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Venerdì 30 Gennaio 2026 ore 09:30
AULA, Seduta 605 - Interpellanze urgenti
Resoconto stenografico
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Nella seduta odierna ha avuto luogo lo svolgimento di interpellanze urgenti sui seguenti argomenti:
chiarimenti e iniziative di competenza, anche di carattere normativo, in merito a rilevanti criticità circa l'organizzazione e il funzionamento delle scuole di specializzazione in medicina, anche in relazione a recenti inchieste giornalistiche (Marianna Ricciardi - M5S); dati relativi alle auto di servizio a disposizione delle pubbliche amministrazioni, ai servizi di scorta e agli agenti delle forze di polizia impiegati (Bonelli - AVS); chiarimenti e intendimenti in ordine all'annunciata riforma del sistema ferroviario nazionale e iniziative volte a garantire la continuità e qualità del servizio ferroviario (Casu - PD-IDP).
Per il Governo sono intervenuti il Ministro dell'Università e della ricerca, Anna Maria Bernini, e il Sottosegretario di Stato per le Infrastrutture e i trasporti, Tullio Ferrante.
chiarimenti e iniziative di competenza, anche di carattere normativo, in merito a rilevanti criticità circa l'organizzazione e il funzionamento delle scuole di specializzazione in medicina, anche in relazione a recenti inchieste giornalistiche (Marianna Ricciardi - M5S); dati relativi alle auto di servizio a disposizione delle pubbliche amministrazioni, ai servizi di scorta e agli agenti delle forze di polizia impiegati (Bonelli - AVS); chiarimenti e intendimenti in ordine all'annunciata riforma del sistema ferroviario nazionale e iniziative volte a garantire la continuità e qualità del servizio ferroviario (Casu - PD-IDP).
Per il Governo sono intervenuti il Ministro dell'Università e della ricerca, Anna Maria Bernini, e il Sottosegretario di Stato per le Infrastrutture e i trasporti, Tullio Ferrante.
XIX LEGISLATURA
605^ SEDUTA PUBBLICA
Venerdì 30 gennaio 2026 - Ore 9,30
Svolgimento di interpellanze urgenti (vedi allegato).
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- Lettura Verbale
- Sul processo verbale
- Missioni
- Sull'ordine dei lavori
- Interpellanze urgenti (Svolgimento)
- Chiarimenti e iniziative di competenza, anche di carattere normativo, in merito a rilevanti criticità circa l'organizzazione e il funzionamento delle scuole di specializzazione in medicina, anche in relazione a recenti inchieste giornalistiche - n. 2-00724
- Dati relativi alle auto di servizio a disposizione delle pubbliche amministrazioni, ai servizi di scorta e agli agenti delle forze di polizia impiegati - n. 2-00755
- Chiarimenti e intendimenti in ordine all'annunciata riforma del sistema ferroviario nazionale e iniziative volte a garantire la continuità e qualità del servizio ferroviario - n. 2-00756
- Proposta di trasferimento a Commissione in sede legislativa di una proposta di legge
- Ordine del giorno della prossima seduta
PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
GIOVANNI DONZELLI, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). La ringrazio, Presidente. Per chiarire il mio pensiero e specificarlo meglio rispetto all'intervento che ho fatto ieri, nel quale, parlando del provvedimento che riguarda le ho detto chiaramente che ero contrario - e rimango di una posizione nettamente contraria - rispetto all'affidamento del controllo all'istituzione CNEL. Però, nell'ambito di questo ragionamento, ho anche parlato del presidente del CNEL, del presidente Brunetta, dicendo che non volevo che questo provvedimento servisse per giustificare l'aumento di stipendio dell'onorevole Brunetta; onorevole Brunetta con il quale - peraltro, ho anche una lunga amicizia - mi sono sentito ieri sera e mi ha spiegato che tutta la questione dell'aumento degli stipendi è legata a decisioni che si prendono a livello istituzionale e non riguarda quello e soltanto quello. Insomma, io vorrei semplicemente dire che non avevo nulla contro il presidente Brunetta, ma ovviamente, invece, avevo tutto contro la funzione che deve svolgere il CNEL rispetto alla questione della regolamentazione delle .
PRESIDENTE. Ricordo che il suo intervento è stato fatto ai sensi dell'articolo 32, comma 3, del Regolamento. Come lei sa, onorevole Giachetti, il processo verbale, in realtà, non riporta quanto da lei presentato, che è, invece, riportato nel resoconto stenografico. La Presidenza prende comunque atto di quanto ha dichiarato: è una doverosa precisazione, un chiarimento.
Se non vi sono ulteriori osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 81, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Per dire che come gruppo MoVimento 5 Stelle riteniamo molto grave quello che accadrà alla Camera fra qualche ora. Tramite la richiesta di un deputato della Lega ci sarà una conferenza stampa dove presenzieranno dei veri e propri seguaci degli skinhead, dei naziskin, di CasaPound, veri e propri fascisti; e che la Camera dei deputati apra le proprie porte a queste persone lo riteniamo inaccettabile. Noi siamo qui proprio per presidiare, oggi, quella che è la casa della democrazia di tutti quanti. Conosciamo le obiezioni che si possono fare ovvero: “in questo modo date più visibilità a questa gente”.
Signori, Trump è il Presidente degli Stati Uniti d'America e difende persone che ammazzano per strada una donna che aveva in macchina un pupazzetto della figlia e un cane… Ha bisogno di visibilità Trump? Gliela diamo noi la visibilità a questa gente? O gliela dà, forse, a questa Internazionale nera uno come Musk, che governa i , addirittura i satelliti, quindi, è qualche contestazione che dà loro visibilità? A chi è arrivato, anche alla maggioranza, in questo Paese, a chi è nell'Europarlamento, la visibilità gliela hanno data le contestazioni o gliela hanno data grandi gruppi industriali ed editoriali che favoriscono la loro visibilità? Perché, poi, lo sappiamo che i fascismi e le destre si appoggiano sempre ai grandi gruppi industriali che, in cambio, cosa vogliono? Favori per i gruppi finanziari e per le fabbriche di armi. Quello che è accaduto 100 anni fa, evidentemente, sta succedendo ancora oggi.
Bene, noi diciamo, oggi, che c'è una linea che non va superata e che non è questione di non fare esprimere le idee degli altri. Il nazismo e il fascismo non sono idee Sono crimini e ne avremmo risparmiate tante di vite, se qualche anno fa, se ovunque, dove iniziano i germi di un regime, quelle persone non avessero avuto il diritto di parola.
Ma entriamo anche nel merito, se volete, di quella che sarà l'iniziativa che sarà fatta alla Camera, perché parlano di remigrazione. Andiamo a vedere l'idiozia di questa cosa, ovvero, si daranno dei soldi a degli immigrati regolari per tornare nel loro Paese. Andiamo da un imprenditore del Nord-Est, che ha formato un lavoratore negli anni, socialmente ed economicamente integrato, e gli diciamo: “i soldi delle tue tasse li diamo perché un immigrato regolare ritorni al suo Paese”. Però, qui, si sta portando avanti il classico stile delle destre ovvero proposte irrealizzabili, che soffiano sul fuoco e poi vediamo cosa succede.
Vediamo, già oggi, un miliardo di euro buttato in Albania, gli sbarchi che aumentano, i blindati a Termini. Signori, abbiamo i blindati a Termini, perché è inutile; vi piace troppo pensare di fare la guerra.
Allora, non sapete dove metterli questi blindati e dove li mettete? A Termini. Io non ci passo con la macchina nelle stradine di Termini e questi vogliono acchiappare i criminali con i blindati. Noi siamo coscienti che in questo Paese ci sia un clima di insicurezza e siamo coscienti che sia inaccettabile che una persona che ruba non possa, il giorno dopo, essere a rubare di nuovo; siamo coscienti che una persona che ha commesso un omicidio non può essere fuori dopo qualche anno e ricommettere un altro omicidio.
Il problema è che voi date la colpa ai giudici: la colpa è delle leggi che si fanno qui dentro perché, a forza di depenalizzare tutto, poi, per depenalizzare il ricco e il potente, a cascata, la filosofia è questa: si depenalizza tutto e allora per noi è chiaramente inaccettabile che, se scippi 1.000 euro, devi andare in galera. Certo, però, se ne rubi 100.000 tramite conto in banca e tramite corruzione poi, ti dovrai fare 100 volte di più la galera.
Noi lo sappiamo che questa insicurezza non la vivono i ricchi, ma la vivono coloro ai quali è stato tolto il reddito di cittadinanza, coloro per i quali lottiamo per un salario minimo, coloro i quali devono prendere un tram e non si possono permettere un taxi per andare a casa la sera.
Noi non dobbiamo regalare il popolo a queste destre meschine, fasciste e violente, che servono ai grandi gruppi per ingrassare i loro profitti. Oggi diciamo che, vicino al posto dove sedeva Matteotti, vicino al posto da dove De Gasperi ha fatto ripartire l'Italia…
PRESIDENTE. Concluda.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). …dove Pertini è stato eletto Presidente della Repubblica e dove Nilde Iotti è stata la prima donna eletta Presidente della Camera, i nazisti e i fascisti non entrano. Tutto qui
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Bonelli. Ne ha facoltà.
