PRESIDENTE. Buongiorno. La seduta è aperta.
Invito la deputata Segretaria a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
GILDA SPORTIELLO, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Segretaria, anche per aver fatto in apnea la lettura del verbale, l'importante è arrivare alla fine.
Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
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PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 100, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni.
PRESIDENTE. Passiamo alle prime interrogazioni all'ordine del giorno Castiglione n. 3-02249 e Nevi ed altri n. 3-02443, che, vertendo sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente .
Il Sottosegretario di Stato per l'Agricoltura, la sovranità alimentare e le foreste, Luigi D'Eramo, ha facoltà di rispondere.
LUIGI D'ERAMO,. Grazie, signor Presidente. Onorevoli deputati, considerata l'analogia degli argomenti, rispondo congiuntamente alle interrogazioni degli onorevoli Castiglione e Nevi, fornendo i seguenti elementi informativi. Al fine di tutelare i consumatori dalla possibile commercializzazione di alimenti non corrispondenti al dichiarato, contraffatti o falsamente etichettati come italiani, l'ICQRF è costantemente impegnato a garantire il rispetto delle norme lungo tutte le fasi della filiera produttiva attraverso una serie di controlli programmati sulla base di un'accurata analisi del rischio, in conformità al regolamento (UE) 2017/625.
In particolare, negli ultimi anni l'Ispettorato ha ulteriormente intensificato l'attenzione verso le produzioni di qualità certificata e i prodotti più rappresentativi del , tra i quali l'olio d'oliva, con l'obiettivo di proteggerne l'immagine e il valore sui mercati nazionali ed internazionali. L'azione ispettiva è volta ad accertare la congruità tra le olive lavorate e l'olio prodotto in relazione all'origine dichiarata, la regolarità dei processi produttivi, le caratteristiche merceologiche e la coerenza tra le tipologie di oli detenuti e la documentazione contabile.
In tale contesto viene verificata anche la correttezza delle movimentazioni in entrata e in uscita, la corretta tenuta del registro degli oli d'oliva, la regolarità degli imballaggi e dei dispositivi di chiusura, così come la conformità degli elementi di etichettatura. A tali attività si affiancano controlli analitici su campioni prelevati lungo tutte le fasi della filiera, con particolare attenzione ai segmenti della commercializzazione e della distribuzione.
Un ruolo determinante è svolto dal registro telematico degli oli d'oliva - strumento unico in Europa - che consente un monitoraggio costante e puntuale dei flussi di prodotto. In particolare, attraverso il sistema informativo agricolo nazionale (SIAN), gli operatori obbligati, tra cui commercianti di olive, frantoi, imprese di condizionamento, commercianti di olio sfuso, raffinerie e commercianti di sansa, registrano produzioni, movimenti e lavorazioni, garantendo così un sistema omogeneo e trasparente di tracciabilità dell'intera filiera.
Le attività di controllo saranno ulteriormente potenziate nel 2026, anche grazie all'azione coordinata della cabina di regia per i controlli agroalimentari. Infatti, sono programmati controlli dedicati sugli oli importati da Paesi terzi presso porti e punti di ingresso frontalieri, cui seguiranno verifiche presso i destinatari finali per accertare qualità, tracciabilità e corretta indicazione dell'origine.
In relazione, poi, al recente decremento dei prezzi dell'olio extravergine di oliva, che sta generando forte preoccupazione tra gli operatori del settore, il Ministero sta seguendo le recenti oscillazioni del mercato per valutare l'eventuale presenza di speculazioni sui prezzi, con possibili ripercussioni sui nostri olivicoltori. In quest'ottica, lo scorso 1° dicembre è stato convocato il tavolo olivicolo nazionale per analizzare le criticità e individuare interventi di stabilizzazione e rilancio. L'incontro si è reso necessario per monitorare la situazione e valutare l'eventuale presenza di speculazioni sui prezzi, con possibili ripercussioni sui nostri olivicoltori. Dal confronto con gli operatori è emerso un quadro rassicurante circa l'efficacia dei controlli svolti quotidianamente dall'ICQRF e dai Carabinieri del nucleo agroalimentare, in particolare sui prodotti che arrivano in Italia e sulla qualità e provenienza degli oli importati, con particolare attenzione agli oli provenienti da Paesi terzi. Inoltre, durante la riunione sono state avanzate proposte volte a migliorare ulteriormente la tracciabilità e una larga convergenza si è registrata sull'esigenza di rafforzare la promozione dell'olio italiano quale elemento fondamentale anche per la stabilizzazione dei prezzi. Oltre alla tracciabilità, è dunque necessario rafforzare la promozione dell'olio italiano, elemento chiave anche per la stabilizzazione dei prezzi.
Rispetto al passato sono stati compiuti importanti passi avanti nella comunicazione, ma è necessario fare ancora di più per rendere i cittadini pienamente consapevoli del valore dell'olio extravergine d'oliva italiano. È infatti essenziale che l'informazione raggiunga capillarmente famiglie e giovani, affinché si comprenda la differenza tra un olio generico e un olio extravergine italiano, riconoscendo alla qualità elevata un prezzo adeguato.
Per tali motivi, confermiamo la disponibilità a lavorare insieme alla filiera per accrescere tale consapevolezza, evidenziando che una bottiglia di olio EVO italiano racchiude un'eccellenza agroalimentare, un patrimonio nutritivo di valore e una tradizione profondamente radicata nei territori del Paese. In tale direzione, nel corso del tavolo olivicolo convocato lo scorso 14 gennaio, dopo mesi di confronto con le associazioni agricole, le OP, l'industria olearia e le regioni, abbiamo definito la bozza finale del Piano olivicolo italiano 2026-2031. Successivamente alla presentazione delle osservazioni della filiera, la bozza sarà trasmessa alla Conferenza Stato-regioni entro metà febbraio 2026 per l'approvazione definitiva.
L'iter, pertanto, è in fase avanzata e conclusiva.
Tale piano costituirà il principale strumento strategico per il rilancio della produzione nazionale, il rafforzamento della competitività del comparto e il miglioramento della redditività delle imprese olivicole, con una dotazione finanziaria di 300 milioni di euro, oltre alle dotazioni degli interventi strutturali PAC (ex OCM) pari a 175 milioni di euro.
In tale ottica, il Piano punterà al potenziamento dell'olivicoltura nazionale e alla tutela del valore ambientale, paesaggistico, storico, culturale e antropologico degli oliveti, con l'obiettivo prioritario di aumentare del 25 per cento la produzione nazionale di olio EVO, entro 6-10 anni.
Evidenzio, inoltre, che il Ministero, al fine di favorire una corretta remunerazione dei prodotti e una trasparente comunicazione al consumatore, intende rafforzare la valorizzazione dell'olio italiano anche all'interno della grande distribuzione organizzata nazionale, mediante un confronto strutturato con la stessa.
Attraverso il Piano abbiamo avviato un percorso di rilancio strutturale del settore olivicolo, da tempo atteso dal comparto, volto a fornire risposte organiche e durature alle principali criticità emerse nel tempo, superando la logica degli interventi episodici e discontinui, e dando attuazione a una strategia di medio-lungo periodo capace di assicurare certezze operative e strumenti concreti per il recupero del potenziale produttivo nazionale.
È in questa direzione che il Governo ribadisce il proprio impegno a tutelare e valorizzare il comparto olivicolo, affinché la qualità e il lavoro dei nostri produttori siano pienamente riconosciuti e adeguatamente remunerati.
PRESIDENTE. Il deputato Castiglione ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione.
GIUSEPPE CASTIGLIONE(FI-PPE). Grazie, Presidente. Grazie, Sottosegretario. Sono ampiamente soddisfatto della risposta del Sottosegretario e del Governo, e dell'impegno che il Governo ha assunto rispetto a un settore strategico molto importante per il nostro Paese e per il sistema agricolo italiano.
Ringrazio anche il collega Nevi. La risposta congiunta è segno dell'attenzione che il gruppo di Forza Italia ha posto a un tema così delicato, così importante, rispetto a delle preoccupazioni che erano arrivate dalle organizzazioni di categoria, dai produttori. C'era un grande allarme, c'è stato un grande allarme e c'è una produzione in calo. Fortunatamente, i dati del 2025-2026 ci danno una produzione almeno del 30 per cento in più, ma c'è stato un momento di grande difficoltà, di grande sofferenza, perché vi era una iperproduzione sul mercato spagnolo, ma anche una triangolazione, che veniva avvertita da moltissimi produttori, da moltissime imprese del settore oleicolo, con i Paesi con grandi produttori, qual è il mercato della Tunisia. E allora, rispetto a questo, noi abbiamo posto una questione, abbiamo posto degli interrogativi e il Governo ha risposto in maniera strutturale, in maniera organica.
Ha fatto fede e, soprattutto, ha risposto alle preoccupazioni sollevate anche in Commissione agricoltura: ricorderà, il Sottosegretario, nel mese di febbraio del 2025, una risoluzione del collega Nevi e del gruppo di Forza Italia che rilanciava il settore oleicolo con alcuni interventi immediati, con alcuni interventi di carattere strutturale, con alcuni interventi che lei, Sottosegretario, questa mattina ha ripreso, ha sottolineato e, soprattutto, rispetto ai quali ha assunto un impegno per il Governo che, oggi, è manifesto, se è vero che è stato presentato un Piano oleicolo nazionale, quindi, interventi di carattere strutturale. Si tratta di una bozza che già è all'attenzione delle forze politiche ma anche delle organizzazioni di categoria. Una bozza che ha grandissimi punti di rilievo, una bozza che finalmente mette a disposizione anche le risorse: 300 milioni di euro a disposizione di un nuovo piano oleicolo nazionale, più le risorse della PAC, risorse che tutti ricordiamo dell'ex OCM, pari a 175 milioni di euro, che fanno anche il paio con gli interventi di carattere strutturale che sono stati messi nel settore oleicolo, nel PNRR. Pensiamo a quanti interventi sono stati finanziati oggi, nel PNRR, per l'ammodernamento dei nostri frantoi. Quindi, non più interventi di carattere parziale ma interventi strutturali: ciò significa la nuova bozza.
E grazie per la notizia che oggi ci dà, ossia per la notizia che, a metà febbraio, la bozza sarà già definitiva. Dopo le consultazioni con le organizzazioni agricole questa bozza ci porterà poi all'approvazione, dopo la Conferenza Stato-regioni, di un Piano oleicolo nazionale che metterà al centro un settore per noi strategico, un settore che ha un grande patrimonio di biodiversità: non sfuggono a nessuno le 457 varietà del nostro grande patrimonio di biodiversità, non sfuggono a nessuno le 47 DOP, le IGP nel settore oleicolo. Quindi, finalmente, avremo un piano organico, strutturale, dove aumenteremo la competitività.
Ci dà una notizia, un obiettivo molto importante, l'aumento del 25 per cento della produzione nazionale, interventi nel settore della ricerca, interventi nel settore fitosanitario. E interverremo in maniera significativa sulla lotta fitosanitaria, quindi interventi nella ricerca, interventi di innovazione e un quadro organico per rafforzare un settore che – lo dicevo - vale 3 miliardi di euro.
Il nostro , nel 2024, è valso per 3 miliardi di euro. Noi speriamo di aumentare la redditività, e grazie anche per le informazioni che ci ha dato circa quella grande preoccupazione che ha sempre preso i nostri produttori oleicoli, che è il tema dei controlli. Mi pare che ci sia un quadro molto chiaro, un quadro molto determinato. Si potenzieranno, nel 2026, anche i controlli nei porti…
GIUSEPPE CASTIGLIONE(FI-PPE). …e, quindi, un grazie anche per tutto il lavoro che sta facendo l'ICQRF perché i risultati sono evidenti, sono tangibili. Quindi, grazie. Ci riteniamo pienamente soddisfatti della risposta del Sottosegretario, dell'impegno del Governo e, soprattutto, dell'impegno del nostro partito, di Forza Italia, che rispetto a questo settore ha un'attenzione particolare. Lo ha dimostrato in Commissione e, oggi, lo abbiamo evidenziato anche in quest'Aula.
PRESIDENTE. Il deputato Nevi ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione. Si dichiara soddisfatto.
PRESIDENTE. Passiamo alle interrogazioni n. 3-02444 e n. 3-02445, presentate dal deputato Pastorino. Le interrogazioni, vertendo sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente .
La Sottosegretaria di Stato per l'Istruzione e il merito, Paola Frassinetti, ha facoltà di rispondere.
PAOLA FRASSINETTI,. Grazie, Presidente. Onorevole Pastorino, rendo un'unica risposta proprio perché le interrogazioni vertono sulla medesima tematica.
Preliminarmente evidenzio che, nel triennio 2023-2026, il numero complessivo delle immissioni in ruolo ammonta a 152.509 unità, dato che costituisce l'elemento di sintesi più significativo della scelta, fortemente voluta dal Ministro, sul tema del reclutamento del personale scolastico.
Scendendo nel dettaglio, per l'anno scolastico 2023-2024, il totale delle immissioni in ruolo è stato pari a 51.748 unità, di cui 40.588 docenti.
Per l'anno scolastico 2024-2025, il totale delle immissioni è pari a 47.750 unità, di cui 36.808 docenti.
Con riferimento, infine, all'anno scolastico 2025-2026, il totale delle immissioni ammonta a 53.011 unità, di cui 42.293 docenti.
Ci troviamo, dunque, di fronte a un piano assunzionale pluriennale di proporzioni straordinarie che si è reso possibile grazie alla capacità del Ministero di espletare, annualmente, le procedure concorsuali previste dal PNRR, massimizzando, al contempo, la capacità di assunzione anche nell'ambito delle graduatorie dei concorsi precedenti al PNRR medesimo: eventualità, questa, che il piano impostato dal precedente Governo non aveva previsto.
E infatti va ricordato che, per quanto riguarda gli idonei dei concorsi del 2020, la possibilità di immissione in ruolo deriva esclusivamente dalla scelta di questo Governo di prorogare e rendere ad esaurimento le relative graduatorie che, nell'impostazione originaria del PNRR, avrebbero dovuto semplicemente andare a scadenza.
Non solo: nelle interlocuzioni con la Commissione europea, abbiamo richiesto una maggiore flessibilità, oltre che nelle assunzioni degli idonei dei concorsi 2020, anche di quelli dei concorsi PNRR banditi a decorrere dal 2023. Infatti, con il decreto Scuola del 2025 abbiamo previsto l'integrazione delle graduatorie di merito dei concorsi ordinari PNRR mediante l'inserimento degli idonei nella misura del 30 per cento dei posti complessivamente messi a concorso.
Con lo stesso decreto-legge abbiamo introdotto anche un ulteriore strumento, volto a valorizzare la posizione di chi, pur superando le prove dei concorsi PNRR, non si sia collocato in una posizione utile a rientrare, quantomeno, nell'ulteriore 30 per cento destinato agli idonei. A tali soggetti, infatti, è stata offerta la possibilità di inserirsi, a domanda, in uno specifico elenco regionale - non vincolato alla regione di svolgimento del concorso - costituito annualmente, che sarà utilizzabile a decorrere dall'anno scolastico 2026-2027, in caso di presenza di posti, in quelle regioni, pur a seguito di scorrimento delle graduatorie concorsuali.
Lo scorrimento avverrà secondo l'ordine cronologico dei concorsi sostenuti dai richiedenti, con priorità assoluta per le graduatorie dei concorsi ordinari del 2020 rispetto alle successive PNRR, favorendo, pertanto, l'assunzione degli idonei del 2020, anche al di fuori della regione di partecipazione, in particolare nelle aree con carenza di aspiranti.
Concludo rassicurando sul fatto che il Ministero ha mantenuto gli impegni assunti in relazione alla riconsiderazione della posizione degli idonei dei concorsi ordinari del 2020, che erano stati del tutto dimenticati dalla riforma del reclutamento introdotta con il Ministro Bianchi. Al riguardo, evidenzio che, grazie alle scelte operate da questo Governo, è stato possibile, nel triennio 2023-2026, assumere circa 27.000 candidati provenienti dai concorsi ordinari del 2020.
PRESIDENTE. Il deputato Pastorino ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alle sue interrogazioni.
LUCA PASTORINO(MISTO-+EUROPA). Grazie Presidente. Grazie, Sottosegretaria, questa è l'ultima di una lunga serie di interrogazioni su questo argomento, quindi la soddisfazione sarà misurabile una volta entrato in vigore questo nuovo criterio di assunzioni per l'anno nuovo, per il 2026-2027, che riserva, appunto, il 30 per cento agli idonei dei precedenti concorsi - se ho capito bene -, con la priorità per quelli del 2020, perché finora - poi rileggerò la risposta che mi ha dato -, a me sono stati dati degli elementi e dei dati un po' diversi. Per esempio, emblematico è il caso - come scrivevo già nell'interrogazione di settembre, ma è sempre molto attuale - della Liguria, dove, a fronte di un contingente di 1.566 posti disponibili per l'anno scolastico 2025-2026, le immissioni in ruolo degli idonei risultano pari solo a 35 unità - quindi, c'è un molto alto tra quello che serve e quello che viene regolarizzato -, corrispondenti a circa il 2,22 per cento, e, di questi 35, uno solo del concorso degli idonei 2020.
La questione che queste persone non entrano nelle graduatorie regionali fa sì che ci siano anche dei dati molto disomogenei da zone a zone, però la stima che mi hanno dato è che il numero di idonei non assunti si assesterebbe almeno intorno alle 18.000 unità, con stime che, però, possono raggiungere le 23.000 unità.
Ora, se cambia il criterio e dall'anno prossimo ci sarà questa riserva con la loro priorità, lo verificheremo, faremo un'altra interrogazione, però il tema mi sembra di poter dire, al di là… poi, è vero quello che dice lei, che la proroga della graduatoria era stata fatta appositamente da questo Governo. Eravamo partiti da lì, per poi dire: va beh, grazie della proroga, però metteteli a posto. Poi c'è stata la questione del concorso. Dalle risposte che ci erano state date sapevamo che il Governo avrebbe chiesto maggiore elasticità o maggiori elementi di flessibilità all'Europa, però i numeri che ci risultano ora sono ancora molto, molto bassi.
E, poi, soprattutto, se è vero - ma questo lo potremo verificare anche meglio -, il numero delle supplenze annuali in Italia risulta ancora molto alto, troppo alto, forse, nel senso che questo è un elemento che non fa bene alla scuola, non fa bene agli alunni, quindi le assunzioni a tempo determinato, che avevano anche determinato - come lei sa - il richiamo dell'Europa in termini di possibili infrazioni, perché una percentuale così alta di personale a tempo determinato non rientra nei criteri che conosciamo tutti. Quindi, questo voleva essere anche un impulso a sistemare un po' le cose, a rendere meno croniche le forme di precariato. So che in Italia, ogni volta, si dice che le forme di precariato finiscono lì, ma, poi, ce ne troviamo sempre un pezzo negli anni successivi. Le chiedo di mettere tutto l'impegno - so che lo farà - affinché questa partita si chiuda, nei limiti di quanto si possa fare, e, soprattutto, che i numeri del precariato nelle scuole e, quindi, di contratti a tempo determinato, possano diventare un'eccezione e non più una regola, come è stato per troppi anni.
PRESIDENTE. Passiamo alle interrogazioni Brambilla ed altri n. 3-02446, Evi ed altri n. 3-02447 e Ascari ed altri n. 3-02448, che, vertendo sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente .
Il Sottosegretario di Stato per la Salute, Marcello Gemmato, ha facoltà di rispondere.
MARCELLO GEMMATO,. Grazie, Presidente. Ringrazio gli onorevoli interroganti, l'onorevole Brambilla, per il quesito posto, perché mi consente di illustrare le azioni poste in essere con sensibilità e pragmatismo da questo Governo in risposta ad una emergenza sanitaria rilevante, come quella della peritonite infettiva felina, che, purtroppo, è una malattia che, come vedremo, nel momento in cui va a colpire i nostri gatti, ha un'alta incidenza e mortalità.
A tutela della salute animale e nel pieno rispetto del quadro normativo europeo e nazionale, sono state infatti adottate alcune misure concrete, scientificamente fondate e tempestive che di seguito illustro.
Com'è noto, la peritonite infettiva felina (FIP) è una malattia virale ad alta prevalenza e ad alto tasso di mortalità - vado a memoria, è al di sopra del 90 per cento -, causata da un , che colpisce i gatti, in ambienti ad alta densità felina. Si tratta di una malattia che, per lungo tempo, ha destato forte preoccupazione nella comunità scientifica e nella collettività in ambito nazionale ed europeo, a causa dell'assenza di trattamenti veterinari specifici, né autorizzati né in corso di autorizzazione per l'immissione in commercio, a livello sia nazionale che europeo, centralizzato presso l'EMA.
Proprio per rispondere a questa emergenza sanitaria veterinaria e tutelare il benessere animale, nel giugno del 2025 ho ritenuto necessario adottare un intervento tempestivo, emanando la nota circolare che ha anticipato l'applicazione del regolamento europeo (UE) 2024/1973 del 18 luglio 2024 - la cui piena efficacia decorrerà dall'8 agosto 2026 -, consentendo, esclusivamente per il trattamento della FIP, l'impiego della sostanza remdesivir, contenuta nel medicinale per uso umano .
Successivamente, sulla base di ulteriori approfondimenti scientifici e delle evidenze disponibili in letteratura, con una ulteriore circolare dell'ottobre 2025 è stata estesa la possibilità terapeutica anche al GS-441524, metabolita attivo del remdesivir. Tale sostanza presenta rilevanti vantaggi clinici e organizzativi, in quanto consente l'allestimento di preparazioni magistrali per somministrazione orale, a differenza del remdesivir, utilizzabile esclusivamente per via endovenosa. Sostanzialmente, abbiamo autorizzato entrambi i farmaci, quindi il remdesivir e il GS-441524, però con una specifica per quest'ultimo di maggiore maneggevolezza del farmaco, in quanto somministrabile per uso orale, mentre il primo richiedeva, oltre che un impegno economico maggiore, anche la somministrazione esclusiva per via endovenosa, mentre voglio ricordare che il GS-441524 può essere somministrato per via orale, come una normale compressa.
Entrambe le circolari sono state ampiamente diffuse alle Federazioni degli Ordini dei medici veterinari e dei farmacisti, nonché alle principali associazioni di categoria, al fine di garantire un'informazione quanto più capillare possibile e un'applicazione uniforme sul territorio nazionale. Come anticipato, evidenzio che tali misure si collocano pienamente all'interno del quadro normativo europeo definito dal regolamento (UE) 2019/6 sui medicinali veterinari. Ne anticipiamo, però, enormemente, dal punto di vista temporale, l'entrata in vigore, così salvando la vita di tanti felini.
In particolare, l'articolo 112 disciplina l'uso in deroga, consentendo ai medici veterinari, in assenza di medicinali veterinari autorizzati per una determinata specie o indicazione terapeutica, di ricorrere in via eccezionale e sotto la propria responsabilità a medicinali per uso umano o preparazioni galeniche magistrali, al fine di prevenire sofferenze inaccettabili negli animali non destinati alla produzione alimentare.
Per quanto riguarda gli aspetti di approvvigionamento, a seguito di alcune segnalazioni relative alla difficoltà di reperimento del principio attivo GS-441524, è stato verificato che, a partire dal mese di gennaio, la sostanza risulta disponibile presso fornitori nazionali ed è pertanto ordinabile dalle farmacie per l'allestimento delle preparazioni magistrali, previa prescrizione veterinaria tramite ricetta elettronica.
Infine, ritengo particolarmente significativo evidenziare l'avvio di iniziative strutturate di formazione e aggiornamento professionale.
Nel mese scorso, la Federazione nazionale degli Ordini dei veterinari italiani (FNOVI) ha promosso specifiche attività formative rivolte ai professionisti del settore, mentre la Società italiana dei farmacisti preparatori (SIFAP) sta elaborando un protocollo operativo nazionale per l'allestimento delle preparazioni magistrali a base di GS-441524, accompagnato da un apposito percorso formativo per i farmacisti.
Quanto illustrato dimostra che questo Governo ha risposto tempestivamente e in maniera efficace a un'emergenza sanitaria che colpisce i gatti, animali d'affezione tra i più diffusi in Italia, con una popolazione che supera i 10 milioni di esemplari, ritenuti veri e propri componenti delle nostre famiglie e comunità di quartiere.
PRESIDENTE. La deputata Brambilla ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interrogazione.
MICHELA VITTORIA BRAMBILLA(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signor Presidente. Grazie, signor Sottosegretario. Sì, sono davvero lieta di potermi dichiarare pienamente soddisfatta. Il Governo ha risposto con i fatti, fatti concreti e in tempi rapidi, a una situazione davvero inaccettabile. È stata mantenuta una promessa e sono state salvate le vite di molti gatti. Parliamo di una malattia - lo ha detto il Sottosegretario - la peritonite infettiva felina (FIP), che colpisce circa il 2 per cento dei gatti, con un tasso di mortalità intorno al 96 per cento dei casi sintomatici.
Parliamo di un rimedio che esiste e la cui efficacia era nota da numerosi studi: il GS-441524, che è un derivato del remdesivir, l'antivirale utilizzato contro il COVID a livello ospedaliero. Parliamo di una terapia già approvata 4 anni fa in Inghilterra, di cui chiedevano l'approvazione anche la Federazione dei veterinari europei e la Federazione delle associazioni veterinarie europee per gli animali da compagnia. Ma cosa accadeva nel nostro Paese? Accadeva che il remdesivir si acquistava illegalmente, nel tentativo disperato delle persone di salvare la vita degli animali, spesso i loro unici compagni, ma con il rischio concreto di incappare in truffe e senza alcun controllo sulla qualità del prodotto.
Già nel maggio scorso io mi ero personalmente attivata con il Sottosegretario perché venisse reso disponibile, come salvavita, il remdesivir, pur nella consapevolezza che si trattava di una terapia di difficile somministrazione e molto costosa. E non potremo mai ringraziare abbastanza il Ministero e, in particolare, il Sottosegretario Gemmato per avere subito risposto con una circolare esplicativa, indirizzata ai medici veterinari e ai farmacisti, alle istituzioni e a tutti gli operatori del settore coinvolti, che autorizzava l'utilizzo in deroga del farmaco , a base di remdesivir, per il trattamento della peritonite infettiva (FIP) e, soprattutto, per avere autorizzato, appena tecnicamente possibile, il GS-441524, un farmaco di somministrazione molto più agevole.
Si può ottenere in farmacia, già disponibile, sotto forma di compresse, come preparato galenico, e quindi da assumere per via orale, previa, ovviamente, presentazione della ricetta elettronica veterinaria. Costa molto meno e consente, tra l'altro, di personalizzare la terapia secondo le condizioni in cui si trova concretamente l'animale. Quindi sono felice di avere contribuito, grazie, voglio ripeterlo ancora, alla sensibilità del Sottosegretario Gemmato, alla soluzione di un problema letteralmente vitale per i proprietari di gatti affetti da FIP, che, fino a poco tempo fa, potevano solo rivolgersi, con tutti i rischi del caso, al mercato illegale , pur di salvare la vita del loro micio.
Ora si apre un nuovo capitolo e la FIP fa meno paura. Concludo dicendo che credo che questa vicenda possa rappresentare, più in generale, un segnale di svolta nell'annosa vicenda dei farmaci veterinari. La liberalizzazione dei prezzi, introdotta nel 1992, ha portato alla paradossale situazione di oggi, con le spese per le cure degli animali raddoppiate in meno di 9 anni, sono passate a 1,2 miliardi nel 2024, e con farmaci destinati agli animali che possono costare anche 10 volte più dell'equivalente umano con il medesimo principio attivo.
Io garantisco fin da ora il mio impegno affinché si possa superare questo meccanismo penalizzante e discriminatorio anche per via amministrativa, non solo a beneficio di milioni di italiani che convivono con gli animali d'affezione, ma della collettività tutta, secondo il ben noto principio della salute unica, che riguarda insieme uomini, animali e ambiente.
PRESIDENTE. La deputata Evi ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interrogazione.
ELEONORA EVI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Se volessimo essere severi, potremmo dire, e uso le parole di una veterinaria che è impegnata da molto tempo nella cura della FIP, che “di fatto il Governo si è fatto lo elettorale e poi ci hanno lasciato, come sempre, nella… L'unica cosa che è stata ottenuta da tutto questo cinema è che non siamo più sotto minaccia di sanzioni disciplinari”. Preciso, peraltro, che si tratta di sanzioni disciplinari che prevedevano la radiazione per veterinari che, di fatto, si impegnavano a salvare delle vite. E come darle torto? Perché, a giugno 2025, con l'autorizzazione del remdesivir, i cui costi per la terapia di un gatto sfioravano i 60.000 euro, di fatto avete preso soltanto in giro le famiglie e i loro gatti malati di FIP.
Ma, a voler dare un giudizio più morbido, potremmo dire che, sì, certamente l'Italia ha fatto un passo avanti, ma purtroppo sono ancora molti gli aspetti che rimangono da chiarire e da risolvere. Con la circolare dell'ottobre 2025, come giustamente il Sottosegretario ricordava, avete finalmente autorizzato l'uso del metabolita GS-441524, e il farmaco, quindi, può essere finalmente preparato in formulazioni galeniche orali dalle farmacie su prescrizione veterinaria.
Molto bene, ma nella circolare si parla solo di formulazione di preparazioni magistrali ad uso orale, e sappiamo che questa è la strada, ad oggi, non solo più economica - quella della preparazione galenica rispetto al remdesivir -, ma è anche la strada più efficace per aggredire la malattia, ovvero quella di intervenire inizialmente con l'utilizzo sottocutaneo, quindi in forma iniettabile. Io ritengo questo un chiarimento importante, che peraltro ho posto anche per mezzo di una lettera che ho inviato al Sottosegretario qualche tempo fa, a inizio dicembre scorso, a cui ancora non ho ricevuto una risposta. Spero che su questo, però, ci possano essere dei passi in avanti.
C'è poi il tema del reperimento delle materie prime. Anche su questo tema credo che uno sforzo maggiore da parte del Ministero della Salute possa essere fatto. C'è il tema dell'uso improprio del GS, che va attenzionato, perché non deve essere assolutamente utilizzato per pensare di eradicare il Coronavirus enterico felino nei soggetti asintomatici, perché è pericoloso e perché è controproducente, perché sappiamo della mutabilità del virus, che potrebbe portare alla resistenza del farmaco. Dunque, il suo utilizzo deve essere circoscritto solo alla FIP, in quanto questo è l'unico farmaco efficace. Su questo, probabilmente, occorre un maggiore impegno da parte del Governo.
C'è poi il tema del mercato nero, perché oggi rimane il rischio che le famiglie si rivolgano ancora al mercato illegale e, a mio avviso, oggi con nuovi e maggiori rischi, perché si rischia di più, appunto, di incappare in prodotti di scarsa qualità, considerato che chi produce questi farmaci dovrà abbassarne i prezzi per competere rispetto a ciò che oggi, invece, è diventato giustamente legale. C'è il tema dell'aggiornamento, quindi, dei veterinari stessi, su cui lei ha fatto un inciso. Ho visto la realizzazione di un con FNOVI, con la partecipazione del Ministero della Salute, ed è stata una lodevole iniziativa. Ma mi chiedo: è sufficiente? Il fatto è che - e questa è una notizia anche recentissima - oggi tanti veterinari ancora non sanno bene cosa fare e indirizzano le famiglie verso i volontari che, fino ad oggi, hanno lavorato mettendoci l'anima per salvare le vite di questi gatti condannati dalla FIP e questo dà la misura dell'importanza di lavorare, ancora e molto di più, sulla formazione e sull'aggiornamento dell'intera categoria.
