PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
ANTONIO D'ALESSIO, legge il processo verbale della seduta del 13 febbraio 2026.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 94, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Comunico che, in data 16 febbraio 2026, il Presidente del Consiglio dei ministri mi ha inviato la seguente lettera:
“Onorevole Presidente, La informo che il Presidente della Repubblica, con proprio decreto in data 13 febbraio 2026, adottato su mia proposta, di concerto con il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, ha accettato le dimissioni rassegnate dal dott. Giorgio Silli dalla carica di Sottosegretario di Stato per gli Affari esteri e la cooperazione internazionale.
Giorgia Meloni”.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di comunicazioni del Governo sui più recenti sviluppi relativi al Piano di pace per la Striscia di Gaza e alla costituzione del .
La ripartizione dei tempi riservati alla discussione è pubblicata nell'al resoconto stenografico della seduta del 16 febbraio 2026 .
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani.
ANTONIO TAJANI,. Grazie, signor Presidente. Onorevoli deputati, siamo alla vigilia di nuove giornate cruciali per il futuro della Striscia di Gaza e del Medio Oriente. Per questo, con il Presidente del Consiglio, abbiamo ritenuto importante avere questa occasione di confronto con il Parlamento per riferire sull'azione che il Governo sta portando avanti nell'impegno senza sosta per la pace e la stabilità del Medio Oriente.
Sono convinto che i temi di politica estera non debbano essere terreno di scontro politico, ma di un dialogo serio, continuo e trasparente e, ogni volta che è possibile, di convergenza e responsabilità condivisa. La crisi di Gaza ci impone questo livello di consapevolezza. È una crisi che incide sugli equilibri regionali, sulla stabilità del Mediterraneo allargato e sulla sicurezza delle rotte commerciali del nostro , che transita per il 40 per cento attraverso il Mar Rosso; una rotta fondamentale anche per il corridoio economico-logistico IMEC, che passa proprio da lì.
Gaza è cruciale per la nostra sicurezza nazionale, anche in chiave di contrasto al terrorismo e ai flussi migratori irregolari, ma è soprattutto una ferita aperta, una tragedia umanitaria che ha scosso le coscienze di tutti noi e che ha visto l'Italia in prima linea sin dal primo momento per salvare vite, alleviare le sofferenze dei civili e far tacere le armi.
Esattamente tre mesi fa, il 17 novembre, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato, senza voti contrari, la risoluzione 2803. Le Nazioni Unite hanno in questo modo fatto proprio il Piano di pace in venti punti promosso dal Presidente degli Stati Uniti. Il Piano indica un percorso a tappe ben scandite per la stabilizzazione della Striscia, la ripresa economica e la ricostruzione. I principi su cui si basa sono universalmente condivisi: primo, la de-radicalizzazione di Gaza e la liberazione della Striscia dall'incubo del terrorismo oscurantista di Hamas; secondo, la piena ripresa degli aiuti nella Striscia in cooperazione con le Nazioni Unite; terzo, l'avvio di un profondo processo di riforma dell'Autorità palestinese di Ramallah, cruciale per il rilancio della prospettiva di uno Stato palestinese.
Il Governo italiano, in coerenza con il forte mandato ricevuto dal Parlamento a ottobre scorso e con la tradizione di convinto sostegno al multilateralismo che contrassegna la nostra politica estera, ha sostenuto fin dall'inizio il Piano di pace. E voglio essere molto chiaro: se qualcuno ritenesse che esistano oggi alternative concrete e praticabili a questo Piano, dimostrerebbe di non saper fare i conti con la realtà.
A fronte di un mandato chiaro delle Nazioni Unite, alimentare l'incertezza equivale a prolungare le sofferenze del popolo palestinese. Ogni vuoto politico alimenta, infatti, l'instabilità; ogni rinvio rallenta gli aiuti, indebolisce la prospettiva di ricostruzione e accresce la vulnerabilità dei civili.
La prima fase del Piano, pur tra ostacoli e tensioni, ha consentito di raggiungere risultati impensabili solo un anno fa: il consolidamento della tregua che, seppur fragile, regge da oltre 120 giorni; il ritorno di tutti gli ostaggi in Israele e il rafforzamento dell'afflusso di aiuti umanitari; passaggi indispensabili alla creazione di quel clima di fiducia necessario per intraprendere i prossimi passi.
Non erano affatto scontati questi risultati; sono stati il frutto di un lavoro politico intenso, di mediazioni complesse, di pressioni esercitate con equilibrio e determinazione, spesso lontano dai riflettori. Un'azione che, come riferito più volte in quest'Aula, ha visto l'Italia in prima fila, grazie alla riconosciuta capacità di parlare con i palestinesi, con gli israeliani e con tutti gli interlocutori della regione. Ora si apre una fase ancora più delicata, la cosiddetta “fase 2”, che prevede il disarmo di Hamas, la smilitarizzazione della Striscia e l'avvio della ricostruzione. Sfide enormi, che richiedono un chiaro impulso politico e il più ampio e coeso sostegno della comunità internazionale.
Senza affrontare questi nodi strutturali, non c'è alcuna soluzione duratura per il futuro di Gaza. È in questo contesto che si inserisce l'istituzione del , organismo che il Consiglio di sicurezza dell'ONU, attraverso la citata risoluzione n. 2803, ha chiamato a monitorare l'attuazione del Piano di pace. Vi partecipano, oltre agli Stati Uniti, i principali regionali e, come formalizzato a Washington nei giorni scorsi dal Primo Ministro Netanyahu, anche Israele. In ogni contatto con l'Amministrazione americana abbiamo sempre richiamato la necessità di garantire la stretta osservanza dei principi della nostra Costituzione e il coinvolgimento del Parlamento; l'ho fatto io stesso, più volte, con il Segretario di Stato Rubio nelle nostre frequenti occasioni di incontro.
Tra Italia e Stati Uniti ci sono state sempre relazioni molto forti, indipendentemente da chi guidava l'Amministrazione. Europa e Stati Uniti sono, infatti, due facce della stessa medaglia, che è l'Occidente. Per questo l'assenza dell'Italia a un tavolo in cui si discute di pace, sicurezza e stabilità nel Mediterraneo sarebbe non solo politicamente incomprensibile, ma anche contrario alla lettera e allo spirito dello stesso articolo 11 della nostra Costituzione, laddove sancisce il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie.
Vorrebbe dire rinnegare il ruolo di primo piano che il nostro Paese ha svolto per il cessate il fuoco fin dall'inizio della crisi, sempre con l'obiettivo di arrivare a due Stati che convivono in pace e in sicurezza.
Per queste ragioni il Governo ha ritenuto opportuno accettare l'invito dell'Amministrazione americana a presenziare, in qualità di Paese osservatore, alla prima riunione del in programma giovedì a Washington. Questa è certamente una soluzione equilibrata e rispettosa dei nostri vincoli costituzionali. L'Unione europea ha già confermato la partecipazione con la Presidenza di turno e con un rappresentante della Commissione.
Parteciperanno anche tutti i principali della regione: penso all'Egitto, alla Giordania, all'Arabia Saudita e al Qatar, anche all'Indonesia, il più grande Paese musulmano al mondo. Come potrebbe l'Italia non essere presente dove si discute e si costruisce la pace in Medio Oriente, alla presenza di tutti i principali attori regionali? Per questo parteciperemo alla riunione di Washington, forti dell'importante contributo che il nostro Paese ha messo in campo sin dal primo momento per il cessate il fuoco e per l'assistenza umanitaria alla popolazione della Striscia attraverso , un'iniziativa che ho voluto sviluppare in stretto raccordo con il polo delle Nazioni Unite di Roma, la FAO e il Programma alimentare mondiale, che ci hanno, a più riprese, ringraziato per una collaborazione che è stata considerata un modello anche dal G7 e che ha ricevuto l'apprezzamento sia di palestinesi sia di israeliani. Con un obiettivo chiaro: creare le condizioni per arrivare a due Stati in grado di convivere in pace ed in sicurezza.
Il nostro impegno è concreto ed è destinato ad aumentare; muove da un dialogo costante con Israele, con l'Autorità palestinese e con tutti i chiave della regione, con cui abbiamo mantenuto in questi mesi un costante e stretto raccordo. Siamo stati il primo Paese ad organizzare evacuazioni dalla Striscia di Gaza, siamo il Paese occidentale che ha fatto di più. Uno sforzo che ci ha consentito di far uscire dalla Striscia e accogliere in Italia oltre 1.600 persone, tra piccoli pazienti bisognosi di cure salvavita, ricongiungimenti familiari e studenti che hanno potuto beneficiare dei corridoi universitari per proseguire il loro percorso accademico in Italia.
Voglio ricordare, in quest'Aula, le parole del Santo Padre, che lo scorso ottobre aveva espresso apprezzamento per l'impegno del Governo italiano in favore delle tante situazioni di disagio legate alla guerra e alla miseria, in particolare dei bambini di Gaza. Un contributo che Papa Leone ha definito “forte ed efficace”. Come ho già avuto modo di dire, non sono solo operazioni umanitarie, ma risultati concreti, frutto di iniziative politiche pazienti e determinate.
Sul tema degli studenti, che so essere caro anche a tanti parlamentari, che ringrazio per le segnalazioni, restiamo in costante contatto con le autorità giordane per consentire a tutti quanti ne hanno diritto di raggiungere il nostro Paese. Il Ministro Bernini è pronto a tornare, per la terza volta in pochi mesi, nella regione per portare in Italia un nuovo gruppo di studenti. Il nostro impegno, onorevoli colleghi, prosegue anche sul fronte degli aiuti e dell'assistenza umanitaria.
Lavoriamo senza sosta per assicurare l'ingresso nella Striscia di tutti i nostri aiuti umanitari, insieme agli aiuti provenienti dalla società civile. Nei giorni scorsi ho incontrato a Monaco di Baviera l'Alto rappresentante per Gaza, Nickolay Mladenov e gli ho ribadito il convinto sostegno dell'Italia e l'impegno per la ricostruzione; abbiamo concordato di rivederci presto. Siamo pronti, certamente, a fare la nostra parte: abbiamo varato un primo pacchetto da 60 milioni di euro per aiuti umanitari, per rafforzare le strutture sanitarie e le scuole, per riqualificare le abitazioni per gli sfollati e sostenere le istituzioni palestinesi. Sempre a Monaco ho condiviso la linea italiana con i del G7, con i principali donatori europei ed internazionali, in un incontro a cui ha partecipato anche la Ministra degli Esteri dell'Autorità palestinese, Aghabekian.
Il nostro sostegno alle autorità di Ramallah, infatti, è fattivo e concreto. Penso, in primo luogo, al settore cruciale della sanità: ho approvato di recente lo stanziamento di altri 10 milioni di euro per contribuire al pagamento dei salari dei medici palestinesi. Ciò è il frutto anche del dialogo avviato con il nostro personale sanitario, attivo nelle organizzazioni internazionali e nelle ONG a Gaza, e delle missioni dei nostri medici a Ramallah. Penso, in particolare, ai Policlinici Umberto I e Gemelli di Roma per mettere a fuoco nuove forme di collaborazione, anche studiando le potenzialità della telemedicina.
Siamo in prima linea per la formazione delle forze di sicurezza palestinesi, che sono presupposto fondamentale per la costituzione di uno Stato. Siamo presenti all'interno del Centro di coordinamento civile-militare con una squadra di 3 diplomatici e 8 militari; il Centro è impegnato ad assicurare le attività di assistenza umanitaria e i servizi essenziali alla popolazione della Striscia. I nostri Carabinieri, che sono già attivi in Cisgiordania da oltre 10 anni attraverso la missione bilaterale MIADIT, inizieranno presto in Giordania l'addestramento di 50 funzionari di sicurezza palestinesi, da dispiegare poi nella Striscia di Gaza.
Partecipiamo alla missione dell'Unione europea EUPOL COPPS di addestramento della polizia palestinese e alla missione EUBAM Rafah, in cui sono presenti 8 Carabinieri. La missione ha avuto un ruolo chiave per favorire la riapertura del valico e rafforzeremo nelle prossime settimane la nostra presenza. L'estensione dei transiti, attraverso Rafah, anche ai beni sarà cruciale per rafforzare le attività di assistenza umanitaria, per avviare la ricostruzione e favorire il dispiegamento della forza internazionale di stabilizzazione prevista dal Piano di pace.
Come ha ribadito il Presidente del Consiglio Meloni al Presidente palestinese Abbas nel corso della sua recente missione a Roma, Ramallah può contare sul sostegno italiano alle riforme. Guardiamo, infatti, con favore alla decisione dell'Autorità palestinese di indire, per il prossimo aprile, per la prima volta dopo 20 anni, le elezioni locali; un passo necessario per rafforzare la legittimazione popolare delle proprie istituzioni e combattere le tentazioni estremiste e il ricorso alla violenza come strumento di lotta politica. La violenza in Terra Santa però deve cessare: questo vale anche per i coloni estremisti, le cui aggressioni colpiscono le comunità cristiane che sono da sempre garanti di pace e dialogo in tutto il Medio Oriente.
Continuiamo, infatti, a chiedere con forza a Israele di porre un freno all'azione dei coloni.
L'ho detto la settimana scorsa, proprio in quest'Aula, al e l'ho ribadito al G7, sabato scorso, a Monaco. In questo quadro, il Governo ha condannato qualsiasi ipotesi di annessione israeliana della Cisgiordania. Tentazioni che non aiutano i costruttori di pace e che rischiano di pregiudicare la soluzione a due Stati. Signor Presidente, onorevoli deputati, proprio in queste ore, su mia istruzione, l'inviato speciale per Gaza, l'ambasciatore Archi, è in missione a Riad e Abu Dhabi, alla guida di una delegazione che comprende diversi Ministeri e amministrazioni dello Stato, per esplorare nuove forme di cooperazione in vista della ricostruzione della Striscia.
Portiamo in dote e come esempio un impegno, proseguito senza sosta in questi mesi, per sviluppare un'azione di sistema che coinvolge imprese, associazioni di categoria, enti locali, strutture sanitarie, università e istituzioni accademiche, Terzo settore e mondo dell'associazionismo, cattolico e non.
Tante realtà che si stanno mobilitando per offrire un contributo fattivo e concreto alla ricostruzione di Gaza e che vedono negli sviluppi di questi mesi, per quanto non perfetti e ancora sottoposti a mille incognite, una sorgente di speranza e di pace. È uno sforzo corale di cui dobbiamo essere orgogliosi, che fotografa il sentire comune del nostro Paese, sempre costruttore di pace e di dialogo. È dovere della politica sostenere e incoraggiare questo impegno spontaneo, senza cedere a visioni partigiane, che non hanno ragion d'essere di fronte al bene supremo della pace. Ce lo ha ricordato anche il Presidente Mattarella che, lo scorso 10 ottobre a Tallinn, ha sottolineato quanto sia indispensabile sostenere gli sforzi ulteriori dei Paesi mediatori verso una vera pace, perché l'alternativa sarebbe devastante. Questo è il nostro impegno quotidiano, questo è l'impegno del Governo per la pace e la stabilità di Gaza e dell'intero Medio Oriente. Per questo stiamo lavorando per preparare una proposta finanziaria ambiziosa e autorevole, che rappresenti la base per un nostro impegno nazionale.
Vogliamo anche mettere a disposizione della comunità internazionale due chiave: il Polo ONU di Roma e il Centro umanitario delle Nazioni Unite di Brindisi. Insieme al Ministro degli Esteri tedesco Wadephul abbiamo lanciato un'iniziativa politica in Europa con questo obiettivo. Ne parleremo con Mladenov già al prossimo Consiglio Affari esteri. Ho anche incaricato il nostro Rappresentante permanente presso le Nazioni Unite, l'ambasciatore Marrapodi, di informare costantemente i vertici delle organizzazioni sulle iniziative italiane. Vedrà il Segretario generale già nei prossimi giorni.
Attuare il Piano di pace significa creare le condizioni per una stabilità duratura, significa evitare che Gaza resti un terreno di radicalizzazione e di scontro permanente, preda del terrorismo e a rischio di collasso migratorio, con possibili ripercussioni anche sulla stabilità delle rotte commerciali del Mar Rosso, che si delinea sempre più come un'area di pace, dialogo e crescita, anche grazie al contributo dei nostri militari impegnati nella missione Aspides e ai quali va il nostro sentito grazie
Tutto ciò significa garantire sicurezza a Israele e dignità alla popolazione palestinese, significa lavorare per il progetto a due Stati. L'Italia, per la sua storia, per la sua collocazione geografica e il ruolo politico di primo piano che svolge nella regione, non può e non deve restare ai margini di questo processo. Il Governo italiano continuerà a fare la sua parte, non ci stancheremo mai di lavorare per la pace. È quello che chiede e ci chiede la stragrande maggioranza degli italiani. È quello che un grande Paese ha il dovere di fare. Vi ringrazio
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle comunicazioni del Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale.È iscritta a parlare la deputata Bergamini. Ne ha facoltà.
DEBORAH BERGAMINI(FI-PPE). Grazie, Presidente. Signor Ministro, colleghi, lo scenario internazionale che stiamo vivendo ci impone un grande realismo, ci impone la capacità di aderire alla realtà e di rinunciare ad ogni pregiudizio ideologico, perché siamo di fronte ad una crisi, quella mediorientale, che scuote le fondamenta stesse della sicurezza globale e della tenuta di tutti i valori umanitari.
PRESIDENTE. Prego, onorevole.
DEBORAH BERGAMINI(FI-PPE). Abbiamo accolto con favore l'impegno costante degli Stati Uniti per il cessate il fuoco a Gaza. Al di là della postura che ogni movimento politico possiede e matura nei confronti dell'Amministrazione Trump, al di là di alcuni aspetti critici che su molti frangenti la conduzione dell'attuale Presidenza americana sta dimostrando, è innegabile, non possiamo proprio negarlo, il contributo decisivo che ha saputo portare alla stabilizzazione del Medio Oriente, dopo quasi due anni di una guerra atroce e di un nodo che sembrava non risolvibile, anche a causa di una certa inefficacia delle organizzazioni multilaterali.
Proprio in queste ore, però, stiamo vedendo quanto l'assetto, dopo l'avvio della fase 1, sia fragile. Si rischia di scivolare nuovamente nel riacutizzarsi delle tensioni, con lo spettro di un nuovo ciclo di perdite di vite umane, da un lato, per il rifiuto di Hamas di procedere con il disarmo, dall'altro, per alcune iniziative israeliane che contraddicono l'obiettivo della stabilizzazione dell'area, tra cui l'approvazione del censimento dei terreni nell'area C della Cisgiordania. Questo ci obbliga, ancora più di prima, ad assumere un ruolo. Astenersi dai contesti nei quali può nascere il pur minimo passo avanti in un percorso di pacificazione sarebbe una prova di grave pavidità politica, e noi non siamo pavidi. Per questo, la decisione del Governo di sedersi come osservatore al rappresentando, appunto, l'Italia con un ruolo di osservatore, non è soltanto una scelta opportuna, è una certa necessaria, coerente con il nostro ruolo di attore principale nel Mediterraneo e con i dettami della nostra Costituzione. Perché questo lo dobbiamo ribadire con fermezza, visto che sono state dette tante cose intorno a questo punto: l'Italia non rinuncia in alcun modo alla propria sovranità né, tantomeno, contraddice lo spirito della Costituzione. La formula della presenza come osservatori, invece, ci permette - senza dover diventare componenti del - di essere presenti là, dove si può decidere il futuro della ricostruzione di Gaza e portare, quindi, il nostro contributo per la stabilità dell'area, senza però incorrere in deviazioni rispetto ai nostri canoni giuridici.
Noi scegliamo una linea che è prudente, ma non passiva, perché vogliamo evitare che siano altri a decidere per noi, in un contesto che riguarda direttamente la sicurezza dell'area del Mediterraneo. Scegliamo di non rinunciare ad alcuna opportunità per promuovere il nostro obiettivo di contribuire ad avviare il processo verso lo schema unico possibile dei “due popoli, due Stati”, l'unica via che possa rispettare i principi di dignità e libertà.
Abbiamo registrato, in questi giorni, un'opposizione unita nella critica alla partecipazione dell'Italia al Arriviamo a questa seduta parlamentare dopo aver ascoltato strali per giornate intere. Siamo stati additati di essere subalterni agli Stati Uniti, di violare la Costituzione. Sono bugie ed è anche un livello sconfortante, non solo perché veramente le accuse che ci sono rivolte sono del tutto inconsistenti, ma anche perché dimostrano una volontà chiara da parte delle opposizioni di ricondurre il tutto a una polemica puramente domestica di non voler o saper leggere i fatti e le dinamiche di largo respiro. Naturalmente, se l'Italia non fosse stata invitata alla cerimonia, alla riunione di insediamento a Washington del sempre dalle solite opposizioni ci sarebbe stata l'accusa del fatto che non contavamo niente, che eravamo isolati e che, quindi, non eravamo stati invitati Comunque vada, non va bene.
Ma noi andiamo avanti, ricordando a costoro che l'Italia è tutt'altro che sola in questa scelta. Ci sarà, naturalmente, la rappresentanza della Commissione europea, con la Commissaria per il Mediterraneo; anche lì, senza entrare nel , ma con la piena consapevolezza di quanto sia importante partecipare, essere presenti e discutere. Sarà presente con la stessa formula Cipro, che ha la Presidenza del semestre dell'Unione europea, così come la Grecia. E non è un caso che ci sarà buona parte dei Paesi che rappresentano il blocco mediterraneo a quella riunione. Pensiamo, infatti - e lo pensano anche questi Paesi -, a quanto sarebbe deleterio per noi, per tutta l'area mediterranea, se si bloccasse nuovamente il Canale di Suez o se si bloccasse lo Stretto di Hormuz: ne deriverebbero contraccolpi gravissimi per i traffici commerciali, per la nostra economia e per la nostra sicurezza. Un Governo che ha ben chiaro cosa significhi lavorare per il proprio Paese tiene conto anche di questo, e anche per questo sarebbe un gravissimo errore per l'Italia quello di autoescludersi. Lei, Ministro Tajani, nella sua attività di guida diplomatica del Governo, ha rappresentato una visione di grande responsabilità in uno scenario così difficile, nel quale gli organismi sovranazionali sono solcati da una crisi evidente di cui dobbiamo prendere contezza, ma ciò non può costituire un rallentamento per la necessità di costruire la pace nel qui e ora, laddove va costruita. In questo senso, l'Italia deve ancora fare molto. Noi vogliamo mettere a disposizione le nostre capacità, la nostra esperienza, il peso di tutto ciò che abbiamo già fatto.
Evidentemente la sinistra, che oggi ci attacca e ci attaccherà fra poco, forse - magari si è trovata riunita in questo campo larghissimo momentaneo - vuole un'Italia rinunciataria, vuole un'Italia svilita, vuole un'Italia che sta nelle retrovie, vuole un'Italia ripiegata su sé stessa. Magari, la considererebbe una propria vittoria politica, ma sarebbe scellerato fare questo. La storia si cambia con il coraggio, con lo spirito di iniziativa, con l'interlocuzione costante in tutte le sedi dove l'interlocuzione è possibile…
DEBORAH BERGAMINI(FI-PPE). …oltrepassando molti pregiudizi. Quindi, noi rispediamo al mittente questa concezione miope e stretta e continuiamo a lavorare come abbiamo sempre fatto, costruttori di pace per una pace stabile in Medio Oriente
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Rosato. Ne ha facoltà.
ETTORE ROSATO(AZ-PER-RE). La ringrazio, signor Presidente. Signor Ministro, la politica estera…la politica non bisognerebbe mai farla per slogan, ma la politica estera ancora di più. È complessa. Noi siamo qui consapevoli che non è facile assumere decisioni in politica estera e che le scelte che ha davanti il nostro Paese sono complicate, perché il quadro è complicato. Tre cose. La prima: per noi, pace e stabilità tra Israele e Palestina e la nascita della Palestina sono obiettivi che vengono prima del resto. Riconosciamo anche a Trump di aver costruito le condizioni per far cessare i bombardamenti; non far cessare le morti, purtroppo, perché a Gaza ancora si continua a morire e a sparare, ma gli riconosciamo di aver fatto questo. Non è questo in discussione. Però, il percorso poi si è arenato. Si è arenato per tanti motivi. Il primo motivo per cui si è arenato è per le modalità con cui questo è stato costruito. Non è stato costruito in base alle risoluzioni delle Nazioni Unite, che dicevano molte altre cose, ma sulla base della motivazione che questo non è altro che un comitato d'affari. È un comitato d'affari nella predisposizione dei delle ristrutturazioni che vogliono fare, di come verranno le spiagge, di come verrà impostata la nuova città che viene costruita non per chi abita lì. Non c'è una ricostruzione. C'è una costruzione che va a prescindere da chi abita lì.
Il percorso di pace si è arenato perché nell'agenda non c'è un tema, che è gigantesco, e che non possiamo eludere - non possiamo eludere neanche qui e lei lo conosce bene - che è quello che sta accadendo in Cisgiordania, che dovrebbe essere molto più importante di qualsiasi altra questione. Perché Israele ha spostato le sue… anzi, il Governo israeliano ha spostato le sue tensioni e attenzioni - tutte - sull'occupazione dei territori palestinesi in Cisgiordania e questo non è all'ordine del giorno di quello che succederà questa settimana a Washington.
La terza questione è la composizione di questo . Ma, forse, invece, di metterci la Bielorussia non era più utile metterci l'Autorità nazionale palestinese? Ma mi sembra che sia evidente che in questo comitato ci stanno due tipi di Paesi: ci stanno i Paesi che non possono dire di “no” agli Stati Uniti e che dicono di “sì” a qualsiasi costo e ci sono i Paesi che tendenzialmente hanno un'impostazione di come allocare le risorse per i prossimi anni in quell'area perché sono interessati a quello.
La nostra partecipazione, anche in forma di osservatori, è profondamente sbagliata, signor Ministro. È sbagliata non solo per le cose che ho detto - le ho dette in due minuti - ma anche perché stiamo distruggendo la forza che noi abbiamo contribuito a costruire: il multilateralismo delle Nazioni Unite. Trump ha due obiettivi: demolire quello e demolire l'Europa. E noi stiamo acconsentendo a questo.
Le Nazioni Unite: le stiamo regalando… Trump le sta regalando alla Cina che oggi occupa 30 comitati; ha conquistato 30 comitati nel disinteresse degli Stati Uniti e dei Paesi occidentali per quello che succede lì. Così come, signor Ministro, se dovevamo mandare un osservatore, mandavamo un osservatore che è l'Unione europea. Bastava un osservatore: l'Unione europea, quella che dovrebbe rappresentare tutti noi. Il Commissario? Va il Commissario a rappresentare anche l'Italia. Perché non si può essere incoerenti quando si dice: rinforziamo l'Unione europea; e poi si è sempre pronti a demolire la sua autonomia, responsabilità…
ETTORE ROSATO(AZ-PER-RE). …e anche autorevolezza sul campo .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Semenzato. Ne ha facoltà.
MARTINA SEMENZATO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Vice Premier Tajani, onorevoli colleghi, prima di tutto fermiamoci un momento a guardare la realtà: a Gaza i bambini crescono tra i conflitti, continuano a morire, le famiglie vivono nella paura e intere generazioni sono senza futuro. Questa, purtroppo, è la drammatica realtà quotidiana che ci impone di agire con prudenza ma con decisione.
L'Italia non può restare ai margini. La nostra storia diplomatica ci ha insegnato che presenza significa influenza e che anche un ruolo misurato può tradursi in risultati concreti. Siamo uno dei principali attori diplomatici del Mediterraneo: dalle missioni di pace alla cooperazione civile, dalla mediazione politica al sostegno umanitario. Essere al tavolo del anche come osservatori significa costruire relazioni per poter orientare le scelte, portando l'esperienza italiana dove si definiscono progetti decisivi per portare pace e stabilità nei territori palestinesi. Come centrodestra ribadiamo quanto sia fondamentale continuare a sostenere, con il massimo impegno e determinazione, insieme ai europei, arabi e internazionali, l'applicazione del Piano complessivo di pace.
È, quindi, importante partecipare in qualità di osservatore alla riunione inaugurale del , che si terrà a Washington il 19 febbraio 2026, così come a tutte le future attività dello stesso . Tutto questo per predisporre un contributo nazionale complessivo per l'assistenza umanitaria alla popolazione di Gaza, la ricostruzione della Striscia, il sostegno al programma di riforme dell'Autorità palestinese per rafforzare le capacità di governo, ridare l'impegno nell'addestramento delle Forze di polizia palestinese e continuare a sostenere ogni sforzo verso una soluzione giusta e duratura del conflitto mediorientale sulla base della soluzione a due Stati.
MARTINA SEMENZATO(NM(N-C-U-I)M-CP). L'Italia ha competenze, esperienza e credibilità. Partecipare al in una forma, quella dell'osservatore, compatibile con la Costituzione significa poter dare il proprio contributo alla stabilizzazione dei territori, proteggere i civili e garantire che la ricostruzione non sia solo infrastrutture, ma sviluppo e futuro per le nuove generazioni palestinesi. Anche senza potere decisionale formale, la nostra presenza è politica, strategica e molto pragmatica. Essere presenti significa mettere la nostra storia, la nostra credibilità e la nostra esperienza al servizio di una pace che vogliamo sia concreta e non rimanga una scritta in una bandiera da sfoggiare alle manifestazioni in piazza.
Di fronte a tutto questo, Presidente, vogliamo girarci dall'altra parte? Tirarci fuori e lasciare fare tutto agli altri? No, meglio essere osservatori che meri spettatori .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Magi. Ne ha facoltà.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Ministro Tajani, lei non ci ha detto nulla sull'oggetto di queste comunicazioni, sul motivo per cui oggi eravamo qui ad ascoltarla. Ci ha detto che è importante che l'Italia continui ad occuparsi di Medio Oriente, ci ha raccontato di alcune iniziative lodevoli, che abbiamo politicamente anche sostenuto, di carattere umanitario del nostro Paese. Non ci ha detto nulla sulla partecipazione dell'Italia a questo Consiglio di pace. Avremmo voluto sentire un Ministro degli Esteri che ci chiariva… che si chiarisse, intanto, cos'è questo organismo. Questo organismo è un organismo che nasce come emanazione, neanche dell'amministrazione Trump, ma proprio della persona di Trump che ne è presidente a vita, oltre il termine del proprio mandato presidenziale.
Trump decide chi può starci e chi no, decide che serve un miliardo per sedersi e ha ritirato l'invito al Governo canadese che si era permesso, orgogliosamente, di ribadire quali sono i fondamenti della democrazia liberale. Ne fanno parte sei monarchi, tre ex leader sovietici, due regimi militari e un leader ricercato dalla Corte penale internazionale, più altri.
Con tutto il rispetto che si deve sempre agli interlocutori in politica internazionale, servirebbe anche avere, Ministro, consapevolezza delle caratteristiche di un ordinamento democratico. Lei pensa che questa sia la parte della storia in cui deve sedere il nostro Paese? Avete trattato l'articolo 11 della Costituzione come un inciampo, come un tecnicismo. La domanda alla quale vorrei che lei rispondesse è: se non ci fosse stato l'articolo 11, il nostro Paese avrebbe partecipato a pieno titolo come membro di questo consesso - me lo consenta - un po' osceno? L'articolo 11 dice che le limitazioni di sovranità possono essere fatte a condizioni di parità per creare un ordinamento che garantisca pace e giustizia. Non c'è pace senza giustizia, non c'è pace senza il diritto e il diritto internazionale.
Il si basa non sulla diplomazia, ma sulla prepotenza. Si basa non sul diritto, ma sugli affari. Lei ha espresso, oggi, ancora una volta, in quest'Aula, la mancanza di una linea di politica estera del nostro Paese. Non dico di una strategia, ma anche solo di un pensiero di quale debba essere la collocazione. Il nostro Governo - il Governo italiano -, lei, Ministro degli Esteri, e la Presidente Meloni state eternamente ad aspettare che altri decidano per capire dove è meglio accucciarsi, dove è meglio ripararsi e dove è meglio scodinzolare. Noi crediamo che non possa essere questo il ruolo di un Paese come l'Italia e di un Paese fondatore dell'Unione europea .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Centemero. Ne ha facoltà.
GIULIO CENTEMERO(LEGA). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi e signori membri del Governo, la discussione odierna si colloca in un contesto internazionale nuovo, complesso e per molti versi inedito. L'Amministrazione americana ha scelto di esplorare strade innovative per sbloccare una crisi che da troppo tempo resiste a ogni tentativo tradizionale di soluzione. I metodi del Presidente Trump possono suscitare stupore in alcuni perché introducono nella politica internazionale schemi che ricordano il mondo del più che quello della diplomazia classica, ma proprio perché le strade convenzionali si sono spesso arenate, sarebbe sbagliato liquidare questo tentativo.
La linea di fondo è chiara: la pace non può poggiare soltanto su affermazioni di principio, ma deve essere sostenuta anche da interessi concreti e materiali che inducano tutti gli attori coinvolti a cooperare. È un approccio differente, anzi radicalmente nuovo, ed è proprio per questo che merita di essere osservato con attenzione e non con pregiudizio. Il che viene istituito non è e non vuole essere una nuova ONU, né ambisce a sostituire le Nazioni Unite. Assomiglia piuttosto a una struttura di coordinamento e di sicurezza cooperativa che gestisce risorse, priorità e interventi per la ricostruzione della Striscia di Gaza, sotto mandato internazionale definito dalla risoluzione n. 2803 del Consiglio di sicurezza. La nostra storia dimostra che l'Italia ha già saputo partecipare a sistemi multilaterali complessi, anche asimmetrici, quando ciò avveniva nell'interesse della pace e della stabilità internazionale. Giusto la settimana scorsa, si è tenuta a Roma la Conferenza dell'Assemblea parlamentare del Mediterraneo per la sicurezza cooperativa.
La questione, dunque, non è giuridica in astratto, ma è politica e politicamente oggi noi siamo chiamati non a investire risorse ingenti o a cedere sovranità, ma a una scelta prudente e responsabile: partecipare come osservatori. L'invito rivolto all'Italia a prendere parte in questa veste alla riunione inaugurale del rappresenta un riconoscimento importante del ruolo del nostro Paese, un ruolo costruito nel tempo, fatto di credibilità, equilibrio e presenza concreta sul terreno, sul piano sia umanitario, sia della sicurezza. Essere osservatori significa restare agganciati al processo decisionale, comprendere come saranno prese le decisioni e valutarne gli effetti, riducendo i rischi, senza assumere impegni irreversibili. In una parola: un'apertura prudente e coerente con l'approccio responsabile che il Governo sta adottando.
Per noi della Lega la pace resta l'obiettivo centrale, perché senza pace non può esserci alcuna ricostruzione reale della Striscia di Gaza.
Quando parliamo di ricostruzione, attenzione, intendiamo non solo edifici, infrastrutture o macerie da rimuovere, ma anche la ricostruzione di una prospettiva di vita, di sicurezza e di sviluppo umano per una popolazione che ha pagato un prezzo altissimo al conflitto. Parliamo di . In questo quadro, il rafforzamento dell'addestramento delle Forze di polizia palestinesi e il sostegno a una soluzione politica, fondata su due Stati, restano elementi essenziali in una strategia di lungo periodo.
Signor Presidente, partecipare al come osservatori ci consentirà di capire se questo esperimento potrà davvero contribuire - come credo - alla stabilizzazione dell'area e alla costruzione di una pace duratura. È un atteggiamento realistico, non ideologico, prudente, ma non rinunciatario. Per queste ragioni, esprimiamo, come gruppo, il nostro sostegno all'approccio illustrato dal Governo e dal Ministro degli Affari esteri e guardiamo con favore alla partecipazione dell'Italia a questa fase iniziale del processo .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Provenzano. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE PROVENZANO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Signor Ministro, siamo andati un po' fuori tema, perché la pace in Palestina e il sono cose diverse e sempre più lontane. Eppure, ne dobbiamo parlare, perché c'è una domanda che mi assilla in questi giorni e su cui forse dovremmo interrogarci tutti: qual è il limite, Ministro? C'è un limite? Fino a che punto siete disposti a spingere l'Italia nelle relazioni internazionali pur di compiacere Donald Trump?
A questa domanda avete risposto: accorrere alla corte del Presidente americano sempre e comunque, anche quando questo comporta, come sta avvenendo oggi, un vero e proprio strappo nella collocazione internazionale storica del nostro Paese. Perché l'Italia, pur nelle stagioni più difficili, persino nelle fasi più critiche della guerra fredda, per 70 anni ha sempre tenuto fede a due principi e a due coordinate fondamentali della sua azione esterna: essere tra i protagonisti del processo di integrazione europea e difendere e promuovere il multilateralismo e le sue istituzioni. Fino ad oggi!
Lei ha parlato qui di unità, Ministro, di convergenza, ma con voi al Governo stiamo venendo meno a tratti unificanti non della nostra politica estera, ma della nostra identità nazionale, perché, nell'arco di poche ore, da Addis Abeba, la Premier Meloni, per prima cosa, ha preso pubblicamente le difese della cultura MAGA, a fronte di critiche peraltro timide del Cancelliere Merz. Non solo ha ingolfato il presunto motore italo-tedesco ancor prima che accennasse a partire, ma ha dimostrato come la subalternità a Trump ci sta portando ai margini dell'Europa, al punto di disertare vertici internazionali, come quello di Monaco, pur di non turbare l'inquilino della Casa Bianca. Subito dopo ha annunciato la partecipazione dell'Italia nella forma, non prevista da nessuna parte, di osservatore al cosiddetto , al quale naturalmente non partecipa nessun grande Paese europeo. Perché, se lo è chiesto? Perché vorrebbe parlare di pace a Gaza senza ascoltare la voce dei palestinesi e perché rappresenta l'ennesimo attacco al sistema delle Nazioni Unite e alla sua credibilità. Lo diceva l'onorevole Magi: i partecipanti più entusiasti sono autocrati, Paesi dalla discutibile reputazione democratica, petromonarchie del Golfo, “Staterelli” in cerca di riconoscimento internazionale e alleati ideologici del mondo MAGA, come l'Ungheria e l'Argentina, e voi, Ministro.
Giorgia Meloni va dove la porta il cuore o, meglio, la fiamma. Ma lei, lei che vanta una lunga militanza europeista, lo ha capito dove sta andando così la nostra politica estera? E ci chiedete convergenza, Ministro? Ieri mattina, forse in imbarazzo, aveva accumunato la nostra posizione, la posizione dell'Italia sul , a quella della Commissione, che però nel pomeriggio l'ha smentita, precisando che non sarà presente come osservatore e non lo sarà mai.
“Io so che il mondo di Trump non è quello che vorrei per me o per i miei figli”: sono parole di Marina Berlusconi. Lei ci parla ancora? E sempre, cito: “L'unica regola di Trump è cancellare tutte le regole ”. Infatti, il non nasce, come ci state dicendo qui, in ossequio alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza n. 2803, peraltro tra le più controverse, ma nasce truffando le Nazioni Unite!
Quella risoluzione su Gaza prevedeva sì l'esistenza di un organismo temporaneo di controllo che coinvolgesse palestinesi e attori regionali, ma qui non c'è una singola menzione di Gaza, né nello statuto, né nella lettera di invito ai Paesi che ha inviato Trump. È una vera e propria truffa, anzi di più, perché Trump lo ha definito il consiglio di amministrazione del mondo e lo ha presentato come un organo permanente, che avrà il coraggio di allontanarsi dalle istituzioni che troppo spesso hanno fallito. E quali sarebbero? Proprio le Nazioni Unite .
Come ve lo deve dire che è un attacco all'ONU e che parteciparvi, in qualunque forma, significa legittimarlo, mettersi dalla parte di chi vuole la rottura definitiva dell'ordine globale e l'affermazione di una nuova, arcaica regola del mondo, che è la legge del più forte? E parteciparvi, infatti, significa anche, Ministro, mettersi sotto padrone, perché di questo si tratta, di una società privata. Siamo alla privatizzazione della diplomazia internazionale e della sovranità. Anche qui, qual è il limite, colleghi? Trump si ritiene il padrone del mondo e stavolta lo scrive nello statuto. Sembrano le regole del golf club di Mar-a-Lago.
