PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
ANTONIO D'ALESSIO, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
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PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 100, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, ai fini di una commemorazione, la deputata Augusta Montaruli.
AUGUSTA MONTARULI(FDI). Grazie, Presidente. Fratelli d'Italia chiede un minuto di silenzio per commemorare e riflettere rispetto alla morte del giovane Quentin Deranque. Non è stata una rissa, non è stata una contrapposizione tra opposti estremisti. C'è stato un agguato, un agguato alimentato dall'odio e dalla violenza politica. Su questo, noi richiamiamo ad una seria riflessione di tutte le forze, perché tutte le forze si devono unire nel condannare, nel prendere le distanze, nel commemorare un ragazzo vittima del fatto di essere un ragazzo che stava manifestando per le proprie idee. Non si può morire per questo motivo. Non c'è nulla che giustifichi tutto questo.
Noi chiediamo che si faccia quell'atto aggiuntivo di presa di distanza, di condanna unanime, per un fatto così grave, come quello avvenuto in Francia, ma che non è molto distante da altri episodi che fortunatamente non hanno avuto lo stesso epilogo, ma che vedono in sé il medesimo germe di violenza e di odio politico.
L'odio e la violenza politica vanno condannati senza esitazione, senza distinguo, senza silenzi, senza “ma”. Come ha correttamente ricordato il presidente dell'Assemblea francese, è necessario che tutte le forze politiche, tutti i partiti, tutti i membri delle istituzioni facciano un atto. E noi a quest'atto ci richiamiamo, anche qui, chiedendo quindi un atto di serietà, ma anche, come dicevo precedentemente, di riflessione.
Non sfugge il fatto che tra gli arrestati - è notizia confermata ancora stamattina - vi sia anche un esponente, ieri poi dimessosi, collaboratore di un parlamentare dell'Assemblea francese. Anche su questo va data chiarezza, va restituita chiarezza, perché non ci possono essere commistioni, non ci possono essere aderenze di nessun tipo per chi pratica la violenza e chi la violenza la utilizza fino all'estremo scopo di uccidere qualcuno.
Onore a Quentin Deranque, onore ai ragazzi che militano difendendo le proprie idee, affinché possano farlo nella maniera più sicura, rifiutando ogni tipo di odio e di violenza .
PRESIDENTE. Dando seguito alla richiesta appena illustrata dalla deputata Montaruli e sentito il Presidente Fontana, invito, quindi, tutta l'Assemblea ad osservare un minuto di silenzio
Ha chiesto di parlare l'onorevole Formentini. Ne ha facoltà.
PAOLO FORMENTINI(LEGA). Grazie, Presidente. Oggi sentiamo davvero questa commemorazione, la commemorazione di Quentin Deranque perché era uno di noi, era un giovane con degli ideali, un giovane che faceva politica, un giovane che si dedicava agli altri nella propria parrocchia. Era una persona che meritava tutto il nostro rispetto. Si possono avere idee diverse, ma non si può picchiare fino a morte un giovane ragazzo. Invece vediamo, proprio in quest'Aula, un crescere della violenza verbale, di giorno in giorno. Ancora ieri, abbiamo sentito dire: siete complici di genocidio. Così si dà una base, si dà un incitamento alla violenza a chi è fuori da quest'Aula.
Tramite lei, Presidente, mi rivolgo a tutte le opposizioni con il cuore: non frequentate più quei centri sociali come Askatasuna. Non ci deve essere commistione, non ci deve essere nessun dubbio tra chi vuole la democrazia con le sue regole e chi vuole la violenza che porta alla morte. Vediamo tornare il terrorismo. Vediamo, durante le Olimpiadi, sabotare la nostra rete ferroviaria: una rete anarchica che proprio con la Francia ha dei legami fortissimi. Dobbiamo unirci contro il terrorismo, così come in quest'Aula hanno fatto coloro che ci hanno preceduto.
Oggi, invece, persa la memoria dei morti, si vede la volontà di differenziarsi, di fare dei distinguo. Non c'è nessun distinguo: i violenti devono essere fuori dalla democrazia, non ci deve essere nessuno spazio in nessun partito. Tristemente, quel gruppo, la , che ha assaltato, ha ucciso, con un omicidio politico, un giovane, era legato a un partito politico francese della sinistra estrema. Anche in Italia la vicenda di Ilaria Salis, purtroppo, richiama questa stessa vicenda, con gente pestata a sangue perché aveva delle idee diverse. Noi della Lega siamo sempre stati aggrediti, non abbiamo mai aggredito e chiediamo rispetto per la democrazia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, intervengo a nome del gruppo del Partito Democratico perché l'uccisione, il brutale assassinio di Quentin Deranque è un crimine che deve essere condannato in quest'Aula, senza alcuna distinzione, da tutte e da tutti. Noi riteniamo che sia indispensabile, in un momento come questo, avere rispetto nei confronti delle autorità francesi: saranno le autorità francesi a fare piena luce sui fatti, sulle responsabilità. Non è mai nostra intenzione sostituirci alla giustizia, ma pensiamo che sia l'occasione, anche questo momento, per ribadire un principio cardine, la bussola che deve ispirare l'azione di chi vuole seguire i principi iscritti nella nostra Costituzione, che nasce proprio dalla resistenza alla brutale violenza del nazifascismo.
Ecco, noi pensiamo che di fronte a una vittima di violenza politica, ovunque nel mondo, non abbiamo bisogno di sapere le idee politiche della persona colpita, aggredita, non abbiamo bisogno di conoscere le idee degli aggressori per esprimere sempre la nostra netta, forte, totale, radicale condanna nei confronti di questa violenza. E vogliamo farlo subito, adesso, nel primo momento utile, perché pensiamo che i semi di questa violenza politica, che stanno crescendo tutti intorno a noi, siano così grandi, che la situazione sia così grave, che nessuno possa permettersi di utilizzare le lenti deformanti dell'ideologia per attribuire un valore diverso ad atti che sono uguali.
Da questo punto di vista, continueremo sempre, in ogni occasione, a condannare ogni atto di violenza politica, a farlo ovunque nel mondo, a farlo anche in Italia. E chiediamo, con la stessa forza e con la stessa nettezza con cui stiamo intervenendo in quest'Aula oggi, che sempre si alzi dalla maggioranza e dal Governo la condanna e non la sottovalutazione anche dei fatti gravissimi, che, con ideologie diverse, avvengono ogni giorno, anche nel nostro Paese .
PRESIDENTE. Saluto le ragazze e i ragazzi, le docenti e i docenti dell'Istituto comprensivo “Barbara Rizzo” di Formello, in provincia di Roma, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Grazie di essere venuti e benvenuti a Montecitorio .
Ha chiesto di parlare la deputata Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, Presidente. Non si dovrebbe morire giovani, è sicuro, eppure questo accade ogni giorno per aggressioni vigliacche, come quella subita da Quentin Deranque o anche per guerre insensate, come quella che, senza fine, continua a combattersi qui, ormai da anni, ai confini dell'Europa. Non si dovrebbe morire per manifestare le proprie idee, non a 20 anni. Eppure, proprio a quell'età si è più vulnerabili e, forse, anche più trascinabili. Non ci sono parole sufficienti per condannare l'aggressione e il pestaggio che hanno portato alla morte dello studente Deranque. È vero, non ci sono parole, ma è altrettanto vero, Presidente, che sconvolgenti episodi come questo non possono portare al sacrificio di libertà fondamentali, come quella di manifestare il proprio pensiero.
Non possono portare alla criminalizzazione di una parte politica e non possono essere occasione per restringere gli ambiti del dissenso.
La politica non si dovrebbe nutrire del sangue di giovani come Quentin Deranque per veicolare una commozione strumentale, purtroppo è questo l'aggettivo da utilizzare: strumentale al dibattito e, ancor peggio, funzionale alla compressione degli spazi della democrazia. Io mi auguro che non sia così.
A noi resta di ricordare un ragazzo, uno studente come tanti, con il suo mondo fatto di relazioni, crediamo, di amicizie, di idee che in un giorno maledetto ha incontrato la sua fine .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Non possiamo che cogliere l'invito della collega Montaruli, quello di esprimere in quest'Aula una condanna netta nei confronti di quello che è accaduto in Francia, una condanna verso un gesto vile che ha portato alla morte di un giovane ragazzo, di un giovane attivista. Porgiamo anche le condoglianze alla sua famiglia e al movimento a cui apparteneva. Esprimiamo, però, anche una preoccupazione che è quella di un clima politico che si sta inacerbando in tutto il mondo e anche nel nostro Paese con fatti sempre più gravi - che all'ordine del giorno ci portano le cronache giornalistiche - di aggressioni, di problemi che in tutte le nostre città continuano a crescere; aggressioni ai banchetti, aggressioni ai militanti, aggressioni alle Forze dell'ordine.
Allora, se oggi abbiamo una responsabilità, forse, è quella non solo di condannare unanimemente tutti e tutte le occasioni in cui potremmo avere fatti come questi, gravi e vili, ma è anche quella rispetto al fatto che siamo, rappresentiamo le forze politiche democratiche di questo Paese; e, forse, arriva anche quella responsabilità di dover abbassare i toni, non cavalcare i sentimenti dell'odio che fuori da quest'Aula stanno crescendo e contribuire a un confronto, a uno scontro politico che torni all'interno delle aule democratiche e all'interno delle regole della democrazia. Solo quando faremo questo, avremo fatto un grande servizio al nostro Paese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fratoianni. Ne ha facoltà.
NICOLA FRATOIANNI(AVS). Grazie, signor Presidente. Raccogliamo anche noi, Alleanza Verdi e Sinistra, l'invito al ricordo e alla condanna, senza se, senza ma, senza alcun però e senza alcuna ambiguità, della vile aggressione che ha portato all'assassinio di Quentin Deranque. Un assassinio inaccettabile come è inaccettabile ogni violenza che si scarica sul corpo, sulla vita di chi manifesta le proprie idee. Su questo, per quel che ci riguarda non c'è alcuna ambiguità, né alcun imbarazzo ad assumere una posizione che è inscritta nella nostra storia, nella nostra cultura politica, nel nostro DNA: il rifiuto della violenza.
La non violenza come pratica, la non violenza come punto di riferimento del proprio agire politico è, per quel che ci riguarda, il punto di riferimento fondamentale e al quale occorre conformare non solo l'iniziativa, la pratica politica, il modo di attraversare le piazze, ma anche l'uso delle parole, del linguaggio e della cultura. Proprio per questo e proprio per queste ragioni, con la stessa forza con cui ci associamo alla condanna unanime di quest'Aula, prendiamo con forza le distanze, un po' sdegnati, da ogni tentativo di utilizzare questa vicenda per condurre in altra forma, ancora una volta, una battaglia politica contro chiunque dissenta, contro chiunque manifesti, contro quella o quell'altra forza politica. Anche in questa occasione - e francamente se ne poteva fare a meno - ci sono stati interventi che hanno perso l'occasione di assumere il profilo adeguato a quello di una commemorazione. Quando si fa in un'Aula una commemorazione a quella occorrerebbe attenersi per il rispetto di chi ha perso la vita e per l'importanza dell'argomento di cui si discute. Anche questa volta non è accaduto. È un peccato. Sappia chi ha scelto questa strada che, per quel che ci riguarda, troverà un muro di fronte ad ogni tentativo di utilizzare in modo sbagliato occasioni come questa .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Semenzato. Ne ha facoltà.
MARTINA SEMENZATO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, l'uccisione del giovane francese Quentin Deranque ha un sapore amaro, di una stagione di tensione che non vorremmo mai rivedere riproporsi anche oltre confine. La crisi politica interna in Francia rischia di tradursi nuovamente in un clima di violenza e questo rappresenta un monito per tutti noi. Giovedì 12 febbraio questo giovane studente, di soli 23 anni, è stato aggredito in strada da un gruppo di almeno sei persone mascherate. Gettato a terra, è stato picchiato con calci e pugni, soprattutto alla testa, riportando un trauma irreversibile ed è deceduto il 14 febbraio.
Perché questo evento, seppur tragico, assume un valore - dobbiamo dirlo - politico? Perché Deranque aveva posizioni di ultradestra, “fondamentalista cristiano” è stato definito, e coloro che sono stati arrestati per il suo pestaggio hanno legami con l'ultrasinistra. Addirittura, abbiamo sentito, uno di essi ha rapporti di collaborazione con un deputato de La France insoumise. Allora, non c'è niente di strumentale in questa morte, c'è solo l'oggettività dei fatti: è una violenza che nasce da un contesto politico, da un certo contesto politico. Non vogliamo entrare in questa sede nella ricostruzione delle responsabilità perché sarà la magistratura francese ad occuparsene. Però, anche alla luce degli episodi delle ultime settimane, di una tensione latente che sfocia nelle nostre piazze, che prende la forma dei boicottaggi, che prende di mira le Forze dell'ordine, le istituzioni e lo Stato stesso, abbiamo il dovere di cogliere l'occasione per una riflessione critica, a partire dal linguaggio e dalle parole che scegliamo. Quando il linguaggio pubblico si carica di ostilità, quando l'avversario diventa nemico, quando la legittima durezza delle idee scivola verso la delegittimazione dell'altro, la storia del nostro Paese ci insegna che certi climi, una volta alimentati, possono sfuggire di mano.
Per questo dobbiamo essere chiari: la violenza va sempre contrastata senza ambiguità, altrimenti si diventa complici. Dobbiamo vigilare sul linguaggio che utilizziamo perché le parole non sono mai neutre, Presidente, possono costruire ponti oppure possono scavare fossati. Allora, le idee possono essere forti, possono essere radicali, persino divisive - è il cuore della democrazia -, ma la loro legittimità non può mai trovare espressione attraverso la violenza né diretta né indiretta; né può essere accompagnata da un clima che giustifichi e la normalizzi. Rivolgiamo, quindi, un pensiero di cordoglio alla famiglia e pensiamo e agiamo diversamente .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Boschi. Ne ha facoltà.
MARIA ELENA BOSCHI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. L'uccisione barbara di Quentin Deranque non può avere nessuna forma di giustificazione e da parte nostra non c'è alcun se, alcun ma, alcun però. C'è una condanna ferma e decisa non soltanto al suo assassinio vigliacco, ma anche alle violenze inaudite, come le ha definite giustamente il Presidente Macron, che abbiamo visto qualche giorno fa a Lione. Violenze che nascono da una semplice protesta e, quindi, dalla manifestazione di idee di un gruppo di giovani attivisti. Allora, se la magistratura in Francia accerterà i responsabili materiali, come sta già facendo, le responsabilità individuali, il nostro compito, la nostra responsabilità è quella di condannare ovviamente ogni forma di giustificazione ad una violenza quale strumento di lotta politica e recidere ogni legame, ogni forma di ammiccamento che possa esserci con frange estremiste. Questo vale a sinistra ma vale anche a destra.
Perché non dimentichiamoci che quello che è giustamente il diritto di protestare, che può essere pacificamente esercitato in Francia, deve essere pacificamente esercitato in qualunque Paese. Questo non vale soltanto Oltralpe e, purtroppo, abbiamo visto come a volte proteste pacifiche possano poi risolversi addirittura in assassinii e in uccisioni anche nei democratici Stati Uniti, con l'uccisione di Pretti e di Good.
Noi sappiamo che c'è un clima di odio, purtroppo e c'è un clima di violenza che sta crescendo intorno a noi, che non ha limiti e confini territoriali e che non può essere fermato con decreti-legge, ma soltanto con un'assunzione di responsabilità collettiva, con una condanna unanime e l'idea che, anche qui da noi, nessuno tollererebbe gesti violenti e minacce che, in qualche modo, possano riferirsi a nessuna forma di ideologia, anche perché ieri in quest'Aula abbiamo ricordato i 100 anni dall'uccisione barbara di Gobetti. Io credo che l'insegnamento di quegli anni e l'insegnamento che tutti noi, che siamo in quest'Aula, abbiamo recepito è che la politica nasce proprio come antidoto alla violenza, è la negazione della violenza e nessuno di noi in quest'Aula giustifica o tollera alcuna forma di violenza basata sull'ideologia .
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti del Polo scientifico tecnico-professionale “Enrico Fermi-Giovanni Giorgi” di Lucca, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Benvenuti a Montecitorio. .
Ha chiesto di parlare l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.
ROSSANO SASSO(MISTO). “Ragazza che aspettavi un giorno come tanti, un cinema e una pizza, per stare un po' con lui, dai, apri la tua porta, che vengo per parlarti. Sai, stasera, in piazza… erano tanti, e… il tuo ragazzo è morto… è morto questa sera. Vent'anni sono pochi per farsi aprir la testa, dall'odio di chi invidia la nostra gioventù, di chi uno straccio rosso ha usato per bandiera, perché non ha il coraggio di servirne una vera. La gioventù d'Europa stasera piangerà chi muore in primavera per la sua fedeltà”.
Oggi l'Europa dei popoli piange un suo giovane figlio, uno studente francese di 23 anni, ammazzato davanti all'università dall'odio antifascista di un gruppo di vigliacchi senza onore, contigui alla sinistra francese e alla sinistra europea. , Quentin .
PRESIDENTE. È così conclusa la commemorazione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, l'onorevole Bonelli. Ne ha facoltà.
ANGELO BONELLI(AVS). Grazie, signor Presidente. Nel riprendere l'intervento di ieri dell'onorevole Rampelli, che ha chiesto un'informativa del Ministro dell'Interno Piantedosi, dico subito, quindi, che ci associamo, come gruppo Alleanza Verdi e Sinistra, a questa richiesta di informativa del Ministro dell'Interno, che io ulteriormente specifico, ovvero per la necessità di comprendere quali iniziative il Ministro dell'Interno intenda adottare per diminuire il livello della tensione politica e per fare in modo che il confronto politico, anche e principalmente nelle piazze, possa svolgersi democraticamente, pacificamente e senza criminalizzare nessuno.
Lo dico perché in questi giorni, purtroppo, da parte di figure istituzionali rilevanti, che avrebbero il compito invece di dare un segnale di distensione e di diminuzione della tensione, perché abbiamo tutti la responsabilità importante nel Paese - chi di più chi di meno, ma noi la sentiamo quota parte, perché non siamo giovani e veniamo da una stagione in cui sappiamo che cosa ha rappresentato nel nostro Paese la violenza politica e lo scontro -, c'è un uso improprio del ritorno delle Brigate Rosse, senza sapere che cosa ha rappresentato quel periodo infausto per la storia della nostra Repubblica, gli anni di piombo del terrorismo nero e del terrorismo rosso.
Però, voglio dire una cosa, perché alla fine mi sentirò di fare un appello. Francamente, in questi giorni, abbiamo sentito, da autorevoli esponenti, fare un'affermazione di questo genere, che leggo: “Sono di sinistra quelli che giustificano l'assalto ai giornalisti (…), sono di sinistra quelli che minacciano (…) gli avversari”. Sentire il Ministro dell'Interno Piantedosi rivolgersi al gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra e definirci complici degli scontri e delle violenze che sono avvenuti a Torino, trasformandoci così in bersagli, penso che non sia un modo di procedere perché è un elemento di grande delicatezza.
In questi giorni l'onorevole Fratoianni ha pronunciato parole estremamente chiare di condanna sulla violenza. Però, leggere autorevoli esponenti e di partito mettere il simbolo di AVS sopra l'immagine di quell'efferato omicidio di Quentin io lo ritengo gravissimo. Sapete a chi mi riferisco. Mi riferisco anche al Ministro Salvini, che ci ha additato come responsabili. Però, noi non riceviamo, al Ministero delle Infrastrutture, pluricondannati , che sono stati condannati per lesioni anche alle Forze dell'ordine, in quel caso inglesi.
Le dicevo, signor Presidente, che rischiamo di diventare bersagli e in questo momento noi ci sentiamo bersagli. Allora, voglio dire che, in relazione anche alle affermazioni che la Presidente Meloni ha fatto al termine del convegno di Atreju e anche il Ministro dell'Interno Piantedosi - e potrei continuare, ma non voglio abusare del tempo -, ebbene, in questi giorni, io e anche l'onorevole Fratoianni abbiamo ricevuto delle gravissime minacce che abbiamo tutte denunciate alla Polizia, però non possiamo passare un giorno sì e un giorno no negli uffici di Polizia.
Vi faccio vedere: questa è l'immagine , una lettera che mi è stata recapitata, di mia moglie e di mia figlia. L'indirizzo di casa qui è dove vivono mia moglie e mia figlia. Minacce gravissime di morte: “il machete”, “mi tagliano la testa”.
Continuando, questa invece è arrivata pochi giorni fa ed è legata agli scontri di Torino: “prenderemo a martellate i vostri figli”, “vi spareremo in testa e vi faremo spappolare il cervello”.
Questa è arrivata a mia sorella - mi chiedo cosa c'entra mia sorella - e dice: “quel lurido maiale di tuo fratello lo appenderemo a piazza Maggiore a Bologna a testa in giù e gli staccheremo quella testa di merda”.
Potrei continuare - per rispetto di quest'Aula - perché ce ne sono di ben peggiori.
Io allora faccio un appello alla non violenza e lo dico ai giovani. La non violenza è uno strumento rivoluzionario: disarma le menti violente, disarma le mani dei violenti . Non cadete nella trappola della violenza, scendete in piazza pacificamente, perché la non violenza è uno strumento rivoluzionario che disarma menti e impedisce, a chi ha una strategia di criminalizzare il dissenso e la democrazia nel nostro Paese, di mettervi all'angolo. Quindi, ragazzi e ragazze, non cedete alla violenza. Sempre e sempre non violenti .
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Bonelli, anche per aver ricordato Capitini.
Ha chiesto di parlare la deputata Grippo. Ne ha facoltà.
VALENTINA GRIPPO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Intervengo per unirmi alle richieste di sentire il Ministro su questo tema, manifestando la mia solidarietà al collega Bonelli per quello che ci ha raccontato, che - ahimè - non è un caso isolato, per capire se quello che stiamo vivendo in Italia ha anche delle caratteristiche, come è stato detto da più voci, di un ritorno a epoche che vorremmo non si riproponessero o se si tratta, invece, di un fenomeno comunque molto preoccupante, globale, di polarizzazione e inasprimento della discussione politica, che porta a episodi di vera e propria violenza.
Io voglio richiamare in quest'Aula il rapporto che la scorsa settimana le Nazioni Unite hanno rilasciato sulla violenza politica, sulle aggressioni, sulle intimidazioni e sulle minacce verbali e fisiche che colpiscono i rappresentanti delle istituzioni, gli amministratori locali, i militanti, i giornalisti e i cittadini impegnati nello spazio pubblico.
È un tema da non sottovalutare, non si tratta di fatti isolati. Sono evidentemente ampliati e polarizzati dai , spesso sono anche politicamente veicolati. Non vi racconto gli episodi di cui sono stati vittime gli esponenti della nostra forza politica, perché penso che ognuno possa raccontarlo.
E consentitemi di dire che questo tema - lo dice anche il rapporto delle Nazioni Unite - vede un'ulteriore polarizzazione ai danni delle esponenti politiche donne, spesso vittime di attacchi esponenziali che mixano l'odio politico con quello di genere. Vediamo segnali preoccupanti che non si limitano all'aggressione verbale, ma che si traducono spesso anche in aggressioni e violenze fisiche. Per questo ci uniamo alla richiesta di audire il Ministro Piantedosi su questo tema, ma forse occorre anche una riflessione più ampia, perché purtroppo quest'Aula talvolta riflette i cittadini che rappresenta non solo nelle cose virtuose, ma anche in quelle peggiori. Forse un controllo e un'attenzione ai toni e al rispetto dovrebbero partire anche da noi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Anche il nostro gruppo si associa alla richiesta di un'informativa del Ministro Piantedosi sulla questione della violenza politica. Io sarei potuto non intervenire, condividendo dalla prima all'ultima riga le parole del collega Bonelli, però sento, come altri che hanno vissuto la stagione degli anni di piombo, una responsabilità maggiore di chi, per ragioni anagrafiche, quella stagione non ha vissuto. È la responsabilità - in un ruolo istituzionale, in un luogo istituzionale come questo - di sottolineare che la violenza non si esprime solo con le armi, non si esprime soltanto con atteggiamenti, ma anche e soprattutto con le parole. Le parole sono pietre, sono pietre che colpiscono. E noi tutti abbiamo la responsabilità di non dimenticare questo.
E poi, proprio ripensando a quella stagione rivedo, purtroppo, intingere nella penna degli articoli lo stesso odio, la stessa violenza verbale dei cattivi maestri, di quelli che indicavano la via della violenza. E a praticarla, alla fine, è stata una generazione di ragazzi, molti dei quali sono morti.
E c'è un ultimo elemento, se mi è consentito. È come rispondere a questo fenomeno che esiste, che è ritornato prepotentemente. E qui sta la responsabilità delle forze politiche. E qui le grandi forze politiche di quel periodo scelsero la strada della collaborazione istituzionale per sconfiggere la violenza, non cercando di strumentalizzare e individuando con chiarezza le responsabilità che stavano fuori dall'Aula parlamentare. Nessuno della Democrazia Cristiana, partito di Governo, provò ad abusare dell'etichetta di Brigate Rosse per criminalizzare i partiti della sinistra. Io credo che questa lezione vada imparata, vadano distinti i comportamenti e vada dato atto che ancora, poc'anzi, tutte le forze politiche in quest'Aula hanno, con chiarezza e con nettezza, posto un argine al tema della violenza politica. E l'invito alla non violenza di Angelo Bonelli credo che dovrebbe essere condiviso da tutta quest'Aula.
Noi oggi abbiamo un nemico in più e lo dico non per criminalizzare questo strumento: i . E qui tutti abbiamo un'altra responsabilità. Ognuno di noi fa , ha , fa quelle diavolerie della tecnologia moderna. Dobbiamo avere più attenzione ai commenti che stanno sotto questi nostri e abbiamo il diritto-dovere di cancellare quelli che inneggiano alla violenza, alla violenza fisica nei confronti degli avversari e di chi scrive questi . Non è accettabile ad alcun livello istituzionale vedere certi commenti.
Insomma, credo che abbiamo bisogno di fare questa informativa e di riflettere insieme perché il nemico, quello della violenza politica di chi cerca di speculare e strumentalizzare, deve rimanere fuori da queste Aule .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Ci uniamo anche noi alla richiesta di informativa del Ministro Piantedosi, però non ci uniamo a questa ipocrisia terribile per la quale dai banchi della destra si utilizza sempre una strumentalizzazione per portarci tutti quanti a parlare di clima di violenza politica, perché è quello che vogliono .
Io faccio parte di una generazione che non ha vissuto gli anni di piombo, sono nato nel 1982, però faccio parte di una generazione che ha vissuto ogni giorno, continuamente, dalla destra vedere vomitare violenza verso gli ultimi. Quotidianamente. Quotidianamente, verso chi non lavorava, verso chi arrivava da altri Paesi. Una violenza quotidiana, una violenza fatta di e di per colpevolizzare chi non ce la fa a stare a 'sto mondo, chi non ce la fa a stare alle regole che questa parte politica, soprattutto, ha creato. E allora questo fiume di violenza quotidiano e continuo, che la mia generazione ha vissuto e che adesso rivediamo nel colpevolizzare i giovani, nell'avere questo atteggiamento paternalistico verso i giovani come se questo mondo lo avessero creato loro… Questo mondo ai giovani glielo state dando voi, glielo stiamo dando noi. E quindi la criminalizzazione dei giovani, prendere un episodio così tremendo, come quello che è accaduto in Francia o quello che è avvenuto a Torino, per sentirsi dire dalle istituzioni, 30 secondi dopo, che la colpa era di una parte politica, beh, questa è violenza, signori .
E tutta la nostra solidarietà ad Angelo Bonelli, perché vedersi queste foto… E purtroppo non è il solo, purtroppo capita a tutti e a tutte questo tipo di reazioni. Però non posso accettare che mi si parli di clima di violenza intollerabile ancora oggi.