Ci sarebbe poi - e chiudo - il tema di non disperdere un patrimonio enorme di monitoraggio, di lavoro, di conoscenza, di bagaglio di conoscenza da parte, appunto, di chi fino ad oggi ha combattuto questa malattia e nella lotta per curare i gatti malati di FIP noi siamo stati i primi a incalzare il Governo: abbiamo presentato, già lo scorso febbraio 2025, la prima interrogazione e oggi io voglio ringraziare, chiaramente, il Governo che ha risposto a questa nostra interrogazione, finalmente dopo un anno, ma noi continueremo, ovviamente, a chiedere conto di quanto fatto e di ciò che manca, perché per noi è importantissimo continuare a salvare vite di esseri senzienti.
PRESIDENTE. La deputata Ascari ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interrogazione.
STEFANIA ASCARI(M5S). Grazie Presidente e grazie al Sottosegretario Gemmato. Io ringrazio per la risposta, ma sento il dovere di fare alcune precisazioni, perché questa vicenda non nasce nei palazzi, nasce da un gatto dato per morto. A metà febbraio un cittadino, che oggi è qui con noi idealmente, scopre che il proprio gattino, adottato da pochi mesi, presenta tutti i sintomi della FIP. Il veterinario è chiaro: non esiste una cura legalmente disponibile, l'unica strada è l'eutanasia.
Da lì parte una ricerca disperata che porta alla scoperta di un farmaco efficace, il GS-441524, usato da anni in tutto il mondo ma reperibile in Italia solo attraverso canali illegali, con veterinari costretti a non poter aiutare per paura di sanzioni. Quella persona inizia a curare il proprio gatto da sola, seguendo le indicazioni, tra l'altro, dell'Oasi felina di Pianoro e del suo presidente, Antonio Dercenno, a cui si è rivolta per chiedere aiuto, che da anni salvano gatti in questo vuoto normativo. È da lì che nasce un lavoro congiunto tra cittadini, associazioni e Parlamento.
Il 20 febbraio questa persona pubblica un video che raggiunge milioni di persone. Il 19 marzo la sottoscritta presenta un'interrogazione parlamentare, a cui non è mai, purtroppo, arrivata risposta. Il 3 aprile veniamo al Ministero della Salute con volontari e associazioni e sul tavolo ministeriale viene appoggiata una fiala di un farmaco con una richiesta semplice e drammatica: non possiamo continuare a far curare i gatti senza tutele e nella illegalità. Ci viene risposto che non è possibile, che ci sono ostacoli burocratici, si confonde il GS con il remdesivir, che servirebbero anni di sperimentazione, nonostante il farmaco venga utilizzato con successo dal 2020.
Il 10 aprile questa battaglia entra ufficialmente in Parlamento con una conferenza pubblica, sempre organizzata dal MoVimento 5 Stelle, alla presenza di associazioni e veterinari favorevoli all'utilizzo. A fine aprile, poi, scopriamo che in Francia il principio attivo è già disponibile in forma galenica. Quindi, non era vero che non si potesse fare; si poteva fare e si può fare in modo completamente legale. Eppure, per mesi sono state diffuse circolari che, di fatto, scoraggiavano la prescrizione, lasciando le famiglie sole.
A giugno si parla di farmaco salvavita legalizzato, ma viene indicato il remdesivir, che è un profarmaco e non risponde al problema reale. Arriviamo così a ottobre, quando finalmente una circolare chiarisce che le farmacie galeniche possono preparare il GS-441524. Bene, è un passo importante, ma non basta, perché oggi abbiamo tre problemi enormi ancora aperti, che vorrei rappresentare veramente e che vanno risolti.
Il primo: le farmacie galeniche non sono informate, manca veramente l'informazione. I cittadini, che hanno girato l'Italia da Nord a Sud, si sono sentiti rispondere: non ne sappiamo nulla. Per questo chiedo al Sottosegretario dell'importanza di un tavolo tecnico nazionale con farmacie galeniche, veterinari, Ministero e associazioni, altrimenti, la norma resta sulla carta.
Poi, c'è un secondo aspetto. Mentre lo Stato è arrivato lento, il mercato illegale, purtroppo, continua. Siti illegali vendono farmaci non autorizzati, alcuni spedendo addirittura dall'Italia, e questo non è più un vuoto normativo, ma è un problema di legalità e di sicurezza sanitaria.
Chiudo, Presidente, dicendo che il terzo punto è che esiste una confusione gravissima tra i professionisti e questo dimostra che, senza linee guida chiare, stiamo scaricando il problema sui singoli veterinari. Allora, la domanda non è se il Ministero ha fatto qualcosa, ma la domanda è: vuole davvero che questa cura arrivi ai gatti, o vuole continuare a rincorrere l'emergenza? Noi chiediamo una cosa semplice e concreta: informazioni chiare…
STEFANIA ASCARI(M5S). …alle farmacie galeniche, un tavolo tecnico immediato e controlli seri sul mercato illegale. Abbiamo vinto una battaglia normativa, ma oggi la cura non arriva ancora ai gatti.
Chiudo veramente, Presidente, dicendo che ogni mese perso non è una discussione astratta, sono gatti che muoiono e compagni e compagne umani che piangono e soffrono per la perdita dei loro animali. Un ringraziamento particolare, da quest'Aula del Parlamento, al collega Paolo Bernini, per tutto l'impegno che ha messo per arrivare a una cura.
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno.
Sospendo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 15.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 102, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. . Care colleghe e cari colleghi, ricorre oggi il Giorno della Memoria in ricordo dello sterminio del popolo ebraico e delle altre innumerevoli vittime della ferocia nazifascista.
A distanza di tanti anni resta immutato il profondo orrore di fronte a una simile barbarie. La non può essere in alcun modo cancellata dalla memoria collettiva. Non dobbiamo mai dimenticare il massacro di milioni di donne e uomini inermi, di anziani indifesi e di bambini innocenti.
Le leggi di Norimberga, che sancirono la politica antisemita del regime nazista, e le leggi razziali adottate nel 1938 dal fascismo restano una delle pagine più buie e vergognose della nostra storia. Ma in quegli anni crudeli vi furono uomini e donne che anche nel nostro Paese, a rischio della propria incolumità, si prodigarono per salvare tanti ebrei aiutandoli a sfuggire a morte sicura: 794 italiani sono stati riconosciuti tra i Giusti tra le Nazioni.
Oggi, mentre si diffondono inaccettabili derive di stampo razzista e antisemita, non si può rimanere indifferenti. Occorre adottare ogni iniziativa per contrastare queste ideologie con la massima determinazione. Dobbiamo tutti vigilare al livello più alto possibile.
In occasione di questa giornata le istituzioni sono chiamate a ricordare e a riflettere su quanto accadde allora e su quanto sta accadendo ora.
E proprio per consolidare la coscienza civica delle nuove generazioni la recente legge n. 46 del 25 marzo 2025 ha istituito un apposito fondo per promuovere e per incentivare i “viaggi nella memoria” presso i campi di concentramento e di sterminio nazisti, per gli studenti degli ultimi due anni delle scuole secondarie di secondo grado.
Dobbiamo fornire ai ragazzi italiani ed europei gli strumenti per essere pienamente consapevoli di quella immane tragedia e della sua portata storica. Va mantenuto saldo il filo della memoria con chi li ha preceduti, nella speranza che sappiano far prevalere sempre il bene e il libero confronto fra le culture differenti.
È essenziale insegnare loro il rispetto del prossimo e il valore della vita, ripudiando ogni forma di violenza e di discriminazione. Solo in questo modo potremo aiutare i giovani a intercettare e a comprendere le minacce del nostro tempo, costruendo un futuro dove non ci sia posto per l'odio e per l'intolleranza. Lo dobbiamo a quanti hanno sacrificato la propria vita in nome della libertà e della democrazia.
Invito, ora, l'Assemblea ad osservare un minuto di silenzio .
Ha chiesto di parlare l'onorevole Mollicone. Ne ha facoltà.
FEDERICO MOLLICONE(FDI). Grazie, signor Presidente. Colleghi, il 27 gennaio di 81 anni fa, con l'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, il mondo ha visto, con i suoi occhi, l'abisso della . Un universo di terrore messo in atto per cancellare dall'Europa ogni traccia della presenza millenaria e feconda degli ebrei e delle comunità ebraiche. Come ha ribadito il Presidente Meloni, in questa giornata torniamo a condannare, con forza, la complicità del regime fascista nelle persecuzioni, nei rastrellamenti e nelle deportazioni. Si tratta di una pagina buia della storia italiana, sigillata dall'ignominia delle leggi razziali del 1938. Un'ignominia resa ancora più dolorosa dal fatto che colpì tanti figli d'Italia, cittadini che avevano servito la Patria nella Grande Guerra e che si sentivano parte integrante della nostra Nazione e della nostra comunità nazionale.
A tal proposito, la ricercatrice Giordana Terracina, nel suo saggio ci ricorda un paradosso tragico: la partecipazione degli ebrei italiani alla raccolta dell'oro per la Patria fu analoga a quella degli altri cittadini, ma quella stessa dedizione si trasformò in tragedia quando la consegna dell'oro, dei 40 chili d'oro, divenne l'illusione di una salvezza che si sarebbe infranta la mattina del 16 ottobre 1943. Fu questo un vero tradimento identitario verso chi aveva sempre amato l'Italia e si sentiva appartenente alla comunità nazionale.
Eppure, in quel buio, brillarono luci di incredibile coraggio. Pensiamo a figure, come Elena Di Porto, la cui storia è stata celebrata proprio ieri, qui alla Camera, con l'anteprima del film “Da che commisi questa colpa, non persuadevo alcuno di nulla” diceva la Cassandra nei versi dell'Agamennone di Eschilo. Come lei, Elena Di Porto aveva previsto il rastrellamento, cercò disperatamente di avvisare tutti, ma purtroppo non fu ascoltata. Il suo sacrificio e la sua ribellione restano oggi un monito contro la sottovalutazione del male e ringrazio la Rai per procedere in questa narrazione di personaggi e di immaginario nazionale. Pensiamo, poi, a Carlo Finzi e questa figura, colleghi, riguarda tutti noi. Funzionario per 37 anni, qui, alla Camera dei deputati; anche lui fu vittima del rastrellamento tedesco dell'ottobre 1943 e fu trucidato subito dopo l'arrivo ad Auschwitz, come ricorda la lapide commemorativa collocata in questo palazzo, che spesso guardiamo con indifferenza. Pensiamo ai Giusti fra le Nazioni, quegli italiani che scelsero il bene, rischiando la vita. Pensiamo, infine, a Giorgio Perlasca che a Budapest salvò migliaia di vite. A chi gli chiedeva il perché di tanto eroismo rispondeva con una semplicità che ancora oggi ci interroga: “Ma cosa ho fatto di speciale? (..) Voi che cosa avreste fatto al mio posto?”.
Richiamare, quindi, oggi quella stagione significa rendere onore a chi è stato discriminato e rinnovare l'impegno delle nostre istituzioni contro ogni forma di antisemitismo e negazione della dignità umana.
E, colleghi, paragonare Israele e gli ebrei di oggi ai nazisti di ieri è un sillogismo indecente e irricevibile. È una vergogna che chi oggi si è presentato alle commemorazioni, ieri e domani, abbia continuato e continuerà a sostenerlo e a gridare al genocidio.
Noi continueremo ad essere in prima linea oggi, domani e per sempre, per combattere ogni nuova forma di odio con severità e intransigenza.
Concludo ricordando le parole della senatrice Segre: “L'indifferenza è più colpevole della violenza stessa. È l'apatia morale di chi si volta dall'altra parte”. Ecco, colleghi, noi siamo coloro che non si volteranno mai dall'altra parte
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Braga. Ne ha facoltà.
CHIARA BRAGA(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Ci sono momenti in cui il contrasto tra la bellezza del mondo e la crudeltà della storia si fa insopportabile. Mi è capitato di camminare in una surreale giornata di sole di fine ottobre, forse come molti di voi, tra i viali di quei luoghi dove ogni pietra, ogni granello di polvere parla invece di grigio e di morte. Era il campo di Auschwitz-Birkenau, era l'ottobre del 2018. È un paradosso che ferisce il calore della luce che illumina i campi dove furono sterminati milioni di esseri umani, ebrei soprattutto, poi omosessuali, rom e sinti, dissidenti politici. Non erano solo numeri per le statistiche, erano intere famiglie e generazioni spazzate via. Da quel giorno, quel ricordo si è fatto ancora di più desiderio di capire, di fare conoscere, di non dimenticare, perché tutto quell'orrore non fu il frutto di un improvviso, ma della follia di un piano di morte studiato nei minimi dettagli dai carnefici nazisti; una macchina dell'orrore che non è nata dal nulla, ma è iniziata con la vergogna delle leggi razziali. Anche in Italia, con un tratto di penna, il fascismo tolse dignità, poi diritti e vita a milioni di persone. Il peso più grande, quello che ancora oggi deve interrogarci come cittadini e come istituzioni, è che quel massacro si è consumato per troppo tempo nell'indifferenza delle Nazioni e dei popoli, quell'indifferenza che permise all'orrore di diventare quotidiano, di diventare normale. Nel Giorno della Memoria, condannare ogni forma di antisemitismo non significa solo condannare crimini del passato, ma riconoscere e combattere ogni segnale di intolleranza che, ancora oggi, riaffiora nella nostra società.
Quando permettiamo che un insulto, un pregiudizio, una discriminazione passino sotto silenzio stiamo riaprendo la porta a quel grigio che ha già inghiottito la vita di milioni di persone.
Di fronte a nuove forme di antisemitismo, di razzismo, di manifestazioni di odio che trovano nei mezzi di comunicazione uno strumento di moltiplicazione dei veicoli di diffusione, occorre allora immaginare di promuovere una nuova forza di giusti e coraggiosi. Il concentrato di ignoranza e di approssimazione in cui molti, purtroppo, si dibattono nel mondo, può essere limitato solo con uno strumento: la conoscenza approfondita e oggettiva delle vicende storiche. Ricordare le pagine più buie della discriminazione razziale antisemita non è dunque soltanto un invito alla riflessione, necessaria e opportuna, ma anche la costruzione costante di un presidio morale e civile, affinché mai più accada che l'aberrante logica di un potere totalitario, che si abbatte sugli inermi, su innocenti o su interi popoli, non trovi i necessari strumenti di difesa e di salvaguardia. Oggi, sentiamo il dovere di essere la voce anche di chi è stato messo al silenzio. Ce lo ha ricordato ieri Sami Modiano, superstite della , infaticabile e straordinario testimone di quell'orrore. Parlando agli studenti, ha detto: “Io sono qui perché assolutamente non voglio che voi o i vostri figli vedano mai quello che hanno visto i miei occhi”. Ricordare non è solo un atto di omaggio al passato, alle vittime, ma un impegno solenne per il presente, affinché nessuna legge razziale, nessun piano d'odio, nessun silenzio complice possano mai più trovare spazio nella nostra civiltà
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Matone. Ne ha facoltà.
SIMONETTA MATONE(LEGA). Grazie, Presidente. Quando le truppe dell'Armata Rossa, il 27 gennaio 1941, abbatterono i cancelli di Auschwitz, il mondo, ciò che restava della civiltà occidentale, precipitò nell'orrore. Mai si era vista una cosa simile: il male, quello assoluto, si era impadronito di una parte dell'umanità ed aveva eletto a sistema il suo dominio. Sei milioni di ebrei sono stati sterminati tra il 1941 e il 1945, insieme a disabili e omosessuali, considerati indegnamente ariani, insieme a rom e oppositori politici. Ma quello che colpiva era l'estrema efficienza del sistema, la metodicità, la perfezione, l'estrema crudeltà dei metodi usati, la sperimentazione medico-scientifica sugli inermi, sui bambini, sui disabili, l'ossessione del dottor Josef Mengele per i gemelli. Poi, il terrore, l'orrore, la fame, le botte, le malattie, le morti atroci e le sevizie.
La considerazione che faccio, nel mio piccolo, ma che gli storici fanno molto meglio di me, è che ciò non è potuto accadere senza la collaborazione di tanti, di tantissimi. Il processo di Norimberga è servito solo in parte a saldare i conti con la storia e con le sue condanne. Per chi, come me, ha visitato Auschwitz-Birkenau, il senso di angoscia e l'orrore si placano soltanto alla fine della visita dinanzi al patibolo in cui venne giustiziato il direttore del campo. Scegliere la data del 27 gennaio è servito all'epoca, una ventina di anni fa, a spostare il male davanti ai nostri occhi, perché ciò che vedevamo era inaccettabile. Ma il 27 gennaio è sempre accompagnato dalla frase: “Per non dimenticare, perché non accada mai più”.
Ora, noto comunque a livello politico un certo imbarazzo nell'affrontare il tema dello sterminio degli ebrei per quello che è accaduto dopo il 7 ottobre, ma quello che è accaduto dopo il 7 ottobre non cancella l'orrore di ciò che è accaduto prima. Sono piani che non possono essere confusi, perché storicamente diversi . Affrontare il tema del 27 gennaio come giorno del ricordo senza pronunciare le parole “sterminio degli ebrei” o pronunciarle con timidezza è un oltraggio alla storia e alla dignità umana.
Lo dico perché l'antisemitismo è sempre in agguato, il suo fantasma si aggira per il mondo. Ora, il dopo 7 ottobre ha dato la stura al peggio del peggio, ad un negazionismo sottile che impedisce agli ebrei di parlare liberamente, impedisce di parlare nelle università, impedisce di partecipare ai cortei del 25 aprile, tenta di impedire la partecipazione degli atleti israeliani alle competizioni sportive. Sarebbe più semplice e più corretto, per questi atleti e alfieri del politicamente corretto, dichiarare apertamente: odio gli ebrei e li odio in quanto tali.
Da una parte, la speranza di una pace duratura a Gaza, dall'altra le orrende stragi in Iran, oggi, nel Giorno della Memoria, impongono una riflessione: l'Olocausto non è nato all'improvviso, ma fu come un fiume carsico che si infiltrò nella società attraverso parole di odio e di discriminazione razziale. La democrazia non si sentì minacciata e le conseguenze furono terribili. Non dobbiamo sottovalutare oggi le manifestazioni di piazza che inneggiano apertamente all'antisemitismo. Il Giorno della Memoria non può essere solo un ricordo. Noi questa memoria la dobbiamo consegnare non solo ai ragazzi dei licei, che vanno con le scuole a visitare i campi di concentramento, ma ai bambini e ai ragazzini delle medie. Noi della Lega abbiamo sempre perseguito apertamente il diritto di Israele a vivere e lo ribadiamo con fermezza. L'Olocausto è stata la più grande tragedia del ventesimo secolo e noi su questo dobbiamo riflettere. Lo dobbiamo ai 6 milioni di ebrei che sono stati sterminati, lo dobbiamo alle nostre coscienze. Vorrei chiudere questo mio ricordo con Primo Levi che si suicidò gettandosi nella tromba delle scale l'11 aprile 1987, perché da Auschwitz, come dicono i sopravvissuti, non si esce mai
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Orsini. Ne ha facoltà.
ANDREA ORSINI(FI-PPE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, signor rappresentante del Governo, circola, di quando in quando, una domanda corrosiva: ha ancora senso celebrare il Giorno della Memoria?
In effetti, la ritualizzazione del lutto contribuisce in qualche modo ad anestetizzarlo, a proiettarlo in un contesto storico lontano, a trasformarlo in qualcosa che non dobbiamo dimenticare per rispetto alle vittime, ma che grazie al cielo si è esaurito con la caduta del regime di Hitler.
Questo, però, significa, sia pure involontariamente, banalizzare la , ridurla ad una delle tante tragedie del passato, una delle tante espressioni del male nella storia contemporanea. La , invece, non è stata semplicemente un massacro di innocenti, è stata il primo e unico tentativo nella storia di cancellare dalla storia un popolo ritenuto portatore di una colpa ontologica, un'operazione di igiene storica: gli ebrei non dovevano semplicemente sparire, dovevano essere rimossi dalla memoria dell'umanità. La colpa degli ebrei, dei singoli ebrei, non era di avere fatto qualcosa, era semplicemente di esistere in quanto ebrei. Per questo, le storie individuali scomparivano.
Molti gerarchi nazisti, nei processi del dopoguerra, sostennero di non provare sentimenti di ostilità personale verso gli ebrei e, probabilmente, con questo dicevano una tragica verità. Applicando le folli teorie di Rosenberg, non odiavano gli ebrei come persone, odiavano gli ebrei come principio metafisico negatore della germanica. Anche per questo il primo passo era la totale spersonalizzazione che cominciava dal linguaggio. Il deportato era detto “pezzo”, privato di nome e definito solo dall'infame numero tatuato. In questo sta la tragica unicità della .
Proprio per questo, l'esercizio della memoria è un modo, anzi, è l'unico modo per non cadere in quell'indifferenza che, secondo il grande Wiesel, è, ancora più dell'odio, il vero contrario dell'amore.
Perché ogni atto di memoria è una sconfitta del progetto di Hitler, ogni volta che noi ricordiamo è il nostro modo per battere quel progetto anche dopo la morte dei suoi ideatori.
Per questo, non si può banalizzare la parola “genocidio”. Per questo, ogni paragone con la è inaccettabile, a maggior ragione, se utilizzato contro i figli e i nipoti delle vittime di allora.
L'antisemitismo, colleghi, è un mostro che si annida nelle pieghe più oscure della nostra storia e della nostra cultura. È una forma di odio verso noi stessi, perché la nostra civiltà, la nostra Europa e il nostro Occidente si basano su una forte radice giudaico-cristiana oltre che su quella greco-romana.
Ma l'esercizio della memoria, intesa in questo senso, porta con sé una conseguenza che non piacerà a tutti: non si può reagire alla cancellazione della memoria, non si può ripetere “mai più” dopo ogni visita ad Auschwitz e, allo stesso tempo, ostracizzare la Nazione che gli ebrei hanno dato a se stessi perché “mai più” non sia soltanto uno slogan.
Questo non significa, colleghi, che non sia legittimo e, in qualche caso, doveroso criticare Israele o il suo Governo. A questo proposito, colgo l'occasione per esprimere ai nostri Carabinieri e a tutta l'Arma affettuosa solidarietà , e gratitudine per la professionalità dimostrata in un frangente molto difficile. Significa, però, che è doveroso attenersi alla definizione di antisemitismo proposta dall'IHRA e accolta in Europa e in Italia proprio dal Governo “Conte 2”. Di questo do atto con piacere al presidente Conte, do atto con piacere ai colleghi del Partito Democratico e del MoVimento 5 Stelle che sostenevano quel Governo del quale io ero convintamente all'opposizione. Su un tema come questo non devono esistere né divisioni né strumentalizzazioni.
Signor Presidente, concludo con una nota amara: talvolta mi capita di essere elogiato da amici, ebrei e non, per il coraggio di difendere il popolo ebraico e la sua Nazione. Li ringrazio, ma non ne sono tanto contento. È davvero inaccettabile che, a 80 anni dalla liberazione di Auschwitz, difendere gli ebrei dalle persecuzioni di allora e di oggi sia considerato un atto di coraggio: deve essere la normalità delle persone civili e l'ovvio dovere delle istituzioni in un Paese libero .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. La nostra generazione è cresciuta segnata dagli orrori della e dalla sofferenza atroce del popolo ebraico. Ognuno di noi, quando sente la parola “Olocausto”, immediatamente la associa a quella che è la tragedia più grande che l'umanità ha vissuto e immediatamente entrano negli occhi le immagini di quei treni, di quei campi di sterminio, delle camere a gas, appare proprio plasticamente come immagine l'incarnazione del male.
Una domanda che credo tutti noi ci siamo fatti nel momento in cui abbiamo visitato uno di quei campi, in una gita o per qualsiasi motivo, è stata: ma come è possibile che l'essere umano sia arrivato a tutto questo? E, allora, senza scomodare Hannah Arendt e , io vorrei citare un film di Michael Haneke che si chiama che parla di un villaggio della Germania rurale, della Germania del 1913, e racconta la normalità di quel villaggio, una normalità fatta di violenze di padri nei confronti di bambini, di uomini nei confronti di donne, di ricchi nei confronti di poveri. I bambini che sbagliavano in quel villaggio venivano marchiati con un nastro bianco affinché, visivamente, tutti gli altri vedessero chi aveva la colpa, e non c'era salvezza in quel villaggio.
Bene, quello era un villaggio, all'epoca, considerato normale. Poi, però, quei bambini sono diventati gli esecutori del più grande crimine dell'umanità contro l'umanità.
Oggi celebrare il Giorno della memoria noi crediamo debba essere un monito proprio per questo. L'Olocausto ci ha dimostrato che l'essere umano può diventare, se messo nelle condizioni, l'essere più feroce che abita questa terra, può disumanizzare i suoi simili, può renderli numeri semplicemente perché appartenenti a una religione, a un'etnia, a un gruppo politico, a una nazionalità diversa. Non esiste più l'individuo, esiste un gruppo da eliminare perché considerato dannoso. Per chi? Per coloro i quali dicono: noi siamo il bene, noi dobbiamo perseguire il bene e questo gruppo è il male ed è di ostacolo al bene e, quindi, merita tutto il male possibile.
Bene, se oggi noi non riconosciamo questi segnali quando accadono nelle nostre vite di tutti i giorni, in quello che leggiamo, se oggi non vediamo quando un apparato di potere disumanizza a tal punto l'altro da renderne quotidiana l'eliminazione e se non ci rendiamo conto che questa disumanizzazione è quanto accaduto e quanto sta accadendo anche a Gaza, allora abbiamo un problema. Perché vuol dire che non riconosciamo più questi segnali e non riconosciamo che l'essere umano non è immune dal toccare queste vette di male.
Quello che l'essere umano può fare è essere argine a questo limite che l'essere umano non ha, ma innanzitutto deve riconoscere questi segnali quando ci sono, dai più eclatanti a quelli più embrionali, e mai minimizzare quando un potente non tratta gli esseri umani come individui ma come gruppo. Questo avviene tutti i giorni, signori. Avviene nelle cronache di tutti i giornali, avviene sui . Lo vediamo quotidianamente in tutte le latitudini del mondo, in Paesi che sono nostri nemici e in Paesi che sono nostri amici.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). E, allora, se noi non riconosciamo questi segnali quando sono embrionali, poi questi embrioni possono crescere e possono travolgerci. Quei bimbi de erano bambini pieni di umanità ma, poi, sono cresciuti, esattamente come possono crescere questi embrioni d'odio. E l'umanità, è sì…
RICCARDO RICCIARDI(M5S). …quella che non ha un limite nel male, ma è anche quella - e vogliamo crederlo, ci speriamo e lo crediamo - che non ha un limite nel bene. È quell'umanità che, quando la fratellanza universale chiama, quando i principi di fratellanza universale chiamano, non si fa problemi e scende nelle piazze e urla con dolore per dei popoli lontani. Ecco…
RICCARDO RICCIARDI(M5S). …fratellanza universale sono i veri argini a noi stessi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, Governo, la Giornata della Memoria non può essere un esercizio di autoassoluzione, non può limitarci a dire che l'orrore appartiene ad altri tempi e ad altri luoghi, perché la memoria, quando non interroga il presente, diventa inutile. Noi ricordiamo ciò che è accaduto quando l'Europa ha smesso di riconoscere l'umanità come valore universale, quando i diritti sono diventati condizionati, quando l'eccezione è diventata sistema. E oggi, in Europa e nel nostro Paese, dobbiamo chiederci se in alcuni di quei meccanismi non stiamo tornando sotto forme nuove, più accettabili, più presentabili, ma non per questo meno pericolose.
Oggi la disumanizzazione raramente si dichiara; si amministra, si traduce in regolamenti, in procedure, in confini che separano vite degne da vite sacrificabili. Le persone vengono ridotte in flussi, emergenze, problemi di sicurezza. Accade quando la sofferenza viene normalizzata, quando la detenzione diventa risposta automatica, quando la tutela dei diritti fondamentali viene subordinata al consenso, alla paura, alla convenienza politica. Non siamo soli in questa deriva. Anche fuori dall'Europa - penso alle pratiche dell'ICE negli Stati Uniti - vediamo come apparati statali possano operare pienamente dentro la legalità e, allo stesso tempo, produrre esclusione, separazione delle famiglie, negazione della dignità umana.
Non si tratta di fare paragoni storici impropri, ma di riconoscere una continuità di logica, quando l'essere umano viene prima classificato e poi trattato, quando la legge smette di essere uno strumento di giustizia e diventa uno scudo morale.
La non è stata solo un'esplosione di violenza, ma il risultato di un processo graduale di scelte politiche di istituzioni che hanno smesso di porsi limiti etici e di società che hanno accettato l'inaccettabile un passo alla volta. Ed è per questo che la memoria ci riguarda oggi, non per dirci che siamo migliori, ma per chiederci se stiamo vigilando abbastanza. La Giornata della Memoria non serve a commentare il passato, ma a impedire che il presente lo imiti, serve a ricordarci che i diritti non sono negoziabili, che la dignità non è selettiva, che l'umanità non può dipendere da un documento, da un confine o da un'origine.
Se la memoria ci rende scomodi, se non ci obbliga a guardare ciò che accade oggi, anche quando è politicamente difficile, allora non è memoria, ma solo un rito, e i riti, da soli, non hanno mai fermato l'orrore .
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti del Liceo classico “Giovanni Siotto Pintor” di Cagliari, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
Ha chiesto di parlare la deputata Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Oggi, 27 gennaio, celebriamo il Giorno della Memoria al fine di ricordare la lo sterminio del popolo ebraico, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei e quanto previsto dalla legge n. 211 del 2000. E ricordare, riportare al cuore significa non abbandonare il lavoro di scavo, di conoscenza e di consapevolezza rispetto ad un passato che non smette di riguardarci, di interrogarci, di richiedere pensiero e parola.
Perché mai come in questo nostro tempo presente abbiamo bisogno di dare risposta ad una domanda elementare, che io facevo da bambina a chi mi faceva intravedere, attraverso i racconti di vita vissuta e sofferta, gli abissi del male assoluto: com'è potuto accadere? Com'è stato possibile non capire per tempo e opporsi efficacemente a quel progetto politico, capire la strategia, le ragioni, la natura di quel progetto criminale, che trovò alleanze e sostegno nelle forze economiche e finanziarie, negli apparati dello Stato, nelle accademie, nella scienza e nella tecnica?
Un potere che applicò e sperimentò l'arte della manipolazione delle masse e della seduzione di maggioranze complici e servili. La storia la conosciamo, ma il grande enigma di com'è la natura umana e di cosa siamo capaci, più nel male che nel bene, rimane irrisolto. Hannah Arendt, nella sua opera fondamentale , del 1951, nel tentativo di dare una spiegazione filosofica all'origine dell'orrore nazista, propone la definizione di “male radicale”. Successivamente, in seguito alla sua esperienza nel processo di Eichmann, che seguì nel 1961 come inviata del giornale , la filosofa cambia totalmente prospettiva e introduce la nozione, notissima, di “banalità del male”.
