PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
GIOVANNI DONZELLI, legge il processo verbale della seduta del 18 febbraio 2026.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 84, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, con lettera in data 19 febbraio 2026, ha presentato alla Presidenza il seguente disegno di legge, che è stato assegnato, ai sensi dell'articolo 96-comma 1, del Regolamento, in sede referente, alla V Commissione (Bilancio):
“Conversione in legge del decreto-legge 19 febbraio 2026, n. 19, recante ulteriori disposizioni urgenti per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e in materia di politiche di coesione” (2807) - exbis.
Il suddetto disegno di legge, ai fini dell'espressione del parere previsto dal comma 1 del predetto articolo 96-, è stato altresì assegnato al Comitato per la legislazione.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge, già approvata dal Senato, n. 2304: Modifiche al codice penale e al regolamento di polizia mortuaria, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1990, n. 285, in materia di disposizione delle spoglie mortali delle vittime di omicidio.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi per la discussione generale è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea .
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
La II Commissione (Giustizia) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire la relatrice, deputata Simonetta Matone.
SIMONETTA MATONE, . Buongiorno a tutte e a tutti. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, l'Assemblea avvia oggi l'esame della proposta di legge recante le modifiche al codice penale e al regolamento di polizia mortuaria, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1990, n. 285, in materia di disposizione delle spoglie mortali delle vittime di omicidio.
Evidenzio, in via preliminare, che il testo originario è stato riformulato durante l'esame del Senato grazie ad una istruttoria approfondita e a un confronto tra le forze politiche che ha visto anche l'accoglimento dei contributi offerti dai gruppi di opposizione. Si è così in quella sede giunti all'approvazione di un provvedimento tecnicamente efficace e condiviso in modo unanime. Tale unanimità ha caratterizzato anche i lavori della Commissione giustizia. Si è, infatti, condivisa, sin da subito, la finalità del provvedimento, che consiste, come esplicitato nella relazione illustrativa, nell'esigenza di evitare il rischio che l'esercizio dei diritti relativi alla disposizione delle spoglie mortali della vittima possa essere scaltramente strumentalizzato dall'autore del delitto per rendere ancora più arduo l'accertamento dei fatti ed eludere le proprie responsabilità e rafforzare ulteriormente l'attività di accertamento e di repressione dei femminicidi, evitando, al tempo stesso, condotte di occultamento e dispersione della prova.
In tale ottica, l'articolo 1, comma 1, introduce nel codice penale, con il nuovo articolo 585, la pena accessoria della decadenza dall'esercizio di ogni diritto e facoltà in tema di disposizione delle spoglie mortali della vittima.
Tale pena accessoria può essere irrogata esclusivamente nel caso in cui sussistano due requisiti. In primo luogo, tale pena accessoria riguarda esclusivamente alcuni specifici delitti richiamati nel testo, come il maltrattamento contro familiari e conviventi, da cui deriva la morte della persona offesa, l'omicidio doloso, l'infanticidio in condizioni di abbandono materiale e morale commesso dalla madre, l'omicidio del consenziente, l'istigazione al suicidio, l'omicidio preterintenzionale, nonché l'abbandono di persone minori o incapaci se dal fatto ne sia derivata la morte.
In secondo luogo, occorre che la condanna o l'applicazione della pena su richiesta delle parti avvenga nei confronti di soggetti legati alla vittima da un vincolo giuridico, ossia il coniuge, la parte dell'unione civile o il parente prossimo, individuato ai sensi degli articoli 74 e seguenti del codice civile.
Il comma 2 estende però tale ambito soggettivo ad alcuni soggetti non legati alla vittima da un vincolo giuridico, quali, in particolare, il convivente di fatto e ogni persona legata da una relazione affettiva alla vittima.
Con riguardo al convivente di fatto, si specifica che deve trattarsi di un soggetto qualificato come tale dalle disposizioni vigenti, purché designato dal partner come suo rappresentante con poteri pieni o limitati in caso di morte, della predetta legge n. 76 del 2016 o che, pur non avendo reso la dichiarazione anagrafica, sia stato comunque espressamente autorizzato a disporre delle spoglie mortali della vittima.
Infine, con riguardo ad ogni persona legata da una relazione affettiva alla vittima, si specifica che quest'ultima deve essere stata autorizzata a disporre delle spoglie mortali della vittima, in virtù di un'espressa manifestazione di volontà della medesima.
L'articolo 2 indica tre principi cui si deve adeguare il regolamento di polizia mortuaria. A tal fine, si prevede che sia adottato un apposito regolamento entro sei mesi, ai sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge n. 400 del 1988, su proposta del Ministro della Salute, sentiti il Ministro dell'Interno e della Giustizia, nonché previo parere delle competenti Commissioni parlamentari.
Il primo di essi, previsto dalla lettera , demanda al citato regolamento l'introduzione di una preclusione assoluta all'esercizio di qualsiasi diritto nell'ambito della tumulazione, inumazione o cremazione del cadavere nei confronti dei medesimi soggetti individuati dall'articolo 1 del provvedimento in esame dal momento dell'iscrizione nel registro degli indagati e fino al passaggio in giudicato di una eventuale sentenza di assoluzione per uno dei reati previsti dall'articolo 1. A tale proposito, si ricorda che attualmente, nel caso in cui vi sia il sospetto che la morte sia conseguenza di un reato, è previsto che il cadavere non possa essere sepolto senza l'autorizzazione dell'autorità giudiziaria. Inoltre, la disciplina vigente stabilisce che i comuni siano dotati di un obitorio per il deposito per un periodo indefinito dei cadaveri, a disposizione dell'autorità giudiziaria.
Il secondo principio, stabilito dalla lettera , stabilisce che, nell'ipotesi in cui venga avviato un procedimento penale in riferimento a uno dei delitti previsti dall'articolo 1, sia in ogni caso vietata la cremazione del cadavere sino al passaggio in giudicato della sentenza di condanna che abbia definito il suddetto procedimento ovvero sino alla pronuncia della sentenza di proscioglimento. In caso di archiviazione del procedimento, si dovrà prevedere che la cremazione sia vietata fino a che non siano decorsi tre anni dal provvedimento, salvo che il giudice per le indagini preliminari disponga motivatamente altrimenti.
La lettera , infine, prevede il principio secondo il quale, nel caso in cui l'indagato sia l'unico titolare della facoltà di disporre della destinazione della salma e qualora nessuno faccia richiesta di restituzione della salma medesima, le relative determinazioni saranno assunte dal pubblico ministero in conformità a quanto previsto dalla legislazione vigente.
L'articolo 3 pone, da ultimo, la clausola di invarianza finanziaria del provvedimento. Ho concluso, grazie Presidente.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire la rappresentante del Governo, Vice Ministro Bellucci, che rinuncia.
È iscritto a parlare l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Oggi discutiamo di una proposta di legge che riesce, in qualche modo, a dare anche molta dignità alle vittime. È una proposta di legge che, per fortuna, è riuscita a ottenere l'unanimità al Senato e anche nella discussione delle Commissioni qui alla Camera.
Ripeto: è una proposta di legge che dà dignità alle vittime e ai familiari delle vittime. Discutiamo, infatti, le modifiche al codice penale e al regolamento di polizia mortuaria, di cui al decreto del Presidente della Repubblica del 10 settembre 1990, n. 285, in materia di disposizioni delle spoglie mortali delle vittime di omicidio.
Questo provvedimento è stato approvato al Senato, in prima lettura, in data 11 marzo 2025.
Presidente, sappiamo che ciascuna persona può scegliere liberamente circa le modalità e il luogo della propria sepoltura. Tuttavia, in assenza di una disposizione testamentaria che indichi la volontà del il luogo della sepoltura viene individuato tenendo presenti le richieste avanzate dai congiunti prescelti fra quelli più strettamente legati da vincoli, comparando e dando prevalenza allo rispetto allo . Infatti, laddove manchi la volontà del defunto, intesa quale diritto assoluto e intrasmissibile, opera in via sussidiaria il diritto dei congiunti di provvedere alla destinazione della salma. Questa è la giurisprudenza consolidata in materia della Corte di cassazione.
Purtroppo, ci sono stati terribili episodi di cronaca, in particolare connessi al continuo avverarsi di episodi di femminicidio, che impongono al Parlamento di adoperarsi per far sì che la gestione delle spoglie mortali di vittime di omicidio possa distinguersi rispetto alla giurisprudenza prevalente, al fine di addivenire ad un pieno rispetto della dignità della persona deceduta, nonché alla protezione dei diritti e degli interessi dei familiari delle vittime, anche con lo scopo, appunto, di proseguire nelle indagini e di riuscire ad arrivare poi a una sentenza o di condanna o di assoluzione. Questo è fuori discussione. Qui ci sono tutti gli interessi del sistema anche familiare.
La proposta di legge in esame riesce a pervenire a un corretto bilanciamento tra le esigenze investigative e i diritti dei familiari della vittima e della vittima stessa. È, infatti, obiettivo del presente intervento normativo quello di garantire, da un lato, la dignità della salma e, dall'altro, il diritto dei familiari di disporre delle spoglie non più utili ai fini delle indagini, cancellando di conseguenza la possibilità al carnefice di compiere atti dispositivi.
Chi commette femminicidio, e nonostante ciò conservi la facoltà di gestirne le spoglie, è come se commettesse due volte il citato delitto. Questo è un dato di fatto. Ecco perché, oltre alle opportunità di tipo giurisdizionale, è una misura di grande dignità nei confronti delle spoglie mortali, nei confronti della vittima e nei confronti degli stessi familiari della vittima.
Prevedere, quindi, quale pena accessoria dei più gravi delitti relativi alla violenza in ambito domestico, la decadenza dall'esercizio di ogni diritto e facoltà in tema di disposizione delle spoglie mortali della vittima rappresenta una norma di civiltà.
Deve infatti essere scardinato il principio presente nella mente di alcuni uomini, che considerano la donna quale , di poter esercitare un diritto per certi aspetti assimilabile al diritto di proprietà. In questa legislatura si sta procedendo ovviamente - e questo un po' ce ne duole - a ritmi alternati e a tratti incoerenti relativamente al tema del contrasto alla violenza nei confronti delle donne, a volte con accelerazioni improvvise, come, per esempio, nella introduzione del delitto di femminicidio, e a volte, invece, con retromarce ingiustificabili, quali le esclusioni dalle ipotesi derogatorie al limite dei 45 giorni con le intercettazioni, i mancati finanziamenti in legge di bilancio e la stessa difficoltà a ottemperare agli impegni bipartisan sul consenso, che personalmente ritengo inaccettabili.
Voteremo comunque questo provvedimento in maniera favorevole, anche in ragione del fatto che sono stati presi in considerazione miglioramenti del testo proposti dalle opposizioni e questo rappresenta una novità non da poco, evidenziata anche in Commissione di merito. Il presente provvedimento colma un evidente normativo. È essenziale spogliare, giustappunto, i carnefici, in assenza di disposizioni testamentarie, dalla possibilità di esercitare la cosiddetta . Lo dobbiamo ai parenti rimasti in vita e soprattutto alla dignità del soggetto scomparso.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole La Salandra. Ne ha facoltà.
GIANDONATO LA SALANDRA(FDI). Presidente, Governo, come correttamente ha evidenziato il relatore nell'esposizione, questo è un provvedimento che presenta - potremmo dire - caratteri di novità non semplicemente formale ma anche sostanziale. È un provvedimento che è stato già approvato dal Senato e che interviene sia sul codice penale, apportando o, meglio, introducendo una pena accessoria, sia sul DPR n. 285 del 1990, in materia di regolamento di polizia mortuaria.
Come è stato correttamente evidenziato, questo è un elemento di novità sostanziale all'interno dell'ordinamento giuridico. La è proprio quella di evitare che il soggetto responsabile della morte della vittima possa esercitare diritti o facoltà relativi alla destinazione delle spoglie mortali. Dico questo perché? Perché, nell'attuale quadro normativo vigente proprio la Corte di cassazione ha evidenziato che se da un lato le spoglie costituiscono una , per le quali non è possibile esercitare i diritti dispositivi, è parimenti vero che questi diritti, connessi alle spoglie della vittima, afferiscono all'ambito dei diritti di personalità. Questa normativa pone un limite proprio per evitare quel paradosso, che sino all'attualità si è consumato, per cui il carnefice può ancora disporre, come se fosse un vero e proprio potere di signoria, sulla propria vittima.
Allo stesso tempo, c'è poi il tema del regolamento di polizia mortuaria, che disciplina proprio la sepoltura, l'inumazione, la tumulazione e la cremazione. Dico questo perché? Perché con l'introduzione, come dicevo, nel codice penale di una pena accessoria, all'articolo 585-, noi poniamo un limite. Cioè, i soggetti condannati o che abbiano patteggiato - tecnicamente, siano ricorsi all'articolo 444 del codice di procedura penale - decadono da ogni diritto sulle spoglie mortali della vittima.
Si vanno anche a contemperare una serie di esigenze e dirò di seguito quelle che sono le contemperazioni rispetto ai diritti costituzionali connessi alla materia, ma è evidente che per reati particolarmente gravi, come l'omicidio volontario, quello preterintenzionale, l'omicidio del consenziente, l'infanticidio in condizioni di abbandono, l'istigazione al suicidio, i maltrattamenti con esito mortale, l'abbandono di minori o incapaci con morte della persona offesa, opera pacificamente la pena accessoria che viene introdotta.
Esiste una preclusione durante il procedimento penale e questo opera nell'ambito di quello che è il piano cautelare. È vero, infatti, che viene modificato il regolamento di polizia mortuaria, prevedendo una preclusione assoluta all'esercizio di qualsiasi diritto o facoltà in materia di tumulazione, inumazione o cremazione. È espressamente previsto il divieto di cremazione fino alla definitività della decisione e, in caso di archiviazione, per un periodo di tre anni, salvo diversa disposizione motivata dal giudice per le indagini preliminari.
Questo perché? Perché il nostro codice - e, significativamente, il codice civile - già prevede una serie di misure atte a significare quella che è la cosiddetta indegnità a succedere ma, come ho detto in precedenza, se l'indegnità a succedere afferisce a quelli che sono i diritti di natura squisitamente patrimoniale, con questa normativa, invece, andiamo a contemplare anche quelli che sono i diritti non patrimoniali e, in questo caso, il rispetto della vittima, escludendo quel paradosso per cui il carnefice, così come viene definito e - meglio - dettagliato nella normativa che siamo chiamati qui a discutere, ancora oggi può esercitare.
Dicevo che ci sono correttamente una serie di elementi che pongono in essere un rapporto di equilibrio con quelli che sono i diritti costituzionali: la presunzione di innocenza, il diritto di difesa, il rispetto della dignità della persona e la tutela delle esigenze processuali. E questo si risolve come? Con la circostanza per cui la misura che andiamo a introdurre si circoscrive esclusivamente a quelli che possono essere definiti come reati gravissimi, strettamente collegati alla morte della vittima.
Signor Presidente, Governo, concludo evidenziando nuovamente quella che è la di questo provvedimento normativo, che per certi versi può essere definito innovativo, ed è che ancora una volta anteponiamo l'interesse della vittima, inteso come rispetto di questa, escludendo quei paradossi che sino ad oggi si sono consumati nel nostro ordinamento .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, rappresentante del Governo, il gruppo del Partito Democratico guarda con favore a questa proposta di legge, già approvata al Senato all'unanimità, perché interviene su una materia delicata che tocca la dignità della persona, il rispetto per le vittime di reati gravissimi e la tutela dell'accertamento della verità. Il provvedimento modifica il codice penale e il regolamento di polizia mortuaria per impedire che chi sia accusato o condannato per l'omicidio possa disporre delle spoglie mortali della vittima. È un intervento che colma un vuoto normativo e che nasce da situazioni concrete, dolorose e che hanno mostrato come l'ordinamento non fosse adeguatamente attrezzato a prevenire ulteriori offese alla memoria e alla dignità delle persone uccise.
C'è, innanzitutto, un'esigenza etica e civile: evitare che il coniuge, il dell'unione civile, il convivente di fatto o il parente prossimo indagato o imputato per omicidio possa decidere sulla tumulazione, sull'inumazione o addirittura sulla cremazione della salma della vittima. Sarebbe una ferita ulteriore per i familiari e un'offesa al principio di rispetto che la Repubblica deve garantire anche dopo la morte.
Ma vi è anche un'esigenza di tutela delle indagini. Ai sensi dell'articolo 116 delle norme di attuazione del codice di procedura penale, nonché del regolamento di polizia mortuaria, il cadavere non può essere sepolto senza l'autorizzazione dell'autorità giudiziaria quando vi sia sospetto di reato. Tuttavia, mancava una disciplina chiara che impedisse all'indagato di incidere sulle modalità di destinazione della salma. In particolare, la cremazione può comportare la definitiva perdita di elementi probatori. Da qui la previsione, contenuta nell'articolo 2, del divieto di cremazione fino al passaggio in giudicato della sentenza o alla pronuncia di proscioglimento.
È necessario sottolineare che la proposta introduce nel codice penale il nuovo articolo 585-, prevedendo, come pena accessoria, la decadenza dall'esercizio di ogni diritto e facoltà in tema di disposizione delle spoglie mortali nei confronti di chi sia condannato, anche a seguito di patteggiamento articolo 444 del codice di procedura penale, per reati gravissimi: omicidio, omicidio preterintenzionale, maltrattamenti con esito mortale, infanticidio in condizioni di abbandono e istigazione al suicidio, abbandono di minore o incapace con esito letale.
Si tratta, quindi, una scelta coerente con l'evoluzione del nostro ordinamento. Il codice civile già conosce le figure dell'indegnità a succedere e della sospensione della successione, introdotta nel 2018 in favore degli orfani di crimini domestici. In quel caso, si è ritenuto che chi è indagato per l'omicidio del coniuge non possa, nel frattempo, ereditare.
Qui si compie un passo ulteriore intervenendo anche su un diritto personalissimo, l', che la giurisprudenza, come evidenziato dalla Cassazione con la sentenza n. 1527 del 1978, fino alla più recente sentenza n. 22180 del 2022, ha ricondotto ai diritti della personalità radicati negli articoli 2 e 3 della Costituzione.
Proprio perché si tratta di un diritto personalissimo, non patrimoniale, era necessario un intervento normativo specifico. Non sarebbe stato sufficiente richiamare le norme sulla successione che operano in ambito patrimoniale. Con questa proposta si chiarisce che, in presenza di gravi indizi di responsabilità per omicidio, l'indagato non può esercitare alcun potere sulla salma e che, in caso di condanna, interviene una vera e propria pena accessoria.
Apprezziamo, inoltre, l'estensione della disciplina non solo al coniuge, ma anche al convivente di fatto e ad ogni persona legata da relazione affettiva, autorizzata a disporre delle spoglie. In questo modo, si evita un'area grigia che avrebbe potuto determinare trattamenti irragionevoli e discriminatori.
Non meno rilevante è la previsione secondo cui, se l'indagato è l'unico titolare della facoltà di disporre della salma e nessuno ne chiede la restituzione, sia il pubblico ministero a provvedere secondo la legge vigente. È una clausola di chiusura che garantisce certezza e tutela l'interesse pubblico.
Il nostro orientamento favorevole è anche frutto del lavoro svolto in Commissione giustizia al Senato, dove il confronto tra maggioranza e opposizione ha consentito di migliorare il testo.
In un Parlamento spesso segnato da contrapposizioni rigide, è positivo che, su temi come questo, si sia trovata una convergenza ampia, nell'interesse delle vittime e della giustizia.
Naturalmente, vigileremo sull'attuazione del regolamento di modifica del decreto del Presidente della Repubblica n. 285 del 1990, che dovrà essere adottato entro sei mesi, previo parere delle Commissioni competenti. Sarà un passaggio rilevante per tradurre in prassi amministrative i principi affermati dalla legge.