E sì, parleremo sempre di Gaza, fatevene una ragione, dopo che avete avuto per mesi, per anni complicità verso chi la violenza la esercitava ogni giorno. Non è accettabile ! Non è logicamente accettabile perché la violenza verso un bambino di Gaza o verso una persona che non ha il nostro colore della pelle è sempre violenza. Quindi, per favore.
Allora, venga Piantedosi, facciamo un dibattito vero e serio, però ricordiamoci sempre la credibilità che può avere un Ministro che, tre giorni dopo la manifestazione di Torino, accusa tutte le 30.000 persone che erano in piazza di violenza . Quindi quale credibilità avrà Piantedosi a parlarci di queste… Però venga.
Però, per favore, non stiamo al gioco del clima di violenza inaudito che vogliono loro mettere in piedi e mettere in scena, perché ora pare che i problemi dei treni ci siano per le bombe degli anarchici, il problema dei treni in ritardo sono le bombe degli anarchici . Io ho preso tre treni: di bombe degli anarchici non ce ne erano, erano puntualmente tutti in ritardo. Usano anche questa roba qua per colmare le loro lacune e le loro inadempienze.
Quindi, non facciamo diventare quest'Aula un luogo dove, a giorni alterni, si fanno delle commemorazioni che, purtroppo, sanno solo di strumentalità, perché, ahimè, nel mondo, ogni giorno muoiono vittime di violenza politica, muoiono vittime di violenza del potere. Allora, se dobbiamo utilizzare l'Aula per questo, purtroppo, ogni giorno, ad ogni ora, dovremmo fare delle commemorazioni. Noi non le usiamo strumentalmente, voi lo fate perché dovete sempre arrivare a propagandare la vostra azione e, soprattutto, giustificarvi dalle vostre violenze quotidiane, che sono sempre state continue, come delle gocce che hanno scavato uno scoglio .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Amici e compagni, direi: andiamoci piano. Chi ha vissuto i giorni della lotta armata, degli anni di piombo, del terrorismo, deve avere anche accortezza anche semplicemente nel lontanamente riproporre quel periodo collegandolo all'attualità, perché, a furia di dirlo, rischiamo poi, tutti insieme, di riprodurlo quel periodo, con tutti gli effetti che ha avuto. Quindi, noi dobbiamo giustamente analizzare quello che sta accadendo, se volete, anche analizzare l'involuzione della politica, dei rapporti politici. Mi permetto di dire al collega Rampelli e a tutti i colleghi della destra, se non l'hanno fatto, di leggere attentamente oggi l'articolo di Galli della Loggia sul a proposito di un'occasione mancata da parte della destra, una volta arrivata al Governo, di realizzare quello che ha sempre chiesto e non ha mai ottenuto quando era all'opposizione e cioè il rispetto e il riconoscimento dell'avversario.
In realtà, quello che noi stiamo procurando qui dentro e spesso e volentieri…io lo dico molto francamente, signor Presidente: io non mi associo alla richiesta per una comunicazione del Ministro dell'Interno, intanto perché questo clima non mette al riparo il Ministro dell'Interno, perché l'ultima volta che è venuto sembrava un molto più di quanto lo siamo noi qui dentro, ma, poi, perché io non penso che sia un problema di ordine pubblico. Se io dovessi fare una richiesta ideale e non formale sarebbe che venisse qui il Ministro Valditara, perché noi abbiamo un problema di formazione culturale nelle scuole, di ripresa autentica della nobiltà della politica nella sua capacità di rapporti e di rispetto delle forze politiche, di rispetto del pensiero dell'altro. Lo ricordava la collega Boschi, abbiamo ricordato Gobetti. Gobetti aveva in sé l'esigenza, la voglia e la forza di diventare occasione, attraverso le sue riviste, per far parlare persone che erano contro il suo pensiero per alimentare il dibattito, perché questo, comunque, aumentava anche il concetto di libertà nel nostro Paese.
Noi non siamo nelle condizioni del 1978, non siamo nelle condizioni del terrorismo, non siamo neanche nelle condizioni degli anni di piombo, ma, sotto un certo punto di vista, stiamo peggio, perché non siamo nelle condizioni di recuperare alla politica una capacità di rapporti tale per cui gli altri sono avversari, ma non sono nemici.
Io esprimo tutta la solidarietà al collega Bonelli, ovviamente alla famiglia, ovviamente a tutti coloro che, di volta in volta, lo sappiamo perfettamente, diventano oggetto - diciamo, in casa nostra ne abbiamo viste di tutti i colori - anche di una forma aggiuntiva che si è creata rispetto al 1978, che è quella dei e, quindi, della possibilità di infierire anche senza pagare alcun dazio, diciamocelo chiaramente. A maggior ragione dobbiamo essere noi nel nostro agire quotidiano, chiudo qui… è per questo che ieri mi sono permesso, e torno a farlo - e mi ha colpito il silenzio, soprattutto a destra e nella maggioranza -, di dire come sia necessario mantenere, almeno in quest'Aula, non solo il rispetto tra di noi, ma anche una attinenza ferrea a quelli che sono i principi costituzionali.
E ho citato il caso di Sgarbi perché è il caso di una persona che è lontana da me non chilometri, di più, che si è permesso anche di fare affermazioni sessiste, tutto quello che vogliamo, ma che, due anni fa - ho finito -, è stato costretto a dimettersi perché, con un che abbiamo preso in quest'Aula del non rispetto tra di noi neanche delle garanzie minime, si era venuto a sapere che era sotto indagine. Due anni dopo le dimissioni viene assolto - lasciamo perdere le vicende personali, umane e sanitarie di Sgarbi - e qui dentro non c'è nessuno che si alza per dire: scusa.
E noi dobbiamo avere il coraggio di dire “scusa” quando ci rendiamo conto che quello che abbiamo fatto è qualcosa di ingiusto, perché abbiamo chiesto le dimissioni di una persona sulla base di un'indagine, neanche di una condanna di primo grado. Dobbiamo recuperare tra di noi non il problema della violenza, che aumenta sicuramente, ma la capacità di riconoscerci come avversari e di rispettarci . Se partiamo da qua, sicuramente arriviamo molto più lontano di quanto non accadrà con la presenza del Ministro Piantedosi, domani o dopodomani .
PRESIDENTE. Comunico che la Giunta delle elezioni, nella seduta del 12 febbraio 2026, ha verificato non essere contestabili le elezioni dei seguenti deputati nella Circoscrizione Estero e, concorrendo negli eletti le qualità richieste dalla legge, ha deliberato di proporne la convalida: ripartizione Europa: Simone Billi, Federica Onori e Toni Ricciardi; ripartizione America meridionale: Fabio Porta e Franco Tirelli; ripartizione America settentrionale e centrale: Andrea Di Giuseppe e Christian Diego Di Sanzo; ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide: Nicola Care'.
Do atto alla Giunta di questa proposta e dichiaro pertanto convalidate le suddette elezioni.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione delle mozioni Morfino, Ferrari, Boschi, Zanella ed altri n. 1-00518 Bonetti ed altri n. 1-00542 e Semenzato, Lancellotta, Bisa, Patriarca ed altri n. 1-00543 concernenti iniziative volte al contrasto della violenza digitale di genere .
Avverto che, dopo la conclusione della discussione sulle linee generali, che ha avuto luogo nella seduta di lunedì 2 febbraio 2026, sono state presentate la mozione Semenzato, Lancellotta, Bisa, Patriarca ed altri n. 1-00543 e una nuova formulazione delle mozioni n. 1-00518 e n. 1-00542, che sono già state iscritte all'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo - la Ministra - ha facoltà di intervenire, esprimendo altresì il parere sulle mozioni all'ordine del giorno. Prego, signora Ministra.
EUGENIA ROCCELLA,. Grazie, Presidente. Sulla mozione Morfino, Ferrari, Boschi, Zanella ed altri n. 1-00518 per quanto riguarda l'impegno 1) si dà parere favorevole, con la seguente riformulazione: “a continuare ad assumere ogni iniziativa”, e così via. Vado avanti?
EUGENIA ROCCELLA,. Sugli impegni 2) e 3) si dà parere favorevole, con la seguente riformulazione: “a continuare ad adottare iniziative di competenza volte a potenziare in modo vincolante le politiche di prevenzione sensibilizzando, altresì, le istituzioni scolastiche del sistema nazionale di istruzione affinché, nell'ambito della loro autonomia e in coerenza con le linee guida per l'insegnamento trasversale dell'educazione civica e con le nuove Indicazioni nazionali per la scuola dell'infanzia e del primo ciclo di istruzione, promuovano iniziative finalizzate a rafforzare la cultura del rispetto e delle relazioni corrette anche attraverso l'utilizzo consapevole degli strumenti informatici”.
Sull'impegno 4) il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a rafforzare la figura del docente referente per la prevenzione e il contrasto al fenomeno del bullismo e cyberbullismo al fine di continuare a promuovere iniziative finalizzate a contrastare la violenza digitale di genere”.
Sull'impegno 5) il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a proseguire nel monitoraggio dell'efficacia applicativa delle misure introdotte dai più recenti interventi legislativi in materia di intelligenza artificiale, con particolare riferimento alla concreta applicazione delle disposizioni penalistiche relative alla diffusione illecita di contenuti generati o manipolati mediante sistemi di intelligenza artificiale al fine di verificare l'idoneità dell'attuale quadro normativo a contrastare tali condotte - soprattutto nei casi di pornografia non consensuale e di coinvolgimento di minori - e di valutare eventuali ulteriori iniziative normative necessarie ad assicurare il pieno allineamento agli obblighi derivanti dalla direttiva (UE) 2024/1385 sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica”.
Sull'impegno 6) ci si rimette all'Assemblea.
Sull'impegno 7) il parere è favorevole.
Sull'impegno 8) il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “ad adoperarsi, per quanto di competenza, al fine di adottare iniziative volte a dare piena attuazione al (DSA), valorizzando il ruolo di dell'Agcom nel definire procedure accelerate per il rilascio dello di “segnalatore attendibile” () a soggetti qualificati ai sensi del DSA, regolamento (UE) 2022/2065”.
Sull'impegno 9) il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a proseguire nelle iniziative e nelle attività volte a garantire la protezione delle vittime e l'accesso agevolato alla giustizia, ivi inclusa la richiesta di canali di segnalazione accessibili e sicuri, compresa la segnalazione ”.
Sull'impegno 10) il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di adottare iniziative per istituire, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, un Fondo nazionale per le vittime di reati informatici, con particolare riguardo alla violenza di genere, destinato a coprire spese legali, psicologiche e di bonifica digitale”.
Sull'impegno 11) il parere è favorevole, se riformulato in questi termini: “a valutare l'opportunità, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, di adottare (…)” eccetera, eccetera, il resto è uguale.
Sull'impegno 12) il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “in linea con gli obblighi assunti a livello europeo, a proseguire con iniziative volte a destinare, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, specifiche risorse volte a finanziare progetti per la formazione obbligatoria di tutti gli operatori che, a causa del loro lavoro, possono entrare in contatto con le vittime di reati di violenza digitale e di genere, ivi inclusi magistrati, avvocati, assistenti sociali, CTU, Polizia postale e Carabinieri, Polizia municipale e personale sanitario”.
Sull'impegno 13) il parere è favorevole, se riformulato come segue: “a proseguire, per quanto di competenza e in continuità con l'articolo 13- del decreto-legge n. 123 del 2023 (il cosiddetto decreto Caivano) e del regolamento attuativo Agcom (delibera n. 96/25/CONS), con iniziative volte a definire chiari, uniformi e vincolanti per la verifica dell'età degli utenti nel rispetto della protezione dei dati personali, al fine di rafforzare la tutela dei minori nel contesto digitale”.
Sull'impegno 14) il parere è favorevole, se riformulato come segue: “a proseguire nell'attività di raccolta dati e di monitoraggio del fenomeno della violenza di genere, anche nelle sue espressioni , potenziando e adeguando tutti gli strumenti utili a tale fine”.
Sull'impegno 15) il parere è favorevole, se riformulato come segue: “a valutare l'istituzione di un tavolo tecnico permanente sui reati digitali e la violenza di genere nell'ambito dell'Osservatorio sul fenomeno della violenza nei confronti delle donne e sulla violenza domestica, con funzioni di monitoraggio, analisi e proposta normativa, avvalendosi delle competenze presenti in seno all'Osservatorio e, ove necessario, del contributo di professionalità qualificate”.
PRESIDENTE. Signora Ministra, scusi, sulle premesse? Stiamo parlando sempre della mozione Morfino, Ferrari, Boschi, Zanella ed altri n. 1-00518 . Il parere sulle premesse? Abbiamo parlato del dispositivo, degli impegni, scusi. Il suo parere sulle premesse?
EUGENIA ROCCELLA,. Parere favorevole con tutte le riformulazioni degli impegni. Sulle premesse...
PRESIDENTE. È favorevole…?
EUGENIA ROCCELLA,. È favorevole.
PRESIDENTE. Quindi, è favorevole, è chiaro. Passiamo, quindi, alla mozione Bonetti ed altri n. 1-00542 .
EUGENIA ROCCELLA,. Parto dai pareri sugli impegni premesso che sulle premesse…
EUGENIA ROCCELLA,. …vi è parere favorevole.
EUGENIA ROCCELLA,. Quindi, parere favorevole sull'impegno 1).
Sull'impegno 2) parere favorevole, se riformulato come segue: “a valutare, anche alla luce delle risultanze dell'indagine conoscitiva che sta svolgendo la Commissione femminicidio, l'opportunità di assumere iniziative volte a riformare l'articolo 612- del codice penale per semplificare il perseguimento penale di chiunque alimenti la catena di diffusione non consensuale di contenuti palesemente privati”.
Sull'impegno 3) il parere è favorevole, se riformulato con la premessa “a valutare l'opportunità di”. Altrettanto sull'impegno 4), il parere è favorevole con la premessa “a valutare l'opportunità di”.
Sull'impegno 5) il parere è favorevole, se riformulato come segue: “ad adottare, per quanto di competenza, iniziative idonee a sensibilizzare l'Ordine dei giornalisti affinché vigili sull'applicazione rigorosa del codice deontologico quando si tratta dei a piattaforme illecite pubblicate nei servizi giornalistici”.
Per quanto riguarda l'impegno 6) il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “ad adoperarsi, per quanto di competenza, al fine di adottare iniziative volte a dare piena attuazione al (DSA), valorizzando il ruolo di dell'Agcom nel definire procedure accelerate per il rilascio dello di “segnalatore attendibile” () a soggetti qualificati ai sensi del DSA, regolamento (UE) 2022/2065”.
Sull'impegno 7) il parere è favorevole.
Sull'impegno 8) il parere è favorevole, se riformulato come segue: “ad adottare iniziative volte a finanziare, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, percorsi di supporto psicologico non solo per le vittime, ma anche per gli operatori e i volontari esposti a stress traumatico secondario, continuando a sostenere i percorsi di recupero dei condannati e le previsioni di cui all'articolo 165 del codice penale che, a seguito delle modifiche intervenute con la legge n. 168 del 2023, già subordinano la sospensione condizionale della pena e l'accesso ad altri benefici non solo alla reale partecipazione a tali programmi, ma anche al superamento degli stessi con esito favorevole.
Sull'impegno 9) il parere è favorevole, se riformulato come segue: “a continuare ad aggiornare i piani formativi previsti dall'articolo 5 della legge n. 69 del 2019 per il personale di pubblica sicurezza e Polizia giudiziaria, integrando protocolli operativi anche in linea con le indicazioni contenute nel Libro bianco per la formazione degli operatori che entrano in contatto con le donne vittime di violenza, elaborato dal Comitato tecnico-scientifico dell'osservatorio sul fenomeno della violenza nei confronti delle donne e sulla violenza domestica istituito presso il Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri.
Sull'impegno n. 10), il parere è favorevole.
Sull'impegno n. 11), mi rimetto all'Assemblea, essendo prerogativa parlamentare.
Sull'impegno n. 12), il parere è favorevole, se riformulato come segue: “a proseguire, per quanto di competenza, in continuità con l'articolo 13- del DL n. 123 del 2023”, sempre il cosiddetto decreto Caivano, “e del regolamento attuativo Agcom, con iniziative volte a definire standard chiari, uniformi e vincolanti per la verifica dell'età degli utenti , nel rispetto della protezione dei dati personali, al fine di rafforzare la tutela dei minori nel contesto digitale”.
Sull'impegno n. 13), il parere è favorevole se riformulato come segue: “a continuare a promuovere, in coerenza con le linee guida per l'insegnamento trasversale dell'educazione civica e con le nuove indicazioni nazionali per la scuola dell'infanzia e del primo ciclo di istruzione, un'educazione fondata su relazioni corrette, sull'empatia e sul rispetto, nonché un uso critico e consapevole delle tecnologie digitali, per rendere i giovani consci dei rischi e delle insidie dell'ambiente digitale, al fine di prevenire e contrastare la violenza di genere anche in ambito digitale”.
PRESIDENTE. Passiamo alla mozione Semenzato, Lancellota, Bisa, Patriarca ed altri n. 1-00543.
EUGENIA ROCCELLA,. Sulla mozione Semenzato, Lancellota, Bisa, Patriarca ed altri n. 1-00543, il parere è favorevole.
PRESIDENTE. A beneficio di tutti chiedo la cortesia, alla signora Ministra, se può consegnarci i pareri, così possiamo distribuirli perché sono un po' articolati.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare la deputata Gebhard. Ne ha facoltà.
RENATE GEBHARD(MISTO-MIN.LING.). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, è indispensabile che il confronto e le iniziative in Parlamento sui temi di straordinaria e costante emergenza, come è il fenomeno della violenza contro le donne anche in ambito digitale, impongono di ottenere la massima condivisione. È una responsabilità istituzionale e politica in relazione all'evoluzione drammatica che la violenza digitale ha ormai assunto in ragione della pervasività delle tecnologie di informazione e di comunicazione. Violenza che miete vittime, che nega la dignità e il ruolo delle donne e li sottopone all'odio, alle minacce e al ricatto, che si manifestano, in molti casi, come istigazione al suicidio come affermazione del femminicidio.
È indubbio che la violenza sia una dimensione strutturale della violenza contro le donne. La stessa evoluzione dell'intelligenza artificiale è alla base di tale violenza nei confronti, in primo luogo, delle donne che hanno un ruolo pubblico, ma non solo. Le misure di sostegno, come sappiamo e come le mozioni indicano, hanno diversi ambiti: l'assistenza legale e psicologica, il supporto necessario affinché i contenuti illeciti siano tempestivamente rimossi, la piena attuazione delle misure legislative già approvate e adottate, il monitoraggio di ogni politica posta in essere. Così come le politiche e le azioni di opposizione alla violenza nei confronti delle donne, anche il contrasto alle condotte illecite in ambito digitale presuppone un impegno culturale, educativo e di formazione contro la violenza maschile nei confronti delle donne. L'impegno, sotto questi profili, per le giovani generazioni non può essere marginale in relazione al rispetto delle donne e della parità di genere. Occorre operare affinché ulteriori e innovative competenze si aggiungano alle misure tradizionali di difesa.
Per queste ragioni, come deputati della Südtiroler Volkspartei e delle Minoranze Linguistiche, sosteniamo tutte le mozioni presentate alla Camera. Non possiamo permettere che la violenza, sotto qualsiasi forma, continui a essere tollerata nella nostra società. È essenziale che lavoriamo insieme per la prevenzione e per costruire un futuro migliore .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Boschi. Ne ha facoltà.
MARIA ELENA BOSCHI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Noi sappiamo che la violenza digitale può colpire chiunque, ovviamente, ma sappiamo anche che, purtroppo nella stragrande maggioranza dei casi, ad essere vittime sono sempre e comunque le donne e le ragazze. È una nuova forma di violenza che si aggiunge a quelle, purtroppo, note e antiche: la violenza sessuale, la violenza fisica e quelle più subdole, come la violenza psicologica ed economica, riconosciute più di recente.
Le nuove tecnologie portano oggi, purtroppo, a un'evoluzione in un'altra forma di violenza strutturale, che è, appunto, la violenza digitale. Non possiamo pensare che la violenza digitale sia meno reale solo perché avviene in modo immateriale attraverso le nuove tecnologie. Su questo c'è stata una campagna molto efficace, l'anno scorso, proprio dell'Assemblea delle Nazioni Unite per sensibilizzare su quelle che sono le conseguenze, ben percepite dalle donne e dalle ragazze, della violenza digitale. La violenza digitale si esplica in varie forme: dalla geolocalizzazione non voluta delle donne, all'obbligo di condividere le con i propri compagni per l'accesso ai propri strumenti e canali , sino alla diffamazione, all'ingiuria e alla molestia.
Allora capita, molte volte, che poi la violenza digitale si sposti su un piano reale, perché gli autori di quella violenza, in un', possono addirittura arrivare a violenze fisiche, sino al femminicidio in alcuni casi. Soprattutto, è reale la violenza percepita dalle vittime, perché la violenza digitale porta, nei casi magari meno gravi, comunque a un'autolimitazione, per esempio, della presenza sui , che è, comunque, una limitazione alla propria libertà, alla propria autonomia personale e, in alcuni casi, a veri e propri danni psicologici o anche economici, perché possono incidere nei percorsi professionali di alcune donne, sino ad esempi di donne di varia età, ma soprattutto giovani ragazze che, non reggendo un senso di vergogna che veniva in qualche modo istigato dagli autori della violenza digitale nei loro confronti, sono arrivate, purtroppo, a togliersi la vita. Allora, è un tipo di violenza che non può ammettere oggi sottovalutazioni da parte di nessuno.
Io, Ministra, colgo il positivo del tentativo di lavorare insieme su questi temi, anche approvando alcune delle proposte che la nostra mozione - delle opposizioni - suggerisce al Governo. Devo dire, però, che con dispiacere e con rammarico vedo, ancora una volta da parte del Governo, un'insistenza nel chiudersi, invece, a scelte più coraggiose su due profili che, secondo me, sono essenziali per poter prevenire e contrastare la violenza digitale. Noi vorremmo maggiore coraggio per quanto riguarda le limitazioni dell'utilizzo di questi canali da parte dei minori, perché i dati ci dicono che, nella maggior parte dei casi, le vittime di violenza digitale di genere sono le ragazze giovanissime, dagli 11 ai 14 anni, anzi spesso l'80 per cento anche del materiale di carattere sessuale che viene diffuso sui viene autoprodotto con istigazione e in qualche modo, quindi, una violenza psicologica nei confronti di queste ragazze. Non c'è piena consapevolezza dell'utilizzo di quegli strumenti, non c'è piena condivisione con i genitori di quegli spazi di comunicazione e, quindi, spesso sono soli o sole di fronte ai rischi che quei canali oggi producono.
Allora, non basta quello che è stato fatto finora per poter garantire un controllo sull'età e sull'identità, ma occorre avere più coraggio. Con la collega Maria Anna Madia e tante altre colleghe, in modo trasversale, abbiamo avanzato una proposta di legge per non consentire ai minori di 15 anni, senza il consenso dei genitori, l'utilizzo di questi strumenti, come peraltro già è stato fatto in altri Paesi europei. Su questo, il Governo, invece, pare non avere il coraggio e la volontà di dare una soluzione, che è una tutela per i minori. Ricordiamoci che lo scorso anno la Polizia postale ha accertato oltre 2.500 casi di pedopornografia nel nostro Paese.
Io credo che un Paese che, giustamente, tutela il proprio patrimonio principale, ossia i nostri ragazzi e le nostre ragazze, e non consente loro, fino a 14 anni, di guidare un motorino e ti pone l'obbligo del casco non può pensare che sia meno rischioso e meno pericoloso mettere in mano uno strumento, come uno o un accesso ad alcuni canali senza che ci possa essere anche un ruolo da parte dei genitori, di chi ha la responsabilità, di avere piena consapevolezza dei rischi che vengono corsi dai loro figli e senza che i loro figli siano preparati ad utilizzare quegli strumenti con tutte le loro insidie.
Io credo che sia importante rivedere l'apparato normativo per tutelare le vittime di questi reati, di qualsiasi età, anche attraverso la previsione di reati che possano incidere in modo appropriato su strumenti come il o l'intelligenza artificiale, che alterano, senza il consenso della vittima, addirittura la propria voce, il proprio corpo, la propria immagine.
Sicuramente serve lavorare per responsabilizzare le piattaforme e avere una condivisione a livello internazionale perché, purtroppo, le piattaforme molto spesso sono sottoposte a diritto straniero, molto spesso cambiano Paese, molto spesso si nascondono con scatole cinesi. Tutto giusto.
Sicuramente, è giusto che ci sia anche un sistema che possa sostenere e risarcire le vittime della violenza digitale. Ma la prima forma di tutela è sicuramente quella garantita dalla prevenzione, cioè evitare che quel tipo di reato possa essere commesso, che quel tipo di violenza possa essere subita dalle vittime. E questo si fa soltanto attraverso una gigantesca operazione culturale ed educativa.
Ed anche su questo, mi dispiace, Ministra, che ancora una volta il Governo abbia dato parere contrario sulla nostra proposta, la proposta che viene dalle forze di opposizione di introdurre l'educazione sessuale e affettiva nelle scuole. Infatti, da questo punto di vista noi abbiamo visto che soltanto un cambio culturale, una maggiore consapevolezza, non solo dell'educazione digitale, ma, soprattutto, un'educazione al rispetto, alla parità, al contrasto a ogni forma di violenza, ma anche di stereotipo e di pregiudizio basato sul sesso, può essere un vero antidoto alla violenza, può prevenire anche una minimizzazione e sottovalutazione di questi fenomeni che, spesso, ancora percepiamo nell'opinione pubblica, soprattutto da parte dei soggetti adulti.
E allora, sentir dire dal Governo ancora una volta “no” a questa proposta, credo sia non soltanto un arretramento, ma rischia anche di essere un'occasione persa gigantesca per i nostri bambini e le nostre bambine, per i nostri ragazzi e le nostre ragazze. Perché è vero, c'è una responsabilità delle famiglie nell'educazione dei propri figli che nessuno nega, ma non bastano le famiglie. Occorre un'alleanza educativa anche con la scuola, soprattutto laddove ci sono famiglie che quel tipo di educazione non sono in grado di darla o, anzi, diventano esempi e modelli negativi al contrario di quelli che dovrebbero essere invece i rapporti sani tra uomini e donne.
E lì, sì, la scuola può svolgere un ruolo essenziale, oltre che tutta la comunità, ovviamente, la società educante come riferimento.
Allora le dico, Ministra, serve un'alleanza trasversale, serve un'alleanza tra uomini e donne in questa battaglia, che è una battaglia di democrazia e di civiltà, anche perché tutti i dati ci dicono, peraltro, che tra le donne maggiormente colpite dalla violenza digitale ci sono le attiviste, ci sono le giornaliste e ci sono anche le donne impegnate in politica che hanno un rischio doppio, rispetto ai colleghi uomini, di essere oggetto di violenza digitale, soprattutto durante le campagne elettorali. E abbiamo visto che la violenza digitale sulle donne, anche per i fatti di questi giorni, può riguardare chiunque: dall'onorevole Matone, alla senatrice Floridia e potrei aumentare l'elenco, negli anni, di donne di destra e di sinistra che ne sono state oggetto.
Quindi, su questo, davvero, occorre sentirsi tutti coinvolti e tutti i responsabili. Ministra, glielo dico anche per esperienza personale, io, in questi anni, spesso, sono stata oggetto di violenza attraverso i ; sono finita, come tante altre colleghe, altre donne, anche negli ultimi scandali legati al di , di , con alterazioni del mio corpo, della mia voce, in modo pornografico, senza il mio consenso.
Ecco, io ho gli strumenti magari per potermi difendere da un punto di vista non solo legale, ma anche emotivo. Tante ragazze e tante donne, purtroppo, non hanno la stessa possibilità e rischiano di colpevolizzarsi, di vittimizzarsi, addirittura di vergognarsi per qualcosa di cui non sono assolutamente responsabili, se non l'essere nate donne.
