
Il fallimento della transizione digitale: Ministro, non so se lei ha letto gli appelli che ci sono arrivati da diverse procure e tribunali. Lei lo sa che quando si utilizza l', cioè il processo telematico penale, i fascicoli che si spostano da un ufficio all'altro spariscono? Lei lo sa che, quindi, le archiviazioni si stanno facendo a mano, Ministro, oppure non sa neanche questo? Ci ha detto che va tutto bene.
Il dilagare del precariato presso il Ministero della Giustizia: Ministro, 12.000 precari della giustizia a cui continuate a non dare una risposta.
Posso anche dirle, Ministro - lei oggi non ne ha parlato -, che ci sono 20.000 posti vacanti al Ministero della Giustizia su cui lei, ogni volta, non dice assolutamente nulla, e quei corsi e concorsi, a cui lei ha fatto riferimento, non copriranno quelle vacanze, neppure quelle della magistratura. Entreranno magistrati, ma saranno di più quelli che saranno andati in quiescenza.
In alcuni uffici giudiziari manca oltre il 50 per cento di personale amministrativo, ma lei ci ha detto che va tutto bene.
Il collasso del sistema dell'esecuzione della pena, ne hanno parlato tanto i colleghi. Non aggiungo altro, se non ricordarle un numero che lei oggi non ha detto: più di 62.000 detenuti per meno di 45.000 posti. Ministro, non ci dica che il suicidio avviene perché la persona ha paura della liberazione e che si evitano i suicidi in carcere grazie al sovraffollamento, perché guardi che non fa onore alla sua intelligenza, ma mi permetta, neppure alla nostra
Sul fallimento delle politiche di sicurezza: Ministro, avete fatto una cinquantina di nuovi reati, quasi altrettanti inasprimenti di pena. Basta girare in una qualunque città italiana per capire che sulla sicurezza avete completamente fallito, tant'è che se ne è accorta anche la Presidente del Consiglio che, nella conferenza stampa di inizio anno, ha chiesto un cambio di passo.
Ora il cambio di passo, però, non è solo repressione, Ministro, e lei oggi non ha speso una parola - una - sulla formazione, prevenzione, informazione, che sono strumenti necessari per evitare che si commettano reati e per rendere più sicure le nostre città , e non è colpa dei sindaci e non è colpa dei magistrati.
Per una volta riconoscete che la responsabilità è tutta vostra e che quel cambio di passo noi ve lo stiamo chiedendo da anni senza che voi facciate nulla.
Chiudo, nel presentarle soltanto i titoli di questi punti fondamentali della relazione che lei non ha fatto, sulla cooperazione internazionale, su cui noi siamo inadempienti. Noi volevamo qualche notizia su Almasri, Ministro. Volevamo anche capire perché lei ci ha raccontato almeno cinque versioni diverse, per poi scoprire che quella persona lì - un criminale, torturatore e violentatore di bambini - è stato arrestato in Libia. Allora, Ministro, io oggi mi aspettavo che lei, non dico si scusasse, ma almeno ci spiegasse che cosa ha combinato, perché non lo abbiamo ancora capito bene. Abbiamo solo capito, parafrasando sempre un suo collega, che la giustizia vale fino a un certo punto per voi, come il diritto internazionale per voi vale fino a un certo punto . Francamente, noi pensiamo che non sia così.
Ministro, sulla giustizia non ci ha risposto, però, siccome anche lei ha affrontato, da ultimo, il tema della riforma costituzionale, non starò qui a spiegare le ragioni di merito che ci spingono al “no”. E, Ministro, io capisco che lei sia costretto a citare la mozione Martina, Ceccanti; diversamente, tra quelli che sono favorevoli al “sì,” dovrebbe citare Licio Gelli, Luca Palamara e Michele Nardi . Io capisco, quindi, che continui a citare uomini di sinistra perché, guardando dall'altra parte, non le conviene citare nessuno.
Sulla riforma, soltanto tre titoli, Ministro. Lei ha detto che non sia un processo alle intenzioni, però, la cosa che mi ha colpito è che, ancora una volta, le cose che diciamo noi o vanno denigrate o sono falsità oppure sono cose destituite di fondamento. Allora, Ministro, se è così, mi spieghi perché gira questa tabella, Ministro - guardi da questa parte un secondo -, gira questa tabella. In questa tabella, Ministro, che avete inoltrato più volte - questa pensi che è sul sito del Ministero della Difesa - ci sono i Paesi con la separazione delle carriere, da una parte e i Paesi senza la separazione delle carriere, dall'altra parte. Ora, premesso che non c'è la fonte - ma questo è un dettaglio nel vostro caso -, io vi vorrei far notare che, tra i Paesi dove c'è la separazione delle carriere e voi dite che è una bellezza, c'è la Francia e ci sono anche gli Stati Uniti. Allora, intanto una precisazione: la Francia, Ministro, non è con la separazione delle carriere e lei questo lo dovrebbe sapere. Perché in Francia c'è un unico ordine giudiziario, Ministro, e i PM e i giudici cambiano più volte. Ma sa la cosa più importante? È lodi pubblico ministero. In Francia, il pubblico ministero è un dipendente del Ministero della Giustizia, che è esattamente dove ci volete portare, cioè i pubblici ministeri sotto l'Esecutivo . E, siccome non lo poteva fare con una riforma costituzionale, lo farà con le leggi ordinarie. E quelle leggi ordinarie sa che cosa diranno? Diranno che la Polizia giudiziaria sarà sotto i Ministeri e non apparterrà più al coordinamento del pubblico ministero. Ma, Ministro, mentre noi siamo qui e parliamo, è successa una cosa gravissima, su cui mi auguro e spero lei voglia spendere due parole prima di allontanarsi da quest'Aula. Abbiamo appreso da di un'inchiesta (Ma basta!
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). …da cui emergerebbe che tutti i dei magistrati italiani sono sottoposti a controllo da remoto e che questo sarebbe avvenuto dal 2024, su indicazione precisa di Palazzo Chigi. E il Ministero della Giustizia, di fronte a una richiesta importante fatta da una procura italiana, avrebbe detto che su questo nulla si doveva dire e fare. Allora, Ministro, se è vero questo, noi la invitiamo ancora una volta a dimettersi perché non è in grado di difendere il sistema della giustizia italiana …
PRESIDENTE. La ringrazio.
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). …e non è in grado di difendere la Costituzione italiana, l'indipendenza e l'autonomia della magistratura….
PRESIDENTE. Ha esaurito il suo tempo. Deve concludere.
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). …e vogliamo che venga in Aula la Presidente del Consiglio a riferire su questo fatto gravissimo. Il controllo della magistratura, come il controllo della libera informazione, vuol dire regime, non vuol dire democrazia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Maschio. Ne ha facoltà.
CIRO MASCHIO(FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, forse la sinistra pensa che noi facciamo quello che hanno fatto i comunisti nei sistemi dell'Est europeo, ma vorrei tranquillizzare tutti che noi non siamo come loro . Presidente, siamo ormai alla quarta comunicazione del Ministro Nordio sull'amministrazione della giustizia, quindi, possiamo dire, Ministro Nordio, che lei è il terzo Ministro della Giustizia più longevo della storia della Repubblica. Questo ci riempie di orgoglio.
Eravamo abituati alle relazioni del Ministro Bonafede, che con un Governo ha fatto delle cose e con quello successivo ha fatto l'esatto opposto, alla relazione della Ministra Cartabia, che era ostaggio di forze politiche che avevano posizioni contrapposte e, quindi, poteva fare solo compromessi al ribasso. Ora c'è il Ministro di un Governo che ha vinto le elezioni, è stato eletto con una maggioranza unita e compatta su un programma chiaro e sta facendo quello che si fa normalmente in una democrazia , cioè mantenere gli impegni presi con gli elettori. Forse anche per questo c'è un po' di nervosismo tra i banchi dell'opposizione. Lei, Ministro, è stato interrotto più volte, anche oggi, durante il suo intervento perché, quando si è sconfitti sui contenuti della politica, l'unica cosa che si può tentare di fare è di tappare la bocca al proprio avversario Ovviamente questo non solo non ci scoraggia, ma, anzi, ci rafforza nelle convinzioni di andare avanti.
Questo appuntamento annuale sull'amministrazione della giustizia è sempre un'occasione per fare un bilancio del lavoro svolto e anche per ribadire i programmi su quello che ancora c'è da fare. E, allora, credo che vadano richiamati rapidamente alcuni provvedimenti, alcune misure e alcuni risultati ottenuti. Sul piano legislativo, solo nel 2025: il decreto Sicurezza, fortemente osteggiato dalla sinistra, ma approvato da questa maggioranza; la legge sul femminicidio; la legge sulla magistratura ordinaria, risultato storico atteso da anni; la legge di semplificazione e digitalizzazione; il rafforzamento della tutela ambientale; il decreto legislativo sulla tutela dei minori e delle persone vulnerabili, sul bullismo e cyberbullismo; la legge sull'utilizzo dell'intelligenza artificiale, e molto altro.
Sul piano dei risultati vanno ricordati, come bene ha fatto lei: il raggiungimento di tutti i e le previsti dal PNRR, con ormai un pagamento già del 73 per cento dell'obiettivo che sarà completato entro il 2026; l'erogazione delle 8 rate già incassate prima di tutti gli altri Paesi europei, a dispetto delle profezie di sventura della sinistra che, fortunatamente, mai si realizzano; una riduzione importante dell'arretrato civile; la riduzione del penale del 37,8 per cento e civile del 27,8 per cento; un piano di digitalizzazione che, ovviamente, non è ancora perfetto, ma che ha ottenuto risultati importanti, sono stati interamente digitalizzati 7.800.000 fascicoli giudiziari; importanti investimenti in materia di edilizia giudiziaria; importanti piani di assunzione del personale amministrativo e, va sottolineato, l'assunzione di 2.000 magistrati, l'entrata in servizio di 2.000 magistrati nel 2025, e nuovi concorsi banditi per il 2026. Al termine del 2026 sarà stato raggiunto un risultato storico e, cioè, il completamento della pianta organica dei magistrati, cosa che anche questa non si vedeva da anni
Analogamente, sulla Polizia penitenziaria: oltre 7.000 assunzioni tra gli anni passati e quello che sarà completato nel 2026; un piano per la ristrutturazione delle strutture e la costruzione di nuove, per oltre 7.000 posti in più sulla capienza del sistema penitenziario. Quindi, misure importanti sul piano concreto. È stato detto prima, nuovi IPM aperti, un potenziamento anche dell'esecuzione penale esterna, delle misure alternative, delle comunità per i soggetti che sono in condizioni di difficoltà. Non li cito tutti, perché i numeri sono stati già ben illustrati dal Ministro Nordio.
Quindi, più magistrati, più personale, più agenti della Polizia penitenziaria, più capienza nelle strutture superando anche la logica degli svuota-carceri, perché la ricetta della sinistra per l'affollamento carcerario era semplicemente liberare i delinquenti e depenalizzare i reati .
Noi siamo per costruire nuove strutture, più personale e per potenziare anche ovviamente le misure di esecuzione esterna. Si poteva fare di più? Certo, si può e si deve sempre fare di più. Se non pesassero sul bilancio dello Stato i 200 miliardi del superbonus di Giuseppe Conte, si sarebbe potuto fare sicuramente molto di più, ma sicuramente è stato fatto molto di più di quello che hanno fatto i Governi precedenti anche in materia di giustizia .
Quindi, ovviamente condividiamo in pieno tutti i punti e tutti gli obiettivi, già citati dal Ministro Nordio che non ripeto, e mi limito a sottolineare quello che sarà un obiettivo, una priorità fondamentale per quest'anno e da qui alla fine della legislatura. La priorità e la sfida principale che ci attendono sono sul fronte della sicurezza e della certezza della pena. Siamo pronti ad approvare il nuovo pacchetto sicurezza con misure più efficaci ancora sulla sicurezza urbana, sull'immigrazione e sul fenomeno fuori controllo della criminalità giovanile e dei cosiddetti “maranza”, sui quali servono risposte efficaci sia sul fronte della prevenzione, ma anche sul fronte del contrasto. Per realizzare questo servirà la collaborazione di tutti i poteri dello Stato.
Il Governo e il Parlamento fanno le leggi, le Forze dell'ordine arrestano i delinquenti, la grande maggioranza dei magistrati fa quotidianamente il proprio dovere e ringraziamo tutti questi servitori dello Stato. Poi ci sono minoranze organizzate e politicizzate che usano le sentenze come strumento di lotta politica per contrastare l'azione di Governo e Parlamento. Pensiamo, ad esempio, a molti provvedimenti surreali in materia di immigrazione. Allora, va ricordato che le sentenze non sono strumenti di lotta politica. Chi vuole fare politica si tolga la toga e si candidi alle elezioni . Le sentenze, emesse in nome del popolo italiano, sono strumenti per applicare le leggi e per tutelare i diritti dei cittadini. Nell'applicare le leggi, come ha ricordato anche il Presidente della Repubblica, il magistrato deve essere e apparire anche imparziale.
Anche per questo, oltre al nostro impegno che continua per una giustizia più efficiente, dobbiamo andare avanti con la riforma costituzionale della giustizia. Mancano ormai poche settimane al referendum.
Con il “sì” alla riforma i cittadini italiani potranno ottenere un risultato storico atteso da anni: dare ai cittadini una giustizia più giusta, un giusto processo con accusa e difesa in condizioni di parità davanti a un giudice terzo ed imparziale e un magistrato autonomo e indipendente da ogni altro potere, soggetto soltanto alla legge e non più soggetto al sistema di potere delle correnti.
Per tutti questi motivi, Fratelli d'Italia va avanti al fianco del Ministro Nordio e vota a favore della risoluzione della maggioranza .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Come da prassi, le risoluzioni saranno poste in votazione per le parti non assorbite e non precluse dalle votazioni precedenti.
Per quanto riguarda le votazioni per parti separate, faccio presente che i presentatori delle risoluzioni, ove necessario, hanno prestato il consenso previsto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Varchi, Bisa, Bellomo e Lupi n. 6-00228, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo alla votazione della risoluzione D'Orso ed altri n. 6-00229.
Avverto che è stata avanzata richiesta di votazione per parti separate, nel senso di votare: dapprima, la risoluzione nella sua interezza, a eccezione dei capoversi 9°, 10°, 11° e 20° del dispositivo; a seguire, congiuntamente, i capoversi 9°, 10°, 11° e 20° del dispositivo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione D'Orso ed altri n. 6-00229, a eccezione dei capoversi 9°, 10°, 11° e 20° del dispositivo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sui capoversi 9°, 10°, 11° e 20° del dispositivo della risoluzione D'Orso ed altri n. 6-00229, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla votazione della risoluzione Braga ed altri n. 6-00230.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Braga ed altri n. 6-00230, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla votazione della risoluzione Magi ed altri n. 6-00231.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Magi ed altri n. 6-00231, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla votazione della risoluzione D'Alessio ed altri n. 6-00232.
Avverto che è stata avanzata richiesta di votazione per parti separate, nel senso di votare: dapprima, la risoluzione nella sua interezza, a eccezione dei capoversi 2°, 3° e 4° della premessa e del 4° capoverso del dispositivo; a seguire, congiuntamente, i capoversi 2°, 3°, e 4° della premessa e il 4° capoverso del dispositivo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione D'Alessio ed altri n. 6-00232, ad eccezione dei capoversi 2°, 3° e 4° della premessa e del 4° capoverso del dispositivo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sui capoversi 2°, 3° e 4° della premessa e il 4° capoverso del dispositivo della risoluzione D'Alessio ed altri n. 6-00232, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla votazione della risoluzione Boschi ed altri n. 6-00233.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Boschi ed altri n. 6-00233, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla votazione della risoluzione Zanella ed altri n. 6-00234.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Zanella ed altri n. 6-00234, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sono così esaurite le Comunicazioni del Ministro della Giustizia sull'amministrazione della giustizia, ai sensi dell'articolo 86 del regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, come modificato dall'articolo 2, comma 29, della legge 25 luglio 2005 n. 150.
Sospendo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 15 con lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, il Ministro dell'Università e della ricerca e il Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione.
Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.
PRESIDENTE. Passiamo alla prima interrogazione all'ordine del giorno Sottanelli ed altri n. 3-02430. Il deputato Sottanelli ha facoltà di illustrare la sua interrogazione.
GIULIO CESARE SOTTANELLI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ministro Salvini, nel dell'8 novembre 2023 le chiesi chiarimenti sui tempi di ultimazione dei lavori lungo l'autostrada A14 nel tratto tra le basse Marche e l'Abruzzo. Lo feci nella consapevolezza che quei cantieri duravano già da oltre dieci anni e che per mesi interi non risultava la presenza di operai. In quell'occasione, lei rispose assicurando che i lavori si sarebbero conclusi entro due anni. Nella mia replica evidenziai come quelle promesse, formulate in Parlamento, sarebbero state destinate a non essere rispettate. Oggi, a distanza di oltre 26 mesi, i cantieri sono ancora aperti.
Alla luce di questi elementi, le chiedo quali azioni concrete abbia intrapreso o voglia intraprendere per garantire una data certa di ultimazione dei lavori e quali misure di compensazione intenda adottare nei confronti dei cittadini dei territori penalizzati dai ritardi ormai non più giustificabili.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, ha facoltà di rispondere per tre minuti.
MATTEO SALVINI,. Ringraziando il collega per l'interrogazione, mi prendo i primi 20 secondi per esprimere la vicinanza mia, come Ministro, e dell'intera Aula immagino, alle popolazioni di Calabria, Sicilia e Sardegna, che sono in queste ore vittime del maltempo. Le ultime notizie ci danno l'interruzione della tratta ferroviaria Messina-Catania-Siracusa, un tratto chiuso della metropolitana di Cagliari, in ripresa la linea ferroviaria fra Battipaglia e Paola e chiusa anche la statale Sulcitana, nel tratto fra Cagliari e Capoterra. Hanno chiesto tutte e tre le regioni lo stato di emergenza. Conto che saremo veloci e solerti a intervenire in queste situazioni di emergenza. Mi scuso per essermi introdotto nella sua interrogazione.
Rispondendo al tema della A14, che è uno dei più corposi e per me importanti che ho sulla scrivania, dopo alcuni anni, se non decenni, di attesa, come lei ricordava, questo è l'aggiornamento ad oggi dei lavori: l'importo dei lavori attualmente in corso sulla A14 è di 441 milioni di euro, di cui 187 milioni di lavori già eseguiti entro il 2025 e 215 milioni di euro per gli interventi da fare nel 2026 in corso. In particolare, nel tratto abruzzese sono in corso opere che non si potevano più rimandare, che chiaramente disturbano la normale percorribilità e che, però, sono fondamentali per il tema della sicurezza: nuove barriere fonoassorbenti, barriere di sicurezza obsolete che sono in via di sostituzione, ponti e viadotti messi in sicurezza con adeguamenti sismici e statici. Le gallerie, in particolare, sono interessate da due piani di intervento distinti: uno di potenziamento degli impianti per adeguamento dei forni, cioè alle normative di settore, concluso a dicembre 2025 - quindi nei tempi previsti - e uno di ammodernamento in applicazione delle nuove linee guida di settore.
Lo stesso vale per il tratto marchigiano - vado a chiudere - dove proseguono gli interventi sulle gallerie, sulle barriere di sicurezza e sul risanamento acustico. Entro febbraio di quest'anno è prevista la fine del cantiere tra gli svincoli di Pedaso e Grottammare, che interessa sia l'adeguamento delle gallerie sia il sistema di smaltimento delle acque. È tutto programmato con un criterio semplice: almeno quattro chilometri tra un cantiere e l'altro, così da ridurre al minimo i disagi per chi viaggia. Sommariamente, i tecnici mi spiegano che di giorno si viaggia e di notte si lavora, questo è il principio. Cantieri attivi 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, cosa che non sempre in passato è avvenuta.
Vado a chiudere. È operativo un sistema di rimborso del pedaggio - cosiddetto - che prevede ristori a percentuali crescenti fino al totale rimborso del pedaggio a partire dai dieci minuti di ritardo rispetto al tempo medio di percorrenza per la presenza dei cantieri. Stiamo definendo, infine, con ASPI, gli interventi di manutenzione sull'intera rete di Autostrade per l'Italia, che assommano a 2 miliardi di euro. Conto, alla prossima sua interrogazione, di aver esaurito il tema che riguarda la A14.
PRESIDENTE. Il deputato Sottanelli ha facoltà di replicare per due minuti.
GIULIO CESARE SOTTANELLI(AZ-PER-RE). Ministro, dalle bugie che le hanno purtroppo fatto dire oltre due anni fa è dovuto tornare qui in Aula a provare a difendere quello che è un pochino indifendibile.
Certamente tutto il passato assolutamente non è colpa di questo Governo, né colpa sua, perché stiamo parlando di tantissimi anni. Certo è che i cittadini non ce la fanno più. Sono esasperati perché ci sono tantissime code, non ultimo l'incidente di questa notte: sei veicoli, perché con i cambi di corsia e addirittura di carreggiata, di notte e con poca illuminazione, la sicurezza, purtroppo, è fortemente pregiudicata. Quindi, illuminare di più già sarebbe un primo passo importante.
Poi lei ci dice che è attivo un rimborso di per quanto riguarda il pedaggio. Io lo andrei ad automatizzare, cioè nel senso che non devo essere io cittadino a richiederlo tramite la ma renderlo automatico nel momento in cui viene certificato, perché è un modo, ovviamente, per far sì che tanti cittadini rinuncino e io penso che debbano esserci prima gli italiani, dopo la società Autostrade e dopo ancora i fondi americani, e lei sa di che cosa parlo sicuramente.
Allora, non si può neanche sopportare il fatto che ci sia stato l'aumento. Mi sarei aspettato che lei, in maniera pragmatica, venisse qui a dire: il Ministero si fa carico degli aumenti, azzeriamo il pedaggio…
GIULIO CESARE SOTTANELLI(AZ-PER-RE). …sarebbe stata la cosa ovvia e poi mi sarei aspettato anche qualche commissariamento e un'azione forte di un Ministro che vuole risolvere il problema alla radice .
PRESIDENTE. Il deputato Borrelli ha facoltà, per un minuto, di illustrare la sua interrogazione n. 3-02431 .
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Ministro, penso che lei conosca la tangenziale di Napoli. È un in Europa: l'unico asse viario interno a una città che è a pagamento e l'unico asse viario interno a una città che è a pagamento che ha subito un aumento, col suo Ministero, di 5 centesimi che stanno facendo impazzire i napoletani, perché, ovviamente, il soggetto gestore lo sta gestendo malissimo e in secondo luogo perché, ovviamente, si crea caos ai caselli.
Ebbene, Ministro, ogni giorno passano 270.000 auto sulla tangenziale, per circa 100 milioni di introiti annui, soldi che prevalentemente vanno in altre regioni.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Le chiediamo se non ritenga che sia giunto il momento di rendere gratuito il passaggio all'interno e mettere il pedaggio solo in uscita e in entrata dalla città.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, ha facoltà di rispondere per tre minuti.
MATTEO SALVINI,. Ringrazio l'interrogante. Lei sa meglio di me che il sistema di pedaggiamento di cui lei parlava, attualmente in vigore sulla tangenziale di Napoli, non è stato deciso oggi da questo Governo, ma è stato deciso da una convenzione del 2009, approvata nel 2010, con validità fino al 2037. Questi sono i termini temporali di cui stiamo parlando.
Come lei ricordava, è una tratta di 20 chilometri e ogni utente paga una percorrenza forfettaria di 10 chilometri, indipendentemente dai chilometri effettivi percorsi. È stata una scelta curiosa quella dei suoi e dei miei colleghi nel 2009 e nel 2010.
Qualsiasi proposta destinata a incidere sul modello di pedaggio, compresa la proposta da lei avanzata, andrebbe a cambiare la convenzione che è in corso e non garantirebbe la continuità della gestione della tratta. Questi limiti, su cui io devo lavorare, ovviamente, e sto già lavorando per le future concessioni, per evitare interventi come quelli che stiamo commentando, derivano sia dalla normativa europea del settore sia dalle indicazioni dell'Autorità di regolazione dei trasporti.
L'incremento da lei ricordato, applicato a fine anno, di 0,5 centesimi di euro, peraltro, è stato introdotto per adeguare il pedaggio al tasso di inflazione programmato, in attuazione di quanto stabilito non dal Ministero ma dall'Autorità di regolazione dei trasporti nella delibera n. 241 del 2025.
Quindi bisogna mettersi d'accordo se il Governo deve rispettare quello che le indipendenti chiedono; e allora lo deve fare sempre, non lo può fare solo quando fa comodo.
Abbiamo un obiettivo comunque chiaro con Aspi: ridurre al massimo il tasso di remunerazione dei concessionari, mantenendo inalterati i pedaggi. Ricordo che gli accordi con Autostrade per l'Italia e con i famosi fondi stranieri di cui parlava l'onorevole precedente sono stati fatti da Governi precedenti a questo. Io sto lavorando per ridurre gli introiti dei fondi stranieri e dei concessionari autostradali rimanendo, ART permettendo, inalterati i pedaggi.
È un'operazione sicuramente complessa, coraggiosa e delicata che però stiamo portando avanti nell'interesse degli automobilisti di tutta Italia.
PRESIDENTE. Il deputato Borrelli ha facoltà di replicare per due minuti.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Ministro, negli anni 2008, 2009, 2010 c'era lei al Governo . L'avete fatto voi! C'era la Lega, non lei come persona, voi come Lega. Lei era parlamentare, lei ha votato un atto che ha dato grandi svantaggi agli italiani e molti vantaggi a queste concessionarie, il famoso “Salva Benetton”. Un decreto vergognoso che abbiamo sempre contestato; purtroppo, non eravamo in Parlamento ma l'abbiamo contestato anche fuori del Parlamento.
Quella della tangenziale - io glielo ribadisco - è una rendita parassitaria. Dovreste intervenire. Bisogna intervenire per un motivo molto semplice; perché non è a scorrimento veloce, in quanto c'è un limite orario di 80 chilometri all'ora e perché gli assi viari interni sono a pagamento, creando anche smog, inquinamento e danno alle famiglie notevoli.
Quindi, non stiamo chiedendo di eliminare totalmente il pedaggio. Stiamo chiedendo quello che chiediamo con l'RC auto, caro Ministro. Chiediamo di essere uguali agli altri italiani.
Per quale motivo, i napoletani si sono dovuti autopagare la realizzazione della tangenziale? Le ricordo che l'hanno pagata i napoletani, non è stata realizzata dall'allora Governo negli anni Settanta, ovviamente.
Due: per quale ragione gli altri assi viari sono gratuiti, tipo il raccordo anulare di Roma, o con le barriere solo in entrata e in uscita tipo Milano e Torino? Per quale ragione non si fa un'inchiesta da parte del suo Ministero sulle azioni che si fanno, ad esempio, denunciate da tanti cittadini, dello 0,5, che molto spesso è di più, perché non si sono neanche adeguati agli aumenti.
Noi chiediamo semplicemente quello che vale per tutti: uguaglianza, stessi diritti, stessi doveri.
PRESIDENTE. Il deputato Marchetti ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02432 .
RICCARDO AUGUSTO MARCHETTI(LEGA). Grazie, Presidente. Colleghi, premesso che la Vespa Piaggio e la Fiat 500 sono due tra le più alte espressioni dell'ingegno industriale italiano, universalmente riconosciute quali simboli dell'italianità nel mondo; considerato che hanno assunto nel tempo un valore storico, culturale, artistico e identitario che trascende la loro originaria funzione di mezzi di trasporto; preso atto che le politiche dell'Unione europea in materia di transizione ecologica, riduzione delle emissioni e mobilità sostenibile, anche nell'ambito del europeo, stanno determinando un progressivo inasprimento delle limitazioni della circolazione dei veicoli; riscontrato che l'applicazione generalizzata e non proporzionata di tali misure rischia di incidere negativamente sulla circolazione e sull'utilizzo di veicoli di riconosciuto interesse storico e collezionistico quali la Vespa e la Fiat 500, il cui l'impiego è limitato, occasionale e non ammissibile alla mobilità ordinaria; considerato altresì che la frammentazione…
RICCARDO AUGUSTO MARCHETTI(LEGA). …delle discipline locali in materia di limitazioni al traffico e di accesso alle aree urbane genera - sto concludendo, Presidente - incertezza giuridica e disparità di trattamento: si interroga il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti per sapere se e quali iniziative intenda adottare per promuovere il riconoscimento dell'interesse nazionale e del valore storico dei modelli di cui in premessa, anche ai fini dell'applicazione delle limitazioni alla circolazione connesse alle emissioni inquinanti atmosferiche.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, ha facoltà di rispondere.
MATTEO SALVINI,. Grazie, Presidente. I veicoli storici, per milioni di italiani, non sono solo un mezzo di trasporto ma sono il simbolo di un patrimonio industriale e culturale tutto italiano e, come tale, vanno assolutamente tutelati e in questa direzione stiamo lavorando. In questo quadro, alcune icone di questo ingegno, tutto italiano, che lei ricordava, come la Fiat 500 e la Vespa, assumono un significato che va oltre quello riservato ai veicoli di epoca nel loro complesso; insomma, sono l'immagine dell'Italia nel mondo.
La tutela di tali mezzi come veicoli è già oggi, grazie al nostro intervento, garantita dal codice della strada: infatti, l'articolo 60 e le relative norme attuative definiscono, con precisione, cosa si intenda per veicolo d'epoca o di interesse storico. In coerenza con tali regole, gli uffici del mio Ministero, in collaborazione con l'Automotoclub storico italiano, stanno completando, in questi giorni, il lavoro di attuazione dell'articolo 32 della legge del 2024 sulle deroghe ai blocchi della circolazione imposti dall'Unione europea. Un impegno assunto con i cittadini, che entro la prossima primavera, contiamo di portare a compimento.
Il provvedimento, che adotterò, insieme al Ministro dell'Ambiente, introdurrà modalità agevolate di accesso alle aree soggette a limitazioni strutturali della circolazione per tutti i veicoli storici e collezionistici, comprese ovviamente Vespa e Fiat 500. Tale iscrizione ai registri, previsti per legge, è gestita dal Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti.
Le modalità di circolazione saranno differenziate in base all'età del veicolo, con fasce orarie e giornate dedicate. Ovviamente, serve andare oltre: in particolare, è necessario prevedere modalità agevolate di circolazione, anche rispetto ad altre tipologie di blocchi, sull'intero territorio nazionale.
In questo quadro, Vespa e Fiat 500 meritano una particolare attenzione. In questa stessa prospettiva, e vado a chiudere, è mia intenzione, come Ministro, sostenere fortemente, sentiti gli altri Ministeri competenti, l'iniziativa relativa alla presentazione della candidatura UNESCO come patrimonio immateriale per la Vespa. Si tratta di un iter complesso, ma di fondamentale importanza per tutelare questi beni. Una possibilità in più per milioni di appassionati che custodiscono un pezzo importante del patrimonio motoristico italiano, con buona pace dei burocrati di Bruxelles .
