PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
RICCARDO ZUCCONI, legge il processo verbale della seduta del 30 gennaio 2026.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
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PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 84, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni.
PRESIDENTE. Passiamo alla prima interrogazione all'ordine del giorno Casu ed altri n. 3-02470 .
La Sottosegretaria di Stato per l'Istruzione e il merito, Paola Frassinetti, ha facoltà di rispondere.
PAOLA FRASSINETTI,. Grazie, Presidente. Collega, onorevole Casu, gentili onorevoli, preliminarmente, ricordo che la riforma PNRR del reclutamento dei docenti è stata decisa e approvata dal precedente Governo e che la stessa non teneva in alcun conto la tematica degli idonei, né dei concorsi precedenti, né di quelli che sarebbero stati svolti successivamente. È doveroso precisare, infatti, che la riforma scritta dal Ministro Bianchi non abilitava alla costituzione di una graduatoria di idonei e, al contempo, non dava alcuna possibilità di assunzioni agli idonei dei concorsi svolti nel 2020.
Questo Governo, invece, grazie ad una proficua interlocuzione con la Commissione europea, è intervenuto per ottenere importanti margini di flessibilità nell'attuazione della riforma, senza poter, però, modificarne l'impianto che era stato concordato dal precedente Governo.
E così, se oggi gli idonei dei concorsi PNRR e di quelli precedenti possono aspirare all'immissione in ruolo, il merito è esclusivamente dell'azione condotta dal Ministro Valditara nell'ambito delle interlocuzioni con la Commissione europea.
Va detto, infatti, che, rispetto all'impostazione della riforma del reclutamento del Ministro Bianchi - che immaginava un concorso annuale senza graduatorie di idonei e con decadenza delle graduatorie precedenti al PNRR -, questo Governo ha: reso ad esaurimento le graduatorie degli idonei dei concorsi ordinari svolti nel 2020; istituito le graduatorie degli idonei dei concorsi PNRR fino al 30 per cento in più dei posti messi a concorso; previsto che gli ulteriori idonei (ovvero oltre la quota del 30 per cento) e quelli dei concorsi del 2020 possano inserirsi, a domanda, in uno specifico elenco regionale costituito annualmente, che sarà utilizzabile in caso di presenza di posti a seguito di scorrimento delle altre graduatorie concorsuali.
Si tratta di un importante risultato, ritenuto il punto di equilibrio di più interessi che qui vengono in rilievo: quello della Commissione europea di innalzare il livello qualitativo del reclutamento concorsuale e quello, fatto proprio dal Governo, di valorizzare le aspettative di tutti gli idonei e di garantire il miglior funzionamento dell'intero sistema, potendo contare su di un bacino di aspiranti qualificati, al quale poter attingere per la copertura dei posti vacanti e disponibili.
Per rispondere, pertanto, ad uno dei quesiti specifici posti, preciso che, dal prossimo anno scolastico, i soggetti che avranno superato il concorso senza rientrare nella possibilità di scorrimento nella propria regione avranno la ulteriore possibilità di accedere ai posti vacanti in altre regioni: in questo modo, da una parte, si consentirà di non disperdere le professionalità reclutate sulla base del concorso e, dall'altra, si potrà fare in modo che tali soggetti possano orientare le proprie scelte anche verso le regioni dove si registra una maggiore disponibilità di posti, in tal modo favorendo l'assunzione dell'incarico a tempo indeterminato e garantendo un migliore livello di continuità dell'offerta educativa.
PRESIDENTE. L'onorevole Casu ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Sottosegretaria rappresentante del Governo, onorevoli colleghe e onorevoli colleghi, personalmente sono soddisfatto delle ultime considerazioni della Sottosegretaria che, nell'esprimere e nel raccontare gli aspetti legati a questa vicenda, ha sottolineato un'intenzione, da parte del Ministero e da parte del Governo, di valorizzare al massimo tutte le potenzialità e le energie attualmente disponibili per colmare quelle che sono le carenze, le necessità e gli obiettivi anche importanti che si è posto il Governo, ma che si è posto il Paese, cioè di riuscire a realizzare l'impegno con l'Unione europea di assumere 70.000 docenti entro il 2026.
In particolare, sottolineo un aspetto della risposta della Sottosegretaria, che personalmente condivido pienamente, ma che va in una direzione del tutto opposta rispetto alle considerazioni che abbiamo sentito esprimere in quest'Aula dal Ministro Zangrillo. Io credo che sia fondamentale riconoscere a chi ha fatto e superato una prova la possibilità di entrare e concorrere a potenziare la pubblica amministrazione - laddove ce ne siano le possibilità, le risorse e l'opportunità - senza dover per forza aspettare nuove procedure concorsuali. Ma, nella difesa dell'assurda norma “blocca idonei” per la pubblica amministrazione, invece, il Ministro Zangrillo ha posto proprio il tema dell'aspetto qualitativo, facendo, a mio avviso, un errore grave, cioè dicendo: noi, per tutelare la qualità della pubblica amministrazione, non vogliamo andare oltre il 20 per cento dello scorrimento. Il fatto che venga posto in questa risposta, invece, in antitesi rispetto ad altri orientamenti comunitari che vanno in questa direzione, lo considero un fatto positivo. Non so come lo considererà il Ministro Zangrillo, ma, dal nostro punto di vista, è un fatto positivo.
Registro, però, un aspetto. Io comprendo il fatto che ci siano degli impianti che sono ereditati da precedenti Governi, però non posso essere soddisfatto per le risposte che non sono arrivate alle altre domande che abbiamo posto nell'interrogativo. Le responsabilità di questo Governo non possono essere tutte scaricate sui precedenti, perché è vero che si erano immaginati meccanismi con procedure annuali che avrebbero consentito un altro tipo di orientamento, ma è anche vero che la gestione, poi, dell'evoluzione di questi meccanismi, tutte le modificazioni successive e gli accordi con il PNRR - ormai siamo quasi arrivati a 4 anni, a oltre 3 anni di questo Governo - sono una responsabilità, nel bene e nel male, di questo Governo. E noi crediamo che, dato che l'obiettivo è proprio questo di raggiungere i 70.000 docenti, sia necessario trovare le formule per andare a fare quelle modifiche che consideriamo necessarie - e apprendiamo dalla risposta del Governo che anche per la Sottosegretaria Frassinetti sono necessarie - per valorizzare tutte le risorse esistenti. Crediamo che, da questo punto di vista, andando avanti nell'obiettivo, si possa raggiungere un risultato positivo nei confronti non solo delle persone che immediatamente potrebbero dare questo contributo, ma anche della scuola e della qualità dell'offerta scolastica.
Quindi, la risposta a questa interrogazione ci dà ulteriore stimolo per continuare a sollecitare un'azione collettiva e istituzionale che pensiamo possa andare avanti nella scuola e raggiungere questo obiettivo collettivo di 70.000 docenti, e ci auguriamo che, prendendo spunto da questa esperienza, possa anche, tra virgolette, estendersi a quella che è l'interpretazione del Ministero per la Pubblica amministrazione, della Funzione pubblica, perché ricordiamo: la norma “blocca idonei” al 20 per cento era stata sospesa nel precedente biennio, adesso è rientrata in vigore e quindi nuovamente ci ritroveremo con un limite che non è dettato, come dovrebbe essere, dalle esigenze. Perché si può andare oltre il 20 per cento, sotto il 20 per cento, sopra il 30 per cento o sotto al 30 per cento, ma non deve essere una percentuale scritta nella norma, deve essere l'esigenza reale e concreta di risorse, di personale, e la possibilità di colmarlo immediatamente senza procedere a nuovi concorsi, ad essere dirimente. Da questo punto di vista, abbiamo presentato una proposta di legge in Parlamento e continueremo il nostro impegno incessante.
Noi chiediamo semplicemente che nella pubblica amministrazione e nelle Forze dell'ordine - e quanto sono importanti gli scorrimenti degli allievi agenti, quanto sono importanti gli scorrimenti dei vice ispettori, anche per consentire a chi è già nelle Forze dell'ordine di colmare quelle carenze organiche che servono per garantire, effettivamente, più sicurezza nelle nostre strade - non ci sia un approccio ideologico. Non ci si deve dividere fra chi è favorevole o contrario agli scorrimenti. Bisogna costruire le condizioni per cui si possono fare tutti gli scorrimenti che servono.
PRESIDENTE. Passiamo alle interrogazioni Simiani ed altri n. 3-02467 e Gnassi e Simiani n. 3-02386, che, vertendo sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente .
Il Vice Ministro delle Imprese e del, Valentino Valentini, ha facoltà di rispondere.
VALENTINO VALENTINI,. Scusi, mi ripete il numero delle interrogazioni, cortesemente?
PRESIDENTE. Allora, le interrogazioni sono Simiani ed altri n. 3-02467 e Gnassi e Simiani n. 3-02386.
VALENTINO VALENTINI,. Grazie, perché nella mia cartella l'ordine è inverso.
Grazie Presidente e grazie agli onorevoli interroganti. Fin dall'approvazione dell'articolo 11 della legge annuale sul mercato e la concorrenza 2023, il Ministero delle Imprese e del si è immediatamente attivato per dare attuazione alla riforma, che ha ricondotto il commercio su aree pubbliche nell'ambito della direttiva europea sui servizi, introducendo l'assegnazione delle concessioni mediante procedure di gara pubblica, con durata decennale.
Proprio in considerazione della delicatezza del settore e del suo rilevante impatto economico e sociale, è stato avviato, sin da subito, un articolato lavoro istruttorio finalizzato alla predisposizione di linee guida nazionali capaci di garantire uniformità applicativa, tutela della concorrenza e valorizzazione delle specificità del comparto.
Nel corso del 2024, il Ministero ha promosso un intenso ciclo di confronti istituzionali e tecnici con regioni, ANCI e associazioni di categoria maggiormente rappresentative. Tali interlocuzioni hanno consentito di rivedere, in modo significativo, lo schema iniziale delle linee guida e hanno recepito numerose istanze provenienti dai territori e dagli operatori economici. All'esito di questa fase, il testo è stato trasmesso alla Presidenza del Consiglio, Dipartimento per gli affari regionali, per l'avvio del procedimento di intesa in Conferenza unificata, ed è stato oggetto di successive riunioni tecniche con regioni e comuni. Parallelamente, il Ministero ha mantenuto un costante coordinamento con il Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio, nell'ambito del precontenzioso avviato dalla Commissione europea, al fine di assicurare la piena conformità delle linee guida ai principi del diritto dell'Unione. In particolare, dalla Commissione europea sono pervenute una serie di considerazioni relative a una maggiore apertura al mercato, sulle quali il Governo sta riflettendo insieme alle regioni e ai comuni.
Lo stallo registrato non è dunque riconducibile a un'inerzia amministrativa, ma alla necessità di trovare un equilibrio istituzionale e giuridico tra le esigenze di regole omogenee e concorrenziali, compatibili con il diritto dell'Unione europea, e quella di assicurare una tutela agli operatori che hanno investito per lungo tempo in questo ambito, come previsto dall'articolo 11 della legge n. 214 del 2023, che prevede espressamente di tenere conto della professionalità e dell'esperienza precedentemente acquisite nel settore di riferimento.
Proprio per superare definitivamente questa fase, il 30 gennaio scorso il Ministro Urso ha presieduto al MIMIT un incontro con gli assessori regionali alle attività produttive e con le rappresentanze degli ambulanti, nel quale è stato condiviso l'avvio di un tavolo di confronto finalizzato a elaborare, entro il mese di febbraio, una proposta di linee guida congiunta da trasmettere alla Commissione europea.
PRESIDENTE. L'onorevole Simiani ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alle sue interrogazioni.
MARCO SIMIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. No, non siamo soddisfatti, Presidente, perché, di fatto, sono passati due anni da quando è stato votato il provvedimento - nel 2023, la legge sulla concorrenza - che, comunque, interessava anche il commercio in aree pubbliche. Noi chiediamo di dare una stabilità a un mercato importante del nostro Paese, perché si parla di 183.000 imprese, che sono il 22 per cento dell'intero comparto del commercio, e di 11 miliardi di fatturato, che oggi sono utili alla nostra economia, visto che si parla di piccole e piccolissime imprese che hanno disagi di ogni tipo e che devono essere, in questo caso, aiutate e stabilizzate. Ci sono moltissimi comuni, Presidente, in cui oggi non c'è nessuna certezza di poter fare nuovi bandi e di dare anche tutela al sistema che riguarda soprattutto le strutture comunali, che sono quelle che, poi, mettono a terra le gare pubbliche, per poter avere una certezza che comunque il procedimento arrivi alla fine senza contenziosi.
Chiediamo, assolutamente con gran forza, di dare una nuova attività nel confronto con le regioni e con i comuni perché queste linee guida siano assolutamente messe sul tavolo e condivise velocemente con tutti, perché in questo momento c'è un mercato fermo, c'è una risorsa non scarsa e credo che, proprio perché non è scarsa, noi dobbiamo dare subito il via non solo alle gare per i posti liberi, ma soprattutto per i nuovi mercati, per le nuove fiere, che oggi possono, in questo caso, garantire un'attività anche ai nuovi imprenditori in un settore in cui oggi, anche dal punto di vista del sostegno per aiuti - acquisto di nuovi mezzi - e incentivi di vario genere, ancora non si dà, anche qui, alcuna programmazione certa per poter avere un sussidio o, comunque, un apporto per attivare quell'attività commerciale così importante, come quella del commercio in aree pubbliche.
Chiediamo con forza che questa scelta sia fatta velocemente e che la Conferenza Stato-regioni, insieme al Governo, dia il via subito alle linee guida che servono assolutamente al commercio ambulante.
PRESIDENTE. Passiamo adesso alle interrogazioni Simiani e Fossi n. 3-02468 e Appendino ed altri n. 3-02469, che, vertendo sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente
Il Vice Ministro delle Imprese e del Valentino Valentini, ha facoltà di rispondere.
VALENTINO VALENTINI,. Grazie Presidente e grazie onorevoli interroganti. Per quel che riguarda la situazione dello stabilimento Ineos Manufacturing Italia di Rosignano Solvay, Livorno, il Ministero non ha ricevuto alcuna richiesta di apertura di una vertenza per un tavolo di crisi. Se l'azienda ne farà richiesta, gli uffici preposti valuteranno i profili di competenza e, sussistendo gli stessi, gli eventuali interventi utili per il superamento della situazione di crisi.
L'azienda ha, invece, avanzato richieste di agevolazione su più strumenti di incentivazione. In particolare, si informa che l'8 aprile 2025 Ineos ha presentato un'istanza di agevolazione su Rosignano Marittimo per circa un milione di euro a fronte di un investimento complessivo di oltre 6 milioni di euro, nell'ambito dello sportello “Fondo per la transizione industriale 2”. Il progetto mira alla realizzazione di un intervento di efficientamento energetico attraverso l'implementazione di un sistema di ossidazione termica rigenerativa e l'installazione di un impianto fotovoltaico per l'autoproduzione di energia. La domanda risulta attualmente in fase di valutazione da parte del soggetto gestore, il GSE.
Sul punto, si rappresenta che, dagli approfondimenti di natura tecnica svolti, la Direzione generale competente riferisce che allo stato non emergono elementi tali da evidenziare l'intenzione dell'azienda di dismettere il sito produttivo oggetto dell'iniziativa, né risultano segnalazioni relative a interventi di ridimensionamento del personale. In ogni caso, per quello che attiene alle politiche attive e passive del lavoro a favore dello stabilimento in parola, sentito il Ministero del Lavoro, lo stesso ha riferito che allo stato non vi sono istanze di accesso agli ammortizzatori.
Si rappresenta che la situazione del gruppo Ineos si colloca nella generale crisi strutturale che il settore della chimica sta vivendo a livello europeo a causa di diversi fattori, tra cui l'aumento dei costi dell'energia e delle materie prime, la concorrenza extraeuropea, la difficile integrazione logistica, le onerosità del sistema normativo europeo, nonché la mancanza di impianti in Europa che possano consentire economie di scala.
Il Governo è consapevole di questa situazione che tocca uno dei settori più rilevanti per l'intera industria nazionale, essenziale per gran parte delle filiere manifatturiere e delle tecnologie pulite.
Per questo motivo, l'Italia, insieme a Repubblica Ceca, Francia, Ungheria, Paesi Bassi, Romania, Slovacchia e Spagna ha presentato un sull'industria chimica europea, evidenziando la necessità di proteggere e sostenere le produzioni strategiche europee e, al contempo, di investire in tecnologie sostenibili come leva per la competitività. Molte delle raccomandazioni contenute nel sono state riprese dal Piano d'azione per l'industria chimica dell'Unione europea, pubblicato dalla Commissione l'8 luglio 2025. In linea con il , il Piano propone di sostenere le produzioni strategiche di base, per ricostruirne le filiere e, al contempo, la modernizzazione e l'innovazione delle produzioni strategiche, anche attraverso l'incentivazione della produzione di molecole e prodotti alternativi di origine non fossile e dei progetti di economia circolare.
In attuazione del Piano in parola, il 13 gennaio scorso hanno avuto inizio i lavori della “Alleanza strategica per l'industria chimica europea”, con l'obiettivo di definire interventi di salvaguardia e rilancio del settore chimico nella transizione verso la chimica verde e di implementare strumenti per supportare la modernizzazione e la riconversione del settore in chiave eco-sostenibile con produzioni a minore impatto ambientale.
In questo percorso il MIMIT collabora attivamente con il Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica, che rappresenta l'Italia in seno al Consiglio energia dell'Unione europea nel settore di riferimento. Recentemente, il Ministro Urso ha incontrato a Bruxelles la delegazione italiana al Parlamento europeo per un confronto sui dossier strategici aperti ed ha ribadito che sono imperative le riforme per garantire autonomia strategica e sicurezza economica, coniugando transizione e competitività industriale. È interesse comune difendere la produzione europea e aprire nuovi mercati alle nostre imprese. Infine, si rappresenta che proprio ieri il Ministro Urso ha presieduto il tavolo di confronto istituito presso il MIMIT con le principali associazioni datoriali dei settori della chimica, della carta, dell'acciaio, del cemento, della siderurgia e delle altre industrie energivore, per supportare tali settori nell'ambito della transizione in corso.
PRESIDENTE. L'onorevole Simiani ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione.
MARCO SIMIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. La risposta che ci ha dato il Sottosegretario - per suo tramite - secondo noi non è corretta, nel senso che noi crediamo che sicuramente non si è attivato, forse, a livello nazionale un tavolo di crisi, ma oggi sul territorio avviene il contrario: ci sono sindacati che si sono riuniti per avere certezze non solo dall'azienda, ma soprattutto anche dal Governo, su cosa effettivamente sta succedendo non solo nel sistema industriale italiano, visto che la chimica di base è stata assolutamente abbandonata.
Oggi, solo alcuni “eroi” hanno deciso di investire ancora nel nostro territorio, portando avanti un'idea di chimica di base nel nostro Paese; ma il Governo non sta sostenendo la volontà di questi operatori e di queste aziende importanti, come quella di cui stiamo occupando. Ci sono problemi di costi dell'energia, ci sono aziende molto energivore che hanno bisogno di sostegno, e anche di un supporto dal punto di vista dei programmi di formazione e delle possibili attività extranazionali per poter interagire attraverso tavoli importanti, in modo tale che i costi possano essere riuniti. Dobbiamo in questo caso garantire - visto che la chimica oggi è sotto attacco, anche dal mercato estero e soprattutto da quello asiatico - e tutelare certi processi economici, ma non deve farlo l'Italia da sola, deve farlo insieme all'Europa.
Noi oggi chiediamo più coesione nel rapporto, non solo sul sistema industriale, ma anche nel rapporto in tema di relazioni sindacali. Noi vorremmo che oggi questo tavolo ci fosse comunque, perché noi crediamo che il problema della chimica di base in Italia c'è.
Questa è un'azienda che vive in una città-fabbrica come Rosignano Solvay, in cui ci sono 400 persone che vi lavorano e che hanno bisogno di avere certezze per il futuro; 400 famiglie, quindi, che lavorano in questa città, che comunque ha investito nella fabbrica e negli aspetti ambientali e che è riuscita a coniugare turismo, ambiente, e, soprattutto, industrie. Ecco perché vi chiedo formalmente di aprire questo tavolo, ce n'è bisogno non solo per Rosignano Solvay, ma per tutta la chimica di base, per tutta l'industria che oggi lavora sulla chimica di base, perché oggi c'è bisogno di dare risposte a quel settore .
PRESIDENTE. L'onorevole Quartini ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Io oggettivamente non posso essere soddisfatto di questa risposta, perché, prima di tutto, ci sono state numerose sollecitazioni su questa situazione al Ministro per aprire un tavolo. L'hanno fatto le forze politiche, lo hanno fatto i sindacati, lo ha fatto la regione Toscana, che un tavolo lo ha aperto. Quindi, si cade un po' dalle nuvole nel sentire questa risposta. Non interessa evidentemente particolarmente risolvere il problema e le grandi preoccupazioni che riguardano 400 operai di Ineos, che poi diventano 700 nell'indotto, rispetto a una crisi industriale enorme, che riguarda tutto il tema della chimica a livello europeo: sono a rischio 1,5 milioni di lavoratori, 5 milioni con l'indotto in tutta Europa.
È chiaro che l'Italia e l'Europa sono ostaggio delle politiche aggressive degli USA e, in parte, anche della Cina, e soprattutto è assente una risposta europea su energia, sui dazi, sulle politiche industriali. Io credo davvero che questo tavolo debba essere aperto, perché la situazione è particolarmente critica. Se si pensa che già c'è una chiusura di impianti in Germania, ci sono tagli alla spesa, c'è un declassamento del rispetto alle industrie di Ineos, sono tutte situazioni che portano al blocco degli investimenti e al rischio di delocalizzazione.
Io credo davvero che non si possa rimanere fermi, immobili. Evidentemente - lo ripeto - c'è una politica aggressiva rispetto ai costi energetici. Noi acquistiamo il gas dagli Stati Uniti pagandolo 4, 10 volte di più di quello che lo avremmo pagato se l'avessimo acquistato dalla Russia, questo è un dato di fatto. I dazi ci stanno imprigionando. Ecco, io credo che di fronte a una crisi industriale come quella di Ineos, la situazione sia particolarmente seria, particolarmente importante. Ben vengano le risposte che sono state date rispetto a ipotesi di investimento per alleggerire il peso dei costi energetici in quell'area, ma provengono non dalla mediazione del Governo, non dalla mediazione della politica, ma dall'iniziativa di alcune agenzie che ci sono in zona: sono 115 milioni, che sta proponendo la Solvay; rispetto a questo tema, la stessa realizzazione del centro fotovoltaico va in quella direzione, dovrebbe far risparmiare acqua e dovrebbe fornire energia al comparto. Il Governo da che parte sta? Questa è la domanda. Dal nostro punto di vista è un colpevole assente.
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno.
Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 14.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 89, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Comunico che la deputata Francesca Viggiano, proclamata in data 2 febbraio 2026, ha dichiarato, con comunicazione pervenuta in data 3 febbraio 2026, di aderire al gruppo parlamentare Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista.
La presidenza di tale gruppo, con lettera pervenuta in data 3 febbraio 2026, ha comunicato di avere accolto la richiesta.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di una informativa urgente del Governo sugli scontri avvenuti a Torino durante il corteo pro Askatasuna. Dopo l'intervento del rappresentante del Governo, interverranno i rappresentanti dei gruppi - per 7 minuti ciascuno - e delle componenti politiche del gruppo Misto - per un tempo aggiuntivo - in ordine decrescente, secondo la rispettiva consistenza numerica.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi.
MATTEO PIANTEDOSI,. Grazie, Presidente. Onorevoli deputati, vorrei partire - consentitemelo - innanzitutto esprimendo, anche in questa sede, a nome mio e di tutto il Governo, la solidarietà agli agenti rimasti feriti negli scontri … Grazie. Solidarietà agli agenti rimasti feriti negli scontri sabato scorso a Torino e, attraverso loro, a tutti gli appartenenti alle Forze di Polizia, impegnati nel difficilissimo compito di tutela dell'ordine pubblico.
Come sapete, lo scorso sabato, si è svolta a Torino una manifestazione di carattere nazionale, promossa dagli esponenti dell'antagonismo locale, per esprimere solidarietà al centro sociale Askatasuna.
È appena il caso di sottolineare che il centro sociale, dopo essersi caratterizzato per trent'anni di illegalità e violenze perpetrate in tutta Italia, il 18 dicembre scorso era stato finalmente sgomberato, ponendo fine all'occupazione abusiva di un immobile di proprietà pubblica, troppo a lungo tollerata. L'iniziativa di sabato era stata preceduta e preannunziata lo scorso 17 gennaio da una assemblea nazionale indetta da Askatasuna, appunto, presso l'Università di Torino, a cui avevano partecipato circa 750 persone, fra le quali numerosi attivisti delle diverse anime dell'antagonismo nazionale, aderenti al sindacalismo di base, al movimento no-TAV e ai gruppi ambientalisti, rappresentanti della CGIL e del partito di Alleanza Verdi e Sinistra e della locale comunità islamica.
In quella circostanza, nel rilanciare l'appuntamento per la manifestazione nazionale in solidarietà con Askatasuna, programmata per il successivo 31 gennaio a Torino, è stato sottolineato, e cito testualmente, che “il corteo avrebbe costituito una resa dei conti con lo Stato democratico” in quanto - cito ancora - “lo sgombero di Askatasuna alza l'asticella dello scontro”.
Il 31 gennaio era stato definito - cito sempre - “uno spartiacque come una guerra di liberazione nazionale nella prospettiva di un fronte allargato, comprensivo della comunità araba e musulmana, diventate compagne di lotta”.
Su questi presupposti e con queste motivazioni, lo scorso venerdì 23 gennaio, alla questura di Torino è giunta una con la quale i rappresentanti di Askatasuna, Confederazione unitaria di base, Cobas e Rifondazione Comunista hanno congiuntamente preavvisato l'iniziativa del 31 gennaio alla quale hanno partecipato complessivamente circa 20.000 persone, una parte delle quali dichiaratamente afferente all'antagonismo nazionale e proveniente da altri centri sociali, collettivi studenteschi, movimenti no-TAV e movimenti pseudo-ambientalisti anche stranieri.
All'iniziativa hanno aderito anche il Movimento pro-Pal in solidarietà a Mohammad Hannoun, personaggio che, come è noto, è stato recentemente ed è tuttora incarcerato in quanto gravemente indiziato di coinvolgimento nel reato di associazione con finalità di terrorismo anche internazionale, nonché esponenti del partito Alleanza Verdi e Sinistra.
Sabato sera, dopo aver seguito velocemente il percorso concordato, giunto nei pressi del quartiere Vanchiglia, il corteo si è fermato. In quel frangente, circa 1.500 soggetti si sono distaccati e, sfruttando l'oscurità e la scarsa visibilità, dovute all'accensione di fumogeni, e la massa degli altri manifestanti, che - va detto -, in alcune circostanze, hanno offerto loro uno scudo visivo, si sono travisati con caschi e passamontagna, deviando dal tragitto prefissato per poi dirigersi con scudi di lamiera verso il dispositivo di sicurezza delle Forze di Polizia.
All'indirizzo delle stesse Forze di Polizia è iniziato un fitto lancio di pietre, bottiglie, bombe carta, artifizi pirotecnici e materiale recuperato dalla sede stradale, costringendo le Forze dell'ordine a ricorrere a idranti, lacrimogeni e mirate azioni di alleggerimento. Nello stesso contesto, i facinorosi hanno aggredito una televisiva, distruggendone le attrezzature di ripresa, ed è stato anche dato alle fiamme un veicolo della Polizia, mentre, come documentato dalle immagini circolate sui , un operatore del reparto mobile di Padova, dopo essere stato privato di casco e scudo, è stato circondato ed atterrato da una decina di manifestanti travisati e, poi, colpito ripetutamente con calci, pugni, bastonate e colpi di martello.
Nel corso degli scontri, alcuni gruppi di antagonisti hanno cercato di penetrare il centro storico, attraverso alcune strade secondarie, con il probabile intento di portarvi la loro furia devastatrice, ma sono stati respinti dalle Forze di Polizia. Dopo oltre un'ora di violente aggressioni, la maggior parte dei facinorosi è rientrata nel corteo, che ha proseguito nella zona di Regio Parco, dove si sono registrate ulteriori violenze sfociate anche in danneggiamenti ad arredi urbani, alla sede di una filiale di una banca e di un supermercato. Il bilancio degli incidenti è di 108 feriti tra gli operatori delle Forze dell'ordine, di cui 96 della Polizia di Stato, 5 dei Carabinieri e 7 della Guardia di finanza.
All'esito di una primissima attività di indagine, subito avviata e tuttora in corso, sono state sottoposte a fermo 27 persone, 24 delle quali denunciate per resistenza a pubblico ufficiale in servizio di ordine pubblico, porto di armi improprie, travisamento e inottemperanza ai provvedimenti dell'autorità; tre persone sono state tratte in arresto per resistenza e violenza a pubblico ufficiale, tra di esse anche un 22enne che, dall'analisi dei filmati acquisiti, risulta aver partecipato proprio all'aggressione dell'agente di Polizia e alla sottrazione al medesimo dello scudo e della maschera antigas, motivo per il quale il giovane è stato denunciato anche per rapina in concorso. Al denunciato è stato, altresì, sequestrato materiale usato negli scontri come chiavi inglesi, coltelli, sassi e indumenti per il travisamento. Ovviamente proseguono le indagini della DIGOS di Torino, finalizzate ad individuare e ad assicurare alla giustizia anche gli altri responsabili delle violenze.
L'analisi delle informazioni e dei dati acquisiti circa le possibili criticità della manifestazione, programmata a Torino da organizzazioni dell'estrema sinistra e da ambienti antagonisti per protestare contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna, avevano indotto le autorità locali di pubblica sicurezza a realizzare un efficace dispositivo per intercettare preventivamente l'arrivo di manifestanti violenti.
Il Ministero dell'Interno aveva disposto l'invio di una rilevante aliquota di rinforzo - circa 1.000 unità dei reparti delle Forze di Polizia - e, nello stesso tempo, sono state disposte attente misure di controllo del territorio e di monitoraggio delle stazioni ferroviarie, dell'aeroporto, dei caselli autostradali e dei valichi di frontiera, proprio per intercettare, con il supporto delle attività informative delle autorità di Polizia dei luoghi di partenza, l'arrivo di soggetti noti per precedenti specifici.
Questo grande lavoro svolto credo abbia evitato che si verificassero danni ben più gravi, che erano nei programmi dei manifestanti, riducendo, altresì, il fronte degli aggressori violenti. L'efficacia del dispositivo organizzato dalla questura di Torino è testimoniata dall'identificazione di circa 800 persone, di cui più di 50 straniere, e tutto questo nelle ore antecedenti lo svolgimento della manifestazione e, poi, dall'emissioni di 30 fogli di via, 10 avvisi orali, 7 divieti di accesso alle aree urbane, i famosi DACUR. Questo è quanto ha consentito l'applicazione della normativa vigente. Si è proceduto, inoltre, a sequestrare materiali che altrimenti sarebbero stati impiegati per creare disordini.
Più in generale, le azioni messe in campo, di sicuro, hanno evitato penetrazioni e devastazioni nel centro storico della città e hanno impedito l'occupazione delle stazioni ferroviarie cittadine che si è saputo essere tra gli obiettivi di questi facinorosi. Ma quanto è accaduto a Torino sollecita alcune riflessioni di carattere generale sul tema dell'ordine pubblico e della sicurezza e sull'evoluzione delle dinamiche dei gruppi di antagonisti presenti nel nostro Paese. Io credo sia evidente che le nostre Forze di Polizia garantiscano il diritto costituzionale di manifestare liberamente e lo fanno sempre con grande professionalità ed equilibrio , e questo anche quando è a rischio la loro stessa incolumità.
Ebbene, con il Governo in carica le manifestazioni di piazza sono aumentate significativamente per numero e partecipazione, sicuramente anche in ragione del difficile contesto internazionale che stiamo vivendo e ciononostante qualcuno si è da qualche tempo persino avventurato nel sostenere che con il Governo Meloni si sia realizzata una stretta sull'esercizio delle libertà di manifestare. È vero esattamente il contrario … rispetto a questo aumento di manifestazioni. Cosa ben diversa è registrare la crescente propensione ad aggredire i poliziotti e devastare le città, come purtroppo accade sempre più di frequente negli ultimi tempi. Azioni queste che sicuramente vanno punite con sanzioni e strumenti efficaci.
Inoltre, un dato che emerge dal lavoro preventivo delle nostre Forze di Polizia è che disordini, violenze, danneggiamenti e devastazioni sono in realtà, al di là delle motivazioni contingenti di volta in volta annunciate, il vero obiettivo perseguito in molte occasioni. In altre parole, siamo di fronte a una strategia che mira a innalzare il livello dello scontro con le istituzioni e che, attraverso i disordini e la violenza, punta a compattare la galassia anarco-antagonista e a galvanizzarne gli aderenti. Ed è possibile dire che stiamo registrando questo innalzamento del livello dello scontro che per certi versi, pur con delle varianti, richiama dinamiche squadristiche e terroristiche che hanno caratterizzato alcune fasi del nostro passato. In questo contesto converrete che appare non priva di responsabilità la sottovalutazione della gravità della situazione che ha persino portato qualcuno, in alcuni frangenti e senza troppe prese di distanza, a sollecitare la rivolta sociale .
Ciò detto, credo sia evidente che le vergognose scene, a cui abbiamo assistito sabato scorso, richiamino innanzitutto l'attenzione sulla necessità per il futuro di depotenziare i gruppi organizzati di facinorosi prima ancora che possano mettersi all'opera e innescare spirali di violenza. È questo uno degli obiettivi del pacchetto di norme che ci apprestiamo a proporre. Stiamo lavorando all'introduzione di specifiche misure finalizzate a rendere ancora più efficace l'azione di filtro e prevenzione, come il fermo di Polizia per soggetti potenzialmente pericolosi di cui siano già conoscibili intenzioni ed attitudini. Strumenti del genere, del resto, sono presenti in alcuni ordinamenti europei, senza che nessuno gridi all'attentato alla democrazia, e pensare che queste misure oggi vengono criticate da chi attribuisce gli incidenti esclusivamente ad asseriti deficit di prevenzione e non, come è avvenuto, a una precisa determinazione criminale di chi ha posto in essere le violenze.
