PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
ANTONIO D'ALESSIO, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
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PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 102, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Prima di iniziare i nostri lavori, salutiamo le studentesse e gli studenti, i docenti del liceo scientifico statale “Vito Volterra”. Non arrivano da lontano, ma lo stesso affetto gli diamo, arrivano da Ciampino, in provincia di Roma. Benvenuti alla Camera dei deputati .
Prima di cominciare i lavori previsti dall'ordine del giorno, ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, la deputata Alice Buonguerrieri. Ne ha facoltà.
ALICE BUONGUERRIERI(FDI). Grazie, Presidente. Intervengo per chiedere un'informativa urgente al Governo nella sua generalità e, in particolare, al Ministro Nordio, per sapere se ci sono atti o informazioni da riferire a quest'Aula, perché, dalla Commissione COVID, fra i tanti fatti gravi che stanno emergendo, ve ne è uno che è emerso in audizione martedì scorso, su cui riteniamo che il Governo debba offrire delle spiegazioni agli italiani, questo anche se si tratta di fatti che risalgono all'Esecutivo guidato dall'ex Premier Giuseppe Conte.
Cosa è avvenuto martedì, Presidente? È avvenuto qualcosa che, se avesse coinvolto un Governo di destra, avrebbe suscitato cortei, manifestazioni, titoloni nei giornaloni e le richieste più svariate. Ebbene, un imprenditore, Presidente, è venuto a dire che, durante la pandemia, si era proposto di fornire un numero rilevante di quelle mascherine che, in quel momento, tanto servivano a proteggere medici, infermieri, operatori sanitari, lavoratori, gli italiani; mascherine che qualcun altro - e mi riferisco al commissario Arcuri - ci è venuto a dire di aver comprato dalla Cina e di averle pagate 1,251 miliardi, il triplo, il quadruplo del prezzo di mercato di quel periodo, per acquistare mascherine che si sono rivelate, poi, anche pericolose per la salute. Un prezzo esorbitante, Presidente, per merce che non ha protetto, ma ha esposto a rischi gli italiani.
Ebbene, questo imprenditore, con un coraggio che dobbiamo sottolineare anche qui in quest'Aula, ha confermato ciò che aveva già riferito all'autorità giudiziaria, ovvero che, in prospettiva della stipula di un contratto che lui stesso aveva definito come l'opportunità più importante che gli era capitata nella sua vita, sia per gli importi, sia per l'entità della commessa, veniva invitato nello studio Alpa, vale a dire presso quello studio ove il già Presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte aveva operato, dove incontrò chi si era qualificato per persona vicinissima all'ex Premier Giuseppe Conte, circostanza che è stata poi verificata come vera.
Ora lei, Presidente, dirà: che male c'è ad incontrare persone all'interno di uno studio legale? E noi le diamo anche ragione. Ma diverso è se queste persone, Presidente, correlano il perfezionamento di quella fornitura, dal valore di circa 60 milioni di euro, alla stipula di un contratto di consulenza dal valore, da quanto emerge dagli atti, di circa 13 milioni di euro, senza che in realtà fosse chiara che tipo di consulenza vi fosse ad oggetto di questo contratto, tanto da indurre questo stesso imprenditore, Presidente, a rinunciare a questa offerta per il timore che qualcuno potesse considerarla una tangente.
Vede, Presidente, per questa vicenda non abbiamo visto, come dicevamo, alzate di scudi, proteste, manifestazioni; ne hanno dato atto soltanto alcuni giornali, diciamo i soliti: , , , “I vostri, non i soliti!”. E, per verità - così, visto che si stanno agitando i colleghi di sinistra, faremo anche piacere a loro nel dire questo, perché è una trasmissione che piace tanto a loro -, ne ha dato atto anche , che, non più di qualche ora fa, ha rivendicato la paternità di questa notizia. Di sicuro però, Presidente, non se ne è occupata in maniera adeguata, almeno per noi, la magistratura, che ha celermente archiviato questa vicenda.
Ed è proprio per questo che ci rivolgiamo al Governo e al Ministro Nordio, perché dai lavori di Commissione stanno emergendo fatti sui quali, a nostro parere, la magistratura avrebbe dovuto mettere maggior attenzione e avrebbe dovuto avere ben altra considerazione. Guardi, Presidente, non lo diciamo per noi che stiamo qui oggi a parlarne, ma per tutti gli italiani che, ancora oggi, pagano un prezzo altissimo per quelle scelte scellerate compiute dal Governo di allora durante un periodo nel quale ormai è assolutamente certo che, mentre la parte buona dell'Italia combatteva contro il virus, vi erano spregiudicati che, approfittandosi anche dei rapporti - questo è emerso - con chi governava allora…
ALICE BUONGUERRIERI(FDI). …facevano affari, ai danni dello Stato, sulla pelle dei cittadini .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, immagino sullo stesso argomento, l'onorevole Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Noi ci associamo alla richiesta di Fratelli d'Italia, affinché venga il Ministro a parlare di queste cose e sapete perché? Perché noi non abbiamo paura di nulla perché il Presidente Conte non ha paura di nulla.
Il Presidente Conte, quando è stata aperta un'inchiesta su quel periodo drammatico, non si è difeso dal processo, ma è andato nel processo ed è stato archiviato , perché la parte buona dell'Italia non era nelle piazze, a fomentare contro un alto tradimento che avrebbe fatto l'Italia: queste erano le parole di Meloni e Salvini. La parte buona dell'Italia era qui, era, in quel momento, a Palazzo Chigi, a cercare di salvare milioni di vite di italiani e di italiane. Fortunatamente, in quel momento, non c'era la destra al Governo , altrimenti avremmo visto una catastrofe, dato che il Vicepremier, una mascherina, non sapeva neanche come mettersela.
Quindi, rispetto a queste cose, noi non abbiamo paura di nulla. Avete fatto una Commissione d'inchiesta, possiamo venire nelle aule e state tranquilli - ma proprio state sereni - che noi risponderemo a tutto con serenità, con trasparenza, con la forza delle proprie azioni e con la convinzione di aver dato tutto quanto potevamo dare per salvare questo Paese nel momento più difficile.
Forse non ci ricordiamo bene di quel febbraio-marzo del 2020 e fa anche sorridere pensare oggi che la Meloni, di fronte alla situazione internazionale, a volte, si fermi e dica: signori, guardate che stiamo vivendo una fase complessa. La Meloni ha scoperto la complessità della realtà, bene. Ditemi cosa era, se non complessa, una fase nella quale eravamo il primo Paese colpito dal virus in Europa e nessuno sapeva cosa fare, nessuno in Europa, e noi abbiamo dato esempio a tutta Europa di come si doveva fare per contrastare il virus.
Poi, quando si parla di giornali e giornaloni, signori, se citate i giornali che sono al vostro servizio, ai giornali di un vostro parlamentare, come Angelucci , chiaramente non ci aspettiamo altro che si faccia tutto questo. Questo darà anche modo di pensare e di ripensare a togliere finanziamenti pubblici a giornali che vengono usati come clave con i soldi dei cittadini. Questo sarà un argomento su cui dovremo ritornare.
Però, venite pure in Aula, ma metteteci la faccia. Stateci tutti e ci stia anche la Meloni in Aula quel giorno, a parlare del COVID, e le ricorderemo che parole usava lei, che neanche voleva prorogare lo stato di emergenza Ricordiamocelo! La Meloni, a ottobre del 2020, era in quei banchi lì, dai banchi dei relatori, a urlare, dicendo che non si doveva prolungare lo stato di emergenza! Quindi, di cosa state parlando? Venite in Aula, non vediamo l'ora !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, Presidente. Intanto, credo che sia veramente insopportabile questo vittimismo che la destra, tutte le volte, mette in campo: se ci fosse stato un Governo di destra, chissà quante manifestazioni ci sarebbero state nel passato…
Mah, magari è pure vero, ma fatevi una domanda e datevi una risposta: se la gente manifesta contro di voi, una ragione ci sarà. E questa credo che sia una di quelle questioni che vadano sottolineate.
Io vorrei dire - tramite lei, signor Presidente - alla collega che ha parlato che bisogna avere, poi, un po' chiaro come funzionano le istituzioni in questo Paese, avere chiaro a che cosa servono le cose che facciamo. C'è una Commissione d'inchiesta, che peraltro è stata fortemente voluta dalla destra, che sta lavorando e che sta verificando quello che è giusto che una Commissione parlamentare d'inchiesta possa verificare, ma mica è un tribunale alternativo , mica è un tribunale speciale. La Buonguerrieri non è diventata giudice, fa la deputata.
Io lo vorrei ricordare, perché siamo di fronte a una questione che è stata affrontata dalla magistratura e che ha portato all'archiviazione del problema, all'archiviazione. Non si è trattato di un'assoluzione con formula non piena, ma dell'archiviazione. Di fronte a questo si erge il tribunale speciale della destra italiana, che si può permettere di lanciare, da questi banchi, delle accuse suffragate da cosa? Da articoli di un gruppo editoriale, quello di Angelucci, che è a servizio della destra italiana e che è noto, diciamo così, per gli interessi anche in un settore, appunto, come quello della sanità.
Tutto ciò è assolutamente inaccettabile e va al di fuori delle funzioni del parlamentare e va al di fuori delle funzioni di una Commissione d'inchiesta. Peraltro, in quella Commissione è ormai eclatante - e viene fuori quotidianamente in tutte le sedute - come il teorema messo in campo per avere consenso da parte della destra sia assolutamente privo di ogni fondamento, perché tutte le audizioni fatte da tutti i professori universitari e dagli scienziati di questo Paese hanno riconosciuto la validità delle procedure che sono state messe in atto.
Dopodiché, cara collega, se lei è a conoscenza di fatti che noi non sappiamo, abbia la capacità, la voglia e anche il coraggio di andare dal magistrato a denunciare. Vada lì con i fatti in mano e con gli atti, se li ha, altrimenti non si trasformi in giudice: lei non lo è, fortunatamente per il nostro Paese .
PRESIDENTE. Giusto per il verbale: a questo punto, si associa o meno alla richiesta di informativa urgente? No, va bene. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Presidente, io vorrei intervenire per richiamo al Regolamento. Probabilmente, l'articolo 118 è errato, perché non è questo, ma è quello che fa riferimento alla regolamentazione delle informative e delle richieste di informative al Governo. Intanto mi lasci dire che, per un tema proprio di stile ma anche di rapporti all'interno di quest'Aula, venire qui, pontificare, fare dichiarazioni, anche gravi, e poi andarsene senza neanche ascoltare gli altri obiettivamente non mi pare, a prescindere da qualunque valutazione politica, signor Presidente, proprio un modo elegante, per usare un eufemismo.
In più le vorrei porre la seguente questione e, guardi, lo faccio in questa occasione, quando la richiesta è stata posta dai colleghi del centrodestra, ma l'ho fatto già in altra occasione, quando è avvenuta da quest'altra parte: noi, nella disciplina del tema delle informative, signor Presidente - e mi riferisco a lei perché, ovviamente, non voglio attribuire a lei, come dire, un eccesso di potere -, dobbiamo anche, una volta che la persona ha pronunciato “chiediamo che il Governo venga a riferire”, valutare su che cosa, perché questa questione - ma è già successo su altre questioni - è del tutto incongrua a qualunque tipo di informativa che il Governo dovrebbe venire a fare in quest'Aula.
C'è una magistratura che ha fatto il suo corso. Se ne vuole fare altri 15 perché ricorrono, non so che cosa fanno e via dicendo, vada giustamente dalla magistratura e si faccia quello che deve fare la magistratura. Abbiamo una Commissione d'inchiesta - noi abbiamo votato a favore della Commissione d'inchiesta - e la Commissione d'inchiesta sta facendo i suoi lavori: valuti la Commissione d'inchiesta. Credo che abbia anche i poteri della magistratura la Commissione d'inchiesta e, dunque, attivi i poteri la Commissione d'inchiesta.
Ma che cosa deve venire a dire qui il Ministro Nordio rispetto a un'inchiesta che sta facendo una Commissione parlamentare o rispetto a un'indagine che è già arrivata a un primo risultato a livello giudiziario? Cioè, da lì c'è qualcuno che si alza e dice: onorevole Buonguerrieri, ma su che cosa deve venire a parlare il Ministro della Giustizia? Deve venire a parlarci di un'inchiesta? Qui dentro non si può venire a riferire sulle inchieste .
C'è un argomento politico? Allora, si sollevi un argomento politico, ma usare lo strumento dell'informativa alla Camera…si chiede al Ministro Nordio di fare un'ispezione - non lo so, visto che la magistratura già si è pronunciata - presso la procura che ha portato avanti queste indagini? Si chiede al Ministro Nordio di fare un'ispezione alla Commissione parlamentare che si sta occupando di questo? Ma di che cosa deve venire a parlare il Ministro Nordio? Si fanno delle valutazioni tutte politiche, come quelle che ha fatto l'onorevole Buonguerrieri? Trovi un altro strumento, ce ne abbiamo 260 di articoli del Regolamento. Trovi un'altra occasione o un altro strumento, ma mortificare quella che è una previsione regolamentare prevista perché il Governo venga a riferire, soprattutto su quello che esso fa rispetto alle proprie competenze, a mio avviso è del tutto incongruo.
Non è certo lei che può innovare, ma, visto che vi state occupando di questa mega-riforma del Regolamento, magari fate una riflessione anche su questo, perché io la ritengo impropria, soprattutto per quelli che chiedono la distinzione dei poteri .
PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Giachetti. Rispondo a lei, essendo un richiamo sul Regolamento, quando, invece, sull'ordine dei lavori abbiamo altri interventi.
Come sa e come correttamente lei ha notato, non c'è, nel nostro Regolamento, l'istituto dell'informativa urgente: gli articoli 118 e 118- non lo prevedono, ma parlano di mozioni e di altro. Nel nuovo Regolamento, che peraltro è già stato approvato dalla Commissione e che adesso verrà in Aula, si inserisce questa novazione regolamentare, per cui farà il suo ingresso ufficialmente anche la richiesta di informativa al Governo.
Quanto alle richieste dell'onorevole Buonguerrieri, ha fatto riferimento a eventuale conoscenza, nell'interesse del Governo e specificatamente al Ministro Nordio, su dati, circostanze, magari scritture, lettere - io non lo posso sapere -. Chiede lei questo al Governo e per questo io prendo atto della richiesta. Poi il rappresentante del Governo lo sente e deciderà se e quando, eventualmente, riferire, peraltro con l'associazione anche del gruppo del MoVimento 5 Stelle.
Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Ciani. Ne ha facoltà.
PAOLO CIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ci uniamo volentieri alla richiesta di informativa, perché sarebbe importante parlare, in quest'Aula, di questa interessante Commissione COVID, interessante Commissione che, dalla sua costituzione, ha dimostrato l'intento dei colleghi, specificatamente di quelli di Fratelli d'Italia, che avevano, appunto, su questa Commissione. È una Commissione che vuole indagare su un avvenimento importantissimo accaduto nel nostro Paese, che riguarda la sanità, e che ha deciso di tenere fuori, da questa Commissione, le regioni che, caso strano, per Costituzione e per prassi, da anni si occupano di sanità in Italia. Come mai? È già una prima cosa che potrebbero venirci a spiegare quando parleremo di questa Commissione.
Poi, Presidente, in questa Commissione, di cui mi onoro di far parte, in questi mesi, sono accadute delle cose molto strane. C'è l'andamento di questa Commissione, che abbiamo segnalato al Presidente della Camera e al Presidente del Senato, perché in questa Commissione sono accadute cose molto particolari sulle convocazioni e sulla condotta e, quindi, potrebbe essere un buon momento anche per chiarire tante cose. Poi noi in questa Commissione - e lo dico con un certo imbarazzo anche per tanti colleghi, anche del centrodestra, perché anche tra i banchi del centrodestra siedono dei medici, siedono delle persone che hanno una certa contezza della scienza e hanno vissuto il dramma del COVID da vicino - abbiamo, invece, passato ore ad ascoltare teorie antiscientifiche, ad ascoltare persone che vengono dicendo: lei a che nome viene qui? Io sono un cittadino che ha studiato queste cose. Benissimo, quindi accanto ai medici, agli scienziati e a chi ha avuto responsabilità in quegli anni noi abbiamo sentito cittadini che ci spiegavano interessanti teorie antiscientifiche.
Inoltre, questa Commissione si è trasformata, nei modi e negli atteggiamenti, talvolta anche un pochino minacciosi dei colleghi, in una sorta di tribunale, tant'è che oggi la collega, per riferire su una Commissione che tratta del COVID, chiede che venga il Ministro della Giustizia, dandoci una sua interpretazione molto chiara, peraltro in un periodo in cui si vuole approvare una riforma sulla giustizia, sul suo mandato, sulla sua idea rispetto a quello che devono fare i magistrati e i giudici, cioè quello che dice la maggioranza di Governo.
Quindi, se questa sarà una occasione per chiarire tanti aspetti, non c'è alcun problema, non ci tireremo indietro, sarà l'occasione di chiarire tanti aspetti che questa Commissione, in questi anni, ha svelato. Non dico nulla sui titoli dei giornaloni, perché è da quando è iniziata questa Commissione che ci sono due giornali che, in contemporanea con le audizioni della Commissione, pubblicano articoli con le teorie di chi ha voluto questa Commissione. Quindi, lì si sfiora proprio il ridicolo
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Ciani, dunque, lei si associa alla richiesta di informativa urgente, però, siccome poi ha fatto il distinguo rispetto al Ministro della Giustizia…diciamo al Governo nella sua interezza “Ho poi specificato: Ministro della Giustizia”? Ah, e poi è andato anche sulla giustizia, però, l'ha chiesta nell'interesse… Comunque, si associa alla richiesta. Va bene.
Ha chiesto di parlare, per un richiamo al Regolamento, il deputato Alfonso Colucci.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo sul Regolamento, sugli articoli 8 e seguenti. Faccio seguito anche all'intervento dell'onorevole Giachetti.
Veda, Presidente, l'intervento di questa mattina dell'onorevole Buonguerrieri, oltre a contraddire la verità dei fatti, così come emersi nel corso dell'audizione alla quale lei fa riferimento, oltre ad evidenziare una inaccettabile strumentalizzazione della Commissione COVID, che devia sia nella sua legge istitutiva - come noi sappiamo -, sia e soprattutto nella sua gestione, che è a firma e a matrice Fratelli d'Italia, da quelli che sono i suoi compiti istituzionali e costituzionali… e questo già pone un problema regolamentare, perché, naturalmente, un organismo parlamentare, che viene ad essere piegato ad interessi di natura prettamente politica, discostandosi dall'oggettività, come oggi ha dimostrato l'intervento della collega, un intervento che contiene mistificazioni, davvero, delle realtà e delle oggettività che sono emerse nel corso dell'audizione, mistificazioni alle quali noi siamo abituati, continuamente e che poi trovano eco nei giornali del gruppo, naturalmente della destra, che fanno questo lavoro anche molto triste e che nega, rinnega, i principi fondamentali del giornalismo che dovrebbe essere espressione proprio…
PRESIDENTE. Rimaniamo sul Regolamento, però.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Sì, esatto, proprio sul Regolamento. È evidente che la richiesta di informativa fatta questa mattina è assolutamente generica e indeterminata, anzi, a mio avviso, anche in qualche modo inaccoglibile perché si riferisce a fatti che sarebbero intercorsi in uno studio privato - erroneamente, poi dice lo studio Alpa, perché la realtà non è quella, assolutamente -, quando l'audito ha espressamente dichiarato di non aver mai incontrato, né conosciuto gli organi istituzionali che rappresentavano, in quel momento, l'amministrazione preposta al COVID, al contenimento naturalmente della pandemia da COVID-19; ha dichiarato: io non ho mai conosciuto il commissario Arcuri, non ho mai avuto alcun rapporto…
PRESIDENTE. Sì, ma così sta andando nel merito, onorevole Colucci. Se lei mi fa un richiamo al Regolamento, lì dobbiamo stare. Non possiamo fare un ulteriore…
ALFONSO COLUCCI(M5S). Allora, Presidente, le sto dicendo che la richiesta di informativa è generica, le sto dicendo che è inammissibile, perché attiene a contenuti che non riguardano la pubblica amministrazione, ma, eventualmente, quanto intercorso in uno studio privato e riferito, erroneamente - e non voglio dire “falsamente” - dall'onorevole Buonguerrieri, perché coperto da un provvedimento di archiviazione… che non ha ravvisato il provvedimento di archiviazione, richiesto dall'accusa, dal pubblico ministero; quindi, neanche un'attività posta in essere dai giudici. È stata l'accusa a richiedere l'archiviazione, quindi, a dimostrare l'assoluta infondatezza di ogni ipotesi di reato. E noi abbiamo un deputato di Fratelli d'Italia che dovrebbe presentare un'interrogazione di questo tipo e la Presidenza della Camera la ritiene ammissibile.