Colleghe e colleghi, questa non è, quindi, una norma simbolica. È una norma che afferma un principio semplice, ma fondamentale: chi è accusato di aver tolto la vita a una persona non può disporre del suo corpo come se nulla fosse. La dignità della vittima, il rispetto per i familiari, la tutela dell'accertamento giudiziario vengono prima.
Per queste ragioni, il Partito Democratico sostiene convintamente questo provvedimento, riconoscendone la coerenza costituzionale, l'equilibrio e la capacità di colmare una lacuna dell'ordinamento. È un passo nella direzione giusta, nel segno della civiltà giuridica e del rispetto per le vittime .
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Chiedo alla relatrice, la deputata Matone, se intende intervenire. Ha fino a tre minuti di tempo al massimo. Prego.
SIMONETTA MATONE, . Voglio soltanto ribadire l'importanza di questo testo, che aiuta gli investigatori. È un testo necessitato da ciò che è accaduto in passato perché, purtroppo, è accaduto che le spoglie mortali siano state distrutte al fine di evitare di identificare il soggetto autore del reato, costringendo gli inquirenti ad attività - diciamo così - estremamente complesse per la ricerca del DNA, attraverso esami nei confronti dei parenti sopravvissuti.
È un gesto che porta rispetto alle vittime e porta rispetto anche ai parenti delle vittime stesse, considerato che a me personalmente è capitato di incontrare alcuni soggetti devastati proprio dal fatto che l'omicida fosse addirittura titolare di una disponibilità nei confronti del corpo di chi non c'era più.
Non aggiungo altro e grazie per l'attenzione.
PRESIDENTE. Chiedo al Vice Ministro Bellucci se intenda intervenire. La rappresentante del Governo rinunzia alla replica.
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge n. 2228: “Modifiche al testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, concernenti l'incremento dell'indennità di maternità e l'introduzione di un congedo paritario per il padre” e delle abbinate proposte di legge nn. 2-323-506-609-802-1107-1250-1904-1924-2039-2208.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea .
Do la parola al presidente della Commissione, l'onorevole Walter Rizzetto, per riferire sui lavori svolti dalla Commissione. Prego, onorevole.
WALTER RIZZETTO, . Grazie, Presidente. Buongiorno, e buongiorno al Vice Ministro Bellucci. Le proposte di legge che oggi giungono all'esame dell'Assemblea recano modifiche al testo di cui al decreto legislativo n. 151 del 26 marzo 2001, concernenti il congedo di maternità e di paternità obbligatorio, il congedo parentale, il congedo per la malattia del figlio, nonché altre misure a sostegno della maternità e della paternità.
Ricordo che la proposta di legge n. 2228 Schlein risulta iscritta nel vigente calendario dell'Assemblea, in quota opposizione.
Nel ripercorrere l'iter in Commissione, ricordo in primo luogo che la XI Commissione (Lavoro) ha avviato, nella seduta del 24 settembre 2025, l'esame in sede referente delle proposte di legge d'iniziativa popolare, Orfini, Gribaudo, Scutella', Gebhard, Grimaldi, la n. 1250 del consiglio regionale Veneto, Tenerini, Tenerini, Schlein. Sono state successivamente abbinate le proposte di legge n. 2039 Sportiello e n. 2208 del collega Soumahoro. La Commissione ha in seguito proceduto allo svolgimento di un ampio e articolato ciclo di audizioni informali, che hanno avuto inizio l'8 ottobre 2025 e si sono concluse il 26 novembre 2025.
Tale ciclo di audizioni ha visto coinvolti i rappresentanti di organizzazioni sindacali, di organizzazioni datoriali, di organizzazioni di categoria, dell'INPS, nonché di molti esperti in materia. Nella successiva data del 3 dicembre 2025, la Commissione ha deliberato di costituire un Comitato ristretto per il seguito dell'esame delle richiamate proposte di legge. Il Comitato ristretto, riunitosi nelle sedute del 18 dicembre 2025 e del 15 gennaio 2026, ha terminato i suoi lavori il 21 gennaio del 2026.
Nella seduta della Commissione plenaria, nella medesima giornata del 21 gennaio 2026, la Commissione ha deliberato di adottare come testo base per il prosieguo dell'esame - come testo base, chiaramente, rispetto all'esame della proposta - la stessa proposta di legge Schlein, la n. 2228, in quota opposizione Partito Democratico, nonché di richiedere al Governo la trasmissione della relazione tecnica, ai sensi dell'articolo 17, comma 5, della legge n. 196 del 2009, entro il termine di 15 giorni.
Ricordo che sono state in seguito presentate alla proposta di legge in oggetto 17 proposte emendative, il cui esame è stato avviato nella seduta del 12 febbraio 2026, ma non si è poi concluso. Difatti, nella successiva seduta del 18 febbraio 2026, proprio al fine di consentire l'avvio della discussione in Assemblea del provvedimento previsto per la giornata odierna, venerdì 20 febbraio 2026, la Commissione ha convenuto di concludere l'esame in sede referente senza conferire il mandato alla relatrice a riferire all'Assemblea; ciò sulla base di quanto deliberato nella medesima giornata del 18 febbraio scorso, in sede di ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, circa la mancata sussistenza delle condizioni per procedere alla votazione sul conferimento del mandato alla relatrice di riferire all'Assemblea in senso favorevole o, alternativamente, in senso contrario.
Non essendo ancora stata trasmessa la relazione tecnica del testo della proposta di legge Schlein, adottato come testo base nel corso dell'esame in sede referente, e quindi, non essendo ancora definito il perimetro finanziario del provvedimento, che presenta un impatto, in termini di oneri, non trascurabile e una copertura la cui validità sul piano tecnico-finanziario deve necessariamente - aggiungo - essere sottoposta alla verifica della Ragioneria generale dello Stato, si è quindi ritenuto di rinviare il vaglio del testo, sia nel merito, sia sul piano finanziario, alla discussione in Assemblea, allorché il Governo potrebbe perfezionare la predisposizione della relazione tecnica.
La Commissione ha infine confermato l'adozione della proposta di legge n. 2228 Schlein, quale testo base per lo svolgimento della discussione in Assemblea.
PRESIDENTE. Nel prendere atto di quanto precisato dal presidente Rizzetto in ordine alla decisione della Commissione di scegliere come testo base la proposta di legge n. 2228 Schlein, anche ai fini della presentazione degli emendamenti in Assemblea, dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
I presidenti dei gruppi parlamentari Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle ne hanno chiesto l'ampliamento.
Ha facoltà di intervenire il Vice Ministro Bellucci. Si riserva. È iscritta a parlare la deputata Barzotti. Ne ha facoltà.
VALENTINA BARZOTTI(M5S). Grazie, Presidente. Chiariamoci un attimo su quello che sta accadendo oggi in quest'Aula, perché non siamo davanti a un fatto meramente burocratico o a un inciampo tecnico o a una normale dialettica parlamentare. Qui noi abbiamo fatto una proposta di legge unitaria di tutte le opposizioni: una proposta di buonsenso, una proposta di civiltà. E ci troviamo in quest'Aula dopo una discussione assolutamente surreale in Commissione, in cui il presidente Rizzetto ci ha riferito che non c'erano le condizioni per poter andare a votare gli emendamenti - quindi per modificare, sistemare e aggiornare la proposta di legge - perché mancava la relazione tecnica della Ragioneria dello Stato sul provvedimento. Allora, capiamoci un attimo: qui siamo il Parlamento, il potere legislativo, okay? Non siamo il Governo. Quindi la maggioranza parlamentare, in quest'Aula, si deve prendere la responsabilità politica di quello che sta succedendo, ossia che il Parlamento è bloccato su una proposta di civiltà, che prevede un congedo paritario tra uomo e donna, tra mamma e papà, in assenza di questioni che riguardano esclusivamente il Governo e, in particolare, il MEF.
Per quanto riguarda noi, siamo davanti a un fatto politico - un fatto politico limpido e brutale - ossia che questa maggioranza sta sabotando questa proposta di legge, che interviene su un'emergenza strutturale e sociale di questo Paese: la parità tra uomo e donna, in particolare sulla discriminazione di genere. E lo fa, Presidente, in un modo codardo, perché nessuno dei parlamentari di maggioranza e il presidente Rizzetto dicono: ma no, non lo vogliamo, ma dicono noi siamo d'accordo sul congedo paritario, perché noi siamo per la famiglia, perché noi vogliamo che le donne e gli uomini abbiano gli stessi diritti sul lavoro e nella famiglia. Loro si nascondono dietro questa narrazione e fanno bocciare la proposta di legge conferendo la responsabilità al MEF. Perché poi questo è quello che sta succedendo, okay? Questa proposta qui muore, oggi muore, in questa discussione generale.
Ed è bene che questo si sappia. È bene che le persone che ci ascoltano fuori - le mamme, i genitori - sappiano quello che sta succedendo qui, in quest'Aula. Il re è nudo, Presidente, perché siamo sempre e soltanto davanti alla solita becera propaganda, in barba a quello che dice la Presidente Meloni, ossia che la maternità non è un'impresa. La maternità, cari miei, in Italia è una bella impresa, perché qui siamo davanti a uno squilibrio strutturale in carico alle donne, che poi andremo a vedere. Perché, ovviamente, le condizioni sociali e politiche che riguardano le donne in questo Paese sono sotto gli occhi di tutti; le conosciamo, ma le ripeteremo, perché e, forse, magari ci si rende conto che siamo davanti a un'emergenza e che non si può più aspettare.
Che cosa dice questa proposta di legge di tanto impossibile, tanto da farla morire qui oggi? Sono pochissimi articoli. Dice sostanzialmente due cose: la prima, che si deve innalzare al 100 per cento l'indennità di maternità spettante alle donne nel congedo obbligatorio; la seconda, che anche i padri devono avere un congedo di 5 mesi come le donne e non di 10 giorni. Non mi sembra qualcosa di tanto incredibile, di tanto grave da far morire una proposta di legge di questo tipo. Cosa dice di altro? Non dice nient'altro.
Se andiamo ad analizzare la situazione che troviamo in Italia, noi non possiamo fare altro che dire che quella in esame è una proposta di giustizia sociale, è una proposta di civiltà. Perché? Intanto, perché in Italia c'è un problema di occupazione femminile enorme: una donna su due non lavora; siamo a un tasso di occupazione medio del 53 per cento. Poi, perché una donna su cinque si dimette in occasione della maternità; un po' perché le donne guadagnano meno, perché c'è ancora un divario salariale e di genere del 17 per cento, ma un po' anche perché le donne sono gravate da anni, per questioni culturali - ve lo ripetiamo tutte le volte -, dei carichi di cura e del lavoro di cura non pagato, per una questione relativa a una cultura machista che governa in questo Paese, oltre al fatto che mancano i servizi completamente perché abbiamo i nidi coperti al 30 per cento.
Ora, rispetto al PNRR, dove la parità di genere era inserita all'interno delle priorità trasversali del PNRR e rispetto alla quale l'Italia si è impegnata con una strategia nazionale per la parità di genere negli anni 2021-2026, il Governo è chiamato a far scattare e incrementare di 5 punti la posizione dell'Italia nella classifica dell'indice sull'uguaglianza di genere, che ci vedeva, nella classifica dei 27, al 14° posto nel 2021 e adesso al 13° posto. Questa proposta di legge aiuterebbe tantissimo e ci porterebbe ai livelli europei. Non è una proposta radicale, questa: è una proposta di civiltà. Abbiamo la Spagna, con 16 settimane dedicate alla madre e 16 al padre; in Finlandia, 160 giorni per il padre e per la madre. Perché? Perché, se si vuole una genitorialità condivisa, così deve essere.
Ora, Presidente, vorrei raccontare un aneddoto perché, per mera casualità, io mi trovo oggi in quest'Aula a fare questa discussione generale trovandomi a essere in dolce attesa . Quindi, chiaramente, mi trovo a dover discutere di questo e con mio marito ci siamo messi proprio a parlare di che cosa succederà quando nascerà la bambina, quando dovrò tornare a lavorare. Mio marito mi guarda e mi dice: guarda, io ho 10 giorni e poi devo tornare a lavorare. Io lo guardo e dico: anch'io devo tornare a lavorare. E quindi cosa si fa? Questa discussione dura un minuto perché, ovviamente, non ci sono altri modi per gestire il carico di cura in modo condiviso. Di solito si dice che per allevare un figlio ci vuole un villaggio - si diceva “il famoso villaggio” - quindi i nonni, gli amici, proprio perché è una questione comunque molto impegnativa. Però, che cosa diciamo ormai di questi villaggi? Abbiamo i nonni? Il dello Stato devono essere i nonni? Andiamo a vedere le condizioni. Abbiamo, per esempio, nel mio caso - ma, ripeto, questo è applicabile un po' a tutte le persone, a tutti i cittadini e le cittadine - che la nonna che ancora lavora, perché fa l'infermiera nel settore della sanità, dove si va purtroppo in pensione a 67 anni, quindi ancora lavora, e dove questo Governo, ovviamente, sta continuando ad aumentare l'età pensionabile. Quindi è evidente che questa persona, in particolare la mamma, non può fare nulla. Vediamo dal lato dei genitori paterni: si tratta di persone del Sud, che si trovano nel Sud Italia. Perché? Perché, come fanno tantissime persone, si trasferiscono dal Sud al Nord per cercare lavoro, perché al Sud non c'è lavoro e sappiamo benissimo quali sono le condizioni lavorative del Mezzogiorno. Per cui, in questo senso, le condizioni degli italiani non sono condizioni semplici. Allora si dice: vabbè, andiamo a vedere i servizi. Probabilmente c'è qualcuno che può permettersi una , sicuramente nel mio caso prenderò una .
Ma i salari degli italiani sono tra i più bassi d'Europa, quindi è difficilissimo per le persone permettersi una , oltre al fatto che più di 1,5 milioni di persone che lavorano nel settore domestico lavorano in nero. Quindi, quando voi ci dite che non ci sono le risorse e che bisogna aspettare la Ragioneria dello Stato, io vi faccio questi due ragionamenti e vi dico: abbiamo oltre 203 miliardi di economia sommersa in questo Paese - 203 miliardi! - e non c'è un provvedimento su questo tema. Quindi, andiamo intanto a recuperare le risorse dove ci sono.
Poi, voi avete scelto quali sono le vostre priorità, le state scegliendo quotidianamente: 800 miliardi in armi - questa è la vostra priorità - e qui ci venite a dire che non ci sono soldi per avere una genitorialità condivisa, quando avete fatto propaganda fino a ieri sull'importanza della genitorialità. No, cari colleghi, così non ci siamo, così non va bene. Per cui, quello che credo è che voi dovreste guardarvi un attimino allo specchio e rendervi conto che questo è un provvedimento che anche voi condividete e per il quale dovreste trovare le risorse, cambiare un attimino le vostre priorità e approvarlo, al posto di nascondervi dietro un dito dicendo che state aspettando la Ragioneria dello Stato.
PRESIDENTE. Grazie, deputata Barzotti. Mi permetto di essere molto lieto di aver avuto la notizia della sua gravidanza . Quindi, consentitemi un caro abbraccio alla collega.
È iscritto a parlare il collega Scotto. Ne ha facoltà.
ARTURO SCOTTO(PD-IDP). Mi unisco anche io agli auguri alla collega Barzotti e penso che il suo intervento sintetizzi in maniera perfetta anche il senso di questa proposta unitaria delle opposizioni. Lo segni, signor Presidente, perché non è la prima e non sarà l'ultima e forse questa è la cosa che, evidentemente, dà più fastidio alla maggioranza di Governo. Non è la prima volta, onorevole Rizzetto, che di fronte a proposte avanzate dalle opposizioni insieme - salario minimo, primo firmatario Giuseppe Conte; riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario, primo firmatario l'onorevole Fratoianni; congedi paritari obbligatori, prima firmataria l'onorevole Schlein - voi buttate la palla in tribuna.
Non è una tecnica, è una precisa scelta politica, perché è il modo per aggirare il problema principale che voi non volete risolvere, che è la grande questione delle diseguaglianze, che è la grande questione del lavoro povero, che è la grande questione del lavoro intermittente, che è la grande questione del lavoro precario. Lo avete fatto in tutti i passaggi e ogni volta ce n'è una.
Sul salario minimo vi siete inventati la consulenza del CNEL. Prima avete invitato le opposizioni in pompa magna a discutere a Palazzo Chigi ma, in realtà, si discuteva con un muro di gomma perché, poi, l'unica soluzione è stata: diamo al CNEL la risposta. La risposta è arrivata - spaccando, tra l'altro, un organismo di rilievo costituzionale - con un pezzo rilevante del mondo sindacale che aveva detto di no e, ovviamente, quelli che avevano detto di sì alla proposta Brunetta, che negava il salario minimo, erano proprio quelli che il salario minimo lo avrebbero dovuto pagare: chiaramente un conflitto di interessi. Quindi, poi, vi siete inventati una delega al Governo che, al momento, è .
Poi c'è la riduzione dell'orario di lavoro, proposta che andava a incentivare la contrattazione che già c'era in tantissimi settori e soprattutto in aziende rilevantissime del nostro Paese, quali Luxottica, Lamborghini, Intesa Sanpaolo e potrei continuare. La settimana corta come misura della qualità del lavoro e del rapporto tra il lavoro e l'ambiente. Anche qui, improvvisamente, la Commissione bilancio dice: la platea è incerta, quando noi avevamo individuato un fondo , che era il Fondo nuove competenze, per incentivare una parte delle imprese più indietro sul piano tecnologico. Non era un'operazione a pioggia. Anche qui palla in tribuna: ritorno in Commissione, porto delle nebbie.
Qui, invece, avete superato voi stessi: non avete presentato neanche un emendamento nei fatti, dal Governo non è mai arrivata neanche un'interlocuzione minima. Nessuno ha detto nulla, silenzio tombale. A un certo punto lei, signor presidente, per uscirsene - lo dico con grande rispetto e affetto - ha detto: chiediamo alla Ragioneria dello Stato una relazione tecnica, lei dice obbligatoria. Contesto questa decisione, dovrebbe valere per tutti i provvedimenti. L'avete votata a maggioranza in Commissione, si è dato un termine di 15 giorni e la relazione tecnica non è mai arrivata e non sappiamo se arriverà. Forse l'esito è già scritto, però intanto è il modo vostro per affossare una proposta, visto che non avete voluto lasciare neanche le impronte digitali di un emendamento soppressivo, cosa che avevate fatto in passato. Almeno l'onestà intellettuale ve la concedevamo in quel passaggio, mentre in questo passaggio c'è questa scorciatoia.
Mi rendo conto della difficoltà, però stiamo al punto. Questa proposta è una proposta che ci mette in Europa, che ci porta in Europa. Io ho ascoltato con grande attenzione, nel corso degli ultimi anni, la retorica di questa destra: “donna”, “madre”, “cristiana” - parole indimenticabili che rimarranno scolpite nei prossimi decenni -, “l'emergenza è la demografia e, quindi, bisogna sostenerla”. E come la volete sostenere se avete lavorato a liberalizzare il mercato del lavoro sempre di più, se non avete messo in campo nessuna politica per la casa tagliando il Fondo affitti e se dite “no” a una proposta che dice che la genitorialità è condivisione? È questa la scelta che ci porta verso le democrazie europee. Invece, voi la negate e, dunque, non date nessuna risposta concreta di fronte ad alcune domande - e concludo - che noi poniamo: in primo luogo, è giusto un periodo di 5 mesi di congedo obbligatorio per ciascun genitore non trasferibile? Diteci se lo ritenete giusto o non giusto - e poi su come ci arriviamo siamo pronti a discuterne -, ma fino ad ora non abbiamo avuto mezza risposta; in secondo luogo, considerate giusto che, di questi 5 mesi, 4 siano obbligatori per il padre e uno facoltativo e non trasferibile? Lo ritenete giusto? Se lo ritenete giusto, discutiamo di come arrivarci. Ritenete giusto che i primi 10 giorni dalla nascita del bambino o della bambina vadano fruiti integralmente e contemporaneamente dalla donna e dall'uomo, proprio per questo principio della condivisione? Lo ritenete giusto? Discutiamo di come ci arriviamo.