ANGELO BONELLI(AVS). Grazie, signor Presidente. A nome del gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra rivolgiamo l'ultimo appello alla Presidenza. Questa è la casa della democrazia e questa casa è stata costruita dai nostri padri e dalle nostre madri costituenti. Lì, in quel posto, era seduto Giacomo Matteotti. Non c'è più il microfono, l'abbiamo levato, l'ha levato la Presidenza, affinché si ricordi, si debba ricordare in futuro chi ha dato la vita per garantire la democrazia dalla dittatura fascista in questo Paese.
Questa è la casa che è stata costruita da Don Luigi Sturzo, da Angela Gotelli, partigiana cattolica democratica della Democrazia Cristiana. È la casa di Alcide De Gasperi, di Sandro Pertini, in esilio nell'isola di Santo Stefano, a Ventotene. Questa è la casa di Umberto Terracini, di Teresa Mattei. Le donne e gli uomini della Resistenza, che con diversa collocazione politica hanno consentito di dare la democrazia in questo Paese. Oggi, che coloro i quali si richiamano ad un'ideologia dichiaratamente neofascista e la rivendicano con persone come il Fronte Skinhead, naziskin, fascisti, oggi, possano entrare in questa Aula, in questa Camera dei deputati, nella sala stampa, al di là del merito, e chi mi ha preceduto ha spiegato bene quanto sia un'idiozia questa legge che oggi presenteranno… riteniamo, signor Presidente, un oltraggio alla memoria dei nostri padri, delle nostre madri costituenti far entrare nazifascisti nelle Aule e negli uffici della Camera dei deputati .
Chiedo quindi alla Presidenza, in ultima istanza, un intervento per evitare questo oltraggio alla memoria dei nostri padri e delle nostre madri costituenti .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, sempre sull'ordine dei lavori, il deputato Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Rappresentante del Governo, onorevoli colleghe, onorevoli colleghi. Anche come gruppo del Partito Democratico, fin dal primo momento abbiamo rivolto il nostro appello prima di tutto al capogruppo della Lega, Molinari. Gli abbiamo chiesto di impedire quella che riteniamo una gravissima offesa alle istituzioni; non solo un'offesa alle istituzioni, ma anche un'offesa a quei valori e a quei principi che sono scritti, scolpiti, nella Costituzione della Repubblica.
La conferenza stampa di oggi, voluta da un parlamentare della Lega, apre la porta della Camera dei deputati a gruppi estremisti. È stato ricordato che si richiamano al fascismo, al nazismo, ai naziskin, ma non solo, a gruppi che stanno accompagnando con messaggi di fortissima violenza quello che dovrebbe essere un luogo, come la sala stampa della Camera, che invece è uno spazio a disposizione dei parlamentari per essere all'interno del gioco democratico, non fuori da quelli che sono i confini della Costituzione.
E tra questi messaggi ce n'è uno particolarmente grave: “La remigrazione la otterremo con le buone o con le cattive”. Ecco, noi riteniamo - e qui il nostro appello nei confronti del capogruppo della Lega, della Presidenza della Camera, di tutte le istituzioni, di tutte e tutti noi - che il Parlamento della Repubblica non possa e non debba mai diventare la tribuna per ideologie fondate sulla violenza e che non solo si fondano sulla violenza, ma incitano all'odio e alla violenza, anche perché nel mondo, in questo momento, di tutto abbiamo bisogno tranne che di più odio e di più violenza.
C'è un aspetto finale che voglio sottolineare, che rende, a mio avviso e a nostro avviso, ancora più intollerabile la scelta da parte di questo parlamentare, appartenente al gruppo della Lega, di portare avanti questa iniziativa, in questa sede, in questa settimana. Noi siamo nella settimana in cui si celebra la Giornata della Memoria delle vittime della , dell'Olocausto, in cui ricordiamo l'orrore delle leggi razziali, in cui ricordiamo l'orrore delle deportazioni. Come possiamo tollerare che, chi si richiama al nazismo, possa entrare in Parlamento dalla porta principale nella settimana in cui tutti ricordiamo quegli orrori che, non dobbiamo dimenticare, non sono stati fatti solo dai nazisti, ma sono stati fatti anche dai fascisti, che, insieme ai nazisti, hanno contribuito all'orrore dell'Olocausto .
Veramente, se ha un valore la Costituzione, se hanno un valore le cose che diciamo, anche in quest'Aula, quando tutte le forze politiche si alzano nel Giorno della Memoria per ricordare quell'orrore, che non può durare solamente il 27 gennaio ma deve arrivare anche al 30, al 31 gennaio, ogni singolo giorno dell'anno, e deve tradursi nel fatto che, di fronte a chi oggi si richiama a quei valori e a chi oggi parla di remigrazione senza nemmeno ricordare quello che è stato l'errore delle deportazioni, quando ci sono già state nel passato della storia, ecco, chi oggi va su quella via dell'odio e della violenza, non deve avere contro solo le opposizioni - e le opposizioni ci sono e ci saranno, le opposizioni democratiche ci sono e ci saranno e continueranno a presidiare questo luogo e a difenderlo sempre -, ma devono avere contro una reazione di tutte le istituzioni. Quindi, dal nostro punto di vista, chiediamo veramente, in questi pochi minuti che ci separano, che ci sia un'azione risolutiva che impedisca questo scempio .
PRESIDENTE. Bene, grazie anche a lei per le sue osservazioni. Ricordo che la posizione del Presidente della Camera sulla questione sollevata dai deputati che hanno sviluppato il loro pensiero poco fa è stata già chiarita nella giornata di ieri, anche con una nota ufficiale del Presidente Fontana. Quindi, diciamo che la questione si intende conclusa e siamo tutti rappresentati dalla posizione ufficiale che è stata testimoniata nella giornata di ieri.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze urgenti. Prima di sviluppare le interpellanze, salutiamo la Direzione didattica del 2° Circolo di Marsciano, in provincia di Perugia, che è presente in tribuna ad assistere ai nostri lavori. Un ringraziamento per questo . Avvisiamo anche, per essere chiari, che oggi è il giorno dedicato allo sviluppo e alla discussione delle interpellanze, e, quindi, sono presenti in Aula coloro i quali hanno, appunto, presentato le proprie interpellanze e il Governo, perché le interpellanze necessitano di una risposta.
PRESIDENTE. Passiamo alla prima interpellanza urgente all'ordine del giorno Marianna Ricciardi ed altri n. 2-00724 .
Chiedo alla deputata Marianna Ricciardi se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica.
MARIANNA RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Colleghi e colleghe, signor Ministro. “Il vostro sentimento dovrebbe essere quello di sentirsi completamente inadeguati”: questa frase, signor Ministro, è stata pronunciata da una direttrice di una scuola di specializzazione. Era ottobre 2022 ed era la Scuola di specializzazione in neurologia di Perugia. Oltre a questo, la direttrice non si è fermata qui: “Sai solo prendere gli ordini (…), vai a fare la cameriera”. Oppure: “Ieri non ho finito la visita per non saltarti addosso per la rabbia che mi fai”. Sono solo alcuni degli insulti che si sono visti rivolgere dei medici in formazione specialistica. Ma cambiamo città, andiamo a Salerno: “In America vanno di moda i ricchioni. Qui esistono gli uomini e le donne, i binari non esistono”. “Tutti quanti là dentro, nel forno crematorio a Cava de' Tirreni e abbiamo risolto il problema”. Questo era il direttore della Scuola di specializzazione in chirurgia plastica dell'università di Salerno ed era giugno 2024.
Queste parole si commentano da sole, sono mortificanti e sono di una gravità inaudita, ma sono ancor più gravi se pensiamo che sono state pronunciate da chi ha, o dovrebbe almeno avere, il compito di formare dei giovani. Nell'interpellanza che abbiamo presentato sono stati citati tantissimi altri casi, veramente molto gravi, che riguardano città del Nord, del Sud e del Centro. Non ci sono distinzioni, perché è un fenomeno diffuso e strutturale.
Negli ultimi anni la questione delle scuole di specializzazione è stata agli onori della cronaca e tutti si scandalizzano quando si parla di borse di specializzazione che vengono abbandonate. Spesso la scusa più semplice è quella che gli specializzandi abbandonano delle borse delle scuole di specializzazione perché scelgono altre scuole considerate poi più remunerative una volta specialisti. Ma nessuno si chiede come vengono trattati questi specializzandi in queste scuole di specializzazione. Allora, andiamo a vedere. Ad esempio, c'è chi, invece di passare le sue giornate in reparto o al letto del malato auscultando il torace o palpando l'addome, è costretto a passare le sue giornate al telefono a prendere appuntamenti, a segnarli in agenda, a inserire impegnative al computer.
Questa è la realtà in tantissime scuole di specializzazione, perché nei nostri ospedali italiani mancano anche tanti amministrativi e questo lavoro non viene mica fatto facendo dei concorsi per assumere del personale amministrativo, no, si sopperisce con specializzandi, che sono lì volenterosi di imparare, ma che si trovano a dover imparare a fare mansioni amministrative. Questo è assolutamente intollerabile.
