PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
FRANCESCO BATTISTONI, legge il processo verbale della seduta del 10 febbraio 2026.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 75, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del documento: Proposta di modificazione al Regolamento (Modifiche al Regolamento per la razionalizzazione del lavoro parlamentare e la valorizzazione del ruolo delle Commissioni, per l'abolizione del termine delle 24 ore in caso di posizione della questione di fiducia, per il rafforzamento dello statuto delle opposizioni, delle attività di indirizzo, informazione e controllo, per la revisione della disciplina dei gruppi e delle procedure di collegamento con l'Unione europea e per l'aggiornamento del testo) (Doc. II, n. 11).
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Ha facoltà di intervenire il relatore, deputato Federico Fornaro.
FEDERICO FORNARO, . Grazie, signor Presidente. Colleghi, noi tre relatori chiederemmo l'autorizzazione a depositare la proposta di modificazione al Regolamento, che è già stampata e, quindi, a disposizione, limitandoci a tre interventi di riflessione e di spiegazione di alcuni aspetti di carattere metodologico che ci hanno guidato in questo lavoro.
Vorrei ricordare sia ai colleghi, sia a chi ci ascolta che questo lavoro, in realtà, è iniziato nel novembre del 2022 con una prima attività necessaria e conseguente alla modifica costituzionale sul numero di deputati, che ci ha visto modificare una serie di che erano indicati numericamente e che necessitavano, ovviamente, di essere riproporzionalizzati.
In seguito, nell'ottobre del 2024, è stata approvata una prima razionalizzazione che vedeva una serie di interventi su cui c'era una larghissima condivisione. Successivamente - e ringrazio il Presidente Fontana per lo stimolo e, penso di interpretare l'opinione anche degli altri colleghi, per la continua e costante attenzione al nostro lavoro -, siamo passati ad una riforma più strutturale.
Forse, i numeri spiegano più di altre valutazioni: siamo intervenuti su 73 articoli, di cui 6 aggiunti, rispetto a un testo attuale di 154 articoli. Quindi, il Regolamento, di fatto, è modificato e integrato per circa la metà.
La mia valutazione è che questa riforma del Regolamento della Camera arriva in Aula dopo questo lavoro che in tutte le fasi e a maggior ragione in questa terza è stato sempre orientato alla ricerca di un equilibrio costituzionalmente e politicamente corretto tra i diversi soggetti che intervengono nel nostro lavoro, nel processo legislativo: la maggioranza, l'opposizione, il Governo, i gruppi parlamentari e i singoli deputati. L'obiettivo che abbiamo cercato di perseguire - ovviamente, la valutazione spetta all'Aula, che è sovrana - è stato proprio quello di ricercare, di sforzarci di ricercare punti di equilibrio. Io non mi vergogno a usare la parola “compromesso”, perché lo considero un punto nobile della politica, quando, ovviamente, è un compromesso non al ribasso, ma è un compromesso nella ricerca della massima condivisione. Questo è quello che abbiamo provato a fare con i gruppi di lavoro e con il lavoro all'interno della Giunta, sempre nel rispetto delle posizioni di tutti, evidentemente, ma alla fine anche il lavoro emendativo - i numeri, da questo punto di vista, sono molto chiari - ha visto respinti veramente pochi emendamenti, anche perché - va detto - alcuni gruppi hanno scelto di accogliere l'invito al ritiro che, era una parte di questo spirito.
Il testo contiene innovazioni - non entrerò nel merito di tutte - credo molto significative, con l'obiettivo di migliorare l'efficacia del lavoro parlamentare e aumentare i tempi per la discussione delle proposte di legge presentate dai deputati.
Vorrei sottolineare che entreranno in vigore interventi di cui si parlava da anni, se non da decenni: uno per tutti, il voto a data certa. Un grande lavoro era stato fatto nella XVII legislatura, ma non arrivò mai a termine, e nella XVIII, di fatto, non si riuscì a fare grandi interventi. Quindi, abbiamo ripreso i gruppi attraverso gli emendamenti e, nel nostro lavoro, si sono riprese questioni che erano veramente molto lontane anche nel tempo. L'abolizione delle cosiddette famose 24 ore di stop dopo la posizione della questione di fiducia, ad esempio - mi limito solo a questo -, si accompagna a uno statuto delle opposizioni con norme regolamentari a tutela dei diritti delle minoranze. Non è soltanto un tema di equilibrio, mi sia consentito, tra maggioranza e opposizione, pur importante, ma credo sia anche un tentativo, se la lettura è complessiva e non di parte, di riequilibrio del rapporto tra potere legislativo e potere esecutivo.
Credo - ed è una valutazione - che si sia, alla fine, arrivati a un buon risultato, maturato in un clima positivo di ascolto e di ricerca di un punto di accordo, nell'interesse comune che ritengo sia quello che ci ha guidato, al di là ovviamente delle appartenenze che nessuno rinnega, e che credo sia rappresentato proprio dal rilancio della funzione del Parlamento e del ruolo dei deputati, come motore fondamentale della nostra democrazia repubblicana.
Ultima osservazione: tutto questo impianto riformatore andrà in vigore dalla prossima legislatura: anche questa è stata una scelta che risponde ai criteri che prima ho ricordato perché - mi si passi la battuta - il velo di ignoranza con cui alla fine abbiamo affrontato, per esempio, tutta la questione degli emendamenti, cioè non sapere chi sarà nei ruoli che ho descritto prima, in particolare chi sarà in maggioranza e chi sarà all'opposizione dalla prossima legislatura e in quelle successive, ha aiutato a ricercare un giudizio imparziale sulle singole questioni, non condizionato dai ruoli di oggi.
Crediamo di aver lavorato con questo spirito, con uno spirito di servizio, mi sia consentito, nei confronti di questa istituzione e di grande rispetto della Costituzione della Repubblica.
PRESIDENTE. Chiedo se il relatore Igor Iezzi vuole intervenire. Prego.
IGOR IEZZI, . Sì, grazie Presidente. Sarò davvero velocissimo perché, come capirete e comprendete, abbiamo lavorato insieme e, ovviamente, faccio mio, quasi interamente, l'intervento del collega Fornaro.
Ci tengo a sottolineare alcune cose. Come diceva il collega, è stato un percorso lungo, nel senso che questa è la terza tappa di una riforma che è iniziata non in questa legislatura, ma addirittura prima, tant'è vero che, all'inizio, nelle prime due tappe, i relatori eravamo io e il collega Fornaro, proprio perché venivamo dalla precedente legislatura e portavamo avanti dei ragionamenti già iniziati in quel periodo; soprattutto in seguito al taglio del numero dei parlamentari che, ovviamente, ci aveva poi costretto, all'inizio di questa legislatura, a mettere insieme una serie di norme di adeguamento, anche numerico, che poi abbiamo fatto anche velocemente.
Poi, come è stato detto, è venuta la seconda tappa, cioè quella della razionalizzazione dei tempi del dibattito, nelle varie fasi dell'iter alla Camera e, alla fine, questa terza tappa che è quella più significativa, più importante, dove si riscrivono in gran parte, come è stato detto, anche a livello numerico, gli articoli del nostro Regolamento.
Abbiamo lavorato su due grandi pilastri: uno è quello dei diritti del Governo che ha il diritto di vedere i propri provvedimenti approvati - quindi, il discorso delle 24 ore e il discorso dei provvedimenti in data certa -, ma abbiamo lavorato anche sulle prerogative delle opposizioni. In particolare, credo che abbiano un particolare significato i provvedimenti in quota opposizione con l'obbligo, poi, della maggioranza di esprimersi e così di offrire all'opposizione, al Parlamento e a tutto il Paese la possibilità di esprimere la propria opinione su temi rilevanti.
L'unica differenza, lieve, con quanto detto prima è che, secondo me, l'operazione che abbiamo fatto, cioè di far slittare la terza tappa alla prossima legislatura, ci ha permesso, neanche di fare compromessi seppur nobili, ma di lavorare scevri da ogni condizionamento di maggioranza e di opposizione e di, veramente, ragionare su quelle che fossero le modalità migliori per i colleghi deputati, soprattutto in vista della prossima legislatura, senza ovviamente tener conto di tornaconti personali e di rendite di posizione per chi è in maggioranza e per chi è all'opposizione.
Ecco, c'è un solo rammarico, devo dire. Noi abbiamo lavorato molto, abbiamo fatto una discussione molto ampia sul fenomeno del trasformismo, dei cambi di casacca e devo dire che un po' mi è dispiaciuto vedere i giornalisti che hanno dato a questo pezzo del nostro lavoro, come dire, una connotazione di attualità; come se noi avessimo lavorato su questo tema in base alle vicende avvenute nell'ultimo periodo. Anzi, semmai le vicende avvenute nell'ultimo periodo dimostrano che abbiamo lavorato con lungimiranza nel tentativo di affrontare un tema che è, comunque, importante nella vita del nostro Parlamento. Noi ci abbiamo lavorato da tempo, abbiamo cercato di venire incontro alle esigenze di tutti, abbiamo, soprattutto, cercato di colpire i trasformismi fine a sé stessi, i cosiddetti “cambia casacche”, ma, tutelando quelli che sono, in realtà, poi, dei processi politici che in Parlamento e ovviamente nel mondo della politica ci sono.
Quindi, io credo e mi auguro che si possa, poi, domani, anche durante il dibattito, sull'osservazione in Aula, tenere conto di questo lavoro; un lavoro non finalizzato al vantaggio di una parte, ma finalizzato a rendere più efficiente questo ramo del Parlamento, soprattutto in un periodo dove alla politica sono richieste spesso risposte in maniera veloce.
Noi pensiamo di aver offerto a questo Parlamento la metodologia per poter rispondere in maniera celere alle richieste che ci vengono presentate dalla società o dai tanti problemi che, quotidianamente, siamo costretti ad affrontare.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il relatore Rossi. Prego.
ANGELO ROSSI, . Grazie, Presidente. Innanzitutto, mi permetta, Presidente, di partire dal ringraziamento nei suoi confronti perché la sua opera di coordinamento, di stimolo, di verifica dei lavori che, man mano, i relatori ponevano in essere, ci ha permesso di arrivare a un risultato che può essere giudicato certamente positivamente.
È un lavoro che può essere giudicato positivamente perché permette di adeguare ai tempi moderni, alle necessità dell'oggi, i lavori parlamentari che, altrimenti, potrebbero essere considerati, soprattutto da chi è fuori da quest'Aula, lontani, poco produttivi di risultati per la propria vita.
Credo che, invece, il principio ispiratore che illustravano i miei colleghi Fornaro e Iezzi abbia permesso, scevro dalle attuali posizioni che ognuno di noi ricopre in maggioranza od opposizione, di produrre una proposta, un testo base, evidentemente importante. Importante perché efficiente per i lavori: li rende trasparenti, li rende attuali, permette alla maggioranza - non come regalo nei confronti del Governo e della maggioranza che lo appoggia - di vedere approvati i propri provvedimenti in data certa, in tempi certi, con discussioni chiare e trasparenti, nelle quali le opposizioni debbono avere il diritto, la possibilità di esplicitare, anche all'esterno di quest'Aula, i propri intendimenti, le proprie posizioni, evidenziare le contraddizioni della proposta della maggioranza.
Ecco, con riferimento agli interventi, ringrazio, in particolare, la struttura del Segretario generale che ci ha permesso, per ogni singola proposta che noi relatori avanzavamo o discutevamo, di valutare tutti gli impatti della stessa; e questo ci ha permesso di redigere, secondo me, un testo completo che cambia il volto di questa Aula e che la rende efficiente e al passo coi tempi.
Vorrei elencare qualche punto degli articoli e degli interventi che abbiamo posto in essere. Sono tutti importantissimi e questo è un altro dato importante del testo. Qualunque tipo di intervento sia stato realizzato è da valutare in un quadro unitario, importante, di rifacimento, diciamo di condizionamento del testo del Regolamento, che permette il raggiungimento di una maggiore efficienza, nel rispetto dei ruoli di maggioranza e opposizione. Ne elencherò solo alcuni, considerando, però, tutti gli interventi molto importanti all'interno di un quadro unitario. Penso al limite della presentazione, da parte dei relatori e del Governo, degli emendamenti in Commissione, se non eccezionalmente autorizzati dal presidente di Commissione. Penso al contingentamento dei decreti “non fiduciati”, una svolta che potremmo definire epocale all'interno dei lavori di quest'Aula. Penso all'introduzione del voto a data certa per i provvedimenti del Governo, ritenuti urgenti e all'abolizione delle 24 ore che, però, forse è uno degli elementi minori, dal punto di vista del quadro complessivo degli interventi fatti.
L'abolizione del processo verbale sembra di poco conto, invece permette un maggiore efficientamento e svolgimento dei lavori parlamentari; poi, gli interventi sulla richiesta di informativa da parte del Governo; la disciplina delle informative del Governo, con la previsione della replica da parte dei Ministri; il il Premier , addirittura con la previsione di una sanzione nell'eventualità in cui il Premier non risponda all'interno dell'Aula; gli interventi sulle mozioni; gli interventi riferiti ai cambi di casacca - così definiti - che non solo arrecano un danno dal punto di vista del contributo ai gruppi, ma - attenzione - è prevista la decadenza dalle cariche, elemento sicuramente importante rispetto alla volontà di qualche deputato di cambiare casacca. E non da ultimo, anche se è una semplice denominazione, vi è l'intervento sulla denominazione della VII Commissione - così tanto richiesto dai suoi componenti - che la adegua alle ultime modifiche costituzionali.
Quindi occorre valutare tutti gli interventi unitariamente; anche quelli che sembrano di minore impatto producono, invece, un impatto importante e forte sui lavori di quest'Aula per farla tornare protagonista e al centro del dibattito.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole D'Orso. Ne ha facoltà.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente. Ci apprestiamo ad esaminare un corposo pacchetto di modifiche al Regolamento della Camera, che apporterà novità sostanziali e anche particolarmente incisive per la vita di questo ramo del Parlamento e probabilmente - già lo hanno detto coloro che mi hanno preceduta - siamo dinanzi all'ultima tappa del percorso riformatore, avviato all'inizio della legislatura. Trovo doveroso iniziare questo intervento riconoscendo che c'è stato, in effetti, uno straordinario sforzo da parte dei relatori per trovare convergenze e sintesi in grado di recepire contributi provenienti da ciascuna forza politica. Per onestà intellettuale devo anche riconoscere che il MoVimento 5 Stelle è forse il gruppo che ha visto recepire il maggior numero di proposte emendative presentate. Allora, desidero ripercorrere e dare conto proprio di queste proposte emendative.
Partirei dalle norme anti-trasformistiche che da sempre sono una battaglia del MoVimento 5 Stelle. Adesso viene previsto che il deputato che ricopre un incarico in Ufficio di Presidenza e passa da un gruppo ad un altro gruppo decada dall'incarico.