Ed io credo che, di fronte a scene che possono provocare disgusto, ma sicuramente non vergogna, gli unici responsabili, ancora una volta, rischiano di rimanere non soltanto impuniti, ma nascosti dall'anonimato e anche moralmente ed eticamente assolti.
Ecco, noi non vogliamo che siano assolti i responsabili, né in ambito giudiziario, né soprattutto da un giudizio che la nostra società deve dare in modo netto e condiviso .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Semenzato. Ne ha facoltà.
MARTINA SEMENZATO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente, colleghi, commissari, Ministra Roccella. Allora, faccio una doverosa premessa che ho già fatto in altre questioni. Accade assai di frequente che le stesse materie possono essere oggetto di trattazione da parte di diversi organi parlamentari. Questo appartiene alla fisiologia dei lavori parlamentari. Non sussiste alcun vincolo giuridico che possa incidere sull'autonomia di un organo parlamentare e sulla democratica autonomia legislativa di un singolo deputato.
Però, devo dire un però: i tempi e i modi di queste mozioni di opposizione mi lasciano moderatamente perplessa. Non nel merito ma nel metodo e, soprattutto, nella completezza del lavoro.
Devo necessariamente raccontare cosa sta facendo la Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, specificatamente sulla questione che viene detta in maniera riduttiva della violenza . La Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere ha dato avvio, a settembre 2025, con una deliberazione unanime dell'ufficio di presidenza, peraltro, su specifica sollecitazione proprio dei colleghi e delle colleghe dell'opposizione, ad una inchiesta sulla dimensione digitale della violenza contro le donne. E voi capite già dal titolo il tipo di lavoro che abbiamo messo in piedi: un lavoro robusto, un lavoro complesso, un lavoro approfondito, che è stato messo a terra con l'approccio metodologico condiviso da tutti i gruppi e per cui abbiamo approvato le inchieste della Commissione all'unanimità. Abbiamo svolto 38 audizioni, di cui 23 indicate dall'opposizione. La prima audizione sull'intelligenza artificiale l'abbiamo fatta all'AgID il 23 gennaio 2025. L'inchiesta si è conclusa con i tempi che ci eravamo dati con l'ufficio di presidenza e verrà depositata nei prossimi giorni per le opportune osservazioni. Attenzione, tali osservazioni vengono demandate a tutti i consulenti della Commissione, che sono 30, e a tutti i commissari e le commissarie della Commissione, che sono 36, col solito metodo, faticoso ma democratico e rispettoso che abbiamo deciso di adottare nella Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio.
Quindi sono certa che i lavori della Commissione, così ben fatti, hanno sicuramente fortemente ispirato queste mozioni, o almeno me lo auguro, anche da parte di chi, in Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio segue le audizioni a singhiozzo.
Presidente, per il suo tramite, vorrei condividere con le colleghe firmatarie dell'opposizione, che sono anche commissarie, che non bisogna votare un provvedimento, bisogna votare un provvedimento completo, incisivo e risolutivo. Ed io penso che la violenza meritasse un intervento legislativo ben più robusto di una mozione che, per quanto lodevole di indirizzo per l'Esecutivo, per il Governo, io la considero poco più di una dichiarazione d'intenti.
Abbiamo perso un'occasione di lavoro trasversale che però conto di recuperare in Commissione. Presidente, rimango ferma sulla mozione di maggioranza, che ha un solo impegno. appunto di buonsenso, quello di attendere gli esiti dell'inchiesta, proprio per dare voce a tutti quegli auditi che meritano rispetto e di trovare le loro indicazioni valorizzate.
Per quanto riguarda le mozioni di opposizione, ovviamente, noi voteremo secondo indicazioni del Governo nel rispetto del lavoro fatto, ma che, ribadisco, considero un lavoro non completo, ma una base di partenza per una riflessione comune.
Il nostro mandato è lavorare nell'interesse generale; questo ce lo dice l'articolo 82 della Costituzione e, nello specifico, la Commissione femminicidio ci dice di lavorare a tutela e a servizio delle donne. Quindi, è auspicabile mantenere un approccio unanime sulla lotta contro il femminicidio e sulla violenza di genere, ma l'importante è lavorare bene, seriamente e in maniera rispettosa.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, signora Ministra, la violenza contro le donne non è un'emergenza episodica né una sommatoria di fatti isolati: è un fenomeno strutturale, radicato nelle diseguaglianze di potere, nei rapporti sociali, nei linguaggi, nelle culture. Ed è proprio per questo che oggi siamo chiamate e chiamati ad allargare lo sguardo, a riconoscere come quella stessa violenza abbia ormai trovato nel digitale un nuovo spazio di esercizio, di amplificazione e di riproduzione.
La violenza digitale di genere non è una violenza altra o minore, è la prosecuzione con mezzi nuovi della stessa logica di dominio che colpisce i corpi, le vite, le libertà delle donne. È una violenza che agisce sul piano psicologico, simbolico, sociale, ma che produce conseguenze reali, concrete e devastanti: diffusione non consensuale di immagini intime, campagne d'odio e di delegittimazione, , molestie , pornografia non consensuale, sessuali. Non siamo di fronte a deviazioni marginali della Rete, ma a un sistema che normalizza la violenza, la rende virale e la monetizza.
I dati, per quanto ancora frammentari e insufficienti, ci restituiscono un quadro allarmante: le donne, in particolare le giovani donne, sono esposte in misura nettamente maggiore a forme di violenza Ansia, depressione, vergogna, isolamento sociale, perdita di fiducia, disturbo -traumatico da : sono questi gli effetti che emergono con chiarezza dalle ricerche e dalle testimonianze delle vittime.
In troppi casi questa violenza diventa una gabbia invisibile, che limita la libertà di parola, di espressione, di partecipazione alla vita pubblica. E non possiamo ignorare un dato che dovrebbe interrogarci profondamente: per molte ragazze e molti ragazzi, il controllo digitale, la condivisione della l'accesso ai dispositivi personali vengono ancora percepiti come una prova d'amore. È qui che la violenza mostra il suo volto più insidioso: quando si traveste da normalità, da relazione e da affetto.
Colleghe e colleghi, la Rete non è neutra: le piattaforme digitali, i , i sistemi algoritmici non si limitano a riflettere la realtà, la modellano, la amplificano, la orientano. In pochi istanti, i contenuti violenti e misogini possono raggiungere milioni di persone, moltiplicando il danno, rendendo quasi impossibile per le vittime sottrarsi alla gogna digitale. Oggi assistiamo a un salto ulteriore di qualità della violenza, legato allo sviluppo dell'intelligenza artificiale. I e i cosiddetti rappresentano una frontiera inquietante: corpi e volti reali vengono manipolati, spogliati, sessualizzati, senza alcun consenso. Donne e ragazze si ritrovano protagoniste di contenuti pornografici che non hanno mai prodotto, mai autorizzato, mai neanche immaginato. Spesso questi contenuti vengono scambiati, venduti, utilizzati per estorsioni e ricatti. Non è fantascienza, purtroppo è cronaca, sono fatti già accaduti e continueranno ad accadere se non interverremo con decisione.
L'Italia, come Paese fondatore dell'Unione europea e firmataria delle principali convenzioni internazionali sui diritti umani, ha una responsabilità precisa. Negli ultimi anni sono stati fatti passi avanti importanti - penso al codice rosso, all'introduzione del reato di , al ruolo del Garante per la protezione dei dati personali, al recepimento delle nuove norme europee sul digitale e sull'intelligenza artificiale -, ma dobbiamo avere il coraggio di dirlo con chiarezza: non basta. Non basta perché le norme faticano a stare al passo con la velocità della Rete; non basta perché la rimozione dei contenuti è spesso tardiva, inefficace e frammentata; non basta perché le vittime si trovano troppo spesso sole, schiacciate tra procedure complesse, tempi lunghi e costi insostenibili.
Questa mozione, sottoscritta oltre che da noi, da colleghe e colleghi dei 5 Stelle e del Partito Democratico - che ringrazio per la fattiva collaborazione -, nasce da una consapevolezza politica precisa: la violenza digitale di genere deve essere assunta come componente strutturale dall'azione di Governo, non come capitolo residuale o tema settoriale. È una questione di diritti, di libertà, di democrazia. Per questo chiediamo un intervento organico, che tenga insieme prevenzione, contrasto, protezione delle vittime e responsabilità delle piattaforme, a partire dalla scuola, perché non esiste una vera prevenzione senza educazione. Educazione all'affettività, al consenso, al rispetto delle differenze, educazione digitale e alfabetizzazione ai non come progetti occasionali, ma come percorsi strutturati, obbligatori, sostenuti da risorse adeguate .
Per questo, non possiamo accettare la riformulazione proposta dal Governo e vi chiediamo un maggiore sforzo in questo senso e in tanti altri. Chiediamo che la formazione diventi un pilastro anche per chi opera nei contesti più delicati - magistratura, Forze dell'ordine, operatori sanitari e assistenti sociali - perché riconoscere la violenza digitale significa saperla vedere, comprendere, affrontare, senza minimizzarla. Chiediamo che venga rafforzata l'attuazione del , introducendo meccanismi di responsabilità progressiva per le piattaforme che non rimuovono tempestivamente i contenuti violenti, che tollerano la recidiva, che traggono profitto dall'odio e dalla misoginia. La libertà di impresa non può mai essere una giustificazione per la violazione dei diritti fondamentali. Chiediamo l'istituzione di un fondo nazionale per le vittime dei reati informatici legati alla violenza di genere, per sostenere le spese legali e il supporto psicologico, la cosiddetta “bonifica digitale”, perché la dignità non può prescindere dal reddito.
Colleghe e colleghi, contrastare la violenza digitale di genere significa anche contrastare una cultura che normalizza l'odio, che ridicolizza le vittime, che trasforma la sopraffazione in trattenimento. Significa intervenire sui linguaggi, sugli immaginari, sui meccanismi di amplificazione algoritmica, che premiano ciò che è estremo, violento e disumanizzante.
Questa è una battaglia che parla il linguaggio del femminismo, ma che riguarda l'intera società, perché una democrazia che tollera la violenza, anche quando è mediata da uno schermo, è una democrazia più debole. Con questa mozione affermiamo un principio semplice e radicale: i diritti non si spengono Il corpo, la voce, l'immagine e l'identità delle donne non sono materia prima per l'odio, per il profitto e per il controllo. Sta a noi decidere se il digitale sarà uno spazio di libertà o l'ennesimo terreno di dominio. Il nostro auspicio è che si scelgano la libertà e la responsabilità senza alcuna ambiguità. Per questo, noi voteremo a favore di tutte le mozioni presentate, confidando che davvero ci possa essere un cambiamento radicale anche nel delicatissimo campo dalla violenza digitale di genere .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Bonetti. Ne ha facoltà.
ELENA BONETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ministra, colleghe e colleghi, è importante che in quest'Aula si affermi con nettezza che la violenza digitale è una violenza e, come tale, va a ledere i diritti fondamentali umani, ma che anche la violenza digitale si presenta con un'accezione specifica per quanto riguarda il genere, la violenza contro le donne. Quindi, è nostro compito certamente saperla riconoscere e, conseguentemente, mettere in campo tutte le azioni necessarie per dare pieno compimento, anche per questa forma di violenza contro le donne, alla Convenzione di Istanbul: sapere prevenire, saper proteggere, saper perseguire. È con questo spirito - io lo voglio ricordare - che in particolare l'Italia, durante la Presidenza che abbiamo avuto nel Consiglio d'Europa, il 25 novembre 2021, proprio in occasione del 10° anniversario dell'approvazione della Convenzione di Istanbul in seno al Consiglio d'Europa, ha promosso con la Segretaria generale, un documento specifico che includeva la violenza digitale dentro alla violenza contro le donne, anche introducendo un tema importante - su cui poi tornerò -, che riguarda in particolare le bambine, quindi la questione della violenza contro i minori.
La violenza digitale, è vero, ha delle dinamiche complesse, che impongono anche a noi, a livello politico, a livello legislativo, di entrare in terreni finora anche inesplorati, nuovi e saperci attrezzare in modo adeguato e competente. È però importante che tutto questo avvenga dando una lente, che è la lente della violenza di genere, perché lo abbiamo visto: in tutte le azioni legislative che riguardano la violenza contro le donne serve sempre riconoscere quella specificità che riguarda il femminile, la violenza contro le donne in quanto donne, per mettere in campo azioni che siano il più possibile efficaci per saperla riconoscere e contrastare.
Ci sono, però, dei rischi che noi vediamo. Il primo rischio è sicuramente quello della disumanizzazione. In fondo, quando si parla della violenza digitale si ha un po' la sensazione che non faccia male. Non fa male perché magari non tocca la fisicità del corpo di una donna, di un bambino, di un ragazzino, di una bambina, di una ragazza. Allora, il rischio è che, in qualche modo, le vittime siano non ascoltate e non comprese…
PRESIDENTE. Colleghi, per favore….
ELENA BONETTI(AZ-PER-RE). …ma chi, come noi, è chiamato…
PRESIDENTE. Perdoni, deputata. Colleghi, per favore.
ELENA BONETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ma comunque l'importanza del tema mi permetteva di andare avanti lo stesso. Stavo dicendo: la fatica di queste donne, di queste ragazze, di sentirsi in realtà abbandonate, perché chi, come noi, ha avuto modo di ascoltare le vittime di questa violenza ha ascoltato parole laceranti, perché ci si sente violati, abusati, stuprati in qualche modo nella nostra intimità e si ha la percezione, come troppo spesso accade per le donne vittime di violenza, che in fondo - questo ce lo dice una società ancora malata - la si è cercata. Con la diffusione di immagini intime, in qualche modo, si sente che si può essere esposte e giudicate e, dunque, c'è il tema dell'esposizione a un giudizio, che è ancora più drammatico e dirompente perché è un giudizio che viene da volti che non sono volti, che sono anonimi, e che, quindi, spaventa ancora di più. È un mostro contro il quale da sole non riusciamo a reagire, perché nemmeno lo sappiamo individuare.
Allora, ecco la seconda accezione di questa drammaticità di chi racconta - e tante di noi, in fondo, sono state vittime anche di queste violenze digitali - che è quella della solitudine, perché non si sa bene a chi potersi rivolgere, perché davvero non si ha la conoscenza, la competenza di sapere a chi poter chiedere aiuto. Ci si vergogna, ci si sente smarriti. Su questo lasciatemi dire, Ministra, che lei ha colto, nella campagna contro la violenza contro le donne che ha promosso, la campagna “Non sei Sola”, nella solitudine uno dei temi importanti. La solitudine è una delle armi più potenti che la violenza contro le donne ha e la violenza digitale contro le donne ha in modo esplosivo.
Il secondo rischio, però, che noi vediamo è che ci si limiti semplicemente a commentare, soprattutto perché è una materia che richiede tecnicalità, che richiede strumenti che non sono, a volte, quelli della concretezza delle mani ma non altrettanto meno efficaci. Allora, per non commentare bisogna saper riconoscere, bisogna saper comprendere questa complessità, e qui arrivo - lasci anche a me, Presidente, soffermare - sul metodo col quale arriviamo a dibattere queste mozioni nell'Aula.
Io penso sia molto opportuno - e ringrazio la presidente Semenzato, perché lo ha richiamato con forza - che la Commissione sul femminicidio, dopo gli accadimenti dello scorso autunno, che riguardavano proprio fenomeni che sono entrati anche nella pubblica cronaca, che hanno visto vittime tante donne famose e non famose, abbia iniziato un'indagine su questo tema specifico. Io su questo ringrazio anche le colleghe dell'opposizione - mi permetta di ringraziare, in particolare, la capogruppo del Partito Democratico, la collega Sara Ferrari - che per prime si sono fatte carico anche di un impegno trasversale per dire, prima di assumere qualsiasi iniziativa, che dobbiamo comprendere, ascoltare le vittime e dare un'efficace strategia da suggerire poi al Parlamento per prendere i provvedimenti opportuni.
Noi rimaniamo a quell'impegno e, quindi, anche nel dialogo con le altre opposizioni noi abbiamo cercato di portare a una sintesi che, però, fosse non ostativa di una maggioranza contro un'opposizione, ma questo non è stato possibile. Io apprezzo, devo dire, e penso che questa volta - tante volte ho, invece, stigmatizzato il comportamento della maggioranza - la maggioranza abbia tenuto un comportamento istituzionale che compete a chi ha la maggioranza di questo luogo, che ha ancora la finalità di servire in modo concreto al bene di tutto il Paese e non di una parte, facendo una mozione che dica semplicemente: ascoltiamo gli esiti della Commissione sul femminicidio e su questo ci impegniamo.
Proprio per questa ragione io annuncio fin da ora il voto favorevole a questa mozione, così come annuncio anche il voto favorevole alla mozione delle altre opposizioni, a cui abbiamo lavorato ma che, purtroppo, non ha mantenuto quello spirito di ricerca di portare qui una mozione unitaria. Io ho avuto l'onore, da Ministra, di dovermi confrontare con il Parlamento con mozioni diverse sulla violenza contro le donne e sempre, sempre e sempre ho cercato e lavorato - e siamo riusciti sempre - per arrivare a una mozione unitaria. Io credo che questa responsabilità non possa venir meno quando si passa all'opposizione.
Per questo, invece, il nostro gruppo - e mi avvio alla conclusione - ha deciso di mantenere una propria mozione, che non è alternativa evidentemente alle altre due e semplicemente va a declinare, in modo più tecnico e specifico, alcuni temi su cui il nostro gruppo si è caratterizzato, con proposte anche normative e legislative. Su questo, in particolare, anche la collega Pastorella ha lavorato e sta continuando a lavorare. Tra questi impegni, Ministra, c'è quello che riguarda l'accesso dei minori ai e al mondo del , che è già stato richiamato. Noi come gruppo abbiamo presentato nel 2023 una proposta di legge, a cui si sono poi abbinate altre proposte di legge, che ad oggi è in attesa di essere esaminata in Commissione. Ma parallelamente al Senato la collega Mennuni di Fratelli d'Italia insieme alla collega Malpezzi del Partito Democratico si sono fatte promotrici di un'analoga proposta di legge. Intanto, è bene che da un iniziale dibattito, che aveva, invece, visto una nostra posizione molto criticata, si sia arrivati a comprendere la necessità dell'intervento. Comprendo, Ministra, che lei su questo punto in particolare si affidi all'Aula e auspico, però, che questa trasversalità di tutti i gruppi parlamentari sulle proposte di legge possa portare anche a un voto favorevole di impegno di questo Parlamento, perché c'è un grande, enorme rischio, che è quello di essere colpevoli del silenzio e dell'inettitudine anche da parte delle istituzioni. Non è più il tempo per commentare, perché è colpevole chi agisce con violenza, ma nelle istituzioni è colpevole anche chi a quest'azione di violenza non contrappone l'efficacia e la tenacia di un agire pronto e concreto. Oggi è il momento del fare e su questo noi stiamo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Morfino. Ne ha facoltà.
DANIELA MORFINO(M5S). Grazie, Presidente. Colleghi e colleghe, oggi noi chiediamo a quest'Aula una scelta netta, riconoscere e contrastare la violenza digitale di genere, quella che entra nelle case senza bussare e trasforma telefoni cellulari, e in strumenti di persecuzione, una violenza che si insinua nelle vite di milioni di cittadini che poi diventano vittime e colpisce soprattutto donne, ragazze e minori. Non è un dettaglio, è una ferita quotidiana, silenziosa e capillare.
Chiariamolo subito, Presidente, con parole che non lasciano alibi: non è solo Internet, non è solo uno scherzo, non è solo una foto, non è solo un video, non sono solo parole. Ve ne leggo alcune di queste parole e le riporto fedelmente con quanto di volgare portano con sé e mi scuso fin d'ora, Presidente, con l'Aula per il linguaggio non consono, ma sono commenti e offese che mi sono state rivolte personalmente sui canali , ma non solo a me, anche alle mie colleghe qui presenti, Orrico, Auriemma, Chiara Appendino ed Emma Pavanelli: “Tu dici no, io dico sì, troia”; “Lo sappiamo che fai la prostituta di mestiere, drogata comunista”; “Un'altra zoccola, topo alla napoletana”; “Zitta stronza”; “Vai a cagare, zecca”; “Ma vattene a fanculo ignorante, sei una parassita”; “Vai a drogarti, demente”; “Lascia stare la morfina, hai già una faccia da deficiente”; “Ecco a voi il video di una cortigiana del MoVimento 5 merde”; “Cani, pagherete”. Questa è un'evidente minaccia, Presidente, e io - come le altre colleghe - non arretrerò di un millimetro. Non mi farò intimidire, segnalerò e denuncerò tutti questi frustrati alle autorità competenti . Non c'è più tempo da perdere, come ha detto chi mi ha preceduto in questo intervento. Dobbiamo agire ora, subito.
Presidente, perché dico questo? Perché queste parole sono aggressioni che umiliano, ricattano e controllano. È dignità calpestata e resa virale. Sapete qual è la realtà più crudele? Che la violenza digitale non resta : è ansia, è vergogna, è attacchi di panico, è ritiro sociale, è scuola lasciata, è lavoro perso e relazioni spezzate. È una vita che si restringe fino a diventare una prigione. La violenza digitale non resta , Presidente, ma inonda la vita reale e la distrugge. Diciamolo con chiarezza: non esiste goliardia quando manca il consenso, non esiste leggerezza quando un'immagine intima viene condivisa senza autorizzazione e non esiste scherzo quando c'è ricatto, controllo e umiliazione.
Tutto questo è violenza e, quando questa violenza finisce , diventa replicabile all'infinito. Basta un clic di un cittadino per umiliare la dignità di un altro cittadino. Quando la libertà di una donna viene schiacciata dalla paura di una notifica, non possiamo ridurci a parlare soltanto di Internet: si disonorano diritti fondamentali.
Ma sapete cosa significa leggere tutti quei commenti di persone frustrate? Sapete che significa scoprire la propria immagine sbattuta in un gruppo o su un profilo falso o su un sito per farne derisione? Sapete cosa si prova quando si scopre che la propria immagine è stata scaricata, duplicata, modificata e rilanciata? Dire “denunciate” non basta, certo che bisogna denunciare. Lo faremo, ma lo Stato deve saper rispondere in tempo reale oggi e non dopo, perché il tempo è reale, è tutto. Una rimozione dopo giorni spesso arriva quando il danno è già esploso, quando lo schermo ha già fatto quello che fa: diffondere, duplicare e deformare.
C'è un ulteriore elemento ancora più inquietante, Presidente: l'uso dell'intelligenza artificiale. Per intenderci, i che spogliano le persone senza consenso, costruendo pornografia della violenza sui volti reali, sui corpi reali, sulle voci reali. Se lasciati senza presidi efficaci, questi strumenti diventano fabbriche di abuso. Il punto è semplice, Presidente: i contenuti ricompaiono, rimbalzano sui siti, sfuggono alle rimozioni e la vittima così, oltre al trauma, resta intrappolata tra moduli, segnalazioni e competenze frammentarie. E mentre si resta incastrati in una burocrazia che non funziona, sapete cosa accade? Che il materiale continua a circolare all'infinito.
Apro e chiudo una parentesi, Presidente. C'è una proposta di legge del MoVimento 5 Stelle che interviene su questi vuoti normativi, come la rimozione rapida dei contenuti, la prevenzione della ripubblicazione e le sanzioni per chi diffonde o ospita contenuti sessualmente espliciti generati o alterati senza consenso. Portiamola in Aula e votiamola tutti insieme .
Questa mozione l'abbiamo voluta oggi, perché nasce per ottenere un cambio di passo: uno Stato presente, coordinato e rapido. Non basta esserci con un titolo di legge, bisogna esserci con procedure snelle, competenze chiare e risorse certe, perché per una vittima la differenza è una sola: essere protetta subito o essere travolta per sempre. Basta dire “sì” a prevenzione e velocità: velocità nella segnalazione, nella presa in carico e nella rimozione di foto e video modificati.
Allora, cosa chiediamo noi concretamente in questa mozione? Presidi efficaci contro contenuti generati e manipolati dall'intelligenza artificiale, perché se una norma esiste, Presidente, ma non protegge, va corretta. Inoltre, canali accessibili e sicuri, velocità, protocolli stabili, sportelli di ascolto e supporto psicologico qualificato, perché chi subisce non deve restare sola né perdersi nel labirinto delle competenze.
Risorse subito! Senza risorse, si dice al mio paese, non si canta messa e, quindi, tutto questo resta un titolo. Allora, abbiamo chiesto anche un fondo nazionale, la prevenzione come politica pubblica e una banca dati per monitorare e comprendere il fenomeno perché ciò che non si misura non si governa. Allora, colleghi, vogliamo cittadini che si fidano dello Stato? Allora, queste sono le prime risposte da dare.
La fiducia si costruisce così: proteggendo. Vogliamo davvero che in Rete nessuno sia invisibile? Bene, allora nessuno deve sentirsi impunito, mentre distrugge la vita di un'altra persona con un clic
Mi avvio alla conclusione, Presidente. A nome del MoVimento 5 Stelle, annuncio voto favorevole alla nostra mozione e mi auguro che questa maggioranza la sostenga perché queste pagine non sono bandiere di parte, ma sono la soluzione al problema. C'è una responsabilità comune. Dietro questa mozione c'è un respiro di sollievo per chi vive l'incubo di notifiche, minacce, ricatti e odio .
Noi abbiamo il potere, la responsabilità e il dovere di dire una cosa semplice e definitiva: un clic non può diventare una condanna a vita. Presidente, oggi noi possiamo fare una cosa rara in politica: fare la differenza nella vita reale di tutte quelle donne lì fuori e di tutte quelle ragazze lì fuori. Perché fuori da quest'Aula non si discute: si piange, si trema, si cancella la propria faccia dalle foto, si smette di uscire, si smette di vivere.
Allora, vi chiedo di trasformare questa giornata in un momento che si ricorda: il giorno in cui l'Italia ha deciso che la Rete non è una terra di odio, che non c'è libertà di insultare, di ricattare, di umiliare e che non c'è tecnologia che giustifichi l'assenza di responsabilità. Votiamo sì a questa mozione e mandiamo questo messaggio.
Non ti devi nascondere tu vittima: si devono fermare loro perché la dignità non si scrolla, Presidente, si difende .
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti del liceo statale “Giannina Milli” di Teramo, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Benvenuti a Montecitorio .
Ha chiesto di parlare la deputata Patriarca. Ne ha facoltà.
ANNARITA PATRIARCA(FI-PPE). Grazie, Presidente. Colleghi, Ministro, la violenza digitale contro le donne non è un fenomeno marginale, come è stato detto in quest'Aula, ma è un fenomeno strutturale che incide sulla dignità della persona, sulla libertà individuale, sulla reputazione e sulla sicurezza psicologica. Non siamo di fronte a un'emergenza episodica. La dimensione non è più un ambito separato dalla realtà e la violenza digitale non è un fenomeno collaterale, ma una componente strutturale delle moderne forme di violenza di genere, uno spazio nel quale si riproducono e spesso si amplificano dinamiche di dominio, sopraffazione e controllo.
Siamo di fronte a un mutamento strutturale delle dinamiche sociali e delle dinamiche criminali. Diffamazione, , sostituzione di persona, , manipolazioni artificiali di immagini e video: sono tutti fenomeni che si diffondono a una velocità che non si può contenere utilizzando strumenti di tutela pensati per un mondo analogico. Così la dimensione digitale della violenza di genere è diventata ormai una componente stabile delle dinamiche di sopraffazione e non è una violenza virtuale, ma reale; reale nella misura in cui, pur nascendo , produce effetti concreti nella vita quotidiana: colpisce l'autostima, condiziona le scelte professionali, limita la partecipazione alla vita pubblica.
Il Parlamento nella sua azione ha già rafforzato il quadro normativo negli ultimi anni. Abbiamo introdotto il reato di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti, abbiamo potenziato il codice rosso, abbiamo riconosciuto che la dimensione digitale non è neutra.