I medici specializzandi - è meglio ricordarlo una volta in più - sono già medici e devono essere formati per diventare specialisti, ma vengono invece utilizzati come tappabuchi. Lei si rende conto che lo Stato italiano spende 150.000 euro per formare un singolo medico specialista e le scuole di specializzazione si permettono il lusso di utilizzarlo come segretario per prendere appuntamenti e inserire impegnative in agenda? Questo, ad esempio, è il caso della scuola di specializzazione in radiodiagnostica dell'università “Vanvitelli” di Napoli, e accadeva a novembre 2023. Ma non è mica l'unico caso, perché purtroppo è la prassi che nelle scuole specializzazione si facciano fare agli specializzandi mansioni amministrative, ma non deve essere considerata la normalità. Già solo questo basterebbe a rimettere in discussione tutto il sistema di formazione specialistica, ma è soltanto il minimo, c'è anche di peggio. Quando dico che c'è anche di peggio è perché ci sono scuole di specializzazione dove gli specializzandi sarebbero stati obbligati a fare anche 13 ore di lavoro consecutive al giorno, addirittura alcuni 24 ore consecutive, fino ad arrivare a 60 ore di lavoro a settimana. Questo, ad esempio, succedeva nella Scuola di specializzazione in ginecologia all'università di Perugia. Nel settembre 2025 veniva denunciata questa gravissima violazione dei diritti dei lavoratori, ma non è l'unico caso. Nella scuola di chirurgia generale a Genova gli specializzandi hanno raggiunto la bellezza di 288 ore al mese!
Ora io ho portato qui con me il contratto di formazione specialistica. Il contratto di formazione specialistica prevede 38 ore di lavoro a settimana e una retribuzione di 1.650 euro lordi al mese. Dico lordi perché bisogna togliere le tasse universitarie, bisogna togliere la responsabilità professionale, bisogna togliere l'ENPAM. Non c'è il TFR, non c'è tredicesima. Ma andiamo a leggere un passaggio molto importante: “L'eventuale impegno orario eccedente non dà luogo ad alcuna indennità, compenso o emolumento aggiuntivo rispetto all'ammontare del contratto di formazione”. Lo straordinario non è pagato, Ministro. Le reperibilità non sono pagate, i turni di festivo non sono pagati e quindi gli specializzandi lavorano per 5 euro lordi l'ora a Natale, a Pasqua, a Capodanno, di notte, di festivo.
Questo non è accettabile, non si tratta di essere venali perché gli specializzandi vogliono essere formati, ma vogliono anche vedere il giusto riconoscimento del loro lavoro. Vogliono vedersi riconosciuto il diritto al riposo, il diritto a passare del tempo libero fuori dall'ospedale.
Il grande problema è che noi non siamo a conoscenza delle ore che svolgono gli specializzandi, perché non in tutta Italia è possibile avere questo dato, perché le modalità di accertamento delle ore svolte sono decise su base discrezionale dagli atenei. Questo significa che alcuni atenei prevedono il elettronico, altri il registro cartaceo e, quindi, vengono segnati con carta e penna orario di ingresso e orario di uscita. Non sto qui a spiegare che storture questo può provocare, quel che è certo è che lavorare 288 ore al mese, pagati 5 euro lordi l'ora, non si può chiamare lavoro, è schiavitù! Allora, io con questa interpellanza le chiedo innanzitutto di introdurre per legge l'obbligo di timbratura elettronica in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale, perché non è possibile lasciare su base discrezionale la decisione di introdurre uno strumento così importante per la tutela dei lavoratori.
Poi non ci fermiamo qui, perché abbiamo parlato di violenze verbali, di demansionamento, di turni massacranti, ma almeno questi specializzandi vengono formati? Purtroppo no, perché o capita che, fino all'ultimo anno, neanche ti danno la possibilità di avere in mano un bisturi oppure capita di essere lasciato completamente solo al primo, al secondo anno, in sala operatoria. E questo è il caso della Scuola di specializzazione in ortopedia in provincia di Como, dove specializzandi al secondo e al terzo anno avrebbero operato completamente soli, senza la presenza di un strutturato che potesse accompagnarli e affiancarli.
Oppure è il caso della Scuola di specializzazione in fisiatria dell'ospedale Sant'Andrea di Roma, dove specializzandi del primo anno avrebbero eseguito visite specialistiche da soli ed eseguito esami radiologici - utilizzando, quindi, radiazioni - senza essere, però, provvisti del dosimetro. Anzi - e questa è una cosa gravissima -, erano presenti nelle sale i dosimetri degli strutturati, per attestare falsamente la loro presenza. Questo è veramente assurdo.
E questi sono soltanto i casi più eclatanti, che per fortuna sono venuti a galla. E allora i controlli funzionano, si potrebbe dire. Purtroppo no, perché nemmeno un caso è stato portato alla luce grazie all'attività del Ministero che lei rappresenta, ma soltanto grazie al lavoro encomiabile di volontari dell'ALS.
E, allora, chi dovrebbe vigilare? Esiste l'Osservatorio nazionale della formazione medica specialistica, che ha il compito di vigilare ed evitare che questi abusi si perpetuino. Purtroppo, però, l'Osservatorio, che ha 16 membri e dovrebbe avere soltanto 3 membri universitari, nella realtà dei fatti, ne ha 8. Il che significa che i controllori coincidono con i controllati, e questo non è accettabile. Allora le chiedo di riformare l'Osservatorio nazionale delle scuole di specializzazione per prevedere una reale distinzione tra gli organi di direzione e gli organi di controllo, una rappresentanza degli specializzandi, nonché modalità di accertamento trasparenti per tutelare davvero chi denuncia, per far sì che alle denunce seguano, poi, dei provvedimenti disciplinari, perché non sempre accade questo, anzi, quasi mai.
Il fatto, poi, che siano state segnalate tutte queste violazioni gravi del diritto di formazione degli specializzandi e della tutela dei lavoratori è un indice del fatto che è un problema strutturale su tutto il territorio nazionale. Ma, soprattutto, se consideriamo il fatto che i diritti formativi degli specializzandi vengono violati, dall'altra parte, non dobbiamo mai dimenticare che ci sono dei pazienti. La sicurezza delle cure di questi pazienti è messa in serio pericolo nel momento in cui degli specializzandi, che sono - ricordo - medici, ma devono formarsi per diventare specialisti, svolgono delle mansioni, dei lavori specialistici senza avere adeguata formazione. Pertanto, sia per un discorso di responsabilità professionale, sia per un discorso di sicurezza delle cure di questi pazienti, non possiamo lasciare la situazione così com'è, perché è inaccettabile.
All'origine di queste storture nel sistema formativo, un ruolo cruciale è svolto dall'inquadramento contrattuale. Il fatto che il contratto di specializzazione non preveda il riconoscimento dello straordinario, delle notti e dei festivi, espone gli specializzandi alla mancanza di tutele. Vengono trattati come dei veri e propri schiavi e, soprattutto, come poco più che studenti. E, allora, le chiedo cosa intende fare per tutelare la dignità e la sicurezza dei medici specializzandi .
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Università e della ricerca, Anna Maria Bernini, ha facoltà di rispondere.
ANNA MARIA BERNINI,. Grazie, signor Presidente. Ringrazio l'onorevole Ricciardi e il gruppo parlamentare del MoVimento 5 Stelle per una serie di motivi. In primo luogo, perché quello che lei evidenzia - come ha giustamente detto - non è la normalità, ma è una colossale patologia, quando non un reato. Il secondo motivo per cui ringrazio lei e il suo gruppo parlamentare, è che mi consente di dimostrarvi che, al netto delle segnalazioni meritorie dei singoli specializzandi e delle inchieste giornalistiche, già gli organi di controllo avevano operato e gli organi sanzionatori avevano irrogato delle sanzioni.
Io mi permetterei di dare per scontato il quadro normativo, che peraltro i miei uffici mi hanno indicato molto correttamente. Voi lo conoscete, lo avete già indicato a vostra volta, e avete specificato quanto sia importante, nel corso della fase, della procedura di specializzazione, essere formati e non utilizzati o sottoutilizzati. Mi permetto di ricordare solamente una norma, che ha fatto la differenza, perché è stata emanata in un momento particolarmente complicato della storia del mondo e della nostra storia medica - l'emergenza pandemica del COVID-19 -, in particolare il decreto-legge cosiddetto Calabria, croce e delizia degli specializzandi e di chi lavora nell'ambito medico, perché ha introdotto la possibilità di reclutare con contratto a tempo determinato e con orario a tempo parziale, in ragione di quelle esigenze formative, medici, specializzandi e altri professionisti sanitari in corso di specializzazione. Questa previsione normativa è stata più volte oggetto di proroga, fino a quella da ultimo fissata - proroga, peraltro, condivisa da tutte le forze parlamentari presenti in questo emiciclo -, con la legge di bilancio 2025, al 31 dicembre 2027. Questo è comprensibile, ma non lo si può considerare uno strumento strutturale di soluzione del problema. Ci tengo a dirlo, perché è parte del percorso di patologie, ripeto, patologie, perché così noi le consideriamo; io e il Ministro della Salute, che è egli stesso, insieme al suo Ministero, parte di questo percorso, lo consideriamo un elenco patologico di situazioni patologiche che devono essere sanate.
Dicevo, in questo contesto lei ha riportato, onorevole interpellante, una serie di episodi su gravi irregolarità, abusi e violazioni dei diritti dei medici in formazione specialistica, indicati dagli stessi medici in formazione specialistica, presso diverse scuole di specializzazione, sui quali stiamo tenendo accesi tutti i riflettori di vigilanza necessari in questi casi. E, quindi, sento il dovere di rispondervi su ciascuno di questi episodi che voi avete citato, sulla base non solamente degli elementi informativi ricevuti dai rettori, dal Ministero della Salute e dell'Osservatorio nazionale della formazione sanitaria specialistica, di cui lei giustamente evidenzia le caratteristiche non equiordinate di composizione, che, comunque, ha il compito di monitorare la qualità della formazione. Prima parliamo di quello che è successo, poi vediamo quali possono essere gli elementi di miglioramento di questo quadro, anche per quanto riguarda i controlli.