Il capo permanente, non in quanto Presidente degli Stati Uniti, ma in quanto Donald Trump, decide tutto. L'assetto è proprietario, i membri sono selezionati da lui, possono da lui essere destituiti, sceglie quando riunirsi e di cosa discutere. Oltre all'oltraggiosa quota di ingresso, si riserva il diritto di veto su tutto, su qualunque decisione, che comunque lui può assumere. Qualcuno ha parlato di un ritorno al modello della Compagnia delle Indie del XVIII secolo, in cui non si capisce dove finisca lo Stato e dove comincino gli affari. Anche qui il modello è coloniale.
Lei ha citato il Papa, queste sono le parole usate dal cardinale Pizzaballa, che forse di Gaza qualcosa sa. Vi partecipano imprenditori, miliardari, membri della famiglia. Quale Piano di pace, Ministro? Si tratta, al momento, di una gigantesca speculazione sulle macerie della Striscia e il genocidio di un popolo . Ecco, lei qui ha parlato di Palestina, ma la Palestina non c'è in quell'assetto, nemmeno si vede. Guardiamola, allora, Gaza oggi. Dall'inizio della tregua, ripetutamente violata dall'esercito israeliano, si muore ancora, più di 600 morti.
E gli aiuti, Ministro, non entrano a sufficienza e sono ancora fermi, compresi quelli italiani raccolti da Music for Peace . E perché non ci ha spiegato come mai da dicembre quei ragazzi, studenti gazawi vincitori di borse di studio, non riescono più a partire, mentre il semestre sta finendo, Ministro? Non c'è più tempo.
Volete lavorare per la pace, due popoli e due Stati? Bene, riconoscete la Palestina, come ha fatto il mondo intero, mettete al bando le colonie illegali e sanzionate gli estremisti del Governo israeliano, prima che sia troppo tardi. Volete la pace? Fermatevi, non unitevi a questo attacco alle Nazioni Unite. L'Italia è rinunciataria, ha detto una collega.
No, vogliamo semplicemente l'Italia con la schiena dritta ! Se non è un limite nemmeno la Costituzione, nemmeno l'articolo 11, che ci dice che possiamo stare in condizioni di parità e non di vassallaggio, allora qual è il limite? Lei ha parlato, Ministro, e chiudo, di ostacolo costituzionale. Ma come parlate? La Costituzione come un ostacolo da aggirare.
Non aderiamo, però osserviamo. Anche qui, un raggiro. Siete un Governo per cui la fedeltà a Trump conta di più di quella ai nostri principi, ma durerà poco, perché fino a questo punto gli italiani dicono “no” e non vi seguono più .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Maullu. Ne ha facoltà.
STEFANO GIOVANNI MAULLU(FDI). Grazie, Presidente. Grazie, signor Ministro, soprattutto per avere ricordato a tutti coloro che probabilmente hanno un'amnesia collettiva che noi siamo il primo Paese in termini di aiuti dopo la strage del 7 ottobre, siamo gli unici che hanno portato un contributo fattivo in quella terra martoriata dai terroristi di Hamas. E la proposta di questo che è stato poi formalizzato, rientra a pieno titolo e in maniera assolutamente diretta e collegata nel dibattito che si è sviluppato proprio dopo quella strage, dopo il 7 ottobre, all'interno delle Nazioni Unite.
L'obiettivo di fondo è riarticolare i rapporti tra Israele e l'Autorità nazionale palestinese, non c'è alcun dubbio, è questo il punto più delicato, e su questo credo che ci siano tutte le indicazioni, anche all'interno di questa struttura alla quale noi partecipiamo come osservatori, per poter fare questo strano lavoro, che sembra strano a chi lo guarda con diffidenza e con ironia, ma è fondamentale per la pace in quel quadrante, dove gli interessi nazionali sono fondamentali. Sono interessi che vanno molto più in là di quella terra martoriata e che riguardano il Medio Oriente e una parte del Mediterraneo.
Ed è una cornice di multilateralità che hanno chiesto tutti i Paesi che ne hanno fanno parte, che guarda caso non sono stati citati, i Paesi che hanno firmato gli Accordi di Abramo e soprattutto i Paesi che continuano a sostenere Hamas in questa dimensione di dialogo con Israele, in particolare Egitto e, per quanto riguarda tutto il resto, il Qatar. Ecco perché l'Italia partecipa, perché persegue la pace con tutti gli strumenti a disposizione.
E questo può essere uno strumento in più, perché ricordiamo a tutti che il 10 ottobre scorso, proprio grazie all'azione del Presidente degli Stati Uniti, c'è stato il cessate il fuoco, che dura ancora oggi. Ecco perché noi crediamo che tutto questo debba essere visto in una dimensione che non può riguardare semplicemente Gaza, estremamente importante per tutti, ma gli interessi vitali del nostro Paese, che sono ben radicati da decenni di politica estera. E sono strumenti che devono essere accompagnati, accanto a questa partecipazione in veste di osservatori, con il , con il Patto per il Mediterraneo che l'Unione europea ha appena licenziato e con tutto ciò che il Piano Mattei sta mettendo in campo.
Credo che alla sinistra faccia difetto la conoscenza di questa articolazione di strumenti che Giorgia Meloni sta ben delineando, e lo fa con una presenza straordinariamente utile lì dove per noi sono particolarmente radicati i nostri interessi e dove il futuro credo rappresenti per noi un argomento da spendere anche per quelle popolazioni: il Mediterraneo allargato, la parte del Nordafrica e soprattutto il Medio Oriente. Ecco perché in questo sono presenti tutti i Paesi arabi. E lo sono per una ragione fondamentale: perché tengono all'equilibrio di quel sistema e a un percorso di pace che deve vedere protagonista il popolo palestinese, senza se e senza ma.
E questa è una posizione che è stata articolata in maniera puntuale dal Ministro degli Affari esteri e dal Presidente del Consiglio in tutte le occasioni. E non c'è motivo per poter continuare a raccontare falsità su questo tema, perché la verità è sotto gli occhi di tutti, almeno sotto gli occhi di tutti coloro che la vogliono guardare e osservare, e non venire a fare pura propaganda, io credo, mai come in questo momento, speculando su quei poveri abitanti di quella Striscia, che sono martoriati ormai da anni di guerra .
Ecco, io credo che tutto questo vada ricordato, così come va ricordato l'impegno del Presidente Trump anche per riportare un altro Paese che ha funestato quel quadrante, la Siria, all'interno di un percorso diplomatico. E io credo che i risultati si comincino a vedere, con tutto ciò che noi possiamo fare in termini di presenza autorevole e soprattutto partecipata .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Ministro Tajani, signori tutti del Governo, io vi ho ascoltati con attenzione. Ho ascoltato lei, signor Ministro, e gli interventi della sua maggioranza. E alla fine, in sintesi, uso uno slogan che avete detto voi stessi. Ci state dicendo “meglio essere osservatori che spettatori”, come se non ci fossero alternative. Ecco, io capisco che dal vostro punto di vista, quello di chi è abituato a fare il le due alternative siano queste. Siete stati spettatori all'insediamento di Trump, siete stati spettatori a Mar-a-Lago di un docufilm sulle elezioni precedenti, e quindi vi sembra già una promozione essere osservatori, ma c'è un'alternativa.
L'alternativa che vi chiediamo è quella di essere protagonisti, e per essere protagonista il nostro Paese ha una strada sola: correre al fianco dell'Europa, non correre appresso a Trump. E noi questo ve lo diciamo da chi è convinto che il Piano di pace sia l'unica opportunità che è offerta per quella terra, da chi è convinto che, dopo il 7 ottobre, l'intera comunità internazionale dovesse intervenire, e che quel Piano di pace che oggi sta offrendo una tregua, ma non ancora un cessate il fuoco definitivo, vada rafforzato, per arrivare finalmente alla soluzione di due popoli, due Stati. Il problema è che il Piano di pace va bene, ma è il che non va bene, è stato costruito come un club del golf.
E sottolinearlo, non partecipandovi, non significa essere spettatori; significa iniziare a correggere delle storture; storture che, peraltro, la nostra Costituzione indicava chiaramente. La Costituzione non può diventare un ostacolo da aggirare. Se la Costituzione indica quei principi, probabilmente o, almeno, mi auguro che voi lo crediate, è perché quei principi sono fondamentali per la convivenza e la partecipazione dell'Italia al sistema del diritto internazionale.
Allora, quello che noi vi chiediamo è il protagonismo. Così come vi avremmo chiesto il protagonismo in Ucraina, perché, laddove l'Italia non è protagonista, quello che accade è che poi si creano tavoli che non portano a una pace giusta e duratura, ma portano a interessi opachi.
Noi chiediamo a voi di essere protagonisti, di credere in voi stessi. Non è: “o spettatori o osservatori”.
L'Italia abbia la schiena dritta e sia al fianco dell'Europa .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Auriemma. Ne ha facoltà.
CARMELA AURIEMMA(M5S). Grazie, Presidente. Ministro, l'ho ascoltata attentamente. Ho ascoltato anche gli interventi dei colleghi di maggioranza. Ma davvero ci vuole vendere quella che è la più grande operazione coloniale del ventunesimo secolo come un'operazione di pace per il martoriato popolo palestinese? Proprio voi che non avete mai speso in tre anni, una sola parola a difesa del popolo palestinese e una sola parola di condanna ferma contro il Governo genocidiale di Israele. Presidente, mi permetta, questa è un'operazione vera e propria di colonialismo. Potremmo parlare di un colonialismo 5.0. Insomma, siamo passati dall'immobilismo dell'Occidente all'immobiliarismo di Donald Trump ed è scandaloso .
C'è una cosa che non ci ha detto però e la sua omissione è grave: perché non ci ha parlato dei miliardari finanzieri che sono presenti nel ? Perché non ci ha detto che nel , al suo fianco… e lei siederà al fianco del genero di Donald Trump, che ha un fondo di investimenti, guarda caso, costituito qualche anno fa, insieme a un fondo pubblico del Qatar, insieme a un fondo pubblico dell'Arabia Saudita; cioè il Medioriente che fa affari sul genocidio di Gaza. Perché di questi personaggi, di questi miliardari amici di Trump, presenti al suo fianco nel , non ne ha accennato?
Presidente, la verità è che siamo davanti a un'operazione finanziaria immobiliare gigantesca con la quale si vuole cancellare e trasformare quella che è stata una deportazione di un popolo, del popolo palestinese, in un vero e proprio finanziario. Perché non ci ha parlato dell'altro americano, amico di Trump, sempre presente all'interno del , Marc Rowan? È da quarant'anni che fa investimenti insieme a Trump. Questa è l'operazione che state facendo, che vogliono fare su Gaza. Di pace non c'è proprio nulla.
E mi raccomando: dopo Gaza, c'è Cuba. Anche lì c'è una vista oceano molto bella. E mi raccomando - mi raccomando - non perdiamo di vista anche questo .
Presidente, mi dispiace, dobbiamo fare un'operazione verità. Non si può parlare di tregua: 700 palestinesi morti, 1.000 palestinesi feriti dall'inizio della tregua. I bambini, i neonati continuano a morire. Abbiamo 12 neonati morti per il freddo dall'inizio di quest'anno. E questa è tregua? E questa è pace? Parlare della Striscia di Gaza come un luogo di pacificazione significa ammazzare ulteriormente il popolo palestinese.
Non si può pensare di ricostruire, di pensare al futuro della Palestina senza che il popolo palestinese possa dire la sua, senza una rappresentanza con poteri decisionali, decisivi all'interno del . E questo è proprio l'abc.
Ministro, mi chiedo se nel parlerete dei 60.000 orfani che esistono a Gaza: 60.000 orfani; se parlerete delle condizioni ormai invivibili dei campi profughi. Non c'è elettricità, non c'è acqua pulita, non ci sono addirittura le tende. Di questo ne parlate o parlerete soltanto dei a cinque stelle e, magari, organizziamo anche un firmacopie per il nuovo libro della Meloni?
Ministro, “non c'è pace senza giustizia”. Non lo diceva un Papa americano, lo diceva un Papa polacco. Non possiamo pensare che l'Italia, che dovrebbe chiedere senza alcun tentennamento sanzioni per il Governo di Israele, in realtà, si sieda al suo fianco per fare affari nella Striscia di Gaza . È inaccettabile!
Il progetto di Gaza vuole trasformare una colossale e disumana cancellazione di un popolo, il popolo palestinese… Addirittura si dà un contributo per far sì che questo popolo esca dalla Striscia di Gaza, la cosa più allucinante. Noi sappiamo benissimo che i palestinesi hanno un rapporto con quella terra santa, con quella terra, viscerale. Si vuole eliminare completamente questo popolo, in ogni modo. Questa cosa non è possibile. Non sarà una parola, la parola “pace”, all'interno di una terminologia, che vuole coprire, in realtà, un affare fatto di cemento. Il cemento a Gaza è impregnato di sangue, non se lo dimentichi .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Ziello. Ne ha facoltà.
EDOARDO ZIELLO(MISTO). Grazie, Presidente. Signor Ministro, noi siamo favorevoli all'ingresso dell'Italia all'interno del poiché chiaramente, se non si è al tavolo, si è in automatico nel menù e anche per creare un organo in grado di superare il fallimento clamoroso dell'ONU, le cui sedi, tra l'altro, soprattutto nella Striscia di Gaza, hanno dimostrato di avere falle incredibili, perché sono state utilizzate dai terroristi di Hamas per porre in essere azioni ostili e terroristiche ai danni della popolazione palestinese e israeliana, che noi condanniamo con forza .
Inoltre, signor Presidente, vogliamo che nel ci possa essere anche la Federazione Russa. Questo perché, se si vuole raggiungere l'obiettivo dei due popoli e due Stati, sovrani e indipendenti l'uno dall'altro, è necessario sfruttare le conoscenze storiche che certe potenze hanno in termini di rapporti con i principali attori di quell'area; e ciò perché la Striscia di Gaza deve passare sotto il controllo di una forza internazionale in grado di garantire la sicurezza, specialmente della popolazione palestinese, totalmente stremata da un'azione sproporzionata, causata ovviamente da una risposta a quegli esecrabili atti terroristici portati avanti da Hamas il 7 ottobre 2023, a cui il Governo Netanyahu ha risposto con un'operazione militare che, purtroppo, si è dimostrata essere sproporzionata e ha causato una tragedia umanitaria incredibile. Senza contare che, in questo momento, c'è un tentativo anche di espansione nella Cisgiordania da parte dello stesso Governo Netanyahu che va soltanto ad innalzare l', e che noi condanniamo con forza.
Chiaramente - e concludo - siamo contrari anche all'ingresso del Qatar all'interno del poiché il Qatar è il principale finanziatore dei Fratelli musulmani che rappresentano un ente che ha come unico scopo quello di finanziare e sviluppare l'islamizzazione dell'Italia e dell'Europa, che noi dobbiamo contrastare in tutti i modi .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Bonelli. Ne ha facoltà.
ANGELO BONELLI(AVS). Grazie, Presidente. Signor Ministro, appare di tutta evidenza ormai - se c'era qualche dubbio adesso non lo abbiamo più - che il Governo Meloni, di fronte al neo-feudalesimo trumpiano, ha dichiarato fedeltà al sovrano.
Vi siete assunti la responsabilità, lei, la Presidente Meloni, di demolire quel poco del diritto internazionale che rimaneva: di demolire l'ONU. Lei non ha spiegato qui come funziona il , non avete il coraggio perché vi vergognate, vi vergognereste di fronte al popolo italiano .
Sapete, signor Ministro, lei sa che cosa recita l'articolo 1 del ? Lo conosce quell'articolo? Avrebbe avuto il dovere di dirlo agli italiani. Ebbene, quell'articolo non nomina mai Gaza. Il interviene in tutti gli scenari di conflitto del mondo per garantire Governi affidabili. Affidabili a chi? A Trump ? È uno strumento di totale sostituzione delle Nazioni Unite, che potrebbe fare l'uso della forza militare attraverso la forza dei soldi. È una vergogna! Avete gettato un'onta sull'Italia, sulla storia dell'Italia; avete umiliato la storia dell'Italia, signor Presidente della Camera, Ministro degli esteri e Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. È un fatto di una gravità inaudita.
Poi il , come è stato già detto, è un di dittatori, autocrati, finanzieri, miliardari, alcuni li conosciamo. Francamente, vedere Jared Kushner, genero di Trump, noto immobiliarista e sviluppatore di progetti immobiliari, oppure Yakir Gabay, anche lui proprietario di società immobiliari, Marc Rowan, grande miliardario che ha chiesto e ottenuto le dimissioni della rettrice dell'Università di Pennsylvania, Liz Magill, perché, pensate un po', in Pennsylvania, come in molte università, si protestava contro il genocidio in Palestina. Siccome, però, protestare è vietato…
E che dire di Robert Gabriel Jr., assistente di Miller, colui che ha pianificato la strategia dell'ICE? Ecco vede, questo è il : uno strumento di sostituzione delle Nazioni Unite, uno strumento che, francamente, cambia totalmente il diritto internazionale, quel diritto internazionale che ci ha detto Trump: il diritto internazionale non esiste più, il diritto internazionale sono io. Questo è il feudalesimo! Scelga lei se si ritiene un vassallo o un valvassore! Decida lei che cosa vuole essere, signor Ministro degli Esteri, di fronte a questo scenario di nuova politica internazionale veramente drammatica per il futuro del nostro pianeta.
Lei però, signor Ministro Tajani, in quest'Aula, non ha avuto il coraggio di nominare un nome, quello che è responsabile dei crimini contro l'umanità e dei crimini di guerra: Netanyahu. Non l'ha mai nominato questo nome ! Un criminale! Perché non lo nomina? Perché non avete il coraggio! Farà parte anche lui di quel ! Ma lei ritiene possibile che coloro i quali sono i carnefici oggi possano stare e sedere in quel senza alcun problema? Non ha avuto il coraggio di dire la verità agli italiani: che questa è un'operazione che non sono getta un'onta nella storia degli italiani, umilia l'Italia, ma sostituisce il ruolo delle Nazioni Unite, e voi siete responsabili di questo, noi vi accusiamo di questo ! Passerete alla storia per quello che avete fatto, ed è inutile il suo sorrisino, perché lei ha una responsabilità enorme. Vi siete assunti una responsabilità enorme, avete portato l'Italia in questa onta della storia !
PRESIDENTE. Passiamo all'ultimo intervento. È iscritto a parlare l'onorevole Loperfido. Ne ha facoltà.
EMANUELE LOPERFIDO(FDI). Grazie, Presidente, Ministro, colleghi. Ministro, sorrida pure perché c'è una coalizione di centrodestra che sostiene fortemente quanto questo Governo sta facendo per la serietà di questo Paese, per la serietà della storia di questo Paese e per la serietà di tutti coloro i quali, in questi anni, hanno lavorato per la stabilità del Medio Oriente.
Il dibattito sulla partecipazione dell'Italia al non è una passerella, colleghi, è un qualcosa di serio che merita responsabilità e coerenza. Qua non stiamo parlando di una scelta simbolica, ma stiamo finalmente parlando dell'unica opzione sul tavolo presente per un processo internazionale che porti a creare le condizioni affinché la tregua, tanto agognata, possa diventare pace e per fare in modo che finalmente, con la ricostruzione, ci possa essere il ritorno ad una vita e ad una civile convivenza tra i popoli, e tra due popoli e due Stati. È un processo che coinvolge un numero di Paesi molto ampio - circa 100 -, ed era inevitabile che l'Italia dovesse essere presente, perché siamo certi di una cosa: nel momento in cui l'Italia non fosse stata invitata, avreste iniziato a sbraitare che l'Italia era nello sgabuzzino dei tavoli internazionali. E invece no: l'Italia, con il Governo Meloni, è a capotavola dei principali consessi internazionali per quanto riguarda il Mediterraneo allargato e non solo !
Partecipare in qualità di osservatori è una formula equilibrata che tiene conto delle compatibilità della nostra Costituzione e che si muove assolutamente in piena sintonia con l'articolo 11 della nostra Costituzione. Ora che veniamo invitati vogliamo essere protagonisti e per essere protagonisti dobbiamo esserci. E allora dobbiamo essere osservatori per fare in modo di assumere impegni che siano certamente compatibili con il nostro ordinamento, ma che siano in linea con la nostra ferma volontà di contribuire a un percorso di pace e di ricostruzione. Dobbiamo esserci perché, in questi anni, l'Italia è stata una delle Nazioni che ha investito più di tutte in capitali politici, diplomatici e umanitari per la stabilizzazione del Medio Oriente - l'ha ricordato il Ministro e lo ricordiamo volentieri anche noi - quando abbiamo stanziato risorse e mandato la nostra missione Aspides.
Dobbiamo essere certi di un Piano per la stabilizzazione del Medio Oriente che sia compatibile con quello che abbiamo detto in questi anni di politica estera, una politica estera che ci ha visto centrali, che ci ha visto essere credibili e, soprattutto, interlocutori di tutti gli attori presenti - credibili interlocutori di tutte le parti presenti -, e quindi poter interloquire con Israele, come con la Palestina, e questo sono poche le Nazioni che possono farlo. È il motivo per cui siamo stati invitati ad essere presenti a questo consesso. Restare fuori non sarebbe una scelta di principio, ma restare fuori sarebbe semplicemente una scelta di irrilevanza. Questa è la vostra scelta, ma non è di certo la nostra scelta politica. L'Italia non può essere irrilevante, l'Italia e il Governo Meloni non sono irrilevanti.
Allora rivendichiamo una linea chiara: dobbiamo essere presenti nei luoghi in cui si costruiscono le soluzioni, non dobbiamo limitarci a commentarle dall'esterno. La partecipazione al come osservatori è coerente con la nostra linea, è coerente con l'articolo 11 della Costituzione, è coerente con il ruolo dell'Italia nel Mediterraneo ed è coerente con l'azione diplomatica portata avanti dal Governo Meloni. Non a caso, cari colleghi, anche l'Unione europea sarà presente come osservatore all'interno del , ed è un segno che, quindi, si tratta di un processo da seguire con attenzione, responsabilità e senso strategico. La politica estera non si fa con gli : si fa con presenza, con il dialogo e con la capacità di stare ai tavoli dove si decide. Per questo, la scelta del Governo di partecipare come osservatore è una scelta di responsabilità, di coerenza costituzionale e di tutela dell'interesse nazionale. Noi vogliamo un'Italia protagonista, rispettata, e credibile, un'Italia che contribuisca alla pace, alla sicurezza e alla ricostruzione, un'Italia che non fugga dai tavoli difficili, ma che sappia starci con serietà ed equilibrio. Ed è esattamente quello che questo Governo sta facendo, ed è per questo che riceve il nostro pieno mandato .
PRESIDENTE. È così conclusa la discussione.
PRESIDENTE. Avverto che sono state presentate le risoluzioni Orsini, Calovini, Billi, Carfagna ed altri n. 6-00235 e Schlein, Conte, Fratoianni, Bonelli, Richetti, Boschi e Magi n. 6-00236. I relativi testi sono in distribuzione .
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani, che esprimerà altresì il parere sulle risoluzioni presentate. Prego, signor Ministro.
ANTONIO TAJANI,. La ringrazio, signor Presidente. Io ho ascoltato molte critiche legittime, non condivisibili da parte mia e da parte del Governo, però il dibattito parlamentare serviva e serve anche a questo.
Tuttavia, devo fare alcune precisazioni. Io ricordo che la Camera ha approvato, con 182 voti a favore, 101 astenuti e nessun voto contrario, la risoluzione per sostenere l'iniziativa di pace messa in campo dagli Stati Uniti per Gaza …
PRESIDENTE. Collega, collega, collega Faraone, la prego, non interrompiamo il Ministro, per cortesia. Prego, signor Ministro.
ANTONIO TAJANI,. Signor Presidente, mi pare la difficoltà di avere delle argomentazioni, perché io non ho ascoltato nessuna controproposta. Io ho detto che, secondo me, non esistevano altre alternative a quella che stanno realizzando gli Stati Uniti in questa situazione, ma non ho ascoltato una proposta alternativa in questo dibattito.
Se ce ne sono, io sono pronto a tenerne assolutamente conto, però mi è sembrato di non averne ascoltata nessuna. E siccome è stata ricordata anche la mia esperienza pregressa come rappresentante delle istituzioni europee… Non so se l'onorevole Provenzano sia in Aula, forse no, però magari qualcuno, signor Presidente, glielo potrà riferire…
ANTONIO TAJANI,. Grazie. Voglio dire che ha deciso di partecipare alla riunione di Washington la Commissione europea - cito parole testuali del portavoce - per partecipare alla discussione su Gaza, non essere membri, ma sedere al tavolo della discussione. Partecipare alla discussione su Gaza, non essere membri, ma sedere al tavolo della discussione: questo è italiano ed è tradotto dalla dichiarazione del portavoce …
PRESIDENTE. Per favore, vi prego. Facciamo andare avanti il signor Ministro.
ANTONIO TAJANI,. Signor Presidente, se non posso rispondere perché danno fastidio le risposte (… io comprendo bene, signor Presidente
PRESIDENTE. No, no, prego. Poi avremo le dichiarazioni di voto dove poter intervenire . Prego, signor Ministro.
ANTONIO TAJANI,. Parteciperà anche il Governo di Cipro, che ha la Presidenza di turno dell'Unione europea, quindi le due istituzioni europee insieme al Rappresentante speciale per il Medio Oriente. Poi parteciperanno Paesi come la Romania, la Slovacchia, la Croazia, la Grecia e l'Austria
PRESIDENTE. Prego. Per favore, per favore, colleghi. Perdiamo anche la continuità dell'intervento del Ministro. Prego, prosegua.
ANTONIO TAJANI,. Vorrei ricordare altri Paesi: Albania, Argentina, Armenia, Azerbaigian, Bahrein, Cambogia, Egitto, El Salvador, Indonesia, Kazakistan, Kosovo, Pakistan, Paraguay (…
PRESIDENTE. Per favore, colleghi!
ANTONIO TAJANI,. Signor Presidente, mi pare …
PRESIDENTE. Vi prego, colleghi.
ANTONIO TAJANI,. Ma almeno la buona educazione perché evidentemente …
PRESIDENTE. Colleghi, per favore.
ANTONIO TAJANI,. …manca, però…
Diciamo, tutti i Paesi coinvolti partecipano, quindi, mi pare veramente strumentale dire questo. Poi, per chi dice che non bisogna essere un comitato d'affari, noi non partecipiamo ad alcun comitato d'affari, non scodinzoliamo, e neanche vicino a Tony Blair scodinzoliamo noi, né collaboriamo con Tony Blair ( e Io non collaboro con nessuno, se non con il Governo del quale faccio parte. No, no, tanto per dire ( e .
Quindi, non siamo ai margini dell'Europa, perché quando ci sono tanti Paesi e siamo sempre stati riconosciuti… Si dice che l'Italia non ha partecipato, che il Presidente del Consiglio non ha partecipato a un vertice internazionale. Intanto, non era un vertice internazionale quello di Monaco, ma un evento organizzato da privati dedicato alla sicurezza internazionale, e l'Italia era rappresentata, modestamente, dal Vicepresidente del Consiglio, mentre il Presidente del Consiglio era ospite d'onore alla riunione dell'Unione africana, che è un continente per il quale noi ci stiamo impegnando, dove l'Italia è protagonista , perché sennò non sarebbe stata ospite d'onore.
Allora, se si va in Africa, non bisogna andare in Africa, se si va in Europa, non bisogna andare in Europa. Io vorrei capire che cosa dobbiamo fare Cioè, dire soltanto “no” dimostra veramente un po' di… Il dono dell'ubiquità ce lo aveva Sant'Antonio, quindi, noi abbiamo dato massimo rilievo al continente africano, che per noi rappresenta una priorità della politica estera, e siamo stati presenti - con me c'era anche il Ministro della Difesa, quindi due Ministri - alla riunione di Monaco di Baviera, con livelli piuttosto alti di rappresentanza del Governo.
Io non riesco a comprendere quali siano sinceramente le proposte che arrivano. Io ho detto chiaramente quello che noi vogliamo fare: vogliamo continuare a lavorare per la crescita della popolazione palestinese con una serie di iniziative che abbiamo già avviato, che stiamo avviando. Ci è stato detto di studenti che non abbiamo accolto: l'ultima missione, mi pare, risale alla metà del mese di dicembre. Di quei 39 ragazzi, abbiamo detto, di cui si parla e che non rientravano in alcun progetto, ma sono bloccati dalla Giordania, ho detto nel corso del mio intervento - forse qualcuno non è stato attento - che il Ministro Bernini è pronto ad andare a prenderli appena ci sarà data la possibilità di farli venire in Italia.
Quindi non è un atteggiamento negativo dell'Italia, siamo il Paese che ha accolto più studenti ( e più cittadini palestinesi di tutto l'Occidente, quindi, mi pare veramente pretestuoso. Io aspetto veramente con grande attesa le vostre proposte alternative sul da farsi …
PRESIDENTE. Collega, collega Bonelli, per favore.
ANTONIO TAJANI,. A parte gli attacchi, legittimi, al Presidente Trump e al non ho sentito una parola di proposta Cosa bisogna fare? No, per carità, attendo un rapporto scritto dell'opposizione per sapere quali sono le proposte per il futuro della Palestina.
Noi siamo stati, l'Italia è stata …
PRESIDENTE. Colleghi, per favore.
ANTONIO TAJANI,. Presidente, io non ho interrotto nessuno
PRESIDENTE. Effettivamente. Vi prego, non mi mettete nelle condizioni di richiamarvi all'ordine. Per favore, non mi mettete nelle condizioni di richiamarvi all'ordine
ANTONIO TAJANI,. Non capisco perché, Presidente, tanto nervosismo …
PRESIDENTE. Colleghi, sennò devo iniziare a richiamarvi all'ordine e non è mai gradito.
ANTONIO TAJANI,. Si è nervosi quando mancano le idee e le proposte, perché si strilla (…
PRESIDENTE. Facciamo terminare il Ministro, per favore. Colleghi!
ANTONIO TAJANI,. Non capisco perché tanto nervosismo. Va bene. Il nervosismo non mi pare molto serio…
ANTONIO TAJANI,. Serietà è far parlare gli altri, democrazia è far parlare gli altri e non interrompere Questa è la democrazia. Forse, qualche lezione di democrazia dovreste apprenderla (…
PRESIDENTE. Colleghi, colleghi, colleghi.
ANTONIO TAJANI,. …qualche lezione di democrazia servirebbe. Comunque, a proposito di scodinzolare, noi non andavamo a scodinzolare attorno alla signora Merkel, sottovoce, al bar, per dire: “Ci penso io a tenere buoni gli altri” ). Comunque, lasciamo perdere. Per quanto riguarda…
PRESIDENTE. Le due risoluzioni, signor Ministro.
ANTONIO TAJANI,. Per quanto riguarda, signor Presidente, le due proposte, il Governo dà parere favorevole alla risoluzione n. 6-00235 e dà parere contrario alla risoluzione n. 6-00236 e .
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Passiamo dunque alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Della Vedova. Ne ha facoltà.
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Ministro, non si adombri per qualche interruzione, la sua attuale Presidente del Consiglio ci ha campato per delle legislature. Non c'è niente di offensivo Vede, Ministro, noi voteremo “no” alla risoluzione di maggioranza a cui lei ha detto “sì” perché si basa, semplicemente, su un falso presupposto, cioè quello che il di cui stiamo discutendo oggi sia il della risoluzione 2803.
Perché, altrimenti, Ministro, ci sarebbe da chiedere come mai Francia e Regno Unito, che nel Consiglio di sicurezza hanno votato a favore di quella risoluzione, che riguardava Gaza, il processo di pacificazione, di ricostruzione, la nuova tutte cose che noi abbiamo sostenuto anche in quest'Aula, non andranno a quel . Ministro, lei ha totalmente eluso il dato politico di quello che è diventato quel che non c'entra più niente. C'è stata in mezzo un'era geologica, c'è stata la Groenlandia.
Io mi sarei aspettato che la Presidente Meloni che è giustamente, per molti temi, così legata alla Premier danese, avesse risposto: guarda, caro amico Trump, se tu non inviti anche la mia amica Premier danese, io non vengo. Perché questa non è una modalità sana di affrontare le questioni internazionali, con lui che sceglie chi viene e chi non viene. Quindi è di questo che stiamo parlando, e stiamo parlando del rapporto con gli Stati Uniti.
Noi dovremo fare i conti con gli Stati Uniti e fare i conti con Trump, su cui non possiamo contare, perché siamo arrivati, come europei, impreparati a questo appuntamento di un'America ostile. Siamo arrivati senza gli Stati Uniti d'Europa, senza le tecnologie, senza la capacità di difesa. Ma questo è la distruzione del multilateralismo in cui lei ha creduto e viene, e per questo è sbagliato dire di sì… Noi siamo osservatori, lei lo sa meglio di me, dell'Unione africana, dell'ASEAN, del The Pacific Islands Forum, del Consiglio artico. È uno preciso quello di osservatori, non è come lei ha detto nella replica: andiamo ad ascoltare.
Allora basta che ci vada il cipriota, ci va la commissaria per il Mediterraneo e abbiamo risolto il problema. Qui c'è un tema di rapporto politico con Trump. Vede, lei ha citato Monaco, lei c'era. A Monaco è stato evidente: è arrivato Rubio, ha fatto, diciamo così, il poliziotto buono.
Dopodiché è andato a incontrare Orbán, che aveva appena definito l'Unione europea la minaccia più grande della Russia, che aveva detto poche ore prima che il vero nemico è Zelensky e non Putin. E Rubio ha detto che la leadership di Orbán è essenziale per gli USA. Questo è il tema di questo , del rapporto con Trump, la sua visione del mondo dentro gli Stati Uniti, fuori dagli Stati Uniti e la sua visione ostile dell'Unione europea.
Ed è per questo, signor Ministro, che l'Italia di Meloni sta sbagliando la strategia, perché questo è Orbán, questo è Rubio, questa è la visione, che hanno messo per iscritto nella strategia di sicurezza nazionale, di attaccare l'Europa, dividerla; attaccarla, fare forza sui sovranismi più biechi per distruggere l'Unione europea. Di questo mi sarei aspettato che lei avesse discusso, non derubricare: andiamo lì e ascoltiamo. Non è questo che è in gioco ed è per questo che i grandi Paesi europei - compresa l'Austria, signor Ministro, che lei, secondo me, ha citato, ma non andrà - ne stanno fuori. Perché hanno meno a cuore il futuro di Gaza? Non è per questo. Perché vedono in questo il possibile inizio della distruzione del multilateralismo in cui anche lei crede. Per questo non ci si va neppure con lo da osservatori .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Faraone. Ne ha facoltà.
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Sinceramente, al contrario dei miei colleghi di opposizione che hanno attaccato il Ministro Tajani, le vorrei esprimere solidarietà, Ministro, perché lei è stato mandato qui in Aula, diciamo da una Presidente MAGA, a rinnegare tutta la sua storia, tutto quello che ha detto in una carriera di esponente politico di Forza Italia, una carriera da europeista.
Lei sostanzialmente, con la sua presenza qui e con la presenza che naturalmente a nome del Governo italiano garantirà a Washington, ha contribuito - sta contribuendo - intanto a sfasciare l'Europa, perché, se lei voleva rappresentare una posizione europea lì, in quel luogo che naturalmente noi consideriamo distante anni luce da quelli che sono i nostri principi e la nostra storia, avrebbe dovuto lavorare all'interno dell'Unione europea affinché un rappresentante europeo andasse. Invece, lei ci va a nome e per conto di un Governo per scassare l'Unione europea, perché tutti gli altri non stanno andando. Alla faccia dell'europeismo, Ministro Tajani! Così come… io invito qui, in questo caso, i colleghi di Forza Italia, a dire cosa pensano di quello che, in teoria, il di Forza Italia Tajani ha detto qui, leggendosi l'intervista di qualche giorno fa di Marina Berlusconi.
Chi è il garante della linea europeista di Forza Italia? Perché abbassa gli occhi il Ministro Tajani quando parlo di Marina Berlusconi e ? Perché se lei va a leggere l'intervista che ha rilasciato Marina Berlusconi sul diceva esattamente così, lo cito perché non voglio sbagliare: “Prima schierarsi con gli Stati Uniti significava stare dalla parte giusta della storia. Oggi non ci sono più certezze. L'unica regola di Trump è cancellare tutte le regole. E lui la chiama libertà”, mentre “è legge del più forte, prevaricazione, affarismo (…) nel suo Paese sta provando a smontare tutti i sistemi di bilanciamento e di controllo (…) Non parliamo, poi, della politica estera: è un tiro alla fune con tutti, compresi gli alleati storici”.
È la sua linea, quella di Forza Italia, questa di Marina Berlusconi, o è quella che ha espresso lei qui dichiarandosi europeista, lontano dall'Europa, lontano da Forza Italia, lontano dal Partito popolare europeo? Ministro Tajani, lei ride, a me viene da piangere per lei, perché in nome di una Presidente MAGA viene qui a screditarsi davanti al Parlamento, rinnegando tutto quello che ha detto in tutti questi anni . Perché anche il Partito popolare europeo… si è parlato al vostro congresso di unico ruolo tra il Presidente del Consiglio europeo e il Presidente della Commissione europea - e lei rappresenta un Governo in cui la Premier Meloni dice che non se ne parla, né di unificare i ruoli né di dare un potere politico al Presidente della Commissione europea - e di rivedere il diritto di veto. Al suo congresso avete deciso queste cose e viene a rappresentare un Governo con una Presidente del Consiglio che dice l'opposto su tutte le questioni che il Partito popolare europeo afferma.
E poi, caro Ministro Tajani, io credo che lei non possa continuare a dire che avete una linea unica nel vostro Governo. La Premier Meloni è andata ad Addis Abeba per fare sull'essere MAGA e non essere la Merkel che tanto avete detto che stava rappresentando. La “nuova Merkel”: si è detto della Meloni. Invece, la Meloni in questa circostanza sta sostanzialmente… tra l'altro con una figura un po' da macchietta, perché avete accreditato con le redazioni dei giornali, per settimane, che c'era l'asse di ferro con la Germania; intanto la genialità di accreditare l'asse di ferro con la Germania, quando la Germania dice che è contraria agli eurobond, quindi proprio stabilire il momento adatto per affermare un asse di ferro, ma, se proprio dovete affermare l'asse di ferro, almeno concordatelo con l'altro dell'asse di ferro, perché un minuto dopo quello dichiara che è lontano anni luce dalle politiche di Trump, dalle politiche MAGA di Trump. Naturalmente, poi, la Meloni è costretta a dire: no, ma io sono a favore, perché così vi guadagnate magari un passaggio in campagna elettorale anche voi, di Rubio, così come se l'è guadagnato Orbán qualche giorno fa.
Io credo che, Ministro Tajani, voi stiate screditando totalmente il nostro Paese, ma la cosa peggiore è che il sadismo della Meloni non si ferma nell'averla mandata qui in Aula. Il sadismo della Meloni va oltre, perché la manda perfino a Washington a rappresentare queste posizioni europeiste, cioè la manda a Washington, tra l'altro come osservatore. Ma io chiedo: Presidente, ma che fa questo osservatore? Intanto, che tariffa paga l'osservatore rispetto agli altri che invece sono membri di diritto? Quelli pagano 2 miliardi, l'osservatore che paga? Sembra quello che entra… l'intruso, quello che non ha i soldi del biglietto per entrare allo stadio e chiede a qualcuno: mi fai entrare per favore gratuitamente? Cioè che fate? I guardoni, più che gli osservatori, voi a questo vertice? Perché, altrimenti, non ho compreso cosa va a fare l'Italia. State parlando da giorni di autorevolezza per un invito e della vostra presenza in quanto osservatori e noi non abbiamo capito ancora qual è il vostro ruolo.
Voi ci avete già consegnato agli Stati Uniti, ci avete fatto perdere la dignità, costruita in anni e anni di storia di politica estera di questo Paese. Lo avete fatto prima dicendo che i dazi andavano bene. Andatelo a chiedere ai produttori che stanno vedendo crollare le loro esportazioni se i dazi vanno bene. E quello, ok, lo dice Trump e quindi va bene.
Poi, c'è la storia della politica per la difesa con il 6 per cento, 6 per cento. Ministro Tajani, lei ride, ripeto: c'è da piangere, Ministro Tajani, perché state massacrando un Paese; 6 per cento di politica per la difesa consegnata a Trump e poi non riuscite a fare un Consiglio dei ministri perché non trovate le risorse sull'energia per le famiglie e per le imprese italiane. Intanto, avete consegnato a Trump le chiavi della nostra politica estera, così come adesso ci consegnate a lui con una partecipazione ambigua a questo dove non si capisce come si possa costruire la pace quando uno dei due interlocutori non è neanche invitato; e dove, tra l'altro, Trump decide chi entra e chi no, escludendo il Canada, escludendo la Danimarca e voi non dite una parola.
