PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
FABRIZIO CECCHETTI, legge il processo verbale della seduta del 23 gennaio 2026.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
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PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 87, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza petizioni, il sunto e l'assegnazione delle quali, ai sensi della deliberazione della Giunta per il Regolamento del 19 febbraio 2025, saranno pubblicati nell' al resoconto stenografico della seduta odierna .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2511-A: Disposizioni in materia di sviluppo della carriera dirigenziale e della valutazione della del personale dirigenziale e non dirigenziale delle pubbliche amministrazioni.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea .
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
La I Commissione (Affari costituzionali) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire il relatore Paolo Emilio Russo.
PAOLO EMILIO RUSSO, Buongiorno, Presidente. Buongiorno agli onorevoli colleghi. Presidente, le chiedo l'autorizzazione a depositare la relazione.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Russo. È autorizzato in tal senso.
Ha facoltà di intervenire la rappresentante del Governo, che si riserva eventualmente di farlo in replica.
È iscritto a parlare il deputato Pino Bicchielli. Ne ha facoltà.
PINO BICCHIELLI(FI-PPE). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, signora Sottosegretaria, prendo la parola su un provvedimento presentato dal Ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, e collegato alla manovra di finanza pubblica per il 2025, che rappresenta sicuramente un passo decisivo verso una pubblica amministrazione più moderna, efficiente e meritocratica. Non posso non esprimere pieno sostegno a un testo che pone al centro il merito, l'impegno e la responsabilità, valori fondamentali per rilanciare il nostro Paese in un contesto di sfide globali sempre più complesse.
Permettetemi di partire da una premessa generale. Negli ultimi anni il tessuto sociale e produttivo italiano ha subito trasformazioni profonde, accelerate dalla pandemia, dalla transizione digitale e dalle esigenze del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Oggi queste evoluzioni sono sempre più rapide. Il mondo sta cambiando, lo vediamo ogni giorno sotto i nostri occhi. La macchina dello Stato ha bisogno di intercettare sicuramente questa trasformazione. La pubblica amministrazione non è solo uno strumento al servizio dei cittadini, ma un vero e proprio volano per l'economia e la questione sociale. Ecco perché abbiamo bisogno di meccanismi che incentivino la cultura del risultato, legando la crescita professionale al merito reale e non a logiche burocratiche obsolete. Questo disegno di legge risponde esattamente a questa esigenza, rafforzando i sistemi di valutazione della e aprendo nuove prospettive di carriera in linea con quanto auspicato anche dalle organizzazioni sindacali che hanno espresso la propria posizione durante le audizioni in Commissione. Rafforzare i sistemi di misurazione e valutazione non solo promuove una cultura del risultato, ma consente di condividere la responsabilità gestionale, offrendo nuove opportunità di crescita proprio ai dirigenti.
All'articolo 2 del disegno di legge, per esempio, si introduce una distinzione innovativa tra valutazione per obiettivi e valutazione delle caratteristiche trasversali, quali appunto , cooperazione e capacità organizzative, prevedendo persino una valutazione collegiale tra dirigenti e, ove possibile, degli utenti esterni. Questo ampliamento dei criteri valutativi consente di adottare una cultura della , una cultura più matura e complessa. Non potrei essere più d'accordo, finalmente si valorizzano non solo i risultati quantitativi, ma anche le competenze relazionali e comportamentali, linfa vitale di una organizzazione efficiente.
L'efficienza è il cuore degli obiettivi dichiarati: rafforzare gli strumenti di sviluppo della carriera dirigenziale negli enti pubblici; rivedere i sistemi di valutazione per migliorarne l'efficacia; favorire una maggiore coerenza tra obiettivi istituzionali e risultati individuali; promuovere l'oggettività delle valutazioni con un coinvolgimento attivo delle strutture organizzative.
Questo provvedimento novella in modo significativo le precedenti norme in materia, modificando radicalmente l'impostazione generale e introducendo elementi di gradualità e flessibilità. Ad esempio, l'articolo 1 valorizza le capacità manageriali dei dirigenti e promuove la formazione come strumento chiave per la valutazione, superando un approccio gerarchico unidirezionale verso una partecipazione plurale di soggetti interni ed esterni. Questo non solo aumenta la trasparenza, ma crea un sistema basato sulla fiducia reciproca e sulla condivisione degli obiettivi. Quindi, un vero e proprio riconoscimento della dimensione collettiva del lavoro pubblico.
Signor Presidente, noi parliamo qui di merito concreto. L'articolo 3, ad esempio, stabilisce che il trattamento retributivo, legato alla , sia progressivo e strettamente corrispondente alla valutazione conseguita e con limiti chiari: non più del 30 per cento di punteggi apicali per un ufficio dirigenziale e non oltre il 20 per cento di riconoscimenti per le eccellenze. Le economie, derivanti da riduzioni della retribuzione dirigenziale, vengono destinate al personale non dirigente, distribuendole tramite contrattazione integrativa. Questo meccanismo sicuramente non è punitivo, ma incentivante: premia l'impegno e ridistribuisce risorse in modo equo, favorendo una motivazione diffusa. Questo approccio è coerente con il principio della promozione del ruolo della formazione nella valutazione individuale. Queste misure rendono la pubblica amministrazione più attrattiva anche per i giovani che si affacciano al mondo del lavoro, legando la produttività a prospettive di crescita professionale.
Poi, non dimentichiamo lo sviluppo delle carriere, tema cruciale per attrarre talenti giovani e qualificati. L'articolo 12, infatti, modifica l'accesso alla qualifica di dirigente di seconda fascia, ripartendo i posti in quote equilibrate: 50 per cento tramite corso-concorso della Scuola nazionale dell'amministrazione, 20 per cento tramite corso Ripam o amministrazioni singole e 30 per cento mediante lo sviluppo di carriera interna per il personale non dirigenziale con esperienza comprovata.
Le procedure si articolano in due fasi: una selettiva basata sui titoli e prove scritte e orali, seguite da un incarico temporaneo di almeno 4 anni valutato su individuale e organizzativa. Analogamente, l'articolo 13 regola l'accesso alla prima fascia: 50 per cento da concorso e 50 per cento da sviluppo interno dopo 5 anni di servizio dirigenziale.
Queste disposizioni orientano il sistema verso una riconfigurazione della valutazione, valorizzando la formazione e superando quelle logiche unidirezionali. Il concetto è che il pubblico impiego non deve essere solo il cosiddetto posto fisso, un treno lento in cui la gerarchia è legata all'anzianità, bensì un'occupazione che realizza ambizioni e crescita professionale. Il 2023, come sapete, è stato l'anno europeo delle competenze e parole chiave, come merito e responsabilità, sono esattamente ciò che questo DDL incarna e riporta di nuovo al centro del pubblico impiego.
Volendo sintetizzare, in conclusione, questo provvedimento offre benefici al personale delle pubbliche amministrazioni grazie al nuovo sistema di valutazione in grado di premiare merito e competenze.
Rende il pubblico impiego dinamico e basato su ed efficienza, dunque attrattivo per le nuove leve che cercano possibilità di crescita professionale; migliora i servizi della pubblica amministrazione per tutti i cittadini.
Quindi, questo disegno di legge è un'opportunità per modernizzare la pubblica amministrazione, rendendola un'organizzazione capace di promuovere merito e impegno attraverso strumenti di valutazione corretti e trasparenti.
Come Forza Italia, sosteniamo con convinzione un testo che valorizza il capitale umano, attrae i giovani e lega la crescita al risultato, per un'Italia sempre più efficiente e competitiva .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Penza. Ne ha facoltà.
PASQUALINO PENZA(M5S). Grazie, signor Presidente. Colleghi e colleghe, oggi siamo chiamati a discutere su un provvedimento che il Governo presenta come una grande riforma della pubblica amministrazione, una riforma che, a loro dire, dovrebbe aumentare produttività, efficienza, qualità dei servizi e valorizzazione del merito, ma la verità è che questo testo è l'ennesima occasione mancata. E lo diciamo non per spirito di opposizione, ma perché, mentre il Governo parla di la pubblica amministrazione reale sta affondando; sta affondando nei numeri, sta affondando nei salari, sta affondando nella perdita di competenze, sta affondando nell'incapacità di attrarre giovani e professionalità tecniche. E, allora, la prima domanda che dobbiamo porci è semplice, brutale e inevitabile: ma questa riforma serve davvero a migliorare la Pubblica amministrazione o serve a cambiare le regole del gioco del potere interno alla pubblica amministrazione?
Perché, colleghi, tra le due cose c'è una differenza enorme. Partiamo dalla realtà e non dalla propaganda. L'Italia è l'unico Paese OSCE in cui il potere d'acquisto degli stipendi pubblici oggi è più basso di quello di trent'anni fa, con la perdita che supera il 20 per cento. Ripetiamo bene: mentre in tutta Europa si è investito in pubblica amministrazione, in Italia si è impoverito il lavoro pubblico e questo Governo cosa fa? Non interviene sugli stipendi, non interviene sul potere d'acquisto, non interviene sulle retribuzioni dei profili più richiesti, ma interviene sulle valutazioni, come se il problema fosse che i dipendenti pubblici non vengono valutati abbastanza, e che non vengono pagati troppo poco, caricati di responsabilità enormi e lasciati senza prospettiva. Questa è una distorsione politica gravissima.
Secondo elemento, gli squilibri interni: il divario tra retribuzione dei vertici della pubblica amministrazione e quelli di base si è ampliato; le carriere sono lente, incerte e opache; le progressioni sono poche e spesso scollegate dal merito reale e, soprattutto, la pubblica amministrazione non è più attrattiva.
Lo vediamo ogni giorno: concorsi che vanno deserti, vincitori che rinunciano, giovani che scappano, professionalità tecniche che non arrivano o non restano. E parliamo proprio di competenze decisive per il futuro del Paese: ingegneri, informatici, esperti di dati, di transazioni digitali, di ambiente, di sicurezza informatica. Senza queste competenze, la pubblica amministrazione non governa la complessità, la subisce. E mentre tutto questo accade, il Governo decide di concentrare la riforma non sulle condizioni materiali, ma su chi valuta chi e su come si entra nella dirigenza. È una scelta politica precisa e noi la contestiamo.
C'è poi un dato che pesa come un macigno: il PNRR. Il PNRR doveva essere l'occasione storica per rafforzare le capacità amministrative dello Stato, doveva servire ad assumere, formare, ringiovanire, modernizzare e invece siamo qui a constatare che una parte enorme del personale andrà in pensione nei prossimi anni e il ricambio non è garantito, le competenze non si trovano, i territori più fragili restano i più scoperti. Questo Governo ha avuto risorse e tempo e oggi arriva con una riforma che non risolve nulla di tutto questo, anzi rischia di peggiorare il clima interno della pubblica amministrazione.
Entriamo nel cuore del provvedimento. Il Governo dice: vogliamo superare la valutazione gerarchica e rendere la più partecipata, più moderna, più meritocratica; peccato che il testo produca l'effetto opposto. Perché cosa succede concretamente? Succede che si ridimensiona il ruolo degli organismi indipendenti di valutazione (OIV), si prospetta il baricentro verso il dirigente valutatore e per i dirigenti di vertice si rafforza il peso dell'organo politico-amministrativo. Chiamiamo le cose con il loro nome: meno indipendenza, più discrezionalità, altro che meritocrazia. Il Governo introduce poi un meccanismo che definirei surreale: le quote massime di eccellenza: solo il 30 per cento può avere valutazioni apicali, solo il 20 per cento può essere eccellente. Ma ci rendiamo conto? La meritocrazia non funziona a percentuali, funziona su risultati, obiettivi e impatti reali. Con questo sistema, invece, se lavori bene, ma sei fuori quota, non sei eccellente; se lavori mediamente, ma sei dentro quota, puoi esserlo. Questo non è premiare il merito, è gestire il consenso interno, è creare competizione malsana, è dividere i lavoratori e alimentare conflitti e contenziosi; è soprattutto un sistema che non motiva, ma demoralizza.
Noi non siamo ingenui, sappiamo che anche il sistema degli OIV ha avuto criticità, ma la risposta non può essere svuotarli, perché, senza un presidio realmente indipendente, la valutazione perde credibilità, il dipendente perde fiducia, il sistema perde trasparenza. Qui il rischio è chiarissimo: la diventa uno strumento di gestione del personale, non di miglioramento dei servizi. E, quando la valutazione diventa percepita come ingiusta o politicizzata, produce tre effetti certi: demotivazione, il contenzioso, fuga delle competenze migliori, esattamente il contrario di ciò che servirebbe.
