PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
ANTONIO D'ALESSIO, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 91, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, l'onorevole Gaetano Amato. Ne ha facoltà.
GAETANO AMATO(M5S). Grazie, Presidente. Questo intervento è per denunciare, ancora una volta, una situazione assolutamente vergognosa. Sono mesi che la Vigilanza Rai non riesce a riunirsi perché la maggioranza fa mancare il numero legale. È una maggioranza che vuole imporre una presidente, disponendo anche dei voti a disposizione, appunto, dell'opposizione: vuole quindi arrogarsi il diritto di dirci come debba essere votata la presidenza della Vigilanza Rai. Questo è vergognoso. È vergognoso anche perché la comunicazione di questa maggioranza sta mistificando, ad ogni comunicato, i fatti reali. Non è l'opposizione che sta bloccando la Vigilanza, ma è la maggioranza che non si presenta ad ogni convocazione !
In questo periodo, ossia prima di un referendum importantissimo, un referendum che agisce su 7 punti della Costituzione , stanno facendo in modo di limitare l'informazione ai cittadini, forse perché hanno paura del voto .
Quindi, Presidente, voglio denunciare davvero in quest'Aula, anche ai colleghi che non se ne sono mai interessati: la Vigilanza Rai è a difesa dei cittadini! Non è una questione politica ! È interesse dei cittadini che pagano il canone ed è vergognoso che questa maggioranza continui a mistificare attraverso comunicati !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, l'onorevole Graziano. Ne ha facoltà.
STEFANO GRAZIANO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Io penso che ci sia davvero un problema molto forte, molto serio della vicenda della Vigilanza Rai. Lo diciamo da tempo come Partito Democratico e continuiamo a denunciarlo. Continuiamo a dire che in una Commissione, quando l'opposizione non partecipa a una Commissione, dà un segnale politico, ma, quando la maggioranza non partecipa a una Commissione, blocca l'istituzione, sequestra l'istituzione.
Ecco, sarebbe il caso di chiederlo ai parlamentari di maggioranza, ma soprattutto le chiedo di continuare a chiederlo al Presidente della Camera e, di conseguenza, anche al Presidente del Senato, dove i capigruppo si sono recati per chiedere di sbloccare la vicenda della Vigilanza Rai. Ancora una volta, ci troviamo davanti a un sequestro politico di una Commissione parlamentare di controllo, di vigilanza, perché, attenzione, ci sono due Commissioni, e non è un caso che siano solo due le Commissioni di controllo per le opposizioni.
Una è quella del Copasir, l'altra è quella della vigilanza Rai, perché l'informazione pubblica, il servizio pubblico deve essere ovviamente controllato, equilibrato e, invece, vediamo sempre di più TeleMeloni. Allora, è possibile che non si riesca ad avere il senso delle istituzioni? Davanti a un referendum molto importante, e non solo…? Fatemi dire: siamo a un anno e mezzo dalla fine della legislatura; se così è, è evidente che, da un lato, c'è la volontà di sequestrare l'informazione pubblica ma, dall'altro, c'è anche un po' la paura che questa informazione sia corretta e trasparente. Perché più è corretta e trasparente, più il centrodestra va in difficoltà perché racconta ogni giorno sull'informazione cose che non esistono, che non fanno parte della realtà. Ecco, sarebbe il tempo in cui ognuno si assumesse le proprie responsabilità e che si sbloccasse presto una condizione davvero drammatica. Oltre al fatto - e chiudo, Presidente - che l'Europa, attraverso il ha detto con chiarezza che bisogna attuare la nuova legge sulla , che tutto questo non è stato ancora fatto e che il rischio di infrazione comunitaria è molto alto; e che, oltre al canone, il centrodestra si sta assumendo la responsabilità di far pagare una nuova tassa agli italiani, cioè, oltre al canone, loro stanno lavorando alla TeleMeloni , perché è di nuovo una nuova tassa.
Ecco, in realtà, questo Governo, che doveva essere il Governo della sicurezza, il Governo dell'abbassamento delle tasse, penso che non stia raggiungendo nessuno dei due obiettivi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, la deputata Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Come lei sa, come i colleghi e le colleghe sanno, abbiamo avuto un incontro molto approfondito, con uno scambio pensavo anche importante, per non dire decisivo, con il Presidente della Camera e i capigruppo delle opposizioni. Perché praticamente alla vigilia del referendum sulla revisione costituzionale siamo in una situazione insostenibile dal punto di vista vuoi della democrazia vuoi dell'agibilità politica per far sì che siano pubbliche, pubblicizzate le nostre ragioni.
E voi cosa avete combinato in tutti questi anni, anche nel periodo più recente, rispetto alla necessità di avere una della Rai, che è un'istituzione, un organismo pubblico, ripeto, che deve essere un servizio pubblico per tutta la cittadinanza e garantire la voce, la presenza, la rappresentanza di milioni di persone? Di questo si tratta.
E poi la Commissione di vigilanza, uno degli organi più importanti degli organismi previsti perché ci sia un controllo diretto da parte dell'opposizione sul lavoro comune è bloccata in maniera politicamente irresponsabile e in modo assolutamente, direi, illegittimo, se andiamo a vedere i fondamenti della nostra Repubblica, della nostra Nazione, come dite voi. Quindi, facciamo questo ennesimo appello all'assunzione di una responsabilità che è doverosa perché evidentemente siamo in una situazione in cui la democrazia è veramente a rischio .
PRESIDENTE. Mi pare che nessun altro intenda intervenire. Sono le ore 9,15, quindi, proseguiamo perché tra un minuto scattano i 10 minuti. Quindi, penso che possiamo avviarci.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2673-A: Legge annuale sulle piccole e medie imprese.
Ricordo che nella seduta di ieri è stato da ultimo approvato l'articolo 7.
PRESIDENTE. Passiamo ora agli articoli aggiuntivi riferivi all'articolo 7, a partire dagli identici 7.06 Pandolfo e 7.01005 Appendino, a pagina 48 del fascicolo, per poter seguire, sui quali la Commissione e il Governo hanno espresso parere contrario.
Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici articoli aggiuntivi 7.06 Pandolfo e 7.01005 Appendino, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 7.01000 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 7.01000 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 7.01001 Pavanelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 7.01001 Pavanelli, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici articoli aggiuntivi 7.01002 Cappelletti e 7.01050 Pandolfo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cappelletti. Ne ha facoltà.
ENRICO CAPPELLETTI(M5S). Grazie, Presidente. Questo articolo aggiuntivo propone l'istituzione di un Fondo per l'accesso al credito delle imprese artigiane, delle microimprese e delle piccole imprese. Per dirla in una parola al Governo e alla maggioranza: verrebbe in soccorso di un provvedimento che non fa nulla da questo punto di vista, che non fa nulla di concreto per agevolare l'accesso al credito delle micro e delle piccole imprese che continuano, per l'appunto, ad avere difficoltà ad avere accesso al credito.
Di conseguenza, e questo è un problema per il Paese, questo genere di imprese fa pochi investimenti in innovazione e perde preziose opportunità di crescita e di sviluppo. Sarebbe necessario pensare al contrario, ossia a un modello, che sia strutturale, di finanziamento delle micro e piccole imprese, unito ad un sistema di garanzie pubbliche che sia più significativo, forte e presente di quello attuale.
Occorrerebbe, dunque, modificare i meccanismi di fondo che oggi ostacolano l'accesso al credito delle micro e piccole imprese, perché la legge in discussione non introduce vere alternative strutturali al credito bancario che è difficilmente accessibile per le aziende più piccole. Questo lo sappiamo benissimo. C'è un problema strutturale ben noto di sottocapitalizzazione delle micro e piccole imprese.
Ora, signor Presidente, dopo 32 mesi di calo continuativo della produzione industriale nel nostro Paese su 36 di Governo, credo che il Governo dovrebbe rivedere il proprio parere rispetto a questo provvedimento e rispetto a questa proposta emendativa, perché è necessario far ripartire l'economia del Paese. E l'economia del Paese riparte, se ripartono proprio le piccole, le micro e le medie imprese del nostro Paese .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici articoli aggiuntivi 7.01002 Cappelletti e 7.01050 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 7.01003 Cappelletti. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 7.01003 Cappelletti, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 7.01004 Cappelletti. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 7.01004 Cappelletti, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 7.01006 Alifano. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 7.01006 Alifano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 7.01007 Alifano. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 7.01007 Alifano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 8.4 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.4 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla votazione dell'articolo 8. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 8.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Passiamo all'articolo aggiuntivo 8.01000 Appendino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 8.01000 Appendino, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 8.01001 Caramiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 8.01001 Caramiello, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 8.01002 Cappelletti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 8.01002 Cappelletti, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 9.1 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.1 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 9.2 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.2 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 9.3 Iaria. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.3 Iaria, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 9.5 Pandolfo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pandolfo. Ne ha facoltà.
ALBERTO PANDOLFO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Di fatto, questo emendamento introduce una semplificazione e una standardizzazione in particolare per le autorizzazioni per le attività tecniche nei porti, di fatto con una validità nazionale e biennale.
Siamo davanti al fatto che alcune piccole e medie imprese, che si trovano a operare nei diversi porti italiani, hanno una frammentazione a livello territoriale nelle autorizzazioni rispetto alle operazioni che devono appunto agire nei porti. Quindi, con questo emendamento, chiediamo, di fatto, una uniformità e una soluzione univoca e concreta che vada a rilasciare le autorizzazioni, attraverso uno sportello unico amministrativo, che potranno avere validità su tutto il territorio nazionale per due anni. Questo perché? Perché abbiamo delle realtà piccole, che spesso si devono trovare impegnate più nella burocrazia e a dover agire sui diversi porti rispetto a un'azione che noi invece proponiamo di fatto unificata e standardizzata, e quindi unica.
Proponiamo moduli unificati, definendo in maniera chiara i contenuti per i dati richiesti per le autorizzazioni all'interno dei porti, per fare attività tecniche di manutenzione e assistenza di bordo. Ciò permette che vi sia sicurezza in quegli spazi demaniali. Si tratta di un intervento che consente alle imprese di operare con maggiore efficienza e di ridurre la burocrazia. Lo facciamo affinché non ci sia disomogeneità territoriale all'interno dei diversi porti e per semplificare la vita alle imprese di tutto il settore portuale .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.5 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 9. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 9.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Passiamo all'articolo aggiuntivo 9.05 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 9.05 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge
Passiamo all'articolo aggiuntivo 9.06 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 9.06 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 10.1 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 10.1 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge
Passiamo all'emendamento 10.3 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 10.3 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge
Passiamo all'emendamento 10.4 Aiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 10.4 Aiello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge
Passiamo all'emendamento 10.5 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 10.5 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge
Passiamo all'emendamento 10.1003 Caramiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 10.1003 Caramiello, il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge
Passiamo all'articolo 10. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 10.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Passiamo agli identici articoli aggiuntivi 10.02 Del Barba e 10.03 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici articoli aggiuntivi 10.02 Del Barba e 10.03 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 10.01000 Barzotti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 10.01000 Barzotti, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge
Passiamo all'articolo aggiuntivo 10.04 Del Barba. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 10.04 Del Barba, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 11.1 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 11.1 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 11.2 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 11.2 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 11.3 Carotenuto. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 11.3 Carotenuto, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 11.4 Tucci. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 11.4 Tucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 11.1002 Aiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 11.1002 Aiello, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 11. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 11.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 12. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 12.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Passiamo all'articolo aggiuntivo 12.01003 Pavanelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 12.01003 Pavanelli, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 12.09 Del Barba. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 12.09 Del Barba, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 12.01005 Pavanelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 12.01005 Pavanelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 12.01001 Iaria. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 12.01001 Iaria, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 12.01002 Pavanelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 12.01002 Pavanelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 12.01050 Del Barba. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 12.01050 Del Barba, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 12.01004 Pavanelli. Ha chiesto di parlare la deputata Pavanelli. Ne ha facoltà.
EMMA PAVANELLI(M5S). Grazie, Presidente. Con questo emendamento chiediamo al Governo di istituire un Fondo per la formazione in digitalizzazione e intelligenza artificiale per i piccoli esercizi commerciali e le piccole strutture ricettive extra-alberghiere e questo perché sappiamo bene che il nostro Paese ha la necessità di formare affinché possiamo avere maggiore professionalità nell'accoglienza.
Il Ministero del Turismo - la Ministra - ci dice continuamente che dobbiamo ampliare le città, le aree interne, per avere un turismo più diffuso in tutto il Paese. Ebbene, per poter fare questo abbiamo la necessità di formare i giovani e - perché no - anche i meno giovani a nuove competenze per l'accoglienza dei turisti e con questo, ovviamente, si deve puntare alla digitalizzazione e all'utilizzo dell'intelligenza artificiale perché sappiamo che già oggi molti cittadini, stranieri e italiani, utilizzano già l'intelligenza artificiale per decidere dove andare, in quale località andare, cosa visitare e, ovviamente, dove pernottare.
Pertanto, è fondamentale che si possa avere un Fondo di questo genere per poter, appunto, ampliare quelle che sono le strutture ricettive del nostro Paese. È una lamentela che sentiamo spesso da parte della Ministra e non capiamo per quale motivo, ancora una volta, questo Governo di fronte a ogni nostro emendamento che chiede di puntare sulla formazione - sulla formazione alle nuove competenze - sempre lo boccia.
Credo che non ci sia nulla di male con questo emendamento, anzi dovrebbe essere nell'agenda politica di qualsiasi Governo ampliare la formazione dei cittadini per le nuove professioni, per far sì che giovani e meno giovani possano avvicinarsi anche a nuovi lavori in un momento dove le nostre imprese sono fortemente in crisi, dove abbiamo tantissimi concittadini che sono in cassa integrazione e devono avere una qualche prospettiva per il loro futuro, perché non si può, a cinquant'anni, a quarant'anni e tanto meno a vent'anni, non avere nessuna prospettiva futura perché questo Governo continua a negare qualsiasi nostra proposta per fondi utili al loro futuro e al futuro della crescita del nostro Paese .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 12.01004 Pavanelli, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 12.01006 Cappelletti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 12.01006 Cappelletti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 12.01007 Pavanelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 12.01007 Pavanelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 12.01000 Cappelletti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 12.01000 Cappelletti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 13.1 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 13.1 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 13.1001 Caramiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 13.1001 Caramiello, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 13.1000 Barzotti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 13.1000 Barzotti, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 13.1002 Sergio Costa. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 13.1002 Sergio Costa, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 13.1003 Iaria. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 13.1003 Iaria, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 13.1004 Cappelletti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 13.1004 Cappelletti, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 13.7 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 13.7 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 13.1006 Carotenuto. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 13.1006 Carotenuto, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 13.8 Pandolfo e 13.9 Pavanelli. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gnassi. Ne ha facoltà.
ANDREA GNASSI(PD-IDP). Grazie, Presidente. L'emendamento si pone l'obiettivo di istituire e rafforzare il dialogo e il coordinamento tra le imprese e le istituzioni nel settore HoReCa, che sappiamo essere uno dei comparti anche di snodo per quanto riguarda i settori che vanno dalla ristorazione all', dagli alberghi al dai bar a tutte le attività a essi riferibili. Sappiamo essere, il comparto HoReCa, uno dei comparti più rilevanti per la nostra economia nonché tra i più colpiti dalla crisi, con i cambiamenti dei consumi e le complessità normative.
Quindi, l'emendamento propone l'istituzione di un tavolo tecnico di filiera HoReCa, con l'obiettivo di creare un luogo stabile di confronto tra operatori della distribuzione, delle imprese della ristorazione, degli alberghi, del , dei bar e di tutte le istituzioni competenti.
Questo tavolo potrebbe permettere di coordinare le politiche di settore, le misure di sostegno, di finalizzare le azioni di riferimento, evitando frammentazioni, duplicazioni e inefficienze. Il tavolo può essere costituito con decreto del Ministero delle Imprese e del . Chiediamo, da questo punto di vista, anche al Ministro competente di andare anche un po' al di là di proclami relativi al , di distintivi.
È stata istituita la Giornata della ristorazione, ma per rendere efficienti le politiche del settore occorrono, poi, luoghi di confronto e di elaborazione dove si misurano gli effetti dei provvedimenti: quindi un tavolo istituito con decreto del Ministero delle Imprese e del , di concerto con il Ministero dell'Agricoltura, della cosiddetta sovranità alimentare e delle foreste e con il Ministero del Turismo. Può essere operativo entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge.
In questo modo si garantisce un avvio rapido e concreto di un percorso di collaborazione tra istituzioni e imprese rispetto a un settore che va dall'enogastronomia alla ristorazione, alla distribuzione, al , al turismo. Si istituisce un percorso di fattiva collaborazione per individuare azioni concrete .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 13.8 Pandolfo e 13.9 Pavanelli, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 13. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 13.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Passiamo all'articolo aggiuntivo 13.05 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 13.05 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 13.010 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 13.010 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 13.016 Del Barba. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 13.016 Del Barba, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 13.01000 Ferrara. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 13.01000 Ferrara, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 13.01001 Pavanelli. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 13.01001 Pavanelli, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 13.01002 Pavanelli. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 13.01002 Pavanelli, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 13.04 Del Barba. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 13.04 Del Barba, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 13.01003 Alifano. Ha chiesto di parlare la deputata Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, Presidente. Con questo articolo aggiuntivo affrontiamo due temi: il tema della desertificazione commerciale e il tema del declino demografico delle aree interne, un tema che ritorna tanto, ma che, ahimè, non vede alcuna azione della maggioranza tesa a contrastarlo.
Un articolo sul sito di Confcommercio titolava: “Commercio a rischio: un negozio su cinque destinato a sparire entro il 2035”. Un allarme che resta, ahimè, assolutamente inascoltato da questa maggioranza. Ma non ci nascondiamo: l'esplosione del commercio e il proliferare di centri commerciali nelle nostre periferie - e anche, in molti casi, nei nostri abitati - hanno determinato una compressione del commercio al dettaglio e una contrazione sensibile di questo settore fatto di piccoli negozi.
Noi italiani abbiamo una tradizione delle piccole botteghe che arricchivano i nostri centri storici e che adesso, grazie all'immobilismo di questa maggioranza, ahimè, versano in una situazione di estrema crisi. Ma meno negozi significa anche meno sicurezza. Infatti, sappiamo tutti che, soprattutto in tarda serata, si svuotano i centri storici delle nostre cittadine e, quindi, diventa anche pericoloso circolare nelle stesse. Meno sicurezza, ma anche meno servizi e meno socialità. Più di 140.000 negozi hanno chiuso i battenti negli ultimi 12 anni: è un altro allarme che è stato lanciato da Confcommercio e il fenomeno appare in tutta la sua drammaticità nelle aree interne.
E qui veniamo al secondo punto di questa proposta emendativa. La politica si deve interessare; c'è un'urgenza e si deve interessare di questo problema, deve prevedere interventi di rigenerazione urbana, ma, ahimè - lo dico per la terza volta, esclamo per la terza volta “ahimè” - nulla viene fatto, non viene preso alcun provvedimento . Eppure, dovremmo essere tesi a garantire una vivibilità migliore dei contesti urbani. Parliamo tanto di sicurezza, ma cosa si fa in concreto? Se i centri urbani sono deserti, come dicevo prima, dopo una certa ora, ma quale sicurezza si può mettere in campo?
E allora, invece, con questa proposta emendativa prevediamo misure concrete: prevediamo l'esenzione dall'imposta municipale propria per gli immobili siti nelle aree interne con una popolazione inferiore a 3.000 abitanti - cominciamo da questo, Presidente, cominciamo da questo -, per quegli immobili che sono adibiti ad attività commerciali, proprio per rivitalizzare questi centri, per richiamare turisti, per dare un'opportunità alle aree interne; prevediamo poi - questo è il secondo punto di questa proposta emendativa - che lo Stato e anche gli enti territoriali possano concedere in comodato d'uso gratuito a commercianti e ad artigiani immobili che non sono destinati a fini istituzionali.
Sono interventi concreti; mi aspettavo un sentimento unanime da parte di quest'Aula perché sono interventi volti a contrastare fenomeni che allarmano tutta la società italiana e che stanno segnando lo stesso stile di vita delle nostre comunità .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 13.01003 Alifano, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 13.01005 Alifano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 13.01005 Alifano, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 13.01006 Pavanelli. Ha chiesto di parlare la deputata Pavanelli. Ne ha facoltà.
EMMA PAVANELLI(M5S). Grazie, Presidente. Questo articolo aggiuntivo segue un po' l'iter della proposta della collega Alifano, non ripeterò i numeri per quanto riguarda il commercio. Il commercio ha necessità di avere un aiuto sostanziale in varie forme e allora, con questo articolo aggiuntivo, chiedo degli investimenti, da parte di questo Governo, in digitalizzazione, in efficientamento energetico, in riorganizzazione e rilancio dell'attività commerciale.
Chi vive di commercio oggi è quasi un eroe, soprattutto nei centri storici, nei quartieri: sono spesso soli, sono spesso un presidio di sicurezza e sono un presidio sociale, perché in un quartiere popoloso, quando il cittadino scende di casa - magari una persona anziana che vive sola -, scende di casa e ha la sicurezza di poter trovare anche una sola persona con cui scambiare due parole. Si scende di casa e si va nel quartiere dove, magari, ci sono qualche commerciante, l'edicola, la tabaccheria, il bar, il piccolo supermercato che sopravvive, e può scambiare due parole. Io sono certa che succede in tutta Italia, sono certa che succede anche sotto casa vostra.
