PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
RICCARDO ZUCCONI, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
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PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 101, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di una informativa urgente del Governo sull'ipotizzata presenza in Italia degli agenti dell'Immigration and Customs Enforcement (ICE) degli Stati Uniti d'America durante le Olimpiadi Milano-Cortina.
Dopo l'intervento del rappresentante del Governo interverranno i rappresentanti dei gruppi - per sette minuti ciascuno - e delle componenti politiche del gruppo Misto - per un tempo aggiuntivo - in ordine decrescente, secondo la rispettiva consistenza numerica.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi.
MATTEO PIANTEDOSI,. Grazie, Presidente. Onorevoli deputati, mi fa piacere avere l'opportunità di chiarire gli equivoci che da giorni circolano sulla presenza di investigatori dell'Homeland Security Investigations - Sezione investigativa di ICE che, come tutti sanno, ha compiti completamente diversi dalla ERO, vale a dire Enforcement and Removal Operations, che opera sul territorio statunitense; e, come vi illustrerò, la collaborazione delle autorità italiane con questi investigatori ha una precisa base giuridica, risalente nel tempo, e si è dimostrata particolarmente fruttuosa. Solo un paio di giorni fa è stata smantellata una rete internazionale di soggetti coinvolti nel grave reato di pedopornografia grazie al lavoro congiunto tra la nostra Polizia di Stato e proprio gli investigatori dell'Homeland Security Investigations.
Il loro lavoro è stato determinante; nell'occasione l'Homeland Security Investigations ha messo a disposizione tecnologie avanzate che hanno permesso di infiltrarsi in comunità riservate di pedofili, di ricostruirne i flussi finanziari e di individuare i responsabili e questo non è un caso isolato.
La collaborazione con la medesima Agenzia ha portato anche ad altri importanti risultati. Per citarne solo alcuni recenti: nell'aprile del 2022 la Polizia di Stato ha concluso l'operazione Empire, con l'arresto di 7 narcotrafficanti operanti in ambito nazionale ed internazionale. L'indagine fu avviata grazie alle informazioni trasmesse proprio dall'Homeland Security Investigations che stava conducendo negli Stati Uniti indagini su un traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Nel dicembre 2023, poi, l'attività di cooperazione tra l'Homeland Security Investigations e il Nucleo Investigativo dei Carabinieri ha permesso di individuare una vasta attività di spaccio internazionale di ossicodone dall'Italia verso gli Stati Uniti. Ancora, nel 2023, con l'operazione Mafia Starz l'Agenzia americana di Roma ha collaborato a un'indagine pluriennale con la polizia italiana contro un'organizzazione di trafficanti di , con base in Sicilia. Tra gli ultimi casi, nell'ottobre 2025, l'addetto dell'Homeland Security Investigations a Roma ha fornito informazioni cruciali che hanno portato all'arresto di un cittadino francese all'aeroporto internazionale di Bologna, l'11 ottobre 2025, con circa 6 chili di eroina. Inoltre, fin dal 2011, e poi con cadenza periodica, delegazioni del Dipartimento per la sicurezza interna degli Stati Uniti, compresi i rappresentanti dell'Agenzia ICE, sono stati accolte in Italia per visite e incontri finalizzati ad assicurare gli di sicurezza richiesti per l'inclusione dell'Italia tra i Paesi beneficiari del . Nulla di nuovo, dunque.
La cooperazione in questione tra le autorità italiane e l'Homeland Security Investigations risale ad un accordo bilaterale del 2009, ratificato con legge del luglio 2014, quando al Governo c'era quella stessa opposizione che, oggi, mostra di indignarsi. E potrei insistere su questa contraddizione, ma non lo faccio perché quell'iniziativa del Governo dell'epoca fu vantaggiosa in quanto l'accordo bilaterale tra Stati Uniti ed Italia sulla cooperazione di polizia nel contrasto di alcuni delitti particolarmente gravi corrispondeva e tuttora corrisponde all'interesse di entrambi i Paesi e contribuì ad aumentare la sicurezza dell'Italia.
Dunque, la presenza di personale riconducibile all'Agenzia ICE non è di certo un'improvvisa e unilaterale iniziativa di compressione della nostra sovranità nazionale, come da taluni rappresentata, ma l'ottemperanza ad un'intesa internazionale giuridicamente vincolante ed assunta dall'Italia nel pieno rispetto delle previsioni della Costituzione e delle prerogative del Parlamento.
In ogni caso, l'odierna informativa mi dà modo anche di illustrare l'imponente lavoro svolto dal Governo e da tutti gli attori coinvolti nell'organizzazione di un grande evento sportivo, come le Olimpiadi invernali, che avranno inizio tra pochi giorni; naturalmente, in quanto Ministro dell'Interno, mi soffermerò sugli aspetti riguardanti la sicurezza e l'ordine pubblico, ma prima affronterò l'oggetto specifico di questa informativa. E questo sia perché come sempre l'azione di questo Governo si ispira alla più trasparente linearità, non essendovi nulla da nascondere, sia per eliminare una volta per tutte illazioni e dubbi sollevati intorno alla questione.
Colgo l'occasione anche per fare chiarezza sui contenuti del mio incontro con l'ambasciatore statunitense in Italia Tilman J. Fertitta, che è servito unicamente per veicolare le giuste comunicazioni nell'interesse della massima trasparenza verso l'opinione pubblica, in un momento in cui si rincorrevano notizie apparentemente contraddittorie.
Sul piano fattuale gli investigatori dell'Homeland Security Investigations, che verranno in Italia a supporto del personale già presente nelle sedi diplomatiche statunitensi, non sono agenti operativi e non hanno alcuna funzione esecutiva; inoltre, opereranno all'interno degli uffici diplomatici statunitensi e quindi non saranno neanche tecnicamente sul suolo italiano.
Sulla base di quell'accordo svolgono sempre lo stesso tipo di attività di natura investigativa senza che il Governo abbia mai disposto o anche soltanto ipotizzato alcuna modifica al loro perimetro di azione né per le Olimpiadi né in vista di altri possibili scenari. E non è mai arrivata alcuna proposta o richiesta di modificare queste attività dalle autorità americane. Stiamo parlando, dunque, di una polemica completamente infondata.
Comunque ribadisco nuovamente il punto centrale: l'ICE non svolge e non potrà mai svolgere attività operative di Polizia sul nostro territorio nazionale. La sicurezza e l'ordine pubblico, infatti, sono assicurate esclusivamente dalle nostre forze di Polizia e tale principio non viene contraddetto dalle pur proficue collaborazioni investigative che usualmente vengono attivate a livello internazionale in circostanze del genere. I membri di questa agenzia, nel corso dei Giochi di Milano-Cortina, saranno impegnati solo in attività di analisi e scambio di informazioni con le autorità italiane, come d'altronde fanno da anni, in oltre 50 Nazioni, Italia compresa, e senza che nessuno si sia mai scandalizzato. In poche parole, non vedremo sul territorio nazionale nulla che sia riconducibile a quanto si è visto sui negli Stati Uniti. È, quindi, completamente infondata la preoccupazione che ha ispirato la polemica degli ultimi giorni e che questa informativa mi consente di spazzare via definitivamente.
Rammento, peraltro, che nella medesima ottica di collaborazione internazionale, in base alla quale investigatori statunitensi saranno presenti da noi per le Olimpiadi invernali, anche l'Italia, come molti altri Paesi, e sempre d'intesa con lo Stato organizzatore, invia operatori delle nostre forze di Polizia all'estero, e questo in occasione di grandi eventi sportivi internazionali. Questi agenti coadiuvano le autorità locali e contribuiscono ad innalzare lo standard complessivo della sicurezza. Per fare solo un esempio recente di intesa con le autorità del Paese ospitante, l'Italia, in occasione delle Olimpiadi del luglio 2024, ha inviato a Parigi unità delle forze di Polizia per contribuire alla sicurezza dei Giochi e questo senza, ovviamente, assumere alcuna funzione operativa e, soprattutto, senza che né politici, né francesi gridassero allo scandalo per una qualche lesione della propria sovranità nazionale.
Il nostro Governo, in materia di relazioni internazionali, presta grande attenzione ai contenuti e al rispetto delle cornici giuridiche di riferimento, circostanza - devo dirlo - non sempre realizzatasi nel passato. Penso, per esempio, alla singolare missione militare organizzata dai russi in Italia nel marzo 2020, subito dopo lo scoppio della pandemia, allorquando per la prima volta fu consentito a un Paese non alleato l'ingresso in un Paese NATO.
Vorrei però ora passare ad esporvi le attività poste in essere dal Governo per garantire la sicurezza pubblica in occasione dei Giochi, che mi sembra ben più rilevante e seria. La complessità dell'evento olimpico ha richiesto l'adozione di specifiche misure e di piani organizzativi straordinari, volti a garantirne il regolare svolgimento nella più efficace cornice di sicurezza. In particolare, per assicurare il necessario raccordo tra tutti i Dicasteri, le prefetture, le istituzioni coinvolte e l'ente organizzatore - vale a dire la Fondazione Milano-Cortina 2026 - sono stati individuati, con appositi provvedimenti, organismi di e di coordinamento distinti per compiti e funzioni. Oltre a questi strumenti di raccordo, sono stati allestiti, nelle province interessate dai Giochi e in quelle dove sono ubicati gli aeroportuali principali, i centri per la gestione della sicurezza dell'evento e le sale operative interforze di livello operativo gestionale. Inoltre, per assicurare condizioni di massima sicurezza, il Ministero dell'Interno, anche tramite la rete delle prefetture, ha pianificato nelle province interessate - vale a dire Milano, Sondrio, Trento, Bolzano, Belluno e Verona - un articolato dispositivo di ordine pubblico, volto a garantire il regolare svolgimento delle gare olimpiche, la tutela e l'incolumità delle personalità partecipanti, la protezione degli obiettivi sensibili e a prevenire turbative dell'ordine pubblico. Un contributo rilevante, inoltre, è stato profuso proprio dalle prefetture nell'individuazione di adeguate sistemazioni logistiche per tutto il personale coinvolto a vario titolo nell'evento.
Contestualmente, si è proceduto al potenziamento del controllo coordinato del territorio, compreso lo spazio aereo e al rafforzamento dell'azione preventiva mediante l'adozione di piani di vigilanza con controlli ad intensità crescente, con la previsione di aree riservate di massima sicurezza, anche presso i siti delle competizioni. In tal modo, è stato realizzato un sistema di sicurezza integrato con misure di vigilanza continuativa a protezione degli impianti, dei villaggi olimpici, delle strutture destinate ad ospitare le delegazioni estere, sportive e giornalistiche, i e di tutti i siti interessati a vario titolo dai Giochi, che vengono controllati mediante accurate ispezioni e bonifiche con personale specializzato.
Massima attenzione è stata rivolta alla predisposizione di dispositivi di vigilanza a tutela degli ospiti stranieri e delle personalità ritenute particolarmente esposte a rischio, con misure calibrate a livello di esposizione, estese anche ai siti ove prenderanno alloggio. Infine, sempre nell'ambito dell'azione preventiva generale, sono stati pianificati servizi dedicati alle minacce nucleari, batteriologiche, chimiche e radiologiche, attraverso apposite unità specializzate, in accordo con le pianificazioni di settore, per far fronte ad eventuali emergenze o crisi in detto ambito.
Dal lato quantitativo, il piano di sicurezza prevede l'impiego, nelle sei province interessate dallo svolgimento dei Giochi, nonché a Venezia e a Varese, dove sono ubicati gli aeroporti di ingresso in Italia, di 6.000 unità di rinforzo delle forze di Polizia suddivise per settori di impiego, compresi specialisti, vale a dire: artificieri, unità cinofile antisabotaggio, tiratori scelti, sciatori, manovratori di corda, nuclei specializzati antiterrorismo. Nel contesto dell'architettura complessiva della sicurezza dell'evento occorre ricordare il contributo essenziale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, in particolare per i profili di soccorso sanitario urgente, con l'utilizzo del reparto volo, il cui impiego è stato oggetto anche di accordi con la regione Lombardia e a livello transfrontaliero con la Svizzera. Dal lato degli oneri finanziari, per far fronte alle straordinarie esigenze connesse allo svolgimento dei Giochi olimpici e paralimpici invernali di Milano-Cortina 2026, il Governo ha stanziato 30 milioni per il 2025 e oltre 114 milioni per il 2026.
Credo che questa pur rapida illustrazione delle attività svolte dal Governo per garantire la sicurezza dell'evento sia sufficiente a far emergere con chiarezza l'entità dello sforzo organizzativo e finanziario dispiegato e l'impegno ad affrontare e gestire, in modo efficiente, ogni possibile profilo suscettibile di avere ripercussioni sull'ordine e la sicurezza pubblica dei Giochi. Le pianificazioni realizzate, le risorse messe in campo e l'attività svolta sono - credo - un fatto reale.
Questa XXV edizione delle Olimpiadi ci darà l'occasione per valorizzare l'immagine dell'Italia e per unire, al di là di ogni contrapposizione ideologica, tutte le forze politiche sotto il tricolore, nella consapevolezza che i valori dello sport possono giocare un ruolo primario nel mitigare le tensioni internazionali e far compiere alla comunità internazionale, sotto la regia e l'organizzazione dell'Italia, un passo avanti nella prevenzione dell'estremismo radicale violento e del terrorismo.
Non ha senso, quindi, anche in un'occasione così importante e impegnativa per il Paese, alimentare polemiche che non hanno ragione di essere. Io garantisco - e concludo - che l'impegno del Governo e dell'amministrazione dell'Interno per la migliore riuscita delle Olimpiadi invernali sarà massimo. Non devieremo di un centimetro dalle linee intraprese per assicurare la sicurezza e l'ordine pubblico di questo grande evento, che non mancherà di rinsaldare ulteriormente la credibilità internazionale dell'Italia e il suo ruolo di nell'arena internazionale in questo momento tanto difficile .
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi dei rappresentanti dei gruppi e delle componenti politiche del gruppo Misto. Ha chiesto di parlare la deputata Kelany. Ne ha facoltà. Aspetti che c'è un problema con il contatempo mi dicono, adesso proviamo a reimpostarlo, forse adesso va, vediamo… sì. Prego, collega.
SARA KELANY(FDI). Grazie, Presidente. Grazie, Ministro. Siamo ampiamente soddisfatti della sua informativa, ma sarebbe anche superfluo dirlo che siamo ampiamente soddisfatti perché sinceramente, Ministro, questa vicenda ha del surreale. È una polemica montata ad arte da chi, evidentemente, ha bisogno di ogni appiglio per contestare un Governo che è solido e autorevole e che sta dirigendo l'Italia, in un contesto internazionale geopolitico particolarmente difficile, in maniera eccelsa.
Lei è stato chiaro, Ministro, nel dare gli elementi per comprendere quanto strumentali siano le critiche dell'opposizione. Ripetiamo: l'ICE è un Corpo di polizia federale, deputato al negli Stati Uniti, creato nel 2002 da George Bush, utilizzato ininterrottamente da tutti i Presidenti degli Stati Uniti, quindi da George Bush, poi da Barack Obama, poi da Trump, poi da Biden e, poi, di nuovo da Trump. Io vorrei segnalare, Ministro, che il record delle espulsioni e dei rimpatri, avvenuto per il tramite di questo Corpo, è intervenuto proprio sotto la Presidenza Obama. Sotto quella Presidenza si verificarono, purtroppo, 56 decessi per detenzioni in custodia e nessuno protestò. Non ci furono levate di scudi, non vedemmo spillette votive con su scritto “ICE Out”, al fine di cacciare l'ICE dal territorio nazionale. Ma c'è di più, Presidente.
Nel 2014 venne ratificato un accordo di cooperazione per la prevenzione contro la criminalità tra l'ICE e lo Stato italiano, un accordo che consentiva e consente di cooperare su tutta una serie di temi coordinati dal Dipartimento di giustizia, dal Dipartimento di pubblica sicurezza dello Stato italiano e dal Dipartimento di pubblica sicurezza degli Stati Uniti. Chi era il partito che governava nel 2014? Era il Partito Democratico. Questo accordo fu ratificato dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi e il Ministro della Giustizia era Andrea Orlando. Erano tutti firmatari di questo accordo .
Andrea Orlando 10 anni fa consentiva la cooperazione dello Stato italiano con l'ICE. Erano gli anni peraltro, come dicevo, a trazione Obama, gli anni in cui si sono verificati i maggiori decessi, gli anni in cui si è verificato il maggior numero di espulsioni, su cui nessuno ha avuto nulla da dire. Oggi lo stesso Andrea Orlando va in giro con la spilletta votiva di cui sopra e ci viene a dire “ICE OUT”: il soggetto che ha firmato l'accordo che consente all'ICE di operare in Italia . Ecco, se operano in Italia, è anche perché voi lo avete consentito.
Vi prego di smetterla con queste strumentalizzazioni ipocrite, perché non vi giovano, vi si ritorcono contro e raccontano tutta la vostra inadeguatezza. Per tornare al merito, insisterei su un punto che ritengo essere di fondamentale rilevanza. Ma davvero le sinistre, pur di contestare il Governo Meloni, sarebbero pronte ad aprire crisi diplomatiche con uno Stato che, pur avendo una grammatica politica e una grammatica istituzionale diversa dalla nostra, resta un alleato strategico e fondamentale nel contesto internazionale? Perché, signori, qui, contestando una scorta privata, si tratta sostanzialmente di aprire una crisi diplomatica e di incrinare i rapporti diplomatici.
Questa è una delegazione estera che ha la sua scorta di prossimità, che parteciperà alle Olimpiadi. Questa scorta di prossimità, composta anche da agenti dell'ICE, va da sé - lei lo ha spiegato bene, Ministro - che non può espletare sul nostro territorio nazionale alcun compito di ordine pubblico, anche perché, se così fosse, ne andrebbe dello stesso principio di sovranità. Si sa che l'esercizio della forza pubblica è una delle prerogative dello Stato e non può essere esercitata da nessun altro. Ebbene, per le sinistre avremmo dovuto creare una frizione diplomatica su una questione che nulla rileva ai fini del nostro interesse nazionale.
Signori, i “no” ai nostri amici ed alleati si dicono quando sono necessari e quando essere accondiscendenti significa mettere a rischio il bene e l'interesse dei cittadini italiani, così come il nostro Presidente ha sempre fatto.
SARA KELANY(FDI). Noi, a differenza delle sinistre, abbiamo come unico faro l'interesse nazionale e non accettiamo critiche da chi questo interesse nazionale invece lo ha messo seriamente in pericolo, perché oggi taluni protestano per l'ICE, ma ieri, sotto il periodo COVID, il già Presidente Conte ha consentito l'ingresso sul territorio nazionale dell'esercito russo e noi ancora non conosciamo le regole di ingaggio e che cosa è venuto a fare l'esercito russo sul territorio nazionale, cosa sono venuti a fare gli scienziati russi all'interno delle nostre strutture nazionali.
Signori, siamo seri, cortesemente. Restiamo centrati, cortesemente, perché è evidente che le modalità di azione dell'ICE e le immagini che abbiamo visto ci sono rimaste impresse, perché non appartengono alla nostra tradizione e alle nostre modalità di gestione dell'ordine pubblico, ma, come abbiamo detto molte volte, queste cose qui, in America, si sono sempre verificate e tirare giù oggi questa polemica sinceramente è squalificante per chi lo fa e non aiuta, in un momento tanto complesso a livello globale, ad attenuare le criticità.
Mi chiedo, Presidente, in realtà, se tutto questo non sia tanto e solo un modo per tentare di screditare il Governo Meloni, ma che sia parte di un più complesso disegno di una sinistra italiana che non riesce a liberarsi dalla fascinazione comunista di voler spezzare il Patto atlantico a favore di una nuova Via della Seta che ci manderebbe dritti dritti in bocca al dragone cinese, come il MoVimento 5 Stelle e altra parte della sinistra ha tentato di fare. Noi sappiamo da che parte stare e stiamo dalla parte dell'Occidente .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Braga. Ne ha facoltà.
CHIARA BRAGA(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Ministro, lei oggi ci ha intrattenuto con un'informativa tutta burocratica, fatta di accordi di cooperazione precedenti, il solito tentativo, ovviamente, di scaricare le responsabilità su chi c'era prima, però dimenticando la ragione per cui noi siamo qui oggi. Tramite lei, Presidente, alla collega Kelany vorrei ricordare - forse è stata distratta in questi mesi - che 10 anni fa gli Stati Uniti non avrebbero mai pensato di invadere la Groenlandia, non avrebbero mai delegittimato l'ONU e la NATO, non avrebbero mai imposto dazi e una guerra commerciale verso l'Europa e le nostre imprese .
Ma soprattutto, Presidente, nei mesi scorsi, la maggioranza ha voluto celebrare in Aula Charlie Kirk, che usava parole di odio contro tutte le diversità, mentre lei oggi, Ministro, non ha usato una sola parola per ricordare Renée Nicole Good e Alex Pretti , due cittadini americani inermi, una poetessa e un infermiere, uccisi a Minneapolis per mano di quella polizia anti-immigrazione dell'Amministrazione Trump che lei oggi, di fatto, ha lodato.
Non siamo di fronte a un fatto isolato o a un tragico errore, ma siamo di fronte a una scelta politica precisa dell'Amministrazione Trump, resa ancora più grave dall'assoluzione preventiva e dalla proposta di immunità, avanzata dal Vicepresidente Vance, per gli agenti dell'ICE. È la legittimazione della violenza di Stato contro chi non rappresenta alcuna minaccia, contro chi esercita pacificamente il diritto di osservare, documentare e proteggere altre persone dalla persecuzione e dalla vessazione di un apparato di Stato che si dice democratico, ma arresta e deporta bambini di due anni e li usa come esche per catturare i genitori .
Che amarezza, Ministro! Che vergogna che su tutto questo lei non abbia trovato il modo di esprimere una parola non dico di condanna, ma di biasimo. Il sindaco di Minneapolis ha chiesto all'ICE di lasciare la città, perché la sua presenza genera solo disordine, paura e insicurezza. Quando un'amministrazione locale arriva a chiedere l'allontanamento degli agenti federali significa che si è spezzato un patto fondamentale tra istituzioni e cittadini. Una violenza di Stato dilagante, illegale e frutto di una regia precisa: destabilizzare per poi stabilizzare attraverso uno Stato di eccezione permanente. Centinaia di migliaia di persone hanno manifestato per le strade di Minneapolis, chiedendo che l'ICE interrompa le sue violenze. “Fermatevi”, hanno gridato.
Lo stanno dicendo insieme al governatore del Minnesota, al sindaco della città, a rappresentanti democratici e a una parte crescente dell'opinione pubblica americana e non solo. Dentro questo quadro, perché è questo di cui stiamo parlando, non le opposizioni, ma il Governo italiano avrebbe dovuto allarmarsi per la notizia di una possibile presenza di agenti dell'ICE a seguito anche solo della delegazione statunitense durante i Giochi olimpici e paralimpici di Milano-Cortina. Invece, Ministro, ce le ricordiamo tutte le sue parole imbarazzanti. Ha detto: se anche dovessero venire, che problema c'è? Lei, Ministro, fin da subito ha dato risposte ambigue e contraddittorie.
Prima ha negato, poi ha parlato di coordinamento eventuale. È arrivato persino a evocare la necessità di sperimentare tecnologie e metodologie dell'ICE. No, grazie, noi non ne abbiamo bisogno. Poi la regione Lombardia ha confermato la presenza degli agenti dell'ICE come scorta del Vicepresidente Vance e del Segretario di Stato Rubio. Stiamo parlando di un grande evento internazionale che si svolgerà in Italia, come lei ha detto, sotto la responsabilità delle autorità italiane, e la sicurezza dei Giochi deve essere gestita nel pieno rispetto delle competenze nazionali, delle regole e dei principi costituzionali del nostro Paese.
Per questo è inaccettabile che un Corpo di Polizia federale straniero, che si è reso protagonista in questi mesi e in queste settimane di operazioni segnate da un uso sproporzionato e intimidatorio della forza, possa operare sul territorio italiano con il vostro plauso, tanto più in un contesto come quello olimpico, perché i Giochi olimpici sono nati per unire i popoli nella pace, nel rispetto e nella dignità delle persone, e non possono essere sporcati o accompagnati da logiche di repressione, paura e sospensione dei diritti .
Per questo noi con quella storia di violenza e di soprusi consumati sui più fragili non vogliamo avere niente a che fare, neanche lontanamente. Noi siamo quelli che continuano a scegliere le armi pacifiche per la protesta, fischietti e telefoni che riprendono i soprusi da parte delle Forze di Polizia negli Stati Uniti. Siamo quelli che condannano sempre l'uso della violenza.
Ma voi, da tre anni e mezzo, usate l'emergenza sicurezza contro ogni logica e anche contro le vostre statistiche, perché a voi la sicurezza serve ad alimentare la propaganda per l'ennesimo decreto, che non avrà alcun effetto sul legittimo bisogno di protezione dei cittadini, ma limiterà ancora una volta il diritto al dissenso e alla libertà di manifestarlo.
Ce lo ha reso chiaro anche lei, ieri, intervenendo in quest'Aula sui fatti di Torino, che noi abbiamo immediatamente condannato e che voi volete strumentalizzare per fabbricare un clima di emergenza nazionale e sdoganare un giro di vite repressivo pericoloso.
Di fondo, c'è la stessa pericolosa cultura illiberale di Trump a Minneapolis, che crea un pretesto morale per instaurare uno Stato di eccezione per limitare ogni forma di critica. L'unica lezione americana che noi siamo disposti ad accettare è difendere la democrazia, che significa non voltarsi dall'altra parte, non importare modelli repressivi, non sacrificare diritti, libertà e sovranità in nome di una sicurezza piegata all'ideologia delle peggiori destre che circolano nel mondo. Su questi temi non possono esserci ambiguità e da parte nostra non ci saranno mai .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Iezzi. Ne ha facoltà.
IGOR IEZZI(LEGA). Grazie, Presidente. Colleghi, rappresentanti del Governo, Ministro, guardi, a lei va oggi tutta la mia stima. Lei si dimostra davvero essere un gentiluomo e un politico dall'altissimo senso delle istituzioni, perché è venuto qui su richiesta delle opposizioni a parlare durante una delle informative che, secondo me, è tra le più inutili delle ultime due legislature. E lo dimostra anche il fatto che, forse fraintendendo il significato di ICE, si è arrivati a parlare di Groenlandia . Quindi, questo dimostra che, evidentemente, è difficile stare sul pezzo.
Vede, la polemica sull'ICE alle Olimpiadi è assolutamente priva di senso. Solo uno completamente dissociato dalla realtà poteva veramente pensare di vedere in strada i pattuglioni dell'ICE a svolgere funzioni di ordine pubblico. Ma davvero qualcuno può credere a una roba simile? Cioè, già il giorno stesso in cui è venuta fuori la polemica, aveva dell'incredibile; a una settimana di distanza, ancora di più.
Davvero si può pensare che le nostre Forze dell'ordine italiane abbiano bisogno di un aiuto dall'estero? Quelle stesse Forze dell'ordine che insegnano agli altri: qui mi piace ricordare, per esempio, quello che fanno i nostri carabinieri in Palestina, dove addestrano le forze di polizia locale . E forse, ecco, dovremmo semmai suggerire a Washington di usare i nostri poliziotti, che sono l'orgoglio del nostro Paese, per addestrare le proprie Forze dell'ordine, non certo il contrario.
Quindi, questa è una discussione davvero lunare, che si trascina da una settimana ed è basata sul nulla, ossia sulla presenza di pochissimi uomini, tra l'altro in giacca e cravatta, all'interno delle ambasciate degli Stati Uniti.
E, allora, perché tutta questa discussione? Vedete, il nostro Paese nei prossimi giorni affronta quella che il Presidente della Repubblica, Mattarella, ha definito come “un'avventura coraggiosa” che porterà “l'Italia al centro del mondo”. Questo lo dice la storia delle Olimpiadi, ma lo dicono anche i numeri di questa Olimpiade: 3.500 atleti olimpici, 665 atleti paralimpici, 92 Paesi partecipanti, 6.000 agenti impegnati, oltre a quelli già presenti, per garantire la sicurezza, 2 milioni di visitatori durante il periodo olimpico, 750.000 biglietti venduti. Il nostro Paese verrà visto da oltre 3 miliardi di persone, con un ritorno di immagine e per la promozione del che credo sia facilmente comprensibile. Un indotto economico positivo di oltre 5 miliardi, con opere infrastrutturali e sportive che dureranno per i prossimi cinquant'anni.
Insomma, un successo per il Paese - tutto il Paese -, non solo per il Governo. Tutto il Paese: per chi ci ha creduto dall'inizio, per chi ci ha lavorato dall'inizio e per chi ci ha sperato. L'Italia darà una grandissima prova di sé e forse è proprio questo che dà fastidio. Di fronte ad uno sforzo corale, ad un successo di immagine che potrebbe galvanizzare non solo i territori coinvolti, ma tutto il Paese, allora qualcuno si inventa una polemica inutile, insensata e irreale. La domanda che dobbiamo porci allora è: perché? A chi giovano queste assurde e ridicole accuse?
Vede, Ministro, io sono di Milano e noi, a Milano, abbiamo già visto giorni così. Era il 1° maggio del 2015, l'apertura dell'Expo. Io credo che tutti i milanesi se lo ricordino. L'Esposizione universale, una vetrina unica per Milano e per l'Italia. Quella giornata, da festa si tramutò in tragedia. La solita manifestazione di piazza, i soliti antagonisti, scene di guerriglia urbana, auto bruciate, banche assaltate, negozi distrutti, poliziotti feriti e le solite ridicole condanne per fatti minori, comminate da magistrati troppo benevoli.
Oggi rischiamo lo stesso scenario. Sabato è prevista la fiaccolata antiolimpica, la parata popolare al quartiere San Siro, un quartiere che di suo è già martoriato dalla presenza di maranza e di , ai quali si andranno ad aggiungere i pro-Pal, i centri sociali, gli antagonisti, gli eversori e i delinquenti. E spero davvero che, almeno questa volta, non ci siano parlamentari presenti in quest'Aula a portare solidarietà e sostegno e a dare complicità morale e politica a quei manifestanti.
Questa discussione serve solo a fornire alibi e giustificazioni, come già avvenuto a Torino. E, allora, io dico a tutti di fermarsi. Fermiamoci. Oggi scaldare gli animi rischia solo di portare a violenze di piazza. Basta ambiguità. Come ha detto Luciano Violante, riferendosi al corteo di Torino: “Se (…) ti unisci a cortei di questo tipo, non puoi ignorare come va a finire. Se lo fai, le alternative sono due: o sei un imbecille (…), o sei un irresponsabile”. E, allora, mi auguro che tutti capiscano che soffiare sul fuoco di polemiche assurde è o imbecille o irresponsabile .
Ministro, però, vede, anche noi dobbiamo darci da fare. Il decreto Sicurezza va approvato subito, in modo che provvedimenti come il fermo preventivo possano già essere usati sabato - proprio questo sabato -, in modo da fermare i delinquenti che vorranno mettere a ferro e fuoco la nostra città. Ministro, noi ci contiamo e speriamo in lei .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Orsini. Ne ha facoltà.
ANDREA ORSINI(FI-PPE). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, signor Ministro dell'Interno, voglio davvero ringraziarla - e, mi creda, non è un ringraziamento formale - per la sua disponibilità ad essere qui oggi in Aula, come in tante occasioni passate, l'ultima delle quali appena ieri, per riferire al Parlamento con informative dettagliate.
Questo Governo ha attuato una prassi di continuo confronto con il Parlamento, che in passato era tutt'altro che scontata. È un fatto davvero importante ed io apprezzo molto la disponibilità che lei ed altri Ministri hanno dimostrato in questa legislatura. È un atto di responsabilità istituzionale e di rispetto per la volontà popolare che il Parlamento rappresenta.
Il confronto fra il Governo e le Camere è il sale della democrazia rappresentativa, e proprio per questo mi dispiace che le opposizioni lo strumentalizzino così male, imbastendo polemiche surreali, come hanno fatto oggi, chiedendole di riferire sul nulla, su una prassi scontata e abituale fra tutti i Paesi in condizioni come questa .
Anche l'Italia fa la stessa cosa in condizioni simili. È prassi comune mandare all'estero addetti alla sicurezza per coordinarsi con la polizia locale per garantire le protezioni delle alte cariche dello Stato in occasione di cerimonie pubbliche. E come è logico, non permettiamo ad altri Paesi di sindacare sulla composizione di queste squadre di addetti alla sicurezza.
Ma l'opposizione - è triste dirlo - ha costruito su questo una polemica che sarebbe surreale, se non fosse meramente strumentale. O, forse, qualcuno crede davvero che ICE calerà su Milano pronta a perseguitare gli immigrati e a trasformare la città in una nuova Minneapolis? O immagina agenti USA armati fino ai denti che controlleranno i documenti ai lavavetri ai semafori?
Questa idea è già surreale, diventa addirittura comica se si considera che si tratterà di pochi funzionari, pare addirittura solo tre, che agiranno all'interno della sede diplomatica statunitense. L'arrivo in Italia di questi tre signori merita addirittura una discussione parlamentare? Se fossi in loro, ne sarei persino onorato. Anche perché - come ha ricordato poco fa la collega Kelany nel suo eccellente intervento - il loro arrivo è regolato da norme che sono state definite nel 2014 dal vostro Governo, cari colleghi della sinistra. E i rapporti internazionali, cari colleghi, immagino sappiate che si tengano con i Paesi, non con i Governi .
È anche utile ricordare che ICE è una grande organizzazione del Governo degli Stati Uniti, non di Trump, che si articola in diverse strutture. Vi è la ERO che si occupa di arresti e di attività di ordine pubblico. È quella protagonista, con alcuni dei suoi agenti, dei gravi fatti di Minneapolis. E poi vi è la HSI che svolge funzioni investigative e di Dunque, neanche negli Stati Uniti scende in piazza, effettua arresti o partecipa ad eventuali scontri o conflitti a fuoco.
I tre funzionari che verranno in Italia appartengono, come è logico, a questo apparato investigativo e di . Non sarebbe loro compito, neppure se agissero negli USA, girare la città a causa dei clandestini. Forse, per scoprire queste cose, colleghi dell'opposizione, basterebbe guardare , non dovrebbe essere necessaria un'informativa del Ministro dell'Interno . Però tutto questo, purtroppo, in realtà, non è divertente. È emblematico di due atteggiamenti: l'antiamericanismo pregiudiziale e la volontà di provare in tutti i modi a mettere in imbarazzo il Governo anche nelle relazioni internazionali.
Noi naturalmente deploriamo come tutti i tragici fatti di Minneapolis. Crediamo che in una società democratica l'uso delle armi debba essere limitato ai casi di assoluta necessità difensiva. Attendiamo, come è giusto, gli esiti dell'inchiesta per comprendere a pieno le responsabilità. Ma il fatto che alcuni singoli agenti di un apparato pubblico, in un contesto specifico e limitato, abbiano operato in modo che sembra, dalle notizie che abbiamo, profondamente sbagliato, non ci autorizza a considerare l'intero apparato - ICE in questo caso - o addirittura l'intero Governo degli Stati Uniti come un'associazione criminale.
Quando anche in Italia qualche membro delle Forze dell'ordine è stato condannato per reati gravi - fra decine di migliaia di persone una pecora nera è inevitabile - non per questo abbiamo pensato, nemmeno per un istante, di mettere in dubbio il rispetto, la stima, l'affetto per la Polizia, per i Carabinieri, per la Guardia di Finanza . Non per questo possiamo quindi liquidare, come se fosse un'organizzazione pericolosa, un apparato dello Stato di un Paese amico.
Cari colleghi della sinistra, alimentare l'antiamericanismo in un momento già complesso delle relazioni internazionali è miope e molto pericoloso. L'alleanza strategica con gli Stati Uniti, come l'europeismo, è e resterà uno dei fondamentali della nostra politica internazionale . Va al di là dei Governi italiani e delle amministrazioni degli Stati Uniti.
Noi non rinunceremo mai a considerarci amici e alleati dell'America, pur facendo valere le nostre ragioni, i nostri interessi e anche i nostri motivi di dissenso. Noi non concepiamo neppure equivalenze o equidistanze fra la democrazia americana e i sistemi totalitari di altre superpotenze e malgrado questo nessuno di noi ha mai trovato nulla da ridire sulla natura degli agenti di sicurezza che hanno accompagnato i di quei Paesi nelle visite ufficiali in Italia. Quindi non vale davvero la pena di costruire polemiche sul nulla. Sto per concludere, signor Presidente. Mezzo minuto.
Come ovvio, la gestione della sicurezza negli impianti sportivi, nelle strade e nelle piazze di Cortina e di Milano sarà di esclusiva competenza delle nostre Forze dell'ordine, chiamate a svolgere questo compito con la consueta abnegazione e la consueta professionalità in un momento importante per il Paese e la sua immagine ma, ovviamente, delicato dal punto di vista della sicurezza.
PRESIDENTE. Concluda onorevole.
ANDREA ORSINI(FI-PPE). A Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e altri apparati dello Stato impegnati in questo difficile lavoro vanno la gratitudine e il plauso del gruppo di Forza Italia e, credo, e mi auguro, dell'intera Aula, a maggior ragione dopo l'infame aggressione subita a Torino da parte di estremisti di sinistra. E a lei, signor Ministro, ancora un ringraziamento per le sue equilibrate parole di oggi e il prezioso lavoro che sta svolgendo in questi anni e in questi giorni, in particolare .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Grazie, Presidente. Dunque, signor Ministro, lei oggi ha confermato che ICE sarà in Italia. Parliamo di ICE, la famigerata agenzia governativa di delinquenti al servizio di Trump; parliamo di suprematisti bianchi, spiantati, senza addestramento. Sono delinquenti. E mentre è ancora caldo il sangue di Renée Good e di Alex Pretti, sulla cui uccisione i video dei cellulari dicono la verità, mentre negli Stati Uniti ancora scorre sangue nelle strade, lei viene qui a dirci che il Governo Meloni accoglie queste squadracce in Italia per le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina .
Perché mai, signor Ministro, dobbiamo avere questi assassini in Italia? Negli Stati Uniti montano le proteste popolari e non solo a Minneapolis ma da Los Angeles a New York. Vuole che le canti di Bruce Springsteen? Ne sa qualcosa? Avete cercato, lei ha cercato di nascondere tutto questo. Abbiamo dovuto scoprirlo dai giornali. Lei stesso ha mentito Aveva detto: “ICE (…) non opererà mai in Italia”. “È una polemica sul nulla”. Poi ha detto “forse”. Poi è stato smentito dal presidente Attilio Fontana e infine dalle autorità americane, le quali, in Italia, hanno l'ultima parola.
Ed oggi, signor Ministro, lei continua a mentire al Parlamento. Ci saranno ma è come se non ci saranno. È questa la sostanza del suo misero discorso ! Che brutta figura, signor Ministro. La stessa brutta figura che lei fece per il caso Almasri . Povera Italia!
Normalmente la scorta è prestata da agenti federali dei servizi di Washington e non da ICE. Che c'entra, signor Ministro, la pedofilia ? La presenza di ICE non è all'altezza di una città, Milano, che è medaglia d'oro della Resistenza .
La verità è che, accogliendo ICE in Italia, voi legittimate un modello di gestione dell'ordine pubblico basato sulla brutale violenza, che è del tutto incompatibile con i valori fondativi e democratici della nostra Repubblica
Ecco il servizio che prestate a Trump: legittimate il suo modello, le sue squadracce agli occhi del mondo . Fino a che punto - io mi chiedo - arriva il vostro servilismo verso Trump? Avete accettato i suoi dazi senza batter ciglio; avete messo a carico degli italiani le spese militari da lui pretese; avete giustificato il sequestro di Maduro, e qui mi fermo, signor Ministro, altrimenti facciamo notte . E sa come si chiama questo? Glielo dico io. Si chiama sovranismo d'accatto! Si chiama servilismo !
Le Olimpiadi non possono essere un alibi. Già, già, queste Olimpiadi, come non ricordare in questa sede Pietro Zantonini, un lavoratore precario morto di lavoro e di freddo nel palazzetto del ghiaccio di Cortina, signor Ministro. Le Olimpiadi: costi enormemente lievitati, ritardi nelle opere, città bloccate, scuole chiuse. Malagò ha dichiarato: “siamo pronti (…), mancano solo tonnellate di dettagli”. Che brutta figura.
E allora Ministro - e qui chiudo - gli italiani non vogliono ICE in Italia. Gli italiani rifiutano quel modello basato sulla violenza, sulla brutalità . Noi non consentiremo che in Italia vi siano quei morti, vi siano quelle violenze che abbiamo visto negli Stati Uniti. Per noi il diritto, il diritto che protegge, che difende le persone, non vale fino a un certo punto. Vale fino in fondo .
Signor Ministro, ci aspettavamo da lei oggi, in Aula, la ferma condanna di ICE e della sua violenza. Ci aspettavamo il suo fermo impegno a impedire che ICE potesse lavorare fianco a fianco con le Forze dell'ordine italiane, che sono ben più nobili , ben più formate. E invece “no”!
È così, signor Ministro: lei, ancora una volta, ha deluso il Parlamento, ancora una volta, lei delude gli italiani .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Ministro. Non vorrei cadere nell'errore che anche lei ha fatto nella rappresentazione di questa informativa doverosa, cioè quello di trattare le informative con un po' di supponenza e con una visione in base alla quale le informative servono solo per fare polemica politica. Infatti, alcuni interventi che ho sentito oggi sono molto slegati da quello che lei ha detto. Se mi fossi scritto l'intervento a casa e dicessi qualsiasi cosa, indipendentemente dalla sua risposta, sì, le informative non avrebbero senso, invece lo hanno. E la sua supponenza però riguarda il fatto che questo Parlamento ha il diritto di discutere, di conoscere e di chiedere, nelle sedi istituzionali, delle ragioni, dei dati, delle informazioni che non può e non deve apprendere dalle agenzie e dai giornali.
E questa informativa, però - vorrei ricordarglielo -, è ancora più necessaria, non tanto per i membri dell'opposizione, che chiedevano informazioni, ma forse per allineare la sua maggioranza rispetto al posizionamento e alle informazioni che erano necessarie, perché, dopo quegli articoli di stampa che raccontavano che l'ICE sarebbe stata presente alle Olimpiadi di Milano-Cortina, le dichiarazioni più strampalate che dicevano tutto il contrario di quello precedente non arrivavano mica dai membri dell'opposizione, arrivavano dai membri del Governo , che dicevano una cosa rispetto all'altra, arrivavano dal Presidente Fontana, da cui abbiamo appreso che avrebbero scortato i membri del Governo americano. E quindi questa informativa è doverosa, urgente e necessaria, per aggiornare e allineare anche la sua maggioranza.
Detto questo, arrivo al merito. No, non c'è una polemica politica, perché alla nostra forza interessa la sicurezza delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, interessa che ci siano le condizioni di sicurezza per gli atleti, per il nostro Paese, per la reputazione del nostro Paese nel mondo, ci interessa che gli agenti abbiano le condizioni per lavorare e per lavorare bene e che lo facciano con tutti i Governi stranieri con i quali si sta collaborando, che lo facciano anche col Governo americano, che possano difendere i Capi di Stato che arriveranno all'inaugurazione, che possano difendere i cittadini e le cittadine che vorranno assistere alle Olimpiadi e coloro che vorranno parteciparvi.