Veniamo all'altro grande pilastro, l'accesso alla dirigenza. Il Governo introduce canali paralleli rispetto ai concorsi della SNA: procedure complesse, interne, con commissioni dedicate, valutazioni in casa. Anche qui la domanda è semplice: perché indebolire i canali ordinari invece di rafforzarli? La dirigenza pubblica non si riforma creando scorciatoie, si riforma rendendo i concorsi più rapidi, più seri, più attrattivi, più competitivi. Qui invece si apre uno spazio enorme alla discrezionalità dove il dirigente segnala, l'amministrazione valuta e tutto avviene dentro un perimetro poco trasparente. Non è modernizzazione, è rifeudalizzazione.
E arrivo al punto politico decisivo. In tutto questo provvedimento, manca il tema centrale: le condizioni materiali del lavoro. Mancano investimenti sugli stipendi, politiche di attrazione dei profili tecnici, percorsi di carriera chiari e verificabili, una strategia per rendere la pubblica amministrazione competitiva con il privato. Si chiede di più, si controlla di più, si valuta di più, ma non si dà di più. Questo non è riformare, è scaricare il peso del fallimento organizzativo sui lavoratori. Noi abbiamo una visione diversa. Per noi la pubblica amministrazione non è un costo da sorvegliare, ma un investimento da valorizzare. Una vera riforma dovrebbe ricostruire il potere d'acquisto, ridurre i divari interni, valorizzare davvero le competenze, garantire valutazioni indipendenti e credibili, rafforzare - non indebolire - i presidi di imparzialità, rendere la pubblica amministrazione un luogo dove i giovani vogliono entrare, non da cui vogliono scappare. Questo testo non va in questa direzione.
Cari colleghi, questa non è la riforma della meritocrazia, è una riforma della gestione del potere dentro la pubblica amministrazione. Non risolve i problemi strutturali, non rende la pubblica amministrazione più attrattiva, non migliora i servizi ai cittadini. Per questo, il MoVimento 5 Stelle si oppone a questo impianto e chiede un cambio radicale di rotta, perché la pubblica amministrazione si difende e si rafforza investendo sulle persone, non controllandole di più, mentre si continua a pagarle di meno .
PRESIDENTE. Saluto le allieve e gli allievi, i professori e gli accompagnatori della scuola primaria “Raffaello Sanzio” di Roma, si tratta del plesso distaccato dell'Istituto comprensivo statale “Margherita Hack” di Roma. Benvenuti alla Camera dei deputati . Oggi è una seduta in cui non c'è la grande folla, perché facciamo una discussione generale e, quindi, siamo quelli impegnati a discutere sul provvedimento. Grazie per la vostra visita e soprattutto ottime cose per il vostro futuro.
È iscritto a parlare l'onorevole Amich. Ne ha facoltà.
ENZO AMICH(FDI). Signor Presidente, Sottosegretaria, onorevoli colleghi, il provvedimento che oggi sottoponiamo all'attenzione dell'Aula interviene su un profilo decisivo e spesso sottovalutato, almeno nel passato, del funzionamento dello Stato: il modo in cui la pubblica amministrazione si organizza, valuta le proprie risorse, seleziona la dirigenza e costruisce, nel tempo, capacità e competenza. Il disegno di legge recante disposizioni in materia di sviluppo della carriera dirigenziale e della valutazione della del personale dirigenziale e non dirigenziale delle pubbliche amministrazioni, adottato in via preliminare il 13 marzo 2025, è accompagnato dal parere favorevole della Conferenza unificata del 12 giugno successivo.
La finalità è chiara, consolidare una cultura del merito effettiva, superando assetti valutativi meramente formali e introducendo regole di accesso alla dirigenza coerenti con i principi costituzionali di buon andamento, imparzialità e selettività. Il primo asse della riforma riguarda la valutazione della : si supera l'impostazione uniforme del passato e si introduce un sistema capace di differenziare, in modo reale, i risultati. I criteri diventano oggettivi e misurabili, ancorati a obiettivi definiti in termini di esiti, qualità e tempi, e integrati dalla valutazione di comportamenti organizzativi, capacità di collaborazione, iniziativa, affidabilità, contributo al miglioramento dei processi.
In questo quadro, la premialità economica viene ancorata rigorosamente alle valutazioni, abbandonata la distribuzione indifferenziata delle risorse accessorie. Inoltre, il punteggio massimo potrà essere attribuito annualmente a una quota non superiore al 30 per cento. Ne deriva un impianto che incentiva comportamenti ad alto valore aggiunto e incide concretamente su progressioni economiche e attribuzione degli incarichi. La seconda direttrice riguarda l'accesso alla dirigenza, in particolare alla seconda fascia, attraverso una nuova articolazione delle modalità di reclutamento.
Il 50 per cento dei posti è riservato al corso-concorso presso la Scuola nazionale dell'amministrazione; il 20 per cento è coperto mediante concorso pubblico ordinario; il restante 30 per cento è attribuito tramite una procedura selettiva interna, fondata su un percorso di sviluppo professionale. È un'innovazione rilevante, destinata a valorizzare competenze già presenti nelle amministrazioni, senza rinunciare a garanzie di imparzialità e trasparenza. La selezione interna, infatti, è circoscritta da requisiti stringenti: almeno 5 anni di servizio nell'area dei funzionari, oppure 2 anni nell'area di elevata qualificazione, introdotta dalle recenti riforme del lavoro pubblico.
La procedura si avvia con un bando pubblico e prevede la valutazione delle pregresse, una prova selettiva e una relazione motivata del dirigente sovraordinato, chiamato a dare conto delle competenze effettive dimostrate. Pur configurandosi come deroga al concorso pubblico in senso stretto, il meccanismo è costruito per rispettare l'articolo 97 della Costituzione, in quanto fondato su criteri comparativi, tracciabili e orientati all'interesse pubblico. A presidio dell'obiettività della selezione, il disegno di legge disciplina, in modo puntuale, le commissioni di valutazione, composte da 7 membri: 4 dirigenti interni, 2 esperti esterni, provenienti dalla pubblica amministrazione o dal settore privato, e un presidente esterno, scelto tra i dirigenti generali.
Sono previste regole di sorteggio e rotazioni, elenchi nazionali qualificati per gli esperti, incompatibilità e divieti di rinnovo immediato, così da prevenire autoreferenzialità e rafforzare terzietà e competenza tecnica. L'obiettivo è assicurare uniformità di giudizio e condizioni di effettiva comparazione. Sul piano sistemico, il modello realizza un bilanciamento tra legalità formale e valorizzazione delle risorse interne. Il principio del concorso pubblico resta il riferimento generale, mentre le eccezioni sono tipizzate, motivate e presidiate da garanzie procedurali.
Si tratta di un'evoluzione coerente con la lettura dell'articolo 97, appena citato, della Costituzione, che ammette deroghe quando sorrette da criteri trasparenti, selettivi e funzionali al buon andamento. È evidente, tuttavia, che l'efficacia dell'impianto dipenderà anche dalla qualità dei valutatori e dalla rigorosa attuazione delle tutele previste. Questo intervento si colloca nel più ampio percorso di modernizzazione della pubblica amministrazione e ne affronta il punto più sensibile, non solo l'architettura delle regole, ma i meccanismi che determinano concretamente la qualità dei servizi.
Vorrei essere chiaro e sottolineare chiaramente il concetto: non è una materia per soli addetti ai lavori; riguarda direttamente i cittadini, perché un'amministrazione che funziona è lo strumento con cui si rendono effettivi i diritti, si attuano le politiche pubbliche e si rafforza la fiducia nelle istituzioni. Il tratto qualificante della riforma è, prima ancora che normativo, culturale. Per troppo tempo la valutazione è stata vissuta come adempimento burocratico, con scarsa capacità selettiva e limitati effetti sul miglioramento dell'azione amministrativa e, in molti casi, ha prodotto appiattimento e autoreferenzialità. Qui si afferma una prospettiva diversa: la valutazione non è un fine, ma uno strumento di responsabilizzazione, crescita e miglioramento continuo; non è contro qualcuno, ma per l'organizzazione e per la qualità dell'azione pubblica.
Serve a rendere leggibili i risultati, a valorizzare il lavoro svolto con efficacia e a orientare le scelte gestionali. Coerentemente, il testo supera una logica esclusivamente gerarchica e promuove un sistema più articolato e orientato agli esiti. Si valorizzano competenze manageriali, si rafforza la formazione, si incentiva il coinvolgimento del personale. L'obiettivo non è soltanto misurare, ma costruire partecipazione ai risultati e responsabilità condivisa, nella consapevolezza che la pubblica amministrazione è una comunità professionale a servizio del bene comune.
In questa prospettiva assume rilievo la centralità degli obiettivi; non può esistere valutazione credibile senza obiettivi chiari e non può esistere buona amministrazione senza una direzione riconoscibile. Per questo, il provvedimento rende più rigorosa la definizione degli obiettivi: devono essere misurabili, realistici, coerenti con le priorità strategiche e commisurati alle risorse. Inoltre, è prevista una scansione temporale certa, che rafforza la responsabilità dei vertici e rende il processo più trasparente. Anche il legame tra valutazione e trattamento economico viene reso stringente e coerente, non in una logica punitiva, ma secondo un criterio di responsabilità e valorizzazione.
Le risorse pubbliche devono incentivare comportamenti virtuosi e riconoscere l'apporto più efficace al miglioramento dell'azione amministrativa. In tal modo il merito cessa di essere un enunciato e diventa un criterio operativo di organizzazione. Rilevante è inoltre l'ampliamento dei soggetti coinvolti nel processo valutativo. La valutazione non è più un atto chiuso, ma un processo più aperto e trasparente, capace di rafforzare la legittimazione delle decisioni e di migliorare la qualità dei giudizi. È un'amministrazione che si confronta con l'esterno e assume la trasparenza come fattore di qualità.
Accanto alla riforma della valutazione, il disegno di legge interviene in modo determinato anche sulla dirigenza. L'impostazione è netta: la dirigenza non è una posizione, ma è una funzione. Non basta occupare un ruolo, occorre dimostrare capacità di guida, competenza organizzativa e responsabilità per i risultati. Per questo viene rafforzata la formazione, in particolare attraverso il corso-concorso della Scuola nazionale dell'amministrazione. I dirigenti non si improvvisano, si formano e si selezionano nel tempo con studio, esperienze e verifiche.
Parallelamente, si valorizzano i percorsi di crescita interna. La procedura di sviluppo di carriera riconosce che nelle amministrazioni esistono professionalità consolidate, che devono poter essere messe alla prova con criteri rigorosi e verificabili. Non si tratta di scorciatoie, ma di percorsi esigenti, fondati su valutazioni reali, su evidenze maturate sul campo e su garanzie di imparzialità. Ne deriva una maggiore motivazione, una maggiore attrattività del lavoro pubblico e una migliore capacità di trattenere competenze.
Anche la revisione delle modalità di accesso alla prima fascia si muove nella medesima direzione: riconoscere e selezionare chi ha dimostrato capacità, risultati e , orientando al rigore della concretezza e al valore dell'esperienza effettivamente maturata. Vado verso le conclusioni. Nel suo complesso, la riforma disegna una pubblica amministrazione più dinamica, responsabile e orientata ai risultati. Lo ribadisco con forza e con convinzione: non è un intervento contro qualcuno, ma nell'interesse del Paese; coinvolge cittadini, lavoratori pubblici, dirigenza e istituzioni in una stessa traiettoria di miglioramento.
Con questo provvedimento scegliamo di non accettare l'appiattimento, ma di costruire un'amministrazione che cresce, che si apre, che assume la trasparenza come valore e la responsabilità come metodo. Per queste ragioni, chiediamo all'Aula di sostenere con convinzione questa riforma, non ideologica, ma concreta, non astratta, ma operativa, non di parte, ma nell'interesse generale. Una riforma che guarda al futuro e rafforza lo Stato, nel momento in cui lo Stato è chiamato ad essere all'altezza delle sfide che abbiamo davanti .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, rappresentante del Governo, è chiaro che intervenire stamattina su questo tema, su un tema così importante, impone un'attenzione da parte di ciascuno di noi, e da parte nel nostro gruppo c'è stata: abbiamo presentato decine di emendamenti in Commissione, abbiamo chiesto e stimolato un confronto che fosse, come dovrebbe essere su un tema come questo, un confronto di merito, non ideologico, non per partito preso. Purtroppo, non è stato possibile fino ad adesso intervenire nella correzione degli aspetti di questa riforma che noi riteniamo sbagliati. Speriamo che la discussione generale di oggi possa essere un'occasione di confronto utile a quello che dovrebbe essere il ruolo del Parlamento di fronte a un tema così complesso.