PRESIDENTE. Il deputato Riccardo Augusto Marchetti ha facoltà di replicare per due minuti. Prego.
RICCARDO AUGUSTO MARCHETTI(LEGA). Grazie, Presidente. Ministro, sono assolutamente soddisfatto della replica. È quello che ci aspettavamo ed è quello che si aspettavano i Vespa Club, i Fiat Club 500, che ci hanno contattato, in questi ultimi periodi, dopo che sono state presentate da parte della Lega due diverse proposte di legge, una alla Camera e una al Senato. Perché non stiamo parlando di semplici mezzi di trasporto, ma di ciò che rappresenta l'italianità nel mondo, di autentiche opere d'arte su gomma.
Ed è molto positivo, come ha fatto con le targhe storiche - e la ringrazio ancora, la ringraziano tutti gli appassionati, di cui mi fregio di essere anch'io uno di loro -, è molto importante continuare in quella battaglia che lei e la Lega state portando avanti per rivedere lo stop dei motori endotermici entro il 2035, a livello europeo.
L'Europa sta generando, con questa scelta folle, un danno incredibile. Basti pensare che la Volkswagen - la grande Volkswagen - non ha mai avuto problemi a livello di fabbriche e adesso sta chiudendo fabbriche per inseguire l'elettrico obbligatorio. Stiamo riempendo il vecchio continente di auto cinesi a bassissimo costo e a scarsissima sicurezza, a danno di imprese, cittadini italiani ed europei. Dobbiamo continuare in questa direzione e, Ministro, la ringrazio, perché so che questa è una battaglia che lei ha fatto sua, la sta portando avanti, la stiamo portando avanti a Bruxelles.
Noi siamo con lei. Grazie per la Vespa. Grazie per la 500. Grazie, soprattutto, a nome di tutti gli appassionati se potremo continuare a scegliere e a garantire l'industria automobilistica di questo Paese .
PRESIDENTE. Il deputato Pastorino ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02433 per un minuto.
LUCA PASTORINO(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Ministro, il tema, direi, è molto attuale nel senso che riscontriamo, ormai con troppa frequenza, episodi di violenza nei confronti di operatori del trasporto pubblico locale e ferroviario, negli ultimi giorni, in modo particolare, ma anche degli autoferrotranvieri. Questo impone una riflessione circa il fatto che il percorso, che è stato avviato nel 2022 attraverso questo gruppo di lavoro e culminato con un documento presentato a marzo 2025, impone di arrivare a un testo normativo chiaro, nel contesto di un argomento complicato, ma per quanto possibile risolutivo.
Quindi, la domanda è: quando verrà emanato il provvedimento volto a dare attuazione al protocollo e alle indicazioni dei gruppi di lavoro, specificando con chiarezza le prossime iniziative di competenza che verranno adottate al fine di tutelare il personale del trasporto pubblico locale e a garantire il diritto alla mobilità dei cittadini. Questo quesito, lo avevo fatto a dicembre anche…
LUCA PASTORINO(MISTO-+EUROPA). … in Commissione trasporti, al Sottosegretario Iannone, ma avevo ricevuto una risposta non proprio precisa, per cui sono tornato a farlo in Aula, anche in ragione degli ultimi fatti dolorosi di cronaca.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.
MATTEO SALVINI,. Grazie, Presidente. A proposito di trasporto ferroviario, ribadisco, penso a nome di tutti, la nostra vicinanza alle istituzioni e alla popolazione spagnola per quello che è avvenuto, nelle ultime ore, sulle linee di trasporto ferroviario iberiche. A questo, unisco il mio personale ringraziamento a donne e a uomini che, ogni giorno, garantiscono la sicurezza, da tutti i punti di vista, nelle nostre stazioni, sui nostri treni.
Partiamo dalle ferrovie che lei citava. Quando sono arrivato al Ministero, non esisteva un settore delle Ferrovie dello Stato dedicato esclusivamente alla sicurezza. Oggi, con FS Security, ossia le ragazze e i ragazzi con il giubbino nero, che tutti voi vedrete nelle stazioni e sui treni, siamo arrivati a 1.370 addetti, riservati solo alla sicurezza. Il piano industriale prevede di arrivare a 1.650 nei prossimi tre anni, con 100 uomini di sicurezza di FS Security solo sui treni pendolari e studenti delle Ferrovie Nord Milano.
Nel 2025, i servizi svolti per i dipendenti e per i passeggeri di FS Security hanno registrato, rispetto al 2024, un aumento del 28 per cento dei treni monitorati, del 35 per cento degli protetti e dell'11 per cento dei viaggiatori controllati.
Sono state controllate circa 33 milioni di persone e sono state allontanate ben 800.000; ciò ha contribuito a diminuire - questo è un dato importante e la ringrazio per l'interrogazione - le aggressioni al personale ferroviario del 24 per cento rispetto all'anno precedente.
Ricordo che il sistema di sicurezza messo in campo del gruppo FS si basa su una presenza capillare su tutto il Paese: presìdi territoriali, monitoraggio costante in stazioni e sui treni con - peraltro da suggerimenti della Commissione da lei ricordati - video sorveglianza integrata, strumenti ad allerta rapida, oltre a una formazione mirata per il personale in prima linea. A questo, si aggiungono nuove tecnologie in via di sperimentazione già attuali, come le in dotazione a una parte di questo personale. Nel piano industriale 2026-2030 è previsto un ulteriore potenziamento dei presidi e dei controlli, con più personale operativo.
Sul piano normativo - e vado a chiudere rispetto alle 3 pagine che ho messo giù, ma non riesco a leggere a rotta di collo 3 pagine in un minuto, evidentemente -, come ricordato dall'onorevole interrogante, con le strutture competenti, abbiamo elaborato un pacchetto di misure, ispirato al modello di tutela del personale sanitario, che prevede aggravanti specifiche per violenza e minaccia, procedibilità d'ufficio e ampliamento dell'arresto obbligatorio e della flagranza differita. Una prima risposta normativa è già arrivata nel decreto Sicurezza, che introduce un'aggravante per i reati commessi in stazioni, metropolitane e a bordo dei treni; altre norme verranno inserite nel decreto sicurezza a cui stiamo lavorando.
Quindi, nessuna zona grigia, nessuna tolleranza per chi mette a rischio la tranquillità dei cittadini, sia lavoratori che passeggeri.
PRESIDENTE. Il deputato Pastorino ha facoltà di replicare, per due minuti.
LUCA PASTORINO(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Solidarietà alla Spagna per quanto successo. Devo dire che sulle ferrovie qualcosa in effetti è stato fatto; quello che dice sui dati lo dovrò verificare, ma sicuramente c'è stato anche un decreto nel 2024 che estendeva un certo tipo di tutele; però, complessivamente, la situazione non migliora. Lei dice che questi episodi sono diminuiti del 24 per cento, ma poi la cronaca recente dimostra il contrario. Poi lei ha parlato ed è vero che aveva 3 pagine che non riusciva a leggere. Io mi volevo focalizzare, con il Sottosegretario Iannone mi ero focalizzato molto sulla questione degli autoferrotranvieri, quindi, sugli autobus e quant'altro dove questo protocollo, di cui faceva parte anche il Ministero, oltre a varie associazioni, ha concluso i suoi lavori con un documento a marzo 2025, indicando, attraverso un decreto successivo, quello che doveva essere completato entro la fine del 2025, come, per esempio all'interno degli autobus, le telecamere, i collegamenti e quant'altro. Questo non è stato ancora fatto. Quindi, leggo anche sui ogni tanto me li fanno leggere, e lei dice, come direbbe il collega Pandolfo o la mia assistente o un mio vicino di casa, che è inaccettabile questa roba qua. Bisogna passare dal “inaccettabile” al mettere a terra quello che in tre anni di lavoro è stato fatto, quindi, investire, perché anche sui mezzi, sugli autobus, c'è un tema di compatibilità tra sistemi nuovi e tecnologie del mezzo. Va da sé che questa è una cosa che fa parte del problema. Quindi attenderemo il decreto Sicurezza.
LUCA PASTORINO(MISTO-+EUROPA). Chiudo subito. Dopodiché, torneremo sull'argomento, perché mi sembra un argomento che purtroppo, ahinoi, è all'ordine del giorno nei fatti di cronaca peggiori .
PRESIDENTE. La deputata Ilaria Fontana ha facoltà di illustrare l'interrogazione Riccardo Ricciardi ed altri n. 3-02434 di cui è cofirmataria, per un minuto.
ILARIA FONTANA(M5S). Ministro, lei, oltre alle tante, troppe, cose dette sul ponte sullo Stretto, ha anche dichiarato che il ponte è utile per la difesa e che rappresenta un'opera di rilevanza strategica per la mobilitazione militare. Però noi apprendiamo dagli organi di stampa che il Ministero della Difesa, che è guidato da Guido Crosetto, attraverso una relazione, ha dichiarato che, in caso di attacco, il ponte sarebbe probabilmente la prima infrastruttura a saltare ed è difficilmente sostenibile, in modo oggettivo, la valutazione relativa alla sicurezza nazionale e collettiva. In conclusione, la Difesa suggerisce di rielaborare il concetto.
Ministro, alla luce di tutto questo, le chiedo: intende rielaborare il concetto ?
PRESIDENTE. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, ha facoltà di rispondere per 3 minuti.
MATTEO SALVINI,. Grazie. Il ponte sullo Stretto di Messina rappresenta, sin dal 1971, per decisione del Parlamento italiano - io non ero nato nel 1971 -, un'opera strategica di preminente interesse nazionale. Io e l'attuale Governo ne abbiamo semplicemente riaffermato l'utilità e la centralità. Pensiamo ad avere, in queste ore di mare in tempesta, il ponte piuttosto che i traghetti fermi. Primaria importanza assumono tanti interessi: la Protezione civile, l'utilizzo per la viabilità quotidiana, per l'autotrasporto, per l'agricoltura. Fra questi, ci sono anche i sistemi di sicurezza e difesa, che, ovviamente, ci auguriamo che non vengano mai utilizzati.
Il ponte è concepito come infrastruttura aperta a tutti gli usi, in grado di rispondere sia alle esigenze della mobilità civile, ovviamente, sia a quelle, eventualmente - Dio non voglia -, connesse alla mobilità militare. Su questi aspetti, il Ministero della Difesa - e non il Ministro Salvini - evidenzia che il ponte potrà incrementare, in modo significativo, la capacità di risposta, di resilienza logistica e di efficienza dei processi di messa in sicurezza, questo in piena coerenza con il Piano d'azione sulla mobilità militare dell'Unione europea, non del Ministro Salvini, e con lo sviluppo delle reti di alta velocità proposte dall'Unione europea, e non dal Ministro Salvini.
Il ponte, infatti, oggi è classificato dall'Europa come un anello mancante del corridoio che unisce Scandinavia e Mediterraneo, che dovremmo completare entro il 2030. Quindi, stiamo facendo semplicemente quello che ci stanno chiedendo di fare, oltre che quello che è diritto per siciliani e calabresi. Delle implicazioni geopolitiche strategiche dell'infrastruttura dà conto la relazione IROPI, recepita nella delibera del Consiglio dei ministri dello scorso aprile 2025. Su questo, siamo al lavoro, proprio in queste settimane, per chiarire in maniera ancora più esplicita, con dati e valutazioni resi nelle forme richieste dalla Corte dei conti, le conclusioni dell'importante istruttoria finora svolta. L'obiettivo è di aprire i cantieri di un'opera attesa da 160 anni. Abbiamo confermato l'integrale finanziamento dell'opera nell'ultima legge di bilancio. Stiamo proseguendo le interlocuzioni con la Commissione europea, sia sugli aspetti ambientali, sia su quelli di evidenza pubblica.
In conclusione, sappiamo di avere svolto sul ponte, in questi 3 anni, un lavoro serio e approfondito. Ringrazio migliaia di ingegneri, di tecnici, di docenti universitari e di lavoratori pronti a partecipare a una grande opera. Oggi - e chiudo - ricordo che, in attesa del ponte, che sarà un acceleratore di sviluppo, sono aperti in Sicilia e in Calabria 50 miliardi di euro di cantieri per migliorare strade, autostrade e ferrovie, che, senza il ponte, avrebbero una utilizzazione non completata. Grazie. Evviva il ponte !
PRESIDENTE. Il deputato Riccardo Ricciardi ha facoltà di replicare, per due minuti.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Ministro, noi le abbiamo chiesto se, come dice il Ministro della Difesa, dovete rielaborare il concetto rispetto alle castronerie che avete detto sul ponte . Lei non lo rielabora. Quindi registriamo che il Ministero della Difesa dice una cosa e il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti ne dice un'altra.
Ora, lo sappiamo, ce l'ha già nell'obiettivo, questa foto di lei - ce la vediamo già - con il caschetto da capo cantiere e una felpa con scritto - non lo so - “ponte” e, per realizzare questo obiettivo, si inserisce in questa narrazione per cui abbiamo un nemico che ci invade e il ponte è importante per questa cosa; si inserisce nel concetto che dobbiamo spendere i soldi in armi e abbiamo bisogno di tutto questo perché arriva il nemico.
Ministro, lei fa parte di un Governo dove c'è il suo Ministro dell'Economia che ha appena annunciato lo scostamento di bilancio per comprare armi; lei è in un Governo che pianifica, in 3 anni, 23 miliardi di spese in armi: questi sarebbero motivi ben più nobili per far cadere il Governo che non un al Papeete. Però a lei, evidentemente, questa poltrona piace. Vede, questa foto con il caschetto e la felpa ci costerà, però, tra i 13 e i 15 miliardi. Io glielo dico a suo modo cosa possiamo fare con 15 miliardi, con un elenco: medici, infermieri, ospedali, TAC, risonanze, poliziotti…
RICCARDO RICCIARDI(M5S). …carabinieri, 4.000 medici, 10.000 infermieri, 1.000 ospedali, TAC, risonanze, 23.000 poliziotti e carabinieri assunti. Questo potremmo fare con i soldi che ci costerà quella foto. E, se poi le avanzano anche 49 milioni che la Lega deve agli italiani, magari andiamo a integrare il Fondo per la morosità incolpevole, che il vostro Governo ha tagliato .
PRESIDENTE. Il deputato Bicchielli ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02435, per un minuto .
PINO BICCHIELLI(FI-PPE). Grazie, signora Presidente. Signora Ministra, le proteste esplose in Iran stanno suscitando la crescente preoccupazione di tutta la comunità internazionale per la forte reazione repressiva posta in essere dalle autorità iraniane e hanno causato, purtroppo, migliaia di morti e decine di migliaia di arresti. Tanti giovani studenti iraniani, a causa della compressione delle proprie libertà e dei propri diritti, rischiano anche di non riuscire a completare il proprio percorso di formazione.
Siamo convinti che, in questo contesto di profonda instabilità e incertezza, occorre garantire loro un'opportunità concreta di crescita e di futuro, facendo della formazione uno strumento di emancipazione civile, culturale e professionale.
Signora Ministra, le chiediamo quali iniziative abbia adottato il suo Ministero per garantire il diritto allo studio e l'accesso alla formazione superiore degli studenti iraniani, facilitandone, ovviamente in condizioni di sicurezza e di stabilità, l'ingresso nel territorio italiano.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Università e della ricerca, Anna Maria Bernini, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.
ANNA MARIA BERNINI,. Grazie, signora Presidente. Grazie, onorevole Bicchielli, la ringrazio perché la questione sollevata non è solo attuale, ma tocca, prima di tutto, i nostri cuori e, poi, uno dei nodi fondamentali della nostra politica governativa e universitaria, in generale della nostra politica estera: il rapporto tra libertà di manifestazione del pensiero e diritto allo studio. Ciò che sta accadendo in questo momento a Teheran, in Iran, è inaccettabile. Noi stiamo fortemente dalla parte di chi si sta ribellando a un sistema iniquo…
PRESIDENTE. Prego, Ministra.
ANNA MARIA BERNINI,. … stiamo insieme alle donne che protestano, stiamo insieme alle studentesse e agli studenti che hanno il diritto di fare della loro vita qualcosa di migliore. Ed è per questo sacrificio di sangue altissimo che stanno pagando gli iraniani, soprattutto, ripeto, donne, giovani, studentesse e studenti, che l'Italia sta, con tutto il suo Governo e, in particolare, il Ministero che mi onoro di servire, continuando a predisporre un supporto di diritto allo studio, quindi delle borse di studio gratuite per studentesse e studenti iraniani che scelgono, in particolare, le materie tecniche e tecnologiche. Noi riteniamo che la diplomazia scientifica sia in assoluto l'arma più potente per consentire ai popoli di continuare a parlarsi e alle giovani generazioni di continuare a vivere nella pace, non essendo contaminate dalla guerra e, quindi, oltre a scendere in piazza - non ci priviamo del diritto di scendere in piazza a sostegno di chi sta soffrendo -, come Governo noi mettiamo fondi, sostanze, soldi, a sostegno di chi deve venire qui e avere l'opportunità, il diritto, la libertà di studiare, formarsi, esprimere liberamente il proprio pensiero e ritornare nel proprio Paese carico di questi diritti e di queste opportunità.
Questo è il nostro modo di fare diplomazia culturale, diplomazia scientifica. Contatteremo le comunità iraniane per avere una maggiore consapevolezza dell'equilibrio di genere che caratterizza l'allocazione di queste borse di studio. Non ci fermeremo, andremo avanti, anzi, faremo di più .
PRESIDENTE. Il deputato Bicchielli ha facoltà di replicare, per due minuti.
PINO BICCHIELLI(FI-PPE). Grazie, Presidente. Signora Ministra, noi la ringraziamo per la risposta, che ci lascia soddisfatti. È una risposta che considero puntuale e incoraggiante, soprattutto per il messaggio politico che trasmette, perché afferma con chiarezza una scelta: l'Italia non resta a guardare quando nel mondo il diritto allo studio e la libertà personale vengono compressi. La formazione non è mai un tema marginale, ma è uno strumento di libertà: aiutare una studentessa o uno studente a proseguire gli studi significa difendere la libertà di pensiero e costruire una prospettiva quando nel Paese d'origine quella prospettiva viene negata.
In Iran a pagare il prezzo più alto dell'instabilità e della repressione sono i giovani e, in particolare, gli studenti che aspirano a un futuro fatto di conoscenza, di autonomia, di opportunità. Garantire loro un canale sicuro e concreto per proseguire la formazione significa, come ha detto lei nella sua risposta, fare una scelta chiara: stare dalla parte dei diritti, della dignità della persona, della libertà di pensiero. Lei ha richiamato una politica di lungo respiro che mette a disposizione borse di studio e percorsi di accoglienza. I dati che ci ha fornito confermano che questa linea sta producendo effetti reali nelle università italiane e gli studenti iraniani, infatti, sono cresciuti. Questo significa una cosa molto semplice: l'Italia è un Paese credibile. È credibile perché unisce valori e responsabilità, solidarietà e merito, accoglienza e regole. Continuiamo su questa strada, signora Ministra. L'Italia oggi può essere, per molti giovani iraniani, veramente un ponte verso il futuro. Mi faccia dire, a nome di tutto il gruppo di Forza Italia: la ringraziamo, perché la libertà non si proclama soltanto, si rende possibile soprattutto attraverso lo studio .
PRESIDENTE. La deputata Malavasi ha facoltà di illustrare l'interrogazione Manzi ed altri n. 3-02436 di cui è cofirmataria, per un minuto.
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Niente più test a crocette, accesso libero al semestre filtro, formazione e non selezione: sono questi i tratti salienti di una riforma che lei stessa ha definito democratica e meritocratica, con l'obiettivo di superare il numero chiuso e dare una risposta alla carenza dei medici. Ma, alla prova dei fatti, il semestre il filtro si è trasformato in due mesi di lezioni in presenza, in modalità mista; le prove di esame sono state una tant'è vero che avete dovuto ammettere alle graduatorie anche coloro che avevano superato un'unica prova.
Le famiglie oggi si interrogano sul futuro dei figli che sono rimasti esclusi, stanno crescendo i ricorsi collettivi e continua a crescere il mercato della formazione privata. Le chiediamo, dunque, quali sono le iniziative che lei pensa di mettere in campo per arrivare ad una revisione completa delle modalità del nuovo accesso a medicina, a partire già dal prossimo anno, affinché il sistema possa essere davvero una garanzia di trasparenza, di equità e di un adeguato livello formativo per i nostri studenti.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Università e della ricerca, Anna Maria Bernini, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.
ANNA MARIA BERNINI,. Grazie, signora Presidente.
Ringrazio l'onorevole interrogante, che mi dà l'opportunità di comunicare a questo Parlamento e naturalmente a tutti coloro che ci stanno ascoltando, riservandomi di farlo in maniera anche molto più ampia allo scadere del semestre, quindi entro il 28 febbraio, che la graduatoria di medicina è stata tutta completata, gli studenti sono, in questo momento, nella loro fase di assegnazione delle sedi, e che quello che legittimamente rappresenta una polemica politica, come l'onorevole interrogante ha evidenziato, da parte mia deve essere oggetto di una disamina un po' più obiettiva, perché c'è un problema di onestà nel dibattito pubblico che, a volte, non viene rispettato.
Sul semestre aperto a medicina si è, fin dall'inizio, preferito costruire un caso mediatico. Prima si è parlato di un presunto concorsone dove copiavano tutti ma poi, smentiti i fatti, si è sostenuto l'opposto: gli esami erano troppo difficili. Questa non è una critica costruttiva, mi scuso con i colleghi, è rumore politico utile solo a difendere il vecchio sistema dei quiz e dei corsi privati a pagamento fuori dall'università. La riforma del semestre aperto non è un colpo di teatro, è una scelta politica nata in Parlamento, attuata da questo Governo e applicata dal Ministero che rappresento in più fasi, con responsabilità e trasparenza. La prima fase ha fatto una cosa storica, ha portato in università 55.000 studenti; 25.000 studenti sono stati allocati sulla graduatoria di medicina ed entro il 28 di febbraio sconteranno i debiti d'esame, ove portatori di debiti d'esame, presso la loro sede già assegnata. Nel secondo semestre si apriranno nuovamente tutti i corsi di laurea per consentire a chi vuole accedere a materie affini, o anche altre materie, di continuare il proprio percorso universitario.
Quindi, io faccio due considerazioni. La prima: nessuno perderà l'anno. Per la prima volta, la formazione avviene dentro l'università e non una selezione esterna, che fino all'anno scorso ha portato, a fronte di - faccio numeri crudi, ma molto concreti - 80.000 richieste e 10.000 posti disponibili, 70.000 cadaveri lasciati fuori dai cancelli dell'università, non assistiti ma solamente selezionati attraverso test ghigliottina. Ecco, questo non succederà mai più. Noi abbiamo cambiato il paradigma. La fase che noi stiamo affrontando in questo momento è estremamente significativa perché rappresenta il momento della collocazione degli studenti. Abbiamo avuto delle criticità, che abbiamo affrontato. Una, in particolare, che mi ha particolarmente disturbato e mi ha…
ANNA MARIA BERNINI,. …fatto violare - subito, chiedo scusa - l'autonomia universitaria. Noi abbiamo accreditato la sede di Tirana dell'università di Tor Vergata, e abbiamo quindi disponibilità di 200 posti su Tor Vergata che l'università aveva deciso di allocare a 9.650 euro, e non al normale costo della sede di Roma. Noi abbiamo preteso, come Ministero e come Governo, che la sede di Roma e la sede di Tirana siano allocate allo stesso costo e con gli stessi diritti allo studio quindi residenze universitarie, disponibilità di posti, disponibilità di borse di studio, che sono garantiti a chiunque entri in questa graduatoria. Ulteriormente, ed è l'ultima considerazione e mi scuso ulteriormente…
PRESIDENTE. Sì, ha esaurito il suo tempo, Ministra.
ANNA MARIA BERNINI,. …chiedo scusa, ma è importante: non è una riforma a costo zero. Noi abbiamo investito 25 milioni di euro l'anno scorso e 50 milioni di euro solo sulle università che hanno gestito questi corsi di medicina. Quindi, nessuno di noi ha voluto formare, se non attraverso un grandissimo investimento formativo, sulle università, sugli studenti, e quindi sul Paese .
PRESIDENTE. La deputata Manzi ha facoltà di replicare per due minuti.
IRENE MANZI(PD-IDP). La ringrazio, signora Presidente. Purtroppo, la Ministra non ha risposto alla nostra domanda su cosa avverrà nel prossimo anno accademico, perché vede, io capisco che lei debba giustificare politicamente il suo lavoro, però c'è un dato che voglio ricordare in questa sede. Dopo gli esami sostenuti a fine novembre, il 20 novembre e il 10 dicembre, il 90 per cento quasi degli studenti che hanno partecipato rischiava di essere bocciata, era bocciata. Voi avete dovuto fare, nel mezzo, un decreto ministeriale sostanzialmente per metterci una pezza, per cercare di risolvere un problema molto serio e molto grave che rischiava, appunto, di far fallire completamente, più di quanto non sta già avvenendo e non stia già avvenendo, quella riforma.
Voi avete fatto un decreto ministeriale che ha creato 9 fasce e che ha previsto, all'ultimo momento, che le università, anche rispetto a quegli studenti che non hanno superato tutti e tre gli esami, dovranno, appunto, sostenere degli esami di recupero, degli esami di riparazione a scelta delle università, scaricando ulteriormente a carico delle università ulteriori impegni. In realtà noi vogliamo sapere e mi creda siamo i più disponibili a voler rivedere seriamente in queste sedi, nelle Aule parlamentari quella riforma, che in questo momento tra l'altro ha avvantaggiato sostanzialmente università come la Link Campus, come UniCamillus che nell'incertezza generale il 10 dicembre hanno riaperto la possibilità di sostenere degli esami. E concludo con un tema: noi siamo disponibili non ad un ritorno al passato, ma a rivedere e a riformare insieme questo sistema, perché questo sistema in questo momento non funziona. E mi creda, non lo dico da forza di opposizione con compiacimento, perché là fuori ogni giorno ognuno di noi ascolta e sente le difficoltà che le famiglie e gli studenti stanno affrontando e in nome di quello abbiamo il dovere di sederci al tavolo insieme e di riformare una riforma che sostanzialmente è e resta un totale .
PRESIDENTE. La deputata Gadda ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02437 .
MARIA CHIARA GADDA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Ministra Bernini, i bilanci preventivi delle università pubbliche italiane mostrano tutte in modo indistinto tagli alla manutenzione, all'aumento dei contratti per stabilizzare il personale e ai servizi agli studenti. Questo perché? Perché voi avete tagliato le risorse dovute al Fondo ordinario di funzionamento delle università. Noi le chiediamo come intendete adeguare gli investimenti pubblici dello Stato - perché rispetto al prodotto interno lordo del Paese l'Italia mette lo 0,41 per cento, mentre la Francia supera l'1,1 per cento - e come intendete dare una risposta alle università per la loro programmazione.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Università e della ricerca, Anna Maria Bernini, ha facoltà di rispondere.
ANNA MARIA BERNINI,. Grazie, Presidente. Grazie, onorevole Gadda. Io sono mortificata di doverla contraddire. I suoi numeri, di cui ignoro la fonte, sono totalmente sbagliati. Per quanto mi riguarda, fa fede quello che producono le tabelle della legge di bilancio 2025-2026, che parlano di un aumento del Fondo di finanziamento ordinario che lei ha citato -naturalmente io allegherò queste tabelle, che stanno in e sul sito ufficiale del Ministero dell'Università e sul sito del Governo - al mio intervento di risposta.
Il Fondo di finanziamento ordinario 2026 prevede una cifra che raggiunge un massimo storico di 9.413.511.950 di euro, in crescita rispetto al 2025. Mai le università italiane hanno avuto tante risorse. Lo ripeto: non lo dico io, non lo dice il Governo, lo dice la legge di bilancio. È semplicemente falsa l'affermazione che esista un taglio strutturale.
Tutti i bilanci di tutte le università italiane sono in attivo di un miliardo. Su questo - ripeto - ci sono dati certificati, su cui non è il Ministro, su cui gioco tutta la credibilità della mia persona e del Ministero perché sono dati certificati e pubblicati nella rete comune delle nostre università. Un conto sono i dati quindi, un conto è costruire disinformazione. Ricordo, inoltre, che questo Governo ha destinato per primo le risorse residue dei precedenti piani straordinari di reclutamento di professori universitari alla copertura dei maggiori oneri stipendiali del personale docente e tecnico-amministrativo.
Meno male, perché gli onorevoli interroganti non ignorano che la norma a cui si riferiscono, che attribuisce alle università che hanno una loro autonomia - sono naturalmente finanziate dal Governo, sono finanziate dallo Stato e possono disporre dei loro bilanci -, attribuisce loro l'onore e l'onere, con una legge di 25 anni fa su cui nessuno ha mai opinato, di pagare gli stipendi del personale docente di diritto pubblico e del personale tecnico-amministrativo in regime di diritto privato. Questa norma risale al Governo Amato. Per quanto riguarda le risorse, io ricordo all'onorevole interrogante - che sicuramente lo ricorderà molto meglio di me - che il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha aggiunto, ai 9,5 miliardi, 11 miliardi di cui si sono giovate soprattutto le università e rispetto alle quali abbiamo già creato norme ponte - abbiamo stanziato 300 milioni in legge di bilancio, le tabelle sono sempre qui - e su cui noi abbiamo intenzione di costruire…
ANNA MARIA BERNINI,. …un collegamento tra la fine del Piano nazionale di ripresa e resilienza e la prosecuzione di quelle 30 infrastrutture di ricerca che abbiamo creato nel frattempo.
Abbiamo aggiunto 60 milioni per stabilizzare i ricercatori creati con il Piano nazionale di ripresa e resilienza e tante altre cose ancora che 3 minuti non mi consentono di certificare, ma che certifico, ripeto, con i numeri certi, che hanno la testa dura, obiettivi e trasparenti della legge di bilancio, che non sono - me ne scuso - quelli che lei ci ha raccontato .
PRESIDENTE. L'onorevole Gadda ha facoltà di replicare.
MARIA CHIARA GADDA(IV-C-RE). Ministra, le do atto che ha risposto in modo coerente, coerente con l'operato del vostro Governo, perché i numeri non sono il gioco delle tre carte, perché lei ha fatto riferimento soltanto a quest'anno. Si è però, purtroppo, dimenticata che nella legge di bilancio dell'anno scorso …
PRESIDENTE. Ministra, per cortesia. Prego, onorevole Gadda.