Infine, ritenete giusto che la copertura dei congedi sia del 100 per cento e non dell'80 per la donna, oggi, e molto di meno per l'uomo in un quadro di salari deboli e fragili e di lavoro precario? E ancora, ritenete giusto che questo diritto venga esteso anche a chi non è sposato, a chi convive e, allo stesso tempo, a chi non ha un contratto di lavoro dipendente, visto che molto spesso vi ergete a paladini delle partite IVA e dei liberi professionisti? Queste sono le domande.
Sappiamo, come diceva la collega Barzotti, che probabilmente questo è un atto che dovrebbe aprire una discussione ma che probabilmente la conclude, ed è un peccato. Noi siamo disponibili a discuterne, però a carte scoperte e non dentro un giochetto, come quello che abbiamo visto in questi anni, dove tutte le proposte dell'opposizione, anche quando sono di buonsenso, anche quando ci portano in Europa, vengono immediatamente segate .
PRESIDENTE. Salutiamo le ragazze e i ragazzi, le docenti e i docenti dell'Istituto comprensivo “Santa Maria delle Mole”, plesso “Repubblica”, di Marino, in provincia di Roma . Benvenuti a Montecitorio. Grazie di essere qui.
È iscritto a parlare l'onorevole Mari. Ne ha facoltà.
FRANCESCO MARI(AVS). Grazie, Presidente. Ovviamente, per suo tramite, mi rivolgo al Governo e alla maggioranza. Lo hanno fatto già i colleghi di opposizione e anch'io non sarò né cauto né diplomatico. Si dice che la prudenza sia una delle virtù di chi fa politica, ma in questo caso è meglio farne a meno. Credo che la destra respinga la proposta delle opposizioni perché non vuole la parità dal punto di vista dei congedi parentali, la parità tra la madre e il padre. Questo è il punto. Credo che, quando parlate di famiglia, parlate di un certo tipo di famiglia, quella che sta con Dio e Patria sempre in modo strano; un Dio a modo mio, una Patria fino a un certo punto e una famiglia come mi conviene o come me l'hanno lasciata; com'era bello quando eravamo tutta un'altra cosa. E questo vi porta a respingere - lo dicevano i colleghi prima - una proposta di modernità.
Le proposte fatte di modernità, cariche di modernità, dense di modernità, dovrebbero essere la vita, la linfa di questo luogo. Questo luogo si dovrebbe caratterizzare, sì, per il Governo, per la responsabilità, per le scelte, ma sempre, come è avvenuto nei momenti migliori, per lo sguardo lungo. La modernità è guardare la società com'è e predisporla a un futuro che renda tutti quanti più liberi e più uguali.
Quando arriva una proposta del genere, se arriva dalle opposizioni, in quel caso c'è un obbligo culturale, politico e addirittura istituzionale, da parte di chi governa, di atteggiarsi rispetto a queste proposte in un altro modo. Invece, è stato detto che, per quanto riguarda questi congedi parentali paritari, avviene esattamente la stessa cosa, con modalità diverse, che è avvenuta per il salario minimo e per la riduzione dell'orario di lavoro. Comprendiamo, tra l'altro, che non è facile il lavoro del presidente Rizzetto perché, da questo punto di vista, la Commissione lavoro della Camera dei deputati si configura un po' come la fucina del programma alternativo alle destre, perché su questi tre elementi - è stato detto ed è vero: avviene anche in altre Commissioni, in altre sedi di discussione e ci mancherebbe altro - il lavoro che facciamo noi è un lavoro molto particolare. Fare il salario minimo, ridurre l'orario, fare i congedi paritari, tre proposte di legge non a caso firmate in prima battuta dai tre dell'opposizione: quello è il nucleo di un modello di società. Invece - e forse proprio per questo -, queste proposte vengono drammaticamente respinte, facendo un danno gigantesco a ciò di cui abbiamo bisogno, come è stato detto benissimo dalla collega Barzotti e dal collega Scotto.
Noi abbiamo bisogno di guardare e riformare il nostro Il nostro ha una debolezza che ovviamente deriva, in termini strutturali, dalla debolezza dei redditi e del sistema produttivo. È un'altra cosa su cui non siamo d'accordo ma noi la continuiamo a dire: abbiamo un Paese caratterizzato da disuguaglianze, debolezza delle retribuzioni, debolezza del sistema produttivo ed è chiaro che questa cosa si scarica sul , sul sistema complessivo di protezione del Paese, che soffre, in maniera particolare in questo momento e, quindi, avrebbe bisogno di misure e di iniziative che lo rafforzino e che producano anche una controtendenza rispetto a quello che sta accadendo.
Quindi, avremmo bisogno di politiche abitative, ovviamente di politiche relative ai redditi di cui abbiamo parlato, avremmo bisogno di asili nido, di mettere mano concretamente al divario di genere retributivo e non solo, avremmo bisogno di affrontare il tema dell'universalità del sistema sanitario, che è sempre più fragile. Avremmo bisogno di tutto questo e poi, invece, non lo facciamo e ci meravigliamo che i giovani vanno via. E che devono fare? Devono stare qui? Vanno via dove - come è stato detto - ci sono altre condizioni e ci sono altre condizioni anche dal punto di vista della parità fra padre e madre.
Questo è un elemento di forte attrazione, fortissima: spesso i nostri giovani - è vero, vanno via per trovare un lavoro migliore, vanno via per trovare redditi più alti - ma addirittura vanno via per fare una famiglia in un altro Paese, che è scandaloso. Questo è uno scandalo, questa è una piaga. Il fatto che un ragazzo e una ragazza italiani vanno in un altro Paese per fare una famiglia meriterebbe che qui ci sedessimo e stessimo tutti e 400 fermi qualche settimana per parlarne e invece questo drammaticamente non avviene. Di fronte a una proposta che mette mano, che risolve, ma niente risolve, non c'è una misura che risolve niente, perché il nostro è il prodotto di stratificazioni anche legislative e per cambiarlo, il , il sistema delle garanzie, devi operare nello stesso modo in cui si è prodotto: a strati. Quindi, questo elemento è uno di quelli da rimuovere.
Tra i motivi sicuramente ce n'è uno che va detto: è la cultura patriarcale, che non è ininfluente rispetto a questa cosa. È stato detto, abbiamo sentito: in Italia non c'è il patriarcato. È un po' come il fascismo: non c'è, ma ci sono i fascisti e per il patriarcato è la stessa cosa. Come si fa a negare che ci siano elementi di cultura patriarcale in questo Paese? Credo sia impossibile. Quindi, ci troviamo di fronte a una doppia situazione. Potremmo dire che manca il coraggio, ma credo sarebbe troppo blanda come affermazione. Torno all'inizio del ragionamento: il punto non è il coraggio, e ce ne vorrebbe, ovviamente, per togliere risorse alle armi e destinarle a misure come queste. In questo caso ci vorrebbe il coraggio, ma prima del coraggio ci vorrebbero la cultura, la determinazione e la scelta politica. Io credo, quindi, che non manchi il coraggio, ma manchi la volontà politica di affrontare in questi termini questi problemi della società. Quindi, c'è un problema davvero grave di cultura politica e di incapacità di affrontare con lo sguardo lungo la modernità. Questo è il punto. È stato detto benissimo dai miei colleghi: noi siamo da questo punto di vista anche un'isola infelice in Europa.
Abbiamo modelli di altri Paesi, praticamente, sostanzialmente, tutti i Paesi europei, che sono distanti mille miglia da quello che accade oggi in Italia dal punto di vista della parità di genere e, in particolare, nello specifico per quanto riguarda i congedi parentali. Voi già sbagliate, dal punto di vista di chi governa un Paese, se vi posso dare un consiglio non richiesto, a lasciare alle opposizioni una materia come questa. Voi, come dire, determinate un vuoto anche nella proposta di Governo. Noi ci facciamo carico, quindi, ripeto, su questa come su altre questioni, il tema del salario, il tema del tempo di lavoro, di sopperire a una deficienza dell'attività di Governo di queste destre.
Ma queste destre sono quelle che ho detto: sono le destre del Dio a modo mio, della Patria fino a un certo punto e della famiglia vista con un occhio che guarda probabilmente al passato e non riesce proprio a guardare al futuro, perché ci vuole tanto per cambiare da un giorno all'altro. Avete il coraggio di chiamarvi riformatori. Dentro questa proposta c'è tanta capacità di governo e di riforma: da un giorno all'altro: 100 per cento dell'indennità alle madri e 5 mesi anche per i padri.
È una rivoluzione, è una rivoluzione che segnerebbe uno scatto di questo Paese, uno scatto vero. Segnerebbe un'affermazione per dire: questo Paese vuole andare avanti, è tutto impegnato sul tema della parità tra uomo e donna e vuole mettere mano a questioni che stanno nella carne viva, nella vita delle persone, il modo in cui si lavora, il modo in cui lavorano le donne, che è scandaloso. Noi continuiamo ad andare avanti ogni anno a registrare, anche dal punto statistico, il divario che esiste nel nostro Paese rispetto agli altri Paesi europei per quello che riguarda le condizioni di lavoro, il tasso di occupazione, le retribuzioni delle donne e il modo in cui le donne lavorano.
Penso alla diffusione del , vero, falso, involontario, che c'è in questo Paese. Come fai ad aggredire una questione del genere? Ovviamente da diversi punti di vista sarebbe necessario, questo Paese ne avrebbe bisogno; invece, quando le opposizioni, non da un punto di vista propagandistico, ma con responsabilità, come abbiamo fatto per il salario minimo e come abbiamo fatto per la riduzione dell'orario di lavoro, avanzano al Parlamento una proposta che arriva qua un'altra volta - lo dicevano prima i colleghi Barzotti e Scotto - in quota opposizione, sembra una maledizione, qua, quando arriva una cosa in quota opposizione, in questa legislatura, sembra che non ci sia scampo.
Questo è evidente, è evidente. Non voglio uscire dal seminato, ma una cosa bisogna dire: è chiaro che è uno degli elementi di svuotamento del Parlamento, se qui non si riesce a produrre un atto legislativo in carico alle opposizioni. Le opposizioni in questa legislatura non devono assolutamente produrre norme, non devono, e non devono neanche assolutamente modificare ed emendare norme volute dalla maggioranza e dal Governo. Non devono perché la funzione legislativa deve essere plasticamente subordinata al potere esecutivo , e questo si compie, ovviamente, con quello che da qui a un mese sarà un passaggio decisivo, perché poi l'altro potere deve essere parimenti subordinato a quello esecutivo.
È un'idea, è un'idea di società, è un'idea di Paese, ma è un'idea che stravolge la Costituzione. Dentro quella Carta ci sono tutti gli elementi programmatici per fare quello che dovremmo fare. Noi della XI Commissione ci siamo cimentati in questi anni proprio con questo lavoro. Salario minimo, riduzione e congedi paritari sono questi, sono il rafforzamento dei princìpi costituzionali attraverso norme moderne, adeguate alla complessità del nostro Paese. Io dico soltanto questo: voi sperate che finisca qui, perché chi affossa una proposta, come è stato spiegato benissimo, in qualche modo spera che finisca qui. No, no, qui non può finire.
Non finisce qui per il salario minimo, non finisce qui per la riduzione dell'orario di lavoro e non finisce qui per questa proposta. È qui la miopia, in qualche modo, in questo caso di chi governa, perché pensa che tutto finisca qui. No, queste proposte nascono fuori di qui e, se si affossano qui, tornano fuori di qui. Le forze di opposizione, chiamatele come volete, le assumono come proprie, e da domani questo diventa un altro elemento della proposta politica dell'agenda alternativa alle destre di questo Paese .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Ciani. Ne ha facoltà.
PAOLO CIANI(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Colleghe e colleghi, rappresentante del Governo, oggi discutiamo una proposta di legge che nasce da un fatto politico rilevante: tutte le forze di opposizione hanno scelto di lavorare insieme su un punto che riguarda il Paese intero, non una parte. Lo hanno fatto con un obiettivo chiaro: rafforzare l'indennità di maternità e introdurre un congedo realmente paritario per il padre, per ridistribuire il lavoro di cura, sostenere l'occupazione femminile e dare alle famiglie più libertà di scelta.
È una norma importante, non contro qualcuno, ma per qualcuno, per la dignità delle madri, per la responsabilità dei padri, per i diritti dei bambini e delle bambine e per la giustizia tra generazioni. In questi anni abbiamo spesso ascoltato parlare di famiglia e natalità. Bene, anche per me famiglia e natalità sono temi centrali, da affrontare senza cinismo e senza propaganda. Ma, proprio perché sono temi seri, dobbiamo essere conseguenti: non basta dichiararsi per la famiglia, se poi si evitano o si rinviano le misure che rendono davvero possibile costruire una famiglia, specialmente per chi non è ricco, per chi ha lavori precari, per chi vive nelle aree interne e per chi non ha reti di supporto.
Papa Francesco, pochi anni fa, ha descritto con parole durissime la condizione di molte donne. Cito: “le donne sono schiave di questa regola del lavoro selettivo, che impedisce loro pure la maternità” e ha aggiunto che servono politiche lungimiranti e che occorre affrontare il problema insieme, senza steccati ideologici. Questa frase interroga tutti perché parla di una realtà concreta. Troppe donne in Italia vivono ancora un ricatto, spesso non dichiarato, ma reale: scegliere tra lavoro e figli. Questo ricatto ha conseguenze enormi sulla natalità, sull'occupazione femminile, sulla povertà delle famiglie e sulla qualità della vita dei bambini.
La crisi demografica non è un fatto naturale, è un termometro sociale, è un termometro che misura fiducia, stabilità e prospettive. Secondo l'Istat, nel 2024 in Italia le nascite sono scese sotto le 370.000 persone e il numero medio di figli per donna è sceso a 1,18. Partiamo dai numeri e dalla realtà, non dalle intenzioni. Oggi le madri utilizzano il congedo parentale molto più dei padri, soprattutto nel primo anno di vita.
Anche sul congedo di paternità obbligatorio, pur essendoci segnali di crescita, resta un problema evidente: l'utilizzo non è universale e mostra disparità territoriali e sociali. Questo ci dice una cosa chiara: quando i diritti sono deboli, quando sono brevi, quando non sono culturalmente e organizzativamente sostenuti, diventano diritti solo sulla carta, oppure diventano diritti per alcuni e non per tutti. Così non si costruisce né natalità, né uguaglianza.
C'è un costo che spesso non compare nei comunicati: la penalizzazione che molte donne subiscono nella carriera e nel reddito quando diventano madri e la conseguente vulnerabilità economica delle famiglie.
Se la cura resta di fatto femminile, allora per molte coppie la decisione razionale diventa che si assenta chi guadagna meno e troppo spesso chi guadagna meno è la donna, proprio perché il mercato del lavoro l'ha già penalizzata. È un circolo vizioso: disuguaglianza che produce altra disuguaglianza.
La proposta di legge compie due scelte di civiltà. La prima è l'indennità di maternità al 100 per cento. Oggi, in generale, l'indennità di maternità è pari all'80 per cento della retribuzione. Portarla al 100 per cento significa riconoscere che la maternità non può essere trattata come una riduzione di reddito fisiologica, quasi fosse un costo privato da scaricare sulla donna e sulla famiglia. È una scelta anche contro la povertà e per la dignità. Se la natalità è in crisi e i giovani rimandano, ogni taglio di reddito nel momento della nascita pesa come un macigno sulle rate, sugli affitti e sulle spese essenziali.
La seconda è il congedo paritario per il padre. La proposta introduce un congedo di paternità strutturale, portandolo a 5 mesi, con una quota obbligatoria significativa e con una previsione precisa: una parte deve essere fruita subito dopo la nascita insieme alla madre. Questa è la chiave, non una misura simbolica, ma una leva concreta per cambiare davvero le cose. Se vogliamo che la maternità non diventi un fattore di penalizzazione nel lavoro, se vogliamo che i padri siano presenti non quando possono, ma come parte strutturale della cura e se vogliamo che le aziende non considerino la genitorialità una questione femminile, allora serve un meccanismo che renda la cura un fatto condiviso.
Qui c'è un punto decisivo: un congedo del padre lungo e non solo facoltativo cambia anche la cultura del lavoro. Se lasciamo tutto alla buona volontà, i diritti diventano più fragili proprio per chi ne ha più bisogno. L'obbligatorietà non serve a punire, ma serve a normalizzare la presenza dei padri nei primi mesi, rendendo la genitorialità una dimensione ordinaria del ciclo di vita lavorativo di donne e uomini.
In Commissione, purtroppo, la maggioranza si è mostrata sfuggente.
Qui viene una parte politica essenziale che non è polemica, ma è un dato. Colleghe e colleghi di maggioranza, non potete dire che è un tema che vi sta a cuore e poi essere sfuggenti quando arrivano proposte che mettono risorse, tempi e diritto sul tavolo. Proponete di cambiarlo, proponete di modificarlo, non di affossarlo, non di scansarlo! Perché questa è la verità: parlare di natalità senza agire sul lavoro, sul reddito, sui servizi e sui tempi di vita significa fare propaganda. La propaganda sulla famiglia non fa nascere i bambini, non tutela le madri, non libera i padri, non aiuta le imprese a organizzarsi meglio. Servono misure concrete e questa legge lo è.
La natalità non si ordina, si accompagna. Di fronte ai numeri che vediamo precipitare, la risposta non può essere una narrazione colpevolizzante. Non si può scaricare la responsabilità sui giovani e sulle donne, come se mancasse buona volontà. Quando la fecondità è ai minimi storici, la politica ha il dovere di chiedersi quali condizioni stiamo creando, quali tutele, quale sicurezza economica, quale sistema di per l'infanzia. Qui sta la contraddizione: si parla di famiglia come simbolo, ma una politica della famiglia deve essere prima di tutto politica del lavoro, dei servizi, della casa e del tempo.
Qui c'è un equivoco diffuso, ossia che basti un , un incentivo, una misura episodica. Le famiglie, invece, chiedono soprattutto tempo e sicurezza, sapere che nei primi mesi non sarai lasciato solo, sapere che non perderai il reddito, sapere che non pagherai la genitorialità con un arretramento professionale. Per questo il congedo paritario del padre è anche una misura per la natalità, perché rende più sostenibile il primo passo e rende più sostenibile anche il secondo figlio. Quando un Paese rende più facile avere un figlio senza perdere reddito e senza perdere lavoro, fa una cosa molto concreta: riduce la paura. Denatalità e disuguaglianze territoriali non possono essere ignorate.
Se non rendiamo i diritti esigibili e universali, rischiamo di avere due Italie: una dove la genitorialità è più protetta e una dove è più fragile. La natalità si rialza non creando disuguaglianze, si rialza costruendo coesione.
Concludo, signor Presidente. Questa proposta di legge ci mette davanti a un bivio. Possiamo scegliere una strada comoda e continuare con piccoli interventi frammentati, annunciati e poi rinviati oppure scegliere la strada utile, ossia rafforzare davvero le tutele e la cura, renderla più equa e condivisa e dare alle famiglie un messaggio chiaro: lo Stato non vi lascia soli.
Ecco perché noi, come opposizione, tutti insieme abbiamo sostenuto convintamente questa proposta e per questo chiediamo alla maggioranza una cosa semplice: non scappate, non fate finta di essere d'accordo in linea di principio e poi disinnescate tutti i passaggi concreti che possono portare alla realizzazione. Lo dico senza spirito di contrapposizione, ma con una nettezza chiara. Quando si parla di famiglia, bisogna adottare politiche serie per la famiglia e lo possiamo fare anche insieme. Le politiche per la famiglia sono quelle che rendono una società più giusta, più libero il lavoro, più dignitosa la maternità e più responsabile la paternità .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Prestipino. Ne ha facoltà.