È stato giustamente ricordato da tutti gli interventi quanto la riforma della pubblica amministrazione e anche della valutazione della del personale dirigenziale e non dirigenziale delle pubbliche amministrazioni sia fondamentale per garantire quei servizi ai cittadini che sono essenziali, che sono indispensabili. E se poniamo la nostra attenzione a quello che avviene fuori da quest'Aula, ci rendiamo conto di quanti di questi servizi non siano garantiti dal settore pubblico nella stessa maniera in cui dovrebbero esserlo, quante delle rivoluzioni che stiamo attraversando, che sono state da molti citate, abbiano accelerato drammaticamente nel settore privato e non nel settore pubblico e abbiano accelerato di più nel settore pubblico di altri Paesi rispetto all'Italia.
Però su un punto non possiamo essere d'accordo: il fatto che questo tema sia stato sottovalutato. No, è stato affrontato, è stato affrontato negli anni. Non è la prima volta che ci troviamo per confrontarci su come pensare il ruolo del personale. Addirittura, io ricordo che nel 1979 il di Massimo Severo Giannini aveva un quarto capitolo dedicato al personale e al ruolo che il personale doveva avere e di come legare l'efficienza e l'efficacia anche all'azione e alla valutazione del personale dirigenziale e non dirigenziale. E da allora tante sono state le riforme che sono state messe in campo, tanti gli interventi normativi.
Il tema che noi poniamo, la ragione delle nostre critiche è che non si può ragionare sempre come se, per la pubblica amministrazione, fossimo all'anno zero in cui si scrive un obiettivo e si pensa che questo obiettivo, in qualche modo, viene raggiunto perché viene scritto sulla carta, ma si deve cercare di capire come, in maniera effettiva, le norme che sono previste, i principi che vengono inseriti, hanno poi effetto nella carne viva di una macchina complessa che vede ogni giorno impegnate oltre 3.400.000 persone su tutto il territorio nazionale, e che poi è chiamata a mettere in pratica i cambiamenti e a seguire le indicazioni e gli orientamenti.
Per questo noi non vogliamo discutere degli obiettivi che sono condivisibili: ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico ed efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni. Ma chi è contrario? Delega al Governo per la revisione della disciplina degli organismi indipendenti di valutazione della , è giusto che il Governo lavori. Noi non critichiamo l'idea, noi critichiamo la pratica che avete messo in campo e gli strumenti sbagliati che avete scelto.
Partiamo dall'articolo 97 della Costituzione. L'articolo 97 della Costituzione non ha solo un secondo comma, che ci richiama al buon andamento e all'imparzialità, ha anche un quarto comma che ci ricorda come si debba accedere mediante concorso, salvo i casi previsti dalla legge, alla pubblica amministrazione. Noi vediamo che in alcune scelte, soprattutto per quelle di accesso alla qualifica di dirigente pubblico di seconda fascia - con il 50 per cento tramite corso-concorso, il 20 per cento tramite Commissione Ripam delle singole amministrazioni e il 30 per cento tramite sviluppo di carriera del personale non dirigenziale in servizio presso l'amministrazione che bandisce la procedura - la riforma riduca, in qualche modo, per questo 30 per cento il concorso pubblico da regola generale a canale concorrente.
È vero, sono persone che hanno già sostenuto un concorso per accedere, ma accedono a una nuova funzione e si ritrovano a svolgere questa nuova funzione, tra l'altro, sommandosi ad altri meccanismi già previsti - ad esempio, articolo 19, comma 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001 - e, quindi, rischiando. Noi, con alcuni emendamenti, abbiamo chiesto di correggere e di andare addirittura oltre questo 30 per cento per coloro i quali accederanno a questa funzione non tramite concorso, ma attraverso questa procedura interna.
Si corre il rischio, in questa maniera, di avere un sistema fortemente orientato a una valutazione che è una valutazione interna, che è l'esatto contrario di quello che il Ministro Zangrillo dice in ogni occasione pubblica, perché tutti gli interventi del Ministro Zangrillo e del Governo sono orientati a dire che serve una pubblica amministrazione più aperta, più aperta a nuove personalità, a nuove possibilità, perché dobbiamo dirlo chiaramente ai giovani che si stanno preparando per fare i concorsi: ridurre del 30 per cento lo sviluppo di carriera del personale in questa maniera, significa ridurre il numero di possibilità di accesso esterno, ma soprattutto significa creare un terreno inclinato nel quale, a un certo punto, c'è una valutazione tutta interna in un sistema che, non dobbiamo dimenticare, vede già l'indicazione, per le posizioni apicali, di un controllo diretto da parte del Governo, perché noi negli anni già abbiamo inserito nel nostro ordinamento alcuni elementi di , e quindi quando la valutazione - altro che confutare l'aspetto gerarchico - arriva dai livelli gerarchici superiori, è chiaro che c'è sempre una polarizzazione che, poi, si collega a quella che è l'azione e le indicazioni del Governo, ma c'è il rischio proprio di una penalizzazione dell'accesso all'esterno ai giovani.
Inoltre, vi è una struttura della selezione che non è chiara. È stato ben chiarito dalle forze sindacali, alcune forze sindacali l'hanno chiarito nelle audizioni che abbiamo ascoltato: valutazioni di pregresse, relazioni del dirigente sovraordinato, colloqui attitudinali, indicatori comportamentali. Ecco, tutti questi elementi sono importanti, però in questa riforma noi parliamo di , noi parliamo di quello che si richiede ai funzionari, ai dirigenti e ai non dirigenti della pubblica amministrazione, però è meno chiaro quello che si dà loro in termini di formazione e in termini di benessere organizzativo per metterli nelle condizioni di poter partecipare e di poter avere una progressione di carriera, che è giusto, perché noi abbiamo delle competenze straordinarie che devono essere valorizzate, ma devono essere valorizzate in un principio che sia coerente con l'articolo 97 della Costituzione, con il buon andamento della pubblica amministrazione, con quello che dice il Ministro Zangrillo nelle dichiarazioni e non nei fatti concreti.
Quello che rischia di fare questa riforma è di andare nella direzione opposta a quella in cui voi dite di voler andare, è questo il punto base della nostra critica. E, da questo punto di vista, c'è un aspetto che rende ancora più chiaro questo elemento, ed è il limite, il limite al 30 per cento che voi avete indicato per quanto riguarda le valutazioni più elevate. Ora, io ho preso tre differenti relazioni, che abbiamo sentito in audizione, della funzione pubblica da parte della CGIL, della CISL e della UIL, e ve le leggo testualmente, perché ci sono tanti punti su cui, magari, ci possono essere delle differenze fra le forze sindacali, ma tutte le forze sindacali più rappresentative ci hanno detto la stessa cosa, e quindi su questo io vorrei che il Governo aprisse gli occhi.
Parto dalla relazione della CGIL: con la limitazione al 30 per cento delle valutazioni più elevate e del 20 per cento delle eccellenze, nell'intento dichiarato di evitare l'appiattimento verso l'alto, alla fine si percepisce più una volontà di penalizzare il restante 70 per cento, che non di premiare positivamente i migliori. Non essendo stanziati fondi aggiuntivi, la loro eccellenza sarà pagata dagli altri con la propria quota di salario accessorio. Questo lo dice la CGIL.
Se andiamo a leggere la CISL, la CISL ci dice che la forzatura sugli esiti di valutazione, più che dare come risultato un apprezzamento per il 30 per cento dei dirigenti con valutazioni più elevate, rischia di produrre l'effetto di una maggioranza forzosamente demotivata e di generare conflittualità interna, esiti che ostacolerebbero l'esercizio di quelle nuove competenze trasversali che attengono alle capacità di della dirigenza previste dal novellato articolo 9 del decreto legislativo n. 150 del 2009.
E la UIL anche ci dice, addirittura in grassetto: la UIL Funzione pubblica evidenzia che il principio di equità sostanziale - quindi il richiamo, ancora una volta, all'equità - impone di riconoscere il merito a tutti coloro che raggiungono gli obiettivi prefissati, non a una percentuale predeterminata.
Ecco, vedete, da questo punto di vista, noi ve lo vogliamo dire con grande chiarezza: siamo pronti e aperti a ogni confronto, ma il confronto ha necessità di avere rispetto nei confronti delle organizzazioni sindacali e dei rappresentanti delle lavoratrici e dei lavoratori che, ogni giorno, mandano avanti, in condizioni sempre più difficili, e sappiamo quali sono le difficoltà di chi lavora oggi nella funzione pubblica e di chi lavora nella pubblica amministrazione, perché non dimentichiamo cosa significa, nella vita delle persone, vedere un aumento del rinnovo dei contratti o dei contratti che non corre nemmeno alla stessa velocità dell'aumento del costo dell'inflazione, che non copre nemmeno l'aumento del peso del carrello della spesa perché, dal 2021 al 2025 - non ce lo dimentichiamo mai, perché altrimenti la nostra discussione manca di un elemento di realtà -, è crollato il potere d'acquisto degli italiani del 9 per cento, quindi si è persa una mensilità. Non stiamo parlando di 4, 5, 6 per cento, stiamo parlando di una mensilità in meno nelle tasche di queste lavoratrici e lavoratori. E allora, nel momento in cui un lavoratore in queste condizioni così difficili raggiunge il massimo degli obiettivi, possiamo discutere di cambiare gli obiettivi, di cambiare il metodo di valutazione, su tutto siamo aperti, l'appiattimento è un rischio che va combattuto, ma non possiamo fissare prima che solo il 30 per cento lo può raggiungere, perché non lo possiamo sapere prima.
Significa creare un'ennesima lotta fra poveri, un'ennesima competizione che mette i lavoratori non uno a fianco all'altro per raggiungere tutti lo stesso obiettivo, ma uno in competizione con l'altro. Perché è come il gioco delle sedie: se ci arrivi tu, non ci posso arrivare io, e, se ci arriviamo tutti nell'ufficio, c'è il rischio che nessuno possa entrare, e questo non si può accettare, è sbagliato. Questo limite non ci può essere, non ci deve essere, perché non è un limite logico, come non sono logici tutti i limiti che il Ministro Zangrillo vuole imporre al per cento.
Un altro tema su cui ci confrontiamo è l'assurda legge Blocca idonei. Prevedere al 20 per cento… oggi parliamo di 30 per cento di massimo riconoscimento delle - in passato ci siamo confrontati, abbiamo combattuto, continueremo a combattere, c'è una proposta di legge che, come Partito Democratico, insieme a colleghi di tutte le forze politiche, del MoVimento 5 Stelle, che è intervenuto su questi temi tante volte in Aula, ma anche di Alleanza Verdi e Sinistra, anche di maggioranza, abbiamo presentato, per dire di togliere il limite del 20 per cento: era stato sospeso, adesso questa sospensione è finita, ma come facciamo a sapere prima di quanto personale c'è bisogno?
Nel momento in cui ci sono scoperture d'organico, nel momento in cui i PIAO ci indicano che c'è bisogno di avere delle persone per garantire dei servizi, e quelle persone ci sono perché hanno già superato delle prove, perché deve essere un limite al 20 per cento a dire che queste persone non si possono chiamare? Chiamiamo tutte le persone che servono. Così come, se l'obiettivo è di non andare a peggiorare, ma migliorare la situazione, dobbiamo prevedere tutte le persone che sono in grado di garantire le migliori prestazioni, che chiaramente devono essere ridisegnate, ripensate, noi non è che difendiamo tutto ciò che c'è, ma vorremmo pensare all'effetto che queste norme hanno anche da un punto di vista delle persone che saranno chiamate a metterle in pratica.
Andare a ragionare sempre a costo zero, andare a ragionare sempre sul fatto che ciò che si dà in più a qualcuno si toglie a qualcun altro non crea quello spirito di collaborazione che è fondamentale in ogni organizzazione, figurarsi in un'organizzazione così complessa come la pubblica amministrazione italiana, ma genera questo effetto, questo effetto di essere valutati da qualcuno che, a sua volta, è valutato da qualcun altro, che è l'esatto contrario di quello che voi dichiarate e che rischia non di avvicinare, ma di allontanare le persone dalla pubblica amministrazione, di cercare la propria soddisfazione altrove. Questo è l'altro rischio che noi dobbiamo assolutamente affrontare.