Siete stati zitti quando Trump parlava di invasione della Groenlandia e, quindi, ora è coerente che escluda la Danimarca e voi state zitti. Così come ancora aspettiamo le scuse di Trump sui 54 morti in Afghanistan, mentre Starmer ha detto di no e le scuse sono arrivate, a voi neanche arrivano le scuse per quanto siete tenuti in considerazione. Anche lì, a patire non siete voi, ma la memoria di quelle persone che sono morte stando in prima linea, non come dice Trump dietro, nelle retrovie, a nascondersi.
Per cui, Presidente, sinceramente credo che questo Governo stia svilendo il nostro Paese, non lo stia rappresentando per come dovrebbe.
Partecipare ad un organismo come quello, in cui c'è un Presidente che si autonomina Presidente, che rimane a vita e poi indica anche i successori, vuol dire partecipare a un organizzato stile Corea del Nord. Anche su questo non avete detto una parola.
Dire, Ministro Tajani, che, quando abbiamo votato quelle risoluzioni, quello che ora si sta praticando è la stessa cosa di quello che stava scritto in quelle risoluzioni, è la malafede di chi non sa cosa dire e come giustificare la sua presenza in quel luogo e come giustificare il fatto che si sta massacrando un Paese con un atteggiamento che io reputo grave, perché questo atteggiamento nei confronti degli Stati Uniti sta facendo pagare all'Italia tantissimo in credibilità internazionale. Continuate a giocare da soli massacrando l'Europa e non consentendo all'Europa una politica estera comune. Su questo avete una responsabilità storica e per questo voteremo a favore della risoluzione delle opposizioni unite e contro la risoluzione presentata dal Governo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lupi. Ne ha facoltà.
MAURIZIO LUPI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, dico sin da subito che voteremo favorevolmente, come Noi Moderati, alla risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni del Ministro degli Affari esteri. Mi permetto solo un'osservazione per poi dare le ragioni per cui il nostro voto sarà convinto proprio in base ai nostri ideali, alla nostra visione politica, al fatto che siamo europeisti convinti e che sosteniamo da sempre un multilateralismo che però abbia la capacità di rinnovarsi e di ritornare a giocare un ruolo strategico. Siamo convinti che essere costruttori di pace e di dialogo vuol dire anche saper tradurre in azioni concrete che cosa vuol dire costruire la pace e il dialogo.
Mi permetto solo, attraverso lei, di dire che lo svilimento a cui stiamo assistendo è lo svilimento caro… Ho troppa stima del collega Faraone per non comprendere che qui la politica estera non c'entra nulla e che il tema di cosa vuol dire essere costruttori di pace, di dialogo, di europeismo e di multilateralismo non c'entra nulla.
Si tratta - e questo svilisce il dibattito parlamentare in politica estera, che è l'unica vera grande questione e il primo pilastro di una democrazia - di come sviluppare la nostra politica estera. Le parole che ho ascoltato sono semplicemente di chi vuole sempre di più accreditarsi più a sinistra della sinistra nello schieramento del Campo largo, ovviamente rinnegando, tra l'altro, anche pezzi di storia di chi ha governato questo Paese quando era Presidente del Consiglio negli ultimi anni.
Ma detto questo, per spiegare le ragioni del voto convinto di Noi Moderati, parto esattamente - perché noi prendiamo sul serio il dibattito parlamentare - dalle parole espresse dalla dell'opposizione, la segretaria del Partito Democratico, proprio quando invitò - lo ha ricordato il Ministro Tajani - il Governo italiano, l'Italia e tutto il Parlamento a farsi promotori di dialogo e di pace in una terra martoriata e drammatica come quella di Gaza e della Palestina. La segretaria del Partito Democratico disse: l'Italia guidi l'azione dell'Unione europea per la pace in Medio Oriente. E aggiungeva: serve un'iniziativa diplomatica degna della nostra tradizione.
Il responsabile del Partito Democratico, che qui è poi intervenuto anche nel dibattito, l'onorevole Giuseppe Provenzano, intervistato allora da , quando abbiamo ripreso l'iniziativa che andasse ovviamente nella direzione di creare le condizioni perché Israele e la Striscia di Gaza potessero tornare a una tregua e a una pace, diceva: “Finalmente il ritorno dell'Italia sui binari della sua tradizione diplomatica da cui stava deragliando. L'occasione era il voto di quest'Aula, il voto della Camera, sull'impegno a sostenere ogni iniziativa volta a chiedere un immediato cessate il fuoco umanitario a Gaza”. Ebbene, quello a cui noi stiamo assistendo oggi, se vogliamo essere pragmatici, seri e concreti e non svilire il nostro dibattito, è ben oltre quel temporaneo cessate il fuoco.
C'è un accordo e un piano per la pace che coinvolge i Paesi arabi - tutti i Paesi arabi - e sul quale c'è l'assenso anche dell'Autorità nazionale palestinese e che è stato formalmente approvato, come ha ricordato il Ministro degli Affari esteri, dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite con la risoluzione 2803, che ha avuto 13 voti favorevoli e l'astensione di Russia e Cina. L'ONU non solo ha fatto proprio il piano complessivo di pace, ma ha anche accolto con favore la creazione del promosso dagli Stati Uniti e lo ha autorizzato ad operare come amministrazione transitoria a Gaza al fine di coordinare la ricostruzione, in linea con il piano complessivo di pace, fino a quando l'Autorità palestinese, terminato il suo processo di riforma, potrà tornare ad amministrare il territorio di Gaza.
L'Italia è stata invitata a partecipare al come osservatore e sinceramente non capiamo perché dovremmo sfilarci. Ci sono ragioni di continuità di politica estera, ci sono ragioni geopolitiche e ci sono ragioni umanitarie e di diritto che guidano la nostra scelta responsabile. Israele e Gaza sono la sponda del Mediterraneo, non interessarcene sarebbe un delitto, tanto più per un Paese, come il nostro, per il quale il Mediterraneo è punto di riferimento irrinunciabile e snodo di sfide e opportunità per costruire nuovi percorsi di collaborazione a beneficio non solo nostro, ma di tutti i Paesi della regione. Una vocazione - a proposito di multilateralismo, di europeismo e di vocazione alla pace - chiamata a impegnarsi a fondo nel Mediterraneo, e nella più ampia regione che lo circonda, che da sempre ispira l'azione della diplomazia italiana e alla quale l'Italia, anche oggi, non intende sottrarsi.
Siamo intervenuti con aiuti umanitari, siamo impegnati con i nostri militari in quello scenario. Dovremmo tirarci indietro adesso che la prospettiva di pace, di ricostruzione e di convivenza tra i popoli è una prospettiva difficile, ma realistica? Qual è la per cui dovremmo ritirarci? Il è una macchina complessa, il cui motore - come ricorda tra l'altro un uomo che non ha la mia cultura politica, quella del popolarismo cristiano, ma ha anzi una formazione dichiaratamente di sinistra oggi, Claudio Velardi -, è un nucleo operativo dove militari italiani lavorano già oggi, fianco a fianco, con i colleghi americani, con i colleghi dell'IDF israeliano e di un'altra ventina di Paesi. Si coordinano gli aiuti, si garantisce la sicurezza, si prepara la ricostruzione.
La verità di un impegno e di un accordo non è solo nelle sue parole, ma nell'azione che si traduce in pratica. Chiedo: come attuiamo questo piano di pace? Avete sottovalutato la replica del Ministro Tajani. Non era una provocazione, se non si attua questo piano di pace in questo modo, come costruiamo la pace in quel territorio? Quali sono le alternative? Come finalmente realizziamo le condizioni per cui due popoli e due Stati si possano realizzare e per cui la tragedia di Gaza possa finire? Qual è l'alternativa? Non mi sembra ci siano alternative, se non lo svilimento del dibattito politico. Il problema è solo il dibattito interno: guadagnare o meno un voto piuttosto che l'altro se alla Presidenza degli Stati Uniti ci sta un Trump che mi è simpatico o c'è un Presidente democratico che, invece, mi è più simpatico di Trump. Credo che questo non sia ovviamente quello che noi vogliamo. Ma poi come si fa soprattutto a mettere in discussione un rapporto storico con il Paese principale della nostra Alleanza atlantica? Diplomazia ci vuole, non ripicche.
L'altra obiezione che abbiamo ascoltato, signor Presidente, è legata ad una cosa che, per chi ha un po' di memoria storica, fa vedere quanto l'unica obiezione che è stata detta, anche prima nel dibattito, all'aderire come osservatori al , è quella che sarebbe una struttura affaristica. Si tratta - perdonatemi - di un moralismo insopportabile, ma voglio, nonostante tutto, prenderlo sul serio. Se il rischio è quello della speculazione edilizia, abbiamo un motivo in più per sorvegliare. Ma non posso non sottolineare che questa logica è stata un affare… Allora, il Piano Marshall per la ricostruzione dell'Italia era un piano affaristico, perché sono state investite risorse e risorse per ricostruire il nostro Paese. Oppure che cosa dobbiamo dire di quello che Aldo Moro, a proposito di europeismo e di tradizione che rappresenta il nostro Paese, promuoveva con la sua lungimirante politica estera? Brutali affari colonialistici si direbbe oggi quando, nel maggio del 1971, si recò in Libia con un accordo da 42 miliardi di lire, nato fra Governo libico e la Snam Progetti, per la costruzione di una raffineria?
Potremmo fare gli esempi dei Balcani, potremmo fare l'esempio della diplomazia che, quando finalmente arriva a creare le condizioni per la pace in uno scenario drammatico di guerra e di distruzione, crea anche le condizioni per la ricostruzione. E, in questo scenario strategico e determinante, come quello del Mediterraneo, l'Italia e l'Europa che ruolo vogliono giocare?
Ecco, l'Italia, per ragioni di vicinanza geografica, storica e culturale, ha un sacrosanto interesse naturale a promuovere la sicurezza e la stabilità del suo fianco meridionale. Saremo quindi alla prima riunione del come osservatori - la figura dell'osservatore (dovremmo anche studiare un po' di diplomazia) è una figura fondamentale, altro che guardoni -, con il nostro Ministro degli Esteri, così come ci sarà l'Unione europea, così come ci sarà, con il suo Ministro degli Esteri, Cipro, Presidente di turno del Consiglio dell'Unione europea. Lo faremo proprio perché l'Italia vuole essere protagonista nella costruzione della pace e del dialogo. Lo saremo perché - come diceva la nostra collega Martina Semenzato nella dichiarazione e nel dibattito - è meglio osservatori che spettatori .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fratoianni. Ne ha facoltà.
NICOLA FRATOIANNI(AVS). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro degli Esteri, all'inizio della sua replica, un po' piccato, si è rivolto a noi dicendo: se vi danno fastidio le mie risposte, non parlo. Allora, vorrei dirglielo subito, in modo molto chiaro: non ci danno fastidio le sue risposte, risponda come vuole. Ciò che, invece, ci indigna è l'incredibile superficialità di un discorso completamente vuoto, privo di ogni riferimento al merito della questione. Non ha detto nulla sulla natura del e sul ruolo del nostro Paese dentro quel consesso. Neanche una parola, ma una serie di frasi vuote e cariche di retorica.
E ciò che ci indigna ancora di più è l'indecente ipocrisia che ha attraversato il suo intero discorso . L'indecente l'ipocrisia di un Ministro degli Esteri che, per l'ennesima volta, mostra su una questione tragica… Sì, ci siamo arrabbiati. Ci arrabbiamo, perché parliamo di una vicenda tragica, signor Ministro degli Esteri. Parliamo di Gaza, di un territorio completamente raso al suolo, di oltre 70.000 morti (20.000 bambini), di tutte le infrastrutture civili cancellate. Parliamo di un luogo - la Palestina, la Cisgiordania - in cui, in queste ore, mentre noi parliamo, è in corso l'accelerazione più impressionante degli ultimi decenni di una politica fatta di pulizia etnica, , annessione, distruzione di case, assassinii , non ad opera di coloni criminali! È venuto ancora una volta qui a dirci che voi condannate i coloni criminali; ci mancherebbe pure! Ma, signor Ministro degli Esteri, si è dimenticato di rilevare che il Governo di Israele - il Governo di Benjamin Netanyahu, non qualche singolo colono criminale - ha appena avviato un processo di registrazione fondiaria in Cisgiordania . Non accadeva dal 1967! Lo sa, signor Ministro?
Ci saremmo aspettati una parola su questo. No, no! Io l'ho ascoltata. Lei ha detto che è contro le annessioni. Poteva fare un riferimento preciso, abbia pazienza! È il Ministro degli Esteri. È successo un fatto nuovo. Non siamo di fronte ai deliri di Smotrich o di qualche Ministro estremista. Siamo di fronte a un atto del Governo israeliano ! E ancora una volta lei non ha avuto il coraggio, le parole e l'onestà di pronunciare su questo un giudizio chiaro . No, guardi, guardi, signor Ministro, io non l'ho interrotta…
PRESIDENTE. Per favore. Per favore, colleghi.
NICOLA FRATOIANNI(AVS). …e gradirei che lei facesse lo stesso. L'onestà intellettuale, sì, non ha avuto l'onestà intellettuale di dire su queste parole chiare. Allora, torniamo però al punto.
Vede, signor Ministro, vorrei persino sorvolare sul modo con cui lei, il suo Governo e Giorgia Meloni hanno trattato la Costituzione della Repubblica. Un fastidioso intralcio. Finora non ce lo permette. Vedremo. Abbiamo ancora questo problemino qui: la Costituzione. Vorrei persino sorvolare, ma non si può, naturalmente. La Costituzione non è un intralcio. La Costituzione è il nostro sistema di principi, di valori e di regole, è la nostra identità, quella che dovremmo attuare, invece di provare a demolire , come fate ormai da decenni! Questo è il vostro obiettivo, quello formale e quello sostanziale!
Però - e qui c'è il punto - la nostra opposizione alla partecipazione in qualsiasi forma, compresa quella ridicola… il collega Faraone ha usato un'espressione che è insuperabile: facciamo i guardoni. Non sappiamo come definirlo questo ruolo che nello statuto di quella cosa che si chiama non esiste.
E, dunque, capirà bene che c'è un elemento di obiezione, anche di merito, ma anche su questo lei non ha detto nulla. Ha parlato vagamente di una proposta finanziaria adeguata. Ma non eravamo osservatori (che, peraltro, non esistono gli osservatori)? E, dunque, che facciamo? Paghiamo? Stiamo lì? Che cosa faremo lì? Lei nulla ci ha detto. Il problema però è che, qualunque sia la forma o la formula di questa partecipazione - imbucati, guardoni o quant'altro -, la natura del è inaccettabile !
Stiamo discutendo di un comitato d'affari, è stato ripetuto in quest'Aula. Siamo di fronte alla privatizzazione delle relazioni internazionali. Siamo di fronte a un'accolita di speculatori, parenti e amici. Siamo di fronte a un Presidente a vita, che è lì non in quanto Presidente degli Stati Uniti, ma in quanto miliardario e speculatore. Siamo di fronte a speculatori che, peraltro, in modo dichiarato, annunciano la loro speculazione, perché quando l'hanno inventato, il - pensate che paradosso, il della pace che si occupa di speculazioni -, hanno detto: noi faremo il bene dei palestinesi (anche lei l'ha detto, che volete fare il bene dei palestinesi), li faremo anche lavorare. Certo, servono anche gli schiavi nei ristoranti di lusso, nei , servono i camerieri, servono quelli che puliscono le stanze dei grandi ricchi delle mondiali, magari di quelle, diciamo, che poi… Ma lasciamo stare, lasciamo stare.
Questo è quello di cui stiamo discutendo. Ed è di fronte a questa indecenza che il nostro Paese avrebbe dovuto, con schiena dritta, dire: noi non ci stiamo. Non ci stiamo perché è programmaticamente alternativo, anzi in contrasto con le Nazioni Unite. Le Nazioni Unite sono in crisi - certo, lo sappiamo - e allora qual è la reazione di un grande Paese come il nostro? Porre a livello internazionale, a livello multilaterale l'esigenza, l'urgenza, la priorità assoluta di ricostruire un sistema delle regole in grado di garantire diritti e tutele, in particolare a chi è più fragile e più debole, e condizioni di parità, in grado di garantire la fuga dall'orizzonte della morte, della guerra come unica soluzione ai conflitti, oppure la nostra postura è quella di dire: sì, c'è una crisi, l'ordine internazionale sta saltando e noi che facciamo? Contribuiamo a farlo saltare. Legittimiamo ciò che oggi si costituisce e pretende di costituirsi anche formalmente come nuovo luogo e nuovo spazio multilaterale, fondato sul diritto della forza e dei soldi. Il più forte e il più ricco, il peggiore degli impasti, ciò che garantisce con certezza nessun diritto e nessuna tutela, ma solo violenza, sopruso e abuso. E tutto questo, signor Ministro, è inaccettabile! Ovunque, sarebbe inaccettabile, in qualsiasi contesto. È indecente, è immorale nel contesto della Palestina, di Gaza. È immorale dopo il genocidio. È immorale davanti alla pulizia etnica che continua. È immorale dopo che il nostro Paese, negli anni del genocidio, non ha avuto mai il coraggio di dire parole chiare e di mettere in campo scelte, atti chiari e concreti.
Ci chiedete come fare la pace in Palestina. Bene, qualche idea ce l'abbiamo (qualche modesta idea). Peraltro, ci ha richiamato a un voto parlamentare - è stato già detto -, è indecente dire che quel voto è uguale a ciò di cui discutiamo oggi. Lei forse ha dimenticato che quel voto, che ha ricordato - un tot di favorevoli e molti astenuti -, era così perché gli astenuti avevano presentato altre risoluzioni, in cui dicevano “sì” a un piano di pace. Perché, sa, io ho detto sì. Avevo visto i rischi, che oggi sono conclamati, di un nuovo colonialismo spietato e arrogante. Li avevamo visti tutti e tutte noi, ma avevamo detto, di fronte alla macchina infernale del genocidio, che tutto ciò che può incepparla, fosse anche solo per un piccolo lasso di tempo, va colto, no? Dobbiamo dare speranza a chi muore sotto le bombe, senza via di fuga, per la fame, per la sete, per l'assenza di medicine. Per quello facemmo quella scelta, ma i rischi li avevamo visti. E già allora nelle nostre risoluzioni dicevamo: perché la tregua diventi pace, servono cose. Sono quelle che torniamo a porle anche oggi. Serve il protagonismo dei palestinesi, che invece non esiste, cancellati dall'ufficio di affari privato di Donald Trump. Serve il riconoscimento dello Stato di Palestina, che voi procrastinate sempre.
Avevate detto “ma ci vogliono delle condizioni, la tregua, il cessate il fuoco, il disarmo di Hamas”. Non arrivano mai queste condizioni. Lo Stato di Palestina vedremo, chissà, domani, dopodomani, forse quando i palestinesi non ci saranno più. Servono sanzioni nei confronti del Governo di Israele , serve una postura, un'iniziativa in grado di dire che noi siamo al centro di una politica e di una proposta.
Così si prova a costruire la pace in Palestina. Certo non lo si fa sedendosi al tavolo. Qualcuno ha detto che se non stai al tavolo stai nel menù, e però guardate, colleghi, dipende qual è il menù e qual è il tavolo, e la scelta bisogna farla anche sulla base del merito. Perché, se il tavolo è quello di chi si mangia tutti gli altri, allora io preferisco non stare nel menù, ma provare a rovesciarlo quel tavolo: a rovesciarlo e a costruirne un altro insieme ad altri grandi Paesi.
Era una scelta possibile, avete scelto di non farla e di questa scelta vi assumerete la responsabilità .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Richetti. Ne ha facoltà.
MATTEO RICHETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ministro, io vengo da un dibattito con un collega della maggioranza che, a un certo punto, mi ha detto “ma tanto per voi dell'opposizione questo Governo non ne fa una giusta, quindi di che stiamo a parlare”. Io penso che la cosa, purtroppo, sia molto peggio. È che, quando ne fate una giusta, la fate per sbaglio e venite qui a spiegarci… Il bilaterale con la Germania aveva aperto una speranza in chi, come me e come lei, si professa europeista, perché quel bilaterale, dopo anni di Europa a trazione franco-tedesca, ha fatto dire a diversi analisti: beh, c'è l'Italia che gioca un ruolo.
E secondo me è stata una scelta e un'operazione giusta quella di proporre all'Europa un asse italo-tedesco che rimettesse al centro innovazione, difesa comune, investimenti in digitale. Quanto è durata questa scelta? Lo dico perché lei, oltre che essere un autorevole esponente del Governo, il Vicepresidente, è anche esponente di un partito di riferimento in Europa che è lo stesso del Cancelliere Merz. E la scelta che stiamo facendo, la scelta che il Governo sta facendo di andare come osservatore... Dopodiché, Ministro, un osservatore osserva e non conta, non può nella stessa frase dire che andiamo per essere protagonisti, però osserviamo , perché, quando ormai siamo ridotti a quattro che giocano a briscola, se sei al tavolo e giochi, giochi; se fai l'osservatore, guardi.
Ma dire che si osserva e si è fondamentali nelle decisioni, insomma, almeno non offendiamoci nell'intelligenza. E non ci offendiamo nell'intelligenza, Ministro, nel ricordare chi ha votato a favore di una mozione che diceva “sì” a un Piano di pace. Ma se lei ha l'onestà intellettuale di venirci a dire che il Piano di pace di Trump conteneva suo genero che ci spiegava l'operazione immobiliare nella Striscia di Gaza, allora veramente sta prendendo in giro il Parlamento .
Ma lei non ce l'ha questa disonestà. Deve venire qui per competenza, so cosa pensa dell'Europa, so che Europa immagina. Credo anche che sia ora di smetterla di giocare, dentro la definizione dell'alleato storico e fondamentale quali sono gli Stati Uniti, il sostegno a MAGA. Perché, se ce l'abbiamo noi parlamentari la possibilità di chiedere agli analisti internazionali un approfondimento di quello che accade negli Stati Uniti, ce l'ha anche lei con maggiori strumenti. E, negli Stati Uniti, MAGA si divide in tre grandi correnti di pensiero.
La prima sono i primatisti di Rubio. Gliela lascio. La seconda sono i realisti conservatori di Colby. Gliela lascio. La terza, che hanno come ideologo Peter Thiel, interpretata da Vance, si chiamano “i guerrieri della civiltà” e si fonda su Nazioni europee come alleati da civilizzare, UE vista in termini antagonistici. Questi sono gli analisti, non Fratoianni, Richetti o le opposizioni. E lei viene qui a dirci che dobbiamo stare nel tavolo dove si conta. Io, che non l'ho interrotta, non sghignazzo, non rido quando lei parla - ed è bellissimo quando c'è questa reciprocità - sono rimasto serio mentre lei diceva la Cambogia, Lukashenko, Orbán. Sono stato serissimo.
Però deve essere serissimo anche lei e capire che, se Francia, Germania e Gran Bretagna guardano da un'altra parte, non sono disinteressati a quello che accade in Medio Oriente, non sono disinteressati al futuro della Striscia. Sanno, però, che, se le Nazioni Unite e il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite mette nero su bianco che lo statuto di un non è limitato nel tempo, come dovrebbe, e quindi non rispetta il dettato del Consiglio di sicurezza; non garantisce la partecipazione palestinese; non è circoscritto alla sola Gaza; non richiama né il Piano di pace, che lei, invece, strumentalmente richiama oggi, né l'autorizzazione ONU; è un organismo sottoposto all'autorità personale di Donald Trump; il Presidente determina composizione, poteri di veto, organi operativi e gestione delle controversie; gli Stati partecipanti non operano sul piano di parità.
Vuole sapere qual è la controproposta? Che ad un lavoro così non ci si va neanche a fare gli osservatori , punto e a capo. Poi discutiamo. E se ce l'hanno Paesi con la schiena dritta come l'Italia, con riferimenti politici che sono del suo partito europeo, ma perché non ce la dobbiamo avere noi? La domanda è perché non possiamo assumere una postura che dice: noi stiamo in tutti i consessi in cui si parla di pace, di ricostruzione. Anche se lei ci ha detto che la tregua regge. La tregua regge, ma se il calpestare il diritto internazionale si sposta da Gaza alla Cisgiordania, la tregua regge, ma il problema è punto e a capo. È punto e a capo .
E per un Paese come il nostro e per un Ministro autorevole come lei sarà un problema. Bene, ma perché noi non siamo al fianco di quei Paesi che dicono “non possiamo metterci in disponibilità personale di Trump”? Ma lo facesse Merz o lo facesse Macron. Io non sto criticando la scelta di avere una relazione con gli Stati Uniti, ci mancherebbe. Sto criticando la scelta che il nostro Paese… Chiunque proponga un organismo internazionale da lui presieduto a vita, gli si dice: forse non avete capito la dignità che ha l'Italia, la reputazione che ha l'Italia e l'idea di diritto internazionale che ha l'Italia.
Altro che fare l'osservatore. Ma che osserviamo? E ripeto, non lo ha scomodato Richetti, Fratoianni o qualche collega in quest'Aula il tema del comitato d'affari. Hanno illustrato il dicendo: guardate qui le opportunità di investimento e di speculazione immobiliare. Non lo abbiamo fatto noi, non lo ha fatto lei. Ma almeno la capacità di riconoscere insieme ciò che non va. Perché io, da una persona della sua cultura politica, l'ho spiegato anche al Ministro Crosetto, ho detto quello che penso anche al Ministro Crosetto.
Se voi sottraete a questo Parlamento la possibilità di far sì che difesa e politica estera siano terreno comune di maggioranza e opposizione, vi macchiate di un precedente grave, perché uno deve rincorrere quelli là che gli fanno tirare via la parola “militari”, lei deve rincorrere quelli là che ci spiegano che loro non andrebbero a fare gli osservatori, ma aderirebbero proprio. Ma, insomma, rappresentante il Governo italiano! I problemi della maggioranza di destra ve li vedrete in un altro terreno, non quello della difesa e della politica estera . Non lo potete usare perché è una roba troppo seria questa qui.
E allora, io dico, con riferimento alle stesse criticità che voi avete osservato, che non è che facendo gli osservatori i limiti di quele quella incostituzionalità che voi avete rilevato insieme a noi... Ci avete detto: la caratteristica e le modalità con cui nasce e il suo funzionamento ledono i principi costituzionali di Italia, di Germania e di molti Paesi. Se lì siamo, non è che, andandoci un po' per finta, risolviamo la natura incostituzionale di quello spazio. E molti costituzionalisti sono convinti che, se si accede, serve comunque un'autorizzazione parlamentare legislativa; se non vi si accede, non vi si accede.
Ma andare in una modalità che neanche lo statuto del prevede, perché uno dice: è prevista la figura dell'osservatore. Ma non è prevista! Allora, vi siete inventati il modo per far sì che il rapporto, a questo punto personale, con Donald Trump sia salvo, e io credo, Ministro, che questo sia un grande limite e un grande errore della vostra azione di Governo. E oggi le opposizioni non trovano unità contro il Governo, vi stanno dicendo: ma la politica estera possiamo ancora discuterla insieme in questo Paese?
Questa scelta e questa ennesima forzatura può essere rivista in relazione a un'adesione che riguarda non la destra, ma l'Italia? Adesione che oggi in nessun modo, secondo noi, può avvenire .
PRESIDENTE. Salutiamo le studentesse e gli studenti, le docenti e i docenti dell'Istituto di istruzione superiore “Cambi-Serrani” di Falconara Marittima, in provincia di Ancona, che partecipano oggi alla giornata di formazione a Montecitorio. Grazie di essere qui e benvenuti .
Ha chiesto di parlare l'onorevole Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Ministro, non le abbiamo fatto proposte? Gliele rielenco: riconosciamo lo Stato della Palestina; interrompiamo ogni rapporto militare ed economico con Israele durante il genocidio; arrestiamo Netanyahu perché perseguito dalla Corte penale internazionale; non ci asteniamo all'ONU alle risoluzioni di condanna del genocidio ; evitiamo di fare con ENI affari dopo che Israele stava facendo un genocidio; perseguiamo Israele per aver bombardato una barca battente bandiera italiana con a bordo gli attivisti della . Queste erano un po' di proposte. Sugli Stati Uniti gliele ribadisco le proposte: evitare di prendere il gas a quei prezzi e mandare all'aria le nostre imprese; evitare di firmare accordi per il 5 per cento del PIL comprando armi negli Stati Uniti prima di ricevere dei sonori schiaffoni con i dazi che ha messo Trump. Queste erano un po' di proposte. Aveste fatto così, ci potevate anche andare a quel . Ci sareste andati veramente con la schiena dritta. Adesso ci andate con lo stesso atteggiamento che avete avuto fin dall'inizio: come complici . Questo è il punto.
Lei prima ha detto che la pace in Palestina, la tregua in Palestina non è perfetta. Vediamo cosa non è perfetto. A Gaza la stampa libera non può ancora entrare. Poi, , Ministro. C'è un'associazione che si chiama , io l'ho visitata questo fine settimana: ha attivato con la Farnesina il percorso per portare tonnellate di aiuti a Gaza. Hanno i camion fermi da ottobre, perché i valichi di Gaza sono chiusi. Hanno la merce che si sta deperendo e hanno seguito le istruzioni della Farnesina e in una di quelle sapete cosa si sono sentiti dire? Che l'esercito israeliano non accetta i biscotti perché hanno troppo valore energetico per i bambini palestinesi. È questo che si sono sentiti dire . Io li ho visti con i miei occhi quei pacchi con i biscotti dentro. Questo è . Il piano perfetto, le violenze in Cisgiordania. L'ultimo è il regista del premio Oscar : è stato malmenato in casa sua. La sua colpa: aver acceso l'attenzione sulla Cisgiordania prima del 7 ottobre e questa è un'aggravante, perché lo stanno menando. Poi, la riforma catastale che sta facendo Israele, che sta espropriando ancora di più le terre dei palestinesi. Questo è un piano di tregua non perfetto? È un piano di tregua non perfetto 600 morti da ottobre? Cinque al giorno! Dite in quale altra parte del mondo si parlerebbe di tregua se ci fossero cinque morti al giorno .
Voi andate a sedervi in quello che è il simbolo dei nostri tempi, perché questo comitato d'affari è il simbolo dei nostri tempi: i ricchi e i potenti che governano e delegittimare tutti gli organi internazionali, tutti gli organismi terzi. La magistratura è esattamente il disegno che avete da Minneapolis a Gaza a Roma. E lo sapete perché? Perché quando non ci sono più gli organi di garanzia esistono due leggi: quella dei soldi e quella delle armi e voi state costruendo questo mondo, un mondo dove lo Stato sociale non esiste. Ripeto: da Washington a Roma state disegnando il mondo dei ricchi e se pensate che si esageri ditemi se non è questa la direzione in un Paese come il nostro dove lo Stato sociale viene smantellato, dove, da una parte, si mettono 15 miliardi per i costruttori per un ponte che non si farà e 100 milioni per una frana in Sicilia . Alle persone che vivono nei territori in dissesto idrogeologico lo Stato non mette i soldi: assicuratevi, perché ci sono le grandi compagnie di assicurazione. Si mettono zero euro nelle pensioni e si dice: il TFR mettetelo nei fondi privati . I piani casa si fanno fare ai fondi immobiliari e non ci si mette un soldo pubblico. Si tassa chi lavora e non si tassa chi eredita 82 miliardi e ha le fiduciarie in Lussemburgo e a Londra.
Questo è il mondo che si sta disegnando e lo sapete chi se ne è accorto che la questione della Palestina è la più colossale questione di classe del mondo e racchiude il simbolo di tutte le questioni di classe? Il popolo che ha manifestato per Gaza contro il genocidio . Quei milioni di persone hanno capito che il disegno è unico e hanno visto un parallelismo continuo e questa è stata la cosa che vi ha fatto più paura. Ogni volta che sentivate “Palestina libera” avevate paura del mondo che vi stava crollando addosso. Allora, cosa succede? Che un lavoratore alle Olimpiadi dice “Palestina libera”: lo licenziate ! Una lavoratrice del Teatro alla Scala dice “Palestina libera”: la licenziate. I Vigili del fuoco urlano “Palestina libera”: li sanzionate.
Sulla relatrice speciale dell'ONU Francesca Albanese state facendo un killeraggio mediatico e politico …
PRESIDENTE. Colleghi, colleghi! Per favore, colleghi.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). …e questa è la dimostrazione che, se la metà dei governanti europei avesse usato la stessa determinazione, la stessa ferocia che usa per criticare un video artefatto dell'Albanese, se lo avesse fatto per criticare chi ammazzava i bambini per strada, oggi probabilmente non avremmo 70.000 morti . Allora, quel popolo, quel popolo che manifestava per la pace era filo-putiniano, che manifestava contro il genocidio era filo-Hamas. Oggi il popolo che manifesta è addirittura fiancheggiatore delle nuove Brigate rosse ed è una vergogna e un insulto alle vittime delle Brigate rosse dire così . Quel popolo vi ha fatto paura, quello che manifestava pacificamente e ha manifestato pacificamente per settimane e io sono assolutamente convinto che molti di voi, quando hanno visto quell'azione infame e vigliacca nei confronti del poliziotto a terra a Torino, sono stati contenti perché finalmente potevate bollare un intero popolo come violento Presidente, lo deve richiamare, è una provocazione!.
PRESIDENTE. Colleghi, colleghi! Colleghi, per favore! Colleghi, per favore.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). …come violento! E vi ha dato modo, vi ha dato modo di creare una giustizia …
PRESIDENTE. Colleghi, per favore!
RICCARDO RICCIARDI(M5S). …una giustizia dove, se ti arrestano prima dell'interrogatorio, ti avvisano cinque giorni prima; se, invece, vuoi andare a manifestare magari ti fermano, perché presuppongono che tu commetta un reato. Questa è la giustizia che volete. Sapete di chi è questo esempio? Di Nicola Gratteri, una persona di cui io sottoscrivo tutte le parole che ha detto in questi giorni tutte le parole…
PRESIDENTE. Colleghi, per favore!
RICCARDO RICCIARDI(M5S). …e non sapete neanche leggere quello che ha detto Gratteri e volete riformare la giustizia.
Allora, il problema, Ministro Tajani, è che lei siederà non come osservatore, ma come componente non votante. Questo è il suo ruolo. Neanche Merz, il Cancelliere tedesco, con cui stavamo facendo un asse Roma-Berlino che in tempi di riarmo a me spaventa un po', proprio anche la definizione Roma-Berlino… Neanche Merz, ex componente del di BlackRock, il fondo privato che si sta sfregando le mani per questo cda, Merz che disse che Netanyahu stava facendo il lavoro sporco per noi a Gaza… neanche Merz siede in quel cda. Il problema, vede Tajani, non è che va a sedersi lei: il problema è che ci metterete a sedere l'Italia in quel posto, in quel luogo .
Lei è coerente con se stesso, perché per lei il diritto internazionale vale diciamo fino a un certo punto, quindi è assolutamente coerente con quello che dice.
Sapete, però, con chi siederete, oltre che con un genocida? Siederete con chi ha messo in ginocchio i nostri carabinieri in Cisgiordania e non avete urlato per nulla rispetto a questa cosa ; siederete con un monarca che ha insultato le nostre Forze armate in Afghanistan, dicendo che loro stavano in seconda linea. Voi sareste i patrioti? Forse per lei il diritto internazionale vale fino a un certo punto. Lo sa cosa non vale fino a un certo punto, Ministro? La dignità, ma voi non sapete neanche cos'è .
PRESIDENTE. Colleghi, andiamo avanti, per favore. Ha chiesto di parlare l'onorevole Orsini. Ne ha facoltà. Onorevole Orsini, prego.
ANDREA ORSINI(FI-PPE). Aspettavo che finisse…
PRESIDENTE. Sì, sì, ho intuito.
ANDREA ORSINI(FI-PPE). …il giustificato entusiasmo dei colleghi…
ANDREA ORSINI(FI-PPE). …per l'onorevole Riccardo Ricciardi che ha espresso, direi, al meglio il sentire profondo del gruppo MoVimento 5 Stelle .
Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro degli Affari esteri, anzitutto grazie per le sue comunicazioni di oggi, per la sua continua e pronta disponibilità a interloquire con il Parlamento e per la disponibilità del Governo ogni volta che ve ne sia necessità: ha instaurato una prassi di profondo rispetto dei principi costituzionali e delle prerogative parlamentari. Dovrebbe essere scontato, ma non è così, non lo è sempre stato per i Governi precedenti. Tuttavia, le sue comunicazioni di oggi - complete, chiare e coerenti - hanno instaurato un dibattito che è difficile non definire stravagante.
Per mesi, per anni, abbiamo sentito l'opposizione invocare in modo drammatico, urlato, teatrale, in Parlamento e nelle piazze, la necessità di occuparci di Gaza, di fare qualcosa per la popolazione di Gaza. Una richiesta legittima, giusta, anzi, doverosa di fronte al drammatico spettacolo dei lutti, delle distruzioni e delle sofferenze della popolazione civile. Una richiesta, però, che ha dato voce e spazio, invece di condannarle e di isolarle, alle affermazioni vergognose della signora Albanese , , ad atteggiamenti intimidatori verso lo Stato di Israele, ad affermazioni più o meno esplicitamente antisemite e a indulgenze verso i terroristi di Hamas. Io sono sicuro che la grande maggioranza degli esponenti della sinistra non condivida tutto questo, ma questi atteggiamenti, pur minoritari, andavano denunciati senza mezzi termini, non premiati con cittadinanze onorarie , e pochi, pochissimi di voi lo hanno fatto. Non certo il MoVimento 5 Stelle che, come ho ricordato prima, ha appena dato sfogo ai suoi sentimenti più profondi: il gruppo politico che parla, nella dichiarazione di voto, delle “vostre” Forze armate, come se le Forze armate non fossero un grande patrimonio di tutto il Paese, al quale dobbiamo rendere omaggio e dobbiamo inchinarci ogni giorno . Una mobilitazione e una protesta, quelle messe in atto dalla sinistra, che mi sarebbe piaciuto fossero altrettanto forti per le stragi e per le torture commesse dal regime iraniano verso il suo stesso popolo ; per le sofferenze dimenticate che le popolazioni del Sudan, sconvolto dalla guerra, subiscono da anni; per i tanti teatri del mondo nei quali la tragedia della guerra miete vittime innocenti.
Mi dispiace anche, lo dico con sincera amarezza, che l'opposizione non abbia mai tenuto conto e non abbia mai dato atto del grande impegno del nostro Paese per favorire la pace mantenendo canali di dialogo aperti con tutti e, soprattutto, per aiutare in concreto la popolazione civile. Le azioni compiute dall'Italia per soccorrere e portare al sicuro nel nostro Paese i bambini, i malati, i giovani che volevano continuare a studiare per costruire il futuro loro e del loro Paese fa dell'Italia - come lei, signor Ministro, ha giustamente ricordato - uno dei maggiori contributori delle iniziative umanitarie a Gaza: il maggiore in assoluto fuori dal Medio Oriente .
Abbiamo sempre agito in accordo con le Nazioni Unite con l'iniziativa fu e anzi, abbiamo favorito la presenza dell'ONU nella regione. Di questo non avete mai dato atto al Governo, e mi dispiace, perché - ce lo ha insegnato con i fatti Silvio Berlusconi - un grande Paese deve sapersi unire sulle questioni fondamentali della politica estera. E la nostra politica estera, da ottanta anni a questa parte, con tutti i Governi della Prima e della Seconda Repubblica, si basa su due costanti che sono dichiarazioni di valori: l'Alleanza atlantica, e quindi lo stretto rapporto con gli Stati Uniti, e l'Europa.