E, quindi, con preoccupazione, anche noi abbiamo chiesto quest'informativa, sulla base delle dichiarazioni di membri del suo Governo, sulla base di chi diceva che veniva ICE a scortare i membri del Governo americano, sulla base del fatto che non si comprendeva su quale protocollo. E la domanda che le pongo è: ma lei lo sapeva? Infatti, le sue prime dichiarazioni non corrispondono a quelle di oggi. Siamo felici di sapere che si tratta di poche persone che lavoreranno nel consolato, dei reparti di investigazione, quelli con i quali collaboriamo da tanti anni e quelli che portano anche risultati nelle indagini internazionali e che ringraziamo per la collaborazione - come lei ha ricordato - da molti, molti anni. Però, Ministro, non possiamo non fare un passaggio sul fatto che, dal 2002 ad oggi, il ruolo di ICE, soprattutto negli ultimi periodi, sia cambiato. Non possiamo nasconderci dietro a un protocollo del 2009, quando l'ICE aveva compiti, mezzi e dotazioni completamente diverse da oggi, dicendo: l'avete fatto voi questo provvedimento. “Voi” chi, intanto? La seconda: ICE è passata da 10.000 uomini a 22.000 uomini in meno di un anno; si sta occupando con le sue divisioni di retate, di omicidi per le strade americane. Su quel protocollo, lei dice che nessuno ha chiesto l'aggiornamento. Ma ci abbiamo ragionato sul fatto se serva, invece, aggiornarlo rispetto ai compiti dell'ICE in Italia?
Ultima cosa: ci aspettavamo anche un giudizio politico sull'operato di ICE, perché non si può far finta di nulla e non ci si può nascondere. Chi prima di me è intervenuto, anche della maggioranza, ha parlato di gravi fatti in America; altri - lei pure - hanno parlato di immagini che abbiamo visto in televisione; altri dicono “non stanno arrivando le SS”. Mettetevi d'accordo su quale sia l'opinione anche del Governo rispetto all'operato di ICE in America e di quello che sta accadendo, con pericolose visioni, perché vedere un bambino di 2 anni e uno di 5 anni arrestati per ricattare i genitori a consegnarsi alle autorità è un'immagine che non è nell'umanità della condizione occidentale ! Infatti, vedere assassini a sangue freddo sulle strade americane non è un'immagine che può corrispondere a quell'America che da sempre è nostro alleato e che vediamo. Vedere che l'ICE viene mandato indiscriminatamente nelle città in cui governano i democratici non è da Paese democratico e non vorremmo che succedesse anche in altri Paesi, che si scelga dove mandare la Polizia e dove no, sulla base di chi governa le città di questi Paesi.
In ultimo, ci sono alcune agenzie di Steve Bannon: a novembre faremo in modo che l'ICE circondi i seggi elettorali, non ci faremo rubare un'altra volta le elezioni. Queste parole sono di una gravità mostruosa rispetto al senso di democrazia e rispetto a quello che per noi l'America ha sempre rappresentato, come democrazia occidentale.
Di fronte a questo, Ministro, oltre alle informazioni tecniche, ci saremmo aspettati anche un giudizio politico, che anche questa volta non è arrivato .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Fratoianni. Ne ha facoltà.
NICOLA FRATOIANNI(AVS). ICE OUT. Grazie, signora Presidente. Signor Ministro, le avevamo fatto qualche domanda nei giorni scorsi a cui lei oggi non ha risposto. Signor Ministro, il 24 gennaio lei ha mentito di fronte a questo Paese. Glielo chiedo ancora una volta, con la massima calma, ma, le assicuro, anche con la massima determinazione: lei ha mentito? Oppure, signor Ministro, lei non sapeva niente? No, perché, sa, oggi è venuto qua, ci ha spiegato che l'ICE è nel nostro Paese da un sacco di tempo, sono angeli del bene, si occupano di cose bellissime, fanno un sacco di cose stupende, tra cui una bellissima, tra le più belle, ossia sgominare bande di pedofili e ci mancherebbe che non fosse una cosa preziosa. Già che c'è, magari, finita l'informativa, chieda a questi formidabili investigatori se sappiano qualcosa dei rapporti tra pedofili non e forze politiche di questo Paese . Ci sono le interrogazioni, se se lo ricorda, magari glielo può chiedere.
Ma il punto però resta questo: lei, il 24 gennaio, a domanda precisa, ha detto a questo Paese che non ne sapeva niente. Ma lei non è un passante, lei è il Ministro dell'Interno. Se il Ministro dell'Interno nel nostro Paese dice che non sa niente della presenza di ICE, le possibilità sono: sta mentendo e il dubbio francamente oggi viene, visto che lei è venuto qua e non ci ha detto “guardate, colleghi e colleghe parlamentari, io non sapevo niente, mi hanno avvisato dopo e oggi vi racconto esattamente come stanno le cose”; no, lei è venuto qua, ci tratta come dei citrulli, anzi peggio, ci accusa di strumentalità, ci accusa di sollevare una inutile e faziosa polemica politica e argomenta tutto ciò dicendo “ma che volete? Lo sapete anche voi, ci sono sempre stati”. E allora, com'è che il 24 gennaio, di fronte a questo Paese, lei ha detto che non le risultava ?
Guardi che, da questa domanda, che è rilevante per il ruolo che lei ricopre, è difficile sfuggire, perché l'alternativa a questa ipotesi - che a me pare piuttosto grave - è altrettanto grave. Se lei non lo sapeva, signor Ministro dell'Interno, le pare normale che il Governo di un grande Paese, nostro alleato, come lei oggi ha tenuto a ribadire più e più volte, non la informi su come intenda organizzare, presidiare la sicurezza delle proprie delegazioni - certo in cooperazione, negli uffici consolari, faccia lei -, di fronte a un evento così rilevante, come quello delle Olimpiadi invernali? Che cosa è successo in quei giorni? Perché lei, a questo, oggi, non ha dato alcuna risposta. Esattamente come - colleghi e colleghe che sono intervenuti prima di me glielo hanno ricordato - ha evitato di dire una semplice parola sul fatto che oggi la presenza di ICE in Italia, imposta, in tutta evidenza, dall'amministrazione Trump, ha, in tutta evidenza, l'obiettivo di legittimare la svolta autoritaria , repressiva, che l'amministrazione Trump ha impresso a quell'agenzia di sicurezza. È inutile che lei mi spieghi degli accordi precedenti. Anche questa cosa, abbia pazienza, signor Ministro, abbiate pazienza, colleghi e colleghe della destra, non ne possiamo più, ogni volta è sempre lo stesso , no? “L'avevate fatto anche voi, voi avevate fatto questo, voi non avevate fatto quell'altro”…
Occupatevi di quello che state facendo, ormai da quasi quattro anni siete al Governo del Paese, rispondete delle vostre scelte e delle vostre responsabilità. L'ICE di ieri non è l'ICE di oggi, non è l'ICE a cui Donald Trump e la sua amministrazione hanno consapevolmente affidato il mandato di scorrazzare per le strade degli Stati Uniti d'America come una banda di assassini e tagliagole a compiere esecuzioni a sangue freddo nei confronti di cittadini americani, a rapire bambini, a deportare la popolazione, a costruire elementi di disordine e di paura contro cui, per fortuna, una grande parte della società americana, del mondo della cultura, dello spettacolo, della politica, dell'arte, dello sport, si sta ribellando, usando parole ben più pesanti di quelle che l'opposizione in questo Paese ha utilizzato, per segnalare un legittimo elemento di preoccupazione. Abbia pazienza, altro che infondata preoccupazione! Se la stampa riporta la notizia che bande di assassini saranno in questo Paese, a me pare normale, legittimo, che amministratori locali, come è stato nel caso del sindaco Beppe Sala di Milano, che esponenti politici, che esponenti del mondo della cultura, che cittadini e cittadine esprimano qualche ordinato elemento di preoccupazione.
Su tutto questo lei, come è stato ricordato, non ha offerto alcuna risposta, come non ha risposto sulle contraddizioni nelle quali siete pietosamente inciampati e rotolati, uno dietro l'altro, in quei giorni. È stato ricordato: lei dice che non ne sa niente; poi il presidente della regione Fontana la smentisce; poi arriva l'ineffabile Ministro Tajani, che, proprio nel Giorno della Memoria, con una scelta di tempo francamente disarmante, ci dice che non stanno mica arrivando le SS. No, non sono le SS: sono una banda di assassini e tagliagole. Ci preoccupa e gli italiani non li vogliono. Il successo della nostra raccolta di firme, che in poche ore ha superato le 60.000 sottoscrizioni, lo dimostra. Le spillette votive che una collega dileggiava poco fa - mi dispiace, cara collega - vanno a ruba perché, a volte, anche una spilletta serve non a risolvere un problema - me ne rendo conto, sarebbe facile, e talvolta bello, cambiare il mondo con una spilletta -, serve a segnalare una postura, ad assumere una parte, perché noi scegliamo sempre una parte. Siamo contro la parte dei razzisti, contro la parte di chi individua in ogni fragilità il nemico da colpire . Siamo dalla parte opposta di chi immagina che sia bella una società in cui il controllo è spinto alla massima potenza: Paragon, Palantir, i controlli preventivi, la riduzione degli spazi democratici. Esattamente la parte a cui guardate voi…
NICOLA FRATOIANNI(AVS). … anche quando, come in ogni occasione, con strumentalità, usate quel che accade - su cui tutti e tutte esprimono posizioni chiare - per restringere ancora gli spazi democratici. Noi non ve lo consentiremo .
PRESIDENTE. Saluto studenti, studentesse e docenti dell'Istituto di istruzione superiore “Piaget Diaz” di Roma, che assistono ai nostri lavori dalle tribune Ha chiesto di parlare il deputato Alessandro Colucci. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Signor Ministro, noi la ringraziamo dell'informativa che ha reso al Parlamento e non lo facciamo come atto formale, ma le siamo realmente grati, perché ha spiegato con chiarezza quello che i parlamentari della Repubblica italiana dovrebbero conoscere, ovvero quali sono le funzioni di collaborazione fra le Forze dell'ordine italiane, fra il nostro sistema di sicurezza, e i rapporti con altri Paesi, in particolar modo con il principale alleato dell'Italia, che sono gli Stati Uniti. Ha spiegato benissimo che cos'è l'Homeland Security Investigations e l'ICE: le funzioni, le attività che svolgono nel nostro Paese, il ruolo che svolgono, che hanno svolto e svolgeranno con tutti i Governi, raccontando molto bene che è nata una collaborazione quando una parte dell'opposizione era al Governo e quella collaborazione è continuata quando tutta l'opposizione era al Governo.
Io credo che ci sono temi e argomenti sui quali è un errore grave, nell'interesse del Paese, strumentalizzare, arrivare sempre a uno scontro perché è necessario farlo all'interno di quest'Aula ed è necessario farlo per avere qualche voto in più. Qua c'è un interesse nazionale importantissimo, che è stato ben sottolineato. E alcune operazioni, che sono giunte al termine attraverso questa collaborazione, le ha ricordate lei, non le ricordo io. Sono state elencate perfettamente: retate, operazioni di sicurezza, che hanno garantito la sicurezza nel nostro Paese. Ma, ogni tanto, si vuole prendere coscienza che, grazie alle Forze dell'ordine, all', a queste collaborazioni, c'è un lavoro, silenzioso ed efficace, che garantisce la sicurezza al nostro Paese e agli italiani? Ma lo vogliamo ammettere? Vogliamo ricordarlo? Ogni volta bisogna creare fantasmi e preoccupazioni, creando anche, qualche volta, un allarmismo nell'opinione pubblica che è assolutamente ingiustificato?
Parlando di un tema importante, che è quello delle Olimpiadi, che sono i grandi eventi, le grandi occasioni per il nostro Paese, è giusto che comportino un lavoro di sicurezza straordinario e, come è stato ben sottolineato, è giusto che ci sia un lavoro che il Paese organizzatore garantisce sul tema della sicurezza, ma anche che ci sia l'opportunità che le delegazioni straniere possano portare personale per proteggere i propri atleti e i propri dirigenti, che è una delle attività riconducibili all'ICE per quanto riguarda gli atleti statunitensi.
Allora, io credo che siamo veramente nella situazione in cui si cerca sempre di dipingere qualcosa come realmente non è. Si fanno strumentalizzazioni e si dicono cose non vere, come il tentativo, che si è subito spento, di dimostrare anche una divisione nella maggioranza su questo tema, che non c'è, perché, dopo aver ascoltato il Ministro Piantedosi, dopo le affermazioni del Ministro Tajani e del presidente della regione Lombardia Fontana, mi sembra che non ci sia spazio per tentare di individuare divisioni all'interno del centrodestra e della maggioranza. Le opposizioni, invece, non fanno altro che gridare allo scandalo e cercare preoccupazioni che, oggettivamente, non ci sono.
Penso che ci si dovrebbe concentrare sul vero interesse del Paese, che è quello di realizzare questi eventi. Ci sono forze politiche nell'opposizione che, nel passato, quando hanno governato, hanno governato la città di Roma, hanno rifiutato di tentare di raccogliere la sfida delle Olimpiadi del 2024, perché gestire preoccupa chi non è in grado, chi non ha cultura di governo, chi non ha l'esperienza per affrontare queste sfide. Invece noi queste sfide le vogliamo raccogliere, perché sappiamo che questi eventi sono importanti, nell'interesse del Paese, dell'economia, del prestigio, della dimostrazione che siamo fra i più bravi a organizzare queste iniziative. E lo dimostreremo, ovviamente, nei prossimi giorni, dall'inaugurazione delle Olimpiadi in poi.
Concludo Presidente, sottolineando che dovremmo veramente iniziare a prendere coscienza che la politica torna credibile se entra nel merito delle vicende in modo serio. Il porsi per opporsi, a cui assistiamo spesso da parte dell'opposizione, è sterile e non serve assolutamente a nulla. Non siamo per la politica dei “no”, raccogliamo le grandi sfide e crediamo di poterle governare con una certa efficacia.
C'è una parte dell'Italia che tifa contro l'Italia. Questa è la sensazione; c'è un tifo costante a non fare iniziative e il sistema di sicurezza deve sempre dare l'idea che ha delle falle. Ma anche gli ultimi avvenimenti che si sono verificati a Torino hanno dimostrato l'enorme e straordinaria professionalità delle Forze dell'ordine italiane, che hanno dimostrato, in un momento di grande fatica e di oggettivo pericolo, di non reagire con istinto, ma di reagire con professionalità. Non so quanti sarebbero stati in grado di farlo. Noi invece tifiamo per l'Italia.
Siamo convinti che il lavoro che il Governo sta conducendo, anche sul tema della sicurezza, sia di grande importanza e chi si adopera in questo comparto, in questo ambito, non fa nient'altro che servire lo Stato e cercare di garantire quella serenità di cui tutti noi beneficiamo e di cui non ci dovremmo mai dimenticare .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Faraone. Ne ha facoltà.
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Io credo che l'unica motivazione per cui il Ministro possa aver detto quello che ha detto nel suo intervento, nella sua informativa, è che l'abbiano ibernato il 20 gennaio del 2025, cioè il giorno dell'insediamento di Donald Trump, e l'abbiano scongelato in occasione di questa informativa, perché altrimenti non si capirebbe l'intervento. Così come hanno ibernato, in dolce compagnia, Ministro, tutti i colleghi, non ultimo Colucci, che hanno detto tutto quello che hanno detto, non tenendo conto del quadro.
Addirittura, è stato detto che, da quando l'ICE è nata, nel 2002, con Bush, in tutti questi anni, la struttura è rimasta sempre uguale, identica, e che non è cambiato il quadro con Trump Presidente degli Stati Uniti. Ministro, si svegli! Noi non abbiamo chiesto questa informativa, così, per spirito di polemica, come ha cercato di far passare o, come hanno detto i colleghi, per strumentalizzare. Noi stiamo raccogliendo un sentimento che è diffuso nel Paese per un'organizzazione che, forse, soltanto voi non avete visto all'opera nelle immagini che tutti noi abbiamo avuto la sfortuna di vedere: lei ha visto che sono stati uccisi con colpi di pistola a freddo cittadini americani in strada, semplicemente perché stavano riprendendo immagini, semplicemente perché stavano manifestando? Le ha viste queste immagini? Pretti e Good, li conosce come cognomi, oppure non è successo nulla? Ministro, lei ha visto i bambini arrestati a scuola, utilizzati come esche per i genitori per poi rimpatriarli, per poi metterli in gabbia? Bambini di cinque anni! Questa organizzazione sta praticando questo negli Stati Uniti.
Lei, di tutto questo, non ci ha parlato! Non si è reso conto che stiamo ponendo un problema semplicemente, perché c'è un'organizzazione che, tra l'altro… Vabbè, sono stranieri, non ve ne preoccupate voi sovranisti di questi stranieri uccisi a freddo o dei bambini che vengono arrestati, ma anche una della TV pubblica, della Rai, è stata minacciata dall'ICE, dicendogli “spacco il finestrino e ti tiro fuori dall'automobile”, con immagini riprese dagli stessi operatori che stavano facendo il loro lavoro per , che mi risulta essere una trasmissione Rai, e anche in quel caso voi non avete detto una parola, neanche per i nostri, neanche per gli italiani. Ma dove è finito il vostro sovranismo, Ministro Piantedosi?
Quindi, quando poniamo un problema, lo poniamo perché abbiamo a che fare con un'ICE completamente diversa da quella di Bush, del 2002, che lei ha citato. E, in questi casi, si dice: c'è o ci fa? Perché non si capisce se il tema lo abbia compreso, rispetto ai temi che abbiamo posto, oppure se faccia finta di non comprenderlo. Così come fa finta di non comprenderlo la Meloni, che - intanto rilevo i silenzi sui morti uccisi dall'ICE -, rispetto alle cose che ha detto, sono un po' come “la risposta è dentro di te, e però è quella sbagliata”, dai tempi di Quelo. Infatti, ne ha dette due e le ha sbagliate tutte e due. La prima: come è possibile che chiedete - noi chiederemmo - agli americani di difendere il nostro Paese, e poi, quando portano la loro forza dell'ordine nel nostro Paese, critichiamo che venga qui? Dichiarazione della Meloni, che denota due grossi errori. Primo, si andasse a rileggere il Trattato di Washington del 1949 di istituzione della NATO, perché è la NATO che difende il nostro Paese, non sono gli Stati Uniti d'America. Anche in questo caso un po' d'orgoglio, Ministro: lo state mettendo sotto i piedi, l'orgoglio italiano, da quando Trump è Presidente degli Stati Uniti d'America. Ricordo che noi siamo un della NATO, e quindi non c'è una richiesta di difesa agli Stati Uniti, ma c'è una richiesta, eventualmente, di difesa a una organizzazione di cui anche noi facciamo parte. E poi, Ministro, a parte Trump, nessuno mette in discussione l'alleanza occidentale e nessuno mette in discussione la NATO, per cui anche su questo la Premier Meloni è risultata prima reticente e poi, quando ha parlato, ha parlato a sproposito, dicendo cose che non stanno né in cielo, né in terra.
Ora, cosa ci vuole a capire semplicemente che qui non mettiamo in discussione le alleanze atlantiche, non mettiamo in discussione l'organizzazione della NATO, ma stiamo semplicemente mettendo in discussione una forza dell'ordine americana, che ha perpetrato delitti, che ha messo in campo azioni contrarie alle Forze dell'ordine che lei rappresenta in questo Paese. Anche qui, l'orgoglio del nostro Paese sotto i piedi! Infatti, se ci ispirassimo a quel modello, allora si capirebbe: venite e fate quello che volete, tanto noi siamo uguali a voi - sto concludendo, Presidente -, ma il problema è che proprio a Torino le nostre Forze dell'ordine hanno dimostrato di essere profondamente diverse da quelle dell'ICE. Noi difendiamo quel modello, non difendiamo l'altro modello.
Chiudo. C'è una differenza, Ministro, fra essere alleati ed essere vassalli. Io le ricordo il 1985, i fatti di Sigonella. Non so se ricorda Bettino Craxi…
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). …che decise di intervenire, seppur ragionando con una forza alleata, per far valere la sovranità del nostro Paese. Qui, invece, oggi siamo governati da vassalli che non sono in grado neanche di dire agli Stati Uniti d'America: quelli lì noi non li vogliamo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Della Vedova. Ne ha facoltà.
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Signor Ministro, innanzitutto mi auguro che le cose che ha detto fuori dal tema dell'informativa, cioè su quanto siamo preparati come Paese a garantire la sicurezza e il buon funzionamento delle Olimpiadi, si rivelino vere. Tanti auguri non solo agli atleti, ma anche alle Forze dell'ordine.
Dopodiché, signor Ministro, non la seguo. Allora, perché è stata fatta questa informativa? Lo dico anche ai colleghi: lei dovrebbe saperlo meglio di tutti, perché è stato lei che, a un certo punto, ha fatto capire che sarebbero arrivati quelli dell'ICE a fare sicurezza, no? Ha detto: “Non ci risulta in questa fase, ma anche se fosse” - cosa vuol dire “ma anche se fosse”? - “le delegazioni straniere all'interno del loro ordinamento scelgono loro a chi rivolgersi per assicurare la sicurezza alle delegazioni stesse”. Cioè, non ci ha spiegato quello che ha spiegato oggi, questo lo diciamo anche ai colleghi, quindi era giusto chiedere una informativa.
Poi si dice: quando abbiamo mandato la Polizia in Francia nessuno si è lamentato. Appunto, signor Ministro, c'è una differenza abissale che lei finge di non vedere tra la indignazione legittima, che noi abbiamo raccolto dai cittadini italiani, milanesi, di Cortina, di Bormio e dei luoghi delle Olimpiadi, un'indignazione legittima, che proveniva dal disgusto per quello che è successo negli Stati Uniti… Lei non si è accorto, signor Ministro? Non si è accorto di quello che sta succedendo all'ICE? Non si è accorto - lei che dovrebbe essere un tecnico di questo, no? - che il dispositivo delle deportazioni di Obama era completamente diverso, che lì si andava alla ricerca non degli irregolari, ma di chi avesse avuto comportamenti penalmente perseguiti? Con Trump è tutta una cosa diversa: il miliardario è decuplicato, gli agenti sono raddoppiati e poi saranno triplicati con l'immunità! C'è un clima e c'è un tema totalmente diversi. Ora, che lei mi dica che sarebbe stato indifferente al fatto che arrivassero, come sono arrivati i poliziotti italiani in Francia, agenti dell'ICE a fare sicurezza, da una parte mi indigna e dall'altra mi sconforta, ed è, e chiudo…
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EUROPA). …il dato politico vero di questa sua informativa. Voi, come Governo e come maggioranza, non riuscite a capire quello che sta succedendo negli Stati Uniti. Seguite la Meloni finché non cambierà idea - perché sarà costretta a cambiare idea su Trump -, e continuate a raccontare una favola che non esiste: continuate a dire che quelli dell'ICE sono come quelli di 10, 15 o 20 anni fa. Non è così! Aprite gli occhi .
PRESIDENTE. Saluto gli studenti, le studentesse e i docenti dell'Istituto comprensivo “Barbara Rizzo - Scuola secondaria di I grado R. Rossellini” di Formello, Roma, e gli studenti, le studentesse e i docenti dell'Istituto comprensivo “Tempesta-Galateo” di Lecce, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
È così esaurita l'informativa urgente.
Sospendo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 11,45 con lo svolgimento di una informativa urgente del Governo in ordine agli eccezionali eventi meteorologici che hanno colpito il territorio della Sicilia, della Calabria e della Sardegna. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di una informativa urgente del Governo in ordine agli eccezionali eventi meteorologici che hanno colpito il territorio della Sicilia, della Calabria e della Sardegna.
Dopo l'intervento del rappresentante del Governo, interverranno i rappresentanti dei gruppi - per 7 minuti ciascuno - e delle componenti politiche del gruppo Misto - per un tempo aggiuntivo - in ordine decrescente, secondo la rispettiva consistenza numerica.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Ministro per la Protezione civile e le politiche del mare, Nello Musumeci.
NELLO MUSUMECI,. Grazie, signora presidente. Onorevoli deputati, mi scuso innanzitutto del ritardo col quale, rispetto al calendario, raggiungo questo ramo del Parlamento, a causa di ritardi accumulati a Palazzo Madama.
Cercherò di leggere con particolare vigore l'informativa che ho voluto assicurare su alcuni fogli di carta per poter non abusare oltre della vostra attenzione.
Com'è a tutti noto, a partire dal 18 gennaio scorso, si sono verificati eccezionali eventi meteorologici che hanno interessato i territori delle regioni Sicilia, Sardegna e Calabria, con precipitazioni intense e persistenti, venti forti e mareggiate, davvero senza precedenti. I fenomeni maggiori si sono verificati nelle zone costiere, nella Sicilia orientale e meridionale, nella Calabria ionica e nella Sardegna meridionale e orientale. In particolare, nelle province di Vibo Valentia, Ogliastra e Messina, le precipitazioni hanno raggiunto valori superiori a 500 millimetri.
Gli eventi sono stati caratterizzati da onde che hanno registrato in prossimità delle coste altezze con valori massimi di oltre 8 metri, per esempio, in Sicilia e oltre 6 metri in Sardegna, ma il picco di 16 metri è stato registrato nella giornata del 20 gennaio dalla boa ondametrica d'altura dell'ISPRA posta in mare aperto nel Canale di Sicilia.
A seguito delle piogge, a partire dal 20 gennaio, si sono poi verificati innalzamenti di numerosi corsi d'acqua, con criticità segnalate in Sardegna anche su alcune dighe, per le quali si è reso necessario il rilascio graduale e controllato al fine di mitigare il rischio idraulico nella parte a valle. Il sistema di Protezione civile risulta aver dimostrato la validità, l'efficienza e l'efficacia del sistema di allerta nazionale per il rischio idraulico, idrogeologico e da eventi meteo avversi. Dobbiamo salutare con grande sollievo il fatto che almeno questa tragedia non abbia registrato vittime, che avrebbe reso ancora più pesante e drammatico il bilancio.
Dichiarato lo stato di emergenza di rilievo nazionale, nella seduta del Governo del 26 gennaio scorso è stata subito adottata l'ordinanza del Capo del Dipartimento di Protezione civile volta a disciplinare i primi interventi urgenti finalizzati a fronteggiare l'emergenza, con cui si è provveduto anche alla nomina dei commissari delegati per l'espletamento delle necessarie attività, naturalmente, come prevede il codice della Protezione civile, nelle persone dei rispettivi presidenti delle tre regioni.
Quasi contestualmente si è verificata un'altra gravissima calamità, un vasto movimento franoso, a partire dal 16 gennaio scorso, nel territorio comunale di Niscemi, nella provincia di Caltanissetta, che ha avuto una notevole accelerazione nella mattinata del 25 gennaio.
Secondo i primi rilievi del Dipartimento regionale, la linea del fronte era inizialmente di 1,6 chilometri con un'estensione di circa un chilometro. Nella mattinata del 25 gennaio, però, l'evoluzione del movimento franoso ha subito una repentina accelerazione e la scarpata di frana ha raggiunto un dislivello di alcune decine di metri in progressivo aumento e in continua evoluzione retrogressiva, con una lunghezza complessiva del coronamento di oltre 4 chilometri.
Credo non sia superfluo ricordare agli onorevoli deputati o comunicare, ove mai non ne fossero a conoscenza, che il rischio frane in Sicilia non è emergenziale, ma strutturale. Secondo i dati dell'ISPRA, aggiornati al 2024, circa 9 comuni su 10 nell'isola presentano aree ad alto rischio frane. Una situazione già nota per il passato, ma che si è aggravata negli ultimi anni a causa del cambiamento climatico. Lo ripeto: a causa del cambiamento climatico Questo perché possa essere rimosso un luogo comune. Nessuno nega che il clima sia cambiato …
PRESIDENTE. Colleghi, colleghi…colleghi!
NELLO MUSUMECI,. …ci chiediamo, ci chiediamo quale ruolo abbia avuto l'uomo in questo cambiamento. Su questo, forse, possiamo anche dissentire . Ecco, sul ruolo dell'uomo possiamo dissentire.
Ecco, la situazione, la situazione purtroppo è grave. Secondo i dati dell'ISPRA aggiornati - dicevo - 9 comuni su 10 nell'isola presentano aree ad alto rischio frane. La situazione non è migliore nel resto d'Italia dove, secondo gli scienziati, oltre il 94 per cento dei comuni si trova in territori esposti al rischio idrologico, al rischio valanghe e all'erosione costiera.
Il Governo nazionale, com'è noto a tutti gli onorevoli parlamentari, si avvale essenzialmente di due istituzioni per la lotta al dissesto: le sette Autorità di distretto, essenzialmente con funzioni pianificatorie, e le strutture commissariali istituite presso le regioni.
Torniamo a Niscemi. Riguardo alle attività tecniche di valutazione del rischio residuo connesso al movimento franoso, nella giornata del 26 gennaio il Dipartimento della Protezione civile ha attivato il presidio operativo. Sono stati avviati sopralluoghi in collaborazione con i tecnici regionali e comunali ed è stata definita l'area rossa, cioè l'area interdetta alla popolazione.
La Protezione civile nazionale ha anche chiesto all'Agenzia spaziale italiana l'attivazione di un servizio satellitare al fine di acquisire dati interferometrici necessari per valutare la velocità del movimento franoso e, di conseguenza, le condizioni del rischio residuo. È stata, inoltre, disposta l'attivazione di un centro di competenza specializzato nella valutazione del rischio di movimenti franosi nel Centro per la Protezione civile dell'Università degli Studi di Firenze. Il Dipartimento di Protezione civile sta esercitando una funzione di raccordo tra l'amministrazione regionale, l'amministrazione comunale e la prefettura di Caltanissetta e sta, inoltre, supportando gli enti territoriali su tematiche specifiche, in particolare l'assistenza alla popolazione, la viabilità, la continuità dell'attività didattica negli istituti scolastici di quell'area.
Secondo gli esperti, frane di questa tipologia hanno una tipica tendenza alla retrogressione. L'arretramento del ciglio di scarpata tende, infatti, a propagarsi progressivamente verso monte, in direzione del centro abitato, secondo un meccanismo che è stato già documentato negli eventi storici.
Il fenomeno attuale, quindi, è suscettibile di evoluzione retrogressiva, stante sempre le ipotesi dei tecnici.
Sulla base delle geometrie osservate, del confronto con la frana del 1997 e dell'evento storico del 1790, è plausibile ipotizzare un ulteriore arretramento del ciglio di scarpata dell'ordine di alcune decine di metri, soprattutto in caso di nuove piogge abbondanti. Tale evoluzione potrebbe coinvolgere ulteriori edifici posti in prossimità del margine instabile e compromettere, in modo particolare e quasi permanente, tratti di viabilità strategica. Ma, allo stato attuale, non è ancora definita la soluzione da dare alle famiglie costrette ad abbandonare per sempre le loro case. Spetta, infatti, alle autorità comunali - il sindaco, lo ricordo, è prima autorità di Protezione civile e responsabile della pianificazione urbanistica del proprio territorio -, spetta alle autorità comunali avanzare una proposta risolutiva, ovviamente da confrontare con la comunità scientifica almeno per quanto riguarda gli aspetti connessi alla sicurezza.
In questo senso, comunico di aver istituito presso il Dipartimento Casa Italia - che, come sanno gli onorevoli deputati, si occupa di ricostruzione e di prevenzione strutturale - una commissione di studio sul fenomeno franoso di Niscemi; una commissione di studio e non di indagine o, se volete, di indagine tecnico-amministrativa, proprio per fornire, in poche settimane, un parere tecnico sugli interventi che la Protezione civile e il Dipartimento Casa Italia sono chiamati ad effettuare nel emergenza. Come sanno i colleghi, gli interventi consistono in due fasce temporali: lo stato di emergenza e, con la legge n. 40, lo stato di ricostruzione.
Per il nostro Governo, per il Governo Meloni, non è un problema di risorse finanziarie e credo che, in verità, non lo sia neanche per il governo della regione siciliana che, in questa direzione, ha già offerto ampie disponibilità.
Quanto alle misure da adottare a sostegno delle popolazioni colpite, il Governo sta elaborando una serie di iniziative che posso così sintetizzare: sospensione dei termini in materia di adempimenti e versamenti tributari e contributivi e di termini processuali e amministrativi; misure in materia di ammortizzatori sociali per i lavoratori del settore privato e misure di sostegno al reddito dei lavoratori autonomi; misure di sostegno per il recupero della capacità produttiva; misure di sostegno alle imprese esportatrici danneggiate; semplificazioni procedurali; misure di sostegno al comparto turistico; stanziamenti straordinari per le attività di protezione civile, funzionali anche al ripristino, all'assistenza alla popolazione, alla prevenzione e alla riduzione del rischio residuo, come si chiama in gergo tecnico; misure per la delocalizzazione; misure di potenziamento della risposta operativa di Protezione civile.
Anche per la quantificazione delle risorse necessarie al ripristino delle infrastrutture pubbliche e private compromesse, si sta procedendo a una stima quanto più dettagliata possibile. Di certo, il Governo Meloni nei prossimi giorni provvederà a integrare alle tre regioni interessate le risorse che dovranno consentire gli interventi nel più breve tempo possibile e con la migliore qualità possibile. Si tratterà di un provvedimento interministeriale il cui finanziamento, naturalmente, prescinde dal FEN, cioè dai fondi per le emergenze nazionali che sono stati già erogati nella misura complessiva di 100 milioni e che, naturalmente, potrebbero e potranno e, forse, dovranno essere integrati, come si è fatto per altre calamità. Intanto, con le prime risorse erogate si può procedere, da parte dei commissari delegati, all'affidamento degli incarichi per i progetti delle opere da ricostruire, alcune meno impegnative, altre forse richiederanno qualche mese in più.
Presidente, onorevoli deputati, non intendo certo ignorare la campagna mediatica che in questi giorni appena trascorsi si è sviluppata attorno a presunte inefficienze del Governo e di questo Ministro, in particolare, a proposito di protezione civile; una polemica che credo - che volete? Io appartengo alla vecchia pasta, sono anziano - sia andata ben oltre la normale dialettica politica. Per me, l'avversario è sempre stato un avversario e non un nemico.
Giudizi sommari e frettolose ricostruzioni hanno cercato in malafede un capro espiatorio, soprattutto per quanto riguarda la frana di Niscemi, un capro espiatorio; avrebbero invece dovuto sensibilizzare a costruire e a contribuire ad una seria comprensione dei fatti. Non sono mancati, lasciatemelo dire con tutto il rispetto per il Parlamento, fuori dal Palazzo e, in alcuni casi, anche nel Palazzo, atti di sciacallaggio, qualche volta anche dietro un'apparenza formale. E questo mi addolora in modo particolare, a parte il fatto che, prima di fare pagelle sulla credibilità degli altri, io credo che ognuno di noi dovrebbe avere l'umiltà di pesare la propria credibilità; non con la bilancia, ma con il consenso della gente, con il consenso che ogni giorno si costruisce e si consolida.
Si è parlato, per esempio, di Italia Sicura, molto cara al gruppo di Italia Viva: si tratta, come tutti sanno, di una struttura di missione, istituita sotto il Governo del Presidente Renzi e soppressa immediatamente sotto il Governo del Presidente Conte. Una struttura di missione che aveva il compito di pianificare gli interventi preventivi. Ebbene, più volte ho detto in Aula - e lo ribadisco con piacere anche stavolta - che, se è stata soppressa da un Governo, è poi stata assorbita da questo Governo, nelle sue funzioni essenziali. Siamo passati da una struttura provvisoria a una struttura definitiva dipartimentale, quella di Casa Italia, che ha assorbito le caratteristiche essenziali di Italia Sicura che aveva prodotto alcuni obiettivi risultati, in termini di prevenzione e di coordinamento. Con il risultato che, allora, le risorse non potevano essere riutilizzate mentre, con Casa Italia, la risorsa può essere riprogrammata e utilizzata per gli stessi obiettivi.
Io ricordo che in un'Aula del Parlamento, credo al Senato, un ordine del giorno di Italia Viva, in questo senso riformulato, è stato votato da tutto il Parlamento proprio perché ritenuta la soluzione possibile in quel contesto per non sprecare una iniziativa che andava valorizzata.
Quanto alle risorse per la prevenzione e per la ricostruzione, lasciatemi dire che non temiamo il confronto con il Parlamento; il Governo Meloni ha indicato per la prima volta la prevenzione come strategia politica nazionale. È noto a tutti come la nostra Protezione civile goda di una internazionale riconosciuta, ma va anche detto che la nostra Protezione civile è stata costruita sulle emergenze. Molto spesso, in questi ultimi 40 anni, in Italia, non si è parlato di prevenzione, né strutturale né verbale, che è quella che dovremmo e vorremmo insegnare ai bambini delle scuole Ma che dice!, e siccome su questo tema stiamo insistendo, io credo che sia proprio il caso di spiegare ai nostri figli, a scuola, come ci si comporta di fronte a un determinato rischio; forse perché la percezione del rischio non mi pare essere una cultura molto diffusa.
Lasciatemi dare alcune notizie sulla prevenzione, sulle risorse per la prevenzione di questo Governo: contro il rischio idrogeologico sono in fase di realizzazione oltre 700 milioni, solo dal Dipartimento Casa Italia; dal MASE la programmazione, negli ultimi 3 anni, ha un valore di oltre 2 miliardi di euro; sulla prevenzione contro il sisma, le infrastrutture pubbliche possono registrare, in corso, interventi di oltre 600 milioni ed è in fase di attivazione una risorsa di 285 milioni; 350 milioni di euro nel bilancio 2026, da utilizzare entro l'anno, per ridurre l'esposizione ai rischi naturali; 540 milioni per i Campi Flegrei, un dramma che molto spesso è stato sottovalutato nel passato e che diventa di attualità soltanto quando arriva inesorabilmente, purtroppo, la scossa.
Ritardi, disfunzioni, certamente, atti amministrativi a volte non semplici, come le procedure, però ormai abbiamo posto un punto fisso sui Campi Flegrei, per il pubblico e per il privato Lasciatemelo dire con molta serenità. Cento milioni alle terre più fragili d'Italia, le isole minori, dove vivono 230.000 italiani; 100 milioni solo per i comuni che ricadono nelle isole minori, per consolidare le loro infrastrutture. Infine, 1,2 miliardi del PNRR alle regioni italiane, per mettere in sicurezza i loro territori.
La scadenza è fra qualche mese, voglio davvero augurarmi che tutte le regioni abbiano potuto e voluto utilizzare le risorse. Certo, io ho il dovere di dire che, anche per quanto riguarda la prevenzione, essendo io un Ministro inadeguato secondo alcune forze di opposizione, secondo altre un coniglio… Dire “coniglio” a un uomo come me, che ha perso un figlio e che ha trovato il coraggio di rialzarsi, e che da anni vive sotto scorta, dire “coniglio” a me ci vuole davvero tanto , ci vuole davvero tanto.
Io accetto qualunque tipo di aggettivo, ma misuriamo le parole, soprattutto da parte di chi conosce la storia personale dell'avversario di cui si vuole parlare. Il coraggio è il motto della mia vita; non sono il solo, per carità, ma vorrei che nessuno si trovasse mai nelle condizioni in cui mi sono trovato io, a misurare il mio coraggio e la mia voglia di guardare avanti e di rialzarmi. Ecco perché quel giorno non ero in Aula al momento dell'attività ispettiva, proprio perché in Sicilia avevamo programmato un incontro con i prefetti delle province interessate.
Pensavamo di arrivare in tempo, siamo arrivati 25 minuti dopo. Bene, lasciatemi dire che in Sicilia, durante la mia presidenza, non sono stato né un eroe, né - credo - un pavido. La politica non è fatta di diavoli, ma non è fatta neanche di santi. Come sapete, ci sono querce e ci sono bonsai, forse tanti bonsai. Ecco perché mi piace ricordare che sulla mia attività di presidente della regione - perché vengo accusato anche di quello, non sarei idoneo a fare il Ministro della Protezione civile se non ho mai curato la prevenzione - bene, lasciatemi dire, qui non sbandiero i foglietti con le grafiche.
Sotto i miei 5 anni di presidenza, la Sicilia è stata la prima regione in Italia per avere impegnato il maggior numero di risorse e per averne spese la metà. Quindi, abbiamo avviato cantieri per 490 milioni di euro sui 540 disponibili dal Piano per il Sud, una percentuale del 90,7 per cento. Gli altri cantieri non aperti, non completati, si stanno inaugurando, con altro presidente, proprio in questi giorni. La prevenzione, quindi, è stata un punto del mio programma, lo era in Sicilia, a maggior ragione lo è ora che è condiviso da tutto il Governo.
La ricostruzione sotto il Governo Meloni: per il -sisma 2016 sono stati liquidati complessivamente 6,2 miliardi di euro per ricostruzione pubblica, privata ed edifici di culto, senza contare gli altri cantieri (Emilia-Romagna, Ischia, Molise, Etna), con i quali si arriva a 8,5 miliardi. Più di 2 miliardi abbiamo speso per gli stati di emergenza. Per il Centro Italia, che è il cantiere più vasto, il Governo Meloni ha erogato risorse del Fondo complementare al PNRR per i sismi 2009 e 2016 pari a 955 milioni di euro, e lo ha fatto d'intesa con le regioni e con gli enti locali, per il rilancio economico, sociale e infrastrutturale di quei territori.
Comprendo benissimo, onorevoli colleghi, che l'opposizione parlamentare debba esercitare il suo ruolo di critica e di controllo, e ha certamente il diritto di sollevare dubbi e interrogativi. Mi chiedo e vi chiedo, però, è questo il momento per imbastire processi politici contro l'avversario, mentre nelle tre regioni e nella città di Niscemi c'è una popolazione colpita da sciagure e che attende risposte concrete e soluzioni efficaci? Mi permetto di rivolgere un invito a tutto il Parlamento a mettere al centro del dibattito la sicurezza dei cittadini, superando polemiche inutili e lavorando insieme per affrontare l'emergenza.
Ritengo doveroso un richiamo alla grave frana di Niscemi, della quale risulto essere l'unico responsabile a leggere alcuni giornali e ad ascoltare alcune dichiarazioni. Per carità, sono rotto a tutte le esperienze dopo 35 anni di impegno parlamentare, però ho il dovere di chiedere e di dire se davvero vogliamo procedere a una serena ricostruzione dei fatti. Credo di dover parlare di Niscemi, altrimenti io potrei anche chiudere, ma, siccome credo che il processo sia imbastito soprattutto sulle mie responsabilità presunte connesse alla frana di Niscemi, ho davvero lavorato in questi giorni, leggendo i giornali e ascoltando testimonianze, per farmi, per la prima volta, un quadro completo, complesso e articolato di questi ultimi 28 anni.