Ci sono poi altri aspetti, nei nostri emendamenti, che noi ripresenteremo in Aula, che abbiamo preparato e ridepositeremo, e chiederemo che ci sia un confronto di merito e lo pretendiamo. Vorremmo avere risposte su questi punti, perché stiamo ponendo delle questioni che, a nostro avviso, sono centrali. C'è anche il tema che non si tiene conto, ad esempio, delle profonde differenziazioni degli enti nei quali il livello di controllo e di interfaccia con gli utenti è diretto e immediato; in questi casi esistono e sono sistematizzati, sia da buone prassi che da vincoli normativi, i sistemi di rilevazione qualitativa diffusi, quali, ad esempio le carte dei servizi. Il coinvolgimento degli utenti nei processi di valutazione appare, quindi, non sufficientemente ponderato.
Ecco, questo ce lo dicono i sindacati e hanno ragione, noi dobbiamo avere dei criteri che tengano conto dei destinatari di questi servizi, che tengano conto di quelli che sono gli utenti della pubblica amministrazione. Noi dobbiamo avere un sistema aperto, non un sistema chiuso; un sistema aperto in cui anche chi è all'interno di questo sistema possa avere le condizioni per formarsi, per essere competitivo all'interno e all'esterno, possa avere una progressione di carriera fondata sul riconoscimento oggettivo dei propri meriti e non sul riconoscimento delle proprie attitudini o capacità da parte dei vertici che gli sono attribuiti, con posizioni apicali che, attraverso il sistema di , sono già di diretta indicazione governativa.
Quindi, un sistema che è orientato in una direzione che rischia, se noi inseriamo questi ulteriori correttivi, di andare a sbilanciare ulteriormente un equilibrio complesso, che è quello scolpito nell'articolo 97 della Costituzione. Quindi, dal nostro punto di vista, c'è la necessità che su questo tema si esca da un dibattito tutto retorico, si entri e si affrontino le questioni, a partire dalla richiesta di coinvolgimento che è arrivata da tutte le forze sindacali, nei contenuti, ma anche nei processi che ci saranno, e noi pensiamo che, almeno su questo, ci debba essere una risposta dal Governo, anche perché viene da tutti i sindacati. E poi ci debba essere una postura che tiene conto di questi elementi di realtà che abbiamo posto.
Un'ultima riflessione. Abbiamo presentato la scorsa settimana, proprio qui, alla Camera, un rapporto molto importante della Commissione parlamentare per la semplificazione e digitalizzazione delle procedure amministrative, nei rapporti tra cittadino e pubblica amministrazione. Oggi abbiamo parlato tante volte di trasparenza, oggi abbiamo parlato tante volte di come garantire una maggiore efficienza. Noi abbiamo un punto che è anche, in qualche modo, paradossale. Il punto centrale della nostra relazione, il percorso di audizioni, il lavoro insieme, parlamentare, che abbiamo fatto, pone alcune questioni. Ad esempio, il principio , che in un piccolo Paese, che quando è stato scritto il Rapporto Giannini, non esisteva ancora, ossia l'Estonia, è già pratica nella vita delle persone; da noi, nonostante 46 anni di percorsi e riforme, ancora non viene applicato.
Il fatto che si possa accedere con un unico strumento, che, una volta che si è dato un dato alla pubblica amministrazione, questo non possa essere nuovamente chiesto; abbiamo posto il tema dell'interoperabilità dei dati, della necessità di renderli fra loro comunicanti per avere un'effettiva digitalizzazione, abbiamo posto il tema di semplificare e riorganizzare i procedimenti amministrativi, prima di digitalizzarli, per avere una digitalizzazione che sia una effettiva semplificazione dei processi e non, semplicemente, un ulteriore aggravio o complicazione, come spesso accade.
Però, nel farlo, dobbiamo avere anche la franchezza di dire che alcuni principi sono legge da decenni. Noi oggi scriviamo un rapporto per dire di fare cose che sono già legge dello Stato, perché da 20 anni il codice dell'amministrazione digitale, all'articolo 15, ci dice che i processi devono essere prima ripensati in modalità digitale e poi portati in modalità digitale. Quindi, quello che chiediamo al Governo adesso su questo tema, che è connesso all'aspetto della trasparenza, dell'efficienza, è anche utilizzare in maniera intelligente le nuove tecnologie, che può essere uno strumento utile da mettere al servizio del fattore umano per ottenere migliori risultati, e non, invece, un tema su cui non c'è una necessaria riflessione da parte della pubblica amministrazione.
Questi temi sono connessi, ma non può bastare riscrivere sulle norme quello che già è legge. Bisogna interrogarsi sul perché queste norme non sono state applicate. Uno dei motivi per cui c'è stata una fortissima resistenza è perché, negli anni, tante persone hanno avuto paura di applicare queste norme, di perdere la propria funzione. C'è un aspetto patologico, che va combattuto, che è quello della corruzione, ma c'è un aspetto anche umano, di come ragionano gli uomini nel momento in cui un processo diventa digitale e spaventa.
Allora la necessità della formazione nelle competenze, la necessità del coinvolgimento, la necessità della valorizzazione del fattore umano e anche della valorizzazione di criteri che siano scritti insieme e non contro i lavoratori, che siano scritti per far crescere la qualità dei nostri dirigenti, non per creare riserve di nostri dirigenti e canali paralleli orientati a una scelta politica, è indispensabile per avere quell'alleanza con le lavoratrici e con i lavoratori che ci serve a fare sì che, ad esempio, la sfida della semplificazione e digitalizzazione possa essere vinta…
ANDREA CASU(PD-IDP). …e non basta scrivere le norme, bisogna realizzarle .
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore Paolo Emilio Russo: rinuncia.
Ha facoltà di replicare la rappresentante del Governo: rinuncia.
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
Prima di andare avanti, salutiamo le studentesse, gli studenti, le professoresse e i professori, gli accompagnatori del Liceo “Tacito” di Roma, che oggi sono in visita alla Camera dei deputati. Benvenuti . Penso che sia la vostra prima volta, quindi, come diceva la persona a cui è intitolata la vostra scuola, “”, ossia “tutto ciò che sconosciuto è sublime”, e questo posto ha un non so che di sublime. Quindi grazie e complimenti per ciò che fate.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge n. 2336-A: “Disciplina dell'attività di relazioni istituzionali per la rappresentanza di interessi” e delle abbinate proposte di legge nn. 308-983-1700-1894-2283.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea .
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
La I Commissione (Affari costituzionali) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire il relatore, presidente della Commissione affari costituzionali, onorevole Nazario Pagano.
NAZARIO PAGANO, Grazie, Presidente Mule', grazie di avermi concesso la parola. Onorevoli colleghi, l'Assemblea avvia oggi l'esame della proposta di legge a mia firma A.C. 2336-A, in materia di “Disciplina delle attività di relazioni istituzionali per la rappresentanza di interessi”, nel testo risultante dalle modifiche approvate dalla Commissione affari costituzionali nel corso dell'esame in sede referente.
Ricordo che il tema della rappresentanza di interessi - è giusto dirlo, anche perché ci sono autorevoli colleghi che se ne sono occupati anche in passato - è stato già oggetto, in passate legislature, di varie proposte di legge, in qualche caso, tra l'altro, giunte anche a uno stadio avanzato di esame, ma purtroppo mai pervenute all'approvazione definitiva.
Faccio anche presente che la Camera dei deputati si è già dotata, a partire dal 2017, di una sua specifica disciplina interna in materia, ma certamente non soddisfacente e certamente non ricomprensiva di ogni aspetto, che, invece, è contenuto in questa proposta di legge.
Ricordo che, nel corso di questa legislatura, il tema è stato oggetto di una indagine conoscitiva da parte della Commissione affari costituzionali. In realtà, il motivo principale per il quale ebbi questa idea, fu proprio l'insuccesso di tutte le iniziative legislative precedenti a firma di alcuni parlamentari, di alcuni gruppi. Quindi, con questa deliberazione avvenuta l'8 marzo 2023, si è provato a svolgere un'iniziativa di natura differente, cioè un'indagine conoscitiva, che coinvolgesse tutti i gruppi e che fosse un po' patrimonio dell'intero Parlamento e di tutti i gruppi che ne fanno parte.
Ebbene, questa indagine conoscitiva si è poi conclusa con un documento, la cui approvazione all'unanimità è avvenuta il 19 settembre 2024. Quindi, tutti i gruppi parlamentari ebbero modo di votare a favore di quel documento, dopo un ampio ciclo di audizioni che ha coinvolto professori universitari di diritto costituzionale e di diritto pubblico comparato ed esperti in materia che già svolgono questa professione. Voglio inoltre aggiungere che fu istituito anche un tavolo di lavoro, che non aveva mai avuto precedenti - quindi, è stata la prima volta -, composto addirittura da 20 professori di diritto costituzionale, segnalati dalle varie compagini politiche, che insieme, dividendosi in tre differenti gruppi, hanno svolto un lavoro, ciascuno una propria parte. Il documento promana essenzialmente da quel contributo che, poi, è stato approvato all'unanimità.
All'esito di questa indagine conoscitiva, è emersa l'esigenza di regolare con una legge in materia che individuasse l'ambito soggettivo di applicazione e chiarisse le definizioni di decisore pubblico, da un lato, e di portatore di interessi, dall'altro.
Con riferimento alle modalità di regolazione del fenomeno, è apparsa essenziale l'istituzione di un registro di portatori di interessi privati. Per quanto riguarda, poi, l'individuazione dell'Autorità di vigilanza, il documento conclusivo propone di affidare questa funzione - anche questo su proposta di questo tavolo di lavoro di costituzionalisti, quindi una scelta che promana come suggerimento dai professori di diritto costituzionale -, al Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, istituendo presso tale organo il richiamato registro dei portatori di interesse.
Alla luce degli esiti dell'indagine conoscitiva, inoltre, l'apparato sanzionatorio dovrebbe essere snello e potrebbe essere utilmente affiancato, ancorché non interamente sostituito, da adeguati incentivi.
Quanto all'iter del provvedimento, farò qualche cenno, poi la relazione, se i colleghi sono d'accordo, la depositerò agli atti e, quindi, non la leggerò perché ovviamente è complessa e lunga.
L'esame è stato avviato il 12 giugno 2025 con l'incardinamento delle abbinate proposte di legge, a cui si è aggiunta successivamente anche la proposta del collega Ciani.
Dopo l'adozione della proposta a mia firma come testo base, sono state presentate 144 proposte emendative, il cui esame è stato avviato il 22 ottobre dell'anno scorso e si è concluso nella successiva seduta del 27 novembre, con l'approvazione di ben 26 emendamenti fra i 144 depositati, molti dei quali - lo voglio ricordare - sono stati presentati dai gruppi di opposizione, quindi vi è stato un atteggiamento di accoglienza di molti suggerimenti.
Si è cercato, da parte del sottoscritto in prima persona, di far di tutto perché questo provvedimento venisse votato e accolto da tutti. Questa è la ragione per la quale vi fu un atteggiamento di grande disponibilità rispetto ai suggerimenti provenienti da ogni gruppo politico.
Prima di passare all'esame delle singole disposizioni del provvedimento segnalo, non da ultimo, che lo scorso mese di dicembre è avvenuto un fatto significativo per un argomento come questo, molto importante, direi determinante: poco dopo la conclusione dell'esame delle proposte emendative, è intervenuta una sentenza della Corte costituzionale, la n. 185 del 2025, in cui la Corte, nel rigettare le questioni di legittimità costituzionale sollevate in merito ad alcune disposizioni di legge, relative alla legge n. 114 del 2024, in materia di traffico di influenze illecite, ha invitato il legislatore della legge n. 114 del 2024, in materia di traffico di influenze illecite, a disciplinare l'attività di , ritenendola necessaria al fine sia di definire con chiarezza le condotte di illecita influenza sui pubblici ufficiali e di prevenire sanzioni per l'inosservanza delle relative prescrizioni, sia di garantire trasparenza alle prassi di interlocuzione con le istituzioni, assicurando ai consociati la possibilità di un più accurato controllo sull'operato della pubblica amministrazione e dei rappresentanti eletti.
Quanto al contenuto del provvedimento in esame, faccio presente che è composto da 12 articoli, il primo dei quali individua, al comma 1, l'oggetto dell'intervento legislativo nella disciplina dell'attività di relazione per la rappresentanza di interessi, intesa come contributo alla formazione delle decisioni pubbliche, nell'osservanza della normativa e nel rispetto dell'autonomia delle istituzioni e con obbligo di lealtà e integrità verso queste ultime.