E allora l'importanza del commercio per le nostre strade, per la nostra sicurezza, per il lavoro, devo dire, sociale che fanno i nostri commercianti significa che dobbiamo aiutarli. Non dobbiamo fare regali. Eppure, voi aiutate sempre quelli grandi: fate pagare poche tasse a chi vende , però chi apre la serranda tutte le mattine e assicura un presidio sul territorio e lo assicura, magari, con telecamere e spende soldi per l'illuminazione, loro li lasciate indietro , li lasciate soli! Sono coloro che tengono in vita i nostri quartieri e le nostre città, che siano centri storici o quartieri di periferia. E questo non va bene, perché di anno in anno chiudono, di anno in anno spariscono.
E poi la politica che fa? Vedo i colleghi andare in televisione e dire: ma dobbiamo fare qualcosa, ma non ci sono soluzioni perché oggi si vende e si compra solo . E, allora, cerchiamo di rovesciare questo, perché succede anche negli altri Paesi europei che si acquista , ma vi invito ad andare nel Nord Europa e a vedere che ci sono ancora botteghe, che le città non sono piene di grandi distribuzioni.
Allora, da una parte, la grande distribuzione, dall'altra parte, i negozi , gli acquisti : e il piccolo che fa? Rimane solo, abbandonato, e vediamo quartieri interi con negozi chiusi da decenni, vuoti, inutilizzati, che diventano anche pericolosi, perché possono diventare quei luoghi dove si va ad occupare, dove magari si fa spaccio, dove magari succedono cose violente, situazioni violente.
Allora, aiutiamo i commercianti a diventare più moderni, a diventare più digitalizzati, a far sì che ci sia un rinnovamento del senso del commercio. Questa inerzia di questo Governo è inaccettabile, perché ogni volta che noi cerchiamo di portare qualche proposta - come, in questo caso, un articolo aggiuntivo sulla digitalizzazione del settore, di qualsiasi settore - la bocciate. Voi non volete portare l'Italia a essere moderna, a essere digitalizzata, e non volete che l'Italia possa crescere: questa è la risposta che state dando con la bocciatura di tutti gli emendamenti che stiamo votando oggi .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 13.01006 Pavanelli, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 13.01007 Appendino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 13.01007 Appendino, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 13.01004 Pavanelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 13.01004 Pavanelli, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 14. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 14.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Passiamo all'articolo aggiuntivo 14.04 Del Barba. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 14.04 Del Barba, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 14.011 Del Barba. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 14.011 Del Barba, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 14.012 Del Barba. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 14.012 Del Barba, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 15.1 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 15.1 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 15.2 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 15.2 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 15. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 15.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 16. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 16.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 17. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 17.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Passiamo all'articolo aggiuntivo 17.01000 Cappelletti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 17.01000 Cappelletti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 17.01001 Caramiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 17.01001 Caramiello, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 18.1 Peluffo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 18.1 Peluffo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 18. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 18.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 19.2 Peluffo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 19.2 Peluffo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 19.1 Peluffo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 19.1 Peluffo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Revoco l'indizione della votazione. Però, alzi la mano prima, cortesemente.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Peluffo. Ne ha facoltà.
VINICIO GIUSEPPE GUIDO PELUFFO(PD-IDP). Grazie, Presidente. L'articolo 19 disciplina la tutela dalle recensioni false o fraudolente, che è un tema molto rilevante per le piccole e medie imprese, in particolare nei settori del commercio, del turismo, della ristorazione e dei servizi. Il fenomeno delle recensioni manipolate produce effetti economici diretti, perché altera la concorrenza, condiziona la scelta dei consumatori, danneggia le imprese corrette, soprattutto quelle più piccole che non dispongono di strumenti adeguati per difendersi. Quindi, l'obiettivo di contrastare le recensioni illecite è condivisibile.
Tuttavia, come evidenziato anche nel del servizio studi, questo è un ambito delicato, perché intreccia libertà di espressione, tutela del consumatore, disciplina della concorrenza e, soprattutto, il quadro europeo del , il regolamento sui servizi digitali. La norma prevede una serie di requisiti di liceità delle recensioni: il termine di 30 giorni dalla fruizione del servizio, la necessità di dimostrare l'effettivo utilizzo, anche tramite documentazione fiscale, il divieto di recensioni incentivate, la possibilità di segnalazione e rimozione secondo le procedure previste dal regolamento europeo.
Proprio su questi punti, intervengono gli emendamenti che abbiamo presentato, con un obiettivo preciso: rendere la norma più efficace, più equilibrata e più coerente con il diritto europeo, evitando distorsioni e rischi applicativi. Con il mio emendamento 19.1 proponiamo di estendere da 30 giorni a 12 mesi il termine entro cui un consumatore può rilasciare una recensione, perché 30 giorni è un limite irragionevolmente breve che rischia di comprimere la genuinità delle esperienze, di penalizzare il diritto dei consumatori a esprimere valutazioni anche a distanza di tempo. Allo stesso tempo, ribadiamo un principio essenziale, cioè che la recensione deve provenire da chi ha, effettivamente, usufruito del servizio e non può essere frutto di incentivi, sconti o utilità promesse dal fornitore. Con il mio emendamento 19.3 successivo, Presidente, semplifichiamo ulteriormente il criterio: la recensione è lecita se è rilasciata da chi ha avuto un'esperienza autentica e se non è condizionato da incentivi, con l'obiettivo di evitare un eccesso di formalismi che rischiano di trasformare la norma in un adempimento burocratico più che in uno strumento di contrasto alle frodi.
Un altro punto fondamentale riguarda la previsione secondo cui la recensione cesserebbe di essere lecita decorsi due anni dalla pubblicazione. Noi proponiamo, con il mio emendamento 19.14, di sostituire questa logica temporale rigida con un criterio molto più sensato, ossia la rimozione può essere richiesta solo in caso di mutamenti sostanziali nell'attività, nell'offerta o in caso di cambio di proprietà, perché una cancellazione automatica compromette la storicità delle valutazioni, altera il punteggio complessivo della piattaforma e può aprire la strada a rimozioni arbitrarie o selettive, eliminando solo contenuti negativi. La tutela deve riguardare imprese e consumatori insieme, garantendo pertinenza e trasparenza.
Infine, con il mio emendamento 19.21, riconosciamo la possibilità, per le associazioni di categoria, di ottenere la qualifica di segnalatore attendibile presso l'Autorità garante nelle comunicazioni. È un modo di rafforzare la vigilanza e il contrasto alle frodi senza scaricare tutto sulle singole imprese.
Il tema delle recensioni , Presidente, è cruciale per le piccole e medie imprese, ma serve una disciplina equilibrata, efficace e compatibile con il diritto europeo, che tuteli, insieme, imprese e consumatori, evitando automatismi, distorsioni e oneri impropri. Gli emendamenti che proponiamo vanno in questa direzione: migliorano l'articolo 19, ne aumentano la ragionevolezza e rafforzano la coerenza con il
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 19.1 Peluffo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Prima di passare al prossimo voto, salutiamo le ragazze, i ragazzi, le docenti e i docenti dell'Istituto comprensivo “Bracciano 1”, plesso “Tittoni”, di Bracciano, in provincia di Roma. Grazie di essere venuti qua e benvenuti a Montecitorio
Passiamo all'emendamento 19.3 Peluffo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 19.3 Peluffo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 19.5 Cappelletti e 19.6 Ghirra. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cappelletti. Ne ha facoltà.
ENRICO CAPPELLETTI(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo, anch'io, su questo emendamento, ma anche sui successivi per rilevare quelle che sono le criticità introdotte dall'articolo 19 e di cui condividiamo gli obiettivi, perché prevedere delle disposizioni che hanno l'obiettivo di contrastare le false recensioni, evidentemente, incontra il favore del MoVimento 5 Stelle dato che il problema c'è.
Però, questo articolo è scritto male e lo dico soprattutto perché rimanga a verbale, perché mi rendo conto che non c'è nessuna disponibilità, da parte del Governo e della maggioranza, di entrare nel merito degli emendamenti che sono proposti dall'opposizione, ma almeno, a distanza di qualche mese, di fronte al fallimento dell'applicazione dell'articolo 19, ci sarà un verbale stante a dimostrare che vi avevamo avvertito, così come abbiamo fatto centinaia di altre volte in tantissimi casi.
Quali sono queste criticità? Innanzitutto, questo articolo manca di coordinamento normativo, non c'è chiarezza applicativa della norma, abbiamo grossissimi dubbi sulla sua efficacia e questo perché la materia è già disciplinata. Diciamolo almeno ai cittadini che ci ascoltano da casa: ci sono già delle norme nazionali ed europee, tra cui cito per completezza - ma qualcuna è stata citata anche prima - il codice del consumo, la direttiva Omnibus del 2019 e il del 2022.
In questo contesto, stante la normativa esistente, questa proposta appare essere duplicante e ridondante, senza nessun chiaro evidente valore aggiunto. Mi piacerebbe che il Governo spiegasse, stante la normativa vigente, qual è il valore aggiunto, qual è la differenza, qual è la novità introdotta da questa norma. Ciò potrà determinare, quindi, evidentemente una incertezza applicativa, sia per le piattaforme, ma anche per le imprese. Sorgeranno difformità nell'applicazione ed è evidente immaginare che sorgeranno numerosi contenziosi.
Paradossalmente, questa misura avrà come conseguenza un aumento degli oneri indiretti per le piccole e medie imprese . Quel che è peggio è che non inciderà in alcun modo sulle pratiche fraudolente, che richiederebbero ben altri strumenti investigativi e sanzionatori, che, però, in questo provvedimento non ci sono, forse proprio perché non volete contrastare in maniera efficace il ricorso a queste pratiche fraudolente
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 19.5 Cappelletti e 19.6 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 19.7 Cappelletti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 19.7 Cappelletti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 19.8 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 19.8 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 19.9 Peluffo e 19.10 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 19.9 Peluffo e 19.10 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 19.11 Cappelletti e 19.12 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 19.11 Cappelletti e 19.12 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 19.13 Cappelletti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 19.13 Cappelletti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 19.14 Peluffo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 19.14 Peluffo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 19.15 Peluffo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fassino. Ne ha facoltà.
PIERO FASSINO(PD-IDP). Non funziona il meccanismo di voto, se può venire qualcuno…
PRESIDENTE. Allora, se il tecnico cortesemente sale alla postazione dell'onorevole Fassino.
Non è una richiesta di intervento, quindi il tecnico proceda alla riparazione del caso.
Passiamo ai voti
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 19.15 Peluffo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 19.16 Peluffo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 19.16 Peluffo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 19.17 Peluffo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 19.17 Peluffo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 19.18 Peluffo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 19.18 Peluffo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 19.19 Peluffo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 19.19 Peluffo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 19.21 Peluffo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 19.21 Peluffo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 19. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 19.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 20.1 Appendino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 20.1 Appendino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 20.2 Peluffo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 20.2 Peluffo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 20.3 Peluffo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 20.3 Peluffo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 20.4 Peluffo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 20.4 Peluffo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 20.5 Appendino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 20.5 Appendino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 20. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 20.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 21.1 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 21.1 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 21.2 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 21.2 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 21.3 Appendino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 21.3 Appendino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 21.4 Peluffo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 21.4 Peluffo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 21. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 21.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 22.1 Peluffo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 22.1 Peluffo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 22. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 22.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 23. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 23.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 24.1000 Di Sanzo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Di Sanzo. Ne ha facoltà.
CHRISTIAN DIEGO DI SANZO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Con l'articolo 24 andiamo a toccare un tema importante, quello dell'innovazione, quello delle .
Con questo emendamento chiediamo di dare finalmente una struttura seria, coerente alla politica per l'innovazione, partendo da un punto essenziale: aiutare le a trasformare la ricerca in prototipi, i prototipi in prodotti e le idee in impresa.
Oggi il vero collo di bottiglia dell'ecosistema italiano non è la mancanza di talento, ma il passaggio dalla ricerca all'impresa. È lì che troppe idee si fermano. È lì che troppe restano bloccate e il sistema pubblico si dimostra frammentato e intermittente. Con questo emendamento cercavamo proprio di proporre una risposta organica, sostenere le sperimentazioni dei prototipi, rafforzare il trasferimento tecnologico nelle università, mettere in rete competenze e creare un coordinamento nazionale che accompagni davvero il percorso dalla ricerca al mercato.
La nostra è una visione di politica industriale che tiene insieme università, , imprese e amministrazione pubblica: esattamente ciò che oggi manca. Ed è proprio in questi giorni che la filiera italiana dell'innovazione denuncia l'approssimazione dell'Esecutivo, l'approssimazione di questo Governo. Infatti, le associazioni del settore parlano di un vuoto evidente creato dalla mancanza della proroga degli incentivi agli investimenti nelle società innovative. La detrazione del 30 per cento è una misura che il Governo, a parole, definiva strategica ma poi, nei fatti, ha lasciato scadere. Il risultato è alla fine molto concreto purtroppo: incertezza, investimenti e investitori che rallentano e che ora guardano all'estero. Questo accade mentre il nostro ecosistema di innovazione e di è già strutturalmente più debole rispetto a quello dei nostri europei.
Il confronto, infatti, è impietoso. Oggi, gli investimenti in innovazione in Italia restano fermi allo 0,07 per cento del PIL a fronte dello 0,15 per cento in Germania e percentuali simili sono in Francia e Spagna.
Questi non sono numeri astratti, ma sono i dati della realtà. Ci dicono che, senza un intervento pubblico serio, oggi, che sia concentrato nelle fasi iniziali e intermedie dello sviluppo tecnologico, il divario non si riduce ma si allarga e l'Italia rimane indietro.
Con questo emendamento provavamo a colmare questo vuoto, non con annunci ma con strumenti concreti, prototipi, ricerca applicata, trasferimento tecnologico e coordinamento pubblico. Tutto ciò che serve, appunto, per evitare che l'innovazione italiana resti un esercizio accademico e, invece, diventi un bacino di idee da valorizzare.
Allora, sia chiaro: non si può continuare a dire che l'innovazione è strategica e poi, nei fatti, bocciare ogni proposta che prova a renderla tale nei fatti. Noi non investiamo nell'innovazione. Se, come Paese, non investiamo nell'innovazione, è chiaro che l'Italia perderà questo treno e poi ce ne accorgeremo solo quando sarà troppo tardi
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 24.1000 Di Sanzo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 24.1002 Di Sanzo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 24.1002 Di Sanzo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 24.22 Ferrara. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 24.22 Ferrara, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 24.24 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 24.24 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 24.25 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 24.25 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 24.1010 Ferrara e 24.1018 Del Barba. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 24.1010 Ferrara e 24.1018 Del Barba, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 24.31 Di Sanzo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 24.31 Di Sanzo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 24.33 Appendino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 24.33 Appendino, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 24.34 Di Sanzo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 24.34 Di Sanzo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 24.35 Appendino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 24.35 Appendino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 24.36 Appendino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 24.36 Appendino, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 24.37 Di Sanzo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 24.37 Di Sanzo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 24.38 Ferrara. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 24.38 Ferrara, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 24.1015 Tucci. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 24.1015 Tucci, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 24.1016 Ferrara. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 24.1016 Ferrara, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 24.1017 Aiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 24.1017 Aiello, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla votazione dell'articolo 24. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 24.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Passiamo all'articolo aggiuntivo 24.01003 Caramiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 24.01003 Caramiello, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 24.01004 Cherchi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 24.01004 Cherchi, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 25.1 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 25.1 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 25.2 Ferrara. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 25.2 Ferrara, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 25.3 Ferrara e 25.4 Pandolfo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pandolfo. Ne ha facoltà.
ALBERTO PANDOLFO(PD-IDP). Grazie, Presidente. L'articolo 25 interviene di fatto sulla legge n. 180 del 2011, lo Statuto delle imprese, rafforzando ruolo e funzioni del Garante per le micro e per le piccole e medie imprese. In primo luogo, l'emendamento aggiorna il quadro di riferimento europeo, in cui il Garante si deve muovere. Accanto allo e le sue revisioni, vengono ricomprese le più recenti comunicazioni della Commissione europea, tra cui quella del 2021 (la cosiddetta “legiferare meglio”) e quella del 2023 (il pacchetto di aiuti per le piccole e medie imprese). Quindi, di fatto, si allinea l'azione nazionale agli indirizzi europei.
Con questo emendamento, però, chiediamo anche che cosa? Che, di fatto, il venga aggiornato almeno una volta all'anno. In questo modo l'ascolto, di fatto, di tutte quelle realtà di esperti, imprese e associazioni, che contribuiscono al lavoro di monitoraggio del Garante, non resta un fatto episodico o un fatto facoltativo, ma diventa parte integrante di quel tavolo che, appunto, il Garante ha necessità di aggiornare come luogo operativo di miglioramento della realtà e del controllo, che ci deve essere su tutto il settore delle piccole e medie imprese .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 25.3 Ferrara e 25.4 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla votazione dell'articolo 25. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 25.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'articolo 26. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 26.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Invito il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
VALENTINO VALENTINI,. Sugli ordini del giorno n. 9/2673-A/1 Barabotti e n. 9/2673-A/2 Nisini il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/3 Tassinari il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “ad adottare ogni iniziativa utile a garantire maggiore sostenibilità ed equilibrio a tutela dei commercianti al dettaglio e dei lavoratori autonomi nell'ambito dei rapporti con i soggetti titolari o gestori dei centri e dei parchi commerciali”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/4 Tenerini il parere è favorevole con riformulazione dell'ultima premessa e dell'impegno come segue. La premessa è così riformulata: “in considerazione dei rigorosi criteri che devono essere rispettati per l'accesso all'albo, in particolare per l'accesso all'elenco delle attività storiche di eccellenza, che sono quelle con oltre settant'anni di attività, appare opportuno valutare la necessità di un organo di controllo esterno alle attività storiche, costituite in forma di società a base personale come le Srl, anche tenuto conto dei correlati costi fissi rispetto all'obiettivo per tali attività di ridurre gli impatti burocratici”. L'impegno è così riformulato: “impegna il Governo, nel quadro delle iniziative volte a favorire le PMI, nel rispetto degli obblighi comunitari correlati ad un efficiente sistema di allerta precoce, a valutare la possibilità di accompagnare l'attuazione delle misure recate dal provvedimento in esame con ulteriori iniziative, anche normative, volte a escludere dall'obbligo di nomina di un organo di controllo, ai sensi dell'articolo 2477 del codice civile, le attività storiche, in particolare quelle di eccellenza costituite sotto forma di Srl, di cui al decreto legislativo n. 219 del 27 dicembre 2024, ovvero iscritte negli albi regionali o comunali della stessa natura già esistenti, in considerazione della loro elevata affidabilità e del sistema di controlli e di assetti organizzativi concretamente posto in essere”.
Sugli ordini del giorno n. 9/2673-A/5 Ferrara e n. 9/2673-A/6 Cappelletti il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/7 Pavanelli il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/8 Carotenuto il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “ad adottare iniziative, nell'ambito delle risorse disponibili, per la pianificazione di una strategia di formazione continua dei lavoratori dipendenti di MPMI, con particolare attenzione sia all'utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale, sia all'acquisizione di nuove competenze professionali per affrontare i cambiamenti organizzativi, quale strumento essenziale per una transizione digitale giusta e sostenibile”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/9 Appendino il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/10 L'Abbate il parere è favorevole con la seguente riformulazione degli impegni: “a proseguire con la politica di sostegno, già perseguita con il DDL in esame e con la legge quadro per la valorizzazione, promozione e tutela del n. 206 del 2023, con ulteriori iniziative, nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente, per sostenere le micro, piccole e medie imprese nel settore tessile, finalizzate a facilitare l'adeguamento di queste ultime agli obblighi derivanti dal regime di responsabilità estesa del produttore, assicurando un approccio proporzionato e coerente con le caratteristiche dimensionali delle medesime”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/11 Mazzetti il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a valutare l'adozione di iniziative volte a introdurre misure in favore delle micro, piccole e medie imprese del settore tessile per accompagnare l'adeguamento, da parte di tali soggetti, agli obblighi previsti dal regime di responsabilità estesa del produttore, orientando tali iniziative a sostenere le spese connesse agli adempimenti tecnici e organizzativi necessari all'attuazione del nuovo regime, al fine di garantire una transizione sostenibile ed equilibrata per l'intero comparto”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/12 Ghirra il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/13 Soumahoro il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “compatibilmente con i vincoli di bilancio, ad accompagnare le misure, previste dal progetto di legge sulle piccole e medie imprese, con ulteriori iniziative dirette a rafforzare e sostenere la formazione continua dei lavoratori delle piccole e medie imprese del nostro Paese per l'acquisizione di nuove competenze, soprattutto digitali, sia in funzione della crescita aziendale, sia in funzione del miglioramento della sicurezza nei luoghi di lavoro”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/14 Kelany il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/15 De Palma il parere è favorevole ai primi tre impegni soltanto.
PRESIDENTE. Quindi, è una riformulazione, in realtà.
VALENTINO VALENTINI,. È una riformulazione che espunge gli ultimi due.
PRESIDENTE. Sopprimendo la restante parte, in sostanza.
VALENTINO VALENTINI,. Correttamente. Sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/16 Marino, il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/17 Toccalini, il parere è favorevole, espungendo l'ultimo periodo, anche in questo caso.
Sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/18 Fossi, il parere è favorevole al primo impegno, espungendo tutto il resto.
Sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/19 Laus, il parere è favorevole, con la seguente riformulazione: “impegna il Governo a monitorare gli effetti delle norme introdotte in via sperimentale, al fine di valutare l'opportunità di renderla strutturale”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/20 Bonafe', il parere è favorevole, con seguente riformulazione del primo e del secondo impegno: “impegna il Governo, in linea con le finalità perseguite dal capo 1 del provvedimento in esame, a rendere noti, in tempi brevi, i dati relativi al numero delle imprese del settore moda coinvolte nei crediti di imposta per la ricerca e lo sviluppo 2015-2019, oggetto della risoluzione n. 41-E del 2022, nonché l'ammontare complessivo delle somme richieste in restituzione, al fine di individuare, nell'ambito delle risorse disponibili, possibili soluzioni volte ad assicurare una soluzione equa e sostenibile per le imprese interessate, tutelando il principio del legittimo affidamento e della continuità operativa del settore moda”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/21 Lomuti il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/22 Zaratti, il parere è favorevole, con la seguente riformulazione: “impegna il Governo ad accompagnare le misure previste dal provvedimento in esame con ulteriori misure idonee a calmierare i costi dell'energia, al fine di ridurre la significativa consistenza del costo dell'energia che grava sulle imprese minandone la competitività”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/23 Zanella, il parere è favorevole, con la seguente riformulazione: “impegna il Governo ad accompagnare le misure previste dal provvedimento in esame con ulteriori misure volte a rafforzare le competenze delle piccole e medie imprese in materia di intelligenza artificiale e a sostenerne l'adozione, al fine di accrescerne competitività, innovazione e sostenibilità, nonché di colmare il distacco con le grandi imprese italiane e internazionali”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/24 Mari il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/25 Boschi, il parere è favorevole, con la seguente riformulazione: “impegna il Governo a valutare l'opportunità di prevedere, nell'ambito del decreto attuativo di cui all'articolo 3, comma 2, che tra i programmi di investimento ammissibili alle agevolazioni siano espressamente ricompresi quelli finalizzati alla promozione della presenza internazionale delle imprese, nonché all'attrazione di investimenti dall'estero, a favorire, a tal fine, forme di raccordo operativo con iniziative poste in essere dall'ICE, Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane, al fine di assicurare coerenza strategica e massimizzare l'impatto delle misure di sostegno”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/26 Del Barba, il parere è favorevole, con la seguente riformulazione: “impegna il Governo a valutare l'opportunità di prevedere iniziative volte a riconoscere, in favore delle società cooperative costituite dai lavoratori nell'ambito di operazioni di , forme di esonero contributivo temporaneo a carico dei datori di lavoro, nel rispetto della normativa europea in materia di aiuti di Stato e degli equilibri di finanza pubblica”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/27 Faraone, il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/28 Pandolfo, il parere è favorevole, con la seguente riformulazione: “impegna il Governo a valutare l'opportunità di prevedere l'attuazione delle misure recate dal provvedimento in esame, con ulteriori iniziative volte a prorogare e rafforzare gli strumenti di integrazione salariale per i lavoratori delle micro, piccole e medie imprese operanti nei settori tessile, dell'abbigliamento calzaturiero e conciario, al fine di tutelare l'occupazione e sostenere i distretti produttivi in una fase di crisi strutturale e accompagnare il rilancio del settore nel rispetto della qualità del lavoro e della legalità lungo le filiere”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/29 Peluffo, il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/30 Di Sanzo, il parere è favorevole, con la seguente riformulazione: “impegna il Governo a valutare l'opportunità di intraprendere ulteriori iniziative volte a rafforzare in modo strutturale il sostegno all'internazionalizzazione delle imprese italiane, con priorità per le piccole e medie imprese, attraverso l'incremento delle risorse destinate agli strumenti finanziari pubblici per l'e la promozione integrata, al fine di sostenere la presenza delle PMI sui mercati esteri, contrastare la perdita di competitività del sistema produttivo e tutelare occupazione e filiere industriali strategiche”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/31 De Micheli, il parere è favorevole, con la seguente riformulazione: “impegna il Governo a valutare l'opportunità di accompagnare l'attuazione delle misure recate dal provvedimento in esame con ulteriori iniziative volte a rafforzare il sostegno delle operazioni di in favore delle cooperative costituite dai lavoratori, al fine di salvaguardare i livelli occupazionali, assicurare la continuità delle attività produttive e contrastare la perdita di capacità industriale nei territori colpiti da crisi aziendali”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/32 Gnassi, il parere è favorevole, con la seguente riformulazione: “impegna il Governo a valutare l'opportunità di accompagnare le misure recate dal provvedimento in esame con ulteriori iniziative volte a rafforzare in modo significativo e pluriennale il Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese e, contestualmente, ad istituire un Fondo strutturale per il credito alle imprese artigiane e alle micro e piccole imprese, finalizzato alla concessione di agevolazioni in conto capitale e di contributi sugli interessi sui finanziamenti bancari, anche in raccordo con il sistema dei Confidi, al fine di sostenere investimenti produttivi, riqualificazione energetica e digitale, rafforzamento della liquidità, continuità aziendale e i livelli occupazionali nei territori maggiormente colpiti dalla crisi”.
Sugli ordini del giorno n. 9/2673-A/33 Cerreto e n. 9/2673-A/34 Simiani, il parere è contrario.
PRESIDENTE. Perfetto. Allora, ritorniamo all'ordine del giorno n. 9/2673-A/1 Barabotti, dove il parere del Governo è favorevole, quindi andiamo avanti. Sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/2 Nisini, il parere è favorevole e andiamo avanti.
Sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/3 Tassinari, il parere è favorevole, previa riformulazione. Accetta la riformulazione, deputata Tassinari? Sì, perfetto.
Sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/4 Tenerini, il parere è favorevole, previa riformulazione. Accetta la riformulazione, deputata Tenerini? Sì, perfetto.
Sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/5 Ferrara, il parere è contrario. Se nessuno chiede di parlare, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/5 Ferrara, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/6 Cappelletti il parere è contrario. Se nessuno chiede di parlare, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/6 Cappelletti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/7 Pavanelli, il parere è favorevole, andiamo avanti.
Sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/8 Carotenuto, il parere è favorevole, previa riformulazione. Accetta la riformulazione, deputato Carotenuto o chi per lui? Accettate? No, non accettate. Allora, il parere diventa contrario. Dunque, se nessuno chiede di parlare, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/8 Carotenuto, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/9 Appendino, il parere è contrario. Se nessuno chiede di parlare, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/9 Appendino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/10 L'Abbate, il parere è favorevole, previa riformulazione. Accetta la riformulazione, deputata L'Abbate? Sì, perfetto.
Sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/11 Mazzetti, il parere è favorevole, previa riformulazione. Accetta la riformulazione, deputata Mazzetti? Sì, perfetto.
Sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/12 Ghirra, il parere è favorevole e andiamo avanti.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2673-A/13 Soumahoro. Onorevole Giachetti, accoglie la riformulazione? Giachetti, che è cofirmatario, accetta.
L'ordine del giorno n. 9/2673-A/14 Kelany è stato ritirato.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2673-A/15 De Palma. Onorevole De Palma, accoglie la riformulazione? Accetta.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2673-A/16 Marino, con il parere contrario del Governo. Ha chiesto di parlare la deputata Marino. Ne ha facoltà.
MARIA STEFANIA MARINO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Vorrei provare a far cambiare idea al Governo su quest'ordine del giorno dove chiediamo di assumersi finalmente una responsabilità che finora ha evitato: quella di difendere il lavoro, l'industria e un intero territorio davanti alla chiusura dello stabilimento Cargill di Giammoro, in provincia di Messina. Parliamo di un presidio industriale storico, specializzato nella produzione di pectina che per anni ha garantito l'occupazione stabile e qualificata a decine di lavoratori e a tutto l'indotto.
Oggi, Presidente, quei lavoratori sono 49, ma dietro quei numeri ci sono famiglie, competenze, salari e un pezzo di futuro della Sicilia industriale.
Le multinazionali hanno scelto di chiudere unilateralmente, adducendo motivazioni congiunturali con l'aumento dei costi energetici, mentre continuano a investire e a produrre in altri Paesi europei: una scelta che non può essere accettata come inevitabile. Capisco che il Governo non sia interessato al futuro di 49 lavoratori che perderanno il lavoro, Presidente…
PRESIDENTE. Cortesemente, il banco del Governo! Cortesemente, il banco del Governo. Relatore…
MARIA STEFANIA MARINO(PD-IDP). … soprattutto in assenza di qualsiasi tentativo…
PRESIDENTE. Relatore. Relatore! Relatore, non può. Prego.
MARIA STEFANIA MARINO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Una scelta che non può essere accettata come inevitabile, soprattutto in assenza di qualsiasi tentativo serio di intervento pubblico.
Dalla discussione in Commissione lavoro e dalla risposta del Ministero è emerso un dato allarmante: non esiste una strategia, nessun tavolo vero, nessuna proposta di politica industriale, nessun piano di tutela occupazionale e di reindustrializzazione. Governo e regione siciliana hanno scelto l'inerzia, accompagnando l'azienda verso la chiusura definitiva. È una resa dello Stato che pesa su tutte le spalle dei lavoratori e su un territorio già segnato da fragilità strutturali.
Con quest'ordine del giorno chiediamo di cambiare rotta, Presidente: chiediamo l'attivazione immediata di un tavolo istituzionale, l'utilizzo degli strumenti previsti dalla legge annuale sulle piccole e medie imprese, il coinvolgimento di investitori e imprese per una riconversione produttiva del sito ma, soprattutto, chiediamo una cosa semplice e fondamentale, ossia che lo Stato torni a fare lo Stato, difendendo il lavoro e contrastando le chiusure unilaterali e le delocalizzazioni, in particolare nel Mezzogiorno.
Accogliere quest'ordine del giorno significa scegliere se stare dalla parte dei lavoratori e dei territori o continuare a voltarsi dall'altra parte. Noi non accettiamo questa resa e continueremo a batterci perché a Giammoro non si spenga l'ennesima luce industriale, nel silenzio delle istituzioni e di questo Governo assente .
PRESIDENTE. Gli onorevoli Raffa e Aiello sottoscrivono. Se nessun altro intende intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/16 Marino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Salutiamo le ragazze, i ragazzi, le docenti e i docenti dell'Istituto comprensivo “Leonardo da Vinci” di Labico, in provincia di Roma. Grazie di essere venuti e benvenuti a Montecitorio
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2673-A/17 Toccalini. Onorevole Toccalini, accoglie la riformulazione? Accetta.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2673-A/18 Fossi. Onorevole Fossi, accoglie la riformulazione? No, se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/18 Fossi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2673-A/19 Laus. Onorevole Laus, accoglie la riformulazione? Al Governo chiedo, per cortesia, di rileggere la riformulazione dell'ordine del giorno n. 9/2673-A/19 Laus.
VALENTINO VALENTINI,. La riformulazione è la seguente: “impegna il Governo a monitorare gli effetti della norma introdotta in via sperimentale al fine di valutare l'opportunità di renderla strutturale”.
PRESIDENTE. Grazie, Governo. Onorevole Laus, accetta? Accetta.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2673-A/20 Bonafe'. Onorevole Bonafe', accoglie la riformulazione? Accetta.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2673-A/21 Lomuti. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lomuti. Ne ha facoltà.
ARNALDO LOMUTI(M5S). Grazie, Presidente. Davvero non riesco a interpretare il parere contrario a questo semplice ordine del giorno che chiede - semplicemente - neanche tanto un impegno ma, quantomeno, di aprire una riflessione da parte del Governo sulla possibilità di estendere l'istituto dei contratti di rete anche a tutte le piccole e medie imprese dotate di soggettività giuridica. È un ordine del giorno attraverso il quale il Governo ha la possibilità, ha lo strumento, ha l'occasione di lanciare un messaggio politico chiaro proprio in direzione favorevole verso le piccole e medie imprese che vanno sostenute sempre, non soltanto in base alla motivazione del semplice profitto, ma anche perché hanno la possibilità di costruire insieme un percorso che guarda all'altro insieme di valori che solo indirettamente non guarda al profitto, ma poi, nella sostanza, invece, è un ottimo strumento per agevolare lo stesso. Perché abbiamo visto che tutte quelle imprese che guardano a tutto quell'insieme di valori - lo dico molto semplicemente - funzionano meglio.
Ora, è vero che a pensar male si fa peccato, però, non vorrei che questo parere contrario sia determinato anche dal fatto che, attraverso lo strumento dei contratti di rete, i lavoratori non sono più una variabile accessoria, ma una parte centrale del progetto. Guardi, Presidente, che con i contratti di rete - estendendoli anche alle piccole e medie imprese, se fatto seriamente, concretamente e convintamente - potremmo avere risultati favorevoli, positivi, anche per quanto riguarda la questione della sostenibilità ambientale, della sostenibilità sociale e della sostenibilità del lavoro.
Quindi, veramente, è inconcepibile. Non prevede dei costi in termini finanziari, non prevede alcunché, se non una visione - e a questo Governo consigliamo anche di averne qualcuna ogni tanto - nel senso di estendere questo strumento, che è uno strumento modernissimo che ci offre il nostro ordinamento, in favore delle piccole e medie imprese, perché di questo stiamo parlando .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/21 Lomuti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2673-A/22 Zaratti. Deputata Ghirra, accoglie la riformulazione? Mi deve dire se accetta o no.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Volevo chiedere al Vice Ministro se la può rileggere - perché c'era un po' di confusione in Aula - sia per l'ordine del giorno n. 9/2673-A/22 Zaratti sia per l'ordine del giorno n. 9/2673-A/23 Zanella perché non sono sicura di aver compreso.
PRESIDENTE. Chiedo al rappresentante del Governo se la può rileggere cortesemente. Leggiamo la riformulazione dell'ordine del giorno n. 9/2673-A/22 Zaratti.
VALENTINO VALENTINI,. La riformulazione sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/22 Zaratti è la seguente: “impegna il Governo ad accompagnare le misure previste dal provvedimento in esame con ulteriori misure idonee a calmierare i costi dell'energia, al fine di ridurre la significativa consistenza del costo dell'energia che grava sulle imprese, minandone la competitività”.
PRESIDENTE. Onorevole Ghirra, accoglie la riformulazione? No, vuole intervenire. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. No, non possiamo accettare questa riformulazione, perché con quest'ordine del giorno chiediamo di rivedere il disaccoppiamento che viene utilizzato per determinare il costo dell'energia, legandolo al costo del gas, e chiediamo di implementare l'utilizzo di energia da fonti rinnovabili, che è esattamente quello che questo Governo si rifiuta di fare.
Peraltro, da mesi è stato annunciato e sbandierato un decreto Bollette che doveva servire proprio a ridurre i costi energetici, non solo per le cittadine e i cittadini, ma in questo caso parliamo soprattutto delle piccole e medie imprese. Anche ieri la Vice Ministra Gava non ci ha dato risposta in Commissione in questo senso. Sappiamo quale sia l'emergenza del costo energetico in Italia: paghiamo bollette che sono quasi il doppio nei costi rispetto a quelle della Francia e della Spagna.
Voi vi rifiutate di introdurre delle misure strutturali, provate ad andare avanti con il sistema dei , non rafforzate il sistema delle rinnovabili, rincorrendo questa ipotesi di utilizzo di energia nucleare sostenibile, non si capisce da che punto di vista, e noi non possiamo accettare. Presidente, io credo che il fallimento nella gestione delle politiche energetiche di questo Governo sia secondo, forse, solo al fallimento nella gestione della sicurezza, e quindi chiedo di mettere in votazione quest'ordine del giorno .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cappelletti. Ne ha facoltà.
ENRICO CAPPELLETTI(M5S). Presidente, io chiedo di sottoscrivere quest'ordine del giorno, che mi pare particolarmente importante. Peraltro, come MoVimento 5 Stelle, avevamo presentato anche degli emendamenti che andavano in questa direzione e che sono nel fascicolo, ma non sono stati votati, in quanto non segnalati. Ora, io chiedo al Governo: ma come è possibile che ci sia, da una parte, la Presidente del Consiglio dei ministri che, a reti unificate, dichiara che il problema delle bollette è il primo problema del Paese, e, dall'altra, abbiamo maggioranza e Governo che, di fronte a un ordine del giorno così di buonsenso, va a sminuirne la portata?
Ci dirà: ma abbiamo in arrivo, in discussione in Consiglio dei ministri, un decreto Energia. Bene, ma sappiano almeno i cittadini che ci ascoltano da casa che il decreto Energia è stato dichiarato 15 volte da questo Governo, è stato presentato 15 volte e non è mai stato realizzato, mai stato perfezionato da questo Governo. Perché? Perché si cerca, ed è tipico della Meloni, tipico del centrodestra, tipico di questo Governo, di risolvere un problema presentandone e creandone un altro.
Quindi abbiamo un problema di aumento delle bollette in Italia? Lo risolviamo con il nucleare. Questo è il sistema con cui si si risolvono i problemi? È fallita la politica migratoria del centrodestra in Italia con il blocco navale? Creiamo un bel CPR in Albania, mettiamo fumo negli occhi alle persone, così come, quanto al nucleare, lo sappiamo benissimo che il nucleare non abbasserà le bollette di un solo euro ai cittadini, lo dice perfino Bankitalia! Anzi, aumenterà il costo delle bollette, lo ha confessato il Ministro Pichetto Fratin, quando ha detto che il costo delle centrali nucleari dovrà essere pagato dai cittadini.
E allora è con il nucleare che interveniamo? E, tra l'altro, darà risposte, se darà delle risposte, fra 30 anni.
È chiaro che, in questo momento, le aziende scontano e pagano gli errori del Governo sulla politica energetica del Paese, e ne cito due, i principali: “trasformeremo l'Italia in un del gas”, che è la prima causa dell'aumento delle bollette dell'Italia rispetto agli altri Paesi d'Europa, il primo errore che è stato fatto. Il secondo errore clamoroso è stato quello di contrastare la transizione energetica. Nei Paesi che l'hanno sostenuta in questo momento c'è l'economia che viaggia veramente velocissima: la Spagna, per citarne uno, ha un'economia che da anni cresce 3-4 volte quella dell'Italia, proprio perché ha investito nella transizione e in questo momento offre alle proprie aziende energia che costa la metà rispetto all'Italia.
Ecco, concludo dicendo al Governo: non fate pagare alle aziende del Paese il conto dei vostri errori, cambiate il parere su quest'ordine del giorno .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/22 Zaratti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2673-A/23 Zanella, su cui il parere del Governo è favorevole, previa riformulazione. Accetta la riformulazione? Vuole riascoltare? Di nuovo, Governo, per cortesia: la riformulazione dell'ordine del giorno n. 9/2673-A/23 Zanella.
VALENTINO VALENTINI,. “Impegna il Governo ad accompagnare le misure previste dal provvedimento in esame con ulteriori misure volte a rafforzare la competenza delle piccole e medie imprese in materia di intelligenza artificiale e a sostenerne l'adozione, al fine di accrescerne la competitività, innovazione e sostenibilità, nonché di colmare il distacco con le grandi imprese italiane e internazionali”.
PRESIDENTE. Grazie, Vice Ministro. Accetta, deputata Zanella? Va bene, grazie.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2673-A/24 Mari, su cui vi è il parere contrario del Governo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/24 Mari, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Saluto le ragazze e i ragazzi, le docenti e i docenti dell'Istituto di istruzione superiore “Margherita Hack” di Morlupo, in provincia di Roma, che assistono ai nostri lavori dalle tribune . Benvenuti a Montecitorio, grazie di essere qui.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2673-A/25 Boschi, su cui il parere del Governo è favorevole, previa riformulazione. Accetta la riformulazione? Sì, perfetto.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2673-A/26 Del Barba, su cui il parere del Governo è favorevole, previa riformulazione. Accetta la riformulazione? Sì.
Allora passiamo all'ordine del giorno n. 9/2673-A/27 Faraone, su cui vi è il parere contrario del Governo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/27 Faraone, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2673-A/28 Pandolfo, su cui il parere del Governo è favorevole, previa riformulazione. Accetta la riformulazione? Perfetto, grazie.
Allora passiamo all'ordine del giorno n. 9/2673-A/29 Peluffo, su cui vi è il parere contrario del Governo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/29 Peluffo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2673-A/30 Di Sanzo, su cui il parere del Governo è favorevole, previa riformulazione. Accetta la riformulazione? Perfetto, grazie.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2673-A/31 De Micheli, su cui il parere del Governo è favorevole, previa riformulazione. Accetta la riformulazione? Sì, perfetto.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2673-A/32 Gnassi, su cui il parere del Governo è favorevole, previa riformulazione. Accetta la riformulazione? Non lo riesco a capire, sì o no? No, quindi se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/32 Gnassi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
L'ordine del giorno n. 9/2673-A/33 Cerreto è stato ritirato e, dunque, passiamo all'ultimo ordine del giorno, il n. 9/2673-A/34 Simiani, su cui vi è il parere contrario del Governo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Simiani. Ne ha facoltà.
MARCO SIMIANI(PD-IDP). Intanto, bentornato, Presidente.
PRESIDENTE. Grazie, grazie mille.
MARCO SIMIANI(PD-IDP). Suo tramite, Presidente, vorrei dire al Vice Ministro che l'intervento che farò non sarà dedicato al Governo, ma sarà dedicato ai colleghi e alle colleghe, perché in relazione a quello di cui noi stiamo discutendo e al voto contrario che il Governo ha dato - io non so se lo avete letto, ma vi invito a leggerlo -, sostanzialmente il Governo ha detto “no” ai possibili sussidi per maternità o per possibili chiusure aziendali di microimprese, per imprenditori e aziende agricole, commercianti, artigiani, piccoli imprenditori.
Nel Governo “Conte 2” il Ministro Gualtieri ha dato la possibilità, in base anche al COVID-19, nel decreto Cura Italia e nel decreto Rilancio, di dare i sussidi a imprese e a imprenditori che avevano difficoltà e che avevano chiuso, è stata una scelta epocale. Questa doveva essere la legislatura giusta perché si dovesse inserire in un ragionamento, in un progetto, la possibilità di estendere i diritti e i sussidi ai lavoratori delle imprese artigiane, ai commercianti e alle piccole aziende agricole attraverso il principio dell'articolo 53 della Costituzione, di equità e di proporzionalità, nonché dell'articolo 1: l'Italia è fondata sul lavoro.