Ma la tecnologia evolve con rapidità e impone un aggiornamento costante degli strumenti. Le applicazioni di intelligenza artificiale hanno reso possibile la manipolazione di immagini, la creazione di contenuti falsi e altamente realistici. La diffusione virale amplifica il danno in modo esponenziale. Il compito di chi governa, quindi, non è soltanto denunciare: è costruire soluzioni che reggano sul piano giuridico, che siano compatibili con il quadro europeo e che siano realmente applicabili.
E concordo con la presidente Semenzato, possiamo e dobbiamo fare di più. L'esperienza giuridica insegna che una norma vale non per la sua severità formale, ma per la sua capacità di essere applicata in modo certo, rapido e coerente con i principi fondamentali del nostro ordinamento. Non basta - lo sappiamo, ne siamo consapevoli - evocare nuovi divieti o nuove sanzioni, se non garantiamo procedure certe, tempi rapidi, competenze adeguate e cooperazione internazionale. Rischiamo, altrimenti, di approvare norme simboliche che non cambiano la condizione concreta delle vittime.
Le audizioni che abbiamo svolto presso la Commissione parlamentare d'inchiesta sul femminicidio hanno evidenziato tre criticità strutturali. La prima riguarda il fattore tempo. Nel digitale la lesione è immediata e la sua propagazione è esponenziale.
PRESIDENTE. Collega, per favore. Colleghi, per favore.
ANNARITA PATRIARCA(FI-PPE). La tutela, se arriva in ritardo, è spesso ineffettiva. Un contenuto diffamatorio, un'immagine manipolata o un possono diventare virali in pochissimi minuti. La rimozione può intervenire quando il danno reputazionale è già irreversibile. Questo scarto temporale impone strumenti più rapidi, procedure semplificate, protocolli operativi uniformi.
La seconda criticità è quella della responsabilità. La libertà di espressione è un pilastro della nostra democrazia, ma libertà non può significare impunità. L'anonimato, legittimo in alcune circostanze, non può trasformarsi in scudo sistemico per minacciare, perseguitare, estorcere e diffondere contenuti illeciti. Occorre lavorare su meccanismi proporzionati di identificazione diretta e tracciabilità giudiziaria, nel pieno rispetto della normativa europea sulla protezione dei dati e delle garanzie costituzionali.
La terza dimensione è culturale. Nessuna norma sarà sufficiente senza un investimento serio in alfabetizzazione digitale. La prevenzione passa dalla scuola, dalla formazione permanente e dalla capacità di riconoscere manipolazioni artificiali, contenuti sintetici e dinamiche di organizzato. La cultura del rispetto deve precedere la sanzione.
Questa mozione coglie un punto essenziale, cioè la necessità di un approccio sistemico. Non basta invocare solo la repressione, non basta affidarsi alla sola responsabilità individuale, serve una strategia che integri prevenzione, educazione, responsabilizzazione delle piattaforme, strumenti tecnici adeguati e cooperazione istituzionale. Non interventi frammentari, ma una strategia coerente e coordinata. Il quadro europeo si è rafforzato negli ultimi anni, ma permane una distanza tra la previsione normativa e l'effettività della tutela, soprattutto in termini di tempestività. E nel digitale - ribadiamo - il tempo è tutto.
È necessario potenziare le competenze tecniche di chi è chiamato a intervenire: Forze dell'ordine, magistratura, operatori di centri antiviolenza. Le tecnologie evolvono rapidamente, così come le modalità con cui vengono utilizzate per intimidire, umiliare e manipolare, e lo Stato deve essere in grado di comprendere e fronteggiare queste trasformazioni con strumenti altrettanto adeguati.
C'è il tema, poi, della protezione delle vittime. Chi subisce violenza digitale spesso sperimenta solitudine, difficoltà nell'orientarsi tra procedure complesse, timore di non essere creduta o di vedere ulteriormente diffusi i contenuti lesivi. Occorre semplificare i percorsi di segnalazione e garantire accompagnamento e supporto.
Come Forza Italia, riteniamo necessario prevedere iniziative concrete, che tengano conto del nuovo quadro in cui ci troviamo ad agire, anche pensando all'introduzione di strumenti di identificazione indiretta degli utenti, sistemi di marcatura dei contenuti e un modello di maggiore responsabilizzazione dei gestori delle piattaforme. Non intendiamo comprimere la libertà di espressione né vietare l'uso di pseudonimi. Per noi la libertà è un valore irrinunciabile, ma siamo consapevoli che libertà non deve significare impunità. Non pensiamo a un sistema di controllo generalizzato: non una schedatura di massa, ma un meccanismo di responsabilità, nel pieno rispetto della .
Bisogna avere un approccio equilibrato: sicurezza e diritti, innovazione e tutela, responsabilità e garanzie. Un approccio che riconosce il ruolo centrale delle piattaforme, ma riafferma la sovranità delle istituzioni nel definire regole chiare a tutela della persona. La tutela della dignità della persona è un principio costituzionale che non conosce confini fisici: vale nelle piazze come nelle piattaforme, vale nella dimensione reale come in quella virtuale. Il digitale non è uno spazio neutro separato, è parte della nostra vita quotidiana, è la base della partecipazione democratica.
L'innovazione tecnologica è una straordinaria opportunità di crescita e, soprattutto, di partecipazione, ma non può trasformarsi in terreno di impunità e di sopraffazione.
Con il voto favorevole alla mozione, di cui sono anche firmataria, Forza Italia intende ribadire che la lotta alla violenza di genere deve necessariamente includere la dimensione digitale, facendo tesoro del lavoro serio e approfondito che la Commissione bicamerale sta portando avanti. È un impegno che chiama in causa istituzioni, piattaforme, sistema educativo e l'intera comunità nazionale. La libertà digitale deve poggiare su regole chiare e su responsabilità condivise. E su questi temi dobbiamo continuare a lavorare insieme - e ringrazio ancora la presidente Semenzato per il lavoro che sta svolgendo come presidente della Commissione -, come riusciamo a fare in Commissione, ragionando e approvando all'unanimità le scelte che in tale sede vengono fatte. Per questa ragione, il gruppo di Forza Italia esprime il voto favorevole rispetto alla mozione di maggioranza, e vota così come il Governo ha indicato rispetto alle altre mozioni .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ravetto. Ne ha facoltà.
LAURA RAVETTO(LEGA). Grazie, Presidente. Il titolo del dibattito di oggi potrebbe essere, purtroppo… parliamo di violenza contemporanea, parliamo di violenza contemporanea contro le donne. È un allarme sociale ancora sottovalutato e un po' - me lo lasci dire, Presidente - lo dimostra quest'Aula. Infatti, io ringrazio moltissimo i colleghi che sono qui ad ascoltare, parliamo per lo più, però, di colleghi che trattano sempre questi temi, o perché sono avvocati, come le colleghe al mio fianco, o perché si occupano di pari opportunità. Sarebbe bello vedere tutti questi banchi pieni, perché questo è il tema non del futuro, è il tema del presente.
Parliamo del cosiddetto , cioè gli atti persecutori in Rete - l'hanno detto tutti -, parliamo dei , parliamo del furto di identità: parliamo di azioni, di reati che hanno delle caratteristiche molto precise. La prima caratteristica è che il persecutore o, ahimè, anche la persecutrice - come abbiamo visto nel caso della gestione criminale di un sito, recentemente - hanno un vantaggio sulla vittima: spesso, anzi, prevalentemente, sono anonimi, sono nell'anonimato e questo crea ancora più impotenza nella vittima. Poi creano un danno, una ferita alla vittima, che non è solo virale - cioè, in pochi secondi si diffonde ovunque -, ma è anche perpetua. È difficilissimo rimuovere quel danno dalle reti e dalle piattaforme, la cosiddetta “impronta digitale”.
E poi - dobbiamo dirlo, purtroppo - non sono neutri, non sono reati neutri, sono reati di genere, perché i bersagli preferiti sono le donne, le ragazze e le bambine: vengono esposte ad attività sessualmente esplicite, rubando i loro visi, associandoli ad altri corpi, sono esposte a intimidazioni, offese, sono esposte a una ferita e a una lesione della loro dignità. E a questo si aggiungono i cosiddetti condivisori, perché, poi, ci sono anche quelli che prendono queste immagini e le girano, le condividono, le commentano. E questa condivisione, nel nostro ordinamento, ha ancora, di fatto, praticamente un'impunità giuridica e un'impunità sociale: cioè, quando uno trasferisce l'immagine o la commenta non sente di commettere un'infrazione, un reato, una cosa grave.
La radice di questa aggressività risiede in un intento ben preciso di dominio, di controllo, di silenziamento, di offesa della vittima. E cosa genera nelle donne? Paura, vergogna immotivata, ferite profonde, paura di denunciare e, nel 51 per cento delle vittime di questi reati, ideazione suicidaria, pensieri di suicidio.
Allora, lo scopo di queste mozioni è assolutamente enfatizzare il problema, discuterlo, trasferirlo fuori.
Poi, però, io qui rappresento un partito, la Lega, che, nonostante qualcuno si diverta spesso a macchiettizzare o definire come un partito che non si occupa di certi temi, in particolare delle donne, in realtà è un precursore su questi temi. Perché? Perché se oggi c'è, in qualche modo, una punibilità di questi atti, questa è contenuta in un articolo fortemente voluto dalla Bongiorno, cioè il 612- sul reato di , dove in un comma si mette un'aggravante proprio quando questi atti sono commessi in Rete, e perché queste aggravanti sono state potenziate, addirittura, con il codice rosso.
Però, poiché, appunto, il partito della Lega è aderente alle necessità del presente, noi pensiamo anche che questo oggi non basti, quindi siamo qui a dire, come abbiamo già detto al Ministro in un , che secondo noi è necessario che si faccia un reato specifico di atti persecutori in Rete. Io non sono una particolare dei reati specifici, non sopporto quando il legislatore dice: poiché c'è un accadimento, facciamo il reato, così ci mettiamo a posto la coscienza. Ma qua è necessario. Perché è necessario? Perché c'è stata, sì, un'evoluzione giurisprudenziale, perché abbiamo pronunce, per esempio, della Cassazione - per esempio, la pronuncia della Cassazione n. 25533 del 13 maggio 2023 - che hanno detto che la creazione di falsi profili o account Internet riconducibili alla vittima non costituisce, di per sé, un reato di atti persecutori - perché, appunto, il nostro ordinamento ancora non lo disciplina così -, ma lo diventa se gli atti persecutori telematici diventano idonei a realizzare molestie reiterate; oppure la sentenza n. 10680 del 13 marzo 2023 ha detto che la pubblicazione ripetuta su della fotografia dell' compagna integra il reato di atti persecutori, poiché contribuisce a creare un clima idoneo a compromettere la serenità e la libertà psichica della persona offesa.
Però, tutte queste sentenze si concentrano sul come, sul veicolo, ma non sul cosa, cioè sul reale danno diverso che viene creato, indotto nella vittima e sulle peculiarità. Quindi, la Lega ritiene che vada fatto un reato specifico. Abbiamo una proposta di legge, l'abbiamo depositata. Tra l'altro, sarebbe bene calendarizzarla subito e approvarla, perché fa parte, addirittura, di un punto che dovremmo comunque attuare di una precisa direttiva, cioè la direttiva (UE) 2024/1385 - che è una direttiva, in generale, sulla violenza di genere che l'Italia deve recepire entro il 2027 -, che, all'articolo 8, paragrafo primo, dice: “Gli Stati membri provvedono affinché sia punita come reato la condotta intenzionale consistente nell'istigare alla violenza o all'odio nei confronti di un gruppo di persone o di un membro di detto gruppo (…) diffondendo al pubblico tramite TIC (…)”, cioè le tecnologie dell'informazione e della comunicazione; e nel considerando n. 25 di questa direttiva, dichiara che negli ultimi anni l'aumento dell'uso della Rete internet e delle piattaforme digitali “(…) ha portato a un'impennata dei casi di istigazione pubblica alla violenza e all'odio, anche basati sul genere”.
Quindi, io dico: per una volta, magari, se arrivassimo un po' prima dell'ultimo minuto per l'attuazione di questa direttiva, sarebbe bello. C'è una proposta della Lega; se ci sono altre proposte, potremmo metterle insieme: creiamo un reato specifico.
Ma arriviamo alle mozioni di oggi. Lo scopo della mozione del centrodestra è chiaro. È, prima di tutto, ringraziare la Commissione femminicidio che, ormai da mesi, porta avanti un lavoro di indagine conoscitiva su questo tema molto approfondito che sicuramente arriverà a conclusioni molto più incisive di quelle portate dalle mozioni di oggi, anche solo perché, banalmente, crea audizioni dove si ascoltano tutti gli operatori esperti nella violenza di genere, ma anche tutti coloro che effettivamente sono esperti di Rete, di siti e di quant'altro. Ci sta che ci sia un clima bipartisan, e quindi abbiamo ascoltato il Ministro dare, per lo più, pareri favorevoli anche sugli impegni portati dalle mozioni - due mozioni, una dell'onorevole Bonetti, l'altra del PD e del MoVimento 5 Stelle -, mozioni che, magari, in alcune parti, sono assolutamente condivisibili, quindi avranno, appunto, il parere favorevole e anche il nostro voto, e che, in alcune parti, mi sembrano ultronee, per esempio, quando la sinistra dice che per fare prevenzione dobbiamo creare le strutture, mettere i fondi nelle scuole, fuori dalle scuole. Segnalo banalmente che queste strutture ci sono: ci sono all'interno delle scuole, ci sono operatori delle Forze dell'ordine formati sulla violenza di genere, ci sono magistrati che - lo abbiamo chiesto, con il Libro bianco - siano specializzati sulla violenza di genere. Si tratta di cambiare linguaggio, si tratta di rafforzare questi istituti che ci sono già. Però, anche qui, come sempre, non voglio rovinare un po' il clima. Spiace che poi, però, ti trovi nella mozione della sinistra - del PD e del MoVimento 5 Stelle - le tre righine su: risolviamo tutto con l'educazione sessuale nelle scuole. Allora, io guardate, non entro neanche nel merito se sia una cosa buona o non buona. Per noi della Lega - lo sapete come la pensiamo - non è buona, noi non vogliamo l'educazione sessuale soprattutto per i nostri bambini, noi vogliamo l'educazione al rispetto delle donne. Ma, comunque la si pensi, era il caso, PD e MoVimento 5 Stelle, di introdurre questo tema divisivo oggi, in cui cerchiamo di fare una cosa congiunta? Vabbè, lasciatemi dire che, magari, se eliminassimo tutte le divisioni e cercassimo di raggiungere l'obiettivo, sarebbe meglio.
Comunque, oggi facciamo una mozione per tutte quelle donne che, come noi, come molte di noi - perché ci siamo passate in molte qua dentro - hanno ricevuto villanie sui , reati, furto di identità, e quelle stesse donne non hanno avuto, come noi, il privilegio o la possibilità - poiché, magari, siamo note o perché, magari, siamo più tutelate - di denunciare, non hanno avuto il coraggio di denunciare. Presentiamo queste mozioni per quelle bambine, quelle bambine lassù, di quelle scuole, che vivranno nel virtuale, che vivono già nel virtuale e che devono essere tutelate. Dobbiamo fare in fretta, perché in questi casi…
LAURA RAVETTO(LEGA). Sì, Presidente. Infatti, in questi casi, purtroppo, la tecnologia va più veloce della legge. Quindi dobbiamo intervenire ora, e dobbiamo intervenire per far capire che questa è vera violenza, è violenza concreta anche se si consuma dietro lo schermo di un computer .
PRESIDENTE. Prima di passare oltre, saluto le ragazze e i ragazzi, le docenti e i docenti di due istituti: l'Istituto statale di istruzione superiore “Teodosio Rossi” di Priverno, in provincia di Latina - grazie di essere qui - e l'Istituto comprensivo statale “Aldo Moro” di Marcianise, in provincia di Caserta - grazie di essere qui -, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
Ha chiesto di parlare la deputata Ferrari. Ne ha facoltà.
SARA FERRARI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, stiamo ricordando in questi giorni l'approvazione, 30 anni fa e solo 30 anni fa, della legge sulla violenza sessuale che segna un passaggio fondamentale, cioè riconobbe finalmente che questi reati non sono un'offesa alla morale, ma una violazione della libertà e della dignità della persona.
Oggi, di fronte alla violenza digitale, emerge una continuità preoccupante: la stessa logica di controllo e sopraffazione si sposta sul piano tecnologico, sfruttando la Rete per amplificare umiliazioni e traumi. Collegare quelle battaglie alle sfide odierne significa affermare che la protezione della libertà e dell'integrità delle donne ha bisogno di conoscere i nuovi strumenti attraverso cui la violenza si manifesta per garantire alle vittime, con nuove misure e azioni, la stessa tutela sostanziale conquistata, da allora ad oggi, tramite un'assunzione sempre più pubblica del contrasto a questo fenomeno, anche grazie agli interventi legislativi di questo Parlamento. , pornografici, manipolazione di immagini con l'intelligenza artificiale, molestie, , : siamo di fronte a una forma di violenza, purtroppo, in rapida espansione, che, negli ultimi anni, ha assunto proporzioni allarmanti, complici anche l'anonimato garantito dalla Rete, l'avvento dell'intelligenza artificiale e l'assenza di leggi efficaci capaci di reprimere abusi e proteggere le vittime.
La violenza digitale è violenza reale: non rimane confinata , ma si riversa velocemente e pervasivamente nella vita delle donne con conseguenze fisiche, psicologiche, economiche e professionali. L'abuso che nasce in Rete può generare paura, indurre al silenzio e all'isolamento, danneggiare reputazioni e carriere fino ad arrivare, nei casi peggiori, al suicidio, alla violenza fisica e al femminicidio. Si tratta di uno spazio ad alto impatto espansivo, nel quale si manifestano forme di violenza legate al linguaggio misogino, alle molestie, allo stupro digitale e alla diffusione non consensuale di immagini intime, nonché al fenomeno dei cosiddetti , cresciuto esponenzialmente con l'avvento dell'intelligenza artificiale.
È di pochi mesi fa la sconcertante scoperta che alcuni siti sono stati utilizzati come piattaforme per la diffusione sistematica e organizzata di immagini e video a contenuto sessualmente esplicito, senza il consenso delle vittime, spesso accompagnati da condotte di ricatto ed estorsione.
Secondo quanto riportato, una parte rilevante di tale materiale sarebbe stata manipolata o generata artificialmente attraverso l'uso di tecnologie di intelligenza artificiale, incluse tecniche di alterazione dei volti e dei corpi, rendendo particolarmente complessa la rimozione dei contenuti e amplificando, in modo significativo, il danno psicologico, sociale e reputazionale subito dalle persone coinvolte.
L'uso sempre più esteso delle piattaforme digitali ha trasformato profondamente le relazioni sociali, facendo emergere nuove forme di violenza che incidono sulla dignità, sulla libertà e sulla sicurezza.
Nella quasi totalità dei casi, le vittime sono donne mentre gli autori risultano, prevalentemente, uomini, e tali condotte rispondono a dinamiche di dominio, controllo e affermazione di potere sul genere femminile. Ambienti virtuali, apparentemente neutri o presentati come spazi di libertà di opinione, si configurano, in realtà, come incubatori di ostilità verso le donne, favorendo la radicalizzazione del linguaggio d'odio e la normalizzazione della violenza di genere.
Si registra una costante diffusione di comunità digitali caratterizzate da narrazioni, appunto, misogine e violente, incluse quelle riconducibili alla cosiddetta manosfera, ai gruppi e alle teorie che sono, sostanzialmente, quei gruppi di comunità che includono gli attivisti per i diritti degli uomini, i celibi involontari, accomunati dalla convinzione che la società sia discriminatoria nei confronti degli uomini a causa dell'influenza del femminismo. Inutile dire che il femminismo non è contro gli uomini, ma è per la libertà delle donne.
Rispetto alla violenza di genere come la conosciamo - quella degli uomini sulle donne, quella fisica, verbale, psicologica, economica, sessuale - quella digitale le racchiude tutte perché nasce dagli stessi presupposti culturali e discriminatori, ma amplifica e rende pubblico quello che nel rapporto dell'è spesso privato. Alimenta la violenza del branco, gode di impunità per l'anonimato che le tecnologie garantiscono e, soprattutto, la platea di potenziali vittime diventa universalistica: qualsiasi donna, indipendentemente dal luogo in cui vive e lavora, dal ruolo, dall'età, dalle caratteristiche etniche, economiche e culturali può essere un bersaglio.
Conoscere e indagare sempre di più questa nuova realtà parallela, questo Internet oscuro che si chiama , questa rete parallela, è necessario per costruire gli strumenti di tutela e difesa e per elaborare soluzioni.
Dalla Convenzione di Istanbul, che l'Italia ha sottoscritto, in poi, è chiara la necessità di un'assunzione pubblica del contrasto alla violenza sulle donne in termini di prevenzione, protezione, punizione e politiche pubbliche. Allora vanno messi in campo nuovi strumenti di indagine e di risposta con lo stesso impegno per prevenire, proteggere le vittime, reprimere gli abusi. Non è facile perché, se l'origine della violenza digitale è la stessa della violenza , cioè la cultura discriminatoria che dicevamo, il sessismo, il pensiero patriarcale, la minimizzazione, gli strumenti attraverso cui si diffonde, però, sono nuovi e devono essere ancora indagati, sono in continua evoluzione. Non c'è una letteratura che possa dirsi stabile e gode di protezione ad alti livelli come la stessa vicenda Epstein sta dimostrando.
Ecco, allora che l'assunzione di responsabilità pubblica nell'indagare, prevenire e tutelare richiede alcune azioni che abbiamo provato ad elencare nei documenti di oggi come primo punto fermo di un'indagine che, però, è ancora in corso e che abbiamo fortemente voluto noi del Partito Democratico, insieme alle altre opposizioni, chiedendo alla Commissione di inchiesta sul femminicidio di questo Parlamento di farsi carico appunto di questo studio, per una elaborazione compiuta di proposte, pratiche di resistenza, resilienza ed negli spazi digitali.
Al punto in cui è giunta questa analisi ci è chiaro che sono necessarie alcune cose che stanno dentro questi documenti e raccolgo, diciamo così, la disponibilità del Governo ad averle condivise, così come la maggioranza ad averle ricordate nella propria mozione, rispetto al lavoro che stiamo facendo in Commissione femminicidio.
È evidente che noi non possiamo accogliere alcune delle riformulazioni proposte dal Governo che ci vedono, evidentemente, distanti, come sempre, sulla concezione dell'educazione alla relazione di genere, l'educazione sessuo-affettiva nelle scuole che, per noi, è il presupposto primario ed è la prevenzione primaria per contrastare la violenza sulle donne. Così come troviamo troppo debole anche il riferimento alla protezione dei minori sul .
Voglio, però, dichiarare, qui, la mia convinzione che porteremo avanti nella Commissione sul femminicidio la massima condivisione tra tutte le forze politiche che c'è stata fino ad oggi e che si esprimerà nella relazione finale sulla quale, sono certa, saremo tutte e tutti concordi.
Voglio, semplicemente, fare un riferimento adesso agli adolescenti. Voglio riferire, qui, dell'ultima indagine portata avanti da che ci ha rivelato, ancora una volta, dati preoccupanti sulla violenza della grammatica delle relazioni fra gli adolescenti. Nel mirino ci sono il corpo, l'abbigliamento, gli atteggiamenti, gli orientamenti, il genere, in agguato la minimizzazione dei comportamenti violenti, derubricati spesso a una goliardata, messi in crisi solo dalla percezione di minaccia negli spazi pubblici, anche digitali, in cui il 70 per cento delle ragazze si sente in pericolo. Questo è il tema del nostro ragionamento odierno.
Fatemi concludere con un appello ai colleghi, tutti, di quest'Aula: la violenza digitale, quella è subita dalle donne, ma agita dagli uomini e, per contrastarla, abbiamo bisogno dell'impegno di tutti, anche dei colleghi di quest'Aula che hanno una responsabilità pubblica. Non fatelo per le vostre donne, compagne, sorelle e figlie, ma per la responsabilità di rendere più civile questo Paese, la sua società, per non tacere, non fingere di non capire, non cogliere, non denunciare tutte quelle situazioni nelle quali si porta avanti una cultura misogina e antifemminista, in tutte quelle situazioni in cui si manifesta, soprattutto, nei gruppi tra uomini. Altrimenti, se non cambia quella cultura, continueremo ad agire per correggere, tamponare, proteggere quando, ormai, è successo e per punire quando ormai il danno è fatto .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Lancellotta. Ne ha facoltà.
ELISABETTA CHRISTIANA LANCELLOTTA(FDI). Grazie, Presidente. Ministro Roccella, onorevoli colleghi, viviamo il tempo in cui la violenza non indossa solo il volto dell'aggressione fisica, non si esaurisce nelle strade o nelle case. Oggi, la violenza si traveste da immagine, da video, da corpo falsificato. Una violenza che non lascia lividi visibili, ma che segna le vite. È una violenza che non bussa alla porta, ma entra negli schermi, nei telefoni, nelle immagini manipolate. È la violenza digitale, una violenza che colpisce quasi prevalentemente le donne. È la violenza che usa la tecnologia per umiliare, ricattare, annientare, annichilire.
, , , cyberbullismo, , per citarne alcuni, non sono scherzi tecnologici, ma sono armi nuove. Sono tutte nuove forme di violenza. E non stiamo parlando di un mondo parallelo quando diciamo perché scriveva Pirandello: “La realtà non è come ci appare, ma come la sentiamo”. E ciò che accade si sente, si sente sulla pelle, si sente sul cuore, si sente nell'anima, si sente nella vita reale.
La violenza digitale è violenza vera. Ti entra in casa anche quando sei sola, ti segue, ti perseguita, non conosce tregua. Il mio corpo non è un contenuto, è una persona . Non è il mio corpo a doversi vergognare, è chi lo usa per farmi del male. È questo ciò che hanno sentito alcune delle donne vittime di violenza digitale. Una violenza che può colpire donne famose e meno famose, donne giovani e meno giovani. Una violenza, in definitiva, che non risparmia nessuno. Una violenza ugualmente profonda nelle conseguenze, mina l'autostima, isola, rende difficile la partecipazione sociale, e, purtroppo, non sono più eccezioni, sono segnali di un fenomeno divenuto sistemico.
Quando una donna viene minacciata ogni giorno , quando un'immagine falsa viene condivisa migliaia di volte, quando una ragazza smette di andare a scuola per la vergogna e per la vergogna non denuncia, quando una donna lascia il lavoro, chiude i profili e rinuncia ad uscire, non possiamo più parlare di un fenomeno secondario, di libertà digitale, di espressione di un'opinione. Siamo nel campo del diritto penale, della tutela degli adolescenti e delle donne, della dignità umana violata.
I dati ci dicono che il 96 per cento dei contenuti ha carattere pornografico non consensuale, che di questi il 99 per cento riguarda donne. Oggi una donna su tre dichiara di essere stata vittima di violenza digitale. Uno studio condotto tra 989 studenti italiani, tra i 14 e i 18 anni, mostra che il 65,7 per cento di loro conosce il fenomeno dei ; il 59,4 teme la sua creazione o diffusione; il 52,3 per cento non riesce a distinguere un da un contenuto reale; il 90,5 per cento, dunque la quasi totalità dei nostri ragazzi, considera la diffusione di e un serio pericolo.
Vedete, non più tardi dello scorso ottobre il Garante della ha ordinato il blocco dell', un'applicazione che creava caricando fotografie di persone reali in grado di colpire anche minori. Nello stesso periodo, un'inchiesta giornalistica rivelò l'esistenza di un internazionale nel quale le immagini di persone famose venivano spogliate digitalmente e pubblicate . Sempre un anno fa, a seguito di alcune denunce presentate da genitori, la procura della Repubblica di Cosenza ha aperto un fascicolo per perseguire gli autori di e di .