E ancora, pensiamo a norme in grado di salvaguardare non solo gli agenti vittime di aggressione, ma anche tutti i cittadini, senza per questo creare scudi di tipo immunitario. Questo perché uno Stato che non si predisponesse a proteggere la sicurezza dei suoi cittadini e che non si facesse carico di tutelare adeguatamente le Forze di Polizia, preposte a garantirla, verrebbe meno alla sua funzione più importante. In uno Stato costituzionale di diritto, come l'Italia, le Forze di Polizia sono un baluardo della democrazia e della libertà. Non richiedono immunità, ma non devono essere bersagli mobili della delinquenza e devono anche poter operare senza essere gravate da una costante e sistematica presunzione di colpevolezza.
Quanto avvenuto a Torino dimostra in modo chiaro che siamo ormai di fronte a episodi di violenza organizzata contro lo Stato e contro le Forze dell'ordine, rispetto ai quali non ci possono essere ipocrisie, silenzio o ambiguità, ma solo una ferma condanna. Tutti devono prendere atto che non ci troviamo più in presenza di modalità più o meno discutibili dell'esercizio della libertà di manifestazione e del pensiero, bensì a una vera e propria sistematica strategia di eversione dell'ordine democratico. Segnalo che la stessa manifestazione era stata indetta, come abbiamo detto, per protestare contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna, vale a dire contro un'operazione di ripristino della legalità, persino tardiva, e finalizzata alla restituzione alla pubblica fruizione di tutti i cittadini di un bene che era stato proditoriamente e abusivamente occupato da facinorosi.
Alla luce di tale considerazione, va valutato il sostegno dato alla manifestazione da coloro i quali ora intendono rimarcare la propria distinzione rispetto ai manifestanti violenti. È dunque bene uscire da un'ulteriore ipocrisia riguardante la presunta differenza e distanza tra questi delinquenti e la gran parte dei cosiddetti manifestanti pacifici. Le Forze di Polizia riferiscono che a Torino, nel momento in cui la manifestazione si è predisposta alle violenze, molti dei cosiddetti “manifestanti pacifici” hanno fatto scudo fisico, anche aprendo gli ombrelli, per impedire che potessero essere visti gruppi più violenti nel momento in cui si travisavano e si attrezzavano per l'assalto e per resistere ai lacrimogeni della Polizia .
Lo stesso corteo ha avuto una progressione caratterizzata da una velocità che oggi, alla luce dei fatti accaduti, lascia ipotizzare un intendimento di dare copertura e di portare al più presto la manifestazione verso il principale obiettivo che era quello degli scontri. I disordini di sabato confermano il vero volto degli antagonisti ospiti dei centri sociali occupati abusivamente, talvolta anche grazie a coperture politiche ben identificabili. Credo che chi sfila a fianco di questi delinquenti finisce per offrire loro una prospettiva di impunità .
Credo che faccia altrettanto chi, più in generale, si avventura in riflessioni sociologiche sulla necessità di garantirne di fatto l'agibilità politica, assicurando loro anche spazi di proprietà pubblica sul ritenuto presupposto della asserita utilità sociale delle loro attività. Ebbene, costoro dovrebbero tener conto che così facendo si offre complicità e copertura a questi gruppi organizzati, di fatto rendendo poi alquanto difficile separarne, almeno in quota parte, le rispettive responsabilità, tanto più che Askatasuna con un comunicato ha dopo rivendicato le azioni illegali poste in essere durante il corteo, esprimendo solidarietà ai tre arrestati e con ciò ribadendo pubblicamente quale fosse il reale obiettivo della manifestazione.
Sarà massimo l'impegno affinché questa vile aggressione non resti impunita e abbia la risposta che merita da parte dello Stato. Anche nei momenti più difficili della nostra storia repubblicana le istituzioni e tutte le forze politiche hanno avuto la maturità e la capacità di attingere a una riserva di saggezza e di equilibrio nell'interesse generale dei cittadini, anche in presenza di forti contrapposizioni ideologiche e di rilevanti tensioni sociali. Non è mai venuto meno l'obiettivo di scongiurare l'uso della violenza come mezzo di risoluzione dei conflitti sociali per evitare il rischio di forme di deviazione del confronto politico dal suo naturale alveo democratico. E sarebbe grave se qualcuno derogasse da questa linea di fermezza contro la violenza politica soltanto perché alla guida del Paese c'è un Governo di centrodestra .
Pertanto, credo che l'unanime condanna alle aggressioni e alle violenze viste a Torino rappresenti un indispensabile segnale di responsabilità e di moderazione, senza il quale si rischia solo di inasprire il confronto ed offrire il pretesto a chi vuole alimentare lo scontro. L'auspicio è dunque che tutte le forze politiche presenti in Parlamento riescano a trovare una sostanziale convergenza e condividere posizioni comuni per respingere, senza ipocrisia o infingimenti, ogni tentazione di blandire e giustificare queste espressioni eversive e antidemocratiche, sostenendo le Forze di Polizia attraverso l'individuazione di ulteriori misure di tutela da ogni violenza e forma di aggressione. Grazie .
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi dei rappresentanti dei gruppi e delle componenti politiche del gruppo Misto. Ha chiesto di parlare la deputata Montaruli. Ne ha facoltà.
AUGUSTA MONTARULI(FDI). Grazie, Presidente. Grazie, signor Ministro Piantedosi. Un ringraziamento anche al Ministro della Difesa, Crosetto, al Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e a tutto il Governo per l'immenso lavoro svolto nel seguire il dossier Askatasuna fin dall'inizio di questa legislatura e per il grandissimo lavoro svolto anche nella giornata di sabato a tutela della città di Torino, dei suoi cittadini e financo dei suoi manifestanti, nonostante il tentativo di qualche istituzione di piegarsi alla realtà di Askatasuna. Con i violenti non si scende a patti . Non si scende a patti neanche con gli interlocutori dei violenti .
In queste ore, a seguito delle immagini drammatiche che abbiamo visto tutti quanti, numerosi italiani di buonsenso, anche di sinistra, stanno dicendo una grandissima verità: se tu sai che una piazza sfocia in uno scontro letale contro le Forze di Polizia, tu in quella piazza non ci vai . Se sai… ed è questo il caso, perché lei, Ministro, ha citato un comunicato , ma c'è anche un comunicato di ben sei giorni prima della manifestazione che diceva che avremmo dovuto pensarci prima, che lo Stato avrebbe dovuto pensarci prima, dando così l'indicazione netta che la manifestazione sarebbe finita in violenze.
Ecco, se sai già prima di quella manifestazione che essa finirà in violenze, che ha come obiettivo di finire in violenze e che si dirige come obiettivo a recuperare, a rioccupare uno stabile presidiato dalle Forze dell'ordine e dall'Esercito, allora tu a quella manifestazione non ci vai ! Le tue idee, distanti dalle mie, le vai a esprimere manifestando in altre piazze, con altri strumenti e con altri organizzatori, e non con quelli che fanno passare avanti chi è armato di bombe carta e di martelli per andare a colpire gli agenti .
E se ci vai, quindi, o sei un irresponsabile o sei talmente ingenuo da essere un incapace. Purtroppo, però, sia l'irresponsabilità che l'incapacità non possono trovare spazio quando a insinuarsi c'è l'eversione , ed è qua che quest'Aula si deve ritrovare. Su questo punto, in questo punto si deve ritrovare: nella vera, reale e genuina lotta alla violenza. Bisogna rompere con chi rompe. Questo deve essere il messaggio unanime che deve arrivare all'Italia da parte di forze democratiche e forti del mandato popolare, come quelle che sono presenti qui in Parlamento. Questo è il punto su cui noi tutti ci dobbiamo trovare.
Il Governo ha fatto tutto quello che doveva fare. Forse farà ancora di più con il pacchetto sicurezza annunciato, lo vedremo quando il Consiglio dei Ministri si riunirà. Ma oggi il punto è un altro: rompere con chi rompe.
E devo dire che, avendo fatto il Governo tutto quello che poteva fare, ora la credibilità deve recuperarla, però, la magistratura . Perché mi si deve spiegare …
AUGUSTA MONTARULI(FDI). Mi si deve spiegare perché un poliziotto che spara contro un criminale che lo aggredisce, paventando una pistola che si ritiene vera, viene indagato e forse imputato per tentato omicidio, mentre se è il poliziotto …
PRESIDENTE. Colleghe e colleghi…
AUGUSTA MONTARULI(FDI). …ad essere aggredito ripetutamente con un martello…
PRESIDENTE. Collega Guerra…
AUGUSTA MONTARULI(FDI). …uno contro dieci…
PRESIDENTE. Collega Stumpo...
AUGUSTA MONTARULI(FDI). …allora l'imputazione o l'indagine avviene per lesioni …
PRESIDENTE. Scusi, collega Montaruli…
AUGUSTA MONTARULI(FDI). Perché questo strabismo ? Non possiamo far passare questo messaggio, non possiamo.
Noi ci troveremo sempre al fianco di quella divisa. Io ho avuto l'onore di parlare con quel poliziotto che si è trovato da solo contro quei manifestanti violenti e mi ha colpito la sua fermezza nel dire di aver avuto paura, ma anche di avere gestito quella paura con compostezza. Un ragazzo di 29 anni, che lavora lontano da casa, che ha fatto famiglia e che ha la famiglia in una città diversa ancora rispetto a casa. Ecco, guardando quel poliziotto, va la gratitudine immensa di Fratelli d'Italia allo Stato e a tutti gli uomini in divisa .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Mauri. Ne ha facoltà.
MATTEO MAURI(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Ministro Piantedosi, io sono venuto qua, oggi, senza preconcetti, con idee chiare ma senza preconcetti, perché ho sperato fino all'ultimo momento che avrei sentito dalla sua bocca parole di responsabilità e che lei qua sarebbe venuto a rappresentare l'uomo di Stato, che incarna in sé i valori democratici, rappresentante di quell'equilibrio assolutamente necessario per condurre un Paese democratico e per rivestire un incarico così importante, così cruciale, come quello di Ministro dell'Interno, punto di equilibrio dello Stato e del Governo.
Quello che ho sentito, purtroppo, ancora una volta, mi ha completamente disilluso . Lei è venuto qui, ancora una volta, non a richiamare all'unità di intenti, se non solamente in maniera ipocrita - perché il tema dell'ipocrisia è centrale nel suo intervento e in alcune comunicazioni che abbiamo sentito in queste settimane -, ma per fare propaganda , per strumentalizzare un fatto gravissimo che si è verificato in una nostra città.
E qui, guardate, io mi faccio violenza e sospendo per un attimo il giudizio su quello che avete detto lei e suoi colleghi, perché non voglio sporcare il ricordo e la dichiarazione di vicinanza e di solidarietà che il mio gruppo - e credo tutta quest'Aula - deve giustamente tributare a quelle persone, rappresentanti delle Forze dell'ordine, poliziotti, finanzieri e carabinieri che ancora una volta si sono sacrificati e messi in pericolo per difendere le libertà fondamentali garantite dalla Costituzione. Quelle libertà fondamentali che voi mettete a rischio ogni volta che intervenite nel modo che lei adesso ha provato ad accennare, modificando le regole.
Perché lei è venuto qua non a difendere quelle donne e quegli uomini che portano una divisa, che in quella situazione molto complicata della gestione dell'ordine pubblico devono tutelare due diritti: il diritto a manifestare e a manifestare il proprio dissenso - mi dispiace per lei, anche contro il suo Governo - e, dall'altro lato, il fatto che le persone che vi partecipano lo possano fare in una condizione di sicurezza, in una manifestazione pacifica e senz'armi, come dice l'articolo 17.
È un compito molto difficile, è un compito dove si può sbagliare, dove si può non riuscire a raggiungere gli obiettivi, ma guardate che quelle persone che vanno in manifestazione si fidano delle Forze dell'ordine. Si fidano, perché sono sicure che sono lì a rappresentarle.
Io invece, a maggior ragione adesso, non sono per nulla sicuro che ci si possa fidare di voi , perché voi usate ogni occasione per strumentalizzare le persone perbene che esercitano un proprio diritto democratico.
In riferimento alla manifestazione lei ha detto: la questura riferisce di 20.000 persone. Sappiamo che le questure sono un po' strette sui numeri, e già 20.000 di loro sarebbero tantissimi. Lei ha disegnato quelle 20.000 persone come se fossero dei delinquenti, tutti . Tutti raccontati come se fossero dei criminali che aiutano altri criminali. Lì c'erano decine di migliaia di persone che lottavano per le proprie idee, e mi dispiace se lo hanno fatto contro il Governo.
Guardi che se lei prova a rappresentare queste persone in questo modo e prova, come ha fatto, a raccontare quella manifestazione come illegittima, significa che lei vuole sindacare sul fatto che una manifestazione convocata in maniera pacifica si possa tenere o no . Mi dispiace, voi non avete questo diritto, e per fortuna. E noi siamo qui a difendere, a difendere con tutte le nostre forze, invece, quelle persone che fanno vivere la democrazia, in tutti i suoi aspetti. E voi, invece, criminalizzate, non solamente chi c'era, voi lì avete criminalizzato anche intere forze politiche; avete provato, con parole di un vostro Ministro, a criminalizzare - l'ho sentito con le mie orecchie - l'intera sinistra. Voi state provando a criminalizzare milioni di persone, che si riconoscono in valori forti che sono alla base della nostra Repubblica . Questo voi provate a fare e questo è assolutamente inaccettabile.
E lo abbiamo sentito, lei se l'è risparmiata Ministro, l'ha fatto dire a qualcun altro. Siete riusciti, anche in questa sede, ad attaccare la magistratura. Un attacco preventivo alla magistratura per quello che avrebbe potuto o non avrebbe potuto fare. Siete in campagna elettorale permanente. Avete l'ossessione del referendum e del vostro racconto, verso i cittadini, di tutti contro tutti. Passate il tempo a trovare responsabili, cercate sempre capri espiatori: o è la sinistra o sono i Governi precedenti o sono i manifestanti o è la magistratura. Avete provato, in questi giorni, anche a criminalizzare e a dare la responsabilità di qualsiasi crimine ai giovani, alle giovani generazioni. Uno Stato che pensa di avere i propri giovani come nemico è uno Stato che non ha futuro. È un Paese che non ha futuro . Voi state negando il futuro a questo Paese. Invece di risolvere i problemi, voi provate, ogni volta, a strumentalizzarli. Allora vi dico una cosa: lei, Ministro…
MATTEO MAURI(PD-IDP). … ha trovato il tempo - e chiudo -, in questo periodo, di fare anche un libro, che dice . Guardate, il tema non è essere dalla parte delle divise, ma essere con le donne e con gli uomini che vestono quelle divise e che devono essere difesi, ma, soprattutto, devono essere trattati con dignità. Esattamente il contrario di quello che fate voi quando negate risorse, quando negate vere tutele, quando usate quelle donne e quegli uomini solo per la propaganda e non nell'interesse loro e dell'intero Paese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Molinari. Ne ha facoltà.
RICCARDO MOLINARI(LEGA). Grazie, Presidente. Grazie, signor Ministro, per la celere e puntuale informativa. Noi, come gruppo della Lega, dopo le agghiaccianti immagini di sabato sera a Torino, non possiamo che ribadire una fermissima condanna di quanto accaduto e la piena e totale solidarietà alle Forze dell'ordine che hanno messo a repentaglio la loro sicurezza e la loro vita per garantire la sicurezza di tutti. E ribadiamo anche in quest'Aula quello che abbiamo chiesto nelle ore passate, cioè un riconoscimento per meriti straordinari agli agenti feriti, Alessandro Calista e Lorenzo Virgulti .
Sappiamo bene che non basta, però, la solidarietà a parole e sappiamo bene che i fatti di sabato non si eliminano soltanto condannando. Allo stesso modo, sappiamo anche, però, che le proposte legislative che stiamo facendo, e quindi la richiesta di approvare in tempi rapidi il nuovo decreto Sicurezza, il nuovo DDL Sicurezza, non nascono dall'indignazione per quanto è accaduto sabato. Qui nessuno sta sfruttando la tragedia, come qualcuno ha avuto l'ardire di dire. È da mesi, è da prima di Natale, che la Lega lavora su queste proposte ed è da mesi che sta lavorando per implementare le normative sulla sicurezza, inserendole in un percorso razionale che ha portato avanti questo Governo da quando si è insediato.
Voglio ricordare le misure più importanti a sostegno delle Forze dell'ordine: il rinnovo del contratto, 1,5 miliardi investiti e le nuove risorse per il nuovo contratto; le risorse per le nuove assunzioni, che non solo compensano il degli agenti, ma ci permetteranno di implementare le Forze dell'ordine che, nei dieci anni passati, erano state tagliate dalle politiche fatte da qualcun altro; abbiamo raddoppiato la cifra per la tutela legale degli agenti; abbiamo inserito le a tutela degli agenti e dei manifestanti; abbiamo permesso l'utilizzo delagli agenti della Polizia locale; abbiamo introdotto il nuovo reato di rivolta carceraria, a tutela degli agenti della Polizia penitenziaria; abbiamo previsto le aggravanti per chi commette reati violenti contro gli agenti delle Forze dell'ordine e gli operatori sanitari; abbiamo introdotto la flagranza differita per chi aggredisce agenti durante le manifestazioni, norma grazie alla quale uno dei teppisti di sabato è stato già fermato e sarà mandato a processo .
Le nuove norme altro non fanno che implementare, quindi, quanto è già stato fatto. Anche qui voglio fare qualche rapido esempio. Ad esempio, vorremmo estendere lo sgombero rapido, in 48 ore, degli immobili occupati non solo alle prime case, ma a tutti gli immobili occupati. Vogliamo estendere la flagranza differita anche per altri reati, come il furto con strappo. Vogliamo superare la riforma Cartabia per quanto riguarda la procedibilità d'ufficio per quanto riguarda gli scippi . Vogliamo che ci sia una sanzione penale, non solo amministrativa, per chi vende a minori lame e coltelli o per chi porta indebitamente lame e coltelli. E inoltre - la cosa più importante -, vogliamo ulteriormente estendere le garanzie funzionali, operative e legali agli agenti delle Forze dell'ordine , perché i fatti degli ultimi giorni altro non fanno che dimostrare quanto questo tema sia urgente.
Vedete, ogni volta che noi abbiamo portato in Parlamento questi temi negli ultimi anni, dalla sinistra la denuncia è sempre stata la stessa. Venivamo accusati di non voler garantire la sicurezza, venivamo accusati di voler trasformare l'Italia in uno Stato di polizia, si parlava di deriva autoritaria, si parlava della volontà di tarpare la bocca a chi manifesta, e ancora adesso abbiamo sentito le stesse parole. Questa tesi, però, si auto-contraddice nel momento in cui, da quando è stato approvato il decreto Sicurezza, sono quintuplicate le manifestazioni contro il Governo. E, quindi, questo dimostra che i nostri provvedimenti non sono liberticidi, sono provvedimenti che servono a garantire la sicurezza anche di quei manifestanti pacifici di cui voi parlate, oltre che la sicurezza di tutti .
E, anche in questo caso, ci saremmo aspettati che la condanna fosse davvero unanime, ma così non è stato, lo abbiamo sentito poco fa e lo sentiremo probabilmente anche dopo, lo abbiamo letto sui giornali: condanniamo però; condanniamo ma; condanniamo, ma il Governo non si approfitti di questa situazione per nuove norme. Ecco, questo tipo di clima, questo tipo di giustificazioni è proprio quella copertura politica e morale che garantisce ad alcuni soggetti che vanno in piazza a manifestare violentemente l'idea di essere tutelati e di operare dalla parte del giusto , ed è questo cordone che va rescisso. Non può esserci giustificazione per chi devasta le città, per chi aggredisce le Forze dell'ordine, per chi usa violenza.
E, in questo contesto, c'è un caso particolare, che è il caso Torino, di cui vorrei brevemente parlare. Vedete, Torino, nella sua storia, è stata tante cose. È stata la capitale politica di questo Paese: senza Torino, noi non saremmo qui e non ci sarebbe questo Parlamento, perché non ci sarebbe questo Stato. Torino è stato il laboratorio ideologico in cui sono nate le grandi culture politiche del secolo scorso, la cultura liberale e la cultura socialista. Torino è stata la capitale industriale di questo Paese e, di conseguenza, è stata anche la capitale delle giuste rivendicazioni sociali e sindacali per i diritti dei lavoratori.
Ecco, di questa Torino, purtroppo, oggi non si parla più. Oggi Torino è, purtroppo, nota solo come la capitale dell'antagonismo violento e dell'antagonismo eversivo, e questo non capita per caso. Capita perché, negli ultimi decenni, c'è stata una copertura e una connivenza di chi ha avuto responsabilità politiche di guidare Torino e certi ambienti. Pensiamo agli ultimi venti anni delle violenze no-TAV, coccolati e giustificati da partiti che siedono in Parlamento e che hanno amministrato quella città .
Ma parliamo anche di Askatasuna, perché, fino a poche settimane fa, stavamo qui a discutere del fatto che l'amministrazione Lo Russo volesse legalizzare l'occupazione del centro sociale. E non penso che fosse necessario arrivare a vedere un poliziotto preso a martellate per terra per capire che c'era qualche problema con Askatasuna. Solo per guardare i fatti più recenti, abbiamo avuto l'assalto a Caselle, l'assalto dei negozi di notte, l'incendio delle auto dei dipendenti di Leonardo, la devastazione squadrista de . Non era evidente che c'era un problema? Dovevamo arrivare qui ?
E allora, se vogliamo davvero tutti quanti creare un clima per cui sul tema della sicurezza - che non ha bandiera politica - si possa lavorare tutti insieme, è necessario che chi ha sempre protetto e coperto certi atteggiamenti rescinda questo filo, in maniera netta, senza dubbio .
RICCARDO MOLINARI(LEGA). Ma, visto che il tema non riguarda solo una parte, l'autocritica la faccio anche dalla parte nostra. È necessario che, anche dalla parte nostra, ci sia il coraggio di tagliare ogni tipo di rapporto con chi, con parole, azioni, simbologie, si riconnette a ideologie violente, sconfitte dalla storia del passato, che non possono avere luogo e che non possono creare un clima di leale collaborazione, che è quello che serve oggi per dare sicurezza al Paese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Nazario Pagano. Ne ha facoltà.
NAZARIO PAGANO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Intanto vorrei ringraziare il Ministro: Ministro Piantedosi, grazie per la sua informativa ; un applauso da parte dei deputati di Forza Italia per quello che lei sta svolgendo come Ministro dell'Interno. Oggi in Aula lei ha fatto una rappresentazione attenta, corretta e che fa molto riflettere su quanto avvenuto a Torino qualche giorno fa. Tutti gli italiani sono rimasti profondamente colpiti e le immagini che sono apparse - degli atti di violenza inaudita, di terrorismo e degli atti anti-Stato che si sono verificati a Torino - ovviamente richiamano tutti noi a un esercizio di responsabilità istituzionale.
Il suo richiamo finale - ecco perché non comprendo l'attacco che le è stato rivolto poco fa -, che lei ha rivolto a tutte le forze politiche, di convergere a un sostegno unanime nei confronti delle Forze dell'ordine credo che lei l'abbia detto in modo chiaro e inequivocabile e, quindi, questa è la ragione per la quale mi domando come sia possibile mettere in discussione l'idea che, dopo quello che è accaduto a Torino, qualcosa sia evidentemente mutato, cambiato. Non si può né minimizzare né strumentalizzare in senso contrario: la sicurezza dei cittadini e la tutela dell'ordine pubblico sono doveri fondamentali dello Stato e richiedono fermezza, lucidità e rispetto delle regole costituzionali. È in questo equilibrio che si misura la credibilità delle istituzioni e anche il rispetto della nostra Costituzione.
Le Forze dell'ordine si sono trovate a operare in un contesto di fortissima tensione, che, peraltro, come è stato ricordato, era stato anche preannunciato. A loro va tutto il nostro sostegno convinto . In particolare, desidero esprimere la mia vicinanza personale ai due agenti feriti negli scontri di Torino. Sono stato in contatto, ieri, con Alessandro Calista, il poliziotto originario della mia città, Pescara, che è rimasto ferito e a cui ho manifestato personalmente la mia solidarietà, ma, ovviamente, anche di tutto il gruppo di Forza Italia. Apprendo con sollievo che lui è in uno stato di salute in netto miglioramento.
Quello che mi ha fatto piacere, però, è stato ascoltare dalla sua voce che egli era comunque contento di svolgere quel servizio, che per lui era il senso del dovere e che, quindi, era consapevole che poteva, purtroppo, anche accadergli quanto è accaduto. Questo ci fa capire quanto le nostre Forze di Polizia siano serie, convintamente al servizio del nostro Paese, al servizio del nostro Stato. Esprimo, poi, la mia più sincera solidarietà anche al secondo agente ferito. Entrambi sono vittime di un vile attacco. A loro, ovviamente, va il nostro augurio di completa guarigione. Alle loro famiglie e a tutte le donne e gli uomini delle Forze dell'ordine rivolgo il mio più profondo ringraziamento per il servizio che svolgono ogni giorno con dedizione, professionalità e senso del dovere.
Le istituzioni hanno il dovere, sempre e concretamente, di essere al fianco di chi indossa una divisa a tutela e sicurezza dei cittadini. I gesti di terrore e di violenza messi in atto da delinquenti apertamente ostili allo Stato e alle Forze dell'ordine vanno contrastati con fermezza e determinazione, senza ambiguità. È questo il punto: senza ambiguità. Allo stesso tempo, proprio perché crediamo nello Stato di diritto, è essenziale che ogni intervento sia valutato con rigore e con trasparenza. La fiducia dei cittadini si rafforza accertando i fatti, non eludendoli, e garantendo che ogni azione sia stata proporzionata e conforme alla legge. Forza Italia ribadisce, ancora una volta, una linea chiara: legalità e sicurezza non possono essere valori alternativi, devono essere per forza complementari. C'è bisogno dell'uno e c'è bisogno dell'altro: non esiste tutela dei diritti senza ordine, così come non esiste ordine senza il rispetto delle garanzie previste dalla nostra Costituzione.
È chiaro che a breve arriverà un provvedimento - anzi forse due, un decreto-legge e un disegno di legge - in materia di sicurezza. La mia Commissione, quella che presiedo, ovviamente è pronta ad affrontare con fermezza e con chiarezza anche una risposta, perché quello che è accaduto in questi giorni è un segnale chiaro ed evidente agli italiani e noi, come istituzione, abbiamo il dovere di dare una risposta chiara. Il contributo responsabile che il Parlamento deve dare e può dare è rafforzare gli strumenti a tutela della sicurezza, sostenere le Forze dell'ordine e riaffermare, senza esitazioni, l'autorità dello Stato nel solco della Costituzione.
Mi permetta poi, Ministro, di dire che alcune cose da lei dette ci hanno fatto, ovviamente, molto preoccupare. Vi è stata un'evidente sottovalutazione, anche da parte di alcune forze politiche, di quello che stava accadendo e non si può sottovalutare ciò che era stato chiaramente preannunciato. Alcuni episodi cui lei ha fatto cenno, che addirittura alcuni manifestanti pacifici, cioè non violenti, abbiano comunque fatto da scudo ad alcuni rappresentanti della violenza più inaudita, a dei veri e propri terroristi l'altro giorno a Torino, ci fanno riflettere. Bisogna che tutte le forze politiche, nessuna esclusa, prendano chiaramente le distanze da questi episodi e, soprattutto, che si tengano bene a distanza da quanto è avvenuto. Non possiamo semplicemente dire che bisogna preservare la libertà di manifestare: questo è evidente - lo dice la nostra Costituzione - e noi lo stiamo consentendo. Non è mai accaduto qualcosa di contrario. Ma è arrivato il momento in cui bisogna prendere le distanze…
NAZARIO PAGANO(FI-PPE). …da questi violenti, perché la responsabilità di ciascuno di noi, come istituzione, è questa. Forza Italia, quindi, ringrazia quanto hanno fatto le Forze dell'ordine ed è al fianco del Ministro dell'Interno .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Appendino. Ne ha facoltà.
CHIARA APPENDINO(M5S). Presidente, a me la violenza anarchica fa ribrezzo e fa ribrezzo a tutti noi, a tutto il MoVimento 5 Stelle. L'ho detto in ospedale domenica, quando sono andata a trovare gli agenti Lorenzo Virgulti e Alessandro Calista, cui ho portato la vicinanza di tutto il MoVimento 5 Stelle, e lo ribadisco qui oggi, in quest'Aula, con la voce di chi quella violenza l'ha combattuta, di chi quella violenza l'ha vissuta sulla propria pelle, perché, mentre per anni nella città di Torino c'era l'indifferenza a destra e a sinistra, io, da sindaca, ho agito e ho sgomberato un covo di anarchici dove fabbricavano le bombe : si chiama l'Asilo di via Alessandria.
Allora, qual è stato il prezzo di quella legalità? Sapete qual è stato? Cortei violenti, buste esplosive, un pacco bomba. Sono venuti a manifestare sotto casa con un manichino mozzato con la mia testa. Oggi io vivo ancora sotto scorta. Lo dico qui e sapete perché? Perché prima di lanciare accuse infamanti di connivenza tra queste persone, questi violenti, e il MoVimento 5 Stelle, dovreste avere un minimo di dignità e rispettare la battaglia e le battaglie di chi ha avuto il coraggio di non nascondere la testa .
Veniamo a sabato, Presidente. Io sabato in quella piazza non c'ero. Non c'ero, perché io penso e ritengo che lo sgombero di Askatasuna fosse inevitabile e lo ribadisco. Però, proprio perché non c'ero per scelta politica, ho il dovere del racconto della verità. Quella piazza non è quello che ha detto lei, non è solo quello che ha detto lei, Ministro. C'erano migliaia di persone: c'erano bambini, c'erano famiglie. Era un corteo pacifico, in parte ovviamente . Poi c'era quella schifezza, quel centinaio di violenti, che non sono manifestanti, sono dei criminali. Però, vede, criminalizzare - e lo dico a lei, Ministro, perché lei conosce le dinamiche - un intero gruppo di persone è pericoloso, perché li allontana dallo Stato e li avvicina a chi è veramente violento. Quindi, ci pensi due volte prima di farlo .
Allora, torniamo a quei violenti, perché è di quelli che dobbiamo parlare, senza buonismo, senza il buonismo - lo dico chiaramente - che abbiamo visto in passato, anche a sinistra, ma senza le strumentalizzazioni che vediamo a destra.
Perché per un attimo io ho immaginato - lo dico sinceramente - colleghi di destra che guardavano e, forse, sorridevano nel vedere quelle immagini, perché la verità è che gli anarchici sono i vostri migliori alleati Ma che dici!, cioè loro creano il caos e voi usate quel caos per fare che cosa? Per varare misure liberticide, lo ribadisco, per attaccare i giudici e soprattutto per nascondere una cosa, quello che è chiaro a tutti: il vostro fallimento plateale e clamoroso sulla sicurezza .
Allora fa schifo, Ministro, usare la violenza anarchica per i vostri comodi! Io non ci sto, noi non ci stiamo.
Allora usciamo per un attimo, Ministro, dall'emergenzialismo emotivo, usciamo un attimo e ci spieghi: scusi, ma cosa c'entra la cauzione? Veramente lei pensa che un violento, perché sa che c'è la cauzione, non scende in piazza, non viene lì e non è violento? Ma di cosa stiamo parlando? La verità è che quella cauzione rischia di fermare solo i cittadini che sono pacifici e che magari non si possono permettere di manifestare.
Cioè, voi siete classisti sulla sanità, siete classisti sull'economia, siete classisti sulla giustizia e siete anche classisti sul diritto a poter manifestare il dissenso .
Questa è una tassa sulla democrazia! Oppure ci dica cosa c'entra lo scudo penale. Se voleste davvero aiutarli, dovreste dargli dignità, e la dignità è essere pagati di più, straordinari pagati in tempi veloci, significa dargli la possibilità di avere una vita al di là del lavoro, significa assumere più agenti. Per non parlare del fermo preventivo, fateci capire: volete arrestare i cittadini in base alle loro attitudini, cioè senza il vaglio di un giudice?
Cioè davvero fingete di non sapere che c'erano degli incensurati lì, Ministro? Erano anche incensurati alcuni di quelli che sono stati arrestati, ma di cosa stiamo parlando? Tornate nel mondo reale . Ma la cosa più incredibile è l'ipocrisia, l'ipocrisia! Voi siete legalitari con i nemici e indulgenti con gli amici. Meloni, Ministro, diceva e chiedeva le dimissioni della Ministra Lamorgese per le violenze dei manifestanti dei no, l'assalto alla CGIL. Lì era colpa dei manifestanti, lì non era colpa di chi aveva commesso le violenze, no, assolutamente, era colpa del Ministro, al contrario.
Quindi, Ministro, lei dovrebbe dimettersi secondo quello che pensava Meloni quando era all'opposizione . Poi lo sgombero promesso, la tolleranza zero con le occupazioni, ma CasaPound? No, no, aspettiamo ancora CasaPound, quella sta lì. Per non parlare di questi fascisti del terzo millennio, che voi, evidentemente, trattate in base alle vostre amicizie. Cioè, se un anarchico aggredisce un poliziotto, invocate la gogna; se lo fa uno dei vostri - lo cito, Luca Marsella, condannato per avere partecipato alle aggressioni di 6 poliziotti -, via, con i tappeti rossi in Parlamento . Ma riuscite a guardarvi allo specchio?
E allora chiudo, Presidente. La Presidente Meloni ripete da giorni che serve dare un segnale, subito. Ministro, un Governo serio non dà segnali, dà soluzioni, soluzioni, anche perché i vostri segnali sono solo segnali di fumo, quel fumo che buttate negli occhi degli italiani per non fargli capire che sulla sicurezza non ne avete azzeccata una ad oggi.
