PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
FABRIZIO CECCHETTI, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 90, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato De Luca. Ne ha facoltà.
PIERO DE LUCA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Oggi si svolge a Bruxelles un vertice informale del Consiglio europeo, che avrà un'importanza strategica per il futuro stesso dell'Europa. Il Presidente degli Stati Uniti, Trump, da quando si è insediato alla Casa Bianca, ha avviato e messo in campo una strategia di attacco e indebolimento costante, rivolta nei confronti dell'Unione europea, con misure di carattere commerciale, ma anche con provocazioni di carattere politico reiterate.
Le minacce che abbiamo ascoltato, rispetto alla Groenlandia, hanno toccato il culmine e hanno segnato il punto massimo di una crisi mai vista, da anni a questa parte, tra le due sponde dell'Atlantico. L'Europa ha il dovere di mettere in campo una risposta ferma, decisa, unitaria. Innanzitutto, bisogna difendere la sovranità politica e l'integrità territoriale nel nostro continente. Bisogna, poi, lavorare per rilanciare con forza l'autonomia strategica dell'Europa. È una questione di carattere vitale per la tenuta stessa dell'Unione.
La Premier ha avuto, purtroppo, nelle ultime settimane, un atteggiamento ancora una volta ambiguo rispetto alle azioni, alle provocazioni, alle minacce del Presidente degli Stati Uniti, Trump. Questo è per noi intollerabile. Abbiamo chiesto, per questa ragione, che, prima del vertice informale che si svolgerà questa sera a Bruxelles, la Premier Meloni venisse in Aula per informare il Parlamento sulla posizione che il Governo assumerà in sede europea e raccogliere, ricevere gli indirizzi politici dalle Camere, dal Parlamento, rispetto alla posizione, alla postura da assumere come Governo italiano.
Il Governo non può sottrarsi a un lavoro di rafforzamento dell'Unione europea, cosa che, invece, il Governo sembra non fare, anche per le proprie divisioni interne. È la ragione per la quale la Presidente del Consiglio ha scelto - dal nostro punto di vista, con un errore politico clamoroso - di non venire in Aula a raccogliere gli indirizzi e a comunicare la posizione che avrebbe assunto in sede europea. È stato uno schiaffo al Parlamento. Chiediamo, però, che a questo punto, anche ai sensi della legge n. 234 del 2012, la Premier venga a riferire degli esiti di questo vertice informale, della posizione assunta in questo vertice, della posizione in cui sta collocando l'Italia in questo momento storico così importante e decisivo.
Per questa ragione, come Partito Democratico, inoltriamo alla Presidenza la richiesta che la Premier Meloni venga a riferire subito, nei prossimi giorni, gli esiti delle risultanze del Consiglio europeo di Bruxelles e rappresenti alle Camere, al Parlamento e all'intero Paese qual è la posizione assunta dal Governo, in quale parte della storia ha deciso di collocare il nostro Paese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Bonelli. Ne ha facoltà.
ANGELO BONELLI(AVS). Grazie, Presidente. Il gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra chiede che la Presidente Meloni venga in Parlamento a comunicare non solo gli esiti del Consiglio straordinario che oggi si svolgerà, ma anche qual è la politica estera e, conseguentemente, anche le conseguenze - chiedo scusa per il gioco di parole - economiche e sociali che le politiche estere globali stanno assumendo sulla vita anche dei cittadini italiani. Noi troviamo, signora Presidente, inammissibile che la Presidente del Consiglio Meloni fugga, fugga dai giornalisti e se ne vanti davanti al Presidente Donald Trump, ma fugga anche dal Parlamento della Repubblica italiana.
Devo dire che è estremamente triste per le istituzioni di questo Paese apprendere da uno studio televisivo, a , che la Presidente Meloni, non meno di 48 ore fa, aveva detto che avrebbe aderito al di Trump e dopo, in diretta televisiva o registrata, ha comunicato al Paese che forse ci sono problemi di costituzionalità, ovvero con l'articolo 11 della Costituzione della Repubblica italiana.
Ecco, la Presidente Meloni si è accorta che esiste la Costituzione della Repubblica italiana. Allora, se si è accorta che esiste la Costituzione della Repubblica italiana, le ricordo che esiste anche il Parlamento che non può essere delegittimato dal suo operato .
Questo è un problema molto serio. Noi vogliamo discutere di geopolitica, perché la geopolitica che sta portando avanti Donald Trump e a cui noi siamo totalmente subalterni - con “noi” intendo dire le posizioni della Presidente Meloni - ha conseguenze sulla vita quotidiana degli italiani in termini di sottrazione di risorse. Pensiamo alla decisione del 5 per cento per le armi o alla decisione di acquistare gas dagli Stati Uniti, portando l'Italia ad essere il primo importatore di gas dagli Stati Uniti.
Voglio parlare anche di una questione che francamente noi troviamo eticamente inaccettabile, ovvero lo scioglimento dei ghiacciai dell'Artico per andare a sfruttare terre rare e per andare a sfruttare petrolio, non preoccupandosi che la crisi climatica porterà sott'acqua milioni di persone nelle fasce costiere e non preoccupandosi anche di quello che è accaduto in Sicilia e in Calabria, dove ci sono danni incalcolabili di fronte all'inadeguatezza e all'irresponsabilità di questa destra globale che usa la crisi climatica per sfruttare le risorse naturali .
C'era un detto Sioux che diceva: quando avete abbattuto l'ultimo albero, avrete avvelenato l'ultimo fiume, vi mangerete solo il denaro, ma il denaro non lo potrete mangiare.
Ecco, allora noi chiediamo che la Presidente Meloni venga in Aula. Siccome ogni qualvolta l'opposizione fa una richiesta di questo genere, siamo assolutamente non noi, ma il Parlamento, delegittimato, saremo costretti e valuteremo l'applicazione dell'articolo 29 del Regolamento della Camera che ci dà la possibilità di raccogliere le firme per chiedere alla Presidente Meloni di venire in Aula.
Presidente Meloni, lo dico in modo indiretto: dalla democrazia non si sfugge. Noi non vogliamo questo nostro Paese subalterno alle logiche predatorie di Trump che sta rendendo il pianeta sempre più instabile .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Appendino. Ne ha facoltà.
CHIARA APPENDINO(M5S). Grazie, Presidente. Anche noi ci associamo per l'ennesima volta alla richiesta, anche perché lo scenario è sempre più chiaro. Noi abbiamo un Presidente degli Stati Uniti, Trump, che minaccia e abbiamo Rutte che tratta, come abbiamo visto nelle ultime ore. La Presidente Meloni che fa? Prima si finge morta, poi manda avanti tre Ministri che dicono tre cose totalmente diverse. Crosetto dice “no ai controdazi” e per fortuna non è stato ascoltato da nessuno. Salvini parla addirittura di festeggiamenti. Tajani dice “dobbiamo un po' contrattaccare, ma forse no”. Quindi, non si capisce.
Una cosa è chiara: proprio non ci pensa, la Presidente Meloni, a venire qui in Parlamento a dirci cosa farà questa sera o questo pomeriggio in Consiglio europeo. Però, una cosa la sa fare benissimo - eccezionale, complimenti! - cioè va da Vespa a dirci che va tutto bene.
Allora, cosa significa questo? Significa, Presidente, che mentre gli altri decidono le sorti del mondo, dell'Europa e del nostro Paese, cosa fa Meloni? Fa la spettatrice e la cronista da Bruno Vespa. Francamente a noi non sembra proprio normale , anche perché di una cronista, Presidente, noi non ce ne facciamo assolutamente nulla. A noi serve una Presidente del Consiglio patriota, ma veramente patriota, che difenda le nostre imprese, che difenda i nostri posti di lavoro e che difenda la nostra dignità morale.
A proposito di dignità morale, guardate che la questione del non è solo una questione burocratica o costituzionale. Troppo facile ridurla a un articolo della Costituzione. Permettetemi di dire grazie ai nostri Padri costituenti che hanno scritto quell'articolo che ci sta salvando in questo momento dalle follie del Presidente Trump e dall'incapacità di Giorgia Meloni di dire “no” .
Non è solo questo. La Presidente del Consiglio deve venire qui a spiegarci cosa vuole fare, perché lì - ripeto - non è solo una questione costituzionale. Si parla del futuro di un posto, di Gaza, che francamente mi sembra abbia già vissuto abbastanza nefandezze.
Allora, Presidente, abbiamo capito una cosa: la testa china non funziona, ma funziona molto bene la schiena dritta.
Però - vado a chiudere - abbiamo appreso questa mattina che ci sarebbe un accordo. Bene, bene che c'è uno stop a questa . Bene che Trump abbia capito che l'Europa avrebbe reagito. Però, una cosa la vogliamo dire, perché non ci basta. Non si azzardasse questo accordo a contenere l'ennesimo via a più soldi in armi. L'Europa non si azzardasse a controbattere ai dazi con più soldi per le armi delle aziende americane . Non vogliamo l'ennesimo baratto delle nostre imprese, del futuro delle nostre imprese, in armi. Non lo accetteremo. Quindi, vogliamo chiarezza. La Presidente del Consiglio ha il dovere morale di venire qui .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Trancassini. Ne ha facoltà.
PAOLO TRANCASSINI(FDI). Io chiederei alla Presidenza di stigmatizzare l'intervento della pregiudicata Appendino perché e…
PAOLO TRANCASSINI(FDI). …perché ha dato per due volte…
PRESIDENTE. Colleghi, un attimo. Adesso ascoltiamo il collega e… Colleghi!
PAOLO TRANCASSINI(FDI). …perché ha dato per due volte e…
PAOLO TRANCASSINI(FDI). … ha dato per due volte …
PRESIDENTE. Colleghi! Collega Trancassini, un attimo.
PAOLO TRANCASSINI(FDI). …della tronista e…
PRESIDENTE. Un attimo, un attimo, collega Trancassini. Un attimo, poi le do la parola.
PAOLO TRANCASSINI(FDI). No, Presidente, io…
PRESIDENTE. Colleghe e colleghi, adesso ascoltiamo il collega Trancassini e… Cosa è che non può dire, collega? Qui in quest'Aula - in quest'Aula - nessuno può offendere nessuno. A prescindere dal ruolo, nessuno può offendere nessuno. Vale per questa parte, vale per l'altra … Collega Grimaldi, lei non può rivolgersi così alla Presidenza Poi, se vuole la parola, la chiederà. Chiaro?
Ora il collega Trancassini svolgerà il suo intervento, chiarendoci in che senso stiamo sull'ordine dei lavori. Dopodiché, io prego tutti di mantenere il dibattito in quest'Aula degno dell'Aula nella quale ci troviamo. Vale per tutte e tutti. Quindi, vale per chi ha parlato adesso e naturalmente vale per il collega Trancassini che ha tutto il diritto di svolgere il suo intervento nel silenzio dell'Aula … Collega Auriemma, arrivo. Deve finire prima, no? Prego, collega Trancassini.
PAOLO TRANCASSINI(FDI). Grazie, Presidente. Semplicemente chiedevo alla Presidenza, se lo riteneva ovviamente, di stigmatizzare l'intervento che mi ha preceduto perché ha dato per due volte della tronista alla Presidente del Consiglio. E io penso che questa cosa non si possa fare e non faccia parte della dialettica parlamentare. Quanto al fatto che ho dato della pregiudicata alla collega, mi attengo ai fatti di cronaca e quindi non mi pare di aver detto nessuna menzogna e nessuna offesa . Una persona condannata in via definitiva in questa Nazione è un pregiudicato .
PRESIDENTE. Io ribadisco quello che ho già detto e prego chi interverrà di qui in avanti, come ho già fatto con chi è intervenuto, di non utilizzare offese verso nessuno. D'ora in poi richiamo all'ordine.
Ha chiesto di parlare, sul Regolamento, l'onorevole Auriemma. Ne ha facoltà.
CARMELA AURIEMMA(M5S). Grazie, Presidente. Quell'intervento che ha fatto Trancassini, che tra l'altro ha un ruolo importante e rappresentativo di questa Camera e dell'Ufficio di Presidenza, è gravissimo ed è un precedente gravissimo. Per questo motivo, chiediamo un Ufficio di Presidenza e che si apra un procedimento disciplinare nei confronti di questo Questore che, invece di mantenere alta l'immagine dell'Ufficio di Presidenza e di questa Camera, offende in maniera gratuita e spropositata. Soprattutto questo a tutela di tutti i parlamentari, perché non esiste in alcun modo che si alzi un collega e dica “pregiudicata” a un altro collega. Non esiste ! Questa è una macchia che non possiamo lasciare e chiediamo che sia aperto un procedimento disciplinare nei confronti del Questore, perché i nostri colleghi sono stati sanzionati per molto meno. Non esiste! Altrimenti, veramente questa cosa non finisce qui (.
PRESIDENTE. Colleghi! Colleghi!
CARMELA AURIEMMA(M5S). Non finisce qui, non finisce qui !
PRESIDENTE. Colleghi! Colleghi!
CARMELA AURIEMMA(M5S). …e che non cada nel vuoto un'offesa del genere. Vi dovete vergognare !
PRESIDENTE. Collega Auriemma, si rivolga alla Presidenza. Ovviamente adesso ascoltiamo il collega Grimaldi, immagino sempre sul Regolamento, che ha la precedenza. Poi io, come ovvio, riferirò al Presidente delle richieste che arrivano e poi sarà la Presidenza a valutare il da farsi.
Io però prego tutti, in questo momento, colleghe e colleghi, di sedersi e ascoltare chi parla, perché fare il commento sotto, con tanto di grida dall'una e dall'altra parte, non è… Siccome tutti richiamate alla bontà del dibattito parlamentare, contribuite a che questa bontà si veda, quindi vi prego di sedervi e ascoltare. Ora c'è il collega Grimaldi, sempre sul Regolamento. Prego, onorevole Grimaldi : “Comunisti!”). Collega, collega, la prego. L'ho appena detto, però. Prego, collega Grimaldi.
MARCO GRIMALDI(AVS). Guardi, la parola “comunista” comunque non sarà per noi mai un'offesa, quindi non è un problema, soprattutto se viene detta da postfascisti che non hanno neanche il coraggio di capire che cosa sono stati nella storia di questo Paese . Ma, Presidente, vorrei stare al merito di questa vicenda, perché mi verrebbe da dire: da che pulpito? Ma, a differenza del Questore Trancassini, noi rispettiamo a tal punto quest'Aula, e anche i nostri colleghi, che non penseremmo mai di dare a un Ministro, che magari è sottoposto a indagini, dell'indagata, invece di chiamarla “Ministra”. Non lo abbiamo fatto in quest'Aula e lo ripeto, perché, a fronte di chi ha come vicepresidente del gruppo una persona che, anch'essa, non solo è stata sottoposta a giudizio, ma lo ha finito ed è stata condannata, noi abbiamo mai fatto di questa vicenda un epiteto?
L'abbiamo chiamata così in Aula? No, non lo facciamo, e, guardate, ci sarebbe veramente da analizzare questa vicenda, e lo dico perché c'è una parte della destra che continua a essere intollerante al dibattito pubblico e anche verso una semplice richiesta, quella di venire in Parlamento. Capisco che per qualcuno l'unico luogo di discussione debba essere Atreju o TeleMeloni , ma il Questore Trancassini è meglio che capisca che il nostro ruolo è quello di fare l'opposizione al Governo Meloni e chiedere che la Presidente venga qua, invece di stare nell'etere.
Quindi io chiederei a tutti di abbassare i toni, ma soprattutto di non nominare i parlamentari con epiteti. E lo dico perché è già successo e nessuno è stato espulso, anche se sono stati detti nei nostri confronti insulti e contumelie. Eppure, mi pare che ci sia un doppio standard, caro Trancassini, perché nessuno di noi ha chiesto gran giurì nei vostri confronti, nessuno di noi, proprio perché rispettiamo questo ruolo, ha minacciato querele, come ha fatto un Ministro della Repubblica nei nostri confronti ! Nessuno di noi ha dossierato il vostro lavoro! Come l'opposizione …
PRESIDENTE. Collega Costa, la richiamo all'ordine, così cominciamo. Così cominciamo! Va bene?
MARCO GRIMALDI(AVS). Costa fa il …
PRESIDENTE. Collega Grimaldi, concluda.
MARCO GRIMALDI(AVS). …garantista solo per i colletti bianchi e i suoi amici…
PRESIDENTE. Collega Grimaldi, l'ordine…
MARCO GRIMALDI(AVS). …poi quando… Sto guardando lei.
PRESIDENTE. Collega Grimaldi, allora.
MARCO GRIMALDI(AVS). Sto guardando lei.
PRESIDENTE. Adesso riportiamo l'ordine in quest'Aula. D'ora in poi chiunque intervenga e non abbia la parola data dalla Presidenza verrà richiamato all'ordine con le conseguenze del caso, perché altrimenti non si può dibattere qua dentro. Concluda, collega Grimaldi.
MARCO GRIMALDI(AVS). Concludo dicendo che ci vuole rispetto, perché chi ha il potere deve ancora di più portare rispetto per chi fa l'opposizione in questo Paese, per le minoranze e per chi in qualche modo svolge un ruolo. E ancora di più, se si hanno ruoli di governo o di rappresentanza istituzionale di questa Camera, bisognerebbe farlo con più disciplina e più onore .
PRESIDENTE. Abbiamo esaurito gli interventi sul Regolamento. Come ho detto alla collega Auriemma, visto che è giunta una richiesta di altro tipo, riferirò al Presidente, come è ovvio, che poi assumerà le dovute decisioni.
Per quanto mi riguarda, ribadisco che qui dentro non sono consentite offese a nessuno. Se qualcuna non l'ho sentita, mi scuso, perché è il mio ruolo quello di intervenire prontamente, però vi prego d'ora in poi, colleghi, di restare alla sanità del dibattito, diciamo così.
Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Del Barba, quindi torniamo lì dove eravamo … Ah, sull'altra richiesta, non su questa ? Su quella di prima, sì, sì, sull'ordine dei lavori, perché dopo era stato per richiamo al Regolamento, collega Del Barba, ci eravamo un po' distratti. Sull'ordine dei lavori, la richiesta che era iniziata dal collega De Luca qualche ora fa. Prego, prego.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, anche noi interveniamo per associarci alla richiesta alla Presidenza del Consiglio di venire in Aula, e riteniamo grave che non sia stato fatto prima del Consiglio, in un momento la cui gravità è evidente a tutti e che avrebbe assolutamente richiesto il confronto con il Parlamento, sia per conoscere quale sarebbe stata e quale sarà la posizione dell'Italia in questo importante Consiglio, sia per ricevere dal Parlamento le indicazioni che sarebbe suo dovere ascoltare.
Questo non è stato fatto, ci sembra grave e lo abbiamo già sottolineato. Lo ha sottolineato la capogruppo Boschi anche ieri in Aula, ma riteniamo che a questo punto sia inderogabile e urgente che la Presidente del Consiglio smetta di fuggire dalle proprie responsabilità, se è lecito sottolineare questo atteggiamento della Presidente del Consiglio, e di cercare di raccontare un mondo che evidentemente non esiste più. Meloniland è crollato, vogliamo finalmente occuparci della realtà e lo vogliamo fare nel luogo deputato a ciò.
Riteniamo che il confronto con il Parlamento, in un momento in cui sono in gioco la tenuta dell'Unione europea, la sovranità di terre che appartengono a Stati dell'Unione europea, le sorti del conflitto con l'Ucraina e il coinvolgimento dell'Unione europea, la questione dei dazi, che è ritornata in ballo, tra l'altro con posizioni della maggioranza o di parti della maggioranza sbalorditive… In un momento in cui tutto questo si sta giocando in Europa ed è in gioco la tenuta stessa dell'Europa, noi non siamo in grado di sapere qual è la posizione dell'equilibrista Meloni, ma è abbastanza chiaro a tutti che questo equilibrio è andato in frantumi e che la farsa dei pontieri non regge più.
È il momento in cui Meloni deve tornare in questo Parlamento, chiarire con la sua maggioranza la posizione del Paese e ascoltare le posizioni del Parlamento .
PRESIDENTE. Allora, io riferirò al Presidente delle richieste di informativa giunte su questo tema.
Ha chiesto di parlare, sempre sull'ordine dei lavori, ma su un altro tema, la deputata Appendino. Ne ha facoltà.
CHIARA APPENDINO(M5S). Sì, grazie, Presidente. Chiediamo al Ministro Urso di venire in Aula a riferire sulla questione di Stellantis, perché, Presidente, quello a cui stiamo assistendo è l'ennesima fuga di Stellantis all'estero. Questa volta riguarda l'Algeria e avviene dopo avere annunciato investimenti per 13 miliardi negli Stati Uniti, per più di un miliardo in Marocco, per circa 6 miliardi in Sudamerica, cioè praticamente ovunque, ma dico ovunque, tranne che in Italia.
E l'atto finale di questa farsa è che il 2 febbraio a Torino andrà in scena una cosa che francamente io trovo oltre la vergogna, e cioè Stellantis avrà la faccia tosta di svolgere appunto a Torino un evento in cui dice all'indotto e alle imprese: venite qui perché vi convinco a fare anche voi come abbiamo fatto noi, cioè a delocalizzare in Algeria. Cioè, per capirci, hanno preso i modelli che facevano in Italia, li hanno portati in Algeria, dove, peraltro, il costo del lavoro è di meno di 150 euro al mese, e adesso dicono ai fornitori: fatelo anche voi, no? Perché è un modello fantastico.
Allora, Presidente, questo non è un piano Italia, ma il saccheggio Italia, che peraltro si tiene in piedi su una serie di menzogne seriali, e anche su questo chiediamo conto, tramite il Ministro. Dov'è finito il milione di auto che il Ministro Urso ha sventolato più volte in quest'Aula? Sa dov'è finito? Con 380.000 veicoli prodotti nel 2025. Dov'è finita la Gigafactory di Termoli? Doveva essere un progetto innovativo ed essere operativa nel 2026, ma non c'è niente. La riunione del 15 gennaio del Ministero è stata annullata e cancellata, e invece sa cosa c'è? Che la Gigafactory partirà, probabilmente, in Spagna. Dove sono finiti i modelli di Pomigliano e di Cassino?
Avevano giurato che sarebbero arrivate la nuova Stelvio e la nuova Giulia, ma sono slittate al 2028. Doveva arrivare la Pandina a Pomigliano, slittata al 2027. Nel frattempo cassa integrazione, stabilimenti fermi e Urso fa da spettatore.
Dov'è il rilancio di Mirafiori? Dov'è? Guardate, vi assicuro - perché la mia città che proprio non si vede - che hanno provato a venderci la 500 ibrida come la soluzione di tutti i mali ma ovviamente non basta. La cassa integrazione continua a esserci, così come le uscite incentivate.
Tutto, tutto va in fumo. Vanno in fumo le promesse, va in fumo la dignità dei lavoratori, vanno in fumo le imprese dell'indotto. Ma c'è una cosa che in casa Stellantis e in casa Elkann non va mai in fumo e sa cos'è? Sono i dividendi miliardari. Quelli ci sono sempre.
Allora, noi chiediamo al Ministro Urso di venire qui e spiegare, perché il conto di quei dividendi sa chi lo paga? Lo paga lo Stato a botte di cassa integrazione, a botte di ammortizzatori sociali. E allora il 30 gennaio ci sarà un tavolo importante, il tavolo dell'. Il Ministro cosa dirà? Quale sarà la sua strategia per mettere un argine a questa moria che è in corso dal punto di vista industriale.
E lo dico sin d'ora: il Ministro Urso non si permetta di dire - ci risparmi proprio la fatica - che è solo colpa del . Non lo usi come scudo perché non cancella le sue responsabilità e non cancella la cosa indegna che sta facendo Stellantis, cioè abbandonare il nostro Paese.
Allora ci dica, invece, prima del 30, come intende salvaguardare i posti di lavoro, come intende salvaguardare la filiera anziché farla trasferire in Algeria così come se fosse una cosa normale, come intende ottenere il rispetto dei patti sottoscritti e, nel farlo, si faccia aiutare da Palazzo Chigi. Lo chiediamo da anni: il tavolo deve andare a Palazzo Chigi perché lui è evidentemente incapace.
E se l'Italia non farà la cosa giusta è perché noi non abbiamo bisogno di un Ministro che è notaio dei licenziamenti, non abbiamo bisogno di un Ministro che è spettatore esterno di questi stabilimenti che vanno via, non abbiamo bisogno di un Ministro che fa il portavoce di Elkann. Noi abbiamo bisogno di un Ministro che fa il portavoce degli italiani, dei lavoratori e della filiera che sta scomparendo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Sarà che ogni tanto spero che arrivi qualche buona notizia, ma quando ho letto del piano Stellantis per un secondo, per un attimo, ho pensato che c'entrasse qualcosa con questo Paese e anche con la mia città. Già, perché il piano dice più o meno 90.000 nuove vetture e 2.000 nuovi occupati. Le 90.000 vetture, per intenderci, potrebbero essere quelle utili per uno stabilimento come Mirafiori che ha, credo, chiuso l'anno con il record storico negativo di sempre: meno 65 per cento rispetto all'anno precedente, cioè credo 25.000 vetture.
Eppure, questo piano non è un piano per l'Italia. È un piano per l'Algeria, in cui - beffa nella beffa - si invitano, a febbraio, tutti i soggetti della componentistica italiana a venire col gruppo Stellantis. Venite in Algeria, venite a completare la desertificazione industriale del Paese. Già, Presidente, perché non so se ci rendiamo conto ma durante gli anni di questo Governo sovranista tutti i modelli, quelli elettrici contro cui bisogna fare tutta la lotta possibile, non è che Stellantis ha smesso di produrli, ha semplicemente deciso di farli all'estero: in Polonia, in Serbia, in Marocco e domani in Algeria.
Lo dico perché - a parte la 500 elettrica a Mirafiori e la Compass a Melfi - lo chiediamo ai deputati che vengono da quei territori: cosa ne è di Cassino, cosa ne è di Termoli, cosa ne è di Pomigliano? Nessun futuro. Per Mirafiori solo cassa integrazione e i numeri che vi ho detto.
Eppure colleghi, per quanto voi volete continuare a difendere il modello del petrolio, il modello dell'era fossile, del motore endotermico, vi chiedo: ma voi li sapete i dati dell'Italia? Abbiamo 41 milioni di vetture. Sono le più vecchie dell'intero continente ma abbiamo anche la più grande densità: abbiamo 700 auto ogni 1.000 abitanti. Allora, lo vedete anche voi. Prima di essere invasi dai modelli cinesi con tecnologia che non viene dall'Unione europea, prima di essere invasi da altri mercati, fino a quando volete difendere un modello che è all'eutanasia? Le macchine endotermiche sono finite, così come sarà finita la Panda a Pomigliano. La Panda nuova non verrà fatta lì. Aprite gli occhi!
State contribuendo alla desertificazione di questo Paese e, nel frattempo, Elkann, chiude il gruppo GEDI, vende , , , tutto. Dopo aver venduto la Marelli, dopo aver venduto la Comau, dopo aver venduto un pezzo di Iveco a Leonardo e l'altro agli indiani che cosa dovete ancora vedere? Ma quand'è che avrete un sussulto di dignità? Quand'è che convocherete John Elkann per dirgli se fa parte ancora o no, l'Italia, dei destini di quel gruppo industriale?
Siete succubi e subalterni ma, soprattutto, non siete patrioti di un bel niente .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, il deputato Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Mi permetto di richiamare l'attenzione dei colleghi perché questo evento organizzato da Stellantis il 2 febbraio a Torino è un segnale che la politica non può permettersi di ignorare. In quell'occasione, all'Unione industriale, quindi in un luogo “sacro” - tra virgolette - dell'economia piemontese, l'azienda invita tutti i subfornitori, tutto l'indotto ex FIAT, presentandogli sostanzialmente un pacchetto e un caldo invito a delocalizzare dal Piemonte all'Algeria. È un segnale e io credo sia un segnale che dovrebbe preoccupare tutti.
Il tema della crisi dell' non è di oggi, vero, ma quello che si evidenzia è un atteggiamento da parte del gruppo Stellantis di sostanziale fuga dall'Italia e credo che non possiamo permetterci di ignorare questi segnali. Non possiamo permetterci, come sistema Italia, di non avere una politica industriale sull'e, quindi, la richiesta della collega Appendino, sostenuta anche dal collega Grimaldi, di un'informativa del Ministro io credo che dovrebbe essere accolta da tutti.
Non è soltanto l'opposizione che chiede di avere chiarezza sui progetti di quest'azienda, che chiede che il Governo e che il sistema Italia abbiano una politica industriale. Dovremmo essere tutti preoccupati e ricercare le soluzioni, perché altrimenti - le è già stato detto e chiudo - il rischio, per noi inaccettabile, è quello della desertificazione industriale, con tutte le problematiche sociali ed economiche, perché questo porta a un lento declino di questo Paese, che l'assenza di politica industriale in settori strategici finisce per accelerare.
Quindi siamo a richiedere questa informativa e a richiederla anche in tempi rapidi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, il deputato Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Credo che gli articoli di stampa che sono apparsi diano l'indicazione dell'urgenza di questa informativa. Abbiamo qualche dubbio sul fatto che faccia il Ministro Urso questa informativa, visto che nelle ultime occasioni che abbiamo avuto di discussione su questo tema le risposte non ci hanno lasciato grandi temi migliori di quando siamo entrati, perché di fronte a una vergognosa riunione in cui Stellantis invita i fornitori a trasferirsi con lei in Algeria il Ministro Urso continua a ripetere le stesse parole.
Continua a dire che la produzione l'anno prossimo tornerà a salire, lo fa ormai da tre anni senza mai che si avveri. Continua a fare i complimenti a Stellantis, ad elogiarla, dicendo che sta mantenendo le promesse e che non verranno licenziati i lavoratori, e viene smentito dai sindacati stessi, per i quali non solo non vengono mantenute quelle promesse di investimento negli impianti italiani, ma, addirittura, continua l'utilizzo della cassa integrazione, con numeri sempre maggiori.
E di fronte a questo c'è un fatto, che non è solo un fatto di politiche industriali, su cui chiediamo un confronto parlamentare, ma è anche un confronto su un'etica industriale perché, davvero, che un'azienda che ha delle radici italiane, che ha una storia così importante inviti i fornitori a investire, con l'aiuto di altri Governi, altrove, invece che mantenere le promesse rispetto a un piano industriale italiano, credo che sia un'occasione di discussione che questo Parlamento non deve perdere .
PRESIDENTE. Riferirò al Presidente delle richieste di informativa giunte dai gruppi. Nel frattempo, questo tempo ci ha dato modo di fare le verifiche con i funzionari dallo stenografico, che ringrazio. Quindi, rispetto alla vicenda precedente, abbiamo verificato che la deputata Appendino ha detto per due volte la parola “cronista” e non “tronista”. Mi assumo io la responsabilità come Presidente, perché avrei dovuto rendermene conto immediatamente. Direi, però, che la vicenda in questo modo è chiarita … Scusi, deputata Auriemma, l'ho fatto io. È necessario che lei intervenga sul Regolamento? Va bene. Mi dica su quali articoli.
CARMELA AURIEMMA(M5S). Grazie, Presidente. Articolo 8, innanzitutto, per ringraziarla di aver messo subito chiarezza anche sull'intervento della collega Appendino, che rende ancora più grave la condotta. Ha fatto bene il Questore ad andare via perché è ancora più grave…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole.
CARMELA AURIEMMA(M5S). …la condotta di un Questore che entra, senza neanche prestare attenzione, e offende in maniera terribile una collega.
CARMELA AURIEMMA(M5S). Quindi, ancora di più con urgenza, chiediamo che si apra un procedimento disciplinare nei confronti del Questore Trancassini .
PRESIDENTE. È chiaro, diciamo che avete già fatto questa richiesta e, quindi, ne prendiamo atto una seconda volta. Io, ripeto, mi assumo la responsabilità, perché questo compete a me innanzitutto.
Salutiamo studenti, studentesse e docenti della scuola paritaria “San Paolo della Croce” di Ciampino, Roma, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta di legge, già approvata dal Senato, n. 1805-A: Disposizioni per la promozione e la valorizzazione dei cammini d'Italia.
Ricordo che nella seduta del 9 dicembre 2025 si è conclusa la discussione generale e i relatori e il rappresentante del Governo hanno rinunciato ad intervenire in sede di replica.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli della proposta di legge e delle proposte emendative presentate .
Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri , che sono in distribuzione.
In particolare, il parere espresso dalla Commissione bilancio in data 20 gennaio, che revoca il parere precedentemente reso, reca una condizione volta a garantire il rispetto dell'articolo 81 della Costituzione, che è contenuta nel fascicolo degli emendamenti e che sarà posta in votazione ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento.
Se nessuno chiede di intervenire sul complesso delle proposte emendative, invito i relatori e la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sulle proposte emendative riferite agli articoli della proposta di legge. Prego, collega Amorese.
ALESSANDRO AMORESE, Grazie, Presidente. Con il consenso dell'Aula, io leggerei solo i pareri favorevoli.
ALESSANDRO AMORESE, Sugli emendamenti 2.301, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento, e 3.1000 Orrico, il parere è favorevole.
PRESIDENTE. Quindi su tutte le altre proposte emendative, il parere è contrario.
Il Governo?
DANIELA GARNERO SANTANCHE',. Parere conforme.
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 2.3 Appendino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.3 Appendino, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.1 Pavanelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.1 Pavanelli, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.4 Ferrara. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.4 Ferrara, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.301, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.301, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento, con il parere favorevole delle Commissioni e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Avverto che, a seguito dell'approvazione dell'emendamento 2.301, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento, risulta preclusa la prima parte consequenziale dell'emendamento 7.1 Ghirra, che verrà pertanto posta in votazione limitatamente alla prima parte principale e alla seconda parte consequenziale.
Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2, nel testo emendato.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 3.1000 Orrico. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.1000 Orrico, con il parere favorevole delle Commissioni e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'emendamento 3.2 Caso. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.2 Caso, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.3 Pavanelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.3 Pavanelli, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.6 Caso. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.6 Caso, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.8 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.8 Manzi, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3, nel testo emendato.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 4.1 Cappelletti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.1 Cappelletti, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 4. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 5. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 5.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 6. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 6.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo a questo punto all'emendamento 7.1 Ghirra, che, come anticipato, sarà posto in votazione limitatamente alla parte non preclusa. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.1 Ghirra, limitatamente alla parte non preclusa, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7.2 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.2 Manzi, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7.3 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.3 Manzi, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 7. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 7.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 8. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 8.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 9. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 9.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Invito la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
DANIELA GARNERO SANTANCHE',. Grazie, Presidente. Sull'ordine del giorno n. 9/1805-A/1 Orrico il parere è contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/1805-A/2 De Palma il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di valorizzare gli itinerari che hanno forte valore identitario con i territori”. Sull'ordine del giorno n. 9/1805-A/3 Amendola il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/1805-A/4 Manzi il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di sostenere campagne di conoscenza dei cammini d'Italia, al fine di sensibilizzare e coinvolgere gli studenti attraverso attività di conoscenza nelle scuole”.
Sugli ordini del giorno n. 9/1805-A/5 Ghirra e n. 9/1805-A/6 Fossi il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/1805-A/7 Bicchielli si invita al ritiro. Sull'ordine del giorno n. 9/1805-A/8 Cerreto il parere è favorevole. Sull'ordine del giorno n. 9/1805-A/9 Pastorella il parere è contrario.
PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1805-A/1 Orrico sul quale il parere è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1805-A/1 Orrico, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1805-A/2 De Palma. Onorevole De Palma, accoglie la riformulazione? Va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1805-A/3 Amendola sul quale il parere è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1805-A/3 Amendola, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1805-A/4 Manzi. Onorevole Manzi, accoglie la riformulazione? Va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1805-A/5 Ghirra sul quale il parere è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1805-A/5 Ghirra, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1805-A/6 Fossi sul quale il parere è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1805-A/6 Fossi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1805-A/7 Bicchielli, su cui c'è un invito al ritiro. Chiedo al gruppo, perché non vedo il collega. Lo ritiriamo.
Sull'ordine del giorno n. 9/1805-A/8 Cerreto il parere è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1805-A/9 Pastorella sul quale il parere è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1805-A/9 Pastorella, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale. Ha chiesto di parlare il deputato Roberto Giachetti. Ne ha facoltà. Onorevole, se vuole aspettare qualche secondo per avere silenzio, ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Non si preoccupi, Presidente. Signora Presidente, colleghe e colleghi, a nome di Italia Viva annuncio subito il voto favorevole all'atto che stiamo discutendo, che è una proposta che riteniamo importante non soltanto per l'ambito turistico, ma, più in generale, per una visione più ampia di sviluppo sostenibile, di innovazione territoriale e di valorizzazione del patrimonio culturale italiano. Il testo che affrontiamo oggi riconosce ai cammini un valore che va oltre la dimensione escursionistica: sono infrastrutture culturali i cammini ambientali e sociali, collegano comunità, custodiscono memorie, offrono percorsi di scoperta e crescita e rappresentano, soprattutto, una straordinaria opportunità economica per le aree interne. Per questo, come Italia Viva, li consideriamo un strategico, tanto più in un'Italia che vuole essere moderna, accogliente e capace di competere con i modelli di turismo sostenibile più avanzati al mondo.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a un fenomeno significativo, e cioè che sempre più cittadini italiani e stranieri scelgono di percorrere itinerari lenti, a piedi o in bicicletta, alla ricerca di un rapporto autentico con i territori. Si tratta di un turismo che non consuma velocemente, ma che investe tempo nei luoghi, che genera relazioni e che lascia ricadute economiche diffuse, soprattutto per quelle piccole realtà che spesso faticano ad intercettare i flussi turistici più tradizionali.
Ecco perché le disposizioni contenute in questo provvedimento sono per noi davvero rilevanti: da un lato, si punta al coordinamento nazionale, un elemento che abbiamo sostenuto sin dall'inizio, perché, senza una visione unitaria, diventa difficile garantire qualità, sicurezza, standard comuni e una comunicazione efficace, ma, dall'altro, si interviene su aspetti molto concreti, quali la manutenzione dei percorsi, la segnaletica, l'accessibilità, la promozione, il raccordo con gli enti locali e con le realtà associative, che spesso, in modo volontaristico, lavorano da anni per custodire e rendere fruibili i nostri cammini. Per Italia Viva questo è un esempio di come lo Stato possa essere leggero, ma, allo stesso tempo, efficace, intervenendo dove serve, senza sostituirsi ai territori, ma mettendoli nelle condizioni migliori per valorizzarsi.
Desidero inoltre sottolineare un aspetto che riteniamo particolarmente importante, cioè che il provvedimento non si limita a trattare i cammini come semplici itinerari turistici, ma li riconosce come veicoli di rigenerazione economica e culturale. Molti dei comuni attraversati dai cammini affrontano fenomeni di spopolamento, di riduzione dei servizi, di perdita di opportunità per i giovani, eppure, proprio lì, lungo i percorsi della mobilità lenta, può svilupparsi un nuovo modello di microeconomia: piccoli rifugi, ostelli, botteghe artigiane, servizi di accompagnamento, attività culturali e sociali, capaci di creare lavoro ed identità. In questo senso, promuovere i cammini significa promuovere un'Italia che non si rassegna al declino delle sue aree interne, ma che le riconosce come luoghi di futuro, oltre che di memoria.
Noi apprezziamo anche l'impostazione realistica del testo: non si tratta di un libro dei sogni, ma di un insieme di misure concrete, misurabili, accompagnate da criteri chiari e dalla volontà di costruire un sistema nazionale di qualità. È un approccio riformista, che condividiamo pienamente: meno retorica, più strumenti; meno slogan, più lavoro utile ai cittadini e agli enti locali.
Un ulteriore punto che riteniamo significativo è quello che riguarda l'integrazione dei cammini con la mobilità dolce e con le reti europee. L'Italia oggi è attraversata da percorsi straordinari - penso alla via Francigena, al cammino di Francesco, ai cammini storici siciliani e sardi, ai cammini alpini e appenninici - ma spesso manca un'infrastruttura nazionale in grado di renderli pienamente riconoscibili e attrattivi a livello internazionale.
Con questo provvedimento facciamo un passo avanti verso l'obiettivo di proiettare i cammini italiani in una dimensione europea dove la competizione, sappiamo, è forte, ma le possibilità di crescita sono enormi.
Voglio poi ricordare un punto che per noi è decisivo, cioè la qualità del servizio offerto. I cammini non devono essere soltanto percorribili, devono essere sicuri e ben manutenuti, integrati con servizi adeguati e inclusivi anche per chi ha esigenze particolari. La mobilità lenta è una scelta, sì certo, ma non deve diventare un'esperienza avventurosa o, peggio, rischiosa per mancanza di manutenzione o informazioni. Questo provvedimento affronta questi aspetti con pragmatismo e responsabilità. Italia Viva ha tutto per… scusate, l'Italia ha tutto per diventare il Paese dei cammini: una storia millenaria, un patrimonio naturalistico straordinario, e abbiamo cercato… noi in fondo rappresentiamo tutta l'Italia, quindi... anche se sembra che siamo una percentuale residuale, noi nel nostro simbolo rappresentiamo tutta l'Italia, anche lei, collega Ricciardi.
Dicevo, l'Italia ha tutto per diventare il Paese dei cammini: una storia millenaria, un patrimonio naturalistico straordinario, una rete di luoghi e comunità che raccontano identità diverse e complementari. Ma per farlo servono organizzazione, investimenti e una strategia condivisa. Questo testo rappresenta un tassello importante di questa strategia. Non possiamo pensare a un turismo soltanto concentrato nelle grandi città o in piccole località iconiche, dobbiamo aprire l'Italia, distribuirne la bellezza e creare opportunità dove oggi ce ne sono poche.
Per Italia Viva significa scegliere un modello di sviluppo più intelligente, più sostenibile e più europeo, e significa farlo non con divieti od ostacoli, ma con incentivi, con strumenti che aiutino le persone e i territori a crescere. Per tutte queste ragioni, per il lavoro e per il valore culturale e ambientale del provvedimento, per le opportunità economiche che può generare, per la visione di Paese che contribuisce a delineare, il gruppo di Italia Viva esprime un voto favorevole
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Pisano. Ne ha facoltà.
CALOGERO PISANO(NM(N-C-U-I)M-CP). Sì, grazie, Presidente. Annuncio il voto favorevole del gruppo di Noi Moderati.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, signora Ministra, annuncio sin da subito il voto favorevole del gruppo di AVS a questo provvedimento. La valorizzazione dei cammini d'Italia rappresenta un atto di fondamentale importanza per rafforzare, anche nel nostro Paese, il turismo sostenibile e responsabile; un modo di viaggiare che pone l'attenzione sul rispetto dell'ambiente, degli elementi naturali e delle comunità locali, articolato attorno all'idea che siano la mobilità dolce e il basso impatto sui territori a renderlo possibile.
Nel 2024 sono stati registrati 1.435.000 pernottamenti lungo i cammini italiani, segnando un incremento del 6 per cento rispetto all'anno precedente: i dati provengono da un'analisi condotta attraverso un sondaggio di Terre di Mezzo Editore. Il turismo legato ai cammini continua a crescere, nonostante il 2024 sia stato un anno caratterizzato da difficoltà climatiche, come una primavera piovosa e un'estate particolarmente calda. Si è ridotto, però, il tempo medio di permanenza: in media, i camminatori trascorrono 7 giorni e mezzo a camminare, rispetto ai 9 giorni del 2023. I camminatori italiani provengono principalmente dal Nord Italia: il 31 per cento dalla Lombardia, il 14 e il 13 per cento, rispettivamente, da Emilia Romagna e Veneto, e l'11 per cento dal Piemonte.
Le motivazioni che spingono i camminatori sono varie: la ricerca della natura, un'esperienza interiore, il benessere fisico, la conoscenza del territorio e il desiderio di incontrare nuove persone. Inoltre, il 26 per cento intraprende il cammino per motivi religiosi o spirituali.
I cammini rappresentano un nuovo modo di viaggiare, che pone l'attenzione sul rispetto dell'ambiente, degli elementi naturali e delle comunità locali e che attrae molto i giovani, particolarmente attratti da un turismo sostenibile e anche responsabile, perché articolato attorno all'idea che siano la mobilità dolce e il basso impatto sui territori a renderlo possibile.
Le motivazioni che spingono le persone a intraprendere il cammino, sia che si compia in compagnia che in solitaria, possono essere varie e disparate. Se in passato il principale motivo era legato al pellegrinaggio religioso, oggi le motivazioni sono variate. Oltre al viaggio compiuto per motivi spirituali e religiosi, che comunque emerge sempre come prima motivazione (quasi al 60 per cento), spiccano coloro che compiono il cammino come viaggio interiore, inteso come viaggio per la mente e l'anima: il 30,9 per cento. Segue il cammino compiuto per motivi legati al benessere come viaggio rigenerante per il corpo e la propria salute, e il viaggio per fini sportivi.
Circa tre anni fa il Parlamento ha modificato gli articoli 9 e 41 della Costituzione italiana inserendo, tra i principi fondamentali, la tutela dell'ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi. La promozione e la valorizzazione degli itinerari turistici e dei cammini è un atto positivo, proprio perché discendono esplicitamente da quei principi diventati costituzionali.
Approvando questa legge rivendichiamo l'impegno che abbiamo messo in Costituzione di preservare l'ambiente anche valorizzando un modo di viaggiare che stimola la consapevolezza e la responsabilità dei viaggiatori. Regioni, comuni, enti parco e associazioni da anni lavorano per accelerare la valorizzazione dei cammini, che spesso attraversano aree interne ad oggi poco conosciute, favorendo così lo sviluppo di un turismo sostenibile in questi territori.
L'Italia è un Paese ricco di cammini che attraversano l'intera penisola e contraddistinguono ciascuna regione con una propria storia e un ricco patrimonio, naturale e culturale. La valorizzazione dei cammini rappresenta un'opportunità per lo sviluppo e la fruizione delle aree interne: chiese, musei ed edifici storici sono solo una piccola parte delle ricchezze che si possono scoprire lungo il percorso, accompagnati da un'offerta enogastronomica che consente di vivere a 360 gradi l'esperienza sul cammino; un'esperienza che, per essere offerta, deve essere definita attraverso il coinvolgimento dei portatori di interesse che operano sul territorio.
Al fine di poter soddisfare i bisogni e le richieste del turista che si mette in cammino, è fondamentale che l'offerta venga definita in modo integrato. La sinergia tra i vari operatori, quali istituzioni, associazioni e cittadini, contribuirà a valorizzare la destinazione e a renderla fruibile a varie tipologie di turisti e di turismo. Ad esempio, occorre porre attenzione alla valorizzazione del cammino percorribile in bicicletta, promuovendo l'itinerario consigliato con i relativi punti di assistenza per la manutenzione delle bici oppure con le indicazioni sugli appositi stalli lungo il percorso e presso i borghi limitrofi. La definizione di un'offerta variegata che risponda alla necessità di differenti consente una segmentazione dei viaggiatori, favorendo così lo sviluppo dei territori attraverso la pianificazione di strategie di valorizzazione e promozione pianificate per ciascun .
Detto questo, però, il patrimonio necessita di attenzione e di manutenzione, di risorse e programmazione da parte dello Stato, altrimenti il rischio è che l'entusiasmo iniziale per questo genere di infrastrutture leggere di viabilità dolce si scontri con difficoltà gestionali che rischiano di comprometterne la fruizione: molto spesso avviene così in molte realtà.
Con questa legge compiamo un importante passo in avanti, ma dobbiamo essere consapevoli che non basta. Per questo, riteniamo indispensabile stanziare risorse finanziarie adeguate per consentire agli enti territoriali di valorizzare questo enorme patrimonio, e a questo fine avevamo presentato l'emendamento. Speriamo che presto interveniate non solo per far sì che l'offerta dei cammini aumenti, ma anche per evitare che, all'interno della banca dati, siano inseriti cammini difficilmente percorribili o privi di adeguate infrastrutture.
Spiace, quindi, il voto contrario non solo al nostro emendamento ma anche all'ordine del giorno, e confidiamo che prendiate comunque in carico questa nostra proposta.
Ribadisco, in ogni caso, il voto favorevole del gruppo di AVS .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Pastorella. Ne ha facoltà.
GIULIA PASTORELLA(AZ-PER-RE). Ma che meraviglia! Lo dico senza ironia, e ogni riferimento a campagne pubblicitarie fallimentari è puramente casuale. Dico che meraviglia perché, finalmente, parliamo di turismo in quest'Aula non per ricordare le diatribe sui privilegi dei balneari, non per parlare del declino, purtroppo, dei nostri comprensori sciistici, neanche per parlare dell', questo fenomeno che affligge, purtroppo, i nostri luoghi più belli. No, lo facciamo per parlare di un turismo sano, in espansione, un turismo che fa bene al corpo, all'anima e al Paese, ovvero quello dei cammini d'Italia.
Quindi, naturalmente, annuncio il voto favorevole del gruppo di Azione e lasciatemi spiegare perché, anche, se volete, con una nota un po' personale. Io sono una grande fruitrice e appassionata di , di cammini, e penso che chiunque come me sia assidua frequentatrice sa e conosce la magia di questo genere di turismo. È una magia che non è dettata dal ritmo di un autobus che parte o della guida che ti spinge a vedere la prossima cosa interessante: è un tipo di turismo che ha una compagnia o una solitudine, a seconda delle scelte individuali. Si possono fare tappe insieme, lasciarsi, ritrovarsi, oppure restare soli con i propri pensieri, e permette di andare a vedere zone completamente inesplorate; zone in cui la natura o l'arte hanno nascoste delle bellissime sorprese e che, spesso, gli itinerari turistici più classici non riescono a raggiungere.
È anche un aspetto profondamente spirituale; non parlo solo ed esclusivamente della spiritualità religiosa, che è stato uno dei motivi principali per cui questi cammini sono nati inizialmente nella storia, ma parlo, anche più banalmente, di una spiritualità laica, se così vogliamo chiamarla. Una spiritualità per cui tante persone, che ho incontrato in questi cammini io stessa, si sono trovate a camminare proprio in momenti in cui avevano qualche problema, qualche dubbio, qualche momento difficile, un lutto o decisioni da prendere. Quindi è un tipo di turismo, davvero, che vale la pena di essere valorizzato, merita di essere valorizzato, e siamo contenti che questo Governo abbia deciso di farlo.
Il problema, come sempre - il diavolo, come si dice -, sta nei dettagli. La mappatura è, ovviamente, il pezzo fondamentale di questo provvedimento ed è correttissimo, perché se non si sa, se le persone non conoscono che cosa è a disposizione, è anche molto difficile che ne possano fruire. Ma attenzione - è un'attenzione che abbiamo posto nell'ordine del giorno, che purtroppo ci avete bocciato, ma che cercava di dare un piccolo campanello di allarme -, perché il rischio di questo che volete costruire è che non sia completo, che rischi duplicazione. Esistono già addirittura ministeriali, dei cammini religiosi, per esempio, e speriamo che siano integrati; esiste addirittura un sito che si chiama proprio “camminiditalia.org”, che è un'associazione del Terzo settore - quindi, non è ministeriale -, che già offre questo genere di mappature; per non parlare di tutte le decine di di molto ben fatte, che mostrano i percorsi, l'accessibilità, le tappe, eccetera. Quindi, il primo suggerimento che ci permettiamo di dare è di fare attenzione a non reinventare la ruota, quindi ad utilizzare tutto quello che già c'è, anche perché alcune di queste mappature sono state fatte proprio con fondi pubblici.
Il secondo suggerimento per rendere davvero attuata questa mappatura è che sia fruibile ed accessibile. Nel provvedimento, si parla solo di . Ora, un , in sé, è una serie di dati, ma qui non c'è bisogno solo di un : c'è bisogno di un portale, c'è bisogno di un', c'è bisogno di qualcosa che sia fruibile facilmente, anche in modalità , perché spesso, quando si percorrono questi cammini, si è in zone cosiddette bianche, in zone dove non c'è connettività. Quindi, state attenti anche a questi aspetti, così come all'accessibilità per i turisti stranieri. Noi avevamo suggerito, come minimo, che fosse in inglese; ora, siccome per il in sé ci sono a disposizione 50.000 euro e, per questo provvedimento generale, addirittura, un milione all'anno, pensiamo che una traduzione in inglese possa rientrare decisamente nel budget
Speriamo che l'articolo 5, in cui si parla di una campagna di promozione, vada nella direzione giusta. Perché questo scetticismo? Perché, in realtà, questa non è la prima iniziativa in questo senso. Nel lontano 2017, il Ministro Franceschini aveva già lanciato esattamente la stessa iniziativa, tra l'altro, con esattamente lo stesso nome, e, purtroppo, questa non ha mai visto piena attuazione. Io ho provato a cliccare sul degli allora comunicati stampa e non c'è assolutamente più nulla.
Quindi, annunciando il voto favorevole, io non annuncio un assegno in bianco, non è un assegno in bianco. Attenderemo, come da articolo 6, la relazione alle Camere, che dovrà essere fatta, immagino non in questo, ma nel maggio dell'anno prossimo. E dico, però, sorridendo, che spero di poter essere tra i primi fruitori del nuovo portale
PRESIDENTE. Saluto studenti, studentesse e docenti dell'Istituto Comprensivo “Maria Montessori” di Roma, che assistono ai nostri lavori dalle tribune
Ha chiesto di parlare il deputato Caso. Ne ha facoltà.