È prevista anche un'altra modifica, quindi ci si è spinti anche più in là, stabilendo che il deputato che approdi nel gruppo di destinazione non porta con sé l'intera quota di contributo dovuta a ciascun gruppo in proporzione a ciascun deputato, ma porta in dotazione solo la metà del contributo. Questo serve per scoraggiare i gruppi parlamentari a fare - potremmo dire - nei confronti dei deputati appartenenti ad altri gruppi, in quanto ogni deputato acquisito dovrà intendersi praticamente come un costo per il nuovo gruppo. Sinora, invece, vi era anche una convenienza, per così dire, economica ad acquisire deputati transfughi. Sono regole di buon senso, ma non vi sfuggirà che sono anche regole dal valore etico e culturale perché mirano a scoraggiare cambi di casacca che spesso sono frutto di mero opportunismo politico o di esasperati personalismi e così consentono anche di rispettare maggiormente il voto popolare. Ogni cambio di casacca è vissuto infatti giustamente dagli elettori come un tradimento ed è anche forse uno di quei fenomeni che alimenta l'astensionismo, nonché quella ormai sempre crescente percezione da parte di tantissimi elettori che il proprio voto sia inutile.
Un'altra innovazione fortemente voluta dal MoVimento 5 Stelle è quella di regolamentare puntualmente il procedimento per l'adozione delle sanzioni disciplinari nei confronti dei deputati, che si svolge dinanzi all'Ufficio di Presidenza della Camera. Questo perché è veramente assurdo che proprio nella casa della democrazia, potremmo dire così, questo procedimento non fosse in qualche modo disciplinato e soprattutto ci fossero dei rispetto al principio del contraddittorio e al diritto di difesa e affinché non possa accadere più quanto è accaduto - mi preme, sono costretta a ricordarlo - ad esempio in occasione delle contestazioni in Giunta per le elezioni per la vicenda famosa Scutellà o rispetto al caso Donno. Perché che cosa abbiamo fatto noi? Cosa scriviamo nero su bianco nel Regolamento della Camera? Che d'ora in poi a ciascun deputato dovrà essere contestata - sin dall'inizio - una condotta specifica e dovrà essergli consentito di dare la sua versione del fatto contestato, presentando memorie difensive e prove documentali che possano avvalorare la sua tesi e la sua difesa. Il deputato dovrà sempre essere ascoltato e la decisione dovrà sempre essere corredata da idonea motivazione. Questa, vedete, è una delle innovazioni a cui sono veramente più affezionata, un po' evidentemente anche per deformazione professionale.
È del MoVimento 5 Stelle, poi, la norma volta a rafforzare l'obbligo del Governo di rispondere in tempi certi alle interrogazioni presentate dai deputati. Abbiamo introdotto un meccanismo per cui, se il Governo non risponde entro 45 giorni dalla presentazione e nonostante le sollecitazioni del Presidente della Camera, l'interrogazione verrà automaticamente posta all'ordine del giorno della prima seduta utile dove si svolgono le interrogazioni.
È stato anche un emendamento di buon senso quello di estendere a due minuti l'illustrazione della domanda in occasione del , perché sappiamo bene quanta fatica facciamo, in un minuto, a sintetizzare anche un semplice quesito e a farlo in modo chiaro, in modo da essere fruibile rispetto a chi ci ascolta.
È del MoVimento 5 Stelle la proposta di introdurre il in Commissione con cadenza settimanale e di rafforzare il potere delle opposizioni di chiedere e ottenere indagini conoscitive. Ancora, siamo stati noi a sollevare l'opportunità di una norma che consentisse la convocazione della Giunta del Regolamento quando a farne richiesta, motivata per carità, siano uno o più presidenti dei gruppi che rappresentino almeno un quarto dei componenti della Camera. Attualmente, invece, sappiamo che la convocazione della Giunta viene decisa con assoluta discrezionalità e autonomia da parte della Presidenza.
È del MoVimento 5 Stelle anche la norma che prevede, ogniqualvolta le Commissioni parlamentari siano chiamate a ratificare una nomina proposta dal Governo, di audire il candidato appunto proposto per la nomina. Questa è una norma importante perché rafforza il controllo parlamentare sulle nomine fatte dal Governo e soprattutto perché fornisce elementi di trasparenza. Per cui ciascun cittadino che vorrà seguire l'audizione, perché lo si farà attraverso Camera , potrà rendersi conto da solo se le scelte operate dal Governo siano fondate su criteri oggettivi di merito, competenza, professionalità ovvero determinate da altro tipo di logiche.
Sono del MoVimento 5 Stelle ancora le proposte volte a rafforzare le funzioni del Comitato per la legislazione, che è quell'organo chiamato a valutare la qualità dei testi di legge, la loro chiarezza, omogeneità, semplicità, il loro impatto sulla coerenza dell'ordinamento e la loro efficacia sulla semplificazione normativa. Oggi il Comitato per la legislazione esprime un parere fornendo sì indicazioni, ma noi abbiamo previsto che da domani, insomma dalla prossima legislatura, con questa innovazione il Comitato presenti praticamente quelle indicazioni sotto forma di veri e propri emendamenti che, quindi, nella Commissione di merito, qualcuno si dovrà assumere la responsabilità di bocciare, quindi anche qui con un atto di trasparenza nei confronti di chi segue anche i lavori parlamentari.
Un'altra disposizione a noi cara è la regolamentazione dell'esame dei progetti di legge di iniziativa popolare o provenienti dai consigli regionali perché finalmente avranno anche una tempistica certa, e non solo, potremmo dire anche una corsia preferenziale, perché, qualora vengano presi in considerazione dalla Commissione competente per la materia, entro due mesi devono approdare in Aula.
Sono state recepite anche le proposte volte a rafforzare le prerogative delle opposizioni, su cui davvero poi, alla fine, tutti i gruppi hanno trovato delle convergenze. Mi riferisco: al divieto di differimento dell'esame di un progetto di legge d'iniziativa di un gruppo di opposizione; al divieto di inversione dell'ordine del giorno, che viene utilizzato certe volte per mettere in coda o rinviare gli argomenti chiesti dall'opposizione; al divieto di questioni pregiudiziali, questioni sospensive, che hanno l'effetto di impedire l'esame dei provvedimenti di iniziativa delle opposizioni.
Il faro che ha sempre guidato le scelte del nostro gruppo e, di conseguenza, le posizioni che personalmente ho assunto, talvolta in modo necessariamente anche estemporaneo in sede di Giunta, è uno e uno soltanto: restituire centralità e, forse, ancor prima, dignità al Parlamento, perché - non possiamo nasconderci - il Parlamento oggi viene continuamente svilito nelle sue prerogative, mortificato dalla bulimia legislativa di un Governo che ha battuto tutti i record di decretazione d'urgenza e di questioni di fiducia.
Quindi mi sono sempre opposta a qualsiasi modifica che, in nome dell'efficienza, potesse comprimere il dibattito parlamentare nei modi e nei tempi o che potesse sbilanciare ancor di più gli equilibri tra potere legislativo e potere esecutivo in favore di quest'ultimo. Dovrebbe essere questo il principio ispiratore di ogni componente che siede in Giunta per il Regolamento, perché il Regolamento rappresenta lo scheletro su cui si regge il corpo legislativo ed è patrimonio di tutti i deputati e di tutti i gruppi. Occorrerebbe spogliarsi dei ruoli contingenti di maggioranza e minoranze ed anche spogliarsi dalla subdola tentazione di avere una visione prospettica per cui, pur essendo oggi opposizione, mi ritaglio delle regole ad uso e consumo per la futura legislatura in cui penso potrei sedere in maggioranza.
Ripeto, l'unico modo per non farsi fagocitare da una logica di contrapposizione maggioranza-opposizione è avere come obiettivo quello di difendere e valorizzare la funzione legislativa e quella di controllo di questo ramo del Parlamento nei confronti del Governo. Purtroppo, nonostante gli sforzi profusi, che io riconosco, a nostro avviso non si è riusciti fino in fondo in questo intento e ci si è persi proprio alla fine. Da una parte, è mancato - e concludo - quel pizzico di coraggio in più per introdurre una modifica, da noi fortemente voluta, che sarebbe stato l'unico contrappeso reale all'abolizione delle 24 ore, ossia innalzare ad un terzo la quota di argomenti da trattare riservata ai gruppi di opposizione.
Questo perché? Perché temiamo che quelle 24 ore domani vengano occupate sempre da iniziative, diciamo, a firma governativa e che non vengano, in effetti, in qualche modo restituite e dedicate all'iniziativa parlamentare. Ciò che poi, alla fine, ha purtroppo sporcato un testo, che altrimenti sarebbe stato veramente tutto apprezzabile nella ricerca di un delicato equilibrio, è stata l'approvazione di un emendamento che ha definitivamente, secondo noi, sbilanciato il testo in favore del Governo.
Quindi, è su questi temi che vogliamo ancora suscitare un supplemento di riflessione di quest'Aula e su questi temi, infatti, abbiamo presentato - e ve ne do anticipazione - degli emendamenti, delle proposte di modifica .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Baldelli. Ne ha facoltà.
ANTONIO BALDELLI(FDI). Illustrissimo signor Presidente, onorevoli colleghi, le buone regole non inseguono il futuro, ma lo preparano. Se arrivano dopo, non governano più il cambiamento, ma lo subiscono. È con questo spirito che oggi presentiamo la proposta di modifica del Regolamento. Non un semplice aggiornamento di articoli, ma un atto di responsabilità verso l'istituzione che rappresentiamo e verso l'Italia che ci guarda. Un lavoro paziente, quasi invisibile, proprio come le fondamenta di una casa, che non si vedono, ma che reggono tutto il resto.
Costantino Mortati, uno dei più autorevoli costituzionalisti del Novecento, affermava: il Regolamento parlamentare è l'insieme delle norme che disciplinano l'organizzazione interna delle Camere e il procedimento di formazione della volontà parlamentare. È una definizione che sottolinea come il Parlamento non esista soltanto perché eletto, esiste perché possiede regole che trasformano opinioni, visioni e interessi collettivi in decisioni, e decisioni in diritto dello Stato.
Signor Presidente, questo è il terzo pacchetto di riforme regolamentari della legislatura. Completa un percorso iniziato nel novembre 2022, con cui abbiamo proceduto all'adeguamento dei dopo la riduzione del numero dei deputati, proseguito, poi, con il secondo pacchetto, entrato in vigore il 1° gennaio 2025, che ha razionalizzato tempi e fasi dei lavori parlamentari. Questo, invece, è il passaggio più ampio, più complesso e più importante; porta a compimento un lavoro che nella passata legislatura non fu possibile perché non ci fu un accordo politico.
Oggi, invece, dimostriamo che, quando si mette davanti a tutto l'interesse del Parlamento, e quindi quello dei cittadini, l'accordo si trova. Non sempre è facile, è vero, ma responsabilmente sì. Per questo mi auguro che, nelle prossime ore, questo accordo avvenga anche in Aula. È stato un lavoro lungo e durato tre anni. Non un lavoro rumoroso, ma sicuramente un lavoro serio, di quelli che non fanno titoli sui giornali, ma fanno funzionare le istituzioni per molti anni. La Giunta per il Regolamento ha lavorato con metodo e ascolto perché le regole non sono un dettaglio tecnico.
Viviamo in un tempo dove tutto è accelerato: le imprese producono in cicli sempre più rapidi, le amministrazioni digitalizzano i loro processi e l'intelligenza artificiale elabora dati in pochi secondi. Se le istituzioni non tengono il passo, non diventano prudenti, ma diventano irrilevanti. Solo una Camera con regole adeguate riesce a decidere meglio, controllare meglio e intervenire in tempi certi. Questa riforma tiene insieme tutte e tre le esigenze. Non a caso, il Presidente della Camera, all'inizio dei lavori, ha affidato a noi componenti della Giunta per il Regolamento i macro-filoni da seguire: razionalizzazione dei lavori, rafforzamento delle opposizioni, potenziamento del controllo sul Governo e modernizzazione delle procedure.
Gli esiti di questo lavoro dimostrano l'approccio serio, concreto ed efficace della Giunta per il Regolamento: molti emendamenti accolti, altri ritirati in spirito costruttivo e pochissimi respinti. Non, quindi, una riforma contro qualcuno, ma una riforma “per”, per consentire a tutti di lavorare, maggioranza, opposizione, Governo e singoli deputati. Quali, dunque, i punti chiave della riforma? Uno dei passaggi più rilevanti è sicuramente il superamento del vincolo delle 24 ore prima del voto di fiducia. Una norma che nel tempo era diventata disfunzionale e - diciamolo - anacronistica.
La nuova disposizione, invece, ha costruito alternative concrete alla fiducia con il contingentamento dei tempi anche per i decreti-legge, quando il Governo sceglie di non porre la fiducia, assicurando tempi certi e rispetto dell'articolo 77 della nostra Costituzione. Perché, diciamolo chiaro, in una moderna democrazia non può esistere la dittatura delle minoranze, né un diritto a bloccare l'attività legislativa, ma non può esistere nemmeno la decisione senza il confronto. Proprio per questo, a tutela del dibattito, su richiesta di un presidente di un gruppo di opposizione, il Presidente della Camera potrà aumentare i tempi per provvedimenti particolarmente complessi.
In più, si amplia l'uso degli strumenti che consentono di approvare, in tempi rapidi e certi, progetti di legge dichiarati urgenti, con la previsione di un termine finale per la loro approvazione. Un modo serio per disincentivare il ricorso al decreto-legge quando non è davvero indispensabile. Ma, come già detto, la necessità di adottare provvedimenti in tempi certi non può comprimere il dibattito democratico, perché il Parlamento è quel luogo dove opinioni diverse non si annullano, ma diventano, infine, la decisione comune.
Come ricordava Luigi Einaudi, il Governo della discussione è l'unico Governo possibile tra uomini liberi. Per questo è stato previsto un vero e proprio statuto delle opposizioni, si è introdotta la convocazione della Giunta per il Regolamento su richiesta motivata di almeno un quarto dei deputati, si è codificata la prassi dell'attribuzione delle presidenze delle Giunte delle elezioni e per le autorizzazioni all'opposizione e si è resa ordinata la possibilità di avviare indagini conoscitive. Ed è davvero significativo - mi permetta, signor Presidente, di sottolinearlo - che questo rafforzamento avvenga proprio con la nostra maggioranza, perché una maggioranza sicura non teme il confronto, ma lo organizza.
Questa è la migliore risposta anche a quella narrazione di parte che descrive la nostra maggioranza come una maggioranza autoritaria, la migliore risposta alla narrazione di certi giornaloni. Con questa maggioranza si è dato vita a un Regolamento che disegna da ora in poi un Parlamento, se possibile, ancora più autorevole. Allora le nuove regole prevedono una relazione semestrale del Governo su mozioni e risoluzioni approvate, la codificazione delle audizioni dei candidati nelle proposte di nomina, il rafforzamento del , con più certezza sulla presenza in Aula del Presidente del Consiglio, e anche un in Commissione una volta alla settimana.
Le regole che presiedono al corretto funzionamento della Camera richiedevano da tempo una modernizzazione, meno indulgenza per rituali anacronistici e quella trasparenza che le attuali tecnologie rendono possibile. Allora si è disciplinata in modo ordinato la richiesta di informative urgenti, si sono dettate regole più chiare per la costituzione dei gruppi e si è messo un freno al trasformismo, a quel passaggio di casacca, con la previsione di contributi ricalibrati ai gruppi e la decadenza da molte cariche in caso di passaggio ad altro gruppo.
Ma ci saranno anche maggiore pubblicità dei lavori delle Commissioni e una valorizzazione delle iniziative popolari e dei consigli regionali. Qual è l'obiettivo di questo lavoro? Una Camera all'altezza del tempo che viviamo.