Per prima cosa, vorrei chiarire che tutte le comunicazioni concernenti le irregolarità denunciate nelle scuole di specializzazione sono state oggetto di verifica, diciamo di verifiche incrociate, non da parte di singoli soggetti e, quando necessario, sono state oggetto di segnalazioni anche alle autorità competenti, come voi ben sapete, perché lo avete indicato nella vostra interpellanza.
L'Osservatorio, al quale prendono parte rappresentanti istituzionali e rappresentanti delle categorie interessate, opera come organismo di garanzia del sistema, avvalendosi degli strumenti previsti dalla normativa vigente. Io accolgo la vostra proposta di intervenire sulla composizione, sull'organigramma dell'Osservatorio, lo trovo ragionevole, come trovo ragionevole creare una equiordinazione, un'imparzialità tra soggetti che non possono esercitare insieme una funzione di controllo su sé stessi e di garanzia. Quindi - e ne abbiamo già parlato sia con le rappresentanze sindacali, sia in sede di esame di alcuni disegni di legge che in questo momento stanno, a diversi livelli, circolando sia alla Camera dei deputati, sia al Senato della Repubblica -, potrebbe essere l'occasione giusta per ragionare sulla composizione dell'Osservatorio. Perché la rappresentanza delle realtà sindacali maggiormente rappresentative, per aumentare la trasparenza dei processi di valutazione e la separazione effettiva tra le funzioni di controllo e direzione, è una cosa opportuna.
Al momento, l'Osservatorio, nell'esercizio della propria attività istruttoria, può chiedere chiarimenti agli atenei interessati, sempre con il coinvolgimento dei rettori e delle strutture sanitarie sedi delle attività formative, esaminare i risultati delle eventuali procedure ispettive o disciplinari attivati a livello locale e utilizzare strumenti di monitoraggio, come, ad esempio, i questionari anonimi di valutazione della qualità della formazione specialistica, somministrati annualmente ai medici in formazione.
A questi strumenti si affiancano - e, a mio avviso, dovrebbero essere queste le parti da valorizzare e da potenziare dello strumentario di verifica e controllo - le cosiddette ispezioni locali, che costituiscono un mezzo di verifica diretta della qualità dell'offerta formativa. Le commissioni incaricate delle visite sono nominate secondo criteri di terzietà e comprendono docenti universitari, dirigenti medici del Servizio sanitario nazionale e medici in formazione specialistica, provenienti da atenei e strutture diverse da quelle oggetto di valutazione. Però, ripeto, anche su questo io sono favorevole alla valutazione effettiva degli elementi di indipendenza, imparzialità e neutralità dei soggetti che compongono le commissioni, perché questa è l'essenza del vero giudizio: il giudizio, per essere giudizio giusto, deve essere un giudizio imparziale.
L'esito di queste verifiche può condurre a diverse conseguenze sanzionatorie: dall'adozione di misure correttive fino al diniego o alla revoca, massimo della sanzione, dell'accreditamento delle scuole di specializzazione, e anche, è già successo, attivare le competenti autorità giudiziarie - in alcuni casi lo abbiamo fatto noi stessi - nel caso in cui emergano condotte che abbiano rilevanza, oltre che disciplinare, anche penale. Ecco, non mi sono però limitata ad acquisire, per i casi da voi indicati, le informazioni dell'Osservatorio; sui fatti denunciati ho chiesto conto ai rettori per iscritto non solo in occasione di questa interpellanza, anche in occasione di questa interpellanza, ma anche in alcuni casi che ci erano stati segnalati prima. Alcuni casi che voi avete citato risalgono al 2023: da allora avevamo già, ripeto, acceso un riflettore di attenzione su alcune delle segnalazioni indicate, tanto che alcune, per esempio Salerno, sono esitate in procedimenti, anzi, indagini giudiziarie.
Cominciamo con l'ospedale Sant'Anna di San Fermo della Battaglia. La rettrice dell'Università dell'Insubria, a cui fa capo, mi riferisce, leggo testualmente: “l'attività di chirurgia ortopedica autonoma da parte di medici specializzandi della Scuola di Specializzazione in Ortopedia e Traumatologia ha riguardato 37 casi su un totale di 940 nel periodo compreso tra il 1° settembre 2024 e il 31 maggio 2025. Tale attività ha riguardato esclusivamente 6 medici iscritti al III e al IV anno della Scuola di Specializzazione, assunti ai sensi della legge n. 145 del 2018. In tutti e 37 i casi verificati, l'attività chirurgica è avvenuta con la contemporanea presenza in struttura di almeno un chirurgo ortopedico specializzato esperto… Nel periodo esaminato… su un totale di 940 ricoveri chirurgici effettuati, 37 interventi, pari al 3,9 per cento del totale, sono stati unicamente condotti da specializzandi, tutti però regolarmente assunti in base alla legge n. 145 del 2018, il cosiddetto decreto Calabria, a seguito di concorso pubblico.
Questa modalità di assunzione” - per questo ve la citavo - “li configura come dirigenti medici a tutti gli effetti e quindi consente loro di svolgere attività chirurgica in autonomia (autonomia di livello elevato certificata dal loro Piano formativo individuale). Inoltre, è sempre stata garantita la compresenza nella struttura di almeno un chirurgo ortopedico specializzato esperto”.
Per quanto riguarda le contestazioni mosse a una docente della Scuola di specializzazione in Neurologia presso l'Università di Perugia - le frasi inaccettabili che lei ha citato -, il rettore ci ha precisato che, all'esito di una attività istruttoria rigorosa ed accurata da parte del Collegio interno di disciplina, alla docente è stata irrogata una sanzione disciplinare. Per la Scuola di specializzazione in Ginecologia presso la stessa Università, con riguardo alla violazione dei diritti in ordine agli orari lavorativi, dalla nota trasmessa emerge che, a seguito della nostra segnalazione al direttore dell'azienda Ospedaliero- Universitaria di Perugia e al rettore dell'Università, è stata convocata una riunione per definire e certificare i turni di guardia e le attività ambulatoriali, nel rispetto delle esigenze formative e personali degli specializzandi.
In questo vorrei segnalarvi, anche su quello che diceva sulla possibile omogeneizzazione, onorevole Ricciardi, delle modalità di valutazione della presenza e, soprattutto, dell'attuazione dell'orario corretto di di formazione degli specializzandi, che è in corso di valutazione, insieme alle rappresentanze sindacali e ai disegni di legge di cui prima parlavo, la possibilità di introduzione di strumenti di verifica oggettiva delle ore di lavoro e delle attività svolte, anche attraverso sistemi di timbratura elettronica; esistono già in altri contesti, quindi potrebbe essere la soluzione dirimente rispetto alle disomogeneità.
Questo non credo osti al rispetto dell'autonomia universitaria. Io, in questa mia risposta alla vostra interpellanza, non citerò mai l'autonomia universitaria, perché considero responsabilità del Ministero, che mi onoro di servire, una vigilanza e un controllo continui, a prescindere dall'autonomia universitaria. Però non credo che il fatto di chiedere di mettere strumenti di timbratura osti al principio di autonomia universitaria; se del caso, ne discuteremo.
Per il rafforzamento delle attività ispettive e sanzionatorie nei confronti delle strutture inadempienti come sopra, per quanto riguarda l'autonomia universitaria. Inoltre - ecco l'ho già citato, però è importante ricordarlo - da qualche anno è a regime la somministrazione annuale di un questionario anonimo, e l'anonimato è importante, di valutazione, organizzato e certificato dall'Osservatorio, per verificare la qualità formativa erogata dalle scuole e individuarne le eventuali criticità. Ecco, particolare attenzione, soprattutto nell'erogazione di questi questionari e nelle domande che vengono rivolte agli specializzandi, è rivolta alla necessità di garantire che i medici in formazione non siano sottomansionati, cioè non siano impiegati in funzioni amministrative o in sostituzione del personale strutturato, che non è conforme agli standard formativi e di sicurezza previsti dalla normativa vigente e non sono conformi alla disciplina del decreto legislativo del 2018, che parla, anzi, di standard superiori di qualità che consentono anche di operare un'attività medica di livello superiore.
Dicevo, tornando alla segnalazione al direttore dell'azienda Ospedaliera-Universitaria di Perugia e al rettore dell'Università, dove si sono definiti, con maggiori certezze, i turni di guardia, il direttore della Scuola ha chiarito e ha voluto che fosse chiaro di “non avere mai ricevuto segnalazioni, scritte o verbali, in merito a presunte irregolarità negli orari”. Una timbratura sarebbe, come posso dire, la certezza assoluta che questo non avvenga. Segnala che “dall'analisi delle timbrature emergevano, in alcuni casi, permanenze oltre l'orario di servizio, dallo stesso non disposte e tantomeno autorizzate, pur in presenza del medico strutturato responsabile della copertura assistenziale”.
