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Mercoledì 11 Febbraio 2026 ore 11:50
AULA, Seduta 613 - Decreto Ucraina, votata la fiducia
Resoconto stenografico
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Nella seduta odierna la Camera ha approvato il disegno di legge di conversione, con modificazioni, del decreto 31 dicembre 2025, n. 201, recante disposizioni urgenti per la proroga dell'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina, per il rinnovo dei permessi di soggiorno in possesso di cittadini ucraini, nonché per la sicurezza dei giornalisti freelance. (C. 2754-A), dopo aver votato, con 207 voti favorevoli e 119 contrari, la questione di fiducia posta dal governo sullo stesso provvedimento.
Alle ore 15 ha avuto luogo lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, trasmesse in diretta televisiva, sui seguenti argomenti:
ulteriori iniziative in ambito diplomatico per assicurare alle imprese italiane un accesso stabile alle catene di approvvigionamento delle materie prime, con particolare riguardo ai minerali critici (Deborah Bergamini - FI-PPE); posizione del Governo in merito alla governance dell'Unione europea, con particolare riferimento al superamento del diritto di veto e all’accorpamento delle cariche di Presidente del Consiglio europeo e di Presidente della Commissione europea (Della Vedova - MISTO-+EUROPA); iniziative di competenza volte ad assicurare la tutela dei diritti degli insegnanti e degli studenti delle istituzioni educative cristiane di Gerusalemme (Lupi - NM(N-C-U-I)M-CP); iniziative di competenza per il contrasto della violenza digitale di genere, con particolare riferimento al monitoraggio sistematico degli abusi sulla rete internet (Ravetto - LEGA); iniziative volte a contrastare il fenomeno dell'acquisizione di imprese italiane da parte di investitori esteri, nonché a rilanciare la competitività delle medesime imprese (Pandolfo - PD-IDP); iniziative urgenti nei confronti di Stellantis al fine di affrontare le criticità dovute all'assenza di un piano per lo sviluppo delle produzioni in Italia (Grimaldi - AVS); iniziative di competenza per contrastare il crollo della produzione degli stabilimenti Stellantis e salvaguardare investimenti, produzione e livelli occupazionali in Italia (Benzoni - AZ-PER-RE); iniziative urgenti di carattere strutturale per la riduzione del costo dell’energia per le imprese italiane, al fine di preservare la competitività del sistema manifatturiero e scongiurare un processo di deindustrializzazione (Boschi - IV-C-RE); iniziative volte a salvaguardare e rafforzare, in modo organico e strutturale, le imprese del sistema produttivo nazionale (Appendino - M5S); ulteriori iniziative per rafforzare l’attrattività dell’Italia per gli investitori esteri (Bignami - FDI).
Per il Governo sono intervenuti: il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani; la Ministra per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità, Eugenia Roccella; il Ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso.
A seguire la Camera ha ricordato l’onorevole Luigi Nicolais, recentemente scomparso. E’ seguito un breve dibattito cui ha partecipato un oratore per gruppo.
Alle ore 15 ha avuto luogo lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, trasmesse in diretta televisiva, sui seguenti argomenti:
ulteriori iniziative in ambito diplomatico per assicurare alle imprese italiane un accesso stabile alle catene di approvvigionamento delle materie prime, con particolare riguardo ai minerali critici (Deborah Bergamini - FI-PPE); posizione del Governo in merito alla governance dell'Unione europea, con particolare riferimento al superamento del diritto di veto e all’accorpamento delle cariche di Presidente del Consiglio europeo e di Presidente della Commissione europea (Della Vedova - MISTO-+EUROPA); iniziative di competenza volte ad assicurare la tutela dei diritti degli insegnanti e degli studenti delle istituzioni educative cristiane di Gerusalemme (Lupi - NM(N-C-U-I)M-CP); iniziative di competenza per il contrasto della violenza digitale di genere, con particolare riferimento al monitoraggio sistematico degli abusi sulla rete internet (Ravetto - LEGA); iniziative volte a contrastare il fenomeno dell'acquisizione di imprese italiane da parte di investitori esteri, nonché a rilanciare la competitività delle medesime imprese (Pandolfo - PD-IDP); iniziative urgenti nei confronti di Stellantis al fine di affrontare le criticità dovute all'assenza di un piano per lo sviluppo delle produzioni in Italia (Grimaldi - AVS); iniziative di competenza per contrastare il crollo della produzione degli stabilimenti Stellantis e salvaguardare investimenti, produzione e livelli occupazionali in Italia (Benzoni - AZ-PER-RE); iniziative urgenti di carattere strutturale per la riduzione del costo dell’energia per le imprese italiane, al fine di preservare la competitività del sistema manifatturiero e scongiurare un processo di deindustrializzazione (Boschi - IV-C-RE); iniziative volte a salvaguardare e rafforzare, in modo organico e strutturale, le imprese del sistema produttivo nazionale (Appendino - M5S); ulteriori iniziative per rafforzare l’attrattività dell’Italia per gli investitori esteri (Bignami - FDI).
Per il Governo sono intervenuti: il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani; la Ministra per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità, Eugenia Roccella; il Ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso.
A seguire la Camera ha ricordato l’onorevole Luigi Nicolais, recentemente scomparso. E’ seguito un breve dibattito cui ha partecipato un oratore per gruppo.
XIX LEGISLATURA
613^ SEDUTA PUBBLICA
Mercoledì 11 febbraio 2026 - Ore 11,50
(ore 11,50 e ore 16,45)
1. Seguito della discussione del disegno di legge:
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 dicembre 2025, n. 201, recante disposizioni urgenti per la proroga dell'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina, per il rinnovo dei permessi di soggiorno in possesso di cittadini ucraini, nonché per la sicurezza dei giornalisti freelance.
(C. 2754-A)
Relatori: CAIATA, per la III Commissione; CHIESA, per la IV Commissione.
(ore 15)
2. Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (vedi allegato).
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- Lettura Verbale
- Missioni
- Annunzio di petizioni
- Disegno di legge: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 dicembre 2025, n. 201, recante disposizioni urgenti per la proroga dell'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina, per il rinnovo dei permessi di soggiorno in possesso di cittadini ucraini, nonché per la sicurezza dei giornalisti freelance (A.C. 2754-A) (Seguito della discussione ed approvazione)
- Preavviso di votazioni elettroniche
- Si riprende la discussione
- Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 dicembre 2025, n. 201, recante disposizioni urgenti per la proroga dell'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina, per il rinnovo dei permessi di soggiorno in possesso di cittadini ucraini, nonché per la sicurezza dei giornalisti freelance. (C. 2754-A)
- Dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia - A.C. 2754-A
- Vice Presidente MULE' Giorgio
- Deputato MAGI Riccardo (MISTO)
- Deputato DEL BARBA Mauro (ITALIA VIVA-IL CENTRO-RENEW EUROPE)
- Deputata CAVO Ilaria (NOI MODERATI (NOI CON L'ITALIA, CORAGGIO ITALIA, UDC E ITALIA AL CENTRO)-MAIE-CENTRO POPOLARE)
- Deputata ZANELLA Luana (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputato RICHETTI Matteo (AZIONE-POPOLARI EUROPEISTI RIFORMATORI-RENEW EUROPE)
- Deputato PERANTONI Mario (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputata MARROCCO Patrizia (FORZA ITALIA - BERLUSCONI PRESIDENTE - PPE)
- Deputato FORMENTINI Paolo (LEGA - SALVINI PREMIER)
- Deputato FASSINO Piero (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato CALOVINI Giangiacomo (FRATELLI D'ITALIA)
- Deputato ZIELLO Edoardo (MISTO)
- Dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia - A.C. 2754-A
- Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 dicembre 2025, n. 201, recante disposizioni urgenti per la proroga dell'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina, per il rinnovo dei permessi di soggiorno in possesso di cittadini ucraini, nonché per la sicurezza dei giornalisti freelance. (C. 2754-A)
- La seduta, sospesa alle 13,15, è ripresa alle 13,30.
- Si riprende la discussione
- La seduta e' sospesa, riprenderà alle 15:00
- Interrogazioni a risposta immediata (Svolgimento)
- Ulteriori iniziative in ambito diplomatico per assicurare alle imprese italiane un accesso stabile alle catene di approvvigionamento delle materie prime, con particolare riguardo ai minerali critici - n. 3-02484
- Posizione del Governo in merito alla governance dell'Unione europea, con particolare riferimento al superamento del diritto di veto e all'accorpamento delle cariche di Presidente del Consiglio europeo e di Presidente della Commissione europea - n. 3-02485
- Iniziative di competenza volte ad assicurare la tutela dei diritti degli insegnanti e degli studenti delle istituzioni educative cristiane di Gerusalemme - n. 3-02486
- Iniziative di competenza per il contrasto della violenza digitale di genere, con particolare riferimento al monitoraggio sistematico degli abusi sulla rete Internet - n. 3-02487
- Iniziative volte a contrastare il fenomeno dell'acquisizione di imprese italiane da parte di investitori esteri, nonché a rilanciare la competitività delle medesime imprese - n. 3-02488
- Iniziative urgenti nei confronti di Stellantis al fine di affrontare le criticità dovute all'assenza di un piano per lo sviluppo delle produzioni in Italia - n. 3-02489
- Iniziative di competenza per contrastare il crollo della produzione degli stabilimenti Stellantis e salvaguardare investimenti, produzione e livelli occupazionali in Italia - n. 3-02490
- Iniziative urgenti di carattere strutturale per la riduzione del costo dell'energia per le imprese italiane, al fine di preservare la competitività del sistema manifatturiero e scongiurare un processo di deindustrializzazione - n. 3-02491
- Iniziative volte a salvaguardare e rafforzare, in modo organico e strutturale, le imprese del sistema produttivo nazionale - n. 3-02492
- Ulteriori iniziative per rafforzare l'attrattività dell'Italia per gli investitori stranieri - n. 3-02493
- La seduta, sospesa alle 16,10, è ripresa alle 16,25.
- Missioni (Alla ripresa pomeridiana)
- In ricordo dell'onorevole Luigi Nicolais
- Vice Presidente RAMPELLI Fabio
- Deputato DE LUCA Piero (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato CANGIANO Gerolamo (FRATELLI D'ITALIA)
- Deputato ZINZI Gianpiero (LEGA - SALVINI PREMIER)
- Deputato BICCHIELLI Pino (FORZA ITALIA - BERLUSCONI PRESIDENTE - PPE)
- Deputato SILVESTRI Francesco (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputata RUFFINO Daniela (AZIONE-POPOLARI EUROPEISTI RIFORMATORI-RENEW EUROPE)
- Deputato BORRELLI Francesco Emilio (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputata CAVO Ilaria (NOI MODERATI (NOI CON L'ITALIA, CORAGGIO ITALIA, UDC E ITALIA AL CENTRO)-MAIE-CENTRO POPOLARE)
- Deputato GIACHETTI Roberto (ITALIA VIVA-IL CENTRO-RENEW EUROPE)
- Sull'ordine dei lavori
- Vice Presidente RAMPELLI Fabio
- Deputato AMATO Gaetano (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputata BAKKALI Ouidad (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato FARAONE Davide (ITALIA VIVA-IL CENTRO-RENEW EUROPE)
- Deputata ZANELLA Luana (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputato QUARTINI Andrea (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato MARI Francesco (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputata GUERRA Maria Cecilia (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Si riprende la discussione del disegno di legge di conversione n. 2754-A
- Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 dicembre 2025, n. 201, recante disposizioni urgenti per la proroga dell'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina, per il rinnovo dei permessi di soggiorno in possesso di cittadini ucraini, nonché per la sicurezza dei giornalisti freelance. (C. 2754-A)
- Esame degli ordini del giorno - A.C. 2754-A
- Votazione degli ordini del giorno - A.C. 2754-A
- Esame degli ordini del giorno - A.C. 2754-A
- Votazione degli ordini del giorno - A.C. 2754-A
- Esame degli ordini del giorno - A.C. 2754-A
- Votazione degli ordini del giorno - A.C. 2754-A
- Esame degli ordini del giorno - A.C. 2754-A
- Votazione degli ordini del giorno - A.C. 2754-A
- Esame degli ordini del giorno - A.C. 2754-A
- Votazione degli ordini del giorno - A.C. 2754-A
- Esame degli ordini del giorno - A.C. 2754-A
- Votazione degli ordini del giorno - A.C. 2754-A
- Esame degli ordini del giorno - A.C. 2754-A
- Votazione degli ordini del giorno - A.C. 2754-A
- Esame degli ordini del giorno - A.C. 2754-A
- Votazione degli ordini del giorno - A.C. 2754-A
- Dichiarazioni di voto finale - A.C. 2754-A
- Vice Presidente RAMPELLI Fabio
- Deputato SASSO Rossano (MISTO)
- Deputato ROSATO Ettore (AZIONE-POPOLARI EUROPEISTI RIFORMATORI-RENEW EUROPE)
- Deputato DELLA VEDOVA Benedetto (MISTO)
- Deputato STEGER Dieter (MISTO)
- Deputato DEL BARBA Mauro (ITALIA VIVA-IL CENTRO-RENEW EUROPE)
- Deputata CARFAGNA Maria Rosaria (NOI MODERATI (NOI CON L'ITALIA, CORAGGIO ITALIA, UDC E ITALIA AL CENTRO)-MAIE-CENTRO POPOLARE)
- Deputato ZARATTI Filiberto (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputato PELLEGRINI Marco (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato ORSINI Andrea (FORZA ITALIA - BERLUSCONI PRESIDENTE - PPE)
- Deputato ZOFFILI Eugenio (LEGA - SALVINI PREMIER)
- Deputato GRAZIANO Stefano (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato CAIATA Salvatore (FRATELLI D'ITALIA)
- Coordinamento formale - A.C. 2754-A
- Votazione finale ed approvazione - A.C. 2754-A
- Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 dicembre 2025, n. 201, recante disposizioni urgenti per la proroga dell'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina, per il rinnovo dei permessi di soggiorno in possesso di cittadini ucraini, nonché per la sicurezza dei giornalisti freelance. (C. 2754-A)
- Sui lavori dell'Assemblea
- Organizzazione dei tempi di esame di una proposta di modifica al Regolamento e di disegni di legge
- Interventi di fine seduta
- Vice Presidente RAMPELLI Fabio
- Deputato MICHELOTTI Francesco (FRATELLI D'ITALIA)
- Deputato RUSSO Paolo Emilio (FORZA ITALIA - BERLUSCONI PRESIDENTE - PPE)
- Deputato BERRUTO Mauro (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato BORRELLI Francesco Emilio (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputata APPENDINO Chiara (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato BARBAGALLO Anthony Emanuele (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato SCERRA Filippo (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputata ONORI Federica (AZIONE-POPOLARI EUROPEISTI RIFORMATORI-RENEW EUROPE)
- Deputato GIAGONI Dario (LEGA - SALVINI PREMIER)
- Approvazioni in Commissione
- Ordine del giorno della seduta di domani
PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
BENEDETTO DELLA VEDOVA, legge il processo verbale della seduta del 9 febbraio 2026.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 89, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza petizioni, il sunto e l'assegnazione delle quali, ai sensi della deliberazione della Giunta per il Regolamento del 19 febbraio 2025, saranno pubblicati nell' al resoconto stenografico della seduta odierna .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2754-A: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 dicembre 2025, n. 201, recante disposizioni urgenti per la proroga dell'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina, per il rinnovo dei permessi di soggiorno in possesso di cittadini ucraini, nonché per la sicurezza dei giornalisti .
Ricordo che nella seduta di ieri il Governo ha posto la questione di fiducia sull'approvazione, senza emendamenti, subemendamenti e articoli aggiuntivi, dell'articolo unico del disegno di legge in esame, nel testo delle Commissioni.
Ricordo altresì che, secondo quanto convenuto nella riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo di ieri, la votazione per appello nominale avrà luogo a partire dalle ore 13,30.
Dopo tale votazione, l'esame del provvedimento proseguirà, dopo lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata e della commemorazione dell'onorevole Luigi Nicolais, a partire dalle ore 16,45, con le successive fasi dell'esame del provvedimento, che potranno proseguire anche nella parte notturna della seduta e nella giornata di giovedì 12 febbraio.
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia dei rappresentanti dei gruppi e delle componenti politiche del gruppo Misto.
Ha chiesto di parlare il deputato Riccardo Magi. Ne ha facoltà.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). La ringrazio, Presidente. Siamo di fronte alla 107a fiducia posta da questo Governo sulla quasi totalità dei 120 decreti emanati dal Consiglio dei ministri. Qual è il significato particolare di questa fiducia, su cui oggi esprimiamo la nostra dichiarazione di voto contrario? Non è il significato politico che ha voluto dargli in quest'Aula ieri il Ministro Crosetto, cioè quello di chiamare le forze di maggioranza a un'assunzione di responsabilità ancora più chiara e ancora più netta su un tema - su questo, sì, siamo d'accordo con il Ministro - che è centrale, di rilievo centrale per il posizionamento in politica estera del nostro Paese, ma anche per il futuro di sicurezza, di tutela e di benessere dell'Italia all'interno dell'Europa.
L'obiettivo di questa fiducia è l'opposto di ciò che è stato dichiarato dal Ministro. L'obiettivo di questa fiducia - attraverso il meccanismo che la fiducia causa, cioè di far decadere la discussione, il confronto e il voto su 14 emendamenti che quest'Aula avrebbe potuto affrontare questa mattina, nella metà o in meno della metà del tempo che sarà impiegato dalle dichiarazioni di voto, entrando nel merito e, in quel caso, portando, sì, a una discussione articolata e a un'assunzione di responsabilità politica - è l'opposto di un chiarimento, è quello di nascondere.
Tutta la discussione, per come è stata affrontata dalla maggioranza su questo decreto, è stata volta a nascondere le cose - lo abbiamo ricordato ieri - fin dalla modifica del titolo e della rubrica di questo decreto, dal quale è stata espunta la parola “militari” con riferimento agli equipaggiamenti, che noi opportunamente e giustamente forniamo, e con cui contribuiamo, in questo modo, insieme agli altri Paesi europei, a rafforzare le capacità di difesa e di resistenza di un Paese ingiustamente e brutalmente aggredito, che è l'Ucraina. Si continua, quindi, a far finta di non vedere e ad alimentare, soprattutto nella maggioranza, una discussione abbastanza ridicola, se noi leggiamo i giornali di oggi, anche, purtroppo, con le nuove minacce - speriamo che non abbiano seguito - nei confronti della Norvegia.
Si continua a non vedere che da quattro anni - da quattro anni! - l'attacco che è avvenuto ai danni dell'Ucraina è un attacco all'Europa. Noi dovremmo rapidamente correre a costruire quegli strumenti di politica estera e di difesa comune, anziché perderci in una discussione nella quale viene spacciato il nascondere delle parole e il nascondere la responsabilità politica per pacifismo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, signori del Governo, prima di addentrarmi nella dichiarazione sulla fiducia, credo che sia opportuno distinguere, come è già stato fatto, i voti che oggi affronteremo, quello sulla fiducia e quello sul provvedimento, perché mai come in questa circostanza questi due voti hanno un significato politico estremamente differente. Premetto quindi che, per quanto ci riguarda, voteremo un chiaro e convinto “sì” sul provvedimento e lo faremo per delle ragioni molto semplici, perché siamo convinti della necessità di un invio di aiuti militari, che è l'unico modo per sostenere le vere trattative di pace e per salvare vite umane, altrimenti anche le cosiddette trattative di pace - che, ricordo, sono in corso fin dalla prima settimana del conflitto, che oramai ha una durata di quattro anni - saranno un semplice pretesto usato dall'invasore Putin per guadagnare tempo, per prendere in giro i propri alleati o forse, ancora peggio, per raggiungere degli accordi di cui non sappiamo nulla e di cui nemmeno l'Ucraina saprebbe nulla.
Quindi, noi voteremo “sì” sul provvedimento non solo perché siamo contro ogni invasione deliberata, come quella russa nei confronti dell'Ucraina, non solo perché si tratta di una vera e propria tragedia, tragedia in termini di perdita di vite umane dato che abbiamo superato il milione di morti in questo conflitto, non solo perché si tratta di una minaccia ai nostri confini, ma perché questo è un conflitto particolare, è il conflitto dei conflitti, è chiaramente un attacco sistematico e deliberato ai valori occidentali e al diritto internazionale. Che cosa ce lo fa dire?
Ma ce lo fa dire, ad esempio, ricordare come iniziò questo conflitto, perché noi stiamo svolgendo delle Olimpiadi, e ci torneremo nel nostro intervento in dichiarazione di voto, ma iniziò proprio nel bel mezzo delle Olimpiadi in Cina, a Pechino, tra le Olimpiadi e le Paralimpiadi. Iniziò con Putin presente all'inaugurazione di quelle Olimpiadi, il 4 febbraio 2022. Ricordo che allora gli atleti russi non poterono partecipare sotto la bandiera russa per squalifica per . Putin volle essere presente. Ma perché lo fece? Lo fece perché tre giorni dopo uscì con un manifesto, nel quale era andato a cercare molto chiaramente di intercettare gli interessi cinesi e avere una copertura per preparare l'invasione che sarebbe arrivata quattro giorni dopo la fine delle Olimpiadi, il 24 febbraio 2022. Ricordo che allora, nonostante i russi ammassassero forze sui confini dell'Ucraina, fino alla notte del 24 febbraio importanti giornalisti e politici italiani deridevano chi sosteneva che i russi avrebbero invaso l'Ucraina, e ancora oggi continuano a deridere chi prende le distanze dalla posizione di Putin. Forse, dopo questi quattro anni, dopo un milione di morti, dovrebbero ripensare a queste posizioni, come dire, indulgenti verso Putin.
Ma torniamo alla questione della fiducia. Mi spiace che non sia presente il Ministro Crosetto, che è sempre venuto in quest'Aula per difendere il provvedimento e l'invio di armi in Ucraina. Sono convinto che ascolterà questo dibattito e che lo vedremo durante le dichiarazioni di voto sul provvedimento, ma lui il 15 di gennaio, in quest'Aula, ha detto che forse qualcuno qui si vergognava di inviare delle armi, e ha pure detto che se ne avesse avute di più ne avrebbe inviate di più.
Noi, per carità, apprezziamo la franchezza del Ministro Crosetto, ma già in quella circostanza, alle sue personali parole, seguirono dei fatti sbiaditi da parte di questa maggioranza con i provvedimenti che andammo a esaminare in Aula. Ebbene, oggi questi fatti sono molto più che sbiaditi e di questo ci rammarichiamo, e la fiducia che avete deciso di porre sul provvedimento non è nient'altro che la foglia di fico su una grave crepa che voi state creando all'interno di un posizionamento che deve rimanere solido.
Mi riferisco sicuramente all'ipocrita eliminazione dal titolo dell'aggettivo “militari” per poter far affermare non con gli atti, non in quest'Aula, ma nel dibattito pubblico, a parte della vostra maggioranza, che avete limitato l'invio del sostegno militare, cosa che effettivamente non avviene, perché il testo rimane assolutamente il testo di tutti gli anni: il testo che votò per primo quest'Aula con il Governo Draghi, il testo che tutte le forze politiche di quest'Aula hanno sostenuto, il testo che riconosce la necessità di andare in deroga alla legge italiana sulla vendita di armi affinché l'Ucraina possa usufruire anche dell'aiuto italiano insieme all'aiuto europeo.
Ebbene voi, con questa eliminazione ipocrita, state cercando di tenere insieme la vostra maggioranza su un tema così delicato ingannando gli elettori italiani. Questo è il primo elemento che ci porta a rigettare con forza e con sdegno la vostra richiesta di fiducia. È su tutti i giornali del resto, non lo scopriamo noi questa mattina, la spaccatura all'interno della maggioranza. È evidente che voi, quindi, state facendo una verifica della vostra maggioranza. Potevate farvela fuori sacco, non legata a questo provvedimento. Fatevi la vostra verifica, andate a vedere quali sono i numeri, ma per favore non inquiniamo atti così profondamente importanti.
Ma c'è di più in questa ipocrisia, perché se non vogliamo vedere la necessità politica, di natura interna, che vi ha costretti a modificare il testo togliendo un aggettivo dal titolo - ma lasciandolo completamente all'interno della normativa - e a porre la fiducia affinché il dibattito non potesse essere affrontato sugli emendamenti, allora questo ha anche un risvolto politico, simbolico, importante verso l'estero. Questo potrebbe, e purtroppo può, comunicare un cedimento della posizione italiana, l'esatto contrario della posizione del Ministro Crosetto, affermata con forza: ragione del nostro “sì” al provvedimento, ma ragione, come ripetiamo, del nostro sdegnato “no” alla richiesta di fiducia. Fatevi le vostre verifiche in casa, torniamo ad essere seri su provvedimenti importanti per il nostro Paese.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cavo. Ne ha facoltà.
ILARIA CAVO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Signor Sottosegretario, onorevoli colleghi, la decisione di porre la fiducia su questo decreto-legge, a differenza di quanto abbiamo ascoltato e letto, non è un atto di debolezza, ma un atto di forza: è un atto di forza politica, di chiarezza e di responsabilità. Lo ha spiegato bene il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, chiedendo la fiducia e scegliendo di essere presente ieri in Aula. Assumersi fino in fondo la responsabilità di un provvedimento di questa portata è segno di serietà istituzionale, non certo una fuga dal confronto perché, come ha ricordato lui stesso, è molto più forte chiedere la fiducia sul provvedimento complessivo che sottoporlo all'esame dei singoli emendamenti. Ne siamo convinti e sosteniamo questa strada, ancor più se l'intento degli emendamenti non è migliorare o correggere il testo, ma logorare il dibattito e alzare artificiosamente i toni. Questa fiducia non è un modo per scappare dal confronto, è esattamente il contrario.
Primo, è il modo più trasparente e più serio per esprimere piena fiducia al Governo sulla linea che sta seguendo da quattro anni e su cui intende proseguire con coerenza e, in secondo luogo, è contemporaneamente un modo per confermare che questa maggioranza è solida e consapevole della rilevanza del momento e del provvedimento. Chi ha parlato di fuga ha semplicemente rovesciato la realtà. Non si scappa quando si chiede il voto di fiducia su un tema così cruciale: si assumono le proprie responsabilità fino in fondo.
Qui il Governo e la maggioranza mettono la faccia su una scelta che riguarda la politica estera, la sicurezza dell'Europa e la credibilità internazionale dell'Italia, e lo dico con nettezza: non è sulla pelle degli ucraini, non è sulle sorti di un popolo aggredito, di una Nazione aggredita - ancora oggi leggiamo della morte di tre bambini sotto gli attacchi - che si possono costruire i distinguo tattici, alzare i toni della polemica o inseguire i titoli dei giornali.
Noi siamo e restiamo moderati, moderati non per timidezza ma per convinzione profonda, e nella moderazione non c'è ambiguità, c'è la convinzione profonda che non esista oggi un'alternativa credibile alla strada intrapresa sin dall'inizio del conflitto, quel 24 febbraio del 2022, che ha visto tornare i carrarmati nel cuore dell'Europa. E se oggi possiamo guardare a flebili riscontri nelle trattative di pace è perché abbiamo consentito all'Ucraina di arrivare a quel tavolo con la dignità di una parte del contendere e non da Paese sconfitto, da territorio occupato da popolo senza più il diritto all'autodeterminazione. Questo non è il terreno sul quale si misurano i giochi parlamentari, questo è il terreno sul quale si misura il senso dello Stato.
Per questo, con senso di responsabilità e convinzione, Noi Moderati voterà la fiducia, e lo dico volendo entrare anche nel merito di questo testo preciso e articolato, che contiene misure concrete diverse tra loro, tutte necessarie. Il decreto che oggi convertiamo in legge proroga fino al 31 dicembre 2026, previa autorizzazione delle Camere, l'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti in favore delle autorità governative ucraine. La priorità è data ai mezzi logistici, sanitari, civili e di difesa, compresi quelli per la protezione della popolazione dagli attacchi aerei, missilistici, con droni e cibernetici. Sono strumenti essenziali che servono a difendere le città, le scuole, gli ospedali e le infrastrutture critiche. Questa non è una scelta offensiva, è una scelta difensiva e di protezione.
Accanto a questo il decreto prevede, fino al 4 marzo 2027, il rinnovo dei permessi di soggiorno per protezione speciale dei cittadini ucraini già presenti nel nostro Paese, in coerenza con le decisioni dell'Unione europea. È un segnale di continuità, di umanità e di responsabilità che tiene insieme sicurezza e solidarietà. Questo provvedimento rafforza la credibilità internazionale dell'Italia. Essere un Paese affidabile significa mantenere gli impegni assunti, lavorare in coordinamento con l'Unione europea, la NATO, i del G7 e gli alleati internazionali. La credibilità non è una parola astratta, è una risorsa concreta: è ciò che consente all'Italia di sedere ai tavoli che contano, di incidere nelle scelte diplomatiche e di contribuire realmente alla costruzione di una soluzione politica.
Ed è bene ribadirlo con forza: il sostegno all'Ucraina è un sostegno alla pace, non alla guerra, perché non esiste una pace giusta fondata sulla resa forzata, sull'umiliazione o sulla cancellazione della sovranità di uno Stato.
Una pace duratura può nascere solo da un negoziato serio, e un negoziato serio può esistere solo se l'Ucraina non è costretta a trattare da una posizione di totale debolezza. Sostenere la sua capacità di difesa significa creare le condizioni per una pace vera, non prolungare il conflitto.
Parallelamente - anche questo va detto con chiarezza - l'Italia continua a sostenere ogni iniziativa diplomatica credibile, la via diplomatica resta all'orizzonte, ma la diplomazia non è un atto di testimonianza, è un processo che ha bisogno di equilibrio, forza e credibilità.
C'è poi un aspetto di questo decreto che merita un'attenzione particolare e che lo qualifica ulteriormente: le misure a tutela dei giornalisti che operano nei teatri di guerra. Perché la narrazione della guerra è cambiata. I conflitti non si combattono solo con le armi, ma anche con l'informazione e con la propaganda, con la manipolazione dell'immagine e delle notizie. In questo contesto, tutelare chi racconta la realtà sul campo non è un dettaglio tecnico, è un dovere democratico: lo dico anche da giornalista. Questo decreto introduce obblighi di informazione sulla sicurezza e di copertura assicurativa per i giornalisti inviati in aree di conflitto e prevede un contributo pubblico, seppur sperimentale, per sostenere questi costi. È una scelta di civiltà.
Questo decreto si muove lungo una linea chiara e coerente che l'Italia segue sin dall'inizio di questo conflitto. Sostenere un Paese aggredito significa difendere i principi fondamentali che sono alla base della nostra sicurezza: il rispetto del diritto internazionale, la sovranità degli Stati, l'inviolabilità dei confini, la stabilità dell'Europa. Aiutare l'Ucraina non significa scegliere la guerra, significa scegliere le regole contro l'arbitrio, il diritto contro la legge del più forte. Significa difendere un ordine internazionale che, con tutti i suoi limiti, ha garantito all'Europa decenni di pace, crescita e cooperazione. Significa confermare la credibilità dell'Italia nei confronti degli alleati, dei europei e atlantici.
Essere un Paese affidabile non è un , è la condizione essenziale per essere ascoltati quando si parla di pace. Il sostegno che forniamo è orientato alla difesa, alla protezione della popolazione civile, al rafforzamento della capacità dell'Ucraina di sedersi al tavolo negoziale non da una posizione di resa, ma da una posizione di dignità e di forza. Noi Moderati siamo convinti che sicurezza nazionale e solidarietà internazionale non siano alternative, ma due facce della stessa medaglia.
La pace resta il nostro obiettivo, ma una pace fondata sulla libertà, sulla dignità dei popoli e sul rispetto delle regole, non una pace imposta dalla forza delle armi, non una pace costruita sulla rinuncia ai principi.
Se l'Europa rinunciasse a difendere i propri principi fondativi, il prezzo da pagare domani sarebbe infinitamente più alto. Il sostegno all'Ucraina non è un sostegno alla guerra - lo ribadisco -, è un sostegno alla pace.
Per queste ragioni, per la coerenza della linea seguita dal Governo, per la serietà del provvedimento e per il valore politico della scelta compiuta, ribadisco il voto favorevole alla fiducia da parte del gruppo di Noi Moderati.
PRESIDENTE. Saluto le studentesse e gli studenti giovanissimi e gli accompagnatori dell'Istituto comprensivo “Giovanni XXIII”, che arrivano da Recale, in provincia di Caserta, e che assistono ai nostri lavori dalle tribune . Benvenuti alla Camera dei deputati, dalla quale vi giunga il migliore augurio per ogni cosa intendiate fare nella vostra vita.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Il decreto-legge oggi all'esame dell'Aula, su cui avete posto la questione di fiducia, dispone l'ennesima proroga, fino al 31 dicembre 2026, della cessione di mezzi, materiali, equipaggiamenti, militari e non, all'Ucraina.
La nostra posizione è nota, netta, limpida. L'ultima risoluzione presentata in occasione delle comunicazioni del Ministro Crosetto, il 15 gennaio, impegnava, tra l'altro, il Governo a interrompere la cessione di mezzi e materiali d'armamento in favore dell'Ucraina; a incrementare l'invio di mezzi, materiali, equipaggiamenti logistici, sanitari, a uso civile anche a tutela delle infrastrutture civili ed energetiche, oltre che a lavorare attivamente in sede dell'Unione europea e in ogni consesso internazionale per raggiungere un immediato cessate il fuoco tra le due parti e costruire un accordo di pace duraturo ed equo, fondato sui principi dell'Atto finale di Helsinki e della Carta delle Nazioni Unite.
Essendo ovviamente, anche questa volta, a differenza di altri Paesi, l'elenco secretato, in quanto documento classificato, non conosciamo la reale entità e la tipologia dei mezzi, materiali, equipaggiamenti militari ceduti all'Ucraina.
Paradossalmente, in virtù dell'emendamento della Lega in Commissione esteri, è stata fatta un'operazione prettamente nominalistica, togliendo dal titolo del decreto e dalla rubrica dell'articolo 1 la parola “militari”. Ma cosa questo abbia comportato in termini concreti di forniture militari e non militari non ci è noto, non siamo nel Copasir. L'ambiguità non sembra neanche aver funzionato, tra l'altro: avete fatto un'inutile operazione, visto il terremoto che ha colpito la maggioranza - oggi ne parlano tutti i giornali -, che ha costretto il Governo a porre, appunto, la questione di fiducia, a nascondere il proprio fallimento e le insanabili fratture che attraversano la vostra compagine di maggioranza.
La nostra posizione invece - ripeto - è cristallina. Noi siamo dove siamo sempre stati e state , in coerenza con la nostra cultura non violenta e pacifista, accanto alla popolazione civile ucraina e russa, che continua a fare le spese del prolungamento del conflitto. La fornitura di equipaggiamento militare all'Ucraina e il sostegno incondizionato al suo sforzo bellico sono stati considerati dal nostro Paese e dalla maggioranza - ahimè - di quelli dell'Unione europea come i soli strumenti di fatto in grado di costringere la Russia al negoziato e di determinare le migliori condizioni di questo. Linea fallimentare. Il Governo, questa maggioranza, nutre una grande illusione, che acceca la vostra politica in questo caso, e non solo in questo caso, va detto.
Il 2025 è stato un anno cruciale per la guerra in corso in Ucraina, un record di vittime civili, che ha, nel giugno scorso, ben 1.800 vittime al suo attivo. Il resoconto di fine anno del 2025 racconta, ancora una volta, una crisi umanitaria sconfinata: 10,8 milioni di persone che necessitano di assistenza umanitaria, oltre 10 milioni di persone; 3,7 milioni sono gli sfollati interni; 5 milioni gli ucraini che vivono come rifugiati in tutta Europa; mentre 4,1 milioni sono le persone che hanno fatto ritorno nei propri villaggi o città, trovando le case e le infrastrutture spesso distrutte o contaminate da ordigni esplosivi; più del 62 per cento degli sfollati interni riporta che la propria casa è stata distrutta, totalmente o parzialmente occupata.
Ma noi pensiamo anche ai cittadini e alle cittadine russe, che stanno pagando un prezzo di sangue, un prezzo enorme al conflitto causato dall'invasione.
Inoltre, secondo i dati raccolti dall'OVD-info, ci sono 1.798 prigionieri politici perseguitati per avere espresso la propria opinione contraria all'invasione dell'Ucraina; decine e decine le ONG indipendenti e gli organi di stampa presi di mira negli ultimi anni nel contesto di una vasta campagna volta a reprimere il dissenso, a reprimere le espressioni critiche della società civile in Russia, a impedire a organismi di monitoraggio e a internazionali di offrire sostegno e solidarietà concreti.
Vorrei soffermarmi, rappresentante del Ministro, Presidente, su uno degli aspetti più inquietanti e insidiosi, anche per la nostra sicurezza interna, collegato all'afflusso di armi in Ucraina, come in altri territori di guerra, d'altronde: secondo il Centro europeo per gli studi di antiterrorismo e l'Ucraina rischia di diventare un vero e proprio del traffico delle armi. Armi, munizioni, droni e quant'altro, lasciati sui campi di battaglia o, addirittura, nascosti per utilizzi futuri, potrebbero essere sfruttati dalla criminalità organizzata, avverte il rapporto di Europol, sicuramente a voi noto, intitolato “Il cambiamento del DNA della criminalità grave e organizzata”, in cui, tra l'altro, si afferma che persistono le preoccupazioni sul fatto che l'Ucraina diventi una fonte significativa di armi da fuoco e munizioni illecite, a breve, medio e lungo termine.
Esattamente quello che è successo nell'area dei Balcani occidentali, diventata una delle più grandi fonti al mondo di armi illegali. Negli anni Novanta - lo ripete spesso anche Nicola Gratteri -, la acquistò un ingente quantitativo di armi proveniente dal conflitto in Jugoslavia: bazooka, esplosivi, kalashnikov hanno veramente riempito gli arsenali criminali. Oggi la storia rischia di ripetersi su scala ancora più ampia. La Polizia spagnola ha già scoperto prove di bande di droga che si armano, già ora, di armi donate dai membri della NATO alle forze ucraine. La Guardia Civil ha rivelato che queste armi da guerra, in condizioni incontaminate, sono state recuperate in molte città, in molte regioni della Spagna, durante le incursioni di polizia, con un ritmo, addirittura, di 2-3 volte al mese.
Bene. Anzi, male. Chiediamo: questo Governo si è occupato della tracciabilità delle forniture militari ? È consapevole, siete consapevoli delle insidie e del pericolo per la sicurezza del Paese e di tutta l'Europa rappresentato dal possibile diventare dell'Ucraina un di traffico di armi? Avete messo in atto qualche dispositivo per contrastare questa terribile deriva e conseguenza del conflitto ucraino-russo?
Presidente, io sono stata molto colpita dall'intervista di un noto criminologo, docente universitario internazionale, il professor Vincenzo Musacchio, effettuata da Pierluigi Mele per , pubblicata recentemente, a fine dello scorso anno. “L'Ucraina (…)” - dice - “rappresenta una vera catastrofe senza precedenti poiché durante questi tre anni di guerra mancano all'appello quasi 500.000 armi da fuoco”. Lo dice anche il Pentagono. E ancora: “Tra gli armamenti scomparsi ci sono fucili d'assalto, di precisione e pistole automatiche. Su questa condizione di fatto le mafie vanno a nozze, realizzando enormi profitti giacché a oggi nessuno si è preoccupato di tracciare le armi che sono state inviate e si inviano tuttora all'Ucraina” . Continuando: “Le mafie russe e ucraine gestiscono il mercato nero vendendo al miglior offerente (terroristi, mafiosi, criminali comuni) armi capaci di far saltare persino i blindati”. E poi, la guerra “è un grande affare per la criminalità organizzata” .
PRESIDENTE. Concludendo…
LUANA ZANELLA(AVS). Chiudo, Presidente, ribadendo che, per questo, AVS voterà contro la questione di fiducia e contro il provvedimento che l'Aula non ha nemmeno potuto esaminare .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Richetti. Ne ha facoltà.
MATTEO RICHETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Sottosegretario Perego di Cremnago, non è affatto una fiducia che dà la possibilità di trasparenza e chiarezza, come ha spiegato il Ministro Crosetto nella giornata di ieri. Lo sa lei, Sottosegretario, e lo sa il Ministro, ci sarebbe stata trasparenza e chiarezza se, di fronte a quei 14-15 emendamenti che non avete voluto affrontare, avessimo consentito alle forze politiche di esprimersi nel merito. E lei sa - perché è persona delle istituzioni, persona di valori ai quali mi sento molto vicino, tra l'altro, proprio sui temi dell'Europa e della difesa europea - che su questo provvedimento si sono commessi e si stanno commettendo gravi e importanti errori.
Si è commesso l'errore di calpestare l'articolo 15 della legge n. 400 del 1988, che è una legge per voi di riferimento. La legge n. 400 del 1988 disciplina l'attività del Governo e stabilisce che i decreti-legge devono contenere misure di immediata applicazione - e ci siamo -, avere un contenuto specifico - e ci siamo -, omogeneo e corrispondente al titolo del decreto stesso, con l'obiettivo di garantire la chiarezza normativa e l'aderenza ai principi costituzionali.
Cambiare quel titolo non è stato un giochino per tenere insieme la maggioranza, è stata una mancanza di rispetto a tre livelli fondamentali. Il primo è il Capo dello Stato, che ha firmato un decreto con un titolo e si è trovato il Parlamento che ha giocato sul termine “militari”, dando a quel termine l'importanza che il Ministro Crosetto ha dato quel termine. Il Ministro Crosetto, in quest'Aula, ci ha spiegato che solo gli equipaggiamenti militari sono lo strumento che evita un ospedale bombardato, una scuola bombardata, che garantisce la difesa della popolazione civile . Perché, mentre noi facciamo gli interventi e ricordiamo che, dietro alle armi, ci sono la mafia, il traffico, la corruzione, mentre noi discutiamo di queste cose, un'agenzia delle 10,56 ci informa che, questa notte, 129 droni sono partiti dalla Russia; di questi, 112 sono stati intercettati, altri 15 hanno colpito bersagli sul suolo ucraino. Cerco di non usare termini che non sono consoni a quest'Aula, mia madre direbbe: le frottole stanno in poco posto. Se diamo strumenti di difesa all'Ucraina, su 129 ne fermiamo 129; se non glieli diamo, qualcuno colpisce scuole, ospedali e popolazione civile .