“Ho cambiato idea e non parlo più di male radicale”, scrive nel 1963 al filosofo e teologo Gershom Scholem. “Quel che ora penso veramente è che il male non è mai radicale, ma soltanto estremo, e che non possegga né profondità né una dimensione demoniaca. Esso può invadere e devastare il mondo intero, perché si espande sulla sua superficie come un fungo. Esso sfida il pensiero, perché il pensiero cerca di raggiungere le profondità, di andare alle radici, e nel momento in cui cerca il male, è frustrato perché non trova nulla. Questa è la sua banalità. Solo il bene è profondo e può essere radicale”.
Abbiamo bisogno di ricordare con lucidità e disincanto, comprendere le basi teoriche razionalmente proposte e le pratiche che portarono all'annientamento, all'Olocausto di milioni di ebrei e di altre minoranze etniche, sociali e politiche, perché quelle teorie e quelle pratiche, purtroppo, non sono affatto estranee al nostro drammatico presente. Non dobbiamo arrenderci, non dobbiamo rinunciare a difendere e a rivendicare quell'ordine giuridico e politico internazionale costituitosi dopo la Seconda guerra mondiale, dopo la , e la cultura che lo ha originato e sostenuto, nonostante gli attacchi e i tentativi sempre più ricorrenti e violenti di affermare il dominio del più forte e la fine della democrazia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Carfagna. Ne ha facoltà.
MARIA ROSARIA CARFAGNA(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Ogni anno il Giorno della Memoria ci sollecita a ricordare gli eventi tragici che hanno colpito l'Europa nella prima metà del secolo scorso. L'abominio, l'enormità della l'orrore delle persecuzioni, della deportazione e dello sterminio sistematico e programmato del popolo ebraico ad opera del regime nazifascista.
Ogni anno siamo qui per ricordare che il sistema di Auschwitz e degli altri campi di sterminio fu una conseguenza diretta e ineluttabile non solo di precise scelte politiche, non solo dell'infamia delle leggi razziali, non solo della macchina delle persecuzioni, gestita efficacemente dagli Stati, ma siamo qui per ricordare che quel sistema fu il frutto di una storia di antisemitismo di lungo corso e fu costruito su istinti, su pulsioni, su dottrine, su pregiudizi che misero in circolo, per decenni, le tossine mortali del razzismo e dell'antisemitismo.
Tossine che pensavamo fossero state sconfitte dalla storia e che, invece - non possiamo non riconoscerlo -, soprattutto dal 7 ottobre 2023, sono di nuovo in circolo più vive e più radicate che mai.
Sono in circolo ogni volta che si escludono cantanti, artisti, intellettuali ebrei da convegni universitari, da iniziative, da manifestazioni. Sono in circolo ogni volta che nelle piazze, anche italiane, si inneggia alla cancellazione dello Stato ebraico gridando: Palestina libera dal mare al fiume, dal fiume al mare.
Sono in circolo ogni volta che si imbrattano le pietre d'inciampo, ogni volta che si espongono cartelli con la scritta: “gli israeliani, gli ebrei non sono i benvenuti”, ogni volta che un ebreo si sente in pericolo per il solo fatto di indossare la . Sono in circolo ogni volta che si omaggia con la cittadinanza onoraria una signora che incita le platee a fischiare soltanto perché vengono ricordati gli ostaggi ebrei detenuti da terroristi islamisti. Sono in circolo - quelle tossine - ogni volta che succede tutto questo e una parte della politica - sempre la stessa - resta in silenzio. Sono in circolo ogni volta che si confondono le azioni di un Governo con le responsabilità di un intero popolo, azioni che si ha a volte anche il dovere di condannare ma certo non trasformandole in una responsabilizzazione collettiva.
E colgo anche io l'occasione per esprimere solidarietà ai nostri Carabinieri, oggetto di un atto di intimidazione, ieri, assolutamente inaccettabile.
Quelle tossine che hanno generato l'abominio della sono in circolo ogni volta che si accusano le vittime di ieri di essere i carnefici di oggi, paragonando gli ebrei ai nazisti ed usando la parola “genocidio” come una clava contro gli ebrei.
Ottant'anni dopo, purtroppo, possiamo affermare che Auschwitz non ha guarito il mondo dall'antisemitismo. E allora, se la memoria ha un senso, questa memoria deve fare i conti con il presente, altrimenti si riduce a vuota ritualità. E dare un senso alla memoria significa non soltanto ricordare le vittime e gli esiti fatali del razzismo e dell'antisemitismo del secolo scorso ma significa anche confermare, in maniera fattuale quotidianamente, il nostro radicale rifiuto degli abominevoli disvalori che hanno spalancato le porte di Auschwitz - quelle tossine a cui facevo riferimento - e ribadire la difesa ostinata dei valori di democrazia insidiati da un nemico nuovo e subdolo: la normalizzazione dell'antisemitismo travestita da legittima critica allo Stato di Israele. Quell'antisionismo che altro non è che la negazione del diritto del popolo ebraico di avere una Patria perché non accada mai più. Perché la non si ripeta mai più.
E, allora, onorare la memoria significa avere il coraggio di riconoscere nell'antisionismo il nuovo nemico che può alimentare e generare quelle tossine e la forza per denunciarlo e condannarlo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Maria Elena Boschi. Ne ha facoltà.
MARIA ELENA BOSCHI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. La data del 27 gennaio per ricordare l'abominio della e commemorare le vittime dei campi di sterminio è una scelta piena di significato che ha fatto il nostro Paese prima ancora dell'ONU. Perché quel 27 gennaio l'Armata Rossa, entrando ad Auschwitz, ha squarciato un velo. Da quella data in poi non è stato più possibile far finta di non sapere quello che è accaduto ad Auschwitz e negli altri campi di concentramento.
C'è una frase che è stata incisa su un muro in un altro campo di sterminio da un deportato che, probabilmente, non ha più fatto ritorno, che dice: “io sono qui ma nessuno racconterà la mia storia”. Perché alle torture, alle violenze, alla morte nei campi di sterminio si univa la disperazione per immaginare un mondo fuori che non sapeva quello che stava accadendo o che, magari, non avrebbe mai saputo nemmeno quello che era il destino di milioni di deportati nei campi di concentramento.
E allora noi, oggi, abbiamo il dovere di ricordare, il dovere della memoria. La memoria di sei milioni di ebrei deportati e uccisi in Europa nei campi di concentramento, degli omosessuali, dei rom, dei sinti, degli avversari politici, dei religiosi, dei tanti internati militari, anche italiani, deportati e uccisi nei campi di concentramento. Ma non possiamo limitarci a raccontare cosa è accaduto, dobbiamo anche chiederci come sia stato possibile. E noi sappiamo che è stato possibile perché ci fu un'organizzazione lucida, razionale, da parte del regime nazista e del regime fascista, perché ci furono uomini e donne che collaborarono attivamente nella deportazione e nello sterminio. Fu resa possibile dalle leggi di Norimberga e dalle leggi razziali, anzi dalle leggi razziste del 1938 volute da Mussolini anche nel nostro Paese.
Per me non ci fu mai un fascismo buono prima del 1938 ma sicuramente quella è la pagina più bassa che abbiamo raggiunto nel nostro Stato. E di fronte anche a chi, oggi, è nostalgico rispetto al regime fascista, rispetto a chi fa il saluto romano nelle piazze ancora oggi, io dico: non ci fu niente di buono fatto dal regime fascista. Non una strada che possa riparare la vita anche di un solo deportato dal ghetto ebraico di Roma.
E allora noi, oggi, abbiamo il dovere della memoria, se pensiamo che il 15 per cento degli italiani pensa che la non sia mai esistita, ed insistere e perseverare; perché, se fu possibile la , fu anche perché… sì, ci furono tanti europei, italiani, che, a rischio della propria vita, perdendo la propria vita, si opposero al regime e salvarono ebrei, nascosero ebrei, ma molti altri restarono indifferenti, accettarono quello che avveniva perché c'era un antisemitismo diffuso, passivo, in Europa e anche nel nostro Paese.
Ecco, noi oggi rischiamo di rivivere quelle pagine perché dal 7 ottobre 2023, dopo l'attentato dei terroristi di Hamas, dopo la reazione del Governo Netanyahu, si sono diffusi nuovamente in Occidente, anche da noi, qui in Italia, un antisionismo e un antisemitismo che devono preoccuparci. Perché deve preoccuparci se, nel 2025, in Italia - e non nel 1945 -, ci sono cittadini israeliani che vengono aggrediti per strada perché israeliani, a cui viene impedito di entrare in una pizzeria nel nostro Paese; se nel mondo, e anche qui in Italia, ci sono uomini e donne che vengono aggrediti sui ma anche per le strade solo perché professano la religione ebraica.
Noi abbiamo il diritto di criticare e contestare il Governo Netanyahu. Questo non vuol dire condannare un intero popolo o, ancora di più, un'intera comunità di credenti di un'altra religione, come avviene da parte di alcuni anche oggi, purtroppo.
E bene ha fatto a ricordare, oggi, la senatrice Segre che parlare di Gaza oggi si può ma questo non vuol dire avere una vendetta rispetto alle vittime di allora dell'Olocausto.
Noi oggi abbiamo il dovere di opporci ad ogni forma di antisemitismo perché, come diceva Primo Levi, il nocciolo della questione è tutto qui, è avvenuto e può avvenire di nuovo.
E allora, per evitare che avvenga di nuovo, per noi non è accettabile che i nostri concittadini italiani di religione ebraica per poter mandare in sicurezza i figli a scuola debbano chiedere alle Forze dell'ordine di garantire la sicurezza. Non è accettabile che questo avvenga nei luoghi di culto; non è accettabile che italiani di religione ebraica non si sentano al sicuro qui, a casa loro.
Ecco, di fronte a un'ingiustizia, di fronte a un inaccettabile ritorno a pagine della storia che non vorremmo più rivivere, noi non ci volteremo dall'altra parte, noi non saremo indifferenti .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Manes. Ne ha facoltà.
FRANCO MANES(MISTO-MIN.LING.). Grazie, Presidente e onorevoli colleghi. Oggi, nel Giorno della Memoria quest'Aula si raccoglie per rinnovare un dovere che non è solo storico, ma profondamente civile: ricordare l'orrore della delle leggi razziali, della persecuzione e dello sterminio di milioni di donne, uomini e bambini innocenti.
Ricordare non significa soltanto guardare al passato, significa interrogare il presente e assumersi una responsabilità verso il futuro. Perché l'orrore non nacque all'improvviso, fu preceduto dall'indifferenza, dall'odio normalizzato, dalla progressiva negazione della dignità umana.
Anche l'Italia fu parte di questa tragedia, di quella tragedia.
Le leggi razziali del 1938 segnarono una ferita profonda nella nostra coscienza nazionale, una ferita che ci obbliga, ancora oggi, a vigilare affinché nessuna forma di discriminazione trovi spazio nelle nostre istituzioni e nella nostra società. In questo percorso di memoria, i territori alpini occupano un posto particolare. Terre di confine, di passaggi e di accoglienza, furono anche terre di resistenza morale e civile. Le montagne furono vie di fuga verso la salvezza, ma anche luoghi di persecuzione, di arresti e di deportazioni. Non possiamo dimenticare, tra gli altri, la figura di Primo Levi, testimone dell'orrore dei campi di sterminio, che fu arrestato proprio in Valle d'Aosta, tra le montagne di Saint-Vincent, mentre si preparava all'inverno da partigiano; come non possiamo dimenticare il coraggio dei Giusti tra le Nazioni, che anche in Valle d'Aosta scelsero di essere umani, rappresentando il meglio di quelle piccole comunità spesso isolate che seppero però esprimere gesti di solidarietà silenziosa, di coraggio quotidiano e di umanità concreta.
L'odio etnico e religioso, che nell'orrore della divenne morte per milioni di persone, non lasciò indenni avversari politici, gruppi etnici e minoranze. Vogliamo ricordare in quest'Aula che, in quegli stessi anni, le popolazioni del Sud Tirolo furono poste di fronte all'alternativa tra l'italianizzazione forzata e l'emigrazione di massa, un piano di sradicamento che, nell'Europa dei dittatori, degli sterminatori e dei bugiardi, si accompagnava a tanti piccoli piani di pulizia etnica, lasciando spazio ad orrori sempre più grandi. Oggi, in un mondo in cui sembra tornare la violenza, mentre l'antisemitismo e l'odio per gli altri riaffiorano sotto nuove forme, la memoria non può essere rituale. La memoria deve tradursi nella ricerca del dialogo, nell'impegno politico, nella difesa costante dei diritti fondamentali, deve parlare alle nuove generazioni perché sappiano che la libertà e la democrazia non sono mai conquiste definitive.
Onorevoli colleghi, la memoria è un ponte tra ciò che è stato e ciò che scegliamo di essere. Custodirla è un atto di giustizia verso le vittime, oltre che un atto di alta responsabilità verso il nostro Paese e verso il futuro dei nostri figli. Che la memoria diventi coscienza, che la coscienza diventi azione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Benedetto Della Vedova. Ne ha facoltà.
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Oggi, il Presidente della Repubblica ci ha ricordato che - citazione - “il tentativo, messo in atto dalla Germania nazista, di cancellare gli ebrei dalla faccia dell'Europa racchiude in sé, in modo emblematico, tutto il male che l'uomo è in grado di commettere quando si lascia contagiare, per superficialità, per indifferenza, per viltà, per interesse, dal virus dell'odio, del razzismo e della sopraffazione”.
Il Giorno della memoria non è una commemorazione simbolica indistinta, né un rito consolatorio. È il richiamo a un evento storico preciso avvenuto nel cuore dell'Europa solo poche generazioni fa, di cui l'Italia fascista e poi della Repubblica sociale fu coprotagonista. La è stata l'esito coerente di processi politici, giuridici e culturali ben riconoscibili: l'esclusione progressiva, la disumanizzazione, la burocratizzazione dell'odio. Ricordare significa riconoscere anche la responsabilità delle istituzioni, non solo la ferocia degli individui. La non nasce dal caos, ma da regimi che hanno smantellato gradualmente lo Stato di diritto, normalizzato l'eccezione e trasformato l'arbitrio in regola. Non esistono vaccini permanenti contro l'autoritarismo. L'autoritarismo rinasce quando la paura diventa strumento politico, quando la libertà viene trattata come una concessione revocabile, quando il diritto viene subordinato alla forza o all'emergenza permanente. La memoria serve a riconoscerne i segnali preliminari, non soltanto le catastrofi compiute. Per questo la libertà non è un bene acquisito una volta per tutte, né un'eredità automatica della storia. Il Giorno della memoria ha senso se ci ricorda che la democrazia, anche come antidoto alla follia autoritaria, è un lavoro quotidiano, non una cerimonia annuale.
Dalle macerie, dalle ceneri di Auschwitz nasce anche una scelta politica precisa: l'integrazione europea, la risposta di uomini e donne che hanno visto dove conduce l'idea che la sovranità assoluta valga più della vita umana. L'Europa nasce come spazio di diritto, come limite al potere, come cooperazione e integrazione tra Stati liberi. Difendere oggi il progetto europeo significa difendere quella lezione storica. L'antisemitismo non è un fantasma del passato, i dati delle istituzioni europee e dei mostrano che gli ebrei in Europa continuano a essere vittime di forme persistenti e crescenti di antisemitismo. Questo era vero già prima del 7 ottobre e di quello che ne è seguito, e continuerebbe a esserlo anche senza il 7 ottobre.
In diverse città europee vivere apertamente la propria identità ebraica comporta rischi concreti. Il livello di sicurezza richiesto per le comunità ebraiche è stabilmente più alto rispetto a qualsiasi altro culto religioso. Questo dovrebbe interrogare la società e una classe politica che talvolta fatica a riconoscere l'esistenza di uno specifico problema chiamato “antisemitismo”, comprese le sue forme nuove e mutate, soprattutto nello spazio digitale, nella scuola e nell'università. L'idea che ogni critica alla politica del Governo israeliano sia di per sé antisemitismo - che a volte sembra farsi strada - è da respingere come fallace e strumentale. Ma la tesi che tende a giustificare o a minimizzare l'antisemitismo come reazione politica o come espressione resistenziale è oggi ancor più pericolosamente fallace e strumentale; bisogna combattere ogni forma di banalizzazione e di relativizzazione.
Capire l'origine dei fenomeni è essenziale. L'antisemitismo rappresenta un per la complessità della sua genesi e per le modalità contraddittorie attraverso cui si manifesta. Definirlo in modo serio e rigoroso è una necessità. Annacquare il concetto o usarlo come clava politica lo rende inefficace e ne svuota la credibilità.
Ieri, Sami Modiano ha detto: “Mi dicono: tu sei uscito vivo da Birkenau”. E lui ha detto: “No, io sono ancora là”. È anche grazie agli occhi di Sami Modiano, se noi sappiamo e non dimentichiamo e non è solo. La responsabilità della memoria ci tiene lì, a Birkenau, insieme a lui…
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EUROPA). …perché il fatto che un ebreo, in quanto ebreo, torni a sentirsi insicuro e minacciato in Europa, porta l'Europa a perdere la propria anima di libertà e di diritto riconquistata dopo la follia della .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Nicola Fratoianni. Ne ha facoltà.
NICOLA FRATOIANNI(AVS). Grazie, signor Presidente. Intervengo per chiedere un'informativa in quest'Aula del Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, ma soprattutto del Ministro dell'Interno su questa vicenda che da qualche giorno occupa una parte del dibattito pubblico: la presenza - negata, poi ammessa, poi non si sa, poi vedremo, dopodomani chi lo sa - dell'ICE ICE OUT, della milizia trumpiana, delle squadracce di tagliagole di Trump nel nostro Paese in occasione delle Olimpiadi Milano-Cortina, dicono per garantire la sicurezza degli atleti. Ora, stiamo parlando di questo, di squadracce di tagliagole e di assassini che, nella totale, completa e assoluta impunità, attraversano le strade degli Stati Uniti d'America, in Minnesota, Minneapolis ne è la capitale, in questi giorni, terrorizzando, rastrellando, deportando e uccidendo chiunque osi opporsi a quello che sta succedendo. Sparano in testa alle persone, sono esecuzioni vere e proprie, di questo stiamo parlando: una banda di assassini di Stato, chiaro ? Stiamo parlando di squadracce che rapiscono bambini di due anni per attirare nella trappola i genitori, li deportano, salvo poi farli riportare indietro da qualcuno: di questo stiamo parlando! E stiamo parlando, per quel che ci riguarda, signor Presidente, di un Governo, nella persona del Ministro dell'Interno, non di un passante, che interrogato sulla questione, dopo che alcuni organi di stampa avevano dato la notizia, ha dichiarato, come niente fosse: non mi risulta, ma se anche fosse non vedo il problema. Ora, che lui non veda il problema, a me pare già una questione gigantesca ! Come a me pare gigantesco il fatto che, dal nostro Governo, se non con voci timide e molto in ritardo, non sia arrivata una parola su quello che accade dentro gli Stati Uniti d'America.
Ma quello che mi sembra ancora più incredibile è che poche ore dopo che il Ministro dell'Interno, cioè il responsabile della sicurezza nel nostro Paese, dichiarava “non mi risulta”, gli Stati Uniti lo abbiano smentito, dicendo “no, no, a noi risulta. Verranno, ci saranno, ci saranno”. Fatemi capire, perché due sono le possibilità, non ce ne sono altre. La prima è che il Ministro dell'Interno abbia mentito . Chiaro? E sarebbe una gravità assoluta su una questione come questa.
La seconda possibilità è che il Ministro dell'Interno non abbia mentito, cioè che non lo sapesse, e sarebbe ancora più grave ! Perché, se il Ministro dell'Interno di questo Paese non sa che sono in arrivo le squadracce di tagliagole di Donald Trump per le Olimpiadi di Milano-Cortina, vuol dire che le autorità americane fanno quel che vogliono nel nostro Paese e, su un tema come quello della sicurezza, non si degnano neanche di informare - non dico di concordare, di chiedere il permesso, come sarebbe d'obbligo, ma nemmeno di informare - le nostre istituzioni.
Ora, signor Presidente, a me pare che sia una cosa gigantesca, sia una cosa enorme questa, perché è evidente che gli Stati Uniti d'America… Si è molto discusso del fatto che noi ci permettiamo di dire che abbiamo un atteggiamento un po' troppo subalterno, che ci comportiamo come sudditi. Non si può dire, perché noi siamo l'Italia, abbiamo ritrovato una centralità internazionale. Alla faccia della centralità, del ruolo, della rilevanza! Alla faccia! Veniamo trattati come degli zerbini, perché, signor Presidente, non stanno mandando… Sa, c'è un grande evento internazionale, mondiale - lo sappiamo, no? -, anche di carattere sportivo, è normale che i Paesi inviino, a seguito delle loro delegazioni sportive, funzionari, servizi, che hanno un ruolo da ufficiali di collegamento.
Non viviamo sulla luna. No, stanno mandando l'ICE. Segnalo che quella milizia di tagliagole - e finisco, signor Presidente - si definisce anche come Border Patrol, cioè la polizia che controlla i confini. Ora, domanda finale: non è che ci hanno scambiato per un loro confine interno ? Non è che gli Stati Uniti si sono confusi e hanno pensato che fossimo parte del loro territorio, il 51° Stato?
Allora, siccome ho letto - e ho chiuso davvero - che poco fa il portavoce di Forza Italia, l'onorevole Nevi, definisce le nostre preoccupazioni delle stupidaggini sesquipedali, per evitare che queste stupidaggini continuino a riverberarsi, visto che noi, AVS, abbiamo lanciato una campagna ieri, meno di 24 ore fa, e sono già 40.000 le firme, in poche ore, per dire agli italiani di mobilitarci contro questo scempio, chiedo che venga il Ministro e smentisca l'arrivo dei tagliagole , oppure ci dica perché arrivano senza che lui non fosse nemmeno informato .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Fabrizio Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Io mi associo a questa richiesta e ringrazio i colleghi per averla presentata, perché è un momento di chiarezza, non è un momento di divisione. Le notizie di stampa non corrispondono alle esternazioni del Governo e dei membri istituzionali. Le parole del Ministro Piantedosi non corrispondono a quelle del Ministro Tajani, che non corrispondono a quelle del governatore Fontana, che non corrispondono a quelle dell'ambasciatore americano in Italia. Non si capisce più nulla.
Allora, di fronte a questo, noi vorremmo capire: sono autorizzati i membri dell'ICE a venire alle Olimpiadi di Milano-Cortina a difendere anche i membri del Governo americano? Sì? Bene, con che regole d'ingaggio? Perché non si capisce. Potranno essere armati? Con che regole potranno intervenire? E, soprattutto, perché, rispetto al passato, i membri del Governo americano non saranno difesi dalle forze militari e dai servizi segreti che, come sempre, hanno difeso i membri delle forze americane ogni volta che sono venuti sul nostro territorio?
Di fronte a questo vorremmo capirlo e vorremmo capire anche l'anomalia di risposte del Governo che sono talmente diverse che fanno pensare che o sono tutti matti o noi non immaginavamo nulla di questo arrivo dei membri dell'ICE, perché sono troppo diverse le risposte dei Ministri di questo Governo per immaginare che non si siano raffrontati. Immaginiamo che non sapessero nulla, e questo lo rende ancora più grave.
L'ultima considerazione: questa maggioranza - e lo dico al Presidente della Camera - ha fatto una battaglia e ha fatto anche una forzatura, a cui ci siamo adeguati: ha chiesto un minuto di silenzio per Charlie Kirk, un attivista americano che è morto in un attentato in America. Evidentemente, di fronte a un attentato, a una strage, a un atto di terrorismo, ci siamo adeguati e abbiamo partecipato. Ma noi le chiediamo, Presidente, anche un minuto di silenzio per le vittime dell'ICE in America , vittime che, senza essere armate, di fronte a un controllo, sono morte con dei colpi di pistola inspiegabili.
Allora, se abbiamo il coraggio di rovinare le istituzioni e i rapporti istituzionali di questo Parlamento, un minuto di silenzio è doveroso anche per loro .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sullo stesso argomento, la deputata Vittoria Baldino. Ne ha facoltà.
VITTORIA BALDINO(M5S). Grazie, signor Presidente. Ci associamo alla richiesta di informativa, anche perché, come diceva il collega Fratoianni, delle due l'una: o il Ministro Piantedosi ha mentito sulla presenza dell'ICE o non ne è al corrente, ma, in ogni caso, noi non ci sentiamo al sicuro ad avere un Ministro dell'Interno che non sa, non dice o mente sulla presenza delle squadre speciali dell'ICE per garantire la sicurezza del nostro Paese. Allora, mi rivolgo direttamente, Presidente, tramite lei, a tutti i colleghi e a tutte le colleghe per chiedere se c'è qualcuno, in quest'Aula, che non pensa che quello che sta accadendo negli Stati Uniti sia una barbarie; per chiedere se c'è qualcuno, in quest'Aula, che non pensa che l'esecuzione in piena regola di Renée Nicole Good e di Alex Pretti, e il rapimento di un bambino di 5 anni - voglio ricordare il suo nome, - Liam Conejo Ramos, sia indegno per un Paese civile. C'è qualcuno, qui, che non pensa, venendo a casa nostra, che la minaccia ai danni di giornalisti della televisione pubblica italiana sia un affronto o un'offesa alla nostra autorità ?
E allora, se non c'è nessuno che non lo pensa, colleghi, mi appello a voi: perché non vi alzate in piedi e consegnate a quest'Aula la vostra posizione e consegnate all'Aula dei deputati una presa di distanza rispetto a quello che sta accadendo? Perché, lo ricordava il collega prima, questo silenzio fa rumore e fa più rumore ancora se messo in contrapposizione con quello che è accaduto dopo il brutale assassinio di Charlie Kirk, quando ci chiedevate in ginocchio di prendere le distanze dai mandanti morali di quell'assassinio. Perché allora voi non prendete le distanze da chi sta armando le braccia di questi boia , che oggi vorrebbero far venire nel nostro Paese, anzi, forse a nostra insaputa?
Presidente, io penso che da cittadini e cittadine del mondo, da istituzioni di questo Paese, da rappresentanti del popolo di un mondo, da cittadini di un mondo che ci appartiene e a cui noi apparteniamo, non possiamo fingere che quello che sta accadendo negli Stati Uniti non ci riguardi. Non possiamo sentirci assolti, non possiamo sentirci esenti da responsabilità solo perché quello che sta accadendo sta accadendo in un altro Stato.
Anche perché quello è lo Stato di cui noi ci definiamo e siamo alleati; anche perché quello è lo Stato che guida le “esportazioni di democrazia” alle quali noi ci associamo. Allora, se la risposta a queste barbarie in casa nostra è il silenzio, questo silenzio non fa solo rumore, questo silenzio fa paura. Fa paura e noi non vogliamo associarci a questo silenzio, che ha il sapore dell'assenso rispetto a quello che sta accadendo. Non possiamo accettare che si vengano a fare delle indegne passerelle qui, nel nostro Paese, ripeto, all'insaputa, probabilmente, del Ministro dell'Interno. Non possiamo accettarlo.
Quindi io mi associo, noi ci associamo alla richiesta di informativa, facendo, Presidente, tramite lei, una semplice domanda alla Presidente del Consiglio: noi siamo alleati degli Stati Uniti o siamo servi? Spero che la Presidente venga a rispondere a questa domanda .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Matteo Mauri. Ne ha facoltà.
MATTEO MAURI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Guardi, noi stiamo assistendo a un balletto indecoroso in questi giorni e in queste ore dove a dichiarazioni si susseguono continue smentite. Tra l'altro, è un quadro che si va via arricchendo, di volta in volta, di nuove perle che ci consegna questo Governo. Alle indiscrezioni giornalistiche sono seguite, solamente due giorni fa, le smentite da parte del Ministro dell'Interno Piantedosi, che poi si è sentito anche, però, di aggiungere: e comunque, in ogni caso, non ne vedrei il problema.
Bene, guardi Presidente, noi il problema lo vediamo eccome ed è un problema grande come una casa ed è un problema grande come l'attacco ai valori democratici perché quello che sta accadendo negli Stati Uniti non può passare inosservato. I Governi dei Paesi democratici, il Governo italiano non si può e non si deve girare dall'altra parte, perché questo vuol dire assumersi una responsabilità; e di questi tempi, di fronte all'attacco allo Stato di diritto, di fronte all'attacco alla democrazia, non ci si può girare dall'altra parte. Abbiamo appena finito di commemorare il Giorno della Memoria, quel periodo buio che più buio non si può, che ha sospeso i diritti fondamentali, che ha stracciato ogni legge e che ha fatto della legge del più forte la legge di uno Stato: è esattamente quello che sta accadendo in questi giorni e in queste ore negli Stati Uniti d'America.
Non possiamo, il Governo non può girarsi dall'altra parte perché altrimenti si potrebbe dire che voi, che pensate di essere assolti, in realtà, siete per sempre coinvolti. Questo era un De André di annata che ragionava in maniera molto lucida sulle responsabilità non solo delle classi dirigenti, ma anche dei cittadini. E io vedo dei cittadini, io vedo centinaia di migliaia di persone che negli Stati Uniti d'America alzano la testa e dicono “no”. Io vedo un Governo italiano che abbassa la testa, abbassa gli occhi, si guarda la punta delle scarpe e che fa finta di niente. Questo è inaccettabile ed è per questa ragione che noi chiediamo, insieme agli altri colleghi - ma dovrebbe essere una richiesta che arriva anche dai banchi della maggioranza e non solo da quelli dell'opposizione -, che venga il Governo, che venga il Ministro a riferire perché qui è in ballo, tra le altre cose, la dignità del nostro Paese; alla faccia di quello che viene raccontato in giro e di chi vuole la supremazia dell'Italia, la sovranità dell'Italia.
Bene, perfetto, questo va esattamente nella direzione opposta. Pensare di poter ospitare o di farsi imporre delle Forze dell'ordine che, in realtà, sono - ormai è evidente - delle Falangi in mano a Trump significa abbassare la testa e significa non difendere la dignità del nostro Paese.
Ora, io ho visto, proprio in questi minuti, alcuni esponenti del Governo dire cose sinceramente un po' imbarazzanti. In particolare, ad esempio, il Ministro Tajani ci spiegava che non è che noi cediamo l'ordine pubblico, cioè non è che questi vengano a fare ordine pubblico nelle nostre strade. Ci mancherebbe, mi sembrerebbe un filino strano il contrario . Già il fatto che un Ministro si prenda del tempo per spiegarlo: sinceramente mi preoccupo. E poi aggiunge: vengono per collaborare nelle sale operative. L'ultima volta che ho visto della gente che non doveva starci nelle sale operative era a Genova, nel 2001, al G8 . Sinceramente di questa gente non mi fido e non mi fido nemmeno del mio Governo, se subito, immediatamente, non dice “stop” a questa barbarie.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Faraone, sempre sull'ordine dei lavori e sempre su questo argomento. Ne ha facoltà.