Onorevoli colleghi, questa riforma mette il Parlamento nelle condizioni di lavorare meglio, non per correre di più, ma per decidere con più qualità e in tempi certi, non per ridurre il dissenso, ma per renderlo utile, non per rafforzare una parte, ma per rafforzare tutta l'istituzione.
A questo punto, desidero esprimere i miei ringraziamenti, anche a nome del mio gruppo, ai relatori Federico Fornaro, Igor Iezzi e Angelo Rossi per la lealtà istituzionale dimostrata e per non aver mai anteposto al proprio ruolo la tentazione di rappresentare una parte. Voglio ringraziare lei, signor Presidente, per il lavoro paziente di composizione tra i gruppi parlamentari e per l'equilibrio. Voglio ringraziare il Segretario generale e gli uffici per la disponibilità con noi parlamentari e per la competenza e la dedizione. Ringrazio, infine, tutti i gruppi parlamentari, perché, quando le regole diventano patrimonio comune, la politica torna ad essere ciò che deve essere: servizio alla Nazione.
Oggi, quindi, non stiamo semplicemente aggiornando un regolamento, ma stiamo affermando - mi avvio alla conclusione, signor Presidente - che il Parlamento vuole decidere con serietà, discutere con rispetto e servire con responsabilità. Stiamo scrivendo regole più chiare, perché il lavoro del Parlamento diventi anche più comprensibile di fronte ai cittadini che ci ascoltano. Le maggioranze passano, le legislature finiscono, ma le istituzioni restano e noi abbiamo il dovere di lasciarle più solide di come le abbiamo trovate.
Per questo, la riforma del Regolamento, che andremo ad approvare, non è di una parte, ma è della Camera, della Repubblica e di tutti gli italiani. Per questo, signor Presidente, mi auguro che questa proposta trovi il massimo consenso possibile anche in quest'Aula.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Madia. Ne ha facoltà.
MARIA ANNA MADIA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghi, le modifiche al Regolamento della Camera che oggi discutiamo non sono un passaggio tecnico e riservato agli addetti ai lavori, ma riguardano il cuore del funzionamento della nostra democrazia parlamentare.
Il Regolamento non è un insieme neutro e asettico di procedure, è lo strumento che rende effettivi i principi costituzionali, che disciplina il rapporto fra Governo e Parlamento, che garantisce l'equilibrio fra maggioranza e opposizione, che tutela, al tempo stesso, le prerogative dei singoli deputati e, in ultima analisi, le istanze degli stessi cittadini che da essi sono rappresentati.
In questo senso e per tutte queste funzioni, vorrei iniziare, ringraziando i funzionari della Camera per la loro competenza - dal Segretario generale a tutti i funzionari dell'Ufficio studi, delle varie Commissioni e ovviamente del Servizio Assemblea - perché è attraverso loro che tutto questo si realizza.
Oggi arriva all'attenzione dell'Assemblea un pacchetto di interventi che, con coerenza - lo hanno detto i relatori e poi anche gli interventi prima di me -, continua dentro un percorso tracciato e avviato fin dall'inizio della legislatura, anzi - è stato detto e lo condivido - fin da prima di questa legislatura. Qui fatemi ringraziare ovviamente tutti i relatori e, con spirito di parte - lo ammetto -, fatemi ringraziare particolarmente il mio collega Federico Fornaro, la cui competenza certamente, ma anche la sua passione per il Regolamento della Camera, a mio avviso, hanno dato a questo lavoro un valore aggiunto.
È un percorso iniziato già nella scorsa legislatura, ma in questa legislatura, dopo una fase di adeguamento, che potremmo definire quasi necessitato, questo nuovo passaggio - potremmo chiamarla la terza fase - affronta, secondo me, i nodi più sostanziali, cioè la semplificazione delle procedure, la razionalizzazione dei tempi e la qualità del lavoro parlamentare.
In altre parole, questo è il tentativo di rendere il Parlamento più efficace senza però snaturarne quello che dicevo prima, ovvero la funzione, le prerogative e la natura. Da questo punto di vista, vorrei prima di tutto sottolineare, come è già stato fatto prima di me, il metodo che si è seguito per arrivare a questo risultato.
I lavori della Giunta hanno cercato sempre, anche grazie al Presidente di quest'Assemblea, un'ampia condivisione, di ascolto di tutti i gruppi, di coinvolgimento di tutte le componenti e di ricerca costante di un equilibrio complessivo del testo. Penso che questo sia non un dettaglio procedurale - e di questo me ne rallegro -, ma una vera e propria scelta politica che vorrei richiamare nel senso più alto del termine, perché riconosce che le regole del gioco devono nascere sempre, quando è possibile, dal massimo consenso e, quindi, dall'ascolto e dalla condivisione di tutti.
Le modifiche proposte rispondono poi a un'esigenza che credo tutti percepiamo, cioè evitare che, quando le procedure sono troppo complesse, si trasformino in un fattore di inefficienza o, peggio ancora, di incomprensibilità verso i cittadini. È in questo senso che vanno la riduzione e la riorganizzazione dei tempi di intervento, la razionalizzazione delle richieste di informativa e la disciplina più ordinata degli interventi sull'ordine dei lavori. Non si tratta - vorrei insistere - di comprimere il dibattito, ma anzi di renderlo, in qualche modo, più leggibile, più comprensibile, più mirato e più rispettoso del complesso delle funzioni dell'Assemblea e non solo della funzione legislativa.
Un punto particolarmente delicato e particolarmente importante riguarda il rafforzamento dello statuto dell'opposizione, che emerge con chiarezza in diverse disposizioni, a partire dalla programmazione dei lavori e dalla tutela degli spazi riservati alle iniziative dei gruppi di minoranza.
Credo che anche questo sia un segnale importante, perché un Parlamento efficiente non è certamente un Parlamento che riduce il pluralismo, ma è un Parlamento che organizza il pluralismo in modo equilibrato, perché maggioranza e opposizione non sono ruoli antagonisti, come purtroppo potrebbe sembrare, anche dalla degenerazione che viviamo nel dibattito pubblico, e non si devono comprimere a vicenda, l'uno a sfavore dell'altro, ma entrambi (maggioranza e opposizione) - questo è lo spirito di questa rivisitazione e di questo rafforzamento dello Statuto dell'opposizione - sono elementi essenziali della dinamica parlamentare, costituzionale e democratica.
Allo stesso tempo, le modifiche cercano di garantire un equilibrio tra l'efficacia dell'azione legislativa e le tutele delle prerogative parlamentari. Penso che questo giustamente sia il filo rosso che attraversa l'intero impianto della riforma. Negli interventi che mi hanno preceduto è stata usata la parola “equilibrio”. Io penso che il risultato che stiamo discutendo oggi sia proprio un equilibrio che va custodito, come tutti gli equilibri, con attenzione, soprattutto in una fase storica in cui il rapporto fra il Parlamento e il Governo è sottoposto a continue e forti tensioni.
Deve essere chiaro il senso profondo di questa adesione bipartisan alle modifiche del Regolamento. Non è tanto perché anche l'opposizione ha l'ambizione di diventare in futuro maggioranza - certo, questa ambizione ce l'abbiamo, ma non è questo lo spirito che anima questa riforma -, bensì l'idea di poter utilizzare, in modo costruttivo e positivo, le norme poste a garanzia del legittimo diritto a decidere, in tempi coerenti, con l'esigenza di governare, perché queste norme sono state costruite proprio con questo spirito, in modo che fossero rispettose dei diritti delle minoranze e, come tali, ci auguriamo che siano per sempre interpretate.
In quest'ambito merita attenzione anche l'intervento su istituti come gli ordini del giorno, come le mozioni, come le interrogazioni, come il , per scendere un po' nel dettaglio di quello che ho provato a spiegare in modo più generale.
Qui l'obiettivo dichiarato è duplice: evitare un uso distorto o meramente dilatorio di questi strumenti e, al tempo stesso, preservarne l'importante funzione politica, valorizzando al tempo stesso indirizzo e controllo, e la scelta di intervenire con cautela, spesso attraverso riformulazioni, va letta proprio ancora una volta in questa chiave di equilibrio. Un altro aspetto che vorrei richiamare è quello della qualità della legislazione. Il rafforzamento del ruolo del Comitato per la legislazione, anche in termini di monitoraggio, segnala una consapevolezza crescente, e cioè che legiferare meglio è parte integrante della credibilità delle istituzioni.
La semplificazione procedurale ha senso solo se accompagna e non sostituisce l'attenzione al contenuto delle leggi. In conclusione, Presidente, io credo, per fare un bilancio, che queste modifiche non esauriscano il tema della modernizzazione del Parlamento, ma ne rappresentino un passo avanti significativo, significativo e non definitivo. Restano aperte questioni importanti, a partire da un ancora più pieno raccordo tra l'attività parlamentare nazionale e i processi decisionali dell'Unione europea, che richiederanno ulteriori interventi regolamentari e un impegno condiviso, e ci tengo a sottolinearlo da componente della XIV Commissione.
Il testo, dunque, che oggi discutiamo è una tappa coerente di un percorso più ampio, una tappa importante, decisiva e non definitiva. Il suo valore non sta solo nelle singole norme, ma nella logica che lo ispira, che consiste nel migliorare il funzionamento della Camera senza alterarne la natura, nel rendere più ordinato il confronto senza impoverirlo, nel rafforzare l'istituzione parlamentare senza comprimere il ruolo dei gruppi di opposizione.
È stato questo lo spirito istituzionale e responsabile che ritengo debba continuare ad animare anche proposte future, non come un terreno di scontro, ma come un vero e proprio investimento sulla qualità della nostra democrazia parlamentare .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, signor Presidente. La proposta che sarà esaminata è la terza che in questa legislatura interviene sul Regolamento. Precedentemente, a inizio legislatura, erano state approvate le modifiche relative ad adeguamenti conseguenti alla riduzione del numero dei parlamentari, e nell'ottobre del 2024 le modifiche per la razionalizzazione di fasi e di tempi dei procedimenti. Con la proposta di modificazione al Regolamento che viene sottoposta all'Aula si conclude, quindi, il percorso della complessiva revisione e modifica del Regolamento della Camera.
Un percorso e un dibattito molto lungo, che ha attraversato tre legislature e che il Senato aveva concluso prima della fine della scorsa legislatura. La difficoltà a una complessiva modifica del Regolamento risiedeva nella oggettiva problematicità di un punto d'incontro, di un compromesso tra le maggioranze e le minoranze parlamentari che si sono alternate nelle legislature; la problematicità di un punto di incontro, di un compromesso tra la necessaria razionalizzazione delle fasi e dei tempi dei procedimenti e i legittimi timori e preoccupazioni di una diminuzione delle prerogative delle opposizioni, le quali - va sempre ricordato - sono un presidio non di una parte, ma della funzione e del ruolo del Parlamento.
Appare, infatti, non casuale che una delle proposte di modifica sulla quale si è maggiormente accentrata l'attenzione del dibattito sia stata quella relativa al decorso del termine di 24 ore della votazione sulla fiducia richiesta dal Governo. Una modifica che, al di là della sua reale rilevanza, ha assunto quasi una valenza simbolica nel dibattito e nel confronto che sopra ho richiamato. È stata quindi opportuna e fruttuosa la scelta del Presidente Fontana, in accordo con la Giunta per il Regolamento, di procedere gradualmente alla modifica del Regolamento, affidando a un gruppo informale, costituito dai relatori e dai rappresentanti dei gruppi, un preliminare confronto sulle aree di intervento del cosiddetto “terzo binario di riforma”, che oggi viene portato all'esame dell'Assemblea.
Dibattito e confronto che hanno permesso di costruire un ampio consenso, come è necessario, sulla proposta di modificazione al Regolamento, pur non sottacendo alcuni rilievi critici che sono stati avanzati anche dalla mia collega di gruppo, Ghirra, componente della Giunta, durante l'esame della proposta in tale sede. La scelta di rinviare l'entrata in vigore delle modifiche del Regolamento alla prossima legislatura contribuisce a sottrarre le stesse ad eventuali polemiche circa le possibili forzature dell'attuale maggioranza.
Il confronto è stato un dibattito in cui il gruppo AVS ha contribuito non solo avanzando proposte ed emendamenti, diversi dei quali accolti, anche se alcuni con riformulazioni, ma richiamando costantemente la necessaria consapevolezza che un'ampia modifica dei Regolamenti parlamentari non può prescindere dal contesto storico-politico in cui viene attuata, dalla finalità che si prefigge e dagli elementi di Costituzione materiale con cui è chiamata a interagire.
Significativo, in tal senso, è stato il dibattito relativo al termine delle 24 ore in caso di richiesta del voto di fiducia da parte del Governo; una previsione considerata da alcuni financo anacronistica, anche sulla base della sua abolizione al Senato, non considerando però che le riserve sul suo superamento non si basavano sulla conservazione di uno degli strumenti potenzialmente ostruzionistici, ma anche sulla base di una critica alla necessità di contrastare l'abuso della decretazione d'urgenza e del ricorso alla fiducia da parte dell'Esecutivo.
È incontestabile che nel corso degli anni, da parte di tutti i Governi che si sono alternati, lo strumento della decretazione d'urgenza, previsto dall'articolo 77 della Costituzione, è stato stravolto, divenendo un provvedimento utilizzato ben oltre i casi straordinari di necessità e di urgenza. Le sentenze della Corte costituzionale sono restate inapplicate, così come sono restati inascoltati gli interventi e i rilievi dei Presidenti della Repubblica.
La revisione del Regolamento proposta tenta di offrire soluzioni all'abuso della decretazione d'urgenza e alla richiesta di fiducia, prevedendo due modifiche rilevanti: la prima è l'introduzione anche nell'esame dei decreti-legge, nei casi in cui non venga posta sugli stessi la fiducia, il contingentamento dei tempi, prevedendo la possibilità del presidente di un gruppo di opposizione di richiedere l'aumento di un terzo del tempo assegnato e di un quinto degli emendamenti segnalati; la seconda è la previsione della possibilità da parte del Governo di richiedere l'urgenza, e quindi il termine finale di approvazione, su provvedimenti diversi da quelli collegati alla legge di bilancio, per i quali era già prevista.
Queste due modifiche hanno l'obiettivo di superare l'abuso della decretazione d'urgenza e del ricorso alla fiducia, fornendo al Governo strumenti regolamentari che permettono l'approvazione in tempi certi dei provvedimenti legislativi di sua iniziativa. Dovrebbe essere nell'auspicio di tutti che tali strumenti contrastino effettivamente per il futuro l'abuso della decretazione d'urgenza e il ricorso alla fiducia, restituendo quella centralità e il ruolo che la Costituzione riconosce e attribuisce al Parlamento. Opportunamente, inoltre, nel caso del ricorso alla fiducia, viene comunque conservato il doppio voto, fiducia e finale, oltre che l'esame degli ordini del giorno.
