PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
FABRIZIO CECCHETTI, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
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PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 101, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
Sospendo, pertanto, la seduta, che riprenderà alle ore alle 9,46.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2511-A: Disposizioni in materia di sviluppo della carriera dirigenziale e della valutazione delle prestazioni del personale dirigenziale e non dirigenziale delle pubbliche amministrazioni.
Ricordo che nella seduta di ieri è stato da ultimo approvato l'articolo 3.
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 4 ed all'unico emendamento ad esso riferito, 4.1 Bonafe', a pagina 6 del fascicolo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.1 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione. Siamo alla prima votazione della mattinata, quindi diamo tempo a tutti i colleghi di raggiungere l'Aula e di guadagnare le proprie postazioni.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 4. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 5.1 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.1 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 5.2 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.2 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 5.3. Zaratti, 5.4. Auriemma e 5.5. Bonafe'. Ha chiesto di parlare il deputato Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Questo è un emendamento particolarmente importante e penso che sia giusto leggere l'emendamento presentato dal gruppo del Partito Democratico, a prima firma di Simona Bonafe', ma anche dal gruppo del MoVimento 5 Stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra, perché noi, con questo emendamento, chiediamo che: “Nella fase di definizione e aggiornamento annuale degli obiettivi di e dei relativi indicatori, le amministrazioni pubbliche assicurano adeguate forme di partecipazione delle organizzazioni sindacali rappresentative dei rispettivi comparti di contrattazione collettiva nazionale, al fine di garantire la coerenza tra gli obiettivi organizzativi e le effettive condizioni operative e motivazionali del personale, nonché di valorizzare l'apporto conoscitivo dei lavoratori in ordine ai processi e alle criticità organizzative”.
Questo emendamento chiede semplicemente che in questo disegno, che noi abbiamo denunciato essere molto pericoloso per gli effetti concreti che può tradurre all'interno della pubblica amministrazione, venga coinvolta anche la voce dei lavoratori e dei sindacati maggiormente rappresentativi. Ma come si può pensare di fissare degli obiettivi di di un ufficio, di un settore, di un ambito della pubblica amministrazione, senza nemmeno ascoltare quella che è la voce delle lavoratrici e dei lavoratori che lavorano in quell'amministrazione?
È una gravissima mancanza, che è figlia dell'obiettivo concreto, che non è quello dichiarato di queste valutazioni di queste : non volete valutare la dell'ufficio o dell'amministrazione, volete semplicemente valutare il singolo individuo rispetto a quella che è la capacità del singolo individuo di soddisfare le richieste che vengono fatte al singolo. Ma, da questo punto di vista, chiunque ha lavorato in una pubblica amministrazione sa benissimo che è un'organizzazione complessa, che richiede un lavoro di squadra di tutte le donne e gli uomini che lavorano negli uffici.
Già si sta mandando un segnale devastante, cioè che, se in un ufficio 10 persone lavorano tutte al massimo, solo 3 potranno essere premiate e altre 7 dovranno essere comunque escluse. Quindi, se sono tutti sullo stesso livello di prestazioni, di che cosa dovremmo parlare? Cos'altro bisognerà valutare per decidere chi è dentro e chi è fuori? Sulla valutazione di questi indicatori di , bisogna assolutamente mettere in campo un coinvolgimento, una partecipazione dei sindacati più rappresentativi. Non si possono tenere i sindacati fuori dalla porta nel momento in cui sono i sindacati che possono segnalare le criticità, che possono segnalare quell'aspetto, che è fondamentale, che non è semplicemente come viene scritta la norma, ma come questa norma viene applicata e viene vissuta da quelle donne e da quegli uomini sulle cui gambe dovrà poi camminarne l'applicazione.
Da questo punto di vista, quindi, noi pensiamo che questo emendamento sia fondamentale, che questa mancanza debba essere corretta e che, se non venisse corretta, tradirebbe proprio una volontà di una pubblica amministrazione nella quale le lavoratrici e i lavoratori, nella loro capacità e nella loro rappresentanza, contano sempre di meno, e l'unica cosa che conta per questo Governo è l'affidabilità del singolo lavoratore. Ma, allora, stiamo veramente trasformando la pubblica amministrazione in qualcosa di diverso e non si può fare, andare avanti in questa direzione senza coinvolgere i sindacati.
Quindi vi chiediamo veramente, perlomeno, di valutare con attenzione questo emendamento. Se è necessaria una riformulazione, perché non vi convincono le parole con cui abbiamo espresso la partecipazione dei sindacati, trovate voi le parole, ma tenerli fuori da questo processo è gravissimo, è pericoloso ed è un errore che deve essere corretto immediatamente.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Guerra. Ne ha facoltà, per un minuto.
MARIA CECILIA GUERRA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Oltre ad aggiungere la firma, volevo sottolineare che questo emendamento è semplicemente il di quanto sostenuto sicuramente dalla maggioranza di quest'Aula sulla necessità della partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici all'organizzazione dei processi produttivi. L'indicazione della è alla base, ad esempio, nel mondo privato, dei premi di produttività. Quindi bisognerebbe avere un po' di coerenza: o era propaganda quella o ci credete alla partecipazione. Questo chiede solamente che, attraverso ovviamente le loro rappresentanze, i lavoratori e le lavoratrici possano concorrere a determinare gli obiettivi e dire la propria sui meccanismi organizzativi e sul luogo di lavoro.
MARIA CECILIA GUERRA(PD-IDP). Ho concluso. Chiedo solo coerenza, sennò vuol dire buttare la maschera, si faceva finta .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 5.3 Zaratti, 5.4 Auriemma e 5.5 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 5. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 5.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 6, al quale sono riferiti solo i tre identici emendamenti 6.1 Zaratti, 6.3 Bonafe' e 6.4 Alfonso Colucci, sui quali la Commissione e il Governo hanno espresso parere contrario.
Avverto che, poiché tali emendamenti sono interamente soppressivi, ai sensi dell'articolo 87, comma 2, del Regolamento, porrò in votazione il mantenimento dell'articolo.
Pertanto, chi intende sopprimere l'articolo 6 deve votare contro il mantenimento, chi invece intende mantenerlo deve votare a favore.
Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul mantenimento dell'articolo 6.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo agli identici emendamenti 7.1 Bonafe', 7.2 Baldino e 7.3 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 7.1 Bonafè, 7.2 Baldino e 7.3 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7.6 Baldino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.6 Baldino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7.7 Auriemma. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.7 Auriemma, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7.10 Baldino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.10 Baldino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 7. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 7.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 8.1 Bonafe'.
Ha chiesto di parlare il deputato Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. L'emendamento 8.1 Bonafe' veramente non può non essere accolto, quindi vado a spiegare che cosa chiediamo. Qui siamo sempre dentro questo disegno, che è il disegno di questa riforma che abbiamo aspramente criticato non negli obiettivi e nelle finalità, ma negli strumenti scelti per metterli in pratica, che vanno nella direzione opposta agli obiettivi dichiarati. E questo emendamento svela il trucco: noi chiediamo semplicemente - e state votando contro - che gli obiettivi individuali di siano integrati da obiettivi di gruppo e da indicatori di risultato riferiti agli utenti e ai destinatari dei servizi. Ma come si può essere contrari al fatto che le individuali vengano valutate insieme agli obiettivi di gruppo e ai risultati che si generano nei confronti dei servizi offerti ai destinatari, che sono le cittadine e i cittadini, le imprese italiane?
Noi non possiamo pensare a una pubblica amministrazione chiusa a riccio, all'interno della quale la valutazione è tutta interna, ancora più separata dal resto, in cui non si ascolta nemmeno la voce dei sindacati, delle lavoratrici e dei lavoratori, sorda perfino a se stessa e incapace di valutare l'effetto nella vita delle persone. E, quindi, avremo come indicatori gli obiettivi individuali, ma non abbiamo il riconoscimento di quegli obiettivi di gruppo, di quegli obiettivi nei servizi che cambiano la vita delle persone, che devono essere gli elementi principali. Perché il lavoro, in una pubblica amministrazione, ha un obiettivo, che non è un obiettivo burocratico, è un obiettivo concreto. La pubblica amministrazione è lo strumento per realizzare la Costituzione, è lo strumento per realizzare tutte le leggi che vengono scritte, è uno strumento indispensabile, ma è uno strumento collettivo, che ha una dimensione sociale nel suo agire e negli obiettivi e nei risultati che porta in campo, che non può essere ignorato nel momento della valutazione delle . Non possono essere inesistenti gli indicatori che non sono semplicemente attinenti a quelle che sono le prestazioni individuali. È questo il cuore del significato che deve avere una valutazione di : tenere insieme il lavoro individuale con l'obiettivo di gruppo, con la resa in termini di servizi per cittadini e imprese.
Noi lo abbiamo scritto in tre righe: come potete non inserire queste tre righe nella riforma che è andata avanti? E, poi, come potete, dopo che l'avete fatto, continuare a fare dichiarazioni - come quelle che leggiamo, abbiamo letto anche oggi - che raccontano una riforma che non c'è, che è diversa da quella che sarà nella pratica. A me dispiace, perché ci sono grandi giornalisti che stanno seguendo con attenzione i nostri lavori, ma io vorrei che seguissero anche i lavori parlamentari e si accorgessero che state votando contro la partecipazione dei sindacati nella definizione degli obiettivi; che state votando contro il fatto che gli obiettivi siano di gruppo nei servizi resi ai cittadini; che state votando contro quello che vi chiede l'opposizione, ma anche contro quello che dite nelle dichiarazioni, negli interventi, nelle conferenze stampa. State votando non solo contro questo emendamento, state votando contro quello che è un obiettivo che dovrebbe unirci: garantire, attraverso valutazioni migliori delle , una pubblica amministrazione più efficiente.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.1 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 8. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 8.
Dichiaro aperta la votazione. Stiamo votando l'articolo.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo agli identici emendamenti 9.1 Alfonso Colucci, 9.2 Bonafe' e 9.3 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 9.1 Alfonso Colucci, 9.2 Bonafe' e 9.3 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 9.4 Bonafe'.
Ha chiesto di parlare la deputata Bonafe', prima firmataria. Ne ha facoltà.
SIMONA BONAFE'(PD-IDP). Grazie, Presidente. Nell'articolo 9 si parla dei nuovi parametri per la valutazione delle degli individui e, a nostro parere, fra i nuovi parametri, fra i criteri la formazione deve essere un elemento di valutazione, perché, per noi, la formazione è molto importante. È importante aggiornare gli strumenti degli operatori della pubblica amministrazione, è importante dotarli di nuove competenze; ieri abbiamo parlato a lungo anche della necessità di migliorare la semplificazione, ma, soprattutto, la digitalizzazione dei processi amministrativi. Per questo, c'erano le risorse del PNRR. Teniamo anche in considerazione che l'introduzione dell'intelligenza artificiale cambierà profondamente anche le procedure della pubblica amministrazione.
Ecco, secondo noi, la formazione ha questa funzione, deve essere un elemento di valutazione: bisogna, però, mettere in condizione il personale della pubblica amministrazione di fare la formazione e, purtroppo, sappiamo che sono ancora previsti i tetti di spesa sulle spese per la formazione.
Allora, qui c'è un elemento di debolezza di questa riforma che, da una parte, crea le condizioni per le carriere interne, limitando l'apporto esterno, ma sostenendo di voler aprire a nuove competenze, ma, dall'altra, non mette chi già c'è nelle condizioni di fare formazione per aggiornare le proprie competenze. Allora, mi sarei augurata che, su questo emendamento, ci fosse, invece, il parere favorevole da parte del Governo e della maggioranza. Davvero, chiedo un supplemento di riflessione, perché, abbiamo semplicemente sancito il principio che la formazione è fondamentale per valutare fino in fondo e in maniera appropriata i dipendenti della pubblica amministrazione e, soprattutto, chi vuol far carriera interna, e altresì sosteniamo che questo elemento di valutazione debba essere riferito ai piani triennali e che occorra dotarlo delle risorse necessarie.
Il voto contrario, chiaramente, dimostra, ancora una volta, che siamo davanti a una riforma vuota.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.4 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 9. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 9.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 10.1 Baldino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 10.1 Baldino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 10.2 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 10.2 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 10.3 Bonafe', 10.4 Alfonso Colucci e 10.5 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Ha chiesto di parlare il deputato Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Presidente, illustriamo anche questo emendamento, perché è un nuovo voto contro le lavoratrici, contro i lavoratori, contro le organizzazioni sindacali, se la maggioranza dovesse confermare il proprio orientamento e i pareri che abbiamo ascoltato. Vorremmo che l'Aula si rendesse conto di cosa stiamo facendo. Qui, si pone il tema del coinvolgimento delle organizzazioni sindacali rappresentative dei rispettivi comparti per quanto riguarda le adeguate forme di partecipazione alla fase di raccolta e trasmissione delle osservazioni utili alla misurazione e valutazione della organizzativa individuale, con particolare riguardo agli aspetti attinenti al benessere organizzativo, alla qualità delle relazioni interne e all'efficacia dei processi di lavoro.
Io mi rendo conto che ci possa essere un qualche imbarazzo a riconoscere un'attenzione all'efficacia dei processi di lavoro e alla qualità delle relazioni interne nell'ambito di una riforma che peggiorerà l'efficacia dei processi di lavoro e peggiorerà la qualità delle relazioni esterne, però, ammettere plasticamente, come state facendo con questo voto, di non avere a cuore il benessere organizzativo, che significa la qualità della vita delle donne e degli uomini che lavorano nella pubblica amministrazione, è un passo oltre il quale fino a oggi non vi eravate ancora mai avventurati.
La questione del benessere organizzativo e la questione della formazione - come la capogruppo in Commissione, Simona Bonafe', ha spiegato molto chiaramente il passaggio sulla formazione, altra mancanza gravissima - sono il cuore della progressione interna. Su che cosa volete costruire la progressione interna della pubblica amministrazione, senza formazione e senza avere a cuore il benessere organizzativo? In che cosa volete trasformare la pubblica amministrazione, creando le condizioni per cui solo 3 possono essere premiati e 7 saranno esclusi? La questione della rappresentanza sindacale non viene ascoltata, gli obiettivi della non tengono conto degli obiettivi di gruppo e, poi, non si tiene nemmeno conto del benessere organizzativo delle persone, nel momento in cui stanno lavorando. Ora, bisognerebbe, non solo scrivere nuove leggi, ma anche applicare le leggi in vigore, altrimenti bisognerebbe avere il coraggio di cancellarle. E noi abbiamo molte norme che impongono livelli di benessere organizzativo ben diversi da quelli che si riscontrano nella stragrande maggioranza degli uffici; la mancanza di quegli adempimenti non è una responsabilità delle lavoratrici e dei lavoratori, ma è una nostra responsabilità come istituzioni, saremmo noi che dovremmo creare le condizioni, per valutare non solo le loro , ma anche le nostre e la nostra capacità di essere rispondenti fra quello che scriviamo nelle norme e quello che accade. Questo non avviene. Non avviene nella semplificazione, nella digitalizzazione. Abbiamo ricordato che da 20 anni il codice dell'amministrazione digitale, all'articolo 15, ci dice prima di digitalizzare, di semplificare i processi. E quante volte la digitalizzazione avviene come mero fatto burocratico? E, così, per quanto riguarda il benessere organizzativo; è stata una conquista, ma di cui non si tiene conto. E non si può non tenerne conto, nel momento in cui si vanno a valutare le , perché anche il contesto, in cui si è chiamati a lavorare, contribuisce a definire un quadro nel quale si espleta la propria funzione, il proprio dovere. Qui, riuscite a fare veramente , perché con uno stesso voto votate contro i lavoratori, contro i sindacati, contro il riconoscimento del benessere organizzativo, contro le qualità delle relazioni esterne, l'efficacia dei processi di lavoro. Veramente, non credo che sia possibile votare contro questi emendamenti. Quindi, chiediamo al Governo, per lo meno, un accantonamento per valutarlo e crediamo che, almeno su questo, si debba aprire uno spiraglio; potete anche decidere di andare in una direzione opposta al benessere organizzativo, ma non tenerne conto è veramente inaccettabile (.
PRESIDENTE. Se non ci sono altre richieste di intervento, pongo in votazione (Il Governo ha dato cenni negativi. Insiste per la votazione, lei (? Allora, un voto contro e un voto a favore. Sì, però, va richiesto perché non è automatico. Un intervento contro e uno a favore. Chi chiede di parlare contro? Chi chiede di parlare a favore? Lo pongo in votazione… La deputata Guerra è a favore dell'accantonamento?
Ha chiesto di parlare la deputata Guerra. Ne ha facoltà.
MARIA CECILIA GUERRA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Sembra di essere di fronte a un caso di fariseismo ipocrita, citando impropriamente il Vangelo.
Ma come si fa? Ma come si fa a riempirsi la bocca - scusate se lo ripeto, ma è troppo importante ed evidente - della parola “partecipazione”? La pubblica amministrazione è un posto dove ci sono dei datori di lavoro pubblici e dei lavoratori e delle lavoratrici, che sono il fondamento del funzionamento della macchina pubblica. Per tutte le politiche pubbliche è essenziale che si costituisca un clima favorevole al coinvolgimento e anche all'efficientamento e al miglioramento organizzativo nell'ambito della considerazione del benessere, che - peraltro, vorrei sottolinearlo - tiene conto anche del tema delle molestie sul luogo di lavoro - ed è un tema emergente sempre di più -, le quali hanno un connotato di genere molto forte. Le lamentele che abbiamo su quei temi sono evidenti e le persone non sanno a chi rivolgersi: non ci sono organismi che con la rappresentanza e, ovviamente, il coinvolgimento di chi è lì per rappresentare i lavoratori - scusate se mi ripeto - possano dire la loro.
Allora, non capisco cos'è questa opposizionevoi usereste quel termine usurato e ormai inutilizzabile che è “ideologica” - rispetto a un funzionamento migliore della pubblica amministrazione, usando il tema della partecipazione. Cosa vuol dire per voi partecipazione? Ce lo volete spiegare? Ci date sempre delle lezioni, che noi saremmo contro la partecipazione e voi, invece, novelli convertiti sulla via di Damasco, sareste per la partecipazione. I voti che state dando dimostrano che non ve ne interessa proprio niente .
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la richiesta di accantonamento degli identici emendamenti 10.3 Bonafe', 10.4 Alfonso Colucci e 10.5 Zaratti.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge per 36 voti di differenza.
Passiamo, quindi, agli identici emendamenti 10.3 Bonafe', 10.4 Alfonso Colucci e 10.5 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 10.3 Bonafe', 10.4 Alfonso Colucci e 10.5 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 10. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 10.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo agli identici emendamenti 11.1 Bonafe', 11.2 Penza e 11.3 Zaratti.
Ha chiesto di parlare il deputato Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. È un emendamento soppressivo. Basta il titolo dell'articolo per dirci la ragione per cui, dal nostro punto di vista, questo emendamento soppressivo dovrebbe passare e sarebbe molto utile se passasse. Questo articolo disciplina una delega al Governo per la revisione della disciplina degli organismi indipendenti di valutazione delle .
Noi vorremmo che su questo tema, perlomeno quello degli organismi indipendenti - io capisco l'esigenza di accentrare al Governo tutte le decisioni, ma almeno nel momento in cui si costruiscono i principi e i criteri di azioni di organismi che dal loro nome dovrebbero essere indipendenti per la valutazione -, la procedura non sia quella che fino ad oggi ha portato a un'azione che non tiene conto della voce dei sindacati, delle lavoratrici e dei lavoratori che hanno chiesto maggiore partecipazione, ma anzi che ci sia un coinvolgimento ampio, attraverso il Parlamento, che ci consenta, poi, di creare una effettiva disciplina che garantisca che questi organismi siano effettivamente indipendenti nella valutazione.
Quindi, dal nostro punto di vista è anche sbagliata la scelta del Governo di continuare ad avocare a sé tutti i passaggi e alla fine è ben lontano da quello che dovrebbe essere un obiettivo, cioè di investire il Parlamento di questa funzione, continuando a cercare di prendere dentro al Governo tutte le decisioni. Stiamo parlando degli organismi indipendenti di valutazione e noi chiediamo che il Parlamento possa avere un ruolo più forte, anche nell'indicazione di quelli che sono i principi d'azione. Quindi, siamo contrari a delegare questo aspetto al Governo .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 11.1 Bonafe', 11.2 Penza e 11.3 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 11.8 Bonafe'. Ha chiesto di parlare di nuovo il deputato Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Voglio riflettere con voi attorno a questa questione: il titolo del disegno di legge è “Disposizioni in materia di sviluppo della carriera dirigenziale e della valutazione della del personale dirigenziale e non dirigenziale delle pubbliche amministrazioni”. Al di là di come si possa pensare, ovviamente in maniera differente a come noi abbiamo provato con gli interventi a esporre, c'è una questione che io credo, signor Presidente, riguardi anche i rapporti tra potere legislativo e potere esecutivo. Come è possibile che all'interno di un provvedimento come questo ci sia una delega su un tema assolutamente fondamentale, come quello della revisione della disciplina degli organismi indipendenti di valutazione? È un ennesimo passaggio di espropriazione dei poteri del Parlamento, perché è vero che la delega prevede i principi generali eccetera, però stiamo parlando sostanzialmente del cuore del provvedimento che viene sottratto alle nostre valutazioni e viene portato direttamente al Governo. Credo che sia un ulteriore segnale non positivo di questo processo sostanzialmente di marginalizzazione del Parlamento .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 11.8 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 11. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 11.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 12.1 Casu. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 12.1 Casu, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 12.2 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 12.2 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 12.3 D'Alessio. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 12.3 D'Alessio, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 12.4 Zaratti e 12.5 Alfonso Colucci. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 12.4 Zaratti e 12.5 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 12.9 Zaratti, 12.10 Bonafe' e 12.11 Baldino. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 12.9 Zaratti, 12.10 Bonafe' e 12.11 Baldino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 12.13 Alfonso Colucci e 12.14 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 12.13 Alfonso Colucci e 12.14 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 12.15 Auriemma. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 12.15 Auriemma, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 12.16 Penza, 12.17 Zaratti e 12.18 Casu. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 12.16 Penza, 12.17 Zaratti e 12.18 Casu, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 12.19 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 12.19 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 12.20 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 12.20 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 12. Ha chiesto di parlare il deputato Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ora, noi abbiamo presentato una serie di emendamenti all'articolo 12, perché vediamo tutti i rischi connessi rispetto a come state affrontando il tema dell'accesso alla funzione dirigenziale. Credo che sia stato ben fotografato dal fatto della non grandissima attenzione mediatica, anche dovuta al momento particolarmente drammatico per tante ragioni differenti che stiamo attraversando, con cui sta avanzando questa riforma. Però, guardate, anche nella comunicazione che state cercando di veicolare, anche nella comunicazione dichiarata, sta passando il messaggio che voi state introducendo una via alternativa al concorso.
Noi sappiamo che già il quarto comma dell'articolo 97 della Costituzione prevede che la legge possa intervenire, ma qui voi state proprio immaginando un canale parallelo rispetto ai concorsi per diventare dirigente, fondato su un passaggio in cui una persona prima viene selezionata, poi dimostra le proprie capacità e poi rimane. Noi abbiamo posto l'accento su alcuni dei criteri che avete indicato e che, a nostro avviso, sono molto preoccupanti.
Lo spirito di sacrificio e la capacità di sono concetti molto distanti da quella trasparenza che dovrebbe garantire, poi, non solo il funzionamento della pubblica amministrazione, il buon andamento e l'imparzialità, i precetti del secondo comma dell'articolo 97, ma proprio l'intero funzionamento di questo sistema. Ci sono, poi, alcuni aspetti di cui siamo fortemente preoccupati. Li abbiamo posti anche in alcuni ordini del giorno, avevamo fatto un emendamento che non è stato dichiarato ammissibile perché non lo avevamo presentato in Commissione. Su questi aspetti che voi state introducendo per questo 30 per cento di funzionari in carriera che potranno diventare dirigenti con una via alternativa al concorso, noi abbiamo posto, per esempio, l'accento di quelli che possono essere gli effetti rispetto a ciò che è già previsto dal decreto legislativo n. 165 del 2001.
In questo aspetto c'è un elemento: noi leggiamo sui giornali che, tra gli effetti collaterali del nuovo quadro, c'è l'addio alla riserva fino al 15 per cento dei posti per i titolari degli incarichi dirigenziali temporanei previsti all'articolo 19, comma 6, del testo unico del pubblico impiego. Abbiamo presentato emendamenti per capire questo aspetto perché gli “effetti collaterali” è una definizione che mette insieme aspetti che sono esplicitati, aspetti che sono impliciti, aspetti che, magari, in questo momento l'ufficio stampa del Ministero conosce, ma noi non conosciamo, non abbiamo avuto modo di apprendere. Vorremmo capire bene come questi cosiddetti effetti collaterali si realizzano.
Nel senso, voi ci state dicendo che c'è un 30 per cento che è in più rispetto a quello che già c'è, e quindi che questa via alternativa ai concorsi sarà una via che si allargherà fino a diventare un canale parallelo della stessa dimensione, più o meno, perché, se cominci a sommare 30, 15 per cento, 9 per cento, 8 per cento, stiamo parlando di percentuali che crescono, oppure veramente questo cancellerà tutto il resto e rimarrà solamente questa via, che si sostituirà alle altre? Perché, se così fosse, ci sono tanti effetti collaterali che voi state inserendo.
C'è l'effetto collaterale, ad esempio, che è stato denunciato nell'audizione della Funzione pubblica della CGIL, del fatto che voi, ad esempio, state portando lo anche per quanto riguarda la durata triennale degli incarichi dirigenziali che vengono assegnati negli enti locali. Quindi, se si dimette il sindaco, dovranno dimettersi in automatico tutti i dirigenti e non potranno nemmeno restare fino all'arrivo della nuova amministrazione. Questo non danneggerà i sindaci, danneggerà i cittadini. Ci sono delle scelte che voi state facendo che hanno tutte un'unica impronta: quella di essere voi a decidere. Però la pubblica amministrazione è una macchina complessa, nella quale le decisioni…
ANDREA CASU(PD-IDP). …devono avere dei criteri trasparenti e deve essere chiaro quello che si fa. Noi vogliamo capire quanto è largo il varco che state aprendo rispetto all'articolo 97 della Costituzione e quanto grande sarà la via alternativa ai concorsi. Da quello che avete scritto in questa norma ancora non è chiaro .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Bonafe'. Ne ha facoltà, per un minuto.
SIMONA BONAFE'(PD-IDP). Sì, noi qui siamo al cuore di questo provvedimento e il collega Casu ha già spiegato molto bene i motivi della nostra contrarietà. Mi corre l'obbligo, però, Presidente, di ricordare che noi non siamo contrari per principio al fatto che si possa fare carriera per merito all'interno della pubblica amministrazione, come avviene in altri Paesi europei, che, però, pagano adeguatamente il personale, e non come noi che, nell'ultimo rinnovo, non abbiamo nemmeno coperto il costo dell'inflazione. Però, mi faccia dire che ci sono due punti che devono rimanere fermi.
Il primo, l'articolo 97 della Costituzione, che stabilisce che il concorso è il canale d'accesso principale, e poi che siano davvero dei criteri meritocratici e non di lealtà al capo, visto che i criteri sono molto discrezionali .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 12.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 13.5 Auriemma. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 13.5 Auriemma, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 13. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 13.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo agli identici emendamenti 14.1 Bonafe' e 14.2 Alfonso Colucci. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 14.1 Bonafe' e 14.2 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 14.7 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 14.7 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 14. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 14.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Approfittiamo per salutare studenti e insegnanti della Scuola italiana Vittorio Montiglio di Santiago del Cile, che sono in tribuna ad assistere ai nostri lavori. Li ringraziamo e, a nome di tutti, gli auguriamo ogni fortuna .
PRESIDENTE. Passiamo agli identici emendamenti 15.1 Bonafe' e 15.2 Penza. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 15.1 Bonafe' e 15.2 Penza, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 15.4 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 15.4 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 15. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 15.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 16. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 16.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Invito la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
GIUSEPPINA CASTIELLO,. Grazie, Presidente. Sull'ordine del giorno n. 9/2511-A/1 Lomuti il parere è favorevole. Sugli ordini del giorno n. 9/2511-A/2 Alfonso Colucci, n. 9/2511-A/3 Penza e n. 9/2511-A/4 Baldino il parere è contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/2511-A/5 Auriemma il parere è contrario alle premesse e l'impegno è accolto come raccomandazione.
Sull'ordine del giorno n. 9/2511-A/6 Dori, espunte la quarta e la quinta premessa, il parere è favorevole all'impegno. Sull'ordine del giorno n. 9/2511-A/7 Piccolotti, espunte la seconda e la sesta premessa, il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a valutare la possibilità di ulteriori iniziative normative di competenza, affinché, in particolare nel sistema delle autonomie locali, la riconfigurazione del sistema della valutazione della del pubblico impiego avvenga anche mediante l'adozione delle carte della qualità dei servizi”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2511-A/8 Mari il parere è favorevole. Sull'ordine del giorno n. 9/2511-A/9 Zaratti, espunta la quarta premessa, il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a verificare gli effetti applicativi delle misure recate dagli articoli 6 e 7 del provvedimento in esame, al fine di preservare la separazione funzionale tra indirizzo politico e gestione amministrativa, in ottemperanza agli articoli 95 e 97 della Costituzione, garantendo che gli Organismi indipendenti di valutazione possano mantenere una funzione tecnica-specialistica di alta consulenza”.
Sugli ordini del giorno n. 9/2511-A/10 Borrelli e n. 9/2511-A/11 Ciocchetti il parere è favorevole. Sugli ordini del giorno n. 9/2511-A/12 Bonafe' e n. 9/2511-A/13 Casu il parere è contrario.
PRESIDENTE. Espressi i pareri, passiamo alla votazione degli ordini del giorno.
Considerato che sull'ordine del giorno n. 9/2511-A/1 Lomuti il parere è favorevole, passiamo all'ordine del giorno n. 9/2511-A/2 Alfonso Colucci. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2511-A/2 Alfonso Colucci, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2511-A/3 Penza. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2511-A/3 Penza, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2511-A/4 Baldino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2511-A/4 Baldino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2511-A/5 Auriemma. Onorevole Auriemma, accoglie la riformulazione e la raccomandazione? Va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2511-A/6 Dori. Onorevole Dori, accoglie la riformulazione? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2511-A/6 Dori, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2511-A/7 Piccolotti. Onorevole Piccolotti, accoglie la riformulazione? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2511-A/7 Piccolotti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Considerato che sull'ordine del giorno n. 9/2511-A/8 Mari il parere è favorevole, passiamo all'ordine del giorno n. 9/2511-A/9 Zaratti. Onorevole Zaratti, accoglie la riformulazione? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2511-A/9 Zaratti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Considerato che sugli ordini del giorno n. 9/2511-A/10 Borrelli e n. 9/2511-A/11 Ciocchetti il parere è favorevole, passiamo all'ordine del giorno n. 9/2511-A/12 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2511-A/12 Bonafe', con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2511-A/13 Casu. Ha chiesto di parlare il deputato Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Presidente, mi collego alla dichiarazione di voto nell'articolo 12, perché questo è il secondo di quella discussione, che però svela questo aspetto. Noi cogliamo l'occasione della presenza del Ministro, che ci ha raggiunto in Aula, per rivolgere anche a lui il quesito che era contenuto nei nostri emendamenti, che è contenuto in quest'ordine del giorno che viene bocciato, che rappresenta, però, una domanda che in tanti si fanno in questo momento, nel momento in cui leggono sui giornali titoli che dicono: pubblica amministrazione, funzionari in carriera, il 30 per cento dei posti da dirigente con una via alternativa al concorso.
C'è un aspetto che noi abbiamo registrato nelle note di stampa. Leggiamo: tra gli effetti collaterali del nuovo quadro c'è l'addio alla riserva fino al 15 per cento dei posti per i titolari degli incarichi dirigenziali temporanei previsti dall'articolo 19, comma 6, del testo unico del pubblico impiego. Con quest'ordine del giorno - per suo tramite, Presidente, mi rivolgo al Ministro e al Governo - chiediamo che, in sede di attuazione dell'articolo 12 del provvedimento in esame, vengano considerati gli incarichi conferiti ai sensi dell'articolo 19, comma 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001, come rientranti a pieno titolo nella percentuale massima del 30 per cento prevista dal citato articolo 12 per lo sviluppo di carriera, nel rispetto dei principi di imparzialità, trasparenza e buon andamento della pubblica amministrazione, anche al fine di evitare un ampliamento surrettizio delle quote d'accesso alla dirigenza al di fuori del concorso pubblico, pari a circa l'8 per cento per i dirigenti di seconda fascia.
La questione è capire se questo nuovo strumento che state introducendo ha effettivamente tra gli effetti collaterali il fatto che vengono cancellati gli strumenti attualmente esistenti o, coesistendo, porterà questa percentuale su via alternativa a quella del concorso ben oltre il 30 per cento. Noi vi abbiamo chiesto di chiarirlo con degli emendamenti e non è stato fatto. Abbiamo messo in un ordine del giorno la richiesta di andare a chiarire questo aspetto e non è stato fatto.
Vi chiediamo almeno di spendere una parola in quest'Aula per spiegare se questa via sarà effettivamente una via che parte dal 30 per cento, ma, per effetto di norme già esistenti, si allarga ulteriormente oltre il 30 per cento, oppure se voi intendete contenere in una quota del 30 per cento, che a nostro avviso - infatti, i nostri emendamenti andavano nella direzione di una riduzione - è già molto impegnativa. Vi è poi il tema delle risorse, del fatto che siamo di fronte all'ennesimo atto a invarianza finanziaria e che non ci saranno le risorse della formazione.
C'è il tema del coinvolgimento dei sindacati nella collocazione degli obiettivi. Su tutto questo avete votato contro, come avete votato contro la richiesta di riconoscere il merito effettivamente a tutti quelli che lo meritano e di non introdurre un “blocca merito” al 30 per cento, dopo avere già introdotto un “blocca idonei” al 20 per cento. Queste percentuali astratte non tengono conto delle necessità effettive della pubblica amministrazione.
Però sgombriamo il campo da tutti questi aspetti. Vi stiamo facendo una domanda specifica. Nella norma introducete un 30 per cento. Leggiamo sui giornali che tra gli effetti collaterali - cito testualmente - del nuovo quadro c'è il superamento del quadro precedente. Non troviamo certezza, dalla nostra lettura delle norme, che sia chiaramente esplicitato questo effetto collaterale.
Chiediamo in Parlamento una parola di chiarezza sul fatto che effettivamente questo 30 per cento sia onnicomprensivo, perché tra gli effetti collaterali supera quegli aspetti, oppure coesisterà con altri aspetti, andando ad aumentare sempre di più la quota di quelle che sono le scelte che non avvengono nell'ambito della via maestra dei procedimenti dei concorsi e, in questa maniera, andando poi a comprimere ulteriormente la possibilità - tema molto caro al Ministro - di fare nuovi concorsi e di aprire la pubblica amministrazione alla possibilità di attrarre intelligenze, esperienze e competenze, che sono tutti aspetti su cui, invece, bisognerebbe creare strumenti effettivi, perché se noi allarghiamo a dismisura il numero delle persone che entrano con la via alternativa ai concorsi rischiamo poi di ridurre lo spazio per poter fare quei concorsi che servono a selezionare i migliori.
Chiaramente, se non diamo risorse per la formazione interna, non mettiamo nelle condizioni il personale interno di poter avere quella crescita professionale che poi potrebbe essere vincente per partecipare ai concorsi, perché tutti coloro i quali hanno fatto un concorso sanno che chi ha già fatto quel lavoro o ha lavorato in quella macchina ha una marcia in più di conoscenze, ma deve avere anche altre competenze e, quindi, deve essere messo nelle condizioni di potersi formare e aggiornare. Di tutto questo non tenete conto, come non tenete conto del benessere organizzativo, della qualità della vita dei lavoratori che saranno chiamati poi a svolgere le mansioni che saranno valutate come , ma perlomeno sui numeri vorremmo una parola di chiarezza. Ci fermiamo al 30 per cento o è un 30 per cento più…?