Quindi, ripeto, queste sono patologie, non è la normalità, su questo siamo assolutamente d'accordo. Per quanto riguarda la Scuola di specializzazione di Medicina fisica e riabilitativa presso l'Università La Sapienza di Roma, la rettrice ha dichiarato che, ricevuta la segnalazione dell'Associazione ALS Fattore 2°, è stata esaminata dall'Osservatorio nella prima seduta plenaria utile del 24 giugno 2025. L'istruttoria è stata affidata alla sottocommissione di area servizi e sono stati acquisiti chiarimenti dall'Ateneo e dalla struttura ospedaliera interessata.
Dalla documentazione che ci hanno trasmesso, comprensiva anche della relazione di una commissione d'inchiesta interna dell'Azienda ospedaliera, non sono emersi elementi univoci di responsabilità in relazione ai fatti dichiarati, ma questo non ci basta al fine di garantire il massimo livello di tutela della qualità formativa. Abbiamo chiesto che l'Osservatorio deliberi di inserire la Scuola tra quelle da sottoporre a ispezioni nel secondo turno 2025-2026.
Per quanto riguarda la Scuola di chirurgia generale dell'Università di Genova, il rettore ha dichiarato che, ricevuta la segnalazione dall'Associazione sindacale ALS, il direttore della Scuola di specializzazione in Chirurgia generale ha prontamente chiesto una verifica del monte ore risultante dai cartellini degli specializzandi. Successivamente, gli specializzandi di Chirurgia Generale hanno recapitato al direttore della Scuola di specializzazione e al rettore una nota con la quale hanno espresso completa presa di distanza nei confronti dell'Associazione ALS, e questo mi hanno chiesto di dirlo, ovviamente, .
Con riferimento alla Scuola di specializzazione di Chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica afferente al Dipartimento di Medicina, chirurgia e odontoiatria “Scuola Medica Salernitana”, il rettore ha chiarito altre frasi che lei ha citato, su cui non occorre spendere ulteriori aggettivi. Il rettore ha chiarito che nei confronti del docente coinvolto è stato attivato un procedimento disciplinare al cui esito è stata comminata la sanzione disciplinare della sospensione dall'ufficio e dello stipendio fino a 1 anno, impugnata dallo stesso professore interessato innanzi al TAR Campania, sezione Salerno.
Con successiva sentenza del 29 dicembre 2025, il TAR Campania ha annullato la sanzione disciplinare comminata al docente. A seguito di appello da parte dell'amministrazione, e da parte dell'amministrazione che io rappresento, e contestuale istanza di sospensione della relativa esecutività, ad oggi, il professore risulta sospeso dal servizio solo fino al 9 aprile 2026.
Quanto alle iniziative di competenza, il Ministero dell'Università e della ricerca, d'intesa con il Ministero della Salute - altra parte significativa della vostra interrogazione -, a tutela del benessere psicofisico degli specializzandi come condizione imprescindibile per una formazione di qualità e per la sicurezza delle cure, ha più volte richiamato gli atenei e le regioni al rispetto della normativa nazionale ed europea in materia di orario di lavoro, con particolare riferimento alla direttiva 2003/88/CE.
Sono state emanate specifiche note di indirizzo - tante - non solo dalla sottoscritta, ma anche da chi mi ha preceduto, volte a garantire il rispetto del limite medio delle ore settimanali, dei periodi minimi di riposo giornaliero e settimanale, l'adozione di adeguati sistemi di rilevazione delle presenze anche per i medici in formazione specialistica. Ripeto: la timbratura, l'omogeneità della timbratura toglie qualsiasi possibile incertezza a modelli disomogenei sul territorio nazionale.
La corretta organizzazione dei turni, la distribuzione equilibrata delle attività formative e assistenziali e la presenza di un'adeguata supervisione costituiscono per noi principi non derogabili, perché sono parte della formazione. I nostri giovani medici sono una risorsa inestimabile che abbiamo l'obbligo di tutelare. Per questo, invito tutti a segnalare all'osservatorio, nella recente e nella futura composizione, qualsiasi forma di irregolarità o patologia e a denunciare alle autorità competenti ogni irregolarità o condotta illecita eventualmente posta in essere presso le scuole di specializzazione. Noi comunque continueremo a fare la nostra parte.
Per quanto riguarda la richiesta di revisione dell'inquadramento contrattuale dei medici in formazione specialistica, avanzata dall'onorevole interrogante, stiamo già lavorando sull'evoluzione del modello attuale con un intervento volto al riconoscimento giuridico ed economico dell'attività assistenziale svolta dai medici in formazione specialistica, creando un quadro più chiaro dei diritti e dei doveri nel rispetto della prioritaria finalità formativa del rapporto.
Ricordo ancora - lo avevo accennato - che sono all'esame del Parlamento diversi provvedimenti, sia di iniziativa governativa, ma anche di iniziativa di tutti i gruppi parlamentari; un complessivo intervento di riforma nel sistema della formazione specialistica medica, con particolare riferimento sia al trattamento economico dei medici in formazione, sia al rafforzamento e alla razionalizzazione delle reti formative e di controllo universitarie, in raccordo con il Servizio sanitario nazionale. Questo a dimostrazione dell'esistenza di una volontà comune condivisa per rivedere in modo organico e coerente la disciplina di riferimento, che spesso risente anche diciamo di un tempo forse troppo remoto di realizzazione.
Confermo l'importanza e l'impegno di promuovere una riforma organica dell'inquadramento del medico in formazione specialistica, che dobbiamo allineare con la normativa di altri Stati europei, anche sotto il profilo anagrafico, verso una formazione-lavoro - formazione-lavoro - con, ripeto, la fondamentale sottolineatura dell'elemento formativo e la conseguente introduzione dei cosiddetti .
Il buon funzionamento del sistema della formazione specialistica costituisce un presupposto essenziale per la qualità e la sicurezza delle cure erogate ai cittadini e, più in generale, per la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. In questa prospettiva, il sistema delle reti formative, fondato sull'imprescindibile cooperazione tra università e aziende sanitarie, deve, in primo luogo, lo ribadisco, perché lo considero molto importante, assicurare ai medici in formazione l'acquisizione progressiva di competenze professionali in contesti clinici qualificati, differenziati e idonei sotto il profilo sia organizzativo sia assistenziale.
Il tema della formazione medica specialistica è cruciale. Ho più volte detto, anche in quest'Aula, quanto sia importante investire nella formazione medica dei nostri giovani. Investire nella formazione vuol dire investire nel futuro di questo Paese e, soprattutto, nella qualità della cura e nella qualità della vita e, quindi, nella sicurezza di tutti i cittadini.
PRESIDENTE. La deputata Marianna Ricciardi ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interpellanza.
MARIANNA RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Ringrazio il Ministro per la risposta, mi posso definire parzialmente soddisfatta, le spiego il perché. Il decreto Calabria è, certamente, una misura emergenziale che, però, non spiega gran parte dei casi che le ho evidenziato. Io dico parzialmente soddisfatta perché accolgo la sua volontà di voler riformare l'Osservatorio, così come quella di introdurre la timbratura elettronica e spero che, davvero, questo potrà essere fatto durante il suo Ministero. Chiaramente noi vigileremo.
Però, per quanto riguarda alcune rilevazioni che ha fatto, l'ospedale Sant'Anna di San Fermo della Battaglia non ha dichiarato il vero. Questo glielo dico perché ho qui con me i registri operatori degli interventi chirurgici - dopo glieli mostrerò - in cui sostanzialmente ci sono, come primi e secondi operatori, esclusivamente degli specializzandi. Ora, nel caso in cui questi specializzandi fossero stati assunti con decreto Calabria, comunque, per legge è necessario che siano affiancati da un chirurgo strutturato o, comunque, che sia presente e in questi referti operatori potrà vedere che non c'è un chirurgo strutturato. Quindi, non si può evincere in alcun modo che fosse presente al momento degli interventi. E aggiungo che, in un caso, addirittura, che ho qui con me, c'era soltanto un chirurgo che probabilmente era uno specializzando assunto con decreto Calabria, ma la legge prevede che l'attivazione di una sala operatoria preveda la presenza di almeno due chirurghi. Quindi, questo caso, sicuramente, è una stortura del sistema e lei deve certamente intervenire. È molto grave che sia stata dichiarata questa falsità da parte di questo ospedale e si dovranno fare gli accertamenti opportuni.
Per quanto riguarda la questione dell'inquadramento contrattuale, io credo che, se non si interviene tempestivamente su questa faccenda, riconoscendo lo straordinario, il festivo, il lavoro di notte, gli specializzandi continueranno ad essere sfruttati e continueranno ad essere trattati come poco più che studenti. Questa è un'anomalia tutta italiana perché, nel resto d'Europa, non succede questo: nel resto d'Europa, i medici sono considerati, appunto, medici che si stanno formando per diventare specialisti e hanno tutti i riconoscimenti e le tutele del caso.
Io credo che accettare che ci siano giovani professionisti che lavorano in Italia per 5 euro lordi l'ora non sia una cosa accettabile; non dovrebbe essere accettabile per nessuno. Quindi, accolgo la volontà di riformare l'inquadramento contrattuale, ma le aggiungo anche un'altra cosa. Questa volta, però, ci ascolti così evitiamo gli errori del semestre filtro che, purtroppo, noi le avevamo denunciato ampiamente nei mesi precedenti l'approvazione. Ci ascolti perché, secondo me, è un lavoro che si può portare avanti, insieme, ma fatto come si deve, anche da chi conosce bene la situazione perché l'ha anche vissuta; parlo di me in prima persona ma, in generale, tutti noi abbiamo tantissime altre proposte. Secondo me, possiamo fare un buon lavoro su questo, ma ci ascolti.