Ma è fondata non sul privilegio, non sulla rendita, non su una eredità di classe, ma sul lavoro. E lo fa soprattutto in un'ottica singolare, proprio per poter valorizzare l'universalità del lavoro che riguarda tutti, che riguarda tutte le persone che oggi provano a fare un'attività e un'impresa anche di crescita sul lavoro. E guardate, quando parliamo di lavoro, parliamo anche, soprattutto, di tutte quelle persone che aprono una bottega, di chi porta avanti un laboratorio artigiano e di chi rischia capitale, tempo, energie e spesso anche serenità familiare per creare valore, servizi e occupazione.
Non si possono lasciare sole queste persone, non possiamo veramente pensare che oggi questo Governo non possa fare una riformulazione di un ordine del giorno per individuare un progetto, un'idea di quello che può essere, oggi, il lavoro imprenditoriale che, di fatto, non porta più quelle ricchezze di prima. L'innovazione, l'hanno cambiato totalmente un'azienda agricola che, di fatto, non è più come prima, non ci sono più quelle risorse. Ecco perché c'è bisogno di pensare al dopo, nel momento in cui una persona ha una malattia.
E poi, soprattutto, non si possono lasciare sole le donne che affrontano la maternità. La maternità, anche per le donne artigiane o commercianti o che hanno un'azienda agricola, non può essere un fastidio da sopportare dal punto di vista individuale. È una responsabilità collettiva, è una responsabilità dove il lavoro sociale è futuro e continuità della comunità nazionale.
Voi dovete pensare che dare un sussidio oggi a un'impresa, a un'imprenditrice, uomo e donna, è un valore. Ecco perché credo sia assurdo quello che il Governo sta facendo, credo sia sbagliato perché questa doveva essere la legislatura in cui i diritti dovevano essere estesi anche a quelle imprese, a quelle persone, a quei cittadini e a quelle cittadine che provano a intraprendere spendendo di tasca propria per vivere un futuro migliore non solo per la propria persona, ma anche per la propria famiglia. Ecco perché invito il Governo a rivedere quest'ordine del giorno, ad accantonarlo, a riformularlo.
Non è una questione di parte, non è una questione di bandierine, è una questione per cui l'impresa o si tutela sempre o mai. Qui ci sono persone, ci sono partiti che hanno fatto la propria campagna elettorale sul valore dell'impresa. Ecco, ora voglio vedere cosa state facendo, ora voglio vedere se votate contro o a favore di questa cosa. Voglio capire se effettivamente il centrodestra è a favore dell'impresa o no. Perché poi, quando andrete a fare campagna elettorale nei singoli negozi o nelle attività, voglio vedere come risponderete a quelle persone cui oggi avete negato la possibilità di individuare un progetto per andare verso un sussidio.
Sicché, signori e signore, credo che oggi siamo di fronte a una scelta. Voi dovete decidere se votare contro o votare a favore. Noi voteremo a favore, vediamo voi .
PRESIDENTE. Si dà atto che l'onorevole Ferrari sottoscrive l'ordine del giorno in esame.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2673-A/34 Simiani, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
Prima di proseguire con le dichiarazioni di voto finale, facciamo una breve sospensione tecnica per poi riprendere la seduta alle ore 11,30. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, signori del Governo, la legge annuale sulle piccole e medie imprese rappresenta l'occasione principale, forse l'unica che abbiamo, per misurare le capacità reali di questo Governo in materia di pianificazione economica. Infatti, sappiamo fin dall'inizio della legislatura che non credete nella pianificazione industriale. Lo ha dichiarato il Ministro dell'Economia, peraltro se ne sono viste le conseguenze, avendo assistito oltretutto al susseguirsi di leggi di bilancio sempre più scialbe fino all'ultima, in cui avete celebrato addirittura l'come virtù cardinale di questo Governo - la famosa “prudenza” del Ministro Giorgetti -, avendo praticamente in precedenza sabotato le misure create dai Governi precedenti, soprattutto Industria 4.0 del Governo Renzi.
E, quindi, non restava che attendervi su quello che è il tessuto vitale del nostro Paese: la legge annuale sulle piccole e medie imprese. E, immancabilmente, arriva la cifra di questo Governo e di questo Ministro, ahinoi.
Non mancavano gli spunti e le buone idee, erano sul tavolo, le riconosciamo anche, le intravediamo in molte proposte del passato e del presente delle forze produttive del Paese, ma lo svolgimento, ancora una volta, lascia a desiderare ed è del tutto insoddisfacente.
Dove gli spunti non sono abortiti in misure contraddittorie - e ne abbiamo - gli stanziamenti economici sono così esigui da risultare, fin da subito, chiaramente insufficienti a garantire gli obiettivi stessi. E, quando non sono gli stanziamenti, il problema è l'ampiezza e la durata delle misure sottese a essere ridicolmente limitata.
Siamo così nuovamente di fronte a un provvedimento che, dietro a un titolo ambizioso, nasconde un'allarmante povertà di contenuti e una preoccupante assenza di visione strategica per il tessuto produttivo italiano.
Questo disegno di legge non offre strumenti reali a chi produce, ma si limita a una gestione burocratica che ignora le vere necessità del mercato. L'analisi puntuale… scusate, colleghi, se posso… scusate, non riesco nemmeno a leggere il testo …
PRESIDENTE. Colleghi, per favore. Prego.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Siamo così nuovamente di fronte a un provvedimento che, dietro un titolo ambizioso, nasconde un'allarmante povertà di contenuti e una preoccupante assenza di visione strategica per il tessuto produttivo italiano.
Non abbiamo strumenti reali, ma una gestione burocratica che ignora le vere necessità del mercato. L'analisi puntuale delle misure rivela una scarsità di risorse cronica, spesso ottenuta attraverso semplici riallocazioni di fondi preesistenti che non generano un nuovo valore. Vediamo degli esempi: con riferimento alle agevolazioni fiscali per le reti di imprese, all'articolo 1 abbiamo uno stanziamento di appena 15 milioni di euro annui sul triennio 2027-2029. Peraltro, la natura di questa misura, appunto la creazione di reti di imprese, avrebbe ragionevolmente richiesto di fornire una garanzia maggiore sulla durata, affinché gli imprenditori fossero maggiormente motivati ad agire attivando una leva strategica che viene ovviamente depotenziata laddove incentivata poco e per poco tempo.
Anche laddove vi sono risorse - è il caso della filiera della moda, dove abbiamo 100 milioni che, peraltro, derivano da un fondo del 2021 - riuscite a impiegarle male, scontentando a ragione molti operatori del settore, ad esempio, laddove la soglia minima, inizialmente addirittura di 3 milioni e poi ridotta a un milione, risulta però, a nostro avviso e anche di molti auditi, ancora inaccessibile per le micro e piccole imprese.
Vi è stato proposto, con motivata spiegazione, di creare micro-contratti di sviluppo a partire da 200.000 euro, ma avete preferito un compromesso che non risolve nulla, mostrando una totale incapacità di comprendere a fondo i meccanismi delle piccole e piccolissime imprese italiane. È il caso, ad esempio, del incentivato all'articolo 6. Qui abbiamo una misura sperimentale che è limitata a 1.000 lavoratori in tutt'Italia. Gli oneri di 4,7 milioni nel 2026 e di 6,4 milioni nel 2027 sono coperti quasi integralmente dal Fondo sociale per occupazione e formazione. Che dire di questa misura? Facciamo gli auguri ai 1.000 fortunati, ma faremo in modo di incalzarvi sugli esiti di questa sperimentazione.
E, poi, sugli altri punti. Gli articoli 7, 15 e 24: riforme a costo zero, come vostra abitudine. Il riordino dei confidi, la riforma dell'artigianato, la disciplina delle , vincolati alla clausola di invarianza finanziaria. Il Governo pretende di innovare i settori strategici senza investire un solo euro.
Particolarmente delicata è - o meglio, era - la questione della certificazione unica di conformità per la moda, quello che era il Capo VI di questo provvedimento. Ecco, qui abbiamo una rarissima dimostrazione di come, quando si attiva la lentezza del processo bicamerale, appunto, nelle rare volte in cui capita di vederlo attivato… Fermo restando che abbiamo fatto più di 200 voti senza sentire una volta una voce dalla maggioranza, quindi alla fine anche questo appare mortificante per il Parlamento. Però, in questo caso, quantomeno, la navetta, il passaggio alla Camera, ha fornito al Governo quel tempo di ascolto della società civile per emendare degli errori macroscopici. Lo avevamo denunciato al Senato: si rischiava di legalizzare delle zone grigie, si rischiava concorrenza sleale e di svalutare la vera qualità. Eravamo di fronte sostanzialmente a un impianto normativo incompleto, che recepiva solo un frammento del lavoro della prefettura di Milano.
Ecco, questo è un esempio dell'importanza di come, su temi così delicati, come quello di pervenire a degli standard di qualità, sussista sempre l'enorme rischio che corre il Governo quando pretende di imporli con grande superficialità. La soppressione è una conferma delle nostre critiche: il fatto che il Governo abbia dovuto cancellare l'intero Capo VI dimostra che le denunce fatte al Senato da Italia Viva sul rischio di legalizzare zone grigie e di proporre un finto erano fondate e hanno costretto la maggioranza a una retromarcia imbarazzante.
Questo provvedimento - concludo, Presidente - conferma che vi manca completamente la capacità realizzativa. Non avete per di più una vostra linea, né una visione, né una proposta e non siete avvezzi all'ascolto del Paese.
Ne esce il solito provvedimento incolore su un tema sensibile, urgente e vitale come quello delle piccole e medie imprese, che mortifica anche le migliori proposte che avevate sul tavolo. Siamo decisamente contrariati. Il nostro voto conseguentemente sarà contrario .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Cavo. Ne ha facoltà.
ILARIA CAVO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Colleghi, signor Sottosegretario, è con senso di responsabilità che intervengo per dichiarare - lo dico subito - il voto favorevole, a nome del gruppo di Noi Moderati, a questo disegno di legge annuale sulle piccole e medie imprese, a testimonianza della grande attenzione che da sempre riserviamo alla colonna vertebrale del nostro tessuto economico e imprenditoriale.
Il provvedimento che oggi discutiamo rappresenta un passo fondamentale nel sostegno al tessuto economico italiano, caratterizzato da una prevalenza di piccole e medie imprese, che costituiscono il cuore pulsante della nostra economia. Le piccole e medie imprese, infatti, rappresentano oltre il 90 per cento delle imprese attive nel Paese, impiegano circa l'80 per cento della forza lavoro e contribuiscono in maniera significativa al prodotto interno lordo, con un valore aggiunto che supera i 200 miliardi di euro annui, secondo i dati più recenti dell'Istat e del Ministero dell'Economia.
Le nostre piccole e medie imprese incarnano l'essenza del nostro , un connubio unico tra tradizione artigianale e innovazione tecnologica, che ha reso l'Italia un punto di riferimento globale in settori come la moda, l'agroalimentare, la meccanica, il , per fare alcuni esempi.
In un contesto economico internazionale segnato da sfide, come la transizione digitale, la sostenibilità ambientale e la competizione globale, questo disegno di legge interviene con misure concrete per rafforzare la resilienza e la competitività di queste realtà, valorizzando il loro ruolo strategico non solo per la crescita economica, ma anche per la coesione sociale e territoriale. Questo provvedimento riflette l'impegno dell'Esecutivo nel promuovere politiche inclusive, in linea con gli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza e con la Strategia europea per le piccole e medie imprese. Il Governo ha dimostrato con questo testo una visione lungimirante, che bilancia il rispetto delle tradizioni produttive italiane con l'impulso all'innovazione, garantendo al contempo la salvaguardia dei livelli occupazionali e la semplificazione burocratica.
Passando all'analisi del contenuto, questo disegno di legge si articola in sei capi, ciascuno mirato a interventi specifici e interconnessi, e non frammentati, come ho ascoltato. Il capo I è dedicato alle misure per l'aggregazione delle imprese minori e per il trasferimento generazionale delle competenze. Spiccano disposizioni di rilievo, come l'articolo 1, che introduce agevolazioni fiscali per le reti di imprese, consentendo, dal periodo d'imposta 2026-2028, l'esclusione dalla formazione del reddito di una quota degli utili destinati al Fondo patrimoniale comune, fino a un limite di 1 milione di euro annui, con un complessivo di 15 milioni di euro per anno dal 2027 al 2029. Questa misura favorisce la collaborazione tra imprese, riducendo il rischio di frammentazione e promuovendo investimenti condivisi.
Il dimensionamento delle imprese è un tema centrale, perché rappresenta spesso l'unico elemento di debolezza di un sistema che ha tutte le carte in regola per competere a livello globale. Puntare sulle reti consente di abbattere i costi attraverso economie di mercato, di aumentare gli investimenti con la condivisione del rischio e dei benefici, non intaccando l'autonomia imprenditoriale delle singole imprese.
Proseguendo, l'articolo 2 amplia il Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali a imprese con oltre 20 dipendenti, titolari di marchi storici o in difficoltà, e consente l'acquisizione da parte di imprese omogenee. Questo rafforza la protezione del patrimonio industriale italiano, particolarmente nel settore della moda, laddove l'articolo 3 attribuisce risorse dal decreto interministeriale del 2021 per aggregazioni e sostegno finanziario. Queste norme valorizzano il non solo come , ma come ecosistema che integra tradizione - pensiamo alle eccellenze artigianali - e innovazione, ad esempio, attraverso fondi per la digitalizzazione e la sostenibilità.
L'articolo 4 riconosce le centrali consortili come enti mutualistici di sistema e delega al Governo la loro disciplina, con principi come l'obbligo di certificazione del bilancio.
L'articolo 6 introduce il incentivato per l'accompagnamento alla pensione, facilitando il ricambio generazionale. E qui si innesta tutto il tema delle competenze, quelle che non devono andare perdute e, allo stesso tempo, sappiamo che le piccole e medie imprese hanno bisogno di nuove competenze, dunque abbiamo un tema di trasferimento e di innesto di nuove competenze, su cui dobbiamo agire al pari di qualsiasi altro fattore della produzione.
Il capo II affronta l'accesso al credito bancario e misure di semplificazione: l'articolo 7 delega al Governo il riordino dei confidi, con criteri per la riduzione di oneri e l'innovazione, mentre l'articolo 8 favorisce la valorizzazione finanziaria dei beni di magazzino, rendendo più agevole l'accesso al credito per le imprese. Queste disposizioni sono cruciali per superare barriere che le PMI incontrano nel finanziamento, spesso penalizzate da garanzie insufficienti; un tema su cui ho interrogato il Ministro Urso in un , ottenendo rassicurazioni su investimenti per il settore produttivo.
Il capo III è dedicato alle semplificazioni. Il provvedimento introduce norme di alleggerimento burocratico; esonera dall'assicurazione obbligatoria i carrelli elevatori e le macchine agricole, riducendo i costi per le imprese; integra obblighi di formazione in sicurezza durante i periodi di integrazione salariale e semplifica l'iscrizione INPS per datori agricoli; disciplina la salute e la sicurezza nel lavoro agile e amplia le verifiche periodiche sulle attrezzature. Di particolare interesse è l'articolo 14, che estende i termini per il riacquisto di aree industriali e, soprattutto, gli articoli successivi, che costituiscono un vero e proprio patto di fiducia con il mondo dell'artigianato. La riforma delegata all'articolo 15 e il divieto rafforzato di uso improprio del termine “artigiano” e “artigianato” rappresentano il più forte segnale di tutela e valorizzazione che il Parlamento ha abbia mai dato a questo settore, in decenni.
L'artigianato non è un retaggio del passato, ma è il motore silenzioso del è cultura materiale, è innovazione che nasce dal gesto manuale, è la capacità di trasformare la tradizione in valore economico e occupazionale. Un passaggio dei principi per la delega, ci tengo a sottolinearlo, è il concetto che l'artigianato non sia limitato alla natura manuale, ma possa estendersi alla dimensione ideativa, progettuale, creativa e tecnico-operativa; in sintesi, si riconosce, esplicitamente e nella sua complessità, il valore dell'artigianato e lo si protegge con strumenti concreti, perché sappiamo che, senza un artigianato vivo e tutelato, non c'è futuro per il .
Il provvedimento prevede anche una serie di semplificazioni che mira a un riordino efficace nonché, con attenzione alla chiarezza e alla riduzione di adempimenti non necessari, in linea con la giurisprudenza costituzionale.
Passiamo al capo IV che combatte le false recensioni; con gli articoli dal 18 al 23, i si definiscono requisiti di liceità, i divieti e le linee-guida, promuovendo trasparenza nel commercio Questa norma è di importanza strategica, soprattutto per il turismo e per tutte le imprese che vivono di reputazione
Il settore turistico italiano, che vale oltre il 13 per cento del PIL, ricordiamolo, è letteralmente ostaggio delle recensioni false. È un fenomeno che distorce la concorrenza, danneggia le strutture oneste e inganna i consumatori. Le misure introdotte, ossia i requisiti di liceità, obbligo di provenienza reale, rimozione rapida e sanzioni, rappresentano una vera e propria legge antifrode per il turismo italiano, restituendo credibilità e trasparenza a un mercato che vale miliardi e che è la vetrina del nostro Paese nel mondo.
Nel capo V, l'articolo 24 delega al Governo il riordino della disciplina sulle e sulle PMI innovative in un testo unico, mentre l'articolo 25 modifica il Garante per le piccole e medie imprese, rafforzandone il ruolo. Queste misure favoriscono l'innovazione, unendo il tradizionale alle nuove tecnologie. Su questo punto, vorrei attirare ancora l'attenzione, perché è questo il fulcro del nostro sistema, del nostro , appunto. Se ci accomodiamo sull'immenso patrimonio di conoscenze e competenze delle nostre posizioni ed elaborazioni, perdiamo la sfida della competitività.
Partiamo da una piattaforma privilegiata che oggi è tradizione, ma che è costituita da grandi innovazioni e rivoluzioni della produzione industriale e della lavorazione artigianale. Ecco, dobbiamo proseguire in quel solco ed essere fedeli alla nostra storia di innovatori. Proteggere la nostra tradizione produttiva non vuol dire lasciarla cristallizzata, ma continuare a innovarla. Ecco perché il riordino in un testo unico delle e PMI innovative e il rafforzamento del Garante sono passaggi decisivi; creano un ecosistema in cui la tradizione può incontrare il futuro, senza perdere la propria identità.
Presidente, questo disegno di legge non è solo un insieme di norme, ma è una visione strategica che valorizza le PMI, come pilastro dell'economia italiana, integrando tradizione e innovazione per un resiliente e globale.
Per tutto quanto esposto, dichiaro il voto favorevole del gruppo Noi Moderati e invito l'Aula ad approvare il provvedimento.
PRESIDENTE. Prima di passare oltre, salutiamo le ragazze e i ragazzi, le docenti e i docenti, del Liceo Statale “Erasmo da Rotterdam”, di Sesto San Giovanni, in provincia di Milano. Benvenuti a Montecitorio e grazie di essere qui
Ha chiesto di parlare l'onorevole Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, Vice Ministro…
PRESIDENTE. Mettete il silenzioso ai telefoni, per favore.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). … il gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra voterà contro l'approvazione di questo provvedimento, ma, in ogni caso, ci tengo a ringraziare il relatore, l'onorevole Pietrella, e il presidente Gusmeroli, perché, durante l'esame della legge annuale sulle piccole e medie imprese in Commissione, è stato possibile un confronto leale e sincero che ha portato alla modifica del testo, con la soppressione di un intero capo, nonostante la norma fosse già stata approvata dal Senato.
È stata una delle rarissime volte, in questa legislatura, in cui è stato consentito al Parlamento di esercitare correttamente il proprio ruolo ovvero il potere legislativo attribuitogli dalla nostra Costituzione con il sistema bicamerale.
Vi ringrazio anche per l'accoglimento del nostro ordine del giorno perché, come avevamo già sottolineato durante gli interventi che riguardavano la dichiarazione d'urgenza, ma soprattutto durante l'esame degli emendamenti in Commissione, il Capo VI rappresentava per noi un errore gravissimo, in particolare con riferimento alle finalità espressamente richiamate dall'articolato, e cioè garantire legalità, tracciabilità e correttezza in materia di lavoro e legislazione sociale lungo tutta la catena produttiva.
Finalità che venivano completamente disattese, in particolare proprio dal Capo VI, e che la maggior parte degli auditi, intervenuti nel merito, avevano chiesto di stralciare, per rinviare una riforma del settore che, confidiamo, avvierete quanto prima. Del resto, lo sappiamo, lo abbiamo detto tante volte, il settore della moda italiana sta attraversando un momento molto delicato; le indagini della procura di Milano degli ultimi 2 anni hanno dimostrato il ricorso strutturale all'utilizzo e allo sfruttamento di manodopera irregolare e razzializzata nelle catene dei subappalti, al cui vertice si collocano alcune case di moda alle quali è stato contestato il reato di agevolazione colposa del caporalato.
È stato, infatti, dimostrato che non possono non sapere che i fornitori ricorrono sistematicamente a subappalti irregolari, non avendo la sufficiente capacità produttiva per evadere gli ordini e dovendo accettare prezzi di commessa troppo bassi per ottenerne di nuovi, e questo nonostante molte delle imprese subfornitrici delle filiere di grandi marchi risultino certificate. Il sistema è, quindi, distorto già ora, nonostante le certificazioni siano effettuate tramite e non siano esclusivamente documentali, come prevedeva, invece, questa legge, dopo le modifiche intervenute al Senato.