Ricordo in proposito che la relazione sullo stato di diritto 2024 della Commissione europea ha affrontato anche il tema della rappresentanza di interessi nel contesto della lotta alla corruzione, evidenziando l'importanza della trasparenza nel settore. A tal proposito, la relazione raccomanda di introdurre una normativa in materia di e l'istituzione di un registro operativo delle attività di rappresentanza di interessi. Non proseguo con la spiegazione dei singoli provvedimenti, dei singoli articoli contenuti nella relazione, ma concludo questa mia relazione, che ovviamente resta depositata agli atti per chi intende poi intervenire anche nel merito dei singoli articoli. Posso comunque in replica aggiungere qualcosa.
Voglio però soggiungere un aspetto: ritengo che con una norma come questa, che ci è stata richiesta e non solo dalla Commissione europea - che purtroppo vede l'Italia come uno degli ultimi tra i Paesi europei a non essere dotato di una normativa che regolamenti questo settore e che quindi ci pone onestamente in una condizione sicuramente non positiva rispetto ad altri Paesi dell'Unione europea -, innanzitutto ci allineiamo ad altri Paesi, soprattutto a quelli più importanti, occidentali, del nostro continente, ma non solo, perché ovviamente se ne sono occupati anche altri Paesi fuori dal nostro Paese, ma certamente diamo anche un segnale positivo, se questa proposta di legge sarà votata da tutti i partiti presenti in Parlamento.
Questo è l'auspicio del Presidente della I Commissione, questo è l'auspicio ovviamente del relatore di questa legge. Attendiamo ovviamente anche l'esito della votazione degli emendamenti riportati nuovamente in questa sede .
PRESIDENTE. Grazie, è autorizzato. Ha facoltà di intervenire la rappresentante del Governo, Sottosegretaria Giuseppina Castiello, che rinuncia.
È iscritto a parlare il deputato Paolo Ciani. Ne ha facoltà.
PAOLO CIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, rappresentante del Governo, relatore, la discussione che oggi avviamo riguarda un tema che attraversa trasversalmente il funzionamento delle nostre istituzioni e il rapporto tra politica, società e decisione pubblica, ossia la disciplina dell'attività di relazioni istituzionali per la rappresentanza di interessi.
È un tema che, nel dibattito pubblico, viene spesso affrontato talvolta con toni semplificati, talvolta emotivi, quasi sempre ambivalenti. Da un lato, si riconosce che i processi decisionali sono sempre più complessi e richiedono competenze, informazioni e conoscenze settoriali; dall'altro, si teme che il rapporto tra interessi organizzati e decisori pubblici possa tradursi in opacità, squilibri o indebite influenze.
Proprio per questo, a mio avviso, il legislatore non può continuare ad eludere il problema. Quando un fenomeno è strutturale, quando incide concretamente sulla formazione delle decisioni pubbliche, l'assenza di regole non è neutralità, è una scelta politica ed è una scelta che favorisce informalità e asimmetria.
Quando, tempo fa, ho presentato una proposta di legge su questo tema, l'ho fatto partendo da una convinzione molto netta: la rappresentanza di interessi non è di per sé un'anomalia della democrazia, ma una sua componente fisiologica, se correttamente regolata.
Gli interessi economici, sociali, professionali, territoriali esistono in ogni società pluralista. Tentare di rimuoverli dal perimetro della decisione pubblica non è realistico; lasciarli agire senza regole, però, significa rinunciare a governare un pezzo rilevante del processo democratico.
Il vero discrimine, quindi, a mio avviso, non è tra chi è a favore o contro le , ma è tra chi accetta l'opacità e chi sceglie la trasparenza come principio ordinatore. Trasparenza non come strumento punitivo, non come sospetto generalizzato, ma come condizione di legittimazione reciproca. Legittimazione degli interessi che si presentano in modo dichiarato, legittimazione delle istituzioni che assumono decisioni visibili, tracciabili e comprensibili.
In questo senso, il cuore del ragionamento non riguarda i rappresentanti di interessi, ma la forza e l'autonomia della politica. Una politica consapevole del proprio ruolo che non teme un confronto regolato.
Una politica insicura, invece, preferisce l'informalità perché l'informalità non lascia tracce.
C'è, poi, un secondo elemento che considero decisivo e che, spesso, viene sottovalutato: la qualità della decisione pubblica. Le leggi, i regolamenti, gli atti amministrativi producono effetti reali sulla vita delle persone, delle imprese, delle comunità. Una decisione presa senza informazioni adeguate, senza ascolto, senza valutazione degli impatti, è una decisione più fragile, più esposta a errori e a correzioni successive. Una disciplina della rappresentanza di interessi, se ben costruita, può contribuire a rafforzare la base conoscitiva delle scelte, senza mai confondere il piano della consultazione con quello della decisione che resta e deve restare prerogativa esclusiva delle istituzioni democraticamente legittimate e, quindi, del Parlamento.
Anche per questo ho sempre ritenuto essenziale che una legge su questo tema non si limiti a istituire registri o adempimenti formali ma affermi principi chiari: pluralismo, partecipazione, trasparenza, conoscibilità dei processi decisionali e responsabilità. Principi che non appartengono a una parte politica, ma alla grammatica stessa di una democrazia matura.
Il testo oggi all'esame dell'Aula nasce da un lavoro di sintesi tra più iniziative parlamentari e da un confronto serio svolto in Commissione, e ringrazio i rappresentanti e i membri della Commissione, il relatore e il presidente che hanno svolto questo percorso. È un dato positivo perché su temi come questo la condivisione del metodo conta quanto il merito delle soluzioni.
Nel corso dell'esame referente sono stati introdotti elementi che vanno nella direzione di una maggiore chiarezza dei ruoli, di una distinzione netta tra attività lecita di rappresentanza e altre forme di relazioni e di una definizione dei diritti e dei doveri dei soggetti coinvolti.
Particolarmente rilevante, a mio avviso, è l'idea che la trasparenza non riguardi solo chi rappresenta interessi ma anche i decisori pubblici, chiamati a rendere conoscibili i contatti che incidono sui processi decisionali. La trasparenza, infatti, non è mai a senso unico.
Un altro punto che merita attenzione è il tentativo di evitare che la regolazione produca effetti distorsivi, escludendo o marginalizzando alcune forme di partecipazione. Regolare, a mio avviso, non significa restringere ma ordinare, garantendo che l'accesso al decisore pubblico non dipenda dalla forza economica o relazionale dei singoli, ma da regole comuni e verificabili.
Naturalmente, come ogni intervento normativo che incide su equilibri delicati, anche questo solleva e solleverà interrogativi, richiederà attenzione nell'attuazione, potrà essere migliorato già in corso di discussione, qui, in Aula e, magari, nel tempo. Ma ciò che conta oggi è assumersi la responsabilità di affrontare questo tema senza ipocrisie e senza scorciatoie.
Per troppo tempo nel nostro ordinamento la rappresentanza di interessi è rimasta una sorta di zona grigia, non vietata ma nemmeno disciplinata, praticata ma raramente discussa in modo trasparente, facilmente vittima di populismi e di opposti punti di visione.
Colmare questo vuoto non significa chiudere un dibattito ma aprirlo finalmente alla luce del sole, affidandolo a regole pubbliche e controllabili.
Ed è questo, in fondo, il senso più profondo di una legge su questo argomento: non stabilire chi ha ragione o chi ha torto, non legittimare o delegittimare categorie, ma rafforzare un patto di fiducia tra cittadini e istituzioni, mostrando come e perché le decisioni vengono assunte.
È con questo spirito, coerente con le ragioni che mi hanno e ci hanno spinto a presentare proposte di legge in questa direzione all'inizio di questo percorso, che considero importante e non più rinviabile una riflessione parlamentare matura su questo tema della rappresentanza di interessi. Una riflessione che chiama in causa tutti noi, al di là delle posizioni che ciascun gruppo potrà assumere sul testo finale, perché riguarda il modo stesso in cui esercitiamo la funzione legislativa e il rapporto tra Parlamento e società. È una legge importante, non più rinviabile .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Paolo Emilio Russo. Ne ha facoltà.
PAOLO EMILIO RUSSO(FI-PPE). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, oggi affrontiamo un tema che il Parlamento italiano non poteva più rinviare, che è quello di come dotare il nostro ordinamento di una disciplina organica, chiara e trasparente sull'attività della rappresentanza di interessi.
Si tratta di un passaggio non formale, ma un passaggio vero e proprio di maturità democratica. Infatti, il tema di come regolare i rapporti e le relazioni tra il sistema economico e il sistema istituzionale è un tema attualissimo, sul quale si discute ancora oggi e anche oggi, anche in democrazie avanzatissime come quella, per esempio, degli Stati Uniti che hanno regolato le già nel 1946 - quindi, più di 80 anni fa -, ma dove ancora oggi si discute su come aggiornare questa normativa.
La rappresentanza di interessi è fisiologica nei processi decisionali ed è indispensabile nelle democrazie pluraliste come lo è la nostra. Il compito del legislatore è quello di ricondurre la rappresentanza di interessi entro un quadro di regole che siano certe, conoscibili e uguali per tutti: questo a tutela dei cittadini e della stessa democrazia.
Una mia amica che è una nota professionista di questo settore ci scherzava su e utilizzava una famosa citazione, dicendo: non dite a mia madre che faccio la lobbista, lei mi crede pianista in un bordello. Perché l'attività di è stata per troppi anni demonizzata, mentre la parola “” è una parola, non è una parolaccia. La legalità e un quadro di regole chiaro convengono alla politica ma innanzitutto agli stessi professionisti del settore. Con questo provvedimento, tra l'altro, il Parlamento accoglie - lo citava poco fa il presidente Nazario Pagano - il recente invito della Corte costituzionale.
Il testo che discutiamo oggi e che voteremo nei prossimi giorni è un traguardo importante. Già da diversi anni, l'Italia era oggetto di raccomandazioni per dotarsi, appunto, di una disciplina organica: una raccomandazione dell'Unione europea e anche del Consiglio d'Europa.
Rispetto a come ci siamo arrivati, a come siamo arrivati oggi in quest'Aula mi piace innanzitutto ricordare il metodo che è stato utilizzato. Voglio ringraziare il presidente Nazario Pagano per la sua iniziativa e per aver dato il suo spunto, ma soprattutto per il modo con il quale ha eseguito e proseguito questi lavori. Non più una legge e una fusione di testi, anche delle opposizioni, che diventasse teatro di uno scontro politico ma, al contrario, egli ha ribaltato lo schema utilizzato fino ad oggi, nel passato anche recente; uno schema che ha portato al fallimento e alla bocciatura delle leggi. Invece di scrivere un testo e poi successivamente confrontarsi con gli operatori del settore e con i professori di diritto costituzionale e di diritto più in generale, questa volta il presidente Nazario Pagano ha rovesciato lo schema. Quindi, prima un ciclo di audizioni che hanno interessato tutti: professori, docenti, giuristi, ma anche operatori del settore che sono quelli che lo conoscono meglio. Quindi, tutti insieme hanno scritto un testo che fosse un minimo comune denominatore di tutto il settore, rispetto a quello che sostenevano gli operatori del settore, sia dalla parte del decisore pubblico sia dalla parte dei professionisti; un testo che è stato votato all'unanimità dalla Commissione. Successivamente, c'è stata ancora una discussione con le opposizioni, con un contributo importante delle stesse: 26 emendamenti sono stati approvati in Commissione, in buona parte presentati dalle opposizioni. Quindi, è un risultato che abbiamo raggiunto tutti insieme.
La proposta che andremo a votare nei prossimi giorni individua in modo puntuale i decisori pubblici e i rappresentanti di interessi, delimita le attività che sono rilevanti ai fini della normativa e prevede esplicite esclusioni, ovviamente nel rispetto dell'autonomia delle Camere e delle prerogative costituzionali degli organi dello Stato. Elemento centrale di questo impianto, di cui stiamo parlando, è l'istituzione presso il CNEL del Registro pubblico per la trasparenza dell'attività di rappresentanza di interessi che è unico a livello nazionale.