Provo a riferire in estrema sintesi: dopo la prima frana del 1997, venne adottata una sequela di ordinanze, 9 in 5 anni; furono stanziate le prime risorse, circa 7 milioni di euro, e nominati vari soggetti attuatori, che si alternarono tra presidenti di regione in Sicilia, capi Dipartimento di Protezione civile e prefetti di Caltanissetta, la provincia di appartenenza del comune di Niscemi. Gli interventi riguardavano: piano di demolizione delle case inutilizzabili, galleria di valico dal torrente Benefizio al torrente Vallo Pozzo, messa in sicurezza attraverso il versante franoso con intervento di regimentazione delle acque del torrente, deviazione delle acque nere e realizzazione di un nuovo depuratore.
Il rimpallo di responsabilità e di competenze produsse, sin da subito, una condizione di stallo quasi permanente. Basti pensare che il progetto esecutivo per il consolidamento a valle della frana arrivò solo dopo 10 anni, nel 2017. Siamo quindi a 20 anni dalla frana, il progetto non era ancora diventato un cantiere, non lo diventerà mai. Nel 2014, erano passati 17 anni dalla frana, restavano da demolire a Niscemi 71 edifici inabitabili. Il Dipartimento nazionale della Protezione civile provò a fare da mediatore tra il comune e la regione siciliana. L'11 febbraio 2015 scrisse alle due istituzioni comunicando di volersi tirare fuori da ogni competenza sulla vicenda frana e sui 4 lavori che ho appena citato.
L'anno seguente il comune sollecitò la Protezione civile siciliana a intervenire. In quel momento alla regione non c'ero io, presidente non lo ero ancora. Non importa capire chi c'era, dico soltanto che la regione, nel 2016, rispose al comune di Niscemi ricordando che la messa in sicurezza di quel territorio era di esclusiva competenza comunale.
Sullo sfondo di questo disarmante scenario ci sono i preoccupanti pareri espressi dai tecnici della CTS già nel 2005. Vi prego di ascoltare, dico testualmente: “Il complesso franoso di Niscemi ha dimensioni e caratteristiche tali da rendere impossibile pensare a interventi finalizzati alla stabilizzazione” - significa, alla messa in sicurezza - “dei versanti”. Questo già nel 2005.
Ascoltando in questi giorni e leggendo alcuni particolari, credo di poter dire - e lo dico con grande franchezza, onorevoli deputati - che tutte le istituzioni in questa triste storia debbono sentirsi coinvolte, da Roma a Palermo, da Caltanissetta a Niscemi. Chi mi conosce sa che io non sono abituato a sottrarmi alle mie responsabilità, e qui, davanti al Parlamento, mi assumo per intero le responsabilità istituzionali dell'operato degli uffici regionali sotto la mia presidenza. Non sono abituato a fare scaricabarile. Certamente ho bisogno di capire che cosa mi si attribuisce nel maggio del '22 - quindi quattro mesi prima della scadenza del mio mandato - di così grave.
Un aggiornamento del PAI: il PAI si può fare in Sicilia perché c'è un'autorità di distretto. C'è un'autorità di distretto perché dopo trent'anni la costituisce questo presidente della regione. Perché nel 2017, dopo trent'anni, la Sicilia era l'unica regione italiana a non avere ancora un'autorità di distretto. Quell'aggiornamento del PAI a che cosa porta? Porta ad accertare che la gravità è aumentata. Siamo nell'analisi di una porzione di suolo relativa a due strade provinciali, quindi a valle, e il pericolo individuato è di R4, il massimo pericolo franoso che possa essere concepito dalla scienza.
A che cosa porta quell'aggiornamento, che viene notificato subito al comune di Niscemi, viene notificato agli uffici di presidenza della regione, viene notificato al prefetto di Caltanissetta e viene notificato ad altri cinque enti? Quell'aggiornamento del PAI del maggio '22 porta all'attivazione di una nuova fase, crea una fase di allarme, una fase operativa tra il Dipartimento regionale della Protezione civile e il comune di Niscemi, a cominciare da ulteriori sopralluoghi, effettuati nell'ottobre del '22 per verificare la compatibilità tra i vecchi progetti di 25 anni prima e lo stato attuale dei luoghi. Il tema di Niscemi - vado a concludere - approderà dopo qualche anno a Roma, al Dipartimento nazionale della Protezione civile, con una riunione risolutiva che, tra l'altro, affida al comune di Niscemi il compito di quantificare finalmente la somma necessaria al piano di demolizione dei 71 edifici. Adempimento che finalmente consente al comune di ottenere le risorse necessarie.
Onorevole Presidente e onorevoli deputati, respingo con fermezza la rappresentazione che isola strumentalmente un singolo passaggio negli ultimi 3-4 mesi del mio mandato, tentando così di coprire - è facile pensarlo - un quarto di secolo di inerzie, di omissioni e di sottovalutazione da parte di altri. Non è compito mio cercare i responsabili, ci penseranno altre istituzioni, ma non sono disposto a fare da copertura a chi aveva il compito istituzionale, dopo il ‘97 e prima di me, di intervenire per mettere in sicurezza quel territorio e non lo ha fatto. Non erano passati tre o cinque anni, erano passati 25 anni ed è normale chiederselo. Ecco perché questo è il tempo di stare vicino, secondo me, agli abitanti di Niscemi e di far sentire la vicinanza concreta dello Stato nelle sue articolazioni, nel Governo e nel Parlamento. Come Governo Meloni siamo pronti a qualunque soluzione operativa, pur di restituire sicurezza e serenità a quelle centinaia di famiglie che hanno perso per sempre il bene più prezioso - soprattutto per noi meridionali - la casa. E credo che questo possa essere l'obiettivo condiviso da tutti in questo Parlamento, maggioranza e opposizione. Ci sarà tempo per istruire nuovi processi e di volta in volta avrò la stessa voglia di offrirmi serenamente al giudizio del Parlamento, con la serenità di chi ha la consapevolezza di avere fatto fino all'ultimo il proprio dovere .
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi dei rappresentanti dei gruppi e delle componenti politiche del gruppo Misto. Ha chiesto di parlare il deputato Sbardella. Ne ha facoltà.
LUCA SBARDELLA(FDI). Signor Ministro, voglio innanzitutto ringraziarla per la puntuale informativa che ci ha reso. Il ciclone Harry è stato, a detta di tutti gli esperti, un fenomeno di natura particolarmente straordinaria. Ed è proprio da qui che bisogna partire, facendo i complimenti a tutto il sistema di allerta, agli operatori della Protezione civile, alle forze di Polizia, ai dipendenti delle amministrazioni territoriali coinvolte e a tutti coloro che hanno lavorato alla messa in sicurezza delle persone, cosa non scontata. Grazie al lavoro di tutte queste persone, nessuno si è fatto male, nessuno ha perso la vita. Questo è il segno evidente di un sistema che ha funzionato, di una Protezione civile efficiente sia a livello nazionale che a livello locale, a partire da quella siciliana, messa duramente alla prova.
Gli eventi climatici, sempre più aggressivi, mettono in luce la fragilità del nostro territorio. Se a questo si sommano l'aumento continuo di suolo impermeabilizzato e la mancata manutenzione dei corsi d'acqua, il risultato è una miscela esplosiva. È su questo terreno che va fatta una riflessione seria, non semplice propaganda. Le opposizioni hanno polemizzato sull'esiguità delle risorse stanziate. Comprendo il ruolo dell'opposizione di pungolare, criticare e controllare, ma qui avete completamente perso la bussola. Più che una critica, la vostra appare un'ossessione, segno evidente di una crescente carenza di argomenti. Cento milioni, stanziati immediatamente per le prime necessità, sono una cifra destinata a garantire la messa in sicurezza, l'assistenza, i primi ristori ai territori colpiti. Trasformare un intervento urgente, necessario e concreto in una polemica politica è un esercizio che dice molto più su di voi che non sul Governo.
Emblematica poi è la bizzarra proposta di stornare i fondi destinati al ponte sullo Stretto per la ricostruzione. Cambiate idea sulle grandi opere a seconda che stiate al Governo o all'opposizione. Questo non aggiunge nulla sull'utilità delle opere pubbliche, ma racconta molto su chi siete e sulla serietà con cui affrontate le responsabilità quando siete al Governo e quando siete all'opposizione. Quando si tratta di fare opere di prevenzione, di sistemare gli argini e di intervenire sui versanti instabili, spesso si grida allo scandalo ambientale. Oggi, però, si scopre che senza quelle opere il territorio crolla. Questo è un paradosso di un ambientalismo ideologico che dice sempre “no” e poi chiede conto dei danni.
Il Governo è intervenuto con immediatezza, ha stanziato subito le risorse necessarie per i primi interventi - messa in sicurezza e ripristino della viabilità, sgombero dei detriti ove necessario - ed è già in corso l'individuazione degli interventi di ricostruzione, per i quali i fondi ci sono e saranno stanziati in quantità adeguata. È inutile tentare di attribuire al Governo Meloni responsabilità per quanto accaduto. Fenomeni naturali devastanti, come il ciclone Harry, non si fermano per decreto e, se proprio si vogliono individuare le responsabilità, queste vanno cercate altrove.
Contestualmente alla devastazione delle coste, abbiamo assistito alla ripresa della frana di Niscemi, in provincia di Caltanissetta. Una vicenda ben nota agli addetti ai lavori. Qui le critiche della sinistra hanno raggiunto livelli paradossali, arrivando ad attaccare mediaticamente il Ministro Musumeci per il solo fatto di essere stato presidente della regione per cinque anni.
Colgo l'occasione per ribadirlo con forza: Musumeci è stato il miglior presidente che la regione siciliana abbia mai avuto . Un'eccezione nella gestione della cosa pubblica, capace di allontanare i mercanti dal tempio come nessuno prima di lui.
LUCA SBARDELLA(FDI). Lo avete attaccato solo perché è stato presidente, dimenticando o fingendo di dimenticare che la sua amministrazione è stata l'unica a muovere passi concreti sulla vicenda di Niscemi. È durante la sua presidenza che, nel 2017, è stata istituita l'autorità di bacino che ha portato all'aggiornamento del piano di assetto idrogeologico, strumento indispensabile per avviare le procedure amministrative e attivare il monitoraggio del territorio che accerterà poi, scientificamente, la gravità della situazione.
Per non parlare della polemica sulla struttura di missione Italia Sicura, istituita dal Governo Renzi, soppressa dal Governo Conte e recuperata poi dal Governo Meloni, e resa struttura stabile all'interno del Dipartimento Casa Italia presso il Ministero della Protezione civile.
Ma la vera sfida ora è salvare la prossima stagione turistica estiva e tutte le attività imprenditoriali. Centinaia di imprese hanno visto le loro strutture devastate. Occorre ricostruire in tempi rapidi per salvaguardare l'occupazione diretta e l'occupazione dell'indotto. L'obiettivo non è solo far arrivare i fondi il più presto possibile, ma la sfida più complessa sarà quella della burocrazia: velocizzare le procedure, in particolare quelle dei balneari che hanno visto le loro strutture devastate dal ciclone e che avranno bisogno di interventi rapidi per ripartire e affrontare la prossima stagione. Questi imprenditori non chiedono assistenzialismo, sono abituati a rimboccarsi le maniche. Daremo certezze normative per pianificare investimenti e avere la garanzia della remunerazione dei capitali impiegati.
A chi ha annunciato un monitoraggio sulle presunte deficienze del Governo Meloni dico che non temiamo i vostri controlli. Di deficienze ve ne intendete più di noi.
Non abbiamo intenzione di prendere lezioni da chi, assessore delegato alla gestione del clima e del territorio, ha mandato sott'acqua un'intera regione, come mi ricorda il mio capogruppo .
La Presidente Giorgia Meloni ha preso un impegno chiaro e personale: evitare che si ripeta quanto accaduto dal 1997 ad oggi. Gli interventi di messa in sicurezza del territorio non si perderanno nei meandri della burocrazia.
Niscemi era un evento prevedibile? Forse sì. Prevenibile? Probabilmente anche prevenibile, ed è proprio per questo che, oggi, servono meno slogan e più responsabilità anche da parte delle opposizioni.
Sappiamo che lei, Ministro, non si tirerà indietro dalle sue responsabilità e sarà operativo e concreto nel realizzare gli interventi necessari. Lunedì le scuole a Niscemi hanno riaperto. Una buona notizia, tutt'altro che scontata, un segnale concreto di un sistema che ha funzionato molto meglio di come la sinistra lo racconta. Buon lavoro, Ministro. Grazie per quanto ha già fatto. Grazie per la celerità con cui sta intervenendo e per quanto farà d'ora in poi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Schlein. Ne ha facoltà.
ELLY SCHLEIN(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ministro, lei è riuscito a parlare in questa informativa più di se stesso che dei territori colpiti e delle famiglie colpite .
Noi vorremmo parlare di loro e ringraziamo anzitutto i volontari, la Protezione civile, i Vigili del fuoco, le Forze dell'ordine, i sindaci, coloro che hanno gestito sul campo e garantito la messa in sicurezza delle persone.
Lo so che anche oggi vorreste farci parlare di nuove norme liberticide ma noi vogliamo parlare di sicurezza, quella vera. Sicurezza concreta, sicurezza delle persone in carne e ossa, non degli slogan, dei titoli di giornale, delle bandierine piantate per coprire i fallimenti. Vogliamo parlare della sicurezza del Sud colpito dal ciclone Harry; vogliamo parlare delle famiglie della Sicilia, della Calabria, della Sardegna, fino alla Basilicata che hanno avuto danni ingenti, che hanno visto l'acqua entrare nelle loro case e portare via ricordi, lavoro; portare via raccolti, intere vite costruite con sacrificio; e vogliamo parlare dei sindaci lasciati soli e dei volontari e delle comunità che si rialzano.
Avete deciso di far votare il Parlamento, oggi, impegni sulla sicurezza e vi siete rifiutati di votare impegni per questi territori e queste famiglie .
Di fronte ai danni stimati per 2 miliardi e mezzo il Governo ha stanziato appena 100 milioni. Non è una risposta all'altezza, neanche un principio, Ministro, e c'è un fatto politico che va detto con chiarezza: il Governo è arrivato tardi. Mentre frane e allagamenti mettevano in ginocchio interi territori, si sono persi giorni preziosi e lei sa che i giorni fanno la differenza in emergenze come questa.
Il PD ha chiesto da subito soluzioni concrete per tutti e accessibilità delle procedure. Abbiamo chiesto da subito la sospensione dei tributi per le famiglie e le imprese dei territori colpiti. Il solo annuncio del blocco dei mutui non basta, Ministro. Non possiamo pretendere che le persone colpite continuino a pagare i tributi come se niente fosse. Abbiamo proposto di usare subito un miliardo, quello stanziato per il Ponte nel 2026, perché sapete che la decisione della Corte dei conti impedisce, per quest'anno, di utilizzare quella cifra. E quindi abbiamo detto: mettetela immediatamente a disposizione per la ricostruzione e per la messa in sicurezza. Anche l'Assemblea regionale della Sicilia lo chiede. La vostra impuntatura ideologica sul Ponte, invece, è irresponsabile mentre territori reali oggi vi chiedono messa in sicurezza, manutenzione e ricostruzione.
È la fotografia di un Governo che preferisce difendere gli annunci alla protezione concreta delle persone , e diciamolo, Giorgia Meloni ha abbandonato il Sud e non da oggi. Lo ha fatto con scelte costanti che hanno penalizzato il Mezzogiorno: tagli, ritardi, definanziamento, priorità sbagliate. Sempre gli stessi territori lasciati indietro. E davanti ai cambiamenti climatici che colpiscono con sempre maggiore frequenza e intensità, invece di investire nella prevenzione del dissesto e la sicurezza del territorio, che cosa avete proposto? Avete proposto l'ennesimo condono edilizio. Fermatevi sul condono e facciamo invece, insieme, una legge che fermi il consumo di suolo in questo Paese
Lei ha detto che non nega i cambiamenti climatici ma si chiede quale sia il ruolo dell'uomo. Ministro, non è lei a doverselo chiedere, c'è la scienza per quello , ascoltate la scienza perché non vogliamo un Governo antiscientifico.
È da tre anni e mezzo che lei, in ogni sede, parla di prevenzione. Ne ha parlato soltanto, però, Ministro. Cosa ha fatto in questi tre anni e mezzo di concreto sulla prevenzione? Non avete neanche messo risorse sul Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici. Quella sarebbe una risposta concreta da dare subito, Ministro .
E guardi, non le sto nemmeno a chiedere cosa ha fatto sulla prevenzione quando era lei presidente della regione perché vede, Ministro, le chiedo: ci risparmi il suo vittimismo. Noi non siamo come voi che avete strumentalizzato per settimane le alluvioni in Emilia, in Romagna e in Toscana, perché è vergognoso che la vostra attenzione sui disastri sia proporzionale al colore politico di chi guida la regione . Serve un radicale cambio d'approccio e noi vi abbiamo fatto un'altra proposta: prendete anche gli altri 12 miliardi del Ponte, un'infrastruttura sbagliata - voglio rassicurare il collega, io sono sempre stata contraria al Ponte sullo Stretto di Messina, non ho nulla da dover chiedere a me stessa -, ma, vi dico, 12 miliardi che, invece, potrebbero essere utilizzati per un grande piano di messa in sicurezza del territorio. Noi spendiamo 4 volte dopo le emergenze ciò che, invece, investiamo in prevenzione.
E guardi, questa non è una tendenza che inizia con il vostro Governo, intendiamoci. Però proviamo a fare insieme uno sforzo e ad immaginare che quella è sicurezza: cura del suolo, manutenzione continua, rafforzamento della rete idraulica, investimenti seri contro il dissesto, rafforzare le infrastrutture utili e la mobilità ferroviaria e dare strumenti stabili ai comuni, alla Protezione civile, una programmazione pluriennale invece che l'emergenzialismo permanente.
Ci dite che la sicurezza è la vostra priorità, ma quale sicurezza? Quella dei decreti che fanno rumore oppure delle case che fanno fatica a stare ancora in piedi? C'è una sicurezza di serie A e una sicurezza di serie B, per voi? Perché anche quella dei 2.000 sfollati di Niscemi che hanno perso tutto è sicurezza. E per chi vive oggi in sistemazioni temporanee è importante avere una prospettiva chiara, per chi ha perso una casa su dove potrà andare. Per le piccole imprese travolte anche nel fango, per gli agricoltori e gli artigiani che hanno visto un anno di lavoro cancellato in poche ore.
Poteva trovare il tempo di andarci a Niscemi, Ministro, e non siete stati neanche in grado di garantire la revoca dell'assicurazione per quei malcapitati che hanno visto distrutte le loro auto.
Io credo che noi dobbiamo chiedervi oggi prospettive chiare e tempi certi, risorse quantificabili. Perché Giorgia Meloni aveva detto che il Governo sarebbe stato celere. Che cos'è la celerità per Giorgia Meloni? Quanto dovranno aspettare le persone? Vogliamo un piano straordinario per il Sud colpito, con stanziamenti adeguati.
ELLY SCHLEIN(PD-IDP). Non fondi simbolici ma risorse commisurate ai danni; non annunci generici ma scadenze precise e pubbliche perché la sicurezza o è per tutti o non è sicurezza e il Sud non è una periferia sacrificabile.
La solidarietà non si annuncia, si finanzia e la ricostruzione non si promette, si fa e basta .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Pizzimenti. Ne ha facoltà.
GRAZIANO PIZZIMENTI(LEGA). Grazie, Presidente. Grazie Ministro Musumeci per l'informativa puntuale, per il lavoro che il Governo, insieme al Dipartimento della Protezione civile, sta svolgendo in queste ore delicate.
Gli eventi meteorologici che hanno colpito il Sud d'Italia nelle ultime ore non possono essere liquidati come una semplice ondata di maltempo. Siamo di fronte a fenomeni estremi, violenti, concentrati in poche ore, che hanno avuto caratteristiche chiaramente calamitose: bombe d'acqua, esondazioni, smottamenti, allagamenti diffusi, danni gravi alla viabilità, alle reti idriche e fognarie, alle abitazioni private e alle attività produttive. In questo quadro, quanto accaduto a Niscemi rappresenta, purtroppo, un caso emblematico. Una comunità intera che si è trovata improvvisamente travolta dall'acqua e dal fango, con famiglie costrette a lasciare le proprie case, attività commerciali ferme, campagne devastate, strade rese impraticabili e servizi essenziali compromessi.
A questi cittadini, ai sindaci, agli amministratori locali e a tutti i volontari che si sono messi subito a disposizione va la nostra sincera vicinanza e il nostro ringraziamento. Ma oggi non basta esprimere solidarietà. Il Parlamento ha il dovere di tradurre questa vicinanza in atti concreti, rapidi ed efficaci. Come Lega, riteniamo che la risposta dello Stato debba muoversi su alcune direttrici molto chiare. La prima: rapidità e certezza delle risorse. È fondamentale che la dichiarazione dello stato di emergenza sia accompagnata, in tempi strettissimi, dall'assegnazione di fondi reali. Bene ha fatto il Governo a stanziare immediatamente i 100 milioni di euro utilizzabili per gli interventi di somma urgenza. E bene ha fatto quando ha proposto che, dopo la ricognizione dettagliata dei danni, siano finanziate le attività emergenziali necessarie alla piena ripresa economica e sociale.
I comuni colpiti non possono essere costretti ad anticipare risorse che non hanno. Servono procedure snelle per ristorare famiglie e imprese, per ripristinare le infrastrutture danneggiate e per riportare rapidamente i territori a condizioni minime di normalità.
Secondo: semplificazione amministrativa straordinaria. Ogni volta che si verifica una calamità, sindaci e uffici tecnici si ritrovano a dover fronteggiare, oltre all'emergenza, una mole enorme di adempimenti burocratici. È un paradosso che, proprio nel momento in cui servono decisioni rapide e cantieri immediati, si debbano affrontare vincoli, autorizzazioni, passaggi che rallentano il tutto. Dobbiamo avere il coraggio di prevedere per le aree colpite da eventi calamitosi procedure in deroga chiare e controllate, ma snelle, che consentano di intervenire in settimane e non in anni.
Terzo: prevenzione strutturale e non episodica. Non possiamo limitarci a contare i danni ogni volta che un evento estremo colpisce un territorio. Il dissesto idrogeologico è una fragilità storica del nostro Paese, del Mezzogiorno in particolare, che più spesso paga il prezzo più alto. Manutenzione degli alvei, pulizia dei corsi d'acqua, consolidamento dei versanti delle reti di drenaggio efficienti, pianificazione urbanistica coerente con i rischi reali: queste non sono opere straordinarie, ma interventi ordinari che devono diventare una priorità costante. Ogni euro investito in prevenzione significa molti euro risparmiati nell'emergenza, ma soprattutto in vite e in comunità messe in sicurezza.
Quarto: sostegno al tessuto economico-sociale locale. Eventi come quello che ha colpito Niscemi non devastano solo le case, ma mettono in ginocchio l'economia di interi territori. Agricoltura, piccole imprese, commercio di prossimità, settori già provati da anni difficili rischiano di non rialzarsi senza misure dedicate.
Ministro, questi fenomeni estremi non sono più eccezioni. Il cambiamento climatico sta rendendo sempre più frequenti precipitazioni intense e concentrate, capaci di trasformare in poche ore un normale corso d'acqua in una minaccia. Questo impone un salto di qualità della strategia nazionale. Sappiamo benissimo che questa situazione ha origine lontana e che il cambiamento di strategia attuato dal Ministero dell'Ambiente su come affrontare queste carenze è noto a tutti. La presenza del Vice Ministro, onorevole Vannia Gava, sul territorio colpito dagli eventi calamitosi è la testimonianza non solo della vicinanza alla popolazione colpita, ma anche della volontà di comprendere e capire quali sono le principali azioni concrete da fare.
Come Lega, ribadiamo il nostro pieno sostegno a tutti i provvedimenti urgenti che il Governo vorrà mettere in campo per aiutare concretamente le popolazioni colpite e per rafforzare la capacità di risposta del sistema di Protezione civile.
Ai cittadini di Niscemi e di tutte le aree colpite diciamo che non sono soli. Le istituzioni stanno dimostrando con fatti di essere presenti, oggi nell'emergenza e domani nella prevenzione. Questo è il compito che ci assumiamo…
GRAZIANO PIZZIMENTI(LEGA). …come Lega, ma penso e spero come Parlamento, tutto, con senso di responsabilità e rispetto verso chi sta pagando sulla propria pelle il prezzo di questi eventi .
PRESIDENTE. Saluto studenti, studentesse e docenti dell'Istituto di istruzione superiore “G. Ugdulena” Liceo classico di Termini Imerese, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
Ha chiesto di parlare il deputato Castiglione. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE CASTIGLIONE(FI-PPE). Grazie, Presidente. Grazie signor Ministro per la puntuale ricostruzione di tutti gli avvenimenti di questo evento straordinario, di questo evento eccezionale. Devo dire che lei è andato un po' oltre: ha voluto giustificare una sua attività e soprattutto una sua lunga storia politica. Io, che ho avuto il privilegio di succedere a lei alla presidenza della provincia, so con quale rigore, con quanto amore, con quanta passione e soprattutto con quanta trasparenza lei, caro presidente, ha guidato quella provincia, ma ha guidato gli enti che le sono stati dati in gestione. Quindi, la ringraziamo per questo, la ringraziamo per questa puntualizzazione la ringraziamo Ministro, per la presenza, per la puntualità, per quello che è successo, perché mettere in moto e coordinare la Protezione civile - perché l'attività che si è svolta dal 18 gennaio al 25-26 gennaio è stata largamente preventivata e organizzata - è un merito che deve essere ascritto a questo Governo, alla sua conduzione, è un merito che va riconosciuto al Dipartimento della Protezione civile, quel Dipartimento che ha saputo coordinarsi con il Dipartimento della Protezione civile regionale, molto spesso messo all'indice per l'attività e invece è una attività assolutamente preziosa in questa occasione. Il coordinamento con i…
PRESIDENTE. C'è un problema con il microfono, lei ha ancora tempo, non so che è successo. Aspetti, che è proprio spento e non riesco a capire il perché. Proviamo a cambiare microfono e le diamo il tempo residuo. Mi perdoni, onorevole, ma non so cosa è capitato. Deve essere un problema tecnico. Aveva ancora 5 minuti e 40 secondi, comunque, un tempo abbondante.
Proviamo ad accendere il microfono. Proviamo la fila di sotto, ormai… Sono tutti bloccati i microfoni. Bene, questo ci fa piacere. Cosa possiamo fare? A questo punto, devo per forza sospendere la seduta e recuperiamo un microfono diverso. Va bene? Sospendo la seduta per due minuti, colleghi.
PRESIDENTE. La seduta è ripresa. Restituisco la parola al collega Castiglione, che ha 5 minuti e 40 secondi residui. Proseguiamo l'intervento. Scusi ancora, collega. Prego.
GIUSEPPE CASTIGLIONE(FI-PPE). Grazie, Ministro, per avere voluto coordinare questa attività. Parlavo dei volontari, di questa grande rete dei volontari che si è messa in moto. Noi li abbiamo visti nella città di Catania, li abbiamo visti sul lungomare di Giardini, li abbiamo visti a Letojanni, li abbiamo visti in una piena attività, perché sono stati il grande fulcro di questa rete della Protezione civile. Quindi grazie. Riusciamo a sottolineare, ogni tanto, le cose importanti che si fanno . Prima di tutto, quindi, un merito a questa rete.
Un ciclone di portata eccezionale, un ciclone che non aveva avuto mai precedenti nella nostra regione, che ha colpito non solo la Sicilia, ma la Sardegna, la regione Calabria, con territori molto devastati, con lunghi litorali che sono stati colpiti da questa devastazione, da questo ciclone. Per questo noi, caro Ministro, la volevamo ringraziare per la puntualità. In una lunga esperienza amministrativa io non ho mai visto - lo dico ai colleghi - un Consiglio dei ministri che in 8 giorni decide lo stato di emergenza, che in 8 giorni decide anche di mettere a disposizione 100 milioni di euro , che saranno insufficienti.
Molti lo hanno detto, lo hanno ribadito: sono 100 milioni di risorse che sono certamente non sufficienti. Lo ha detto il Governo che quelle risorse non sono sufficienti, ma servono per poter far partire la macchina, per poter fare una diagnosi. Ma noi quali risorse potevamo stanziare? Quanto potevamo stanziare? Dove sono i progetti per dire cosa andiamo a finanziare? Noi abbiamo fatto un'ipotesi, mettiamo a disposizione 100 milioni. Questi 100 milioni serviranno per fare un'analisi dei dati, dei risultati e per mettere insieme quello che noi, in questi giorni, stiamo facendo, ossia un'attività nei confronti degli imprenditori, per capire quali sono i danni nei confronti degli imprenditori, cosa dobbiamo fare cosa, quali contributi dobbiamo sospendere, quali mutui, quali moratorie.
Io penso che oggi questo sia un merito di questo Governo. Serviranno quindi 100 milioni e il Governo ha detto che non farà mancare le risorse per poter coprire quella parte necessaria per poter fare quegli interventi che un gruppo di esperti - è vero, noi ci affideremo alla scienza - dirà, ossia cosa serve in questa fase, come affrontiamo le gravi emergenze. Oggi 9 su 10 comuni sono in un'area che potrebbe essere tecnicamente un'area franosa, moltissimi territori non solo della nostra Sicilia, ma di tutto il territorio nazionale.
Il tema della prevenzione è un tema fondamentale. Io penso, Ministro, che nella prossima programmazione, la programmazione dei fondi strutturali, la priorità dovrà essere data proprio agli interventi di carattere infrastrutturale, alla prevenzione, all'assetto idrogeologico e alla difesa del suolo. Questo dovrà essere un impegno che il Governo dovrà assumere nei confronti del Paese. Quindi ben vengano questi 100 milioni; 100 milioni divisi fra le 3 regioni, ma che si sommano anche a un impegno del governo regionale.
Il governo regionale ha stanziato ulteriori risorse, ulteriori 50 milioni, immediatamente spendibili; ha messo a disposizione, con un'attività legislativa, ulteriori 20 milioni. Quindi, anche la regione siciliana ha 100 milioni per poter affrontare l'emergenza e, soprattutto, per poter guardare a un quadro di programmazione e agli interventi che servono alla nostra Sicilia, che servono alla nostra isola. Non ha fatto mancare neanche il coordinamento tra i vari Ministri. Il Ministro Tajani, che è venuto a Palermo, ha puntualizzato, ha voluto incontrare gli imprenditori, perché parliamo, sì, di emergenza, parliamo di affrontare le frane, di affrontare l'emergenza lungo i litorali, ma parliamo anche di ripresa produttiva, di capacità di riprendere le attività.
E quindi ha messo una struttura di missione, che fa capo al Ministero degli Affari esteri , dove c'era in campo l'ICE, c'era in campo la Simest, c'era in campo la Cassa depositi e prestiti: tutti e ognuno ad offrire una disponibilità non solo economica, ma anche di aiuto concreto per poter far ripartire la macchina e le attività produttive della nostra regione.
Un quadro, quindi, molto coordinato, un Governo che si muove all'unisono, un Governo che vuole affrontare. Un Governo che non vuole fare la polemica politica, perché, permettetemi, l'esperienza mi fa dire che - lo dico ai colleghi dell'opposizione - negli ultimi 15 anni, per almeno 7-8 anni, anche i partiti dell'opposizione, anche i grandi partiti dell'opposizione presenti in questo Parlamento, hanno frequentato gli uffici del presidente della regione, sono stati al governo della regione, sono stati al Governo del Paese . Allora noi oggi diciamo: questo è un momento per stare uniti, per unire le forze, per parlare con la gente che oggi ha una difficoltà oggettiva…
GIUSEPPE CASTIGLIONE(FI-PPE). …per offrire un sostegno alla popolazione di Niscemi, per dare un contributo reale. Penso che anche il dato che stiamo registrando in questi giorni - l'avere voluto il presidente Schifani incontrare le famiglie di Niscemi e, soprattutto, offrire un'assistenza abitativa per coloro che vorranno comprare una casa - sia una risposta concreta, immediata e puntuale, quella che vuole la gente di Niscemi. Allora, caro Ministro, grazie per quello che avete fatto. Noi certamente ci riteniamo soddisfatti, ma puntiamo…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
GIUSEPPE CASTIGLIONE(FI-PPE). …a quello che lei ha detto oggi: le risorse che saranno necessarie noi le metteremo a disposizione. Forza Italia in questo sarà al suo fianco, sarà al fianco del Governo Meloni. Noi faremo tutto quello che serve perché si possa non solo affrontare l'emergenza, ma perché possa partire una nuova attività produttiva .
PRESIDENTE. Saluto studenti, studentesse e docenti dell'istituto comprensivo “Karol Wojtyla” di Palestrina, che assistono ai nostri lavori dalle tribune
Ha chiesto di parlare il deputato Scerra. Ne ha facoltà.
FILIPPO SCERRA(M5S). Grazie, Presidente. Parto con l'esprimere la massima vicinanza ai cittadini residenti nei territori colpiti dal maltempo delle regioni Sardegna, Calabria e Sicilia, e ai cittadini di Niscemi. Dico che è difficile anche solo immaginare cosa si prova quando, improvvisamente, un'attività commerciale, frutto di una vita di lavoro, viene distrutta; quando una casa, che è il luogo in cui per definizione ci si dovrebbe sentire al sicuro, scivola giù verso l'abisso. Il dramma che sta vivendo la città di Niscemi non è una fatalità. Non è una fatalità, Ministro, è una ferita aperta, che fa male a tutti.
Data l'enormità di quello che sta succedendo - lo dico a tutto il Governo Meloni -, questa non è un'emergenza locale: questa deve essere e deve diventare una priorità nazionale . Ma io non la vedo questa esigenza e questa priorità da parte vostra, Ministro. Le prime stime, molto approssimative e provvisorie, sui danni del ciclone parlano di 2-2,5 miliardi di euro. Sono cifre approssimative.
Ebbene, di fronte a una cifra e a danni del genere, Ministro, 100 milioni di euro per tre regioni sono una cifra vergognosa - diciamolo - che offende la dignità dei cittadini che hanno subìto questo maltempo .
Ministro, lei è siciliano e, rivolgendomi anche ai colleghi della maggioranza, le dico: ma non si prova un po' di imbarazzo a far parte del Governo più antimeridionalista della storia d'Italia? Perché questo è il Governo Meloni, Ministro. Un Governo che ha votato l'autonomia differenziata . Lei non è d'accordo, ma glielo dico ed elenco solo alcune delle cose che ha fatto: ha votato l'autonomia differenziata, ha depotenziato le politiche di coesione a livello europeo e a livello nazionale, ha tagliato il Fondo di perequazione infrastrutturale per 3,5 miliardi, ha tagliato i fondi ai comuni per 2,5 miliardi, ha tagliato ed eliminato il credito d'imposta per il Mezzogiorno. È evidente, questo si chiama accanimento nei confronti del Mezzogiorno, Ministro, e il Governo è responsabile di tutto questo .
E, a proposito di questo, magari se ci fa la cortesia di chiedere al Presidente Meloni, quando la vede, se per caso ha perso gli stivali: che fine hanno fatto gli stivali del Presidente Meloni, Ministro?
In questo caso, per il Sud Italia la Presidente Meloni, la “Presidente del popolo”, ha scelto di non incontrare la cittadinanza di Niscemi, che in questo momento è una cittadinanza affranta e, soprattutto, non ha voluto incontrare, chissà come mai, il governatore della regione siciliana. Forse, forse, non ha voluto incontrare il governatore Schifani della regione siciliana perché è un governatore di centrodestra e perché, da tre anni e mezzo, non ha fatto nulla per evitare il disastro di Niscemi ? Forse è per questo, Ministro?
È evidente che il fango del Sud non merita i riflettori internazionali per Meloni, non merita gli stivali, non merita il rispetto di questo Governo: probabilmente, io direi che i cittadini del Sud non dovrebbero rispettare questo Governo. È il contrario, Ministro.
Quella del Mezzogiorno non è un'emergenza di serie B, come voi la intendete, è un'emergenza che deve avere una priorità assoluta da parte di questo Governo , Ministro.
Oltre ai 2 miliardi di danni diretti, se non si interviene immediatamente, si calcola che altri 2 miliardi si potrebbero sommare per le attività produttive e commerciali ferme in Sicilia, Sardegna e Calabria. E, allora, noi diciamo una cosa chiara e netta a questo Governo: rinunci, il Governo, a impegnare miliardi di euro per un'opera propagandistica e irrealizzabile come il ponte sullo Stretto di Messina, e metta questi miliardi per le popolazioni colpite dal maltempo e per un programma serio contro il dissesto idrogeologico. Questo dovete fare, invece di opere che non hanno alcun senso .
E, a proposito di priorità, Ministro, io le chiedo: ma che razza di messaggio politico dà al Paese la maggioranza, quando prova a infilare l'ennesimo condono durante una gravissima emergenza idrogeologica? È un qualcosa di incredibile, Ministro.
E allora su Niscemi, andiamo a Niscemi nello specifico, lei stesso l'ha detto e ha ricostruito alcune cose: dalla frana del 1997 ci sono state nuove ordinanze per interventi urgenti e sono stati stanziati 27 milioni di euro. Ma qualcuno deve rendere conto del fatto che la politica, di questi 27 milioni di euro, non ha messo a terra un euro? Io direi di sì, qualcuno deve rendere conto, e allora andiamo a vedere chi ha amministrato la regione siciliana. Dal 2000 al 2025, per vent'anni, si sono succeduti i governi del centrodestra che hanno una responsabilità diretta su questo , Ministro: i governi Cuffaro, Lombardo, Musumeci e Schifani hanno affossato la Sicilia dal punto di vista economico, etico e adesso, aggiungiamo, anche dal punto di vista della non prevenzione del dissesto idrogeologico, che è gravissimo . Hanno distribuito vari provvedimenti e se ne sono fregati, e lo sappiamo benissimo noi siciliani, se ne sono fregati del benessere dei siciliani: vergognatevi !
Ministro, lei è stato presidente della regione, andiamo a quello che diceva poco fa. Lei diceva: mi attribuiscono di essere l'unico responsabile. Io non le attribuisco di essere l'unico responsabile, però è evidente che quel documento del 2022 che lei ha citato è un documento che, in maniera chiara, fa comprendere che lei sapeva quali fossero le difficoltà e le problematiche di Niscemi nel 2022 e anche prima, e che Schifani sa ed è da tre anni che non fa nulla, e quindi ci sono delle responsabilità politiche e istituzionali di cui ha detto che si vuole prendere responsabilità evidenti, Ministro.
Per chiudere e focalizzandomi su ciò che in questa fase è giusto per i cittadini, noi pensiamo che si possa investire in prevenzione.
Con il Governo Conte l'abbiamo fatto: abbiamo messo sul Piano “ProteggItalia” 14 miliardi di euro, abbiamo messo 2,5 miliardi di euro nel PNRR sul dissesto idrogeologico. Ogni euro investito in prevenzione permette di risparmiare 6 euro per le emergenze che si possono evitare grazie alla prevenzione. E allora, se volete fare un'unica azione politica positiva…
FILIPPO SCERRA(M5S). …in un Governo disastroso, come quello Meloni, una forse la potete fare: elaborate un serio Piano nazionale contro il dissesto idrogeologico, se ce la fate a farlo; io ho i miei dubbi.
Riguardo ai cittadini di Niscemi, innanzitutto il mio auspicio è che si faccia piena luce su tutti i responsabili, in questi 25 anni, di omissioni, ritardi e fondi non spesi, perché la verità va trovata, Ministro: lo dobbiamo a questi cittadini, che stanno soffrendo.
E poi chiediamo con forza che il Governo si adoperi immediatamente per dare…
PRESIDENTE. Onorevole, deve concludere.
FILIPPO SCERRA(M5S). …una casa sicura a chi è rimasto senza casa. Nessuna famiglia deve rimanere senza casa : questo è un imperativo categorico. Chiediamo la sospensione dei mutui. Già c'è stata? Non basta. Chiediamo la sospensione anche degli affitti, delle tasse, delle bollette ai cittadini: li dobbiamo supportare in tutti i modi, Ministro. Accesso semplificato agli indennizzi: non vogliamo…
PRESIDENTE. Collega, deve concludere.
FILIPPO SCERRA(M5S). …scartoffie varie e moduli vari. Chiudo dicendo che il MoVimento 5 Stelle continuerà a lavorare per indennizzare i cittadini di Sicilia, Sardegna e Calabria, e permettetemi di dire: fino a quando non torneranno alla normalità, siamo tutti cittadini di Niscemi, siamo tutti niscemesi .
PRESIDENTE. Colleghi, vi invito al rispetto dei tempi per rispetto dei colleghi che hanno parlato prima e avevano il microfono diciamo “nuovo”, tra virgolette. Io non sono in grado di fare altro che ricordarvelo. Per uniformità rispetto alla Presidenza, vi invito a rispettare i tempi.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Rosato. Ne ha facoltà.
ETTORE ROSATO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente, e grazie, signor Ministro. Intanto, mi si consenta di ringraziare, anche da parte nostra, in maniera veramente molto sentita tutti i soccorritori, tutti gli operatori della Protezione civile, i Vigili del fuoco, le Forze di polizia e i tanti volontari, i tanti sindaci e gli amministratori che, in questi giorni e in queste settimane così complicate, nelle zone che sono state colpite da questi eventi atmosferici così violenti, hanno dato il meglio di loro per andare incontro alla popolazione che ha vissuto momenti veramente drammatici; quindi, veramente un sentito grazie.
La situazione che ci è stata descritta, e su cui abbiamo chiesto un'informativa, è veramente drammatica. È drammatica per le condizioni che si sono generate e per le condizioni in cui, purtroppo, il nostro Paese giace. Abbiamo assistito anche oggi a un elenco infinito fatto dalla maggioranza - dal Governo prima di tutto e dalla maggioranza - e anche dall'opposizione delle cose che sono state fatte nel corso degli anni. Ma se questi elenchi fossero tutti veri, noi non staremmo discutendo qui di una frana che è del 1997 ed è stata lasciata incontrollata con un elenco di delibere e di atti di cui anche lei, Ministro… ma non è un fatto personale, guardi.
Il senatore Calenda, in maniera molto cortese, le ha anche detto: lei non è adeguato a fare questo lavoro, ne faccia un altro. Ma non è un voler litigare, è un voler prendere atto che venire qui e non prendere con serietà la drammaticità di quell'evento... ne potremmo trovare, purtroppo, altrettanti, ma veramente altrettanti: 1997, 2006, 2007, 2014, 2016, 2019, 2023, che sono gli anni principali in cui sono stati assegnati i finanziamenti, poi sono stati definanziati, poi sono stati fatti i progetti, poi sono stati accantonati, ma non sono mai stati spesi i soldi.
Cioè, in questi anni succedeva esattamente la stessa scena che abbiamo visto oggi, e non solo da parte dei Governi di centrodestra, perché poi, in Sicilia, c'era anche il Governo Crocetta: in questi luoghi hanno governato destra e sinistra, ma la situazione non è cambiata.
Proviamo a dire due cose. Uno, noi abbiamo il dovere di semplificare le procedure. Prima di lei, un po' di anni fa, nel suo ruolo c'era il Ministro Zamberletti, che la Protezione civile, in questo Paese, l'ha fondata. Io ho avuto il piacere e l'onore di conoscerlo e di ascoltarlo.