L'ordine del giorno lo diceva molto chiaramente. Votando “no” voi ci state dicendo che in realtà questi effetti collaterali non sono così chiari e che invece voi state aprendo un varco che potrà allargarsi a dismisura per effetto delle norme già esistenti o per effetto delle nuove norme che farete, perché abbiamo visto tanti decreti sulla pubblica amministrazione, manca il 2026 al termine della legislatura e c'è tempo magari per farne altri. Non so quanti decreti siano in programmazione al Ministero e, quindi, c'è il rischio che poi ci troveremo ad ampliare ulteriormente questa percentuale.
Quindi, è una richiesta di una risposta a un interrogativo serio. Se voterete contro, darete la risposta che - no! - voi partite dal 30 per cento ma per andare oltre .
PRESIDENTE. Se non ci sono altri interventi, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2511-A/13 Casu, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare il deputato Mauro Del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, signori del Governo, Ministro Zangrillo, siamo davanti a un provvedimento che tocca uno dei pilastri fondamentali della nostra democrazia, la pubblica amministrazione, e le dico subito, Ministro, che noi condividiamo l'obiettivo. È fondamentale che la pubblica amministrazione sia più efficiente e più efficace e indubbiamente, perché la pubblica amministrazione nella sua interezza lo sia, serve anche che i dipendenti siano invogliati a dare il meglio di sé.
Serve che la pubblica amministrazione torni ad essere attrattiva, mentre assistiamo Presidente!… scusi, Presidente, se può aiutarmi, grazie…
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Chiedo di recuperare questi 30 secondi, grazie. Dicevo che serve che la pubblica amministrazione torni ad essere attrattiva. Da questo punto di vista, serve indubbiamente che vengano instaurati, al proprio interno, princìpi meritocratici e su questo non possono esserci dubbi. Tuttavia, proprio per l'importanza di questa sfida, non possiamo esimerci dal denunciare come questo disegno di legge sia il frutto di un'impostazione frettolosa e per molti versi contraddittoria. Ad esempio, Ministro, nonostante i citino ampiamente le criticità del passato, le soluzioni proposte nel provvedimento non sembrano tenerle in debita considerazione.
Vediamo un esempio. Le valutazioni più recenti, riferite, in particolare, al triennio 2020-2022, evidenziano un fallimento del sistema di misurazione delle . La Corte dei conti ha segnalato un appiattimento verso l'alto dei giudizi: la quasi totalità del personale, sia dirigenti che non, riceve punteggi massimi o eccellenti. Ciò è dovuto a diverse criticità pregresse e non può essere risolto con l'intervento più banale che chiunque può immaginare di fronte a questi dati, cioè allora ripristiniamo delle quote per dare le premialità.
Così come gli obiettivi sono poco sfidanti, perché le amministrazioni hanno spesso fissato obiettivi bassi e autoreferenziali, studiati più per garantire il successo formale che per migliorare l'efficienza reale. Allora capisce che, se gli obiettivi sono inadeguati, possiamo anche forzare l'esito delle valutazioni, ma non stiamo risolvendo il problema di migliorare l'efficienza e l'efficacia della pubblica amministrazione; stiamo risolvendo il problema di individuare qualcuno a cui dare più soldi. E come lo facciamo? Qui ci sono altri e arriviamo ad avere una vera e propria assenza di meritocrazia, come è stato in passato del resto, perché anche in passato i premi sono stati distribuiti in modo generalizzato, senza una reale giustificazione basata su risultati misurabili.
Allora, riconosciamo, come evidenziato dalla Corte dei conti nel suo rapporto sul triennio 2020-2022, che l'attuale sistema di valutazione soffre di un profondo , un appiattimento verso l'alto dei giudizi, come abbiamo già detto, e il problema degli obiettivi. Tuttavia, il paradosso delle quote non può essere la soluzione. Il punto di maggiore attrito, sollevato con forza, ad esempio, nelle audizioni dalla CISL e condiviso anche dagli esperti che sono intervenuti, riguarda la reintroduzione del cosiddetto . Fissare per legge che i punteggi apicali non possono superare il 30 per cento, e le eccellenze solo il 20 per cento di tale quota, è una scelta definita iniqua e priva di valore meritocratico ed è facile comprenderlo, signor Ministro e cari colleghi. Qui siamo di fronte a una contraddizione logica. Avete individuato un problema correttamente, che condividiamo, ma la soluzione è un ritorno al passato che non lo risolve.
Come si può parlare di valorizzazione del potenziale se l'esito della valutazione è predeterminato a tavolino dal legislatore, indipendentemente dai risultati reali? Questo meccanismo non stimola l'impegno, ma produce una maggioranza forzosamente demotivata, alimentando una conflittualità interna che distrugge lo spirito di squadra necessario per servire il cittadino. Ricordiamolo, perché alla fine la pubblica amministrazione è fondamentale per raggiungere gli obiettivi che ci diamo come Paese. Ad esempio, il PNRR, senza una pubblica amministrazione preparata e motivata, non sarebbe raggiunto nei suoi obiettivi, ma alla fine la pubblica amministrazione è fondamentale per servire i bisogni dei cittadini e delle imprese e gli obiettivi dovrebbero essere più orientati a questo risultato.
Una pubblica amministrazione efficiente deve essere orientata alla creazione di valore pubblico per la collettività. Il cittadino deve sentire che la dell'amministrazione incide sulla qualità dei servizi. Ma come possiamo garantire questo se il sistema di valutazione diventa un mero adempimento formale per rispettare soglie e percentuali? Invece di coinvolgere i lavoratori e i cittadini in un patto per la produttività, il provvedimento si limita a una ripartizione verticistica delle risorse accessorie.
Passiamo poi al Capo II, che è l'aspetto più delicato: l'accesso alla dirigenza tramite lo sviluppo di carriera. Sebbene l'idea di dare prospettive ai funzionari interni sia apprezzabile e anche questa condivisibile - ancora una volta condividiamo la finalità per aumentare l'attrattività della PA -, la modalità proposta solleva pesanti dubbi di costituzionalità. L'articolo 97 della Costituzione, come è stato ricordato anche in audizione, impone il concorso pubblico come via ordinaria di reclutamento. Scavalcare questo principio, per una quota del 30 per cento per la seconda fascia e del 50 per cento per la prima, rischia di essere censurato dalla Consulta. Ma non è questa la critica principale, perché questo è un rischio che poniamo alla sua attenzione. Affidare la selezione iniziale alla relazione del dirigente sovraordinato introduce una discrezionalità pericolosa.
È qui che ci sembra che non possa funzionare la proposta. In un sistema ancora dominato dallo ai vertici, c'è il rischio concreto che lo sviluppo di carriera diventi un meccanismo di cooptazione fiduciaria e clientelare, minando l'imparzialità dell'amministrazione. Certo, è un tema complesso, Ministro, io capisco, però la pubblica amministrazione è, , differente dall'impresa proprio su questi aspetti. Lì c'è un imprenditore, c'è un padrone che paga, rischia del proprio, può permettersi anche dell'arbitrio. Qui non ce lo possiamo permettere, e questa è la difficoltà di fronte alla quale sia lei, sia chi l'ha preceduta si è sempre trovato innanzi: la precarizzazione della dirigenza e, non meno preoccupante, il periodo di prova e osservazione di 4 o 5 anni previsto prima del consolidamento nel ruolo dirigenziale. Come evidenziato nelle audizioni, questo lungo periodo di incertezza precarizza la funzione dirigenziale, rendendo i nuovi vulnerabili ai condizionamenti della politica, proprio nel momento in cui dovrebbero dimostrare la loro autonomia tecnica.
A questo si aggiunge lo svilimento degli OIV. Rendere i loro pareri non più vincolanti e spostare la valutazione dei dirigenti al vertice, direttamente nelle mani dell'organo di indirizzo politico, è un arretramento gravissimo dal nostro punto di vista rispetto alla necessaria terzietà dei controlli. La politica, con questo provvedimento, diventa così giudice e parte, eliminando ogni presidio di oggettività metodologica.
Vengo allora, Ministro, alle conclusioni, pur avendo detto che condividiamo lo spirito e gli obiettivi, ma non lo svolgimento. Questo provvedimento è una grande occasione mancata. Invece di puntare su una formazione realmente esigibile e finanziata, invece di investire sulla semplificazione dei processi o sull'autonomia gestionale dei dirigenti, si sceglie di burocratizzare la premialità per quote, di aprire canali di carriera interni privi delle necessarie garanzie di imparzialità. Le audizioni hanno parlato, chiaro, dai sindacati agli esperti l'allarme è unanime: il rischio di generare una PA demotivata, precaria e soggetta alla discrezionalità politica è troppo alto. Per queste ragioni, ritenendo che il provvedimento manchi l'obiettivo della reale valorizzazione del merito, che a noi sta a cuore, e metta a rischio il buon andamento e l'imparzialità sanciti dalla Costituzione, il nostro voto, il voto di Italia Viva, sarà contrario .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Alessandro Colucci. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, signore e signori del Governo, Ministro Zangrillo, mi onoro di intervenire in questa sede per dichiarare il voto favorevole del gruppo di Noi Moderati al disegno di legge recante disposizioni in materia di sviluppo della carriera dirigenziale e della valutazione della del personale dirigenziale e non dirigenziale delle pubbliche amministrazioni. Questo provvedimento è frutto dell'iniziativa del Ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, che ringraziamo per l'attenzione e la dedizione con cui sin dall'inizio della legislatura si è dedicato a questo tema.
E non è una mera riforma tecnica, essa rappresenta un atto di responsabilità istituzionale verso la macchina dello Stato, quel complesso organismo che garantisce il funzionamento quotidiano della nostra Repubblica. Al centro di questa macchina vi sono le persone, c'è la centralità della persona, i dirigenti, il personale non dirigente, che, con dedizione e competenza, ne costituiscono il motore vitale. È proprio valorizzando queste risorse umane, attraverso strumenti di valutazione oggettivi e percorsi di carriera meritocratici, che possiamo elevare l'efficienza della pubblica amministrazione, rendendola più rispondente alle esigenze dei cittadini e alle sfide del nostro tempo.
La pubblica amministrazione deve evolvere da mero approccio burocratico a volano di crescita collettiva: questa è la sfida che ci impone il contesto mondiale. È imperativo instaurare una cultura del risultato dove il merito non sia un principio astratto, ma concreto criterio di progressione e riconoscimento. In tal senso, il provvedimento introduce meccanismi innovativi che rafforzano la valutazione della e lo sviluppo delle carriere, con un approccio graduale e flessibile, rispettoso delle diverse dimensioni organizzative delle amministrazioni.
Signor Presidente, parliamo della macchina dello Stato non come di un'entità astratta, ma come di un sistema vivificato dalle persone che lo animano, puntando a valorizzare le capacità, in particolare quelle manageriali per i dirigenti e promuovere la formazione come pilastro della crescita professionale e della progressione delle carriere. Questo non solo accresce l'oggettività delle misurazioni, ma rafforza il senso di appartenenza e la responsabilità condivisa.
Il cambiamento di impostazione, che stiamo dando come Governo e che sta dando il Ministro Zangrillo, è radicale, non solo in termini di valutazione, ma anche di competenze. Si introduce la verifica di caratteristiche trasversali, quali e cooperazione, con elementi collegiali e, ove possibile, contributi esterni degli utenti. Stiamo parlando, quindi, del coinvolgimento dei cittadini, di una procedura più complessa e organica che punta a riconoscere anche l'importanza delle , su cui noi, come Noi Moderati, abbiamo lavorato molto e ci siamo dedicati, considerando ciò un valore che è già fulcro di attenzione delle organizzazioni private più moderne.
Stiamo disegnando, quindi, un concetto di più articolato, che coniuga risultati con competenze relazionali, riconoscendo che una macchina, come quella dello Stato, funziona se funziona la squadra. Questo vuol dire trasparenza nella definizione dei nuovi obiettivi oggetto di valutazione e correlare progressione di carriera e percorsi meritocratici basati su competenze e reale. Si riconfigura così un sistema che privilegia la formazione e l'oggettività, correlando obiettivi a risorse disponibili e priorità istituzionali. È un approccio pragmatico che valorizza le persone già in servizio, offrendo loro opportunità di crescita basate sul merito, e attrae nuovi talenti, rendendo la pubblica amministrazione dinamica e competitiva nel mercato del lavoro.
In linea, poi, con i principi costituzionali di efficienza e imparzialità, si lega il trattamento retributivo alle in modo progressivo, con il limite ai punteggi apicali, non oltre il 30 per cento, e alle eccellenze, non oltre il 20 per cento, destinando economie al personale non dirigente tramite contrattazione integrativa.
Questo meccanismo non è punitivo, ma incentivante: premia l'impegno e redistribuisce risorse in modo equo, motivando l'intero comparto. Ciò favorisce una coerenza tra obiettivi istituzionali e risultati individuali, promuovendo l'efficacia complessiva della pubblica amministrazione. Ci sono norme che possono cambiare il volto di un'organizzazione, ridare vitalità e valore. È ciò che fa questo provvedimento.
In conclusione, signor Presidente, questo disegno di legge è un investimento sulle persone che fanno funzionare la macchina dello Stato: i dirigenti, il personale non dirigente, a cui va il nostro riconoscimento per il servizio reso alla Nazione e che so essere la bussola che guida l'iniziativa del Ministro perché, in tante occasioni, abbiamo avuto l'opportunità di confrontarci su questo tema. E votando a favore, affermiamo un principio alto e pragmatico: una pubblica amministrazione meritocratica, efficiente e responsabile, che è il fondamento di un'Italia più forte e più coesa.
Quindi, avanti su questa strada. Renderemo ancora di più la macchina dello Stato efficiente, con l'appartenenza dei dipendenti pubblici alla pubblica amministrazione, che è un valore che vogliamo rafforzare. Per queste ragioni, confermo il voto convintamente favorevole del gruppo di Noi Moderati.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, che vi sia la necessità di rendere la pubblica amministrazione più efficace, più efficiente, è un dato sul quale siamo assolutamente d'accordo e, da questo punto di vista, mettere in campo un provvedimento sulle carriere dirigenziali, sulle dei dipendenti pubblici è certamente un elemento che andava considerato. È sicuramente un provvedimento che andava portato all'attenzione dell'Aula. Anche perché - è stato detto anche durante il dibattito - la pubblica amministrazione è davvero se non uno dei motori, forse addirittura il principale motore dello sviluppo che deve avere il nostro Paese, quindi garantire una pubblica amministrazione in grado di sostenere questo ruolo è una questione assolutamente determinate ed importante per il futuro dell'Italia.
Crediamo però che alcuni elementi citati come intenzioni da parte di chi ha proposto il provvedimento rimangano soltanto mere intenzioni. Senza dubbio pensiamo sia necessaria più meritocrazia. Sì, anche noi siamo convinti che il merito sia una questione importante nella pubblica amministrazione, così come pensiamo che, per quanto riguarda le caratteristiche dei dirigenti e dei funzionari pubblici, alcuni elementi dovrebbero essere valorizzati piuttosto che sminuiti: il principio dell'imparzialità del pubblico dipendente, l'autonomia funzionale del pubblico dipendente, la discrezionalità. E, da questo punto di vista, mi lasci dire signor Ministro, non si vuole affrontare il problema di una riforma necessaria della pubblica amministrazione, non ponendo la giusta attenzione alla contrattualità con i rappresentanti dei lavoratori, alla contrattazione collettiva, che, invece, è un elemento determinante non soltanto per ascoltare il parere delle parti sociali, dei rappresentanti dei lavoratori, ma anche per avere quel contributo necessario per rendere un provvedimento più efficace e funzionale.
Noi pensiamo che ci sia necessità di rafforzare la trasparenza nella pubblica amministrazione e certo anche il merito e questo è un punto fondamentale. Tuttavia, da un'analisi della proposta che abbiamo fatto, si arriverà ad un'architettura normativa che, dietro questa facciata del merito, rischia di smantellare quelle garanzie di imparzialità e di istituzionalizzare un sistema basato più sulla cooptazione e sulla lealtà personale, che sulla competenza oggettiva.
Anziché una riforma meritocratica, ci sembra un meccanismo perfetto per promuovere soltanto i fedelissimi per legge.
Ora, questo Governo ha un po' l'ossessione del controllo, non soltanto occupando tutti i luoghi del cosiddetto potere effettivo del nostro Paese, non soltanto dal punto di vista politico. Basta guardare quello che accade nelle grandi agenzie pubbliche del nostro Paese, nella grande impresa pubblica del nostro Paese, dove l'ossessione dell'occupazione del potere è diventata, per il Governo della destra, un elemento fondante. Questa stessa ossessione si riverbera in questo provvedimento: volere dirigenti fedeli, avere dirigenti che ubbidiscono a quelle che sono le indicazioni. Noi pensiamo, invece, che le caratteristiche del nostro sistema siano di tutt'altro segno.
Il cuore della critica a questa riforma risiede nell'abolizione del suo presidio più importante: il concorso pubblico. L'articolo 97 della Costituzione stabilisce che agli impieghi delle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso. Un principio posto a garanzia non solo dei cittadini, che aspirano a entrare nella pubblica amministrazione, ma dell'imparzialità stessa dell'azione amministrativa. Il concorso, con le sue prove anonime, standardizzate, aperte a tutti, è stato concepito come l'antidoto più potente contro il nepotismo, il clientelismo, l'ingerenza della politica. Eliminarlo, per la progressione verso la dirigenza, significa sostituire un filtro oggettivo, trasparente, universalistico con un processo di selezione interno, soggettivo e opaco. Si chiude la porta a talenti esterni e si crea un percorso riservato a chi è dentro il sistema, la cui carriera non dipenderà dalle sue capacità o dal suo ruolo e neanche da un superamento di una prova equa, ma dal giudizio di una catena gerarchica. È un passo che, anziché modernizzare, rischia di riportare la pubblica amministrazione a logiche prerepubblicane, dove la carriera non si vinceva attraverso un concorso, ma si otteneva attraverso la raccomandazione del dirigente o del potente di turno.
Il primo e, forse, più potente strumento di potenziale favoritismo introdotto dalla legge è la relazione dettagliata, sottoscritta dal dirigente sovraordinato al candidato. Questo documento diventa, di fatto, il lasciapassare per accedere alla valutazione. In un colpo solo, il futuro di un funzionario viene messo nelle mani del suo capo diretto. È facile immaginare le dinamiche che un simile strumento andrà a innescare. Un funzionario capace, preparato, ma indipendente, magari poco incline al conformismo o in disaccordo con la linea del suo superiore, potrà vedersi bloccare la carriera da una relazione tiepida o negativa. Al contrario, un funzionario meno brillante, ma fedele, servizievole e sempre allineato, potrà ottenere una relazione entusiastica, che gli spianerà la strada.
Questo meccanismo incentiva la lealtà personale e il servilismo, a discapito della competenza e dell'autonomia di pensiero. Il merito che verrà premiato rischia di essere quello della fedeltà al superiore, non quello del servizio reso ai cittadini.
Un altro elemento presentato come garanzia è il lungo percorso per arrivare alla promozione definitiva: il primo incarico temporaneo di tre anni, seguito da una nuova valutazione e da un periodo di osservazione complessivo di almeno quattro anni. Lungi dall'essere un filtro di merito, questo meccanismo appare, piuttosto, come una prolungata prova di lealtà. Per ottenere la stabilizzazione, il funzionario con incarico temporaneo dovrà, per anni, dare prova di assoluta aderenza alle direttive e agli obiettivi fissati dalla sua catena di comando e, indirettamente, dalla politica. Sarà un periodo in cui ogni forma di dissenso o di autonomia critica potrebbe costare la promozione finale. Invece di selezionare capaci di gestire la cosa pubblica con indipendenza, nella tradizione, peraltro, della pubblica amministrazione italiana, si rischia di foraggiare una classe dirigente addomesticata, abituata a rispondere più alla logica del potere che dell'interesse pubblico.
Questa riforma, mascherata con parole nobili, come merito, , valutazione, rischia di essere il cavallo di Troia per scardinare l'ultimo baluardo contro la lottizzazione della dirigenza pubblica; sostituisce la certezza oggettiva del concorso con l'incertezza soggettiva di valutazioni gerarchiche e commissioni indipendenti soltanto sulla carta. Anziché attrarre i migliori, rischia di promuovere i più fedeli; anziché rendere la pubblica amministrazione più efficiente, rischia di renderla più prona ai della politica di turno, creando una classe dirigente scelta non per la sua competenza tecnica, ma per la sua affidabilità politica. È la legalizzazione di un sistema in cui la carriera non si costruisce con lo studio e la preparazione, ma con la giusta relazione e la capacità di compiacere il proprio superiore. È la vittoria della lealtà sul merito.
Queste sono le perplessità forti che noi abbiamo rispetto a questo provvedimento, che ci portano a dire che, signor Ministro, ancora una volta, le intenzioni, pur positive, che vi hanno portato a promuovere questa proposta di legge, in realtà, si sono tramutate in un testo che rischia veramente di danneggiare la questione fondamentale che ha tenuto in piedi la nostra pubblica amministrazione nei momenti peggiori della Repubblica, nei momenti più critici della nostra storia, ossia quella amministrazione pubblica sempre al di fuori delle parti, al servizio dello Stato e mai del Governo di turno, al servizio dei cittadini e delle cittadine per migliorare i diritti, per migliorare la possibilità di accesso ai servizi che lo Stato deve fornire a tutti, non a qualcuno in particolare, con l'autonomia giusta e fondamentale che il pubblico servizio dovrebbe avere.
Per queste ragioni, siamo contrari a questa proposta di legge .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Antonio D'Alessio. Ne ha facoltà.
ANTONIO D'ALESSIO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Anche noi voteremo contro il provvedimento, pur condividendo decisamente le argomentazioni e le motivazioni che hanno mosso la nascita, la creazione e l'attenzione a questo tema, quindi la nascita del provvedimento e l'attenzione che è stata riservata al tema. Voglio proprio sottolineare i profili positivi del porre attenzione alla modernizzazione della pubblica amministrazione.
Oggi la pubblica amministrazione deve necessariamente diventare più efficiente, proiettata verso una sburocratizzazione, verso la trasparenza, verso il riconoscimento del merito, perché no, e verso il buon andamento.
Quindi, il concetto di meritocrazia è decisamente da rilanciare, soprattutto in un contesto di transizione digitale che ha fatto seguito, peraltro, a un periodo di pandemia che ha sostanzialmente creato alcune singolarità rispetto ai vecchi percorsi, con lo e altro. Quindi, l'esigenza di rinnovamento e modernizzazione è assolutamente avvertita anche da noi, ma, credo, da tutta la classe politica e da tutto il Paese. Non c'è dubbio che la macchina dello Stato sia da rivedere, così come è altrettanto indubbio che il tutto vada effettuato realmente attraverso una incentivazione al risultato, al merito, alla creazione di meccanismi e criteri di stimolo a rendere più efficiente e produttiva la macchina amministrativa.
Altro profilo da non mettere in dubbio è che i sistemi di valutazione debbano essere più moderni, più veloci, più sburocratizzati, e che i percorsi nella pubblica amministrazione debbano determinare e offrire opportunità di crescita e anche opportunità di carriera proporzionale all'impegno, alla qualità, all'abnegazione, ma anche alle capacità produttive che diano effettivamente dei risultati. In definitiva, il pubblico impiego non deve essere più sinonimo di appagamento, di sistemazione. La stabilizzazione e la sicurezza del posto di lavoro devono anche essere accompagnate e coniugarsi con un incentivo e con un meccanismo che possano realmente seguire la strada delle ambizioni sane, naturalmente, e delle motivazioni, con gratificazioni a ogni livello.
Il tutto, però, passa innanzitutto per una formazione idonea. È quella la prima attenzione sulla quale un provvedimento del genere si sarebbe dovuto focalizzare. Per una modernizzazione vera c'è necessità di un'attenzione alla formazione, amplificata rispetto a quella che sta dando questo Governo, e di una modernizzazione delle dinamiche interne alla pubblica amministrazione che diventi realmente interessante, anche con la possibilità di un'apertura - e non di una chiusura - rispetto ai numeri, all'accesso per i giovani bravi e competenti che noi stiamo drammaticamente spingendo all'estero. Ognuno di noi che ha figli, oppure che ha familiari giovani, sa che le attenzioni dei ragazzi sono, alla fine dei percorsi di studi, automaticamente e decisamente proiettate verso l'estero, verso altri Paesi o quantomeno verso percorsi che non sono, purtroppo, quelli della pubblica amministrazione, vista come grigia e cupa e, forse, da oggi anche più chiusa.
Permangono, inoltre, delle perplessità in ordine all'impatto prospettato anche sul fatto dei salari. Ovviamente, noi abbiamo questa attenzione al salario minimo, quindi ogni provvedimento della pubblica amministrazione, secondo noi, deve essere proiettato anche a verificare dinamiche di questo genere. Poi è un provvedimento che dà attenzione al merito soltanto per le fasce molto alte. Se si stabilisce che c'è un criterio di merito, questo deve andare a cascata e non soltanto con riferimento alle fasce dirigenziali.
Poi, nella costruzione del provvedimento, c'è questa solita metodologia, errata, di sorvolare rispetto ad alcuni emendamenti che propongono - che proponevano, a questo punto, perché sono stati rigettati - delle modifiche sensate al testo oggetto di valutazione. È il solito problema di un Parlamento marginalizzato, ridotto a un dibattito asfittico, che poi diventa, ovviamente, di natura ideologica, proprio perché ogni forma di attenzione allo studio del provvedimento, con proposte emendative che, a volte, vengono anche dalla maggioranza, viene totalmente bypassata, alla luce della necessità di creare pacchetti chiusi, che partono dai Ministeri e dal Governo e che non aprono a quello che è un dibattito parlamentare che dovrebbe essere frutto della democrazia e anche lo strumento per migliorare i provvedimenti che arrivano in Aula.
Altro elemento di criticità è il famoso 30 per cento, come limite massimo con riferimento al discorso degli apicali, e il 20 per cento delle valutazioni eccellenti. Questi limiti rischiano di creare conflittualità e di sfociare anche in contenziosi. Il rischio reale è che la competizione tra i soggetti che concorrono alla vita e all'attività dell'amministrazione non sia virtuosa ma conflittuale e questo naturalmente crea contesti che sono l'esatto contrario dello spirito di squadra.
Altro punto che sarebbe stato da ripensare e che avrebbe dovuto produrre qualche riflessione in più è la troppa discrezionalità. La discrezionalità è un concetto bellissimo, importantissimo, ma va naturalmente utilizzato con la dovuta attenzione. Quando la discrezionalità diventa troppo ampia si va nel percorso del rischio e quando la discrezionalità diventa esageratamente ampia andiamo a finire nel libero arbitrio, che è un concetto da attenzionare nella maniera più assoluta. I problemi della PA permangono e ogni riforma non può esimersi dal valutare le ricadute sui problemi strutturali e su quelli che sono i riverberi sui servizi per i cittadini, che sono da migliorare. La PA va sicuramente potenziata, ma ciò va fatto in una direzione giusta.
Poi, l'accesso esterno ai giovani. Sono stimolati dal percorso e devono essere stimolati anche da un percorso che premia quando si arriva ai livelli dirigenziali, ma devono essere anche stimolati dai numeri e c'è troppa limitazione con riferimento all'accesso esterno.
Poi, il discorso dei sindacati, richiamato più volte dai colleghi che mi hanno preceduto, che si sono espressi tutti nella medesima direzione, in particolare sul discorso del 30 per cento e del 20 per cento delle limitazioni, che non vanno nella direzione di incentivo ma nella configurazione di veri e propri limiti. E allora perché non approfondire, da parte del Governo, da parte dell'interlocutore, le doglianze che vengono espresse anche dai sindacati, quando sono tutti compatti a fare dei rilievi che mi sembravano dei rilievi costruttivi e non di opposizione asfittica e ideologica? Ripeto: le carriere devono essere vincolate sulla base di presupposti oggettivi, quindi non soltanto pericolosamente aperti a valutazioni di natura soggettiva, e sotto questo profilo anche il coinvolgimento del rapporto con gli utenti, quindi la cosiddetta Carta dei servizi. È importante, signor Presidente e lo dico al Ministro suo tramite, considerare sempre i destinatari dei provvedimenti e i destinatari non sono coloro i quali devono avere le promozioni, ma sono i cittadini che sono destinatari di una pubblica amministrazione che va, appunto, modernizzata, funzionalizzata e avviata su percorsi migliorativi.
Resta, poi, un ulteriore e ultimo - e mi avvio verso le conclusioni - elemento di perplessità: il concorso deve restare il canale principale dell'accesso alla pubblica amministrazione. Questo riteniamo sia un caposaldo e quindi: trasparenza, oggettività e criteri che non devono andare verso la cooptazione, che apre troppo a scelte discrezionali e a valutazioni soggettive, quando, invece, la pubblica amministrazione deve essere caratterizzata, innanzitutto, da valutazioni di natura oggettiva e poi anche da quelle soggettive con riferimento alla progressione di carriera. Questo profilo e altri che ho espresso poc'anzi ci portano, pur partendo - ripeto - da premesse assolutamente condivisibili, a non dare un voto favorevole ma ad esprimere voto contrario su questo provvedimento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Signor Presidente, colleghe e colleghi, signor Ministro, quella che discutiamo oggi è una vera e propria riforma del potere all'interno della pubblica amministrazione italiana. Nessuna vera riorganizzazione amministrativa, nessun miglioramento dei servizi per i cittadini, no: è tutto molto più semplice e molto più grave di quanto si possa immaginare.
Ebbene sì, ecco l'ennesima manovra di Giorgia Meloni per controllare la pubblica amministrazione - e, in definitiva, lo Stato - anziché migliorarla. D'altronde, nel meraviglioso mondo di Giorgia in Italia va tutto bene e non serve rafforzare chi lavora ma serve fortificare chi comanda; non serve tutelare i cittadini - no! -, bisogna privilegiare chi governa. La logica è sempre la stessa.
E allora lo diciamo senza ipocrisie e senza giri di parole: davvero complimenti a questa maggioranza di destra, perché, di fronte ad una pubblica amministrazione che perde competenze, che non riesce ad attrarre i giovani, che vede concorsi deserti, competenze che scappano via, stipendi bassi, territori scoperti e servizi in difficoltà, il Governo non sceglie di investire sulle persone, non sceglie di mettere soldi sugli stipendi, non sceglie di premiare le competenze; sceglie, piuttosto, di puntare al controllo delle carriere e alla gestione del potere . È lo stesso schema che vediamo ovunque nell'azione di questo Governo: centralizzare, verticalizzare, controllare, comandare.
E sì, lo avete fatto con le istituzioni, lo fate con i territori, con i diritti, con l'informazione, con i servizi pubblici e ora lo fate anche con la pubblica amministrazione. Ma facciamo un passo indietro. Questo stesso schema lo abbiamo già visto con il vostro modello di autonomia differenziata, demolito dalla Corte Costituzionale, con il quale, invece che rafforzare l'unità del Paese, avete scelto di frammentarlo, di creare cittadini con diritti diversi, con servizi diversi, con tutele diverse, territori di serie A e territori di serie B, costruendo diseguaglianze strutturali, invece che coesione nazionale.
Lo vediamo nelle vostre fallimentari politiche sull'immigrazione, dove provate a costruire la narrazione del diverso come nemico, alimentando paura, divisione e conflitto sociale, anziché governare l'inclusione, l'integrazione e la sicurezza vera, quella regolare, quella che nasce dai diritti, dal lavoro, dalla dignità, dalla legalità . Lo vediamo nei decreti Sicurezza, con i quali diminuite le tutele dei cittadini, dove rappresentate la vostra idea di controllo sociale, di repressione, di gestione dell'ordine pubblico.
Per non parlare, poi, delle ondate di fango che gettate contro chi applica la legge: i giudici. Lo dico a gran voce, i giudici non sono nemici della gente perbene, non sono ostacoli da rimuovere, sono garanzia di legalità e di diritti; quella stessa garanzia che voi, che vi sentite al di sopra della legge, vorreste controllare. E oggi lo vediamo con la pubblica amministrazione, dove, invece che premiare le competenze, rafforzate la gerarchia; invece di riconoscere il merito, preferite il controllo delle carriere; invece di rendere l'apparato pubblico più autonomo e credibile, lo rendete più dipendente dalla catena del vostro comando.
Ecco che la valutazione delle non serve a gratificare i migliori, ma diventa lo strumento di gestione del personale: la carriera, dalla trasparenza del merito, passa alla soggezione; la dirigenza non diventa più autonoma, bensì più debole, più condizionabile, più cedevole. Una dirigenza così non serve a migliorare la pubblica amministrazione, serve solo al potere politico. E poi la farsa della cosiddetta meritocrazia a percentuale: solo una parte può essere eccellente per definizione, solo una quota può essere valorizzata per sistema.
Questa non è meritocrazia, è competizione forzata, è divisione, è conflitto interno, è guerra tra lavoratori . È il modello perfetto per controllare una organizzazione, dividere, frammentare, mettere in conflitto, creare dipendenza.
ALFONSO COLUCCI(M5S). E i problemi veri, sempre gli stessi, con voi non fanno che peggiorare: gli stipendi erosi ormai dal crollo del potere d'acquisto, le carriere sane mortificate dal sistema degli ; la formazione vera, la capacità dello Stato di competere con il privato, l'attrattività e la dignità del lavoro pubblico le mandate in malora. Ai lavoratori pubblici chiedete sempre di più, li controllate sempre di più, li valutate sempre di più, ma, attenzione, a loro date sempre meno
Permettetemi, però, di dirvi che l'occasione storica c'era, le risorse c'erano. Parliamo del PNRR, parliamo dei 209 miliardi di euro portati in Italia dal presidente Giuseppe Conte , da impiegare per rafforzare lo Stato, la pubblica amministrazione, le competenze, la capacità amministrativa del Paese. Voi cosa ne avete fatto? Ve lo dico io: nulla! L'unica cosa che avete fatto è dimostrare ai cittadini italiani di non essere in grado di gestire quella valanga di danaro. Noi abbiamo un'idea completamente diversa.
Per noi la pubblica amministrazione non è un apparato da sorvegliare, è un'istituzione da rafforzare con la trasparenza, una comunità pubblica professionale da valorizzare, da rendere autonoma, competente, credibile, attrattiva. Una vera riforma avrebbe investito sulle persone, sulle competenze, sugli stipendi, sulla qualità del lavoro pubblico, sulla dignità di chi, ogni giorno, manda avanti lo Stato, di chi lo serve. Noi del MoVimento 5 Stelle lasciamo l'amichettismo alla maggioranza di destra, lo lasciamo a Giorgia Meloni . Noi non ci stiamo!
E per queste ragioni annuncio il voto contrario del MoVimento 5 Stelle. Il modello di Paese che state provando a costruire è l'esatto opposto del Paese in cui vogliamo che i nostri figli possano crescere
PRESIDENTE. Prima di andare avanti, consentitemi di salutare studentesse e studenti, professori e professoresse dell'Istituto Comprensivo “Nicola Maria Nicolai” di Roma, che oggi sono in visita alla Camera dei deputati. Benvenuti in quella che è casa vostra
Noi andiamo avanti con la dichiarazione di voto dell'onorevole Paolo Emilio Russo.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Paolo Emilio Russo. Ne ha facoltà.
PAOLO EMILIO RUSSO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, ci sono due parole che identificano, più di altre, la filosofia del liberalismo, che sono la meritocrazia e lo Stato minimo, che interviene solo quando è necessario, e quindi semplificazione. Liberalismo significa poter valutare i lavoratori e le lavoratrici per le loro capacità, a prescindere da un corso di studi più o meno completo e prestigioso; premiarli per l'impegno e per i risultati, piuttosto che per la fortuna di essersi ritrovati nel momento giusto in cui c'era il concorso giusto. Non lo ma la progressione, per usare una metafora sportiva.
Non la raccomandazione, ma un impegno che dura nel tempo. Il provvedimento che approviamo oggi applica i principi liberali alla pubblica amministrazione, e non è poco perché, quando parliamo di pubblica amministrazione, parliamo delle interfacce di cittadini e imprese; parliamo di chi dà una risposta chiara alle domande dei cittadini e di chi produce e dà un contributo alla nostra economia. Quindi, semplificazioni. Io ringrazio il Ministro Paolo Zangrillo per l'impegno di questi 3 anni, che ci ha portato a questo risultato, oggi, e a questa discussione.