La legge che discutiamo è una legge chiara, ma è una legge che non è punitiva. Il provvedimento introduce un codice deontologico volto a disciplinare i comportamenti dei rappresentanti di interessi e un sistema di vigilanza e sanzioni. È un sistema sanzionatorio che però è proporzionato e che va dall'ammonizione fino alla sospensione e alla cancellazione dal registro nei casi più gravi. È una legge che tutela il decisore pubblico e che cancella ed elimina le zone grigie che citavano anche i colleghi, che valorizza il contributo informativo della società civile e consente ai cittadini di conoscere chi interviene nei processi decisionali e a quale titolo. È una legge - e qui mi lasci rivendicare il ruolo del mio gruppo parlamentare di Forza Italia - autenticamente liberale.
È un bel giorno oggi quindi, perché, dopo numerosi tentativi che sono rimasti incompiuti nelle legislature passate, oggi il Parlamento ha l'occasione di colmare un vuoto normativo storico, allineando l'Italia ai principali ordinamenti europei e agli standard internazionali in materia di trasparenza e partecipazione democratica. Per questa ragione mi auguro che nei prossimi giorni arriveremo all'approvazione finale e che si possa arrivare a un voto unanime del Parlamento .
PRESIDENTE. Saluto le studentesse, gli studenti, i professori e le professoresse dell'Istituto di istruzione superiore “Policoro-Tursi” di Policoro, in provincia di Matera, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
È iscritta a parlare l'onorevole Baldino. Ne ha facoltà.
VITTORIA BALDINO(M5S). Grazie, signor Presidente. Colleghi e colleghe, rappresentanti del Governo, saluto anch'io gli studenti e le studentesse presenti che oggi assistono alla discussione generale su un provvedimento molto importante che riguarda la disciplina in merito all'attività di regolamentazione degli interessi. Parliamo di lobbismo, parliamo di . Perché è così importante per tutti e tutte noi questo provvedimento? Perché l'attività di rappresentanza di interessi, l'attività di incide direttamente sulla qualità della legislazione e sulla qualità delle leggi, quindi sulla qualità delle regole che tutti e tutte dobbiamo rispettare e quindi sulla qualità della nostra democrazia.
Sono molto felice di fare questo intervento in discussione generale. Signor presidente Pagano, nella scorsa legislatura, il 10 gennaio 2022, ero nei suoi panni, a rendere in quest'Aula la relazione; ero relatrice del provvedimento sul lobbismo che, per la prima volta, nella XVIII legislatura, non solo è arrivato in Aula alla discussione generale, ma ha affrontato l'esame in Aula ed è stato anche approvato in prima lettura qui alla Camera, salvo poi arenarsi, purtroppo, al Senato. Dico, purtroppo, perché, già in quella sede, celebravamo - io, in qualità di relatrice, ma tutti i colleghi e le colleghe, anche d'opposizione, che sono intervenuti - un momento storico, come ha fatto adesso il collega Paolo Emilio Russo. Dopo tanti, tantissimi tentativi e dopo tante raccomandazioni pervenute all'indirizzo del nostro Paese dall'OSCE, dall'OCSE, dal GRECO, dal gruppo europeo degli Stati contro la corruzione e, alla fine, anche dalla Corte costituzionale finalmente - all'epoca ancora la Corte costituzionale non era intervenuta-, sentivamo già, eravamo coscienti dell'esigenza che il nostro Paese si dotasse di una regolamentazione e di una legge quadro che regolamentasse l'attività della rappresentanza di interessi presso il decisore pubblico.
Perché? In primo luogo, lo dicevo prima, per la qualità delle leggi e per la qualità della democrazia, per la trasparenza delle decisioni, per la qualità della partecipazione alla decisione pubblica, ma anche per la qualità della professione; ce lo chiedevano proprio i professionisti, i lobbisti, di intervenire per regolamentare la loro attività. Ce lo chiedevano, in primo luogo, appunto per la difesa e la tutela della categoria, ma anche perché chi fa attività di sono sicura che sia stanco di essere etichettato e considerato come un losco faccendiere, perché l'attività di non è un'attività illecita, anche se spesso viene apostrofata così, ma è, purtroppo, un'attività che oggi si inserisce in una zona grigia del nostro ordinamento, una zona d'ombra, perché non è regolamentata. Questa assenza di regolamentazione ha fatto sì che, in realtà, ci fosse una schizofrenia nella regolamentazione perché ciascun Ministero, la stessa Camera dei deputati e ogni regione regolamentavano l'attività di secondo le proprie necessità e le proprie esigenze, non essendoci una legge quadro nazionale che disciplinasse l'attività. Così, un lobbista era considerato in un modo in una regione, in un modo in un Ministero e in un altro modo all'interno della Camera dei deputati.
Non c'era una regolamentazione organica che definisse: che cos'è un decisore pubblico, che cos'è un portatore di interessi, che cosa deve fare un portatore di interessi, come fa l'opinione pubblica a capire come incide l'attività della rappresentanza di interessi all'interno del processo decisionale che porta all'approvazione di una legge e di una decisione. Quindi, qui siamo oggi a rispondere e a fare in modo che i cittadini e le cittadine possano rispondere e possano trovare risposte ad alcune domande. Perché il Parlamento - o qualunque decisore pubblico; prendiamo, ad esempio, il Parlamento che noi rappresentiamo - fa o non fa una determinata legge? Con chi parla il Parlamento per approvare una determinata legge? Perché la scrive in questo modo quella legge e non in un altro? A queste domande si risponde attraverso la trasparenza nei processi di partecipazione; la trasparenza e l'uguaglianza nell'accesso ai procedimenti decisionali perché l'opacità finora ha consentito un accesso impari al decisore pubblico, quindi ai procedimenti legislativi in modo tale che chi faceva parte di un'associazione di particolare forza potesse avere accesso a interlocuzioni col decisore pubblico, anche a informazioni e a documenti e potesse influenzare e fare pressione per la propria categoria presso quel decisore pubblico. Chi non aveva questa potenza invece rimaneva fuori dal processo decisionale. Quindi, in questo modo veniva minata la stessa capacità di partecipazione alle decisioni pubbliche. Quindi, oggi, siamo qui a fare trasparenza, partecipazione e contrasto alla corruzione. Vogliamo limitare i conflitti di interessi e vogliamo finalmente asfaltare una strada, anzi, aprire una strada che finora era sterrata.
Per questo abbiamo partecipato all'esame in sede referente del provvedimento, ma anche, sin da prima, all'indagine conoscitiva, dando il nostro voto favorevole alla relazione conclusiva che ha consentito di approvarla all'unanimità. Abbiamo partecipato alla sede referente, presentando degli emendamenti alcuni dei quali sono stati approvati, in maniera costruttiva, perché noi vogliamo partecipare all'approvazione di questa legge, vogliamo anche noi essere attori protagonisti dell'approvazione di questa legge, proprio perché nella scorsa legislatura abbiamo posto, abbiamo messo su questo piatto una importante. Avevamo una nostra proposta di legge che abbiamo ancora oggi, abbinata alla proposta di legge Nazario Pagano, a prima firma del collega Francesco Silvestri; abbiamo investito due anni nella scorsa legislatura in attività di audizioni - quindi, attività istruttoria - in sede referente; abbiamo cercato di coinvolgere tutte le altre forze politiche approvando poi alla fine un testo che probabilmente non era il nostro miglior testo, però era un testo che teneva insieme le diverse esigenze, le diverse sensibilità e aveva come obiettivo finale quello di approvare una legge condivisa, e, soprattutto, di approvare una legge.
Per questo auspico, signor presidente, che come si è già fatto in parte in Commissione, in questa fase, in questa seconda fase in Aula, ci sia la volontà da parte sua, da parte di tutti i gruppi di convogliare su un testo approvato all'unanimità. Questo per noi significa discutere ancora, tenere aperta ancora una discussione su alcuni aspetti che noi riteniamo dirimenti per poter dare il nostro voto favorevole a questa proposta di legge.
Uno dei punti che noi riteniamo dirimenti è la non esclusione dall'articolo 3, non prevedere cioè tra i soggetti esclusi le organizzazioni sindacali e le organizzazioni datoriali, perché noi riteniamo che per definizione siano portatori di interessi e riteniamo che la loro attività costituzionale sia già tutelata, garantita dal fatto che noi escludiamo, escludiamo che siano inseriti, siano considerati lobbisti nel momento in cui svolgono l'attività della concertazione, cioè quella costituzionalmente garantita.
Questo, come tanti altri emendamenti, che noi adesso, tra poco, depositeremo, li mettiamo a disposizione sua e degli altri gruppi perché si possa avviare una discussione franca che possa arrivare all'approvazione di alcuni nostri emendamenti e questo ci possa consentire di votare favorevolmente una proposta che - ripeto - noi riteniamo fondamentale per la qualità della nostra democrazia, per la qualità del lavoro di parlamentari, per la qualità delle nostre leggi, perché, come diceva Einaudi, è essenziale conoscere per deliberare, conoscere prima di deliberare.
E questa disciplina, l'attività della rappresentanza di interessi serve soprattutto a noi prima di deliberare, in modo tale da poterlo fare nella piena contezza di quali sono le esigenze e gli interessi che andiamo a toccare, come atterrano le cose che scriviamo, le cose che facciamo qui, sulla vita reale e sulla vita dei destinatari, sulla vita di tutti i giorni.
Concludo con questo auspicio, rivolto al presidente Pagano, che si possa avviare questa discussione, in modo tale che anche noi possiamo approvare, possiamo andare con il tasto verde su questa proposta di legge che riteniamo fondamentale per la nostra democrazia.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Trancassini. Ne ha facoltà.
PAOLO TRANCASSINI(FDI). Grazie, Presidente. Rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, ci troviamo oggi a discutere di questa proposta di legge che intende disciplinare l'attività di relazione istituzionale per la rappresentanza di interessi.
Approda in Aula una proposta di legge che è stata oggetto di discussione e di tentativi di approvarla da ben trent'anni, perché è dalla XIII legislatura che ci si occupa di questo tema; tema talmente importante che, mentre da una parte il legislatore non faceva il suo, diciamo, dividendosi sulle varie proposte dalla XIII legislatura in poi, la Camera dal 2016 è stata poi costretta a darsi una propria autoregolamentazione, seppure parziale, perché all'interno di questo Palazzo esiste un controllo e, diciamo, esiste un registro che in qualche modo si occupa di questo aspetto, ma è chiaro che il mondo non finisce, il mondo politico, il mondo del confronto politico non finisce all'interno di questo palazzo.
Quindi se ne sentiva l'esigenza, un tema molto importante che nel tempo - lo ha detto anche la collega che mi ha preceduto - ha finito per svilire, umiliare il termine “lobbista”. Lobbista nell'accezione oggi quotidiana è quasi percepito come qualcosa di non chiaro, oscuro, qualcosa che, insomma, non certamente un termine estremamente positivo come invece dovrebbe essere, perché il dialogo è sempre importante, il dialogo politico è sempre importante, il dialogo e il confronto fra chi come noi rappresenta i territori, rappresenta partiti e chi, invece, rappresenta gli interessi diffusi dovrebbe essere la regola e questo tipo di confronto per evitare errori, per evitare passaggi negativi, deve avere le regole.
E allora mi si permetta, Presidente, ci voleva un Governo di centrodestra, ci voleva il Governo di Giorgia Meloni, che dimostra ogni giorno di guardare lontano alle soluzioni dei problemi che questa Nazione ha e non ai che ogni giorno, magari, vale la pena di mettere a pioggia per conquistare questa o quella parte di elettorato, ci voleva il lavoro della I Commissione, ci voleva il lavoro del presidente Pagano e di tutti i componenti di questa Commissione, che è stato un lavoro complicato, attento, puntuale, disponibile. Ho visto il ciclo di audizioni, io non faccio parte della I Commissione, ma davvero mi complimento per l'attenzione e l'ampiezza del confronto politico, talmente ampio e talmente condiviso che poi il documento conclusivo, che è alla base di questa proposta di legge, licenziato il 19 settembre 2021, ha visto il parere unanime di tutti i partiti politici.
Un successo su un tema così complicato e così divisivo, perché basta che noi facciamo una ricerca sui e andiamo a cliccare un partito piuttosto che un altro con il termine “lobbista” o “portatore di interessi” e troveremo ampie casistiche di polemiche e quant'altro. E poi nel frattempo, mentre la I Commissione lavorava in modo così puntuale, preciso e instancabile, è subentrata anche questa sentenza della Corte costituzionale, la sentenza n. 185 del 2025 che ha ribadito l'esigenza di fare chiarezza e di normare in maniera definitiva questo tipo di problematica.