Sono scelte di fondo che dovrebbero essere condivise, anzi pregiudiziali per chiunque si candidi a governare il Paese. Sono scelte che vanno al di là delle contingenze, delle amministrazioni, dei risultati elettorali dei diversi Paesi. Perché ricordo questo? Perché oggi assistiamo a un dibattito che, a un osservatore non prevenuto, parrebbe addirittura surreale. Chi ha invocato per mesi e con ragione la pace a Gaza, la sicurezza per il popolo palestinese e la fine dei massacri oggi, quando tutto questo sta avvenendo, vorrebbe che l'Italia si chiamasse fuori. Certo, quello che è stato raggiunto è un accordo molto fragile, molto incerto, con mille rischi e anche con alcune contraddizioni, ma grazie a questo accordo, da quattro mesi, a Gaza non si muore più, o quantomeno si muore molto meno, non muoiono più né israeliani né palestinesi, il flusso di aiuti ha ricominciato a scorrere e si è avviato persino il processo per il disarmo di Hamas. Certo, è ancora poco, è troppo poco. Certo, tutti vorremmo una soluzione definita che garantisse la sicurezza di Israele e la dignità del popolo palestinese. Vorremmo una sovranità palestinese stabile, credibile, legittimata dal consenso, lontana dalla violenza e che gestisse una rapida ricostruzione di Gaza con l'aiuto dell'Occidente, dei Paesi arabi e anche, naturalmente, di Israele. Ma tutto questo oggi non esiste neppure nelle favole, e continuerà a non esistere ancora per molto tempo. E allora c'è qualcuno di voi, colleghi dell'opposizione, che pensa davvero, sinceramente, che esista una strada seria, praticabile, concreta, una possibilità per la pace diversa da quella voluta, anzi imposta, dall'amministrazione Trump? No, colleghi, nessuno di voi ha il coraggio di dire una cosa tanto assurda; nessuno di voi, se non, forse, il collega Riccardo Ricciardi poco fa.
Tutti abbiamo esultato, io spero in buona fede, quando l'iniziativa del Presidente americano, seppure come spesso gli capita con metodi insoliti, ha finalmente interrotto la scia di sangue che ha reso tanto terribile questa tragedia. E proprio quest'Aula si è espressa in questo senso votando senza nessun voto contrario la risoluzione di maggioranza e di Azione per sostenere l'iniziativa di pace messa in campo dagli USA per Gaza.
Onorevoli colleghi, fare politica e governare significa fare i conti con la realtà. La nostra scelta non è fra l'iniziativa americana e una forma diversa, magari migliore, di pace e di accordo. L'alternativa è fra la soluzione di Trump e un nuovo massacro di innocenti israeliani e palestinesi. Noi stiamo dalla parte della pace, voi da che parte state? La vostra violenta ostilità verso il Presidente Trump prevale sul tema del futuro del Medio Oriente, di Gaza, di Israele? Prevale sulla legittimazione del Consiglio di sicurezza dell'ONU, che ha dato mandato al di monitorare l'attuazione del Piano di pace? E se non è così, perché l'Italia dovrebbe chiamarsi fuori da un contesto nel quale si costruisce, auspicabilmente, la pace? La pace è in un'area che ci riguarda direttamente come Paese mediterraneo, come Nazione europea. Certo, esistono vincoli costituzionali, ed è bene che ci siano; vincoli che hanno indotto il Governo ad adottare l'idea di svolgere un ruolo di osservatore, un compito che non ci vincola alle decisioni altrui. Ma perché mai non ci dovremmo essere? Perché non dovremmo sedere a un tavolo dove stanno le istituzioni europee rappresentate ad alto livello, dove staranno i maggiori Paesi arabi del Golfo e tante altre Nazioni islamiche, dalla Giordania al Marocco, dalla Turchia all'Indonesia, che è lontana ma è la più grande Nazione islamica del mondo? Davvero noi non abbiamo nulla da dire a quel tavolo? E se ci dite che non ci saranno alcuni grandi Paesi occidentali come la Germania, la Francia o il Regno Unito, allora vi domando: perché gli esempi stranieri vi piacciono solo quando vi interessa ? Se questi Paesi, se questi grandi Paesi, che anche io ammiro, sono un modello così importante per voi, perché non ne seguite l'esempio quando si tratta dell'incremento per gli stanziamenti della difesa? Perché non li seguite quando si parla di Ucraina? Perché non li seguite - scusate la divagazione, ma è inevitabile - votando “sì” alla separazione delle carriere come fa tutta l'Europa, tutta l'Europa che voi richiamate retoricamente, in questi casi? No, l'Europa serve solo quando serve per attaccare il Governo.
Ma è ancora più preoccupante, onorevoli colleghi, che questo vostro atteggiamento rifletta, in fondo, un antiamericanismo che riemerge. L'ostilità ideologica verso la Presidenza Trump è del tutto legittima e sostenibile, ma non dovrebbe mai far perdere di vista il ruolo dell'Italia come parte essenziale dell'Occidente e come alleata strategica degli Stati Uniti a cui ci uniscono, al di là delle singole Amministrazioni, i valori di fondo della società aperta, dello Stato di diritto e della cultura liberale e cristiana. Noi, da alleati, possiamo e dobbiamo criticare gli Stati Uniti quando, a nostro avviso, sbagliano, ma sempre da amici, non da nemici pregiudiziali.
Io credo Presidente - e mi avvio a concludere - che l'Italia possa essere orgogliosa di quanto ha saputo fare in questi mesi per la pace. Credo che un'opzione di pace imperfetta, ma realistica, sia l'unica speranza che abbiamo di fronte. Credo che il Governo, non chiamandosene fuori, abbia dimostrato lungimiranza.
Noi vogliamo e dobbiamo essere dove si decide, anche per dissentire, se necessario. Così una potenza media esercita il suo ruolo in una crisi che coinvolge forze immense e lo esercita nell'ambito delle sue tradizionali alleanze che, nei momenti difficili, vogliamo tenere unite e non contribuire a dividere. Questa è la linea del Governo responsabile di un Paese responsabile. Questa è la linea che Forza Italia sostiene con convinzione…
ANDREA ORSINI(FI-PPE). …orgogliosa del fatto che sia proprio il nostro Antonio Tajani, a rappresentarla con autorevolezza, equilibrio e visione, dimostrate oggi, come le ha dimostrate in tante altre occasioni di questi mesi difficili
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Formentini. Ne ha facoltà.
PAOLO FORMENTINI(LEGA). Grazie, Presidente. Abbiamo ascoltato, per ore, gli insulti rivolti alla maggioranza, una maggioranza che umilierebbe il nostro Paese, addirittura un'onta, Ministri che scodinzolano davanti a Trump: cose che davvero non possiamo accettare.
Noi non facciamo politica così, noi la facciamo in modo concreto e la partecipazione al del Presidente Trump ne è una palese dimostrazione. Le proposte dell'opposizione le ha chieste il Ministro, le alternative purtroppo le abbiamo sentite nel frattempo. Il trito e ritrito boicottaggio BDS dello Stato di Israele, un inneggiare alla flottiglia che non solo non ha portato la pace, ma è stata dannosa e ridicola .
Noi vogliamo essere molto più concreti e pensare all'interesse nazionale del nostro Paese, dell'Italia. Quindi, a quel tavolo, noi parleremo, come ha detto il Ministro, di flussi migratori, lotteremo insieme con quei Paesi contro il terrorismo e non lo coccoleremo. Perché no? Qua devo proprio rispondere, purtroppo, al MoVimento 5 Stelle: noi non gioiamo nel vedere un poliziotto preso a martellate. Noi siamo con lui, siamo con chi rappresenta lo Stato con chi lo difende, in ogni momento, contro il terrorismo. Sul terrorismo non bisogna ironizzare, non bisogna dividersi, ma bisogna essere uniti, perché il terrorismo sta tornando. No, non c'è un piano globale delle destre, da Minneapolis a Gaza, ma c'è un piano globale delle sinistre da Hamas alla Francia! E va tutto il nostro cordoglio a quel ragazzo, Quentin, che è stato picchiato fino alla morte ! A lui dobbiamo pensare, perché quella non è democrazia, quella è violenza pura, quella è ritorno al passato. Noi, invece, abbiamo bisogno di guardare al domani e lo facciamo partecipando al tavolo del Presidente Trump. Purtroppo, possiamo partecipare solo come osservatori; certo che avremmo voluto partecipare come membro a tutti gli effetti! Questo, la Lega, l'ha detto subito, chiaramente.
L'articolo 11 della Costituzione è chiaro, ma è chiara anche l'interpretazione che in quest'Aula è data. Si parla di pace e noi siamo lì per la pace . Quindi, rispettiamo e diamo piena attuazione alla nostra Costituzione repubblicana. Noi non siamo complici. Complici di che cosa? Di quel tanto decantato genocidio . È triste vedere che, in quest'Aula, l'opposizione sa unirsi solo nell'odio contro Israele. Solo in questo caso l'opposizione è unita. Non sull'Ucraina, non su tante altre battaglie, ma nell'odio per Israele c'è piena unità.
Noi, invece, Israele l'abbiamo difeso come democrazia, come nostro alleato e, oggi, grazie al Presidente Trump e grazie a Netanyahu, si è raggiunta la pace. E grazie a quella pace, possiamo pensare a ricostruire. Tutto sta insieme e basta menzogne. Ieri, per ore, i , le agenzie sono stati inondati da esponenti della sinistra che dicevano: l'Europa non parteciperà al . Non è vero! Ci sarà la Presidenza del Consiglio, Cipro, ci sarà un rappresentante della Commissione, il Commissario europeo per il Mediterraneo, quindi, basta menzogne! Noi vogliamo la verità, per stabilizzare Gaza, per dare un futuro a quella popolazione, purtroppo, martoriata e vogliamo fare anche una nostra proposta in quest'Aula. La proposta forte e chiara è quella di coinvolgere in IMEC - è stato menzionato il grande Corridoio India-Medio Oriente-Europa, IMEC - anche la popolazione e la dirigenza palestinese. Questo l'Italia sa fare, questo l'Italia può fare e questo darà un futuro a quelle terre. Non le chiacchiere, non quelle istituzioni che finora non hanno saputo risolvere proprio niente.
Noi non sostituiamo qualcosa all'ONU, semplicemente perché l'ONU in questo momento non esiste e quindi sosteniamo l'unica iniziativa sul tavolo per la pace.
Ancora, voglio dire che persino il colonialismo 5.0 che è stato evocato in quest'Aula è sintomo ancora una volta di quell'odio per l'Occidente che purtroppo hanno le opposizioni italiane. Noi, invece, siamo fieri appartenenti dell'Occidente, non siamo colonialisti. Se si pensa al colonialismo, bisogna pensare a quello che le potenze autocratiche fanno in Africa, non bisogna pensare invece a quello che fanno le democrazie. Non bisogna odiare le democrazie. Non bisogna seminare odio. Ho qui, di fianco a me, la collega Matone, minacciata di morte. Vogliamo fomentare questo clima? Lo state facendo ( Allora, attenzione alle parole, attenzione all'odio, perché tutto, purtroppo, sta ritornando e non certo perché lo vogliamo noi.
Noi dobbiamo costruire questa pace. Lo dobbiamo fare perché ci crediamo nel profondo e dobbiamo tenere unito l'Occidente con la Presidente del Consiglio, con il Vice Premier Tajani e con il nostro Segretario federale, Vice Premier Matteo Salvini. L'Italia cerniera, l'Italia che torna a unire l'Occidente, l'Italia terra delle radici dell'Occidente, che si fa forza e riesce a trascinare dietro di sé, di nuovo, gli altri Paesi, perché sono convinto che, una volta capita la bontà del piano del Presidente Trump, che cambiando le regole, innovando, basandosi sull'economia e non su schemi che non hanno funzionato, può dare un futuro a quelle terre martoriate.
E, allora, basta, davvero basta, perché delle parole degli amici della Salis ne abbiamo abbastanza. E se, per una volta, riusciamo a votare l'istituzione di un'organizzazione internazionale che non è pervasa, innervata e controllata dal “” ne siamo veramente orgogliosi
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Schlein. Ne ha facoltà.
ELLY SCHLEIN(PD-IDP). Grazie, Presidente. Signor Ministro, eludere la Costituzione è come violarla. La scelta che siamo chiamati, oggi, a discutere e a votare, non è una scelta tecnica, ma è una scelta politica ed è una scelta istituzionale, la partecipazione dell'Italia e solo dell'Italia, evidentemente, come osservatrice al di Trump.
È una scelta che riguarda la collocazione internazionale del nostro Paese, il rispetto della nostra Costituzione e l'idea stessa di ordine mondiale a cui intendiamo contribuire. Il Ministro Tajani, ieri, ha detto di non capire cosa ci sia da strepitare. Allora, provo a dirglielo: qui, state cercando di aggirare un divieto costituzionale, giocando con le parole. È questo il punto. Non si decide se andare o no a un vertice, ma si decide se l'Italia accetta di legittimare un organismo pensato per soppiantare le Nazioni Unite, nate nel 1945 dalle macerie della Seconda guerra mondiale. Si decide se l'Italia accetta di partecipare allo smantellamento del diritto internazionale per sostituirlo con la legge del più ricco e del più forte
Ecco, il nasce dentro questa logica e ne è piena espressione; vuole sostituire le regole decise insieme con i rapporti di forza, sostituire la diplomazia con gli affari.
Oggi ha detto, Ministro, che ci sarà anche la Commissione europea, che, però, ieri ha chiarito che non sarà parte del nemmeno come osservatrice. Non ci venga a raccontare che è previsto dalla risoluzione ONU, perché, come ha chiarito l'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, Kallas, quella risoluzione prevedeva un organismo temporaneo fino al 2027, che coinvolgesse i palestinesi e fosse incentrato su Gaza.
Lo statuto proposto da Trump non prevede nessuna di queste cose, nessuna. Voi, anziché farglielo notare, vi siete scusati con lui di non poter aderire, perché purtroppo c'è la Costituzione. Ma per fortuna c'è la Costituzione italiana, diciamo noi ! La Costituzione non è un fastidio burocratico, Ministro, è un argine. Ogni parola nasce dall'autorevole esperienza di chi, venendo da culture diverse, ha unito le forze per liberare il Paese dal regime fascista e dall'occupazione nazista.
Quella Costituzione, che oggi volete pure cambiare da soli, è nata dal sacrificio di chi ha dato la vita perché ciò che è accaduto non accadesse mai più e i nazionalismi e gli autoritarismi non potessero più incendiare il mondo. L'articolo 11 è chiaro: “L'Italia ripudia la guerra (…) e consente, in condizioni di parità (…) alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”.
Qui la parità non c'è, qui entra chi decide Trump, chi obbedisce agli umori di Trump, chi paga un miliardo. Lo statuto è chiaro: lui sarà il capo assoluto a vita di questa organizzazione privata che sembra più una società immobiliare. Un Paese come il nostro, con la sua alta tradizione diplomatica, può partecipare a un club privato comandato da un capo per fare affari? Si chiede al Parlamento di benedire una presenza da osservatori, per non dire da subordinati, perché lo statuto di Trump non prevede membri osservatori, prevede membri che votano e che non votano. L'Italia potrà quindi ascoltare, ma non parlare; potrà anche pagare, questo certo sì, ma non potrà decidere; potrà applaudire e, se fa la brava, potrà magari spartirsi qualche appalto nella ricostruzione.
Una volta lei, Ministro, ha detto che non si possono inviare militari in missioni che non siano delle Nazioni Unite. Se vale per l'Ucraina perché non vale per Gaza ? Ministro, ci deve spiegare se il Governo intende inviare dei militari italiani sul mandato di un organismo che la nostra Costituzione nemmeno riconosce.
Riguardo a Gaza, parliamoci chiaro: qual è la prospettiva? È quella denunciata dal patriarca Pizzaballa, che ha definito il un'operazione neocolonialista, altri che decidono per i palestinesi, mentre a Gaza si continua a morire, mentre la fragile tregua che tutti dovrebbero rispettare è stata più volte violata.
Israele impedisce l'ingresso alle ONG, tra cui molte italiane, manca il pieno accesso degli aiuti umanitari e, soprattutto, manca ancora il disarmo di Hamas, così come la prospettiva chiara che serve per il riconoscimento dello Stato di Palestina, senza il quale, colleghi, non ci possono essere i due popoli e due Stati che tanto evocate. Entrambi quei popoli hanno diritto a esistere, israeliani e palestinesi, e a vivere in pace e in sicurezza. Come si può fare la pace, ci chiede lei? Ministro, iniziamo a porre fine alle occupazioni illegali, mentre il Governo di Netanyahu, per la prima volta, ha autorizzato la registrazione di terreni occupati illegalmente come proprietà statali.
Questa è di fatto un'annessione illegale della Cisgiordania. Lei dice che non ci sono alternative, ma se fosse vero, ci spiega perché siete gli unici che parteciperanno come osservatori? L'alternativa era dire di “no” e tenere la schiena dritta Ministro, così dovevate fare, come hanno fatto gli altri, che non è che vogliano la pace meno di noi. Il tenta di normalizzare un'idea pericolosa, e cioè che le sedi multilaterali si possano sostituire con strutture parallele private, in cui la legittimità non discende dal diritto e dall'eguaglianza tra gli Stati, ma dal denaro, dalla cooptazione e dalla prepotenza di un uomo che vuole mettersi a capo di un nuovo ordine mondiale.
È la privatizzazione delle relazioni internazionali, una concezione proprietaria degli equilibri mondiali che è inaccettabile per l'Italia repubblicana. Lo dico con chiarezza: quando si colpisce il multilateralismo, si indebolisce l'unico terreno dove prevale il dialogo tra i popoli e gli Stati e prevale sull'uso della forza e degli eserciti. Infatti, la storia lo insegna: quando tornano le logiche di potenza, tornano i conflitti. Lo abbiamo visto quattro anni fa con l'aggressione criminale di Putin contro l'Ucraina.
La verità qui è una sola, abbiate il coraggio di dirla: Giorgia Meloni non riesce a dire di no a Donald Trump Voleva fare la pontiera, la mediatrice, si è rivelata una spettatrice. Non c'è mediazione, c'è subalternità. Si vede da come gestite anche i dettagli. C'è la preoccupazione, che non è quella di fare l'interesse nazionale, ma di non scontentare Trump. Che importa se degli altri grandi Paesi fondatori dell'UE non ci sarà nessuno, nemmeno Merz, quello a cui Meloni stringeva la mano, salvo poi prenderne le distanze il giorno dopo per difendere l'ideologia MAGA.
Avete trasformato l'Italia in un Paese che non sa da quale parte stare. Per noi deve stare da quella del diritto internazionale da quella dell'Unione europea. E non solo ci isolate in Europa, ma come cavalli di Troia di Trump frenate il salto in avanti di integrazione necessaria alla sopravvivenza dell'Unione.
Serve l'Europa federale, ma voi siete contrari. Servono le cooperazioni rafforzate, serve un grande piano di investimenti comuni finanziati da eurobond, ma voi no, non avete il coraggio di fare questa battaglia perché Orbán e Trump non sono d'accordo.
Serve una difesa europea, ma voi siete contrari perché preferite continuare a comprare le armi da Trump. La vostra subalternità a Trump la paga a caro prezzo l'Italia. Ministro, lo abbiamo visto quando avete minimizzato i dazi che colpiscono le imprese e le famiglie italiane, lo abbiamo visto quando avete accettato di togliere la tassa alle multinazionali americane, lo abbiamo visto quando avete accettato a testa bassa di aumentare la spesa militare al 5 per cento del PIL e lo abbiamo visto quando siete stati l'unico Governo a parlare di legittima autodifesa sull'azione militare in Venezuela, l'unico Governo in Europa a non riuscire a dire cinque semplici parole: la Groenlandia non si tocca
Giorgia Meloni non ha detto nulla davanti all'umiliazione di Zelensky e del popolo ucraino alla Casa Bianca, nulla sulla Strategia di sicurezza nazionale che attacca frontalmente l'Europa, nulla nemmeno sui cittadini uccisi per strada a Minneapolis. Quando serviva per attaccare i giudici, Giorgia Meloni si sbracciava per dire che i bambini non dovrebbero mai essere sottratti alle famiglie, salvo in casi estremi. Beh, però, quando Trump fa deportare bambini di due anni o usa bambini per stanare i propri genitori ed arrestarli, va tutto bene e non abbiamo niente da dire, vero ?
Non possiamo accettare che un Paese fondatore dell'Europa come il nostro, un Paese che ha contribuito all'architettura multilaterale del dopoguerra e un Paese che ha una Costituzione nata dalla Resistenza si presti a delegittimare l'ONU e a sostituirlo con un privato di Trump. L'Italia, forte della sua storia, deve dire di “no”, difendere le sedi multilaterali, il diritto internazionale e dire che sono le Nazioni Unite a dover guidare i processi di pace, perché i processi di pace non si fanno con le telefonate in cui Trump dà ragione a Putin, non con i privati, non con transazioni opache e nemmeno con i video che trasformano le macerie di Gaza, che ha subito dei crimini di genocidio, in di lusso per ricchi e per i propri interessi .
Scegliete di stare dalla parte della Costituzione, della dignità del Paese e di un'Europa capace di contare. Mi rivolgo alla Presidente Meloni, e chiudo, perché noi siamo all'opposizione, Ministro. Abbiamo presentato oggi una risoluzione unitaria di tutte le opposizioni, ma, quando Meloni va all'estero, rappresenta tutto il Paese e rappresenta anche noi. Io le chiedo di non andare a Washington e di non far partecipare l'Italia al con cui Trump vuole sostituire le Nazioni Unite, di tenere fede alla nostra Costituzione e alla storia del nostro Paese
PRESIDENTE. Salutiamo le ragazze e i ragazzi, i docenti e le docenti del Liceo classico statale “Nicola Spedalieri” di Catania, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Grazie di essere qui, benvenuti a Montecitorio .
Ha chiesto di parlare l'onorevole Filini. Ne ha facoltà.
FRANCESCO FILINI(FDI). Grazie, Presidente. Signor Ministro, onorevoli colleghi, prima dell'intervento mi sia consentito in questa sede ringraziare, ancora una volta, il Governo di Giorgia Meloni per il contributo straordinario che in questi due anni ha dato fattivamente per la popolazione di Gaza .
Iniziative come o come la nave sono iniziative che hanno dato lustro all'Italia. E hanno dato l'immagine di un'Italia concreta, a differenza di chi ha passato questi due anni a speculare su una tragedia con un cinismo ignobile, sulla pelle dei bambini di Gaza, per fare politica e per attaccare esclusivamente il Governo Meloni - perché molti degli interlocutori magari nemmeno sanno dove sta Gaza, però hanno comunque trovato il pretesto per attaccare il Governo Meloni -, mentre c'era chi andava in piazza a sfasciare le vetrine, chi organizzava convegni con i fiancheggiatori dei terroristi di Hamas e chi andava in piazza ad aggredire le nostre Forze dell'ordine a cui rinnovo tutta la solidarietà di Fratelli d'Italia per lo straordinario lavoro che fanno nel difendere la libertà, la democrazia e lo Stato italiano, anche se vengono prese a martellate.
E a proposito, quando si dice che il Governo italiano è un Governo complice, in qualche maniera, di quello che è successo a Gaza, se c'è qualcuno che è complice di quello che succede nelle piazze quando vengono presi a martellate gli agenti della Polizia, di certo sta dall'altra parte del Parlamento , perché va in quella sede e in quei cortei a dare legittimità a chi fa queste violenze.
Ecco, di fronte alla concretezza del Governo italiano abbiamo assistito, purtroppo, a due anni di becera propaganda sulla pelle dei bambini di Gaza. E l'intervento del Governo italiano è stato riconosciuto anche dall'Autorità nazionale palestinese, da Abu Mazen, che per noi rimane l'unico interlocutore possibile per creare la soluzione di due popoli e due Stati. È l'Autorità nazionale palestinese, e non sono di certo i terroristi islamici di Hamas.
Ecco, forse, è proprio la concretezza a contraddistinguere il centrodestra e il Governo italiano dalla sinistra. La concretezza vuole che si sappia analizzare con occhio attento la situazione, capire, leggere la realtà e adeguarsi alla realtà seguendo l'unica stella polare che abbiamo sempre seguito, che è quella dell'interesse dell'Italia e dei suoi cittadini.
Ecco, ci troviamo di fronte a un evento di carattere internazionale che passerà sicuramente alla storia, nel bene o nel male: la storia poi si incaricherà di raccontarcelo. Però, nel frattempo, sappiamo che è un evento epocale.
Ai più attenti osservatori non sfuggirà che a questo partecipano i principali attori del Medio Oriente. Pensiamo, oltre che a Israele, all'Arabia Saudita, all'Egitto e al Qatar, per ricordarne soltanto qualcuno tra gli altri. Pensare che ciò che accadrà con il non abbia ripercussioni su ciò che accade in Europa e in Italia significa non sapere minimamente leggere la situazione, perché gli equilibri del Medio Oriente verranno in qualche maniera ridisegnati anche in quella sede. E se in quella sede verranno prese delle decisioni importanti che impatteranno comunque sulla vita dei cittadini italiani ed europei, io mi domando: è meglio starci o non starci o starsene a casa? O, come suggerisce la sinistra, non fare nulla e stare lì a criticare soltanto perché c'è Trump? Ecco, abbiamo capito: il nuovo nemico della sinistra è Trump, un Presidente democraticamente eletto che comunque non piace alla sinistra, perché ha battuto sonoramente i democratici americani. Ma su questo possiamo farci poco , se i cittadini americani hanno deciso di mandare a casa i democratici, ovvero la sinistra italiana.
Ecco, io credo che, in qualche maniera, l'alternativa che più volte anche il Ministro Tajani ha sollecitato… Qual è l'alternativa al non partecipare? Qual è l'alternativa di incidere in qualche maniera nel processo degli eventi? Non abbiamo sentito alcuna risposta concreta, se non della becera propaganda.
Ecco, la sinistra soffre un po' della sindrome dei vecchietti dei , che erano quelli che stavano in galleria mentre gli attori andavano in scena. Ecco, il Governo italiano non è così. Noi non siamo fatti così, a noi piace andare in scena, essere protagonisti e portare il contributo dell'Italia anche in questi importanti consessi internazionali. Questo è il protagonismo italiano che noi rivendichiamo. Quello della presenza costante, della tessitura diplomatica, della tutela dei nostri interessi anche nei contesti storici complessi e delicati. La politica della testa sotto la sabbia non ci appartiene. Per troppi anni abbiamo visto Governi mettere la testa sotto la sabbia e per troppi anni abbiamo pagato la postura e l'inesistenza italiana nello scenario e nello scacchiere internazionale.
E di fronte a questa scelta di matura responsabilità, qual è stata finora la reazione delle opposizioni? Sempre la stessa cantilena, sempre la stessa propaganda. Quello che fa il Governo Meloni è sbagliato a prescindere. La partecipazione come osservatori ad un processo politico internazionale viene addirittura additata come atto di asservimento al pericolosissimo Trump, un asservimento agli Stati Uniti d'America.
Ma vogliamo ricordare quali sono stati gli atti di asservimento agli Stati Uniti? Ne ricordo qualcuno. Era il 1998 quando due buttarono giù la funivia del Cermis, uccidendo tantissimi italiani. Ecco, in quell'occasione siamo stati molto celeri a rispedire a casa questi due , che la fecero franca di fronte alla strage del Cermis. Nel 1999 abbiamo partecipato alla guerra al Kosovo, per far vedere che eravamo degli alleati molto fedeli agli Stati Uniti. Ecco, sia nell'episodio che ho raccontato prima che in questo episodio governava un tale Massimo D'Alema. Io non so se Elly Schlein lo conosca, non so se nel PD si ricordino chi era Massimo D'Alema e che cosa ha fatto Massimo D'Alema . Oppure nel 2007, quando demmo totale disponibilità ad allargare la base militare di Vicenza. Allora c'era un tale Romano Prodi, io non so se anche questo nome non vi dica nulla . Per non parlare, passando ai giorni più recenti, dei maestri del MoVimento 5 Stelle che ora ci vogliono spiegare che cos'è l'orgoglio nazionale e che cos'è la dignità nazionale. Ma ve lo ricordate l'amico Giuseppi, quando nel 2019 andava lì a garantire a Donald Trump - proprio l'amico Giuseppi - importanti commesse per gli , per comprare le armi , per comprare gli , per aumentare la spesa pubblica italiana, per compiacere l'interesse della delle armi?
Eccoli chi sono quelli che oggi arrivano a criticare Giorgia Meloni e a dire che Giorgia Meloni, il Governo italiano è un Governo di asserviti. C'è una sostanziale differenza tra questo Governo e tutti i Governi di sinistra a cui abbiamo assistito, soprattutto negli ultimi 15 anni, ed è che questo Governo, a differenza del Governo di Conte, a differenza del Governo di Renzi, di Gentiloni e tanti altri, è stato eletto dai cittadini italiani e noi rispondiamo esclusivamente ai cittadini italiani.
A noi la legittimità ce l'ha data il popolo italiano. Voi andavate a cercare legittimità all'estero, a cercare qualche , a cercare qualche sguardo compiacente. Avete barattato l'orgoglio nazionale per una pacca sulle spalle al Presidente americano di turno o al Cancelliere tedesco di turno. Non venite a spiegare a noi cos'è l'orgoglio nazionale, non ce la venite a fare questa lezione perché non siete in grado di spiegare nulla a nessuno.
Se c'è un Governo che ha la schiena dritta e che si comporta di conseguenza, seguendo esclusivamente l'interesse degli italiani, è il Governo di centrodestra, è il Governo di Giorgia Meloni, e per questo annunciamo il voto favorevole alla risoluzione di maggioranza .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Marattin. Ne ha facoltà.
LUIGI MARATTIN(MISTO). Grazie, Presidente. Signor Ministro, le esprimo la posizione del Partito Liberal-Democratico.
Se questa fosse stata una risoluzione che avesse previsto la sostituzione permanente della , pur malconcia, multilaterale, con il , avremmo votato convintamente contro perché quello strumento non è adatto a rappresentare permanentemente, in tutti i conflitti in atto nel pianeta, una multilaterale.
Se questa fosse stata una risoluzione che legittimava gli assiomi della politica estera MAGA, avremmo votato convintamente contro perché non siamo convinti che questo sia quello di cui il mondo ha bisogno. Se fosse stata una risoluzione che ci avesse fatto entrare come membro del , indipendentemente dal consesso europeo, avremmo votato convintamente contro.
Io voterò a favore della sua risoluzione, Ministro, perché qui “Bravo!”Grazie . Perché qui si sta parlando di Gaza. Un posto, se qualcuno non l'ha capito, dove se non si coltiva la fiammella della pace fra due mesi riscoppia un conflitto. Perché se Hamas non disarma in un quadro internazionale, gli israeliani, l'hanno già detto, tornano dentro a disarmare Hamas e a qualcuno può far comodo perché rinfocola l'antagonismo interno, ma noi non vogliamo che riscoppi un conflitto di quel tipo . Qui stiamo parlando di un contesto pienamente legittimato dal mandato ONU…
PRESIDENTE. Colleghi, per favore!
LUIGI MARATTIN(MISTO). …con la risoluzione del 17 novembre, e qui stiamo parlando di un contesto in cui il tradizionale strumento ONU è pesantemente delegittimato perché è stato pesantemente infiltrato dagli estremisti, tramite l'UNRWA e tramite le vergognose dichiarazioni di Francesca Albanese . Quindi, l'ONU non è uno strumento, per sua stessa ammissione, che può funzionare.
Io sono stato con alcuni colleghi due settimane fa a vedere il dove gli italiani stanno facendo il loro dovere, come sempre fanno all'estero. Composto da 28 Paesi - i Paesi arabi - che si stanno dedicando alla ricostruzione di Gaza per il popolo palestinese. Non lo sta facendo con Hamas . È questo che dà fastidio a qualcuno. E per completare la di quell'istituto occorre che lì si completi il quadro legittimato dall'ONU, altrimenti fra due mesi riscoppia un conflitto e noi non lo vogliamo.
Presidente, dieci secondi. Un consiglio non richiesto, signor Ministro: non abbiate paura di sposare lo sforzo europeo di costruire autonomia, indipendentemente ma compatibilmente con gli Stati Uniti d'America, perché i valori degli Stati Uniti rimarranno, un Presidente temporaneo passerà
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Pozzolo. Ne ha facoltà.
EMANUELE POZZOLO(MISTO). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, onorevoli colleghi, l'ONU è in letargo permanente da tanti anni e se i risultati dell'ONU sono le dichiarazioni della signora Francesca Albanese, dell'ONU l'Italia, l'Europa e l'Occidente possono ampiamente farne a meno . L'ONU si è dimostrata in questi anni completamente incapace di intervenire, anche minimamente, in tutte le relazioni e situazioni internazionali belliche più importanti. E quindi che cosa accade nella storia? Accade quello che è successo nel 1919, accade quello che è successo nel 1945. Accade che qualcuno si incarica di proporre strumenti diversi, si incarica di proporre infrastrutture diplomatiche diverse. È esattamente il . La Società delle Nazioni prima, l'ONU poi. La Società delle Nazioni che non è riuscita ad evitare la Seconda guerra mondiale; l'ONU che, sicuramente, se siamo onesti, non è riuscita a raggiungere gli obiettivi che si era prefissa nel 1945.
E allora, oggi, l'Italia, che non è un Paese qualunque nella storia, può legittimamente porsi il proposito - e questo Parlamento invece che urlare dovrebbe provare a riflettere delle volte - se ha senso o non ha senso aderire a questa strategia di strutturare una nuova infrastruttura diplomatica globale.
Secondo Futuro Nazionale questo ha senso. Ha senso ad alcune condizioni precise, perché l'Italia non è un Paese qualunque. L'Italia è l'Italia. L'Italia ha fatto la storia. L'Italia può contribuire in modo determinante.
Ci sono due condizioni precise che l'Italia pone per poter aderire, e noi voteremo favorevolmente all'adesione al . Due “no” però. Uno: l'Italia non deve pagare neanche un euro per potersi sedere al tavolo della diplomazia mondiale. Due: l'Italia non può consentire che a quel tavolo, al , si sieda uno Stato come il Qatar che è uno tra i principali finanziatori mondiali dell'integralismo islamico tramite i Fratelli Musulmani. Su questo noi non possiamo transigere . In questo senso, Futuro Nazionale ha davvero in mente di voler portare l'Italia al tavolo della pace ma a delle condizioni precise, perché l'Italia non guarda la storia passare davanti ma vuole scriverla. E noi andiamo in quel senso .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Come da prassi, le risoluzioni saranno poste in votazione per le parti non assorbite e non precluse dalle votazioni precedenti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Orsini, Calovini, Billi, Carfagna ed altri n. 6-00235, con parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo alla votazione della risoluzione Schlein, Conte, Fratoianni, Bonelli, Richetti, Boschi e Magi n. 6-00236.
Avverto che, a seguito dell'approvazione della risoluzione n. 6-00235, il 1° capoverso del dispositivo risulta precluso, limitatamente alle parole “non aderire, né a partecipare in qualunque forma al o ai suoi lavori, al fine di non legittimare un organismo internazionale non conforme ai principi fondamentali previsti dall'articolo 11 della Costituzione né a quelli del diritto internazionale, e”; pertanto, tale capoverso verrà posto in votazione per la parte restante.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Schlein, Conte, Fratoianni, Bonelli, Richetti, Boschi e Magi n. 6-00236, per le parti non precluse, con parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sono così esaurite le comunicazioni del Governo sui più recenti sviluppi relativi al Piano di pace per la Striscia di Gaza e alla costituzione del .
Sospendiamo per cinque minuti la seduta, alla ripresa procederemo alla commemorazione di Piero Gobetti. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. . Colleghi e colleghe, ricordiamo oggi, nel centesimo anniversario della sua morte, Piero Gobetti, scomparso a Parigi il 16 febbraio 1926 a soli 24 anni. Figura di spicco del panorama intellettuale italiano del primo dopoguerra, appena diciassettenne fondò la rivista concepita come uno spazio per stimolare nuove idee e rappresentare le aspirazioni e il pensiero dei giovani. Aderì successivamente ai “Gruppi d'azione degli amici dell'Unità”, partecipando a Firenze al primo congresso degli unitari.
Lì conobbe Gaetano Salvemini, che lo apprezzò proponendogli la direzione della rivista. In seguito, durante le agitazioni sindacali degli anni 1920 e 1921, Gobetti guardò con vivo interesse al dinamismo della classe operaia torinese, riconoscendo nell'esperienza dei consigli di fabbrica un esempio di “liberalismo in atto”. Nonostante la diversa matrice ideologica, collaborò con di Antonio Gramsci, scrivendo come critico teatrale.
Nel febbraio del 1922 uscì il primo numero della sua nuova rivista, , che fin da subito criticò apertamente il fascismo. Lo stesso titolo venne utilizzato per il suo “Saggio sulla lotta politica in Italia”, nel quale sostenne la necessità di riprendere il movimento rivoluzionario interrotto nel Risorgimento per superare la crisi della rappresentanza liberale. Animato da una profonda passione politica e letteraria, fondò, quindi, la casa editrice che porta il suo nome e il periodico .
Gobetti fu tra i primi a rifiutare ogni compromesso con il nascente regime, definendolo “l'autobiografia della nazione” ovvero la sintesi dei mali storici dell'Italia, come il trasformismo e il parassitismo. Per la sua ferma e intransigente opposizione al fascismo nel 1925 subì, oltre al sequestro e alla definitiva chiusura della sua rivista, una violenta aggressione squadristica.
Rifugiatosi a Parigi il 6 febbraio 1926, già provato e indebolito dalle ferite provocate dal pestaggio, morì 10 giorni dopo. A distanza di cento anni dalla sua prematura scomparsa il suo esempio di coraggio e integrità, morale e civile, continua a rappresentare un punto di riferimento per tutti coloro che credono fermamente nei valori di libertà, giustizia e partecipazione democratica alla vita del Paese.
Per commemorare questa ricorrenza il prossimo 17 marzo la Camera dei deputati ha promosso un convegno dedicato al pensiero e all'eredità del giovane intellettuale torinese che teorizzò la “rivoluzione liberale” come strumento di rinnovamento morale e politico dell'Italia. Invito, quindi, tutta l'Assemblea a osservare un minuto di silenzio .
Ha chiesto di parlare l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). “Era un giovane alto e sottile, disdegnava l'eleganza della persona, portava occhiali a stanghetta, da modesto studioso: i lunghi capelli arruffati dai riflessi rossi gli ombreggiavano la fronte”: così Carlo Levi tratteggiò l'immagine di Piero Gobetti, infaticabile editore e saggista, che, nella sua breve esistenza - era nato nel 1901 -, ha lasciato un segno profondo nella storia della cultura italiana del Novecento.
Piero Gobetti in poco più di 7 anni, di cui 2 trascorsi in servizio di leva, fondò tre riviste: nel 1918, nel 1922 e la rivista di critica letteraria nel 1924, a cui collaborarono, tra gli altri, alcuni tra i più autorevoli intellettuali del tempo, e anche una casa editrice con 114 titoli, tra cui gli di un giovanissimo Eugenio Montale, che gli valsero il Nobel della poesia. Fu critico severo della classe dirigente politica liberale e della sinistra, con l'eccezione del gruppo Ordine Nuovo di Gramsci e dell'intransigenza politica e morale di Giacomo Matteotti, con cui condivise il destino di vittima delle violenze fasciste.
Il giorno dopo il famoso discorso di Matteotti, il 30 maggio 1924, Mussolini inviò al prefetto di Torino, con esplicito riferimento a Gobetti, un telegramma con l'ordine di “vigilare per rendere nuovamente difficile vita questo insulso oppositore del governo et Fascismo”. Gobetti fu tra i primi e tra i pochi a comprendere, fin dagli inizi, il carattere eversivo del fascismo e, conseguentemente, a sostenere, inascoltato, la necessità di unire le forze antifasciste. Nel pieno della crisi Matteotti, il 24 giugno, a margine di una lettera a Filippo Turati, Gobetti sintetizzava il suo pensiero sul da farsi: “È necessario agire (…), battere in blocco mussolinismo e maggioranza.
Io credo che Mussolini non cadrà: ma bisogna, se cade, che siano le minoranze a farlo cadere e a succedergli. Guai se si dovesse tornare a Giolitti. Bisogna formare un governo di partiti, non di false concentrazioni”.
Quell'ordine di Mussolini fu eseguito: Gobetti fu vittima delle bastonature degli squadristi e avrebbe cercato riparo a Parigi nei primi giorni di febbraio del 1926 per continuare - come lui scriveva - a fare il suo mestiere, l'editore.
Lasciò Torino, lo lasciò continuando a guardare a quella città dove erano rimasti la moglie, Ada Prospero, di un anno più giovane di lui, e il figlio Paolo, che era nato il 28 dicembre 1925 e che non rivedrà più suo padre. Entrambi saranno impegnati in prima persona nella guerra di Liberazione. Morirà anche per le conseguenze dei pestaggi subìti nella notte tra il 15 e 16 febbraio del 1926, non aveva ancora 25 anni. A distanza di un secolo, il vero grande lascito di Gobetti è la sua intransigenza morale e politica contro il fascismo inteso come “autobiografia della Nazione”.