La pubblica amministrazione è prima di tutto, e forse innanzitutto, un'organizzazione di lavoro composta da più di tre milioni di donne e di uomini, che ogni giorno - e li ringraziamo - offrono un servizio pubblico a tutti noi, ai cittadini e alle imprese. È evidente che la qualità delle istituzioni dipende innanzitutto dalle persone che le compongono, che le fanno funzionare, che le arricchiscono ogni giorno. Si tratta di un fattore così semplice, ma tanto rivoluzionario, che per troppo tempo non ha trovato una risposta organica e coerente. Ecco perché arriviamo qui oggi.
PAOLO EMILIO RUSSO(FI-PPE). Ecco perché questa riforma fortemente voluta da lei, Ministro, ha una portata storica; storica perché affronta nodi strutturali che hanno limitato per decenni la capacità del settore pubblico di attrarre, valorizzare e trattenere i talenti che, spesso, sceglievano altre strade; storica perché restituisce alla dirigenza della pubblica amministrazione un ruolo centrale, un ruolo strategico nella realizzazione delle politiche pubbliche; storica perché introduce, per la prima volta, criteri di selezione che, appunto, sono basati su un unico valore: il merito.
Questa è una visione dello Stato - la nostra visione dello Stato - che non soffoca le energie nella gabbia, magari, dorata, del posto fisso, ma che le libera, passando da quello a un sistema per obiettivi. È così che si costruisce una dirigenza pubblica autorevole, responsabile e capace di guidare le trasformazioni che stanno attraversando il nostro Paese, grazie soprattutto all'innovazione tecnologica e ai nuovi strumenti, con il ricorso, che sarà sempre più frequente e necessario, all'intelligenza artificiale per semplificare, per velocizzare, per risparmiare, per essere più efficienti dal punto di vista energetico.
È chiaro che bisogna avere persone che saranno capaci di guidare questo processo perché le macchine sono necessarie - lo dicevo poc'anzi - e indispensabili, ma non potranno mai sostituire l'ingegno, la creatività, la capacità e dunque la guida dell'uomo. Per farlo, dunque, è necessario investire sulle persone, accrescendo la loro motivazione, il senso di appartenenza e permettendo loro di avere una prospettiva in questo contesto lavorativo.
Il punto di partenza che prevediamo con questa riforma è un sistema rinnovato di misurazione della valutazione delle tra l'altro, è un intervento necessario dopo che la Corte dei conti ha segnalato come, talvolta, il riconoscimento delle premialità, in questi ultimi anni, sia stato dato in assenza di adeguati presupposti meritocratici. Quello che approveremo più tardi non è un intervento isolato, ma è il tassello fondamentale di una strategia che il suo Dipartimento, signor Ministro, ha messo in campo con nuovi strumenti che permettono di avere, per la prima volta, un sistema integrato che è capace di valorizzare il ruolo svolto da ciascun dipendente, qualunque sia il suo ruolo.
Dotarsi di nuove energie, di nuove competenze, è l'obiettivo che dobbiamo dare alla pubblica amministrazione del domani. Con interventi concreti sono già state introdotte alcune importanti categorie professionali che saranno, appunto, capaci di rispondere alle sfide del futuro. Quindi, mi piace citare i giovani diplomati degli ITS e anche la figura del della pubblica amministrazione cui è affidato il ruolo di innovare i compiti e i canali di comunicazione per essere sempre più vicini agli utenti, sempre più comprensibili. Si tratta di un nuovo modo di concepire la pubblica amministrazione, in cui valorizzare le persone proprio perché, come diceva Santi Romano, l'amministrazione non vive di regole astratte.
Con questa convinzione, esprimo con convinzione il voto favorevole del gruppo di Forza Italia (.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Gianangelo Bof. Ne ha facoltà.
GIANANGELO BOF(LEGA). Grazie, Presidente. Presidente, onorevoli colleghi, Ministro, sentendo questo dibattito in Aula in questi giorni e, soprattutto oggi, da amministratore - perché faccio il sindaco dal 2007 - sono tornato indietro nel tempo; mi ricordo quel 2009 quando c'era il Governo Berlusconi e un Ministro che si chiamava Brunetta che introdusse per la prima volta i piani Non nego che, in quegli anni, all'inizio, vedevamo questa norma come una norma un po' strana, perché tutto ciò che è nuovo è strano, ma, con il mio segretario, decidemmo pedissequamente: è una legge dello Stato, si applica e vediamo poi gli effetti nel momento in cui la si è applicata. Perché, vedete, noi del centrodestra siamo ancora quelli che ritengono che le norme, quando vengono approvate dai rappresentanti del popolo, vadano rispettate. Non interpretate, applicate o disapplicate a seconda del proprio credo politico e a seconda della posizione che si ricopre in quel momento, ma le norme dello Stato vanno applicate. L'abbiamo applicata e posso dire, con esperienza personale, che quella norma ha funzionato; ha creato una situazione di premialità, ha creato una situazione di progresso e, a distanza di tempo, posso dire che ha prodotto soddisfazione sia per i cittadini, ma anche per i lavoratori. Quindi criticare una norma… io sento delle critiche che poi snocciolerò nella fase successiva.
Noi siamo quelli che crediamo che la pubblica amministrazione debba essere quell'organismo dello Stato che deve dare risposte ai cittadini e risolvere i problemi ai cittadini. Non guardiamo alla pubblica amministrazione come un bacino elettorale o come potenziali iscritti a un sindacato piuttosto che a un altro, senza nulla togliere alle rappresentanze sindacali che sono sacrosante, tant'è che, in quest'Aula, è stato detto che nella partecipazione al PIAO non ci sarebbero le rappresentanze sindacali. Siete malinformati perché la contrattazione sui progetti di si fa con le sigle sindacali, con i rappresentanti sindacali. Se non lo sapete, andate a studiarvelo.
Detto questo, noi siamo quelli che credono alla democrazia. La democrazia indiretta prevede che ci siano dei rappresentanti del popolo che vengono eletti per entrare nelle istituzioni e dare gli indirizzi. Gli indirizzi non li dà la burocrazia, gli indirizzi li danno i rappresentanti eletti dal popolo. Il Parlamento fa le leggi. Non sono i burocrati che interpretano, applicano, disapplicano le leggi. Le leggi le fa e le vota il Parlamento e vanno rispettate, non interpretate, primo.
Noi siamo quelli che sono convinti che un atto di indirizzo da parte di un sindaco di un'amministrazione non si chiami ingerenza; qualora sia volto a un interesse generale, è un dovere di un sindaco dare un atto di indirizzo alla burocrazia su cosa deve fare. Non è la burocrazia a determinare l'azione amministrativa, deve essere la persona democraticamente eletta dal popolo. Lo dice la Costituzione: noi siamo una Repubblica democratica, non siamo una Repubblica burocratica. E questo è un dovere di ogni amministratore; ogni amministratore ha l'obbligo di dare gli indirizzi e quella non è ingerenza. Ma per chi ovviamente vuole tutelare quella burocrazia che ovviamente regna sovrana nel nostro Paese il sindaco non deve dire nulla, il Ministro non deve dire nulla, il Presidente del Consiglio non deve dare indirizzi, deve lasciare che sia la burocrazia a governare e a determinare le sorti del Paese. Poi, ovviamente, chi è politicamente eletto dai cittadini deve confrontarsi con loro e spiegare cosa viene fatto e cosa non viene fatto. Così non funziona una democrazia, la democrazia rappresentativa prevede che ci sia qualcuno che deve decidere e dare gli indirizzi.
Vede, noi del centrodestra non vogliamo essere punitivi, vogliamo essere premiali. Noi premiamo la produttività, premiamo la propositività, premiamo la crescita professionale. Sicuramente non ci adagiamo sull'appiattimento a pioggia, perché cosa succedeva prima dei piani Che gli obiettivi di risultato venivano dati a pioggia, un po' a uno, un po' all'altro, erano tutti contenti. Chi aveva veramente voglia di fare si sentiva represso, si sentiva punito, per il fatto che comunque chi non aveva lo stesso spirito di iniziativa veniva premiato tanto quanto lui, quindi che senso aveva progredire, che senso aveva crescere, che senso aveva dare una risposta in più al cittadino quando tanto il risultato alla fine era lo stesso? Noi non siamo da quella parte. Noi non siamo da quella parte che dice che, a prescindere da cosa uno fa, gli va dato qualcosa. Noi siamo dalla parte di chi dice: se fai un lavoro devi farlo con soddisfazione, con impegno e tenendo sempre fermo l'obiettivo che stai facendo un lavoro che è finalizzato a dare risposte ai cittadini perché la pubblica amministrazione ha come ultima finalità quella di dare risposte ai cittadini. Questo è il nostro lavoro.
Su questo provvedimento ho sentito molte critiche; ho sentito molte critiche legate al fatto che, come ho detto prima, non c'è il coinvolgimento dei sindacati. È normale che ci sia, c'è sempre; nelle contrattazioni ci sono i rappresentanti sindacali e ci sono sempre, ma noi qui premieremo solo i dirigenti. Noi stabiliamo un 30 per cento che può essere destinato alle figure apicali e il resto deve essere diviso, prevedendo il 50 per cento e il 20 per cento per le altre figure. Ma si dice anche un'altra cosa: noi così favoriamo le progressioni di carriera degli amici degli amici. Noi introduciamo il fatto che ci siano dei membri esterni nei criteri di valutazione, dei membri esperti ed esterni, che tra l'altro vengono estratti a sorteggio, quindi non vengono scelti tra gli amici degli amici, ma a sorteggio. Ed è prevista anche la rotazione per cui chi l'ha già fatto una volta, la volta successiva non lo può fare. Per cui, casomai, questo provvedimento va esattamente nella direzione opposta di quello che viene detto, non sicuramente di quello che ho sentito dire in quest'Aula. È chiaro che…ma noi qui favoriamo solo coloro i quali sono amici del sindaco o amici del Governo.
In questo provvedimento prevediamo che, per poter avere una progressione in prima fascia, si debba avere un'esperienza dirigenziale di almeno 5 anni e aver dimostrato sul campo che si è in grado di fare il dirigente da almeno 5 anni; questo c'è scritto nel provvedimento che oggi andiamo a votare. Quindi, di cosa stiamo parlando? In realtà, per i temi che tocca, questo provvedimento dà addirittura maggiori garanzie di imparzialità, maggiori garanzie di trasparenza, maggiori garanzie rispetto al fatto che non vi possano essere favoritismi. Questo c'è scritto in questo provvedimento, per chi lo sa leggere, come fu allora per il decreto che, con il mio Segretario, decidemmo semplicemente di applicare, anziché di interpretare, se si vuole applicare quello che c'è scritto in questo provvedimento e in questo provvedimento c'è scritto questo. Se poi c'è qualcuno che ha paura che vengano intaccati quei sistemi di distribuzione a pioggia, un po' per tutti, perché così sono tutti contenti - no? -, dico che non funziona così, non funziona così nel mondo, non funziona così nelle aziende. Anche perché stiamo parlando non della retribuzione, ma di un premio incentivante, e se noi parliamo di un premio incentivante, che non è la retribuzione del dipendente o la retribuzione del dirigente, dobbiamo fare in modo che quello che destiniamo come premio incentivante sia effettivamente incentivante. Come possiamo monitorare sul fatto che sia incentivante o meno? Ponendo obiettivi perché il politico, la persona che viene eletta, che non è quella persona brutta e cattiva vista da taluna parte politica che, per forza di cose, deve avere sempre ingerenze strane sulla macchina amministrativa... Io conosco tantissimi, la stragrande maggioranza, bravi sindaci, assessori, Ministri, Presidenti del Consiglio, deputati, persone che, in maniera rappresentativa per i cittadini, vanno nei loro luoghi di lavoro, dove sono stati mandati dai cittadini, a rappresentare l'interesse della gente, l'interesse del popolo. Nel fare questo bisogna dare gli indirizzi e dire alla macchina amministrativa “guardate che sono stato eletto perché il popolo mi ha chiesto di andare in quella direzione e non nell'altra”, e questa non è ingerenza, ma è esercizio della politica, esercizio della democrazia ! Probabilmente, per anni non siamo più stati abituati a questo nel nostro Paese, perché - ahimè - molte volte abbiamo rinunciato alla democrazia - attenzione alle parole che dico - per piegarci alla burocrazia. Non si può fare, ma non perché non lo prevede la legge, ma perché, secondo l'interpretazione del dirigente, quella cosa non si può fare. Ma come secondo l'interpretazione del dirigente? Quella cosa si può fare se la legge lo prevede o non lo prevede, non a sensazione di un organo burocratico. Quindi, proprio per questo, siamo convinti di votare favorevolmente su questo provvedimento. Siamo convinti di tutti quei principi che tutelano la democrazia e la rappresentatività dei cittadini all'interno delle istituzioni e la politica deve tornare ad essere protagonista delle scelte del nostro Paese
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Andrea Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ministro, onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, in queste ore così difficili e così terribili, in un momento in cui non solo il peso, ma il futuro dei Paesi, delle democrazie così come le abbiamo conosciute, sembra in bilico, portare in Parlamento una riforma della pubblica amministrazione, delle modalità di valutazione, di selezione delle donne e degli uomini che hanno l'onore e l'onere di far parte della nostra macchina amministrativa, di guidarla, significa mandare un messaggio non solo a 3 milioni e 400.000 lavoratrici e lavoratori - che non dovremmo mai smettere di ringraziare per quello che fanno ogni giorno, in condizioni sempre più difficili nel nostro Paese perché ho sentito parlare di retribuzione: non dobbiamo mai dimenticare che dal 2021 a oggi, negli ultimi 4 anni, il costo della vita è aumentato tantissimo, il potere d'acquisto è sceso del 9 per cento, significa una mensilità in meno, significa che per ogni lavoratrice e lavoratore c'è una mensilità in meno alla fine di ogni mese -, ebbene non solo a loro stiamo mandando questo messaggio, ma anche a tutti i cittadini da cui dipendono i servizi essenziali che offre la pubblica amministrazione: la sanità, la scuola, i trasporti, la cultura, lo sviluppo, le imprese, la competitività. Dipende tutto dalla qualità della nostra macchina amministrativa. È, però, anche un messaggio al mondo: spiega bene chi siamo oggi, cosa vogliamo diventare, qual è l'azione del nostro Governo.
Vedete, in Commissione, prima, e in Aula, poi, abbiamo cercato di spiegarvi gli errori che state commettendo, non negli obiettivi che dichiarate - chi non può essere d'accordo con l'obiettivo di una maggiore efficienza ed efficacia della pubblica amministrazione? -, ma negli strumenti che avete scelto per raggiungerli.
Infatti, voi, in questo disegno di legge, commettete almeno due errori madornali. Il primo riguarda la valutazione della qualità del lavoro, delle . Fissare un limite - il 30 per cento, il 20 per cento per le eccellenze - non servirà a cancellare, ma a peggiorare la qualità della pubblica amministrazione, l'appiattimento verso il basso, perché rompe quel collegamento indispensabile tra ciò che sono e devono essere le individuali e la qualità del lavoro di gruppo, che si misura non solo nel numero delle singole pratiche del singolo lavoratore, ma anche nell'efficacia del servizio che viene reso nei confronti dei cittadini. Voi, invece, scegliete la via di mettere in competizione diretta, per lo stesso obiettivo, le lavoratrici e i lavoratori come nel gioco delle sedie. Lo fate con tutti i lavoratori, ma senza mettere risorse in più, facendo pagare a chi perde il premio per chi vince, spingendoli a fare tutto quello che possono non per far lavorare meglio l'ufficio, ma per vincere la corsa sul collega. Non vi rendete conto nemmeno della demotivazione che si troverà a vivere chi si accorgerà di avere meno risorse in busta paga dopo aver dato il massimo solo perché voi avete scelto la percentuale di quelli che possono al massimo essere premiati.
Lo fate tenendo fuori dalla porta delle sale in cui verranno fatte queste valutazioni le rappresentanze dei lavoratori, ignorando l'importanza del benessere organizzativo, delle condizioni in cui lavorano i lavoratori e delle che anche lei, Ministro Zangrillo, dovrebbe garantire per consentire ai lavoratori di compiere il proprio operato in condizioni migliori.
Cosa diversa sarebbe stata aprire una grande riflessione collettiva su nuovi criteri oggettivi, sui nuovi incentivi, sulle nuove risorse per stimolare la crescita, accompagnando le risorse che servono, ossia su tutto quello che hanno chiesto, con accenti diversi, tutti i sindacati che abbiamo sentito in audizione.
Secondo punto: l'accesso alla dirigenza: questa via alternativa al concorso che state disegnando non riusciamo a capire quanto sarà larga: se del 30 per cento o se di più. Ricordiamo spesso l'articolo 97 della Costituzione per due parole importanti, fondamentali, ossia il buon andamento e l'imparzialità; ma anche il quarto comma dell'articolo 97, che disciplina l'accesso mediante concorso, non può essere dimenticato nell'azione legislativa. La progressione interna è importante. Per questo, vi abbiamo chiesto, inascoltati, di mettere le risorse che non ci sono per la formazione, per consentire che chi lavora nella pubblica amministrazione possa crescere nella funzione, ma anche nelle competenze ed essere valorizzato per il suo valore effettivo, non per la decisione di qualcun altro.
Ecco, non può essere lo spirito di sacrificio attestato dal proprio capo, in un sistema in cui i vertici apicali sono già indicati con lo dalle cariche politiche, ad aprire la porta alla dirigenza.
Spirito di sacrificio verso cosa? Verso chi? Verso il Ministro? Verso il partito che ha indicato chi dovrai valutare? Spirito di sacrificio verso di lei, Ministro Zangrillo? Spirito di sacrificio verso la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni?
Se vuole cominciare a premiare lo spirito di sacrificio, può iniziare dal cancellare definitivamente - basta sospensione - l'assurda, sbagliata, ingiusta e inaccettabile norma blocca idonei per consentire a migliaia e migliaia di persone, che hanno già superato le prove, che potrebbero immediatamente rendere più efficiente la pubblica amministrazione, di non restare in panchina in attesa di una chiamata che rischia di non arrivare mai, ma di entrare in campo e contribuire a offrire quei servizi che mancano per i cittadini. Però, vede, questi limiti assurdi - il blocca idonei, il blocca merito, il 30 per cento, come il 20 per cento - devono essere cancellati, perché la pubblica amministrazione non è il Colosseo. Non servono limiti percentuali invalicabili, utili solo a dare più potere a chi deve alzare il pollice per decidere chi entra e chi no, chi sale e chi no, chi guadagna di più e chi perde anche quello che aveva. Servirebbe una pubblica amministrazione aperta, non chiusa, con una vera trasparenza, con veri criteri, con una vera partecipazione, senza tenere fuori dalla porta i sindacati, i lavoratori, con una vera collaborazione, tenendo conto anche del contributo che tutti i cittadini possono offrire in un paradigma moderno di pubblica amministrazione. Questa riforma rappresenta l'ennesimo tassello di un disegno teso a piegare, sotto la scure del potere politico di chi vince, anche per un solo voto, tutto.
E guardate un po' com'è strano il funzionamento delle percentuali secondo la maggioranza che sostiene il Governo Meloni. Qual è la grande priorità del 2026 per questa maggioranza? Ce l'ha spiegato Arianna Meloni all'inizio dell'anno: la legge elettorale. Non è sicuramente intervenire per il caro bollette, per il caro vita, per il potere d'acquisto dei lavoratori che hanno perso una mensilità negli ultimi quattro anni; non è la crisi dei trasporti, non lo sono i sei milioni di italiani che rinunciano alle cure per le liste d'attesa. No, la priorità è la riforma elettorale. E in questa grande priorità vi è un'idea, un obiettivo dichiarato che vediamo nelle interviste: far sì che chi prende il 40, il 45 per cento dei voti abbia, poi, una percentuale ben più alta rispetto ai seggi che ha guadagnato. Vedete, nella pubblica amministrazione, invece, queste quote fisse, queste percentuali non servono a dare di più, ma a dare di meno. Servono a bloccare, ad avere di meno di quello che hai meritato: con il “blocca idonei” decidete di far entrare solo il 20 per cento degli idonei, anche se ce n'è un bisogno maggiore, anche se i PIAO stessi dicono che servirebbe un numero maggiore di innesti, che le risorse sono pronte. Ma no, quello lo bloccate. Con il “blocca merito” mettete il 30 per cento, riconoscete solo al 30 per cento dei lavoratori il massimo, tenendo fuori anche tutti gli altri che hanno meritato lo stesso. Ecco, non per dare di più, come la legge elettorale, ma per dare di meno.
Voi dite che la riforma elettorale la fate per la governabilità. Ma perché, allora, non pensate anche alla governabilità della pubblica amministrazione, alla governabilità del Paese, alla governabilità sociale, alla governabilità dei diritti, che potrebbero essere meglio garantiti, offrendo tutte le opportunità a tutte le persone che servono e che lo meritano, senza che sia lei, Ministro Zangrillo, a fissare la percentuale, utilizzando dei criteri oggettivi per definire chi merita di entrare o chi merita di avere una maggiore valorizzazione?
Perché, vedete, le percentuali funzionano alla rovescia per voi: si usano per dare di più ai parlamentari in termini di seggi della maggioranza che prende anche un solo voto in più alle elezioni, per dare a questa maggioranza parlamentare il potere, poi, di decidere la percentuale con cui poter togliere qualcosa a tutti gli altri. Questo solo per dimostrare che siete voi a comandare. Giù la maschera: il vostro obiettivo è la “comandabilità”, non la governabilità. Comandare su tutti e su tutto Solo in Italia, però, perché, appena fate un passo fuori dai confini, non esitate a piegare la testa a chi ritenete più forte di voi, come nel caso della presenza dell'ICE nel nostro Paese. Non avete nemmeno la forza di dire che chi sta compiendo nel proprio Paese azioni inaccettabili contro la popolazione , che mettono in discussione diritti fondamentali, libertà civili e garanzie dello Stato di diritto, non deve mettere piede nel nostro Paese. Vedete, la vostra responsabilità più grande nei confronti della storia sarà quella, in questi anni così difficili, non solo di esservi piegati alla ragione del più forte, a chi vuole piegare il diritto internazionale alla legge della giungla, nella speranza di avere un brandello di pasto anche per voi, la vostra responsabilità più grande sarà quella…
ANDREA CASU(PD-IDP). … di aver cercato di piegare anche il nostro Paese, internamente, a una legge del più forte, che rischia solo di renderci più divisi, più fragili. Per questo voteremo contro questa proposta e voteremo contro tutto quello che state portando avanti .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Maiorano. Ne ha facoltà.
GIOVANNI MAIORANO(FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, membri del Governo, intervengo per dichiarare, fin da subito, con convinzione, il voto favorevole del gruppo di Fratelli d'Italia al provvedimento in esame. Oggi non votiamo un provvedimento qualunque, oggi non compiamo un atto neutro. Oggi questo Parlamento è chiamato a fare una scelta politica netta, una scelta che evidenzierà chi governa assumendosi responsabilità rispetto a chi, invece, ha preferito non decidere quando ne ha avuto la possibilità. Con il voto di oggi decidiamo se continuare a difendere un sistema che per anni non ha funzionato oppure se avere finalmente il coraggio di cambiarlo. Fratelli d'Italia questa scelta l'ha fatta senza tentennamenti, senza indugi, senza inciuci, senza ambiguità, senza giri di parole.
Signor Presidente, noi riteniamo che, quando lo Stato non funziona, non è l'astratto a pagarne le conseguenze: le pagano i cittadini, le pagano le imprese, le pagano i nostri giovani, le pagano le famiglie, le pagano quei territori che attendono risposte e ricevono solo rinvii e silenzi. Per noi, riformare la pubblica amministrazione non è un'opzione, è un sacrosanto dovere politico. Allora, colpisce, ma fino a un certo punto, ascoltare oggi l'opposizione parlare come se i problemi della pubblica amministrazione fossero sorti all'improvviso, come se anni di immobilismo, anni di inefficienze, anni di valutazioni fittizie e promozioni automatiche non avessero responsabilità politiche precise. Invece, quelle responsabilità hanno un nome, un cognome e una storia: sono gli stessi che hanno governato per anni, gli stessi che hanno avuto maggioranze solide, gli stessi che avevano tempo, strumenti e potere. Avete governato a lungo, avete avuto tutto, ma avete scelto di non decidere.
Permettetemi di essere molto chiaro, colleghi dell'opposizione. Qui non stiamo discutendo di una divergenza filosofica, qui stiamo discutendo delle conseguenze delle vostre scelte o, meglio ancora, delle mancate scelte. Ogni pratica bloccata, ogni procedura inutile, ogni cittadino esasperato non è un incidente burocratico, è il risultato diretto di anni in cui avete scelto di rinviare, avete scelto di galleggiare, avete scelto di non rovinare equilibri consolidati, in cambio, magari, di consenso elettorale.
Questa riforma non nasce oggi, nasce dal vuoto che avete lasciato. E oggi, finalmente, qualcuno, con responsabilità - grazie, Ministro -, quel vuoto lo riempie. Ancora oggi, però, venite a dirci che riformare è pericoloso, che valutare è sbagliato, che chiedere risultati è una minaccia. No, colleghi, la vera minaccia è stata la vostra grave e conclamata inerzia . Il tema che affrontiamo oggi è noto a questo Parlamento da anni. È stato discusso, analizzato, studiato ed è sempre stato puntualmente rimandato, non perché mancassero le soluzioni, ma perché mancava il coraggio politico. Ed è qui che sta la differenza tra voi e noi, tra la destra e la sinistra; è qui che sta la distanza profonda tra Fratelli d'Italia e chi oggi, invece, finge di scandalizzarsi. Quando ha governato la sinistra, questo provvedimento non era irrealizzabile, non era tecnicamente impossibile, era semplicemente scomodo. Era scomodo perché chiedeva responsabilità, scomodo perché rompeva uno Stato stagnante, tanto caro, magari, a qualche rospo che si sentiva principe, scomodo perché costringeva a scegliere. E il risultato della vostra non scelta lo vediamo ogni giorno: norme deboli, procedure infinite, cittadini sempre più lontani dalle istituzioni.
Il Governo Meloni ha scelto un'altra strada: ha scelto di governare, ha scelto di assumersi il peso delle decisioni, perché governare non significa galleggiare. Governare significa decidere, anche quando è scomodo. Governare significa fare scelte non per inseguire un consenso elettorale, ma fare scelte che servono davvero alla Nazione.
Ed è in questo quadro che si colloca il provvedimento di oggi, un provvedimento che non è ideologico, non è punitivo e non è propaganda. È un provvedimento che semplicemente rimette ordine, chiarisce regole, rafforza la certezza del diritto: introduce meccanismi seri di valutazione, rafforza la responsabilità della dirigenza, collega carriere e risultati, supera l'ipocrisia per cui tutti risultano eccellenti, ma, poi, i servizi non funzionano. Qui non ci sono slogan, ci sono criteri chiari, misurabili, verificabili. Risultati, non modulistica. La valutazione torna a contare davvero, incide sulle carriere, sulla formazione e sulla responsabilità.
Questo non è un accanimento, come qualcuno vuol far credere, ma è rispetto per chi lavora davvero nella pubblica amministrazione. Ma c'è una cosa che l'opposizione fa sempre e la fa con grande abilità retorica: si nasconde dietro ai dipendenti pubblici per non riformare nulla. Ma questa non è una difesa, è un alibi. Difendere davvero chi lavora nella pubblica amministrazione significa distinguerlo da chi non fa il proprio dovere Il vero insulto ai dipendenti pubblici non è chiedere risultati: è fingere che tutti siano uguali, anche quando non lo sono.
Ed è proprio per rispetto verso chi lavora che diciamo basta all'appiattimento. Poi, c'è il tema della dirigenza pubblica. Noi crediamo che la dirigenza debba essere una vera classe dirigente dello Stato, non una zona franca senza responsabilità. Autonomia sì, ma con responsabilità chiare. È questo che dà fastidio a qualcuno, non il caos e non lo spreco. È la responsabilità che dà fastidio a qualcuno. Uno Stato forte è uno Stato che decide e fa rispettare le proprie decisioni.
Mi sia permesso di dirlo con chiarezza, da rappresentante di territori che conoscono bene il prezzo dell'inefficienza. Nel Mezzogiorno o in Puglia, la mia terra, ogni ritardo pesa il doppio e ogni pratica bloccata è un'impresa che rinuncia, un giovane che se ne va, un investimento che salta. Quando la pubblica amministrazione non funziona, colpisce tutti, ma non tutti allo stesso modo. Colpisce soprattutto i territori più fragili. Allora, sentire lezioni morali da chi ha governato questi territori, lasciandoli senza riforme, senza strumenti, senza coraggio e senza speranza, è davvero inaccettabile.
Questo provvedimento non penalizza il Sud, ma lo difende, perché solo uno Stato che funziona può colmare i divari e solo uno Stato efficiente può usare bene le risorse. Voi difendete un modello che ha prodotto fondi non spesi, procedure infinite e responsabilità sempre più diluite. Questo sì che è stato un danno storico. Fratelli d'Italia non è contro i dipendenti pubblici, è contro l'ipocrisia. Siamo dalla parte di chi lavora, ed è proprio per questo che chiediamo merito, qualità e responsabilità. Voi parlate di rischi, noi parliamo di doveri.
Voi difendete un sistema che ha fallito, noi costruiamo uno Stato che funziona. Questo disegno di legge segna un cambio di passo netto: meno immobilismo, meno alibi, più responsabilità, più merito, più Stato. Rafforzare la macchina pubblica significa rafforzare la sovranità nazionale. Signor Presidente, questo provvedimento non è un dettaglio tecnico, è una scelta di campo. Noi scegliamo la riforma all'immobilismo, scegliamo la responsabilità agli alibi, scegliamo il coraggio alla paura, scegliamo per l'Italia e per gli italiani. Fratelli d'Italia questa scelta l'ha fatta, sa da quale parte stare senza paura di nascondersi.
Per questi motivi, con convinzione e senza alcun indugio, confermo il voto favorevole di Fratelli d'Italia al provvedimento in esame, perché crediamo in uno Stato autorevole, in una pubblica amministrazione che funziona e in un'Italia che non accetta più lezioni da chi ha avuto tutto il tempo, ma ha scelto di non decidere .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, il deputato Marattin. Ne ha facoltà, per due minuti.
LUIGI MARATTIN(MISTO). Grazie, Presidente. Io ho votato contro il precedente provvedimento del Ministro Zangrillo, quello sul reclutamento, perché non lo condividevo. Voto a favore di questo, perché lo condivido. In questo la penso come Carlo Cottarelli, un ex senatore del Partito Democratico, vicino anche ad altre forze politiche. Allora, in due minuti si fa poco, ma io ho ascoltato in questo dibattito le opinioni contrarie. Le opinioni contrarie sono quelle sulle quote, su cui ho già detto ieri. Purtroppo, se noi non mettiamo quote di differenziazione, il sistema tende ad appiattire tutti verso le valutazioni eccellenti.
Le quote valevano anche nei contratti collettivi dal 1996 al 1998, in cui la stagione politica era diversa. Altre obiezioni sono: no, ma tanto servono solo più soldi. Io faccio parte di coloro che credono che non ci sia un problema in questo Paese che si risolva semplicemente mettendo più soldi, semmai spendendoli meglio. E infine un'altra argomentazione forte è: ma tanto poi, alla fine, quando lo vai a realizzare, non funzionerà perché ci sarà sempre chi promuoverà l'amico.
Ma, guardate, io penso che le organizzazioni complesse non siano il prodotto solo di norme, siano il prodotto di norme e comportamenti e i comportamenti non si possono cambiare per decreto. Quello che può fare la politica è fare buone norme e buoni incentivi per allineare bene i comportamenti, e io ritengo che queste siano buone norme, anche perché fanno parte di cose che tutti diciamo un po' da tanto tempo, e soprattutto ci dicono: ma se un lavoratore privato è sempre soggetto a valutazione, perché la valutazione è diventata una parolaccia per un lavoratore pubblico?
Quando invece, proprio perché io lavoro per il pubblico, quindi per la collettività, dovrebbe essere ancora più importante valutarmi e premiarmi secondo il mio merito rispetto a quanto non sia per un lavoratore privato. Io mi attaccherò al collo del Ministro Zangrillo perché, Ministro, lei lo sa che non è la prima volta che si approvano norme così. Il sistema delle quote fu fatto anche nel 2009, non solo il Piano delle , collega, anche il sistema delle quote, ed è fallito. Quindi è cruciale…
LUIGI MARATTIN(MISTO). …garantire l'implementazione quando andate a fare i contratti collettivi. Mi attaccherò al suo collo per assicurarmi che questi principi vengano applicati, ma non farò mai opposizione ideologica per cercare un serbatoio di voti nella pubblica amministrazione che sta rovinando un vero atteggiamento riformista e liberale in questo Paese .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2511-A: "Disposizioni in materia di sviluppo della carriera dirigenziale e della valutazione della prestazione del personale dirigenziale e non dirigenziale delle pubbliche amministrazioni".
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Comunico che, con lettera pervenuta in data odierna, il presidente del gruppo parlamentare Fratelli d'Italia ha reso noto che, in data 27 gennaio 2026, l'assemblea del medesimo gruppo ha nominato vicepresidente il deputato Stefano Giovanni Maullu .
Salutiamo, intanto, gli studenti e i docenti del Liceo scientifico “Galileo Galilei” di Pescara, che sono qui in tribuna ad assistere ai nostri lavori . Vi ringraziamo e vi facciamo i nostri auguri.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta di legge n. 2336-A: “Disciplina dell'attività di relazioni istituzionali per la rappresentanza di interessi” e delle abbinate proposte di legge nn. 308-983-1700-1894-2283.
Ricordo che nella seduta del 26 gennaio si è conclusa la discussione generale e il relatore è intervenuto in sede di replica, mentre la rappresentante del Governo vi ha rinunciato.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli della proposta di legge e delle proposte emendative presentate .
La V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere , che è in distribuzione.
Informo l'Assemblea che, in applicazione dell'articolo 85- del Regolamento, i gruppi Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe e Italia Viva-il Centro-Renew Europe sono stati invitati a segnalare gli emendamenti da porre comunque in votazione.
Ha chiesto di parlare il deputato Nazario Pagano, presidente della Commissione affari costituzionali. Ne ha facoltà.
NAZARIO PAGANO, . Grazie, Presidente. In merito a questa proposta di legge, la n. 2336-A e abbinate, devo chiederle la sospensione di dieci minuti per poter riunire il Comitato dei nove. Grazie.
PRESIDENTE. Bene, non ci sono obiezioni. Quindi sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 12,30.
PRESIDENTE. Riprendiamo il seguito della discussione della proposta di legge n. 2336-A ed abbinate.
Se nessuno chiede di intervenire sul complesso delle proposte emendative, invito il relatore e la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli emendamenti e sugli articoli aggiuntivi riferiti agli articoli della proposta di legge segnalati per la votazione. Prego, deputato Nazario Pagano.
NAZARIO PAGANO, . Grazie, Presidente. Comunico che su tutte le proposte emendative depositate in Assemblea sulla proposta di legge n. 2336-A in materia di disciplina dell'attività di relazioni istituzionali per la rappresentanza di interessi, il parere da parte del relatore è contrario.
GIUSEPPINA CASTIELLO,. Grazie, Presidente. Il parere del Governo è conforme al relatore.
PRESIDENTE. Avverto che, fuori dalla seduta, l'emendamento 5.7 Ciani è stato ritirato dal presentatore.
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.1. Baldino.
Ha chiesto di parlare la deputata Baldino. Ne ha facoltà.
VITTORIA BALDINO(M5S). Grazie, Presidente. Non ho fatto in tempo ad entrare in Aula dal Comitato dei nove per fare un breve intervento sul complesso delle proposte emendative. Non si può fare più? Non ho fatto in tempo, Presidente.
PRESIDENTE. Può fare la dichiarazione di voto. Perché il Regolamento non prevede che, dopo l'espressione dei pareri, si possa fare un intervento sul complesso delle proposte emendative.
VITTORIA BALDINO(M5S). Va bene. Allora…
PRESIDENTE. Però ha tutto il tempo che sa. Prego.