Ora credo ci siano tutte le condizioni per ragionare con calma e attenzione su come intervenire per garantire la trasparenza dell'intera capacità produttiva della filiera, valorizzando le competenze e le risorse effettive delle imprese, senza limitarsi a verifiche meramente formali sulla conformità dei processi, ma attraverso un sistema di controllo idoneo a verificare il rispetto delle norme in materia di sicurezza sul lavoro, di diritti dei lavoratori e dell'applicazione dei contratti collettivi nazionali. Occorre, poi, rafforzare gli organi ispettivi e prevedere meccanismi per prevenire il fenomeno del salariale.
Oggi le committenze possono permettersi di spostare lavorazioni e commesse verso i fornitori e subfornitori che offrono il massimo ribasso, incentivando, di fatto, evasione e lavoro nero, bypassando e contrastando fenomeni di sindacalizzazione all'interno della filiera. Riteniamo indispensabile che i prodotti siano certificati, così come il marchio , ma, per rafforzare il sistema del controllo sull'intera filiera produttiva della moda e del tessile, le nuove norme devono essere concertate con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative e con le associazioni datoriali di categoria, proprio perché la valorizzazione e la tutela del marchio non si limitino alla qualità del prodotto finale, con riferimento sia ai materiali impiegati sia ai profili di sostenibilità ambientale, ma riguardino l'intero processo produttivo, includendo il rispetto delle norme in materia di sicurezza del lavoro, come ho già detto, del diritto dei lavoratori, dell'applicazione dei contratti collettivi nazionali e dei principi di concorrenza leale tra le imprese.
Su questo dovremo lavorare, e spiace che, in questa circostanza, molti dei nostri emendamenti in questo senso non siano stati accolti. Per quanto riguarda le altre disposizioni, come ho già avuto modo di dire, la norma parte da intenti nobili e pure condivisibili, come quello di sostenere l'aggregazione delle piccole e medie imprese, rafforzare la tracciabilità delle filiere e affrontare il tema del ricambio generazionale. Tuttavia, il disegno di legge presenta criticità profonde in più parti, che rischiano di produrre effetti contrari agli obiettivi dichiarati.
Il provvedimento non definisce una politica industriale, ma è un insieme eterogeneo di misure, spesso sperimentali e temporanee, prive di una strategia coerente e non coordinate con gli strumenti esistenti. L'assenza di un disegno complessivo indebolisce l'efficacia degli interventi e ne limita la portata. L'attenzione alle piccole e medie imprese è del tutto condivisibile, ma non può tradursi in una riduzione delle responsabilità datoriali, in modelli di senza rappresentanza dei lavoratori o in semplificazioni che incidono sugli standard di sicurezza.
Abbiamo provato a migliorare il testo con emendamenti che proponevano di promuovere le aggregazioni di impresa, ad esempio, per metterle nelle condizioni di accedere ai che garantiscano prezzi stabili nel lungo periodo, visto che, individualmente, queste imprese non hanno la forza contrattuale per accedervi e che il costo dell'energia rappresenta una delle maggiori minacce alla competitività delle piccole e medie imprese industriali.
Ancora, abbiamo proposto strumenti di incentivazione e assistenza tecnica volti a favorire la crescita e il consolidamento delle microimprese già esistenti, anche mediante la costituzione di centrali consortili tra imprese operanti in settori economici sinergici, per superare le barriere dimensionali, rafforzare la propria presenza sui mercati e accedere con maggiore efficienza a servizi strategici, quali gli acquisti, la logistica, la promozione, la digitalizzazione. Il riconoscimento delle centrali consortili quali enti mutualistici di sistema è condivisibile se inteso come strumento di cooperazione tra imprese, ma richiede una disciplina rigorosa, che eviti forme elusive di impiego.
Riteniamo positiva la previsione di interventi di formazione e sicurezza, mentre ci preoccupano non poco le possibili conseguenze delle previsioni di legge per i lavoratori in termini di promozione dell'offerta di lavoro, codatorialità e distacco dei lavoratori come strumenti di salvaguardia occupazionale. Noi riteniamo che sia necessario prevedere l'obbligo di applicazione dei contratti collettivi nazionali di lavoro di settore , oltre a informative obbligatorie alle organizzazioni sindacali e ai lavoratori, questioni che vi rifiutate sistematicamente di prendere in considerazione e accogliere.
Siamo assolutamente contrari all'esonero dell'assicurazione obbligatoria per i carrelli elevatori e per altri veicoli utilizzati dalle imprese in aree ferroviarie, portuali e aeroportuali, una deroga inaccettabile e pericolosa. Così come non ci convincono le disposizioni dell'articolo 10, che pongono in capo all'INAIL il compito di elaborare modelli semplificati di organizzazione e gestione in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro per le microimprese e le piccole e medie imprese.
Seppure consapevoli delle professionalità e competenze di alto profilo dell'INAIL, riteniamo che tale compito debba essere attribuito alla Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro, che nel novembre 2013 aveva già elaborato delle procedure semplificate per l'adozione di modelli di organizzazione e gestione nelle piccole e medie imprese. La norma prevede poi che la formazione in materia di salute e sicurezza possa avvenire durante la fruizione della cassa integrazione sia in sospensione che in riduzione dell'orario di lavoro.
Se il lavoratore è soggetto all'obbligo di formazione, il fatto che sia collocato in CIG non sospende tale obbligo. Tuttavia, l'erogazione della formazione obbligatoria in materia di salute e sicurezza deve essere effettuata per legge durante l'orario di lavoro ordinario Riteniamo, quindi, questa disposizione davvero grave, così come gravi sono le previsioni dell'articolo 11 su salute e sicurezza per le prestazioni in modalità agile. Con tale disposizione, le responsabilità del datore di lavoro sulla sicurezza per il lavoro svolto in modalità agile si concretizzano esclusivamente nella consegna di un'informativa.
Un'evidente limitazione della responsabilità del datore di lavoro, nonostante anche la giurisprudenza abbia più volte sancito che la sicurezza delle prestazioni in modalità agile debba essere assicurata proprio dal datore di lavoro. Ci preoccupa anche la delega al Governo per la riforma dell'artigianato, non perché non sia necessaria, ma perché, intervenendo anche sulla dimensione dell'impresa, temiamo che molte aziende con un numero di dipendenti significativo e attualmente facenti parte del comparto industria possano rientrare nel comparto artigianale per sfruttarne i benefici, con un forte rischio di salariale, visto che il contratto collettivo nazionale artigiani ha retribuzioni più basse e un regime fiscale agevolato, andando a ledere quel principio di leale concorrenza che si fonda sulla massima “stesso mercato, stesse regole”, determinando il fatto che imprese che operano in un mercato uguale possono potenzialmente avere regole diverse.
La semplificazione su e PMI sarebbe auspicabile, ma la delega non garantisce tutele minime per lavoratrici e lavoratori, spesso soggetti a contratti precari. Per chiudere, il provvedimento si occupa anche di liceità delle recensioni e di diritti delle strutture recensite, stabilendo che la recensione è lecita se rilasciata dai fruitori del servizio non oltre 30 giorni e rimane valida per 2 anni. Noi, come la maggior parte dei soggetti auditi, riteniamo che questi termini temporali non garantiscano affidabilità, ma che, piuttosto, occorrerebbe basarsi sulla liceità delle recensioni. Per tutte queste ragioni, ribadisco il voto contrario del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Partirò da una cosa che ci piace molto di questa legge, a cui oggi poniamo il voto del Parlamento, che è il titolo, questo ci piace molto. La legge annuale sulle piccole e medie imprese è qualcosa che non solo era attesa da molto tempo, è una legge che premia quel tessuto che conosciamo essere la forza del nostro Paese, che dovrebbe premiare… Scusate, interessa così tanto all'Aula che c'è un po' di brusio. La legge sulle piccole e medie imprese doveva essere quell'occasione.
L'abbiamo visto anche nelle audizioni - ho seguito quelle del Senato - dove tanti avevano molte aspettative rispetto a quello che finalmente una legge annuale sulle piccole e medie imprese poteva fare per il territorio; quel territorio che è fatto, appunto, di queste aziende che sono eccellenze internazionali, che riescono, nelle difficoltà di essere piccole e medie, a fare artefatti unici al mondo e di cui sono siamo eccellenza in quel connubio davvero difficile perché, da un lato, il nostro sistema produttivo ha difficoltà proprio per la dimensione delle nostre aziende, dall'altra è un elemento di forza evidentemente, che da sempre ci contraddistingue.
Noi aspettavamo questa legge con grande ansia, anche per comprendere quali fossero le idee della politica industriale di questo Governo. Diciamo che era un'occasione, forse, per cambiare un po' la visione, l'ideologia anche del Governo, dove le politiche industriali non sono certo il cavallo di battaglia. Parlo di quelle di Ilva, con le dichiarazioni lungimiranti del Ministro e di una soluzione che sembra sempre più lontana per un settore strategico come quello dell'acciaio; non voglio parlare dell' perché sarebbe come sparare sulla Croce rossa, ma parlo di quello che è successo con Transizione 5.0: siete riusciti a cambiare un provvedimento che funzionava per crearne un altro burocratico che non funziona; poi, siete riusciti a toglierlo in un giorno e a rimetterlo, ma non si capisce nulla, con le aziende che chiedono solo di avere una certezza normativa, una certezza di lungo periodo, e abbiamo anche qui combinato un casino. Lo dicevano prima: costo dell'energia. Sono arrivati non sappiamo quanti decreti Energia e non mi pare che abbiamo risolto il tema e non lo abbiamo fatto nel lungo periodo. Siete il Governo che verrà ricordato per mettere la su un'acquisizione italiana da parte di un'altra azienda italiana e vedremo come si dichiarerà l'Unione europea su questa partita. Siete il Governo che verrà ricordato per la frenata del PIL e la frenata della crescita industriale, o il Governo che ha introdotto un termine - che farà scuola perché penso che ogni volta lo nomineremo un professore di economia dell'Università sverrà -, che è “extraprofitti” e bisognerà capire dove questa nuova definizione, extraprofitti, nel vocabolario entrerà.
In più gli investimenti mancano. Questo provvedimento, al di là… qualcuno prima ha detto che ci legge una visione strategica. Anche se fosse - forse ho sbagliato io il fascicolo che mi avete dato - rimarrebbe una visione perché c'è un tema fondamentale, ossia mancano le risorse. È un provvedimento a invarianza di risorse, quindi quando si immagina di investire sulle aziende le risorse sono fondamentali. Inoltre, è sostanzialmente una delega della delega che diamo rispetto a deleghe che abbiamo già dato per fare cose che faremo non si sa quando, come e dove.
Diciamo che del famoso è rimasto solo il nome. Si parla tanto di semplificazione e burocrazia. E penso - su questo non do le colpe a questo Governo - sia una delle cose più annose che riguardano il sistema produttivo, che lamentano l'eccessiva burocrazia, lamentano l'eccessiva non lungimiranza delle norme, il cambiamento continuo delle stesse norme. Per semplificare, come avete detto, dovremmo capire quale adempimento avete tolto. Degli adempimenti burocratici non mi risulta ce ne sia uno che viene abolito e, quindi, di semplificazione faccio fatica a parlarne. Peraltro, appunto, l'ho appena detto: Transizione 5.0 rappresenta uno degli elementi più burocratici che si potesse fare per dare incentivi alle aziende e i risultati penso dimostrino questo.
C'è il tema dell'accesso al credito: stiamo parlando di piccole e medie imprese, stiamo parlando della volontà di accompagnarle in un percorso di crescita, stiamo parlando di accompagnarle in un percorso di internazionalizzazione. L'accesso al credito è fondamentale e anche su questa partita: cosa, come, quando, in che modo è delegato qualcosa che vedremo forse in futuro; non si sa quando e non si sa dove.
La patrimonializzazione delle aziende è molto importante, lo sappiamo. L'accesso al credito è difficile proprio per quelle aziende piccole e medie e ci saremmo aspettati, da questo punto di vista, un investimento maggiore.
C'è il tema dell' che viene toccato marginalmente. Le grandi aziende arrivano in tutto il mondo con grande facilità, si muovono senza lo Stato. Le piccole e le medie hanno bisogno dello Stato, hanno bisogno di essere accompagnate, hanno bisogno di potenziare il sistema di aiuto che hanno per penetrare in altri settori, in altri mercati, per portare i loro prodotti altrove. Anche da questo punto di vista non c'è nulla.
E, poi, c'è anche la visione - l'ultima e concludo - tiepida sulle nuove tecnologie, sull'intelligenza artificiale, sulle innovative, su cui siamo molto indietro rispetto all'Europa, che è indietro rispetto al resto del mondo, che lascia comunque una certezza: oggi, per un giovane che si laurea creare un'impresa in Italia è qualcosa di impossibile per le barriere all'ingresso in tanti settori, per la difficoltà burocratica, per la difficoltà di essere competitivi, per l'energia e per tante altre cose rispetto ai loro europei e del mondo. Di fronte a questo, il provvedimento in esame non agisce per nulla se non con qualche slogan. Il titolo è perfetto ma il nostro voto sarà negativo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Appendino. Ne ha facoltà.
CHIARA APPENDINO(M5S). Grazie, Presidente. Colleghi e colleghe, oggi, io voglio portare, per un attimo, voi e il Ministro Urso in un posto in cui credo non andiate abbastanza spesso, cioè nel capannone di Stefano. Stefano è un piccolo imprenditore del manufatturiero, di terza generazione; non l'ha fondata lui l'azienda. Stefano sa bene cosa significa oggi fare impresa. Stefano la notte non dorme, non dorme proprio perché sa cosa significa fare impresa e guarda il soffitto perché ha paura del calendario, ha paura di quel 27 del mese perché lui vuole pagare gli stipendi ai suoi dipendenti, sono una famiglia per lui, ma non sa se avrà la liquidità per farlo.
Sa che aprendo la bolletta arriverà una mazzata. Sa che il magazzino è fermo, non gira, perché i consumi sono fermi al palo e legge con angoscia le notizie sui dazi perché una notizia può significare per lui che la commessa sparisce dall'oggi al domani; e, magari, la chiusura.
E, allora, poi, Stefano legge un provvedimento finalmente: “Legge annuale sulle piccole e medie imprese”. E pensa: evviva, evviva, finalmente. Finalmente lo Stato si è accorto di me, finalmente lo Stato ha capito che stiamo capitolando, una dopo l'altra, queste piccole e medie imprese.
Vede, è qui, è proprio qui che scatta l'inganno. Perché questo decreto, questo , è il nulla cosmico. In questo decreto non c'è niente. È lo zero assoluto . C'è zero per abbassare il costo del denaro, zero per tagliare il cuneo fiscale, zero contro il caro energie e zero per far fronte ai dazi. D'altra parte, non poteva essere diverso. L'avete scritto nero su bianco. C'è un articolo, l'articolo 23: “Clausola di invarianza finanziaria”. Tradotto: una legge che per le imprese mette zero.
Allora, io dico: ma veramente uscite dal letargo. I consumi bloccati, il calo della produzione industriale, il caro bollette, il caro mutui non si risolvono con zero euro. Serve qualcosa, servono investimenti, servono soldi. Non le fate uscire dalla palude le imprese in cui sono così, oggi, a botte di parole, senza un euro. Allora, lo dico anche perché a parole era Meloni la paladina delle imprese. Eravate voi qui, ancora in quest'Aula, all'insediamento, parole storiche direi: “Non disturbare chi vuole fare”.
Ora, sono passati ormai tre anni e mezzo, siamo alla quarta manovra di bilancio, ma io dico: ma magari le aveste solo disturbate le imprese, le avete proprio distrutte. Voi le avete distrutte . Le avete distrutte lasciandole sole, con il caro bollette e con l'incubo dell'energia.
Confcommercio, non il MoVimento 5, Stelle, dice che per i piccoli alberghi, ad esempio, e i ristoranti, ma solo per fare un esempio, la bolletta del gas è aumentata del 70 per cento rispetto al 2019: 70 per cento in più. Allora, siete amici delle imprese e cosa dite a Stefano che ha un caro energia che non gli permette neanche di competere coi suoi colleghi o con le sue colleghe del resto d'Europa? Questo è abbandono di Stato. Non solo: le avete distrutte esponendole ai dazi del vostro amico Trump.
Io non smetterò mai di chiederlo: dove sono i 25 miliardi che avete promesso? Dove sono ? È passato quasi un anno e non ci sono. Allora, ora basta: se li avete, tirateli fuori; se era una menzogna, ditelo agli italiani, assumetevi la responsabilità, perché li avete presi in giro.
E, poi, li avete distrutti a botte di tasse occulte. Penso, ad esempio, all'obbligo di assicurazioni contro le catastrofi naturali. Voi avete imposto alle aziende di pagare per essere protette e loro lo hanno fatto. E, oggi, davanti alle frane, alle alluvioni, ai cicloni, cosa scoprono? Che quelle polizze non servono a niente per coprirli. Voi avete usato un obbligo e questa cosa è veramente subdola. Voi avete usato un obbligo per lavarvene le mani e dire a chi ha perso tutto, e penso, ad esempio, a Niscemi, alla Sicilia, a quello che sta accadendo: arrangiatevi. Li avete fatti pagare e li avete lasciati da soli nel fango, senza aiuti, senza ristori, con un pezzo di carta che non vale nulla
E il protagonista di questo disastro ha un nome e un cognome: il Ministro, il Ministro Adolfo Urso. Perché, vede, se il medico non è capace, la cura non è che può funzionare. E il Ministro non solo si è mostrato un medico incapace, si è mostrato un medico proprio dannoso, perché, anziché somministrare l'antibiotico, ha somministrato il veleno alle imprese del nostro tessuto, il veleno del “carrello tricolore”, per fare qualche esempio. Ma ve lo ricordate il “carrello tricolore”? Do un dato: più 24 per cento sui prezzi, che doveva fermare, dal 2021 al 2025. È stato talmente un che l'ha ritirato lui stesso, perché era talmente vergognoso che non sapeva come uscirne.
Il veleno delle politiche sull'auto. Mentre il Ministro Urso parlava e blaterava di 1 milione di auto prodotte, Stellantis se ne andava e si portava via anche la filiera in Algeria. E lui continuava a parlare di 1 milione di auto: ma in che mondo vive il Ministro?
Il veleno di Transizione 5.0. Avevate una cosa che funzionava, Transizione 4.0: erano miliardi per le imprese, l'avete bloccata, resa inutilizzabile, togliendo miliardi per le imprese. E cos'è questo se non veleno?
Poi, l'ultimo, forse il più vergognoso, il capitolo delle bollette. Io ho perso il conto delle promesse dei Ministri, di Meloni, anche le ultime, in cui veramente quasi diceva con le finte lacrime: no, lo faremo subito, faremo qualcosa. Ad oggi non avete fatto niente. Ancora tre giorni fa, il Ministro Pichetto Fratin ha detto che siamo in ritardo, siete in ritardo - intanto le imprese muoiono -, perché? Perché non riusciamo a trovare 3 miliardi. Non riuscite a trovare 3 miliardi? Voi non riuscite a trovare 3 miliardi? Cioè, fatemi capire, trovate 15 miliardi per il ponte sullo Stretto, trovate 24 miliardi per le armi, 1 miliardo per gli inutili centri in Albania, i soldi per alzare gli stipendi dei Ministri e dei collaboratori e non trovate 3 miliardi, miseri, per aiutare le nostre imprese che stanno morendo ? Ma che ipocrisia.
Allora, Presidente noi voteremo “no” a questo decreto. Un “no” che è la conseguenza inevitabile della vostra sordità. Avevate le soluzioni sul tavolo: avete detto “no” allo scudo contro il caro vita per far ripartire i consumi; avete detto “no” alla tassazione degli extraprofitti per aiutare le imprese con le bollette; avete detto “no” alle garanzie pubbliche, gratuite al 100 per cento, che erano ossigeno per le nostre imprese; avete detto “no” a Transizione 4.0, preferendo il caos burocratico. Allora, se davvero volete aiutare le imprese, abbandonate il veleno, abbandonatelo e usate le nostre cure, perché funzionano, queste, sì, funzioneranno.
Ministro Urso, se ne vada a casa . Io non so se lei si sia impallinato, si sia ostinato a voler entrare nei libri di storia per aver distrutto e avvelenato le imprese del nostro Paese, ma, francamente, ne faremmo volentieri a meno. Un minimo di dignità. Noi votiamo “no” e lei lasci le imprese a qualcun altro che le possa tutelare davvero
PRESIDENTE. Saluto le ragazze e i ragazzi, le docenti e i docenti dell'Istituto di istruzione superiore “Mandralisca”, liceo classico-IPSSEOA, di Cefalù, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
Ha chiesto di parlare l'onorevole Bergamini. Ne ha facoltà.
DAVIDE BERGAMINI(FI-PPE). Grazie, Presidente. Grazie, Vice Ministro. Colleghi, oggi siamo qui ad intervenire in quest'Aula per approvare un provvedimento che rappresenta un passaggio importante e strutturale di quella che è la nostra politica economica nazionale e industriale. Parliamo di piccole e medie imprese. Sono quelle imprese che da sempre mantengono la struttura economica del nostro Paese. È un provvedimento che va nella giusta direzione, proprio perché permette alle micro, piccole e medie imprese di crescere e, soprattutto, di riuscire anche a mantenere oggi quella competizione internazionale che ha permesso, comunque, al nostro Paese di restare sempre fondamentale all'interno dell'economia europea.
È un provvedimento che non nasce per caso, ma che affonda le sue radici in una visione chiara e coerente, voluta ancora nel 2011 con l'introduzione dello Statuto delle imprese, con la legge n. 180, approvata durante il Governo Berlusconi. Voglio ricordare, Presidente, che in quel momento tutto l'arco parlamentare approvò all'unanimità quel provvedimento, perché c'era, comunque, un senso di responsabilità che oggi certe opposizioni in quest'Aula non dimostrano e fanno finta di non capire gli sforzi che questo Governo sta facendo per riuscire a stare al fianco delle imprese .