Sono stati oltre 200 gli adolescenti colpiti, con circa 1.200 fotografie manipolate con l'intelligenza artificiale. Con essa non serve più una foto vera. Basta un volto preso dal profilo e il corpo diventa una menzogna credibile, la reputazione una vittima collaterale. È qui che lo Stato non può arretrare. Permettetemi di ringraziare per davvero, allora, a nome del gruppo di Fratelli d'Italia, il Governo Meloni per l'enorme lavoro che sta svolgendo in questi anni .
Un Governo che sta dedicando grande attenzione a due tematiche oggi strettamente connesse: quella della violenza, in particolare contro le donne, per la quale, come il Ministro Roccella ci ha ricordato proprio in quest'Aula, sono molte ed importanti le misure di contrasto fino ad oggi adottate; e quella per un utilizzo responsabile degli strumenti digitali, il cui quadro normativo di riferimento, prima dell'insediamento di questo Esecutivo, era sostanzialmente fermo alla disciplina civilistica sulla tutela dell'immagine della persona.
I primissimi provvedimenti contenuti nel decreto Caivano, con i quali, primi in Europa, abbiamo introdotto nell'ordinamento il controllo dell'età per impedire l'accesso dei minori ai contenuti pornografici , cui, purtroppo, l'ordinanza del TAR Lazio dello scorso gennaio ha posto un freno, la legge n. 132 del 2025, che punisce, con pene da uno a cinque anni, la creazione e diffusione di contenuti generati o alterati con l'intelligenza artificiale senza consenso, l'enorme lavoro esitato nel Libro bianco del Dipartimento pari opportunità e le indagini conoscitive della Commissione bicamerale sul femminicidio sono soltanto alcuni dei tasselli che dimostrano come abbiamo scelto di non voltare lo sguardo dall'altra parte, di combattere questa nuova forma di violenza, che, troppo spesso, si consuma anche nel silenzio, nella normalizzazione, nel “non è poi così grave”.
Ma ancora non basta. Oggi non possiamo restare fermi, la tecnologia corre, la violenza evolve e lo Stato deve correre più veloce. Ed è proprio questo il senso e la ragione della nostra mozione. Vogliamo chiedere al Governo di continuare lungo la strada intrapresa; di affermare che la tecnologia non potrà mai essere una zona franca per i vigliacchi nascosti nell'anonimato; di rassicurare che il progresso tecnologico non potrà più essere un'arma contro i fragili; di confermare che innovazione non è giustificazione dell'abuso; di garantire la rimozione rapida di contenuti offensivi; di impedire che il digitale possa ancora essere il della dignità umana, dell'identità, della reputazione, della libertà di una persona.
E chiediamo di farlo, come riportato nell'impegno della nostra mozione, attraverso le risultanze dell'indagine conoscitiva sulla violenza , con la quale la Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio ha cercato di accendere una luce dove prima c'era il buio dell'impunità digitale, dando ascolto alle vittime, alle loro famiglie, ai magistrati, alle Forze dell'ordine, alle associazioni. Un lavoro di verità e coraggio da parte di tutti per trasformare il dolore, quel dolore, in responsabilità di azione.
Colleghi, anche su questo l'impegno di Fratelli d'Italia sarà massimo, senza ambiguità, senza ipocrisia, e non sarà mai fino a un certo punto . Sarà sempre fino in fondo. Per questo diciamo al Governo: avanti senza tentennamenti; avanti nel contrasto della violenza ; avanti nella difesa della dignità umana; avanti nell'edificare un'Italia che usa la tecnologia per costruire, non per colpire. Perché la dignità delle persone viene prima degli algoritmi; perché la tecnologia non è neutra e lo Stato non può restare neutrale davanti a questa violenza; perché, dopo tutto, il futuro dell'Italia o sarà umano o non sarà giusto.
Nella certezza che questa battaglia continuerà con determinazione sotto la guida di un Governo che ha scelto di stare dalla parte giusta della storia, annuncio convintamente il voto favorevole del gruppo di Fratelli d'Italia alla mozione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Madia. Ne ha facoltà.
MARIA ANNA MADIA(PD-IDP). Grazie, Presidente. A titolo personale vorrei anche approfittare di un'Aula piena e dell'attenzione su un tema così importante, e prenderò le parole della collega Lancellotta, che condivido: la dignità prima degli algoritmi. Io vorrei richiamare la responsabilità di quest'Aula a una proposta di legge che è frutto del lavoro della Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza, sulla quale abbiamo lavorato con tutti i gruppi parlamentari, la prima firmataria al Senato è una collega di Fratelli d'Italia, Lavinia Mennuni, per fare in Italia, e ci eravamo arrivati prima, quello che oggi tutti i Paesi europei e non solo stanno facendo, e cioè introdurre un'età minima per stare sui .
Questa proposta di legge - ripeto, firmata da tutti i gruppi politici, la Lega continua ad annunciare proposte in questo senso, ma aveva firmato anche questa trasversale - è bloccata in Commissione al Senato dal Governo.
Un comunicato mai smentito sosterrebbe che è la Premier Meloni a bloccare questa proposta. Se la dignità e la salute dei bambini vengono prima degli algoritmi, devono seguire i fatti alle parole e quella proposta non può più essere bloccata, anzi, deve con urgenza essere approvata .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Come da prassi, le mozioni saranno poste in votazione per le parti non assorbite e non precluse dalle votazioni precedenti.
Avverto che i presentatori della mozione Morfino, Ferrari, Boschi, Zanella ed altri n. 1-00518 hanno accettato le riformulazioni proposte dal Governo relative ai capoversi 1°, 4°, 5°, 9°, 10°, 11°, 12°, 14° e 15° del dispositivo; mentre non hanno accettato le riformulazioni relative ai capoversi 2°, 3°, 8° e 13° e, pertanto, su tali capoversi il parere deve intendersi contrario.
Avverto, altresì, che è stata richiesta la votazione per parti separate, nel senso di votare: dapprima, la mozione nella sua interezza, ad eccezione dei capoversi 2°, 3°, 6°, 8° e 13° del dispositivo; quindi, congiuntamente, i capoversi 2°, 3°, 8° e 13° del dispositivo; infine, il 6° capoverso del dispositivo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Morfino, Ferrari, Boschi, Zanella ed altri n. 1-00518 (), come riformulata, ad eccezione dei capoversi 2°, 3°, 6°, 8° e 13° del dispositivo, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sui capoversi 2°, 3°, 8° e 13° del dispositivo della mozione Morfino, Ferrari, Boschi, Zanella ed altri n. 1-00518 , con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 6° capoverso del dispositivo della mozione Morfino, Ferrari, Boschi, Zanella ed altri n. 1-00518 . Il Governo si è rimesso all'Assemblea.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo alla votazione della mozione Bonetti ed altri n. 1-00542
Avverto che i presentatori hanno accettato le riformulazioni proposte dal Governo e contestualmente hanno chiesto la votazione per parti separate, nel senso di votare l'11° capoverso del dispositivo - su cui il Governo si è rimesso all'Assemblea - distintamente dalla restante parte della mozione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Bonetti ed altri n. 1-00542 (), come riformulata, ad eccezione dell'11° capoverso del dispositivo, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'11° capoverso del dispositivo della mozione Bonetti ed altri n. 1-00542 . Il Governo si è rimesso all'Assemblea.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo alla votazione della mozione Semenzato, Lancellotta, Bisa, Patriarca ed altri n. 1-00543.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Semenzato, Lancellotta, Bisa, Patriarca ed altri n. 1-00543, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Saluto le ragazze e i ragazzi, le docenti e i docenti dell'Istituto comprensivo “N. Nicolini” Orsogna-Tollo di Arielli, provincia di Chieti, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Benvenuti .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta di legge n. 182-A: Disposizioni in materia di insequestrabilità delle opere d'arte prestate da Stati esteri o da enti o istituzioni culturali straniere, durante la permanenza in Italia per l'esposizione al pubblico.
Ricordo che nella seduta del 9 febbraio 2026 si è conclusa la discussione generale e la relatrice e la rappresentante del Governo hanno rinunciato ad intervenire in sede di replica.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico della proposta di legge e delle proposte emendative ad esso presentate .
Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri , che sono in distribuzione.
Se nessuno chiede di intervenire sul complesso delle proposte emendative, invito la relatrice e la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sulle proposte emendative riferite all'articolo unico della proposta di legge.
GIORGIA LATINI, Grazie, Presidente. Sull'emendamento 1.101 Comaroli, il parere è favorevole, mentre sugli altri tre il parere è contrario.
GIUSEPPINA CASTIELLO,. Grazie, Presidente. Il parere del Governo è conforme al parere espresso dalla relatrice.
PRESIDENTE. Prima di passare ai voti, avverto che, in caso di approvazione dell'emendamento 1.101 Comaroli, l'emendamento 1.5 Manzi risulterà precluso.
Passiamo ai voti.
Passiamo all'emendamento 1.101 Comaroli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.101 Comaroli, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'emendamento 1.100 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.100 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.3 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.3 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Come avevo detto anticipatamente è, quindi, precluso l'emendamento 1.5 Manzi.
Avverto che, consistendo la proposta di legge di un solo articolo, non si procederà alla votazione dell'articolo unico, ma, dopo l'esame dell'unico ordine del giorno presentato, si procederà direttamente alla votazione finale, a norma dell'articolo 87, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'unico ordine del giorno presentato n. 9/182-A/1 Soumahoro . Invito la rappresentante del Governo ad esprimere il parere.
GIUSEPPINA CASTIELLO,. Grazie, Presidente. Il parere è contrario.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Soumahoro. Ne ha facoltà.
ABOUBAKAR SOUMAHORO(MISTO). Grazie, Presidente. Presidente, con quest'ordine del giorno chiedo un impegno preciso al Governo, proprio perché il Governo ha sempre dichiarato in quest'Aula che il rapporto dell'Italia con l'Africa non deve essere colonialista né predatorio. Bisogna, pertanto, essere coerenti con le dichiarazioni e con gli impegni presi.
Per questo motivo, chiedo con quest'ordine del giorno - e qui voglio leggere l'impegno così da attirare l'attenzione dell'intera Aula - di promuovere accordi finalizzati alla restituzione dei beni culturali africani sottratti durante il periodo coloniale e provenienti dal continente africano. Questo è l'impegno, e qui il Governo esprime un parere contrario.
Presidente, la restituzione di questi beni saccheggiati non è solo un gesto simbolico, è un atto di giustizia, è il riconoscimento della colonizzazione come crimine contro l'umanità, come la definisce una risoluzione dell'Unione africana. Parlo di oggetti d'arte, di tesori archeologici, di manoscritti rubati e saccheggiati durante la colonizzazione, anche italiana, in Africa. Parlo della Libia, parlo dell'Eritrea, parlo della Somalia, parlo dell'Etiopia. Parlo di giustizia, Presidente, perché la colonizzazione non fu civilizzazione.
Capire la colonizzazione significa riconoscere ciò che non fu: non evangelizzazione, non impresa filantropica, non lotta contro l'ignoranza o le malattie, non propagazione dell'opera divina, non estensione del diritto. Bisogna ammettere senza paura e senza reticenza che tutto ciò fu opera di avventurieri, di pirati, di commercianti, di armatori, di cercatori d'oro, di mercanti spinti dalla fame, dalla forza e dall'avidità in nome di una civiltà che ha imposto, su scala mondiale, la competizione tra le economie antagoniste: queste sono le parole di Aimé Césaire. Vi invito a leggere il .
Presidente, vado a concludere. La colonizzazione fu un crimine contro l'umanità, perché milioni di donne e uomini furono strappati alle loro famiglie, alle loro terre, ai loro costumi, alle loro vite e perché milioni di uomini furono fucilati e furono, allo stesso tempo, uccisi nei campi di concentramento.
Chiedo, pertanto, per concludere, Presidente, all'Aula di votare in favore di quest'ordine del giorno, perché la colonizzazione è una negazione della civiltà e perché il revisionismo storico non è innocuo, è complicità con questo crimine. Che ognuno possa votare con la propria coscienza.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/182-A/1 Soumahoro, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
È così esaurito l'esame dell'unico ordine del giorno presentato.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Presidente, molto brevemente. Intanto, vorrei ringraziare la presidente del gruppo, che mi ha dato l'onore di poter intervenire in dichiarazione di voto su una materia così rilevante. Infatti, parliamo di una questione che, marginalmente, può apparire soltanto tecnica, con un valore e un contenuto tecnico, ma che, in realtà, ha degli effetti che ricadono su tutti i cittadini, in particolare su tutti quelli che amano l'arte e sono soliti visitare le esposizioni che si tengono nei musei del nostro Paese e che portano in Italia opere di proprietà di Paesi terzi rendendole accessibili… grazie, vi ringrazio moltissimo… rendendole accessibili a chi, magari, non può permettersi di andarle a vedere nei loro Paesi d'origine. Quindi, è una norma che incoraggia e sollecita la fruizione, il prestito tra l'Italia, come Paese accogliente, e gli Stati possessori che inviano opere per esposizioni temporanee, ma che con questo provvedimento si sentono tutelati nel loro prestito perché hanno tutte le garanzie, che in parte esistevano già, di vedere rientrare a casa le opere che sono state prestate.
Questa è una proposta di legge che ci portiamo avanti da ben cinque legislature, signor Presidente, e speriamo, forse, che questa sia, come si dice, la volta buona, che, dopo quattro tentativi falliti, questa sia effettivamente la volta buona. Giusto per fare una breve cronistoria, nella XIV legislatura è stato fatto un primo testo, che fu approvato nella VII Commissione, ma non fece in tempo ad arrivare all'Assemblea per la fine della legislatura. Ovviamente tutti noi ci auguriamo, invece, che questa legislatura vada fino alla fine, in maniera che sia possibile concludere questo provvedimento. In quella seguente, nella XV legislatura, il testo fu ripresentato sia alla Camera che al Senato, ma non fu mai avviato l'iter in Commissione. Nella XVI legislatura ci fu un piccolo passo in avanti, perché furono presentati diversi testi in Aula e al Senato e si riuscì ad approvare un testo unico che, però, non ebbe la stessa sorte, qui, alla Camera, a causa dello scioglimento anticipato delle Camere. Dopodiché, con scarsi risultati, lo stesso identico testo fu ripresentato nelle due legislature successive, sottoscritto da deputati di tutti i gruppi. Quindi, diciamo, va dato merito all'onorevole Comaroli, che ha riproposto questa proposta di legge e, anche con una certa tenacia, l'ha portata avanti. Forse siamo a un punto nevralgico nell'approvazione di questo importante provvedimento.
Entrando nel merito del provvedimento, partiamo dal fatto che il prestito di opere d'arte fra Stati è regolato da varie norme, quella più importante, come molti hanno ricordato, è la Convenzione UNIDROIT sui beni culturali rubati o illecitamente esportati, adottata a Roma il 24 giugno 1995, ratificata nella nostra Repubblica nel giugno del 1999 ed entrata in vigore nel 2000.
Secondo i dati aggiornati, ad oggi, sono circa 55 i Paesi che hanno aderito a questo trattato, quindi, si rende necessaria l'approvazione di una norma che possa regolare il prestito reciproco anche con quei Paesi che, per motivi diversi, non hanno voluto o, meglio, potuto accogliere la Convenzione UNIDROIT. Nella sua relazione, in premessa alla proposta, la collega Comaroli ha riportato l'emblematico caso di Taiwan e di alcune opere dell'antica civiltà cinese conservate nel Museo nazionale di Taipei che gli italiani ad oggi possono vedere solo , mentre alcuni Stati hanno approvato norme dettagliate che regolano il prestito con quel Paese, per esempio, gli Stati Uniti e anche la Francia.
Il cuore del provvedimento - ed ho concluso, signor Presidente - è nei primi due commi dell'articolo unico: nel primo si prevede che le opere date in prestito per esposizioni temporanee non possono essere sottoposte a sequestro giudiziario nell'ambito di procedimenti civili davanti al giudice italiano concernenti la loro proprietà o il loro possesso, a condizione di reciprocità, per il periodo della loro permanenza in Italia.
Ovviamente, signor Presidente, questa dichiarazione di voto che io avevo predisposto presupponeva un voto favorevole in relazione al dibattito che si è svolto in Commissione.
Come purtroppo spesso accade, quando riusciamo anche a trovare una condizione nei lavori parlamentari nella quale si può arrivare a una condivisione o quantomeno a non spingere l'opposizione alla contrarietà, accade sempre che si fa qualcosa per cui siamo costretti a rimettere in discussione le valutazioni che avevamo fatto nel lungo lavoro in Commissione. A causa di questo, la presentazione e l'approvazione del primo emendamento della Lega - che abbiamo approvato- palesemente ferisce una discussione che avevamo fatto, soprattutto sul tema delle garanzie. Ciò ci rende impossibile… Anche perché obiettivamente siamo alle solite: prendere atto di un emendamento presentato in Aula è anche un po' difficile, è difficile capire, pur essendo io un super esperto in materia, fino a che punto intervenga o crei problemi al complesso della legge. È la ragione per la quale magari mi auguro, signora Sottosegretaria e colleghi della maggioranza, che, nel passaggio al Senato, non accada quello che è accaduto per cinque legislature, cioè che questa proposta di legge ripiombi nei cassetti del Parlamento e venga cassata.
Mi auguro però che, riguardo a questo emendamento, che porta a noi l'esigenza di astenerci sul provvedimento, perché non possiamo più votare a favore, come avremmo fatto, perlomeno, nel passaggio al Senato, si riesca a chiarire meglio il significato di questa modifica e magari ad ottenere che il Senato lo aggiusti, se la modifica, come noi pensiamo, non è corretta, oppure che il Senato lo approvi così come è, qualora la modifica invece appaia corretta.
Nelle condizioni date, pur essendo - ripeto - un provvedimento più che condivisibile, i cambiamenti fatti all'ultimo momento non ci consentono di votare a favore .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Semenzato. Ne ha facoltà.
MARTINA SEMENZATO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, la proposta di legge sulla insequestrabilità delle opere d'arte prestate da Stati esteri, che voteremo a breve, ha una lunga storia parlamentare. È passata attraverso legislature diverse, maggioranze diverse, sensibilità politiche diverse. Ora, se è arrivata fin qui per essere finalmente approvata, è perché questa maggioranza ha la consapevolezza che la cultura per l'Italia non è un settore come gli altri: è identità, è economia, è prestigio internazionale.
Il problema è noto da anni. Molti Stati e istituzioni culturali straniere non prestano opere ai nostri musei, perché temono sequestri giudiziari durante la permanenza in Italia. Il risultato: mostre che si fanno altrove e opportunità che perdiamo in un Paese, come il nostro, che rischia di restare indietro proprio nel campo in cui, invece, dovremmo guidare. Questo non possiamo più permettercelo. Pensiamo alla mia città, la meravigliosa Venezia, città che per secoli è stata il luogo dove mondi diversi si sono incrociati: mercanti, artisti, culture e visioni provenienti da ogni parte del Mediterraneo e dell'Oriente. La sua forza non è mai stata solo la bellezza, ma la capacità di mettere in relazione persone, idee e linguaggi diversi. Ancora oggi Venezia non è soltanto un simbolo italiano, è uno spazio internazionale dove il dialogo culturale prende forma concreta ogni anno, dalla Biennale alle grandi esposizioni internazionali.
L'arte non nasce dalla chiusura, nasce dallo scambio, nasce dal confronto, nasce dal dialogo. Senza questa legge molte esposizioni restano impossibili. Invece, con questa legge, possiamo tornare a giocare la partita da protagonisti. La norma è equilibrata e tutela il principio della insequestrabilità solo per il tempo limitato della permanenza in Italia delle opere che ci vengono date in prestito dall'estero, nel rispetto della reciprocità, delle convenzioni internazionali e della normativa europea. Prevede controlli rigorosi sulla provenienza dei beni, garanzie di restituzione e verifiche trasparenti, senza alcun nuovo onere per la finanza pubblica. Diciamolo con chiarezza: nessuno sta cancellando il diritto alla restituzione dei beni illecitamente esportati. Le convenzioni UNESCO e UNIDROIT restano pienamente valide. Qui stiamo semplicemente evitando che la paura del contenzioso paralizzi lo scambio culturale. C'è un aspetto politico che non dobbiamo sottovalutare: oggi la cultura è anche competizione internazionale. I grandi musei del mondo attraggono turismo, investimenti e reputazione. Venezia lo sa bene: ogni grande mostra internazionale genera non solo valore culturale, ma anche lavoro, economia e centralità geopolitica. Ciò che vale per Venezia vale per l'intero sistema culturale italiano. Se vogliamo che l'Italia continui ad essere una capitale culturale globale, dobbiamo darle strumenti adeguati. Noi crediamo in un'Italia che non si limiti a custodire il passato, ma che lo metta in relazione con il mondo. Un'Italia che apra le porte, che ospiti, che coinvolga, che crei sinergie attraverso gli scambi e che costruisca ponti attraverso proprio l'arte, che è un bene preziosissimo. Perché la cultura non si difende rinchiudendola dentro un vetro: si difende facendola vivere. Venezia ce lo insegna da secoli: la cultura cresce quando incontra il mondo, non quando lo teme. Per tutte queste ragioni, Presidente, a nome del gruppo Noi Moderati, annuncio il voto favorevole al provvedimento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Colleghi e colleghe, il provvedimento di cui discutiamo tocca un tema che riguarda il cuore della funzione pubblica dei musei. I musei, infatti, non sono depositi silenziosi di bellezza, sono luoghi di conservazione - certo -, ma anche di ricerca, educazione e accesso democratico alla cultura. Uno dei modi più efficaci per dare senso a questa missione è l'organizzazione di mostre temporanee, capaci di mettere in dialogo opere provenienti da contesti diversi. Un dialogo che costruisce conoscenza, avvicina nuovi pubblici e permette letture comparate di un artista, di un'epoca, di una tradizione.
Per rendere possibile tutto questo, esiste una pratica ormai consolidata nel mondo: il prestito internazionale, detto anche prestito inter-museale, che consente la circolazione temporanea dei beni culturali dal luogo di abituale conservazione alla sede espositiva e poi la sua restituzione. Ma sappiamo bene che il prestito internazionale non è mai un gesto neutro: implica responsabilità, garanzie e regole. È proprio su questo punto che si innesta la proposta che oggi esaminiamo. La cornice normativa italiana sulla circolazione internazionale dei beni culturali è già definita dal Codice dei beni culturali e del paesaggio. Al Capo V si chiarisce che il controllo sulla circolazione serve a preservare l'integrità del patrimonio culturale, nel rispetto degli indirizzi europei e degli impegni internazionali, e costituisce funzione di preminente interesse nazionale. All'articolo 2, sempre dello stesso Codice, in particolare, si prevede la certificazione dell'ingresso nel territorio nazionale dei beni culturali, documentazione, questa, idonea a identificare il bene e a comprovarne la provenienza con regole stringenti e una validità quinquennale prorogabile.
Il punto politico e pratico che la relazione illustrativa mette al centro di questa legge è molto chiaro: alcuni Stati e alcune istituzioni culturali straniere, soprattutto quando non sono parte della Convenzione UNIDROIT sul ritorno internazionale dei beni culturali rubati o illecitamente esportati, o quando non esistono accordi bilaterali, temono che, una volta in un Paese ospitante, un'opera possa essere coinvolta in controversie promosse da soggetti pubblici o privati e possa finire sequestrata. Da qui nasce l'esigenza di prevedere una forma di protezione, durante la permanenza in Italia, per superare resistenze e incentivare i prestiti. Lo diciamo con chiarezza: è un'esigenza comprensibile. È un obiettivo - anche qui sempre con chiarezza - condivisibile. Anche noi di Alleanza Verdi e Sinistra vogliamo più cooperazione culturale, più scambi, più mostre di qualità, più occasioni per il pubblico italiano di vedere opere che altrimenti sarebbero inaccessibili. Ma proprio perché l'obiettivo è importante, dobbiamo essere altrettanto rigorosi sui nodi che questa materia porta con sé.
Le controversie sulla restituzione dei beni culturali hanno ormai un respiro globale e qui c'è una tensione di fondo: da un lato la spinta a costruire princìpi comuni, dall'altro la pluralità degli ordinamenti nazionali e delle giurisdizioni. Ogni richiesta di restituzione si muove dentro un equilibrio delicatissimo: la libera circolazione dei beni culturali, che è un valore e la tutela dei patrimoni culturali nazionali, che è anch'essa un valore altrettanto forte. E non c'è mai una dinamica lineare. Cambiano i soggetti coinvolti, può essere un contenzioso tra due Stati oppure tra uno Stato e un soggetto privato, un museo, una casa d'asta, un collezionista; cambia anche la natura del bene, perché non parliamo solo di arte in senso stretto, ma di testimonianze materiali che rappresentano identità, memoria e un sistema di valori.
E nel caso dei beni archeologici questo è ancora più evidente perché la loro rilevanza è intrecciata con la storia di un popolo, con il suo modo di vivere, con i suoi diritti culturali. Cambia, infine, la storia dell'uscita dal Paese di origine. Può essere un'uscita lecita, cioè contrattuale, una vendita oppure un prestito, oppure può essere il frutto di un furto, di uno scavo clandestino, di un'esportazione illecita e su questi aspetti si gioca spesso la sostanza di ogni domanda di restituzione. Ecco perché diciamo che questo provvedimento, così come è costruito, risponde solo in parte alla complessità del problema. Può essere utile a rassicurare alcuni prestatori e a facilitare alcune grandi mostre, ma non può diventare neppure indirettamente uno scudo generalizzato che rischi di comprimere spazi di tutela o di ostacolare, anche solo in via temporanea, percorsi di accertamento, quando vi siano contestazioni fondate sulla provenienza e su eventuali illeciti. La cultura vive di scambi, ma vive anche di responsabilità e la responsabilità in questo campo significa tenere insieme due esigenze: garantire la cooperazione internazionale e, allo stesso tempo, non indebolire i principi di giustizia e di restituzione, soprattutto quando la storia di un bene culturale è segnata da appropriazioni, saccheggi e traffici illegali.
Per tutte queste ragioni, pur condividendo l'obiettivo generale del provvedimento, che è quello di incentivare prestiti e mostre, riteniamo che sarebbe stato necessario un impianto diverso, più attento ai casi controversi e più coerente con la dimensione internazionale e plurale delle controversie culturali. In effetti, Presidente, il nostro orientamento iniziale era quello dell'astensione, perché condividevamo l'obiettivo generale di favorire i prestiti, ma dopo l'approvazione, proprio oggi in Aula, dell'emendamento della Lega, però, abbiamo cambiato posizione e voteremo contro. Perché quell'emendamento non si limita a semplificare, ma allarga l'ambito della garanzia in modo indiscriminato, eliminando il riferimento agli Stati non parte di UNIDROIT e includendo, più in generale, beni culturali stranieri anche di soggetti privati; cancella presidi essenziali di trasparenza e verifica, sopprimendo i commi che prevedevano un decreto per ogni singola mostra, la pubblicazione in , l'elenco dettagliato delle opere e la verifica della provenienza con i Carabinieri e un termine di sessanta giorni per eventuali rivendicazioni prima dell'efficacia. In altre parole, con questo emendamento si disegna un provvedimento che garantisce meno controlli, meno pubblicità e per l'appunto meno garanzie e noi non possiamo avallare una scelta che su una materia così delicata rischia di indebolire la credibilità del sistema di tutela e di alimentare opacità, invece che responsabilità.
PRESIDENTE. Prima di andare oltre, salutiamo le ragazze e i ragazzi, le docenti e i docenti dell'Istituto comprensivo “Pacifici Sezze-Bassiano”, di Sezze, in provincia di Latina. Grazie di essere qua e benvenuti a Montecitorio . Ha chiesto di parlare la deputata Grippo. Ne ha facoltà.