ANTONIO CASO(M5S). Grazie, signora Presidente. Presidente, Ministra - e attenzione, a differenza del collega Trancassini, non ho detto “Ministra indagata”, ma solo Ministra -, andiamo al dunque. Il MoVimento 5 Stelle riconosce e condivide le finalità di questa proposta di legge che, ricordiamolo, è volta alla promozione e alla valorizzazione dei cammini d'Italia. Crediamo, infatti, che questa vasta rete di itinerari di rilievo europeo, non solo nazionale e regionale, sia un'inestimabile risorsa per il nostro Paese. Sono uno strumento di sviluppo per un turismo lento, sostenibile, diffuso, che è capace di valorizzare il patrimonio storico, culturale, religioso, enogastronomico e paesaggistico, soprattutto, nelle aree interne.
Quindi, si va a sviluppare proprio questo turismo che, a differenza di quello di massa, che sta consumando, purtroppo, diverse nostre grandi città, va in una direzione diametralmente opposta. Infatti, questo modello, non solo tutela l'ambiente e il paesaggio, ma genera anche opportunità economiche per quelle comunità locali che vengono, in genere, escluse, dai circuiti turistici più battuti, andando a valorizzare, quindi, le tradizioni, le eccellenze enogastronomiche, il dialogo interculturale e, proprio come avevamo richiesto con un nostro emendamento, anche le minoranze linguistiche.
Un testo che, come dicevo, è condivisibile, su cui, però, si poteva e si doveva fare di più. Noi, come sempre, lavorandoci, ci abbiamo provato. Abbiamo cercato, con gli emendamenti, presentati, prima al Senato e poi qui alla Camera, di renderlo più rigoroso e aderente alla realtà dei territori; purtroppo, però, solo qualcuno dei nostri emendamenti è stato approvato e, ripeto, veramente, si poteva fare di più. Faccio giusto qualche esempio.
Nell'articolo 2 del provvedimento, si istituisce, presso il Ministero del Turismo, la banca dati dei cammini d'Italia, che va ad integrare una mappa digitale dei cammini, con informazioni relative alle loro principali caratteristiche, in modo tale da orientare, poi, il potenziale fruitore. Bene, con un emendamento a prima firma della collega Pavanelli, abbiamo chiesto che il riconoscimento dei cammini d'interesse locale venisse effettuato, però, anche sulla base di criteri relativi alla lunghezza complessiva del percorso, al potenziale sviluppo economico per il territorio a cui afferiscono, e questa richiesta, purtroppo, come altre, è stata respinta. Per noi era essenziale proprio per evitare che si potesse ottenere un effetto opposto, ossia una proliferazione di percorsi che, però, poi non possiedono le potenzialità reali che servono alla finalità di questa proposta di legge, soprattutto nelle aree più fragili.
Andiamo avanti. Nell'articolo 3 viene istituita una cabina di regia nazionale per lo sviluppo e la promozione dei cammini d'Italia, composta da vari rappresentanti dei Ministeri interessati e da un membro della segreteria tecnica. Questa è una richiesta presentata - e fortunatamente approvata - da parte del MoVimento 5 Stelle, proprio per dare il supporto tecnico necessario, un supporto tecnico e amministrativo all'interno delle riunioni della cabina di regia. Tuttavia, avevamo chiesto anche di inserire, tra i compiti della cabina di regia, la funzione di proporre incontri periodici, finalizzati ad approfondire le migliori pratiche a livello internazionale, a livello europeo, con organi e istituzioni che sono preposti alla certificazione degli itinerari culturali europei, proprio con analoghi organismi che sono presenti negli Stati membri dell'Unione, cosa che reputavamo necessaria, visto il carattere transnazionale dei cammini. Avevamo anche chiesto che, nell'assunzione di ogni decisione, si tenesse conto, in modo preliminare, delle normative europee e nazionali, in relazione proprio alla valutazione del minor impatto ambientale, alla tutela della fauna, alla riduzione del consumo di suolo. Insomma, cose essenziali che andrebbero nella direzione di questa proposta di legge. Però, queste due richieste, che erano realizzabili, fattibili, la maggioranza le ha voluto respingere.
Infine, sempre nell'ottica di specificare il principio del rispetto dell'ambiente, a cui la valorizzazione di questi percorsi dovrebbe sempre attenersi, abbiamo chiesto di inserire, nell'ambito della partecipazione al tavolo permanente che si va a creare, anche rappresentanti di associazioni di protezione ambientale che sono, ovviamente, riconosciute. Una previsione che si pone in linea con l'obiettivo di un'adeguata protezione del territorio e, nel caso di specie dei cammini, includendo al tavolo permanente proprio chi li vive quotidianamente, chi ci lavora, chi già ora questi cammini li tutela. Una richiesta, anche questa, realizzabile, realizzabilissima, però, anche questa, non è stata accolta.
Ebbene, colleghi, mi avvio a conclusione e torno a sottolineare che siamo favorevoli alla direzione che è stata intrapresa con questa proposta di legge, ma è doveroso per noi sottolineare che si poteva e si doveva fare di più, proprio nel rispetto della natura e di questo inestimabile patrimonio che è presente nel nostro Paese. E, allora, da parte nostra ci sarà un voto favorevole, non incondizionato, un voto favorevole che, poi, porterà a monitorare quello che verrà realmente realizzato da questo Governo, con la speranza proprio che ci si impegni seriamente a tradurre in pratica lo spirito della legge che stiamo trattando, che non resti su carta e che porti a una reale, vera valorizzazione di questa forma alternativa di turismo di cui il nostro Paese ha bisogno .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Dalla Chiesa. Ne ha facoltà.
RITA DALLA CHIESA(FI-PPE). Grazie, Presidente e onorevoli colleghi. Il gruppo Forza Italia esprime voto favorevole sull'atto che esaminiamo oggi, un provvedimento che riconosce ai cammini un ruolo importante per il nostro Paese, una legge che guarda al futuro e che considera i cammini come una risorsa culturale, sociale ed economica, capace di rafforzare l'identità dei territori e creare sviluppo e, soprattutto, questi cammini fanno bene all'anima.
L'impostazione di questa legge è chiara e condivisibile: i cammini non sono semplici percorsi escursionistici ma itinerari diversi che attraversano la storia, l'arte, l'archeologia, la spiritualità, le tradizioni locali e i paesaggi naturali. L'Italia, più di altri Paesi, possiede una straordinaria ricchezza di luoghi, di borghi, monumenti e territori diffusi, spesso collocati nei piccoli centri.
Si tratta di realtà di grandissimo valore culturale che, però, se restano isolate, faticano a diventare destinazioni turistiche stabili e riconosciute. È proprio su questo punto che il provvedimento compie un passaggio decisivo, mette in rete queste realtà e le trasforma in un sistema. Quando i territori collaborano, quando i percorsi vengono collegati, quando le comunità lavorano insieme, il risultato non è semplicemente la somma delle singole parti, ma si genera un valore più alto.
La messa a sistema consente di far emergere un patrimonio diffuso che, altrimenti, rimarrebbe poco visibile. Negli ultimi anni, il fenomeno del cammino è cresciuto in modo importante.
È una risposta concreta ai bisogni sempre più diffusi, il desiderio di rallentare, di prenderci cura del nostro benessere, di vivere un turismo più consapevole e rispettoso, di sottrarci alle dinamiche opprimenti delle metropoli e della frenesia quotidiana. Camminare rappresenta una forma di turismo sostenibile, capace di valorizzare i luoghi ma senza consumarli, senza congestionare i territori e senza snaturarne l'equilibrio. Sappiamo che il fenomeno dell'eccesso di turismo selvaggio mette a durissima prova i centri storici di molte città italiane e distrugge l'identità dei luoghi. La rete dei cammini diffusi è una risposta concreta e opposta perché favorisce una distribuzione più equilibrata dei flussi e un rapporto più rispettoso con i territori. La rete dei cammini, già esistente nel nostro Paese, legata a figure storiche, a percorsi religiosi, alle antiche vie romane e alle tradizioni locali viene finalmente organizzata.
Si introducono parametri chiari, un importante coordinamento nazionale con una banca dati, che ci permetterà di conoscere meglio e più a fondo i nostri territori. Un ulteriore elemento di rilievo riguarda le aree interne e i borghi che spesso restano esclusi dai grandi flussi turistici. Questo aiuta la nascita di nuove microeconomie, sostenendo l'artigianato, l'enogastronomia e l'ospitalità diffusa e soprattutto dà lavoro ai giovani. Ancora una volta ciò che da solo fatica ad attrarre, insieme agli altri può diventare un'esperienza forte e competitiva. È evidente che questa crescita debba essere accompagnata e gestita. Il turismo di questo genere comporta responsabilità precise: è necessario monitorare i flussi, definire standard adeguati e coinvolgere le comunità locali e le regioni.
Forza Italia considera questa legge non solo un intervento a sostegno del turismo, ma un investimento vero e proprio nella qualità della vita, nella tutela del paesaggio e nella capacità dell'Italia di valorizzare la propria identità in modo concreto e responsabile. Per queste ragioni il nostro voto è pienamente favorevole .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Andreuzza. Ne ha facoltà.
GIORGIA ANDREUZZA(LEGA). Grazie, Presidente. Colleghi, signor Ministro, oggi arriviamo all'approvazione di un provvedimento che interessa il mondo del turismo, della cultura, ma parla anche dell'identità profonda del nostro Paese, della sua storia e dei suoi territori. Ricordo che questa proposta di legge è stata approvata all'unanimità al Senato e qui alla Camera è stata ulteriormente migliorata con il contributo di tutti, maggioranza e opposizione.
Parliamo della promozione e valorizzazione dei cammini d'Italia e lo facciamo grazie a una proposta di legge, a prima firma del senatore Roberto Marti della Lega, presidente della Commissione cultura, al Senato. Una proposta che dimostra l'attenzione della Lega verso il valore dei territori, verso le comunità locali e verso quelle risorse culturali e ambientali che l'Italia possiede in una misura unica al mondo. Questo progetto di legge non inventa un fenomeno nuovo. I cammini possiamo dire che esistono da secoli: le vie religiose, storiche, culturali e naturalistiche. Vie percorse dai pellegrini, dai mercanti, dai viaggiatori; vie che attraversano borghi, territori rurali, colline e montagne, coste, lagune e laghi; vie che sono parte della nostra memoria collettiva.
Ma la grande innovazione di questa legge è un'altra: è creare una rete, un coordinamento nazionale capace di mettere a sistema l'offerta dei cammini, riconoscerne standard di qualità, valorizzare ciò che già esiste e promuoverlo nel mondo con una strategia efficace. I cammini generalmente attraversano luoghi meno frequentati dal turismo di massa. Potranno contribuire ad aumentare i giorni di permanenza dei visitatori nel territorio e soprattutto anche dare un'offerta complementare a quella che è l'offerta già matura che abbiamo consolidato. Ma potrà anche arricchire con nuove esperienze e portare alla destagionalizzazione. Il turismo dei cammini è un segmento in fortissima crescita in tutta Europa e cresce perché risponde a un bisogno sempre più diffuso: vivere esperienze autentiche, lente, sostenibili, capaci di far scoprire un territorio passo dopo passo. Il turismo lento va pensato come un volano economico e sociale.
Per la Lega questo è particolarmente importante perché rafforza le identità locali, preserva le tradizioni, raccontando storie sempre interessanti, valorizza e coinvolge le comunità, porta attenzione nelle aree interne, quelle spesso meno attraversate dai grandi flussi e contribuisce alla destagionalizzazione. Ogni cammino che riusciamo a strutturare potrà diventare un volano economico di cui potrà beneficiare un intero sistema. Pensiamo all'accoglienza, all'artigianato locale, all'enogastronomia, ai servizi dedicati alla mobilità dolce, alle guide turistiche, agli operatori culturali, alle reti e all'ospitalità diffusa.
Si tratta di un turismo che non consuma il territorio ma lo rispetta, lo custodisce e lo racconta. I dati ci dicono che chi cerca queste esperienze è generalmente un turista con buona capacità di spesa, un turista rispettoso dei luoghi, curioso e colto.
Voglio anche essere chiara sul fatto che le risorse che sono previste in questo provvedimento - circa 5 milioni in tre anni - non sono un costo, ma si tratta proprio di un investimento. Ho la convinzione - che è supportata da esempi europei che hanno avuto successo - che i cammini possono essere un moltiplicatore economico, capace di generare nuove microeconomie, nuova occupazione e nuove opportunità per tanti piccoli comuni e per le aree meno turistiche e frequentate. L'Italia è un Paese ideale per il turismo lento e per il turismo esperienziale. Ci sono Paesi che costruiscono artificialmente percorsi, itinerari e racconti proprio per attirare il turismo. Beh, noi in Italia abbiamo già tutto questo. Lo abbiamo nella storia, nella cultura, nella natura, nelle tradizioni.
Abbiamo zone diversificate da proporre: mari, monti, laghi e lagune. Ora, nella fase successiva, dobbiamo subito impegnarci per trasformare i cammini d'Italia in veri e propri prodotti turistici di qualità, che soddisfino le esigenze di coloro che cercano questa esperienza. Dobbiamo fare un lavoro con il coinvolgimento delle comunità locali e degli operatori.
Noi abbiamo tutte le potenzialità per creare qualcosa di veramente attrattivo. Abbiamo una varietà paesaggistica completa, bellissima, che pochi Paesi possiedono. Abbiamo un patrimonio di beni culturali e artistici unico al mondo, che tocca anche borghi e luoghi nascosti del territorio. Abbiamo una varietà regionale che rende ogni cammino un viaggio sempre diverso. Abbiamo un patrimonio enogastronomico che, già di per sé, è un'attrazione internazionale, certificata, proprio un mese fa, con il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio dell'umanità. Abbiamo un artigianato vivo, identitario, che racconta le comunità. Per questo l'Italia è il luogo ideale per lo sviluppo di un turismo lento ed esperienziale.
Il nostro Paese ha una vocazione naturale ad essere proprio una grande rete di cammini, dalle vie storiche e religiose a percorsi lungo le coste e, come ho già detto, montagne, lagune. Sono tracciati naturalistici splendidi. Questa legge raccoglie questa vocazione e la trasforma in un grande progetto strategico.
L'altro aspetto decisivo del provvedimento è l'introduzione di standard di qualità elevati, necessari per riconoscere questi cammini all'interno di questa rete. Non basta che essi esistano, ma bisogna garantire sicurezza, accessibilità, accoglienza, segnaletica adeguata e gestione coordinata. Solo ciò che raggiungerà determinati requisiti entrerà nella rete nazionale e potrà poi essere promosso all'Italia e all'estero. Questa è la vera forza della legge, e cioè non disperdere, ma rafforzare ciò che è buono e portarlo a un livello superiore.
Desidero ricordare con orgoglio che questa proposta nasce dalla Lega e conferma un tratto che caratterizza da sempre il nostro movimento: la capacità di guardare ai territori, di ascoltarli, di valorizzarli di costruire politiche che partono dalle comunità locali e arrivano a dare beneficio a tutto il Paese.
Ci tengo a ringraziare i colleghi parlamentari per il contributo che hanno dato, i colleghi qui alla Camera, i colleghi al Senato, ma anche la struttura del Ministro, che ha dato molta disponibilità a migliorare il testo.
Per tutte queste ragioni, il nostro gruppo voterà favorevolmente su questo provvedimento
PRESIDENTE. Saluto gli studenti, le studentesse e i docenti dell'Istituto “Don Baldo” di Roma, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
Ha chiesto di parlare la deputata Iacono. Ne ha facoltà.
GIOVANNA IACONO(PD-IDP). La ringrazio, signora Presidente. Intervengo oggi su un provvedimento che, come spesso accade, non è esente da criticità. È doveroso dirlo con chiarezza, perché il nostro ruolo, il ruolo dell'opposizione, non è quello di ratificare automaticamente le scelte della maggioranza, ma di valutarle nel merito, proporre correttivi e, quando serve, esercitare una funzione di controllo rigorosa.
Questo testo è migliorabile, poteva essere certamente migliorato. Noi abbiamo provato a farlo nella prima lettura in Senato, ma anche attraverso gli emendamenti che abbiamo presentato all'articolo 7, che è quello che riguarda le campagne di promozione dei cammini.
Io credo che non abbiamo proposto e chiesto nulla di straordinario, se non di coinvolgere le studentesse e gli studenti attraverso la promozione, da parte del Ministero, di programmi di conoscenza dei cammini, attraverso anche la promozione di viaggi di istruzione. A questi emendamenti è stato dato parere contrario, ne abbiamo preso atto.
Avremmo voluto anche un maggiore coinvolgimento sostanziale delle regioni nelle decisioni strategiche, un rafforzamento degli strumenti di concertazione, una definizione più stringente degli standard di qualità e, soprattutto, una visione finanziaria più strutturata e di lungo periodo.
Tuttavia, proprio perché guardiamo al merito e non ne facciamo mai una questione ideologica o di appartenenza politica, oggi io annuncio, a nome del gruppo parlamentare del Partito Democratico, il nostro voto favorevole.
La promozione e la valorizzazione dei cammini d'Italia non è un tema marginale e non è nemmeno una questione che riguarda soltanto la promozione turistica. È una scelta di politica culturale ambientale e territoriale. I cammini rappresentano una modalità di fruizione del patrimonio diffuso, che mette insieme natura, storia, spiritualità, paesaggio, tradizioni linguistiche e anche enogastronomiche. Sono un modello di sviluppo che si fonda sulla lentezza, sulla sostenibilità e sulla qualità dell'esperienza. Questo va in netta controtendenza rispetto al turismo mordi e fuggi al quale siamo abituati, che spesso impoverisce i territori, invece di rafforzarli.