La verità, Presidente, è un'altra ed ha un rilievo regolamentare: l'onorevole Buonguerrieri sa benissimo che le dichiarazioni che lei rende, nell'esercizio delle proprie funzioni, assumono un contenuto politico che possono scudare il deputato in caso di eventuali azioni, ad esempio di querele. Ed è, quindi, l'infondatezza regolamentare della richiesta fatta oggi dall'onorevole stessa; si giustifica solo sulla necessità dell'onorevole, la quale, prontamente è uscita, quindi, aveva interesse a dichiarare e non a svolgere questo dibattito - non è in Aula, in Aula non c'è nessuno (, a scudarsi dalle responsabilità cui lei e chiunque altro può andare incontro nel caso di dichiarazioni che sono falsamente ed evidentemente offensive e che tendono a creare, esclusivamente, discredito nei confronti di chi, in quel periodo lì, ha combattuto e vinto…
ALFONSO COLUCCI(M5S). …la battaglia contro il !
PRESIDENTE. Onorevole Colucci, prima di dare la parola sul Regolamento, intanto, le devo una risposta. Lei contesta, in maniera assolutamente educata, l'oggettività e, quindi, la capacità della Presidenza, di non accogliere, in quanto generica e indeterminata, la richiesta di informativa urgente. Il vaglio di ammissibilità, mi lasci il termine, da parte della Presidenza è legato unicamente alla competenza che, eventualmente, nella richiesta di informativa può avere il Governo, così come è stato richiesto nel suo interesse, in particolare del Ministro, rispetto all'atto di cui si chiede l'informativa urgente.
Essendo il commissario dell'epoca, nominato e quindi di natura governativa, la richiesta è intesa ad approfondire, secondo quello che è stato detto in Aula, se c'è l'esistenza di documentazione, scrittura, non lo so, in capo al Governo. Questa era la richiesta e questa richiesta, io, ovviamente, come dire, non posso censurare e dire: no.
Così come, per tante richieste che più o meno quotidianamente vengono avanzate dall'opposizione, il vaglio non è sulla genericità, ma sulla competenza del Governo, eventualmente, a venire a riferire. E non c'è un criterio, ovviamente, di oggettività e di verità, rispetto a quello che viene esposto in Aula, perché, se ci fosse questo criterio, non saremmo nel Parlamento della Repubblica, in cui tutti possono, liberamente, esprimere le loro opinioni. La ringrazio per il suo intervento.
Ha chiesto di parlare, per un richiamo al Regolamento, l'onorevole Deidda. Se mi dà l'articolo e mi espone la questione.
SALVATORE DEIDDA(FDI). Presidente, articoli 8 e seguenti. Ma, uno, per chiedere, a che titolo, il collega Colucci deve determinare la liceità o meno di un altro deputato che chiede un'informativa. Come si permette di criticare una collega, di intervenire sul Regolamento per criticare una collega che semplicemente chiede un'informativa. Poi sarà il Governo o l'Ufficio della Camera a dire se è no o altro. Soprattutto, le dico che il collega Colucci doveva entrare in Aula quando è intervenuto il collega Ricciardi, che ha acconsentito e ha chiesto, anche lui, l'informativa al Governo sul medesimo argomento. Quindi, se volevano fare polemica… Se invece il collega Colucci vuole l'immunità parlamentare, perché sta accusando una collega di qualcosa di illecito o di diffamazione - dato che anche quello può essere perseguito -, allora, forse, dovrebbe fare pace con sé stesso, anche quando chiedono le informative in maniera volgare, diffamatoria e calunniosa durante i loro interventi
PRESIDENTE. Allora, così chiudiamo l'argomento, l'onorevole Colucci, probabilmente, non c'era. Il capogruppo Ricciardi si è associato alla richiesta, l'ha sentito probabilmente da fuori.
Quanto, invece, a ciò che ha riferito - e, così, rispondo anche all'onorevole Deidda - rivolto all'onorevole Buonguerrieri, dicendo ciò che ha detto, l'ha detto perché poi è scudata… accusandola anche, peraltro, di aver detto il falso: c'è un fatto personale. L'onorevole Buonguerrieri, potrà, se riterrà, intervenire per fatto personale, replicando a ciò che è stato detto. Colleghi, vi ringrazio di tutto ciò. Andiamo avanti.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta di legge n. 2336-A: “Disciplina dell'attività di relazioni istituzionali per la rappresentanza di interessi” e delle abbinate proposte di legge nn. 308-983-1700-1894-2283.
Ricordo che, nella seduta del 28 gennaio 2026, si è concluso l'esame degli ordini del giorno.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale. Ha chiesto di parlare l'onorevole Roberto Giachetti. Ne ha facoltà.
Prima di ciò, onorevole Giachetti, lei si unirà nell'applauso dell'Aula per salutare gli studenti e i docenti dell'Istituto comprensivo “Guido da Biandrate”, che arrivano da Biandrate, in provincia di Novara, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Benvenuti ragazzi, ragazze, professoresse e professori, alla Camera dei deputati. . Prego, onorevole Giachetti.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, signor Presidente. Il provvedimento che abbiamo in esame, cioè la regolamentazione dei rapporti istituzionali dei rappresentanti di interessi, riguarda un tema su cui più volte nelle passate legislature abbiamo provato ad intervenire, salvo poi fermarci sempre quasi alla soglia del traguardo.
La materia di cui ci occupiamo, ovvero le relazioni tra le pubbliche istituzioni e i lobbisti, nel tempo ha maturato progressivamente una centralità e una rilevanza di spicco nell'ambito della formazione della conoscenza e degli orientamenti decisionali e, contestualmente, ha reso sempre più urgente una normativa chiara e definita che evitasse, in assenza, elementi fisiologici o patologici di opacità e di vischiosità contrari al rispetto delle reciproche funzioni, così come potenzialmente condizionanti la libertà di scelta del decisore pubblico.
In altre parole, la tematica di cui ci occupiamo, proprio per la delicatezza dei suoi meccanismi e anche nell'ottica di una lettura sempre meno arroccata - perdonatemi la formula - dell'interlocuzione tra soggetti diversi che, per definizione, sono destinati ad entrare sempre più in contatto tra loro, va a colmare tardivamente un vuoto legislativo, ma lo fa - io penso - a conclusione di un processo storicamente lunghissimo, che tuttavia possiamo oggi pensare di affrontare con maggiori elementi di conoscenza ed anche con un'analisi globale, certamente più approfondita.
Come ricordavo in premessa, molte sono state nel passato le iniziative in materia, tutte in qualche modo fallite in partenza o evaporate alle battute finali. Eppure, nonostante ogni tentativo, l'urgenza di una regolamentazione dedicata, è rimasta un tema caldissimo e di straordinaria attualità. Basti solo pensare al fatto che noi, come istituzione Camera dei deputati, abbiamo ritenuto prioritario dotarci di una disciplina che vige qui da noi dal 2017.
Parallelamente - di questo va dato atto al collega Nazario Pagano, di aver avuto una giusta intuizione in questo senso -, il procedimento che qui si è scelto di adottare, per arrivare alla proposta in esame, ha delle tracce di interesse.
È un procedimento che sovverte un po' l'iter consolidato per cui, partendo da un tavolo di lavoro di professionisti di diritto pubblico nell'ambito di un'indagine conoscitiva, che si è conclusa a settembre del 2024, il conseguente documento finale è stato considerato un punto di partenza e non semplicemente un contributo per elaborare una proposta che fosse più aperta possibile all'intervento di tutte le componenti parlamentari. È proprio quanto emerso da quella indagine, a mio avviso, la chiave aggiuntiva che ci consente oggi di pronunciarci con maggiore serenità anche rispetto all'identificazione, al ruolo e ai limiti dell'attività dei cosiddetti rappresentanti di interessi.
È dunque vero che la necessità di una norma di carattere nazionale che regoli la materia è il risultato tanto di quel tavolo di lavoro, quanto della recente sentenza, la n. 185 del 2025 della Corte costituzionale in ambito di traffico di influenze illecite, per cui, anche lì, si è invitato il Parlamento a procedere con una regolazione legislativa sull'attività di senza ovviamente considerare l'urgenza di adeguarsi agli standard europei e internazionali dove tutti - Spagna e Grecia a parte - possiedono una normativa in materia.
Entrando nel merito della proposta di legge, mi sembra di poter dire che ci sia una trasversale acquisizione di un cambio di approccio rispetto ai soggetti coinvolti dalla norma. Non siamo di fronte a un giudizio demonizzante di chi, legittimamente, si fa portatore di espressione di interessi settoriali o particolari. Siamo, piuttosto, all'accettazione che tali interessi esistano e che vadano rappresentati e difesi perché, di fatto, consustanziali al pluralismo di ogni società. Siamo di fronte a ciò che la politica ad ogni latitudine dovrebbe essere portata a fare, ovvero l'analisi della realtà e la correzione delle eventuali storture, la capacità ultima di leggere e governare i processi.
In tale ottica, dunque, il punto di partenza della norma in esame deve essere l'individuazione precisa dei ruoli, da cui poi tutto discende. Ecco perché essere arrivati a dare una definizione di chi consideriamo decisore pubblico e di chi consideriamo rappresentante di interessi diviene cruciale ai fini dell'esigenza primaria di questa regolamentazione, ovvero la trasparenza nelle procedure, la conoscenza delle stesse, gli ambiti di definizione entro cui le relazioni che intercorrono siano finalizzate, per ambo le parti, alla reciproca conoscenza della materia e, per quanto concerne il decisore pubblico, anche alla consultazione libera da ogni vincolo di condizionamento possibile.
Questa sorta di mutualità nello scambio delle informazioni, fatto salvo ovviamente il rispetto dei ruoli, soprattutto se inquadrata all'interno di limiti chiari e di una definizione corretta, non mina le fondamenta della democrazia, ma al contrario le accresce, apportando al processo decisionale un ulteriore come bagaglio di conoscenze, di partecipazione, di rappresentatività, di pluralità delle voci e dei singoli interessi. La rappresentanza politica dunque, attraverso una regolazione dei rapporti istituzionali con le ne può solo uscire rafforzata, scevra da condizionamenti, libera di muoversi, perché supportata dalla trasparenza del proprio agire nello svolgimento pieno e consapevole della propria funzione.
Non può essere un caso, come è emerso dall'indagine conoscitiva che, laddove il Parlamento “pesa” nelle decisioni e nei processi, esista una legge in materia, perché proprio la cosiddetta zona grigia è il prodotto inevitabile di una politica e di una sua rappresentanza debole, priva di autorevolezza e, dunque, nettamente più influenzabile da pressioni esterne settoriali.
A fianco, la crescente rilevanza dell'attività di , anche nel nostro Paese, è figlia certamente della crisi dei partiti e della fine della loro primazia nella mediazione tra interessi sociali e pubblici, ma non lo è solo da noi e solo da oggi, se pensiamo a cosa rappresentano ormai le in un Paese come gli Stati Uniti.
Il potere che, dagli anni Ottanta reaganiani, ha progressivamente connotato i rappresentanti di interessi e che, volgarmente, lì ormai definiscono come una terza Camera in grado di spostare equilibri in meno tempo e con più efficacia di qualunque altro decisore pubblico, anche in quel continente nacque da un indebolimento strutturale dei partiti. Ma a fronte di ciò, una democrazia giovane, ma forte come è quella americana, ha compreso da tempo e, non da ultimo, nel 1995 con un atto formale, che a maggior ragione fosse indispensabile normare, obbligare, definire tali relazioni, proprio per consentire l'emersione di ogni possibile zona d'ombra, proprio per arrivare allo scopo prioritario di una disciplina che sia davvero tale, ovvero attraverso il conseguimento di un visibile e tangibile punto di equilibrio.
Quindi, la proposta di legge che oggi ci accingiamo a votare, ha certamente il merito di inquadrare la materia, di definire i ruoli e i rispettivi ambiti di applicazione e di dare disciplina e pubblicità agli incontri tra le parti, di stabilirne verifiche con una precisa cadenza temporale, di fissare sanzioni per chi viola le disposizioni, di predisporre un registro per la trasparenza delle attività dei rappresentanti di interessi presso il CNEL, a cui vengono affidate tutte le relative funzioni di controllo.
Ed è qui ed è per questa ragione, Presidente, avendo fatto un intervento che, come è evidente, dimostra la nostra convinzione della positività di questo atto legislativo, siamo qui, però, a dover dichiarare la nostra astensione sul provvedimento, perché riteniamo che tutto il buon lavoro fatto sia guastato da una decisione assolutamente incomprensibile e sbagliata - anche molti colleghi che sono intervenuti ieri l'hanno spiegato -, cioè quella di affidare poi al CNEL la responsabilità di controllo su tutta la procedura e su tutto il provvedimento. Noi riteniamo che sia inadeguato dal punto di vista istituzionale, mentre avrebbe avuto molto più senso affidare questo ruolo all'AGCM. Per questa ragione, per questa decisione sulla quale c'è stata una incomprensibile irremovibilità da parte del Governo e della maggioranza, il nostro sarà un voto di astensione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alessandro Colucci. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, membri del Governo, oggi è una giornata molto importante per il Parlamento, perché ci apprestiamo a votare questa proposta di legge che norma l'attività di relazioni istituzionali per la rappresentanza di interessi, che era attesa da molto tempo, forse siamo ancora uno dei pochi Paesi in Europa che non si era adeguato a questa normativa.
Si regolamenta questa materia in modo molto serio, in modo concreto, direi anche efficace, dopo un lavoro approfondito, che è stato condotto da parte della Commissione - ringrazio il presidente Nazario Pagano per questo -, c'è stata un'indagine conoscitiva che ha potuto illustrare in modo pieno e completo la materia.
È anche un confronto che ha permesso di chiarire le diverse posizioni e mi sembra che si colmi un vuoto legislativo assolutamente necessario perché il Parlamento non è nient'altro che il luogo dove vengono rappresentati gli interessi della collettività di un Paese, ovviamente, i legittimi interessi di diverse categorie e di diversi territori. Quindi, la necessità di fare regole in questa materia permette semplicemente di avere chiarezza. Dunque, ci sembra un lavoro assolutamente soddisfacente, una legge che dà chiarezza e regolamenta secondo una visione di serietà i rapporti tra le istituzioni, il mondo pubblico e il mondo privato. Quindi, non possiamo che esprimere, come gruppo di Noi Moderati, il voto favorevole sulla proposta di legge.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, signor Presidente. Signora rappresentante del Governo, siamo soddisfatti, pensiamo che sia un momento importante perché finalmente anche nel nostro Paese può essere regolamentata la questione della rappresentanza di interessi. Credo che, forse, il nostro Paese fosse l'ultimo rimasto senza avere delle norme specifiche su questo argomento. Peraltro, questa legge risponde anche a un appello, anche all'ultimo fatto dalla Corte costituzionale poco prima di Natale, quando si chiedeva, ancora una volta, che il Parlamento, appunto, approvasse una legge sulla rappresentanza degli interessi. Credo che sia una delle poche volte nella quale ci sia stata una risposta così repentina, così veloce da parte del Parlamento a una richiesta esplicita della Corte costituzionale. Non avviene sempre e di questo noi siamo molto dispiaciuti. Pensiamo che sia fondamentale in un Paese come il nostro, un Paese complesso, un Paese importante nel contesto internazionale, che finalmente la rappresentanza di interessi trovi una sua regolamentazione che permetta di dare certezze sia ai decisori politici sia ai portatori di interessi. Del resto, il Parlamento, proprio per sua natura, per la sua capacità di legiferare, è un punto di riferimento, ovviamente, per tutti gli interessi legittimi che ci sono nel Paese e che, quindi, devono trovare una forma regolamentata che ne consenta la trasparenza e che consenta, ovviamente, di affrontare i problemi nel modo migliore per l'interesse generale.
Questo è tanto più vero quanto la situazione nazionale e internazionale del nostro Paese, nonché i grandi problemi del nostro tempo ci pongono sempre di più il dovere - diciamo così - di costruire le condizioni affinché si costruiscano provvedimenti in grado di comunicare al Paese e di recepire quelle che sono le istanze del Paese. È un clima di grande fragilità, anche dovuto alle questioni internazionali. Proprio per questo anche noi abbiamo cercato di contribuire alla disciplina dell'attività di presentando una proposta di legge che faceva un po' testo dell'adozione del Libro verde sull'iniziativa europea per la trasparenza, con cui la Commissione europea aveva avviato il processo di consultazione pubblica nell'ambito delle misure sulla trasparenza, adottando un modello per la disciplina delle attività di , un modello che, peraltro, poi è stato rivisto e modificato più volte.
Vorrei ricordare, in proposito, che la relazione sullo Stato di diritto 2024 della Commissione europea ha affrontato anche il tema, appunto, della rappresentanza di interessi nel contesto alla lotta alla corruzione, evidenziando l'importanza della trasparenza in questo settore. A tale proposito, la relazione raccomandava di introdurre una normativa in materia di per l'istituzione di un registro operativo delle attività dei rappresentanti di interessi. I principi che ispirano la disciplina introdotta dalle proposte di legge sono quelli di trasparenza, pubblicità, partecipazione e democraticità dei processi decisionali. Infatti, ha fatto bene la I Commissione, già il 19 settembre 2024, ad approvare all'unanimità il documento conclusivo dell'indagine conoscitiva - indagine conoscitiva che è stata proposta, per primo, dal presidente della Commissione - sul tema dell'attività di , nella quale è emersa, con chiarezza e forza, l'esigenza di una regolazione legislativa della materia in linea con i principi e gli indirizzi comunitari.
Ovviamente, è un provvedimento complesso, un provvedimento che deve rispondere a tante necessità, in primo luogo, come dicevamo, a quelle sulla trasparenza. Bisogna sapere gli obiettivi di chi influenza, che vengano resi visibili i rapporti tra i portatori di interesse, siano essi aziende, associazioni o gruppi. È necessario che le disposizioni, volte a prevenire i fenomeni corruttivi, siano al centro, appunto, di queste attività. Ci deve essere parità d'accesso per tutti; tutti i soggetti interessati devono poter partecipare ai processi decisionali pubblici in modo equo e devono essere evitati i favoritismi. Insomma, bisogna, tra le altre cose, fare in modo che ci sia un allineamento agli standard europei e che venga ottemperata anche la sentenza n. 185 del 2025 della Corte costituzionale, nella quale la Consulta, peraltro nel rigettare le questioni di legittimità costituzionale sollevate in merito ad alcune disposizioni di legge in materia di traffico di influenze, ha invitato, come dicevamo prima, il legislatore a introdurre un'organica disciplina dell'attività di ritenendola necessaria al fine sia di definire con chiarezza le condotte di illecita influenza sui pubblici ufficiali, sia di prevenire sanzioni per l'inosservanza delle relative prescrizioni, sia di garantire trasparenza alle prassi di interlocuzione con le istituzioni, assicurando ai consociati la possibilità di un più accurato controllo sull'operato della pubblica amministrazione e dei rappresentanti eletti.
Quindi, il testo che è stato approvato è indubbiamente un passo in avanti notevolissimo nel nostro Paese, anche se noi riteniamo che alcune questioni andavano meglio approfondite. Ci dispiace molto che, anche nell'ultima occasione che abbiamo avuto, nella seduta della Camera di ieri, tante proposte emendative, avanzate dalle opposizioni, siano state totalmente e completamente rigettate. Il nostro intento e il nostro approccio sono stati sempre quelli di cercare di dare un contributo per migliorare il testo e renderlo sempre più efficiente ed efficace anche in rapporto, diciamo così, alle necessità del nostro sistema produttivo e della rappresentanza degli interessi legittimi.
Voglio ricordare che, per esempio, una delle questioni fondamentali che noi abbiamo posto è su come i portatori di interessi dei cittadini e delle associazioni dei cittadini dovrebbero avere un maggiore ruolo all'interno di questa legge. Faccio l'esempio dei legittimi interessi in campo ambientale, che è una delle grandi questioni e delle grandi frontiere che ci sono in Europa. Riconoscere alle associazioni dei cittadini, che sono interessati a questo argomento, la possibilità di partecipare non soltanto, ovviamente, in modo critico ma addirittura nei processi decisionali sarebbe stato un passo in avanti notevolissimo, un passo in avanti che avrebbe, magari, diminuito anche la conflittualità sociale in relazione alla realizzazione delle grandi opere che vedono sempre contrapposti i cittadini alle istituzioni. Processi decisionali che, se vedessero coinvolti dall'inizio i cittadini e i loro rappresentanti degli interessi, probabilmente toglierebbero dal campo quantomeno le incomprensioni, ci sarebbe una conoscenza più profonda, probabilmente i conflitti sarebbero minori e, oltretutto, si costruirebbe in questa direzione un concetto di democrazia più ampio e più partecipato, cioè un concetto di democrazia che mette al centro sempre i cittadini e le associazioni che rappresentano gli interessi dei cittadini, non chiamando i cittadini e le cittadine soltanto al voto ogni cinque anni ma, invece, facendo in modo che i cittadini possano, in qualche modo, verificare e mettere in campo i processi democratici in ogni fase, appunto, della vita della propria comunità. Credo che questa sia una questione che noi dovremmo riprendere e sulla quale sarà necessario integrare e migliorare il testo che adesso è in campo.