E voi oggi non avete voluto affrontare con chiarezza quella discussione, come vi siete prestati a quella vergognosa pantomima in Commissione, di cui non vi ritengo personalmente responsabili, perché la conosco, Sottosegretario. Vi ritengo responsabili dell'ambiguità nella quale fate permanere maggioranza e, in una discreta , pure l'opposizione. L'ultima discussione sull'Ucraina ha visto un intervento del Presidente Mule', appassionato - io l'ho condiviso -, dicendo: siete stanchi di questa guerra, non volete più sentire la sofferenza della popolazione ucraina. Solo che, poi, si dimenticano di questi interventi.
E, allora, oggi ascoltiamo gli amici e i compagni di Forza Italia che ci diranno che stanno, senza se e senza ma, con l'Ucraina, però ci stanno con Vannacci e gli amici e i compagni del PD che ci diranno che stanno, senza se e senza ma, con l'Ucraina, però ci stanno con Conte e AVS. Tanto, in fondo, è qualche drone che non riusciamo a fermare, è qualche scuola che viene demolita. È l'idea che ti trasferiscono i ragazzi ucraini, che, se dovessero scegliere tra tornare sotto il dominio di Putin e vedersi bombardate le case, ragazzi, il dramma è che ti risponderebbero che non tornerebbero sotto il dominio criminale di Putin. Questo Parlamento non può ignorare questo dato.
Allora, Ministro, serve un momento di chiarezza, perché non può bastare l'idea che singoli esponenti autorevoli, come il Ministro, finanche in qualche occasione la Premier, ci dicano: stiamo al fianco di Kiev. Perché, tra l'altro, i numeri stanno dicendo un'altra cosa: dicono che, negli ultimi quattro anni, 2022-2025, abbiamo dato 2,79 miliardi, a fronte di un PIL di 8.500 miliardi, cioè lo 0,03 per cento del nostro PIL. Non è vero che abbiamo dato tutto quello che avevamo a disposizione.
Ci avete detto che i magazzini nazionali di armi questo avevano. Sì, ma la Danimarca e l'Olanda non hanno svuotato i magazzini, hanno messo risorse per assicurare a Kiev la difesa. Io sono un pacifista, sono cresciuto tra Dossetti e Monte Sole, ma, siccome l'unica strada che mi stanno dando la storia e questo tempo è aiutare la difesa e la resistenza di Kiev, io vi dico che dobbiamo fare tutto quello che si può per difendere l'Ucraina perché ci stiamo raccontando che là si svolge una battaglia che ci riguarda, che riguarda l'Europa, che riguarda la democrazia, che riguarda la libertà e che riguarda l'idea che non possiamo permetterci di pensare a una nuova idea di stagione imperialista. E tutto questo va in cavalleria per tre deputati di Vannacci? Fategli presentare questi emendamenti e dite, con la stessa voce che userete fra qualche minuto - e mi riferisco alle forze che fanno riferimento all'europeismo -, che non vi fate ricattare per non dire “ni” all'Ucraina, perché questo è un grave passo indietro.
Credo che si debba, nel corso di quest'anno, dare una risposta molto più concreta, Sottosegretario, senza farsi ricattare da nessuno. Sapete cosa farà Azione oggi, che non ha il tema, domani, di dover spiegare perché nel 2027 forse starà con Vannacci oppure no o perché starà con il Campo largo, che è contro l'Ucraina. No, non abbiamo questo tema e questa libertà, che certo ha una dose di rischio, ci consente di dire che non voteremo la fiducia a un Governo che in questo passaggio ci ha particolarmente delusi e amareggiati. Votiamo un provvedimento perché, appena leggiamo di sostegno e mezzi all'Ucraina, lo votiamo anche se è un decreto insufficiente e che avete calpestato. Non ci interessa con chi starete nel 2027. Noi staremo - speriamo che non ci sia più la guerra - sicuramente con l'Ucraina, staremo con l'Europa e staremo con quei cittadini italiani che vogliono difendere, insieme a noi, la democrazia e la libertà.
Vi ricordo un'ultima cosa, perché ieri il Ministro ha scomodato letture importanti, come il Vangelo di Matteo, capitolo 7, versetti 15-20, e ci ha detto “dai loro frutti li riconoscerete”, con una bella immagine per dirci: vedrete cosa farà Vannacci. Però, Matteo non comincia al capitolo 7, comincia prima, e al capitolo 5, versetti 17-37, dice: “Il vostro parlare sia sì, sì; no, no. Il di più viene dal Maligno”
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Perantoni. Ne ha facoltà.
MARIO PERANTONI(M5S). Grazie, Presidente. Signor Sottosegretario, colleghe e colleghi, affronteremo tra poco l'ennesimo voto di fiducia imposto dal Governo al Parlamento. Si è perso il conto delle questioni di fiducia che questo Esecutivo ha posto in questi tre anni e mezzo di vita. In questo ramo del Parlamento siamo arrivati alla 45a o 46a votazione sulla fiducia. Da ultimo, ricorderete quella sulla manovra finanziaria del 2026.
C'è, quindi, da chiedersi che senso abbia e quale sia la vera motivazione per la quale il Governo Meloni ormai abbia raggiunto il record in materia, pur avendo, soprattutto in questa Camera, una maggioranza numericamente imbattibile, visto che, come ben sappiamo, sono circa 240 i voti riconducibili alle forze che sostengono il Governo, a fronte dei circa 150 delle opposizioni. Una ragione risiede certamente nella volontà dell'Esecutivo di esautorare le Camere, limitare il confronto e impedire l'approvazione di eventuali emendamenti, imponendo, quindi, la linea del Governo. Sottolineo: linea del Governo e non della maggioranza. Dopo i balletti, graziosamente offerti durante la scrittura e la discussione della legge di bilancio, abbiamo visto, proprio in occasione dell'emanazione di questo ennesimo decreto per l'invio di armi all'Ucraina, un tentativo di distinguo da parte della Lega, tentativo peraltro rimasto tale visto che Salvini è venuto presto a ben più miti consigli.
Peraltro, Presidente, ritengo che vi sia un'altra ragione di fondo per la quale questo Governo fa ricorso alla questione di fiducia in modo così spropositato e mi riferisco a un fattore che permea l'azione e l'essenza del Governo stesso. Sto parlando della paura, signor Presidente, la paura che attanaglia le condotte e le decisioni che questo Governo pone in essere ogni giorno non solo all'interno delle istituzioni, ma anche e soprattutto nel rapportarsi con i cittadini e con la società civile, paura che viene spesso evocata e utilizzata strumentalmente per dar corso e per giustificare iniziative propagandistiche e velleitarie. Oggi il Governo ha posto la questione di fiducia sull'ennesimo decreto Armi perché ha avuto paura di affrontare dialetticamente la propria maggioranza, di affrontare nel merito il provvedimento, paura del rischio di vedere approvati emendamenti che avrebbero probabilmente messo in discussione il cuore del provvedimento stesso, nonostante la conclamata marcia indietro della Lega.
È un provvedimento che si è tentato di camuffare con il velo dell'ipocrisia, eliminando dalla rubrica del decreto medesimo la parola “militari”, ma lasciandone inalterata la sostanza. Un maldestro e goffo tentativo per fornire a Salvini argomenti di pura propaganda, come di consueto, dei quali evidentemente si accontenta per giustificare la sua assoluta mancanza di coraggio di andare fino in fondo.
Torniamo alla paura, signor Presidente, che questo Governo ha del confronto in sede parlamentare, come ho appena detto, che si manifesta quasi quotidianamente con le imbarazzanti e tacite presenze di Ministri e Sottosegretari che spesso si rifugiano nel totale silenzio, a fronte delle richieste di interlocuzione delle opposizioni. Addirittura, talvolta, scappano dopo aver insultato l'Aula e le opposizioni, senza avere il coraggio di affrontarle in un dibattito di forma e di merito. Ciò a tacere della inverosimile vicenda della Commissione di vigilanza sulla Rai, bloccata da una maggioranza totalmente priva del senso delle istituzioni.
La paura, signor Presidente, emerge palesemente anche dal rifiuto alla interlocuzione istituzionale tra Governo ed enti periferici. Ricordo, ad esempio, che il Ministro Nordio e il Sottosegretario Delmastro Delle Vedove da mesi si sottraggono al confronto con la regione Sardegna e con le amministrazioni locali su un tema estremamente rilevante, attinente alla gestione delle carceri, venendo meno così a esplicite promesse e rassicurazioni. Il filo della paura, signor Presidente, ci porta a ricordare l'incredibile atteggiamento della Presidente del Consiglio, che è scappata da Niscemi per il timore di doversi rapportare con la popolazione e con l'amministrazione locale, tuttora prive del sostegno che lo Stato centrale deve garantire in casi gravi ed emergenziali come questo.
Avete paura di migliaia di cittadini che esercitano pacificamente il diritto di manifestare e che volete zittire insultandoli e additandoli quali complici di criminali e delinquenti, azioni di criminali che fanno il vostro gioco e che vengono da voi strumentalizzate per coprire le vostre responsabilità e il totale fallimento del Ministro Piantedosi nella gestione dell'ordine pubblico e per giustificare l'emanazione di ulteriori norme liberticide concretamente inutili e meramente propagandistiche . Mentre continuate a buttare via un miliardo di euro dei soldi degli italiani in Albania, le nostre Forze dell'ordine sono sotto organico, sottopagate e operano con grandi difficoltà a causa delle dotazioni insufficienti. Lo spreco in Albania deve continuare, perché avete paura di rendere ancora più evidente il vostro fallimento e avete la necessità di anteporre la vostra propaganda ai bisogni dei cittadini.
Che dire, poi, della paura che avete della magistratura tutta, anche quella internazionale, soggetta a continui attacchi ingiustificati e che vorreste sottoporre al vostro controllo? Paura della società civile che, con la raccolta di oltre 500.000 firme per la proposizione del referendum costituzionale, ha concretamente dimostrato di essere viva e attiva per contrastare il vostro disegno di smantellamento della Carta costituzionale. Poi, paura dei controlli e del diritto in sé, che per voi vale sino a un certo punto e che si ferma di fronte al portone della sede abusiva di CasaPound o di fronte a uno stupratore e torturatore libico al quale offrite un volo di Stato per una comoda fuga dalla giustizia internazionale .
Avete chiesto l'ennesimo voto di fiducia per tirare a campare, perché avete paura che, da un momento all'altro, i cittadini si accorgano del vostro totale fallimento e che Giorgia Meloni ha perso la scommessa sulla sconfitta militare della Russia, accodandosi acriticamente alla NATO e alla Kallas. Presidente, quello che ci distingue da questo Governo e da questa maggioranza è il fatto che il MoVimento 5 Stelle non ha paura del confronto, del dialogo e della interlocuzione con i cittadini e con le istituzioni, e soprattutto non ha paura di metterci la faccia e non si è mai sottratto, né mai si sottrarrà, alle proprie responsabilità.
Questo a differenza di chi ormai governa, anzi comanda, da più di tre anni e non è riuscita a risolvere uno solo dei problemi che attanagliano il Paese, ma si è specializzata nell'attribuire ad altri la responsabilità di qualsiasi cosa ed è finita ad occuparsi di un tal comico disperso tra Milano e Sanremo, invece di pensare alla spaventosa crisi economico-sociale che sta investendo ormai da tre anni il nostro tessuto socioeconomico.
Giusto qualche dato, Presidente, per ricordare al Governo alcune delle cose delle quali dovrebbe occuparsi. La produzione industriale nel 2024 ha registrato una contrazione media del 3,5 per cento rispetto al 2023 e nel 2025 la tendenza rimane negativa, con un calo dell'1 per cento nel mese di ottobre rispetto a settembre. Nel 2025 le nuove iscrizioni per le liquidazioni giudiziali (le vecchie procedure fallimentari) hanno superato quota 10.000, cioè l'11,7 per cento in più rispetto al 2024. In Italia ci sono 5,7 milioni di persone in povertà assoluta e 2,2 milioni di famiglie sono indigenti.
Ci sono circa 1,3 milioni di bambini e adolescenti in povertà assoluta e i poveri sono aumentati del 43,3 per cento in dieci anni. Circa 6 milioni di persone rinunciano alle cure per motivi economici o per l'inefficienza del Servizio sanitario nazionale, in particolare per le liste di attesa eccessivamente lunghe. Credo che il Governo dovrebbe occuparsi di questo e di altri problemi della Nazione e non del palinsesto di Sanremo.
Vede, Presidente, di una cosa non hanno paura: di umiliare l'Italia consentendo che una persona plurindagata continui a occupare uno scranno da Ministro . In conclusione, signor Presidente, questo è l'ennesimo voto di fiducia su un decreto che ha ad oggetto le armi, la guerra, che alimenta la paura del nemico vero o presunto. Vedremo a breve chi avrà il coraggio di dare fiducia a tutto ciò. Il MoVimento 5 Stelle non darà mai la fiducia a questo Governo, tantomeno se questo decreto ne è il presupposto, perché noi, a differenza vostra, non abbiamo paura della pace .
PRESIDENTE. Prima di andare avanti, salutiamo le studentesse, gli studenti e i docenti dell'Istituto di istruzione superiore “Leonardo da Vinci” di Sapri, in provincia di Salerno . Benvenuti alla Camera dei deputati e mi raccomando per il vostro futuro: continuatevi a impegnare a scuola e negli studi. Ha chiesto di parlare l'onorevole Marrocco. Ne ha facoltà.
PATRIZIA MARROCCO(FI-PPE). Grazie, signor Presidente. Colleghe e colleghi, il gruppo di Forza Italia voterà convintamente la fiducia al Governo guidato da Giorgia Meloni. La linea che l'Esecutivo ha tenuto in questi anni sull'aggressione russa all'Ucraina è stata lineare, riconoscibile e coerente con gli impegni internazionali assunti dall'Italia e con le deliberazioni adottate dal Parlamento.
In un contesto in cui le crisi si sommano e le scelte vengono valutate dagli alleati, dai e anche dagli avversari, la prima responsabilità è dare continuità, soprattutto alle decisioni strategiche, e garantire serietà nell'attuazione e nella chiarezza delle finalità. L'Italia, fin da quel 24 febbraio 2022, che ha riportato la guerra di aggressione in Europa, ha fatto una scelta netta e l'ha mantenuta.
Sostenere l'Ucraina, Paese invaso, significa difendere un principio fondamentale del diritto internazionale, cioè che i confini non si cambiano con la forza e che la sovranità non è una concessione del più forte, ma significa anche difendere la sicurezza europea. Se passa l'idea che la violenza paga, l'instabilità non si ferma al fronte ucraino ma si allarga, incentiva nuove azioni di forza, rende più fragile la deterrenza e aumenta il costo della sicurezza per l'Europa intera.
Forza Italia sostiene questa linea dall'inizio del conflitto e la sosteniamo anche oggi, perché non è una linea bellicista ma di responsabilità, che si misura nei risultati e nella tenuta delle scelte di campo. E l'esperienza di questi anni lo dimostra: una trattativa è credibile solo se l'aggredito non è costretto a negoziare in condizioni di impotenza. Per questo, sostenere la capacità di difesa ucraina non è in contraddizione con la ricerca della pace, ma è una delle condizioni perché la pace sia stabile e non una pausa fragile.
In queste settimane abbiamo visto ancora una volta che la guerra non si è congelata con l'inverno. Continuano da parte russa attacchi su infrastrutture civili ed energetiche, continuano offensive con missili e droni, continuano minacce cibernetiche. La pressione non riguarda solo le linee militari, riguarda la vita quotidiana, la tenuta dei servizi e la resilienza delle reti essenziali. È per questo che l'assistenza non può essere letta in un modo riduttivo, come un elenco di materiali. La dimensione militare e quella civile si tengono insieme, perché l'obiettivo dell'aggressore è colpire anche la capacità di vivere, di lavorare, di curarsi, di riscaldarsi e di comunicare, con la logica del logoramento progressivo, che mira a minare la tenuta dei servizi, a indebolire la resilienza della comunità e a incidere sullo stato d'animo della popolazione, alimentando insicurezza e sfiducia.
Il provvedimento, quindi, che andiamo ad approvare consente di proseguire nella cessione di mezzi e materiali, allargando l'intervento alla difesa civile e alla protezione. È un passaggio che rafforza la credibilità della nostra linea, senza spostarla e restando nel solco seguito dall'Italia dall'inizio del conflitto. Si è però voluto aggiungere un criterio operativo che risponde alla realtà sul campo. Oltre al materiale militare, si è voluto dare uguale rilevanza alla cessione di mezzi e materiali che rafforzano la protezione contro attacchi aerei e missilistici, contro droni e minacce alla popolazione civile. Priorità di sostegno logistico e sanitario, priorità a ciò che riduce la vulnerabilità delle infrastrutture, delle reti energetiche e dei trasporti.
Contestualmente, l'Italia continua a lavorare insieme ai per un esito negoziale serio. Nessuno cerca l', ma negoziare non significa accettare scorciatoie, significa costruire condizioni minime perché un cessate il fuoco non sia una pausa tecnica destinata a riaprire nel breve tempo il conflitto in forme peggiori, significa evitare che la diplomazia diventi un esercizio formale mentre sul terreno continuano colpi su città e infrastrutture. In questo quadro, il Governo ha chiarito l'esclusione dell'invio di nostre truppe sul terreno.
Il decreto al nostro esame offre quindi un impianto chiaro, tenendo insieme continuità degli impegni assunti e capacità di coniugare fermezza e realismo. È una linea che il Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Affari esteri, Antonio Tajani, ha richiamato con costanza: sostegno all'Ucraina e, insieme, sostegno a ogni iniziativa diplomatica credibile. Ed è una linea che il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha rappresentato con chiarezza nel confronto istituzionale in quest'Aula non più di qualche settimana fa, quando questa Camera ha approvato gli atti di indirizzo che legittimano l'approvazione del provvedimento odierno.
Quando si aprirà uno spazio concreto per ridurre le ostilità, dovrà poggiare su elementi controllabili e su responsabilità chiare. In questo quadro, protezione delle infrastrutture essenziali e ripristino dei servizi non sono un capitolo successivo, ma sono fattori che incidono già oggi sulla tenuta di un Paese sotto attacco, e quindi sulla possibilità stessa di consolidare una prospettiva negoziale.
Accanto al profilo internazionale, il provvedimento contiene due scelte che meritano di essere valorizzate. La prima riguarda i cittadini ucraini già presenti in Italia prima dell'invasione. Si evita un vuoto amministrativo, che avrebbe prodotto incertezza, discontinuità nei percorsi di lavoro e di studio e difficoltà nei rapporti con le amministrazioni. Si disciplina quindi una platea delimitata, con presupposti precisi, in coerenza con le decisioni europee. È una misura di certezza amministrativa e giuridica, riduce contenziosi, evita irregolarità non volute e consente alle persone di proseguire nei percorsi di integrazione già avviati. Si consente, quindi, un ulteriore rinnovo, su richiesta, dei titoli già rinnovati in base alla disciplina vigente fino al 4 marzo 2027.
La seconda scelta riguarda la sicurezza dei giornalisti inviati in aree di guerra o ad alto rischio. Chi lavora sul terreno, spesso con contratti fragili e senza la copertura di una struttura stabile, è esposto a rischi elevatissimi. Qui si introduce un principio corretto: chi affida l'incarico deve garantire formazione sulla sicurezza e copertura assicurativa adeguata . È previsto anche un contributo pubblico limitato e sperimentale per sostenere questi costi. È un intervento che chiude un vuoto evidente. Non si può pretendere informazioni affidabili dai teatri di crisi scaricando, di fatto, sui singoli i costi e i rischi. La norma, quindi, responsabilizza la filiera e tutela il lavoro sul campo.
Quest'ultimo punto ha anche un valore politico generale. In una guerra in cui la propaganda e la manipolazione hanno un peso crescente, tutelare chi racconta i fatti dal terreno, con regole minime di sicurezza e responsabilità contrattuale, significa proteggere anche la qualità del dibattito pubblico e l'accesso a informazioni verificabili. Non è quindi un dettaglio. Per queste ragioni, Forza Italia voterà la fiducia al Governo. Il punto politico è che l'Italia non guadagna nulla da ambiguità o messaggi contraddittori su un che incide sulla stabilità del continente.
Con questo decreto si traduce una linea politica in scelte operative chiare, coerenti con ciò che accade sul terreno, senza spostare l'asse e senza forzare il perimetro già deciso dal Parlamento. È una scelta che tutela l'interesse nazionale nel quadro europeo e atlantico, e che rende il Paese più credibile nelle sedi in cui si decide .
PRESIDENTE. Salutiamo, con grande piacere, le studentesse, gli studenti e i docenti del liceo statale “Plinio il Giovane”. Arrivano da Città di Castello, nella meravigliosa Umbria, quindi Perugia. Benvenuti alla Camera dei deputati e, se siete in procinto degli esami di maturità, mi raccomando: senza paura.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Formentini. Ne ha facoltà.
PAOLO FORMENTINI(LEGA). Grazie, Presidente Mule'. Vorrei iniziare questo intervento, nel quale come Lega annunceremo, ovviamente, il pieno sostegno e la fiducia a questo Governo, l'unico Governo di centrodestra possibile, con un pensiero a quei 300.000 di Troieshchyna, sobborgo, periferia di Kiev, senza elettricità, al freddo e al gelo nel severo inverno ucraino .
Noi della Lega da sempre abbiamo presenti le sofferenze del popolo ucraino e, fin da subito, i nostri amministratori sono stati tra i primi ad accogliere i profughi che arrivavano dall'Ucraina. Sono passati quasi quattro anni, quattro anni di sofferenze indicibili, con un popolo stremato e città distrutte, ma noi oggi siamo qui, come Lega, a ribadire che è nostro dovere aiutare quel popolo che soffre e lo facciamo, però, ribadendo con forza e con decisione la nostra volontà di pace, il nostro appello alla diplomazia perché si arrivi presto alla conclusione di questo conflitto. Lo facciamo dopo che, nelle ultime ore, sono filtrate notizie di un possibile referendum, convocato dal Presidente Zelensky, sull'accordo di pace, nei prossimi mesi, entro giugno, e queste notizie danno anche per imminente la convocazione delle elezioni presidenziali in Ucraina.
Questa può essere una speranza, una speranza che potrà, però, realizzarsi solo se noi oggi voteremo per inviare aiuti all'Ucraina , perché è evidente che, se oggi l'Ucraina fosse totalmente invasa, come ha rischiato di essere all'inizio di questo conflitto, non potremmo parlare di pace, non potremmo parlare di difendere un popolo e non potremmo mandare i nostri aiuti. Sono aiuti che la Lega ha voluto che fossero prioritariamente umanitari - queste sono le modifiche apportate al testo del decreto per volontà della Lega di Matteo Salvini - e che si puntasse molto sulla dimensione civile della sicurezza e si chiarisse finalmente che le armi italiane non devono essere usate per attaccare, ma per difendere un popolo che viene costantemente aggredito. Con queste modifiche noi siamo convinti di appoggiare questo provvedimento e siamo convinti di continuare su quella strada intrapresa, che è una strada che porta verso la pace che noi vogliamo con tutte le nostre forze, perché noi crediamo nella pace e ci credono gli italiani. Lo sappiamo, è inutile negarlo in quest'Aula: tanti italiani non capiscono più l'appoggio all'Ucraina, tanti italiani chiedono che questa guerra finisca. Noi crediamo, con questo atto, di dare un piccolo contributo in quella direzione.
Noi qui rappresentiamo un partito che è orgogliosamente parte del centrodestra, un partito che quel centrodestra, voluto dal presidente Silvio Berlusconi, l'ha visto nascere, l'ha creato e di cui si sente profondamente parte. Quindi, non vogliamo distruggere l'unità del centrodestra, anzi lavoriamo ogni giorno per mantenerla, così come lavoriamo ogni giorno per mantenere l'unità dell'Occidente, che è tutto quello che ci resta ed è ciò che di più prezioso abbiamo.
Lo sappiamo bene, perché noi siamo persone che sono innamorate del fare. Veniamo da regioni, come il Veneto e la Lombardia, che, con il grande lavoro del Vicepremier Salvini, con Luca Zaia, con Attilio Fontana, hanno portato le Olimpiadi in Italia: Olimpiadi di pace, anche qui, e di speranza. Quindi, quella Lega del fare, contro le chiacchiere e contro i sofismi. Noi - e qui, con me, siede il collega Eugenio Zoffili - ci siamo battuti perché rimanesse il presidio dei nostri militari nelle stazioni con Strade sicure, perché l'Italia fosse più protetta e i cittadini si sentissero più sicuri. Noi sappiamo bene, nel momento drammatico che stiamo vivendo, con il mondo in subbuglio e vicini, purtroppo, a una grande guerra, che è necessario stare uniti e non dividersi, che è necessario che tutto funzioni ed è necessario che, quando c'è del terrorismo, come stiamo vedendo nelle nostre piazze, nelle nostre vie e, purtroppo, ai danni delle nostre ferrovie, si stia tutti uniti. Quindi, i 49 sabotaggi del 2025 alla rete ferroviaria devono trovare questo Parlamento unito, non ci deve essere rivalità e non ci devono essere divisioni, perché il terrorismo va condannato da tutti.
Chiudo ricordando che, auspicabilmente entro giugno, avremo la pace - questo è l'auspicio del Presidente Trump -, ma se l'avremo sarà solo grazie al Presidente Trump ed è per questo che da questi banchi, ancora una volta, esprimiamo tutto il nostro appoggio all'azione del Presidente Trump, perché lui solo ci offre una prospettiva di pace .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fassino. Ne ha facoltà.
PIERO FASSINO(PD-IDP). Caro Presidente, caro Sottosegretario, cari colleghi, il gruppo PD non voterà la fiducia richiesta da questo Governo non solo perché un voto di fiducia ha una valenza generale nei confronti di un Esecutivo verso cui il nostro è un giudizio drasticamente negativo, ma anche perché consideriamo del tutto strumentale la posizione della fiducia su questo decreto.
Sappiamo tutti che con la fiducia voi volete, in realtà, evitare un dibattito che avrebbe messo a nudo le vostre divisioni e le ambiguità di una maggioranza condizionata dai suoi settori filo-putiniani. Vi siete rifugiati nel voto di fiducia cambiando perfino il titolo del decreto, anziché respingere in modo esplicito gli emendamenti, presentati dagli esponenti del neocostituito movimento dell'onorevole Vannacci, per interrompere gli aiuti militari essenziali per la difesa dell'Ucraina: una proposta sciagurata che avrebbe l'unico esito di dare il via libera a Putin nel mettere in ginocchio Kiev, sancendo che l'aggressione paga e che possono essere impunemente violate le regole di una convivenza internazionale fondata sul rispetto della sovranità di ogni Paese.
Tra pochi giorni si compiranno quattro anni da quando la Russia ha invaso l'Ucraina e, dopo quattro anni di guerra, di fronte alle immani sofferenze patite dalla popolazione ucraina e di fronte all'enorme numero di vittime militari di entrambe le parti, tutti vogliamo che tacciano le armi e si avviino i negoziati per giungere a una pace, ma se questo, fino ad oggi, non è avvenuto è perché Putin persegue una pace fondata su una vittoria militare e su una resa umiliante per gli ucraini. Mosca dichiara di essere pronta a negoziare ma pone condizioni inaccettabili per l'Ucraina e, contemporaneamente, intensifica brutalmente i bombardamenti, colpendo indiscriminatamente abitazioni, scuole, ospedali, reti ferroviarie, centrali energetiche, infrastrutture essenziali per la vita quotidiana della popolazione europea.
Putin accusa l'Europa di non volere la pace e di fomentare la guerra: è falso. Noi sappiamo bene che la guerra è un crimine contro l'umanità, non solo perché stermina e distrugge ma anche perché ruba il futuro delle nuove generazioni. La pace - ricordava Enrico Berlinguer - è un valore universale e fondamentale per l'umanità, ma sempre Berlinguer sottolineava che la pace non è solo assenza di guerra, ma è anche giustizia, libertà e uguaglianza e Versailles e Monaco sono lì ad ammonirci quanto le paci ingiuste siano foriere di ancora più terribili conflitti.
Che significa una pace giusta? Una pace giusta significa che non possono essere dimenticati né amnistiati i crimini di guerra, i massacri e le gravissime violazioni dei diritti umani compiuti dalle truppe russe, di cui la Russia e i suoi dirigenti devono rispondere, perché non vi è pace sicura senza giustizia e verità. Allo stesso modo, non ci può essere pace senza il ritorno alle loro famiglie di migliaia di bambine e bambini rapiti e deportati, non dimenticando mai che i bambini in Ucraina, come a Gaza, sono le prime vittime innocenti di sofferenze e traumi che li opprimeranno per tutta la vita . Una pace giusta significa il rifiuto dell'annessione alla Federazione russa dei territori ucraini occupati e della loro russificazione forzata.
Pace giusta significa liberazione di tutti i prigionieri militari e civili. Una pace giusta significa riaffermare l'indipendenza e la sovranità dell'Ucraina, respingendo la pretesa russa di sottometterla a una sovranità limitata e garantendo a Kiev la libertà di scegliere il proprio destino e le proprie alleanze. E pace giusta significa mettere l'Ucraina al riparo da nuove aggressioni, mettendo in essere garanzie internazionali, quali quelle indicate dalla “coalizione dei volenterosi”, e sollecitando gli Stati Uniti a esserne parte integrante, non sacrificando Kiev sull'altare dei rapporti bilaterali con Mosca. Pace giusta significa condurre rapidamente in porto la piena integrazione dell'Ucraina nell'Unione europea.
Ma è proprio sui contenuti di questa pace che voi, Governo, maggioranza, siete ambigui e inaffidabili. Per un verso, manifestate solidarietà all'Ucraina, generosi di abbracci a Zelensky, ma, contemporaneamente, vi ritraete da scelte coerenti, come avete fatto annunciando che l'Italia in ogni caso non parteciperà a un'eventuale forza di stabilizzazione -accordo. Un annuncio in sintonia con l' tra Trump e Putin e, proprio ieri, l'ambasciatore russo a Roma non ha esitato a lodarvi per questo. Dovreste riflettere sul fatto che, se tutti gli Stati assumessero il vostro atteggiamento pilatesco, l'Ucraina sarebbe abbandonata alla mercé di Mosca.
E la giusta sollecitazione, che tutti condividiamo, a percorrere con determinazione e con più determinazione ogni strada politica e diplomatica utile alla pace richiede, però, anche un pieno sostegno militare come condizione perché un negoziato si svolga in condizioni di pari dignità. Vogliamo una pace giusta perché siamo consapevoli che oggi sono in gioco la sicurezza e la stabilità dell'intero continente, chiamato ad assumere decisioni impegnative per la propria libertà e la propria sicurezza.
Ma è proprio qui che voi siete inaffidabili. Voi, nell'integrazione europea, in un'Europa coesa e forte non credete, sono i vostri atti a dirlo. Avete promosso un'iniziativa volta a mettere in mora la funzione della Corte europea dei diritti dell'uomo e il suo essenziale ruolo di garante imparziale dei diritti dei cittadini; non mancate di cercare su ogni europeo convergenze con i Governi più euroscettici; sull'immigrazione proponete all'Europa il fallimentare modello albanese; avete messo la sordina al Trattato del Quirinale per la cooperazione strategica con la Francia e la stessa iniziativa italo-tedesca, in queste ore da qualcuno esaltata come una scossa all'Europa, è da voi concepita come una riduzione dei livelli di integrazione e una destrutturazione dell'edificio europeo , a vantaggio di una rinazionalizzazione delle politiche che, ancor di più, aggraverebbe le attuali debolezze europee, condannando l'Europa a essere un vaso di coccio tra vasi di bronzo.
Peraltro, perseguite questa linea in contraddizione perfino con il Cancelliere Merz, che, ancora in questi giorni, ha ribadito la necessità di superare il voto all'unanimità e di dare corso a cooperazioni rafforzate, entrambi nodi che il Governo Meloni si rifiuta di sciogliere. Una linea resa più insensata dalla vostra subalternità alla strategia di destabilizzazione di Trump, senza rendervi conto che perfino il vostro sovranismo è a rischio, come bene ha scritto, qualche giorno fa, un giornale conservatore, , intitolando un editoriale: Trump disarciona il sovranismo europeo.
Insomma, la verità è che, a dispetto dell'autocelebrazione propagandistica della Presidente del Consiglio, per tenere insieme una maggioranza divisa, l'Italia sta mettendo a rischio la sua collocazione europeista e la sua affidabilità internazionale, impedendo quella larga convergenza sulla politica estera a cui sempre, in ogni Paese, si ricorre per essere credibili sulla scena internazionale.
Per questa ragione non voteremo la fiducia, mentre diremo “sì” al decreto sugli aiuti civili e militari all'Ucraina. Lo faremo in piena coerenza con la nostra Costituzione che, nel momento in cui bandisce il ricorso alla guerra come risoluzione delle controversie tra nazioni, impegna il nostro Paese a partecipare alle iniziative internazionali volte a contrastare chi alla guerra ricorre, come ha fatto la Russia aggredendo e invadendo l'Ucraina. Scelte, le nostre, fondate sulla responsabilità e sulla consapevolezza che a Kiev si combatte anche per la nostra libertà, ed è dovere morale e politico non lasciare solo quel popolo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Calovini. Ne ha facoltà.
GIANGIACOMO CALOVINI(FDI). Grazie, Presidente. Sottosegretario, colleghe e colleghi, non è di certo la prima volta che interveniamo e intervengo in quest'Aula sulla terribile situazione ucraina, sulla necessità che il Paese non abbia alcun tipo di tentennamento nella vicinanza a Kiev e sulla ferma volontà da parte di tutti di percorrere ogni strada per arrivare a una pace giusta e duratura. Tuttavia, permettetemi di fare un passo indietro e di iniziare questo mio ragionamento ricordando a tutti, anche a coloro che magari non lo capiscono o forse non vogliono capirlo, che il dibattito di oggi si pone in una fase in cui il sistema internazionale sta attraversando una trasformazione profonda e apparentemente non più reversibile.
Come più volte ribadito durante il dibattito parlamentare, non siamo di fronte a una semplice sommatoria di crisi, ma a una ridefinizione degli equilibri globali, nella quale il ricorso alla forza come strumento di revisione dell'ordine internazionale è tornato a essere una variabile concreta e non solo più teorica.
In questo contesto, la guerra di aggressione contro l'Ucraina rappresenta uno spartiacque. Non è soltanto un conflitto regionale, ma è una sfida diretta ai principi che hanno retto, pur con limiti - certo - e imperfezioni, la stabilità europea degli ultimi decenni. Il punto non è, quindi - come abbiamo più volte chiarito -, la contingenza militare del momento, ma il precedente politico che si intende accettare oppure respingere: se la violazione della sovranità di uno Stato possa essere normalizzata, negoziata o, peggio, assorbita come fatto compiuto.
È su questo terreno che si misura la responsabilità dell'Europa e delle istituzioni europee, un'Europa che non può permettersi ambiguità strategiche senza pagarne il prezzo in termini di sicurezza, credibilità e capacità di influenza. La storia recente dimostra che ogni segnale di indecisione non riduce i conflitti, ma li prolunga, alimenta l'illusione che il logoramento dell'unità occidentale possa diventare una strategia vincente. E, come abbiamo già avuto modo di sottolineare, l'unità europea non è un valore astratto, è uno strumento concreto di stabilizzazione, non soltanto dentro i confini del nostro continente, ma dell'intero globo.
E, all'interno di questo quadro, la postura dell'Italia assume, oggi più che mai, un rilievo specifico. Il nostro Paese ha scelto, sin dall'inizio, una linea di chiarezza e coerenza, collocandosi senza ambiguità nel solco euro-atlantico come forse da troppi anni non avveniva. E non si tratta di certo di una scelta ideologica, ma di una valutazione ponderata sull'interesse nazionale. In un sistema internazionale segnato dal ritorno della competizione tra grandi potenze, l'Italia è tanto più influente quanto più è prevedibile, affidabile e capace di mantenere nel tempo gli impegni assunti. Voglio essere chiaro, colleghi: non c'è ambiguità nel Governo e non deve esserci nel Paese.
L'Italia, in questi oltre tre anni di guida Meloni, ha assunto una postura internazionale riconosciuta da tutti proprio per aver sempre anteposto all'ideologia una visione della politica estera pragmatica e realista ed è nostro compito continuare, senza tentennamenti, a perseguire questa strada. Come più volte detto, il sostegno all'Ucraina non nasce da automatismi né da riflessi emotivi. È una decisione politica, prettamente politica, fondata sulla consapevolezza che l'alternativa reale non è tra guerra e pace, ma tra un ordine internazionale regolato e un sistema fondato sull'arbitrio dei più forti. Confondere la pace con la rinuncia alla responsabilità significa alimentare una pericolosa illusione, che potrebbe sembrare avere conseguenze positive nell'immediato, ma senza alcuna garanzia per nessuno per il futuro.
Negli ultimi mesi, anche nel dibattito pubblico europeo si è fatta strada una tentazione di semplificazione.
La parola “pace” viene spesso evocata come se fosse autosufficiente, come se potesse prescindere dalle condizioni politiche e strategiche che la rendono possibile, ma non è così e abbiamo più volte chiarito, anche nel dibattito, che la pace non è uno slogan né un atto unilaterale. È un processo che richiede credibilità, che richiede chiarezza di obiettivi, chiarezza e capacità per sostenerli nel tempo. Le scorciatoie simboliche non producono stabilità, ma producono fragilità dalle conseguenze inimmaginabili.
Ed è in questo contesto che va letta la scelta del Governo di porre la fiducia su questo decreto: non come una compressione del dibattito parlamentare, ma come un'assunzione di responsabilità politica. Perché la politica estera e di sicurezza - lo abbiamo già detto in precedenti passaggi - non può essere governata attraverso oscillazioni continue, né trasformata in un terreno di messaggi contraddittori. La continuità dell'azione di Governo è in questa fase un fattore di stabilità, e la fiducia assume, dunque, un valore che va oltre il singolo provvedimento di oggi.
È un segnale verso i nostri europei e quelli atlantici, ed è un segnale verso l'esterno. L'Italia non intende contribuire a una dinamica di logoramento dell'unità occidentale, né alimentare alcun tipo di ambiguità che finirebbe per indebolire la capacità collettiva di incidere. Lo abbiamo ribadito più volte: l'interesse nazionale non si tutela attraverso l'incertezza, ma attraverso la coerenza, attraverso il dialogo e la diplomazia ma anche, nello stesso tempo, attraverso la fermezza e la deterrenza. Naturalmente, questa scelta non ignora i costi e la complessità della fase che attraversiamo.
Anche su questo siamo stati chiari: il conflitto ha ricadute economiche, sociali ed energetiche significative. Ma la risposta a tali difficoltà non può essere l'indecisione. La rinuncia alla responsabilità, quando viene presentata come prudenza, rischia poi di produrre instabilità maggiori. Difendere l'Ucraina significa difendere il diritto di un popolo a non essere schiacciato dalla forza, a non vedere cancellata la propria sovranità, a non diventare il precedente su cui costruire un ordine internazionale più insicuro e più ingiusto. Non si tratta di alimentare il conflitto, ma di impedire che l'aggressione diventi la nuova normalità del futuro. È in questa prospettiva che annunciamo, quindi, il voto favorevole alla fiducia, non come atto rituale ma, ancora una volta, come scelta politica coerente con il ruolo che l'Italia, sotto la guida del Presidente Meloni, intende continuare a svolgere nella difesa dell'Italia, dei nostri valori e dell'ordine europeo e internazionale .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Ziello. Ne ha facoltà per due minuti.
EDOARDO ZIELLO(MISTO). Grazie, Presidente. Signor Sottosegretario, dall'approvazione della questione di fiducia è innegabile che dipende la permanenza in carica del Governo, poiché la questione di fiducia si intende, ovviamente, posta come scelta di perimetro politico e di campo sulla quale i partiti devono intraprendere una scelta chiara.
Noi di Futuro Nazionale con Vannacci siamo un partito di destra, di una destra forte che sa benissimo in quale perimetro collocarsi, e non è sicuramente quello con le forze di sinistra, quella sinistra che sta dalla parte di chi picchia i poliziotti nelle manifestazioni pubbliche , quella sinistra che vorrebbe farci invadere da migliaia di immigrati Ma che stai dicendo!.
Noi non siamo in quel perimetro, e lo dimostriamo con chiarezza e con i fatti. Manterremo i nostri ordini del giorno che contengono un impegno chiaro: quello di fermare immediatamente ogni fornitura di armamenti per l'esercito di Zelensky. Questo perché noi vogliamo che l'approccio diplomatico prevalga e che le sofferenze del popolo ucraino finiscano nel più breve tempo possibile. Ma è altresì importante, di fronte a questa scelta…
PRESIDENTE. Concluda.
EDOARDO ZIELLO(MISTO). …posta in essere da parte del Governo - e concludo subito, signor Presidente -, dire con forza che la nostra forza politica voterà a favore della fiducia, come ha detto il generale Vannacci, ma rimane contraria nel merito del provvedimento, e questo noi lo esprimeremo sia negli ordini del giorno che nella dichiarazione di voto e nel voto finale .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia.
Poiché in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo è stato convenuto che la votazione per appello nominale abbia luogo a partire dalle ore 13,30, sospendo la seduta fino a tale ora. Dunque, la seduta è sospesa e riprenderà alle ore 13,30.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione sulla questione di fiducia.
Indico la votazione per appello nominale sull'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame, nel testo delle Commissioni, sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia.
Ricordo che l'estrazione a sorte del nome del deputato dal quale la chiama avrà inizio è stata già effettuata dalla Presidenza nella seduta di ieri.
La chiama avrà dunque inizio dal deputato Cantone.
Invito i deputati Segretari a procedere alla prima chiama.
(Segue la chiama).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione sull'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame, nel testo delle Commissioni, sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia:
Presenti: ………………... 330
Votanti: ………………… 326
Astenuti: ………………….. 4
Maggioranza: …………... 164
Hanno risposto : ……… 207
Hanno risposto : …….. 119
La Camera approva.