Questo provvedimento afferma un principio che noi riteniamo condivisibile: i cammini come infrastruttura culturale e sociale del nostro Paese. Non grandi opere invasive, quindi, ma reti leggere, che collegano comunità, valorizzano le aree interne e i borghi e contrastano lo spopolamento, creando opportunità economiche diffuse.
È in questa prospettiva che assumono particolare rilevanza i richiami alla tutela dell'ambiente, del paesaggio e alla mobilità dolce, così come l'attenzione all'accessibilità, perché la cultura e la bellezza non possono essere riservate a pochi, ma devono essere un diritto di tutte e di tutti, comprese soprattutto le persone con disabilità o con ridotta mobilità.
Esperienze concrete dimostrano che questa strada è davvero praticabile. Penso, ad esempio, ai cammini siciliani già censiti dal Ministero del Turismo, che attraversano l'isola collegando luoghi di straordinario valore archeologico, storico e naturalistico. Dai percorsi della spiritualità ai cammini legati alla memoria e all'identità mediterranea. Sono esempi la Magna Via Francigena, un antico percorso viario che si snoda tra Palermo e Agrigento, tracciato dopo l'anno Mille dai Normanni e progressivamente caduto in disuso, ma che è stato recuperato negli anni recenti da volontari, ma anche da amministratori locali e da sindaci lungimiranti e visionari. Strettamente connesso a questo è l'Itinerarium Rosaliae, un cammino culturale, ma soprattutto religioso e spirituale che è dedicato a Santa Rosalia, che in Sicilia collega i luoghi del suo eremitaggio: l'eremo di Santo Stefano Quisquina sui Monti Sicani - nella mia provincia - ad Agrigento e il Santuario di Monte Pellegrino a Palermo.
Ma anche la Via Francigena Normanna da Palermo a Messina, che attraversa la Sicilia settentrionale seguendo le catene montuose delle Madonie, dei Nebrodi, dei Peloritani, collegando il Tirreno allo Ionio.
In Sicilia, questi itinerari hanno saputo mettere in rete piccoli comuni, associazioni, operatori locali e volontariato, generando economie sostenibili, generando nuova occupazione e fornendo anche un racconto del territorio nuovo e alternativo. È anche a partire da queste buone pratiche che una legge nazionale può e deve costruire un quadro di riferimento coerente.
La scelta di istituire una banca dati nazionale dei cammini d'Italia può essere uno strumento utile per dare visibilità, trasparenza e riconoscibilità a queste esperienze, soprattutto sui mercati turistici internazionali.
Allo stesso tempo, la cabina di regia e il tavolo permanente possono rappresentare sedi importanti di coordinamento, di confronto e di proposta, a condizione però che non si trasformino in strutture burocratiche autoreferenziali.
Il rischio della centralizzazione esiste, soprattutto in una materia come il turismo che, dal punto di vista costituzionale, è di competenza residuale delle regioni. Per questo riteniamo che il coinvolgimento delle autonomie territoriali e locali debba essere non solo formale, ma sostanziale e continuativo.
Apprezziamo anche il richiamo ai principi di sussidiarietà, adeguatezza e differenziazione, nonché la previsione delle intese in sede di Conferenza Stato-regioni. Tuttavia, continuiamo a ritenere che, soprattutto nella definizione delle linee guida e degli standard di qualità, sarebbe stato opportuno prevedere strumenti di concertazione ancora più forti. Anche rispetto a questo punto il nostro sostegno c'è, ma noi vigileremo sull'attuazione della legge e sull'effettivo rispetto delle competenze territoriali. Anche sul piano delle risorse il nostro giudizio rimane aperto, interlocutorio, perché gli stanziamenti previsti rappresentano sì un segnale, ma non possiamo certamente considerarli sufficienti se l'obiettivo è quello di costruire una strategia nazionale ambiziosa e duratura. Servirà nei prossimi anni un impegno maggiore per sostenere i territori, gli enti locali e le realtà associative, che, spesso, con risorse limitate, tengono vivi e curati questi percorsi.
Nonostante questi limiti, riteniamo che il provvedimento vada nella direzione giusta. In un Paese che troppo spesso fatica a valorizzare il proprio patrimonio diffuso, questa legge prova a costruire una visione che unisce identità, sviluppo sostenibile e coesione sociale. Per questo, come forza di opposizione responsabile, scegliamo di sostenerla. Lo facciamo con spirito critico ma costruttivo, nella convinzione che l'Italia possa crescere non solo correndo, ma anche camminando; camminando nei suoi territori, nella sua storia e attraverso le sue comunità. Noi faremo la nostra parte, come sempre, continuando a lavorare affinché i cammini d'Italia diventino davvero un patrimonio condiviso e vivo per le generazioni presenti e future. Grazie, signora Presidente .
PRESIDENTE. Colleghi, vi chiedo, se siete in Aula, di abbassare il tono della voce anche se siete al telefono o qualche altra cosa, perché io sento più le telefonate che gli interventi di chi sta parlando. Ha chiesto di parlare il deputato Maerna. Ne ha facoltà.
NOVO UMBERTO MAERNA(FDI). Grazie, Presidente. Ministro Santanchè, onorevoli colleghi e colleghe, oggi accompagniamo in Aula un provvedimento che non parla soltanto di percorsi fisici, ma della trama culturale e identitaria della nostra Italia. Itinerari dove si intrecciano storia, fede, natura, arte, lingue e tradizioni. Un patrimonio vivo che merita una cornice normativa chiara e organica, che il Governo sta dando con questo provvedimento. Camminare in Italia non significa soltanto spostarsi, significa anche “leggere” - tra virgolette - il territorio come un libro aperto. Come ricordava Pier Paolo Pasolini: il paesaggio italiano è il più bello non perché è il più vario, ma perché è il più “letto”, sempre tra virgolette. I cammini sono proprio questo, il modo più autentico, umano e lento per leggere l'Italia. Il provvedimento non guarda ai cammini come a semplici infrastrutture turistiche, ma come a strumenti di conoscenza, incontro e custodia del patrimonio culturale.
L'articolato del provvedimento include diversi aspetti importanti, che rendono reale, realizzabile e concreto il provvedimento stesso. Le finalità dei cammini includono la tutela dell'ambiente e del paesaggio, la sicurezza, la qualità, l'accessibilità, lo sviluppo del turismo cosiddetto lento, la valorizzazione dei monumenti e delle minoranze linguistiche, la promozione dello studio e degli aspetti storici, religiosi, sociali ed enogastronomici, il dialogo interculturale e interreligioso. È prevista anche una banca dati nazionale dei cammini presso il Ministero del Turismo, integrata da una mappa digitale che aiuterà i cittadini e i visitatori a orientarsi, scoprire e scegliere. E sono inseriti, in questi cammini, gli itinerari culturali europei del Consiglio d'Europa, i cammini interregionali, quelli di interesse regionale o locale, i cammini riconosciuti dalle città metropolitane e da Roma Capitale. Verrà istituita una cabina di regia nazionale, presieduta dal Ministro del Turismo, che avrà il compito di definire standard uniformi di qualità, coordinare la banca dati, predisporre il programma nazionale triennale, favorire ogni iniziativa utile allo sviluppo dei cammini.
Importante è anche il confronto con gli enti. Verrà infatti istituito un tavolo permanente con istituzioni, esperti, università, associazioni culturali del Terzo settore e rappresentanti delle persone con disabilità. Il tavolo monitorerà criticità, condividerà esperienze e formulerà proposte. Ogni 31 gennaio presenterà al Ministro del Turismo una relazione annuale. La cabina di regia predisporrà un programma nazionale triennale, indicando priorità e strategie, così come il Ministero del Turismo e il Ministero della Cultura potranno promuovere studi, ricerche e approfondimenti, anche con università e istituti scientifici. Il Parlamento riceverà annualmente una relazione sullo stato di attuazione del programma.
Ovviamente, non manca nell'articolato del provvedimento la campagna di promozione nazionale e internazionale per sostenere la conoscenza e la fruizione dei cammini. Si tratta di un investimento che punta non a un turismo di massa ma a un turismo responsabile, sostenibile e rispettoso dei territori.
Si creerà sinergia tra i cammini e il patrimonio culturale. Infatti, il provvedimento in esame consente di accrescere e potenziare l'offerta turistico-culturale connessa, appunto, ai cammini d'Italia, definendone i modelli di per l'attuazione delle relative disposizioni. Questo è un grande passo avanti a supporto del turismo lento e sostenibile e della scoperta dei territori più nascosti della nostra Nazione, custodi di tradizioni autentiche, così come sono le aree interne. Un'azione normativa che si pone in perfetta sintonia con la recente notizia storica del riconoscimento della cucina italiana come patrimonio immateriale dell'umanità da parte dell'UNESCO, che è stato definito dal Ministro Santanchè - che ringrazio - un asse strategico di grande rilevanza per il tessuto economico italiano. La cucina italiana, celebrata per la sua convivialità e per il valore sociale che lega famiglie e comunità, si unisce indissolubilmente alla ricchezza dei nostri territori.
L'armonia tra società, territorio e qualità è il fattore distintivo che lega l'esperienza del camminare lentamente al piacere della scoperta enogastronomica. I cammini non sono solo sentieri per il corpo e per l'anima, ma vie che conducono alle tavole dove la tradizione culinaria, ora patrimonio mondiale, racconta la storia e l'identità di ogni borgo, incentivando la destagionalizzazione e aumentando la competitività internazionale del settore turistico. Ricordo che la cucina è un pilastro che ha generato un fatturato di oltre 40 miliardi nel 2024 e che, grazie al riconoscimento dell'UNESCO, si stima un incremento di flussi turistici dell'8 per cento nei prossimi due anni.
In conclusione, Presidente, colleghe e colleghi, i cammini sono una parte essenziale della nostra identità, sono, come scriveva Cesare Pavese: una patria intera fatta di colline, di sentieri e di vento. La loro valorizzazione non è solo un'azione turistica ma un atto culturale, educativo e civico. Con questa legge, l'Italia sceglie di prendersi cura delle sue vie storiche, di valorizzare le comunità locali e di sostenere un modello di sviluppo rispettoso dell'ambiente e del patrimonio culturale. Annuncio così, ringraziando tutti i colleghi di maggioranza e di opposizione, le Commissioni e il Ministro, il voto favorevole di Fratelli d'Italia .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta di legge n. 1805-A: S. 562 - "Disposizioni per la promozione e la valorizzazione dei cammini d'Italia" .
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta di legge n. 1311-A: Delega al Governo per il sostegno delle attività educative e ricreative non formali.
Ricordo che nella seduta del 15 dicembre si è conclusa la discussione generale e la rappresentante del Governo è intervenuta in sede di replica mentre il relatore vi ha rinunciato.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli della proposta di legge e delle proposte emendative presentate .
Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri , che sono in distribuzione.
In particolare, il parere della V Commissione (Bilancio) reca tre condizioni volte a garantire il rispetto dell'articolo 81 della Costituzione, che sono contenute nel fascicolo degli emendamenti e che saranno poste in votazione ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento.
Se nessuno chiede di intervenire sul complesso delle proposte emendative, invito i relatori e la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sulle proposte emendative riferite agli articoli della proposta di legge.
Prego, onorevole Paolo Emilio Russo.
PAOLO EMILIO RUSSO, . Grazie, signora Presidente. Allora i pareri sono i seguenti: sull'emendamento 1.001 Bonetti il parere è favorevole con la seguente riformulazione: al comma 1, sostituire le parole: “anche non formali” con le seguenti: “non formali”. Per capirci, togliamo la parola “anche”. Conseguentemente: al medesimo comma 1, sopprimere le parole: “formali e”; all'articolo 2, comma 1, alinea, sostituire le parole: “anche non formali” con le seguenti: “non formali”.
Sull'emendamento 1.1000 Di Biase vi è un invito al ritiro.
Sull'emendamento 2.1001 Caso il parere è contrario.
Sull'emendamento 2.1000 Quartini vi è un invito al ritiro.
Sull'emendamento 2.300, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento, il parere è favorevole.
Sull'emendamento 2.1002 Di Biase vi è un invito al ritiro.
Sull'emendamento 3.300, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento, il parere è favorevole.
Sugli emendamenti 4.1000 e 4.1001 Manzi il parere è contrario, mentre sull'emendamento 4.1002 Manzi vi è un invito al ritiro.
Sull'emendamento 4.300, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento, il parere è favorevole.
PRESIDENTE. Il Governo? Nel frattempo è arrivata la Sottosegretaria Albano.
LUCIA ALBANO,. Il parere è conforme.
PRESIDENTE. Sull'emendamento 1.1001 Bonetti c'è una riformulazione. Collega Bonetti, va bene la riformulazione? Perfetto. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1001 Bonetti, nel testo riformulato, con il parere favorevole delle Commissioni e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'emendamento 1.1000 Di Biase. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1000 Di Biase, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 1. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1, nel testo emendato.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 2.1001 Caso. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.1001 Caso, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.1000 Quartini.
Ha chiesto di parlare il deputato Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Sì, molto rapidamente Presidente. Con questo emendamento noi intenderemmo salvaguardare la natura pubblica e laica per quanto riguarda la funzione educativa formale e non formale, quindi, in questo senso, ribadiamo questo primato e chiediamo all'Aula di appoggiare questo emendamento.
Riteniamo che nel contesto della componente educativa la parte laica e pubblica debba davvero avere un ruolo fondamentale. Quindi, in questo senso, le associazioni che svolgono attività negli oratori o attività similari, dal nostro punto di vista, possono eventualmente avere dei ruoli - non abbiamo niente ovviamente in contrario - ma crediamo che davvero lo Stato debba fare la sua parte.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Se i colleghi del MoVimento 5 Stelle sono d'accordo, vorrei sottoscrivere questo emendamento soprattutto perché questa proposta di legge si inquadra in un contesto in cui ci sono diverse linee di finanziamento che riguardano le attività ricreative ed educative, formali e non formali, rivolte alle giovani generazioni in Italia, anche con una sovrapposizione di fondi e, persino, una contraddizione e una necessità di coordinamento.
C'è un testo al Senato che prevede l'istituzione di un fondo da 60 milioni di euro che è in discussione e, per gli oratori, nello specifico, ci sono già fondi stanziati in finanziaria dal Governo che ammontano a 19,5 milioni annui.
Quindi, essendo questa una diversa linea di finanziamento, tra l'altro con una dotazione molto scarsa rispetto alla necessità di queste azioni, crediamo che sia bene mantenere questo filone di finanziamento dentro un contesto di laicità, anche considerato che chi parteciperà all'organizzazione di queste attività avrà l'opportunità di fare coprogettazione, coprogrammazione e, probabilmente, anche di utilizzare i locali delle scuole italiane che, come sappiamo, debbono mantenere sempre un carattere di laicità.
Per cui sosteniamo questo emendamento con queste specifiche ragioni .
PRESIDENTE. Il collega Pellegrini sottoscrive, bene.
Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.1000 Quartini, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.300, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.300 da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento, con il parere favorevole delle Commissioni e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2, nel testo emendato.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 3.300, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.300, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento, con il parere favorevole delle Commissioni e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3, nel testo emendato.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 4.1000 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.1000 Manzi, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.1001 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.1001 Manzi, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.1002 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.1002 Manzi, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.300, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.300, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento, con il parere favorevole delle Commissioni e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 4. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4, nel testo emendato.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Invito la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
LUCIA ALBANO,. Grazie, Presidente. Sull'ordine del giorno n. 9/1311-A/1 Malavasi, il parere è favorevole sul primo impegno; sul secondo e terzo impegno, parere favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di”.
Sull'ordine del giorno n. 9/1311-A/2 Orfini, parere favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di”.
Sull'ordine del giorno n. 9/1311-A/3 Manzi, parere favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “impegna il Governo a garantire un rapporto ottimale tra il numero dei docenti e il numero degli alunni e a favorire la costruzione di reti tra scuole, Terzo settore, parrocchie, enti locali e fondazioni e il potenziamento del supporto di educatori e assistenti sociali”.
Sull'ordine del giorno n. 9/1311-A/4 Di Biase, parere favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, l'opportunità di”.
Sull'ordine del giorno n. 9/1311-A/5 Ruffino, parere favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, l'opportunità di”.
Sugli ordini del giorno n. 9/1311-A/6 Benzoni e n. 9/1311-A/7 Polo, parere favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/1311-A/8 Zanella, parere contrario.
PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1311-A/1 Malavasi: parere favorevole con riformulazione. Va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1311-A/2 Orfini, parere favorevole con riformulazione: va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1311-A/3 Manzi, parere favorevole con riformulazione: va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1311-A/4 Di Biase, parere favorevole con riformulazione: va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1311-A/5 Ruffino, parere favorevole con riformulazione: va bene.
Sugli ordini del giorno n. 9/1311-A/6 Benzoni e n. 9/1311-A/7 Polo, il parere è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1311-A/8 Zanella, su cui vi è il parere contrario del Governo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1311-A/8 Zanella, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie Presidente, la ringrazio per la fiducia. Il provvedimento che oggi siamo chiamati a votare affronta uno dei nodi più delicati e strategici per il futuro del nostro Paese: mi riferisco alla sfida educativa e, in particolare, al riconoscimento pieno e strutturale del valore dell'educazione non formale come parte integrante delle politiche pubbliche rivolte alle nuove generazioni. Peraltro, in questo dibattito che si sta realizzando nel Paese riguardo al coinvolgimento di tanti giovani, di tanti minori in atti di violenza e in reati di varia natura, abbiamo sempre detto che sicuramente non si può risolvere, soprattutto nell'ambito dei ragazzi e delle ragazze minori, semplicemente con la repressione, ma il lavoro che va fatto riguarda anche la formazione e l'educazione, e questo avviene anche in tutta quella parte di sfide, che sono per l'appunto quelle educative, anche al di fuori della scuola.