E allora arriva questa proposta di legge che fa chiarezza su chi è decisore pubblico, tra chi è portatore di interesse - io ho ascoltato la relazione del Presidente, quindi non mi dilungo su questo -, ma nel tempo abbiamo scoperto che c'era proprio l'esigenza di chiarire quali sono queste due figure. Ed evidenziando il portatore di interesse ed escludendo chi non è portatore di interesse si fa sicuramente chiarezza; così come si fa chiarezza sul cosiddetto “periodo di raffreddamento”, che è stabilito in un anno e cioè il periodo nel quale chi è decisore pubblico deve potersi fermare per poi diventare eventualmente portatore di interesse per evitare il cosiddetto “problema delle porte girevoli” - no? - che tante volte è stato motivo anche di contrapposizione.
Tutto questo genererà presso il CNEL il registro pubblico per la trasparenza delle attività di rappresentanza di interessi. Guardate, il fatto che si sia coinvolto il CNEL credo sia naturale: non ci si può sorprendere del fatto che tutto questo finisca in una casa che è da sempre e che deve tornare ad essere ancora di più la casa della società, la casa della politica, la casa in cui ci si confronta costantemente su questi temi, sui temi dell'economia, sui temi del lavoro, sui temi della crescita della nostra Nazione. E, mi si permetta di sottolinearlo, oggi ancora di più, visto l'instancabile lavoro del presidente Brunetta nel rilanciare il CNEL.
Al CNEL spetta anche l'attività di controllo, con il comitato di sorveglianza, con 10 componenti, a cui spetta anche la pubblicazione annuale e l'irrogazione delle sanzioni.
Qui mi si permetta di fare un'ulteriore sottolineatura, Presidente: questa è una legge importante, che, però, è a invarianza finanziaria, cioè non è previsto un euro di spesa. Molto spesso, quando nascono comitati oppure quando si dà vita ad una legge così importante, quasi sempre, soprattutto nel passato, trovavamo CdA, trovavamo gettoni di presenza, trovavamo rimborsi, eccetera. Questa è una legge che nasce in invarianza finanziaria: è una legge che certifica la capacità di ottimizzare le risorse, ossia di prendere un ente come il CNEL e dirgli: da oggi farai anche questo, certamente lo farai bene, perché ne hai le competenze e certamente lo farai all'interno del tuo .
È, in conclusione, un testo in linea con il dettato costituzionale e con l'orientamento europeo, è un testo che si occupa di sanare un nel nostro ordinamento, per fare in modo che, da oggi in poi, i portatori di interessi abbiano la loro dignità, abbiano le loro regole e permettano alla politica di affrontare tutte le sfide che ci aspettano.
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore, Nazario Pagano.
NAZARIO PAGANO, . La ringrazio, Presidente, per questa brevissima replica. Voglio soltanto ringraziare tutti i deputati, di maggioranza e di opposizione, che sono intervenuti su questo tema così importante. Ho notato, al di là di qualche distinguo, una propensione, di fatto, a trovare una soluzione che possa essere unanime qui in Aula, fra pochi giorni, se non già domani. Ho colto anche un invito a trovare la strada perché si possa arrivare a questo.
Colgo l'occasione per dire che sono ben disponibile e, nel dire questo, non posso che ringraziare chi è intervenuto, a cominciare da chi mi ha dato la parola, cioè lei, Presidente Mule'.
PRESIDENTE. Grazie a lei, presidente Pagano. Ha facoltà di replicare la rappresentante del Governo, che non intende intervenire.
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
Prima di andare avanti, salutiamo con particolare affetto le studentesse, gli studenti e i professori dell'Istituto di istruzione superiore “Eschilo”. Perché con affetto? Perché arrivano da Gela, siamo nel territorio di Caltanissetta: è un territorio, come l'isola, martoriato dai recenti avvenimenti avversi legati al maltempo. È vero, come diceva Eschilo, che “le parole sono medicina dell'animo che soffre”. Quindi, da quest'Aula vi giunga il più caloroso degli abbracci per quello che sta attraversando la nostra, la vostra, Sicilia. Benvenuti
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione sulla mozione Braga ed altri n. 1-00532 concernente iniziative in materia previdenziale .
La ripartizione dei tempi riservati alla discussione è pubblicata nel vigente calendario dei lavori .
Avverto che, in data odierna, è stata presentata una nuova formulazione della mozione Braga ed altri n. 1-00532, che è stata sottoscritta, tra gli altri, anche dai deputati Riccardo Ricciardi e Zanella, che, con il consenso degli altri sottoscrittori, ne diventano, rispettivamente, il secondo e il terzo firmatario. Il relativo testo è in distribuzione .
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
È iscritto a parlare il deputato Arturo Scotto, che illustrerà anche la mozione n. 1-00532 , di cui è cofirmatario. Ne ha facoltà.
ARTURO SCOTTO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Mi unisco anch'io al saluto degli studenti e delle studentesse ed esprimo, a nome del mio gruppo, la solidarietà rispetto a quanto sta accadendo in Sicilia, alla tragedia dei 1.000 sfollati di Niscemi. Non ci troviamo di fronte al maltempo. Siamo pienamente dentro a una trasformazione del clima, che dovrebbe essere in cima alle priorità di tutti i Governi, perché queste avversità sono un dato strutturale del nostro tempo, e occorrerebbe mettere in campo una politica in grado di prevenire, prima ancora che di intervenire a valle. Occorreranno risorse, occorrerà stabilire lo stato di emergenza, occorrerà dare solidarietà concreta a quella popolazione.
Vede, signor Presidente, questa mozione, che stamattina ho l'onore di illustrare, è frutto di un lavoro comune delle forze di opposizione, sottoscritta dal Partito Democratico, dal MoVimento 5 Stelle e da Alleanza Verdi e Sinistra. Non è la prima volta che accade. È accaduto, nel corso degli ultimi mesi, tante volte, soprattutto sulla materia del lavoro: lo abbiamo fatto sul salario minimo, lo abbiamo fatto sulla riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario, lo abbiamo fatto in mille battaglie sulla precarietà.
Oggi presentiamo un testo sulla materia previdenziale e chiediamo al Governo di confrontarsi con la realtà, ma anche con un principio fondamentale, che è quello della coerenza. Vede, signor Presidente, il grande tradimento di questa legislatura si è consumato esattamente su questo punto. Abbiamo assistito a comizi elettorali di un signore, che oggi è Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, nonché Vicepresidente del Consiglio, che ieri apriva le porte del Ministero dei Trasporti a un neonazista e che, contemporaneamente, da un palco in Abruzzo, parlava della necessità di dare maggiore mano libera ai poliziotti, nel momento in cui si consumava la tragedia inenarrabile di Minneapolis, di persone innocenti sparate a vista dall'ICE, che ormai è la milizia privata del Presidente degli Stati Uniti d'America.
Quel Ministro, in campagna elettorale, disse : se non abolirò la legge Fornero, prendetemi pure a pernacchie. Queste furono le frasi di Matteo Salvini. Noi siamo meno caustici, siamo non violenti, non amiamo le sceneggiate. Chiediamo semplicemente di rimediare a questo tradimento e chiediamo, innanzitutto alla Lega e a tutte le forze del centrodestra, di intervenire sulla materia previdenziale e di evitare ulteriori peggioramenti. Allora, stiamo al punto.
Signor Presidente, signora Sottosegretaria, un sistema previdenziale si regge, innanzitutto, se l'economia regge. E oggi noi facciamo i conti con una stagnazione, con una crescita ormai pari a zero e con un mercato del lavoro che è diventato una giungla, perché abbiamo contratti precari, lavoro a termine, lavoro intermittente, lavoro a chiamata, e abbiamo i salari più bassi d'Europa. Ce lo dice Eurostat. Il potere d'acquisto dei lavoratori e delle lavoratrici di questo Paese, nel corso degli ultimi 5 anni, non è stato recuperato. Abbiamo perso il 9 per cento rispetto alla corsa inflazionistica e, contemporaneamente, il carrello della spesa è cresciuto del 25 per cento.
Dovremmo occuparci di queste cose, signor Presidente, piuttosto che di cambiare la legge elettorale per evitare una sconfitta da parte di chi governa, ma stiamo al punto. Un sistema previdenziale contributivo, perché ormai ci siamo quasi totalmente dentro, dopo la riforma del 1996, si regge soltanto se si alzano i salari, se il lavoro è più stabile e se l'economia cresce. Se si pensa, invece, di competere sulla scala globale, sulla scala della catena del valore globale, esclusivamente su un livello di innovazione bassa, su salari bassi e su un mercato del lavoro frantumato, non ce la si fa. Non riusciremmo a pagare le pensioni delle generazioni più giovani o condanneremmo una generazione intera ad essere pensionati poveri.
E allora occorrono alcune scelte molto chiare, vi chiediamo di essere conseguenti rispetto alle parole che pronunciate nei vostri comizi. E allora siamo al punto. Primo, diteci una parola chiara rispetto all'aumento dell'età pensionabile. Occorre eliminare il meccanismo di revisione periodica che incrementa in maniera automatica l'età pensionabile. Nell'ultima legge di bilancio l'avete aumentata di un mese, nella prossima saranno tre mesi. Rispetto a chi diceva che voleva abbassare l'età pensionabile è un tradimento oggettivo.
E allora noi vi chiediamo di bloccarla, perché avete già aumentato l'età pensionabile per il 96 per cento dei lavoratori, e, se leggo le previsioni della Ragioneria dello Stato, che dicono che entro i prossimi tre anni l'aumento sarà di sei mesi, io credo che ci troviamo di fronte a qualcosa di estremamente pericoloso. Secondo, avete combinato un pasticcio durante la discussione della legge di bilancio, un pasticcio che ha mandato in allarme decine e decine di migliaia di persone.
Avete detto che il riscatto della laurea non valeva più un fico secco ai fini dei contributi previdenziali e avete immaginato di aumentare le finestre, di allargarle, affinché si andasse in pensione ancora più tardi. Poi, all'interno sempre della Lega, c'è stata una discussione dove, sostanzialmente, Salvini ha sfiduciato il Ministro dell'Economia Giorgetti, e dunque queste misure sono uscite dalla legge di bilancio. Però avete votato contro un ordine del giorno, nella stessa legge di bilancio, del Partito Democratico che diceva una cosa molto semplice: per la prossima legge di bilancio non si tocca nulla.
Avete votato contro, e quindi significa che potreste metterci di nuovo mano. Questo sarebbe un ulteriore tradimento del messaggio che avete lanciato in campagna elettorale.
Terzo, vi chiediamo di intervenire sugli istituti di flessibilità in uscita, a partire da Opzione donna. Quarto, vi chiediamo di rimettere mano sui lavori usuranti e gravosi. Quinto, vi chiediamo di aprire una discussione vera sul salario minimo, sulla necessità di una legge sulla rappresentanza e sul blocco della precarietà. È su questo terreno che vi chiediamo un confronto, qui ci sono le opposizioni unite con delle proposte concrete.
Tocca a voi, questa volta, essere davvero leali nei confronti degli elettori e conseguenti rispetto alle cose che avete detto in campagna elettorale
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Tucci. Ne ha facoltà.
RICCARDO TUCCI(M5S). Grazie, Presidente. Oggi siamo qui a discutere di qualcosa di serio e di concreto, qualcosa che tocca gli italiani direttamente nel loro futuro ed incide in maniera profonda. Presidente, abbiamo depositato oggi una mozione sulle pensioni che chiede a questo Governo degli impegni concreti, da prendere entro il prossimo anno. Questo perché siamo ormai alla quarta legge di bilancio di questo Governo e di tutto ciò che loro avevano promesso in campagna elettorale non si è vista l'ombra. Anzi, se c'è un tema su cui questo Governo ha mentito spudoratamente e ha clamorosamente fallito è proprio il tema delle pensioni, e su questo entreremo un po' più avanti nel dettaglio e dimostreremo come loro hanno mentito e hanno sconfessato sé stessi.
Andiamo subito a vedere cosa chiediamo con questa mozione, per capire un pochettino anche quali saranno le posizioni. Al primo punto, Presidente, chiediamo di rivedere, fin dal primo provvedimento utile, l'adeguamento automatico all'aspettativa di vita per accedere alla pensione. Devo dire, Presidente, che su questo sono rimasto anche alquanto sorpreso, quando ho scoperto che, probabilmente, Fratelli d'Italia voterà favorevolmente a questo punto. Sa perché? Perché, banalmente, sul loro programma di Governo, non del 2013, non del 2018, ma del 2022, quindi proprio il programma che ha portato Fratelli d'Italia a essere il partito di maggioranza relativa nel 2022, proprio sul loro programma di Governo troviamo scritto: stop all'adeguamento automatico dell'età pensionabile all'aspettativa di vita.