Ci sono altre questioni che ci hanno lasciato dubbi forti, in particolare sull'individuazione del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, dell'organo incaricato alle funzioni di tenuta del registro pubblico della trasparenza delle attività di rappresentanza di interessi. Lo abbiamo detto. Siamo dispiaciuti del fatto che i sindacati e le associazioni rappresentative degli imprenditori non siano stati inseriti nell'elenco. Se, per quanto riguarda gli imprenditori, il problema è relativo, perché le singole aziende invece possono essere iscritte, aver cancellato completamente la rappresentanza dei sindacati credo che sia stato un errore grave, al quale dovrebbe essere posto rimedio. È un passo in avanti importante. È per questa ragione che noi esprimeremo un voto di astensione. Non siamo soddisfatti del testo e speriamo che ci si possa tornare sopra
PRESIDENTE. Saluto i giovani studenti e studentesse studenti e i docenti dell'Istituto comprensivo “Ennio Galice”, Scuola Primaria “Renato Posata”, di Civitavecchia, in provincia di Ancona, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
Ha chiesto di parlare l'onorevole Pastorella. Ne ha facoltà.
GIULIA PASTORELLA(AZ-PER-RE). Bello vedere i ragazzi entusiasti che hanno applaudito alla fine dell'intervento del collega. Fantastico, tornate a trovarci!
Oggi siamo contenti. Direi che il risultato ottenuto su un tema cruciale, come la rappresentanza di interessi, è sicuramente un risultato da salutare con orgoglio e con ottimismo. Perché? Perché questo è solo uno dei tantissimi tentativi che son stati fatti nel corso del tempo. Si parla addirittura di decine di tentativi di proposte di legge. Io stessa ignara, venendo dal quel mondo, ossia dal mondo della rappresentanza di interessi, la prima proposta di legge che ho depositato era proprio su questo tema, conscia della mancanza di una normativa che regolasse i rapporti tra istituzioni e rappresentanti di interessi. Quindi, il fatto che si sia arrivati, dopo un'indagine conoscitiva e dopo un processo molto partecipato e completo, a una normativa è un'ottima cosa, è una buona cosa. Ci hanno spinto ad arrivare a questa normativa non solo i nostri organi nazionali, ma anche, per esempio, la Commissione europea che ha rimarcato, tra le altre cose, nel , quindi sullo Stato di diritto, che peccavamo per mancanza di questo strumento. Non significa che ci abbia obbligato, non è che l'Europa ci ha forzato a fare alcunché, ma ci ha ricordato che eravamo uno degli ultimi Paesi a non avere questo tipo di regolamento e le stesse istituzioni europee sono state precursori in questo senso di un regolamento che, tra l'altro, è molto simile a quello che ci accingiamo ad approvare oggi.
Quindi, prima di entrare nel merito, però chiarisco alcune cose, perché c'è un po' di confusione tra che cosa sia la rappresentanza di interessi e altre attività. Questo disegno di legge, per quanto completo, non farà alcune cose. Per esempio, non impedirà le attività illegali, perché quelle sono attività che purtroppo continueranno ad esistere, precisamente perché sono al di fuori del perimetro della rappresentanza di interessi che, invece, è un'attività o una professione assolutamente legale. È per quello che abbiamo trovato un po' strani gli emendamenti dei colleghi del MoVimento 5 Stelle, dove specificavano “attività o interessi leciti”. Questa normativa parla solo ed esclusivamente di interessi leciti; quelli illeciti sono parte di competenza del mondo della giustizia e dei processi, non certo di quello che ci stiamo accingendo ad approvare. Quindi, le cose illecite (corruzione, mazzette e qualunque cosa) purtroppo non saranno bloccate da questo provvedimento. Non si potranno bloccare i viaggi indebiti, i favori e le vacanze, né tantomeno, purtroppo, il traffico di influenze o il conflitto di interesse, che è una materia affine, ma non precisamente sovrapponibile. Purtroppo, non possiamo avere pretese di regolamentare tutto, ma già regolamentiamo una parte.
Infatti, che cosa farà questa normativa? Io credo cose molto importanti. Prima di tutto, darà dignità, trasparenza e inquadramento a una professione che è utile al confronto democratico sulla procedura legislativa. Tra l'altro, tutelerà anche noi, noi decisori politici e decisori pubblici, da accuse basate su indiscrezioni, sull'aver visto una persona con qualcun altro, su estrapolazioni o, magari, messaggi o presenze nel momento sbagliato, nel posto sbagliato. Credo che questo sia davvero nel nostro interesse.
Da ultimo, ma non da ultimo per importanza, aiuterà ad informare il processo decisionale, proprio perché prevede una parte proattiva di coinvolgimento di questi rappresentanti di interesse, di questi , nelle consultazioni e in altre attività pubbliche. Quindi, ancora una volta, complimenti al presidente Pagano che ha fatto sicuramente un buon lavoro.
Tuttavia - qua dobbiamo arrivare naturalmente ai dettagli -, alcuni dettagli non sono proprio come avremmo auspicato. Bene che ci sia un registro, questa è una pratica diffusa. Ovviamente, sulle tempistiche di aggiornamento e su che tipo di informazioni inserire avevamo proposto alcune migliorie. È buono che si sia passati da un aggiornamento settimanale a un aggiornamento trimestrale - quello settimanale ci pareva eccessivamente vessatorio -, però, si potevano mettere altri tipi di informazione. Forse, avverrà in un secondo momento, quando il CNEL darà i dettagli di questo registro, ma come regolatori e legislatori forse potevamo dare più informazioni, perché l'obiettivo ovviamente è renderlo utile, ma non pesante. Gli obblighi devono essere proporzionati e la mia fiducia che il CNEL possa svilupparlo, con questo a mente, non è necessariamente forte, ma speriamo in bene.
In discussione, avevamo proposto emendamenti non solo per migliorare il registro, ma anche per mettere il registro in mano a un altro organo che non fosse il CNEL per motivi molto semplici, perché non capiamo la scelta del CNEL, se non per motivi di finanze pubbliche.
Come ho avuto modo di dire in discussione, le finanze pubbliche sono importanti e bisogna tenere ben stretti i cordoni della borse, ma quando c'è una necessità di interesse generale - credo che tenere bene e in maniera efficace questo registro lo sia -, forse, si poteva mettere qualche fondo in più e scegliere, per esempio, l'AGCM, come abbiamo proposto, ossia l'Autorità della concorrenza e del mercato, che è l'Autorità, secondo noi, che ha le competenze e le caratteristiche migliori per tenere questo tipo di registro.
Infine, come ultimo punto, ma non banale, questo disegno di legge ovviamente si occupa dei rappresentanti di interessi e quindi dei lobbisti. Chi sono questi lobbisti? Secondo me, il lavoro qui poteva essere fatto decisamente meglio. Non abbiamo avuto il coraggio di essere agnostici e obiettivi nella definizione delle categorie che portano gli interessi, perché gli interessi sono di tanti tipi: ovviamente da quelli economici delle aziende, a quelli ecologici dell'ambiente, a quelli dei diritti civili, dei diritti individuali e dei temi territoriali.
Gli interessi non sono esclusivamente le aziende, ma sono tante categorie, che, invece, per volontà dei primi firmatari, ma in realtà anche delle opposizioni, sono state escluse. Quindi, secondo me, questa scelta toglie una fetta importante di rappresentanti di interessi, solo perché si suppone che questi interessi siano in qualche maniera più generali, più leciti. Io credo che tutti gli interessi siano più o meno sullo stesso piano e debbano essere trattati come tali. È bene e legittimo che questi interessi ci siano e ci raggiungano, come decisori, e dialoghino con noi e ci aiutino in maniera lecita e trasparente a legiferare meglio. Quindi, su questo aspetto, purtroppo, abbiamo avuto poco coraggio.
Quindi, in conclusione, anche noi ci asterremo su questo provvedimento per dimostrare che è sicuramente un passo in avanti e una normativa che, seppure imperfetta, è meglio del nulla che c'era prima, perché in realtà prima non è che ci fosse il nulla, ma c'era una frammentazione e una confusione che lasciava tante aree grigie, in cui si infilava chi praticava male questa professione, da cui io vengo e che, di conseguenza, so che può avere un grandissimo valore aggiunto.
Adesso non ci saranno più aree grigie quando sarà approvato - speriamo - anche al Senato. Per cui, si darà dignità a un'interlocuzione che - lo ripeto in maniera coraggiosa e in maniera non ambigua - è un valore aggiunto sia per noi decisori politici che per l'interesse generale che noi dobbiamo rappresentare .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Baldino. Ne ha facoltà.
Faccio solo una precisazione. Probabilmente prima, nel leggere da dove arrivava la scuola, ho detto “Civitavecchia, provincia di Ancona”. Ovviamente, è provincia di Roma. Lo dico per il verbale e anche per le brutte figure.
VITTORIA BALDINO(M5S). Quindi, rimarrà per sempre il ricordo del Presidente Mulè che ha dichiarato che Civitavecchia è in provincia di Ancona.
Grazie, Presidente. Era il 22 gennaio del 2022 ed ero seduta esattamente dove adesso è seduto il presidente Pagano.
Ero relatrice della proposta di legge sulla rappresentanza di interessi. Quella fu la prima volta che la Camera dei deputati non solo vide l'esame in Aula di quel provvedimento, dopo tanti anni e tanti tentativi, ma fu anche la prima volta che quella proposta di legge venne approvata in prima lettura in una Camera del Parlamento. Purtroppo, è storia il fatto che poi la proposta si arenò, come spesso avviene, nell'altro ramo del Parlamento e non vide mai la luce.
Quindi, inizio subito dicendo che, al di là delle considerazioni sul merito della proposta, mi auguro che questa proposta, che verrà approvata oggi, vedrà la luce e diventerà legge e sarà pubblicata in Gazzetta Ufficiale. Inizio con questo auspicio perché siamo consapevoli, consci che regolamentare la rappresentanza di interessi sia indispensabile. Lo siamo talmente tanto, appunto, che abbiamo contribuito ad approvarla nella scorsa legislatura, abbiamo sempre presentato le nostre proposte e ce l'avevamo anche in questa legislatura; la nostra proposta Silvestri era abbinata alla proposta Pagano; abbiamo partecipato all'indagine conoscitiva promossa dal presidente Pagano votando anche all'unanimità la relazione finale; abbiamo partecipato in maniera assolutamente costruttiva all'esame in sede referente e al seguito dell'esame qui in Aula.
Ma perché è indispensabile? È indispensabile non per criminalizzare, né per vincolare, né per impedire, né per minare una professione, che è quella del - no? -, delle relazioni istituzionali e della rappresentanza di interessi, ma per rendere più trasparente, più equa la partecipazione ai processi decisionali; è indispensabile non per chiudere le porte delle istituzioni, ma per renderle accessibili a tutti, non solo a chi ha più risorse, a chi ha più relazioni, a chi ha un maggiore, a chi ha più potere.
E su questi principi il MoVimento 5 Stelle è stato sempre coerente, testardo e determinato sin dall'inizio, anche perché lo dimostra il fatto che siamo riusciti a rompere un tabù che durava da troppo tempo nella scorsa legislatura. E proprio perché crediamo in questa riforma, nella necessità, nell'indispensabilità di un quadro giuridico che regolamenti la rappresentanza di interessi non possiamo accontentarci, presidente Pagano.
Auspicavamo una legge ancora più condivisa, auspicavamo che il testo potesse accogliere alcune nostre proposte per noi migliorative su alcuni punti in particolare; le proposte, gli emendamenti erano abbastanza, però ce n'erano alcuni in particolare. Uno tra tutti riguarda l'ambito soggettivo di applicazione della legge, quindi la possibilità che fossero compresi tra i soggetti cui si applica questa disciplina anche le associazioni di categoria, i sindacati, le associazioni datoriali che fanno rappresentanza di interessi per definizione.
Un altro aspetto che avremmo voluto fosse inserito nella legge è quello del cosiddetto , cioè quella disciplina che mina un po' il meccanismo delle porte girevoli, cioè il periodo di raffreddamento: tu hai fatto il lobbista, per due anni non puoi occuparti, non puoi diventare Ministro; se tu hai fatto il lobbista per la Difesa, per Leonardo, per due anni non potresti diventare Ministro della Difesa, ad esempio ? Ad esempio. Questa cosa purtroppo non è rientrata perché avete limitato questo limite, questo vincolo a un anno e state facendo la stessa cosa anche con un emendamento mi risulta al decreto Milleproroghe, rispetto al conferimento di alcuni incarichi privati dopo averli ricoperti nel pubblico. Avremmo voluto che il registro dei lobbisti non fosse tenuto dal CNEL che è - sì - un organo di rilievo costituzionale, però non avrebbe dato, non darebbe, non darà, a nostro avviso, quella garanzia di indipendenza che avrebbe dato un'autorità indipendente come l'Autorità garante per la concorrenza e per il mercato, che noi avevamo individuato nella nostra proposta di legge, nella proposta di legge che avevamo approvato qui alla Camera nella scorsa legislatura. Purtroppo, queste proposte non sono state approvate.
Allora c'è una metafora che rende bene il senso della nostra posizione: questa legge avrebbe dovuto costruire una casa di vetro, dove tutto è visibile, dove nessuna stanza resta in ombra e dove chi entra sa di essere visto. Il testo che ci viene proposto oggi costruisce, sì, questa casa, ma lascia alcune finestre oscurate, alcune porte laterali, alcuni spazi dove la luce entra meno e per il MoVimento 5 Stelle, quando si parla di democrazia e trasparenza, la luce deve entrare ovunque, non solo dove è più comodo che entri. E per questi motivi non voteremo contro perché riconosciamo il valore del tentativo perché - ripeto, l'ho già detto, ma giova ripeterlo - è meglio avere una regolamentazione che non averla proprio, anche perché la mancanza di una regolamentazione ha creato zone d'ombra, ha contribuito a demonizzare quella che è una professione a tutti gli effetti, nobile come tutte le professioni, e ha contribuito a non rendere trasparenti i processi decisionali e a non rendere neanche equo l'accesso; cioè chi aveva più potere aveva relazioni, rappresentava gli interessi particolari presso il decisore pubblico, poteva influire; poteva fare pressione e influire nelle decisioni appunto negli atti del decisore pubblico. Chi non aveva questa fortuna, chi non aveva questa rete di relazioni, chi non aveva potere, chi non poteva avere una rendita anche di posizione non aveva accesso a queste informazioni.
Quindi noi non voteremo contro perché, appunto, sappiamo che regolamentare è meglio del vuoto, però non possiamo votare neanche a favore perché questa legge, così com'è, non è all'altezza di ciò che poteva essere, l'ho già detto; ma soprattutto non voteremo a favore perché questa maggioranza ha dimostrato in questi anni di non essere affidabile. Non siete affidabili, lo abbiamo visto con diverse proposte di legge, anche in quota all'opposizione parlamentare, i pochissimi disegni di legge di natura parlamentare che hanno visto la luce sono stati presi, svuotati, trasformati in leggi delega che non hanno mai visto la luce. L'abbiamo visto con la legge sul voto fuori sede, ad esempio, arenata al Senato, non si sa che fine farà, e peraltro qui, diciamo, colgo l'occasione anche per ricordare che avete impedito ai fuori sede di votare al referendum costituzionale, chissà perché. La legge sul conflitto di interessi l'avete presa, l'avete svuotata, l'avete trasformata in una legge delega ed è arenata al Senato anche quella e non sappiamo che fine farà. Per non parlare poi del salario minimo, che era sempre una legge in quota all'opposizione parlamentare; l'avete presa, l'avete completamente svuotata, avete chiesto a Brunetta un parere e Brunetta ha detto “no, non serve a questo Paese il salario minimo”, salvo scoprire che serviva il suo salario massimo, che avete raddoppiato . Ecco perché avete attribuito le competenze al CNEL con questa proposta di legge, perché dovete giustificare il raddoppio dello stipendio di Brunetta, altrimenti non si spiega.
E non siete affidabili anche per quello che avete fatto proprio sulla materia. Quando parliamo di , parliamo di relazioni, parliamo di relazioni con il potere e voi avete dimostrato in questa legislatura che non avete intenzione di limitare il vostro potere, di regolamentare il vostro potere, di dire ai cittadini che sono tutti uguali di fronte al potere, perché avete abolito l'abuso d'ufficio, avete tolto i reati di corruzione da quelli ostativi per l'adozione dei benefici penitenziari; avete indebolito il traffico di influenze illecite, tant'è che la Corte costituzionale vi ha dovuto dire con la sentenza n. 185 del 2025 di cui oggi parliamo: sì, però dovete fare una legge sulle , altrimenti c'è un problema anche di costituzionalità, sulla base della relazione con alcune convenzioni internazionali e in particolare con la Convenzione di Strasburgo. Quindi con questa dichiarazione annuncio il voto di astensione. Questa astensione è un messaggio chiaro che stiamo dando. Non si ferma qui, non si ferma qui la nostra volontà di vedere finalmente una disciplina equa che renda la rappresentanza di interessi, l'accesso al decisore pubblico equo e trasparente. Noi continueremo a batterci perché la rappresentanza di interessi non abbia zone grigie, perché le istituzioni non abbiano angoli vuoti, perché la democrazia non sia solo formale, ma sostanziale. Perché la fiducia nei cittadini si costruisce così, alzando l'asticella delle buone leggi e non abbassandola .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Nazario Pagano. Ne ha facoltà.
NAZARIO PAGANO(FI-PPE). Grazie, Presidente Mule', per avermi dato la parola.
Per me è importante oggi intervenire in dichiarazione di voto su questa proposta di legge. Sono, infatti, anche - non lo nascondo - orgoglioso e onorato di intervenire su questo provvedimento, anche a nome del mio partito, visto che, tra l'altro, ho firmato questa proposta di legge non come esponente di Forza Italia, ma come presidente della I Commissione.
Questa legge colmerà una grave lacuna del nostro ordinamento, l'hanno detto in tanti. Pensi, Presidente, che pare che nel corso delle legislature passate oltre 100 tentativi di proposte di legge di iniziativa parlamentare siano state presentate con queste finalità: tutte, purtroppo, naufragate, in un modo o nell'altro non sono divenute legge. Quindi, arrivare oggi a questo voto, perlomeno in questo ramo del Parlamento, sperando che poi in Senato colgano questa occasione straordinaria prima della fine della legislatura, è fondamentale. Anche perché - ed è giusto ricordarlo, l'ha già fatto qualcuno, mi pare la collega Pastorella - è fondamentale dire che, nel frattempo, sono intervenuti due fattori. Il primo, è che la Commissione europea ha più volte richiamato il nostro Paese per colmare questo vuoto legislativo del nostro ordinamento, perché gli altri Paesi occidentali democratici sono già dotati di una legge che regolamenta la rappresentanza di interessi. Eravamo rimasti solo noi, la Grecia e la Spagna. Ecco, oggi noi facciamo un passo in avanti.
Ma non è solo la Commissione europea, è giusto dire che, soltanto un mese fa, la Corte costituzionale, con la sentenza n. 185, relativa alla regolarità e alla correttezza della nuova legge sul traffico di influenze, ha anche chiarito che questo Parlamento dovesse assolutamente dotarsi di una legge che regolamentasse questa tematica, anche per chiarire bene il perimetro entro cui si colloca il reato di traffico di influenze e quello, invece, che attiene, in modo ovviamente lecito e assolutamente legale, alla rappresentanza di interessi, cioè di come i lobbisti esercitano le proprie attività.
Si tratta di una legge che tende a garantire un corretto funzionamento della democrazia liberale e una qualità dell'azione legislativa, che, ovviamente, da questo tipo di attività, tende a migliorare, perché il decisore pubblico ha bisogno del portatore di interessi per acquisire informazioni da persone competenti, da persone che sappiano soprattutto spiegare al decisore pubblico quale potrebbe essere la direzione giusta. Quindi, l'ascolto delle istanze economiche e sociali è assolutamente fondamentale per una buona qualità dell'azione legislativa. E questo non lo dico solo io, ma ci sono super esperti, anche a livello universitario, che hanno spiegato come i Paesi che sono dotati di questo strumento hanno poi la possibilità, la capacità di poter far crescere la propria economia. Il PIL, il prodotto interno lordo, cresce lì dove funziona bene il rapporto fra decisore pubblico e portatori di interessi.