Quindi, rimandiamo al mittente ciò che abbiamo appena sentito da parte della collega Appendino per cui sembra che questo Governo non stia facendo nulla. Vogliamo, invece, rammentare, ancora una volta, che in quest'Aula, purtroppo, le opposizioni sono bravissime ad insegnare quando governano gli altri e non fanno altro che criticare, anziché apportare quelle soluzioni, magari, che potrebbero accostare anche le indicazioni e le decisioni che prende il Governo, proprio in quelle situazioni e in quelle fasi in cui si decide. Ma è molto più semplice restare su questi banchi a criticare chi sta lavorando e chi sta facendo emergere dai numeri - sono i numeri che parlano chiaro - che siamo di fronte ad un Paese in crescita, ad un Governo che ha una credibilità internazionale, proprio grazie anche a provvedimenti come questo, che vanno a rafforzare quella struttura economica e sociale per cui il nostro Paese si è sempre contraddistinto.
Oggi stiamo discutendo una legge, come dicevo prima, di settore. Stiamo discutendo una legge che non riguarda solo l'identità economica, ma riguarda tutte quelle piccole imprese che sono state l'asse economico portante in questi anni. Non dobbiamo solamente guardare a quelle che sono le grandi aziende e i grandi gruppi industriali, ma dobbiamo riferirci a quelle aziende che hanno contribuito a mantenere anche quelle aree interne nel nostro Paese, i piccoli borghi, quindi le piccole botteghe artigiane, i laboratori e quelle piccole aziende manufatturiere che hanno rappresentato un'infrastruttura produttiva nazionale indispensabile. Sono la spina dorsale economica del Paese e, proprio grazie a loro, nel 2025, a fronte di quello che invece abbiamo sentito dire dall'opposizione, il nostro Paese è potuto diventare il quarto esportatore mondiale davanti a Cina, Stati Uniti e Germania, sorpassando, nel 2025, l'del Giappone.
Credo che questo sia un risultato fondamentale, che dimostra che il nostro Paese si regge sull'innovazione, sul lavoro degli artigiani, su quelle aziende che sono diventate sempre più fondamentali per riuscire a mantenere l' del Paese, ma, soprattutto, per riuscire a mantenere tutta quella filiera economica di cui, poi, usufruiscono anche le grandi aziende.
Uno dei meriti di questo provvedimento è proprio quello di dare la possibilità di affrontare quei nodi storici che spesso le PMI hanno dovuto trascinarsi per anni. Esse hanno dovuto affrontare problemi e non erano ascoltate da chi, magari, aveva la possibilità di introdurre provvedimenti come questo, che, invece, è diventato un provvedimento strutturale: non vengono più prese quelle azioni frammentarie, quelle azioni che spesso vengono, poi, implementate solo nei casi emergenziali. Quindi, è un provvedimento strutturale, che va ad affiancare le imprese in una crescita graduale, affrontando proprio quei problemi che sono alla base di chi conosce il settore economico, il settore delle micro, piccole e medie imprese. Uno dei tanti problemi è quello della frammentazione.
Ci sono tante piccole aziende che non hanno mai avuto la forza, magari, di far fronte ai grandi colossi internazionali, e con questo provvedimento si va a cercare appunto anche di incentivare quelle cooperazioni e quel modo di fare sistema che, come Forza Italia, ovviamente condividiamo, perché è un modo di fare impresa che permette alle imprese di non snaturarsi, ma di mettersi insieme fra di loro per far fronte comune e riuscire ad interpretare nel migliore dei modi quello che è il nostro capitalismo italiano, fatto di filiere, di distretti e di specializzazioni locali, che il nostro Paese rappresenta, da Nord a Sud, in ogni sua regione, con tante caratteristiche che tutto il mondo ci invidia.
Uno dei temi cruciali di questo provvedimento è sicuramente il problema dell'accesso al credito. Oggi sappiamo che le piccole imprese, magari, sono imprese che hanno tantissimi ordinativi all'interno delle loro aziende e sono imprese che hanno grandi idee e sviluppano anche prodotti di nicchia, ma spesso trovano magari difficoltà in quello che è il sistema bancario, più indirizzato, magari, a settori macro e più indirizzato alle grandi aziende.
Anche qui abbiamo fatto un'azione importante, perché comunque la possibilità di rafforzare e riorganizzare tutto il sistema dei confidi è diventato sicuramente un passaggio importantissimo. Quindi, vi è la possibilità di avere i confidi come pilastro portante di queste economie per fare in modo che ci sia un sistema creditizio che possa leggere non solo i numeri di bilancio dell'azienda, ma che ci sia quella consapevolezza, quella conoscenza del territorio e quella conoscenza del che la piccola e media impresa sta affrontando e che porta un grande valore aggiunto non solo ai territori, ma a tutta la filiera economica.
Noi siamo dalla parte di queste imprese, siamo dalla parte di coloro che ogni mattina si svegliano e dalla parte di coloro che creano occupazione vera. Noi parliamo di occupazione vera. Preferiamo riuscire a stare al fianco delle aziende e fare in modo che le aziende possano svilupparsi, creare reddito e creare profitto, a differenza di chi, invece, magari preferisce destinare risorse al reddito di cittadinanza , e quindi creare magari quelle generazioni lontane dal lavoro e lontane dall'impresa, dove spesso magari è più facile penalizzare l'imprenditore per dare 800 euro al mese a qualcuno che, magari, se ne sta sul divano a casa senza fare nulla e senza nemmeno pensare a poter avere un'idea per creare un lavoro.
Questo è il nostro modo di pensarla. Voglio ritornare sul provvedimento di prima, perché c'è un punto che è particolarmente vivo e particolarmente interessante per noi di Forza Italia. Riteniamo che, in questo provvedimento, quel punto sia proprio la riforma dell'artigianato, perché l'artigianato è uno dei pilastri storici della nostra economia. Significa personalizzazione, competenza manuale e tecnica, formazione del campo. È uno degli ambiti in cui diventa più forte il legame tra territorio e imprese. Questo è un vanto nazionale, è un vanto in cui bisogna intervenire per mantenere viva l'impresa artigiana e superare quei vincoli per facilitare i passaggi generazionali, perché ricordiamoci che nel nostro Paese abbiamo la necessità che i giovani entrino a far parte di questo sistema produttivo, entrino a supportare le piccole e medie imprese e ci sia la possibilità di un ricambio generazionale.
Questo ricambio generazionale va accostato e va supportato con norme come questa, perché è importante che si ci sia la capacità di difendere il nostro sistema artigiano e artigianale e di difendere la qualità, il lavoro, la trasparenza e soprattutto la dignità di chi lavora, come nel nostro Paese, rispettando le regole, rispettando i contratti e rispettando la sicurezza dei lavoratori, e che troppo spesso, invece, viene messo a repentaglio da agenti stranieri, che, magari, fanno una concorrenza sleale, andando soprattutto a fare una compressione su quello che è il prezzo e non avendo più quegli standard qualitativi che, invece, vengono ovviamente portati avanti da tutto il nostro sistema artigiano.
È una riforma che manda un messaggio chiaro: lo Stato riconosce il valore dell'artigianato. Ci sono tante azioni che, magari, sembrano solo tecniche, ma che vanno a risolvere quei problemi che sono legati all'attività giornaliera delle aziende artigiane. È una legge che più che mai parte da un presupposto fondamentale: le imprese non sono mai un problema da controllare, ma sono una risorsa da sostenere. Proprio per queste ragioni, con convinzione e senso di responsabilità, annunciamo il voto favorevole di Forza Italia a questo provvedimento, con la consapevolezza che investire sulle piccole e medie imprese significa investire sul futuro dell'Italia
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gusmeroli. Ne ha facoltà.
ALBERTO LUIGI GUSMEROLI(LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, perché è importante questa legge sulle piccole e medie imprese? Intanto, dal punto di vista simbolico, perché questa è una legge che doveva essere fatta tutti gli anni e non è mai stata fatta, mai stata affrontata; da adesso, verrà fatta tutti gli anni. È il primo anno in assoluto, dopo un decennio e oltre, che si parla di una legge annuale, come la manovra di bilancio, come la legge sulla concorrenza. Adesso, da oggi, c'è una legge annuale sulle piccole e medie imprese.
Un altro valore simbolico: questa è una legge che ha fatto tre passaggi in Parlamento. Siccome si critica il fatto che il Parlamento non sia centrale, in Commissione, nella Commissione attività produttive, che ho l'onore di presiedere, c'è stata una grande discussione, una grande opera di ascolto, e oggi approviamo, al terzo passaggio, una legge sul 95 per cento delle piccole e medie imprese, che hanno da zero a 10 dipendenti. Cioè, il 95 per cento delle attività economiche italiane sono microimprese e fanno la differenza.
Hanno una resistenza alle crisi e alle difficoltà che non ha nessuna impresa in altre parti d'Europa. Questa legge sulle piccole e medie imprese affronta, e dovrà affrontare tutti gli anni, temi quali la complicazione burocratica e fiscale. Noi siamo i primi al mondo in quanto a burocrazia fiscale. Si stanno facendo passi avanti, altri ne dovremo fare. Però ho ascoltato con grande attenzione alcuni interventi delle minoranze: quello Stefano, che è stato evocato da una minoranza e che il 27 fa fatica a pagare gli stipendi, fa fatica anche a pagare le imposte, le imposte arretrate.
E quando qui dovevamo approvare la rateizzazione lunga per non colpevolizzare chi dichiara le imposte e non riesce a pagarle, queste stesse minoranze che invocano l'aiuto a Stefano si sono sottratte e hanno parlato di un condono che condono non è, ma che loro in passato hanno ampiamente votato. In certi casi condoni veri, condoni veri come il rientro del denaro dall'estero, non l'aiuto a chi ha dichiarato e non è riuscito a pagare. Allora, ricordiamoci, quando evochiamo l'aiuto alle piccole e medie imprese, bisogna essere presenti sempre , non quando si è all'opposizione ci si sottrae e si invoca qualcosa che non è.
Perché? Perché molte imprese hanno problemi di liquidità, fanno fatica proprio per pagare le banche, per pagare i fornitori, per pagare i dipendenti, e non riescono a pagare i contributi e le tasse che hanno regolarmente dichiarato. Non sono evasori e non sono condoni, ricordiamocelo bene. Altra cosa importante: questo provvedimento, siamo d'accordo, non è un provvedimento epocale, ma è un primo passaggio, e ogni anno il mondo delle piccole e medie imprese vedrà un'attenzione che non ha mai avuto in passato.
Sono imprese che trasformano idee in laboratori, trasformano i talenti in mestieri, e la politica deve stare loro vicino. E si sta vicino anche con la semplificazione, si sta vicino con la riforma dei confidi, che è dentro questa legge delle piccole e medie imprese.
Perché quando si parla di accesso al credito non c'è solo il credito bancario: c'è il credito bancario insieme alle garanzie dei confidi. E questo è molto importante. Anche se ci sono poche risorse, la riforma dei confidi porta grandi risorse alle piccole e medie imprese, perché le aiuta nei momenti di difficoltà e nei momenti in cui devono fare gli investimenti, e gli investimenti fanno crescita economica.
Negli interventi precedenti ho sentito che non c'è un intervento, non ci sono interventi, neanche in manovra di bilancio, sulla crescita economica, che sono tutti interventi in stile e che porteranno alla recessione. Bene, io voglio ricordare che in questo momento, con tutte le difficoltà del caso che non si devono nascondere e con tutti gli aiuti che bisogna anche ampliare, abbiamo, però, un'inflazione sotto la media europea, abbiamo il tasso di disoccupazione più basso degli ultimi anni (siamo al 5,6 per cento), abbiamo un tasso di occupazione molto elevato e abbiamo tassi d'interesse che aiutano proprio il mondo delle piccole e medie imprese, quel mondo che vedrà un'attenzione rinnovata, ogni anno, da parte di questo Parlamento.
Allora, cosa dobbiamo fare? Dobbiamo sicuramente aiutare il mondo delle piccole e medie imprese ad ampliare i mercati; dobbiamo aiutare il mondo delle piccole e medie imprese non - come ho sentito anche qua - ad aggregarsi e a diventare grandi. Perché? Perché la loro caratteristica, la loro resilienza, è proprio il fatto che siano piccole e medie imprese.
Ecco perché, come Lega, votiamo convintamente questo provvedimento. Perché? Perché, come oggi mettiamo un punto fermo sulla riforma dei confidi e sulla riforma dell'artigianato, abbiamo un anno, e ogni anno, per focalizzare tutti i bisogni del mondo delle piccole e medie imprese, che fanno il 30 per cento del PIL, che fanno la crescita economica, che fanno la differenza sui mercati e che riescono a subire e affrontare, con rinnovato impegno, anche crisi che vengono determinate dall'esterno.
Prima si è parlato dell'. Pensiamo ai disastri di certe decisioni, con il voto qui di molti parlamentari in Europa, per le decisioni europee sull'. Ricordiamocelo, quando invochiamo quello che è stato fatto o non è stato fatto. Ricordiamocelo cosa votavamo quando, sull', si sono fatte scelte che, insieme ad altre problematiche, hanno messo in crisi un settore che è stato strutturalmente motore di crescita economica per l'Italia e per l'Europa.
La Lega voterà convintamente questo provvedimento
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Di Sanzo. Ne ha facoltà.
CHRISTIAN DIEGO DI SANZO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, oggi discutiamo la legge annuale sulle piccole e medie imprese, che dovrebbe rappresentare uno degli strumenti più importanti della politica industriale del Paese. Un provvedimento che dovrebbe parlare al cuore produttivo dell'Italia, a quell'ossatura fatta di artigiani, microimprese e PMI diffuse nei territori che rappresentano il 99 per cento del nostro sistema imprenditoriale, una parte decisiva della nostra identità economica e sociale.
Ma quello che oggi ci apprestiamo a votare è un provvedimento che non offre alcun intervento concreto, un provvedimento debole, frammentato, senza una visione strategica, privo di risorse adeguate proprio in un momento nel quale ci sarebbe un grande bisogno di una visione industriale, di un'idea di industria capace di affrontare la sfida della transizione ecologica, della digitalizzazione e dell'intelligenza artificiale, in modo da superare le difficoltà reali che le PMI italiane stanno vivendo. Perché la situazione oggi è drammatica: la produzione industriale italiana è in costante calo, un calo di quasi il 10 per cento da quando voi siete al Governo, ma su questo tema continuate a non battere un colpo; l' è in regressione: ad agosto, per esempio, meno 8 per cento complessivo e meno 21 per cento verso gli Stati Uniti, con le industrie italiane prive di misure compensative ai dazi che voi avevate promesso. I costi energetici continuano a essere strutturalmente più alti rispetto a quelli dei nostri principali europei.
Il quadro geopolitico e il ritorno ai dazi minacciano settori strategici come la meccanica, la chimica, la moda, l' e l'agroalimentare. Questo è lo scenario dentro cui operano le PMI oggi, uno scenario che richiederebbe una risposta forte, coordinata, coraggiosa, strategica; una risposta che tenga insieme la transizione ecologica e digitale, l'innovazione tecnologica, l'intelligenza artificiale, l'internazionalizzazione e prepari le nostre PMI ad affrontare le sfide di oggi e le sfide del futuro.
E invece voi cosa fate? Una legge di enunciazione di principi, di deleghe generiche, di misure microsettoriali che non incidono sulle cause strutturali della crisi delle piccole e medie imprese. Ad esempio, nessun provvedimento davvero che aiuti sul tema dell'energia, che è probabilmente il primo problema competitivo per le PMI italiane. Da decenni sappiamo che il costo dell'energia penalizza il nostro sistema produttivo. Eppure, anche in questa legge, non troviamo un intervento strutturale: niente su autoproduzione da rinnovabili per le PMI, incertezza su Transizione 5.0, niente sulle comunità energetiche, nessun accompagnamento concreto sulla riduzione dei costi. Tutte proposte che abbiamo cercato, invano, di sottoporvi tramite i nostri emendamenti.
Le norme sulla semplificazione che sono contenute in questo DDL, che tanto interessano le nostre piccole, micro e medie imprese, sono vaghe e inefficaci. Le deleghe sui confidi e sulle centrali consortili sono generiche e prive di obiettivi misurabili, con l'aggiunta di una delega sulla riforma dell'artigianato, rispetto alla quale nessuno è stato veramente coinvolto.
Ma nonostante questo, noi una mano abbiamo cercato di darvela: abbiamo proposto emendamenti per rafforzare le reti di impresa, per sostenere la crescita dimensionale delle microimprese, per incrementare i fondi per l'internazionalizzazione, per rilanciare l'imprenditoria femminile, per favorire il ricambio generazionale, per agevolare l'accesso al credito delle imprese e degli artigiani. Niente da fare, tutte proposte respinte: nessun confronto e nessuna apertura su questi temi fondamentali per il futuro del nostro Paese.
Stesso copione per quanto riguarda l'innovazione e la transizione digitale. Tutti ne parlano, ma qui non troviamo strumenti adeguati ad aiutare le piccole e microimprese a reggere il passo di una trasformazione che è rapidissima.
Come fa una piccola impresa e investire in digitale e a trarre i benefici dell'intelligenza artificiale, se non c'è un supporto pubblico che costruisca una cornice chiara e accessibile? E proprio quando a dicembre sono scaduti gli incentivi agli investimenti nelle con la detrazione al 30 per cento, ora gli investitori guarderanno sempre di più all'estero, in un Paese in cui gli investimenti in innovative sono fermi allo 0,07 per cento del PIL, mentre sono più del doppio in Germania, Francia e Spagna. Un settore, quello delle innovative, che sarebbe fondamentale per la crescita del nostro Paese ma che, ancora una volta, avete sottovalutato e trascurato in questo provvedimento.
L'unica norma, alla fine, in tema digitale che vi viene in mente è quella di inventarvi una disciplina sulla recensione . Credo che qualcuno abbia pensato, al Ministero del Turismo, a un'idea: come poter rendere ancora più italiana l'esperienza di tanti turisti. Ecco, l'illuminazione di poter lasciare una recensione solo attraverso una corsa a ostacoli della burocrazia italiana, chiedendo nientepopodimeno che la prova dello scontrino fiscale per lasciare una recensione e un limite di 30 giorni.
Ma davvero è questa l'esperienza che vogliamo lasciare ai turisti internazionali, in un mondo dove tutto si basa sull'interconnessione, sulla reputazione nei e sulla reputazione Voi volete portarci in un mondo che si basa sull'invio di una ricevuta, l' di una ricevuta. E qual è il prossimo passo? Di chiedere le recensioni via fax? Eppure, idee per l'innovazione ve le avevamo date, a partire da una politica seria di investimenti sulle , la creazione di un centro di trasferimento tecnologico, l'attrazione di talenti: ma anche qua, niente.
E questo ci porta alla pagina più brutta di questo provvedimento, una pagina che, grazie a noi, non c'è più: quella sulla moda. Proprio nei giorni in cui l'Italia guardava le immagini che arrivavano da Prato, dove vi è il più grande distretto tessile d'Italia con operai che scioperavano e che sono stati picchiati dagli stessi datori di lavoro - voi avete visto il problema -, mentre l'Italia guardava preoccupata e sgomenta quelle immagini, voi avete pensato alla soluzione: creare un bello scudo penale per le aziende che operano nella moda, non risolvere quei problemi, non aiutare i lavoratori, non ridare dignità al lavoro, ma seppellire e nascondere quei problemi e quelle vite sfruttate. Ma su questo non abbiamo accettato compromessi. Abbiamo tenuto la Commissione sul tema, con interventi precisi e puntuali delle opposizioni, quando invece volevate velocizzare al massimo i lavori per fare veloci. E grazie all'azione delle parti sociali, che, anche loro, non vi hanno dato tregua, alla fine, siete stati messi davanti all'evidenza che questa incauta misura non risolveva nessun problema e doveva essere eliminata.
In questi anni, ci avete abituato al monocameralismo di fatto, e, per una volta, il bicameralismo vi ha salvato, vi ha riportato alla ragione. Adesso, il provvedimento torna al Senato, senza quella misura sulla moda, come è giusto che sia. Ma siamo al paradosso, sembra quasi che ora vi dobbiamo ringraziare per i problemi che voi stessi avete creato. Un copione che abbiamo già visto: partite spesso con una misura senza né capo né coda, e poi vi fregiate di aver ascoltato la società e la cancellate, con alcuni partiti della maggioranza che si vantano di aver eliminato i provvedimenti che il loro stesso Governo aveva messo. Ma, semplicemente, alla fine, ci avete solo riportati al problema di fondo, alla stessa situazione, senza risolvere alcunché: un copione che, ormai, va avanti da oltre tre anni.
Purtroppo, però, sulla questione della moda, ci avete ascoltato, ma sulle altre questioni no. Noi avevamo scelto una strada su questo provvedimento, quella della proposta e del confronto nel merito delle tante proposte che abbiamo messo in questa legge, con più di 200 emendamenti. Abbiamo presentato decine di emendamenti in Commissione per provare a dare a questa legge una direzione diversa, una direzione verso il futuro, una direzione coerente con le esigenze reali del Paese. E, invece, ancora una volta, purtroppo, arriviamo in quest'Aula con un provvedimento vuoto sulla politica industriale; una legge che non aiuta le PMI, non le protegge, non le orienta, non le accompagna nella competizione globale.
È per questo che, a nome del Partito Democratico, esprimo il nostro voto contrario su questo provvedimento, perché noi crediamo che l'Italia abbia bisogno di una politica industriale moderna, di una pubblica capace di orientare gli investimenti, di una strategia energetica basata su costi equi, di filiere trasparenti in cui la legalità non sia un .