Allora, vede, smettetela di fare propaganda, smettetela. Per una volta accogliete le nostre proposte, ripristiniamo la procedibilità d'ufficio per scippi e borseggi, aumentiamo gli stipendi e gli organici delle Forze dell'ordine, mettiamo più soldi nel fondo per le spese legali degli agenti, affinché possano difendersi in un processo giustamente, legittimamente e serenamente. Eliminiamo la norma Nordio che permette agli indagati di dileguarsi; finanziamo i patti con i comuni, la sicurezza integrata. Se avete il coraggio - Ministro, mi guardi -, se avete il coraggio di votare queste norme, noi ci siamo; per lo sciacallaggio politico guardate altrove, noi non ci siamo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Rosato. Ne ha facoltà.
ETTORE ROSATO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente, e grazie, signor Ministro. Siamo qui oggi per la gravità di quanto è accaduto sabato, fatti che hanno colpito tutti quanti noi. Porto subito la solidarietà, come abbiamo già fatto, del nostro gruppo, del nostro partito, agli agenti feriti, ai tanti agenti feriti e a tutti coloro che sono stati coinvolti in questi incidenti che sono stati organizzati e costruiti da dei criminali che avevano esattamente l'intento di far succedere quello che poi è successo. Però diciamoci che, nonostante la gravità di questi fatti, non è successo nulla di nuovo.
Non è che non era mai accaduto. Forse l'evento ha avuto una forza più mediatica per quel video drammatico che ha ripreso quell'agente picchiato e circondato da 10 criminali, ma purtroppo, ribadisco purtroppo, non c'è nulla di nuovo. Non c'è una situazione di emergenza, c'è una situazione di cui dobbiamo essere molto consapevoli. Riguarda le Forze di Polizia, i nostri bravissimi agenti di Polizia, che sono lì sul territorio a fronteggiare situazioni complesse spesso anche dal punto di vista numerico, perché poi si possono schierare quanti uomini si vogliono, ma, quando c'è una concentrazione in un punto specifico, in una via specifica, di un gruppo così organizzato, si rischia quello che è accaduto a Torino.
E da altre parti sarebbe accaduto diversamente: di fronte a uno che arriva con un martello, in altri Paesi avremmo visto un poliziotto che rispondeva con una pistola. Da noi questo non accade, le nostre Forze di Polizia sono sempre lì a trovare il modo per limitare i danni, per ammortizzare quello che accade. Noi di questo non possiamo non tenere conto e dobbiamo ringraziarli anche per questo. Dopodiché dobbiamo sapere che questo genera una paura nelle nostre città, perché quello che abbiamo visto sabato ha generato e continua a generare paura nelle nostre città.
Allora, sì, serve qualche intervento anche normativo? Li guarderemo con attenzione. Pregherei anch'io veramente, lo dico - poi ci confronteremo sul merito delle norme -, di non fare norme manifesto, inutili, che servono a fare un titolo di giornale e non servono a intervenire sulla situazione. Perché è chiaro che, se c'è una persona con un martello che picchia un poliziotto, quello io, da lontano, non sono un magistrato, ma lo valuto con la stessa gravità che adotterei ove vedessi una persona che prende un martello e cerca di colpire qualcun altro, almeno con la stessa gravità.
Quindi è un tentativo di omicidio. Le norme non sono sufficientemente chiare su questo? C'è uno spazio di confusione? Chiariamole, perché il problema non è solo fare nuove norme, è renderle esecutive, è riuscire a evitare che quelle persone lì tornino la prossima settimana in un'altra manifestazione. Perché se è comprensibile la prudenza con cui le Forze di Polizia evitano di fare le retate in quelle occasioni, perché il loro obiettivo è l'ordine pubblico e non arrestare tutti quelli che manifestano anche in forma violenta - sono due obiettivi molto diversi e chi fa questo lavoro conosce la differenza -, non è accettabile che quelli che poi vengono fermati ce li ritroviamo, dopo una settimana, di nuovo a fare le stesse cose.
E credo che su questo ci sia una responsabilità anche delle forze politiche, perché su questo dibattito su destra, sinistra, chi è d'accordo, chi non è d'accordo, io penso che non ci sia nessuno in quest'Aula che sia favorevole a qualsiasi iniziativa di violenza.
Io non penso che ci sia, come quando vedo manifestazioni di destra non penso che ci sia nessuno che è favorevole a iniziative e manifestazioni violente quando le organizzano gli estremisti di destra. Però penso che ci sia una certa connivenza verso un certo tipo di illegalità. L'illegalità va combattuta tutta. Se c'è un immobile occupato in maniera abusiva, non può essere che lo Stato fa finta di niente, perché se lo Stato fa finta di niente passa un principio per cui c'è un pezzo di illegalità che è consentito. E allora compito nostro è ribadire con forza che l'illegalità va tutta perseguita. È compito del Governo ottemperare e intervenire quando queste illegalità ci sono, tutte, da chiunque vengano commesse, senza nessuna distinzione di colore politico, perché altrimenti diventa tutto incomprensibile.
Purtroppo c'è una percezione che con Governi che si alternano di colore questo non avviene, e io penso che invece noi dobbiamo avere una maggiore consapevolezza della responsabilità che qui abbiamo. Penso anche - e chiudo, signor Ministro - che noi abbiamo un'occasione in questo dibattito e soprattutto nei momenti successivi che avremo, su cui dovremo discutere, per fare un ragionamento che non riguarda solo le norme penali e civili, ma di quanti e quali strumenti hanno bisogno i nostri poliziotti per presidiare le nostre città. L'insicurezza che si percepisce in Italia è un'insicurezza che c'è.
Non nascondiamolo, non è che l'insicurezza cambia con il colore politico del Governo. L'insicurezza c'è, e l'unico presidio vero, reale, che bisogna mettere in campo per combattere contro l'insicurezza è quello di aumentare le Forze di polizia sul territorio, e dico che il vostro Governo può fare ancora molto di più. Ci sono anche i fondi - lo abbiamo proposto, lo ha proposto Calenda più volte - che devono essere destinati alle Forze armate…
ETTORE ROSATO(AZ-PER-RE). … da destinare a quello, ai Carabinieri. E, secondo, il decoro delle nostre città. Una città buia è una città insicura, una città sporca è una città più insicura. Dobbiamo avere l'idea che i piani sulla sicurezza vanno implementati fino in fondo
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Bonelli. Ne ha facoltà.
ANGELO BONELLI(AVS). Grazie, Presidente. Signor Ministro dell'Interno, colleghi e colleghe, preliminarmente e doverosamente, il gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, come ha sempre fatto in questi giorni e ha ripetutamente detto insieme al collega Nicola Fratoianni, esprime la propria solidarietà e vicinanza umana alle Forze dell'ordine e agli agenti che sono stati colpiti . È una presa di posizione sentita, vera, e lo stesso facciamo anche nei confronti dei manifestanti pacifici che sono stati feriti, perché il diritto a manifestare pacificamente in questo Paese va sempre garantito, e quindi rinnoviamo la nostra solidarietà e vicinanza umana.
Ma, signor Ministro, oggi lei si è assunto la responsabilità politica di alzare il livello di scontro politico nel Paese non parlando da Ministro dell'Interno, ma parlando da esponente di partito, come se avesse fatto un comizio. Lei non può, signor Ministro, utilizzare le divise dei poliziotti, che vengono indossate con onore, per fare propaganda . Questo non lo può fare e non lo può fare sulla pelle dei poliziotti. E noi non glielo consentiamo, specialmente rispetto a un Governo che ha ridotto gli organici, che non dà risposte ai sindacati di Polizia per gli aumenti degli stipendi, che ha aumentato l'età pensionabile rispetto anche alle proteste forti dei sindacati di Polizia. Vede, signor Ministro, noi quei teppisti criminali li condanniamo, ma lo sa perché? Perché sono nostri nemici. E sa perché sono nostri nemici? È la prova dell'uso politico che voi state facendo per attaccare Alleanza Verdi e Sinistra, perché Alleanza Verdi e Sinistra… signor Ministro, mi guardi mentre parlo, perché lei oggi si è assunto la responsabilità di attaccare una forza politica pacifista, non violenta e democratica , che fa di questi tre valori la cifra del proprio agire politico, costante, di ogni giorno . Lei non può venire in quest'Aula, pungere e mettere il dito nei confronti di una forza politica, lo ripeto, democratica, non violenta e pacifista.
Vede, c'è una questione che a noi preoccupa fortemente: il fatto di richiamare una stagione passata. Anche gli esponenti di destra che sono in quest'Aula dovrebbero preoccuparsi, perché richiamare quella stagione passata - la stagione vera dell'eversione, degli anni di piombo -, che ha rappresentato un momento drammatico per il nostro Paese, con leggi speciali, usare impropriamente questo linguaggio è un atteggiamento di profonda irresponsabilità, di assenza di consapevolezza rispetto a quello che è stato il passato. Forse o lei non ha memoria storica, o è in profonda malafede .
E allora è estremamente pericoloso quello che lei ha detto, perché, se lei pensa di dover far precipitare il Paese in quella storia, dove il terrorismo nero e il terrorismo rosso hanno realizzato una stagione terrificante nel nostro Paese, con le leggi speciali, le ricordo che nel suo posto, dove è lei adesso, c'era un Ministro dell'Interno che si chiamava Rognoni che, durante il rapimento Dozier, comunicò al Parlamento la sospensione del fermo preventivo: c'era il terrorismo. Lei oggi viene qui, in quest'Aula, quando lei, da Ministro dell'Interno, doveva tutelare i manifestanti pacifici e anche noi, fermando coloro i quali vanno a fare quegli scontri - perché li conoscevate, perché voi sapete chi sono -, ma gli avete consentito di fare tutto ciò . Sì, Ministro, glielo avete consentito, è chiaro?
E non ci venga a parlare di ripristino della legalità, lei che sgombra, dal suo punto di vista legittimamente, i centri sociali, e noi che legittimamente diciamo che nel Paese c'è un problema serio di rivendicazione di spazi sociali, perché le periferie sono ormai un deserto. Ma lei, signor Ministro… ed eviti di ridere poco, per favore … signor Ministro, lei dovrebbe … sì, sì, faccia così, non c'è problema, guardi…
PRESIDENTE. Collega Bonelli, prosegua.
ANGELO BONELLI(AVS). …non c'è problema…
PRESIDENTE. Prosegua e si rivolga alla Presidenza, naturalmente…
ANGELO BONELLI(AVS). …allora richiami anche il Ministro, perché io non posso pensare che, se parlo…
PRESIDENTE. Prego, prego, prosegua.
ANGELO BONELLI(AVS). …c'è qualcuno che fa il sorrisino . Non lo consento a lui…
ANGELO BONELLI(AVS). …e non lo consento alla Presidente Meloni. Ci vuole rispetto .
ANGELO BONELLI(AVS). Allora richiami anche il Ministro. Perché voglio ricordarle, signor Ministro, che ancora aspettiamo lo sgombero del centro sociale di CasaPound . Quando lo fa questo sgombero? Quando lo fa? Ce lo comunichi.
E una cosa, in ultimo, ma non meno importante, molto importante. Si parla di cattivi maestri: è un problema serio e, allora, vorrei fare un passaggio indietro nella storia. Era il pomeriggio di giovedì 12 aprile 1973. Quel giorno fu indetta una manifestazione del Movimento Sociale e del Fronte della Gioventù, con l'obiettivo dichiarato di protestare contro la violenza della sinistra. Quella manifestazione fu vietata dalla questura di Milano per gravi motivi di ordine pubblico. Scesero in piazza il Movimento Sociale e il Fronte della Gioventù. Ad aprire il cordone c'era Ignazio La Russa , Presidente del Senato, e c'era Romano La Russa, attuale assessore. Ebbene, in quella manifestazione, una bomba fu lanciata e morì l'agente Antonio Marino. Ancora oggi, noi ricordiamo la memoria di quell'agente . Voi non potete dare lezioni a nessuno, perché non avete fatto i conti con la storia, vi è chiaro? Non le date, siete pieni di scheletri negli armadi e volete riportare indietro la storia. E noi non ve lo consentiremo, perché noi difenderemo la democrazia e il diritto di manifestare , perché quei teppisti sono nostri nemici, sono vostri amici .
ANGELO BONELLI(AVS). Se c'è una complicità, è la complicità con voi. Con questi Ministri che ridono e ridacchiano, signora Ministra, noi non ne possiamo più perché c'è un problema serio in questo Paese, e noi la democrazia la difendiamo, perché Alleanza Verdi e Sinistra è una forza democratica, non violenta, pacifista e su questo non arretreremo mai .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Carfagna. Ne ha facoltà.
MARIA ROSARIA CARFAGNA(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Intanto, tre premesse. Vorrei ringraziare, anche a nome del gruppo di Noi Moderati, il Ministro dell'Interno Matteo Piantedosi non soltanto per la chiarezza della sua esposizione, ma anche per l'efficienza e la serietà con cui sta governando un momento particolarmente complesso per l'ordine pubblico e la sicurezza interna. E, poi, vorrei esprimere solidarietà “Due Ministri che mi ridono in faccia…”“Basta, vai al posto!”…
PRESIDENTE. Colleghi, colleghi!
MARIA ROSARIA CARFAGNA(NM(N-C-U-I)M-CP). …ecco il pacifista non violento!
PRESIDENTE. Collega Carfagna, ci penso io.
MARIA ROSARIA CARFAGNA(NM(N-C-U-I)M-CP). Ecco, ecco il pacifista non violento…
PRESIDENTE. Collega Carfagna, ci penso io. Stavo chiedendo al collega di venire qui a parlarne tranquillamente.
MARIA ROSARIA CARFAGNA(NM(N-C-U-I)M-CP). Se poi mi fa recuperare anche i minuti che ho perso grazie al pacifista non violento…
PRESIDENTE. Assolutamente le farò recuperare…
MARIA ROSARIA CARFAGNA(NM(N-C-U-I)M-CP). …che stava esprimendo in maniera pacata le sue ragioni .
PRESIDENTE. Collega Carfagna, come ho detto, ci penso io.
MARIA ROSARIA CARFAGNA(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie. Poi vorrei esprimere…
PRESIDENTE. Lei ha fatto il mio mestiere, sa come funziona. Prego, prosegua
MARIA ROSARIA CARFAGNA(NM(N-C-U-I)M-CP). …e poi vorrei esprimere, a nome del mio gruppo e personalmente, la massima solidarietà nei confronti delle Forze dell'ordine e anche degli agenti valorosi che a Torino, due giorni fa, hanno gestito con professionalità e competenza, a costo, a rischio della vita, una situazione potenzialmente esplosiva. E poi ancora, terza e ultima premessa, vorrei ribadire il sostegno convinto di Noi Moderati ad ogni iniziativa che il Governo vorrà intraprendere per fermare una volta per tutte la violenza criminale organizzata, di matrice anarchica ed eversiva, che sta avvelenando le nostre piazze. Perché l'aumento della violenza criminale di matrice anarchica è un fenomeno che credo non si possa negare: lo abbiamo visto negli ultimi anni, con assalti alle Forze dell'ordine, a giornali, a giornalisti, a esponenti politici, con aggressioni violente a stazioni, a commissariati, a università, persino al Salone del libro di Torino.
E poi lo abbiamo visto due giorni fa a Torino con scene vergognose, raccapriccianti; con una caccia all'uomo che deve davvero scuotere le coscienze di ciascuno di noi e che deve rappresentare uno spartiacque tra un prima e un dopo; perché quei teppisti, quei violenti incappucciati, che si sono resi protagonisti di un infame e vigliacco pestaggio ai danni di un agente di Polizia, non soltanto si sono accaniti contro un uomo, contro una persona, ma si sono accaniti contro una divisa. E quindi, si sono accaniti contro un simbolo dello Stato nel suo ruolo di mantenimento dell'ordine pubblico, della sicurezza (A, di rispetto delle regole, della legge e della democrazia.
È stato detto da molti colleghi prima di me e lo voglio ripetere, ne siamo convinti anche noi: non possono esistere zone d'ombra; zone d'ombra non sono più consentite e le dissociazioni del dopo non bastano più. Non serve condannare la violenza se un attimo prima o un attimo dopo si cercano giustificazioni a quella violenza. Non si può minimizzare dicendo: “si trattava di un manipolo di infiltrati in una piazza pacifica” perché 1.500 non sono un manipolo; 1.500 incappucciati non sono degli infiltrati; 1.500 agitatori che provengono dalle piazze di mezza Europa e si infiltrano in un corteo con bombe carte, con manganelli, con spranghe, con coltelli sono portatori di una guerriglia organizzata . Cercano l'evento estremo, cercano l'incidente eclatante, cercano il ferito, cercano il morto e, allora, alla piazza pacifica, ai manifestanti pacifici, ai colleghi che erano presenti in quella piazza vogliamo dire che non è che non si può stare nelle piazze, non è che non si può esprimere il dissenso, non è che non si può protestare; certo che lo si può fare, certo che si può stare nei movimenti, ma si sta nei movimenti che portano avanti le proteste con gli strumenti della democrazia, non con le spranghe e con i martelli. Ai manifestanti pacifici e ai professionisti della non violenza noi vogliamo dire che certo che andiamo in piazza anche noi, ma non è che andiamo in piazza a sostenere Hannoun, che è indagato per sostenere e finanziare un'organizzazione terroristica . Non andiamo in piazza a inneggiare e a gridare cori che inneggiano alla sparizione, alla distruzione di uno Stato democratico.
Allora la violenza di piazza non può essere considerata un alibi in questo Paese, perché non siamo in Russia, non siamo in Nicaragua, non siamo neanche a Minneapolis; qui, in Italia, ognuno è libero di manifestare liberamente il proprio pensiero, anche attraverso la protesta. E le Forze dell'ordine sono nelle piazze proprio per garantire la libera manifestazione del pensiero di tutti che questo Governo così come tutti gli altri non hanno mai messo in discussione E, allora, aggredire la Polizia, aggredire le Forze dell'ordine, vuol dire aggredire un presidio che è lì nelle piazze a garanzia di tutti.
Questa situazione - è stato detto da chi mi ha preceduto - non è inedita per il nostro Paese. Guardate, non è la destra che ricorda gli anni di piombo quando emergono queste immagini e queste violenze; molti esponenti di sinistra, vogliamo chiamarla sinistra illuminata, sinistra riformista, fanno i paragoni con quegli anni; e, giustamente, ricordano che la sinistra, negli anni più bui della storia della nostra Repubblica, si rifiutò di considerare i terroristi come compagni che sbagliano e la sinistra illuminata e riformista di oggi non fa altro che chiedere ai suoi compagni, alla sinistra di oggi, di prendere le distanze senza equivoci e senza ambiguità dall'eversione e dalle violenze di piazza.
Noi crediamo che questa sia la strada da seguire e, come allora, anche oggi, la violenza si sconfigge con l'unità creando un fronte comune e con la massima convergenza di tutte le forze democratiche a difesa di un principio tanto semplice quanto fondamentale: si sta con lo Stato e non con chi lo aggredisce, si sta con chi difende lo Stato e non con chi vuole portare caos nelle nostre piazze e nella nostra democrazia. Si sta insieme nel nome di un dovere comune: la difesa dei valori democratici da chi odia la democrazia, da chi odia lo Stato, da chi odia le donne e gli uomini che lo rappresentano
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Boschi. Ne ha facoltà.
MARIA ELENA BOSCHI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Ciò che è accaduto a Torino, sabato scorso, merita una condanna, senza se e senza ma, da parte di tutti noi, nessuno escluso. Perché se c'è un ragazzo che a meno di trent'anni veste la divisa per servire il nostro Paese merita il rispetto di tutti e se questo ragazzo viene aggredito in modo ignobile, vile, la solidarietà non può essere un mero esercizio di forma. Deve essere una vicinanza reale, affettuosa a un giovane padre che ci rende orgogliosi di essere italiani, semplicemente facendo il proprio dovere. Se qualcuno lo aggredisce, accanendosi in modo ignobile, selvaggio, vile, come abbiamo visto nelle immagini, quel qualcuno deve pagare e deve pagare in modo esemplare e non ci può essere nessuno che giustifichi quando un poliziotto viene picchiato.
Noi troviamo indegno il comunicato di Askatasuna che parla di successo del corteo con oltre 100 agenti feriti e ci indigna sentire esprimere solidarietà agli arrestati e non una parola per i feriti.
Nessuno può giustificare la violenza, anche quella contro gli operatori delle informazioni giornalistiche che sono stati intimiditi, minacciati, allontanati dal corteo solo perché facevano il proprio lavoro a presidio della democrazia, filmando quello che avveniva, informando i cittadini su quello che avveniva. Né può essere giustificato che un'intera città, quella di Torino, sia stata messa di fatto sotto sequestro, né possono essere giustificati gli atti vandalici, le devastazioni che ci sono state. Se la violenza non può essere mai giustificata, ancora meno può essere giustificata la violenza che si basa su un'ideologia.
Allora, noi, di Italia Viva, su questo vogliamo essere molto chiari e fermi. Noi non sottovalutiamo quello che è accaduto a Torino e, con altrettanta fermezza, pensiamo che anche dentro la sinistra più estrema, più radicale, si debba aprire una riflessione.
Guardate, il rapporto tra la sinistra più estrema, alcune parti della sinistra, e chi usa violenza non è nuovo, non è un dibattito nuovo. Come dimenticare le parole di Rossana Rossanda, su del 1978, quando, parlando delle BR, diceva: è come guardare un album di famiglia. Però, non possiamo dimenticare nemmeno chi, in quegli anni ben più cupi e ben diversi da quelli di oggi, Ministro, nella sinistra ha pagato anche con la vita la propria lealtà alle istituzioni e alla legge. Ricordare, oggi, Guido Rossa non è un mero ricordo, un esercizio di stile: è tenere viva la memoria di un eroe quotidiano, di un eroe dei nostri tempi, troppo spesso dimenticato.
Noi respingiamo, con forza, ogni equiparazione tra la violenza e la sinistra e, nello stesso modo, ricordando che non ci può essere questa equiparazione, vogliamo anche dire, però, con nettezza che, anche a sinistra, con riferimento a una parte della sinistra, non possiamo sottovalutare che quanto accaduto a Torino è stato programmato, organizzato, voluto, come testimonia l'occupazione dell'Università, come testimoniano alcune dichiarazioni dei di Askatasuna nei giorni precedenti. Allora è giusto e doveroso condannare i responsabili. Le responsabilità sono personali, di chi ha agito con violenza certo, ma non basta; occorre tagliare anche il legame con chiunque abbia in qualche modo agevolato questa violenza. È un dovere politico e morale perché, quando è stato preso a martellate Alessandro Calista, non si è voluto colpire soltanto una persona; si è preso a martellate la divisa e quello che rappresenta, cioè lo Stato, cioè tutti noi, in quel momento. Però, devo anche dire al Governo: anche il Governo decida cosa vuole fare e non continui a strumentalizzare quello che è accaduto a Torino.
Non ci può essere una mera strumentalizzazione, se vogliamo davvero un'assunzione di responsabilità da parte di tutti e condivisa. Non penso che faccia bene a nessuno sentire attacchi alla magistratura da parte dei banchi della maggioranza anche oggi, trascurando le parole coraggiose e nette che ha detto la procuratrice generale di Torino anche in questi giorni . Se vogliamo lavorare insieme sulla sicurezza, noi ci siamo, ma va fatto sul serio, non con delle dichiarazioni di intento sui giornali, salvo, poi, venire in Aula e attaccare le opposizioni o, magari, anticipare dei provvedimenti che rischiano di limitare diritti e libertà fondamentali dei cittadini.
Che si debba lavorare sulla sicurezza è sotto gli occhi di tutti: siamo un Paese in cui un ragazzo muore, accoltellato per andare a scuola; un capotreno muore a Bologna semplicemente perché fa il proprio lavoro; a Milano le ragazze vengono violentate per strada e, a volte, uccise. Allora sì, dobbiamo fare di più e meglio sulla sicurezza. Però, il primo a smettere con un racconto stucchevole del “tutto va bene”, anzi, “tutto va meglio di prima”, deve essere proprio il Governo.
Dobbiamo lavorare insieme, certo, ma la prima cosa da fare è riportare le Forze dell'ordine e gli agenti nelle strade, nelle stazioni, e toglierli anche dal limbo dei centri vuoti in Albania, Ministro, perché noi non abbiamo paura degli agenti per le strade, per noi sono una garanzia di sicurezza per i cittadini. Allora, noi chiediamo, sì, al mondo degli intellettuali, dell'associazionismo, di una parte dell'opinione pubblica, di condannare in modo fermo, senza nessuna titubanza, quell'ideologia che porta a picchiare un ragazzo di 30 anni, colpevole solo di fare il proprio lavoro.
Ma, al tempo stesso, chiediamo al Governo di mettere da parte l'armamentario della propaganda e di non sfornare un decreto Sicurezza ogni 3 mesi, salvo, poi, non risolvere nulla. Ad ogni fatto di cronaca voi aumentate le pene e i reati, ma non aumenta la sicurezza dei cittadini. Guardate, “sicurezza” per noi è una parola bellissima perché è il compendio della libertà, e la sicurezza non è patrimonio della destra. Magari possiamo avere idee diverse, sì, Ministro, perché, quando siamo stati al Governo noi, con il Governo Renzi…
MARIA ELENA BOSCHI(IV-C-RE). …lei lo sa bene, abbiamo investito un euro in sicurezza e un euro in cultura. Ci vogliono più agenti, ma ci vogliono anche teatri aperti, biblioteche diffuse e comunità che non vivano relegate in casa, ma che siano protagoniste delle proprie strade e delle proprie piazze. Oggi difendere la sicurezza significa sicuramente stare dalla parte delle Forze dell'ordine, ma ricordarsi sempre che le Forze dell'ordine sono al servizio dello Stato, della Repubblica, e non a servizio del Governo di turno .
PRESIDENTE. Intanto, saluto studenti, studentesse e docenti del Liceo classico “Marco Terenzio Varrone” di Rieti, che partecipano oggi alla Giornata di formazione a Palazzo Montecitorio e assistono ai nostri lavori dalle tribune .
Ha chiesto di parlare il deputato Manes. Ne ha facoltà.
FRANCO MANES(MISTO-MIN.LING.). Grazie, Presidente. Signor Ministro, anche noi vogliamo esprimere la massima, piena e incondizionata solidarietà ai rappresentanti delle Forze dell'ordine che, nell'esercizio delle loro funzioni, i servitori della Repubblica, sono stati vigliaccamente percossi a Torino, e ai giornalisti che sono stati aggrediti e minacciati mentre facevano il proprio lavoro. Vogliamo esprimere la nostra vicinanza anche alla comunità del quartiere Vanchiglia e a tutta la città di Torino, che non meritano questo disordine e l'ondata di violenza.
Anche noi, Minoranze Linguistiche, consideriamo inaccettabile che si compiano queste violenze gratuite e deliberate contro le Forze dell'ordine, che, con la loro professionalità, garantiscono sempre la sicurezza dei nostri concittadini, contribuendo anche loro alla libertà e alla convivenza democratica e civile del Paese. Violenze deliberate che indirettamente colpiscono anche le tante persone comuni che nelle nostre città vogliono poter manifestare in modo pacifico per esprimere insieme e liberamente le proprie idee. Violenze che nascono, però, da elementi precisi: la fine di una società educata ed empatica verso gli altri e la legittimazione dell'atteggiamento di aggressività come elemento politico distinguente e, allo stesso tempo, identitario.
Ciò che è accaduto a Torino richiama tutte le forze politiche di questo Parlamento non alla divisione, ma al confronto. La violenza che colpisce le città italiane va condannata con fermezza, ma non va tramutata in un argomento di puro scontro anche qui, nelle Camere. Il peggior favore che possiamo fare ai facinorosi e agli eversori è proprio quello di indebolire la politica, di colpire anche noi la democrazia, alimentando le contrapposizioni ideologiche, inseguendo il consenso con i distinguo e spettacolarizzando un Parlamento che parla soltanto, ma che non agisce.
Colleghi, le scene di violenza a cui abbiamo assistito a Torino sono le stesse scene a cui assistiamo in altre città e oramai in tanti luoghi del mondo. In questi tempi complicati dobbiamo saper agire insieme per il rispetto della legalità, senza rinunciare mai a promuovere una società libera e aperta. Ecco perché crediamo che anche nella politica dobbiamo abbassare i toni dello scontro ideologico, dimostrare unità e dare l'esempio. Ecco perché dobbiamo chiarire che non c'è democrazia senza rispetto delle Forze armate. Ecco perché anche noi chiediamo che i reati commessi a Torino non restino impuniti. Non c'è spazio per gli estremismi né qui dentro, in quest'Aula, né fuori da qui .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Magi. Ne ha facoltà.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). Presidente, da non violenti sentiamo, fino in fondo, la responsabilità dei momenti in cui da quest'Aula deve venire un messaggio chiaro, forte e unitario di condanna della violenza, ma non solo di condanna, di volontà politica di isolare la violenza, e non solo di solidarietà nei confronti degli agenti, ma di capacità di vedere nelle ferite nei corpi di quegli agenti e dei manifestanti inermi, che sono stati colpiti dalle cariche di reazione della Polizia, delle ferite per la democrazia tutta. Però perché questo avvenga serve assumersi delle responsabilità.
Ministro, noi oggi avremmo voluto ascoltare una disamina puntuale di che cosa non ha funzionato nella prevenzione e nella gestione dell'ordine pubblico a Torino. Lei ci ha parlato della prevenzione, ci ha detto che sono stati fatti dei fogli di via, trenta. Perché non ne sono stati fatti di più? Come è avvenuto il monitoraggio, come è avvenuto il monitoraggio degli spostamenti di persone, a centinaia, che sono arrivate da altri Paesi in questo esercito di antagonisti violenti che, abbiamo ascoltato, tutti aspettavano arrivasse? Tutti tranne lei, Ministro dell'Interno?
La verità è che non eravate pronti. Eravate, però, molto pronti a commentare con i cellulari in mano per fare una narrazione utile a chiedere delle norme speciali. Ministro, la informiamo, io qui ho l'elenco delle norme di prevenzione di cui lei potrebbe fare uso e che già esistono nel nostro ordinamento, norme giudiziali e norme amministrative. Le norme ci sono, se ci sono la volontà e la capacità di utilizzarle. Non c'è bisogno di nuove norme speciali. Ministro, mi presti un po' di attenzione.
Lei non è un magistrato, lei non è un magistrato. Lei deve darci risposte sulla gestione dell'ordine pubblico. Noi siamo uno strano Paese, mi rivolgo anche al Ministro Nordio, in cui il Ministro dell'Interno, compulsivamente, propone delle modifiche al codice penale. Mi rivolgo al Ministro Nordio, Ministro garantista e liberale: alla faccia! Le sembra normale che sia il Ministro dell'Interno a proporre, compulsivamente, dall'inizio di questa legislatura, delle modifiche al codice penale? Ecco, noi non ci stiamo a questo gioco, non ci stiamo a questo gioco. Soprattutto, Ministro, le piace tanto ridere, rida di questo …
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). Ma, insomma, Presidente, noi abbiamo un Ministro che viene qui a ridere in faccia alle opposizioni . Ma le sembra un modo adeguato di affrontare un argomento così delicato, nel momento in cui si chiede collaborazione alle opposizioni? Allora, la questione è questa: nel momento in cui lei, come ha fatto ieri in un'intervista a tutta pagina sul quotidiano della città di cui stiamo parlando, dice che “i cosiddetti manifestanti pacifici”…
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). …“cosiddetti manifestanti pacifici”, 20.000 persone, sono complici dei violenti, beh, noi siamo terrorizzati dall'idea dell'uso che lei vorrà fare di quelle norme speciali che chiede di introdurre, perché evidentemente le vorrà usare Il fermo preventivo? Lei ha già gli strumenti per intervenire, non ne ha avuto la capacità. Questo dibattito si sarebbe …
PRESIDENTE. Grazie, onorevole. È così esaurita l'informativa urgente.
Saluto studenti, studentesse e docenti dell'Istituto di istruzione superiore “Andrea Fantoni” di Clusone, in provincia di Bergamo, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Fabrizio Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Approfitto anche della presenza del Ministro Nordio per chiedere la possibilità di una sua informativa urgente relativamente a un tema molto importante, che abbiamo già discusso anche qualche giorno fa, che è il tema carcerario. Non solo i suicidi in carcere non sono calati e altri 2 nelle ultime 36 ore nel carcere di Padova aggravano il bilancio di quest'anno, ma continua una vicenda che è quella che riguarda la circolare ministeriale del DAP che vieta e non consente tutte le attività trattamentali all'interno del carcere.
Il Ministro ha già più volte risposto che questa è una falsità, che le notizie di stampa non sono reali e che assolutamente vengono autorizzate tutte le attività trattamentali nel carcere. Nonostante questo, la rassegna stampa - da Parma, a Padova, a Milano - racconta di interi eventi organizzati, dai gruppi di lettura alle cene in carcere, che vengono annullati, ma nel corso di quest'ultima settimana sono avvenuti due casi che riterrei abbastanza gravi da necessitare un'informativa urgente. Il primo è del 15 gennaio, quando, solo con 24 ore di anticipo, è stato disdetto il consiglio comunale di Modena all'interno della casa circondariale della città per l'autorizzazione negata da parte del DAP con meno di 24 ore di anticipo. Ieri l'ennesimo episodio, che mi ha coinvolto personalmente. Alle ore 15 era prevista la relazione del Garante, come da mesi anticipata e come da anni avviene nella città di Brescia, dove sono consigliere comunale. Dunque, alle ore 15 la commissione consiliare in carcere con la relazione annuale del Garante dei detenuti, ma solo ieri mattina abbiamo avuto il diniego da parte…
PRESIDENTE. Collega Benzoni, mi scusi. Colleghi, se avete bisogno di conferire, visto che è terminata l'informativa, fatelo a voce bassa, se dovete restare qui, altrimenti fuori dall'Aula, perché io non riesco a sentire quello che dice il collega Benzoni. Prego collega, continui.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Diciamo che non abbiamo sentito neanche noi ieri la relazione del Garante in carcere, che era un'occasione per unire le forze politiche e parlare di questo tema. La negazione da parte del DAP è arrivata a pochissime ore dalla convocazione della commissione consiliare, che - vorrei ricordare - è da noi tradizione che si svolga in carcere da almeno 10 anni, e questo è solo l'apice di quello che sta accadendo nelle carceri italiane, nonostante le negazioni del Ministro.