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Sinceramente non sono tanto convinto del fatto che i colleghi della maggioranza siano d'accordo con la nostra considerazione iniziale che poi ci porta a dire che quelli dell'ICE, in questo Paese, piede non debbano mettercene; e cioè sono convinto che tanti parlamentari di maggioranza siano dell'idea che quelle persone lì stanno soltanto compiendo il loro dovere. E lo dico a ragion veduta perché le politiche che sta mettendo in atto questo Governo su questo tema, innanzitutto quello migratorio, sono politiche molto simili: tutte ispirate alla deterrenza, anche quando la deterrenza vuol dire morti in mare, anche quando la deterrenza vuol dire utilizzare strumenti come fasulli centri di detenzione - li possiamo chiamare così - messi su in Albania con l'idea di lanciare un messaggio al mondo: non avvicinatevi, altrimenti finite lì.
E la cosa ancora peggiore è l'assoluto silenzio da parte della Premier che fa l'arrogante con tutti: convoca ambasciatori, sta lì a replicare ad ogni mosca che passa; tutte le volte che Trump, invece, insulta questo Paese, tutte le volte che Trump… e l'ha fatto ripetutamente, ricordo che ha mancato di rispetto ai 53 morti in Afghanistan , militari italiani che erano lì a fare il loro dovere insieme a tanti altri militari della NATO morti; e Trump ha detto che stavano nelle retrovie, nascosti, mentre gli americani stavano in prima fila.
E la Meloni ci ha messo 24 ore per dire una parola, ci ha messo 24 ore per fiatare, mentre Starmer aveva già dichiarato e si era preso le scuse di Trump come Presidente degli Stati Uniti d'America, che sostanzialmente e costantemente fa e interventi così violenti e che meritano risposte pesanti. Così come, oltre a non aver detto una parola… nessuno del Governo italiano o della maggioranza ha parlato dell'azione dell'ICE, neanche quando hanno minacciato i nostri giornalisti, giornalisti che facevano il loro dovere e cioè dare notizie, riprendere immagini. Lo stesso è accaduto con riferimento alle persone che sono state uccise con colpi di pistola alla testa da questi qui, che non voglio chiamare Forze dell'ordine perché non stanno tutelando l'ordine, ma stanno semplicemente creando il disordine in quel Paese.
Per cui credo che, da un lato, la nostra richiesta sia fatta con assoluta sfiducia perché da questa maggioranza ci aspettiamo solo complicità rispetto ad azioni così violente; dall'altro, credo che una risposta ufficiale debba essere data; e chiedo anche alla Premier se, almeno una volta, possa disobbedire a Trump. E, al di là della conoscenza o meno, da parte del nostro Governo, del fatto che verranno o no queste forze dell'ICE, il Governo comunque può anticipare tutto e dire: Trump, noi non le vogliamo, al di là di qualunque decisione tu voglia assumere.
Per cui, da un lato, informateci, ma anche se non siete informati, comunque comunicate che noi non le vogliamo! Prendete finalmente una posizione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Magi, sempre per richiamo all'ordine dei lavori e sullo stesso argomento. Ne ha facoltà.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Noi chiediamo che il Governo venga con urgenza a riferire in merito alla presenza degli agenti di questo corpo federale ICE, perché ci sembra che il Governo non abbia compreso qual è la questione in gioco e le parole del Ministro Tajani di questa mattina sono sconcertanti.
Il Ministro Tajani ha detto: beh, cosa volete che sia? Non si tratta mica di SS. Tra l'altro, con un tempismo sconcertante anch'esso nella ricorrenza odierna.
Quello che sfugge al Ministro Tajani è che questo ICE, questo corpo federale, è un motivo di insicurezza nel nostro Paese. Questo è il punto.
Le regole di ingaggio che questi agenti hanno mostrato di seguire in più occasioni hanno scioccato gli Stati Uniti, hanno scioccato l'intero mondo democratico, hanno sostituito alla legalità l'abuso d'ufficio sistematico, hanno sostituito alla sicurezza dei cittadini l'omicidio a sangue freddo di cittadini inermi nelle strade: delle esecuzioni vere e proprie con colpi alla nuca, di questo stiamo parlando.
Gli esponenti di un Governo democratico come il nostro non dovrebbero minimizzare il fatto che le opposizioni chiedano chiarimenti. Non c'è alcun motivo per cui gli agenti di questa agenzia federale prestino il loro servizio sul territorio italiano. Il Governo italiano deve smetterla di scodinzolare intorno all'amministrazione Trump. Deve avere non solo il tempo, di solito molto lento, di reazione quando veniamo offesi, ma deve avere anche una capacità preventiva, semplicemente avere la schiena dritta.
Siete sovranisti? È un Governo di sovranisti? Dov'è la sovranità di questo Paese? Allora, quello che è accaduto in queste ore segna non solo un trauma per gli Stati Uniti, segna un trauma per tutti i sinceri democratici, per chi ha sempre visto in quel Paese un esempio di tutela dei valori della libertà personale, delle libertà individuali, dell' nell'avere delle Forze dell'ordine che rispettino prima di tutto la Costituzione, la libertà dei cittadini. Questo è il motivo per cui il Governo italiano deve venire urgentemente a riferire in quest'Aula.
Noi ci mobiliteremo, protesteremo, se non ci sarà una capacità del Governo italiano molto esplicita di opporsi alla presenza di questi agenti sul territorio italiano. Vedremo come si comporteranno questi agenti e vedremo come si comporterà il Governo italiano .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, su un altro argomento, ma sempre sull'ordine dei lavori, il deputato Fabrizio Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Le informative, di solito, sono un elemento anche di discussione politica tra maggioranza e opposizione. Io oggi chiedo un'informativa al Ministro Crosetto e spero, invece, che sia un'occasione di unità di questo Parlamento che non può lasciare alle singole dichiarazioni dei Ministri, dei membri del Governo, la risposta a Trump rispetto all'onore dei nostri militari in Afghanistan.
Trump ha definito “codardi” gli alleati della NATO: i non americani stavano lontani dal fronte. Noi non dobbiamo un senso di unità nei confronti delle centinaia di militari che hanno prestato servizio in Afghanistan, come negli altri territori in cui i militari italiani hanno avuto un ruolo fondamentale , e non lo dobbiamo solo ai 700 feriti in quel territorio di guerra: lo dobbiamo alle 53 persone che sono morte, alla faccia della codardia, per rispettare il nostro Paese e rispettare il compito che gli abbiamo dato di andare là. Nascondersi dietro ai 53, come numero, è una vergogna.
Allora, vorrei ricordarli, sono: Giovanni Bruno, 24 anni; Bruno Vianini, 41 anni; Michele Sanfilippo, 34 anni; Manuel Fiorito, 27 anni; Luca Polsinelli, 29 anni; Carlo Liguori, 41 anni; Giuseppe Orlando, 28 anni; Giorgio Langella, 31 anni; Vincenzo Cardella, 31 anni; Lorenzo D'Auria, 33 anni; Daniele Paladini, 35 anni; Giovanni Pezzulo, 44 anni; Alessandro Caroppo, 23 anni; Arnaldo Forcucci, 41 anni; Alessandro Di Lisio, 25 anni; Roberto Valente, 37 anni; Matteo Mureddu, 26 anni; Antonio Fortunato, 35 anni; Davide Ricchiuto, 26 anni; Giandomenico Pistonami, 28 anni; Massimiliano Randino, 32 anni; Rosario Ponziano, 25 anni; Pietro Antonio Colazzo, 47; Massimiliano Ramadù, 33 anni; Mauro Gigli, 41 anni; Pierdavide De Cillis, 33 anni; Alessandro Romani, 35 anni; Luigi Pascazio, 25 anni; Francesco Saverio Positano, 29 anni; Marco Callegaro, 37 anni; Gianmarco Manca, 32 anni; Francesco Vannozzi, 27 anni; Sebastiano Ville, 28 anni; Marco Pedone, 23 anni; Matteo Miotto, 24 anni; Luca Sanna, 33 anni; Massimo Ranzani, 37 anni; Cristiano Congiu, 50 anni; Gaetano Tuccillo, 29 anni; Roberto Marchini, 28 anni; David Tobini, 28 anni; Matteo De Marco, 54 anni; Riccardo Bucci, 34 anni; Marco Frasca, 32 anni; Massimo Di Legge, 28 anni; Giovanni Gallo, 49 anni; Francesco Currò, 33 anni; Francesco Paolo Messineo, 29 anni; Luca Valente, 27 anni; Michele Silvestri, 33 anni; Manuele Braj, 30 anni; Tiziano Chierotti, 24 anni; Giuseppe La Rosa, 31 anni.
Grazie per il tempo che mi ha dato, l'ho sforato. A loro, la richiesta di informativa del Ministro per unitariamente stringerci nei confronti e nell'onore dei nostri militari che non possono essere definiti dei codardi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, sull'ordine dei lavori, il deputato Arnaldo Lomuti. Ne ha facoltà.
ARNALDO LOMUTI(M5S). Grazie, Presidente. Noi ci uniamo alla richiesta di informativa del Ministro Crosetto su questo episodio che riteniamo insopportabile; insopportabile perché colpisce la memoria di 53 nostri militari, figli della nostra Patria, perché si colpisce nell'onore il nostro tricolore, la nostra bandiera.
Questa volta il Presidente americano Donald Trump colpisce ancora, anzi ci colpisce ancora. Lo fa attraverso una superficiale intervista, a dove usa delle parole sprezzanti verso i suoi alleati, che hanno seguito la volontà degli Stati Uniti d'America - perché sono loro che decidono cosa deve fare e cosa non deve fare la NATO, questo da quando è nata la NATO -, affermando non soltanto una sorta di codardia della coalizione di quelle forze, di quei Paesi che hanno partecipato a quella guerra - vent'anni di guerra: fuori dalle file americane si contano 1.100 morti, di cui 53 italiani, e oltre 700 feriti - ma aggiungendo anche che nessuno gli aveva chiesto niente, hanno voluto mandare dei soldati, l'hanno fatto, ma sono rimasti nelle retrovie.
Parole veramente indegne, che uno Stato sovrano - uno Stato sovrano - non può accettare. Così come è inaccettabile che siano trascorse 24 ore prima di una risposta da parte del Governo, da parte di Tajani, da parte di Crosetto e da parte di Giorgia Meloni. Era ora, finalmente.
Resta, però, da capire se Giorgia Meloni, il nostro Presidente del Consiglio, sia ancora intenzionata a sponsorizzare Donald Trump, dopo queste parole indegne verso i nostri caduti, a premio Nobel per la pace.
Vogliamo sapere se sia ancora intenzionato, il nostro Premier, la nostra Premier, ad acconsentire che una squadraccia di fascisti assassini come quella dell'ICE possa entrare nel nostro territorio senza capire come - se armati, se non armati - e con quali regole d'ingaggio, solo per tutelare la rappresentanza americana alle Olimpiadi.
Vogliamo che venga qui Guido Crosetto, anche a spiegarci qual è il concetto di patriottismo di Giorgia Meloni, perché nei fatti, non con le parole, nei fatti, noi vorremmo anche cercare di spiegarvi la differenza fra patriottismo italiano e patriottismo americano, se non trumpiano
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, sempre sull'ordine dei lavori, il deputato Stefano Graziano. Ne ha facoltà.
STEFANO GRAZIANO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Noi aderiamo alla richiesta fatta dal collega, soprattutto perché riteniamo una cosa ignobile le parole dette da Trump sulla vicenda che riguarda i nostri militari in Afghanistan. E, mi faccia dire, noi siamo profondamente orgogliosi dei nostri militari che sono stati là e, in particolare, riteniamo che quei 53 militari che sono caduti sono, per quello che ci riguarda, eroi e non persone che hanno avuto la codardia .
Quindi, è bene che venga presto il Governo a chiarire questi aspetti, soprattutto perché questo Governo fa della sicurezza una sua stelletta in qualche modo e, invece, vediamo che, ad ogni passaggio, non si occupa della dignità e della forza dei militari, non si occupa di quello che dovrebbe essere il benessere dei militari, ma addirittura non riesce nemmeno a difendere sul piano internazionale la posizione di coloro i quali hanno dato la vita per difendere quella che è l'organizzazione della NATO. Questo è un altro elemento dal quale si capisce bene qual è la strada che si vuole prendere. Chiediamo, quindi, con forza che ci sia l'informativa al più presto possibile .
PRESIDENTE. Comunico che l'Ufficio di Presidenza, nella riunione del 22 gennaio 2026, preso atto dell'orientamento favorevole espresso dalla Giunta per le autorizzazioni nelle sedute del 14 e del 21 gennaio 2026, ha deliberato di proporre alla Camera la costituzione in giudizio innanzi alla Corte costituzionale, ai sensi dell'articolo 37 della legge n. 87 del 1953, in relazione a un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sollevato dal Senato della Repubblica nei confronti del tribunale di Modena, sezione penale, per violazione dell'articolo 68, terzo comma, della Costituzione e degli articoli 4 e 6 della legge 20 giugno 2003, n. 140, in relazione ad atti ritenuti lesivi delle prerogative costituzionali del Senato. Tale conflitto è stato dichiarato ammissibile dalla Corte costituzionale con ordinanza n. 168 del 2025, di cui la medesima Corte costituzionale ha disposto la notifica anche alla Camera dei deputati in ragione dell'identità della posizione costituzionale dei due rami del Parlamento in relazione alle questioni di principio da trattare.
Su tale proposta, ai sensi dell'articolo 41 del Regolamento, do la parola a un oratore a favore e ad uno contro. Ha chiesto di parlare contro la deputata Enrica Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, Presidente. Il quesito è: si possono acquisire, senza l'autorizzazione della Camera di appartenenza, delle riprese video che vedono coinvolto un parlamentare? Ebbene, il tribunale di Modena ha risposto di “sì”. Perché le riprese video tra presenti non possono essere qualificate né corrispondenza né intercettazioni. Non possono essere considerate “corrispondenza” - la Corte costituzionale l'ha rimarcato più volte - perché, affinché vi sia corrispondenza, vi deve essere una distanza tra il mittente e il destinatario, e qui parliamo di videoriprese tra presenti. Ma non può nemmeno essere considerata intercettazione e il tribunale di Modena ha seguito questo ragionamento, riportandosi alla giurisprudenza, oramai a Sezioni Unite della Corte di cassazione, che lo ha escluso nei casi che riguardano i comuni cittadini. Diversamente ha pensato il Senato che ha sollevato come diceva lei, signor Presidente, conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato dinanzi alla Corte costituzionale.
Ebbene, cari colleghi c'è da osservare qualcosa, qualcosa che ci dà, come dire, l'avvio a pensare in concomitanza con quanto ha espresso il tribunale di Modena, e cioè che le prerogative parlamentari sono di stretta interpretazione e le norme che le regolano sono tassative, riportano casi che non possono andare al di là di quanto espressamente disposto, e ciò per una ragione. La ragione è questa: il principio della parità di trattamento dinanzi alla giurisdizione dei parlamentari rispetto ai comuni cittadini.
A questo principio, Presidente, noi ci appelliamo, noi del MoVimento 5 Stelle che abbiamo condotto storicamente delle battaglie contro le tutele irragionevoli che la politica si è arrogata nel corso del tempo, dei decenni. Di conseguenza, noi vorremmo che il procedimento a carico del senatore Giovanardi proseguisse con l'acquisizione di tutti gli elementi probatori che sono utili per una decisione finale, senza trincerarsi dietro le prerogative parlamentari. Per tali motivi, dichiaro il voto contrario alla costituzione in giudizio della Camera dei deputati nel giudizio promosso dal Senato dinanzi alla Corte costituzionale .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare a favore la deputata Laura Cavandoli. Ne ha facoltà.
LAURA CAVANDOLI(LEGA). Grazie, Presidente. Stiamo parlando, come ha introdotto lei, di un conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato sollevato dal Senato e alla Camera è stato richiesto di intervenire, stante la medesima situazione dal punto di vista giuridico e l'applicabilità dell'articolo 68 della Costituzione, anche per i deputati.
Un conflitto nei confronti del tribunale di Modena, che avrebbe individuato le videoregistrazioni - ci tengo a specificarlo - effettuate occultamente da un privato in presenza di un senatore nel domicilio stesso di un senatore, senza che lui lo sapesse. Videoregistrazioni che contengono anche registrazioni di comunicazioni telefoniche con altri soggetti. Ecco, queste videoregistrazioni, che includono anche registrazioni di telefonate avvenute , sono state considerate documenti audiovisivi liberamente acquisibili e utilizzabili dall'autorità giudiziaria ai sensi del 234 del codice di procedura penale. Questa è la ricostruzione giustificativa del tribunale di Modena verso cui il Senato è intervenuto e la Corte costituzionale, ritenendo ammissibile il conflitto di attribuzione, ha chiesto alla Camera di intervenire . È evidente che c'è una violazione - questo è evidente, lo dice proprio la maggioranza, la stragrande maggioranza dei deputati in Giunta per le autorizzazioni anche della Camera - dell'articolo 68, terzo comma, della Costituzione, oltre che della legge n. 140 del 2003.
Sì, accettiamo la tesi della stretta interpretazione, ma l'articolo 68, terzo comma, chiarisce che l'autorizzazione della Camera di appartenenza è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento a intercettazioni in qualsiasi forma. Quindi, c'è una norma, molto, molto ampia, che permette anche un adeguamento tecnologico all'evoluzione tecnica per ciò che riguarda la possibilità di registrare.
L'altro aspetto è l'equiparazione con il sequestro della corrispondenza. Abbiamo letto tutti, abbiamo ben presente la sentenza della Corte costituzionale, la n. 170 del 2023, che, appunto, indica come sia necessaria un'autorizzazione preventiva.
Nel rispetto istituzionale, quindi con un approccio laico e neutrale fra quelli che sono i poteri, crediamo che la Corte costituzionale debba spiegare l'esito paradossale del ragionamento dell'autorità giudiziaria: se a registrare è un privato, questa registrazione è assolutamente utilizzabile; se, invece, a registrare è l'autorità giudiziaria, occorre l'autorizzazione della Camera di appartenenza.
Capiamo bene che l'effetto è assolutamente identico, eppure la ricostruzione del tribunale è stata opposta. Quindi, riteniamo, insieme a tutta la maggioranza della Giunta, che la costituzione in giudizio da parte della nostra Camera di appartenenza sia assolutamente opportuna al fine di tutelare la funzione parlamentare. Cito velocemente la sentenza della Consulta, la n. 170 del 2023, che fa riferimento al fatto che le intercettazioni e i sequestri della corrispondenza possono essere indebitamente finalizzati a incidere sullo svolgimento del mandato elettivo dei parlamentari.
Questo ai sensi dell'articolo 68, terzo comma, della Costituzione, ma mi permetto di fare riferimento anche a quello che è l'articolo 15 della Costituzione, che si applica a tutti i cittadini, sulla segretezza della corrispondenza, ma anche all'articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, che, anche in base alle sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo, fa un riferimento chiaro alla corrispondenza e alla sua segretezza e relativa tutela.
Per questi motivi, ribadisco quello che ha votato a maggioranza la Giunta. Invito quindi i colleghi a votare favorevolmente alla costituzione in giudizio della nostra Camera dei deputati .
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la proposta dell'Ufficio di Presidenza di costituzione in giudizio innanzi alla Corte costituzionale, ai sensi dell'articolo 37 della legge n. 87 del 1953, in relazione a un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sollevato dal Senato della Repubblica nei confronti del tribunale di Modena, sezione penale, per violazione dell'articolo 68, terzo comma, della Costituzione e degli articoli 4 e 6 della legge 20 giugno 2003, n. 140, in relazione ad atti ritenuti lesivi delle prerogative costituzionali del Senato.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva per 125 voti di differenza.
La Camera ha pertanto deliberato di costituirsi in giudizio innanzi alla Corte costituzionale.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta di legge n. 1579-A: Istituzione del Giorno del ricordo dei piccoli martiri della strage di Gorla e delle piccole vittime di tutte le guerre.
Ricordo che nella seduta del 13 gennaio 2026 si è conclusa la discussione generale e il relatore e la rappresentante del Governo hanno rinunciato a intervenire in sede di replica.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico della proposta di legge e delle proposte emendative ad esso presentate .
La V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere , che è in distribuzione.
Avverto che la Commissione ha presentato l'emendamento 1.50, che è in distribuzione .
Se nessuno chiede di intervenire sul complesso degli emendamenti, invito il relatore e la rappresentante del Governo a esprimere il parere sulle proposte emendative riferite all'articolo unico della proposta di legge. Relatore De Corato, a lei la parola.
RICCARDO DE CORATO, . Sì, grazie, Presidente. Invito al ritiro o parere contrario.
PRESIDENTE. Ovviamente, escluso l'emendamento 1.50 della Commissione?
RICCARDO DE CORATO(FDI). Esatto, escluso quello…
PRESIDENTE. Su cui è favorevole.
RICCARDO DE CORATO(FDI). …della Commissione che lei ha citato.
GIUSEPPINA CASTIELLO,. Presidente, il Governo esprime parere conforme al relatore.
PRESIDENTE. Prima di passare ai voti, avverto che, in caso di approvazione dell'emendamento 1.50 della Commissione, l'emendamento 1.1000 Baldino risulterà precluso.
Passiamo all'emendamento 1.1001 Auriemma. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1001 Auriemma, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.1002 Auriemma. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1002 Auriemma, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.50 della Commissione. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.50 della Commissione, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Come annunciato, è precluso dunque l'emendamento 1.1000 Baldino e si passa all'emendamento 1.1003 Alfonso Colucci. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1003 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Avverto che, consistendo la proposta di legge di un solo articolo, non si procederà alla votazione dell'articolo unico, ma, dopo l'esame degli ordini del giorno, si procederà direttamente alla votazione finale, a norma dell'articolo 87, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Passiamo dunque all'esame degli ordini del giorno presentati .
Invito la rappresentante del Governo a esprimere il parere.
GIUSEPPINA CASTIELLO,. Sull'ordine del giorno n. 9/1579-A/1 Baldino il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a promuovere nelle istituzioni scolastiche del primo e del secondo ciclo di istruzione, nel rispetto della loro autonomia e in coerenza con le linee guida per l'insegnamento dell'educazione civica di cui alla legge 20 agosto 2019, n. 92, iniziative volte a favorire una maggiore conoscenza e comprensione dei diritti e dei doveri fondamentali della persona umana attraverso l'approfondimento dei temi della convivenza democratica e civile, dei principi di uguaglianza, libertà e solidarietà”.
Sull'ordine del giorno n. 9/1579-A/2 Auriemma il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a promuovere nelle scuole del primo e del secondo ciclo, nel rispetto dell'autonomia scolastica e in coerenza con le linee guida per l'insegnamento di educazione civica di cui alla legge 20 agosto 2019, n. 92, iniziative volte ad approfondire i temi della convivenza civile, dell'uguaglianza, della libertà e della solidarietà, finalizzate al rispetto della persona umana e al contrasto di ogni forma di violenza o discriminazione, in attuazione dei principi costituzionali”.
Sull'ordine del giorno n. 9/1579-A/3 Alfonso Colucci il parere è favorevole con le seguenti riformulazioni degli impegni: “a promuovere nelle istituzioni scolastiche del primo e del secondo ciclo, nel rispetto della loro autonomia e in coerenza con le indicazioni nazionali per la scuola dell'infanzia e del primo ciclo, nonché con le indicazioni nazionali e le linee guida vigenti per licei, istituti tecnici e professionali, iniziative volte a sviluppare competenze ispirate ai principi e ai nuclei fondanti previsti dalle linee guida per l'insegnamento dell'educazione civica di cui alla legge 20 agosto 2019, n. 92, al fine di favorire il pieno rispetto dei diritti e dei doveri fondamentali della persona umana, anche attraverso il rinnovamento e la diffusione della memoria storica” e “a valutare l'opportunità, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, che, in occasione della ricorrenza del Giorno in parola, la società concessionaria del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale riservi (…)” e poi l'impegno rimane invariato.
Sull'ordine del giorno n. 9/1579-A/4 Penza il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a promuovere nelle istituzioni scolastiche del primo e del secondo ciclo di istruzione, nel rispetto della loro autonomia e in coerenza con le linee guida per l'insegnamento dell'educazione civica di cui alla legge 20 agosto 2019, n. 92, iniziative volte a favorire una maggiore conoscenza e comprensione dei diritti e dei doveri fondamentali della persona umana attraverso l'approfondimento dei temi della convivenza democratica e civile e dei principi di uguaglianza, libertà e solidarietà”. Sull'ordine del giorno n. 9/1579-A/5 Vinci il parere è favorevole.
PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1579-A/1 Baldino… Prego, onorevole Baldino, ci dica su cosa vuole parlare e vediamo se è compatibile con i nostri lavori. A lei la parola.
VITTORIA BALDINO(M5S). Posso? Siccome devo esprimermi se accetto o meno la riformulazione, però si tratta praticamente di ordini del giorno sostanzialmente riscritti dal Governo, con riformulazioni molto lunghe, chiederemmo, se possibile, quantomeno di avere un resoconto scritto della riformulazione del Governo, in modo tale che noi possiamo leggerla e confrontarla con la versione che noi abbiamo proposto, perché così è difficile esprimersi sull'accettare o meno la riformulazione.
PRESIDENTE. Sottosegretaria Castiello, noi possiamo rileggere la riformulazione oppure non so se la Sottosegretaria è in grado di leggere la variazione rispetto all'ordine del giorno originariamente presentato. A lei la parola, Sottosegretaria.
GIUSEPPINA CASTIELLO,. Grazie, Presidente. Lo rileggo in modo tale che la deputata possa verificare. Leggo anche più lentamente: “a promuovere, nelle istituzioni scolastiche del primo e del secondo ciclo di istruzione, nel rispetto della loro autonomia e in coerenza con le linee guida per l'insegnamento dell'educazione civica, di cui alla legge 20 agosto 2019, n. 92, iniziative volte a favorire una maggiore conoscenza e comprensione dei diritti e dei doveri fondamentali della persona umana, attraverso l'approfondimento dei temi della convivenza democratica e civile e dei principi di uguaglianza, libertà e solidarietà”.
PRESIDENTE. Onorevole Baldino, non accetta la riformulazione?
Ha chiesto di parlare la deputata Baldino. Ne ha facoltà.
VITTORIA BALDINO(M5S). Grazie, Presidente. Non accetto la riformulazione, benché io la condivida, però si tratta di un altro impegno che il Governo mi propone di riformulare. Noi abbiamo chiesto di prevedere e promuovere delle iniziative per esplorare e approfondire i temi della guerra e delle sue conseguenze. Cioè, era molto specifico sul tema di cui questo provvedimento parla, non della convivenza civile, dell'uguaglianza. Questi, peraltro, sono temi che i ragazzi studiano già all'interno dell'educazione civica, già sono ricompresi nell'insegnamento dell'educazione civica e, spero, che siano ricompresi nei valori, in tutti i valori che nelle nostre scuole si impartiscono ai nostri studenti e alle nostre studentesse. Per cui, mi dispiace, ma veramente non lo posso accettare e mi rammarico di come non si possa dare un parere favorevole a un ordine del giorno così.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Grazie, Presidente. Qui non c'è solo una riformulazione completa dell'ordine del giorno da parte del Governo, ma quello che manca è una spiegazione, una motivazione per la quale il Governo ha ritenuto di non approvare un ordine del giorno - ma credo che questo possa valere anche per quelli successivi - che promuove il sostegno dell'infanzia e della pace, letture ed esercitazioni scritte per esplorare e approfondire i temi della guerra e delle sue conseguenze, dell'accoglienza, della diversità e dei diritti fondamentali dei bambini.
Allora, in questa sede, non sarebbe solo opportuno che noi avessimo il fascicolo degli ordini del giorno proposti dal Governo - perché abbiamo il fascicolo dei nostri ordini del giorno che, mi permetta, conosciamo perfettamente, mentre ciò che non conosciamo sono le riformulazioni, anzi le novità che il Governo ci propone -, ma sarebbe anche necessario che il Governo, in questa sede, oltre ad enunciarci la sua proposta, ci motivasse anche perché rifiuta e non approva la nostra, considerando il tenore dei concetti che vengono espressi, che sono concetti talmente fondamentali, talmente primari, che attengono all'umanità, per cui io credo ci sia un onere di motivazione ulteriore, al quale la Sottosegretaria, per il rispetto che dovrebbe avere nei confronti dell'Aula, non possa esimersi.
Quindi, signor Presidente, la pregherei di sollecitare la Sottosegretaria presente non solo ad enunciarci la riformulazione del Governo, ma anche ad esprimerci le motivazioni per le quali ritiene di non adottare delle formule così limpide e cristalline, che conclamano diritti fondamentali sui quali, evidentemente, il Governo manifesta dei dubbi, delle perplessità o delle non adesioni. Qual è il motivo per il quale il Governo ritiene di non aderire a principi così fondamentali ?
PRESIDENTE. Non le sfuggirà che la Sottosegretaria Castiello è stata sollecitata, per l'appunto, a dare una spiegazione, cioè a rileggere. Dopodiché, ovviamente, ogni rappresentante del Governo, ma anche del Parlamento, è libero di utilizzare come crede i propri argomenti.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1579-A/1 Baldino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1579-A/2 Auriemma, sul quale c'è una proposta di riformulazione: viene accolta?
Ha chiesto di parlare la deputata Auriemma. Ne ha facoltà.
CARMELA AURIEMMA(M5S). Grazie, Presidente. La stessa questione: la riformulazione è la riscrittura totale dell'impegno, quindi, chiedo se la Sottosegretaria ce lo può rileggere.
PRESIDENTE. Chiedo scusa. Visto che di ordini del giorno ce ne sono altri due e, più o meno, siamo sulla stessa fisionomia di riformulazione, io propongo una sospensione di due minuti, in modo tale che voi possiate leggere le riformulazioni e poi, quando ci ritroviamo, andiamo avanti in maniera più spedita. Sospendo pertanto la seduta, che riprenderà alle ore 17,05.
PRESIDENTE. La seduta è ripresa. Abbiamo dato la possibilità di una lettura più approfondita delle proposte di riformulazione da parte del Governo. Si era prenotata la deputata Auriemma per dirci se accetta, appunto, la riformulazione.
CARMELA AURIEMMA(M5S). Presidente, assolutamente no, perché, con la riformulazione, questo Governo fa un passaggio molto importante: elimina le prerogative di indirizzo del Parlamento e le sostituisce con gli atti programmatici del Governo. Quindi, disciplina questi eventi, che promuoviamo nelle scuole per rafforzare l'articolo 11 della nostra Costituzione, non attraverso la funzione di indirizzo del Parlamento, ma con le linee programmatiche di un atto governativo. Cosa gravissima! Ancora una volta, questo Governo vuole introdursi a gamba tesa nelle scuole e stabilire cosa si può fare e cosa non si può fare in termini di valori che dovrebbero essere costituzionali, soprattutto per tutto il Parlamento, cioè rispettati da tutti quanti. Quindi, ci sembra un intervento estremamente manipolativo dell'ordine del giorno e soprattutto molto, molto pericoloso.
Per questo motivo, non posso accettare la riformulazione e chiedo che l'ordine del giorno venga messo ai voti .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1579-A/2 Auriemma, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1579-A/3 Alfonso Colucci. Onorevole Alfonso Colucci, accoglie la riformulazione?