Queste modifiche sono state accompagnate da alcune revisioni dirette a rafforzare le prerogative dell'opposizione, le quali appartengono a quelle che il titolo del documento in esame definisce “Statuto delle opposizioni”: la previsione della convocazione della Giunta per il Regolamento su richiesta di un quarto dei componenti, sul quale è stato accolto un nostro emendamento che ha eliminato una valutazione discrezionale da parte del Presidente della Camera sulla richiesta; la codificazione dell'attribuzione, prevista dalla prassi, dell'assegnazione delle presidenze delle Giunte delle elezioni e per le autorizzazioni a esponenti dell'opposizione, prevedendo la decadenza nel caso di passaggio a gruppi di maggioranza; l'accoglimento parziale dell'emendamento presentato dal presidente della Giunta per le autorizzazioni, Dori, sulla possibilità della presa visione degli atti relativi ai reati ministeriali non limitata ai soli componenti della Giunta, anche se avremmo ritenuto necessario recepire l'intero emendamento; l'introduzione di garanzie sulle quote di opposizione per atti e proposte di legge e l'effettiva trattazione degli stessi; la previsione per i progetti di legge costituzionale ed elettorale di un aumento dei tempi di discussione e l'impossibilità di deliberare, durante l'esame degli stessi, la seduta fiume; la previsione dei tempi di calendarizzazione delle mozioni di sfiducia; la definizione, in caso di indisponibilità del Presidente del Consiglio allo svolgimento del almeno una volta per programma, del raddoppio delle sedute di per le settimane successive.
Le modifiche regolamentari intervengono sui lavori di Commissione, circoscrivendo o, più correttamente, tentando di circoscrivere i poteri dei presidenti delle Commissioni, anche al fine di evitare, come è avvenuto in questa legislatura, episodi e decisioni che hanno indotto le opposizioni a formalizzare la loro contrarietà, investendo anche il Presidente della Camera. Viene, inoltre, prevista la fissazione dei termini per la presentazione, da parte del Governo e del relatore, degli emendamenti e delle proposte di riformulazione, le quali dovranno essere accompagnate in ogni caso da relazione illustrativa. È stato accolto un nostro emendamento che prevede comunque la fissazione di un congruo termine per la presentazione dei subemendamenti.
Un altro ambito di intervento ha riguardato i gruppi parlamentari. Per quanto riguarda la loro costituzione, fermo restando il requisito minimo numerico di 14 deputati, già fissato a decorrere dalla prossima legislatura, sono modificati i requisiti per la costituzione in deroga, prevedendo un numero di iscritti di norma non inferiore a 7 e un requisito elettorale più aderente alla legge elettorale vigente; è stato accolto un nostro emendamento che consente ai gruppi costituiti in deroga la designazione di uno stesso deputato in due Commissioni.
Sempre su nostra proposta è stata accolta la modifica delle modalità di ripartizione del contributo erogato ai gruppi, prevedendo che una parte di questo (un trentesimo) sia ripartita in misura uguale fra tutti i gruppi. Tale previsione, pur nella modica entità dell'uguale ripartizione - il nostro emendamento prevedeva un decimo anziché un trentesimo -, quantomeno sancisce un principio già applicato al Senato, diretto a garantire anche ai gruppi di minore consistenza la possibilità di dotarsi di una struttura adeguata e funzionale.
Nella Giunta sono state esaminate anche le proposte relative ai cosiddetti transfughi, ovvero l'introduzione di previsioni regolamentari dirette a penalizzare il passaggio dei deputati da gruppi di elezione ad altri. Prescindendo dal merito di tale questione, è evidente che l'esplicito richiamo costituzionale, diretto ad escludere il vincolo di mandato, costituisce un limite ad eventuali interventi di natura regolamentare. Conseguentemente, viene solo proposta una modifica che interviene sui contributi dei gruppi, prevedendo, nella determinazione del contributo spettante al nuovo gruppo di iscrizione del deputato in proporzione alla consistenza numerica, una riduzione della metà della quota del contributo, rimanendo l'altra metà assegnata al gruppo di provenienza.
Le proposte di modifica intervengono anche su rilevanti parti del Regolamento, come quelle relative ai lavori e alle competenze della XIV Commissione, politiche dell'Unione europea, in relazione alle procedure di collegamento con l'Unione europea.
In ultimo, anche in relazione alla mia carica di segretario d'Aula e componente dell'Ufficio di Presidenza, ritengo molto positiva la modifica proposta all'articolo 60 del Regolamento, in materia di procedimento di irrogazione delle sanzioni da parte dell'Ufficio. È stata opportunamente prevista l'espressa comunicazione per iscritto al deputato della contestazione del fatto addebitato e della convocazione dello stesso in audizione.
Nel ringraziare il Presidente Fontana e i relatori per il lavoro svolto, sulla base delle considerazioni svolte, preannuncio l'orientamento favorevole del gruppo AVS alle proposte di modificazione del Regolamento.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Manes. Ne ha facoltà.
FRANCO MANES(MISTO-MIN.LING.). Grazie, Presidente. Dopo due riforme del Regolamento, importanti ma parziali, questa settimana siamo chiamati ad approvare il terzo pacchetto di riforma della legislatura. Si tratta, senza dubbio, dell'intervento più ampio e significativo, che non solo aggiorna il Regolamento alle più recenti prassi di Montecitorio, ma che contiene modifiche innovative di grande rilievo per la Camera. Permettetemi, quindi, di ringraziare sin da subito la Giunta per il Regolamento, i relatori, il Presidente della Camera, i funzionari e gli uffici, per il grande lavoro che hanno svolto anche in questa occasione, migliorando le procedure e ammodernando le nostre regole.
È stato un lavoro impegnativo, premiato dal metodo nuovo che si è voluto adottare in questi anni: si sono raccolti i suggerimenti di tutti, senza imporre mai la visione di una parte politica sulle altre. Le regole del Parlamento e la democrazia che qui è custodita ne escono, quindi, oggi più forti.
Con la riforma del Regolamento rendiamo il lavoro della Camera dei deputati più rapido, trasparente e rispettoso, anche delle minoranze: miglioriamo l'attività dei deputati nelle Commissioni, con regole chiare su tempi ed emendamenti e con lavori più accessibili anche tramite il ; aboliamo il termine delle 24 ore previsto nel caso in cui il Governo ponga la fiducia, introducendo strumenti alternativi per giungere a un voto a data certa e lottando contro l'abuso della decretazione d'urgenza; diamo sostanza allo statuto dell'opposizione, offrendo certezza agli spazi dedicati alle proposte delle minoranze, tutelando le iniziative presentate dall'opposizione e rendendo più trasparente il dibattito politico; potenziamo gli strumenti di controllo affidati al Parlamento con il , garantendo la presenza in Aula del Presidente del Consiglio e assicurando una verifica continua degli impegni presi con l'approvazione di mozioni e risoluzioni.
Affidiamo poi al Parlamento alcune nuove funzioni - come, ad esempio, la valutazione delle politiche pubbliche - al fine di migliorare sempre di più la nostra capacità di produrre buone leggi per il Paese. Ma lottiamo anche contro il trasformismo, introducendo alcune norme importanti, alle quali la Camera potrà scegliere, in futuro, di aggiungere vincoli ancora più stringenti, e rendiamo, infine, più moderno il raccordo tra la Camera dei deputati e l'Unione europea, migliorando un settore che è strategico per il Parlamento e per l'Italia tutta.
Ma non è tutto. All'interno di questa riforma ci sono modifiche che hanno una grande importanza per i movimenti più piccoli. La riforma, infatti, non solo offre rappresentanza in Commissione a tutti i gruppi politici, ma apre le porte di Montecitorio anche a un nuovo gruppo per le autonomie. Si tratta di una riforma che rende giustizia alle minoranze linguistiche, sanando una disuguaglianza normativa che era rimasta incastrata tra le pieghe del Regolamento, dopo che era tornato operativo il comma dedicato ai gruppi in deroga.
A questa riforma ha fatto da apripista l'iniziativa dei senatori delle minoranze linguistiche che, nel 2001, hanno fondato al Senato un primo gruppo per le autonomie; ora che, dopo 25 anni di attesa, questa disuguaglianza finisce anche alla Camera, non posso quindi che rivolgere un pensiero al senatore Augusto Rollandin che, insieme alla Südtiroler Volkspartei e ai senatori a vita, aveva fatto nascere quel primo raggruppamento.
In Italia ci sono 12 minoranze linguistiche, riconosciute e tutelate dalla legge: si tratta delle popolazioni che hanno culture particolari e che, oltre all'italiano, parlano l'occitano, il francese, il francoprovenzale, il tedesco, le lingue della comunità walser, il ladino, il friulano, lo sloveno, il croato, l'albanese, il greco, il catalano e il sardo. Queste popolazioni hanno contribuito, anche loro, a fare l'Italia, a liberarla dalla guerra e a costruire la democrazia. Nei territori decentrati di confine, alcune minoranze linguistiche hanno elaborato formule politiche speciali, legate al pensiero federalista e autonomista, e, da 80 anni a questa parte, siedono nel Parlamento.
Noi autonomisti non siamo un corpo estraneo: rappresentiamo, sì, piccole comunità, ma siamo parte integrante del pluralismo del Paese e, come tali, da sempre chiediamo di poter agire nel Parlamento a pieno titolo, analogamente alle altre forze politiche. Lo hanno compreso bene, più di 20 anni fa, i senatori a vita e i Presidenti emeriti della Repubblica che, sin da allora, ci hanno fatto l'onore di sedere in Parlamento per le minoranze linguistiche. Alla loro consapevolezza e al loro senso dello Stato si unisce, oggi, quello della Camera dei deputati che, tra i molti e fondamentali aspetti della riforma, riconosce appieno quel pluralismo politico, approvando una norma giusta ed equilibrata, che permetterà, eventualmente dalla prossima legislatura, di creare un gruppo per le autonomie anche qui alla Camera.
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore, deputato Fornaro. Prego, deputato Fornaro.
FEDERICO FORNARO, Anche a nome dei colleghi, ringrazio tutti gli intervenuti. Mi sembra di poter dire che c'è stato un dibattito di grande equilibrio, che ha colto il senso e il significato del nostro lavoro. Poi, ovviamente, domani ogni gruppo si esprimerà in dichiarazione di voto.
Volevo, a nome degli altri colleghi, fare un ringraziamento non formale nei confronti del Segretario generale e degli uffici, in particolare della dottoressa Riezzo e del dottor Rizzuto: senza la loro competenza, conoscenza, intelligenza e tanta pazienza, tutto questo lavoro non sarebbe, probabilmente, mai andato in porto.
PRESIDENTE. Grazie. Non so se gli altri relatori desiderano intervenire. No.
Il seguito dell'esame della proposta di modificazione del Regolamento è rinviato alla seduta di domani, martedì 17 febbraio.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2370: Modifica della legge 22 novembre 1988, n. 517, di approvazione dell'intesa tra il Governo della Repubblica italiana e le Assemblee di Dio in Italia, in attuazione dell'articolo 8, terzo comma, della Costituzione.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea .
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
La I Commissione (Affari costituzionali) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire il relatore, deputato Igor Iezzi.
IGOR IEZZI, . Grazie, Presidente. Io darei per letta la relazione, che è agli atti.
PRESIDENTE. Perfetto. Ha facoltà di intervenire la rappresentante del Governo, che rinunzia.
È iscritto a parlare il deputato Tremaglia. Ne ha facoltà.
ANDREA TREMAGLIA(FDI). Grazie, Presidente. Ringrazio il Sottosegretario, il relatore e tutti i colleghi presenti. Il provvedimento oggi all'esame dell'Aula si occupa della modifica della legge 22 novembre 1988, n. 517, di approvazione dell'intesa tra lo Stato e le Assemblee di Dio in Italia, in attuazione dell'articolo 8, terzo comma, della Costituzione.
Ci troviamo dinanzi a un intervento che non solo è tecnico, ma tocca uno dei pilastri del nostro ordinamento costituzionale: il principio di eguale libertà di tutte le confessioni religiose sancito dall'articolo 8 della Costituzione italiana.
Le Assemblee di Dio in Italia rappresentano l'espressione nazionale del movimento evangelico pentecostale, che è presente nel nostro Paese con più di 100.000 aderenti. I rapporti con lo Stato sono regolati da un'intesa che risale al 1986, approvata con legge, come ricordavamo, nel 1988. Oggi interveniamo per aggiornare quella disciplina, alla luce di una richiesta formalmente avviata nel 2010 e perfezionata, dopo un lungo percorso istituzionale, con la firma del testo definitivo nel dicembre del 2024.
Il cuore della modifica riguarda l'articolo 23 della legge di approvazione dell'intesa, che prevede, in particolare, l'ampliamento delle finalità cui possono essere destinate le risorse dell'8 per mille, includendo espressamente anche attività assistenziali e culturali; consente alle Assemblee di Dio di concorrere alla ripartizione delle quote dell'8 per mille derivanti dalle scelte non espresse dai contribuenti, ma in proporzione alle preferenze ricevute, e chiarisce il criterio di determinazione della quota, ancorandolo agli incassi in conto competenza risultanti dal rendiconto generale dello Stato.
Si tratta, quindi, di modifiche puntuali, coerenti con il quadro costituzionale e con la prassi già seguita per altre confessioni religiose che hanno stipulato un'intesa con lo Stato. Questo provvedimento rafforza il principio di laicità inteso come imparzialità ed equidistanza. Non esistono confessioni di serie A e confessioni di serie B, ma l'articolo 8 della Costituzione prevede il metodo della bilateralità in ogni caso: i rapporti si regolano attraverso un'intesa e poi con una legge, ed è esattamente ciò che stiamo facendo. Questo intervento dimostra, inoltre, la capacità del Governo di dare seguito con serietà a un percorso negoziale avviato anni fa e rimasto troppo a lungo in sospeso. Dopo richieste reiterate nel 2017 e nel 2019, l' ha trovato un impulso decisivo nel 2023-2024, fino alla sigla definitiva: è il segno di un Esecutivo che non lascia i nei cassetti, ma li porta avanti e li conclude con responsabilità.
Con questo intervento, infine, si valorizza il ruolo sociale delle comunità religiose nel tessuto nazionale. L'estensione delle finalità alle attività assistenziali e culturali riconosce il contributo concreto che queste realtà offrono alla coesione sociale, al sostegno delle fragilità e alla promozione culturale. Non è, dunque, una concessione, ma un riconoscimento dell'apporto alla comunità nazionale.
Questo provvedimento non altera gli equilibri generali del sistema dell'8 per mille, ma si inserisce in una cornice già consolidata per le confessioni che hanno stipulato un'intesa con lo Stato: è, quindi, un atto di coerenza ordinamentale e di rispetto per la Costituzione.
Per tutte queste ragioni, il nostro incoraggiamento e il nostro sostegno al percorso che oggi approda in Aula sono determinati non solo dall'approvazione di questa modifica tecnica, ma dalla riaffermazione di un principio, cioè che in una Repubblica laica tutte le confessioni religiose sono libere davanti alla legge e ugualmente e dignitosamente rappresentate. I loro rapporti con lo Stato si fondano su regole chiare, bilaterali e trasparenti.
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Immagino che il relatore non intenda intervenire, così come il Governo. Quindi, il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2605: Modifica della legge 5 ottobre 1993, n. 409, di approvazione della modifica dell'intesa tra il Governo della Repubblica italiana e la Tavola valdese, in attuazione dell'articolo 8, terzo comma, della Costituzione.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
La I Commissione (Affari costituzionali) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire il relatore, deputato Alessandro Urzi'.