MARIA CHIARA GADDA(IV-C-RE). Insomma, gradirei non essere interrotta dalla Ministra, perché i numeri purtroppo stanno lì, nelle leggi di bilancio. Nella legge di bilancio dell'anno scorso avete tagliato esattamente 518 milioni, quindi, se quest'anno ne mettete 337, la matematica fa dire che voi gravate sulle spalle delle università gli aumenti contrattuali che sono dettati appunto dagli adeguamenti automatici, e comunque - perché la vostra abitudine è guardare sempre al passato, guardare alle leggi di 20, di 30 anni fa e non guardare alle vostre responsabilità -, se voi davvero tenete al fatto che il nostro Paese ha le culle vuote e abbiamo 16 miliardi, quindi quasi una legge di bilancio, 200.000 giovani che da questo Paese prendono le loro valigie, mettono 16 miliardi di capitale umano e se ne vanno all'estero, è perché voi continuate a non investire.
Quindi state dicendo alle università: arrangiatevi, fatevi voi carico dell'inflazione. E quindi che cosa significa? Se nei bilanci preventivi delle università - andiamo a vederne insieme qualcuno - si tagliano i servizi, non si stabilizzano le migliaia di precari che ci sono, significa che voi non volete inserire risorse nuove, competenze nuove nel mondo dell'università … è veramente difficile, Presidente, riuscire a parlare con la Ministra, che continua a parlare sotto. Avremo modo di parlarne, ma comunque voi avete dato una risposta certa: ai ragazzi e alle università non si vuole dare una facoltà di stare nel nostro Paese, state dicendo “andatevene”.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole. Stavo precisando alla Ministra che non è possibile allegare le tabelle, ma ovviamente potrà eventualmente Magari consultarle!… Qui non è possibile, poi, ovviamente, avete le vie brevi per fare le considerazioni che ritenete.
PRESIDENTE. Il deputato Alessandro Colucci ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lupi ed altri n. 3-02438 di cui è cofirmatario.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Noi siamo convinti che, per raggiungere l'indipendenza energetica, il nostro Paese abbia una sola strada, quella del energetico, quindi produzione di energia con idroelettrico, geotermico, eolico, meglio ovviamente nucleare, biomasse, solare, ma soprattutto agrivoltaico. Apprezziamo l'iniziativa del Governo che ha semplificato le procedure di autorizzazione nelle rinnovabili e ancora di più per avere definito il termine “agrivoltaico” all'interno del decreto Transizione 5.0, che garantisce quella rigenerazione agricola importante per fare coltivazione, per produrre energia. Allora chiediamo al Ministro, conoscendo la sua sensibilità sul tema, qual è l'avanzamento dei progetti sulle energie da fonti rinnovabili e quali misure sta prevedendo il Ministero…
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). …per sostenere l'agrivoltaico, soprattutto con il PNRR.
PRESIDENTE. Il Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, Tommaso Foti, ha facoltà di rispondere.
TOMMASO FOTI,. Grazie, Presidente, e grazie, onorevole Colucci. Ovviamente rispondo limitatamente alla politica ambientale che riguarda il PNRR, perché diversamente non sarei titolare della materia. Voglio qui ricordare che, per quanto riguarda la vostra interrogazione, possiamo anche integrarla con un ulteriore intervento importante, che è quello dell'agrisolare. Sull'agrisolare noi abbiamo impegnato nel PNRR esattamente 2.370 milioni, con 23.000 interventi tutti assegnati.
Dopodiché sempre sull'agrisolare abbiamo fatto un altro passo avanti. Vi è il Facility Agrisolare, con una destinazione di 789 milioni, che sono stati assegnati al MASAF, che, entro il mese di febbraio, procederà con i bandi. Per quanto riguarda l'agrivoltaico, perché nell'interrogazione si citano anche altri interventi, sappiamo benissimo che la dotazione è di 1.900 milioni di euro. Noi abbiamo sommato a questi anche l'investimento per quanto riguarda le comunità energetiche, dove erano stanziati 795 milioni di euro, e l'ultimo investimento è quello del biometano, con 2.236 milioni di euro.
Che cosa è successo? È successo che, per consentire di superare il termine del 31 agosto 2026 per la conclusione di tutte le attività, essendovi ovviamente anche un regime autorizzatorio che comunque ha delle situazioni, anche sul territorio nazionale, un po' a macchia di leopardo, nonostante le semplificazioni introdotte, abbiamo costituito una che consentirà, quindi, di scavalcare il termine del 31 agosto 2026 e mettere in sicurezza tutte le risorse che abbiamo lì destinato al riguardo.
Aggiungo che, per quanto riguarda una parte della risposta che è stata richiesta, e cioè cosa capitava per quanto riguarda i procedimenti in atto al momento dell'assunzione dell'altra normativa, voglio dire che abbiamo disciplinato e abbiamo risolto il problema con l'articolo 2 della legge 15 gennaio 2026, n. 4.
PRESIDENTE. Il deputato Alessandro Colucci, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare per due minuti.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Signor Ministro, la ringraziamo e siamo soddisfatti della sua risposta, perché ha messo in evidenza qual è la centralità dell'attività del Governo sulla produzione di energia da fonti rinnovabili, sottolineando il valore dell'agrivoltaico, dell'agrisolare, addirittura cercando di evitare che dei vincoli burocratici, come delle scadenze, possano impedire a produttori, a progetti importanti già autorizzati di vedere la loro realizzazione. Questa è serietà. Io credo che, con questa sua risposta, il Governo dimostri serietà, come anche è avvenuto con l'ultimo provvedimento su Transizione 5.0, perché il Governo ha voluto evitare di prevedere incertezze.
Questo lo ha fatto, devo dire, dando anche centralità al Parlamento, perché abbiamo lavorato insieme. Abbiamo messo a disposizione delle tecnicità che hanno permesso di trasformare degli emendamenti in una riformulazione del Governo che ha garantito che progetti solidi, programmati ed autorizzati venissero realizzati. Allora, questa è la dimostrazione della serietà e del rispetto di un Governo che vuole semplificare. Bisogna spingere su questo ed è molto importante, ma bisogna prevedere norme che permettano di selezionare operatori seri ed affidabili, quindi incoraggiando e sostenendo le imprese a camminare nella direzione di rendere il Paese assolutamente indipendente o addirittura fornitore di energia.
Signor Ministro, noi ci siamo, continuiamo a sostenere il Governo su questa linea e continuiamo a mettere a disposizione questa collaborazione virtuosa tra Parlamento e Governo, che credo che possa dare i migliori risultati perché ci sia un'energia, un'energia verde, e il nostro Paese possa veramente essere il capofila e il riferimento a livello internazionale. Grazie e buon lavoro .
PRESIDENTE. La deputata Lancellotta ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bignami ed altri n. 3-02439 di cui è cofirmataria, per un minuto.
ELISABETTA CHRISTIANA LANCELLOTTA(FDI). Grazie, Presidente. Ministro Foti, lo scorso 29 dicembre, nella seduta straordinaria della Conferenza Stato-regioni, le parti hanno stipulato un accordo per destinare oltre un miliardo di euro alle politiche abitative, promuovendo l'accesso ad alloggi sostenibili e a prezzi accessibili. L'accordo raggiunto riveste carattere di straordinaria importanza non soltanto per l'ammontare delle risorse stanziate, che non ha precedenti, ma anche perché consente di invertire il paradigma al quale eravamo abituati, passando da un approccio emergenziale ad una politica abitativa strutturale, con responsabilità condivise tra Governo e regioni.
Ancora una volta, il Governo Meloni dimostra concretezza nel mantenere gli impegni presi con i cittadini, ridando così speranza ai giovani, alle famiglie monoreddito, agli studenti e agli anziani lasciati soli.
Alla luce di ciò, signor Ministro, le chiediamo…
ELISABETTA CHRISTIANA LANCELLOTTA(FDI). …quali ulteriori iniziative il Governo Meloni intenda intraprendere al fine di rafforzare la promozione delle politiche abitative .
PRESIDENTE. Il Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, Tommaso Foti, ha facoltà di rispondere per tre minuti.
TOMMASO FOTI,. Grazie, signora Presidente. Ringrazio il gruppo parlamentare di Fratelli d'Italia per l'interrogazione che mi consente, onorevole Lancellotta, di iniziare con questa affermazione: il tema della casa è un tema che a questo Governo sta a cuore e che ha nell'agenda fin dal suo inizio.
Il 1° aprile 2025 la Commissione europea ha dato delle linee guida per quanto riguarda la possibilità di un utilizzo migliore delle risorse di coesione che in quel momento languivano un po' in tutta Europa.
È stato, allora, indicato come possibile momento di aggiornamento di quel programma, che era l'accordo di coesione, la politica abitativa e, segnatamente, la possibilità di alloggi messi in vendita a prezzi accessibili. Sotto questo profilo - e non solo per quanto riguarda la vendita ma anche per quanto riguarda la realizzazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica e di edilizia residenziale sociale - noi ci siamo messi a dialogare con le regioni e la conclusione è stata quella dell'accordo, a cui lei faceva prima riferimento, in Conferenza Stato-regioni, con un ulteriore miliardo di euro, che si vanno ad aggiungere al miliardo e 600 milioni che già erano maturati in vari e a vari livelli, in vari e che avevamo già consolidato. Siamo quindi a 2 miliardi e 600 milioni a cui dobbiamo aggiungere anche le riserve che non sono ancora definite ma potrebbero aggirarsi sui 400 milioni per quanto riguarda le 14 città metropolitane che hanno il piano nazionale Metro Plus da concludere.
Ecco, sotto questo profilo, penso che, senza ombra di dubbio, siamo tutti impegnati, ognuno ovviamente per le proprie competenze di delega, a concorrere a quello che il Ministro, il Primo Ministro, onorevole Giorgia Meloni, ha chiarito il 9 gennaio 2026 nella conferenza stampa: 100.000 nuovi alloggi nei prossimi 10 anni per dare un contributo fattivo al tema della casa .
PRESIDENTE. Il deputato Tremaglia, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare per due minuti.
ANDREA TREMAGLIA(FDI). Grazie, signora Presidente. Grazie, Ministro. Siamo pienamente soddisfatti della sua risposta che ci conferma quello che in fondo già sapevamo, cioè che finalmente si è conclusa l'era delle mancette, dei a pioggia, degli interventi, appunto, urgenti, emergenziali, sempre fatti senza una visione strategica e, invece, si è aperta la stagione di una visione, di una strategia di investimenti strutturali. Questo si deve senz'altro alla capacità, alla serietà e alla stabilità del Governo Meloni e di questa maggioranza. Si deve all'efficace staffetta tra il Ministro Fitto e il Ministro Foti il risultato che oggi ricordiamo e che ci ha ricordato nella sua risposta. Perché più di 100.000 alloggi di edilizia accessibile nei prossimi 10 anni significa un piano senza precedenti nella storia recente italiana in questo settore, che si somma ai denari che ha ricordato poco fa il Ministro per arrivare a mal contati 3 miliardi di euro per un settore che sappiamo essere strategico. Perché il primo pilastro su cui ognuno di noi costruisce il presente e il futuro, proprio e della propria famiglia, è l'abitare, è la casa e ne siamo perfettamente consapevoli.
Dare l'opportunità soprattutto a quelle fasce più fragili e più esposte della popolazione di immaginare un presente e un futuro, in maniera più semplice, più agevole, è esattamente uno dei motivi per cui siamo stati, a nostro avviso, votati dagli italiani ed è uno dei motivi per cui siamo felici della sua risposta e dell'operato suo e del Governo Meloni in questi mesi di legislatura. Grazie, Ministro .
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
Sospendo, a questo punto, la seduta, che riprenderà alle ore 16,15.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 95, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, in ricordo di Giuseppe Caroli, il deputato De Palma. Ne ha facoltà.
VITO DE PALMA(FI-PPE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e onorevoli colleghi, ricordare oggi l'onorevole Giuseppe Caroli significa rendere omaggio a una figura che ha attraversato la storia repubblicana con un tratto preciso: la politica intesa come servizio, come responsabilità quotidiana verso le persone e verso i territori.
In questo ricordo, sento il dovere di richiamare una testimonianza che viene anche dalla nostra comunità politica di Forza Italia, dal collega onorevole D'Attis, legato da una esperienza politica all'interno di Forza Italia-enti locali con il figlio del defunto onorevole Caroli, cioè l'avvocato Mario Caroli.
Giuseppe Caroli è stato protagonista della Democrazia Cristiana, di quella stagione in cui la politica era una vera scuola di classe dirigente. Una scuola esigente, che formava al senso dello Stato, alla mediazione, alla fatica delle decisioni. Una politica fatta di ascolto, di presenza, di concretezza, lontana dal clamore e vicina alle comunità. La sua Martina Franca, la provincia di Taranto, la Puglia, il Mezzogiorno non furono mai per lui semplici luoghi di rappresentanza: erano comunità vive, fatte di persone che bussavano alla sua porta. E quella porta per tutti era sempre aperta, anche quando non c'era convenienza e anche quando non c'era un ritorno politico.
Nei ruoli di Governo che ha ricoperto, come Sottosegretario di Stato in diversi Dicasteri, Giuseppe Caroli ha portato lo stesso stile. Anche a Roma non ha mai smarrito il legame con il territorio. Ha esercitato responsabilità importanti con sobrietà e senso dello Stato, dimostrando che si può governare senza perdere l'umanità delle decisioni, senza allontanarsi dai bisogni reali del Sud.
Consentitemi anche un passaggio personale. Per me, che ieri ero un giovane della Democrazia Cristiana che muoveva i primi passi nella politica, l'onorevole Giuseppe Caroli è stato un punto di riferimento non per ciò che appariva, ma per ciò che era. Ho imparato da lui che la politica non è carriera, non è visibilità, non è possesso del tempo altrui, ma è disponibilità verso chi chiede aiuto, verso chi ha bisogno di una parola, di una soluzione, di una presenza.
Era un uomo che non si lamentava mai, che trasmetteva fiducia, che sapeva rassicurare. Un uomo capace di rinunciare a sé stesso per stare con gli altri, e questo tratto umano non è stato un elemento accessorio della sua politica, ma il suo fondamento più profondo. La Democrazia Cristiana è stata una scuola di classe dirigente proprio per questo, perché insegnava che governare significa prendersi carico delle persone, anche quando non conviene, cioè tenere insieme, non dividere, servire, non usare.
Oggi, in un tempo in cui la politica rischia di ridursi a rumore, distanza e superficialità, prendiamo spunto e forza da quella stagione storica non per nostalgia, ma per responsabilità, perché significa restituirle autorevolezza, credibilità e utilità sociale. Ed è anche in questa prospettiva che sento di dire che in Forza Italia molti di quei valori hanno trovato e continuano a trovare una casa politica: il rispetto delle istituzioni, la centralità della persona, il senso della responsabilità di Governo. Non si tratta di rivendicare continuità formali, ma di assumere una responsabilità morale e politica.
Quindi, ricordare l'onorevole Giuseppe Caroli non è solo un atto di omaggio, è un richiamo esigente per tutti noi a servire le istituzioni, non ad usarle, a mettere il bene comune prima di ogni interesse personale. A nome mio personale, dell'onorevole D'Attis e del gruppo parlamentare di Forza Italia, rivolgiamo pertanto un saluto deferente e un sentito ringraziamento a quanti ne hanno accompagnato il percorso umano e politico. Rinnoviamo l'impegno a custodire e rendere vivi quei valori di attenzione alle persone. È anche così che onoriamo la memoria dell'onorevole Caroli: continuando a credere in una politica seria, umana e al servizio della comunità.
Alla sua famiglia, ai suoi cari, alla comunità di Martina Franca e alla sua terra va il pensiero sincero e riconoscente di quest'Aula .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Iaia. Ne ha facoltà.
DARIO IAIA(FDI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi rendiamo omaggio all'onorevole Giuseppe Caroli: un uomo che ha interpretato l'impegno politico come servizio per la Nazione, per la comunità e per i cittadini, vivendo l'esperienza parlamentare e di Governo sempre con profonda dedizione e abnegazione.
Ricordare l'onorevole Caroli significa ricordare un servitore dello Stato ed un uomo del territorio che ha fatto della difesa dei più deboli il centro focale del proprio impegno politico e della propria vita. Un uomo perbene che, a causa della propria attività e delle proprie idee, è stato anche oggetto di attenzione da parte di gruppi estremisti che non gradivano e non accettavano lo spirito e l'impostazione dell'attività dell'onorevole Caroli, sempre tesa alla difesa dei principi di democrazia e di libertà propri dell'Occidente. In un tempo come quello di oggi, in cui la politica è spesso urlata, Giuseppe Caroli si contraddistingueva per il suo stile sobrio ed elegante, mai propenso allo scontro, ma sempre determinato nel portare avanti le proprie convinzioni.
Pur avendo ricoperto ruoli di primo piano a livello nazionale, Caroli non si è mai allontanato dal proprio territorio e dalla sua amata città, Martina Franca, rappresentandone sempre, con competenza e determinazione, le ragioni e gli interessi, non discostandosi mai dalla difesa dei cittadini che incontrava in maniera costante, conoscendone la vita, le esigenze, le difficoltà e facendosene interprete. Caroli ha interpretato il proprio ruolo come impegno quotidiano al servizio della Nazione e il suo esempio è ancora attuale. Richiama ognuno di noi alla consapevolezza rispetto all'alta responsabilità del ruolo di parlamentare e di uomo o donna di Stato.
Alla famiglia, ai suoi cari e a quanti gli sono stati accanto durante il suo percorso politico e civile va il sentimento di sincera vicinanza da parte del gruppo di Fratelli d'Italia e da quest'Aula. Oggi non celebriamo soltanto un grande uomo, ma ricordiamo, anche, attraverso la sua memoria, il valore del nostro impegno e il sacro dovere che ognuno di noi ha nei confronti della Nazione e dei cittadini .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Lacarra. Ne ha facoltà.
MARCO LACARRA(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Oggi onoriamo la memoria di una delle figure più significative e stimate della storia politica pugliese e italiana, l'onorevole Giuseppe Caroli, scomparso il 4 dicembre del 2025, all'età di 93 anni, a pochissimi giorni dal suo 94° compleanno.
Nativo di Martina Franca, Giuseppe Caroli ha dedicato l'intera esistenza alla sua comunità, con passione, rigore e profondo senso del dovere, impegnandosi sin da giovanissimo nella vita politica della sua città. Dopo diversi anni di impegno politico nell'amministrazione di Martina Franca, nel 1968, su invito del segretario nazionale della Democrazia Cristiana, Mariano Rumor, si candidò alla Camera dei deputati e ed entrò per la prima volta in Parlamento, risultando tra i deputati più giovani d'Italia. Da quel momento iniziò un lungo e prestigioso percorso parlamentare: 7 legislature consecutive, dalla V all'XI, dal 1968 al 1994, ininterrottamente al servizio delle istituzioni e dei cittadini italiani.
La sua attività parlamentare fu caratterizzata da una straordinaria laboriosità: centinaia di proposte e iniziative legislative, molte delle quali hanno lasciato un segno tangibile nella vita giuridica e civile del nostro Paese. Parallelamente, l'onorevole Caroli ebbe anche più volte responsabilità di Governo. Fu Sottosegretario di Stato in 6 diversi Governi, con incarichi alla difesa, alla marina mercantile e alle finanze.
Figura di grande spessore, la sua esperienza politica non fu esente da momenti difficili. Durante la stagione del terrorismo, fu oggetto di minacce così gravi da rendere necessaria una scorta permanente per garantire la sua sicurezza. Questo fatto, come tanti altri, testimonia il ruolo centrale da lui svolto in anni in cui l'Italia mise alla prova i fondamenti della sua democrazia.
Per la città di Martina Franca e per l'intero territorio pugliese Caroli è stato un punto di riferimento, un uomo politico capace di coniugare la visione nazionale con un profondo legame con la sua comunità. Molti lo ricordano non solo come parlamentare e Sottosegretario, ma come figura di grande umanità, sempre disponibile al dialogo e alla costruzione di relazioni fondate sulla fiducia e sull'ascolto.
Onorevoli colleghi, ricordare l'onorevole Giuseppe Caroli significa omaggiare un servitore dello Stato, che ha speso l'intera sua vita per la nostra democrazia.
La sua attività istituzionale, il suo amore per la comunità e la sua costante determinazione nel servire il bene comune restano per noi un esempio da seguire e da emulare.
Ai familiari, agli amici e ai suoi collaboratori va oggi l'abbraccio rispettoso di questa Assemblea. Che il ricordo dell'onorevole Caroli continui ad ispirare chi come lui crede profondamente nella Repubblica e nella responsabilità civica dei suoi rappresentanti istituzionali
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Pizzimenti. Ne ha facoltà.
GRAZIANO PIZZIMENTI(LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, a nome del gruppo Lega desidero rendere omaggio a una figura che ha attraversato, con autorevolezza e discrezione, una lunga e significativa stagione della vita parlamentare della Repubblica, lasciando un segno profondo, soprattutto nella sua comunità di riferimento, la terra tarantina, nella sua città, Martina Franca.
Giuseppe Caroli ci ha lasciato nello scorso dicembre, a pochi giorni dal compimento di 94 anni. La sua è stata una vita spesa al servizio delle istituzioni, vissuta con rigore morale, passione civile e profondo senso dello Stato. Il suo impegno parlamentare si è sviluppato lungo 7 legislature consecutive, dal 1968 al 1994, un arco temporale di che testimonia non solo la fiducia rinnovata degli elettori, ma anche la solidità di una presenza politica, capace di attraversare cambiamenti storici, sociali e istituzionali di grande rilievo.
In quest'Aula, Giuseppe Caroli ha interpretato il mandato parlamentare come un servizio esigente e quotidiano, fatto di studio, ascolto e responsabilità. Nel corso della sua attività di Governo ha ricoperto incarichi di particolare delicatezza e rilievo, svolgendo il ruolo di Sottosegretario alla Difesa, alla Marina mercantile e alle Finanze in 6 diversi Governi, funzione che ha esercitato con equilibrio, competenza e spirito di collaborazione istituzionale, contribuendo alla stabilità e al buon funzionamento della funzione pubblica in settori strategici per il Paese.
Ma il suo percorso politico affonda le radici ancor più indietro, nelle dimensioni locali, che non ha mai smesso di considerare essenziali. All'inizio della sua esperienza pubblica, Giuseppe Caroli è stato consigliere comunale, assessore e vicesindaco nel suo comune, vivendo la politica come prossimità e come presenza concreta dei territori. Da lì nasce quel forte e autentico radicamento con la sua terra, che ha accompagnato tutta la sua vita pubblica e che ha orientato le scelte, anche a livello nazionale.
Caroli non ha mai reciso il legame con la comunità che rappresentava, al contrario ne ha portato le istanze dentro le istituzioni, convinto che la buona politica nasca dall'ascolto dei territori, ma anche da un'idea alta del servizio pubblico, fondata su sobrietà, coerenza e senso di dovere. Un esempio che resta attuale e che parla oggi, più che mai, alle nuove generazioni. Alla sua famiglia, presente qui, oggi, va il nostro pensiero più sincero e riconoscente. A Giuseppe Caroli va il rispetto di quest'Aula e il grazie di chi continua a credere in una politica seria, radicata e profondamente umana .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Dell'Olio. Ne ha facoltà.
GIANMAURO DELL'OLIO(M5S). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, intervengo oggi per rendere omaggio alla memoria dell'onorevole Giuseppe Caroli, protagonista di una lunga stagione della vita parlamentare e istituzionale del nostro Paese. Giuseppe Caroli è stato deputato della Repubblica per 7 legislature consecutive, dal 1968 al 1994, un arco temporale che attraverso fasi storiche, decisive per l'Italia: dalla stagione delle riforme degli anni Settanta, agli anni difficili del terrorismo, fino ai profondi mutamenti politici e istituzionali della fine della Prima Repubblica. Essere presenti in Parlamento per un periodo così lungo, seppur lontano dalla nostra concezione per cui la politica non è una professione, significa aver interpretato e rappresentato con continuità e responsabilità un territorio e una comunità, assumendosi il peso delle decisioni e delle trasformazioni di quegli anni. Originario di Martina Franca – città a me cara in quanto città natia di mio suocero -, Giuseppe Caroli ha mantenuto per tutta la sua attività politica un legame costante con la Puglia e con il Mezzogiorno, territori che hanno conosciuto grandi potenzialità, ma anche profonde fragilità sociali ed economiche.
Quel legame si è tradotto in un impegno parlamentare ampio, che ha toccato temi centrali per la vita democratica: la giustizia, il lavoro, le politiche industriali, la tutela dei soggetti più deboli, il funzionamento delle istituzioni. Nel corso della sua carriera, ha ricoperto anche incarichi di Governo, come Sottosegretario di Stato, mettendo la propria esperienza al servizio dell'amministrazione pubblica in una fase complessa della storia nazionale. Chi ha condiviso con lui l'amicizia con i suoi adorati figli, lo ricorda come un uomo delle istituzioni, convinto che il confronto democratico fosse la base stessa della vita politica anche nei momenti di maggiore tensione.
La sua biografia ci ricorda, inoltre, quanto fosse difficile, in quegli anni, esercitare l'impegno politico. Giuseppe Caroli fu oggetto di minacce durante la stagione della violenza politica, a testimonianza di un tempo in cui servire lo Stato significava, spesso, esporsi personalmente senza arretrare di fronte alle intimidazioni. Oggi, nel ricordarlo in quest'Aula, non celebriamo solo una lunga carriera parlamentare, ma una concezione della politica come servizio svolto dentro le istituzioni repubblicane, nel rispetto delle regole democratiche del pluralismo. Ricordare figure come Giuseppe Caroli significa anche riconoscere la continuità della nostra storia parlamentare, fatta di persone diverse, per idee e appartenenze, ma unite dal comune impegno nelle istituzioni della Repubblica.
Alla sua famiglia, ai suoi affetti e alla comunità che lo hanno accompagnato nel suo percorso pubblico va il pensiero e il cordoglio dell'Assemblea e del MoVimento 5 Stelle .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signora Presidente. Giuseppe Caroli è ricordato nella sua terra ancora oggi per la sua presenza e vicinanza ai cittadini. È ricordato anche come un grande benefattore, un uomo dotato di umanità e di altruismo. Ha lasciato il segno sicuramente nella sua terra. Arriva da una famiglia numerosa, 9 figli. Inizia il suo percorso negli enti locali, quindi partendo dal basso, dapprima consigliere comunale, poi assessore e vicesindaco. Forse, questo l'ha reso particolarmente vicino ai suoi concittadini.
La Democrazia Cristiana è stata la sua casa. L'altro aspetto importante è che è stato firmatario e cofirmatario di circa 300 progetti di legge. È stato sicuramente - e così è ricordato - un valido Sottosegretario. Si è occupato di Italsider. Ha certamente reso onore alla sua terra, alla Puglia. Molti i suoi incarichi internazionali. Nel 2003, a 72 anni, è stato coordinatore per gli enti locali di Forza Italia, quindi gli enti locali sono rimasti nel suo cuore. È stato anche interprete del destino della comunità jonica e salentina. Lascia il ricordo di tempi migliori di quelli che viviamo.
Azione, il gruppo parlamentare, è vicino alla famiglia di Giuseppe Caroli, e a quanti lo hanno conosciuto, stimato ed apprezzato .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Alessandro Colucci. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e onorevoli colleghi, l'onorevole Giuseppe Caroli ha incarnato con dedizione e integrità lo spirito della politica al servizio del bene comune.
Nato il 6 dicembre 1931 a Martina Franca, in provincia di Taranto, ci ha lasciato il 4 dicembre scorso alla soglia di 94 anni, dopo una vita spesa interamente per la sua terra e per l'Italia. La sua traiettoria politica inizia negli anni Cinquanta, quando ancora giovane avvocato laureato in giurisprudenza assume ruoli di responsabilità locale. Dal 1956, per oltre 14 anni, è assessore comunale e vicesindaco di Martina Franca, diventando un punto di riferimento per la comunità pugliese.
A soli 36 anni, nel 1968, entra in Parlamento come deputato della Democrazia Cristiana. Eletto nel collegio di Lecce, viene eletto per ben 7 legislature consecutive: 1972, 1976, 1979, 1983, 1987 e 1992, attraversando più di mezzo secolo di storia italiana, dagli anni del economico alle sfide della Prima Repubblica. Affettuosamente noto come Don Pinuccio, Carlo è stato un democristiano autentico, un gentiluomo di altri tempi, come lo ha definito qualcuno, capace di configurare fermezza ideologica e dialogo. Nel 1979, con oltre 108.000 voti di preferenza, si afferma come uno dei deputati più suffragati d'Italia, testimoniando la fiducia che il popolo riponeva in lui.
Successivamente aderisce al Centro Cristiano Democratico, continuando a battersi per i valori cristiani e per lo sviluppo del Mezzogiorno, con un'attenzione particolare alla Puglia e a Taranto, dove ha ricoperto incarichi provinciali. Il suo impegno non è stato solo istituzionale, Caroli ha rappresentato un modello di politica vicina alla gente, instancabile nel difendere i diritti dei più deboli e nel promuovere lo sviluppo economico e sociale. La sua scomparsa lascia un vuoto non solo nella Democrazia Cristiana storica, ma in tutta la classe dirigente che ha visto in lui un esempio di lealtà e passione civile.
In questo momento di riflessione, ricordiamo Giuseppe Caroli non solo per i suoi successi elettorali, ma per l'eredità umana e morale che ci ha consegnato, quella di una politica fondata sul servizio, sul rispetto e sulla visione di un'Italia unita e prospera. Quindi, a nome del gruppo di Noi Moderati, pongo le nostre condoglianze alla famiglia, agli amici e a tutti coloro che lo hanno conosciuto, e ci uniamo al cordoglio con profonda partecipazione e con la volontà di onorare la memoria dell'onorevole Caroli, seguendone l'esempio in quest'Aula e sul territorio .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, signora Presidente. Noi ci uniamo oggi nel ricordo e nel rendere omaggio alla figura di Giuseppe Caroli, un deputato, com'è stato detto dai colleghi che mi hanno preceduto, che ha ricoperto un ruolo di rilievo nelle istituzioni per tanti anni, dal 1968 fino al 1992, e che sicuramente rappresenta, signora Presidente - anche dal ricordo che hanno fatto i colleghi che mi hanno preceduto -, non solo una figura di prestigio, che ha servito le istituzioni, ma anche un momento storico della nostra Nazione e della politica molto diverso da quello che viviamo oggi.
Non solo perché, per esempio, la legge elettorale che era in vigore a suo tempo consentiva e forse imponeva anche un rapporto molto maggiore con il territorio di quanto non accada oggi, e questo nella formazione anche politica di quella classe dirigente ha avuto un valore di straordinaria importanza. Non a caso i ruoli che ha svolto anche a livello di enti locali rappresentano un percorso che ha portato poi al valore della rappresentanza parlamentare. I temi su cui si è impegnato l'onorevole Caroli, paradossalmente, rappresentano ancora un'attualità in termini di non risoluzione di questioni aperte nel nostro Paese.