VITTORIA BALDINO(M5S). …approfitto dell'emendamento 1.1 a mia prima firma per fare un breve intervento, veramente brevissimo, sul complesso delle proposte emendative - anche se approfitto, ripeto -, e su questo emendamento. Solo per testimoniare che…
PRESIDENTE. È una dichiarazione di voto.
VITTORIA BALDINO(M5S). Sì, ovviamente noi voteremo a favore del mio emendamento. Solo per testimoniare che l'atteggiamento del MoVimento 5 Stelle, sia durante la fase dell'indagine conoscitiva promossa dal presidente di Commissione - anche noi abbiamo approvato la relazione finale, abbiamo votato favorevolmente -, sia in sede referente, in fase emendativa, in Commissione, è stato assolutamente costruttivo e propositivo. Noi l'abbiamo già detto in discussione generale, intervenendo lunedì in discussione generale: noi riteniamo che il Paese abbia bisogno di una legge che regoli la rappresentanza di interessi. Ne siamo così convinti che, già nel corso della scorsa legislatura, riuscimmo nel risultato storico - però, purtroppo, non riuscimmo poi ad arrivare a dama - di approvare una proposta di legge sulla rappresentanza di interessi in prima lettura, qui, in questa Camera. Era una proposta di legge che raccoglieva le sensibilità di tutti i gruppi nella scorsa legislatura. Noi avevamo la nostra, a prima firma del collega Francesco Silvestri, che ha ridepositato la sua proposta di legge anche in questa legislatura, che è abbinata alle proposte di legge di cui oggi discutiamo.
Tutti i nostri emendamenti si proponevano di migliorare questo testo perché noi riteniamo che, una volta che questo Paese riesca finalmente dopo anni, dopo i più svariati richiami da parte dell'OSCE, da parte dell'OCSE, da parte del Greco, del Gruppo europeo di Stati contro la corruzione, da parte della Corte costituzionale - che in una recente sentenza ha sollecitato, ancora una volta, il legislatore a dotarsi di una legge che disciplinasse l'attività di rappresentanza di interessi, anche per controbilanciare l'indebolimento del reato del traffico di influenze illecite ed anche l'abolizione del reato di abuso d'ufficio - sia importante, noi lo riteniamo importante, però le cose vanno fatte bene. Cioè, una legge deve essere non solo applicabile sotto tutti gli aspetti, ma deve anche ricomprendere tutti i profili che riguardano l'attività di rappresentanza di interessi, l'attività di . Che non è una brutta parola. La professione del lobbista non è una brutta professione, è un'attività che serve al miglioramento della qualità delle leggi e al miglioramento della democrazia. Ma questo avviene, cioè il migliora la qualità della democrazia, migliora la qualità delle leggi, migliora la trasparenza e migliora la partecipazione, se è ad accesso pari, se non è ad accesso impari, se non ci sono zone d'ombra che rendono oscura questa attività e fanno in modo che il lobbista sia considerato quasi alla stregua di un faccendiere, così come è stato fino ad oggi nel nostro Paese.
Noi riteniamo che bisogna conoscere per deliberare. Noi non siamo tuttologi qui dentro, nessuno di noi lo è; anche quando facciamo parte di Commissioni differenti, abbiamo bisogno del confronto costante con i territori, con gli , con i rappresentanti di categoria. Dobbiamo fare in modo che tutti possano accedere alle informazioni per, a loro volta, dare a noi le informazioni che ci servono per fare delle buone leggi e per evitare che gruppi di potere abbiano accesso, abbiano sfere di influenza che i gruppi che non sono di potere, ma che hanno bisogno di giuste decisioni, di giuste leggi da parte del legislatore, possano dire la loro, possano partecipare e possano sentirsi attori protagonisti del procedimento legislativo.
Per tutti questi motivi, io mi rammarico del fatto che il presidente abbia dato parere contrario a tutti i nostri emendamenti, perché erano emendamenti di buonsenso, che non avevano intento ostruzionistico e che, invece, miravano a migliorare un testo e potevano portare anche ad un'approvazione unanime di questo testo, in questa Camera. Purtroppo, prendo atto che non sarà così, non potrà essere così .
PRESIDENTE. Avverto che l'emendamento 11.2 Alfonso Colucci è stato ritirato dal presentatore.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1 Baldino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Saluto gli studenti e gli insegnanti del Liceo scientifico “Galileo Galilei”, di Pescara - il secondo gruppo -, che assistono ai nostri lavori dalle tribune . Un in bocca al lupo da parte di tutti noi.
Passiamo all'emendamento 1.4 Baldino.
Ha chiesto di parlare il deputato Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo per segnalare particolarmente questo emendamento, che introduce, al comma 2, dopo la lettera la finalità di agevolare l'individuazione delle responsabilità delle decisioni assunte. Questo emendamento coglie assolutamente il nucleo centrale di questa nuova normativa sulla rappresentanza di interessi, che è proprio di rendere trasparente il processo che porta alla formazione delle leggi e degli atti di natura legislativa, agevolando quelle che sono le responsabilità delle decisioni assunte. Quindi, intendere come trasparente, come tracciabile da parte del cittadino e da parte delle istituzioni, i percorsi che si sono seguiti per la formulazione di quel determinato atto o di quella proposta di legge o di quell'atto di natura normativa.
Vede, Presidente, oggi noi ci troviamo a discutere una proposta di legge che fa seguito ad un ampio ciclo di audizioni che abbiamo tenuto nella I Commissione. Abbiamo compiuto un'intensa ed approfondita attività istruttoria, che ha portato poi il presidente della I Commissione, il presidente Nazario Pagano, alla formulazione di questo testo, che ha cercato di raccogliere quelli che sono stati gli elementi emersi proprio da questa importante attività istruttoria svolta dalla I Commissione.
Di questo bisogna dare merito al presidente Nazario Pagano, perché è stato un lavoro importante che, tra l'altro, è finalizzato al tentativo di sanare un vuoto normativo, un rispetto al nostro ordinamento politico che, diciamo, attiene proprio alla trasparenza, alla conoscibilità di quelli che sono i processi di formazione della legge ordinaria.
Ciò, in qualche modo, è un'innovazione rispetto al concetto stesso di parlamentarismo in Italia. Noi sappiamo che il parlamentarismo italiano, che poi è ricalcato, ripreso dal modello francese, vede un posizionamento del Parlamento in maniera diversa rispetto alla concezione tipicamente anglosassone. Nella concezione anglosassone il Parlamento è proprio il centro di incontro e di scontro di quelli che sono interessi contrapposti. Quindi il Parlamento è - lo dico tra virgolette - una sorta di mercato luogo di composizione di quelli che sono i conflitti; e ciò avviene con trasparenza, tant'è che, nell'ordinamento anglosassone, la - come diceva poco fa, correttamente, l'onorevole Baldino - non è avvertita come negativa, ma è avvertita come legittimo centro di imputazione di interessi particolari, che trova, proprio nell'ambito del dibattito parlamentare, l'incontro e lo scontro con interessi di altri centri di interessi, eventualmente convergenti, divergenti, o, semplicemente, difformi.
Il nostro parlamentarismo è invece di natura diversa, ha origine francese per cui - faccio riferimento alla norma costituzionale sul divieto di mandato imperativo - il deputato, il parlamentare, quando assume la funzione parlamentare, si astrae dagli interessi particolari che hanno determinato la sua elezione: è portatore di un interesse diverso, superiore - diventa egli stesso un ufficio pubblico - che è l'interesse superiore dello Stato e delle istituzioni, che, in qualche modo, trascende dagli interessi particolari che, invece, hanno concorso alla sua elezione.
Quindi, questa proposta di legge segna, in qualche modo, anche un'inversione - qui gli studiosi si appassioneranno al tema - proprio sul concetto di parlamentarismo, che, secondo me, è un'inversione, un'evoluzione che porta un elemento di necessaria novità. Ricordo che la Corte costituzionale, con una recente sentenza, si è pronunciata sulla legittimità delle limitazioni al reato di traffico di influenze e, nell'affermare la legittimità…
ALFONSO COLUCCI(M5S). …costituzionale delle modifiche apportate, ha espressamente invitato il Parlamento a recepire questa nuova normativa. Essendo il mio tempo finito, mi riservo di completarlo in un successivo intervento .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.4 Baldino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Intanto salutiamo studenti e insegnanti del Liceo scientifico e delle scienze umane “Salvatore Cantone” di Pomigliano d'Arco, in provincia di Napoli, che sono in tribuna ad assistere ai lavori della Camera dei deputati. Un saluto e un augurio a tutti loro da parte nostra .
Passiamo agli identici emendamenti 1.5 Zaratti e 1.6 Auriemma. Ha chiesto di parlare il deputato Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Quindi, Presidente, come avevo preannunciato - spero non intendiate preannunciato come minacciato -, completo il mio precedente intervento, perché questo lavoro così importante che è stato svolto ha portato a un progetto di legge che ha molti punti di condivisione. Il primo, e principale, come cercavo di dire già prima, è quello di sanare un vuoto normativo, per il quale c'è stato un invito da parte della Corte costituzionale proprio a provvedere, nel segno di una democrazia che possa essere sempre più trasparente, sempre più tracciabile ai cittadini, che possa davvero esprimere un percorso normativo evidente e conoscibile da parte dei cittadini stessi e non si risolva in un dibattito nel chiuso delle stanze della politica.
Tuttavia, questo intervento normativo non è riuscito a raccogliere tutte le indicazioni che il MoVimento 5 Stelle e le opposizioni hanno, attraverso la propria attività emendativa, suggerito. Anche oggi, con questi emendamenti presentati in Aula, noi registriamo il parere contrario sia da parte del relatore, sia da parte del Governo. Questo parere contrario sulle nostre linee emendative, naturalmente, ci orienta in senso non favorevole rispetto all'impianto che viene ad essere proposto.
Faccio riferimento ad alcune norme - e qui gli emendamenti, l'emendamento in oggetto, ma anche gli emendamenti che seguono, cercano proprio di sopperire a queste lacune - che dilatano eccessivamente il campo delle esenzioni, con ciò rendendo, in certi punti, assolutamente fragile e debole proprio la realizzazione di quel principio di trasparenza di cui parlavo all'inizio.
Faccio riferimento anche all'indicazione del CNEL, quale organo di rango costituzionale, per la tenuta del registro e per lo svolgimento delle attività di vigilanza. Noi abbiamo invece suggerito che potesse essere un diverso organo, che abbiamo indicato nell'AGCM, che a noi sembra essere più idoneo, sia per i suoi elementi funzionali, sia anche per l'efficacia effettiva dello svolgimento della funzione rispetto al CNEL, che, rispetto alle attribuzioni e alla sua vocazione costituzionale, non ci sembra essere l'organismo più adatto per poter svolgere questa così importante funzione. Credo che tutti quanti in quest'Aula siamo pienamente avveduti del fatto che stiamo parlando di una norma che incide profondamente sull'attività parlamentare. Stiamo parlando di controlli che incidono direttamente sull'attività dei parlamentari e, quindi, in qualche modo, incidono anche sul loro . Questa è una materia profondamente sensibile, quindi va trattata con estrema cautela.
Presidente, nel concludere questo mio intervento, io davvero spero che quest'Aula possa svolgere un esame approfondito delle nostre proposte emendative, anche al di là di questo parere contrario che il relatore e il Governo hanno espresso, perché questa è un'occasione davvero importante. Noi vorremmo che il Parlamento potesse unitariamente pronunciarsi a favore di una disciplina organica che sia priva di , sia priva di vizi, sia priva di difetti, essendo una materia così strategica e così importante. Riteniamo, quindi, essenziale uno svolgimento approfondito e un'approvazione dei nostri emendamenti per poter arrivare, così come l'argomento merita e come, credo, anche i cittadini italiani meritino, ad un voto che possa essere pienamente condiviso
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, signor Presidente. Voglio ricordare anch'io quello che ci ha portato a questo provvedimento: è stata un'indagine conoscitiva fatta dalla Commissione affari costituzionali, iniziativa promossa dal presidente Nazario Pagano, che voglio ringraziare anche qui, perché effettivamente ha cercato di portare avanti un punto di vista, un contributo, che ha determinato il fatto di avere oggi una proposta di legge che, sostanzialmente, va a coprire - lo diceva prima il collega Alfonso Colucci, e io sono d'accordo - un vuoto normativo. Credo sia accaduto poche volte che la Corte costituzionale abbia lanciato un richiamo al Parlamento e si è potuto immediatamente rispondere, e la proposta è in campo e tra pochi giorni sarà approvata. Ci sono molti segnali positivi, anche l'iter in Commissione è stato collaborativo ed emendamenti, anche delle opposizioni, sono stati accolti. Ciononostante, oggi ci troviamo di fronte a un quadro che, per l'ennesima volta, offre un parere negativo, da parte della maggioranza, rispetto a tutti gli emendamenti proposti dalle opposizioni. Il nostro approccio è stato collaborativo, lo dicevo prima, anche in questa occasione.
Negli emendamenti che abbiamo proposto oggi c'è un tentativo di migliorare il testo, quello di colmare lacune, che ci sono ancora, su una legge così importante. In modo particolare, voglio ricordare che questo nostro emendamento, l'1.5, si occupa della necessità, dell'opportunità che, nei processi decisionali, ci sia una maggiore partecipazione dei cittadini, dei portatori degli interessi dei cittadini, delle associazioni, questo per favorire l'ordinata partecipazione di questi soggetti a un processo decisionale.
Si pensi a questioni molto delicate, come le questioni ambientali, dove effettivamente le associazioni ambientaliste corrono il rischio di essere escluse o marginalizzate nei processi decisionali stessi. Io vorrei ricordare che far partecipare i cittadini ai processi decisionali è fondamentale per tanti motivi. Prima di tutto, rafforza la democrazia, perché la partecipazione attiva rende più autentico e legittimo il sistema democratico, andando oltre il solo voto.
Poi migliora le decisioni, coinvolgere chi vive i problemi ogni giorno porta punti di vista reali e soluzioni più concrete e condivise, aumenta la fiducia nelle istituzioni. Se i cittadini si sentono ascoltati, crescono la trasparenza e il senso di appartenenza e collaborazione. Peraltro, voglio ricordare come un modello di questo tipo previene i conflitti sociali, perché ascoltare prima di decidere riduce le opposizioni e le incomprensioni, promuove un'educazione civica e responsabile. I cittadini diventano, quindi, più consapevoli del funzionamento delle istituzioni e le istituzioni traggono ricchezza e forza da questo processo partecipativo.
Quindi, escludere i cittadini e le rappresentanze degli interessi dei cittadini dai processi decisionali è un elemento controproducente, dannoso per la nostra società civile. Appunto, lo citavo prima, di fronte a iniziative di grandi opere a grande impatto ambientale sul territorio, che causano sempre conflitti in tutte le parti del Paese, il fatto di mettere in moto una procedura, nelle decisioni che deve prendere la pubblica amministrazione, per cui sia prevista una consultazione costante con i portatori di interessi e con i cittadini potrebbe essere effettivamente dirimente per eliminare conflitti che spesso nascono anche da incomprensioni.
Quindi, noi speriamo e pensiamo una cosa, io lo voglio dire al presidente Pagano, lo voglio dire al Governo, lo voglio dire alla maggioranza: quest'Aula deve essere l'Aula nella quale si possono migliorare i provvedimenti, perché, in merito agli emendamenti, non è una regola che bisogna dare parere contrario a tutti, anche a quelli più ragionevoli, così come accade in tutti i provvedimenti che arrivano in quest'Aula. Spero che ci sia un'inversione di rotta, farebbe bene al Parlamento, ma farebbe bene anche alla maggioranza stessa .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Bonafe'. Ne ha facoltà.
SIMONA BONAFE'(PD-IDP). Sì, Presidente, colgo anch'io l'occasione di questo emendamento, come hanno fatto i miei colleghi, per dire alcune cose che non ho avuto la possibilità di dire sul complesso degli emendamenti, perché anch'io ero al Comitato dei nove e sono entrata in Aula tardi. Voglio anch'io, intanto, ringraziare il presidente Pagano per il lavoro che è stato fatto in Commissione affari costituzionali, e voglio anch'io ricordare che questa proposta di legge è il frutto di un'indagine conoscitiva che ha visto, in Commissione affari costituzionali, partecipare professori universitari e i vari portatori di interesse, che hanno dato il loro contributo su un tema che è assolutamente di grande interesse, di grande sensibilità e, soprattutto, di grande importanza.
Perché, è già stato ricordato, la stessa Corte costituzionale ci sta chiedendo, sta chiedendo al Parlamento di colmare un vuoto normativo che c'è in quasi tutti i Paesi europei, e cioè quello di dare trasparenza alla rappresentanza di interessi. Anch'io voglio sottolineare il clima molto collaborativo che c'è stato in Commissione. Devo ricordare anche che sono stati accolti, in quella sede, alcuni emendamenti che aveva presentato non solo il mio gruppo, ma in particolar modo il mio gruppo: il Partito Democratico.
Ed è forse anche un po' per questo che mi stupisce un po' il parere contrario su tutti gli ulteriori emendamenti che sono stati presentati in Aula, perché in alcuni casi, come per questo emendamento, per esempio, erano emendamenti di buon senso, che non andavano a svilire il tema centrale, ma, anzi, andavano a migliorare una proposta. Detto questo, io mi auguro che il testo possa comunque essere ulteriormente migliorato, perché parto dal presupposto che tutto è perfettibile e tutto è migliorabile. Ricordo che siamo al primo passaggio e che ci sarà poi un passaggio anche al Senato, e davvero mi auguro che si possa arrivare a un testo totalmente condiviso, perché sarebbe un segnale importante che questo Parlamento dà .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 1.5 Zaratti e 1.6 Auriemma, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Prima di passare alla votazione dell'articolo 1, saluto studenti e insegnanti del Liceo delle scienze applicate “Vincenzo Capirola” di Ghedi, in provincia di Brescia, che sono qui ad assistere ai nostri lavori dalle tribune . Li ringraziamo e gli presentiamo i nostri auguri per una splendida carriera.
Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 2.2 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.2 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.8 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.8 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.9 Pastorella. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.9 Pastorella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.10 Auriemma. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.10 Auriemma, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.11 Baldino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.11 Baldino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.12 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.12 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.13 Baldino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.13 Baldino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.14 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.14 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.15 Penza. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.15 Penza, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.16 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.16 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.17 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.17 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 3.1 Ciani. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.1 Ciani, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.2 Baldino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.2 Baldino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.1000 Magi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.1000 Magi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.6 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.6 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.8 Penza. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.8 Penza, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.10 Baldino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.10 Baldino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.11 Boschi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.11 Boschi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 3.12 Baldino e 3.13 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Ha chiesto di parlare la deputata Baldino. Ne ha facoltà.
VITTORIA BALDINO(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo su questo emendamento perché è stato oggetto di discussione nel Comitato dei nove che si è tenuto poco fa e in quello che si è tenuto nella giornata di ieri. Questo è un emendamento che chiede di includere, all'interno della disciplina della rappresentanza di interessi, le attività delle organizzazioni sindacali e delle organizzazioni datoriali. Perché? Perché le organizzazioni sindacali e le organizzazioni datoriali sono rappresentanze di interesse per definizione, quindi, escludere da una legge sulla rappresentanza di interessi chi fa rappresentanza di interessi per definizione, a noi sembrava un controsenso. Sembrava anche un po' di annacquare la disciplina della legge.
Questo, però, tenendo sempre salve le prerogative costituzionali. Noi non volevamo dire che i sindacati, che fanno attività di concertazione, debbano sottostare agli obblighi previsti dalla legge, quindi iscrizione nel registro, la tenuta dell'agenda, eccetera. Ovviamente no, perché si rispetta la Costituzione. Infatti, questo è un articolo che chiede di non menzionarli tra i soggetti esclusi, limitatamente alle attività costituzionalmente garantite.
Nella giornata di ieri - ne prendo atto e per questo ringrazio anche il presidente Pagano che ha cercato di venire incontro alle nostre sensibilità su questo punto - eravamo giunti a una riformulazione che potesse andar bene anche al presidente che ci ha accordato il parere favorevole su questo emendamento, e questo avrebbe portato anche a rivedere la nostra valutazione sul voto finale del provvedimento, salvo però, oggi, rivedere la sua decisione in maniera assolutamente legittima e ritirare la riformulazione e, quindi, il parere favorevole.
Questo per noi è un aspetto dirimente perché, come dicevo prima, se una legge si deve fare perché ce lo chiede il mondo, si deve fare e si deve fare bene, deve essere una legge pienamente applicativa che abbracci tutta la sfera della rappresentanza di interessi.
Prendo atto che, purtroppo, con il parere contrario a questo emendamento si è fatta la scelta opposta: si è scelto di non abbracciare tutto l'ambito della rappresentanza di interessi che rimane fuori per una parte consistente. Per questo, dichiaro, ovviamente, il voto favorevole a questo emendamento.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 3.12 Baldino e 3.13 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo…
No, revoco l'indizione della votazione.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, Presidente. Vorrei intervenire sugli emendamenti 3.12 Baldino e 3.13 Bonafe' e chiedere alla collega Baldino se posso sottoscrivere il suo emendamento, perché penso che sia particolarmente importante. Peraltro, è stato oggetto di una discussione, in questi giorni in Commissione, con il presidente; insomma, una discussione che tendeva a fare in modo che anche i sindacati e le associazioni imprenditoriali potessero essere inseriti nell'elenco dei portatori di interessi giustamente legittimi.
Credo che questa sia una questione fondamentale. È vero che, nell'indagine conoscitiva, come ci ha detto anche poc'anzi il presidente, questa possibilità era esclusa, ma un conto è l'indagine conoscitiva, un conto quello che deve decidere il Parlamento nell'interesse generale del Paese.
Quindi, escludere i sindacati e le associazioni imprenditoriali è particolarmente grave ed è particolarmente grave per i sindacati, perché è vero il fatto che le singole aziende che aderiscono alle associazioni imprenditoriali possono singolarmente iscriversi nell'elenco, ma questo non è vero per le singole federazioni sindacali.
Quindi, chi rimane effettivamente fuori da questo regolamento sono le associazioni che tutelano gli interessi dei lavoratori e delle lavoratrici. Per questo, la vicenda è particolarmente spinosa ed è per questo che abbiamo cercato in tutti i modi di trovare una soluzione; tant'è che riteniamo così importante questo punto, che riguarda il diritto dei lavoratori e delle lavoratrici di essere rappresentati e di rappresentare i loro interessi legalmente, che addirittura avevamo paventato la possibilità di un ragionamento su un sostegno più convinto da parte nostra a questa proposta di legge.
C'è stata una totale indisponibilità e noi lo riteniamo un elemento importante; ci stiamo astenendo sull'articolato e continueremo a farlo, sperando però in una cosa - lo voglio dire -, ossia che questo punto così discriminante, nell'iter parlamentare al Senato o se ci sarà anche una seconda lettura, venga affrontato e venga risolto, perché è un che anche se all'interno di una proposta che complessivamente ha alcuni punti positivi, ne stravolge un po' il senso.
Quindi, continueremo a essere speranzosi che questa possibilità venga inserita ulteriormente. Se così non fosse, evidentemente, per noi rappresenterebbe un problema molto serio nell'approvazione definitiva del progetto di legge.
Vorrei chiedere alla maggioranza e al presidente un ulteriore approfondimento su questo argomento, una disponibilità ad affrontare una questione che riguarda la rappresentanza di milioni e milioni di cittadini che sono iscritti ai sindacati nel nostro Paese e che hanno diritto a rappresentare quell'interesse, così come regolamentato da questa legge.
Continueremo con questo atteggiamento positivo, ma non possiamo non sottolineare che, su un punto fondamentale, c'è stata una chiusura netta della maggioranza e che questa chiusura netta è una chiusura sbagliata che, ancora una volta, non ci permette di realizzare una legge nell'interesse generale del Paese (.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 3.12 Baldino e 3.13 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 3.1001 Bonafe' e 3.1002 Gadda.
Ha chiesto di parlare il deputato Ciani. Ne ha facoltà.
PAOLO CIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. All'interno di questo articolo 3, relativo all'ambito di applicazione di questa norma, in uno spirito costruttivo e collaborativo - già i colleghi che mi hanno preceduto hanno raccontato la postura con cui abbiamo affrontato questo provvedimento, convinti della sua importanza - con questi emendamenti 3.1001 Bonafe' e 3.1002 Gadda volevamo introdurre, nella valutazione sull'ambito di applicazione, e, quindi, sulle disposizioni che non si applicano ad alcuni gruppi, una riflessione anche sulle associazioni ed enti del Terzo settore. Infatti, evidentemente, il Terzo settore e il mondo associativo relativo al Terzo settore sono una grande ricchezza del nostro Paese che ci differenzia anche da altri Paesi europei e da altri Paesi nel mondo.
Nonostante norme recenti abbiano regolato meglio il Terzo settore e abbiano inquadrato anche il Terzo settore in alcune specificità, anche professionali, ci sembrava che la pluralità di soggetti, la ricchezza di questi soggetti non dovesse rientrare nell'ambito di applicazione di una legge sulla rappresentanza di interessi, quindi sulla regolazione di questo tipo di norma. Ci dispiace che questo non sia stato colto, perché andava a regolamentare una specificità italiana e vorremmo evitare che questo vada ad imbrigliare anche la grande presenza, la grande pluralità, la grande differenziazione degli enti del Terzo settore e del mondo associativo italiano che non rientra, secondo noi, in questo tipo di norma.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Gadda. Ne ha facoltà.
MARIA CHIARA GADDA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Io chiedo alla Sottosegretaria di poter accantonare questo emendamento e di rivalutare il parere contrario perché, come ricordava il collega Ciani, le peculiarità degli enti del Terzo settore sono riconosciute dalla riforma del Terzo settore, da quel decreto legislativo n. 117 che ha continuato nel corso del tempo, anche in questo Governo, a mostrare i suoi effetti. Proprio in quella riforma si citano le attività di interesse generale svolte dal Terzo settore senza scopo di lucro. Quindi, chiedo al Governo, davvero e seriamente, di valutare la sua posizione perché mettere sullo stesso piano soggetti diversi, che nascono per finalità diverse e che hanno appunto modelli organizzativi molto differenti dall'ambito di applicazione di questo testo normativo credo che porterà non maggior trasparenza, non maggiore chiarezza, ma più confusione, più iniquità. Quindi, faccio formalmente questa richiesta di accantonamento dell'emendamento.
PRESIDENTE. Bene, richiesta di accantonamento pervenuta e registrata. Hanno risposto facendo dei cenni negativamente sia il relatore, sia il Sottosegretario. Ha chiesto di parlare il presidente Pagano. Ne ha facoltà.
NAZARIO PAGANO, . Sì, sono contrario all'accantonamento.
PRESIDENTE. Il Governo immagino sia conforme. Se vuole, se insiste, la poniamo in votazione senza registrazione dei nomi. Può intervenire un deputato contro e uno a favore. Chi è che interviene a favore? Nessuno? Ha chiesto di parlare il deputato Ciani. Ne ha facoltà.
PAOLO CIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. La proposta della collega Gadda mi sembrava andasse in una direzione giusta, perché accantonare tali emendamenti avrebbe voluto dire avere modo di riflettere maggiormente, nello spirito con cui abbiamo condotto le interlocuzioni tra maggioranza e opposizioni, su questo tema; e avrebbe introdotto una riflessione ulteriore su un ambito che è normato da una norma specifica, anche una norma recente, quindi non norme da aggiornare, e che rischia di creare pastoie burocratiche e difficoltà a tutta una serie di enti e associazioni di cui - ribadisco - l'Italia va orgogliosa in ogni ambito e che noi andremo ad aggravare. Quindi, chiederemmo un accantonamento perché ci possa essere una maggiore riflessione.
PRESIDENTE. C'è qualcuno che intende parlare contro? La risposta è negativa.
Passiamo ai voti.
Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la proposta di accantonamento di questi due identici emendamenti 3.1001 Bonafe' e 3.1002 Gadda. Il parere - ricordo - del relatore e del Governo è contrario.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge per 41 voti di differenza.
Passiamo quindi agli identici emendamenti 3.1001 Bonafe' e 3.1002 Gadda. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 3.1001 Bonafe' e 3.1002 Gadda, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.18 Baldino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.18 Baldino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.19 Alfonso Colucci. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.19 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 4.4 Pastorella. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.4 Pastorella, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.2 Pastorella. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.2 Pastorella, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.5 Pastorella. Ha chiesto di parlare la deputata Pastorella. Ne ha facoltà.
GIULIA PASTORELLA(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Questo è l'ultimo, anzi il penultimo di una serie di emendamenti - perché c'è anche il prossimo che vede anche altre firme di colleghi dell'opposizione -, in cui chiediamo una cosa molto semplice: chiediamo di sostituire il CNEL con l'Agenzia per la concorrenza, l'AGCM. Perché? Ci spiegano che la scelta del CNEL è stata fatta principalmente - questo spiega anche il parere negativo della V Commissione - sulla base di ragionamenti di finanza pubblica. Ora, il nostro gruppo è sempre stato molto, molto attento ai conti pubblici e non ci spingeremmo ad incentivare la spesa pubblica, se non ritenessimo che questa spesa fosse ampiamente giustificata.
Ecco, in questo caso, a differenza di tanti altri provvedimenti che abbiamo votato - dove abbiamo speso e stanziato centinaia di migliaia, se non milioni di euro, per cose assolutamente inutili - forse si poteva fare una riflessione sull'opportunità di fornire un'Autorità, l'Autorità per la concorrenza e per il libero mercato, che è un'Autorità assolutamente di grandissimo rilievo e rispetto, con le competenze per normare e regolare un settore come questo, e prevedere, magari, uno stanziamento in questo senso, perché essere attenti ai conti pubblici non significa essere contro qualunque tipo di spesa pubblica, anche laddove ha senso. Quindi, aver scelto un'opzione B, senza nulla togliere al CNEL, ci mancherebbe, ma, insomma, un'opzione forse subottimale per ragioni di immediata mancanza di disponibilità finanziaria, ci sembra miope perché, se questo deve essere, come tutti hanno detto, un provvedimento fondamentale, un provvedimento che cambierà, volendo, la faccia del rapporto tra pubblico, privato, enti del Terzo settore e quant'altro, allora, forse, valeva la pena mettere qualche fondo e stanziare qualche risorsa in più. Quindi, ci abbiamo provato in tante maniere, con tanti emendamenti diversi, ma l'idea è che l'AGCM sia l'Autorità preposta più corretta che ha le migliori competenze e il migliore storico di attività per svolgere questo ruolo. Peccato che per ora ce li abbiate bocciati tutti, speriamo che questo e magari il prossimo vedano un cambiamento di parere .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Vorrei chiedere alla collega Pastorella, nonostante sia davanti a me, attraverso di lei, di poter sottoscrivere questo emendamento… Perché mi guarda male, Presidente? Ah, no… Ma comunque nel sottoscriverlo, vorrei dissentire dalla collega Pastorella, la quale ha detto “senza nulla togliere al CNEL”. Io invece penso che dovremmo togliere tutto al CNEL, se fosse possibile togliere il CNEL dalla circolazione, come abbiamo provato a fare con una riforma costituzionale che, purtroppo, non ha funzionato, a meno che il mio retropensiero - ma non voglio crederlo, signor Presidente - è che, siccome vi è scoppiato in mano lo scandalo del raddoppio dello stipendio del presidente del CNEL e siete dovuti tornare sui vostri passi, voi stiate adesso cercando un motivo e un alibi perché, dopo che date questa competenza al CNEL, così potrete spiegarci che volete raddoppiare lo stipendio dell'onorevole Brunetta.
Ecco, mi auguro che, invece, ci sia un ripensamento definitivo su quella decisione e anche sull'opportunità che questa importante valutazione e questa importante competenza vengano invece assegnate a un' - peraltro, anche sulle abbiamo avuto qualche problema -, ma in questo quadro è sicuramente più di garanzia l'Autorità garante della concorrenza e del mercato. Per questa ragione, voteremo a favore dell'emendamento della collega Pastorella, anche in assoluto dissenso rispetto alla sua affermazione che non vogliamo togliere nulla al CNEL. Vorremmo togliere tutto al CNEL.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Dell'Olio. Ne ha facoltà.
GIANMAURO DELL'OLIO(M5S). Sì, grazie, Presidente. Vorrei ribadire quanto detto dai colleghi, stando in Commissione bilancio. Il problema si è presentato alla mia domanda: ma perché siete contro il passaggio? O meglio ancora: ma non c'è una valutazione economica di quanto possa costare fare un'attività del genere? Perché, in passato, in Commissione bilancio abbiamo dato pareri negativi ad attività ben più leggere, cioè anche solo la gestione di una tabellina ha ricevuto un parere contrario. Abbiamo provato a chiedere… scusate…
GIANMAURO DELL'OLIO(M5S). Abbiamo provato a chiedere al Governo: ma quanto costa quest'attività? Perché tenere un registro non è come fare una tabellina La risposta del Governo è stata: noi l'abbiamo chiesto al CNEL e ci hanno detto che riescono a farlo con le risorse vigenti. E, poi, in seconda sede: AGCM ci ha già detto che loro non hanno le risorse per poterlo fare.
Allora, la questione è importante. Io comprendo che non ci sia sempre la necessità, la possibilità di dover chiedere agli enti dello Stato: ma siete in grado o meno di fare, a legislazione vigente, quest'attività? Ma quando un'attività è complessa, quando un'attività è così importante, oggettivamente, sarebbe il caso che il Governo potesse chiedere: bene, ma quanto costa fare questa attività? Perché la domanda è: quanto costa?
Oggi, il CNEL può dire che è in grado di farlo a legislazione vigente, ma se poi si è sbagliato, visto che non sappiamo quanto costa, che fa? Ci viene a chiedere altri soldi? Quindi, vi è l'idea di base che non si debba andare a intervenire, a spostare, anzi a lasciare com'era il provvedimento originario, che lo affidava all'AGCM, e quindi andare verso il CNEL; l'idea di base è di non spendere soldi, di farlo fare a qualcuno che già può farlo, e ciò ci fa chiedere due cose.
La cosa principale è: ma quanta capacità di lavoro inespressa ha il CNEL per poter fare una cosa del genere? Cioè, quanto stiamo pagando, quanti soldi stiamo dando a un ente per avere la capacità economica di poter fare un'attività del genere? Questo è un problema. Quindi, rispetto al fatto di andare a dire “noi non ce lo siamo chiesti, tanto ci hanno detto che riescono a farlo, non c'è problema”: no, dovrebbe essere il contrario. Un legislatore che vuole fare le cose perbene chiede, cerca di capire: se tu mi dici che riesci a farlo, quanto costa? Perché, se è una cosa così semplice, l'AGCM non riesce a farlo con le sue attività? Non è questione di non impattare sullo Stato. È questione di sapere quanto costano le attività. E siccome in Commissione bilancio, in questi anni, abbiamo visto molteplici attività che vengono fatte, molteplici atti che vengono dati a costo zero per lo Stato, con nessuna possibilità di essere effettuati a legislazione vigente con quelle che sono le disponibilità, sappiamo che non sarà così. Anche perché, guarda caso, sui provvedimenti dell'opposizione si dà il parere contrario, su quelli della maggioranza, guarda caso, si dà il parere positivo.
Allora, operare in questo senso è totalmente sbagliato. Quindi, segniamocelo, perché se domani ci sarà non la richiesta - come ha detto il collega Giachetti - di aumentare lo stipendio al presidente Brunetta, su cui si è tornati indietro, ma la richiesta di accordare altri soldi al CNEL perché magari ha qualche necessità derivante da un'attività che oggi si fa a costo zero, ebbene questo è grave. Significa legiferare senza tenere davvero conto di quelli che sono i costi dello Stato
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.5 Pastorella, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 4.6 Boschi, 4.7 Baldino e 4.8 Pastorella.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Presidente, il collega Silvestri era critico e non so il perché. Forse, non è d'accordo su questa scelta di far fare un passo indietro al CNEL…
Dicevo, Presidente, che questo è, come lei può vedere, un emendamento sostanzialmente uguale a quello della collega Pastorella che io ho voluto sottoscrivere. Ma su questo vorrei dire semplicemente, con ancora più convinzione, che, poiché non prevediamo ci sia alcun tipo di utilità nell'affidare al CNEL la competenza su questo fronte, siamo, invece, molto semplicemente per spostarla all'AGCM. Anche perché, giustamente, mi correggeva il collega Silvestri, quando io ho detto che non vorrei che questo fosse l'alibi per giustificare l'aumento dello stipendio del presidente del CNEL, e forse non vorrei che questo potesse diventare l'alibi per giustificare lo stipendio del presidente del CNEL .