Si intendono così precluse tutte le proposte emendative presentate.
sì:
Albano Lucia
Almici Cristina
Ambrosi Alessia
Amich Enzo
Amorese Alessandro
Andreuzza Giorgia
Antoniozzi Alfredo
Arruzzolo Giovanni
Bagnai Alberto
Bagnasco Roberto
Baldelli Antonio
Barabotti Andrea
Barelli Paolo
Battilocchio Alessandro
Bellomo Davide
Bellucci Maria Teresa
Benvenuti Gostoli Stefano Maria
Benvenuto Alessandro Manuel
Bergamini Davide
Bergamini Deborah
Bicchielli Pino
Bignami Galeazzo
Billi Simone
Bisa Ingrid
Bof Gianangelo
Bordonali Simona
Boscaini Maria Paola
Bruzzone Francesco
Buonguerrieri Alice
Caiata Salvatore
Calovini Giangiacomo
Candiani Stefano
Cangiano Gerolamo
Cannata Giovanni Luca
Cannizzaro Francesco
Caparvi Virginio
Cappellacci Ugo
Caramanna Gianluca
Caretta Maria Cristina
Carfagna Maria Rosaria
Carloni Mirco
Caroppo Andrea
Carra' Anastasio
Casasco Maurizio
Castiglione Giuseppe
Cattaneo Alessandro
Cattoi Vanessa
Cavo Ilaria
Cecchetti Fabrizio
Centemero Giulio
Cerreto Marco
Cesa Lorenzo
Chiesa Paola Maria
Ciaburro Monica
Ciancitto Francesco Maria Salvatore
Ciocchetti Luciano
Cirielli Edmondo
Colombo Beatriz
Colosimo Chiara
Colucci Alessandro
Comaroli Silvana Andreina
Comba Fabrizio
Congedo Saverio
Coppo Marcello
Cortelazzo Piergiorgio
Costa Enrico
Crippa Andrea
Dara Andrea
D'Attis Mauro
De Bertoldi Andrea
De Corato Riccardo
De Monte Isabella
De Palma Vito
Deidda Salvatore
Delmastro Delle Vedove Andrea
Di Giuseppe Andrea
Di Maggio Grazia
Di Mattina Salvatore Marcello
Dondi Daniela
Donzelli Giovanni
Ferrante Tullio
Ferro Wanda
Formentini Paolo
Foti Tommaso
Frassinetti Paola
Frassini Rebecca
Frijia Maria Grazia
Furgiuele Domenico
Gabellone Antonio Maria
Gardini Elisabetta
Gatta Giandiego
Gava Vannia
Gentile Andrea
Giaccone Andrea
Giagoni Dario
Giglio Vigna Alessandro
Giovine Silvio
Gori Irene
Gruppioni Naike
Gusmeroli Alberto Luigi
Iaia Dario
Iezzi Igor
Kelany Sara
La Salandra Giandonato
Lampis Gianni
Lancellotta Elisabetta Christiana
Latini Giorgia
Lazzarini Arianna
Leo Maurizio
Loizzo Simona
Lollobrigida Francesco
Longi Eliana
Lovecchio Giorgio
Lucaselli Ylenja
Lupi Maurizio
Maccanti Elena
Maerna Novo Umberto
Malagola Lorenzo
Malaguti Mauro
Mantovani Lucrezia Maria Benedetta
Marchetti Riccardo Augusto
Marchetto Aliprandi Marina
Marrocco Patrizia
Mascaretti Andrea
Maschio Ciro
Matera Mariangela
Matone Simonetta
Matteoni Nicole
Mattia Aldo
Maullu Stefano Giovanni
Mazzetti Erica
Michelotti Francesco
Miele Giovanna
Milani Massimo
Minardo Antonino
Molinari Riccardo
Mollicone Federico
Molteni Nicola
Montaruli Augusta
Montemagni Elisa
Morgante Maddalena
Morrone Jacopo
Mura Francesco
Nisini Tiziana
Nordio Carlo
Osnato Marco
Ottaviani Nicola
Padovani Marco
Pagano Nazario
Palombi Alessandro
Panizzut Massimiliano
Patriarca Annarita
Pellicini Andrea
Perissa Marco
Pichetto Fratin Gilberto
Pierro Attilio
Pietrella Fabio
Pisano Calogero
Pittalis Pietro
Pizzimenti Graziano
Polidori Catia
Polo Barbara
Pozzolo Emanuele
Pretto Erik Umberto
Prisco Emanuele
Pulciani Paolo
Raimondo Carmine Fabio
Ravetto Laura
Rixi Edoardo
Rizzetto Walter
Roccella Eugenia
Romano Francesco Saverio
Roscani Fabio
Rossello Cristina
Rossi Angelo
Rossi Fabrizio
Rosso Matteo
Rotelli Mauro
Rotondi Gianfranco
Ruspandini Massimo
Russo Gaetana
Russo Paolo Emilio
Saccani Jotti Gloria
Sala Fabrizio
Sasso Rossano
Sbardella Luca
Schiano Di Visconti Michele
Silvestri Rachele
Siracusano Matilde
Squeri Luca
Sudano Valeria
Tajani Antonio
Tassinari Rosaria
Testa Guerino
Toccalini Luca
Trancassini Paolo
Tremaglia Andrea
Tremonti Giulio
Urzi' Alessandro
Varchi Maria Carolina
Vietri Imma
Vinci Gianluca
Volpi Andrea
Ziello Edoardo
Zinzi Gianpiero
Zoffili Eugenio
Zucconi Riccardo
no:
Alifano Enrica
Amato Gaetano
Amendola Vincenzo
Appendino Chiara
Auriemma Carmela
Bakkali Ouidad
Baldino Vittoria
Barbagallo Anthony Emanuele
Barzotti Valentina
Benzoni Fabrizio
Berruto Mauro
Boldrini Laura
Bonafe' Simona
Bonelli Angelo
Bonetti Elena
Bonifazi Francesco
Boschi Maria Elena
Braga Chiara
Bruno Raffaele
Cantone Luciano
Caramiello Alessandro
Care' Nicola
Carmina Ida
Carotenuto Dario
Casu Andrea
Cherchi Susanna
Ciani Paolo
Colucci Alfonso
Cuperlo Gianni
Curti Augusto
D'Alessio Antonio
De Luca Piero
De Maria Andrea
De Micheli Paola
Del Barba Mauro
Della Vedova Benedetto
Dell'Olio Gianmauro
Di Biase Michela
Di Lauro Carmen
Di Sanzo Christian Diego
Donno Leonardo
Dori Devis
D'Orso Valentina
Evi Eleonora
Fassino Piero
Fede Giorgio
Ferrara Antonio
Filippin Rosanna
Fontana Ilaria
Forattini Antonella
Fornaro Federico
Furfaro Marco
Gadda Maria Chiara
Ghio Valentina
Ghirra Francesca
Giachetti Roberto
Gianassi Federico
Girelli Gian Antonio
Giuliano Carla
Gnassi Andrea
Graziano Stefano
Grimaldi Marco
Guerini Lorenzo
Guerra Maria Cecilia
Iacono Giovanna
Iaria Antonino
Lacarra Marco
Laus Mauro Antonio Donato
Lomuti Arnaldo
Madia Maria Anna
Magi Riccardo
Malavasi Ilenia
Manzi Irene
Mari Francesco
Marino Maria Stefania
Merola Virginio
Morassut Roberto
Morfino Daniela
Onori Federica
Orfini Matteo
Orrico Anna Laura
Pandolfo Alberto
Pastorella Giulia
Pastorino Luca
Pavanelli Emma
Pellegrini Marco
Peluffo Vinicio Giuseppe Guido
Penza Pasqualino
Perantoni Mario
Porta Fabio
Prestipino Patrizia
Provenzano Giuseppe
Quartapelle Procopio Lia
Quartini Andrea
Ricciardi Marianna
Ricciardi Riccardo
Ricciardi Toni
Richetti Matteo
Roggiani Silvia
Romeo Nadia
Rossi Andrea
Ruffino Daniela
Santillo Agostino
Sarracino Marco
Scarpa Rachele
Schlein Elly
Scotto Arturo
Serracchiani Debora
Simiani Marco
Sottanelli Giulio Cesare
Soumahoro Aboubakar
Sportiello Gilda
Stefanazzi Claudio Michele
Stumpo Nicola
Tucci Riccardo
Vaccari Stefano
Viggiano Francesca
Zanella Luana
Zaratti Filiberto
Gebhard Renate
Manes Franco
Schullian Manfred
Steger Dieter
Ascani Anna
Battistoni Francesco
Brambilla Michela Vittoria
Cavandoli Laura
Costa Sergio
Freni Federico
Gemmato Marcello
Giorgetti Giancarlo
Gribaudo Chiara
Grippo Valentina
Loperfido Emanuele
Maccari Carlo
Mangialavori Giuseppe Tommaso Vincenzo
Mauri Matteo
Mazzi Gianmarco
Meloni Giorgia
Rampelli Fabio
Rosato Ettore
Scerra Filippo
Semenzato Martina
Tenerini Chiara
PRESIDENTE. Sospendo a questo punto l'esame del provvedimento, che riprenderà nella parte pomeridiana della seduta, alle ore 16,45, dopo lo svolgimento della commemorazione dell'onorevole Luigi Nicolais.
Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 15 per lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, la Ministra per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità e il Ministro delle Imprese e del.
Invito gli oratori a un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.
PRESIDENTE. La deputata Deborah Bergamini ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02484 . A lei la parola, la ascoltiamo.
DEBORAH BERGAMINI(FI-PPE). Grazie, Presidente. Le materie prime costituiscono un fattore essenziale per la competitività del nostro Paese e per la sicurezza del nostro Paese. Toccano settori chiave come la difesa, l'energia, l', il digitale. Queste materie prime, in particolare i cosiddetti “minerali critici” - il litio, il cobalto, le terre rare, la grafite - sono per lo più, per la loro produzione e lavorazione, nelle mani di pochissimi Paesi, alcuni di questi neppure democrazie. Questo porta dei rischi, dei rischi importanti di dipendenza, magari di possibile interruzione delle forniture e dei rischi di volatilità dei prezzi e, quindi, rappresentano un tema strategico.
Lei, signor Ministro, la settimana scorsa si è recato a Washington per una riunione dei Paesi occidentali, una riunione ministeriale proprio per affrontare il tema di un coordinamento tra Paesi per costruire catene di valore e di approvvigionamento che diano alle nostre imprese sicurezze.
Ecco, le chiedo quali sono le ulteriori iniziative che lei intende intraprendere per garantire al sistema produttivo italiano, all'industria italiana…
PRESIDENTE. Concluda.
DEBORAH BERGAMINI(FI-PPE). …di poter accedere alle materie prime con sicurezza.
PRESIDENTE. Il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani, ha facoltà di rispondere.
ANTONIO TAJANI,. Grazie, signor Presidente. Onorevole Bergamini, il tema delle materie prime critiche è essenziale per la competitività e la crescita di tutto il nostro tessuto produttivo. L'Italia è la seconda manifattura europea, la quarta potenza esportatrice al mondo, quindi abbiamo bisogno per le nostre imprese di catene di approvvigionamento sicure ed affidabili. Ridurre le dipendenze strategiche, quindi, è una priorità assoluta.
Per questo stiamo sviluppando una forte politica estera delle materie prime, per mettere a sistema tutto quello che l'Italia sta facendo e può fare in Europa, in raccordo con tutti i internazionali come l'India, il Giappone, i Paesi dell'Asia centrale. Una vera e propria strategia nazionale che metteremo a punto con il Presidente del Consiglio per far lavorare in maniera sinergica istituzioni e imprese.
Siamo in prima linea nella costruzione di un'iniziativa multilaterale con i nostri principali alleati, a partire dagli Stati Uniti. Alla riunione ministeriale convocata dal Segretario di Stato Rubio, il 4 febbraio a Washington, a cui lei faceva riferimento, l'Italia ha avuto un ruolo da protagonista e ho espresso lì il nostro sostegno alla nuova alleanza di 55 Paesi sui minerali critici.
In quell'occasione, ho presentato un'iniziativa politica che ho lanciato con il Ministro tedesco Wadephul - ricordo che Italia e Germania sono le due principali manifatture europee - per dare un forte impulso all'azione dell'Unione europea in questo settore strategico. La decisione di Stati Uniti e Unione europea, scaturita a Washington, di raggiungere in tempi brevi un'intesa sui minerali critici è un risultato importante che sosteniamo. Ne ho discusso ieri con il Commissario europeo per il commercio internazionale Maroš Šefčovič, con cui sono in costante contatto. Nei prossimi giorni parteciperemo alle nuove riunioni con l'amministrazione americana per finalizzare un'intesa. Ho incoraggiato Šefčovič ad avanzare, rimarcando l'importanza di salvaguardare le esigenze del nostro tessuto produttivo e delle nostre imprese esportatrici.
L'Italia dispone di competenze straordinarie in materia. Abbiamo valorizzato la filiera del riciclo dei minerali critici, un settore in cui abbiamo già dei casi concreti di collaborazione industriale in Europa e in America. Ne potremo sviluppare altri. Vogliamo rafforzare la collaborazione con l'America latina e i Paesi asiatici e africani per avere costi sostenibili che consentano alle nostre imprese di competere.
Ieri ne ho parlato anche con il Ministro degli Esteri argentino Quirno, a Washington ne avevo parlato con il Ministro degli Esteri indiano Jaishankar, e sarà un tema che porterò anche alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, in tutti gli incontri politici, a partire dal G7. Di queste potenzialità ho già discusso a Washington con le nostre imprese attive negli Stati Uniti e con tutte le imprese della filiera dei minerali critici.
A metà maggio presiederò un importante imprenditoriale con gli Stati Uniti a Miami: sarà il più grande appuntamento economico in programma nella prima parte di quest'anno, a conferma della centralità che riveste per noi il mercato statunitense. Un mercato che, lo scorso anno - mi avvio a concludere - in un quadro molto complesso, ha visto il nostro crescere di oltre il 7 per cento, un risultato superiore a quello dei principali europei.
Per il 2026 abbiamo elaborato un fitto calendario - concludo, signor Presidente - di appuntamenti per la crescita, che ci porterà in tutti i continenti, in cui metteremo al centro anche il settore dei minerali critici e delle materie prime essenziali per la nostra economia industriale.
Il Governo è - e continuerà a essere - al fianco delle imprese, al fianco di chi investe, innova e crea lavoro.
PRESIDENTE. La deputata Deborah Bergamini ha facoltà di replicare.
DEBORAH BERGAMINI(FI-PPE). Grazie, Presidente. Ringrazio il Ministro per la sua replica, che naturalmente ci soddisfa, perché questo patto che si sta creando tra i Paesi occidentali, per costruire filiere e catene di valore affidabili in un comparto strategico come quello delle materie prime, è un segnale molto chiaro anche per i Paesi non democratici che pensano di poter minacciare l'Occidente libero attraverso forme ibride di guerra, come quelle di natura economica.
Quindi, è un segnale importante, ed è un segnale importante anche di come il Governo italiano, attraverso il Ministero degli Affari esteri, interpreti il ruolo preponderante della diplomazia della crescita, che è un vettore fondamentale per un Paese - come lei ricordava - che è tra i maggiori esportatori al mondo e che ha la seconda manifattura europea.
Importante è, ancora di più, l'asse politico che va sempre più rafforzandosi fra l'Italia e la Germania, di cui lei è un protagonista , perché Forza Italia e CDU tedesca sono insieme nel Partito Popolare Europeo. Questo asse - le principali manifatture europee - rappresenta un vettore politico importante per l'Europa e, quindi, viene naturalmente nell'interesse di due economie che, soprattutto nel settore e in generale nel comparto industriale, sono molto vicine, molto unite e complementari.
Quindi, la ringraziamo ancora e pensiamo che iniziative come queste non facciano altro che rafforzare la competitività della nostra Nazione .
PRESIDENTE. Il deputato Della Vedova ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02485 .
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Signor Ministro, fra un paio di giorni ci sarà un importante Consiglio informale, con la competitività all'ordine del giorno; ci saranno Mario Draghi ed Enrico Letta. Ma lei sa benissimo - perché è un navigato esperto di questioni europee - che c'è un tema di cioè il Governo dell'Europa: per fare buone politiche, serve un buon Governo.
Il presidente del gruppo parlamentare del PPE, il suo partito europeo, Weber ha lanciato due obiettivi: fine del diritto di veto in Unione europea, cioè fine delle decisioni all'unanimità che spesso significa nessuna decisione; e unificazione della carica del Presidente della Commissione e del Presidente del Consiglio, che è una vecchia battaglia federalista radicale.
Qual è - se c'è - la posizione del Governo, non la sua personale, sulla necessità di cambiare in questa direzione la europea?
PRESIDENTE. Il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani, ha facoltà di rispondere.
ANTONIO TAJANI,. La ringrazio, signor Presidente. Grazie, onorevole Della Vedova. L'Europa - lo ha detto anche lei - è a un punto di svolta. Le sfide che dobbiamo fronteggiare - la crescita, la competitività, l'Ucraina, il Medio Oriente, solo per citarne qualcuna - richiedono decisioni rapide ed efficaci. Dipende da noi europei avere il coraggio di far diventare il più grande mercato economico anche un protagonista politico. Dobbiamo saper parlare con una sola voce, avere processi decisionali più efficaci: insomma, serve una scossa. Molto può essere fatto già oggi, anche senza passare per la modifica dei Trattati.
Io voglio essere pragmatico. La mia posizione su tutte le questioni e riforme istituzionali è nota, ma ora dobbiamo essere concreti.
Non possiamo affrontare, per un anno o due, un dibattito sulle riforme, così come accadde con la Costituzione europea, che non arrivò a buon fine nonostante lunghi anni di dibattito. Non possiamo permetterci questo.
Quindi, io direi che in questo momento è fondamentale trovare il minimo comune denominatore che permetta agli Stati europei di trovare un accordo per fare tutto ciò che si può insieme, senza prima trovare nuovi sistemi di europea.
Quindi noi dobbiamo comunque puntare su competitività e crescita. È un tema che ci vede in prima fila, con i nostri europei, a partire dalla Germania, con cui, anche nel quadro dei continui contatti che ho a livello governativo e politico con Berlino, abbiamo promosso in questi mesi iniziative concrete per il rilancio dell'economia europea. Al recente vertice intergovernativo di Roma abbiamo presentato un manifesto sulla competitività: meno barriere normative, meno burocrazia, completamento del mercato unico e nuovi investimenti nelle tecnologie chiave. Queste sono le cose che si possono fare senza toccare i Trattati.
Anche sulle politiche industriali serve superare l'approccio ideologico del e compiere scelte in linea con i bisogni dell'economia reale. Serve, poi, un vero processo di semplificazione. Oggi in Europa c'è troppa burocrazia. Bisogna ridurre e limitare le nuove regole: meno burocrazia e anche più libertà, che significa anche più investimenti e più lavoro. La mia proposta è che per ogni nuova norma se ne cancellino due.
Sono temi che, insieme alla Germania, porteremo domani al vertice informale sulla competitività dei Capi di Stato e di Governo dell'Unione. Tornerò ad affrontare questi temi a Monaco, dove, come lei sa, venerdì e sabato ci sarà la Conferenza sulla sicurezza, alla quale parteciperò. Sarà anche l'occasione per parlare di difesa europea. Dobbiamo assumerci le nostre responsabilità e realizzare il pilastro europeo della NATO, complementare a quello americano, mantenendo il vincolo transatlantico come orizzonte imprescindibile per la nostra politica estera.
Siamo in una fase nuova della storia europea e internazionale, di cui l'Italia è protagonista e vuole essere una delle locomotive dell'Unione europea. È il momento di rafforzare i benefici di quasi settant'anni di integrazione. Da Paese fondatore abbiamo la responsabilità di guidare questo processo al servizio dei nostri cittadini e delle nostre imprese.
PRESIDENTE. Il deputato Della Vedova ha facoltà di replicare.
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Signor Ministro, io però sono insoddisfatto, innanzitutto perché non c'è una risposta. Non c'è una risposta: l'Italia è a favore del superamento del diritto di veto, sì o no? È a favore dell'unificazione delle due figure, Presidente della Commissione e Presidente del Consiglio, sì o no? Questi - lei lo sa - sono temi decisivi. Lei dice: bisogna essere pragmatici. Se pragmatismo significa non decidere, non siamo messi bene.
Il Primo Ministro Meloni ha appena fatto un video di sostegno alla campagna elettorale di Orbán, ma Meloni non ha la bussola sulla politica internazionale. Sostiene Orbán, che dice che l'Ucraina è il nostro nemico - signor Ministro degli Affari esteri, questo è ciò che dice Orbán - e dice: vogliono fare l'impero centralizzato, noi siamo contro gli Stati Uniti d'Europa e il Primo Ministro italiano, Meloni, fa un video a sostegno di Orbán, che rischia di perdere le proprie elezioni. Questa è la verità.
Vede, bisogna cambiare la europea, altrimenti anche il vertice italo-tedesco tutto quello che partorisce è la semplificazione - che è un da sempre per l'Italia e per l'Europa - e la demonizzazione del , che le imprese tedesche e i Governi tedeschi hanno appoggiato e anche il vostro Governo l'ha appoggiato, perché gli accordi sul li ha chiusi il vostro Governo fino all'altro ieri. Questo non va bene.
Io penso che l'interesse dell'Italia non sia quello di rinazionalizzare le politiche e consentire alla Germania di fare gli aiuti di Stato che può e l'Italia è tagliata fuori. Riflettete sulla proposta di Macron. Servono gli eurobond e si possono fare. Per il PNRR sono stati fatti da un giorno all'altro, praticamente.
Lo dice anche la Bundesbank: serve un , un titolo garantito da mettere sotto l'euro. Questo è l'interesse dell'Italia, non di chiudersi nel recinto nazionalista…
PRESIDENTE. Concluda.
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EUROPA). …anche fosse insieme ai tedeschi e alla loro industria. Loro possono spendere, noi no. Gli eurobond possono essere una soluzione, qui e ora, per rispondere a Draghi, a Letta e soprattutto per un'Europa che sappia rispondere all'offensiva negativa trumpiana.
PRESIDENTE. Il deputato Lupi ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02486 .
MAURIZIO LUPI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Signor Ministro, il 14 gennaio 2026 alcuni organi di stampa, tra cui e hanno pubblicato articoli che citavano i contenuti di una nota del Segretariato generale delle istituzioni cristiane di Gerusalemme, che lamentava restrizioni arbitrarie imposte dalle autorità israeliane ai permessi per gli insegnanti che vengono dalla Cisgiordania.
In un'intervista successiva, padre Ibrahim Faltas, frate francescano direttore delle scuole cattoliche della Custodia di Terra Santa, ha dichiarato: all'inizio del secondo semestre erano 335 gli insegnanti interessati dal provvedimento, cui hanno impedito gli spostamenti il sabato, quando noi abbiamo lezione. In un secondo momento è avvenuto uno sblocco e ora quasi il 90 per cento dei docenti può viaggiare tutta la settimana, senza restrizioni. Sempre in occasione dell'intervista, padre Faltas ha dichiarato che restano, comunque, criticità e sacrifici.
Quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere nei fori bilaterali, sapendo anche la sensibilità del Ministro, per assicurare la tutela del diritto all'educazione, il diritto alla libertà di movimento degli insegnanti e degli studenti interessati…
PRESIDENTE. Concluda.
MAURIZIO LUPI(NM(N-C-U-I)M-CP). …nonché per promuovere il rispetto delle norme del diritto internazionale in materia di istruzione.
PRESIDENTE. Il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani, ha facoltà di rispondere.
ANTONIO TAJANI,. La ringrazio, signor Presidente. Onorevole Lupi, le scuole cristiane in Terra Santa sono da sempre portatrici di dialogo e di pace in una regione lacerata dalle divisioni e martoriata da troppi conflitti. Sono un'eccellenza per la qualità dell'istruzione e per il modello di convivenza che esprimono. Il Governo italiano sostiene con la massima convinzione la loro missione, che è cruciale per dare nuove speranze ai bambini e agli studenti palestinesi.
La prospettiva di un futuro prospero e sereno, libero dalla violenza e dall'estremismo, è il primo argine contro ogni forma di radicalizzazione. Anche così si coltiva il seme della pace in Medio Oriente, per arrivare a due Stati che convivono in pace e sicurezza: un obiettivo politico che il Governo continua a sostenere con determinazione. Per questo abbiamo seguito fin dall'inizio, in stretto raccordo con la Custodia di Terra Santa e padre Ibrahim Faltas, la questione delle restrizioni imposte dalle istituzioni educative cristiane di Gerusalemme. Padre Ibrahim è un amico dell'Italia con cui abbiamo lavorato tanto per portare fuori da Gaza, in questi mesi, molti bambini malati per curarli nei nostri ospedali e gli ultimi sono arrivati l'altro ieri a Ciampino.
Su mia istruzione, il Consolato generale d'Italia a Gerusalemme si è immediatamente attivato. Il problema si è risolto e le scuole hanno già potuto riprendere le loro attività. Anche grazie alla nostra azione, le competenti autorità israeliane hanno proceduto all'emissione dei permessi per l'accesso a Gerusalemme agli insegnanti e al personale scolastico proveniente dalla Cisgiordania. Continueremo ad essere al fianco delle scuole cristiane in Terra Santa, per fare in modo che questi importantissimi centri di sapere, dialogo e tolleranza continuino ad operare, piantando nelle giovani generazioni i semi dei valori di pace e convivenza.
Come ho ricordato più volte anche in Parlamento, le minoranze cristiane rappresentano da sempre un fattore di stabilità ed equilibrio in tutto il Medio Oriente. Abbiamo sempre condannato con fermezza gli attacchi dei coloni estremisti contro le comunità e i luoghi di culto cristiano in Cisgiordania e siamo contrari a qualsiasi forma di annessione della Cisgiordania a Israele. È un tema su cui mantengo un costante contatto anche con il patriarca latino di Gerusalemme, il cardinale Pizzaballa. La libertà religiosa è una priorità assoluta della politica estera italiana. Questo è il nostro impegno quotidiano in Medio Oriente e in tanti luoghi del mondo dove i cristiani continuano a essere in prima linea e spesso vittime di aggressioni. Sono troppi, nel mondo, i cristiani uccisi perché cristiani. Continueremo a batterci perché questo fenomeno venga sempre più ridotto.
PRESIDENTE. Il deputato Lupi ha facoltà di replicare.
MAURIZIO LUPI(NM(N-C-U-I)M-CP). Io ringrazio il Ministro degli Affari esteri e ringrazio il Governo italiano perché questa interrogazione mette in luce, ancora una volta, che più delle parole valgono i fatti nella nostra politica internazionale. È il cuore della politica internazionale che da sempre sviluppiamo in tutte le parti del mondo e di cui il Ministro Tajani, anche oggi, si è fatto interprete. Mi fanno e ci fanno piacere, come gruppo di Noi Moderati, le parole che oggi il Ministro, in quest'Aula, in questa solenne istituzione, ha ribadito.
L'educazione, la formazione, la presenza di scuole cattoliche cristiane, anche in una terra difficile come quella di Palestina, come la Terra Santa, sono il seme di una speranza. Ripeto, ovviamente, le parole del Ministro. Sono l'origine e il seme contro ogni forma di radicalismo; il seme che può permetterci di costruire valori di pace e di convivenza. Questo è il punto di partenza, ma in tutti questi mesi, in tutti questi anni, abbiamo ribadito da sempre la posizione del Ministro degli Affari esteri e del Governo in quella situazione. Siamo amici di Israele, ma, proprio perché amici di Israele, vogliamo da sempre costruire in quel luogo e che quel luogo diventi una terra di pace.
La pace è garantita, ovviamente, dalla testimonianza anche della presenza di una libertà religiosa e della presenza in quel luogo, ancora di più, della nostra tradizione e dei nostri valori cristiani. Ha fatto bene il Ministro a ricordare che, sempre in prima linea, a proposito di aiuti umanitari e a proposito di fatti e non parole, lo Stato italiano e il Ministro degli Affari esteri si sono sempre mossi e hanno sempre risposto con concretezza e serietà a quegli appelli. Mi sembra che a volte la realtà, grazie a Dio, parli più delle intenzioni .
PRESIDENTE. La deputata Ravetto ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02487 .
LAURA RAVETTO(LEGA). Grazie, Presidente. Ministro, purtroppo le cronache nazionali ci hanno rimandato episodi raccapriccianti che hanno riguardato lo sfruttamento, il furto d'identità, la manipolazione di identità, spesso in contesti sessualmente espliciti, di donne. Abbiamo letto tutti di siti come o dove le donne sono state lese nella loro dignità. Si tratta di veri e propri atti persecutori per via telematica, di un genere di violenza telematica. Siamo pertanto a chiederle se all'interno del Ministero si stia pensando di creare un monitoraggio sistemico di questi accadimenti, una raccolta dati, in modo da sensibilizzare non solo l'opinione pubblica, ma anche orientare le istituzioni.
PRESIDENTE. La Ministra per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità, Eugenia Roccella, ha facoltà di rispondere.
EUGENIA ROCCELLA,. Grazie, Presidente. Grazie agli interroganti per questo quesito, che affronta due tematiche alle quali il nostro Governo ha sempre dedicato grande attenzione: una, la violenza contro le donne, su cui in questa legislatura siamo intervenuti con importanti misure; l'altra, l'utilizzo responsabile degli strumenti digitali. Prima dell'insediamento dell'attuale Esecutivo, il quadro normativo di riferimento per la violenza in ambito virtuale era sostanzialmente fermo alla disciplina sulla tutela dell'immagine della persona regolata dal codice civile.
Nel 2025, su iniziativa del Governo, è stata approvata una legge molto ampia e innovativa in materia di intelligenza artificiale, che introduce, fra l'altro, una tutela penale specifica rispetto alla diffusione illecita di contenuti prodotti o manipolati attraverso questa tecnologia. Accanto agli interventi normativi, fra i quali voglio citare anche il decreto Caivano, che prevede misure a protezione dei minori , ricordo il Libro bianco per la formazione degli operatori contro la violenza sulle donne, che dedica un intero capitolo alla violenza informatica, e il nuovo Piano strategico antiviolenza, che individua numerose azioni di prevenzione in questa materia.
Segnalo poi che l'Istat, in base a un accordo di collaborazione con il Dipartimento per le pari opportunità, dal 2020 ha ampliato ai le proprie fonti di conoscenza per analizzare il fenomeno della violenza contro le donne e che l'UNAR, l'Ufficio nazionale antidiscriminazioni, sta portando avanti con l'Università Statale di Milano un progetto che indaga il fenomeno dell'con particolare riferimento alle dinamiche di genere. Altro tassello importante a completamento del quadro normativo sarà nei prossimi mesi il recepimento della direttiva europea 2024/1385 contro la violenza sulle donne, che dedica attenzione, fra l'altro, alla condivisione non consensuale di materiale intimo o manipolato attraverso sistemi di intelligenza artificiale, allo e alle molestie e all'istigazione alla violenza e all'odio in ambito digitale.
Il recepimento della direttiva sarà anche l'occasione per aggiornare e migliorare la legge n. 53 del 2022 in materia di statistiche sulla violenza di genere, che è una norma dal buon impianto complessivo, che, però, si è rivelata tecnicamente inapplicabile, e quindi inapplicata, in alcune parti essenziali. Rassicuro, però, l'interrogante sul fatto che il Governo è già impegnato nel monitoraggio costante dei procedimenti penali in materia di violenza di genere con specifico riguardo a quella digitale.
A questo proposito, il Ministero della Giustizia ha implementato i sistemi informativi per il monitoraggio dei procedimenti penali e ha avviato il progetto Data Lake Giustizia. Entro il 2026 sarà completato il sistema di estrazione e analisi dei dati per migliorare le politiche di prevenzione e contrasto al fenomeno. Trattandosi, comunque, di un tema in continua evoluzione, il Governo continuerà a porre sulla violenza la massima attenzione, auspicando una collaborazione trasversale, anche facendo tesoro dell'indagine che sul tema sta conducendo la Commissione parlamentare d'inchiesta sul femminicidio.
PRESIDENTE. La deputata Ravetto ha facoltà di replicare.
LAURA RAVETTO(LEGA). Grazie, Presidente. Ministro, grazie. Lei ci ha confermato l'estrema sensibilità che il suo Ministero ha su questi temi, quindi ci riteniamo soddisfatti della risposta. Abbiamo, però, un suggerimento. Lei ha effettivamente menzionato la direttiva UE 2024/1385. Ebbene, questa direttiva, che deve essere recepita entro il 2027 dal nostro Paese, prevede, di fatto, l'individuazione di un reato specifico per questi atti persecutori. Sappiamo che il Ministro competente, oltre a lei, è sicuramente il Ministro Nordio, e lo solleciteremo in questo.
Però la Lega ha depositato una proposta di legge, a mia prima firma, in cui noi crediamo che questa vergognosa, ormai sistematica e socialmente raccapricciante abitudine di furto di identità, di manipolazione delle figure delle donne, debba avere una sanzione specifica, che ci sia un reato specifico. Oggi noi abbiamo gli atti persecutori per via telematica. Sono sì puniti ma come aggravante dall'articolo 612- del codice penale. Crediamo che vada realizzato un reato specifico, perché questo tipo di reato non è - ahimè - un reato neutro.
Apparentemente sì, si applica a tutti, ma nell'80 per cento dei casi le vittime sono le donne . Quindi, noi desideriamo un reato specifico con delle sanzioni specifiche. Lo riteniamo necessario anche perché questi reati hanno due elementi gravissimi. Uno è quello della violenza perpetua: le immagini rimangono in rete praticamente per sempre, sono difficili da eliminare, la cosiddetta impronta digitale; l'altro perché il persecutore, o anche la persecutrice, come abbiamo visto, ahimè, spesso si nasconde dietro l'anonimato.
Quindi, noi speriamo che oltre a recepire - e la ringraziamo per tutto l'impegno sul dato statistico, che ha una funzione preventiva – quanto, come Commissione femminicidio, verrà detto nella mozione, aiuterà, insieme al Ministro competente per la Giustizia, per avere finalmente il reato specifico di nel nostro Paese. Arriviamo per primi questa volta. Lei ha giustamente citato il bullismo nelle scuole…
PRESIDENTE. Concluda.
LAURA RAVETTO(LEGA). …su cui abbiamo operato. Arriviamo per primi, perché questa è violenza reale, anche se si consuma dietro uno schermo .
PRESIDENTE. Il deputato Di Sanzo ha facoltà di illustrare l'interrogazione Pandolfo e altri n. 3-02488 di cui è cofirmatario.
CHRISTIAN DIEGO DI SANZO(PD-IDP). Signor Ministro, a tre anni dall'istituzione del Ministero delle Imprese e del ancora non vediamo alcun effetto di questo Ministero, se non gli effetti negativi. Da quando siete al Governo, la produzione industriale è calata di quasi il 4 per cento, il costo dell'energia è il 30 per cento più alto rispetto ai europei, avete tagliato il Fondo dell' e avete dimezzato i fondi per Transizione 5.0, che continua ancora a faticare tra incertezze burocratiche. Avete approvato un DDL che era solo una serie di mancette senza strategia e con un Fondo per il non ancora operativo.
Assistiamo alla svendita del patrimonio di marchi storici del , come Bialetti e Iveco, che passano a Cina e India, e a un aumento del 5 per cento del fatturato nazionale in mano al controllo estero. Signor Ministro, ci vuole dire cosa vuole fare questo Governo per proteggere il nel mondo e per attuare politiche serie per rilanciare la competitività delle imprese italiane ?
PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.
ADOLFO URSO,. Grazie, Presidente. Sì, è vero, l'Italia è diventata un Paese attrattivo per capitali stranieri, aziende multinazionali, fondi internazionali, investitori in Borsa e anche per turisti stranieri. Mi auguro che le Olimpiadi di Milano-Cortina possano essere un ulteriore impulso agli investimenti e una vetrina per il nel mondo. Sì, è vero, l'Italia piace perché assicura stabilità, certezze e affidabilità. Lo confermano le analisi delle agenzie di che, ogniqualvolta si esprimono, ci promuovono e ci portano ad esempio di buon governo. Lo confermano le analisi dell'OCSE e i dei fondi di investimento internazionali, che hanno messo le nostre imprese nei loro obiettivi di crescita. Le nostre imprese hanno dimostrato una straordinaria resilienza e riescono ad affermarsi, con i loro prodotti, nei mercati globali. Lo scorso anno, nel 2025, siamo diventati il quarto Paese esportatore mondiale, superando Giappone e Corea del Sud, subito dopo i giganti Cina, Stati Uniti e Germania.
Siamo cresciuti anche negli Stati Uniti, con oltre il 7 per cento, e sono cresciuti gli investimenti americani in Italia, smentendo i profeti di sventura. Nel 2024, l'Italia ha registrato 224 progetti di investimenti diretti esteri, in crescita di circa il 5 per cento rispetto all'anno precedente e abbiamo raggiunto il record storico di oltre 35 miliardi di euro di investimenti esteri . La tendenza è proseguita nel 2025. Siamo, finalmente, una destinazione privilegiata.
Questi flussi di capitali sono il frutto di una precisa politica industriale, che rivendichiamo. Intendiamo attrarre nuovi capitali stranieri nel quadro di un sistema che metta in sicurezza le aziende, anche attraverso, ove necessario, l'uso sapiente, strategico, dei poteri speciali. Proprio oggi, un autorevole osservatorio sull'esercizio del evidenzia l'evoluzione dello strumento da passivo ad attivo, finalizzato alla protezione delle filiere strategiche. Questo è corroborato anche dalla nuova legislazione che contrasta le delocalizzazioni: chiunque riceva incentivi pubblici e lasci il Paese dovrà restituire quanto ottenuto nei precedenti 10 anni. È legge. Nell'indice Ambrosetti sull'attrattività globale siamo passati, in tre anni, dal 23° posto del 2022 al 16° posto, cioè abbiamo scalato sette posizioni mondiali sull'indice di attrattività.
PRESIDENTE. Il deputato Peluffo, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
VINICIO GIUSEPPE GUIDO PELUFFO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Per dichiarare l'insoddisfazione. Il Ministro ha dato parecchi numeri, ma si è dimenticato quelli che contano di più, sono i numeri dell'Istat sulla produzione industriale: da quando c'è questo Governo, da quando c'è lei Ministro, è crollata la produzione industriale del 2,1 per cento nel 2023, del 3,5 per cento nel 2024 e i dati parziali di quest'anno parlano di stagnazione . È una perdita di capacità produttiva, che non è congiunturale, ma ha ragioni strutturali: costi dell'energia più alti rispetto al resto d'Europa, debolezza degli investimenti, incertezza regolatoria, assenza di politiche industriali.
Il Ministro parla di Libro verde, di Libro bianco, intanto, l'unica realtà è la somma dei suoi errori: Transizione 5.0, provvedimento atteso dalle imprese, arrivato in ritardo e neanche tutti i fondi sono stati utilizzati perché era troppo complicato; legge sul ridotta a una somma di contributi a pioggia, inefficaci e con un fondo sovrano inutile perché senza soldi. Nel frattempo, sono in sofferenza comparti strategici dell'industria: l'acciaio, con la crisi infinita dell'ex Ilva, la chimica di base, la moda, il tessile e l', con i dati drammatici in Italia. Ministro, lei, in quest'Aula, è venuto a parlare dell'obiettivo di 1 milione di auto prodotte all'anno di un secondo investitore. Non è accaduto nulla di tutto ciò. Quello che è successo è che ha tagliato drasticamente il Fondo che aveva ereditato. Il punto politico è chiaro: non c'è una politica industriale da parte di questo Governo, c'è una somma di annunci, ritardi e retromarce. Intanto, il Paese continua a perdere pezzi del proprio futuro industriale…
PRESIDENTE. Concluda.
VINICIO GIUSEPPE GUIDO PELUFFO(PD-IDP). …e noi continueremo a chiedere conto di questa vostra responsabilità .
PRESIDENTE. Il deputato Grimaldi ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02489 .
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Ministro, avrà ascoltato le parole di John Elkann, che ha annunciato un nuovo piano per Stellantis: nuovi modelli, 90.000 nuove vetture. In Italia? No, in Algeria. Ministro, ma lei aveva annunciato un milione di vetture, addirittura nuovi produttori. Sa a quanto abbiamo chiuso lo scorso anno? Con un record che non si vedeva dal 1954: 213.000 auto.
Lei ha detto che non avrebbero mai chiuso gli stabilimenti. Ormai si parla apertamente di Cassino. Addio . Ma non è che non si faranno le , si faranno in altri Paesi e, intanto, le aziende dell'indotto chiudono come birilli. Esattamente, lei che cosa sta facendo, oltre a fare sempre scena muta ?
PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.
ADOLFO URSO,. Grazie, Presidente. La crisi di Stellantis, che ha riportato perdite per oltre 22 miliardi, è da tutti attribuita al e, in modo specifico, alla conduzione di Tavares - poco fa, anche la CGIL lo ha detto -, che aveva creduto all'ideologia di Timmermans, imponendo all'azienda la strada forzata dell'elettrico, con risultati che oggi sono fallimentari. Lo ha evidenziato lo stesso Filosa, richiamando tutti alla realtà e cambiando in modo radicale la strategia industriale negli Stati Uniti e in Europa e chiedendo anche alla nostra Europa di cambiare.
Noi lo avevamo detto per primi, sin dall'inizio della legislatura, in quest'Aula e in ogni consesso europeo, quando ancora dominava l'ideologia dell'elettrico. Lo dicemmo a Tavares fin dal primo incontro, con responsabilità e determinazione, con visione e lungimiranza. Oggi siamo noi a indicare la strada all'Europa. Ci attendiamo che al vertice sulla competitività di Bruxelles emerga una larga convergenza sulla linea tracciata dall'Italia, ora con più forza insieme alla Germania, affinché torni a prevalere la ragione e, con essa, la neutralità, cioè la libertà tecnologica.
In un contesto in cui ovunque in Europa si chiudono fabbriche e si licenziano decine di migliaia di lavoratori, siamo riusciti ad evitare che accadesse anche in Italia, con un rinnovato patto con l'azienda, consacrato nel Piano Italia. Nessuno stabilimento è stato chiuso e nessuno è stato licenziato.
Per quanto riguarda l'iniziativa in Algeria, definita e annunciata nella scorsa legislatura, siamo riusciti a ottenere che la produzione sia limitata al mercato algerino in forte crescita e che siano coinvolte anche le aziende italiane dell'indotto, così che possano anch'esse beneficiarne. A tal fine, Stellantis ha svolto una riunione a Torino con le imprese della componentistica. Nel Piano Italia, peraltro, sono garantiti oltre 7 miliardi di acquisti all'anno per le aziende italiane della filiera e nuovi modelli, in gran parte finalmente ibridi, alcuni già in produzione, come la 500 ibrida a Torino e la Jeep Compass, che prende avvio, proprio in queste ore, a Melfi.