Penso alle questioni giudiziarie, alla tutela delle vittime della criminalità organizzata, al diritto al lavoro delle persone con disabilità, alla protezione dell'ambiente e alla grande battaglia che fece anche per l'abolizione della pena di morte nel codice militare. Sono tutte cose di grande importanza e di grande valore, che, se le pensiamo oggi, forse ci sembrano qualcosa anche di già risolutivo, mentre in realtà, fatte 30 o 40 anni fa, erano cose che aprivano una breccia anche in termini di lavoro.
Ovviamente, come dicevo, e ho finito, signora Presidente, quella legge elettorale consentiva - lasciatemelo dire - alla rappresentanza parlamentare di essere molto più impegnata sul territorio, e il grande lavoro che è stato fatto sul territorio dall'onorevole Caroli, in particolare ovviamente nella sua Puglia e per quanto riguarda le questioni industriali e militari di Taranto, oltre alla valorizzazione del patrimonio culturale di Lecce, fino alle politiche abitative e allo sviluppo infrastrutturale, è stato un segno tangibile di come un tempo, probabilmente, l'attività parlamentare riusciva a essere anche più forte di quanto non riusciamo a fare noi in questo momento. Ricordarlo significa anche ricordarci che forse dobbiamo fare qualcosa per recuperare il positivo di tempi che sono andati .
PRESIDENTE. Grazie, colleghe e colleghi. Naturalmente rinnovo il cordoglio della Presidenza, insieme a quello dell'Assemblea, ai familiari, che assistono dalle tribune a questa nostra commemorazione. A questo punto sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 16,45 per le dichiarazioni di voto. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Barbagallo. Ne ha facoltà.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Con dolore, preoccupazione e angoscia siamo a chiedere un'informativa urgente al Governo nazionale. e in particolare al Ministro Musumeci, che vediamo in Aula, per i danni causati dal ciclone Harry nelle zone della Sicilia, della Calabria e in tutto il Meridione in genere. Da stanotte non esiste più la marineria di Aci Castello, narrata da Giovanni Verga ne il porto Rossi a Catania, quello di Riposto e quello di Ortigia, che sono stati polverizzati.
I borghi acesi, da Capo Mulini a Santa Tecla, a Stazzo, Pozzillo e Santa Maria la Scala, luoghi incantevoli che il tempo aveva lasciato intatti, oggi è come se fossero stati bombardati. Il lungomare di Mascali, Giardini-Naxos, Taormina, Sant'Alessio, Furci Siculo e Santa Teresa cancellati e le auto inghiottite. Interi ristoranti, locali, lidi e abitazioni private spazzati via dalla furia del mare. Sono tanti i siciliani che in un attimo hanno visto svanire i sacrifici di una vita.
I borghi marinari, che vedono distrutti gli edifici che da secoli stavano lì, come Marzamemi, il borgo reso celebre da Salvatores con la pellicola , che oggi è stato evacuato e sommerso. Per non parlare dei luoghi di Montalbano, da Punta Secca a Donnalucata, colpiti anch'essi. Una Sicilia spezzata in due, con la linea ferroviaria Messina-Catania-Siracusa devastata e strade statali interrotte da frane. Colpiti pure i comuni montani e le aree interne.
In base ai nostri dati, secondo le prime ricostruzioni, solo in Sicilia i danni superano il miliardo di euro, in un territorio già fragile in cui le ricostruzioni -terremoto o gli indennizzi per le calamità naturali non sono avvenuti o avvengono con notevolissimo ritardo; in un territorio arido di finanziamenti per grandi infrastrutture, in cui la politica regionale - la maggioranza è di centrodestra - si caratterizza per mance e mancette, con evidente sperpero di soldi pubblici in spettacolini e spettacoletti. E adesso arriva questa batosta per i siciliani.
Servono quindi risorse, risorse certe, e procedure di erogazione semplici e veloci, per garantire credibilità alle istituzioni. In un tempo in cui in Sicilia, ahimè, proprio la credibilità delle istituzioni è messa a dura prova, con il dirigente della Protezione civile regionale che è più volte citato nelle pagine delle inchieste che hanno visto arresti dei di centrodestra e che vedono coinvolto mezzo governo della regione. Serve, signora Presidente, intervenire immediatamente e serve pure evitare passerelle .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Morfino. Ne ha facoltà.
DANIELA MORFINO(M5S). Sì, grazie, Presidente. Ci associamo alla richiesta di un'informativa urgente del Governo sul violento maltempo e sull'eccezionale allerta rossa che in queste ore ha devastato e messo in ginocchio il Sud e soprattutto la Sicilia, in particolar modo la zona orientale, le province di Catania, Messina, Ragusa, Siracusa e anche Palermo. Il ciclone, Presidente, ha causato danni in lungo e in largo in tutta l'isola. Forti piogge, forti venti, ma soprattutto onde alte diversi metri.
Il mare non ha chiesto il permesso, si è infilato e ha preso tutti gli spazi, portandosi via tutto quello che incontrava e portandosi dietro una lunga scia di detriti e sradicando pezzi di asfalto. E nelle ultime ore il quadro è peggiorato ulteriormente, laddove si contano numerosi interventi dei Vigili del fuoco, delle Forze dell'ordine, della Protezione civile e dei volontari e delle volontarie, che ringraziamo sentitamente e che stanno affrontando una situazione veramente di grande difficoltà e con risorse limitate.
La conta dei danni, Presidente, è consistente e da quanto è emerso da una prima valutazione si arriva già a circa oltre mezzo miliardo di euro. Quindi, anche il MoVimento 5 Stelle chiede al Governo di venire immediatamente in Aula a chiarire e a riferire se e con quali tempi intende deliberare lo stato di emergenza nazionale in Sicilia.
Serve intervenire tempestivamente, oggi, ora, e garantire risorse consistenti, a partire dal Fondo per le emergenze nazionali, per consentire a tutti quei comuni interventi di somma urgenza per assicurare ristori e sostegni rapidi alle attività economiche fortemente danneggiate. Se è necessario, si attinga anche alla montagna di soldi che il Governo tiene ferma per portare avanti la follia, la follia del ponte sullo Stretto di Messina .
Questi disastrosi eventi dovrebbero portare a riflettere molto il Governo su quali misure strutturali intende avviare per affrontare il dissesto idrogeologico, perché non possiamo continuare a rincorrere le emergenze. Il quadro, Presidente, è davvero drammatico e l'allerta resta massima giù in Sicilia. Non potete restare a braccia conserte, servono decisioni e risposte rapide oggi, non dopo l'ennesimo bilancio dei danni .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Anche il gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra si associa a questa richiesta di informativa urgente al Ministro Musumeci, che ringrazio per essersi trattenuto in Aula ad ascoltarci. Siamo reduci da giorni terribili, con allerte rosse per rischio idraulico e idrogeologico in tutto il Sud Italia. In particolare in Sicilia, Calabria e Sardegna abbiamo assistito a dei fenomeni mai visti, con raffiche di vento sino a 150 chilometri orari, cadute di pioggia equivalenti a quelle che normalmente avvengono in 4 mesi, onde fino a 10 metri, con fortissime mareggiate che hanno causato danni ingenti, crolli di strade, litorali devastati, campagne allagate, case evacuate.
Ringraziamo senz'altro il pronto intervento degli uomini e delle donne della Protezione civile, grazie a cui i danni sono stati in qualche modo arginati, ma davvero abbiamo assistito a uno scenario apocalittico. Nella mia regione, in Sardegna, in particolare, abbiamo visto sfollamenti nei comuni di Capoterra e di Sinnai, la devastazione della strada litoranea 195, che conduce da Cagliari verso Capoterra e Pula. La spiaggia del Poetto è andata completamente sott'acqua, ci sono stati danni alle attività commerciali che sono ancora all'esame delle autorità competenti.
Io penso che in questo momento, oltre a riflettere su quanto è accaduto, sulle misure da mettere in atto nell'immediato per dare risposta alle popolazioni, sia necessario fare una riflessione attenta su quello che sta capitando al nostro pianeta, perché non dobbiamo dimenticarci che la furia del ciclone Harry è strettamente legata alla crisi climatica che stiamo vivendo, allo scioglimento dei ghiacciai, alla tropicalizzazione del nostro clima.
Questi eventi storicamente avvenivano nelle zone equatoriali, ed invece, pian piano, si stanno spostando verso il nostro Paese, verso delle zone che storicamente non vivevano questi fenomeni, e noi non siamo preparati. Quindi il Governo deve pensare realmente a come affrontare la crisi climatica e non negarla; a mettere in sicurezza il nostro territorio con risorse adeguate; a smetterla di sottrarre risorse invece alle regioni, alle province e ai comuni per tutti quegli interventi che sono indispensabili per tutta l'area dei territori fragili come i nostri.
Io penso che questo sia il momento di mettersi una mano sulla coscienza e di non pensare che non ci siano risorse adeguate, visto che state andando avanti con lo sperpero dei soldi per il ponte sullo Stretto . L'Italia ha bisogno d'altro. Il fatto che tutte le infrastrutture ferroviarie del Sud siano saltate ci deve far riflettere attentamente e cambiare assolutamente rotta rispetto alle politiche che state mettendo in campo in questo settore .
PRESIDENTE. Grazie, onorevole. Riferirò al Presidente delle richieste di informativa giunte dai gruppi.
Ha chiesto di parlare, su un altro argomento e sempre sull'ordine dei lavori, il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Sono ore convulse in tutto il pianeta per le minacce di Trump, per quello che sta succedendo in questi minuti a Davos. Ma oggi vogliamo parlarvi di una delle esperienze più straordinarie e anche più minacciate dei nostri tempi, parliamo dell'amministrazione autonoma della Siria del Nord, del Nord-Est che tutti conoscono come Rojava.
In un Medio Oriente devastato da guerre, da autoritarismi, da fondamentalismi, lì è nata una proposta radicalmente diversa. Possiamo dirla così. Una società fondata sull'autogoverno, sull'uguaglianza di genere, sull'ecologia, un'ecologia non radicale, ma un'ecologia veramente legata a quello che sono i cambiamenti climatici in corso e come si può fare pace con la nostra terra e con le culture; una storia fatta di convivenza di popoli e di religioni, fatta di giustizia sociale e ambientale.
Un esperimento, però, che non è solo un esperimento di democrazia dal basso, ma è un esperimento che ha saputo combattere il Daesh, l'Isis, nel momento più buio, forse, della storia della nostra civiltà. Lo dico perché l'Occidente si è rivolto a quei curdi per la gran parte degli scorsi decenni, lasciati ai margini della loro storia, della loro cultura, del loro diritto ad esistere, dalla Siria fino alla Turchia passando per l'Iraq. E io credo che questa vicenda ci deve far riflettere. Perché lo hanno fatto combattendo ma anche costruendo scuole, assemblee popolari, cooperative agricole, un sistema giudiziario partecipato.
Lo dico perché questa rivoluzione oggi è sotto attacco. Le forze del regime siriano, sostenute da diverse milizie jihadiste e dalla Turchia, stanno cercando di smantellare l'autonomia conquistata in questi anni. Le città simbolo della resistenza che voi conoscete bene, come Kobane, sono di nuovo sotto assedio e i combattenti curdi, che hanno pagato il prezzo più alto nella guerra contro il terrorismo, vengono trattati come un ostacolo da eliminare.
Ecco, mentre tutto questo accade l'Europa e l'Italia tacciono. E noi non possiamo permetterci questa indifferenza, perché ciò che accade ci riguarda, riguarda anche noi, riguarda la possibilità concreta di un altro modello di convivenza, di un altro modello di giustizia e riguarda anche la nostra sicurezza perché la caduta del Rojava significherebbe anche la liberazione di migliaia e migliaia di jihadisti che, da anni, gli stessi curdi ci chiedono in qualche modo di processare insieme. Perché la cosa assurda è che loro sono stati i primi a dirsi preoccupati per quella situazione esplosiva. Chiediamo al Governo italiano di rompere il silenzio, di attivarsi in sede europea e internazionale per fermare l'aggressione, per garantire il rispetto del cessate il fuoco, per proteggere quelle conquiste democratiche ma, soprattutto, per riconoscere che la lotta del popolo curdo non è un affare interno siriano ma una battaglia per la libertà che ci riguarda tutti. E fatemi dire che mentre si tace sull'assedio a Kobane, la Commissione europea ha appena promesso 620 milioni di euro al Governo siriano in due anni. Non mi dite che non abbiamo un'arma, un'arma e uno strumento per aprire questo dialogo. È un paradosso che grida vendetta perché si finanzia chi bombarda mentre si ignora che chi ha difeso l'umanità intera dall'orrore dell'Isis e del Daesh oggi è sotto attacco. Chiediamo un intervento immediato del Governo e siamo qui per dire a quel popolo che non vogliamo lasciarli soli .
PRESIDENTE. Riferirò al Presidente anche di questa richiesta di informativa appena giunta.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2521: Disposizioni in materia di sicurezza delle attività subacquee.
Ricordo che nella seduta del 20 gennaio 2026 si è concluso l'esame degli ordini del giorno.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Mauro Del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, in questo provvedimento abbiamo notato un po' di confusione, anche nel dibattito in Aula, sugli emendamenti e sugli ordini del giorno. Lo abbiamo sottolineato più volte e l'unica certezza che rimane sul tavolo è che, con questo provvedimento, create una nuova Agenzia. Una nuova Agenzia che, sostenete, dovrebbe coordinare le funzioni che, in gran parte, se non totalmente, sono già esistenti, distribuite sul territorio, assegnate a più istituzioni o enti. L'unica certezza, in mezzo a questa confusione, è che pagheremo un nuovo direttore generale, che andrà puntualmente nominato a cura della Presidenza del Consiglio e che spenderemo, ogni anno, oltre 6 milioni di euro per mantenere, a regime, il funzionamento di questa Agenzia che avrebbe, a vostro dire, il semplice compito di coordinamento. Ecco, questa è la situazione sulla quale abbiamo cercato di intervenire. Perché abbiamo cercato di intervenire? Perché noi condividiamo la necessità di rafforzare, seriamente, il lavoro territoriale sul controllo delle attività subacquee; la condividiamo perché, soprattutto di questi tempi, le attività subacquee specialmente quelle legate ai cavi sottomarini, alla sicurezza, è evidente che stanno diventando sempre più delicate. Voi affermate, però, di non sottrarre nulla alle tante istituzioni coinvolte e ne create una in più. Ora, il timore che abbiamo è che aumentiate la confusione burocratica, che è già forte in questo momento. Già oggi, su questi temi, intervengono la Marina militare, Capitanerie di porto, Guardia di finanza, Arma dei carabinieri, Polizia di Stato, Vigili del fuoco, Protezione civile, aggiungiamo un'Agenzia ed è chiaro che il dubbio che tutto questo possa complicare ulteriormente va, in qualche modo, dipanato; e ci aspettiamo che questo sia o debba essere il luogo per svolgere questo compito.
Questo timore, che noi abbiamo, però, è aggravato dal fatto che nessun emendamento è stato approvato. Ora, o avete disegnato la perfezione oppure il fatto che si rifiutino tutti gli emendamenti di chi, in questa sede, rappresenta, anche in maniera un po' più attenta del Governo stesso, i territori di provenienza, ci lascia quantomeno il dubbio che stavo esprimendo, Ministro. Ci troviamo, quindi, davanti all'ennesimo provvedimento che è basato su un ordine di scuderia, che è utile solo a foraggiare, ancora una volta, le nomenclature romane con nuovi uffici dirigenziali alle dirette competenze di Palazzo Chigi.
C'era, probabilmente, bisogno, gliel'ho già detto, di una normativa che cercasse di fare ordine rispetto a un argomento come quello del mare e delle attività subacquee che coinvolge molte autorità, spesso non così coordinate tra loro; il provvedimento tocca temi strategici come la protezione delle infrastrutture subacquee, d'interesse nazionale, la sicurezza della navigazione e regolamentazione degli operatori professionali. Vede, Ministro, per suo tramite, Presidente, noi non abbiamo alcuna pregiudiziale contraria verso l'accentramento di funzioni quando queste sono necessarie e quando questo accentramento è ben fatto e ben ponderato, ma se questo è il vostro metodo, cioè se anche voi condividete il fatto che funzioni che sono distribuite possano essere accentrate, allora una domanda, però, ve la vogliamo fare: ma cosa aspettate a ripristinare la cabina di regia “Italia sicura”, per fare un esempio?
Un caso in cui - e parliamo di dissesto del territorio - abbiamo competenze distribuite, bisogni conclamati, fondi bloccati, procedure farraginose, un'esperienza passata positiva e funzionante, la cabina di regia Italia Sicura, istituita dal Governo Renzi. In questo caso, dove i dubbi che ho espresso non possono esserci per ovvia evidenza e per esperienza passata, voi nicchiate. In un caso dove questi dubbi, invece, sono legittimi, nel Parlamento non li sciogliete, non approvate nessun emendamento, non chiarite come questo coordinamento debba essere alla fine operato e tirate dritti per la vostra strada. Allora, capisce che le nostre perplessità, che puntano il dito sul fatto che voi andate a creare una struttura per la struttura, una struttura per i dirigenti, una struttura per distribuire, ancora una volta, prebende per puntellare questo Governo, non sono per niente state spazzate via dal dibattito parlamentare. Delle due l'una: o l'Agenzia fa un semplice coordinamento, come continuate a ribadire, e allora qui i dubbi - ho cercato di spiegarlo in tutti i modi - a noi permangono sugli esiti sperati e sui costi connessi a questo semplice coordinamento; oppure l'Agenzia assume un ruolo effettivamente strategico, pari alla strategicità dei fondali marini, e allora non capiamo, proprio non capiamo, la bocciatura totale e completa anche di tutti quegli emendamenti che hanno cercato di rendere più rotondo, più chiaro e più completo il perimetro di azione di quest'Agenzia.
In questa situazione, né carne né pesce, a questo punto non ci resta che sottolineare come le uniche certezze che ci lasciate sono i costi e i posti, costi e posti come al solito. Inoltre, la clausola di salvaguardia, che tutela le competenze della Marina e della Protezione civile, dimentica colpevolmente le soprintendenze e qui si apre tutto il tema di come avreste potuto affrontare meglio le tutele ambientali, perché in un'ottica di accentramento o coordinamento non si possono dimenticare aspetti così significativi, ma su questo ho scritto veramente tanto e vado verso la conclusione.
Ministro, riteniamo che questo disegno di legge per questi motivi sia insufficiente. Abbiamo cercato di introdurre emendamenti per ridare potere alle autorità che già operano sul campo senza inventare nulla di nuovo, ma sono stati tutti respinti. Tuttavia, le ho detto in premessa che condividiamo la strategicità del settore e la necessità di un intervento. Avremmo voluto che a questa strategicità fossero seguite le azioni, che ho cercato di riassumerle. Per questo motivo, il nostro voto sarà di astensione, perché riconosciamo la necessità di un coordinamento, ma riteniamo che il mezzo e le modalità scelte siano troppo ambigui e, di conseguenza, sbagliati, se non utilizzati per altri fini.
Ci auguriamo che questa volontà di fare cambiamenti per semplificare venga in futuro adottata dal Governo con una maggiore attenzione a quelle che sono le osservazioni che il Parlamento pone e che - ripeto - sono qualificate a poter rappresentare la complessità di queste decisioni e il coinvolgimento di tutti quegli organi periferici che le ho già ricordato. Per questo motivo, allora, le confermo il voto di astensione del nostro gruppo Italia Viva .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Franco Tirelli. Ne ha facoltà.
FRANCO TIRELLI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signora Presidente. Cari colleghi, comunico il voto favorevole del gruppo Noi Moderati e consegno il mio intervento.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole. È autorizzato a consegnare l'intervento.
Ha chiesto di parlare la deputata Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, signor Ministro, ci fa piacere la sua presenza in Aula, circostanza a cui ci avete disabituati, insomma, un evento più unico che raro.
Il provvedimento in esame introduce una disciplina organica e sistematica in materia di sicurezza delle attività subacquee, intese come l'insieme delle operazioni svolte sui fondali marini, ivi comprese quelle connesse alla realizzazione, gestione e protezione delle infrastrutture, allo sfruttamento delle risorse energetiche, alle telecomunicazioni, alla ricerca scientifica e alle esigenze di sicurezza nazionale. Un obiettivo sicuramente apprezzabile è quello di definire un quadro giuridico adeguato all'evoluzione tecnologica e che regolamenti la sicurezza delle attività subacquee industriali, oltre a stabilire il coordinamento delle attività sottomarine dovute ad attività industriali per l'impiego di risorse energetiche e minerarie e alla posa di infrastrutture di comunicazione ed energetiche.
A tal fine, il provvedimento in esame prevede l'istituzione di un'apposita Agenzia per la sicurezza delle attività subacquee, alla quale sono attribuite specifiche funzioni, tra cui il potere autorizzativo per attività civili in acque territoriali e internazionali, la definizione di standard tecnici per i mezzi subacquei, il controllo sulle interferenze, la formazione professionale, la regolazione dei percorsi infrastrutturali e il coordinamento informativo con le autorità militari e civili.
Su questo profilo, tuttavia, emergono, a nostro avviso, le principali criticità, sia per quanto riguarda l'attribuzione di alcune funzioni, sia in relazione alla dotazione organica dell'Agenzia. Abbiamo provato a correggere le vostre indicazioni con la presentazione di numerose proposte emendative che miravano a superare le problematiche evidenziate anche ieri, durante l'esame degli emendamenti, ma che non hanno trovato accoglimento a causa della contrarietà espressa dal Governo e, conseguentemente, dalla maggioranza parlamentare.
Quanto al primo aspetto, l'accentramento delle competenze rischia inevitabilmente di creare numerose sovrapposizioni istituzionali, con le conseguenti problematiche sull'attribuzione chiara e univoca delle competenze, in quanto molte di esse - quali, a titolo esemplificativo, il potere autorizzativo per lo svolgimento di attività civili in acque territoriali e internazionali, la definizione di standard tecnici per i mezzi subacquei, il controllo delle interferenze, la formazione professionale, la regolazione dei tracciati infrastrutturali, nonché il coordinamento informativo con le autorità militari e civili - risultano, per loro natura, intrecciate con ambiti di intervento già attribuiti a Ministeri ed enti esistenti, quali la Marina militare, le Capitanerie di porto, la Guardia di finanza, il Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica, il Ministero delle Imprese e del e il Dipartimento della Protezione civile.
Sarebbe stato necessario, in tale ottica, dettare criteri chiari, volti a definire e a sciogliere le possibili interferenze rilevate, valorizzando e integrando gli strumenti amministrativi e operativi già esistenti, così da ridurre gli oneri burocratici e velocizzare i tempi di risposta, ma, purtroppo, avete deciso di non accogliere nessuna delle nostre proposte.
Il disegno di legge introduce, tra l'altro, un assetto caratterizzato da una significativa rigidità operativa in materia di autorizzazioni e comunicazioni preventive. In particolare, l'articolato prevede l'obbligo di comunicare ad ASAS ogni attività svolta nella dimensione subacquea, con un preavviso minimo di 15 giorni, nonché di assoggettare a preventiva autorizzazione le attività potenzialmente interferenti. Tale impostazione, tuttavia, rischia di tradursi in vincoli eccessivamente stringenti per specifiche categorie di attività, quali, ad esempio, gli interventi tecnici urgenti, inclusi i lavori di riparazione, manutenzione e ispezione, campagne scientifiche che, per loro natura, richiedono regimi autorizzatori flessibili o aperti, essendo subordinate al verificarsi di condizioni meteo marine favorevoli, esercitazioni di protezione civile e attività di ricerca.
Va inoltre considerato che l'attuale assetto organizzativo dei procedimenti autorizzatori già contempla discipline differenziate in funzione delle diverse tipologie di attività e delle situazioni di urgenza. In tale contesto, l'introduzione di un ulteriore procedimento autorizzativo, dedicato esclusivamente alle urgenze, potrebbe risultare ridondante e non proporzionato rispetto agli obiettivi perseguiti.
Riteniamo, pertanto, sproporzionata la dotazione organica prevista e il conseguente onere finanziario, anche alla luce del fatto che numerosi interventi normativi di primaria rilevanza per la crescita economica e tecnologica del Paese, come, ad esempio, la disciplina in materia di intelligenza artificiale, per la quale è stato previsto il principio di invarianza finanziaria, sono stati adottati senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Qui, invece, gli stanziamenti sono notevoli.
Desta, inoltre, preoccupazione il rischio che le assunzioni previste per l'Agenzia, stante l'assenza di procedure di evidenza pubblica, possano tradursi in un ambito nel quale i meccanismi selettivi risultino maggiormente orientati a valorizzare profili caratterizzati da una prossimità politica, come - ahinoi - questa maggioranza ci ha abituato, piuttosto che a riconoscere e valorizzare le competenze professionali e l'esperienza amministrativa maturata all'interno delle amministrazioni. Tale impostazione potrebbe determinare ricadute negative sul rispetto dei principi di imparzialità e di buon andamento dell'azione amministrativa.
Il provvedimento presenta, poi, ulteriori lacune di natura squisitamente tecnica con riferimento all'aspetto definitorio di attività subacquee e sulla mancata distinzione tra le figure di operatore tecnico subacqueo e di operatore scientifico subacqueo, in coerenza con il sistema di normazione UNI, che le qualifica come professionalità diverse per competenze, finalità operative e profili di rischio.
Pur riconoscendo che l'operatore scientifico subacqueo possiede competenze scientifiche specifiche non riconducibili all'operatore tecnico subacqueo, il disegno di legge impone la presenza obbligatoria dell'OTS anche nelle immersioni svolte a fini di ricerca scientifica. Riteniamo tale previsione del tutto sproporzionata, in quanto introduce un aggravio organizzativo ed economico evitabile, subordinando le attività scientifiche e subacquee a una figura professionale non necessaria per tali finalità.
Per i motivi suddetti, e anche con rammarico per la mancata apertura da parte della maggioranza sui nostri interventi correttivi e tutt'altro che ostruzionistici, a nome del gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra annuncio il voto di astensione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Pastorella. Ne ha facoltà.
GIULIA PASTORELLA(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, annuncio con chiarezza ma con rammarico che il gruppo di Azione non voterà a favore di questo provvedimento, bensì ci asterremo.
Perché dico “con rammarico”? Perché non riteniamo sbagliato occuparsi di questo tema, al contrario: pensiamo che una legge sia anche necessaria ma, purtroppo, crediamo che una materia così strategica meriti qualcosa di più di questo provvedimento. Riteniamo che meriti competenza, metodo e, soprattutto, una visione di lungo periodo, perché quando parliamo di dominio sottomarino stiamo parlando di attività cruciali per il funzionamento del nostro Paese, anche quando esse avvengono lontano dai nostri occhi.
Ogni giorno comunichiamo, lavoriamo, trasferiamo energia e informazioni grazie a infrastrutture invisibili, ma essenziali. I cavi sottomarini trasportano oltre il 95 per cento del traffico dati globale e, se pensiamo a comunicazioni, transazioni finanziarie, servizi pubblici digitali, sicurezza, tutto passa da lì. E sappiamo che queste infrastrutture non sono più al riparo da rischi eccezionali.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a incidenti, sabotaggi e danneggiamenti sia nel Mar Baltico, come nel Mediterraneo. Episodi diversi tra loro, ma accomunati da un messaggio chiarissimo: la vulnerabilità sta aumentando.
In questo contesto, l'Italia non è un Paese qualunque. Per posizione geografica siamo un naturale nel Mediterraneo, un ponte tra Europa, Africa e Medio Oriente. Questa posizione ci affida una responsabilità enorme, ma anche un'opportunità strategica che non possiamo permetterci di gestire in modo improvvisato, perché il dominio sottomarino è complesso. È complesso dal punto di vista tecnologico, è complesso dal punto di vista giuridico, è complesso dal punto di vista geopolitico.
Parliamo di infrastrutture che attraversano acque territoriali, zone economiche esclusive e aree internazionali; infrastrutture che coinvolgono la sicurezza nazionale, la cooperazione tra Stati e tra gli operatori pubblici e privati. A tutti gli effetti, è un tema di sovranità tecnologica, e non una semplice questione amministrativa. È positivo che, finalmente, l'Italia decida di occuparsene, ma dobbiamo anche avere l'onestà di riconoscere che arriviamo, come purtroppo succede spesso, in ritardo.
Altri Paesi si sono mossi prima e con maggior chiarezza. La Francia, per esempio, ha scelto di considerare strategica l'intera filiera dei cavi sottomarini; ha investito nell'industria, ha sostenuto le tecnologie, ha acquisito chiave, comprese le navi posacavi e di manutenzione. Non solo regolazione, insomma, ma politica industriale.
Noi, invece, siamo rimasti indietro non soltanto per mancanza di risorse, ma anche per un dibattito pubblico spesso immaturo che, troppe volte, ha preferito cavalcare le paure anziché governare la complessità. Lo abbiamo già visto in passato sulle grandi infrastrutture energetiche, come il TAP. Ed è qui che arriviamo al punto centrale: questo provvedimento, così com'è, non va nella direzione giusta.
La prima criticità è evidente. Con l'articolo 4 si istituisce l'Agenzia per la sicurezza delle attività subacquee - l'ennesima struttura di nomina governativa - senza adeguati contrappesi e senza un chiaro sistema di controllo. Un organismo che dovrebbe coordinare ma che rischia, invece, di sovrapporsi e complicare il quadro, sottraendo competenze a realtà che, da decenni, si occupano e operano con professionalità e continuità. Penso, ad esempio, alla Capitaneria di porto e alle autorità tecniche già esistenti.
Secondo punto: le tempistiche autorizzative regolate dall'articolo 10. Non sono allineate alla complessità tecnica degli interventi né, tantomeno, alle esigenze operative di un settore che ha bisogno di operare con rapidità, specialmente per quanto riguarda le riparazioni dei cavi sottomarini. Per esempio, 15 giorni di preavviso per ricevere l'autorizzazione a riparare un cavo ci sembrano decisamente troppi, e per questo avevamo proposto, con un emendamento, di dimezzarli. Ricordo che sono infrastrutture da cui può dipendere tanto il buon funzionamento di Internet, quanto l'approvvigionamento energetico.
Terzo: il regime sanzionatorio per manomissioni e sabotaggi delle infrastrutture e la gestione delle infrastrutture a proprietà mista, di cui all'articolo 2, purtroppo restano ambigui e, in un ambito in cui il pubblico e il privato devono collaborare necessariamente, l'ambiguità normativa non rafforza la sicurezza, la indebolisce; così come indebolisce gli incentivi del settore privato a investire nel nostro Paese.
Proprio per questo avevamo proposto, con un emendamento, di specificare e ampliare il termine “proprietà” per includere, chiaramente, anche quelle forme di proprietà mista non esclusiva. È stato bocciato, come tutti gli emendamenti proposti. Solo per menzionarne alcuni: la proposta di rafforzare il coordinamento dell'Agenzia con gli operatori privati gestori di infrastrutture e il monitoraggio e la sorveglianza delle infrastrutture per i piani di emergenza e il ripristino delle funzionalità di cavi, nonché la definizione dei percorsi dei cavi (tutto questo all'articolo 13); la proposta di valutare contributi economici nel caso in cui l'installazione di sensori sulle infrastrutture subacquee comporti costi per il gestore (articolo 6); la previsione che l'Agenzia aggiorni periodicamente i requisiti e le dotazioni minime di sicurezza dei mezzi subacquei, di cui all'articolo 15, e potrei continuare. I miei colleghi mi hanno addirittura preso in giro per la pletora di emendamenti che ho presentato.