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Quindi, probabilmente, considerando che è arrivato anche l'onorevole Mule' che sicuramente è d'accordo con me in questo tipo di valutazione, io confermo quello che ho già detto in occasione dell'emendamento 4.5 Pastorella, con riferimento al nostro emendamento 4.6 Boschi, che è ovviamente identico a quelli dell'onorevole Pastorella e dell'onorevole Baldino.
Se questo fosse lo strumento per arrivare a chiudere il CNEL, togliere gli stipendi del CNEL e dare questi soldi all'AGCM per poter svolgere un mestiere che sicuramente farebbe in modo migliore… e non perché uno voglia mettere in discussione la professionalità di tutti i lavoratori del CNEL, ma è una professionalità che sicuramente potrebbe essere più utile in altri settori della nostra società e delle nostre istituzioni perché, obiettivamente, ha anche un costo corposo.
PRESIDENTE. Considerando la mia posizione terza, non posso esprimere nulla. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti. Prendo atto che l'onorevole Dell'Olio sottoscrive.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 4.6 Boschi, 4.7 Baldino e 4.8 Pastorella, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sospendiamo, a questo punto, l'esame del provvedimento, che riprenderà nella parte pomeridiana della seduta a partire dalle ore 16,45. Colleghi, per favore.
PRESIDENTE. Passiamo alla commemorazione delle vittime del disastro aereo di Brema del 1966. Colleghi, silenzio, per favore. Lasciate l'Aula in silenzio, stiamo commemorando le vittime di un disastro aereo, segnatamente le vittime del disastro di Brema del 1966.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Paolo Barelli. Ne ha facoltà.
PAOLO BARELLI(FI-PPE). Grazie, signor Presidente. Onorevoli deputate e deputati, sessant'anni fa, il 28 gennaio del 1966, nel cielo plumbeo di Brema, si consumò una delle tragedie più laceranti della storia dello sport italiano: un aereo della Lufthansa, partito da Francoforte e diretto in Germania Ovest, esattamente a Brema, dove si svolgeva uno dei più importanti di nuoto internazionali, precipitò in fase di atterraggio. Nessun superstite. Tra le 46 vittime: 7 giovani atleti dai 17 ai 22 anni, un giornalista della RAI e un grande allenatore.
Quella sera, mentre l'Italia, ignara, seguiva il Festival di Sanremo, si spegneva in un istante una generazione di straordinari nuotatori.
Nei giorni successivi il Paese intero si fermò, fu proclamato il lutto nazionale e il 3 febbraio 1966 ai funerali solenni partecipò tantissima cittadinanza, migliaia di persone, cittadini comuni, rappresentanti dello sport, della cultura e delle istituzioni.
Si sentì forte e tangibile la vicinanza dello Stato: erano presenti il Presidente del Consiglio, Aldo Moro, e il Ministro della Difesa, Giulio Andreotti. Quei ragazzi non erano ancora celebri, non erano ricchi. Erano giovani che si alzavano all'alba per nuotare prima di andare a scuola o al lavoro e per inseguire i loro sogni.
In quei volti c'era l'Italia che credeva nel merito, nel sacrificio e nella bellezza dello sport come educazione morale, prima che come competizione. Quella tragedia fu causata sicuramente, come accade spesso e volentieri, da fatalità. Non si seppe mai la vera ragione dell'incidente, ma oggi è inutile anche andare a trovare le ragioni.
Ragazzi che sarebbero diventati campioni, sarebbero stati poi genitori, cittadini esemplari e modelli per le generazioni future: ne onoriamo oggi, ancora dopo 60 anni, la memoria. Bruno Bianchi, triestino, stileliberista, 22 anni, era il capitano della Nazionale; Amedeo Chimisso, 19 anni, veneziano, era un atleta dorsista molto, molto bravo e, ancora oggi, si ricordano le sue capacità; Sergio De Gregorio, 19 anni, romano, stileliberista e delfinista; Carmen Longo, 18 anni, bolognese, ranista e mistista; Luciana Massenzi, 20 anni, romana, stileliberista e dorsista; Chiaffredo Rora, 20 anni, torinese, dorsista, stileliberista, allora tra i quattro italiani ad avere stabilito un record europeo; Daniela Samuele, 17 anni, la più giovane, genovese, mistista e delfinista. Tutti loro erano primatisti italiani e sognavano di partecipare alle Olimpiadi di Città del Messico del 1968. Ci sarebbero sicuramente riusciti.
Paolo Costoli, maestro fiorentino di 55 anni, era l'allenatore, 4 scudetti con la Rari Nantes Florentia, uno dei migliori nuotatori italiani anteguerra; Nico Sapio, 36 anni, era la voce del nuoto italiano alla Rai e si avviava a un'eccellente carriera giornalistica.
In queste ore una delegazione, con il direttore tecnico della squadra nazionale di nuoto, Cesare Butini, e con il pluricampione Luca Dotto, sono a Brema assieme al Console generale d'Italia di Hannover, Piero Vaira, al cospetto della stele realizzata proprio successivamente a quel drammatico incidente. Alle 18,50 - l'orario esatto della tragedia -, oggi, in tutte le piscine italiane e presso ogni impianto italiano natatorio, le attività si fermeranno per un minuto di silenzio e un commosso e sentito ricordo.
A voi, ragazzi che non ci siete più, che non avete avuto il tempo di diventare ciò che eravate destinati ad essere, e che continuate a nuotare nella nostra coscienza, dedichiamo questo ricordo e il nostro impegno a diffonderlo. L'Italia del nuoto di oggi è figlia del vostro sacrificio. Non vi dimenticheremo mai .
PRESIDENTE. Saluto le studentesse, gli studenti e i docenti del Liceo statale “Giannina Milli”, di Teramo, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
Ha chiesto di parlare l'onorevole Rampelli. Ne ha facoltà.
FABIO RAMPELLI(FDI). Grazie, Presidente. Colleghi, indossare la maglia azzurra a 17-20 anni, assistere a quell'età allo sventolare della bandiera italiana, ascoltare e cantare l'inno nazionale ti fa sentire un gigante, pensi che tutti gli italiani ti stiano guardando o, comunque, all'indomani della gara, ti giudicheranno. Senti di non rappresentare solo te stesso, ma tutta la tua Nazione. Non c'è più solo la sfida con gli altri atleti in vasca né quella contro te stesso per provare a migliorare le tue prestazioni, per cercare di dimostrare di aver fatto dei progressi. Il cuore esplode di emozione, ti sale l'adrenalina e hai una grande paura: una paura di non essere all'altezza.
Il 28 gennaio 1966, ben 60 anni fa, i giovani che sono stati appena citati - Sergio De Gregorio, Bruno Bianchi, Amedeo Chimisso, Luciana Massenzi, Chiaffredo Rora detto Dino, Carmen Longo, Daniela Samuele, ma anche l'allenatore Paolo Costoli e il giornalista e telecronista della Rai Nico Sapio - quelle sensazioni non poterono sentirle. Il volo di linea Lufthansa, che da Francoforte doveva arrivare a Brema, in procinto di giungere, si schiantò sulla pista d'atterraggio. Una tragedia che ha scosso milioni di italiani e che ha spezzato decine di vite e procurato immane dolore alle loro famiglie. Quarantasei vittime, appunto, tra cui la nostra squadra di nuoto, una squadra fortissima, che stava cercando di ritagliarsi il suo spazio nel mondo. Poi, fatalmente, sarebbe accaduto, perché le nostre prestazioni in campo natatorio sono cresciute a dismisura.
Tra le persone commosse e partecipi di questo dolore, c'è stato Pier Paolo Pasolini, che commentò, vedendo le immagini gioiose di quei ragazzi e le foto belle, come si può essere belli tra i 17 e i 22 anni. Pensò che ci fosse, guardando la televisione, una buona notizia da apprendere, magari la notizia di qualche vittoria. Disse testualmente: “Pensavo si trattasse di astronauti ritornati dal cosmo”. Ecco, noi li pensiamo così questi nostri ragazzi, impegnati in un'attività in nome e per conto della Nazione italiana, come fossero degli astronauti che nuotano nello spazio.
Un saluto caro a tutti i familiari, le nostre condoglianze, ancorché siano passati così tanti anni, e un “in bocca al lupo” a tutti coloro i quali svolgono attività natatoria e solcano i cieli del mondo ogni settimana per rappresentare i nostri colori .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Berruto. Ne ha facoltà.
MAURO BERRUTO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Il 28 gennaio 1966, il volo Lufthansa 005 decolla da Francoforte con 46 persone a bordo; tra loro, 7 giovani atleti della nazionale italiana di nuoto, il loro allenatore e il telecronista della Rai che avrebbe raccontato il internazionale di Brema, dove stavano andando a gareggiare. Stavano volando letteralmente verso il loro futuro.
Quella trasferta è segnata da una catena impressionante di coincidenze. Il volo da Linate viene cancellato per la nebbia, poi la squadra pensa al treno, poi all'ultimo momento trova un aereo per Zurigo, con coincidenze per Francoforte e poi Brema. Arrivano a Francoforte con 12 minuti di ritardo e perdono così il volo che arriverà regolarmente a destinazione. Devono salire su quello successivo che, invece, non arriverà mai.
Diciassette anni prima, un'altra tragedia sportiva, a Superga: altri giovani, altri allenatori, altri giornalisti. Anche lì coincidenze, anche lì sommersi e salvati per dettagli infinitesimali. In entrambi i casi, sull'aereo c'è chi non avrebbe dovuto esserci, e viceversa. Vite decise da un infortunio, da un ritardo, da un impegno imprevisto, come se fosse necessario ricordarci, nel modo più duro possibile, che non tutto dipende da noi e che nello sport, come nella vita, esiste un limite che è “inallenabile”.
Il nuoto è uno degli sport più duri ed esigenti, e per questo è profondamente formativo. Quei ragazzi lottavano ogni giorno contro se stessi e contro l'acqua per guadagnare pochi decimi di secondo. Invece, se ne sono andati per sempre, nel fuoco di un atterraggio sbagliato, per un ritardo di 12 minuti.
Voglio anch'io ricordare i loro nomi: Paolo Costoli, fiorentino, campione di nuoto e pallanuoto, il loro allenatore, Nico Sapio, novarese, in servizio a Genova, la voce della Rai che avrebbe raccontato quelle imprese. Poi gli atleti: Bruno Bianchi, 22 anni, il capitano, nato a Trieste, nuotava a Torino e lavorava alla FIAT per pagarsi l'università; Luciana Massenzi, 20 anni, romana, specialista dei 100 dorso; Dino Rora, 20 anni, torinese, atleta e lavoratore. A sua madre lasciò una telefonata, poche ore prima della tragedia, che suona come un terribile presagio: “Perdonami”, disse. Dice lei: “Ma di che cosa?”. Lui risponde: “Di tutto”.
E ancora: Carmen Longo, 18 anni, studentessa liceale, bolognese; Sergio De Gregorio, romano, avrebbe compiuto 20 anni tre settimane dopo; Amedeo Chimisso, 19 anni, figlio di uno scaricatore di porto di Venezia, conosceva la fatica. Il suo feretro sfilò avvolto nella bandiera bianca con i cinque cerchi olimpici. Cinque cerchi scolpiti anche sul monumento funebre di Daniela Samuele, 17 anni, la più giovane, nata a Genova, che riposa oggi al Cimitero monumentale di Milano.
Otto città colpite dal lutto, un Paese intero che vede una generazione di sportivi cancellati, giovani che sacrificavano tutto per inseguire i Giochi olimpici di Città del Messico del 1968.
MAURO BERRUTO(PD-IDP). Sono morti prima, a 20 anni, e 20 anni li avranno per sempre, per ricordarci che a 20 anni in potenza si è ancora tutto, per ricordarci che non tutto dipende da noi, ma che da noi dipende fare tutto ciò che è possibile e spendere ogni istante che abbiamo a disposizione per non tradire il nostro talento, qualunque esso sia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Cavandoli. Ne ha facoltà.
LAURA CAVANDOLI(LEGA). Grazie, Presidente. Sessant'anni fa come oggi, il 28 gennaio 1966, nel cielo di Brema si consumava una tragedia aerea che portava via la vita di 46 persone, fra cui i nostri giovani nuotatori italiani Bruno Bianchi (22 anni), Amedeo Chimisso (19), Sergio De Gregorio (19), Luciana Massenzi (20 anni), Chiaffredo Rora detto Dino (20 anni), Daniela Samuele (la più giovane, 17), Carmen Longo, di Bologna (18). Erano accompagnati dall'allenatore Paolo Costoli e con loro c'era un giornalista della Rai che li seguiva. Erano diretti al di Brema, un internazionale importantissimo; era Nico Sapio questo giornalista che doveva riportare a noi italiani la loro impresa natatoria.
Ecco, questi ragazzi erano - fatemelo dire - la meglio gioventù italiana, l'espressione di un merito sportivo, di un grande sacrificio di allenamenti che dobbiamo ricordare. Fu proclamato allora il lutto nazionale; è stata - è stato detto - la Superga del nuoto azzurro. Ecco, qualche anno dopo ho iniziato a nuotare a Parma nella piscina dedicata, appunto, ai caduti di Brema. E adesso, ahimè, è una piscina - sono passati tanti anni - caduta nel degrado, ma proprio lo scorso anno in consiglio comunale ho fatto una richiesta, visto che questa piscina verrà demolita. Ho chiesto che venga intitolato, ancora a Parma, un luogo sportivo per i caduti di Brema e ho ricordato anche nelle aule del consiglio comunale questa tragedia che - devo dire - da giovane agonista natatoria mi aveva molto toccato perché, quando andavo a fare le nostre trasferte natatorie della domenica, nella piscina dello stadio di Bologna, la piscina appunto dedicata a Carmen Longo, c'era la foto di questa diciottenne e una stele sotto, in cui veniva detto che era la primatista assoluta dei 100 e dei 200 rana e che in quella piscina aveva iniziato a nuotare, ma poi era scomparsa nel cielo di Brema.
Quindi, a nome della Lega, mi unisco a questa commemorazione, alle famiglie cui questi ragazzi sono appartenuti e per ricordare questi ragazzi che, dopo tante vasche e tanta fatica, si sono spenti nel cielo di Brema, bloccati da una serie di tragiche fatalità, inseguendo il loro futuro con impegno e tanta devozione. E questo credo sia il messaggio, la memoria che dobbiamo tramandare .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Amato. Ne ha facoltà.
GAETANO AMATO(M5S). Grazie, Presidente. Era il 28 gennaio 1966: 7 ragazzi italiani dai 17 ai 22 anni si imbarcano su un volo da Francoforte, insieme al loro allenatore e a un giornalista, direzione Brema. Ragazzi che hanno lavorato sodo, con allenamenti estenuanti, e hanno con loro le speranze e i sogni di chi sta andando a rappresentare la propria Nazione in un importante di nuoto; sogni che, purtroppo, si infransero alle 18,51, ora locale, quando, in fase di atterraggio, l'aereo si schiantò.
Il vuoto che quelle morti crearono non riguardò solo il mondo sportivo, ma toccò il cuore dell'intera comunità nazionale e Brema divenne il simbolo di un dolore condiviso, di un futuro spezzato troppo presto. Quella tragedia portò alla mente di tutti un'altra ferita indelebile nella storia sportiva del nostro Paese: la sciagura di Superga che cancellò il Grande Torino. Sport diversi, generazioni diverse, ma lo stesso smarrimento collettivo. In entrambi i casi l'Italia perse non solo dei campioni, ma figure che incarnavano valori di impegno, sacrificio e speranza in un momento in cui il Paese aveva bisogno di esempi.
Ricordare Brema, come Superga, significa affermare che la memoria non è semplice commemorazione: è responsabilità morale, è impegno a custodire la vita dei nostri giovani, a promuovere la sicurezza e a difendere i valori più alti dello sport. A loro va oggi il nostro pensiero riconoscente. Il loro ricordo continua a vivere come parte integrante della nostra identità nazionale .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ci troviamo sessant'anni dopo in quest'Aula a commemorare le vittime del disastro aereo di Brema - 28 gennaio 1966 -, già ricordato nei precedenti interventi. Una tragedia che ha colpito profondamente il nostro Paese e tutto il mondo dello sport italiano. In quell'incidente, una vera tragedia, persero la vita i membri della Nazionale italiana di nuoto, giovani atleti, ma anche i tecnici e i giornalisti che rappresentavano l'Italia per andare a una competizione internazionale.
Vite spezzate improvvisamente mentre portavano con sé quel talento, quell'impegno, quell'entusiasmo di una generazione che guardava al futuro con grande fiducia. Quella tragedia non fu soltanto un lutto sportivo: fu una ferita nazionale perché in tanti si identificavano in quei ragazzi in cui l'Italia si riconosceva come se stessa; un Paese che, negli anni del dopoguerra, cercava riscatto, orgoglio e unità anche attraverso lo sport, appunto, luogo di quei valori condivisi di disciplina, di lealtà e di speranza.
E così lo sport ce lo ricorda: oltre ai risultati e alle competizioni, è fatto prima di tutto di persone, di storie, di relazioni umane e di esempi di vita che meritano rispetto e memoria proprio per questo. Commemorare oggi quelle vittime significa rendere omaggio non solo agli atleti scomparsi, ma a ciò che rappresentavano, alla loro dedizione, al sacrificio e al senso di appartenenza alla comunità nazionale. Significa ribadire anche che la memoria è parte essenziale dell'identità di un Paese e che nessun traguardo può farci dimenticare il valore primario delle loro vite umane. A 60 anni di distanza, è un atto di gratitudine verso chi ha onorato l'Italia anche nel momento più tragico, senza saperlo, con la sola forza dell'esempio che rappresentavano. Alle loro famiglie il nostro ricordo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Colleghi e colleghe, purtroppo pare che ogni sport abbia la sua Superga. Un giorno che è non solo una data, ma una ferita nella memoria di una comunità.
Per il nuoto italiano quella data è il 28 gennaio 1966, la tragedia di Brema, avvenuta esattamente sessant'anni fa. Era una giornata di pioggia, come quella di oggi. Un bimotore della Lufthansa, partito da Francoforte, si schiantò durante la fase di atterraggio all'aeroporto di Brema. A bordo c'erano 46 passeggeri e nessuno sopravvisse. Tra loro viaggiava anche una parte importante del futuro del nuoto italiano: sette atleti della Nazionale e il loro allenatore, Paolo Costoli. Quattro ragazzi e tre ragazze tra i 16 e i 23 anni, studenti e lavoratori. Giovani che sognavano le Olimpiadi di Città del Messico del 1968, così come i nuotatori di oggi loro coetanei sognano Los Angeles 2028.
Si recavano a Brema per un evento che sarebbe stato commentato dalla voce delle grandi occasioni, quella del telecronista Rai Nico Sapio, anche lui vittima dell'incidente.
Quelli che oggi ricordiamo furono definiti la meglio gioventù del nuoto italiano. Non erano campioni celebri, non erano ricchi, non erano personaggi pubblici: erano ragazzi che, bracciata dopo bracciata, inseguivano un sogno. Se a Superga, 17 anni prima, erano morti i calciatori più forti e famosi d'Italia, acclamati da folli immense, a Brema morirono giovani atleti quasi sconosciuti al grande pubblico. Fu una tragedia che entrò nel cono d'ombra della storia e forse proprio per questo oggi vale la pena ricordarla, a 60 anni di distanza.
Quello schianto portò via Daniela Samuele (17 anni), Carmen Longo (18 anni), Amedeo Chimisso (19 anni), che faceva il fattorino, Sergio De Gregorio, 19 anni anche lui, Luciana Massenzi (20 anni), Bruno Bianchi, che ne aveva 22, era di Trieste e lavorava alla FIAT di Torino, come il torinese Dino Rora, che aveva 20 anni. E con loro, come ho detto, c'era Paolo Costoli, 55 anni, l'allenatore che l'accompagnava. Pier Paolo Pasolini, parlando di quei volti in televisione disse: “Quei visi dimostrano un completo, totale abbandono alla vita. Alla vita come forza, come gioventù, come vitalità. L'amore per la vita quotidiana di tutti i giorni per un futuro di cittadini onesti”.
Ed è forse questo il senso più profondo di questo percorso commemorativo. Non celebriamo solo una tragedia, ma celebriamo il valore dei sogni coltivati con impegno, la dignità di chi cresceva tra studio, lavoro e allenamenti l'idea di uno sport come scuola di vita prima ancora che come ricerca del risultato. A quei ragazzi e a quelle ragazze va il nostro più commosso ricordo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ilaria Cavo. Ne ha facoltà.
ILARIA CAVO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, è con commozione che si ricorda questa tragedia, un evento che 60 anni fa ha spezzato vite innocenti, sogni di gloria, il cammino di una Nazione intera verso l'eccellenza sportiva. I fatti li conosciamo, li ricordo anch'io, è doveroso farlo oggi. Il cielo sopra Brema, in Germania, era avvolto da una tempesta impietosa, neve fitta, venti gelidi e visibilità ridotta a un velo di nebbia. Il volo Lufthansa, partito da Francoforte, si avvicinava a Brema per un atterraggio di a bordo 46 anime: passeggeri, equipaggio, viaggiatori comuni e tra loro una delegazione speciale che rappresentava il fiore all'occhiello dello sport italiano.
Erano le 18,51 quando l'aereo precipitò al suolo in un'esplosione di fiamme e detriti. Nessun sopravvissuto, un silenzio assordante calò su quel campo innevato. Tra quelle 46 vittime, il mondo perse non solo persone, ma simboli di speranza e talento. È sulle vittime italiane che vogliamo soffermarci, perché incarnavano l'essenza della nostra Nazione: giovani atleti pieni di vitalità, dedizione e ambizione. La nazionale italiana di nuoto in viaggio verso i campionati internazionali fu decimata in quell'istante tragico. Sette nuotatori promettenti, un allenatore federale e un giornalista RAI; nove italiani che volavano verso il futuro, ma che il destino crudele ha fermato per sempre.
Permettete anche a me di pronunciare il loro nome e credo che sia opportuno ripeterli oggi: Bruno, Amedeo, Sergio, Carmen, Luciana, Chiaffredo “Dino” e la più giovane, Daniela, genovese di soli 17 anni, era della mia città, delfinista. E poi accanto a loro l'allenatore Paolo Costoli, e poi ancora Nico Sapio, giornalista RAI di 36 anni in servizio anche lui presso il Centro Rai di Genova, voce narrante dello sport italiano. Questo disastro non fu solo una tragica fatalità, un errore nel sistema di atterraggio, aggravato dalle condizioni meteo estreme, ma un colpo al cuore dello sport italiano.
L'Italia nel 1966 era una Nazione in rinascita, reduce dal economico, con lo sguardo rivolto al futuro. Quei nuotatori erano i nostri eroi moderni, pronti a conquistare medaglie ai Campionati europei di Utrecht che si sarebbero tenuti di lì a poco. Invece il loro viaggio si interruppe, lasciando un vuoto incolmabile. Eppure dal dolore nasce la forza. La tragedia di Brema non ha spento la fiamma del nuoto italiano, al contrario l'ha ravvivata. Negli anni successivi nuovi campioni emersero, ispirati dal sacrificio di quei giovani.
Trofei e impianti sportivi portano i loro nomi, a loro imperitura memoria. Quei memoriali non sono solo strutture di cemento e acqua, sono un doveroso omaggio di tutti coloro che raccolgono il testimone di quegli atleti le cui bracciate sono state interrotte dal tragico incidente di Brema.
Permettetemi un momento di enfasi. Chiudete gli occhi e immaginate quei giovani sospesi tra cielo e terra con i sogni negli occhi e l'Italia nel cuore. Bruno, Amedeo, Sergio, Carmen, Luciana, Dino, Daniela e anche Paolo e Nico: non siete dimenticati. Le vostre vite, brevi, ma luminose, continuano a nuotare nelle acque della storia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mauro del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Alle ore 18,51 di 60 anni fa, il 28 gennaio 1966, la tragedia che segnò per sempre il nuoto italiano: in fase di atterraggio - è stato più volte ricordato - un bimotore della Lufthansa si schiantò con 46 persone a bordo. Una sequenza terribile di errori umani, malfunzionamenti tecnici e una tempesta che impediva la visuale; una sequenza incredibile anche di coincidenze, di imprevisti, di ritardi, di infortuni, di impegni scolastici che fecero avvicendare su quell'aereo ragazzi a ragazzi, campioni a campioni.
A distanza di 60 anni, l'Italia non ha dimenticato, non lo ha mai dimenticato, non lo hanno dimenticato le federazioni di appartenenza, le aziende presso cui lavoravano, i territori da cui provenivano, dedicando a loro steli, memoriali, palazzetti dello sport, ma soprattutto assumendo quella stessa volontà, tenacia, voglia di vivere che le loro foto ci hanno trasmesso. Ci sono valori che annullano il tempo, fatti che accadono per sempre e che, allo stesso tempo, increduli, ci sembrano mai accaduti. Scorrendo le loro foto in bianco e nero, li sentiamo straordinariamente presenti. Erano nati sul finire della guerra e avevano quel desiderio di libertà che abbiamo conosciuto nei nostri genitori.
Bruno Bianchi era nato a Trieste nel 1943, stile liberista, capitano della nazionale, aveva 22 anni; Amedeo Chimisso, nato a Venezia nel 1946, dorsista, ne aveva 19; Sergio De Gregorio, nato a Roma nel 1946, stile liberista, aveva 19 anni; Carmen Longo, nata a Bologna nel 1947, stile liberista e delfinista, aveva 18 anni; Luciana Massenzi, nata a Roma nel 1945, ne aveva 20; Daniela Samuele, nata a Genova nel 1948, mistista e delfinista, aveva 17 anni. Con loro in aereo l'allenatore Paolo Costoli, autentico mito del mondo del nuoto, classe 1910, e il telecronista Nico Sapio.
Giovani eterni, prematuramente strappati alla vita terrena, che ci lasciano a perenne memoria il loro amore per la vita e per la libertà, oltre ai valori dello sport che ora l'Italia riconosce nella propria Costituzione; coetanea alla Costituzione, era la più piccola del gruppo, Daniela Samuele.
Fotografie in bianco e nero ci portano in maniera struggente a quei giorni e portano quei ragazzi ai giorni nostri. Ci piace pensare che, tramite l'impegno della Federazione italiana nuoto, la passione di tutti gli sportivi italiani, i valori impressi nella nostra Costituzione, quelle stesse immagini, quei volti speranzosi oggi possano mostrare e mostrino la loro forza straordinaria e i sogni di ogni giovane sportivo e possano finalmente tuffarsi liberi nella piscina di Brema .
PRESIDENTE. Sospendiamo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 15 per lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro della Difesa, il Ministro delle Imprese e del e il Ministro per la Protezione civile e le politiche del mare.
Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.
PRESIDENTE. Il deputato Della Vedova ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02452 .
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EUROPA). Grazie, signor Presidente, signor Ministro. Questa notte ci sono stati i soliti, ahimè, attacchi russi proditori, violenti, contro civili e infrastrutture civili. A Kharkiv è stato colpito un treno, 5 vittime. Lei diceva, nella sua ultima relazione al Parlamento, che io ho molto, molto apprezzato, tra le altre cose, “se avessi avuto la possibilità - non ce l'ho perché non li abbiamo - di dare all'Ucraina i mezzi per impedire a tutte quelle bombe di cadere, gliel'avrei dati”. Anche allora erano cadute le bombe, come oggi, la notte precedente. Ma, a fronte delle sue parole limpide, ci siamo trovati in Commissioni esteri e difesa riunite, la settimana scorsa, a discutere un emendamento del Parlamento a cui voi, il Governo, ha dato parere favorevole per togliere militari dal testo del decreto.
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EUROPA). Non mi risponda che è una questione lessicale. È una questione politica, è una questione…
PRESIDENTE. Grazie. Il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha facoltà di rispondere.
GUIDO CROSETTO,. Grazie, Presidente. Onorevoli deputati, voglio essere chiaro. Noi sosteniamo l'Ucraina perché è un Paese aggredito, perché il diritto internazionale riconosce il diritto all'autodifesa. Questa linea non è mai stata messa in discussione e non sarà messa in discussione dall'eliminazione di un aggettivo. Continueremo a fare ciò che possiamo fare, come l'abbiamo fatto fino ad oggi.
Tutto quello che abbiamo fatto - come lei sa - e continuiamo a fare è avvenuto nel pieno rispetto delle decisioni assunte da questo Parlamento. I decreti di aiuti militari e civili, sempre approvati in questa legislatura, compreso l'ultimo, confermano la continuità del sostegno all'Ucraina e attribuiscono al Governo e alla Difesa la responsabilità di rendere tale indirizzo concreto e operativo, e le assicuro che è stato fatto in ogni modo con cui potessimo fare.
La coerenza della nostra linea si garantisce così, mantenendo costante il raccordo col Parlamento, assicurando la continuità degli impegni assunti, traducendo gli indirizzi politici in decisioni e atti operativi, realistici, sostenibili e verificabili. Non esiste alcuna ambiguità. Esiste la consapevolezza che l'Italia - come ho detto -, purtroppo, non può promettere ciò che non ha, né assuma le iniziative isolate che indebolirebbero l'unità europea atlantica.
In Europa ho sempre sostenuto la linea di coordinamento; la credibilità internazionale dell'Italia si rafforza quando le parole e le decisioni dei parlamentari e l'azione in sede europea procedono nella stessa direzione. Richiamo l'attenzione sull'opportunità di valutare, con particolare cautela, le statistiche e i dati diffusi da alcune fonti in merito ai sostegni e agli aiuti forniti dalla Difesa italiana all'Ucraina perché, come lei sa, si tratta di informazioni soggette a vincoli di riservatezza ed è ragionevole ritenere che tali elaborazioni non trovino riscontro e contezza nei dati ufficiali. Si basano solo su ricostruzioni mai verificate.
Un approccio rispetto al quale ho già avuto modo di esprimere in passato le mie riserve. Il nostro sostegno all'Ucraina - per concludere - non è fatto di o retorica ma di atti concreti, coerenti, responsabili ed è esattamente questa coerenza che continuo a garantire dentro e fuori quest'Aula.
PRESIDENTE. Il deputato Della Vedova ha facoltà di replicare.
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Signor Ministro, lei conferma la sua posizione personale, che io apprezzo, ma non ha dato una risposta su quello che la maggioranza sta comunicando. Il Primo Ministro Meloni se la prende sempre con le opposizioni, che per il momento sono al plurale, perché hanno più posizioni rispetto al sostegno all'Ucraina. Ma voi siete il Governo, siete la maggioranza e le sue parole, signor Ministro, non hanno corrispondenza nelle parole che vengono da un pezzo importante della maggioranza.
Siamo in tempi di guerra ibrida, di guerra di propaganda che Putin fa quotidianamente. Il Vice Primo Ministro Salvini, pochi giorni fa, ha detto “amico mio”, rivolto a Zelensky, “stai perdendo la guerra, stai perdendo uomini, stai perdendo credibilità e dignità. Firma l'accordo di pace il prima possibile. Devi scegliere fra una sconfitta e una disfatta”. Lei, invece, ha parole completamente diverse dicendo che la pace non deve essere una resa. Salvini dice che Zelensky deve arrendersi. E questa cosa ha avuto un passaggio parlamentare perché la Lega ha voluto togliere “militari” dal titolo. È una cosa mai accaduta che voi avete dovuto accettare perché non c'è più una maggioranza.
Io non dubito delle sue parole, Ministro, ma la Meloni non ha più una maggioranza chiara di sostegno all'Ucraina nel momento in cui continuano a cadere le bombe. E se quelle bombe continuano a cadere, Putin andrà avanti. Se gli diamo una mano a fermare quelle bombe avremo l'apertura di un sincero processo di pace.
PRESIDENTE. Il deputato Malaguti ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bignami ed altri n. 3-02453 di cui è cofirmatario.
MAURO MALAGUTI(FDI). Grazie, Presidente. Signor Ministro, il contesto internazionale che stiamo vivendo è caratterizzato da un livello di instabilità e di minacce senza precedenti negli ultimi decenni, con conflitti ad alta intensità ai confini dell'Europa e una crescente rilevanza delle minacce ibride, e tecnologiche. In questo scenario numerosi Paesi europei stanno intervenendo in modo deciso sul rafforzamento del proprio strumento militare, non solo attraverso investimenti finanziari ma anche con un aumento di personale o ricorrendo a forme di cosiddetta leva volontaria.
Alla luce di queste dinamiche e considerato il percorso di revisione complessiva della Difesa avviato recentemente dal Ministero, le chiedo quali siano le iniziative di competenza che lei, signor Ministro, intende intraprendere per adeguare il modello di Difesa, in termini di personale, anche ricorrendo allo strumento della riserva.
PRESIDENTE. Il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha facoltà di rispondere.
GUIDO CROSETTO,. Grazie, Presidente. Come dico da tempo, viviamo una fase segnata dal ritorno alla competizione tra potenze, da conflitti ad alta intensità alle porte dell'Europa, da minacce ibride, e tecnologiche che non conoscono confini nazionali e territoriali. In questo contesto la sicurezza non è più una variabile accessoria, è la condizione necessaria per garantire libertà e democrazia.
I principali Paesi europei lo hanno compreso e stanno intervenendo con decisione anche sul fronte di quello che viene chiamato il “fattore umano” dello strumento militare. La Francia ha avviato un rafforzamento strutturato delle proprie riserve che sembra voler portare ad oltre 100.000 riservisti, appunto, entro il 2035. La Germania oggi dispone di 182.000 militari e si è posta l'obiettivo di crescita fino a 260.000 entro il 2035. La Polonia - altro esempio - sembra aver scelto la strada ancora più netta. Oggi conta oltre 215.000 militari professionisti, con un obiettivo dichiarato di superare le 500.000 unità negli anni, affiancando alle Forze armate un vasto programma di addestramento di civili e di riservisti. In linea con quanto stanno facendo i nostri alleati, il Ministero della Difesa, oltre allo studio su un incremento degli organici e del modello professionale, sta sviluppando il concetto di riserva volontaria su cui sono intervenuto da tempo. Una risorsa che occorre sia moderna, flessibile, composta da cittadini che mettono a disposizione dello Stato competenze oggi decisive, dalla alle tecnologie digitali, dallo spazio all'intelligenza artificiale. Non si tratta uno strumento finalizzato a sopperire la temporanea indisponibilità di personale militare professionale, personale che non può continuare a diminuire, ma un ponte tra Forze armate e società, capace di rafforzare non solo la Difesa ma anche quella cultura della sicurezza, protezione e difesa che è fondamentale.
A questa riserva il mio proposito è affiancare anche contingenti di personale ausiliario, ad esempio da reclutare nell'Arma dei carabinieri, a supporto della sicurezza interna, mettendo a disposizione professionalità più specializzate per questa esigenza e liberando progressivamente risorse per gli impegni oggi crescenti delle altre Forze armate.
Lo sviluppo di questo modello è uno dei temi centrali affidati a un comitato strategico, che ho avviato il 16 gennaio scorso, con la partecipazione di tutti i rappresentanti delle Forze armate e il compito di definire una bozza di disegno di legge di revisione complessiva della Difesa. Una bozza di legge che sarà al più presto inviata e illustrata al Parlamento non soltanto dal Governo, ma dagli stessi rappresentanti delle Forze armate perché voglio che siano proprio coloro che operano sul campo ad indicare a quest'Aula, con chiarezza, le necessità e le risposte di cui hanno bisogno per proteggere e difendere il loro Paese e le loro istituzioni.
PRESIDENTE. Il deputato Padovani, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
MARCO PADOVANI(FDI). Grazie, Presidente. Signor Ministro, sono e siamo ampiamente soddisfatti per la sua risposta e le sue parole. Parole che ripercorrono e riprendono un eccellente lavoro del suo Ministero e del Governo tutto in termini di difesa nazionale fin dal primo giorno del suo insediamento.
Il contesto internazionale e lo scenario geopolitico, caratterizzato da una instabilità che produce minacce ai confini dell'Europa fino a poco tempo fa impensabili, impongono al nostro Paese una postura efficace, coerente, determinata e, al tempo stesso, equilibrata.