Il suo obiettivo era togliere la burocrazia dagli interventi di Protezione civile. A me sembra che stia succedendo, invece, una cosa completamente opposta: che si stanno burocratizzando gli interventi di Protezione civile. E gli uomini della Protezione civile, quelli che sono al Dipartimento nazionale, ma anche quelli che sono nelle direzioni regionali e nell'operatività regionale, sono persone che l'operatività ce l'hanno nel sangue, che vorrebbero intervenire, che non vorrebbero vedersi assegnare finanziamenti e poi vederseli togliere perché…da una parte o dall'altra.
E, poi, c'è un problema successivo, ulteriore, signor Ministro, che è il problema della Sicilia. Perché, vede, in Sicilia tutto questo viene moltiplicato non per colpa dei siciliani, ma per colpa della politica siciliana. Perché la politica siciliana è quella che ha reso ingovernabile quella bellissima e straordinaria regione che, anche grazie al suo statuto, avrebbe la possibilità di essere migliore e più efficiente delle altre; invece, colpevole il suo statuto o colpevole l'utilizzo che viene fatto del suo statuto, rende tutte le opere necessarie e tutti gli interventi necessari più difficili, soggetti a ricatti politici. E lei lo sa benissimo, perché lei se ne è andato anche per questo.
Allora, signor Ministro, lei dovrebbe venire qui a proporci un commissariamento di quelle attività che anche quando lei era Presidente non è riuscito a fare in quella regione. Perché i soldi venivano messi, venivano messi non dove c'era l'emergenza, ma dove c'era il parlamentare regionale che lo chiedeva. I fondi della Protezione civile non vanno destinati secondo il manuale Cencelli, vanno collocati dove servono perché c'è una priorità emergenziale perché quel territorio ne ha bisogno.
Allora, signor Ministro, venga qui con una proposta in cui dice: commissariamo la Sicilia, diciamogli che quella cosa lì non la possono fare loro, ma la fa il Dipartimento nazionale della Protezione civile. Forse dal 1997 in poi troveremo anche una soluzione per Niscemi e come Niscemi ce ne sono tante altre di situazioni.
Guardi, Niscemi, in particolare, vive - e lei lo sa perché la Sicilia la conosce - un doppio danno, perché già quei luoghi si stanno spopolando, perché l'economia non c'è, perché sono aree interne povere. Se, poi, a questo ci mettiamo la trascuratezza del territorio, noi quel pezzo di territorio lì non lo recuperiamo più. Abbiamo la responsabilità gigantesca di dare risposte che non siano scaricare il barile da qualche altra parte, per essere qui nel 2032 ad allungare l'elenco. Abbiamo la responsabilità - e chiudo - di dare il segno che questo Paese, che questo Governo, che il Governo nazionale fa un intervento serio su quella situazione emergenziale, per dire anche rispetto alle altre che le cose si possono fare e non si possono solo raccontare .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Bonelli. Ne ha facoltà.
ANGELO BONELLI(AVS). ICE OUT. Grazie, signora Presidente. Signor Ministro, . Signor Ministro, lei è venuto qui a fare una sorta di memoria difensiva, non è venuto a dire quello che il Governo intende fare . Questo non è un tribunale, questo è il Parlamento e il Governo ha il dovere, rispetto ai cittadini di Niscemi e a coloro i quali hanno subito un disastro legato al ciclone Harry, di dire cosa intende fare. Lei ha detto che forse ci sarà un'integrazione rispetto ai 100 milioni di euro divisi in tre regioni, Sicilia, Calabria e Sardegna. Ha detto: forse. Non so se lei si rende conto dell'inadeguatezza, sì, delle sue parole e della sua informativa oggi.
Vorrei anche rispondere, ma veramente molto brevemente, perché lei ha detto: è stato fatto un processo alla mia persona; sono state fatte accuse. Guardi, noi facciamo l'opposizione, non so se lei ne è a conoscenza; siamo l'opposizione e lei governa. Ma è lei che una settimana fa è andato in televisione, a Rai News 24, e ha detto testualmente, leggo: avvierò un'indagine amministrativa perché, dopo la frana del 1997, a Niscemi non si è intervenuti. Ci sono omissioni e superficialità, voglio sapere dove sono le responsabilità.
Bene, insomma, è lei che ha puntato il dito, poi, anche ai sindaci. Allora, le abbiamo fatto notare, signor Ministro, che lei è stato presidente della regione Sicilia. È vero, il deputato dell'Assemblea siciliana, Ismaele La Vardera, ha evidenziato quel documento del 2022, che noi abbiamo portato in Parlamento, ma non c'è solo quello. Lei ha fatto riferimento a tutta una serie di iniziative che ha fatto, i soldi spesi. Bene. Allora, le ricordo qualcosa che, probabilmente, non so, per rimozione del lutto, lei, dal punto di vista politico, intendo dire, ha rimosso. Guardi che, sotto la sua gestione, Ministro Musumeci, i 31 progetti legati alle iniziative per il contrasto alla siccità sono stati bocciati. È così purtroppo: 400 milioni di euro.
Sempre sotto la sua presidenza, visto che lei ci viene a fare la lezione della prevenzione - sono veramente basito da questo punto di vista - sotto la sua presidenza lei ha approvato un condono edilizio. Lo ha approvato: un condono edilizio nelle aree sottoposte a vincolo di inedificabilità relativa. Era il 2021. Gli rinfresco la memoria: la legge regionale siciliana n. 19 del 2021. Però, è arrivata la Corte costituzionale che quella legge gliel'ha bocciata. Ma lei solo per questo dovrebbe chiedere scusa e non lo ha fatto. Cioè nella regione, che lei stesso dice che è la più delicata dal punto di vista del dissesto idrogeologico, lei, da presidente della regione, ha approvato un condono edilizio.
Ma andiamo avanti perché non voglio trasformare una questione importante in una questione su cui noi ci siamo espressi. Perché se lei è stato inadeguato a fare il presidente della regione Sicilia, noi, come Alleanza Verdi e Sinistra, poniamo l'interrogativo se lei è adeguato a fare il Ministro della Protezione civile perché ha trasformato questa informativa in una sorta di confessionale, anche su sue vicende private su cui ha la nostra totale solidarietà per quello che è accaduto (… Faccia come vuole. Detto questo. Però, il punto è che lei è il Ministro e deve dare delle risposte ai cittadini di Niscemi.
Allora, noi ci troviamo di fronte a un cambiamento incredibile del clima, alla tropicalizzazione del clima; un ciclone che avviene nei tropici a gennaio, in Sicilia, dovrebbe far riflettere questo Governo sulle politiche sbagliate che avete avviato dal punto di vista del cambiamento climatico . Perché, vede, il Governo Meloni, la Presidente Meloni è andata in Europa a votare contro la legge sul restauro della natura a protezione della natura.
La Presidente Meloni, il Governo di cui lei fa parte ha votato contro il , il vostro Governo si sta schierando contro tutte le politiche sul clima. Il suo Governo, il vostro Governo non sta rendendo attuale il piano di adattamento climatico, strumento fondamentale per mettere a protezione la sicurezza delle popolazioni . Non state facendo nulla. Non è demagogia, è triste realtà da questo punto di vista.
Come pensate di mettere in sicurezza le popolazioni del Sud, un Sud che l'ISPRA sta dicendo che si è trasformato in un climatico, un climatico da questo punto di vista? Nulla. State ad attendere la prossima emergenza; noi dovremo attendere, ancora una volta, la vostra informativa in cui ci dite quanti soldi stanzierete di là o di qua. Questo è il problema. E mi scusi: noi respingiamo con forza e anche con sdegno le accuse che ci rivolge di sciacallaggio, di coloro i quali vanno nei posti in giacca e cravatta. Guardi, in quei posti ci andiamo da sempre; c'è qualcuno che, invece, va a stringere le mani parlando di sicurezza, come la Presidente Meloni: arriva a Niscemi con l'elicottero, con l'auto blu, entra e se ne va con l'auto blu e i cittadini di Niscemi nemmeno li ha voluti incontrare . Perché quando le cose sono scomode, voi scappate; scappate sempre. Allora, le nostre proposte sono molto chiare: deve essere reso attuabile immediatamente e finanziato il piano nazionale di adattamento climatico, che non è finanziato. Le chiediamo: ma non è opera di strumentalizzazione?
E chiediamo al Governo di non andare più appresso alle follie di Salvini sul Ponte sullo Stretto di Messina perché non è una questione dei fondi, se ci sono - anche se 14 miliardi sono tanti -, ma il punto è che il Ponte è realizzato in un'area estremamente fragile dal punto di vista idrogeologico e sismico.
E poi, basta anche con le sciocchezze, che se c'era il ponte, in quella occasione avrebbe servito le popolazioni in difficoltà, perché il ponte, con quelle condizioni meteo, veniva chiuso, tra l'altro era scritto anche…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
ANGELO BONELLI(AVS). …nel progetto. Concludo. Signor Ministro, fateci la cortesia di avere un atteggiamento istituzionale, di avere un atteggiamento compiuto e di Governo, perché non state governando questo Paese, lo state sgovernando e, francamente, vedere lei che ci dà lezioni, quando Fratelli d'Italia in Emilia-Romagna ha fatto quello che ha fatto attaccando i presidenti delle regioni, attaccando le comunità e gli amministratori locali sull'alluvione, e ora noi, che vi diciamo quello che dovete fare e che non fate, anche no, grazie, mi scusi, anche no, grazie
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Pisano. Ne ha facoltà.
CALOGERO PISANO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Signor Ministro. L'informativa resa oggi dal Ministro rappresenta un passaggio importante e necessario perché consente a quest'Aula di avere un quadro chiaro e aggiornato sugli eventi che hanno colpito il Sud Italia e, in modo particolare, la Sicilia. Di fronte a fenomeni di questa portata, è giusto ribadirlo con forza: lo Stato c'è, il Governo c'è.
La visita del Presidente del Consiglio nei territori colpiti è stata un segnale concreto di attenzione e di vicinanza, molto apprezzato dalle comunità locali, perché ha dimostrato che l'emergenza siciliana è pienamente al centro dell'agenda nazionale. Il fulcro di questa emergenza resta Niscemi, una comunità che ha vissuto in una situazione eccezionale, una frattura del terreno, una vera e propria faglia, che ha attraversato l'area urbana mettendo a rischio abitazioni, infrastrutture e servizi essenziali.
A Niscemi oltre 1.000 persone sono state costrette a lasciare temporaneamente le proprie case; famiglie che si ritrovano improvvisamente fuori dalla normalità e che oggi non chiedono altro che certezze, sicurezza e tempi chiari. Le prime stime diffuse dalla Protezione civile e riprese dalla stampa parlano di danni ingenti, che in Sicilia superano i 300 milioni di euro, considerando infrastrutture, edilizia privata, attività produttive e agricole.
Accanto a Niscemi, l'emergenza ha interessato altri territori strategici, in particolare la fascia ionica e alcune aree a forte vocazione turistica. Penso alla zona di Taormina, Borgo Parrini e anche a San Leone, che ha registrato criticità e danni, soprattutto lungo il litorale, nelle infrastrutture di servizio. Non possiamo dimenticare che alcune aree dell'agrigentino hanno già vissuto negli anni passati eventi simili, esperienze che forse non sempre sono state considerate fino in fondo nella loro complessità, ma che oggi rappresentano un patrimonio di insegnamento utile per affrontare l'emergenza attuale con maggiore consapevolezza e rapidità.
È importante sottolineare un dato politico chiaro: questa emergenza arriva a ridosso della stagione turistica, un passaggio decisivo per l'economia siciliana. Il turismo non è un settore accessorio, ma una colonna portante del sistema economico regionale. Difendere oggi infrastrutture, collegamenti, servizi e imprese significa proteggere il lavoro, reddito e futuro, evitando che un evento naturale si trasformi in una crisi economica più ampia. In questo contesto, il ruolo del Governo è decisivo ed è positivo che, come è emerso dall'informativa, sia già in atto un'azione coordinata, che potrà ulteriormente rafforzarsi, affinché nessun territorio resti indietro.
I siciliani in queste ore chiedono cose molto semplici e molto concrete. Chiedono di poter tornare alle proprie case in sicurezza, chiedono aiuti rapidi, senza lungaggini burocratiche; chiedono interventi concreti, che consentano alle famiglie e alle imprese di ripartire. Sono richieste legittime e comprensibili, che meritano una risposta all'altezza e siamo certi che, di fronte a queste richieste, il Governo non si tirerà indietro. Da forza di maggioranza, il nostro compito è sostenere l'azione di governo con lealtà e responsabilità, indicando con chiarezza le esigenze dei territori e accompagnando i cittadini in questo percorso difficile.
Concludo rivolgendo un messaggio ai cittadini di Niscemi, della fascia ionica, di Agrigento e delle altre aree colpite: le istituzioni sono al vostro fianco e continueranno ad esserlo fino al ritorno alla piena normalità. Gli aiuti arriveranno, le risposte saranno concrete e i tempi saranno compatibili con l'urgenza che state vivendo. È con questo spirito di unità, fiducia e responsabilità, che la maggioranza continuerà a lavorare, perché dalle emergenze si esce solo insieme
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Boschi. Ne ha facoltà.
MARIA ELENA BOSCHI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Ministro, io in realtà oggi vorrei poterla chiamare già ex Ministro, perché avrebbe già dovuto dimettersi nei giorni scorsi . E dopo l'informativa di oggi, dovrebbe, finalmente, con un atto di dignità, rassegnare le dimissioni, perché lei non è il Ministro competente per materia, lei è il Ministro incompetente per materia e per storia. La voglio rassicurare, la nostra sfiducia non è nei confronti del sistema della Protezione civile, è nei suoi confronti la nostra sfiducia, perché lei fortunatamente non è il sistema della Protezione civile di cui noi siamo orgogliosi e a cui va tutto il nostro ringraziamento e la nostra vicinanza per il lavoro straordinario che è stato fatto sempre negli anni e per la mobilitazione, anche di fronte all'ultima calamità del ciclone Harry.
Vede, Ministro, lei oggi non è venuto in quest'Aula a dirci cosa intendete fare per le popolazioni colpite di Sicilia, Sardegna e Calabria. Ci sono 1.600 sfollati a Niscemi; ci sono strade non percorribili; ci sono attività che sono ormai chiuse; è a rischio la stagione turistica, anche per le immagini che hanno fatto il giro del mondo del crollo di Niscemi, purtroppo, oltre che per i danni riportati; le attività agricole sono in ginocchio. E lei oggi è stato capace di dirci soltanto che forse - forse - i 100 milioni stanziati per l'emergenza potrebbero essere integrati e l'ha pure letto. Ma non si vergogna a dire che “forse” interverrete con 100 milioni a fronte di 2,6 miliardi di richiesta di danni delle regioni colpite, 100 milioni a fronte di 2,6 miliardi ! Io non so come farete, lei e i suoi colleghi di maggioranza di Calabria, Sardegna e Sicilia, a tornare a casa in questo dopo quello che ha detto oggi.
Vede, Ministro, lei oggi non ha fatto un'informativa, lei ci ha presentato una sorta di memoria difensiva, come se fosse preoccupato che qualcuno un giorno - cosa che non le auguro - dovesse chiedere in tribunale conto delle sue responsabilità. Noi che siamo cresciuti, a differenza sua, in una cultura garantista, pensiamo che in quest'Aula si debba fare politica, non leggere le memorie dell'avvocato nella preoccupazione che qualcuno, giustamente, le possa chiedere un giorno: ma lei perché non ha fatto nulla? Perché lei è stato presidente della regione Sicilia per cinque anni; cinque anni in cui ha amministrato talmente bene, come ci hanno ricordato i suoi colleghi di Fratelli d'Italia, che il suo stesso partito non l'ha ricandidata per i cinque anni successivi . Questo a proposito di credibilità e consenso che lei ha voluto sottolineare prima.
Allora vede, Ministro, lei oggi ha fatto un grosso passo in avanti per la sua maggioranza e per il suo Governo, ha detto che esiste il cambiamento climatico - e già questa è una novità rispetto a quello che ci propinano Salvini e altri colleghi di maggioranza -, però, se c'è il cambiamento climatico e noi non lo mettiamo in discussione e, purtroppo, le calamità naturali non le può impedire nessun Governo, è compito dei Governi nazionali, regionali e locali, cercare di limitarne le conseguenze disastrose; e questo sì, è responsabilità nostra, di tutti. Allora le dico, Ministro, lei oggi ha detto in quest'Aula che negli ultimi quarant'anni non è stato fatto niente per la prevenzione, che il primo Governo che ha messo in campo delle strategie è stato il Governo Meloni.
Ora, lei ha sicuramente più memoria di me, perché è dal ‘94 che ha responsabilità istituzionali, è dal 1994 che fa il presidente della provincia - io ero alle medie -, quindi sicuramente sulle responsabilità della sua parte politica, che in questi anni ha ampiamente governato il Paese, ma soprattutto ha governato quasi ininterrottamente la regione Sicilia, ne sa più di me, e pensavo che fosse più generoso con la sua parte politica. Io non so cosa ha fatto il Governo Berlusconi per la prevenzione, perché lei era in quel Governo, c'era la Presidente Meloni, io no, le posso dire cosa abbiamo fatto noi, quello che conosco.
Sulla prevenzione, Ministro, aver istituito Italia Sicura, cioè un'unità di missione a cui sono stati dati 8,4 miliardi di euro da spendere e 1,4 miliardi sono stati spesi nel poco tempo in cui Italia Sicura ha potuto operare, prima che il Governo gialloverde la chiudesse, non è poco: 1.500 cantieri aperti verificabili dai cittadini in modo trasparente. Lei sa bene, Ministro, che il Governo Renzi, oltre ad aver fatto Italia Sicura, ha anche fatto un Piano per la Sicilia da 6 miliardi di euro di investimenti, che voi, che lei non ha speso per i cittadini della regione Sicilia. E quando lei parla di Casa Italia, che dovrebbe occuparsi sì della prevenzione, anche con riguardo a tutto il patrimonio edilizio, non solo per le calamità naturali, per il dissesto idrogeologico, ma anche quello sismico, le ricordo che Casa Italia è diventata Dipartimento nel 2017 col Governo Gentiloni, non con voi.
Quello che oggi viene chiesto - e voi avevate accolto un ordine del giorno votato da tutto il Parlamento, e su questo ci vuole serietà perché sono passati 4 anni da allora - è che venga ripristinato un coordinamento per il dissesto idrogeologico per spendere più rapidamente le risorse, perché quello che avete approntato voi è un sistema che non funziona.
Ma non lo dico io, Ministro, lo dice lei, perché, quando ci sono stati fatti purtroppo calamitosi anche in Emilia-Romagna, lei ha detto che la responsabilità era del suo collega, il Ministro Pichetto Fratin, perché non aveva predisposto il piano idrogeologico, che era fermo da mesi. E a proposito di polemiche politiche, lei forse deve avere un altro Ministro al Governo che si chiama come lei e che le somiglia molto, perché io ricordo quando lei è andato in Emilia-Romagna ad attaccare il presidente Bonaccini e la vicepresidente Schlein, perché faceva comodo per la campagna elettorale, o quando lo ha fatto il capogruppo Bignami.
Quindi, oggi non può dire “non strumentalizzate”, quando voi lo avete fatto per giocarvi la campagna elettorale in Emilia-Romagna. Allora, io credo, Presidente, che oggi il Governo debba delle risposte ai cittadini siciliani, calabresi e sardi, risposte che non sono arrivate da parte del Ministro. Concludo: lei, Ministro, ha avuto a disposizione tantissimo tempo per parlare, non ha limiti, a differenza nostra. Ci ha parlato anche di quanti millimetri di pioggia sono caduti e si è difeso dall'inizio alla fine. Non ha avuto 30 secondi per ricordare che sì, è vero, per fortuna non ci sono state vittime italiane con il ciclone Harry, ma purtroppo ci sono state vittime straniere che sono morte nel Mar Mediterraneo .
Non è colpa del Governo, ovviamente, ma una parola di , di vicinanza umana per donne, uomini e bambini, di cui magari non sapremo mai i nomi e forse neanche i numeri esatti, ma che erano vite umane, questo io me lo sarei aspettato .
PRESIDENTE. Da ultimo, la Presidenza consente, in via del tutto eccezionale, al deputato Gallo di intervenire per due minuti. Prego, onorevole.
FRANCESCO GALLO(MISTO). Signora Presidente, la ringrazio per avermi concesso questi due minuti per parlare di un evento che solo nella mia regione, la Sicilia, ha provocato danni per più di 2 miliardi di euro. Non li sprecherò per fare polemiche, perché il tempo è prezioso non solo in quest'Aula, ma è prezioso soprattutto per le popolazioni, colpite dal ciclone Harry e dalla frana di Niscemi, che attendono risposte, cioè interventi immediati che consentano a quei territori di ripartire subito.
Signor Ministro, nella sua relazione, al di là della legittima difesa, ci sono alcune considerazioni condivisibili. Converrà anche lei con me, però, che la priorità è quella di reperire risorse finanziarie immediatamente utilizzabili. Non basta dire che i soldi ci sono. Secondo noi di Sud chiama Nord, possono essere trovate tra quelle del Fondo di sviluppo e coesione, lo abbiamo detto fin dall'inizio in tutte le sedi. Scusateci se ci siamo permessi di dare un suggerimento, ma sono cose che in democrazia possono capitare.
Poi c'è il tema degli interventi da realizzare. La scelta migliore da fare è attribuire ai sindaci dei comuni danneggiati dal ciclone il ruolo di subcommissari, secondo la nostra opinione. E ancora, c'è la necessità di prorogare la Direttiva Bolkestein sulle concessioni demaniali. Su questi temi, signor Ministro, nella sua relazione ci sono cose non dette o non dette chiaramente. Casualmente, è anche il titolo di un film di Gabriele Muccino in programmazione, che ci lancia questo messaggio: le cose non dette possono provocare le tragedie. Allora, concludo auspicando che alle tragedie provocate dal ciclone e dalla frana di Niscemi non si aggiunga quella che potrebbero provocare i ritardi della politica e della democrazia.
PRESIDENTE. È così esaurita l'informativa urgente. Sospendo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 15 per lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata. Ricordo che alle ore 16,15 è prevista la commemorazione dell'onorevole Rolando Nannicini, mentre le dichiarazioni di voto finale sul decreto-legge in materia di consultazioni elettorali e referendarie e la votazione finale avranno luogo a partire dalle ore 16,45. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro dell'Università e della ricerca, il Ministro della Salute e il Ministro per la Pubblica amministrazione.
Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.
PRESIDENTE. La deputata Tassinari ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02472 .
ROSARIA TASSINARI(FI-PPE). Grazie, Presidente. Signor Ministro, con questa interrogazione richiamiamo l'attenzione del Governo su un tema strategico e decisivo per il futuro del nostro Paese: la ricerca. I ricercatori rappresentano una risorsa essenziale e un patrimonio strategico dell'Italia. Dalla loro capacità di produrre conoscenza dipendono l'innovazione e la competitività del sistema produttivo e la crescita culturale, sociale ed economica della nostra comunità nazionale.
Per questo riteniamo indispensabile valorizzare i giovani ricercatori, offrire loro prospettive credibili e percorsi di carriera fondati sul merito e sulla qualità scientifica. Rendere il nostro sistema universitario della ricerca realmente attrattivo, sia per i talenti italiani sia per quelli stranieri, è assolutamente indispensabile.
Chiediamo quindi al Governo quali iniziative intenda assumere per rafforzare l'attrattività del sistema e per sostenere, con interventi mirati, percorsi di crescita professionale stabili, capaci di trattenere e attrarre competenze di alto livello.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Università e della ricerca, Anna Maria Bernini, ha facoltà di rispondere.
ANNA MARIA BERNINI,. Grazie, Presidente. Grazie, onorevole Tassinari. Questa è solo una delle tante azioni messe in campo per la stabilizzazione dei ricercatori e il rafforzamento strutturale delle carriere nella ricerca. Quello di cui le parlerò è un provvedimento - la legge di bilancio - a cui si ricollegheranno altri provvedimenti per raggiungere un obiettivo: la ricerca non si deve reggere sul lavoro povero, il talento non si può valorizzare con l'incertezza.
Per questo, in legge di bilancio, abbiamo istituito un Fondo unico per la programmazione della ricerca per uscire dalla logica del finanziamento estemporaneo e frammentato e puntare a una pianificazione chiara, con scadenze precise e finanziamenti certi. Mi riferisco, in particolare, a un Piano straordinario di reclutamento, fondato sul merito, che consente alle università statali e non statali di assumere ricercatori in destinati a diventare professori associati e di stabilizzare a tempo indeterminato - quindi, la riforma è di natura strutturale - ricercatori e tecnologi, di cui abbiamo appena stabilito le sequenze contrattuali, negli enti pubblici di ricerca vigilati dal MUR.
Voglio evidenziare che una riserva del 50 per cento dei posti a disposizione è destinata ai ricercatori che hanno partecipato ai progetti PNRR.
Grazie al nostro cofinanziamento, prevediamo di assumere 2.000 ricercatori per i prossimi 2 anni. A regime - ripeto: a regime - l'investimento strutturale del Ministero - quindi, ogni anno si ripeterà - ammonta a 60,7 milioni di euro. Numeri che parlano da soli e che smentiscono qualunque narrazione di disimpegno.
Ma non ci siamo fermati qui, come le anticipavo. Abbiamo affrontato anche un nodo storico che per anni ha bloccato le politiche di reclutamento degli atenei. Mi riferisco ai vincoli strutturali di bilancio. Nell'ultimo decreto PNRR, appena approvato dal CDM, per la prima volta abbiamo scorporato dal rapporto tra spese di personale ed entrate degli atenei i costi relativi ai ricercatori di tipo A, ai contratti di ricerca, agli incarichi e agli incarichi di ricerca. È una scelta politica netta, che restituisce agli atenei margini reali di spesa, poste da allocare e quindi autonomia, e soprattutto di responsabilità rispetto alla scelta di assumere o meno nuovi ricercatori. È un'operazione strategica perché, di fatto, amplia le facoltà assunzionali delle università, aumenta i punti organico e consente di programmare posti stabili senza mettere a rischio la sostenibilità dei bilanci degli atenei. In altre parole, più spazio ai giovani e più concorsi.
Noi stiamo costruendo le infrastrutture della conoscenza, infrastrutture strategiche per il Paese. Questa è la nostra idea di politica della ricerca: meno precarietà, più merito.
PRESIDENTE. La deputata Tassinari ha facoltà di replicare.
ROSARIA TASSINARI(FI-PPE). La ringraziamo, Ministro Bernini, per il suo intervento puntuale e rassicurante che restituisce un quadro chiaro e approfondito dei numerosi interventi avviati per promuovere e rafforzare il sistema universitario della ricerca italiana. Un impegno concreto e strutturale fondato sull'investimento nelle persone, nella qualità del capitale umano e nella valorizzazione dei talenti, che conferma la serietà e la coerenza dell'azione intrapresa sin dall'inizio del mandato, segnando un effettivo cambio di passo, con l'obiettivo di offrire una prospettiva stabile e competitiva al sistema nazionale dell'università e della ricerca, sostenendo così l'intero Paese, l'economia e soprattutto l'aspetto non solo sociale, ma anche culturale. Grazie veramente di cuore .
PRESIDENTE. La deputata Pastorella ha facoltà di illustrare l'interrogazione Grippo ed altri n. 3-02473 di cui è cofirmataria.
GIULIA PASTORELLA(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ministra, grazie al PNRR abbiamo investito oltre 11 miliardi di euro per rafforzare il sistema nazionale della ricerca e dell'innovazione. Questo piano ha finanziato strumenti e iniziative importantissimi, come i i partenariati estesi, gli ecosistemi dell'innovazione e tanto altro. I risultati son stati un'ottima e fondamentale collaborazione tra università, enti pubblici di ricerca e imprese, ma soprattutto hanno portato a migliaia di nuovi contratti per personale giovane impiegato nella ricerca.
Ora, i finanziamenti PNRR sono a termine e, quindi, si profila il rischio di una cessazione non programmata delle attività progettuali di ricerca e di una fase nuova di precarizzazione del lavoro scientifico. Tradotto: fuga dei cervelli. Quindi, come intende il suo Ministero garantire la continuità delle attività di ricerca avviate con le risorse PNRR e non perdere soprattutto le straordinarie professionalità e competenze sviluppate fino a qui?
PRESIDENTE. La Ministra dell'Università e della ricerca, Anna Maria Bernini, ha facoltà di rispondere.
ANNA MARIA BERNINI,. Grazie, Presidente e grazie, onorevoli Pastorella e Grippo. Il post PNRR per noi è l'impegno di ieri, non di oggi. Abbiamo formato persone che hanno lavorato con passione a tanti progetti e infrastrutture di ricerca, quali quelli che lei ricordava: centri nazionali, partenariati estesi, ecosistemi dell'innovazione, infrastrutture innovative su e mobilità sostenibile, sulle frontiere della terapia genica, sul supercalcolo, sulla biodiversità e potrei andare avanti all'infinito. Queste competenze devono restare nel sistema dell'università e della ricerca, continuare a dialogare con il mondo produttivo e con la pubblica amministrazione e diventare un valore stabile per il Paese, perché il nostro vero valore è il capitale umano, l'oro dell'Italia, è la nostra più preziosa materia prima.
Quindi, per la prima volta, con l'ultima legge di bilancio, l'Italia si dota di un Fondo unico per la programmazione della ricerca e di un Piano triennale della ricerca. A questo abbiamo lavorato negli ultimi tre anni, ascoltando chi la ricerca la fa, la gestisce e l'amministra, per trovare insieme le soluzioni migliori.
Con il Fondo unico abbiamo messo ordine, trasparenza e soprattutto visione pluriennale. Abbiamo costruito un quadro certo, leggibile e programmabile, non frammentato. Per questo abbiamo portato i PRIN - e questa è una notizia - a 270 milioni di euro. Non una voce residuale, ma uno degli assi portanti del sistema, un investimento sulla qualità, sulle idee, sull'innovazione scientifica e sul merito.
Accanto a questo, abbiamo stanziato 300 milioni di euro per garantire la continuità delle principali azioni collaborative di ricerca e trasferimento tecnologico avviate con il PNRR, introducendo per la prima volta indicatori chiave di prestazione. Non distribuiamo risorse per inerzia, ma investiamo dove ci sono i risultati, impatto e qualità scientifica.
Poi c'è il capitale umano, perché senza persone la ricerca non esiste. Con il Piano straordinario di reclutamento, introdotto anch'esso con l'ultima legge di bilancio, università ed enti pubblici di ricerca potranno assumere, tramite procedure trasparenti e basate esclusivamente sul merito, ricercatori in e personale ricercatore e tecnologo a tempo indeterminato, con una riserva fino al 50 per cento per chi ha lavorato nei progetti PNRR. Parliamo di circa 2.000 assunzioni nel prossimo biennio e di un investimento strutturale del Ministero pari a 60,7 milioni di euro annui a regime.
Questo per noi non è sufficiente - non è mai abbastanza -, è solo l'inizio. Investiremo ancora e ancora. Stiamo trasformando la stagione PNRR in politiche strutturali. È così che si rafforza un sistema della ricerca ed è così che questo Governo intende continuare .
PRESIDENTE. La deputata Grippo ha facoltà di replicare.
VALENTINA GRIPPO(AZ-PER-RE). Ministra, purtroppo non possiamo ritenerci soddisfatti della sua risposta, anche se vediamo i suoi sforzi e non attribuiamo questo problema solo a questo Governo. Il sottoinvestimento nella ricerca è un dato strutturale del nostro Paese, che viene da lontano, ma siete qui da quattro anni e proprio per questo il PNRR rappresentava un'occasione straordinaria, forse irripetibile, per colmare finalmente il divario che ci separa dagli altri Paesi europei.
L'Italia investe stabilmente meno dell'1,5 per cento del PIL in ricerca e sviluppo, la Germania - lei lo sa meglio di me - supera il 3 per cento e la Francia oltre il 2 per cento. Questo non è solo quantitativo, è ciò che rende i loro sistemi più solidi, più attrattivi e più capaci di programmare nel lungo periodo. E il PNRR avrebbe potuto essere lo strumento per innescare un cambio di scala, trasformando risorse straordinarie in investimenti strutturali e avviando circoli virtuosi di crescita, collaborazione e attrattività. Lei li ha elencati, ma come dichiarazioni d'intenti. Avevamo grandi programmi, reti fra università, enti di ricerca e imprese, invece una parte rilevante di queste risorse non è stata utilizzata per incidere in modo significativo. E questo produce effetti su tre tipologie diverse di soggetti, che a volte mettiamo anche in competizione fra poveri: da una parte su chi è già dentro in modo precario - pensiamo al CNR, all'Istituto nazionale di fisica nucleare, a centinaia di persone altamente qualificate che gestiscono progetti e infrastrutture di eccellenza, che, mese per mese, anno per anno, non sanno cosa sarà di loro e dei loro percorsi di ricerca -, dall'altra sui giovani che formiamo - qua parliamo settimanalmente delle fughe dei cervelli, quindi anche loro, che talvolta mettiamo in competizione con chi sta dentro, li perdiamo - e infine, terzo, sull'attrattività internazionale, un sistema che non investe stabilmente sulle persone non riesce ad attirare intelligenze dal resto del mondo.
Il PNRR poteva essere un punto di svolta per rendere strutturale l'investimento in ricerca e rafforzare il capitale umano, e invece ancora oggi parliamo di dichiarazioni d'intenti con le risorse - ricordiamocelo - delle future generazioni, che pagheranno questi soldi ma che non stabilizziamo .
PRESIDENTE. La deputata Matteoni ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bignami ed altri n. 3-02474 di cui è cofirmataria.
NICOLE MATTEONI(FDI). Grazie, Presidente. Ministro, ha assunto carattere emergenziale l'insufficienza dell'offerta abitativa e l'aumento dei canoni di locazione in molte città universitarie. Tali criticità precludono il diritto allo studio per molti giovani, una situazione che per noi e sicuramente anche per lei è intollerabile. Il PNRR prevede una riforma con un obiettivo importante, ovvero mettere a disposizione 60.000 nuovi posti letto destinati agli studenti universitari. Quindi, Ministro, le chiediamo qual è lo stato attuale degli interventi previsti dal PNRR e quali sono le misure adottate per assicurare il conseguimento di un obiettivo decisivo per garantire concretamente il diritto allo studio e alla formazione superiore.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Università e della ricerca, Anna Maria Bernini, ha facoltà di rispondere.
ANNA MARIA BERNINI,. Grazie, Presidente e grazie, onorevole Matteoni. Le domande per gestire gli studentati universitari sono state tantissime. Si tratta di sociale e abbiamo ricevuto domande per più di 100.000 posti letto, molte più di quanto questo Paese abbia mai visto prima, ed è un dato che dice una cosa sola: la misura ha funzionato. C'è un altro dato, che va espresso con la stessa chiarezza: non tutte quelle domande potevano realisticamente trasformarsi in posti letto entro giugno 2026, soprattutto per gli interventi di maggiore dimensione o collocati in contesti territoriali più fragili e quindi più bisognosi di essere valorizzati.
Davanti a questa evidenza avevamo due strade: fermarci oppure governare la realtà. Noi abbiamo scelto di governarla. Il Ministero ha avuto un'interlocuzione complessa e rigorosa con la Commissione europea, che ringrazio per il risultato che ci ha consentito di raggiungere. Abbiamo lavorato con una determinazione assoluta: non ridurre di un solo posto letto l'obiettivo dei 60.000, non buttare via le centinaia di progetti validi per uno scarto di pochi mesi. Ed è esattamente da questo lavoro politico che nasce il nuovo strumento: il bando MUR-CDP per gli studentati universitari.
È l'obiettivo del MUR - 60.000 nuovi posti letto - che oggi si avvale di uno strumento aggiuntivo, indispensabile per dare spazio alle tantissime richieste che abbiamo ricevuto e stiamo continuando a ricevere perché il bando è a sportello, è un cruscotto. Anche in questo momento continuiamo a ricevere richieste.
Con la rimodulazione approvata dalla Commissione europea abbiamo ottenuto un risultato straordinario, abbiamo potenziato il bando a sportello già attivo del MUR con l'aggiunta dello strumento finanziario di Cassa depositi e prestiti su una dotazione di 599 milioni di euro e con un orizzonte temporale coerente con la complessità degli interventi più strutturati a giugno 2027. Questo è il punto centrale. Il è stato confermato e messo in sicurezza. Le domande c'erano, i progetti c'erano, serviva il tempo e noi, grazie alla Commissione europea e a Cassa depositi e prestiti, lo abbiamo ottenuto. Questo è un successo del MUR e del Governo perché abbiamo avuto il supporto della Commissione europea difendendo gli interessi degli studenti e delle famiglie italiane, dimostrando che l'Europa si cambia anche così, con dossier solidi, numeri seri e una linea politica chiara.
Stiamo dando a tutti la possibilità di partecipare a quello che è, senza retorica, il primo grande piano nazionale di sociale universitario che l'Italia abbia mai conosciuto. Un piano che tiene insieme rapidità e qualità, pubblico e privato, equità sociale e sostenibilità economica. Questo è il senso del nuovo strumento: non un passo indietro, ma due passi avanti, non un ripiego, ma una scelta di grande responsabilità .
PRESIDENTE. Il deputato Roscani, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
FABIO ROSCANI(FDI). Grazie, Presidente. Grazie, Ministro Bernini. Le sue parole ci vedono, come gruppo di Fratelli d'Italia, pienamente soddisfatti e soprattutto restituiscono con chiarezza il senso più autentico della buona politica, quella che non si ferma agli annunci ma costruisce risultati concreti per i cittadini e, in questo caso, per migliaia di studenti e per le loro famiglie. La ringraziamo davvero per la determinazione, la visione e la serietà con cui il Ministero ha saputo affrontare una sfida complessa come quella dell' sociale universitario. Non era affatto scontato mantenere saldo l'obiettivo dei 60.000 posti letto e, anzi, molti probabilmente avrebbero scelto la via più facile, quella del rinvio o del taglio. Noi, invece, abbiamo mantenuto la strada della responsabilità, della costruzione del futuro, dell'efficacia amministrativa che ci permetterà di raggiungere quell'obiettivo di allineare l'offerta degli alloggi per gli studenti italiani in linea con quelle europee. È un successo che va oltre i numeri. È un messaggio che restituisce fiducia nelle istituzioni e nella capacità di progettare futuro.
Con il lavoro suo, Ministro, e quello del Governo, finalmente si parla dei giovani e degli universitari non con gli slogan ma con investimenti reali, concreti e misurabili. Grazie per aver messo gli studenti al centro, per aver difeso una visione dell'Italia che costruisce opportunità, non scuse. Continueremo quindi su questa strada con coerenza, con coraggio, rispetto per le persone ed è per questo che ringrazio ancora il Ministro Bernini e, con lei, il Governo Meloni, per questo ulteriore passo avanti decisivo verso un'università capace di soddisfare le esigenze degli studenti e delle famiglie, e capace di abbattere anche ostacoli economici, favorire il diritto allo studio e rendere l'università competitiva con il resto del mondo .
PRESIDENTE. La deputata Piccolotti ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02475 .
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Grazie, Ministra. Lei è qui e oggi discutiamo di un tema per noi importantissimo, quello delle università telematiche che stanno trasformando la formazione superiore in un mercato di titoli. C'è un aumento, è un di iscritti: nel 2025 è stato più 51 per cento rispetto al 2024 e parliamo di oltre mezzo miliardo di fatturato.
Naturalmente tutto questo mercato è fondato sull'idea che la didattica possa essere semplificata e anche le modalità d'esame, a partire dall'esame . Lei l'ha vietato, ma noi abbiamo numerose segnalazioni che continua ad essere utilizzato in tanti atenei.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Università e della ricerca, Anna Maria Bernini, ha facoltà di rispondere.
ANNA MARIA BERNINI,. Grazie, Presidente. Grazie onorevole Piccolotti. Chiarisco subito un punto: le università telematiche esistono, esistevano e sono una realtà strutturale del nostro sistema di formazione superiore. Ma una cosa deve essere altrettanto chiara: devono operare secondo le regole. E questo Ministero ha scelto di dare regole chiare, controlli stringenti e standard elevati.
Le università telematiche, come tutte le università non statali, sono soggette alle stesse procedure di riconoscimento e accreditamento, agli stessi controlli e alle stesse valutazioni dell'Anvur, che sarebbe l'Agenzia nazionale di valutazione dei prodotti dell'università e della ricerca, per semplificare l'acronimo.
Non esistono università di serie A e di serie B, esiste un solo sistema universitario con regole uguali per tutti ma con una condizione imprescindibile: il Ministro deve presidiare la qualità dell'offerta formativa. Voglio dirlo con forza: la forma giuridica di un ateneo non ne snatura la missione; lo dice la Costituzione, ce lo ha detto il Consiglio di Stato, lo dice il buonsenso istituzionale. La libertà di insegnamento comprende anche la forma organizzativa, purché sottoposta a regole e controlli. Così è e così sarà.
Detto questo, rivendico una scelta politica precisa: l'università resta un luogo fisico, un luogo di confronto, di relazione, di costruzione del sapere. Sarebbe miope, però, non cogliere le opportunità offerte dalle nuove tecnologie.
Per questo, con il decreto ministeriale n. 1835 del 2024 abbiamo messo ordine. Fine dell'ambiguità, fine della fase emergenziale legata al COVID, un quadro regolatorio unitario, rigoroso e trasparente, costruito con un gruppo di lavoro che ha coinvolto insieme università statali e telematiche. La formazione a distanza non è né deve essere sinonimo di bassa qualità. La bassa qualità nasce solo quando mancano le regole e noi le regole le abbiamo messe sui requisiti didattici, sugli standard di qualità, sui controlli e regole precise sugli esami: si fanno in presenza; non ci sono scorciatoie, non ci sono titoli facili, non ci sono università telematiche estranee a verifiche reali. Le uniche eccezioni previste riguardano situazioni tassative e motivate, studenti stabilmente all'estero, in particolare nei Paesi coinvolti nel Piano Mattei, o in contesti legati a conflitti, a zone di conflitto e, anche qui, con criteri rigorosissimi, non esistendo il principio dell'eccezione generica.
Pertanto, qualsiasi proposta che vada verso l'allentamento delle regole o un rinvio dei controlli troverà sempre la mia ferma opposizione. Le università telematiche non sono un problema. Il problema sarebbe lasciarle senza regole. Questo Ministero ha fatto l'esatto contrario. Ha governato il cambiamento e continuerà a farlo, senza cedimenti, nell'interesse degli studenti, della qualità della didattica e della credibilità del sistema universitario italiano .
PRESIDENTE. La deputata Piccolotti ha facoltà di replicare.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Ministra. Lei purtroppo non mi ha risposto, perché noi le abbiamo detto che nell'interrogazione ci sono moltissime segnalazioni di casi in cui si continuano a fare esami oppure si fanno esami in modalità mista, lo scritto da casa e poi si va in presenza in una sede a sostanzialmente ratificare il voto dell'esame .
Questo vuol dire che ci sono università che non stanno rispettando le norme ed è il contrario di quello che lei ha detto qui, richiamando la necessità di fare controlli e di mettere ordine in questo mondo. In questo mondo non c'è ordine, ma in questo mondo ci sono enormi profitti.