Oggi più che mai, come ci ha ricordato in questi giorni Gustavo Zagrebelsky, abbiamo bisogno dei suoi insegnamenti, abbiamo grande bisogno della sua etica politica, del suo coraggio, della sua cultura antiretorica, contraria alle ubriacature nazionaliste, e del suo rigore morale. La sua vita, signor Presidente, è stata un lampo, che può ancora oggi illuminare la cultura e la politica contemporanea con la forza di una straordinaria intelligenza critica e anticonformista .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Di Maggio. Ne ha facoltà.
GRAZIA DI MAGGIO(FDI). Grazie, Presidente. Oggi quest'Aula ricorda Piero Gobetti a 100 anni dalla sua morte. Un giovane intellettuale torinese, editore, giornalista, animatore culturale, che in pochi anni seppe ritagliarsi un ruolo significativo nel dibattito politico e sociale dell'Italia del suo tempo. Morì a soli 24 anni, un'età in cui normalmente si inizia a immaginare il proprio futuro, a costruire il proprio cammino. Visse quegli anni con un'intensità straordinaria, dedicandosi alla scrittura, all'editoria e alla riflessione politica e culturale.
Fondò riviste, diede vita a una casa editrice, contribuì al confronto delle idee, partecipò attivamente alla vita pubblica in una fase complessa della nostra storia nazionale. La sua attività fu, tuttavia, ostacolata, la sua persona colpita. Fu perseguitato dal regime fascista, fu costretto a lasciare l'Italia e morì a Parigi, lontano dalla sua terra, per le conseguenze delle violenze subite e di una salute ormai irrimediabilmente segnata.
Ricordare oggi questa vicenda significa riconoscere una storia attraversata da tensioni e contrapposizioni, in cui il confronto politico ha conosciuto momenti di profonda durezza.
Ma non possiamo, colleghi, illuderci che tutto questo sia un fantasma confinato nei libri di storia perché la violenza politica, purtroppo, ritorna periodicamente, ritorna quando il confronto viene sostituito dall'insulto, quando la parola viene sostituita dalla minaccia e quando il dissenso viene trasformato in odio. Lo abbiamo visto anche pochi giorni fa nel cuore dell'Europa, a Lione, dove un ragazzo di soli 23 anni, Quentin, è stato aggredito e ammazzato brutalmente per le sue idee politiche da estremisti di sinistra. È una tragedia che ci colpisce e che dovrebbe richiamare tutti a un senso di responsabilità più forte, al di là delle appartenenze e al di là delle bandiere, perché la violenza politica è la negazione stessa della politica ed è la sua sconfitta più grave. E oggi in quest'Aula, ricordando la vita di Piero Gobetti, il messaggio che emerge dovrebbe essere uno solo, ovvero costruire un'Italia in cui nessuno debba pagare il prezzo più alto per le proprie idee, un'Italia in cui fare politica e in cui fare militanza torni a essere quello che deve essere: confronto, responsabilità e libertà .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Maccanti. Ne ha facoltà.
ELENA MACCANTI(LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, oggi ricordiamo, a 100 anni dalla sua scomparsa, Piero Gobetti, una figura profondamente legata alla storia civile e culturale della mia città, Torino. In questi giorni Torino lo ricorda con affetto e un grande orgoglio. Proprio ieri al Teatro Carignano, alla presenza del Presidente della Repubblica, si sono aperte le celebrazioni del centenario, un percorso di iniziative ed eventi che dureranno un intero anno.
Torino è la città in cui Gobetti nacque, studiò, scrisse e fondò le sue riviste e la sua casa editrice. È la città in cui maturò la sua critica severa al fascismo e la sua idea di liberalismo come rivoluzione morale prima ancora che politica, come educazione alla responsabilità e alla libertà. A Torino è rimasta una parte importantissima della sua eredità. Al numero 6 di via Fabro, nella casa dove Piero e l'amata moglie Ada hanno vissuto dopo il matrimonio, dal 1961 è attivo il Centro studi Piero Gobetti, che custodisce preziosi archivi, libri e memoria civile, ma è anche uno spazio vivo dedicato ai giovani, agli studiosi, alla ricerca, segno di un legame davvero profondo tra la sua esperienza e il tessuto culturale torinese.
Giornalista, editore, filosofo, saggista e intellettuale liberale rivoluzionario: subì censure, sequestri, persecuzioni, arresti e violenze squadriste che lo costrinsero all'esilio a Parigi dove, minato nel fisico, si spense prematuramente a soli 24 anni.
Ricordare Piero Gobetti oggi significa ricordare il volto liberale dell'antifascismo italiano non violento ma determinato, radicato nelle città, nella cultura, nella responsabilità individuale, nella battaglia delle idee; un antifascismo civile che appartiene alla storia repubblicana del nostro Paese e ai valori democratici condivisi.
Gobetti aveva un'idea esigente di libertà: non una condizione garantita per sempre, ma una conquista morale e politica che vive nella responsabilità dei cittadini e nella forza delle istituzioni. E forse questo è il punto più attuale del suo insegnamento. Onorare Gobetti oggi significa questo: non limitarsi a commemorarlo ma continuare il suo impegno.
Concludo, Presidente, dicendo con orgoglio che Piero Gobetti fu figlio del Piemonte e di Torino. A 100 anni dalla sua scomparsa desidero, quindi, ricordarlo oggi anche come espressione di una tradizione torinese e piemontese che ha contribuito alla crescita civile dell'Italia e alla creazione della nostra storia repubblicana .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Orsini. Ne ha facoltà.
ANDREA ORSINI(FI-PPE). Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'omaggio che oggi l'Aula di Montecitorio rende a Piero Gobetti è l'omaggio a una delle figure più complesse, più intellettualmente raffinate, più eticamente rigorose della cultura italiana del Novecento. Nella sua breve vita fu un punto di riferimento per molta parte del mondo intellettuale italiano, che trovò spazio e voce nelle riviste da lui pubblicate. I suoi fecondi rapporti intellettuali con figure come Einaudi, Gramsci, Prezzolini e Salvemini ne dimostrarono non soltanto la grande apertura intellettuale ma la profonda capacità di cogliere e interpretare le più forti sensibilità culturali del Novecento.
Piero Gobetti fu prima di tutto un liberale e un europeista. Lo fu in modo profondamente critico verso la classe dirigente della vecchia Italia liberale, che considerava provinciale e incapace di reagire alla sfida della rivoluzione fascista, quel fascismo di cui, da liberale qual era, fu oppositore intransigente, autorevole ed esplicito, e questa opposizione probabilmente gli costò la vita. Le aggressioni subite ne compromisero definitivamente la salute già fragile, portandolo alla scomparsa il 16 febbraio 1926, esattamente 100 anni fa.
La sua opera ultima e più famosa, , nella quale l'aggettivo “liberale” definisce il significato vero del sostantivo rivoluzione, esprime questa forte tensione etica al rinnovamento dello Stato e della classe dirigente. In questa prospettiva Gobetti è molto attento alla questione sociale, alle lotte operaie, quelle promosse dai comunisti torinesi, che guarda con interesse e simpatia. È incuriosito e per certi versi ammira Lenin e Trotskij, ma sarebbe un grave errore vedere in questo un'adesione dottrinaria a idee marxiste. Al contrario, egli rimane esplicitamente un liberale classico, nel senso anglosassone, un liberista einaudiano, un ammiratore di Cavour e un esegeta di John Stuart Mill.
Nel movimento operaio vedeva l'occasione per un salutare rinnovamento delle classi dirigenti in chiave, però, liberale e addirittura libertaria, una sintesi politica forse ardita, alla luce degli sviluppi successivi, ma certamente carica di un'altissima prospettiva morale e intellettuale che fa di lui un punto di riferimento imprescindibile per i liberali che sono venuti dopo di lui.
È per questo che Forza Italia si inchina alla memoria di quello che considera un grande maestro di rigore, di cultura e soprattutto di libertà .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Appendino. Ne ha facoltà.
CHIARA APPENDINO(M5S). Cento anni fa, in questi giorni, si spegneva a Parigi Piero Gobetti che in soli 25 anni di vita è riuscito a diventare un pezzo della nostra storia, della storia italiana. Vede, Presidente, si sa, il rischio degli anniversari è quello di ridurre il tutto a un qualcosa di retorico o addirittura si rischia spesso di dire o far dire all'eroe il contrario, magari, di quello che pensava o diceva davvero quando era in vita. Però, vede, con Gobetti non è proprio possibile: la radicalità del suo pensiero rende impossibile non essere coerenti e capaci nel ricordare che cosa ci ha lasciato.
Oggi prendo la parola in quest'Aula con un po' di emozione, un'emozione di chi sente il legame con la sua figura, un legame che ha tre sguardi.
Il primo è da torinese. Gobetti è figlio di una Torino industriale e inquieta, dove le idee attraversavano fabbriche, giornali, caffè. Era un antifascista liberale atipico che dialogava con gli operai e con Gramsci e ci ha insegnato una cosa importantissima: a non temere il confronto sulle idee, a non temere la diversità quando questa evidentemente si basa sul rispetto reciproco, sul rispetto delle differenze.
Il secondo sguardo è quello di chi ha avuto l'onore e l'onere di amministrare una città, la sua città. Governare significa assumersi responsabilità e spesso quando ti assumi quella responsabilità sei solo nel farlo, sei tu che decidi, sei tu che metti quella firma. Allora, quando Gobetti parlava di intransigenza non era intesa come rigidità in senso stretto, ma era una rigidità che, in realtà, era rigore morale, cioè la capacità di dire “no” quando c'era bisogno di dire “no”, anche se magari la maggior parte della popolazione ti chiedeva di dire “sì”, perché era giusto dire “no”, perché è giusto fare quello che è giusto e non quello che conviene.
E infine, Presidente, lo ricordo da parlamentare. Gobetti ci ricorda che la politica è una cosa tremendamente seria: studio, responsabilità, partecipazione, rifiuto di voltarsi dall'altra parte. Una lezione che oggi è fondamentale perché l'apatia, ormai, continua a conquistare spazi dopo spazi nella nostra comunità. E allora il centenario non è solo una data, è un richiamo contro la pigrizia del pensiero, contro il conformismo, è un invito a difendere la dignità delle istituzioni con quello che lui chiamava “la disperata serietà”.
Forse la lezione più attuale, Presidente, è che noi oggi ai venticinquenni diciamo che sono troppo giovani, che non sono pronti, che possono aspettare. Invece Gobetti ci ha insegnato una cosa, ossia che la libertà non aspetta e che scegliere da che parte stare è un atto che ci riguarda tutti, ogni giorno e, soprattutto, a ogni età .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Pastorella. Ne ha facoltà.
GIULIA PASTORELLA(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, oggi ricordiamo Piero Gobetti, un giovane che, in pochi anni di vita - una vita stroncata dai pestaggi dei fascisti -, ha lasciato un'eredità politica e morale che continua a interrogarci.
Gobetti non fu soltanto un oppositore del fascismo, fu un pensatore della libertà. Per lui il liberalismo non era una dottrina comoda, ma una rivoluzione permanente, un esercizio quotidiano di responsabilità e di partecipazione.
Gobetti ci ha insegnato che la democrazia non è mai garantita per sempre. Al contrario, è una conquista fragile che richiede cittadini esigenti, istituzioni trasparenti e classi dirigenti capaci di mettersi in discussione. Gobetti scriveva che il fascismo era l'autobiografia della Nazione, frutto di debolezze storiche e di una mancata maturazione civile. Questo è un monito severo: non cercare sempre colpe altrove, ma coltivare una cultura politica fondata su merito, pluralismo e spirito critico.
Nel 2026, il suo pensiero è più attuale che mai, perché, in diversi Paesi, assistiamo a derive illiberali, alla compressione degli spazi di informazione, all'indebolimento dell'indipendenza della magistratura e alla delegittimazione dei corpi intermedi.
Ricordare oggi Gobetti in Parlamento, quindi, non è un atto rituale, è un impegno per l'Italia, l'Italia che - cito - “bisogna amare con orgoglio di europei”. Significa riaffermare che la libertà non è un'eredità passiva, ma una responsabilità attiva, che la democrazia vive se la nutriamo di partecipazione, conoscenza e rispetto delle regole e che, di fronte a ogni tentazione antidemocratica, la risposta non può essere il silenzio, ma il coraggio delle idee.
Questa è la lezione che Gobetti ci affida. Sta a noi dimostrare di esserne all'altezza .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Piero Gobetti morì fra il 15 e il 16 febbraio 1926, non aveva nemmeno 25 anni, e fa un po' impressione in un'epoca in cui si diventa adulti, come oggi, che si è già vecchi. Ma il segno dei tempi non basta a spiegare quella precocità che lo ha portato, tra i 18 e i 24 anni, a fondare e una casa editrice; scrisse centinaia di articoli, saggi e lettere. “Il prodigioso giovinetto”, lo definiva Norberto Bobbio, come se la giovinezza non fosse per lui una stagione della vita, ma una postura morale di radicalismo, intransigenza e passione. Quelli che alzano le spalle e sorridono di fronte agli entusiasmi dei figli contro ogni cinismo, anche contemporaneo: ecco, fu Gobetti a vedere, nell'avvento del fascismo, quel compiersi dell'autobiografia della Nazione in quel celebre articolo del 23 novembre 1922. Era proprio all'indomani della marcia su Roma. E Gobetti leggeva la presa del potere di Mussolini come la sintesi di tutti i vizi che, accumulati nel processo di formazione dell'Italia unita, le impedivano di diventare un Paese civile. È una reazione piccolo-borghese quella che lui legge, è la crisi del sistema liberale e l'ascesa del movimento operaio. Criticava ferocemente l'involuzione conservatrice del liberalismo storico per quello che chiamava il suo “liberalismo rivoluzionario”. A Torino, appunto, si dice intrattenne un costante dialogo, anche nella diversità, con l' di Gramsci, e il suo liberalismo era guidato dalla speranza che nuove classi popolari ravvivassero la lotta con la loro disperata volontà di evoluzione. Combattere il fascismo fu l'impegno di tutto il pensiero e di tutta l'azione di Piero Gobetti: contrastare “quell'altra Italia” patria del notabilato tardo-liberale corrotto, opportunista e trasformista, che aveva preferito spalancare la porta alle nuove barbarie pur di non rispondere alle domande delle lotte del lavoro. Fu perseguitato da quel regime, quel regime che diceva: rendere la vita impossibile e difficile a Gobetti. Ecco, Gobetti, come dice Zagrebelsky, espresse nel modo più chiaro la posizione di chi non si adegua, eppure era un patriota - patriota -, non un nazionalista, non un patriottardo, ma un dissidente che voleva suscitare un risveglio collettivo, contro ogni unità che separa e taglia fuori i rami secchi, gli elementi non conformi.
Ecco la lezione che, forse, oggi di più dovremmo imparare: quella di restare fedeli e lavorare per una democrazia da fare, da costruire giorno per giorno nel contrasto delle idee e degli interessi contro quella democrazia dell'armonia in cerca di unanimità e di sottomissione alla legge del più forte. Ecco perché ci sentiamo tutti terribilmente gobettiani .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alessandro Colucci. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e onorevoli colleghi, a 100 anni dalla scomparsa di Piero Gobetti, ricordiamo non soltanto una figura luminosa dell'antifascismo italiano, ma una coscienza critica che ha attraversato il Novecento lasciando un'eredità ancora viva nella nostra democrazia. Gobetti ha condensato, in una vita troppo breve, un'intensa attività intellettuale: fondatore di riviste come e ha tessuto una rete di idee che sfidavano il nascente fascismo con la forza del pensiero libero.
Gobetti fu giovane, appena 25 anni, ma seppe essere già maestro. Con la sua rivista ci consegna un'idea alta e severa della politica: non gestione del potere, ma educazione civile, non conformismo, ma responsabilità, non retorica, ma rigore morale. In un tempo in cui il fascismo avanzava, egli comprese che la vera forza della libertà non sta nell'uniformità, ma nel conflitto delle idee, nella pluralità, nella capacità di costruire cittadini consapevoli. Il suo liberalismo non era di comodo, era un liberalismo rivoluzionario fondato sull'autonomia delle istituzioni, sull'indipendenza della cultura, sulla dignità del lavoro e sulla centralità della persona.
Gobetti pagò con l'esilio e con la vita la coerenza delle sue idee, ma proprio per questo la sua voce non si è mai spenta. Il suo messaggio è politico, è un monito esterno: la rivoluzione liberale non è un ossimoro, ma un programma di rinnovamento morale e civile fondato sul rifiuto di ogni autoritarismo. Gobetti ci insegna che la vera politica è restare politici nel tramonto della politica, opponendosi con coraggio a chi cerca compromessi con il potere oppressivo. Per noi oggi il suo messaggio è un richiamo esigente: la democrazia non è mai acquisita una volta per tutte, va coltivata con lo studio, con la partecipazione, con il rispetto delle regole ma anche con il coraggio del dissenso.
In un'epoca segnata da polarizzazioni e semplificazioni, Gobetti ci invita a non temere la complessità e a credere nella forza trasformativa della cultura. La sua eredità culturale è un patrimonio etico da preservare, consapevoli che la cultura non è ornamento, ma strumento di resistenza e costruzione. Ricordare Gobetti a 100 anni non è esercizio di memoria, ma atto d'impegno. Significa riaffermare che la libertà è fatica quotidiana, che la cultura è presidio democratico e che la politica, quando è alta, sa guardare oltre se stessa per servire la Nazione. Questo è il modo più autentico per onorare l'eredità di Gobetti.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, signor Presidente. Colleghi, a 100 anni dalla morte di Gobetti rendiamo omaggio non soltanto ad un giovane intellettuale stroncato dall'esilio e dalle violenze fasciste, ma ad una delle coscienze più lucide e severe della nostra storia nazionale. Gobetti, come ricordato, morì a 25 anni, ma in quei pochi anni seppe consegnarci un'idea esigente e radicale di libertà, che chiamò rivoluzione liberale. Per lui la rivoluzione non è tale per la violenza che esprime, né per la rottura che proclama: è rivoluzione solo se accresce la libertà, se amplia la responsabilità degli individui, se costruisce istituzioni più autonome, cittadini più consapevoli e uno Stato meno paternalista e più esigente.
La sua critica all'Italia del suo tempo fu impietosa. Gobetti vide, con anticipo, la crisi dei partiti tradizionali, incapaci di educare il Paese alla democrazia e alla responsabilità. Vide una borghesia fragile, priva di spirito civile, pronta a consegnarsi al fascismo, pur di difendere rendite e privilegi. Per questo definì il fascismo “l'autobiografia della Nazione”, non una parentesi estranea, ma il frutto delle nostre debolezze storiche, del trasformismo, dell'assenza di una vera etica pubblica.
Eppure, proprio mentre denunciava la resa delle classi dirigenti, Gobetti seppe cogliere, nel movimento operaio, una straordinaria forza morale. Nelle lotte degli operai torinesi vide una scuola di autonomia e di dignità; in quelle lotte non cercava un mito rivoluzionario, ma una lezione liberale, la capacità di organizzarsi, di rivendicare diritti, di costruire libertà dal basso.
Il suo dialogo con i maggiori intellettuali del tempo fu altrettanto intenso. È stato ricordato: con Gaetano Salvemini condivise l'intransigenza morale, l'antifascismo precoce; con Benedetto Croce si confrontò sul terreno del liberalismo, riconoscendone la grandezza, ma superandone l'impostazione più elitaria e contemplativa; con Giuseppe Prezzolini ruppe politicamente quando, a suo giudizio, prevalse la tentazione della resa, dell'adattamento invece della lotta.
Significativo fu anche il suo confronto, come ricordato, con Gramsci: due tradizioni diverse, quella liberale e quella marxista che, tuttavia, si riconobbero nella centralità della cultura e nell'idea che la politica sia, prima di tutto, educazione, costruzione di egemonia, formazione di una nuova classe dirigente.
Oggi, a un secolo dalla sua morte, il pensiero di Gobetti interpella ancora l'Italia. In un tempo in cui i partiti attraversano nuove crisi di rappresentanza, in cui la sfiducia verso le istituzioni cresce, in cui riaffiorano pulsioni semplificatrici e leaderismi, la sua lezione resta attuale: non esiste libertà senza conflitto civile, senza responsabilità, senza una classe dirigente all'altezza del proprio compito.
Ho concluso. Ricordare Gobetti, qui, nel luogo più alto della rappresentanza democratica, significa, signor Presidente, assumere fino in fondo la sua sfida: fare della politica non una gestione del consenso, ma un'opera continua di educazione alla libertà perché, come egli ci ha insegnato, la rivoluzione è vera solo quando rende gli uomini più liberi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Magi. Ne ha facoltà.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. L'antifascismo di Piero Gobetti era un antifascismo istintivo, profondo, viscerale, che affondava nel fatto che, probabilmente, Gobetti, come pochi altri, come Giacomo Matteotti, aveva compreso, tra i primi, la vera natura del fascismo.
La definizione di Piero Gobetti del fascismo come “autobiografia della Nazione”, della nostra Nazione, della Nazione italiana è rimasta scolpita e ci dà l'idea di quanto quell'analisi fosse giusta. Ma le analisi giuste fanno ancora più impressione quando vengono formulate mentre le cose stanno accadendo. Sono in pochi a riuscirci. Gobetti aveva perfettamente compreso che nel fascismo c'erano molti mali, molti difetti della Nazione italiana: il Risorgimento incompiuto, il trasformismo, l'incapacità o la mancanza di volontà delle classi dirigenti di essere pienamente classi politiche, la mancanza di responsabilità delle classi dirigenti.
La rivoluzione liberale di Gobetti è un fatto, prima di tutto, etico-politico ed è un processo attraverso il quale si sarebbero dovuti formare elementi di classi dirigenti che il Paese ancora non aveva, per portare a compimento quello che era rimasto, appunto, incompiuto con il Risorgimento.
L'intransigenza, ecco, secondo Gobetti, era l'unico vero valore irrinunciabile. Aveva una visione assolutamente antiretorica e antidogmatica della politica; però, di nuovo, Gobetti come Giacomo Matteotti facevano male a Mussolini. Mussolini li temeva perché esprimevano un rigore etico e morale, ancora prima che politico.
Mussolini disse e scrisse al prefetto di Torino: rendete la vita impossibile a quest'uomo. Così fece il regime, gliela rese davvero impossibile perché i pestaggi di cui fu vittima Piero Gobetti e che lo portarono alla morte, di lì a pochi giorni dopo essere partito per Parigi, furono commessi da fascisti piemontesi, da fascisti italiani.
C'è un altro aspetto che mi piace ricordare, in pochi secondi: l'attenzione che sia Gobetti che Matteotti davano alla legge elettorale, alla questione della legge elettorale. Gobetti definiva delle “ubriacature dannunziane e futuriste” queste idee delle leggi elettorali che imprimono, con dei premi di maggioranza abnormi, una distorsione al processo politico, al confronto delle idee, allo scontro fra i partiti in Parlamento. Ecco, in quel momento - e concludo - mentre Gobetti diceva questo, c'era chi diceva, la maggior parte, anche una buona parte della classe dirigente liberale: il fascismo è qui, normalizziamolo, rendiamolo un fatto normale, addomestichiamolo.
Ecco, Gobetti era tra coloro che intuirono che non c'era nulla da addomesticare, che l'unica postura da tenere era quella di un'intransigenza antifascista e patriottica con uno sguardo all'Europa .
PRESIDENTE. Si è così conclusa la commemorazione del centenario della morte di Piero Gobetti.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Chiediamo, come Alleanza Verdi e Sinistra, un'informativa urgente del Ministro Tajani su Cuba, sull'embargo petrolifero verso Cuba.
Qualche ora fa, Donald Trump ha detto che quella è una Nazione fallita, godendo di quegli aerei che non riescono nemmeno a decollare.
Nel suo ordine per la sicurezza nazionale statunitense, ditemi voi che minaccia è Cuba per gli Stati Uniti da 60 anni. Dice: zero. Zero petrolio, zero gas, zero approvvigionamenti, diretti e indiretti. Ma sa che cosa vuole dire, Presidente? Sa come si vive a energia zero? Vuol dire in tutta l'Isola, a partire dai tanti ospedali. Già, perché la sanità cubana la conoscete bene, ma ci arriverò alla fine.
Vuol dire che, tra un'operazione e l'altra, tra una cura e l'altra, tra un parto e l'altro, spesso quegli interi ospedali diventano neri, scuri. E, poi, ci vuole qualche minuto per far riattivare l'energia. Ecco, significa usare i rami secchi che cadono dagli alberi, significa che i benzinai sono chiusi ed è chiusa anche spesso la gran parte dei trasporti pubblici; e vuol dire che nemmeno tutti i lavoratori e le lavoratrici possono raggiungere il loro posto di lavoro, compresi gli infermieri e i medici, comprese le persone che devono raggiungere quegli ospedali.
Significa, ovviamente, carburante alle stelle, mercato nero. Significa il crollo del turismo, tratte aeree interrotte, significa che le scuole riducono le lezioni in presenza, significa garantire solo la chirurgia d'urgenza. Altro che strangolare il Governo per la libertà del popolo cubano e altro che il rispetto dei diritti umani!
Lo chiediamo a quest'Aula, non possiamo stare in silenzio. Lo dico per quella logica di ricolonizzazione che vediamo in tutto il mondo, a partire da Gaza, come abbiamo detto pochi minuti fa; lo diciamo davanti a un predatore seriale che strangola tutto: in questo momento sta strangolando un'isola, ma anche il suo popolo.
Ecco, mentre una nuova , lanciata dall'Internazionale progressista, si prepara a salpare per Cuba, per aggirare simbolicamente il blocco imposto da Washington, noi siamo al loro fianco e pretendiamo di conoscere la posizione del Governo.
Vorrei riportarvi un attimo indietro nel tempo: se avrete bisogno nuovamente di noi, sapete dove trovarci. Sapete di chi sono queste parole? Sono di chi ci ha dato una mano. L'hanno detto quando se ne stavano ritornando a Cuba, dopo essere stati qui in Italia. Nel momento più buio del nostro Paese loro erano lì, non a dividere quello che hanno di più, come fanno gli occidentali, a dividere tutto quello che hanno , perché la pandemia c'era anche a Cuba, eppure loro erano qua.
Lo dico perché ero consigliere di opposizione in Piemonte, eppure dall'altra parte c'era un presidente di destra, come Cirio, così come Fontana, che accolse quell'aiuto, che lo accolse. Già, quella piccola isola socialista dà fastidio, ma in quel momento lì, quella sanità pubblica faceva comodo a tutti, anche a noi, perché la sanità pubblica è gratuita, ma non è gratis, neanche per il popolo cubano, vorrei che fosse chiaro.
Allora, Cuba ci ha mostrato spesso che si può dare non solo ciò che sia in eccesso, ma tutto, prima di tutto il tempo, l'intelligenza e il cuore. Ora non si tratta di sdebitarci, ma di mostrare quello che ci hanno mostrato, che l'umanità è una sola e Cuba non può rimanere sola. !
PRESIDENTE. Colleghi, per favore. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la Presidente Boldrini. Ne ha facoltà.
LAURA BOLDRINI(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Anch'io, a nome del mio gruppo, chiedo un'informativa urgente del Ministro degli Affari esteri sulla gravissima situazione che sta vivendo la popolazione cubana. Guardi, penso sia un tema che dovrebbe riguardare tutta l'Aula.
Sappiamo benissimo che Cuba, da un punto di vista politico, è un Paese pieno di contraddizioni, è gravato da limitazioni delle libertà democratiche che non possiamo condividere. Il Comitato permanente della Camera dei deputati nel mondo - che presiedo - si è occupato di questa situazione con audizioni di associazioni che rappresentano la dissidenza democratica cubana, ma non è certo per questa ragione che l'isola è gravata, da oramai 64 anni, da un embargo contro il quale l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha votato ben 33 risoluzioni. Va bene? Contro l'embargo, ogni anno, dal 1992 ha fatto la stessa votazione, con la sola eccezione del 2020 che era l'anno del Covid. L'ultima risoluzione contro l'embargo a Cuba è stata votata il 29 ottobre 2025. Come ha votato l'Italia, Presidente, viene da chiederci. L'Italia ha sempre votato contro l'embargo, dunque parliamo di diversi Governi che hanno sempre votato contro l'embargo, un embargo che viola non solo i principi di umanità, ma anche la posizione delle Nazioni Unite e dunque il diritto internazionale.
Il 17 dicembre 2014 l'allora Presidente Barack Obama ne annunciò la fine, ma la fine dell'embargo non si concretizzò, perché? Per la contrarietà dei parlamentari repubblicani. Lo stesso Obama riallacciò le relazioni con Cuba - lei ricorderà -, ci fu una visita nel 2016, andò direttamente a L'Avana, ma oggi Washington resuscita la dottrina Monroe e l'America Latina cosa diventa? Torna a essere il cortile di casa degli Stati Uniti. Lo dimostra il blitz a Caracas con il rapimento illegale di Nicolás Maduro, a seguito del quale il Venezuela è sempre lo stesso, colleghi e colleghe. Guardate che non è cambiato nulla dal punto di vista dei diritti umani, dei diritti civili. È cambiato solo il nome del Presidente, ma tanto bastava. Vedete, lo dimostra anche il fatto che oggi la popolazione cubana vive giornate drammatiche: dopo l'intervento militare del 3 gennaio a Caracas, Cuba non ha più ricevuto petrolio dal Venezuela, che era il suo principale fornitore.
Il 29 gennaio scorso, il Presidente statunitense Trump ha firmato un ordine esecutivo che minaccia dazi - ascoltate bene -, minaccia dazi contro tutti i Paesi che intendono portare petrolio a Cuba, anche il Messico, che forniva petrolio a Cuba, ha sospeso l'invio del petrolio per paura dei dazi. Quindi, nel giro di pochi giorni Cuba è piombata in un incubo e chi ce lo ha detto? Ce lo ha detto stamattina l'ambasciatore cubano che abbiamo incontrato. Ci ha parlato di un'isola rimasta senza carburante, i voli internazionali drasticamente ridotti o dichiarati a rischio, con conseguenze drammatiche nel turismo, che è la principale fonte dell'economia cubana, mentre le città sono sempre più spesso al buio a causa dei .
A Cuba manca l'energia per le attività essenziali di vita, per le scuole, per le aziende alimentari e farmaceutiche e senza mezzi pubblici è diventato impossibile per migliaia di persone andare a lavorare. Manca l'energia persino negli ospedali per alimentare le macchine che garantiscono la cura e la vita di migliaia di persone, ci sono i malati che sono abbandonati al loro destino, con un sistema sanitario costretto alla resa. Presidente, mi dica lei, di fronte a tutto questo può il mondo voltarsi dall'altra parte? Può guardare altrove? Me lo dica lei, perché Cuba è strangolata, Cuba è senz'aria, è senza la possibilità di sopravvivere, è ferita. È la legge del più forte questa, è la legge del più cinico, è la legge del più spietato dei potenti.
Io però devo ricordare - mi dia venti secondi - a quest'Aula qualcosa di importante: noi non possiamo dimenticare che durante il Covid fu proprio Cuba a mandare i primi medici a sostegno della nostra sanità in affanno e non possiamo dimenticare che oggi, colleghi e colleghe, negli ospedali calabresi di Cosenza, Vibo Valentia, Crotone, Reggio Calabria e Catanzaro, ci sono oggi ancora centinaia di medici. Tutto questo non conta niente, Presidente? Il Governo italiano non ha nulla da dire? Può voltare le spalle a chi ci ha teso una mano nel momento più buio per noi? Non lo può fare, Presidente. Non lo deve fare, o il Ministro Tajani pensa che la popolazione cubana e il diritto internazionale valgono fino a un certo punto, quindi anche la salvezza della popolazione vale fino a un certo punto. Meloni tace. Tace perché continua a genuflettersi di fronte ai desideri di Donald Trump e, in questo caso, persino a quelli del Segretario di Stato, Marco Rubio, perché Trump ha deciso che Marco Rubio deve essere il futuro Presidente cubano. Non è uno scherzo, Presidente, è la realtà.
Allora - concludo -, la dignità è dote rara, dote rara nelle stanze del Governo Meloni, ma noi non possiamo assistere in silenzio alla morte di un intero popolo, a una morte lenta di un intero popolo. Dobbiamo fare qualcosa. Grazie, signor Presidente
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, l'onorevole Francesco Silvestri. Ne ha facoltà.
FRANCESCO SILVESTRI(M5S). Grazie, Presidente. Anche io mi unisco alla richiesta dei colleghi, perché pensiamo che quello che Trump stia facendo a Cuba sia vomitevole. Io credo che bloccare tutte le risorse, minacciare qualsiasi altro Stato che possa aiutare in qualche modo il popolo cubano, sia un atto che sta mettendo in ginocchio uno Stato, sta mettendo in ginocchio una popolazione perché, vede, bloccare l'energia a Cuba, in un Paese che importa la gran parte dell'energia che usa, vuol dire bloccare, far ammalare la città. In questo momento a Cuba non vengono raccolti i rifiuti per strada, perché non c'è il carburante per far girare i mezzi. Quando si blocca l'energia a un Paese come Cuba, si blocca la logistica. Quindi, anche i trasporti sono completamente bloccati e sui trasporti non girano solo persone, girano medicinali, girano cibo, gira tutto e, quindi, bloccare questo è un atto criminale verso una popolazione
Quando si blocca l'energia a un Paese come Cuba, si blocca lo Stato essenziale, perché, in uno Stato come quello, con il carburante e con l'energia ci si mandano avanti anche ospedali, servizi e banche. E quindi stiamo parlando di un Paese che sta tornando al Medioevo. E allora quello che voglio dire con chiarezza è che bisogna intervenire perché qui la crisi è politica. Cuba non sta vivendo questo massacro per una crisi economica, ma perché qualcuno gli ha detto: cara Cuba, tu sei il mio giardino di casa, quindi eleggi chi dico io, fai quello che dico io e compri quello che dico io, altrimenti muori.
Ma non vi ricorda un atteggiamento di qualcuno ? Non vi ricorda un atteggiamento di qualcuno? È brutto scoprire che il vostro idolo si comporta come Putin. E lo scoprite adesso, in Aula, tramite queste dichiarazioni. E c'è un'altra cosa che non bisogna sottovalutare, che è l'elemento della speculazione. Perché, quando uno Stato non riesce più a garantire un bene essenziale, quel bene vitale diventa economia, diventa potere, diventa potere economico, diventa potere criminale. Il carburante diventa moneta, diventa arma criminale e di ricatto e diventa arbitraggio di scegliere chi vive e chi muore.
Allora io oggi, insieme alla collega Boldrini e ai colleghi di AVS (ma so che anche altri colleghi del MoVimento 5 Stelle lo hanno fatto), ho incontrato l'ambasciatore, e, al di là di tutto quello che ci ha detto, mi è rimasto un atteggiamento. Quando ci siamo salutati è stato anche difficile per me, perché mi sono trovato davanti non una carica istituzionale, ma un uomo che mi ha stretto la mano, mi ha guardato fisso negli occhi e nel salutarmi mi ha detto: onorevole, ci aiuti. Aiutateci, perché il mio popolo sta morendo, sta morendo di ideologia. E allora io verso quel popolo chiedo oggi da qui un applauso.
Chiedo un applauso perché oggi, da questo Parlamento, a questo popolo vogliamo dire: popolo cubano, noi siamo con voi, siamo con voi . E al Ministro, se mai verrà, voglio dire: basta essere codardi, basta. Alziamo un po' la testa e aiutiamo, chiedendo un aiuto sostanzioso, chiedendo del carburante per far funzionare quella che è la macchina di quello Stato. Vi chiediamo, almeno qui, di non essere osservatori. Almeno qui fate qualcosa .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Su cosa?
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Presidente, per un richiamo al Regolamento, articolo 115, comma 3. Signor Presidente, io non credo che quest'Aula possa tollerare il silenzio che alberga da questa mattina rispetto a un evento che credo dovrebbe farci riflettere tutti. Sui quotidiani di questa mattina abbiamo letto dell'assoluzione di Vittorio Sgarbi. Soltanto 2 anni fa, in quest'Aula fu presentata una mozione individuale di sfiducia nei confronti di Vittorio Sgarbi con la quale venivano chieste le dimissioni, che poi arrivarono, perché, sulla base di due iniziative, una di e una de la procura aveva aperto un fascicolo e Vittorio Sgarbi risultava indagato per autoriciclaggio di beni culturali a causa di un quadro, eccetera eccetera.
Lo dico perché vorrei che fosse di riflessione comune, perché non diversamente è successo quando il sindaco Uggetti di Lodi fu indagato e costretto a dimettersi. Non voglio neanche toccare, per rimanere in una situazione , quello che è accaduto su Bibbiano. Forse però sarebbe arrivato il momento - e ho concluso, signor Presidente - per tutti noi, lo dico a destra come a sinistra, che ci facessimo carico del fatto che una Costituzione che vogliamo difendere, quando prevede che…
PRESIDENTE. Vada a concludere…
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Ho finito, signor Presidente.
PRESIDENTE. …perché non è proprio collegato al Regolamento.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Lo so, la ringrazio anche per la tolleranza. Una Costituzione che prevede che tutti siamo innocenti fino a prova del contrario si scontra frontalmente contro un andazzo che abbiamo preso, in quest'Aula e fuori di quest'Aula, per cui basta un'indagine per condannare a sentenza definitiva una persona, senza aspettare nulla e addirittura chiedendone le dimissioni . Io penso che sia arrivato il momento che, da una parte e dall'altra, si rifletta attentamente sul massacro che facciamo di persone alle quali non si restituirà nulla con una sentenza di assoluzione, dopo 2 anni trascorsi in questo modo.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta… Chiedo scusa, ha chiesto di parlare il Presidente Rampelli. Prego.
FABIO RAMPELLI(FDI). Grazie, Presidente. Avevo chiesto di poter intervenire, sempre sull'ordine dei lavori, per chiamare a un'informativa urgente il Ministro Piantedosi. Non voglio mancare di rispetto alle drammatiche condizioni in cui versa Cuba e mi auguro sinceramente che possa riprendersi e riguadagnare autonomia, sovranità e benessere per i propri cittadini, ma qui, nel continente europeo, abbiamo assistito, pochi giorni fa, poche ore fa, all'omicidio del ragazzo ventitreenne Quentin Deranque, il quale era intervenuto di fronte all'università di Lione per difendere delle ragazze, 6 ragazze, del collettivo identitario femminista Némésis.
Ora, qual è la notizia, che comunque ha una ricaduta evidente anche a casa nostra? Che in questo pestaggio, accaduto fino appunto a ottenere la morte di Quentin Deranque, alcuni testimoni hanno riconosciuto un tal Jacques-Elie Favrot tra gli aggressori, che è un collaboratore parlamentare di Raphaël Arnault, deputato dell'estrema sinistra, La France insoumise, già fondatore della Jeune Garde Antifasciste, fondata nel 2018 e sciolta dal Governo francese nel 2025. Il Presidente dell'Assemblea francese, Braun-Pivet, in queste ore ha sospeso Favrot dal diritto di accesso, in quanto assistente parlamentare di Arnault, all'Assemblea stessa.
Ma il punto ovviamente non si conclude qui, e quindi utilizzerò in pieno i miei cinque minuti, perché Arnault era stato già inserito, dal luglio 2024, dal Governo francese, nella categoria , ovvero persone considerate minaccia alla sicurezza nazionale. Tuttavia, il 12 ottobre 2024, il presidente di un municipio romano, quindi in nome e per conto di Roma Capitale, Ciaccheri - questo il suo nome -, ha conferito ad Arnault una targa di riconoscimento con il logo ufficiale di Roma Capitale.
Bene, la notizia è quella della presenza che vi è stata a Roma di Arnault e di Favrot il 6 e il 7 gennaio. Cioè, questi signori si sono recati da Lione o da Parigi a Roma in occasione dell'anniversario dell'efferata strage di Acca Larenzia, occasione secondo la quale - è noto a quest'Aula - morirono tre ragazzi tra i 18 e i 20 anni, nel 1978, di fronte a una sede del Movimento Sociale Italiano. La notte dell'Epifania di quest'anno, il 6 gennaio, c'è stata un'aggressione, di cui abbiamo dato conto - è stata depositata un'interrogazione parlamentare, che ha coinvolto sempre il Ministro Piantedosi -, perché quella aggressione ai danni di quattro ragazzi di Gioventù Nazionale era stata in buona sostanza pianificata e aveva visto delle ronde attive per poter intercettare, appunto, coloro i quali, da 48 anni a questa parte, in quella notte dell'Epifania vanno in giro ad affiggere manifesti e comunque a ricordare in qualunque maniera quell'episodio gravissimo e sanguinoso.