Noi continueremo a lavorare per una prospettiva diversa di un futuro industriale per il Paese, un futuro che, purtroppo, ancora una volta, voi avete mostrato oggi di non saper costruire .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pietrella. Ne ha facoltà.
FABIO PIETRELLA(FDI). Presidente, grazie. Ringrazio anche il Vice Ministro Valentino Valentini. Ci esprimiamo su un provvedimento che non è un atto tecnico qualunque, ma rappresenta una scelta politica chiara e consapevole sul modello di sviluppo del nostro Paese.
Il disegno di legge annuale sulle micro, piccole e medie imprese parla dell'Italia reale, Presidente, di quella che non vive di rendita, di quella che produce, innova, assume, esporta e tiene insieme economia reale e coesione del Paese.
Quando parliamo di micro, piccole e medie imprese parliamo del 99 per cento del tessuto produttivo nazionale, è stato già detto; come è stato ben sottolineato dal presidente Gusmeroli, le microimprese sono molto importanti in questo Paese per milioni di lavoratori, famiglie, territori che vivono grazie a queste imprese. Parliamo di chi ha attraversato anni durissimi: pandemia, crisi energetica, inflazione, aumento dei costi delle materie prime, instabilità internazionali.
Se l'Italia ha retto, lo ha fatto perché questo mondo produttivo non ha mai smesso di lavorare, spesso senza protezioni, spesso senza una narrazione favorevole. Questo disegno di legge ha anche un valore fortemente simbolico, perché rappresenta la prima vera attuazione dell'articolo 18 dello statuto delle imprese, rimasto sostanzialmente inattuato dal 2011.
Per oltre un decennio, si è parlato di micro, piccole e medie imprese come di un patrimonio da difendere, sì, senza però costruire una strategia organica. Oggi, finalmente, si passa dalla parola ai fatti e non è un caso che ciò avvenga ora, perché questo cambio di passo avviene grazie a una scelta politica chiara, ossia rimettere al centro chi produce ricchezza reale, chi crea lavoro, chi tiene in piedi il Paese, anche nei momenti più difficili.
Qui non c'è ideologia, c'è una visione precisa: senza imprese non c'è crescita, senza lavoro non c'è dignità, senza chi produce non c'è futuro. Ed è per questo che oggi questa legge porta la firma politica del Governo di Giorgia Meloni .
Il provvedimento interviene in modo concreto sul tema delle aggregazioni tra imprese, promuovendo contratti di rete e forme di collaborazione che consentono di crescere senza perdere identità e un'impostazione profondamente diversa rispetto al passato, quando si è spesso pensato che la piccola impresa fosse un limite da superare, un problema; in realtà è parte della soluzione.
Qui si afferma un principio più maturo: la forza del sistema produttivo italiano sta nella capacità di fare sistema, senza snaturarsi, valorizzando distretti, filiere e competenze territoriali.
Un punto centrale per troppo tempo colpevolmente trascurato è quello del passaggio generazionale. Non stiamo parlando di un tema familiare o privato, ma di una questione strategica nazionale. Migliaia di imprese sane rischiano ogni anno di chiudere non per mancanza di mercato o di capacità di gestione, ma perché non riescono a trasferire competenze, responsabilità e visione alle nuove generazioni.
Per anni questo problema è stato ignorato e il risultato è stato devastante: imprese che chiudono, marchi storici che finiscono all'estero, saperi produttivi che si disperdono. Questo Governo sceglie, invece, di affrontare il tema con serietà, costruendo strumenti che accompagnano una transizione generazionale ordinata, graduale e socialmente sostenibile. Ad esempio, le misure che consentono ai lavoratori più anziani di ridurre progressivamente l'orario di lavoro, accompagnandosi all'assunzione stabile di giovani, sono vere politiche industriali, grazie al Governo Meloni. Qui si tengono insieme dignità del lavoro, competitività delle imprese e futuro delle nuove generazioni.
Sul fronte dell'accesso al credito, il disegno di legge affronta una fragilità strutturale delle PMI italiane: per troppo tempo, si è chiesto di investire e innovare, senza strumenti adeguati. Anche in materia di sicurezza sul lavoro e di semplificazione, il provvedimento supera l'ipocrisia di chi ha usato la sicurezza come clava burocratica.
Voglio ora soffermarmi, Presidente, in maniera ancora più approfondita, su uno dei passaggi che mi stanno più a cuore e sono anche storici in questo provvedimento: la legge delega sull'artigianato. Infatti, qui non stiamo semplicemente aggiornando una norma, stiamo riaprendo una pagina della politica industriale italiana che era ferma dal 1985; quarant'anni, quattro decenni in cui il mondo è cambiato radicalmente e in cui, paradossalmente, uno dei settori più identitari del nostro Paese è rimasto ingabbiato in una fotografia che non gli appartiene più.
Nel 1985, l'artigianato era pensato come un comparto separato, secondario, quasi residuale, legato a una dimensione esclusivamente manuale. Oggi l'artigianato italiano è tutt'altro. È un imprenditore evoluto, che utilizza tecnologie avanzate, macchinari digitali, di progettazione, piattaforme di commercio elettronico, intelligenza artificiale applicata ai processi produttivi; è un professionista che fonde creatività, manualità, conoscenza tecnica e innovazione, rendendo i suoi prodotti unici e non replicabili su scala geopolitica.
Questo Governo ha avuto il coraggio di riconoscere una verità che per troppo tempo è stata ignorata: l'artigianato non è il passato dell'Italia, è una parte decisiva del suo futuro, è uno dei pilastri del e ciò consente alle nostre imprese di competere sulla qualità e non sulla compressione dei salari, è ciò che tiene insieme territori, filiere, distretti produttivi e identità locali.
La legge sull'artigianato afferma finalmente che questo settore deve essere messo al centro della politica industriale nazionale, non relegato a una dimensione folcloristica o celebrativa.
Si riconosce che l'artigiano moderno non è incompatibile con l'innovazione ma ne è spesso l'avanguardia; che l'artigianato non è alternativo all'industria ma ne è complemento strategico; che senza artigianato non esiste vero .
Un altro tema è quello delle recensioni false che colpiscono in modo particolare turismo, ristorazione e commercio. Una recensione falsa, Presidente, non è libertà di opinione, è un danno economico diretto . Può distruggere reputazioni, investimenti e posti di lavoro. Questo disegno di legge introduce regole chiare. La libertà di critica è sacrosanta, ma non può trasformarsi in libertà di danneggiare. Si tutelano le imprese oneste e si ristabilisce un equilibrio corretto tra diritti e responsabilità.
Questa legge dimostra quindi che una politica industriale esiste e, per rispondere alla collega Appendino sulla base del “pochi fondi a disposizione”, se la ricetta è quella dei a pioggia che ho letto nei vostri emendamenti: grazie, avete fatto già abbastanza danno!
Questo Governo ha scelto di stare dalla parte di chi produce e di chi investe, di chi crea lavoro. Fratelli d'Italia esprime convintamente voto favorevole a questo provvedimento perché rappresenta una discontinuità netta con il passato e un passo concreto verso un'Italia più forte, più competitiva, più giusta. Un'Italia che difende la propria identità produttiva e guarda al futuro con fiducia perché sa bene da dove viene .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2673-A: S. 1484 - “Legge annuale sulle piccole e medie imprese” .
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Colleghi, passato il voto finale, ricordo che adesso iniziamo la commemorazione in ricordo dei due cittadini americani uccisi a Minneapolis. Quindi, vi prego di sostare in Aula in silenzio.
Passiamo dunque agli interventi per ricordare i due cittadini statunitensi, Renée Good e Alex Pretti, uccisi a Minneapolis.
Ha chiesto di parlare la deputata Zanella. Ne ha facoltà… Chiedo la cortesia a chi non è interessato di fare silenzio e allontanarsi dall'Aula, se lo ritiene. Un attimo ancora deputata, per favore. Penso che può iniziare.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, grazie Presidente. Noi di Alleanza Verdi e Sinistra abbiamo voluto questa commemorazione perché i fatti accaduti lontano da qui, in una città del Minnesota il cui nome è ormai entrato nelle nostre case, Minneapolis, sono terrificanti, ci interrogano e ci riguardano. Due persone, cittadini statunitensi, sono stati brutalmente uccisi da agenti …
PRESIDENTE. Colleghi, per favore è una commemorazione!
LUANA ZANELLA(AVS). …che portano una divisa.
PRESIDENTE. Colleghi! Per favore, è una commemorazione, vi prego. Per favore!
LUANA ZANELLA(AVS). . Renée Good e poi Alex Pretti sono stati massacrati in due momenti diversi, il 7 e il 24 gennaio, in due luoghi diversi della città. Non si conoscevano - per quel che ne sappiamo - ma entrambi stavano prendendo parte, in modo assolutamente pacifico insieme ad altre cittadine e cittadini, a un'azione di monitoraggio delle incursioni degli agenti della polizia schierata dal Presidente Trump alla caccia di immigrati, la famigerata ICE, braccio operativo del dipartimento della sicurezza interna degli Stati Uniti d'America. L'ICE ormai è per il mondo, democratico e libero, un nome che risuona spaventoso per l'efferatezza dei suoi atti, tra i quali perfino il rapimento di creature piccole. Alex Pretti e Renée Good sono sue vittime: “due morti, lasciati morire su strade innevate”, ha cantato Bruce Springsteen, rendendo loro omaggio e gridando contro l'orrore, contro l'esercito privato di re Trump con le armi allacciate ai cappotti.
Non erano persone pubbliche fino ad allora, né Renée, 37 anni, madre di tre figli e amante della poesia, né Alex, infermiere e anch'egli di 37 anni. Entrambi benvoluti e stimati dalle rispettive comunità. Le loro morti hanno suscitato una spettacolare ondata di indignazione. Le strade di Minneapolis, ormai tristemente note per le loro esecuzioni a freddo, lo sono anche per quelle imponenti manifestazioni pacifiche svolte a temperature glaciali. Proteste sono state organizzate nei luoghi della cultura, dell'informazione e della politica, dove insistono e resistono istanze democratiche e solidaristiche. Pochi giorni fa, la cerimonia dei è stata l'occasione di una contestazione in mondovisione, che ha fatto dire al Presidente Trump parole sprezzanti. “I sono il peggio (…) inguardabili”, ha detto, minacciando denunce contro il presentatore.
Riflettere su questi fatti in quest'Aula è un nostro dovere. Dispiace e preoccupa non poco che nella sua informativa di ieri, dedicata proprio alla venuta in Italia di agenti dell'ICE, il Ministro Piantedosi ne abbia voluto esaltare le dubbie qualità, senza neanche spendere mezza parola , senza neanche provare umana pietà e compassione per quelle due giovani vite spezzate anzitempo e con agghiacciante freddezza.
Allora è bene oggi commemorarli, per rendere loro omaggio come vittime di un potere che sembra impazzito, attorcigliato attorno ad una spirale di vendetta e repressione. Un potere che si fa dominio. La brutalità delle politiche messe in atto da Washington contro i propri cittadini suonano minacciose fin qui, per la tenuta delle nostre democrazie. L'uso della violenza come mezzo di sistematica repressione per risolvere le questioni sociali porta alla follia l'intera società. Non è tutta un fascio quell'erba, disse Pasolini nel poema , dedicato alle vittime della strage di piazza Fontana, proprio intendendo che nelle piazze c'è chi sfila per i diritti e chi usa quelle stesse piazze per destabilizzare la democrazia.
Per tutto questo, come canta il grande Springsteen nei suoi versi già memorabili, “ricorderemo i nomi di coloro che sono morti per le strade di Minneapolis” .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Morgante. Ne ha facoltà.
MADDALENA MORGANTE(FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, desidero unirmi, a nome del gruppo di Fratelli d'Italia, a un momento di riflessione e di cordoglio per la tragica uccisione di Renée Nicole Good e Alex Pretti avvenuta a Minneapolis, negli Stati Uniti d'America. Nel ricordare questi drammatici eventi, è doveroso farlo con rispetto, senso delle istituzioni e senza strumentalizzazioni.
La perdita di una vita umana, di ogni vita umana interpella le coscienze di tutti noi.
La vita è un dono, la vita è sacra, la vita è un valore non negoziabile che non conosce confini geografici, appartenenze politiche o differenze culturali ed è su questo principio fondamentale che si fondano le nostre democrazie, il nostro stesso vivere civile.
La politica, nel suo più alto significato, nasce proprio per custodire la vita e questo è un dovere di tutti gli uomini, di tutte le società di ogni epoca e in ogni circostanza; la sicurezza e la protezione sono, certamente, dei presìdi fondamentali per vivere pacificamente, ma anche il rispetto delle regole e delle autorità dello Stato sono altrettanto presìdi fondamentali per vivere pacificamente.
La pace, oggi, non può e non deve restare una formula retorica, ma un impegno concreto. La pace si può costruire solo imparando a rispettare la vita e imparando a trattare l'altro come noi vorremmo essere trattati.
I fatti si sono verificati in un territorio che non è quello della Repubblica italiana e rientrano, pertanto, nella responsabilità e nella giurisdizione di un altro ordinamento statale che saprà accertare le responsabilità, secondo le proprie leggi e i propri strumenti di garanzia.
Il nostro compito, oggi, non è giudicare né alimentare divisioni, ma riaffermare con chiarezza un principio che ci unisce: la sacralità della vita umana, il rispetto della legalità e il rifiuto di ogni forma di violenza.
Presidente, nel rispetto delle vittime e delle loro famiglie, ma anche nella fiducia delle istituzioni democratiche, rinnoviamo il nostro impegno affinché la dignità della persona resti sempre al centro dell'azione pubblica, in Italia, come nel resto del mondo (
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la presidente Boldrini. Ne ha facoltà.
LAURA BOLDRINI(PD-IDP). La ringrazio, signor Presidente. Colleghe e colleghi, “”, ossia “ricorderemo i nomi di coloro che sono morti per le strade di Minneapolis”. Così, Presidente, ha cantato Bruce Springsteen nella sua . E noi, noi li ricorderemo, oggi, qui nel Parlamento italiano, e li ricorderemo sempre.
Renée Nicole Good, 37 anni, attivista per i diritti umani, impegnata a documentare, filmando le azioni degli agenti dell'ICE, uccisa la mattina del 7 gennaio, a pochi isolati da dove, il 25 maggio 2020, era stato assassinato George Floyd. E, poi, Alex Jeffrey Pretti, infermiere, anche lui di soli 37 anni, specializzato in terapia intensiva, lavorava per il Dipartimento degli affari dei veterani, ucciso il 24 gennaio. Due esecuzioni a freddo di due persone che non stavano facendo nulla di male, nulla di offensivo, nulla di pericoloso. Sono cose che non devono, signor Presidente, e non possono accadere in un Paese che si dice ancora democratico.
Noi che abbiamo visto quelle immagini terribili fare il giro del mondo ci siamo chiesti: che fine ha fatto l'America dei diritti civili? L'America che andava fiera di Martin Luther King? L'America di Rosa Parks, delle marce da Selma a Montgomery? Che fine ha fatto l'America di Eleanor Roosevelt, della Dichiarazione universale dei diritti umani? Ce lo siamo chiesto. Che fine ha fatto? Donald Trump l'ha già sepolta, l'ha già seppellita, quell'America? No, quell'America era lì, lungo le strade ghiacciate di Minneapolis, perché le persone non si sono arrese alla violenza spietata dell'ICE.
Non si è arreso Tim Walz, governatore del Minnesota; non si è arreso Jacob Frey, il sindaco di Minneapolis; non si sono arrese le centinaia di migliaia di cittadini e cittadine che, nonostante il gelo implacabile, hanno continuato a manifestare.
Dopo le due esecuzioni a freddo, è triplicato il numero di persone che si sono iscritte, come volontarie, per diventare e filmare le attività federali contro i migranti e i loro bambini e le loro bambine. Non si sono arresi, non si sono arresi e hanno vinto. Ieri, abbiamo avuto la notizia che 700 agenti dell'ICE saranno ritirati da Minneapolis .
Vedete, colleghi e colleghe, deve essere chiaro che noi siamo con loro, noi siamo con chi ha riempito le strade delle città americane per protestare contro le esecuzioni di Minneapolis e per dire “No Kings”, “No Kings”. Li ricordiamo qui e li ricorderemo sempre Renée Nicole Good e Alex Pretti. Grazie, signor Presidente .
PRESIDENTE. Grazie, presidente Boldrini.
Ha chiesto di parlare la deputata Matone. Ne ha facoltà.
SIMONETTA MATONE(LEGA). Grazie, Presidente. Buongiorno a tutti. Non si è mai vista una commemorazione che sa tanto di provocazione. Se questo ricordo dei …
SIMONETTA MATONE(LEGA). Io ho ascoltato…
SIMONETTA MATONE(LEGA). Io ho ascoltato in silenzio...
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia.
SIMONETTA MATONE(LEGA). …fatelo pure voi.
PRESIDENTE. Per cortesia, silenzio. Per cortesia, ascoltiamo la deputata. Per cortesia, colleghi, per favore . Per favore, per favore, ascoltiamo. Per favore, prego, deputata Matone.
SIMONETTA MATONE(LEGA). Ripeto, non si è mai vista una commemorazione che sa tanto di provocazione. Se questo ricordo dei morti di Minneapolis serve ad attirare la maggioranza in una trappola dialettica, il tentativo è fallito dall'origine . Voi volete alzare una cortina fumogena sui fatti di Torino per i quali stiamo ancora aspettando parole …
SIMONETTA MATONE(LEGA). …inequivocabili Ma stai zitta!”…
PRESIDENTE. Colleghi, per favore! Per favore, per favore. Per favore colleghi, vi prego No, no per favore È una commemorazione! Vergogna!- Fascisti!”)… Per favore. No, deputata Matone la prego, questo non lo può dire . Colleghi, no, per favore, colleghi. Deputata Matone, aspetti un attimo … Aspettate, fatemi parlare.
Deputata, la prego, non si può sentire la parola, l'accusa di fascisti a qualcheduno in quest'Aula. La prego, la prego, non si può sentire. Faccia il suo intervento, le assicuro che lo potrà fare, i colleghi saranno in silenzio, ma non si possono accusare altri di fascismo. Il fascismo è fuori da quest'Aula Vergognati!”, “In Europarlamento con Vannacci!”. Per favore, per favore. Quindi, se mi fate la cortesia dall'opposizione di rimanere in silenzio diamo la parola alla deputata Matone. La prego di non utilizzare quei termini. Quindi, ritorniamo al ricordo delle due vittime.
SIMONETTA MATONE(LEGA). Voi volete alzare una cortina fumogena sui fatti di Torino, per i quali stiamo ancora aspettando parole inequivocabili di lontananza e di condanna “Fate silenzio! Basta!” Vergognati!
PRESIDENTE. Silenzio, silenzio. Per favore, colleghi! Per favore, per favore, non dimentichiamo che è una commemorazione. Per favore! Colleghi, per favore. Colleghi … Per favore! Prego, tengo il tempo bloccato, comunque deputata.
SIMONETTA MATONE(LEGA). Noi fortunatamente viviamo in uno Stato di diritto con regole chiare, precise, dove le forze di Polizia fanno il loro lavoro con abnegazione e spirito di sacrificio, nervi saldi, nervi messi costantemente alla prova da provocazioni di ogni genere e da assalti fisici. Se da voi non abbiamo risposte concrete di condanna per fatti che lo richiederebbero, al contrario, da noi - so di sorprendervi - avrete una chiara presa di posizione su quanto accaduto a Minneapolis.
Vorrei ricordare, per la cronaca, che l'ICE non è una creazione recente, è stata istituita nel 2003, quindi oltre 20 anni fa, e il suo bilancio è stato costantemente incrementato negli anni dai vari Presidenti americani.
Uno dei record di espulsione di immigrati irregolari e del suo utilizzo spetta a Barack Obama, mi pare, mi pare con 2,5 milioni di soggetti espulsi. Le uccisioni di Renée Good e di Alex Pretti sono inaccettabili. Non ci lasciano affatto indifferenti e in alcun modo possiamo condividere metodi che non ci appartengono, metodi lontani dalla nostra gestione dell'ordine pubblico e dalle politiche di contrasto dell'immigrazione clandestina. Ne è una prova il numero di uomini e donne delle Forze dell'ordine italiane: 440 rimasti feriti nel 2025 negli scontri di piazza, a fronte di 500 feriti complessivi. La commemorazione delle due vittime di Minneapolis non deve essere strumentalizzata, tanto più oggi che…
SIMONETTA MATONE(LEGA). …discutiamo del nuovo pacchetto di norme sulla sicurezza e rispetto alle quali sarebbe auspicabile trovare unità. Perché le morti
SIMONETTA MATONE(LEGA). …si rispettano…
SIMONETTA MATONE(LEGA). …le morti non si usano Questa è la commemorazione sul decreto Sicurezza!.
PRESIDENTE. Grazie, deputata Matone. Recuperiamo tutti la tranquillità. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pittalis. Ne ha facoltà.
PIETRO PITTALIS(FI-PPE). Presidente, il gruppo di Forza Italia si unisce al cordoglio per i tragici fatti avvenuti a Minneapolis ed esprime sincera solidarietà alle famiglie di Renée Nicole Good e di Alex Pretti . Fatti tragici che hanno suscitato comprensibile dolore nelle comunità coinvolte e che hanno avuto risonanza ben oltre i confini degli Stati Uniti. In circostanze così gravi il linguaggio della politica e delle istituzioni deve essere, a mio avviso, sobrio e responsabile . Ogni perdita di vite umane merita vicinanza, ascolto e l'impegno a ricostruire i fatti con serietà, senza strumentalizzazioni e senza pregiudizi.