È quindi interesse di questo Paese, per la crescita economica di questo Paese, che questa funzione svolga bene il proprio interesse. Il quadro giuridico, a cui tende questa proposta di legge, rende chiaro e trasparente e soprattutto garantisce legalità.
Ma come nasce, come si arriva a questa proposta di legge? Colgo l'occasione per ringraziare i deputati della I Commissione (Affari costituzionali) che hanno assecondato questa mia iniziativa. Ho voluto che questo inizio di legislatura si avviasse con un'indagine conoscitiva su questo settore. Perché? Perché avevo visto che ben 100 tentativi erano andati a vuoto. Era quindi evidente che, nonostante fossero state depositate già alcune proposte di legge di iniziativa parlamentare da vari gruppi presenti in Parlamento, fosse assolutamente necessario andare oltre, cioè rendere possibilmente neutra questa iniziativa. Ecco perché ho precisato che ho voluto sottoscrivere questa proposta di legge da presidente di Commissione. Con quell'altro metodo non si era arrivati a conclusione. Ho cercato di sperimentare un nuovo metodo e devo dire che, visto che oggi siamo qui a votare questa legge, evidentemente questo è risultato essere un metodo esemplare , che potrà essere anche seguito in altre occasioni, in altre circostanze, che noi riteniamo utili.
Che cosa abbiamo fatto in questa indagine conoscitiva, cari colleghi, caro Presidente? Abbiamo coinvolto tanti, ma tanti professori di diritto costituzionale. Abbiamo coinvolto, pensate, addirittura un gruppo di oltre venti professori di diritto costituzionale, che hanno dato un supporto di conoscenza e di competenza, badate bene, professori indicati da tutti i gruppi presenti in I Commissione (Affari costituzionali); professori che hanno lavorato e si sono addirittura suddivisi in tre gruppi. E il documento conclusivo dell'indagine conoscitiva, che poi è stato sottoposto al voto dei componenti della I Commissione, è stato votato all'unanimità. In quel documento ci sono tutti gli elementi che hanno costituito l'ossatura di questa proposta di legge, ivi compreso il ricorso al CNEL.
Quindi, le cose che ho ascoltato oggi da alcuni esponenti di questo Parlamento, in particolare in dichiarazione di voto per alcuni gruppi di opposizione, e cioè che con il CNEL si è voluto fare un favore a chi oggi lo presiede o perché costa di meno, in realtà è tutta fantasia, perché chi ha partecipato ai lavori dell'indagine conoscitiva in Commissione sa perfettamente che questa indicazione proviene proprio dai professori di diritto costituzionale Non è una volontà mia personale. Evidentemente hanno ritenuto che fosse la scelta migliore. D'altro canto, il CNEL è un'istituzione contenuta nella nostra Costituzione, qualcuno ha provato ad abolirla, ma il popolo italiano - quindi, né Nazario Pagano, né altri esponenti di maggioranza - ha ritenuto che il CNEL dovesse rimanere. Il popolo italiano ha voluto così ed è giusto farlo funzionare e farlo funzionare anche bene, al di là di chi oggi presiede quella istituzione e chi la presiederà in futuro.
Quando poi da quel documento se ne è estratta una proposta di legge, che è appunto questa, e si è passati agli emendamenti, la volontà del sottoscritto e, devo dire, anche di tutti gli altri gruppi di maggioranza, di coinvolgimento di tutti i gruppi, anche quelli di opposizione, è stata evidente, plastica, palese. Molti degli emendamenti depositati dai vari gruppi, anche dal MoVimento 5 Stelle, dal PD, da Italia Viva, da tutti i gruppi, sono stati accolti. La proposta iniziale è stata, quindi, modificata con il contributo di molti emendamenti, anche di opposizione, come anche di maggioranza, ovviamente. La volontà da parte del proponente era esattamente quella di un coinvolgimento di tutti, per cercare di fare in modo che questo metodo di lavoro giungesse fino ad un testo avanzato ed equilibrato, che potesse essere votato da tutti. In effetti, diciamocelo francamente, perché è giusto entrare anche brevemente nel merito di questa proposta, qui vi è garanzia di pubblicità, di partecipazione democratica, di pluralismo, di trasparenza e, soprattutto, di valorizzazione delle competenze tecniche.
Il mancato voto favorevole delle opposizioni è, pertanto, per me motivo di amarezza. È stato avanzato, ma sono state dette delle cose che, ovviamente, non possono essere accolte tutte. È chiaro che bisogna saper fare sintesi: magari gli emendamenti della collega Pastorella sono in netto contrasto con gli emendamenti del MoVimento 5 Stelle, ma anche con quelli del PD. È stato fatto un lavoro di sintesi ed è questo l'unico prodotto che poteva andar bene.
Le novità sono il registro, l'obbligatorietà dell'iscrizione, la pubblicazione dell'agenda degli incontri, il rispetto del codice deontologico e, ovviamente, il Comitato di sorveglianza presso il CNEL. È una legge liberale, di superamento, soprattutto, di pregiudizi e di malintesi su chi svolge questa attività di lobbista, perché fare il lobbista significa fare un lavoro egregio, importante, competente, anche al servizio, in questo caso, del decisore pubblico. Quindi, è giusto non creare confusione.
Ringrazio alla fine, prima di concludere con la dichiarazione del voto del gruppo di Forza Italia, innanzitutto i colleghi, i colleghi della I Commissione (Affari costituzionali), che in parte vedo anche qui seduti al mio fianco, ma anche quelli di opposizione. Ringrazio la segreteria della Commissione, la dottoressa Febonio e tutti gli altri componenti dei servizi, che hanno dato un contributo straordinario; ringrazio i venti professori di diritto costituzionale, che hanno lavorato alacremente per questo obiettivo, nonché, in ultimo, gli uffici e i collaboratori tutti. Io non posso, a questo punto, che dichiarare il voto favorevole con grande convinzione, ma anche - fatemelo dire - anche con onore e con orgoglio da parte del gruppo di Forza Italia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ravetto. Ne ha facoltà.
LAURA RAVETTO(LEGA). Grazie, Presidente. Effettivamente il nostro è un Paese che, in più di un sia straniero che nazionale, è stato dichiarato, rispetto a questa legislazione, un perché in effetti in Italia mancava una normativa organica. Secondo me la definizione era un po' ingenerosa, perché, per esempio, questa sede, che è la sede dove più di tutte si ha l'incontro del decisore pubblico con le rappresentanze di interessi, in realtà un regolamento, come ha detto anche il collega Giachetti, se lo era dato. La Camera si era data un regolamento nel 2016, entrato in vigore nel 2017, che già aveva previsto - e tutti noi ne siamo protagonisti - un registro dei cosiddetti portatori di interessi e ci ha dato dei locali e delle stanze dove noi ci incontriamo. C'è una necessità di relazione annuale da parte di questi portatori di interessi su chi hanno incontrato e perché. Devo anche dirvi che, tuttavia, è vero che da quando molti di noi eravamo in culla o nel passeggino - sicuramente me e lei, Presidente -, cioè dal 1976, questa Camera ha provato invano a fare una legge organica e l'ha fatto con 100 proposte; ci sono state 100 proposte in quest'Aula e nessuna ha mai visto la luce. Quindi, dobbiamo ammettere che oggi scriviamo una pagina rivoluzionaria, una pagina importante di questa Camera, perché oggi per la prima volta ci sarà l'approvazione nel primo ramo del Parlamento - e naturalmente l'auspicio è che avvenga anche nel secondo ramo - di una legge organica. Presidente, se mi aiuta con i colleghi, perché è molto difficile. La materia è tecnica e complessa. Grazie.
LAURA RAVETTO(LEGA). Questa lacuna di legislazione organica era stata, in qualche modo, colmata a livello istituzionale. Abbiamo parlato della nostra Camera dei deputati, ma anche alcune regioni si erano dotate di regolamenti sulle cosiddette attività di . Penso alla Calabria, alla Toscana, al Molise, all'Abruzzo. È giusto citarle, perché c'è stato un impegno, al netto di chi le ha governate o le governa. Però tutte queste legislazioni avevano dei avevano dei problemi. Per esempio, nella legge della Toscana non c'era neanche la definizione di lobbista e si regolava il rapporto con il consiglio regionale ma non con la giunta. Nel regolamento della Camera non c'era, di fatto, la sanzione: sì, si regolamenta l'incontro tra decisore e portatore di interessi, però poi non c'era la sanzione o, meglio, c'era la sospensione dal registro, magari la cancellazione - certo, collega Boldrini -, però le sanzioni erano un po' leggere.
Quindi, oggi noi, effettivamente, tutti questi problemi, questi li superiamo. Perché? Perché si è parlato tanto, in quest'Aula, di quello che non fa questa legge; diciamo anche un po' quello che fa. La prima cosa che fa è un registro con iscrizione obbligatoria. C'è stata anche discussione se l'iscrizione dovesse essere facoltativa o obbligatoria: è obbligatoria. Questo è rivoluzionario. Questo registro metterà nel nulla tutti gli altri registri. Quindi, iscrizione obbligatoria. Cos'altro c'è? C'è una stringente necessità di aggiornare questo registro trimestralmente. Non vanno fatte solo le comunicazioni dell'attività che si fa, ma va anche fatto un aggiornamento del registro in sé, di chi sono i portatori di interessi. C'è un limite anche all'iscrizione in questo registro, perché per la prima volta si prevede, in maniera sacrosanta - dico io -, che chi ha avuto una condanna di un certo tipo, superiore a due anni nell'ambito dei reati contro la pubblica amministrazione, non possa esservi iscritto. Ci sono le sanzioni, perché, oltre alla cancellazione dal registro, alla sospensione dal registro e all'ammonimento, ci sono anche sanzioni pecuniarie. Quindi, in qualche modo, si fa il massimo che poteva fare quest'Aula, anche in termini sanzionatori.
Poi l'abbiamo detto tutti: questa norma è frutto di un'indagine conoscitiva, un'indagine conoscitiva - e sono d'accordo con il presidente Pagano - che ha visto protagonisti i giuristi. Sono di parte, sono un avvocato e dove ci sono i giuristi sono più tranquilla. Emeriti professori costituzionali, indicati da tutti i gruppi, si sono confrontati e, di fatto, questa norma l'hanno scritta un po' loro e sull'indagine conoscitiva c'è stato il voto unanime del testo. È stata preceduta - l'hanno detto molti colleghi - da una sentenza della Corte costituzionale, che ha detto testualmente: “(…) ritiene opportuno invitare il legislatore a introdurre un'organica disciplina delle attività di (…) da più parti auspicata”. Allora, però, c'è qualcosa che non mi torna. Scusate, io non voglio rovinare il clima di estrema cortesia istituzionale, i complimenti reciproci che ho sentito, però ho sentito da tutti i gruppi dire che questa norma è tanto buona e tanto bella e, poi, ho sentito dire dai gruppi di opposizione che è tanto buona, è tanto bella, però non la votiamo, ci asteniamo.
Questo è un po' spiacevole e lo dico senza ipocrisia. Oggi si poteva avere una pagina ancora più bella: un voto unanime del Parlamento e questa nomina. Collega Pastorella, colleghi del MoVimento 5 Stelle, mi hanno convinto non troppo le obiezioni, perché sul CNEL vi ha già risposto il presidente Pagano, poi lungi da me entrare nel merito sulla bontà, l'opportunità e i costi del CNEL, però da una parte mi stupisce che i 5 Stelle abbiano un nuovo amore per le - ricordiamoci che il CNEL, comunque, è un organo costituzionale di mediazione - e dall'altra mi stupisce ancor di più la critica sull'iscrizione dell'associazionismo, perché la collega Pastorella, in maniera molto onesta, ha detto che questo è un tema che non è stato tanto posto in dubbio solo dalla maggioranza, ma anche dalla stessa opposizione. Allora, voglio dire, eravamo tutti d'accordo, alla fine, nel non estenderla ma a limitarla all'iscrizione delle aziende.
Quindi - ripeto -, sarebbe stato bello oggi avere un voto unitario, perché questa non è una norma che va a demonizzare l'attività di rappresentanza di interessi e la volontà anche di influire sul processo legislativo, ma vuole renderle trasparenti. La chiave di questo processo è la trasparenza: dove c'è trasparenza emergono gli onesti e i bravi, tant'è che questa norma la vogliono gli stessi lobbisti che sono bravi, che sono già bravi, che non hanno paura della trasparenza e, in più, ci avvicina agli elettori, perché gli elettorati di tutti questi partiti guardano con sospetto all'attività di , la vedono come la formula più subdola della trattativa opaca tra il decisore pubblico e l'industria, il decisore pubblico e il sindacato. Quindi, noi della Lega la voteremo convintamente, anche perché speriamo che ridia fiducia agli italiani sul nostro operato in quest'Aula .
PRESIDENTE. Saluto alcuni funzionari dell'francese, che sono in visita alla Camera dei deputati e assistono ai nostri lavori dalle tribune . Benvenuti nella nostra Camera bassa, che corrisponde alla vostra.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Ciani. Ne ha facoltà.
PAOLO CIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, la legge che oggi discutiamo riguarda un tema che attraversa trasversalmente il funzionamento delle nostre istituzioni e il rapporto con la politica, con la società e con la decisione pubblica: la disciplina dell'attività di relazioni istituzionali per la rappresentanza di interessi. È un tema che nel dibattito pubblico viene spesso affrontato con toni semplificati, talvolta emotivi, spesso ambigui: da un lato, si riconosce che i processi decisionali sono sempre più complessi e richiedono competenze, informazioni, conoscenze settoriali; dall'altro, però, si teme che il rapporto tra interessi organizzati e decisori pubblici possa tradursi in opacità, squilibri o indebite influenze. Proprio per questo, a mio avviso, non si può continuare a eludere il tema. Quando un fenomeno è strutturale, quando incide concretamente sulla formazione delle decisioni pubbliche, l'assenza di regole non è neutralità, è una scelta politica ed è una scelta che favorisce informalità e asimmetria.
Quando, tempo fa, ho presentato una proposta di legge su questo tema, l'ho fatto partendo da una convinzione chiara: la rappresentanza di interessi non è di per sé una anomalia della democrazia, ma una sua componente fisiologica solo se correttamente regolata. Gli interessi economici, sociali, professionali, territoriali esistono in ogni società pluralista: tentare di rimuoverli dal perimetro della decisione pubblica non è realistico; lasciarli agire, però, senza regole significa rinunciare a governare un pezzo rilevante del processo democratico. Il vero discrimine, dunque, non è tra chi è a favore o contro le , ma tra chi accetta l'opacità e chi sceglie la trasparenza come principio ordinatore .
Trasparenza non come strumento punitivo, non come sospetto generalizzato, ma come condizione di legittimazione reciproca: legittimazione degli interessi che si presentano in modo dichiarato, legittimazione delle istituzioni che assumono decisioni visibili, tracciabili e comprensibili.
In questo senso, il cuore del ragionamento non riguarda i rappresentanti di interesse, ma la forza e l'autonomia della politica. Una politica consapevole del proprio ruolo non teme un confronto regolato. Una politica insicura, invece, preferisce l'informalità, perché l'informalità non lascia tracce.
C'è poi un secondo elemento che considero decisivo e che, spesso, viene sottovalutato: la qualità della decisione pubblica. Le leggi, i regolamenti, gli atti amministrativi producono effetti reali sulla vita delle persone, delle imprese, delle comunità. Una decisione presa senza informazioni adeguate, senza ascolto di voci diverse, senza valutazione degli impatti, è una decisione più fragile, più esposta a errori e correzioni successive, premesso che, quando arriviamo a legiferare, legiferiamo su cose che già sono passate e già siamo in ritardo.
C'è poi un ulteriore profilo che credo meriti attenzione e che nel dibattito pubblico viene spesso trascurato: l'assenza di regole non penalizza tutti allo stesso modo. Quando i processi decisionali non sono regolati in modo trasparente, non vince il pluralismo, ma vince chi è già più forte, chi ha più risorse, più strutture, più capacità di presidiare stabilmente i luoghi della decisione. Chi rappresenta interessi diffusi, territoriali, professionali o sociali meno organizzati, invece, resta ai margini. Da questo punto di vista, una disciplina della rappresentanza di interessi non è solo una misura di trasparenza, ma serve anche come strumento di riequilibrio democratico; serve ad evitare che l'accesso al decisore pubblico sia determinato da relazioni informali o da canali privilegiati; serve a ricondurre il confronto entro un perimetro di regole comuni, conoscibili e verificabili.
È qui che emerge un tema più ampio, che riguarda direttamente il ruolo del Parlamento. In un sistema in cui la produzione normativa è sempre più complessa e stratificata, il rischio non è l'eccesso di ascolto, ma l'ascolto disordinato. Il Parlamento non perde centralità se ascolta, la perde se non governa le modalità di questo ascolto Regolare la rappresentanza di interessi significa anche rafforzare la funzione legislativa, perché consente ai parlamentari di distinguere tra contributi informativi, pressioni legittime e tentativi di influenza impropria. Senza regole tutto si confonde, con regole chiare ciascuno assume fino in fondo la propria responsabilità.
C'è infine un aspetto di credibilità nelle istituzioni che non possiamo ignorare. I cittadini chiedono trasparenza non per spirito punitivo, ma perché vogliono capire come si formano le decisioni che incidono sulla loro vita. Una democrazia che rende visibili i propri processi decisionali non è più debole, è più autorevole. Per questo, discutere di una legge sulla rappresentanza di interessi non è un esercizio tecnico o settoriale, ma una scelta che parla del modello di democrazia che vogliamo rafforzare: una democrazia che non teme la complessità, ma la governa, che non fugge i conflitti di interessi, ma li rende eleggibili, che non si affida all'opacità, ma alla responsabilità pubblica.
Una disciplina della rappresentanza di interessi, se ben costruita, può contribuire a rafforzare la base conoscitiva delle scelte, senza mai confondere il piano della consultazione con quello della decisione, che resta e deve restare prerogativa esclusiva delle istituzioni democraticamente legittimate e, quindi, del Parlamento.
È anche per questo che abbiamo sempre ritenuto essenziale che una legge su questo tema non si limiti a istituire registri o adempimenti formali, ma affermi principi chiari: pluralismo, partecipazione, trasparenza, conoscibilità dei processi decisionali, responsabilità, principi che non appartengono a una parte politica, ma alla grammatica stessa di una democrazia. Fu per questo che, già nella XVII Legislatura la Presidente Boldrini introdusse prime misure in questo senso, ma non fu poi approvata una legge. Per questo è importante oggi che ci sia questo testo all'esame dell'Aula, un testo che nasce da un lavoro di sintesi tra più iniziative parlamentari e da un confronto molto serio svolto in Commissione, a cui non ci siamo affatto sottratti, a partire da un'indagine conoscitiva sull'argomento. Questo è importante, perché, su temi come questo, la condivisione del metodo conta molto per arrivare a soluzioni importanti e condivise.
Nel corso dell'esame in sede referente, sono stati introdotti elementi che vanno nella direzione di una maggiore chiarezza dei ruoli, di una distinzione netta tra attività lecita di rappresentanza e altre forme di relazione, di una definizione dei diritti e dei doveri dei soggetti coinvolti. Ed è vero, presidente Pagano, che son stati anche approvati emendamenti dell'opposizione, e questo lo abbiamo molto apprezzato. Particolarmente rilevante, a nostro avviso, è l'idea che la trasparenza non riguardi solo chi rappresenta interessi, ma anche i decisori pubblici, chiamati a rendere conoscibili i contatti che incidono sui processi decisionali.
La trasparenza, infatti, non è mai a senso unico. Un altro punto che merita attenzione è il tentativo di evitare che la regolazione produca effetti distorsivi, escludendo, marginalizzando alcune forme di partecipazione. Regolare non significa restringere, ma ordinare, garantendo che l'accesso al decisore pubblico non dipenda dalla forza economica o relazionale dei singoli, ma da regole comuni e verificabili. Naturalmente, come ogni intervento normativo che incide sugli equilibri delicati, anche questo solleva interrogativi: richiederà attenzione nell'attuazione? Potrà essere migliorato nel tempo? E noi ci abbiamo provato già con gli emendamenti in Aula e ci rammarichiamo che questi emendamenti non siano stati accolti, ma ciò che conta oggi è assumersi la responsabilità di affrontare il tema, senza ipocrisie e senza scorciatoie.
È con questo spirito, coerenti con le ragioni che ci hanno spinto a presentare - noi stessi - una proposta di legge specifica all'inizio di questo percorso e con l'atteggiamento collaborativo e responsabile che i rappresentanti del nostro gruppo hanno avuto in Commissione, che consideriamo importante e non più rinviabile questo passaggio parlamentare.