ALESSANDRO URZI', La ringrazio, Presidente. Onorevoli colleghi, l'Assemblea avvia oggi l'esame del disegno di legge, già approvato al Senato, che prevede l'aggiornamento dell'intesa fra il Governo della Repubblica italiana e la Tavola valdese. Ricordo che, nella seduta del 22 gennaio scorso, in Commissione, il provvedimento è stato licenziato composto di tre articoli e con il nulla osta delle Commissioni che hanno espresso pareri favorevoli.
Ricordo che i rapporti fra lo Stato e le confessioni religiose non cattoliche o acattoliche sono regolati dall'articolo 8 della Costituzione, da lei già citato, che sancisce il principio dell'eguale libertà di tutte le confessioni religiose, e viene riconosciuta alle confessioni non cattoliche l'autonomia organizzativa sulla base di propri statuti, a condizione che questi non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano, ed è posto il principio in base al quale i rapporti delle confessioni con lo Stato siano regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.
Si è formata, peraltro, una prassi consolidata secondo cui le trattative, in vista della stipulazione delle intese, sono avviate soltanto con le confessioni che abbiano ottenuto il riconoscimento della personalità giuridica legge 24 giugno 1929, n. 1159. La competenza ad avviare le trattative spetta al Governo che, attraverso il Presidente del Consiglio, delega il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Poi le intese sono sottoposte all'esame del Consiglio dei ministri, ovviamente, sottoscritte dai rappresentanti della confessione a cui si riferiscono e trasmesse al Parlamento. È invalsa l'abitudine che il Parlamento intervenga per modifiche non sostanziali, che modifichino il valore stesso delle intese, ma per modifiche formali, per quelle che riguardino la copertura finanziaria o per dettagli che devono rispettare le regole di elaborazione delle norme.
Quanto alla Tavola valdese, parte dell'intesa in esame, ricordo che essa è l'organo esecutivo del Sinodo, ossia l'assemblea rappresentativa delle chiese che compongono la Chiesa evangelica valdese (Unione delle chiese metodiste e valdesi). L'intesa tra le chiese rappresentate dalla Tavola valdese e dallo Stato italiano fu recepita dalla legge n. 449 del 1984, con cessazione dell'efficacia delle disposizioni del 1929-1930 sui culti ammessi. Modificazioni di quella intesa sono intervenute, poi, con la legge n. 409 del 1993, la quale ha previsto una forma di deduzione dall'Irpef di erogazioni liberali a favore della Tavola valdese, nonché il concorso della Tavola valdese alla ripartizione della quota dell'8 per mille dell'Irpef. A seguire, la legge n. 68 del 2009 ha integrato le previsioni della legge n. 409 del 1993, con l'attribuzione alla Tavola valdese delle somme dell'8 per mille relative ai contribuenti che non abbiano espresso alcuna preferenza, secondo ripartizione proporzionale alle scelte espresse.
Ecco venendo al contenuto del disegno di legge, rapidissimamente, proprio per punti didascalici, faccio presente che l'articolo 1 reca l'approvazione dell'intesa sottoscritta il 17 dicembre 2024 tra il Governo e la Tavola valdese, al fine di ampliare la platea dei soggetti cui la Tavola valdese può affidare gli interventi sociali, assistenziali, umanitari e culturali finanziati dall'8 per mille, e l'articolo 2 prevede che la Tavola valdese utilizzi le somme dell'8 per mille esclusivamente per interventi sociali, assistenziali, umanitari e culturali in Italia e all'estero. L'articolo 3 prevede l'entrata in vigore del disegno di legge il giorno stesso della pubblicazione.
Presidente è un passo deciso in avanti del nostro Paese nella direzione dell'attuazione piena e compiuta dei principi costituzionali in essa contenuti, nell'articolo 8 , anche di quei principi sulle confessioni religiose che si siano ordinate ai principi giuridici della nostra Repubblica improntati alla libertà, al pluralismo e alla tutela della persona.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire la rappresentante del Governo, che rinunzia. È iscritto a parlare l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Rappresentante del Governo, il relatore, collega Urzi', ha già tratteggiato i termini giuridici all'interno dei quali si inserisce la modifica dell'intesa tra il Governo e la Tavola valdese.
Mi permetto di integrare con alcuni riferimenti di carattere storico che credo caratterizzino questa intesa come altre, ma forse anche più di altre. È dal 1975 che in Italia la Chiesa valdese e la Chiesa metodista sono unite mediante un patto di integrazione globale. Il patto ha istituito la Chiesa evangelica valdese - Unione delle Chiese metodiste e valdesi, fondata sul mutuo riconoscimento delle rispettive tradizioni confessionali da parte delle due componenti, le quali, pur nella comune appartenenza alla famiglia protestante, presentano tratti propri, tanto per visioni teologiche, quanto per la loro storia.
La Chiesa metodista è espressione del protestantesimo che trae origine dall'opera del pastore anglicano Wesley nell'Inghilterra del XVIII secolo e approda in Italia all'indomani della fine della Seconda guerra mondiale quando, nel 1946, viene fondata l'Opera per le Chiese Evangeliche Metodiste in Italia.
La Chiesa valdese, invece, ha profonde radici nel nostro territorio: nasce come movimento di rinnovamento religioso, ispirato alla predicazione di Valdo, mercante di Lione, vissuto nel XII secolo. Scomunicati dalla Chiesa Cattolica, i seguaci del movimento si stabilirono nelle regioni delle Alpi Cozie, in Piemonte, in particolare in tre valli piemontesi che ancora oggi sono ricordate come Valli valdesi: la Val Pellice, la Val Chisone e la Valle Germanasca, nonché in Provenza, in Calabria, in territori tedeschi meridionali. In occasione del sinodo di Chanforan, nel 1532, aderirono alla Riforma, costituendosi sul modello delle confessioni protestanti, per giungere a un'evoluzione ecclesiale con la Confessione di fede valdese nel 1655.
In Italia, nonostante le persecuzioni, le comunità valdesi riuscirono faticosamente a sopravvivere in alcune delle vallate che ho prima descritto fino a quando Re Carlo Alberto di Savoia, nel 1848, riconobbe, finalmente, ai valdesi, le libertà e i diritti civili e politici sull'intero territorio del Regno di Sardegna. Quindi, questa intesa si inserisce all'interno di questa storia. Nello specifico, credo sia giusto sottolineare come, per scelta precisa della Tavola valdese, le somme dell'otto per mille siano destinate esclusivamente a interventi sociali, assistenziali, umanitari e culturali in Italia e all'estero. Grazie a questa modifica all'intesa viene ampliato il numero di soggetti, ampliata la platea di soggetti cui la Tavola valdese può affidare questa tipologia di interventi perché la locuzione “organismi senza fini di lucro” risulta, infatti, più estesa rispetto a quella di enti del Terzo settore. Ci sembra, quindi, un obiettivo assolutamente condiviso e condivisibile che segna un ulteriore passo in avanti, in un proficuo rapporto di intesa tra il Governo, lo Stato italiano e la Tavola valdese ().
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Tremaglia. Ne ha facoltà.
ANDREA TREMAGLIA(FDI). Grazie, Presidente. Ringrazio il Sottosegretario, il relatore e i colleghi.
Il provvedimento che esaminiamo oggi interviene sulla legge 5 ottobre 1993, n. 409, che approvava l'intesa tra lo Stato italiano e la Tavola valdese, ai sensi dell'articolo 8, terzo comma, della Costituzione, come ricordato più volte. Siamo nell'ambito di quelle intese che venivano ricordate dal relatore, quelle con le confessioni religiose, che sono uno degli strumenti più alti di attuazione del principio di libertà religiosa e di laicità positiva del nostro Stato.
L'articolo 1 approva l'intesa firmata il 17 dicembre 2024 tra Governo e Tavola valdese; l'articolo 2 modifica l'articolo 4 della legge, già citata, del 1993, precisando e aggiornando le modalità di utilizzo delle somme derivanti dall'otto per mille devoluto dai contribuenti alla Tavola valdese. La modifica stabilisce in modo chiaro che tali risorse debbano essere utilizzate esclusivamente per interventi sociali, assistenziali, umanitari e culturali in Italia e all'estero e ciò sia direttamente, sia tramite organismi senza fini di lucro. Si tratta, quindi, di un intervento puntuale e significativo perché rafforza la trasparenza e la destinazione delle risorse pubbliche, pur nel rispetto dell'autonomia confessionale. Chiarisce l'ambito d'impiego delle somme, orientandole in modo molto esplicito verso finalità di carattere sociale e solidaristico. Consolida, infine, un modello che, come abbiamo visto anche per il precedente provvedimento di collaborazione tra Stato e confessioni religiose, trova fondamento nella nostra Costituzione.
Di nuovo, quindi, questo Parlamento dimostra un approccio serio e istituzionale al tema dei rapporti tra Stato e confessioni religiose, con l'esercizio ordinato della funzione legislativa che recepisce un'intesa maturata tra le parti e la traduce in norma dello Stato. Si testimonia così la capacità anche di questo Governo di mantenere un dialogo costante e rispettoso con quelle realtà confessionali, nell'ambito della cornice dell'articolo 8 della Costituzione.
La destinazione dell'otto per mille è così importante perché, ovviamente, l'otto per mille non è un finanziamento automatico ma deriva da una scelta dei contribuenti, quindi, è assolutamente necessario che ci sia chiarezza sulle finalità cui le somme vengono destinate; e rafforzare la vocazione sociale e umanitaria di tali risorse significa valorizzare il ruolo delle confessioni religiose come attori di coesione, solidarietà e intervento sui territori, in Italia come all'estero, soprattutto nelle aree del mondo più fragili. Il nostro giudizio sul provvedimento è, quindi, più che positivo. Lo esamineremo e lo approveremo in questi giorni.
Riteniamo che non ci siano elementi divisivi, ma ci siano l'aggiornamento e il rafforzamento di uno strumento già previsto; si tratta, quindi, di un intervento più che meritevole e rispettoso della Costituzione e lo riteniamo utile anche alla nostra Nazione.
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore, il deputato Urzi'. Non intende intervenire.
Ha facoltà di replicare la rappresentante del Governo. Non intende intervenire.
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge n. 218-A: “Interventi per la prevenzione e la lotta contro il virus dell'immunodeficienza umana (HIV), la sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS), il papilloma virus umano (HPV) e le infezioni a trasmissione sessuale” e delle abbinate proposte di legge nn. 948-1078-1198.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea .
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
La XII Commissione (Affari sociali) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire il relatore, deputato Mauro D'Attis. Non c'è? No.
Chiedo se il Governo ha la volontà di intervenire. Sì? Prego… Il Governo non vuole intervenire? No? Si riserva di intervenire successivamente. Aspettiamo… Allora sospendiamo per cinque minuti la seduta. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. La seduta è ripresa. Ha facoltà di intervenire il relatore, l'onorevole D'Attis.
MAURO D'ATTIS, Grazie, Presidente. Io chiedo ovviamente, se possibile, di consegnare l'intervento, ma voglio semplicemente rappresentare anche il sentimento che mi attraversa nell'iniziare in Aula la discussione generale su questa proposta di legge, che nasce nella scorsa legislatura con molti colleghi che ho ritrovato anche in questa, ma anche con altri che se ne sono interessati nella scorsa e che non sono presenti in questo mandato. Abbiamo iniziato in questa legislatura con un nuovo percorso, per dare una nuova legge che rafforzasse gli interventi per la lotta e il contrasto all'HIV, all'AIDS, all'HPV e alle malattie e alle infezioni a trasmissione sessuale.
Abbiamo “parlamentarizzato”, dopo molti anni, tanti anni, un tema che era stato negli ultimi anni, forse decenni, un po' trascurato. Una legge, la n. 135 del 1990, che ha rappresentato un'innovazione importante e che adesso noi proviamo ad abrogare per migliorarne i contenuti ed innovarne le previsioni. Io mi auguro che, dalla discussione generale e dal lavoro che sarà svolto in Aula, dopo avere svolto con grande responsabilità il lavoro in Commissione - dico solo che sul mandato al relatore c'è stato il voto di astensione dei colleghi e delle colleghe dell'opposizione, quindi un grande segnale di fiducia e, soprattutto, una delega ad una maggiore responsabilità nell'affrontare questo tema -, ecco mi auguro che, da questo dibattito nella discussione generale e da quello che ci sarà poi durante la fase di esame, con eventuali proposte di modifica, ne usciamo con una legge, una legge finalmente nuova su questo tema, e che anche il testo stesso da me proposto possa essere migliorato nelle sue parti.
Ovviamente, in apertura voglio ringraziare anche il Governo, che già in questa fase, che sicuramente non è la fase terminale, ma è la fase propedeutica, ha collaborato in maniera significativa, perché soltanto nelle ultime due leggi di bilancio sono state ulteriormente stanziate delle risorse a valere sul bilancio dello Stato per oltre 6 milioni di euro a decorrere, quindi dando dimostrazione che c'è voglia di investire ulteriormente nella prevenzione dell'HIV, dell'AIDS e dell'HPV e delle infezioni e malattie a trasmissione sessuale.
PRESIDENTE. Il relatore D'Attis è autorizzato alla consegna del testo del suo intervento.
Il Governo si riserva di parlare eventualmente dopo, in replica. È iscritto a parlare il deputato Bicchielli. Ne ha facoltà.
PINO BICCHIELLI(FI-PPE). Signor Presidente, signor Sottosegretario, oggi, in questa discussione generale sulla proposta di legge a prima firma del collega Mauro D'Attis, ci confrontiamo con un provvedimento che va ben oltre l'aggiornamento normativo. È un atto di responsabilità collettiva verso le nuove generazioni. L'obiettivo è la prevenzione e la lotta contro l'HIV, l'AIDS, l'HPV e le infezioni e malattie a trasmissione sessuale. Il testo che giunge al vaglio di quest'Aula è frutto di un lavoro lungo, approfondito e condiviso in Commissione affari sociali, con l'apporto sostanziale anche di altre proposte di legge.
È un lavoro guidato con competenza e determinazione dal relatore, l'onorevole Mauro D'Attis. In questo ruolo, l'onorevole D'Attis è stato - mi faccia dire - esemplare. Con la sua passione e la sua competenza ha ripreso in mano un iter commissionale durato anni, raccogliendo il testimone dalla XVIII legislatura, superando anche ostacoli finanziari. Ha trasformato un testo base in un consenso trasversale, approvando emendamenti mirati e garantendo un approccio olistico, che integra salute, e diritti. Grazie a lui questa proposta non è un ritocco, ma è una rivoluzione gentile. È giusto riconoscere il valore politico e istituzionale di questo percorso.
La legge n. 135 del 1990 è stata per il suo tempo una norma coraggiosa e innovativa: ha affermato il diritto alla salute, ha tutelato la riservatezza, ha contrastato stigma e discriminazioni in una fase storica segnata dalla paura e dall'incertezza. Ma oggi la narrazione è cambiata, la malattia è cambiata, la medicina ha fatto molti passi in avanti e le terapie antiretrovirali sono efficaci: consentono, se correttamente assunte, di raggiungere una carica virale non rilevabile e un'aspettativa di vita sovrapponibile a quella della popolazione in generale.