Quindi, spero e credo possa dedicare qualche ora del suo tempo per giustificare un comportamento che prima veniva denunciato solo da associazioni di categoria e oggi colpisce anche le istituzioni dei comuni italiani che si occupano delle carceri che sono presenti nelle loro città .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Serracchiani. Ne ha facoltà.
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ci associamo alla richiesta dell'onorevole Benzoni per quanto riguarda l'informativa urgente del Ministro Nordio su queste vicende. Noi vorremmo sapere il DAP che cosa intende fare e come si sta muovendo.
Noi, Presidente, abbiamo presentato un'interrogazione quando il capo del DAP si è recato, in campagna elettorale, in Campania a fare campagna elettorale per le regionali. A questa interrogazione non abbiamo ancora avuto una risposta. Abbiamo anche chiesto di sapere perché il DAP continua a fare delle circolari in una situazione gravissima all'interno delle carceri italiane, dove c'è un sovraffollamento straordinario e dove al sovraffollamento si aggiunge l'assenza non solo di spazi trattamentali, ma adesso anche la volontà, che noi riteniamo essere prima di tutto una volontà politica, di impedire ai volontari e alle associazioni del Terzo settore di svolgere attività all'interno degli istituti penitenziari. Anche su questo abbiamo rivolto un'informativa al Ministro e abbiamo presentato un'interrogazione e il Ministro ci ha risposto dicendo che in realtà va tutto bene e che non è stato negato nessun accesso agli istituti penitenziari. Noi, in realtà, abbiamo rilevato che ci sono diversi casi nei quali questo accesso è stato negato. Oggi, come veniva sottolineato dal collega, siamo di fronte a un ulteriore passo in avanti e l'ulteriore passo in avanti è dovuto al fatto che abbiamo scoperto che in ben due consigli comunali - e cito quello di Modena - si è impedito di poter parlare del carcere e di poter accedere al carcere al fine di svolgere quell'attività che normalmente viene svolta, cioè un'attività di conoscenza e un'assemblea straordinaria per poter parlare della situazione degli istituti penitenziari. Quindi, questo “no”, che è arrivato dal DAP, merita un chiarimento e merita una risposta. È per questo motivo che chiediamo l'informativa urgente e ci associamo alla richiesta già fatta al Ministro Nordio .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Dori. Ne ha facoltà.
DEVIS DORI(AVS). Grazie, Presidente. Anzitutto, Presidente, devo dire che la dimostrazione del rispetto che il Ministro Nordio ha per quest'Aula è data dal fatto che, appena il collega Benzoni ha citato in quest'Aula il Ministro Nordio rispetto a una possibile richiesta di informativa, il Ministro Nordio rapidamente è uscito dai banchi - era qui sotto i nostri occhi - ed è uscito di corsa, perché, sia mai, magari possa dare davvero in quest'Aula anche solo una piccola espressione di dissenso o di conferma rispetto a quello che si chiede. Questo, chiaramente, è semplicemente una questione di ruolo istituzionale e di come lo si rappresenta.
Per tornare al merito invece, anche noi, a firma della collega Ghirra, abbiamo depositato, come i colleghi, un'interrogazione sul punto, perché la preoccupazione è assolutamente legittima rispetto a questa circolare del DAP. Le risposte del Ministero della Giustizia sono, come sempre, evasive, soprattutto sotto due profili. Il primo è il fatto che il Ministero in questa risposta dice che quelle misure che erano già in corso andranno avanti così come erano previste. Questo va bene, ma per il futuro? Per quelle che non erano ancora iniziate come ci si approccerà rispetto agli interventi, per le attività importanti, per quelle trattamentali e anche per tutto il Terzo settore, che chiaramente all'interno svolge queste attività con onore proprio a vantaggio dei nostri detenuti?
Il secondo tema che pongo è che in questa risposta il Ministro sembra, di fatto, ancora una volta scaricare la responsabilità, una responsabilità anzitutto politica nei confronti della magistratura di sorveglianza, perché si nasconde dietro alla circostanza che, di fatto, la responsabilità è della magistratura. Sì, ma la circolare non è della magistratura di sorveglianza, ma è del Ministero. Quindi, ribadisco la necessità che il Ministro venga qui in Aula - anche se temo che non lo farà - a chiarire il significato di quella circolare .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Intervengo brevemente, Presidente. Noi ci associamo, ovviamente, alla richiesta del collega Benzoni. Tra l'altro, conosce perfettamente il collega Benzoni, così come tutti i colleghi e soprattutto il Ministro, oltre al DAP, le condizioni drammatiche nelle quali si trovano le carceri italiane e la popolazione che in esse è rappresentata, che sono strettamente i detenuti ma anche gli agenti della Polizia penitenziaria, gli educatori, gli psicologi e c'è, come veniva ricordato, anche tutto il lavoro che viene compiuto dal Terzo settore. È una situazione di sovraffollamento dove i diritti stessi dei detenuti, a causa del sovraffollamento, vengono meno e le uniche possibilità, in base all'attuale legislazione, per anticipare l'uscita dal carcere sono relative alla buona condotta all'interno delle carceri, anche secondo il trattamento che avviene all'interno delle carceri. Noi andiamo a comprimere, in questa condizione, anche momenti decisivi e importantissimi, come possono essere anche quelli delle iniziative, a cui faceva riferimento il collega Benzoni, ma anche quelle che ricordavano adesso l'onorevole Serracchiani o l'onorevole Dori. In una situazione nella quale questo Governo si rifiuta di compiere qualunque tipo di passo per restringere l'inumanità e il degrado nel quale si vive nelle carceri, si impedisce adesso anche di fare in modo che chi vive in quelle condizioni disgraziate possa trovare beneficio nell'incontro con attività che possono riguardare il Terzo settore o che possono riguardare anche l'azione civile che parte dalle amministrazioni comunali. Dunque, siamo alla follia!
Siamo alla follia anche, a mio avviso, rispetto a come il DAP sta amministrando anche tutta una serie di decisioni e di attività che devono essere prese nelle carceri.
Mi lasci dire, signora Presidente, che è l'ennesima richiesta di informativa che facciamo al Ministro della Giustizia sul tema delle carceri. Io vorrei chiedere alla Presidenza, ovviamente, al Presidente, attraverso di lei, se non è arrivato il momento, da parte della Presidenza, per un rispetto della dignità del singolo parlamentare qui dentro, di dire al Ministro della Giustizia che… forse c'è rimasto soltanto questo… ma non può essere semplicemente una ritualità di una domanda della quale il Governo se ne fotte … vorrei dire, perché lei così mi può riprendere, se ne frega o addirittura, diciamo, si disinteressa…
PRESIDENTE. Fa tutto da solo. Prego, va bene. Diciamo che l'ho ripreso…
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). …il problema è che il Governo se ne fotte non è che…
PRESIDENTE. Collega Giachetti, utilizzi un linguaggio consono.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). …se ne frega o se ne disinteressa. Noi siamo stufi, quindi o ci impedite da domani di poter chiedere la presenza in Aula del Ministro della Giustizia sul tema delle carceri, lo mettete nella riforma del Regolamento che non è possibile, o la Presidenza deve difendere il diritto del parlamentare di richiedere la presenza del Ministro. Una volta, due volte, tre volte, quattro volte, stiamo alla quindicesima volta. Non ci può essere una faccia di tufo che non risponde alle richieste dei parlamentari. Tufo, non credo che sia una parolaccia, però si può intendere altro, che è una parolaccia .
PRESIDENTE. Grazie collega Giachetti, invito tutti ad utilizzare un linguaggio consono in quest'Aula.
Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata D'Orso. Ne ha facoltà.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente. A nome del MoVimento 5 Stelle, anche io mi associo alla richiesta di informativa al Ministro Nordio, perché qui, vedete, il tema è proprio ampio ed è una domanda che dovremmo fare al Ministro: che visione ha del carcere? Perché noi ancora non l'abbiamo compreso.
C'è un'evidente tendenza ad ostacolare i contatti tra la comunità carceraria - e parlo proprio di comunità carceraria e vi inserisco non solo la popolazione detenuta, ma anche tutti coloro che lavorano e vivono per lavoro nelle carceri - e le comunità locali.
I due esempi che hanno fatto i colleghi che mi hanno preceduta - quanto avvenuto a Modena prima e quanto avvenuto in queste ore a Brescia - con cui è stato impedito e sono state annullate praticamente le visite di una commissione consiliare, per quanto riguarda il caso di Modena, che vi si era sempre recata, grazie alla garante dei detenuti comunale, per svolgere la relazione alla cittadinanza proprio sulle condizioni del carcere, nonché quanto accaduto anche a Brescia dove, a quanto pare, era stato convocato un consiglio straordinario presso la sede del carcere, hanno visto queste attività annullate ingiustificatamente, in poche ore senza dare troppe motivazioni.
Ecco, c'è quindi una evidente tendenza non solo a separare e quindi trattare il carcere come una realtà a sé stante, ma anche a - potremmo dire - occultarla agli occhi della comunità locale, come se fosse un mondo separato o qualcosa di cui la comunità locale non si deve prendere cura. E questo cozza con i princìpi anche costituzionali, perché cozza con il principio di rieducazione della pena, con la finalità rieducativa, quindi di reinserimento sociale. La prima cosa che invece si deve costruire e produrre è la ricucitura - potremmo dire così - tra la popolazione detenuta e la comunità locale, che poi alla fine della pena dovrebbe riaccogliere in seno la popolazione detenuta.
È questo il cuore di tutto. Anche noi avevamo denunciato che c'era una circolare ministeriale che ci preoccupava, perché poneva la preventiva autorizzazione del DAP rispetto a tutte le attività che mettevano in relazione la popolazione detenuta con l'esterno. Probabilmente, malgrado le rassicurazioni che ci sono state fornite più volte, anche con atti formali, anche come risposte a interrogazioni, la preoccupazione era fondata, perché questi sono gli effetti, i frutti di quella circolare evidentemente, e di una visione che - ripeto - ancora noi non abbiamo chiara.
Noi pensiamo esattamente l'inverso - come ho cercato di dire più volte e ribadisco in questo intervento -, ossia che il collegare la popolazione detenuta con delle attività trattamentali serie, costanti e che abbiano una loro programmazione, con tutto quel tessuto culturale e sociale che le comunità locali sono in grado di esprimere, sia un valore aggiunto e si inserisca in quei percorsi di rieducazione e reinserimento sociale che, come mera dichiarazione di principio, vengono dichiarati anche dal Governo, ma che poi non trovano sostanza e attuazione in quello che il Governo invece concretamente, attraverso le sue circolari ministeriali, va a mettere a terra .
PRESIDENTE. Riferirò al Presidente delle richieste di informativa giunte dai gruppi. Ha chiesto di parlare su un altro argomento, sempre sull'ordine dei lavori, la deputata Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Intervengo a nome del gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra per chiedere un'informativa al Ministro Matteo Salvini. Lo facciamo perché ieri abbiamo appreso da giornali di stampa che il nome del Ministro compare ben 96 volte negli Epstein. A noi sembra qualcosa di impressionante, sicuramente foriero di grande inquietudine, perché Epstein, come sappiamo, era un finanziere, miliardario, pedofilo, organizzatore di festini a base di sesso, a cui partecipavano altri miliardari e anche esponenti politici, e nelle sue conversazioni - stiamo parlando di messaggi scritti e di corrispondenza scritta -, parlando con Steve Bannon, fa più volte riferimento a Matteo Salvini e al suo partito, la Lega.
Chi è Steve Bannon? Steve Bannon è l'ideologo principale di Trump, il fondatore del movimento MAGA ma era anche il proprietario di un'azienda, Cambridge Analytica, che ha pesantemente condizionato i processi democratici degli Stati Uniti e che nel 2018 finì al centro di un enorme scandalo, di cui si discusse anche al Congresso americano, perché questa azienda aveva rubato i dati di milioni di persone al fine di costruire la campagna elettorale di Donald Trump.
Ebbene, parlando con Epstein, Steve Bannon fa delle affermazioni - ripeto, scritte - piuttosto gravi. Dice che era in quegli anni - stiamo parlando del 2019 - concentrato a raccogliere fondi per Le Pen e Salvini, così da permettergli di costruire le loro liste elettorali. Poi fa riferimento alle elezioni europee anche in Italia e dice: Possiamo noi gestire da qui tutte le cose. Dice di essere per il , per Salvini e per la Lega, per AfD, per Orbán e per Farage, dimostrando che l'internazionale nera di cui discutiamo da tempo esiste ed è finanziata dai miliardari americani . E ancora, a un certo punto dice una cosa ancora più inquietante: Con le elezioni europee possiamo andare da 92 seggi a 200, e, quindi, fermare qualsiasi legislazione sulle criptovalute o fermare qualsiasi altra cosa vogliamo.
Lo stesso Bannon scrive nelle che il 7 settembre 2019 avrebbe incontrato Matteo Salvini.
Allora, noi chiediamo che il Ministro Salvini venga a spiegare qui in Parlamento se abbia mai avuto Steve Bannon come consulente politico; se risponda al vero che Bannon abbia svolto attività di e ricerca di finanziatori diretti o indiretti, anche sotto forma di servizi digitali, a favore della Lega, visto che questi finanziamenti non compaiono nelle rendicontazioni; se sia mai venuto a conoscenza di iniziative promosse da Steve Bannon per condizionare l'opinione pubblica italiana ed europea utilizzando le tecniche di Cambridge Analytica ed altre tecniche di condizionamento che si fondano su profili falsi e , utilizzati sui per diffondere disinformazione; se gli incontri citati nelle si siano realmente svolti e se Matteo Salvini fosse a conoscenza dei legami fra Steve Bannon e il miliardario Epstein.
Queste domande, Presidente, non sono un attacco personale ma riguardano la sovranità democratica, la trasparenza del finanziamento della politica e il rischio di interferenze occulte nei processi elettorali nazionali ed europei. Aggiungo che, visto che la Lega ha dichiarato in queste ore che si tratterebbe di millanterie di Steve Bannon, stiamo ancora aspettando la smentita di Steve Bannon, che non è arrivata.
Quindi, c'è necessità che Matteo Salvini faccia chiarezza visto che è il Vicepresidente del Consiglio e che arrivino dichiarazioni di chiarimento da parte dello stesso Steve Bannon .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo per associarci alla richiesta ora posta da Alleanza Verdi e Sinistra, a mezzo della deputata collega Piccolotti.
La pubblicazione degli Epstein dimostra che Salvini è stato citato molte volte, il Ministro Matteo Salvini. E, soprattutto, la lettura di questi evidenzia l'esistenza, in quei due anni del 2018-2019, di una precisa strategia tesa a compattare la galassia dell'ultradestra europea. Quindi, sembra che questi centri di interessi americani stessero agendo non solo attraverso strumenti di natura politica, ma anche finanziaria ed economica per compattare questa galassia dell'ultradestra europea.
Era il periodo, ricorderete, del primo mandato di Donald Trump, l'attuale Presidente degli Stati Uniti d'America e in quei si racconta proprio di soldi che sono stati raccolti da Steve Bannon per questa grande operazione in Europa.
In particolare, per quello che noi apprendiamo, anche attraverso i giornali, si legge che nella corrispondenza tra Bannon ed Epstein si parla di manipolazione elettorale, si parla di soldi, si parla di triangolazioni. Bannon scrive in uno di questi , per come apprendiamo, dell'allora consigliere del Premier slovacco Robert Fico… che era “concentrato”, il consigliere di Robert Fico, “a raccogliere soldi per Le Pen e per Salvini, così” - leggiamo esattamente in termini letterali per come riferito dalla stampa - “possono candidarsi con liste complete”.
Lei comprende, Presidente, la gravità di quanto sta emergendo dalla lettura di questi e che va assolutamente dal Parlamento accertata e verificata.
Nel 2019 Bannon scrive che Salvini… - c'è un errore di battitura - “non parla inglese”, ma Giorgia Meloni l'inglese lo parlava già allora. Giorgia Meloni che, proprio in quel periodo, invitò esattamente Steve Bannon ad Atreju. In quel momento sembra che si muovesse proprio per entrare nella formazione politica di .
Nel dicembre del 2018 Bannon, per come risulta dalla lettura riportata dai giornali di questi , aveva già previsto l'di Salvini alle elezioni europee e aveva già previsto che una volta che Salvini avesse avuto questo avrebbe determinato la crisi di Governo. È esattamente quello che si venne a verificare dopo. Lo ricordate il Papeete? Ricordate la richiesta di pieni poteri da parte di Matteo Salvini? La Lega in quella fase venne accreditata al 35,8 per cento. Ebbene, fu crisi di Governo.
In quel momento storico il MoVimento 5 Stelle si assunse la grave responsabilità politica di portare fuori l'Italia da quella grave crisi istituzionale che questo comportamento irresponsabile di Matteo Salvini aveva determinato . Ma ora, Presidente, attraverso la lettura di questi tutti questi gravi fatti stanno emergendo. Stanno emergendo insieme con le domande che ha legittimamente posto l'onorevole Piccolotti, ma con domande ulteriori che noi vorremmo che, in quest'Aula, trovassero risposta. Noi ci chiediamo, Presidente: ma i sovranisti italiani a quali interessi rispondono? Presidente, noi vogliamo sapere: a quali interessi risponde il patriottismo di Matteo Salvini e di Giorgia Meloni?
Noi, Presidente, vedendo le politiche che questo Governo sta mettendo in atto una risposta ce l'abbiamo e ce l'hanno anche gli italiani, ma è bene che tutto questo venga chiarito qui, in quest'Aula, dal Ministro Matteo Salvini, Segretario della Lega .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Naturalmente ci associamo alla richiesta di informativa urgente per avere trasparenza in quest'Aula ma chiediamo, come abbiamo già fatto nell'interrogazione che abbiamo depositato nella giornata di ieri, di estendere questa informativa, anche la richiesta di chiarezza al Governo. Perché, vedete, quello che noi poniamo alla Presidente del Consiglio, al Ministro degli Affari esteri e al Ministro dell'Interno, quello che chiediamo al Governo è un'assunzione di responsabilità. Non è nostra intenzione, in alcun modo - abbiamo visto alcuni comunicati della Lega in tal senso -, attaccare la Lega. Noi chiediamo al Governo di difendere le istituzioni italiane perché le preoccupazioni che emergono da quello che abbiamo visto sono preoccupazioni che dovrebbero colpire tutti noi, in primo luogo chi ha l'onore e l'onere di guidare il Governo italiano in un momento come questo.
Vedete, è stato ricordato, se gli articoli di stampa venissero confermati, alcune delle rivelazioni pongono interrogativi molto pesanti di natura politica e istituzionale, tanto più rilevanti alla luce del ruolo che, attualmente, ricopre Matteo Salvini, che è Vicepresidente del Consiglio dei ministri e Ministro in carica.
Noi pensiamo che la trasparenza e l'azione di Governo, l'indipendenza delle istituzioni democratiche da influenze esterne, in particolare di natura finanziaria o provenienti da soggetti stranieri, costituiscano principi fondamentali dell'ordinamento repubblicano e ci aspettiamo che, di fronte a quelle che sono anticipazioni così preoccupanti e così pesanti, ci sia un'assunzione di responsabilità collettiva del Governo; si faccia chiarezza in Aula, si risponda alle nostre interrogazioni e lo si faccia a ogni livello. Ciascuno per le proprie responsabilità.
Le domande che abbiamo posto con la nostra interrogazione - l'abbiamo già depositata ma le rinnoviamo oggi in Aula in questa occasione - sono: capire dal Governo se sia a conoscenza delle anticipazioni contenute negli articoli di stampa citati e quale valutazione intenda esprimere in merito; se risulti che esponenti dell'attuale Governo, in particolare il Vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini, siano stati direttamente o indirettamente coinvolti in interlocuzioni, contatti o iniziative riconducibili ai soggetti menzionati negli Epstein ; se e quali verifiche il Governo intenda attivare, anche per il tramite delle autorità competenti, al fine di accertare la natura e l'eventuale rilevanza istituzionale delle interlocuzioni e dei riferimenti emersi nei documenti pubblicati; quali iniziative il Governo intenda assumere per garantire la massima trasparenza nei confronti dei cittadini del Parlamento, dissipando ogni possibile ombra sulla credibilità delle istituzioni e sull'autonomia delle scelte politiche nazionali e se il Governo non ritenga opportuno riferire in Parlamento sugli sviluppi della vicenda, anche alla luce delle ripercussioni che tali notizie possono avere sul piano della fiducia dei cittadini nei rapporti internazionali dell'Italia.
Vedete, la richiesta che oggi proviene dalle opposizioni, che come Partito Democratico avevamo già avanzato nella giornata di ieri, è una richiesta semplice che il Governo dovrebbe avere tutto l'interesse di offrire. Questa occasione di confronto e di chiarimento è una riflessione che sta avvenendo anche ad altri livelli. Abbiamo appreso che si stanno facendo valutazioni, anche a livello di Commissione europea, in materia di trasparenza - come è giusto che sia - nei confronti di altre figure coinvolte parimenti a quanto è avvenuto rispetto al coinvolgimento nei confronti della figura di Matteo Salvini e riteniamo sia fondamentale andare nella direzione di questo chiarimento.
Vedete, in queste ore si stanno muovendo molte scelte anche importanti per quella che è una difesa formale e non sostanziale dell'autonomia strategica, dell'indipendenza digitale del nostro Paese. Noi abbiamo visto e salutato la nascita finalmente di un sistema “GovSatCom” che dovrebbe finalmente consentire, per quanto riguarda la Difesa e poi, in prospettiva, anche per altri aspetti delle comunicazioni satellitari europee… Ci siamo confrontati tante volte in quest'Aula rispetto all'importanza di questo aspetto e apprendiamo dalla stampa internazionale che il Governo sta lavorando in un'altra direzione e sarebbe molto preoccupante se ancora una volta si provasse a forzare rispetto alla via europea per riaffidarsi, di nuovo, a Starlink, nel modo che avevamo fortemente respinto in quest'Aula anche quando abbiamo parlato del DDL Spazio.
Ecco, queste questioni non sono fra loro separate, sono questioni legate che attengono anche a come le istituzioni devono costruire la propria autonomia, la propria indipendenza e lo devono fare sulla trasparenza. Per questo, alla luce di quello che stiamo vedendo…
ANDREA CASU(PD-IDP). …chiediamo a tutto il Governo di riferire .
PRESIDENTE. Grazie, onorevole. Riferirò al Presidente delle richieste di informativa giunte dai gruppi. Passiamo ad un altro argomento. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Io intervengo per denunciare l'ennesima ferita a questo Parlamento, l'ennesima mortificazione. Mi riferisco all'assenza di numero legale che blocca, paralizza la Vigilanza Rai . Credo che non sia assolutamente più tollerabile questa situazione. È una situazione che è stata certificata tale, come mortificante, dallo stesso Presidente della Repubblica. Lo stesso Mattarella ha richiamato questa situazione e, quando parla il Colle, Presidente, è un affare serio, ma voi ve ne fregate, non vi interessa assolutamente niente. Non è mai successo che un amministratore delegato non rispondesse al Parlamento, un po' come qualcun altro è andato, evidentemente, a prendere ordini da qualcuno.
La Vigilanza Rai di fatto è bloccata, è paralizzata. Il presidente non è ratificato, il controllo parlamentare sul servizio pubblico è fermo, il danno istituzionale, politico, europeo è evidente: è a rischio la violazione della da parte del servizio pubblico anche rispetto al prossimo referendum . Anche questa è una cosa che va sottolineata: non si può avere una Vigilanza silenziosa sotto referendum. Queste sono cose che non sono accettabili. Credo che la mortificazione non riguardi soltanto il MoVimento 5 Stelle, ma riguardi l'intero Parlamento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Graziano. Ne ha facoltà.
STEFANO GRAZIANO(PD-IDP). Grazie Presidente, per ribadire con fermezza quello che ha detto il collega…
PRESIDENTE. Collega Graziano, mi sa che c'è un problema al microfono, perché io la sento molto piano. Può usare quello della collega? Prego, collega.
STEFANO GRAZIANO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Per ribadire con fermezza il sostegno alle parole del collega Quartini, ma, soprattutto, per dire con chiarezza che chiediamo alla presidente Floridia di convocare immediatamente l'ufficio di presidenza, e chiediamo al centrodestra di essere presente a quell'ufficio di presidenza, per poter convocare l'amministratore delegato della Rai ed ascoltarlo dopo un anno e mezzo che si è insediato il consiglio di amministrazione. Ed è la prima volta nella storia della Repubblica che si insedia un amministratore delegato, un nuovo consiglio di amministrazione e non c'è una posizione nella Vigilanza Rai per chiedere qual è l'idea che si ha del servizio pubblico, qual è il piano industriale, se c'è la possibilità di trasformare da a quali sono gli investimenti rispetto a quello che è il servizio pubblico, quale è la possibilità rispetto alla in particolare sulla vicenda del referendum.
Sono tutte cose che hanno un valore importante, anche rispetto ai 12.000 dipendenti che ha la Rai, che è la più grande azienda culturale del Paese. Perché oggi, invece, si ha la sensazione sempre più forte di un'azienda che è sempre più “TeleMeloni”, il megafono di un Governo e non il servizio pubblico del Paese.
Noi siamo e continuiamo ad essere per la Rai dei governati, non dei governanti. Continuiamo ad essere quelli che la ritengono, da questo punto di vista, un servizio pubblico che deve essere il più efficiente possibile. E, invece, ci sono ancora programmi in atto che hanno uno bassissimo, con costi altissimi. Ecco, noi vorremmo continuare a dire la nostra e capire come è possibile che si tenga bloccata una Commissione di vigilanza semplicemente per un ricatto politico, perché vogliono far nominare, indicare un presidente della Rai che non è in una logica condivisa, ma semplicemente perché imposto dalla maggioranza.
Io penso che tutto questo sia davvero grave. Se davvero si vuole sbloccare una condizione di questo tipo, dopo che le delegazioni dei capigruppo sono andate dai Presidenti di Camera e Senato a chiedere che si sbloccasse la Vigilanza Rai, c'è bisogno di un atto di buonsenso da parte del centrodestra, e provare a chiedere che venga almeno audito l'amministratore delegato della Rai, che da un anno e mezzo si è insediato e non sappiamo qual è la linea che vuole seguire. Se davanti a tutto questo nemmeno si vuole prendere atto che c'è un problema grave dell'informazione del Paese e quindi della democrazia…perché lì dove c'è informazione c'è democrazia, dove c'è meno informazione, dove c'è da questo punto di vista più “TeleMeloni”, io penso che ci sia una riduzione degli spazi della libertà e dell'informazione e, quindi, di conseguenza, della democrazia.
Per cui chiediamo che ci sia un'attivazione del Presidente della Camera, ci sia un'attivazione del Governo da questo punto di vista perché si sblocchi, al più presto possibile, la Commissione di vigilanza Rai, che è una delle due Commissioni - lo voglio ribadire -, dal punto di vista del sistema degli equilibri dei poteri e, in particolare, di quello che deve essere il controllo e la vigilanza, date all'opposizione .
PRESIDENTE. Anche in questo caso riferirò al Presidente quanto manifestato dai gruppi.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori il deputato Sasso. Ne ha facoltà.
ROSSANO SASSO(LEGA). Presidente, io vorrei intervenire sul Regolamento.
PRESIDENTE. No, credo che sia ordine dei lavori, ma comunque prego.
ROSSANO SASSO(LEGA). Sì, va bene.
PRESIDENTE. Prego, intervenga.
ROSSANO SASSO(LEGA). Sull'ordine dei lavori… però sull'articolo 8 del Regolamento. Intervengo, Presidente, per chiedere che venga fatta luce su quanto accaduto, venerdì scorso, alla Camera dei deputati e, precisamente, nella sala stampa. Venerdì, il collega Furgiuele aveva organizzato - pensate un po' - una conferenza stampa sul tema della remigrazione …
ROSSANO SASSO(LEGA). …sul tema della remigrazione! E gli è stato impedito .
PRESIDENTE. Colleghi! Fate parlare il collega Sasso. Prego.
ROSSANO SASSO(LEGA). Grazie, Presidente. Nel tempio della democrazia, quello che i nostri giovani cittadini vengono a visitare, di cui ogni parlamentare dovrebbe difendere l'indipendenza, l'integrità, la libertà morale, è stato impedito ad un parlamentare della Repubblica di poter esercitare le sue prerogative, di potersi esprimere. Un gruppo consistente di circa venti deputati dell'opposizione, del PD, del MoVimento 5 Stelle, di Alleanza Verdi e Sinistra ha impedito fisicamente una conferenza stampa che era stata regolarmente autorizzata. È un fatto gravissimo, Presidente, che, se non sanzionato, potrebbe costituire un precedente molto pericoloso perché, da quel momento in poi, se dovesse passare il messaggio che nel tempio della Repubblica parlamentare un gruppo di deputati possa impedire una libera conferenza stampa perché l'argomento non è gradito, perché la remigrazione dei delinquenti non è gradita, allora qui scoppierebbe il caos Presidente. Scoppierebbe il caos perché ci sarebbero tante prevaricazioni, senza parlare della ricaduta negativa di immagine culturale e politica, perché il rischio dell'emulazione è dietro l'angolo.
Cari colleghi, noi critichiamo sempre quando a intellettuali, liberi pensatori, persino quando al Pontefice, a Papa Ratzinger, venne impedito di poter parlare all'università durante un convegno, e quindi non possiamo tacere sul fatto che Montecitorio sia stato trasformato in un centro sociale , in un liceo occupato, dove i collettivi fanno i picchetti e decidono chi può entrare e chi non può entrare. Questo è Montecitorio (Vergognati… No, non mi vergogno! Non mi vergogno di nulla ! E so che vorreste impedirmi di parlare…
PRESIDENTE. Collega Sasso, lei si rivolga alla Presidenza e io garantirò che lei possa parlare .
Colleghi, potete chiedere la parola, come sapete benissimo, per parlare successivamente sullo stesso argomento. Adesso, io vi chiedo la cortesia di far concludere il collega Sasso che ne ha diritto, come sapete benissimo. Prego, collega Sasso.
ROSSANO SASSO(LEGA). Grazie, Presidente. Chiedo cortesemente che, ovviamente, nel conteggio rientrino anche questi secondi.
ROSSANO SASSO(LEGA). Io invito i colleghi a riflettere su questo aspetto: cosa sarebbe accaduto se, per caso, noi conservatori avessimo impedito a qualcuno, a qualche collega dell'opposizione, di poter fare una conferenza stampa con un personaggio accusato di terrorismo internazionale con un personaggio accusato di aver finanziato i tagliagole di Hamas, perché è quello che è successo.
Tranquillizzo tutti, Presidente: noi non l'avremmo mai fatto . Noi siamo diversi, perché noi rispettiamo le idee altrui. Noi non assaltiamo gazebo, non impediamo, non andiamo a contestare i nostri avversari politici durante i loro comizi. Purtroppo, l'estrema sinistra lo ha fatto spesso e a riportarcelo sono le cronache degli ultimi anni.
Perché, poi, vede, Presidente, la storia della Repubblica italiana insegna che i cattivi maestri fanno molto, ma molto, molto male alla nostra democrazia. E i cattivi maestri sono quelli che siedono a volte qui dentro, sono quelli che vanno nei salotti televisivi, ma poi per strada ci vanno dei ragazzi. Ci vanno dei ragazzi che a volte perdono il lume della ragione. Ci sono dei ragazzi che picchiano altri ragazzi, mentre i cattivi maestri hanno il posto qui al caldo . Questa non è una cosa bella, perché poi capita che qualcuno di questi vada in piazza, come è successo a Torino, e colpisca a colpi di martello un altro ragazzo che era lì solo per difendere la loro sicurezza Questo fanno i cattivi maestri!
Per cui, Presidente, concludo. Chiedo che (…
ROSSANO SASSO(LEGA). …i questori e tutto l'Ufficio di Presidenza possano valutare se quanto posto in essere dai colleghi del PD, del MoVimento 5 Stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra sia congruo con il Regolamento. Perché delle due l'una: o vige l'autodichia anche nella sala stampa e, quindi, è il Regolamento della Camera che deve intervenire o, se erano liberi cittadini e lì non vige l'autodichia, noi è chiaro che siamo di fronte a un caso di violenza privata…
ROSSANO SASSO(LEGA). …con l'aggravante della consistenza numerica la cui azione ha impedito a un cittadino italiano di poter parlare…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole.
ROSSANO SASSO(LEGA). …ai sensi dell'articolo 21 della Costituzione. Grazie, Presidente
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Ricciardi. Ne ha facoltà.
Colleghi! Collega Amato, la richiamo all'ordine. Visto che prima l'ho evitato, adesso se l'è cercata.
Prego, collega Ricciardi, sempre sul Regolamento immagino.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Sì. Grazie, Presidente. Per dire - tramite lei - al collega e a tutta la maggioranza che confessiamo, ci costituiamo e rinnoviamo, per eventuali iniziative future, il proposito e la netta volontà che alla Camera dei deputati i fascisti, per noi, non entrano .
Quindi, volete aprire delle procedure? Fate quello che vi pare. Confessiamo. Però - permettetemi -, al di là del fatto che secondo noi i fascisti non devono entrare, c'è anche un fatto davvero surreale. Noi, a distanza di - quanto? - mezz'ora, 40 minuti, assistiamo all'arringa del Ministro dell'Interno che condanna 20.000, 30.000 persone, quante erano, di connivenza con quello che è accaduto alle Forze dell'ordine, con gli applausi di tutta la maggioranza, dichiarandoli responsabili e accusando tutta una parte politica di complicità con tutto questo, e abbiamo la difesa di chi voleva portare dentro la Camera dei deputati una persona condannata. Sapete per cosa? Per aggressione alle Forze dell'ordine durante una manifestazione Fate pace col cervello, signori! Fate pace col cervello, perché allora, ospitando quel personaggio, essendo usciti tutti quanti voi a difesa di quell'iniziativa, siete tutti voi complici di questa roba, col solito principio. Lo capite che con le strumentalizzazioni non si va da nessuna parte?