Dice Mediobanca che il margine operativo di queste università telematiche è del 30, 40 per cento. Vuol dire che hanno una grande facilità a ritornare dagli investimenti e ad accumulare profitto. La modalità con cui questo avviene è l'abbassamento della qualità. Infatti, abbiamo un numero di docenti molto minore rispetto a quello delle università pubbliche e abbiamo questi esami standardizzati in cui vengono addirittura offerti dei panieri, come se si facesse l'esame per la patente di guida agli studenti.
Questa vicenda porterà, prima o poi, a eliminare il valore del titolo di studio e noi a questo siamo contrari. Pretendiamo investimenti nell'università pubblica, che deve essere il canale privilegiato della formazione degli studenti italiani. Basta con questo mercato dei titoli .
PRESIDENTE. La deputata Loizzo ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02478 .
SIMONA LOIZZO(LEGA). Grazie, Presidente. Ministro, il consumo di psicofarmaci nella popolazione minorile è più che raddoppiato negli ultimi dieci anni. Secondo il rapporto OsMed 2024, la prevalenza d'uso degli psicofarmaci nei bambini e negli adolescenti passa dallo 0,26 per cento del 2016 allo 0,57 per cento del 2024, con un picco significativo nella fascia di età compresa tra i 12 e i 17 anni.
I dati OsMed riflettono la maggiore prevalenza dei disturbi neuropsichiatrici che stiamo registrando nei giovanissimi, proseguita anche a seguito della pandemia da COVID-19. L'incremento della diagnosi è un altro dato che comunque deve essere letto nella sua complessità ed è riconducibile alla maggiore consapevolezza e capacità di intercettare e fare diagnosi.
Quindi, io le chiedo quali iniziative intenda adottare per rispondere in modo specifico ai bisogni di cura dei bambini e degli adolescenti sia sul piano del monitoraggio, per verificare la situazione globale dell'assistenza ma anche l'appropriatezza terapeutica, sia dal punto di vista delle misure e degli investimenti per promuovere il rafforzamento dei servizi e di tutte le neuropsichiatrie infantili, dell'infanzia e dell'adolescenza.
PRESIDENTE. Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha facoltà di rispondere.
ORAZIO SCHILLACI,. Grazie, Presidente. Ringrazio gli onorevoli interroganti per aver sollevato un tema delicato e urgente che richiede risposte concrete e non solo dichiarazioni di intenti. Confermo i dati. L'ultimo rapporto OsMed non lascia spazio a interpretazioni: dal 2016 è aumentato sia l'uso sia il consumo di psicofarmaci in età evolutiva. Il dato è coerente con quello che vediamo a livello internazionale e va detto che l'uso degli psicofarmaci in età evolutiva, però, in Italia rimane al di sotto di quella che è la media europea. Dopo la pandemia si è accentuato questo fenomeno.
Attenzione, non siamo davanti a un'ondata emotiva post-COVID, perché i numeri ci dicono altro: è un incremento strutturale della complessità clinica e spesso il disagio arriva all'osservazione medica quando è in fase acuta, troppo tardi. Dobbiamo essere chiari: un bambino non è un adulto in miniatura, non si può trattare con le stesse modalità; servono approcci specifici, continuità di cura, coinvolgimento delle famiglie, competenze neuropsichiatriche dedicate e va anche monitorata l'appropriatezza prescrittiva.
Cosa stiamo facendo? Primo punto: superare la frammentazione dei dati. Abbiamo sviluppato un sistema informativo della salute mentale in età evolutiva, ma dobbiamo anche tracciare l'intero percorso con ambulatori e servizi semiresidenziali. Secondo punto: disparità territoriali che sono inaccettabili. Al Centro e al Sud la carenza di posti letto specialistici costringe a ricoveri impropri, con ragazzi ricoverati in reparti per adulti o in pediatrie generaliste e questo non è accettabile. Terzo punto: prevenzione. L'Istituto superiore di sanità sta rafforzando la rete, che parte dal riconoscimento precoce dei disturbi del neurosviluppo. Intercettare prima significa curare meglio. Quarto punto: multidisciplinari adeguate. Servono specialisti con competenze specifiche non solo per gestire l'emergenza, ma per garantire progetti terapeutici a lungo periodo.
Veniamo alle risorse. Con la legge di bilancio 2026 abbiamo stanziato fondi dedicati al Piano di azione nazionale per la salute mentale 2025-2030, un Piano atteso da 13 anni, dico 13. Questo Piano prevede un capitolo intero dedicato ai minori, con interventi che coinvolgono altre istituzioni - la scuola in primo luogo - per la prevenzione del bullismo e il riconoscimento precoce del disagio. Poi è anche cruciale la transizione ai servizi dell'età adulta.
Veniamo alle risorse, come dicevo. Questi sono i numeri: 80 milioni di euro per il 2026, 85 milioni per il 2027, 90 milioni per il 2028 e 30 milioni l'anno dal 2029. Di questi fondi, 30 milioni all'anno sono vincolati ad assunzioni a tempo indeterminato: servono medici, psicologi, educatori e professionisti formati che possano seguire questi ragazzi nel tempo. Le regioni riceveranno queste risorse con modalità di monitoraggio stringenti. Vogliamo verificare il recepimento del Piano e la programmazione regionale e misurare il raggiungimento degli obiettivi.
Abbiamo ragazzi che soffrono, famiglie allo stremo, professionisti che vanno incentivati a lavorare meglio e non possiamo più permetterci di guardare dall'altra parte. Ora le risorse ci sono, c'è il Piano e gli strumenti di monitoraggio anche. Serve l'impegno di tutti: del Ministero nel controllare, delle regioni nell'attuare, dei professionisti nel curare con appropriatezza e delle famiglie nel non aver paura di chiedere aiuto, perché un ragazzo che soffre di disagio mentale non è un fallimento, è una persona che ha diritto ad essere curata e deve essere curata bene e in tempo.
PRESIDENTE. La deputata Loizzo ha facoltà di replicare.
SIMONA LOIZZO(LEGA). Grazie, Presidente. È mia intenzione ringraziare il Ministro della Salute per aver fortemente voluto il finanziamento di oltre 255 milioni nel triennio per l'attuazione del Piano di azione nazionale per la salute mentale 2025-2030 che, come ha detto lei, era un documento atteso da ben 13 anni. Ci preme moltissimo che l'approccio alla malattia mentale e anche al disturbo neuropsichiatrico possa cambiare soprattutto nella logica, da lei sempre perseguita, di combattere le disomogeneità che riguardano le varie regioni in Italia e che segnano alcuni bollini neri in regioni come quella mia di appartenenza, la Calabria.
In esse spesso mancano unità operative complesse di neuropsichiatria infantile ospedaliera, che sarebbero veramente utili anche come polmone di relazione tra territorio e ospedale per acuti .
PRESIDENTE. Il deputato Ciani ha facoltà di illustrare l'interrogazione Malavasi ed altri n. 3-02476 di cui è cofirmatario.
PAOLO CIANI(PD-IDP). Presidente, Ministro, le liste d'attesa sono una realtà drammatica, una distorsione strutturale che sta svuotando, di fatto, il diritto alla salute. Un'inchiesta ha documentato come ai tempi lunghi proposti dai CUP corrisponda un accesso rapido alle stesse prestazioni pagando, inducendo milioni di cittadini a rinunciare alle cure o a pagare. Il Governo è intervenuto con un decreto, annunciando un cambio di passo, ma quello che vediamo è soprattutto un dirottamento di risorse dal pubblico al privato, e i benefici per i cittadini non si vedono. Mancano i decreti attuativi e la piattaforma restituisce dati che non mostrano dove e perché le liste si inceppano.
Le chiediamo quali iniziative concrete e operative intenda adottare per dare attuazione alla legge che difende i diritti garantiti dalla Costituzione, perché senza atti concreti e controlli effettivi il decreto resta un annuncio, le liste d'attesa restano infinite e il diritto alla salute continua a dipendere dal reddito delle persone .
PRESIDENTE. Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha facoltà di rispondere.
ORAZIO SCHILLACI,. Grazie, Presidente. Ringrazio gli onorevoli interroganti per avere sollevato una questione che merita serietà. L'inchiesta de fotografa un problema reale, e serietà impone anche di non confondere, però, il dibattito politico con l'analisi dei fatti, e i fatti vanno chiamati per nome.
Primo fatto: con il decreto-legge n. 73 del 2024 il Governo ha messo nero su bianco regole precise. L'attività libero-professionale intramuraria non può mai superare quella istituzionale. Ripeto: mai!
Il volume di prestazioni private di ogni medico deve essere inferiore a quelle pubbliche - non è un auspicio, è la legge! - e c'è un obbligo di verifica da parte delle direzioni aziendali. Secondo fatto: quando le liste d'attesa superano i tempi previsti, le direzioni generali devono garantire le prestazioni anche attraverso la libera professione, ma al prezzo delle tariffe pubbliche, solo con il . Terzo fatto: abbiamo istituito la Piattaforma nazionale delle liste presso Agenas. Il 9 dicembre 2025 ho firmato un decreto che stanzia 27,4 milioni di euro per renderla operativa.
È un sistema unico di monitoraggio, che permette di vedere in tempo reale cosa succede, dove funziona e dove no. Questa mattina abbiamo presentato con i NAS i risultati dei controlli iniziati nel 2023, che oggi non sono più a pioggia, ma mirati. Mancano ancora due decreti attuativi, che giacciono presso la Conferenza Stato-regioni, ma ricordo a chi critica solo per ottenere visibilità mediatica che la legge è operativa. Il diritto alla presa in carico deve essere garantito oggi e non domani. Le norme che ho citato sono già in vigore e vanno applicate.
Il punto è un altro: le leggi non si applicano da sole, servono amministratori che le vogliono far rispettare, e qui faccio un esempio concreto di cosa significa assumersi responsabilità. Apprezzo molto la presa di posizione immediata di alcuni dei nuovi presidenti di regione. Invece di negare l'evidenza o nascondersi dietro la mancanza di risorse, hanno subito dichiarato l'impegno a riorganizzare le strutture, a perseguire le indecenze e a fare ogni sforzo per invertire la tendenza. Questa è serietà ed è responsabilità, hanno capito che il problema non si risolve con titoli di giornale, ma con i fatti.
In troppe regioni le risorse ci sono, ma non sono spese. Non basta dire che servono i medici, servono più medici in alcune specialità. Se però le prestazioni ambulatoriali vengono concentrate in poche ore del giorno, mentre la libera professione è disponibile su 24 ore, il problema non è il numero di medici, è la volontà di organizzarsi in maniera diversa. Ho fatto il medico in strutture pubbliche per oltre 30 anni. Quando indossi il camice, la prima domanda al paziente non può essere: quanti soldi hai in tasca? La prima domanda è: di cosa hai bisogno?
Come posso aiutarti? Se un cittadino viene mandato via perché le liste sono chiuse, ma, se paga, magicamente ci sono medici, sale e apparecchiature disponibili, questo non è scorretto, è disumano. Il Governo fa la sua parte: abbiamo messo le regole, abbiamo stanziato più risorse e stiamo costruendo gli strumenti di controllo. La partita si gioca nei territori, nelle corsie, negli ambulatori; si gioca lì dove ogni giorno qualcuno decide se rispettare le regole o aggirarle.
Per questo continueremo a vigilare, a controllare e a intervenire dove serve, senza sconti per nessuno, perché il diritto alla salute non può dipendere dalla capacità di pagare, mai, e questo è il principio che non può essere violato. Chiamiamo le cose con il loro nome: illegalità, disonestà, indegno. La serietà non si finanzia, si pretende. Continueremo a pretenderla .
PRESIDENTE. La deputata Malavasi ha facoltà di replicare.
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ministro, ci aspettavamo un po' questa risposta. La sua conclusione, di fronte alla nostra richiesta, è stata questa: la partita si gioca nei territori. Questo lei ha detto. La serietà è prendersi delle responsabilità, anche le vostre. Siete alla continua ricerca di un capro espiatorio: una volta è colpa delle regioni, delle aziende sanitarie, degli ambulatori, delle corsie, come ha detto adesso. Penso che sia troppo facile. Dopo 4 anni di propaganda non è arrivato nessun beneficio per i cittadini.
Ci sono 5,8 milioni di cittadini che non hanno la capacità di curarsi e cittadini che spendono 41,3 miliardi di tasca propria per potersi curare, le liste crescono e le attese sono interminabili. Avete fatto, è vero, un decreto, ma l'unica cosa che avete realizzato di questo decreto è la Piattaforma nazionale, che però non funziona e non consente di capire dove si concentrano i ritardi e quali prestazioni riguardano. Lo torniamo a ribadire: senza personale, senza un investimento serio, senza un piano organico sul personale, è impossibile recuperare le liste di attesa.
Non è ancora stato superato il tetto di spesa perché il decreto è ancora fermo al palo, e il ricorso alla libera professione è in media del 30 per cento, con dei dati impressionanti, quasi del 90 per cento in alcune strutture ospedaliere, pubbliche o del privato accreditato. Senza personale, senza una riforma che potenzi il territorio, non sarà possibile superare le liste di attesa. Continueremo a incalzarvi perché il nostro ruolo, oggi e domani, sarà quello di impedire, a lei e a questo Governo, di continuare a definanziare il sistema sanitario nazionale , smantellare un sistema sanitario eccellente, perché il diritto alla salute continui ad essere garantito a tutti e a tutte. Questa è la nostra responsabilità e dovrebbe essere anche la vostra .
PRESIDENTE. La deputata Semenzato ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lupi ed altri n. 3-02477 di cui è cofirmataria.
MARTINA SEMENZATO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Ministro, i disturbi della nutrizione e dell'alimentazione rappresentano una vera emergenza sanitaria e sociale, in particolare tra i giovani, con un impatto significativo sulle famiglie e sul tessuto sociale. Il Parlamento ha già compiuto passi concreti: ha istituito e rifinanziato il Fondo nazionale dedicato, ha promosso l'inserimento delle prestazioni specifiche per anoressia e bulimia nei LEA.
Alla luce dei risultati già raggiunti, Ministro, le chiediamo quali ulteriori iniziative intenda assumere il Governo per rafforzare l'assistenza e garantire cure efficaci a tutti i cittadini e se sia allo studio la possibilità di nuove risorse per consolidare e rendere strutturale il Fondo nazionale.
PRESIDENTE. Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha facoltà di rispondere.
ORAZIO SCHILLACI,. Grazie, Presidente. Ringrazio gli onorevoli interroganti. I disturbi dell'alimentazione e della nutrizione richiedono una risposta sistemica; servono dati precisi, risorse strutturali, percorsi standardizzati e, soprattutto, operatori formati, che sappiano riconoscere e trattare patologie clinicamente complesse. Partiamo da alcuni numeri. Il Centro nazionale per l'eccellenza clinica dell'Istituto superiore di sanità stima oltre 14.000 assistiti, ma sappiamo che i numeri reali sono, purtroppo, più alti.
Per questo abbiamo avviato un progetto strategico, proprio con l'Istituto superiore di sanità, finanziato dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie: un'indagine epidemiologica nazionale per produrre dati aggiornati sulla prevalenza dei disturbi e mappare la rete dei servizi dedicati. Vogliamo una fotografia precisa, bisogni assistenziali, tempi di attesa, disparità territoriali, perché nei disturbi alimentari il tempo è tutto.
Sul fronte delle risorse, il Fondo nazionale per il contrasto dei disturbi della nutrizione e dell'alimentazione ha stanziato 15 milioni di euro per il 2022, 10 per il 2023 e altri 10 per il 2024. Questi hanno sostenuto piani di intervento regionali e rafforzato i servizi dedicati. Poi siamo arrivati al punto citato prima, all'aggiornamento dei LEA, con l'inserimento di prestazioni specifiche per anoressia e bulimia, cicli di terapia psicoeducazionale individuale e di gruppo. Una svolta, queste prestazioni diventano strutturalmente erogabili a carico del Servizio sanitario nazionale, e questo è fondamentale per superare le differenze territoriali. Non più servizi diversi, tempi diversi, competenze diverse.
Non può essere così. Come ripeto, la salute non può dipendere dal codice postale.
Queste strategie trovano piena attuazione nel Piano di azione nazionale per la salute mentale appena approvato. Con fondi specifici dedicati, il contrasto ai disturbi alimentari è parte integrante di questo Piano: non un capitolo a margine, ma una priorità. Visione di cura organica proattiva centrata sulla persona e risposte appropriate e tempestive: questa è la direzione.
Detto questo, la volontà è chiara: quella di implementare ulteriori azioni sul territorio. Questo vogliamo fare e stiamo verificando la possibilità di reperire nuove risorse per rendere strutturale il finanziamento del Fondo.
Le risorse da sole, però, lo ripeto, senza organizzazione non servono. Abbiamo visto, troppe volte, fondi stanziati e non spesi. Bisogna formare gli operatori, creare multidisciplinari e collegare i servizi di neuropsichiatria infantile con quelli per adulti, perché molti disturbi iniziano in adolescenza, e poi proseguono.
I disturbi alimentari sono patologie serie e complicate: non possiamo permetterci improvvisazione o sottovalutazione. Ogni paziente che arriva deve trovare un sistema competente e organizzato. Continueremo a lavorare in questa direzione, con rigore, con metodo, con la consapevolezza che siamo di fronte a una sfida sanitaria che richiede impegno di lungo periodo, ma anche con la certezza che gli strumenti per affrontarla li stiamo costruendo uno dopo l'altro.
PRESIDENTE. La deputata Semenzato ha facoltà di replicare.
MARTINA SEMENZATO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Ministro, la ringrazio per la risposta e per l'attenzione che il Governo e lei, personalmente, state dedicando a questo tema di grande rilevanza sociale e sanitaria. Sappiamo quanto sia fondamentale investire nella prevenzione e nell'informazione per sensibilizzare le famiglie, le scuole e la comunità intera ed intercettare precocemente i segnali di disagio.
Solo con una visione integrata, che unisca prevenzione, ricerca e formazione, potremmo costruire un sistema solido e duraturo, capace di rispondere ai bisogni delle persone oggi e prepararsi alle sfide di domani.
Sappiamo, però, che la sfida non si esaurisce qui, perché poi le politiche vanno effettivamente calate sul territorio. La domanda di assistenza è in aumento e, in alcune regioni, le difficoltà operative e la lentezza nell'utilizzo delle risorse rischiano di rallentare l'efficacia dei percorsi di cura. Questo ci ricorda quanto sia fondamentale il coordinamento tra Stato e regioni, perché le scelte nazionali si traducano in interventi concreti, tempestivi ed omogenei, garantendo ad ogni cittadino pari diritti e pari opportunità di cura, ovunque viva.
Penso che il passo successivo, Ministro, debba essere rendere strutturale il Fondo, accompagnare le regioni nell'uso pieno delle risorse e rafforzare le reti territoriali, potenziando centri specialistici, formazione del personale, come ha detto lei, e presa in carico precoce. Solo così possiamo trasformare gli investimenti fatti in risultati tangibili per i pazienti e per le loro famiglie .
PRESIDENTE. L'onorevole Giachetti ha facoltà di illustrare l'interrogazione Boschi ed altri n. 3-02479 di cui è cofirmatario.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, signor Presidente. Intanto è un piacere rivederla qui con noi. Penso che possiamo condividere con il Ministro la convinzione che la pubblica amministrazione svolge un ruolo essenziale per il Paese.
La qualità dell'azione amministrativa risulta strettamente connessa alle condizioni di lavoro del personale, ma, nonostante le dichiarazioni di intenti e gli interventi annunciati dal Governo, permangono, purtroppo, criticità strutturali che alimentano un diffuso clima di incertezza tra i lavoratori pubblici: continuano ritardi significativi nell'erogazione del trattamento di fine servizio, che non garantiscono tempi certi di corresponsione; persistono diffuse carenze di organico, in numerose amministrazioni, che il superamento del blocco integrale del non ha ancora consentito di colmare; gli incrementi retributivi definiti in sede contrattuale non risultano aver compensato l'impatto dell'inflazione degli ultimi anni; permane, inoltre, l'assenza di un quadro organico e condiviso di e contrattuale nel settore pubblico.
Tali elementi appaiono in contrasto con l'obiettivo di costruire una pubblica amministrazione moderna, efficiente e competitiva. Quindi, vogliamo sapere dal Ministro quali iniziative urgenti intenda adottare per risolvere queste criticità.
PRESIDENTE. Il Ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, ha facoltà di rispondere.
PAOLO ZANGRILLO,. Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, partirei con il dire che la pubblica amministrazione che ho ricevuto in eredità nel 2022 pagava alcuni gravi problemi strutturali, alcuni dei quali l'onorevole interrogante ha centrato. Parlerei del blocco del : abbiamo perso 300.000 persone in 10 anni. Abbiamo una gestione del personale affrontata con un approccio meramente burocratico; la formazione, sei ore di formazione all'anno per i dipendenti; i contratti pubblici, contratti pubblici che scontavano un fortissimo ritardo.
Io credo che abbiamo invertito la rotta. Sugli organici abbiamo avviato una nuova stagione dei reclutamenti. Nel periodo 2023-2025 abbiamo inserito 614.000 persone, la curva dell'età media è passata da 52 anni a 48 anni. Tanto per dare un esempio, soltanto nel mese di gennaio 2026, su 10.000 posizioni poste a bando, sono arrivate 700.000 candidature: quindi, possiamo dire che la pubblica amministrazione è tornata ad essere attrattiva.
Tutto questo è stato possibile perché abbiamo digitalizzato i nostri percorsi concorsuali, siamo passati da 770 giorni di durata media di un concorso a 5 mesi.
Sul tema dei rinnovi contrattuali, abbiamo chiuso nel 2023 la tornata 2019-2021, che scontava due anni di ritardo. Abbiamo stanziato 30 miliardi - 30 miliardi - per i rinnovi contrattuali delle tornate 2022-2024, 2025-2027 e 2028-2030, un risultato enorme, se considerato il contesto nel quale stiamo operando.
Abbiamo avviato nel 2025, quindi a dicembre 2025, per la prima volta, nel primo anno della tornata contrattuale di riferimento, i rinnovi dei contratti per la tornata 2025-2027. Non era mai successo nella storia repubblicana. E in ogni caso, il periodo 2022-2027 ha garantito ai dipendenti pubblici incrementi intorno al 18 per cento.
La Corte dei conti, su deliberazione del maggio 2024, ha certificato un appiattimento verso l'alto delle valutazioni del personale, tutte eccellenti. Abbiamo avviato un percorso che oggi ci consente di disporre di una legge che è stata già approvata in questa Camera e arriverà in Senato nel mese di marzo, che introdurrà finalmente il valore del merito nella pubblica amministrazione, questo sconosciuto.
Con riferimento alla riduzione dei tempi di pagamento del trattamento di fine rapporto, io condivido la considerazione che è un tema grave. Io vengo dal privato dove normalmente il TFR viene pagato entro tre mesi. Abbiamo incominciato con delle soluzioni a mitigare questi ritardi. Si tratta di un problema rilevante, però noi abbiamo la responsabilità di trovare un equilibrio tra questa necessità e anche la necessità di mantenere i conti pubblici in ordine.
Quindi, per finire, io credo che si sia data una svolta. È chiaro che siamo in un percorso di miglioramento, ma penso che la strada che abbiamo avviato sia quella giusta.
PRESIDENTE. L'onorevole Giachetti ha facoltà di replicare.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, signor Ministro. Io non ho nessuna difficoltà a dirle che, in un Governo di mediocri, lei è sicuramente uno dei Ministri che sta lavorando meglio. Questo, però, non risolve purtroppo il problema. Vorrei anche ricordarle che il primo rinnovo dei contratti fu fatto dal Governo Renzi, insieme agli 80 euro, e che il blocco del fu fatto dal Governo Berlusconi: questo soltanto per la memoria storica.
Purtroppo, però, le liquidazioni, ad oggi, continuano ad essere corrisposte in un'unica soluzione per importi fino a 50.000 euro - come lei sa -, in due rate per somme fino a 100.000 euro e in tre rate per importi superiori.
Ora, lei sa che la Corte costituzionale ha dichiarato incostituzionale la disparità di trattamento tra dipendenti pubblici e privati nei tempi di liquidazione del TFS o del TFR, sollecitando il legislatore ad intervenire. Voi l'avete fatto nella legge di bilancio del 2025 con un pacchetto economico di circa 550 milioni di euro per anticipare fino a 50.000 euro del TFS, entro tre mesi dal pensionamento, attraverso una nuova linea di credito attivata da Cassa depositi e prestiti.
Questa misura però, signor Ministro, introdotta con la legge di bilancio, rischia di produrre effetti economicamente penalizzanti per i lavoratori interessati. In particolare, l'anticipo del TFS entro tre mesi dal pensionamento limitato a determinate categorie appare accompagnato da un meccanismo che comporterebbe la perdita dei benefici fiscali precedentemente riconosciuti, determinando una riduzione dell'importo netto precario. Quindi, la soluzione prevista dal Governo con la legge di bilancio non è sufficiente e non risolve il problema.
Di fatto l'unico canale per chi va in pensione quest'anno per riscattare prima i soldi della propria liquidazione è quello bancario, ma gli interessi su questi finanziamenti continuano a essere salatissimi. Il dipendente pubblico che oggi si reca in banca per chiedere un anticipo di 45.000 euro a valere sul proprio TFS paga 1.500 euro di interessi.
Quindi, la soluzione prevista dal Governo con la legge di bilancio, signor Ministro, non è sufficiente e non risolve il problema. Noi vi chiediamo di individuare una soluzione equa e definitiva per tantissimi lavoratori che ancora restano penalizzati .
PRESIDENTE. Il deputato Alfonso Colucci ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02480 .
ALFONSO COLUCCI(M5S). Grazie, Presidente, bentornato. Signor Ministro, parliamo oggi dei salari dei lavoratori della pubblica amministrazione. In Italia, i loro stipendi valgono il 7,5 per cento in meno rispetto al 2021, al netto dell'inflazione, lo certifica l'OCSE: 1.000 euro circa al di sotto della media europea. La nostra pubblica amministrazione, con lei, diventa sempre meno attrattiva e i nostri giovani fuggono all'estero, alla ricerca di occupazione e di salari migliori: 47,9 per cento di esodi in più nel 2024, rispetto al 2023.
Tutto questo mentre il Governo Meloni butta circa un miliardo di euro nei centri vuoti in Albania e ben 13,5 miliardi per un ponte sullo Stretto, che non si farà mai .
Ministro, cosa intende fare per impedire il declino della pubblica amministrazione italiana e, con esso, la fuga all'estero dei nostri giovani ?
PRESIDENTE. Il Ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, ha facoltà di rispondere.
PAOLO ZANGRILLO,. Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, io, purtroppo, la devo smentire, la smentisco con i numeri. Non è vero che la pubblica amministrazione italiana sta diventando sempre meno attrattiva. Vede, noi, negli ultimi tre anni, abbiamo assunto 614.000 persone, abbiamo abbassato l'età media da 52 anni a 48 anni e, per la prima volta, dopo 18 anni, la curva dei dipendenti pubblici è tornata a crescere. Quindi, si informi, non è vero che stiamo perdendo persone .
In termini di tornate contrattuali, vorrei ricordare che abbiamo chiuso la tornata 2019-2021 - che io ho ereditato dai Governi precedenti con due anni di ritardo -, una tornata che ha avuto bisogno di quattro leggi di bilancio per avere le risorse per chiuderla, e l'ha chiusa il sottoscritto nel 2023. Abbiamo - come dicevo nell'interrogazione precedente - stanziato 30 miliardi per i rinnovi dei contratti pubblici, e questo ci ha consentito di chiudere la tornata 2022-2024, di aprire la tornata 2025-2027 e di avere le risorse anche per la tornata 2028-2030. Non è mai successo nella storia repubblicana, quindi bisogna guardare i fatti nella realtà.
Lei ha ragione nel dire che abbiamo un ritardo rispetto agli altri Paesi, è vero, ma questo ritardo è stato accumulato negli ultimi vent'anni, quindi non è possibile pensare che in due anni recuperiamo il ritardo accumulato. Ma, in ogni caso, nel periodo 2022-2027, gli incrementi per i rinnovi contrattuali dei dipendenti pubblici varranno tra il 18 e il 20 per cento. Mi pare una cifra, rispetto ai rinnovi precedenti, molto significativa.
Per quel che riguarda la riqualificazione dei profili di competenza, che è stata oggetto già della tornata contrattuale 2019-2021, abbiamo avviato una fase di aggiornamento grazie a un progetto, il progetto Minerva, che sta introducendo un rinnovato sistema di gestione del personale pubblico, co-progettato con decine di amministrazioni del territorio italiano, con l'obiettivo di guardare all'intero ciclo di vita del dipendente, partendo dal reclutamento con il portale , passando alla formazione con la piattaforma Syllabus, fino ad arrivare al Minerva e alla digitalizzazione dei piani integrati di amministrazione: stiamo finalmente approdando ad una gestione per obiettivi, abbandonando logiche burocratiche. Lo dicevo prima, per la prima volta la pubblica amministrazione italiana potrà contare su un sistema che valuterà il merito delle nostre persone. Oggi - non lo dice Paolo Zangrillo, lo dice la Corte dei conti - i dipendenti pubblici sono valutati senza alcuna reale consistenza tra la valutazione e quello che accade nella realtà. Sono al 99,8 per cento tutti eccellenti: insomma, quando si è tutti eccellenti, vuol dire che nessuno è eccellente. Quindi noi dobbiamo lavorare per fare quello che diceva Steve Jobs, cioè che se tu tratti il cattivo dipendente allo stesso modo di quello bravo, il cattivo non migliora, quello bravo si demotiva.
PRESIDENTE. La deputata Auriemma, cofirmataria dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
CARMELA AURIEMMA(M5S). Grazie, Presidente. È significativo che il Ministro prenda ad esempio Steve Jobs, che era un aziendalista, quando parla di pubblica amministrazione: questo dice la sua visione. Ministro, esca dalla propaganda e venga nella vita reale, almeno per una volta. Perché tutti i dati, gli annunci, gli slogan che lei ogni volta fa, in realtà, sono un'immagine perfetta di questo Governo che continua ad essere nella propaganda, in campagna elettorale, ma non nella vita reale.
Iniziamo con il rinnovo dei contratti. Il rinnovo dei contratti 2022-2024 si è chiuso con una perdita del 10 per cento del valore reale degli stipendi dei dipendenti pubblici . Ma lei lo sa quanto costa 1 chilo di pane? È aumentato del 70 per cento. E, adesso, che cosa diciamo ai dipendenti pubblici italiani, che hanno lo stipendio più basso della zona europea, che prendono 1.000 euro in meno rispetto ad un collega europeo? Cosa gli diciamo? Compratevi le ? Ma veramente ?
Continuiamo: le assunzioni. Lei continua a parlare di valori assoluti, senza rapportarli al . Nei prossimi due anni andranno in pensione 700.000 dipendenti della pubblica amministrazione e questo Governo non ha previsto nulla. Lo sa perché? Perché l'intento è quello di privatizzare i servizi pubblici , come avete fatto nella sanità e come volete fare nella scuola. Nel comparto della scuola, gli stipendi degli insegnanti sono veramente fermi da vent'anni. La scuola è il futuro del nostro Paese, gli stipendi sono ancorati al passato, così anche quelli degli infermieri. Tutto questo, nelle sue statistiche, nei suoi numeri non c'è, non c'è la vita reale. Noi continueremo a ricordarglielo ogni volta, perché al centro dell'agenda politica di questo Paese deve essere messa la dignità dei lavoratori, della pubblica amministrazione e di tutti gli altri .
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
A questo punto, sospendiamo la seduta, che riprenderà alle ore 16,15 per lo svolgimento della commemorazione dell'onorevole Rolando Nannicini. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 100, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
Prima di proseguire, saluto gli allievi e le allieve della Scuola militare aeronautica “Giulio Douhet”, di Firenze. Grazie di essere venuti e benvenuti a Montecitorio
PRESIDENTE. Passiamo alla commemorazione dell'onorevole Rolando Nannicini.
Ha chiesto di parlare la deputata Maria Elena Boschi. Ne ha facoltà.
MARIA ELENA BOSCHI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Ricordare oggi Rolando Nannicini per me è, prima di tutto, ricordare una persona di famiglia, non solo per l'amicizia che mi lega a suo figlio Tommaso, che con tanti di noi ha condiviso anche l'esperienza del Governo Renzi, ma perché Rolando, per molti anni, ha avuto un rapporto di amicizia profonda con mio padre, pur militando in partiti diversi. Quindi, il mio abbraccio oggi va a Tommaso, a sua mamma Stefania, a tutta la famiglia Nannicini, insieme alla vicinanza di tutto il gruppo di Italia Viva.
Rolando Nannicini è stato membro di questa Camera per tre legislature: con i DS, l'Ulivo e il Partito Democratico poi e tutti ricordano il suo lavoro da parlamentare per il rigore, per la competenza, forse anche per la sua formazione da matematico, da docente, tanto che il partito spesso gli affidava anche questioni molto complicate, anche e soprattutto in fase di legge di bilancio.
Io non l'ho incrociato nella sua attività parlamentare, per cui voglio ricordarlo soprattutto come sindaco di Montevarchi, un comune vicino a quello in cui io sono cresciuta. È stato sindaco per due mandati ed è stato forse una delle prime figure politiche che ho conosciuto personalmente, che ho visto lavorare concretamente fin da quando ero molto piccola e in lui ho visto quello che dovrebbe essere un sindaco, cioè una persona vicina alla sua comunità, al territorio, con un legame che, peraltro, ha mantenuto anche quando è stato eletto qui in Parlamento. Soprattutto, è stato una persona capace di assumere delle decisioni, di assumersi delle responsabilità anche quando, apparentemente e in un primo tempo, potevano essere impopolari quelle scelte ma giuste per la sua comunità e per il suo territorio, come quando si dette attuazione a una riforma della sanità locale, con il consorzio e poi il distretto di Montevarchi, che portò anche a passare da due ospedali, Montevarchi e San Giovanni, a un unico ospedale, però più nuovo, più moderno e più efficiente per i cittadini.
Con lui, sua moglie e la mia famiglia ho compiuto, negli anni, tanti viaggi all'estero e, quindi, ho molti ricordi personali di Rolando, della sua intelligenza, della sua ironia, anche di un carattere non sempre facile, sicuramente un'intelligenza vivace e non accomodante, come tutte le persone particolarmente brillanti, ma voglio ricordare un viaggio perché per me ha un significato particolare. Si tratta di un viaggio che abbiamo fatto, quando avevo 16 anni, in Terra Santa, che portò a gettare le basi per un gemellaggio tra il comune di Montevarchi e quello di Betlemme, che poi venne realizzato quando Rolando era sindaco. Quella era anche una prova concreta e per me una delle prime esperienze di come - da spettatrice ovviamente - si possono creare legami e relazioni, di come si possono costruire quelle relazioni, anche di conoscenza, che contribuiscono, tra i popoli, magari, a cercare di costruire le condizioni della pace. Soprattutto, per me è stato un insegnamento di come si possa fare politica mettendo al centro l'assunzione di responsabilità e non la ricerca di visibilità, di come si metta al centro il servizio alla propria comunità e di come l'approfondimento e lo studio debbano sempre avere la prevalenza rispetto alla superficialità e all'approssimazione, insomma quello che significa fare politica davvero e il contrario del populismo
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Giorgianni. Ne ha facoltà.
CARMEN LETIZIA GIORGIANNI(FDI). Presidente, onorevoli colleghi, desidero anch'io prendere la parola per rendere omaggio alla figura dell'onorevole Rolando Nannicini, già deputato della Repubblica per tre legislature. È scomparso lo scorso 13 gennaio, all'età di 79 anni, dopo una lunga malattia.
È una figura che ha segnato sicuramente in modo significativo la vita istituzionale della Toscana e del Valdarno. La sua scomparsa rappresenta un momento sincero di raccoglimento per chi crede nel ruolo delle istituzioni e nel senso di responsabilità che deve sempre guidare l'azione pubblica, al di là delle legittime differenze politiche. Rolando Nannicini è stato un parlamentare stimato per l'acume, la competenza tecnica e il rigore personale. Era animato da una passione autentica per lo studio e considerava il lavoro nelle Commissioni, in particolare nella Commissione bilancio, il luogo più serio dell'esercizio della sua funzione parlamentare.
Chi lo ha conosciuto ricorda la sua avversione alla superficialità, la costante esigenza di andare a fondo nel cuore delle questioni, il rispetto profondo per i vincoli e per la sostenibilità delle decisioni pubbliche, con un rigore che applicava innanzitutto a se stesso, prima ancora che agli altri. Ha incarnato, in modo esigente e responsabile, l'essere parlamentare, fondato sul merito e sull'analisi. In tempi segnati dalla semplificazione e dalla velocità del dibattito pubblico questo appare ancora più prezioso.
Nei momenti difficili e nelle sfide quotidiane della rappresentanza, la politica ha davvero bisogno di figure che antepongano il bene comune alla logica della mera contrapposizione e figure, appunto, come quella di Nannicini hanno contribuito, ciascuna a modo proprio, a consolidare la nostra democrazia. Pur appartenendo a forze politiche diverse da quella che oggi rappresento, riconosciamo, con rispetto, la dedizione con cui ha servito le istituzioni e il territorio. A nome mio e del gruppo di Fratelli d'Italia, esprimiamo sentito cordoglio alla famiglia
PRESIDENTE. Prima di passare agli ulteriori interventi, salutiamo le ragazze e i ragazzi, le docenti e i docenti dell'Istituto statale di istruzione secondaria superiore “Luciano Dal Cero” di San Bonifacio, in provincia di Verona. Grazie di essere qui e benvenuti a Montecitorio
Ha chiesto di parlare l'onorevole Fossi. Ne ha facoltà.
EMILIANO FOSSI(PD-IDP). Signor Presidente, colleghe e colleghi, oggi quest'Aula rende omaggio a Rolando Nannicini e, nel farlo, non ricordiamo soltanto un parlamentare di grande valore, ma un uomo che ha incarnato un'idea alta, rigorosa e profondamente umana della politica.
Rolando Nannicini ha, infatti, dedicato gran parte della sua vita alle istituzioni, prima come consigliere comunale, poi sindaco nella sua Montevarchi e poi deputato della Repubblica per tre legislature. Parlamentare autorevole, componente delle Commissioni finanze e bilancio, ha affrontato le materie più complesse e, spesso, meno visibili dell'azione politica: la legge di bilancio, la fiscalità, le coperture, con un rigore quasi artigianale, con una passione autentica per il dettaglio, per ogni comma, sapendo che ogni scelta poteva incidere concretamente sulla vita delle persone. Per lui il bilancio dello Stato non era soltanto un esercizio tecnico, ma uno strumento nobile di giustizia sociale, un terreno nel quale la politica dimostra se è davvero al servizio del Paese.
Chi ha lavorato con lui ricorda il metodo, la serietà, lo studio instancabile. Le discussioni sulle coperture non erano mai formalità, ma momenti di responsabilità profonda. Le riforme fiscali che immaginava non nascevano da slogan, ma dal desiderio sincero di migliorare la vita quotidiana dei cittadini, a partire da chi aveva di meno.
I suoi interventi in Aula erano intensi, appassionati, a volte visionari, sempre attraversati da una forza ideale rara, capace di coinvolgere anche chi partiva da posizioni diverse. Era un politico che credeva davvero nella politica come servizio, ma Rolando Nannicini non è stato solo questo; è stato un uomo capace di legami profondi, di amicizia, di ironia, di umanità. Amava la sua terra, il Valdarno, e ne portava l'orgoglio non come identità chiusa, ma come appartenenza riconoscente a una comunità che gli aveva insegnato cosa significa fare politica, stare tra le persone, condividere problemi, costruire soluzioni insieme.
Per lui la politica non era solo una passione o una carriera, era un modo per entrare in relazione con gli altri, come ci ha ricordato il figlio Tommaso, di cui era intensamente orgoglioso e a cui rivolgiamo, insieme alla moglie Stefania, un affettuoso abbraccio. Per lui la politica è prendersi cura degli alberi mentre si pensa a come rifare la foresta, perché se una scelta non risponde ai bisogni reali di qualcuno in carne e ossa allora non è politica. Anche quando la malattia lo aveva già duramente colpito, continuava a interrogarsi su come migliorare i servizi pubblici, su come stare accanto a chi soffre.
In un tempo contrassegnato dalla rassegnazione e dal senso di impotenza, Rolando Nannicini ci lascia una lezione potente: la politica può ancora cambiare le cose, può farlo con la competenza, con il coraggio, con lo studio, ma soprattutto con l'empatia verso chi è più fragile. Ci ha insegnato che l'impegno non finisce mai, che la responsabilità pubblica non si sospende, nemmeno nei momenti più difficili. Oggi salutiamo Rolando Nannicini con gratitudine e rispetto. A noi resta il compito più difficile, più significativo: custodire il suo esempio e dimostrare ogni giorno che quell'idea alta e generosa di politica può e deve continuare a vivere. Vi ringrazio
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Nisini. Ne ha facoltà.
TIZIANA NISINI(LEGA). Grazie, Presidente. Io non ho conosciuto Rolando, però Rolando è stato sindaco di Montevarchi per due consiliature, è stato per anni consigliere comunale, oltre che parlamentare per tre legislature, ma Rolando è rimasto nel cuore e nella mente dei propri concittadini. A lui va il merito di avere avuto lungimiranza nel campo della sanità, con la realizzazione del monoblocco ospedaliero a Montevarchi. A lui va il merito, come è stato anticipato e anche detto dai colleghi che mi hanno preceduto, di avere unito a un grande senso di dovere, di valore e importanza delle istituzioni anche un grande impegno, che ha portato avanti con rigore, ma con altrettanta umanità.
A volte, anche se non si conosce un politico di persona, lo si può ascoltare da chi lo ha conosciuto. Il suo impegno per tanti anni è stato al servizio dei propri cittadini ed è un politico che è sempre stato rigoroso; quel rigore che anche in politica, oggi, ci vuole e spesso manca. Quindi, a nome mio personale, saluto tutti i familiari, un caro abbraccio a Tommaso, che è molto simile al babbo in termini politici, per il suo rigore, la sua attenzione, la cura che ha in tutto quello che fa. Rivolgo un pensiero di vicinanza e tanto affetto
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Bergamini. Ne ha facoltà.
DEBORAH BERGAMINI(FI-PPE). Grazie, Presidente. Anche Forza Italia vuole rendere omaggio alla memoria di Rolando Nannicini, più volte deputato della Repubblica, esponente politico toscano di primissima rilevanza. Una figura che ha dedicato gran parte della sua vita all'impegno pubblico, al servizio, con grande determinazione, come è già stato detto, con grandissimo rigore e con un forte senso di responsabilità nei confronti delle istituzioni repubblicane. Nannicini è arrivato in Parlamento dopo una lunga e solida esperienza sul territorio.