La sfida, quindi, non è più soltanto curare, ma è prevenire, intercettare precocemente, accompagnare lungo tutto l'arco della vita e affrontare le comorbidità e l'invecchiamento. Nuove sfide che, all'epoca, non si pensava nemmeno di poter incontrare: la legge n. 135 del 1990 non poteva prevedere questo nuovo paradigma. Il principale limite di quella legge, che questo provvedimento intende proprio correggere, sta proprio qui: nella necessità di modificare una visione non più adeguata alla realtà epidemiologica e clinica attuale in una frammentazione degli interventi, in un sistema che non ha saputo evolversi con la stessa rapidità con cui è cambiata la medicina e con cui sono cambiate le dinamiche sociali.
Questa proposta di legge, invece, introduce una visione organica e olistica. Un unico quadro normativo per HIV, AIDS, HPV e le infezioni sessualmente trasmissibili, perché condividono modalità di trasmissione, interconnessioni cliniche e, spesso, le medesime fragilità sociali. È una scelta di sistema, non una sommatoria di interventi. Un approccio olistico è l'unico efficace - non frammentato, ma unitario - per contrastare la diffusione, dallo oncologico gratuito per l'HPV alle campagne anti-stigma. È una visione completa che guarda all'intero percorso, che punta a diagnosi più rapide, diagnosi precoci, per curare prima e meglio.
Ma, signor Presidente, mi faccia dire, vi è un elemento che, più di ogni altro, qualifica politicamente questo testo: l'attenzione ai minori e ai giovani.
L'articolo 4 istituisce centri pediatrici regionali di riferimento, con linee guida ministeriali entro 90 giorni per terapie antiretrovirali su neonati, bambini e adolescenti, estendendo il trattamento domiciliare.
Ma il nodo cruciale è l'articolo 5. Noi viviamo in una società in cui troppo spesso i ragazzi sono percepiti come un “di cui”, come una presenza accessoria nel dibattito pubblico. Si parla di loro, raramente si parla con loro. Si legifera pensando di proteggerli, talvolta finendo per deresponsabilizzarli oppure si lascia che il controllo eccessivo o, al contrario, l'abbandono e la marginalizzazione scavino un solco profondo tra le generazioni. Esiste un muro talvolta silenzioso, fatto di incomunicabilità. I giovani spesso sentono di essere ai margini di una società che non li include, che non li considera e che non li valorizza.
Questo provvedimento, invece, contribuisce a scardinare quel muro, in un contesto delicato come la salute e le malattie sessualmente trasmissibili. La norma che consente ai minori, dai 14 anni, di accedere al test HIV, senza il consenso dei genitori, non è una fuga dalla famiglia, non è una sottrazione di responsabilità, ma è l'esatto contrario. È un atto di fiducia nei confronti dei ragazzi, un riconoscimento della loro capacità di discernimento, della loro dignità di persone. Non è una scelta lasciata al caso. Sono previste tutele stringenti: la comunicazione di un'eventuale positività avviene in presenza di un medico infettivologo ma anche di uno psicologo e la struttura sanitaria garantisce sostegno e accompagnamento anche nel percorso di comunicazione agli adulti di riferimento. Il tutto si colloca in un contesto protetto, nel Servizio sanitario nazionale, nel superiore interesse del minore, in coerenza con le indicazioni dell'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza e con la Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia. Non è un lasciar soli i giovani, è un metterli al centro, accompagnandoli in ogni fase, e responsabilizzarli senza abbandonarli. I dati epidemiologici ci dicono che non possiamo più rimandare.
Il numero più elevato di nuove diagnosi è, da anni, attribuibile alla trasmissione sessuale. Quasi la metà delle persone che nel 2024 hanno ricevuto una nuova diagnosi ha effettuato il test solo in presenza di sintomi o patologie correlate.
Dal 2015 è in continuo aumento la quota di diagnosi tardive e, nel 2024, il 79 per cento delle persone diagnosticate con AIDS non aveva ricevuto una terapia antiretrovirale prima della diagnosi. Sono numeri che parlano chiaro: prevenzione e devono essere rafforzati. Il provvedimento istituisce un Piano triennale nazionale, rafforza la sorveglianza epidemiologica attraverso un sistema unificato e garantisce almeno un punto di accesso gratuito e anonimo al test in ogni capoluogo di provincia; introduce la possibilità di strategie in cui il paziente viene informato che il test HIV verrà effettuato, a meno che non decida esplicitamente di rifiutarlo. In contesti sanitari specifici, per favorire la diagnosi precoce e facilitare il collegamento alle cure, potenzia la formazione obbligatoria in ambito “Educazione continua in medicina”, con particolare attenzione alla gestione delle comorbilità e all'assistenza domiciliare, personalizzando i percorsi per pazienti in età pediatrica e vulnerabili.
È prevista, poi, la distribuzione gratuita degli strumenti di prevenzione riconosciuti efficaci, il rafforzamento della ricerca e la riorganizzazione dei servizi territoriali anche in coerenza con il percorso di potenziamento della medicina di prossimità avviato nel nostro Paese.
Particolare rilievo assume il ruolo del Terzo settore: gli enti sono chiamati alla co-programmazione e alla co-progettazione con le regioni, valorizzando l'esperienza maturata sul territorio e la capacità di intercettare le fragilità, di contrastare stigma e discriminazione. Il loro contributo al comitato tecnico sanitario presso il Ministero della Salute garantisce un raccordo stabile tra istituzioni e società civile.
Sotto il profilo finanziario, il provvedimento si inserisce in un quadro di investimento strutturale. Il Fondo istituito con la legge di bilancio del 2025 con una dotazione di 5 milioni di euro annui, cui si aggiunge un ulteriore milione a decorrere dal 2026 per il contrasto all'HIV, segna un impegno concreto e non episodico.
Questo testo nasce da un lavoro che in Commissione ha visto un confronto ampio e in larga parte condiviso.
L'auspicio è che lo spirito di responsabilità prevalga anche in Aula, perché qui non c'è una bandiera di parte, c'è la salute pubblica, c'è la dignità delle persone e c'è il futuro dei nostri ragazzi.
Il successo della legge tra 5 anni non si misurerà sulle parole ma sui dati: meno diagnosi tardive, maggiore adesione agli , più tempestivo accesso alle cure, minore trasmissione del virus e minore stigma.
Onorevoli colleghi, questa non è, quindi, solo una legge sanitaria. È una legge che parla di fiducia tra le generazioni, di responsabilità condivisa, di una comunità che non lascia indietro nessuno, celebra i progressi della medicina, adatta la rete di assistenza e prevenzione, cambia l'approccio verso la malattia, ma soprattutto verso i malati, superando le barriere, eliminando lo stigma e includendo.
Per questo, con convinzione, come Forza Italia, sosteniamo questo provvedimento, riconoscendo il lavoro svolto e la visione che lo ha guidato. Perché prevenire significa prendersi cura prima e prendersi cura prima significa avere a cuore il domani
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, il provvedimento che oggi approda in quest'Aula si prefigge un compito di portata storica per quanto riguarda la nostra sanità: il superamento della legge 5 giugno 1990, n. 135. Parliamo di una norma che nacque nel pieno di un'emergenza epidemiologica, che percepivamo come una catastrofe imminente e inarrestabile.
Trentacinque anni dopo, la scienza ha trasformato l'HIV da sentenza di morte a condizione cronica gestibile, ha isolato l'HPV come causa di neoplasie prevenibili e ha sviluppato assolutamente strumenti di profilassi, come la profilassi pre-esposizione, che, all'epoca, erano pura avanguardia teorica. Quindi, ne abbiamo fatta di strada da allora.
Tuttavia, il dovere di quest'Assemblea non è certamente celebrare il progresso scientifico, ma tradurlo in un'architettura normativa che sia esigibile, finanziata e coerente. L'esame del testo unificato uscito dalla Commissione affari sociali, pur muovendo da premesse condivisibili e pur rappresentando un passo avanti rispetto al passato, rivela alcune criticità strutturali che rischiano, tuttavia, di trasformare questa legge in un contenitore di buone intenzioni, prive di una reale forza d'urto.
Ma prima di arrivare all'analisi del testo, richiamiamo alcuni dati utili che ci permettono di guardare al volto dell'epidemia oggi. Se dovessimo raccontare a qualcuno come stanno le cose, il discorso suonerebbe più o meno così: medicina avanti e percezione indietro. Questo è un dato su cui dobbiamo riflettere. Oggi l'HIV vive un profondo paradosso. Da un lato, la scienza ha quasi vinto la sua battaglia: chi scopre di essere positivo oggi inizia subito la terapia e ha un'aspettativa di vita identica a chi non ha il virus. Non solo: grazie al principio che il virus non è rilevabile e quindi non è trasmissibile, sappiamo con certezza scientifica che una persona in terapia efficace non può trasmettere il virus ai nemmeno con i rapporti sessuali non protetti. Eppure, il vero nemico oggi non è tanto il virus in sé ma il silenzio, poiché non se ne parla più come negli anni Novanta e molte persone hanno abbassato la guardia, convinte che l'AIDS sia solo un ricordo passato o un problema che riguarda gli altri.
I dati più recenti ci dicono che l'identikit di chi scopre di essere sieropositivo è cambiato. Non parliamo più di categorie emarginate, ma di persone della porta accanto. La maggior parte delle nuove diagnosi riguarda uomini fra i 30 e i 40 anni e la via di trasmissione principale è il sesso non protetto. Il dato più preoccupante di questi ultimi anni è quello che i medici chiamano , le diagnosi tardive. Più della metà delle persone scopre di avere l'HIV quando il sistema immunitario è già seriamente compromesso, a volte dopo anni dal contagio. Spesso si tratta di persone eterosessuali che, non ritenendosi a rischio, non hanno mai fatto test in vita loro, arrivando in ospedale quando l'HIV è già diventato AIDS conclamato. Si parla di 450 casi all'anno di AIDS su 2.379 nuove infezioni da HIV.
Siamo in una fase di transizione incredibile per quanto riguarda i trattamenti. Fino a poco tempo fa la terapia significava prendere una pillola ogni giorno per tutta la vita. Oggi, nel 2026, si stanno diffondendo sempre più le terapie : invece della pillola quotidiana, basta un'iniezione ogni 2 o 6 mesi. Questo cambia radicalmente la qualità della vita, eliminando il promemoria quotidiano della malattia e riducendo lo stigma legato al possesso di farmaci in casa.
A livello mondiale la lotta, purtroppo, è rallentata. Sebbene i decessi continuino a calare, grazie all'accesso ai farmaci in Africa e in Asia, non stiamo riuscendo a ridurre le nuove infezioni con la velocità sperata. La crisi economica globale ha tagliato i fondi per la prevenzione. In alcune aree del mondo, come l'Est Europa, i numeri sono ancora in crescita a causa di politiche sanitarie meno inclusive. La stessa politica trumpiana sta penalizzando fortemente gli sforzi ottenuti dalle organizzazioni non governative. Basta pensare che la politica degli Stati Uniti sta smantellando o ha smantellato in alcune aree del mondo USAID e questo non è assolutamente accettabile per quanto riguarda la salute del pianeta.
Da noi, in Europa e in Italia, tuttavia l'AIDS non è finita, ma è diventata una sfida diversa: non è più solo medica ma, come dicevo prima, anche culturale. Il test è prevenzione e farlo regolarmente, specialmente se si ha una vita sessuale attiva, è l'unico modo per proteggere sé stessi e gli altri. La profilassi pre-esposizione - una pillola o un'iniezione, per chi è negativo o a rischio - si è confermata uno strumento potentissimo per azzerare i contagi nelle popolazioni esposte. Pensate che ci sono dei farmaci, distribuiti solo a punti di terzo livello e in pochissimi centri, che consentirebbero un'iniezione ogni 6 mesi - 2 iniezioni l'anno - e proteggerebbero la persona non affetta da HIV.
Lo stigma, tuttavia, uccide più del virus, poiché la paura del giudizio allontana le persone dai test e dalle cure. Il messaggio per il 2026 è chiaro: l'HIV si cura, ma l'indifferenza è ancora molto pericolosa. Se la medicina ha fatto passi da gigante, la consapevolezza sociale sembra rimasta ferma agli anni Novanta e questo è un tassello fondamentale per la riflessione e le decisioni che dobbiamo prendere in quest'Aula. È necessario comprendere quanto sia fondamentale il ruolo delle scuole e rompere il muro di silenzio. L'educazione nelle scuole non è solo questione biologica, ma di salute pubblica. Oggi i ragazzi della generazione Z e della generazione Alpha ricevono una quantità enorme di informazioni , ma raramente queste riguardano la prevenzione dell'HIV o un'educazione sessuale appropriata, in modo corretto e scientifico. Nelle scuole non serve più spaventare, come si faceva un tempo con immagini di impatto, ma serve spiegare come funziona il corpo, cosa è il consenso, come si usano correttamente i metodi di barriera - preservativo maschile e femminile - e insegnare ai giovani che fare il test dell'HIV è un gesto di responsabilità e amore verso sé stessi, al pari di un controllo dal dentista o di un'analisi del sangue. È l'unico modo per abbattere lo stigma che ancora circonda il virus.
Molti ragazzi non sanno che oggi un loro coetaneo con HIV in terapia può condurre una vita normalissima: fare sport, innamorarsi, avere figli, avere figli sani. Educare su questo significa prevenire l'isolamento sociale di chi vive con il virus. Le vecchie campagne ministeriali, con l'alone rosa intorno ai malati, sono fortunatamente un ricordo del passato. Oggi la comunicazione deve essere diretta, inclusiva e multicanale. Le campagne più efficaci del 2025 e 2026 viaggiano sui - su e su -, usando e per spiegare concetti complessi, come la profilassi pre-esposizione o quella di emergenza post-esposizione. Non basta più un messaggio generico: servono campagne specifiche per i giovanissimi, per la popolazione straniera, che spesso ha meno accesso alle informazioni, e per le persone sopra i 50 anni, che sono quelle che oggi si proteggono di meno.
Il messaggio “non rilevabile-non trasmissibile” è la vera forma di rivoluzione comunicativa. Farlo sapere a tutti è la chiave per smontare il pregiudizio. Se la società capisce che una persona in terapia non è pericolosa, cessa anche la paura di fare il test. Finché non avremo ovviamente un vaccino efficace, l'informazione corretta rimane la nostra difesa migliore. La scuola e le campagne pubbliche non devono limitarsi a dare nozioni tecniche, ma devono formare cittadini consapevoli che sanno proteggersi senza avere la paura di conoscere il proprio stato di salute.
Quanto e cosa di tutti questi elementi, che ho appena evidenziato, è presente nel testo che ci accingiamo ad esaminare? Direi purtroppo poco, lo stretto indispensabile. Innanzitutto, perché ci troviamo di fronte a un testo che pecca di una fragilità finanziaria che definirei congenita. Il testo riformulato in Commissione, attraverso la presentazione di un nuovo articolato unificato da parte del relatore, presenta indubbiamente un significativo ridimensionamento rispetto all'impianto originario della cosiddetta “proposta D'Attis”, in particolare per quanto riguarda il potenziamento delle strutture sanitarie e degli organici, il ruolo della scuola nella prevenzione, le politiche di contrasto alle discriminazioni e l'assistenza territoriale e domiciliare.
Il primo elemento che emerge nel confronto dei due testi è l'espansione del perimetro d'azione della legge e direi che questa è una cosa buona. Se il progetto iniziale era strettamente focalizzato sul binomio HIV-AIDS, il testo approvato in Commissione compie un salto qualitativo, includendo il papilloma virus e, in senso lato, tutte le infezioni a trasmissione sessuale. Questa modifica non è puramente nominalistica, perché rifletterebbe la volontà di superare, appunto, la legge n. 135 del 1990 per abbracciare un modello di prevenzione integrata che risponda al mutato quadro epidemiologico. Tuttavia, come vedremo, questa ampiezza di obiettivi non corrisponde sempre a una pari ampiezza di strumenti attuativi nel corpo dell'articolato.