Detto questo, formare i medici del domani è una responsabilità che deve interessare tutti perché parliamo delle persone che avranno in mano la vita dei nostri familiari, dei nostri cari, dei nostri figli e, quindi, dobbiamo assolutamente avere la massima attenzione affinché questi professionisti siano formati nel migliore dei modi. Non mi fermo soltanto qui: questa interrogazione riguarda la formazione medica specialistica ma, in generale, tutte le figure sanitarie. Penso anche agli specializzandi in psicologia, agli specializzandi in fisica medica, in chimica, in farmacia ospedaliera che, ancora oggi, non vedono riconosciuto un adeguato compenso per il loro lavoro, facendo 30 ore di lavoro a settimana.
Questo Parlamento ha approvato l'anno scorso un riconoscimento di 397 euro lordi al mese, che è veramente uno schiaffo alla professionalità dei giovani laureati. Quindi, secondo me, in generale, su tutto il sistema della formazione specialistica dei giovani professionisti della sanità, ci vuole la massima attenzione e soprattutto deve essere considerata una priorità.
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Bonelli e Zanella n. 2-00755 .
Chiedo al deputato Bonelli se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica.
ANGELO BONELLI(AVS). Presidente, sarò estremamente breve. Signor Sottosegretario, con questa interpellanza, chiedo di sapere dal Governo il numero delle auto blu in servizio presso comuni, province, città metropolitane, regioni, enti e istituzioni dello Stato, quante autovetture siano adibite a servizi di scorta e quanti agenti delle Forze dell'ordine siano impiegati per tale servizio, specificando, nel dettaglio, il numero di auto e degli agenti impiegati per le diverse categorie, tra politici, giornalisti, magistrati, rappresentanti del Governo e istituzioni dello Stato, alle quali viene garantito il servizio di sicurezza.
PRESIDENTE. Il Sottosegretario di Stato, Tullio Ferrante, ha facoltà di rispondere.
TULLIO FERRANTE,. Signor Presidente, onorevoli colleghi, con riferimento all'interpellanza concernente il numero, la tipologia e l'andamento delle autovetture di servizio in uso alle pubbliche amministrazioni, appare opportuno evidenziare, in via preliminare, che, ai sensi dell'articolo 4, comma 1, del decreto del Presidente del Consiglio del 25 settembre 2014, il Dipartimento della funzione pubblica è incaricato di curare annualmente il censimento delle autovetture di servizio delle pubbliche amministrazioni inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall'Istat, sulla base dei dati comunicati dalle amministrazioni stesse, provvedendo alla loro elaborazione e pubblicazione in apposita sezione del sito istituzionale del Ministro per la Pubblica amministrazione.
Il censimento costituisce uno strumento di monitoraggio amministrativo permanente, funzionale alla trasparenza, al contenimento della spesa pubblica e alla verifica del rispetto dei limiti e delle condizioni di utilizzo delle autovetture di servizio, previsti dalla normativa vigente.
La rilevazione ha carattere dichiarativo e si fonda su informazioni trasmesse dalle stesse amministrazioni attraverso un sistema informativo dedicato.
In tale contesto, il Dipartimento della funzione pubblica, in collaborazione con Formez PA, ha elaborato il Rapporto auto PA 2025, che raccoglie e analizza i dati relativi ai veicoli posseduti dalle pubbliche amministrazioni alla data del 31 dicembre 2024. Il censimento si è concluso nel mese di maggio 2025. Con riferimento al primo quesito posto, si precisa che il numero di autovetture indicato nell'interrogazione, pari a 29.382 unità, si riferisce al precedente censimento 2024, concernente i dati al 31 dicembre 2023. L'ultima rilevazione, relativa al censimento auto PA 2025, ha invece censito 29.596 autovetture, con un incremento di 214 unità, pari a più 0,7 per cento rispetto all'anno precedente.
Alla data del 31 dicembre 2024, risultano 7.760 amministrazioni rispondenti, pari al 77 per cento del totale degli enti censibili, con un incremento di 891 amministrazioni rispetto alla rilevazione precedente. Tale circostanza consente di leggere l'aumento del numero delle autovetture in un quadro più ampio, dal quale emerge una riduzione del numero medio di autovetture per amministrazione, che passa dal 4,2 del censimento 2024 al 3,8 del censimento 2025, evidenziando un andamento complessivo coerente con le finalità di razionalizzazione e contenimento della spesa perseguite dal legislatore.
In attuazione dei principi di pubblicità e trasparenza dell'azione amministrativa, tutte le informazioni relative al censimento sono pubblicate sul sito istituzionale del Ministro per la Pubblica amministrazione. I dati consentono di individuare per ciascuna amministrazione il numero delle autovetture di servizio in uso, il titolo di disponibilità giuridica del veicolo e le modalità di utilizzo.
Alla data del 31 dicembre 2024, il numero delle autovetture di servizio a disposizione delle diverse tipologie di amministrazioni risulta così articolato: 191 per le amministrazioni dello Stato; 13 per le per le autorità amministrative indipendenti; 78 per le agenzie fiscali; 244 per gli enti pubblici nazionali; 1.505 per le regioni e province autonome; 1.330 per le province e le città metropolitane; 15.085 per i comuni, di cui 3.231 nei comuni capoluogo; 51 per le camere di commercio; 379 per le università pubbliche; 6.497 per il settore della sanità e 4.223 per altri enti, per un totale complessivo di 29.596 autovetture censite.
Con riferimento alla distribuzione del parco auto, i dati evidenziano che i comuni detengono il 51 per cento delle autovetture censite, seguiti dal settore sanità, con il 22 per cento, e dalla categoria altri enti, con il 14 per cento. Percentuali più contenute concernono le regioni e le province autonome, con il 5 per cento, le province e le città metropolitane, con il 4 per cento, e le università pubbliche, con l'1 per cento. Quanto alle modalità di utilizzo, il 92 per cento delle autovetture, pari a 27.221 unità, risulta destinato ad uffici e servizi senza autista, a conferma del carattere prevalentemente strumentale ed operativo del parco auto della PA. Con riferimento al titolo di possesso, prevalgono le autovetture di proprietà (21.236 unità, pari al 72 per cento), seguite dal noleggio con o senza conducente (pari a 7.444 unità, ovvero il 25 per cento), mentre risultano marginali le forme di e comodato (pari 3 per cento).
Si evidenzia altresì che il censimento non include le autovetture destinate a usi esclusi dalla normativa, fra cui quelle impiegate per ragioni di sicurezza e protezione personale, per servizi di ordine e sicurezza pubblica, per emergenze sanitarie e sociali, nonché i veicoli non classificabili come autovetture ai sensi dell'articolo 54 del codice della strada. Il censimento 2025 è stato condotto attraverso un sistema digitalizzato ed interoperabile con le banche dati IPA e ACI, accompagnato da verifiche a campione ed attività di monitoraggio svolte dal Dipartimento della funzione pubblica, al fine di garantire l'affidabilità dei dati e il rispetto del perimetro normativo.
Con riferimento invece al secondo quesito, concernente le autovetture adibite a servizi di scorta e il personale delle Forze dell'ordine impiegato per tali attività, si precisa che tali veicoli e servizi sono espressamente esclusi dal perimetro oggettivo del censimento auto PA, per la loro natura e per le esigenze di riservatezza connesse alla tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica. Ne consegue che il censimento non rileva, allo stato, né il numero delle autovetture impiegate, né i servizi di scorta, né il numero degli operatori delle Forze dell'ordine assegnati, né la loro articolazione per categorie di soggetti beneficiari.
PRESIDENTE. Il deputato Bonelli ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interpellanza.
ANGELO BONELLI(AVS). Assolutamente insoddisfatto, signor Presidente. Signor Sottosegretario, ma che cos'è, un segreto di Stato il numero di agenti di Polizia impiegato nelle scorte? Mi scusi, è un segreto di Stato? Per quale ragione il Governo non fornisce questo dato? Mica abbiamo chiesto nomi e cognomi. Non abbiamo chiesto i nomi, i cognomi e gli indirizzi. Abbiamo chiesto di sapere quanti agenti di Polizia sono impegnati nelle scorte e il numero delle scorte.
Per quale ragione il Governo non vuole fornire questo dato di cui il Governo è a conoscenza e in possesso? Perché non lo fornisce a un parlamentare e al Parlamento? Mi scusi, ma che modo è questo di presentarsi in Parlamento e non fornire una risposta importante che gli italiani hanno il diritto di conoscere? E lei, nella sua risposta, mi dice: non c'è un censimento. Ebbene, so benissimo che non ci debba essere il censimento, ma francamente ritengo estremamente grave che il Governo non fornisca questo dato quantitativo - non nomi e cognomi, non le persone che sono sottoposte a scorta, che hanno ovviamente la nostra totale solidarietà -, noi vogliamo sapere quanti sono gli agenti di Polizia, considerato il fatto che ritengo che ci sia un abuso in determinate circostanze, se consideriamo che in Francia le personalità sotto scorta sono 165 e che nel 2018, nel nostro Paese, erano 800.