Eventi come questi, certo, interrogano tutte le democrazie sul delicato equilibrio in cui si coniugano sicurezza, ordine pubblico e tutela della persona. Sono fatti che richiedono, dunque, risposte nel pieno rispetto delle garanzie fondamentali di ogni persona. Nel quadro della nostra storica amicizia con gli Stati Uniti, alleato fondamentale e strategico dell'Italia, ribadiamo fiducia nelle istituzioni americane e nel loro ordinamento. Siamo certi che verrà fatta piena luce sui fatti con rigore e trasparenza e esprimiamo piena fiducia nell'operato della magistratura statunitense, chiamata ad accertare con rigore le eventuali responsabilità.
Pertanto, attendiamo, come è giusto che sia, gli esiti dell'inchiesta interna per comprendere appieno le responsabilità. In questo contesto, come ricordato, l'annunciato ritiro parziale di unità federali dall'area di Minneapolis può essere letto come un segnale di attenzione e di responsabilità da parte dell'amministrazione nella direzione di una gestione più calibrata delle operazioni e di una . Attenzione, però, a costruire su queste vicende una polemica strumentale.
Il fatto che alcuni singoli agenti di un apparato pubblico, in un contesto specifico e limitato, abbiano operato in modo che sembra, dalle notizie, appunto, che abbiamo, profondamente sbagliato, non ci autorizza a considerare l'intero apparato, addirittura l'intero Governo degli Stati Uniti come un'associazione criminale. Con questo spirito, Forza Italia partecipa a questa commemorazione nel segno della solidarietà, del rispetto e dei valori democratici che uniscono le nostre comunità .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Francesco Silvestri. Ne ha facoltà.
FRANCESCO SILVESTRI(M5S). Grazie, Presidente. Vedo con piacere che l'inseguimento a Vannacci è partito e sono contento, perché questo li porterà verso la via dell'estinzione e perché l'ignoranza li acceca nel sapere che la richiesta dell'informativa è avvenuta, colleghi, prima dei fatti di Torino . Quindi, le vostre accuse, in una commemorazione come questa, vi descrivono.
In realtà, siamo qui a parlare dei fatti di Minneapolis, di fatti che succedono molto lontano dal territorio italiano, perché abbiamo bisogno di ricordare e ricordarci, sempre, più volte, qui dentro, ma anche qua fuori, che quello che succede negli Stati Uniti, ovvero giustiziare persone per motivazioni politiche, qui, in Italia, non accadrà mai, mai ; o non accadrà mai che una donna o un uomo, che manifesta e che vive le proprie convinzioni e passioni democratiche, venga giustiziato a bruciapelo da una divisa di Stato.
Perché lo Stato detiene un monopolio importantissimo, ovvero quello della forza, ma questa forza è legittima solo finché serve a difendere dei diritti, non a schiacciarli , perché, nel momento in cui una pistola di Stato si gira verso la libertà di espressione, contro il dissenso e verso la partecipazione, allora questa non è più sicurezza, ma è intimidazione e paura.
Quando una democrazia, in cui i cittadini hanno paura di chi dovrebbe garantire loro una sicurezza, ha un problema di questo genere, non è più una democrazia e si sta scivolando verso il basso.
Allora, guardate che, quando si arriva a un livello del genere, salta tutto. Saltano gli organi democratici, saltano i valori democratici. Se qualcuno di voi - spero di no - vede gli Stati Uniti come un modello da raggiungere, quel qualcuno, secondo me, è pericoloso, quel qualcuno, secondo me, non ha un valore dello Stato e quel qualcuno non è poi così tanto diverso da chi quei grilletti li ha premuti .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Pastorella. Ne ha facoltà.
GIULIA PASTORELLA(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Oggi ci ritroviamo qui per un gesto che mai avrei immaginato di dover compiere per ben due volte in pochi mesi. Ci troviamo a commemorare vite spezzate perché esercitavano i loro diritti democratici in quello che per tutti noi è uno dei luoghi simbolo della democrazia, ovvero gli Stati Uniti. Qui, in quest'Aula, abbiamo ricordato Charlie Kirk, ma ciò che è accaduto a Minneapolis colpisce e inquieta in maniera particolare e ben diversa. Inquieta perché la morte, anzi, l'omicidio, di Renée Good e Alex Pretti è avvenuto in circostanze che ricordano scene degne delle peggiori autocrazie, scene che non dovrebbero trovare spazio in un Paese che fonda la propria legittimità sul rispetto della persona e dello Stato di diritto.
Lo Stato detiene il monopolio della violenza per una ragione precisa, per proteggere. Per questo accettiamo di cedere una parte della nostra libertà ed è per questo che riconosciamo allo Stato un potere così delicato. Ebbene, quando quella violenza viene usata da un'Agenzia federale, l'ICE, braccio esecutivo e armato del Governo, contro chi non rappresenta una minaccia, quando viene usata contro chi manifesta pacificamente il proprio dissenso e quando viene usata contro chi esercita diritti democratici, allora si rompe il patto sociale tra cittadini e Stato.
Noi non possiamo tollerarlo. Su questo dobbiamo essere vigili, anche qua, in Italia, perché in gioco non c'è solo la sicurezza, ma la stessa legittimità del nostro sistema democratico .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Gadda. Ne ha facoltà.
MARIA CHIARA GADDA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Renée Good e Alex Pretti erano delle persone normali, non avevano nemmeno 40 anni quando sono stati freddati, quando sono stati uccisi dagli agenti dell'ICE, un'Agenzia federale che è diventata una milizia privata, che è diventata una milizia a uso e consumo del Presidente Trump.
Credo che non stiamo facendo onore nemmeno a noi stessi, ai valori democratici, ai principi fondanti occidentali e ai valori occidentali, se oggi non pronunciamo parole chiare rispetto alle responsabilità, rispetto a come quei fatti sono avvenuti.
Perché se osserviamo le parole del Presidente Trump, se osserviamo le parole del Vicepresidente Vance, Alex Pretti e Renée Good sono stati definiti “terroristi” dopo la loro uccisione. Il Presidente Trump ha dichiarato che è stato fatto un lavoro fenomenale. Il Vicepresidente Vance ha dichiarato alla stampa - quella stampa a cui è stato anche impedito, e si voleva impedire anche alla stampa italiana di filmare, di far vedere al mondo la verità, la verità cruda delle immagini - e ha ricordato che quegli agenti… che l'ICE ha fatto quello che gli è stato chiesto.
La brutalità non può mai essere, in un Paese democratico, a servizio della sicurezza. La brutalità non è sicurezza. Renée Good e Alex Pretti stavano manifestando pacificamente per i loro vicini di casa, quei vicini di casa che vengono presi di notte, che vengono rastrellati, e uso non a caso questo termine; protestavano pacificamente per il piccolo Liam, utilizzato come esca fuori dall'asilo, bussando alla porta di casa sua, la casa che il fratellino, di pochi anni di più, ha trovato vuota, del padre e del fratello. Protestavano per questo: per difendere, da cittadini americani, i valori e i principi della democrazia. Quindi, credo che, se in questo luogo, in un'Aula come questa, insieme alla società civile, insieme a tante persone, alla loro voce - le parole della canzone di Bruce Springsteen rimarranno per sempre nella storia ricordando questi fatti -, non pronunciamo parole chiare, non faremo un passo in avanti vero verso la democrazia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Della Vedova. Ne ha facoltà.
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Come è stato richiamato, qualche mese fa abbiamo commemorato Charlie Kirk, vittima di una violenza politica brutale, probabilmente in quel caso isolata. Ma oggi siamo chiamati - e ringrazio i colleghi di AVS per averci dato questa possibilità, questa opportunità - a commemorare due vittime dello Stato.
La democrazia si fonda anche sul monopolio dell'uso della forza da parte dello Stato, ma quel monopolio è legittimo in quanto basato sul diritto e questo non è successo con l'omicidio a sangue freddo di due persone che protestavano in modo non violento.
A chi non vuole capire, tra tanti di noi che sono cresciuti guardando l'America come punto di riferimento per la sua democrazia, per lo Stato di diritto, nella retorica, nell'ipocrisia che si cela dietro tutti i miti; a chi non vuole vedere oggi quello che sta accadendo con Trump, e usare la parola “democrazia” è sempre più difficile; a chi non vuole vedere quello che è successo all'ICE, e dice: ma l'ICE c'era già da Bush, da Obama, dico: non c'entra assolutamente nulla. Non c'entra nulla. Oggi ha un mandato diverso, ha un'impunità diversa.
E voglio fare una considerazione finale. Il tema della sicurezza, in particolare nell'ambito migratorio, è stato affrontato sempre più spesso in chiave emergenziale. Ci sono giustificazioni per questo, ma è una dinamica, proprio perché comprensibile, ancor più pericolosa perché l'emergenza, per definizione, sospende la normalità: la normalità dello Stato di diritto a presidio della libertà di tutti. E quando la logica dell'eccezione si prolunga nel tempo e si dilata nello spazio rischia di diventare normalità essa stessa.
Io non faccio confronti, non accosto situazioni. Dico a noi legislatori: stiamo attenti perché invocare l'emergenza da parte di chi sta fuori da questi palazzi è un istinto - consapevole o no - comprensibile. Assecondare l'emergenza rischia di portarci fuori dalla linea dello Stato di diritto e della libertà. Lo Stato deve avere la sua forza nella normalità, anche per affrontare le questioni più complesse.
E chiudo. Non è un tema nuovo nemmeno per la Repubblica italiana, un tema affrontato nei decenni che sono - per fortuna - passati
PRESIDENTE. È così concluso il ricordo dei due cittadini statunitensi uccisi a Minneapolis.
PRESIDENTE. Secondo le intese intercorse tra i gruppi, gli ulteriori argomenti previsti all'ordine del giorno della seduta odierna sono rinviati ad altra seduta.
In particolare, il seguito dell'esame della proposta di legge 1895-A è rinviato alle sedute previste per la prossima settimana, a partire da quella di martedì 10 febbraio, mentre il seguito dell'esame delle mozioni in materia di contrasto della violenza digitale di genere, alle sedute previste per la settimana 16-20 febbraio.
Avverto che, con distinte lettere in data 29 gennaio, 3 e 4 febbraio, i presidenti delle Commissioni finanze, lavoro e trasporti hanno rappresentato l'esigenza - sulla quale hanno convenuto all'unanimità gli uffici di Presidenza, integrati dai rappresentanti dei gruppi, delle Commissioni medesime - di posticipare, rispettivamente: ad altro calendario dei lavori l'avvio dell'esame in Assemblea, attualmente previsto per la seduta di lunedì 9 febbraio, della proposta di legge n. 981, concernente la riapertura dei termini per la richiesta di acquisizione di immobili dello Stato da parte degli enti territoriali; a lunedì 23 febbraio, l'avvio della discussione in Assemblea, attualmente previsto dal vigente calendario dei lavori a partire da lunedì 9 febbraio, della proposta di legge n. 2228 e abbinate, recante modifiche al testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità; a martedì 24 febbraio, il seguito dell'esame in Assemblea, attualmente previsto dal vigente calendario dei lavori a partire da martedì 10 febbraio, del testo unificato delle proposte di legge nn. 1928-2083-2091-2152-2194-A/R recante delega al Governo per l'organizzazione, la realizzazione, lo sviluppo e il potenziamento dei centri di elaborazione dati.
Pertanto, secondo le intese intercorse tra i gruppi: l'esame della proposta di legge n. 981 non sarà iscritto all'ordine del giorno delle sedute del corrente calendario dei lavori; l'esame della proposta di legge n. 2228 e abbinate e il seguito dell'esame del testo unificato delle proposte di legge nn. 1928-2083-2091-2152-2194-A/R non saranno iscritti all'ordine del giorno delle sedute della prossima settimana.
La discussione generale della proposta di legge n. 2228 e abbinate sarà collocata quale primo argomento all'ordine del giorno della seduta di lunedì 23 febbraio, mentre il relativo seguito sarà iscritto a partire dalla seduta di martedì 24 febbraio dopo il seguito dell'esame del testo unificato delle proposte di legge nn. 1928-2083-2091-2152-2194-A/R, il quale sarà a sua volta iscritto nella medesima seduta di martedì 24 febbraio come primo punto dopo l'eventuale seguito dell'esame degli argomenti previsti nella settimana precedente e non conclusi.
Avverto infine che, come già anticipato ai gruppi, nella giornata di giovedì 12 febbraio, alle ore 13,30, avrà luogo la commemorazione dell'ex deputata Ileana Argentin.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta. Ha chiesto di parlare l'onorevole Penza. Ne ha facoltà.
PASQUALINO PENZA(M5S). Grazie, Presidente. Per il suo tramite, desidero portare all'attenzione dell'Aula un fatto grave che colpisce il buon nome e la dignità dei cittadini di Caivano, una comunità già duramente provata. È stata prima travolta da grande del cosiddetto decreto Caivano, che si è rivelato inutile nei contenuti e utile solo a passerelle politiche. Oggi a questo fatto se ne aggiunge uno nuovo: una della Rai, che mescola una storia di fantasia con fatti di cronaca reali, nomi cambiati, scene girate altrove ma un solo elemento resta invariato, ed è il nome del paese di Caivano.
Auspicavo che le istituzioni locali si fossero attivate a tutela della dignità dell'immagine della città, come proprio un primo cittadino dovrebbe fare ma, mio malgrado, tocca solo a me sollevare questa questione. Auspicavo di farlo in Commissione di vigilanza Rai, sono però costretto a farlo in un contesto paradossale. La Commissione di vigilanza Rai è, di fatto, bloccata a causa delle continue assenze della maggioranza di Governo, che fanno venir meno il numero legale impedendo qualsiasi intervento.
Per questo, chiedo al Governo azioni urgenti: , il ripristino immediato delle funzioni della Commissione di vigilanza Rai; secondo, di impegnarsi seriamente affinché Caivano non sia ricordata come simbolo del degrado .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Carotenuto. Ne ha facoltà.
DARIO CAROTENUTO(M5S). Presidente, grazie. I numeri, alla fine, smascherano sempre la propaganda. Mentre questo Governo continua a raccontare di successi inesistenti, arriva l'Istat che ci dice che il carrello della spesa, anche in questo mese, aumenta ancora e che per milioni di famiglie la vita quotidiana diventa una sfida ogni giorno più difficile.
Non bastasse questo, ci sono anche i dati dell'INPS a preoccuparci. Ieri ci ha comunicato che i nuclei beneficiari di strumento di sostegno al reddito sono praticamente dimezzati da quando è stato cancellato il reddito di cittadinanza. Ora, dietro questi numeri, purtroppo, ci sono le vite reali delle persone. Penso a Barbara, che, qualche tempo fa, a un giornale ha raccontato di avere 35 anni, di essere una ex commessa disoccupata, che, dopo anni di contratti precari, durante la pandemia finalmente aveva ottenuto il reddito di cittadinanza e che con quello riusciva a tenere insieme bollette, spese, affitto. Poi è arrivato il Governo Meloni e poco dopo le è arrivato l'sms dell'INPS che le ha comunicato la fine dell'erogazione del reddito di cittadinanza. Quindi, oggi Barbara non ha il reddito di cittadinanza, non ha l'assegno di inclusione, non ha il supporto di formazione; ha solo l'ansia di non poter pagare il prossimo affitto. Sì, perché anche il Fondo morosità incolpevole è stato di fatto azzerato da questo Governo. Insomma, Giorgia Meloni ha fatto cassa sulla povertà, una Robin Hood al contrario, che ha rubato ai poveri per dare ai ricchi. E, infatti, da quando c'è questo Governo, sono aumentati sia il numero dei poveri, sia la ricchezza di alcuni pochi miliardari.
Allora, domando: che senso ha continuare a fare i decreti Sicurezza? Dov'è la sicurezza, se fare la spesa è diventata una prova di resistenza? Dov'è la sicurezza, se chi cerca lavoro trova precarietà, salari bassi e lavori pericolosi? E dov'è la sicurezza in uno Stato che ritira la mano proprio verso chi sta inciampando? Questo è un modello di Paese in cui chi cade a terra viene lasciato a terra ed è l'esatto contrario di quello che abbiamo fatto noi e che presto torneremo a fare .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. In queste ultime ore, nel territorio del napoletano sono avvenuti fatti allucinanti. Un ragazzo, che, tra l'altro, era seguito - oggi è emerso - addirittura dalla comunità di Don Luigi Merola, Giuseppe Musella, ha ucciso la sorella con una coltellata, sembra per un litigio familiare. Erano figli di un delinquente che attualmente sta scontando una pena in carcere. Contemporaneamente, un giovane pregiudicato, da poco rimesso in libertà, ha ucciso a Sarno un altro cittadino, un salumiere, Gaetano Russo. Stanotte, è stato ucciso, dentro una un cittadino, dalle prime notizie sembrerebbe che facesse il muratore; non si sa ancora il motivo dell'uccisione, ma a fianco a lui c'era un ragazzo di 25 anni, incensurato, che sembrava stesse commissionando la realizzazione del suo locale da barbiere. E poco fa, una persona, un giovane ha accoltellato la fidanzata, è stato arrestato e ha tentato di suicidarsi in carcere.
Ecco, Presidente, tramite la sua persona, invitiamo il Ministro dell'Interno a lavorare in modo diverso rispetto a come ha fatto fino ad ora, perché con la riduzione sistematica e scientifica, nel territorio campano sicuramente, di migliaia di agenti e la trasformazione di interi territori in cinematografici per Ministri o per , il risultato è che la criminalità aumenta e i Ministri fanno passerelle.
A noi non interessa. Poiché è campano, gli chiediamo: vieni in campo direttamente tu! Perché le cure mediatiche o la riduzione di fondi o la riduzione del numero di agenti o la guerra che sta facendo contro la magistratura…Vogliono eliminare i magistrati, per fare che cosa? Uomini a loro disposizione per condannare i loro avversari politici? Non andiamo da nessuna parte. È ora che il Ministro torni sul territorio campano e faccia anche il suo dovere su quel territorio .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Dori. Ne ha facoltà.
DEVIS DORI(AVS). Grazie, Presidente. Il 7 febbraio, si celebrerà la giornata nazionale antibullismo. Come sappiamo, in questa legislatura, abbiamo fatto un grande lavoro su questo tema, che ha portato all'approvazione della legge n. 70 del 2024. In particolare, con quella legge a mia prima firma abbiamo modificato la legge n. 71 del 2017, il cui articolo 3, comma 6, prevede che il Ministro dell'Istruzione trasmetta alle Camere, entro il 31 dicembre di ogni anno, una relazione sugli esiti delle attività svolte dal tavolo tecnico per la prevenzione e il contrasto del bullismo e del cyberbullismo.
Il tavolo tecnico si è insediato il 25 febbraio 2025, ma, ad oggi, non solo non abbiamo notizie circa le attività svolte dal tavolo (se e quando è stato convocato), ma soprattutto, Presidente - ho fatto le verifiche tramite gli uffici della Camera -, il Ministro Valditara non ha inviato questa relazione annuale. Questa è una grave inadempienza del Ministro Valditara, che però, chiaramente, in occasione della giornata nazionale, si riempirà poi la bocca di belle parole contro il bullismo.
Forse, anziché investire energie in proposte come i a scuola, dovrebbe occuparsi delle misure preventive che, anche tramite il tavolo tecnico, possono essere individuate e attuate.
Chiedo, quindi, alla Presidenza della Camera che si solleciti il Ministro a presentarci questa relazione annuale, che è obbligatoria e non facoltativa. Questo per il rispetto nei confronti nostri - del Parlamento-, ma anche dei giovani, che hanno diritto a essere presi in considerazione dallo Stato, non solo quando li vedono protagonisti fatti gravi, drammatici e violenti, ma anche quando soffrono in silenzio, perché vittime di atti di bullismo .
PRESIDENTE. Passiamo all'ultimo intervento di fine seduta. Ha chiesto di parlare la deputata Gribaudo. Ne ha facoltà.
CHIARA GRIBAUDO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo in quest'Aula perché sono ormai trascorsi dieci anni dalla scomparsa di un grande uomo, Gino Borgna, che è stato un grande sindacalista e un politico importante per il mio territorio, ma più in generale per la storia di tante e tanti di noi.
Purtroppo, intervengo con dieci anni di ritardo in quest'Aula, perché, sa - glielo confesso - ero troppo emozionata quando, da giovane parlamentare, ero in quest'Aula e uno dei miei padri politici è mancato. E, se quell'emozione oggi magari riesco a contenerla, perché sono passati dieci anni, l'affetto rimane lo stesso, come gli stessi sono gli insegnamenti che mi e ci ha lasciato.
Gino Borgna è stato partigiano, sindacalista, è stato uno dei protagonisti tra chi, nelle Langhe, ha trasformato una terra, che era definita quasi grama, in quella che conosciamo oggi. Ha fatto tante battaglie per il territorio e soprattutto sempre a difesa dei più deboli. Ci ha insegnato il valore della Costituzione, perché, vede, Gino non solo la conosceva, ma la praticava. E chi l'ha conosciuto, anche nei suoi comizi, anche se era politicamente distante da lui, sapeva riconoscerlo, perché era autentico, era coerente ed è stato veramente un grande padre politico.
Lascio a quest'Aula una delle sue frasi per me più importanti, nella sua semplicità, ma nella sua forza. Quando a 18 anni ogni tanto ero delusa dalla politica - si figuri un po' -, lui mi diceva: ricordati, Chiara, che, se se ne vanno gli schifati, rimangono gli “schifoti”. E mi insegnava a continuare a lottare negli ideali e nelle cose in cui credevo. È un lascito grande, che anche quest'Aula deve ricordare. Grazie Gino, per tutto .
PRESIDENTE. Sono così terminati gli interventi di fine seduta.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.