Ma noi esprimiamo un voto convinto, favorevole a questa proposta di legge perché va nella direzione che riteniamo necessaria e, cioè, superare una visione frammentata e residuale dell'educazione e costruire finalmente una strategia integrata, capace di tenere insieme scuola, famiglie, enti locali, Terzo settore e comunità educante nel suo complesso.
Nel nostro Paese, troppo spesso, l'educazione è stata considerata come un ambito confinato entro i soli confini dell'istruzione scolastica, eppure sappiamo bene, sappiamo perfettamente che la crescita delle bambine e dei bambini, delle ragazze e dei ragazzi non avviene soltanto tra i banchi di scuola, ma si realizza in una pluralità di contesti: penso allo sport, alla cultura, al volontariato, agli oratorii, alle associazioni, ai centri estivi, nei luoghi di aggregazione sociale e territoriale. Vorrei dire che, come accade in tante altre parti del Terzo settore, dobbiamo ammettere che le associazioni legate agli enti religiosi, spesso e volentieri, surrogano l'assenza dello Stato e fanno un lavoro di grande valore e anche di grande laicità, nonostante la loro consistenza sia, magari, di carattere religioso. E questo lo dobbiamo valorizzare anche in questo settore, dove certamente, quando si fa riferimento agli oratorii e ad altre associazioni, quell'apporto è un apporto molto importante.
Questo provvedimento ha il merito di riconoscere formalmente e politicamente questa realtà, dando dignità normativa ad esperienze che da anni rappresentano un presidio educativo fondamentale, soprattutto nei territori più fragili e nelle aree interne del Paese. La povertà educativa non è un concetto astratto, è una condizione concreta che incide sulle opportunità di vita, sulla mobilità sociale, sulla possibilità stessa di esercitare una cittadinanza piena e consapevole. Contrastarla significa agire in modo precoce, anticipare in modo continuativo e strutturale, non episodico o emergenziale.
La proposta di legge si inserisce coerentemente nel solco tracciato dal Piano nazionale per l'infanzia e l'adolescenza del 2022-2023, che richiama i principi di equità, di e sviluppo integrale della persona. Un elemento qualificante del provvedimento è la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni anche per le attività educative non formali, affermando il principio che l'educazione, in tutte le sue forme, deve essere garantita in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Gli enti locali e il Terzo settore vengono giustamente valorizzati come protagonisti di questo insieme di progettazione educativa, superando una logica assistenziale e promuovendo modelli fondati sulla qualità e sulla valutazione dei risultati stessi.
Il tema del tempo educativo è centrale: i lunghi periodi non coperti dal calendario scolastico rischiano di ampliare disuguaglianze. I centri estivi e le attività educative non formali rappresentano una vera risposta efficace, anche per la conciliazione tra vita e lavoro e, in particolare, mi riferisco alle donne. La previsione del Fondo per il sostegno alle attività educative formali e non formali consente di rendere strutturali investimenti che finora sono stati solo emergenziali, favorendo così una programmazione stabile e, se si può dire, lungimirante.
È positivo anche il coinvolgimento delle scuole nella valorizzazione delle competenze acquisite in contesti non formali, riconoscendole nel delle studentesse e degli studenti. L'istituzione dell'Osservatorio nazionale delle attività di educazione non formale rappresenta un ulteriore passo avanti verso politiche basate su dati, monitoraggio e condivisione delle buone pratiche.
Infine mi lasci dire, Presidente, che questa legge certo non risolve da sola tutte le criticità del sistema educativo, ma, a nostro avviso, indica una direzione chiara e per noi condivisibile, cioè investire sulle nuove generazioni, sulle competenze, sulla cittadinanza attiva. Per tutte queste ragioni, il gruppo parlamentare di Italia Viva annuncia il proprio voto favorevole alla proposta di legge .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Tirelli. Ne ha facoltà.
FRANCO TIRELLI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signora Presidente. Comunico il voto favorevole del gruppo Noi Moderati-MAIE.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Noi esprimeremo il nostro voto a favore di questa proposta di legge, sostanzialmente perché, in un momento in cui in questo Paese si parla di giovani soltanto per promuoverne, nella narrazione pubblica, la criminalizzazione e si ignorano problemi gravissimi che stanno emergendo fra le giovani generazioni e che necessiterebbero di un piano di prevenzione, di azione, di attenzione sociale da parte delle istituzioni, questa proposta di legge rimette al centro - e ci consente di discuterlo - il grande tema dell'educazione non formale, delle reti del Terzo settore, delle associazioni, delle cooperative, dei tanti che, sul territorio, possono contribuire al dispiegarsi di una strategia tesa a prendersi cura dei problemi delle giovani generazioni.
Lo facciamo - il nostro voto favorevole significa, per l'appunto, voler rimettere al centro questo tema - pur sapendo che questa proposta di legge non è risolutiva: è una delega al Governo, che non sappiamo se mai vedrà il Governo essere conseguente con atti concreti, e, soprattutto, manifesta molte mancanze. Nella legge, ci sono molti punti inevasi, che avremmo voluto fossero approfonditi in maniera più cogente.
Lo dico anche alla luce della frammentazione delle iniziative che avanzano su questi temi: ho parlato prima del provvedimento di legge in discussione al Senato sugli stessi temi, che prevede lo stanziamento di 60 milioni di euro; ho fatto accenno ai quasi 20 milioni di euro che, ogni anno, attraverso la legge di bilancio, vengono erogati agli oratori, e, ancora, dovrei parlare dei fondi, anche europei, che molti comuni usano per far fronte alla necessità di organizzare questi servizi.
In Italia, non c'è un'azione coordinata e noi pensiamo che questo dipenda anche dal più completo e totale disinteresse dei Ministri coinvolti che siedono in questo Governo: dalla Ministra per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità Roccella, fino al Ministro Valditara, per non parlare dell'invisibile Ministro per lo Sport e i giovani, Abodi. Nessuno di questi tre Ministeri si sta davvero occupando di cosa accade nei nostri quartieri e nelle nostre città relativamente ai problemi delle giovani generazioni.
Mi dispiace in qualche modo smentire il mio collega Giachetti, nonostante condivida molte cose che ha detto, perché non è vero che in questo Paese, precedentemente, non esisteva una rete di servizi rivolti all'educazione non formale dei giovani. Parlo da Umbra. Alla fine degli anni '90, in tantissime regioni italiane, c'era un fiorire di servizi rivolti all'adolescenza, ai bambini e alle bambine: c'erano i servizi di animazione pomeridiana; c'erano i doposcuola; c'era un'azione dei servizi sociali; c'erano tante esperienze di Forum dei giovani, che permettevano di costruire il processo decisionale dei giovani all'interno delle città e sui problemi delle città; c'erano assessorati alle politiche giovanili che promuovevano tante diverse iniziative. Poi sono arrivati i tagli. Dal Governo Monti in poi ci sono stati tagli pesantissimi agli enti locali, che continuano ancora oggi a gravare su chi è più vicino ai bisogni dei cittadini, e, con i tagli, via via, sono stati demoliti tutti quei servizi che erano orientati a produrre anche l'inclusione degli adolescenti in una condizione di fragilità.
Oggi che davanti a noi c'è il deserto e che le poche attività che sopravvivono sono a pagamento oppure sono erogate da enti religiosi, possiamo vedere gli effetti di questa incredibile e colpevole indifferenza nei confronti delle giovani generazioni. I dati di una ricerca del CNR ci dicono che, nel solo 2025, ci sono stati 87.000 episodi che hanno visto ragazzi tra i 15 e i 19 anni coinvolti in problemi che hanno riguardato l'uso di un'arma da taglio. Non tutti sono sfociati in accoltellamenti, ma, molto spesso, in 87.000 casi, i giovani hanno utilizzato coltelli per chiedere di avere qualcosa in cambio.
Questa situazione è il frutto del più completo abbandono di questa generazione. Noi sapevamo, perché ce l'aveva detto l'Ordine degli psicologi e ce l'avevano detto anche i tanti psichiatri italiani, che tra le giovani generazioni c'era un'ondata di disagio mai vista, che c'era un'epidemia - così si disse - di problemi di salute mentale. Sapevamo che la diseguaglianza avrebbe amplificato questi problemi, dividendo i ragazzi tra quelli che hanno la possibilità di pagarsi attività pomeridiane e quelli che, invece, questa possibilità non ce l'hanno. Abbiamo fatto appello, più volte in quest'Aula, al Governo ad occuparsi di questa situazione, ma il Governo aveva altro a cui pensare - aveva altri capitoli di spesa da curare, a partire da quello del finanziamento degli armamenti - e quindi sostanzialmente i comuni sono rimasti senza risorse e le giovani generazioni e le scuole sono rimaste senza strumenti.
Questa legge - e chiudo - forse mette il tema di nuovo al centro, ma contiene stanziamenti del tutto insufficienti. Non è con pochi milioni di euro che si riesce a far fronte a questa situazione e soprattutto si rischia, con risorse così scarse, anche di assecondare il fenomeno per cui molte associazioni utilizzano personale non formato, malpagato, estremamente precario, addirittura a volte giovanissimi, che non sono nemmeno inquadrati dal punto di vista lavorativo.
Quindi, il nostro voto è favorevole, perché, minimamente, si va in un'altra direzione, ma sappiate che tutto questo è del tutto insufficiente e che continueremo a battere su questi temi con grande determinazione
PRESIDENTE. Saluto studenti, studentesse e docenti del liceo classico statale “Giulio Cesare” di Roma, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
Ha chiesto di parlare la deputata Bonetti. Ne ha facoltà.
ELENA BONETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Sottosegretaria, colleghe e colleghi, in tutte le case, che siano dei piccoli centri o delle grandi città, in tutte le famiglie con i figli, arriva un momento nel quale si sente un bisogno urgente, una necessità di trovare occasioni, spazi educativi per i propri figli. È un'esigenza che chi ha figli ha condiviso e sentito e che esplode, in modo enorme, nel tempo estivo, quando le scuole chiudono per tre mesi, ma che attraversa i pomeriggi, spesso vuoti di occasioni per i giovani delle famiglie italiane e le domeniche di tutto l'anno, quando la scuola chiude, quando la scuola, purtroppo, non è in grado di garantire il tempo pieno (su cui, ovviamente, dobbiamo continuare con forza ad insistere).
Non è certamente solo un tema organizzativo - la parte organizzativa è una grande questione, soprattutto per quanto riguarda il tempo dell'estate -, ma è anche la consapevolezza che una crescita sana, equilibrata e piena per i bambini e gli adolescenti richiede l'esperienza del gioco, richiede l'esperienza della socialità, dell'incontro, della scoperta, della condivisione, ed è, per i giovani stessi, un'esigenza che troppo spesso non ha una voce, quella di trovare uno spazio dove essere riconosciuti in quanto bambini, in quanto giovani, protagonisti della loro età, e dove meritano di poter condividere, con altri bambini, adolescenti e ragazzi, accompagnati dagli adulti, un tempo che sia di educazione, oltre quello della scuola.
Ecco, questa legge finalmente dà una risposta a questo bisogno e lo fa riconoscendo e sostenendo l'educazione non formale come l'occasione e la possibilità di dare una risposta a questo bisogno delle famiglie e dei più giovani nel nostro Paese. Uso i termini “riconoscere” e “sostenere” non a caso. Sono due termini potenti nella legislazione italiana, perché, se lo Stato, se la politica, se le istituzioni riconoscono, significa che accendono uno sguardo su un'esperienza che già c'è nel Paese e se ne assumono la responsabilità, attraverso il sostegno.
Parliamoci chiaramente: senza i centri estivi organizzati dai comuni, dalle associazioni e dagli oratori, senza le attività sportive che sono presenti in tutti i comuni italiani, senza lo scoutismo e senza le attività educative svolte dal Terzo settore e dagli oratori, quelle risposte oggi le famiglie non le avrebbero mai trovate. Spesso, ce lo dobbiamo ricordare, in questo servizio educativo, svolto da queste realtà nei confronti dei più giovani, troviamo degli altri giovani, quei giovani che spesso la politica taccia come egoisti, autoreferenziali e disillusi dal futuro.
Ecco, sono giovani che invece credono fortemente nel futuro, perché da volontari magari spendono le loro giornate e le loro serate per organizzare e per stare con i più piccoli, per farli giocare, crescere, divertirsi anche, e trovare magari risposte al loro disagio e alla loro fatica. Questo è un dato fondamentale. Finalmente questa educazione, che è sempre stata un po' lasciata come una Cenerentola nel mondo educativo, oggi emerge e noi accendiamo un faro su queste realtà. Però, accanto a questo riconoscimento, è importante dare un sostegno, che certamente è la definizione finalmente di un quadro normativo, che la iscrive nella nostra giurisprudenza comune, delle attività di cui lo Stato si fa responsabile, ma anche un sostegno, anche di tipo economico, che deve diventare fattivo attraverso, in particolare, i comuni.
Certo, i fondi che sono destinati in questa legge non sono risolutivi, ma l'avere definito un fondo strutturale, che vada a finanziare questo tipo di attività, dà continuità a quegli investimenti che dal 2020 si stanno portando avanti. E anche - lo dobbiamo riconoscere - un primo passo importante a sostegno di questo impegno ad aumentare le risorse il Governo lo ha fatto dando un primo finanziamento strutturale sui centri estivi anche nell'ultima legge di bilancio.
Chi ha fatto esperienza di educazione non formale sa, anche sulla propria pelle, quanto sia stato importante nella costruzione della personalità, dell' e delle competenze innovative per le ragazze e i ragazzi. Tra poco sarà la settimana sulle materie STEM. Tra le esperienze di educazione non formale, che in questi anni sono emerse e sono state sostenute e valorizzate, ci sono proprio le esperienze di educazione non formale, anche spesso in quartieri disagiati, per aumentare le competenze in questo settore per le più giovani e i più giovani.
Quanto questo tipo di attività svolga un ruolo fondamentale nel contrasto anche al disagio giovanile è stato ricordato, cosi come quanto può essere anche un'esperienza di recupero per quelle forme di delinquenza e di disagio che oggi vediamo esplodere, quanto è un'azione necessaria per contrastare e prevenire la povertà educativa, in un Paese, come l'Italia, che è nella crisi di una transizione demografica che sta vedendo sempre di più diminuire la parte più giovane del Paese. Investire sull'educazione - lo dicono tutti i più autorevoli soggetti, dal mondo economico al mondo sociale - è la principale azione che l'Italia può fare anche per rispondere a questo fenomeno.
Oggi investire e riconoscere l'educazione non formale come parte di questo processo educativo di Paese è fondamentale. È un patto per il futuro che stiamo scrivendo e sancendo. Lo facciamo riconoscendo tutti i soggetti, tutti, che, accanto alla scuola e alle istituzioni, svolgono un ruolo fondamentale in questa direzione. Quindi, oggi sì costruiamo un pezzo in più della nostra comunità educante. Io, Presidente, se mi permette, ovviamente, nell'annunciare il voto favorevole del mio gruppo, vorrei, come prima firmataria di questa legge, prendere qualche tempo per i ringraziamenti.
Intanto, per il metodo con cui siamo arrivati al dibattimento in quest'Aula, ringrazio i colleghi di tutti i gruppi parlamentari, di maggioranza e di opposizione, che hanno voluto firmare questa legge. Cito solo quelli che sono a nome della rappresentanza dei loro gruppi: i colleghi Pella, Furfaro, Cannata, Frassini, Zanella, Cavo, Faraone, Della Vedova. Non ho citato la presidente, ma anche il ruolo che abbiamo condiviso al Governo è stato fondamentale nella costruzione di questo percorso. È il segno di una politica che sull'educazione si sa unire, come un impegno collettivo. Credo che sia anche un bell'esempio di politica buona che diamo ai più giovani che ci stanno ascoltando.
Ringrazio chi ha sostenuto questo percorso. Non posso non citare la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, che allora, da assessore della regione Emilia-Romagna, ha partecipato ai tavoli che avevo convocato per riaprire le attività educative e i centri estivi, e quindi i primi investimenti che abbiamo fatto in questa direzione nel 2020. Ringrazio i gruppi parlamentari, e in particolare ovviamente quelli di maggioranza, che hanno favorito il proseguimento di questa proposta di legge, l'arrivo e l'approdo in Aula, a partire dal capogruppo Bignami.
Ringrazio le Commissioni che hanno lavorato, i relatori, il collega Russo e la collega Grippo, le Commissioni VII, XII (la mia Commissione) e la Commissione bilancio, l'Ufficio di Presidenza e gli uffici che hanno contribuito a migliorare questa proposta. Non posso non ringraziare il Governo, qui rappresentato dalla Sottosegretaria Albano, che si è spesa con il MEF per arrivare anche a trovare la quadratura rispetto alle coperture, e ovviamente anche la Ministra Roccella, che ha seguito il provvedimento.
Vorrei, in quest'Aula, permettermi anche un ringraziamento grande che arrivi a tutte quelle volontarie e quei volontari che ho già citato prima e che, in qualche modo, oggi vedono che il loro lavoro e il loro servizio non è più nascosto agli occhi delle istituzioni, ma viene riconosciuto come un'azione preziosa. Da oggi in poi sapranno che il Paese non solo riconosce il loro lavoro, ma ha deciso di accompagnarli e di lasciarli meno soli .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Amato. Ne ha facoltà.
GAETANO AMATO(M5S). Grazie, signora Presidente. Dunque, il MoVimento 5 Stelle, quando si parla di aiuto ai giovani, quando si parla di sostegno alle famiglie e quando si parla di comunità educanti, è sempre in prima linea ed è sempre favorevole. È per questo che noi, su questo provvedimento, voteremo astensione. Dici: ma se sei favorevole, perché voti astensione? Perché questo è l'ennesimo provvedimento fuffa, questa è l'ennesima delega data a un Governo, chiedendo di fare quello che ieri ha bocciato proprio in quest'Aula. Ieri si parlava di tempo pieno, tempo prolungato, di comunità educanti e di sostegno alle famiglie che non potevano permettersi libri, eccetera.