Sulla è clamoroso il disastro europeo. Il progetto modello, Northvolt, è finito in bancarotta: ACC ha dovuto riconoscere che la tecnologia sviluppata in Francia non è competitiva e ha rinunciato ai progetti previsti in Italia e Germania. In questo contesto abbiamo messo in sicurezza Termoli, garantendo continuità produttiva e occupazione. Anche in questo caso, nessuno resterà indietro.
PRESIDENTE. Il deputato Grimaldi ha facoltà di replicare.
MARCO GRIMALDI(AVS). Presidente, ma che vergogna. Qui siamo davanti all'unico Ministro, forse anche all'unico italiano, che non vede la fuga degli Elkann . Guardi che non sono solo i dipinti, stanno portando le produzioni all'estero. Tra l'altro, sono produzioni elettriche, solo che non sono prodotte in questo Paese.
Ministro, guardi, ma lei è imbarazzante. Fa il Ministro dello “shopping Italia”. Hanno venduto tutti i marchi e lei se ne rallegra. Forse, non ha capito che lei non è che deve continuare a dare l'alibi perfetto. Ma quale patto ha fatto con Elkann? Quello di vendere il gruppo GEDI? Quello di non dar fastidio al Governo? Sono in fuga, sono in fuga da tempo. In Italia stiamo malissimo: è tutta cassa integrazione in tutti gli stabilimenti. Ma di che parla? Ma dov'è la difesa del ? Guardi che le auto si continueranno a fare, solo che non si faranno in Italia. Le si continueranno a fare, solo che non le faranno in Italia. Guardi che l'elettrico ha superato il diesel ed è solo lei che difende l'endotermico. Allora, difenda l'endotermico in Italia. Guardi che facciamo macchine endotermiche in Italia e guardi i numeri da fame, guardi i salari da fame. Sa che cosa fa Stellantis? Incentiva ad andarsene via, incentiva addirittura la componentistica ad andarsene fuori dall'Italia.
E lei che fa? Dice che va tutto bene. È una vergogna! Lei non è un Ministro del , lei è un Ministro di questo deserto e continua a difendere la fuga inesorabile degli Elkann dall'Italia .
PRESIDENTE. Il deputato Sottanelli ha facoltà di illustrare l'interrogazione Benzoni ed altri n. 3-02490 di cui è cofirmatario.
GIULIO CESARE SOTTANELLI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Signor Ministro, qualche giorno fa Stellantis ha ammesso di aver sbagliato strategia: 22 miliardi di euro di costi straordinari, tre quarti dovuti a previsioni sbagliate sull'elettrico e un quarto a scelte industriali che hanno indebolito l'azienda fino a licenziare migliaia di ingegneri. Nel frattempo, il titolo ha perso l'80 per cento in Borsa, oltre 60 miliardi di valore bruciati e oggi Stellantis non investe, ma emette titoli di debito, perché non ha più un piano di rilancio credibile. Il risultato lo vediamo nelle fabbriche italiane: meno di 380.000 veicoli prodotti nel 2025, il dato più basso degli ultimi 70 anni. Per capirci, nel 2017, con Marchionne, si superava il milione di auto. Oggi gli stabilimenti lavorano a un terzo della capacità e oltre la metà dei lavoratori è in cassa integrazione. Non soffrono solo le fabbriche, ma tutta la filiera fatta di aziende spesso mono-committenti…
PRESIDENTE. Non ha funzionato…porti pazienza per qualche secondo…Prego, concluda.
GIULIO CESARE SOTTANELLI(AZ-PER-RE). Di fronte a tutto questo, il Governo ha cancellato il Fondo e non ha messo in campo nessuna strategia industriale. La domanda è semplice e riguarda il futuro del Paese: che cosa intende fare il Governo per fermare il crollo della produzione, difendere gli investimenti e salvare i posti di lavoro in Italia?
PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.
ADOLFO URSO,. La strategia del Governo italiano per il rilancio industriale, a cominciare dal settore dell'auto, è indicata con chiarezza nel Libro bianco “ 2030”, frutto della più ampia consultazione pubblica mai realizzata in Italia e presentato recentemente al CNEL, luogo della rappresentanza dei corpi sociali e produttivi. Chiunque può consultarlo sul sito del Ministero. In esso è rappresentato quello che abbiamo già fatto e quello che intendiamo fare in Europa e in Italia; in Europa, per cambiare le follie del . Tutti ci riconoscono il ruolo di grandi attori del cambiamento, come dimostra il vertice di queste ore, convocato su iniziativa congiunta di Italia e Germania, proprio sulla competitività, che vede al centro il auto. Su questo abbiamo presentato un documento di indirizzo italo-tedesco, sottoscritto il 10 dicembre a Roma, insieme alla collega Reiche, e poi recepito nel vertice bilaterale di governo in gennaio.
La strada è quella della flessibilità e della neutralità tecnologica, con la revisione degli obiettivi di elettrificazione per le flotte aziendali e i veicoli pesanti, il ricorso al in modo graduale, bilanciando autonomia strategica con sicurezza delle forniture, l'impiego di misure di salvaguardia contro l' di acciaio sussidiato e in dalla Cina e una revisione del CBAM per includere i semilavorati e armonizzare la reportistica, che va fatta in sintonia con quella degli ETS, oggi di fatto una tassa sulle imprese.
Di questo, grazie all'Italia, si discuterà già domani al Consiglio informale a Bruxelles. Siamo noi a segnare il passo del cambiamento in Europa. In Italia abbiamo presentato, nel recente tavolo , il primo sull'attuazione del piano Italia di Stellantis, che ha già segnato una prima inversione di rotta negli ultimi mesi grazie a due miliardi di investimenti nelle infrastrutture, alla nuova strategia sull'ibrido e a nuovi modelli, come la Jeep Compass e DS a Melfi, la 500 ibrida a Mirafiori, tre nuovi modelli a Pomigliano e la nuova generazione di veicoli commerciali ad Atessa, che diventerà la capitale dei veicoli commerciali d'Europa.
In questo contesto abbiamo finalizzato 1,6 miliardi per il Fondo , soprattutto con contratti di sviluppo per le piccole e medie imprese. Ora si deve tornare alla realtà. Basta alle ideologie, non siamo in Unione Sovietica .
PRESIDENTE. Il deputato Benzoni ha facoltà di replicare.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Ministro. Abbiamo scoperto oggi che va tutto bene, è un mondo splendente e fantastico, in cui i risultati sono grandiosi. E poi - come lei ci invita a fare - torniamo alla realtà e la realtà è anche che non è colpa dell'Europa perché in Europa sono calate di due milioni e mezzo le unità vendute dal 2019 ad oggi. Peccato che il 64 per cento è proprio in capo a Stellantis per le scelte strategiche sbagliate di quella azienda. Toyota, che ha investito in maniera diversa, è cresciuta del 20 per cento nello stesso periodo. bruciate per scelte sbagliate.
Dei 22 miliardi di oneri solo 14 riguardano il riallineamento dei piani industriali. Solo il suo Governo credeva nelle promesse di Stellantis. Ci vedeva dei grandi risultati dietro ai dividendi dati agli azionisti.
Lo smantellamento della rete e delle grandi aziende italiane erano per voi un pezzo del piano industriale che vedeva investimenti, come anche oggi ci ha detto. Credevate che continuassero a investire in Italia e a salvare l'indotto, mentre Stellantis invitava quell'indotto a investire al di fuori dell'Italia.
Il Governo assicurava risorse e Stellantis le toglieva. Continuava a parlare di un milione di vetture, di nuovi marchi, di secondo produttore e, nel mentre, ogni volta che ci diceva “è in controtendenza”, la tendenza continuava a scendere. Ci dava garanzie sulla di Termoli, dei 1.800 dipendenti. Peccato che, nel mentre, Stellantis investiva in una per fare una nuova a Saragozza, in Spagna, e poi in Francia.
Ci parla del Libro bianco dell', che ha proprio un nome simbolico, perché di bianco si tratta, visto che l'unica cosa che vi è contenuta è il taglio al Fondo . E mentre Carlo Calenda, il nostro , le spiegava testardamente che stavate…
PRESIDENTE. Concluda.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). …andando a sbattere, che quei numeri non si sarebbero avverati, lei lo guardava con sufficienza. Allora, Filosa può dare la colpa a Tavares. Noi, purtroppo, abbiamo lo stesso Ministro e questo non possiamo farlo. Vorremmo avere un nuovo Ministro delle Imprese con cui guardare agli errori del passato .
PRESIDENTE. Il deputato Del Barba ha facoltà di illustrare l'interrogazione Boschi n. 3-02491 di cui è cofirmatario.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Signor Ministro, parliamo di un tema oramai datato, su cui gli uffici che le hanno consegnato la nota dovrebbero essere preparati. Parliamo del tema dell'energia. Il sistema produttivo italiano è gravato da costi energetici strutturalmente superiori rispetto a quello sostenuto dalle imprese nei principali Paesi europei, e questo crea un ovvio squilibrio competitivo.
Secondo i dati Eurostat, le piccole e medie imprese sostengono un prezzo dell'elettricità di circa 253 euro megawattora, contro i 213 della Francia e i 166 della Spagna. L'aumento del prezzo dell'energia non rappresenta più una criticità congiunturale, è un fatto strutturale.
La dipendenza dell'Italia, oltretutto, è superiore a quella degli altri Paesi. La produzione industriale è in crollo. Le domandiamo che cosa sta facendo il Governo su questo piano per impedire il calo di competitività dell'impresa italiana.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.
ADOLFO URSO,. Come annunciato poco fa dal Ministro Pichetto Fratin, competente per la materia energia, la prossima settimana il Consiglio dei ministri esaminerà il nuovo decreto Energia, con interventi significativi a sostegno del sistema industriale, al fine di conseguire effetti immediati, duraturi e strutturati sulla dinamica dei costi.
Sappiamo che, anche in questo caso, dobbiamo intervenire in via prioritaria sul contesto europeo. Lo aveva già evidenziato Mario Draghi nel suo alla Commissione oltre 16 mesi fa, ma finora nulla di significativo è stato fatto.
È assolutamente necessario il mercato unico dell'energia, completare l'interconnessione delle reti, investimenti rilevanti nel nucleare e nelle rinnovabili per diminuire la dipendenza dalle fonti fossili e, quindi, dall'estero.
Proprio oggi, Ursula von der Leyen ha ribadito la necessità di completare l'unione energetica, pilastro del mercato interno, che noi chiediamo da tempo. La questione sarà posta insieme da Italia e Germania nel vertice sulla competitività, essendo l'energia presupposto anche della indipendenza dell'Europa.
In sede nazionale, tutti sappiamo cosa distingue l'Italia da Francia e Spagna. Io sono stato relatore in quest'Aula, nel Governo Berlusconi, del ripristino della strada del nucleare. Dipendiamo troppo dagli idrocarburi perché non abbiamo energia nucleare, a differenza di Francia e Spagna, e quindi dipendiamo dal prezzo del gas, spesso soggetto a dinamiche speculative.
Per questo abbiamo deciso, con responsabilità e determinazione, di sviluppare una politica energetica al fine di garantire, nel prossimo decennio, che la produzione da nucleare di nuova generazione, sicuro e pulito, si possa affiancare allo sviluppo di tutte le rinnovabili che stiamo supportando con interventi specifici.
Per questo, nel Piano Transizione 5.0 abbiamo previsto incentivi per l'autoproduzione da fonti rinnovabili, che proseguirà per il prossimo triennio affinché ciascuno possa autoprodurre. Per questo abbiamo rifinanziato la misura Net Zero con 3,9 (quasi 4) miliardi di euro, al fine di realizzare una filiera produttiva nel campo della decarbonizzazione. Ci vuole tempo per recuperare gli errori del passato, ma la strada è quella giusta. Lo sappiamo e lo sanno anche le nostre imprese.
PRESIDENTE. Il deputato Del Barba ha facoltà di replicare.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Signor Ministro, io speravo che, avendo scelto come argomento a piacere il tema dell'energia, foste un po' preparati, e invece deve già rimandare a un prossimo decreto - l'avete annunciato oggi - sull'energia. Peccato che, già a novembre, il responsabile energia di Confindustria, in un'accorata intervista, vi chiedeva dove fosse il decreto Energia. Da novembre ad oggi… adesso lo annunciate per la prossima settimana.
Ecco, ci permetta di dubitare, perché lo annunciate da mesi e non vorremmo che questo Consiglio dei ministri, dedicato ad approvare finalmente il decreto Energia, fosse lo stesso Consiglio dei ministri in cui avete promesso e annunciato di approvare i 25 miliardi del Piano casa o i 30 miliardi promessi dalla Presidente del Consiglio Meloni per quanto riguarda i dazi.
Ecco, poi la cosa incredibile da ascoltare è che improvvisamente, su alcuni argomenti voi diventate europeisti: qui adesso bisogna aspettare l'Europa, la von der Leyen… Ma voi chiamate sempre in causa l'Europa quando cercate un capro espiatorio. Il balletto tra Europa e Ungheria è sotto i nostri occhi anche oggi, con la Presidente Meloni che sostiene la campagna elettorale di Orbán. Non siete credibili quando parlate dell'Europa.
E poi non si può sentire questo richiamo al nucleare. Dopo tre anni siete ancora alle audizioni, di questo passo fra cent'anni avremo il nucleare. Per voi il nucleare è solo un tema da convegno.
PRESIDENTE. Concluda.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). E quando, poi, vi riferite alle energie rinnovabili, le segnalo che sono ferme, sono in stallo: lo dicono tutti i dati.
Allora, Ministro, io le auguro davvero di uscire da questo stallo, da questo , perché soprattutto l'Italia ha bisogno che lei esca.
PRESIDENTE. La deputata Pavanelli ha facoltà di illustrare l'interrogazione Appendino e altri n. 3-02492 di cui è cofirmataria.
EMMA PAVANELLI(M5S). Grazie, Presidente. Ministro, il Governo sta mandando il Paese all'asta. Dopo 32 mesi di crollo della produzione industriale, con voi finti sovranisti al Governo abbiamo visto, in un solo anno, 429 aziende italiane depredate da gruppi esteri.
Intanto esplode la crisi delle imprese, aumentano le liquidazioni giudiziali, aumenta il ricorso alla cassa integrazione. È la fotografia di un'Italia che perde pezzi strategici della propria economia nel silenzio e nell'inerzia del Governo.
Avete lasciato l'Italia senza visione, senza tutele, senza politica industriale e completamente esposta alle sfide globali. Servono risposte chiare e precise, senza propagande e giri di parole.
Come intende, Ministro, salvaguardare il nostro tessuto industriale e i marchi storici del ?
PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.
ADOLFO URSO,. Grazie, Presidente. La tutela dei marchi storici è una priorità dell'azione di Governo e si inserisce in una strategia più ampia volta a garantire continuità produttiva, occupazione, radicamento industriale.
In questo quadro, l'attenzione non è rivolta al colore dei capitali ma alla capacità degli investimenti esteri di mantenere vive le imprese e le fabbriche, come dimostrano i casi che sono stati pubblicati, tutti positivi, di imprese attive e produttive che hanno continuato ad operare nel nostro Paese. Tutte.
In tale contesto si colloca la tutela del marchio storico di interesse nazionale, che rappresenta uno degli strumenti più qualificanti di protezione del .
L'articolo 11- del codice della proprietà industriale consente l'iscrizione, nel relativo Registro, dei marchi d'impresa registrati o utilizzati continuativamente da almeno cinquant'anni, connessi ad imprese produttive di eccellenza. Il marchio storico non ha, cioè, un valore esclusivamente simbolico, ma consente anche l'utilizzo di un logo ufficiale per finalità commerciali e promozionali, e attribuisce all'impresa un interesse qualificato all'accesso al Fondo per la salvaguardia delle imprese che interviene con partecipazioni di minoranza nel capitale di rischio a tutela della continuità produttiva e occupazionale.
L'Italia è l'unico Paese ad aver introdotto una protezione specifica dei propri marchi storici. Siamo ulteriormente intervenuti, proprio nella legge sulle piccole e medie imprese approvata pochi giorni fa da quest'Aula, istituendo un fondo cui le imprese storiche possono accedere per acquisire altre imprese storiche a rischio, evitando quindi che marchi storici in crisi possano finire nelle mani di soggetti estranei al settore, animati da finalità speculative; e, ove possibile, valutiamo, con sapienza ed efficacia come sempre, anche l'utilizzo del .
Questa politica industriale ha avuto successo. Oggi i marchi storici iscritti al Registro sono quasi 1.000, per l'esattezza 977, e rappresentano una forza straordinaria che tutti ci invidiano, il cuore storico del che attrae, per questo, sempre più capitali stranieri per la sua forza, per la sua appetibilità nei mercati, con i suoi prodotti che si fanno largo nel mondo, quarta potenza esportatrice al mondo nel 2025. Perché noi siamo - e lo sappiamo - i produttori di eccellenze di qualità.
PRESIDENTE. La deputata Appendino ha facoltà di replicare.
CHIARA APPENDINO(M5S). Grazie, Presidente. Ministro, la sua risposta conferma una drammatica verità: lei sta dormendo da tre anni. E mentre lei sogna l'Italia dove va tutto bene, invece l'industria italiana sta sprofondando nell'incubo peggiore.
Sei per cento: sa cos'è questo dato? È il dato del crollo della produzione industriale da quando voi siete al Governo. Sono danni irreparabili di cui lei, Ministro - e non c'è niente da ridere -, è responsabile diretto, perché, mentre lei dormiva, l'Italia veniva saccheggiata.
Vediamolo il capolavoro del suo patriottismo: allora, Iveco consegnata agli indiani; ITA impacchettata ai tedeschi; TIM svenduta agli americani; Piaggio Aerospace regalata ai turchi, e lo rivendica pure.
Non esistono più i sovranisti di una volta e possiamo dirlo. Lei, Ministro, non è il Ministro che protegge il , lei ha messo un cartello al suo Ministero, appeso, che dice: “vendiamo per fallimento, saldi di fine stagione” . Questo è quello che ha fatto, Ministro. Ma lo vede? Lo vede? Le nostre eccellenze stanno capitolando l'una dopo l'altra, una dopo l'altra; la cassa integrazione esplode e lei rivendica successi.
Ministro, guardi, questi disastri sono voluti da lei. Lei ha detto “no” a tassare gli extraprofitti dei colossi dell'energetico. Poteva aiutare le imprese sulle bollette. Lei ha preferito affogare le imprese nella palude di Transizione 5.0 togliendo soldi, miliardi, a loro. E a proposito di miliardi, Ministro, dove sono i 25 miliardi di euro che ha promesso per i dazi? Dove sono ? Allora, Ministro, glielo dico con affetto e chiudo: si svegli! Le ho portato una sveglia e gliela regalo. Ma sa a cosa serve questa sveglia? Non per dirle che si deve alzare e andare a lavorare ogni mattina, perché il suo tempo è scaduto e i danni li ha già fatti. Serve per dirle che lei se ne deve andare a casa , e quando se ne andrà a casa finalmente ci libererà della sua gestione tossica .
PRESIDENTE. Il deputato Comba ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bignami n. 3-02493 di cui è cofirmatario.
FABRIZIO COMBA(FDI). Grazie, Presidente. Signor Ministro, premesso che in un quadro globale dominato da incertezze e rischi politici l'Italia si distingue positivamente per la stabilità del suo Governo; che la continuità politica rappresenta una leva competitiva che in passato è stata scarsamente valorizzata dall'Italia; che dal 2022 a oggi gli indicatori sull'attrattività dell'Italia confermano chiaramente il crescente interesse degli investitori stranieri, che vedono il nostro Paese come una meta privilegiata per i capitali esteri e, in particolare, l'aumento degli investimenti esteri diretti ha contribuito a risoluzioni importanti di crisi industriali; che una tendenza speculare si riscontra anche nel settore turistico, dove, a fronte di un record di presenze nel 2024, i turisti non residenti rappresentano ormai la maggioranza del totale. Pertanto, tutto ciò premesso, si chiede di sapere quali ulteriori iniziative il Governo intenda adottare, in continuità con gli strumenti di semplificazione e coordinamento già attivati dal MIMIT, per rafforzare l'attrattività dell'Italia verso gli investimenti esteri diretti .
PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.
ADOLFO URSO,. Grazie, Presidente. L'Italia è oggi un Paese che piace, affidabile, apprezzato, attrattivo. Per quanto riguarda gli investimenti esteri, secondo il principale indicatore internazionale, FDI, l'Italia si è collocata all'ottavo posto a livello mondiale nel 2025, guadagnando tre posizioni rispetto al 2024. Il 2024 era già stato un anno record con 35 miliardi di investimenti esteri in e lo scorso anno è continuato su questa strada.
Crescono anche gli investimenti nel mercato dei capitali. La capitalizzazione complessiva della Borsa di Milano è infatti cresciuta del 30 per cento in un anno, passando da 830 miliardi di euro, a fine 2024, a quasi 1.100 miliardi di euro nel 2025. L'andamento del mercato azionario italiano evidenzia una tendenza rialzista sostanzialmente ininterrotta dall'ottobre 2022, cioè da quando abbiamo assunto le redini del Governo. È inoltre aumentata la presenza di investitori esteri nel capitale delle società quotate italiane, che oggi rappresentano oltre il 50 per cento della capitalizzazione complessiva. Sono dati che evidenziano un'indubbia fiducia, sempre più diffusa, nel nostro sistema Paese.
Questo è dimostrato anche dall'appetibilità dei nostri prodotti. Nel 2025 l'Italia è diventato il quarto Paese esportatore mondiale e anche il turismo conferma questa dinamica. Nel 2024 abbiamo registrato il record storico di 466 milioni di presenze turistiche. I turisti non residenti hanno rappresentato circa il 55 per cento del totale.
I dati sulla produzione industriale pubblicati dall'Istat confermano l'inversione di tendenza maturata negli ultimi sei mesi del 2025. Nel confronto tra semestri, tra luglio e dicembre dello scorso anno la produzione registra una crescita dello 0,3 per cento, in netto miglioramento rispetto al semestre precedente. A dicembre 2025 si rileva, inoltre, una crescita tendenziale del 3,2 per cento rispetto a dicembre. Segnali che poco fa hanno confortato Confcommercio, che parla di presupposti per la ripresa ed evidenzia, appunto, il tendenziale alla ripresa, e anche Unimpresa, che parla di crescita tendenziale così significativa trainata soprattutto dai beni strumentali, cioè da quelli a più alta innovazione. La traiettoria - dice Unimpresa - pare orientata al netto miglioramento.
PRESIDENTE. Il deputato Maerna, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
NOVO UMBERTO MAERNA(FDI). Grazie, Presidente. Signor Ministro, non posso che dichiararmi soddisfatto delle sue considerazioni e mi permetto di aggiungerne qualcun'altra. Vedete, la nostra Italia è gravata da un rapporto debito-PIL enorme, dovuto anche alle recenti politiche e ai disastri del superbonus. Tuttavia il è in riduzione e punta diretto all'obiettivo del 3 per cento. Questo consentirà la liberazione di molti fondi che andranno a sostegno delle politiche del Governo. Come mai le agenzie di favoriscono gli investimenti in Italia e penalizzano quelli in Francia, nonostante il nostro debito sia più alto? Perché valutano positivamente il futuro. E questo grazie a che cosa? Grazie alla stabilità del Governo, che aumenta la credibilità internazionale, e alla continuità politica, che aumenta la leva competitiva. Questi sono tutti segnali che arrivano grazie alla politica del Governo.
Allora avanti così, come certificano anche alcuni indici internazionali. L'dell'OCSE e l'della Commissione europea: tutti approvano le politiche di questo Governo. Cosa significa? Che va tutto bene, che siamo perfetti? No, dobbiamo andare avanti con determinazione, costanza e credere in quello che facciamo, nell'investimento per le nostre aziende, del tipo ZES e piano Mattei e tutte le altre politiche che questo Governo sta adottando e che trovano, giorno dopo giorno, la fiducia degli italiani e dei mercati internazionali. Grazie Ministro .
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
Sospendiamo, a questo punto, la seduta, che riprenderà alle ore 16,20, a partire dalla commemorazione dell'onorevole Luigi Nicolais.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 91, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Passiamo ora alla commemorazione dell'onorevole Luigi Nicolais.
Ha chiesto di parlare il deputato De Luca. Ne ha facoltà.
PIERO DE LUCA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Rendiamo omaggio oggi alla memoria del professor Luigi Nicolais. Con la sua scomparsa ci ha lasciato un grande italiano: uno scienziato di fama internazionale, un accademico insigne, un che ha ricoperto numerosi e prestigiosi incarichi, ma anche una personalità che in tutti questi ruoli ha saputo dare lustro al Paese, convinto com'era che la conoscenza dovesse essere messa al servizio della democrazia e del progresso di tutta la comunità.
A pochi, giustamente, viene riconosciuto il titolo di “Maestro”. Luigi Nicolais, Gino, lo era in pieno e a tutti gli effetti, per lo scrigno di sapere accumulato in tanti anni di studio e ricerca, per la capacità di trasferirlo con dedizione assoluta a generazioni di studenti e, infine, per il riconoscimento che sorgeva spontaneo in chiunque entrasse in relazione e collaborazione con lui.
La sua scomparsa rappresenta una perdita profonda per la comunità scientifica, per le istituzioni e per tutti coloro che ne hanno condiviso il percorso umano e professionale. “Punto di riferimento”: è una delle espressioni risuonate più di frequente negli addii di quanti l'hanno conosciuto. Non si è punto di riferimento se non si ha, insieme a una cultura e a un sapere da condividere, anche una capacità umana di entrare in relazione con le persone, come lui era in grado di fare in modo ammirevole.
Il suo impegno nell'università si è sempre svolto in parallelo a un'intensa attività pubblica. Era mosso da un'idea incrollabile: quella di ridurre la distanza tra la cittadella del sapere e il resto della società e rendere la prima leva per la crescita e lo sviluppo della seconda. In particolare Nicolais, autore di centinaia di pubblicazioni e brevetti, uno degli scienziati italiani più citati al mondo, destinatario di numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali, vedeva nell'innovazione tecnologica e scientifica l'arteria principale per il cuore dello sviluppo economico e sociale del Paese. Ha legato una parte del suo impegno pubblico alla Campania, dove, dal 2000 al 2005, ha ricoperto l'incarico di assessore regionale con deleghe strategiche, quali in particolare università, ricerca scientifica, innovazione tecnologica.
Dal 2006 al 2008, è stato Ministro per le Riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione, guidando con competenza e rigore un Dicastero centrale per il funzionamento dello Stato. In quell'esperienza ha saputo coniugare visione riformatrice, rispetto delle istituzioni e attenzione alle persone, contribuendo al rafforzamento della pubblica amministrazione quale strumento al servizio del cittadino.
È stato poi deputato della Repubblica, dal 2008 al 2012, portando in Parlamento la sua autorevolezza scientifica e il costante impegno sui temi della ricerca, dell'innovazione, del merito e della qualità delle politiche pubbliche. Dal 2012 al 2016, ha ricoperto l'incarico di presidente del Consiglio nazionale delle ricerche, il più grande ente pubblico di ricerca del Paese, consolidandone il ruolo nel panorama nazionale e internazionale, sostenendo con determinazione la centralità della ricerca pubblica come investimento strategico per il futuro dell'Italia.
Accanto ai numerosi incarichi istituzionali, Luigi Nicolais è stato anche uno degli artefici della nascita del Partito Democratico, contribuendo, con il suo pensiero, la sua esperienza e la sua cultura riformista, alla costruzione di un progetto politico fondato sull'idea che sapere, innovazione, giustizia sociale e qualità delle istituzioni siano pilastri indispensabili e inseparabili di una democrazia moderna.
Il suo apporto è stato quello di un innovatore, di un riformista autentico, capace di unire competenze e visione, etica pubblica e concretezza dell'azione. La scomparsa di Luigi Nicolais lascia un vuoto profondo in tutti noi, ma non scompare la sua eredità, fatta di rigore intellettuale, senso delle istituzioni, valori, competenze e impegno civile, che continueranno ad ispirare l'azione pubblica e il lavoro di quanti credono nella centralità della conoscenza per il progresso politico e civile del Paese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Cangiano. Ne ha facoltà.
GEROLAMO CANGIANO(FDI). Grazie, Presidente. Avevo circa vent'anni ed ero stato eletto da poco nel consiglio di amministrazione della Seconda università di Napoli. Era la prima volta che la destra vinceva all'università in Campania, e questa già era una notizia. Da lì a poco fui invitato a un dibattito presso la sede de un dibattito interessante perché era con l'allora assessore regionale all'università. Per me era un confronto aspettato; mi preparai con determinazione, pronto allo scontro con la massima espressione politica avversaria. In quel contesto, conobbi il professor Nicolais. Mi bastò un suo sorriso per abbattere all'improvviso ogni muro e ogni mio intento bellico: non era un sorriso di superiorità, ma di apertura; non era il sorriso di chi vuole vincere una disputa, ma di chi vuole costruire un dialogo. Da quel giorno sono stati tanti i momenti di incontro, di confronto, anche di scontro, ma sempre nel rispetto, sempre nella consapevolezza che le idee possono dividersi, ma le persone devono restare unite nella correttezza e nella dignità.
Gino Nicolais era questo: soprattutto una persona perbene, un tecnico di altissima qualità prestato alla politica; un uomo che ha portato nella vita pubblica la competenza dell'ingegnere, la visione dell'accademico, la concretezza di chi conosce il valore della ricerca, dell'innovazione, del merito.
Nel suo percorso istituzionale ha rappresentato un punto di riferimento per il mondo universitario e scientifico. Ha lavorato per rafforzare il legame tra ricerca e sviluppo, tra sapere e crescita. Non era un uomo delle urla: era un uomo delle soluzioni, non degli slogan. Era un servitore delle istituzioni. E oggi, nel ricordarlo in quest'Aula, ciò che più resta non è soltanto il suo , ma il suo stile. Ricordarlo oggi significa provare ad essere, ciascuno di noi, un po' più all'altezza di quello stile
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Zinzi. Ne ha facoltà.
GIANPIERO ZINZI(LEGA). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, oggi quest'Aula ricorda il professore Luigi Nicolais, per gli amici Gino: una figura che ha attraversato il mondo dell'università, della ricerca, delle istituzioni e della politica italiana - come ha già ben detto il mio collega Cangiano - con uno stile raro, quello della competenza accompagnata dal rispetto unanime e dalla ricerca, sempre, del dialogo.
Quest'Aula oggi ne sottolinea i successi in campo scientifico, ma di Nicolais viene ricordato anche, e giustamente, il suo impegno nelle istituzioni, dove ha lavorato per trasformare l'innovazione e il progresso scientifico in occasione di sviluppo. Tuttavia, non è nell'elenco - pure enorme e prestigioso - dei suoi incarichi che troviamo la spiegazione del valore della sua testimonianza pubblica.
Ricordo quando, qualche anno fa, andai a trovarlo alla Reggia di Carditello per ragionare su finanziamenti da intercettare per il nostro territorio. Ciò che colpiva in Nicolais era il metodo: un metodo fondato sull'ascolto, sul confronto, sulla convinzione che la conoscenza non sia mai uno strumento di divisione, ma un ponte, un ponte soprattutto verso le giovani generazioni, verso i giovani talenti, di cui il professore Nicolais è stato mentore e sostenitore.
Allo stesso modo, nel dibattito politico, che pure ha vissuto da posizioni di centrosinistra, Nicolais non è mai stato ideologico né fazioso; al contrario, ha sempre mostrato apertura al dialogo e rispetto per le idee altrui, convinto che la qualità delle decisioni pubbliche dipendesse dalla capacità di mettere insieme competenze e sensibilità diverse.
Per questo, da parte della Lega e mia personale, il ricordo di Gino Nicolais non è un atto formale o retorico, ma un riconoscimento sincero. A lui va il nostro pensiero commosso. Alla famiglia e ai suoi cari rinnoviamo il nostro più sentito cordoglio .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Bicchielli. Ne ha facoltà.
PINO BICCHIELLI(FI-PPE). Grazie, signor Presidente. Intervenire oggi per ricordare l'onorevole Nicolais significa rendere omaggio a una figura che ha saputo rappresentare, con rigore e passione, un'idea alta della politica, come servizio e come responsabilità verso il futuro.
Nicolais è stato, prima di tutto, un uomo di scienza: uno scienziato vero, uno di quelli che non si accontentano di guardare il mondo, ma lo cambiano con le mani dentro la materia. Ingegnere chimico, professore ordinario di tecnologia dei polimeri, più di 350 pubblicazioni: numeri che parlano da soli.
Ma lui non si chiudeva nei laboratori: portava la scienza fuori, la faceva parlare con le imprese, con i giovani, con il Sud, che troppo spesso resta indietro. Ha portato nella vita pubblica il metodo della ricerca, l'ascolto dei dati, il rispetto dei fatti, la capacità di progettare una visione lunga.
In un Paese che troppo spesso separa i saperi dalla decisione politica, egli ha rappresentato un ponte prezioso tra il mondo delle istituzioni e il mondo accademico. Era un uomo del Sud, e non lo è stato soltanto per la nascita: lo è stato per orgoglio, per determinazione, per la volontà costante di dimostrare che il Mezzogiorno non è periferia, ma laboratorio di intelligenze, di competenze, di eccellenze.
Ha creduto nello sviluppo fondato sulla conoscenza, nell'innovazione come leva di emancipazione sociale, nella ricerca come motore di crescita civile, ancor prima che crescita economica.
Ha fatto una scelta coraggiosa: ha prestato, con la sua voce autorevole, quella competenza duramente conquistata alla politica. È stato assessore regionale con Bassolino, deputato alla Camera, Ministro per le Riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione del Governo Prodi e presidente del Consiglio nazionale delle ricerche. Percorsi che forse non tutti hanno condiviso, ma che nessuno può negare che siano stati segnati da una sola stella polare: provare a fare meglio le cose per il Paese e, soprattutto, per il Mezzogiorno.
Oggi, nel ricordarlo, non celebriamo soltanto una carriera, celebriamo un metodo. Oggi, che non c'è più, resta il suo esempio: uno scienziato che non ha avuto paura di sporcarsi le mani con la politica, un uomo del Sud che ha portato il Sud nei posti che contano, senza mai dimenticare da dove veniva.
Alla sua famiglia, ai suoi colleghi e a quanti hanno condiviso con lui percorsi di ricerca e di impegno pubblico rivolgo, a nome del gruppo di Forza Italia, un pensiero di vicinanza sincera.
E a quest'Aula lascio una riflessione, signor Presidente: il modo migliore per onorare figure come l'onorevole Gino Nicolais è continuare a credere che la politica possa, e debba, dialogare con il sapere, con il merito e con la competenza .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Francesco Silvestri. Ne ha facoltà.
FRANCESCO SILVESTRI(M5S). Grazie, Presidente. Il fatto che io stia facendo oggi, qui fra questi banchi, questa commemorazione è un po' uno scherzo della vita, perché io ho avuto modo di osservare per molto tempo quello che, per me, era il Ministro Nicolais, visto che ho lavorato con lui a Palazzo Vidoni, negli anni in cui fu Ministro della Funzione pubblica.
Io ne ho un ricordo bellissimo, di quella persona che distruggeva ogni barriera. Io ero un ragazzo al tempo, lui un professore affermato e, ogni volta, in ogni incrocio, sembrava che quella differenza di vita e di cultura non ci fosse. La sua semplicità nel parlare, nell'accogliere ogni ragionamento alla pari, sempre alla pari, come se veramente il percorso di vita fosse stato lo stesso, è proprio delle grandi persone, dei grandi personaggi. E io lo ricordo veramente con molta commozione. Lo ricordo perché lo vedevo impegnarsi continuamente per quello in cui credeva, cioè essere un connettore tra le industrie, le attività produttive e quella che al tempo era la pubblica amministrazione.
Lui è stato un precursore perché - vedete - oggi noi sentiamo parlare di SPID, di investimenti, del PNRR, della digitalizzazione; al tempo, no. Al tempo, una persona esperta di digitalizzazione, alla Funzione pubblica, era un grande innovatore; è stata una grande novità. Luigi Nicolais è stato una grande novità per la Funzione pubblica e per la pubblica amministrazione. Questo semplicemente perché lui credeva moltissimo nell'uso della tecnologia e dell'innovazione come motore delle attività produttive, e ha fatto da perno. Questa è stata l'attività del professor Nicolais.
Quindi, io vorrei ringraziare e stringermi intorno alla famiglia e ricordare, davvero con forte ammirazione, la figura del professor Nicolais, perché è stata veramente un'esperienza personale stupenda, che porterò dentro per tutti questi anni con i suoi insegnamenti.
Lo ringrazio personalmente per tutto quello che mi ha trasmesso, ma soprattutto per tutto quello che ha trasmesso a questo Paese. Credo che la sua figura vada ricordata sempre, ogni volta in cui si pensa a come amministrare o governare una Nazione. Quindi, il MoVimento 5 Stelle si stringe intorno alla sua famiglia, ma sicuramente ringrazia la persona e tutto quello che ha fatto.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. Luigi Nicolais ha avuto una carriera lunga e molto articolata, attraversando il mondo della scienza, della ricerca, dell'università e della politica istituzionale. Nel mio intervento desidero ricordare i suoi successi, ciò che ha fatto durante la sua carriera politica e che, ancora oggi, si può ascrivere alla sfera dell'innovazione.
Il modello di CNR più aperto a collaborazioni con l'Università, con le imprese e con l'Unione europea; l'orientamento a grandi progetti interdisciplinari; l'idea di valutare la ricerca su qualità e impatto e non solo su quantità. Molte linee strategiche attuali, dal CNR al PNRR, i partenariati, il trasferimento tecnologico, sono assolutamente una continuità del suo lavoro.
Oggi è normale parlare di universitari, di brevetti pubblici, di collaborazioni, ricerca e impresa. Bene, questo approccio non è nato oggi. Nicolais lo ha reso politica pubblica, soprattutto al Sud. Il fatto che oggi sia scontato è una realtà dei suoi successi. Strumenti attivi come i servizi l'interoperabilità tra enti, la cultura del digitale nella pubblica amministrazione non sono opera diretta sua, ma nascono da un percorso avviato anche durante il suo Ministero e hanno richiesto anni per diventare concreti. Senza quella fase iniziale molte riforme successive sarebbero state più lente.
L'ecosistema ricerca-università-territorio, soprattutto in Campania, funziona ancora. La rete di università e centri di ricerca, la capacità della regione di attrarre fondi europei, di partecipare a progetti nazionali e dell'Unione europea, le infrastrutture create allora sono ancora basi operative e non cattedrali nel deserto. La visione tecnica nella politica.
Oggi è più accettato che la politica, su scienza, sanità, digitale, debba basarsi su competenza; servono esperti veri e non solo consenso. Questa idea non è ancora dominante, ma è molto più legittimata rispetto a 20 anni fa. Oggi funzionano soprattutto le istituzioni che ha rafforzato, i metodi, la cultura che ha contribuito a diffondere. Meno visibili dalle leggi, ma sicuramente più durature.
Quindi, alla famiglia le condoglianze più sentite da parte del gruppo di Azione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Francesco Emilio Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Ho avuto modo di conoscere Luigi, Gino, Nicolais in varie vesti della mia vita. L'ho conosciuto da rappresentante degli studenti, lui faceva il docente. L'ho conosciuto da assessore regionale, io ero rappresentante, anch'io ero assessore all'epoca alla provincia di Napoli. L'ho visto all'opera come Ministro, come deputato, come presidente del CNR. È stato una figura di riferimento non soltanto dal punto di vista politico e istituzionale, universitario, ma aggiungerei umano.
C'è lo stile in ognuno di noi nel comportamento, nel muoversi, nel relazionarsi nei confronti degli altri. Lui era una persona che ascoltava, era una persona che rifletteva e che interagiva senza pregiudizi, senza preconcetti: l'ha sempre fatto in tutti i ruoli che ha ricoperto, come rappresentante delle istituzioni, come docente. Amava stare con le menti fresche, con i giovani, che trattava sempre come suoi pari e lo faceva perché credeva nel futuro. Fino alla fine, fino alla fine dei suoi giorni ha costruito per realizzare un futuro per il nostro territorio, per il Paese, per l'umanità. Era un uomo che amava confrontarsi e pensare in modo positivo.
Infine, visto che tutti hanno ricordato tutti i suoi ruoli, fatemi aggiungere una cosa, che è un elemento di cui spesso non si parla rispetto alle caratteristiche delle persone: era una persona dolce, era una persona che era capace, con il suo sorriso, con la battuta giusta, con un pensiero speciale e un ricordo, di coinvolgere le persone e anche di smussare situazioni pesanti. L'ho visto certe volte sofferente anche per comportamenti che lui riteneva scorretti, per azioni politiche che riteneva poco consone, eppure le ha affrontate sempre con quella dolcezza e quella umanità che l'hanno contraddistinto.
A lui, alla sua memoria, alla moglie, ai figli e a tutti i suoi parenti, alla sua bellissima famiglia, il gruppo di AVS rivolge un pensiero speciale, sperando che ci siano sempre Gino Nicolais nella storia del nostro Paese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ilaria Cavo. Ne ha facoltà.
ILARIA CAVO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Colleghi, ricordiamo oggi Luigi “Gino” Nicolais, scienziato di altissimo livello, servitore dello Stato e uomo di grande visione, nonché membro di questa istituzione dal 2008 al 2012. Nato in provincia di Napoli il 9 febbraio 1942, laureato in ingegneria chimica alla Federico II, professore ordinario di tecnologie dei polimeri, autore di oltre 350 pubblicazioni scientifiche, direttore dell'istituto CNR sui materiali compositi, componente del Gruppo 2003 dei ricercatori italiani più citati al mondo. Ha insegnato anche alle università di Washington e del Connecticut.
Nicolais non si è limitato all'impegno scientifico e ha voluto mettere il suo internazionale al servizio della propria comunità. Nel 2000 è diventato assessore all'università e ricerca della regione Campania, con Bassolino; nel 2006-2008 è stato Ministro per le Riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione nel Governo Prodi 2; dal 2008 al 2012 deputato, vicepresidente della Commissione cultura, scienza e istruzione. Nel 2012 è stato nominato presidente del CNR - lo hanno ricordato in molti -, incarico che ha ricoperto fino al 2016. In quel quadriennio ha spinto con forza l'l'accesso aperto ai prodotti della ricerca finanziata con fondi pubblici, aderendo alla dichiarazione di Berlino, e poi ha insistito sul trasferimento tecnologico, sulla valorizzazione dei brevetti, sull'apertura del CNR alle imprese e al Paese.