PATRIZIA PRESTIPINO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Abbiamo capito ed è evidente che lo sport preferito dalla maggioranza è sparare addosso alle proposte dell'opposizione. Però, noi ostinatamente continuiamo a spiegarvi perché questa è una misura importante, fondamentale, rivoluzionaria e visionaria che fa bene al Paese, non solo perché è firmata da tutta l'opposizione, a prima firma della nostra segretaria Elly Schlein, ma perché si propone di riformare il testo unico sulla maternità e paternità, introducendo un nuovo modello di congedo parentale improntato alla parità tra genitori: 5 mesi di congedo uguali e obbligatori, retribuiti al 100 per cento per entrambi, e non trasferibili.
Oltre a questo grande pilastro, introduce altre novità dall'alto rilievo sociale. Penso alle lavoratrici dipendenti per cui l'indennità giornaliera di maternità passerebbe dall'80 al 100 per cento della retribuzione per l'intero periodo di congedo; poi l'indennità di maternità e paternità per i lavoratori a domicilio di categoria operaia, che verrebbe elevata dall'80 al 100 per cento del salario medio contrattuale; e ancora, viene introdotta un'indennità pari al 100 per cento del mancato fatturato per le lavoratrici autonome, iscritte alla gestione separata, per un periodo equivalente a quello del congedo di maternità; le lavoratrici autonome, formando parte della gestione separata, beneficiano ora della stessa copertura e delle modalità di indennità previste per il lavoratore dipendente, con diritto all'indennità di maternità anche in caso di mancato versamento dei contributi.
Questi interventi mirano a garantire un sostegno economico più robusto per tutte - ripeto: tutte! - le categorie di lavoratrici e lavoratori, promuovendo così una maggiore equità tra i congedi di maternità e paternità.
Ma torno allo spirito dell'intervento legislativo e alla sua che si pone un obiettivo tanto semplice quanto rivoluzionario - la ripeterò all'infinito questa parola “rivoluzionario” - che è superare uno dei più evidenti del nostro : quello tra il congedo di maternità e di paternità. È un'opportunità fondamentale per il nostro Paese non solo per il riconoscimento dei diritti di entrambi i genitori, come ho appena detto, ma soprattutto per la costruzione di una società più giusta, più equa e più solidale.
La parità tra genitori non è solo una questione di giustizia sociale - Sottosegretaria, lei lo sa bene - ma mette in evidenza un concetto fondamentale: i legami familiari si costruiscono insieme. Ad oggi, solo il 64 per cento dei lavoratori padri ha preso il congedo obbligatorio, che è di soli dieci giorni.
Ma di chi è la colpa? Solo degli stereotipi culturali che ancora incombono? Eppure i giovani di oggi, dotati di una sensibilità indubbiamente diversa rispetto al passato - io faccio la docente, le vedo queste nuove generazioni come cambiano rispetto ai paradigmi e agli stereotipi del passato -, sarebbero disposti a farlo e sono ben consapevoli che i figli sono della coppia e non di uno di loro due. Il congedo di cinque mesi interamente retribuito per entrambi i genitori è, invece, un passo audace, che va nella giusta direzione. È tempo di abbattere le barriere culturali che relegano le madri al ruolo principale nella gestione dei primi mesi di vita dei figli e riducono i padri a figure marginali.
Questo disegno di legge ribalta una situazione che, lo sappiamo bene, ha un impatto profondo sulle dinamiche familiari e professionali, e getta le basi per più importanti novità sociali e culturali. Aiuta a promuovere la parità di genere, contrasta l'inverno demografico, come è stato detto dal mio collega Ciani, creando un terreno più fertile per i nuovi progetti di vita per tutte le famiglie, favorisce pari opportunità nel lavoro e modernizza il nostro , allineandolo agli standard europei.
È stato detto: penso ai Paesi nordici, alla Francia, alla Spagna, dove il congedo paritario è ormai una realtà consolidata. Da ultimo, ma non ultimo, contribuisce anche a una migliore crescita e sviluppo dei bambini, perché studi scientifici hanno dimostrato che i bambini che trascorrono del tempo di qualità con entrambi i genitori durante i loro primi mesi di vita sviluppano una relazione più sana ed equilibrata in futuro. La cogenitorialità è generatrice sana di benefici per il figlio, perché è durante l'età evolutiva che si definiscono lo sviluppo cognitivo e il comportamento sociale di un individuo.
Quindi, un padre coinvolto sul piano fisico ed emotivo dal primo giorno ha un impatto positivo sulla crescita dei figli, e questi sono i dati su cui bisognerebbe lavorare come decisori politici. Inoltre - l'ho già detto - una maggiore condivisione dei congedi permette di alleviare il peso che tradizionalmente ricade sulle madri, sulle donne, favorendo una maggiore partecipazione delle madri sul mercato del lavoro, e apre all'uomo la possibilità di cimentarsi in un campo, quello della cura, finora occupato quasi interamente dalle donne.
Infatti, le statistiche ci dicono che, una volta diventati padri, gli uomini aumentano l'impegno lavorativo, proprio perché sviluppano un senso di responsabilità maggiore nei confronti della famiglia che cresce, mentre le donne ancora oggi lasciano il lavoro proprio nei primi anni di vita del figlio. Un sociale e culturale francamente inaccettabile. Disporre di un modello di congedo parentale che permetta a entrambi i genitori di prendersi cura dei figli non solo promuove l'equità, ma rappresenta un incentivo per la crescita economica del nostro Paese.
Maggiore partecipazione delle donne nel lavoro significa un incremento della produttività e, in ultima analisi, benefici per l'intera comunità. Non possiamo ignorare che attualmente i congedi parentali vengono adottati e utilizzati in modo diseguale, non possiamo permettere che le scelte professionali e personali di una madre si scontrino con l'aspettativa che un padre debba essere sempre e solo lui al lavoro. La scelta di dedicarsi alla famiglia deve essere una scelta condivisa, libera da pregiudizi, da stereotipi e da pressioni sociali.
Sono convinta che, se approvassimo - e uso non a caso questo congiuntivo imperfetto - questa proposta di legge, invieremmo un messaggio chiaro, fortissimo al Paese: l'inclusione e la parità sono valori che devono permeare ogni aspetto della nostra società, a partire proprio dalla famiglia. E la politica, colleghe e colleghi, è utile e nobile quando agisce con etica e audacia visionaria e rivoluzionaria, per cambiare le cose che devono essere cambiate. Sono donna, madre e cristiana, diceva qualcuno anni fa. Ma quel qualcuno, stanco di rivoluzione, oggi si riposa sulla poltrona del potere .
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il presidente della Commissione lavoro, l'onorevole Rizzetto, fino a massimo sei minuti.
WALTER RIZZETTO, . Grazie, Presidente, mi prenderò molto meno, ringraziando i colleghi per l'ampio dibattito rispetto al tema, veramente in modo molto breve. Ora, tramite lei, Presidente, ricordo al collega Scotto che non sono io ad avere deciso nottetempo di chiedere una relazione tecnica alla Ragioneria dello Stato, e quindi al Ministero dell'Economia e delle finanze, su di un provvedimento che quota - lei lo sa, perché probabilmente lo ha scritto assieme alla collega, la presidente Schlein - oltre 3 miliardi di coperture.
Abbiamo ampia corrispondenza rispetto al fatto che non soltanto in seno all'azione di questo Esecutivo, ma anche - e ad esempio possiamo citarla tranquillamente, oltre che produrla - in seno ad altri Esecutivi, chiaramente non Governi di centrodestra, per molte meno coperture, Presidente, si è richiesta obbligatoriamente una relazione tecnica da parte del Ministero dell'Economia e delle finanze, da affidare poi alle Commissioni competenti, per poi essere di nuovo affidata alla Commissione bilancio, che avrebbe dato un esattamente per i lavori d'Aula.
Quindi, non soltanto per provvedimenti che quotano oltre 3 miliardi di coperture, ma anche per provvedimenti del Partito Democratico e del MoVimento 5 Stelle che fondamentalmente quotavano coperture molto, molto inferiori. Dopodiché, si è sviluppato questo interessante tema, sul quale - attenzione, mi rivolgo anche al Vice Ministro Bellucci - c'è da fare un ragionamento ulteriore. Io di questo sono assolutamente certo, al netto del fatto che ho sentito alcune inesattezze rispetto a quanto ascoltato quando, ad esempio, qualche collega parlava di Europa. Ci sono ad esempio degli Stati europei, sono stati citati, la Spagna, ad esempio, è un Paese che è stato citato.
In Spagna la paternità è equiparata alla maternità con circa 16 settimane retribuite. Qui si parla di altri impatti. In Svezia, ad esempio, si va sino ai 240 giorni, e la Svezia è fondamentalmente uno degli Stati che dà dei maggiori rispetto al tema. In Svezia stessa i periodi non retribuiti si possono usufruire sino ad un'età di 18 mesi per quanto riguarda i figli. Ho ascoltato anche simpaticamente - non lo trovo più in Aula -, da parte del collega Mari, una sorta di reminiscenza storica rispetto al fatto che addirittura si parla di fascismo e patriarcato.
Ora, si può chiaramente parlare di tutto in quest'Aula, Presidente. Ritengo e penso che forse sarebbe meglio lasciare al collega Mari in questo caso - lo dico simpaticamente - la scrittura di un testo extraparlamentare sul tema fascismo e patriarcato. Vedo il combinato disposto un po' di difficile aderenza con la realtà odierna. Vado a concludere, ringraziandola e sempre ricordando, a me stesso, che sul tema secondo me si può fare e si potrà fare qualcosa di ulteriore.
Ulteriore a che cosa? Ulteriore al fatto che comunque questo è un Governo che sul punto ci ha messo del suo. Lo sa il Vice Ministro Bellucci, lo sa il Governo e lo sa anche la nostra Commissione. Le opposizioni chiaramente e giustamente, legittimamente fanno il loro lavoro, e ci mancherebbe altro che non fosse così, lo abbiamo fatto anche noi, però ricordo, a me stesso , che questo è un Governo che di fatto ha potenziato già i congedi parentali. Perché, Presidente, qui è come se rispetto ad alcuni temi, a molti temi… abbiamo citato il salario minimo e la cosiddetta settimana corta, sulla quale io non sono d'accordo, poiché non si può applicare a 360 gradi rispetto a tutta la filiera del mercato del lavoro.
La settimana corta si può applicare laddove un bilancio di un'azienda, attraverso una contrattazione collettiva, attraverso la contrattazione tra le parti, attraverso la contrattazione di secondo livello… Si può applicare, ma, ad esempio, in alcuni lavorativi del nostro Paese la settimana corta non si può applicare. Immaginiamo di applicare la settimana corta nella filiera del turismo o della sanità, ad esempio. È di poco fattibile applicazione. Quindi, per come la vedo io, da presidente della Commissione lavoro, c'è un provvedimento che non è applicabile nel mercato del lavoro a 360 gradi. Crea degli scompensi inevitabili, crea delle velocità differenti.
Ricordo, si può fare di più rispetto a quanto effettivamente - noi siamo a disposizione - già fatto dal Governo. Rinnovo, questo è un Governo che ha di fatto potenziato già i congedi parentali. Abbiamo innalzato, come sapete, all'80 per cento la retribuzione per 3 mesi complessivi, fruibili, sì, in alternativa fra i genitori.
C'è tutto il tema del natalità, oggi ci sono dei natalità che allora non c'erano. Quello che dicevo prima - e concludo - è che è come se, Presidente, tutti questi temi - salario minimo, congedi di paternità e maternità, settimana corta - fossero nati tre anni e mezzo fa, ovvero all'insediamento dell'attuale Governo. Sembrava che prima non esistessero, perché prima evidentemente non si è normato o si è normato poco o nulla sul tema. Ricordo gli incentivi alle madri lavoratrici, i tre mesi all'80 per cento rispetto ai congedi che si sommano al restante periodo retributivo al 30 per cento, il natalità, la decontribuzione per le madri lavoratrici con l'esonero parziale dei contributi, il mamme. Voglio dire, tutto quanto si è fatto. Ancora non è sufficiente? D'accordo, cercheremo di lavorarci assieme rispetto all'esonero, Vice Ministro Bellucci, in seno e a capo dei datori di lavoro per l'assunzione delle madri, ad esempio.
Quindi, siamo arrivati a un determinato punto, manca ancora - io immagino - un anno, un anno e mezzo di legislatura - non lo so, non sta a noi decidere questo tipo di tempistiche -, però ritengo che un ulteriore ragionamento, anche provando insomma a trovare una via di mezzo interessante rispetto a quanto proposto, evidentemente si potrà fare. Da una brevissima analisi parlamentare, Presidente…
WALTER RIZZETTO, . …ad esempio, ci sono, anche se adesso non abbiamo tempo per recuperarli- e mi rivolgo al collega Scotto, tramite lei, Presidente - innumerevoli casi in cui anche da parte di altri Governi, da parte di altri presidenti di Commissione è stata richiesta una relazione tecnica che non è arrivata e si è arrivati, evidentemente, non in Aula al buio, ma in Aula solo per celebrare una legittima discussione generale.
PRESIDENTE. Salutiamo le ragazze e i ragazzi, le docenti e i docenti dell'Istituto comprensivo “Montessori - Maria Clotilde Pini” di Roma. Benvenuti a Montecitorio .
Ha facoltà di replicare il Vice Ministro Bellucci. Prego, Vice Ministro.
MARIA TERESA BELLUCCI,. Grazie, Presidente. Allora, mi corre l'obbligo di intervenire per dire che questo Governo di certo non sfugge, né scappa rispetto alla materia della natalità e ai supporti della famiglia; anzi, agisce in modo concreto con atti concreti e con stanziamenti economici che possiamo definire ingenti, ancor più perché non è il Governo Meloni a dire soltanto che sono ingenti, bensì lo stesso Ufficio parlamentare di bilancio, che ha sostenuto, per esempio, che soltanto nel 2024 sono stati posti a favore, come benefici diretti e indiretti, ben 600 milioni di euro.
E voglio aggiungere che non si tratta di misure “episodiche”, come vengono definite dall'opposizione, ma si tratta di misure “strutturali”. Vi faccio l'esempio dell'intervento che è stato fatto in questa legge di bilancio in capo all'ISEE e di come il calcolo dell'ISEE oggi sterilizzi pressoché quasi totalmente la prima casa, fino a 120.000 euro di valore catastale e con l'aggiunta poi di 2.500 euro per ogni figlio, a partire dal secondo.
Anche qui abbiamo innovato con la legge di bilancio per far sì che, quindi, la prima casa venga messa in protezione, da una parte, non già come “bene di lusso” - come a volte ho sentito invece sottolineare da una certa sinistra -, ma come diritto di ogni famiglia per poter costruire la propria famiglia e quindi anche permettersi di poter avere figli, non uno ma ben due.
E questo non soltanto per mettere maggiormente in sicurezza la prima casa - fra l'altro, battaglia che le maggioranze di Governo hanno proposto negli anni passati e che poi, quando hanno governato, hanno posto in essere -, non soltanto per questo (che certo non è poco), ma anche perché questo ha una perfetta ricaduta su misure come l'assegno unico per i figli a carico, che evidentemente anche con questo intervento viene irrobustito a favore della famiglia e della natalità.
Poi certamente ha fatto bene il presidente Rizzetto a enumerare i tanti interventi, compreso proprio il congedo parentale. Infatti, fino al 2022, in cui ha governato la sinistra con, diciamo, combinati disposti diversi di Presidenze del Consiglio, il congedo parentale era al 30 per cento. Noi, quindi questo Governo l'ha aumentato sin dall'inizio di questa legislatura, prima di un mese all'80 per cento, poi di un ulteriore secondo mese all'80 per cento, fino ad arrivare ad un terzo mese all'80 per cento. E anche qui, quindi, il Governo ha dimostrato di non sfuggire, di non scappare, ma di essere particolarmente vigile e avere la priorità di andare a destinare le risorse economiche a ciò che deve essere prioritario.
Allora non diciamo che il nostro Presidente del Consiglio siede comodamente sulla poltrona del potere. No, il nostro Presidente del Consiglio usa ciò che gli è stato dato dal popolo italiano in termini di responsabilità, in termini di attuazione del programma di Governo, in tante materie diverse, ne fa esempio rispetto ad una certa sinistra che, magari, qualche volta ha parlato di natalità e della famiglia, ma tante cose non le ha fatte in oltre dieci anni di Governo. Detto questo … certo, si può fare, si può fare sempre meglio, ci mancherebbe altro, no? Le vie sono sempre tante e molte. Quindi si può fare sempre meglio .
PRESIDENTE. Collega, per favore.
MARIA TERESA BELLUCCI,. Ma certamente non si può dire che noi siamo fuggiti …
PRESIDENTE. No, non potete intervenire.
MARIA TERESA BELLUCCI,. … che siamo scappati e che non abbiamo avuto il coraggio …
PRESIDENTE. Collega Scotto.
MARIA TERESA BELLUCCI,. …di fare quello che era necessario fare .
PRESIDENTE. Per favore, per favore.
MARIA TERESA BELLUCCI,. Avremo certamente altri mesi e altro tempo per continuarlo a fare .
MARIA TERESA BELLUCCI,. Rispetto l'opposizione, ma l'opposizione legga i fatti reali …
PRESIDENTE. Vice Ministro…
MARIA TERESA BELLUCCI,. …li riconosca come tali. Grazie.
PRESIDENTE. Vice Ministro, un attimo solo. Colleghi, non si può intervenire così . Ho capito, ma non si può, non si può, non potete (Il deputato Scotto: . Ho capito, però io devo far rispettare il Regolamento e non si può fare. Grazie, Vice Ministro Bellucci.
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2713-A: Proroga del termine per l'esercizio della delega prevista dall'articolo 35 della legge 25 novembre 2024, n. 177.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea .
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
La IX Commissione (Trasporti) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire la relatrice, deputata Maria Grazia Frijia.
MARIA GRAZIA FRIJIA, Grazie, Presidente. Riferisco sul disegno di legge n. 2713-A di iniziativa governativa, che modifica l'articolo 35 della legge n. 177 del 25 novembre 2024, la quale reca una delega al Governo per la revisione e il riordino della disciplina concernente la motorizzazione e la circolazione stradale.
Ricordo in proposito che, in occasione della riforma del codice della strada, approvata in via definitiva alla fine del 2024, oltre all'adozione di una serie di disposizioni di diretta applicazione, volte a rafforzare la sicurezza stradale, è stata conferita al Governo un'ampia delega per una complessiva revisione e risistemazione della materia, nell'ottica di superare l'attuale stratificazione e frammentazione della normativa.
L'impianto dell'attuale codice della strada risale, infatti, al 1992 e necessita certamente di un aggiornamento che lo metta al passo con le innovazioni intervenute nel tempo, anche in considerazione del rilievo e dell'evoluzione tecnologica nel campo della mobilità. Infatti, il codice della strada è forse, tra i codici, quello che più incide sulla vita quotidiana dei cittadini, che meritano certezza su una disciplina destinata ad applicarsi nelle attività di tutti i giorni.
Passando a un'analisi del contenuto del disegno di legge, esso proroga da 12 a 18 mesi il termine per l'esercizio della delega, differenziandolo al 14 giugno 2026 e precisa che la complessiva opera di sistemazione normativa potrà essere attuata con l'adozione di un nuovo codice, in coerenza con il disegno di disporre di un testo esaustivo, organico e di facile accessibilità e nell'ottica di una massima semplificazione.