ALFONSO COLUCCI(M5S). Grazie, Presidente. Non accetto la riformulazione. C'era qualcuno, ben più importante di me, che diceva che a pensar male si fa peccato, ma molto spesso ci si prende. È il caso in questione ed è il motivo per cui abbiamo voluto leggere con attenzione queste riformulazioni che, invece, ci venivano lette in maniera frettolosa. Queste riformulazioni in sostanza spostano il contenuto degli ordini del giorno che abbiamo proposto. È un contenuto che fa diretto riferimento a principi fondamentali costituzionali e del diritto internazionale e anche umanitario per la tutela dei bambini e per la salvaguardia di valori che sono valori primari, quali il rispetto dell'altro, il ripudio della guerra e una filosofia basata sulla pace, sull'amicizia, sull'uguaglianza e sul rispetto reciproco e tra i popoli. Viene eliminata tutta questa parte e viene riportata a ciò che il Ministero fa nella propria autonomia amministrativa. Si fa proprio riferimento alle indicazioni nazionali per la scuola e l'infanzia e alle linee guida vigenti per i licei. Chi fa queste linee guida? Il Ministero dell'Istruzione e del merito. Scusate se mi viene un po' da ridere nell'aggiunta di questa dizione “e del merito”.
Quindi, in sostanza, con quest'ordine del giorno, il Governo ci viene a dire che la promozione dei concetti di pace e di tutela dei bambini la stabilisce il Governo stesso, nei limiti in cui ritiene e secondo la nozione che ritenga di dare. E questo, naturalmente, non solo mortifica, come già è stato detto brillantemente prima di me, il Parlamento, ma è per noi assolutamente inaccettabile, perché riteniamo che questi principi siano talmente fondamentali da non poter essere in alcun modo messi in discussione, né trasferiti a una potestà amministrativa, quale è quella rappresentata dal Ministero dell'Istruzione e del merito. È dell'altro giorno la notizia per la quale le camere penali di Catanzaro avrebbero promosso, di concerto con il Ministero dell'Istruzione, un programma per favorire, negli istituti della scuola superiore e secondaria, i principi della Costituzione, della libertà e quant'altro. Sembrerebbe che, in questo progetto, fosse contenuta anche una serie di iniziative per la promozione del sì al referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati. Poi, sembra che questa iniziativa sia stata ritirata, perché questa bozza, forse a seguito dell'emersione di questa notizia stampa, è stata prontamente e furbescamente ritirata. Indubbiamente, nella prima bozza era contenuta questa idea di dover promuovere il sì al referendum.
Allora, signor Presidente, lei, che, anche negli interventi precedenti, ha impropriamente assunto le difese del Governo addirittura parlando a nome del Governo - credo che le due funzioni debbano essere rigorosamente distinte -, comprenderà che diffidiamo assolutamente da un trasferimento alla sede amministrativa e governativa della definizione dei principi di tutela della pace e dei bambini, proprio alla luce di questi episodi, che, purtroppo, diventano sempre più ricorrenti, di interventi da parte di autorità governative, a gamba tesa, nella libera scelta e nelle libere competizioni elettorali o, in questo caso, referendarie.
Per queste ragioni, signor Presidente, non posso accogliere la riformulazione, ma mi spingo oltre: non solo non l'accolgo, ma stigmatizzo davvero, in maniera decisa e ferma, questo comportamento del Governo, ma soprattutto la riformulazione che, con questo maldestro modo, il Governo viene a proporci .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1579-A/3 Alfonso Colucci, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Invito cortesemente tutti i deputati a votare per sé stessi .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1579-A/4 Penza. Onorevole Penza, accoglie la riformulazione?
PASQUALINO PENZA(M5S). Grazie, Presidente. Purtroppo, neanche io posso accettare questa riformulazione. Come già hanno accennato i miei colleghi che mi hanno preceduto, l'intervento del Governo è a gamba tesa sugli ordini del giorno e stravolge completamente il significato e il senso per poter dare al Governo di turno un'impronta anche sull'educazione che si può dare su tali temi ai bambini delle scuole primarie e dell'infanzia. Si capisce da queste parole inserite dal Governo che c'è proprio una volontà di governare anche l'educazione dei minori. Quindi, non possiamo assolutamente accettare quest'ordine del giorno e chiediamo che venga posto in votazione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Auriemma. Ne ha facoltà.
CARMELA AURIEMMA(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo nuovamente, perché, anche in questo caso, la riformulazione del Governo è veramente inaccettabile. Perché? Che cosa fa questo Governo? Mentre secondo noi gli eventi che vanno a rafforzare lo spirito di coesione e di pace all'interno delle scuole devono essere ancorati ai concetti dell'articolo 11 della Costituzione - articolo 11 della Costituzione che è un valore per tutti o almeno dovrebbe essere così -, il Governo riformula, stabilendo che queste iniziative devono adeguarsi alle linee programmatiche adottate dal Ministero di volta in volta.
Questa cosa, guardi, Presidente, è gravissima e rende plastica la completa distanza tra la visione che abbiamo noi rispetto a concetti che sono universali e sono garantiti dall'articolo 11 della Costituzione, che è un baluardo per noi, e i concetti che invece avete voi, che cercate sempre, in ogni momento, di fare in modo che la parte governativa vada a gestire e vada a intromettersi anche nelle scuole, anche nei programmi, anche nell'educazione che diamo ai nostri ragazzi. Questa cosa veramente così sottile, questa riformulazione così sottile, in realtà, palesa chiaramente la visione di questa destra
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1579-A/4 Penza, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
L'ordine del giorno n. 9/1579-A/5 Vinci è accolto dal Governo.
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare, per dichiarazione di voto, il deputato Roberto Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, signor Presidente. Con la proposta di legge che abbiamo oggi all'ordine del giorno siamo chiamati a istituire il Giorno del ricordo dei piccoli martiri della strage di Gorla. Non si tratta soltanto di introdurre una nuova ricorrenza nel calendario civile della Repubblica, ma di colmare un vuoto della memoria nazionale, restituendo dignità e attenzione ad una tragedia che ha segnato in modo indelebile la storia del nostro Paese.
Il 20 ottobre del 1944, nel quartiere milanese di Gorla, durante un bombardamento alleato, un ordigno colpì la scuola elementare “Francesco Crispi”, raggiungendo il rifugio antiaereo dove si erano riparati bambini e insegnanti. In pochi istanti morirono circa 184 scolari e 19 docenti. Un evento che, per dimensioni e impatto, rappresenta, con ogni probabilità, la più grave tragedia che abbia mai colpito il mondo della scuola in Italia.
Quella strage si inserisce nel contesto drammatico dei bombardamenti che colpirono molte città italiane durante la Seconda guerra mondiale; bombardamenti che, come sappiamo, causarono soprattutto vittime civili: bambini, donne, anziani, persone inermi, che non solo persero la vita, ma spesso anche la casa, gli affetti, qualunque certezza. Eppure, la memoria di quei bombardamenti è rimasta a lungo in secondo piano, quasi rimossa, come se il dolore delle popolazioni civili fosse un elemento marginale del racconto della guerra. Ricordare Gorla significa riportare al centro una verità essenziale…
PRESIDENTE. Chiedo scusa, deputato Giachetti. Interrompiamo un attimo il tempo. Colleghi, sono appena iniziate le dichiarazioni di voto. Ne avremo dunque, come consuetudine, per un po' di tempo. È comprensibile che i colleghi deputati abbiano bisogno e desiderio di confrontarsi tra loro, non è comprensibile che lo facciano qui, in Aula, mentre altri oratori prendono la parola e sviluppano i propri concetti. Dunque, se non fosse chiaro, chi ha bisogno di parlare è pregato di uscire dall'Aula. Colleghi, parlo con tutti, nessuno escluso: chi deve parlare esce dall'Aula e ci fa lavorare. Prego, deputato Giachetti.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). La ringrazio, signor Presidente. Dicevo che ricordare Gorla significa riportare al centro una verità essenziale, cioè che la guerra non è mai astratta, non è mai solo strategia o necessità militare. La guerra colpisce, prima di tutto, gli innocenti e, spesso e volentieri, lo fa in modo irreversibile.
La proposta di legge che oggi noi sosterremo e voteremo affronta questo tema con equilibrio e misura. Non c'è alcuna volontà di riaprire contese storiche, né di formulare giudizi retrospettivi o di alimentare letture divisive; al contrario, l'istituzione del Giorno del ricordo risponde a un'esigenza di memoria che è condivisa, che non si contrappone, ma unisce, perché fondata sul rispetto per le vittime e sul rifiuto di ogni forma di violenza contro i civili.
Vorrei segnalare, in particolare, la scelta di coinvolgere il mondo della scuola. Le scuole non sono chiamate a una celebrazione rituale, ma a promuovere momenti di riflessione, studio e approfondimento nel pieno rispetto della loro autonomia. È una scelta coerente con il senso stesso di questa ricorrenza, che, d'altra parte, riguarda proprio le scuole. Gorla è una tragedia della scuola e, proprio nella scuola, può diventare occasione di educazione civica, di consapevolezza storica e anche di cultura della pace.
La memoria, soprattutto per le giovani generazioni, non può essere affidata solo ai manuali o alle commemorazioni locali. Ha bisogno di essere riconosciuta anche a livello nazionale, perché solo così diventa parte di un patrimonio comune. In questo senso, l'individuazione del 20 ottobre come solennità civile rappresenta un atto di giustizia simbolica verso le vittime che, per troppo tempo, sono rimaste nell'ombra. È giusto ricordare, oltretutto, che questa proposta è attenta anche sotto il profilo normativo e finanziario.
Infatti, non comporta nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e non incide sull'organizzazione del lavoro o sull'orario scolastico. È volta ad affermare un principio, e questo lo incardina in quelle che sono le attività normali della scuola. Per queste ragioni, signor Presidente, colleghi, noi voteremo a favore di questa proposta di legge
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Alessandro Colucci. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, signore e signori del Governo, ciò su cui siamo chiamati ad esprimere il voto è un atto di doverosa memoria storica e di impegno civile, un grido silenzioso contro l'oblio che non possiamo più permettere. Il 20 ottobre del 1944, nel quartiere milanese di Gorla, un tragico errore durante un bombardamento alleato causò la morte di 184 bambini e 19 membri del personale scolastico della scuola elementare “Francesco Crispi”.
Un evento che segnò indelebilmente la storia della città di Milano e della nostra Nazione con un dolore lancinante, simboleggiando l'orrore indiscriminato della guerra, che strappa via l'innocenza più pura, lasciando ferite che ancora oggi sanguinano nei cuori di un'intera comunità. La proposta di legge all'attenzione dell'Aula, modificata poi in Commissione per ampliare il suo orizzonte commemorativo, non si limita a ricordare quella specifica strage, ma estende il suo significato alla promozione di una cultura della pace, conservando e diffondendo la memoria di tutte le bambine e i bambini vittime dei conflitti, quelle piccole vite spezzate che gridano giustizia dal silenzio della storia.
Essa prevede, nell'ambito dell'autonomia scolastica, l'organizzazione di manifestazioni pubbliche, cerimonie, studi e momenti di riflessione nelle scuole di ogni ordine e grado, con particolare attenzione alla pace, nonché iniziative più ampie per commemorare studenti e operatori scolastici caduti in analoghe tragedie, affinché il loro sacrificio non sia vano, ma un faro di speranza per un mondo libero dalla violenza.
Signor Presidente, non possiamo far finta che eventi come questo appartengano esclusivamente al passato, che sia sufficiente il ricordo. In un'epoca segnata da persistenti conflitti globali, questa legge rafforza l'impegno della Repubblica italiana per i valori della pace e della solidarietà umana, educando le generazioni future al rifiuto della violenza e al rispetto della vita, con un'intensità che tocca l'anima. La pace si coltiva con l'educazione, la cultura, i valori che riusciamo a trasmettere e condividere con i nostri figli.
In questo scenario, offrire un tributo solenne alle vittime innocenti rappresenta un monito contro l'oblio e un invito alla riflessione collettiva sui valori occidentali ed europei che ci definiscono, la democrazia, i diritti umani, la libertà e la convivenza civile, oggi più che mai minacciati dalle crescenti tensioni internazionali, che mettono a rischio la stabilità e la sicurezza del nostro continente e del mondo intero, evocando fantasmi del passato a cui non possiamo permettere di tornare.
E dico di più, affermando con forza come il tema sia fortemente culturale, perché le minacce della nostra stabilità non sono solo esterne, i principi e i valori di indebolimento, quando si svilisce il loro senso, quando non se ne percepisce più la necessità, il bisogno, l'urgenza, quando non si difendono più e si svincolano con l'intelligenza… e, in particolar modo, se le fondamenta, quindi in conseguenza di questi atteggiamenti, traballano, tutto il resto traballa, tutto il resto crolla, tutto il resto è incerto.
Abbiamo la responsabilità verso le nuove generazioni di ricordare questi orrori, con lacrime negli occhi e determinazione nel cuore, affinché non si ripetano e di lasciare loro un'eredità di pace duratura, un mondo in cui il pianto delle madri non echeggi più sui campi di battaglia. Solo attraverso l'educazione alla memoria e alla promozione di questi valori fondamentali possiamo costruire un futuro in cui la guerra di ogni tipo e forma non sia più uno strumento accettabile e la sicurezza collettiva sia garantita, onorando quei piccoli angeli con un impegno che commuove e ispira.
È un provvedimento che non comporta oneri per la finanza pubblica, in linea con i principi di sobrietà e responsabilità che devono guidare l'azione legislativa, e che non determina effetti civili quali festività o riduzioni di orari, ma il suo significato è talmente importante e profondo che è sufficiente che abbia previsto quanto il provvedimento ha nel suo contenuto che ho illustrato.
Per queste ragioni, per l'importanza di questo provvedimento il gruppo di Noi Moderati voterà convintamente a favore, con il cuore colmo di emozione e la mente rivolta a un domani di pace .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Filiberto Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, signor Presidente. Ricordare la strage dei bambini di Gorla è importante per molte ragioni, per ragioni storiche, per ragioni morali, per ragioni civili, intanto per onorare la memoria delle vittime innocenti. Il 20 ottobre 1944, a Milano, 184 bambini, insieme a insegnanti e personale scolastico morirono nel bombardamento alleato che colpì la scuola elementare “Francesco Crispi”.
Erano tutti e tutte innocenti, vittime collaterali della guerra si dirà poi. Quella mattina c'era il sole con il cielo azzurro, come ricordano Giuditta Trentarossi e Ugo Zamboni, quest'ultimo presidente del comitato dei familiari delle vittime, ma alle 11,14 suona l'allarme, le lezioni della scuola elementare “Francesco Crispi” di Milano, nel cuore del quartiere Gorla, si interrompono e i bambini e le bambine insieme alle madri e al personale scolastico si avviano nei rifugi. Passano pochi minuti e alle 11,27 ben 80 tonnellate di bombe alleate sbriciolano la scuola elementare “Francesco Crispi”. Errore di calcolo o effetti collaterali delle guerre, così li chiamano i cinici delle guerre e delle armi. E invece erano bambine e bambini, vite spezzate. Insieme a loro morirono la direttrice della scuola, 14 insegnanti, 4 bidelli. Quel giorno solo a Milano morirono 614 persone.
Oggi dove sorgeva la scuola c'è un monumento, nato per volontà dei familiari, e anche questa è una storia che vale la pena di raccontare anche qui. Dopo la tragedia il comune mise in vendita l'edificio per 6 milioni di lire e lì, dove si era consumata una strage, doveva sorgere un cinema, un luogo di svago. Solo l'indignazione e la forza dei genitori lo ha impedito. Tra l'altro, vorrei ricordare che chi perde un coniuge è un vedovo o una vedova, chi perde un genitore è orfano, ma non c'è un termine che indica il fatto che un genitore perda i figli, che è una delle cose più drammatiche che possa capitare a una persona.
Ecco, solo grazie all'indignazione e alla foga dei genitori, che fecero un esposto al comune e istituirono un comitato, che c'è ancora oggi peraltro; andarono a Palazzo Marino dal sindaco Antonio Greppi, primo sindaco di Milano, antifascista, partigiano, un sindaco che ancora oggi si ricorda con commozione da parte di tanti. Il sindaco disse ai genitori: guardate, fate voi, scegliete voi cosa fare su quel terreno, fate quello che ritenete più giusto, e, lì, nacque quello che, ancora oggi, è il monumento per i piccoli martiri di Gorla.
Ricordare la strage dei bambini di Gorla è un grido di condanna agli orrori della guerra, è un monito contro la brutalità dei conflitti armati e gli effetti devastanti sulle popolazioni civili, specialmente sui più vulnerabili, come i bambini. Come non pensare alla foto simbolo, scattata cinquant'anni fa e che valse un Pulitzer, che ritrae una bambina in fuga dagli orrori della guerra del Vietnam?
Ricordare la strage di Gorla è un monito ai Governi per investire in progetti di educazione alla pace; ricordare questa tragedia deve aiutare ad educare le nuove generazioni al valore della pace, della convivenza del rispetto dei diritti umani.
Come non pensare ai bambini e alle bambine vittime degli orrori in Ucraina e a Gaza e come non provare ribrezzo per il macabro progetto per Gaza, proposto da Trump? Ricordare la strage di Gorla serve a tenere viva la responsabilità collettiva, serve a riflettere sulle responsabilità politiche e militari che portano alla guerra e alle sue conseguenze, per evitare che errori simili si ripetano, specialmente nel nostro tempo. Ricordare la strage dei bambini di Gorla è un forte radicamento della storia locale e nazionale; deve rappresentare un momento chiave nella memoria civile di Milano e dell'Italia, deve legare la storia locale a quella della Seconda guerra mondiale.
La domanda che ci dobbiamo fare è: che cosa vuol dire fare memoria, oggi, dei piccoli martiri di Gorla? La storia ha dato il suo giudizio su quegli anni terribili e bui, gli anni del nazismo, gli anni del fascismo e, oggi, ricordare le vittime di Gorla non vuol dire, per quel che ci riguarda, riscrivere la storia, ma vuole dire ricordare le piccole vittime, vuol dire ricordare l'universalità del dolore di infanzie negate e distrutte. Eppure, ancora oggi, le armi esplosive, il freddo, la mancanza di cibo uccidono senza pietà bambine e bambini. L'ultimo rapporto di Save the Children dice che, nel 2024, le vittime, bambine e bambini, nel mondo, sono state il 42 per cento in più rispetto al 2020; dagli anni Novanta, il numero delle bambine e dei bambini che vivono sotto le guerre è più che raddoppiato, oggi sono 520 milioni le bambine e i bambini che vivono sotto il peso della guerra. A Gaza sono stati più di 20.000 le bambine e i bambini uccisi: più di un bambino ucciso, ogni ora, in quel conflitto. Secondo i dati UNICEF, alla fine del 2023, 47,2 milioni di bambini erano sfollati a causa di conflitti e violenze; il 2024 è stato uno dei peggiori anni nella storia dell'UNICEF per bambini in conflitti, sia in termini di numero di bambini colpiti che di impatto sulle loro vite.
Oggi, fare memoria dei piccoli martiri deve essere un impegno, di tutte e di tutti noi, a fare sì che non ci sia più chi può definire danni collaterali le vite spezzate di bambine e bambini; oggi fare memoria è impegnarsi per la pace e impegnarsi perché non ci siano più dei futuri interrotti, storie di bambini e bambine che non potranno essere scritte e nemmeno lette. La promessa di tutti noi deve essere quella di offrire, alle bambine e ai bambini, un futuro migliore dove il volano della vita sia impregnato delle parole pace e dignità .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato D'Alessio. Ne ha facoltà.
ANTONIO D'ALESSIO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Dunque, il Giorno del ricordo dei piccoli martiri della strage di Gorla e delle piccole vittime di tutte le guerre. Io vorrei porre, innanzitutto, l'attenzione su una modifica rispetto a quella che era stata proposta come formulazione originaria, che era: “Istituzione del Giorno del ricordo della strage dei piccoli martiri di Gorla”. Ora, invece, è: “Istituzione del Giorno del ricordo dei piccoli martiri della strage di Gorla e delle piccole vittime di tutte le guerre”. Generalizzando, così, un concetto più ampio.
Il 20 ottobre 1944, durante un bombardamento aereo alleato, che colpì la città di Milano e, precisamente, il quartiere di Gorla, un ordigno cadde nel vano scale della scuola elementare “Francesco Crispi” e provocò la morte di 184 bambini e 19 membri del personale scolastico.
Il senso di questa iniziativa è quello di conservare nei nostri cuori e nelle nostre menti tutti i piccoli martiri delle guerre, e naturalmente diffondere la memoria significa sensibilizzare e rafforzare l'impegno di tutti per la pace. C'è la istituzione, quindi verranno favorite manifestazioni nelle scuole di ogni ordine e grado, iniziative volte a commemorare, appunto, la pace nel ricordo di quella strage, con convegni, manifestazioni, cerimonie, studi, eccetera.
Presidente, ci sono momenti nei quali anche le visioni diverse sulla difesa, sul presupposto che la pace sia desiderio assoluto di tutti, finiscono con il diventare terreno di scontro, ma ci vuole senso di responsabilità anche nel respingere populismi e strumentalizzazioni.
Allora, ritroviamo unità e condivisione, e questo provvedimento non può che unirci nel ricordo e nella sensibilizzazione delle nuove generazioni. Dobbiamo trasmettere ai nostri figli i valori della pace e della convivenza, e questo è il senso di iniziative, come quella di oggi, che, lungi dall'essere forme vuote e meccaniche, devono essere un monito e devono costituire occasione per un ricordo che non va smarrito e per riflettere sugli orrori della guerra .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Carmela Auriemma. Ne ha facoltà.
CARMELA AURIEMMA(M5S). Grazie, Presidente. Oggi discutiamo di una tragedia che questo Paese ha quasi rimosso dalla propria memoria, una tragedia che ha un nome, una data, dei volti: la strage di Gorla, 184 bambini e 19 insegnanti massacrati dal cosiddetto “fuoco amico”. Questi sono numeri reali, vite spezzate, non effetti collaterali.
Il 20 ottobre 1944, nel quartiere milanese di Gorla, durante un bombardamento degli americani, un ordigno centrò in pieno la scuola elementare “Francesco Crispi”, una scuola: bambini in classe e insegnanti al lavoro furono uccisi proprio nel luogo che dovrebbe essere quello più sicuro per un bambino.
Quella mattina decollarono dall'aeroporto di Castelluccio, in provincia di Foggia, i bombardieri americani. Dovevano colpire delle installazioni al nord di Milano, delle installazioni militari, ma l'obiettivo venne mancato, e invece di rientrare, invece di fermarsi, si decise ugualmente di sganciare tutte le bombe: 342 bombe, 80 tonnellate di esplosivo sui quartieri popolari di Gorla e Precotto. Una bomba, in particolare, entrò dritta nel vano della scuola “Crispi” e scese fino al rifugio antiaereo, dove c'erano, appunto, i bambini e gli insegnanti. Lì sotto, appunto, c'erano i maestri, gli insegnanti e i sogni di questi bambini. Non c'erano soldati, non c'erano obiettivi militari: c'erano solo vite innocenti, che poi sono state massacrate.
Lo fu tale che persino un Paese devastato dalla guerra rimase senza parole. Non ci furono giustificazioni credibili. Prima si cercò di nascondere l'accaduto, poi si parlò di errore militare, come se poi una parola potesse cancellare quello che era successo, la strage di questi bambini.
Oggi questo Parlamento decide di ricordare quella strage e noi riteniamo che sia giusto farlo. Riteniamo sacrosanto difendere la memoria storica, perché senza memoria, Presidente - e la giornata di oggi ce lo insegna in modo particolare -, non c'è coscienza; e, senza coscienza, non c'è futuro.
Allora, però, dobbiamo avere il coraggio, il coraggio di guardare in faccia i fatti storici, il coraggio di dirlo fino in fondo: che cosa è stata la strage di Gorla? Se dovessimo utilizzare la stessa fredda e spregiudicata logica che l'attuale Governo ha avuto per descrivere le atrocità commesse a Gaza, allora dovremmo definirla un effetto collaterale, non una tragedia: un effetto collaterale della guerra.
Sì, Presidente, esattamente come oggi vengono definiti i bambini uccisi a Gaza: effetti collaterali. Come vengono definiti gli ospedali bombardati, i civili in fila per un po' di pane che vengono ammazzati, le tende degli sfollati colpiti da missili: effetti collaterali.
Allora, ci chiediamo e vi chiediamo: perché, perché l'uccisione di 184 bambini e 19 insegnanti è una tragedia e, invece, 60.000 morti e più a Gaza, di cui oltre 20.000 bambini innocenti, sono invece effetti collaterali? Non ce la sappiamo spiegare questa distinzione.
Ci dovete spiegare che differenza c'è tra i bambini della scuola “Crispi” e Hind, quella bambina palestinese di cinque anni uccisa dall'esercito israeliano. Ce lo dovete spiegare, Presidente: mi creda, facciamo veramente difficoltà a capire, perché per noi non c'è nessuna differenza, per voi evidentemente sì.
E, allora, lasciatemi denunciare ancora un'altra cosa con forza, perché è necessario farlo. Mentre oggi commemoriamo Gorla, questo Governo continua a giustificare altre Gorla. Faccio presente che, dal momento della tregua, da ottobre, sono morti oltre 400 palestinesi, e proprio il 20 gennaio è morto il nono neonato per il freddo. In Palestina si muore ancora per il freddo, perché gli aiuti umanitari non riescono ad entrare in maniera efficace nella Striscia di Gaza. Presidente, come le chiamiamo queste uccisioni durante un cessate il fuoco? Com'è possibile morire, essere ancora bombardati durante un cessate il fuoco? Anche questi sono effetti collaterali?
Nella relazione di accompagnamento a questa proposta di legge si legge che il Giorno del ricordo servirà a rafforzare la consapevolezza degli orrori della guerra. Benissimo, siamo d'accordo, però bisogna avere il coraggio di essere coerenti. A Gorla c'è stata una strage, come c'è stata il 7 ottobre e come continua ad esserci a Gaza, perché se il ricordo di quella tragedia deve servire a qualcosa, deve servire anche a dire che, nel 2025, oltre 20.000 bambini sono stati uccisi a Gaza con le armi che l'Occidente continua a fornire e con il silenzio anche di questo Paese e di questa maggioranza.
La memoria serve solo se genera pace. Se invece serve a piangere i morti di ieri e a giustificare quelli di oggi, allora non è memoria, ma è ipocrisia. Noi stiamo dalla parte dei bambini, non importa la bandiera, non importa la religione, non importa la nazionalità, perché un bambino sotto le bombe è sempre un bambino, ed è sempre una sconfitta per l'intera umanità .
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti dell'Istituto di istruzione superiore “Ettore Majorana” di San Lazzaro di Savena, in provincia di Bologna, che partecipano oggi alla giornata di formazione presso Palazzo Montecitorio e che sono qui in tribuna ad assistere ai nostri lavori . Ricordiamo che, in questo momento, si stanno sviluppando le dichiarazioni di voto. Voteremo e, quindi, l'Aula si riempirà di qui a breve, all'incirca tra 30 minuti.
Ha chiesto di parlare, per dichiarazione di voto, il deputato Andrea Orsini. Ne ha facoltà.
ANDREA ORSINI(FI-PPE). Grazie, signor Presidente. Signor rappresentante del Governo, certamente molti colleghi ricorderanno i versi del poeta: “Invano cerchi tra la polvere, povera mano, la città è morta. È morta (…)”. Non sono parole dedicate, in particolare, alla strage di Gorla; anzi, furono scritte l'anno precedente, in occasione di altri tragici bombardamenti su Milano nell'agosto del 1943, ma come sempre la grande poesia ha un valore universale, e forse solo i versi di un grande poeta possono raccontare l'angoscia, il dolore, la tragedia delle mani pietose che, nella polvere, hanno raccolto i resti di 184 bambini, dei loro genitori, della loro direttrice didattica, del personale della loro scuola.
Per chi, come me, è nato e cresciuto a Milano, sebbene diversi anni dopo quei fatti, parlare del dramma di Gorla non significa ricordare una tragedia astratta, un fatto lontano nel tempo: significa ricordare qualcosa che i nostri genitori, i nostri nonni avevano vissuto da vicino. Ed è difficile dimenticare l'orrore e il dolore con cui sentivano quella tragedia come se fosse loro.
Per i milanesi, per tutti i milanesi, anche quelli che abitavano in tutt'altra zona della città, Gorla fu un dolore collettivo, un momento collettivo di pietà, pur in quei mesi tragici fatti di guerra, fatti di paura, fatti di difficoltà quotidiane, spesso di violenza e di crudeltà, ma fatti anche di una vita che, nonostante tutto, si sforzava di essere normale.
È lo stesso frammento di normalità che la scuola “Crispi” costituiva per i suoi piccoli alunni; una normalità nella quale - così mi raccontava mia madre, che all'epoca era una studentessa delle superiori - persino le corse nei rifugi erano trasformate quasi in un gioco, in una specie di diversivo. Non era incoscienza, era un disperato bisogno di vita, di quotidianità nonostante tutto. Ma per i bambini di Gorla la normalità e la vita finirono quel giorno. Il rifugio che avrebbe dovuto proteggerli, ma che non era progettato per assorbire un colpo diretto, divenne la loro tomba.
Non vorrei essere frainteso, colleghi, dicendo che, in verità, non sono del tutto certo dell'uso delle parole, non sono del tutto certo che sia corretto definire quei bambini martiri. La loro è una condizione, se possibile, ancora peggiore di quella dei martiri. Il martire è colui che sacrifica la propria vita consapevolmente per testimoniare una fede o un ideale, compie la più drammatica delle scelte, ma ha ancora la libertà di compiere una scelta. I bambini di Gorla, i loro insegnanti, non scelsero nulla, subirono un destino atroce per la banalità di un errore e per la drammatica violenza della guerra. Per questo è giusto ricordare il loro sacrificio, non soltanto per un atto di
La pietà è un dolore, è un sentimento nobilissimo, ma questa tragedia ci pone delle domande drammatiche, delle grandi questioni etiche che rimangono irrisolte, ma sulle quali dobbiamo continuare ad interrogarci: perché i fatti di Gorla ci colpiscono così intensamente? Non è tanto una questione di numeri, anche se 200 vittime sono un bilancio impressionante. Un numero che, però, per quanto sia orribile a dirsi, quasi scompare, quasi diventa invisibile di fronte alle 200.000 vittime civili dei bombardamenti in Italia; ai 3 o 4 milioni di vittime civili dei bombardamenti nella Seconda guerra mondiale nel mondo; ai 6 milioni di civili ebrei uccisi nei campi; ai 50 milioni stimati di civili che sono stati direttamente o indirettamente vittime della guerra; agli 85 milioni di morti totali nella Seconda guerra mondiale, perché un essere umano continua a essere tale anche se indossa una divisa. Ci colpisce perché sono bambini, perché sono morti tutti insieme, perché sono stati vittime non di un attacco deliberato, ma di un tragico equivoco, un semplice errore nella decodifica di istruzioni cifrate, una virata a destra, invece che a sinistra, degli aerei in formazione, che portò a gettare un carico di morte non sugli impianti industriali di Sesto San Giovanni - la Breda, la Falck, allora impegnate nello sforzo bellico -, ma sul quartiere poco distante di Gorla. Quasi una terribile beffa del destino.