VALENTINA GRIPPO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. La proposta di legge della quale parliamo oggi nasce da una discussione ormai viva da qualche anno nel mondo della cultura e riguarda come i Paesi hanno imparato a far viaggiare le opere d'arte senza trasformare i prestiti in rischio. È un problema che si è posto ormai da qualche decennio; iniziò negli Stati Uniti quando iniziarono i grandi prestiti di opere provenienti dall'Unione Sovietica, in piena Guerra fredda. In quella fase emerse una questione molto, molto concreta: cosa sarebbe successo se un giudice avesse deciso di sequestrare un'opera mentre era in mostra? Furono gli Stati Uniti, alcuni Stati degli Stati Uniti a pensare alle prime forme di immunità dal sequestro per le opere d'arte in prestito temporaneo e poi, negli anni, si elaborarono tutta una serie di forme e di accordi fra Stati - bilaterali, per lo più - che consentivano questa mobilità. Sappiamo di grandi mostre che ci sono state, che non avrebbero avuto il senso che hanno avuto senza la presenza di grandi prestiti internazionali, e anche, invece, di opere delle quali i cittadini, gli spettatori italiani si sono dovuti privare perché non c'era questa serenità nel prestare opere.
Dentro questo dibattito si colloca la proposta di legge di oggi, che ci vede d'accordo, in linea di principio, in tutto quello che è semplificare la fruizione dell'arte, in un'epoca in cui la vocazione, il senso della promozione culturale non è solo quello di promuovere il proprio patrimonio, ma è anche, con le grandi mostre, mettere insieme opere, racconti di quello che avviene intorno a grandi artisti, intorno a epoche storiche, mettendo insieme i pezzi che magari sono sparsi in tutto il mondo.
Noi abbiamo seguito i lavori in Commissione intorno a questo testo. Oggi arriva in Aula, avremmo preferito, preferivamo l'impianto originario di questa norma, che avremmo votato convintamente in modo positivo perché era un impianto che bilanciava due esigenze: da una parte - certo - quella della circolazione delle opere e della facilitazione della realizzazione delle grandi mostre, dall'altra, però, quella delle garanzie.
C'è un altro grande filone, che riguarda il furto di opere internazionali, la circolazione illegittima di opere, le opere di proprietà di persone che per “n” ragioni sono oggetto di persecuzione o di contenziosi nel nostro Paese. Ritenevamo che il modello iniziale che si era raggiunto, che aveva una pubblicità preventiva sull'elenco delle opere che venivano introdotte nel Paese, che dava la possibilità preventivamente di segnalare se su qualche cosa fosse presente qualche vincolo, qualche contenzioso, ma che poi dopo, invece, contemperasse questa trasparenza, questa pubblicità con una fase di semplificazione e certezza di non restituzione. Pensavamo che quel bilanciamento fosse corretto.
Nel corso del lavoro emendativo siamo arrivati, invece, a un testo che, a nostro avviso, è troppo sbilanciato nel non garantire le opportune trasparenze e garanzie e per questa ragione il gruppo di Azione si asterrà. Però consentitemi di dire: le politiche per l'attrazione di grandi opere richiederebbero…noi abbiamo fatto una serie di emendamenti in questi anni alle leggi di bilancio, in occasione dei Milleproroghe, in occasione dell'arrivo di ogni provvedimento che riguardasse l'arte e la comprensione della necessità di utilizzare le grandi mostre internazionali come occasioni di attrazione, di turismo, di attrazione di nuovi visitatori internazionali e contestualmente come possibilità di consentire ai cittadini italiani di fruire delle opere. Ci sembra che si arrivi sempre tardi e a tampone con delle piccole iniziative normative su questo tema. Ad un anno, un anno e mezzo dalla fine della legislatura, non è oggi la sede, né mi fa piacere ricordare le vicissitudini che il Ministero della Cultura ha avuto in questi anni, ma la verità è che questo tema, così importante, viene trattato sempre in modo marginale e frammentato. Noi ci asterremo su questo provvedimento perché, a nostro avviso, non risolve quello che vuole risolvere ed espone a un rischio eccessivo la mobilità delle opere internazionali.
Cogliamo anche questa occasione per richiamare il Governo all'importanza di avere una pianificazione vera sulla programmazione d'arte nazionale e sull'investimento sulle opere pittoriche, sull'importanza di attrarre nuovi visitatori alle mostre internazionali .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Orrico. Ne ha facoltà.
ANNA LAURA ORRICO(M5S). Grazie, Presidente. La circolazione dei beni culturali in ambito internazionale è un tema molto delicato; è delicato perché al suo interno si possono celare anche dei traffici illeciti. E a livello internazionale, proprio per tutelare i beni culturali dai traffici illeciti e garantire un loro spostamento in piena sicurezza, ci sono alcune convenzioni molto importanti. La prima è la Convenzione UNESCO del 1970, e poi c'è la Convenzione UNIDROIT del 1995.
Nel 2023 più di 10.000 opere d'arte sono state recuperate dal mercato illegale, un settore che vale circa 2,2 miliardi di euro; questi sono i dati che ci consegna il Nucleo tutela patrimonio culturale dei Carabinieri. Si tratta di beni, spesso oggetto delle mire delle organizzazioni mafiose, che vengono portati all'estero e venduti sul mercato illegale. Ovviamente, questa è una parte del problema, poi ci sono tutte quelle opere d'arte, tutti quei beni culturali che sono stati trafugati durante le guerre mondiali dal regime nazifascista e che poi, nel tempo, l'Italia è riuscita a fatica a recuperare e a far ritornare nel nostro Paese. Tant'è che c'è un lavoro molto importante che il Ministero della Cultura fa attraverso la diplomazia per recuperare tantissimi beni, soprattutto di natura archeologica, che sono stati e vengono tuttora trafugati dalle aree archeologiche del nostro Paese.
Quindi, considerata anche la delicatezza con la quale il Ministero della Cultura agisce per il recupero dei beni culturali italiani sottratti al nostro Paese, è evidente come questa proposta di legge, che pone il tema dell'insequestrabilità delle opere d'arte che arrivano nel nostro Paese da altri Stati per le esposizioni, sia una materia che va maneggiata con molta cura e attenzione. Per questo, in una prima fase, comprendendo la della norma che veniva proposta e che apre ad una possibilità concreta di garantire la circolazione di questi beni culturali anche nel nostro Paese, ponendo una sorta di garanzia sull'insequestrabilità, dobbiamo, purtroppo, prendere atto che l'emendamento Comaroli, che è poi la stessa prima firmataria di questa proposta di legge, apre troppo, con l'approvazione che è avvenuta in Aula, le maglie di questa possibilità. Non capiamo, ad esempio, perché venga eliminato il riferimento alle convenzioni UNESCO e UNIDROIT, che sono - come dicevo prima - i riferimenti normativi a tutela della legittimità degli scambi internazionali delle opere d'arte, anche perché in questo modo verrà completamente a mancare ogni forma di controllo sulla compatibilità delle esposizioni di opere d'arte provenienti da altri Paesi.
Viene anche alleggerito - e di molto - il ruolo del Ministero della Cultura che, in una prima istanza in questa proposta di legge, avrebbe dovuto emanare dei decreti per ogni singola opera che certificassero in qualche modo che non fossero beni provenienti da traffici illeciti, beni trafugati o comunque beni che mettessero anche in discussione la reputazione del nostro Paese. E poi, con questo stesso emendamento, si elimina il controllo che viene effettuato dal Nucleo per la tutela del patrimonio culturale dei Carabinieri. Era un controllo molto importante e preventivo su questa lista di opere d'arte, oggetto, appunto, eventualmente di insequestrabilità.
Ecco, a noi sembra che il tema sicuramente vada discusso e che possa essere affrontato, ma ci sembra che con questa proposta di legge, con i correttivi che sono stati approvati oggi in Aula, si vada un po' oltre, in una semplificazione che, di fatto, non rispetta la complessità di questo tema. Motivo per cui voteremo contro .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bicchielli. Ne ha facoltà.
PINO BICCHIELLI(FI-PPE). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, signora Sottosegretario, esprimo immediatamente, a nome del gruppo di Forza Italia, il voto favorevole su questa proposta di legge che reca proprio le disposizioni in materia di insequestrabilità delle opere d'arte prestate dagli Stati esteri durante la loro permanenza in Italia per l'esposizione al pubblico.
Questa norma arriva in Aula dopo un percorso lunghissimo, parliamo di 25 anni. Fu presentata per la prima volta nella XIV legislatura, approvata all'unanimità dalla VII Commissione (Cultura) e poi ripresentata in ogni legislatura successiva, dalla XV fino all'attuale, ma sempre rimasta ferma per cause esterne alla sua bontà intrinseca. Un iter sicuramente accidentato, che non ha mai messo in discussione il merito della proposta, ma che ha finito per penalizzare il nostro Paese sul piano culturale, diplomatico e internazionale.
Oggi finalmente possiamo dire che questa Camera ha deciso di non lasciare più la cultura italiana in ostaggio di un vuoto normativo che ci ha penalizzati rispetto a tutti i grandi Paesi del mondo.
Alcuni Stati - e cito per tutti il caso emblematico del Museo nazionale di Taipei - rifiutano di prestare capolavori, perché temono che, durante l'esposizione in Italia, un privato o un altro Paese possa ottenere un sequestro giudiziario. È successo per le straordinarie testimonianze dell'antica civiltà cinese, custodite nei musei di Taiwan, che in Europa sono state esposte, come hanno ricordato anche altri colleghi, solo quattro volte in decenni: a Parigi, a Berlino, a Bonn e a Vienna. In Italia, nonostante la disponibilità delle autorità taiwanesi, non è mai stato possibile organizzare una mostra. Ecco, questo sicuramente non per mancanza di prestigio, né di competenze museali o di affidabilità scientifica, ma per l'assenza di una cornice giuridica adeguata.
Questa legge, signor Presidente, ci dice una cosa semplice, civile e profondamente europea. Mentre un'opera d'arte è in Italia per essere vista da tutti, nessuno potrà bloccarla con un sequestro giudiziario legato a controversie di proprietà. È una garanzia di restituzione, non è assolutamente una sanatoria, come sentivo dire. È una norma di equilibrio, che tutela i diritti senza sacrificare l'interesse collettivo alla fruizione della cultura.
Questa norma semplicemente sottrae la bellezza alla logica del conflitto e la restituisce alla logica della condivisione. Perché la cultura, cari colleghi, è il linguaggio più antico e più universale dell'umanità. È il luogo in cui i popoli si incontrano quando la politica fatica a trovare parole comuni. È il terreno in cui si costruisce la fiducia, prima ancora degli accordi. E oggi, con questa norma si mette finalmente il nostro Paese alla pari degli altri Paesi. Non rincorre, ma recupera il posto che le spetta naturalmente nella geografia culturale mondiale. Un segnale politico fortissimo - fatemelo dire - perché parla il linguaggio universale dell'arte.
È un messaggio di fiducia, un messaggio di rispetto e un messaggio di reciprocità. È la dimostrazione che la cultura può ancora essere uno strumento di pace e di dialogo tra i popoli. È la dimostrazione che la cultura non divide, ma unisce. E aumentare la possibilità di portare grandi opere internazionali nei nostri musei vuol dire avvicinare tanti cittadini all'arte. Vuol dire consentire loro di viaggiare attraverso la cultura e la storia, di incontrare mondi lontani, di scoprire nuove frontiere e superarle. Ecco, l'arte comunica in maniera diretta, senza il filtro della traduzione. Ogni barriera rimossa a questa comunicazione è un investimento sulla crescita civile del Paese. Ma dico di più, signor Presidente.
La possibilità di ospitare opere che prima non venivano concesse in prestito ai nostri musei nazionali vuol dire anche ampliare l'attrattività turistica del nostro circuito museale, rafforzando una delle leve più importanti del turismo nazionale. Cultura e sviluppo non sono mai in contraddizione; quando camminano insieme generano valore, generano lavoro, ma generano anche identità. Questa non è sicuramente una legge tecnica, ma è una legge di civiltà.
Oggi, con questo voto, signor Presidente, chiudiamo una pagina troppo lunga di attesa e ne apriamo una nuova: quella in cui l'Italia torna ad essere, senza timidezze e senza complessi, la grande casa della cultura mondiale. Per tutti questi motivi, a nome del gruppo di Forza Italia, annuncio il voto favorevole .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Comaroli. Ne ha facoltà. Colleghi, colleghi.
SILVANA ANDREINA COMAROLI(LEGA). Grazie, Presidente. Questa proposta di legge è a mia prima firma e nasce proprio da un'esperienza che ho vissuto. Io, avendo fatto un viaggio all'estero, ho avuto modo veramente di apprezzare le opere d'arte di quel Paese, che avevano veramente uno splendore incredibile. Purtroppo, mi era stato riferito che quelle opere d'arte non potevano essere esposte in Italia, al pubblico italiano, ai cittadini italiani, e questo con estremo rammarico, per una questione proprio di dispute fra Stati.
Questa legge non vuole entrare nel merito delle dispute che ci sono o che ci possono essere fra gli Stati, ma consentire proprio a tutti i cittadini italiani che non hanno la possibilità o non hanno i mezzi per andare all'estero di poter apprezzare il valore di queste opere d'arte. Questa legge, infatti, non è solo una questione tecnica, ma è proprio uno strumento per la diplomazia, una diplomazia culturale. E vorrei rassicurare i colleghi dell'opposizione che hanno evidenziato che il mio emendamento alla mia proposta di legge non li rassicurava.
Ho fatto tutte le verifiche del caso e vi posso garantire che, con quell'emendamento, andiamo a perfezionare ulteriormente questa proposta di legge. Queste grandi mostre sono importanti proprio per quello che rappresentano, perché non è solo una rappresentazione del valore delle opere d'arte dei vari Stati, ma creano anche indotto economico, valorizzano i territori, e, soprattutto, la cosa che lasciava perplessi è che l'Italia era uno dei pochi Paesi che non avevano questa norma che tutelava e dava la garanzia che i beni che gli altri Stati danno in prestito fossero restituiti.
È stato già detto prima che anche altri Paesi hanno questa norma: gli Stati Uniti, la Francia, la Germania, l'Austria e tanti altri. La cosa che mi ha lasciato perplessa è proprio la questione che l'Italia è un grande Paese, ma è un grande Paese che è universalmente riconosciuto come capitale mondiale della cultura e noi eravamo un passo indietro agli altri Stati. Con questa proposta di legge si vuole ripristinare quella che è la grandezza dell'Italia, perché le opere d'arte, colleghi, non sono soltanto beni materiali, ma rappresentano anche la memoria dei popoli, la testimonianza della civiltà, il dialogo fra passato e presente.
Quindi era importantissimo fare una legge di questo tipo affinché veramente tutti potessero apprezzare quello che è il valore che è riconosciuto nelle opere d'arte degli altri Paesi. Consentire, quindi, la circolazione in condizioni di sicurezza e nel rispetto - soprattutto nel rispetto - del diritto vuol dire riaffermare un principio fondamentale: la cultura è un patrimonio universale . Questo aspetto noi lo dobbiamo sempre difendere e soprattutto la Lega, con il suo voto favorevole a questo provvedimento, lo difenderà sempre . Chiedo, comunque, l'autorizzazione al deposito del mio intervento.
PRESIDENTE. Grazie, deputata Comaroli. Naturalmente è autorizzata a depositare.
Ha chiesto di parlare la deputata Iacono. Ne ha facoltà.
GIOVANNA IACONO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Colleghe e colleghi, il tema oggetto di questa legge non è nuovo all'attenzione di questo Parlamento. Fu già affrontato in una precedente legislatura e approvato all'unanimità dal Senato della Repubblica, senza, però, completare il suo iter. Oggi non discutiamo di una materia marginale, ma di una questione che il Parlamento ha già riconosciuto come meritevole di una disciplina organica.
La necessità di una disciplina chiara non è affatto in discussione e anche noi riteniamo che sia un'esigenza reale, ma il punto non è se fare una legge; il punto è come farla e quale equilibrio scegliere tra l'attrattività internazionale e l'esigenza di tutela. È un tema molto delicato, perché riguarda beni artistici e di pregio culturale e la loro sequestrabilità, e riguarda anche il rapporto tra tutela del patrimonio e cooperazione culturale internazionale. Altri Paesi europei hanno adottato discipline analoghe sull'immunità dal sequestro. È il caso della Germania, che ha scelto di offrire ai prestatori stranieri una cornice giuridica certa per le opere concesse in prestito per mostre ed esposizioni.
In Italia, tuttavia, la questione è sempre stata molto più complessa. Il nostro è un Paese fonte, un Paese dal quale sono stati trafugati, per decenni, beni archeologici e opere d'arte, che sono finiti nei musei stranieri. Non possiamo certamente dimenticare le lunghe controversie internazionali che hanno coinvolto istituzioni come il Getty Museum di Los Angeles, proprio su beni archeologici illecitamente esportati dal nostro territorio nazionale. Ed è anche per questa ragione che finora non si era mai giunti a una normativa organica, perché il timore era proprio quello di indebolire gli strumenti di tutela e le possibilità di rivendicazione sul nostro patrimonio culturale.
Dobbiamo però riconoscere un dato oggettivo, e cioè che l'assenza di una disciplina legislativa chiara rende l'Italia meno competitiva rispetto ad altri Paesi europei. L'incertezza giuridica sui beni concessi in prestito per mostre costituisce un deterrente per molti prestatori stranieri, e in questi anni si è intervenuti caso per caso, attraverso strumenti amministrativi, ma sempre in un clima di sostanziale incertezza. Approvare una legge rappresenta, quindi, un cambio di paradigma.
Ma, proprio perché è un cambio di paradigma, dovrebbe essere accompagnato da adeguate garanzie, e ridurre i controlli preventivi significa indebolire il modello di tutela e il sistema che in Italia abbiamo costruito e che, tra l'altro, è riconosciuto a livello internazionale. Gli emendamenti della maggioranza dell'ultimo minuto, invece, sacrificano alcune tutele fondamentali e hanno cambiato significativamente l'architettura del provvedimento.
Al comma 1 viene eliminato il riferimento agli Stati non parte della Convenzione UNIDROIT e l'immunità viene estesa, più in generale, ai beni culturali stranieri non soltanto pubblici, come nel testo originario, e indipendentemente dall'adesione dello Stato alla Convenzione. Si tratta di un ampliamento molto significativo, perché non si distingue più tra beni pubblici e altri tipi di beni. Non rileva più l'adesione a uno strumento internazionale nato proprio per contrastare il traffico illecito di beni culturali.
In secondo luogo, la reciprocità viene spostata al comma 2 come condizione per il rilascio della garanzia. Non è più una tutela automatica, quindi: diventa una valutazione caso per caso, ampliando lo spazio di discrezionalità.
Terzo punto. Il decreto non è più adottato dal solo Ministro della Cultura, ma di concerto con il Ministro della Giustizia e con il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, rafforzando così, sì, la dimensione politico-diplomatica, ma, indebolendo, di fatto, le garanzie tecnico-scientifiche e le verifiche sulla provenienza delle opere.
Infine, vengono soppressi i commi 3 e 4, che prevedevano un decreto specifico per ogni mostra, la pubblicazione in , l'elenco dettagliato delle opere, la verifica della provenienza, anche con il coinvolgimento del Comando carabinieri per la tutela del patrimonio culturale, e un termine di 60 giorni per eventuali azioni di rivendicazione prima dell'efficacia. Ecco, quelle, per noi, non erano inutili formalità. La loro soppressione semplifica la procedura, ma riduce le tutele, la trasparenza e la possibilità di far valere, tempestivamente, eventuali diritti.
Nel nostro emendamento avevamo proposto di escludere i beni archeologici da questa disciplina, proprio alla luce della storia del nostro Paese e delle controversie che hanno interessato casi, come quello che citavo prima, del , nella quale vicenda la questione della provenienza delle opere archeologiche è stata centrale e fondamentale.
Allora, la sfida non è scegliere tra aperture e tutela. La sfida è provare a tenerle insieme, tenere insieme le due cose. Una legge sull'insequestrabilità può essere, certamente, uno strumento utile, ma non può tradursi in un indebolimento del presidio di legalità e degli strumenti di tutela che l'Italia ha costruito nel tempo. Noi riteniamo necessario accompagnare questo cambio di paradigma con maggiori garanzie e con un'attenzione particolare ai beni più sensibili, a partire dai beni archeologici, perché sosteniamo che privilegiare la semplificazione, sacrificando le verifiche preventive, è una scelta politica chiara. Noi riteniamo che si potesse e si dovesse trovare un equilibrio diverso, mantenendo in vita i presidi e gli strumenti che, invece, verranno soppressi.
Noi eravamo convinti di esprimere, su questo provvedimento, un voto diverso, ma, per le ragioni che ho prima esposto, io devo annunciare il voto contrario del gruppo parlamentare del Partito Democratico su questo provvedimento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Colombo. Ne ha facoltà.
BEATRIZ COLOMBO(FDI). Grazie, Presidente. Presidente, Governo, oggi siamo chiamati ad esprimerci su un provvedimento che, pur essendo composto da un solo articolo, ha un valore politico e culturale molto più ampio della sua sintesi normativa. Perché, quando parliamo di cultura, non parliamo di un tema ornamentale, parliamo di identità nazionale, di reputazione internazionale, di coesione sociale, di crescita economica, di lavoro e di turismo.
Il turismo legato alle opere d'arte, spesso definito turismo culturale o artistico, è da considerarsi una forma di viaggio sostenibile, talvolta creativo, focalizzato sull'esperienza diretta di musei, di mostre, di monumenti, di siti archeologici e di paesaggi culturali. Parliamo della capacità del Paese Italia di essere, ancora una volta, un punto di riferimento nel mondo, non solo per ciò che conserva, ma per ciò che sa proporre, raccontare e condividere.
L'Italia è una potenza culturale per vocazione e per storia, e questo lo sappiamo, ma per trasformare questa vocazione in risultati servono certezza di diritto, regole chiare e strumenti amministrativi efficienti. Quindi parliamo di un quadro di garanzie che consente a musei, a fondazioni e a istituzioni straniere di fidarsi del nostro sistema e di scegliere l'Italia come sede per grandi esposizioni ed eventi. È qui che si colloca questo testo, atteso da anni e discusso più volte in passato, senza arrivare mai a una conclusione. Quindi, oggi, approvandolo, cari colleghi, andiamo ad intercettare un'esigenza reale, ossia superare le resistenze di alcuni Stati nel concedere prestiti internazionali di opere e di beni culturali per timore di controversie che possano bloccare i beni nel territorio straniero.
Noi crediamo che la cultura debba essere accessibile, viva, popolare, nel senso più nobile del termine, non chiusa in cerchie ristrette, ma capace di parlare a studenti, a famiglie, a visitatori, a cittadini di ogni età. Sappiamo bene cosa significa, per un territorio, ospitare una grande o piccola mostra: significa più presenze turistiche, più economia locale, più opportunità per le guide, per i trasporti, per la ricettività, per la ristorazione, ma significa anche più lavoro per le professionalità culturali, per l'allestimento, per la comunicazione. Quindi, è un indotto che si distribuisce e che può aiutare anche i centri di media o piccola grandezza e le realtà più centrali a costruire una propria attrattività. Questo, signori, è sviluppo vero e non a parole, ma nelle scelte che rendono l'Italia più competitiva nel circuito internazionale di esposizioni.
Il cuore del provvedimento è semplice e, al tempo stesso, decisivo. Durante la permanenza in Italia per l'esposizione al pubblico, i beni culturali, pubblici e stranieri e quelli appartenenti a istituzioni di Stati che non fanno parte della Convenzione UNIDROIT, non possono essere sottoposti a sequestro giudiziario nell'ambito di procedimenti civili davanti al giudice italiano relativi alla proprietà o al possesso, e ciò avviene a condizioni di reciprocità. Fine.
Quindi, chiedo ai colleghi di ripensarci, perché il testo mi sembra strutturato bene: ci sono garanzie di restituzione e la lista descrittiva definitiva sulla provenienza dei beni, viene definito il periodo temporale per l'esposizione in Italia, così come i soggetti autorizzati all'esposizione, che assumono impegni sulla restituzione; poi vi è la verifica preventiva sulla provenienza e anche un richiamo al ruolo del Comando carabinieri per la tutela del patrimonio culturale, sto cercando di sintetizzare. Viene previsto, come dicevo, anche un limite temporale chiaro: un periodo di esposizione che, comunque, non può superare i 12 mesi. È stata anche inserita, in Commissione, una clausola importante di invarianza finanziaria, per cui dall'attuazione della legge non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e, quindi, non saranno scaricati ulteriori costi impropri sui cittadini.
Colleghe e colleghi, questa è una norma di buonsenso che mette l'Italia nelle condizioni di competere, ad armi pari, con gli altri grandi Paesi che ospitano esposizioni internazionali; è anche una norma che rafforza la nostra diplomazia culturale, perché ogni prestito è una relazione tra Stati, è fiducia reciproca e cooperazione. Quando l'Italia è credibile, quando le sue regole sono chiare, quando la sua amministrazione è efficiente, allora, aumenta la capacità di costruire ponti anche nei momenti difficili, attraverso il linguaggio universale dell'arte. Qui, si cerca di far arrivare opere d'arte, di far crescere le nostre mostre, di far girare la cultura.
C'è, poi, un messaggio di fondo che, come Fratelli d'Italia, sentiamo nostro: la cultura non è di proprietà di pochi, non è una bandierina ideologica, non è un territorio di rendita, come mi sembra di aver intuito dalle dichiarazioni di voto della sinistra, è un bene comune e lo Stato ha il dovere di creare le condizioni perché le istituzioni culturali possano programmare, progettare, dialogare con l'estero e offrire al pubblico, a partire dai nostri giovani, occasioni reali di incontro con la bellezza e la storia. Significa che l'Italia si muove con serietà, offre garanzie, ma le chiede anche. È così che si costruiscono rapporti equilibrati e rispettosi. Per tutte queste ragioni, annuncio il voto favorevole del gruppo di Fratelli d'Italia .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
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PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta di legge n. 182-A: "Disposizioni in materia di insequestrabilità delle opere d'arte prestate da Stati esteri o da enti o istituzioni culturali straniere, durante la permanenza in Italia per l'esposizione al pubblico".
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Il seguito dell'esame degli ulteriori argomenti iscritti all'ordine del giorno della seduta odierna è rinviato alla prossima settimana.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, la deputata D'Orso. Ne ha facoltà.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente. Io chiedo un attimo di attenzione a quest'Aula.
PRESIDENTE. Aspetti deputata, un attimo che si calma il vociare. Colleghi.
Abbia pazienza, deputata. Colleghi, per favore. Chi deve uscire, cortesemente non parlasse sennò non possiamo andare avanti. Prego, deputata.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente. Io chiedo l'attenzione, perché voglio richiedere un'informativa urgente al Ministro Nordio, affinché venga a riferire, in quest'Aula, quali siano i contenuti delle leggi attuative che pare siano già state scritte al Ministero.
Da ieri, infatti, si rincorrono notizie di stampa secondo cui ci sarebbero già le leggi attuative della riforma costituzionale pronte nei cassetti del Ministero.
Ebbene, dico una cosa: tiriamole fuori queste leggi attuative, queste bozze delle leggi attuative, perché non vediamo l'ora di vedere cosa c'è scritto in queste leggi attuative. Infatti, il grado di pericolosità della riforma costituzionale dipenderà esattamente da quello che ci sarà scritto, nero su bianco, su queste leggi attuative. Da quello dipenderà anche un'altra cosa molto rilevante da comunicare ai cittadini, perché siano informati, perché anche questo, potremmo dire, è il quesito sommerso del referendum: l'impatto economico reale che avrà questa riforma con le sue leggi attuative.
Cosa ci sarà scritto? Che ci vorranno due scuole di formazione, una per i giudici e una per i PM? Due concorsi separati? Gli ? per tre organi? Da quanti saranno composti questi ? E queste saranno tutte risorse sottratte ai veri problemi della Giustizia, tutte risorse sottratte a un'iniezione di organico della magistratura. Con quelle risorse potrebbero essere assunti almeno 600 nuovi giudici e potrebbe essere rafforzato il personale amministrativo.