Lo hanno ricordato prima i colleghi, è stato un amministratore importante di una città, Montevarchi, della produttiva provincia di Arezzo, e al suo territorio è sempre stato strettamente legato nel corso delle tre legislature che ha svolto proprio qui, in quest'Aula. È stato commissario in Commissioni molto importanti, commissioni tecniche di grande rilevanza anche politica, come la Commissione finanze e la Commissione bilancio. In ogni fase del suo impegno politico, Rolando Nannicini ha interpretato la funzione rappresentativa come un servizio, come un dovere fondato sulla serietà del lavoro, sul rigore, appunto, e sulla lealtà verso le istituzioni.
Da rappresentante eletto ha mantenuto un rapporto costante con i territori, l'affetto con cui è stato ricordato lo dimostra chiaramente. Non ha mai perso di vista, allo stesso tempo, però, la dimensione nazionale delle scelte politiche. Nel corso della sua esperienza pubblica ha sempre dimostrato una grande capacità di rispetto delle regole, di rispetto delle istituzioni e dei valori democratici che ne costituiscono chiaramente il fondamento. Un rispetto che si è tradotto anche in uno stile di vita, in un impegno sempre impostato sulla sobrietà, orientato al dialogo e alla responsabilità.
Certamente una lezione, un insegnamento anche per chi oggi, come noi, è impegnato nella funzione di rappresentanza democratica. Ricordare oggi Nannicini significa rendere omaggio a una figura che ha creduto nello Stato e nelle istituzioni come strumenti al servizio dei cittadini. Quindi, Forza Italia lo ricorda e naturalmente rivolge le proprie sentite condoglianze alla famiglia, ai suoi cari e alla comunità del Partito Democratico
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Oggi ricordiamo Rolando Nannicini, un amministratore serio, attento e di grande valore umano. È stato sindaco di Montevarchi, deputato della nostra Repubblica, ha contribuito alla vita delle istituzioni locali e anche delle istituzioni nazionali con grande impegno, grande competenza, passione civile. Questi sono stati i valori di riferimento di fondo della sua personalità. Laureato in matematica, professore delle scuole secondarie, tra gli anni Settanta e Ottanta è stato una figura di rilievo, di spicco, importante del Partito Comunista Italiano valdarnese.
È stato epico, per certi versi, perché il suo lavoro da sindaco gli ha consentito di affrontare delle mediazioni anche di tipo campanilistico. Mi riferisco, in particolare, all'ospedale di Montevarchi, all'attività che ha svolto. Dodici anni, tre legislature qui, a Montecitorio. Io direi che è stata una persona assolutamente lucida, coraggiosa, capace di visione politica, e tutto questo era improntato a un dialogo e a un grande rispetto. Questo, naturalmente, rende onore a questa grande persona. Io esprimo un cordoglio forte e sentito, da parte del MoVimento 5 Stelle, alla famiglia
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Rosato. Ne ha facoltà.
ETTORE ROSATO(AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. Anche noi ci uniamo al cordoglio della famiglia, a cui presentiamo le nostre condoglianze, alla moglie e al figlio Tommaso, di cui giustamente, come ha ricordato il collega Fossi, Rolando era molto orgoglioso, e alla comunità politica del Partito Democratico. Sono stato collega e amico di Rolando tanti anni, oltre 10 anni in questo Parlamento, ma lui faceva parte di un gruppo di toscani che erano qui in maniera molto forte, con il loro modo di fare politica molto concreto, molto competente.
Rolando portava in gruppo e faceva sempre interventi molto motivati, era un grande riformista, aveva una competenza riconosciuta in maniera trasversale da maggioranza e opposizione, era molto rispettoso delle istituzioni, ci teneva molto a quest'Aula, a quello che si faceva dentro, a quello che si faceva in sede di Commissione. È sempre stato un uomo di grande rigore e, insieme al grande rigore, ha sempre messo molta ironia e molta capacità nel trovare la soluzione che venisse fuori dal buonsenso. Forse anche questo veniva fuori dalla sua esperienza di amministratore locale, di sindaco, oltre che di uomo che è arrivato alle istituzioni facendo tutta la gavetta.
Ha fatto bene la collega Boschi a chiedere di ricordarlo in quest'Aula, perché Rolando ha onorato quest'Aula rappresentando la sua regione, la sua terra, ma ha onorato quest'Aula anche perché ha sempre considerato la politica un'arte in cui bisognava avere la capacità di unire alla competenza anche molta umanità. Io ho sempre un ricordo di lui come di una persona veramente disponibile, buona e dedita al mestiere che faceva, pensando agli altri con grande umanità
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, Presidente. È scomparso alla soglia di 80 anni Rolando Nannicini, ex parlamentare e amministratore pubblico, protagonista per decenni della vita politica del Valdarno, laureato in matematica, docente delle scuole superiori, prima di dedicarsi alla vita politica attiva. Militante fin da giovane del Partito Comunista Italiano, ha avviato poi un percorso che lo avrebbe portato a ricoprire ruoli di primo piano nell'amministrazione locale e nelle istituzioni nazionali.
È stato consigliere comunale, assessore e sindaco per due mandati nel suo comune di nascita, Montevarchi, dove promosse politiche di sviluppo urbano e di partecipazione civica. Dopo la svolta della Bolognina, prese la strada che lo avrebbe portato ad essere attivo protagonista del Partito Democratico, distinguendosi per la sua competenza. Lo ricordiamo per quella capacità di stare lontano dagli slogan, sempre immerso nelle analisi della realtà e profondamente legato, per tutta la sua vita, al suo territorio. Figura di riferimento del centrosinistra toscano, fu tra i protagonisti della vita politica Valdarnese e, dagli anni Ottanta, tra i principali artefici della riorganizzazione sanitaria del territorio. A lui si deve la realizzazione del monoblocco ospedaliero La Gruccia, inaugurato nel 2001. Nel 2001: l'ingresso in Parlamento, eletto deputato alla Camera con i Democratici di Sinistra. Confermò il seggio nel 2006 con la lista dell'Ulivo e nel 2008 con il Partito Democratico, rimanendo in carica fino al 2013.
Durante l'attività parlamentare, prese parte a Commissioni di rilievo, tra cui quella sul bilancio, sulla programmazione economica e sul federalismo fiscale, contribuendo al dibattito sulle politiche economiche e istituzionali del Paese. Chissà, probabilmente, oggi, se Rolando Nannicini fosse ancora in quest'Aula, noi di AVS avremmo trovato con lui diversi punti di disaccordo, ma siamo certi che avremmo dialogato e cercato consigli da una personalità che ha incarnato profondamente i migliori valori democratici.
In questo Parlamento, avremmo bisogno di personalità come quella di Rolando Nannicini, avremmo bisogno di competenze come la sua, di capacità di dialogo come la sua, di concretezza come la sua e del suo essere rappresentante e amministratore locale e, contemporaneamente, dirigente e politico a livello nazionale, come faceva lui, ma soprattutto di personalità, come quella di Rolando Nannicini, profondamente radicate nei migliori valori democratici.
Alla sua famiglia, alla sua comunità politica e a tutte le persone che lo stimavano e che gli volevano bene l'abbraccio di Alleanza Verdi e Sinistra .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Semenzato. Ne ha facoltà.
MARTINA SEMENZATO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Oggi l'Assemblea ricorda con profondo rispetto l'onorevole Rolando Nannicini che ha servito le istituzioni repubblicane per lunghi anni con dedizione e competenza. Matematico, docente nelle scuole superiori, sindaco, politico radicato nel territorio poi proiettato al servizio nazionale, si è sempre impegnato a costruire a sinistra una forza riformista moderna. Ha saputo coniugare l'orgoglio identitario del territorio con la visione di uno sviluppo equilibrato e inclusivo.
In quest'Aula, ha portato la voce del lavoro, delle piccole e medie imprese, delle periferie, dei diritti sociali. Rolando ha rappresentato un concetto di politica come servizio, mai incline alla retorica, mai focalizzato sulla visibilità personale e sempre orientato ai fatti, al confronto leale e alla costruzione di soluzioni concrete.
Ci ha lasciato il 13 gennaio 2026, dopo una lunga malattia affrontata con la stessa dignità che ha caratterizzato la vita pubblica e privata. Al di là dell'orientamento politico che ci distingue, non posso che guardare al suo percorso come ad un esempio che spero seguano anche tanti giovani amministratori e coloro che si affacciano alla vita politica.
Come ha raccontato il figlio Tommaso: “La politica per mio padre era un modo per stabilire legami ed entrare in connessione con le persone. Da lui ho imparato che la politica è prendersi cura degli alberi, mentre pensi a come fare il disegno della foresta”.
A nome del gruppo Noi Moderati, esprimo il più sentito cordoglio alla famiglia, ai compagni di partito, alla comunità Valdarnese e a tutti coloro che hanno avuto l'onore di conoscerlo e di lavorare con lui .
PRESIDENTE. Mi associo, grato, al ricordo dell'onorevole Nannicini. La Presidenza è vicino alla moglie, ai figli e ai parenti tutti che sono qui presenti in Aula. Grazie a voi tutti e grazie all'onorevole .
Prima di passare al prosieguo dell'ordine del giorno, sospendiamo la seduta, che riprenderà alle 16,50. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2751-A: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 dicembre 2025, n. 196, recante disposizioni urgenti per le consultazioni elettorali e referendarie dell'anno 2026.
Ricordo che nella seduta di ieri si è concluso l'esame delle proposte emendative e degli ordini del giorno.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, signor Presidente. Signor Presidente, signora Sottosegretaria, colleghi, diciamo che questa è sicuramente un'occasione persa, un'occasione mancata. Potevamo utilizzare un decreto per fare un'opera giusta, un'opera buona, un'opera necessaria, cioè quella di consentire una partecipazione, dopo una vita, a milioni di persone - non siamo in grado di quantificarli, signora Sottosegretaria, però sono sicuramente un numero cospicuo e verrò anche ad alcune considerazioni -, nel momento in cui tutti, ogni volta che abbiamo una competizione elettorale, dobbiamo ahimè constatare che il numero di partecipanti al voto, di volta in volta, diminuisce, soprattutto se paragoniamo gli appuntamenti elettorali in relazione alle diverse competizioni elettorali.
Allora, noi non abbiamo nulla in contrario, signora Sottosegretaria e colleghi, ad utilizzare i due giorni per il voto, perché noi pensiamo che, se quello è uno strumento per aumentare la partecipazione, va bene così, ma la partecipazione, soprattutto quando parliamo di un referendum, signora Sottosegretaria, è legata molto anche all'informazione. E io penso che, con riferimento al tema della partecipazione, - ancorché in un referendum che non ha bisogno del , ma che comporta una riforma importante, come una riforma costituzionale -, l'informazione, in particolare l'informazione del servizio pubblico, sia un elemento essenziale.
E allora, signora Sottosegretaria, colleghi della maggioranza, io penso che la prima cosa che noi dobbiamo stigmatizzare sia la seguente: nell'ennesima occasione in cui c'è una campagna elettorale su un referendum costituzionale di materia così particolare e rilevante - e io ripeto, come è noto, voterò a favore di questo referendum -, trovo che il fatto che la Commissione parlamentare di vigilanza, che è l'unico organo di garanzia che deve essere arbitro in un sistema democratico - come abbiamo scelto e come è stato sempre - della corretta informazione pubblica, sia bloccata e paralizzata perché la maggioranza non consente che si riunisca - così come, di fatto, lo è anche, quindi, la regolamentazione, almeno dal punto di vista del servizio pubblico, di questa campagna elettorale - sia una cosa di una gravità inaudita, rispetto alla quale i due giorni sono un palliativo.
Noi abbiamo una situazione di blocco nella quale non siamo in condizione di garantire l'informazione che sarebbe necessaria. Ovviamente faccio riferimento al referendum, ma questo vale ormai nella quotidianità di tutti i giorni, con l'invasione che è stata fatta, in particolare dalla maggioranza, dei canali pubblici.
Dicevo, parliamo di oltre 5 milioni di persone. Lei, signora Sottosegretaria, ieri ha voluto spiegare, quando io gliel'ho chiesto, il tema dei 5 milioni. Le premetto che io non faccio alcuna dietrologia e sono convinto che lei abbia riportato dei dati, che, peraltro, immagino le siano stati dati dai suoi uffici. La pregherei, però - sempre perché non è che io ce l'abbia con gli uffici, mi scusi se la utilizzo come postina vocale -, di spiegare agli uffici che se la è quella… Intanto, passare da 24.000 a 60.000 in un anno, dove, obiettivamente, nessuno, probabilmente, sapeva che improvvisamente avrebbe potuto votare nella sperimentazione, significa triplicare, che non è una cosa da poco. Inoltre, se il concetto è che, siccome 5 milioni, teoricamente, erano quelli che avevano diritto e hanno votato soltanto 25.000, allora, forse, dobbiamo riconsiderare il fatto che coloro che hanno diritto siano 5 milioni, vorrei informare i suoi uffici, signora Sottosegretaria, che in questo Paese, purtroppo, ormai il 51-52 per cento degli elettori non vota.
Cosa facciamo, leviamo il diritto di voto a 49.000 persone perché non vanno a votare e, quindi, non esistono più? Anche se non vanno a votare, noi dobbiamo garantire il diritto a quei milioni di persone di andare a votare . Poi, è nella libertà di ciascuno… Tenga conto che, in origine, noi avevamo il dovere di andare a votare in questo Paese. Abbiamo la contraddizione di uno Stato che ci dice che abbiamo il dovere di votare e coloro che vorrebbero votare non possono farlo perché noi non gli diamo gli strumenti per votare. Io penso che noi su questo dovremmo riflettere. Quindi, per noi sono milioni, poi, ripeto, non so …cinque, sei, per me basterebbe uno, ma, comunque, sono persone che lavorano o studiano lontano da casa e che non sono nelle condizioni di poter andare a votare.
Guardate che non varare norme che consentano il voto ai fuori sede è una peculiarità nostra. In qualunque altro Paese - dove avremo anche il voto elettronico, e abbiamo sicuramente cose più avanzate - questo diritto viene salvaguardato; è solo da noi che c'è una situazione di questo tipo.
E vorrei farle presente, signora Sottosegretaria, che qui c'è anche un altro tema: c'è una via classista al voto. Stiamo riducendo il voto a una forma classista, perché, ovviamente, chi ha i soldi per pagarsi il biglietto per tornare a votare, va a votare, e chi non ha i soldi per pagarsi il biglietto non può andare a votare e non può esercitare il diritto di voto. È del tutto evidente - come ho già avuto modo di dirle nel corso del dibattito - che tutto ciò appare ancora più incomprensibile e, per quanto ci riguarda, inaccettabile, e questa è la ragione per la quale su un decreto semplice, che sostanzialmente non dice nulla - addirittura ci sono degli atti dovuti, come quello che riguarda le elezioni a Pescara e via dicendo, su cui non abbiamo nulla -, noi voteremo contro perché riteniamo che la scelta di non utilizzare questo veicolo, che è finalmente un decreto, in prima lettura, attraverso gli emendamenti che comunque erano stati presentati, utilizzando il fatto - come ci hanno spiegato tutti coloro che sono intervenuti - che qui dentro c'è l'assoluta unanimità rispetto alla risoluzione di questo tema… il fatto che voi abbiate deciso di non utilizzare questa possibilità, in prima lettura e con gli emendamenti presentati, per risolvere un problema, è grave, così come che lo facciate arretrando rispetto a un punto di arrivo del quale vi va anche dato merito… Infatti, alle sperimentazioni che sono state fatte nel 2024 e nel 2025 ci siamo arrivati per un lavoro comune, ma non c'è dubbio che chi si batte per questa battaglia sa che sono anni che noi cerchiamo di arrivare a un determinato obiettivo. Ieri mi sono permesso di dirle quello che le ribadisco oggi - non se la prenda e non se la prendano, soprattutto, gli uffici e la burocrazia -, cioè che anche negli anni passati alla decisione ostavano non - come ci spiega il collega Urzi', al quale voglio bene, cui sono amico, ma non siamo proprio figli della… non so che cosa - problemi tecnici: c'è una indisponibilità da parte degli uffici del Ministero dell'Interno che risale a vent'anni fa, quindi traversando Governi di destra, anzi, Governi di sinistra, Governi tecnici e Governi di destra, Governi di tutto lo spettro possibile, perché, evidentemente, creavano dei problemi. Ce li hanno anche spiegati, noi facemmo nella scorsa legislatura un'indagine conoscitiva nella Giunta di cui io facevo parte, di cui ero presidente, peraltro, indegnamente.
Non ci sono problemi tecnici, tant'è che i problemi tecnici, collega Urzi', li abbiamo superati. Perché nel 2024 abbiamo sperimentato, nel 2025 abbiamo sperimentato. Lo sa quello che mi rattrista? È che, secondo me, non la Sottosegretaria Ferro, ma gli uffici pensano che il gioco non vale la candela. E cioè che, siccome, tutto sommato, questa possibilità è stata sfruttata soltanto da 20.000 persone nella prima occasione e da 60.000 nella seconda occasione, su 5 milioni potenziali, o non so quanti, che magari loro stessi contestano, il gioco non vale la candela. Lei sa perfettamente e lo sa la collega Ferro - e l'invito che faccio a tutti è a riflettere su questo - che non è che la democrazia si può realizzare un tanto al chilo, a seconda della convenienza. Quello è un diritto costituzionale. Ci fosse anche solo uno che ha la possibilità e ha voglia di farlo, noi glielo dobbiamo garantire, al netto del problema che abbiamo di fronte della partecipazione al voto. E la partecipazione al voto non è che dipende solo da questo.
Noi sappiamo perfettamente - per essere chiari tra di noi - che la partecipazione al voto dipende anche dal nostro modo di fare politica e, mi rivolgo, abbracciandolo, a tutto l'emiciclo. Forse, se noi riuscissimo a fare anche un passo ulteriore, diciamo, di maggiore autorevolezza nei nostri dibattiti… In certe occasioni - innanzitutto, faccio io un'autocritica - c'è un modo di rivolgersi quasi più, diciamo, da asilo piuttosto che da Parlamento italiano.
C'è una responsabilità della politica, se la gente non va a votare. C'è la responsabilità di un che non è solo italiano, tutto quello che volete. Però, c'è anche una responsabilità tecnica. E noi, almeno dal punto di vista tecnico, dobbiamo garantire che un diritto costituzionale sia garantito.
Per questa ragione, mi dispiace, pur non avendo contrarietà rispetto alle altre norme che sono per noi residuali nel decreto, per il punto centrale che poteva essere, davvero, il rilancio di una prospettiva di applicazione e difesa del primo diritto democratico, che è quello dell'esercizio del voto, noi non possiamo che votare in modo contrario .
PRESIDENTE. Prima di andare avanti salutiamo le ragazze, i ragazzi, le docenti e i docenti dell'Istituto “Andrea Fantoni” di Clusone, in provincia di Bergamo. Grazie di essere venuti e benvenuti a Montecitorio .
Ha chiesto di parlare l'onorevole Alessandro Colucci. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, Sottosegretario Ferro, noi come gruppo di Noi Moderati votiamo convintamente questo disegno di legge, perché crediamo che sia un atto di responsabilità nei confronti della democrazia, nei confronti del voto e nei confronti dei cittadini. Perché diamo una grande importanza al momento elettorale. Perché il voto deve contare, perché il voto è un dovere, oltre che essere un diritto, e perché bisogna essere orgogliosi di esercitare il voto.
È un momento intimo, importante. All'interno della cabina elettorale si ha la possibilità di orientare il proprio futuro, di fare delle scelte nell'interesse del proprio futuro e dei propri figli.
Allora, quando in un provvedimento come questo prevediamo la possibilità di allungare le giornate di voto, di estendere il voto al lunedì, cerchiamo di intervenire su uno dei temi che dovrebbe stare a cuore a tutti, quello dell'astensione.
Cerchiamo di creare un'inversione di marcia rispetto a questo terribile fenomeno che oramai vede quasi il 50 per cento degli italiani - anzi, molte volte il 50 per cento degli elettori e oltre - non andare ad esprimere il voto nelle urne. Questa è una sconfitta della democrazia. Questa è una debolezza straordinaria della democrazia che tutti insieme dobbiamo certamente affrontare.
I dati che hanno visto il calo negli ultimi anni dell'affluenza alle urne sono sotto gli occhi di tutti: dal 10 al 15 per cento negli ultimi decenni. Ma l'introduzione di un giorno in più per il voto ha permesso di attutire un po' questo contraccolpo, determinando un incremento tra il 7 e l'11 per cento. Perché? Perché si dà la possibilità di andare a votare ai lavoratori turistici, a famiglie e soggetti pendolari, facilitando l'accesso al voto.
Con questo provvedimento si dà anche importanza a chi nei seggi presta la sua disponibilità per esercitare un diritto democratico, che sono proprio gli scrutatori, i presidenti dei seggi. Prevediamo l'incremento degli onorari fissi del 15 per cento perché erano fermi da un po' troppo tempo. Io, da giovane studente, ho partecipato al seggio elettorale: è stata un'esperienza straordinaria per quello che si impara in quei luoghi, ma è anche un'occasione importante, interessante per chi vuole arrotondare, per gli studenti che vogliono svolgere una funzione pubblica significativa. Ma, come sempre, il lavoro va remunerato ed è giusto che si sia previsto anche questo nel provvedimento.
Poi prevediamo l'cioè la possibilità di invitare gli elettori non solo a una consultazione, e di non farlo in più date, in un periodo stretto di tempo, ma nell'si permetterà il voto referendario e il voto delle suppletive. Infatti, avremo ovviamente la sostituzione dei parlamentari che per ragioni politiche hanno fatto altre scelte in altre istituzioni e, quindi, bisognerà accedere anche a questa consultazione, così come avremo la contestualità di alcune elezioni amministrative che potranno essere svolte lo stesso giorno.
Questi sono aspetti politici, ma vi sono anche aspetti organizzativi e di tipo tecnico. Ma qui siamo in un'Aula in cui dobbiamo affrontare delle riflessioni politiche molto importanti. Perché si possono inventare tutte le innovazioni possibili da un punto di vista organizzativo per incentivare il voto, ma la cosa importante è che la politica faccia i conti con la realtà. Deve prendere coscienza che, se c'è una parte di elettorato che non va al voto, è anche responsabilità di tutti noi, di come affrontiamo la politica, di come certe volte, purtroppo, veniamo percepiti come ceto politico che non è in grado di interpretare non solo i bisogni dei cittadini, ma soprattutto le risposte.
E, allora, qua arrivo anche alle ultime polemiche cui abbiamo assistito in questi giorni, quando c'è l'esasperazione dello , dello slogan, quando si fa prevalere una posizione ideologica a dei problemi reali; e la posizione ideologica e le soluzioni che nascono dall'ideologia, certe volte, non danno la risposta che i cittadini chiedono. Allora, a cosa andiamo incontro spesso? A osservazioni, a valutazioni dei cittadini che dicono: ma perché andare a votare? Tanto sono tutti uguali, non risolvono i problemi, non affrontano le esigenze della collettività. Io credo che il primo buon esempio fondamentale lo dobbiamo proprio esercitare all'interno di quest'Aula, in una trasparente ed equilibrata dialettica fra i gruppi parlamentari, per risolvere i problemi.
In questi giorni e poche ore fa, abbiamo affrontato il tema dell'ICE, di questa presenza internazionale degli Stati Uniti sul nostro territorio ed è stato detto di tutto e di più. Ho sentito cose in quest'Aula che non corrispondono alla realtà. Credo che, in questo modo, non diamo un servizio che possa far avvicinare gli elettori alla politica.
Come il tema degli scontri a Torino, i recenti scontri drammatici a Torino che non si sono conclusi, solo per la responsabilità delle nostre Forze dell'ordine, in qualcosa di più drammatico rispetto a quello cui abbiamo assistito.
Come la politica estera, la strumentalizzazione sulla politica estera, che dovrebbe essere la madre principale sulla quale, poi, far discendere le politiche nel nostro Paese e sulla quale dovremmo trovare una condivisione, perché c'è l'interesse di tutto il Paese.
Per non venire, poi, ai temi come il lavoro, l'impresa, il , il sociale, la sanità. Ogni volta c'è sempre chi assume posizioni per il gusto di essere, quando si è all'opposizione, opposizione e, quando si è maggioranza, per fare il tifo per la maggioranza.
Allora, io credo che in queste occasioni, oltre ad affrontare questioni tecniche, dobbiamo fare una seria riflessione politica tra di noi. Principalmente, da parte nostra, può partire un'azione di responsabilità perché si ritorni attrattivi verso il voto, verso le urne, facendo tornare la politica credibile, concreta; una politica che dia risposte, in grado di essere quella politica di ispirazione anche per i giovani alla partecipazione, per essere non solo protagonisti nel voto, ma anche, magari, protagonisti come soggetti che si impegnano direttamente in politica per dare il loro contributo.
Non dobbiamo più pensare che la politica sia qualcosa di astratto. Non dobbiamo più far pensare ai cittadini che la politica è qualcosa di astratto, ma è qualcosa che si occupa quotidianamente - e lo deve fare con concretezza - delle loro istanze.
Allora, io credo che questa sia un'occasione importante per sottolineare il lavoro significativo che sta facendo il Governo, che stanno facendo il Ministero e la Sottosegretaria Ferro che è sempre presente e attenta alle istanze del Parlamento e dimostra la sua lunga esperienza sia nelle aule che all'interno della politica. Questo è il lavoro che dobbiamo fare, un lavoro di collaborazione con il Governo, dando spunti, idee e suggerimenti. Credo che proprio da qui possano partire quelle condizioni per far tornare la politica quel grande strumento con la “P” maiuscola di cui i cittadini devono andare orgogliosi.
Nel momento in cui saranno orgogliosi di tutta la politica, arriveranno a essere orgogliosi anche del voto e faranno di tutto - con gli importanti strumenti tecnici che mettiamo in campo - per riuscire a recarsi alle urne e dare una risposta.
Perché - concludo - nessuno, neanche chi vince le elezioni, può accontentarsi di vincere quelle elezioni con il 48 per cento degli aventi diritto al voto che va a esprimere il voto. Anche chi vince non può accontentarsi. Perché può essere una vittoria elettorale, ma è una sconfitta della democrazia, e su questo dobbiamo impegnarci tutti insieme .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, signor Presidente, signora Sottosegretaria. Noi abbiamo apprezzato naturalmente la conduzione di questa discussione in Commissione, accompagnata dalla sua presenza quotidiana e qualificata, e la sua partecipazione al dibattito che c'è stata in ogni momento, anche in Aula. Però, francamente, mi viene da porre una domanda: vorrei capire il Governo che gioco sta giocando, io ancora non l'ho capito. Abbiamo fatto una lunga discussione sulla questione di dare il diritto di voto ai fuori sede, forse è stato l'argomento principale su cui si è discusso, ancora in questa occasione, in Commissione e in Aula.
Le opposizioni hanno espresso il loro parere. È sembrato anche che, a un certo punto, ci fosse un'unanimità di giudizio da parte di maggioranza e opposizione sulla necessità effettivamente di arrivare a permettere, a questi cittadini e a queste cittadine, di esercitare questo diritto fondamentale. Ci è stato detto che è stato impossibile e ora io leggo, sul sito del Ministero, Consolato generale d'Italia a Bruxelles, referendum confermativo 22 e 23 marzo 2026, opzione degli elettori temporaneamente all'estero.
Cosa si dice? Gli elettori residenti in Italia che, per motivi di lavoro, di studio o cure mediche, si trovano temporaneamente all'estero per un periodo di almeno 3 mesi nel quale ricade la data di svolgimento delle prossime consultazioni referendarie, nonché i familiari con i loro conviventi, potranno esercitare il diritto di voto per corrispondenza. Per corrispondenza! Allora, i cittadini che si trovano temporaneamente, per motivi di studio, all'estero, potranno votare per corrispondenza. Per i 5 milioni di italiani che si trovano a Milano o a Torino per lavoro , o a Roma per motivi di studio, questa opzione non è possibile.
Ma come mai, signora Sottosegretaria, se è possibile farlo per le poche migliaia di cittadini all'estero, giustamente per farli votare, non è possibile per i milioni di lavoratori italiani che si trovano in Italia a lavorare? Per quelli che sono andati a lavorare lontano da casa, per quelli che per motivi di studio sono costretti a trasferirsi, per coloro che per curarsi sono costretti a trasferirsi, come mai non è possibile? Come dire, le bugie hanno le gambe corte, si diceva una volta, e devo dire che in questo caso il Governo e la maggioranza stanno facendo davvero una brutta figura. Una brutta figura!
Perché qui le bugie ormai vengono a galla. Perché, se è possibile farlo in questo modo, era evidentemente possibile anche farlo per gli italiani. Voi parlate tanto degli italiani e delle italiane, della Nazione, ma poi, ovviamente, rimane il fatto che voi tenete fuori dalle elezioni un ipotetico partito che può prendere 5 milioni di voti. Faccio presente che, alle ultime elezioni politiche, il PD, cui va tutta la mia amicizia, naturalmente, ha preso il 19 per cento dei voti. Sapete quanti sono il 19 per cento dei voti? Sono 5.348.000 voti. È come se voi steste cancellando dalle urne un partito uguale a quello del Partito Democratico, è quello che state facendo .
E il fatto che voi lo facciate in un'occasione particolare, che è quella appunto del referendum costituzionale, rende ancora più grave questa vostra manchevolezza. Perché è più grave? Perché qui non si tratta, semplicemente, di esercitare un diritto per una questione fondamentale, di scegliere chi ci governa nei prossimi 5 anni, signor Presidente. Si tratta di cambiare la Carta costituzionale, e pertanto tutte le operazioni tese a favorire la partecipazione delle cittadine e dei cittadini italiani devono essere messe in campo .
Perché, quando si cambia la Costituzione, si cambia la Carta fondamentale del Paese, e non si può in nessun modo fare giochini tipo “carta vince, carta perde” perché si ha paura di che cosa pensano queste persone. Non si può fare questo, signora Sottosegretaria, e i fatti che ho in questa occasione raccontato lo dimostrano, lo dimostrano. Del resto, su tutta la vicenda referendaria non avete fatto nient'altro che cercare di frenare, di evitare la partecipazione. Avete in modo sostanzialmente anomalo, diciamo così, fissato una data per consultazioni del 22 e 23 marzo ancor prima che si concludesse la raccolta delle firme, così come era accaduto in tutte le occasioni precedenti.
Non c'è stato mai un precedente da questo punto di vista. Si sono sempre attesi i termini di scadenza per la raccolta delle firme prima di procedere all'indizione del referendum. Questa fretta che cosa nasconde? Nasconde, ancora una volta, la vostra paura che i cittadini vi possano dire “no” al referendum, come effettivamente faranno. Vi diranno “no”. Allora, non è che questa questione voi la risolvete attraverso questi e noi non ci accontenteremo più.
I giovani e le giovani, perché sono in gran parte giovani, lavoratrici e lavoratori, studenti e studentesse, persone che non sono in buona salute, non accettano più questo vostro tran tran, questa vostra finzione di dire “sì, siamo d'accordo” e poi non fare le cose che devono essere fatte, come in questo caso. E parliamo di persone che avrebbero diritto alla dignità di cittadini, quella dignità che si esprime unicamente e in modo fondamentale in un'occasione: quando ci si reca alle urne e si mette la scheda dentro l'urna.
Quello è un momento di grande dignità che la nostra Costituzione, quella che voi volete cambiare, ma è ancora vigente, definisce un diritto, ma anche un dovere. Un diritto, ma è anche un dovere. E voi state facendo di tutto per evitare che questo diritto e dovere di ognuno di noi possa essere esercitato . Il fatto che alcuni cittadini possano decidere di non andare a votare, evidentemente, è una cosa che noi cerchiamo di evitare. Ma come cerchiamo di evitarla? Qui non bastano le formulette, qui non basta fare gli appelli.
Qui bisogna dare credibilità alla politica, e, per dare credibilità alla politica, bisogna fare norme come quelle che permettono a tutte e a tutti di andare a votare, che permettono di affrontare i problemi, che permettono di affrontare quel problema di fondo che nasconde il fatto che 5 milioni di persone sono lontane da casa, e cioè che queste persone non hanno il lavoro a casa loro; che queste persone, per poter vivere, devono andare in un'altra parte del nostro Paese o, peggio, all'estero.
Quelle persone che per studiare non possono studiare a casa loro perché mancano le università, perché mancano le possibilità di esercitare questo diritto a casa propria. Quelle persone che, per curarsi, devono andare in un'altra città, lontano da casa propria, affittare un alloggio per stare vicino ai propri cari. Ecco, se noi affrontassimo davvero questi problemi, se il vostro Governo, invece di comprare continuamente armi, si decidesse a investire sulla scuola pubblica , si decidesse a investire sulle questioni fondamentali, che riguardano il diritto della salute, si decidesse di investire sulle politiche attive e sul lavoro per i nostri giovani e per le nostre giovani, probabilmente la politica avrebbe più credibilità e più persone andrebbero a votare, e non avremmo i dati sconcertanti che abbiamo adesso in merito all'astensione.
Perché voglio ricordare che alle ultime elezioni politiche ha votato il 63,91 per cento delle persone che avevano diritto alla Camera e soltanto 5 anni prima, nel 2018, aveva votato il 72,94 per cento. In soli 5 anni si è perso il 10 per cento degli elettori, milioni e milioni di persone che non sono andate a votare, e questa è una responsabilità che in primo luogo chi governa si deve assumere. Voi governate da tre anni e mezzo. Non ci sono più scuse di quelli che governavano prima e di quelli che ci sono stati dopo; non ci sono più scuse su tutte le controversie in merito al fatto che l'opposizione non vi permette di governare. Voi avete il dovere di governare e avete il dovere di risolvere i problemi come questo. Ancora una volta avete ingannato gli italiani e le italiane .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Grippo. Ne ha facoltà.
VALENTINA GRIPPO(AZ-PER-RE). Presidente, colleghe e colleghi, Sottosegretaria Ferro, oggi siamo qui a votare questo decreto, che poteva risolversi in un mero passaggio tecnico, in un momento in cui la nostra democrazia vive una difficoltà profonda e strutturale.
Per questo anch'io mi concentrerò sul tema del voto dei fuori sede, sull'accessibilità al voto, perché, Sottosegretaria, lo abbiamo detto più volte: fuori da quest'Aula cresce il primo partito del Paese, che è il partito dell'astensione. Dagli anni ‘50 a oggi l'affluenza alle elezioni politiche è diminuita di circa 30 punti percentuali, di 30 punti. Lo stesso andamento riguarda le elezioni europee e ormai anche delle consultazioni regionali, comunali e referendarie sappiamo bene le complessità. Non è un fatto occasionale, è il segnale di una frattura tra cittadini e istituzioni che non possiamo più ignorare. Il voto di cui parliamo oggi, il voto in generale, non è una procedura neutra, è il momento in cui il cittadino esercita la propria sovranità, è l'atto che rende viva la democrazia. Quando il voto diventa difficile, quando è scoraggiato, quando non è accessibile, non si indebolisce solo una procedura, si indebolisce il patto democratico fra istituzioni e cittadini.
È questo ciò che voglio ribadire oggi e lo abbiamo detto ampiamente ieri e lo hanno detto i colleghi che mi hanno preceduto: il Parlamento non ha il diritto di scippare il voto ai cittadini. Non avete il diritto di farlo, non abbiamo il diritto di farlo. Il diritto di voto non è nella disponibilità del legislatore, è un diritto costituzionale che siamo chiamati a garantire, non a concedere.
Ieri abbiamo sentito dire tantissime cose, perché capisco che siete in imbarazzo anche voi: che non ci sarebbe stato tempo per pensarci, ma sono tre anni e mezzo che ne parliamo e su questo non commento; poi, addirittura, che non si può andare avanti con il voto fuori sede, perché la sperimentazione è stata utilizzata solo da 60.000 persone su 5 milioni. Questo ragionamento - lo hanno detto i colleghi che mi hanno preceduto - è fallace almeno sotto tre profili. Il primo: un diritto costituzionale - mi dispiace doverlo ribadire in quest'Aula, ma visto che serve lo ricordo - non è un'elargizione, non si valuta in base al numero di chi riesce a esercitarlo, anzi casomai è vero l'esatto contrario, cioè se un diritto non viene garantito è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che ne hanno impedito l'effettivo esercizio. Non è che se non riusciamo a garantire il diritto alla parità di genere lo aboliamo perché deduciamo che i cittadini non sono interessati; è un paradosso, è una cosa surreale anche solo averla sostenuta. I diritti non funzionano a domanda, vanno garantiti e segnatamente vanno garantiti da tutti noi che sediamo da questo lato e da voi che sedete da quell'altro lato dell'Aula.
Secondo: se poche persone hanno utilizzato questo strumento, la questione non è perché i cittadini non erano interessati ma, piuttosto, perché lo abbiamo reso così difficile e quale ostacolo gli ha impedito di esercitare il loro diritto. Guardiamo come funzionava quella sperimentazione: bisognava registrarsi molte settimane prima del voto, quindi avere una soglia di attenzione verso l'appuntamento elettorale che sappiamo non esserci da parte della stragrande maggioranza dei cittadini; bisognava aver previsto tutto per tempo, perché occorreva portarsi fisicamente dietro la tessera elettorale presa nel comune di residenza e, quindi, se stiamo dicendo che uno in quel comune non ci sta doveva averci pensato mesi prima a iscriversi e a portare la tessera; soprattutto non si votava dove si viveva - questa cosa va detta - ma si votava nel capoluogo di provincia. Faccio un esempio concreto, perché secondo me non si capisce bene la complessità che è, invece, il nodo di perché è stato utilizzato così poco. Un ricercatore universitario originario di Bari, che lavorava stabilmente a Udine, che cosa doveva fare? Per votare non poteva farlo a Udine, dove viveva e lavorava, ma doveva recarsi a Trieste, a oltre un'ora e mezza di distanza, e doveva farlo avendo pensato, due mesi prima, di registrarsi in un elenco ed essersi ricordato, ancora più mesi prima, di portarsi dietro la tessera elettorale, organizzando spostamenti, tempo e costi. Poi ci stupiamo che quella sperimentazione è stata utilizzata da poche persone.
Il terzo punto l'ha detto prima Roberto Giachetti e lo condivido: anche se fossero state poche o pochissime le persone messe in condizione di votare in più, in un Paese in cui l'astensionismo è diventato strutturale sarebbe comunque valsa la pena, perché ogni cittadino che vota rafforza la democrazia e ogni cittadino che rinuncia o viene scoraggiato la indebolisce.
Mentre noi discutiamo se valga la pena garantire un diritto, il resto del mondo va avanti. In Francia esiste il voto per procura, in Estonia il voto elettronico da remoto, in Germania il voto per corrispondenza, in Spagna studenti e lavoratori votano da lontano, in Svezia, Finlandia, Svizzera, Belgio e Portogallo - solo per citarne alcuni - le modalità di voto sono state ampliate per includere chi studia o lavora fuori dal comune di residenza. Noi discutiamo se vogliamo o meno concedere questa possibilità: concedere. Costruiamo una sperimentazione a ostacoli e poi la usiamo come prova che non funziona.
C'è poi un paradosso che dovrebbe farci riflettere tutti: se uno studente italiano va a studiare a Londra, può votare dall'estero; se va a studiare a Milano, da Roma, no. Dunque, se attraversa un confine nazionale lo Stato si organizza; se si sposta all'interno del Paese, lo Stato si volta dall'altra parte. Poi ci chiediamo perché i giovani preferiscono emigrare.
Questo decreto non aiuta il processo elettorale. Ovviamente, è un decreto che fissa una consultazione e noi siamo favorevoli al fatto che questa consultazione si svolga. Siamo anche favorevoli a molte delle previsioni che sono dentro questo provvedimento, anzi ben venga che si allunghino i giorni e ben venga che si dia la possibilità alle persone di esprimersi, ma una consultazione non è democratica se lo Stato accetta che una parte dei cittadini non sia messa nelle condizioni di partecipare. È il 10 per cento. Tutti abbiamo visto il film della Cortellesi sull'accesso al voto delle donne. Dunque, è una cosa macroscopica! Noi dovremmo stare qui dalla mattina alla sera a dirci come è possibile che il 10 per cento dei nostri cittadini non possa votare.
Per queste ragioni, purtroppo, dobbiamo annunciare il voto contrario su questo decreto da parte del gruppo di Azione, non perché evidentemente siamo contrari alla consultazione, ma perché siamo contrari a una consultazione che non mette tutti nelle condizioni di partecipare. Il Parlamento può chiamare alle urne, non può decidere chi far votare .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Auriemma. Ne ha facoltà.
CARMELA AURIEMMA(M5S). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi e colleghe, Sottosegretaria, questo provvedimento è stato presentato dal Governo come un provvedimento urgente che era necessario per favorire la partecipazione alle consultazioni elettorali e referendarie del 2026. Al di là delle dichiarazioni e al di là degli slogan, in questo provvedimento - perché poi lo andiamo a vedere, appunto, qual è lo strumento con cui per il Governo si può contrastare l'astensionismo - non vi è un intervento strutturale e non c'è una visione d'insieme. È semplicemente un intervento limitato per un anno, un intervento tampone, che riguarda sostanzialmente una sola cosa: allungare le procedure di voto al giorno successivo alla domenica, cioè il lunedì, cosa su cui noi siamo assolutamente favorevoli. Il punto è che viene presentata questa misura - e basta leggere la relazione di accompagnamento - come una misura idonea a contrastare l'astensionismo e a garantire la partecipazione democratica.
Io ho apprezzato molto la presenza, la partecipazione e anche il confronto con la Sottosegretaria e proprio lei ci ha ricordato, più volte, che fa parte di una generazione che fa politica. Ma davvero lei ci può dire, in quest'Aula, che può pensare minimamente che l'astensionismo si possa ostacolare o contenere semplicemente con una questione di orario di apertura dei seggi? Questa cosa che voi vi raccontate e che ci volete raccontare, in un provvedimento che di fatto è privo di una vera riforma sul sistema elettorale, è veramente una clamorosa bugia. Noi non possiamo pensare che l'astensionismo, il distacco della partecipazione, il distacco dei cittadini dalla politica e dalle istituzioni possa dipendere soltanto dal fatto che il lunedì si possa dare la possibilità di votare ai cittadini , anche perché, Sottosegretaria, questa misura è già stata prevista nel 2023, nel 2024 e nel 2025 e non mi sembra che l'astensione si sia ridotta, anzi.
Quindi, il punto qual è? Che non è possibile trincerarsi dietro una misura strettamente organizzativa e dire che questa è la soluzione del Governo.
Infatti, se da un lato c'è questa soluzione, dall'altro lato - ed è qui la questione politica che ha tenuto banco in Commissione e in quest'Aula - manca la previsione di una disposizione che va a strutturare il voto per i fuori sede, che è una cosa allucinante. Noi diciamo che aprire i seggi e prolungare le votazioni anche il lunedì può servire; però, eliminiamo la possibilità per quasi 5 milioni - 5, 2, 3, qualsiasi sia il numero, non ha importanza, per quello che è stato detto - di cittadini. La togliamo. Non solo voi non la prevedete, ma non avete neanche previsto la possibilità di accogliere i nostri emendamenti, qui, in questo momento, in cui il decreto è in prima lettura.