Siccome in alcuni casi la scorta è diventato uno di qualcuno che si fa venire a prendere a casa, io ho il diritto come parlamentare della Repubblica - sono arrabbiato, signor Sottosegretario, perché lei questa risposta non me la doveva dare - perché questi dati non sono un segreto, le è chiaro questo? Ritorni da chi le ha fatto quella risposta e le dica che non funziona così, perché io questa richiesta gliela ripresento la prossima volta, chiaro?
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Casu ed altri n. 2-00756 . Chiedo al deputato Casu se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Rappresentante del Governo, onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, è grazie a questa interpellanza che finalmente riusciamo a parlare di questo tema e seguiamo con attenzione l'evolversi di proposte, annunci, smentite e cambiamenti solo sui giornali, ma noi riteniamo che il Parlamento sia il luogo dove debba avvenire questo confronto, perché da notizie di stampa emerge che il Governo si appresterebbe ad adottare - ora in parte questa notizia è stata smentita nelle ultime ore - mediante decreto-legge una riforma organica del sistema ferroviario nazionale nell'ambito della rimodulazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, con misure che incidono sulla concorrenza nel trasporto regionale e Intercity, sulla del settore e sulla gestione del materiale rotabile.
Vedete, tra gli aspetti di questa riforma noi ne sottolineiamo alcuni, in particolare la costituzione di una Rosco pubblica, esterna al gruppo Ferrovie dello Stato italiane, destinataria di rilevanti risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza e incaricata dell'acquisto e del noleggio dei treni, che introduce una separazione tra proprietà del materiale rotabile ed esercizio del servizio.
L'impostazione che emerge solleva significative preoccupazioni sotto il profilo industriale, occupazionale e organizzativo, in particolare nel lungo periodo, anche in considerazione del fatto che le ipotesi di riforma sembrano discostarsi dal quadro strategico delineato nel più recente piano industriale del gruppo Ferrovie dello Stato italiane. Noi continuiamo a sottolineare la necessità di trovare le formule per garantire l'investimento di circa 180 miliardi in dieci anni, che non è disposto in questo momento come impegno di spesa, visto che il contratto di servizio è relativo fino all'anno 2028 e lascia senza programmazione gli anni successivi.
Abbiamo, inoltre, sottolineato che l'avvicinarsi delle gare per i servizi Intercity e regionali rischia di alimentare un clima di incertezza sul futuro del servizio pubblico ferroviario, sulle continuità operativa e sulle prospettive professionali delle lavoratrici e dei lavoratori del comparto.
La separazione tra proprietà del materiale rotabile ed esercizio del servizio potrebbe determinare una frammentazione del sistema ferroviario, con un aumento dei livelli di e dei rapporti contrattuali, incidendo negativamente sulla chiarezza delle responsabilità in materia di qualità, affidabilità e sicurezza del servizio. Ora, di fronte a queste preoccupazioni chiediamo anche di guardare alle esperienze maturate in altri Paesi europei, che mostrano come modelli analoghi abbiano talvolta comportato maggiori oneri a carico dello Stato, senza un corrispondente miglioramento del servizio reso agli utenti.
Peraltro, da mesi è allo studio del Governo e del gruppo FS anche l'ipotesi di separare la proprietà della rete alta velocità ad un soggetto finanziario secondo il modello RAB. Il trasporto ferroviario costituisce un servizio pubblico essenziale e rappresenta un strategico per la coesione territoriale, la mobilità sostenibile e lo sviluppo industriale del Paese. Per questo riteniamo che scelte di cotale portata, che incidono sull'assetto complessivo del sistema ferroviario e sull'utilizzo di ingenti risorse pubbliche, richiedano un pieno coinvolgimento del Parlamento e un confronto trasparente con tutti i soggetti interessati, con le rappresentanze sindacali e con le lavoratrici e i lavoratori che operano ogni giorno e che ogni giorno sono in prima linea in condizioni molto difficili per garantire il servizio pubblico nel nostro Paese.
Le domande che noi facciamo sono domande puntuali, e speriamo che possano avere una risposta precisa: innanzitutto, quali siano i tempi di adozione di questi annunci; il cronoprogramma dell'attuazione delle misure previste per il sistema ferroviario; se veramente è vero che il Governo intenda procedere e con quali modalità e criteri alla costituzione della Rosco e alla separazione tra proprietà del materiale rotabile ed esercizio del servizio e come ritenga, in tal caso, di poter assicurare la tutela dell'assetto industriale, della qualità del servizio e delle condizioni di lavoro.
Il tema è ricorrente: l'abbiamo visto apparire e scomparire nel dibattito che ha preceduto gli ultimi Consigli dei ministri. Noi vogliamo sapere cosa vuole fare il Governo, se intende farla o se non intende farla. Naturalmente ci aspettiamo che non la faccia attraverso la forzatura di inserirlo - perché sarebbe anche una forzatura istituzionale - in un testo che non ha attinenza con questo tema, ma la questione è sostanziale: qual è la volontà del Governo su questo punto?
Altro quesito, come si collochi l'ipotesi, allo studio del Governo e del gruppo FS, di separare la proprietà della rete ad alta velocità a un soggetto finanziario secondo il modello RAB rispetto alla nascita della Rosco, e se non si ritenga di introdurre per questa via un eccesso di frammentazione e disarticolazione del sistema ferroviario destinato a peggiorarne qualità e competitività; se il Governo ritenga necessario garantire, per quanto di competenza, un coinvolgimento pieno e preventivo del Parlamento e dei sindacati, comparativamente più rappresentativi, prima dell'adozione di decisioni che modificano in modo strutturale il sistema ferroviario nazionale; e quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere per garantire la continuità del servizio pubblico ferroviario, la sicurezza, la qualità dell'offerta e la salvaguardia di tutte le professionalità operanti nel settore, in un contesto di profonda riorganizzazione del comparto.
Ecco, grazie all'iniziativa del Partito Democratico, che abbiamo avuto sui problemi della rete ferroviaria, i quali non possono essere negati: ci sono grossi problemi che dobbiamo affrontare, e questo non significa non riconoscere a tutte le donne e gli uomini che lavorano ogni giorno nei cantieri o per garantire il servizio tutto il sostegno che devono avere, ma proprio per metterli nelle migliori condizioni noi non possiamo negare problemi che ci sono e che ogni giorno tocchiamo con mano nella rete ferroviaria. Proprio per questo, noi avevamo chiesto un ciclo di incontri, di audizioni e di confronti. Nel momento in cui il Governo intende fare delle riforme così impegnative che rivoluzionano un sistema, ma per lo meno sarebbero necessarie delle audizioni in Commissione in cui tutte le voci - il Governo, l'amministratore delegato, i sindacati - vengano a spiegare come vedono questi cambiamenti e come fare sì che questi cambiamenti possano produrre quel risultato che serve, cioè garantire servizi migliori: è assolutamente, dal nostro punto di vista, necessario soprattutto anche per sgomberare alcune letture. Noi dalla rassegna stampa vediamo che viene detto tutto e il contrario di tutto. Vorremmo che il Parlamento fosse il luogo dove emergono gli elementi di realtà su questa questione. Oggi Pietro Spirito, su , ci ricorda che non serve una Rosco per fare le gare, perché i contratti di programma regionali prevedono già la cessione del materiale rotabile. È chiaro che questo sarebbe un elemento importante: se così fosse, tante delle ragioni che accompagnano la retorica della necessità della costruzione della Rosco verrebbero meno. Da questo punto di vista, vorremmo che emergessero nella risposta del Governo, che sollecitiamo, parole di chiarezza e di certezza.
PRESIDENTE. Il Sottosegretario per le Infrastrutture e i trasporti, Tullio Ferrante, ha facoltà di rispondere.
TULLIO FERRANTE,. Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, com'è noto, il Consiglio dei ministri, che si è tenuto nella giornata di ieri, 29 gennaio, ha approvato lo schema di decreto-legge recante “Ulteriori disposizioni urgenti per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e in materia di politiche di coesione”. Il predetto decreto-legge prevede, tra l'altro, misure concernenti il settore ferroviario, in attuazione della misura M3C1R1.3 del PNRR “Rafforzare l'efficienza dell'infrastruttura ferroviaria in Italia”.
Tale misura mira a promuovere un aumento della concorrenza nei mercati del trasporto su ferro regionale ed interurbano, a migliorare la pianificazione infrastrutturale delle linee e delle reti ferroviarie e a introdurre una misurazione delle prestazioni della gestione delle infrastrutture e degli investimenti in detto settore. Tra le principali novità introdotte, si evidenzia, in primo luogo, il nuovo approccio alla pianificazione di lungo periodo attraverso il Documento Strategico Pluriennale della Mobilità, che sostituisce il precedente strumento quinquennale.
Tale Documento, con un orizzonte decennale, consente di programmare in modo più coerente e stabile gli interventi infrastrutturali, orientandoli a una visione complessiva della mobilità su ferro, dell'ottimizzazione dei servizi e della sicurezza. Sul punto, non solo è stato introdotto il coinvolgimento dell'Autorità di regolazione dei trasporti, chiamata a verificare la coerenza degli investimenti con le esigenze del mercato, ma viene garantito il pieno coinvolgimento del Parlamento, che è chiamato ad esprimersi sul Documento Strategico.