Io, tra l'altro, Presidente, da qualche giorno utilizzo una metafora per parlare della riforma costituzionale, quella dell' perché, vedete, la nave Italia - il Paese Italia - non colerà a picco, perché andrà a sbattere contro quello che si vede, contro quello che è scritto, nero su bianco, nella riforma costituzionale, ma colerà a picco, a fondo, nell'oceano, per quello che, invece, non c'è scritto nero su bianco, e del corpo sommerso, un enorme corpo sommerso, che sono le leggi attuative che daranno sostanza alla riforma costituzionale.
E ribadisco, tirate fuori queste leggi attuative, ampliamo il dibattito pubblico in questo mese anche su quelle, perché noi non ci fidiamo di voi. Non ci fidiamo di chi, come primo provvedimento urgente, ha eliminato i reati contro la pubblica amministrazione dal novero dei reati ostativi per cui era richiesta la collaborazione per avere i benefici penitenziari. Non ci fidiamo di chi ha abolito il reato d'abuso d'ufficio e lasciato privo di tutela il cittadino contro gli abusi di potere. Non ci fidiamo di chi ha messo il bavaglio alla stampa perché vuole nascondere le magagne dei potenti . Non ci fidiamo di chi ha introdotto l'avviso per l'interrogatorio preventivo in vista dell'arresto e lascia scappare i delinquenti, li lascia minacciare i testimoni oppure inquinare le prove. E ancora, non ci fidiamo di chi ha smantellato la Corte dei conti perché non vuole alcun controllo su come utilizzare le risorse delle tasse dei cittadini. Non ci fidiamo, infine, di chi dice di voler sottrarre il coordinamento e la direzione delle indagini ai pubblici ministeri per darli, in definitiva, a chi, se non ai Ministri delle Finanze, al Ministro della Difesa, al Ministro dell'Interno?
Non ci fidiamo. Non ci fidiamo di chi, a parole, sbandiera, ogni tre per due, di voler salvaguardare l'autonomia e l'indipendenza della magistratura, ma, nel frattempo, con la riforma costituzionale, con quello che già c'è scritto, nero su bianco, apparecchia la tavola alla politica e lo fa sulla pelle degli italiani che, con questa riforma, non vedranno risolto neanche uno dei problemi reali della Giustizia. Non vedranno processi più veloci, non vedranno sentenze più giuste, non vedranno nulla di tutto questo, ma vedranno soltanto una cricca di potenti, una casta di potenti che rimarrà assolutamente impunita e che non troverà più alcun ostacolo innanzi ai suoi deliri di onnipotenza .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, la deputata Serracchiani. Ne ha facoltà.
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Noi vogliamo innanzitutto stigmatizzare il comportamento del Governo e, in particolare, del Ministro Nordio.
Vede, il Ministro Nordio, dopo qualche scivolone, qualche caduta di stile - per fortuna che oggi il Presidente della Repubblica ha richiamato al Ministro della Giustizia in carica la necessità di salvaguardare e tutelare le istituzioni e di rispettarle -, bene, il Ministro Nordio, che si affanna, di tanto in tanto, ad essere moderato, aveva detto, nelle iniziative che sta facendo per il “sì” in giro per l'Italia, che non dovevamo preoccuparci - chi vota “no” -, perché i decreti attuativi e le leggi ordinarie sarebbero state scritti tutti insieme. Cioè avrebbe aperto a quel dialogo che non c'è stato in questo Parlamento sulla riforma costituzionale. Infatti, voglio ricordare che, per la prima volta nella storia della Repubblica italiana, una riforma che modifica ben sette articoli della Costituzione non è stata toccata dal Parlamento, neppure per una virgola. Ma lui si è affannato a dire fin qui che i decreti attuativi e le leggi ordinarie sarebbero state scritti tutti insieme, proprio per rassicurare coloro che, oggi, evidentemente non fidandosi, chiedono che, invece, quei decreti attuativi vengano effettivamente scritti tutti insieme, qualunque cosa accada, tanto più evidentemente se questo referendum venisse confermato.
Ora, apprendere da notizie di stampa che i decreti attuativi sarebbero già pronti, che le leggi ordinarie sarebbero già scritte, non solo è il contrario di quello che il Ministro si affanna a dire fin qui, ma è anche l'ennesimo sfregio per il Parlamento, l'ennesimo sfregio per noi parlamentari, l'ennesimo sfregio per cittadini e cittadine italiane che, ancora di più e sempre di più, voteranno “no” per difendere la Costituzione
PRESIDENTE. Non ci sono altri interventi, pertanto sospendiamo la seduta che riprenderà alle ore 15…
. No, gli interventi di fine seduta si faranno dopo, nel pomeriggio. La seduta si chiude nel pomeriggio, quindi non posso prenderli adesso. Pertanto, sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 15 per lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, il Ministro della Difesa, la Ministra per le Disabilità e la Ministra per le Riforme istituzionali e la semplificazione normativa.
Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.
PRESIDENTE. Passiamo alla prima interrogazione all'ordine del giorno. Il deputato ha facoltà di illustrare la sua interrogazione Gianassi ed altri n. 3-02504 per un minuto .
FEDERICO GIANASSI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Abbiamo letto che la Capo di gabinetto del Ministro Nordio ha scritto una lettera all'Associazione nazionale magistrati per chiedere la pubblicazione dei nomi dei cittadini italiani che sostengono e finanziano il Comitato per il No al referendum costituzionale.
Noi chiediamo: ma come è possibile? È l'ora di dire “basta” con le continue pressioni e intimidazioni del Ministro della Giustizia e dei suoi collaboratori. Il Comitato per il No ha il diritto sacrosanto, costituzionale, di raccogliere fondi per sostenere la mobilitazione del “no”, così come i cittadini e le cittadine italiane hanno il sacrosanto diritto di investire nelle ragioni del “no” per difendere la Costituzione scritta da Calamandrei e dai padri costituenti, anziché quella scritta da Nordio e Delmastro.
La domanda è molto semplice: il Ministro era consapevole di questo scriteriato intervento della Capo di gabinetto e l'ha avallato…
FEDERICO GIANASSI(PD-IDP). … o non era consapevole perché il Capo di gabinetto si muove senza consapevolezza del Ministro ?
PRESIDENTE. Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha facoltà di rispondere per tre minuti.
LUCA CIRIANI,. Grazie, Presidente. Onorevoli deputati. È doveroso precisare che la richiesta inoltrata all'Associazione nazionale magistrati, in data 13 febbraio, fa seguito a una interrogazione a risposta scritta, presentata da un onorevole parlamentare, nella quale si afferma che: “l'ANM, per bocca del Segretario generale, ha confermato di aver finanziato il Comitato Giusto dire NO. Sempre secondo quanto riportato nell'interrogazione: “pertanto, i magistrati in servizio iscritti all'ANM, attraverso i loro organi rappresentativi, promuovono, indirizzano e finanziano il Comitato attraverso le quote associative e sono affiancati da soggetti privati che contribuiscono economicamente a pagare le iniziative”. Si chiede, in conclusione, “quali iniziative il Ministero della Giustizia, per quanto di competenza, intenda intraprendere al riguardo”.
La Camera ha valutato di ammettere l'interrogazione, ritenendo dunque sussistere il diritto del parlamentare ad avere una risposta dal Governo sulla questione.
Coerentemente con il sistema dei rapporti tra Governo e Parlamento, anche come declinati nelle norme dei Regolamenti parlamentari che disciplinano l'attività di controllo e il sindacato ispettivo, al Ministro interrogato, nel caso specifico quello della Giustizia, spetta l'obbligo di rispondere. A tale fine, il primo passaggio della necessaria istruttoria era verificare la sussistenza dei fatti riportati nell'atto in questione. Il Ministero della Giustizia non ha richiesto al presidente dell'ANM di ricevere i dati relativi ai contributi raccolti dal Comitato in questione, ma si è limitato a veicolare la richiesta del parlamentare, sottoponendo all'apprezzamento e alla valutazione dei soggetti interessati la possibilità di rendere tali dati pubblici nell'ambito di un'attività finalizzata a dare seguito a un atto di sindacato ispettivo e, dunque, improntata al rispetto delle prerogative parlamentari volte a favorire la massima trasparenza, principio ispiratore di ogni ordinamento democratico.
Infine, per concludere, è opportuno ribadire che ogni iniziativa del Ministero della Giustizia è stata assunta su esclusivo impulso del Ministro stesso.
PRESIDENTE. La deputata Serracchiani, cofirmataria dell'interrogazione, ha facoltà di replicare per due minuti.
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ha fatto bene, Ministro, a fare questa ultima considerazione: la risposta è a nome del Ministro Nordio, perché, vede, ci è venuto il dubbio che lei rispondesse a nome di Giusi Bartolozzi. Quella è una lettera del tutto irrituale e sa perché? Perché una magistrata, che è Capo di gabinetto del Ministero della Giustizia, dovrebbe sapere che quella richiesta non può inoltrarla a nessuno e non solo al Comitato per il No, perché c'è una legge che impedisce che quei nomi, anche qualora vi fossero, siano utilizzabili pubblicamente, ma che non lo sappia lei ci ha stupito. Ci ha stupito tanto più che analoga richiesta non sia stata fatta al Comitato per il Sì dove sappiamo, ci risulterebbe che vi siano magistrati in servizio che vi abbiano aderito e anche membri del Consiglio superiore della magistratura in carica; ma, vede, la lettera non è soltanto irrituale, non chiede soltanto il nome, chiede anche di sapere quanto hanno versato.
Ministro, dopo la schedatura dei professori, siamo arrivati alla schedatura di quelli che votano “no”. Vede, Ministro, il fatto è che questa richiesta fatta al Comitato per il No sa tanto di intimidazione, sa tanto di lista di proscrizione. L'intimidazione nei confronti del popolo sovrano e della magistratura è non soltanto un'intimidazione da evitare perché il popolo sovrano e la magistratura vanno rispettati, non vanno intimiditi. Gli italiani e le italiane vogliono esercitare liberamente e consapevolmente il loro diritto di esprimersi sul referendum e lo vogliono fare consapevolmente. Si informano, partecipano e sa come lo stanno dimostrando? Dopo la lettera della dottoressa Bartolozzi, c'è stata un'impennata nelle iscrizioni e nella donazione al Comitato per il No perché i cittadini italiani ci tengono alla loro Costituzione, perché è stata l'ombrello…
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). …sotto il quale si sono riparati per 80 anni e la difenderanno; e la difenderanno votando “no”
PRESIDENTE. La deputata Ghirra ha facoltà di illustrare l'interrogazione Zanella ed altri n. 3-02505 di cui è cofirmataria per un minuto.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Ministro, da un comunicato stampa del Consiglio dei ministri, abbiamo saputo che l'11 febbraio è stato approvato un disegno di legge sull'immigrazione e sulla protezione internazionale, che ancora non è stato trasmesso alle Camere, nonostante l'urgenza già annunciata anche per i provvedimenti sulla sicurezza, che prevederebbe il blocco navale. Una misura che è stata confermata anche dalla Presidente del Consiglio in un messaggio in cui annunciava l'adozione di questo disegno di legge che prevede, “in caso di minaccia grave per l'ordine pubblico o alla sicurezza nazionale, come il rischio di terrorismo, ma anche una pressione immigratoria eccezionale, di impedire l'attraversamento delle acque territoriali italiane e di condurre i migranti che sono a bordo di quelle imbarcazioni sottoposte all'interdizione anche in Paesi terzi”.
Ministro, non devo dirlo a lei, sa benissimo che il blocco navale è considerato e codificato come un atto di guerra a tutti gli effetti. Quindi, le chiediamo se conferma le parole della Presidente e, soprattutto, come intenda agire…
FRANCESCA GHIRRA(AVS). …che indicazioni intenda dare alle nostre unità militari .
PRESIDENTE. Il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha facoltà di rispondere per tre minuti.
GUIDO CROSETTO,. Grazie, Presidente. Onorevoli, onorevole. Osservo che l'interrogazione riguarda un disegno di legge su una materia che non rientra nelle specifiche competenze del Ministero della Difesa. Mi si chiede conto di ipotetiche regole d'ingaggio che discenderebbero da un disegno di legge che non è ancora stato presentato in Parlamento, non è ancora stato discusso in Parlamento, non è ancora approvato, quindi non è ancora legge. Quando ciò avverrà, ci sarà sicuramente spazio per discutere, approfondirlo, eventualmente modificarlo, attraverso il confronto diretto di tutte le forze politiche, come il Governo ha sempre dimostrato di voler fare, nel rispetto delle prerogative del Parlamento. Dopo quell'approvazione, sulla base del contenuto che emergerà e che leggerò dal confronto parlamentare, potranno essere valutati e definiti eventuali profili operativi di competenza della Difesa, ma oggi parlare di una cosa che ancora non esiste dal punto di vista legislativo è una cosa che non compete alla Difesa e che la Difesa non può fare.
PRESIDENTE. La deputata Ghirra, cofirmataria dell'interrogazione, ha facoltà di replicare per due minuti.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Sono abbastanza sconvolta dalla risposta del Ministro, nel senso che fa parte del Consiglio dei ministri, avrà partecipato all'approvazione del disegno di legge Noi chiediamo se il blocco navale sia previsto sì o no e se per blocco navale la Presidente Meloni e il Governo intendano quello che prevede il diritto internazionale o se sia uno strumento che viene utilizzato esclusivamente per fare propaganda come fate chiaramente con tutto ciò che riguarda i fenomeni migratori.
Ministro, so che non è di sua competenza la gestione dei flussi migratori, ma le politiche del Ministro Piantedosi sono fallimentari sotto tutti i punti di vista, che si parli di migranti o che si parli di sicurezza del nostro Paese. Ogni provvedimento che avete portato in Aula e approvato - non questo, certo, visto che ancora non abbiamo avuto modo di vederlo - è stato esclusivamente un modo per impaurire i cittadini rispetto ai flussi migratori, per ostacolare le operazioni delle ONG che salvano vite in mare.
Certo, i numeri ci dicono che i migranti sono diminuiti, gli afflussi, gli accessi sono diminuiti tra il 2024 e 2023, rispetto al 2025, ma voi dovete considerare che il Mar Mediterraneo sta diventando il più grande cimitero a cielo aperto . Negli ultimi giorni si parla di circa 1.000 persone morte in mare. Dovreste leggere l'intervista che è stata rilasciata oggi dal comandante Durante su , in cui parla della tragedia di recuperare i cadaveri di migranti sulle nostre spiagge: 9 sono nel trapanese, 4 sulle coste calabre .
Allora, io credo che dobbiate mettervi la mano sulla coscienza e dare veramente un cambio di rotta alle politiche sulle migrazioni, prevedendo come far accedere regolarmente le persone nel nostro Paese, perché ne hanno diritto per questioni umanitarie…
FRANCESCA GHIRRA(AVS). … ma anche perché tanti vengono qui per lavorare e voi non gli consentite di entrare in Italia .
PRESIDENTE. La deputata Cavo ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lupi ed altri n. 3-02506 di cui è cofirmataria, per un minuto.
ILARIA CAVO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Signor Ministro, questa interrogazione è dettata proprio dal contesto geopolitico attuale, che presenta notevoli trasformazioni a causa dell'insorgere di conflitti nelle regioni vicine all'Italia e di nuove forme di guerra ibrida, sotto la spinta di innovazioni tecnologiche dirompenti in campo militare.
Il 16 gennaio scorso, su sua iniziativa, Ministro, sono stati avviati i lavori del comitato strategico incaricato di istituire le fasi preliminari per la definizione di un disegno di legge di revisione della difesa. Il 16 febbraio scorso - quindi, un mese dopo - è stato presentato un nuovo modello di riorganizzazione delle Forze armate, che sarà la base di questo disegno di legge. La proposta recepisce l'indirizzo iniziale, quello di una riforma complessiva, di natura tecnica e operativa.
Le chiediamo qui, oggi, quali sono le caratteristiche, nello specifico, di questo modello di riorganizzazione, con riferimento al dispiegamento di investimenti e di risorse adeguate a rispondere alle nuove sfide che il contesto attuale pone alla sicurezza dell'Italia e dei suoi alleati.
PRESIDENTE. Il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.
GUIDO CROSETTO,. Grazie, Presidente. Onorevoli, l'interrogazione afferisce a un disegno di legge che non è ancora stato presentato al Parlamento ed è attualmente oggetto di approfondimento. Com'è noto agli interroganti, proprio il comitato strategico cui si fa riferimento ha il compito di elaborare gli elementi fondanti della riforma futura, lavorando alla definizione del nuovo modello di organizzazione ed impiego dello strumento militare quale base del successivo intervento normativo. A tal riguardo, ho rappresentato a tutte le forze politiche, quindi, anche all'onorevole Lupi, attraverso una comunicazione formale, gli obiettivi del disegno, che è ancora in fase di elaborazione dal comitato strategico, che sta portando avanti le tempistiche previste per la presentazione del provvedimento in questione.
L'obiettivo è quello di definire un modello di difesa coerente con le esigenze di sicurezza del Paese, ma, soprattutto, con l'evoluzione dello scenario internazionale. Il lavoro in corso si concentra in particolare sul rafforzamento delle capacità operative, sulla semplificazione delle procedure e sull'organizzazione del personale.
Per quanto riguarda le tempistiche, il mio intendimento sarebbe quello di sottoporre il testo del disegno di legge all'esame del Consiglio dei ministri entro il mese di marzo 2026, così da consentire il successivo avvio del necessario esame parlamentare. Le Forze armate sono state coinvolte a pieno titolo nel processo affinché la proposta possa valorizzare pienamente soprattutto la loro esperienza operativa. Ecco perché questa riforma, quando sarà discussa in Parlamento, non dovrà essere spiegata dal Ministro della Difesa, ma dagli uomini e dalle donne della difesa, che conoscono i limiti attuali e le necessità reali e possono spiegare direttamente all'organo legislativo i contenuti e le motivazioni per cui vengono chieste.
PRESIDENTE. La deputata Cavo ha facoltà di replicare, per due minuti.
ILARIA CAVO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie Presidente. Signor Ministro, grazie per la chiarezza con cui ha delineato il percorso di revisione dello strumento militare. Consapevoli della delicatezza e della complessità del lavoro in corso, riteniamo doveroso sottolineare l'importanza storica di questa iniziativa e, soprattutto, la necessità che si proceda con la massima urgenza.
Il contesto internazionale che viviamo non è più quello di 10 o 20 anni fa. Le guerre convenzionali si intrecciano con minacce ibride, cyberattacchi, instabilità ai confini dell'Europa. In questo scenario, la sicurezza non è un concetto teorico né rinviabile, ma è una responsabilità immediata. La riforma della difesa è attesa da molti anni, è stata rimandata più volte, mentre lo scenario globale, invece, evolveva rapidamente. Non può essere rimandata, non siamo più nella fase dell'analisi, ma in quella della decisione: ogni ritardo rischia di ampliare il divario tra le esigenze operative reali e l'attuale assetto normativo e organizzativo.
Apprendiamo quelle che lei ha definito essere le direttrici del lavoro svolto dal comitato, le ripeto, le ha citate prima: rafforzamento delle capacità operative, semplificazione delle procedure, valorizzazione del personale, che è il cuore pulsante della difesa e merita strumenti adeguati, percorsi chiari e un'organizzazione coerente con le missioni affidate.
Noi Moderati ritiene che investire nella difesa significhi investire nella credibilità internazionale dell'Italia, nella sicurezza dei cittadini e nella stabilità delle aree da cui dipendono i nostri interessi vitali. Accogliamo con favore il coinvolgimento, ribadito da lei oggi, delle Forze armate nel processo di elaborazione. Il Parlamento dovrà affrontare l'esame del disegno di legge con spirito costruttivo e senso dello Stato. Recepiamo anche i tempi - quindi, quelli del prossimo mese, del mese di marzo - e anche questo, ovviamente, ci vede concordi perché, quando si rafforza la difesa, si rafforza lo Stato. Noi Moderati avrà un atteggiamento serio e collaborativo per una riforma strategica e non differibile - l'ha ribadito anche lei nei tempi, nel dare i tempi oggi -, da portare avanti con determinazione e la rapidità che il momento storico impone.
PRESIDENTE. Il deputato Giachetti ha facoltà di illustrare l'interrogazione Boschi ed altri n. 3-02507 di cui è cofirmatario, per un minuto.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Signora Ministro, dieci anni fa esattamente, grazie all'impegno, alla tenacia e al lavoro di Ileana Argentin - che abbiamo avuto modo di ricordare nei giorni scorsi, deceduta nei giorni scorsi prematuramente -, è stata approvata una legge, secondo noi, di grande valore, soprattutto per un cambio dal punto di vista dell'impostazione, anche culturale, nell'approccio al tema della disabilità: cioè, porsi il problema di coloro che restano quando i loro cari se ne vanno, che sono quelli che spesso, poi, si fanno carico della vita di queste persone. È una cosa molto importante. Purtroppo, questa legge - e non certo per colpa di questo Governo, lo voglio chiarire subito, signora Ministra - non viene attuata e non è attuata fino in fondo. Ecco, noi le chiediamo che cosa pensa di fare il Governo per fare in modo che cresca l'aiuto per tante, tante, decine di migliaia di persone che ne hanno bisogno.
PRESIDENTE. La Ministra per le Disabilità, Alessandra Locatelli, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.
ALESSANDRA LOCATELLI,. Grazie, Presidente. Grazie anche agli onorevoli interroganti. Anch'io mi unisco al ricordo dell'onorevole Argentin e anche di tutte quelle famiglie, di tutte quelle associazioni che hanno contribuito con impegno a strutturare la legge n. 112 del 2016. Risponderò con una prima parte, che è un contributo del Ministero del Lavoro per andare nel concreto proprio sul tema del fondo e del riparto del fondo e, poi, esprimerò un mio contributo personale, cioè del Ministero, rispetto a quello che stiamo portando avanti su questo tema.
Il Ministero del Lavoro ci manda queste parole. Pur volendo riconoscere la significativa valenza sociale delle misure previste dalla legge n. 112 del 2016, occorre anche considerare che la sua attuazione ha richiesto un profondo cambio di paradigma nell'azione delle regioni e degli ambiti territoriali sociali, sia sul piano della programmazione che su quello della concreta realizzazione degli interventi. Relativamente ai dati sull'andamento della spesa, si evidenzia un sostanziale avanzamento nell'utilizzo delle risorse annualmente destinate all'attuazione della misura, mostrando, nel periodo 2016-2023, un incremento che si attesta su una percentuale di poco inferiore al 70 per cento. Si tratta di dati in continua evoluzione e oggetto di un costante monitoraggio da parte di questa amministrazione - quindi, il Ministero del Lavoro -, anche al fine di fornire la consueta relazione al Parlamento.
Rispetto a questo, io voglio aggiungere che molte, molte regioni non riescono a rispettare proprio questo termine della rendicontazione. Proprio per questo, mi preme dire che, visto che è stato chiesto dall'onorevole interrogante che tipo di azioni si volessero mettere in pratica anche rispetto al potere sostitutivo, porto all'attenzione che, già da due annualità del riparto, abbiamo introdotto la possibilità per le regioni di utilizzare il potere sostitutivo: quindi, questo sull'annualità 2023 e anche sull'annualità 2024 per quanto riguarda la programmazione, la progettazione, la realizzazione del sistema locale dei servizi e anche per l'erogazione degli stessi.
Mi preme solo concludere dicendo che il Ministero per le Disabilità ha istituito un tavolo proprio sulla legge del “Dopo di noi” per ampliarne le maglie, perché ora l'accesso è garantito solo a chi ha una disabilità grave, ma soprattutto perché diventi un “durante e dopo di noi”, perché la legge è stata molto intuitiva e ha anticipato anche - se vogliamo - il decreto n. 62, la riforma sulla disabilità. Però, abbiamo la necessità di farla, diciamo, abbracciare tutte le fasce di età, tutte le persone con disabilità, anche con diverse necessità di sostegni, e soprattutto anche di garantire un miglioramento di approccio agli strumenti di protezione del patrimonio e della gestione dei lasciti e anche un aumento delle risorse. Abbiamo preparato una proposta di modifica, che è già pronta, perché il tavolo era composto comunque da più di trenta soggetti e la porteremo all'attenzione del Ministro del Lavoro nelle prossime settimane.
PRESIDENTE. Il deputato Giachetti ha facoltà di replicare.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, signora Ministra. Ovviamente noi ci auguriamo che questo tavolo riesca a produrre qualcosa di concreto. Come le dicevo, non è un problema, essendo una legge che nasce nel 2016, soltanto di questo Governo; e non è un problema solo del Governo, perché lei ha ricordato che è un problema che riguarda innanzitutto le regioni. Però, quando il Ministero del Lavoro ci dà dei numeri in percentuale, è un problema, perché noi poi dobbiamo andare a vedere nello specifico questo cosa comporta. Dal punto di vista reale, noi abbiamo 240 milioni su 466 milioni che sono stati effettivamente trasferiti ai territori.
Noi abbiamo una platea di possibili beneficiari che oscilla tra 100.000 e 150.000 e quelli che ne hanno potuto beneficiare sono stati ad oggi, in tutti questi anni, circa 84.000. Quindi, è del tutto evidente che è necessario potenziare a tutti i livelli, anche le stesse agevolazioni fiscali non sono utilizzate fino in fondo. Quindi, c'è un problema di attuazione a tutto campo di questa legge che ha bisogno del concorso di tutti in funzione del miglioramento della qualità della vita di persone che ne hanno bisogno.
PRESIDENTE. La deputata Marianna Ricciardi ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02508 . Ne ha facoltà per un minuto.
MARIANNA RICCIARDI(M5S). Grazie, signora Presidente. Ministro, nel nostro Paese ci sono persone con una percentuale di invalidità civile tra il 74 e il 99 per cento che, nel momento in cui vanno in pensione, perdono l'assegno di invalidità civile, perché c'è un limite reddituale di 487 euro al mese che è ben al di sotto anche della pensione minima di 611 euro. Quindi, in questo Paese, se prendi la pensione minima, perdi l'assegno di invalidità civile parziale.
Visto che oggi ci troviamo in un momento in cui chi ha un'invalidità ha molte più spese sanitarie da affrontare perché la sanità pubblica non è più in grado di rispondere a tutti i bisogni di salute di queste persone, io le chiedo: ha intenzione di aumentare le soglie reddituali per far sì che almeno chi prende la pensione minima o poco più possa continuare a ricevere l'assegno di invalidità ?
PRESIDENTE. La Ministra per le Disabilità, Alessandra Locatelli, ha facoltà di rispondere.
ALESSANDRA LOCATELLI,. Grazie, Presidente. Ovviamente anch'io sono d'accordo che i limiti reddituali e il limitato contributo degli assegni di invalidità civile sono veramente ridotti e quindi è necessario investire di più. Da questo punto di vista, già c'è un impegno da parte del Ministero per le Disabilità che sta ragionando per superare questi limiti. Rispondo però prima con le parole del Ministero del Lavoro che è competente sulle pensioni e anche naturalmente sulle pensioni di invalidità e sugli assegni di invalidità civile.
L'assegno mensile di invalidità civile è una provvidenza economica riconosciuta agli invalidi civili con un'età compresa tra i 18 e i 67 anni, nei cui confronti sia accertata un'invalidità pari almeno al 74 per cento. L'assegno mensile di invalidità, al raggiungimento dell'età pensionabile, si converte in assegno sociale sostitutivo che solitamente ha un importo maggiore, con un incremento pari a circa 205 euro mensili. Per l'esattezza, l'assegno di invalidità civile di base è di 340,71 euro, mentre l'assegno sociale sostitutivo ha un importo base di 546,24 euro. Tale conversione si verifica automaticamente sulla base di quanto previsto dalla legge n. 118 del 1971 e successivamente dalla legge del 1995 (la riforma Dini), senza necessità di proporre una nuova domanda. L'automatismo è dovuto al fatto che a una prestazione ne subentra un'altra più cospicua e onnicomprensiva.