Questa cosa è allucinante. Già sarebbe allucinante se non ci fosse un referendum alle porte, ma, se pensiamo al referendum che questo Paese si accinge a votare, è ancora più grave! Noi stiamo togliendo la possibilità ai cittadini di incidere e di dire la propria su una riforma che, comunque, va a stravolgere il sistema costituzionale, quello che hanno visto i nostri Padri costituenti. Questa cosa è di una gravità allucinante.
Quindi questo Governo, quando vuole parlare di astensionismo, quando vuole parlare di contrasto all'astensionismo, dovrebbe fare un'analisi e capire che è necessario un intervento strutturale sulla materia elettorale. È necessario prevedere nuove modalità, molto più celeri, molto più spedite. Tutto questo, in tre anni, non si è visto. Si è vista una sperimentazione, che, in un certo senso, abbiamo anche accolto, abbiamo riscontrato questa positività, ma, a un certo punto, questa sperimentazione viene interrotta. E il motivo? Il motivo è, secondo quello che ci è stato detto dal Governo, un motivo tecnico, ma, in realtà, anche politico, perché i tempi, anche per il referendum, li avete scelti voi . Avete scelto voi di andare a votare in pochissimo tempo, non dando la possibilità al Paese di confrontarsi, di schierarsi, e, nonostante ciò, avete anche previsto la possibilità di eliminare l'esercizio del diritto di voto per quasi 5 milioni di cittadini, che sono lontani dal proprio comune di residenza - lo abbiamo detto in tutti i modi - per motivi che non dipendono dalla loro volontà, per motivi di salute, per motivi di lavoro, per motivi di studio. La cosa più allucinante è che di questi 5 milioni di cittadini la stragrande maggioranza è composta soprattutto da giovani e c'è un distacco enorme tra i giovani e la politica.
Noi sappiamo che il diritto al voto non è soltanto un mero esercizio di un diritto, non è una questione burocratica, ma è il modo più concreto per ognuno di manifestare la propria esistenza, per manifestare la propria partecipazione, per manifestare la propria volontà di contribuire alla vita democratica di questo Paese. E noi che facciamo? Diciamo ai giovani: no, mi dispiace, aspettiamo, sospendiamo la sperimentazione, ne riparleremo la prossima volta. Questo allontana le persone dalla politica e dalle istituzioni , questo atteggiamento che nessuno è indispensabile, che si può fare a meno di qualsiasi cosa. È questo atteggiamento che rovina, che ha tagliato il cordone ombelicale tra queste istituzioni, tra le istituzioni del Paese e il nostro elettorato.
Il diritto al voto dovrebbe essere una battaglia comune. Il diritto al voto non può dipendere da questioni economiche, da questioni di tempo o da questioni di residenza, ma dovrebbe essere garantito a tutti in maniera uguale. Invece qui, oggi, a 80 anni della nostra Costituzione, della nostra Repubblica, in quest'anno, che è una ricorrenza così importante, cosa facciamo? In questo modo, creiamo discriminazioni enormi, perché un giovane ragazzo non solo deve fare un lavoro sottopagato, deve pagare un affitto fuori sede (conosciamo benissimo i rincari), ma deve anche rinunciare alla possibilità di tornare a casa, perché conosciamo benissimo i costi dei trasporti.
Tutto questo ci fa veramente preoccupare, proprio questo tipo di atteggiamento. Guardi, Sottosegretaria, un po' l'ho conosciuta e so la sensibilità che ha su questo tema. Io so che, anche per lei, questi giorni sono stati una grande sconfitta per la democrazia, perché noi stiamo qui, giorni, in Commissione, a dire una cosa che dovrebbe essere scontata. Noi stiamo qui a rivendicare un diritto che dovrebbe essere scontato: l'esercizio del diritto di voto. Questo è allucinante. È un fallimento! E lei non può dirci che è una questione tecnica. La tecnica deve essere sempre superata dalla politica. La politica deve avere la supremazia sulla tecnica. Non è possibile che i tecnici dicano a 5 milioni di cittadini che non possono votare. Questa cosa è inaccettabile !
Non ci sono misure che parlano ai giovani, non ci sono misure che parlano al Paese e che ricostruiscono questo legame di fiducia. Non si risolve così il problema dell'astensionismo.
Questo decreto non rafforza la democrazia, anzi, ne certifica la fragilità. Per questi motivi, noi voteremo convintamente contro questo provvedimento, contro l'atteggiamento di questa maggioranza, che allontana ancora di più i cittadini e che nega un diritto fondamentale, che è una conquista per tutti quanti .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gentile. Ne ha facoltà.
ANDREA GENTILE(FI-PPE). Presidente, onorevoli colleghi, Sottosegretario Ferro, oggi quest'Aula è chiamata a esprimersi su un provvedimento di grande rilevanza, che tocca veramente il cuore stesso della nostra forma di Stato. Negli interventi precedenti, ho sentito parlare di democrazia. La democrazia non vive di enunciazioni solenni, né di formule astratte. La democrazia si concretizza ogni giorno, concretamente, ogni volta che un cittadino si reca in un seggio, riceve una scheda, compie una scelta politica libera, personale, consapevole. Le consultazioni elettorali e referendarie rappresentano proprio il momento più alto di questo esercizio di sovranità popolare, quello in cui il rapporto tra istituzioni e popolo si fa diretto, immediato e vincolante.
Questo è lo spirito con il quale, a mio avviso, dovrebbe essere letto questo provvedimento, che nasce da un'esigenza reale e non eludibile: garantire che l'anno 2026 - un anno caratterizzato da un calendario particolarmente denso di appuntamenti elettorali e referendari - possa svolgersi in condizioni di ordine, certezza delle regole, funzionalità amministrativa, tutela dei diritti politici dei cittadini. Non siamo di fronte a un intervento episodico o a un intervento meramente tecnico, ma credo siamo di fronte a un atto che incide sull'organizzazione concreta della democrazia, sulla capacità dello Stato di rendere effettivo il diritto di voto, sulla credibilità delle istituzioni, che sono chiamate, molto spesso, a gestire processi complessi, spesso sotto pressione, in territori davvero diversi tra loro per dimensioni, risorse e condizioni sociali.
Il testo che è giunto all'esame dell'Assemblea ha subìto anche un lavoro ampio in Commissione affari costituzionali. Presenta una struttura essenziale, ma comunque significativa: è composto da tre articoli, ciascuno dei quali affronta questioni di non poca rilevanza.
In primo luogo, vi è la questione del prolungamento delle operazioni di voto su due giornate consecutive. Si tratta, dunque, di una deroga puntuale alla disciplina ordinaria, giustificata non soltanto dalla molteplicità delle consultazioni previste, ma anche dalla necessità di favorire una più ampia partecipazione, tenuto conto delle mutate condizioni di vita e di lavoro dei cittadini. Viviamo in tempi complessi. Le esigenze familiari e professionali sono sempre più impellenti. Quindi, estendere le operazioni di voto su due giorni rappresenta un atto di realismo istituzionale, un atto che rafforza l'accessibilità al processo democratico, senza, però, intaccarne la serietà.
A ciò, poi, si accompagna una disciplina chiara e puntuale sullo svolgimento contestuale di più consultazioni. La è di evitare sovrapposizioni inutili, di evitare incertezze applicative e, soprattutto, il rischio di contenziosi, che potrebbero minare la legittimazione dei risultati.
Un punto tutt'altro che secondario, che, a mio avviso, va affrontato in quest'Aula: riguarda il momento della scelta dell'elettore e dell'intero processo elettorale. L'intero procedimento vede fasi diverse: dalla corretta informazione preventiva, alla regolarità delle operazioni di seggio, alla chiarezza delle fasi di scrutinio. La previsione di un ordine preciso di svolgimento degli scrutini, anche in caso di abbinamento tra referendum e elezioni suppletive o amministrative, è la di questa normativa, che vuole rispondere esattamente a questa esigenza di linearità e di comprensibilità.
E poi c'è il tema ovviamente delle spese e dei compensi spettanti ai componenti degli uffici elettorali di sezione.
Riconoscere l'impegno in modo equo di migliaia di cittadini, che lavorano nei seggi e nelle operazioni elettorali, significa valorizzare una tradizione di partecipazione amministrativa che ha garantito, nel tempo, una solidità del nostro sistema elettorale. Ecco perché Forza Italia guarda con favore all'impianto complessivo di questo provvedimento, perché lo considera coerente con una visione di democrazia che non è ideologica, ma è una visione concreta, una visione non retorica, ma operativa. Favorire la partecipazione non significa moltiplicare slogan, ma creare condizioni reali affinché il voto sia accessibile, ordinato e consapevole.
Proprio per questo, però, riteniamo importante sottolineare che ogni intervento sull'organizzazione delle consultazioni deve essere accompagnato da un impegno altrettanto forte sul piano dell'informazione e della chiarezza verso i cittadini. Le regole del gioco democratico devono essere non solo giuste, ma anche comprensibili e percepite come tali, perché, in un contesto nel quale la disaffezione al voto rappresenta una sfida crescente - e questo purtroppo, ahimè, è un elemento di criticità dei nostri tempi -, la confusione normativa o comunicativa non può trasformarsi in un ulteriore fattore di allontanamento dei cittadini dalla politica. Ecco perché abbiamo di fronte l'esame di un atto che deve essere l'occasione per poter affermare valori condivisi, per affermare il rispetto delle regole del gioco democratico.
E, proprio su questo aspetto, Forza Italia, a tale riguardo, ritiene che il tema del voto dei fuori sede, di cui si è tanto discusso in quest'Aula, a giusta ragione, non possa essere affrontato con semplificazioni o forzature. Occorre, in questo senso, valutare con attenzione l'equilibrio che deve sussistere tra ampliamento delle possibilità di voto e garanzia della regolarità e della sicurezza delle operazioni elettorali. Su questo mi consenta, Sottosegretario Ferro: lei è stata molto chiara, ha spiegato, con dovizia di particolari, in Commissione e poi in Aula, perché non si è potuta operare questa opzione e perché il tema del voto fuori sede non ha potuto trovare giusta sede e materia in questo provvedimento. Lo ha spiegato sulla base di un patrimonio di dati e di esperienze che raccontano delle sperimentazioni effettuate su dati reali, che lei ha già ampiamente citato; lo ha spiegato anche con i tempi normativi di esecuzione della normativa, perché ha spiegato che la normativa oggetto di conversione vedrebbe la relativa previsione del voto ai fuori sede solo 20 giorni prima della data del referendum, quando normalmente, in tutte le consultazioni, questo avviene almeno 80-90 giorni prima, con una notevole compressione proprio del procedimento democratico cui accennavo prima, cioè dei tempi di espletamento degli adempimenti elettorali. Quindi, non ci sono solo ragioni ostative tecniche. Ci sono ragioni ostative di tempi e ci sono ragioni ostative di organizzazione di una macchina elettorale burocratica, farraginosa che, ahimè, non può partire dall'ineludibile riconoscimento di questo contesto e di questo impedimento reale.
Ma, accanto al suo intervento, autorevole Sottosegretaria - noi ci conosciamo da molto tempo e io l'ho sempre apprezzata per la sua coerenza e la sua azione politica -, è seguito il dibattito in Aula, è intervenuto anche il collega Urzi' ieri, e ha precisato e ha confermato che c'è un'iniziativa legislativa, che attualmente è all'esame del Senato della Repubblica, che è già passata in quest'Aula, che ha già trovato accoglimento nell'Aula della Camera. Quindi, mi pare di capire che c'è la volontà politica di procedere in questa direzione, cioè di ampliare il voto anche per i fuori sede.
E allora, se questo è vero, l'esame di questo provvedimento non può che essere letto come una parte di un percorso più ampio, cioè si potrebbe partire da questo patrimonio di dati e di esperienze per fare delle scelte di responsabilità e per lavorare su un impianto condiviso che possa trovare luce con l'approvazione di maggioranza e opposizione su alcuni valori di base: rispetto della volontà popolare, certezza delle regole e tutela delle minoranze e delle maggioranze, in definitiva, credibilità delle istituzioni. Le regole non sono neutrali, incidono sulla fiducia dei cittadini. Senza fiducia, nessun sistema democratico può reggere nel lungo periodo. E il Parlamento, in questo senso, deve continuare ad essere luogo di confronto serio e responsabile, capace di tenere insieme rigore istituzionale e ascolto della società; non un'arena di contrapposizioni sterili o anacronistiche, ma uno spazio nel quale le differenze si misurano sul terreno delle soluzioni concrete.
Questa è la nostra valutazione del provvedimento. È una valutazione positiva, riteniamo che sia un provvedimento chiaro, che si inserisce in una cornice funzionale e chiara. Naturalmente, nessuna legge può esaurire da sola questo compito di rivitalizzare la partecipazione democratica, ma è su una linea di equilibrio tra continuità e innovazione, tra coerenza e riformismo, che Forza Italia intende collocare la propria azione politica, con leggi chiare, ordinate e rispettose della tradizione istituzionale, che è l'unico modo per poter sperare di guardare al futuro con rinnovata fiducia. Per questo, io dichiaro il voto favorevole di Forza Italia su questo provvedimento in quest'Aula, oggi .
PRESIDENTE. Colleghi, colleghi, per favore. Consentitemi di dare… onorevole Iaria, per favore. Onorevole Iaria, la prego; la prego, mi consenta di dare la parola all'onorevole Bof. Prego, onorevole Bof … Colleghi, per favore, sono dichiarazioni di voto, vi prego. Prego, onorevole Bof.
GIANANGELO BOF(LEGA). Presidente, onorevoli colleghi, Sottosegretario, io ho ascoltato attentamente i discorsi pronunciati soprattutto dai banchi della sinistra in questi giorni e soprattutto oggi, e devo dire che, a un certo punto, ho detto: ma noi siamo così brutti e cattivi e antidemocratici perché non vogliamo far votare le persone? Noi vogliamo che venga inibito il diritto di voto ai nostri cittadini? Mah, sempre con lo spirito autocritico che mi contraddistingue, ho cercato di informarmi, ho cercato di capire se ciò fosse vero, perché, se ciò fosse vero, sarebbe una cosa grave.
Ho sentito parlare del fatto che noi non avremmo garantito il voto dei nostri italiani all'estero, una restrizione ()… scusi, continuo ad intervenire io o interviene il collega Iaria? Giusto per capire a chi va data la parola .
PRESIDENTE. No, colleghi, però vi prego, veramente, sono dichiarazioni di voto. Onorevole Iaria, per favore, basta e . No, no, basta, basta. Per favore, basta.
GIANANGELO BOF(LEGA). Chiedo la parola io.
PRESIDENTE. Onorevole Bof, la prego, prosegua.
GIANANGELO BOF(LEGA). Grazie. Quindi, per lo spirito autocritico che mi contraddistingue, ho cercato di capire, perché ho sentito che noi non garantivamo il voto ai nostri italiani all'estero, perché, attraverso le procedure dei consolati e delle ambasciate, noi non garantivamo il voto. E, quindi, mi sono chiesto: ma siamo così cattivi? Poi, nell'analisi che ho fatto, ho scoperto che, in realtà, gli italiani all'estero hanno cominciato a votare grazie a un Ministro di questa Repubblica, a un Governo di centrodestra e al Ministro Mirko Tremaglia . Probabilmente, dai banchi della sinistra, che ha governato negli ultimi anni, nessuno si è accorto degli italiani all'estero ed è dovuto arrivare un Governo di centrodestra, e un Ministro come Tremaglia, per accorgersi che esistevano degli italiani in giro per il mondo che forse volevano votare e forse volevano esprimere il proprio consenso. Ma ho detto: forse quello degli italiani all'estero è un caso, probabilmente, isolato. Noi rimaniamo brutti e cattivi, che non vogliamo far votare la gente. Allora sono andato a vedere: qual è il primo Governo che ha introdotto il voto, anche se in modo sperimentale, per i lavoratori e gli studenti fuori sede? Io pensavo che i Governi dove il PD e la sinistra hanno partecipato negli ultimi 10 anni in maniera molto importante in termini di tempo sicuramente avessero introdotto, loro, il voto per i fuori sede. E invece, scopro che a introdurre per la prima volta il voto fuori sede è questo Governo e questa maggioranza .
Allora dico: sono belle le parole, però io sono abituato a pensare alle parole e ai fatti. Qui ho sentito tante belle parole ma, in realtà, i fatti sono stati fatti da due Governi di centrodestra, che hanno dato questa possibilità agli elettori. Allora, o prima, o in tutti gli anni precedenti questi si sono dimenticati che esisteva gente che voleva votare fuori sede, oppure, per anni, hanno voluto inibire la democrazia non consentendo, con delle leggi che avrebbero potuto fare, di far votare questi cittadini. Ora scendiamo un attimo nella realtà.
In realtà, ci sono anche dei problemi tecnici, perché ho sentito delle parole da persone che, probabilmente, non solo non hanno mai amministrato un comune, ma non hanno mai amministrato una bocciofila, perché se uno pensa solo che, per poter mandare al voto la gente, dobbiamo avere gli elenchi degli iscritti alle liste elettorali - ahimè - nei nostri comuni, però, non abbiamo risorse infinite di persone che possono, fino all'ultimo giorno, aggiornare gli elenchi. Ci vuole la commissione elettorale, la commissione elettorale si deve riunire e deve approvare gli elenchi di quelli che possono andare a votare. Ovviamente, qui ci vuole un termine e il termine è di due mesi prima. Quindi, non può arrivare uno, l'ultimo giorno, e chiedere di votare.
Entriamo, però, anche nel merito della sperimentazione e capiamo quanta volontà c'è stata, da parte di chi ne ha avuto il diritto, di andare effettivamente a votare. Allora, capiamo che, con la sperimentazione che abbiamo fatto, abbiamo dato la possibilità di esprimere il proprio voto a 5 milioni di persone, 5 milioni di persone che finalmente avevano il diritto di andare a votare. Di questi 5 milioni di persone, 66.000 hanno chiesto all'ufficio elettorale: iscrivetemi nelle liste elettorali del comune dove risiedo in questo momento, non in quelle del mio comune di residenza ma dove lavoro o dove studio, perché poi io possa andare a votare. Ma non bastasse questo fatto - e lascio a tutti capire quale rapporto numerico c'è fra 5 milioni e i 60.000 che effettivamente l'hanno chiesto , che è un rapporto infinitesimamente basso -, di questi 60.000 neanche tutti sono andati a votare, perché in realtà solo l'80 per cento ci ha detto: voglio andare a votare. Poi, l'80 per cento è andato a votare e il 20 per cento ha espresso la volontà e nemmeno ci è andato. Allora, io capisco tutto.
Teniamo conto anche di una cosa, che la democrazia garantisce le possibilità di recarsi presso il seggio elettorale perché il nostro sistema democratico, che vuole garantire il diritto di voto ai cittadini, prevede, sia per Trenitalia sia per Italo sia per i trasporti aerei sia per i trasporti marittimi, delle scontistiche che arrivano al 60-70 per cento per chi, appunto, vuole andare a votare.
Siccome noi capiamo che ci sono studenti, ci sono lavoratori e ci sono tante persone che devono andare a votare, noi abbiamo pensato anche al fatto che, magari, un solo giorno, per chi lavora la domenica, era un problema e, quindi, abbiamo aumentato il numero di giorni in cui si poteva andare a votare. Quindi, non solo la domenica, ma anche il lunedì. Come se non bastasse ciò, abbiamo anche ampliato l'orario del lunedì fino alle ore 15 - cosa eccezionale -, ma questo è stato fatto proprio per incentivare e dare la possibilità a tutti coloro che vogliono spostarsi per andare a votare. Poi, ovviamente, ci vuole la volontà di esprimere il proprio voto, perché magari uno fa i salti mortali per andare a un concerto o per andare a vedere una partita di calcio, ma se ritiene prioritaria la partita di calcio o il concerto rispetto al votare è chiaro che noi possiamo creare tutte le agevolazioni di questo mondo, ma la gente va a vedere la partita, va a vedere il concerto, ma non va a votare e non c'entra nulla con i diritti che noi garantiamo o meno a questi cittadini.
Nulla toglie che, sicuramente, il voto dei fuori sede è una cosa importante e alla quale si deve lavorare - e ci lavoreremo e ci si potrà lavorare -, ma far diventare questo un problema politico per il fatto che se i fuori sede non possono andare a votare in questa tornata cambia in maniera radicale quello che poteva essere il risultato del voto mi sembra, fra virgolette, una ricostruzione molto fantasiosa, fatta, tra l'altro, da una parte politica che di questo problema non si è mai preoccupata e non si è mai occupata . È questo ciò che dimostra, perché - attenzione - dimostrare qualcosa non significa dirlo quando si sta all'opposizione, ma dimostrare qualcosa vuol dire farlo quando si governa e questo lo abbiamo dimostrato noi. Sicuramente non l'ha dimostrato chi oggi predica dai banchi della minoranza.
Ovviamente, ci sono anche degli aspetti legati al fatto che c'è anche gente che quel giorno lavora, perché lavora ai seggi, lavora per garantire che tutti possano andare a votare. Ebbene, le indennità che molto spesso vengono riconosciute - a studenti e ai lavoratori - ai presidenti, ai segretari di seggio, eccetera, ovviamente andavano aggiornate. Noi abbiamo tenuto in considerazione anche queste persone, che domenica e lunedì presidiano i seggi e tolgono magari tempo alla famiglia o al lavoro per stare lì, e dato che le indennità da tempo non venivano aggiornate queste indennità sono state aggiornate del 15 per cento, proprio per dare anche maggiore motivazione a queste persone di partecipare al voto.
Vorrei anche prendere in considerazione una cosa, perché è stato detto: ma si poteva fare prima, i tempi, eccetera. Noi dobbiamo tenere in considerazione che è vero che per noi, che parliamo qui dai banchi del Parlamento, inserire un comma, un articolo o accogliere un emendamento all'interno di una legge è una cosa abbastanza semplice, però dobbiamo tenere in considerazione anche un'altra cosa, che dall'altra parte, dalla parte dei comuni e dalla parte dei funzionari degli uffici, ogni norma, ogni articolo che noi modifichiamo, che magari non ha incidenza sulla spesa pubblica, sicuramente crea procedure e lavoro per tutti quelli che stanno dall'altra parte, che, come ho già detto in precedenza, non hanno risorse umane infinite per poter gestire qualsiasi fantasia che a noi, qui dentro, può venire in mente. Dobbiamo cercare di creare anche delle procedure semplici, che siano praticabili e fattibili da parte di chi deve operare, da parte di chi deve aggiornare gli elenchi elettorali e da parte di chi deve poi organizzare le operazioni di voto.
La dimostrazione che non si è voluto dare un segnale per non far andare a votare per il referendum era che il Governo avrebbe potuto tranquillamente individuare anche due date separate per le elezioni amministrative e le elezioni dei seggi che vanno alle suppletive piuttosto che per il referendum. Invece, si è deciso proprio di fare un per fare in modo che chi andava a votare per le comunali andasse a votare anche per il referendum e andasse a votare anche per le politiche. Quindi, per chi volesse anche supporre questo, se questa era l'intenzione il Governo avrebbe agito in maniera completamente diversa.
Quindi, ritengo che questo provvedimento sia un provvedimento utile e valido e, tra l'altro, interviene anche sulla possibilità per i comuni sotto i 15.000 abitanti nel caso in cui si presenti una sola lista, perché molte volte la partecipazione diminuisce non solo per i votanti ma anche per la politica attiva e, quindi, abbiamo fatto in modo che tutti i membri in lista potessero essere eletti nel caso in cui vi fosse una sola lista e si superasse almeno il 40 per cento degli aventi diritto al voto…
GIANANGELO BOF(LEGA). …con un 50 per cento dei votanti.
Quindi, per tutti questi motivi annuncio il voto favorevole della Lega-Salvini Premier a questo provvedimento e ringrazio il Governo
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Rappresentante del Governo, colleghe e colleghi, ci troviamo di fronte a un provvedimento che normalmente sarebbe passato come una sorta di atto dovuto, senza grandi discussioni e, invece, ci sono le questioni che sono già state indicate dai colleghi e su cui ritornerò, come quella legata al tema delle persone, dei cittadini e delle cittadine, che vivono fuori sede. Prima di entrare su questo, vorrei che ci fosse consapevolezza, in quest'Aula, anche del contesto entro cui ci muoviamo, che è un contesto di un astensionismo senza precedenti: nelle elezioni politiche del 2022, per la prima volta si è battuto un record storico, arrivando al 63,9 per cento di votanti e anche nelle elezioni europee - lo ricordo a quest'Aula - per la prima volta siamo arrivati sotto il 50 per cento di votanti in un'elezione politica generale. Il tema dell'astensionismo… se poi si fanno anche altre riunioni, Presidente
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, altrimenti non riusciamo a sentire i lavori in Aula. Vi prego, per favore.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Io non vado avanti, Presidente. Mi spiace.
PRESIDENTE. Colleghi, per favore. Se riprendete posto possiamo andare avanti, che ho la sensazione che già il pomeriggio sarà lungo.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Quindi, il tema dell'astensionismo - ma credo che su questo dovremmo convenire tutti - è una questione strutturale, una questione che rischia di minare la nostra democrazia e, quindi, dovrebbe interrogarci tutti, indipendentemente dall'attuale… Presidente, siamo nell'Aula del Parlamento e lei deve far rispettare il diritto di chi parla.
PRESIDENTE. Per favore, colleghi! Per favore, colleghi, per favore.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Da questo punto di vista, non ho nessuna difficoltà a riconoscere che va nella giusta direzione la possibilità di votare anche il lunedì e, quindi, dare maggiore tempo per recarsi al voto. Va in questa direzione l'ipotesi che abbiamo letto, per esempio, di superare il problema della tessera elettorale con una tessera elettronica elettorale, utilizzando i nuovi strumenti.
Rimane, però, una questione. È inutile non andare al fondo del problema, che ci porta anche a dare un giudizio, a differenza di tante altre volte nel passato, di tipo negativo: è la questione della mancata terza tappa della sperimentazione del voto fuori sede che, come tutti ricorderanno, è già stato sperimentato sia in occasione del voto europeo, sia anche in occasione del referendum sulle questioni del lavoro.
Da questo punto di vista, le questioni tecniche che sono state poste dalla Sottosegretaria - che ringrazio per la presenza e l'interlocuzione sia nella sede di Commissione, sia in quest'Aula - non ci convincono. Ma proverò a ragionare sul perché non ci convincono. Infatti, uno che ci ascolta da fuori potrebbe essere portato a pensare che, di fronte a questioni tecniche, non ci sono questioni politiche e che, conseguentemente, non si può addossare alcuna responsabilità a chi in questo momento governa.
In realtà, a leggere bene le cose, soprattutto l'intervento della Sottosegretaria in replica alla discussione generale, la questione non è tecnica - mi permetto di attirare l'attenzione dei colleghi -, ma è legata alle tempistiche perché, per sua stessa ammissione, il modello sperimentale non ha evidenziato importanti criticità. Quindi, non ci sono problemi tecnici sul modello di sperimentazione.
La questione che viene riportata dalla Sottosegretaria nel suo intervento dice che una disciplina introdotta in sede di conversione, infatti, entrerebbe in vigore presumibilmente solo negli ultimi giorni di febbraio, quindi a poco più di 20 giorni dalla data del voto. Nelle precedenti sperimentazioni, invece, le norme erano entrate in vigore entro 80 e 69 giorni, consentendo al Ministero e, soprattutto, alle amministrazioni comunali di predisporre per tempo tutte le attività necessarie.
Quindi, per rendere effettivo il voto dei fuori sede, occorre una sequenza di procedura che non può essere compressa nei tempi, non nella tecnica. Il problema è molto semplice: chi decide, chi ha deciso la data del referendum ? Ha deciso la data del referendum il Consiglio dei ministri, che non ha tenuto conto delle tempistiche previste dalla sperimentazione .
Ricordo a tutti, per essere molto chiari, che quando si decidono le elezioni anticipate, gli stessi funzionari - e ho il dubbio che lo abbiano detto al Governo - inascoltati, dicono, per esempio, che per il voto all'estero c'è bisogno di un certo numero di giorni in più.
Allora, semplicemente, il Governo ha deciso la data senza tenere conto per scelta politica, del diritto di voto degli studenti, dei lavoratori e di persone che hanno problemi di carattere medico. Questo è il problema. Ecco il perché della nostra reazione.
Lo dico anche - per il suo tramite - al collega Bof: il problema è che abbiamo dato atto in quest'Aula del fatto che il Governo era riuscito, forse, dove noi non eravamo riusciti nella sperimentazione. E proprio in occasione di un referendum non - se vogliamo - normale, ma costituzionale, proprio in questa occasione non si è riusciti, ma in realtà non si è voluto. La scelta è politica e questa responsabilità politica voi dovete assumervela fino in fondo.
Così come rispetto al tema del voto dei nostri connazionali all'estero la questione è meramente economica. Il problema non sono le norme, è aver dimezzato i fondi per far funzionare il sistema elettorale e vuol dire fondamentalmente fare meno informazione, meno comunicazioni, salvo poi, ovviamente, dire che il numero delle persone che hanno usufruito di questa opportunità è molto basso. Insomma, lo dico: è una scelta politica che noi non condividiamo ed è la ragione per la quale noi voteremo contro questo decreto.
Ma lo dico con profonda amarezza, signor Presidente, perché io credo che questa non sia una sconfitta addebitabile alla maggioranza. È una sconfitta della politica, una sconfitta di tutti, è un brutto segnale della politica nei confronti in particolare dei giovani, quei giovani che in queste ore sono andati di fronte alle prefetture a chiedere di poter votare, che hanno dimostrato passione e interesse per la cosa pubblica, ai quali la politica, alla fine, sbatte la porta in faccia.
A perderci in questa partita siamo tutti e c'è una profonda sottovalutazione di questo distacco crescente tra la politica e la vita delle persone. Questi ragazzi, queste ragazze non vanno a votare semplicemente perché in molti casi non hanno i soldi per poter tornare a casa e noi gli rispondiamo che ci sono problemi tecnici su un referendum che non ci sono. È una scelta politica di cui voi vi assumete tutta la responsabilità, è una scelta miope, è una scelta contro gli interessi della democrazia innanzitutto
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Urzì. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO URZI'(FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, dopo questo dibattito dell'assurdo, con il quale le opposizioni di sinistra hanno parlato di tutto quello che non c'è nel testo di legge, ignorando tutto quello che c'è, io direi di tornare alla realtà. Perché il 2026, Presidente, sarà un anno che rimarrà negli annali della storia della nostra Repubblica, intenso sul piano degli appuntamenti elettorali, iniziando evidentemente dal referendum costituzionale sulla giustizia, il 22 e 23 marzo.
Ma non possiamo ignorare le numerosissime date delle elezioni amministrative: 580 comuni nelle regioni a statuto ordinario, 220 in quelle a statuto speciale; poi, ancora, due elezioni suppletive per i collegi uninominali della Camera e, poi, al turno ordinario seguirà anche un turno di elezioni amministrative straordinario.
Quindi, è un anno di grande fermento e di confronto su idee e schieramenti. Con il referendum - mi preme dirlo, Presidente, lo abbiamo detto e lo vogliamo ribadire - indichiamo al Paese la via delle riforme, come quella capace di superare incrostazioni del passato, che hanno rallentato la crescita, la stabilità e l'autorevolezza del nostro Paese. Crescita, stabilità, autorevolezza restituite dal Governo di Giorgia Meloni e su cui siamo misurati e giudicati a livello internazionale.
Come siamo misurati, Presidente, e come siamo giudicati? “” scrive di Parigi; Meloni, la più stabile del continente, il ; Meloni, la persona più influente d'Europa, ; percorso senza errori del Governo italiano, ; “Con lei serietà e fiducia nell'Italia”,; standard di vita invidiabile ed un Governo stabile, l'Italia di Meloni, ; l'Italia non è più l'anello debole dell'Europa, .
Può bastare, signori, colleghi dell'opposizione? Ora, però, accettiamo la sfida del referendum per una giustizia giusta, iniziando dalla liberazione dall'occupazione da parte delle correnti ideologizzate e archiviamo la riforma della Corte dei conti, che sarà strumento di sostegno e indirizzo oculato e responsabile per le amministrazioni pubbliche, non più un freno per la paura della firma.
Ancora, la riforma su sicurezza e contro l'immigrazione clandestina e quella del fisco. Anche lo straordinario anno elettorale del 2026, quello corrente quindi, aveva la necessità, Presidente, di adeguamenti normativi per garantire l'esercizio ordinato e completo del più grande dei diritti, quello al voto, quello di cui tutta la sinistra non ha parlato. La norma, in effetti, pur essendo asciutta, favorisce la partecipazione degli elettori, esattamente l'opposto di tutto quello che abbiamo seguito sino ad oggi. L'estensione a due giornate del voto per il referendum è la rappresentazione plastica di questa volontà per sconfiggere il primo partito italiano, che è avversario di tutti i partiti: è il partito del non voto.
Questo provvedimento interviene anche sulle modalità di elezione nei comuni sino a 15.000 abitanti, quando sia stata ammessa e votata una sola lista. Poi semplificazione: una modifica che agevola il raggiungimento del , considerando solo gli iscritti all'AIRE che partecipano effettivamente al voto. Tutto ciò di cui la sinistra non ha parlato. Non posso in questa sede, Presidente, non richiamare anche il riconoscimento del valore del lavoro compiuto da coloro che saranno impegnati ai seggi, con una rivalutazione del compenso. Anche questo è favorire la democrazia.
Insomma, per tutto questo impegno nel fare e nel garantire il valore del voto e degli elettori non possono quindi essere sostenibili e giustificabili le ragioni e le critiche mosse dalle opposizioni sul voto per i fuori sede. Appare paradossale che siano proprio le forze di opposizione, Presidente, latitanti in tutti gli anni in cui hanno governato, a rimproverare l'attuale Governo, che è stato l'unico ad avviare le prime sperimentazioni della storia repubblicana per coloro che stanno fuori sede .
Presidente, non ci avevano pensato i Governi Conte, non ci avevano pensato i Governi Renzi, Draghi, Gentiloni e Letta, ossia non ci avevano pensato i vostri Governi. Ci abbiamo pensato noi. Eppure, state ancora a protestare. Facciamo un punto, Presidente. Per le elezioni europee erano state 23.000 le istanze di ammissione da parte di studenti, poco meno di 60.000 per studenti e lavoratori aventi diritto ai referendum abrogativi 2025. Le proiezioni, rispetto al dato del cosiddetto Libro bianco tanto citato, parlavano di un milione e mezzo di studenti e lavoratori, a fronte di una categoria di fuori sede appunto indicata…
PRESIDENTE. Colleghi, per favore, non si riesce più a sentire. Onorevole Urzi', scusi. Non si riesce più a sentire. Il Governo mi dice che non riesce a sentire, per cui, cortesemente, vi prego, stiamo per votare. Quindi, un po' di silenzio e ascoltiamo l'ultimo intervento. Ho bloccato il tempo, onorevole Urzi'. Prego.
ALESSANDRO URZI'(FDI). La ringrazio, Presidente. È indicata una cifra approssimativa di 5 milioni, ma ho sentito molte approssimazioni sui numeri esatti dei fuori sede. Lo stesso Libro bianco, peraltro, definisce il loro numero sperimentale e legato a segnali amministrativi, quindi non dati certi. La realtà è poco meno di 60.000 che hanno utilizzato il voto con questa modalità. Sono pochi? Sono tanti? Tanti certamente no, Presidente, speravamo sicuramente tutti di più. Ora, però, è tempo di analisi dettagliatamente svolte dal Viminale e trasmesse al Parlamento sovrano, che già ha in calendario una norma approvata dalla Camera e che deve trovare ora il proprio naturale approdo in Senato.
Mi chiedo se la sinistra lo sappia. Quindi, nessuna speculazione su questo tema può essere sostenuta con ragionevole convinzione da parte delle minoranze. Questo Governo è l'unico nella storia repubblicana ad avere permesso l'esercizio del voto fuori sede. Voglio ricordare, tra parentesi, che Mirko Tremaglia, come esponente della destra italiana, è stato colui che ha garantito il diritto di voto anche per gli italiani all'estero . Non accettiamo lezioni su questo.
È chiaro a chiunque, Presidente, come il decreto-legge che oggi stiamo convertendo avrà completato il suo percorso naturale non prima degli ultimi giorni di febbraio, quindi poco più di 20 giorni prima della data del voto per il referendum. In questa norma, quindi, non è tecnicamente possibile introdurre procedure di estensione della sperimentazione, ignorando il congruo periodo di almeno 45 giorni tra l'entrata in vigore della norma e la data del voto, tenendo conto delle tempistiche per la presentazione delle domande, le eventuali revoche, poi la costituzione delle sezioni elettorali, la cristallizzazione delle liste elettorali.
Concludo, Presidente, con orgoglio, perché possiamo dichiarare che il Governo più riformatore nella storia recente della nostra Repubblica, anche con una norma tecnica come quella di cui stiamo discutendo, sta scrivendo una piccola pagina di storia, riavvicinando gli elettori alla partecipazione, allargando i tempi del voto e garantendo il valore del voto degli elettori nei piccoli comuni. Tutto ciò di cui non avete parlato.
Lo facciamo con accessibili e sostenendo chi opera ai seggi - i presidenti, gli scrutatori - ed è il custode materiale della nostra democrazia, o perlomeno delle nostre schede su cui scriviamo la nostra libertà. Per tutte queste ragioni, Presidente, non posso che annunciare il convinto voto favorevole da parte del gruppo di Fratelli d'Italia al provvedimento .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire, per una proposta di correzione di forma, ai sensi dell'articolo 90, comma 1, del Regolamento, il relatore, onorevole De Corato. Ne ha facoltà.
RICCARDO DE CORATOGrazie, Presidente. È una correzione di forma. A nome del Comitato dei nove, ai sensi dell'articolo 90, comma 1, del Regolamento, propongo all'Assemblea le seguenti correzioni di forma riferite all'articolo 1 del decreto-legge.
All'articolo 1, comma 2, le parole: “spettano, gli” sono sostituite dalle parole: “spettano gli”, e le parole: “lett. e ” sono sostituite dalle parole: “lettere e ” Quindi, c'è un'esclusiva correzione di forma.
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la proposta di correzioni di forma avanzata dal relatore si intende accolta dall'Assemblea.
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
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PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2751-A: "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 dicembre 2025, n. 196, recante disposizioni urgenti per le consultazioni elettorali e referendarie dell'anno 2026".
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2673-A: Legge annuale sulle piccole e medie imprese.
Ricordo che nella seduta del 19 gennaio si è conclusa la discussione generale e il relatore e il rappresentante del Governo hanno rinunciato ad intervenire in sede di replica.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge e delle proposte emendative presentate .
Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri , che sono in distribuzione.
In particolare, il parere della Commissione bilancio reca una condizione volta a garantire il rispetto dell'articolo 81 della Costituzione, che è in distribuzione e che sarà posta in votazione ai sensi dell'articolo 86, comma 4, del Regolamento.
Avverto che la Presidenza, ai sensi dell'articolo 89, comma 1, del Regolamento, conferma l'inammissibilità degli emendamenti Caramiello 10.6 e 10.7, non segnalati per la votazione, già dichiarata in sede referente.
Avverto altresì che la Presidenza non ritiene ammissibile, ai sensi dell'articolo 89, comma 1, del Regolamento e del parere della Giunta per il Regolamento del 26 giugno 2013, l'articolo aggiuntivo Cappelletti 1.01004, in ragione dell'estraneità per materia della copertura finanziaria.
Informo l'Assemblea che, in applicazione dell'articolo 85 del Regolamento, i gruppi MoVimento 5 Stelle e Italia Viva-il Centro-Renew Europe sono stati invitati a segnalare gli emendamenti da porre comunque in votazione.
Se nessuno chiede di intervenire sul complesso degli emendamenti, invito il relatore ed il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli emendamenti e sugli articoli aggiuntivi riferiti agli articoli del disegno di legge segnalati per la votazione.
Chiedo quindi al relatore, onorevole Pietrella. Prego.
FABIO PIETRELLA, . Grazie, Presidente. Il parere è contrario su tutte le proposte emendative, ad eccezione dell'emendamento 1.500, che recepisce la condizione della V Commissione.
PRESIDENTE. Chiedo dunque al Governo, al Vice Ministro Valentini. Prego.
VALENTINO VALENTINI,. Parere conforme.
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo premissivo 01.01 Pavanelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo premissivo 01.01 Pavanelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.2 Ferrara. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.2 Ferrara, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.3 Pandolfo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pandolfo. Ne ha facoltà.
ALBERTO PANDOLFO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Questo emendamento interviene sull'articolo 1, per estendere dal 2028 al 2030 l'agevolazione fiscale prevista per le reti d'impresa.
Le reti di impresa, soprattutto nei territori a forte vocazione produttiva, rappresentano una risposta alla frammentazione del nostro sistema economico. Proprio per questo riteniamo che l'orizzonte temporale previsto sia troppo ristretto, perché le reti di impresa non si possono costruire solo sulla carta, ma richiedono programmazioni, investimenti, soprattutto fiducia degli operatori economici e una prospettiva sulla stabilità normativa. Ecco, in un tempo di incertezza globale legata ai dazi e ai costi dell'energia, chiediamo di estendere questa misura per un ulteriore biennio, quindi fino al 2030.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.3 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.4 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.4 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.5 Ferrara. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.5 Ferrara, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.6 Pavanelli. Ha chiesto di parlare l'onorevole Del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Intervengo solo per spiegare, per suo tramite, anche alla collega Pavanelli, che condividiamo assolutamente le intenzioni di questo emendamento, però, proprio perché vogliamo rimarcare la necessità di trasformare il modello di sviluppo in senso sostenibile, abbiamo bisogno di avere criteri solidi e verificabili. Ogni volta che ci richiamiamo troppo vagamente ai criteri ESG, essendo in un contesto dove la letteratura sta fiorendo, ma non ci sono ancora standard solidi, rischiamo non di andare nella direzione auspicata, bensì di offrire spunti di critica a chi è contrario. Per questo motivo, ci asterremo .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.6 Pavanelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.7 Ferrara. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.7 Ferrara, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.8 Pandolfo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pandolfo. Ne ha facoltà.
ALBERTO PANDOLFO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Di fatto, con l'emendamento 1.8 intendiamo rafforzare globalmente tutte le previsioni, dal punto di vista sia dell'entità delle risorse stanziate - quindi attraverso un innalzamento da 15 a 30 milioni complessivi per la spesa -, sia dell'orizzonte temporale, di cui parlavo poc'anzi, rispetto all'applicazione dell'agevolazione per le reti di impresa, chiedendo un posticipo fino al 2031. Le ragioni le ho già spiegate prima, in particolare rispetto all'aumento temporale, e vale altrettanto per la prospettiva sull'aumento di spesa.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pandolfo. Se nessun altro intende intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.8 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.9 Ferrara. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.9 Ferrara, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.10 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.10 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.12 Pandolfo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pandolfo. Ne ha facoltà.