In occasione di quell'aggressione, dopo le relative denunce e i relativi interrogatori deposti presso gli organi inquirenti, i ragazzi aggrediti hanno raccontato di aver ascoltato voci, urla e minacce in lingua straniera europea - diciamo così -, comunque in un italiano con un accento straniero.
La presenza di Arnault il 7 gennaio è testimoniata dal suo stesso video, che abbiamo trovato nelle ore recenti, in cui, appunto, inveendo e aizzando le folle in piazza dell'Alberone a Roma, a 200 metri di distanza dalla sede di Acca Larentia, svolgeva questa sua attività.
Noi chiediamo al Ministro Piantedosi di riferire in Aula se esistano… perché diciamo che due indizi fanno una prova e noi sappiamo che negli episodi di guerriglia urbana che ci sono stati negli ultimi mesi ci sono state segnalate interconnessioni tra organizzazioni extraparlamentari della sinistra radicale e Torino Askatasuna è uno di questi episodi che sono finiti come sappiamo. Quindi, la domanda…
PRESIDENTE. Concluda, per favore.
FABIO RAMPELLI(FDI). …su cui vorremmo una risposta pertinente da parte del Ministro dell'Interno riguarda proprio notizie in merito a questi episodi e a queste presenze inquietanti, a Roma, di cellule che provengono dalla sinistra radicale, estremista, violenta, europea.
Io non voglio assolutamente - e concludo con questa battuta perché non voglio essere frainteso - aizzare gli animi, né lanciare accuse di nessun tipo , per quanto i fatti sono fatti. Io penso che noi potremmo dare, al di là della risposta che darà il Ministro Piantedosi…
PRESIDENTE. Concluda, per favore.
FABIO RAMPELLI(FDI). …un bellissimo segnale se potessimo insieme, tutti i di tutti i partiti, farci una bella foto con un cartello con su scritto che chi usa la violenza politica non appartiene alla nostra storia e che non conti sulla nostra protezione . Se siete pronti la facciamo domani mattina. Ci vediamo qui, in piazza Montecitorio…
FABIO RAMPELLI(FDI). …tutti, tutte le forze politiche parlamentari, perché la storia sanguinosa degli anni Settanta la conoscono quelli che l'hanno fatta e subita e la conoscono quelli che l'hanno sentita raccontare nel corso degli anni. Basta !
PRESIDENTE. Grazie, Presidente Rampelli. Fermi, fermi, colleghi. Come i gruppi sono stati già informati, tutti quanti i gruppi, domani mattina, alle 10, si apre la discussione, in Aula, sulla vicenda in questo momento sollevata. Per cui, anche per economia di Aula perché abbiamo la proposta di modificazione al Regolamento da discutere e dato che ci siamo già definiti per domani mattina alle 10, chiedo a tutti di non andare oltre questa discussione, proprio perché la faremo, con i tempi debiti, domani mattina alle 10 . No, non lo sapevamo, non lo sapevamo. Credeteci, non lo sapevamo. Quindi, visto che domani mattina alle 10 il primo impegno sarà proprio questo, io adesso passo al seguito dell'ordine del giorno.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del documento: Proposta di modificazione al Regolamento (Modifiche al Regolamento per la razionalizzazione del lavoro parlamentare e la valorizzazione del ruolo delle Commissioni, per l'abolizione del termine delle 24 ore in caso di posizione della questione di fiducia, per il rafforzamento dello statuto delle opposizioni, delle attività di indirizzo, informazione e controllo, per la revisione della disciplina dei gruppi e delle procedure di collegamento con l'Unione europea e per l'aggiornamento del testo) (Doc. II, n. 11).
Ricordo che nella seduta di ieri si è conclusa la discussione sulle linee generali e il relatore Fornaro è intervenuto in sede di replica, mentre gli altri relatori vi hanno rinunciato.
Avverto che sono state presentate, a norma dell'articolo 16, comma 3-, del Regolamento, sette proposte di principi e criteri direttivi per la riformulazione del testo della Giunta.
Avverto altresì che la proposta di principio e criterio direttivo Pastorella n. 1 è stata ritirata dalla presentatrice.
PRESIDENTE. Passiamo, dunque, all'esame di tali proposte.
Se nessuno chiede di intervenire, do la parola al relatore, l'onorevole Federico Fornaro, per illustrare l'orientamento espresso dalla Giunta sulle suddette proposte di princìpi e criteri direttivi. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO, . Solo una breve premessa. Come avranno compreso i colleghi, l'approvazione della riforma del Regolamento segue un differente: non prevede la presentazione di emendamenti ma di principi e criteri direttivi. Questo perché - vorrei sottolinearlo - l'obiettivo e il lavoro che è stato perseguito in tutti questi mesi è di arrivare a un disegno unitario - lo dico per i colleghi che non erano presenti alla discussione generale - e sono toccati da questa proposta di riforma del Regolamento quasi la metà degli articoli del Regolamento, quindi da questo punto di vista la logica non può essere quella emendativa, cioè di intervenire su singole questioni, ma, in qualche modo, dare una valutazione sul complesso lavoro di ricerca e di equilibrio tra i diversi protagonisti del lavoro parlamentare, maggioranza, opposizione, Governo e gli stessi cittadini per la parte relativa alle proposte di legge d'iniziativa popolare.
Quindi, così come abbiamo già fatto nella fase di discussione, invece degli emendamenti, che avvengono solo all'interno della Giunta, quello che noi proponiamo ai colleghi proponenti i principi direttivi è quella formula dell'invito al ritiro, che ha un significato maggiore e meno rituale proprio per le ragioni che ho detto. Nel caso in cui i colleghi non ritenessero di ritirare le loro proposte, per questa ragione - quindi, lo dico a tutti i colleghi: non sul merito della singola proposta, ma riconfermando il complesso lavoro che ha portato alla riforma - il parere è negativo e, quindi, chiederemo di votare negativamente su queste proposte.
PRESIDENTE. Chiedo, dunque, ai presentatori - rammento che sono sei - delle proposte in oggetto se intendano ritirarle ovvero insistano sulla loro votazione.
Passiamo alla proposta n. 2 Pellegrini.
Ha chiesto di parlare il deputato Pellegrini. Ne ha facoltà.
MARCO PELLEGRINI(M5S). Grazie, Presidente. Non accetto l'invito al ritiro e vorrei fare un breve intervento se me lo consente. Però, innanzitutto, le voglio fare i complimenti - mi lasci dieci secondi per dire questa cosa - per aver consentito l'intervento che mi ha preceduto, quindi quello del Vicepresidente Rampelli per un argomento che, come lei stesso ha detto, discuteremo domani. La ringrazio, come componente di quest'Aula, per aver tenuto così in alto il ruolo che lei ricopre. Non so se altri si sarebbero regolati nel suo stesso modo.
Ciò detto, vado al cuore di questi principi, che vengono enunciati in questa proposta. Presidente, noi ci troviamo in una situazione - e, in particolare, in questa legislatura - in cui sia la decretazione di urgenza sia la sostanziale contrapposizione della maggioranza nei confronti delle proposte che vengono dall'opposizione sono assolutamente esasperate e hanno raggiunto dei livelli insostenibili.
Questo Governo, il Governo Meloni, ha raggiunto il record assoluto di tutti i tempi di decreti-legge, che poi sono stati convertiti in legge, e sostanzialmente in questi quasi tre anni e mezzo di legislatura abbiamo assistito quasi a una sostituzione dell'Esecutivo, che ha interpretato quasi in tutto e per tutto le funzioni legislative che, invece, sarebbero, per previsione costituzionale, assegnate al Parlamento.
Guardi, il tema del rispetto, sia sostanziale sia come metodologia di confronto democratico tra maggioranza e opposizione, è particolarmente sentito da questo gruppo politico ma, credo, davvero da tutta l'opposizione.
Io voglio fare due esempi - secondo me, molto calzanti - di quello che voglio dire con questo mio intervento. Uno dei temi su cui l'opposizione, in maniera assolutamente compatta… Tutti i gruppi di opposizione avevano proposto una diversa legislazione sul salario minimo. Ebbene, questa maggioranza e il Governo, invece di consentire a quest'Aula, al Parlamento intero di confrontarsi sul merito della proposta, con un trucco, con un artificio, ce l'hanno impedito. L'altro esempio è relativo alla proposta di legge della collega Orrico riguardante la dote educativa, il tempo pieno: con il solito trucco e con il solito raggiro dell'emendamento soppressivo, praticamente, è stato impedito a quest'Aula di discuterne, di parlarne.
Guardate, proseguendo su questa strada, davvero si arriva a un attacco alla democrazia, si arriva a minare i principi costituzionali che le nostre madri e i nostri padri costituenti hanno scritto sulla Carta che è ritenuta una delle Carte più belle del mondo, se non in assoluto la più bella del mondo. Mi riferisco in particolare ai principi disciplinati nei primi articoli.
Ciò detto, questa proposta, che presentiamo come gruppo, intende assicurare che ai provvedimenti proposti dalla minoranza, sia riservato almeno un terzo del tempo complessivo - quindi, questo riguarda un terzo degli argomenti o un terzo del tempo complessivo -, in luogo dell'attuale quinto, al fine di bilanciare - concludo Presidente - l'abolizione delle 24 ore che intercorrono tra la posizione della questione di fiducia e il voto di fiducia stesso. Questo doveva essere uno dei modi per contrapporre a questa abolizione un'attenzione nei confronti delle proposte della minoranza. Infatti, non vorremmo che le 24 ore che sono state “liberate” vengano riempite di altre proposte della maggioranza, anzi, peggio, che vengano riempite di altri decreti-legge, il che non farebbe altro che aumentare questo squilibrio abnorme tra il Governo e il Parlamento, cosa che credo debba avere fine. Lo dico anche nell'interesse - ho finito, Presidente - dell'attuale maggioranza, che ora è maggioranza ma, magari, nella prossima legislatura, come tutti noi da questa parte dell'emiciclo auspichiamo, diventerà minoranza .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta n. 2 Pellegrini, con il parere contrario dei relatori.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'esame della proposta n. 3 Quartini.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. È una proposta di buonsenso nel senso che, con questa ipotesi, chiediamo di riformulare le modifiche apportate all'articolo 34, al fine di ripristinare il processo verbale nelle sedute dell'Assemblea. Credo che la possibilità di ridiscutere su cosa abbiamo detto all'interno del processo verbale ci aiuterebbe eventualmente a ridefinire o a chiarire meglio un pensiero espresso nella seduta del giorno precedente, quindi a chiarire in maniera più lineare le cose che volevamo dire; allo stesso tempo, credo che la questione della rilettura e della rivalutazione del processo verbale non rappresenti altro che uno strumento di garanzia per le opposizioni, ma anche per la stessa maggioranza. Quindi, da questo punto di vista, credo che dovremmo procedere a ripristinarlo. Questo è il senso di questa proposta. Non capisco perché non debba essere considerata, pur sapendo - ma sarebbe un processo alle intenzioni - che, a volte, la ridiscussione sul processo verbale ha rappresentato - ma che io mi ricordi, solo una volta in questa legislatura - anche un meccanismo ostruzionistico. Ma per una volta che è successo in questi tre anni e mezzo, credo che effettivamente sia un colpo alla democrazia all'interno di questa Assemblea. Quindi, in questo senso, chiedo di avere un voto favorevole su questa proposta
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta n. 3 Quartini, con il parere contrario dei relatori.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla proposta n. 4 Pavanelli.
Ha chiesto di parlare la deputata Pavanelli. Ne ha facoltà.
EMMA PAVANELLI(M5S). Grazie, Presidente. Questa proposta è di buonsenso. Ognuno di noi in quest'Aula ha il diritto, le prerogative di depositare emendamenti riferiti ad atti che sono discussi in qualsiasi Commissione. Ebbene, con questa modifica, propongo di avere il diritto di discuterli. Penso soprattutto ai gruppi più piccoli, a coloro che magari sono nel gruppo misto o che non hanno un rappresentante in ogni Commissione e, pertanto, sono meno di 14 deputati in un gruppo. Significa che loro hanno, sì, il diritto di depositare emendamenti, ma se non sono presenti in sede di esame, non li possono difendere e quindi decadono. Questa cosa riguarda tutti noi. Infatti, ognuno di noi ha la possibilità di incidere per migliorare un decreto, un disegno di legge di iniziativa parlamentare. È veramente un peccato che non si dia la possibilità di intervenire in una Commissione che non sia la propria. Ringraziando per il grande lavoro della Commissione, che per mesi ha lavorato su queste modifiche, trovo abbastanza sorprendente che non si sia pensato a queste eventualità, soprattutto per quanto riguarda i gruppi minori, i gruppi più piccoli, e, più in generale tutto, l'arco parlamentare. Infatti, se non posso difendere, spiegare o raccontare un mio emendamento in una Commissione che non è la mia, difficilmente potrà andare avanti, soprattutto nel caso in cui non ho colleghi in quella Commissione; quindi i miei emendamenti decadono. Allora, viene meno la partecipazione parlamentare, viene meno la partecipazione democratica parlamentare di ognuno di noi.
Presidente, vorrei che ci fosse un ripensamento. Infatti, non è un ostacolo indifferente, è un ostacolo enorme per tutti noi. Penso, ad esempio, a quello che accade soprattutto durante la legge di bilancio, al cui esame abbiamo sempre partecipato numerosi sia la maggioranza, sia l'opposizione, perché vogliamo difendere e illustrare il nostro emendamento, perché riteniamo sia un buon emendamento alla legge di bilancio.
Oggi in tutte le Commissioni, spesso i presidenti, già impediscono di poterli discutere dicendo che è prassi. Mettendo questa questione nero su bianco, farà sì, purtroppo, che molti colleghi non solo si vedranno decadere i loro emendamenti, ma non avranno nessuna possibilità di poterli raccontare, di poterli spiegare, di poter far sì che, magari, il Governo o la maggioranza di turno possa cambiare idea, perché può capitare anche questo e lo dico anche alla maggioranza, perché la maggioranza di oggi non è detto che sia la maggioranza di tutto il nostro futuro. Non tutti coloro che sono qui oggi saranno qui domani, ma noi dobbiamo lasciare, secondo me, un Regolamento che sia quanto più democratico e quanto più partecipativo per tutti coloro che siederanno in questi banchi anche nelle prossime legislature .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta n. 4 Pavanelli, con il parere contrario dei relatori.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla proposta n. 5 Auriemma. Ha chiesto di parlare la deputata Auriemma. Ne ha facoltà.
CARMELA AURIEMMA(M5S). Grazie, Presidente. Non posso accettare la richiesta dei relatori anche se ne condivido le intenzioni, quelle di cercare di riscrivere le regole del gioco in maniera più ampia possibile. Questo è l'obiettivo, e credo che sia stato anche il grande lavoro della Giunta, per cui noi li ringraziamo.
Ma c'è un punto che queste proposte vogliono dichiarare, e cioè il contesto in cui si inserisce questa legislatura, che ha visto estremamente compromessa la funzione del Parlamento, la funzione dell'opposizione.
Voglio ricordare il famoso emendamento alla proposta dell'autonomia differenziata, un emendamento che fu approvato, fu votato e poi è stato rivotato, in barba al Regolamento. Ora il punto qual è? Il punto è quindi, con queste proposte, marcare, comunque, lasciare agli atti di questi lavori la nostra posizione rispetto a delle cancellazioni, a degli strumenti importanti che, secondo noi, sono sia per l'opposizione sia per la maggioranza. In modo particolare vado nel merito di questa proposta, che riguarda le 24 ore rispetto alla posizione della questione di fiducia. In vari confronti ci siamo detti: ma questa è una vecchia regola che riguardava i tempi in cui i deputati arrivavano in carrozza a Roma. Diciamo che con i tempi del Ministro Salvini ci vorrebbero 48 ore , ma lasciamo stare questa cosa, quindi non è questo il punto. Il punto è che le 24 ore sono uno spazio temporale a favore del parlamentare, a favore di un ragionamento che riguarda la fiducia. Siamo stati talmente abituati a votare la fiducia come se fosse la cosa più naturale, più scontata, che si è perso il valore proprio della posizione della fiducia, che è un rinnovare il sostegno ad un Governo, ad un'azione politica: non è tanto un voto favorevole ad un provvedimento, ma è qualcosa di molto di più. Per questo, le 24 ore sono uno spazio a tutela anche dell'azione e del ragionamento di ogni singolo parlamentare, sia di maggioranza sia di opposizione. Per questo riteniamo che sia importante mantenerlo, mantenerlo proprio a garanzia, come diceva la mia collega Pavanelli, di qualsiasi maggioranza e di qualsiasi opposizione, chiunque sarà .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire… onorevole Ferrara, prego. Ah no, è dello stesso gruppo, non può intervenire. Aspetti, a titolo personale per un minuto può intervenire. Ecco, abbiamo recuperato un attimo il Regolamento. Ha rinunciato. Va bene.
A questo punto, se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta n. 5 Auriemma, con il parere contrario dei relatori.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla proposta n. 6 Alifano. Ha chiesto di parlare la deputata Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Presidente, la ringrazio per avermi dato la parola. Vorrei sottolineare che noi ci troviamo a votare questa modifica del Regolamento dopo tre anni e mezzo di legislatura, nel corso della quale abbiamo assistito a un numero esorbitante di decreti-legge accompagnati dalla inevitabile fiducia. Tutto ciò, ovviamente, ha schiacciato - questo, forse, è il termine che bisogna utilizzare - l'Assemblea legislativa sotto il peso di questa decretazione d'urgenza imposta, direi, perché senza alcun dibattito - non sono stati svolti dei veri e propri dibattiti all'interno di quest'Aula - dall'Esecutivo.
Ora, pur apprezzando, come diceva anche la collega Auriemma, il lavoro che è stato svolto in Giunta, noi restiamo fermi sulle nostre proposte. Quella a mia firma io penso che sia assolutamente migliorativa del testo del nostro Regolamento. Che cosa si vuole fare con questa proposta? Abolire la replica del Governo nelle informative urgenti, replica che ora è prevista all'articolo 139-. Allora, le informative, come tutti quanti noi sappiamo, hanno una funzione di controllo e di informazione svolta dal Parlamento sull'azione del Governo, il quale risponde, per l'appunto, alle richieste dei gruppi o anche . Le questioni - noi le abbiamo svolte tante volte in Aula - sono, in genere, di interesse rilevante e richiedono risposte urgenti che il Governo dovrebbe dare - dovrebbe, uso il condizionale - a seguito delle richieste. Ora, io mi chiedo quale senso abbia allora la replica successiva del Governo, visto che la funzione dell'informativa è, per l'appunto, quella di dare trasparenza e informazione all'azione governativa. Presidente, qui c'è un chiacchiericcio, come sempre, molto insistente, non direi fastidioso, insistente.
PRESIDENTE. Colleghi, per favore, ascoltiamo la deputata Alifano.
ENRICA ALIFANO(M5S). Tanto concluderò a breve, anche perché si insiste proprio sulla richiesta di accoglimento di questa proposta. Allora noi che cosa vediamo, a cosa assistiamo normalmente nel corso delle repliche che fa il Governo? A dei veri e propri comizi che non hanno alcun senso, perché la funzione dell'informativa è altra: il Governo deve venire qui, dovrebbe rispondere alle richieste dei gruppi e stop. E invece, dopo c'è questa replica che, nel migliore dei casi, reitera quello che già ha detto in prima istanza il Governo, e per questo si chiede di abolire questa ulteriore fase. È un modo per dare centralità, noi ci proviamo in tutti i modi, Presidente, per cercare di dare un po' di centralità al Parlamento; centralità che, ahimè, nonostante il disposto costituzionale, si sta perdendo .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta n. 6 Alifano, con il parere contrario dei relatori.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla proposta n. 7 D'Orso. Ha chiesto di parlare la deputata D'Orso. Ne ha facoltà.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente. Faccio una premessa. Io confermo assolutamente che il percorso che è stato fatto in Giunta per il Regolamento è stato un percorso molto approfondito e, devo dire, largamente condiviso, quasi del tutto condiviso, quindi confermo le parole del relatore Fornaro che prima illustrava anche l'approccio. Però, come ho detto - e quindi non posso non dirlo, non ripetermi qui -, in Giunta è stata introdotta quella che per me è stata veramente l'unica nota stonata, cioè l'approvazione di un emendamento, a prima firma della collega Kelany, che non è stato, a mio avviso, oggetto di un dibattito sufficiente su tutto quello che anche i miei colleghi adesso hanno evidenziato, perché esprimendo una sensibilità, una particolare sensibilità del mio gruppo parlamentare, su tutti quegli argomenti c'è stato, e ne do atto, assolutamente un dibattito approfondito, serio e una ricerca di sintesi e di equilibrio.
Su questo emendamento, che introduce una novità che è particolarmente impattante perché per la prima volta entra nel Regolamento la possibilità del contingentamento dei tempi nell'esame dei disegni di legge di conversione dei decreti-legge allorquando non viene posta la fiducia, secondo me era veramente necessario un supplemento di riflessione. Perché dico questo? Io - personalmente non ne ho fatto mistero e lo troverete pure a verbale in Giunta - l'ho vissuto quasi come un , per due motivi e pure per la modalità con cui è stato presentato, cioè la giustificazione è la seguente: è come se il Governo, incarnato in questo momento dalla collega Kelany, si fosse seduto in Giunta per il Regolamento e avesse detto, con le testuali parole: caro Parlamento, io la questione di fiducia non la pongo, però sai che c'è. Tu comprimi il dibattito parlamentare perché qui ci dobbiamo sbrigare.
Il punto è questo: il punto è che, come ho detto, in Giunta per il Regolamento non dovrebbe venirsi a sedere il Governo, nemmeno per interposta persona, perché lì noi rappresentiamo, in realtà, le prerogative parlamentari e la centralità di quest'Aula, per cui, a mio avviso - e me lo sentirete ridire anche in dichiarazione di voto e lo ha accennato anche ieri, ma non ho avuto modo di svilupparlo - questa è la vera macchia di questo testo, che per il resto - io lo sottoscrivo e mi espongo anche rispetto al mio gruppo parlamentare - confermo che è un testo che ha creato delle convergenze, che ha trovato un equilibrio e che poteva essere totalmente, come impianto, apprezzabile, ma questa, per noi, è una macchia - ripeto - sia nel metodo che nel merito .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta n. 7 D'Orso, con il parere contrario dei relatori.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul testo del Doc. II, n. 11, per la cui approvazione - ricordo - è necessaria la maggioranza assoluta dei componenti.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Schullian. Ne ha facoltà.
MANFRED SCHULLIAN(MISTO-MIN.LING.). Grazie Presidente. Oggi l'Aula è chiamata a esprimersi sul terzo pacchetto di riforma del Regolamento in questa legislatura. Dei tre pacchetti questo è sicuramente quello più ampio e incisivo e, alla luce dei numerosi tentativi infruttuosi delle scorse legislature di riformare il Regolamento della Camera, il risultato che oggi ci apprestiamo a votare rappresenta…
PRESIDENTE. Colleghi, silenzio, per favore.
MANFRED SCHULLIAN(MISTO-MIN.LING.). …un esito significativo…
PRESIDENTE. Onorevole, se avvicina un po' il microfono perché si sente poco.
MANFRED SCHULLIAN(MISTO-MIN.LING.). …un esito che è stato possibile raggiungere grazie allo spirito di collaborazione e al metodo che si è scelto di adottare, quello di intervenire esclusivamente sugli ambiti sui quali è stato possibile registrare un'amplissima condivisione tra le forze politiche.
Il testo approvato in Giunta costituisce, senza dubbio, un miglioramento e un ammodernamento del Regolamento sotto molteplici punti di vista. Una novità particolarmente positiva è l'introduzione del voto a data certa sui progetti di legge di cui si è dichiarata l'urgenza, misura che auspichiamo possa contribuire a disincentivare il ricorso eccessivo alla decretazione d'urgenza. Giudichiamo molto favorevolmente anche la previsione volta al superamento del termine dilatorio delle 24 ore in caso di posizione della questione di fiducia, così come le innovazioni riconducibili al cosiddetto statuto dell'opposizione che rafforzano le garanzie sull'effettività delle quote spettanti alle minoranze politiche e, segnatamente, sulla possibilità di esaminare le proposte di legge d'iniziativa dell'opposizione.
Vi sono, inoltre, alcuni temi che, per noi rappresentanti delle minoranze linguistiche e membri di un piccolo gruppo, rivestono un'importanza particolare. Mi riferisco, innanzitutto, alla modifica che consente all'Ufficio di Presidenza di autorizzare la costituzione di un gruppo in deroga formato dai deputati appartenenti alle minoranze linguistiche e da deputati eletti nelle regioni a statuto speciale, il cui statuto preveda la tutela di minoranze linguistiche. Si tratta di un riconoscimento significativo che valorizza il pluralismo linguistico e culturale presente nel nostro Paese. Per questo, vorrei ringraziare tutti i membri della Giunta e, in particolare, i relatori per la sensibilità dimostrata.
Altra novità rilevante, anche alla luce della predetta possibilità per i gruppi in deroga, è la previsione secondo cui…
MANFRED SCHULLIAN(MISTO-MIN.LING.). …i gruppi composti da un numero di deputati inferiore a quello delle Commissioni permanenti siano autorizzati a designare uno stesso deputato in due Commissioni. È una misura di buonsenso che consente ai gruppi più piccoli di svolgere, in modo più efficace, il proprio ruolo istituzionale.
Mi permetto, però, di evidenziare anche alcuni punti critici, che auspico possano costituire uno spunto di riflessione per futuri interventi di riforma. È un peccato che non si sia riusciti a superare alcuni barocchismi procedurali come, ad esempio, il doppio voto in caso di posizione della questione di fiducia. Un altro tema, quello che forse ha ricevuto la più grande attenzione da parte della stampa, è quello relativo alla modifica del sistema del contributo ai gruppi parlamentari: si è detto che la modifica prevista disincentiva i cosiddetti cambi di casacca. Temo, invece, che l'effetto reale non sarà quello di scoraggiare il singolo parlamentare ad abbandonare il proprio gruppo ma, piuttosto, quello di rendere meno doloroso, sotto il profilo meramente economico, l'abbandono per il gruppo che viene lasciato. Un deputato lascia il suo partito - e quindi anche il relativo gruppo parlamentare - perché non condivide più le proposte politiche di quel partito o perché intravede altrove un diverso futuro politico per sé stesso. Sono le idee politiche e la condivisione delle stesse che dovrebbero tenere unito un partito o un gruppo parlamentare, non certo il contributo economico erogato dalla Camera. L'unico effetto concreto di questa disposizione sarà quello di rendere più complessa la gestione per il gruppo di approdo, con possibili conseguenze anche molto pesanti, in prospettiva, soprattutto per il gruppo Misto, il quale rappresento.
Riteniamo, comunque, che nel suo complesso la riforma sia positiva ed equilibrata. Per queste ragioni, annuncio il voto favorevole della componente per le Minoranze Linguistiche .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). La ringrazio, signor Presidente. Signor Presidente, colleghi, come diceva, se non sbaglio, Voltaire, “il meglio è nemico del bene”. Quindi, a condizioni date, sicuramente facciamo un passo in avanti - poi ne facciamo uno indietro - e, se posso dire così, facciamo da una parte il minimo indispensabile, secondo la nostra opinione - premetto che noi voteremo a favore di questa proposta, che comunque fa un piccolo passo in avanti -, però, nel fare un passo in avanti, c'è anche un pezzo in cui fa un passo sbagliato, secondo noi, e ci verrò.
Intanto, va detto, signor Presidente, che noi, in realtà, se avessimo voluto fare un'opera di modernizzazione reale della situazione istituzionale avremmo dovuto guardare a due riforme: una che, purtroppo, è passata, che è quella del taglio dei parlamentari e penso che anche chi ha proposto, a suo tempo, il taglio dei parlamentari si rende conto che impatto ha avuto nel funzionamento dell'Aula, delle Commissioni e di tutta una serie di attività del Parlamento. Io non faccio mai fatica, ma…
PRESIDENTE. Colleghi, per favore...
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). …inizio a far fatica, anche perché essendoci la possibilità di uscire per un'ora e 20 minuti…
PRESIDENTE. Per favore, per favore, colleghi.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). …sennò paghiamo il prezzo del biglietto, autofinanziamo la Camera. Possiamo fare varie…non a me, alla Camera, per carità. Io non voglio…
PRESIDENTE. Certo, ci mancherebbe. Prego.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). …anzi, sicuramente, gli oratori che vengono dopo di me avrebbero un costo del biglietto maggiore rispetto a quello… per esempio, il presidente Maschio se finisse di parlare, mi consentirebbe di parlare. Ci provo.
Quindi, dicevo, noi paghiamo il prezzo di due riforme: una votata, approvata con la maggioranza, cioè quella del taglio dei parlamentari; una, invece, che non abbiamo approvato, che non è passata nel Paese, che è la riforma Renzi, che aveva tra le altre cose, per quanto mi riguarda, il grande pregio di uscire dall'ambiguità del continuare a vivere una situazione in cui c'è un monocameralismo di fatto, e, invece, produrre un monocameralismo di diritto, cioè quello che di fatto viviamo farlo diventare una scelta istituzionale.
Ora, ovviamente, che cosa accade con questa riforma del Regolamento? Ci sono cose sicuramente significative. Intanto, il tentativo di snellire dei tempi che in passato, magari, abbiamo pensato di volta in volta, stando in maggioranza piuttosto che all'opposizione, che fossero un'occasione per creare problemi alla maggioranza di turno. In realtà, spesso e volentieri, sono state anche l'occasione per una perdita di tempo generale anche della nostra vita quotidiana.
Quindi, il lavoro che è stato fatto, e anzi, mi consenta di dire subito un ringraziamento ovviamente al Presidente della Camera, ai membri della Giunta per il Regolamento, ai due relatori, che hanno fatto comunque un lavoro, a condizioni date, sicuramente importante… ai tre relatori - chiedo scusa, mi mancava il terzo, perché non vedo il terzo, ah ecco, chiedo scusa - e ovviamente a tutto il lavoro che è stato fatto dal Segretario generale e dagli uffici per cercare, a condizioni date, di portare dei miglioramenti.
Quindi, dicevo, sicuramente c'è il tema dello snellimento dei tempi, che è un fatto importante. C'è una valorizzazione del sindacato ispettivo, che, purtroppo, è stato sempre un po' la ruota di scorta, soprattutto nell'interpretazione del Governo. Si cerca di dare impulso, anche perché, con una situazione di fatto nella quale il Governo, ormai, ha una parte preponderante nell'azione legislativa, il tema del sindacato ispettivo è un tema che non può certo controbilanciare lo strapotere del Governo e della maggioranza, ma può sicuramente avere un impatto maggiore di quanto non abbia fino adesso.
Vorrei anche dire sommessamente che la regolamentazione degli interventi sull'ordine dei lavori credo che sia un altro passo molto in avanti, non perché io ritenga di scarso rilievo il fatto che ci siano degli interventi sull'ordine dei lavori, ma penso che ormai avevamo preso una china che era del tutto sballata rispetto a quello che è anche il senso dell'ordine dei lavori. Era diventata quasi una cosa rituale, quasi obbligatoria, anche in questo caso, per le opposizioni.
Vorrei dire che ritengo assolutamente, finalmente importante e decisivo il superamento delle famose 24 ore, che, nel paniere del tempo che noi perdiamo, sicuramente rappresenta uno degli elementi importanti. Vorrei dire che ritengo assolutamente che, forse, la parte più interessante e più importante di questa riforma del Regolamento è quella che meno si nota o quella che meno interessa, e invece è tutta la parte che riguarda l'adeguamento a quella che è la normativa europea e all'attività della parte che ci coinvolge come membri della Comunità europea. Si fa quel che si può. Ora, la parte sulla quale io so che si è lavorato molto e sulla quale c'è stato anche un forte lavoro di mediazione è quella che riguarda i rapporti tra l'opposizione e il Governo.
Anche qui, a condizioni date probabilmente non era possibile fare di più. Probabilmente per rendere più stringente - lo dico al collega Fornaro - qualcosa che noi conosciamo perfettamente, essendone stati protagonisti in senso negativo e vittime quando siamo stati all'opposizione e protagonisti in senso negativo quando siamo stati in maggioranza, il tema dell'abuso della decretazione d'urgenza, purtroppo, può essere soltanto confezionato in una sorta di restringimento, in ragione esclusivamente - essendo che modifichiamo il Regolamento della Camera e non modifichiamo la Costituzione - di un'esortazione al Governo, perché di questo parliamo: l'auspicio che il Governo raccolga quella che è un'esigenza, che, però, è di un Regolamento che sarà votato a maggioranza assoluta, rappresenta sicuramente il sentimento non soltanto dell'opposizione, ma dell'intero Parlamento.
D'altra parte, così deve essere quando si fanno le riforme regolamentari. Qualcuno ha detto che il fatto che questa riforma entri in vigore nella prossima legislatura sia un limite. Sappiamo invece perfettamente che, ogni volta che si è tentato di fare una riforma più o meno significativa del Regolamento, se non si pensa a renderla attuale soltanto nella legislatura successiva, quando in teoria - e mi auguro anche in pratica - non si sa chi sarà maggioranza e chi sarà opposizione, ci sarà sempre una riserva da parte dell'opposizione a consentire che ci sia una riforma regolamentare.
Quindi, non sapendo che cosa accadrà, io mi auguro che questa quantomeno focalizzazione di una delle ferite che stiamo vivendo per causa di tutte le maggioranze, da quelle di destra a quelle di sinistra, a quelle tecniche, a quelle bianche, gialle, verdi, blu e di tutti i colori - chiedo scusa al collega Faraone, che ha rimediato uno schiaffone anche oggi - sia effettivamente in una situazione che difficilmente cambierà rispetto al male a cui facevo riferimento all'inizio, che è quello del monocameralismo di fatto, nel quale purtroppo ormai sappiamo perfettamente non ci sarà nessuna modifica regolamentare che ci consentirà di risolvere questa ferita, che è una ferita che colpisce, anche in questo caso, maggioranza e opposizione, a seconda delle Camere.
Noi non risolveremo mai questo che è il male principale, e cioè il fatto che ormai noi potremo soltanto ratificare i provvedimenti che ci arrivano dall'altra Camera, così come l'altra Camera potrà soltanto ratificare i provvedimenti che arriveranno da questa Camera. Sto parlando nella stragrande maggioranza dei casi, però certamente un richiamo alla responsabilità per provare a ridare valore all'azione parlamentare nel suo complesso io ritengo che sia un fatto positivo, tanto più in un momento nel quale la china “autodistruttiva” del valore del Parlamento di anno in anno diventa sempre più pesante.
È sicuramente un auspicio, attraverso, speriamo, una sensibilità del Governo, è sicuramente un passo in avanti, che toglie anche degli alibi, perché non c'è dubbio, e questo - mi consentiranno i colleghi - era anche previsto nella riforma che facemmo nel 2016 con Renzi, il tema di dare la possibilità al Governo di - ho finito, signor Presidente - avere un'alternativa ai decreti-legge, e cioè giustamente il Governo chiede di poter avere la garanzia di approvare dei provvedimenti con un voto definitivo entro un dato tempo, e veniva sempre utilizzato il tema dei decreti-legge e delle fiducie perché non c'era formalmente la possibilità.
Questa possibilità viene data e automaticamente dovrebbe far venire meno l'alibi per il Governo - ho finito, signor Presidente - di utilizzare una via, senza dimenticare - e ho veramente chiuso, signor Presidente - che poi sappiamo perfettamente - lo dico ai relatori - che il problema dei decreti-legge non è soltanto riguardo ai tempi. Il problema del decreto-legge è che, nel momento in cui il Consiglio dei ministri lo approva, quello è immediatamente legge, mentre per l'approvazione anche a data certa di un altro provvedimento non ricorrono le stesse garanzie.
Per tutte queste ragioni, ripeto, la nostra convinzione è che noi facciamo sicuramente un passo avanti, del quale va dato atto a chi ha lavorato a questa riforma regolamentare; purtroppo i mali che incombono sull'istituzione Parlamento vanno un po' oltre e questa cura non è certo definitiva
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Semenzato. Ne ha facoltà.
MARTINA SEMENZATO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Io dichiaro il voto favorevole del gruppo Noi Moderati e le chiedo cortesemente se posso depositare l'intervento
PRESIDENTE. Assolutamente sì. Ha chiesto di parlare la deputata Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, con la proposta di modificazione al Regolamento che viene sottoposta all'Aula oggi si conclude il percorso della complessiva revisione e modifica del Regolamento della Camera. Ricordo che precedentemente, a inizio legislatura, erano state approvate le modifiche relative ad adeguamenti conseguenti alla riduzione del numero dei parlamentari e nell'ottobre 2024 le modifiche per la razionalizzazione di fasi e tempi dei procedimenti. Un percorso e un dibattito molto lungo, che ha attraversato tre legislature e che il Senato aveva già concluso prima della fine della scorsa legislatura.
È stata, quindi, opportuna la scelta del Presidente Fontana, in accordo con la Giunta per il Regolamento, di procedere gradualmente nelle modifiche, affidando a un gruppo informale, costituito dai relatori e dai rappresentanti dei gruppi, un preliminare confronto sulle aree di intervento del cosiddetto terzo binario di riforma. Dibattito e confronto diretti a costruire un ampio consenso, come necessario su una proposta di modificazione al Regolamento, anche se non sono mancati rilievi critici, i quali si sono manifestati anche durante la discussione della proposta di modificazione. Un confronto e un dibattito cui il gruppo di AVS ha contribuito anche avanzando proposte ed emendamenti, diversi dei quali accolti, anche se con riformulazioni, ma conservando una visione critica che ho ritenuto di ribadire anche nelle conclusioni dei lavori della Giunta per il Regolamento. Una visione critica che nasce dalla convinzione che un'ampia modifica dei Regolamenti parlamentari non può prescindere dal contesto storico e politico in cui viene attuata. Assistiamo globalmente a una crisi della democrazia e delle istituzioni, in cui i Parlamenti e le assemblee elettive in genere arretrano sempre più dalle loro funzioni e dai loro ruoli, con l'evidente rischio di trasformarsi in luoghi di mera ratifica delle decisioni degli esecutivi o di che non riconoscono e non sopportano il principio dell'equilibrio dei poteri. Difendere e preservare il ruolo dei Parlamenti è compito innanzitutto di chi li compone per tutelare non sé stessi, ma i principi democratici a cui per primi siamo preposti.
La difesa e la preservazione del ruolo e della funzione del Parlamento sono affidati anche alle regole di funzionamento e di svolgimento di cui si dotano. I Regolamenti parlamentari non sono, infatti, solo regole di buon funzionamento delle Assemblee elettive, ma costituiscono o dovrebbero costituire l'incarnazione della forma di Stato e di Governo. Nel nostro caso, chiaramente, è quella di una democrazia parlamentare. La difficoltà di una complessiva modifica del Regolamento della Camera risiedeva sicuramente nella oggettiva problematicità di un punto di incontro, di un compromesso tra le maggioranze e le minoranze parlamentari che si sono alternate nelle legislature, ma anche nella problematicità di un punto di incontro, di un compromesso tra la necessaria razionalizzazione delle fasi e dei tempi dei procedimenti e i legittimi timori e preoccupazioni di una diminuzione delle prerogative del Parlamento stesso.
Voglio affermarlo senza spirito polemico, ma mi preme ricordare che, mentre siamo impegnati a esaminare e ad approvare le modifiche del Regolamento, è stata calendarizzata la proposta di modifica costituzionale del cosiddetto premierato, la quale, se approvata, modificherà oggettivamente il nostro quadro costituzionale. Non è, quindi, casuale che una delle proposte di modifica, sulla quale si sono maggiormente concentrati l'attenzione e il dibattito, sia stata quella relativa al decorso del termine delle 24 ore della votazione sulla fiducia richiesta dal Governo, una modifica che, al di là della sua reale rilevanza, ha assunto quasi una valenza simbolica del dibattito e del confronto che sopra ho richiamato. Una previsione considerata da alcuni financo anacronistica, anche sulla base della sua abolizione al Senato, non considerando però che le riserve sul suo superamento non si basavano sulla conservazione di uno strumento potenzialmente ostruzionistico, ma su una critica volta a contrastare l'abuso della decretazione d'urgenza e del ricorso alla fiducia da parte dell'Esecutivo.