Detto questo, sarebbe sbagliato non riconoscere anche gli elementi positivi del provvedimento in esame. Come sempre facciamo noi, cerchiamo di essere onesti. Credo che siano molto utili i chiarimenti nel Capo IV, articoli 18 e seguenti, sulle figure professionali specialistiche, come i medici iperbarici, e sulle relative qualifiche. Ed è particolarmente interessante la previsione sull'inserimento di sensoristica nei cavi sottomarini, di cui all'articolo 6, perché esistono già studi sulla loro efficacia per l'allerta sismica e le potenzialità scientifiche di sicurezza sono evidenti, se inserite, ovviamente, in una strategia di ricerca strutturata.
Ed è proprio qui che voglio arrivare in conclusione. Ancora una volta, ci troviamo di fronte a un provvedimento che iper-regolamenta, che crea nuove strutture, nuove competenze sulla carta, ma che non costruisce una vera visione industriale e strategica per il Paese. Avremmo voluto vedere una strategia nazionale sull', una strategia che guardasse all'intera filiera: a ricerca, industria, sicurezza, cooperazione europea e internazionale; non l'ennesima Agenzia, ma investimenti mirati, condizioni incentivanti, coordinamento reale.
Per questo ci asterremo, non per dire “no” a una legge, ma per dire “sì” a una politica capace di governare la complessità, di assumersi responsabilità collettive e di guardare oltre l'orizzonte immediato, perché le infrastrutture del futuro non si costruiscono solo con le norme, si costruiscono con una visione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Traversi. Ne ha facoltà.
ROBERTO TRAVERSI(M5S). Grazie, Presidente. Grazie Ministro e grazie colleghi. Siamo a praticare un esercizio abbastanza formale oggi, in quanto andiamo a fare una dichiarazione di voto su un provvedimento del quale non abbiamo potuto cambiare proprio nulla, nonostante l'attività che abbiamo svolto in Commissione e nonostante i tanti emendamenti presentati in Commissione con anche delle preventive audizioni, che sono servite solo alla voce “cultura generale”, però non siamo riusciti a cambiare una virgola.
Questo sostanzialmente è un peccato, perché nelle dichiarazioni di voto, già in Senato, c'erano state diverse astensioni di diversi gruppi, fra i quali anche il nostro, però c'era stata la richiesta al Governo di permettere che questo disegno di legge fosse completato in questo ramo del Parlamento: ciò sarebbe stato gradito a tutti. Purtroppo non è andata così, e ci ritroviamo un po' come rispetto a tutti gli altri provvedimenti: non è stata posta la fiducia, ma poco è cambiato.
Peccato perché, appunto, non c'era una fretta esagerata, è un disegno di legge per il quale non c'erano scadenze, quindi si poteva provare, magari, a ritoccare qualcosa. È una norma che andrà in Europa, forse, ad aprire un dibattito, e quindi credo che, magari, sarebbe stato meglio farlo con il contributo di tutti.
Infine, nessuno nega l'utilità del provvedimento, e infatti questo è quello che poi ci porta, sostanzialmente, a non essere contrari, perché capiamo tutti l'importanza di questo provvedimento. È presto detto nei numeri: l'Italia, con i suoi 8.000 chilometri di coste e i 5.000 chilometri quadrati di specchio acqueo, è l' naturale del Mediterraneo, dove quindi sull'acqua ci sono i quattro pilastri che dico a caso.
Ce ne sono tanti altri, però, ricordo, può essere la pesca, può essere il turismo, può essere l'attività portuale e può essere la nautica, che sono dei pilastri per la nostra Nazione. E sull'attività portuale mi permetta un inciso. Ministro, dia una mano al Ministro Salvini, perché abbiamo visto cosa sta succedendo all'Autorità portuale di Taranto : vi abbiamo chiesto di fare delle nomine che ingigantiscano il nostro Paese, e abbiamo visto come è stato un attimo passare dalla patente nautica a “Pippo il malandrino”. Quindi, mi raccomando, cerchiamo di fare qualcosa di utile.
Dicevo, sopra questi quattro pilastri, c'è un mondo sotto l'acqua. Questo è completamente inesplorato, perché abbiamo il 20 per cento dei fondali che sono stati studiati, ad alta risoluzione, e passiamo solo al 2 per cento. Quindi capiamo che c'è un mondo che si può sfruttare, anche questo, perché ci possono essere terre rare, si può studiare e, soprattutto, noi aggiungiamo tutelare; e questa è una critica che muoverò dopo, quando dirò quali sono i punti salienti che più ci preoccupano.
Quindi si sviluppa, si può sviluppare un di 400 miliardi, quindi ovviamente un sistema economico pazzesco per il nostro Paese, un'importanza incredibile. Solo per stare vicino a casa mia, quindi io risiedo nel Tigullio, in 40 chilometri abbiamo l'area marina di Portofino, che è studiata dai ; a 60 chilometri abbiamo il Polo a La Spezia, che abbiamo visitato anche per una brillante intuizione della nostra Commissione. È stato molto utile, abbiamo visto come ci sono 140 aziende che già lavorano, abbiamo Fincantieri, abbiamo Leonardo, quindi abbiamo le nostre forze che stanno lavorando con molta vivacità su questo. E Fincantieri anche ci ha spiegato che il 4 per cento dei loro ricavi è già devoluto a questo mondo dell' e diventerà l'8 per cento probabilmente nel 2027, dove l'8 per cento significa 820 milioni. Quindi, questi numeri parlano da soli, un giudizio ulteriore credo che sia inutile.
Quindi, qual è il problema che poniamo? Quindi, oltre il metodo, entriamo anche nel merito. La prima è la situazione ambientale perché, in questo provvedimento, manca completamente la visione dell'ambiente. Il mare può avere due problematiche: la manomissione umana e i cambiamenti climatici. I cambiamenti climatici, purtroppo, li abbiamo visti ancora, in questi giorni, in Sicilia, li abbiamo ricordati prima. Il cambiamento climatico incide, poi, per l'80 per cento, 90 per cento, nel mare, con queste correnti che adesso iniziano a muoversi in maniera vorticosa, ci sono le specie che stanno cambiando, ci stiamo tropicalizzando, quindi partiamo da questo principio. E questo è un tema. Però, in questo provvedimento non si legge area marina, non si legge biodiversità, non si legge nessuno di questi temi; scoli delle acque, per le quali l'Europa ci sta aspettando al varco perché non siamo pienamente ubbidienti alle direttive europee. Quindi, in tutto questo contesto, non avere un riscontro è una cosa che un pochettino avvilisce. Manca questa visione di ambiente e, davanti all'ambiente, viene preferita tutta l'operatività dei nostri sistemi infrastrutturali. Secondo me, dovrebbero andare di pari passo perché, capendo come si sta muovendo il mare, si possono tutelare meglio i cavidotti e tutte le infrastrutture che abbiamo da tutelare.
Il secondo tema credo che sia quello relativo alle varie competenze, che già esistevano e poi rimangono, perché non è che possiamo sottrarre competenze a enti sovraordinati che stanno già dando il meglio. Io ho citato ad esempio l'articolo 28, perché l'articolo 28 è quello che permette adesso alla Marina, per salvare, tutelare i cavidotti, di distruggere, sequestrare, distrarre. Ho fatto presente anche in Commissione che questo articolo, tutto sommato, va contro sia i nostri dettati costituzionali, per quanto riguarda l'articolo 11, sia l'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, perché si ammette la difesa, ma non si ammette ancora l'attività preventiva. Stanno cambiando sicuramente i tempi, questo non lo nego, però si agiva con l'Interforze, si poteva sempre agire in modo adeguato.
Poi c'è il tema dell'Agenzia. Sull'Agenzia, dal personale che viene assunto senza la trasparenza, e così via, cerco un po' di alzare il livello del ragionamento. Il partito maggioritario di maggioranza si era presentato alle elezioni proponendo quello che poteva essere un Ministero del Mare, proprio perché ci sono un sacco di temi che vengono spezzettati in vari Ministeri. Quindi c'era questa difficoltà operativa che mi faceva essere favorevole - un Ministero del Mare avrebbe potuto prendere in mano tutta questa situazione - e, invece, si è assistito alle agenzie. Noi tiriamo fuori agenzie buone per tutte le stagioni - che sia per la cultura, l'abbiamo visto anche nella riforma portuale, adesso lo vediamo anche per questo provvedimento e lo vedremo, probabilmente, anche per il sistema ferroviario, credo, ma non ho ancora capito bene, cercherò di capire -, e questa è la risposta del Governo: creare agenzie.
Quindi ai Ministeri, che già adesso vedete in che difficoltà sono - io ricordo i tempi in cui sono stato Sottosegretario per le Infrastrutture, si è vista la difficoltà operativa nella quale i Ministeri cercano di fare miracoli per stare al passo del Paese -, noi adesso andiamo ad aggiungere anche un'Agenzia. Quindi alle Forze dell'ordine, alla nostra Marina, alla Capitaneria di porto, alla Protezione civile, a tutti quelli che sono chiamati in causa in questo sistema, aggiungiamo l'Agenzia. Quindi, secondo me, questa può essere una ulteriore difficoltà. In teoria dovrebbe facilitare - questo lo spero -, però la vedo come una ulteriore complessità che è stata introdotta. A questo punto, bisognerebbe avere coraggio: allora, cosa facciamo? Magari chiudiamo i Ministeri, visto che - questo lo dico anche provocatoriamente - abbiamo già una situazione che era partita con il Ministero delle Infrastrutture e da lei e dalla Presidenza c'è stato un binario parallelo: sono due binari che credo che si parlino poco, questo l'ho detto diverse volte. E quindi ci troviamo, secondo me, ad aggravare un sistema che è già molto complicato; forse, con dei semplici tavoli interministeriali si sarebbe potuto arrivare a un risultato. Questa la vedremo operare, quindi oggettivamente aspettiamo, vediamo, però, secondo me, abbiamo infilato un altro gradino a questa situazione già difficile.
Poi c'è la parte della subacquea. Ho sentito molti esperti, hanno detto che è un punto di partenza: quello che sognavano è ancora un pelo lontano e anche su questo avremmo potuto lavorare insieme. Quindi, sostanzialmente, chiudo in questa dichiarazione di voto dicendo che ci sarà la nostra astensione. Bisognerebbe avere un po' di fiducia anche nelle opposizioni, soprattutto quando si vanno a ricercare dei pianeti nuovi come questo.
ROBERTO TRAVERSI(M5S). In Commissione - anche grazie all'ottimo lavoro che conduce e presiede l'onorevole Deidda - il nostro contributo poteva essere importante per far fare bella figura al nostro Paese, chiediamo solo questo. Quindi sarà un voto di astensione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Boscaini. Ne ha facoltà.
MARIA PAOLA BOSCAINI(FI-PPE). Grazie, Presidente. Signor Ministro, onorevoli colleghi e colleghe, oggi ci troviamo di fronte a un provvedimento, il disegno di legge di iniziativa governativa già approvato dal Senato e ora all'esame di quest'Assemblea, che contiene disposizioni in materia di sicurezza delle attività subacquee. Questo provvedimento rappresenta un passo significativo nella regolazione di un settore di crescente importanza strategica, economica e scientifica, quello delle attività subacquee professionali, che vanno dalle operazioni su infrastrutture sottomarine, alla ricerca tecnologica e alla tutela dell'ambiente marino.
La dimensione subacquea ha assunto negli ultimi anni un ruolo fondamentale per il nostro Paese. Le attività svolte sotto il livello del mare non sono più marginali, riguardano infatti infrastrutture critiche, come dorsali di comunicazione, infrastrutture energetiche , impianti di estrazione e collegamenti strategici per l'approvvigionamento di risorse, oltre alle numerose attività legate alla ricerca scientifica e all'industria.
Tuttavia, fino ad oggi, questa dimensione operativa non era disciplinata in modo organico ed uniforme nel nostro ordinamento. Questo disegno di legge intende proprio colmare questo vuoto, introducendo una disciplina coerente e completa, che garantisca la sicurezza delle attività subacquee e la protezione delle persone e delle infrastrutture coinvolte.
Il testo definisce, innanzitutto, l'ambito di applicazione delle norme. Si tratta di tutte le attività che si svolgono nella dimensione subacquea, intesa come lo spazio sotto il livello medio del mare in aree soggette alla sovranità giurisdizionale nazionale, incluse la zona economica esclusiva e la piattaforma continentale, e per alcune infrastrutture di interesse nazionale anche in alto mare.
Questo disegno di legge fornisce finalmente definizioni precise su chi sono gli operatori tecnici e subacquei, chi sono le imprese subacquee e le attività iperbariche, ponendo così le basi per un regime normativo chiaro e uniforme che si applichi a tutte le figure professionali e operative coinvolte.
Gli obiettivi che il provvedimento si propone riguardano, prima di tutto, la tutela della vita e della sicurezza degli operatori subacquei professionali, definendone i requisiti formativi, gli standard tecnici e i protocolli operativi in linea con le migliori pratiche nazionali e internazionali.
Ancora, riguarda la protezione delle infrastrutture critiche, come gli impianti energetici , gli apparati di telecomunicazione sottomarini e altre opere essenziali per la sicurezza energetica delle comunicazioni e dell'economia nazionale. Prevede anche l'obbligo per le imprese di adottare procedure certificate per gli operatori e di possedere competenze riconosciute. È stata, inoltre, prevista l'istituzione dell'Agenzia per la sicurezza delle attività subacquee come unico presidio tecnico-operativo dello Stato e questa è una garanzia. Questa Agenzia è incaricata di definire gli standard di sicurezza, di coordinare gli interventi e prevenire rischi e interferenze nelle attività subacquee.
Il testo esclude, in modo specifico, dal suo campo di applicazione le attività militari, quelle di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza e le attività turistico-ricreative o sportive e si concentra, quindi, proprio sulle operazioni professionali ad alto rischio e a rilevanza strategica. Un elemento centrale del provvedimento è la creazione di un sistema organico di regolazione che non si limita a fissare singole norme ma che promuove percorsi formativi certificati per gli operatori subacquei professionali con riferimento a standard riconosciuti, compresi registri e albi professionali, affinché favoriscano così trasparenza e riconoscibilità delle competenze, oltre all'adozione di tecnologie avanzate di tutela e sorveglianza delle operazioni subacquee. Con questa disciplina si risponde, così, non solo all'esigenza di sicurezza, ma anche alla necessità di valorizzare il capitale umano ed economico italiano del settore, promuovendo occupazione qualificata e competenze a livello internazionale.
Durante l'esame in Commissione si è svolto un ciclo di audizioni con rappresentanti del mondo industriale e scientifico, inclusi operatori di settore e associazioni di categorie, proprio per confrontarsi con le esigenze reali di chi quotidianamente opera in mare e recepire, quindi, le loro richieste. I vari pareri espressi nel corso dell'iter hanno confermato l'utilità di questo provvedimento e l'assenza di conflitti con altri ordinamenti giuridici o principi costituzionali.
Onorevoli colleghi e colleghe, sostenere questo provvedimento non significa solo approvare una norma tecnica, significa investire nella sicurezza delle persone, tutelare infrastrutture strategiche per il Paese e promuovere una disciplina giuridica innovativa e coerente. Significa anche rispondere a una necessità concreta in un settore che finora è stato regolato in modo frammentario, a volte anche assente, e che oggi vi chiede norme chiare per garantire che operazioni complesse in ambiente subacqueo siano sempre condotte nel rispetto della sicurezza, delle competenze e dell'ambiente.
Per tutte queste ragioni Forza Italia ritiene che questo provvedimento fornisca una proposta saggia, bilanciata e lungimirante, capace di dare finalmente un quadro normativo organico alla materia della sicurezza subacquea. Per questi motivi annuncio il voto favorevole di Forza Italia sul provvedimento, invitando, anche se chi mi ha preceduto non mi è sembrato di questo avviso, tutte le forze politiche a ripensare e a fare lo stesso , per affermare con decisione l'impegno di quest'Assemblea in favore della sicurezza, della legalità e dell'eccellenza operativa del nostro Paese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Furgiuele. Ne ha facoltà.
DOMENICO FURGIUELE(LEGA). Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, questo provvedimento è un atto di lungimiranza strategica che risponde con decisione alla necessità di dotare il nostro Paese di un quadro normativo organico di strumenti atti a sostenere ed affrontare la cosiddetta dimensione subacquea. Quindi, non soltanto un corpo normativo che migliora la sicurezza del nostro Paese ma che tutela anche la sovranità economica e lo straordinario potenziale del nostro mare.
I dati parlano chiaro: entro il 2030 il fatturato, se così si può dire, di quello che è il subacqueo arriverà a cubare fino a 400 miliardi di euro. Insomma, una previsione che evidentemente deve interessare il nostro Paese, che per storia, conformazione e posizionamento geografico inevitabilmente diventerà un tecnologico nel Mediterraneo per tutto quello che concerne le lavorazioni e quello che passa nei nostri fondali. Il Governo, in questi anni, ha cercato di impegnarsi relativamente a quella che è la naturale propensione del nostro Paese, attraverso un programma strategico su diversi ambiti, soprattutto su quelli che riguardano le infrastrutture e la modalità.
Le precedenti normative - le norme fino ad oggi - erano frammentate e incomplete, incapaci di rispondere a quelle che sono le esigenze di un settore che sta diventando sempre più centrale e cruciale. Con questo provvedimento noi colmiamo un vuoto che stava ponendo gli operatori, gli imprenditori e anche le infrastrutture di fronte a delle difficoltà notevoli. Dunque, non è più tempo, signor Presidente, anche e persino nei mari di guardare a visioni ideologiche che vorrebbero un mondo senza confini, perché, signor Presidente, onorevoli colleghi e signor Ministro, noi sappiamo che i confini esistono e che gli Stati li devono difendere anche e soprattutto in mare e non è un'eresia quello che sto dichiarando.
Poi, siccome con il Ministro mi accomuna anche un'appartenenza territoriale, perché siamo entrambi meridionali, da parlamentare calabrese posso aggiungere che questo provvedimento è importante soprattutto per il Mezzogiorno d'Italia, perché ospita diversi punti sensibili nelle telecomunicazioni e nell'approvvigionamento di quelle che sono le risorse importanti. Penso, per esempio, ai gasdotti, ai cavidotti internazionali e agli portuali. Ebbene, una regolamentazione più accurata è fondamentale, perché riesce anche ad attrarre investimenti nelle tecnologie di sorveglianza e di manutenzione soprattutto nei grandi porti e penso al porto di Gioia Tauro. Poi, ancora penso alla possibilità di attrarre investimenti da parte dei poli universitari, che sono già impegnati in quelle che sono le ricerche sulla robotica subacquea, sull'intelligenza artificiale e sulla famosa di cui si sente tanto parlare. Credo che possiamo essere tutti d'accordo sul fatto che investire dal punto di vista economico e dal punto di vista della ricerca scientifica in mare significa rafforzare il Mezzogiorno d'Italia, rafforzare la nostra Nazione e il nostro Paese e tutti gli strumenti che vanno in quella direzione sono evidentemente strategici.
In questo senso, l'istituzione dell'Agenzia per la sicurezza delle attività subacquee diventa un passo in avanti per garantire coordinamento, professionalità e unilateralità per ciò che riguarda gli indirizzi. L'Agenzia sarà chiamata a monitorare, a prevenire le interferenze tra le diverse iniziative e a vigilare sulla sicurezza e sulla cooperazione anche tra le diverse amministrazioni, anche con quelle che sono chiamate direttamente alla protezione delle infrastrutture critiche. Poi, all'interno di questo disegno di legge finalmente si dà ulteriore forza alla Marina militare e alla Guardia di finanza, alle quali vengono date ulteriori competenze per quanto riguarda la sicurezza delle infrastrutture. Questo a testimonianza di quanto sia centrale e importante il Mediterraneo per la nostra sicurezza.
In sintesi, signor Presidente, oltre a mettere ordine in un settore abbastanza complesso, garantisce sicurezza, sostiene la crescita tecnologica e offre nuove opportunità per le imprese, per i lavoratori e per i territori. Come istituzioni, abbiamo il dovere di garantire i nostri interessi geopolitici, di garantire la sicurezza delle nostre infrastrutture e rendere l'Italia una piattaforma centrale nella sicurezza e nello sviluppo delle nuove tecnologie. Per tutte queste ragioni, a nome del gruppo della Lega, annuncio il voto favorevole
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Barbagallo. Ne ha facoltà. Abbiamo un piccolo imprevisto, perché non vedo l'onorevole Barbagallo in Aula. L'ho visto fino a qualche minuto fa, poi però lo abbiamo perso. Intanto, il presidente Deidda ci fa sapere che è il compleanno del Ministro così, mentre aspettiamo Barbagallo, abbiamo riempito questo vuoto. Prego, onorevole Barbagallo.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Signor Ministro, onorevoli colleghi, in questo momento le priorità del Paese sono ben altre rispetto a una normativa molto tecnica, con cui si disciplina la sicurezza delle attività subacquee, che ha impegnato l'Aula in queste giornate. Ribadiamo quanto diciamo dall'inizio della trattazione del testo in Commissione: bastava un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri per dettagliare questioni di natura prettamente tecnica. L'unico vero scopo della legge, in fondo, è quello di nominare un nuovo direttore generale a peso d'oro e procedere a nuove assunzioni discrezionali, senza neanche un minimo di evidenza pubblica.
Signor Ministro, più volte abbiamo chiesto in Aula, con diversi emendamenti, di garantire, sia per le assunzioni a tempo determinato che a quello indeterminato, di procedere con sistemi di evidenza pubblica, bandi e procedure di trasparenza, ma la maggioranza ha sempre risposto di no. Ci preoccupa questo metodo perché in vista vediamo l'ennesimo “nominificio” targato Meloni.
Peraltro, questo accade nel tempo in cui la finanza locale è ridotta all'osso, il debito pubblico aumenta, e quello di oggi è anche un pessimo segnale che diamo agli amministratori pubblici e ai sindaci che faticano ogni giorno per far quadrare i conti pubblici e i conti del proprio municipio. Una scelta che stride anche con i precetti costituzionali relativi all'efficienza e al buon andamento della pubblica amministrazione.
Insomma, una previsione assolutamente arbitraria e mossa soltanto dalla spinta irrefrenabile del Governo di alimentare poltronifici. Sul punto si rivelano particolarmente deboli le argomentazioni della maggioranza, francamente lontane dal livello che abbiamo provato a tenere sia in Commissione che in Aula in questi anni, che hanno equiparato la nomina del nuovo direttore con il presidente della Fondazione per le attività subacquee.
La Fondazione, infatti, è una fondazione privata, che non grava sull'erario e non è prevista nessuna indennità con fondi pubblici, mentre nel vostro caso prevedete di nominare un nuovo con nomina fiduciaria fino a 360.000 euro di indennità. Una nomina che non prevede un confronto stabile con il mondo della ricerca, con il mondo dell'università, con le Capitanerie di porto e con le realtà professionali che da anni garantiscono la sicurezza dei fondali e la sicurezza degli operatori.
Insomma, il testo si occupa molto della nomina e delle mani libere che deve avere il Governo per assumere nuove unità di personale e per la nomina del direttore generale, ma non si occupa di come garantire il funzionamento di questa struttura, di come questa Agenzia funzionerà e come garantirà una migliore direzione per il Paese. Ostentiamo in questa sede anche tutte le nostre preoccupazioni su come l'Agenzia verrà messa nella condizione di funzionare, di coordinarsi e di essere riconosciuta per competenza ed autorevolezza.
C'è poi un tema che ci sta a cuore, ossia quello della sicurezza dei lavoratori e delle persone che lavorano sott'acqua, in ambienti ostili, con rischi reali e quotidiani, operatori subacquei e iperbarici, medici subacquei con titoli conseguiti all'estero e in Paesi lontani. Non parliamo solo della tutela delle lavoratrici e dei lavoratori che operano in condizioni estreme, ma parliamo, al tempo stesso, della protezione delle nostre infrastrutture strategiche e della sicurezza strategica, ambientale e digitale del Paese. A tal riguardo, tutte le proposte del Partito Democratico sono state bocciate.
Erano proposte di buonsenso per garantire al massimo la sicurezza di persone e di infrastrutture, che certo non può essere limitata a una valutazione formale o esclusivamente sanitaria, con criteri chiari sull'idoneità operativa, sulla formazione continua, sulle competenze professionali e sulle procedure di emergenza. Così facendo, si è rivelata inconcludente la scelta dell'iniziativa di legge governativa, visto che non c'è stato alcun vero coinvolgimento delle opposizioni e del ruolo del Parlamento. È stato bocciato persino il nostro ordine del giorno che impegnava il Governo a coinvolgere le regioni in materia di formazione professionale.
In Aula ieri c'era la Sottosegretaria Siracusano, che ha respinto l'ordine del giorno, ha dichiarato il parere contrario all'ordine del giorno e poi l'Aula lo ha respinto, argomentando con gli articoli 21 e 25 del testo. A nostro giudizio, resta un'argomentazione non pertinente. Signor Ministro, noi abbiamo posto un altro tema, che è di tutta evidenza: in materia di formazione professionale ci sono regioni, come la Sicilia, che hanno competenza esclusiva. Quindi, in assenza di un recepimento espresso sulla formazione di alcune figure professionali, si creerà un pasticcio grande quanto una casa. Quindi noi, da questo punto di vista, facciamo voti affinché il Governo quanto prima le coinvolga.
Vi è poi una questione politica più ampia e relativa alla dimensione internazionale del dominio subacqueo. Le attività di cui stiamo parlando non si fermano certo ai confini nazionali. Insomma, in mare non ci sono i muri, lo abbiamo detto anche durante il dibattito d'Aula. Le infrastrutture che attraversano i fondali sono transnazionali per definizione. Serve un'azione forte e puntuale per ottenere quegli interventi a livello internazionale che possano garantire una maggiore sicurezza europea e una maggiore sicurezza del Mediterraneo.
Urge una riflessione su standard comuni, su condivisione delle informazioni, su una protezione coordinata delle infrastrutture critiche sottomarine. In tema di infrastrutture ancora abbiamo chiesto con forza di evitare il rischio di sovrapposizioni e di rallentamenti operativi e procedurali, ma anche queste richieste sono rimaste senza risposta. Quando si interviene su un'attività che riguarda gasdotti, cavi sottomarini, rilievi geosismici, manutenzione di infrastrutture critiche, emergenze ambientali e ricerca scientifica, la sicurezza non la si può costruire con una sola struttura, ma si costruisce con l'autorevolezza che nasce dall'integrazione e dalle competenze di tutte le strutture, di tutte le agenzie e di tutti gli uffici che sono chiamati a intervenire.
In conclusione, signora Presidente e signor Ministro, a nostro giudizio questo testo rappresenta l'ennesima occasione persa di questa legislatura. Noi auspicavamo un maggiore confronto e un maggiore coinvolgimento delle forze parlamentari. Per le ragioni esposte, ma anche con l'auspicio che la legislazione tecnica possa trovare in sede di applicazione anche coinvolgimenti ampi non solo delle parti sociali, ma anche delle categorie produttive, annuncio il voto di astensione del Partito Democratico .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Frijia. Ne ha facoltà.
MARIA GRAZIA FRIJIA(FDI). Grazie, signora Presidente. Onorevoli colleghe e onorevoli colleghi, partirei da alcune considerazioni rispetto anche agli interventi che ho ascoltato in Aula. Ebbene, io credo che non esista progresso senza un primo passo, e per fare il primo passo, Ministro, ci vuole coraggio. Lei e questo Governo lo avete dimostrato, ancora una volta, con questo provvedimento, tanto atteso dal settore professionale. Qualcuno prima di me ha affermato che, ancora una volta, l'Italia è in ritardo. Ecco, con questo provvedimento cerchiamo, con il Governo Meloni, di recuperare il tempo perduto dalla sinistra. Consentitemi di fare una breve considerazione personale.
Sono particolarmente lieta e orgogliosa di svolgere e avere svolto il ruolo di relatrice di questo provvedimento, perché non solo stiamo parlando di un provvedimento storico e di un provvedimento innovativo, ma perché questo provvedimento riguarda da vicino e tocca da vicino anche la mia città, La Spezia.
La Spezia, per storia e vocazione, è stata individuata dal Governo Meloni come sede del Polo nazionale della dimensione subacquea, un elemento, un tassello strategico per il lavoro che dobbiamo mettere in campo sulla dimensione subacquea. Con questo disegno di legge affermiamo un principio chiaro: il dominio subacqueo è strategico quanto lo spazio, quanto il futuro della nostra Nazione, e lo Stato deve governarlo pienamente. Le frontiere del futuro non si misurano solo nello spazio e nel digitale, ma anche nelle profondità del mare.
Oggi votiamo un provvedimento storico e, come dicevo, per la prima volta, con il Governo Meloni, in Italia, si interviene in modo organico sul settore delle attività subacquee professionali, colmando un vuoto normativo che per anni ha inciso sulla sicurezza e sullo sviluppo del nostro Paese in maniera negativa. Qui non parliamo di un settore di nicchia, parliamo di sicurezza nazionale, di infrastrutture critiche, di innovazione industriale, lo hanno detto i colleghi che sono intervenuti prima di me.
Non mi soffermo sui dati legati alla vocazione marittima della nostra Nazione, lo dicevano prima i miei colleghi: 8.000 chilometri di coste, il 95 per cento del traffico globale dei dati che viaggia su cavi sottomarini, quanto incide sul futuro della nostra Nazione la protezione delle infrastrutture strategiche, sulla competitività nazionale, il ruolo dell'Italia nel Mediterraneo. Mi vorrei soffermare, però, Presidente, sul quadro giuridico che introduce questo provvedimento, perché questo provvedimento nasce da una visione di questo Governo e dall'esigenza di dotare la Nazione di un quadro giuridico moderno, adeguato all'evoluzione tecnologica in corso, capace di rendere gli spazi subacquei più accessibili, ma soprattutto più sicuri.
Il provvedimento, per la prima volta, interviene su 4 grandi ambiti: l'accesso agli spazi subacquei, la protezione delle infrastrutture energetiche e di comunicazione, la regolamentazione dei mezzi e dei lavori subacquei, la promozione della conoscenza, della ricerca e della formazione. Tra le molteplici novità che questo provvedimento introduce c'è l'istituzione dell'Agenzia nazionale per l'attività subacquea, alle dipendenze della Presidenza del Consiglio, con specifiche funzioni. Per la prima volta, lo Stato italiano si dota di una cabina di regia unica, capace di coordinare e mettere a sistema competenze che fino ad oggi erano frammentate tra amministrazioni diverse.