Perché una strage di bambini è così inaccettabile ai nostri occhi? Non voglio fare considerazioni sentimentali, anche se il sentimento di tenerezza e di protezione che i bambini suscitano è uno dei sentimenti più nobili dell'umanità. Ogni vita è sacra, ogni vita è preziosa, si tratti di un bambino o di un anziano alla fine della vita, ma sottrarre la vita a un bambino significa negargli le infinite possibilità che la vita gli offre: la possibilità di conoscere, di capire, di realizzare, la possibilità di amare. Non possiamo sapere cosa sarebbe stato di quei bambini senza quel maledetto errore: forse qualcuno di loro avrebbe potuto fare cose importanti, forse sarebbe diventato un grande scrittore, una grande scienziata, un grande direttore d'orchestra, una grande medico, oppure semplicemente, ma con la stessa dignità, un essere umano che lavora, che crea una famiglia, una persona amata e stimata, una persona che vive la sua vita nel bene e nel male, come avrebbe avuto diritto di fare. Di un anziano sappiamo qual è stata la sua vita, di un bambino non lo sapremo mai, possiamo soltanto affidarlo alla pietà di Dio e della memoria.
Ma c'è ancora un altro aspetto che ci interroga con drammatica urgenza, per questo è importante che l'anniversario della strage di Gorla non sia soltanto la commemorazione di una singola tragedia, ma di una giornata dedicata a tutti i bambini che soffrono e che muoiono, anche oggi, a causa della guerra. La guerra, lo sappiamo, è fatta di tragedie, di follie, di crudeltà. Per questo vorremmo che fosse bandita per sempre, ma sappiamo che non sarà mai così. La pace è un grande, un immenso valore, ma non è sempre un valore assoluto. La pace senza giustizia può essere, talora, peggio della guerra. La guerra che serve a difendere il bene e a debellare il male sarà sempre tragicamente necessaria. Senza di essa - lo dico proprio nel Giorno della Memoria -, Auschwitz sarebbe ancora in funzione. Nelle vicende della guerra spesso il bene e il male si intersecano profondamente, ma questo non ci consente di dire che siano indistinguibili.
E, allora, il dilemma è: una guerra giusta rimane tale se fra le sue vittime ci sono degli innocenti, se ci sono addirittura dei bambini? La guerra che combattevano gli angloamericani per liberare l'Italia, l'Europa, il mondo da Hitler e dai suoi alleati, era certamente una guerra giusta, una guerra necessaria, una guerra doverosa, ma portò con sé Gorla, portò con sé Dresda, portò con sé Hiroshima. Come scriveva Max Weber: i decisori politici devono sapere che non è vero che dal bene nasce solo il bene.
Questo è un dramma al quale assistiamo quotidianamente anche oggi, in Ucraina, in Medio Oriente, in Sudan, in tante guerre dimenticate. Anche chi combatte una guerra giusta, anche l'aggredito che si difende contro l'aggressore ha il dovere di fare tutto il possibile per ridurre al minimo le sofferenze per gli innocenti e per i più innocenti di tutti, che sono i bambini. Ma anche un grande impegno in questo senso non è sufficiente a eliminare le tragedie. Gaza è lì a dimostrarlo, i bambini di Gaza ce l'hanno dimostrato pagando un prezzo altissimo. Per questo la giornata che stiamo per istituire è importantissima, perché serve a non dimenticare il passato né il presente, perché ci costringe a interrogarci, perché richiama dolorosamente l'attenzione su un tema fondamentale: facciamo davvero abbastanza per proteggere i bambini? C'è altro che potremmo fare? Una domanda così lacerante non ha una risposta che possa placare le nostre coscienze, non cerca neppure una risposta impossibile, serve solo per una cosa fondamentale: per incalzarci, per ricordarci che dobbiamo fare sempre di più.
I bambini sono il futuro di un popolo, di una civiltà. Uccidere i bambini o lasciare che vengano uccisi significa negare quel futuro, che poi è il nostro futuro, perché la vita e la morte di ogni essere umano riguarda tutti noi. I colleghi certamente ricorderanno John Donne: “(…) non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te”. Per queste ragioni, signor Presidente, Forza Italia voterà con convinzione questa proposta di legge
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Iezzi. Ne ha facoltà.
IGOR IEZZI(LEGA). Grazie, Presidente. Istituire il Giorno del ricordo dei piccoli martiri della strage di Gorla e delle piccole vittime di tutte le guerre non è un atto né una ricorrenza simbolica. È una scelta attuale e responsabile, che afferma con forza i valori della pace e la tutela dei più fragili, come fondamento della nostra comunità, ricordandoci il valore della diplomazia e il dolore che porta l'uso delle armi.
La strage di Gorla rappresenta una ferita profonda e fondativa della memoria della mia Milano. In quel giorno, la guerra colpì uno dei luoghi più significativi della convivenza civile, un luogo di pace: la scuola. Ci fece capire che bene e male non sono sempre valori assoluti. Colpì bambini mentre stavano imparando, crescendo, costruendo il proprio futuro. Non obiettivi militari, ma vite innocenti, spezzate in uno spazio che dovrebbe essere sempre inviolabile e protetto. Ricordare i piccoli martiri di Gorla significa riconoscere una verità universale: in ogni guerra, in ogni luogo, i bambini sono le vittime più vulnerabili, subiscono violenze che non comprendono, perdono affetti, case, diritto, istruzione, sicurezza e ingenuità. La guerra nega loro l'infanzia, prima ancora della vita, lasciando ferite profonde e spesso irreparabili a loro e alla comunità che affronta un simile dolore.
Nel mondo contemporaneo, segnato da conflitti ancora aperti e da nuove tensioni internazionali, questa memoria assume un valore attuale urgente. Ricordare significa affermare con forza che la violenza armata non può essere uno strumento di soluzione dei conflitti. Per evitare il ripetersi di simili tragedie è necessario che le armi tacciano e che si restituisca centralità alla diplomazia, al dialogo e alla cooperazione tra i popoli. In questo percorso la scuola, allora brutalmente e dolorosamente colpita, svolge un ruolo centrale e insostituibile. È il luogo in cui la memoria si trasforma in educazione alla pace e in responsabilità civica. Ricordare a scuola la nostra storia significa insegnare alle nuove generazioni che il confronto, la mediazione e il dialogo sono le vere alternative alla violenza e che la pace si costruisce con la conoscenza degli altri e di se stessi e il rispetto di tutti i popoli.
Il Giorno del ricordo vuole dare voce a chi non l'ha avuta e trasformare il dolore in un impegno collettivo; affermare che la pace non è un concetto astratto, ma una scelta concreta, che passa dal rifiuto della guerra e dalla valorizzazione delle risorse diplomatiche.
Per Milano la memoria di Gorla è parte integrante della propria identità, una memoria che parla di una città ferita, ma non piegata, capace di ricostruire non solo edifici - capacità che ultimamente è venuta meno - ma valori civili, rispetto e amore dell'identità. Estendere questo ricordo a tutte le piccole vittime delle guerre significa rendere quella memoria viva e attuale. Una Giornata dedicata ai bambini uccisi dalle guerre non guarda solo al passato, guarda al futuro e lancia un messaggio chiaro: solo facendo tacere le armi e scegliendo la via della diplomazia, del dialogo e della pace si può evitare che tragedie come quella di Gorla si ripetano nel mondo.
Per questo istituire il Giorno del ricordo non è solo un dovere della memoria, ma un atto di responsabilità verso le generazioni presenti e future .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Quartapelle Procopio. Ne ha facoltà.
LIA QUARTAPELLE PROCOPIO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ho ascoltato la storia dei piccoli martiri della strage di Gorla tanti anni fa, forse 30, dalla voce di un operaio in pensione con uno straordinario talento da cantastorie, Antonio Bozzetti. Forse la Sottosegretaria Frassinetti si ricorda di lui. Bozzetti raccontava di come quel 20 ottobre del 1944 corse e corse dalla vicina fabbrica Magnaghi, dove lavorava, quando avvenne il bombardamento, e corse fino alla scuola di Gorla, e di come, insieme a tanti altri, cercò di tirare fuori dalle macerie i bambini e gli insegnanti lì sotto.
Era allora ed è ancora oggi un racconto non facile da ascoltare. Era una storia, e lo è ancora oggi, fatta di fatti complicati, di come in guerra non sempre i buoni fanno azioni buone e di come si possono fare errori tragici, occultare la verità o ignorarla, sommando alla tragedia anche i torti di un mancato riconoscimento dell'errore. Tant'è che le condoglianze delle autorità americane per questa strage sono arrivate solo 75 anni dopo la strage. Non era facile ammettere che l'esercito americano, che pure lavorava per la liberazione del nostro Paese, avesse sganciato 80 tonnellate di esplosivo sui quartieri di Gorla e di Precotto a Milano, centrando, tra gli altri edifici, anche la scuola elementare “Francesco Crispi”.
Anche per questa ragione quella storia è rimasta per molti anni una storia scomoda e nascosta tra gli abitanti di Gorla, dentro un quartiere. All'epoca io ascoltai quel racconto perché era servita la tigna e la capacità artistica di Massimo de Vita e del Teatro Officina per andare a recuperarla tra le tante memorie del quartiere. E poi quella storia restava nascosta per il pudore del quartiere, quella era una storia terribilmente dolorosa per le famiglie delle 198 vittime, 184 bambini e 14 insegnanti.
La storia di Gorla è la storia dei fratelli e delle sorelle rimasti sotto le macerie e di sorelle e fratelli che, sì, sono sopravvissuti, ma da quel giorno vissero per tutta la loro vita con il peso di essere vivi, magari per una coincidenza o magari per un minuto. Fratelli e sorelle che non hanno mai smesso di tramandare il ricordo di quel giorno. La storia di Gorla è la storia delle madri che persero i loro figli, quelle madri per le quali in italiano non c'è un termine con cui chiamarle, perché non si può definire l'indicibile, una perdita contro natura, che non è descrivibile da una sola parola.
Ed è la storia del loro dolore, un dolore così grande che, come poi tanti e tanti anni dopo hanno raccontato Silvia Nucini e Mario Calabresi nel documentario , aveva fatto consigliare di allontanare i bambini sopravvissuti dal quartiere per qualche mese dopo la strage, perché i loro giochi e le loro voci risultavano intollerabili ai genitori che in quel bombardamento avevano perso tutto. Oggi è un giorno particolare perché votiamo una legge all'unanimità per ricordare la strage dei piccoli martiri di Gorla, ma è anche una giornata particolare perché in tutta Europa si ricorda l'orrore più grande, quello della Ricordare oggi, proprio oggi, i martiri di Gorla è molto simbolico. Qualcuno lo ha detto prima: in un certo senso è un risarcimento, una ricucitura della memoria, fatta anche grazie alla visita del Presidente della Repubblica, Mattarella, a Milano in occasione dell'80° anniversario della strage.
Come Partito Democratico abbiamo voluto contribuire a questo ricordo, che rende onore alla memoria di un quartiere e di una città, e abbiamo voluto estendere il ricordo di questa legge a tutte le piccole vittime della guerra. Come Parlamento, con la legge di oggi, proseguiamo il lavoro di memoria fatto dalle famiglie delle vittime che ci hanno più e più volte detto che ricordare quell'orrore restituisce la materialità della guerra e allarga lo sguardo a quello che succede sotto le macerie e le tende a Gaza, nei rifugi a Kharkiv, in cui i bambini fanno scuola ormai da 4 anni, e nei lontani angoli dell'Africa dove tanti bambini ancora oggi soffrono gli errori e gli orrori di una guerra con cui non hanno niente a che fare e di cui sono semplicemente vittime .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Riccardo De Corato. Ne ha facoltà.
RICCARDO DE CORATO(FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, ringrazio intanto il Sottosegretario Frassinetti, da cui, insieme ad altri, ma soprattutto da parte sua, come Sottosegretario per l'Istruzione, è partita questa idea. È ovvio che, a nome del mio gruppo, annuncio il voto favorevole a questa proposta, anche perché, da vicesindaco di Milano, per 14 anni, il 20 ottobre, insieme anche all'allora assessore alla provincia, Paola Frassinetti, abbiamo ricordato in maniera abbastanza drammatica quel 20 ottobre in cui morirono tanti bambini.
Questo provvedimento ha un significato profondo. Arriva oggi in Aula, devo dire, dopo un lavoro serio, e ringrazio tutti i membri di maggioranza e di opposizione in I Commissione perché è stato fatto un lavoro serio e condiviso, che è stato avviato nell'aprile del 2025 e concluso il 18 dicembre 2025, con modifiche approvate anche grazie ai gruppi di opposizione. Lo dico con rispetto: quando l'oggetto è la memoria dei bambini, la scuola e la pace, il Parlamento dimostra di saper parlare una lingua comune .
Con questa legge riconosciamo il 20 ottobre non solo come Giorno del ricordo dei piccoli martiri della strage di Gorla, ma per conservare, rinnovare e difendere la memoria delle bambine e dei bambini martiri delle guerre, ma anche per rafforzare l'impegno per la pace. Il punto di partenza è una ferita che Milano e l'Italia non possono dimenticare.
A tal riguardo, ricordo che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è venuto a portare a quel monumento, dove sotto sono ricordate queste povere vittime, i bambini, un importante segnale nei loro confronti.
Milano non può dimenticare che, presso la scuola elementare “Francesco Crispi” di Gorla, la caduta, durante un bombardamento aereo alleato, di un ordigno nel vano scale sotto cui era sito il rifugio antiaereo, provocò la morte - come abbiamo qui ricordato - di 184 bambini e di 19 membri del personale scolastico. Una scuola, luogo della crescita e dell'educazione, trasformata in pochi istanti in un luogo di morte. Una tragedia che interroga ancora la nostra coscienza nazionale.
Proprio per questo il provvedimento non si limita a istituire una giornata, ma ne definisce il senso civile, la memoria come educazione, l'educazione come prevenzione, la prevenzione come cultura della pace.
Il comma 2 prevede che nelle scuole di ogni ordine e grado, nell'ambito della loro autonomia, possano essere promossi momenti pubblici, cerimonie, studi, convegni e iniziative di riflessione, con particolare riferimento alla promozione della cultura della pace.
Il comma 3 amplia, inoltre, questo perimetro, consentendo iniziative volte a commemorare anche studenti e operatori scolastici che sono stati vittime di stragi.
Colleghe e colleghi, c'è un valore ulteriore che desidero sottolineare: l'equilibrio del testo. Il comma 4 chiarisce che la giornata non produce gli effetti civili previsti dalla legge 27 maggio 1949, n. 260, e il comma 5 reca la clausola di invarianza finanziaria, stabilendo che, dall'attuazione della legge, non derivano nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. È un provvedimento che unisce alto valore morale e sobrietà normativa. Questa giornata non è una bandiera di parte, ma un atto di rispetto verso le famiglie, verso la comunità di Gorla e verso Milano, nonché un messaggio nazionale. Ricordare Gorla significa ricordare che, in ogni guerra, la prima sconfitta è sempre l'innocenza colpita, e, se la storia non possiamo cambiarla, possiamo però decidere che non venga dimenticata e diventi un insegnamento, soprattutto per i giovani.
Per questo motivo, annuncio il voto favorevole del mio gruppo su questa proposta di legge. Rivolgo un invito a tutta l'Aula: sosteniamo insieme questo provvedimento, perché, quando il Parlamento si unisce nel nome dei bambini e della scuola, non vince una parte, vince la Repubblica .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
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PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta di legge n. 1579-A: "Istituzione del Giorno del ricordo dei piccoli martiri della strage di Gorla e delle piccole vittime di tutte le guerre".
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva all'unanimità .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2511-A: Disposizioni in materia di sviluppo della carriera dirigenziale e della valutazione della del personale dirigenziale e non dirigenziale delle pubbliche amministrazioni.
Ricordo che, nella seduta del 26 gennaio, si è conclusa la discussione generale e il relatore e la rappresentante del Governo hanno rinunciato a intervenire in sede di replica.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge e delle proposte emendative presentate .
Avverto che, fuori della seduta, l'emendamento 3.9 Bonafe' è stato ritirato dalla presentatrice.
La V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere , che è in distribuzione.
Ricordo che, a norma dell'articolo 123-, comma 3-, ultimo periodo, del Regolamento, gli emendamenti e gli articoli aggiuntivi dichiarati inammissibili non possono essere ripresentati in Assemblea (e, ove ripresentati, non sono tuttavia pubblicati).
Inoltre, non sono pubblicati, in quanto non ricevibili, gli emendamenti già presentati presso la Commissione, ma in quella sede ritirati o decaduti per assenza del presentatore, e i nuovi emendamenti, non previamente presentati presso la Commissione, riferiti a parti del testo non modificate dalla Commissione stessa, ovvero che non risultino consequenziali rispetto alle modifiche apportate in sede referente.
Informo l'Assemblea che, in applicazione dell'articolo 85- del Regolamento, il gruppo Alleanza Verdi e Sinistra è stato invitato a segnalare gli emendamenti da porre comunque in votazione.
Ha chiesto di parlare sul complesso degli emendamenti riferiti agli articoli del disegno di legge il deputato Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo sul complesso degli emendamenti relativi a questo provvedimento, emendamenti con i quali noi del MoVimento 5 Stelle abbiamo cercato di correggere errori e prospettive non condivisibili di questo provvedimento. Abbiamo cercato di dare a questo provvedimento una rotta che potesse essere più sicura, che potesse privilegiare il merito nelle carriere dei dirigenti rispetto al concetto di appartenenza, che non trasformasse la gerarchizzazione dell'organizzazione dell'amministrazione in una modalità organizzativa dell'esercizio del potere, ma fosse, invece, uno strumento premiale del merito dei dirigenti e dei funzionari della pubblica amministrazione.
Noi siamo profondamente convinti che, nella pubblica amministrazione, ci sia un personale prevalentemente preparato e motivato, personale che crede profondamente nella missione, perché, guardate, quello non è solo un lavoro professionale, ma una vera e propria missione per la finalità che la pubblica amministrazione persegue, che è di efficienza, di giustizia, di equità, di efficientamento anche nella realizzazione dei diritti dei cittadini che si interfacciano con la pubblica amministrazione. Abbiamo dunque un personale altamente qualificato, che ha diritto a poter progredire nella propria carriera, secondo criteri di stretto merito e di valutazione, assolutamente, della competenza e dell'efficienza.
Questo realizza non solo un diritto del personale che lavora professionalmente nella pubblica amministrazione, ma realizza anche il diritto del cittadino ad interfacciarsi con strutture - la struttura è rappresentata dalle persone che vi lavorano - che siano altamente qualificate e che siano altamente in grado di svolgere il proprio lavoro. E tutte queste finalità, questi obiettivi, questi principi, vengono purtroppo traditi da questo provvedimento.
Un provvedimento che, invece, mortifica la professionalità e stabilisce progressioni di carriera sulla base di valutazioni fatte dal dirigente che è esattamente lontano dal concetto di oggettività, dal concetto di merito, dal concetto di concorso che è il concetto insito nella nostra Costituzione per l'accesso alla pubblica amministrazione, ma che dovrebbe essere utilizzato anche per la progressione interna di carriera, perché è quello che garantisce la valutazione oggettiva dei titoli e, davvero, la possibilità di andare avanti.
Questi principi vengono traditi da questo provvedimento che introduce un'eccessiva discrezionalità nei processi di valutazione e della carriera. Diventa determinante - Presidente, se fosse possibile avere un po' di silenzio, perché è difficile per me anche potermi concentrare - il peso delle relazioni gerarchiche a discapito di quello che è l'effettivo di merito, con un'assenza di criteri oggettivi per la progressione di carriera che siano predeterminati .
Abbiamo, con questo provvedimento, una strutturale precarizzazione della funzione dirigenziale, con un indebolimento dell'autonomia dirigenziale e con una forte condizionabilità funzionale dei soggetti che vi lavorano da rasentare il rischio di una ricattabilità organizzativa e di introdurre un pericoloso concetto di precarietà del ruolo.
Viene ad essere compromesso il principio fondamentale, che poi è insito nel nostro dettato costituzionale, dell'imparzialità dello svolgimento dell'attività amministrativa della pubblica amministrazione, con una forte riduzione di quelle che sono le garanzie istituzionali e una indiretta politicizzazione dei processi interni alla pubblica amministrazione.
Assistiamo, con questo provvedimento, all'indebolimento degli organismi indipendenti di valutazione che vengono di fatto svuotati del loro ruolo istituzionale e perdono anche la loro autonomia funzionale, che è importante.
Viene mortificata la meritocrazia - lo dicevo già all'inizio di questo mio intervento - e si introducono anche elementi di competizione interna forzati. Si mettono i funzionari e i dirigenti l'uno contro l'altro, in un rapporto di conflitto di interessi che viene ad essere quasi scatenato da questa forma di organizzazione interna che è esattamente il contrario di un efficiente modulo organizzativo affinché la pubblica amministrazione possa essere sempre più efficiente ed efficace. Il che spesso richiede, soprattutto negli uffici di collaborazione, un lavoro che invece sia un lavoro di , appunto di scambio di pratiche, di competenze, che sia, appunto, un lavoro di collaborazione; e viene, al fine, anche marginalizzata quella che è la contrattazione collettiva, con una riduzione del ruolo anche delle rappresentanze sindacali e delle organizzazioni sindacali nei luoghi di lavoro del comparto pubblico, con una riduzione dell'autonomia contrattuale.
Ecco, seguendo questi principi, noi abbiamo cercato di intervenire con le nostre linee emendative. Per cui, con questo mio intervento sul complesso degli emendamenti, ho voluto esprimere le linee generali del nostro intervento emendativo e devo dire che, in Commissione, non abbiamo avuto ascolto rispetto alle nostre richieste che sono improntate a principi fondamentali - lo ripeto - riferibili alla Carta costituzionale, riferibili ai principi di efficienza, di trasparenza, di merito nella pubblica amministrazione e che abbiamo riprodotto in questi emendamenti che, oggi, siamo pronti a discutere qui, per l'Aula .
PRESIDENTE. Invito, dunque, i relatori…
ANDREA CASU(PD-IDP). Presidente!
PRESIDENTE. Deputato Casu, ha ragione. Avevo anche scritto il suo nome, ma poi non l'ho letto, quindi un lavoro inutile... Ha chiesto di parlare il deputato Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Avrei preferito sentire queste parole dopo il mio intervento, però mi accontento di questa opportunità .
Noi interveniamo sul complesso degli emendamenti per richiamare l'attenzione dell'Aula sull'importanza del passaggio che siamo chiamati a svolgere nelle prossime ore. Perché vedete, nel momento in cui si parla della valutazione delle , dell'accesso alla dirigenza, del funzionamento della macchina amministrativa, non stiamo parlando semplicemente della vita quotidiana, del lavoro, del destino di 3 milioni e 400.000 lavoratrici e lavoratori italiani, ma stiamo parlando di quei servizi essenziali per la vita di ciascuno di noi che la pubblica amministrazione è chiamata a garantire.
E quindi, rispetto al fatto che il Parlamento stia affrontando questi temi con un disegno di legge a questo dedicato, che la Commissione li abbia affrontati - io guardo e ringrazio il relatore, come ringrazio i rappresentanti del Governo che ci hanno seguito anche ieri in discussione generale, i parlamentari che hanno animato la discussione di ieri e che oggi sono di nuovo qui in Aula - però, dobbiamo essere consapevoli di quanto sia stato minimale il possibile contributo offerto dal lavoro in Commissione. Solo piccolissime modifiche.
Adesso, però, abbiamo una grande occasione. Siamo in Aula, ci sono alcune decine di emendamenti, stiamo tutti cercando di concorrere alla realizzazione degli obiettivi dichiarati dal Governo perché, chiaramente, quando nelle dichiarazioni pubbliche si dice che si vogliono creare dei meccanismi di selezione per alzare la qualità oppure per riuscire a evitare un appiattimento nelle valutazioni, oppure per cercare di riuscire a creare migliori condizioni per le progressioni di carriera all'interno della pubblica amministrazione e la valorizzazione delle personalità, su questi obiettivi di principio siamo tutti d'accordo in quest'Aula. Però, abbiamo l'occasione concreta di andare a modificare alcuni errori madornali che sono stati commessi nella stesura di questo testo.
Quindi, il punto su cui vorremmo che ci fosse una discussione e che ci fosse un intervento è quello di comprendere alcuni passaggi su cui ci sono delle problematiche. E ci sono delle problematiche che sono fotografate nei nostri emendamenti ma sono anche fotografate nelle audizioni che abbiamo svolto in Commissione e che abbiamo portato avanti insieme.
Ora, io partirei da un aspetto: un limite fissato al 30 per cento, un tetto fisso al 30 per cento, e poi al 20 per cento per le valutazioni d'eccellenza, che dal nostro punto di vista rischia di creare l'effetto opposto a quello che si vorrebbe creare.
Per spiegare i nostri emendamenti, utilizzerò le parole che CGIL, CISL e UIL hanno utilizzato nei documenti che ci hanno trasmesso; cioè i sindacati, i rappresentanti più rappresentativi delle lavoratrici e dei lavoratori delle cui valutazioni stiamo parlando oggi, in quest'Aula.
Ecco, per la CGIL “con la limitazione al 30 per cento delle valutazioni più elevate e del 20 per cento delle eccellenze, nell'intento dichiarato di evitare l'appiattimento verso l'alto, alla fine si percepisce più una volontà di penalizzare il restante 70 per cento che non di premiare positivamente i migliori. Non essendo stanziati fondi aggiuntivi, la loro eccellenza sarà pagata dagli altri, con la propria quota di salario accessorio”.
La CISL ci dice che “la forzatura sugli esiti della valutazione, più che dare come risultato un apprezzamento per il 30 per cento dei dirigenti con valutazioni più elevate, rischia di produrre l'effetto di una maggioranza forzosamente demotivata e di generare conflittualità interna”.
La UIL spiega ed evidenzia che “il principio di equità sostanziale impone di riconoscere il merito a tutti coloro che raggiungono gli obiettivi prefissati, non a una percentuale predeterminata”.
Ecco, ma ci stiamo rendendo conto di cosa significa fissare un tetto invalicabile? È chiaramente un tema complesso quello che affrontate, non è semplice - e ci rendiamo conto - trovare i criteri, gli indicatori oggettivi, creare un meccanismo per evitare che poi tutte le valutazioni siano positive; non è semplice e richiede uno sforzo complesso. Ma lo strumento che è stato individuato, rischia di generare l'effetto opposto, cioè di mettere in competizione, l'uno contro l'altro, quelle lavoratrici e quei lavoratori che, invece, dovrebbero concorrere a innalzare collettivamente il livello della qualità dell'offerta e delle prestazioni offerte dalla pubblica amministrazione.
Di fronte a questo monito, a questo allarme, che è lanciato trasversalmente dall'organizzazione sindacale e che è presente negli emendamenti di tutte le opposizioni, non ci può essere un attimo di riflessione? Ora io capisco che per voi è molto importante dare dei segnali netti, ma, quando questi segnali netti sono sbagliati, bisogna fermarsi a riflettere.
Noi abbiamo già una norma assurda che inserisce un limite fissato, che non ha alcun senso logico, che è l'assurdo limite del 20 per cento allo scorrimento delle graduatorie degli idonei. Significa che, se tu hai anche dei fabbisogni, i PIAO ti dicono che servono più persone e ci sono persone immediatamente pronte, non si può andare oltre questo 20 per cento, anche quando serve. Voi vi eravate resi conto che era assurda, l'avevate sospesa. Ora quella sospensione è finita e ritornerà in vigore. Adesso, di fronte a un “blocca idonei”, che blocca persone che hanno superato prove concorsuali e che potrebbero entrare immediatamente e rafforzare la pubblica amministrazione, fate una riforma delle che inserisce un “blocca merito”. Se io sono fuori da quel 30 per cento, ma ho gli stessi meriti e le stesse qualità del mio collega, non posso avere il riconoscimento perché sono fuori dalla quota prevista dal Ministro Zangrillo. È inaccettabile questo criterio per quote prefissate. Bisogna costruire degli strumenti che si calino sulle esigenze della pubblica amministrazione, perché le esigenze della pubblica amministrazione sono le esigenze dei cittadini.
Poi, andiamo a vedere i criteri e alziamo il livello della discussione dalla e dalla valutazione di tutto il personale alla selezione dei dirigenti. Noi siamo andati a vedere questa struttura della selezione che avete immaginato in questa riforma di che prove è fatta: valutazione di pregresse, relazioni del dirigente sovraordinato, colloqui attitudinali, indicatori comportamentali, , motivazione, spirito di sacrificio.
Voi state immaginando un percorso, che addirittura devia da quello che è il quarto comma dell'articolo 97 della Costituzione, per misurare l'accesso alla possibilità di diventare dirigenti della pubblica amministrazione in base a come vengono attestati la motivazione e lo spirito di sacrificio da parte del proprio dirigente. È un sistema in cui - non dobbiamo dimenticarlo - nelle riforme che negli anni ci sono state, queste sono state fatte per consentirci di raggiungere quel grande obiettivo di efficienza che, come abbiamo ricordato ieri, inseguiamo dal Rapporto Giannini del 1979, cioè l'idea di riuscire a rendere la pubblica amministrazione non come nemica, ma come alleata dei cittadini nella realizzazione dei propri obiettivi.
In tutte queste riforme noi già avevamo introdotto, ad esempio, il fatto che, attraverso lo , noi abbiamo posizioni dirigenziali della pubblica amministrazione in posizioni apicali che vengono controllate e indicate dal Governo. Quindi, alla fine, risalendo per i rami di questa selezione, per la motivazione e per lo spirito di sacrificio, arriveremo al vertice, cioè a figure che sono nominate e indicate dal Governo. Qui, allora, cade anche l'altro obiettivo. Vogliamo uscire dalla gerarchizzazione? No, peggio. Noi vogliamo cercare di imporre una selezione non per prove di concorso, ma attraverso altri strumenti, altre scelte, altre decisioni e altre motivazioni. Quale sarebbe stata la via maestra per far crescere le progressioni interne? Investire sulla formazione che manca, anche all'interno di questo provvedimento e investire sul coinvolgimento dei rappresentanti delle lavoratrici e dei lavoratori, sul coinvolgimento degli utenti nella valutazione delle e sull'apertura di un sistema che, invece, voi rischiate di chiudere a riccio.
Noi abbiamo presentato tutta una serie di emendamenti per cercare di raggiungere gli obiettivi che a parole avete indicato. Votando contrariamente o dando parere contrario o non dando ragione il presidente a questo nostro intervento al termine dimostrerete che invece volete andare nella direzione opposta di quello che dichiarate anche stavolta .
PRESIDENTE. Non ci sono altri interventi sul complesso degli emendamenti. Pertanto, invito il relatore e la rappresentante del Governo, Sottosegretaria Castiello, a esprimere il parere sugli emendamenti riferiti agli articoli del disegno di legge segnalati per la votazione.
PAOLO EMILIO RUSSO, Grazie, Presidente. Come hanno ricordato i colleghi che ringrazio, questo provvedimento è stato discusso, migliorato e completato anche con il contributo delle opposizioni durante i lavori della Commissione. La maggioranza ritiene che il testo uscito sia quello definitivo e pertanto il parere sugli emendamenti è contrario su tutti.