Questa maggioranza, cioè questo Governo, ha presentato dei soppressivi, per cui è stato buttato tutto a mare. Adesso ci si chiede di fidarci di una delega data al Governo. Poi nelle parole e nell'enfasi con cui vengono descritti i provvedimenti che questo Governo fa… Io vorrei richiamare il Piano Caivano, un piano di cui avete parlato per mesi sui giornali. Ne avete parlato talmente bene che manco una lista alle ultime comunali vi siete sentiti di presentare come Fratelli d'Italia. Siete l'ultimo partito a Caivano, questo significa dimostrare quello che non avete fatto a Caivano.
Allora, non avendolo fatto a Caivano, noi vi dovremmo chiedere di farlo altrove? Penserete che siamo proprio rimbecilliti a volerci fidare, ancora una volta, di questa maggioranza. C'è un vocabolo che puntualmente compare nelle riformulazioni che il Governo fa a chi presenta emendamenti o ordini del giorno. Il vocabolo è “continuare”. È quella la nostra vera preoccupazione, la volontà di un Governo che vuole continuare a fare ciò che già sta facendo, cioè niente. Questo provvedimento alla fine è diventato quel continuare, perché non solo c'è una delega, ma non c'è una visione educativa coerente, non ci sono i livelli essenziali delle prestazioni e non c'è uniformità su tutto il territorio nazionale.
I concetti di diritto all'educazione e di contrasto alla povertà educativa sono stati trasformati in “vedremo”, “faremo”, “diremo”, “penseremo”, “proporremo”. E vogliamo parlare dell'utilizzo degli spazi scolastici? Dov'è la copertura assicurativa? Un articolo 3 che trasforma le scuole da spazi educativi a contenitori vuoti da riempire, disponibili per tutto. Si prendono pochi milioni di euro da un fondo già esistente e si spostano qua. È il gioco delle vacche, del film di Luigi Zampa, quando in una comunità venivano spostate delle vacche da una masseria all'altra per far vedere al regime che tutto andava bene.
Stanziamenti futuri previsti? Un milione. C'era un film napoletano che diceva: “”. Un milione: a Napoli si dice “friggere il pesce con l'acqua”. Ed è per questo che, pur avendo a cuore tutti gli intenti iniziali di questo provvedimento, noi non ci fidiamo di dare delle deleghe a un Governo che continua a promettere i “funzioneranno” e non funziona mai niente.
E ripeto, l'abbiamo visto ieri quello che è successo in quest'Aula: si chiedeva di mettere mano e di approvare, di aiutare famiglie in difficoltà con un sostegno per l'acquisto di libri, con un sostegno con il tempo prolungato a scuola, il tempo pieno, e questo avrebbe permesso a dei bambini, che probabilmente non riescono a mettere insieme nelle famiglie il pranzo con la cena, di poter essere accuditi e di poter finalmente sentire su di loro il peso benevolo dello Stato.
E invece, avete presentato dei soppressivi, avete detto: non ci va bene. Siete stati così lautamente impegnati a corrispondere 1.500 euro a coloro che iscrivono i figli alle scuole paritarie per dare loro la possibilità di fare la scuola privata e, nello stesso tempo, private le scuole pubbliche della necessità di dare ai bambini quello di cui hanno bisogno: una protezione dello Stato, una presenza dello Stato nella loro vita.
Noi siamo per assumerci le responsabilità vere, reali, non di facciata. Non ci si può permettere superficialità né presa in giro, e neppure finte coperture per far sì che tutto cambi affinché nulla cambi. Il gattopardismo non ci interessa, e per questo voteremo astensione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Paolo Emilio Russo. Ne ha facoltà.
PAOLO EMILIO RUSSO(FI-PPE). Grazie, signora Presidente. Chiunque abbia un figlio, un nipote, o comunque abbia a che fare con dei bambini, sa bene che il mese di luglio è il più complicato per un genitore. Con le scuole chiuse da giugno a settembre - e questo, forse, è un tema che andrebbe approfondito - tocca fare lo slalom tra oratori, parenti, centri estivi, e viene meno la funzione egualitaria, la funzione democratica della scuola. Per cui, chi ha più possibilità può permettersi corsi di tennis in tripla lingua personalizzati, chi ne ha meno deve accontentarsi di soluzioni improvvisate. E non è, purtroppo, infrequente trovare - per esempio, capita nei grandi parchi di Roma - delle soluzionette proprio tecnicamente rabberciate, dove due animatori, due educatori magari si portano 30-40 bambini che vengono nutriti con dei panini. Quindi, alimentazione insufficiente e fuori controllo, condizioni di sicurezza totalmente assenti e, ovviamente, nessuna possibilità educativa.
E allora con le scuole chiuse c'è un altro tema che è quello dell'iniziativa, le iniziative sui centri estivi: le iniziative, appunto, per i ragazzi vengono demandate alle amministrazioni locali, alle parrocchie, e quindi, ancora una volta, si crea un divario tra chi ha un buon sindaco con delle buone idee e una amministrazione comunale efficiente, tra chi può contare su preti o una parrocchia generosa che si impegna sul tema, e ci sono differenze tra Nord e Sud, tra grandi città e piccoli centri.
Ecco perché era necessario creare una legge quadro, ed era soprattutto necessario che ci fosse un investimento importante, perché i centri estivi non sono soltanto un servizio per i ragazzi, per i bambini più piccoli ma sono, evidentemente, anche un servizio per i loro genitori.
Dimostrando di avere la consapevolezza di questo problema, che ci sia questa esigenza, e mantenendo fede anche un impegno preso con gli elettori, questa maggioranza e questo Governo si sono impegnati con molta energia su questo tema: hanno preso sul serio la sfida contro la denatalità e hanno investito risorse che non erano mai state investite prima.
Il Ministero della famiglia, con la legge di bilancio che abbiamo approvato proprio pochissime settimane fa, ha stanziato la bellezza di 60 milioni di euro proprio destinate ai centri estivi e alle strutture di supporto alle famiglie e ai minori tra 0 e 6 anni, soprattutto per i mesi estivi, e ha firmato dei protocolli che consentiranno l'utilizzo degli istituti scolastici; ed è un altro grande spreco di questo Paese che le scuole non venissero utilizzate per questo tipo di servizio.
Tra poco più di un mese, nel mese di marzo, saranno pubblicati gli avvisi e, quindi, questi soldi verranno destinati alle amministrazioni comunali, che quindi avranno tutto il tempo per utilizzarli per mettere in campo, appunto, dei centri estivi.
Non solo. Grazie a questi soldi è stato creato un che sarà dato alle famiglie; anzi, non mi piace chiamarlo , preferisco chiamarlo “rimborso”. Rimborsi fino a 400 euro, per i genitori e per le famiglie che avranno figli che potranno partecipare a questi centri estivi, organizzati con e dalle amministrazioni locali.
Fin qua, quello che è stato fatto. Veniamo a quello che facciamo oggi. Quando parliamo di bambini e di qualità della vita dei bambini, che sono gli italiani del presente, ma soprattutto quelli del futuro, di diritti dei più piccoli e di servizi alle famiglie, che sono l'Italia del futuro, non ha senso dire cosa è mio, cosa è tuo, chi ha fatto cosa, rinfacciarsi fallimenti e successi. Questa legge, la legge che approviamo oggi, è la dimostrazione, appunto, che siamo arrivati a questa nuova fase di maturazione. Infatti, io ringrazio l'onorevole Elena Bonetti per avere, a inizio legislatura, presentato questa proposta che ha, di fatto, sollevato con forza il tema, e di averlo fatto con lo spirito di condivisione che ha fatto sì che moltissimi deputati - che ha in larga parte citato, della maggioranza e dell'opposizione - abbiano deciso di sottoscriverla. Io, peraltro, ero tra questi.
Allora, oggi, approvando questa delega per il sostegno delle attività educative e ricreative non formali, che ha questa finalità, facciamo uno scatto in avanti, uno scatto di cui abbiamo, credo, il dovere di essere tutti orgogliosi. Consentirà di rendere, ancora più completa, l'offerta per i bambini e ragazzi, aumentando le possibilità di collaborazione con le scuole e con il Terzo settore.
Quindi, con questa legge e con il relativo finanziamento, noi aiutiamo i sindaci, aiutiamo gli insegnanti, che troppo spesso ci dimentichiamo di ringraziare per il loro impegno, i volontari, tantissimi, che si impegnano, ragazzi e non solo, le parrocchie, a fare la loro parte; aiutiamo i padri e le madri ad avere luoghi sicuri dove i loro figli possano trascorrere le giornate spensierate e, possibilmente, imparare qualcosa. Quindi, grazie e buon lavoro
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Latini. Ne ha facoltà.
GIORGIA LATINI(LEGA). Grazie, Presidente. Colleghi, questa è una legge importante per il sostegno alle famiglie, per una crescita equilibrata dei nostri bambini, degli adolescenti, soprattutto in questo momento storico difficile che sta vivendo la nostra società, con delle trasformazioni sociali, educative e demografiche.
Quindi, devo dire che questa legge ha avuto un percorso, anche condiviso nelle Commissioni, è stato frutto di un confronto costruttivo e ha saputo superare anche appartenenze politiche diverse, per concentrarsi su un obiettivo comune. Quindi, dobbiamo prendere atto che, quando si parla di questioni che riguardano minori, educazione, le comunità locali, è sicuramente possibile lavorare con uno spirito di squadra, uno spirito di responsabilità e senso delle istituzioni.
Questa legge parte da una consapevolezza chiara: quella che l'educazione non si esaurisce nel tempo scuola, ma si costruisce anche attraverso esperienze sportive, culturali, artistiche, ricreative e sociali, che contribuiscono allo sviluppo della persona, alla prevenzione del disagio, al rafforzamento dei legami comunitari. E penso che questo sia molto importante, perché l'educazione non formale rappresenta un complemento essenziale al percorso scolastico e uno strumento concreto di contrasto alla povertà educativa e all'educazione sociale.
Non per questo, è stata citata, già più volte, l'istituzione di questo fondo strutturale per il sostegno delle attività educative formali e non formali, che ha una dotazione comunque importante, proprio per consentire di programmare interventi stabili e non episodici, affidando ai comuni il compito di tradurre le risorse in iniziative concrete e calibrate sui bisogni reali delle comunità locali.
Inoltre, con questo testo, si sostengono le famiglie, prevedendo, soprattutto, i criteri che favoriscono i nuclei più fragili, quelli numerosi e quelli con figli con bisogni educativi speciali.
Quindi, questa è un'impostazione che la Lega condivide, perché riconosce che le politiche educative e sociali devono partire dalle famiglie per accompagnarle e non per sostituirsi ad esse. Inoltre, dobbiamo evidenziare che la valorizzazione del ruolo dei comuni è presente in questa legge: soprattutto si fa un sui comuni di minori dimensioni che, spesso, sono penalizzati da carenze strutturali e di risorse. Questo provvedimento prevede, infatti, meccanismi di premialità per le iniziative realizzate in forma associata ed incentiva la collaborazione tra enti locali, favorendo economie di scala e una migliore qualità dei servizi offerti.
Un punto sicuramente importante è il riconoscimento del contributo degli enti del Terzo settore che operano nei nostri territori, nelle nostre comunità e anche degli enti religiosi. Poi attraverso strumenti di co-programmazione e co-progettazione si rafforza un modello di di comunità che parte dalle esperienze che sono già radicate nei nostri territori. Quindi, si valorizzano il volontariato, le associazioni, le realtà educative che operano tutti i giorni a contatto con i nostri giovani. È positiva anche la possibilità di utilizzare gli spazi degli edifici scolastici per lo svolgimento di attività educative e ricreative, non formali. Questo già avviene, grazie anche al Ministro Valditara, quando, appunto, assistiamo alla chiusura delle scuole e adesso c'è la possibilità di avere dei centri estivi nelle nostre scuole per sostenere le famiglie.
Poi, si parla anche di un tavolo tecnico che non deve essere visto come un nuovo livello burocratico, ma un luogo di confronto e di coordinamento utile per diffondere queste buone pratiche, per supportare gli enti locali, per coordinarli al meglio, per monitorare anche l'efficacia degli interventi e per mantenere anche un costante dialogo tra le istituzioni e le realtà operative.
Sicuramente con questa legge, ma anche grazie a tutto il lavoro che sta portando avanti il Governo, con il Ministro Valditara sulla scuola, puntiamo a investire sull'educazione per avere una maggiore coesione sociale, una prevenzione del disagio e per rendere protagonisti i nostri ragazzi. Dobbiamo, con questa legge e con tutti gli altri provvedimenti, rafforzare il territorio, i comuni che si occupano di portare avanti queste attività e chi ogni giorno contribuisce alla crescita dei nostri ragazzi. Consentitemi, in conclusione, di richiamare una frase di Maria Montessori, marchigiana come me, che ha saputo unire visione educativa e attenzione alle comunità locali, valori che la Lega considera centrali, che ci ricorda che il bambino non è un vaso da riempire, ma un fuoco da accendere. È con questo spirito che dichiaro il voto favorevole della Lega .
PRESIDENTE. Saluto studenti, studentesse e docenti dell'Istituto comprensivo statale “72° Palasciano” di Napoli, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
Ha chiesto di parlare l'onorevole Malavasi. Ne ha facoltà.
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Devo dire che intervengo, molto volentieri, per dichiarazione di voto del Partito Democratico e voglio dire, fin dall'inizio, che sosterremo questa proposta di legge con convinzione non solo perché l'abbiamo sottoscritta, ma perché ci permette di rimettere al centro del dibattito un tema prezioso, che dovrebbe stare a cuore a tutti noi, ossia il benessere dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze in un momento molto difficile.
L'anno 2026 è stato segnato fin dall'inizio da fatti anche molto tragici, che hanno riguardato studenti e studentesse con episodi di cronaca che non voglio certamente ricordare, ma penso che abbiano riacceso un po' o abbiano dovuto riaccendere in tutti noi un pensiero fisso, ossia come affrontare le sfide educative, la sfida educativa che oggi ha il nostro Paese in un contesto di grande fragilità sociale, in condizioni economiche difficili e anche in un contesto in cui la povertà assoluta segna un record storico, che oggi vede circa 6 milioni di persone, pari quasi al 10 per cento, che vivono in condizioni di povertà assoluta. Di questi, oltre 1 milione sono ragazzi minorenni; quindi, il 13,8 per cento, secondo gli ultimi dati Istat, oggi vive in condizioni di povertà assoluta in contesti, anche familiari e sociali, molto diversificati a causa di una serie di molteplicità di fattori; con salari minimi che, in Italia, sono certamente diminuiti, con un potere d'acquisto delle famiglie che è tra i più bassi d'Europa; con il costo del carrello della spesa che, sempre secondo l'Istat, pesa sempre di più, con un aumento del 24 per cento, e con un aumento del 34 per cento dei costi dell'energia; con un'inflazione che continua a crescere e con una pressione fiscale che, anche nel 2026, continua, nelle previsioni anche della legge di bilancio, ad essere più significativa.
Questo per dire che la condizione sociale ed economica delle nostre famiglie certamente è un elemento che sta alla base anche di questa riflessione, proprio perché le differenti opportunità e l'accesso alle opportunità educative dipendono anche dalle opportunità reddituali delle nostre famiglie. Rischiamo e stiamo rischiando che l'uguaglianza formale dei diritti si trasformi in realtà in una disuguaglianza sostanziale, andando a ledere le opportunità dei ragazzi e delle ragazze che rischiano di pagare le fragilità sociali ed economiche, facendole diventare una povertà per la vita, perché i dati ci dicono che le condizioni di povertà iniziali delle famiglie rischiano di essere ereditate dai figli, diventando una condizione ordinaria e, ahimè, quotidiana. La povertà assoluta non può certamente esimerci dal riflettere anche su quanto sia grave il dato della povertà educativa nel nostro Paese, che rappresenta una dimensione che va oltre i redditi familiari, che riguarda l'accesso alle opportunità di crescita, di socialità, di cultura, di sport, di relazioni. Sappiamo bene come oggi, nel nostro Paese, oltre alle grandi disuguaglianze territoriali, ci siano molti bambini e ragazzi che vivono in contesti che hanno una scarsa offerta culturale e ricreativa, con reti sociali molto deboli, con famiglie spesso assenti, con rischi molto più elevati di esclusione sociale e di esclusione educativa.
Questa settimana è stato presentato a Roma un rapporto del Censis molto interessante, che ha evidenziato ulteriormente come in questa situazione, già di grande fragilità, sia cresciuto in questi anni anche il disagio sociale. Nel 2023 quasi il 50 per cento dei cittadini italiani ha sofferto di almeno un'occasione di disagio psicologico; 1 cittadino su 5 addirittura ha segnalato un disagio grave. Ma la cosa che qui mi preme evidenziare è il dato dei ragazzi: quasi il 36 per cento dei giovani di una fascia adolescenziale allargata, dai 14 ai 34 anni, hanno segnalato condizioni di disagio psicologico, di disagio sociale.
Una condizione che rende ancora evidente come ci sia bisogno di costruire opportunità, spazi di ascolto, luoghi di aggregazione, luoghi dove costruire benessere, dove costruire relazioni sane, dove costruire fiducia, dove costruire occasioni di crescita e di educazione per i nostri ragazzi. Ciò se vogliamo davvero non solamente inventarci ricette facili, semplici, per dare un segnale immediato rispetto ai fatti, anche gravi, che sono successi negli ultimi giorni, ma per cercare di darci il tempo di comprendere e di capire quali sono le motivazioni che stanno alla base di questo disagio giovanile, che non può non vederci preoccupati. Dico questo perché quando si parla di disagio sociale dobbiamo - io penso - rimettere al centro il ruolo prezioso che riveste oggi la scuola nel nostro Paese. Certo, avremmo voluto molto di più in questi anni di questo mandato parlamentare, avremmo voluto avere una maggiore attenzione alla scuola. Ieri, da ultimo, abbiamo visto annullare una proposta di legge presentata dal MoVimento 5 Stelle sul diritto allo studio.