Questo atteggiamento, signor Ministro, lei lo sta garantendo nel migliore dei modi. Il percorso di revisione complessiva della difesa, avviato dal suo Ministero, ne è la prova tangibile.
Il ruolo dell'Italia dovrà essere trainante anche nell'ambito della difesa. L'idea che le nostre Forze armate godano di efficienza, professionalità, specializzazione e, ora più che mai, di tecnologia avanzata è motivo di garanzia e sollievo per gli italiani.
I molti provvedimenti previsti per il potenziamento e l'ammodernamento delle necessità militari interesseranno anche settori dell'industria meccanica, elettronica e sistemistica italiana, per i quali sono attesi importanti ritorni industriali.
Fratelli d'Italia è al suo fianco, Ministro, nella condivisione di un percorso che troverà molti benefici, che hanno anche, come obiettivi, la stabilità internazionale, la difesa della Patria e facilitare i percorsi di pace, ove necessario. Il comitato strategico da poco istituito sarà sicuramente all'altezza per affrontare le sfide dei prossimi anni, con impegno, lungimiranza e responsabilità .
PRESIDENTE. Il deputato Grimaldi ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02454 .
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Ministro, le passerelle della moda italiana continuano a grondare sudore, sangue, evasione. Eppure, dopo le nostre denunce, dopo le nostre interrogazioni e le inchieste che abbiamo raccontato, tutto torna uguale. Continuano a esserci dormitori, che in realtà sono fabbriche, continua lo sfruttamento, il caporalato e le botte che abbiamo raccontato in quest'Aula.
Armani, Alviero Martini, Valentino, Gucci, Loro Piana, Missoni, Ferragamo, Dolce&Gabbana, Prada, Patrizia Pepe - è giusto fare i nomi - hanno in comune una cosa: sopra, nella piramide dello sfruttamento, ci sono i profitti, e sotto la schiena curva di persone che lavorano anche 14 ore al giorno.
Allora le chiedo: cosa state facendo? Perché bisogna iniziare a chiedere la responsabilità su tutta la filiera. Che cosa state facendo? Perché tutti questi soggetti hanno una cosa in comune: continuano a dire che non sapevano nulla. E voi che cosa fate in tutto questo ?
PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.
ADOLFO URSO,. Ringrazio gli onorevoli interroganti per aver posto nuovamente la questione in quest'Aula. Ciò che ispira tutti noi è il contrasto al caporalato, al lavoro nero e ad ogni forma di sfruttamento e irregolarità lungo la filiera che mette a repentaglio la salute dei lavoratori e delle lavoratrici, la filiera artigianale, nonché anche la reputazione della moda e del che dobbiamo tutti tutelare per salvaguardare imprese, artigiani, lavoratori, il saper fare italiano.
Abbiamo svolto, nei mesi scorsi, un confronto con tutti gli attori per giungere a una soluzione normativa più organica, efficace e condivisa rispetto alle prime ipotesi inserite nel DDL sulle piccole e medie imprese: quindi, una legge nazionale e un sistema di condiviso lungo la filiera, che abbia il consenso sia dei sindacati che delle aziende.
Dobbiamo lavorare insieme. Nessuno scudo penale è stato mai immaginato; anzi, esattamente il contrario. L'obiettivo è, piuttosto, quello di dare trasparenza alla filiera e di indurre il a porre in essere tutti i controlli e le azioni atte a prevenire il fenomeno dello sfruttamento dei lavoratori nelle fasi terminali e periferiche della filiera. Di questo discuteremo nei prossimi giorni, con tutti gli attori, nel tavolo istituito dai Ministeri competenti.
Anche questo deve servire a segnare il rilancio della moda italiana che, prima a Pitti Immagine a Firenze e poi a Milano Unica, ha manifestato importanti segnali di ripresa e di fiducia, che dobbiamo supportare con iniziative concrete, come il nuovo credito d'imposta per e ideazione artistica ed estetica, i contratti di sviluppo dedicati al settore moda, il Piano Transizione 5.0 con l'iperammortamento, il regolamento EPR, che istituirà la responsabilità estesa del produttore tessile, tenendo anche conto delle disposizioni in ordine ai produttori di Stati terzi che vendono su piattaforme .
Abbiamo inoltre rafforzato le tutele e gli strumenti contro le pratiche commerciali scorrette e ingannevoli per evitare che alcuni prodotti di basso costo e bassa qualità provenienti dai Paesi dell'Asia vengano presentati, in modo falso, come prodotti sostenibili dal punto di vista ambientale.
Abbiamo introdotto anche una misura sui piccoli pacchi che giungono da fuori l'Europa e, proprio questa mattina, ne ho parlato con il Vicepresidente della Commissione europea, Ribera, perché l'azione va coordinata in sede europea.
PRESIDENTE. Il deputato Grimaldi ha facoltà di replicare.
MARCO GRIMALDI(AVS). Ministro, sì, per fortuna abbiamo fermato quello scudo penale, ma lei continua a fare da gruccia a questa mala moda.
Lo dico perché non parlate mai di salari minimi legali, non parlate mai di interrompere questa catena infinita di subappalti. Tutti quei hanno in comune non solo il fatto che non sapevano: lo sanno benissimo chi scelgono, sanno benissimo a chi si rivolgono e lo fanno per massimizzare i loro profitti. È un sistema che ha il volto buono delle , ma poi ha le mani sporche di quei lavoratori che vengono picchiati, da Prato a Napoli. Altro che mettere un commissario in ogni città! Il racconto di di 20 anni fa ormai ha pervaso tutta l'Italia.
Allora, altro che importare la modalità ICE! Noi non dobbiamo andare a cercare gli sfruttati, ma andare a beccare gli sfruttatori, che hanno il volto italianissimo. Altro che continuare a parlare della mala! La mala la gestiamo noi italianissimi e quei ne sono responsabili.
Allora, io lo dico: bisogna avere filiere trasparenti. Servono ispezioni, sì, ma anche fare assunzioni negli ispettorati del lavoro. Come si può pensare di affrontare tutto questo con i numeri che abbiamo?
E poi serve che la legge del venga cambiata, perché è stata disegnata e cucita da quei . Non basta dire che il prodotto è ideato o confezionato, se ha dentro lo sfruttamento. Se sfruttano, allora bisogna togliergli il Non devono usarlo quel marchio! Non so se mi spiego.
Lei deve decidere da che parte stare. Ci sono gli sfruttati e ci sono gli sfruttatori: lei da che parte sta? Perché c'è una parte o l'altra della barricata, altrimenti lei continua a essere la vera barricata .
PRESIDENTE. Il deputato Squeri ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02455 .
LUCA SQUERI(FI-PPE). Grazie, Presidente. Signor Ministro, noi sappiamo che la sua struttura è impegnata ad affrontare le crisi aziendali: ce ne sono circa una settantina sui vostri tavoli, coinvolgono 60.000 lavoratori. Avete già dato risposte concrete per risolverne una trentina e, dunque, avete dato stabilizzazione, o con nuovi acquirenti o con riconversioni industriali, a circa 15.000 dipendenti.
Però, sappiamo anche che la competitività globale è sempre più intensa. Dunque, chiediamo se avete iniziative al riguardo e, se sì, come intendete implementare l'azione di contrasto alle crisi aziendali.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.
ADOLFO URSO,. I tavoli di crisi ministeriali attivi sono attualmente 41 - tutti i cittadini possono esserne consapevoli perché, con il principio della trasparenza, è possibile notarlo nel sito del Ministero - quindi, in netto calo rispetto ai 55 del 2022. Sono coinvolti oggi 34.802 lavoratori; 3 anni fa erano oltre 80.000. La situazione è, quindi, nettamente migliorata.
Nel 2025 sono state raggiunte 27 intese, con il rilancio degli assetti produttivi, compresi accordi di reindustrializzazione, che hanno tutelato quasi 15.000 lavoratori. Citiamo, ad esempio, La Perla, Beko, Coin, Dema, Speedline, Jabil, Venator e Adriatronics.
Tale attività intensa di risoluzione delle crisi si affianca all'impegno per il rientro in Italia di industriali di valore storico e simbolico, come, appunto, nel caso di Diageo, con lo storico stabilimento Cinzano, nonché al consolidamento di realtà strategiche quale Riello, recentemente entrata nel perimetro del gruppo italiano Ariston. L'intervento del Ministero ha consentito, ancora una volta, di evitare licenziamenti collettivi, favorendo una gestione consensuale degli esuberi e sostenendo percorsi di riorganizzazione e rilancio industriale, come nel caso di Berco e Yoox.
È nostra intenzione proseguire su questa strada rafforzando il coordinamento con le regioni affinché il maggior numero di crisi possa essere gestito in modo coerente e complementare, in base alle rispettive dimensioni, sull'intero territorio nazionale, anche con il supporto della nostra struttura del Ministero su casi di competenza regionale. Stiamo, inoltre, agendo in sede europea al fine di arginare i fenomeni di all'interno del mercato unico, tutelare la competitività dell'industria nella sua sfida globale da ogni forma di concorrenza sleale, contrastare l'azione dei fondi speculativi e governare la transizione ambientale al fine proprio di salvaguardare il nostro modello di economia sociale di mercato, con elevati standard di qualità dei prodotti e di sicurezza sul lavoro. Anche a tal fine, ho incontrato ieri a Bruxelles cinque Commissari europei. Questo è l'anno delle riforme in Europa e l'Italia - ormai lo riconoscono tutti - ne è la protagonista.
PRESIDENTE. Il deputato Squeri ha facoltà di replicare.
LUCA SQUERI(FI-PPE). Grazie, signor Ministro. I dati che ci ha fornito confortano quello che già sapevamo, cioè l'estrema attenzione che questo Governo ha nell'affrontare le crisi aziendali. Noi siamo una forza di maggioranza liberale. Noi, come Forza Italia, vogliamo che questa caratteristica sia ben presente nell'azione, ma ben sappiamo quanto, nelle emergenze, lo Stato sia importante nell'intervenire per far sì che le crisi aziendali abbiano un decorso non drastico e non negativo.
Sappiamo che la globalizzazione ci ha inserito in un sistema di competitività molto accesa, sappiamo, quanto al tema dell'energia, che noi siamo in difficoltà per il energetico troppo sbilanciato sul gas - da questo punto di vista l'Italia è in svantaggio - e sappiamo, appunto, quanto le aziende energivore siano in difficoltà su questo e quanto l' abbia subito crisi aziendali dovute a una politica scellerata, la politica di Timmermans. Però, sappiamo anche che altri settori sono adesso soggetti a crisi, quali moda, tessile, commercio e distribuzione, per cui siamo - ripeto - confortati dall'attenzione che voi dimostrate nell'affrontare queste crisi e ci aspettiamo che l'azione sia ancora più intensa, che ci possa essere l'implementazione nella vostra struttura per avere risorse, in modo tale da affrontare questi casi in maniera sempre più incisiva…
LUCA SQUERI(FI-PPE). …per dare risposte concrete a chi le chiede .
PRESIDENTE. Passiamo ora a una serie di interrogazioni rivolte al Ministro per la Protezione civile e le politiche del mare. Avverto che, come già anticipato agli interroganti, il Governo ha comunicato per le vie brevi che il Ministro Musumeci sta rientrando dalle zone colpite dall'eccezionale ondata di maltempo, in Sicilia e in altre regioni, e sarà pertanto sostituito in questa sede dal Ministro per i Rapporti con il Parlamento. Naturalmente, ove il Ministro Musumeci arrivi in tempo, risponderà direttamente alle interrogazioni all'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Il deputato Benzoni ha facoltà di illustrare l'interrogazione Rosato ed altri n. 3-02456 di cui è cofirmatario.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ministro, vogliamo, appunto, parlare degli eventi meteorologici straordinari che hanno colpito il Sud Italia e, in particolare, della frana di Niscemi, che ha sfollato qualche migliaio di persone, oltre ad aver danneggiato sia un'area residenziale che alcune infrastrutture.
Il Governo ha deliberato lo stato di emergenza per Sicilia, Sardegna e Calabria, stanziando 100 milioni. Ad oggi, le prime stime danno in 2 miliardi quelli che sono i danni di questa ondata di maltempo e, in particolare, di questa frana.
Le chiediamo, quindi, quali siano le misure urgenti e straordinarie che il Governo intende attivare per garantire il sostegno economico, logistico e tecnico alle amministrazioni locali e alle famiglie colpite da questo evento franoso.
PRESIDENTE. Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha facoltà di rispondere.
LUCA CIRIANI,. Grazie, Presidente. Fermo quanto si osserverà in risposta alle altre interrogazioni, in risposta alla presente mi soffermerò sul movimento franoso che si è verificato a partire dal 16 gennaio e che ha interessato il territorio di Niscemi. Tale movimento ha avuto una notevole accelerazione nella mattina del 25 gennaio. Secondo i primi rilievi del Dipartimento regionale della Protezione civile, il movimento franoso era inizialmente caratterizzato da un fronte di un chilometro e 600 metri e da un'estensione di circa un chilometro quadrato.
Lo scivolamento si è sviluppato in direzione Ovest, verso la valle del fiume Maroglio, nell'ambito di unità geologiche già interessate da frane pregresse e fenomeni calanchivi. Numerose ed estese fratture sono state osservate lungo la parte instabile del versante, richiedendo una costante attività di monitoraggio per possibili movimenti retrogressivi verso l'abitato. Nella mattina del 25 gennaio, il movimento ha subìto una repentina accelerazione e la frana ha raggiunto un dislivello di alcune decine di metri, in progressivo aumento e in continua evoluzione, con una lunghezza complessiva di circa 4 chilometri.
Il 26 gennaio il Dipartimento di Protezione civile ha attivato, alle ore 10, lo stato di configurazione operativa, cosiddetto presidio operativo, e al contempo il capo del Dipartimento ha disposto l'invio immediato di tecnici a Niscemi, a supporto del Dipartimento regionale e dell'amministrazione comunale.
Sono stati quindi avviati, anche con il ricorso all'uso di droni, sopralluoghi volti a effettuare una prima perimetrazione della cosiddetta area rossa da interdire alla popolazione. Il Dipartimento ha altresì chiesto all'Agenzia spaziale italiana l'attivazione del servizio satellitare COSMO-SkyMed, al fine di acquisire dati interferometrici necessari per valutare la velocità del movimento franoso e le condizioni di rischio residuo.
Inoltre, il Dipartimento ha disposto l'attivazione di un suo centro, che ha già effettuato i primi rilievi , per la definizione del meccanismo cinematico in atto e per una più approfondita analisi delle condizioni di rischio residue e la definizione dei limiti dell'area prossima alla frana. Ne ho ancora un po', Presidente. Nei prossimi mesi, quando le attività emergenziali saranno concluse, si valuterà se, a fronte della necessità di provvedere a una complessiva revisione dell'assetto urbanistico ed edilizio delle aree colpite in conseguenza del danneggiamento di edifici e infrastrutture, sussisteranno i presupposti per la deliberazione dello stato di ricostruzione, che consentiranno di accingere al Fondo ricostruzione, di cui alla legge di bilancio.
Lo stanziamento di 100 milioni disposto dal Consiglio dei ministri dello scorso 26 gennaio, come imposto dal codice della protezione civile, riguarda le prime risorse finanziarie da destinare all'avvio delle attività di soccorso e di assistenza alla popolazione e agli interventi più urgenti. A tale proposito si rappresenta, peraltro, che per l'emergenza alluvione in Emilia-Romagna, relativa agli eventi del 1° maggio 2023, il primo stanziamento disposto dal Consiglio dei ministri ammontava a 10 milioni di euro, a fronte, invece, di oltre 33 milioni di euro per le regioni disposti con la prima delibera di lunedì scorso.
PRESIDENTE. La deputata Ruffino, cofirmataria dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie signor Presidente e grazie Ministro. Io non so perché il Ministro abbia sentito la necessità di parlarci dell'Emilia-Romagna, forse perché anche lì ci sono stati ritardi non indifferenti, però oggi abbiamo di fronte ai nostri occhi o, meglio, di fronte agli occhi degli abitanti di Niscemi un comune che sta scomparendo. Certo, c'è il capo della Protezione civile, c'è la Premier, però ci sono 1.500 residenti che sono evacuati e c'è anche il presidente della regione che ha detto: troveremo i soldi. Le strade sono chiuse e non è esatto e non viene detto, perché non viene fondamentalmente mai fatto, che si faranno interventi di protezione.
Faccio parte da 7 anni della Commissione ambiente e chiediamo sempre di fare prevenzione e, invece, ci rendiamo conto che corriamo sempre dietro alla sciagura, ma la sciagura ha un costo molto alto che non sopporta soltanto il territorio ma viene sopportato dalle famiglie e dai cittadini. È stato deliberato o verrà deliberato lo stato di emergenza ma non c'è un piano nazionale e questo è sicuramente un altro problema che dovrebbe essere assolutamente affrontato.
Ci sono dei disastri annunciati. Forse questo era uno dei tanti disastri che possono essere annunciati in quella Sicilia dove piove, sicuramente, ma dove poi d'estate manca l'acqua: pagano i cittadini, pagano le attività. Certo, avremo magari il ponte, che poggerà su una strada che, magari, non sarà così…
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). …così consolidata e crollerà. Chissà che cosa potrà succedere in una regione che ha avuto trent'anni di progetti a vuoto, 25 milioni stanziati e mai usati. Avete promesso 900 euro a delle persone che sono senza casa, sono senza passato e sono senza futuro. Ora state rimpallando nei confronti di un comune che, magari, come i tanti comuni italiani, non ha neppure il personale a disposizione, però, c'è un però: abbiamo avuto dei personaggi importanti…
PRESIDENTE. Deve concludere.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Concludo, un secondo. Abbiamo avuto l'attuale Ministro Musumeci che è stato presidente della regione Sicilia e abbiamo l'attuale presidente Schifani, chiediamo da tantissimo tempo le dimissioni, una volta di più lo facciamo oggi e a ragion veduta .
PRESIDENTE. L'onorevole Romano ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lupi ed altri n. 3-02457 di cui è cofirmatario.
FRANCESCO SAVERIO ROMANO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Signor Ministro, il ciclone Harry non è stato un evento ordinario, è stato un evento straordinario, che ha colpito ben tre regioni, ha messo in ginocchio intere coste della Sicilia, della Calabria, della Sardegna. Ma come si suole dire: chiodo scaccia chiodo, in questo caso tragedia scaccia tragedia, perché poi è arrivata la frana di Niscemi, che non è distante dall'evento ciclonico, poiché le intense piogge non potevano che, anche nelle zone interne della Sicilia in questo caso, avere un effetto tragico.
FRANCESCO SAVERIO ROMANO(NM(N-C-U-I)M-CP). Noi sappiamo che il Governo è impegnato, il Presidente del Consiglio e il Ministro sono là, a Niscemi; sappiamo che già il primo intervento in termini economici è stato stanziato, ma riteniamo che veramente queste risorse, rispetto a questa tragedia importante, siano veramente poche. Vogliamo capire dal Governo cosa intenda fare in termini di risorse e in termini di impegno…
FRANCESCO SAVERIO ROMANO(NM(N-C-U-I)M-CP). …per dare ristoro a coloro che sono stati colpiti.
PRESIDENTE. Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha facoltà di rispondere.
LUCA CIRIANI,. Grazie, Presidente. Il Governo, con la delibera del 26 gennaio, ha già stanziato 100 milioni di euro per far fronte alle più urgenti esigenze degli operatori che stanno procedendo alla rimozione delle macerie e alle prime attività di ripristino dei servizi essenziali, nonché a un primo ristoro delle attività danneggiate dalla mareggiata.
Resta fermo che, non appena sarà disponibile un quadro dettagliato dei danni, si procederà a ulteriori stanziamenti destinati a finanziare tutte le attività emergenziali necessarie alla piena ripresa economica e produttiva dei territori. Sul punto si evidenzia come in via innovativa, rispetto a precedenti emergenze, la delibera di lunedì scorso contempli anche uno stanziamento per l'attivazione immediata di prime misure di sostegno economico e sociale nei confronti della popolazione e delle attività economiche e produttive direttamente interessate dall'evento, per fronteggiare le più urgenti necessità.
Conseguentemente, è in corso di adozione l'ordinanza del capo del Dipartimento della Protezione civile, volta a disciplinare i primi interventi urgenti, finalizzati a fronteggiare le emergenze derivanti dagli eventi calamitosi e si provvederà anche alla nomina dei commissari delegati. Come già ricordato, il codice della protezione civile, all'atto della dichiarazione di stato di emergenza di rilievo nazionale, consente di disporre un primo stanziamento economico da destinare all'avvio delle attività di soccorso e assistenza alla popolazione e a interventi più urgenti.
Soltanto a seguito della valutazione dell'effettivo impatto dell'evento calamitoso, il Consiglio dei ministri individua le ulteriori risorse finanziarie necessarie sia per il completamento dell'attività di soccorso, sia per il ripristino della funzionalità dei servizi pubblici e delle infrastrutture di reti strategiche e l'immediato sostegno al tessuto economico e sociale, sia per l'avvio degli interventi più urgenti, anche strutturali, per la riduzione del rischio residuo.
Del resto, per l'emergenza alluvione dell'Emilia-Romagna - come già ricordato - il primo stanziamento ammontava a 10 milioni di euro. Nei prossimi mesi, si valuterà anche se sussistano i presupposti per la deliberazione dello stato di ricostruzione - molto probabile che sia così - a valere sul Fondo per la ricostruzione di cui alla legge di bilancio. Sul piano degli interventi per la mitigazione del rischio idrogeologico, soltanto per il 2025, il Ministero dell'Ambiente ha reso disponibili risorse pari a oltre 11.600.000 euro per interventi di finanziamento sul territorio della Calabria, 50.600.000 euro per interventi in Sicilia, oltre 17 milioni di euro per interventi sul territorio della Sardegna.
PRESIDENTE. Il deputato Romano ha facoltà di replicare.
FRANCESCO SAVERIO ROMANO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. La risposta del Ministro Ciriani, ovviamente, non poteva che essere diversa, perché sappiamo che in casi come questi si interviene a: c'è bisogno di un intervento immediato, c'è bisogno di fare una ricognizione e, poi, in maniera seria e puntuale mettere in campo risorse e una strategia organizzativa per fare in modo che queste risorse siano ben spese.
Io non voglio fare una graduatoria tra le tragedie che si sono verificate negli ultimi tempi in Italia, ma ovviamente, se pensiamo all'alluvione dell'Emilia-Romagna, dove sono stati messi in campo oltre 4 miliardi e 700 milioni, per ciò che sta avvenendo in Sicilia, in Sardegna e in Calabria, gli stanziamenti non possono essere a geometria variabile, anche perché abbiamo accusato la disattenzione, diciamo così, nei primi giorni, dei della stampa nazionale, su un evento che è veramente catastrofico e di questo anche i siciliani, così come i calabresi e i sardi, si sono lamentati.
Noi riteniamo che, al di là del clamore mediatico, quello che più importa sia l'intervento del nostro Governo, l'intervento delle regioni, anche attraverso l'utilizzo della cosiddetta subdelega per i sindaci. Ha fatto bene il Consiglio dei ministri a individuare i presidenti di regione come commissari, ma sappiamo bene che, per interventi di prima necessità, quelli che stanno in frontiera sono i sindaci e a loro dovrebbe essere dato il compito - mi riferisco ai sindaci delle comunità investite dal ciclone Harry - per potere dare subito una risposta immediata a quelle strutture che sono state danneggiate, per rimuovere i detriti, per fare in modo che le risposte siano celeri.
Allo stesso tempo riteniamo opportuno, per quanto riguarda la frana di Niscemi, che poiché, purtroppo, non abbiamo chiaro l'evento e non sappiamo quando questo andrà a concludersi, che ci fosse l'approntamento di un intervento immediato per coloro che hanno già perso la casa, perché sappiamo bene che questi sfollati non torneranno più, purtroppo, nelle loro case, e allora sarebbe bene dare una risposta immediata in questa direzione.
PRESIDENTE. Il deputato Barbagallo ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02458 .
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Stigmatizziamo l'assenza in Aula del Ministro Musumeci. In questo momento il Ministro avrebbe dovuto essere qui, in Aula, a rendere conto al Paese, così come prevedevano i lavori parlamentari . Sono ore e giorni drammatici per la Sicilia. In questo momento, il Partito Democratico non è alla ricerca di colpevoli, ma è alla ricerca di soluzioni e da parte del Governo servono parole di verità; le parole di verità che, in queste ore, ha avuto il coraggio di dire soltanto il capo della Protezione civile, parlando in modo chiaro e netto di tutta la collina che a Niscemi sta scivolando verso la Piana di Gela.
E allora, serve garantire certezze in questo momento ai siciliani, evitando la confusione sia sulle misure, sia sulle risorse. Sulle misure, perché francamente abbiamo sentito di stanziamenti irrisori e anche di appostamenti: prima Schifani ha parlato di 570 milioni di euro, ora siamo arrivati a 2 miliardi in pochi giorni. E poi serve anche…
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). …certezza sul tipo di misure, signor Presidente. In questo momento, tanti lidi, bar e ristoranti non hanno più la sede fisica di esercizio…
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). …dell'impresa. Serve bloccare i contributi e differire le scadenze fiscali e contributive, come ha chiesto il Partito Democratico
PRESIDENTE. Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha facoltà di rispondere.
LUCA CIRIANI,. Intendo ribadire, se non fosse stato chiaro, che il Ministro Musumeci non è presente perché impegnato nei sopralluoghi nelle zone colpite dal ciclone Harry. E comunque, venendo alla risposta dell'interrogazione e anche in relazione alla presente interrogazione, corre l'obbligo di ribadire come il codice della protezione civile, all'atto della dichiarazione dello stato di emergenza di rilievo nazionale, consente di disporre un primo stanziamento economico da destinare all'avvio delle attività di soccorso e assistenza alla popolazione e agli interventi più urgenti. Ciò sulla base di una valutazione speditiva svolta dal Dipartimento, tenendo conto dei dati e delle informazioni disponibili e in accordo con le regioni e con le province autonome interessate.
Nella giornata di lunedì, il Governo, vista la relazione del Dipartimento della Protezione civile e in attesa della valutazione dell'effettivo impatto dell'evento calamitoso, ha stanziato 100 milioni di euro, che costituisce un importo economico iniziale, comunque rilevante, tenuto conto dei pregressi stanziamenti avvenuti con le prime delibere di dichiarazione dello stato di emergenza di rilievo nazionale. Anche in relazione agli eventi che, a partire dal giorno 18 gennaio 2026, hanno colpito il territorio della Calabria, della Sardegna e della Sicilia, occorrerà provvedere, definendo con maggiore precisione l'ambito territoriale interessato ed effettuando una valutazione dell'impatto degli eventi ai fini dei successivi stanziamenti da disporre in via amministrativa e in via normativa.
Quanto alle attività di ricostruzione, come previsto dalla legge n. 40 del 2025, lo stato di ricostruzione segue quello di emergenza. Ciò anche al fine di evitare interferenze tra attività commissariali, che rischierebbero di produrre rallentamenti sul piano operativo. Quando le attività emergenziali saranno concluse, si valuterà la sussistenza dei presupposti per la deliberazione dello stato di ricostruzione, a dire il vero estremamente probabile, visti i danni causati dal ciclone. Un tale riconoscimento permette di attingere ai fondi stanziati da questo Governo per le ricostruzioni -calamità, che ammontano a 1,5 miliardi di euro per l'anno 2027 e a 1,3 miliardi a regime a decorrere dall'anno 2028.
PRESIDENTE. Il deputato Provenzano, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
GIUSEPPE PROVENZANO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ci aspettavamo che oggi la Presidente Meloni, a Niscemi, e il Governo, in Aula, si presentassero con un nuovo decreto, una cosa seria, perché stanziare 33 milioni per oltre 2 miliardi di danni non è una cosa seria, ma non fa ridere Oggi il Ministro Musumeci ha dato la colpa al fato, ai mali storici della Sicilia, al comune di Niscemi, in definitiva ai cittadini. Ma lui chi è? Un sociologo, un modesto epigono di Verga? È stato presidente della regione, è Ministro da tre anni e mezzo.
Noi, al Governo, i soldi per il dissesto idrogeologico li avevamo stanziati a miliardi, voi li avete tagliati e sul piano di adattamento ai cambiamenti climatici non avete messo un euro. La regione Sicilia, che quei miliardi li aveva, perché non li ha spesi? Anche a Niscemi, dove il rischio era chiarissimo a tutti. Perché oggi in Sicilia, se piove, frana; se non piove, è siccità. E allora il male storico di quella regione non è il fato, è la cattiva politica , che questa regione immobile incarna oggi senza vergogna.
Una regione sommersa dalle inchieste, immobile, che non ha le carte in regola per gestire l'ordinario, figurarsi lo straordinario. Per questo serve un'assunzione di responsabilità nazionale, che fin qui è mancata. Noi abbiamo fatto delle proposte e vi chiediamo di farle vostre: stop ai tributi per i cittadini e le imprese colpite e ristori veri, non 900 euro. Serve una gestione efficace dell'emergenza e della ricostruzione. Poi, a Niscemi serve una trattazione specifica, perché servono competenze altissime e parole di verità, anche su dove ricostruire il Paese, e poi serviranno molte risorse, tante risorse.
Noi abbiamo fatto una proposta, che è passata con il voto segreto dell'Assemblea regionale siciliana anche da parte vostra: usiamo i soldi del ponte, che nel 2026 sono buttati, perché, al di là del giudizio che si dà su quel progetto inutile e dannoso di Salvini, sicuramente nel 2026 non verranno spesi, e non è benaltrismo, e chiudo, Presidente. È serietà, responsabilità, realismo, è quello che vi manca. Non si tratta di sottrarre qualcosa ai siciliani, ma di restituirgliela.
Se non volete prenderli da lì, prendeteli dai 4 miliardi sottratti per la decontribuzione, dai 2,5 miliardi tagliati ai comuni del Sud o dai 3,5 miliardi tagliati al fondo perequativo. Avete abbandonato il Mezzogiorno, ridotto la Sicilia alla marginalità. Questo non è il conto della natura, è un prezzo che pagheranno i siciliani. Noi ve ne chiederemo conto qui e non li lasceremo soli .
PRESIDENTE. La deputata Orrico ha facoltà di illustrare l'interrogazione Morfino ed altri n. 3-02459 di cui è cofirmataria.
ANNA LAURA ORRICO(M5S). Calabria, Sicilia e Sardegna sono state flagellate dal ciclone Harry. Abbiamo visto le comunità in ginocchio, nonostante la copertura mediatica del dramma sia stata e sia insufficiente. La conta dei danni è arrivata a circa 2 miliardi. Ci sono responsabilità precise della politica nella mancata prevenzione attraverso la tutela e la messa in sicurezza del territorio, e vorremmo garanzie affinché la ricostruzione avvenga rapidamente, senza commettere gli errori del passato, per citare il Ministro Musumeci.
Le chiedo, allora, se non sia il caso di restituire i Fondi di coesione sottratti a siciliani e calabresi, 1,6 miliardi per un ponte sullo Stretto che non vedrà probabilmente mai la luce, così da dare risposte a famiglie e imprese. Non vorremmo, tra qualche tempo, ritrovarci qui a discutere di errori del passato, dai quali qualcuno, aggiungo io, non ha imparato proprio niente .
PRESIDENTE. Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha facoltà di rispondere.
LUCA CIRIANI,. Grazie, Presidente. Sugli stanziamenti per le attività emergenziali e di ricostruzione è possibile rinviare a quanto già osservato in risposta alle precedenti interrogazioni. Per quanto attiene gli interventi strutturali di contrasto del dissesto idrogeologico, rilevano le politiche di prevenzione che l'attuale Governo ha sistematicamente messo in atto fin dal suo insediamento. A testimoniare l'importanza che il Governo attribuisce al contrasto del dissesto idrogeologico, già nel 2023 il decreto-legge n. 13 ha attribuito alla Presidenza del Consiglio il coordinamento e il raccordo necessari per affrontare le situazioni di criticità ambientale delle aree urbanizzate interessate da fenomeni di esondazione e di alluvione.
Successivamente, con l'articolo 22 del decreto-legge n. 44 del 2023, è stata disposta l'istituzione, presso il Dipartimento Casa Italia, di una segreteria tecnico-amministrativa, composta da un contingente di personale in possesso di specifica ed elevata competenza, “al fine di assicurare un adeguato supporto tecnico allo svolgimento dei compiti istituzionali in materia di contrasto del dissesto idrogeologico attribuiti alla competenza della Presidenza del Consiglio dei ministri”.
Con il decreto-legge n. 153 del 2024 sono state, inoltre, rafforzate le Autorità di bacino distrettuali, cui è stato riconosciuto un ruolo centrale nell'elaborazione degli strumenti di pianificazione e nel coordinamento delle attività di gestione e manutenzione del territorio, grazie alle loro capacità di garantire una visione unitaria e integrata delle dinamiche idrogeomorfologiche. Lo stesso decreto ha previsto che le risorse revocate per mancato utilizzo nei termini stabiliti siano riassegnate alle Autorità di bacino distrettuali per essere impiegate nello stesso territorio e per le stesse finalità. Ha razionalizzato il sistema del monitoraggio degli interventi, così da garantire un quadro conoscitivo completo e costantemente aggiornato.
Sempre nell'ambito del rafforzamento delle politiche per il contrasto del dissesto idrogeologico e per il potenziamento del ruolo delle Autorità di bacino, il Ministro per la Protezione civile ha promosso un accordo per la coesione finanziato con le risorse del Fondo di sviluppo e coesione 2021-2027 volto alla definizione di un Piano nazionale di interventi per la mitigazione del rischio idrogeologico. Il Dipartimento Casa Italia, in qualità di amministratore responsabile di tale accordo, del valore di 470 milioni di euro, ha individuato, insieme alle Autorità di bacino, gli interventi prioritari per la messa in sicurezza del territorio, che riguardano opere strutturali caratterizzate da importi sensibilmente più elevati rispetto alla programmazione ordinaria.
Sempre nell'ottica di un rafforzamento delle attività di prevenzione, con la legge di bilancio del 2026 è stato istituito un Fondo con la dotazione di 350 milioni di euro per l'anno 2026 al fine di ridurre l'esposizione a situazioni di rischio che interessano il territorio nazionale. Tali risorse sono finalizzate alla realizzazione di interventi volti alla riduzione dell'esposizione ai rischi naturali anche attraverso il finanziamento di opere e di lavori.
PRESIDENTE. Il deputato Cantone, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
LUCIANO CANTONE(M5S). Grazie, Presidente. Noi non siamo soddisfatti di questa risposta, a noi sembra di capire che voi non abbiate compreso il peso delle responsabilità che avete in questa vicenda, soprattutto perché l'attuale Ministro per la Protezione civile è stato presidente di regione per 5 anni in Sicilia. Vedete, nella piana di Gela, c'è una città, Niscemi, che sta scivolando pian piano a valle e dove 1.500 persone sono state sfollate. La cosa preoccupante, però, è che il Ministro Musumeci sapeva già dal 2022 lo stato dell'arte in quella città.
Tant'è vero che aveva firmato e sottoscritto un documento, presentato dal comune di Niscemi, in cui si richiedeva di rivalutare il PAI, proprio al fine di mitigare gli effetti del dissesto idrogeologico. Dopodiché il nulla. Ci sono comunità senza strade, dove le strade sono state distrutte, così come le reti idriche e quelle fognarie, dove intanto continuano a sversare in mare le acque reflue. Voi dal 1° gennaio 2025 avete obbligato le aziende e i cittadini a sottoscrivere le polizze assicurative contro le catastrofi naturali. Peccato che le fattispecie di questo ciclone non saranno coperte dall'assicurazione. Niente copertura assicurativa per maremoti, per eruzioni vulcaniche, per innalzamento dei livelli del mare. Veramente una macabra barzelletta!
Avete combinato l'ennesimo pasticcio, mentre i cittadini siciliani restano ancora una volta inermi, così come quelli calabresi e i sardi. Ma le responsabilità del Ministro Musumeci non finiscono qui, perché apprendiamo da notizie di stampa che il capo della Protezione civile siciliana sarebbe comandato a bacchetta da Cuffaro. Ancora una volta, una vergogna senza fine. Per fortuna, il nostro popolo è migliore di voi e lo hanno dimostrato le migliaia di volontari che si sono recati in questi giorni a spalare fango con stivali e pale. Io stesso sono stato con loro, ho indossato quegli stivali e ho imbracciato quelle pale, mentre voi passavate a fare foto di circostanza nei luoghi del disastro.