Dette queste parole del Ministero del Lavoro, mi preme dire che noi stiamo lavorando per proporre una modifica del limite reddituale per l'accesso all'assegno mensile di invalidità civile e siamo consapevoli, come dicevo, che va superato questo limite. È per questo che abbiamo lavorato in queste settimane per proporre una modifica che abbia una copertura di almeno 20 milioni di euro, con l'obiettivo di superare la logica della soglia secca, introducendo criteri progressivi, evitando effetti che siano disincentivanti e migliorando l'equità complessiva del sistema. Questo è un impegno che porteremo avanti con la prima possibilità di aggancio, naturalmente dopo averla condivisa con il Ministro del Lavoro. Ciò si colloca in un'ottica di trasformare e di spingere anche a un'innovazione culturale verso le capacità, i talenti e le competenze e non più solo vedere assistenzialismo e limiti nelle persone.
PRESIDENTE. La deputata Marianna Ricciardi ha facoltà di replicare.
MARIANNA RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Ministro, io registro questa volontà. È chiaro che noi aspetteremo di vedere delle conseguenze a queste parole che ha pronunciato, perché noi ci aspettiamo da lei un impegno chiaro: che vada da Giorgia Meloni a battere i pugni sul tavolo e dire che non si possono buttare 23 miliardi in armi e 14 miliardi sul Ponte sullo Stretto, quando ci sono queste priorità perché 546 euro al mese per una persona invalida, con un'invalidità civile tra il 74 e il 99 per cento, sono comunque una miseria. Chiaramente noi ci aspettiamo molto, molto di più.
Mi lasci anche dire che, nel momento in cui noi ci troviamo a dover affrontare una situazione del genere, dobbiamo innanzitutto coinvolgere le associazioni e le persone che vivono questa situazione e non possiamo certamente pensare di avere tempo. Quel che voglio dire è questo: questa deve essere la priorità, non si può pensare di lasciare questo come ultima cosa disponibile.
Soprattutto, la mia preoccupazione discende da quanto è stato fatto oggi sul familiare, in cui si vede il riconoscimento di 400 euro al mese per una persona che lavora 91 ore a settimana, ben 13 ore al giorno, e ciò, chiaramente, non è degno di un Paese civile, quindi ci aspettiamo uno sforzo in più. Il suo ruolo di Ministro è proprio questo: di battere i pugni sul tavolo e chiedere risorse in più per queste persone. Noi ci aspettiamo questo, io la invito a fare il suo dovere .
PRESIDENTE. Il deputato Ciocchetti ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bignami ed altri n. 3-02509 di cui è cofirmatario, per un minuto.
LUCIANO CIOCCHETTI(FDI). Signor Ministro, il ruolo centrale della famiglia nella cura, assistenza e integrazione sociale delle persone con disabilità è assolutamente fondamentale, strategico e unico. Riconoscere questo ruolo straordinario che questi genitori hanno offerto alla società, anche sostituendosi in molti casi alle istituzioni competenti, è un dovere morale di un Paese evoluto.
Il Governo e il Parlamento stanno facendo molte iniziative - il decreto legislativo n. 62 del 2024, la norma sull'Autorità garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, la norma sull'accomodamento ragionevole, la discussione che inizierà sul familiare -, ma serve un'iniziativa culturale più forte che faccia fuori questo stigma e riconosca questi diritti di inclusione che le famiglie portano avanti in maniera significativa in questo settore.
PRESIDENTE. La Ministra per le Disabilità, Alessandra Locatelli, ha facoltà di rispondere.
ALESSANDRA LOCATELLI,. Grazie, Presidente. Grazie agli onorevoli interroganti. Sicuramente il tema delle famiglie e dei genitori è fondamentale. Noi abbiamo dato dei segnali chiari prima di tutto con la prima legge di bilancio di questo Governo con l'istituzione e la modifica anche dell'assegno unico per i figli con disabilità, dando la possibilità anche di risorse certe e strutturali: 175 milioni per il 2023, 185 per il 2024 e 190 per il 2025. Grazie a questo provvedimento, l'assegno oggi è garantito a ogni figlio con disabilità senza limiti di età, con maggiorazioni e anche con la possibilità di esclusione dal calcolo ISEE.
Naturalmente, anche la riforma sulla disabilità tiene in particolare considerazione il ruolo delle famiglie, dei genitori, di chi si prende cura dei propri cari. Quindi, con il decreto n. 62, la partecipazione dei genitori alle unità di valutazione multidimensionale per la costruzione del progetto di vita è fondamentale, partendo proprio dai desideri della persona e non più soltanto dai suoi bisogni. Abbiamo previsto anche semplificazioni importanti.
La sburocratizzazione e l'annullamento delle visite di rivedibilità sono tutti adempimenti che gravavano proprio sulle famiglie, sui genitori in particolar modo. Questi sono interventi che migliorano la qualità della vita delle persone e con il disegno di legge sui familiari, con 257 milioni certi già in legge di bilancio, diamo finalmente una risposta e una cornice normativa certa a tutte queste persone che amano e che curano, soprattutto ai genitori ai quali viene riconosciuto - a tutti e due - la possibilità di essere e poi anche la possibilità di avere il congedo parentale, con un'estensione fino ai 18 anni di età del figlio, e misure per la conciliazione tra l'attività lavorativa e quelle di cura e per il benessere.
Detto ciò, io credo che in questo quadro le iniziative che mi verranno proposte anche nell'iter parlamentare per riconoscere ancora di più il ruolo dei genitori, per ricordarli e per dare ancora più attenzione a tutti rispetto al grande impegno che manifestano nel ruolo di cura saranno sicuramente oggetto di valutazione e presa in considerazione.
PRESIDENTE. Il deputato Testa, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare per due minuti.
Onorevole, provi ad avvicinare il microfono, perché io non la sento e non so se è un problema del microfono o solo della distanza. Forse è il microfono che non va. Provi ad utilizzare quello del collega Ciocchetti, magari, che prima funzionava. Fermiamo i tempi.
GUERINO TESTA(FDI). Eccoci qui.
GUERINO TESTA(FDI). Grazie, Presidente. Grazie, signora Ministra, per la risposta esauriente e dettagliata che ha dato al nostro . Noi come Fratelli d'Italia teniamo molto - come lei, ovviamente, e come questo Governo - al tema della genitorialità, della famiglia, di questi ragazzi straordinari che rappresentano tantissime famiglie e tantissime persone che vivono nel nostro Paese.
Il tema della famiglia e della genitorialità dei diversamente abili è un tema fondamentale che dal primo giorno è entrato nell'agenda di questo Governo e lei ha elencato dei fatti concreti. Si sta passando molto dalla teoria a una pratica concreta per dare risposte sulla sburocratizzazione, su soldi importanti, sul garantire i con provviste finanziarie adeguate.
Finalmente si sta lavorando ma, ovviamente, da parte nostra è solo un dovere nei confronti di queste persone straordinarie. Quindi, noi la incitiamo a continuare così, perché dobbiamo alzare l'asticella del sociale e dare risposte sempre più concrete, pronte ed esaustive alle famiglie e ai ragazzi diversamente abili .
PRESIDENTE. Il deputato Panizzut ha facoltà, per un minuto, di illustrare la sua interrogazione n. 3-02510 .
MASSIMILIANO PANIZZUT(LEGA). Grazie, Presidente e colleghi. Ministro, premetto che il 14 febbraio è stato pubblicato il bando “Vita & opportunità - Un futuro migliore e di valore per tutti”, iniziativa promossa da lei per sostenere percorsi reali di crescita e autonomia delle persone con disabilità. Il bando, sostenuto da ingenti risorse, conferma l'impegno del Governo per la piena ed effettiva partecipazione delle persone con disabilità nella vita sociale, lavorativa e ricreativa, in linea con la Convenzione ONU e i principi della nuova riforma.
Investire nei talenti e nelle competenze di ogni persona, guardare alle potenzialità e non ai limiti, passare dall'assistenzialismo alla valorizzazione delle persone con disabilità: è il cambiamento radicale di prospettiva da lei promosso in questi anni e posto al centro dell'azione di Governo. L'attuazione concreta di tali principi richiede strumenti operativi capaci di favorire progettualità diffuse sul territorio e sostenere percorsi personalizzati. Le chiediamo, quindi, quali siano gli obiettivi generali, l'impostazione e le risorse a sostegno del bando “Vita & opportunità”.
PRESIDENTE. La Ministra per le Disabilità, Alessandra Locatelli, ha facoltà di rispondere per tre minuti.
ALESSANDRA LOCATELLI,. Presidente grazie e, ancora una volta, grazie agli onorevoli interroganti. In questo caso è uscito un bando molto importante e molto atteso: si tratta del bando “Vita & opportunità”, con 380 milioni di euro a disposizione - diciamo - degli enti del Terzo settore, che possono essere capofila per presentare progetti, in particolare sulla linea Progetto di vita, che si indirizza proprio alle dimensioni della vita lavorativa, ricreativa e abitativa delle persone con disabilità. Poi ci sono altre due linee più piccoline: una sull'Agricoltura sociale e una sulle Attività ricreative per bambini e giovani con disabilità. Sarà possibile partecipare presentando i progetti sulla piattaforma, che verrà aperta il 2 marzo, a partire, appunto, dal 2 marzo. Io colgo l'occasione per ricordare che questi progetti devono dare una visione per il futuro, spingere a una continuità per creare davvero quella che è un'occasione di progetto di vita per le persone con disabilità, a partire dai loro desideri e dal loro diritto di scegliere. Questa veramente vuole essere un'opportunità per il territorio, per tante associazioni di fare rete. Possono partecipare e beneficiare delle risorse anche gli enti locali, che possono essere principali e poi aprire a tanti altri e promotori dell'iniziativa su tutto il territorio.
Quindi, è una grande occasione. Lo sportello rimarrà aperto per sei mesi e, quindi, non c'è fretta, ma i progetti dovranno essere fatti veramente molto bene, perché saranno valutati in base proprio alle caratteristiche di continuità e di stabilità sul territorio.
PRESIDENTE. Il deputato Panizzut ha facoltà di replicare per due minuti.
MASSIMILIANO PANIZZUT(LEGA). Grazie. Come gruppo Lega e colleghi interroganti, la ringraziamo per la risposta ma, ancor di più, per l'impegno che lei personalmente, la sua squadra e tutto il Governo ci mettete. Molti oggi hanno le soluzioni a cose che stranamente negli anni in cui erano al Governo nessuno aveva affrontato e lo ricorderemo anche in un prossimo provvedimento. Questo ovviamente è, senza far polemica, perché l'invito a tutti sarà lavorare insieme fuori dagli schemi politici e ideologici. Dopo anni di abbandono, finalmente le persone con disabilità riescono a ottenere azioni concrete e un'attenzione alla persona. Siamo certi che la rotta è mantenuta e che si debba andare anche verso un miglioramento di alcuni aspetti economici, per cui ci faremo tutti portavoce presso il MEF.
L'importante è mettere dei paletti fissi, che saranno solo la partenza e mai l'arrivo, il tutto, ovviamente, in stretta collaborazione con gli enti del Terzo settore e le associazioni, che vanno ringraziate perennemente. Sappiamo che non sempre è facile e immediato poter avere i pieni diritti, ma sono certo che il percorso ci porterà a non avere differenze tra le persone e si potrà arrivare a una vera e piena inclusione in ogni settore della vita.
PRESIDENTE. Il deputato Richetti ha facoltà, per un minuto, di illustrare la sua interrogazione n. 3-02511 .
MATTEO RICHETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ministra Casellati, il premierato è stato presentato come la madre di tutte le riforme costituzionali. Siamo entrati nell'ultimo anno che precede la fine della legislatura, conosco la sua sensibilità istituzionale e credo che sia compito del Governo e della maggioranza dire al Parlamento e agli italiani che ci ascoltano come intendiamo affrontare la scadenza elettorale. Dieci minuti fa è uscita un'agenzia del Ministro Tajani che annuncia la presentazione della legge elettorale. In Commissione la riforma è ferma da venti mesi, incardinata, ma solo in termini di audizioni. Le chiedo come il Governo intende proseguire e, se intende proseguire, in quale direzione.
PRESIDENTE. La Ministra per le Riforme istituzionali e la semplificazione normativa, Maria Elisabetta Alberti Casellati, ha facoltà di rispondere per tre minuti.
MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI,. Grazie, Presidente. Ringrazio gli onorevoli interroganti, che mi offrono l'occasione di confermare che la riforma costituzionale del premierato rappresenta un obiettivo prioritario del Governo, come anche di recente ha chiarito il Presidente Meloni. Si tratta, infatti, dell'attuazione di un punto nevralgico del nostro programma elettorale e si muove in sintonia con valori di fondo che sono da sempre centrati nell'agenda politica del centrodestra, nonché - ne sono certa - anche di tanta parte dell'Italia moderata e riformista.
È ben vero che l'iter del disegno di legge non ha registrato avanzamenti negli ultimi mesi, a causa dei numerosissimi provvedimenti assegnati alla Commissione affari costituzionali della Camera, ma del resto i tempi li stabilisce il Parlamento nella propria autonomia organizzativa. Il Governo, per parte sua, è in ogni caso pronto a riprendere i lavori e tiene fermo l'obiettivo di giungere all'approvazione definitiva entro la fine della legislatura.
Gli interroganti si concentrano sul tema della legge elettorale.
Dico subito che non mi appare che la riforma ne preveda la costituzionalizzazione. Non contiene, infatti, l'individuazione, e quindi la scelta, di un determinato modello. La riforma, per contro, si limita a prescrivere che la legge elettorale garantisca rappresentatività politica e governabilità. Le soluzioni tecniche coerenti con questi principi sono molteplici nell'ambito di diversi sistemi elettorali, e non esistono ad oggi modelli vincolanti, né pregiudiziali da parte del Governo. Si aprirà un dialogo, che ci auguriamo proficuo, fra tutte le forze politiche, tenendo conto delle indicazioni provenienti dalla giurisprudenza costituzionale.
Quanto ai tempi, come ho sempre affermato, il profilo della legge elettorale potrà essere definito compiutamente solo una volta che sarà consolidata la struttura della riforma costituzionale, cioè all'esito, almeno, della prima deliberazione delle Camere.
Gli interroganti alludono anche alla possibile revisione della legislazione elettorale a Costituzione invariata, tema che ciclicamente ritorna all'attenzione del dibattito politico di maggioranza e di opposizione, ma che ad oggi non risulta essersi strutturato in tavoli tecnici, in istruttorie formali, né tantomeno in precise proposte normative su cui avviare l'esame.
Da ultimo, vorrei precisare che l'elezione diretta del Presidente del Consiglio non determina alcun effetto trascinamento del voto delle Camere. Al contrario, realizza un allineamento coerente tra il voto dei cittadini e la scelta del programma, dei parlamentari e del Premier; allineamento in passato del tutto mancato, con un incremento patologico del trasformismo e ricadute negative sulla partecipazione popolare del voto.
PRESIDENTE. Il deputato Richetti ha facoltà di replicare per due minuti.
MATTEO RICHETTI(AZ-PER-RE). Ministra, ci unisce un'idea di sacralità e di solennità civile delle parole che si pronunciano in quest'Aula. Allora, lei conferma che il premierato è obiettivo di questo Governo e di questa legislatura. Io devo solo farle presente che stiamo entrando nel mese di marzo e fra un anno siamo o nel semestre bianco di fine legislatura o siamo direttamente al voto, e lei mi sta spiegando che, in un anno, faremo la seconda, la terza, la quarta lettura della riforma costituzionale, il referendum.
A meno che non vogliamo mandare al voto un Paese che ha una forma repubblicana, mentre il Parlamento ne approva una che ne altera profondamente i contenuti. Ripeto, non si gioca con le istituzioni, perché giustamente lei dice: i tempi non li decido io, li decidono il Parlamento e la Commissione. Rispetto alla riforma costituzionale che stiamo andando a portare al referendum a marzo, in un anno abbiamo fatto quattro passaggi senza neanche aprirla; rispetto a questa, siamo a 20 mesi che è ferma alle Camere.
Il punto è politico. Ci sono commentatori che descrivono il premierato su un binario morto. Io, siccome mi lega anche un sentimento di stima nei suoi confronti, penso che possiamo lasciare a Salvini le accise da togliere e la Fornero da togliere, cose che non accadono. Non voglio affibbiare a lei un premierato che non vedremo mai .
PRESIDENTE. Il deputato Paolo Emilio Russo ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02512 .
PAOLO EMILIO RUSSO(FI-PPE). Grazie, signora Presidente. Signora Ministro, la valutazione d'impatto generazionale che lei ha voluto introdurre nel decreto Semplificazioni proprio pochissimi mesi fa, a novembre scorso, rappresenta uno strumento di analisi preventiva degli effetti delle nuove leggi sulle nuove e future generazioni. L'analisi considera gli effetti ambientali, sociali ed economici delle leggi, garantisce il rispetto dell'equità intergenerazionale e la sostenibilità del debito pubblico.
Una garanzia certificata con forza di legge. Siamo dunque a chiederle, signora Ministro, quali sono i primi risultati di questa indagine, di questi primi 3 mesi, e di spiegarci quali sono gli indicatori utilizzati per stimare l'impatto delle disposizioni su giovani e future generazioni.
PRESIDENTE. La Ministra per le Riforme istituzionali e la semplificazione normativa, Maria Elisabetta Alberti Casellati, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.
MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI,. Grazie, Presidente. Ringrazio gli onorevoli interroganti per avermi offerto l'occasione di chiarire lo stato di attuazione della valutazione di impatto generazionale. Si tratta di uno strumento introdotto per la prima volta in Italia, una novità di rilevanza storica, che ci rende pionieri a livello internazionale. Con la VIG ogni disegno di legge presentato dal Governo dovrà descrivere gli effetti di carattere sociale e di carattere ambientale che produrrà sui cittadini sotto i 35 anni.
Non si tratta soltanto di un'innovazione di carattere procedurale, ma di un vero e proprio cambio di paradigma culturale. Significa inserire una nuova prospettiva nel processo decisionale pubblico, quella del tempo lungo, del futuro, delle generazioni che verranno. È questo lo spirito della VIG: ridurre la distanza tra chi decide oggi e chi erediterà le nostre scelte; restituire centralità ai giovani, offrendo loro la possibilità concreta di programmare le loro attività e di sviluppare i loro talenti in Italia, senza essere costretti a cercare riconoscimenti all'estero.
È un tassello che si inserisce in un disegno più ampio, quello di una politica che sceglie finalmente di costruire e di affrontare le trasformazioni strutturali, sociali, economiche e tecnologiche senza subirle. È questa la politica che vogliamo costruire, una politica che non guardi solo al consenso immediato, ma alla credibilità nel lungo periodo; che non insegua il presente, ma si metta finalmente al servizio del futuro.
Affinché questo strumento possa cogliere e possa realizzare gli obiettivi, stiamo completando il procedimento di attuazione nei tempi previsti, definendo i criteri qualitativi e quantitativi su cui si dovrà basare il nuovo sistema. Poiché la nostra legislazione è fortemente condizionata da vincoli comunitari, la mia ambizione è di esportare questo principio di buona politica anche a livello della normativa europea.
PRESIDENTE. Il deputato Paolo Emilio Russo ha facoltà di replicare, per due minuti.
PAOLO EMILIO RUSSO(FI-PPE). Grazie, signor Ministro. L'Italia non è e non sarà mai più un Paese per vecchi, dove si scrivono le leggi e il Governo e il Parlamento di turno prendono decisioni che, poi, pesano come macigni sul futuro dei nostri figli o su chi deve ancora nascere. Scelte di politica economica, ma non soltanto, che condizionano chi verrà o, addirittura, appunto, ancora non è nato. Capiscono bene coloro che qui dentro - ma anche chi ci segue da casa - sono nati negli anni Ottanta o alla fine degli anni Settanta, che fanno parte di quelle generazioni a cui è stato rubato il futuro.
Oggi l'aria è cambiata: ci sono un Governo e una classe politica profondamente rinnovata, diversa da quella grigia, fumosa e autoreferenziale che badava soltanto a un interesse elettorale prossimo e non al futuro. Non parlo soltanto di età anagrafica, si intende, ma soprattutto di approccio. La novità è di approccio, perché con la valutazione di impatto generazionale noi costringeremo Parlamenti e Governi a fare i conti con le conseguenze delle loro scelte e a fare i conti con le conseguenze sugli 35.
Non paternalismo del tipo “ti spiego io cosa fare”, ma responsabilità: ti metterò nelle condizioni di scegliere come credi, ma senza precluderti possibilità. Per questa ragione siamo soddisfatti della sua risposta, delle sue intenzioni e di quanto ci ha raccontato oggi .
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
PRESIDENTE. Avverto che, con lettera in data 17 febbraio 2026, il presidente della Commissione finanze ha rappresentato l'esigenza - sulla quale ha convenuto, all'unanimità dei gruppi presenti, l'Ufficio di Presidenza - di posticipare ad altro calendario dei lavori l'avvio dell'esame in Assemblea, attualmente previsto per la seduta di venerdì 20 febbraio, della proposta di legge n. 2374, concernente l'ampliamento dell'ambito di applicazione del credito di imposta per favorire le erogazioni liberali a sostegno della cultura.
Con riferimento al disegno di legge n. 2429, concernente l'attività dell'Associazione della Croce Rossa Italiana, con lettera in data odierna, il presidente della Commissione difesa ha rappresentato l'esigenza di rinviarne ad altra data l'avvio dell'esame in Assemblea, anch'esso previsto per la seduta di venerdì 20 febbraio, in considerazione dell'impossibilità della relatrice di partecipare alla seduta e non essendo possibile sostituirla.
Conseguentemente, secondo le intese intercorse tra i gruppi, tali provvedimenti non saranno iscritti all'ordine del giorno delle sedute del corrente calendario dei lavori.
Avverto altresì che, secondo le intese intercorse tra i gruppi, quale primo argomento all'ordine del giorno della stessa seduta di venerdì 20 febbraio sarà iscritta la discussione generale della proposta di legge n. 2304, in materia di disposizione delle spoglie mortali delle vittime di omicidio.
PRESIDENTE. Avverto, infine, che nell' al resoconto della seduta odierna sarà pubblicata l'organizzazione dei tempi per l'esame: della proposta di legge n. 2228 e abbinate, in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità; del disegno di legge n. 2713-A, recante proroga del termine per l'esercizio della delega prevista dall'articolo 35 della legge 25 novembre 2024, n. 177 .
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 99, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di intervenire la deputata Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie. Presidente. Oggi è giorno del : questa mattina, alle 9, si è aperta quella procedura che, sulla carta, dovrebbe regolarizzare l'ingresso di lavoratrici e lavoratori extracomunitari per l'assistenza familiare. Parliamo di colf, badanti, collaboratrici familiari; figure, spesso, fondamentali per gli equilibri delle famiglie italiane. Ebbene, per il 2026, la quota prevista è di 13.600 ingressi, più 10.000 ingressi fuori quota. Eppure, già nella fase di pre-caricamento delle domande, sono arrivate quasi 49.000 richieste. Parliamo di tre volte tanto gli ingressi previsti.
Questo significa una cosa molto chiara: che c'è un bisogno reale e strutturale, che le famiglie italiane hanno bisogno di lavoratrici e lavoratori che vengono da altri Paesi e che sono disponibili a regolarizzarli e a pagare loro uno stipendio regolare.
Ebbene, non sfuggirà a nessuno che ci sono circa 35.000 persone che, oggi, arriveranno in ritardo al , che è una specie di grande lotteria e rimarranno fuori. Rimarranno fuori e questo significa molto probabilmente che rimarranno irregolari sul territorio italiano perché sono persone che, dobbiamo dircelo, sono già qui.
Ecco che cosa vogliamo dire quando diciamo che la legge Bossi-Fini è una fabbrica di clandestinità; stiamo parlando di procedure che impediscono a lavoratrici e lavoratori, fondamentali per le famiglie italiane, di essere regolari in Italia.
Allora, la nostra proposta come AVS, la nostra richiesta a questo Governo è di regolarizzare tutti coloro e tutte coloro che stanno facendo domanda per lavorare in Italia, presso le nostre famiglie. Sono persone importanti. Si parla sempre …
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). … di sicurezza ma, e qui chiudo, la sicurezza di tante famiglie è avere con sé lavoratrici e lavoratori che conoscono, di cui si fidano, su cui possono fare affidamento. Purtroppo, queste norme puniscono sia quei lavoratori, con un'indecente ingiustizia, sia le famiglie italiane. Cambiamole
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ghio. Ne ha facoltà.
VALENTINA GHIO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Con questo intervento ricordiamo la figura di Michele Albanese. La prematura scomparsa di Michele Albanese ci rattrista e ci addolora profondamente.
Michele Albanese era un giornalista rigoroso, un servitore della verità; ha dedicato l'intera vita professionale al racconto e alla denuncia della scegliendo di restare nella sua terra, di viverla, di conoscerla fino in fondo, di raccontarla, senza sconti e senza paura. Era un giornalista in trincea, giornalista de , corrispondente ANSA; è stato anche consigliere nazionale e responsabile per la legalità della Federazione nazionale della stampa.
Nel 2016 il Presidente Mattarella lo insignì dell'onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica italiana, riconoscendone proprio l'impegno nell'affermare i valori della legalità. Attivo collaboratore di e di , è stato un punto di riferimento prezioso per quello che stava accadendo in Calabria. Era una persona, Michele Albanese, che lavorava per dare una mano affinché le cose cambiassero. Dal 2014 viveva sotto scorta a seguito delle minacce e dei progetti criminali emersi dalle intercettazioni delle cosche della Piana di Gioia Tauro. Nonostante questo non ha mai arretrato di un passo. Ha continuato a fare il suo lavoro con serietà, coraggio, consapevole dei rischi.
Il suo era un giornalismo fatto sul campo, capace di andare oltre la cronaca; ricordarlo in quest'Aula, oggi, significa rinnovare il suo impegno, difendere la libertà di stampa, sostenere chi, spesso in solitudine, racconta i territori più difficili, contrastare con determinazione ogni forma di criminalità organizzata.
Alla sua memoria va il nostro grazie. Un grazie sentito per il suo coraggio, la competenza, l'impegno, la dignità. Michele Albanese continuerà ad essere un esempio per chi crede che la verità, anche quando è scomoda, sia il primo presidio di democrazia.
Alla moglie e alle figlie va il nostro abbraccio più sincero e commosso .
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
S. 1261 - Senatori BONGIORNO ed altri: Modifiche al codice penale e al regolamento di polizia mortuaria, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1990, n. 285, in materia di disposizione delle spoglie mortali delle vittime di omicidio (Approvata dal Senato). (C. 2304)
Relatrice: MATONE.
2.
SCHLEIN ed altri: Modifiche al testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, concernenti l'incremento dell'indennità di maternità e l'introduzione di un congedo paritario per il padre. (C. 2228)
e delle abbinate proposte di legge: D'INIZIATIVA POPOLARE; ORFINI; GRIBAUDO ed altri; SCUTELLÀ ed altri; GEBHARD; GRIMALDI ed altri; D'INIZIATIVA DEL CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO; TENERINI; TENERINI; SPORTIELLO; SOUMAHORO. (C. 2-323-506-609-802-1107-1250-1904-1924-2039-2208)
3.
Proroga del termine per l'esercizio della delega prevista dall'articolo 35 della legge 25 novembre 2024, n. 177. (C. 2713-A)
Relatrice: FRIJIA.
4.
ASCANI ed altri: Modifica alla legge 4 aprile 1956, n. 212, e altre disposizioni per prevenire l'alterazione o la manipolazione delle campagne elettorali e referendarie attraverso la diffusione di contenuti ingannevoli prodotti mediante sistemi di intelligenza artificiale. (C. 2212-A)
: PAOLO EMILIO RUSSO.
5.
Conversione in legge del decreto-legge 31 dicembre 2025, n. 200, recante disposizioni urgenti in materia di termini normativi. (C. 2753)