Abbiamo cercato costantemente di sollecitare il Governo ad aumentare i finanziamenti sulla scuola pubblica, dimostrando sempre, devo dire, non troppa attenzione, come se la centralità della scuola non fosse un valore condiviso o un bene comune all'interno di questa maggioranza e di questo Parlamento.
Per questo motivo crediamo che rimettere al centro il benessere dei ragazzi sia invece un investimento strategico, anche perché sappiamo bene che non possiamo nemmeno parlare di attività educative senza ricordarci di quanto siano gravi i dati della dispersione scolastica nel nostro Paese, su cui incidono la povertà educativa e le disuguaglianze sociali, che abbiamo ricordato, che si stanno sempre più allargando. E sappiamo, in base alle ultime rilevazioni, che la dispersione scolastica in Italia resta tra le più alte in Europa, con picchi particolarmente accentuati nelle regioni meridionali. Un fenomeno, quindi, che non è solamente un abbandono formale della scuola ma molto di più, perché porta ad una marginalità implicita, all'esclusione sociale, all'isolamento, a ragazzi e ragazze che non raggiungono livelli adeguati di competenze, che si allontanano dalla passione dell'apprendimento o che non riescono ad accedere alle stesse opportunità formative dei loro coetanei.
Io penso che la dispersione scolastica sia davvero una ferita aperta nel sistema educativo italiano e, poiché le cause sono molto complesse, abbiamo bisogno di dedicare tempo e attenzione per riflettere e davvero rimettere al centro il valore della scuola. Non possiamo certamente permetterci - e so bene quanto la Sottosegretaria sia attenta - che l'assenza di una strategia educativa organica si trasformi in ulteriori elementi di disuguaglianza, di esclusione e di frattura sociale.
Quando ci occupiamo di educazione, di comunità educante e di patti educativi, come stiamo facendo oggi, parliamo semplicemente di garantire occasioni di equità, di garantire diritti e di garantire opportunità concrete. E riconoscere e valorizzare le attività educative non formali, come propone questo provvedimento, significa semplicemente riconoscerle come attori per provare, insieme, a contrastare la povertà educativa, sostenere le famiglie, favorire la socialità, contrastare l'esclusione sociale, favorire il protagonismo e la partecipazione dei ragazzi, ma anche cercare di offrire a tutti, con equità e con pari opportunità, le stesse condizioni per l'accesso ai servizi.
Investire in attività educative non formali significa quindi sostenere le famiglie, ridurre le disuguaglianze di genere e restituire fiducia alle giovani generazioni. Io credo che, se ci occupassimo tutti di restituire fiducia e di costruire relazioni sane, in un percorso attento di ascolto, potremmo fare davvero il più grande investimento per i nostri ragazzi, visto che, durante le vacanze estive, aumentano le disuguaglianze e rischia di essere messa all'angolo quella continuità educativa così importante per i nostri ragazzi. Per questo motivo sosteniamo questa proposta di legge, ovviamente sapendo che…
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). …le risorse non sono sufficienti e che la delega può essere una grande opportunità o un'occasione persa. Speriamo quindi che il Governo, in tempi brevi, riesca a rispondere a questo mandato parlamentare perché crediamo fortemente, come Partito Democratico, che l'educazione sia davvero il principale strumento di giustizia, di coesione sociale e di crescita per il nostro Paese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Morgante. Ne ha facoltà.
MADDALENA MORGANTE(FDI). Grazie, Presidente. Sottosegretario, onorevoli colleghi, oggi l'Assemblea è chiamata a discutere la proposta di legge recante delega al Governo per il sostegno delle attività educative e ricreative non formali, assegnata in sede referente alle Commissioni riunite VII (Cultura) e XII (Affari sociali).
Desidero sin d'ora ringraziare i Presidenti delle Commissioni - l'onorevole Cappellacci e l'onorevole Mollicone -, i colleghi di maggioranza e opposizione per il confronto svolto, il Ministro Roccella per la sua presenza e disponibilità e gli uffici interi per il supporto.
Durante l'esame presso le citate Commissioni riunite, il testo è stato modificato - a partire dal titolo, con l'inserimento di una delega al Governo in materia di attività educative e ricreative non formali -, ma una parte anche considerevole dei suoi contenuti e delle sue finalità era già stata inserita con alcune modifiche nelle leggi di bilancio del 2025 e del 2026; rispettivamente mediante l'istituzione di un apposito fondo per il sostegno alle attività educative, formali e non formali, appunto con la legge di bilancio del 2025, volto ad incentivare e a sostenere in tutto il territorio nazionale le attività educative e ricreative, per contrastare la povertà educativa e l'esclusione sociale, per sostenere le famiglie, per incentivare il coinvolgimento attivo degli enti del Terzo settore, degli enti religiosi che quotidianamente svolgono attività di oratorio o attività similari. Invece, con la legge di bilancio del 2026 è stato previsto ed istituito un altro fondo. Un fondo per le attività socio-educative a favore dei minori al fine di sostenere le famiglie e facilitare la conciliazione fra vita privata e lavoro.
Questa proposta di legge in maniera concreta sostiene, da un lato, ciò che costituisce il fondamento della nostra società, ossia i bambini, i ragazzi, le famiglie; dall'altro, vuole valorizzare le comunità locali ma anche rafforzare il ruolo educativo delle famiglie. Ed è davvero con senso di responsabilità che il gruppo di Fratelli d'Italia sostiene questa iniziativa. Ma devo davvero ringraziare il nostro Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni e il Ministro Roccella perché il Governo Meloni, fin dall'inizio del suo insediamento, ha fatto della famiglia una priorità assoluta. Ma non solo. Ha avuto il coraggio di costruire una società amica della famiglia e della natalità, della maternità nel suo alto valore sociale, da proteggere, da custodire e da incoraggiare sempre . Fratelli d'Italia, da sempre, ha a cuore la famiglia; la difende quotidianamente e la sostiene quotidianamente perché per Fratelli d'Italia la famiglia è la società naturale come bene prevede l'articolo 29 della nostra Carta costituzionale.
La famiglia è la cellula primaria e fondamentale della società e compito dello Stato è quello di proteggerla, curarla e sostenerla sempre.
In un tempo in cui la società è frammentata e spesso segnata dalla solitudine, in un tempo in cui i legami comunitari si allentano, sostenere le famiglie e i giovani non è solamente un dovere legislativo ma è, prima di tutto, un dovere morale perché significa assumersi la responsabilità del futuro della nostra Nazione. E riconoscere soprattutto che questo futuro passa inevitabilmente attraverso la famiglia.
La famiglia è il primo luogo dell'educazione e ogni iniziativa che rafforza il ruolo dei genitori, ma anche il benessere dei figli, contribuisce al bene comune e al futuro della nostra Nazione.
Ed è per questo motivo - e colgo l'occasione per ringraziare ancora il Governo - che, con il Presidente Giorgia Meloni, primo Presidente donna e mamma della storia della nostra Repubblica, fin dal suo insediamento, il Governo non ha mai mancato di ribadire che la natalità e il sostegno alla famiglia sono la sfida principale che la nostra Nazione deve affrontare.
Ed è per questo che sono state messe in campo numerosissime misure in modo plurale dai diversi Ministeri, che vanno proprio in questa direzione. Penso, ad esempio, all'aumento dell'assegno unico, all'aumento del congedo parentale, all'assegno di inclusione, alla decontribuzione per le mamme lavoratrici, ai contributi per gli asili nido e i nuovi nati, al rifinanziamento per i centri estivi, agli sgravi per l'assunzione delle donne e dei giovani. Tutte politiche che dimostrano sicuramente la vicinanza delle istituzioni alla famiglia perché consapevoli del valore imprescindibile che la famiglia, società prima e naturale, rappresenta per la società.
E la legge di bilancio del 2026 ne è la prova, a dispetto di quanto è stato sostenuto dall'opposizione anche oggi, in quest'Aula. Anche con la legge di bilancio per il 2026, si riconferma e si rafforza l'impegno del Governo Meloni a sostegno delle famiglie e della natalità. Penso, ad esempio, ai 60 milioni di euro strutturali ai centri estivi. L'ha fatto il Governo Meloni. Sinceramente potevate farlo voi precedentemente, cosa che non avete fatto
Come dicevo, il voto di oggi è un voto di responsabilità ma anche di coerenza. La famiglia è al centro delle nostre politiche. Senza famiglia non c'è futuro e, se la famiglia soffre, è l'intera società che ne risente.
Il testo, così come articolato e così come emendato dalle Commissioni riunite cultura ed affari sociali, si articola in quattro articoli e le finalità sono ben previste. Finalità che, dicevo prima, sono in parte sovrapponibili con la legge di bilancio che abbiamo approvato: incentivare e sostenere in tutto il Paese le attività educative e ricreative, contrastare la povertà educativa e l'esclusione sociale; favorire il protagonismo delle nuove generazioni; sostenere le famiglie.
Per quanto riguarda il piano tecnico, il Governo ha una delega chiara e circoscritta: i decreti legislativi ivi previsti devono rispettare principi e criteri direttivi quali il sostegno prioritario ai nuclei familiari con portatori di bisogni speciali e alle famiglie numerose, la valorizzazione dell'attività sportiva, artistica, musicale, scientifico-tecnologica, la promozione di modelli gestionali flessibili, il coinvolgimento delle attività e delle comunità locali. Dal punto di vista politico, questo provvedimento è un chiaro impegno dello Stato a sostegno delle famiglie e delle nuove generazioni, rafforzando la coesione sociale e la collaborazione tra istituzioni pubbliche, enti del Terzo settore e realtà religiose impegnate nel sociale, come gli oratori.
Si tratta di un intervento che coniuga la responsabilità pubblica con la valorizzazione della sussidiarietà e del partenariato sociale. Dal punto di vista valoriale, valorizza certamente i principi di solidarietà, di equità, con grande attenzione alle fragilità, tutelando in particolare le famiglie più vulnerabili e incoraggiando la collaborazione tra famiglia, comunità, scuole, enti locali e società civile. Un aspetto particolare, poi, è previsto dall'articolo 5, lettera , di questa proposta di legge, che riguarda la flessibilità organizzativa, che permette di adattare le attività alle diverse realtà locali, coinvolgendo attivamente le comunità e i ragazzi stessi.
Lo Stato non sostituisce, ma accompagna, valorizza e sostiene la famiglia e chi opera quotidianamente per i nostri giovani. Questa proposta di legge non interviene solamente sugli spazi, sui servizi, ma interviene sulle vite, sui valori e sulle competenze che formano cittadini responsabili. Valorizza la responsabilità genitoriale, sostiene chi si prende cura dei figli quotidianamente, riconosce il supporto che la scuola, le comunità e le istituzioni danno alla famiglia nella crescita dei ragazzi.
Ogni laboratorio artistico, ogni partita di calcio o di pallavolo, ogni esperienza di cittadinanza attiva non è solamente un momento di svago, ma è un mattoncino di responsabilità, di creatività, di vera comunità. È un modo per educare i nostri ragazzi al rispetto, alla collaborazione e al senso civico, valori imprescindibili per una società davvero coesa e responsabile. Sostenere i giovani e le famiglie non è solamente una scelta politica, ma è un impegno verso il futuro della nostra Nazione, un riconoscimento del valore insostituibile della famiglia, cellula primaria e fondamentale della società, ma anche un atto di responsabilità verso le nuove generazioni.
Gennaio, cari colleghi, è il mese in cui la Comunità salesiana si stringe ancora di più per celebrare il santo dei giovani, Don Bosco. Vorrei concludere con una breve citazione di Don Bosco, un santo che ha dedicato interamente la sua vita per accogliere e accompagnare i ragazzi, perché non si perdessero lungo il loro cammino.
Don Bosco diceva “ricordatevi che l'educazione è cosa del cuore” e che “in ogni giovane vi è un punto accessibile al bene ed è dovere primo dell'educatore ricercare questo punto”. Ecco, davvero possa essere questo lo spirito che anima ogni nostra iniziativa politica rivolta al futuro della nostra Nazione, ed è per questi motivi, signor Presidente, che annuncio il voto favorevole del gruppo di Fratelli d'Italia .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
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PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta di legge n. 1311-A: "Delega al Governo per il sostegno delle attività educative e ricreative non formali".
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Avverto che, secondo le intese intercorse tra i gruppi, il seguito dell'esame della proposta di legge n. 1579-A recante l'istituzione del Giorno del ricordo dei piccoli martiri della strage di Gorla e delle piccole vittime di tutte le guerre, è rinviato alla prossima settimana.
Secondo le medesime intese tra i gruppi, il seguito dell'esame del disegno di legge n. 2673-A recante legge annuale sulle piccole e medie imprese è invece rinviato al prossimo calendario dei lavori.
Sempre secondo le medesime intese, l'esame della proposta di legge n. 1895-A recante l'istituzione della Giornata nazionale in memoria di 446 italiani internati e deportati dal Regno Unito per causa di guerra, periti nel naufragio del piroscafo britannico , silurato da un'unità della Marina tedesca nell'Oceano Atlantico il 2 luglio 1940, e l'esame della mozione in materia di iniziative volte ad arginare la “fuga dei cervelli all'estero”, attualmente previsti dal vigente calendario dei lavori a partire da lunedì 26 gennaio, sono rinviati al prossimo calendario dei lavori.
Avverto altresì che, con lettera in data 21 gennaio 2026, il presidente della Commissione giustizia ha manifestato l'esigenza - sulla quale hanno convenuto all'unanimità i rappresentanti dei gruppi della Commissione medesima - di posticipare ad altro calendario l'avvio della discussione in Assemblea, attualmente previsto dal vigente calendario dei lavori a partire da lunedì 26 gennaio, del disegno di legge n. 2629, recante delega al Governo per la riforma dell'ordinamento forense.
Pertanto, secondo le intese intercorse tra i gruppi, il seguito dell'esame del disegno di legge n. 2673-A, l'esame della proposta di legge n. 1895-A, della mozione in materia di iniziative volte ad arginare la “fuga dei cervelli all'estero” e del disegno di legge n. 2629 non saranno iscritti all'ordine del giorno delle sedute del corrente calendario dei lavori.
Avverto infine che, nella seduta di mercoledì 28 gennaio, alle ore 13,30, avrà luogo la commemorazione delle vittime del disastro aereo di Brema del 1966, dove persero la vita anche 7 giovani nuotatori della nazionale italiana.
Saluto studenti, studentesse e docenti dell'Istituto comprensivo “Giuseppe Bertolotti” di Gavardo, Brescia, che assistono ai nostri lavori dalle tribune
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta. Colleghi, ho due interventi di fine seduta, però ve lo dico: me li dovete segnalare prima, non all'ultimo minuto, perché non è così che funziona.
Ha chiesto di parlare il collega Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Presidente, ha ragione e mi scuso. In realtà, pensavamo che la seduta finisse più tardi. Quindi la ringrazio e, ovviamente, mi scuso per non avere segnalato prima il mio intervento, che è su una vicenda. Abbiamo approvato da poco una norma che noi, come AVS, abbiamo ritenuto e continuiamo a ritenere inutile, ossia la norma che doveva tutelare maggiormente gli animali dalle violenze, in realtà non sta producendo nulla, addirittura sono aumentate.
Vorrei segnalare l'ultimo episodio, denunciato dall'animalista Rizzi, che è avvenuto a Udine, dove domenica 18 gennaio un uomo ha afferrato un cagnolino del vicino e lo ha lanciato nel vuoto, all'interno dell'area condominiale, da un'altezza di circa 4 metri. L'animale, un meticcio di 13 anni di nome Pepe, è deceduto poche ore dopo, nonostante i tentativi di salvarlo. Noi continuiamo a chiedere, come AVS, che si faccia una norma seria per la tutela e il benessere degli animali - perché fino ad ora si è soltanto immaginato che si potessero aumentare le pene, che poi non sono aumentate, nessuno è mai andato in carcere per avere fatto violenza nei confronti degli animali -, con una prevenzione e con una conoscenza, e, soprattutto, che queste norme vengano proposte da parlamentari che vengano in Aula e che partecipino, perché alcuni dei proponenti, una in particolare…
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). …qua in Parlamento non l'abbiamo mai vista
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Carmina. Ne ha facoltà.
IDA CARMINA(M5S). Grazie, Presidente. Io intendevo parlare con riferimento a quanto accaduto in Sicilia in questi giorni e nelle scorse ore. La Sicilia è stata devastata persino oltre ogni previsione, con un ciclone di tale portata distruttiva che rende evidente, con onde oltre 16 metri, oltre centinaia di chilometri orari e pioggia incessante, quanto stia avvenendo e quanto sia imminente il cambiamento climatico, che deve essere contrastato fortemente - basta negazionismo! - con ogni azione, anche con le azioni di prevenzione al dissesto idrogeologico.
Esprimo la mia solidarietà nei confronti degli operatori economici, nei confronti delle persone che hanno perso le case. È partita la conta dei danni. Ci sono infrastrutture distrutte, frane e smottamenti, gente che ha perso la casa, gente che ha perso tutta l'attività economica, con stabilimenti balneari e strutture ricettive completamente distrutte.
La gente è in ginocchio in un contesto economico già profondamente disagiato. È partita la prima conta dei danni. Il presidente della regione siciliana ha già detto che stima intorno a mezzo miliardo i danni, però anche alle strutture pubbliche, senza considerare quelli ai privati.
Venga dichiarato immediatamente lo stato di calamità naturale e lo stato di emergenza, perché i soldi ci sono. Il miliardo e 300 milioni di euro, congelati per il ponte sullo Stretto, vengano utilizzati per dare soccorso alle popolazioni in ginocchio.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
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