Oggi ci asterremo, convinti che questo testo potrà essere migliorato, magari anche dal passaggio del Senato, ma siamo convinti che sia un momento importante, perché una legge come questa era attesa e aiuterà tutti a legiferare meglio
PRESIDENTE. Saluto le studentesse, gli studenti e gli accompagnatori dell'Istituto comprensivo “P. N. Vaccina - G. Lotti - Della Vittoria”; arrivano da Andria - che tutti sapete è in provincia di? …Onorevole Ricciardi, in provincia di? È impreparato. In provincia di Barletta-Andria-Trani - e che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Benvenuti alla Camera dei deputati .
Ha chiesto di parlare l'onorevole Gruppioni. Ne ha facoltà.
NAIKE GRUPPIONI(FDI). Grazie, Presidente. Signor Presidente, onorevoli colleghi, membro del Governo, la discussione di oggi chiama il Parlamento ad assumersi una responsabilità politica precisa: garantire il rapporto tra portatori di interessi legittimi e istituzioni, in modo che avvenga in modo trasparente, corretto e pienamente compatibile con la sovranità democratica.
Permettetemi di condividere un pensiero: gli interessi sani sono sempre legittimi. Quando mancano regole chiare non c'è libertà, ma confusione ed opacità. Quando mancano le regole, l'interesse pubblico si indebolisce e la politica perde forza. Con questo provvedimento affermiamo l'esatto contrario. Le istituzioni dello Stato ascoltano tutti in piena libertà, per poi decidere senza condizionamento alcuno. La rappresentanza di interessi è una realtà fisiologica delle democrazie moderne, ignorarla non significa cancellarla, ma lasciarla nell'ombra. La vera alternativa non è tra esistenza o negazione, ma tra trasparenza e opacità.
Con questa legge scegliamo la trasparenza, riaffermando il primato della politica e dell'interesse nazionale. Per troppo tempo, l'assenza di una cornice normativa ha prodotto ambiguità e sfiducia, indebolendo il rapporto tra cittadini e istituzioni. Oggi il Parlamento compie una scelta di responsabilità, riconoscendo una realtà che esiste, e la sottopone a regole chiare, certe e uguali per tutti. Regolare la rappresentanza di interessi significa anche inserirla in un quadro normativo certo, significa affermare che la partecipazione è una risorsa solo se avviene in modo ordinato, tracciabile e verificabile.
Colleghi, è questa la differenza tra uno Stato che governa i processi e uno Stato che li subisce. Gli strumenti introdotti dal provvedimento, come il registro pubblico, gli obblighi di trasparenza, le regole di comportamento e il codice deontologico, vanno in questa direzione. Rendono il confronto più serio, più responsabile e più qualificato. Rafforzano…
PRESIDENTE. Scusi, onorevole Gruppioni. Colleghi, dobbiamo fare silenzio. Per favore. Prego.
NAIKE GRUPPIONI(FDI). Vado? Dicevo che questa disciplina tutela il pluralismo, perché garantisce parità di accesso ai decisori pubblici, favorisce la professionalizzazione del settore, distinguendo chi opera in modo corretto da chi agisce senza regole. Rafforza la certezza del diritto e la credibilità delle istituzioni, rendendole impermeabili ad interessi occulti. Fratelli d'Italia riconosce il valore del contributo che i portatori di interessi trasparenti e legittimi possono offrire in termini di conoscenze specialistiche, dati ed esperienze concrete, contribuendo a far crescere la consapevolezza su temi complessi che la politica è chiamata ad affrontare.
In una società articolata la politica ha il dovere di ascoltare senza lasciarsi influenzare. Colleghi, ma il punto politico resta fermo e non è negoziabile: ascoltare non significa delegare, non significa lasciarsi condizionare da alcuno. Il contributo informativo non può mai, mai, trasformarsi in supplenza politica. La decisione resta prerogativa esclusiva di chi è stato delegato a rappresentare i cittadini. Con questa norma il primato della politica viene affermato con chiarezza. È qui che si rafforza il tema della difesa nazionale e del suo interesse.
È una scelta che rafforza le istituzioni statali, perché rende l'azione pubblica più consapevole, più autonoma e meno esposta a pressione opache. Colleghi, il principio affermato è chiaro: l'interesse della Nazione, in generale, viene prima di ogni interesse particolare, dovrebbe essere sempre così. Questa chiarezza rafforza la sovranità democratica e restituisce centralità alla politica. Vedete, in un contesto sempre più competitivo, cari colleghi, la trasparenza diventa anche un fattore di forza…
PRESIDENTE. Aspetti, aspetti. Cari colleghi, anche meno. È la seconda volta che richiamo l'Aula! Per favore, chi non deve stare in Aula ad ascoltare si riaccomoda fuori, chi deve stare in Aula, stia zitto. Colleghi dei 5 Stelle, per favore. Colleghi dei 5 Stelle, per favore, colleghi del Partito Democratico e tutti gli altri colleghi.
Aspetti, onorevole Gruppioni. Non voglio più ripeterlo, chi vuole parlare va fuori! Prego, onorevole Gruppioni.
NAIKE GRUPPIONI(FDI). Presidente, ripeto questo concetto, che, secondo me, va sottolineato soprattutto ai colleghi dell'opposizione, perché in questo contesto globale, sempre più competitivo, la trasparenza diventa anche e soprattutto un fattore di forza del sistema Paese. Regole chiare, istituzioni affidabili e processi decisionali ordinati rendono l'Italia più solida e più autorevole in ogni contesto. Questo è l'equilibrio che tutela la democrazia e rafforza lo Stato. La rappresentanza di interessi è una realtà che accompagna la complessità dei processi decisionali e contribuisce al confronto su temi che richiedono competenze specifiche.
Se non regolassimo questi processi, essi potrebbero tentare strade nell'ombra, alimentando opacità che non possiamo e non dobbiamo permettere. Le istituzioni non possono chiudersi al confronto, ma devono renderlo visibile, tracciabile e conoscibile a tutti. Naturalmente, colleghi, il lavoro non si esaurisce con l'approvazione della norma, anzi, la fase attuativa sarà decisiva, e Fratelli d'Italia seguirà con attenzione questo percorso, affinché le regole introdotte producano effetti concreti.
Presidente, colleghi, membro del Governo, la partecipazione richiede regole, la trasparenza si fonda sulla responsabilità. Oggi Fratelli d'Italia compie una scelta politica chiara e consapevole, come sempre orientata all'interesse della nostra Nazione. Per queste ragioni, il gruppo di Fratelli d'Italia esprime voto favorevole
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta di legge n. 2336-A: "Disciplina dell'attività di relazioni istituzionali per la rappresentanza di interessi".
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Dichiaro così assorbite le abbinate proposte di legge nn. 308-983-1700-1894-2283.
PRESIDENTE. Prima di andare avanti, ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Angelo Bonelli. Ne ha facoltà.
ANGELO BONELLI(AVS). Grazie, signor Presidente. Le dico subito per chiedere un'informativa da parte della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, perché abbiamo appreso dalla Conferenza dei presidenti di gruppo della disponibilità del Ministro Musumeci a riferire in Aula sul disastro di Niscemi e, ovviamente, sugli effetti derivanti dal ciclone Harry, che ha flagellato la costa siciliana, specialmente nel messinese.
Spiego subito perché chiediamo l'informativa della Presidente del Consiglio: perché il Ministro Musumeci ha una responsabilità politica in quello che è accaduto in queste settimane in Sicilia. Le affermazioni di questi giorni e di queste ultime ore da parte del Ministro sono molto, molto gravi. È grave sentire un Ministro dire che aprirà “un'indagine amministrativa” - leggo testualmente - “per valutare perché dopo la frana del 1997 a Niscemi non si è intervenuti”, facendo riferimento, il Ministro, a “omissioni e superficialità”. Dice sempre il Ministro che si era probabilmente convinti che la frana si fosse arrestata e vuole capire, quindi, da parte di chi c'è stata una sottovalutazione.
Ebbene, signor Presidente, questo è il documento che il Ministro Musumeci, dal 2019 al 2022, aveva sul suo tavolo della Protezione civile, che invitava il presidente della regione siciliana, oggi Ministro per la Protezione civile, a intervenire esattamente sui luoghi che alcuni giorni fa sono franati . L'unica cosa che il Ministro Musumeci può fare è dimettersi, perché ha dimostrato la sua totale inadeguatezza. È un Ministro imbarazzante! È chiaro questo?
Quindi, vogliamo la Presidente del Consiglio perché, di fronte - le do un altro dato - a 1.200.000.000 di euro disponibili per il dissesto idrogeologico in Sicilia, da Musumeci a Schifani, questa regione Sicilia, governata anche da Musumeci, ne ha spesi solo 400. Quindi siamo di fronte a un Ministro imbarazzante e inadeguato, che verrà a raccontarci bugie su bugie, come dare la colpa ai sindaci del problema del dissesto idrogeologico, quando la legge assegna la competenza sul dissesto idrogeologico alle regioni. È inaccettabile . L'Italia non può essere presa in giro e nemmeno i siciliani possono essere presi in giro. Quindi, venga la Presidente del Consiglio Meloni, e auspichiamo che Musumeci, in queste ore, vada a Palazzo Chigi e presenti le sue dimissioni .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Scerra. Ne ha facoltà.
FILIPPO SCERRA(M5S). Grazie, Presidente. Mi associo alla richiesta dell'onorevole Bonelli. Presidente, quando si amministra, un amministratore deve rendere conto di quello che fa, ma anche, purtroppo, in certi casi, di quello che non fa. Il presidente della regione di allora e attuale Ministro, Musumeci, per cinque anni era a conoscenza delle problematiche di Niscemi e, per cinque anni, non ha fatto nulla . Da tre anni è Ministro per la Protezione civile e da tre anni non ha fatto nulla. Di questo deve rendere conto, Presidente, e deve venire a riferire qui, in Aula.
Stiamo parlando di 1.500 vite, di 1.500 persone - purtroppo, questo numero pare che aumenterà - che stanno vivendo una tragedia enorme. D fronte a questo, la politica deve dare delle risposte certe e, se c'è qualcuno che ha sbagliato, che ha omesso degli atti, deve pagare. Quindi, il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, deve venire qui a riferire su questo caso. È giusto che sia lei a riferire e non il Ministro che è in conflitto di interessi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Provenzano. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE PROVENZANO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ci uniamo anche noi alla richiesta di informativa urgente, per una ragione: perché abbiamo imparato, per un contegno istituzionale a cui tutti dovremmo tenere, che, quando c'è una tragedia in corso, quando c'è un'emergenza delle proporzioni di quella che si sta verificando in Sicilia, il primo compito della politica, al di là del ruolo in cui si ritrova, se al Governo o all'opposizione, è quello di provare a fare tutto il necessario per rispondere ai bisogni delle persone, non cercare capri espiatori e strumentalizzare una situazione per provare a indicare dei colpevoli
Il Ministro Musumeci ci ha già insegnato, nel caso dell'alluvione in Emilia-Romagna, la spregiudicatezza e la capacità di strumentalizzazione che ha la destra, quando, invece, dovrebbe assumersi le sue responsabilità e cerca di scaricarle sugli altri. Nella giornata di ieri, in ordine, è stata data la colpa al fato, ai mali storici della Sicilia, al comune di Niscemi, ai cittadini siciliani, quando l'unica responsabilità e il male della Sicilia, anche sulla base delle evidenze, delle carte e dei documenti, che ci dimostrano che gli interventi su Niscemi erano previsti e sono incagliati nelle sabbie mobili di quella regione , è la cattiva politica, di cui quella destra al Governo regionale incarna l'esempio più lampante oggi
Musumeci non è un passante, non è un filosofo, non è un epigono di Verga che dà la colpa al fato: è stato il presidente della regione e da tre anni e mezzo è il Ministro per la Protezione civile, e a quelle popolazioni deve dare risposte. Se c'è una responsabilità, innanzitutto guardi al suo campo politico, guardi a sé stesso e se la assuma fino in fondo. È quello che il Governo non ha fatto fin qui. Noi chiediamo che torni in Aula. Torni in Aula stavolta con un decreto serio, non con quel decreto ridicolo sullo stato di emergenza, del tutto inadeguato rispetto a quello che si è verificato in Sicilia. Discutiamo seriamente, non per dare la colpa a qualcuno, ma per assumerci tutti le nostre responsabilità. Noi ci siamo e voi ?
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gadda. Ne ha facoltà.
MARIA CHIARA GADDA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Anche il gruppo di Italia Viva si associa alla richiesta di informativa della Presidente del Consiglio Meloni, anche perché il Ministro Musumeci già ieri avrebbe avuto la possibilità di rispondere in una sede formale, ossia l'Aula del Parlamento, durante il . Purtroppo, si è sottratto a questa opportunità e a questo dovere di dare delle risposte chiare. Evidentemente - lo ha già ricordato il nostro collega di Italia Viva, Davide Faraone -, qualche cosa, il Ministro Musumeci, ce l'ha in termini di responsabilità, essendo stato presidente della regione Sicilia. E, come hanno ricordato i colleghi, non poteva non sapere, non avrebbe dovuto, in queste ore, usare quelle parole a vanvera, che è solito, invece, presentare anche di fronte ad altre occasioni serie che riguardano questo Paese.
Aggiungo una questione. Il gruppo di Italia Viva, dall'inizio di questa legislatura, chiede di poter riattivare “Italia Sicura”, quell'unità di missione che aveva anche un ruolo di coordinamento, di visione nazionale, di spinta e di sprone nei confronti delle regioni. Quindi, su questo, a maggior ragione, noi chiediamo che la Presidente del Consiglio faccia un punto, perché così non si può continuare .
PRESIDENTE. Grazie, colleghi, prendo atto delle vostre richieste. Come sapete - lo dico anche agli altri colleghi in Aula -, per le vie brevi, è stato comunicato alla Presidenza che il 4 febbraio, alle 11, il Ministro per la Protezione civile Musumeci verrà a rendere l'informativa urgente che era stata richiesta nei giorni precedenti. Prendo atto della vostra nuova richiesta. Ovviamente, la gireremo al Governo.
Prima di andare avanti, saluto le studentesse, gli studenti e i docenti dell'Istituto statale di istruzione secondaria superiore “Osvaldo Conti” di Aversa - che è in provincia di… “Caserta”? Caserta, bravo onorevole Ricciardi - che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
Benvenuti alla Camera dei deputati.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione delle mozioni Braga, Riccardo Ricciardi, Zanella ed altri n. 1-00532 e Bonetti ed altri n. 1-00535 concernenti iniziative in materia previdenziale .
Avverto che, dopo la conclusione della discussione sulle linee generali, che ha avuto luogo nella seduta di lunedì 26 gennaio 2026, è stata presentata la mozione Bonetti ed altri n. 1-00535, che è già stata iscritta all'ordine del giorno.
Avverto altresì che sono state successivamente presentate le mozioni Schifone, Nisini, Tenerini, Cavo ed altri n. 1-00536 e Boschi ed altri n. 1-00537. I relativi testi sono in distribuzione .
PRESIDENTE. La rappresentante del Governo ha facoltà di intervenire, esprimendo altresì il parere sulle mozioni presentate.
MARINA ELVIRA CALDERONE,. Signor Presidente, il parere del Governo sulle mozioni presentate è il seguente. Sulle mozioni Braga, Ricciardi, Zanella ed altri n. 1-00532 Bonetti ed altri n. 1-00535 e Boschi ed altri n. 1-00537, parere contrario.
Sulla mozione Schifone, Nisini, Tenerini, Cavo ed altri n. 1-00536, parere favorevole.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Della Vedova. Ne ha facoltà.
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Sono stupito, o forse non stupito, dalle parole della signora Ministro. Dare parere favorevole alla mozione di maggioranza è facile, non c'è scritto niente. Sembra che stiamo parlando di un tema pacifico, senza questioni.
Io voglio dire due cose, visto che stiamo parlando di previdenza. L'Italia è il Paese che spende di più per pensioni nell'OCSE, a parte la Grecia, ed è il Paese con la demografia peggiore dal punto di vista dell'evoluzione della spesa previdenziale. Sempre secondo dati dell'OCSE del 2024, siamo il Paese con più popolazione sopra i 65 anni e con i tassi della dinamica demografica peggiori. La demografia è implacabile. Certo, c'è la questione che si potrebbe aprire - ma che non apriamo - dell'immigrazione, ma la demografia è implacabile, come la geografia, non la cambi nei prossimi decenni.
Quindi, quando si parla di previdenza, si parla sostanzialmente di anziani e di giovani e del loro rapporto anche dentro il bilancio pubblico, perché è inutile riempirsi la bocca della necessità di promuovere il futuro dei giovani, di tenerli in Italia e poi concentrare le risorse del bilancio pubblico sulla previdenza per i più anziani. E su questo ho sentito Giorgetti; appena può attacca il superbonus, non apriamo il discorso. Ma non attacca mai quota 100, uno dei disastri della spesa pubblica degli ultimi anni, degli ultimi Governi, che ha prodotto una spesa pubblica di diverse decine di miliardi - secondo un dato della Ragioneria dello Stato addirittura di 63 miliardi -, nel giro di qualche anno, di una decina d'anni; probabilmente saranno un po' meno; saranno un po' meno perché nel disastro di quota 100 ci sono tre cose: un costo enorme per il bilancio pubblico; il fatto che non ci sono stati nuovi assunti, che Salvini prometteva insieme alla distruzione della Fornero; e che hanno avvantaggiato solo le carriere più forti. Quindi è un'operazione regressiva, ma di questo la Lega non ha ancora fatto ammenda.
Qui c'è un tema che nella mozione della maggioranza viene eluso come tutto il resto; ormai la maggioranza si compatta perché non scrive niente nelle risoluzioni; vale per l'Ucraina, vale per la previdenza. In questa legge di bilancio siete riusciti a spendere, secondo me a investire male, un paio di miliardi in tre anni di risorse pubbliche per diminuire di un mese l'adeguamento all'aspettativa di vita dell'età di pensionamento. Allora lo so che questo non è un tema popolare, è molto più popolare dire: no, diminuiamo l'età per il pensionamento. Dico solo ai colleghi delle opposizioni che questo però è un piano inclinato perché poi le persone serie a un certo punto si fermano; le persone non serie - vedi quota 100 -, vanno, dicono sempre “più uno” e quindi la battaglia anche della comunicazione rischia di essere persa.
Noi abbiamo un sistema previdenziale che, nonostante la demografia avversa dal punto di vista del bilancio pubblico - poi siamo tutti felici di campare più a lungo, noi, i nostri genitori, i nostri nonni per chi ce li ha ancora -, grazie all'impianto della legge Fornero e anche in prospettiva la clausola dell'adeguamento automatico, non a capocchia, all'aspettativa di vita, cioè all'andamento demografico è un elemento di tutela. Nei risultati che Meloni dice: “ah, siamo stabili, abbiamo il che cresce”, eccetera eccetera, c'è questo innanzitutto. Chi sta seguendo o ha seguito quello che è accaduto, o meglio quello che non è accaduto in Francia è che loro, gli amici francesi, non riescono a metterci mano… nonostante l'irragionevolezza di non mettere mano alla riforma previdenziale. Ora l'OCSE ha stimato che togliere l'adeguamento automatico in base all'aumento dell'aspettativa di vita porterebbe a una spesa da qui al 2040 dello 0,4 per cento del PIL, a un aumento del debito pubblico da qui al 2040 al 7 per cento del PIL. Ma siamo sicuri che questo sia un modo… che scaricare sui giovani questi dati valga la spesa per stare in attività qualche mese in più per i lavoratori italiani che hanno - statistiche alla mano - davanti un periodo assai lungo di permanenza in pensione? Ecco io…
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EUROPA). …e poi come si fa? Chiudo, Presidente. Si tagliano le pensioni in essere? Non si adeguano all'Istat le pensioni in essere? Io credo sia una scelta sbagliata. Si fiscalizzano gli oneri? È un'altra scelta sbagliata. Facciamo lo sforzo di dire una piccola verità anche scomoda: che il sistema previdenziale, così com'è, funziona. Dedichiamo le risorse non a mandare in pensione qualche mese prima qualcuno, scaricando i costi sui giovani; dedichiamo le risorse alla crescita, alla produttività, a tutte le cose che servono, magari anche a tagliare un po' di tasse .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Signori del Governo, onorevoli colleghi, le pensioni sono un tema serio, sono uno di quei temi fondamentali che misurano il patto sociale Stato-cittadino. È talmente serio che deve richiedere nel nostro dibattito due piani: il piano dei principi e il piano dei conti. Sono due piani complementari, differenziati, che alla fine devono stare insieme.
Sui principi discutiamo fino alla fine, confrontiamoci; possono esserci principi diversi, possono essere anche tutti i giusti e alla fine bisogna fare delle scelte. Ma quando si tratta di trasformare quei principi in scelte concrete, allora i conti diventano decisivi o almeno dovrebbero diventarlo, altrimenti l'affermazione di un principio si trasforma irrimediabilmente nel suo contrario e va pericolosamente a deteriorare uno dei pilastri della nostra società.