All'articolo 1, profondamente modificato rispetto all'originaria proposta, è evincibile una sistematica operazione di pulizia dei cosiddetti costi diretti.
Il testo originario, infatti, prevedeva un ambizioso piano di potenziamento degli organici sanitari e di adeguamento strutturale dei reparti di malattie infettive. Queste voci sono state integralmente soppresse nel testo della Commissione. In particolare, la sostituzione del termine “potenziamento” con quello di “razionalizzazione” per i servizi territoriali delle ASL segna il passaggio da un approccio espansivo ad uno puramente gestionale, vincolando l'efficacia del nuovo piano triennale di interventi delle risorse umane alle risorse umane già esistenti.
Resta, invece, saldo, fortunatamente, il riferimento alle strategie di e ai presidi di prevenzione, integrando opportunamente con il richiamo ai programmi di profilassi pre-esposizione.
Uno dei punti di maggiore frizione riguarda il ruolo della scuola. Il testo originario introduceva la prevenzione dell'HIV e della salute sessuale direttamente nei scolastici. Il testo all'esame di quest'Aula evidenzia come questa disposizione sia stata eliminata in favore di più generiche campagne d'informazione, d'intesa con il Ministero dell'Istruzione. Similmente, è stata rimossa la specifica previsione di iniziative ministeriali dedicate esclusivamente al contrasto delle discriminazioni e dello stigma. Questo spostamento suggerisce una scelta del Governo e della maggioranza che lo sostiene di non intervenire in modo strutturale sui programmi didattici, preferendo la minore onerosità o peggio l'omertà su certi specifici temi.
L'articolo 5 presenta forse il punto di avanzamento più significativo, laddove viene stabilito che il minore di 16 anni possa richiedere il test HIV in autonomia, pur restando ferma la necessità di un supporto psicologico e medico-specialistico per la comunicazione dell'esito. Invariata rimane la disciplina relativa alla riservatezza e al divieto di discriminazione nei luoghi di lavoro. Il testo conferma il divieto assoluto di indagini volte ad accertare lo stato di sieropositività per l'instaurazione o il mantenimento dell'impiego. Il richiamo alle sanzioni previste dallo statuto dei lavoratori garantisce una continuità punitiva che va dall'ammenda pecuniaria fino all'arresto nei casi più gravi.
L'ultima grande modifica evincibile riguarda la copertura finanziaria. Il testo della Commissione recepisce lo stanziamento di 5 milioni euro di euro all'anno (legge di bilancio per il 2025) e un milione di euro (legge di bilancio per il 2026). Questa copertura, a nostro avviso, è insufficiente. In primo luogo, l'ampliamento del raggio d'azione all'HPV e alle malattie a trasmissione sessuale moltiplica esponenzialmente la platea dei destinatari: finanziare campagne di nazionali con soli 5 milioni di euro complessivi è tecnicamente irrealistico. In secondo luogo, persiste il problema della quota vincolata nel Fondo sanitario nazionale. Dal 2015, il vincolo di destinazione per le lotte all'AIDS è sparito, lasciando alle regioni la libertà di utilizzare quei fondi per ripianare i disavanzi ordinari. Questo testo non ripristina un vincolo di scopo rigido. Senza tale vincolo, la legge resterà inapplicata in metà del Paese, approfondendo il solco delle disuguaglianze fra Nord e Sud. L'inclusione del papilloma virus nel titolo e nell'articolato è un segnale politico forte, ma tecnicamente debole. Il testo si limita a richiamare i programmi di oncologici esistenti, perché, non solo per quanto riguarda la cervice uterina il papilloma virus è un fattore di rischio, ma lo è anche per il tumore dell'orofaringe, per i tumori anali e per i tumori degli organi genitali e questo sarebbe importante farlo sapere.
Non c'è traccia, invece, di un impegno normativo per garantire la gratuità della vaccinazione per i soggetti a rischio oltre le fasce d'età previste dal Piano di prevenzione vaccinale. Se vogliamo eradicare i tumori HPV correlati, non basta citare il virus in una rubrica. Serve una norma che imponga l'aggiornamento dei LEA, con relativa copertura finanziaria specifica, sottraendo la materia alla variabilità delle delibere di giunta regionale.
In conclusione, non si può non rilevare come questo testo unico sia il frutto di un compromesso al ribasso, data la necessità di aggiornamento scientifico e l'indisponibilità di risorse finanziarie adeguate da parte del MEF. Mi avvio alla conclusione, Presidente.
Sono stati identificati molti elementi cruciali, come l'adeguamento dei servizi sanitari, il potenziamento degli organici sanitari e sociosanitari e il potenziamento dei servizi territoriali. Dispiace poi il sacrificio sull'inserimento di corsi di formazione e prevenzione nei scolastici e sulle iniziative di contrasto alle discriminazioni contro le persone con HIV e AIDS.
Abbiamo pertanto predisposto anche per quest'Aula un pacchetto di proposte emendative significative che mirino a riequilibrare il testo, restituendogli una visione realmente integrata e coerente con gli obiettivi di sanità pubblica, con le raccomandazioni internazionali e con il principio di equità territoriale. In particolare, gli emendamenti puntano a: 1) rafforzare la prevenzione primaria attraverso l'educazione alla salute e alla sessualità nelle scuole - la parte sessuo-affettiva, che è un elemento culturale importante, purtroppo è sottoposta a feroci battaglie ideologiche e pur tuttavia noi sappiamo che si comincia a fare sesso dai 12 anni, secondo alcune statistiche, quindi sarebbe veramente l'ora di introdurre l'educazione sessuo-affettiva -; 2) garantire la gratuità dei profilattici e delle terapie pre-esposizione e post-esposizione; 3) garantire un adeguato investimento su personale, strutture e servizi territoriali, compresi naturalmente il carcere e la sua popolazione, eliminando gli aspetti stigmatizzanti anche nel contesto carcerario; 4) consolidare il contrasto allo stigma e alla discriminazione in tutti i contesti, per esempio eliminando il doppio stigma sociale e istituzionale rispetto al discorso della ; 5) assicurare un finanziamento stabile e vincolato in grado di rendere effettive le misure e garantire che tutte le prestazioni siano inserite nei LEA.
L'obiettivo è trasformare la proposta di legge da un intervento prevalentemente programmatico ad una riforma strutturale capace di incidere concretamente sulla prevenzione, sull'assistenza e sulla tutela dei diritti delle persone coinvolte. Chiediamo un sussulto di coraggio nella fase degli emendamenti in Aula. È necessario passare dalle dichiarazioni di principio a un articolato cogente. Diversamente, questa legge non sarà ricordata come la riforma dell'HIV, ma come l'ennesima occasione mancata di dare all'Italia una disciplina sanitaria moderna, laica e soprattutto effettivamente finanziata.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, intervengo a nome del gruppo del Partito Democratico su un provvedimento che affronta un tema che non può e non deve essere oggetto di contrapposizione ideologica: la lotta contro l'HIV, contro l'AIDS e le infezioni sessualmente trasmesse.
Il testo in esame aggiorna il quadro normativo, superando la legge n. 135 del 1990, e introduce un Piano nazionale triennale, rafforzando prevenzione, , presa in carico territoriale, sorveglianza epidemiologica e contrasto allo stigma. Sono obiettivi che condividiamo ed è proprio perché li condividiamo che riteniamo che il testo possa essere ulteriormente rafforzato e forse si sarebbe dovuto procedere a questo rafforzamento già nei lavori di Commissione. Infatti, avevamo presentato emendamenti puntuali, tecnici, non ostruzionistici. Non abbiamo messo in discussione l'impianto della legge, abbiamo provato a migliorarne la qualità normativa e l'efficacia concreta e auspichiamo che questi miglioramenti si possano realizzare nel passaggio d'Aula.
In Commissione, purtroppo, non abbiamo assistito a nessuna apertura da parte del Governo, nessuna disponibilità ad accogliere proposte migliorative. Lo diciamo senza spirito polemico, ma con senso di responsabilità parlamentare, perché il confronto non è un ostacolo, ma è un valore.
I nostri emendamenti erano strutturati su cinque punti. In primo luogo, abbiamo chiesto maggiore chiarezza sui . Avevamo chiesto che le esecuzioni dei e la comunicazione degli esiti restassero in capo esclusivamente al personale sanitario, non certo per sfiducia verso il Terzo settore, che riconosciamo come fondamentale, ma per garantire uniformità clinica, appropriatezza e sicurezza su tutto il territorio nazionale.
In secondo luogo, ci siamo fortemente caratterizzati per chiedere la massima uniformità delle commissioni regionali: abbiamo proposto criteri definiti con decreto ministeriale, d'intesa con la Conferenza Stato-regioni, per evitare frammentazioni applicative e differenze territoriali. A questo proposito, voglio ricordare, come recentemente sottolineato dalla Federazione italiana dei medici di medicina generale di Roma, l'importanza dei Percorsi diagnostico terapeutici assistenziali (PDTA), come strumento fondamentale per il percorso di cure di numerose patologie, come l'infezione da HIV.
Ecco, i PDTA vengono approvati a livello regionale, e questo, come spesso capita, purtroppo, provoca alcune disparità di cura tra differenti regioni. È importante offrire una presa in carico omogenea ai pazienti su tutto il territorio nazionale. Oggi l'HIV viene considerata una malattia meno grave perché, grazie all'uso di farmaci efficaci, si può bloccare la trasmissione del virus, ma in questa maniera siamo passati da una situazione di emergenza, in cui la priorità era solo la sopravvivenza dei pazienti, a una condizione di cronicizzazione della malattia, in cui diventa fondamentale garantire anche la qualità della vita dei pazienti, tenendo conto dell'insorgenza di comorbilità legate all'invecchiamento e dell'importanza di una terapia efficace nel tempo, come del minore numero di effetti collaterali.
Da questo punto di vista, i PDTA devono tenere conto di questi cambiamenti e farlo in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale: un esempio è la regione Lombardia, che ha strutturato i PDTA per l'HIV. È importante non assumere un approccio orientato alla diminuzione della spesa. Sviluppare, quindi, anche a livello territoriale PDTA fortemente indirizzati alla previsione di opzioni terapeutiche al minor costo, vincolandosi ad obiettivi considerati statici, se non obsoleti, e finalizzati al contenimento della spesa sanitaria porterebbe ad una regressione nelle gestioni delle cure dei pazienti HIV. Quindi è fondamentale che questa regressione nella gestione delle cure non avvenga e che queste avvengano attraverso strumenti uniformi a livello di tutte le regioni.
Terzo punto, chiediamo l'esplicitazione chiara degli strumenti di prevenzione. Chiedevamo di indicare espressamente preservativi e profilassi pre-esposizione (la PrEP) sotto supervisione di centri esperti come strumenti strutturali di prevenzione. Quarto, il rafforzamento della sorveglianza epidemiologica, con maggiore precisione tecnica nella raccolta e nella gestione dei dati. Quinto e ultimo punto, un impianto normativo non cristallizzato nel tempo, per evitare rigidità future, ad esempio rispetto al Piano nazionale della prevenzione.
Non abbiamo posto, quindi, bandierine politiche. Abbiamo posto alcune questioni che riteniamo importanti per migliorare la qualità di questa legge, perché pensiamo che la lotta all'HIV non debba essere soltanto una questione clinica: è prevenzione precoce, accesso equo ai test, integrazione tra medicina territoriale e specialistica, contrasto allo stigma, attenzione alle nuove infezioni asintomatiche, aderenza terapeutica e tutela delle persone più vulnerabili.
Su questo terreno serve una politica sanitaria inclusiva, capace di cooperare, perché, quando si parla di salute pubblica, la chiusura non rafforza la maggioranza, indebolisce il sistema. Continueremo a lavorare affinché il Piano nazionale previsto dalla proposta di legge sia realmente efficace, adeguatamente finanziato e attuato con uniformità sul territorio, e continueremo a portare contributi di merito, perché su questi temi non esiste parte politica, esiste la responsabilità di fare bene le cose .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole La Salandra. Ne ha facoltà.
GIANDONATO LA SALANDRA(FDI). Grazie, Presidente. Grazie, Governo, ma grazie anche al relatore. Ho ascoltato, come anche in precedenza, in altre occasioni, gli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto. Lungi da me il voler fare l'avvocato difensore del testo che siamo chiamati a discutere, però qualche riflessione va fatta. Dallo studio del testo emerge che quello che oggi noi siamo chiamati a discutere, sostanzialmente, ricalca un testo già all'esame della precedente legislatura. Perché dico questo?
Perché, guardando i , il 5 maggio 2020 l'allora Ministro della Salute, in occasione dei 30 anni dalla legge n. 135 del 1990, conclamò che gli obiettivi che si erano fissati allora erano stati ampiamente raggiunti.
Ho sentito parlare di coraggio. A me sembra che questa legge parli obiettivamente di coraggio, e parli di coraggio nella misura in cui questo testo chiaramente dà la stura, dà la misura di quello che è l'approccio di questo Governo, di questa maggioranza, e sono sicuro anche del Parlamento nella sua interezza, al sistema salute. E lo dico perché? Perché più volte l'ho sentito affermare e l'ho potuto riscontrare negli intendimenti del Presidente del Consiglio nell'affermare che la prima cura è la prevenzione, quindi cambiare proprio l'atteggiamento rispetto a quelli che sono i temi.
E lo dico perché? Perché è evidente - lo dicevo anche rispetto ad altre questioni - l'impegno del Governo in ordine a quelle che sono le malattie croniche o metaboliche, come gli interventi con decisione rispetto all'HIV, all'AIDS o ad altre infezioni trasmissibili, integrando quelli che sono i programmi nazionali con anche quelli che sono i programmi internazionali e le donazioni strategiche. Lo dico perché? Perché basterebbe pensare come l'Italia sia tra i Paesi maggiormente impegnati, tra i principali donatori a livello globale rispetto a quello che è il contributo che il nostro Paese dà al Global Fund.
Questa legge è necessaria perché - lo hanno detto anche i colleghi - siamo a 35 anni dall'impianto normativo del 1990 e le attuali condizioni chiariscono come la previgente normativa, o la normativa in essere, non sia più adeguata rispetto a quella che è la realtà epidemiologica contemporanea. E dico questo con profonda cognizione di causa, perché questo testo estende i suoi effetti anche a quello che è il sistema del papilloma virus umano e a tutte le altre infezioni sessualmente trasmissibili.
È un testo che si pone degli obiettivi principali: rafforzare e modernizzare la prevenzione, la diagnosi precoce e la cura dell'HIV, dell'HPV e delle IST; contrastare lo stigma e la discriminazione ancora associati a queste condizioni e promuovere un approccio integrato e coerente con i piani sanitari internazionali, in linea con gli obiettivi di salute pubblica dell'OMS, dell'ECDC e dell'ONU. Quali sono i punti cardine di questa legge? Il cuore è dato sicuramente dall'adozione di un piano nazionale di interventi contro l'HIV, l'AIDS e le IST, che sarà adottato dal Ministero della Salute, previa intesa con le regioni e sentito il Consiglio superiore di sanità.