Nel corso dell'esame in sede referente in Commissione sono state apportate alcune modifiche al testo, che accolgono alcuni rilievi del Comitato per la legislazione, nel senso di evitare forme di delegificazione non coerenti con il sistema delle fonti. Concludo, Presidente, rilevando come la redazione di un nuovo codice della strada costituisca senz'altro un'operazione ambiziosa e complessa, necessaria per porre fine alla farraginosa normativa attuale, stratificatasi nel corso dei decenni. A tale operazione la Commissione trasporti non mancherà di fornire, in futuro, il proprio contributo nel prosieguo della legislatura .
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il rappresentante del Governo, Sottosegretario Iannone. Si riserva. È iscritto a parlare l'onorevole Penza. Ne ha facoltà.
PASQUALINO PENZA(M5S). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, interveniamo in quest'Aula per esprimere le profonde perplessità che abbiamo già avuto modo di rappresentare in Commissione trasporti in merito a questo disegno di legge. Siamo chiamati a votare una proroga dei termini per l'esercizio della delega sulla revisione del codice della strada, da 12 a 18 mesi. Apparentemente una questione tecnica, ma crediamo che questa proroga sia, in realtà, un fatto prevalentemente politico, perché, se oggi il Governo chiede più tempo, è perché il lavoro fatto finora non è stato all'altezza delle ambizioni annunciate.
Solo pochi mesi fa abbiamo approvato la legge n. 177 del 2024, presentata come una riforma organica e risolutiva del codice della strada. Oggi, invece, ci viene detto che non serve una semplice revisione, ma addirittura un nuovo codice. Questo è un riconoscimento implicito che qualcosa non ha funzionato. In Commissione abbiamo evidenziato come l'iter seguito sia stato affrettato e frammentato. Si è scelto di intervenire con una logica emergenziale, con un forte accenno all'inasprimento delle sanzioni, senza però costruire una visione complessiva e coerente della mobilità del futuro.
Una mobilità che dovrebbe mettere al centro la sicurezza reale, la tutela dell'utenza vulnerabile, la sostenibilità ambientale e l'innovazione tecnologica. Abbiamo anche sottolineato come la tecnica normativa adottata rischi di generare ulteriore confusione. L'idea di mutuare meccanismi del codice dei contratti per disciplinare allegati tecnici complessi è il segno di una difficoltà strutturale nel dare organicità alla materia. Non si può pensare di rimediare a un impianto debole aggiungendo pezzi presi altrove, senza una visione sistematica.
Come MoVimento 5 Stelle abbiamo provato, fin dall'inizio, a migliorare il testo con proposte puntuali ed emendamenti mirati, non per fare ostruzionismo, ma per costruire seriamente una riforma che fosse davvero utile ai cittadini. Quelle proposte sono state respinte. Oggi, dunque, ci troviamo di fronte a un paradosso: si chiede al Parlamento di concedere più tempo per correggere una riforma che era stata presentata come già compiuta e risolutiva. Riteniamo che questa proroga sia la certificazione di un approccio sbagliato nel metodo e nella sostanza.
Detto questo, siamo consapevoli della necessità tecnica di evitare la decadenza della delega. Non vogliamo che il Paese resti prigioniero di un vuoto normativo, ma non possiamo nemmeno far finta che tutto stia procedendo nella direzione giusta. Per questo motivo, coerentemente con le posizioni espresse in Commissione, annuncio la nostra astensione. È un'astensione critica, che vuole essere segnale politico chiaro: sulla sicurezza stradale e sulla mobilità serve serietà, visione e coerenza; non slogan, non interventi , non riforme che, dopo pochi mesi, necessitano già di essere riscritte.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Deidda. Ne ha facoltà.
SALVATORE DEIDDA(FDI). Grazie, Presidente. Sottosegretario, colleghi, intervengo per un provvedimento necessario, questa proroga, per completare quella che è, come i colleghi hanno definito, una riforma organica di un codice della strada che aveva bisogno, ha bisogno di una profonda revisione, ma anche di essere studiato con molta attenzione. Infatti, tutte le norme che abbiamo approvato, ma anche quelle che abbiamo ereditato, devono essere integrate anche con i provvedimenti che sono in discussione o che sono stati già emanati, anche nella Commissione europea, sulle patenti, su quella che è la formazione, l'educazione stradale, l'autotrasporto.
Quindi, è un provvedimento che ha bisogno di un'attenzione particolare proprio per essere redatto nella maniera corretta, affinché non dia adito a interpretazioni anche sulle norme che abbiamo già approvato durante una discussione che non è stata breve e non è stata neanche superficiale. Durante la discussione del provvedimento originario, cioè quello che abbiamo discusso in Commissione, abbiamo avuto più di 100 audizioni, abbiamo esaminato più di 700 emendamenti.
Una scelta della maggioranza, condivisa anche con l'opposizione, di non mettere segnalati, né di cassare alcun emendamento, ma alla Camera noi li abbiamo esaminati tutti e abbiamo dibattuto, uno dopo l'altro, gli emendamenti riguardanti il codice della strada, vista la delicatezza dell'argomento e visto anche quello che è l'impatto del provvedimento sulla vita quotidiana dei cittadini. Ma a volte è stato anche surreale, Presidente.
Perché bisogna anche studiare nel dettaglio le norme? Per non dare adito alle interpretazioni. Ecco, con riferimento alla norma sul fatto che noi puniamo chi utilizza l'auto sotto l'effetto di droghe, noi abbiamo fatto una norma puntuale, abbiamo approvato una norma puntuale, dove si dice che è sbagliato e deve essere reato se uno guida sotto l'effetto di stupefacenti - è pericoloso, come le statistiche ci indicano -, e poi ricorsi su ricorsi per dire che bisogna provare che l'effetto di stupefacenti abbia poi prodotto un danno.
Questa è l'interpretazione di qualche magistrato, che poi dice e riporta la norma a un'interpretazione. Perché bisogna anche dirlo il messaggio che noi lanciamo ai più giovani: utilizzare stupefacenti è sempre sbagliato, ma mettersi alla guida è veramente criminale, perché tu rischi non solo di ammazzare te stesso e di ammazzare chi porti con te in auto, ma anche di ammazzare vittime inconsapevoli, come, purtroppo, è successo.
Quello che mi ha fatto più male, e sono intervenuto, è che qualcuno, per contestare queste norme del codice della strada, norme tecniche, ma anche politiche, aveva incominciato a mandare in giro chiamandolo “il codice della strage”: un'accusa infamante, un'accusa diffamatoria e calunniosa, perché ci accusava addirittura delle stragi che stavano avvenendo quando il codice non era neanche stato approvato.
Questo è un po' il metodo che certa opposizione usa per contrastare i provvedimenti del Governo, i provvedimenti di questa maggioranza, quando questo è un codice tecnico. Si può essere d'accordo o meno su una norma o più norme, ma addirittura accusarci, prima ancora che il codice venisse approvato, che fosse “il codice della strage” e che fosse colpevole delle stragi di tanti ragazzini, purtroppo, e di tante persone, è veramente un modo di fare opposizione becero e sicuramente volgare, e non dà merito, comunque, a un metodo di lavoro che abbiamo in Commissione, dove cerchiamo di collaborare con le opposizioni nella maniera più costruttiva possibile.
Perché poi, ripeto, si dice che è vi è stata una visione superficiale: tutto si può dire, ma, con più di 100 audizioni e più di 700 emendamenti esaminati uno per uno, che sia un lavoro superficiale o che sia stato fatto in maniera frettolosa, o che sia stata un'imposizione della maggioranza, mi sembra un po' troppo. Tant'è che nel codice abbiamo approvato anche emendamenti dell'opposizione: non tutti, perché sennò non ci sarebbe più distinzione tra maggioranza e opposizione. Allora dovremmo approvare per forza quello che propone chiunque, altrimenti si fa lesa maestà? No.
Noi abbiamo approvato un provvedimento, secondo noi buono, che può essere migliorato; tant'è che ancora oggi, in Commissione, stiamo calendarizzando e stiamo mettendo in evidenza temi che potrebbero essere aggiornamenti di maggioranza e di opposizione sul codice della strada, senza guardare, quindi, e senza mettere confini alla discussione che ci può essere su una materia, ripeto, molto delicata, sia per quanto riguarda i ciclisti, sia per quanto riguarda i monopattini, sia per quanto riguarda la revisione delle patenti e l'età delle patenti, sia per quanto riguarda il problema, che ci può essere, dell'educazione stradale.
È un dibattito sempre aperto, che però deve rimanere, io spero, nei confini di un confronto corretto, che poi non scada invece nella propaganda o per cui, soprattutto, ogni volta che c'è un provvedimento della maggioranza, noi veniamo tacciati prima come inquinatori selvaggi, perché siamo servi del petrolio, siamo complici di ogni genocidio, siamo complici degli incidenti stradali. Noi siamo etichettati nel peggior modo possibile ad ogni provvedimento che arriva in Aula: siamo infanticidi e siamo tutto quello che di male è possibile. L'opposizione ci disegna come dei mostri.
Ecco che, allora, arriviamo a un confronto sereno, arriviamo a un confronto con rispetto delle parti, perché allora potremmo dire - lo dico a lei, Presidente, cioè non a lei ma tramite lei -, visto che c'erano anche dei ragazzini piccoli oggi in visita con la scuola: è giusto che chi beve si metta alla guida? Noi non abbiamo toccato i limiti della sobrietà o di quanto… noi abbiamo solo detto che chi si mette alla guida e beve, se supera i limiti, c'è una sanzione, se è recidivo allora c'è la sospensione breve e bisogna mettere l'. Abbiamo previsto questo inasprimento di sanzioni, ma non lo abbiamo fatto per chi sbaglia una volta, ma per chi è recidivo. Certo, chi si distrae perché guarda il cellulare deve essere sanzionato duramente, perché non c'è mancanza di informazione: oggi chi è che può dire che non è informato sul fatto che mettersi alla guida, guardando il cellulare, è pericoloso? Ma allora per chi ha disprezzo delle norme e per chi non si rende conto che è pericoloso e che si rischia la vita, dobbiamo intervenire inasprendo sanzioni che erano ridicole. Quindi, mettiamoci al lavoro serenamente.
Questa proroga è data al Governo per completare un bel lavoro che può essere, ancora una volta, migliorato e spero che tutto lo si faccia in un clima di collaborazione e di confronto anche serrato, ma soprattutto che non si scada nella becera opposizione che non deve essere calunniosa e infangante.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, rappresentante del Governo, oggi la discussione che stiamo affrontando non è solo tecnica, ma è una discussione politica -è stato ricordato negli interventi che mi hanno preceduto - ed è giusto affrontarla e inquadrarla correttamente nel percorso di questi mesi e di questi anni di confronto parlamentare, in particolare alla Camera, com'è stato giustamente riconosciuto; lunghi mesi di confronto e di discussione.
Ecco, devo dire che, tra le tante cose su cui non sono d'accordo con il presidente Deidda, rispetto al suo intervento, per suo tramite, quella su cui non sono particolarmente d'accordo è il passaggio in cui il presidente Deidda ha detto: ma se poi, alla fine, su queste cose votassimo sempre insieme, non ci sarebbe più differenza tra maggioranza e opposizione.
Ecco, vorrei che su temi come la sicurezza stradale non ci fosse differenza fra maggioranza e opposizione; io penso veramente sia un errore, da qualunque lato di questa discussione si faccia, interpretare ideologicamente, politicamente o in una logica di convenienza politica norme che servono a difendere la vita delle persone, la sicurezza di tutte le persone, e anche a garantire il diritto, l'efficacia e la sicurezza della mobilità di tutti i cittadini.
Quindi, quando parliamo del codice della strada, quando parliamo di queste norme è importante togliere, ciascuno di noi, la propria maglietta politica e cercare di guardare le norme per quelle che sono. Ora, abbiamo fatto una lunghissima discussione sul codice e ringrazio non solo tutti i colleghi, ma anche i funzionari della Commissione e il lavoro che abbiamo fatto alla Camera; è stata una discussione importante con un lungo percorso di audizioni. Ci sono aspetti che, purtroppo, però, nella proposta del testo che è stato votato e anche nell'articolo che ha rimandato, poi, alla delega che stiamo discutendo di portare avanti, non sono riusciti a raggiungere gli obiettivi sperati.
La prima questione - ve lo dico onestamente, credo sia un tema su cui, se c'è margine, avevamo ottenuto, con un emendamento molto sfumato, un possibile rimando, però penso che su questo sarebbe fondamentale riuscire veramente a creare le condizioni - è di togliere dal codice della strada il fatto che continuiamo a chiamare gli scontri stradali - che uccidono migliaia di persone ogni anno e che rappresentano un momento di fortissima violenza - con una parola che ne sminuisce l'effetto e la portata: li chiamiamo “incidenti”. Ecco, non sono incidenti. Nella stragrande maggioranza dei casi sono la logica conseguenza di comportamenti sbagliati o di norme sbagliate che consentono comportamenti rischiosi, quindi chiamarli incidenti deresponsabilizza collettivamente. Noi abbiamo proposto di utilizzare la parola “scontri”, in ambito assicurativo si usa la parola “sinistri”, viene utilizzato il termine “collisioni”. Io credo che “scontri” renda bene l'idea di cosa rappresenti il momento in cui, a causa di uno scontro fra veicoli o fra veicoli e persone, si arriva a mettere a repentaglio la vita della persona. Quindi, credo che questo sia un primo tema, cioè le parole sono importanti. Basta, non chiamiamoli più “incidenti”: dobbiamo cominciare a chiamarli per quello che sono: scontri ed episodi di violenza stradale.
Il secondo è il tema della formazione e su questo mi rivolgo ancora al Governo. L'abbiamo detto in ogni sede: la patente è un elemento che determina non solo un diritto, ma anche una fortissima responsabilità. Abbiamo modificato in maniera importante il codice della strada e abbiamo tutti continuato a guidare con la patente che avevamo prima; sfido i non membri della Commissione trasporti, i non addetti ai lavori e i non osservatori a sapere con esattezza cosa sia cambiato, articolo per articolo, del codice della strada, dal giorno prima al giorno dopo che è entrato in vigore.
Ecco, di fronte a una situazione come questa, bisogna rafforzare un meccanismo di formazione permanente che deve accompagnare tutta la vita delle persone, perché giustamente ci siamo sempre posti il tema, come legislatori, della capacità fisica - è chiaro che ci sono revisioni legate al fatto di dimostrare di vedere, di essere in grado di avere la possibilità fisica di guidare -, ma poi c'è una questione di fondo, fondamentale, necessaria, che è quella di conoscere le norme. Quando ho preso la patente - ormai stiamo parlando di 25 anni fa, forse qualcosa di più - molti dei veicoli che oggi percorrono le strade non esistevano, non c'erano; io ho continuato a guidare senza conoscere come questi veicoli devono fare. L'ho imparato studiando il codice della strada, ma quanti veramente hanno fatto questo tipo di percorso? Quindi, sul tema di una revisione che segua la vita e l'evoluzione delle norme c'è una questione di fondo che deve essere affrontata.
Poi c'è la questione delle tecnologie. Siamo riusciti timidamente a ottenere un'apertura sui simulatori, sull'utilizzo dei simulatori per la formazione, su una riflessione generale ma, ad esempio, abbiamo la grande questione della guida autonoma che è stata oggetto di un lavoro portato avanti con riferimento ad una serie di risoluzioni in Commissione da parte di differenti forze politiche, che hanno portato poi a un voto unitario complessivo; e io ringrazio i colleghi di tutti i partiti che l'hanno fatto; e, inoltre, hanno posto l'accento di come il nostro codice non preveda nemmeno la possibilità dell'esistenza dei veicoli a guida autonoma e come sia necessario poi, oltre che sul codice, intervenire su tutti quegli strumenti che ci consentono di essere protagonisti, di difendere il fattore umano come centrale anche in questa grande rivoluzione tecnologica; se non la sapremo governare e costruire con norme all'avanguardia, nel nostro Paese e a livello comunitario, con un meccanismo che ci consenta di essere protagonisti, potrà essere un'altra occasione persa, un'opportunità che ci vedrà invece semplicemente aggrediti come potenziali clienti, come colonie che comprano servizi a pagamento da altri Paesi che li mettono a nostra disposizione, non come soggetti che immaginano un percorso di orientamento, di sviluppo di questi temi. Sulla questione tecnologia affrontiamo il lato guida autonoma e il percorso del codice. Quando si era aperta una riflessione più ampia sugli emendamenti, avevamo posto il tema anche con proposte emendative che, purtroppo, non sono poi state rese ammissibili per l'Aula; noi riteniamo che, però, quello è un tema su cui bisognerebbe rafforzare l'impegno da parte del Parlamento; ecco, lì ponevamo una questione centrale perché, alla fine, se andiamo a vedere il livello delle morti sulle strade negli anni, i grandi momenti in cui c'è stata una fortissima riduzione del numero di queste morti sono legati a cambiamenti, a impostazioni di , a salti tecnologici e a scelte coraggiose che sono stati fatti dal legislatore che hanno cambiato le regole del gioco per tutti i mezzi, perché, quando è stata introdotta la cintura, quando è stato introdotto l'ABS, quando è stato introdotto di serie, si sono fatte scelte per tutti i mezzi che consentivano di renderli più sicuri.
Ora noi abbiamo un'opportunità analoga data dalle nuove tecnologie: la questione della limitazione della velocità, cioè di poter impostare di la velocità massima è tecnologicamente possibile, ma la differenza tra il fatto di poterlo o non poterlo fare dipende dalla profondità della propria tasca, dal fatto di poter o non poter acquistare un mezzo che consenta di farlo.
Sulla questione dell'utilizzo dello siamo riusciti a ottenere che comunque si aprisse un confronto su questo tema, perché guidare e guardare un cellulare anche per quei 6, 7 secondi che servono per rispondere a un messaggio significa, se si va a 50 chilometri orari, è come se si percorressero su un mezzo 100 metri a occhi chiusi e, se in quei 100 metri passa una carrozzina, si uccide quella persona. Quello sulla sospensione breve della patente è una riformulazione di un nostro emendamento. Noi, però, pensiamo che così come interveniamo dopo, sia necessario intervenire prima e questa è la critica più forte che rivolgiamo al Governo. Non ci avete sentito in Commissione criticare gli aspetti relativi al fatto di intervenire dopo perché intervenire dopo è giusto, laddove c'è stato uno scontro, laddove…anzi, vi chiediamo ancora di più: noi avevamo chiesto, ad esempio, l'aggravante per l'omicidio stradale per chi uccide mentre utilizza lo aggravante che era stata dichiarata ma che non è stata inserita nelle norme. Noi pensiamo che il caso di chi sta girando un video mentre guida e uccide una persona non sia meno grave di quello di chi uccide una persona dopo aver bevuto magari due bicchieri di vino a cena e forse è addirittura più grave; comunque è grave, comunque merita la stessa aggravante, ma non c'è stato un intervento, sono stati bocciati i nostri emendamenti su questo.
Quindi, sul fatto di intervenire dopo non abbiamo problemi, bisogna intervenire dopo. È sbagliato...dobbiamo dare un messaggio chiaro, che bisogna essere nelle migliori condizioni di guida, con la maggiore attenzione, bisogna rispettare i limiti. Noi critichiamo il Governo per tutto quello che non fa in termini di prevenzione, che serve per evitare gli scontri stradali, e quella dicitura che ha citato il presidente Deidda - “codice della strage” - mi dispiace che sia stata male interpretata perché non nasce dal Partito Democratico, non nasce dalle opposizioni; nasce dalle associazioni dei familiari delle vittime, che si sono lamentate fortemente del fatto di essere state inizialmente convocate ma poi non ascoltate, quando hanno posto tutta una serie di rilievi su quello che si deve fare per prevenire, perché la straordinaria lezione dei familiari delle vittime - che sono persone che hanno vissuto un dolore immenso, una ferita profondissima - è quella di aver deciso di ripartire mettendo la propria sofferenza a disposizione dell'intera collettività e impegnandosi a cercare di far sì che ciò che è successo al proprio caro non possa accadere ad altri e hanno posto l'accento su tutti gli interventi di prevenzione.