È un passaggio storico, Presidente, signor Ministro. Lo Stato italiano assume pienamente la responsabilità del governo degli spazi subacquei e della protezione delle infrastrutture di interesse nazionale. La seconda innovazione che vorrei sottolineare, perché ho sentito molte critiche, è il ruolo della sicurezza che affronta questo tema per quanto riguarda le imprese e i lavoratori subacquei. Da tanto tempo si aspettava un provvedimento di questa portata.
Parliamo di aziende e professionisti altamente specializzati, che operano in condizioni estreme e con livelli di rischio elevatissimi, e che finalmente, con questo provvedimento, potranno contare su regole chiare e un inquadramento normativo uniforme. Una terza novità che merita di essere evidenziata è il coordinamento nazionale delle attività subacquee, esattamente il contrario di quello che hanno contestato prima i miei colleghi e che, invece, questo provvedimento affronta. Con questo passaggio superiamo frammentazioni, sovrapposizioni e zone grigie, introducendo un sistema integrato nel quale sicurezza, formazione, ricerca e innovazione dialogano tra loro.
Questo significa certezza del diritto per gli operatori e fiducia per gli investitori. Ma questa legge non parla solo di sicurezza. La dimensione subacquea è frontiera tecnologica avanzata, robotica , intelligenza artificiale, sensoristica, monitoraggio da remoto; ambiti nei quali l'Italia vanta competenze, imprese e centri di ricerca di assoluta eccellenza. Con questo provvedimento noi andiamo a valorizzare questa attività prettamente caratteristica della nostra Nazione. Dal punto di vista politico, poi, questo provvedimento colloca l'Italia un passo avanti rispetto all'Europa, esattamente il contrario di quello che abbiamo sentito in quest'Aula.
L'Europa ancora non dispone di una disciplina organica in materia. Questa è una legge destinata, invece, a diventare un riferimento a livello europeo. Voglio rimarcare che questo disegno di legge, poi, si inserisce pienamente nella strategia del Governo Meloni, che ha riportato il mare, attraverso l'istituzione del Ministero del mare, attraverso delle politiche di visione su questa infrastruttura strategica vitale per la nostra Nazione, al centro dell'agenda nazionale, appunto, insieme allo spazio, in una visione multidominio della sicurezza e dello sviluppo.
Per questo, desidero rivolgere, oltre che gli auguri, signor Ministro, un ringraziamento sincero proprio a lei, Ministro Nello Musumeci, e al Governo per avere sostenuto una riforma complessa, ma necessaria. In conclusione, onorevoli colleghi, con questo provvedimento l'Italia torna a guardare al mare come a una dimensione strategica da governare, non da subire. Riconosciamo la dimensione subacquea come nazionale, tuteliamo infrastrutture critiche, valorizziamo imprese e lavoratori, e sosteniamo l'innovazione industriale. Per queste ragioni, a nome del gruppo di Fratelli d'Italia, annuncio il nostro voto convintamente favorevole .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
Prima di passare al voto finale, do la parola al presidente della Commissione, onorevole Deidda, per un breve ringraziamento. Colleghi, io non riesco a sentire nulla, neanche la mia voce.
SALVATORE DEIDDA, . Grazie, Presidente. Volevo semplicemente ringraziare i colleghi della Commissione trasporti, sia l'opposizione, perché, pur nelle differenze, ha mantenuto sempre un comportamento costruttivo e bisogna riconoscerlo, sia nelle audizioni, nelle visite, sia la maggioranza, ma soprattutto anche il signor Ministro, il centro studi e anche i collaboratori della Commissione, e soprattutto, anche a nome del gruppo di Fratelli d'Italia, tanti auguri di buon compleanno, e quindi tante felicitazioni
PRESIDENTE. A questo punto, do la parola al Ministro per la Protezione civile e le politiche del mare, Nello Musumeci, che ha chiesto di intervenire, anche lui, per un breve ringraziamento.
NELLO MUSUMECI,. Grazie, signora Presidente. Sì, anch'io, come ho fatto a Palazzo Madama, desidero qui esprimere il ringraziamento personale del Governo a tutti i deputati della maggioranza e dell'opposizione. Anche il preannunciato voto di astensione va letto, mi auguro, come un segnale di attenzione, pur con tutte le riserve che sono state manifestate e che, quindi, meritano grande rispetto. Con il sostegno a questo disegno di legge l'Italia si pone fra i primi Paesi membri dell'Unione europea a dotarsi di una norma che consente di disciplinare, finalmente, lo spazio e la dimensione subacquea.
Mi pare un grande e significativo passo avanti, che va ascritto non soltanto al Governo, ma al Parlamento nella sua interezza Con il tempo affronteremo le necessarie modifiche che la realtà di ogni giorno ci evidenzierà .
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2521: S. 1462 - "Disposizioni in materia di sicurezza delle attività subacquee" .
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire, sull'ordine dei lavori, la deputata Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Ci troviamo costretti e costrette a chiedere un'informativa della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, su quanto emerso oggi relativamente al ECM, installato su tutti i computer dell'amministrazione giudiziaria italiana, perché è un che consente di spiare chi utilizza i computer, quindi i magistrati e tutto il personale dell'amministrazione giudiziaria, e che quindi pone gravi, gravissime questioni di sicurezza, di e di rispetto del lavoro delicatissimo della magistratura italiana.
Dicevo che siamo costretti e costrette a chiedere l'informativa della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, perché il Ministro Nordio, che oggi è venuto in quest'Aula a fare le comunicazioni sullo stato della giustizia italiana e poi si è recato al Senato, sollecitato su questo tema, su questo grave scandalo emerso oggi, non ha dato risposte non solo convincenti ma neanche corrette e veritiere. Il Ministro Nordio ha dichiarato che non è vero che il consente di entrare nei pc dei magistrati e di controllarne il lavoro spiandoli, quando c'è già una testimonianza, quella del magistrato Tirone della procura di Alessandria, che ha fatto fare delle prove a un tecnico informatico per ben tre volte, in tre momenti diversi, rivelando che i computer sono accessibili da remoto senza alcuna notifica al magistrato che sta lavorando e che possono addirittura da remoto subire azioni di modifica dei contenuti dentro il computer. Non solo questo: da remoto si può attivare la telecamera e il microfono e, quindi, sostanzialmente videosorvegliare il magistrato o il lavoratore dell'amministrazione giudiziaria dall'inizio del suo lavoro fino alla fine del suo lavoro.
È davvero grave che il Ministro Nordio abbia invece dichiarato il contrario, cioè che questo non è possibile, ed è grave in entrambi i casi: è grave nel caso in cui il Ministro non sappia di cosa sta parlando, non conosca il funzionamento di questo e non sappia nulla di come funziona, ed è ancora più grave nel caso in cui il Ministro Nordio abbia invece inteso mentire al Parlamento, tanto più che risulta dall'inchiesta della trasmissione che questo funzionamento indebito del era già stato segnalato nel 2024 al Ministero della Giustizia e che, su richiesta anche - così pare - di Palazzo Chigi, era stato tutto messo a tacere. Quindi, nel caso in cui il Ministro Nordio non fosse informato, qualcun altro ha contribuito a fare in modo che i magistrati italiani non sapessero di poter essere spiati attraverso i loro pc. Quindi, Presidente, noi pretendiamo un'informativa.
Aggiungo un'ultima cosa. È scandaloso che oggi, di fronte a queste notizie, il Ministro non abbia nemmeno sentito il dovere di annunciare la dismissione dell'utilizzo di questo , anche per rassicurare tutti sul fatto che non si voglia utilizzarlo per spiare i magistrati. Quindi, Presidente, ribadisco la più totale urgenza di questa informativa della Presidente del Consiglio, perché, come sappiamo, la magistratura è e deve restare un potere indipendente in questo Paese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori e sullo stesso argomento, la deputata Braga. Ne ha facoltà.
CHIARA BRAGA(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Noi ci uniamo alla richiesta della collega Piccolotti e chiediamo che il Governo venga in Aula a chiarire questa inquietante vicenda che è stata svelata da un'inchiesta della trasmissione secondo cui i computer, i dispositivi informatici di magistrati, giudici e procuratori sarebbero assoggettati a un controllo da remoto non autorizzato e che addirittura il problema, sollevato nel 2024 da una procura, sia stato messo a tacere su indicazione - parrebbe - di Palazzo Chigi.
Guardate, se questo fosse confermato sarebbe di una gravità inaudita e il Governo dovrebbe sentire il dovere di risponderne nel merito, anziché minacciare, come ha fatto oggi il Ministro Nordio, con accuse del tutto infondate la collega Serracchiani , che qui in quest'Aula ha utilizzato espressioni che sono tutt'altro che improprie - e basterebbe leggere il resoconto, che è già disponibile -, pensando di intimidire e zittire le opposizioni dopo averle, come abbiamo sentito questa mattina, tentato anche di sbeffeggiarle con espressioni improprie, quelle sì, in Aula. L'attacco alla magistratura e alla separazione dei poteri sancita dalla Costituzione e le vicende opache e mai chiarite del tutto dal Governo, che hanno visto spiati giornalisti sgraditi, non ci lasceranno mai indifferenti o silenti, perché ne va della democrazia che noi difenderemo sempre.
Per questo chiediamo al Ministro Nordio, che prima minaccia e poi cerca di fare maldestramente marcia indietro facendo la vittima, di rispettare prima di tutto il Parlamento, quest'Aula, la collega Serracchiani e tutti i colleghi deputati e deputate, e di chiarire in Aula, tramite la Presidente del Consiglio di cui chiediamo una presenza rapida e immediata, i contorni di questa vicenda. Su questo, ovviamente, siamo uniti alla richiesta della collega Piccolotti e ci aspettiamo una risposta tempestiva al più presto .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata D'Orso. Ne ha facoltà.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente. A nome del MoVimento 5 Stelle, anche io mi associo alla richiesta di informativa urgente alla Presidente del Consiglio, perché dobbiamo chiedere alla Presidente del Consiglio se è vero che nel 2024 sia arrivata al Ministero della Giustizia una segnalazione da parte di una procura italiana che, appunto, denunciava il fatto che nelle nei pc - 40.000 circa sembrerebbero, installati presso tutti gli uffici giudiziari, quindi procure e tribunali - ci fosse un che permette di accedere da remoto senza lasciare alcuna traccia e spiare l'attività che in quella del magistrato o del personale di cancelleria, avviene.
Il punto è questo. Pare che la Presidenza del Consiglio, quindi Palazzo Chigi, abbia dato in qualche modo l'ordine di minimizzare assolutamente la vicenda, cestinarla e insabbiare tutto. È per questo che noi chiamiamo la Presidente del Consiglio Meloni a rispondere, perché riteniamo che in una vicenda del genere occorra la massima trasparenza, perché qui è in gioco non solo la riservatezza, chiaramente, di quel personale e di tutta la magistratura, che svolge la sua attività su quei pc e su quelle , ma qui è in gioco un problema di sicurezza nazionale, evidentemente, datasi la delicatezza di tutti i dati che quei computer conservano, e un problema di democrazia stessa.
Quindi, noi riteniamo che immediatamente la Presidente del Consiglio debba venire a fare luce su questa vicenda .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Anche noi ci uniamo alla richiesta di un'informativa del Ministro Nordio.
Signora Presidente, colleghi, in un Paese nel quale abbiamo già sperimentato che possono essere intercettati attraverso dei sistemi - il , per essere chiari - giornalisti, imprenditori e politici e che molti politici sono stati spiati attraverso quelli che vengono chiamati i casi Striano e Bellavia eccetera, quasi dovremmo non sorprenderci del fatto che si arriva, in qualche modo, a intervenire anche sui computer di magistrati e dipendenti del Ministero della Giustizia. Stiamo diventando un Paese di spioni e il problema è che quando alcuni di questi strumenti sono di esclusiva pertinenza degli apparati dello Stato la cosa diventa ancora più inquietante.
Noi non sappiamo se ciò che è stato denunciato da una trasmissione televisiva sia vero o no.
L'informativa la chiediamo proprio perché pretendiamo che il Governo, attraverso il Ministro della Giustizia, venga in Parlamento, possibilmente venendo a dire la verità, e questa clausola dobbiamo sollevarla, perché in casi che abbiamo citato oggi, durante gli interventi sulle dichiarazioni del Ministro della Giustizia in quest'Aula, è emerso chiaro che non sempre il Governo è venuto a dire la verità. Ma noi pretendiamo che su questo argomento venga a dire la verità.
Soprattutto, signora Presidente, noi pretendiamo - e questo dovremmo trasferirlo ai Presidenti sia della Camera che del Senato ma, in particolare, al Presidente della Camera - che nessuno qui dentro si azzardi a minacciare di querela un deputato perché esprime legittimamente, in una sede istituzionale, le proprie perplessità, le proprie critiche, il proprio convincimento . Stiamo superando il limite, signora Presidente.
Nessuno può minacciare di querela quando un deputato, dentro quest'Aula, è nell'esercizio delle sue funzioni e dice, piaccia o non piaccia, alla maggioranza, al Ministro Nordio o a chiunque altro, quello che vuole e non quello che dovrebbe dire perché, sennò, c'è il Ministro Nordio che lo querela. Venga il Ministro Nordio - è un suo obbligo - a spiegare se è vero o no.
Speriamo che non sia vero ma ce lo venga a dire e non si azzardi, nessuno, a dire quello che un deputato deve o non deve dire qui dentro.
Questo, sì, accadeva tempo fa e vorremmo proprio evitare di ritornarci.
PRESIDENTE. Naturalmente riferirò al Presidente delle richieste di informativa giunte dai gruppi.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta di legge n. 1367-A: Disposizioni per il sostegno del diritto allo studio e per la prevenzione della dispersione scolastica.
Ricordo che nella seduta del 20 novembre 2025 si è conclusa la discussione generale e la relatrice e la rappresentante del Governo hanno rinunciato a intervenire in sede di replica.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli della proposta di legge e delle proposte emendative presentate .
Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri, che sono in distribuzione .
In particolare, il parere espresso dalla V Commissione (Bilancio) è contrario sul testo del provvedimento e, conseguentemente, al fine di garantire il rispetto dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione, dispone la soppressione di tutti gli articoli del testo. Sono, quindi, in distribuzione e saranno poste in votazione, ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento, 7 corrispondenti proposte di soppressione degli articoli da 1 a 7.
Ha chiesto di intervenire, sul complesso degli emendamenti e degli articoli aggiuntivi riferiti agli articoli del disegno di legge, la deputata Orrico. Ne ha facoltà.
ANNA LAURA ORRICO(M5S). Grazie, signora Presidente. Oggi siamo all'epilogo di un triste iter legislativo che riguarda una proposta di legge che ha l'unica colpa - se vogliamo dirlo in questi termini - di aver proposto di istituire una dote educativa a sostegno del diritto allo studio, così come viene riconosciuto in maniera universale nella nostra Costituzione e come strumento di contrasto alla dispersione scolastica.
È arrivato il momento in cui, finalmente, cade la maschera. Cade la maschera di questo Governo e della maggioranza che sostiene questo Governo. E la maschera riguarda ciò che realmente questo Governo pensa del diritto allo studio, del diritto all'istruzione.
Il diritto allo studio che non viene visto come un investimento per costruire il futuro del nostro Paese ma come un carico che pesa, quasi esclusivamente, sulle spalle delle famiglie perché, onestamente, ogni inizio di anno scolastico, tutti in quest'Aula e tutti in questo Paese, leggiamo del caro libri, leggiamo della fatica che fanno non solo le famiglie, sempre più numerose, che si trovano in povertà assoluta e in povertà relativa, ma anche il cosiddetto ceto medio.
Ecco perché, con questa proposta di legge, con gli emendamenti che abbiamo depositato, come MoVimento 5 Stelle - ma voglio anche ringraziare i colleghi delle opposizioni che hanno inteso, diciamo, migliorare questa proposta di legge - con i nostri emendamenti, andiamo a rafforzare questo principio della garanzia del diritto allo studio accessibile per tutti. E chiediamo anche di istituire uno strumento emerso come una richiesta anche dal ciclo di audizioni che abbiamo fatto in Commissione, cioè un Osservatorio sulla povertà educativa. Un osservatorio nazionale che consenta alle istituzioni di questo Paese, a livello nazionale e anche regionale, di poter monitorare la condizione in cui si trovano i minori, e lo voglio ricordare perché gli ultimi dati ci dicono che nel nostro Paese…
ANNA LAURA ORRICO(M5S). L'argomento, Presidente, è evidente che non interessa all'Aula…
PRESIDENTE. No, collega, io non volevo interromperla però, colleghi, io non riesco a sentirla, l'onorevole Orrico. C'è veramente un rumore di fondo che è insopportabile. Se avete l'esigenza di parlare tra voi o lo fate a bassa voce o lo fate fuori dall'Aula. Prego, collega Orrico.
ANNA LAURA ORRICO(M5S). Presidente, è evidente che a quest'Aula discutere dei ragazzi e delle ragazze, soprattutto dai banchi della maggioranza conviene solo quando parliamo di repressione del dissenso, quando parliamo di quando parliamo di sei in condotta, di non far accedere i ragazzi all'esame di Stato se fanno scena muta per protesta. E c'è anche qualcuno che scimmiotta dalla parte della maggioranza - non so chi è stato - a riprova che quando si parla del futuro di questo Paese, dal vostro punto di vista, non vale la pena prestare attenzione.
Ed è anche un po' la cifra di questa maggioranza che, in Commissione, ha svelato la propria identità perché non c'è mai stato un reale dibattito sugli emendamenti in questa proposta di legge. Vi siete limitati semplicemente a portare degli emendamenti soppressivi, come anche fate all'interno di quest'Aula. E sorvolo, perché poi interverrà il collega Dell'Olio, rispetto a quello che oggi è successo in Commissione bilancio, perché non si può sentire che il MEF non possa produrre una relazione tecnica sulla popolazione studentesca che potrebbe avere diritto alla dote educativa. Veramente non si può sentire in uno Stato avanzato come dovrebbe essere il nostro!
Dicevo prima dell'Osservatorio nazionale sulla povertà educativa, perché oggi è certificato che, nel nostro Paese, ci sono più di 1,3 milioni di ragazzi e di ragazze, sotto i 18 anni, in povertà. E allora è necessario non solo monitorare il dato sulla povertà educativa, ma tutto ciò che questo comporta in termini di dispersione scolastica esplicita, che poi si traduce in abbandono degli studi e anche in dispersione scolastica implicita, cioè nel fatto che la maggior parte dei ragazzi e delle ragazze che arrivano a completare un ciclo di studi hanno però delle gravi carenze rispetto alle competenze primarie sull'italiano, sulla matematica.
Presidente, mi lasci dire un'ultima cosa rispetto all'atteggiamento di questa maggioranza e di questo Governo. Questo è un provvedimento che istituisce la dote educativa, rafforza le comunità educanti, vuole rendere stabile il tempo prolungato nelle scuole con una cifra che, se guardiamo bene, non è nulla rispetto a quello che, invece, questo Governo decide di investire sulle armi. Perché parliamo di 3 miliardi di euro. Tre miliardi da investire sul futuro del nostro Paese, su quello che dovrebbe essere l'principale, anche per creare sviluppo industriale, sviluppo tecnologico.
La risposta di questo Governo e di questa maggioranza è l'abbandono, in questo caso non scolastico, ma l'abbandono di un qualsiasi tentativo di avere una visione su come in questo Paese dovrebbe crescere il futuro .
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire, sul complesso degli emendamenti, la deputata Manzi. Ne ha facoltà.
IRENE MANZI(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Poco fa una collega che chiedeva informazioni su questo provvedimento, di fronte al sunto del parere sostanzialmente contrario della maggioranza rispetto ai nostri emendamenti e, addirittura, alla soppressione dell'intera proposta di legge, mi chiedeva: ma perché? Hanno motivato il perché? Ecco, no, non hanno motivato il perché, come sempre del resto. Come mai motivano, né in Commissione né in Aula, riguardo a tutti gli emendamenti, né nell'esame delle leggi di bilancio, devo dire, rispetto a tutti i provvedimenti che riguardano l'istruzione.
Tali provvedimenti, in particolare, in questo caso, riguardano temi che dovrebbero essere di urgente attualità, come quello della dispersione scolastica, come quello del diritto allo studio. Eppure, addirittura, in questo caso, se andate a leggere i titoli di questa proposta di legge, essi fanno riferimento alla dote educativa, fanno riferimento alle mense scolastiche, parlano di dispersione, di patti educativi di comunità. Tutti temi che dovrebbero essere importanti per chi si occupa di istruzione. Guardate, bastava anche un segnale, rispetto a questa proposta di legge; bastava, ad esempio, che si accogliesse almeno uno dei principi. È ovvio, anche con le proposte di legge che il Partito Democratico ha presentato in questi più di tre anni di legislatura, che i temi che la proposta di legge presentata dalla collega Orrico pone sono temi che condividiamo - lo abbiamo visto negli emendamenti che abbiamo presentato sia noi che le altre forze di opposizione -, eppure, nessuna delle questioni che questa proposta di legge pone è stata accolta dalla maggioranza.
Perché, davvero, è molto facile parlare di istruzione a costo zero, come spesso il Governo, come spesso il Ministro Valditara si trova a fare; è molto più facile lanciare, in realtà, nuovi reati, nuove fattispecie punitive, quando non si lavora mai, e non si lavora davvero mai e poi mai, sulla prevenzione di quelli che sono i fenomeni. Non so se i colleghi hanno letto i dati che sono stati diffusi da Oxfam solo pochi giorni fa. Si riferiscono alla povertà in generale, ma c'è un dato che dovrebbe farci saltare tutti sulla sedia, ossia quello che riguarda la povertà assoluta dei minori: pesa per il 13 per cento; è il dato più alto dal 2014 ad oggi. E, di fronte a un dato del genere, piuttosto che il silenzio, l'attenzione distratta, di quest'Aula, dovremmo davvero tutti rimboccarci le maniche e impegnarci per intervenire, ovviamente con gli strumenti dell'istruzione, e non solo con gli strumenti dell'istruzione.
Eppure questo è il Governo - lo ricordavo poco fa - che fa politiche di istruzione a costo zero. Del resto, basta fare un breve sunto delle misure economiche che in materia di istruzione sono state adottate dal Governo Meloni-Valditara: dimensionamento scolastico - spero che potremmo avere, come abbiamo chiesto, anche in Commissione, a breve, l'audizione dei presidenti delle regioni che sono state commissariate, perché sarebbe molto importante sentire la loro testimonianza diretta -, il taglio di più di 6.000 posti di organico, le risorse disinvestite, 600 milioni in meno sul prossimo triennio all'interno della legge di bilancio. Ecco, si parla facilmente di quanto sia importante l'istruzione, quando, in realtà, si vanno a togliere quelle che sono le risorse vitali, quando si interviene sul Piano nazionale di ripresa e resilienza, dimezzando quasi i posti negli asili nido, che sono uno dei primi fattori di contrasto alla povertà educativa e alla dispersione della crescita, proprio di quei bambini e di quelle bambine che possono avere meno opportunità.
Quella di oggi rischia davvero di essere, colleghi - lo abbiamo ripetuto nella discussione generale che si è fatta più di due mesi fa -, un'occasione persa. È un'occasione persa perché voi bocciate integralmente, con i vostri emendamenti - spero in un silenzio imbarazzato e non complice, devo dire -, quelli che sono i contenuti di questi articoli, quelle che sono le proposte che abbiamo cercato di mettere in campo, soprattutto in questo momento, che è un momento molto delicato, perché è stato ricordato anche ieri, in quest'Aula, al termine della seduta, quanto è avvenuto a La Spezia e quanto quell'avvenimento così drammatico e così tragico abbia sconvolto ognuno ed ognuna di noi. Davvero, dovrebbe indurci a trovare degli spazi, dei luoghi, per poter lavorare insieme sulla prevenzione, sul disagio delle generazioni più giovani, sull'emergenza educativa, e non solo, che coglie le generazioni più giovani.
Invece, ancora una volta, ve ne lavate le mani ed è, davvero, un silenzio complice, quello di questa sera e, spero che voi tutti, colleghi, anche quelli che non fanno parte della Commissione cultura, vi rendiate conto della responsabilità che, in questo momento, portate avanti, bocciando, eliminando di fatto, cancellando, con un tratto di penna, i contenuti di questi articoli, uno per uno. Spero davvero che ve ne rendiate conto, perché la propaganda dura lo spazio di un mattino, è una grancassa mediatica notevole, ma i danni sociali che il mancato investimento in istruzione, nelle misure di contrasto ai divari che ci sono tra gli studenti, in varie parti d'Italia, tra gli studenti e le studentesse, i danni sociali che tutto questo comporta si porteranno avanti per molti anni. È una grave responsabilità che vi assumete davanti al Paese, non solo davanti all'opposizione, ma davanti al Paese, ed è bene che ne siate consapevoli fino in fondo .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, invito la relatrice e la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli emendamenti e sugli articoli aggiuntivi… Collega, chiede di intervenire? Niente, lasciamo stare la relatrice. Collega Piccolotti, non era segnalata.
Ha chiesto di parlare, sempre sul complesso delle proposte emendative, la collega Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. L'avevo chiesto prima, non l'ho chiesto solamente ora. Io direi così: c'era una volta la destra sociale, c'era una volta la destra che proclamava di occuparsi delle persone in difficoltà, degli ultimi, delle questioni sociali e, oggi, quella destra sociale non c'è più. Lo vediamo quando discutiamo provvedimenti come questo, ma, più in generale, ogni volta che questo Parlamento è chiamato a discutere del necessario intervento pubblico a difesa di chi oggi non può permettersi nemmeno di pagarsi gli strumenti che servono ad accedere all'istruzione primaria, all'istruzione del ciclo dell'obbligo.
Lo dico perché siamo un Paese segnato da diseguaglianze intollerabili. Ci sono milioni di bambini e di bambine, le cui famiglie fanno fatica a comprare i libri scolastici, a comprare il materiale che serve per andare a scuola come tutti gli altri, e non sentire la diversità che pesa, la discriminazione, l'esclusione. Ci sono tantissimi bambini e bambine che fanno un solo pasto e non ne fanno due, perché le loro famiglie non possono permetterselo. Ci sono bambini e bambine che non possono permettersi le ripetizioni il pomeriggio, se hanno dei problemi con il proprio rendimento scolastico. Ci sono bambini e bambine a cui le tante attività che vengono offerte agli altri e alle altre sono precluse - lo sport il pomeriggio, la scuola di inglese, la scuola di musica, la scuola di teatro -, perché per pagare queste attività servono centinaia di euro al mese e le loro famiglie non possono permetterselo.
Ecco, di fronte a tutto questo, noi abbiamo una maggioranza, anche tutti i singoli deputati che sono qua dentro, che ogni volta che si discute di fare degli investimenti per potenziare l'istruzione pubblica, che dovrebbe essere il principale motore dell'emancipazione, si girano dall'altra parte. Abbiamo un Ministro dell'Economia che spiega alle Commissioni bilancio che è giusto, visto che c'è il calo demografico, tagliare sull'istruzione, come se questi problemi non esistessero. Abbiamo un Ministro dell'Istruzione che non fa altro che far rotolare provvedimenti, uno dietro l'altro, sempre di natura repressiva, sempre orientati a punire i ragazzi e le ragazze che hanno delle difficoltà, mentre, invece, dovremmo, come dice la nostra Costituzione, operare per tirarli fuori da quelle difficoltà. Perché, lo vorrei ricordare, l'articolo 3 della nostra Costituzione dice che lo Stato deve rimuovere gli ostacoli che si frappongono ad uno sviluppo pieno della persona.
Allora oggi, con questo voto, con questo emendamento soppressivo, che cancella un testo che è una proposta della collega Orrico, che poteva essere cambiato, emendato nelle parti che, magari, per la maggioranza non vanno bene o sono da rivedere, voi, di fatto, date anche un colpo di spugna a quell'articolo 3 della Costituzione che, invece, tutti e tutte noi dovremmo rispettare, con disciplina e onore.
Lo dico perché potevate fare altre scelte, potevate sostenere che la dote educativa non è lo strumento giusto e, per esempio, garantire servizi gratuiti agli studenti e alle studentesse. Ogni anno, quando arriva la legge di bilancio, si legge sui giornali che c'è una discussione sulla gratuità dei libri di testo; ogni volta dite che state per farlo, però poi non lo fate mai. Potevate farlo oggi, in questa proposta di legge, con un semplice emendamento, potevate discutere di ampliare il tempo pieno e il tempo prolungato a tutte le scuole del Paese, visto che vi sta tanto a cuore la natalità e che sapete che le donne e le famiglie hanno bisogno anche di tempo pieno e prolungato; ne hanno bisogno i bambini e le bambine, ma ne hanno bisogno anche le famiglie affinché sia possibile conciliare la vita lavorativa con l'accudimento dei figli e il carico familiare.
Ma no, nemmeno questo vi interessa, non vi interessa fare in modo che ci siano le mense in tutte le scuole, quelle mense che potrebbero dare un pasto a quei bambini che molto spesso fanno fatica ad avere due pasti proteici nell'arco della giornata. Di tutto questo non vi importa, fate un emendamento, cancellate il problema, cancellate la discussione, cancellate il dibattito. Peccato che fuori da qui la sofferenza di quegli studenti e quelle studentesse non si cancella, rimane e ci chiama ad un impegno e ad una responsabilità che, visto che voi rifiutate, toccherà a noi, quando finalmente ci saranno le elezioni e si potrà cambiare il Governo di questo Paese, affrontare con il piglio di chi vuole davvero che la scuola e l'istruzione siano un modo per combattere la predeterminazione delle esistenze.
Quel meccanismo infernale per cui, se nasci in una famiglia povera, devi poi rimanere povero tutta la vita. Noi siamo sinistra, e sinistra significa, prima di tutto, ribellarsi a questa ingiustizia. Lo facciamo oggi e lo faremo ogni giorno della nostra vita e della nostra azione politica .
PRESIDENTE. Grazie, onorevole. Scusi ancora, ma l'intervento così lo abbiamo fatto.
Allora, se nessun altro chiede di intervenire - a questo punto direi di no -, invito la relatrice e la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli emendamenti e sugli articoli aggiuntivi riferiti agli articoli della proposta di legge. Prego, onorevole.
BEATRIZ COLOMBO, Grazie, Presidente. Allora, io direi solamente i pareri favorevoli, se me lo consente.
PRESIDENTE. Gli altri li intendiamo contrari, corretto?
BEATRIZ COLOMBO, Tutti contrari, esattamente.
BEATRIZ COLOMBO, Sugli emendamenti 1.1000 Cangiano, 1.300, 2.300, 3.300, 4.300 e 5.300 della Commissione bilancio, sugli identici emendamenti 6.1000 Cangiano e 6.300 della Commissione bilancio e sugli identici emendamenti 7.1000 Cangiano e 7.300 della Commissione bilancio il parere è favorevole.