Gino Nicolais incarnava una figura rara: lo scienziato che non si chiude nel laboratorio, ma mette il sapere al servizio della collettività, dell'economia, della semplificazione amministrativa e del futuro del Paese. Si possono non condividere idee politiche di un uomo che ha occupato uno scranno parlamentare in un settore diverso di questo emiciclo, ma non si può non onorare l'impegno di chi mette al servizio della comunità e del Paese il proprio sapere e il proprio impegno. Oggi rendiamo omaggio a un uomo che ha creduto nella ricerca, nell'innovazione, nel merito, come leve irrinunciabili per il progresso dell'Italia. Ai suoi familiari, ai suoi cari, alla comunità scientifica napoletana e nazionale, ai suoi compagni di partito e di impegno politico il nostro profondo cordoglio .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Roberto Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). La ringrazio, signor Presidente. È molto difficile stabilire se Luigi Nicolais fosse un professionista, come si usa dire, prestato alla politica ovvero un politico a tutto tondo che ha fatto della sua professionalità e della sua scienza un valore aggiunto.
Ovviamente, quando parlo di un politico a tutto tondo intendo un politico che interpretava la politica e il fare politica in un modo forse antico, nel quale è difficile ritrovarsi ai nostri tempi, cioè quella politica che non ama e non si accontenta della superficie, una politica che pretende di andare alla radice, di andare a fondo dei problemi, sfruttando il sapere, lo studio e la professionalità di cui Nicolais era elegantemente vestito come elemento centrale del proprio agire.
Nicolais era un uomo di grande cultura, ma non solo nella materia che lo ha visto, ovviamente, protagonista in tante occasioni e a vari livelli, ma lo era a tutto tondo. Era, come molti hanno ricordato, un vero innovatore. Era un cultore della ricerca, un simbolo e un protagonista della scienza mondiale. Sono state ricordate le centinaia di pubblicazioni, ma è anche utile ricordarlo forse come ambasciatore dell'eccellenza nel mondo. Pensiamo soltanto alla sua presenza in un consesso così importante come quello che riguardava i ricercatori italiani nella classifica compilata dall'ISI di Filadelfia. Il suo impegno politico, proprio perché nasce sicuramente nella società civile ma non si tiene lontano dall'impegno politico e anche dalla responsabilità, ha attraversato, come è stato ricordato, la politica territoriale, come assessore della regione Campania, ma anche come Ministro del secondo Governo Prodi, oltre che come deputato.
Io ho avuto la fortuna - e credo di poterlo dire sinceramente - di averlo conosciuto esattamente nel suo ruolo di Ministro e di deputato e sono assolutamente d'accordo con le parole di tanti che lo hanno conosciuto - penso al collega Silvestri e anche a chi mi ha preceduto - perché è vero che Luigi era una persona dolce, era una persona umile, nonostante la sua grandezza e la sua autorevolezza, ed era soprattutto una persona curiosa di misurarsi con le novità. Alcune volte lo abbiamo visto anche spaesato qui dentro, abituato sicuramente ad altri consessi, ma sempre pronto a dare una mano.
Per questo, signor Presidente, noi rivolgiamo le più sentite condoglianze, oltre che le mie personali e quelle di tutto il gruppo Italia Viva, ai suoi familiari, ai suoi amici e, ovviamente, al suo gruppo di riferimento, che è stato per lungo tempo anche il mio .
PRESIDENTE. Sono così esauriti gli interventi per la commemorazione dell'onorevole Luigi Nicolais.
La Presidenza si unisce ai sentimenti di cordoglio espressi dall'Aula anche nei confronti della famiglia.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Gaetano Amato. Ne ha facoltà.
GAETANO AMATO(M5S). Grazie, Presidente. Presidente, questa mattina i cittadini italiani, coloro che con i propri soldi mantengono in vita la Rai, hanno avuto l'ennesimo schiaffo da questa maggioranza. Ancora una volta, questa maggioranza non si è presentata in Commissione di vigilanza e precedentemente ha negato la possibilità alla Commissione di poter audire il dottor Rossi, l'amministratore delegato.
Vede, Presidente, checché ne dica qualche “grillo parlante” al Senato, che cerca di ribaltare sull'opposizione le responsabilità, è la maggioranza che fa mancare il numero legale, perché la maggioranza vorrebbe convincere e costringere le opposizioni a perdere la loro possibilità di gestire il proprio voto nelle elezioni della presidenza. Noi abbiamo segnalato la cosa alla seconda carica dello Stato, chiedendo un intervento della Giunta per il Regolamento del Senato, ma a tutt'oggi il Presidente La Russa, forse perché impegnato con la scaletta di Sanremo e col , non ha ritenuto di dover procedere. Avremmo capito il ritardo se fosse stato impegnato, parimenti alla Presidenza del Consiglio, a evitare che a febbraio non si ripetesse quanto accaduto a gennaio, con la morte per freddo di sei persone a Milano, ma così non è stato.
Vede, la Rai, mai come in questi anni, sta colando a picco negli ascolti e se non fosse per qualche trasmissione, tipo , avrebbe azzerato gli ascolti della rete Tre .
La Rai vive di soldi pubblici, i soldi della gente, delle tasse dei cittadini e francamente ci sembra alquanto arrogante disporne per assoldare parenti e amici che qualitativamente sarebbero destinati ad altre più manuali mansioni.
Noi vorremmo chiedere all'amministratore delegato, dottor Rossi, perché non ha mai difeso e Ranucci dal continuo attacco di esponenti della maggioranza che vorrebbero zittire la voce della migliore trasmissione d'inchiesta della TV italiana.
Io capisco che non deve essere piacevole essere continuamente sbugiardati da ma, in effetti, sarebbe semplice evitare che questo possa accadere: basterebbe, per esempio, dichiarare di essere presidente di una società italiana di cybersicurezza e dichiararlo agli uffici del Senato, così come prevede il Regolamento; basterebbe non andare sotto processo per bancarotta fraudolenta, per non essere indagata per truffa ai danni dello Stato e, intanto, fare il Ministro ; basterebbe accontentarsi del sostanzioso stipendio da membri del Garante invece di farsi beccare con le mani nella marmellata.
Vorremmo chiedere al dottor Rossi perché chiede ai giornalisti della redazione di Rai Sport, che hanno ritirato le firme da tutti i servizi attualmente , di essere responsabili; e non è il dottor Rossi ad assumersi le sue di responsabilità per aver affidato la direzione di Rai Sport a uno pseudo giornalista che fu cacciato da RaiNews, dopo aver annunciato l'assoluzione del Sottosegretario Delmastro, mentre, invece, era stato condannato a 8 mesi di reclusione. Apprendiamo oggi che molto probabilmente il direttore Petrecca, così si chiama il direttore di Rai Sport, sfiduciato ancora una volta dalla sua redazione, sarà spostato a qualche altra direzione.
Noi ci auguriamo che non debba fare il giro di tutte le direzioni onde non “sputtanare” tutta la Rai Vorremmo chiedere perché non ha impedito a Paolo Petrecca di commentare l'inaugurazione dei Giochi olimpici, facendo fare alla Rai la più eclatante figuraccia mondiale della sua storia. Vorremmo chiedere perché non è intervenuto quando hanno censurato Scurati.
Ecco, Presidente, noi vorremmo chiedere tutte queste cose all'amministratore delegato e le avremmo chieste se, questa maggioranza, in maniera volgare e vergognosa, non ci avesse impedito di farlo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, sullo stesso argomento la deputata Bakkali. Ne ha facoltà.
OUIDAD BAKKALI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Anche noi ovviamente ci uniamo a quanto ha sottolineato il nostro collega Amato, anche perché noi componenti delle opposizioni in Commissione vigilanza Rai siamo reduci dall'ennesima seduta andata deserta, quindi, senza numero legale. È una condizione che va avanti da quasi un anno, che porta all'impossibilità per un organo di vigilanza, di fatto, di vigilare e, quindi, di fare quello che la legge impone a noi, deputati e deputate, senatori e senatrici, per il bene ovviamente non solo dell'azienda pubblica, ma anche del diritto dei cittadini e delle cittadine di poter usufruire di un servizio pubblico che rispetti quanto abbiamo tutti approvato nel contratto di servizio e, quindi, i principi di pluralismo, i principi di salvaguardia del diritto delle minoranze, della qualità di quella che è la più grande azienda culturale del nostro del nostro Paese.
Bloccare, chiudere, sigillare, di fatto, la Commissione di vigilanza Rai è innanzitutto un'emergenza istituzionale; è innanzitutto l'impossibilità delle opposizioni di fare il lavoro per cui siamo chiamati, di andare tutte le volte che vorremmo in Commissione di vigilanza Rai. Perché quello che sta succedendo lo ha già elencato il collega Amato.
Ormai è diventato quasi macchiettistico rispetto alla Rai: dalla perdita dei diritti delle ATP Finals, che può essere una perdita in termini di qualità di pubblico e ovviamente anche di entrate economiche per reggere l'azienda… ma parliamo anche della qualità che ovviamente ha ben interpretato, nella sua mancanza di qualità, il direttore non solo nell'apertura dei Giochi olimpici e lo abbiamo visto testimoniato da coloro che lavorano insieme a lui: un'intera redazione che decide di ritirare le firme da ogni pezzo che riguardi questo ambito e che chiede appunto un intervento. L'istituzione che dovrebbe vigilare e che dovrebbe garantire quanto il contratto di servizio impone non sta lavorando, non può “fare”, è zittita.
Abbiamo fatto tutto quello che potevamo. A livello istituzionale stiamo chiedendo ad ogni seduta, non solo all'AD Rossi, che si possano riprendere i lavori di audizione, che si possa sbloccare la vicenda della Presidenza e che si muovano gli organi e i Presidenti delle Camere perché questa situazione sia sbloccata.
Questo è un allarme che riguarda tutti e tutte noi. Questo è un organo istituzionale che oggi ovviamente è presieduto dalle minoranze, perché questa è la nostra prerogativa, ma domani potrebbe toccare a voi. Quello è un organo che serve a garantire i diritti di tutti e di tutte. Quindi, questo è uno smacco, è arroganza, per cui non si sta trovando una soluzione condivisa, è incapacità di fare il nostro lavoro, di raggiungere l'obiettivo del nostro lavoro, che è quello di trovare un accordo, di trovare un dialogo per sbloccare le istituzioni che non appartengono a nessuno, né a voi né a noi… ma noi siamo lì per onorare le istituzioni. Stiamo mancando di rispetto, oltre a una legge dello Stato, anche a un'istituzione che serve, appunto, per un'azienda e un servizio pubblico che in questo momento sta attraversando uno dei suoi momenti più bui e bassi. Quindi, anche noi vogliamo che si prendano provvedimenti e che si possa riprendere a vigilare sull'azienda pubblica Rai .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Faraone. Ne ha facoltà.
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). Presidente, credo che si debbano richiamare alla responsabilità i Presidenti delle Camere. Quindi, mi rivolgo a lei, Presidente, perché ci sta che la politica nel breve periodo non si metta d'accordo su un incarico che deve essere stabilito all'interno di organismi parlamentari; ma, quando però passa così tanto tempo dal giorno in cui si sarebbe dovuto eleggere il Presidente e quando un organismo parlamentare, che dovrebbe esercitare una funzione di controllo, è totalmente bloccato, credo che le cariche, che hanno una funzione di garanzia, debbano intervenire e far sì che la si smetta di interpretare questo come un elemento di scontro politico e diventi un tema di rispetto delle prerogative di istituzioni parlamentari che non funzionano e non possono esercitare il loro compito.
Per cui, Presidente, le chiediamo, insieme naturalmente al Presidente del Senato, di intervenire affinché la Commissione di vigilanza Rai torni a funzionare, perché qui in ballo non c'è soltanto che si sta mortificando la Rai - non ultimo il tennis regalato a Mediaset, non ultime le figuracce delle telecronache alle Olimpiadi messe in campo da “personaggi in cerca d'autore”, non soltanto gli ascolti in crollo per cui servirebbe una guida autorevole alla Rai - ma è in discussione anche la funzione del Parlamento, a meno che lei, Presidente, non ci dice che quella Commissione bicamerale non serve a un tubo; c'è o non c'è, non cambia nulla. A quel punto, allora, si decide di non metterla in campo, di non nominare i componenti e di non costringere tutti noi a questa farsa con una Commissione che esiste sulla carta, ma non funziona realmente.
Credo che i Presidenti delle Camere non possano stare a guardare, ma debbano a questo punto intervenire.
È ora, Presidente, sono passati già parecchi mesi e tutto questo è diventato intollerabile .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Corre l'obbligo di ricordare a quest'Aula, anche attraverso di lei, Presidente, al collega che mi ha preceduto, che il Presidente Fontana ha ricevuto una delegazione dei capigruppo di opposizione, in seguito a una lettera molto dettagliata e molto circostanziata, in cui noi spiegavamo nei minimi particolari questa vicenda davvero incresciosa.
A questo punto, userei anch'io le parole utilizzate dal collega Faraone: siamo alla farsa, siamo alla presa in giro. Anzi, direi di più: siamo a una forma di violenza che mina la certezza del diritto, che mina i diritti fondamentali in capo a tutte e tutti e a ciascun parlamentare. Poi, a un certo momento, sfugge anche la . A me sembra che a questa maggioranza, a questo Governo, nel momento in cui abbiamo di fronte la battaglia referendaria sulla magistratura e sulla divisione delle carriere, vada meglio così. In questo vuoto, la prepotenza e i poteri, in particolare della maggioranza e del Governo, quindi dell'Esecutivo, prevalgono, ci schiacciano e ci riducono addirittura a prendere la parola, che rischia, anche a noi, di ritornare con una risonanza di vuoto, di inconsistenza e di assoluto silenzio da parte della maggioranza e del Governo .
PRESIDENTE. Ovviamente, il Presidente Fontana sarà informato di questo giro di interventi sulla presidenza della Commissione di vigilanza Rai.
Ha chiesto di parlare, su un altro argomento, il deputato Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Non è la prima volta che interveniamo sul tema dei già ne abbiamo parlato. Ad ottobre del 2022, Sebastian Galassi, 26 anni, è deceduto mentre effettuava una consegna, travolto da un SUV; licenziato per Presidente, con un algoritmo, per 2,5 euro a consegna. Già allora, Foodinho-Glovo fu sanzionata per 5 milioni di euro.
Guardi, Presidente, quello che sta succedendo, cioè il fatto che ci sia un commissariamento di Glovo per caporalato, non può essere archiviabile come una zona grigia o come qualcosa di critico. Siamo di fronte a una vera e propria emergenza democratica e sociale nel mondo del lavoro. Stiamo parlando di lavoratori che sono costretti a lavorare con paghe da fame, indecorose, al di sotto della soglia di povertà. Siamo di fronte a lavoratori che sono costretti a lavorare…
PRESIDENTE. Aspetti un attimo, deputato Quartini. La interrompo, ovviamente fermiamo anche il tempo. Colleghi, sempre se non disturbiamo… Prego, prosegua.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Dicevo, siamo di fronte a lavoratori che sono costretti a lavorare con paghe indecorose, a ritmi insostenibili, controllati attraverso algoritmi che assegnano lavoro, valutazione, punizione ed escludono, di fatto. E non c'è assolutamente alcuna tutela, c'è un'assenza totale di tutele. Questo si chiama in un modo solo, si chiama caporalato, e non c'è la capacità del sistema di intervenire. È un settore dove domina l'impunità sociale e normativa, con precarietà, rischio stradale, vulnerabilità. E la maggior parte delle persone che lavorano in questo settore sono stranieri o giovani che non trovano lavoro, che sono in difficoltà. Una tutela salariale sarebbe fondamentale, per esempio un salario minimo, che noi chiediamo da tempo .
Allora, è avvenuto qualcosa di assolutamente importante, perché non si poteva stare zitti di fronte a 40.000 lavoratori ridotti in schiavitù, Presidente, perché di questo si tratta. Si tratta di lavoratori ridotti in schiavitù, con paghe al di sotto della soglia di povertà. Il Governo non fa niente, ma per fortuna è arrivata la magistratura, Presidente, che ha fatto la cosa giusta: ha commissariato Glovo. Alle insufficienze di un Governo che non interviene in un settore dove domina l'impunità, la magistratura pone rimedio. E io dico: viva la magistratura, Presidente . È una cosa fondamentale. Meno male che la magistratura c'è. Io…
PRESIDENTE. Immagino che lei intenda chiedere un'informativa al riguardo, perché fin qui son passati quattro minuti e ancora non è chiaro.
ANDREA QUARTINI(M5S). Presidente, chiedo un'informativa della Ministra del Lavoro, Calderone, perché credo che si debba intervenire in maniera esemplare attraverso multe, che devono essere irrogate nei confronti di Glovo e che vadano a beneficio dei lavoratori, Presidente .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Mari. Ne ha facoltà.
FRANCESCO MARI(AVS). Grazie, Presidente. Ovviamente mi associo alla richiesta di un'informativa da parte della Ministra del Lavoro. Abbiamo terminato, poco fa, un'audizione in Commissione lavoro del direttore dell'Ispettorato del lavoro di Prato - che c'entra? Ora dico che c'entra -, che ci ha comunicato che le ispezioni nel distretto dell'abbigliamento di Prato, nel 2025, sono state 318. Su 7.000 aziende - più o meno - cinesi a Prato, significa meno del 5 per cento. Quello è uno dei luoghi dello sfruttamento del caporalato e della schiavitù.
Altro sfruttamento, caporalato e schiavitù - come tutti quanti sappiamo - è in una parte della produzione agricola di questo Paese. E, poi, c'è il , quello che viene scoperchiato dalla procura di Milano. Parti significative del lavoro di questo Paese - ho citato soltanto una parte dell'abbigliamento, dell'agricoltura e del - sono segnate stabilmente da sfruttamento del lavoro, caporalato e schiavitù, in molti casi.
Questa è la situazione di fronte alla quale ci troviamo, e per questo dobbiamo ringraziare la procura di Milano , dobbiamo ringraziare una magistratura autonoma e indipendente , come c'è scritto ancora nella Costituzione della Repubblica italiana, fino ad oggi. Non dobbiamo ringraziare il Governo e la maggioranza, perché il Governo e questa maggioranza si ostinano a rifiutarsi di introdurre in questo Paese un salario minimo legale.
Che pure questo c'entra, c'entra moltissimo, perché un salario minimo legale introdotto per legge spinge verso l'alto tutti i salari, tutte le retribuzioni, tutta la qualità del lavoro, tutta la dignità del lavoro ! Mentre l'assenza di un salario minimo spinge tutti questi fattori verso il basso, in tutti i settori lavorativi, in tutto il mercato del lavoro, che - vi ricordo - è un sistema. E tutto il lavoro spinto verso il basso produce, evidentemente in questo Paese più che in tutti gli altri Paesi di Europa, lavoro nero, caporalato e spesso schiavitù. Questa è la situazione. Di questo, vorremmo parlare con la Ministra del Lavoro, che speriamo ci degni di una sua informativa .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Guerra. Ne ha facoltà. Colleghi, approfitto per chiedervi, anzi per pretendere il silenzio, affinché i lavori dell'Aula non vengano disturbati e gli oratori non si trovino in condizioni sfavorevoli nell'esprimere i propri giudizi e i propri pensieri. Prego, deputata Guerra.
MARIA CECILIA GUERRA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo anch'io a nome del gruppo Partito Democratico per chiedere un'informativa urgente alla Ministra del Lavoro su questo tema, che è venuto nuovamente alla ribalta della cronaca, dello sfruttamento intensivo dei lavoratori cosiddetti lavoratori di consegna, in questo caso del cibo, ma - come ricordavano i colleghi che mi hanno preceduto - il tema è generalizzato e purtroppo riguarda tanti altri settori e tante zone d'Italia; quindi è un tema che non può più essere rimandato.
Quello di cui avremmo bisogno di discutere insieme in queste Aule è se, in un Paese come il nostro, sia tollerabile che si raggiungano livelli di sfruttamento così micidiali. Infatti, quando viene registrato dal tribunale di Milano, sulla base, ovviamente, delle ispezioni fatte, che la retribuzione di questi lavoratori (in questo caso, dei dipendenti di Glovo, di fatto) è inferiore dell'81 per cento al salario previsto dalla contrattazione collettiva e del 76 per cento alla soglia della povertà, siamo di fronte a una situazione che grida vendetta e che veramente dovrebbe metterci tutti sul chi va là.
Noi abbiamo la necessità di dare attuazione all'articolo 36 della Costituzione, che non chiede solo che il salario sia proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, ma - come abbiamo ricordato tante volte in quest'Aula - anche che sia sufficiente a dare dignità e libertà al lavoratore e alla propria famiglia. Questa parola, libertà, non è messa a caso nell'articolo 36. Un lavoratore costretto a operare in queste condizioni non è un libero lavoratore, ma uno schiavo. E siccome siamo di fronte al fatto che molto spesso questo tipo di sfruttamento così forte intercetta lavoratori che chiamiamo stranieri, anche quando hanno avuto la cittadinanza, il problema ci deve riguardare ancora di più, perché non possiamo continuare a sparare sempre su questo gruppo di persone, che per noi fanno lavori che ormai consideriamo essenziali, che teniamo in condizioni miserevoli e disumane e sui quali spariamo tutti i giorni, come se fossero responsabili di tutte le piaghe del nostro Paese.
Questa è una piaga del nostro Paese, che ha ben altre responsabilità. Veramente, mi fa molto piacere che abbiamo una procura attiva e sono d'accordo che la magistratura del lavoro stia svolgendo un ruolo importante. Purtroppo, non vorrei definirlo un ruolo insostituibile, perché penso stia svolgendo un ruolo di supplenza rispetto a quello che quest'Aula non si è resa partecipe di fare e che sarebbe stato invece un suo dovere. Prima cosa, indubbiamente, è l'attuazione dell'articolo 36 della Costituzione, che è il salario minimo e che - come è scritto nel nostro provvedimento, quello che qua è stato bocciato, esattamente in questi banchi - chiede anche l'applicazione della contrattazione collettiva rappresentativa, perché in questi settori abbiamo visto fiorire contratti che però sono stati dichiarati illegittimi, proprio perché sono contrari all'applicazione dell'articolo 36 della Costituzione e che sono ulteriormente deprivanti dei diritti, per quanto riguarda i lavoratori.
Quindi c'è tanto lavoro da fare. L'ultima cosa da fare è chiudere gli occhi e l'ultima cosa da fare è quella che, invece, sistematicamente, negli ultimi mesi, è stata proposta al Senato e in questa Camera, cioè guardare con insofferenza all'azione che, purtroppo, in forma di supplenza, la magistratura del lavoro sta esercitando per cercare di tagliarle le mani, di bloccarla. E non parlo del referendum, che, chiaramente, c'entra moltissimo, come i miei colleghi hanno ricordato. Parlo di norme assurde come quella che vuole dire che la magistratura non può applicare l'articolo 36 della Costituzione e che è stata approvata in questa Camera. Non in un altro Paese, non da un'altra parte del mondo!
Quindi, di fronte a quanto avvenuto, di fronte a questi episodi scandalosi, richiamo ciascuno alla propria responsabilità, alla propria moralità (se ancora c'è) e a prendersi un impegno per migliorare questa situazione .
PRESIDENTE. Riprendiamo il seguito della discussione del disegno di legge di conversione n. 2754-A.
Avverto che, consistendo il disegno di legge di un solo articolo, non si procederà alla votazione dell'articolo unico, ma, dopo l'esame degli ordini del giorno, si procederà direttamente alla votazione finale, a norma dell'articolo 87, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Passiamo agli ordini del giorno presentati . Invito il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
Colleghi, siamo alla fase degli ordini del giorno; c'è la formulazione dei pareri da parte del Governo e penso che, nell'interesse di tutti, sia utile ascoltare per non dover poi ripetere otto volte le riformulazioni eventuali.
MATTEO PEREGO DI CREMNAGO,. Sugli ordini del giorno n. n. 9/2754-A/1 Ziello, n. 9/2754-A/2 Pozzolo, n. 9/2754-A/3 Sasso, n. 9/2754-A/4 Perantoni, n. 9/2754-A/5 Francesco Silvestri, n. 9/2754-A/6 Lomuti, n. 9/2754-A/7 Pellegrini e n. 9/2754-A/8 Riccardo Ricciardi, il parere del Governo è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2754-A/9 Orrico, il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “impegna il Governo, compatibilmente con gli equilibri di finanza pubblica” e il resto dell'impegno rimane identico.
Sull'ordine del giorno n. 9/2754-A/10 Appendino, il parere del Governo è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2754-A/11 Rosato, il parere è favorevole, con l'espunzione delle premesse e la riformulazione dell'impegno, che diventa: “a confermare, fin quando ve ne sarà necessità” e il resto dell'impegno rimane identico.
Sull'ordine del giorno n. 9/2754-A/12 Bonetti, il parere del Governo è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2754-A/13 Ruffino, il parere è favorevole, con l'espunzione delle premesse e la riformulazione dell'impegno. L'impegno 1 diventa: “a continuare a garantire un coinvolgimento del Parlamento sull'attuazione dell'autorizzazione alla cessione di mezzi” e il resto rimane identico. Il secondo impegno: “ad assicurare che tali informative consentono una valutazione dell'impatto politico” e il resto del testo identico. Il parere è contrario sul terzo impegno. Al quarto impegno si aggiunge, all'inizio, “a valutare l'opportunità di definire” e il resto rimane identico. Al quinto impegno, , “a valutare l'opportunità di promuovere in sede europea”, il resto rimane identico.
Sugli ordini del giorno n. 9/2754-A/14 Carotenuto e n. 9/2754-A/15 Bonelli, il parere del Governo è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2754-A/16 Pastorella, il parere è favorevole con l'espunzione delle premesse e la seguente riformulazione dell'impegno del Governo: “a continuare a promuovere, nel quadro delle iniziative di sostegno alle autorità governative” e il resto rimane identico.
Sugli ordini del giorno n. 9/2754-A/17 Fratoianni, n. 9/2754-A/18 Zanella e n. 9/2754-A/19 Grimaldi, il parere del Governo è contrario.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione degli ordini del giorno. Sull'ordine del giorno n. 9/2754-A/1 Ziello, sul quale vi è un parere contrario del Governo, ha chiesto di parlare il deputato Ziello. Ne ha facoltà.
EDOARDO ZIELLO(MISTO). Grazie, Presidente. Ci dispiace constatare questo parere contrario da parte del Governo su un ordine del giorno che, di fatto, reca un contenuto che, a nostro avviso, è ascrivibile alla volontà della nostra forza politica, ovvero quella di Futuro Nazionale con Vannacci, di andare a implementare e a innalzare i livelli di sicurezza della nostra Nazione partendo da un presupposto. Secondo le dichiarazioni che sono state rese anche dallo stesso generale Portolano, l'Italia, dall'inizio del conflitto tra la Federazione Russa e l'Ucraina, ha trasferito armamenti per un valore di 3 miliardi di euro. Noi ci stiamo sostanzialmente occupando di un conflitto che, da un punto di vista strategico, non rappresenta un interesse così vitale e così vicino per la nostra Nazione, anche perché nessuno vede pericolosi russi alle porte dell'Italia che potrebbero invadere il nostro Paese, ma al contempo impieghiamo questo grandissimo contingente di risorse per sostenere un Paese straniero.
La nostra idea è un'altra, cioè impiegare quelle risorse sul comparto delle Forze dell'ordine, anche per superare quel famoso del 10 per cento che noi registriamo su Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, perché per noi la sicurezza nelle città è fondamentale . Dobbiamo registrare, purtroppo, che anche se ci sono stati sforzi importanti da parte del Governo con riforme che, comunque sia, hanno voluto dare un cambio di passo, le problematiche persistono. Noi abbiamo pronto, da questo punto di vista, un pacchetto di proposte, che sarà tra pochissimo presentato, proprio su quel comparto al fine di innalzare le tutele degli stessi operatori.
Però, oltre a innalzare le tutele degli operatori delle Forze dell'ordine che agiscono quotidianamente per la tutela collettiva della Nazione, bisogna naturalmente anche agire sul comparto delle risorse, per esempio sulla questione degli straordinari, e quelle risorse si possono prendere, a nostro avviso, da quel capitolo di bilancio. C'è chi dice che non è possibile perché i capitoli non possono essere toccati, ma ci sono, da questo punto di vista e in modo evidente, gli scostamenti, dove è possibile fare delle modifiche tra le tabelle e tra le pieghe del bilancio dello Stato, e noi intendiamo proprio questo.
Per questo abbiamo presentato quest'ordine del giorno, anche per andare a far scoprire le carte a certe forze politiche che, a parole si dichiarano sempre contrarie all'invio di ulteriori armamenti a favore dell'Ucraina ma poi, nei fatti, dimostrano, con i propri voti, di essere terribilmente in contraddizione perché votano a favore. Quest'ordine del giorno, che poi verrà seguito anche da altri dei colleghi Pozzolo e Sasso, è una grande prova, perché da questo punto di vista toglieremo ogni dubbio agli italiani su chi coerentemente presenta atti che contengono un contenuto funzionale alla soppressione di ogni qualsivoglia invio di armamenti a favore dell'Ucraina e chi, invece, di fronte a questo impegno voterà in modo contrario. Adesso vedremo chi passerà dalle parole ai fatti. Noi sicuramente, e vediamo quali altre forze politiche ci seguiranno .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Ricciardo Ricciardi. Ne ha facoltà.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Purtroppo, noi riteniamo questi ordini del giorno, presentati dalla nuova forza politica del Parlamento, un qualcosa di abbastanza simile alla carta straccia. Lo riteniamo per diversi motivi. In primo luogo, perché noi non diamo credibilità a chi viene eletto in un partito e tradisce il mandato degli elettori. Noi siamo l'unico partito che non ha mai accettato trasformisti all'interno delle proprie fila . Nessuno si può vantare di questa condotta rispettosa della democrazia italiana.
In secondo luogo, qui si parla di provvedimenti, di coerenza a quei provvedimenti. Signori, nel 2023 avete votato favorevole al decreto sull'Ucraina e nel 2024 favorevole al decreto d'invio armi all'Ucraina - non tutti i componenti dell'attuale gruppo; c'era qualcuno che era sempre assente forse perché le armi se le teneva per sé durante i festeggiamenti di Capodanno, non lo so -; comunicazioni del Consiglio europeo del 22 ottobre 2025, cioè ieri l'altro, favorevoli alla risoluzione di maggioranza e contrari agli impegni sulle nostre risoluzioni. Signori, la pace è una cosa seria, è la cosa più maledettamente seria che esista a questo mondo e farne propaganda è una roba vigliacca.
Poi la credibilità di votare “sì” alla fiducia al Governo . Signori, come si fa a tenere in piedi la fiducia a Crosetto, il lobbista delle armi? A Tajani, colui per il quale il diritto internazionale vale a giorni alterni? Alla Meloni che, quando arrivano i problemi in Europa, si nasconde e non si sa più dove trovarla? È quella che aveva l'idea sull'Ucraina, ma ancora ce la deve far vedere questa idea sull'Ucraina, che scommette sulla vittoria dell'Ucraina sulla Russia. Voi le avete dato la fiducia, le avete dato la fiducia oggi . Quindi, che valore ha un ordine del giorno di questo tipo? Avete dato la fiducia al vostro ex capitano e ora passate da un capitano a un generale, perché per voi evidentemente la politica è obbedienza a un individuo, non è obbedienza a delle idee .
Allora oggi vediamo per l'ennesima volta la destra più estrema in questo Paese - perché, purtroppo, c'è la destra estrema e poi ne arriva sempre un'altra più estrema - in cui veramente, come nella migliore delle tradizioni della destra, il coraggio è solo a parole, è solo negli slogan, poi nei momenti delle fughe sono i primi ad andarsene. Io devo fare i complimenti all'editore del libro di Vannacci che l'ha titolato . Il libro di Vannacci si intitola . E allora io la chiudo con Totò, che diceva: “Il coraggio ce l'ho. È la paura che mi frega” .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Bonelli. Ne ha facoltà.
ANGELO BONELLI(AVS). Signor Presidente, il gruppo Alleanza Verdi e Sinistra voterà “no” a tutti gli ordini del giorno del gruppo - chiamiamolo così - di Vannacci, per un motivo molto semplice, perché dal punto di vista valoriale non abbiamo nulla a che fare con la destra xenofoba che vuole in questo Paese dare lezioni valoriali e di coerenza. Non abbiamo nulla a che fare e devo dire che troviamo incredibile - è un messaggio veramente pessimo a chi oggi guarda la politica e penso ai giovani - quello che è accaduto, cioè pensare che la politica sia un autobus dove sali e scendi tranquillamente e senza porsi il problema di chi ti ha eletto, che francamente è un qualcosa che non accettiamo.
Non lo accettiamo, ma diciamo anche una cosa molto, molto chiara: i nostri ordini del giorno sono molto chiari, la nostra posizione è molto coerente e viene da lontano. C'è il tema della lotta per la pace, della negoziazione, la necessità di fermare in questo pianeta il riarmo, che questo Governo ha approvato attraverso il 5 per cento, dove i parlamentari, che oggi si ribellano, avevano in realtà votato tutti i provvedimenti di questo Governo . Ma c'è anche un altro aspetto. Noi vogliamo, come diceva Papa Francesco, trattare anche con il nemico e con l'avversario; non è una resa, ma noi non siamo filo-putiniani. Noi pensiamo che quel regime sia un regime che viola costantemente i diritti umani e i diritti civili, mentre altri, invece, pensano che Putin sia un punto di riferimento, ma per noi non lo è. Quindi, noi voteremo in maniera convinta e forte “no” su tutti gli ordini del giorno presentati da questo gruppo .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2754-A/1 Ziello, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2754-A/2 Pozzolo, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pozzolo. Ne ha facoltà.
EMANUELE POZZOLO(MISTO). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, dopo qualche urlata, io mi prenderei, se mi è concesso, qualche minuto per provare a fare un ragionamento. E non nascondo, come Futuro Nazionale, assieme ai colleghi Ziello e Sasso, lo stupore per il “no” del Governo, per la non volontà del Governo a provare a ragionare su dei testi che ci sembravano ordini del giorno ragionevoli, che ponevano e pongono una questione politica all'interno del perimetro non tanto e non solo del centrodestra, ma di tutta quest'Aula.
Vedete, noi con quest'ordine del giorno che sto illustrando chiediamo un atto politico chiaro, un cambio di passo sulla gestione della guerra e del supporto all'Ucraina.
Dopo quasi quattro anni di guerra, pare evidente a tutti coloro i quali abbiano un sufficiente grado di intelligenza che la strategia che abbiamo seguito, come Italia, come Europa, fino ad ora - quella di rafforzare militarmente l'Ucraina per addivenire a una più veloce pace, nell'ottica di rendere proporzionale la forza militare tra le forze ucraine e quelle russe - evidentemente non ha funzionato , perché se avesse funzionato non saremmo qua oggi a discutere dell'ennesimo invio di miliardi di soldi del popolo italiano a Zelenski.
Ora, che non abbia funzionato io penso che lo diamo per assodato, per chi almeno vuole ammetterlo. Il tema - attenzione - che noi poniamo quando diciamo “no” a proseguire con i soldi sugli armamenti non è una resa dell'Ucraina alla Russia: questo è un tema che va affrontato chiaramente, va detto chiaramente, non funziona una certa propaganda su questo punto. Non è l'abbandono dell'Ucraina, è una presa d'atto. È una presa d'atto della necessità di una svolta e, vedete, quella svolta che noi indichiamo è la svolta di richiamare la forza della politica al tavolo. L'Italia può svolgere un ruolo essenziale. Non è soltanto foraggiando l'impianto bellico - o, meglio, non è per nulla foraggiando l'impianto bellico - che possiamo accelerare verso una pace: è soltanto ed esclusivamente richiamando l'altezza della politica, l'altezza della diplomazia.
Il nostro Paese ha una tradizione in questo senso, che sicuramente non sfugge né a destra, né a sinistra, e nemmeno al centro; sicuro non sfugge a Roberto Vannacci e non sfugge a Futuro Nazionale. Perché, guardate, le proposte politiche contenute nei nostri ordini del giorno non sono provocazioni - come ho sentito urlare prima - e non sono nemmeno questioni di equilibrismi tattici nel centrodestra o in una coalizione politica. Sono semplicemente proposte che, in un Parlamento, dovrebbero essere prese sul serio, discusse, magari anche dal Governo, volendo, con proposte di modifica: ciò che, purtroppo, oggi abbiamo preso atto non essere avvenuto.
Vedete, la guerra tra ucraini e russi è una guerra che troppo spesso viene derubricata in termini puramente ideologici, e molto poco spesso viene invece analizzata per quello che è: una drammatica ferita nel cuore dell'Europa, una ferita che riguarda due popoli che sono due popoli cristiani, una spaccatura potenziale incredibile sul futuro della nostra Europa, sulla quale non si può soltanto pensare di poter agire in termini militari, perché i termini militari, presto o tardi, la storia si incaricherà di dimostrare che dovranno trovare la parola fine. E la parola fine si trova - questa è la politica, questa è la diplomazia - sedendosi a un tavolo, con in mente le parole che Giovanni Paolo II disse oramai tanti anni addietro, quando consigliò all'Europa di tornare a respirare con i suoi due polmoni: quello occidentale, latino sostanzialmente, e quello orientale, bizantino.
Quell'Europa - quell'Europa che Giovanni Paolo II disse che parte dall'Atlantico e va agli Urali - è ancora un'Europa in cui noi crediamo, in cui Futuro Nazionale crede, in cui chi è di destra deve continuare a credere . Non è, però, l'Europa che fa la guerra alla Russia per difendere l'Ucraina per sempre.
Bisogna tornare alla politica, bisogna tornare ad avere la forza e il coraggio di sedersi a un certo momento e di raccontarci che, se vogliamo il bene dei nostri figli, delle nostre future generazioni, delle future generazioni ucraine e delle future generazioni russe, noi dobbiamo trovare il coraggio politico oggi.
E questa era la proposta contenuta in quest'ordine del giorno, ossia quella di chiedere all'Italia di intervenire anche presso la Santa Sede, perché la forza della Chiesa cattolica e l'autorevolezza morale del Papa potrebbero aiutare in modo determinante, anche tramite il dialogo con le Chiese ortodosse, a creare un canale di dialogo concreto, vero, efficace, anche politico; quello che, invece, non è contenuto come principio in chi vuole soltanto cercare di risolvere quella situazione militarmente sul campo. Ma, militarmente, questa guerra la stiamo perdendo.
È stata persa, oggi, anche un'altra occasione politica in quest'Aula: quella di provare a fare politica seriamente e a ragionare su un tema. Perché, da una parte, c'è chi urla al pericolo fascista e, dall'altra, c'è chi non ha avuto oggi, su questo tema, la volontà di ragionare in termini di politica alta .
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2754-A/2 Pozzolo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2754-A/3 Sasso sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2754-A/3 Sasso, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Visto che non ha funzionato il dispositivo, annulliamo la votazione che abbiamo appena celebrato e la riproponiamo. Non so se la verifica tecnica la si possa fare prima o durante… Va bene, lo pongo di nuovo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2754-A/3 Sasso, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Vediamo che succede. Si è riattivato il collegamento, quindi siamo nella regolarità.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2754-A/4 Perantoni, sul quale c'è il parere contrario del Governo.
Ha chiesto di parlare il collega Perantoni. Ne ha facoltà.
MARIO PERANTONI(M5S). Grazie, Presidente. Parliamo dell'ordine del giorno a mia prima firma, un ordine del giorno del MoVimento 5 Stelle, movimento che, da sempre, ha contestato la politica del Governo, ha sempre contestato la politica europea, si è sempre battuto contro questa guerra, contro il riarmo, contro lo sperpero di risorse, contro il fomentare il conflitto tra Russia e Ucraina.
Non ci siamo svegliati l'altro giorno. Il MoVimento 5 Stelle è da anni che porta avanti questa battaglia e, coerentemente, continua a portarla avanti, chiedendo che questo conflitto cessi, chiedendo che finalmente la diplomazia faccia il suo corso. Quella diplomazia che è stata bellamente ignorata dal Governo e da coloro che, fino a poco tempo fa, individualmente, erano in questa maggioranza e della quale continuano a fare parte, visto che a livello europeo non si è assolutamente presa nessuna iniziativa degna di tal nome per far fronte alle esigenze diplomatiche necessarie a fare dei passi concreti per la cessazione del conflitto.
Ricordiamo tutti, anzi, che ogniqualvolta il pur fortemente contestabile Presidente americano ha tentato di portare avanti un dialogo per arrivare alla risoluzione del conflitto, c'è sempre stato qualcuno, in particolare in Europa, che ha cercato ed è riuscito, fino ad oggi, a mettere i bastoni fra le ruote. E non mi pare che da parte del Governo italiano, in particolare da Giorgia Meloni e in particolare dal nostro Ministro degli Affari esteri, ci siano state delle iniziative tali da poter dire che ci siamo distinti e che ci siamo attivati diversamente da quelle che sono le politiche della Kallas, le politiche della von der Leyen, le politiche di quello che un tempo era il Primo Ministro britannico, Boris Johnson, che pare continuino ad essere portate avanti dall'attuale Governo britannico.
Quindi non è che il Governo, chi ne fa parte, chi continua ad essere maggioranza di questo Governo, abbia molto titolo per parlare di pace, per parlare di o per parlare di altro. Quindi, ben vengano le iniziative, ma devono essere serie e concrete, e, visto che vengono dall'interno della maggioranza, ci auguriamo che si estendano a gran parte dei componenti della maggioranza stessa.
Detto questo, si tratta di un ordine del giorno che chiede semplicemente di palesare le spese, di relazionare al Parlamento sulle spese che vengono affrontate per fornire i materiali e gli armamenti, in quanto è oggetto di questo decreto. Non stiamo chiedendo la desecretazione delle liste di materiale bellico, perché, anche su questo, più volte sono state avanzate richieste dall'opposizione, ma c'è stato un diniego da parte della maggioranza, dal mio punto di vista assolutamente incomprensibile, perché non si tratta certo di questioni di sicurezza nazionale: stiamo parlando di forniture all'estero di armi che vanno a un Paese straniero e il Parlamento ha tutto il diritto di sapere che cosa l'Italia sta mandando all'estero.