Io vi faccio un esempio per capire che stiamo andando nella direzione sbagliata. L'elemento principale che sta portando anche a una possibile riduzione delle vittime in alcuni centri urbani, come è stato dimostrato dai dati, è legato al fatto che alcune amministrazioni molto coraggiosamente - inizialmente anche amministrazioni di destra, come l'amministrazione di Olbia, e poi con grande enfasi l'amministrazione di Bologna e adesso scelte coraggiose stanno avvenendo anche a Roma e in altre città - hanno raccolto l'indirizzo europeo molto importante di ridurre la velocità nelle aree dei centri urbani dove c'è una maggiore presenza di soggetti deboli, di persone a piedi, di persone in bicicletta, di carrozzine.
Le “Città 30” non è il Partito Democratico a dire quanto siano importanti, è la Commissione europea. È di pochi giorni fa - la vado a recuperare - l'ennesima relazione sull'attuazione del quadro strategico dell'Unione europea sulla sicurezza stradale 2021-2030 che ribadisce - ribadisce! - come la velocità rimanga il fattore che contribuisce maggiormente agli scontri stradali e che mette in luce come le misure efficaci possano variare a seconda del contesto nazionale. Tra i successi degni di nota figura l'introduzione di un limite di velocità di 30 chilometri orari nei centri urbani a livello nazionale in Spagna, facendo l'esempio spagnolo come la direzione da seguire. Non è un complotto politico internazionale tra la Commissione europea, il Governo spagnolo, il governo della città di Parigi insieme al governo della città di Londra, passando per il governo delle altre città europee e mondiali. Sono la logica e il buon senso a dire che dobbiamo proteggere di più chi è più fragile di fronte agli episodi di violenza stradale, andando a limitare la velocità nei centri urbani e su questo non ci dovrebbe essere polemica.
Invece, nel codice che avete scritto avete inserito norme per rendere più complicato il lavoro dei sindaci che vogliono andare nella direzione della “Città 30”. Avete aperto in maniera incomprensibile una crociata nei confronti del diritto alla sicurezza, alla mobilità sostenibile e alla ciclabilità, che sta facendo danni.
Ora si è aperto un percorso che noi guardiamo positivamente come Partito Democratico. Abbiamo presentato una proposta di legge, in collaborazione con la FIAB e con altri soggetti. Tutti abbiamo ricevuto le proposte della Federazione ciclistica italiana, per iniziativa dell'onorevole Pella. Si sta avviando un percorso per quanto riguarda la dimensione anche sportiva del ciclismo, ma quando andiamo a smantellare quegli strumenti - dalle alle case avanzate - che erano stati pensati proprio per mettere in sicurezza anche chi si muove sulle due ruote, quando non andiamo a garantire effettivamente quel metro e mezzo di distanza, in caso di sorpasso, che fa la differenza fra la vita e la morte, noi stiamo andando a scrivere regole che rendono più insicura la possibilità per tutti - per tutti - di muoversi.
Per questa ragione in Commissione non ci siamo mai sottratti al confronto, però in Aula non ci possiamo sottrarre al giudizio nei confronti delle scelte finali che sono state messe in campo e, da questo punto di vista, crediamo che questo secondo passaggio, il passaggio di completamento attraverso il percorso della delega, sia l'ultima chiamata anche per il Governo per scegliere su quale terreno collocare questa discussione: se sul terreno della campagna elettorale - e sarebbe un errore gravissimo nei confronti del Paese - o sul terreno dell'ascolto, dell'ascolto dei familiari delle vittime, dell'ascolto degli enti locali che ci chiedono tanti interventi che oggi mancano, dell'ascolto della tecnologia e delle indicazioni che provengono dall'Europa e dal mondo. Io auspico e spero veramente che questa occasione non possa essere sprecata. Il tema non è quanti mesi ancora lavorare, ma in che direzione spingere questo lavoro. Noi sul tema di mettere la difesa della vita al primo posto ci siamo stati e ci saremo sempre, perché riteniamo che sia un dovere di chi siede in questi banchi e di chi lavora nelle istituzioni.
In conclusione di questo intervento, voglio lasciare una nota di speranza: oggi - salutiamola in Aula - entra in vigore finalmente la legge per la rottamazione dei veicoli fuori uso sottoposti a fermo amministrativo. Sono tantissimi veicoli: stiamo parlando di oltre 4 milioni di auto e tra queste più della metà sono sottoposte a fermo amministrativo da più di cinque anni. Quando un'auto è ferma da cinque anni chiunque abbia avuto un'auto o una moto sa che difficilmente ripartirà, ma basta camminare nelle nostre periferie per rendersi conto di quanti di questi veicoli avevano un limite normativo e che, essendo sottoposti a fermo amministrativo, non potevano essere rottamati. Grazie a un lavoro proprio nato nella Commissione trasporti, grazie a un'iniziativa di confronto e di ascolto fra proposte di legge di colore politico diverso ma che andavano nella stessa direzione, siamo riusciti, prima alla Camera e poi al Senato, ad approvare un testo che avvia questo percorso.
È chiaro che serviranno ulteriori passi in avanti. Bisogna mettere tutti i cittadini e tutte le imprese interessate, a partire da oggi, nelle condizioni di poter realizzare questo principio giuridico; dobbiamo riconoscere agli enti locali e alle polizie locali più strumenti per procedere a quegli accertamenti di inutilizzabilità che sono anche nella legge stabiliti come indispensabili prima di procedere alla rottamazione, ma aver tolto questo limite significa liberare spazio pubblico nelle strade, restituire parcheggi alla collettività, significa togliere quei monumenti al degrado, che spesso diventano anche motivo che porta i cittadini a sentirsi scoraggiati, perché, se una persona esce di casa ogni mattina e vede davanti al proprio portone un'auto abbandonata da 1, 2, 3, 4, 5 anni - dove, nel frattempo, cominciano a crescere piante, dove nel frattempo si trasferiscono a vivere animali - sente che la sua intera comunità, il suo intero quartiere e la sua intera vita vengono abbandonati dalle istituzioni. Creare strumenti semplificati per prendere quell'auto e rottamarla, liberare quello spazio, restituirlo alla cittadinanza significa anche recuperare terreno su quella sfiducia che allontana sempre più persone dalla politica. Questo è anche il grande valore delle norme che stiamo scrivendo, norme che possono migliorare non solo la fruizione delle nostre strade ma la vita delle persone, la vita dei cittadini.
Sarebbe bello che anche sulle questioni di cui abbiamo parlato oggi il confronto potesse essere, come è stato, per esempio, su questa legge, un confronto che ci consenta, partendo anche da posizioni lontane, di lavorare per trovare obiettivi comuni.
Però, da questo punto di vista, è chiaro che dobbiamo essere in grado di affrontare su questo tema la grande questione non solo di quello che si fa dopo gli scontri, per punire e per reprimere i comportamenti, ma anche di quello che si fa prima, per prevenirli, utilizzando le tecnologie e le linee guida internazionali più efficaci. Se il Governo cambierà questa direzione, noi dall'opposizione avremo una posizione di sostegno, come abbiamo sempre avuto; se il Governo manterrà una posizione di questo tipo, nonostante lo sforzo in Aula e lo sforzo in Commissione, non potremo che continuare a condannare queste scelte e a votare contro.
PRESIDENTE. Salutiamo le ragazze e i ragazzi, le docenti e i docenti dell'Istituto tecnico statale “Giuseppe Mazzotti” di Treviso. Benvenuti a Montecitorio .
Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare la relatrice, la deputata Frijia. Prego per massimo 7 minuti.
MARIA GRAZIA FRIJIA, Sì, sì, ma sarò brevissima. Grazie, Presidente. Vorrei solo puntualizzare alcuni aspetti. Ci tenevo a rispondere ad alcune critiche sull'approccio del Governo a questa delega. Ovviamente, lo slittamento temporale previsto per questo provvedimento è un passaggio necessario per garantire la qualità e la completezza dell'intervento legislativo, proprio nell'ottica di quello che ci siamo detti spesso in Commissione trasporti, cioè fare un lavoro ben fatto, organizzato, organico. Rispetto a questo, rivendico il grande lavoro che è stato fatto da questo Governo, a iniziare dalla revisione del codice della strada, che abbiamo approvato, che affronta il tema legato alla sicurezza delle persone che si mettono alla guida. Rivendico la volontà di rendere più dure le sanzioni per chi guida in stato di ebbrezza, per chi guida con il cellulare, per chi guida avendo fatto uso di sostanze stupefacenti. Io la rivendico come un passaggio importante e coraggioso messo in campo da questo Governo. Come rivendico l'attività messa in campo dalla Commissione trasporti: un lavoro strutturato, un lavoro di ascolto, un lavoro paziente proprio per andare a intervenire nel modo migliore sul codice della strada. Rivendico anche quanto abbiamo approvato con il provvedimento del 2024, che va anche nella direzione di quello che è stato detto in quest'Aula, cioè dare la delega al Governo su temi importanti che passano anche attraverso la promozione di una cultura della sicurezza stradale, con particolare attenzione alla tutela degli utenti vulnerabili, quindi non solo interventi per quando avviene il sinistro, lo scontro o l'incidente, come lo vogliamo chiamare, ma anche attraverso la prevenzione, la conoscenza e la cultura della sicurezza, soprattutto per i nostri giovani, che deve essere profonda.
Allora, tengo a sottolineare il fatto che il lavoro che è stato impostato sia dal Governo, sia dalla Commissione è un lavoro che vuole dotare la nostra Nazione di una disciplina sulla circolazione stradale moderna, coerente, orientata alla sicurezza e alla sostenibilità, evitando soluzioni parziali che non rispondono alle profonde trasformazioni del sistema della mobilità. Lo facciamo attraverso un percorso che ci vede protagonisti sia come Governo, sia come Commissione .
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo, che rinuncia.
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge n. 2212-A: Modifica alla legge 4 aprile 1956, n. 212, e altre disposizioni per prevenire l'alterazione o la manipolazione delle campagne elettorali e referendarie attraverso la diffusione di contenuti ingannevoli prodotti mediante sistemi di intelligenza artificiale.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi per la discussione generale è in distribuzione e sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta odierna.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
La I Commissione (Affari costituzionali) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire il relatore, deputato Paolo Emilio Russo.
PAOLO EMILIO RUSSO, Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, l'Assemblea avvia oggi l'esame della proposta di legge che contiene disposizioni per prevenire l'alterazione o la manipolazione delle campagne elettorali e referendarie attraverso la diffusione di contenuti ingannevoli, prodotti mediante sistemi di intelligenza artificiale. La Commissione affari costituzionali ha deliberato di riferire in senso contrario.
Chiedo, dunque, di poter depositare la mia relazione.
PRESIDENTE. Ovviamente, la autorizzo.
Chiedo al rappresentante del Governo se intenda intervenire: rinuncia.
È iscritto a parlare l'onorevole Penza. Ne ha facoltà.
PASQUALINO PENZA(M5S). Grazie, Presidente. L'intelligenza artificiale è senza dubbio una tecnologia capace di migliorare la nostra vita. Pensiamo al contributo che può dare e che sta già dando in sanità o nel miglioramento dei servizi pubblici. Tuttavia, come ogni innovazione potente, porta con sé anche rischi: uno dei più seri riguarda la manipolazione dei processi elettorali, cioè il cuore della nostra democrazia. L'intelligenza artificiale sta assumendo un ruolo crescente nei nostri processi elettorali contemporanei, incidendo in particolare sulle dinamiche della comunicazione politica e sui rischi di manipolazione dell'opinione pubblica. Non possiamo non ricordare le recenti elezioni presidenziali in Romania, le quali hanno manifestato tutta la vulnerabilità della democrazia nell'era digitale. Il loro andamento, infatti, è stato fortemente influenzato da un'intensa mobilitazione condotta da attori stranieri a sostegno di un determinato candidato. Tali ingerenze e manipolazioni sono state confermate da un rapporto dei servizi segreti rumeni, nel quale si è evidenziato che la campagna elettorale è stata fortemente influenzata da attività di propaganda e disinformazione soprattutto sulla piattaforma .
In sostanza, tali iniziative avrebbero avuto l'effetto di alterare il regolare svolgimento delle elezioni: l'espressione mediatica di Georgescu unita all'impegno dell'intelligenza artificiale per scopi disinformativi avrebbero condizionato l'intenzione di voto degli elettori. Alla luce di ciò, la Corte costituzionale rumena ha annullato le elezioni in corso, stabilendo l'avvio di un processo elettorale .
La vicenda ha suscitato ampio interesse sia a livello mediatico che accademico, poiché chiama in causa due aspetti essenziali per la tutela degli ordinamenti democratici: da un lato, l'esigenza di salvaguardare il legittimo interesse di uno Stato sovrano di impedire ingerenze straniere nei propri affari interni senza, al contempo, svuotare di significato la sovranità popolare; dall'altro, la consapevolezza della fragilità dei sistemi democratici di fronte alle minacce poste dalle tecnologie digitali.
È evidente che le elezioni funzionano solo se i cittadini possono formarsi un'opinione libera e informata. L'intelligenza artificiale, però, introduce strumenti che possono alterare questo equilibrio in modi nuovi e difficili da individuare. Il primo rischio è la disinformazione: oggi i sistemi generativi possono produrre, in pochi secondi, migliaia di testi, immagini e video credibili. Questo rende possibile creare campagne coordinate di notizie false o fuorvianti, capaci di diffondersi rapidamente sui .
Quando le persone non riescono più a distinguere il vero dal falso, la fiducia nelle istituzioni e nei si erode. Un secondo pericolo è rappresentato dai , cioè contenuti audio o video manipolati in cui politici o figure pubbliche sembrano dire o fare cose mai avvenute. Immaginiamo un video convincente pubblicato pochi giorni prima del voto: anche se smentito, potrebbe influenzare milioni di elettori in un momento decisivo. Il terzo e forse più importante è l'alfabetizzazione digitale. Una cittadinanza consapevole, capace di valutare le fonti e riconoscere le manipolazioni è la miglior difesa nel lungo periodo.
Di fronte a questi rischi la soluzione non è rifiutare l'intelligenza artificiale, ma governarla. Dobbiamo ricordare in quest'Aula che, nonostante oramai l'uso prevalente dei come mezzo di comunicazione di contenuti politici, nella normativa che disciplina la materia ad oggi non esistono regole che governano le campagne elettorali sui .
Mentre siamo ancora qui a rincorrere l'innovazione, abbiamo oggi un'altra sfida da affrontare: quella, appunto, dell'intelligenza artificiale. Questa proposta di legge, a prima firma della collega Ascani, vuole porsi questo obiettivo. In particolare, come dice l'articolo 1, l'intenzione di questo intervento normativo è quello di contrastare l'uso ingannevole e manipolativo dei sistemi di intelligenza artificiale nella propaganda politica relativa alle consultazioni elettorali e referendarie, presentando le finalità di garantire il libero e consapevole esercizio del diritto di voto, la veridicità delle informazioni diffuse nel corso delle campagne elettorali o referendarie, la corretta creazione e circolazione dei contenuti concernenti le elezioni, i referendum e l'elettorato passivo, nonché di prevenire l'alterazione dei dati idonei a influenzare o manipolare, mediante false rappresentazioni o contestualizzazioni, lo svolgimento delle campagne e l'esito delle consultazioni.
A tal fine, nello stesso comma, la proposta subordina l'attuazione delle misure al rispetto dei diritti fondamentali e delle libertà garantite dalla Costituzione, del diritto dell'Unione europea e dei principi di trasparenza, proporzionalità, sicurezza, protezione dei dati personali, riservatezza, accuratezza, non discriminazione e parità di genere. Il comma 2 introduce una clausola di salvaguardia del metodo democratico, impedendo che l'impiego dei sistemi di intelligenza artificiale nella propaganda politica pregiudichi lo svolgimento con metodo democratico della vita istituzionale e politica del Paese, in coerenza con il principio democratico che informa l'intero ordinamento costituzionale.
Un intervento normativo che si rende necessario anche alla luce delle prossime elezioni. Il nostro compito è assicurarci che questa tecnologia rafforzi e non indebolisca il diritto fondamentale di scegliere liberamente i nostri rappresentanti, perché proteggere l'integrità delle elezioni significa proteggere la fiducia che tiene insieme la società. Al di là dei colori politici, riteniamo che sia interesse di tutti noi che le elezioni non siano determinate da soggetti economici esterni alla vita democratica del nostro Paese e dal deteriorarsi delle prestazioni sociali, ma siano piuttosto frutto del libero convincimento di ogni cittadino .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Maiorano. Ne ha facoltà.
GIOVANNI MAIORANO(FDI). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, Sottosegretario, oggi affrontiamo un argomento serio, molto serio. È un tema che riguarda la tutela della nostra democrazia e la libera scelta di voto dei cittadini. Parliamo dell'arrivo e della costante evoluzione dell'intelligenza artificiale. Questo ci impone degli interrogativi molto importanti e costanti. Dobbiamo domandarci, anche se poi in realtà conosciamo le risposte, se l'intelligenza artificiale può alterare e può comunque influire nella libera scelta di voto.
Ebbene sì, il rischio c'è e nessuno in quest'Aula può negarlo. L'intelligenza artificiale può far passare dei messaggi sbagliati, magari ad ognuno di noi contrari a quello che realmente pensiamo. Lo abbiamo già visto in tante occasioni. Ripeto, in quest'Aula nessuno può fingere che il problema non esista. Il punto politico e normativo, però, è un altro. Ci chiediamo se veramente questo sia il testo utile e lo strumento giusto. Ed è leggendo e studiandolo che emergono le sue criticità, che, lo voglio ribadire, non sono ideologiche, ma sono tecniche.
Il testo nasce oltre un anno fa. Nel frattempo, però, il quadro normativo è cambiato, profondamente cambiato. Con la legge n. 132 dell'anno scorso il Parlamento ha già dato delega al Governo e ha introdotto nel codice penale una nuova fattispecie specifica, ovvero parliamo del reato di diffusione illecita di contenuti generati o alterati tramite l'intelligenza artificiale, il così chiamato . Quel reato, colleghi, è in vigore dal 10 ottobre dell'anno scorso. Già prevede una tutela penale contro la manipolazione disonesta, creata dall'intelligenza artificiale.
Non solo, la delega approvata classifica espressamente i sistemi di intelligenza artificiale utilizzati per influenzare i processi elettorali come sistemi ad alto rischio, prevedendo così un quadro regolatorio specifico. Allora, dobbiamo dircelo con chiarezza in quest'Aula: qui corriamo il rischio di una sovrapposizione normativa. Intervenire nuovamente sulla stessa materia, senza un pieno coordinamento con quanto già approvato, significa generare duplicazioni, creare conflitti interpretativi e soprattutto significa incertezza applicativa.
Quando si parla di diritto penale e di competizioni elettorali, l'incertezza è un problema serio, che non deve essere sottovalutato. Inoltre, Presidente e colleghi, a livello europeo è già in vigore il regolamento sull'intelligenza artificiale. È entrato in vigore il 1° agosto 2024 ed è destinato a diventare pienamente operativo nell'agosto 2026, quindi in tempo utile per le prossime tornate elettorali. Anche sotto questo profilo, il testo non presenta un allineamento perfetto con la europea dell'intelligenza artificiale.
Lo dico senza polemica, ma è chiaro che noi non possiamo permetterci di legiferare in modo disallineato rispetto a un quadro europeo già definito, soprattutto in una materia tecnologica che supera i confini nazionali. E senza nessuna critica per la proponente, l'onorevole Ascani, che, anzi, ringrazio per il tema affrontato, perché è particolarmente sentito, importante e va continuamente monitorato, a nostro parere il testo non supera le criticità tecniche evidenziate prima.