PRESIDENTE. Sottosegretaria Castiello?
GIUSEPPINA CASTIELLO,. Grazie, Presidente. Il parere del Governo è conforme al relatore.
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.5 Alfonso Colucci. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.5 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 1.6 Zaratti, 1.7 Bonafe' e 1.8 Auriemma. Ha chiesto di parlare la deputata Bonafè. Ne ha facoltà.
SIMONA BONAFE'(PD-IDP). Grazie, Presidente. Questo è un provvedimento molto importante, come hanno già ricordato i colleghi che sono intervenuti prima di me, perché ha a che fare non solo con le carriere dirigenziali e la valutazione delle del personale nella pubblica amministrazione, ma ha a che fare, di conseguenza, implicitamente, anche con la qualità e l'efficienza dei servizi che vengono offerti a cittadini e imprese in ambiti anche molto delicati e molto sensibili della nostra vita quotidiana, come la sanità, come la scuola e come la giustizia.
Noi entreremo nel merito dei vari emendamenti che abbiamo presentato. È vero che durante i lavori di Commissione qualcosa è stato accolto, ma non a sufficienza per rendere questo provvedimento, secondo noi, più adeguato alle esigenze della pubblica amministrazione. Quindi, entreremo nel merito dei nostri emendamenti, ma posso già dire da questo emendamento che noi non siamo contrari alla valutazione delle del personale, anzi la valutazione delle del personale era stata prevista dai tanto vituperati nostri Governi - dai Governi passati - e l'avevamo prevista noi. Questo lo dico anche perché, spesso e volentieri, sentiamo il Ministro parlare di questo punto come di un inizio, come dell'anno zero della pubblica amministrazione.
Quindi, non siamo contrari, ma chiaramente dipende anche con quali strumenti, come e in che modo si fanno queste valutazioni delle del personale. Questo emendamento stabilisce un criterio semplice e devo dire che mi stupisce francamente il parere contrario del Governo e del relatore, perché di fatto noi stiamo andando a chiedere una cosa che già esiste, che già c'è e mi permetto di dire anche che già funziona. Noi chiediamo che, per misurare gli obiettivi di efficienza e di efficacia dell'azione della PA, si adotti anche la Carta dei servizi che, come dicevo, è già utilizzata soprattutto nelle autonomie locali, perché poi l'altro grande errore di questo provvedimento è che tratta tutte le pubbliche amministrazioni come se fossero tutte uguali.
La pubblica amministrazione degli enti locali ha delle sue peculiarità. Con la Carta dei servizi si voleva aprire e si è di fatto aperto, perché viene utilizzata anche a giudizio dei fruitori dei servizi. Con il parere contrario della maggioranza e del Governo invece si dimostra un'altra cosa. Si dimostra che, al di là degli slogan, l'obiettivo non è aprire la pubblica amministrazione alle migliori competenze ed energie e che l'obiettivo non è la permeabilità anche della pubblica amministrazione alle istanze degli utenti e alle istanze esterne, ma semplicemente controllare meccanismi di selezione e intervenire in una maniera che noi reputiamo contraria all'obiettivo di premiare il merito .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 1.6 Zaratti, 1.7 Bonafe' e 1.8 Auriemma, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla votazione dell'articolo 1. Ha chiesto di parlare la deputata Bonafè. Ne ha facoltà.
SIMONA BONAFE'(PD-IDP). Grazie, Presidente. Noi voteremo contro questo articolo 1 e contro tutti gli altri articoli di questo provvedimento.
Quindi, volevo che fosse chiaro fin dall'inizio qual è il nostro orientamento. Voteremo contro questo articolo 1, seppure, come in questo articolo che tratta dei principi, ci siano cose sulle quali noi possiamo essere d'accordo. Per esempio, siamo molto d'accordo sul fatto che la pubblica amministrazione sia uno dei motori dello sviluppo del Paese e che dall'efficacia e dall'efficienza della pubblica amministrazione passi la qualità dei servizi che vengono resi a cittadini e a imprese in settori come la sanità, la scuola, la giustizia, e che la pubblica amministrazione serva per rendere il Paese assolutamente più moderno. Così come siamo pure d'accordo sulla valutazione delle dei dirigenti. Lo dicevo prima, non siamo all'anno zero. Questo è un principio che era stato già istituito dai Governi nostri.
Siamo anche d'accordo sugli obiettivi generali di efficienza, di produttività e di trasparenza della pubblica amministrazione e, lo dico fin da ora, siamo perfino d'accordo sul principio del tanto declamato merito. Certo, noi siamo d'accordo sul principio, però vediamo che, poi, nella declinazione, in questo provvedimento - e poi entrerò un po' più nel merito -, questo Governo prevede che, invece, i meritevoli non possano essere superiori al 30 per cento. Come a dire: cari dirigenti della pubblica amministrazione, studiate, o cari dirigenti di seconda fascia, studiate, studiate pure, ma siate consapevoli che non ci sarà uno sforamento del 30 per cento e, anche se siete bravi e dimostrerete di avere tutte le caratteristiche e le qualità, purtroppo, il 30 per cento è quello fissato per legge. Noi crediamo che questo sia totalmente anti-meritorio, che non vada incontro a politiche di merito nella pubblica amministrazione.
Quindi, dicevo che sui principi possiamo anche essere d'accordo, che alcuni principi li avete declinati molto male, anzi in maniera del tutto contraria rispetto alle enunciazioni di principio, siamo però contrari a questo provvedimento perché, al di là delle parole, delle buone intenzioni, degli slogan ad effetto, secondo noi, non c'è nessuna visione sulla pubblica amministrazione: non c'è quando si dice che i meritevoli devono essere inferiori al 30 per cento; non c'è quando non si investe nella digitalizzazione della pubblica amministrazione e nella semplificazione della pubblica amministrazione, seppure ci fossero a disposizione risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Non c'è un investimento vero sulla pubblica amministrazione, quando rimangono i tetti di spesa per la formazione del personale, e non c'è investimento vero nella pubblica amministrazione, quando non si garantisce nemmeno la copertura del e si lasciano tanti comparti senza il personale adeguato ad affrontare le esigenze, sempre maggiori, di cittadini e imprese. E, soprattutto, non c'è una valorizzazione della pubblica amministrazione, come dite, quando l'adeguamento dei salari, che pure è stato fatto, non copre nemmeno il costo dell'inflazione.
Ecco, alla fine, c'è un punto vero che dimostra, poi, dati alla mano, che non c'è un vero investimento sulla pubblica amministrazione e, cioè, che questa, come tutte le riforme che sono state fatte fino a qui, è un'ulteriore riforma a costo zero. Questa è la vera dimostrazione che non si vuole investire veramente sulla pubblica amministrazione ed è anche per questo motivo che noi voteremo contro questo articolo e contro tutti gli articoli del provvedimento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Signor Presidente, io volevo ricordare che di buone intenzioni è piena - come si dice - la via per l'inferno. Com'è il detto? Non lo ricordo perfettamente, però, mi sembra che si adatti perfettamente a questo disegno di legge che voi portate in Aula. Quindi, tante buone intenzioni nei principi. Chi non può essere d'accordo su una maggiore efficienza della pubblica amministrazione? Chi è che non crede, tra di noi, che la pubblica amministrazione debba essere motore dello sviluppo, che la pubblica amministrazione debba essere informata al principio della trasparenza e - perché no? - anche del merito? Certamente siamo tutti quanti d'accordo, dopodiché quello che realmente mette in campo questo provvedimento, invece, è tutta un'altra storia: una storia che non mette al centro questi principi fondamentali, come l'imparzialità e l'autonomia dei dirigenti, ma che, invece, tende a premiare che cosa nella pubblica amministrazione? Tende a premiare la fedeltà al potere politico, piuttosto che l'imparzialità, piuttosto che il merito, piuttosto che la capacità.
Questa è la questione fondamentale, perché questo Governo di destra, nella sua ansia di voler controllare tutto, non si limita semplicemente a controllare i posti di vertice politico della pubblica amministrazione o gli enti di vertice, apicali, delle grandi aziende di Stato. Non si accontenta di questo, vuole andare nel particolare e, quindi, anche i dirigenti della pubblica amministrazione devono essere fedeli alla linea, devono essere fedeli al potere. Questa mania del controllo costante della destra si esercita anche nella pubblica amministrazione.
E guardate che questo è un elemento grave, perché la pubblica amministrazione italiana ha una lunga storia di imparzialità: ci sono stati Governi di diversi segni - ci sono stati Governi più orientati verso la destra, più orientati verso la sinistra -, ma il caposaldo, quello che spesso ha tenuto insieme e che ha tenuto in campo il nostro Paese e la concorrenzialità del nostro Paese, è stata la pubblica amministrazione a tutto tondo. In questo caso parliamo dei dirigenti della nostra pubblica amministrazione, e quelli sono stati uno dei capisaldi della continuità della pubblica amministrazione in mezzo alla bufera dei poteri che cambiavano, delle parti politiche che si invertivano, e la continuità della pubblica amministrazione è stata un elemento forte. Ecco, questa imparzialità viene messa in discussione, viene eliminata, viene ridotta da questo disegno di legge, e questo è inaccettabile. È un elemento grave, che metterà, secondo me, in crisi formidabile la nostra pubblica amministrazione.
Per questo, io penso che il Governo e la maggioranza avrebbero fatto bene a dare una lettura un po' più attenta agli emendamenti che venivano proposti da parte dell'opposizione. Come voi sapete bene, gli emendamenti non sono soltanto frutto dell'elaborazione dei gruppi parlamentari, ma sono, ovviamente, in qualche modo, il punto finale di quello che in quel mondo sindacale, in quel mondo amministrativo, nella pubblica amministrazione, i dipendenti e le dipendenti suggeriscono come elementi di correzione a un provvedimento importante come questo. Correzione che non c'è stata. Come sempre, devo dire, il Governo della destra prende una posizione e la tiene ferma, non cambia una virgola. Queste sono le ragioni per cui noi voteremo contro questo articolo e anche contro i prossimi
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Grazie, Presidente. Molto opportunamente, chi mi ha preceduto ha citato, credo, Hegel: di buone intenzioni è lastricata la strada per l'inferno, proprio a significare che i proclami formali, i principi astratti, la purezza dogmatica astratta, poi, cadono nel momento in cui si trovano declinati in principi concreti, che non solo li sconfessano, ma addirittura li contraddicono, come accade in questo provvedimento.
Infatti, questo è un provvedimento che si riempie di parole bellissime - di merito, di valorizzazione della persona, di progressione della carriera secondo un criterio di premialità - e, quindi, configura astrattamente una pubblica amministrazione dei sogni, però, se poi andiamo in concreto e vediamo come questi principi, queste buone intenzioni - per citare Hegel - vengono ad essere precipitati, tradotti in norme di legge, ecco che vediamo che l'inferno si apre in queste norme. Quindi, molto appropriato il riferimento che faceva prima l'onorevole Zaratti. Perché, in realtà, se già leggiamo questo articolo 1, che - come diceva la collega Bonafe' - sarebbe astrattamente, nei suoi principi generali, condivisibile, però poi viene declinato in funzioni che tradiscono la vocazione propria della pubblica amministrazione.
La pubblica amministrazione non è un'impresa, non è un'impresa privata, mentre qui abbiamo un approccio alla professionalità di coloro che lavorano nella pubblica amministrazione in termini manageriali, di valutazione delle , quasi che dovesse prodursi un'utilità concreta da parte di coloro che lavorano nella pubblica amministrazione. Noi sappiamo che un organismo, un organismo che eroga servizi è, per la gran parte, composto dalle persone che lavorano in quell'organismo stesso.
Orbene, la pubblica amministrazione così configurata, in realtà, tradisce quella che è la vocazione propria, quella di perseguire non un interesse privato, perché questa è l'impresa, ma di perseguire quello che è l'interesse pubblico, perché questa è la pubblica amministrazione. Perché, nel perseguire l'interesse pubblico, in realtà realizza il diritto del cittadino. Non è altro che lo specchio una configurazione della pubblica amministrazione in termini corretti, che è lo specchio della realizzazione dei diritti del cittadino. E allora non stiamo parlando, con questo provvedimento, di un mero modulo organizzativo di un comparto, sia pure importante, dell'amministrazione.
Noi stiamo parlando della realizzazione diretta di quelli che sono i diritti dei cittadini che si rivolgono ad uno sportello e hanno bisogno di avere una risposta pronta alle proprie richieste, se sono delle richieste legittime. Presidente, se volessi continuare nel definire quali sono le differenze ontologiche, mi verrebbe da dire, tra la pubblica amministrazione e un'impresa, potrei dire che, mentre l'azione della pubblica amministrazione deve essere improntata a un principio di stretta legalità, la pubblica amministrazione deve agire in assoluta conformità alla legge, l'attività di un'impresa, invece, è improntata ad un principio diverso.
L'impresa e il privato possono fare tutto ciò che non è vietato dalla legge, che è qualcosa di sottilmente diverso dalla vocazione della realizzazione di un'istanza di legalità formale e sostanziale cui la pubblica amministrazione è chiamata. E, come ripeto, e perdonatemi se mi permetto di fare una ripetizione, questa non è una formulazione astratta, ma non è altro che la realizzazione del diritto del cittadino in condizioni di economicità, di semplicità e di efficienza, ma direi anche di uguaglianza, perché una pubblica amministrazione efficiente realizza pienamente quello che è il diritto dei cittadini primario, il diritto ad essere trattato in maniera uguale, in modo che chiunque si rivolga a uno sportello, chiunque chieda l'evasione di una pratica, chiunque faccia una domanda di un certificato di qualsiasi tipo, di una SCIA, di un'autorizzazione alla pubblica amministrazione, venga trattato secondo requisiti di stretta legalità, e quindi di imparzialità e di eguaglianza con gli altri. Invece, con questo articolo 1, noi leggiamo declinati principi completamente diversi…
ALFONSO COLUCCI(M5S). …rispetto alle petizioni formali. Per cui, l'inferno è lastricato di buone intenzioni, e questo motiva il nostro voto contrario .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Marattin. Ne ha facoltà, per due minuti.
LUIGI MARATTIN(MISTO). Grazie, Presidente. Io ho atteso di sentire qualche intervento dei colleghi dell'opposizione per capire se mi riuscivano a convincere, perché io volevo votare a favore di questo articolo, di tutti gli articoli di questo provvedimento, però, essendo aperto al dubbio, ho detto: magari mi convincono. Io voto a favore lo stesso. Perché? In particolare, l'intervento del collega Alfonso Colucci mi ha convinto, perché non lo condivido per nulla.
Quando si dice che la pubblica amministrazione non è un'impresa, si dice un'ovvietà, perché l'impresa ha l'obiettivo di massimizzare i profitti, ovviamente la pubblica amministrazione non ha l'obiettivo di massimizzare i profitti, ma ha un obiettivo anch'essa, cioè quello di fornire servizi di qualità al cittadino. Quindi, nulla vieta di dirci che i meccanismi di efficienza all'interno della pubblica amministrazione debbano, invece, essere del tutto analoghi a quelli di un'impresa, perché il fatto che hanno obiettivi diversi non significa che non debbano adottare meccanismi incentivanti di produttività e di efficienza per raggiungerli.
Seconda cosa che dicevano i colleghi: non ci piace che le valutazioni positive o eccellenti siano il 20 o il 30 per cento. In teoria avete anche ragione, ma lo sapete che succede se non si mettono questi tetti? Succede, ad esempio, come al Consiglio superiore della magistratura, dove magicamente il 99,8 per cento dei magistrati hanno sempre un giudizio favorevole , anche quando prendono delle castagne micidiali. Allora, è evidente che noi dobbiamo inserire delle fasce che obblighino tutti a tendere verso il miglioramento delle . Io ve lo dico con sincerità, qui dentro…
LUIGI MARATTIN(MISTO). …stanno scritte delle cose che noi dicevamo quando eravamo insieme, ad esempio, le tesi dell'Ulivo del 1996. Ora, può darsi che l'implementazione non sia quella giusta, non sarà quella giusta, perché il problema dell'Italia non è quasi mai fare delle leggi buone, ma è metterle a terra bene, però, quando io leggo questo disegno di legge, non trovo nulla di diverso non solo da quello che veniva sempre detto qualche decennio fa, ma anche da quello che io credo e il Partito liberaldemocratico crede…
PRESIDENTE. La ringrazio.
LUIGI MARATTIN(MISTO). …essere quello che serve per la nostra pubblica amministrazione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, il deputato Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). A titolo personale, naturalmente. Comprendo la necessità politica dell'onorevole Marattin di avvicinarsi sempre di più ai banchi della maggioranza però volevo ricordargli che noi, nelle esperienze passate di Governo, abbiamo sempre collegato la valutazione delle non all'attestazione dello spirito di sacrificio del dirigente sovraordinato, ma alla qualità dei servizi che venivano resi ai cittadini e alla qualità dei servizi pubblici, e continuiamo a difendere emendamenti che sostengono questa linea .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 2.1 Auriemma. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.1 Auriemma, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.2 Bonafe'. Ha chiesto di parlare il deputato D'Alfonso. Ne ha facoltà.
LUCIANO D'ALFONSO(PD-IDP). Presidente, grazie. Intervengo sapendo che è un argomento dal quale deriva grande parte, poi, dell'azione istituzionale, e una riforma riguardante le e anche il come si diventa dirigenti della pubblica amministrazione non può essere affrontata con la logica del carciofo. Giovedì il Consiglio dei ministri porterà all'esame la riforma del procedimento amministrativo, all'interno della quale affronterà anche ulteriormente la riforma delle conferenze di servizi. Ai colleghi che hanno parlato, di tutte le collocazioni politiche, vorrei precisare che l'iniziativa legislativa di cui ci stiamo occupando si inserisce all'interno della riforma della decisione pubblica, che periodicamente insorge, ponendo qui e lì questioni emergenziali.
Io, personalmente, ritengo che l'accesso alla dirigenza possa seguire quella strada consolidata dei corsi-concorso, e chi non è nato oggi e ha un minimo di consistenza, di consapevolezza, sa che oggi la grande parte dei direttori generali deriva dai corsi-concorso, che sono 6 mesi di attività sperimentale e sperimentata, al termine dei quali si viene valutati se si merita la dirigenza. E con la dirigenza, poi, comincia un cammino di valorizzazione professionale, di stabilimento di obiettivi e di misurazione di ciò che sono i risultati.
Presi in termini singolari, separati e distinti, tutti questi tentativi meritano attenzione, ma è mancata fino ad oggi una lettura di contesto e di insieme. L'unico che lo ha fatto, storicamente, è stato Cassese nel 1993, quando portò all'esame del Parlamento la riforma del decreto legislativo n. 29.
Si precisò che cos'è la pubblica amministrazione, come si viene assunti, come si fa carriera e la durata di un procedimento amministrativo, i famosi 30 giorni. Poi, si arrivava, al massimo, a 365 giorni per la ricostituzione delle pensioni di guerra. Sorridete, perché ci sono ancora procedimenti attesi e appesi in via Casilina per le pensioni di guerra.
Dentro questa cornice, c'è bisogno di un supplemento di attenzione, che gli emendamenti puntano a offrire. Guardate che ogni volta che si mette mano all'apparato amministrativo dello Stato, poi lo si rifà fra dieci anni e paghiamo pegno! Ci sono alcuni costi quando le riforme non si fanno con ragionevolezza. Per quanto riguarda il PNRR, per la parte in cui non è arrivata a destino, è perché non c'era l'aggancio con la pubblica amministrazione. Si è pensato progettualmente altrove e la PA stava in un'altra parte.
Ecco perché c'è bisogno di fare ragionevolezza. Gli emendamenti servono a questo: a non fare - permettetemi, vengo dall'Abruzzo - i tori .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo per sostenere l'emendamento 2.2 Bonafe' e il dibattito, che stiamo ascoltando e si sta svolgendo in quest'Aula, che vede rigorosamente solo interventi dell'opposizione, perché la maggioranza, come sempre, è silente, non ha mai argomenti, non difende i provvedimenti, non li motiva, men che meno il Governo che, di solito, come in questo momento, si sta occupando del proprio cellulare e delle proprie comunicazioni di rete e non di quello che avviene in quest'Aula parlamentare. Ma il dibattito che si sta svolgendo mi rafforza ancor di più nel convincimento del nostro voto negativo su questo provvedimento; un convincimento che diventa sempre più forte. Ad esempio, poco fa abbiamo sentito dire che il modulo organizzativo di un ente sarebbe del tutto indifferente rispetto alle finalità proprie dell'ente stesso. Ecco, questo è un grave errore evidentemente. È chiaro che il modulo organizzativo di un'organizzazione, come, ad esempio, la pubblica amministrazione, non può che adeguarsi alle finalità perseguite dall'organismo stesso. Quindi, pensare che una pubblica amministrazione, che persegue interessi diversi da quelli di un'impresa, possa essere organizzata efficientemente ed efficacemente secondo il modulo dell'impresa, introduce una contraddizione, che è una contraddizione logica, che appare evidente a tutti; è esattamente la contraddizione logica e ideologica che sta alla base di questo provvedimento e che motiva, rafforza e sostiene il nostro voto contrario.
Veda, Presidente, la pubblica amministrazione persegue interessi pubblici, l'interesse della collettività e, pertanto, il suo modulo organizzativo, la sua struttura organizzativa non può che tener conto esattamente di questo obiettivo specifico, che è l'obiettivo istituzionale della pubblica amministrazione, che non è paragonabile a quello di un'impresa, che persegue un interesse privato. Le organizzazioni non sono elementi estranei, sono organismi vivi, che devono mettere al centro la persona.
Ecco che qui c'è una concezione, che è la concezione del MoVimento 5 Stelle, che è una concezione umanistica, che pone al centro la persona e la pone al centro in tutte le realtà nelle quali la persona si manifesta, sia in quanto dipendente, funzionario, dirigente della pubblica amministrazione, sia in quanto utente, cioè soggetto che si interfaccia con la pubblica amministrazione per usufruire legittimamente dei servizi che la pubblica amministrazione eroga, che deve erogare.
Veda, Presidente, è ancora più grave quando queste dichiarazioni sono infarcite di errori. Io penso che siano non errori, ma maliziosi fraintendimenti della realtà, perché quando si dice - così come ho sentito in quest'Aula - che il Consiglio superiore della magistratura procederebbe a continue assoluzioni e a proscioglimenti nei procedimenti di incolpazione dei magistrati, si dice una cosa falsa, perché le statistiche dimostrano che, davanti alla sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura, ben il 41 per cento dei procedimenti hanno un esito con un provvedimento sanzionatorio, certo graduato secondo le varie forme della graduazione che ogni codice disciplinare prevede. Questi sono i dati che oggi dobbiamo ricordare e qualsiasi altra dichiarazione è una dichiarazione che mistifica la verità dei fatti e che, soprattutto, ha una funzione strumentale, che addirittura si persegue anche con la discussione su questo provvedimento, di procedere a un continuo e pedissequo discredito della magistratura, il che devo dire, proprio per la falsità del dato su cui si poggia…
ALFONSO COLUCCI(M5S). …non fa onore a chi riferisce questi dati .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Marattin. Ne ha facoltà.
LUIGI MARATTIN(MISTO). Onorevole Colucci, parlavo del CSM che esprime le valutazioni sulle dei magistrati. I procedimenti disciplinari sono un'altra cosa. Lei prima di dire che qualcuno non sa le cose, si assicuri di essersi sturato perbene le orecchie Deve rivolgersi alla Presidenza! o di aver compreso la differenza fra procedimento disciplinare e valutazione delle .
PRESIDENTE. Si rivolga alla Presidenza.
LUIGI MARATTIN(MISTO). Si assicuri di essersi sturato bene le orecchie o di conoscere la differenza fra procedimento disciplinare e valutazione delle
Secondo, provo a spiegarlo con un esempio. Se il collega Gallo lavora per un'azienda privata di lavatrici, lo schema incentivante che si dà al collega Gallo è: tu più lavatrici vendi, quindi più massimizzi i miei profitti, più io ti pago. Se io lavoro in un Ministero che deve fornire autorizzazioni agli imprenditori, lo schema incentivante può essere esattamente lo stesso, anche se l'obiettivo del Ministero non è massimizzare i profitti, perché un Ministero non massimizza i profitti, ma può essere: guarda, se tu dai le autorizzazioni all'imprenditore entro 30 giorni, io ti pago di più . Quindi, lo schema è esattamente lo stesso, anche se gli obiettivi sono diversi!
LUIGI MARATTIN(MISTO). No, no, io dico la tempistica!
PRESIDENTE. …lasciamo parlare il deputato Marattin.
LUIGI MARATTIN(MISTO). Come l'autorizzazione a tutti? Una volta che io soddisfo i requisiti, in minor tempo la do, più vengo pagato, ma è solo un esempio. Quando il collega Colucci dice…
LUIGI MARATTIN(MISTO). …che l'amministrazione pubblica deve aderire alla formalità, sta buttando nel gabinetto decenni e decenni di studi amministrativi che dicono…
LUIGI MARATTIN(MISTO). …che l'efficienza deve passare dalla cultura della formalità alla cultura del risultato nella pubblica amministrazione ! Ma queste cose le dicevamo insieme negli anni scorsi! Cosa vi è successo?
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Zaratti. Ne ha facoltà.
Colleghi, ma è possibile? È un esercizio abbastanza semplice: si può parlare quando si ha la parola. Prego, deputato Zaratti.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, signor Presidente. Intanto per chiedere ai colleghi, alla collega Bonafe' e agli altri colleghi di poter sottoscrivere questo emendamento. Lo ritengo molto importante e vi ringrazio di averlo presentato, perché penso che qualunque riforma della pubblica amministrazione non può che partire da un dialogo con tutte le parti sociali, le confederazioni, le organizzazioni sindacali. Chi più di loro - oserei dire - può dare un contributo e una discussione per cercare di rendere più efficiente e più efficace la pubblica amministrazione?
Però non vorrei che obiettivi tipici del settore privato vengano automaticamente traslati alla pubblica amministrazione. Non credo che il dirigente, il funzionario che rilascia più licenze o più autorizzazioni sia di per sé bravo e faccia l'interesse della pubblica amministrazione. Ritengo, invece, che, nel caso della pubblica amministrazione, quello che conta davvero sia la qualità del prodotto, la qualità del lavoro che si fa per istruire quella pratica e per dare una risposta certa e conforme alla normativa generale del Paese e all'interesse dei cittadini e delle cittadine, perché con quel sistema, cioè più autorizzazioni si rilasciano, più si guadagna, significa che tu fai “l'autorizzificio” e ci sarà semplicemente una catena di montaggio.
I funzionari non guarderanno neanche più il contenuto di quel provvedimento, ma ci metteranno il timbro per avere il premio in danaro relativo al numero di autorizzazioni che rilasciano; è assolutamente una cosa sbagliata contro l'interesse generale e, francamente, non credo che mai nella storia del centrosinistra, quantomeno del centrosinistra, ci sia stato qualcuno che abbia proposto una cosa di questo genere. Quindi, penso che bisogna fare una riflessione di tutt'altro tenore: chi si occupa dell'interesse pubblico deve avere a cuore soprattutto l'interesse pubblico. Ed è del tutto evidente che il sistema che lascia eccessiva discrezionalità al dirigente superiore di concedere note positive, oppure diciamo così, di valutare le è un sistema che non funziona perché crea un ruolo di eccessiva dipendenza da parte del funzionario rispetto al suo superiore e, quindi, non avrà quell'autonomia e quella capacità, invece, di rappresentare gli interessi collettivi. L'autonomia che serve al dirigente della pubblica amministrazione è una questione preziosa, è una questione che riguarda l'interesse pubblico perché l'interesse pubblico non sta nel fatto di massimizzare un profitto; sta invece nel massimizzare i diritti, nel risolvere e dare risposte ai cittadini da questo punto di vista e questo sistema è totalmente sbagliato. D'altro canto, più si fa un sistema chiuso, più si fa un sistema gerarchizzato e meglio è per chi ha il potere in mano; ma peggio è per chi questo potere lo deve sopportare come i cittadini. Quindi, un'autonoma pubblica amministrazione, autonomi dirigenti della pubblica amministrazione sono elementi fondanti della democrazia di questo Paese
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Costa. Ne ha facoltà.
ENRICO COSTA(FI-PPE). Grazie, Presidente. Io volevo semplicemente ricordare al collega Colucci che i dati che ha fornito …
PRESIDENTE. Tramite la Presidenza.
ENRICO COSTA(FI-PPE). …tramite, lei, Presidente, che i dati che ha fornito sono sbagliati. Semplicemente. Perché la relazione del Procuratore generale presso la Corte di cassazione ha indicato, nel 2023, le condanne del Consiglio superiore della magistratura al 22,1 per cento dei provvedimenti emessi; nel 2024, al 26,7 per cento.
Lei ha detto: sono il 41 per cento. Lo sa perché lei arriva a dire che sono il 41 per cento, come molti dell'ANM? Per una ragione ben chiara: perché dal calcolo complessivo cancella le ordinanze di non luogo a procedere. È molto semplice far salire la percentuale se cancello provvedimenti assolutori come le ordinanze di non luogo a procedere. Quindi, è evidente che, in quest'Aula, il falso non l'ha detto chi ha sostenuto le percentuali del 22,1 e del 26,7, ma lo dice chi, con una movimentazione di cifre, cerca di far salire la percentuale per dimostrare che il Consiglio superiore della magistratura delle correnti è molto rigoroso.
Collega Colucci, tramite la Presidenza, le ricordo che - ho fatto un calcolo adesso, adesso - dal 2017 a ottobre 2025 sono stati pagati 6.485 indennizzi di ingiusta detenzione. Quindi, sono stati i giudici che li hanno riconosciuti, per una cifra di 278 milioni di euro. Lo sa il rigorosissimo Consiglio superiore della magistratura quanti magistrati ha sanzionato? Dieci: nove con la censura e uno con il trasferimento. Ora, collega Colucci, possiamo fare tutti i giri, possiamo sottrarre le ordinanze… Questi sono dati conclamati; lo Stato paga e per il Consiglio superiore della magistratura deve pagare solo lo Stato, mai chi ha sbagliato. Semplicissimo
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.2 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.7 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.7 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 2.4 Zaratti, 2.5 Bonafe' e 2.6 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 2. Ha chiesto di parlare la deputata Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, Presidente. Proprio rispetto all'azione della magistratura e, quindi, per amore di verità, bisogna sempre, tramite la Presidenza, rispondere a quello che è stato da pochissimo riferito dal collega Costa che evidentemente non ha letto con precisione i dati che, tra l'altro, sono stati riportati anche da un quotidiano, che normalmente controlla in modo scrupoloso le fonti. Ebbene, viene riferito che, nel periodo gennaio 2023 - ottobre 2025, le sentenze disciplinari emesse dalla sezione dedicata del CSM sono state in tutto 194. Di queste: il 41 per cento, quindi 80 sentenze, è di condanna, il 47 per cento, cioè 91 sentenze, di assoluzione, e il 12 per cento, ovvero 23, di non luogo a procedere. Quindi, la percentuale che era stata riportata dal collega Colucci, poco prima dell'intervento del collega Costa, è assolutamente veritiera Ovviamente, quello che invece è stato riferito da Costa non trova assolutamente riscontro nei dati
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 3.1 Penza. Se nessun chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.1 Penza, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.2 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.2 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.3 Alfonso Colucci. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.3 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.4 Penza. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.4 Penza, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.5 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.5 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 3.6 Bonafe' e 3.7 Alfonso Colucci.