Ma, comunque, non addentriamoci in questo specifico tema.
Stiamo parlando di spese: stiamo parlando di 3 miliardi che pare siano stati destinati per sostenere le spese del trasferimento di questi materiali, dei quali però non si sa niente. Allora, almeno sulle spese ci volete dire? Ce le vorrete rendicontare? Vorrete rendere conto al Parlamento di quelle che sono le spese che sostengono gli italiani - vostro tramite - per l'Ucraina? Questo è. È incomprensibile che il Governo non acceda a una richiesta di questo genere. Questa è l'ennesima dimostrazione del fatto che fate e volete fare tutto di nascosto, senza rendere conto agli italiani .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Ricordo che il suo ordine del giorno è sottoscritto da diversi suoi colleghi: Dell'Olio, Carmina…gli altri si avvicinino al banco della Presidenza.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2754-A/4 Perantoni, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2754-A/5 Francesco Silvestri.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Francesco Silvestri. Ne ha facoltà.
FRANCESCO SILVESTRI(M5S). Grazie, Presidente. Semplicemente due parole su un tema che mi sta molto a cuore, quest'Aula lo sa benissimo, che è il tema della segretazione. Io ho portato questo tema in Aula molte volte. Un anno fa svolsi un e lì dove c'è seduto lei, Sottosegretario, c'era il Ministro Crosetto. Quando chiesi la motivazione politica della segretazione delle armi che l'Italia ancora ha, essendo l'unico Paese ad averla, perché, quando siamo partiti, è ovvio, era una fase di partenza, ma oggi siamo rimasti l'unico Paese, il Ministro mi rispose - i tabulati si possono leggere -, mi rispose: effettivamente, ci sto pensando, mi state facendo venire voglia di desecretare l'invio delle armi.
Ora, a parte che sono contento di aver fatto venir voglia al Ministro Crosetto di fare una cosa buona, il punto è che poi, da lì in poi, non si è più saputo nulla, cioè il Governo mai più si è espresso sul motivo per il quale noi siamo gli unici, fondamentalmente, a mantenere questa segretazione. Ed è una motivazione che io credo che spetti a quest'Aula, spetti alla cittadinanza fuori. Anche perché qui, vede, nessuno sta chiedendo informazioni operative, nessuno ha la volontà di aiutare, con delle informazioni, il nemico che si sta combattendo, che voi state combattendo, però, il punto è che si sta chiedendo una motivazione su dove vanno a finire delle risorse pubbliche ad uso di armi, in un momento di guerra. Credo che, se la Francia ha fatto delle scelte diverse, l'Inghilterra, la Germania, e altri hanno fatto delle scelte diverse, ebbene, su qualcosa bisogna che ragioniate qui in Italia.
Io ho seguito anche quello che è successo negli Stati Uniti, che erano il primo fornitore di armi per la causa ucraina; adesso le hanno scaricate su noi europei, continuiamo a pagarle noi europei, anzi, abbiamo aumentato, e mi sembra che non ci sia un'inversione di tendenza. Però, anche gli Stati Uniti, in quel momento, avevano addirittura fatto il contrario: avevano sviluppato un piano specifico per prevenire delle deviazioni sui traffici illeciti. Perché lo voglio dire chiaramente: non c'è nessuna riprova che determinate armi, poi, vadano nel mercato nero. Però, è chiaro che, se quello che al tempo era il primo fornitore di armi si era dotato di strumenti di trasparenza nel vedere dove andavano a finire determinate armi, io non capisco perché da Trump prendete tutto, meno che l'unica cosa che dovevate prendere, che era mettere maggior trasparenza su quella che è la destinazione dei fondi pubblici sul mercato delle armi .
Allora, io dico: è passato un anno, un anno e mezzo, uno può condividere o non condividere un'opinione, lei può alzarsi, dire una sua opinione e io posso condividerla o non condividerla. Il problema è che, su un tema del genere, il Governo non si è ancora espresso a distanza di un anno e mezzo, a fronte di aperture del Ministro Crosetto, che, poi, si sono perse nei meandri di questi uffici, di queste Camere, non si sa dove. Allora, quello che io le chiedo, nel rispetto delle parti e delle posizioni politiche: c'è un motivo per il quale noi stiamo mantenendo il segreto sull'invio delle armi e il popolo italiano non può avere trasparenza su queste spese pubbliche?
Questa è la domanda che le faccio. Mi piacerebbe che qualcuno della maggioranza, della Commissione o del Governo rispondesse, dopo un anno e mezzo. Io credo che ne abbiamo diritto e che questa sia una domanda assolutamente legittima
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Pongo in votazione il suo ordine del giorno, firmato anche dal deputato Iaria… Ah no, vuole parlare? Perdoni. Ha chiesto di parlare l'onorevole Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA(M5S). Sì, grazie. Chiedo al collega se posso sottoscrivere l'ordine del giorno, anche perché dobbiamo dire che, sul tema della guerra in Ucraina, possiamo fare tre considerazioni che penso debbano essere patrimonio di tutti. Purtroppo abbiamo visto sacrificare tante vite umane in questa guerra, abbiamo visto sacrificare tanta democrazia in questi tre anni, per perseguire questa velleità guerrafondaia dell'Europa, in particolare dell'Italia e, come dice bene l'ordine del giorno, abbiamo perso anche tante risorse, che si potevano investire in altro modo.
Cosa possiamo dire di più se non fare almeno chiarezza su quanto abbiamo buttato via come soldi e su quanto abbiamo buttato via come dignità di un Paese che ha inseguito una vittoria dell'Ucraina, facendo perdere l'Ucraina e la sua posizione, anche di un possibile Stato che poteva contrattare una resa o una pace migliore di quella che contratterà in futuro, chiaramente con condizioni sicuramente più sfavorevoli?
Chi ci ha guadagnato su questa guerra lo sappiamo benissimo: ci ha guadagnato l'industria delle armi. Chi ci ha perso anche economicamente è il nostro Paese. Infatti, dobbiamo ricordare ai nostri cittadini italiani che abbiamo perso tantissimi soldi, tantissimi soldi delle nostre imprese, tantissimi soldi nel caro energia, tantissimi soldi e tante possibilità di creare un futuro migliore. Quindi, la pace non è soltanto uno slogan che viene deriso, come il fiore nei cannoni o altro. La pace è anche la possibilità di fare un nuovo tipo di economia, cosa che, in questi anni, è stata completamente dimenticata dall'Europa, ma in particolare dal nostro Paese
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2754-A/5 Francesco Silvestri, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2754-A/6 Lomuti, sul quale vi è il parere contrario del Governo Ha chiesto di parlare l'onorevole Lomuti. Ne ha facoltà.
ARNALDO LOMUTI(M5S). Grazie, Presidente. Quest'ordine del giorno sia nelle premesse, sia nell'impegno, per l'ennesima volta, sta cercando di significare al Governo le ragioni della scelta della via diplomatica - rispetto a quella unica nella quale ci siamo chiusi, cioè l'invio delle armi -, che è la scelta vincente, che, magari, ci fa porre più di qualche domanda. Presidente, quella principale è: chi è veramente amico degli ucraini, chi cerca di fermare il conflitto o chi cerca, invece, di alimentarlo? Questa è una domanda la cui risposta potrebbe essere un paradosso. Infatti, continuare unicamente su questa via ed escludere, così come abbiamo fatto, noi, insieme a tutti gli altri Paesi dell'Occidente, qualsiasi tentativo di via diplomatica, ci pone come corresponsabili di quanto sta accadendo in Ucraina, della sua distruzione, della perdita dei territori e anche della perdita delle vite umane.
Ecco, se togliamo quel velo ipocrita, che ci fa credere di essere sempre quelli superiori a tutti, allora, anche la fandonia che ci è stata raccontata del regolamento di conti fra il bene e il male fa cadere anche questa riflessione. Alla fine, andiamolo a vedere veramente, che cosa ha fatto il bene e che cosa hanno fatto gli altri. Possiamo anche scoprire che, nella storia, il bene ha fatto più guerre e più morti rispetto a quelli che consideriamo il male.
Ma detto ciò, continuare su questa strada vuol dire non capire un'altra cosa evidente, che ha riconosciuto lo stesso Crosetto a novembre, ossia che il problema di quel conflitto, per quanto riguarda l'esercito ucraino, non sta tanto nella fornitura di armi, ma nel fatto che c'è una disparità di uomini sul campo, che è la vera causa principale per la quale l'esercito ucraino, soprattutto se ci riferiamo alla grande offensiva che non c'è mai stata, risulta soccombente.
Allora, se non capiamo questo, Presidente, siamo corresponsabili. È una cosa che non dice soltanto il MoVimento 5 Stelle o la stampa libera; lo ha detto Crosetto a novembre, ma io richiamo la riflessione di questo Parlamento sul fatto che queste sono le parole dell'ex Ministro degli Esteri Kuleba che, quando era Ministro degli Esteri, chiedeva alla NATO armi, armi e ancora armi, ma oggi ha detto una cosa molto importante, ossia che i russi non si fermeranno nemmeno con la minaccia dei missili Tomahawk a lunga gittata.
Il problema dell'esercito ucraino è che non ci sono più uomini né donne da mandare al fronte. Allora, perché ostinarsi, Presidente? Siamo stati da sempre sulla linea della diplomazia e siamo stati accusati di ogni cosa: di essere filorussi, disfattisti, “pacifinti”. Qualcuno ci ha detto anche che siamo traditori della Patria. Però, oltre a collezionare questi giudizi scialbi e dozzinali, c'è un altro elemento, un altro ingrediente, in questa questione storica - la storia avrà giudizi molto pesanti su di noi, Presidente -, che è quello della collezione di bugie e di fandonie sulla quale sono stati narrati questa situazione e questo conflitto. Ce lo ricordiamo quando Draghi - l'apostolo, l'evangelico - diceva che la Russia non ha più le armi e che i soldati russi combattono con le pale? E quando ci poneva anche il dilemma se dovevamo scegliere fra il riscaldamento e l'aria condizionata o la pace?
C'è un dato, Presidente. Noi abbiamo sempre condannato quell'aggressione, abbiamo sempre riconosciuto che c'è un aggredito e un aggressore, ma abbiamo sempre fatto qualcosa in più rispetto a voi, cioè verificare qual è stato il ruolo della NATO e degli Stati Uniti d'America, perché hanno usato l'Ucraina… Lei ride, Presidente, ma è così, è la verità. Lei ride, ma l'Ucraina è stata usata come testa d'ariete per provocare un'aggressione che quelli là aspettavano da anni. Ce la dobbiamo dire, la verità, Presidente. Questa è una verità che ci dovrebbe far pensare su come, invece, doveva essere affrontata, nella genesi, questa crisi, che è iniziata non nel 2022, ma nel 2014.
Allora, è stato detto di tutto: che Putin aveva i giorni contati - non si sa quanti tumori doveva avere Putin - e che col nemico non si doveva trattare. Ma se non tratti col nemico, con chi tratti? Con l'amico? Abbiamo continuato e continuiamo ancora a dire che la guerra finirà, quando la Russia si ritirerà dai suoi territori. Allora - invito a fare un altro esercizio, Presidente, a tutti quanti, a tutti quelli del Parlamento che voteranno contro quest'ordine del giorno -, proviamo a togliere i russi e a mettere Israele e che la tensione nel Medio Oriente finirà quando Israele si ritirerà dai territori occupati. Anche questo abbiamo fatto: usare sempre il doppio peso e misure diverse su situazioni invece analoghe.
Se Zelensky stesso dice che abbiamo un problema di uomini, se lo dice Kuleba, se lo dice Crosetto, perché continuare su questa strada? Ecco perché alla fine vorrei avere una risposta a questa domanda: chi è veramente amico degli ucraini? Chi cerca in tutti i modi di far finire questa guerra o chi cerca di alimentarla con questi decreti ?
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2754-A/6 Lomuti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2754-A/7 Pellegrini sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pellegrini. Ne ha facoltà.
MARCO PELLEGRINI(M5S). Grazie, Presidente. L'ultima tappa della folle strategia esclusivamente bellicista dell'Europa - una strategia che i fatti, purtroppo, hanno dimostrato essere sbagliata e non è un'opinione, ma lo dimostrano i morti e i fallimenti, purtroppo, ripeto “purtroppo” e lo ripeterò altre volte, sul fronte russo-ucraino - l'abbiamo vista e l'abbiamo registrata a Parigi il 6 gennaio scorso, dove i cosiddetti Volenterosi si sono riuniti e hanno parlato e deciso - quasi deciso - una serie di cose che lasciano un po' perplessi tutti noi.
Per esempio, la possibilità di inviare truppe di terra in Ucraina, che dovrebbero essere truppe di interposizione, però sono truppe europee, quindi truppe della NATO; il che lascia un po' perplessi perché questa guerra - a dire della Russia e a dire del folle e vigliacco invasore russo - è nata proprio perché i russi stessi non volevano truppe NATO, forze NATO, in Ucraina. Quindi, sarebbe una strana proposta di pace o di tregua, che è esattamente quella che ha fatto scoppiare la guerra.
Al di là di questo, in quella che ho definito l'ultima tappa, ma sicuramente, Presidente, ce ne saranno purtroppo molte altre di queste tappe esclusivamente belliciste, in quell'occasione si è deciso anche di continuare a fornire armi all'Ucraina e, quindi, declinare l'ipotesi forte di un negoziato forte e di far sedere a un tavolo negoziale Putin e Zelensky, sperabilmente con la mediazione dell'Europa, proprio per cercare di trovare un accordo per fermare l'emorragia e le morti ucraine, che si susseguono da 4 anni, e per fermare l'emorragia di territori che ogni giorno purtroppo - lentamente, ma vengono occupati - vengono occupati dalla Russia. Invece, l'Europa da 4 anni - anche il Governo italiano, anzi soprattutto il Governo italiano - declina questa possibilità e abbraccia soltanto l'ipotesi bellicista.
In questa ipotesi c'è anche quella di continuare ad acquistare armi. Qualche settimana prima del 6 gennaio 2026, si è cominciato a parlare, sempre più insistentemente, di un meccanismo che dovrebbe consentire ai soggetti alleati di acquistare armamenti direttamente dagli arsenali degli Stati Uniti, per poi girarli all'Ucraina. Quindi, si favoleggia, perché non abbiamo ancora nulla di sicuro, di contributi che, per esempio, per l'Italia dovrebbero ammontare a circa 140 milioni come prima . Ma siccome non abbiamo nulla di sicuro, noi chiediamo proprio al Governo delucidazioni in merito. Quindi, innanzitutto, noi crediamo che i cittadini italiani abbiano il diritto di sapere - quindi, noi lo chiediamo in maniera ufficiale - la verità, innanzitutto se l'Italia, il Governo italiano, ha intenzione di aderire al cosiddetto PURL che, quindi, dovrebbe rappresentare questo sistema che consentirebbe l'acquisto di armi esclusivamente americane, come dicevo prima, acquistate con i soldi degli europei, dei cittadini europei, da girare appunto all'Ucraina.
È un sistema che in buona sostanza è stato imposto da Trump ai suoi alleati e i suoi alleati, come hanno fatto da quando Trump è stato rieletto, hanno detto sì per l'ennesima volta. Tra l'altro, aggiungo, a favore di questa discussione che stiamo tenendo in quest'Aula, che, non più tardi di qualche settimana fa, il Segretario generale della NATO, Rutte - quello che chiama “” il Presidente Trump, questo per far capire il tipo di rapporto di subalternità che c'è - ha affermato che non basta il riarmo al 5 per cento del PIL, ma dobbiamo riarmarci nella NATO, in Europa, anche dal punto di vista nucleare e dobbiamo arrivare almeno al 10 per cento. Questo è l'orizzonte di questi figuri. Questo è quello che vogliono imporre ai cittadini europei e ai cittadini italiani.
Mi avvio a concludere, Presidente. Io credo che noi dobbiamo avere dal Governo delle risposte precise in merito a questo PURL, perché ci sono state delle dichiarazioni contraddittorie. Per esempio, a ottobre il Ministro Crosetto aveva comunicato l'adesione italiana. Il mese successivo, a novembre, il Ministro Crosetto stava per andare a Washington proprio per discutere l'ammontare della quota italiana e la partecipazione italiana e poi è stato stoppato all'ultimo minuto. A dicembre, il Ministro Tajani aveva invece definito prematura l'adesione italiana a questo piano e noi davvero brancoliamo nel buio.
Io ritengo sia, Presidente, inaccettabile che il Governo abbia questi comportamenti, che non sia chiaro con i cittadini italiani, posto che i soldi che verranno utilizzati per comprare le armi sono degli italiani, vengono presi sulla carne viva degli italiani. Allora perché non dite la verità ?
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2754-A/7 Pellegrini, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2754-A/8 Riccardo Ricciardi sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2754-A/8 Riccardo Ricciardi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2754-A/9 Orrico. Onorevole Orrico, accoglie la riformulazione? Sì, è accolta. Passiamo dunque all'ordine del giorno n. 9/2754-A/10 Appendino sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2754-A/10 Appendino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2754-A/11 Rosato. Onorevole Rosato, accoglie la riformulazione? Sì, è accolta. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2754-A/12 Bonetti sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare il Sottosegretario Perego di Cremnago. Ne ha facoltà.
MATTEO PEREGO DI CREMNAGO,. Grazie, Presidente. Cambio il parere con la seguente proposta di riformulazione: espunte le premesse, l'impegno diventa: “a proseguire, per quanto di competenza, nell'assicurare che il supporto, ivi compresa la cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti, anche di natura militare, alle autorità governative dell'Ucraina, sia continuamente orientato e funzionale alla difesa dello Stato ucraino e alla protezione della sua popolazione civile”.
PRESIDENTE. La ringrazio, Sottosegretario. Onorevole Bonetti, accoglie la riformulazione? Sì, è accolta. Passiamo dunque all'ordine del giorno n. 9/2754-A/13 Ruffino. Onorevole Ruffino, accoglie la riformulazione? Sì, è accolta.
Passiamo dunque all'ordine del giorno n. 9/2754-A/14 Carotenuto sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2754-A/14 Carotenuto, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2754-A/15 Bonelli sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2754-A/15 Bonelli, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2754-A/16 Pastorella. Onorevole Pastorella, accoglie la riformulazione? Sì, è accolta.
Passiamo dunque all'ordine del giorno n. 9/2754-A/17 Fratoianni sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2754-A/17 Fratoianni, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2754-A/18 Zanella sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare la deputata Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Io chiedo al Governo di riconsiderare il respingimento di quest'ordine del giorno. Noi chiediamo che vengano adottate le misure di sicurezza e di tracciamento, anche nelle opportune sedi dell'Unione europea, sui flussi di armamenti, rafforzando i controlli sugli stessi per evitare che l'Ucraina diventi quello che è possibile ancora forse evitare, un del traffico d'armi. Perché questo è uno degli effetti della guerra in questo teatro, così come in altri e così come abbiamo visto nei Balcani occidentali.
Non so, queste sono le premesse che io indico nel nostro ordine del giorno e sono premesse presenti nei vostri documenti, nei documenti del Pentagono, dell'Europol. Ma stiamo scherzando? Ma informatevi. Cioè, noi parliamo di migliaia e migliaia di articoli militari - almeno 39.139 - che non sarebbero stati monitorati. Cosa significa questo? Che ci sono migliaia di armi che possono essere oggetto di traffico - anzi, già lo sono, lo dicevo nella dichiarazione sul voto di fiducia - e già sono presenti negli arsenali delle organizzazioni criminali, tipo la . In Spagna sono stati rintracciati, è una cosa nota.
A me sembra che questo Governo nemmeno si ponga il problema della tracciabilità di quello che viene inviato, che può essere trafugato e che è già nelle mani delle mafie russe e ucraine. Mettetevi una mano sulla coscienza, anche perché ne riparleremo quando la guerra sarà finita .
PRESIDENTE. Se non vi sono altri interventi, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2754-A/18 Zanella, con il parere contrario del Governo, che, nonostante il suo appello, mantiene la propria contrarietà.
Dichiaro aperta la votazione…
Revoco la votazione, perché aveva chiesto la parola il deputato Carotenuto. Prego, a lei.
DARIO CAROTENUTO(M5S). Sì, Presidente, per chiedere alla collega di sottoscrivere l'ordine del giorno.
Intervengo perché voglio veramente sottolineare una che, dal mio punto di vista, è folle. È veramente folle, perché poco fa, ad esempio, avete bocciato il mio ordine del giorno, nel quale semplicemente vi chiedevo di valutare se queste spese fossero congrue rispetto allo stato della povertà nel nostro Paese.
Voi non solo bocciate quell'ordine del giorno, ma addirittura vi rifiutate di andare a categorizzare e a pubblicare le spese militari che andremo ad affrontare. E, quindi, viene meno anche questa possibilità di dire: va bene, effettivamente c'è una priorità da questo punto di vista, abbiamo bisogno di comprare armi. Ossia la possibilità di convincere gli italiani, che, sì, magari non si possono permettere il latte o una TAC - perché, vedete, con un carro armato non è che ci si fa una TAC -, però effettivamente uno vede la lista che avete pubblicato e se ne fa una ragione. E invece no, non è possibile.
Le risorse che state mettendo anche in questo decreto pesano come macigni sul bilancio dello Stato. E intanto dove avete raccolto un po' di denaro? Da fondi relativi a misure destinate alle persone in difficoltà e alle famiglie fragili. Penso al Fondo morosità incolpevole, che avete lasciato terminare, penso al fatto che avete cancellato il reddito di cittadinanza, ora assegno di inclusione che - lo dicono gli ultimi dati - raggiunge circa la metà delle persone.
Ecco, mentre voi fate tutto questo, poi leggiamo sui giornali storie di povertà gravi nel nostro Paese. Leggevo l'altro giorno di Silvia, una madre di 39 anni con due figli e un lavoro precario perso lo scorso anno, che, con la fine del sostegno al reddito, ha accumulato arretrati d'affitto, e questo inverno ha addirittura spento il suo riscaldamento la sera per risparmiare un po', per garantire almeno ai figli di poter mangiare fino a fine mese. Ecco, quello di Silvia non è un caso estremo ma quello di una famiglia qualunque, travolta dall'aumento dei prezzi e dalle fragilità del lavoro.
Ora, io con quell'ordine del giorno vi chiedevo di rivalutare l'impatto economico e sociale dell'incremento delle spese militari connesse all'attuazione di questo decreto-legge, confrontandolo con i bisogni interni legati alla povertà assoluta e relativa nel nostro Paese. E quindi, conseguentemente, di destinare una quota significativa delle risorse pubbliche a misure strutturali di contrasto alla povertà. Mi sembra una cosa del tutto di buonsenso, in un Paese che conta quasi 6 milioni di persone in povertà assoluta.
Voi, però, votate “no” ed esprimete un parere negativo anche su quest'ordine del giorno che vi chiede almeno un po' di trasparenza su quello che andrete a comprare.
Allora, io quello che voglio dirvi è che noi non vi stiamo chiedendo di disarmare l'Italia, però vi stiamo dicendo, vi stiamo implorando di capire che è prioritario disarmare prima la povertà .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2754-A/18 Zanella, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2754-A/19 Grimaldi, su cui vi è il parere contrario del Governo.
Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2754-A/19 Grimaldi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare il deputato Rossano Sasso. Ne ha facoltà.
ROSSANO SASSO(MISTO). Grazie, Presidente. Quello che ci apprestiamo a votare è il tredicesimo pacchetto di invio di armi e soldi per Zelensky. Dal 2022 ad oggi l'Italia ha fatto abbondantemente la sua parte. Dall'inizio del conflitto ad oggi abbiamo aiutato il popolo ucraino e il suo Governo, il Governo Zelensky, nonostante le numerose ombre e i casi di corruzione che lo hanno riguardato.
Secondo il Pentagono, ci sarebbero lacune sulla tracciabilità di miliardi di dollari e, secondo la Corte dei conti europea, Zelensky avrebbe più volte indebolito le attività delle agenzie anticorruzione ucraine , senza dimenticare gli ultimi e i più recenti scandali delle tangenti e delle ville con i servizi igienici d'oro.
Ma non è questo il punto, Presidente. Presidente, poi magari se mi dà una mano a conferire senza tutto questo trambusto le sarei grato… Grazie, Presidente.
Tralasciando i primi anni del conflitto, quelli in cui anche il MoVimento 5 Stelle votava a favore dell'invio di armi per Zelensky, mi domando e chiedo all'Aula: negli ultimi 12 mesi a cosa è servito inviare ulteriori armi per Zelensky? A una vittoria decisiva contro la Russia? Non mi sembra. Purtroppo, è servito a intensificare il conflitto, causando inutili e ulteriori sofferenze per il popolo ucraino. E, Presidente, temo proprio che Zelensky non abbia alcuna intenzione di volere la pace, e mi auguro che questo non sia per una motivazione per la quale con la pace finirebbero anche gli aiuti economici.
Ma questo cosa conta, quanto vale tutto questo dinanzi alle ulteriori perdite di vite umane che il prolungamento di una guerra comporterebbe? Per Zelensky e i suoi sostenitori europei è più importante difendere la propria posizione o raggiungere la pace? Una pace conseguita oggi è meglio di una pace conseguita domani, e chi lo nega - chi lo nega - pensi, pensi agli effetti, pensi alle vite che continueranno a perdersi senza la pace.
Due considerazioni, Presidente. La prima riguarda i costi per il popolo italiano: oltre agli effetti negativi per le imprese italiane causati dalle sanzioni alla Russia con perdite importanti per il nostro , oltre all'aumento del costo energetico che si è tradotto in bollette drammatiche per gli italiani, ci sono i contributi diretti dei cittadini, dei nostri concittadini, e i contributi anche indiretti tramite fondi che l'Italia finanzia attraverso lo strumento europeo per la pace. C'è chi parla di tre, chi di quattro, chi anche di oltre 5 miliardi di euro dei soldi degli italiani per Zelensky. Ma non vi sembra che inizino ad essere un po' troppi questi soldi? Non credete che con quei soldi avremmo potuto fare qualcosa per gli italiani?
Futuro Nazionale con Vannacci ha le idee molto chiare su questo: usiamo quei soldi degli italiani per assumere più poliziotti, più carabinieri, più finanzieri e non limitiamoci a coprire il , perché è vero che c'è una guerra tra due potenze straniere lontano da noi, però, vede, Presidente, c'è una guerra molto più vicina.
C'è una guerra nelle nostre città, nelle nostre metropolitane, nelle nostre stazioni, dove balordi che imperversano incontrollati nelle nostre città ogni giorno spacciano, rubano, stuprano, rapinano e ammazzano i cittadini italiani. Ecco, pensiamo che è quella la guerra che noi dovremmo foraggiare : la guerra contro i criminali e i delinquenti.
Futuro Nazionale irrompe nella scena politica nazionale, e anche qui in Parlamento, con una identità precisa. Vi stupirò, però per noi vengono prima gli italiani e dopo, con il massimo rispetto, tutti gli altri popoli. Non si può essere, Presidente, identitari e sovranisti a giorni alterni, per poi piegarsi ai “volenterosi”, a Macron, a Starmer e a Ursula von der Leyen. E qui mi rivolgo, per suo tramite, anche alla sinistra, Presidente, alla sinistra alla quale piace giocare alla guerra. Alla sinistra dico di smetterla di essere ipocrita, perché esiste un altro Paese - quello sì che fa parte dell'Unione europea - che è invaso da una potenza straniera, senza che nessuno dei signori di sinistra, ai quali piace giocare alla guerra, abbia mai detto una parola. Presidente, scommetto che non sanno nemmeno di che Stato sto parlando. Non lo sanno, Presidente. Quella nazione, che fa parte dell'Unione europea, si chiama Cipro, ed è invasa da oltre 30 anni da una potenza straniera che si chiama Turchia. Che facciamo? Qui niente soldi, niente armi, niente invio di aiuti militari perché ad Ursula, a Macron e a Starmer non gliene frega niente di Cipro? Bella ipocrisia.
Sappiamo di non essere, Presidente, all'interno del centrodestra, gli unici a pensarla così, però mi dispiace dirlo: noi di Futuro Nazionale siamo stati gli unici a metterci la faccia da subito e a passare dalle parole ai fatti. Facile dire “basta armi per Zelensky” e, poi, votare in modo favorevole. Noi, invece, saremo consequenziali e voteremo “no” al decreto che stabilisce l'invio di ulteriori armi e soldi per Zelensky. La differenza tra gli altri e noi, la differenza che ha visto solo tre lucine verdi, prima, agli ordini del giorno e tutto il Parlamento contro di noi, è qui: si chiama coerenza .
A Futuro Nazionale non interessa piacere ad Ursula von der Leyen, ma non consentiremo mai alle sinistre di tornare al Governo. Oggi abbiamo votato la fiducia al Governo perché abbiamo disegnato un perimetro. Noi lanciamo un segnale forte a questo centrodestra, che ha una forte componente moderata: è arrivata la destra, quella vera, quella che mantiene la parola, perché, Presidente, noi rappresentiamo la voce di milioni di italiani di destra che sono arrabbiati e sono delusi. Noi vogliamo rappresentare quella voce e oggi abbiamo fatto un primo passo, perché il perimetro è quello dell'area dei conservatori. Però al centrodestra, alla destra moderata, lanciamo un segnale molto chiaro: quello di ascoltarci e di rispettarci. Fatelo per quegli italiani di destra che non vanno più a votare, fatelo per la Nazione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Rosato. Ne ha facoltà.
ETTORE ROSATO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Colleghi, c'è qualcuno che vive questo decreto-legge come un fastidioso rito: “troppo lunga questa guerra”, lo abbiamo sentito dire più volte in quest'Aula, in questi mesi; “che noia”, “adesso basta, bisogna finirla”; “sai come la risolviamo?” - c'è qualcuno che propone a destra e a sinistra, poi c'è anche chi fa lo abbiamo appena ascoltato - “togliamo le armi a chi si difende, così la guerra finisce”, che è un sistema semplice per far finire la guerra. Togliamogli le armi, quelle che gli stiamo dando, e così la guerra finisce.
Questa è l'ipocrisia di chi non dice quello che pensa, di chi ha sempre fatto un po' il tifo per Putin. Perché c'è un pezzo della politica italiana che ha sempre fatto il tifo per Putin: lo faceva quando è stata invasa la Crimea e faceva il tifo per Putin, dicendo: che bello, finalmente la Crimea… andava lì, a guardare, a fare… dicendo che la Crimea adesso, finalmente, era libera. Era il 2014. Metteva le magliette di Putin, festeggiava, insomma. È gente che vuole che vinca Putin, e noi siamo qui a discutere con chi ha questa idea politica legittima; poi, è stata travolta da un'ondata dell'opinione pubblica che, all'atto dell'invasione, ha spinto questo Parlamento, in maniera unanime, a sostenere quella battaglia di un popolo che cercava la sua libertà e che cerca la sua libertà.
Ma cosa è cambiato da quel giorno del 2022 ad oggi? Cosa è cambiato? La situazione è uguale dal punto di vista di chi attacca e di chi si difende, di chi aggredisce e di chi è aggredito. Non è cambiato nulla. È cambiato che qualcuno si sta annoiando ed è cambiato che qualcuno fa emergere quello che ha sempre pensato e il fatto che bisogna stare dalla parte di Putin. Perché, tutto sommato, ha un fascino per alcuni, perché Putin è un uomo forte che sta al comando, che non rispetta la democrazia, non rispetta la democrazia nel suo Paese e non rispetta la democrazia con gli altri Paesi. Perché Putin la guerra non è che l'ha cominciata, se l'è inventata con l'Ucraina. È l'ennesimo Paese che aggredisce e, quindi, c'è una continuità. E, infatti, la preoccupazione dei Paesi vicini alla Russia è che, dopo l'Ucraina, ce ne sarà un altro. È di ieri la notizia del comandante dell'Esercito della Norvegia, preoccupato rispetto a quello che sta succedendo. Ma i Paesi baltici? Ma la Svezia? Ma la Finlandia? Paesi che erano assolutamente contrari all'adesione alla NATO, che hanno aderito alla NATO per la preoccupazione di difendere i loro confini e la loro libertà.
La guerra non è un fatto politico, burocratico e, quindi, non siamo qui a decidere, con un decreto, un fatto burocratico. Siamo a decidere rispetto al sostegno o meno di migliaia di persone, milioni di persone, che in queste giornate particolarmente fredde - perché è un inverno ancora più freddo questo qui -, accanto alla fatica di vivere in abitazioni che, spesso, non hanno più l'energia elettrica, non hanno il riscaldamento, hanno la preoccupazione di avere i loro figli o i loro mariti o i loro padri al fronte a combattere, e noi siamo qui a discutere, in modo burocratico, queste cose. Io penso che dovremmo ritrovare l'umanità di pensare che, di fronte a quello che sta accadendo, abbiamo l'obbligo, il dovere, di ritornare ad esaminare le cose con la coerenza, la correttezza e il cuore che bisogna destinare a un popolo che sta difendendo la sua libertà. Certo, perché noi piangiamo tutte le vittime, quelle che stanno sui due fronti, ma c'è sempre un aggressore e un aggredito e questa discriminante non può essere dimenticata da noi, non può essere dimenticato il numero delle vittime civili che oggi ci sono in Ucraina.
Oggi, durante lo stesso periodo in cui ci sono questi incontri di pace - speriamo -, di intesa - speriamo -, qualsiasi tentativo che va in quella direzione trova il nostro sostegno, trova il sostegno del Governo italiano, l'ha sempre trovato, di qualsiasi Governo ci fosse. C'era il Governo Draghi prima, e ha provato tutte le vie diplomatiche che erano possibili, come io sono convinto che questo Governo provi le vie diplomatiche. Ma le vie diplomatiche si provano quando c'è qualcuno che vuole trovare una via diplomatica. Putin non vuole trovare una via diplomatica, lo ha dimostrato. Putin vuole raggiungere i suoi obiettivi militari e, finito con gli obiettivi militari, ne avrà altri di obiettivi militari, perché un dittatore ha bisogno del nemico fuori dai suoi confini, perché deve giustificare la repressione all'interno dei suoi confini con un nemico fuori dai suoi confini. Guardate la storia della Russia di Putin e vedrete se c'è stato un giorno in cui questo non è stato vero.
Poi, stiamo discutendo di un decreto in cui c'è l'ipocrisia dell'atteggiamento della maggioranza. Perché signori, per evitare che Vannacci faccia le sceneggiate che sta facendo - Vannacci è evidente che lavora non per l'Italia, ma lavora per un altro Paese e lavora per Mosca, perché non c'è dubbio che lavori per Mosca , non c'è nessun dubbio, bisogna avere il coraggio di dirlo che Vannacci lavora per Mosca, Vannacci e i soci di Vannacci -, avete avuto l'ipocrisia di cambiare il titolo al decreto. Ma cosa gli dobbiamo mandare agli ucraini? Ma avete ascoltato il Ministro Crosetto in quest'Aula?
L'avete ascoltato, il Ministro Crosetto? Non i rappresentanti di Azione, dell'opposizione, ma avete ascoltato il Ministro Crosetto, quando racconta che cosa serve agli ucraini? Lo diceva in dichiarazione di voto Matteo Richetti stamattina, quando ha detto che dobbiamo mandare gli strumenti per bloccare i bombardamenti. Quali strumenti possiamo mandargli? Le racchette da tennis? Dobbiamo mandargli le batterie antiaeree, dobbiamo mandargli i missili antiaerei, dobbiamo mandargli questo! Dobbiamo mandare le armi per potersi difendere al fronte.
Chi dice che questo non serve è un'ipocrita oppure sta dall'altra parte della barricata. È molto semplice: o è un'ipocrita, perché pensa che la guerra si possa combattere senza armi, oppure sta dall'altra parte della barricata, perché non è interessato a chi vince questa guerra, a chi vince per la sua libertà.
Perché poi gli ucraini, guardate, non è che sono indifferenti alla guerra. Loro la vogliono finire prima di noi.
Io, adesso, anche con Carlo Calenda, andrò in Ucraina per la quinta volta dall'inizio del conflitto. Vi assicuro che mi è capitato più volte di parlare con le persone, anche con chi è al fronte a combattere, anche con chi torna dal fronte senza una gamba e magari ci torna con la protesi. Loro odiano la guerra molto più di noi, ma la combattono perché non vogliono diventare come i bielorussi. Avete mai accolto una delegazione di bielorussi? Li accogliamo tutti, ci sono tutti i partiti, quando accogliamo la delegazione dei bielorussi, quelli che vivono fuori dalla Bielorussia, perché non vogliono stare sotto quel regime. Siamo tutti ad ascoltare e gli diamo tutti solidarietà.
Ecco, gli ucraini non vogliono diventare come i bielorussi, cosa che vorrebbe Putin. E quindi loro combattono per quella loro libertà, per quel loro diritto di avere la stessa democrazia che abbiamo noi, e io penso che questo Parlamento non possa vivere nell'ipocrisia.
Noi voteremo “sì” al decreto, ci mancherebbe. Basta la scritta “aiuti all'Ucraina” che noi votiamo “sì” , però la vostra ipocrisia nel cambiare quel decreto, durante il percorso di conversione in quest'Aula, è stata gigantesca. Per cosa? Per provare a salvare tre di loro che votano in maniera differente? Per accontentare Vannacci? Per evitare che, invece di tre, fossero quattro o cinque?
Ma c'è un confine che va prima delle cose di parte e che distingue a cosa serve la politica? Io credo che questo confine stia proprio su queste cose qui. Quindi, cari colleghi, noi speriamo di non votare più decreti di autorizzazione all'invio di armi in Ucraina, noi speriamo di non votarli più, perché non servono. Ma se servono noi continueremo a votare “sì” e continueremo a ricordarvi che sarebbe vostro dovere fare, con la schiena dritta, quello che fa un Paese a un Paese amico aggredito, cioè sostenerli .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, in dichiarazione di voto, il deputato Della Vedova. Ne ha facoltà.
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Noi voteremo “sì” a questo decreto dopo avere naturalmente votato “no” alla fiducia. Voteremo “sì” nonostante tante cose su cui verrò dopo. Voteremo “sì” perché gli ucraini hanno il diritto di difendersi rispetto alla violenza brutale, illegale, criminale della Russia di Putin e quindi abbiamo il dovere, visto che loro vogliono difendersi e non vogliono arrendersi, come vorrebbe Putin, perché, come è stato detto, non vogliono il destino della Bielorussia, su cui nessuno spende una parola.
Voglio solo ricordare che in Bielorussia, dopo la guerra, Putin ha esteso drammaticamente e definitivamente la sua mano violenta. La Bielorussia è diventata a tutti gli effetti un protettorato. Voglio dire a tutti quelli che, da tante parti, dicono che c'è un tema della NATO, voglio dire a tutti quelli che, nel nostro silenzio generale, Putin ha ridotto la Bielorussia a un protettorato, ha costretto Lukashenko a cambiare la Costituzione, ha messo in Bielorussia, che era un Paese neutrale e denuclearizzato, le bombe nucleari russe a un passo dal confine con la Polonia e nessuno ha obiettato su questo voglio dire e ricordare che, in Bielorussia, tra i tanti prigionieri politici, c'è una donna che darà alla luce terribilmente un bambino dentro il carcere terribile di Minsk e sarà probabilmente, in un mondo che vorremmo definire “civile”, la prima volta che c'è un parto in un carcere per un reato politico.
Ecco, noi, agli ucraini che hanno il diritto e hanno la volontà di difendersi, diciamo “sì” al sostegno, anche militare, perché il resto è tutta ipocrisia. “Voglio la pace e non gli aiuti militari”: ma di che cosa stiamo parlando? Ma allora dite che non volete gli aiuti militari, perché vi va bene che Putin si mangi un pezzo di Ucraina e poi se ne mangerà un altro pezzo come ha sempre fatto? Che farà dell'Ucraina un protettorato come la Bielorussia? Gli lasciamo fare quello che sta facendo in Georgia e poi arriverà nei Balcani con la guerra ibrida, se non direttamente con le bombe? È questo che vogliamo? Allora basta dire “no” alle armi, succeda quel che deve succedere in Ucraina. Illudiamoci che quello che succederà all'Ucraina si fermerà lì, illudiamoci che un Putin trionfante, magari grazie all'aiuto di Trump o alla negligenza di Trump o alla benevolenza di Trump, per qualunque ragione geopolitica o di ricatti molto più bassi e terra terra, illudiamoci che si fermerà lì, facciamo finta di non vedere - lo ripeto - quello che sta succedendo nei Balcani, a due passi dal confine.
Noi votiamo “sì”, perché pensiamo sia giusto, come in altre parti del mondo, consentire agli ucraini di difendersi contro gli attacchi missilistici e di droni che stanno ammazzando bambini - ma forse non abbastanza -, che stanno provocando una carestia energetica drammatica, lasciando al freddo i civili. Putin non attacca i militari, attacca i civili, attacca le infrastrutture civili, con la carestia energetica che sta condannando anziani e bambini a passare l'inverno più rigido degli ultimi decenni in Ucraina e non solo lì, senza riscaldamento.
“Basta armi”. E cosa succede? “Basta armi” è quello che dice Putin, è quello che dice Lavrov, è quello che chiedono loro, è quello che drammaticamente Trump, dopo l'incontro ad Anchorage, in qualche modo, ha consentito che diventasse un .
Noi siamo per l'autodifesa ucraina e quindi siamo per la autodifesa degli ucraini anche con i nostri mezzi. Intendiamoci: gli aiuti militari italiani all'Ucraina non voglio dire che siano simbolici, signor Sottosegretario, ma sono su una scala decisamente inferiore a quella di altri Paesi. C'è il segreto, ma, insomma, ci sono tutte le valutazioni dei , di chi si occupa di questo, che dicono che l'Italia ha speso 28 euro per aiutare l'Ucraina a difendersi dai missili e dai droni assassini; la Germania quasi dieci volte di più, la Danimarca non parliamone e non sono pericolosi guerrafondai; il Regno Unito dieci volte di più; il Canada, che è lontanissimo, che non ha nell'immediato nulla da temere, molto di più.
Ma noi pensiamo che il Governo faccia bene a fare questo, nonostante tutte le contraddizioni che questa maggioranza ha, questa roba ipocrita e anche un po' vergognosa e direi umiliante per il Parlamento, per cui avete tolto “militari” dal titolo del decreto, illudendovi che così avevate tacitato Vannacci.