E i conti, piaccia o non piaccia, si fanno con la matematica attuariale e con le peculiarità del sistema pensionistico italiano. Infatti, il nostro è un sistema a ripartizione, fondato su un patto tra generazioni: chi lavora oggi, finanzia le pensioni di chi ha lavorato nel passato, nella prospettiva che domani altri faranno lo stesso per lui. Questo patto però è chiaramente sotto pressione in questi momenti. Lo è per ragioni demografiche evidenti: meno giovani e più anziani, una popolazione attiva che si riduce; lo è per motivi che purtroppo ancora sussistono nel nostro Paese, come il lavoro nero, che non solo rappresenta un per il buon funzionamento del mercato, per i diritti dei cittadini, per la sicurezza, ma ha anche ovvi risvolti sul sistema contributivo. Lo è per ragioni occupazionali: ingressi tardivi nel mercato del lavoro, carriere discontinue, salari bassi. Ed è qui che nasce il rischio più grande: che a pagare il prezzo delle nostre scelte - che quindi non possono essere frettolose e superficiali - siano ancora una volta i giovani, che saranno due volte penalizzati, oggi come lavoratori, domani come pensionati.
In questo quadro, il Governo ha fatto negli anni promesse politicamente facili, ma economicamente pericolose. Ha promesso il superamento integrale della riforma Fornero - lo ricordava il collega Della Vedova -, soprattutto è stata una battaglia della Lega; ha promesso pensioni anticipate generalizzate; ha promesso l'innalzamento delle pensioni minime a soglie simboliche. Promesse che poi non sono state mantenute e non sono state mantenute perché la ragione è molto semplice: quando si passa dagli ai provvedimenti i conti tornano a imporsi. E quelle rare volte in cui, nel passato, sono state mantenute, i conti sono stati distrutti.
Quello che però ci preoccupa è che anche oggi nella maggioranza il tema previdenziale continua ad essere affrontato più come territorio di propaganda che come materia di Governo, oscillando tra annunci e rinvii senza una linea chiara e responsabile.
Noi abbiamo una linea molto chiara, lo voglio dire con chiarezza: la riforma Fornero è stata e rimane necessaria per tenere in sicurezza il sistema previdenziale. Oggi il nostro Paese, pur essendo afflitto da gravi problemi - tra tutti la bassa crescita, la fuga dei giovani, i salari bassi - può dirsi al sicuro rispetto al tema previdenziale grazie a quella riforma delle pensioni. Tuttavia - e questo ci caratterizza da sempre -, non ci iscriviamo nella facile contrapposizione tra difensori e oppositori della riforma perché noi non rimaniamo imprigionati nel passato. Proprio perché ne riconosciamo l'importanza e la necessità, lavoriamo - lavoriamo - come abbiamo fatto fin dal Governo Renzi perché dentro il perimetro di questa riforma si possano affrontare tutti i temi di iniquità sociale che necessariamente un approccio emergenziale ha imposto. La matematica attuariale è impietosa, ma è anche indispensabile.
Non è un nemico della giustizia sociale, è il suo presupposto perché senza sostenibilità non c'è equità e, senza equilibrio intergenerazionale, non c'è futuro per il sistema pubblico. Certo, i conti che garantiscono la sostenibilità si basano e si devono basare, necessariamente, su valutazioni statistiche, tra cui ovviamente l'aspettativa di vita, e le valutazioni statistiche, come sappiamo, fanno tornare i conti - servono a quello -, ma tengono dentro di sé anche la nota vicenda della “media del pollo” di Trilussa. Allora qui qualcuno può dire: a me non piace il pollo. Bene, allora sediamoci a tavola e cambiamo il menu, ma cambiamolo con raziocinio, cambiamolo facendo in modo che il menu ci sia, alla fine. È qua che si aprono gli spazi di riforma, senza perdere di vista l'equilibrio complessivo.
Il nostro compito, come forze riformiste, non è negare i vincoli della realtà, ma governarli - quello che voi non state facendo - e, dentro quei vincoli, migliorare il sistema e renderlo più giusto. Migliorare la riforma Fornero non significa demolirla con slogan, come state facendo, ma correggerla laddove produce iniquità sociali che siano evidenti, oppure saper spiegare agli italiani la necessità di mantenere in essere alcuni sacrifici per ottenere benefici maggiori, come la tenuta del sistema pensionistico. Qui si tratta di fare una scelta. Si tratta di fare delle scelte, purché queste scelte siano sempre necessariamente compensate.
Ed è esattamente questo il senso della mozione che oggi sosteniamo, e ci spiace che il Governo non abbia colto questo senso, che è un senso che forze di Governo dovrebbero fare proprie: rafforzare e stabilizzare strumenti di flessibilità mirata, come l'APE sociale, la tutela concreta per chi svolge lavori usuranti e gravosi. Questo vuol dire andare dentro una riforma, dentro un impianto, che deve rimanere così perché l'Italia possa essere tra quei Paesi che si vantano, come avete fatto voi, di dire: ah, siamo messi meglio della Francia. Vogliamo continuare a dirlo? Bene, allora andiamo a fare un lavoro riformista per migliorare tutte quelle situazioni socialmente inaccettabili, come una maggiore attenzione verso la donna, penalizzata da carriere discontinue e lavoro di cura non riconosciuto, strumenti specifici per chi perde il lavoro in età avanzata, politiche che tengano insieme previdenza, lavoro, qualità dell'occupazione e salari. Non scorciatoie, non illusioni, non interventi selettivi socialmente giusti, ma finanziariamente insostenibili. Per queste ragioni esprimiamo un voto chiaramente favorevole alla nostra mozione. Siamo rammaricati che il Governo non abbia colto questi suggerimenti come opportunità di governare finalmente questo fenomeno e che la maggioranza si sia rifugiata in una mozione sostanzialmente vuota .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alessandro Colucci. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, Ministro Calderone, la mozione che oggi discutiamo, quella di maggioranza, sulla quale il gruppo di Noi Moderati esprimerà voto favorevole, affronta uno dei temi più delicati e strutturali per il futuro del nostro Paese: il sistema previdenziale e, con esso, il patto di fiducia tra lo Stato e i cittadini.
Parlare di previdenza significa parlare della vita delle persone, significa parlare di lavoro, di dignità, di aspettative costruite nel corso di decenni. Per questo riteniamo che il confronto su questi temi debba essere sottratto alla logica degli slogan e delle contrapposizioni, per essere ricondotto nell'alveo della responsabilità istituzionale e della visione di lungo periodo.
Il sistema pensionistico rappresenta uno dei pilastri fondamentali del nostro patto sociale. La pensione è il riconoscimento concreto e il ringraziamento che la Repubblica rivolge a ogni cittadino che, attraverso il proprio lavoro, il proprio impegno e il proprio sacrificio, ha contribuito allo sviluppo economico e al benessere della comunità nazionale. È per questo che ogni intervento in materia previdenziale richiede cautela, equilibrio e profondo rispetto per le persone coinvolte.
La mozione si colloca in un quadro che il Governo ha già ampiamente delineato nel corso della legislatura; un quadro caratterizzato da una crescita significativa dell'occupazione, dal rafforzamento della base contributiva e da un'azione improntata al principio del leale affidamento dei cittadini, evitando interventi improvvisi o strutturalmente insostenibili.
Il patto generazionale è il cuore di questo dibattito, un patto che non può essere interpretato come uno scontro tra generazioni, ma come un equilibrio dinamico tra chi ha lavorato, chi lavora oggi e chi lavorerà domani. Garantire pensioni adeguate significa anche garantire la sostenibilità economica del sistema, perché solo un sistema sostenibile può assicurare equità nel tempo.
In questo senso, la mozione di maggioranza impegna il Governo a proseguire nell'opera di costruzione di un sistema pensionistico più flessibile e sostenibile, che incentivi la previdenza complementare e consolidi gli strumenti di flessibilità in uscita dal lavoro, nel pieno rispetto del criterio di adeguatezza delle prestazioni previdenziali, ovviamente. Un impegno che va nella direzione di valorizzare, sempre di più, il contributo di una vita di lavoro, superando rigidità e riconoscendo le diverse storie contributive. Particolarmente rilevante è l'impegno ad ampliare progressivamente la flessibilità in uscita dal mercato del lavoro, attraverso il riordino e il potenziamento delle misure esistenti e l'eventuale introduzione di nuovi strumenti che amplino la platea dei beneficiari, con particolare attenzione alle donne, ai lavoratori con carriere discontinue e ai soggetti più deboli del mercato del lavoro. Si tratta di un passaggio essenziale per rendere il sistema più equo e aderente alla realtà sociale ed economica del Paese.
Un altro elemento qualificante riguarda il rafforzamento della previdenza complementare, che la mozione impegna a consolidare e ampliare, valorizzando il TFR come strumento di accumulo previdenziale e promuovendo, anche attraverso campagne informative e strumenti di semplificazione, un'adesione sempre più consapevole, in particolare da parte delle giovani generazioni. Rendere pienamente operativo e sempre più efficace il modello integrato tra primo e secondo pilastro è una scelta strategica per l'adeguatezza delle prestazioni future.
Non meno importante è l'attenzione posta al tema del ricambio generazionale e del trasferimento delle competenze. La mozione impegna infatti il Governo a valutare e rafforzare strumenti di accompagnamento al pensionamento e di staffetta generazionale, valorizzando la componente formativa e di riqualificazione professionale. È una visione moderna, che non contrappone lavoratori anziani e giovani, ma favorisce una gestione ordinata, sostenibile e solidale delle transizioni occupazionali.
La sostenibilità del sistema previdenziale, come correttamente richiamato nel dispositivo, è strettamente legata alla qualità del lavoro, alla stabilità occupazionale, all'incremento dei salari e all'aumento della partecipazione al mercato del lavoro, in particolare di giovani e donne. Rafforzare l'occupazione stabile significa rafforzare la base contributiva e ridurre, nel tempo, il rischio di un ampliamento del cosiddetto .
Infine, la mozione impegna il Governo a proseguire nell'azione di tutela e rafforzamento del sistema previdenziale pubblico, assicurandone la sostenibilità finanziaria e l'equità intergenerazionale, nel rispetto del metodo contributivo e dei diritti maturati dai lavoratori, e a mantenere stabile e trasparente il confronto con le parti sociali, le organizzazioni sindacali, gli enti previdenziali e tutte le realtà coinvolte, al fine di delineare un percorso di riforma ampio, graduale e strutturato, coerente con l'evoluzione del mercato del lavoro, la crescita economica e la sostenibilità del sistema nel lungo periodo. È esattamente questa la strada che riteniamo giusta: una riforma complessiva, graduale e responsabile, che introduca nel tempo maggiori spazi di libertà e di scelta nel percorso di uscita dal lavoro, che semplifichi i canali esistenti e che riconosca le diverse condizioni soggettive e professionali del lavoratore.
Per tutte queste ragioni annunciamo il voto favorevole del nostro gruppo, Noi Moderati, alla mozione di maggioranza. Ci adeguiamo alle indicazioni del Ministro sulle altre mozioni e, su quella di maggioranza, votiamo a favore nella consapevolezza che essa impegna il Governo a proseguire e a rafforzare un lavoro già avviato, coerente con i principi di sostenibilità, equità e responsabilità, che devono guidare ogni scelta in materia previdenziale. Un voto favorevole, che non è un atto formale, ma un'assunzione di responsabilità verso il Paese, verso i lavoratori di oggi e verso le generazioni future.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mari. Ne ha facoltà.
FRANCESCO MARI(AVS). Grazie, Presidente. Le opposizioni parlamentari presentano una mozione sul sistema pensionistico, sulla condizione delle pensioni in questo Paese. Dicono la verità, indicano una strada, fotografano la situazione, si assumono una responsabilità. Il Governo, la maggioranza risponde con una mozione sul nulla. Ma facciamo un po' di chiarezza e proviamo a capire quello che non c'è scritto direttamente nella mozione di maggioranza, ma si capisce.
Bene, innanzitutto, rispetto ad oggi, rispetto alla percezione che ha chi va a lavorare la mattina o chi ha una prospettiva di vita legata al lavoro, chi è entrato 30 o 35 anni fa nel mercato del lavoro oggi non sa quando andrà in pensione, perché teme le iniziative legislative e i provvedimenti del Governo; chi lavora da 10-15 anni, molto probabilmente, andrà in pensione tra i 69 ai 70 anni; chi entra oggi nel mercato del lavoro e chi sta per entrare, come i giovani, se facciamo loro la domanda, pensano che non avranno mai una pensione. Se tutto va bene madama la marchesa, ditemelo voi.
In realtà, vediamo come stanno un pochettino le cose dal punto di vista dei numeri. Oggi la spesa pensionistica, in rapporto al PIL, è al 15,4, ma le previsioni ci dicono che arriverà al 17,1 entro il 2040, quindi una cosa particolarmente significativa. Poi ci dicono una cosa molto interessante, ossia che la spesa pensionistica calerà un'altra volta: nel 2066 - sembra lontanissimo, da qui a 40 anni, ma in realtà non lo è, perché le nostre scelte impattano proprio su quel periodo storico - calerà un'altra volta al 14 per cento. Come dire, avremo meno problemi a pagare le pensioni. Il motivo? Cresce il PIL?
Ci sono moltissimi dubbi, ma c'è una certezza: quelle pensioni saranno così basse, così insignificanti, che non produrranno particolari problemi per la spesa. Praticamente, noi, fra 40 anni, vere e proprie pensioni, veramente rapportabili al reddito durante la vita lavorativa, non le avremo, a meno che, e qui si inserisce la prospettiva messa in piedi dal Governo. Perché il Governo sta facendo qualcosa. È stato detto prima, la legge Fornero ha messo in sicurezza il sistema, ha messo in sicurezza i conti per una fase, e, al netto di questa curva che si presenta, poi, in realtà, potrebbe anche avere messo in sicurezza il sistema.
Quindi, io direi che non si agiti la professoressa Fornero, non si agiti, perché la prospettiva su cui lavora il Governo è in perfetta coerenza con la legge Fornero. C'è scritto anche nella mozione, in realtà, c'è scritto, a leggerla bene, perché si ripete quella narrazione secondo la quale il nostro sistema previdenziale si fonda su due pilastri. Niente di più falso, non è vero che si fonda su due pilastri. Oggi il nostro sistema previdenziale è fatto di un sistema pubblico a ripartizione, che giustamente viene chiamato solidaristico, perché è fondato sulla solidarietà fra generazioni, e non solo, tra lavori diversi, tra aree diverse del Paese, e un sistema previdenziale a capitalizzazione, sostanzialmente, che è quello, per definizione, individualistico.
Ma non sono due pilastri. Il nostro sistema previdenziale è quello a ripartizione, è quello pubblico, mentre quell'altro è una forma di previdenza integrativa complementare, come viene chiamata. Ma è molto importante questo. Pensare che noi abbiamo due pilastri significa che l'edificio del nostro sistema previdenziale regge su due pilastri, ma non è così, è già una prima falsità. Però è vero, e lo dico, che il Governo ci vuole portare esattamente in quella direzione, nella direzione di due sistemi, nella direzione di due canali. Si è visto plasticamente con la legge di bilancio, con il silenzio assenso.
Come dire, è stata sfondata una porta, in qualche modo, è caduto un argine, si è aperto un varco rispetto alla volontarietà; non è caduta del tutto, ma, insomma, un pezzo di questo lavoro è stato sicuramente fatto. E allora qual è il modello? Il modello è esattamente quello, diciamo così, di una pensione da poveri, una pensione per i tanti che avranno una vita lavorativa discontinua, fatta di precarietà, e quindi una garanzia del sistema pensionistico pubblico ridotta al minimo. È una pensione per chi ha il privilegio, sempre di meno, di avere una vita lavorativa, e quindi una capacità contributiva elevata, fino al punto di garantirsi, attraverso anche l'utilizzo del TFR, una pensione integrativa.
Sì, è vero, voi avete in mente esattamente due pilastri, avete in mente un sistema pensionistico binario, ma classista; binario, fatto una parte per chi non se lo può permettere e una parte per chi se lo può permettere. Ecco, è qui che noi proviamo a smontare e ci assumiamo la responsabilità di dire come stanno le cose. Fra l'altro, voi, anche nella vostra mozione, provate a utilizzare le parole per nascondere la verità: “il Governo conferma l'impegno a monitorare costantemente gli effetti degli adeguamenti automatici dei requisiti”.
Beh, non ci vuole molto a monitorare gli effetti, siamo a gennaio 2026, si vedono già gli effetti. Ieri il suo Sottosegretario, signora Ministra, in qualche modo lo ha negato, ma in realtà ci sono gli esodati, ci sono eccome. Gli esodati ci sono, dovremmo monitorarli già adesso, saranno decine di migliaia; alcuni saranno il prodotto dell'allungamento di un mese, altri di quello degli ulteriori due mesi, ma gli accordi che sono stati fatti con l'INPS, in realtà, non contemplavano questo allungamento dell'età pensionabile. Allora l'opposizione si assume davvero una grande responsabilità.
E adesso dico dal punto di vista di AVS: noi abbiamo già due attacchi ai due pilastri, questi sì, questi sono davvero dei pilastri del nostro , del nostro sistema di garanzie, alla sanità e alla scuola. Come avviene per la sanità e la scuola, l'idea di un sistema pubblico fondato su due elementi, quello statale e quello privato: avviene nella sanità, con il costante spostamento di risorse verso la sanità privata; avviene, ahimè, nel sistema formativo scolastico pubblico, con lo spostamento, anche in questa legge di bilancio, di risorse, di possibilità, di prerogative verso l'istruzione privata. E, adesso, abbiamo il terzo elemento. Il terzo elemento di civiltà, la civiltà di un Paese, ma anche la ricchezza di un Paese, non solo la civiltà. La civiltà e la ricchezza di un Paese si valutano, innanzitutto, da questi tre elementi che fanno poi lo Stato sociale: la formazione, la sanità, la previdenza, la possibilità per i cittadini di avere una vita dignitosa, come dice l'articolo della Costituzione, oltre la vita lavorativa.
Ecco, qui c'è l'attacco, l'attacco al sistema previdenziale pubblico, si legge nella vostra mozione chiaramente e traspare in altre mozioni. Noi riteniamo, però, che assolutamente sia un compito delle opposizioni indicare una strada diversa, assumersi la responsabilità. La responsabilità è quella di pensioni di garanzia, di un sistema assolutamente pubblico, con le modifiche, ovviamente, necessarie, di una pensione che dia la possibilità oggi - oggi, speriamo non domani, perché noi non ci arrendiamo, pensiamo che debba cambiare innanzitutto il lavoro e il mercato del lavoro - a tutti, grazie a un sistema previdenziale pubblico anche contributivo, ma a ripartizione, ma assolutamente solidaristico, di vivere per tutta la propria esistenza in condizioni dignitose .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bonetti. Ne ha facoltà.
ELENA BONETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ministra, oggi in quest'Aula discutiamo su mozioni che trattano il tema della previdenza e delle pensioni nel nostro Paese. Oggettivamente, quando si parla di pensioni e di previdenza, dobbiamo avere chiaro che le decisioni che assumiamo oggi hanno un impatto non solo sulla vita dalle persone, ad esempio dei pensionati attuali, e sui lavoratori, che oggi pagano le pensioni di chi oggi è in pensione, ma anche sul domani, su chi domani entrerà nel mondo del lavoro e su chi domani entrerà nella corte dei pensionati. Quando parlo di domani, non parlo di domani tanto in là. Io quando guardo i dati dalla demografia mi sono imposta di fare questo esercizio: siccome ci sono previsioni di esplosione dell'indice di dipendenza della popolazione inattiva, cioè anche quella pensionata, rispetto a quella attiva, da qua al 2050 mi chiedo: ma i miei figli, i nostri figli, che età avranno nel 2050? Ecco, se ciascuno di noi facesse questo esercizio, si renderebbe conto che stiamo decidendo della vita, quella adulta, dei nostri figli. I miei figli avranno 40, 45 anni in quegli anni e, quindi, saranno adulti nel pieno dell'attività lavorativa. Allora, la decisione che oggi assumo avrà un impatto molto chiaro sulla loro vita.
Bene, credo sia importante, quando si parla di questo tipo di materia, partire dai dati e dalla concretezza delle cose. Oggi abbiamo un sistema pensionistico - si chiama “sistema a ripartizione” - per il quale c'è un patto tra generazioni, cioè chi lavora oggi, oggi sta pagando oggi le pensioni di chi è in pensione. Chi lavorerà domani, pagherà le pensioni di chi domani andrà in pensione.
Allora, a casa devono sapere che questa ostinazione della sinistra e della destra di dire che dobbiamo bloccare l'età pensionabile, smontare la legge Fornero, avrà un risultato: pensioni del tutto inadeguate per garantire il sostentamento della vita di chi domani andrà in pensione, cioè, se noi mettiamo mano a quei punti della legge Fornero, avremo pensionati poveri che non potranno mantenersi. Tutti noi.