Allora ribadiamo: la Presidenza convochi quello che vuole, noi veniamo. Qui dentro, mi dispiace, i fascisti, per quanto ci riguarda, non entreranno mai
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sul Regolamento, l'onorevole Morassut. Ne ha facoltà.
ROBERTO MORASSUT(PD-IDP). Grazie, Presidente. Quello che è accaduto venerdì scorso è stata una legittima iniziativa di difesa dell'ordine costituzionale e democratico di questa Repubblica Noi non abbiamo occupato una sala stampa contro il Regolamento. Abbiamo manifestato contro l'ingresso e contro la violazione di questo Palazzo e della sala stampa della Camera da parte di un'organizzazione illegale, violenta, i cui rappresentanti si sono macchiati spesso - e sono al reato - per reati contro le persone e contro il patrimonio pubblico e privato. Persone che volevano presentare qui una proposta di legge, organizzazioni che volevano presentare qui una proposta di legge razzista - una proposta di legge razzista - attraverso la presenza di alcuni parlamentari della Lega, uno dei quali è l'onorevole Furgiuele, che in quest'Aula - lo ricordo - ha esposto i simboli della Xª MAS, un'organizzazione fascista della Repubblica di Salò e i cui rappresentanti hanno fatto parte anche di un tentato nel 1970.
Questa è la situazione che si è presentata venerdì e, quindi, i parlamentari delle opposizioni democratiche non hanno occupato la sala, hanno presidiato un luogo di democrazia in un orario perfettamente compatibile con l'eventuale svolgimento successivo di quella conferenza stampa che, poi, è stata disdetta dal Presidente della Camera, che ha preso atto della situazione scabrosa e irriverente verso l'ordine democratico che si era determinata quel giorno.
Quindi, voglio dire ai colleghi della Lega: questa sarà, spero, l'ultima volta che un partito di quest'Aula, un partito che dovrebbe richiamarsi alla Costituzione, prende iniziative di questo tipo. Se ne succederanno delle altre, avremo la stessa situazione: le opposizioni democratiche saranno qui sempre presenti in quest'Aula e fuori da quest'Aula, per garantire l'ordine democratico, la Costituzione e la base repubblicana e antifascista della nostra Repubblica .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sul Regolamento, il deputato Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, signora Presidente. Capisco l'entusiasmo del collega Sasso: per lui è una giornata particolare oggi, la nascita di un nuovo partito. Certo che questo è un modo un po' particolare e forse sbagliato di inaugurare la vita del nuovo partito .
Io vorrei ricordare al collega - tramite lei, signora Presidente - che un dovere fondamentale di tutte le deputate e di tutti i deputati, dei parlamentari del nostro Paese, è la difesa della Costituzione Vorrei ricordare al collega la XII disposizione transitoria che vieta la ricostituzione del partito fascista in ogni sua forma.
Ora, non siamo stati noi a dire che CasaPound rappresenta i fascisti del terzo millennio, l'hanno detto loro stessi , e il loro Marsella si è macchiato, lui sì, di aggressione alle Forze dell'ordine , condannato dalla magistratura. Questo fate finta di non saperlo.
Quindi, quel giorno, noi orgogliosamente abbiamo rispettato il mandato dei cittadini e delle cittadine italiani, tutti: quello di difendere la Costituzione. Lo abbiamo fatto l'altro giorno, lo faremo sempre. È bene che tutti lo sappiano in questo Paese: sulla questione della democrazia, sulla questione dell'uguaglianza, sulla questione del rispetto della Costituzione non faremo mai un passo indietro Lo dovete sapere, che lo sappia anche Vannacci, perché credo che questo sia il momento giusto per ricordarglielo.
Io voglio dire semplicemente, colleghe e colleghi, che ci sono momenti della storia - mi rivolgo anche a tutti i sinceri democratici, che non sono soltanto sui banchi della maggioranza - in cui bisogna assumersi la responsabilità diretta e personale di essere parlamentari e di saper difendere la democrazia, come abbiamo fatto l'altro giorno in sala stampa. Credo che questo vada ricordato a tutte e a tutti voi.
PRESIDENTE. Si rivolga alla Presidenza, collega.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Voglio ricordare - e vado a finire - che è grazie agli antifascisti, che è grazie alla Resistenza che ora voi potete parlare da quei banchi perché se aveste vinto voi noi non avremmo parlato ed è quello che potrebbe succedere .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sul Regolamento, il deputato Richetti. Ne ha facoltà.
MATTEO RICHETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Io ero convinto che il collega Sasso avesse preso la parola per scusarsi con il Presidente della Camera che ha costretto, nella giornata di venerdì, ad annullare tutto ciò che avveniva nei pressi di questo Palazzo perché hanno prodotto un problema di ordine pubblico non per presentare un progetto di legge. Invito il collega Sasso, domani mattina, a farlo e nessuno impedirà a Sasso di presentare ciò che sostiene sulla remigrazione.
Quello che è accaduto è che il collega Sasso, che accusa i colleghi dell'opposizione di stare con chi scassa la testa agli agenti, voleva portare un signore condannato per dei fatti che, nel 2022 a Casal Bertone, lo hanno portato a resistere allo sgombero del circolo di CasaPound. Quindi, se devono sgomberare Askatasuna sono tutti conniventi , se devono sgombrare CasaPound noi cosa proponiamo? Noi cosa proponiamo? L'arresto preventivo per il signor Marsella? Perché il signor Marsella non può più entrare in manifestazioni, ma può entrare alla Camera dei deputati portato da Sasso .
Facciamo una cosa: torniamo a far diventare questo luogo un luogo serio, delle istituzioni … no, Sasso, il circo è finito…
PRESIDENTE. Si rivolga alla Presidenza.
MATTEO RICHETTI(AZ-PER-RE). …e credo che non solo il circo sia finito .
PRESIDENTE. Riguardo alla richiesta fatta dal collega Sasso, mi consta dire che la Presidenza ha dato disposizioni affinché sia avviata l'istruttoria del caso, da sottoporre agli organi competenti, Collegio dei Questori e Ufficio di Presidenza.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'assegnazione di proposta di legge a Commissione in sede legislativa.
Propongo alla Camera l'assegnazione in sede legislativa della seguente proposta di legge, della quale la VII Commissione (Cultura) ha chiesto il trasferimento in sede legislativa, ai sensi dell'articolo 92, comma 6, del Regolamento:
CIABURRO ed altri: “Istituzione della Giornata nazionale della scrittura a mano” (758).
.
Se non vi sono obiezioni, così rimane stabilito.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2751-A: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 dicembre 2025, n. 196, recante disposizioni urgenti per le consultazioni elettorali e referendarie dell'anno 2026.
Ricordo che, nella seduta del 2 febbraio, si è conclusa la discussione generale e la rappresentante del Governo è intervenuta in sede di replica, mentre il relatore vi ha rinunciato.
Ha chiesto di parlare il presidente della Commissione affari costituzionali, deputato Nazario Pagano. Ne ha facoltà.
NAZARIO PAGANO, Grazie, Presidente. Per motivi legati alla necessità di riunire il Comitato dei nove, sono obbligato a chiederle la sospensione di 20 minuti.
PRESIDENTE. Allora, al fine di consentire al Comitato dei nove e alla Commissione bilancio di riunirsi, sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 16,45.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione e delle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge .
Avverto che, fuori dalla seduta, le proposte emendative Sbardella 1.0101 e 1.100 sono state ritirate dal presentatore.
La Commissione Bilancio ha espresso il prescritto parere che è in distribuzione.
Avverto che la Commissione ha presentato gli emendamenti 1.200 e 1.201, che sono in distribuzione , e in relazione ai quali risulta alla Presidenza che tutti i gruppi abbiano rinunciato alla fissazione del termine per la presentazione dei subemendamenti.
Avverto che la Presidenza, ai sensi dell'articolo 96-, comma 7, del Regolamento, conferma l'inammissibilità delle proposte emendative Auriemma 1.018, Baldino 1.010 e 1.014, Alfonso Colucci 1.013 e 1.015, Pavanelli 1.017 e Penza 1.019, già dichiarata in sede referente.
Ha chiesto di parlare, sul complesso degli emendamenti il deputato Alfonso Colucci. C'è un complotto. Accendiamo, prego.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo, sul complesso degli emendamenti, in relazione a questo decreto-legge sulle elezioni. Un decreto-legge che ha recepito la deliberazione della Presidenza del Consiglio dei ministri che ha fissato, per il 22 e 23 marzo, le date per lo svolgimento delle consultazioni referendarie relative al referendum costituzionale sulla riforma cosiddetta della separazione delle carriere.
Questo decreto-legge stabilisce, tra le altre cose, che questa consultazione referendaria debba tenersi nei giorni di 22 e 23 marzo. Noi, già in Commissione, ma anche in occasioni pubbliche diverse, abbiamo denunciato questa accelerazione nei tempi per la tenuta e lo svolgimento delle consultazioni referendarie che non corrisponde a quella che è la fondamentale esigenza che si dovrebbe avvertire in una democrazia compiuta, ossia che i cittadini siano compiutamente informati e documentati sui contenuti e sui risvolti, non solo politici, ma anche tecnici, di una riforma così importante. Una riforma di natura costituzionale che riguarda una molteplicità di norme della nostra Carta costituzionale e investe uno dei tre poteri fondamentali, secondo quella che è la classica tripartizione dei poteri fondamentali di uno Stato: il potere legislativo, il potere esecutivo e il potere giudiziario. Concerne una riorganizzazione proprio del potere giudiziario e riguarda, direttamente, quella che è l'organizzazione della magistratura.
Ora, uno dei temi che, diciamo, comporta la necessità di andare nelle piazze e di spiegare è che non si tratta di una riforma della giustizia, così come la maggioranza vorrebbe far passare, perché di giustizia, in questa riforma, non c'è assolutamente niente a favore dei cittadini. Non c'è una misura che porti all'assunzione di nuovi magistrati, quando sappiamo che l'organico attuale dei magistrati italiani è fortemente scoperto; non ci sono misure per l'assunzione di personale ausiliario dei magistrati né strutture per efficientare i sistemi informatici e l'organizzazione degli uffici giudiziari italiani né relative all'edilizia giudiziaria né, tantomeno, relative all'edilizia e alla riorganizzazione penitenziaria del nostro ordinamento. Nulla. Nulla per i cittadini. Nulla che riguardi, davvero, una riforma della giustizia e recependo questa cattiva informazione, da parte della cittadinanza, davvero sarebbe stato opportuno che ai cittadini venisse concesso un maggior tempo di approfondimento e di studio - ripeto, per una riforma così importante, una riforma costituzionale - ma, il Governo ha mostrato fretta; ha mostrato una grande fretta nel fissare queste date, il 22 e il 23 marzo.
Questa fretta induce, davvero, un sospetto, ossia che l'obiettivo, appunto, voluto dal Governo sia proprio quello di non consentire una compiuta informazione da parte dei cittadini; sia quella di far passare sott'acqua il messaggio profondo che questa riforma comporta, il messaggio di una alterazione del rapporto tra il potere esecutivo e il potere giudiziario, un indebolimento del potere giudiziario a favore del potere esecutivo, assecondando così una concezione, che noi certo non possiamo condividere, per la quale chi è eletto, chi ha i voti, chi ha la maggioranza, in qualche modo è al di sopra della legge.
Noi, invece, riteniamo, in coerenza con quanto si legge in tutte le aule dei tribunali italiani, che “la legge è uguale per tutti”. Questo è un principio generale ed è diretta applicazione di un principio, ancora più fondamentale, che è conclamato nell'articolo 3 della nostra Carta costituzionale che è il principio di uguaglianza: “Tutti i cittadini (…) sono eguali davanti alla legge (…)”.
Noi riteniamo che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge e - scusatemi se potreste ritenere blasfema questa mia affermazione - finanche Giorgia Meloni .
Ora questo provvedimento, dunque, non può trovare, in alcun modo, il nostro accoglimento e la nostra approvazione. Si connota, peraltro, per una serie di carenze e di vizi: non si è riconosciuto il diritto di voto ai fuori sede, cioè a coloro che si trovano, per ragioni di studio, per ragioni di lavoro, per ragioni di cura, fuori dalla sede della propria residenza, i quali con questo provvedimento non potranno andare a votare nel luogo dove si trovano. Quindi, non potranno votare nel luogo dove sono. Ecco, questo è un grave arrecato da questo provvedimento.
I nostri emendamenti, presentati in Commissione, erano tesi proprio a introdurre il voto fuori sede e non sono stati approvati dalla maggioranza. Quindi, noi abbiamo con questo provvedimento che ben 5 milioni di italiani, che rappresentano il 10 per cento del corpo elettorale, il 12 per cento della popolazione italiana, non potranno facilmente recarsi al voto, non potranno esercitare il proprio diritto costituzionale, conclamato dall'articolo 48 della nostra Costituzione, se non con gravi difficoltà, se non sopportando il costo dei trasporti e, quindi, con grave costo personale.
Ora, Presidente, questa è una scelta del tutto incomprensibile, se consideriamo che, nelle ultime due importanti votazioni, consultazioni che si sono tenute - faccio riferimento alle elezioni europee del 2024 e ai referendum abrogativi sui quali gli italiani hanno votato proprio nel 2025 - il voto fuori sede, sia pure in forma sperimentale, era stato riconosciuto. Dunque, noi non capiamo perché il Governo faccia un passo indietro, faccia un passo indietro con riferimento a una consultazione, questa referendaria, che presenta, quanto al voto fuori sede, minori criticità rispetto a quella rappresentata, ad esempio, dalle elezioni europee per il semplice fatto che, qui, non abbiamo una suddivisione per circoscrizioni del territorio e, quindi, del corpo elettorale, perché la circoscrizione nel referendum costituzionale, così come nei referendum abrogativi, è unica. Di conseguenza, i problemi tecnici, che si è ritenuto dovessero essere risolti, sia pure in via sperimentale in occasione sia delle elezioni europee e sia dei referendum abrogativi, inspiegabilmente qui risorgono e abbiamo dei problemi tecnici insuperabili né, tantomeno, ci si venga a dire che non ci sono i tempi tecnici per risolvere il tema del voto fuori sede. Questa non è una, diciamo, giustificazione accoglibile, è del tutto risibile sia perché, come dicevo, ci sono gli esempi, i casi, i precedenti, sia perché, se non ci sono i tempi tecnici, anche qui è una volontà del Governo aver fissato così anticipatamente le consultazioni referendarie. Se, davvero, il Governo avesse voluto consentire alle persone fuori sede di esercitare pienamente il proprio diritto di voto, non avrebbe dovuto così precipitarsi nel determinare le date nel 22 e 23 di marzo, ma avrebbe dovuto, all'opposto, dare maggiore tempo, nei limiti che la legge costituzionale garantisce - dai 50 ai 70 giorni dalla data in cui la Cassazione proclama l'ammissibilità del quesito referendario -, ricordando che il quesito referendario, ad oggi, non è del tutto completo e compiuto.
Infatti, in data 27 gennaio, solo in data 27 gennaio, nei termini previsti dalla nostra Costituzione, il comitato dei 15 volenterosi ha depositato oltre 500.000 firme, riformulando quello che è il quesito già approvato dalla Corte di cassazione quale formulato dai parlamentari.
Quindi, Presidente, è evidente che questo provvedimento contiene una grave distorsione di quella che è una sana dinamica di informazione dei cittadini cui un Governo dovrebbe essere preposto, di cui dovrebbe farsi davvero tutore. Viene il dubbio che tutto questo abbia una vera e propria strategia e giustificazione politica, ossia che il Governo Meloni voglia proprio evitare che queste 5 milioni di persone possano andare al voto perché probabilmente teme che…
ALFONSO COLUCCI(M5S). …queste 5 milioni di persone possano far determinare, come noi prevediamo, una netta prevalenza del “no”
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sul complesso degli emendamenti, il deputato Richetti. Ne ha facoltà.
MATTEO RICHETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Il collega Colucci ha più volte usato i termini “diritto di voto” rispetto alla discussione che stiamo per iniziare. Ho deciso di fare questo intervento sul complesso degli emendamenti perché più che un punto specifico riguarda il contesto nel quale noi andiamo ad approvare questo provvedimento. Perché il diritto di voto è centrale? Perché - lo ricordava il collega - voi oggi non darete, non riconoscerete la possibilità di un voto, su cui abbiamo dibattuto molte volte, che è quello ai fuori sede, perché credo che questo nasconda, in realtà, una concezione del voto, del diritto di voto e, di conseguenza, della democrazia della quale non abbiamo discusso abbastanza. Infatti - e la sua presenza, Presidente, alla Presidenza dà più forza a questa mia riflessione - le parole che ha pronunciato il consigliere comunale di Formigine, il signor Costantino Righi Riva, che era candidato in un comune importante sopra i 30.000 abitanti per tutto il centrodestra, riconsegnano la concezione del diritto di voto che, secondo me, è insita nel centrodestra italiano. “Il diritto di voto alle donne è stato riconosciuto in Italia solo nel 1946 perché vi era il fondato timore che potesse rappresentare un primo attacco all'unità familiare. La storia si è incaricata di dimostrare che questo timore era più che fondato. D'altra parte, se una casa è divisa in se stessa, quella casa non può reggersi” ci spiega il candidato del centrodestra Righi Riva. “Dopo il 1946 sono arrivate leggi, come quelle sul divorzio, l'aborto, la riforma del diritto di famiglia, che hanno rappresentato altrettanti attacchi alla famiglia e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Piuttosto che al passato, però, si dovrebbe guardare al futuro e alla crisi dell'individualismo liberale, che ha portato al riconoscimento del diritto di voto alle donne (…)”.
Io vorrei capire, poiché non ho letto nessuna condanna di nessun esponente, di nessun collega e di nessuna collega, se questa è l'idea di diritto di voto con la quale ci apprestiamo a fare questa discussione, perché il diritto di voto alle donne è stata una grande conquista per questa Repubblica e per la politica , perché la partecipazione delle donne alla politica è una grande conquista della democrazia. O abbiamo questa convinzione oppure ogni volta che avremo la possibilità di allargare la partecipazione e il contributo alla democrazia, come in questa occasione, la vivremo come un passo indietro. Il passo indietro è esattamente il contrario
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sul complesso degli emendamenti, la deputata Madia. Ne ha facoltà.
MARIA ANNA MADIA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Io chiedo di intervenire sul complesso degli emendamenti perché penso che ci siano tre tipi di provvedimenti che si possono discutere e susseguire in una legislatura. Alcuni provvedimenti dividono maggioranza e opposizione legittimamente. È la democrazia: si vincono le elezioni e si governa con un programma che, spesso, ha molte cose diverse da chi, in quel momento, ha perso le elezioni ed è, dunque, opposizione. C'è, poi, un secondo gruppo di provvedimenti: sono i provvedimenti costosi, quelli che magari troverebbero anche una convergenza tra maggioranza e opposizione, ma che hanno impedimenti oggettivi dovuti alle coperture finanziarie. Poi, c'è il terzo tipo di provvedimenti e quando noi chiediamo che si continui a far votare i fuorisede, ci troviamo proprio in questo terzo gruppo. Sono quei provvedimenti che mettono d'accordo la maggioranza e l'opposizione e che non hanno alcun costo economico. Dunque, sono quei provvedimenti per i quali il Parlamento e gli eletti sono sorvegliati speciali dai cittadini, perché tutti i cittadini - e non solo quei 5 milioni che oggi si trovano a vivere lontano dal loro luogo di residenza, ma tutti coloro che capiscono che c'è un grande tema di astensionismo involontario - si chiedono: ma perché non approvano questa norma? Perché in Parlamento, dove tutti i gruppi politici sono d'accordo nel dire che i fuorisede devono votare, non decidono finalmente di dare all'Italia, come alle altre democrazie avanzate, una legislazione stabile che consenta a chi lavora, a chi studia e a chi si cura lontano dal luogo di residenza di votare? Perché? Qual è l'ostacolo?
Io sono qui a chiederlo oggi alla Sottosegretaria Ferro, che rappresenta il Governo, con la quale abbiamo diverse volte discusso di questo tema e con la quale abbiamo iniziato in questa legislatura un percorso importante che le riconosciamo, perché, quando parliamo con la Sottosegretaria Ferro, gli obiettivi di maggioranza e opposizione sono gli stessi. L'onorevole Roscani di Fratelli d'Italia si è trovato spesso ai raduni che ci sono stati, dove diverse associazioni - cito “Voto dove Vivo”, ma non solo - chiedevano proprio che il Parlamento finalmente legiferasse su questo.
Allora, il punto che noi dobbiamo far capire alle persone e ai cittadini, ma che io stessa oggi vorrei capire per provare a trasferirlo a chi mi fa molte domande oggi, è perché, se tutti i gruppi politici sono d'accordo e non ci sono costi economici e, anzi, è iniziato un percorso direi finanche virtuoso col Governo e con la maggioranza, che ha dato luogo a due prime sperimentazioni, oggi si decide di dire stop e si decide di dire ai fuorisede: non voterete al prossimo referendum e questo, chiaramente, non ci fa ben sperare anche sull'introduzione di una legislazione stabile in questa legislatura.
Presidente, io non voglio pensare male. Io non voglio pensare che il fatto che si tratti a marzo di un referendum confermativo senza - senza - e che, dunque, non abbia importanza quanti vanno a votare sia un elemento che sta spingendo il Governo a questa battuta d'arresto. Non lo voglio pensare. Non lo voglio pensare, ma chiedo alla Sottosegretaria Ferro di fornirci delle risposte che, purtroppo, in Commissione non sono state risposte convincenti, perché a me non ha convinto il ragionamento sui numeri fatto sulle prime due sperimentazioni. È evidente che c'è un potenziale di fuorisede che sono quasi 5 milioni e che ancora, finché non c'è una legislazione stabile, non avrà l'abitudine e la conoscenza del fatto che possono andare a votare. È chiaro che le prime due sperimentazioni hanno avuto numeri fortemente sotto questo potenziale, però sono stati numeri importanti e - voglio ancora riconoscere questo al Governo - sono state aperture importanti, volute anche dalla maggioranza e dal Governo, che hanno consentito, per la prima volta nel nostro Paese, ad alcuni fuorisede di votare.
Noi oggi però vogliamo, dal Governo e dalla maggioranza, delle risposte comprensibili da dare all'esterno. Questo percorso è iniziato nella sostanza in questa legislatura, seppure eravamo di fatto arrivati alla fine nella passata legislatura, perché nella passata legislatura stavamo per approvare la legge e solo la caduta prematura del Governo Draghi ha fermato quel percorso.
Noi vogliamo oggi avere, in quest'Aula, o un ripensamento del Governo - sarebbe la cosa più bella, Sottosegretaria Ferro - o l'assunzione di responsabilità sul fatto che si possa fare un decreto per far votare al prossimo referendum i fuorisede oppure, nella peggiore delle ipotesi, noi vogliamo delle risposte comprensibili da dare a tutte quelle persone che ci guardano e dicono perché, se siete tutti d'accordo e non ci sono costi, al prossimo referendum, i fuorisede non potranno votare .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul complesso delle proposte emendative, il deputato Urzi'. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO URZI'(FDI). Grazie, Presidente. Intervengo rapidissimamente. Noi abbiamo svolto un lavoro molto approfondito in Commissione legislativa, peraltro, era presente anche la collega Madia. Nel corso dell'istruttoria sul complesso, anzi, sui singoli emendamenti ci sono state delle dichiarazioni estremamente precise, puntuali e di rilievo assolutamente tecnico da parte del Sottosegretario, onorevole Wanda Ferro - che ovviamente ringrazio per la precisione e la puntualità -, che ha definito chiaramente, sulla base di difficoltà, di ostacoli di ordine squisitamente temporale, la possibilità con questo provvedimento di intervenire sulla materia del voto dei fuorisede, il che non incide in alcun modo sul processo legislativo…
PRESIDENTE. Scusi, collega Urzi', io non la vorrei interrompere. Io non riesco a sentire gli interventi, colleghi. Ho provato più volte a richiamarvi, senza interrompere chi stava parlando, ma è diventato impossibile. Prego, collega Urzi'.
ALESSANDRO URZI'(FDI). Grazie, Presidente. Dicevo, senza incidere in alcun modo sul processo legislativo del Parlamento sovrano su questa materia, perché sappiamo che la Camera dei deputati ha approvato un progetto di legge, che è stato trasferito ora al Senato e che è al vaglio della Commissione affari costituzionali del Senato. Quindi, non c'è Governo, non c'è maggioranza più attenta al tema di quanto non lo sia quella attuale.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sul complesso degli emendamenti, il deputato Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). La ringrazio, Presidente. Intervengo perché è un argomento sul quale è assolutamente vero - se non altro perché la pressione che arriva da milioni di persone è una pressione non schierata politicamente, ma che pretende dalla politica una risposta - che, da una parte e dall'altra, siamo tutti d'accordo sull'esigenza di garantire questo diritto, che dovrebbe essere un presupposto costituzionale, che per una parte della popolazione italiana non si realizza.
Non è vero quello che ha detto adesso il collega Urzi'. Gentile Presidente, attraverso di lei, vorrei dire al collega Urzi' - lo sa perfettamente la collega Ferro e lo sanno perfettamente tutti i colleghi della collega Ferro che hanno preceduto la collega Ferro seduta a quel banco - che non è la politica che non vuole risolvere questo problema, sono gli uffici del Ministero dell'Interno che non vogliono risolvere questo problema, tant'è che, dopo un lavoro che ha coinvolto innanzitutto la collega Ferro nelle fasi precedenti, siamo arrivati ad ottenere che quello che, collega Urzi', veniva detto, esattamente come lei ha detto oggi, ossia che per motivi tecnici non era possibile, realizzabile e via dicendo, miracolosamente per le europee e per i referendum del 2025 invece è stato possibile farlo, ancorché in maniera sperimentale.
Questo significa che l'impossibilità tecnica di fare un'operazione del genere era semplicemente l'argomento attraverso il quale la politica per anni si è sempre fermata, dicendo che tecnicamente non si poteva garantire un diritto costituzionale a chi lo aveva fino in fondo. Sappiamo che questo è il problema. Io penso che, proprio perché ne siamo consapevoli, insieme la politica deve garantire che l'indirizzo e la volontà politica siano realizzati da chi al momento, a prescindere dal Governo che c'è, ha il dovere di lavorare per consentire che la scelta politica trovi attuazione. Non mi venite a dire che ci sono dei problemi tecnici insuperabili e via dicendo, perché, grazie al lavoro della Sottosegretaria Ferro e di tutti noi, ci sono stati due precedenti nei quali questo problema tecnico, guarda caso, è stato superato.
Come tutti hanno ricordato, improvvisamente, questo problema tecnico adesso si ripropone. Troviamo le forme, visto che siamo in prima lettura, affinché questo problema tecnico sia risolto, esattamente come l'abbiamo risolto prima, ma non ci venite a dire che c'è un problema tecnico, perché, sennò, dobbiamo pensare che c'è un problema politico. Io vorrei non crederlo, perché credo a quello che dice il collega Urzi' e che dicono tutti, ossia che siamo tutti d'accordo su questo. E allora, se siamo d'accordo su questo, troviamo una soluzione, spiegando a chi deve poi attuare le scelte politiche di collaborare affinché la soluzione sia trovata .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire sul complesso degli emendamenti, invito il relatore e la rappresentante del Governo ad esprimere il parere.
RICCARDO DE CORATO, Signor Presidente, il parere è contrario su tutte le proposte emendative, ad eccezione degli emendamenti 1.200 e 1.201 della Commissione.
WANDA FERRO,. Presidente, parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Passiamo all'emendamento 1.1 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.3 Auriemma. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.3 Auriemma, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.200 della Commissione. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.200 della Commissione, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo agli identici emendamenti 1.6 Zaratti, 1.7 Boschi e 1.8 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 1.6 Zaratti, 1.7 Boschi e 1.8 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.201 della Commissione. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.201 della Commissione, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
L'emendamento 1.100 Sbardella è stato ritirato.
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.01 Magi.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Magi. Ne ha facoltà.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). La ringrazio, Presidente. In occasione dei referendum abrogativi che si sono tenuti nel nostro Paese nel giugno dell'anno scorso, ho avuto modo, come presidente di uno dei comitati promotori, di incontrare, a Palazzo Chigi, il Ministro Piantedosi e il Sottosegretario Mantovano. In quell'occasione, concordammo e ottenemmo dal Governo la possibilità che, per la prima volta, in Italia fosse esercitato il diritto di voto fuori sede non solo per gli studenti - cosa che era già avvenuta alle precedenti elezioni europee -, ma anche per i lavoratori fuori sede e per chi si trova fuori sede per motivi di cura.
Questo articolo aggiuntivo, che avevo già presentato in I Commissione (Affari costituzionali), ricalca esattamente la disciplina che il Governo, l'attuale Governo, aveva scritto in quell'occasione. L'unica cosa che cambia sono i termini temporali previsti per la richiesta da parte delle cittadine e dei cittadini che vogliono esercitare questo diritto di voto fuori sede.
Ora, è chiaro che le spiegazioni che abbiamo sentito, peraltro contrastanti in Commissione tra Governo e rappresentanti dei partiti di maggioranza, non convincono perché non ci sono di tutta evidenza motivi tecnici per dire di no a questa sperimentazione, che è già avvenuta e ha funzionato. Votarono in quel caso più di 60.000 persone, circa 63.000. Un numero sicuramente destinato ad aumentare, qualora vi sia una informazione maggiore - quello era il primo caso in cui si sperimentava questa cosa -, e può riguardare - concludo - un bacino di 5 milioni di persone.
Il punto è la volontà politica del Governo. Se oggi ci sono motivi di tempo ristretti - e non ci sono perché in 15 giorni si possono lavorare le richieste - è perché il Governo non ha inserito questa norma, che aveva scritto il Governo stesso, nel decreto che è stato depositato alle Camere nel mese di dicembre. Il collega Urzi' scuote la testa, ma in Commissione è intervenuto dicendo che Fratelli d'Italia è semplicemente contrario “Ma c'è l'emendamento”, quindi non c'è un problema di tempo.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). Concludo dicendo che questo diritto, che noi già avevamo riconosciuto come Governo e come Parlamento a milioni di cittadini, oggi viene ingiustamente negato, quindi invito il Parlamento a votare a favore dell'emendamento per correggere questa stortura.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Grazie, Presidente. Sono talmente a favore di questo voto fuori sede che il voto fuori sede non è possibile con questo provvedimento: è davvero strepitoso; perché si dichiarano tutti quanti a favore; abbiamo sentito il deputato Urzi', abbiamo sentito in Commissione anche la Sottosegretaria Ferro, sono tutti favorevoli ma in questo provvedimento il voto fuori sede non c'è; e vuol dire che molti ragazzi che studiano fuori non potranno andare a votare, perché non potranno sostenere i costi di trasporto in Italia, soprattutto in quel periodo, in cui i treni saranno particolarmente pieni proprio per le ragioni referendarie.
E allora, Presidente, usciamo da questa ipocrisia, ossia che ci sono ragioni tecniche che lo impediscono. Non è assolutamente così perché per ben due volte in Italia, anche in occasione di competizioni elettorali importanti come quelle europee, abbiamo votato consentendo il voto da parte dei fuori sede. E quindi non si vede la ragione per la quale il Governo, nell'approntare questo decreto-legge, non abbia inserito questa previsione nel decreto-legge stesso e non si vede ragione tecnica per la quale non vengano approvati i nostri emendamenti che, appunto, guardano a queste persone che vivono fuori dal proprio luogo di residenza.
E allora, Presidente, mi viene da ricordare quella scena di quel film, - era il 1981 - nel quale (è una gustosissima scena) proprio si descrive la fatica degli italiani di andare a votare e di recarsi alle urne in quel periodo lì. Sono passati 45 anni da quel film ma la scena rimane assolutamente la stessa e questo davvero dispiace perché dà l'idea che con il Governo Meloni questo Paese invece che fare passi in avanti come dovrebbe fa passi indietro .
Noi ritorniamo a una situazione che quel film descrive nel 1981. Quel film riporta una scena divertente, ma purtroppo non è affatto divertente quello che oggi sta accadendo in quest'Aula, dove questa maggioranza disconosce il diritto di cinque milioni di persone, che vivono fuori dal posto della propria residenza per ragioni di studio, di cura e di lavoro, di poter esercitare il proprio primario diritto costituzionale.
E allora io qui mi rivolgo, Presidente, ai giovani d'Italia, i giovani che vogliono cambiare questo Paese, i giovani che vogliono votare al referendum, cui dico: fate i rappresentanti di lista , perché se voi vi iscrivete quali rappresentanti di lista nei seggi che sono situati nei comuni ove voi vi trovate, che non sono i comuni di residenza, allora la legge già prevede che voi possiate esercitare il voto in quel seggio dove vi siete iscritti quali rappresentanti di lista.
E allora vi dico: questa è la soluzione, giovani d'Italia! Andate a iscrivervi quali rappresentanti di lista . Questa è un'iniziativa che il MoVimento 5 Stelle sta promuovendo con tutti i propri attivisti nelle piazze e nelle occasioni pubbliche perché è un modo per consentire a queste persone di esercitare liberamente il proprio diritto di voto.
Presidente, è triste. È triste che si debba dire a un ragazzo italiano: devi usare un , devi usare una soluzione perché la legge non ti consente di esercitare il diritto. Ma, purtroppo, questo Governo ci induce a questo. Ci induce a dire: è preminente che voi possiate esercitare il diritto di voto. Quindi iscrivetevi quali rappresentanti di lista nei seggi referendari e potrete votare presso quei seggi. E il costo sarà praticamente uguale a zero .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Credo che in quest'Aula nessuno sottovaluti quello che è successo negli ultimi anni, cioè sempre meno persone si sono recate alle urne, e la disaffezione è un tema che in qualche modo riguarda tutti: non solo chi sta momentaneamente all'opposizione o chi sta momentaneamente al Governo. Ma a tutto questo si è aggiunta la pandemia, si sono aggiunte ovviamente le crisi che abbiamo visto, fra cui le guerre, e anche, diciamo, il cambiamento strutturale dell'economia; e pensate al lavoro povero, a quanto è tornata l'emigrazione dal nostro Paese e anche dentro il nostro Paese, soprattutto dal Sud al Nord.