È incontestabile che, nel corso degli anni, da parte di tutti i Governi che si sono alternati, lo strumento della decretazione d'urgenza, previsto dall'articolo 77 della nostra Costituzione, è stato stravolto, divenendo un provvedimento utilizzato ben oltre i casi straordinari di necessità e urgenza. Le sentenze della Corte costituzionale sono restate inapplicate, così come sono rimasti inascoltati gli interventi e i rilievi dei Presidenti della Repubblica.
La revisione del Regolamento proposta tenta di offrire soluzioni all'abuso della decretazione d'urgenza e alla richiesta di fiducia, prevedendo due modifiche rilevanti. La prima introduce, anche per l'esame dei decreti-legge, nei casi in cui non venga posta sugli stessi la fiducia, il contingentamento dei tempi, prevedendo la possibilità per un presidente di un gruppo di opposizione di richiedere l'aumento di un terzo del tempo assegnato e di un quinto degli emendamenti segnalati. La seconda prevede la possibilità da parte del Governo di richiedere l'urgenza, e, quindi, il termine finale di approvazione, su provvedimenti diversi da quelli collegati alla legge di bilancio, per i quali era già prevista.
Queste due modifiche hanno l'obiettivo di superare l'abuso della decretazione d'urgenza e del ricorso alla fiducia, fornendo al Governo strumenti regolamentari che permettano l'approvazione in tempi certi dei provvedimenti legislativi di sua iniziativa. Dovrebbe essere nell'auspicio di tutte e tutti che tali strumenti contrastino effettivamente per il futuro l'abuso della decretazione d'urgenza e il ricorso alla fiducia, restituendo quella centralità e quel ruolo che la Costituzione riconosce e attribuisce al Parlamento, nonché restituiscano quantomeno omogeneità alle disposizioni dei decreti-legge. Opportunamente, inoltre, nel caso di ricorso alla fiducia, viene comunque conservato il doppio voto, quello sulla fiducia e quello finale, oltre che l'esame degli ordini del giorno. Queste modifiche sono state accompagnate da alcune revisioni dirette a rafforzare le prerogative delle opposizioni, le quali appartengono a quelle che il titolo del documento in esame definisce Statuto delle opposizioni. Le modifiche regolamentari intervengono sulle modifiche delle Commissioni, circoscrivendo, o più correttamente tentando di circoscrivere, i poteri dei presidenti delle Commissioni, anche al fine di evitare, come è avvenuto in questa legislatura, episodi e decisioni che hanno indotto le opposizioni a formalizzare la loro contrarietà, investendo anche il Presidente della Camera. Viene, inoltre, prevista la fissazione dei termini per la presentazione, da parte del Governo e dei relatori, degli emendamenti e delle proposte di riformulazione, le quali dovranno essere accompagnate, in ogni caso, da una relazione illustrativa. È stato accolto un nostro emendamento che prevede comunque la fissazione di un congruo termine per la presentazione dei subemendamenti.
Altro ambito di intervento ha riguardato i gruppi parlamentari. Per quanto riguarda la loro costituzione, fermo restando il requisito minimo numerico di 14 deputati, già fissato a decorrere dalla prossima legislatura, sono modificati i requisiti per la costituzione in deroga, prevedendo un numero di iscritti di norma non inferiore a 7 e un requisito elettorale più aderente alla legge elettorale vigente.
È stato accolto un nostro emendamento che consente ai gruppi costituiti in deroga la designazione di uno stesso deputato in due Commissioni. Sempre su nostra proposta, è stata accolta la modifica delle modalità di ripartizione del contributo erogato ai gruppi, prevedendo che una parte di questo, non inferiore a un trentesimo, sia ripartito in misura uguale tra tutti i gruppi. Tale previsione, pur nella modica entità della eguale ripartizione, quantomeno sancisce un principio già applicato dal Senato, diretto a garantire, anche ai gruppi di minore consistenza, la possibilità di dotarsi di una struttura adeguata e funzionale.
Nella Giunta sono state esaminate anche proposte relative ai cosiddetti transfughi, ovvero l'introduzione di previsioni regolamentari dirette a penalizzare i passaggi dei deputati dai gruppi di elezione ad altri. Prescindendo dal merito di tale questione, è evidente che l'esplicito richiamo costituzionale, finalizzato a escludere il vincolo di mandato, costituisce un limite a eventuali interventi di natura regolamentare. Conseguentemente, viene solo proposta una modifica che interviene sui contributi ai gruppi, prevedendo nella determinazione del contributo spettante al nuovo gruppo di iscrizione del deputato, in proporzione alla consistenza numerica, una riduzione alla metà della quota del contributo, rimanendo l'altra metà assegnata al gruppo di provenienza.
Le proposte di modifica intervengono anche su rilevanti parti dal Regolamento, come quelle relative ai lavori e alle competenze della XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea), in relazione alle procedure di collegamento con l'Unione europea. La scelta di rinviare alla prossima legislatura l'entrata in vigore delle modifiche del Regolamento contribuisce a sottrarre eventuali polemiche circa possibili forzature dell'attuale maggioranza.
Nel ringraziare, quindi, il Presidente Fontana e i relatori per il lavoro compiuto e sulla base delle considerazioni che ho finora fatto, annuncio il voto favorevole del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra sulle proposte di modifica del Regolamento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole D'Alessio. Ne ha facoltà.
ANTONIO D'ALESSIO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Preliminarmente, un ringraziamento innanzitutto ai tre relatori (l'onorevole Fornaro, il collega Iezzi e il collega Rossi) e poi anche al Presidente, agli uffici legislativi e al Segretario generale, che, con la loro competenza, hanno garantito un percorso che si è svolto in pieno afflato. Questo c'è da dirlo. Non ci sono state le dinamiche - giustamente - tra maggioranza e opposizione. C'è stata innanzitutto la consapevolezza che il tema andava affrontato con spirito costruttivo e non - ripeto - in una dinamica di conflittualità.
Il rinvio alla prossima legislatura dei cambiamenti più importanti ha aiutato. Questa, per la verità, è una cosa che anche io ho sempre sostenuto andasse concretizzata. Quando l'introduzione di nuove norme, che alterano sostanzialmente il percorso e lo migliorano, ma che affrontano temi nodali rispetto ai percorsi procedurali, viene rinviata alla legislatura successiva, ovviamente non sono caratterizzate dal ruolo di opposizione e di maggioranza e dalla faziosità naturale e fisiologica, anche comprensibile, di chi riveste in questo momento il ruolo della maggioranza o il ruolo dell'opposizione. Quindi, rinviare questo tipo di norma e affrontare le questioni tecniche, nella consapevolezza che entrano in vigore nella prossima legislatura, ha consentito una disamina più serena, più oggettiva e più distaccata.
E, a mio avviso, credo che si siano trovati dei punti di equilibrio importante con riferimento alla certezza dei tempi, alle prerogative delle minoranze, ai limiti per la presentazione, ad esempio, degli emendamenti del Governo e dei relatori nella Commissione, nonché al contingentamento dei decreti-legge laddove non venga posta la fiducia.
E poi il grande tema dell'eliminazione delle 24 ore, che secondo me ci farà fare comunque un salto di qualità. Era una norma probabilmente frutto di un'epoca precedente, io credo fosse stata introdotta anche nella consapevolezza che le questioni fiducia potessero essere centellinate, che tale strumento potesse essere utilizzato 3-4 volte in ogni legislatura. E invece l'incedere così veloce da parte di tutti i Governi - questo Governo ha posto effettivamente un record -, l'abuso dello strumento della fiducia che è stato fatto negli ultimi decenni ha vanificato quello che probabilmente era, nell'intenzione del legislatore, un momento di riflessione in cui i vari gruppi dovevano valutare effettivamente se dovessero o meno dare la fiducia a un Governo. Questa , invece, di continue fiducie ha vanificato anche l'idea della necessità delle 24 ore, che quindi si è deciso di abolire, se - come ci auguriamo, perché il nostro voto sarà favorevole - verrà abolito l'istituto delle 24 ore.
Disciplinate anche le informative del Governo e il Premier, nonché la scelta di punire, di ostacolare il cambio di casacca, con la decadenza dalle cariche e la possibilità di portare soltanto la metà del contributo a favore del gruppo che ospita colui il quale ha cambiato casacca. È vero che ci sono anche delle dinamiche politiche che vanno rispettate nei cambi di schieramento, però ci sono anche delle forme di opportunismo che vanno comunque frenate e ostacolate.
Ancora, altra nota positiva è il passaggio da un minuto a due minuti nella presentazione dei . Tutti abbiamo avuto a che fare con quei famosi 60 secondi, nei quali tante volte abbiamo avuto difficoltà nel rendere chiaro a chi ascolta il quesito; l'aumento da un minuto a due minuti ci consentirà di spiegare meglio agli utenti anche la dinamica della materia che andiamo a trattare di volta in volta.
Ancora, il divieto di differimento dell'esame dei progetti di legge di iniziativa dei gruppi di opposizione e il divieto di inversione dell'ordine del giorno, utilizzato a volte dalla maggioranza per rinviare gli argomenti proposti dalle opposizioni che possono essere scottanti.
Mi sembrano delle innovazioni molto, molto significative, che ci fanno fare un salto in avanti, anche in una dinamica più corretta ed equilibrata dei lavori della nostra Camera. Ovviamente restano degli altri miglioramenti da effettuare. Per esempio, la collega Pastorella batteva molto sull'importanza della innovazione, di introdurre il concetto di digitale, che si è evitato di inserire nel contesto delle Commissioni, perché chiaramente il discorso Commissioni va rivisitato, anche alla luce di un numero evidentemente esagerato rispetto a quello che è stato poi il taglio dei parlamentari. È chiaro che ci sono anche tante altre cose, tanti altri miglioramenti e tante altre modifiche da strutturare. Come in ogni cosa della vita, si poteva anche fare di più e fare meglio, ma mi sembra un passo importante questa riforma. Poi resta ovviamente in piedi anche il nostro modo di interpretare, per la verità, il ruolo di parlamentare nei rapporti tra di noi, tra maggioranza e opposizioni, e anche nel rapporto con la istituzione stessa. Al netto di quelle che sono le posizioni, sarà il nostro comportamento anche a provare a conferire maggiore prestigio a quella che è una istituzione come la Camera dei deputati.
Nella speranza che con questa riforma il percorso sarà caratterizzato da maggiore funzionalità e modernità, in un'ottica di miglioramento dei lavori parlamentari, voteremo “sì” .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata D'Orso. Ne ha facoltà.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente. Ci apprestiamo ad approvare un corposo pacchetto di modifiche al Regolamento della Camera, che apporterà novità sostanziali e particolarmente incisive alla vita di questo ramo del Parlamento, che però entreranno in vigore dalla prossima legislatura.
Il faro che ha sempre guidato le scelte del nostro gruppo parlamentare è stato uno ed uno solo: restituire centralità e, forse ancor prima, dignità al Parlamento. Un Parlamento che oggi - dobbiamo ammetterlo - viene continuamente svilito nelle sue prerogative, mortificato dalla bulimia legislativa di un Governo che ha battuto tutti i record di decretazione d'urgenza e di questioni di fiducia. Mi sono quindi sempre opposta personalmente, in sede di Giunta, alle modifiche che, in nome dell'efficienza, intendessero comprimere il dibattito parlamentare nei modi e nei tempi o sbilanciare ancor di più gli equilibri tra il potere legislativo e il potere esecutivo in favore di quest'ultimo.
Del resto, dovrebbe essere - già lo dicevo ieri - questo il principio ispiratore di ogni componente che siede nella Giunta per il Regolamento, perché il Regolamento rappresenta lo scheletro su cui si regge il corpo legislativo ed è patrimonio di tutti i deputati e i gruppi parlamentari. Chi siede in Giunta dovrebbe spogliarsi dai ruoli contingenti di maggioranza e opposizione ed anche dalla subdola tentazione di avere una sorta di visione prospettica per cui, pur essendo oggi opposizione, mi ritaglio delle regole ad uso e consumo per la futura legislatura, in cui penso siederò in maggioranza. Ripeto, l'unico modo per non farsi fagocitare da una logica di contrapposizione maggioranza-opposizioni è avere come obiettivo quello di difendere e valorizzare le funzioni legislativa e di controllo di questo ramo del Parlamento nei confronti del Governo.
È doveroso riconoscere che soprattutto i relatori hanno fatto uno straordinario sforzo in tal senso per trovare convergenze e sintesi in grado di recepire contributi provenienti da ciascuna forza politica. Ed è giusto anche riconoscere che il MoVimento 5 Stelle è forse il gruppo che ha visto recepire il maggior numero delle proposte emendative presentate in questo lungo percorso riformatore. Ne ricorderò solo alcune, perché purtroppo il tempo è tiranno. E allora parto dalle norme antitrasformismo, da sempre una battaglia del MoVimento 5 Stelle. Viene previsto che il deputato che ricopra un incarico in Ufficio di Presidenza e passi da un gruppo ad un altro decada dall'incarico ed è previsto anche che il deputato che approdi nel gruppo di destinazione non porti con sé l'intera quota di contributo dovuto a ciascun gruppo in proporzione a ciascun deputato, ma porti in dotazione solo la metà del contributo. Questo serve a scoraggiare i gruppi parlamentari a fare nei confronti di deputati appartenenti ad altri gruppi, in quanto ogni deputato acquisito dovrà intendersi ormai come un costo per il nuovo gruppo. Sinora, invece, vi è stata anche una convenienza economica ad acquistare deputati transfughi.
Sono regole di buonsenso, ma anche dall'alto valore etico e culturale, noi crediamo, perché mirano a scoraggiare cambi di casacca che troppo spesso sono in realtà frutto di mero opportunismo politico o di esasperati personalismi, e a consentire un maggiore rispetto del voto popolare. Perché, vedete, ogni cambio di casacca è vissuto giustamente dagli elettori come un tradimento, ed è uno di quei fenomeni che probabilmente alimenta l'astensionismo, nonché quella ormai crescente percezione da parte di tantissimi elettori che il proprio voto sia inutile .
Un'altra innovazione fortemente voluta dal MoVimento 5 Stelle è quella di disciplinare il procedimento per l'adozione delle sanzioni disciplinari da comminare ai deputati che si svolge innanzi all'Ufficio di Presidenza della Camera, per garantire finalmente al deputato coinvolto il contraddittorio e il diritto di difesa. D'ora in poi, a ciascun deputato dovrà essere contestata sin dall'inizio una condotta specifica e dovrà essergli consentito di dare la sua versione dello specifico fatto contestato, presentando memorie difensive e prove documentali, se lo ritiene opportuno. Il deputato dovrà sempre essere ascoltato e la decisione dovrà essere sempre corredata da idonea motivazione, questa è una grande novità. Ed in sostanza non potrà più accadere quanto accaduto in occasione delle contestazioni in Giunta delle elezioni per la nota vicenda Scutella' o quanto accaduto nel caso Donno, in cui i colleghi sono stati convocati e sanzionati per fatti generici.
Sono del MoVimento 5 Stelle anche la disposizione volta a rafforzare l'obbligo del Governo di rispondere in tempi certi alle interrogazioni presentate dai deputati e la proposta di introdurre il in Commissione con cadenza settimanale.
È del MoVimento 5 Stelle la norma che impone la convocazione della Giunta per il Regolamento quando ne facciano motivata e fondata richiesta uno o più presidenti di gruppi che rappresentino almeno un quarto dei componenti della Camera. Attualmente la convocazione della Giunta viene decisa, con assoluta discrezionalità e autonomia, dal Presidente della Camera, ma sappiamo che spesso, in Aula, sorgono dubbi sull'interpretazione e sull'applicazione del Regolamento che richiederebbero la convocazione immediata della Giunta per essere sciolti.
È del MoVimento 5 Stelle la norma che prevede, ogniqualvolta le Commissioni parlamentari competenti per materia siano chiamate a ratificare una nomina proposta dal Governo, che il candidato venga audito dalle Commissioni affinché ne venga verificata l'idoneità rispetto all'incarico da assumere. Vedete, è una norma importante perché rafforza il controllo parlamentare sulle nomine fatte dal Governo e, soprattutto, perché fornisce elementi di trasparenza, per cui ciascun cittadino che vorrà seguire l'audizione - e potrà farlo tramite la Camera - potrà rendersi conto, da solo, se le scelte operate dal Governo siano fondate su criteri oggettivi di merito, competenza, professionalità, ovvero, magari, siano determinate da amichettismo e appartenenza politica.
È del MoVimento 5 Stelle, poi, la proposta di modifica volta a rafforzare le funzioni del Comitato per la legislazione, che - spieghiamo a chi ci ascolta - è quell'organo chiamato a valutare la qualità dei testi di legge, la loro chiarezza, l'omogeneità, la semplicità, il loro impatto sulla coerenza dell'ordinamento e la loro efficacia in termini di semplificazione normativa. Con la nostra modifica, le indicazioni date dal Comitato diventeranno veri e propri emendamenti che la maggioranza si assumerà la responsabilità di bocciare con un voto in piena trasparenza, perché, per noi, scrivere testi chiari e accessibili per tutti i cittadini, è fondamentale.
Un'altra disposizione cara al MoVimento 5 Stelle riguarda l'introduzione di una corsia preferenziale per l'esame dei progetti di legge di iniziativa popolare, perché per noi va valorizzato ogni meccanismo volto ad agevolare la partecipazione, direi, anzi, il protagonismo, dei cittadini alla vita politica del Paese. Purtroppo, però, nonostante gli sforzi profusi dai relatori, a nostro avviso non si è riusciti fino in fondo a costruire un impianto davvero equilibrato. È stato ricordato da chi mi ha preceduto che una delle più grandi novità è l'abolizione del decorso delle 24 ore tra la posizione della fiducia e la votazione della fiducia. Ebbene, è mancato il coraggio di introdurre una modifica da noi fortemente voluta, che sarebbe stata l'unico vero contrappeso all'abolizione delle 24 ore della fiducia, ovvero l'innalzamento ad un terzo della quota di argomenti da trattare riservata ai gruppi di opposizione. Oggi, infatti, la quota riservata alle opposizioni è pari ad un quinto. Noi volevamo che diventasse un terzo in modo da avere la garanzia che quelle 24 ore liberate non venissero sistematicamente occupate da altri provvedimenti di iniziativa governativa, magari dall'ennesimo decreto-legge, ma potessero essere destinate ad iniziative parlamentari delle opposizioni.
Ma ciò che proprio riteniamo abbia sporcato il testo è stata l'approvazione estemporanea di un emendamento a firma della collega Kelany, che introduce la possibilità di contingentamento dei tempi in Aula anche per l'esame dei decreti-legge quando il Governo non ponga la questione di fiducia. Francamente ci è sembrato di subire quasi un ricatto da parte del Governo. Io, personalmente, in Giunta per il Regolamento l'ho vissuta così, come se il Governo venisse a sedersi in Giunta e dicesse: caro Parlamento, io non metto la questione di fiducia, ma tu comprimi il dibattito parlamentare, quasi che esaminare un decreto-legge senza fiducia sia una gentile concessione del Governo.
Ecco, questo emendamento, secondo noi, tradisce quel principio ispiratore che doveva guidarci in tutto il percorso di riforma del Regolamento ed è una ferita che, unita ad altre molto più lievi, che però hanno l'effetto di comprimere il dibattito parlamentare e che in parte sono state illustrate dai miei colleghi durante il dibattito sugli emendamenti, ci spinge ad esprimerci, a malincuore - ve lo dico personalmente, perché tanto c'è nel testo di nostro -, con un voto di astensione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pagano. Ne ha facoltà.
NAZARIO PAGANO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, la proposta di modifica del Regolamento della Camera che oggi ci apprestiamo ad approvare costituisce certamente uno dei passaggi più delicati e significativi di questa legislatura. Le procedure parlamentari non sono un tema riservato ai tecnici o agli addetti ai lavori, sono il meccanismo attraverso cui la democrazia prende forma e sostanza, decide, garantisce diritti e assicura il confronto tra le forze politiche. La qualità stessa di una democrazia, sia in termini di effettività delle decisioni sia nella dialettica tra maggioranza e opposizione, dipende in misura decisiva dalle regole che si dà.
Quindi, la sfida affrontata nel lavoro della Giunta per il Regolamento è stata quella di trovare un equilibrio tra l'espressione del pluralismo, i diritti dei parlamentari e dei gruppi da un lato, e l'esigenza di rendere però anche più fluidi, più certi, più rapidi i percorsi che portano alla deliberazione, in particolare nel procedimento legislativo. Perché spesso ci si lamenta della lentezza delle procedure, ma accade anche che, purtroppo, siamo anche noi parlamentari, talvolta, ad esagerare, ad abusare di certi tempi, che diventano poi, di fatto, morti.
NAZARIO PAGANO(FI-PPE). Un'esigenza, pertanto, che è divenuta, via via, più pressante alla luce dei profondi mutamenti istituzionali e tecnologici che vi sono stati negli ultimi anni. Mutamenti che hanno certamente aumentato la complessità delle decisioni pubbliche, chiesto ai Parlamenti di conoscere e valutare, ma, soprattutto, di decidere in tempi sempre più rapidi. Tutti sanno che, oggi, è fondamentale avere rapidità nelle decisioni. In questo contesto non possiamo non riconoscere che, all'inizio di questa legislatura, il Regolamento della Camera dei deputati era certamente obsoleto, era inadeguato ai tempi che sono cambiati, all'anno che viviamo, anche e, soprattutto, rispetto al Regolamento che già esisteva al Senato. Io, nella passata legislatura, ho avuto l'esperienza di essere in Senato e posso dirvi che, in quel ramo del Parlamento, ben due volte hanno modificato - nel 2017 prima, nel 2022 dopo - quel Regolamento e l'hanno reso certamente più adeguato ai tempi che erano cambiati, che erano mutati, e ai lavori più rapidi.
Quindi, voglio ringraziare per questo i gruppi, i relatori, che si sono impegnati molto: voglio rivolgermi in particolare all'onorevole Fornaro, all'onorevole Iezzi, ma anche all'onorevole Angelo Rossi, che si è molto impegnato per trovare delle soluzioni condivise insieme a Fornaro, che pure viene considerato, da sempre, un grande esperto di regolamenti e, in particolare, di quello della Camera. Quindi vi ringrazio.
Ma voglio ringraziare soprattutto, e meno male che è appena arrivato, il Presidente Fontana. Merita un applauso il Presidente Fontana , facciamoglielo, perché si è impegnato tantissimo per quello che ha fatto, perché in questa legislatura, giustamente, voleva che questa inadempienza dell'Assemblea, questa grave carenza fosse colmata.
Passando ai contenuti, ritengo che l'innovazione, però, più significativa della riforma risieda in due interventi strettamente connessi. Il primo è, finalmente, quello relativo al superamento - che è stato richiesto a più riprese sia dai gruppi di maggioranza sia da quelli di opposizione, ricordo gli interventi del collega Giachetti - delle 24 ore prima della votazione della questione di fiducia, che è una roba arcaica, direi quasi medievale, con la quale, purtroppo, siamo stati costretti in questa legislatura a convivere. Tempi morti, tempi inutili che, invece, un parlamentare, un legislatore dovrebbe utilizzare in modo migliore. Una previsione quindi superata, assente, ovviamente, nel Regolamento del Senato, che la prassi ha dimostrato non essere più una reale garanzia per i deputati né un freno effettivo al ricorso alla fiducia da parte del Governo.
Voglio ricordare che noi, anche nei decreti-legge, quindi nei provvedimenti d'urgenza, di fatto, perdiamo un giorno in più rispetto, per esempio, all'altro ramo del Parlamento. Quindi potremmo essere, fra virgolette, preferiti dal Governo - preferiti, voglio dire, quelli del Senato rispetto a noi - proprio anche magari per questa ragione, perché abbiamo un giorno in più di perdita effettiva incomprensibile.
Personalmente, ritengo che, seguendo questa impostazione, si sarebbe dovuto fare e fosse dovuto - e i colleghi della Giunta per il Regolamento lo sanno, sia di maggioranza che di opposizione - un allineamento ancora più completo con il Senato. Il collega Fornaro si gira verso di me perché ha cercato, come dire, di convincermi che si arriva lentamente a certi obiettivi. Ma ho sempre ritenuto che, essendo il nostro un Parlamento dove vige… una democrazia dove vige il bicameralismo paritario, il cosiddetto bicameralismo perfetto, mi sembrava giusto e logico che anche i Regolamenti fossero simili, se non identici, ovviamente, fra Senato e Camera.
In questo modo avremmo superato, per esempio, anche questa vicenda legata al superamento dell'esame degli ordini del giorno in Assemblea, cosa che qui avviene e continuerà ad avvenire e che al Senato non c'è più già dalla passata legislatura. Per questa ragione ho presentato emendamenti, che non sono stati accolti. Ovviamente comunque c'è stato un accordo, al quale ovviamente i relatori hanno dato un contributo importante, lo stesso Presidente Fontana ha dato un contributo, perché era giusto arrivare ad una condivisione.
Però, il voto finale, per esempio, successivo alla fiducia era un'altra questione. Comprendo che, nell'equilibrio complessivo che si è raggiunto, si sia scelto di mantenere uno spazio di iniziativa per le opposizioni, le opposizioni ci tengono in modo particolare a discutere gli ordini del giorno in Assemblea. Io, per esempio, personalmente ne firmo assai pochi perché mi dispiace che, magari, un ordine del giorno venga approvato e poi, di fatto, non trovi reale e concreta applicazione nella realtà delle cose. Il secondo intervento, complementare al primo, peraltro, riguarda il rafforzamento delle alternative regolamentari alla fiducia.
Mi riferisco, in particolare, all'estensione del contingentamento dei tempi. È giusto dire che, già nella passata legislatura… Voglio citare l'onorevole Simone Baldelli, gli farà piacere che io lo citi, perché fu proprio lui a chiedere, a più riprese, il contingentamento dei tempi dei decreti-legge e la possibilità di fissare un termine finale per l'approvazione dei progetti di legge dichiarati urgenti, il “voto a data certa”. Questo sostanzialmente se vediamo le criticità emerse negli ultimi anni e le polemiche che si sono fatte, per esempio, sull'eccessivo ricorso alla decretazione d'urgenza, ai sensi dell'articolo 77 della Costituzione… Si sente spesso dire: fate troppi decreti-legge, troppe richieste di fiducia.
Però, di fatto, è ovvio ed evidente che, se non si trova una soluzione alternativa, i Governi, tutti i Governi, non solo questo, quello che governa attualmente, sentono l'esigenza di produrre effetti nei provvedimenti che emana il Consiglio dei ministri. Le nuove regole possono contribuire a superare questa spirale. Tempi certi, quindi l'introduzione del “voto a data certa” anche per i progetti di legge, e procedure definite riducono la tentazione delle scorciatoie e favoriscono un confronto più concentrato sul merito dei provvedimenti. Quindi, ci saranno certamente nella prossima legislatura minori decreti-legge e ci sarà sicuramente maggiore certezza anche sui provvedimenti che li riguarderanno.
Un terzo ambito di grande importanza riguarda, poi, la razionalizzazione del procedimento in sede referente di Commissione. Voglio dire due parole perché da presidente della I Commissione (Affari costituzionali) ho avuto molto da fare, come è noto a tutti voi, in questa legislatura. Tanti sono stati i provvedimenti. Quindi, i poteri maggiori che vengono conferiti ai presidenti di Commissione e rafforzati sono importanti nell'organizzazione dei lavori, anche in relazione alle attività conoscitive e, allo stesso tempo, disciplinano con maggiore precisione i termini e le modalità di presentazione degli emendamenti.
Vado a concludere, manca un minuto.
Io credo che, quindi, sia stato fatto un ottimo lavoro. Caro Presidente Fontana, la ringrazio per questo impegno. Io, forse, a nome del gruppo di Forza Italia, avrei voluto qualcosina ancora di più per rendere ancora più liberale, ancora più rapido, ancora più veloce e rapido il procedimento legislativo. Non ci sono riuscito, ci ho provato, però credo che i risultati raggiunti - cari colleghi relatori, grazie ancora per quello che avete fatto - siano risultati importanti.
Ed è proprio per questa ragione che, a nome di tutto il gruppo di Forza Italia, dichiaro il voto favorevole a questo provvedimento. Grazie e buon proseguimento di lavoro .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Iezzi. Ne ha facoltà.
IGOR IEZZI(LEGA). Grazie, Presidente. Quello che di cui oggi stiamo discutendo non è un atto formale. Il Regolamento della Camera consta di 154 articoli, noi ne andiamo a modificare 61, ne abbiamo abrogati 6 e ne abbiamo aggiunti 7. Quindi, questo vuol dire che è stato fatto un lavoro importante un lavoro anche cospicuo su tutto il Regolamento. Questo è frutto di un percorso lungo, che è iniziato all'inizio di questa legislatura con la prima tappa, quando abbiamo adeguato a livello numerico tutte le istituzioni all'interno della Camera per andare incontro al taglio dei parlamentari che era stato approvato nella scorsa legislatura.
Qui devo dire che è stato importante anche l'apporto che ci ha dato il Presidente Fontana, quando ha deciso di scegliere anche come relatori due persone - in questo caso io, ma non è questo importante -, due relatori che avevano seguito la discussione anche nella precedente legislatura, in modo tale da riportare all'interno della prima tappa che noi abbiamo approvato tutti quei ragionamenti che erano stati fatti già nella precedente legislatura, a caldo, dopo il taglio dei parlamentari.
Di seguito, abbiamo proceduto con la razionalizzazione dei tempi. Siamo intervenuti per rendere più fluidi i lavori di questa Camera, in particolare intervenendo, ma non solo, su tutta la fase della discussione degli ordini del giorno. Infine, quest'ultima tappa, che è forse quella più importante perché va a cambiare nel profondo tutta la modalità di lavoro e tutto l'iter legislativo di questo ramo del Parlamento. Abbiamo lavorato cercando di ottemperare a un puro spirito repubblicano e cercando di rispettare i valori della Carta costituzionale.
Lo abbiamo fatto, in particolare, cercando un equilibrio tra le varie istituzioni, tra le varie parti di questo ramo del Parlamento. In questo, io lo ribadisco perché, secondo me, è stato molto importante, il Presidente Fontana, un po' come una stella polare, ci ha indicato anche l'indirizzo che noi dovevamo seguire durante il nostro lavoro, e, in particolare, l'importanza, come dicevo, di trovare un equilibrio tra i diritti del Governo, cioè la possibilità che chi è stato scelto dai cittadini possa realizzare il proprio programma elettorale, e le prerogative dell'opposizione.
Per quanto riguarda i diritti del Governo, io ci tengo a sottolineare 4 punti. Innanzitutto, la cancellazione delle 24 ore per la fiducia, che è un istituto oramai arcaico. Tutti noi lo abbiamo sempre criticato e finalmente questo istituto, che ci racconta di un Paese e di tempi che non ci sono più, non sarà più rispettato, rendendo più veloci i lavori di questo ramo. Poi, secondo punto, il voto a data certa dei provvedimenti su richiesta del Governo, che è un tema molto importante proprio per permettere la realizzazione di quel programma su cui una maggioranza e un Governo sono stati scelti dai cittadini. Terzo punto, il contingentamento dei tempi per quanto riguarda i tempi dei decreti non fiduciati.
Ecco, io su questo ho sentito un po' di critiche. In realtà, questo va visto esattamente nella direzione opposta a quella con cui è stato affrontato in alcuni interventi che mi hanno preceduto. Perché questo punto, cioè il contingentamento dei tempi dei decreti non fiduciati, insieme anche al voto a data certa dei provvedimenti su richiesta del Governo, serviranno - questo era l'obiettivo dei tre relatori e della Giunta per il Regolamento - a spingere il Governo proprio a non abusare più, come è successo non in questo Governo, ma in questo Governo e nei precedenti Governi, dei decreti-legge.
Lo sappiamo tutti: il decreto-legge oggi è la forma più veloce per approvare un provvedimento, per rispondere a quelle richieste che arrivano dal Paese, ma, contemporaneamente, svilisce il ruolo del Parlamento. Per questo servivano degli strumenti, e sono quei due che abbiamo citato, per invogliare il Governo a trovare un'ulteriore strada rispetto a quella del decreto-legge. Infine, la riorganizzazione delle richieste di informativa.
Perché credo che tutti sappiano in quest'Aula che l'informativa oramai è diventata uno strumento usato, anzi abusato, decisamente abusato, usato in maniera del tutto strumentale, che non ha più quel ruolo che aveva per cui è stato pensato.
Poi ci sono le prerogative dell'opposizione. Io qui cito tre cose. Le quote effettive dei provvedimenti nel calendario per l'opposizione: queste ci sono già, noi le ampliamo, le amplieremo ma, soprattutto, le rendiamo effettive, cioè davvero si potranno discutere i provvedimenti dell'opposizione in quest'Aula. Questo grazie - ed è il secondo punto - al limite massimo che abbiamo fissato nel Regolamento di due rinvii in Commissione. Questo perché l'opposizione avrà tutto il diritto di porre tematiche politiche all'opinione pubblica e avrà ulteriormente il diritto di chiedere alla maggioranza di esporsi, quindi di prendere una posizione; quindi la maggioranza di turno non potrà più rinviarlo all'interno delle Commissioni per evitare che questo venga discusso.
Infine, ultimo punto che voglio citare per quanto riguarda le prerogative della minoranza, dell'opposizione: la maggior presenza del Presidente del Consiglio nei . Questa è stata una cosa che ci è stata richiesta e che abbiamo inserito all'interno del Regolamento, quindi avremo più possibilità, in futuro, di avere il Presidente del Consiglio all'interno di quest'Aula a rispondere alle domande che gli verranno fatte sia dai parlamentari di maggioranza sia dai parlamentari di minoranza.
Poi c'è il punto, di cui si è molto discusso, relativamente al trasformismo: mi riferisco alle norme contro il trasformismo e contro il cambio di casacca. L'ho detto anche in discussione, quando abbiamo svolto il primo intervento come relatori: i giornali hanno dato, come dire, un'interpretazione un po' troppo legata all'attualità. Forse, siamo stati lungimiranti però, in realtà, di questo tema ne abbiamo discusso da mesi; non ha un legame diretto con le vicende delle ultime settimane. E questo perché? Perché il trasformismo, il cambio di casacca è un malcostume del nostro Paese ed è talmente un malcostume che credo sia una delle cause principali dell'astensionismo del nostro Paese, perché è impensabile vedere un parlamentare, eletto con una casacca, improvvisamente, senza motivo, solo perché si è alla ricerca di una possibilità per ricandidarsi nella legislatura successiva, indossare la casacca di un altro partito.
E al riguardo abbiamo pensato, quindi, di inserire, all'interno del Regolamento, la decadenza dalle cariche negli Uffici di Presidenza della Camera e delle Commissioni nel momento in cui si cambia la casacca e soprattutto, come è stato ricordato un po' in tutti gli interventi, la riduzione della metà del contributo spettante ai gruppi in relazione ai deputati. Quindi, chi cambierà casacca e si sposterà da un gruppo ad un altro, porterà nel nuovo gruppo la metà della quota che aveva originariamente.
Queste misure sono importanti. Cambieranno tanto il lavoro di quest'Aula e, secondo me, sono state rese possibili da un'altra decisione che è stata presa sempre in accordo con il Presidente della Camera Fontana, cioè lo slittamento alla prossima legislatura; questa non è una scelta, come ho sentito dire prima da alcuni che l'hanno criticata, di paura; una volontà di non entrare nel merito in questa legislatura ma, semmai, è stata la volontà dei relatori e di tutti i membri della Giunta per il Regolamento di spogliarsi della casacca che abbiamo in questa legislatura - e quindi, come membri della maggioranza e dell'opposizione - e di fare un lavoro scevro da interessi di parte, di partito e personali per la prossima legislatura.
Questo ci ha permesso di fare un lavoro che, secondo me, è davvero importante; e soprattutto mi auguro che questo sia un valido strumento non per la maggioranza e per l'opposizione, ma un valido strumento per la difesa della democrazia e del ruolo di questo Parlamento.
Chiudo facendo un ulteriore ringraziamento - così non li faccio dopo -, dal mio punto di vista, al dottor Rizzuto e alla dottoressa Riezzo, che sono stati fondamentali in questo lavoro che abbiamo portato avanti; alla parte tecnica che ci ha permesso di ordinare in maniera costante e continua tutte le idee che abbiamo avuto; ai colleghi relatori e a tutti i membri della Giunta per il Regolamento, che sono stati capaci; siamo stati capaci di fare un lavoro che servirà, secondo me, molto non solo a questo Parlamento nella prossima legislatura ma a tutto il Paese perché un Parlamento, una Camera che funziona meglio, ovviamente, porta un servizio all'intero Paese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Mi sia consentito iniziare ricordando una persona, che è mancata proprio oggi, e che si è occupata di queste cose da cronista parlamentare della Repubblica: Giovanna Casadio ci ha lasciato quest'oggi. Ci mancano le sue telefonate che sarebbero sicuramente arrivate per chiedere cosa c'era dentro… Io credo sia giusto riflettere, colleghi, rispetto al contesto entro cui abbiamo operato. E c'è un contesto più ampio che ha un arco temporale più lungo: è una fase di crisi conclamata, nelle democrazie occidentali, del parlamentarismo, cioè della perdita di centralità del Parlamento a vantaggio di una logica più decisionista e più efficientista che è interpretata dal potere esecutivo. Sono varie le motivazioni, la personalizzazione della politica ma anche l'idea, in fondo, che è passata nel senso comune, che questo sia un luogo in cui si perde tempo, in cui c'è un eccesso di verbosità.
Credo, invece, che provare a modificare i Regolamenti sia essenziale anche per dare una risposta alla crisi del parlamentarismo. C'è un secondo elemento, lo ha ricordato, in particolare, il collega Giachetti in più occasioni: ci troviamo di fronte a una stagione, particolarmente accentuata in quest'ultima legislatura, di una sorta di monocameralismo di fatto e, anche da questo punto di vista, provare a riformare il Regolamento dovrebbe portare ad avere più con la nostra Costituzione il bicameralismo paritario.
E poi c'è un convitato di pietra, signor Presidente - ce lo siamo detti molte volte nel lavoro della Giunta -, ed è l'eccesso di decretazione d'urgenza. Non è di questa legislatura, però anche in questa legislatura ci siamo trovati, in alcuni momenti, a votare in una settimana tre decreti: questo è un convitato di pietra. Non potevamo, non possiamo a livello regolamentare bloccare la decretazione d'urgenza. Si può provare - ed è quello che abbiamo cercato di fare - ad attutire gli effetti negativi, cioè quello che si porta dietro la decretazione d'urgenza, cioè il voto di fiducia, e quindi sostanzialmente silenziare l'attività del Parlamento e ridurre tutti noi, maggioranza e opposizione, alla fine, a degli schiacciabottoni.
È una riforma - ci tengo a sottolinearlo - che arriva da lontano, non solo da questa legislatura: ci fu un tentativo molto importante nella XVII legislatura (era Presidente la collega Boldrini), che arrivò a pochi metri dalla sua conclusione. E in fondo siamo ripartiti da lì, riprendendo - i diversi gruppi - molte delle questioni che erano già contenute e trattate all'interno di quella proposta. Alla fine, io lo rivendico: non mi sentirete fare un intervento in cui rivendico le proposte che sono state accolte e che provenivano dal mio gruppo parlamentare. Ce ne sono molte, ma l'obiettivo con cui personalmente ho lavorato in questi mesi - grazie anche, devo dire, alla straordinaria sintonia ritrovata sia con il collega Iezzi, sia con il collega Rossi - è che la riforma del Regolamento arriva in Aula dopo un lungo lavoro orientato alla ricerca di un equilibrio costituzionalmente e politicamente corretto tra tutti i soggetti che intervengono nel processo legislativo: la maggioranza, l'opposizione, il Governo, i gruppi parlamentari, i singoli deputati e anche i cittadini; perché è passato un po' in sordina ma aver riformato in senso positivo, più aperto e più garantista la parte relativa alle proposte di legge d'iniziativa popolare è, da questo punto di vista, un'innovazione importante.