Nello stesso tempo, avremo dei giovani oggi, adulti domani, che lavoreranno con salari bassissimi, pagheranno tasse altissime e avranno tagli dei servizi pubblici, come scuola e sanità, che renderanno questo Paese invivibile. Allora, quando in quest'Aula si fanno grandi proclami, invece, ci si dovrebbe mettere a confronto con la propria coscienza e sapere che queste grandi parole che sentiamo decantare da una parte all'altra, hanno questo effetto: pensioni da fame, salari da fame, un Paese con i conti pubblici allo sfascio e servizi pubblici inesistenti. Non da qua 200 anni, ma da qua a 20, 25 anni. Chi lo dice questo? Lo dice il MEF, lo dice la Ragioneria dello Stato e io trovo bizzarro che anche la maggioranza, a fronte di questi dati che un proprio Ministero ha fatto uscire, si ostini ad andare avanti in questa direzione, perché la Ragioneria generale dello Stato ha certificato, nell'ultimo documento su questa materia, che, da qui al 2045, se blocchiamo l'adeguamento dell'età pensionabile, accadrà una cosa molto semplice: il rapporto deficit-PIL - quello su cui vi siete tanto riempiti la bocca, che avete tenuto in ordine nella legge di bilancio, ed è stata un'ottima cosa - esploderà, perché aumenterà di 15 punti di PIL. Avremo un Paese, da qua a vent'anni, che avrà i conti pubblici allo sfascio.
Allora, la domanda è: cosa fare? La risposta è molto semplice. È chiaro che, se si vive più a lungo nel nostro Paese - questo per esempio lo dice OCSE -, bloccare l'età pensionabile vuol dire che aumenta il numero dei pensionati, a fronte, tra l'altro, di una popolazione che potrebbe essere ancora attiva, se avessimo il coraggio, Ministra, di intervenire su due cose: lavoro e salari, la ricetta è chiara. Intanto, un lavoro nel quale abbiamo una maggiore sostenibilità di vita, quindi un lavoro che accompagna, in modo continuativo, la vita e l'invecchiamento delle persone, un lavoro più flessibile, un lavoro che diventa flessibile anche rispetto all'andare in pensione; un lavoro più produttivo, un lavoro più ricco, cioè un lavoro che produca maggiore ricchezza per avere più soldi anche per pagare le pensioni di chi è in pensione; un lavoro che includa di più le persone e, quindi, salari che siano non solo più ricchi, come quantità di soldi che ciascuno riceve, ma anche più diffusi. Quindi, non possiamo continuare ad avere un ingresso nel mondo del lavoro da parte dei giovani così tardivo; non possiamo avere salari, dei giovani, così bassi nel nostro Paese, ma, più in generale, della nostra popolazione; non possiamo avere metà della popolazione che potrebbe essere attiva e che attiva non è perché metà delle donne non è nel mondo del lavoro. Questa è una visione strategica che un Parlamento serio dovrebbe mettere in campo oggi, invece di celebrare l'ideologia più spicciola e populista di cui siamo capaci.
Oggi, ci siamo svegliati con una rassegna stampa che ha detto che, forse, paradossalmente, la mozione delle altre opposizioni è più coerente con la linea di Salvini della mozione filo-salviniana, ma un po' moscia, che ha fatto la maggioranza per poter essere votata anche da chi ha coscienza che queste cose non si possono scrivere.
Noi ci troviamo in un Paese che, ancora una volta, si riempie la bocca delle parole equità intergenerazionale e sulla misura che fa un patto dell'oggi con il futuro, e tra le generazioni, come quella previdenziale, continuiamo soltanto a parlare alla pancia dei cittadini, senza dire la realtà delle cose, perché ciascun cittadino responsabile che ha figli, che ha nipoti, che vede i giovani nel proprio Paese, non può pensare che, per due mesi di pensione in più o in meno nella propria vita, condanni i propri figli ad una vita con salari da fame e ad avere una vecchiaia che sarà del tutto insostenibile, perché non ci saranno i soldi per mantenere gli anziani di domani.
Ma come possiamo accettare questo livello di responsabilità? Tra l'altro, sono altrettanto sconcertata, perché noi finora ci eravamo anche un po' fermati a denunciare questa aurea di populismo, anzi diffuso, in quest'Aula parlamentare, perché sulla politica estera le due coalizioni di centrodestra e di centrosinistra hanno dovuto cedere reciprocamente ai interni delle ali più estremiste. No, no, adesso siamo su uno dei punti chiave della politica interna, che è quella della tenuta dei conti pubblici, di chiederci quale Paese vogliamo essere nel rapporto tra i giovani e gli anziani, in che modo ci prendiamo cura dei più anziani, in che modo mettiamo i giovani nelle condizioni di essere cittadini attivi nel nostro Paese, che trovino nel nostro Paese il luogo dove poter realizzare il proprio progetto di vita, perché entrambi gli schieramenti stanno facendo questo, in quest'Aula. Si celebra oggi il fallimento anche di questo bipolarismo cieco su temi che sono nella vita, nelle case, nelle famiglie degli italiani, non su quelli lontani, su quelli presenti, perché in ciascuna famiglia ci sono pensionati, in ciascuna famiglia ci sono figli che devono pagare la pensione di questi pensionati.
Ministra, mi lasci dire, sono rimasta altrettanto sconvolta dal voto contrario sulla nostra mozione. Io non so se lei l'abbia letta - siccome la conosco come donna, invece, capace, coerente e competente, penso che lei l'abbia letta e che, però, le sia arrivato il che doveva dire “no” a tutte le mozioni dell'opposizione senza entrare nel merito delle cose -, perché, nei tre impegni di questa mozione, lasciamo stare le premesse, sono convinta che non ci sia nulla, nulla, che lei non condivida, perché lei ha i conti pubblici del italiano, ma piegati ancora una volta alla prevalenza della ideologia, in qualche modo dell'astrazione rispetto alla realtà, al vissuto, alla vita delle persone, no, facciamo questo grande gioco di ruolo dal quale noi ci tiriamo fuori.
Per cui, io annuncio il voto di astensione sulle mozioni della maggioranza e delle altre opposizioni, perché entrambe sono una condanna per l'Italia al più becero sfascio dei conti pubblici e, soprattutto, ad un'ingiustizia nei confronti degli anziani di oggi e di quelli di domani, dei giovani di oggi e degli adulti e dei giovani di domani. Noi a questo gioco non ci stiamo e dichiariamo un voto di astensione, sperando che, prima o poi, la politica torni in quest'Aula. Quando si parla di politica, si deve parlare di concretezza, di vita delle persone e anche di coerenza
PRESIDENTE. Saluto un'altra delegazione di studenti e docenti sempre dell'Istituto comprensivo “P. N. Vaccina - G. Lotti - Della Vittoria”, che arriva da Andria. Onorevole Marattin, provincia di… “BAT”? Bravo, in provincia di Barletta-Andria-Trani, promosso anche lui. Assistono ai nostri lavori dalle tribune. Benvenuti alla Camera dei deputati .
Ha chiesto di parlare l'onorevole Carotenuto. Ne ha facoltà.
DARIO CAROTENUTO(M5S). Grazie, signor Presidente. Ministro, colleghe e colleghi, oggi, discutiamo della vita di milioni di persone, di quando arriva la pensione, con quali regole, con quale dignità. Lo facciamo con una mozione unitaria delle principali forze di opposizione, perché su questo punto bisogna essere seri. La previdenza è un patto sociale, non uno slogan da campagna elettorale. E, proprio per questo, perché nel nostro Paese il patto sociale è stato tradito, vi abbiamo sentito sbraitare.
Quante volte abbiamo sentito in questi anni: aboliremo la Fornero, Quota 41, mai più ingiustizie, difenderemo i diritti di chi ha lavorato una vita? Noi ce lo ricordiamo il Ministro Salvini che chiedeva di essere spernacchiato - uso le sue parole - se non l'avesse abolita. Oggi, vedremo che cosa decideranno di votare i colleghi della Lega. Poi, però, arrivano i provvedimenti in Aula e ci trovi finestre che si allungano, misure ridimensionate e un messaggio neanche troppo nascosto: lavorate di più, uscite più tardi dai vostri uffici e, se non vi basta, arrangiatevi con il privato . E il paradosso è che nella mozione di maggioranza oggi leggiamo: ampliare progressivamente la flessibilità in uscita. Lo scrivete e sembra pure una cosa seria. Peccato che parlino i fatti. E i fatti sono molto diversi: avete cancellato Opzione donna, sull'APE sociale avete messo uno scalino di sei mesi, dell'abolizione della Fornero neanche si parla più. Quindi, di cosa stiamo parlando? Qui non ci sono impegni da parte vostra, ci sono dei pensierini da tema di terza media, buoni forse per i vostri giornali, ma non per la vita delle persone.
Le vostre promesse elettorali su pensioni e flessibilità erano una cosa, la realtà che state realizzando è totalmente un'altra. Non c'è niente, zero, di quello che avevate promesso.
La nostra mozione mette nero su bianco impegni concreti. Il primo è semplice: rivedere l'adeguamento automatico dell'età pensionabile all'aspettativa di vita, che, poi, è la stessa cosa che avete scritto nel vostro programma elettorale. Voi avete scritto: stop all'adeguamento automatico dell'età pensionabile all'aspettativa di vita. Quindi, mi domando: ma come fate oggi a votare contro voi stessi ? Perché, poi, l'automatismo è una scelta politica travestita da calcolo tecnico. E, quando la politica si nasconde dietro un meccanismo, succede una cosa: la responsabilità sparisce e la vita delle persone diventa una variabile statistica.
Secondo punto: chiediamo di non mettere in discussione il riscatto della laurea. Non puoi dire giovani: studiate, formatevi, siate competitivi, e poi penalizzarli perché entrano tardi nel mercato del lavoro, spesso, con contratti intermittenti e salari bassi.
Terzo: chiediamo di non spingere la previdenza privata come surrogato del pubblico. Perché qui si sta disegnando un modello chiarissimo: indebolire il sistema pubblico e, poi, presentare il privato come una soluzione, una soluzione inevitabile. Ma il privato, in realtà, è una soluzione per chi ha redditi alti e carriere lineari; per gli altri è una lotteria. E uno Stato serio non mette i cittadini a giocarsi la pensione come fosse una scommessa. Ma, d'altra parte, non mi meraviglio perché state facendo la stessa cosa con la sanità.
Poi chiediamo di rifinanziare e rafforzare le tutele per i lavori usuranti e i lavoratori precoci. Chiediamo di rendere strutturali strumenti come APE sociale e di ripristinare una vera Opzione donna che, prima, avete ristretto e, poi, smontato del tutto. Peccato che, nel vostro programma, avete scritto a chiare lettere: rinnovare Opzione donna .
E poi arriviamo al nodo che vi fa più paura: la pensione di garanzia per i giovani, una pensione pubblica di garanzia universale. Qui, mi permetto di approfondire un punto che in quest'Aula dà fastidio più di qualsiasi dato: la volontà politica, quando c'è, smuove le montagne. Noi lo abbiamo dimostrato. Quando eravamo al Governo ci dissero: non si può, non ci sono soldi, una misura universale è irresponsabile. Lo dissero i critici di professione, da destra e sinistra, gli opinionisti, sempre pronti a difendere l'ordine costituito, i grandi conferenzieri che spiegano agli italiani perché i diritti sono un lusso. Ma noi le risorse per il reddito di cittadinanza le abbiamo trovate . Perché? Perché c'era una scelta, quella di mettere al centro le persone, non i dogmi.
Allora, io oggi vi faccio la stessa domanda, ma senza ipocrisie: davvero volete farci credere che per garantire pensioni dignitose, per correggere le ingiustizie del sistema, per non condannare i giovani a una vecchiaia povera, non ci sono soldi? La verità è che, quando si tratta di compiacere gli equilibri internazionali e di scodinzolare alla porta di Donald Trump, voi le montagne le smuovereste anche domani mattina. Quando si tratta delle priorità del Paese reale, invece, vi viene sempre la stessa improvvisa prudenza: non si può, non ci sono le risorse, non è il momento, è colpa del superbonus, che, poi - tra parentesi - stava anche nel vostro programma elettorale e molti di voi lo hanno anche votato qui, in Aula.
Allora, qui serve un cambio di paradigma, non l'ennesima toppa perché, quando un sistema fallisce, si mette tutto in discussione, si rivede la strategia complessiva, non si continuano a scaricare i costi sempre sulle spalle di chi lavora e di chi ha già pagato. Se le democrazie occidentali stanno attraversando la crisi di valori che vediamo ogni giorno, anche le teorie economiche che ci hanno portato fin qui vanno riviste subito, senza feticci e senza dogmi. Non si pensi di aggiustare l'esistente sulla pelle dei cittadini. Serve un patto sociale rinnovato, che metta il lavoratore e i suoi diritti al centro, che dia priorità alla persona e non alle merci. Con questa mozione noi vi diamo l'occasione di farlo. Altrimenti, se decidete di far governare la legge del mercato come unica legge, allora, chi governa è la legge del più forte, la legge della giungla, e le conseguenze sono davanti a noi: crisi demografica, disuguaglianze che esplodono, povertà che cresce e ricchezza concentrata in poche mani e il diritto internazionale che diventa carta straccia.
Poi ci chiediamo perché la fiducia nelle istituzioni crolla. La gente non è scema, vede benissimo chi paga sempre il conto e non si fida di chi si siede qui e fa pagare sempre a loro il prezzo degli errori che qui si fanno Allora, la verità è un'altra: voi le priorità le avete, eccome, solo che non coincidono con quelle degli italiani. Per le armi? I soldi spuntano. Per la sanità pubblica? No. Per i condoni? I soldi spuntano, ci sono. Per Opzione donna? No. Per una caserma vuota in Albania? I soldi spuntano. Per una pensione di garanzia per i giovani? No.
Ecco perché questa mozione è uno specchio che vi guarda negli occhi e vi costringe a scegliere: vi chiede fatti, non slogan; vi chiede di dire una parola chiara sull'età pensionabile; vi chiede di non fare scherzi sul riscatto della laurea; vi chiede di difendere il pubblico, non di preparare lo slittamento verso un modello privato assicurativo; vi chiede di proteggere chi fa lavori gravosi, chi è precoce, chi ha carriere discontinue, chi sostiene il lavoro di cura; vi chiede di guardare negli occhi i giovani e dire: non vi condanniamo a lavorare fino a 70 anni per una pensione da fame.
Colleghe e colleghi della maggioranza, soprattutto, oggi mi rivolgo a voi perché potete fare una cosa rarissima: essere coerenti con le vostre stesse parole. Se in campagna elettorale avete promesso una direzione e oggi fate l'opposto, non può chiamarsi prudenza, è un tradimento politico.
Noi non vi stiamo chiedendo un favore con questa mozione, noi vi offriamo una opportunità. Se scegliete di votare contro, almeno, abbiate la decenza di non tornare qui fuori a raccontare che state dalla parte del popolo. Perché la verità, quella nuda e semplice, è che, quando si tratta di smuovere le montagne per gli italiani, vi viene il mal di schiena. Quando si tratta di farlo per altre priorità, come gli interessi americani, diventate improvvisamente agilissimi , scodinzolante a quattro zampe per tutta l'Aula. Allora, per questo noi insistiamo, per questo siamo qui e per questo questa mozione non è solo un pezzo di carta, è una riga di confine: da una parte, c'è la propaganda, dall'altra parte, la vita vera, quella degli italiani
PRESIDENTE. Prima di andare avanti, salutiamo i giovanissimi ospiti che assistono dalla tribuna. Saluto gli allievi, le allieve, le maestre, gli accompagnatori dell'Istituto comprensivo “Montemiletto”, arrivano da Montemiletto - che, onorevole Gubitosa, è provincia di “Avellino!”? Avellino, esatto -, che assistono ai nostri lavori dalle tribune . Benvenuti alla Camera dei deputati e, soprattutto, vi auguriamo tutto il bene per il vostro futuro adesso.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Battilocchio. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO BATTILOCCHIO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Colleghe, colleghi, signora Ministro, le pensioni non sono una misura tecnica né una variabile di bilancio. Sono una promessa costituzionale, il punto in cui la Repubblica riconosce il valore del lavoro di una vita e rende credibile nel tempo il patto tra generazioni su cui si fonda la nostra comunità nazionale. Sono il luogo in cui lo Stato dimostra se sa mantenere la parola data, se i diritti sociali sono affidabili nel tempo, se le regole non cambiano al mutare delle convenienze politiche.
La Costituzione lega il diritto alla previdenza alla dignità della persona e alla funzione sociale del lavoro. È per questo che, ogni volta che questo Parlamento discute di pensioni, non sta discutendo soltanto di requisiti o di finestre di uscita, ma della serietà dello Stato e della sua capacità di essere giusto oggi senza essere ingiusto domani.
Ribadisco un concetto semplice e per una volta non ideologico, un assioma: se cresce l'occupazione, cresce la base contributiva e non è una formula retorica, è aritmetica previdenziale. I numeri ufficiali ci dicono che a novembre 2025 gli occupati sono arrivati a circa 24,2 milioni, con un tasso di occupazione al 62,6 per cento. È un record che ha rafforzato strutturalmente la capacità del sistema a ripartizione di reggere nel tempo. Questo è un importante punto politico. La migliore riforma delle pensioni si chiama lavoro stabile e di qualità. Senza lavoro le pensioni si raccontano, con il lavoro le pensioni si pagano.
Nella mozione di maggioranza, che è stata impostata con il contributo e con la sinergia di tutti i gruppi parlamentari di maggioranza, noi ribadiamo quelli che sono i tanti obiettivi che sono stati raggiunti in questi anni di lavoro e indichiamo anche le che sono da migliorare, i e i traguardi che vogliamo porci. Quindi, poi, se la Presidenza autorizza, consegnerei il resto dell'intervento più specifico sulle nostre valutazioni in tema.
Oggi votiamo una mozione che non è un manifesto, ma è un impegno. È un impegno a continuare a rendere il sistema più flessibile senza renderlo fragile, più equo senza renderlo ingovernabile e più adeguato senza trasformarlo in una promessa non finanziata. È un impegno che tiene insieme lavoro, sostenibilità, dignità e futuro.
Per queste ragioni, Forza Italia voterà a favore della mozione di maggioranza .
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Battilocchio. Acquisiamo, dunque, il suo intervento. Ha chiesto di parlare l'onorevole Tiziana Nisini. Ne ha facoltà.
TIZIANA NISINI(LEGA). Grazie, Presidente. Buongiorno, Ministro. Colleghi, oggi ci apprestiamo a votare una mozione importante su un tema altrettanto importante e dico sin da subito che la Lega voterà convintamente a favore.
Ho sentito tante critiche, soprattutto verso il mio partito, ma la Lega nel 2011 è sempre stata coerente sul tema pensionistico. Può essere condivisibile o non condivisibile. Nel 2011, se tutti avessero votato “no” alla legge Fornero oggi tante criticità, che sono inserite in tutte le mozioni di maggioranza e opposizione, non ci sarebbero state. Avremmo avuto altri problemi, ma non questi.
Mi dispiace che dall'opposizione siano arrivate critiche, ma nessuno ha messo in evidenza il fatto che il sistema previdenziale funziona e lavora al fianco del mercato del lavoro. Come ha detto il collega che mi ha preceduto, il bilancio dell'INPS funziona come tutti i bilanci: c'è un “avere”, dove ci sono i contributi dei datori di lavoro e dei lavoratori, e c'è un “dare”, che sono le prestazioni pensionistiche, le pensioni, e altre prestazioni e deve trovarsi in equilibrio.
Nessuno ha messo in evidenza un elemento importante: dall'insediamento di questo Governo c'è un milione di lavoratori in più nel nostro sistema . Veniamo attaccati sulla precarietà. Io ricordo ai colleghi che, già dal 2023, c'erano aumenti importanti non solo dell'occupazione in generale, ma dei contratti a tempo indeterminato a scapito di quelli a tempo determinato, e così nel 2024 e così nel 2025. Si parla di 491.000 occupati a tempo indeterminato nel 2023 e 486.000 occupati in più nel 2024. Così si regge un sistema previdenziale, così si può mettere in campo una strategia con delle accortezze in più.