La questione dei fuori sede non riguarda solo gli studenti universitari che sono la maggior parte, diciamo, di quei cinque milioni di persone a cui rischiamo di sottrarre un diritto; riguarda tante persone che si curano fuori dal proprio luogo di nascita o dove risiedono; riguarda, ovviamente, tantissimi lavoratori e lavoratrici. Credo che in un momento storico in cui, tra l'altro, i mezzi pubblici costano così tanto - pensate a quanto sono aumentati da prima della pandemia -, in un momento storico in cui è difficile programmare il ritorno a casa, soprattutto perché costa e perché, magari, lavori intermittenti e precari non te lo permettono, ecco, in tutto questo credo che avremmo potuto e dovuto trovare una soluzione. Una soluzione che, tra l'altro, passa da un'innovazione che è possibile, che abbiamo sperimentato. Un'innovazione, tra l'altro, ancora più semplice in un referendum perché, a differenza delle europee, non c'è bisogno di costruire un collegio, di costruire un luogo virtuale dove stanno tutte quelle persone che non stanno nel collegio territoriale.
E, in più, fateci dire: questa cosa ci parla di futuro. Ma come è possibile che in tutta Europa il voto postale, il voto digitale è iniziato pian piano a farsi avanti contro i brogli, contro la disaffezione, contro gli errori? Ma pensate ancora a quante persone sbagliano a votare proprio perché ogni volta c'è un meccanismo diverso.
Ecco - io lo dico così - troviamo un terreno di confronto; un terreno di confronto che passa dal fatto di dare questa possibilità. Io non ci credo che abbiate paura del referendum. Non ci credo.
Forse avete paura delle analisi che ci dicono che i più giovani non vi daranno la fiducia, ma non credo che possiate essere spaventati da tutto questo. E allora ve lo diciamo ancora una volta: diamo questa possibilità.
Anche noi, come Alleanza Verdi e Sinistra, ovviamente, abbiamo già lanciato un appello a tutti i giovani ma non solo, ai lavoratori e alle lavoratrici: fate i rappresentanti di lista. Diamo l'idea che questa partecipazione referendaria sia di tutti e che, proprio perché non volete sottrarvi un diritto, lo acquisterete. Ma lo dico così sommessamente: è un modo surrettizio, è una pezza che tutti noi proviamo a dare per dare quel diritto. Invece oggi, invece che quella pezza potreste dare un grande contributo.
Per questo sottoscriviamo questo emendamento e per questo continuiamo a fare un appello alla maggioranza perché cambi l'atteggiamento e perché dia una speranza a quegli elettori e a quelle elettrici che vogliono tornare a votare .
PRESIDENTE. Il collega Fornaro sottoscrive.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.01 Magi, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici articoli aggiuntivi 1.02 Zaratti e 1.04 Madia.
Ha chiesto di parlare il deputato Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, signora Presidente e signora rappresentante del Governo. Evidentemente, non c'è cosa che ha più difficoltà ad essere realizzata, se non quella che ha l'accordo di tutti, come in questo caso. Perché la Sottosegretaria Wanda Ferro più volte si è detta entusiasta e d'accordo nel fare questa norma, i colleghi della maggioranza sono tutti quanti d'accordo e noi dell'opposizione abbiamo presentato anche degli emendamenti a questo provvedimento per rendere finalmente agibile il diritto al voto delle cittadine e dei cittadini italiani che non possono vivere a casa propria non per questioni, diciamo così, di vacanze oppure per questioni di benessere ma, semplicemente, per un bisogno congenito, un bisogno forte. Ci sono 5 milioni di italiani che vivono fuori casa, fuori dalla propria regione, fuori dalla propria comunità per motivi di studio, molti per motivi di lavoro, altri per motivi di salute. E guardate che a questi 5 milioni di persone dovremmo garantire i diritti per cui vanno via: dovremmo garantire ai ragazzi il diritto di studiare a casa propria, dovremmo garantire a queste persone il diritto di lavorare a casa propria e di curarsi a casa propria. Invece, non soltanto neghiamo questi diritti fondamentali che sono, come dire, connaturati e fondamentali anche dal punto di vista dell'essere cittadino, ma poi neghiamo loro anche il diritto di votare. Forse, magari, perché abbiamo un po' paura del voto che questi 5 milioni di persone vogliono e possono esprimere. Proprio loro ai quali vengono negati i diritti fondamentali.
Ecco, io penso che su questo, però, noi dobbiamo sgombrare il campo dall'ipocrisia. Perché se, una volta tanto, tutto il Parlamento è d'accordo sul fare e sul trovare una soluzione a favore dei cittadini e delle cittadine, perché mai questa norma non dovrebbe essere realizzata e messa in campo?
Guardate che questo problema non ce l'abbiamo solo noi in Italia perché lo stivale è lungo. Ce l'hanno avuto in Germania, ce l'hanno in Francia, in Spagna. Ce l'hanno in tutti i Paesi del mondo e, guarda caso, in tutti i Paesi del mondo hanno trovato una soluzione. Ma sarà mai così difficile sceglierne una che adottano gli altri - una sola, quella che volete - e applicarla al nostro Paese, tanto da consentire, anche in Italia, la possibilità di esprimere un voto? Tanto più su una questione importante come il referendum. Perché dico “il referendum”? Perché, in questa occasione, non soltanto viene negato il diritto di scegliere chi vi governa - che, insomma, è una questione abbastanza importante nella vita democratica di un Paese - ma, addirittura, qui si tratta di un referendum costituzionale. Cioè, si cambia la Carta fondamentale del Paese. E se non bisogna fare uno sforzo in questa occasione per consentire a tutte e a tutti di partecipare, in quale altre occasioni questo deve avvenire?
Abbiamo fatto una sperimentazione che ha avuto buoni risultati. Non ci sono particolari criticità rispetto a quell'esperienza. È vero, hanno partecipato poche persone rispetto alla globalità di quelli che avrebbero avuto diritto, Sottosegretaria Ferro: lei l'ha detto in Commissione e questo è un dato vero. Però, voglio anche ricordare che, forse, quei 5 milioni di cittadini bisognava pure informarli un po' meglio della possibilità di esercitare quel diritto. Cioè, non è che si fanno due comunicati al TG e noi pensiamo che tutte le persone devono essere informate sulle modalità per richiedere la possibilità di votare fuori sede.
Ma detto questo, la sperimentazione è stata positiva.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, signora Presidente, vado a concludere.
È stata positiva ma, tanto più, la dobbiamo replicare oggi . Se questo non viene fatto, Sottosegretaria, è una responsabilità del Governo. Perché non è che voi lo sapete da oggi che c'è il referendum: lo sapevate già da qualche mese. Ma perché il Ministero non si è attivato per permettere a questi cittadini e cittadine di votare? È una domanda che io le rivolgerò più volte in questa giornata .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Scarpa. Ne ha facoltà.
RACHELE SCARPA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Questa è l'ultima occasione, lo dico alla Sottosegretaria per suo tramite. È l'ultima occasione che avete per fare un qualcosa di veramente giusto e veramente democratico, e la state sprecando.
Dopo due sperimentazioni, dopo che casualmente ci si è dimenticati di inserire all'interno del decreto che stiamo votando e discutendo oggi la possibilità di votare fuori sede, dopo che si sapeva da tempo che avremmo dovuto fare questo referendum sulla giustizia, la scusa dei tempi tecnici suona ridicola, colleghi, non regge.
Non sono i tempi tecnici a mancare evidentemente: a mancare è la volontà politica. La volontà politica di far votare 4,5 milioni di persone che studiano, si curano e lavorano distanti dal loro luogo di residenza e si fanno ogni giorno un mazzo così per lavorare e studiare nel nostro Paese.
Oltre alla volontà politica, Presidente, a me sembra che manchi anche il coraggio di guardare queste persone in faccia, di prendersi una responsabilità e di dire loro la verità: non abbiamo voluto farvi votare a questo appuntamento elettorale perché abbiamo fatto un calcolo e non ci conveniva.
Queste persone, Presidente, non dovrebbero essere costrette a iscriversi e a presentarsi come rappresentanti di lista, pur di poter votare. Anche noi, come Partito Democratico, li aiuteremo a organizzarsi in questo senso e faremo di tutto per massimizzare la partecipazione al referendum sulla giustizia. Ma dobbiamo dircelo: è un'ingiustizia grande come una casa, non dovrebbe funzionare così.
Uno studente non dovrebbe essere costretto a ricorrere a un , pur di poter esercitare un suo diritto costituzionale; una persona che studia e si forma per rendere migliore il nostro Paese.
A suon di ingiustizie è come si ammazza la partecipazione nel nostro Paese, è come si distrugge la fiducia nella politica, è come si continua a trascinarci in questa spirale di astensionismo che cresce ogni volta. E noi, sperduti, ci guardiamo intorno e ci chiediamo: com'è stato possibile anche questa volta?
Così è stato possibile, Presidente, grazie a questa destra che ha scelto di escludere un pezzo d'Italia dalla possibilità di votare, dalla nostra democrazia. Vergognatevi !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Baldino. Ne ha facoltà.
VITTORIA BALDINO(M5S). Grazie, signora Presidente. Io non sono stupita dei pareri contrari a questi emendamenti e del fatto che il Governo abbia deciso di non far votare i fuori sede a questo referendum. Non sono stupita perché diciamoci la verità: le stanno provando tutte per cercare in qualche modo di condizionare a loro favore l'esito del voto.
Stanno strumentalizzando qualunque cosa, qualunque fatto di cronaca, qualunque cosa avvenga sul territorio nazionale e anche internazionale. Stanno strumentalizzando i casi di cronaca nera, come il caso Garlasco, mentendo, dicendo che, una volta passata questa riforma, non ci sarà più un caso Garlasco. Stanno strumentalizzando un caso delicato, quello di una famiglia e dei bambini minori, il caso della famiglia nel bosco, dicendo che la colpa è dei giudici brutti e cattivi che hanno sottratto i minori alla famiglia. Hanno strumentalizzato perfino la tragedia di Crans-Montana ma anche, come abbiamo visto, gli scontri di Torino, ieri, tra le Forze dell'ordine e i manifestanti, il loro fallimento sulla sicurezza. Hanno provato a strumentalizzare e a dare la colpa ai giudici anche del fatto che hanno liberato un torturatore libico: in prima battuta avevano detto che la colpa era dei giudici che lo avevano liberato, poi per fortuna sono venuti “Cip e Ciop” qui alla Camera, a smentire l'un l'altro, e non si è capito di chi fosse la responsabilità. Però, sicuramente non è dei giudici. Hanno provato a dare la colpa ai giudici anche per il disastro dei centri di detenzione in Albania.
Quello che sta facendo il Governo rispetto a questo referendum - ma direi quello che sta facendo il Governo complessivamente in questi anni - non è amministrare lo Stato, non è dare un futuro a questo Paese, non è creare sviluppo per le imprese, per i giovani e per le famiglie, no! È solo fare propaganda. Qui le cose non esistono in quanto sono, esistono in quanto sono funzionali alla propaganda del Governo .
E, allora, quello che stanno facendo, Presidente, è di creare una giustizia su misura, e non solo con questo referendum. Questo referendum è la ciliegina sulla torta. Lo stanno facendo, l'hanno messo in atto - come abbiamo ricordato tante volte - attraverso l'abolizione del reato di abuso d'ufficio, l'indebolimento dello strumento delle intercettazioni, la creazione di questo clima intimidatorio nei confronti proprio dei magistrati. E il fatto che questo referendum serva al Governo lo ha detto lo stesso Nordio, dicendo appunto che serve al Governo.
Quindi, quando qualche magistrato vi accusa di voler minare l'indipendenza della magistratura e il Ministro Nordio reagisce dicendo che sono accuse blasfeme, mi chiedo: ma come sono accuse blasfeme? L'ha detto lo stesso Nordio che serve al Governo e serve ai Governi di turno. Ma poi mi chiedo: perché blasfemo? Blasfemia significa “ciò che offende la divinità o il sacro”. Allora mi viene da chiedervi: ma non è che Giorgia Meloni è entrata troppo nella parte dell'angelo, nella parte celestiale , che si sente divina e sacra e non deve essere offesa da chi si permette di fare una critica rispetto al referendum che tutti, cittadini e cittadine, siamo chiamati a votare? E, allora, cos'è più comodo per un Governo che vuole costruirsi una giustizia su misura? È più comodo che più giovani non vadano a votare. Ed è quello che state dicendo a loro, impedendogli di votare fuori sede a questo referendum, nonostante glielo abbiate concesso - ve ne abbiamo dato atto - nell'ultimo referendum e nelle scorse elezioni politiche.
Questo state facendo, con questo decreto! State dicendo: facciamo presto, prestissimo, velocissimo, anticipiamo il prima possibile la data delle elezioni, perché così meno persone si possono informare, meno potrà passare il contenuto reale di questa riforma e soprattutto limitiamo al massimo la partecipazione, perché in questo referendum non c'è il , quindi meno persone vanno a votare, più noi riusciamo a convincere, con la nostra macchina mediatica infernale, della bontà di questa riforma, più possibilità abbiamo di vincere.
E concludo, Presidente, dicendo che, probabilmente, avete ragione, perché la rimonta del “no”, secondo i sondaggi, è alimentata proprio dai giovani. Sono loro che non si fanno abbindolare dalla vostra propaganda, sono loro che direbbero, dicono e diranno sicuramente “no” a questa riforma .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Auriemma. Ne ha facoltà, per un minuto.
CARMELA AURIEMMA(M5S). Grazie, Presidente. Il cuore di questo provvedimento è il primo comma dell'articolo 1, in cui si prevede l'estensione delle operazioni di voto al giorno successivo alla domenica, quindi al lunedì. Nella relazione di accompagnamento del provvedimento, il Governo giustifica questa decisione con la volontà di contrastare l'astensionismo. Noi siamo d'accordissimo su questa disposizione, ma è evidente la forte contraddizione che emerge, perché, se, da un lato, si cerca di contrastare l'astensionismo, allungando i giorni delle votazioni, dall'altro, si sottrae consapevolmente a quasi 5 milioni di italiani la possibilità di esercitare il proprio diritto al voto.
CARMELA AURIEMMA(M5S). Questo è evidente. Si palesa in maniera chiara e plastica la contraddizione e quindi la volontà di questo Governo di non rendere strutturale il voto fuori sede .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, il deputato Casu. Ne ha facoltà, per un minuto.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo per sottoscrivere questo articolo aggiuntivo e per rivolgere un appello al Governo, di fronte alla possibilità che si ha, attraverso questo articolo aggiuntivo, di intervenire su un aspetto a nostro avviso fondamentale. Noi abbiamo avuto già due sperimentazioni. È una possibilità concreta per le persone che, per ragioni di studio, di lavoro, di cura, non possono trovare il tempo e il modo di attraversare l'intero Paese per esercitare il proprio diritto di voto. Votare contro questo articolo aggiuntivo, andare avanti nella direzione di una scelta politica... perché vede, Sottosegretaria, la questione dei tempi tecnici esiste, ma esiste anche la scelta politica di questo Governo di forzare il più possibile sui tempi…
ANDREA CASU(PD-IDP). …di questo referendum, di fatto chiudendo a questa possibilità. Noi, attraverso questo articolo aggiuntivo, invece, chiediamo di cambiare direzione per garantire questa possibilità che riteniamo assolutamente fondamentale.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici articoli aggiuntivi 1.02 Zaratti e 1.04 Madia, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.05 Grippo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grippo. Ne ha facoltà.
VALENTINA GRIPPO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Non sono intervenuta sugli articoli aggiuntivi precedenti, che pure condivido, perché con i colleghi abbiamo fatto un percorso comune e parallelo. Mi unisco alla perplessità, allo spiazzamento rispetto al tono di questa discussione; percepisco anche un imbarazzo della Sottosegretaria, perché davvero l'Aula è una, è questa, e noi, nel 2023, eravamo gli stessi, gli stessi rappresentavano il Governo. Ricordo le parole dette in quest'Aula, quando fummo davvero perplessi a fronte di una delega in bianco che veniva data al Governo. Ricordo, per chi non ricordasse i passaggi precisi, che c'erano diverse proposte di legge che spiegavano come 5 milioni di persone in questa Nazione, il 10 per cento degli aventi diritto al voto, dovessero in qualche modo usufruire delle modalità che in tutto il mondo si stanno sperimentando. Addirittura in Francia abbiamo il voto per procura, il voto elettronico, il voto per posta. Le modalità sono 100, le discutemmo tutte e dal Governo ci fu detto: capiamo la vostra preoccupazione, ma fidatevi di noi, perché noi, da qui a pochi mesi, metteremo a terra tutto. Proprio in quest'Aula, soprattutto a partire da quelle consultazioni che non avevano vincoli territoriali, non c'erano i collegi, né i limiti di mobilità - ed è il caso del referendum, lo ricordo, dove una persona che, per lavoro, per salute o per studio, sta temporaneamente a Milano, si trova esattamente davanti la stessa scheda elettorale di quello che si trova a Catania -, all'epoca ci diceste: partiremo da quel tipo di consultazioni a brevissimo, in settimane per quelle persone sarà possibile esercitare il voto. Oggi ho sentito il collega Urzi' dirci che questa cosa non si riesce a fare per motivi di tempo. Sono tre anni che ne parliamo, quanto tempo vi serviva? È veramente spiazzante non comprendere.
A questo si aggiunge un'altra riflessione, colleghi, che voglio condividere con voi, perché qui la responsabilità va ben oltre la dialettica fra maggioranza e opposizione, fra chi guida la macchina… C'è solo una cosa che è peggiore di non consentire ai cittadini il proprio diritto costituzionale di voto ed è quella di consentirglielo discrezionalmente. Avete trovato un modo, avete sperimentato un percorso e, adesso, alla prossima consultazione, li private di quello stesso diritto? Ecco, non voglio sentirmi complice di questo di questo percorso; è ancor peggio di non aver avviato una sperimentazione.
Io ora non ho idea di come possa fare il Governo, essendosi ridotto ad oggi, a inserire questa cosa, ma mi appello a lei, Sottosegretaria, perché so che è comune la sensibilità su questo tema. Io penso sia veramente macroscopico, nella forma di consultazione, che tutti noi avevamo identificato come la più semplice da affrontare, consentendo a chi era in un'altra regione, in un altro comune, di votare da fuori sede; oggi, dopo aver avviato la sperimentazione, torniamo indietro, senza alcuna motivazione, senza che a quest'Aula e ai cittadini sia fornita una spiegazione. Io penso sia molto grave. Mi appello davvero al Governo, affinché si trovi una strada, perché altrimenti davvero ci rendiamo tutti complici di un arretramento e di una discrezionalità nell'elargire il primo diritto dei cittadini di cui noi non vorrei fare parte
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ciani. Ne ha facoltà.
PAOLO CIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Il Governo e la maggioranza di centrodestra, nel bocciare l'emendamento passato e temo anche questo e i successivi, si assumono la responsabilità di impedire a diversi milioni di nostri concittadini fuori sede di votare. Ho sentito parlare di problemi tecnici, ho sentito parlare di problemi temporali, e non si riferivano al maltempo; io temo e credo che sia una decisione politica, una decisione politica esplicita escludere una parte del Paese dal voto. La richiesta che esprimeva l'emendamento a prima firma Madia, come anche quelli presentati dagli altri colleghi, era semplice e di grande buonsenso: permettere a chi studia, a chi lavora, a chi si cura lontano dal proprio comune di residenza, di votare dove vive. La maggioranza li vuole bocciare, si assume la responsabilità di ostacolare la partecipazione democratica di tanti nostri concittadini.
Questa formula l'abbiamo sperimentata, funzionava, può funzionare. Perché per questo turno referendario la maggioranza e il Governo scelgono di non avvalersene? È una scelta. È una scelta politica grave dal mio e dal nostro punto di vista.
Poi, vorrei sottolineare un altro aspetto. È una scelta che ha un impatto sulla democrazia, ma tenete conto anche degli aspetti economici. Molte delle persone che vivono fuori dal proprio comune sono giovani, sono studenti, sono lavoratori, che dovranno scegliere se esercitare il proprio diritto di voto, spendendo dei soldi, rinunciando a delle giornate per tornare nel proprio comune, oppure decidere di non votare. Ecco, io credo che questo sia un messaggio molto sbagliato che la maggioranza e il Governo danno, che in parte dice anche: partecipa meglio chi se lo può permettere di più. È un messaggio sbagliato.
Allora, faccio una proposta ai colleghi di maggioranza che hanno detto che sarebbero d'accordo a far votare i fuori sede: cedete i posti di rappresentanti di lista dei vostri partiti ai cittadini fuori sede che vogliono partecipare alle elezioni. Una parte di quei cittadini potremmo recuperarli al voto.
PRESIDENTE. Se non ci sono… Ha chiesto di parlare l'onorevole Alfonso Colucci. Ne ha facoltà. Bravo, l'ha detto prima di farmi dire tutta la frase.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Grazie, Presidente. Veda, io vorrei introdurre anche un altro elemento in questa discussione ampia, che non vede una grande partecipazione da parte della maggioranza e del Governo, e lo dico davvero con dispiacere, perché, invece, sarebbe questa la sede nella quale confrontarsi. Qui stiamo parlando di una legge che è, in senso lato, elettorale, perché disciplina l'esercizio del diritto di voto, sia pure in una competizione che non è elettiva, bensì referendaria, ma è comunque una legge elettorale. Una legge che fa seguito proprio all'espletamento, nel 2025, dei referendum abrogativi, che partecipano della stessa natura: uno è un referendum abrogativo, l'altro è, naturalmente, costituzionale, ne conosciamo la diversità di disciplina, ma sono entrambi degli eventi di natura referendaria e non elettiva. Allora, parlando di legge elettorale in questo senso lato, il criterio che dovrebbe ispirare un buon Governo è quello della stabilità delle leggi in materia elettorale. Risulta difficile giustificare validamente ai cittadini italiani perché si siano tenute ben due competizioni, le elezioni europee del 2024 e le votazioni referendarie, sia pure nei referendum abrogativi del 2025, ben quattro votazioni referendarie, ammettendo, sia pure in via sperimentale, il voto da parte delle persone fuori sede e, invece, questa volta, questo diritto non venga ad essere attuato, non venga ad essere riconosciuto. È difficile spiegare che cosa sia successo, quale elemento nuovo abbia prodotto questa modifica, questo passo indietro da parte del Governo e della maggioranza.
Le leggi elettorali dovrebbero essere ispirate a un principio fondamentale, il principio di stabilità, ma, aggiungo, forse, a un principio ulteriore, ossia che, quando al cittadino si è riconosciuto un diritto, ciò consiste non solo nel riconoscimento del diritto, ma nel contenuto del diritto stesso, cioè le modalità del suo esercizio, che sono un elemento intrinseco e qualificante del diritto stesso, perché è evidente che un diritto che viene spogliato di contenuto è un mezzo diritto. Quindi, nella misura in cui non viene riconosciuto a pieno il diritto, nella sua possibilità di esercizio concreto, e quindi del suo contenuto, risulta difficile spiegare ai cittadini, difficile spiegare ai giovani, ai ragazzi, perché l'anno scorso hanno potuto votare in quel modo, ma nel 2026, in occasione di questa particolare competizione referendaria, quel diritto non lo possono esercitare . Non è comprensibile questo.
E, allora, si tratta di un diritto, io parlerei di un diritto quesito, cioè, nel momento in cui si sono svolte e non si sono verificate criticità rispetto a quelle competizioni elettorali e referendarie, oggi, come si fa a fare un passo indietro rispetto a quanto è già stato riconosciuto in concreto ed è stato attuato? Si dice: ma non c'è stata allora una grande affluenza, non c'è stata allora una grande partecipazione (parliamo dei referendum abrogativi). Beh, è evidente, era un esperimento, non ci sono stati i tempi per informare compiutamente i giovani della possibilità di esercitare questo diritto. E la democrazia si costruisce attraverso aggiunte, attraverso passi, attraverso processi, che portano sempre più i cittadini a poter partecipare. Invece, questa volta non è. Si fa un passo indietro e non è comprensibile per i ragazzi perché non possono più farlo.
Davvero, io non sono abituato a fare dietrologie o a pensare che dietro ci sia sempre un grande complotto, ma, in questo caso, viene davvero da pensare che questo Governo abbia paura della partecipazione nel referendum per il “no” alla separazione delle carriere dei magistrati
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Si fa davvero fatica a comprendere le argomentazioni di una privazione di un diritto. Purtroppo, mentre in un primo momento, avevamo trovato, con l'attuale maggioranza, un percorso coerente, cioè la possibilità per tutti coloro che non sono in sede di votare, facciamo un passo indietro. Ed è, in generale, quello sui diritti, che secondo il nostro punto di vista, secondo il mio punto di vista, un tema sul quale la destra sta cominciando a mostrare il suo vero volto. Non a caso - ovviamente, è una casualità -, noi ci troviamo in un periodo in cui, ad esempio, alcuni rappresentanti cominciano a dire: uno dei primi problemi che ha avuto il nostro Paese, la decadenza della nostra società è che hanno dato il diritto alle donne di votare. E, poi, qualcuno ha aggiunto: non solo è il problema delle donne che hanno avuto il diritto al voto, perché ovviamente hanno perso l'alveo, la loro funzione di stare nell' familiare e in casa a cuocere ai fornelli e ad allevare i bambini, ma è anche il diritto all'aborto, è anche il diritto al divorzio. È un sistema che sta andando nella direzione opposta alla nostra visione culturale.
Il diritto al voto è una cosa sacrosanta; aver combattuto, per anni, per permettere a chi è fuori sede di votare, sembrava un diritto oramai acquisito e, invece, viene messo in discussione. Una delle argomentazioni che sono state portate avanti è: hanno votato troppe poche persone. Quindi, che cosa significa? Che dobbiamo ridurre ulteriormente la possibilità del diritto al voto? A mano a mano che votano meno persone, riduciamo ancora di più il diritto al voto. Si dovrebbe fare il contrario: per permettere a quante più persone, per coinvolgerle, bisogna motivarle e dare loro la possibilità di votare.
Noi facciamo esattamente il contrario: le demotiviamo e non gli diamo la possibilità di votare. È un sbagliato, che può essere una furbata, forse qualcuno ha immaginato “andiamo velocemente a votare”. D'altronde, quando il Governo ha emanato il decreto per il voto, sul quale ha avuto anche ragione al TAR, cioè è stata confermata quella data, immagino che avesse valutato già che bisognava prevedere il voto delle persone che non possono momentaneamente stare nella loro sede naturale, oppure è stato calcolato esattamente il contrario, cioè la possibilità per i fuori sede di non votare. Allora, noi, da una parte facciamo una battaglia, e ovviamente AVS dà piena disponibilità a tutti coloro che vorranno fare i rappresentanti di lista di poter votare, ma è un a cui siamo costretti per un comportamento poco corretto da parte della maggioranza.
Guardate, quando si gioca sui diritti, non si sa mai dove si va a finire. Si parte con un'idea che uno ha stravinto, che uno ha già in mano tutto, e invece la gente comincia a riflettere. Un pezzo alla volta ci stanno levando dei diritti che pensavamo oramai raggiunti, come quello per i fuori sede di poter votare. Oggi gli levate questo diritto con motivazioni impossibili da poter accettare e da poter comprendere, domani qualche altra cosa. Non è così che si costruisce un sistema solido.
Infine, lo dico anche come membro della Giunta delle elezioni: avete fatto una battaglia epica in nome del levando in quel modo un seggio ai colleghi dei 5 Stelle, e cosa c'è di più del di permettere ai cittadini fuori sede di poter votare? Questa volta no, ce lo siamo dimenticati . Questa volta non c'è più il diritto al voto perché serviva in quell'occasione e questa volta non serve. Non si piega la democrazia e il diritto al voto dei cittadini a seconda degli interessi politici del momento, non porta mai nulla di buono .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.05 Grippo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.07 Boschi. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, signora Presidente. Un po' come i colleghi che mi hanno preceduto, anche noi vogliamo approfittare di questa ultima occasione per quanto riguarda il nostro emendamento, ma poi ce n'è ancora qualcun altro, per cercare di portare a una riflessione il Governo a proposito dell'esigenza, della necessità, di non continuare a penalizzare un pezzo del popolo italiano, dell'elettorato italiano, quello che, non per svago o per divertimento, ma per ragioni che sono note a tutti, sia a noi dell'opposizione che ai colleghi della maggioranza, hanno un oggettivo impedimento nel poter partecipare alle elezioni, e quindi a poter esprimere il loro diritto di voto, esattamente come tutti gli altri.
Noi continuiamo, con questo emendamento, a cercare di incalzare il Governo, anche perché, lo ricordavano anche i colleghi che mi hanno preceduto, stiamo parlando di milioni di persone.
Stiamo parlando di milioni di persone che avrebbero la possibilità di contribuire a portare magari a un'inversione di tendenza, a un fenomeno che sulla carta preoccupa tutti noi. Io glielo dico molto serenamente e molto chiaramente, signora Sottosegretaria: io non penso che il problema del Governo sia quello di consentire che ci siano meno persone che votano al referendum. Io penso, purtroppo, che il Governo stia mettendo in atto... Lei sa perfettamente e sanno i colleghi che io voterò e ho dichiarato che voterò a favore del referendum sulla separazione delle carriere, e, con grandissimo dispiacere, devo però prendere atto che il Governo sta facendo di tutto non per non far venire le persone a votare a favore del referendum, ma per fare in modo che le persone vadano a votare contro il referendum.
Le dichiarazioni che abbiamo sentito ancora questa mattina, che, in modo del tutto strumentale, senza alcuna cognizione reale di quello di cui si discute, sono soltanto una perpetua occasione per poter prendere a randellate la magistratura, sono esattamente il modo attraverso il quale il Governo e la maggioranza riusciranno nell'iperbolico risultato di perdere un referendum che sulla carta avevamo straordinariamente vinto. Non penso che voi abbiate bisogno di non far andare la gente a votare. Voi state distruggendo, per quanto mi riguarda, una battaglia trentennale attraverso una strumentalizzazione di posizioni che non c'entrano nulla con il referendum e con la separazione delle carriere.
Chiarito questo, vorrei però anche dirvi che il problema dell'astensionismo, invece, è un problema che dovremmo sentire tutti quanti. Faceva bene il collega Alfonso Colucci a mettere in evidenza che non c'è neanche poi questa ragione tecnica, lo dico al collega Urzi', perché ci sono delle categorie - ovviamente lo metto tra quattro virgolette - di “privilegiati” che invece già lo esercitano questo diritto. E non sono soltanto i rappresentanti di lista, è anche quella che qualcuno, non certo io, definisce “la casta”. Perché noi candidati, se siamo candidati in un collegio che non è quello nostro di residenza, abbiamo il diritto di votare nel collegio dove siamo candidati. Alcune categorie di lavoratori, le Forze dell'ordine che presidiano i seggi, hanno il diritto di votare fuori dalla sede di residenza.
E allora perché… mi rimane un minuto, pensavo di avere molto di più, signora Sottosegretaria. Ma allora - rimango e chiudo il mio intervento, facendo felice la Presidente, che così non mi deve interrompere ulteriormente, giustamente, perché fa il suo dovere - perché, non essendoci problemi tecnici, perché i precedenti ci dicono che i problemi tecnici, per fortuna, dopo 30 anni li abbiamo superati, dobbiamo lasciare che la politica sia sotto scacco della burocrazia? Mi piacerebbe una sua risposta .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.07 Boschi, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.09 Baldino. Ha chiesto di parlare la deputata Baldino. Ne ha facoltà.
VITTORIA BALDINO(M5S). Signora Presidente, c'è una cosa che mi ha molto stupito durante l'esame in Commissione. Quando si è svolto questo dibattito, qualche giorno fa, la Sottosegretaria Ferro è intervenuta per spiegare ai parlamentari firmatari degli emendamenti in discussione le ragioni per cui non è previsto il voto fuori sede per questo referendum. Ci è stato riferito che le ragioni sono tecniche, esigenze tecniche, esigenze di tempi. Una cosa che la Sottosegretaria Ferro ha detto, che mi ha molto colpito, è stata la seguente: ai miei tempi noi andavamo a piedi a votare ogniqualvolta i cittadini erano chiamati a votare.
Io vorrei ricordare che l'attuale sistema di voto, cioè quello con la tessera elettorale cartacea, l'urna, gli scrutatori, le cabine, recarsi fisicamente al seggio, farsi identificare, vige da tempo immemore. Facciamolo partire dal 1946, da quando è nata la nostra Repubblica. Sono 80 anni che il Paese vota così e l'Italia è l'unico Paese occidentale, democratico, insieme a due piccoli Paesi, Malta e Cipro, che non ha un sistema di voto alternativo a quello che noi conosciamo da ben 80 anni.
Da 80 anni, quando mandavamo i telegrammi per comunicare, quando nelle case degli italiani non c'erano i frigoriferi, quando non c'era la televisione. Di questo stiamo parlando.
Noi non possiamo pensare che nel 2026 dobbiamo continuare a perpetrare un sistema di voto vecchio, vetusto, che allontana la partecipazione, in una società che, rispetto a 80 anni fa, è in continuo movimento. È in movimento per definizione: la gente si sposta per curarsi, si sposta per studiare, si sposta per lavorare. La gente si sposta sempre.
Quindi, il nostro compito, cari colleghi, care colleghe e cara Sottosegretaria, è quello di rimuovere gli ostacoli che non garantiscono una corretta, reale, vera partecipazione alla vita pubblica. Noi questo non lo stiamo facendo. Noi stiamo frapponendo degli ostacoli: ostacoli di natura politica, ostacoli di natura tecnica, ostacoli di natura burocratica e amministrativa. Non stiamo rimuovendo questi ostacoli, li stiamo frapponendo tra questi palazzi e chi, invece, vuole partecipare alla vita pubblica.