PAOLA FRASSINETTI,. Parere conforme.
PRESIDENTE. Passiamo quindi all'emendamento 1.1000 Cangiano, soppressivo degli articoli da 1 a 5, sul quale la Commissione e il Governo hanno espresso parere favorevole.
Avverto che, in caso di approvazione di tale emendamento: risulteranno assorbite le condizioni soppressive della Commissione bilancio 1.300, 2.300, 3.300, 4.300 e 5.300; risulteranno preclusi tutti gli ulteriori emendamenti riferiti agli articoli da 1 a 5, nonché la votazione degli articoli medesimi, nonché l'articolo aggiuntivo 5.01 Orrico.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Caso. Ne ha facoltà.
ANTONIO CASO(M5S). Grazie, signora Presidente. Intervengo su questo primo emendamento abrogativo da parte di una maggioranza che scappa palesemente davanti a temi importanti, fondamentali, essenziali per il nostro Paese. Ricordo che stiamo parlando di una proposta di legge che agisce su un principio che è chiaramente sancito dalla nostra Costituzione. Un principio che ci dice che l'istruzione è e deve essere un diritto sacrosanto per tutti, un diritto accessibile e garantito a tutti i cittadini del nostro Paese.
Ma, se ne stiamo parlando ora, se è stato necessario presentare una proposta di legge, è perché purtroppo nel nostro Paese non è così. L'istruzione, più che un diritto, è diventata un costo, un costo insostenibile per molti, per troppi; un costo insostenibile soprattutto nell'Italia di Giorgia Meloni, che vede il record di famiglie in povertà, che vede un'inflazione che continua a galoppare, che continua ad erodere gli stipendi degli italiani.
E quindi, in questo contesto, immaginiamoci la spesa per mandare semplicemente i propri figli a scuola, all'inizio, magari, del percorso delle medie o delle superiori, che ammonta a 1.200, 1.400, 1.500 euro, immedesimiamoci in quelle famiglie che hanno più di un figlio: come può essere sostenibile non solo ormai, ripeto, nell'Italia di Giorgia Meloni, per le famiglie più povere, ma ormai diventa un peso insostenibile anche per il ceto medio.
E al Governo, al Ministro Valditara, ai colleghi di maggioranza a questo punto chiedo: ma come fate a parlare di merito, inserendolo addirittura all'interno del nome del Ministero, quando è chiaro che viviamo in una società in cui l'avvio, la linea di partenza è diversa per tutti? La linea di partenza, e purtroppo poi anche il tuo destino, dipende tremendamente dalla famiglia in cui nasci, dalla città in cui vivi, dal quartiere in cui vivi, dalla regione in cui vivi. Come si fa a parlare di merito?
Come si fa a mettere sullo stesso piano e a dire “forza, andate, fatemi vedere cosa sapete fare” a uno studente che, magari, vive in una famiglia in cui entrambi i genitori faticano ad arrivare a fine mese, nonostante lavorino e abbiano - ed è molto probabile in questo Paese - un lavoro povero, rispetto magari ad un'altra famiglia in cui possono anche finanziare dei doposcuola e così via? E allora ci troviamo davanti a una società e ad una scuola sempre più classista, una scuola che questo Ministero sta trasformando in una lotta tra le classi, in un qualcosa che divide sempre più nettamente chi dovrà essere classe dirigente e chi dovrà essere un lavoratore povero, che già insegna ai ragazzi e ai giovani che dovranno trovarsi davanti a un futuro fatto di precarietà, di sfruttamento.
E allora proprio oggi non possiamo non ricordare Lorenzo Parelli, che 4 anni fa è morto durante l'alternanza scuola-lavoro, a 18 anni, schiacciato da una barra di ferro di 150 chili. E allora dobbiamo tutti capire che così non si può andare avanti, dobbiamo tutti capire che non dobbiamo aspettare ora il prossimo settembre per dire: toh, ci sono delle famiglie che non ce la fanno, ci sono delle famiglie che non possono comprare il materiale essenziale per garantire il diritto allo studio ai propri figli.
Noi ve lo stiamo dicendo da anni, dall'inizio, con questa proposta di legge che vigliaccamente non volete affrontare, ma semplicemente affossare .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Iaria. Ne ha facoltà, per un minuto.
ANTONINO IARIA(M5S). Presidente, 1,3 milioni di minori in povertà assoluta, 1,3 milioni di bambini che avranno un futuro difficile, che avranno meno possibilità degli altri. E questo a voi piace? Vi piace creare una società del futuro in cui pochi avranno la possibilità di emergere e ci sarà una parte della società ricchissima con tutte le possibilità? Voi sareste la destra sociale? Le cose che si propongono qua sono il minimo indispensabile, anche dal punto di vista dei costi. Sapete cosa vuol dire fare in modo di diminuire la dispersione scolastica? Aumentare anche il PIL. Sono dati, sono studi, ma voi ve ne fregate. Complimenti !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre a titolo personale, l'onorevole Pellegrini. Ne ha facoltà.
MARCO PELLEGRINI(M5S). Grazie, Presidente. Il compito che si autoassegnata questa maggioranza è chiaro: formare una società classista e, quindi, anche nella scuola formare una scuola di classe. Loro puntano sulle scuole private, sovvenzionano le scuole private, le scuole per i ricchi. Tutti gli altri, invece, si devono attaccare al tram, anzi, è meglio che rimangano nella loro ignoranza perché più ignoranti sono, meglio possono essere sfruttati da loro e dai loro amici .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Grazie, Presidente. Che brutta pagina, oggi! La maggioranza, in assenza di proposte alternative, cancella del tutto la proposta di legge del MoVimento 5 Stelle per promuovere il diritto allo studio, per promuovere la prevenzione della dispersione scolastica. Una proposta di legge che si regge su tre pilastri: la dote educativa, il tempo prolungato e il finanziamento delle cosiddette comunità educanti. È evidente che in questo modo la destra al Governo cancella del tutto una prospettiva di crescita e di futuro per il Paese. Presidente, non lo dico io in questa sede, ma un Paese che rinuncia ad investire nell'istruzione è un Paese che rinuncia al proprio futuro…
ALFONSO COLUCCI(M5S). …e questo è gravissimo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Sportiello. Ne ha facoltà, sempre per 1 minuto.
GILDA SPORTIELLO(M5S). Si resta davvero increduli al pensiero che questa maggioranza stia affossando una proposta di legge che vuole istituire il tempo pieno nelle scuole, una “dote educativa” e rendere strutturale le comunità educanti. Ma precisamente quando parlate di aiuti alle famiglie, quando parlate di tutela di bambini e bambine, a chi state pensando? Alle vostre? Agli amici? Ai parenti?
Perché, qui, in quest'Aula, di misure per le famiglie che vadano a rafforzare l'istruzione pubblica non ne abbiamo mai viste e quando siamo noi a presentarvele, visto che non lo fate voi, le affossate pure. Veramente una vergogna infinita
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cappelletti. Ne ha facoltà.
ENRICO CAPPELLETTI(M5S). Grazie, Presidente. Questa proposta di legge è un investimento a sostegno del diritto allo studio ma anche un investimento contro la dispersione scolastica ed è soprattutto un investimento sul futuro del nostro Paese. Eppure, per maggioranza e Governo non ce n'è bisogno. Ma se non ce n'è bisogno, allora, perché nel 2024, in Italia, i giovani che hanno ottenuto una qualifica o un diploma sono quasi il 14 per cento in meno della media europea? Se non ce n'è bisogno, allora, perché l'OCSE dice che l'Italia investe nell'istruzione quasi 1 punto di PIL in meno della media europea? Probabilmente - e concludo Presidente - i fattori che influenzano questo non interesse della maggioranza stanno nel fatto che queste famiglie non sono elettori di centrodestra. Almeno che nel Paese questo si sappia !
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento… Ha chiesto di parlare l'onorevole Quartini. Colleghi, se vi segnalate un minuto prima, evitiamo che io ripeta “pongo in votazione”, anche per voi. Poi c'è Alifano. Prego, onorevole Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Ha tre pilastri questa proposta di legge: la “dote educativa”, l'estensione del tempo pieno, le mense scolastiche che si associano e le comunità educanti da sviluppare.
È una proposta di legge di grande valore e voi fate di tutto per sminuirla. Evidentemente vi interessano le scuole private, evidentemente vi interessa soltanto una cultura di classe , evidentemente non vi interessa far pari tra Nord e Sud; vi interessa mantenere queste distanze, queste differenze. È questa la cultura che volete? È questa? Ecco, a noi tutto questo fa venire la nausea .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Alifano. Ne ha facoltà. Poi, l'onorevole Carmina.
ENRICA ALIFANO(M5S). Signor Presidente, penso sia notorio che il capitale umano - lo definiamo così, non me ne vogliano tanti presenti - sia il motore significativo della crescita economica. Paesi che non hanno risorse, eppure hanno investito nell'istruzione (penso soprattutto ad alcuni Paesi del Sud-Est asiatico), hanno compiuto veri e propri balzi in avanti. Molti economisti sostengono a gran voce che l'istruzione svolge un ruolo cruciale per ottenere alti tassi di PIL . Rendiamocene conto. Bisogna assolutamente investire in questo campo e dobbiamo ovviamente allargare alla maggior parte della popolazione questo tipo di investimento. Soprattutto adesso…
ENRICA ALIFANO(M5S). Sì, Presidente. Soprattutto adesso che viviamo un'ennesima rivoluzione tecnologica. Le persone devono avere le competenze per affrontare questa rivoluzione che è in atto. Parlo dell'intelligenza artificiale. Se non hanno le competenze, come potrà questo Paese andare avanti
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Carmina. Ne ha facoltà.
IDA CARMINA(M5S). Grazie, Presidente. Io credo che la scuola sia davvero ciò che di più prezioso c'è in un Paese civile, moderno e democratico ed è essenziale per la prospettiva di questo Paese. Don Milani diceva: “La scuola ha un problema solo: i ragazzi che perde”.
Io ne posso essere testimone, essendo stata per 30 anni a insegnare in una scuola di periferia a rischio altissimo di dispersione scolastica. Uno degli omicidi, di cui si parla di recente, è proprio di un ragazzo che si era disperso a scuola e a cui hanno sparato alla nuca. Parliamo tanto di sicurezza e non possiamo evitare l'investimento nella scuola se parliamo di sicurezza, perché sono tutte baggianate - aumento di pene e via enumerando - che non serviranno a nulla .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Appendino. Ne ha facoltà.
CHIARA APPENDINO(M5S). Grazie, Presidente. Io vorrei provare a uscire un attimo dal burocratese, dagli articoli e dalle parole e trasformare in realtà quello che state facendo. Che cosa è questo tasto che state per schiacciare? Che cosa è questo “no” a questa nostra proposta di legge? È un bimbo che magari non avrà un pasto completo perché, purtroppo, non tutti si possono permettere un pasto completo tutti i giorni, se non possono accedere alla mensa. È un bimbo che magari un pomeriggio, perché non c'è il tempo pieno, non potrà fare sport, giocare con i suoi compagni e sarà solo a casa. È un bimbo che non avrà accesso a quegli strumenti che, invece, possono usare tanti altri.
Allora, questo significa che per voi la scuola e l'istruzione non sono un diritto. State trasformando, dopo la sanità, anche l'istruzione in un privilegio. A noi non sta bene . Allora, votate bene perché avete questi bimbi e queste bimbe sulla vostra coscienza .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1000 Cangiano, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo ora agli articoli aggiuntivi riferiti all'articolo 5.
Ricordo che l'articolo aggiuntivo 5.01 Orrico risulta precluso dall'approvazione dell'emendamento 1.1000 Cangiano.
Passiamo quindi all'articolo aggiuntivo 5.010 Manzi. Ha chiesto di parlare l'onorevole Manzi. Ne ha facoltà.
IRENE MANZI(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Con questo articolo aggiuntivo, in realtà, associavamo a questa proposta di legge un tema ulteriore che, molto spesso, tra l'altro, è tornato anche nelle azioni e negli interventi non solo dei colleghi della Commissione istruzione, ma anche dei colleghi della Commissione trasporti rispetto al tema del trasporto pubblico per gli studenti e rispetto appunto alla necessità di prevedere forme di sostegno per la progressiva gratuità dei trasporti per gli studenti e per le studentesse.
Questo non è un tema indifferente, vorrei ricordarlo a quest'Aula. È un tema che è stato già affrontato da molte regioni non solo guidate dal centrosinistra, ma che, anzi, sono intervenute proprio per sostenere e per venire incontro alle necessità delle famiglie rispetto alla mobilità dei loro figli e rispetto ai costi che vengono sostenuti per raggiungere gli istituti scolastici. Con la bocciatura - perché sappiamo bene quale sarà l'esito di questo articolo aggiuntivo - viene derubricato ancora un'altra volta, per l'ennesima volta, un altro tema importante e significativo su cui si dovrebbe intervenire, come è avvenuto del resto e come avverrà per le proposte che riguardano le mense scolastiche, che noi vorremmo davvero fossero riconosciute come servizio pubblico essenziale e come servizio, quindi, che deve essere garantito in modo uniforme a tutti gli studenti e alle studentesse.
C'è anche un tema che forse viene trascurato. Lo ricordava la collega Piccolotti nel suo intervento. C'è un tema anche di povertà alimentare. Molto spesso le mense rappresentano per molti bambini e bambine l'unico pasto equilibrato che possono ricevere durante tutta la giornata.
Questo è un tema anche di crescita equilibrata dei più giovani. Le mense si collegano direttamente al tema del tempo pieno, per esempio, del tempo prolungato. Vedete, in realtà, che il lavoro che è contenuto all'interno - anche tenendo conto delle audizioni che si sono svolte in Commissione - rappresenta davvero un mosaico fatto da tante tessere, da tanti elementi che contribuirebbero ad attuare pienamente quei principi dell'articolo 3 della Costituzione.
Ieri, in quest'Aula, è stata giustamente ricordata Valeria Fedeli. Io voglio ricordare una di quelle battaglie - non era già più parlamentare - che poneva all'attenzione della politica, quella di far sì che il diritto all'istruzione non fosse un interesse legittimo ma un diritto soggettivo universale che deve essere riconosciuto - e, quindi, un impegno a carico dello Stato, non una semplice concessione - universalmente ai bambini e alle bambine, ai ragazzi e alle ragazze. L'ho voluto ricordare in quest'Aula perché davvero, da una settimana a questa parte, da quando Valeria è scomparsa, è una delle idee, uno degli obiettivi che più mi risuona in testa e che penso questa Assemblea dovrebbe fare proprio in realtà, per garantire un futuro più equilibrato e giusto alle generazioni più giovani, quello che, in pratica, cestinando quelli che sono gli emendamenti e quella che è l'intera proposta di legge presentata dalla collega Orrico, questa Assemblea ignora e continua a ignorare
PRESIDENTE. L'onorevole Amato sottoscrive l'emendamento.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Orrico. Ne ha facoltà.
ANNA LAURA ORRICO(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo per sottoscrivere, a nome di tutto il gruppo MoVimento 5 Stelle, l'emendamento della collega Manzi, che è un emendamento di buonsenso, perché un po' nell'ottica, appunto, di questa proposta di legge che abbiamo presentato, in maniera graduale e progressiva cerca di rendere gratuito, ovviamente, l'accesso ai trasporti pubblici che utilizzano gli studenti e le studentesse per recarsi a scuola. Guardate, non è una banalità.
Noi diamo per scontato che i nostri ragazzi e le nostre ragazze frequentino le scuole all'interno delle città che sono dotate di più mezzi pubblici, che diventano, però, sempre più costosi, e non pensiamo, invece, a tutti quei ragazzi e a tutte quelle ragazze, che vivono nelle nostre aree interne, che per raggiungere il plesso scolastico più vicino devono anche prendere più mezzi pubblici. Non è banale il biglietto del trasporto pubblico che ogni giorno un ragazzo o una ragazza devono prendere per poter raggiungere la scuola, perché spesso e volentieri il costo di quel biglietto, che a noi sembra irrisorio, si frappone tra quel ragazzo o quella ragazza e la possibilità di andare a studiare a scuola.
Se a questo aggiungiamo che in alcune regioni il trasporto pubblico locale è completamente assente e che per poter raggiungere una scuola ci si deve alzare molto presto la mattina, per poi riprendere un mezzo pubblico molto tardi nel pomeriggio, ci rendiamo conto che il tempo prolungato e il rafforzamento delle comunità educanti, che offrono ai ragazzi e alle ragazze la possibilità di rimanere a scuola anche in quelle ore pomeridiane dove banalmente non hanno un mezzo di trasporto che li porti a casa immediatamente quando finisce l'orario regolare scolastico, siano fondamentali.
Non ci rendiamo conto di quanto sia fondamentale la gratuità dell'accesso al trasporto pubblico locale e di quanto rimanere a scuola qualche ora in più sia fondamentale anche per prevenire tutti quei fenomeni di violenza e di aggressività che, purtroppo, poi diventano cronaca nera e diventano il principale argomento con il quale si affronta il tema del diritto all'istruzione, il tema di ciò che avviene all'interno delle nostre scuole e di come crescono i nostri ragazzi e le nostre ragazze. Se ci fosse la possibilità reale di dibattere con questa maggioranza io sono convinta che le colleghe e i colleghi che siedono dall'altra parte dell'emiciclo oggi voterebbero differentemente da come comandano i loro partiti e la Premier Meloni .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, il deputato Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Presidente, il tentativo che si è fatto con questa PDL è proprio quello di rendere più accessibile il diritto allo studio da parte degli studenti e soprattutto da parte delle famiglie. L'istituzione di una dote scolastica ha proprio la funzione di aiutare le famiglie meno abbienti e quelle con un ISEE basso a sostenere i costi per l'acquisto dei libri scolastici, nonché tutti i costi accessori per garantire ai ragazzi di poter davvero godere di un diritto, che è un diritto costituzionale, che è il diritto all'istruzione, che è un diritto della persona ma che ha un effetto talmente positivo sul progresso della Nazione - lo dico con la N maiuscola - da essere interesse collettivo.
Questo emendamento va nel senso di diminuire il costo delle famiglie alleggerendo il costo dei trasporti degli studenti. Quindi, è un emendamento assolutamente virtuoso ed è per questo che io voterò a favore .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Chiedo di sottoscriverlo a nome del gruppo e volevo sottolineare che, mentre parlava la collega Manzi, mi veniva in mente la scuola di Barbiana. Nella scuola di Barbiana c'era una frase, che vuol dire fondamentalmente - anche se è intraducibile - “me ne importa, mi sta a cuore”, ed è l'esatto contrario del motto fascista “me ne frego”, che è quello che state facendo oggi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, signora Presidente. Brevissimamente, leggo l'articolo 34 della Costituzione: “La scuola è aperta a tutti. L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso”. Ricordiamocene, Presidente .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Sportiello. Ne ha facoltà.
GILDA SPORTIELLO(M5S). Io vorrei soffermarmi anche su una questione di metodo e non solo di merito, perché abbiamo già visto quanto veramente sia indegno dare un diniego alle proposte come quelle che stiamo facendo con questa proposta di legge. Poi, però, c'è un metodo e il metodo che puntualmente usa questa maggioranza, che ormai ha cancellato praticamente questo Parlamento, è quello di cassare puntualmente tutte le proposte che portiamo. E con che cosa se ne esce, qual è la motivazione? Non ci sono i soldi. Fondamentalmente è questa, perché lo state facendo anche in Commissione lavoro col congedo paritario. State comprimendo completamente il potere di questo Parlamento. Allora, i soldi li trovate per qualsiasi cosa, li trovate per portarci in guerra, li trovate per portare le armi e quando si parla di sanità, di istruzione e di congedo paritario puntualmente invece non li trovate mai .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 5.010 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 5.020 Grippo. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 5.020 Grippo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Passiamo agli identici emendamenti 6.300 della V Commissione (Bilancio), da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento, e 6.1000 Cangiano, soppressivi dell'articolo 6, sui quali la Commissione e il Governo hanno espresso parere favorevole.
Avverto che, in caso di approvazione di tali emendamenti, risulteranno preclusi tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 6, nonché la votazione dell'articolo stesso.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Amato. Ne ha facoltà.
GAETANO AMATO(M5S). Grazie, signora Presidente. Signora Presidente, io noto che c'è una costante nel di questa maggioranza: è la costante dell'ipocrisia. Sono vigliaccamente ipocriti . Come accade un qualche cosa all'interno di una scuola, si leggono decine di comunicati stampa. Comunicati con “correre in soccorso di questi ragazzi, aiutarli, mettiamo i diamo i giubbotti antiproiettile, forniamoli di coltello magari di 12 centimetri, invece che di 20”.
Poi, nel momento in cui bisogna mettere mano a come aiutare questi ragazzi, ecco che viene fuori l'ipocrisia di questa maggioranza. Io non voglio pensare che i colleghi che stanno votando i soppressivi non abbiano capito cosa stiano votando. Lo hanno capito, lo hanno capito fin troppo bene. Il problema è che loro ci hanno abituati a venire in quest'Aula a festeggiare la giornata dei tacchi a spillo; ci hanno portati qui a festeggiare le medagliette per i cuochi; la giornata per i cani che passeggiano senza guinzaglio.
Non riescono a mettere sul tavolo una proposta seria, e allora, dico io, prendetevela questa proposta, fatela vostra, cambiate una virgola, ripresentatela a nome vostro! Ma vi rendete conto di cosa state togliendo ai ragazzi ? Vi siete riempiti la bocca quando avete parlato di 1.500 euro da dare per le scuole paritarie, vi siete riempiti la bocca, e adesso, vigliaccamente, state votando contro i vostri figli e i vostri nipoti !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata D'Orso. Ne ha facoltà.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente. Allora, con questo emendamento voi state sopprimendo quello che l'articolo 6 introduce, ovvero l'estensione del tempo pieno a scuola. Ecco, in certi quartieri vi ricordo che il tempo pieno è l'unico modo per togliere i bambini e gli adolescenti dalla strada. È l'unico modo per evitare che diventino manovalanza delle organizzazioni criminali. È l'unico modo per dare un destino diverso, perché, altrimenti, l'inesorabile destino sarà la criminalità.
Ebbene, io dico agli esponenti di maggioranza che premeranno quel tasto rosso di non venire più a fare le passerelle in quartieri come lo Zen, come Brancaccio, come Borgo Nuovo, perché non vi vorranno più manco vedere in faccia, perché sarete solamente degli ipocriti, non sarete più credibili.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Qualsiasi parola sarà vuota sterile. Perché questo siete! Questo state bocciando in questo momento. State togliendo il futuro ai ragazzi di quei quartieri !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Giusto per ricordare che l'estensione del tempo pieno è l'arma che dovremmo utilizzare tutti quanti per contrastare l'abbandono scolastico. Non solo, anche per conciliare i tempi di lavoro con i tempi di studio dei ragazzi. E voi, in questo momento, state rigettando questa possibilità. Sappiamo bene che la dispersione scolastica riguarda soprattutto i maschi, riguarda soprattutto gli immigrati, e poi andate in giro a lamentarvi del fatto che ci sono fenomeni criminali legati proprio all'abbandono scolastico.
ANDREA QUARTINI(M5S). Io credo che davvero l'ipocrisia abbia raggiunto dei livelli estremi con questa maggioranza .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Presidente, mi rivolgo alla maggioranza. Ma davvero pensate che possa esserci un futuro per questo Paese senza una scuola forte? Davvero pensate che possa esserci coesione sociale senza un'istruzione che accompagni i ragazzi nel loro percorso di crescita? Davvero pensate che possa esserci sicurezza nei quartieri senza un momento di aggregazione saggio, con il di un insegnante, di un istituto scolastico che possa davvero condurre gli studenti a una crescita personale e sociale? Dobbiamo investire nella scuola ! Vergognatevi !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Carmina. Ne ha facoltà.
IDA CARMINA(M5S). Grazie, Presidente. Colleghi, questo articolo, la previsione del tempo pieno e del suo prolungamento, e quindi l'avversione che ha questo Governo, dimostrano come sia assolutamente inapplicabile in Italia l'autonomia differenziata, perché si negano i livelli essenziali di prestazione del diritto allo studio, a pari merito, fra quelle zone e quei comuni che sono ricchi e quelli che non hanno le risorse per poter provvedere alle mense scolastiche e al prolungamento.
Perché il prolungamento del tempo pieno dipende dalla possibilità che un comune ha di sostenere le mense scolastiche. Facendo questo, voi condannate specialmente i bambini del Sud a non avere gli stessi diritti allo studio dei bambini del Nord. Per questo, bene ha fatto la Corte costituzionale a bocciare l'autonomia differenziata…
PRESIDENTE. Aveva esaurito il suo tempo. Collega, non funziona più il microfono. Ha chiesto di parlare l'onorevole Sportiello. Ne ha facoltà.
GILDA SPORTIELLO(M5S). Quante volte abbiamo sentito il Ministro dell'Istruzione parlare di merito, al punto da cambiare anche il nome del Ministero. Ebbene, io vorrei, una volta per tutte, che il Ministro mi spiegasse che merito c'è nel nascere in una famiglia piuttosto che in un'altra ? Che merito c'è nel nascere in una famiglia benestante, che può permettersi di garantire un'offerta formativa ai propri figli, piuttosto che in una che deve fare i conti a fine mese e che non può garantire neanche un pasto completo ai propri figli?
L'istruzione pubblica è il vero motore di questo Paese, l'istruzione pubblica è quella che garantisce democrazia in questo Paese. Voi la state affossando, voi state dicendo che una famiglia che non può garantire l'accesso a scuola non può contare su un aiuto che noi vi stiamo chiedendo di instaurare, non può contare sul tempo pieno…
GILDA SPORTIELLO(M5S). …per avere accesso a un'offerta formativa e per incuriosirsi. Un ragazzo che ha un talento non può coltivarlo. No, per voi chi non può deve restare lì. Non può vivere, se non ai margini
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ascari. Ne ha facoltà.
STEFANIA ASCARI(M5S). Grazie, Presidente. Io vorrei ricordarvi che difendere la scuola pubblica è una scelta democratica, perché una scuola povera, abbandonata e umiliata produce cittadini più vulnerabili, meno liberi e, soprattutto, più ricattabili. Poi non vi stupite se aumentano la dispersione scolastica, le disuguaglianze e il disagio giovanile. Colpire la scuola pubblica significa dire ai figli delle famiglie meno abbienti che studiare è un lusso, non un diritto; significa trasformare l'istruzione da strumento di emancipazione a meccanismo di selezione sociale.
E, mentre predicate merito, negate l'unica cosa che rende il merito possibile, ossia pari opportunità, pari diritti. Per questo - chiudo, Presidente - dico che difendere studenti, insegnanti e la scuola pubblica è una battaglia…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pavanelli. Ne ha facoltà.
EMMA PAVANELLI(M5S). Grazie, Presidente. Mi domando cosa intendete fare per aumentare la natalità in questo Paese, un tema che avete portato avanti durante i lavori della legge di bilancio. Eppure non c'era niente in questa legge di bilancio, qualcosa di strutturale, qualcosa di permanente, qualcosa di serio e di concreto per le famiglie, non solo perché possano avere un figlio, ma magari ne possano avere due o anche tre, cosa che per le nuove generazioni è ormai un tabù.
E che cosa vogliamo fare per far sì che i giovani non vadano via da questo Paese? Invece qui, con questo testo, che voi negate, negate il diritto allo studio, negate il diritto ai trasporti, negate il diritto alle giovani generazioni …
PRESIDENTE. Grazie. Ha chiesto di parlare l'onorevole Baldino. Ne ha facoltà.
VITTORIA BALDINO(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo solo per dire che, dopo settimane, mesi e anni in cui in quest'Aula si parla di armi, di reati, di divieti, finalmente vi abbiamo proposto di parlare di una cosa che è lo strumento per evitare tutto questo: la scuola Oggi avremmo voluto parlare di dote educativa, di tempo pieno, di trasporto pubblico per gli studenti e le studentesse. E che cosa fa questa maggioranza? La boccia, senza neanche spiegarci il perché. Questa, purtroppo, è la fotografia dei tempi bui che stiamo vivendo
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ilaria Fontana. Ne ha facoltà.
ILARIA FONTANA(M5S). Grazie, Presidente. Edifici che cadono a pezzi, personale insufficiente, famiglie strozzate dai costi, dispersione scolastica tra le più alte d'Europa. Ma certo, voi state tranquilli perché c'è il merito. Peccato, perché il merito vale, se si danno a tutte e tutti le stesse possibilità.
Questa proposta di legge serve tantissimo perché va a compensare e superare tutta la vostra propaganda; avete fallito, ancora una volta .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, Presidente. Ecco, quello che emerge, proprio dall'atteggiamento della maggioranza, è che - ahimè - voi avete un'idea di scuola che, oramai, è completamente superata dai tempi; appartiene a un passato che non è assolutamente in linea con quanto avviene nel presente e con i mutamenti sociali che viviamo ogni giorno.
La graduale estensione del tempo pieno, invece, è in linea con i mutamenti sociali e va incontro alle esigenze educative degli studenti. Io, sinceramente, resto assolutamente allibita dinanzi a questa chiusura che non vede quali sono le effettive esigenze dei giovani
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie, Presidente. Quanti avete fatto, oggi, contro i “maranza”, contro le parlando di sicurezza con la vostra retorica ? Se volete sconfiggere queste cose alla base, si deve eliminare la dispersione scolastica, si deve aumentare l'istruzione nelle periferie: questa è l'unica maniera strutturale, invece di fare i vostri ridicoli, retorici, che non servono a nulla
PRESIDENTE. Pongo in votazione gli identici emendamenti… Vuole intervenire, collega Ricciardi? Prego. Se me lo dite un secondo prima, basta, sono abbastanza rapida. Prego.
MARIANNA RICCIARDI(M5S). Credevo ci fossero altri interventi. Grazie, Presidente. Ecco, questa è l'ennesima occasione persa. Io mi chiedo e chiedo ai colleghi della maggioranza: ma con che faccia tornerete a casa e direte ai vostri figli che avete bocciato una proposta in cui si parlava di tempo pieno a scuola e di trasporto pubblico gratuito per gli studenti? Io, veramente, non me lo spiego. Ma mi rendo conto, forse, del fatto che chi si muove in taxi e in auto blu non capisce le difficoltà di chi deve pagare un abbonamento per uno, per due figli, un abbonamento annuale al trasporto pubblico. Questo veramente è inaccettabile. È proprio vero che il sazio non crede al digiuno
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 6.300 da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-del Regolamento e 6.1000 Cangiano, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo ora agli articoli aggiuntivi riferiti all'articolo 6.
Passiamo all'articolo aggiuntivo 6.02 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 6.02 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge. .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 6.03 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 6.03 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 6.04 Piccolotti.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Io credo che questo articolo aggiuntivo, che prevede la riduzione del numero massimo di studenti per classe, debba essere analizzato con un po' più di attenzione dalla maggioranza, in particolare dalla Sottosegretaria.