ALBERTO PANDOLFO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Qui il tema sono le microimprese. Quindi, noi chiediamo un nuovo comma 2- per valorizzare le microimprese. Presenza diffusa sul nostro territorio nazionale, conduzione familiare, radicamento sul territorio, aree interne, tutto quello che, molto spesso, viene dimenticato da questo Governo. Quindi, l'emendamento completa e rafforza gli incentivi economici, soprattutto dal punto di vista dell'assistenza tecnica, che sono finalizzati alla crescita e al consolidamento delle microimprese, che possono costituire una sensibile ossatura soprattutto nelle aree più interne del nostro Paese.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.12 Pandolfo, con il parere contrario/favorevole della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.13 Cappelletti. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cappelletti. Ne ha facoltà.
ENRICO CAPPELLETTI(M5S). Grazie, Presidente, bentornato. Questo emendamento propone di non estendere l'agevolazione di cui al comma 1, ossia le agevolazioni fiscali per le reti di imprese, alle imprese che sono attive nell'industria delle armi e della difesa. Perché facciamo questa richiesta? Perché, se il 40 per cento del bilancio del Ministero delle Imprese e del è riservato già adesso alle imprese che producono armi in Italia, che bisogno c'è di estendere anche questa agevolazione? Cioè, stiamo parlando di 11 miliardi di euro che finiscono a poco più di 200 aziende del nostro Paese nel settore degli armamenti, su un totale di 4,5 milioni, che si devono chiaramente dividere tutto il resto.
Negli ultimi due anni siamo arrivati a spendere 32 miliardi per la difesa: un più 20 per cento in un solo anno di crescita. Quando parliamo di difesa, se c'è un soggetto che deve essere difeso, è l'impresa nazionale, sono le aziende nazionali. Noi dovremmo piuttosto discutere di cambiare il nome del Ministero delle Imprese e del e chiamarlo, ad esempio, “Ministero dello sviluppo dell'industria bellica”, se andiamo avanti in questa direzione.
Per questo motivo, invitiamo a votare questo emendamento, che segna una discontinuità in seno a questo Ministero, che pare interessato solo allo sviluppo del ramo delle industrie belliche del nostro Paese .
PRESIDENTE. L'onorevole Dell'Olio sottoscrive l'emendamento. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.13 Cappelletti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.11 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.11 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.14 Appendino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.14 Appendino, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.15 Ferrara.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Ferrara. Ne ha facoltà.
ANTONIO FERRARA(M5S). Grazie, Presidente. Colleghi, colleghe, intervengo su questo emendamento che rafforza l'articolo 1 sulle reti di imprese non con gli slogan, ma con un incentivo concreto agli investimenti fatti dentro l'aggregazione, cioè dove nasce la competitività. La domanda è semplice: vogliamo che le microimprese, piccole, medie, restino piccole ed isolate, quindi ricattabili dal mercato, oppure vogliamo aiutarle e fare massa critica, innovare, scambiare competenze e competere all'estero? Perché le parole che sentiamo sono sempre le stesse, tre parole che sono: crescita dimensionale, innovazione e . Poi però, quando si chiede una misura che spinga davvero le imprese a mettersi insieme ed investire, scatta sempre la solita scena: il Governo e il MIMIT fanno un passo indietro, come se le PMI fossero il titolo di un convegno, non il problema reale del Paese.
Che cosa fa il nostro emendamento? Due cose chiare: introduce il credito d'imposta del 50 per cento per i costi sostenuti all'interno di una rete d'impresa, fino a 20.000 euro per ciascuna impresa, con un limite di spesa di 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026, 2027 e 2028. Qui non stiamo parlando di annunci, di , di visioni, parliamo di cose reali, macchinari, tecnologie, processi, digitalizzazione, organizzazione industriale condivisa.
Rafforza, come secondo punto, la dotazione complessiva della misura, portando il limite da 15 a 25 milioni. Perché, se davvero credete nelle reti di imprese, non potete finanziare con le monetine del caffè e, poi, pretendere che facciano miracoli. E qui arriva la parte surreale, sì, lo dico con ironia: la maggioranza ci racconta che le imprese devono crescere, che serve innovazione. Poi si presenta una legge sulle PMI e si mette una misura con un limite talmente stretto che rischia di diventare un premio per pochi e una delusione per tutti gli altri.
È il solito capolavoro del Governo Meloni: titolo altisonante, risultato in miniatura. Noi, invece, facciamo una proposta coerente, che nasce anche da ciò che chiedono le rappresentanze delle imprese. Se vuoi che le imprese si mettano insieme, devi premiarle quando investono insieme, perché è lì che scatta lo scambio del , è lì che condividono le prestazioni industriali e commerciali, è lì che si costruisce la competitività vera.
Noi non parliamo di teoria, parliamo della vita quotidiana delle PMI. Le microimprese sono la maggioranza numerica del sistema produttivo italiano, sono quelle che reggono filiere, subfornitura, distretti, artigianato evoluto. Eppure questo Governo continua a trattarle come comparse. Mentre i protagonisti, i grandi, trovano sempre una porta aperta, un tavolo dedicato, una corsia preferenziale, le piccole devono arrangiarsi, con i costi che salgono, i margini che scendono e l'accesso al credito sempre più duro, con un Ministero che sembra bravissimo a fare comunicati stampa e molto meno a costruire strumenti semplici e robusti.
E, allora, lo dico chiaramente: questo emendamento è una cartina di tornasole. Se la maggioranza lo boccia, non sta bocciando un emendamento del MoVimento 5 Stelle, sta bocciando un'idea che le PMI possano crescere davvero attraverso le reti; sta dicendo che l'aggregazione è una parola da del MIMIT, non una politica industriale.
Concludo, signor Presidente. Noi chiediamo una cosa di buonsenso: premiare gli investimenti fatti insieme, perché è così che si aumenta la competitività, si innova, si scambiano competenze e si regge la concorrenza internazionale. Se il Governo Meloni è coerente con quello che racconta fuori da quest'Aula, approvi questo emendamento. Se invece lo respinge, sarà l'ennesima conferma del copione: ai grandi spalanca le strade e ai piccoli lascia il marciapiede .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.15 Ferrara, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.500, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4, del Regolamento. Se nessuno chiede intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.500, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4, del Regolamento, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'emendamento 1.16 Cappelletti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.16 Cappelletti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.17 Caramiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.17 Caramiello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1, nel testo emendato.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.01009 Cappelletti. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cappelletti. Ne ha facoltà.
ENRICO CAPPELLETTI(M5S). Grazie, Presidente. Questo emendamento propone di istituire un fondo con una dotazione iniziale di 200 milioni per sostenere le micro, piccole e medie imprese che hanno avuto danni e tuttora hanno danni a seguito dell'introduzione di dazi e delle barriere tariffarie per l'esportazione, in particolare, ma non solo, da parte degli Stati Uniti.
Io ricordo, a me stesso e all'Aula, che per il Vicepremier Salvini i dazi fanno bene alle imprese italiane. Mi si consenta, però, di dissentire rispetto a questo. Forse anche per la Meloni, forse anche per la Presidente Meloni i dazi fanno bene alle imprese italiane, visto e considerato che è andata negli Stati Uniti d'America per fare da pontiera per ottenere una riduzione dei dazi ma non è andata proprio così, perché ha portato a casa il GNL - gas naturale liquefatto - a cinque volte il costo in cui lo pagavano prima le nostre aziende e adesso pagano l'energia molto più di prima, ha portato a casa un impegno di portare al 5 per cento del PIL la spesa in armamenti, di cui l'80 per cento va alle società americane che producono armi, e ha portato a casa l'esonero fiscale non per le aziende italiane ma per le aziende americane. A fronte di tutto questo, avrà ottenuto un qualche vantaggio sui dazi? No, perché la trattativa sui dazi è stata evidentemente un fallimento, certo, dell'Europa prima che dell'Italia.
Io credo, al contrario del Vicepremier Salvini e della Meloni, che i dazi creino danni alle imprese non solo italiane ma specialmente italiane. Per questo motivo ritengo che sia giusto e corretto prevedere un indennizzo, cioè uno strumento che consenta loro di mitigare il danno che è stato arrecato loro a seguito dell'introduzione di queste ulteriori barriere. Per cui - concludo - credo che ci possano essere i presupposti per il Governo per rivedere naturalmente il parere su questo emendamento o, comunque, per accantonare l'emendamento, in attesa di un supplemento di riflessione .
PRESIDENTE. Prendo atto che la collega Alifano intende sottoscrivere l'articolo aggiuntivo in esame.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.01009 Cappelletti, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.01000 Peluffo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Peluffo. Ne ha facoltà.
VINICIO GIUSEPPE GUIDO PELUFFO(PD-IDP). Grazie, Presidente. L'articolo aggiuntivo propone l'istituzione del Fondo rinnovabili per le piccole e medie imprese, perché, mentre oggi discutiamo in quest'Aula la legge annuale sulle PMI, fuori il sistema produttivo italiano sta attraversando una crisi che non è più episodica ma strutturale: crescita debole, produzione industriale in calo, investimenti frenati, competitività erosa. Tra le cause principali di questa crisi ce n'è una che il Governo continua colpevolmente a sottovalutare ed è data dal costo dell'energia. L'Italia continua a essere uno dei Paesi europei più esposti: il prezzo dell'elettricità all'ingrosso resta stabilmente molto più alto rispetto agli altri Paesi europei; più del doppio della Spagna e più del triplo della Francia. Questo differenziale non è un dettaglio tecnico, è una tassa occulta sulla manifattura italiana, è un fattore che spinge verso la deindustrializzazione ed è ciò rende più difficile produrre in Italia rispetto al resto d'Europa. Allora, la domanda continua a essere questa: che cosa sta facendo il Governo Meloni per le PMI davanti a questa emergenza?
A parole continua a riferirsi a impresa, sovranità economica, , ma quando si tratta di mettere in campo strumenti concreti, quando si tratta di aiutare davvero le piccole e medie imprese a reggere la sfida energetica questa maggioranza si gira dall'altra parte e questa legge annuale sulle PMI, che avrebbe dovuto essere un provvedimento strategico, rischia, invece, di ridursi a un insieme frammentato di norme, di deleghe senza risorse adeguate, senza una vera politica industriale.
Con questo emendamento proponiamo una misura semplice, efficace e immediatamente operativa per sostenere con contributi a fondo perduto le PMI che investono in impianti rinnovabili fino a 200 chilowatt. Significa permettere a migliaia di imprese italiane di ridurre il costo dell'energia, rafforzare l'autoconsumo, aumentare la competitività, investire nella transizione ecologica senza esserne schiacciate.
È una proposta pienamente coerente con gli obiettivi europei, compatibile con il quadro sugli aiuti di Stato, affidata al GSE per garantire trasparenza e rapidità. Il Governo continua a parlare di PMI come asse portante dell'economia nazionale, ma poi non dà loro gli strumenti fondamentali per affrontare il nodo principale, che è quello del costo dell'energia e della competitività. Approvare questo emendamento significa dare un segnale vero al Paese reale, significa sostenere chi produce, chi innova, chi tiene aperti stabilimenti e laboratori e chi non vuole delocalizzare .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.01000 Peluffo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.01002 Peluffo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Di Sanzo. Ne ha facoltà.
CHRISTIAN DIEGO DI SANZO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Con questo emendamento volevamo proporre un'altra misura, una delle varie misure che in questo provvedimento non avete voluto includere. È un provvedimento che, come hanno ricordato i colleghi, rimane davvero monco in tanti degli scopi che avrebbero dovuto trovare un luogo proprio per avvantaggiare, rendere più competitive e rafforzare le piccole e medie imprese. Questo emendamento andava a toccare un tema molto importante, il sostegno all'impresa femminile, cercando e chiedendo di rifinanziare in modo stabile uno strumento che esiste già, il Fondo a sostegno dell'impresa femminile, che è stato utilizzato e ha dimostrato anche di essere uno strumento reale e concreto del sistema produttivo. Proprio per questo ci sorprende - devo dire - anche qui il parere negativo del Governo. È un Fondo che sostiene l'avvio, il consolidamento e lo sviluppo dell'imprenditoria femminile, uno degli ambiti in cui il nostro Paese continua a mostrare dei seri ritardi strutturali.
Chiedevamo, quindi, di rafforzare con regole chiare una misura già operativa che permette a molte donne di trasformare un'idea in un'attività economica, di creare occupazione e contribuire alla crescita del Paese, perché la parità di opportunità deve passare, anche e soprattutto, dal lavoro e dall'impresa, ma ancora una volta riscontriamo che questo sembra un tema che a voi non interessa. Allora, la domanda che ci facciamo è questa: quanto conta davvero per questo Governo l'impresa femminile? Conta solo nelle dichiarazioni e nei convegni oppure conta anche nelle decisioni di bilancio? Noi con questo emendamento cercavamo di comunicare una cosa importante, cioè che sostenere l'impresa femminile non è uno slogan ma è un motore importante di crescita per il nostro Paese, ma ancora una volta questo Governo ha deciso di non fare niente riguardo a questo tema .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.01002 Peluffo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.01050 Appendino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.01050 Appendino, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.01005 Pavanelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.01005 Pavanelli, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.01051 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.01051 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.01006 Ferrara. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ferrara. Ne ha facoltà.
ANTONIO FERRARA(M5S). Grazie, Presidente. Colleghi e colleghe, intervengo per illustrare l'emendamento. Introduce l'articolo 1- per rifinanziare e rivalutare il per la digitalizzazione, destinato alle micro, piccole e medie imprese. In quest'Aula diciamo spesso PMI come se fosse una formula magica, ma le PMI non vivono di formule: vivono di ordini, tempi, margini e costi, quelli che ti permettono di produrre meglio, di vendere meglio, e non di schiacciare dalla concorrenza tutti i problemi che si ricevono.
Questo emendamento che proponiamo è una misura semplice, già sperimentata, apprezzata: un contributo a fondo perduto di 10.000 euro per ciascuna impresa per gli anni 2026 e 2027, con una dotazione di 30 milioni di euro per ciascun anno. Il finanzia interventi concreti, quelli che per una microimpresa sono spesso il salto che non riesce a fare da sola: l'acquisto di , , modernizzazione dei processi, servizi per aumentare l'efficienza e l'organizzazione del lavoro, soluzioni di , connettività a banda ultralarga, dove le reti terrestri non arrivano e non sono sostenibili, anche le connessioni satellitari, con l'acquisto e l'attivazione di e parabole, incluse quelle di Starlink.
In più, il copre anche formazione ICT qualificata per il personale, perché senza competenze la tecnologia resta in una scatola vuota. Perché è decisivo questo emendamento? Perché nei territori produttivi, come Varese o la Lombardia, la competizione si gioca sulle filiere e sulle commesse. Una micro o piccola impresa che non digitalizza rischia di essere tagliata fuori, non tra 10 anni, adesso. E diciamolo chiaramente: le piccole e medie imprese non sono un settore, sono la maggioranza numerica delle imprese italiane. E qui sta l'incongruenza politica, che va detta senza giri di parole.
Questo Governo non trova sempre il modo di fare arrivare ossigeno ai grandi, ai soliti noti, a chi ha già strutture, uffici legali, consulenti e accesso privilegiato ai tavoli. Invece, propone rinvii, burocrazia e slogan per le piccole e medie imprese. Le grandi hanno corsie preferenziali; le piccole hanno moduli, , bandi complicati, e spesso la risposta finale è sempre la stessa: arrangiatevi. Eppure, sono proprio le piccole a tenere in piedi l'occupazione nelle filiere, a fare subfornitura, a garantire la competizione e a reggere l'urto quando l'economia rallenta.
Questo è l'esatto contrario della propaganda. È una semplice misura, accessibile, immediata, con un effetto moltiplicatore già dimostrato, capace di attivare investimenti privati e muovere davvero il sistema. Non è assistenzialismo, è politica industriale minima indispensabile. E permettetemi una nota ironica, ma inevitabile: la maggioranza ama parlare di innovazione e modernizzazione con toni epici, salvo poi improvvisamente avere una timorosa paura quando si parla di innovazione e di dare 10.000 euro a una microimpresa per fare un salto tecnologico.
Evidentemente l'innovazione va bene solo quando finisce nei comunicati; quando finisce, invece, nelle officine, nei laboratori e nei piccoli uffici, allora diventa un problema. Concludo, signor Presidente: questo emendamento non è un'ideologia, è una chiave inglese messa in mano a chi ogni mattina alza la serranda e prova a restare competitivo. Chiedo alla maggioranza e al Governo una scelta lineare: se credete davvero nelle PMI, accogliete l'emendamento; se invece lo respingete, allora abbiate almeno il coraggio di dirlo apertamente.
Per voi la digitalizzazione è solo una parola da conferenza stampa. Per i grandi tutto, per le piccole solo qualche pacca sulla spalla e le liquidano con un “no” in Aula
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.01006 Ferrara, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.01053 Appendino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.01053 Appendino, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.01008 Ferrara. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.01008 Ferrara, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.01052 Aiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.01052 Aiello, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.01054 Del Barba. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.01054 Del Barba, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.01007 Appendino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.01007 Appendino, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.01013 Ferrara. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.01013 Ferrara, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.01010 Appendino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.01010 Appendino, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.01011 Alifano. Ha chiesto di parlare la collega Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, Presidente. La domanda è: è possibile coniugare sviluppo industriale, massimamente delle piccole e medie imprese, che rappresentano la struttura aziendale portante del nostro Paese, e la tutela ambientale? Bisogna necessariamente fare una scelta drammatica tra occupazione e ambiente, e dunque anche tutela della salute? La risposta secondo noi, Presidente, è “no”. Questo emendamento ripropone la questione e dà una soluzione, perché noi abbiamo un'attenzione a quelle aziende che investono nella realizzazione di impianti ecosostenibili e in processi che riducono il consumo di energia.
È stato già detto, negli interventi che mi hanno preceduto, che c'è un allarme in questo campo: il costo dell'energia è troppo elevato e le aziende ne scontano proprio, ahimè, le conseguenze. Dunque, vanno sorrette le realtà imprenditoriali che investono in processi volti a diminuire il consumo energetico con l'utilizzo di tecnologie e, per l'appunto, con questo articolo aggiuntivo, si prevede una Ires ridotta proprio per queste aziende. Dunque, votiamolo per avere una prospettiva futura migliore per il nostro Paese .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.01011 Alifano, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.01012 Alifano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.01012 Alifano, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 3.1 Pavanelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.1 Pavanelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 3.2 Pavanelli, 3.3 Del Barba e 3.4 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 3.2 Pavanelli, 3.3 Del Barba e 3.4 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.5 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.5 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.7 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.7 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.8 Pavanelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.8 Pavanelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.9 Appendino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.9 Appendino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.10 Appendino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.10 Appendino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.11 Appendino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.11 Appendino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.12 Cappelletti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.12 Cappelletti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 3.13 Pavanelli e 3.14 Pandolfo.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Pavanelli. Ne ha facoltà.
EMMA PAVANELLI(M5S). Grazie, Presidente. Questo emendamento all'articolo 3, che riguarda il settore tessile, chiede una cosa molto semplice - tant'è che più gruppi parlamentari hanno presentato lo stesso emendamento -, cioè si va a chiedere che ai programmi proposti da aggregazioni di imprese e, soprattutto, dai marchi di interesse nazionale si riconosca il valore identitario e il contributo alla tradizione manifatturiera italiana. Questo perché? Nel settore tessile abbiamo un molto particolare in Italia: abbiamo delle tradizioni che si tramandano da generazione in generazione; abbiamo ancora quelle botteghe dove si ricama, dove si fanno ricami unici, in alcune aree geografiche del nostro Paese; abbiamo anche chi fa una lavorazione della pelletteria molto specifica.
E allora questa storicità, questa unicità del nostro Paese deve essere salvaguardata e deve essere compresa in questa aggregazione del settore tessile, questa aggregazione di imprese. Perché, quando si parla di tessile non si parla solo di chi produce i vestiti che indossiamo ogni giorno, ma si parla anche di chi fa le cerniere, di chi ricama, di chi produce pezzi che servono per la produzione delle nostre scarpe o di altri capi di abbigliamento che indossiamo ogni giorno o anche, nello specifico, di coloro, di quegli artigiani che sono necessari per quell'alta moda per cui ci vantiamo in tutto il mondo. Ebbene, senza questi artisti - perché dobbiamo chiamarli artisti -, abbiamo solo un pezzo della filiera.
A me rincresce che il Governo non abbia voluto accettare nessuno dei nostri emendamenti e, in questo caso, alcuni di questi emendamenti, come questo nello specifico, non cambiavano assolutamente l'impianto di questo provvedimento per le piccole e medie imprese. Noi dobbiamo favorire anche le imprese piccole, che realmente danno un senso al nostro vero , che danno quel qualcosa in più che fa la differenza tra un e, magari, un .
PRESIDENTE. L'onorevole Bonafe' intende sottoscrivere l'emendamento 3.14 Pandolfo. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 3.13 Pavanelli e 3.14 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.15 Pavanelli.
Ha chiesto di parlare la deputata L'Abbate. Ne ha facoltà.
PATTY L'ABBATE(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo su questo emendamento perché, da una parte, il Governo è stato veramente, devo dire, molto solerte perché ha inserito misure per finanziare, che cosa? L'aggregazione e il sostegno al settore tessile. E ha fatto bene, ha fatto bene perché il settore tessile in Italia è veramente in crisi.
Adesso, devono affrontare la responsabilità estesa del produttore, perché, in alcuni emendamenti, abbiamo chiesto di risollevare, di prestare attenzione su tutta la parte relativa al fine vita, cioè al momento in cui il tessuto potrebbe essere riutilizzato, riciclato. È un'innovazione, magari anche con nuovi tessuti che possono provenire da materie prime particolari, da materie a chilometro zero, per abbattere l'impronta ecologica, per essere più sostenibili.
In questo emendamento, chiediamo di essere attenti agli ESG e di valutare l'intero ciclo di vita del prodotto, che, in parole semplici, significa seguire la direzione in cui sta andando tutto il mondo, ossia ci siamo resi conto che anche in Italia abbiamo questo enorme problema di rifiuti tessili. È enorme perché abbiamo valori di riciclato da raggiungere a livello europeo e noi siamo ancora a zero; per questo, vi è responsabilità estesa del produttore. Ma come si combatte questo? Si combatte a monte. Quindi, cerchiamo di dare supporto alle imprese del che devono anche aggregarsi per creare quella sinergia tale che, a fine vita, qualcosa che prima buttavano, magari diventa una materia prima per qualcos'altro. Queste sono cose importantissime.
Io, veramente, non capisco perché decidiate sempre di bocciare tutto. Avete l'idea splendida di aiutare il settore della moda, per cui dico: che bella cosa, il Governo ha deciso finalmente di scendere dalla parte delle imprese italiane, notando questo settore in gran crisi. Poi, però, arrivano i nostri emendamenti, che provengono non dal fatto che li abbiamo sognati la notte, ma dal fatto che siamo andati nelle imprese che ci hanno riferito i loro problemi, anche molto tecnicamente! A volte, faccio cose molto tecniche, ma, anch'io non me le sogno la notte, ma perché l'impresa mi ha detto: io ho questo problema e se non si risolve questo problema, questo settore, a catena, effetto domino, crolla! E noi con la moda ci viviamo in Italia !
Allora, mi spiegate perché tutti i nostri emendamenti, anche della collega, non vengono accettati, non vengono visti? Questo è un lavoro che facciamo insieme, perché, magari, sulle imprese non abbiamo nemmeno punti di non convergenza; dobbiamo convergere! Dobbiamo convergere! È questo il tessuto. Se non le aiutiamo, con questo provvedimento sulle PMI, ma dove le vogliamo mettere, queste cose per le imprese, quando ormai sono crollate, quando ormai non riescono più a produrre? Io non lo so !
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.15 Pavanelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.16 Pandolfo.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Pandolfo. Ne ha facoltà.
ALBERTO PANDOLFO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Questo articolo, che riguarda le misure finanziarie sull'aggregazione per il sostegno nel settore della moda, prevede per questo settore alcune agevolazioni, che tuttavia non possono essere disgiunte dai temi della qualità del lavoro. Il Vice Ministro sa che, quando abbiamo ricevuto questo testo dal Senato, lo stesso conteneva articoli irricevibili che prevedevano uno scudo che consentiva alle imprese capofila di non considerare la qualità del lavoro in tutta la filiera del subappalto, che era alle spalle di queste aziende capofila. Quello scudo era inaccettabile. Noi abbiamo presentato l'emendamento 3.16, per tenere insieme due cose: il sostegno alle piccole imprese nel settore della moda e la qualità del lavoro.
Naturalmente, chiediamo in questo caso che l'accesso agli incentivi sia subordinato al mantenimento e all'incremento dei livelli occupazionali, al fatto che ci sia un investimento sulla formazione e, soprattutto, che i contratti di lavoro siano stabili e regolari e contrastino la precarietà e il contrattuale; quindi, anche la piena applicazione dei contratti collettivi nazionali.
Queste non sono rigidità, sono sostegni a quelle imprese che devono competere sulla qualità, sull'innovazione, ma soprattutto sul lavoro dignitoso, non sullo sfruttamento, non sulla compressione del diritto dei lavoratori.
Il settore della moda è uno dei settori simbolo del , ma sappiamo anche che, in alcune sue articolazioni, contiene irregolarità che sono state segnalate: subappalti opachi, un lavoro povero. Ecco, non possiamo accettare tutto ciò e per questo abbiamo presentato questo emendamento, per tenere insieme il fatto che ci sia un sostegno a quel settore, ovviamente senza abdicare alla qualità del lavoro
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.16 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 3.17 Ferrara, 3.18 Del Barba e 3.19 Di Sanzo.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Di Sanzo. Ne ha facoltà.
CHRISTIAN DIEGO DI SANZO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Con questo emendamento, chiediamo di chiarire e di rafforzare l'obiettivo di programmi di investimento, aggregazione, riconversione e riqualificazione delle imprese della moda, con esplicito riferimento alla promozione della presenza internazionale delle imprese e l'attrazione di investimenti dall'estero, perché la moda è un settore che vive di mercati internazionali, di catene globali del valore e di capacità di stare e di portare la presenza dell'Italia fuori dai confini nazionali. Chiedevamo di esplicitare che questi programmi di investimento potessero includere azioni rivolte all'internazionalizzazione, rivolte all'attrazione di capitali esteri, in particolar modo, il raccordo con l'Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane, proprio l'Agenzia che dovrebbe avere questo scopo. Ci sorprende, anche qua il parere negativo del Governo, perché, da un lato, questo Governo afferma che il va difeso e promosso nel mondo, ma, dall'altro, non ci sono e non costruisce strumenti di politica industriale che guardino all'esterno, all'internazionalizzazione.
Ci chiediamo se ci sia coerenza tra ciò che il Governo dice sull'internazionalizzazione e sull' e quello che va a fare veramente o dice di voler fare nei programmi di investimento. Infatti, se vogliamo davvero che le imprese della moda si riorganizzino, si rafforzino, restino competitive nel panorama geopolitico internazionale, non possiamo ignorare il tema dell'accesso ai mercati esteri e dell'attrazione di investimenti internazionali. Anche qua, il parere negativo del Governo è un atto che ci fa chiedere se per l'Esecutivo l'internazionalizzazione sia una priorità reale oppure o se sia solo e sempre, come ci dimostrate, uno buono solo per i comunicati
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 3.17 Ferrara, 3.18 Del Barba e 3.19 Di Sanzo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.20 Pavanelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.1012 Alifano, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.1013 Pavanelli, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.25 Pavanelli.
Ha chiesto di parlare la deputata Pavanelli. Ne ha facoltà.
EMMA PAVANELLI(M5S). Grazie, Presidente. Questo emendamento, che riguarda il settore tessile riguarda l' Ecco, l' non è un'invenzione del MoVimento 5 Stelle o un capriccio per andare contro il Governo con un po' di fantasia. No, è una realtà.
Occuparsi dell'ecodesign, un po' di tutta la nostra industria, ma in particolar modo del settore della moda, è importante e, tra l'altro, rientra in una direttiva europea, dove si punta a migliorare il della nostra industria tessile europea. Perché questo? Perché dobbiamo capire come funziona tutta la filiera e in quale maniera possiamo migliorarla, soprattutto il fine vita.
Il fine vita è quel momento in cui un capo magari non lo mettiamo più o, magari, perché rotto, decidiamo di buttarlo o, magari, decidiamo di dargli una seconda vita; gli diamo una seconda vita tramite il riciclo, il riuso, perché sappiamo bene che tutto il settore della seconda mano dell'abbigliamento, del tessile, sta crescendo, ma anche dell'o della riparazione. Queste non sono mie invenzioni - ripeto -, ma rappresentano, ovviamente, una direttiva europea che l'Italia ha deciso, con questo Governo di destra, di ignorare completamente. Questo perché? Perché abbiamo un enorme problema, non solo in Italia, ma in Europa e nel mondo: abbiamo montagne, montagne di abbigliamento, montagne di discariche in giro per il mondo anche per colpa nostra, perché in queste montagne, che sono ormai delle discariche di tessile, ci sono anche i nostri capi che buttiamo. E, allora, l'Europa ha deciso di fare in modo che magari si possano diminuire.
Come possiamo farlo? Oltre a quelle modalità che ho già elencato, serve partire dall', cioè un produttore deve iniziare a pensare non solo a fare un capo magari innovativo, magari con del tessile diverso, ma deve anche pensare al suo fine vita. L' riguarda tutto il ciclo di vita di un capo di abbigliamento.
E allora, con questo emendamento andavamo ad inserire quello che dovrebbe già essere inserito in numerosi testi, ma che questo Governo continua ad ignorare. Mi dispiace che, per l'ennesima volta, avete ignorato questa nostra proposta, che di fatto non cambiava l'impianto di questo provvedimento.
Facendo questo, se continuate ad ignorare questi nostri suggerimenti, arriverà per l'ennesima volta una sanzione da parte dell'Europa, e chi saranno coloro che dovranno pagarla? Saranno i cittadini italiani e le nostre imprese, perché rimanendo indietro rispetto alle imprese degli altri Paesi europei tiriamo con il freno a mano la nostra industria.
Si ricordi, Vice Ministro: siamo i maggiori manufatturieri del settore tessile d'Europa. E allora, perché tenerli con il freno a mano quando potremmo essere noi all'avanguardia e dimostrare al resto d'Europa e sì, anche al resto del mondo, che siamo avanti anche nel settore tessile per quanto riguarda l' e il fine vita? Purtroppo, come al solito, avete perso di nuovo il treno
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.25 Pavanelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.26 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.26 Ghirra, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.27 Barzotti. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.27 Barzotti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Passiamo all'articolo aggiuntivo 3.01000 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 3.01000 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 3.01002 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 3.01002 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 3.01001 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 3.01001 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 3.01003 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 3.01003 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 3.01007 Furfaro. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 3.01007 Furfaro, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 3.01004 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 3.01004 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 3.01005 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 3.01005 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 3.01006 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 3.01006 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 3.016 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 3.016 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 3.01008 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 3.01008 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 3.01051 Appendino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 3.01051 Appendino, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.01009 Caramiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.01009 Caramiello, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.01010 Ferrara. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.01010 Ferrara, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.01011 Ferrara. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.01011 Ferrara, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.01014 Ferrara. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.01014 Ferrara, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.01050 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.01050 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.01013 Caramiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.01013 Caramiello, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.01015 Caramiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.01015 Caramiello, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.01016 Aiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.01016 Aiello, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 4.1 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.1 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.2 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.2 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 4. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 5. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 5.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Passiamo all'articolo aggiuntivo 5.01000 Pavanelli. Ha chiesto di parlare l'onorevole Carmina. Ne ha facoltà.
IDA CARMINA(M5S). Grazie, Presidente. Innanzitutto chiedo di sottoscrivere questo articolo aggiuntivo, e poi di intervenire. In questo articolo aggiuntivo, che riguarda le disposizioni finanziarie per favorire la messa in sicurezza delle piccole e medie imprese, si chiede, al fine di incentivare le attività di mitigazione dei rischi catastrofali, di disporre un credito d'imposta per quelle imprese che, appunto, corrispondano alla necessità di effettuare investimenti per la messa in sicurezza di beni strumentali, di strutture e macchinari, e per l'acquisto di beni e servizi finalizzati a incrementare le condizioni complessive di sicurezza dell'impresa.
Ora, alla luce di quanto è accaduto col ciclone Harry nei giorni scorsi, mi pare che questa potrebbe essere una prima risposta che questo Governo possa dare a tutte quelle imprese che hanno subito danni. Faccio presente, peraltro, che con la legge finanziaria del 2024 è stato disposto l'obbligo di stipulare contratti assicurativi per danni derivanti dalle catastrofi. Non solo, ma soltanto il 30 gennaio 2025 è stato emanato il decreto attuativo, il n. 18, che prevedeva gli schemi dei contratti assicurativi e i rischi assicurati. Ebbene, le mareggiate sono escluse, quindi le imprese si sono trovate con un doppio danno. Direi oltre il danno, la beffa, perché hanno stipulato contratti di assicurazione pagando le relative polizze, per poi vedersi negato il rimborso per i sinistri occorsi, e quindi si trovano davvero in gravi difficoltà.
Ora io chiedo: almeno accantoniamolo questo articolo aggiuntivo. Chiedo al Governo di valutare, perché davvero sarebbe una risposta necessaria, indispensabile e utile, perché queste imprese di tipo commerciale, balneare e turistico possano quantomeno vedere un effettivo interessamento e non solo parole da parte del Governo.
PRESIDENTE. L'onorevole Morfino chiede di sottoscrivere l'articolo aggiuntivo. Ha chiesto di parlare l'onorevole L'Abbate. Ne ha facoltà.
PATTY L'ABBATE(M5S). Grazie, Presidente. Sarò velocissima. Io voglio ricordare al Governo che, visto che gli eventi catastrofali e le assicurazioni li abbiamo affrontati a maggio scorso, voi avete approvato un mio ordine del giorno in cui io avevo già chiesto di estendere questo agli eventi catastrofali, quelli reali che avvengono, agli eventi estremi, ma vedo che ancora non è stato fatto.
È successo quello che è successo, case e imprese si ritrovano, come al solito, magari avranno fatto assicurazioni su altro, ed ora non gli viene ripagato nulla. Quindi, per dire, è da maggio che ve l'abbiamo detto e voi avevate anche accettato. Perché non portate avanti quello che dite, quindi l'ordine del giorno ?
PRESIDENTE. Il deputato Quartini sottoscrive l'articolo aggiuntivo. Abbiamo una richiesta di accantonamento, ho bisogno del relatore: faccio Diogene alla ricerca del relatore. Deputata Carmina, possiamo andare avanti con la votazione o aspettiamo per chiedere sulla sua richiesta di accantonamento? Ah, è rientrato, eccolo. Perfetto, risolto. Allora, a beneficio del relatore, è stata fatta una richiesta dalla deputata Carmina per accantonamento e quindi ho bisogno del suo parere.
FABIO PIETRELLA, . Contrario.
PRESIDENTE. Alla deputata Carmina chiedo se insiste per l'accantonamento, non per altro ma perché devo procedere per il voto. Se invece lei non insiste, andiamo avanti col voto ordinario e non col voto per l'accantonamento. Quale delle due? Vuole votare l'accantonamento? Perfetto.
Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, la richiesta avanzata dall'onorevole Carmina di accantonamento dell'articolo aggiuntivo 5.01000 Pavanelli.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge per 46 voti di differenza.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 5.01000 Pavanelli con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 5.01001 Pavanelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 5.01001 Pavanelli, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 5.01050 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 5.01050 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 6.1000 Carotenuto. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.1000 Carotenuto, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 6.1001 Tucci. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.1001 Tucci, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 6.1002 Aiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.1002 Aiello con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 6.4 Carotenuto. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.4 Carotenuto, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 6.5 Barzotti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.5 Barzotti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 6.1005 Tucci. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.1005 Tucci, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 6.7 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.7 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 6.8 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.8 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 6. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 6.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Passiamo all'articolo aggiuntivo 6.06 Del Barba. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 6.06 Del Barba, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici articoli aggiuntivi 6.011 Pandolfo, 6.01001 Del Barba e 6.01007 Carotenuto. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici articoli aggiuntivi 6.011 Pandolfo, 6.01001 Del Barba e 6.01007 Carotenuto, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 6.01000 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 6.01000 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 6.01002 Barzotti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 6.010002 Barzotti, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 6.03 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 6.03 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 6.01004 Appendino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 6.01004 Appendino, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 6.01005 Pavanelli. Ha chiesto di parlare la deputata Pavanelli. Ne ha facoltà.
EMMA PAVANELLI(M5S). Grazie, Presidente. Questa proposta emendativa al provvedimento per le piccole e medie imprese di fatto è - mi scusi, Presidente - un punto aggiuntivo che volevamo suggerire alla maggioranza e al Governo.
Purtroppo il parere è negativo. Eppure, in questo momento di grande crisi industriale potrebbe essere la risposta per tante piccole e medie imprese. Questo perché spesso accade che i proprietari di imprese, che si dicono essere in crisi, decidono di chiudere le imprese, di andare via dall'Italia, che siano italiani o che siano stranieri, lasciando di fatto a casa numerosi lavoratori, con imprese che, magari, sono in salute.
Ed invece ci sarebbe una soluzione che si chiama . Ci sono esempi virtuosi in tutta Italia dove i lavoratori si sono messi insieme e hanno deciso di rilevare l'impresa per poterla mandare avanti e proseguire tutto il tessuto industriale della… Mi scusi Presidente, ma non posso intervenire.
PRESIDENTE. Prego. Le faccio avere un po' d'acqua? Scusate colleghi, un attimo. Beva un attimo...
Vado in votazione? Va bene.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 6.01005 Pavanelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 6.01006 Appendino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 6.01006 Appendino, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 6.01008 Tucci. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 6.01008 Tucci, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 6.01009 Caramiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 6.01009 Caramiello, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 7.1 Del Barba. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.1 Del Barba, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7.2 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.2 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7.3 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.3 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7.4 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.4 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7.5 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.5 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7.1000 Squeri. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.1000 Squeri, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7.7 Alifano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.7 Alifano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7.8 Alifano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.8 Alifano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 7.9 Alifano e 7.10 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 7.9 Alifano e 7.10 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7.11 Alifano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.11 Alifano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 7. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 7.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Interrompiamo a questo punto l'esame del provvedimento che riprenderà nella seduta di domani, che, secondo le intese intercorse, avrà inizio alle ore 9. Preciso: alle ore 9.
Avverto che, come già anticipato ai gruppi, nella giornata di domani, alle ore 13,30, avrà luogo la commemorazione dei due cittadini statunitensi, Renée Good e Alex Pretti, uccisi a Minneapolis.
PRESIDENTE. Avverto inoltre che, nell' al resoconto stenografico della seduta odierna, sarà pubblicata l'organizzazione dei tempi per l'esame dei disegni di legge: n. 2396 - recante norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e la Diocesi ortodossa romena d'Italia, in attuazione dell'articolo 8, terzo comma, della Costituzione; n. 2429 - recante deleghe al Governo concernenti Croce Rossa italiana e per la razionalizzazione, la semplificazione e il riassetto delle disposizioni in materia di ordinamento militare .
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare la deputata Carmela Auriemma. Ne ha facoltà.
CARMELA AURIEMMA(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo per porre all'attenzione di quest'Aula nuovamente la vertenza Trasnova. Parliamo dell'indotto di Stellantis, in particolare dello stabilimento di Pomigliano, ma riguarda anche altri stabilimenti fuori dalla regione Campania.
Ancora una volta, i lavoratori attendono risposte. C'è stata una proroga di un anno, un'ulteriore proroga di quattro mesi, ma che scadrà a breve. Da aprile ad oggi non abbiamo un piano serio di ricollocazione o di riavvio, appunto, dello stabilimento. È assolutamente necessario dare una risposta o, quantomeno, prorogare almeno di un anno, perché non è possibile che i lavoratori stiano così sotto la ghigliottina e debbano ogni volta stare con l'acqua alla gola e non poter programmare né poter progettare il proprio - non futuro - presente.
Quindi, ancora una volta, noi stiamo al fianco dei lavoratori: 53 famiglie dello stabilimento di Pomigliano e le altre famiglie degli altri stabilimenti. È necessario dare una risposta immediata o, in subordine, una proroga di almeno un anno, in modo che questi lavoratori possano almeno programmare il presente, visto che sono padri, madri e hanno dei figli
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, Presidente. Il MoVimento 5 Stelle, ancora una volta, vuole denunciare la paralisi incresciosa - questo, forse, è il termine da utilizzare - in cui è tenuta la Commissione di vigilanza Rai, per un assurdo braccio di ferro condotto dalla maggioranza che fa mancare il numero legale. La Commissione, di fatto, non può operare, in un momento, tra l'altro, estremamente delicato: siamo alla vigilia delle consultazioni referendarie.
Dunque, Presidente, io voglio ribadire ancora una volta che bisogna risolvere questo problema, anche perché bisogna garantire il pluralismo dell'informazione, che rappresenta il sale della democrazia. È un appello che io rivolgo a tutti i presenti
PRESIDENTE. Passiamo all'ultimo intervento di fine seduta. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Non so se vi è mai successo, in un supermercato, di comprare qualcosa in una bottiglia o in un flacone e, dopo averlo pagato, magari romperlo. Spesso i supermercati ti ridanno indietro quello che hai appena comprato e si è rotto lì, davanti alle casse.
Pensate a cosa possa aver provato una cassiera che ha comprato un flacone a meno di 3 euro - lo ripeto, lo aveva pagato -, le si è rotto, gliene hanno ridato un altro, tra l'altro con il consenso della persona che era lì davanti, ed è stata licenziata: licenziata per 2,90 euro di detergente.
Ecco, in quest'Aula, abbiamo già denunciato le pratiche ritorsive del Pam. Anche questa volta, magari, potrebbe essere un giudice del lavoro a reintegrarla, ma noi lo diciamo alla Ministra Calderone, dopo che la vicenda delle pratiche del carrello invisibile ha già messo sotto i riflettori il comportamento antisindacale, ma fatemi dire anche schifoso, di quel grande supermercato. Quelle lavoratrici già lavorano in condizioni precarissime: fanno spesso involontari, fanno una vita davvero infelice, spesso con turni massacranti e con uno stipendio che, oggettivamente, non è un grande stipendio, possiamo dirlo davanti a tutti.
Ecco, noi chiediamo semplicemente che questa vicenda cessi, come le vessazioni, come i licenziamenti illegittimi come questo, ma, soprattutto, lo diciamo a tutta la filiera della grande distribuzione: basta con queste pratiche, che non solo rovinano i rapporti sindacali, perché i sindacati, ovviamente, hanno alzato la testa e hanno chiesto il reintegro, ma soprattutto mostrano che l'unica cosa che importa a questi grandi gruppi è il profitto. E non c'è neanche l'umanità di capire che, davanti a un flacone rotto, si può ridare indietro, soprattutto se è già stato pagato .
PRESIDENTE. Sono terminati gli interventi di fine seduta.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
S. 1484 - Legge annuale sulle piccole e medie imprese (Approvato dal Senato).
(C. 2673-A)
: PIETRELLA.
2.
AMICH ed altri: Istituzione della Giornata nazionale in memoria di 446 italiani internati e deportati dal Regno Unito per causa di guerra, periti nel naufragio del piroscafo britannico Arandora Star, silurato da un'unità della Marina tedesca nell'Oceano Atlantico il 2 luglio 1940. (C. 1895-A)
Relatrice: DEBORAH BERGAMINI.
3.