Allora, Presidente, ci troviamo a dover fare una scelta di responsabilità. Approvare questa proposta così com'è significherebbe introdurre nel sistema una disciplina che rischia di essere ridondante rispetto al nuovo reato già vigente, non perfettamente coordinata con la delega già approvata, ma soprattutto non pienamente allineata con la disciplina europea. Non è una contrapposizione politica, no, è una questione di certezza del diritto. Noi crediamo che la tutela del processo democratico debba poggiare su norme chiare, coordinate e coerenti.
Non ci servono stratificazioni normative, già ne abbiamo tantissime, ma serve un sistema organico, e questo sistema oggi è già in fase avanzata di realizzazione attraverso la delega, appunto, e il quadro europeo. Per queste ragioni, pur riconoscendo la legittimità della preoccupazione che ha ispirato la proposta, riteniamo che il testo non sia più adeguato al contesto normativo attuale. La democrazia si difende con regole solide, non con norme sovrapposte. La democrazia si difende con un coordinamento, non con delle duplicazioni.
Con la responsabilità che ci contraddistingue, esprimiamo una posizione contraria a questo provvedimento, non perché il problema non esista, ma perché oggi l'ordinamento dispone già dei mezzi giusti per affrontarlo.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e onorevoli colleghi, oggi in quest'Aula arriva un provvedimento che, sebbene in Commissione sia stato ritenuto cruciale trasversalmente, è stato stoppato dal Governo inspiegabilmente e irragionevolmente. Forse questo spiega anche il silenzio in apertura dei nostri lavori, con la consegna della relazione del relatore Russo e da parte del rappresentante del Governo.
Questa proposta di legge, a prima firma della Vicepresidente Anna Ascani e sottoscritta dalla presidente del gruppo, Braga, e da tante deputate e deputati del Partito Democratico, pone un problema che esiste nel nostro Paese e a livello internazionale. Delinea delle modalità di intervento chiare per poterlo risolvere. Parlo del rischio dell'inquinamento delle campagne elettorali e referendarie attraverso un uso distorto e non riconoscibile degli strumenti di intelligenza artificiale. Non si tratta di scenari apocalittici. Le cronache degli ultimi anni dimostrano che il pericolo di condizionamento e manipolazione del voto delle cittadine e dei cittadini è concreto.
Quello che è successo in Romania è un fatto, non una previsione o una paura. A dicembre 2024, la Corte costituzionale rumena è arrivata ad annullare il primo turno delle elezioni presidenziali per l'alto grado di manipolazione dell'informazione diffusa da una piattaforma , che sarebbe arrivata ad alterare la libera espressione del suffragio dei cittadini. Parliamo di oltre un anno fa. Nel frattempo, la tecnologia si è fatta via via più raffinata e molti faticano a riconoscere video realizzati con l'intelligenza artificiale, al punto tale che anche colleghi che siedono in questi banchi sono rimasti vittime di .
E comprendiamo tutti che la questione è di portata gigantesca. Se consideriamo che 44 milioni di italiani sono attivi sui (il 75 per cento della popolazione) e che un italiano su due, secondo Agcom, si informa prevalentemente su Internet, la domanda che dobbiamo porci è: che informazione passa sui ? È certificata? È verificata? A quali regole risponde? Come è possibile comprendere se un video, che viene ricondiviso sulle piattaforme, sia autentico o realizzato con strumenti di intelligenza artificiale?
Se sia falso, creato per disorientare e confondere l'opinione pubblica? Se è vero che abbiamo norme che regolamentano i giornali e le TV, non possiamo dire lo stesso per questi nuovi strumenti. È urgente porre rimedio e intervenire per tutelare la nostra democrazia. Se il voto non è libero e consapevole, vengono minate le basi della nostra vita democratica. Abbiamo il dovere di intervenire per contrastare questi rischi, salvaguardare i diritti dei cittadini e far sì che lo svolgimento democratico della vita istituzionale e politica del Paese non sia compromesso.
Questa proposta di legge mette in campo misure strategiche. Modifica la disciplina della propaganda elettorale vigente per adeguarla ai nuovi mezzi di informazione e comunicazione, perché siano riconoscibili e sanzionabili contenuti ingannevoli e manipolati prodotti con l'intelligenza artificiale. È una legge necessaria perché nessuno si faccia illusione. Questa innovazione tecnologica non è neutrale. Non può e non deve, quindi, essere il . Dietro la libertà apparente, ci sono interessi specifici. Risalendo i fili, si scopre che il burattinaio non è progressista, né conservatore, ma è un'impresa privata con interessi economici, e sono quelli che prevalgono, più degli ideali e dell'orientamento politico.
Siamo tutti esposti, nessuno può trarre vantaggio da questa situazione. E quindi per questo è doveroso non prendere tempo o nascondere la testa sotto la sabbia. Non possiamo mettere la nostra democrazia sotto padrone. Dobbiamo costruire le condizioni affinché attacchi diretti o influenze celate non ne corrodano le fondamenta, e dobbiamo farlo presto. Le nuove tecnologie viaggiano a ritmi inarrestabili, tanto è vero che questa proposta di legge, per cui ringrazio nuovamente la collega Vice Presidente Ascani, presentata a gennaio di un anno fa, è già datata, in parte superata, ma non per questo meno urgente.
Lo abbiamo detto in Commissione e lo ripetiamo oggi: non ci tiriamo indietro. Stiamo già lavorando agli emendamenti in Aula per adeguarlo alle normative intervenute nel frattempo, e saremo aperti a collaborare per migliorare il testo e renderlo più efficace, anche alla luce dei cambiamenti avvenuti, se si creerà uno spazio. C'è la massima disponibilità perché c'è la piena consapevolezza di una questione essenziale, dalla quale dipende il nostro futuro, di tutti noi, maggioranza e opposizione.
Ma occorre andare avanti, e mi auguro che i ritardi ingiustificati registrati fino ad ora diventino un ricordo del passato, perché, se dovesse arrivare un'incomprensibile chiusura anche a fronte di questa ennesima disponibilità, allora dovrete spiegare agli italiani qual è il problema, perché non state difendendo la democrazia, voi stessi, i diritti dei cittadini. Non sarebbe facile e l'auspicio è che si trovi una convergenza per superare l' e dotare il Paese di strumenti normativi che sono fondamentali per la sua esistenza.
In un'intervista su di ieri viene chiesto al professor Luciano Floridi perché ci occupiamo dell'intelligenza artificiale, pur sapendo che non è veramente intelligente.
Il professore risponde: “Per lo stesso motivo per cui temiamo un vulcano. Non è intelligente, ma gli prestiamo la massima attenzione. Il vulcano, però, non lo costruiamo noi, l'intelligenza artificiale sì (…). Allo stato attuale, l'intelligenza artificiale è la tecnologia più potente che abbiamo. Anche perché controlla tutte le altre: può gestire le centrali nucleari, la rete elettrica, il monitoraggio ambientale. Un utilizzo sbagliato espone a rischi sistemici serissimi”. È nostro compito sorvegliare il vulcano ed evitare che la situazione esploda e trascini con sé tutto. Siamo qui per questo.
Lavoriamo su questa proposta di legge allora, colleghe e colleghi, tutte e tutti insieme, con responsabilità e impegno.
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti dell'Istituto comprensivo “Montessori-Maria Clotilde Pini” di Roma, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore, l'onorevole Paolo Emilio Russo, che rinuncia.
Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo, che rinuncia.
Il seguito del dibattito è allora rinviato ad altra seduta.
Poiché l'ordine del giorno prevede che si possa passare all'esame del disegno di legge recante disposizioni urgenti in materia di termini normativi a partire dalle ore 13, sospendo la seduta fino a tale ora.
PRESIDENTE. Saluto le ragazze e i ragazzi, le docenti e i docenti del Liceo “Don Quirico Punzi” di Cisternino, in provincia di Brindisi. Grazie di essere qui e benvenuti a Montecitorio .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2753-A: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 dicembre 2025, n. 200, recante disposizioni urgenti in materia di termini normativi.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) si intendono autorizzate a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire la relatrice per la Commissione affari costituzionali, deputata Simona Bordonali. Prego, deputata.
SIMONA BORDONALI, Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Sottosegretario Siracusano, il disegno di legge cosiddetto Milleproroghe è stato esaminato dalle Commissioni riunite affari costituzionali e bilancio a partire dalla seduta del 13 gennaio 2026. L'esame in sede referente si è concluso nella giornata di ieri, 19 febbraio 2026.
Nel corso dell'esame in sede referente sono stati approvati oltre 200 emendamenti. Il provvedimento, originariamente composto da 17 articoli, per un totale di 86 commi, risulta, a seguito dell'esame delle Commissioni, sempre composto da 17 articoli, ma per un totale di 168 commi.
Presidente, non entro nel merito del provvedimento, composto - come abbiamo detto - da 168 commi. Sappiamo che il decreto Milleproroghe è un decreto molto eterogeneo, quindi non entro nel merito degli articoli; però mi lasci sottolineare, proprio a seguito dell'approvazione degli oltre 200 emendamenti, tra l'altro emendamenti sia di maggioranza che di opposizione, quanti emendamenti di tutte le forze politiche siano stati accolti.
Questo è un importante segnale del lavoro di tutti i colleghi deputati, del miglioramento del provvedimento. Io voglio ringraziare, in particolar modo, visto che è ancora presente oggi, dopo essere stata presente a tutte le sedute in Commissione di queste settimane, ma soprattutto degli ultimi giorni, il Sottosegretario Matilde Siracusano per il grande lavoro che ha fatto, anche per riuscire a portare a soluzione, con numerose riformulazioni, tanti emendamenti che hanno modificato questo provvedimento.
Sappiamo, purtroppo, che il termine individuato ieri ha portato a non poter votare ulteriori emendamenti, sia di maggioranza, ma anche di opposizione; emendamenti che sarebbero stati molto utili ed importanti per il lavoro dei cittadini. Io mi auguro - e tramite lei, Presidente, mi rivolgo al Sottosegretario - che tanti di questi emendamenti vengano trasformati - ed invito veramente tutti i colleghi a farlo - in ordini del giorno, per vederne l'approvazione e la loro futura realizzazione in ulteriori provvedimenti che arriveranno o dal percorso parlamentare o all'interno di un decreto. Grazie, Presidente, e consegno la relazione.
PRESIDENTE. È ovviamente autorizzata a depositare la relazione.
Chiedo alla Sottosegretaria Siracusano se intende intervenire. Quindi si riserva.
È iscritto a parlare l'onorevole Penza. Ne ha facoltà.
PASQUALINO PENZA(M5S). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, banchi del Governo, ci troviamo oggi ancora una volta, in questa sede, a dover discutere in merito all'approvazione del cosiddetto decreto Milleproroghe, un provvedimento che per sua stessa natura dovrebbe servire a risolvere le emergenze e garantire continuità amministrativa, ma che, ancora una volta, si trasforma in un contenitore eterogeneo di rinvii, toppe e interventi frammentati.
Questo decreto non è altro che il confessionale dei fallimenti di questo Governo. Qui dentro, tra un comma e l'altro, si nascondono i ritardi, le promesse mancate, l'incapacità cronica di programmare il futuro del Paese. Questi continui rinvii fanno sì che non si affrontino, in maniera strutturale, i problemi dell'Italia e degli italiani, ma si rimandi sistematicamente ogni decisione.
L'Italia ha bisogno di una politica fiscale equa e chiara, di politiche industriali ed ambientali vere e lungimiranti e non di doverci leccare le ferite come a Niscemi a cui va la mia piena solidarietà e quella del MoVimento 5 Stelle. La tragedia di Niscemi ci ha mostrato con drammatica evidenza come le famose polizze catastrofali a nulla servano e a nulla siano servite, se non a garantire milioni e milioni di euro alle assicurazioni e alle banche e in questo testo ne chiedete persino la proroga. È un insulto alla cittadinanza, un ennesimo regalo a chi specula sulle disgrazie, mentre i cittadini restano soli ad affrontare le conseguenze dei disastri.
Siamo di fronte a un paradosso legislativo: mentre il Paese attende risposte strutturali su sanità, lavoro e sviluppo, il Governo risponde con una pioggia di rinvii. È la politica del “tirare a campare”, del rinvio sistematico che non risolve i problemi, ma si limita a spostarli un po' più in là, sperando che i cittadini non se ne accorgano. Ma noi siamo qui per dire che i cittadini se ne accorgono eccome, specialmente quando si parla del settore vitale - oggi al collasso - come quello della giustizia.
Entrando nel merito del provvedimento, non possiamo non denunciare con forza quanto accaduto in Commissione. Il MoVimento 5 Stelle aveva presentato emendamenti di buon senso, proposte concrete per evitare la paralisi dei tribunali; eppure, la maggioranza ha scelto la strada del muro contro muro, bocciando soluzioni che avrebbero dato respiro a un sistema ormai allo stremo.
Riteniamo grave che molte proposte migliorative dell'opposizione non vengano accolte nel merito, ma respinte per logica di schieramento. Sono istanze che ci chiedono i cittadini, le imprese e gli enti e non possono essere derubricate senza una vera valutazione. Il Parlamento non può essere ridotto a un passaggio formale, magari blindato con la fiducia. Si svilisce il ruolo della Camera, del Parlamento e con esso la democrazia stessa. Mi riferisco innanzitutto alla questione del GIP collegiale. Avremmo proposto di spostare in avanti l'entrata in vigore di questa norma, non per un capriccio, ma per una necessità imposta dalla realtà dei fatti.
Il Ministro Nordio nel 2024 ci aveva promesso mari e monti, ci aveva assicurato che gli uffici giudiziari sarebbero stati pronti. E invece cosa vediamo oggi? Gli organici sono sotto pressione come e più di prima. Tra la cronica mancanza di magistrati in servizio e il complesso meccanismo delle incompatibilità, l'introduzione del GIP collegiale, a partire dal prossimo agosto, rischia di provocare una paralisi assoluta nei tribunali. Questa criticità colpisce trasversalmente tutto il territorio, dai grandi tribunali metropolitani che non hanno numeri sufficienti per gestire tre giudici al posto di uno per ogni custodia cautelare, fino ai presidi più piccoli, le cui piante organiche sono state ignorate da questo Governo.
È del tutto evidente che l'unico vero obiettivo di questa campagna ministeriale guidata dalla Meloni e da Nordio non è l'efficienza del servizio giudiziario per i cittadini, ma è mettere le mani sulla magistratura attraverso riforme costituzionali che sanno di occupazione del potere. Del lavoro quotidiano dei magistrati e dei diritti dei cittadini a voi non importa nulla.
Questo è un attacco all'indipendenza della magistratura, un pilastro della nostra Costituzione, è un grave danno alla credibilità del nostro sistema giudiziario. Ma il tradimento di questo Governo non si ferma qui. In Commissione è stato bocciato anche il nostro emendamento per la proroga dei contratti precari del PNRR della giustizia, non inclusi nel processo di stabilizzazione. Parliamo di migliaia di professionisti, addetti all'ufficio per il processo e personale tecnico di supporto, i cui contratti scadranno a giugno 2026.
Queste persone sono state formate, sono entrate nel meccanismo degli uffici, stanno portando avanti il lavoro sporco per abbattere l'arretrato; eppure, il Governo nega loro una prospettiva di stabilità. Negare la proroga significa, nei fatti, invitare questi lavoratori a scappare verso altre amministrazioni che offrono maggiori certezze. È una fuga di cervelli interna, provocata dallo Stato stesso.
Come pensate di raggiungere gli obiettivi del PNRR se smantellate la squadra proprio nel momento decisivo? State condannando la giustizia, già al collasso, ad un'ulteriore emorragia di competenze e risorse umane.
Non si fa un buon servizio alla giustizia, già al collasso, creando ulteriori incertezze sulle risorse umane. È un servizio pessimo quello che state rendendo al Paese. È un segnale devastante per chi crede ancora nella possibilità di un futuro stabile nella pubblica amministrazione.
E, se guardiamo più a fondo nel , emergono altre perle di inefficienza. È una visione miope. L'articolo 12, ai commi 1 e 2, ci dice chiaramente che il personale della giustizia è, di fatto, sequestrato nei propri uffici. Avete prorogato fino al 31 dicembre 2026 il blocco della mobilità volontaria, perché sapete bene che, se permetteste i trasferimenti, gli uffici si svuoterebbero istantaneamente a causa delle condizioni di lavoro insostenibili che avete creato. Non sapete assumere, non sapete programmare e, allora, bloccate le persone dove sono, contro la loro volontà e contro i loro diritti. Vede, se non era perché come MoVimento abbiamo evidenziato la cosa, la mobilità in deroga per l'anno 2026 sarebbe stata del tutto dimenticata. Questo dimostra una mancanza di attenzione e una gestione improvvisata che non possiamo accettare.
Lo stesso vale per le infrastrutture digitali, per le intercettazioni citate al comma 4 dello stesso articolo: ancora un rinvio al 31 dicembre 2026. Un'incapacità tecnologica e organizzativa imbarazzante per chi si professa campione di modernizzazione e di efficienza. In un'epoca in cui la digitalizzazione dovrebbe essere la priorità, voi continuate a rimandare, lasciando i nostri sistemi giudiziari nell'arretratezza.
Infine, non posso tacere sull'articolo 1, comma 1, che riguarda i livelli essenziali delle prestazioni (LEP): prorogate l'attività istruttoria al 31 dicembre 2026. Questo è il cuore del problema: state correndo verso l'autonomia differenziata e verso la frammentazione del Paese senza aver minimamente definito quali siano i diritti minimi garantiti a ogni cittadino, da Nord a Sud. È un salto nel buio che mina l'unità nazionale e che pagheranno le regioni più deboli, a partire dalla mia Campania e da Napoli. State creando un'Italia a più velocità, dove i diritti non saranno più uguali per tutti, ma dipenderanno dalla regione di residenza. Questo è inaccettabile e contrario ai principi fondamentali della nostra Repubblica.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, concludo. Questo decreto Milleproroghe è la fotografia di una maggioranza che scappa dalle proprie responsabilità. Avete bocciato le nostre proposte, perché preferite la propaganda alla realtà, avete ignorato il grido d'allarme che arriva dai tribunali, dai lavoratori precari e dai cittadini, che chiedono una giustizia rapida ed equa. Vedete, l'Italia ha bisogno di programmazione e coraggio e voi, in questi tre anni e più, avete dimostrato di non avere né l'una né l'altro.
Il MoVimento 5 Stelle non resterà a guardare. Continueremo a denunciare questo modo di fare politica, che sacrifica il bene comune sull'altare dell'interesse di parte. Il nostro è un “no” convinto a questo metodo e a questo merito, un “no” che porteremo in ogni sede, perché l'Italia merita di più di un Governo che sa solo rimandare i problemi a domani e che svilisce il ruolo del Parlamento, trasformandolo in una mera macchina di ratifica. È tempo di ridare dignità a quest'Aula e ai cittadini che rappresentiamo .
PRESIDENTE. Salutiamo le ragazze e i ragazzi del liceo “Renato Donatelli” di Terni. Grazie di essere qua. Benvenuti a Montecitorio
È iscritto a parlare l'onorevole Maiorano. Ne ha facoltà.
GIOVANNI MAIORANO(FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Sottosegretario, nel corso dei lavori in Commissione abbiamo ascoltato molte critiche, spesso generiche, ma vedo che continuano con accuse ideologiche anche negli interventi qui in Aula. Qui non stiamo discutendo di astrattismo: parliamo di norme che incidono concretamente su migliaia di enti, su centinaia di migliaia di lavoratori e su milioni di cittadini. Intervengo, a nome di Fratelli d'Italia, per riportare il confronto su un piano di realtà e concretezza.