Siccome tutti siamo consci della proverbiale coerenza che ha dimostrato finora Fratelli d'Italia, sono sicuro che non vorranno smentire sé stessi. Poi chiediamo ancora, al secondo punto, di non intraprendere iniziative che mettano in discussione il riscatto degli anni di laurea ai fini pensionistici; anche su questo, è inutile stare a discutere su quanto, nel corso della campagna elettorale, ci si è riempiti la bocca, vi siete riempiti la bocca con promesse a favore dei giovani, salvo poi dimenticare tutto una volta arrivati al Governo.
Al terzo punto, poi, chiediamo una cosa importante. Chiediamo di non prevedere alcun incentivo a favore della previdenza privata e dei fondi integrativi come surrogati del statale, del pubblico, ovvero dell'INPS. Qui, Presidente, mi consenta un attimo di mettere la mano sul fuoco sul fatto che Fratelli d'Italia voterà assolutamente favorevole, perché su questo punto si toccano proprio le loro radici culturali, si tocca proprio il loro modo di essere, perché la loro storia si basa talmente tanto sulla centralità dello Stato e del pubblico che alcuni loro sostenitori, addirittura alcuni loro senatori, e vi invito ad andare a vederlo, contribuiscono a diffondere la notizia sul fatto che - senta e tremi, Presidente - Mussolini avrebbe inventato l'INPS.
Ora, facciamo finta, per un minuto, che questa notizia sia vera. Come può un partito, che si rifà culturalmente a questa ideologia politica, votare contro qualcosa che, per l'appunto, va in quella direzione? Bella domanda. Ovviamente, giusto per evitare che ci siano fraintendimenti, sappiamo tutti che questa notizia è falsa e infondata, anche perché basta andare a vedere, basta fare una ricerca di 3 secondi e si vede che l'INPS nasce nel 1898 come Cassa di previdenza - ai tempi credo Benito Mussolini avesse tipo circa 16 anni, quindi, a meno che non mi si voglia dire che già a 16 anni era diventato il padrone dello Stato, la notizia va da sé che è falsa -, però rimango curioso di capire come faranno a votare contro rispetto a questa mozione.
Inoltre, chiediamo ancora di rifinanziare i fondi dedicati ai lavori usuranti e ai lavoratori precoci. Anche qui, Presidente, chi se le scorda le battaglie di Fratelli d'Italia in Commissione a favore di questi lavoratori precoci. Me li ricordo io, la scorsa legislatura erano sul punto ogni santo giorno.
Altri tempi probabilmente, perché, da allora ad oggi, c'è stato un piccolo passo, ovvero sono passati dall'essere opposizione ad essere Governo, ad essere maggioranza e, quindi, ovviamente, abbiamo dimenticato tutte le battaglie.
Poi, chiediamo di rendere strutturali APE sociale ed Opzione donna. Anche qui, Presidente, il sostegno di Fratelli d'Italia a questa mozione non mancherà; non mancherà perché nel loro programma elettorale - non in un volantino qualsiasi o in una o in un sui , ma nel loro programma elettorale - troviamo scritto, testualmente: rinnovo della misura Opzione donna. Parole chiarissime, senza giri di parole, senza possibilità di fraintendimenti: rinnovo della misura Opzione donna. Più chiaro di così, si muore. Infatti, appena arrivati al Governo, nella prima legge di bilancio la ridimensionate, nella seconda legge di bilancio viene completamente cancellata Opzione donna. Ovviamente, ogni volta che vi si chiede conto del perché di queste iniziative, del perché di questa scelta politica, la vostra risposta qual è? La vostra risposta è: ah, ma la colpa è del superbonus. Meno male che c'è questo superbonus, altrimenti non sapevate più che pesci prendere. Ogni volta che vi chiediamo conto di queste scelte, avete questa super-scusa. Siamo, però, alla quarta legge di bilancio; nel frattempo, avete trovato risorse per mille capitoli di spesa, per condoni, per selettivi, per misure di propaganda, per le sedi di accoglienza immigrati in Albania, per le armi avete trovato soldi, ma per le donne che aspettano Opzione donna e per le lavoratrici che hanno carriere spezzate, per loro non c'è mai un euro.
Allora mi permetto di dirlo in maniera chiara: non è vero che non ci sono le risorse, le risorse ci sono, perché, se le trovate per tutti i capitoli di spesa che vi ho elencato poco fa, come è possibile che non si trovano per Opzione donna? È evidente che la vostra è una scelta politica.
Al sesto punto, poi, chiediamo di istituire una pensione di garanzia o, meglio, una vera e propria pensione di cittadinanza, per garantire a tutti un assegno pensionistico dignitoso. Anche qui, basta andare a spulciare nel loro programma… lo so, Presidente, sembra che io voglia pubblicizzare il programma di Fratelli d'Italia, perché è importante leggerlo, io l'ho letto, forse lo conosco meglio dei loro eletti. Ebbene, nel loro programma elettorale, anche qui, c'è scritto: un sistema pensionistico che garantisca anche le giovani generazioni e chi percepirà l'assegno solo in base al regime contributivo. Mi corregga, Presidente, ma, se c'è un partito che in campagna elettorale dice di voler fare una cosa, lo scrive nel suo programma elettorale e, una volta eletti, diventano Governo e legiferano in senso opposto, lei come la chiama una cosa del genere? Facciamo un esempio, Presidente. Usciamo qui fuori e andiamo al primo negozio; ci va lei, al primo negozio di telefoni, trova un negozio di telefoni e il venditore le dice che quel telefono preciso fa anche il caffè; non solo glielo dice, ma glielo scrive, nel manuale d'uso, c'è scritto proprio che il telefono fa il caffè. Poi, arriva a casa, scarta il suo bel telefono, prende il telefono e si rende conto che questo telefono non solo non fa il caffè, ma non fa le classiche chiamate né manda i classici messaggi. Lei in quel negozio ci torna più oppure va, magari, alla prima questura per fare denuncia per truffa? Lascio a lei le similitudini.
All'ultimo punto, Presidente, chiediamo un piano straordinario di contrasto al lavoro nero e al lavoro grigio. Qui non c'è nulla di politico, nulla di destra, di sinistra, nulla di ideologico. Qui c'è solo la giustizia e la tutela dei diritti del cittadino, del lavoratore e delle lavoratrici. Anche qui, nel programma di Fratelli d'Italia c'erano due parole: lotta al lavoro irregolare. Belle parole, ma fatti zero.
Presidente - vado a concludere -, questa mozione, per come la vedo io, non è un impegno che diamo al Governo, è una possibilità di riscatto che diamo a questo Governo, è una possibilità che diamo a questo Governo di confermare che avevano scritto delle bellissime parole in campagna elettorale nel loro programma elettorale. Non le sto dicendo io, perché è ancora attivo il sito del programma elettorale: . Andatelo a vedere, per vedere che tutto quello che ho detto è scritto ed è confermato. Invito i cittadini a farlo, ad andarselo a trovare e, dopodiché, saranno loro stessi a giudicare se questo Governo ha realmente mantenuto le promesse fatte oppure se, come nel loro stile, non sono passati dalle parole ai fatti.
PRESIDENTE. Saluto la rappresentanza del Polo Scientifico Tecnico Professionale “E. Fermi - G. Giorgi”, di Lucca, che assistono ai nostri lavori dalle tribune . Benvenuti alla Camera dei deputati.
Saluto l'Associazione italiana persone con sindrome di , di Roma, che oggi assiste ai nostri lavori dalle tribune . Benvenuti alla Camera dei deputati.
È iscritto a parlare l'onorevole Mari. Ne ha facoltà.
FRANCESCO MARI(AVS). Grazie, Presidente. Lo so, per la maggioranza è una brutta notizia, ma le opposizioni avanzano una proposta unitaria in materia di sistema previdenziale. Fanno quello che non fa il Governo: dicono la verità.
Noi presentiamo oggi con questa mozione, innanzitutto, una fotografia della situazione attuale: quelli che entrano oggi nel mercato del lavoro andrebbero sicuramente in pensione, senza interventi legislativi sul sistema previdenziale, a 70 anni, a 69 anni più o meno, nel 2050. Queste sono le previsioni. Chi lavora oggi da 30-35 anni in questo Paese, in realtà, non sa quando andrà in pensione. Questo è un elemento particolarmente drammatico: lavorare, andare ogni mattina sul luogo di lavoro, ma non avere la certezza di quando avrà fine la propria esperienza lavorativa e si potrà accedere a una pensione dignitosa. Di più: molti giovani che non sono ancora nel mercato del lavoro o che ci stanno appena entrando sono convinti che non andranno mai in pensione. Se questo non è un sistema previdenziale che ha deflagrato, ditemelo voi.
Allora, noi ci assumiamo la responsabilità di fare quello che non fa il Governo e lo faremo anche e, soprattutto, da qui in avanti: proponiamo un modello che dia certezze a chi lavora, garanzie a chi è entrato da poco nel mondo del lavoro o non ci è entrato ancora, un sistema che non escluda nessuno e che tenga anche conto delle grandi trasformazioni in atto, quelle che ci faranno fare più cose in meno tempo e che ci faranno produrre più ricchezza e benessere con meno lavoro vivo. Cosa serve per fare questo? Il contrario di quello che sta facendo il Governo che, dai segnali, dai primi atti, dalla modalità con la quale sta, un poco alla volta, smontando il sistema previdenziale pubblico a ripartizione, sta già delineando il suo modello previdenziale. Cosa vuole fare il Governo? Smontare il sistema previdenziale pubblico, spostando le risorse sulla previdenza privata, facendo, quindi, gradualmente diventare il nostro sistema un sistema, di fatto, assicurativo.
Quella conquista del mondo del lavoro che è il sistema previdenziale pubblico, che è un indicatore fondamentale di civiltà in tutti i Paesi - la civiltà e la ricchezza di un Paese si misurano anche, fondamentalmente, dalla capacità che ha quel Paese, quella Nazione, quell'economia, di garantire un'esistenza dignitosa a chi ha concluso la propria attività lavorativa -, quell'indicatore, per il Governo, si raggiunge sottraendo risorse, non riconoscendo i lavori usuranti, non riconoscendo che esistono lavoratori precoci, non dando una possibilità alle donne, le quali sostengono, tra l'altro, un lavoro quotidiano di cura - lo dicono tutti, lo sanno tutti, ma questa cosa non viene riconosciuta nel nostro sistema -, quindi, smontando queste possibilità, indebolendo il sistema e poi intervenendo, molto probabilmente, con l'accetta, come è stato detto. Bene, noi ci assumiamo, oggi, con questa mozione, una responsabilità che sentiamo, che è grande. Quella che, probabilmente, per la maggioranza è una brutta notizia, per noi, invece, è una notizia ottima.
Dopo il salario minimo e dopo la riduzione dell'orario di lavoro, le opposizioni parlamentari si apprestano a ingaggiare una discussione pubblica nel Paese su quello che è il futuro del nostro sistema pensionistico. Io credo di poter dire, a nome di tutti, che qui si apre una fase di discussione su questo tema e noi faremo innanzitutto - quello che non fa il Governo - una discussione su questo e un confronto su questo con le parti sociali .
PRESIDENTE. Non essendovi altri iscritti a parlare, dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
Il Governo non intende intervenire, quindi si riserva di farlo successivamente.
Il seguito della discussione è rinviato ad altra seduta.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
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2.
3.
MONTARULI ed altri: Istituzione del Giorno del ricordo dei piccoli martiri della strage di Gorla e delle piccole vittime di tutte le guerre. (C. 1579-A)
: DE CORATO.
4.
Disposizioni in materia di sviluppo della carriera dirigenziale e della valutazione della performance del personale dirigenziale e non dirigenziale delle pubbliche amministrazioni. (C. 2511-A)
: GARDINI e PAOLO EMILIO RUSSO.
5.
NAZARIO PAGANO: Disciplina dell'attività di relazioni istituzionali per la rappresentanza di interessi. (C. 2336-A)
e delle abbinate proposte di legge: FRANCESCO SILVESTRI ed altri; DE MONTE e PASTORELLA; ZANELLA ed altri; GRUPPIONI; CIANI. (C. 308-983-1700-1894-2283)
: NAZARIO PAGANO.
6.