Signor Sottosegretario, chi ha un minimo di esperienza, non solo politica, sa che, se uno dà un dito, la mano, poi quello si prende il braccio. Oggi, il Parlamento europeo ha giustamente votato, deliberando definitivamente, con un passaggio parlamentare, il prestito di 90 miliardi per sostenere l'Ucraina, perché non si è voluta perseguire la via, che si doveva perseguire, degli russi. Il Parlamento europeo ha votato a favore dei 90 miliardi. Le opposizioni sono divise, ma - lo ripeto per l'ennesima volta - per il momento siamo al plurale.
Signor Sottosegretario, al Parlamento europeo vi siete divisi clamorosamente. Oggi per ipocrisia, non lo so perché si è diviso solo un pezzetto. Al Parlamento europeo la Lega ha votato contro, contro il prestito europeo per sostenere l'Ucraina con 90 miliardi, questa è l'ipocrisia. Io l'ho detto al Ministro Crosetto, per certi aspetti è encomiabile e per certi aspetti rigoroso nei suoi interventi in quest'Aula, ma qua state perdendo la bussola. Mentre noi siamo qui a votare a favore di un decreto del Governo Meloni per sostenere l'Ucraina, Meloni ha fatto uno elettorale per Orbán, ha partecipato a uno elettorale per Orbán. Il Ministro degli esteri ha detto delle cose violentissime, Orbán ha detto: l'Ucraina è il nostro nemico.
Queste sono contraddizioni, signor Sottosegretario, che stanno esplodendo, che stanno marginalizzando il ruolo italiano, purtroppo, nonostante la buona volontà di qualcuno. Questa è la ragione ed è una delle ragioni per cui noi votiamo “sì” al decreto, nonostante il Governo, nonostante quello che state facendo su altre questioni marginali, che non sono marginali, che sono solo al margine delle forniture militari. Chiudo sulla Russia. “Ah, ma tanto la Russia ha già vinto”. Manco Putin dice più questo! Tutti i sul terreno, 4 anni di guerra… io sono fiero di avere sempre votato a favore della resistenza ucraina.
Sono fiero di avere sostenuto la resistenza ucraina perché l'unico processo di pace realistico è quello che si aprirà quando Putin vedrà finalmente un limite al suo espansionismo imperialista, illiberale, violento, antieuropeo, anti-Unione europea, anti-democrazia, anti-Stato di diritto. Gli ucraini sono riusciti fino ad oggi a limitare l'espansionismo. Cosa vogliamo fare a questo punto? Qualcuno in quest'Aula pensa che se noi - noi! -, se nessuno dà più armi all'Ucraina, Putin si ferma? Non è così. C'è una crisi economica profonda nella Russia dell'economia di guerra - cercano di tenerlo nascosto, poi c'è tutta la propaganda che ci invade -, c'è una crisi economica.
La cosa positiva - non sarà decisiva, e chiudo, signor Presidente - che Trump ha fatto è di dire agli indiani, con la sua cosa folle: vi abbassiamo i dazi se smettete di comprare il petrolio russo. Questo sta avvenendo, il prezzo del petrolio è calato, la Russia è in difficoltà. Oggi, proprio oggi sarebbe sbagliato cedere alla fatica che c'è in tutti noi…
PRESIDENTE. Concluda.
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EUROPA). …e che c'è nell'opinione pubblica. Per cui votiamo “sì”, nonostante le posizioni del Governo che, su tante cose, vanno nella direzione opposta .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Dieter Steger. Ne ha facoltà.
DIETER STEGER(MISTO-MIN.LING.). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, oggi votiamo un confine morale e politico: il confine tra il diritto e la violenza, tra la libertà e l'arbitrio, tra un'Europa che si prende sul serio e un'Europa che si volta dall'altra parte. L'Ucraina non ha scelto questa guerra, l'ha subita, e in questi anni ha pagato un prezzo che nessuna statistica riesce davvero a contenere: città sventrate, famiglie spezzate, vite sospese, una quotidianità fatta di sirene, e paura. Di fronte a questo la neutralità non è un equilibrio, è diserzione dell'etica, è l'illusione comoda secondo cui, se abbassiamo lo sguardo, il problema scompare.
Ma la storia ci insegna il contrario: quando l'aggressione non incontra un argine, diventa metodo, e quando la forza diventa metodo, nessuno è al sicuro. Per questo sosteniamo l'Ucraina, non per spirito di contrapposizione, non per tifo geopolitico, no, ma per un principio elementare: in Europa non può essere premiato chi invade. Se passa l'idea che con i carri armati si ottiene quello che con la diplomazia non si ottiene, allora domani la minaccia non avrà più freni e dopodomani l'insicurezza non avrà più confini. Il decreto che convertiamo è, in questo senso, una scelta di coerenza e lo è con tre decisioni.
Primo, proroga fino al 31 dicembre 2026 l'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali, equipaggiamenti all'Ucraina, includendo anche quelli di difesa civile e fissando priorità che parlano la lingua della protezione; materiali logistici e sanitari, beni a uso civile e, soprattutto, capacità di difesa contro attacchi aerei e missilistici, droni e minacce cibernetiche. Non è una formula astratta, è la differenza tra un ospedale che resta in piedi e un ospedale che collassa, tra una scuola che apre e una scuola che deve chiudere, tra una notte di terrore e una notte di sopravvivenza.
Secondo, proroga i permessi di soggiorno per protezione speciale dei cittadini ucraini presenti in Italia prima del 24 febbraio 2022, consentendone il rinnovo fino al 4 marzo 2027. Questo è il volto umano della politica, perché l'accoglienza vera non è una precarietà amministrativa, non è tirare avanti. È dare certezza a lavoro, scuola, salute e dignità; è dire a chi è scappato dalla guerra e dalle bombe: qui non sei un'ombra, sei una persona.
Terzo, introduce misure per la sicurezza dei giornalisti nelle aree di conflitto; formazione, copertura assicurativa e un contributo pubblico sperimentale nel 2026, purtroppo entro limiti di spesa definiti. Anche qui, non è un dettaglio, è un messaggio, perché la verità in guerra è sempre un bersaglio e chi la cerca spesso è esposto quanto chi combatte. Proteggere chi informa significa proteggere anche noi, la nostra capacità di capire, di giudicare, di non farci trascinare dalla propaganda. Colleghe e colleghi, c'è una frase che torna spesso: vogliamo la pace. Sì, la vogliamo tutti, ma dobbiamo avere il coraggio di dire che esistono due tipi di pace: la pace finta e la pace vera e giusta.
La pace finta è quella che congela l'ingiustizia, che compra un silenzio temporaneo cedendo pezzi di sovranità, che trasforma la vittima in colpevole e l'aggressore in interlocutore premiato. È una pace che non chiude la guerra, la rimanda. La pace giusta, invece, è quella che regge nel tempo, perché si basa su condizioni verificabili, cessate il fuoco dentro un percorso credibile, garanzie solide e sicurezza reale, e, soprattutto, l'Ucraina è al tavolo, non sul tavolo, perché nessuna pace è legittima se viene scritta senza chi quella guerra la sta subendo sulla propria pelle.
Qui sta il cuore politico del nostro voto: difendere l'Ucraina non significa rinunciare alla diplomazia, significa rendere la diplomazia possibile, perché senza fermezza la diplomazia diventa una supplica e senza deterrenza la parola “negoziato” diventa sinonimo di ricatto. Chi teme l'deve porsi una domanda semplice: cosa accade se l'aggressione viene premiata? Accade che l'non si ferma, cambia indirizzo. Oggi è l'Ucraina, domani può essere un'altra frontiera europea, dopodomani un'altra crisi a ridosso di noi.
Non è una profezia, è la logica dei precedenti, è un precedente di impunità, è la più potente chiamata alle armi che si possa lanciare. Sostenere l'Ucraina, dunque, è anche un atto di tutela dell'interesse nazionale italiano, perché la sicurezza del continente è la sicurezza dell'Italia, perché l'energia, le catene di valore, la stabilità economica e i flussi migratori, le rotte commerciali, tutto in un'Europa interdipendente risente di questa guerra, e perché la credibilità internazionale non è una parola elegante, è un capitale, si costruisce mantenendo gli impegni assunti e parlando con una voce che il mondo possa prendere sul serio.
Permettetemi una riflessione da autonomista: noi sappiamo, per storia e per esperienza, che la libertà dei più piccoli dipende dalla forza delle regole. Quando le regole valgono, i territori, le minoranze, le comunità possono prosperare. Quando le regole si piegano alla forza, a pagare sono sempre i più esposti, i più fragili. Difendere il diritto internazionale non è un esercizio retorico, è difendere la grammatica della vita civile, della convivenza civile, dentro e fuori i confini.
Parliamo chiaro su un altro punto: la difesa aerea, i droni, la cybersicurezza non sono feticci militari, sono, nel XXI secolo, strumenti di protezione della vita civile. Quando una centrale elettrica viene colpita, non si spegne un simbolo, si spegne un ospedale, si spegne un'incubatrice, si spegne una casa. Quando un attacco cibernetico paralizza servizi pubblici, non è guerra digitale: è caos nella vita quotidiana. Ecco perché le priorità indicate nel decreto hanno un significato concreto, misurabile: ridurre vittime, proteggere infrastrutture, preservare una società che vuole restare viva.
Infine, guardiamo avanti. Sostenere l'Ucraina oggi significa anche costruire il domani: il domani della ricostruzione, delle istituzioni dello Stato di diritto, dell'integrazione europea. L'Italia può avere un ruolo con la sua diplomazia, con le sue imprese, con la sua capacità di fare ponte, ma questo domani esiste solo se oggi non passa il principio più pericoloso di tutti: che la guerra paga.
Per queste ragioni, il nostro voto è convintamente favorevole. Favorevole perché questo decreto tiene insieme fermezza e umanità, sostegno concreto, difesa civile, protezione dei rifugiati, tutela della libertà di informazione. Favorevole perché è un voto che difende l'Europa nel suo punto più fragile: la credibilità delle sue regole. Favorevole perché è un voto di responsabilità non contro qualcuno, ma per qualcosa: per il diritto, per la libertà e per la sicurezza.
Concludo con un pensiero semplice, ma io penso decisivo: la solidarietà non è un sentimento, la solidarietà è un atto. Oggi questo atto si chiama stare con l'Ucraina, con la sua dignità, col suo diritto di esistere, con la sua libertà e con la pace vera, quella che non si compra cedendo all'aggressione, ma si costruisce difendendo le regole e aprendo un percorso credibile .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per dichiarazione di voto, il deputato Mauro Del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, signori del Governo, mi spiace che non sia presente il Ministro Crosetto, perché proprio oggi la sua maggioranza avrebbe avuto bisogno della sua franchezza, della sua solida difesa dell'Ucraina. Proprio oggi, giorno in cui la sua maggioranza si macchia di aver creato una crepa all'interno della posizione dell'Italia, ma proprio per questo motivo noi siamo ancora più solidi nella nostra decisione di votare a favore del provvedimento.
Votiamo a favore del provvedimento naturalmente perché non possiamo accettare che nella vicina Ucraina venga permessa l'invasione. Non possiamo accettare che nella vicina Ucraina, ancora oggi, muoiano civili, ancora oggi si perpetui il metodo di mettere in ginocchio la popolazione civile attraverso il bombardamento delle infrastrutture.
Non possiamo non essere al fianco degli eroi ucraini, che hanno deciso di difendere la loro Patria. Ma accanto a tutte queste ragioni sacrosante, noi abbiamo delle ragioni che ci riguardano molto più da vicino. Vedete, si stanno celebrando le Olimpiadi in Italia. Giova ricordare che questa guerra è cominciata proprio con le scorse Olimpiadi in Cina. Non è solo un fatto cronologico che, peraltro, ci indica tristemente che questa guerra dura da 4 anni, ma forse riflettendo su questi due appuntamenti possiamo fare pace col cervello rispetto ad alcune cose sentite anche in quest'Aula e ricordare qual è la natura di questa guerra.
Ricordo a tutti che, prima dell'invasione, Putin andò a Pechino all'inaugurazione dei Giochi olimpici e non ci andò per salutare i suoi atleti - che peraltro erano squalificati per doping - ci andò perché tre giorni dopo aveva la necessità di uscire con un documento, insieme a Xi Jinping, che giustificasse questa guerra; un documento che giustificasse questa guerra.
E allora ricordiamoci di questo sottile inganno che ancora oggi qualcuno fa riverberare in quest'Aula. Cosa dicevano in quel documento? In quel documento non si annunciava una guerra, ma si definiva un nuovo mondo in cui quella guerra poteva essere presentata come legittima.
E che cosa si diceva per definirlo? Innanzitutto, il pretesto dei pretesti: “no” all'allargamento della NATO. Ma poi si diceva anche che la democrazia andava ridefinita di caso in caso, che il diritto internazionale non poteva entrare nei confini nazionali, che ciascuno Stato era libero di perseguitare le proprie opposizioni e le proprie minoranze e che, se proprio doveva esistere un diritto internazionale, era solo quello che - al tavolo dell'ONU - li vedeva d'accordo. Venivano demoliti tutti i principi di convivenza, venivano demoliti tutti i principi su cui si basa la nostra Costituzione.
Vedete, Putin li sta prendendo tutti per il naso quelli che non hanno ancora capito questo. Putin conosce molto bene le debolezze dell'Occidente. Putin sta girando un principio che noi abbiamo tragicamente conosciuto con la Seconda guerra mondiale e sta introducendo nelle nostre menti il principio della banalità del bene. Sì, perché è talmente ovvio che non si può accettare che qualcuno imponga le proprie ragioni con i carri armati, uccidendo civili e bambini in questo modo così crudele, fuori da ogni regola, che noi cadiamo, che alcuni di noi, mi correggo, cadono nella sottile rete di Putin che piega la storia al suo servizio, che in casa propria non esita a usare parole da nuovo zar, da nuovo imperialista, ma che, quando entra in casa nostra - come ha fatto attraverso l'accordo con i cinesi, andando a intercettare strumentalmente i loro interessi -, lo fa con una fine dialettica, con sofismi moderni, che aiuta con delle spintarelle; spintarelle che, a casa propria, fanno cadere dai balconi gli oppositori politici e che qui, probabilmente, si giovano dei milioni di euro in contanti che escono dall'ambasciata russa.
Detto questo, voglio allora usare le due Olimpiadi, dentro le quali è incastonato questo conflitto, per riportare sui binari - che dovrebbero essere i binari di una sana democrazia occidentale e liberale - la lettura di questo conflitto.
Partiamo dai cinque cerchi: de Coubertin li introdusse nel 1913 perché dovevano rappresentare l'unione dei cinque continenti, la collaborazione tra i popoli. I colori di quei cinque cerchi sono i colori che sono contenuti in tutte le bandiere del mondo, con quello sfondo bianco. Allora, cinque cerchi per le nostre ragioni del “sì”.
Il primo cerchio è quello della proroga: la continuità della posizione dell'Italia, purtroppo, come dicevo, macchiata da questa ipocrisia di aver tolto un aggettivo dal titolo. Questa è una proroga, diciamocelo chiaramente. È un provvedimento nato nella scorsa legislatura, con il Governo Draghi; lo hanno votato, con questo Governo, tutte le forze politiche presenti in Parlamento, tranne l'esordio odierno - lo abbiamo ascoltato - che manifesta le rotture all'interno di questa maggioranza.
Ecco, proprio per questo motivo, l'ipocrisia di aver tolto il termine “militari” dal titolo, lasciandolo nel testo, ovviamente, quindi non cambiando nulla, è un'ipocrisia verso gli italiani, che stiamo cercando di ingannare, che una parte di questa maggioranza sta cercando di ingannare, ma è anche un pericoloso cedimento verso l'estero. Questo aggettivo sparito ha fatto il giro di tutte le cancellerie.
Secondo cerchio: basta con l'usare strumentalmente la nostra Costituzione. Tutti citano l'articolo 11 della Costituzione. Dire che “l'Italia ripudia la guerra”, punto, significa non essere coerenti né rispettosi della Costituzione, che prosegue: “come strumento di offesa alla libertà di altri popoli” - e qui dobbiamo pensare all'Ucraina - “e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.
È evidente che è questa guerra che tradisce il diritto internazionale e che nasce per instaurare un nuovo diritto internazionale contrario proprio a questo principio della nostra Costituzione.
Il terzo cerchio: il cerchio dell'Europa. Noi non siamo soli oggi a prendere questo provvedimento: siamo con tutti i Paesi europei.
Lo sforzo europeo verso l'Ucraina è stato fin qui di 183 miliardi di euro e crescerà; crescerà perché l'Europa, in questo modo, sta dicendo che non può esistere essa stessa come spazio di diritto se accetta che i confini vengano cambiati con i carri armati. È un nuovo atto fondativo dell'Europa, così come lo è stato il , e dovremo continuare. Dovremo continuare anche con la garanzia posta dagli russi.
Il quarto cerchio. Il quarto cerchio è quello dei Volenterosi. Perché cito i Volenterosi? Perché non basta stare con l'Europa perché siamo in Europa. Qui voglio essere chiaro con la maggioranza: è stata troppa l'ambiguità politica di fronte all'importanza, di fronte a quello che c'è in gioco, soprattutto della Premier Meloni, rispetto al tema dei volenterosi. Attenzione, perché non è solo Putin, con Xi Jinping, ad avere degli interessi in gioco. Purtroppo anche il nostro alleato, anche il Presidente Trump, ha dato molto spesso l'impressione, quando non lo ha detto esplicitamente, di voler cambiare l'ordine internazionale, di voler andare su rapporti bilaterali transattivi. Ora, è ovvio che noi dobbiamo tenerci stretto l'alleato americano, ma non è assecondando Trump in ogni sua posizione che riusciamo in questo intento. Quello dei Volenterosi era, ed è, un tavolo che consente all'Italia e all'Europa di avere una posizione politica.
Chiudo con il quinto cerchio, Presidente, perché, alla fine, i problemi, oggi come sempre, sono i nazionalismi. Il quinto cerchio mi ricorda la cerimonia di apertura di San Siro - bellissima - dove i nostri valori sono stati espressi con l'arte lungo tutta la serata, lì le bandiere sbandieravano all'unisono. Ecco, la grande differenza tra essere nazionalisti o essere una democrazia liberale, che crede nel multilateralismo e che crede nel diritto internazionale, sta proprio nel modo in cui alziamo le bandiere. Noi oggi diciamo: ! Ma diciamo oggi all'Italia di stare dritta, di non essere ambigua, e diciamo “sì” a questo provvedimento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Maria Rosaria Carfagna. Ne ha facoltà.
MARIA ROSARIA CARFAGNA(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Dico subito che Noi Moderati voterà a favore di questo decreto e voterà convintamente a favore del sostegno all'Ucraina per due ragioni, sostanzialmente.
La prima: per una questione di lealtà nei confronti del Governo, perché non si sta in una maggioranza se non se ne condividono le linee generali di politica estera, soprattutto in un momento così drammatico dal punto di vista geopolitico. Crediamo che il voto di fiducia di oggi sia stato un momento di chiarezza, che ancora una volta ha ribadito la coesione e la compattezza delle forze di maggioranza sulle linee fondamentali della politica estera espresse da questo Governo. E alla sinistra, che ha tentato di darci qualche lezione in merito, voglio dire che le forze politiche di lotta e di Governo - quelle che al mattino vanno in Consiglio dei ministri e poi, il pomeriggio, scendono in piazza per protestare contro le decisioni che si sono assunte in Consiglio dei ministri (ricordiamo benissimo quello che faceva Rifondazione Comunista ai tempi del Governo Prodi, con la contrarietà di Paolo Ferrero al rifinanziamento delle missioni in Afghanistan) -, ebbene, questa doppiezza è una prerogativa che lasciamo volentieri alla sinistra, che oggi farebbe esattamente la stessa identica cosa. Perché io lo immagino un Consiglio dei ministri, oggi, presieduto da un esponente del Partito Democratico, con la sinistra in piazza, con AVS e MoVimento 5 stelle in piazza con i cartelli “no armi”, pronti a contestare le decisioni che si sono assunte in Consiglio dei ministri.
La seconda ragione che ci spinge a un sostegno convinto a questo decreto è l'assoluta condivisione rispetto al merito del decreto, anche nella parte in cui è prevista la fornitura di armi all'Ucraina. Non ci nascondiamo dietro un dito: siamo a favore della fornitura di aiuti, anche militari, all'Ucraina, e non perché siamo guerrafondai, non perché siamo bellicisti o altre amenità varie, che abbiamo sentito ripetere più volte dalle opposizioni.
Ripudiamo la guerra, non vediamo l'ora che questa guerra finisca e, soprattutto, siamo convinti che la strada negoziale sia quella da seguire. Spingiamo, sollecitiamo il Governo italiano a cercare una soluzione negoziale alla guerra in Ucraina, ma sappiamo anche bene che, per volere la pace, bisogna essere in due e, fino ad ora, Vladimir Putin non ha mai aperto alla possibilità di una pace né tantomeno di una tregua. Anzi, ha sempre rifiutato, più e più volte, ogni tipo di soluzione negoziale anche con atteggiamenti provocatori, facendosi beffe dell'Occidente, come quando, per esempio, alla vigilia o all'indomani di un importante incontro negoziale si è presentato al fronte in tuta mimetica: un'immagine che vale molto di più di mille parole.
Allora, la domanda che bisogna porsi è questa: fintanto che la Russia dimostra di rifiutare, ostenta il rifiuto di ogni soluzione negoziale che non preveda la resa incondizionata dell'Ucraina e l'annessione dell'Ucraina alla Russia, noi, l'Occidente, il mondo libero, l'Europa, l'Italia, quel mondo che si fonda sui principi di giustizia, di libertà, di democrazia, di sovranità, di autodeterminazione dei popoli, quel mondo che cosa fa? Volta lo sguardo dall'altra parte? Fa finta che tutto questo non stia accadendo? Oppure si sente in dovere, per onorare quei principi, di inviare aiuti anche militari per proteggere la popolazione civile e per aiutare l'Ucraina a difendersi, a non soccombere e ad arrivare ad una pace giusta, duratura che non sia una resa incondizionata all'aggressore? Perché questo è il punto. Questo è il cuore del problema. Le armi che noi inviamo all'Ucraina non servono per fare la guerra, servono per difendersi dalla guerra che la Russia ha scatenato e scatena tutti i giorni sulla pelle dei cittadini ucraini. Le armi che noi inviamo non servono a sconfiggere la Russia, non servono ad attaccare la Russia, non servono purtroppo a far finire la guerra domani mattina, ma neanche a prolungarla . Servono semplicemente all'Ucraina per difendersi, per non soccombere, per arrivare a una pace giusta e per evitare che le stragi di civili siano ancora più spaventose di quelle alle quali assistiamo increduli ogni giorno. Due giorni fa, una madre con la sua bambina di 11 anni sono state uccise da una bomba planante nel Donetsk. Quello che io mi sono chiesta è: quante madri, quante bambine sono state salvate dagli aiuti anche militari che l'Occidente, l'Europa e l'Italia hanno inviato all'Ucraina? Quanti ospedali, quante scuole, quante infrastrutture civili ed energetiche non sono crollate grazie agli aiuti che noi abbiamo inviato? Allora, questa consapevolezza è per noi sufficiente per considerare il sostegno a Kiev un obbligo morale, un dovere morale, una responsabilità rispetto alla quale non vogliamo sottrarci.
Ai colleghi che hanno presentato emendamenti, che chiedono di cessare la fornitura di aiuti anche militari a Kiev, io voglio chiedere: di che cosa parlate esattamente? Di privare la popolazione civile di quegli strumenti e di quei mezzi che sono necessari per difendersi? Perché non fate mai questa richiesta alla Russia? Perché non chiedete mai alla Russia di smettere di bombardare e di fermare l'? Perché questa richiesta viene rivolta sempre e soltanto al popolo che è stato aggredito? Davvero pensate che fermare gli aiuti a Kiev significhi fermare la Russia, che la Russia si fermi o piuttosto, come è accaduto più e più volte quando si è stati in prossimità, quando sembrava di essere in prossimità di una soluzione negoziale, questo non farà altro che moltiplicare gli attacchi? Perché il vero obiettivo è quello di realizzare il disegno imperialista della grande madre Russia.
La verità è che smettere di fornire armi all'Ucraina, senza pretendere che la Russia arrivi ad una soluzione negoziata ragionevole e fare in modo tale che la Russia, nel frattempo che si tolgono le armi all'Ucraina, continui a fare i suoi sporchi comodi, per non dire altro, beh, questo è quello che chiedono i russi. Questo è esattamente quello che chiedono Lavrov e Zakharova. A me, onestamente, non sembra pacifismo. A me sembra, piuttosto, un atto di fiancheggiamento dell'aggressore. Ed è anche quello che chiedono i detrattori dell'Occidente, i nemici dell'Occidente, per dimostrare che l'Occidente non è in grado di proteggere i popoli aggrediti e per dimostrare che i popoli che hanno creduto alla promessa di libertà e di democrazia verranno schiacciati dalla legge del più forte.
Questo è il quadro, questo è il quadro di fronte al quale ci troviamo. E Noi Moderati, che è una forza politica piccola, ancora piccola, ma consapevole della propria identità e che ha fatto della responsabilità la cifra della sua azione politica, sceglie ancora una volta la strada più giusta e meno facile: più giusta per le ragioni che ho elencato prima e meno facile e meno comoda perché siamo consapevoli che l'opinione pubblica è stanca di questa guerra. Ma non è per questo che ci iscriveremo al partito di chi, per assecondare l'opinione pubblica, assume una posizione cinica e opportunista.
Perché in quest'Aula si confrontano due visioni. Una è quella di chi chiede di bloccare la fornitura di aiuti all'Ucraina, magari anche aderendo alla tesi che l'Occidente ha una qualche responsabilità in questa guerra. Ed è singolare che a sostenere questa tesi siano i fautori della legittima difesa. Cioè, voi, che sostenete la legittima difesa, la negate a un popolo che da 4 anni resiste all'aggressore .
Ed è anche singolare che a sostenere questa tesi sia chi si batte ogni giorno in difesa dei popoli oppressi, facendo finta di dimenticare che, sottraendo all'Ucraina la possibilità di difendersi, ci sarebbe un'aggressione ancora più spietata e più brutale di quella che vediamo ogni giorno. Noi siamo dalla parte opposta, con il diritto dei popoli alla libertà e alla democrazia, e sappiamo che la resa di Kiev segnerebbe la fine di questo diritto e spalancherebbe le porte sull'abisso di nuove tensioni e nuove guerre europee.
PRESIDENTE. Concluda.
MARIA ROSARIA CARFAGNA(NM(N-C-U-I)M-CP). L'Italia e l'Europa non possono permetterlo e noi ci batteremo perché questo non accada .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Filiberto Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, signor Presidente. Caro rappresentante del Governo, ci troviamo di fronte a una grandissima tragedia umana, enorme, la più grande tragedia che c'è stata in Europa dalla Seconda guerra mondiale. Non vogliamo essere ipocriti, non dobbiamo essere ipocriti, facendo finta che quei numeri, che sono noti a tutti, non esistano. Qualche giorno fa il Center for Strategic and International Studies ci ha detto cos'è accaduto in questi terribili 4 anni: 1.200.000 russi tra uccisi, dispersi e feriti, sicuri 325.000 morti.
Seicentomila dispersi, feriti e morti dalla parte dell'Ucraina, 1.800.000 vittime di questa terribile guerra. Non ci vergogniamo a dire che noi mettiamo prima di tutto le persone, prima di tutto le persone E voglio specificare a qualche collega: di qualunque colore, di qualunque razza, di qualunque religione e di qualunque Nazione . Prima le persone! Questa ipocrisia che sento in quest'Aula di far finta che tutto questo non esista, che questi numeri non siano veri, è bene che venga fuori, perché su questo ci dobbiamo confrontare rispetto a un'enorme tragedia, rispetto alla quale dobbiamo dire che la risposta europea e la risposta italiana è stata soltanto quella dell'invio delle armi.
Diceva un collega prima di me: ogni italiano ha versato in questi 4 anni 28 euro all'Ucraina in armi. E si lamentava di questi 28 euro, come se fossero una piccola parte. Vorrei domandare: quanti di questi 28 euro sono serviti a comprare generatori per le persone che vivono senza energia? Quanti di questi 28 euro sono serviti a comprare macchinari per gli ospedali? Quanti di questi 28 euro sono serviti a comprare ambulanze, invece di carri armati e di armi, che hanno determinato nuove uccisioni? Io lo vorrei sapere, ma del resto, signor rappresentante del Governo, noi in Italia siamo destinati a non sapere.
Questo è l'unico Paese al mondo che ha ancora segretato l'elenco del materiale bellico che manda all'Ucraina. È l'unico Paese, perché in tutti gli altri c'è l'elenco del materiale che viene mandato, meno che in Italia! Soltanto in Italia è segretato questo dato. Sarebbe ora che il Parlamento fosse messo a conoscenza di che cosa si sta inviando in Ucraina, così come sarebbe ora che gli italiani e le italiane sapessero che cosa si sta inviando in Ucraina. Questa è la democrazia, voi la conoscete poco, ma la democrazia funziona in questo modo, con la trasparenza, facendo sapere a tutte e a tutti quello che sta avvenendo.
Insomma, c'è anche l'ipocrisia di questa maggioranza. Qualche giorno fa il Ministro Crosetto è venuto qui, in Aula, e ci ha detto onestamente, in verità, che il dodicesimo pacchetto di aiuti militari a Kiev è un invio di attrezzature militari. Questo ha scontentato un alleato, il quale, nei giorni seguenti, al Senato, ha presentato un emendamento per cambiare il titolo del decreto. Ma quale ipocrisia più grande di pensare che cambiare il titolo del decreto determini il cambiamento della natura del provvedimento? Così come chi, per 11 volte, ha votato i pacchetti di invio di aiuti militari all'Ucraina e oggi si erge a pacifista: anche questa è un'ipocrisia innominabile .
Per 11 volte hanno votato l'invio di armi militari e ora vengono a farci la lezione, loro sì davvero prezzolati dal Governo russo e da Putin, davvero al servizio della potenza russa. Voglio dire in modo chiaro che, da questo punto di vista, la nostra condanna rispetto all'invasione russa è stata chiara e ferma fin dall'inizio. Voglio dire anche di più: quando qualche esponente del centrodestra andava nelle dacie russe o nelle ville in Sardegna a brindare con la vodka , noi stavamo davanti all'ambasciata russa a protestare in difesa dei diritti civili dei cittadini russi, cosa che facciamo ancora oggi.
Io vorrei ricordare che bisogna avere la coerenza delle posizioni. Noi siamo sempre stati dalla stessa parte, siamo con la popolazione civile ucraina e russa che continua a pagare le spese di questo prolungamento del conflitto. Caro Sottosegretario, secondo i dati più recenti delle Nazioni Unite, la popolazione ucraina è passata da 52 milioni nel 1993 a 39,5 milioni nel 2026. L'età media è salita a oltre 44 anni. Sono sparite intere generazioni in Ucraina e anche in Russia, con un evidente sbilanciamento della piramide della popolazione. Le nascite, che al momento dell'indipendenza ucraina erano vicino a 700.000 l'anno, sono crollate a poco più di 200.000 nel 2024. Questi sono i dati drammatici.
Il 2025 è stato un anno terribile: ci racconta che ci sono 10,8 milioni di persone che necessitano di assistenza umanitaria e noi continuiamo a inviare i carri armati; 3,7 milioni sono gli sfollati interni; oltre 5 milioni di ucraini vivono come rifugiati in tutta Europa e noi continuiamo a mandare missili, mentre 4,1 milioni di persone non hanno fatto ritorno nei propri villaggi o città, e quando sono tornati hanno trovato le case e le infrastrutture spesso distrutte o contaminate da ordigni esplosivi. Più del 62 per cento degli sfollati interni riporta che la propria casa è stata distrutta totalmente o parzialmente. Devo dire che anche i russi stanno pagando un prezzo alto.
Secondo i dati raccolti da OVD-info, ci sono in questo momento, in Russia, 1.798 prigionieri politici, perseguitati per aver espresso la propria opinione contraria all'invasione ucraina. Sono decine le ONG indipendenti e gli organi di stampa presi di mira negli ultimi anni nel contesto di una vasta campagna volta a reprimere il dissenso, al fine di smantellare la società civile in Russia e impedire a organismi di monitoraggio e internazionali di offrire sostegno e solidarietà. Questo viene fatto in un Paese europeo, con il sostegno, appunto, di chi non cerca di mettere fine a questa terribile guerra.
Noi chiediamo che l'Europa svolga finalmente la sua funzione e che anche l'Italia svolga la sua funzione in ottemperanza al dettato costituzionale, perché soltanto un'Europa diversa, un'Europa che possa svolgere la sua funzione di pace e di solidarietà, ribadendo la valenza fondamentale e importante del diritto internazionale, può svolgere una funzione. In questi quattro anni, l'Europa è stata davvero l'illustre sconosciuto, tant'è che nei tavoli che contano, nei tavoli che vengono convocati per confrontarsi tra le parti del conflitto, né l'Europa né, tantomeno, l'Italia hanno ospitalità. Ecco, questa politica di inviare soltanto armi è dissennata, perché si pensa che quel popolo abbia un futuro soltanto difendendosi con le armi, quando, in realtà, quello che serve è una grande azione diplomatica, una grande azione di pace dell'Europa. La forza economica dell'Europa, la forza politica dell'Europa doveva essere messa in campo per fermare immediatamente quel massacro che sta avvenendo in quei territori.
Io penso che su questo noi dobbiamo riflettere e dovete riflettere fortemente anche voi, perché è facile parlare da questi banchi della resistenza ucraina e del fatto che bisogna difendersi, tutti ragionamenti che sono molto belli fatti dai banchi del Parlamento che ha sede in Roma, ma, dentro quelle trincee, a morire ci sono i ragazzi e le ragazze ucraini e russi. Ci sono ragazzi che non torneranno a casa. Sono queste le ragioni per cui chiediamo una politica attiva di sostegno e solidarietà civile all'Ucraina, ma ci rifiutiamo di appoggiare un decreto che invia solo armi
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Pellegrini. Ne ha facoltà.
MARCO PELLEGRINI(M5S). Grazie, Presidente. Questa maggioranza e questo Governo ci hanno oggi imposto di votare una fiducia, l'abbiamo fatto qualche ora fa. È un provvedimento che aveva soltanto 14 emendamenti e la scelta di imporre la fiducia discende soltanto dalla volontà di nascondere le spaccature all'interno della maggioranza di Governo, in special modo con la Lega.
Più esattamente, noi votiamo questa fiducia per celare un improvviso “pacifintismo” della Lega. Questo sì, è davvero fare finta di essere pacifisti. La Lega, in quattro anni, ha sempre votato tutti i provvedimenti che riguardavano il riarmo italiano, il riarmo europeo, l'aumento della spesa per le armi, le armi all'Ucraina. Tutto e di più, senza mai fare la minima obiezione. Ora, invece, temono di essere sorpassati a destra, all'estremissima destra, da nuovi partiti che stanno nascendo, ancora più “pacifinti” di loro, e quindi ci hanno costretto a questa farsa - io la definisco così, Presidente - che offende l'intelligenza degli italiani e offende anche la sacralità di questo luogo, di questo Parlamento .
Il “pacifintismo”, Presidente, di queste ultime settimane ha raggiunto l'apice, a mio giudizio, con l'approvazione di un emendamento, durante l'esame di questo provvedimento nelle Commissioni competenti - segnatamente, nelle Commissioni riunite esteri e difesa -, che toglieva la parola “militari” dal titolo. Quindi, che cosa voleva dire? Che non stavamo mandando materiale bellico, materiale militare all'Ucraina, secondo questo lunare emendamento, che è stato approvato da tutta la maggioranza compatta? Se così fosse stato, avrebbe voluto dire che l'intero materiale militare che noi manderemo con l'ultimo pacchetto, che dopo l'approvazione di questo provvedimento prenderà subito corpo, non lo avremmo mandato. E, invece, il Ministro Crosetto, proprio qualche giorno fa, in quest'Aula, ci ha detto il contrario, anzi, ci ha detto che, se avesse avuto missili per fermare gli attacchi vigliacchi - vigliacchi - dei russi nei confronti delle città ucraine, glieli avrebbe mandati, proprio per impedire o cercare di limitare questi attacchi. Invece, appunto, sono armi, lo sappiamo tutti, però noi siamo stati costretti a questa pantomima da partiti politici che poi, tra l'altro, si definiscono anche seri e, invece, fanno queste farse. Con questi giochetti da osteria - io non riesco a definirli in maniera diversa -, si prendono in giro gli italiani, che è la cosa più grave, oltre a prendere in giro tutti noi, che stiamo qui - ripeto - ad interpretare una parte che, invece, avremmo dovuto svolgere in maniera diversa.
Questo provvedimento, Presidente, invece che decreto Ucraina, lo potremmo chiamare “decreto cinismo”, perché il nostro sospetto - e, tra l'altro, ormai, è un sospetto che è molto vicino alla certezza - è che la continuazione della guerra convenga a tutti. Tanto, tra l'altro - sempre con il cinismo che non appartiene a questo gruppo politico, al MoVimento 5 Stelle -, alla fine, muoiono gli ucraini, muoiono i soldati ucraini, mica moriamo noi, mica muoiono i nostri figli, mandiamo a morire gli altri quando facciamo le guerre per procura. Conviene che la guerra continui ai cosiddetti “volenterosi” - ovviamente, tra virgolette -, gli attuali europei, che si comportano come gli ultimi giapponesi della giungla - lei lo ricorderà, Presidente, quelli degli anni Settanta, che pensavano che la Seconda guerra mondiale fosse ancora in corso -, perché non vogliono ammettere di aver sbagliato tutto sin dall'inizio e, quindi, non volendolo ammettere, l'unica strada che hanno davanti è quella di proseguire la guerra, perché, altrimenti, dovrebbero ammettere di non avere la minima capacità né l'autorevolezza negoziale per far cessare la guerra, i cui effetti, a livello di perdite di vite umane, sono incredibili. Ci sono dei numeri che veramente fanno accapponare la pelle: centinaia di migliaia di vittime, di morti e di feriti. E poi, oltre a questo, l'impoverimento di centinaia di milioni di cittadini europei, che, in conseguenza di questa guerra, si sono impoveriti.
Questa guerra conviene al Presidente Trump, a cui porta contratti d'oro, sia per la vendita di armi, che gli europei comprano e poi girano agli ucraini, sia, per esempio, per la vendita di idrocarburi, segnatamente il GNL, il gas liquefatto, che gli Stati Uniti vendono all'Italia praticamente al quadruplo del gas che noi compravamo dalla Russia.
Conviene anche a Putin, cinicamente, che questa guerra continui, perché in questo modo ha la possibilità, riesce a conquistare - anche se lentamente, grazie alla davvero eroica resistenza degli ucraini -, inesorabilmente, altri territori e, quindi, potrà sedersi a un eventuale serio tavolo negoziale avendo in mano altri territori da far valere in queste trattative diplomatiche. Appare sempre più evidente che il negoziato tra Trump e la Russia di Putin somigli più a un ammiccamento che a una trattativa. Trump, da un lato, vuole assecondare le mire espansionistiche di Putin e, dall'altro, in cambio, vuole una sorta di lasciapassare per le sue mire neocolonialiste, in giro per il mondo, a partire da Venezuela, Iran e non solo.
E, quindi, quello che è un uomo d'affari - non è un politico, è un uomo d'affari che è alla Casa Bianca - vuole continuare a tenere l'Europa ostaggio di una situazione che le impone una dipendenza militare dagli Stati Uniti e anche una dipendenza energetica, il che è sempre stato uno degli obiettivi che hanno avuto gli statunitensi, come si può desumere dalle dichiarazioni di importanti uomini politici e anche da tanti documenti che, nel corso degli anni, sono stati desecretati e che, appunto, testimoniavano quale fosse il reale obiettivo, cioè dividere la manifattura europea, che è un'eccellenza nel mondo, dalle immense risorse russe.
E quindi non si sono fatti scrupolo, per spezzare questo eventuale connubio, questa eventuale convergenza di interessi, di utilizzare i metodi che ci fanno inorridire e che poi sono sfociati in guerra. Quindi, vogliamo renderci conto una buona volta che ci stanno fregando, stanno fregando i cittadini italiani ed europei? Vogliamo provare alla fine ad avere un sussulto di dignità, in omaggio sia alla nostra storia che all'articolo 11 della nostra Costituzione?
L'Italia dovrebbe avere il coraggio di fare quello che noi del MoVimento 5 stelle proponiamo dal giugno del 2022 ininterrottamente, e cioè fermare l'invio delle armi, sia quelle che compriamo a prezzo carissimo dagli Stati Uniti, sia quelle che avevamo nei nostri arsenali e diventare, fermando l'invio delle armi, finalmente protagonisti di un vero negoziato, quindi costringendo con le parole, con la potenza diplomatica a sedere allo stesso tavolo i due contendenti, l'aggressore Putin e l'aggredito Zelensky, cercando di mediare, anche grazie alla Santa Sede e alle istituzioni europee, che, per la verità, se sono rappresentate da Kallas o da altri, insomma, sarebbe un po' difficile. Se non ce la mettiamo tutta, è difficile venir fuori da una situazione del genere.
Se però non lo facciamo noi, se non lo fa l'Italia, che, ripeto, almeno storicamente, non mi riferisco certo al Governo Meloni, che sta facendo tutt'altro, ha avuto questo ruolo e questo prestigio internazionale, le assicuro che nessuno lo farà al posto nostro.
Concludo dicendo, Presidente, che c'è poi una questione molto importante di costi nascosti delle armi. Siccome gli elenchi sono secretati, noi non conosciamo nemmeno il loro reale valore e quindi il costo che gravita sulle spalle degli italiani. Noi invece temiamo che l'invio di armi faccia scatenare una reazione a catena, per cui ci sia stato in questo momento e ci sarà nei prossimi anni un incremento della spesa militare.
Concludo dicendo che qualcuno, proprio negli ultimi giorni, ha detto che l'Europa deve parlare finalmente con Putin. Forse è il caso di far seguire alle parole i fatti. Sarebbe meglio farlo in questo momento, meglio tardi che mai. Per tutti questi motivi, annuncio il voto contrario del MoVimento 5 Stelle .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Orsini. Ne ha facoltà.