Ha chiesto di parlare il deputo Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Avevamo chiesto invano la possibilità di confrontarci; attenzione, l'unico aspirante esponente della maggioranza che sta intervenendo è l'onorevole Marattin, però vorremmo avere un confronto su questi temi. Chiediamo politicamente la possibilità di intervenire sull'emendamento 3.5, perché io avevo provato ad alzare la mano, mi scuso con la Presidenza se l'ho fatto nel momento in cui la votazione stava per cominciare, però è per un emendamento molto importante. È il soppressivo sulla questione centrale del provvedimento, quindi, se non è possibile …
PRESIDENTE. Non è possibile. Abbiamo già votato. Comunque argomenti, la materia è la stessa.
ANDREA CASU(PD-IDP). Sì, la materia è la stessa, però, la speranza, in quest'Aula, è che si possa intervenire in qualche modo per generare un effetto anche attraverso una votazione.
Quindi, se lei ritiene che sul soppressivo emendamento 3.5 Bonafe' non ci possa essere una discussione - e stiamo parlando comunque di un passaggio cruciale -, io non so se abbia senso farlo su un altro emendamento. Era un emendamento centrale della discussione, noi abbiamo chiesto di poter intervenire, lei ci sta dicendo che non è possibile.
PRESIDENTE. Deputato Casu, abbiamo già votato l'emendamento . Io non ho avuto segnalazioni…
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Sul Regolamento, Presidente!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Signor Presidente, la invito soltanto a questa riflessione. Nessuno sta accusando la Presidenza, c'è stata certamente una manchevolezza da parte nostra, però, in casi come questi, decine di volte abbiamo rifatto la votazione, cioè mi sembra che non siamo in postura ostruzionistica.
Stiamo discutendo, il collega Casu ha appena illustrato le ragioni - che non sono ragioni strumentali - per le quali ritenevamo di poter fare una discussione attorno all'emendamento 3.5 Bonafe'. Le chiederei, in via del tutto eccezionale, di poter ripetere la votazione e consentire quindi l'intervento.
PRESIDENTE. Guardi, deputato Fornaro, io non ci impiegherei nulla a fare quello che lei mi richiede, ma non ci sono - almeno a mia memoria - precedenti di annullamento addirittura di votazioni espletate. Ci sono revoche di votazioni in corso. Del resto, non vi sfuggirà … questa è la valutazione che faccio, in ogni caso il provvedimento non è neanche esaurito, quindi ci sono tanti altri emendamenti della stessa natura e c'è la piena libertà, da parte di chi lo desidera, di prendere la parola, di argomentare, di contestare, di dissentire, di precisare. Quindi, non ravvedo la necessità di annullare addirittura una votazione che già è stata.
Quindi, torno agli identici emendamenti 3.6 e 3.7, il primo a prima firma della deputata Bonafe' e il secondo a prima firma del deputato Alfonso Colucci. Prego, chi è che desidera intervenire ? Lei ha già parlato, deputato Casu.
Se nessuno chiede di intervenire, pongo in votazione gli identici emendamenti 3.6 Bonafe' e 3.7 Alfonso Colucci…
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Non è possibile! Non è possibile, Presidente!
PRESIDENTE. Guardi, troviamo noi una soluzione, però “non è possibile” dovrei dirlo io, perché suggerisco, anzi interpreto l'intervento che ha svolto il deputato Casu come un intervento sull'ordine dei lavori, in modo tale che possa concludere il suo intervento e, quindi, riprendere la parola.
Prego, deputato Casu, per dichiarazione di voto stavolta.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ora, noi questo passaggio del tetto massimo al 30 per cento possibile sulle valutazioni positive e del 20 per cento delle eccellenze abbiamo cercato di segnalarlo in tutti i modi, utilizzando le parole testuali delle relazioni agli atti della Commissione, che sono state prodotte dalle audizioni dei sindacati maggiormente rappresentativi, CGIL, CISL e UIL.
Vi abbiamo chiesto di prendere in considerazione gli effetti negativi, distorsivi che questo passaggio genera. Speravamo di potere avere l'occasione, per lo meno con riferimento all'emendamento soppressivo, di poterci esprimere; c'è stato un momento di votazione che non ha consentito, diciamo, di avere uno scambio tale da potere essere in grado di sospendere la votazione in quel momento; abbiamo chiesto, con l'intervento dell'onorevole Fornaro, l'opportunità di poterlo fare attraverso una procedura che abbiamo visto molte volte. La Presidenza ha ritenuto che non è accettabile, noi ci rimettiamo al volere della Presidenza e accettiamo l'invito: quindi, probabilmente lei ci sta invitando a intervenire su tutti i prossimi emendamenti per spiegare le ragioni che, a nostro avviso, sono collegate alla questione centrale che è posta all'interno di questa questione.
Se questa è la volontà, possiamo sicuramente conformarci, perché non è che non affrontare l'elemento soppressivo possa in qualche modo togliere da questa discussione la gravità degli effetti che genererà questo articolo che voi avete previsto e che avete deciso di non sopprimere. Noi l'abbiamo provato a spiegare in tutti i modi, lo spiega anche questo ulteriore emendamento.
Noi stiamo parlando di percentuali massime che vengono fissate a un tetto massimo e questo fa cadere anche tutto il castello delle critiche che abbiamo sentito dai banchi delle forze di opposizione che sta diventando maggioranza.
E quindi, da questo punto di vista, noi continuiamo a dire questo: se ci sono delle persone meritevoli che dimostrano col proprio lavoro non di puntare a dare quanti più permessi possibile, ma a dare tutti i permessi che meritano di essere rilasciati e di garantire il miglior servizio possibile nel loro lavoro quotidiano, ecco noi pensiamo e riteniamo che queste persone debbano avere la loro quota di salario accessorio.
Noi non possiamo pensare che, per pagare chi viene deciso essere eccellente, sulla base di criteri che abbiamo dimostrato essere comunque molto preoccupanti per quelli che sono gli effetti che possono generare, possa essere punito - punito! - un lavoratore o una lavoratrice che si ritroverà, per effetto di questa norma, ad avere un salario inferiore.
E sa perché lo diciamo? Perché, dal 2021 al 2025, c'è stata una diminuzione del potere d'acquisto del 9 per cento nelle tasche, nei salari delle lavoratrici e dei lavoratori. Molte volte sentiamo il Governo parlare di rinnovi contrattuali, ma sono rinnovi di contratti che non coprono nemmeno l'aumento del costo dell'inflazione, l'aumento del costo del carrello della spesa, l'aumento del costo delle bollette .
E a quelle lavoratrici e a quei lavoratori che già hanno perso una mensilità negli ultimi quattro anni - perché il 9 per cento vuol dire che, di 12 stipendi, uno è sparito da quando è al Governo di questo Paese il Governo guidato da Giorgia Meloni - ecco, a questi lavoratori stiamo anche dicendo che, per premiare chi voi ritenete dovrà essere meritevole, sparirà anche la parte di salario accessorio. Ecco, questa ingiustizia nei loro confronti noi vi chiediamo di correggerla, siete ancora in tempo per correggerla.
Poi, ci sono tantissime opportunità di intervenire sui criteri per valutare effettivamente le , e fare come abbiamo sempre fatto nell'esperienza precedente di Governo: collegare la valutazione delle agli effetti che si hanno e si producono nel mondo reale, perché la pubblica amministrazione deve garantire i servizi ai cittadini. La pubblica amministrazione non deve rispondere ai propri vertici, deve, insieme ai propri vertici, garantire servizi migliori per tutti i cittadini.
Questo è quello che vi chiediamo di fare e per questo vi chiediamo di correggere e di sopprimere una norma che va nella direzione opposta .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo per sostenere questo emendamento che è anche a mia prima firma. Un emendamento che, con riferimento alla determinazione delle percentuali di riconoscimento dei punteggi apicali e delle eccellenze nei lavoratori nella pubblica amministrazione, pone al centro la contrattazione collettiva, pone al centro i sindacati, perché questo è un grave di questo provvedimento, che mortifica la rappresentanza sindacale e le organizzazioni sindacali anche locali.
Ecco che, con questo emendamento, si prevede che, nei confronti del personale che abbia evidenziato carenze significative nei risultati o nelle competenze valutate, viene in ogni caso attivata una procedura in contraddittorio con l'eventuale assistenza di una delle organizzazioni sindacali rappresentative per i rispettivi comparti di contrattazione collettiva nazionale, a scelta del lavoratore, le cui modalità attuative sono determinate dalla contrattazione collettiva integrativa, secondo gli indirizzi che vengono impartiti.
Quindi, ha la funzione - oltre a quelle ricordate dal collega Casu nel suo precedente intervento - di riporre proprio al centro la contrattazione collettiva e l'intervento, l'assistenza e la protezione dei sindacati, in una fase così delicata qual è quella della determinazione del punteggio massimo degli apicali e il riconoscimento delle eccellenze, che attiene non solo allo svolgimento delle carriere, ma anche al trattamento retributivo.
E le dico, concludendo questo mio intervento, che io sono lieto che si sia recuperata una certa tranquillità in quest'Aula - tranquillità che io, per la verità, non ho mai perso - e mi permetto, Presidente, di dare un consiglio da parte di chi è stato, come me, un discreto nuotatore: quando si è lì per affogare e non si sa nuotare, la cosa peggiore che si possa fare è quella di strepitare .
Invece, bisognerebbe fermarsi, fare un bel respiro, perché, in quel caso, si può tornare a galla, invece che strepitare confusamente, dicendo cose che non hanno coerenza o addebitando agli altri dichiarazioni che non hanno reso, con ciò lasciando trapelare non solo una forma di distrazione, ma anche un'emotività che non è assolutamente adeguata al ruolo e alla funzione che rivestiamo.
Con riferimento anche agli altri interventi, che hanno discusso e disquisito di percentuali sui provvedimenti disciplinari a carico dei magistrati - eh, no, devi sottrarre quello, aggiungere questo, moltiplicare per tre, dividere per quattro -, seppure la percentuale fosse al netto delle archiviazioni - ma questo dato è contrastato dalle risultanze in nostro possesso, quindi, il 41 per cento considera anche le archiviazioni che sono state pronunciate -, seppure quel dato (il 21 per cento) dovesse considerarsi al netto delle archiviazioni, vorrebbe dire che ben un quinto dei magistrati italiani soggetti a procedimenti disciplinari hanno un provvedimento sanzionatorio, il che vuol dire che il Consiglio superiore della magistratura, evidentemente, è depurato dal cancro delle correnti - infatti, ricordiamo che quella stagione lì è finita e che molti di quei magistrati non fanno più parte della magistratura, e questo è un merito del Consiglio superiore della magistratura attuale - e ricordiamo che, seppure ciò fosse, vorrebbe dire che la potestà disciplinare da parte del Consiglio superiore della magistratura è stata assicurata in maniera efficiente e valida.
E una diversa interpretazione, discostandosi dalla oggettività, manifesta esclusivamente una animosità verso chi è preposto al controllo di legalità, alla tutela - parlo dei giudici - di diritti fondamentali del cittadino, perché voglio ricordare - ma lo ricordo a me stesso, perché qui tutti siete ben edotti e non avete certo bisogno di una lezioncina - che, come si legge in ogni aula di tribunale, la legge è uguale per tutti. La legge è uguale per tutti !
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 3.6 Bonafe' e 3.7 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
L'emendamento 3.9 Bonafe' è stato ritirato.
Passiamo all'emendamento 3.10 Baldino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.10 Baldino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 3.16 Alfonso Colucci e 3.17 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 3.16 Alfonso Colucci e 3.17 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Allora, se siete d'accordo, passiamo alla votazione dell'articolo 3 e chiudiamo, perché era concordato di chiudere alle 19,30. Se c'è un intervento, ovviamente, è ben accetto, però, se parte la sequenza, oltrepassiamo le ore 19,30. Proviamo. Prego, a lei la parola, deputata Bonafe' … Infatti, lo sto chiedendo. Non capisco perché ci sia questa agitazione. Io chiedo, visto che c'è una determinazione della Conferenza dei Capigruppo, se possiamo andare avanti, anche se… Quindi, deputata Bonafe', prego.
SIMONA BONAFE'(PD-IDP). Grazie, Presidente. Chiaramente, io rispondo per me, poi non so se ci sarà qualche altro collega che vorrà intervenire sull'articolo 3 e ne capirei anche le ragioni, perché è uno degli articoli centrali di questo provvedimento, che noi chiaramente stiamo mettendo in discussione. E, quindi, rispondo per me, ma, se ci saranno altri colleghi, poi farà le sue valutazioni.
Allora, Presidente, questo è un articolo che svela il di questa riforma, perché - l'abbiamo sentito anche prima, quando è intervenuto il collega Marattin - non neghiamo che ci sia un problema di appiattimento, chiamiamolo pure livellamento verso l'alto delle valutazioni dei dipendenti della pubblica amministrazione, però, vogliamo veramente far credere che, fissando per legge una percentuale del 30 per cento per i meritevoli e del 20 per cento degli eccellenti, si risolva il problema? E, magari, lo chiamiamo pure premiale, questo meccanismo? Cioè, noi premiamo il merito, in questo modo? Io mi domando e dico: ma chi si iscriverebbe ad un corso di università, sapendo che, pur studiando, c'è solo il 30 per cento fissato per legge di coloro che potranno ottenere i pieni voti? Io di certo non mi iscriverei a quel corso di laurea. E, allora, voglio dirlo: merito significa riconoscere e valorizzare tutti coloro che hanno raggiunto gli obiettivi che si sono prefissati, non una quota definita per legge.
È chiaro qui - e si torna al punto che ormai stiamo evidenziando da tempo a questa parte - che non si vuole una maggiore responsabilizzazione della dirigenza. Con questo provvedimento non si vogliono migliorare le della pubblica amministrazione e la produttività della pubblica amministrazione, perché, altrimenti, si interverrebbe diversamente.
Qui si vuole inserire un meccanismo di competizione viziosa, e non virtuosa, cioè un elemento di conflittualità, in un settore che, invece, richiederebbe la collaborazione, richiederebbe la capacità - quella sì - di lavorare in squadra, perché stiamo parlando di servizi essenziali per i cittadini e per le imprese ed occorre che tutti lavorino nella stessa direzione.
E qui, oltre al danno, purtroppo, c'è anche la beffa. Perché, essendo una riforma a costo zero e non essendo stati stanziati fondi aggiuntivi, le eccellenze saranno pagate dagli altri con la quota del salario accessorio che non sarà ridistribuita.
Allora, insomma, Presidente, parliamo di tutto, ma leviamo la parola “merito” da questo provvedimento .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Avendo oltrepassato le ore 19,30, secondo le intese intercorse tra i gruppi, interrompiamo, a questo punto, l'esame del provvedimento, che riprenderà nella seduta di domani, a partire dalle ore 9,30.
PRESIDENTE. Avverto che nella giornata di mercoledì 4 febbraio, ore 17,00, avrà luogo un'informativa urgente del Governo con la partecipazione del Ministro dell'Interno sull'ipotizzata presenza, in Italia, degli agenti dell'degli Stati Uniti d'America durante le Olimpiadi Milano-Cortina.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi fine seduta. Ha chiesto di parlare il deputato Scotto. Ne ha facoltà.
ARTURO SCOTTO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Piango, insieme alle deputate e ai deputati del Partito Democratico, la morte tragica di Sabatino Santangelo.
Parliamo di una personalità di assoluto rilievo, un giurista esperto e autorevole, decano dei notai italiani, professione che ha servito per oltre cinquant'anni, contribuendo alla formazione di centinaia di persone in tutto il Paese.
Tino è stato anche e soprattutto un uomo delle istituzioni di cui aveva un rispetto quasi religioso. È stato negli anni Novanta uno dei massimi protagonisti della stagione del rinascimento napoletano, presidente del consiglio comunale negli anni della sindacatura di Antonio Bassolino, poi vice sindaco della città con Rosetta Iervolino, presidente di Bagnoli Futura, con la responsabilità di avviare il faticosissimo ciclo di bonifica dell'ex Italsider. Questo incarico, da lui svolto con disciplina e onore, fu oggetto di indagini della procura della Repubblica, da cui uscì pienamente assolto. Credeva nella giustizia, tant'è che rinunciò all'istituto della prescrizione. Una scelta che rivendicò con forza.
Con Tino, ci lascia una generazione di napoletani eccellenti, capaci di parlare di diritto e di filosofia, di storia e di poesia. Ci lascia un uomo buono, sempre con lo sguardo verso chi non aveva voce, né potere.
Rappresentava quella parte di borghesia che in una fase buia di Napoli, all'indomani del crollo del vecchio sistema politico corrotto e inefficiente, scelse di occuparsi del bene comune, con la parte più attiva e consapevole del movimento dei lavoratori partenopei. Un esempio evidente di cosa significhi . Mancheranno la sua gentilezza e la sua determinazione alla famiglia, all'intera comunità napoletana e a tutti coloro che credono nella democrazia e nella Costituzione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Rotondi. Ne ha facoltà.
GIANFRANCO ROTONDI(FDI). A nome del gruppo di Fratelli d'Italia e di tutti noi, ci associamo all'unanime cordoglio per la scomparsa di Tino Santangelo. Lo conoscevo personalmente come tutti i campani, perché non si poteva non conoscere il notaio Santangelo che apparteneva a una famiglia di professionisti napoletani di origini irpine, di Mercogliano. Suo fratello Mario è stato compianto grande vicepresidente del Consiglio regionale della Campania. Una famiglia di civili servitori, come ha detto il collega del Partito Democratico poco fa, ma soprattutto di persone che avevano speso carismi e talenti per il bene della comunità. Tino Santangelo rappresentava tutto questo. Io ho conosciuto persino suo papà, un medico di indimenticabili doti umane. Non vorrei fermare, negli attimi concessi a questo ricordo, l'omaggio doveroso che rendiamo a un uomo che, solo per sua volontà, probabilmente non ha fatto parte di questa Assemblea. Non dobbiamo mettere tra parentesi che la sua scomparsa giunge in coda a un calvario giudiziario che non è secondo a quello di Enzo Tortora, messo sotto inchiesta, condannato e assolto . Infine, la Cassazione decide, nell'ambito del diritto che aveva e con valutazioni nel cui merito non entro, di far annullare quell'assoluzione e ricominciare da capo. Si è aperta una finestra, c'è stato un volo, una morte tragica. Nessuno ha il diritto di speculare su questo epilogo, ma tutti abbiamo il dovere di ricordarlo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Sarracino. Ne ha facoltà.
MARCO SARRACINO(PD-IDP). La ringrazio, Presidente. Sabato mattina sono stato in visita ai due presidi dei lavoratori PMC e Tiberina dell'indotto Stellantis di Melfi. I lavoratori da settimane, fuori le proprie aziende, 24 ore al giorno, sotto due tende al freddo, sono lì a difendere il proprio posto di lavoro. I lavoratori stanno dimostrando una incredibile compostezza e una straordinaria dignità. Siamo stati lì non solo per portare la nostra solidarietà, ma anche per rafforzare la nostra richiesta - l'ennesima - al Governo di assumersi l'impegno di fare la propria parte nei confronti di Stellantis che oggettivamente è parte del problema. Non è possibile che quell'azienda, nella storia del nostro Paese, abbia avuto così tanto dall'Italia e stia ancora una volta restituendo così poco.
Non è altrettanto possibile che il Governo tratti con tanta superficialità le vertenze occupazionali che colpiscono il nostro territorio, in particolar modo il Mezzogiorno. Vale per Melfi, ma si potrebbero fare purtroppo decine di esempi. Noi chiediamo allora, anche con questo intervento, innanzitutto al Governo di andare a quei presidi, guardare negli occhi quei lavoratori e dire loro che faranno di tutto perché quelle due vicende vengano risolte. Chiediamo anche al Governo di rendere effettiva la presenza di Stellantis ai tavoli, che non può rifiutarsi di sedere ai tavoli, convocati dal Ministero, disertandoli.
Allora, ripresenteremo, oggi stesso, insieme ai colleghi Amendola e Scotto, un'interrogazione parlamentare e chiederemo al Governo di affrontare, una volta per tutte, questa vicenda, sanando la crisi e aiutando quegli operai e questi lavoratori che hanno fatto la storia del lavoro nel nostro Paese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Borrelli. Ne ha facoltà per 1 minuto.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Presidente, grazie. Intervengo solo per associarmi alle condoglianze nei confronti di Tino Santangelo. Ho avuto la fortuna e l'onore di conoscere lui, di conoscere la sua famiglia, di rispettare il suo alto senso delle istituzioni e, anche per questo motivo, ci tengo a sottolineare che oggi la famiglia ha reso noto che nulla c'entrano le sue vicende giudiziarie con il suicidio, visto che è stato consegnato un suo biglietto. Questo lo dico per evitare qualsiasi speculazione nei confronti di una persona che ha sofferto. Un grande napoletano, un grande uomo delle istituzioni, un grande lavoratore e, soprattutto, un galantuomo, di cui sentiamo, già adesso, la mancanza nello stile, nel modo di amministrare e nel modo di vivere il territorio .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Eliana Longi. Ne ha facoltà per due minuti.
ELIANA LONGI(FDI). Grazie, Presidente. Purtroppo, mi trovo a dover intervenire nuovamente, anche questa settimana, in quest'Aula, per un altro terribile accadimento che ha colpito la mia terra, la Sicilia, e, nello specifico, la città di Niscemi. Niscemi è un comune di circa 24.000 abitanti, che da giorni sta affrontando dei momenti drammatici a causa di una terribile frana, di un fronte di più di 4 chilometri e una scarpata che ormai ha raggiunto una profondità media fra i 15 e i 25 metri.
La città è in ginocchio non solo dal punto di vista materiale, ma anche dal punto di vista psicologico. Già più di 1.000 persone sono state costrette a lasciare le proprie abitazioni, sono state evacuate, e tante altre ancora saranno obbligate a farlo. Proprio per questo, voglio esprimere tutta la mia vicinanza ai niscemesi, al sindaco, alle amministrazioni, alle Forze dell'ordine, alla Protezione civile e a tutti i volontari che oggi si stanno adoperando per stare vicino alla popolazione. Il mio appello è rivolto anche a tutti i paesi vicini, a tutti gli albergatori, a chi possiede delle doppie case, dei B&B, di poterli mettere a disposizione, soprattutto dei più fragili, di quegli anziani che oggi sono soli e hanno bisogno di essere accolti in strutture che possano supportarli, dal punto di vista materiale e, soprattutto, dal punto di vista psicologico.
La frana, purtroppo, è ancora in atto. Non sappiamo ancora quali saranno le conseguenze definitive, ma, sicuramente, è un'altra ferita inferta ad una terra come la Sicilia, che già piange i danni del ciclone Harry, che ha devastato le nostre coste e anche una parte dell'entroterra siciliano.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Filippo Scerra. Ne ha facoltà per due minuti.
FILIPPO SCERRA(M5S). Grazie, Presidente. Sono giorni bui per il Sud, per la Calabria, per la Sardegna, ma, soprattutto, per la mia Sicilia. Il ciclone Harry ha lasciato, dietro di sé, devastazione. I danni al momento, solo in Sicilia, sono stimati per circa 1,5 miliardi di euro, ma, se si considerano i danni indiretti, la cifra cresce esponenzialmente.
Davanti a questo scenario desolante c'è la fastidiosa sensazione che l'Esecutivo Meloni consideri questa come un'emergenza di serie B, e questo rende ancora più triste la condizione dei siciliani, dei calabresi e dei sardi. Solo 100 milioni di euro stanziati, sono semplicemente, Presidente, una cifra vergognosa di fronte a danni per 1,5 miliardi di euro; soprattutto, niente per la Sicilia, che, proprio in queste ore, sta vivendo l'emergenza nell'emergenza. La frana di Niscemi è una ferita che colpisce tutti i siciliani e che fa tanto male: male perché non si è fatto nulla riguardo a investimenti in prevenzione, male perché ci sono tanti nostri corregionali che stanno vivendo un dramma enorme, male perché questa crepa non sembra essersi stabilizzata e sembra continuare ad ondeggiare paurosamente sull'orlo dell'abisso.
Ai cittadini di Niscemi esprimo il rammarico per uno Stato che, evidentemente, in questi anni non è stato presente come doveva. Ma lo Stato adesso deve essere presente a Niscemi, deve garantire quel diritto ad abitare in una casa e in un territorio che devono essere sicuri.
Adesso basta con i proclami, basta con gli annunci, basta con le promesse. Bisogna considerare la situazione di Niscemi una priorità nazionale, Presidente. Bisogna incrementare immediatamente il Fondo per le emergenze nazionali. Bisogna sospendere le tasse e le riscossioni per le famiglie che stanno vivendo questo dramma . Bisogna che ci siano investimenti adeguati. Bisogna garantire alle famiglie abitazioni provvisorie in attesa dei necessari interventi. Bisogna che lo Stato sia vicino
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Marco Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Siamo stati ad Avigliana, davanti ai cancelli della Primotecs con diversi colleghi, con i sindacati, a fianco di quei 158 lavoratori, con le loro famiglie, lasciate lì, sul lastrico, dopo più di 20 anni di lavoro. La vicenda della Primotecs ci parla di tutto l' italiano, ma è la storia di quell'indotto che grida vendetta, anche perché loro erano riusciti anche a diversificare, facevano appunto componenti anche per le autovetture elettriche.
Lo dico perché lì dietro c'è un fondo, un fondo che è molto conosciuto, il fondo Mutares, un fondo americano. Ecco, spesso dietro questi fondi non ci sono più i volti degli imprenditori, quindi spesso anche la pubblica non arriva fino in fondo. Lo diciamo al Governo: questa vicenda parla, ovviamente, delle responsabilità di Stellantis, della non volontà di spostare qua investimenti, mentre nel frattempo si delocalizza verso la Polonia, verso il Marocco, non ultima l'Algeria. Ma questa vicenda ci parla anche delle nostre responsabilità. Noi dobbiamo tenere aperta questa partita, perché la cessata attività e la cassa integrazione per cessata attività vogliono dire semplicemente che a giugno finirà tutto. E lì il ricatto nel ricatto, hanno chiesto a questi lavoratori di lavorare fino a giugno.
È come dire a un lavoratore che la morte lì è vicina, ma è bene iniziare a scavarsi la fossa da soli. Ecco, per questo noi siamo vicini a quelle 158 famiglie, a quei lavoratori e lavoratrici, a cui diciamo che la vicenda non è finita. Noi siamo qua a tenere aperta la partita, ahimè, il tavolo oggi in regione non ha portato ai risultati che volevamo e che ognuno di noi auspica. Chiediamo che il Governo si prenda le sue responsabilità, convochi quel fondo Mutares e soprattutto convochi Stellantis e la famiglia Elkann per dire che c'è un futuro per l' in Italia, c'è un futuro per tutta la componentistica, ma solo se in qualche modo facciamo l'interesse del Paese e dei lavoratori e delle lavoratrici
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Arnaldo Lomuti. Ne ha facoltà.
ARNALDO LOMUTI(M5S). Grazie, Presidente. Per richiamare di nuovo l'attenzione di tutti a quanto sta accadendo a San Nicola di Melfi, con le tre vertenze PMC, Tiberina e Brose, i cui operai stanno protestando da oltre 100 giorni per tutelare il proprio sacrosanto diritto costituzionale, quello del lavoro. Si sentono abbandonati. In oltre 100 giorni, in pieno inverno, di presidio, il presidente della regione, Vito Bardi, non si è degnato una volta di andare a incontrarli, guardarli negli occhi e ascoltarli. Sono tre vertenze differenti, ma unite da un unico filo conduttore, quello dell', che per scelte dirigenziali viene smantellato progressivamente, pezzo dopo pezzo.
Visto che il Ministro Urso non risponde alle nostre interrogazioni e, quando lo fa, lo fa in maniera del tutto insoddisfacente, annuncio che il MoVimento 5 Stelle ha chiesto l'autorizzazione all'audizione delle rappresentanze di questi uomini e di queste donne nella X Commissione (Attività produttive), perché ci stanno consegnando una lezione di dignità. Dobbiamo fare in modo di non abbassare i riflettori su queste tre vertenze. Loro andranno avanti e, sia chiaro, noi andremo avanti insieme a loro
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Cristina Almici. Ne ha facoltà.
CRISTINA ALMICI(FDI). Signor Presidente, intervengo per richiamare l'attenzione dell'Aula su fatti di gravità assoluta, emersi nel servizio trasmesso da nella puntata del 25 gennaio. Il servizio realizzato nella città di Brescia, presso il locale Centro culturale islamico, riporta dichiarazioni attribuite a soggetti qualificati come ed esponenti di ambienti religiosi e culturali islamici, secondo cui sarebbe religiosamente consentito sposare bambine, anche di 9 anni.
Nel corso della trasmissione vengono, inoltre, riferite affermazioni secondo cui il matrimonio con minorenni sarebbe ritenuto ammissibile sul piano religioso anche in presenza di un esplicito divieto previsto dalla legge e dallo Stato italiano e che, in alcuni contesti familiari, tali decisioni verrebbero assunte o imposte da adulti di riferimento. Il fatto che queste dichiarazioni emergano nel territorio di Brescia, una realtà caratterizzata da una significativa presenza di luoghi di culto e centri culturali islamici, rende quanto accaduto particolarmente preoccupante, soprattutto sotto il profilo della tutela dei diritti fondamentali dei minori.
Ancora di più se si considera che negli ultimi anni, proprio nella provincia di Brescia, si sono verificati gravi fatti di cronaca giudiziaria, che hanno destato e suscitato forte allarme sociale. Ricordo che l'articolo 84 del codice civile è chiarissimo: i minori non possono contrarre matrimonio, salvo una sola eccezione, dai 16 anni e previa autorizzazione del tribunale dei minorenni. Tutto il resto è fuori legge. Quanto mostrato domenica racconta una cultura di sopraffazione nella quale la donna, e ancor più la bambina, viene privata di diritti, di dignità e di libertà.
Come componente della Commissione parlamentare sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, sento il dovere di sottolineare la necessità di vigilare con la massima attenzione affinché simili pratiche non trovino alcuno spazio nel nostro Paese. Fatti di questa gravità non possono essere sottovalutati e simili testimonianze ignorate. Richiamo tutti al dovere di vigilare affinché in Italia l'infanzia sia sempre protetta e non vi sia spazio per pratiche che negano i diritti fondamentali
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
Disposizioni in materia di sviluppo della carriera dirigenziale e della valutazione della performance del personale dirigenziale e non dirigenziale delle pubbliche amministrazioni. (C. 2511-A)
: GARDINI e PAOLO EMILIO RUSSO.
2.
NAZARIO PAGANO: Disciplina dell'attività di relazioni istituzionali per la rappresentanza di interessi. (C. 2336-A)
e delle abbinate proposte di legge: FRANCESCO SILVESTRI ed altri; DE MONTE e PASTORELLA; ZANELLA ed altri; GRUPPIONI; CIANI. (C. 308-983-1700-1894-2283)
: NAZARIO PAGANO.
3.
4.