Questo piano dovrà oggettivamente definire le priorità di prevenzione e cura, coordinare azioni su tutto il territorio nazionale, prevedere un monitoraggio e la sorveglianza del sistema di raccolta dati unificati, promuovere campagne di informazione e di lotta allo stigma ed incoraggiare la ricerca scientifica e la distribuzione di strumenti preventivi efficaci. Tra gli altri obiettivi c'è proprio lo e la prevenzione dell'HPV, e la presenza del Sottosegretario Gemmato è significativa, dovendo ricordarsi come, solo pochi mesi fa, in occasione degli Stati Generali della Prevenzione, fu proprio il Sottosegretario Gemmato a riaffermare il concetto per cui la prevenzione costituisce una misura significativa di quella che è la cura e come ancora oggi dobbiamo sconfiggere quel paradossale sistema per cui il 95 per cento del Fondo sanitario nazionale è impegnato per la cura e solo il 5 per cento per la prevenzione.
Cambiare la chiave di lettura del sistema sanitario nazionale credo che sia un obiettivo di questo Governo, anzi, mi sento di affermarlo con estrema serenità, ma dovrebbe essere un obiettivo dell'intero Parlamento e di chiunque di noi è impegnato rispetto a ciò che il sistema salute importa. Perché? Perché un Servizio sanitario moderno ha bisogno sì di radici forti, ma anche e soprattutto di strumenti nuovi. Io credo che la proposta garantisca programmi di oncologici gratuiti per il papilloma virus umano, in continuità con quelli che sono i livelli essenziali di assistenza, e promuova progressivamente l'adozione di test HPV-DNA come metodo di più efficace, dopo oltre 30 anni, oltre a un sistema di vaccinazione gratuito proprio per i dodicenni.
L'accesso ai test HIV è un altro elemento di assoluta novità ed è estremamente significativo, perché coglie il tempo rispetto ai tempi che cambiano - chiedo scusa per il gioco di parole -, perché è prevista la garanzia che in ogni capoluogo di provincia sia disponibile almeno un punto di accesso gratuito e anonimo al test e questo è proprio cruciale anche per il superamento di quelle che sono le barriere d'accesso e per facilitare le diagnosi ai minori. La tutela dei minori - è stato già detto - costituisce uno degli aspetti più sensibili e innovativi e riguarda proprio l'accesso dei minori di 14 anni al test dell'HIV senza il consenso dei genitori, ma sempre in un contesto protetto. Questo ci porta, poi, all'ulteriore obiettivo, ossia proprio la lotta alla discriminazione. La legge ribadisce il divieto di discriminazione nei confronti delle persone con HIV e AIDS in vari ambiti, tra cui il lavoro, l'istruzione, lo sport e l'accesso ai servizi. Ho sentito parlare anche di Terzo settore. Signor Presidente, Governo, io credo che la sinergia del Governo e la interscambiabilità del , che porta ad operare in determinati settori, costituisca proprio un valore aggiunto e il Terzo settore significativamente può intervenire in termini positivi rispetto ad un tema così complesso che, dopo 35 anni, siamo chiamati ad aggiornare.
Questa legge rappresenta obiettivamente un avanzamento della sanità pubblica italiana verso modelli di prevenzione e cura sicuramente più moderni, oltre ad allinearci a quelli che sono gli standard europei e internazionali. Abbiamo un rafforzamento del sistema di sorveglianza epidemiologica, una maggiore equità dell'accesso ai servizi diagnostici e terapeutici, un contributo concreto alla riduzione delle nuove infezioni e una lotta allo stigma sociale. Signor Presidente, lo riaffermo in conclusione: un sistema sanitario moderno ha bisogno di radici forti ma di strumenti nuovi .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, signor Presidente. Oggi la proposta di legge in esame affronta una delle sfide sanitarie e sociali più importanti del nostro tempo: il contrasto all'infezione dell'HIV, all'AIDS, alle infezioni a trasmissione sessuale. Parlare di numeri non è un esercizio retorico, ma serve a comprendere la dimensione reale del fenomeno sul quale questa legge interviene, proponendo un'azione più incisiva in particolare sulla prevenzione.
Secondo i dati più recenti dell'Istituto superiore di sanità e del Ministero della Salute, nel 2024 in Italia sono state effettuate 2.379 nuove diagnosi di infezione da HIV, con un'incidenza di circa 4 nuovi casi ogni 100.000 residenti; di questi nuovi casi, la quota più rilevante è attribuibile alla trasmissione sessuale. Nel 2024 sono state, inoltre, notificate 450 nuove diagnosi di AIDS, pari a circa 0,8 casi ogni 100.000 residenti; tra questi, oltre l'80 per cento riguardava persone che avevano scoperto di essere HIV positive nei 6 mesi precedenti alla diagnosi conclamata di AIDS. Ogni anno si registrano circa 2.300 casi. L'incidenza delle nuove diagnosi di HIV nel 2024 si colloca al di sotto della media dei Paesi dell'Europa occidentale: 4 contro 5,9 ogni 100.000 residenti.
Nel 2024, il 40,3 per cento delle persone con una nuova diagnosi di infezione da HIV ha ricevuto una diagnosi tardiva, con un basso numero di linfociti CD4. Si stima che oltre 10.000 persone sieropositive non siano consapevoli del loro stato. Il numero dei casi prevalenti di AIDS - persone ancora viventi con diagnosi di AIDS - era, nel 2022, di 24.790. Nel complesso, si stima che circa 150.000 persone vivano attualmente con un'infezione da HIV in Italia, con una prevalenza significativa nella popolazione adulta. Questi numeri non raccontano soltanto l'evoluzione di un virus, ma parlano delle vite, delle relazioni e della dignità delle persone coinvolte. Nonostante i progressi terapeutici, che rendono l'HIV una condizione gestibile e spesso non più causa di malattia conclamata quando diagnosticata precocemente, le diagnosi tardive restano preoccupanti e contribuiscono ancora, purtroppo, all'evoluzione verso l'AIDS. La proposta di legge oggi all'esame dell'Aula ha un obiettivo alto: dà risposta a un problema che riguarda migliaia di persone in Italia, con un forte impatto sulla salute pubblica, sui diritti individuali, nonché sulla coesione sociale.
Questa proposta di legge prevede, in particolare, un piano nazionale pluriennale di interventi su prevenzione, informazione, assistenza e ricerca; un potenziamento di attività di e diagnosi precoce, anche con modelli ; l'adeguamento dei servizi territoriali e ospedalieri; percorsi diagnostico-terapeutici personalizzati e integrati; misure di lotta allo stigma e alla discriminazione, garantendo riservatezza, rispetto dei diritti e pari opportunità per chi vive con l'HIV. Con questa proposta di legge le regioni saranno chiamate a definire gli indirizzi alle aziende sanitarie locali per assicurare la funzionalità e l'adeguatezza dei servizi per l'assistenza territoriale, nonché il trattamento a domicilio delle persone affette da HIV o AIDS. Questo per garantire una qualificata assistenza nei casi in cui, superata la fase del ricovero, sia possibile la prosecuzione della cura presso il domicilio. Il trattamento a domicilio dovrà essere assicurato mediante il servizio di assistenza domiciliare integrata in accordo con le indicazioni terapeutiche e assistenziali fornite dalla struttura di ricovero o ambulatoriale per malattie infettive. Con la cura a domicilio dovrà essere assicurata la partecipazione del medico di medicina generale ovvero del pediatra di libera scelta all'assistenza e la collaborazione del personale infermieristico e tecnico dei servizi territoriali o enti del Terzo settore, incluse le imprese sociali.
Di particolare attenzione è la previsione della definizione di specifiche linee guida sull'utilizzo della terapia antiretrovirale e sulla gestione diagnostico-clinica per i minorenni affetti da infezioni da HIV o da AIDS, distinguendo tra neonati, bambini e adolescenti. Saranno altresì definite le linee guida per servizi per il trattamento a domicilio dei minorenni affetti da HIV o da AIDS e dalle eventuali patologie correlate.
È positiva la previsione che il Ministero della Salute e le regioni debbano garantire che in ogni capoluogo di provincia sia garantito almeno un punto di accesso gratuito e anonimo al test HIV e che le strutture sanitarie, pubbliche e private accreditate per la cura delle malattie infettive, sono autorizzate a effettuare le analisi per l'accertamento delle infezioni da HIV su richiesta del minorenne che abbia compiuto il quattordicesimo anno di età, senza necessità di autorizzazione dell'esercente la responsabilità genitoriale.
Altro elemento importante della proposta di legge è il fatto che le regioni dovranno garantire la co-programmazione, la co-progettazione e la realizzazione di strategie di prevenzione e per l'HIV e le infezioni sessualmente trasmesse su modello , attuate dagli enti del Terzo settore attivi nella prevenzione dell'HIV e delle infezioni a trasmissione sessuale in contesti non sanitari, sulla base degli indirizzi del Ministero della Salute, inclusa l'attività di prevenzione, esecuzione e comunicazione dell'esito dei test rapidi di da parte di operatori non appartenenti alle professioni sanitarie adeguatamente formati.
Importante è anche quanto previsto dall'articolo 6, che vieta ai datori di lavoro pubblici o privati lo svolgimento di indagini volte ad accertare l'esistenza di uno stato di sieropositività all'HIV nei dipendenti o nei candidati in fase preselettiva o nella fase di preassunzione, così come è vietato ai datori di lavoro di accedere ai dati sanitari del lavoratore tramite ogni forma e specie di strumento.
La realtà epidemiologica e le esigenze emerse dai dati più aggiornati ci dicono chiaramente quanto sia ancora necessario agire su prevenzione, diagnosi precoce, presa in carico integrata e formazione. In tale contesto, è necessario sempre più sviluppare relazioni e attività con il Terzo settore e associazioni impegnate nella prevenzione di HIV e AIDS.
Questa legge, non a caso di iniziativa parlamentare, che ha visto in Commissione una positiva interlocuzione fra tutti i gruppi di maggioranza e opposizione con il relatore e il Governo, rappresenta un passo in avanti, anche se non esaustivo, un investimento in salute pubblica, in civiltà e in diritti, una interlocuzione positiva che ci auguriamo avvenga anche nella discussione degli emendamenti che seguirà, al fine di giungere a un testo ulteriormente migliorato.
Nell'ambito della discussione della proposta di legge e in questa fase di discussione generale riteniamo doveroso anche evidenziare alcune criticità che dovranno essere affrontate.
In primo luogo, il tema delle risorse finanziarie: occorre vigilare affinché il Piano non diventi una mera cornice programmatica, priva di finanziamenti adeguati e strutturali. La prevenzione e la distribuzione gratuita di strumenti efficaci, il potenziamento della ricerca e il rafforzamento dei servizi territoriali richiedono investimenti certi, non residuali. Permane, quindi, una criticità rispetto al livello di finanziamenti, che è stata anche l'ostacolo che non ha consentito un'approvazione più veloce della proposta di legge in esame. Siamo tutti consapevoli che, senza adeguate risorse, è impossibile realizzare una vera attività di prevenzione e sarà nostra cura prevedere che, nel prosieguo dell'iter della proposta di legge e nel corso delle prossime leggi di bilancio, sarà assicurato alle attività di cui alla presente legge un adeguato e congruo livello di finanziamento.
In secondo luogo, la multilivello: il coinvolgimento di Stato, regioni, ASL e Terzo Settore è un valore, ma può trasformarsi in un elemento di frammentazione, se non accompagnato da standard omogenei e da meccanismi chiari di verifica. Il rischio, che conosciamo bene in ambito sanitario, è quello dell'attuazione disomogenea sul territorio nazionale, con differenze tra regioni che incidono direttamente sui diritti dei cittadini.
Un ulteriore punto di attenzione riguarda il sistema di sorveglianza unificato HIV-AIDS. L'obiettivo è condivisibile e necessario, ma sarà essenziale garantire tempi certi di realizzazione, interoperabilità con i sistemi regionali e massima tutela della riservatezza dei dati personali, evitando ritardi tecnologici o sovrapposizioni burocratiche.
Infine, sul versante della formazione obbligatoria ECM (Educazione continua in medicina) e del ruolo delle condividiamo l'impostazione, ma sarà necessario definire criteri uniformi di formazione, responsabilità e integrazione col Servizio sanitario nazionale per evitare zone grigie operative o conflitti di competenza. Vogliamo augurarci che nella discussione degli emendamenti si possa procedere a un ulteriore miglioramento del testo .
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e, pertanto, dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Chiedo al relatore se vuole replicare: no. Chiedo al rappresentante del Governo se vuole replicare: no.
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
PRESIDENTE. Avverto che la seduta di domani, martedì 17 febbraio, avrà inizio alle ore 13,30, anziché alle ore 11, in quanto lo svolgimento di interpellanze e interrogazioni non avrà luogo.
Avverto altresì che, secondo le intese intercorse tra i gruppi, sempre nella giornata di domani, alle ore 13,30, avranno luogo le Comunicazioni del Governo, con la partecipazione del Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, sui più recenti sviluppi relativi al Piano di pace per la Striscia di Gaza e alla costituzione del .
La relativa organizzazione dei tempi sarà pubblicata nell' al resoconto stenografico della seduta odierna .
Conseguentemente, la commemorazione in occasione del centenario della morte di Piero Gobetti, prevista per le ore 14, avrà invece luogo al termine delle comunicazioni.
Seguirà l'esame degli ulteriori argomenti già previsti per la parte pomeridiana della seduta di domani.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
2.
Proposta di modificazione al Regolamento (Modifiche al Regolamento per la razionalizzazione del lavoro parlamentare e la valorizzazione del ruolo delle Commissioni, per l'abolizione del termine delle 24 ore in caso di posizione della questione di fiducia, per il rafforzamento dello statuto delle opposizioni, delle attività di indirizzo, informazione e controllo, per la revisione della disciplina dei Gruppi e delle procedure di collegamento con l'Unione europea e per l'aggiornamento del testo). (Doc. II, n. 11)
: FORNARO, IEZZI E ANGELO ROSSI.
3.
4.
5.
6.
COMAROLI ed altri: Disposizioni in materia di insequestrabilità delle opere d'arte prestate da Stati esteri o da enti o istituzioni culturali straniere, durante la permanenza in Italia per l'esposizione al pubblico. (C. 182-A)
Relatrice: LATINI.
7.
Modifica della legge 22 novembre 1988, n. 517, di approvazione dell'intesa tra il Governo della Repubblica italiana e le Assemblee di Dio in Italia, in attuazione dell'articolo 8, terzo comma, della Costituzione. (C. 2370)
: IEZZI.
8.
S. 1469 - Modifica della legge 5 ottobre 1993, n. 409, di approvazione della modifica dell'intesa tra il Governo della Repubblica italiana e la Tavola valdese, in attuazione dell'articolo 8, terzo comma, della Costituzione (Approvato dal Senato). (C. 2605)
: URZÌ.
9.
D'ATTIS ed altri: Interventi per la prevenzione e la lotta contro il virus dell'immunodeficienza umana (HIV), la sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS), il papilloma virus umano (HPV) e le infezioni a trasmissione sessuale. (C. 218-A)
e delle abbinate proposte di legge: ZANELLA; SPORTIELLO ed altri; GIRELLI. (C. 948-1078-1198)
: D'ATTIS.