Lo dico perché, nel progetto iniziale del PNRR, quello che ancora è riportato sui siti del Governo e che abbiamo concordato con l'Unione europea, la riforma 1.3 - la riforma dell'organizzazione del sistema scolastico - prevedeva questo con queste parole: “La riforma consente di ripensare all'organizzazione del sistema scolastico con l'obiettivo di fornire soluzioni concrete a due tematiche in particolare: la riduzione del numero degli alunni per classe e il dimensionamento della rete scolastica”.
Ecco, allora, Presidente - per il suo tramite, parlo anche alla Sottosegretaria -, è assai strano che, per quanto riguarda il problema del dimensionamento della rete scolastica, il Governo sia intervenuto con una norma di legge contestatissima in tutta Italia, che porta a 900 il numero minimo di studenti per avere un dirigente a tempo indeterminato. Dico che ha portato a polemiche in tutta Italia perché, in ultimo, il Ministro Valditara ha deciso persino di commissariare quattro regioni del centrosinistra che si sono rifiutate di continuare ad accorpare scuole e ad applicare criteri che sono del tutto penalizzanti per quelle regioni e sono penalizzanti per intere comunità scolastiche.
Ma cosa assai strana è che, invece, sulla riduzione del numero di alunni per classe la vostra riforma, quella che avete promesso all'Europa, non è mai arrivata. L'avete sostituita con un decreto che, invece, definisce il numero massimo dei posti di docente da assegnare in organici che servono a fare delle deroghe sul numero di alunni, minimo e massimo per classe.
Dico che è ben strano perché, come si vede, quando c'è da riformare per spendere di meno e costringere le comunità scolastiche in una situazione di inefficienza e inefficacia, come nel caso di istituti che hanno addirittura 17 plessi - e ne esistono in Italia -, allora legiferate e andate avanti; quando invece il PNRR prevede una riforma che va a favore degli studenti, della qualità della didattica, del benessere degli insegnanti che fanno sempre più fatica a gestire classi numerose, vi inventate uno sgamuffo per evitare di portare in porto le riforme che avete promesso all'Europa.
Allora, Sottosegretaria, noi di Alleanza Verdi e Sinistra, invece, pensiamo che lo scandalo delle classi sovraffollate generato dalla riforma della Ministra Gelmini nel 2008 sia un problema da risolvere, e le segnalo che a Roma ci sono istituti in cui ci sono classi da 26-27 studenti, con 6 o 7 studenti con disabilità, cioè una condizione vergognosa in cui non si può fare didattica, né quella inclusiva per gli studenti con disabilità, né quella normale e di qualità che andrebbe fatta a tutti gli altri studenti. Di fronte a questo, voi vi girate sempre dall'altra parte e noi abbiamo depositato anche delle interrogazioni.
Visto che fate finta di non sentirci, perché la verità è che non ve ne importa nulla di quello che succede nelle scuole italiane, abbiamo depositato una proposta di legge di iniziativa popolare che - glielo comunico - ha già raggiunto le 60.000 firme. Siamo chiamati e contattati da tutti i docenti e da tantissime famiglie d'Italia perché questa è una misura che va fatta. L'avevate promesso al Paese, era stata promessa dal Governo precedente col PNRR. Voi solo per risparmiare avete evitato la sua attuazione.
Ecco, torneremo su questo tema. Oggi votate contro, ma ci torneremo perché, appunto, abbiamo la forza di migliaia e migliaia di firme che ci dicono e ci chiedono di andare avanti.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Caso. Ne ha facoltà.
ANTONIO CASO(M5S). Grazie, signora Presidente. Intervengo per sottoscrivere l'articolo aggiuntivo della collega Piccolotti, anche perché insieme alla proposta di legge di cui stiamo parlando ora - questa proposta che la maggioranza sta cassando - presentammo un intero pacchetto per la scuola. In questo pacchetto c'era anche una proposta di legge, a mia prima firma, quindi depositata due anni fa, in cui si chiede proprio di intervenire sulle classi pollaio, di ridurre il numero di alunni per classe che, come la collega ricordava, fu aumentato all'epoca dalla Ministra Gelmini.
Ebbene, al Ministro Valditara, che in questi giorni pure è intervenuto sul tema, sostenendo che, di fatto, la soluzione di ridurre il numero di alunni per classe sarebbe una soluzione superficiale che non aiuterebbe la didattica, vorrei dire che vorrei invitarlo, magari, a venire nella mia scuola a parlare un po' con i colleghi docenti. Insieme andiamo a dirgli che, quando ci troviamo dinanzi a 24, 25, 26, a volte si arriva tremendamente vicino a 30, alunni per classe, non è un problema. Andiamo a dire ai colleghi che, in quella classe di tanti e tante ragazze, devono adoperarsi per fare una didattica il più personalizzata possibile, non per 10, 18 alunni, ma per 28. Andiamo a dire, caro Ministro Valditara, ai docenti che si può fare, che non è un problema che gli alunni sono tanti, che tranquillamente possiamo potenziare, possiamo investire sulle peculiarità di ogni singolo alunno, così come lo stesso Ministro diceva. Ma come è possibile farlo? Siamo entrati mai in una scuola? Siamo entrati mai in una classe? Abbiamo mai visto quanto è difficile tenere il tessuto classe, ancor prima di iniziare a fare didattica?
Mettiamo, poi, tutto questo insieme al dimensionamento scolastico che, secondo il Governo, non sta tagliando le scuole, ma, di fatto, quello che sta facendo è che le sta accorpando. “Accorpando” significa che le istituzioni scolastiche, le scuole continuano ad esistere - è vero - come edifici, ma si sta facendo in modo che, poi, la direzione sia unica, che gli uffici siano unici. Quindi, sto tagliando dirigenti scolastici, sto tagliando personale degli uffici in scuole che già sono in affanno. Quindi, come si fa a dire che non ci saranno problemi, che nulla cambierà? Poi, quando accadono tragedie, come quella a cui purtroppo abbiamo assistito negli ultimi giorni a La Spezia, allora, lì, subito, ci si adopera ad immaginare soluzioni, che possono essere condivisibili o meno.
Io ho ribadito, più volte, anche a mezzo stampa, di quanto, per esempio, quella dei sia semplicemente l'ammissione di una sconfitta. Però, anche se io volessi darvi ragione, nelle scuole che state accorpando capite quanto qualsiasi soluzione risulti ancora più difficile, visto che, poi, si stanno riducendo le dirigenze scolastiche? Avremo dei presidi, dei dirigenti che dovranno gestire 2, 3, 4 plessi che sono a chilometri di distanza tra di loro. Quindi, vogliamo veramente dire che il dimensionamento scolastico e le “classi pollaio” non sono un problema? Avete veramente il coraggio, ancora, di ribadire questo? Diciamo la verità, che vogliamo solo tagliare, che lo state già facendo, che volete solo tagliare, così come è stato fatto in tutte le leggi di bilancio del Governo Meloni, così come già avete fatto nella precedente legge di bilancio, in cui avete tagliato 6.000 docenti e 4.000 dal personale ATA, oppure come in questa, in cui avete tagliato 600 milioni nel prossimo triennio. Insomma, la scuola per il Governo Meloni non è una priorità .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 6.04 Piccolotti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Prendo atto che l'onorevole Carmina lo sottoscrive.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 6.01000 Manzi.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Manzi. Ne ha facoltà.
IRENE MANZI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo per spiegare il senso di questo articolo aggiuntivo e perché è profondamente sbagliato, a nostro avviso, bocciarlo. Il Fondo a cui fa riferimento questo articolo aggiuntivo è stato istituito nella legge di bilancio 2025, ed era stata una delle proposte emendative approvata in quella legge di bilancio anche dalla maggioranza, proprio perché poneva un tema che è stato più volte rilanciato anche con delle iniziative, a cui hanno partecipato colleghi di maggioranza, in questa sede, all'interno della Camera, da sul tema della povertà alimentare.
Questo Fondo interviene per che cosa? Interviene per sostenere i comuni nel caso in cui le famiglie dei bambini che frequentano le mense non possano, nel corso dell'anno scolastico, sostenere le spese per pagare la mensa. Abbiamo assistito, purtroppo, in questi anni, anche ad episodi piuttosto spiacevoli di bambini che sono stati esclusi dalla mensa, subendo ulteriormente non solo un'ingiustizia rispetto al fatto concreto, ma un'esclusione dalla comunità, perché la mensa è anche socialità in questo caso. Quel Fondo aveva una dotazione economica molto ridotta, ma era importante istituirlo, e lo abbiamo richiesto anche nell'ultima legge di bilancio approvata al Senato, con emendamenti purtroppo che non sono stati accolti: ebbene, quello che noi chiedevamo con questo testo era di allargare la capienza, la portata economica di quel Fondo, proprio per venire incontro a quei casi in cui - quindi, affiancarsi ai comuni - i bambini non possono frequentare la mensa per la mancata disponibilità economica delle proprie famiglie.
Ecco perché sarebbe stato davvero un bel segnale accogliere questo articolo aggiuntivo, che aveva un consenso, tra l'altro, molto ampio, visto che il Fondo è stato istituito con un consenso ampio di maggioranza ed opposizione. In realtà, non riuscire a prevedere neanche una dotazione che incrementi quelle che erano le risorse stanziate allora, dimostra la totale indifferenza da parte di questa maggioranza rispetto a un tema importante, come il tema delle mense scolastiche, che - lo ricordavo poco fa nel mio intervento - si collega al tempo pieno.
Voglio rilanciare in quest'Aula una petizione - in parte riguarda il tempo prolungato -, che è stata lanciata pochi mesi fa dall'associazione WeWorld. Una petizione importante e significativa che rilanciava su un tema, il tema del tempo estate, di cui ci siamo occupati spesso e di cui ci occuperemo, anche, in parte, trasversalmente, nella proposta di legge della collega Bonetti. Che cosa succede d'estate ai bambini e alle bambine che non hanno opportunità educative, che non possono frequentare, magari, centri estivi o che non hanno possibilità di socializzare con i propri coetanei? Ecco, d'estate quei bambini, in realtà, hanno minori opportunità e tornano indietro, non tornano uguali nel momento in cui terminano le vacanze e si ritorna a scuola. Ecco perché quella petizione ha avuto una sottoscrizione amplissima da parte di tanti cittadini e cittadine italiane, che magari richiederebbe anche l'affrontare il tema del calendario scolastico e delle comunità educanti, ma anche questo emendamento verrà, a breve, bocciato. Ecco perché intervenire anche sulle mense ha profondamente a che fare con una sensibilità anche diffusa all'interno del nostro Paese. Ed ecco perché almeno questo segnale la maggioranza poteva darlo, almeno su questo articolo aggiuntivo, che già aveva riscosso in altra sede un sostegno unanime .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 6.01000 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Passiamo agli emendamenti riferiti all'articolo 7 .
Prima di porre in votazione gli identici emendamenti 7.300, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento, e 7.1000 Cangiano soppressivi dell'articolo 7, sui quali la Commissione e il Governo hanno espresso parere favorevole, avverto che, in caso di approvazione dei medesimi, risulteranno preclusi tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 7, nonché la votazione dell'articolo stesso.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Dell'Olio. Ne ha facoltà.
GIANMAURO DELL'OLIO(M5S). Grazie, Presidente. Io so che cosa succederà su questo provvedimento. Non farete come avete fatto con il salario minimo, che avete mandato via con un calcio in tribuna. Su questo voterete contro, solo che andrete a dire in giro che voterete contro perché costa un'enormità: 3 miliardi di euro. Eppure, però, i soldi voi li andate a trovare per le cose che vi interessano. Posso dire che, da inizio anno, in Commissione bilancio abbiamo approvato una quantità di provvedimenti per le spese militari che sono praticamente pari a questo importo, oppure possiamo anche ricordare i soldi buttati per l'Albania, quasi un miliardo, che praticamente è un terzo della spesa. Rimanendo sulla questione delle carceri, stamattina il Ministro Nordio si è permesso di parlare delle carceri e del sovraffollamento. Con quel miliardo avrebbe potuto risolvere almeno il 50 per cento del sovraffollamento.
Ma torniamo a noi. In Commissione bilancio, in questo documento del MEF che ci è stato consegnato, non si dice nulla dell'articolo 7; eppure, c'è stato un voto negativo perché l'articolo 7 fa riferimento un po' a tutto il resto della proposta di legge; però il problema grave è che il MEF ha espresso l'impossibilità di svolgere la relazione tecnica per una serie di motivazioni. Ora, nel momento in cui c'è un problema serio - il problema era costituito dai 3 miliardi - ci doveva essere scritto: ci sono 3 miliardi di costi, di oneri, non possiamo essere a favore di questa proposta di legge. Invece no, avete cominciato a mettere tutta una serie di importi, di problematiche; avete scritto cose che sono vergognose e offensive della dignità della Commissione bilancio e io credo anche di noi parlamentari. Avete scritto che, con riferimento all'articolo 4, risulta complesso definire con precisione la platea dei beneficiari. Ma come? È complesso definire la platea dei beneficiari…? Abbiamo tutta una serie di statistiche di anni e, a questo punto, non dovremmo fare più alcuna valutazione, neanche in legge di bilancio; si devono fare delle stime. Quindi andare a dire che non si può fare una valutazione perché è complesso significa non saper svolgere il proprio lavoro oppure andare a mettere tante piccole cose per poter giustificare, per dire: sì, ma tanto era problematico quella proposta di legge.
Andiamo oltre, si scrive che la difficoltà riguarda addirittura i costi delle convenzioni con le società di gestione. Stiamo parlando di fesserie, solo fesserie. In secondo luogo, per l'articolo 5, che diceva: mettiamo 300.000 euro per promuovere la Carta dello studente, è stato detto che la congruità non è dimostrata e non sono stati forniti elementi a supporto di tale presunzione di spesa essendo un onere valutato. Ma come? C'erano problemi per il MEF prendere il telefono, chiamare l'estensore del provvedimento e chiedere: onorevole Orrico, mi spiega come è arrivata a determinare i 300.000 euro?
E poi, abbiamo fatto tanti di quei provvedimenti, con le famose giornate del casaro, della mozzarella, dell'agricoltore… addirittura qualsiasi promozione in televisione poteva essere fatta senza oneri. E su questa che è una cosa importante, che poteva essere fatta senza oneri, è stata messa una valutazione, ma è stata criticata. Dire quindi che è impossibile redigere è offensivo.
Poi, la parte finale è il massimo perché si dice che su quei 300.000 euro - ed è qui la cosa grave Presidente, il continuo utilizzo dall'inizio della legislatura della Commissione bilancio per fini che non sono propri della Commissione bilancio, cioè esprimersi nel merito dell'aspetto economico, ed entrare nell'aspetto politico - la Presidenza del Consiglio dei ministri ha espresso parere contrario all'utilizzo delle predette risorse in quanto destinate alla realizzazione di altri interventi considerati prioritari nell'attuazione del programma di Governo.
GIANMAURO DELL'OLIO(M5S). Questo Governo è contro la scuola pubblica, è a favore delle scuole paritarie, come ha fatto - e qui chiudo, Presidente - nella scorsa legge di bilancio, quando il Ministro Giorgetti ha dato i soldi per ristorare le paritarie per gli oneri di riscaldamento e glieli ha dati non solo per uno o due anni, ma glieli ha dati a decorrere, che è una cosa gravissima .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ferrara. Ne ha facoltà.
Prima il collega Ferrara, poi la collega Torto.
ANTONIO FERRARA(M5S). Grazie, signora Presidente. Tre emendamenti e una legge sul diritto allo studio viene cancellata. Il messaggio del Governo Meloni è chiarissimo: per la scuola i soldi non ci sono, per le armi invece sì. Per i giovani che studiano? Che dire, me ne frego. Studiare, formarsi, avere un futuro, tutto affari loro. Poi, però, quando serve i giovani diventano strategici, non da formare, ma da arruolare.
Questa non è una distrazione, è una linea politica del Governo Meloni. Avete tolto alla scuola, avete messo le armi, e ora dite ai giovani: arrangiatevi o arruolatevi. Se questo è il vostro pragmatismo sul futuro per i giovani italiani, non nascondetelo nelle prossime elezioni e siate coerenti con le vostre scelte, e basta finzioni
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Torto. Ne ha facoltà.
DANIELA TORTO(M5S). Grazie, Presidente. Io voglio soltanto leggere il comma 2 dell'articolo 7, che il collega Cangiano propone di sopprimere. Allora, garantire il benessere degli studenti, ridurre l'abbandono scolastico precoce e la dispersione scolastica, quindi l'intervento anche psicologico, nonché sostenere con un fondo la comunità educante. La buona scuola del collega Cangiano “cangia” tutto questo
PRESIDENTE. Se non ci sono altri interventi, passiamo ai voti… Eh, no, e niente.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Allora, noi abbiamo 408.000 ragazzi che lasciano la scuola anzitempo (abbandono scolastico), il 10 per cento degli studenti in questo Paese. Il 53 per cento di loro diventerà NEET, cioè inattivi, senza scuola né lavoro. Evidentemente, vi fa comodo per i vostri dati e le vostre bugie sulla crescita dell'occupazione perché, quando si riduce la platea degli inattivi, aumenta l'occupazione, oltre ad essere aumentata perché avete tradito l'idea del mandare in pensione e la pensione stessa .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 7.300, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento, e 7.1000 Cangiano, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Ha chiesto di parlare l'onorevole Riccardo Ricciardi. Lei aveva chiesto di intervenire sull'ordine dei lavori, ma abbiamo altri due voti sulla proposta di legge. Lo fa adesso? Ah, ok. Perfetto, non avevo capito. Prego, sull'ordine dei lavori.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Non è la prima volta che assistiamo a questo della maggioranza di avere in Aula una proposta di legge delle opposizioni, di non discuterla in Commissione né in Aula, di sopprimere gli emendamenti e affossare il tutto.
Ora, il rispetto di questo Parlamento, il rispetto delle calendarizzazioni d'Aula che facciamo, il rispetto del lavoro dei colleghi e delle colleghe, che mettono in piedi una proposta di legge approfondendo un tema e cercando di fare il proprio lavoro, noi vogliamo capire dov'è. Perché se quest'Aula è diventata semplicemente un luogo dove ci sono degli schiacciabottoni che devono eseguire ordini che vengono dal Governo senza entrare un minimo nel merito dei provvedimenti e c'è l'altra Aula che lavora, propone, cerca di emendare, cerca di migliorare la vita degli italiani e delle italiane, allora noi chiediamo alla Presidenza della Camera davvero di… Abolite questo spazio, cosa ci stiamo a fare qui? Cosa ci stiamo a fare? O alla Giunta per il Regolamento… perché se avete un'idea rispetto a questa proposta di legge, presentate degli emendamenti migliorativi. Pensate che non si debba investire un miliardo, due miliardi e volete investirne di meno? Emendate. Certo, noi potevamo dare un beneficio a 1.300.000 ragazzi e ragazze di questo Paese con un paio di centri in Albania che non funzionano, perché questa è la proporzione; e invece preferiamo sorvegliare un centro in Albania inesistente.
Quindi, rispetto a tutto questo, davvero diventa insopportabile. E nel merito di questa proposta, perché poi riguarda anche il merito di questa proposta, cioè, questa è una proposta…
Vogliamo parlare di giustizia? Parliamo dei giovani che poi dopo purtroppo si disperdono in mille problemi e dopo avete voi il tono paternalistico che li condanna? Parliamo di attività produttive e di lavoro? Parliamo di questa proposta di legge? Parliamo ovviamente di cultura, di istruzione, di futuro? Parliamo di salute? Parliamo di questa proposta di legge? Parliamo di diritti? Parliamo di questa proposta di legge. Invece per voi, i giovani, sono solo carne da macello che serve per la vostra leva obbligatoria.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Questa è la realtà.
PRESIDENTE. Collega, no, la devo interrompere per questo, perché questo è un ordine dei lavori.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Un attimo, un attimo, finisco, termino .
PRESIDENTE. Colleghi! Calma. Siccome è un ordine dei lavori e lei sta entrando nel merito…
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Allora esco.
PRESIDENTE. …può fare un intervento di merito successivamente, dopo i voti che ci restano.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). No, però questo è per dire che proposte di questo tipo, che non vengono discusse - se fosse per la maggioranza in un quarto d'ora ci saremmo sbrigati - danno la possibilità a questo Parlamento di entrare su un sacco di temi, di dare un sacco di risposte alle persone. Poi, legittimamente, votate contro. Ma questo è insopportabile. Se questo Parlamento deve diventare il luogo dove istituiamo le giornate nazionali dei tacchini e basta, allora possiamo veramente chiuderlo e andare a casa .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Trancassini, sempre sullo stesso tema. Ne ha facoltà.
PAOLO TRANCASSINI(FDI). Grazie, Presidente. Io non le nascondo che ho fatto fatica a seguire il ragionamento del collega perché è un intervento sull'ordine dei lavori, quindi debbo pensare che sia stato un richiamo a lei o, comunque, alla conduzione dell'Aula, finalizzata a costringere la maggioranza a fare quello che non vuole fare. E cioè, quindi, approvare quello che propone il MoVimento 5 Stelle o magari a non emendare e non depositare gli emendamenti che ritiene opportuno.
Lo trovo un intervento molto particolare, molto , ma anche molto sgradevole, perché non è che noi possiamo sentirci dire da un partito o da un collega quello che possiamo o non dobbiamo fare Noi siamo qui, esercitiamo il nostro diritto-dovere di ascoltare, parliamo quando riteniamo di farlo, proponiamo quando riteniamo di farlo, ma volendo anche entrare nel merito - perché non mi sottraggo - ricordo, suo tramite, al collega che io c'ero nella passata legislatura. Nella passata legislatura noi abbiamo presentato due proposte di legge - sono agli atti - che sono state calendarizzate dopo una serie di manifestazioni ostruzionistiche perché non l'avreste volute portare e poi, alla fine, abbiamo trovato, in quest'Aula, un emendamento soppressivo , la discussione è durata un minuto e ci siamo fatti andare bene - ci siamo fatti andare bene - quello che allora il MoVimento 5 Stelle faceva imperversando, in quest'Aula, dalla parte della maggioranza. Quindi, insomma, diciamo che restituiamo e rimandiamo al mittente questa critica e penso che noi, qui, possiamo continuare a fare il lavoro che riteniamo di fare .
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo aggiuntivo 7.01 Piccolotti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 7.01 Piccolotti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 7.02 Ruffino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 7.02 Ruffino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Avverto che la soppressione di tutti gli articoli di cui si compone il testo equivale alla reiezione del provvedimento nel suo complesso. Non procederemo, pertanto, né all'esame degli ordini del giorno, né alla votazione finale.
Secondo le intese intercorse tra i gruppi, gli ulteriori argomenti iscritti all'ordine del giorno sono rinviati alla seduta di domani, giovedì 22 gennaio.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare il deputato Iaria. Ne ha facoltà. Collega, se vuole aspettiamo un minuto che i colleghi escano. Bene, come collega Iaria?... Per fortuna non la sento e sottolineo per fortuna, perché preferisco non aver sentito. Prego, no, sto scherzando. Stavolta sto scherzando. Prego, collega Iaria.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie. Recentemente ho protocollato l'interrogazione al Ministro Urso, il Ministro peggiore che abbiamo, tra l'altro, su un progetto che dovrebbe partire a Novara. Si chiama progetto Vulcan, nome molto virile. Questo progetto riguarda un settore strategico, cioè una nuova fabbrica di semiconduttori, che dovrebbe nascere nel nostro Paese e nella nostra regione Piemonte, nella mia regione Piemonte. Per questo progetto l'Unione europea ci ha dato la possibilità di dare un contributo pubblico, potendo usare gli aiuti di Stato: 1,3 miliardi. Qual è il problema? Che, ad oggi, non abbiamo nessuna notizia di come stia andando questo progetto. Non abbiamo ancora nessuna notizia sugli altri 2 miliardi che l'operatore avrebbe dovuto cercare e avrebbe dovuto trovare per far andare avanti questo progetto strategico.
Abbiamo soltanto 1,3 miliardi impegnati su un progetto che poteva essere veramente efficace e di cui non sappiamo nulla. Quindi, invito il Ministro Urso a rispondere velocemente a questa mia interrogazione, perché non si può giocare così con i soldi pubblici e non si può giocare così con un settore strategico quale quello dei semiconduttori…
ANTONINO IARIA(M5S). …che sarà il futuro del Paese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Longi. Ne ha facoltà.
ELIANA LONGI(FDI). Grazie, Presidente. Io oggi non sarei mai voluta intervenire, in quest'Aula, a seguito di un evento così drammatico, che ha colpito nelle ultime 48 ore non solo la Sicilia, ma anche la Sardegna. Presidente, cari colleghi, la Sicilia è una terra maledetta, maledetta nell'accezione più romantica e contraddittoria del termine: una terra di luoghi bellissimi, magici, ma altrettanto fragili e soggetti a rischio.
È una terra che conta 1.600 chilometri di coste, 15 isole, 3 vulcani; è una terra devastata d'inverno dagli incendi e d'estate dalle alluvioni. Però, in questa occasione, è successo qualcosa che in passato non era mai successo, qualcosa di raro: non ci sono stati morti, non ci sono stati feriti. E per questo voglio ringraziare tutte le istituzioni, a cominciare dal Ministro Musumeci, fino alla Protezione civile, alle Forze dell'ordine , agli amministratori locali, a tutti i volontari e a tutti i cittadini che si sono impegnati nel rispettare le ordinanze, così come dovremmo tutti imparare a fare. Non solo sono state colpite le nostre coste - le nostre isole Eolie sono state le isole più devastate di tutte -, ma è stato colpito anche l'entroterra, anche la mia città, Enna. Quindi io voglio esprimere tutta la mia vicinanza ai miei concittadini sia eoliani, sia ennesi, ma a tutti i siciliani…
ELIANA LONGI(FDI). … che, ancora una volta, avranno l'orgoglio e il coraggio di rialzarsi, più forti di prima .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Raffa. Ne ha facoltà.
ANGELA RAFFA(M5S). Grazie, Presidente. Da messinese, io ci tengo a dimostrare tutta la mia solidarietà ai cittadini che sono stati colpiti da queste mareggiate che ci sono state in questi due giorni in tutta la Sicilia, soprattutto la riviera jonica messinese che è stata colpita in profondità. Anche nelle isole Eolie, come diceva la collega che mi ha preceduto, sono stati riscontrati ingenti danni: cittadini che hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni, cittadini che hanno subìto danni alle proprie attività commerciali. Il Governo, a questo disastro, deve dare immediata risposta, deve immediatamente dichiarare lo stato d'emergenza e non basterà stanziare fondi, come già qualcuno della maggioranza ha promesso. Perché con i soldi, se non possono essere immediatamente spesi, non ci facciamo nulla: sono soltanto chiacchiere e le chiacchiere, qui, stanno a zero. Bisogna nominare un commissario che possa agire in deroga alle procedure ordinarie e spendere subito quei soldi promessi, che dovranno essere stanziati. Vedete, colleghi, a causa delle mareggiate degli ultimi due giorni ci sono interi comuni senza acqua, elettricità e gas, e vi ricordo che siamo in pieno inverno.
ANGELA RAFFA(M5S). Sono state danneggiate strade, porti e ferrovie, oltre alle abitazioni e ai locali privati. È stata interrotta la tratta ferroviaria tra Siracusa e Messina, perché è crollato un tratto. I cittadini non possono attendere mesi di disservizi prima che torni tutto alla normalità. I sindaci non hanno la possibilità di fronteggiare queste emergenze da soli.
Avete tolto risorse al Sud per promettere un ponte con un progetto vecchio che non riuscite nemmeno a farvi approvare. Quei soldi, piuttosto che per il ponte, metteteli per la prevenzione e per la messa in sicurezza del territorio , per l'ammodernamento delle opere esistenti. Noi vigileremo affinché questo non venga dimenticato, ma che venga effettuata effettivamente tutta la messa in sicurezza del territorio .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Cannizzaro. Ne ha facoltà.
FRANCESCO CANNIZZARO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, membri del Governo, intervengo non per informare l'Aula, perché credo che le agenzie di cronaca abbiano, in queste ore, abbondantemente informato tutto il Paese di quello che sta avvenendo al Sud, in modo particolare nella mia e nella nostra regione Calabria, ma semplicemente per lasciare agli atti di questo Parlamento quelle che sono le condizioni meteorologiche avverse che stanno aggredendo la regione Calabria, perché il Parlamento, nelle prossime ore, di queste condizioni si dovrà occupare, ritagliandosi un ruolo sicuramente centrale e aiutando il Governo a individuare non solo le misure economiche ma anche quelle organizzative per i nostri amministratori, i nostri sindaci e le nostre comunità. A questi va, anche da questo pulpito e anche da questi scranni, il nostro pensiero e il nostro ringraziamento, soprattutto ai sindaci che hanno fatto e stanno continuando a fare, in queste ore, un lavoro straordinario e a loro dico: non siete soli in queste ore e non sarete soli nelle settimane successive quando, insieme al presidente della regione Calabria Occhiuto, al quale va il ringraziamento per il lavoro tempestivo attraverso la Protezione civile della Calabria, guidata dal giovanissimo direttore generale Domenico Costarella - hanno fatto un lavoro straordinario -, andremo a individuare quelle che sono le soluzioni.
Infine, ringrazio il Ministro Tajani, perché abbiamo appena letto che ha già attivato tutte le possibili soluzioni che il Governo in fase emergenziale può fare…
FRANCESCO CANNIZZARO(FI-PPE). …ma, soprattutto, ha già annunciato che proporrà all'Europa di poter attingere a quello che è il Fondo di solidarietà europeo misura attraverso la quale, evidentemente, le regioni del Sud - e in modo particolare la Calabria - potranno avere sicuramente e immediatamente delle soluzioni concrete .
FRANCESCO CANNIZZARO(FI-PPE). Quindi, vicini alle popolazioni, ai sindaci, agli amministratori ma soprattutto a una comunità che ci ha insegnato…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
S. 562 - D'INIZIATIVA DEI SENATORI: MARTI ed altri: Disposizioni per la promozione e la valorizzazione dei cammini d'Italia (Approvata dal Senato). (C. 1805-A)
: AMORESE, per la VII Commissione; ANDREUZZA, per la X Commissione.
2.
BONETTI ed altri: Delega al Governo per il sostegno delle attività educative e ricreative non formali. (C. 1311-A)
: GRIPPO, per la VII Commissione; PAOLO EMILIO RUSSO, per la XII Commissione.
3.
MONTARULI ed altri: Istituzione del Giorno del ricordo dei piccoli martiri della strage di Gorla e delle piccole vittime di tutte le guerre. (C. 1579-A)
: DE CORATO.
4.
S. 1484 - Legge annuale sulle piccole e medie imprese (Approvato dal Senato).
(C. 2673-A)
: PIETRELLA.