Lo dimostra il fatto che, da quando è attiva la piattaforma per raccogliere le firme digitalmente, sono tantissime le persone che sottoscrivono le petizioni, che sottoscrivono le proposte di legge, che sottoscrivono le richieste di referendum abrogativi. Sono tantissime le persone che vogliono partecipare. Allora perché non consentiamo loro di partecipare? Io non credo che il problema sia tecnico. Io credo - l'ho già detto e l'abbiamo già detto - che sia un problema di natura politica perché - e questo Governo lo ha dimostrato - quando c'è la volontà politica di superare degli ostacoli le cose si fanno. Evidentemente, in questo caso, la volontà politica è la cosa che è mancata .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Alifano. Ne ha facoltà per 1 minuto.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, signora Presidente. Il collega Colucci si è riportato a due principi, che effettivamente avrebbero dovuto suggerire un diverso avviso da parte del Governo: il principio di stabilità nella materia elettorale, che dovrebbe consigliare, anche alla maggioranza di turno, di tener presente qual è il quadro normativo vigente e non cambiare le regole per pura convenienza; e anche il principio di effettività nell'esercizio di un diritto come il diritto di voto, perché, se non è possibile rimuovere gli ostacoli al libero esercizio dello stesso, questo diritto non esiste. Questi due principi avrebbero consigliato di allargare il voto ai fuori sede.
Signora Presidente, parliamo di 5 milioni di persone, oltre il 10 per cento…
ENRICA ALIFANO(M5S). … del corpo elettorale italiano.
Un'altra considerazione che mi è piaciuta e che voglio ribadire, rapidissimamente: noi ci troviamo, signora Presidente, in una società che cambia, che non è più la società di 80 anni …
PRESIDENTE. Grazie, onorevole. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.09 Baldino, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
I deputati Carmina e Dell'Olio sottoscrivono l'articolo aggiuntivo 1.09 Baldino.
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.011 Zaratti. Ha chiesto di parlare il collega Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, signora Presidente. Con questo nostro articolo aggiuntivo, visto che gli emendamenti più importanti, quelli che avrebbero cambiato la questione fondamentale del diritto a votare di 5 milioni di persone, sono stati - mi consenta, Sottosegretaria - miseramente bocciati, anche con il suo parere negativo, almeno cerchiamo di trovare condizioni che possano agevolare queste persone nel raggiungere i luoghi di residenza per poter votare. Questo nostro articolo aggiuntivo tende a chiedere un rimborso del 100 per cento del prezzo del biglietto necessario per recarsi alle urne.
Come voi sapete, del resto, le persone che si trovano a lavorare fuori casa, lontano da casa e, soprattutto, gli studenti e gran parte delle persone che si trovano fuori anche per motivi di salute hanno problemi economici forti perché sono costretti, ovviamente, per poter lavorare, studiare o provvedere alla propria salute ad avere una casa, una seconda casa, una stanza che, con i costi che ci sono, con gli affitti che ci sono, ha un costo veramente esorbitante. Quindi, queste persone non hanno neanche la possibilità economica di tornare, posto che riescano a trovare il tempo. Quindi, il nostro articolo aggiuntivo tende ad agevolare queste persone.
Ora, io so, Sottosegretaria, che una forma di agevolazione già c'è limitatamente, mi pare intorno al 60 per cento del biglietto… se ricordo bene … il 40 per cento, va bene, poi, lo dirà. Ma, insomma, il nostro emendamento tende a coprire il 100 per cento delle spese di questi cittadini. Almeno su questo penso che si potrebbe fare uno sforzo; almeno su questo ci potrebbe essere il cambiamento del vostro parere per cercare di aiutare… se proprio davvero siete così d'accordo con noi che tutti hanno il diritto di partecipare al voto, almeno su questo potreste dare un segnale a queste persone, a questi cittadini e a queste cittadine .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Auriemma. Ne ha facoltà.
CARMELA AURIEMMA(M5S). Grazie, Presidente. Questa proposta emendativa dimostra chiaramente la volontà di questo Governo di impedire, in ogni modo, ai fuori sede di poter esercitare il proprio diritto al voto. Perché non prevede neanche l'agevolazione per quanto riguarda i costi di trasporto.
Ora, possiamo capire che il 100 per cento di rimborso non può essere accolto, ma neanche la possibilità di fare una riformulazione e di prevedere, comunque, la possibilità per i giovani studenti di non accollarsi il 100 per cento delle spese per il viaggio di ritorno nella propria residenza. Quindi, possiamo dirlo veramente: questo articolo aggiuntivo è la prova del 9 che non c'è una volontà politica di estendere, appunto, il diritto di voto ai fuori sede, in nessun modo .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.011 Zaratti, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.0100 Lomuti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.0100 Lomuti, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1-.100 Lomuti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1-.100 Lomuti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione…
Revoco la votazione. Collega Ricciardi, non l'avevo vista. Ha chiesto di parlare l'onorevole Toni Ricciardi. Ne ha facoltà. Ho revocato la votazione, può intervenire.
TONI RICCIARDI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Sottosegretaria Ferro, colgo l'occasione di questo emendamento per fare un piccolo ragionamento con lei e capire se sbaglio io o se, potenzialmente, ho colto un problema nel Governo. Abbiamo ascoltato, fino adesso, colleghe e colleghi, tutta la discussione alla quale non c'è mai stata una risposta, se non quella tecnica, diciamo, del non voto ai fuori sede. Stiamo parlando di 4 milioni, 4,5 milioni, 5 milioni. A questi, però, care colleghe e cari colleghi, vanno aggiunti almeno 4 milioni e 200.000 elettori. Qui la cifra è più precisa, perché è nel provvedimento, nella scheda tecnica, di italiani e italiane all'estero. Ma perché vi sto dicendo questo? Perché voi state perpetrando esattamente la stessa malefatta che avete fatto qualche mese fa.
Mi spiego, Sottosegretaria Ferro. Non è di sua stretta competenza, perché non è del MAECI fortunatamente, ma ebbi modo di discutere in occasione di un'interrogazione con il Sottosegretario Silli, ponendogli una domanda su quanti soldi fossero stati appostati per far votare gli italiani all'estero. Lui disse: abbiamo speso 29 milioni. In realtà, l'appostamento era di 25, ai quali hanno aggiunto, poi, di corsa 4 milioni per un totale di 29. Peccato che la richiesta delle sedi diplomatico-consolari - e stiamo parlando di 8 mesi fa, non di 8 anni fa - oscillava tra i 50 e i 55 milioni. Il risultato del dimezzamento delle risorse, che cosa ha prodotto? Ha prodotto: che i consoli hanno impegnato il proprio nome per stampare le schede; hanno dovuto risparmiare sulle buste e c'erano schede che fuoriuscivano; i plichi, in alcuni Paesi, non sono mai arrivati.
Allora, la domanda che sorge spontanea, Sottosegretaria Ferro, è: voi state costituzionalmente tentando di garantire un diritto che è quello dell'esercizio del voto a tutte e a tutti o state immaginando, per non so quale ragione politica - io non ci credo, Sottosegretaria, ma me lo chiedo - per qualche ragione politica, di voler dimezzare la partecipazione scientificamente? Perché, tra i fuori sede e gli italiani all'estero, voi state limitando e mettendo in difficoltà l'esercizio del voto di una cosa come 8 milioni di italiane e di italiani. E, poi, staremo qui a commentare, il giorno dopo, che la percentuale dell'astensionismo è alta. Peccato che, tra tutti gli scienziati che commentano l'astensionismo, nessuno si preoccupa mai di analizzare che, probabilmente, quelle persone, per una ragione atavica che caratterizza identitariamente questo Paese, vivono altrove.
E, allora, quello che fa una moderna democrazia, che cerca di garantire il principio costituzionale del diritto e dell'esercizio del voto, è preoccuparsi di capire dove vivono i propri cittadini. E se 8 milioni di persone, aventi diritto al voto, non vivono nell'indirizzo di residenza, c'è un problema, ovvero che questo Governo sta scientificamente limitando un diritto costituzionalmente riconosciuto.
E, allora, Sottosegretaria Ferro, mi dispiace: io non vorrei che, tra qualche mese, quando analizzeremo i dati del risultato referendario, non in termini qualitativi, ossia se ha vinto il “sì” o se ha vinto il “no”…
TONI RICCIARDI(PD-IDP). …ma in termini di partecipazione, saremo punto e a capo a non capire quali fossero gli interventi strutturali da fare .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Pavanelli. Ne ha facoltà.
EMMA PAVANELLI(M5S). Grazie, signora Presidente. Ebbene, questo emendamento è molto importante perché, dopo aver limitato il diritto di voto dei cittadini fuori sede, cioè coloro che non stanno nel proprio comune di residenza durante le date delle votazioni… vorrei ricordare a quest'Aula che, se non sbaglio, era il senatore Gasparri che insisteva affinché si votasse su due giorni perché bisognava aumentare la partecipazione al voto. Ricordo bene comunicati stampa continui prima di questo decreto-legge.
Invece, voi state facendo esattamente l'opposto, dopo aver silurato le nostre proposte di legge, inclusa quella a mia prima firma, nonostante il Ministero avesse detto che la proposta di legge a mia prima firma - che riguardava, nello specifico i referendum e le elezioni europee - era la più fattibile. Ebbene, è stata fattibile per due anni. Oggi che siamo alle porte di un importante appuntamento elettorale per una modifica costituzionale non è più importante per questo Governo.
Questo emendamento del collega Lomuti - e chiedo, Presidente, se posso sottoscriverlo - riguarda gli elettori residenti all'estero, quelli iscritti all'AIRE. Si tratta di coloro che sono cittadini italiani, che vivono all'estero e che sono regolarmente iscritti all'AIRE. Ebbene, posso testimoniare che, alle ultime elezioni referendarie, a molti cittadini italiani residenti all'estero non sono arrivati i plichi per poter votare. Lo posso testimoniare, perché è successo ad alcuni membri della mia famiglia.
Allora, questo emendamento è molto importante per capire il numero di cittadini che votano, perché votano o più che altro perché non hanno votato. Se loro non ricevono i plichi, non possono votare. Questo è più che evidente.
Allora, c'è la necessità, da parte anche del Governo e del Ministero, di poter fare un'analisi sul voto all'estero, non di eliminarlo, ma di fare un'analisi e capire per quali motivi questi plichi non arrivano. Se quel residente italiano all'estero non cambia indirizzo, non si comprende per quale motivo non gli arriva la busta per poter votare.
Ecco, io vorrei poter continuare, Presidente, ma vedo che il Governo è al telefono. Allora, è inutile che proseguo con il mio ragionamento .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1-.100 Lomuti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Avverto che, consistendo il disegno di legge di un solo articolo, non si procederà alla votazione dell'articolo unico, ma, dopo l'esame degli ordini del giorno, si procederà direttamente alla votazione finale, a norma dell'articolo 87, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Invito la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
WANDA FERRO,. Grazie, Presidente. Sull'ordine del giorno n. 9/2751-A/1 Madia il parere è favorevole con la seguente riformulazione del dispositivo: “impegna il Governo a valutare l'opportunità di assumere ogni utile iniziativa volta ad accompagnare l'approvazione di una riforma organica parlamentare che consenta a tutti coloro che si trovano al di fuori del comune di residenza, per motivi di cura, lavoro o studio, di votare in maniera stabile a tutte le elezioni politiche europee e referendarie”. Inoltre, eliminare le premesse dalla seconda all'ultima.
Sull'ordine del giorno n. 9/2751-A/2 Boschi il parere è favorevole a condizione che nel preambolo vada eliminato il riferimento ai 5 milioni di fuorisede, trattandosi di stima non certificata da nessuna attività censuaria e riportata solo nel cosiddetto Libro bianco e frutto di una stima basata su segnali amministrativi di presenza. Inoltre, modificare il dispositivo nei seguenti termini: “impegna il Governo a valutare l'opportunità di assumere ogni utile iniziativa per accompagnare l'iter parlamentare delle proposte nel comune di temporaneo domicilio degli elettori che, per motivi di studio, lavoro o cure mediche, si trovino domiciliati in un comune situato in provincia diversa da quella di iscrizione nelle liste elettorali, assicurando procedure uniformi e una più ampia partecipazione democratica nel rispetto dei principi di regolarità, segretezza e sicurezza del voto”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2751-A/3 Zaratti il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2751-A/4 Zanella il parere è favorevole a condizione che nel preambolo vada eliminato il riferimento ai 5 milioni di fuori sede, trattandosi di stima non certificata da nessuna attività censuaria e riportata solo nel cosiddetto Libro bianco e frutto di una stima basata su segnali amministrativi di presenza.
Due, modificare l'impegno nei seguenti termini: “a valutare l'opportunità, per quanto di sua competenza, ad assumere ogni utile iniziativa volta a facilitare quanto prima l'adozione di norme che consentano agli elettori che si trovino in un comune diverso da quello di residenza di poter partecipare alle competizioni elettorali e referendarie, tenendo anche conto della praticabilità e sostenibilità di eventuali modalità del voto anticipato presidiato”. Inoltre, espungere le premesse 2), 3) e 4).
Sull'ordine del giorno n. 9/2751-A/5 Pavanelli il parere è favorevole, a condizione che il dispositivo venga modificato nei seguenti termini: “ferme restando le prerogative parlamentari, anche in termini di funzioni di indirizzo e controllo, a valutare l'opportunità di assumere ogni utile iniziativa volta ad accompagnare un percorso di approvazione parlamentare di una disciplina organica e permanente che consenta ai cosiddetti fuori sede di votare nel luogo ove temporaneamente si trovino per ragioni di studio, lavoro o cura, nel rispetto assoluto della libertà, segretezza, uguaglianza, personalità, nonché territorialità del voto”. Inoltre, espungere tutte le premesse.
Sull'ordine del giorno n. 9/2751-A/6 Baldino il parere è favorevole, a condizione che il dispositivo venga modificato nei seguenti termini: “ferme restando le prerogative parlamentari, anche in termini di funzioni di indirizzo e di controllo, a valutare l'opportunità di assumere ogni utile iniziativa al fine di accompagnare il percorso di approvazione parlamentare per una disciplina che consenta ai cosiddetti fuori sede di poter votare nel rispetto assoluto della libertà, segretezza, uguaglianza, personalità, nonché territorialità del voto, tenendo conto anche della prospettiva futura di un utilizzo della tecnologia informatica e digitale nel procedimento elettorale”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2751-A/7 Appendino il parere è favorevole, a condizione che il dispositivo venga modificato nei seguenti termini: “ferme restando le prerogative parlamentari, anche in termini di funzioni di indirizzo e controllo, a valutare l'opportunità di assumere ulteriori iniziative sotto il profilo legislativo, affinché siano elettori, ai sensi dell'articolo 48 della Costituzione, tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto il sedicesimo anno di età”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2751-A/8 Alfonso Colucci il parere è favorevole, a condizione che il dispositivo venga modificato nei seguenti termini: “ferme restando le prerogative parlamentari, anche in termini di funzioni di indirizzo e controllo, relativamente al referendum popolare confermativo previsto dall'articolo 138 della Costituzione sulla legge costituzionale ‘Norme in materia di ordinamento giurisdizionale ed istituzione della Corte disciplinare', a valutare l'opportunità di assicurare la massima divulgazione attraverso una capillare informazione, utilizzando allo scopo ogni canale utile di informazione e soprattutto che raggiunga anche i mezzi di trasporto pubblici e, in particolare, i luoghi di aggregazione giovanile, ispirata a criteri di obiettività e trasparenza rispetto al quesito referendario”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2751-A/9 Penza il parere è favorevole, a condizione che il dispositivo venga modificato nei seguenti termini: “ferme restando le prerogative parlamentari, anche in termini di funzioni di indirizzo e controllo, a valutare l'opportunità di assumere ogni utile iniziativa volta a verificare la possibilità di individuare sedi alternative per il voto rispetto alle strutture e ai presidi scolastici”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2751-A/10 Auriemma il parere è favorevole, a condizione che il dispositivo venga modificato nei seguenti termini: “ferme restando le prerogative parlamentari, anche in termini di funzioni di indirizzo e controllo, a valutare l'opportunità di riferire tempestivamente alle Camere in ordine alle modalità con le quali intende assicurare la massima divulgazione sulla consultazione referendaria, nonché garantire l'applicazione della disciplina vigente in termini di ”
Sull'ordine del giorno n. 9/2751-A/11 Magi il parere è contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/2751-A/12 Cavandoli il parere è favorevole. Sull'ordine del giorno n. 9/2751-A/13 Onori c'è un parere congiunto con il MAECI. Il parere è favorevole, previa espunzione delle premesse, con la seguente riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità di accompagnare le misure recate dal provvedimento con ulteriori iniziative volte ad avviare l'elaborazione di una proposta di riforma della disciplina del voto dei cittadini italiani residenti all'estero”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2751-A/14 Grippo il parere è favorevole, a condizione che il dispositivo venga modificato nei seguenti termini: “a valutare l'opportunità di assumere ogni utile iniziativa volta ad accompagnare…”. Devo dire, Presidente, che ieri sono intervenuta un'ora, ma il silenzio era dovuto forse allo scarso numero. Stasera è un po' complicato, dato che le presenze, rispetto alla discussione generale, sono più numerose e anche più rumorose.
Ritorno dunque all'ordine del giorno n. 9/2751-A/14 Grippo, sul quale il parere è favorevole, a condizione che il dispositivo venga modificato nei seguenti termini: “a valutare l'opportunità di assumere ogni utile iniziativa volta ad accompagnare il percorso di approvazione parlamentare di una delega in materia di esercizio del diritto di voto per i cittadini fuori sede, per consentire di esercitare il diritto di voto in un comune situato in una regione diversa da quella del comune di residenza in caso di impedimenti per motivi di studio, lavoro, cure mediche o prestazioni di assistenza familiare”. Sull'ordine del giorno n. 9/2751-A/15 Paolo Emilio Russo il parere è favorevole, a condizione che l'impegno sia modificato aggiungendo: “a valutare l'opportunità di”.
PRESIDENTE. Bene, passiamo ai voti. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Su cosa?
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Ha ragione la Sottosegretaria, è stato difficile seguire e, soprattutto per mia colpa, non ho capito se la questione dei 5 milioni che non sono sostanzialmente certificati…
PRESIDENTE. No, collega Giachetti, sta parlando sul primo ordine del giorno?
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Sto chiedendo, siccome i pareri li ha letti e non ce li abbiamo sottomano…
PRESIDENTE. Sì, se ha bisogno…
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). …sto semplicemente chiedendo…
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). …su un parere che ha dato non ho capito se fosse riferito al nostro o a un altro ordine del giorno.
PRESIDENTE. Ah, ok. Può rileggere la riformulazione dell'ordine del giorno n. 9/2751-A/2 Boschi, forse?
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Quindi era semplicemente per sapere, visto che ha fatto un riferimento ai 5 milioni che non sono certificati, siccome ho visto che c'è sul mio, ma forse…
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). …c'è anche su quello di qualcun altro, volevo solo sapere se era…
PRESIDENTE. No, no, va bene, collega Giachetti. Sottosegretaria, le chiedo se può rileggerci la riformulazione dell'ordine del giorno n. 9/2751-A/2 Boschi, probabilmente, mi pare di capire.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). A me basta sapere che era riferito al mio.
PRESIDENTE. Eh, non lo so. Adesso la Sottosegretaria ce lo dirà.
WANDA FERRO,. Nel preambolo eliminare il riferimento ai 5 milioni di fuori sede, trattandosi di stima non certificata. Non è certificata né da Istat, né da alcuno, ma da un'attività censuaria riportata solo nel cosiddetto Libro bianco e frutto di una stima basata su segnali amministrativi di presenza.
PRESIDENTE. Ok, quindi era riferito effettivamente…
WANDA FERRO,. Poi la seconda parte le interessa?
PRESIDENTE. No, no, era su questo che voleva un chiarimento, Sottosegretaria. Quindi la risposta è sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2751-A/1 Madia. Onorevole Madia, accoglie la riformulazione? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2751-A/1 Madia, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2751-A/2 Boschi. Onorevole Boschi, accetta la riformulazione? No.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Presidente, non posso accettarla. Innanzitutto mi interessava avere questa specificazione perché - lo dico alla Sottosegretaria Ferro, che assolutamente stimo e, anzi, apprezzo per come sta conducendo e ha condotto i lavori in Commissione, e adesso non voglio rubare la parola al collega Colucci, che me l'ha suggerita - non solo non possono più votare questi 5 milioni di persone, ma li cancelliamo anche dal punto di vista della loro esistenza, perché io non so se sono 5, 2, 1,5 o 6 milioni, però, Sottosegretario Ferro, sono cittadini italiani che hanno il diritto di voto e che non possono esercitarlo per le ragioni che abbiamo spiegato fino adesso.
Ora, atteso che quello è un dato che intanto c'è - non sarà certificato, non sarà l'Istat e via dicendo -, che credo anche voi sappiate perfettamente che si avvicina abbastanza alla realtà - abbiamo messo “circa 5 milioni” -, che mi si chieda di togliere il dato dei 5 milioni perché è un numero che non trova conferma da nessuna parte, vorrei fare una battuta. Forse non sono 5 milioni, ma i messaggini, le e le comunicazioni che abbiamo ricevuto di persone che sono deluse e amareggiate per questa decisione del Governo, se non sono 5 milioni, saranno 4,5 milioni. Non penso che sul merito la questione cambi molto.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la Sottosegretaria Ferro. Ne ha facoltà.
WANDA FERRO,. Onorevole Giachetti, assolutamente, anche perché, quando noi parliamo di votanti fuori sede, già riconosce che c'è un mondo di votanti fuori sede. È altresì chiaro che rispetto ai numeri, e noi abbiamo anche il dovere di interrogarci sui numeri… E voglio anche correggere, perché rispetto alla posizione nella mia generazione credo che bisognerebbe riandare un po' a guardare quello che è stato l'intervento, buono o cattivo, fatto ieri in discussione generale, puntuale, tecnico, ma anche, per quanto mi riguarda, abbastanza politico.
Io vengo dalla politica, nasco nella politica e morirò nella politica. Quindi, il primato della politica; non mi lascio sostituire da niente e da nessuno che non sia innanzitutto il mio pensiero.
Il tema è che abbiamo preso i dati sia del precedente referendum, sia delle elezioni europee e ci siamo posti una domanda, come è giusto che sia, ma questo è importante farlo anche in prospettiva di una futura organizzazione che non sia sperimentazione, che sia la possibilità per i fuori sede di votare sempre. E i numeri ci lasciano un po'…, devo dire, rispetto ai 5 milioni. Poi anche un cittadino… Lo dico, tramite il Presidente, alla collega Baldino: vengo da un mondo dove i movimenti giovanili prima di tutto. Però, nel 2024, le istanze presentate sono state 24.000 e credo sia un ragionamento che dovremmo fare tutti quanti per portare anche un valore aggiunto. Nel 2025, le domande di ammissione sono state più di 67.000, con un dato di circa 60.000 votanti.
Però voglio ricordare che, nell'ultima sperimentazione, abbiamo aperto alla possibilità anche ai lavoratori fuori sede. Poiché nel referendum del 2025 gli elettori hanno partecipato in una percentuale che si attesta - dai dati che abbiamo - al 30 per cento, se le stime del Libro bianco fossero realistiche - non so dire se siano di più o di meno -, avremmo dovuto registrare, per un calcolo matematico, la partecipazione di un milione e mezzo di studenti e di lavoratori fuori sede.
Quindi, è un po' distante dai famosi 5 milioni, ma, soprattutto, dai 60.000 votanti in percentuale che hanno espresso la loro volontà, andando ovviamente nei seggi.
Non voleva essere un modo di cancellare niente e nessuno, perché non mi appartiene, né per cultura personale, né per cultura politica. Ci tenevo a ribadire questo. Quindi, è solo un ragionamento, ma vi è anche il dovere di capire se siano 30, 50, 10 milioni. Capire. Spesso, quando facciamo un dibattito, certifichiamo i dati che diamo. Diamo la fonte, può essere l'Istat, può essere altro. Credo che, anche in questo caso, una riflessione da fare è poter fare un censimento che, in qualche modo, credo sia anche doveroso, per rispondere senza togliere un solo fuori sede, né in meno, né in più.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Baldino. Ne ha facoltà.
VITTORIA BALDINO(M5S). Grazie, Presidente. Io non ho citato volutamente questo passaggio dell'intervento della Sottosegretaria che fece già in Commissione, perché quando glielo facemmo notare, mi sembrò abbastanza interdetta. Disse: “no, ma io non volevo dire questo”.
Allora, siccome adesso l'ha ribadito in Aula, parliamo di questi 5 milioni. Innanzitutto dò una notizia all'Aula e alla Sottosegretaria, che, evidentemente, non lo sa: il famoso Libro bianco di cui parla è stato partorito da una commissione istituita dal Dipartimento per le riforme istituzionali presso la Presidenza del Consiglio e dal Ministro per i Rapporti con il Parlamento; tale commissione era presieduta dal professor Bassanini e composta, tra gli altri, dall'allora presidente dell'Istat Blangiardo, da un ricercatore dell'Istat, dal Servizio studi della Camera dei Deputati, dal direttore centrale per i servizi elettorali e dal prefetto Orano, che fa parte del suo Dipartimento, Sottosegretaria Ferro. Sono loro che hanno elaborato questa ricerca e che ci hanno fornito, per la prima volta, uno studio documentato sul fatto che l'astensionismo involontario cuba 5 milioni di persone ! Non ce lo siamo inventati noi! Non sono numeri che ci stiamo inventando! Allora state smentendo lo stesso Dipartimento, gli stessi uffici e la stessa Istat!
Collega Giachetti, l'Istat c'era e l'Istat ci ha detto che sono cinque milioni. Sono cinque milioni! Se non vi fidate di questa stima fatene un'altra. Vi siete approvati una legge delega: perché non l'approvate al Senato? Perché non cercate di fare quello che dite di voler fare, ma che, in realtà, non volete fare, perché cercavate solo il titolo di giornale il giorno dopo, signora Sottosegretaria? Questo è il tema!
Allora, siccome tutti noi, quando c'è stata la prima sperimentazione del voto fuori sede, abbiamo notato la scarsa efficienza ed efficacia comunicativa e istituzionale nel comunicare ai fuori sede i termini per cui avrebbero dovuto fare gli eventuali adempimenti per votare - e ce ne siamo accorti -, ci siamo chiesti: sarà mai che vogliono far fallire questa sperimentazione per poter dire che la sperimentazione è fallita, per avere la giustificazione per non esercitare quella delega, per cui si sono presi quei titoli di giornale? Oggi infatti il sospetto è più di un sospetto, in quanto ci state dicendo che la sperimentazione non ha funzionato. Eppure, se il primo anno erano 24.000 e il secondo anno erano 77.000, questi dati ci dicono che il numero è triplicato. Quindi, se andiamo avanti e diamo stabilità a questa sperimentazione, probabilmente, le prossime volte saranno sempre di più i cittadini che andranno a votare. E in un Paese in cui 30 milioni di persone non votano più, quandanche fossero 100 quelli che votano in più, sarebbe una partecipazione al diritto di voto che noi consentiamo! Sarebbe un ampliamento della partecipazione democratica che dovremmo sempre consentire !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grippo. Ne ha facoltà.
VALENTINA GRIPPO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Intervengo per sottoscrivere l'ordine del giorno a nome del gruppo Azione e per unirmi alle considerazioni dei colleghi che mi hanno preceduto. Ripeto: capisco la difficoltà nel difendere una situazione che è estremamente articolata e capisco anche che la questione che la Sottosegretaria pone ha un suo fondamento numerico. Tuttavia, se vogliamo davvero ragionare tutti insieme sulle complessità e su quello che avviene, come è stato in Commissione e come abbiamo provato a fare finora, dobbiamo guardare alle cose per quello che sono. Voi dite: la sperimentazione è andata male - per semplificare -, quindi non c'è premura di reinserire questa sperimentazione nel voto attuale.
Premesso che - siedo in questi banchi per la prima legislatura - ritengo un po' pericoloso il ragionamento che il Governo possa esercitare discrezionalmente la valutazione, se concedere o meno il voto ai cittadini a seconda di come va il percorso. È un diritto. Fosse anche una persona in più quella a cui consentiamo di votare, gli va riconosciuto. Non voglio seguire questo ragionamento, penso sia una misinterpretazione del ragionamento, ma mi preme dirle che è un ragionamento molto pericoloso e cercherei di non lasciare che venga veicolato. Io le pongo un'altra questione. Lei sa benissimo, per averci lavorato, che le due sperimentazioni che ci sono state erano tutto fuorché semplici.
Le persone votano sempre meno e l'interesse alla partecipazione democratica è sempre minore. Ebbene, le sperimentazioni che ci sono state pretendevano che mesi, settimane prima del voto una persona dovesse essere consapevole di tutto questo, che si dovesse iscrivere a un registro e che dovesse essere molto aggiornata, quando la maggior parte dei cittadini, a partire da quelli a noi vicini, si interessa all'appuntamento elettorale a pochi giorni, a poche settimane dal voto. Invece loro dovevano iscriversi con grande anticipo. Poi se, per esempio, abitavano ad Asti, ma erano di Milano, avrebbero dovuto recarsi a Torino, nel capoluogo di provincia, per votare: anche questa converrà che è una complicazione. Poi, fin dal momento in cui avevano lasciato la loro città, avrebbero dovuto ricordarsi di portare con sé la tessera elettorale, perché, qualora non l'avessero avuta con sé, un parente avrebbe dovuta portargliela.
Converrà che questa procedura non invoglia la cittadinanza, che già in generale non è così calorosa nel darci il proprio sostegno, quando li chiamiamo alle urne, a partecipare al voto. Quindi io dico: avete avviato un percorso migliorabile sotto mille punti di vista, ma da questi banchi non ci avete sentito criticare l'inadeguatezza di quel modello, che era lontano da quello che tutti noi - io, la collega Madia, l'altro collega -, abbiamo proposto; abbiamo proposto modelli molto più semplici, molto più immediati, molto più intuitivi. Ciononostante, non avete sentito critiche da questi banchi, perché eravamo contenti che aveste avviato un percorso. Ora tornare indietro su questo percorso - ahimè -, pur capendo le sue considerazioni, lo ritengo un ragionamento molto pericoloso .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Amato. Ne ha facoltà.
GAETANO AMATO(M5S). Grazie, Presidente. Innanzitutto volevo sottoscrivere quest'ordine del giorno, col permesso della collega. Vorrei dire alla Sottosegretaria: non ho il piacere di conoscerla personalmente, però da quello che sento in Aula lei è una persona di giudizio, è una persona che usa la testa.
Allora, poco fa lei ha detto una cosa: bisognerebbe procedere a un censimento. Ecco, quale migliore occasione di questa per fare il censimento? Allora, lei approvi questo emendamento, dopo vedremo quanti sono quelli che hanno votato fuori sede e il censimento sarà fatto, le pare ?
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, signora Presidente. Ho affrontato questo argomento già nel mio precedente intervento e voglio aggiungere qualcosa che, secondo me, ha una sua rilevanza. Alla fine, signora Sottosegretaria, comunque noi dobbiamo garantire un diritto, un diritto per tutti e per tutte. Se poi esercitano questo diritto 1 milione, 500.000 o 50.000, questo è un altro discorso, attiene a un altro argomento, che è quello della partecipazione al voto. In questo caso attiene - come giustamente diceva la collega che mi ha preceduto - anche alle modalità che permettono, in modo vero e concreto, la possibilità di esercitare il diritto.
Ma intanto noi dobbiamo garantire il diritto a tutte e a tutti. Non è possibile che in un Paese come l'Italia si neghi il diritto al voto a 5 milioni di persone. Si nega il diritto al voto a 5 milioni di persone e questa è, ovviamente, una cosa che deve essere assolutamente sanata. In altri Paesi europei questo si fa. Io voglio ricordare che anche negli anni Cinquanta e Sessanta, attraverso delle modalità che al tempo potevano essere corrette, addirittura si pagava per intero il viaggio dei nostri connazionali che erano a lavorare in Germania o in Francia per potersi recare a votare. Le persone affrontavano questo sacrificio per andare a votare, perché peraltro il diritto e il dovere civico del voto forse in quegli anni era più pressante.
Dopodiché, è chiaro che le persone che noi abbiamo coinvolto nella sperimentazione dovevano in primo luogo sapere una cosa: qualcuno glielo doveva dire , glielo doveva dire che avevano questo diritto, perché io credo che il 90 per cento delle persone che si trovano in quella situazione non ha avuto la possibilità di avere l'informazione. Poi, è del tutto evidente che noi dobbiamo creare delle norme e delle modalità regolamentari che permettono effettivamente la possibilità di votare. Non può essere una corsa a ostacoli, perché la vita è già complicata e queste persone devono comunque prendere dei permessi dal lavoro o devono organizzarsi per andare a votare e se in tutto questo ci mettiamo delle modalità che sono impossibili da esercitare è evidente, allora, che tutto questo realizza quell'antico proverbio italiano che è sempre valido: “fatta la legge, trovato l'inganno”.
Francamente tutto questo è inaccettabile e che in un Paese moderno, come l'Italia, 5 milioni di persone siano escluse dal voto è un'assurdità che va assolutamente sanata. Questa era l'occasione giusta per mettere in campo una proposta che permettesse a tutti quanti di andare a votare. Ancora una volta ci sono il vostro Governo e la vostra maggioranza: è da qualche anno che state governando, cara Sottosegretaria, e quando ci sono i problemi che non si risolvono è un problema vostro prima di tutto, è una responsabilità vostra. La colpa che non si realizza questa legge e che non si risolve questo problema è una colpa del vostro Governo, del Governo Meloni
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Carmina. Ne ha facoltà.
IDA CARMINA(M5S). Grazie, Presidente. Io ritengo che i membri del Governo, quando ci propongono un decreto-legge, debbano avere bene in mente che loro hanno giurato sulla Costituzione italiana, che è una Costituzione repubblicana, il cui primo articolo dice: “L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. In questo modo richiama l'articolo 48 della Costituzione, cioè il diritto al voto, che è un diritto costituzionalmente garantito, il più grande diritto di cittadinanza per una Repubblica, che trova il suo fondamento nella sovranità popolare. Ebbene, qui si controverte del voto fuori sede: a prescindere dai numeri e dall'esito di una sperimentazione, si sta parlando di chi si trova fuori per motivi di lavoro, studio e cura.