È stato - lo dico con forza - un lavoro improntato alla ricerca sistematica della condivisione massima, nel rispetto delle posizioni e delle idee di tutti; una capacità, io credo, di ascolto, e ringrazio che sia stata riconosciuta in tutti gli interventi, anche da chi avrà un voto differente da quello favorevole. Il testo contiene innovazioni molto significative.
Ricordo che interveniamo su una settantina di articoli, su una dimensione che, oggi, è di 154. L'obiettivo con cui si è lavorato era quello di migliorare l'efficacia, ancora più che l'efficienza, del lavoro parlamentare, con un secondo obiettivo conseguente, provare ad aumentare i tempi per la discussione delle proposte di legge presentate dai deputati; perché, alla fine, il combinato disposto dell'eccesso di decretazione d'urgenza e dell'attività ordinaria è stato quello di ridurre a percentuali che, fino alla scorsa legislatura, arrivavano a malapena al 10 per cento delle leggi approvate di iniziativa parlamentare. Migliorare, efficientare i tempi, vuol dire avere più spazio per il nostro lavoro.
Entreranno in vigore interventi di cui si parlava da anni, se non da decenni. La questione, per esempio, del voto a data certa, che andava avanti da molto tempo. L'abolizione delle famose 24 ore di stop dopo la posizione della questione di fiducia, ad esempio, si accompagna con lo Statuto delle opposizioni, con norme regolamentari a tutela dei diritti delle minoranze, nel tentativo, doppio, di un rapporto di equilibrio corretto tra i diritti, come diceva il collega Iezzi, del Governo, della maggioranza e dell'opposizione. Se mi è consentito, anche con un obiettivo più ambizioso, cioè provare a riequilibrare il rapporto tra legislativo ed esecutivo: qui, evidentemente, noi abbiamo potuto lavorare sulle regole. Bisognerà, poi, avere interpreti di quelle regole, nella prossima legislatura, in grado di cogliere questa necessità che, mi sembra, impellente.
C'è un'unica norma che rivendico - faccio un'eccezione -, perché, in realtà, non è una norma che guarda alle opposizioni, ma, dalla prossima legislatura, non potrà più essere richiesta la seduta fiume, la tagliola sulle riforme costituzionali e le leggi elettorali. Io credo che sia un gesto di rispetto; intanto, di rispetto nei confronti della Carta costituzionale, del lavoro straordinario che venne fatto in quest'Aula, in pochi mesi, in pochissimi mesi, tra l'estate del 1946 e l'inverno del 1947, ma è anche l'idea che quando si tocca la Costituzione con riforme costituzionali, lo si fa nel massimo della trasparenza, nel massimo dell'attenzione, così come le leggi elettorali, che sono il cuore pulsante della nostra democrazia.
Abbiamo fatto una scelta - non l'abbiamo fatta all'inizio, bisogna essere onesti intellettualmente, ci siamo arrivati per gradi - quella, alla fine, di decidere di operare con quello che, usando un'espressione filosofica, è il velo dell'ignoranza, cioè provare a decidere sugli emendamenti senza sapere, senza avere un condizionamento dai ruoli che, in questo momento, ognuno di noi interpreta. È stato giusto? Non è, e lo dico ai colleghi e a chi ci ascolta, una furbizia tattica, ma io credo sia stata una scelta giusta che ci ha concesso, oggi, a un anno e mezzo dalla fine naturale della legislatura o se sarà meno, se sarà più breve, di riuscire ad approvare questa riforma, lasciando a chi verrà nella prossima legislatura, poi, di interpretare lo spirito di queste norme. Credo, e vado alla conclusione Presidente, che, alla fine, questo sia un buon risultato, e ringrazio delle espressioni tutti i colleghi che sono intervenuti, maturato, come dicevo prima, in un clima positivo, di ascolto e di ricerca di un punto d'accordo nell'interesse comune, rappresentato dal rilancio della funzione del Parlamento e anche, lo vorrei sottolineare, del nostro ruolo di deputati. Un rilancio della funzione del Parlamento come motore fondamentale della nostra democrazia repubblicana.
Io ringrazio ancora gli altri colleghi relatori e tutti quelli che hanno lavorato a questo obiettivo però, questo è un tentativo vero, serio, animato dalle migliori intenzioni che, credo, abbia raggiunto l'obiettivo di dimostrare che se ci si ascolta, se c'è il rispetto, se c'è confronto, si possono trovare anche punti di equilibrio, nell'interesse supremo di questa Nazione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per dichiarazione di voto, il deputato Angelo Rossi. Ne ha facoltà.
Silenzio, colleghi.
ANGELO ROSSI(FDI). Presidente, onorevoli colleghi. Signor Presidente, desidero innanzitutto ringraziarla: la sua guida costante, il lavoro profuso nel coordinare i relatori e il gruppo informale, sono stati determinanti per giungere a un testo base condiviso. Una condivisione che, però, non rappresenta un compromesso al ribasso, ma che, invece, è l'espressione della volontà di modificare profondamente il Regolamento della Camera dei deputati. Ringrazio anche tutti i colleghi della Giunta per il Regolamento e, in particolare, i due relatori, Fornaro e Iezzi, che pur nelle differenze di vedute, a volte profonde, hanno avuto la capacità di estraniarsi dal ruolo contingente ricoperto, di maggioranza o minoranza, per far sì che le modifiche regolamentari rappresentassero una mediazione alta nell'interesse del ruolo dell'Assemblea legislativa.
Ringrazio, in ultimo, il Segretario generale della Camera dei deputati, la sua struttura, il dottor Rizzuto e la dottoressa Riezzo in particolare, per l'indispensabile supporto fornito senza il quale il nostro lavoro non avrebbe avuto il medesimo esito. Prendo la parola, a nome del gruppo di Fratelli d'Italia, per dichiarare il nostro voto favorevole alla proposta di modificazione del Regolamento che oggi giunge all'esame di quest'Aula. Nel farlo, avverto il dovere di sollecitare una riflessione profonda che superi il dato meramente tecnico della riforma: non siamo chiamati, oggi, a legiferare su una materia settoriale né a discutere l'adozione di una legge ordinaria, ma siamo chiamati a compiere un atto di natura costitutiva. Stiamo ponendo mano alle norme che disciplinano il nostro agire quotidiano, definendo la cornice entro la quale si snoda il processo di formazione della decisione pubblica; è un compito di estrema delicatezza poiché le regole del Parlamento non sono mai contenitori neutri o astrazioni procedurali, esse sono, al contrario, l'architettura stessa su cui poggia l'edificio della democrazia rappresentativa.
Chi guarda a queste modifiche come a un esercizio di burocrazia parlamentare, ne ignora la portata sostanziale. Ogni singolo comma che regola i tempi, le modalità di discussione e i poteri dei gruppi, ha effetti concreti sul modo in cui la sovranità popolare viene esercitata. Attraverso queste norme noi definiamo come si assume una decisione, in nome del popolo, e, soprattutto, come si risponde di quella decisione davanti ai cittadini. In un'epoca in cui il fascino delle decisioni rapide, proveniente da forme di governo non democratiche, rischia di oscurare il valore del dibattito, dobbiamo ribadire con forza che non esiste democrazia senza Assemblea e non esiste Assemblea credibile senza regole che rendono il procedimento chiaro, ordinato e, soprattutto, intellegibile all'esterno.
La trasparenza non è un vezzo comunicativo, ma il fondamento della legittimazione. Il cittadino deve poter vedere come si decide, deve poter discernere le diverse posizioni in campo e, infine, deve poter giudicare l'operato dei suoi rappresentanti. È, precisamente, questa capacità di rendere visibile e valutabile il processo decisionale a costituire la forza intrinseca delle democrazie liberali rispetto ai sistemi autocratici, i quali pretendono di offrire efficienza in cambio della compressione e, purtroppo, spesso, repressione del pluralismo e del dissenso.
La democrazia, infatti, non è un dato acquisito per sempre, non è un'eredità che si mantiene per inerzia, è una costruzione fragile e quotidiana, un organismo che vive nel tempo e che si rigenera o si indebolisce attraverso il giudizio costante dei cittadini. Tale giudizio passa, inesorabilmente, per l'efficienza del Parlamento. Se l'Istituzione parlamentare viene percepita come un luogo di paralisi, di confusione procedurale o di scontro fine a se stesso, è l'idea stessa di democrazia a vacillare. In un contesto internazionale inquietante, dove le autocrazie avanzano, proponendo modelli di governo autoritari come soluzione alla complessità del presente, la nostra risposta deve essere netta: non possiamo rispondere con l'immobilismo. La nostra democrazia deve dimostrarsi capace di organizzarsi al meglio, di disciplinare i propri tempi e di decidere con tempestività, senza, però, mai rinunciare al confronto dialettico; rafforzare la funzionalità delle nostre Istituzioni non è un atto di autoreferenzialità, ma l'unico modo che abbiamo per rafforzare la nostra libertà collettiva.
Il rapporto tra le Istituzioni e il corpo elettorale si gioca su un terreno scosceso: il voto è, certamente, l'espressione più alta della cittadinanza nel momento in cui il cittadino delega la decisione a chi lo rappresenta, ma il voto non può essere ridotto a un atto isolato, a un rito celebrato ogni cinque anni e, poi, dimenticato.
Il voto è l'inizio di un rapporto di fiducia che richiede manutenzione continua . È una valutazione permanente sulla credibilità di chi siede tra questi banchi. Guardiamo con estrema preoccupazione al fenomeno crescente dell'astensionismo. Esso è il sintomo più evidente di un disallineamento profondo, di una distanza che si fa solco tra la vita reale delle persone e le istituzioni. Ridurre questa distanza è la nostra missione prioritaria e per farlo dobbiamo rendere il Parlamento più leggibile. Un Parlamento che decide con qualità, che rispetta le minoranze, ma non si lascia paralizzare dai tecnicismi è un Parlamento che si riavvicina al cittadino, che si assume le proprie responsabilità e che onora il mandato ricevuto.
Colleghi, con la modifica del Regolamento che oggi ci accingiamo ad approvare, Fratelli d'Italia intende riaffermare la centralità della politica e della responsabilità. Vogliamo una democrazia che non sia solo forma, ma sostanza, capace di incidere sulla realtà. Vogliamo istituzioni moderne, agili, trasparenti, capaci di affrontare le sfide di un mondo che corre veloce senza mai smarrire la bussola dei valori costituzionali. Rinnovare le regole del nostro lavoro significa, in definitiva, aver cura della nostra democrazia, proteggendola dalle insidie del disincanto e dalla minaccia delle autocrazie. Significa dire ai cittadini che il Parlamento è vivo e funzionale ed è il luogo dove si costruisce il futuro della Nazione Se le procedure si inceppano, se il dibattito si svilisce in ostruzionismo sterile, è l'intero sistema a perdere di credibilità agli occhi di chi ci ha eletti.
Dobbiamo recuperare la centralità dell'Aula non solo come luogo della decisione, ma come luogo del confronto delle idee. In un mondo dominato dalla velocità dell'informazione digitale, spesso superficiale e frammentaria, il Parlamento deve restare il luogo della riflessione ponderata. Queste modifiche regolamentari mirano a restituire ordine a tale riflessione, garantendo che ogni voce, dalla maggioranza all'opposizione, possa esprimersi in tempi certi, ma dignitosi. La certezza dei tempi non è un regalo al Governo, ma un diritto del cittadino a vedere i propri problemi discussi e risolti, senza le pastoie di un ritualismo antico, che spesso allontana la politica dalla realtà. Tuttavia, l'efficienza non può e non deve mai diventare un grimaldello per scardinare le prerogative delle minoranze. La democrazia è un sistema complesso, dove chi governa ha il dovere di decidere e chi è all'opposizione ha il diritto/dovere di controllare, emendare e proporre alternative. Un Regolamento che funziona è quello che protegge l'opposizione dal silenzio e la maggioranza dall'immobilismo. È in questo delicato equilibrio che si misura la maturità di una democrazia.
Ci troviamo in un momento storico in cui le democrazie liberali sono messe alla prova. C'è chi sostiene che il Parlamento sia un costo inutile, un ostacolo alla efficiente dei mercati o degli algoritmi. Presidente, c'è chi sosteneva anche nei propri programmi elettorali la disintermediazione tra Stato e cittadini, il superamento della democrazia rappresentativa e la sua sostituzione con una basata su unA queste visioni noi rispondiamo con la forza dei nostri valori. La politica è mediazione alta, è sintesi di interessi diversi, è l'arte di trasformare il conflitto sociale in norma giuridica condivisa. Nulla di tutto questo può essere delegato a un ufficio tecnico o a un'intelligenza artificiale. Il dibattito politico e la passione civile che animano questi scranni sono l'unico vero antidoto alla disaffezione dei cittadini.
Proprio per questo, la trasparenza di cui parlavo non deve fermarsi alla pubblicità degli atti, deve diventare trasparenza del pensiero. Il cittadino che ci guarda deve capire perché una scelta viene fatta, deve comprendere che, dietro a un voto favorevole o contrario, c'è una visione del mondo, un'idea di società, un progetto per il futuro dei nostri figli. Le leggi passano, le maggioranze cambiano, ma le istituzioni restano.
In conclusione, il voto favorevole di Fratelli d'Italia non è solo un sì a una serie di articoli di Regolamento, è un atto di fiducia nel valore della democrazia parlamentare, è un impegno a onorare questo mandato con rigore e serietà. Siamo orgogliosi di aver contribuito a questa riforma, perché crediamo che la sovranità appartenga davvero al popolo e che qui, in quest'Aula, essa trovi la più alta e nobile espressione. Per queste ragioni, dichiaro il voto favorevole del gruppo di Fratelli d'Italia, con l'auspicio che questo passaggio segni l'inizio di una nuova stagione di protagonismo per la Camera dei deputati
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.
ROSSANO SASSO(MISTO). Grazie, Presidente. Futuro Nazionale voterà a favore del presente provvedimento. Siamo più che favorevoli, anzi, se fosse dipeso da noi, avremmo allargato ancora un po' di più le maglie della penalizzazione. Mi spiego meglio. Così come si è pensato giustamente di dimezzare le risorse economiche per un gruppo parlamentare in riferimento al deputato che aderisca a quel gruppo, mi chiedo e vi chiedo: come dovremmo comportarci con quei gruppi di quei partiti che non mantengono le promesse elettorali? Come dovremmo comportarci, per lo stesso principio, con quei gruppi che tradiscono il proprio elettorato? E come dovremmo comportarci con quei gruppi e quei partiti che magari prendono voti nel nome della difesa delle tradizioni, della patria, della famiglia naturale e, poi, aprono ai capricci LGBT, definiscono famiglia qualsiasi forma di unione basata sull'amore Come dovremmo comportarci, per lo stesso principio, con quei gruppi che dicono, per esempio, basta soldi e armi a Zelensky e, poi, votano favorevolmente all'invio di soldi ed armi per Zelensky? Come dovremmo comportarci con quei partiti che dicevano “mai con il partito di Bibbiano” e, poi, ci hanno fatto un Governo con il partito di Bibbiano ? Chi tradisce chi? Il singolo deputato…
ROSSANO SASSO(MISTO). …che lascia un partito per ragioni ideali o un gruppo e un partito che tradiscono il proprio mandato, la propria comunità di militanti, i propri ideali per ragioni di potere, di convenienza? Presidente, concludo dicendole che gli italiani sapranno distinguere chi abbandona un percorso che non sente più proprio per ragioni ideali e chi invece cambia casacca per meri interessi personali e qui dentro ne è pieno .
PRESIDENTE. Scusate, colleghi. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fornaro che voleva intervenire per un ringraziamento. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO, . Grazie, signor Presidente. A nome dei colleghi Iezzi e Rossi, volevamo esprimere un ringraziamento non formale a tutti i colleghi della Giunta per il Regolamento per il lavoro fatto in questi mesi, per il rispetto, l'ascolto e anche - mi sia consentito - per la riservatezza con cui si è lavorato. Un ringraziamento anche al Segretario generale e ai suoi uffici e, in particolare, alla dottoressa Riezzo e al dottor Rizzuto. Grazie alla loro competenza, alla loro esperienza e anche alla loro passione siamo riusciti ad arrivare fino in fondo. Infine, davvero un ringraziamento da parte di noi relatori al Presidente Fontana, per come ha interpretato il suo ruolo, per come ha accompagnato questa fase complessa di riforma del Regolamento
PRESIDENTE. Grazie, onorevole. Sono io che ringrazio voi per il lavoro che avete fatto in questi anni.
Prima di procedere alla votazione, ricordo nuovamente che per l'approvazione delle modificazioni al Regolamento è necessaria la maggioranza assoluta dei componenti della Camera a norma dell'articolo 16, comma 4, del Regolamento.
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
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PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul Doc. II, n. 11.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Abbiamo altri due voti, quindi fermatevi perché ci sono altri due voti.
PRESIDENTE. Comunico che l'Ufficio di Presidenza, nella riunione dell'11 febbraio scorso, preso atto dell'orientamento favorevole espresso dalla Giunta per le autorizzazioni nella seduta del 4 febbraio 2026, ha deliberato di proporre alla Camera la costituzione in giudizio innanzi alla Corte costituzionale, ai sensi dell'articolo 37 della legge n. 87 del 1953, in relazione ad un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sollevato dal Senato della Repubblica nei confronti del Tribunale ordinario di Matera, sezione penale, per violazione dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione in relazione ad atti ritenuti lesivi delle prerogative costituzionali del Senato.
Tale conflitto è stato dichiarato ammissibile dalla Corte costituzionale con ordinanza n. 181 del 2025, di cui la medesima Corte costituzionale ha disposto la notifica anche alla Camera dei deputati in ragione dell'identità della posizione costituzionale dei due rami del Parlamento in relazione alle questioni di principio da trattare.
Su tale proposta, ai sensi dell'articolo 41 del Regolamento, ha chiesto di intervenire la deputata Giuliano.
CARLA GIULIANO(M5S). Grazie, Presidente. Trattiamo oggi un conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato che è stato promosso dal Senato nei confronti del tribunale ordinario di Matera, sezione penale, in riferimento ad un procedimento che interessa l'ex senatore De Bonis. Il Senato sostiene che, nel corso del giudizio penale, il senatore De Bonis abbia più volte sollevato questione e l'eccezione che riguarda l'insindacabilità delle opinioni espresse, e che, nonostante queste eccezioni, il tribunale di Matera non abbia trasmesso gli atti al Senato. Si tratta, quindi, di una questione prettamente procedimentale.
Non entriamo nel merito del giudizio da cui è scaturita la sentenza del tribunale di Matera, ma, ripeto, si tratta di una questione procedimentale, e quindi ben venga che sia la Corte costituzionale a dirimere questo conflitto. Quindi in relazione a questa costituzione in giudizio, esprimeremo, come MoVimento 5 Stelle, un voto di astensione.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la proposta dell'Ufficio di Presidenza di costituzione in giudizio innanzi alla Corte costituzionale, ai sensi dell'articolo 37 della legge n. 87 del 1953, in relazione ad un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sollevato dal Senato della Repubblica nei confronti del tribunale ordinario di Matera, sezione penale, per violazione dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, in relazione ad atti ritenuti lesivi delle prerogative costituzionali del Senato.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva per 228 voti di differenza.
La Camera ha pertanto deliberato di costituirsi in giudizio innanzi alla Corte costituzionale.
PRESIDENTE. Comunico che l'Ufficio di Presidenza, nella riunione dell'11 febbraio scorso, preso atto dell'orientamento favorevole espresso dalla Giunta per le autorizzazioni nella seduta del 4 febbraio 2026, ha deliberato di proporre alla Camera la costituzione in giudizio innanzi alla Corte costituzionale, ai sensi dell'articolo 37 della legge n. 87 del 1953, per resistere al conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sollevato dalla corte d'appello di Ancona, seconda sezione civile, e dichiarato ammissibile dalla Corte costituzionale con ordinanza n. 176 del 2025, in relazione alla deliberazione della Camera dell'8 maggio 2024, con la quale è stata dichiarata, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, l'insindacabilità delle opinioni rese dall'onorevole Vittorio Sgarbi, nei confronti di Alex Marini, allora consigliere della provincia autonoma di Trento.
Su tale proposta, ai sensi dell'articolo 41 del Regolamento, do la parola ad un oratore a favore e ad uno contro.
Ha chiesto di parlare contro la deputata Enrica Alifano.
ENRICA ALIFANO(M5S). Presidente, noi del MoVimento 5 Stelle voteremo contro la costituzione in giudizio della Camera, anche perché abbiamo votato contro l'insindacabilità delle dichiarazioni dell'onorevole Sgarbi nel procedimento precedente a questo che attualmente ci occupa. Ancora una volta, questa è l'occasione che ci offre il Parlamento per interrogarci sul perché la Costituzione ha voluto prevedere l'immunità del parlamentare nell'espressione di voti e di opinioni. Per dare al parlamentare l'occasione di offendere chicchessia oppure anche per dare solo ai parlamentari un'area di immunità, in dispregio al principio fondamentale che vede la parità dei cittadini dinanzi alla legge?
La risposta ovviamente è no, mi auguro che tutti quanti siamo d'accordo su questo, anche se io ho qualche dubbio per il vero. Il fine della guarentigia prevista dall'articolo 68 della Costituzione è quello di tutelare la libertà dell'azione politica del parlamentare, che non dovrebbe essere sottoposto a condizionamenti esterni. Questo è il fine che hanno previsto i Padri costituenti. Allora chiedo in questo caso cosa c'entra la guarentigia di cui all'articolo 68? In questo caso non si ravvisa proprio la per invocare questa guarentigia.
L'onorevole Sgarbi avrebbe offeso l'onore e la reputazione di Alex Marini, consigliere provinciale della provincia autonoma di Trento, apostrofandolo reiteratamente, nel corpo di un pubblicato su , quindi ampiamente visto , come inetto, depensante, incompetente, ignorante e onanista. Tra queste ingiurie secche, pronunciate tra l'altro fuori dall'Aula parlamentare, non c'è nessun collegamento con l'attività svolta , perché Sgarbi non era assolutamente nell'esercizio delle sue funzioni quando pubblicava questo , e pertanto non gli può essere applicata la prerogativa di cui all'articolo 68.
Se vogliamo pensare diversamente, allora dovremmo, di necessità, a questo punto, credere che la guarentigia dell'insindacabilità non conosce alcun limite e dovremmo poter essere liberi di offendere chiunque a questo punto . Ci si dà una patente di insindacabilità, al contrario di quello che avviene per il comune cittadino. Questo, però, è in contrasto, oltre che con il disposto costituzionale dell'articolo 68, anche con il principio di uguaglianza, che pone ovviamente il parlamentare, come il cittadino, a osservare le leggi.
Allora l'immunità degraderebbe in un privilegio, che conferisce uno diverso al parlamentare. Un privilegio che noi del MoVimento 5 Stelle non accettiamo. Dunque, in questo caso, come in tutti gli altri casi, perché noi abbiamo avuto una linea politica sempre coerente, ovviamente noi esprimiamo un voto contrario alla costituzione in giudizio della Camera dinanzi alla Corte costituzionale per il conflitto di attribuzione sollevato dalla corte di appello di Ancona .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare a favore la deputata Ingrid Bisa. Ne ha facoltà.
INGRID BISA(LEGA). Grazie, Presidente. La corte di appello di Ancona, seconda sezione civile, ha promosso il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato in riferimento, come lei ha già detto, alla delibera dell'8 maggio 2024 della Camera dei deputati. In quell'occasione l'Assemblea ha affermato che le dichiarazioni rese dall'allora deputato Vittorio Sgarbi costituissero opinioni espresse nell'esercizio delle funzioni parlamentari, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, e quindi, come tali, insindacabili. Ricordo alla collega Alifano che in questa seduta non siamo chiamati a giudicare il merito, ma solamente a dare il mandato alla Camera dei deputati di costituirsi nel giudizio.
E quindi questo veramente ci tengo a sottolinearlo , perché il merito della questione era già stato esaminato dalla Camera dei deputati l'8 maggio 2024, con l'insindacabilità delle parole espresse dall'onorevole Sgarbi.
Quindi, direi che sotto il profilo istituzionale la Camera dei deputati, oltre ad avere il diritto di difendere le proprie decisioni - in questo caso, appunto, prese l'8 maggio 2024 -, ha anche il dovere di difenderle davanti agli organi costituzionali. Quindi, ovviamente annunciamo il voto favorevole, affinché l'Assemblea si costituisca in giudizio .
PRESIDENTE. Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, la proposta dell'Ufficio di Presidenza di costituzione in giudizio innanzi alla Corte costituzionale, ai sensi dell'articolo 37 della legge n. 87 del 1953, per resistere al conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sollevato dalla corte d'appello di Ancona, seconda sezione civile e dichiarato ammissibile dalla Corte costituzionale con ordinanza n. 176 del 2025, in relazione alla deliberazione della Camera dell'8 maggio 2024, con la quale è stata dichiarata - ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione - l'insindacabilità delle opinioni rese dall'onorevole Vittorio Sgarbi nei confronti di Alex Marini, allora consigliere della provincia autonoma di Trento.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva per 126 voti di differenza.
Pertanto, la Camera dei deputati si costituirà in giudizio innanzi alla Corte costituzionale.
PRESIDENTE. L'esame degli ulteriori argomenti iscritti all'ordine del giorno è rinviato alla seduta di domani.
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire sull'ordine dei lavori la deputata Orrico. Ne ha facoltà.
Un attimo, magari facciamo defluire chi non ha interesse.
Giustamente voglio segnalare che ho detto: “chi non ha interesse”, ma c'è, invece, chi deve andare in Commissione e, quindi, è giusto che faccia ammenda di quanto ho detto.
Deputata Orrico, prego.
ANNA LAURA ORRICO(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo quest'oggi - come hanno già fatto alcuni colleghi in precedenza - per denunciare il blocco della Commissione di vigilanza Rai, che oramai è ostaggio da più di un anno del centrodestra, che non si presenta alle sedute e non consente lo svolgimento dei lavori.
La scorsa settimana noi opposizioni abbiamo chiesto all'unanimità alla presidente Floridia di chiedere all'amministratore delegato della Rai, Rossi, di essere audito e ho appena appreso che questa audizione si svolgerà l'11 marzo, ma non è sufficiente. Non è sufficiente perché nel frattempo il servizio pubblico radiotelevisivo vive una delle stagioni più tristi da quando esiste. Abbiamo appreso dai giornali che gli ascolti della Rai sono calati di ben 3 punti percentuali rispetto allo scorso anno. Siamo tutti reduci dalla figuraccia di Petrecca, direttore di Rai Sport e prima ancora di Rai News, nella telecronaca dell'apertura delle Olimpiadi Milano-Cortina. Ci sono questioni importanti che riguardano la del servizio pubblico radiotelevisivo, lavoratori e professionisti costantemente umiliati da una gestione che certamente non predilige il merito ma la ripartizione tra famiglie politiche .
Insomma, la morale della favola è che quando si tratta di tutelare le istituzioni e di garantire il loro buon funzionamento per salvaguardare i capisaldi della nostra democrazia il centrodestra fa spallucce. Quando si tratta, invece, di aderire a consessi internazionali discutibili, che disconoscono principi e valori democratici ma rispondono all'interesse economico dei soliti prepotenti, si veda il di Trump, allora questo centrodestra corre, corre, corre veloce finché non ci porterà tutti a sbattere .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori e su altro argomento, la deputata Barzotti. Ne ha facoltà.
VALENTINA BARZOTTI(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo per chiedere un'informativa urgente alla Ministra Calderone, perché in questo Paese, lo sappiamo, ci sono mille formule di precariato. Peccato, però, che a queste mille se ne aggiunge una, ormai il cosiddetto lavoro olimpico, lavoro destinato a particolari categorie di lavoratori, come i vigilanti, i sorveglianti e coloro che si trovano a svolgere mansioni di portierato, che a Milano-Cortina stanno lamentando e stanno denunciando con forza turni massacranti, condizioni di lavoro inadeguate, il freddo tremendo senza attrezzature e dispositivi di protezione individuale, riposi settimanali e malattie non pagate, alloggi inadeguati e sovraffollati. Presidente, qualche giorno fa, il 9 febbraio, due lavoratori di Milano-Cortina sono andati in ospedale a Livigno e manifestavano segnali di ipotermia. Avevano nausea, vomito e lamentavano, appunto, di essere in condizioni di lavoro disastrose.
Presidente, quello che noi ci chiediamo è questo: neanche un mese fa abbiamo pianto Pietro Zantonini, il vigilante morto a Milano-Cortina di notte, dopo aver fatto turni di lavoro massacranti, al freddo, a meno 15 gradi, e ci chiediamo, Presidente, perché la Ministra Calderone ancora su questo non abbia detto una parola. Perché il Governo sta facendo finta di niente? Il Governo vuole dimenticare, vuole fare finta fintanto che finiscono i Giochi olimpici per non fare una brutta figura? Presidente, queste persone sono lì, sono tantissime e stanno lavorando e noi dobbiamo evitare che infortuni e morti sul lavoro si possano verificare.
Allora, intanto richiediamo qui, urgentemente, la Ministra Calderone, che ci venga a spiegare che cosa intende fare e se sa quello che succede a Milano-Cortina. E poi, in Commissione lavoro abbiamo denunciato la mancanza di un protocollo adeguato, che è del tutto insufficiente e che è stato strutturato tra il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti e l'INAIL e abbiamo chiesto l'audizione di INAIL. Questo perché? Perché voi vi riempite la bocca - colleghi e anche questo Governo - di salute e di sicurezza, ma non state facendo niente e, infatti, i risultati sono quelli che sono. Tutti i giorni piangiamo qualcuno, tutti i giorni ci troviamo con degli infortuni gravissimi sui luoghi di lavoro .
PRESIDENTE. Con riferimento all'organizzazione dei tempi per l'esame della proposta di legge n. 2304 in materia di disposizione delle spoglie mortali delle vittime di omicidio, preciso che la stessa deve intendersi limitata alla sola discussione sulle linee generali. In calce al vigente calendario dei lavori sarà pertanto pubblicata la nuova organizzazione dei tempi di esame di tale proposta di legge.
Avverto infine che, secondo quanto convenuto nella riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo di oggi, la seduta di domani 18 febbraio inizierà alle ore 10 anziché alle ore 9,30.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare la deputata Evi. Ne ha facoltà.
ELEONORA EVI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Oggi è la Giornata nazionale del gatto, istituita per celebrare questo animale incredibile con cui oggi milioni di famiglie italiane condividono la vita, la casa, la quotidianità. E sono sempre di più, segno che il nostro Paese sta diventando sempre più gattaro, nonostante le persecuzioni che questo animale ha subito nella storia: gatti e streghe, gatti e spiriti e altre divertenti credenze popolari. Ma in questa giornata penso sia importante ricordare anche la difficoltà di queste famiglie, di queste stesse famiglie che vivono per curare i gatti, dalla spesa per il cibo ai farmaci, alle spese veterinarie, ancora oggi tassate come beni di lusso e con costi esorbitanti e inaccessibili o, ancora, la difficoltà che persiste nel far arrivare la cura, che oggi è finalmente legale, per curare la FIP, una malattia devastante e mortale per i gatti colpiti da questo virus.
O, ancora, in questa giornata, non posso non ricordare il grande lavoro delle migliaia di volontari in tutta Italia che si prendono cura dei gatti nei gattili che aspettano di essere adottati o nelle colonie feline, un vero e proprio patrimonio bioculturale. Penso, in particolare, a quella del Castello Sforzesco di Milano, dove - pensate - la colonia è lì da 600 anni e, si narra, amata anche da Leonardo da Vinci. Penso a quei nuovi lavori, nuove professioni che offrono servizi specializzati per i gatti, vere e proprie nuove opportunità di lavoro da regolamentare, sostenere.
Concludo. Insomma, evviva i gatti, con tutte le loro soggettività e individualità di esseri senzienti. Chiudo ricordando le parole della primatologa ed etologa Jane Goodall, mancata pochi mesi fa: “Non puoi condividere la tua vita con un cane o con un gatto e non sapere perfettamente che gli animali hanno personalità, menti e sentimenti”.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cangiano. Ne ha facoltà.
GEROLAMO CANGIANO(FDI). Signor Presidente, intervengo brevemente per esprimere un sentimento di sincera vicinanza alla città di Napoli, alla compagnia teatrale e a tutti i lavoratori del teatro Sannazaro, coinvolto, nelle scorse ore, in un incendio che ha destato grande attenzione e grande preoccupazione.
Il Sannazaro rappresenta un luogo storico della cultura napoletana italiana, un teatro che nel tempo ha saputo custodire tradizione, talento e passione, diventando punto di riferimento per artisti e per il pubblico. Desidero, inoltre, ringraziare il Sottosegretario Gianmarco Mazzi che oggi, su delega del Ministro Giuli, ha effettuato un primo sopralluogo con il sindaco di Napoli, dimostrando l'attenzione e la sensibilità verso una realtà culturale così importante. Il mio auspicio è che, nel pieno rispetto dei ruoli, possa svilupparsi una collaborazione istituzionale utile ad individuare la strada migliore per il recupero del teatro e per consentire al più presto la ripresa delle sue attività .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Presidente, oggi è andato a fuoco uno dei simboli della città di Napoli: il teatro Sannazaro, al centro della città, a via Chiaia, nato nel 1847. Non si sa la natura di questo rogo, sappiamo soltanto che è stato distrutto un pezzo fondamentale di quel territorio. Io sono nato in quella zona: via Chiaia è a pochi metri di distanza dal Pallonetto di Santa Lucia. Per chi è nato in quelle zone, per chi è nato a Napoli, non c'è città senza teatro Sannazaro.
In questo momento di grande disperazione dei gestori, dei cittadini, degli utenti del teatro - un abbraccio particolare a Lara Sansone e Salvatore Vanorio e agli abitanti perché non solo è andato distrutto il teatro, ma ci sono diversi cittadini sfollati, alcuni probabilmente non potranno ritornare nelle loro case -, noi sosteniamo qualsiasi azione, a livello locale e a livello nazionale, che porti a una rapida ricostruzione, non come è avvenuto con il Petruzzelli, per cui ci hanno messo quasi 20 anni, ma che rapidamente - il danno è stimato intorno ai 70 milioni di euro - permetta di nuovo di riaprire un teatro fondamentale, dove si sono esibiti, tra gli altri, i fratelli De Filippo e Scarpetta. Noi chiederemo con forza e saremo al fianco della città e, soprattutto, di chi crede, ancora oggi, nella cultura e nel teatro.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Scotto. Ne ha facoltà.
ARTURO SCOTTO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Oggi abbiamo assistito a un disastro: alle 6 del mattino, la cupola del teatro Sannazaro è andata distrutta, l'interno quasi interamente danneggiato, 22 appartamenti evacuati. Si tratta di qualcosa di più di una ferita: si tratta di un pezzo della città che rischia di andarsene. Il teatro, inaugurato nel 1847, pensi, è stato il luogo in cui si è esibito, per l'ultima volta, Eduardo Scarpetta con prima di passare il testimone a suo figlio. Ma lì hanno recitato la Compagnia del Teatro umoristico “I De Filippo”, sono andati in scena e poi, più recentemente, Peppe Barra, Gino Rivieccio, Lina Sastri, Nino Taranto, Enzo Cannavale.
Occorre fare presto, come hanno detto tutti, e fare bene. Serve l'unità delle istituzioni, perché, quando un teatro brucia, se ne va un pezzo di città, si riduce in cenere uno spazio di libertà e di democrazia, e dunque va raccolto l'appello di Maurizio De Giovanni: impegniamoci tutti, serve una culturale che lo rimetta immediatamente in piedi. Anche noi faremo la nostra parte.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Orrico. Ne ha facoltà.
ANNA LAURA ORRICO(M5S). Signor Presidente, in queste ore una violentissima ondata di maltempo si è abbattuta sulla Calabria. In particolare, nella provincia di Cosenza, nella Sibaritide, il fiume Crati ha straripato, ricoprendo case, aziende, terreni. Centinaia gli sfollati, ancora inquantificabili i danni: c'è chi ha perso tutto. È stato sommerso pure il Parco archeologico di Sibari, ancora una volta.
Sul versante tirrenico, oggi il mare in tempesta ha restituito il quinto corpo in dieci giorni. Evidentemente i cicloni arrivati, uno dietro l'altro, hanno mietuto delle vittime. Le linee ferroviarie del Tirreno cosentino sono costantemente minacciate dalle mareggiate. La linea interna tra Cosenza e Catanzaro è interrotta per esondazione di un fiume e criticità idrogeologiche. Altro che millantata Alta velocità. La stessa città di Cosenza non subiva l'esondazione di uno dei suoi fiumi dal 1959.
Non vorremmo scomodare i TG nazionali dalle Olimpiadi invernali e qualche Ministro dalla vista sul ponte sullo Stretto, ma qualcosa non è andata per il verso giusto, per niente. Facciamo un esempio: i lavori di messa in sicurezza degli argini del fiume Crati, le cui risorse sono state stanziate nel 2018, non sono mai iniziati; così come sarebbe utile capire che fine hanno fatto i 600 milioni di euro del per gli interventi di mitigazione del rischio di erosione.
Ecco, non deve essere il momento della speculazione politica, ma il momento dell'apertura di un dibattito politico e culturale - questo sì -, della presa di responsabilità, perché bisogna ribaltare l'agenda delle priorità di questo Paese e la cura dei territori deve balzare in cima. Anche uscire dall'acqua e dal fango è un diritto dei calabresi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Onori. Ne ha facoltà.
FEDERICA ONORI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Alexei Navalny, primo oppositore di Putin, moriva due anni fa nel carcere siberiano sopra il Circolo polare artico, in cui era detenuto. Era stato condannato a 19 anni e, 4 anni prima, era stato curato a Berlino per avvelenamento da subito in Siberia.
Per la sua morte, la Russia si dichiarò non responsabile, dichiarando che fosse dovuta a cause naturali. Da recenti analisi sui campioni di Aleksej Navalny, risulta confermato, in modo conclusivo, la presenza di epibatidina, ossia una tossina che si trova nelle rane velenose, in Sud America e che non è presente, naturalmente, in Russia. Per questo motivo, 5 Paesi europei, Francia Germania, Paesi Bassi, Svezia e Regno Unito, della Conferenza di Monaco, che si è tenuta solo pochi giorni fa, hanno ritenuto di fare una comunicazione congiunta, dichiarando che data la tossicità delle epibatidina e i sintomi riportati, l'avvelenamento è stato, molto probabilmente, la causa della morte di Navalny.
Il ripetuto disprezzo della Russia per il diritto internazionale e la Convenzione sulle armi chimiche è chiaro ed è questo il motivo per cui gli stessi Paesi hanno dichiarato di voler denunciare la Russia presso l'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, OPAC, sospettando che la Russia non abbia distrutto tutte le sue armi chimiche.
Bene, ci associamo a questo tipo di preoccupazione, giustamente riportato dai Paesi europei che menzionavo prima, e ci aspettiamo che l'Italia faccia la sua parte, per dichiarare la sua presenza nella battaglia contro quei Paesi che, nonostante abbiano firmato Convenzioni molto chiare, ritengono di poter continuare ad uccidere i propri oppositori politici attraverso l'avvelenamento.
PRESIDENTE. Sono così terminati gli interventi di fine seduta.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
2.
COMAROLI ed altri: Disposizioni in materia di insequestrabilità delle opere d'arte prestate da Stati esteri o da enti o istituzioni culturali straniere, durante la permanenza in Italia per l'esposizione al pubblico. (C. 182-A)
Relatrice: LATINI.
3.
Modifica della legge 22 novembre 1988, n. 517, di approvazione dell'intesa tra il Governo della Repubblica italiana e le Assemblee di Dio in Italia, in attuazione dell'articolo 8, terzo comma, della Costituzione. (C. 2370)
: IEZZI.
4.
S. 1469 - Modifica della legge 5 ottobre 1993, n. 409, di approvazione della modifica dell'intesa tra il Governo della Repubblica italiana e la Tavola valdese, in attuazione dell'articolo 8, terzo comma, della Costituzione (Approvato dal Senato). (C. 2605)
: URZÌ.
5.
D'ATTIS ed altri: Interventi per la prevenzione e la lotta contro il virus dell'immunodeficienza umana (HIV), la sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS), il papilloma virus umano (HPV) e le infezioni a trasmissione sessuale. (C. 218-A)
e delle abbinate proposte di legge: ZANELLA; SPORTIELLO ed altri; GIRELLI. (C. 948-1078-1198)
: D'ATTIS.
6.