Coerentemente con questa impostazione, si prevede un vincolo di coerenza tra il contratto di programma tra il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti e RFI e gli obiettivi del suddetto Documento Strategico Pluriennale della Mobilità. Inoltre, al fine di garantire un monitoraggio più puntuale dell'attuazione degli interventi, il contratto di programma dovrà stabilire obiettivi intermedi e finali e l'introduzione di specifici indicatori di . A ciò si aggiunge l'obbligo, per tutti i progetti di sviluppo di importo superiore a 50 milioni di euro, di un'analisi costi-benefici valutata dal MIT, al fine di garantire trasparenza, sostenibilità economica e coerenza con gli obiettivi europei.
Con riguardo, invece, all'obiettivo di incrementare la concorrenza nel mercato del trasporto su ferro, per i servizi Intercity, il MIT avvierà procedure competitive, superando l'attuale regime. Tale passaggio sarà preceduto da un per ridefinire in modo puntuale il perimetro dei servizi da mettere a gara. Le tempistiche individuate consentiranno, da un lato, di procedere alla nuova assegnazione nel pieno rispetto delle prescrizioni unionali, garantendo un processo competitivo, equo e aperto; dall'altro, assicureranno, nelle more dell'aggiudicazione, la continuità dell'attuale offerta dei servizi ferroviari Intercity, anche in ragione della tipologia di utenza che ne usufruisce.
Infine, la riforma rafforza il ruolo del MIT, prevedendo nuove funzioni di supporto tecnico e valutazione economico-finanziaria, fornendo assistenza alle amministrazioni nelle analisi concernenti le concessioni e i partenariati pubblico-privati nei settori del TPL, delle ferrovie, dei porti e del servizio idrico, oltre a svolgere attività di formazione e consulenza sulla sostenibilità economica degli interventi e sul monitoraggio dei piani economico-finanziari. Per quanto concerne la costituzione di una società di noleggio di materiale rotabile, richiamata nell'interpellanza, si precisa che nel suddetto decreto non sono previste disposizioni sul tema.
PRESIDENTE. Prima di passare la parola al deputato Casu, saluto studenti e insegnanti dell'Istituto di istruzione superiore “Leon Battista Alberti”, di Roma, che sono presenti in tribuna . Vi ringraziamo e vi auguriamo ogni fortuna. Preciso che oggi la seduta è dedicata allo svolgimento delle interpellanze da parte dei deputati, e quindi sono presenti per questa ragione soltanto i deputati interessati a svolgere la propria interpellanza. Stiamo discutendo l'ultima, quella del deputato Casu, e il Governo, con il Sottosegretario Ferrante, è qui presente e avete ascoltato poco fa la risposta.
Il deputato Casu ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interpellanza.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ringrazio il Sottosegretario Ferrante per avere risposto. Vado alle ultime parole che ho appuntato: “Per quanto attiene alla costituzione di una società di noleggio di materiale rotabile (Rosco), richiamata dagli onorevoli interpellanti, si precisa che nel suddetto decreto non sono previste disposizioni a riguardo”. Questo è un dato che avevamo acquisito già dalla rassegna stampa e che registriamo. La domanda era legata alla volontà del Governo di procedere o meno in questa direzione e se si ritenesse possibile, come la risposta in parte conferma, procedere a quelli che sono gli adempimenti previsti dall'ordinamento comunitario anche attraverso una formula che non prevedesse direttamente questo tipo di spezzettamento che avviate con un disegno che è stato anticipato a mezzo stampa e poi non confermato negli atti conseguenti.
Da questo punto di vista, registriamo che il Governo per questo punto ha deciso di non procedere. Chiaramente, sarebbe stata una forzatura gravissima farlo all'interno di un testo che si doveva occupare del Piano nazionale di ripresa e resilienza, proprio perché era una forzatura considerarla come una scelta necessaria per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. È chiaro, però, che resta il grande tema sul campo della riforma complessiva delle ferrovie. La nostra preoccupazione è una preoccupazione di natura politica, e per questo non ci possiamo accontentare della risposta, perché è una risposta che, invece, in termini molto “tecnico-burocratici” dice: no, ci sarà la possibilità di intervenire poi con il Parlamento, sarà sentito dopo.
Noi vorremmo in questo momento una discussione pubblica sul futuro delle ferrovie, oltre il Piano nazionale di ripresa e resilienza, per la questione fondamentale delle infrastrutture, cioè come finanziare gli interventi che servono a fare sì che ci sia uno sviluppo armonico su tutto il territorio nazionale, che tenga conto di quegli aspetti che sono necessari per garantire veramente di non esasperare la separazione fra cittadini di serie A e cittadini di serie B, che hanno a disposizione servizi più efficienti rispetto a cittadini che sono sempre più esclusi, una discussione pubblica sul futuro delle lavoratrici e dei lavoratori, che devono essere garantiti, devono essere totalmente garantiti da tutte le decisioni che si faranno, perché non può essere il costo del lavoro l'elemento su cui noi andiamo a scaricare le necessità di costruzione di una maggiore competitività delle offerte.
Noi dobbiamo garantire i nostri lavoratori e garantirne anche la sicurezza. Su questo tema siamo in prima linea. Il 6 ci sarà un'audizione delle lavoratrici e dei lavoratori dei sindacati del comparto ferroviario. L'abbiamo chiesta dopo i fatti gravissimi, intollerabili che abbiamo visto negli ultimi giorni, ma anche negli ultimi mesi e negli ultimi anni. Dopo questa chiederemo anche un altro appuntamento per un momento di confronto con i sindacati del trasporto pubblico locale. C'era un protocollo sottoscritto nella primavera del 2022, sono stati portati avanti alcuni lavori, su altri non ci sono stati passi in avanti, ma da questo punto di vista dobbiamo essere uniti come istituzione.
Quindi, sentire la voce dei lavoratori in questo momento è fondamentale, come è fondamentale disegnare una riforma delle ferrovie non a compartimenti stagni, non a pezzettini, non un pezzetto dietro l'altro, ma tutta insieme, per far capire cosa vogliamo fare per far funzionare meglio le ferrovie, partendo da due elementi di realtà: che stiamo parlando di un fondamentale e strategico del nostro Paese, protagonista della storia del nostro Paese e del futuro del nostro Paese, che ci può consentire di svolgere anche in Europa, nella costruzione di un mercato unico dei trasporti, un ruolo da protagonisti, se avremo il coraggio di credere anche nelle nostre potenzialità.
Al tempo stesso, un elemento di realtà legato ai problemi che non possono essere messi sotto il tappeto, ai problemi che noi registriamo su alcune linee, ai problemi che abbiamo registrato per alcune scelte che sono state sbagliate, che noi, dall'opposizione, continueremo a chiedere di correggere. Questa discussione non può riguardare solo il Governo, deve riguardare il Parlamento e deve riguardare il Paese. Quindi, noi non ci possiamo accontentare della risposta. Per quanto riguarda il coinvolgimento, continueremo, a partire dalla Commissione trasporti, a chiedere alla Commissione trasporti di svolgere quella funzione di luogo aperto al confronto, dove tutte le voci, il Governo chiaramente, ma anche le ferrovie, anche le lavoratrici e i lavoratori, possano venire, spiegare e dire, e vorremmo avere un ruolo nell'incidere prima e non solamente dopo, esprimendo i pareri.
Perché, vedete, i pareri li esprimono tutti, li esprimono i lavoratori, li esprimono i cittadini, li esprimono gli operatori, li esprimono gli osservatori, li esprimono giustamente i giornalisti, ma noi vorremmo che il Parlamento fosse il luogo dove insieme si prendono anche le decisioni.
PRESIDENTE. In ultimo, prima di concludere la seduta, saluto studenti e insegnanti dell'Istituto di istruzione secondaria superiore “Lagrangia” di Vercelli e studenti e insegnanti dell'Istituto svizzero di Roma che sono presenti in tribuna. Li salutiamo e li ringraziamo per la loro presenza e gli auguriamo ogni fortuna .
Ricordo, proprio perché l'Aula si sta svuotando, che abbiamo sostenuto una seduta interamente dedicata, come da tradizione, il venerdì, allo svolgimento delle interpellanze da parte dei deputati e, per questa ragione, il venerdì, l'Aula, diciamo, non è abitata da altri se non dai soggetti interessati a svolgere l'interpellanza o dal Governo che viene qui, appunto, a rispondere alle interpellanze dei deputati.
È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze urgenti all'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Comunico che sarà iscritta all'ordine del giorno della seduta di martedì 3 febbraio 2026 l'assegnazione, in sede legislativa, della seguente proposta di legge, della quale la sotto indicata Commissione, cui era stata assegnata in sede referente, ha chiesto, con le prescritte condizioni, il trasferimento alla sede legislativa, che proporrò alla Camera a norma del comma 6 dell'articolo 92 del Regolamento: alla VII Commissione (Cultura): Ciaburro e altri: “Istituzione della Giornata nazionale della scrittura a mano (758)”.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 dicembre 2025, n. 196, recante disposizioni urgenti per le consultazioni elettorali e referendarie dell'anno 2026. (C. 2751-A)
: DE CORATO.
2.
AMICH ed altri: Istituzione della Giornata nazionale in memoria di 446 italiani internati e deportati dal Regno Unito per causa di guerra, periti nel naufragio del piroscafo britannico Arandora Star, silurato da un'unità della Marina tedesca nell'Oceano Atlantico il 2 luglio 1940. (C. 1895-A)
Relatrice: DEBORAH BERGAMINI.
3.