Mi dispiace - per il suo tramite, Presidente, vorrei dirlo all'onorevole Carotenuto - che loro non hanno messo al centro la persona. Loro hanno messo al centro l'assistenzialismo con il reddito di cittadinanza , perché tutti noi siamo consapevoli e convinti che si debba aiutare chi è in difficoltà, chi è in povertà vera, ma gli occupabili - l'abbiamo detto fin dal primo giorno - devono inserirsi nel mercato del lavoro, perché la dignità è lavoro, la dignità non è assistenzialismo. Questo è quello che abbiamo fatto ed è un punto importante per partire anche con le pensioni. Poi noi non ci vergogniamo e siamo orgogliosi dei meccanismi di flessibilità che la Lega ha voluto e ha messo in campo, già dal 2019 con il decreto n. 4, su Quota 100, perché ha messo al centro la persona. Siamo contenti di aver inserito un nuovo strumento, sempre nel primo Governo della passata legislatura, con i contratti di espansione, che all'interno avevano una flessibilità importante nel mercato del lavoro, partendo da numeri importanti - 1.000 lavoratori e, poi, a scendere -, proprio per supportare le aziende per un ricambio generazionale.
Con riferimento, poi, ai giovani, io starei un pochino accorta soprattutto riguardo alla sinistra, che ha definito i nostri giovani come “”, come “bamboccioni”. Noi questo non l'abbiamo mai fatto, anzi abbiamo inserito delle misure che vanno incontro ai giovani. E anche in Commissione lavoro stiamo trattando il tema dei NEET, che è un tema importante e rilevante. Poi, anche in legge di bilancio 2026 c'è stata una sterilizzazione degli aumenti per le aspettative di vita, che non abbiamo mai voluto e ci batteremo per questo.
Ovviamente, siamo consapevoli che vada trovato un equilibrio, ma le casse dell'INPS vengano foraggiate dalla contribuzione e noi questo lo stiamo facendo. Quindi, un aggiustamento, un miglioramento, un cambiamento del sistema previdenziale viaggia di pari passo con il mercato del lavoro, in un'ottica strategica e non a compartimenti stagni come è stato fatto fino ad ora, perché chi è intervenuto prima di me è stato presente anche nei Governi precedenti e ha avuto tanto tempo per sistemare quello che chiede ora, ma questo non è mai stato fatto da nessuno. Noi lo stiamo facendo in un contenitore molto più ampio, ma il centro rimane ed è il lavoro.
I risultati li stiamo portando? Sì. Bastano? Ancora no, ma tre anni non bastano a colmare lacune che arrivano da decenni. Noi ci stiamo provando. Non è vero che la mozione non contiene niente: la mozione contiene tutto ciò che è stato fatto, i risultati certificati che si sono ottenuti e quello che andremo a fare in continuità dei tre anni che sono appena trascorsi. Il percorso è lungo, ma i risultati stanno arrivando e speriamo che arrivino ancora di più. Quindi grazie e la Lega voterà convintamente a favore di questa mozione .
PRESIDENTE. Nel ribadire che abbiamo ricevuto l'intervento dell'onorevole Battilocchio, andiamo avanti con le dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Scotto. Ne ha facoltà.
ARTURO SCOTTO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. In premessa, mi faccia dare una notizia a quest'Aula, che ci fa immediatamente scivolare nella realtà di qual è il vostro metodo di governo: per due volte, una manina ha provato ad introdurre surrettiziamente un condono per i datori di lavoro, condannati dalla magistratura per non aver corrisposto salari adeguati secondo il contratto collettivo. Avete capito bene? Se un magistrato stabilisce che un lavoratore ha preso di meno di quanto gli spettava per contratto, quel lavoratore non riceverà quei soldi, perché c'è qualcuno, in quest'Aula e nel Governo di cui lei fa parte, che pensa che il lavoro non vada retribuito in maniera equa e giusta, come stabilisce l'articolo 36 della Costituzione. Avete fatto una scelta di campo chiara contro chi viene sfruttato e contro chi lavora con salari da fame e con turni inaccettabili.
D'altra parte lei, Ministra Calderone, è la stessa che ha bloccato il salario minimo, ricevendo una delega che non ha ancora esercitato, ha rinnovato i contratti nel pubblico impiego riconoscendo un terzo dell'inflazione perduta e ha aumentato gli istituti della precarietà. State programmando la riduzione del potere d'acquisto di milioni di persone, ma salari bassi equivalgono a un futuro di pensioni povere ed è qui che si è consumato il vostro più grande tradimento. Restano scolpite nella memoria collettiva, per i contemporanei e per i posteri, le parole stentoree ed inequivocabili del suo collega Matteo Salvini: se non abolisco la Fornero, prendetemi a pernacchie.
Torna alla mente, signor Presidente, la famosa massima di Eduardo De Filippo, che ne vende saggezza. Dice De Filippo: bisogna distinguere tra pernacchio e pernacchia. Quella corrente è la pernacchia, ma è volgare; il pernacchio classico, invece, è un'arte, deve essere di testa e di petto, di cervello e di passione. Ecco, il nostro unico pernacchio è inchiodarvi sul merito; quello degli elettori sarà sicuramente di passione per mandarvi a casa .
E allora dovete dire la verità. Nel vostro dispositivo c'è scritto che farete un monitoraggio sull'aumento dell'età pensionabile in base all'aspettativa di vita. Voglio informarvi che, mentre voi monitorate, nella legge di bilancio avete già aumentato nel 2027 di un mese e nel 2028 di altri due l'età pensionabile per il 96 per cento di chi lavora, con il rischio anche di creare altri esodati. Vi chiediamo coerenza, non si gioca sulle spalle di chi ha fatto tanti sacrifici, soprattutto delle donne.
C'è un dato inequivocabile: le pensioni di vecchiaia liquidate nel 2025 vedono un differenziale clamoroso, 1.526 euro di importo medio per un uomo, 824 euro per una donna. È uno scandalo che si unisce all'azzeramento di tutti gli istituti di flessibilità in uscita, a partire da Opzione donna.
Nella vostra mozione dite che assumerete iniziative per ampliare la flessibilità in uscita per donne e soggetti più deboli. Nel frattempo, però, nella legge di bilancio appena approvata fate esattamente l'opposto. Mettetevi d'accordo con il cervello! Riducendo anche il fondo per i lavoratori gravosi, state dicendo a un lavoratore edile, che sta sul ponteggio a 66 anni, che la sua vita vale di meno rispetto ad altre .
Nella mozione della destra ci sono poi altri due punti. Al punto 10) garantite l'intangibilità dei diritti acquisiti, a partire dal riscatto della laurea; ma quel tentativo di furto con destrezza nel maxiemendamento alla legge di bilancio lo abbiamo fatto noi, signora Ministra? Lo ha fatto questo Governo, lo ha fatto lei e siamo noi che l'abbiamo fatto saltare ! Dovreste ringraziarci!
Così come al punto 13) dite che volete mantenere stabile e trasparente il confronto con le parti sociali. Signora Ministra, lei non convoca quel tavolo dal 23 giugno 2023: 2 anni e 7 mesi. Ma non vi vergognate di scrivere cose false ? E allora, almeno qui, evitiamo di offendere la reciproca intelligenza. Non solo avete fallito, avete tradito. Oggi noi avanziamo una proposta unitaria delle principali forze di opposizione: PD, MoVimento 5 Stelle e AVS. La questione previdenziale in un sistema contributivo deve essere ispirata al leale affidamento e alla sostenibilità finanziaria e da questo principio voglio rassicurare tutti: non derogheremo mai.
C'è però un altro principio a cui non derogheremo: la libertà di chi lavora di andare in pensione se non ce la fa più. Siamo in cima ai Paesi dove si lavora di più in Europa, ma siamo anche il Paese dove il lavoro è più precario, le carriere più discontinue, il differenziale di genere più largo, i salari calati del 9 per cento negli ultimi 4 anni rispetto all'aumento del 25 del carrello della spesa, le pensioni più povere.
Voglio rassicurare chi, in questi giorni, ha usato la parola “populismo” a proposito di questo testo. Non è populismo provare a correggere errori e rimediare a distorsioni; questo si chiama riformismo, ovvero fare i conti con la realtà che cambia.
Facciamo sul serio, allora, e fare sul serio significa far seguire i fatti alle parole, ma voi su questo terreno vi siete dimostrati inaffidabili. Noi chiediamo, invece, che alle parole seguano i fatti. Dopo quattro leggi di bilancio in cui siete riusciti a peggiorare la condizione di lavoratori e pensionati, chiediamo una svolta. Se non lo farete voi, come mi sembra abbastanza evidente, si incaricheranno di farlo gli italiani .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mascaretti. Ne ha facoltà.
ANDREA MASCARETTI(FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, signor Ministro, con questo intervento intendiamo esprimere il voto favorevole del nostro gruppo alla mozione di maggioranza, a prima firma dell'onorevole Marta Schifone: una mozione che nasce da un'analisi realistica del contesto economico e sociale del Paese e che propone una linea di azione responsabile, coerente e orientata al futuro.
Il sistema pensionistico non può essere affrontato con logiche emergenziali o con promesse di breve periodo. Esso rappresenta uno dei pilastri fondamentali della coesione sociale e richiede scelte ponderate, fondate su dati oggettivi, sulla sostenibilità finanziaria e sull'equità tra le generazioni.
I dati ufficiali più recenti certificano un fatto di grande rilievo, come è già stato ricordato in quest'Aula: nel novembre del 2025 gli occupati in Italia hanno raggiunto quota 24,2 milioni, con un tasso di occupazione complessivo del 62,6 per cento, il valore più elevato mai registrato. Questo risultato non è solo un indicatore positivo sul piano sociale, ma costituisce un elemento strutturale di rafforzamento del sistema previdenziale pubblico. L'aumento dell'occupazione, infatti, determina un incremento delle entrate contributive e rafforza la sostenibilità di un sistema fondato prevalentemente sul meccanismo a ripartizione e sempre più orientato al metodo contributivo.
Occorre ricordare che il Governo ha operato, fin dall'inizio della legislatura, in un quadro macroeconomico particolarmente impegnativo, caratterizzato da inflazione elevata, rallentamento della crescita e vincoli stringenti di finanza pubblica, intervenendo su un sistema previdenziale già fortemente sollecitato sotto il profilo della spesa e della sostenibilità di medio-lungo periodo.
Le regole oggi vigenti in materia di requisiti pensionistici e di adeguamento automatico all'aspettativa di vita sono il risultato, come sanno i colleghi in quest'Aula, di scelte assunte in passato, che hanno inciso in un modo profondo sulle prospettive di pensionamento di milioni di lavoratrici e di lavoratori e che hanno richiesto, nel tempo, numerosi interventi di salvaguardia e misure sperimentali di flessibilità.
In questo contesto, l'azione del Governo si è ispirata a un principio chiave: il leale affidamento dei cittadini. La linea seguita è stata quella della gradualità e della responsabilità, accompagnando l'evoluzione del sistema verso un assetto sempre più coerente con il metodo contributivo, nel pieno rispetto dei diritti già acquisiti.
Le leggi di bilancio approvate nel corso della legislatura hanno assicurato la continuità degli strumenti di tutela rivolti ai lavoratori in condizioni di maggiore fragilità. Sono stati confermati e rafforzati i canali dedicati, come l'APE sociale, e quelli riservati ai lavoratori precoci, insieme a misure di protezione dei redditi pensionistici medio-bassi.
Un passaggio particolarmente significativo è contenuto nella legge di bilancio 2026, che ha previsto, a partire dal 2027, la sterilizzazione dell'aumento automatico dei requisiti anagrafici per i lavoratori impegnati in attività gravose e usuranti, nonché una limitazione a un solo mese dell'incremento dei requisiti per le altre categorie. Sempre nella legge di bilancio 2026 sono state introdotte misure rilevanti per il rafforzamento della previdenza complementare, tra cui l'adesione automatica per i lavoratori di prima assunzione nel settore privato, con l'obiettivo di valorizzare il TFR come strumento di accumulo previdenziale e favorire una maggiore integrazione tra trattamento di fine rapporto e forme pensionistiche integrative, nel pieno rispetto della libertà di scelta individuale.
Le politiche previdenziali del Governo si inseriscono, dunque, in una strategia più ampia, che mette al centro il rafforzamento dell'occupazione stabile, l'incremento dei salari, il sostegno alla crescita economica. Infine, Presidente, mi lasci ricordare a chi è intervenuto prima di me, come abbiamo ereditato, come nel 2022 ricorresse il trentesimo anniversario degli stipendi più bassi e bloccati, quegli italiani, rispetto a tutta Europa
Merito questo, o demerito, di chi oggi siede all'opposizione e in quei 30 anni ha governato. Concludo, signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, dicendo che la mozione di maggioranza delinea un percorso serio, graduale e responsabile di riforma del sistema previdenziale, che tiene insieme sostenibilità finanziaria, equità intergenerazionale e tutela delle diverse condizioni lavorative. È una mozione che non promette scorciatoie, ma indica una direzione chiara: rafforzare il lavoro, consolidare il sistema pubblico, integrare la previdenza complementare e garantire ai cittadini certezze e fiducia nel futuro. Per queste ragioni, il voto di Fratelli d'Italia sulla mozione di maggioranza sarà convintamente favorevole .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Marattin. Ne ha facoltà.
LUIGI MARATTIN(MISTO). Grazie, Presidente. Ci avete fatto caso che, in questo dibattito, avete tutti fatto più o meno una cosa? Avete cercato di rassicurare i pensionati che, in qualche modo, qualche soldo gli arriverà. Io capisco, noi abbiamo 16 milioni di pensionati in Italia. Però vorrei in due minuti riportarvi a dei semplici dati di realtà. Primo dato, l'Italia è il Paese al mondo che ha la spesa previdenziale più alta, e non c'entra nulla la separazione fra assistenza e previdenza, sono confronti omogenei.
Secondo dato, 25 anni fa la ricchezza delle famiglie composte da giovani era superiore alla ricchezza media delle famiglie composte da anziani. Oggi la ricchezza media delle famiglie composte da anziani è 12 volte la ricchezza media delle famiglie composte da giovani. Venticinque anni fa il reddito delle famiglie anziane era l'80 e il 90 per cento del reddito delle famiglie composte da giovani, oggi è il 50 per cento più alto. Cioè, noi siamo in presenza di una colossale opera di redistribuzione della ricchezza dai giovani agli anziani in questo Paese, un po' per le regole pensionistiche che abbiamo avuto.
Questo era un Paese in cui, per decenni, si è lasciata andare in pensione la gente dopo 14 anni di contributi, con un voto all'unanimità dei nostri predecessori nel 1973, e quelle cose si pagano. Allora, io voto contro la mozione di maggioranza, la mozione di Italia Viva e la mozione del “campo largo”, mentre voto a favore di quella di Azione, perché in tutte e tre queste mozioni voi scrivete: va bene, però qualcosa agli anziani la diamo.
Il Partito liberaldemocratico non ha paura di presentarsi agli elettori e di dire, quando sarà il momento, che non si dovrà dare neanche un euro in più, rispetto al tendenziale, alle pensioni, perché in questa Repubblica i soldi vanno dati al lavoro, alla produzione, alle famiglie e ai giovani. Altrimenti, questo Paese a crescere non ci torna più. Io lo so che sarebbe bello dire “facciamo tutte e due le cose”. Questo più anche agli anziani, perché sono 16 milioni, votano pure loro. Ma, guardate, e chiudo, che gli anziani, oggi, già la fanno la redistribuzione al contrario: la tipica famiglia italiana è quella in cui un giovane sottopagato campa con la pensione del nonno, ma questa è una redistribuzione privatistica, che è ingiusta perché cristallizza le differenze sociali.
La politica deve avere il coraggio di fare questa redistribuzione al contrario, dagli anziani ai giovani, promettendo chiaramente alle elezioni che non un euro in più, rispetto a quanto previsto, andrà gli anziani. Gli euro andranno ai giovani, alle famiglie, alla produzione, altrimenti questo Paese si spegne lentamente, e io, non so voi, vorrei evitare che si spegnesse lentamente.
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Come da prassi, le mozioni saranno poste in votazione per le parti non assorbite e non precluse dalle votazioni precedenti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Braga, Riccardo Ricciardi, Zanella ed altri n. 1-00532 , con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Bonetti ed altri n. 1-00535, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Schifone, Nisini, Tenerini, Cavo ed altri n. 1-00536, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Boschi ed altri n. 1-00537, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Comunico che, come già anticipato ai gruppi per le vie brevi, nella seduta di mercoledì 4 febbraio, avranno luogo: alle ore 9,30, anziché alle ore 17, l'informativa urgente del Governo, con la partecipazione del Ministro dell'Interno, sull'ipotizzata presenza in Italia degli agenti dell'Immigration and Customs Enforcement (ICE) degli Stati Uniti d'America durante le Olimpiadi Milano-Cortina; alle ore 11 l'informativa urgente del Governo, con la partecipazione del Ministro per la Protezione civile e per le politiche del mare, in ordine agli eccezionali eventi meteorologici che hanno colpito il territorio della Sicilia, della Calabria e della Sardegna.
Conseguentemente, nella medesima seduta, le votazioni antimeridiane avranno luogo dalle ore 12,30 alle ore 14.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Appendino. Ne ha facoltà.
CHIARA APPENDINO(M5S). Grazie, Presidente. Vede, venerdì eravamo davanti alla Primotecs di Avigliana, martedì eravamo con i lavoratori e le lavoratrici sotto la sede della regione e oggi siamo qui, in Aula, perché è successo un fatto molto grave. L'azienda ha comunicato a 160 lavoratori e lavoratrici, che sono famiglie, che dall'oggi al domani potevano scegliere tra stare zitti e buoni, e avrebbero avuto la cassa integrazione per qualche mese, oppure, se avessero fatto casino, addirittura chiudevano subito e manco la cassa integrazione. Ora, sa qual è la risposta?
La risposta è il rumore. La risposta è il rumore, il rumore dei fischietti, dei lavoratori che protestano, il rumore dei picchetti che abbiamo fatto insieme a loro ai cancelli, il rumore della nostra voce in Aula, perché questo è un ricatto, Presidente, che è inaccettabile. Allora, queste persone non sono numeri, sono famiglie, sono professionalità, sono storie. Persone che addirittura 2 anni fa circa si sono tagliate lo stipendio, perché hanno creduto nel racconto di un'azienda che diceva loro: investiremo e voi avrete un futuro. Il futuro cos'era? La chiusura della fabbrica, così, dall'oggi al domani?
Allora noi chiediamo al Ministro Urso di convocare un tavolo, chiediamo al Ministro Urso di fare rispettare i patti, non solo a questa azienda che deve presentarsi al tavolo, ma anche a Stellantis, perché è la commessa di Stellantis che deve essere confermata e non tagliata. Chiediamo alla Ministra Calderone di far partire la cassa integrazione, non perché sia una soluzione, ma perché è ossigeno, ossigeno per costruire un futuro per queste persone.
Perché una cosa è certa, e chiudo, Presidente: non possiamo permetterci 160 famiglie a casa. Non possiamo permetterci che il Piemonte perda l'ennesima realtà che è importante. Il Ministro Urso si svegli dal letargo e faccia qualcosa per queste persone
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Malavasi. Ne ha facoltà.
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ricordo un episodio di storia della mia provincia, anzi della mia città, Correggio, in provincia di Reggio Emilia. È un fatto accaduto tanti anni fa, il 25 gennaio 1945, quando si è svolta la battaglia di Canolo, una frazione di Correggio. Lo faccio perché la memoria è un elemento fondante della nostra storia; e, di fronte a rigurgiti neofascisti, ma anche a presenze neofasciste in questo palazzo, credo sia importante - e ne sono orgogliosa e lo faccio a testa alta - ricordare invece i nomi di chi ha perso la vita, come monito per ricordare a tutti noi l'eredità della Resistenza e di quanti hanno lottato per garantire a tutti noi libertà e democrazia.
La battaglia di Canolo si è svolta il 25 gennaio 1945. In una casa colonica erano riuniti i comandanti partigiani: Guerrino Cavazzoni detto Ciro, Renato Bolondi detto Maggi, Mario Saccani detto Nero, Raul Incerti detto Bobi, Vasco Guaitolini detto Biavati, Abbo Panisi detto Nelson, Egidio Baraldi detto Walter.
L'antefatto si era svolto la sera precedente, quando il dirigente Vittorio Saltini, segretario provinciale del Partito comunista italiano, detto Toti, al termine di una riunione segreta, aveva deciso di passare dalla casa del fratello per salutare i familiari, senza sapere che i fascisti lo stavano aspettando. Fece in tempo a distruggere i verbali, ma poi venne crivellato di colpi e il giorno dopo anche la sorella Vandina.
All'alba del 25 gennaio la casa venne accerchiata da truppe tedesche e fasciste. All'intimazione della resa i partigiani presenti opposero resistenza. Si scatenò un durissimo combattimento che si protrasse per un'ora. I partigiani riuscirono a salvarsi solo grazie al sacrificio dei compagni Vasco Guaitolini e Abbo Panisi, che persero la vita.
Ricordo che a loro vennero dedicati, insieme a Vandina e a Toti, due medaglie importanti. A Vittorio Saltini la medaglia d'oro al valor militare alla memoria e a Vandina Saltini la medaglia d'argento. A loro va tutto il mio ricordo e la mia gratitudine
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
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