Sostanzialmente, si sta parlando prioritariamente dei meridionali, perché io non so quanti studenti del Nord vengono a studiare nelle università del Sud, non so se non c'è - ed è comprovata, del resto - una mobilità sanitaria dal Sud verso il Nord per le gravi inefficienze e per le lacune della sanità del Sud. Se guardiamo i LEA, sappiamo benissimo che dalle regioni meridionali - la Calabria, di cui lei è esponente, sicuramente è fra le peggiori quanto a LEA - c'è una mobilità sanitaria dal Sud verso il Nord.
Quindi, il limitare e non prevedere ancora questa possibilità è uno schiaffo in faccia a tutti i cittadini meridionali, perché sono loro che, prevalentemente, per motivi di lavoro, studio e cura lasciano le loro terre. In particolare, io posso parlare della mia esperienza, di una ragazza che, da Agrigento, a 18 anni, andò studiare a Milano. Lo ricordo bene, perché credevo. Lei dice: io ho vissuto di politica, ma l'uomo è un animale politico. “La politica” diceva San Giovanni Paolo II “è la più alta forma di carità” e, quindi, è un esercizio. Del resto, lo dice anche Aristotele che l'uomo è un animale politico. Tutti noi vogliamo votare. Con molta sofferenza non potevo andare a votare perché dovevo fare 27 ore di treno all'andata e 27 ore al ritorno e queste 27 ore mi impedivano di poter sostenere gli esami universitari e questo significava, non sostenendoli, un aggravio di spese per la mia famiglia, che con enormi sacrifici mi manteneva all'Università Cattolica del Sacro Cuore.
Ricordo un episodio, in particolare, che nel collegio dove alloggiavo per caso scoprii che veniva ad alloggiare l'allora Ministro dell'Interno Scalfaro, il quale vide me e una compagna catanese che studiavamo per sostenere l'esame - allora lo ricordo - di scienza delle finanze. Ebbene, ci disse: ma voi non andate a votare? Allora era Ministro e io gli dissi: Ministro, guardi, come facciamo? Come facciamo a sostenere questi lunghi viaggi di andata e ritorno e, fra l'altro, a spese dei nostri genitori? Infatti, in quegli anni l'aereo costava moltissimo.
E ricordo anche un fatto: oltre ai rappresentanti di lista, si può essere anche presidenti o scrutatori, se si vuole poter votare fuori sede, e questo per i giovani che fossero fuori. Quindi, dico che quello che voi fate è un ulteriore atto discriminatorio nei confronti dei giovani - soprattutto loro che vogliono votare - ma anche di chi lavora fuori e di chi si trova per motivi di cura fuori e certamente non può ritornare.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2751-A/2 Boschi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2751-A/3 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2751-A/3 Zaratti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2751-A/4 Zanella. Favorevole con riformulazione? Va bene? No, lo votiamo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2751-A/4 Zanella, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. n. 9/2751-A/5 Pavanelli. Il parere è favorevole con riformulazione: accetta la riformulazione, collega? Non accetta. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pavanelli.
EMMA PAVANELLI(M5S). Grazie, signora Presidente. No, non accetto perché questo Governo ha già una legge delega, pertanto non accettare un ordine del giorno, riformulandolo in questa maniera, mi sembra un po' esagerato, perché, appunto, avete una legge delega, fate la legge e così superiamo anche questi ordini del giorno.
Il mio ordine del giorno, Presidente, nasce da una constatazione molto semplice: in Italia cresce l'astensionismo, sempre più cittadini si allontanano dalle urne e la fiducia nelle istituzioni democratiche si indebolisce.
Il Governo, questo Governo di destra, sceglie deliberatamente di rendere più difficile votare. Non è un errore tecnico o una dimenticanza, è bene dirlo: è una scelta politica, una scelta politica, secondo noi, sbagliata.
Oggi siamo chiamati a discutere un decreto che, almeno nelle dichiarazioni, si propone di facilitare la partecipazione alle consultazioni elettorali e referendarie del 2026, prevedendo il voto in due giorni: la domenica e il lunedì. Invece si tratta di una contraddizione: mentre si dice di voler favorire la partecipazione, si elimina uno degli strumenti più efficaci per permettere ai cittadini di votare. Mi riferisco proprio al voto fuori sede. E qui bisogna avere il coraggio della verità. Il voto dei fuori sede non è un'invenzione improvvisa o una sperimentazione ancora tutta da verificare: è una misura concreta, già sperimentata, migliorata e funzionante.
Nel 2024, in occasione delle elezioni europee, per la prima volta si è riconosciuto il diritto agli studenti domiciliati lontano dal proprio comune di residenza di votare nel luogo in cui vivono: una misura di civiltà democratica, frutto di una battaglia politica chiara, che ha dimostrato che allargare la partecipazione è possibile. Nel 2025 quella misura è stata ampliata, estendendola, sempre in via sperimentale, a tutti i cittadini fuori sede per motivi di lavoro, di studio o di cura, e quella scelta ha prodotto risultati positivi: ha reso il sistema più moderno, più vicino alla realtà sociale del Paese.
E, allora, una domanda è inevitabile: perché nel 2026 il Governo ha deciso di fermarsi? Perché ha deciso di cancellare un diritto che era già stato riconosciuto? Non si dica che servivano ulteriori approfondimenti; non si dica che servivano delle verifiche; non si dica che serviva più tempo. La norma era già pronta, era già stata testata, bastava copiarla e incollarla nel provvedimento che stiamo esaminando oggi. Non serviva alcuno sforzo politico e non serviva nessuna istruttoria; serviva soltanto la volontà politica di garantire il diritto di voto e quella volontà, per questa maggioranza, è mancata.
E c'è un aspetto che rende questa scelta ancora più grave, Presidente. Il Governo ha deciso di utilizzare regole diverse a seconda della consultazione elettorale. Questo è un precedente pericoloso , perché il diritto di voto non può essere modulato in base al tipo di elezioni o, peggio ancora, in base alla convenienza politica del momento. La democrazia non funziona così. I diritti costituzionali non sono a intermittenza, non possono accendersi e spegnersi in base alle scelte della maggioranza di turno.
E non può essere accettata nemmeno la giustificazione che qualcuno prova a suggerire, legata alla possibile bassa affluenza, perché, quando parliamo di voto, non parliamo di percentuali, non parliamo di numeri, ma di diritti. E un diritto costituzionale deve essere garantito anche se ad esercitarlo fosse un solo cittadino. Il vero problema politico è un altro: il Governo ha scelto di non rendere il voto dei fuori sede un istituto strutturale. Ha scelto di lasciarlo in una zona grigia, trasformandolo da un diritto stabile a strumento discrezionale, attivabile o meno a seconda della stagione politica. Ed è ancora più grave che questa scelta venga fatta mentre, a parole, la stessa maggioranza dichiara di essere favorevole a rendere strutturale il voto dei fuori sede, anche rispetto alle proposte che abbiamo presentato, compresa la mia proposta di legge, a mia prima firma. Ma la politica si misura sugli atti, non sulle dichiarazioni.
Ancora più grave è che tutto questo avviene mentre continuiamo a spendere oltre 160 milioni di euro per ogni tornata elettorale nazionale, senza avere il coraggio di aprire una riflessione seria sulla modernizzazione del sistema elettorale italiano. In questo luogo avremmo il dovere di dibattere su come rendere il voto più accessibile, dovremmo discutere di come semplificare le procedure, di come aggiornarle ad oggi. In molti casi, infatti, risalgono alla metà del secolo scorso: regole vecchie, antiche. Dovremmo avere il coraggio di affrontare anche il tema del voto elettronico, che in molti Paesi rappresenta già una realtà, che potrebbe consentire a milioni di cittadini di partecipare con maggiore facilità e sicurezza. E, invece, siamo ancora discutere se sia giusto o meno consentire a uno studente, a un lavoratore, a un malato di poter votare fuori dal proprio comune. Nel frattempo, però, chiediamo ai cittadini di assumersi le responsabilità, anche penali, connesse al ruolo di componente di seggio elettorale, con una misera paga di 4 o 5 euro all'ora.
Ebbene, Presidente, mi avvio alla conclusione. Bisogna trasformare questo provvedimento, la nostra proposta di legge, su cui avevamo già delegato…
EMMA PAVANELLI(M5S). …il Governo a legiferare, perché serve una disciplina organica e permanente affinché tutti i cittadini possono votare .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Francesco Silvestri. Ne ha facoltà.
FRANCESCO SILVESTRI(M5S). Grazie, Presidente. Nel chiedere di poter sottoscrivere, se la proponente acconsente, l'ordine del giorno n. 9/2751-A/5 Pavanelli - e acconsente -, vorrei, però, anche semplificare un po' il ragionamento, perché c'è stato un dibattito enorme. I miei colleghi giustamente sollevano dubbi di carattere legislativo, di carattere tecnico, di carattere statistico. Secondo me, c'è un dato molto politico, molto semplice, che dovrebbe essere alla comprensione dell'Aula: chi è che vota fuori sede? I giovani. Quali sono i sondaggi su questo referendum riguardo al voto sui giovani? Il 66 per cento voterebbe in modo contrario, quindi, voterebbe per il “no”, il 34 per cento voterebbe per il “sì”. Quindi, semplicemente, visto che il “no” sta risalendo fortunatamente, si sta negando il voto democratico perché si sa che quella fetta di popolazione, che è più interessata, che segue molto il dibattito politico, è molto più contraria a questo referendum rispetto al resto.
Questo lo dico anche ai miei colleghi perché, se i dati fossero stati invertiti, se i ragazzi, i giovani avessero, nelle loro statistiche, votato per il “sì” al referendum, state tranquilli che noi avremmo un ampliamento del voto fuori sede, avremmo milioni stanziati per il voto dei fuori sede. Ma non è così, semplicemente perché i giovani votano “no” e, quindi, non devono votare . È semplicemente questo il motivo, e lo si vede anche dalla propaganda becera. Guardate, mentre discutevamo, giravo un po' in Rete e mi sono imbattuto in un del comitato per il “sì” alla riforma. Prego, se vuole, anche la Sottosegretaria di andare a verificare quel che dico e di dirci se è d'accordo o no con questo tipo di propaganda. Questo comitato per il “sì” alla riforma, che è una pagina che fa divulgazione per le motivazioni del “sì”, posta una foto con i due agenti picchiati - quindi la foto della manifestazione -, dicendo: “Loro votano no”. Cioè, la Polizia come sfondo pubblicitario della propaganda per il “sì”.
Questo sarebbe il rispetto che voi state dando alle Forze dell'ordine: metterle come sfondo per dire che chi, in quel momento, le stava picchiando al referendum voterà no . Allora, davanti a questa vergogna che credo andrebbe portata in tutte le trasmissioni e in tutte le radio… perché ogni persona che vede un del genere e un utilizzo strumentale delle nostre Forze dell'ordine ai fini della propaganda per il sì ovviamente si sentirà presa in giro e cambierà idea, perché nessuno accetta di essere preso in giro in questa maniera.
Quindi, concludendo, credo che il dibattito si chiuda semplicemente in quello che ho riassunto prima. Questo è un modo per cercare di impedire a dei ragazzi di votare legittimamente per il referendum, semplicemente perché il dato statistico questa volta non vi conviene. Il punto è che, continuando a fare così, credo che abbia ragione il collega Giachetti. Avevate la possibilità, dal punto di vista proprio dei dati, dei sondaggi e di tutto quanto, di vincere questo referendum. Continuando a fare questa propaganda becera e continuando a utilizzare gli strumenti parlamentari per impedire il legittimo voto democratico io credo che questa riforma voi la perderete. Quindi, da una parte, vi invito anche a continuare in questo modo becero di fare propaganda .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2751-A/5 Pavanelli, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2751-A/6 Baldino. Favorevole con riformulazione. Va bene? No, lo votiamo. Quindi il parere è contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2751-A/6 Baldino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione…
Scusi, revoco l'indizione della votazione. Non si vota se accetta la riformulazione. Per questo intendevo che fosse contrario. L'onorevole Baldino accetta la riformulazione.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2751-A/7 Appendino: parere favorevole con riformulazione. Va bene? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2751-A/8 Alfonso Colucci: parere favorevole con riformulazione… Quindi, onorevole Colucci, non accoglie la riformulazione, se chiede di intervenire. Prego, onorevole.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Grazie, Presidente. Non accetto questa riformulazione che mi sembra per certi tratti assolutamente paradossale, perché la riformulazione che viene proposta dal Governo a questo impegno, che dice che vincola il Governo ad assicurare la massima divulgazione attraverso una capillare informazione, viene ad essere modificata dal Governo nel seguente modo: “a valutare la possibilità di assicurare la massima divulgazione attraverso una capillare informazione”.
Qui il Governo si riserva la possibilità di valutare di assicurare ai cittadini un diritto fondamentale, cioè il diritto di essere capillarmente informati sui contenuti di un quesito sul quale sono chiamati a votare. È paradossale. È un quesito peraltro di natura costituzionale che investe la Carta fondamentale del nostro ordinamento. È pazzesco quello che state facendo. Il Governo dovrebbe essere per definizione impegnato a consentire ai cittadini la massima e capillare divulgazione e informazione di segno positivo, di segno negativo o qualsiasi essa sia. Non possiamo pensare di accogliere un ordine del giorno che impegna il Governo a valutare la possibilità di garantire una capillare informazione. Ma davvero? Di questo stiamo parlando? È incredibile.
Peraltro, viene eliminata quella parte contenuta nell'ultimo capoverso del primo impegno, che io avevo scritto: scongiurando ogni rischio di propaganda mistificatoria volta esclusivamente a delegittimare il ruolo della magistratura e a scalfire i principi conclamati dall'articolo 104 della Carta fondamentale, che sono i principi di autonomia e di indipendenza della magistratura, laddove vengono contemplati, nel Titolo IV della Costituzione, il principio della separazione dei poteri e dell'autonomia della magistratura.
Questa parte viene cancellata ed è gravissimo, perché questa cancellazione esprime chiaramente la volontà del Governo, attraverso questa riforma della separazione delle carriere, esattamente di scalfire il principio di autonomia della magistratura , esattamente la volontà di ledere, negare il principio fondamentale della separazione dei poteri dello Stato e dell'autonomia della magistratura.
Questa riformulazione dell'ordine del giorno disvela chiaramente qual è l'intento del Governo e della maggioranza con questa riforma della separazione delle carriere dei magistrati. Voi volete mettere il potere giudiziario sotto il controllo dell'Esecutivo e la formulazione che andate a suggerire di quest'ordine del giorno lo dimostra chiaramente.
Inoltre cancellate il secondo capoverso dell'impegno, laddove chiedevo che il Governo assumesse ogni iniziativa utile affinché le condotte degli esponenti di cariche di Governo fossero improntate alla dovuta correttezza istituzionale, anche al fine di scongiurare abusi in tal senso rispetto alle posizioni ricoperte. Con quest'ordine del giorno noi stiamo chiedendo che l'attività comunicativa degli esponenti di Governo sia improntata a criteri di oggettività e di trasparenza e che non si utilizzino le cariche pubbliche per diffondere una campagna denigratoria della magistratura e per diffondere notizie false che inducono i cittadini nell'errore di pensare che attraverso questa riforma voi vogliate migliorare l'ordinamento.
È vero, è chiaro, il re è nudo. Con la riformulazione di quest'ordine del giorno avete calato la maschera. Ora i cittadini italiani sanno che cosa effettivamente volete fare ed è per questo che invito i cittadini a votare “no” al referendum sulla riforma costituzionale della separazione delle carriere. Votate “no” .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2751-A/8 Alfonso Colucci, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2751-A/9 Penza. Collega Auriemma, ho visto che ha alzato la mano, mi dice lei… No, c'è Penza. Collega, quindi non va bene. Ok. No, non ci sto… Quindi, lo votiamo col parere contrario o va bene? Va bene, ok. Non stavo più capendo nulla.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2751-A/10 Auriemma. Parere favorevole con riformulazione. Onorevole Auriemma, su questo vuole parlare e non accoglie, giusto? Perfetto. Non accoglie. Prego.
CARMELA AURIEMMA(M5S). Non accolgo la riformulazione, perché il diritto al voto non è un semplice diritto scritto su una legge o nella nostra Costituzione; è il modo concreto e più potente per un cittadino di dire: io ci sono, io esisto, io conto, io voglio dire la mia. E questo Governo sta consapevolmente negando questa possibilità importantissima a tantissimi giovani, quindi questa riformulazione, ma in generale l'atteggiamento che il Governo sta avendo su questo provvedimento, negando a tantissimi giovani… perché la verità è che per la stragrande maggioranza di questi famosi quasi cinque milioni sono tutti giovani e questa cosa è inaccettabile; e lo sta facendo su una riforma che riguarda proprio uno dei pilastri della nostra Costituzione, con la separazione dei poteri e l'indipendenza della magistratura.
E quindi questa è un'ulteriore aggravante della condotta di questo Governo. È inaccettabile la riformulazione, è inaccettabile la condotta di questo Governo e di questa maggioranza, che non dice una parola su un atto così grave .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2751-A/10 Auriemma, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2751-A/11 Magi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2751-A/11 Magi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sull'ordine del giorno n. 9/2751-A/12 Cavandoli il parere è favorevole.
Quindi passiamo all'ordine del giorno n. 9/2751-A/13 Onori: parere favorevole con riformulazione. Va bene? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2751-A/14 Grippo: parere favorevole con riformulazione. Va bene? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2751-A/15 Paolo Emilio Russo. Onorevole Paolo Emilio Russo, accoglie la riformulazione? Cosa vuole fare, su cosa Urzi'? No, aspetti. No, collega mi deve dire su cosa perché questi sono tutti favorevoli. Per sottoscrivere quale? L'ordine del giorno n. 9/2751-A/15 Paolo Emilio Russo?
ALESSANDRO URZI'(FDI). Grazie, Presidente. Sì, il n. 9/2751-A/15.
PRESIDENTE. Va bene. Va bene la riformulazione, onorevole Paolo Emilio Russo? Sì.
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
PRESIDENTE. Interrompiamo a questo punto l'esame del provvedimento, che riprenderà nella seduta di domani per le dichiarazioni di voto finale e la votazione finale, che avranno luogo al termine delle informative urgenti del Governo.
A tale proposito, avverto che l'informativa urgente del Governo in ordine agli eccezionali eventi meteorologici che hanno colpito il territorio della Sicilia, della Calabria e della Sardegna, già prevista per la giornata di domani, mercoledì 4 febbraio, alle ore 11, avrà luogo alle ore 11,45, in considerazione dell'andamento dei lavori presso l'altro ramo del Parlamento, ove il Ministro è chiamato a rendere precedentemente la medesima informativa.
Ricordo che nella seduta di domani, alle ore 16,15, avrà luogo la commemorazione dell'onorevole Rolando Nannicini.
PRESIDENTE. Comunico che, in data 3 febbraio 2026, il Presidente della Camera ha chiamato a fare parte della Giunta per le autorizzazioni il deputato Andrea Gentile in sostituzione della deputata Patrizia Marrocco, dimissionaria.
PRESIDENTE. Colleghi, vi chiedo un po' di silenzio se è possibile.
Ha chiesto di intervenire, sull'ordine dei lavori, il deputato Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà. Colleghi, se volete ascoltare, in silenzio in Aula, altrimenti uscite, sempre in silenzio.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Per chiedere alla Presidenza della Camera il bizzarro motivo per cui oggi noi abbiamo fatto un'informativa sui fatti di Torino e perché al Senato si fanno delle comunicazioni, quindi con risoluzioni e con voti. Cioè, ieri sono cominciati, verso l'ora di pranzo, questi messaggi, via agenzie, della maggioranza che voleva l'appello al Paese su un tema così grande, dicendo che i capigruppo lavoreranno a dei fantomatici testi. Noi per tutto il giorno non abbiamo sentito niente. Niente, nulla! Cioè, la politica tramite comunicati stampa ed agenzie, calpestando completamente il diritto di questa Camera.
Perché allora, se il tema è evidentemente importante, non si capisce perché si debba dare un atto di indirizzo monocamerale su un tema di questo tipo Allora, noi chiediamo alla Presidenza il motivo e ci piacerebbe che il Governo venisse anche in quest'Aula a prendersi le responsabilità con dei voti nero su bianco, e non scappasse, come è uso e consuetudine di questa maggioranza
PRESIDENTE. Onorevole Ricciardi, provo a dare qualche chiarimento. Nella giornata di ieri il gruppo di Fratelli d'Italia ha comunicato per le vie brevi alla Presidenza che, alla luce del dibattito che su tale questione, quella da lei richiamata, si sarebbe svolto oggi presso la Conferenza dei presidenti di gruppo del Senato, la sua richiesta di svolgere comunicazioni del Governo sugli scontri avvenuti a Torino durante il corteo pro Askatasuna doveva intendersi ritirata.
È stato pertanto confermato lo svolgimento, nella seduta odierna, dell'informativa urgente, come da richiesta inizialmente formulata dallo stesso gruppo e comunicata agli altri gruppi ai fini dell'iscrizione all'ordine del giorno di oggi all'orario stabilito. Quanto poi alla circostanza che Camera e Senato affrontino il medesimo tema dei fatti avvenuti a Torino utilizzando due strumenti procedurali diversi, l'informativa urgente e le comunicazioni del Governo, ciò rientra nell'autonomia regolamentare ed organizzativa riconosciuta dall'articolo 64 della Costituzione a ciascuna Camera.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per fatto personale, il deputato Furgiuele. Ne ha facoltà.
DOMENICO FURGIUELE(LEGA). Grazie, Presidente. Intervengo per fare chiarezza sui fatti di venerdì, che hanno animato anche questo pomeriggio. Provo a non fare polemica. Io non vivo di torcicollismo ideologico. Mi è dispiaciuto che il collega Morassut abbia detto che io ho portato in quest'Aula dei vessilli della Xa MAS. Non è stato così. È stato interpretato un gesto con le braccia, che non rinnego, per cui sono stato punito, e ringrazio il collega Sasso, che ha richiamato, sull'ordine dei lavori, anche la possibilità di sanzionare coloro che mi hanno impedito di manifestare.
Per chiarezza anche e a contributo rispetto a chi all'epoca mi ha espulso dall'Aula, la Xa Flottiglia MAS è uno dei Corpi della Marina militare di incursori tra i più onorati nel resto del mondo, tra i più riconosciuti: 169 medaglie, tra cui 30 croci al valore militare. Dopo l'8 settembre, una parte di quel Corpo decise di intrupparsi nella Repubblica Sociale e noi non parliamo di storia in questo momento, però lo Stato italiano non riconosce quelli della Repubblica Sociale, riconosce i primi. Tant'è che la COMSUBIN, quando il 2 giugno passa sotto il palco del Presidente della Repubblica, grida: “Decima!”.
Ma io non voglio parlare di questo. Venerdì ero arrivato alla Camera dei deputati per presentare una proposta di legge di iniziativa popolare, che era stata organizzata dal Comitato remigrazione e riconquista. Mi è stato impedito, da parte dei colleghi che hanno occupato l'Aula, di poter parlare di quella iniziativa popolare, e dunque il Presidente della Camera è stato costretto ad interrompere tutte le iniziative, sia delle conferenze stampa, sia delle partecipazioni.
Io voglio approfittare di questo momento anche per chiedere scusa a qualche collega che era presente. Mi riferisco per esempio a Cuperlo, alla Sportiello, mi scuso se è volata qualche parola più forte, lo sento profondamente. Lo sento anche perché è stato uno degli unici rimproveri che mi ha fatto mia moglie, quindi io chiedo scusa, ma ringrazio comunque i miei colleghi per il fatto che, in meno di 24 ore, siamo arrivati a più di 50.000 firme.
PRESIDENTE. Collega, deve stare al fatto personale.
DOMENICO FURGIUELE(LEGA). E oggi…
PRESIDENTE. Non possiamo riprendere … Collega Fornaro! Ci penso io.
DOMENICO FURGIUELE(LEGA). E chiudo, chiudo.
DOMENICO FURGIUELE(LEGA). Oggi ci proiettiamo verso le 100.000 firme. Cosa vogliamo fare, signor Presidente, di queste 100.000 persone?
PRESIDENTE. Collega, questo non c'entra niente con il fatto personale.
DOMENICO FURGIUELE(LEGA). Sul fatto personale…
PRESIDENTE. Lei può parlare adesso di quello che…
DOMENICO FURGIUELE(LEGA). …ho chiesto scusa.
DOMENICO FURGIUELE(LEGA). Ho ringraziato…
DOMENICO FURGIUELE(LEGA). …ma, per suo tramite, dico alle opposizioni: mentre continuate a parlare di fascismo in assenza di fascismo, noi continueremo ad occuparci della vita reale delle persone .
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare la deputata L'Abbate. Ne ha facoltà.
PATTY L'ABBATE(M5S). Grazie, Presidente. Io intervengo per la seconda volta in Aula su una questione che abbiamo già presentato con un'interrogazione, ma oggi abbiamo presentato un'interpellanza: la vertenza AC Boilers di Gioia del Colle. Perché che cosa è successo? Qui stiamo parlando di 120 famiglie. Il punto è che, dopo 8 mesi di trattative del Governo, che ha fatto incontri, osservazioni, eccetera, siamo al punto di partenza, perché apprendiamo del fallimento dell'operazione tra Sofinter e AZ impianti.
Già la situazione era un po' critica perché gli stessi lavoratori ci avevano avvertito che questa impresa non era poi così solida come si diceva, però abbiamo sentito il Governo in pompa magna sui giornali: abbiamo risolto, abbiamo risolto. A noi avrebbe fatto piacere se fosse stato così, ma purtroppo non è stato così. E quindi con la nostra interpellanza…
PATTY L'ABBATE(M5S). …noi chiediamo veramente al Ministro del - che forse, alla fine, se non sta attento, del resterà solo il nome, perché alla fine in Italia non si produrrà più - di porre attenzione a queste 120 famiglie, e gli diamo anche un consiglio. Lì, nella stessa situazione, nel senso dello stesso lotto, abbiamo l'Ansaldo Energia…
PRESIDENTE. Onorevole, concluda.
PATTY L'ABBATE(M5S). …che sta producendo idrogeno e in questo modo stiamo parlando della stessa impresa. Non possiamo coinvolgere questi lavoratori di queste 120 famiglie ? È una cosa che noi vi diciamo, la vediamo da fuori, ce lo hanno detto lì sul posto, lo Stato deve essere presente. E se, invece di fare passerelle, vuole andare a guardarli, sono lì nelle tende, notte e giorno, e possono parlare direttamente con i lavoratori .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Onori. Ne ha facoltà.
FEDERICA ONORI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. L'intervento che desidero fare è per ricordare un numero imprecisato di vittime, perché non sappiamo esattamente a quanto ammonti, sicuramente diverse centinaia. C'è chi stima questo insieme di vittime oltre 1.000, causate dall'uragano Harry, che si è abbattuto sulle coste del nostro Paese, non solo nelle scorse settimane, e che ha causato tanti danni ai nostri connazionali in Sicilia, in Calabria, in Sardegna, a cui va ancora la nostra vicinanza, ma che ha causato anche la morte di tantissime persone che, in quei giorni, si stavano recando, attraverso imbarcazioni di dubbia sicurezza - come sappiamo avvenire in questi casi -, dalle coste, soprattutto tunisine, verso le coste italiane.
Se i numeri fossero confermati, perché c'è al momento una discrepanza tra le stime fornite, saremmo di fronte alla più grande tragedia nel Mediterraneo degli ultimi anni. Io penso che abbiamo parlato tanto di sicurezza in quest'Aula, nei TV, in questi giorni per i fatti di Torino, abbiamo parlato della proposta di legge sulla remigrazione, io ho paura - semplicemente questo è il motivo di questo intervento - che a furia di parlare di sicurezza, senza tenere d'occhio la parte umana delle nostre società, specialmente per quanto riguarda la componente più vulnerabile, si arrivi poi ad avere 1.000 morti in mare di fronte ai nostri occhi e ad avere uno scenario in cui nessuno ne parla, né nei TG, né nelle Aule parlamentari
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Maiorano. Ne ha facoltà.
GIOVANNI MAIORANO(FDI). Grazie, Presidente. Intervengo in merito alle dichiarazioni rilasciate oggi dall'ex capo della Polizia di Stato, il prefetto Gabrielli. Credevo, in realtà, che dopo le dichiarazioni fatte sul caso Ramy, quando disse che nell'inseguimento bastava prendere il numero di targa dei fuggitivi, ne avremmo perso le tracce per un po', invece non è stato così. Prefetto che - ribadisco - merita comunque rispetto per la sua carriera, ma mi preme sottolineare che il rispetto lo meritano soprattutto le nostre donne e uomini in divisa. Oggi ha chiamato in causa direttamente il Governo per una presunta propaganda securitaria ai danni delle Forze dell'ordine. Bene, da appartenente alla Polizia di Stato, sento il dovere di dire con chiarezza che difendere le donne e gli uomini in divisa non è populismo, ma è responsabilità istituzionale. Parlare di incantatori di serpenti e di uso propagandistico delle Forze dell'ordine significa offendere chi ogni giorno opera in condizioni difficili, con strumenti normativi inadeguati e con tutele insufficienti. Il Governo non sta promettendo scorciatoie miracolose, sta cercando di dare risposte concrete a un'esigenza reale di sicurezza e di ordine pubblico.
Dire che rafforzare gli strumenti di prevenzione o tutelare giuridicamente chi opera in strada significhi comprimere la democrazia è una lettura ideologica, non è una verità tecnica. La vera delegittimazione delle Forze dell'ordine nasce quando le si lascia sole, quando si scaricano su di loro le conseguenze dell'immobilismo politico e di un garantismo immaginario.
Fratelli d'Italia continuerà a stare dalla parte dello Stato, dalla parte della legalità e di chi indossa una divisa senza ambiguità, senza lezioni, soprattutto da chi oggi giudica esternamente delle scelte che, quando ne aveva il potere, non ha avuto il coraggio di fare .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Cuperlo. Ne ha facoltà.
GIANNI CUPERLO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Oggi è il 3 di febbraio. Dieci anni fa, esattamente dieci anni fa veniva ritrovato il corpo di Giulio Regeni in un fosso nei pressi di una prigione dei servizi segreti egiziani.
Dieci anni sono molti. Dieci anni di bugie, di depistaggi, ma nonostante questo una famiglia e un'intera comunità si sono battuti ogni giorno di questi dieci anni per la verità e la giustizia.
Paola e Claudio, i genitori, Irene la sorella, Alessandra Ballerini l'avvocato della famiglia, sempre lì, a Fiumicello, ogni 25 gennaio come quest'anno. C'è un docufilm, un documentario di Simone Manetti, scritto da Emanuele Cava e Matteo Billi, si chiama . Vedetelo, ci sono testimonianze pazzesche di quello che è accaduto in quei giorni del sequestro di Giulio, nei giorni della tortura, e sono state dichiarazioni rese da un testimone oculare al processo ai quattro ufficiali della National Security egiziana.
Ora, quel processo riprenderà dopo una sentenza della Corte costituzionale, giungerà a sentenza per dare giustizia ad un ragazzo e dignità ad un Paese che, nel definire l'Egitto un Paese sicuro, una parte della sua dignità l'ha sacrificata sull'altare degli interessi. Vittorio Foa, quasi centenario, diceva ai ragazzi del liceo di Formia: “I valori non si insegnano, i valori si vivono”. Giulio lo ha fatto e anche, per questo, come dicono Paola e Claudio: “lui che non c'è più, oggi continua a fare cose”. Mi piace questa sera pensare, signora Presidente, che il Parlamento della Repubblica italiana si inchini alla sua memoria .
PRESIDENTE. Sullo stesso argomento, ha chiesto di parlare la deputata Sportiello. Ne ha facoltà.
GILDA SPORTIELLO(M5S). Grazie, Presidente. Il 3 febbraio di dieci anni fa veniva ritrovato il corpo senza vita di Giulio Regeni, dopo 9 giorni di sofferenze e torture indicibili che si fa fatica persino ad ascoltare. Dieci anni in cui i genitori, Claudio Regeni, Paola Deffendi, l'avvocata Alessandra Ballerini e, con loro, un Paese intero, non hanno mai smesso, non abbiamo mai smesso di chiedere giustizia e verità per Giulio Regeni .
In realtà, la verità è sotto gli occhi di tutti. Giulio è stato sequestrato, torturato e ucciso da agenti della National Security, i servizi egiziani. Giulio è stato vittima di un regime, il regime egiziano, che non è un Paese sicuro, perché in Egitto spariscono quotidianamente persone. Un regime che ha occultato, depistato, ha calpestato la dignità di Giulio, la sua memoria e quella del nostro Paese. Per questo sono una vergogna le parole del Ministro Piantedosi che, accogliendo il suo omologo al Viminale, ha parlato di una collaborazione molto proficua fra le forze di Polizia, di una visione condivisa di stabilità, sicurezza e responsabilità, ma, esattamente, il Ministro Piantedosi, negli ultimi dieci anni, dove ha vissuto? In Egitto o in Italia? Quelle parole sono un insulto. Il Ministro farebbe bene a scusarsi, a fare il suo dovere. Noi non smetteremo mai, invece, di chiedere verità e giustizia per Giulio Regeni !
PRESIDENTE. Grazie onorevole e grazie ai colleghi per aver ricordato Giulio Regeni in quest'Aula.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
2.
3.
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 dicembre 2025, n. 196, recante disposizioni urgenti per le consultazioni elettorali e referendarie dell'anno 2026. (C. 2751-A)
: DE CORATO.
4.
S. 1484 - Legge annuale sulle piccole e medie imprese (Approvato dal Senato). (C. 2673-A)
: PIETRELLA.
5.
AMICH ed altri: Istituzione della Giornata nazionale in memoria di 446 italiani internati e deportati dal Regno Unito per causa di guerra, periti nel naufragio del piroscafo britannico Arandora Star, silurato da un'unità della Marina tedesca nell'Oceano Atlantico il 2 luglio 1940. (C. 1895-A)
Relatrice: DEBORAH BERGAMINI.
6.
7.