Ieri è stato approvato un ordine del giorno in regione Sicilia in cui si chiede di sbloccare questi fondi per il ponte sullo Stretto che - prendetene atto - voi non costruirete mai. Dovete assumervi le vostre responsabilità, anche perché nei prossimi anni questi eventi saranno sempre più violenti. Dico solo una cosa per concludere. La Sicilia è stata tradita tante volte da questo Paese, ma quando a tradirla sono i politici siciliani il dolore è ancora più insopportabile .
PRESIDENTE. Il deputato Faraone ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02460 .
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). Presidente, il Ministro Musumeci è scappato come un coniglio, non è qui e lascia il Ministro Ciriani a leggere le sue balle, perché di questo si tratterà.
PRESIDENTE. Mi perdoni se la interrompo, onorevole Faraone, forse non era in Aula, il Ministro…
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). No, lei può interrompere…
PRESIDENTE. No, chiedo scusa, possiamo spegnere il microfono un attimo?
DAVIDE FARAONE…. ma per me è scappato come un coniglio. Lei può dire…
PRESIDENTE. Possiamo spegnare il microfono, grazie! Volevo solo puntualizzare, ove non fosse stato in Aula, che il Ministro Musumeci ha comunicato - ed io ho informato l'Aula - che si trova in viaggio di ritorno dalle zone colpite dall'alluvione e che se fosse arrivato in tempo sarebbe addirittura venuto in Aula. Sta rientrando materialmente dalla Sicilia, prego.
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). Ripeto, il Ministro Musumeci è scappato come un coniglio e il Ministro Ciriani leggerà le sue balle, perché gli ha lasciato un foglio scritto con tante fandonie.
Sa perché è scappato il Ministro Musumeci? Perché da presidente della regione non si è accorto che Niscemi stava franando. Per 5 anni non si è accorto che Niscemi stava franando. Sa perché è scappato, come un coniglio, Musumeci? Perché non si vergogna di un Consiglio dei ministri che ha destinato soltanto 100 milioni di euro a fronte di 2 miliardi di euro di danni. Per cui, oggi sarebbe venuto a fare soltanto una figuraccia, ed è scappato come un coniglio!
PRESIDENTE. Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha facoltà di rispondere.
LUCA CIRIANI,. Grazie, Presidente. Come è noto, a partire dal 18 gennaio 2026, i territori delle regioni Calabria, Sardegna e Sicilia sono stati colpiti dal ciclone Harry che ha determinato una grave situazione di pericolo per l'incolumità delle persone e l'evacuazione di numerose famiglie dalle loro abitazioni. Il ciclone, caratterizzato da forti raffiche di vento, precipitazioni intense e mareggiate, ha provocato esondazioni, allagamenti, movimenti franosi e danneggiamenti alla fascia costiera e nelle aree interne, alle infrastrutture di trasporto, a edifici pubblici e privati, alle attività produttive e alla rete dei servizi essenziali, la cui compiuta ricognizione è ancora in corso.
In conseguenza di tali eventi, i presidenti delle regioni Calabria, Sardegna e Sicilia hanno formalmente chiesto di fronteggiare, con mezzi e poteri straordinari, la situazione di emergenza. Sulla base dei dati disponibili, si è ritenuto che l'evento sia stato tale da trascendere le capacità operative e finanziarie degli enti competenti in via ordinaria, rendendosi quindi necessario l'utilizzo dei mezzi e dei poteri straordinari propri della dichiarazione dello stato di emergenza di rilievo nazionale.
Al fine di dare una immediata risposta alla popolazione colpita dall'evento, l'istruttoria condotta si è potuto basare principalmente sulla constatazione dell'eccezionalità dell'evento sulla base delle informazioni disponibili, stante peraltro l'urgenza di dover quantificare un primo stanziamento di risorse per garantire le misure e gli interventi più urgenti volti al soccorso e all'assistenza alla popolazione. Come già rilevato nelle risposte precedenti, si è provveduto allo stanziamento di 100 milioni di euro che, a differenza di quanto sostenuto, costituisce un importo economico iniziale rilevante, tenuto conto di quanto consentito dalla normativa di Protezione civile e dei pregressi stanziamenti avvenuti con le prime delibere di dichiarazione dello stato di emergenza di rilievo nazionale.
La delibera di lunedì scorso, in via innovativa rispetto alle precedenti emergenze, ha previsto anche uno stanziamento per l'attivazione immediata di prime misure di sostegno economico e sociale nei confronti della popolazione e delle attività economiche e produttive direttamente interessate dall'evento. Un tale modo di procedere dovrà essere osservato anche in relazione agli eventi in esame, occorrendo necessariamente definire con maggiore precisione il territorio interessato ed effettuare una valutazione dell'impatto degli eventi ai fini dei successivi stanziamenti da disporre in via amministrativa e normativa. Le attività di ricostruzione seguiranno a quelle di emergenza e potranno beneficiare dei fondi già stanziati da questo Governo per le ricostruzioni post calamità nell'ammontare prima ricordato.
PRESIDENTE. Il deputato Faraone ha facoltà di replicare.
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). Presidente, il Governo è assolutamente inadempiente. Oltre a non avere stanziato le risorse che servono, è un Governo che ha smantellato un'unità di missione che doveva occuparsi di questo non in emergenza, ma in maniera ordinaria, perché queste emergenze purtroppo sono sempre più frequenti. Noi avevamo stanziato 6 miliardi di euro che loro hanno tenuto nel cassetto senza investire un euro in prevenzione. Per cui, tutto quello di cui si sta parlando adesso è qualcosa che doveva essere organizzato prima.
Tajani è andato in Sicilia, è stato 48 ore, durante le crisi internazionali in Ucraina, in Palestina e in Groenlandia. Tajani è stato lì per 48 ore per occuparsi del rimpasto del governo Schifani, ma poi non ha trovato un minuto per tornare dopo l'uragano. Al tempo stesso, la Meloni, che quando è avvenuta l'alluvione in Emilia-Romagna si è precipitata con gli stivali nel fango, dopo una settimana e dopo che tutti gli esponenti dell'opposizione hanno lanciato l'allarme, finalmente ha deciso di mettere piede anche lei in Sicilia. Ora glieli forniamo noi gli stivali alla Premier Meloni per andare in Sicilia
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). … in modo che smetta con la propaganda…
PRESIDENTE. Li tolga, onorevole Faraone!
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). …e tiri fuori i soldi Vergogna, vergogna! Ridicolo!”
PRESIDENTE. Li tolga, onorevole Faraone!
DAVIDE FARAONE…. perché in Sicilia non serve propaganda, ma risorse economiche.
PRESIDENTE. Abbia pazienza, parliamo di una tragedia, tolga quegli stivali! Per cortesia, parliamo di un dramma, abbia pazienza!
PRESIDENTE. Il deputato Carra' ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02461 . Prego, onorevole Carra'…. Provi ancora a parlare, scusi, altrimenti cambiamo il microfono. Prenda quello dell'onorevole Matone, prego e… provi a parlare onorevole Carra'. Provi con il microfono dell'onorevole Matone, abbia pazienza… si sposti per favore lì, abbia pazienza… non c'è problema, anche se a sinistra… lei guardi dal lato opposto, grazie…
ANASTASIO CARRA'(LEGA). Grazie, Presidente. Signor Ministro, in questi giorni la Sicilia orientale, insieme alla Calabria e alla Sardegna, è stata duramente colpita dal ciclone Harry che ha provocato danni profondi e grande sofferenza. Penso, con particolare dolore, anche al disastro di Niscemi e a tutta la fascia ionica che ho visitato personalmente e da cui sono tornato profondamente colpito sia per la sofferenza delle persone, ma anche per la loro straordinaria e grande dignità.
Da siciliano desidero esprimere vicinanza e sincero dispiacere a tutta la comunità colpita e allo stesso tempo voglio ringraziare il Governo per aver tempestivamente dichiarato lo stato di emergenza e in particolare la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che stamattina, con la sua presenza in Sicilia, ha dato un segnale concreto di attenzione e responsabilità. Aggiungo che proprio in queste ore il Vice Ministro Gava sta dimostrando e manifestando tutta la sua vicinanza e il conforto al popolo siciliano. Sono certo che il Governo continuerà a seguire con grande impegno questa emergenza e desidero elogiare, a differenza di qualcun altro, il Ministro Musumeci per la sensibilità, la competenza e la vicinanza dimostrata verso la sua amata terra.
Le chiedo quindi con quali interventi e con quali tempi il Governo intenda intervenire per far fronte alla disastrosa emergenza creata dal ciclone Harry nel territorio delle regioni della Sicilia, Calabria e Sardegna.
Signor Ministro, la Sicilia oggi ha bisogno di ripartire e ha bisogno di farlo subito, senza esitazioni e senza ritardi.
PRESIDENTE. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha facoltà di rispondere.
LUCA CIRIANI,. Sì, grazie, Presidente. Nel rinviare agli elementi già forniti, mi soffermerò sulle conseguenze che gli eventi meteorologici in Calabria, Sardegna e Sicilia hanno prodotto sulla rete ferroviaria e viaria e sulle azioni già concluse o in corso di svolgimento.
In relazione agli interventi sul sistema viario del territorio siciliano, di competenza di ANAS, si osserva che, con riferimento alla provincia di Catania, sono stati attivati presidi operativi H24 sull'intera rete di competenza e vi è stato un impiego continuo di personale ANAS e delle imprese di pronto intervento. Il fabbisogno stimato per gli interventi di rimozione degli alberi e dei detriti, il ripristino del piano viabile, la gestione delle frane e della caduta di massi, il monitoraggio di ponti e opere idrauliche ammonta a circa 2,4-2,8 milioni di euro.
Con riferimento invece alla provincia di Palermo vi è stata l'attivazione del pronto intervento del personale di esercizio sull'intera rete. Il fabbisogno stimato per gli interventi di rimozione di fango e detriti, il ripristino del piano viabile e delle pertinenze ammonta a circa 4 milioni di euro. L'importo stimato per gli interventi di manutenzione straordinaria è pari a circa 10 milioni di euro.
In relazione agli interventi sulla rete autostradale ANAS, sono stati eseguiti i lavori di ripristino di segnaletica stradale divelta, pavimentazione, corpo stradale e funzionalità delle opere idrauliche per un importo complessivo di circa 4 milioni di euro.
Con riferimento alla rete stradale del territorio sardo, di competenza di ANAS, è stata calcolata la necessità di eseguire interventi di manutenzione programmata per circa 17.900.000 euro, di cui 11 milioni per il consolidamento della strada statale 195. Sono inoltre da tenere in considerazione ulteriori 850.000 euro per interventi di manutenzione ricorrente.
Nella rete stradale ANAS in Calabria si è resa necessaria l'esecuzione di lavori urgenti per la messa in sicurezza della strada statale 106, per un importo di investimento, stimato ad oggi, di circa 823.000 euro. Sono inoltre stati attivati i presidi H24 sull'intera rete di competenza, con impiego continuo di personale e delle imprese di pronto intervento. Sono stati anche disposti interventi per la rimozione di alberi abbattuti, colate detritiche, ripristino del piano viabile e gestione frane, caduta massi, mareggiate, allagamenti e bufere di neve.
Parimenti, in relazione alla rete RFI, si rileva che nel territorio siciliano si prevede una stima delle tempistiche di primo ripristino di sei settimane, per poi proseguire con gli interventi per una durata ancora in fase di stima. Nel territorio calabrese sono stati già effettuati gli interventi di primo ripristino utili alla riattivazione delle tratte interessate, avvenuta il 24 gennaio.
Nel territorio sardo gli interventi di messa in sicurezza tra Macomer e Campeda sono stati eseguiti nei giorni seguenti agli eventi meteorologici. Per i tratti ferroviari in esame, l'entità dei danni è tale da richiedere, oltre alle opere di primo intervento, anche l'esecuzione di opere di completamento.
Alla luce di tale quadro, il primo stanziamento di 100 milioni di euro disposto dal Governo potrà essere impiegato anche per le opere di ripristino della funzionalità dei servizi pubblici e delle infrastrutture di reti strategiche, fermi rimanendo gli ulteriori stanziamenti che verranno disposti.
PRESIDENTE. Il deputato Carrà ha facoltà di replicare.
ANASTASIO CARRA'(LEGA). Signor Ministro, la ringrazio per la risposta puntuale ed esaustiva e per il quadro che ha voluto offrire a quest'Aula. Le sue parole confermano l'attenzione costante e concreta che il Governo sta riservando all'emergenza provocata dal ciclone Harry. Sento di poter dire che la presenza dello Stato è stata non solo avvertita, ma anche apprezzata dalle comunità locali e da tutte le istituzioni.
Con riguardo allo stanziamento immediato di 100 milioni di euro, vorrei evidenziare che sono i primi 100 milioni. E tutti gli importi che lei ha indicato rappresentano un segnale forte che va nella direzione giusta, che è quella della responsabilità e della concretezza.
È importante - come lei ha riferito - che ora si proceda con rapidità negli interventi affinché le risorse arrivino davvero a famiglie, imprese, agricoltori e amministratori locali che stanno affrontando una fase difficile con grande dignità.
Desidero ribadire il mio apprezzamento al Governo, che è un punto di riferimento importante per chi oggi guarda alle istituzioni con grande speranza. Sono certo che il dialogo costante con la regione e con i comuni, così come l'attenzione alla prevenzione e alla messa in sicurezza del territorio, continueranno ad essere centro dell'azione di Governo.
Ministro, la Sicilia sente di non essere sola. Noi della Lega - e sono certo anche tutto il Parlamento - continueremo a fare la nostra parte con spirito costruttivo e di grande collaborazione affinché questa emergenza possa trasformarsi in un'occasione di ricostruzione, sicurezza e rilancio per tutti i nostri territori. Grazie, signor Ministro.
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata. Sospendiamo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 16,15 con la commemorazione dell'onorevole Sergio Flamigni.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 100, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Passiamo ora alla commemorazione dell'onorevole Sergio Flamigni.
Ha chiesto di parlare il deputato Stefano Vaccari. Ne ha facoltà.
STEFANO VACCARI(PD-IDP). Signor Presidente, colleghi e colleghe, oggi siamo qui per rivolgere un pensiero di profondo rispetto e sincera riconoscenza a Sergio Flamigni, che ci ha recentemente lasciati.
Sergio Flamigni è stato partigiano, protagonista della lotta antifascista fin da giovanissimo, quando, nel 1941, scelse l'attività clandestina insieme ad altri giovani di Forlì. Durante la Resistenza fu commissario politico della XXIX Brigata Garibaldi GAP “Gastone Sozzi”, un'esperienza che non fu per lui un episodio ma l'origine di un'intera esistenza spesa con coerenza, dalla difesa della libertà alla cura quotidiana delle istituzioni democratiche, alla ricerca della verità storica e politica.
Dopo la liberazione dal nazifascismo il suo impegno continuò nel lavoro sindacale e politico, dalla camera di lavoro di Forlì alla guida della federazione provinciale comunista fino ai ruoli di responsabilità nel Partito Comunista Italiano. Fu deputato dal 1968 al 1979 e successivamente senatore fino al 1987, ma soprattutto fu parlamentare capace di portare nelle istituzioni una qualità rara: la capacità di unire passione civile e disciplina dello studio, condizione politica e assoluto rispetto dei fatti.
Flamigni è stato un ricercatore ostinato della verità, un uomo delle Commissioni d'inchiesta. Ha lavorato sul caso Moro, sulla Loggia massonica P2, sulla criminalità organizzata e sulle trame dello stragismo e ha compiuto questo lavoro senza mai cercare scorciatoie, senza piegarsi all'idea che esiste una verità comoda, una verità condivisa solo perché è utile a chiudere una pagina difficile della storia. Per Flamigni la verità era una cosa semplice e severa: sono gli atti, sono i fatti e non è condivisa se non da chi ha il coraggio di affrontarla e cimentarsi fino in fondo nella sua ricerca.
Chi lo ha conosciuto da vicino lo ricorda anche per un altro tratto fondamentale: la centralità dello studio. Da ragazzo, già a 17 anni, tornato a Forlì, si scambiava libri con altri giovani antifascisti di orientamenti diversi per imparare a comprendere il mondo e costruire il futuro. È un dettaglio che racconta molto più di tante formule. Flamigni ha sempre creduto che la libertà non si difenda soltanto con il coraggio ma anche con la conoscenza, con la preparazione, con la fatica del capire. Ecco perché, terminata la sua esperienza parlamentare, non smise di servire il Paese. Avviò un'intensa attività di ricerca sul terrorismo, sulla P2, sulla mafia, con numerose pubblicazioni e con la creazione, nel 2005, del Centro di documentazione Archivio Flamigni, donando, appunto, il proprio archivio. Nel 2021, poi, grazie all'impegno dell'allora presidente della regione Lazio, Zingaretti, l'archivio è stato trasferito nel nuovo spazio Memo nel quartiere popolare della Garbatella, a Roma.
Lo scorso 22 ottobre, in quest'Aula, abbiamo celebrato i suoi cent'anni. In quell'occasione, sappiamo di essere riusciti a strappargli un ultimo sorriso, discreto, appena accennato, ma autentico. Oggi quell'immagine ci accompagna, perché ci ricorda che la memoria della Repubblica non è mai astratta, ma ha un volto, una storia e una responsabilità.
Flamigni non è mai stato uno spettatore, mai neutrale, sempre partigiano, dalla parte della Costituzione, del lavoro, della giustizia, della verità, anche quando la sua ricerca lo portava controcorrente, anche quando veniva frainteso o attaccato. In un tempo in cui l'indifferenza sembra spesso prevalere, la sua lezione resta attuale e necessaria: coltivare la memoria, difendere le istituzioni, non distogliere lo sguardo dalle zone d'ombra della nostra storia, perché è lì che la democrazia viene messa alla prova.
A nome del Partito Democratico voglio rivolgere ai suoi familiari, che oggi non hanno potuto essere qui, a tutti i compagni e le compagne di una vita politica e sindacale e a tutte le persone che lo hanno affiancato nel centro di documentazione Archivio Flamigni, che sono presenti nelle tribune, il nostro più sentito cordoglio e ringraziamento di un Paese che gli deve molto. Ciao Sergio .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Zucconi. Ne ha facoltà.
RICCARDO ZUCCONI(FDI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, prendo la parola, anche a nome del gruppo di Fratelli d'Italia, per commemorare la figura di Sergio Flamigni, un uomo che ha attraversato il secolo breve con la tempra di chi non ha mai rinunciato a cercare la verità anche quando questa era scomoda o controcorrente.
I pochi minuti a disposizione non sono minimamente sufficienti per elencare le numerose attività di una vita così densa, dal suo impegno politico e nell'attività nella sinistra italiana e poi dagli scranni di quest'Aula e del Senato, fino all'instancabile attività di saggista.
Flamigni è stato prima di tutto un uomo delle istituzioni che ha saputo trasformare il mandato parlamentare in una missione di indagine civile. Un uomo di partito, certo, e pur non appartenendo alla nostra storia politica, ma a una storia politica distante dalla nostra, a Flamigni riconosciamo volentieri il merito di aver compreso, forse prima di altri, che la dignità di una Nazione passa per la piena conoscenza della propria storia, specialmente nei suoi passaggi più tragici. La sua attività nelle Commissioni d'inchiesta sul caso Moro, sulla Loggia P2 e sull'antimafia ha segnato un metodo, quello dell'analisi rigorosa e documentale anche quando sono scomode le verità a cui si giunge.
Uomo convintamente di sinistra, Sergio Flamigni ha saputo esprimere la sua personalità anche con un lavoro di inchiesta che lo portò, spesso, a toccare zone d'ombra della nostra storia, che anche la destra nazionale denunciava con vigore. Su tutte voglio ricordare le battaglie affinché i nomi degli iscritti alla P2 venissero resi pubblici e i legami tra massoneria deviata e i vertici dello Stato fossero recisi. Flamigni ha lottato affinché il segreto di Stato non diventasse un paravento per l'impunità e che la verità sulle stragi e sugli anni di piombo venisse alla luce.
L'eredità di Flamigni, oggi, non è soltanto ideale, ma è materiale. È custodita in quel patrimonio immenso che è l'Archivio Flamigni, un punto di riferimento per chiunque voglia studiare la storia della nostra Repubblica e ci auguriamo che il suo archivio venga ulteriormente valorizzato affinché il suo lavoro di una vita non resti chiuso in un deposito ma diventi uno strumento vivo di analisi politica .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cavandoli. Ne ha facoltà.
LAURA CAVANDOLI(LEGA). Grazie, Presidente. Lo scorso 10 dicembre, a Bracciano, è venuto a mancare Sergio Flamigni, all'età di 100 anni. Fu deputato e poi senatore del Partito Comunista Italiano per un ventennio, dal 1968 al 1987. Romagnolo di Forlì, nacque, appunto, nel 1925.
È stato fin dall'adolescenza un attivista politico, durante la guerra, prima nei movimenti giovanili clandestini e poi come partigiano, partecipando alla Resistenza nella XXIX Brigata Garibaldi. Degli eventi della Seconda guerra mondiale è sempre stato un narratore lucido e appassionato, anche nei decenni a venire, dedicando a quei fatti il testo , ricco di fonti memorialistiche e documentaristiche.
Fu consigliere comunale a Forlì dal 1956 al 1960 e poi consigliere provinciale fino al 1964. Fu eletto, sempre per il Partito Comunista, in Parlamento, nella circoscrizione di Bologna, e ha svolto più volte la sua attività nelle Commissioni antimafia e nelle Commissioni parlamentari d'inchiesta, sia sul caso Moro che sulla P2, tematiche alle quali ha dedicato impegno ma anche tanto studio, indagini e raccolte documentali culminati con la pubblicazione di libri sulla stagione del terrorismo e delle stragi della mafia. Citiamo , e .
A lui si deve la fondazione dell'Archivio Flamigni nel 2005, che si dedica a conservare, tutelare e rendere accessibili le fonti documentali e le testimonianze su terrorismi, stragi di mafia e criminalità organizzata, ai fini di ricerca storica. La caratteristica di questo archivio è di essere aperto non solo agli studiosi e agli interessati ma anche alle istituzioni, alle altre istituzioni che si occupano della storia più tragica del Novecento.
Ha, quindi, promosso la Rete degli archivi per non dimenticare, che oggi comprende più di 70 archivi, sovrintendenze archivistiche, centri di documentazione e associazioni, che lavorano per conservare e rendere accessibili le fonti documentali sui temi legati al terrorismo, allo stragismo, alla violenza politica e alle mafie.
Questo, probabilmente, è il suo testamento che mi piace chiamare “civile”, quello di trasmettere qualcosa, la sua attività di inchiesta, la sua attività di storico, alle future generazioni. Lui stesso ha affermato: “La memoria storica può costituire un patrimonio di sapienza e di forza per i giovani che intendono operare e lottare per un futuro in cui sia possibile conquistare pace e lavoro nello sviluppo della democrazia”.
Ci lascia, quindi, una memoria storica, uno scrittore arguto e puntuale, un collega, un politico al cui lavoro e soprattutto alla cui passione guardiamo con rispetto. Ai familiari va il cordoglio mio e di tutto il gruppo parlamentare della Lega .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Paolo Emilio Russo. Ne ha facoltà.
PAOLO EMILIO RUSSO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, quando penso a Sergio Flamigni, che ci ha lasciato alla soglia dei 101 anni, mi viene in mente una parola sola, ossia coerenza: quella coerenza rara che attraversa una vita intera, senza piegarsi alle convenienze del momento; quella che ti porta a fare le stesse domande, scomode, a 20 anni come partigiano e poi, a 80 anni, come studioso instancabile.
Flamigni ha vissuto dentro quest'Aula, tra Camera e Senato, tra il 1968 e il 1987. Erano gli anni più bui della nostra democrazia: il terrorismo che insanguinava le piazze, le bombe che squarciavano i treni, l'attacco al cuore dello Stato che si portò via Aldo Moro. E proprio quella ferita, ossia il rapimento e l'omicidio di Aldo Moro, segnò profondamente Flamigni, non solo come parlamentare, ma, innanzitutto, come uomo. Da quella tragedia nacque un'ossessione per la verità. Così, per 30 anni continuò a scavare, a studiare e a scrivere dalla Commissione Moro, che citavano i colleghi, dalle Commissioni P2 e antimafia, con numerosi saggi.
Siamo di una generazione diversa, abbiamo percorsi politici diversi. Eppure, riconosciamo in Flamigni qualcosa che dovrebbe unirci tutti, al di là degli schieramenti: il rispetto per le istituzioni democratiche e la passione per i diritti.
Nel 2005 Flamigni fondò l'archivio che porta il suo nome. Non voleva costruire un museo della propria memoria, ma un luogo vivo, dove le nuove generazioni potessero attingere dal passato per non ripetere gli errori che ci sono costati così caro: il fascismo, la guerra, il terrorismo.
C'è una sua frase che mi ha colpito particolarmente: la memoria storica può costruire un patrimonio per chi intende lottare per un futuro di pace.
Ecco, questo era Sergio Flamigni. Uno che credeva che la democrazia non fosse un regalo che ci è stato dato da custodire gelosamente, ma una conquista da rinnovare ogni giorno con la conoscenza e con il coraggio. Chi vive così, fedele a se stesso, dal primo all'ultimo giorno, non appartiene a una sola parte politica, ma appartiene a tutti, appartiene alla Repubblica. Ecco perché merita il nostro più profondo rispetto .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ascari. Ne ha facoltà.
STEFANIA ASCARI(M5S). Grazie, Presidente. Oggi ricordiamo Sergio Flamigni, una figura che ha attraversato alcune delle stagioni più difficili e decisive della storia repubblicana con rigore, passione civile e profondo senso delle istituzioni.
Partigiano giovanissimo, protagonista della Resistenza, Flamigni ha portato, per tutta la vita, il segno di quella scelta fondamentale: stare dalla parte della libertà, della democrazia, della Costituzione. A 16 anni entrò in clandestinità, poi fu commissario politico della Brigata “Gastone Sozzi”: da allora, la parola “Resistenza” non l'ha più abbandonato, in nessuno dei suoi significati più profondi.
Militante politico, parlamentare, studioso instancabile, ha dedicato il suo impegno a un compito tanto difficile quanto indispensabile: cercare la verità. Studioso rigoroso dei grandi misteri italiani, dal caso Moro alla P2, come membro delle Commissioni parlamentari d'inchiesta sul terrorismo e sulle stragi e come ricercatore appassionato, ha lavorato, per decenni, su alcune delle pagine più oscure della nostra Repubblica.
Nel 2005 ha fondato l'Archivio Flamigni per mettere a disposizione degli studiosi l'imponente documentazione raccolta in materia di terrorismo, stragi, mafia e violenza politica. Con i suoi libri e le sue indagini ha contribuito a rompere silenzi, a smontare versioni comode e a ricordarci che, senza verità, non può esserci giustizia e, senza giustizia, non può esserci vera democrazia.
Sergio Flamigni è stato, soprattutto, un custode della memoria democratica, un uomo che ha creduto fino all'ultimo che le istituzioni abbiano il dovere morale di fare luce, anche quando la luce è scomoda, anche quando fa paura.
In un tempo in cui la memoria viene, spesso, piegata, semplificata, dimenticata, il suo esempio ci richiama a una responsabilità precisa: difendere la verità, proteggere la storia, non rinunciare mai al diritto di sapere.
Ricordarlo, oggi, significa rinnovare un impegno: non smettere di cercare, non accettare le zone d'ombra, non tradire mai i valori per cui lui, da ragazzo, scelse la Resistenza. Se ne è andato a 100 anni, nella sua Bracciano. Perdiamo un uomo giusto, un uomo d'altri tempi che ha incarnato, fino all'ultimo, il senso più profondo della parola “Resistenza”.
A Sergio Flamigni va il nostro ringraziamento più profondo, alla sua famiglia va la nostra vicinanza. La sua voce non si è, però, spenta. Continua a vivere nei suoi libri, saggi, nelle sue ricerche, nelle domande che ci ha insegnato a non smettere mai di porre. Continuerà a parlarci finché ci sarà qualcuno disposto a cercare la verità, a difendere la democrazia, a non accettare le menzogne del potere e, finché questo accadrà, Sergio Flamigni sarà ancora con noi. Buon viaggio, partigiano Sergio .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. È complicato rendere omaggio a una persona che non si è mai conosciuta personalmente, ma, forse, assume ancora maggiore importanza per raccontare e ricordare cosa ha lasciato, al di là della conoscenza personale.
Sergio Flamigni è indiscussamente ricordato da tutti come un uomo delle istituzioni, nel senso più autentico del termine, quello che, forse, un po' abbiamo perso. Ha vissuto la politica come servizio, come responsabilità verso la comunità nazionale, con un rigore morale d'altri tempi, con la coerenza ideale e la continua difesa delle regole democratiche e del confronto parlamentare.
Nel corso della sua attività ha dimostrato che il pensiero e l'azione possono procedere insieme, guidati dallo studio, quello che tutti gli interventi prima di me hanno raccontato; studio che era parte della sua attività quotidiana. Preparazione, costanza, attenzione alle persone, all'umanità, in particolare a quelle più fragili che non ha mai dimenticato.
La sua presenza nelle Aule parlamentari, prima, e nella società civile, poi, è sempre stata misura di serietà e passione civile. In un tempo in cui il dibattito politico rischia, spesso, la semplificazione e lo scontro, Sergio Flamigni ha incarnato un'idea esigente, sobria, della politica, fondata anche sul dialogo e sul rispetto reciproco, sempre nei confini di quella democrazia, delle istituzioni democratiche, che ha sempre difeso, e nella ricerca, quasi ossessiva, della verità storica.
Alla sua famiglia, ai suoi cari, va il nostro cordoglio più sincero, quello del gruppo di Azione, e a noi resta il dovere di onorarne la memoria con comportamenti che siano sempre all'altezza dei valori che ci ha insegnato e che ha rappresentato in quest'Aula .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mari. Ne ha facoltà.
FRANCESCO MARI(AVS). Grazie, Presidente. Ex partigiano, dirigente della CGIL, deputato, senatore del Partito Comunista italiano, fondatore di un importante archivio che porta il suo nome. Sergio Flamigni ci ha lasciati, lo scorso 10 dicembre, a 100 anni compiuti da poco.
Figlio di un operaio comunista, imprigionato dai fascisti, a neanche 20 anni era nei GAP, accanto a Luciano Lama, nella sua città natale, Forlì. In quella Romagna dove la Resistenza si realizzò, palmo a palmo, sotto la guida del leggendario comandante Bulow, Arrigo Boldrini.
Dopo la guerra, fu un dirigente comunista che incarnò il meglio della cultura democratica e costituzionale. Fino al 1987 fu parlamentare ma, in fin dei conti, restò sempre, per tutta la vita, un partigiano. Partigiano della Costituzione, scritta nel 1948, ma, poi, anche, a suo dire, esiliata e tradita sotto i colpi dello stragismo e del piduismo di Licio Gelli.
Fu protagonista, nelle Aule parlamentari, di tre importanti Commissioni d'inchiesta - quella su Moro, quella sulla P2 e quella sulle stragi - che si dedicarono a scavare gli intrecci e le complicità che avevano ferito la democrazia italiana in modo così violento.
In questo ruolo istituzionale seppe mettere, con la stessa forza, passione politica e rigore morale. Fu ricercatore indomito dei segreti dell'assassinio di Aldo Moro, impedendo che quella vicenda venisse sepolta sotto una coltre di bugie, scrivendo libri memorabili - ricordo per tutti e - approfondendo, quindi, l'analisi della massoneria occulta e, in generale, delle forze che hanno caratterizzato l'antistato, uccidendo una dialettica democratica che avrebbe potuto rendere l'Italia un Paese più giusto, più uguale e più solidale.
Si beccò, per le sue battaglie, gli strali polemici dell'ex Presidente Francesco Cossiga che non voleva sentir parlare di P2 e di Gladio e lo accusò di dietrologia.
Dopo la sua vita da parlamentare si è dedicato alla ricerca e alla documentazione, la passione, in qualche modo, di tutta la sua vita politica, dando vita, ad Oriolo Romano, con instancabile impegno, insieme alla sua amata moglie Emilia Lotti, a un centro di documentazione importantissimo per lo studio degli anni della vita repubblicana, quello che noi oggi conosciamo come l'Archivio Flamigni: un patrimonio culturale e politico, da valorizzare ulteriormente. Scompare un uomo di grande valore, un comunista italiano che ha saputo interpretare, nel modo più profondo, il senso democratico e antifascista della nostra Costituzione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gadda. Ne ha facoltà.
MARIA CHIARA GADDA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, oggi ci troviamo in Aula per commemorare e rendere omaggio al senatore Sergio Flamigni, partigiano, sindacalista, politico, uomo di cultura. Un collega illustre, come è stato ricordato dai tanti che sono già intervenuti. Poche settimane fa la sua città natale, Forlì, lo aveva abbracciato per festeggiare il suo compleanno, 100 anni. Una lunga e prestigiosa carriera, caratterizzata da un impegno costante per la verità, la giustizia e la difesa della democrazia.
Nonostante gli importanti incarichi ricoperti ed essendo una figura di riferimento nel Partito Comunista Italiano in anni difficili per la Repubblica, Flamigni ha sempre tenuto a cuore le sue radici con la sua città. E questo credo sia un esempio importantissimo per i giovani, perché si può essere parlamentari, occuparsi della storia di questo Paese, vivere nella storia del Paese, ma anche tenere le radici con il territorio, con le persone, alimentando un dibattito, e, soprattutto, continuare a portare avanti con determinazione le proprie battaglie, anche finito l'incarico parlamentare.
Infatti, la sua ricerca incessante sulle vicende più buie della storia d'Italia, come quelle legate agli anni del terrorismo, ha permesso a tanti di confrontarsi nel dibattito e lo ha permesso anche a chi ha fortemente e pesantemente confutato le tesi, come l'ex Presidente Francesco Cossiga. È stato un uomo di parte, certo, ma sempre uomo delle istituzioni. Da componente di importanti Commissioni parlamentari, tra cui l'Antimafia, le Commissioni d'inchiesta sul caso Moro e sulla Loggia P2, ha assunto posizioni scomode, anche nel suo partito, per portare avanti un impegno di giustizia e ricerca della verità, con onestà intellettuale. Come uomo di cultura e militante ha sempre portato avanti i suoi ideali con coerenza, impegnandosi per un'Italia con maggiore giustizia sociale.
Flamigni ha avuto un ruolo fondamentale sul fronte culturale e politico nell'analizzare e raccontare le difficoltà e i limiti della nostra democrazia, sempre con un approccio netto, critico, ma costruttivo. Enorme è infatti la mole di scritti, ricerche e pubblicazioni che ci ha lasciato e che ora sono custoditi presso l'Archivio Flamigni, dove ha messo a disposizione di storici, di studiosi e dei cittadini i documenti raccolti in una vita intera in materia di terrorismo, stragi e mafia, per darci gli strumenti per capire.
In questo momento di ricordo dobbiamo essere grati per la sua tenacia nella ricerca della verità, anche scomoda, di pagine buie del nostro Paese, e la sua eredità vive e vivrà nel suo lavoro, nei suoi scritti e nell'impegno coerente. Oggi onoriamo la sua memoria, la memoria di Sergio Flamigni, un uomo che ha saputo coniugare passione, intelligenza e dedizione al bene comune. Il gruppo di Italia Viva si unisce al dolore dei familiari e di quanti hanno condiviso con lui l'impegno civile, la militanza politica e sindacale .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Luigi Marattin. Ne ha facoltà.
LUIGI MARATTIN(MISTO). Io avevo 12 anni, un ragazzino sicuramente problematico, quando ho letto il primo libro di Sergio Flamigni, . Poi li ho letti tutti, perché Sergio Flamigni è l'uomo che ha detto a questa Repubblica che il più grave crimine politico della nostra storia non era quello che ci avevano raccontato. Io capisco le parole di circostanza dei colleghi, ma, in realtà, questo Parlamento, questa Repubblica non ha accolto, in tutto e per tutto, il lavoro di Sergio Flamigni, o meglio, dei passi da gigante sono stati fatti.