ANDREA ORSINI(FI-PPE). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, signor rappresentante del Governo, il Presidente Berlusconi lo ripeteva praticamente ogni giorno: la scelta occidentale europea e atlantica è la parte fondante dell'identità di Forza Italia perché Europa e Occidente erano per lui e sono per noi il modello della libertà, della democrazia, dello Stato di diritto, del progresso economico e civile. Questa è Forza Italia, oggi sotto la guida di Antonio Tajani. Per queste ragioni, l'appartenenza all'Europa e all'Occidente, per noi è una scelta irreversibile, strutturale e che non viene meno secondo le contingenze della politica internazionale, né secondo quelle della politica interna delle diverse Nazioni.
Viviamo in un momento difficile delle relazioni internazionali, nel quale alcuni vorrebbero addirittura mettere in discussione la stessa Alleanza atlantica, una stagione nella quale c'è chi vagheggia equidistanze o triangolazioni pericolose. Noi siamo e saremo sempre dalla parte dell'Europa e dell'Occidente, perché, con ogni difetto possibile, con Governi che ci piacciono o meno, lì e solo lì sono i nostri valori, lì e solo lì c'è la nostra libertà, lì e solo lì sono i sistemi politici, economici e sociali che garantiscono al maggior numero di persone nella storia dell'umanità libertà, sicurezza, benessere, salute, cultura e informazione .
Il popolo ucraino ha scelto liberamente di voler essere parte, come noi, del mondo libero. Ma una grande potenza confinante ha deciso di conculcare questo diritto, che appartiene a tutti i popoli del mondo. Per questo noi sosteniamo e sosterremo fino alla fine il diritto degli ucraini di scegliere gli stessi diritti, le stesse libertà, la stessa sicurezza che noi godiamo da 80 anni.
Il tema del quale stiamo discutendo, onorevoli colleghi, oggi è solo questo. Certo, come si aiuta l'Ucraina sul piano militare, sul piano economico e sul piano umanitario non è un tema irrilevante; come non è un tema irrilevante quello del rapporto globale con la Russia in un mondo sempre più disordinato. Sarebbe una grande forma di miopia, non esito a dirlo, non vedere che la Russia potrebbe essere idealmente una parte essenziale di un possibile equilibrio europeo. È da miopi non vedere che il rapporto della Russia con l'Europa è un tema complesso da secoli, fin da quando fu proprio un grande geografo russo, Tatiscev, a proporre gli Urali, e non più il Don, come confine geografico orientale dell'Europa.
San Pietroburgo è il monumento a questa relazione complessa fatta di amicizia, ma anche di conflitto; capolavoro dell'arte italiana che ce la fa sentire particolarmente vicina e, allo stesso tempo, porta della Russia sul mar Baltico. È profondamente miope non vedere che la storia dell'Europa senza la Russia sarebbe molto più povera dal punto di vista letterario, filosofico, artistico, musicale ed anche scientifico e tecnologico, ma soprattutto lo sarebbe dal punto di vista spirituale, come ci ha insegnato San Giovanni Paolo II richiamando quelli che definiva i due polmoni dell'Europa cristiana a est e a ovest. Ma quel grandissimo Pontefice, che onorò quest'Aula con la sua presenza in una giornata memorabile che non potrò mai dimenticare, parlava di unità spirituale, non di unità o di questioni geopolitiche. La sua non era l', dall'Atlantico agli Urali, che tanto sarebbe piaciuta al generale de Gaulle, un terzo polo mondiale autonomo staccato dagli USA strategicamente inclusivo verso Mosca. Questa - voglio essere molto chiaro - non è mai stata, non è e non sarà mai la nostra Europa. Allo stesso modo, è miope anche non cogliere nei grandi autori russi, che tutti noi amiamo - da Tolstoj, a Dostoevskij, a Turgenev-, il rapporto con l'Occidente, che è un tema complesso, contraddittorio e drammatico profondamente irrisolto nella storia e nell'identità russa.
Noi non siamo e non vogliamo essere in guerra contro la Russia, non lo saremo mai. Chi dice il contrario è in malafede o è male informato. Noi, anche per questo, non abbiamo mai mandato all'Ucraina armi offensive e abbiamo sempre escluso la presenza di nostri soldati sul terreno, anche come forza di pace o di intermediazione. Noi speriamo con tutto il cuore che il lavoro per la pace di tante persone di buona volontà, che le preghiere e gli sforzi diplomatici del Santo Padre e che l'iniziativa forte del Presidente Trump portino a conclusione il più vasto e insensato massacro al quale abbiamo assistito in Europa dopo la Seconda guerra mondiale.
Il Governo ha lavorato in questo senso: il Ministro Tajani ha avanzato la proposta credibile di una sorta di articolo 5 che garantisca l'Ucraina a fronte di aggressioni future. Ma non permetteremo mai che la pace avvenga sulla pelle del popolo ucraino , sulle sue speranze, sul suo diritto a scegliere il proprio futuro, sul suo diritto ad avere giustizia. Perché parlo di queste cose, onorevoli colleghi, e non del cambiamento della rubrica all'articolo 1? Perché queste sono polemiche irrisorie che scompaiono di fronte alla grandezza del dramma in corso. Sono tentativi, scusatemi, modesti di trovare un cuneo su orientamenti sui quali la maggioranza è sempre stata ed è compatta. Certo, colleghi dell'opposizione, qualcuno di voi, ogni tanto, scopre l'ovvio: scopre che il nostro schieramento, come il vostro, è fatto di partiti diversi che hanno sensibilità diverse. Ma vedete, colleghi, il centrodestra, a differenza di voi, alla prova di Governo ha sempre dimostrato di saper trovare una sintesi alta e non un volgare compromesso fra sfumature legittime di opinione. Questo perché anche se li decliniamo con linguaggi diversi, anche se li decliniamo con accenti diversi, i valori che ci uniscono sono ben chiari: se non lo fossero, non governeremmo insieme .
Il problema è che voi, invece, vi candidate a governare insieme pur avendo non sfumature di differenza, ma questioni valoriali insopprimibili e scelte di campo decisive che vanno in direzioni diverse, se non opposte. Per fortuna, i cittadini vi hanno assegnato il ruolo dell'opposizione e io sono lieto, del resto, che oggi una parte importante dell'opposizione dimostri che sulle scelte di valore, nonostante le polemiche e nonostante i dettagli, il Paese sa unirsi. Lo ha fatto, del resto, tante volte Silvio Berlusconi quando noi eravamo all'opposizione ma era in gioco il ruolo internazionale del nostro Paese.
Onorevoli colleghi, senza giocare con le parole abbiamo un doppio e inscindibile dovere verso l'Ucraina: garantire gli aiuti militari, per quanto nelle nostre possibilità, e garantire gli aiuti civili a una popolazione che sta sostenendo tutto il peso della guerra.
Il dramma delle guerre moderne è che sono guerre globali, non c'è più la possibilità di risparmiare i civili neppure quando si prova a farlo, e questo non è certo il caso dell'Ucraina.
A differenza di altri teatri di crisi, nessuno ha anticipato ai civili ucraini i luoghi e gli orari dei bombardamenti per consentire alla gente di mettersi in salvo. Il popolo ucraino, che non esito a definire eroico perché ha scelto questa strada, la strada che guarda verso di noi, pagando un carissimo prezzo, ha bisogno sia di armi per difendersi che di cibo, medicine ed elettricità per sopravvivere.
È un Paese da ricostruire a partire dalle strutture essenziali, per le quali non possiamo certo aspettare che le armi tacciano. L'Europa deve essere protagonista di tutto questo perché l'Ucraina guarda all'Europa, perché l'Ucraina è Europa.
Fortunatamente, questi non sono più i tempi del Novecento nei quali il popolo di Berlino, il popolo di Budapest e il popolo di Praga lanciavano appelli disperati all'Occidente e noi eravamo indotti, dalla logica di Jalta, a rimanere a guardare o a girarci dall'altra parte, mentre una parte importante della storia della sinistra italiana, spesso celebrata anche in quest'Aula, plaudiva al fraterno intervento sovietico.
Noi non commetteremo mai lo stesso tradimento nei confronti dell'Ucraina, ma il dovere dell'Europa non è solo questo: è di svolgere, finalmente unita, finalmente protagonista politica e militare, un ruolo importante sul piano diplomatico; di essere attore e non solo spettatore dei processi di pace.
Per tutte queste ragioni, signor Presidente, il gruppo di Forza Italia voterà con grande convinzione il decreto sul quale il Governo ha appena ottenuto la fiducia , così come abbiamo sempre sostenuto negli anni - con questo Governo e con quello che l'ha preceduto - una posizione ferma, chiara ma non velleitaria perché il diritto dei popoli sia rispettato, perché la pace che noi vogliamo in Ucraina non sia la pace dei cimiteri ma quella del diritto, della prosperità e, soprattutto, della libertà .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Eugenio Zoffili. Ne ha facoltà.
EUGENIO ZOFFILI(LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, signor Sottosegretario, siamo oggi chiamati a esprimerci sulla conversione del decreto-legge che proroga l'autorizzazione al nostro Esecutivo a inviare aiuti alle autorità di Kiev. Si tratta, Presidente, di un impegno importante, frutto di un'attenta riflessione, che non ci assumiamo certo a cuor leggero perché è segno che, purtroppo, il conflitto continua. Dietro questo provvedimento ci sono i volti di uomini, donne e bambini che, ogni giorno, ormai da quattro anni, vivono una quotidianità fatta di bombe, di sirene e di corse nei . Ci sono giovani vite spezzate e sogni infranti. L'orrore della guerra, Presidente, ha prodotto un costo umano altissimo: più di un milione di morti.
La Lega-Salvini Premier ha sempre avuto a cuore la causa della pace, lavorando affinché questo obiettivo venga raggiunto il prima possibile promuovendo la diplomazia come strumento primario per la risoluzione dei conflitti; il nostro segretario federale e Vice Premier Matteo Salvini l'ha sempre detto . Ringraziamo il Presidente Trump che sosteniamo con grande fiducia per quanto sta facendo per la pace e per la fine del conflitto.
Voteremo a favore con la speranza che gli aiuti destinati alle autorità di Kiev e a questo martoriato popolo possano contribuire alla fine della guerra.
Per questo abbiamo chiesto e ottenuto che il nostro impegno sia orientato all'aiuto della popolazione e che venisse sancita l'assoluta priorità degli aspetti assistenziali, civili, logistici e sanitari, con l'obiettivo primario di proteggere i cittadini ucraini da missili, droni e attacchi informatici, senza il coinvolgimento delle nostre Forze armate in operazioni sul campo, sia chiaro . E lo ribadiamo: non manderemo mai i nostri soldati italiani a fare la guerra in Ucraina. Noi, Presidente, preferiamo averli tra la gente, preferiamo averli tra gli italiani a difendere i nostri concittadini, per esempio come sono impiegati nell'operazione Strade sicure, che la Lega vuole potenziare per arrivare all'impiego di 10.000 soldati per difendere i luoghi sensibili , le stazioni, le nostre città dalla criminalità, per difendere le nostre linee ferroviarie che sono attaccate dai sabotaggi degli anarchici. Pensiamo agli attacchi che si sono registrati a Bologna, a Pesaro, ed è riportato dalle cronache. Sono fatti di poche ore fa, sulla Lecco-Tirano, ad Abbadia Lariana, la linea ferroviaria che porta alle nostre montagne dove sono in corso i Giochi olimpici invernali. Questi, Presidente, sono veri e propri atti terroristici che condanniamo fermamente.
Arrivo, colleghi, Presidente, da una missione istituzionale a Washington dove questi gruppi di anarchici, questi cosiddetti gruppi Antifa, di antagonisti, sono stati dichiarati organizzazioni terroristiche. Ed una riflessione in questo senso va fatta, secondo noi, anche in Italia.
Il supporto umanitario - dicevamo - e il sostegno difensivo sono quindi ora il fulcro dell'intero provvedimento. Ciò è stato possibile, Presidente, grazie all'impegno della Lega, ispirandoci anche agli insegnamenti del Santo Padre che promuove il dialogo per il raggiungimento della pace.
Presidente, colleghi, voteremo questo decreto. Aiutiamo ancora una volta un popolo stremato, sperando che presto, grazie al Presidente Trump, il conflitto possa finire e ci sia una pace duratura .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Graziano. Ne ha facoltà.
STEFANO GRAZIANO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Io vorrei partire dal fatto che questo decreto, che riguarda l'invio, il sostegno a Kiev, in realtà, è arrivato in Commissione partendo da una cosa, ossia un emendamento, a firma di tutta la maggioranza, per eliminare nel titolo “militari”.
Ora, questo già direbbe tutto. Non avremmo bisogno di spiegare altro. Ma tutto questo era fatto per cosa? Era fatto perché in questi tre anni ci sono stati - diciamo - mal di pancia della Lega che sono stati tutti indirizzati nella logica di voler immaginare che si potessero sopire, da questo punto di vista, attraverso quella che era un'imposizione di una linea.
E perché noi abbiamo deciso di sostenere, invece, questa linea? La linea del sostegno a Kiev? Perché noi ne abbiamo fatto un fatto di responsabilità europea. Un fatto di responsabilità rispetto al sostegno di un popolo che è stato aggredito, non di un popolo che è aggressore.
Perché il PD ha fatto una scelta che non è ideologica, che continua a fare e che dice con chiarezza che, laddove c'è un popolo amico che è aggredito, noi lo sosteniamo. Lo abbiamo fatto e lo facciamo in Ucraina, come lo abbiamo fatto a Gaza, allo stesso modo, perché riteniamo che quello sia un segno distintivo di coerenza, ma soprattutto perché c'è un tema europeo, un tema europeo un po' più largo, cioè è evidente che davanti a questa logica c'è una difficoltà in questo senso. E questo decreto si basa su tre cose fondamentali: la prima è il sostegno all'Ucraina, la seconda è la tutela dei cittadini ucraini accolti in Italia e la terza è la sicurezza dei giornalisti nelle aree che riguardano il conflitto.
Ecco, queste tre cose, a mio avviso, hanno una loro ragion d'essere e hanno una forza rispetto a quello che è il decreto attuale, però fatemi dire una cosa molto breve. Noi sosteniamo da sempre una più forte azione diplomatica, lo diciamo con grande forza da 4 anni a questa parte. Lo diciamo perché riteniamo che le due cose non siano in conflitto, cioè sostenere Kiev e lavorare per la pace sono due cose che devono camminare insieme.
Da questo punto di vista c'è un'azione che invece non è ancora così forte e per noi è fondamentale, che, se si lavora insieme, significa difendere quelli che sono, in qualche modo, i diritti e significa essere fedeli alla Costituzione e all'idea di Europa, perché noi abbiamo bisogno di più Europa. E qui fatemi dire una cosa. Vedete, oggi in quest'Aula cambia la natura del Governo, cambia la natura della maggioranza del Governo. E fatemi dire che il fatto che ci sia la fiducia non è un fatto di tecnica parlamentare. È un fatto politico importante, perché non è semplicemente mettere la fiducia così, per velocizzare o per dare una velocità diversa a quello che deve essere in decreto o perché in realtà sta per scadere.
No, la verità è che tutto questo era fatto perché c'era la volontà di sopire i mal di pancia che c'erano nella Lega prima, pensando che in realtà si potesse sopire la condizione di quello che poi è nato, la rottura di Vannacci. E questo è il punto politico, è l'altro punto politico. Però, fatemi dire, la verità qual è? È che tra la Meloni e Vannacci c'è una convergenza parallela: sono i due vasi di ferro rispetto al vaso di coccio, che in questo caso diventa Salvini. E allora Salvini ha provato, in qualche modo, a tenere in piedi quella condizione e quella logica che provava a tenere i mal di pancia, ma la verità è che Vannacci lo ha profondamente superato a destra.
Però, come sempre, anche Vannacci ha un coraggio a metà, perché, da un lato, si dice contrario al provvedimento e, dall'altro, in realtà vota la fiducia. Quindi, ecco perché cambia oggi quella che è la natura della maggioranza. Oggi c'è un nuovo perimetro politico della maggioranza e vorrei dire una cosa, Presidente, alla Presidente Meloni: lei non può stare a Kiev con il Ministro Crosetto e contemporaneamente stare nel Cremlino, nei corridoi del Cremlino, con Vannacci. Scegliesse davvero dove vuole stare, perché io penso che l'ambiguità che sta innescando oggi rispetto a quella che è la condizione reale del DL Ucraina è a mio avviso un'ambiguità molto importante, e trasforma, snatura quella che è la condizione di maggioranza.
Lo dico perché, rispetto a quello che ha detto ieri il Ministro Crosetto, mi sembra evidente che dica esattamente il contrario di quello che dice la Lega, esattamente il contrario di quello che dice Vannacci, esattamente il contrario di quelli che sono stati gli ordini del giorno, cioè vietare, sostanzialmente, la possibilità di mandare sostegno a Kiev e all'Ucraina. E allora ecco il punto politico che, a mio avviso, va di nuovo ribadito: noi, da sempre, lo abbiamo detto con chiarezza e con fermezza, sosteniamo la linea di dare forza a Kiev, perché o c'è una pace giusta o la pace non c'è.
Perché, se noi chiediamo che ci sia lo stop al conflitto, in realtà, contemporaneamente, abbiamo detto che c'è bisogno di una forte azione diplomatica. Invece, davanti a tutto questo, non mi pare che ci sia un Governo che diventi sempre più protagonista. Io penso che il rischio vero che in questo momento sta alimentando il Governo italiano sia far apparire un'Italia sempre meno credibile e dare all'Italia la possibilità di essere sempre meno affidabile, perché ha voluto tenere i piedi in più staffe, immaginando di tenere insieme il rapporto con Trump e il sostegno all'Europa e a Kiev.
Questa cosa sta completamente scoppiando. In realtà, si sta realizzando quello che da sempre noi abbiamo detto: c'è una contraddizione profonda, e dentro la contraddizione profonda, in realtà, il rischio vero è la credibilità dell'Italia. Voi state minando la credibilità dell'Italia verso l'Europa e verso il mondo. Da questo punto di vista, il Partito Democratico, invece, dice con chiarezza, senza se e senza ma, che sostiene quello che è il decreto.
Lo voterà, abbiamo votato contro la fiducia al Governo, ma da oggi questo Governo, questa maggioranza è stata completamente snaturata, e per quello che ci riguarda è un arretramento molto forte di credibilità sul piano internazionale. Noi non smetteremo mai di dirlo con chiarezza: per quello che ci riguarda, siamo sempre dalla parte di coloro i quali sono stati aggrediti .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Salvatore Caiata. Ne ha facoltà.
SALVATORE CAIATA(FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Sottosegretario, oggi quest'Aula non è chiamata a un voto tecnico, né a una scelta neutra. Siamo chiamati a un atto politico e morale che riguarda l'idea stessa di Europa, di sovranità, di diritto internazionale, di responsabilità verso i popoli aggrediti e soprattutto di coerenza. Il decreto che oggi votiamo riguarda il sostegno militare, civile, infrastrutturale all'Ucraina. Un Paese sovrano invaso militarmente, colpito nelle sue città, massacrato sui suoi confini, in cui è stata distrutta la vita quotidiana di milioni di uomini, donne, bambini.
Ma riguarda anche l'Italia, la sua credibilità, la sua coerenza, la sua parola data. C'è chi vorrebbe ridurre questo voto a una semplice questione di opportunità o, ancora peggio, di equidistanza morale. Noi non lo faremo, non lo farà l'intera coalizione di centrodestra, che, ancora una volta, voterà compatta questo quarto decreto sull'Ucraina, così come compatta ha votato gli 11 pacchetti di aiuti che si sono susseguiti fino a questo momento
Presidente, la storia ci insegna una verità semplice e dura: la violenza non si placa con la resa, ma si alimenta con la debolezza. Ricordiamo che il male trionfa quando i giusti rinunciano a combatterlo; non quando sbagliano, non quando esitano, ma quando rinunciano. Noi che siamo e ci sentiamo giusti, e che vogliamo stare dalla parte giusta della storia, non rinunceremo ad aiutare chi combatte questo male perché come diceva Tolkien: non è la forza delle armi che vince il male, ma la perseveranza dei giusti.
Qui non siamo di fronte a una guerra astratta, siamo di fronte a un atto di aggressione chiaro, documentato, rivendicato. Un confine riconosciuto è stato violato, è stato invaso, è stato oltrepassato. Un popolo libero è stato colpito perché ha scelto di non sottomettersi. Davanti a questo fatto non esistono scorciatoie linguistiche che possano nascondere la realtà. Il male oggi è l'idea che un Paese più forte possa schiacciare uno più debole con le armi, che la forza si sostituisca al diritto, che la paura possa diventare un metodo di governo delle relazioni internazionali.
Fratelli d'Italia e l'intera coalizione di centrodestra hanno preso una posizione chiara e lo hanno fatto prima delle elezioni del 2022, non dopo.
Infatti, nel nostro programma elettorale, al capitolo 1, paragrafo 3, abbiamo scritto, senza ambiguità, che l'Italia avrebbe onorato i suoi impegni internazionali, difeso l'Alleanza atlantica e sostenuto i popoli aggrediti, non per ideologia, per interesse nazionale ! E noi non cambiamo idea! Noi siamo stati, dal primo momento, con l'Ucraina. Abbiamo sostenuto tutti i pacchetti di aiuti e lo abbiamo fatto anche quando sedevamo ai banchi dell'opposizione. Quando il Governo Draghi ha portato il primo provvedimento in Aula, noi, pur non essendo parte di quel Governo, abbiamo votato a favore per la Nazione e per gli ucraini: si chiama coerenza ed è un mantra in questi banchi. In questi banchi, la coerenza è un mantra, ed è invece una perfetta sconosciuta nei banchi del MoVimento 5 Stelle. Infatti, vorrei ricordare proprio ai colleghi del MoVimento 5 Stelle, con riferimento al primo decreto di sostegno all'Ucraina, quando loro sedevano nei banchi del Governo, la dichiarazione di voto dell'attuale Vicepresidente del Senato, Mariolina Castellone, che, in sede di dichiarazione di voto al Senato sul pacchetto di aiuti, dichiarando il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle, sosteneva che è un dovere morale non lasciare il popolo ucraino da solo !
Allora, poiché nulla è cambiato - l'aggressione è la stessa, il decreto è lo stesso, perché è una proroga, lo abbiamo detto - chiedo se sia cambiata la morale del MoVimento 5 Stelle o se sia cambiato il popolo che vogliono aiutare, non più quello ucraino, ma forse quello russo.
Ed è proprio questa varietà di posizioni che il MoVimento 5 Stelle assume, rispetto alla nostra fermezza e alla nostra coerenza, il motivo per cui gli italiani hanno poi deciso di mandare loro all'opposizione e noi al Governo .
Vede, Presidente, sostenere l'Ucraina non significa fare la guerra, significa rifiutare la legge del più forte. Lo dice con chiarezza Tolkien - lo voglio citare di nuovo oggi -, quando ricorda che chi usa la forza per dominare i deboli ha già scelto di servire il male. Ed è una lezione che va ben oltre la letteratura. Chi chiede all'Ucraina di deporre le armi non sta chiedendo la pace, sta chiedendo la sottomissione e sta dicendo a un popolo: accetta di essere invaso, perché difenderti è scomodo per altri che, vigliaccamente, preferiscono girarsi dall'altra parte e non guardare, nella migliore delle ipotesi, o perché, nella peggiore, parteggiano per l'aggressore.
Oggi più che mai bisogna continuare a sostenere l'Ucraina, proprio oggi che il Presidente Zelensky ha annunciato nuove elezioni e ha annunciato che indirà un referendum per sottoporre al popolo ucraino l'accordo di pace che si sta andando a stabilire. Oggi più che mai noi dobbiamo continuare a sostenere, perché i nostri aiuti sono quelli che hanno permesso al popolo ucraino di sostenere e di arrivare a negoziare un accordo di pace, e non una semplice resa.
Dalla storia del Novecento, noi sappiamo bene dove porta l'illusione che concedere qualcosa all'aggressore lo renda meno aggressivo. Siamo accusati di bellicismo, ma l'invio delle armi all'Ucraina non è un gesto offensivo: è un atto difensivo, che permette a un popolo di non essere cancellato. L'invio delle armi è lo strumento che consente alla diplomazia di esistere, proprio perché uno dei due non è in ginocchio e può continuare a negoziare! È lo strumento che permetterà di salvare delle vite, come ha detto il Ministro Crosetto. E se tutto questo - tutti questi aiuti, tutto quello che noi stiamo facendo - avrà salvato solamente una vita in più, come ha detto il Ministro, ne sarà valsa la pena E mi è molto dispiaciuto ascoltare dai banchi dell'opposizione che questi soldi sono buttati, perché nessun soldo per una vita umana e per la difesa di una vita umana è un soldo buttato .
Presidente, per tutto questo, per il rispetto del diritto, per il rispetto della parola data ai nostri elettori, per il rispetto dei popoli liberi, il gruppo di Fratelli d'Italia voterà convintamente questo decreto
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
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PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2754-A: "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 dicembre 2025, n. 201, recante disposizioni urgenti per la proroga dell'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina, per il rinnovo dei permessi di soggiorno in possesso di cittadini ucraini, nonché per la sicurezza dei giornalisti ".
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Ricordo che nella seduta di domani, alle ore 13, avrà luogo la commemorazione dell'ex deputata Ileana Argentin.
PRESIDENTE. Avverto che nell' al resoconto della seduta odierna sarà pubblicata l'organizzazione dei tempi di esame della proposta di modificazione al Regolamento - Doc. II, n. 11; del disegno di legge n. 2370, concernente l'intesa tra il Governo della Repubblica italiana e le Assemblee di Dio in Italia; del disegno di legge n. 2605, concernente l'intesa tra il Governo della Repubblica italiana e la Tavola valdese .
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare il deputato Francesco Michelotti. Ne ha facoltà.
FRANCESCO MICHELOTTI(FDI). Grazie, Presidente. Intervengo per denunciare una pagina sgradevole e preoccupante che, ancora una volta, avviene in Toscana. Giorno del Ricordo: l'ufficio di presidenza del consiglio regionale decide di celebrarlo alla presenza, tra gli altri, di Italo Bocchino, già parlamentare della Repubblica, direttore del . Tutto fatto, tutto programmato, sennonché, due giorni prima della celebrazione del Giorno del Ricordo, il presidente Giani, il presidente del consiglio regionale, Stefania Saccardi, fanno marcia indietro: Italo Bocchino non può presenziare alla cerimonia del Giorno del Ricordo. Questo perché? Forse perché non è di sinistra? Perché l'ANPI (Associazione nazionale partigiani d'Italia) ha messo il veto e ha detto che Italo Bocchino non può entrare all'interno del consiglio regionale per prendere parte al Giorno del Ricordo.
Ecco, noi riteniamo che sia gravissimo quello che è accaduto, oltraggioso, anche perché è la dimostrazione plastica che il presidente Giani, la regione Toscana, è di fatto ostaggio, è sotto ricatto dell'ANPI che decide chi può e chi non può parlare. Questo è vergognoso e questo lo vogliamo denunciare in maniera forte in quest'Aula ! Anche perché siamo all'indomani di una celebrazione bellissima e commovente, quella che abbiamo vissuto proprio in quest'Aula, alla presenza del Capo dello Stato, quando abbiamo celebrato ieri e ricordato i nostri connazionali, vittime dell'odio comunista titino . Li ricordiamo ogni giorno, li celebriamo ogni giorno e vogliamo che anche la Toscana, senza infingimenti…
PRESIDENTE. Concluda.
FRANCESCO MICHELOTTI(FDI). …senza ricatti, senza essere ostaggio dell'Associazione nazionale partigiani d'Italia, li ricordi. Vogliamo una regione libera e plurale, quella che non è stata ieri, ma che noi ci batteremo perché lo diventi. Cosa che non è stata ieri.
Quindi, solidarietà a Italo Bocchino, solidarietà al direttore del . Pagina grave e vergognosa. Ringrazio i nostri consiglieri regionali, che non si sono prestati a questa pagina sgradevole che non fa onore alla Toscana .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Paolo Emilio Russo. Ne ha facoltà.
PAOLO EMILIO RUSSO(FI-PPE). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, c'è una categoria di persone il cui contributo nella società e alla società tende ad essere dato per scontato e che, invece, merita di essere riconosciuto con chiarezza: chi costruisce. Chi costruisce per mestiere case, ospedali, scuole, infrastrutture e monumenti, come in questo caso; chi plasma letteralmente il paesaggio in cui viviamo, determina la qualità della vita dei cittadini, genera lavoro e reddito per migliaia di famiglie. Senza chi rischia in proprio, investe e organizza, non esiste benessere collettivo; non esistono servizi pubblici senza il gettito fiscale che solo un'economia produttiva sa generare.
Ho chiesto la parola per ricordare uno di questi uomini, Giampiero Maiocchi: figura simbolo dell'edilizia italiana e della laboriosità lombarda, anima storica della Nessi & Majocchi, impresa fondata a Como nel 1924. Si è spento dopo averne celebrato il traguardo straordinario dei 100 anni, prima di poter festeggiare il suo centenario. Un secolo di cantieri, di operai, di famiglie che hanno trovato in quella realtà un lavoro e una prospettiva.
Maiocchi non si è fermato all'impresa, ma, come presidente della Camera di commercio di Como, ha messo la propria esperienza al servizio dell'intera comunità produttiva, difendendo il lavoro, promuovendo lo sviluppo di un territorio che oggi può definirsi ricco, tenendo unito un sistema economico nei momenti di difficoltà. Ha capito che fare l'imprenditore bene non basta, occorre anche battersi perché il contesto in cui le imprese operano sia all'altezza.
Ai suoi familiari e ai suoi collaboratori, che continuano il suo impegno, va il nostro cordoglio sincero .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Berruto. Ne ha facoltà.
MAURO BERRUTO(PD-IDP). Grazie, Presidente. L'atleta ucraino Vladyslav Heraskevych gareggerà nello skeleton ai Giochi olimpici Milano-Cortina. Sul suo casco sono stampati 22 volti: sono 14 uomini e 8 donne, atleti e atlete morti ammazzati nella guerra iniziata con l'aggressione russa all'Ucraina. Ieri il Comitato olimpico internazionale gli ha comunicato che non potrà usare quel casco, perché - sostiene il CIO - sarebbe propaganda politica. Certe volte basta così poco per svelare l'ipocrisia del CIO, che sproloquia di tregua olimpica e di inviti alla pace e, poi, mette in gioco le sue doppie morali insopportabili e insostenibili. Lo dico da membro della famiglia olimpica, forte di due partecipazioni, dalla fortuna di aver avuto per due volte la possibilità di vivere la magia e l'utopia del Villaggio olimpico. Lo sport è politica solo quando fa comodo? Quando, invece, il suo messaggio universale diventa così forte da costringere a pensare e a parlare sul serio di pace, svelando l'orrore della guerra, allora a qualcuno non va più bene?
Venerdì mattina, qui, nella sala stampa della Camera, ospiterò una conferenza stampa alla presenza del presidente del Comitato olimpico palestinese e di atleti e di atlete palestinesi che verranno in Italia esattamente per lo stesso motivo. Perché, se lo sport e l'olimpismo sono strumenti di pace, allora serve il coraggio di azioni: non bastano le parole, non basta richiamare alla tregua olimpica, come abbiamo sentito fare centinaia di volte, o alla stessa Carta olimpica, la costituzione dell'olimpismo, che nei suoi 7 articoli fondamentali richiama al rispetto dei diritti umani e al diritto allo sport e, poi, li nega, anzi li annega, nell'ipocrisia.
Il punto è che serve coraggio. Agli atleti, ai tecnici, alle donne e agli uomini di sport quel coraggio spesso non manca. Purtroppo, non ce n'è traccia dentro ai sepolcri imbiancati nei quali giacciono i dirigenti e i politici del CIO .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Borrelli. Ne ha facoltà, per due minuti.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Si sono celebrati da poco i funerali di Gaetano Russo, un panettiere ucciso alcuni giorni fa da un delinquente, che l'ha ucciso davanti agli occhi della figlia, a Sarno. Arrestato poco dopo, il delinquente è stato messo in un carcere di Salerno, dove già c'è il fratello. La prima cosa che hanno fatto i due fratelli è stata di farsi una foto - perché, ovviamente, nelle carceri italiane succede di tutto - e metterla sui . Dopo il nostro intervento, sono stati divisi.
Oggi i funerali si sono svolti in un clima di tristezza, di orrore e anche nella consapevolezza che sulla sicurezza e sulla lotta alla criminalità siamo andati indietro. Abbiamo fatto tanti decreti, ma non si è realizzato quasi nulla. Almeno in Campania, ci sono meno uomini delle Forze dell'ordine rispetto a prima, caserme dei Carabinieri e della Polizia chiuse e neanche hanno costruito nuove carceri. Il risultato è che si ammazza più e peggio di prima.
E io ho stampata negli occhi, visto che oggi sono andato a fare visita alla famiglia, la scena della figlia che ha dormito le ultime 24 ore abbracciata al feretro - ovviamente, dentro la bara - del padre, e della moglie - e concludo - che, a causa dello che ha avuto per la perdita del marito, non riesce più a parlare, emette soltanto suoni, prevalentemente grida. A queste persone, a queste vittime, noi dobbiamo una risposta, che fino ad oggi non è stata data.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Appendino. Ne ha facoltà, per un minuto e trenta secondi.
CHIARA APPENDINO(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo per denunciare che, purtroppo, ACC ha chiuso di fatto il capitolo Italia e questo significa una che non ci sarà, significa migliaia di famiglie senza un futuro, significa un territorio, un pezzo d'Italia che perde un investimento importante.
Vede, Presidente, non è un fulmine a ciel sereno, è il frutto di un Governo complice, che ha ritirato il finanziamento, di un Governo che ha coccolato gli Elkann, anzi, li ha giustificati - l'abbiamo visto ancora oggi in quest'Aula -, di un Governo che non ha voluto far sì che quell'investimento avvenisse.
Allora noi chiediamo, per il futuro di Termoli, della regione e per il futuro di quelle famiglie, che sia convocato un tavolo d'urgenza che metta al centro il futuro di quelle imprese, di quelle filiere e di quelle persone, che meritano dignità e attenzione. Perché la vergogna più grande - e chiudo - è che, se oggi noi sappiamo che quel capitolo è chiuso, non è perché è stato detto in modo lineare e coerente, ma è perché noi abbiamo rotto le scatole affinché venisse fuori la verità. E questa è la vergogna sulla vergogna. Meritano rispetto quei lavoratori, iniziate a rispettarli almeno da oggi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Barbagallo. Ne ha facoltà, per due minuti.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Sono passati poco più di 20 giorni dalla devastazione che ha causato il ciclone Harry in Sicilia, Sardegna e Calabria, e da allora continua il susseguirsi di annunci da parte del Governo. Noi, in quest'Aula, oggi denunciamo che ci sono molti annunci e pochi fatti, e soprattutto tanta confusione, confusione sulle misure da intraprendere a sostegno della popolazione.
È stato bocciato oggi in Commissione l'emendamento del Partito Democratico che prevedeva il blocco delle scadenze contributive e fiscali e il loro differimento al 2027: una misura di buonsenso per tanti che hanno perso la sede fisica di esercizio dell'impresa o la sede della loro abitazione. Nessuna misura neanche in vista delle prossime scadenze della Rottamazione-, che sono proprio il 25 febbraio - tra qualche giorno - e si impongono misure urgenti. Questo silenzio, questa incapacità sono accompagnati, ahinoi, dalla nota incapacità e inadeguatezza del governo della regione.
La regione siciliana, in questo momento, non ha sospeso neanche uno dei tributi di sua competenza: non l'IRAP, né l'addizionale Irpef, né, perfino, il bollo auto. Ecco, a fronte di questa situazione, ci sono anche i bandi cervellotici indetti dalla regione. Pensate, in quello della pesca, che è uno dei settori più colpiti, perché sono tanti i pescherecci e le barche affondati, è escluso categoricamente che possano partecipare coloro che hanno subito un decreto penale di condanna, che è la misura che viene applicata quando le barche o le navi sforano di pochi metri, di pochi nodi nelle acque internazionali, quindi significa escludere da questa categoria centinaia di persone.
Serve un sussulto d'orgoglio e, soprattutto, un appello all'adeguatezza e alla capacità, che il centro-destra sconosce e, mai come adesso, è chiamato a battere un colpo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Scerra. Ne ha facoltà, per un minuto e trenta secondi.
FILIPPO SCERRA(M5S). Grazie, Presidente. Siamo preoccupati per la postura a livello internazionale del Governo Meloni, Presidente.
Voglio ricordare in questa sede come sia stato sottoscritto un Patto di stabilità e crescita che ci costa 12 miliardi di euro all'anno di tagli e tasse, come sia stato sottoscritto un accordo in sede europea, , poi soprannominato , che è la stessa cosa: stiamo parlando di 800 miliardi di euro che permetteranno alla Germania di diventare una superpotenza militare.
Poi, dopo questo, si legge nei giornali di oggi che la Meloni fa asse giusto con la Germania, che dice di no agli eurobond, che dice di no ad attuare quelle politiche espansive che potrebbero permettere a un Paese come l'Italia di rilanciarsi.
La verità, Presidente, è che il Governo Meloni è succube degli Stati Uniti ed è succube anche della Germania , e la verità è che c'è qualcuno, nel 2020, che è stato in grado di reagire e di portare avanti l'integrazione europea: questo Presidente del Consiglio si chiamava Giuseppe Conte. Giorgia Meloni, se vuole essere patriota, deve semplicemente copiare e incollare quello che è stato fatto nel 2020 da Giuseppe Conte .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Federica Onori. Ne ha facoltà, per due minuti.
FEDERICA ONORI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. L'intervento che desideriamo fare riguarda un'iniziativa che si è tenuta presso il liceo “Giacomo Leopardi” di Recanati, provincia di Macerata, il 7 febbraio scorso. Questa iniziativa era rivolta agli studenti dell'istituto e consisteva nel far incontrare alcuni di loro con due di guerra - così loro si autodefiniscono - di International Reporters. Cos'è International Reporters? È un'organizzazione che fa riferimento direttamente al Cremlino anche per le sue sovvenzioni. Reporter Senza Frontiere ci dice che, nei primi 9 mesi del 2024, International Reporters ha ricevuto oltre 27.000 euro da ANO Dialog Regions, un'organizzazione controllata e finanziata dal Cremlino e che è stata addirittura - International Reporters, ancora - sanzionata per il suo ruolo nella diffusione della disinformazione russa.
I di guerra che hanno partecipato a questa iniziativa, per intenderci, sono gli stessi che si sono mostrati in video con la Z che celebra l'invasione russa ai danni dell'Ucraina, e l'iniziativa, seguendo gli intenti di International Reporters, celebra la politica estera del Cremlino.
Ora, la nostra domanda è: qual è la finalità educativa di una iniziativa siffatta, specialmente considerando il fatto che questa si è svolta nell'assenza totale di contraddittorio? Quindi agli studenti, sembrerebbe, sia stata presentata un'iniziativa di pura propaganda probabilmente, vogliamo sperare, nell'ingenuità e nell'inconsapevolezza del docente e del preside della scuola, da cui ci piacerebbe avere delle risposte. Crediamo che il Ministro Valditara…
PRESIDENTE. Concluda.
FEDERICA ONORI(AZ-PER-RE). …debba interessarsi attivamente di questo tipo di iniziative, perché le nostre scuole non possono essere il luogo dove viene celebrata la propaganda di Putin .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Dario Giagoni. Ne ha facoltà.
DARIO GIAGONI(LEGA). Grazie, Presidente. Prendo la parola con il cuore pesante per rivolgere un pensiero e il cordoglio più profondo, da parte mia e da parte di tutto il gruppo Lega, alle famiglie dei due pescatori che quest'oggi, purtroppo, sono morti nelle acque di Santa Maria Navarrese, in Sardegna. Hanno perso la vita due uomini, due lavoratori, due persone che non conoscevano il riposo, che “si facevano il mazzo” ogni giorno e che, purtroppo, non potranno più tornare a casa ad abbracciare i propri figli e le proprie famiglie.
Siamo di fronte all'ennesima tragedia figlia di un sistema di regole folli dell'Europa che, nel tentativo di gestire le risorse ittiche, ha finito per ignorare la cosa più importante: la vita umana.
Presidente, per suo tramite, le chiedo di portare le mie parole al Ministro competente. Che vada a Bruxelles e spieghi ai burocrati dalle mani senza un callo e senza una ferita che il clima cambia e le tempeste aumentano, e non si può costringere a uscire perché il calendario dell'Unione europea scade oggi.
Questi uomini sono usciti in mare non per sfida o per imprudenza, sono usciti perché il bisogno non aspetta, sono usciti per portare un pezzo di pane a casa.
Oggi il pescatore italiano deve combattere non solo con le onde, ma con una burocrazia europea fatta di calendari assassini, dove le dimensioni di un pesce valgono più di un uomo. Si pensa di più a contare i pesci, ma non le bare .
PRESIDENTE. Comunico che, nella seduta di mercoledì 11 febbraio 2026, la VII Commissione permanente (Cultura, scienza e istruzione) ha approvato, in sede legislativa, la seguente proposta di legge d'iniziativa del deputato Amorese: “Modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 30 settembre 1963, n. 1409, e all'articolo 41 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, in materia di cambio della denominazione dell'archivio centrale dello Stato in quella di Archivio nazionale” (2159).
Comunico che, nella seduta di mercoledì 11 febbraio 2026, la VII Commissione permanente (Cultura, scienza e istruzione) ha approvato, con modificazioni, in sede legislativa, la seguente proposta di legge d'iniziativa dei deputati Ciaburro e altri, con il seguente titolo: “Istituzione della Settimana nazionale della scrittura a mano” (758).
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
AMICH ed altri: Istituzione della Giornata nazionale in memoria di 446 italiani internati e deportati dal Regno Unito per causa di guerra, periti nel naufragio del piroscafo britannico Arandora Star, silurato da un'unità della Marina tedesca nell'Oceano Atlantico il 2 luglio 1940. (C. 1895-A)
Relatrice: DEBORAH BERGAMINI.
2.
Norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e la Diocesi ortodossa romena d'Italia, in attuazione dell'articolo 8, terzo comma, della Costituzione.
(C. 2396)
: PAGANO.
3.
COMAROLI ed altri: Disposizioni in materia di insequestrabilità delle opere d'arte prestate da Stati esteri o da enti o istituzioni culturali straniere, durante la permanenza in Italia per l'esposizione al pubblico. (C. 182-A)
Relatrice: LATINI.









































