Pensate che i nostri predecessori, magari anche qualcuno di voi che era qui, nel dicembre 2017 hanno votato una relazione, quella della seconda Commissione d'inchiesta sul caso Moro, che prende le mosse dal lavoro di Sergio Flamigni - qui ci sono dei colleghi che vi hanno fatto parte -, per lo meno raccontando quella che Giuseppe Fioroni chiamò la “verità dicibile” di quel terribile episodio. Però la verità è che non gliene importa più un granché a nessuno, ma noi dobbiamo questa consapevolezza, perlomeno la consapevolezza che non è successo esattamente quello che ci hanno raccontato, a Sergio Flamigni e a nessun altro.
Poi, come avete ricordato, Sergio Flamigni si è occupato anche di altre cose. Assieme ad altri ci ha raccontato che in questo Paese si è combattuta una guerra, si è combattuta una guerra di un Paese che era la frontiera della guerra fredda, con il più grande partito comunista del mondo occidentale, e che tutte le tragedie che abbiamo vissuto si capiscono in chiave storica, se guardiamo a quel tipo di guerra che abbiamo combattuto. Ma anche questa è una cosa che non potremo mai continuare a dire, perché viene vissuta in chiave politica. Qualsiasi frammento di verità emerga da quella storia verrà utilizzato nella contesa per il sondaggio del lunedì. Ecco il motivo per cui noi non conosceremo mai, ancora per lungo tempo, che cosa è realmente accaduto in questo Paese dalla bomba di piazza Fontana fino anche agli omicidi di Falcone e Borsellino.
Su molti di questi argomenti Sergio Flamigni ci ha insegnato a non mollare mai, perché mi piace pensare che una delle sue poesie preferite - non lo so, in realtà sicuramente è la mia - fosse quella di Emily Dickinson su bellezza e verità. E mi piace pensare che, dovunque sia adesso, possa insegnarci l'ultima cosa, cioè che un Paese così bello e meraviglioso come l'Italia possa ricordarsi, come diceva quella poesia, che bellezza e verità alla fine sono una cosa sola. Noi di bellezza ne abbiamo tanta in questo Paese, di verità, su quello che è accaduto davvero dal 1969 in poi, ne abbiamo molto poca
PRESIDENTE. Grazie a tutti i colleghi per il vostro ricordo. Sospendo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 16,50 con immediate votazioni. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. La seduta è ripresa. Riprendiamo il seguito della discussione della proposta di legge n. 2336-A e abbinate.
Ricordo che, nella parte antimeridiana della seduta, sono stati da ultimo respinti gli identici emendamenti 4.6 Boschi, 4.7 Baldino e 4.8 Pastorella.
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 4.9 Baldino, a pagina 10 del fascicolo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.9 Baldino, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.10 Baldino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.10 Baldino, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.11 Pastorella. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pastorella. Ne ha facoltà.
GIULIA PASTORELLA(AZ-PER-RE). Solo per spiegare che questo emendamento, che pone una serie - più che di condizioni - di informazioni che dovranno essere scritte nel registro dei lobbisti, non ha alcun intento punitivo, ma è uno specchio di quello che già esiste a livello europeo, il registro della trasparenza europea, dove si chiedono questo genere di informazioni, compresa un'indicazione, una forchetta di numeri, di cifre che indicano vagamente la spesa che si utilizzerà, che si spenderà per l'attività di .
Credo che queste informazioni non ledano alcun interesse di nessuna attività privata delle associazioni o delle aziende che fanno , ma aiutino il decisore e il pubblico ad avere contezza sia delle materie di interesse dei clienti che servono e anche, più o meno, delle quantità di denaro che intendono spendere in queste attività. Nulla di strano, nulla di segreto, se questa attività, come ritengo io, può e deve essere fatta in maniera trasparente e assolutamente lecita.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.11 Pastorella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.13 Ciani. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.13 Ciani, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.12 Alfonso Colucci. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.12 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 4.14 Bonafe' e 4.15 Baldino. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 4.14 Bonafe' e 4.15 Baldino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.17 Ciani. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.17 Ciani, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.19 Baldino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.19 Baldino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.20 Boschi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.20 Boschi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.22 Baldino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.22 Baldino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 4.23 Ciani e 4.25 Alfonso Colucci. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 4.23 Ciani e 4.25 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.27 Auriemma. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.27 Auriemma, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.28 Penza. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.28 Penza, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.29 Auriemma. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.29 Auriemma, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.33 Auriemma. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.33 Auriemma, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.34 Alfonso Colucci. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.34 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.35 Penza. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.35 Penza, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.1000 Baldino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.1000 Baldino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.37 Baldino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.37 Baldino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 4. Ha chiesto di parlare l'onorevole Francesco Silvestri. Ne ha facoltà.
FRANCESCO SILVESTRI(M5S). Grazie, Presidente. Come giustamente rileva il collega Giachetti, io sull'articolo 4 non transigo e, quindi, annuncio il voto contrario del MoVimento 5 Stelle, perché l'articolo 4, così come è stato delineato, ha poco senso. Chiedo sia al Governo, sia anche al collega Pagano, che sono persone ragionevoli, di seguirmi nel ragionamento. Noi stiamo decidendo l'organo di controllo, chi controlla il rapporto tra decisore pubblico e interesse privato. È stato messo il CNEL, noi avevamo suggerito l'Autorità per la concorrenza.
Perché avevamo suggerito l'Autorità per la concorrenza? Perché l'Autorità per la concorrenza è un'Autorità indipendente, chiaro? Quindi, ha una missione, che leggo: garantire la concorrenza e contrastare distorsioni di mercato, vigilare su pratiche che alterano il gioco corretto tra interessi economici. Il lobbismo, laddove non regolamentato, va proprio a colpire gli elementi della concorrenza. Quindi, questa Autorità che noi avevamo individuato era assolutamente la più adatta. Laddove tu dai il controllo a un'Autorità indipendente, dai anche un messaggio politico chiaro, ovvero: le regole valgono per tutti.
Il CNEL, invece, è un organo consultivo, quindi rappresenta anche categorie economiche, ma non è un elemento negativo, è proprio nella sua vocazione costituzionale, e, quindi, ha in sé una natura di rappresentanza di interessi. Ora la domanda è: perché dobbiamo chiedere ad un organo che rappresenta interessi di vigilare su altri organi che rappresentano interessi, quando ne abbiamo uno indipendente, che è perfetto per quello che stavamo chiedendo? E ancora un'altra motivazione: l'Autorità per la concorrenza è abituata a fare indagini ispettive, controlli.
È nella sua storia, lo fa da moltissimi anni, cosa che, invece, il CNEL non fa, non ha mai fatto. Quindi, per sua natura il CNEL dovrebbe reinventarsi da zero in questo organo di controllo. Quindi, perché affidare a un organo una vigilanza che non è abituato a fare, che non ha mai fatto, e che, quindi, deve inventarsi da zero, quando abbiamo un'Autorità per la concorrenza che lo fa da quando è nata?
Non avendo nessun tipo di logica questa scelta, pur nel rispetto della scelta della maggioranza di affidare il controllo al CNEL, non individuando in nessun modo e in nessun senso una logica, perché da questo punto di vista metteremmo in difficoltà, poi, l'esecuzione e la vigilanza di questa legge, noi votiamo contrariamente e continuiamo a chiedere anche delle motivazioni, che spero prima o poi arrivino da parte della maggioranza, perché siamo in un dibattito parlamentare e io ho dato le motivazioni della nostra scelta, ogni tanto sarebbe carino ascoltare anche le vostre .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 5.1 Baldino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.1 Baldino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 5.2 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.2 Zaratti, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 5.4 Pastorella. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.4 Pastorella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 5. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 5.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 6.2 Pastorella. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.2 Pastorella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 6.3 Boschi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.3 Boschi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 6.4 Alfonso Colucci. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.4 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 6. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 6.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 7.3 Ciani. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ciani. Ne ha facoltà.
PAOLO CIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Con l'articolo 7 e l'articolo 8 entriamo in due punti piuttosto delicati, importanti, di questa norma, cioè quello che riguarda il codice deontologico e quello che riguarda il Comitato di sorveglianza sulla trasparenza dei processi decisionali pubblici. Noi con questo emendamento vorremmo migliorare il testo, perché in questa formulazione, approvata dalla Commissione, ma poi anche in alcuni degli emendamenti che seguiranno, ci sono due rischi contrastanti: il primo è di non dare responsabilità sufficiente al Comitato di sorveglianza; l'altro è quello di creare troppa pressione con l'inserimento di magistrati e di figure terze maggiori.
In questo senso, noi pensavamo e abbiamo proposto che il Comitato di sorveglianza fosse coadiuvato da tre professori ordinari dell'università in materie giuridiche e da tre avvocati con almeno 20 anni di esercizio della professione. Poi, successivamente, che il soggetto deputato, nel caso specifico il CNEL, dopo avere pubblicato sul proprio sito Internet un avviso pubblico, selezioni tra coloro che presentano su base volontaria la manifestazione d'interesse. Ecco, questo è un procedimento che ci sembrava potesse migliorare, cioè creare un Comitato migliore e un'applicazione più puntuale del codice deontologico, senza andare ad appesantire troppo quello che poi si creerà attraverso l'articolo 8 .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.3 Ciani, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7.4 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.4 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 7. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 7.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 8.3 Alfonso Colucci.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Baldino. Ne ha facoltà.
VITTORIA BALDINO(M5S). Signor Presidente, la ringrazio. Questo emendamento si inserisce nell'articolo 8 che disciplina il Comitato di sorveglianza sulla trasparenza dei processi decisionali, cioè quel Comitato che deve sorvegliare e vigilare sulla corretta applicazione dei principi contenuti in questa legge.
Noi già abbiamo contestato lungamente, ampiamente - lo ha fatto anche il collega Silvestri poc'anzi - la scelta del legislatore odierno, del presidente Pagano, di prevedere il CNEL quale organo di vigilanza detentore del Registro. Noi avremmo preferito un'autorità indipendente - così come avevamo previsto nella nostra legge sulla rappresentanza di interessi -, per tanti motivi, che sono stati già espressi.
Ora andiamo a vedere come avete disciplinato le singole fattispecie. Nel caso del Comitato di sorveglianza, voi scrivete in questa legge - e per questo noi voteremo contro l'articolo 8 - che è istituito presso il CNEL e che: “Il Comitato di sorveglianza è nominato dal presidente del CNEL, che svolge le funzioni di presidente, ed è composto da nove membri, di cui tre designati dal presidente stesso” - quindi, nominato a sua volta dal presidente del CNEL - “attingendo dalla dotazione dell'ente e sei estratti a sorte da un elenco di trenta soggetti, rinnovato ogni 2 anni (…)”.
Noi abbiamo chiesto con questo emendamento, invece, di avere una composizione più eterogenea che garantisca una maggiore indipendenza di questo Comitato di sorveglianza, che poi sarà chiamato, appunto, a vigilare, a sorvegliare sulla corretta applicazione delle leggi, chiedendo che fosse composto da un magistrato della Corte dei conti, scelto dal Presidente della Corte dei conti, da un magistrato della Corte di cassazione, scelto dal Primo presidente della Corte di cassazione, e da un professore ordinario di materie giuridiche, nominato, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, con decreto del Presidente della Repubblica.
Ci sembra il minimo per consentire che, effettivamente, ci sia una sorveglianza concreta, indipendente e scevra anche da condizionamenti, qualsivoglia tipo di condizionamenti, visto che in questo modo il di tutta la disciplina risulta essere il presidente del CNEL. Per noi questo è un vizio di corretta applicazione delle norme contenute all'interno di questa legge .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.3 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 8.7 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.7 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 8.4 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.4 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 8.6 Ciani. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.6 Ciani, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 8.8 Baldino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.8 Baldino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 8.9 Boschi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.9 Boschi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 8.10 Pastorella e 8.12 Baldino. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 8.10. Pastorella e 8.12. Baldino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 8.15 Alfonso Colucci. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.15 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 8.17 Pastorella. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.17 Pastorella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 8. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 8.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 9.2 Ciani.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Ciani. Ne ha facoltà.
PAOLO CIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Con questo articolo, l'articolo 9, entriamo in quelli che sono - il titolo lo dice chiaramente - i “diritti degli iscritti nel Registro”. Infatti in questa legge proviamo a facilitare, proviamo a normare e a rendere più facile poter incontrare i rappresentanti di interesse. In questo emendamento prevedevamo la possibilità che il CNEL rilasciasse agli iscritti al Registro una tessera personale di riconoscimento, finalizzata all'esercizio dei diritti previsti da questa norma, che avesse durata annuale e fosse rinnovabile alla scadenza.
In questo modo faciliteremmo il controllo, ma anche il normale svolgimento degli incontri e la possibilità per tutti di sapere che la persona è iscritta al Registro, che rappresenta una determinata categoria, un determinato gruppo. Questo faciliterebbe anche la possibilità per tutti di essere riconoscibili e di incontrare sempre, tranquillamente, i propri interlocutori. Ci sembrava una proposta di buonsenso, ci dispiace che non sia stata accolta.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.2 Ciani, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 9.3 Baldino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.3 Baldino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 9.6 Ciani. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.6 Ciani, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 9.8 Pastorella.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Pastorella. Ne ha facoltà.
GIULIA PASTORELLA(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Intervengo brevemente solo per dire che, in un'ottica di equilibrio e bilanciamento, se noi chiediamo a questi cosiddetti lobbisti tutta una serie di obblighi, giustissimi, di trasparenza, di rendicontazione, eccetera, sarebbe anche carino e giusto, nell'ottica di mettere nelle condizioni migliori per partecipare e informare il nostro lavoro legislativo, di fare anche noi, istituzioni, uno sforzo. Quindi, per quelli che si iscriveranno nel Registro, il mio emendamento propone che siano proattivamente contattati e siano loro segnalate eventuali consultazioni pubbliche, audizioni, insomma, tutti quegli strumenti non di rapporto bilaterale, ma di rapporto tra i lobbisti e le nostre istituzioni che possono essere utili anche per noi, che non possiamo incontrare tutti individualmente, ad avere maggiori informazioni. Quindi, questo emendamento è in un'ottica davvero di trovare un equilibrio tra diritti e doveri di questi .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.8 Pastorella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 9.9 Alfonso Colucci. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.9 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 9.10 Ciani. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.10 Ciani, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 9.11 Boschi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.11 Boschi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 9. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 9.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 9.02 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 9.02 Bonafe', con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 9.03 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 9.03 Zaratti, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 9.04 Auriemma. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 9.04 Auriemma, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 10. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 10.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 11.1 Auriemma. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 11.1 Auriemma, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 11.3 Ciani. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 11.3 Ciani, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 11.4 Baldino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 11.4 Baldino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 11.5 Ciani. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 11.5 Ciani, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 11.6 Pastorella. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 11.6 Pastorella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 11. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 11.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Passiamo all'articolo aggiuntivo 11.01 Boschi. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie Presidente e grazie anche per l'attenzione. Con questo emendamento, signor Presidente, noi vogliamo introdurre un organico regime di incompatibilità per i membri del Parlamento e rafforzare gli obblighi di trasparenza patrimoniale e professionale. Noi sappiamo perfettamente che c'è già un regime che riguarda i membri del Governo, sappiamo che in un provvedimento che si è realizzato qualche tempo fa è stata inserita una norma per un parlamentare, in particolare per un senatore, e allora pensiamo che, raccogliendo lo spirito che sicuramente per quell'emendamento non era uno spirito punitivo nei confronti di una persona ma era per cercare di tracciare un percorso limpido rispetto a ciò che si può o non si può fare quando si svolge l'attività parlamentare, noi abbiamo pensato che fosse utile richiamare e mettere in campo una norma secondo la quale “chiunque rivesta la carica di membro della Camera dei deputati o del Senato della Repubblica” - quindi, chiunque e non uno in particolare - “non può assumere o conservare altri uffici o impieghi pubblici o privati, né esercitare attività professionali, commerciali o industriali, funzioni di amministratore o sindaco in società che abbiano fine di lucro, né svolgere attività di collaborazione presso enti pubblici o privati, anche se di carattere occasionale”.
Si tratta, cioè, semplicemente di fare in modo che questo spirito e attenzione all'etica e alla moralità che si è realizzata rispetto a uno di noi, tra mille parlamentari, possa essere - come è giusto - estesa a tutti, cioè nessuno può fare altro che il parlamentare. Ci sembrerebbe una logica sana e in ragione di questo abbiamo proposto questo emendamento. Noi siamo sicuri che è stato un abbaglio da parte del Governo dare un parere contrario - e anche da parte del presidente di Commissione, che è attentissimo all'argomento - su questo emendamento e, invece, si cambierà il parere e si voterà a favore.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 11.01 Boschi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 12.2 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 12.2 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 12. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 12.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Invito la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
GIUSEPPINA CASTIELLO,. Sugli ordini del giorno n. 9/2336-A/1 Alfonso Colucci, n. 9/2336-A/2 Zaratti e n. 9/2336-A/3 Bonelli il parere è contrario.
PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2336-A/1 Alfonso Colucci, su cui vi è il parere contrario del Governo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Presidente…
PRESIDENTE. È contrario il parere, onorevole Colucci.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Quindi, un parere contrario?
ALFONSO COLUCCI(M5S). Sono davvero stupito.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Sono stupito, non avevo inteso, perché dare un parere contrario su un ordine del giorno di questo tipo, che riguarda le autorità di garanzia e, in particolare, l'autorità di garanzia per la mi sembra assolutamente lunare, signor Presidente. Veda, Presidente, io vorrei ripercorrere un po' la storia di questi ultimi giorni, di questi ultimi mesi. Era il 17 ottobre quando una bomba scoppiò davanti all'abitazione privata di Sigfrido Ranucci. Questo fu un gravissimo atto che non produsse fortunatamente vittime, ma era un vero e proprio atto terroristico contro un giornalista, contro una libera testata giornalistica della Rai che fa giornalismo d'inchiesta. Qualche giorno dopo, noi del MoVimento 5 Stelle proclamammo una grande manifestazione in piazza proprio a sostegno e a difesa del pluralismo dell'informazione, dell'autonomia e dell'indipendenza del giornalismo.
A questa manifestazione parteciparono molte forze politiche, ma devo anche dire - e lo dico positivamente - alcuni esponenti di Fratelli d'Italia, che presero parte, appunto, a quella manifestazione. Tuttavia, a quell'intervento non fece seguito quello che era un atto dovuto, il fatto che la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ritirasse, nella sua qualità di capo politico di Fratelli d'Italia, la querela che aveva sporto nei confronti di Ranucci e nei confronti della trasmissione d'inchiesta della Rai . La querela non venne ritirata e questo è gravissimo, perché Giorgia Meloni è anche Presidente del Consiglio dei ministri ed è evidente che, nella sua qualità e nel rapporto di Presidente del Consiglio dei ministri, sporgere una querela nei confronti di un giornalista è qualcosa di gravissimo, perché crea un'evidente sproporzione tra il potere e la libertà di chi fa giornalismo, di chi fa inchieste eventualmente anche scomode al potere di turno.
Qualche giorno dopo questo episodio, il Garante per la - arriviamo al nostro ordine del giorno - comminò una sanzione pecuniaria nei confronti di di euro 150.000, ritenendo non legittima la pubblicazione di alcuni , audio e video che riguardavano il mai da noi compianto Ministro Sangiuliano, compianto politicamente, naturalmente, intendo. Però, poi è risultato che, la sera prima di questa decisione collegiale, un componente dell'Autorità, Ghiglia, si era recato presso la sede di Fratelli d'Italia in via della Scrofa, dove aveva incontrato la sorella d'Italia Arianna.
Aveva incontrato la sorella d'Italia, verosimilmente, per chiedere e ottenere istruzioni su come votare appunto il giorno dopo in quel consiglio che appunto comminò quella sanzione di 150.000 euro. È molto grave che il componente di un'Autorità di garanzia si rechi personalmente in una sede di partito, lo troviamo del tutto inappropriato. Da lì la domanda: ma il commissario Ghiglia rappresenta Giorgia Meloni, rappresenta Fratelli d'Italia o rappresenta l'Autorità garante per la ?
Questo è un dubbio, è una domanda che ancora non ha soluzione, e alla quale vorremmo dare risposta proprio con quest'ordine del giorno, al quale però il Governo ha dato parere contrario. Noi allora dicemmo - noi del MoVimento 5 Stelle - che questo atto aveva gravemente minato la credibilità e il prestigio dell'Autorità, un'Autorità indipendente, sovraordinata e libera, ma forse tanto libera non è se le condizioni sono queste.
Successivamente i componenti del consiglio del Garante vennero investiti da un'inchiesta giudiziaria per corruzione e per peculato, sulla quale, signor Presidente, io non entro per due ragioni fondamentali. La prima perché sono ossequioso del principio di non colpevolezza, che è sancito dalla nostra Costituzione. In secondo luogo, perché sono anche rispettoso della libertà delle indagini che vengono svolte dalla magistratura. Quindi, non entriamo su questo tema, se non per segnalare che successivamente - io direi anche per l'effetto, perché mi pare di ricordare che queste furono le motivazioni - un componente di quel consiglio, di quel collegio, si dimise.
A quel punto il collegio è formato non più, come prescrive la legge, da 4 componenti, bensì risulta formato da 3 componenti. Questa circostanza ne altera profondamente il funzionamento e illustro il perché. Perché la legge stabilisce che, in caso di parità di voti, prevalga il voto del presidente. Dunque, il voto del presidente vale doppio. Questa è una regola che si spiega e trova una sua giustificazione se il numero dei membri del consiglio è pari, perché lì può verificarsi una condizione di parità di voti, ma che non ha più alcun senso nel momento in cui il numero dei componenti del collegio è dispari.
Anzi, non solo non ha alcun senso, ma determina anche una distorsione del funzionamento di quel consiglio, perché è evidente che in questa situazione, se il presidente di quel collegio non vuole che venga votata e assunta una determinata deliberazione o vuole che venga assunta, basta che voti e, dato che il suo voto vale doppio, ecco che il consiglio si trova in una situazione di stallo. Quindi, possiamo dire che, tecnicamente e giuridicamente, oggi si può dubitare della sussistenza delle condizioni affinché quel collegio possa efficacemente e legittimamente funzionare.
Però è di ieri o dell'altro ieri la notizia che il tribunale di Roma ha revocato e annullato quella sanzione di 150.000 euro. Nel provvedimento si legge che il Garante ha sbagliato sia nei contenuti e sia nella forma. Sembrerebbe, per quanto a mia conoscenza, che ci fosse anche un vizio procedimentale, cioè che la decisione sia stata assunta anche oltre i termini previsti dalla legge perché venisse assunta, il che naturalmente trascende il margine di discrezionalità e diventa, invece, una questione grave proprio di tecnica giuridica. Ora, a questo punto, il mio tempo sta per finire.
Presidente, con quest'ordine del giorno noi chiediamo di dare effettiva e concreta autonomia e indipendenza alle autorità, e in particolare all'Autorità per la ; di garantire che lo svolgimento della loro attività, della sua attività, avvenga senza pressioni o indebite ingerenze o relativi dubbi. E qui concludo, signor Presidente, perché noi del MoVimento 5 Stelle ci stupiamo che quest'ordine del giorno non venga approvato e continueremo a combattere, così come sempre abbiamo combattuto, per il pluralismo dell'informazione , per un giornalismo libero e indipendente, e affinché le autorità di vigilanza possano lavorare con quel margine di indipendenza e di libertà dal potere politico di turno .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pastorella. Ne ha facoltà.
GIULIA PASTORELLA(AZ-PER-RE). Sì, per giustificare brevemente perché noi voteremo contro. La motivazione è molto semplice: non si prendono iniziative normative sulla base di programmi TV. Io aspetto l'inchiesta .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2336-A/1 Alfonso Colucci, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2336-A/2 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2336-A/2 Zaratti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2336-A/3 Bonelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2336-A/3 Bonelli, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
Secondo le intese intercorse tra i gruppi, interrompiamo a questo punto l'esame del provvedimento, che riprenderà per lo svolgimento delle dichiarazioni di voto finale e la votazione finale nella seduta di domani, giovedì 29 gennaio, che inizierà alle ore 10.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta. Ha chiesto di parlare l'onorevole Girelli. Ne ha facoltà. Colleghi, trattandosi peraltro del ricordo di una persona che non c'è più, vi prego di essere davvero gentili nel consentire all'onorevole Girelli di svolgere il suo intervento, quindi lasciate l'Aula in silenzio. Prego, onorevole Girelli.
GIAN ANTONIO GIRELLI(PD-IDP). Sì, Presidente, la ringrazio per la sensibilità di chiedere all'Aula il silenzio, visto che ricordiamo una persona che ci ha lasciato nei giorni scorsi. Si tratta di Gianbattista Ferrari. Con lui la politica bresciana e lombarda perde una figura di autentico impegno civile e istituzionale, ma soprattutto perde un uomo buono.
Gianbattista ha attraversato le istituzioni con uno stile riconoscibile e raro. La pacatezza, l'ascolto e il rispetto profondo per le persone. Rispetto che vedo che in quest'Aula evidentemente non c'è, perché neanche di fronte alla commemorazione della morte si riesce ad avere un minimo di silenzio e di attenzione. Mi scusi, Presidente, ma o cambia il clima o io non proseguo.
PRESIDENTE. Ha ragione. Prego, onorevole Girelli.
GIAN ANTONIO GIRELLI(PD-IDP). Gianbattista ha attraversato le istituzioni con uno stile riconoscibile e raro. La pacatezza, l'ascolto e il rispetto profondo per le persone. Che fosse nel comune di Brescia, nelle circoscrizioni, in regione Lombardia o nel mondo cooperativo, ha sempre vissuto il ruolo politico come un servizio, mai come un privilegio. La sua lunga esperienza amministrativa racconta una dedizione costante ai territori e alle comunità, costruita giorno dopo giorno con serietà e con una naturale propensione verso l'altro.
Anche nei momenti più complessi sapeva trasformare le difficoltà, anche quelle personali, come la malattia che lo ha accompagnato per gran parte della vita, in occasioni di maggiore determinazione, senza mai perdere il sorriso, senza mai alzare i toni. Chi, come me, ha condiviso con lui l'esperienza istituzionale, ricorda la sua capacità di creare relazioni vere, di tenere insieme le persone, di ascoltare prima di decidere.
È un modo di fare politica che oggi sentiamo ancora più prezioso. Mancherai Gianbattista Ferrari, mancherà il tuo sguardo sereno, il tuo equilibrio, la tua umanità ma la tua eredità di passione civile resta e ci interpella. Ci chiede di fare meglio, di fare di più, di non dimenticare mai che la politica, prima di tutto, è cura delle persone e delle comunità .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Mi unisco al ricordo del collega Girelli perché, da bresciano, è impossibile non ricordare Gianbattista Ferrari. Una persona di cui potremmo raccontare la sua storia politica e stare qui oltre i due minuti. Tante le esperienze, a partire sempre da quelle vicine al territorio, prima con il Parco Castelli; poi la circoscrizione, poi, via via, fino a diventare consigliere comunale e poi consigliere regionale.
Di Gianbattista Ferrari vorrei raccontare alcune cose: la prima, è una campagna, quella delle regionali del 2010, quando fu colpito da un ; fu una campagna per noi storica perché non fu una campagna fatta da lui, ma fatta per lui e venne eletto consigliere regionale, ruolo che svolse davvero molto bene negli anni successivi. Di Gianbattista ci ricordiamo anche come dialogava con tutti, con simpatia, senza mai, però, rinunciare alle proprie idee. Soprattutto questa parola “simpatia”… che tante volte per un politico è un'offesa; ma Gianbattista era veramente simpatico perché si stava bene con lui e ci stava bene la comunità che, accanto a lui, ha costruito una città. Per ultima, quella non scontata: fare sempre un passo indietro; Gianbattista era a disposizione delle scelte del partito, dei partiti che ha seguito. Non ha mai avuto l'ambizione di andare oltre; non aveva avuto l'ambizione di andare oltre a quelle che erano le volontà della sua comunità politica e di questo lo ringraziamo. A Gianba il nostro saluto .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Eliana Longi. Ne ha facoltà.
ELIANA LONGI(FDI). Grazie, Presidente. Intervengo, anche questa sera, sull'argomento Niscemi per un aggiornamento, ma, soprattutto, per rivolgere il mio più sincero ringraziamento ed apprezzamento al nostro Presidente Giorgia Meloni che, oggi, si è recata in Sicilia e ha dapprima sorvolato i territori colpiti dall'uragano Harry per rendersi conto, personalmente, di quelle che sono state le conseguenze di questa catastrofe; e poi, recandosi a Niscemi, presso il comune, dove è stato riunito tutto il centro per questa crisi, proprio per capire le tempistiche di intervento e tutte le misure necessarie a fare fronte a questa tragedia. Questo lo reputo un gesto di grande sensibilità, non solo istituzionale, ma, soprattutto, personale nei confronti di tutti quei cittadini che sono stati già obbligati a lasciare le proprie case e, soprattutto, per dare la forza a chi vive in questo Paese per poter affrontare i giorni terribili che ancora li aspettano.
Un ringraziamento va anche, a seguito del mio appello di ieri, a tutti quegli albergatori che, dopo la mia richiesta, in provincia di Enna e Caltanissetta, hanno messo a disposizione le proprie strutture ricettive proprio per accogliere gli sfollati. Per far fronte a questa accoglienza è stata anche approvata l'apertura del fondo cassa, il fondo dello Stato, proprio per far fronte, economicamente, con 900 euro al mese, per nucleo familiare, proprio per dare la possibilità a chi non ha una seconda casa, a chi non trova un alloggio di sostenere queste prime spese.
Io voglio concludere, esortando tutta l'Aula, politicamente e trasversalmente, a stare vicino alle popolazioni colpite da questo disastro, superando ogni posizione politica, evitando le polemiche, stringendoci tutti attorno alla popolazione siciliana perché questo non è il momento di fare polemica, ma è il momento di metterci tutti assieme attorno a un tavolo e risolvere questa grave tragedia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Per il gruppo AVS, la presenza del Premier sui territori, non tutti, perché c'è stata per ora la visita in Sicilia, ma ci aspettiamo anche la visita in Calabria, in Sardegna, è un atto dovuto.
Non sentiamo di dover ringraziare personalmente. È un atto dovuto che il Premier e i Ministri competenti vadano su un territorio colpito brutalmente dai cambiamenti climatici, che molti negano. Ancor di più quando ci troviamo davanti a un fenomeno che, come hanno spiegato tanti esperti, è frutto di quello che sta succedendo all'interno del pianeta. Nel Mar Mediterraneo non si erano mai viste onde di 15 metri. Dopodiché siamo contro le polemiche, nel momento in cui la soluzione non sia: colpevolizziamo i cittadini del Sud, perché sono loro i colpevoli che costruiscono e sono abusivisti, però, proponiamo un altro condono. E allora no, cari miei! O scegliamo di stare dalla parte della cittadinanza, non stimolando ulteriormente l'abusivismo territoriale e non colpevolizzando sempre i cittadini del Sud, i cittadini del Sud che non hanno avuto tutte le testate nazionali a raccogliere immediatamente i fondi e che non hanno avuto immediatamente il sostegno dei … Se non si fossero mossi gli del Sud Italia, forse, non ci sarebbe andato quasi nessuno. E non dimentichiamo che per questo territorio, il Sud Italia, è stata prevista una sola cosa: il ponte sullo Stretto, per il valore di 15 miliardi di euro. Per mettere in sicurezza i territori dal dissesto idrogeologico servono 25 miliardi di euro.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Scegliamo: o mettiamo in sicurezza il territorio o facciamo un ponte inutile. Allora, su questo troviamo l'unità: spendiamo i soldi per i cittadini del Sud e non per opere inutili!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Ida Carmina. Ne ha facoltà.
IDA CARMINA(M5S). Grazie, Presidente. Nell'immediatezza del fatto sono stata a Niscemi, assieme a una folta delegazione del MoVimento 5 Stelle. Siamo stati i primi ad arrivare perché, di fronte a certi accadimenti, si lascia tutto e si corre in soccorso delle comunità e delle popolazioni. L'intervento di Giorgia Meloni, a giorni e giorni dal disastro avvenuto in Sicilia e a giorni da quello che succedeva a Niscemi, dove non si è vista né lei, né Tajani, né Salvini, impegnati in eventi e circostanze di partito, è avvenuto tardi e male. Non si sorvola un'area, si va lì, fra i cittadini, a guardarli negli occhi e si danno risposte concrete.
Insieme al MoVimento siamo stati a Niscemi per esprimere una vera solidarietà al sindaco, a una città che sta vivendo ore drammatiche di angoscia, per guardare negli occhi una comunità attonita, ferita, stremata che affronta l'emergenza con fermezza e dignità. Ho visto rabbia e stanchezza: una rabbia legittima perché questa è una tragedia annunciata.
Quello che sta accadendo a Niscemi non è un evento imprevedibile perché quella città convive con il dissesto idrogeologico da decenni. La grande frana del 1997 è una ferita mai rimarginata.
Si sono susseguiti interventi parziali, promesse, piani mai portati fino in fondo mentre le persone continuavano a vivere sotto un rischio noto a tutti, con il comune che aveva segnalato ripetutamente il gravissimo rischio sia alla regione che al Governo nazionale: l'ultimo nel 2022.
Ora il conto lo pagano, ancora una volta, i cittadini e questo chiama in causa responsabilità politiche e istituzionali precise dello Stato, della regione e degli enti preposti a tutela del territorio. Non è più accettabile un rimpallo di responsabilità. Ogni evacuazione notturna… io ero presente al COC, quando hanno stabilito di evacuare tutti, da 70 a 150 metri, e si distribuivano le vie, per andare ad avvisare i cittadini che dovevano di notte andar via di casa.
Bene, noi non stiamo con le mani in mano e diciamo “dopo vediamo”, “non sappiamo”, perché, comunque, noi ci mettiamo la faccia e diamo 1 milione di euro delle nostre restituzioni e dei nostri soldi in soccorso delle popolazioni Fate lo stesso voi e liberate i soldi della Sicilia per i meridionali !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cherchi. Ne ha facoltà. Prego, onorevole Cherchi.
SUSANNA CHERCHI(M5S). Mi scusi, non avevo sentito. Prima di concludere questa seduta, sento il dovere, a nome dell'Aula e del Paese, di rivolgere un ringraziamento profondo e sincero a tutte le donne e agli uomini che, in questi giorni, stanno affrontando i disastri che hanno colpito la Sicilia, la Sardegna e la Calabria. Si tratta di eventi estremi che hanno messo a dura prova territori, comunità e famiglie, ma che hanno anche mostrato, ancora una volta, il volto migliore della nostra Italia quello della solidarietà, del coraggio e del servizio.
Io voglio ringraziare i Vigili del fuoco , impegnati senza sosta nei soccorsi più complessi, la Protezione Civile nazionale e regionale per il coordinamento instancabile, le Forze dell'ordine, la Capitaneria di porto, presidio di sicurezza, il personale sanitario del 118, che ha garantito assistenza anche nelle condizioni più difficili, i tecnici dei comuni e delle regioni, al lavoro per mettere in sicurezza infrastrutture e abitazioni .
E un grazie speciale va al volontariato , alle associazioni e alle organizzazioni di soccorso e ai cittadini comuni che, con gesti spesso silenziosi, hanno offerto aiuto, ospitalità, mezzi e tempo .
Grazie a tutti loro sono state salvate vite umane e anche vite animali, troppo spesso dimenticate nelle emergenze, che, però, sono parte integrante della nostra comunità e del nostro territorio. E un grazie anche alle autorità sarde e al loro impegno .
A tutti loro va la nostra riconoscenza più profonda. Questo Parlamento non dimentica chi, nei momenti difficili, sceglie di esserci .
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
NAZARIO PAGANO: Disciplina dell'attività di relazioni istituzionali per la rappresentanza di interessi. (C. 2336-A)
e delle abbinate proposte di legge: FRANCESCO SILVESTRI ed altri; DE MONTE e PASTORELLA; ZANELLA ed altri; GRUPPIONI; CIANI. (C. 308-983-1700-1894-2283)
: NAZARIO PAGANO.
2.