Il decreto interviene su decine di scadenze normative che, senza proroga, avrebbero prodotto effetti negativi e immediati su tantissimi italiani. Parliamo di oltre 8.000 comuni, di 107 province e città metropolitane, parliamo di un sistema amministrativo che gestisce servizi essenziali per oltre 59 milioni di cittadini. Pensare che si possano lasciare scadere termini tecnici senza conseguenze vuol significare due cose: o non conoscere la macchina dello Stato o essere in malafede, ed è ancora peggio.
Questo provvedimento evita che si blocchino procedure concorsuali che coinvolgono migliaia di posti di lavoro nella pubblica amministrazione, evita la decadenza di graduatorie che riguardano personale sanitario e scolastico, evita che enti locali in difficoltà si trovino senza strumenti contabili o organizzativi.
Gli enti territoriali gestiscono una parte significativa della spesa pubblica per i servizi fondamentali e, se anche solo una quota di questi procedimenti si fermasse, avremmo ripercussioni immediate su scuole, sull'assistenza sociale, sulla manutenzione del territorio e, perfino, sulla sicurezza urbana.
Il decreto interviene anche in una fase economica ancora complessa. Il nostro Paese, negli anni passati, ha avuto ricadute del PIL di quasi il 9 per cento nel 2020, seguite poi da una crisi energetica che ha messo sotto pressione famiglie e imprese. In questo contesto, la stabilità normativa non è un dettaglio: è un fattore economico. Le imprese italiane - oltre 4 milioni di realtà produttive, tra piccole e medie imprese - hanno bisogno di regole certe e di transizioni graduali. Non possiamo cambiare il quadro normativo dall'oggi al domani senza considerare l'impatto occupazionale. Ogni proroga mirata significa evitare scossoni a un sistema produttivo che occupa oltre 23 milioni di lavoratori italiani.
Il decreto interviene anche sulla pubblica amministrazione, che conta più di 3 milioni di dipendenti. Garantire continuità nelle procedure di reclutamento e nelle graduatorie significa evitare vuoti di organico, che inciderebbero direttamente sull'efficienza dei servizi. E allora mi rivolgo all'opposizione: davvero pensate che tutto questo possa essere liquidato con un semplice rinvio? Davvero pensate alcune cose che ho sentito dire in Commissione? Davvero ritenete che lasciare scadere i termini tecnici senza un coordinamento normativo sarebbe stato un atto di responsabilità?
Ogni Governo della Repubblica ha fatto ricorso al Milleproroghe e non è certo questa una novità di questo Governo e di questa maggioranza. La differenza dagli altri Governi, però, sta nel metodo e nelle finalità. Il Governo guidato dal Presidente Giorgia Meloni utilizza questo strumento per accompagnare riforme strutturali: dalla riforma fiscale, che punta a ridurre progressivamente la pressione tributaria, alla semplificazione amministrativa, che mira a tagliare oneri burocratici per cittadini e imprese.
Le proroghe contenute nel decreto non sono indefinite, non sono prive di direzione: sono interventi circoscritti, motivati e necessari per evitare vuoti normativi mentre si costruiscono soluzioni strutturali. C'è una differenza culturale, cari colleghi, altro che tirare a campare come è stato detto precedentemente. Noi siamo convinti che lo Stato debba garantire continuità e stabilità. Noi riteniamo che le riforme debbano essere sostenibili e, soprattutto, siamo convinti che il cambiamento deve essere governato, non deve essere subìto.
È palese, invece, che da parte vostra questo strumento potrebbe essere tranquillamente cestinato. Se in Commissione ci avete chiesto di tagliare 50 o 100 dei nostri emendamenti, abbiate almeno il coraggio di dire, a questo punto, quali servizi siete disposti a vedere sospesi, quali concorsi bloccati, quali enti in difficoltà. Noi non siamo disponibili a giocare con la vita amministrativa del Paese per una battaglia ideologica o, peggio ancora, di bandiera.
Questo provvedimento è uno strumento di messa in sicurezza del sistema, è un provvedimento di garanzia per gli italiani. Non stiamo parlando di un dettaglio, stiamo parlando della funzionalità dello Stato, e, mentre costruiamo riforme che guardano al medio e lungo periodo, dobbiamo garantire che il presente non si blocchi. Questa è la responsabilità che ci assumiamo, e permettetemi di chiudere con chiarezza: l'Italia ha bisogno di un Governo che non si fermi davanti alle difficoltà, di istituzioni che funzionino, di decisioni concrete che tutelino cittadini e imprese.
E questo provvedimento è il simbolo di questa responsabilità: non un rinvio, ma un'azione contro il caos; un atto di protezione, un segnale che il Governo c'è, che lavora e che, soprattutto, non lascia nulla al caso. Chi governa seriamente sa che la continuità non è un'opzione, ma è un dovere verso ogni italiano. E quindi la nostra scelta è chiara: tra rigidità astratta e buon senso, tra polemica e concretezza, tra paralisi e funzionalità, noi scegliamo il buon senso, scegliamo la concretezza e scegliamo, soprattutto, di garantire che lo Stato funzioni per il bene dell'Italia. Lo facciamo e lo faremo con serietà, con concretezza e con chiarezza. Lo facciamo e lo faremo per l'Italia
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, signor Presidente. Signora Sottosegretaria, colleghe e colleghi, forse per l'Italia bisognerebbe fare qualcosa di più. Non basta quello che si sta facendo, in modo particolare su questo provvedimento. In un Paese normale penso che, a un certo punto, arrivi la necessità di discutere di uno strumento come il Milleproroghe, così chiamato, insomma, “differimento termini”, ma conosciuto comunemente come Milleproroghe. E questo già la dice lunga sulla natura di questo provvedimento, che, peraltro, costituisce un'anomalia a livello europeo: non c'è nessun Paese europeo che emette un provvedimento di questo genere, peraltro a ridosso della legge di bilancio.
In un Paese normale si aprirebbe una discussione su come superare la necessità di un provvedimento di questo genere, di eliminare finalmente dal nostro panorama parlamentare un provvedimento che si chiama Milleproroghe, perché in un Paese normale i problemi relativi alle proroghe che vengono risolti con questo provvedimento si dovrebbero affrontare nel merito, si dovrebbero affrontare nella concretezza, per risolvere i problemi dei cittadini e i problemi del Paese.
Perché, quando si parla di stabilizzazione, di precari, della giustizia, della sanità e di tanti altri argomenti importanti, dalle questioni della sanità alla questione dell'editoria, alle questioni fiscali, è necessario che il Governo in carica porti dei provvedimenti , specifici su questi argomenti, che sono fondamentali per lo sviluppo del nostro Paese. Non è possibile che noi ci troviamo di fronte a un provvedimento che si chiama Milleproroghe, che è pieno di tutto e del contrario di tutto.
Peraltro, mi lasci dire, signora Sottosegretaria e signor Presidente, che nel fare questa discussione c'è anche un certo imbarazzo da parte nostra, visto quello che è accaduto in questi giorni in Commissione: una confusione… Diciamo che i provvedimenti Milleproroghe sono sempre molto confusi, ma in questo caso, voglio dire, è un'esagerazione quello che è accaduto nella V Commissione e nella I Commissione nella discussione del Milleproroghe, e questo per responsabilità precisa di un Governo che ha cambiato 100 volte i pareri, che non ha dato la certezza su quelle che erano le sue intenzioni anche rispetto agli emendamenti non solo presentati dall'opposizione, ma anche quelli presentati dalla maggioranza.
Tutto questo la dice lunga sull'incapacità di questo Governo, di Giorgia Meloni, di affrontare i problemi reali del Paese. A chiacchiere, a parole, nelle televisioni, negli sui , dai banchi - come ho anche sentito - di questa Camera, sembra che tutto vada bene, che tutto sia fantastico. Il “magico mondo di Giorgia” effettivamente funziona, ma funziona solo a parole, perché nei fatti, per quello che è accaduto, sarebbe necessario effettivamente esprimere una critica forte, non soltanto da noi dell'opposizione, ma anche dagli stessi banchi della maggioranza.
Così si porta il Paese al disastro, in questo modo si porta il Paese al disastro, non perché voi volete portare avanti delle politiche sulle quali noi, opposizione, non siamo d'accordo, ma perché voi avete confusione anche rispetto a quello che volete portare avanti voi. Non lo sapete neanche voi, non siete in grado di tramutarlo in norme, che vengono, appunto, sostenute dal Governo e che poi vengono approvate, eventualmente, dalla Camera. Ci sono molte questioni, comunque, in questi provvedimenti tra quello che è stato approvato e anche quello che a volte, fortunatamente, non c'è stato il tempo di approvare.
Dico fortunatamente perché mi riferisco a questioni importanti e fondamentali, come quelle, per esempio, relative al prolungamento della vita delle centrali a carbone al 2038: per fortuna non siete riusciti, nella confusione generale, a votarlo. Ma vi sembra normale che voi, in un momento come questo, cosa pensate di fare? Di prolungare la vita delle centrali a carbone in questo Paese, perché dite che è un elemento di sicurezza rispetto al sistema energetico nazionale. Ma quale fandonia più grande?
Ma almeno voi lo sapete quant'è la quota di energia prodotta dalle centrali a carbone nel energetico italiano? Quest'anno e nell'anno passato, cioè nel 2025, ha raggiunto l'1,5 per cento dell'energia prodotta, cioè insignificante. Basterebbe, come dire, potenziare un pochettino di più e credere un po' di più nelle energie rinnovabili in questo Paese, come stanno facendo in tutto il mondo. Basterebbe snellire un po' le pratiche necessarie per autorizzare gli impianti fotovoltaici ed eolici. Quelli sì che rappresentano il futuro del nostro Paese e quelli sì che rappresentano l'autonomia energetica del nostro Paese.
Perché il sole e il vento, cara Sottosegretaria, hanno un grande difetto, io me ne rendo conto: non costano nulla. Però noi siamo ricchi di vento e di sole, a differenza di carbone, di uranio, di petrolio e di gas, che dobbiamo acquistare da un'altra parte perché noi non ce li abbiamo. E allora dovremmo mettere a valore le nostre risorse, il sole ed il vento, che sono gratis, e questo ci potrebbe assicurare davvero quell'autonomia energetica, peraltro compatibile, ovviamente, con il rispetto dell'ambiente, e in linea rispetto alla necessità di affrontare la crisi climatica, e permetterebbe anche una cosa non secondaria, ma molto, molto importante secondo me: il fatto di permettere un abbassamento del costo dell'energia nel nostro Paese per andare di fronte alle famiglie italiane.
Così come, devo dire, è anche decaduto questo emendamento con il quale voi volevate allungare la vita e la possibilità di tenere nel porto di Fiumicino i rigassificatori per altri due anni. Avete detto che era un'emergenza, avete detto che era relativo alla crisi energetica che era in corso durante la guerra Russia-Ucraina. Ma voi dovete affrontarli in modo strutturale i problemi dell'energia, non potete pensare di continuare a consumare gas e petrolio, combustibili fossili; non potete pensare di trasformare l'Italia in un del gas a livello europeo.
È contro i criteri più ovvi che devono salvaguardare, come dicevo anche poc'anzi, il diritto a un'energia a basso costo per i cittadini e per le imprese, che è quello di avere un'autonomia energetica, appunto, basandola sulle energie rinnovabili. Ma, da questo punto di vista, voi non ci ascoltate. Da questo punto di vista, per voi contano soltanto gli interessi delle grandi multinazionali, di quelli che, vendendo gas sovraccosto nel nostro Paese, hanno fatto 70 miliardi di extraprofitti.
E questi extraprofitti non è che sono giusti profitti dovuti a investimenti intelligenti del , no! Sono extraprofitti perché sono stati ricavati da un del prezzo ingiustificato, da una speculazione, di fatto. E questi 70 miliardi li hanno tirati fuori tutti i cittadini e le cittadine italiane.
Ma anche le famiglie, le imprese. Voi, per far accumulare questi 70 miliardi di extraprofitti, avete messo sotto pressione il nostro sistema produttivo e avete messo in difficoltà milioni di famiglie italiane.
Io penso che ci siano molte questioni da affrontare e abbiamo cercato di indicarvele, come quella sui precari della giustizia, legati anche ai progetti PNRR. Vi abbiamo chiesto di stabilizzare questi precari, vi abbiamo chiesto quantomeno di prorogare i contratti di questi precari che sono fondamentali non soltanto per le pratiche PNRR, ma per l'andamento stesso della giustizia nel nostro Paese. Guardate che la questione della giustizia non è quella che dite voi, non è il fatto della separazione delle carriere, la questione della giustizia è che bisogna efficientare quella macchina e, per efficientare quella macchina, ci devono essere le strutture, ci devono essere investimenti veri: devono essere assunti i precari, devono essere assunti nuovi assistenti alla giustizia, devono essere potenziate le strutture dei magistrati che affrontano i problemi, perché soltanto in questo modo velocizziamo le sentenze e velocizziamo i pareri che la magistratura è chiamata a dare. È così che si riforma e si fanno gli interessi del Paese. Peraltro, queste questioni che sto citando sono quelle che avete sottoscritto voi, anche quando avete accolto e accettato i fondi PNRR, perché uno dei punti fondamentali era quello di snellire le procedure della giustizia.
Ma questo vale per la scuola, vale per la sanità, in modo particolare. Ma voi vi volete rendere conto che nel nostro Paese mancano oltre 16.500 medici specialisti e mancano oltre 65.000 infermieri? Al tempo del COVID avete detto e abbiamo detto, tutti, che non ci saremmo dimenticati degli eroi degli ospedali, cioè i medici e gli infermieri. Ma queste promesse sono diventate come neve al sole d'estate, cara Sottosegretaria, almeno da parte del vostro Governo, del Governo Meloni che, invece, da questo punto di vista, non soltanto non ha risolto, non ha affrontato i problemi, ma ha fatto un passo indietro.
Così come sulla vicenda - me lo lasci dire - vergognosa che riguarda le sperimentazioni sugli animali che non sono necessarie, perché in questo momento le tecnologie prevedono la possibilità di utilizzare altre forme di sperimentazione, non quelle sugli animali stessi. Io penso che i nostri emendamenti, che tendevano a tutelare anche i diritti degli animali, sono stati totalmente ignorati rispetto alle vostre idee di estendere addirittura la vivisezione per la ricerca. Quindi, sulla sanità ci sono questioni che devono essere certamente chiarite.
Ma anche dal punto di vista dell'editoria, io vorrei ricordare che, nel bocciare quegli emendamenti sull'editoria, si limita la libertà di stampa nel nostro Paese. Si limita, ripeto, la libertà di stampa nel nostro Paese. Ora, voi di questo ve ne dovete assumere la responsabilità, perché è chiaro che una stampa sempre più forte è una stampa sempre più libera; una stampa che ha il sostegno dello Stato è una stampa più libera perché non è sottoposta alla pressione dei gruppi di interesse imprenditoriali. E su questo si misura la capacità democratica di un Paese, si misura la democrazia di un Paese. E francamente, da questo punto di vista, la conduzione del Governo da parte della destra di Giorgia Meloni sta portando il nostro Paese in fondo alla lista dei Paesi meno liberi dal punto di vista della libertà di stampa. Del resto, basta vedere tutte le classifiche mondiali, da questo punto di vista, per ricordarlo.
Devo dire che ho trovato abbastanza stupefacente quello che sta accadendo nel Paese da parte della gestione della destra italiana: non rispettate neanche le sentenze della Corte costituzionale per quanto riguarda, per esempio, l'autonomia differenziata, dove sono stati stabiliti, da parte della Corte, una serie di tasselli, di questioni fondamentali che devono essere rispettate. E, in barba a quello che dice la Corte costituzionale, voi che cosa fate? Arrivate al Consiglio dei ministri con quattro regioni per sottoscrivere le intese sull'autonomia differenziata. Guarda caso, tutte regioni del Nord Italia, gestite, diciamo, direttamente dalla destra. Ma la parte della sentenza della Corte costituzionale che dice che, per fare qualunque intesa, è necessario prima di tutto stabilire come devono essere definiti i LEP, francamente questa cosa non la potete ignorare. Ma, d'altro canto, voi, sulla vicenda specifica dei LEP che ancora non sono ancora definiti, lo dite anche in questo provvedimento, chiedendo la proroga al 31 dicembre per poterli definire. Ma allora la domanda viene naturale: se i LEP, così come voi dite, sono ancora da definire, come si fa a fare le intese con le regioni come state facendo in altra sede, a livello governativo? Delle due, l'una: o i LEP ci sono e, allora, diteci dove stanno, oppure i LEP ancora non ci sono perché voi chiedete la proroga e, allora, bisognerebbe interrompere immediatamente quella procedura di sottoscrizione delle intese tra le regioni del Nord e il Governo.
Su queste vicende voi dovete essere chiari perché il Paese è molto orientato sulla vicenda dell'unità del Paese e sulla vicenda della contrarietà profonda rispetto a questa autonomia differenziata che tutela soltanto i ricchi a svantaggio dei poveri; questa autonomia differenziata che non tutela il diritto alla salute in modo uguale per tutte e per tutti, in qualunque parte; questa autonomia differenziata che mette in discussione, quindi, il principio fondamentale dell'uguaglianza dei diritti.
Io penso che il vostro provvedimento sia sbagliato nel metodo, sbagliato nell'indeterminatezza con la quale l'avete condotto che, come dire, sottintende le difficoltà del vostro Governo, la poca chiarezza degli orientamenti e degli orizzonti che vuole far intravedere ai cittadini e alle cittadine e gli scontri diretti tra le diverse anime della maggioranza. La confusione ha regnato sovrana. Uno dei più brutti provvedimenti del nostro Parlamento oggi è arrivato in Aula, alla Camera. Sarebbe stato meglio, cara Sottosegretaria, avere un sussulto di dignità e non portare avanti questo provvedimento.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, Sottosegretaria Siracusano, intervengo in questa sede per manifestare, anche in Aula, tutto il dispiacere del gruppo del Partito Democratico per come si sono conclusi i lavori in Commissione, per le difficoltà che ci sono state. Purtroppo, non è stato possibile completare l'esame nel merito di tante questioni che sono rimaste aperte e devo riconoscere la correttezza del presidente Mangialavori che ha onorato almeno quello che era l'impegno che era stato preso in Capigruppo per la conclusione della discussione nei tempi dati. Anche se, purtroppo, per i tempi con cui il Governo - nonostante l'impegno della Sottosegretaria Siracusano che è stata sempre presente, e questo lo riconosciamo e lo apprezziamo - ha presentato alcune riformulazioni e non altre a causa di difficoltà interne alla maggioranza che si sono, poi, di fatto, scaricate su quelle che erano le risposte che avremmo potuto e dovuto dare ai cittadini su tanti temi che restano aperti.
Restano aperti in questa discussione in Aula e non potranno essere risolti in questo provvedimento perché, a breve, verrà posta la fiducia. Potremo confrontarci sugli ordini del giorno, quella forse può essere un'occasione per cercare di dare degli elementi di indirizzo su altri provvedimenti, però, questa porta, quella del Milleproroghe, si chiude, si chiude lasciando molte questioni aperte sul campo. Noi, per rispondere anche alle critiche, vogliamo entrare nel merito di alcune questioni.
Innanzitutto, sulla questione dei divari territoriali, questo provvedimento conferma questo Esecutivo come il Governo più antimeridionalista della storia della Repubblica. Prosegue, infatti, sulla strada della differenziazione dell'autonomia differenziata con la definizione dei LEP voluta dal Ministro Calderoli all'indomani della scellerata decisione di approvare gli schemi di intesa con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto.
Si delinea così una vera e propria secessione delle regioni più forti del Nord, mentre il Mezzogiorno e le aree interne vengono ulteriormente penalizzate. Lo dimostra anche il pasticcio della decontribuzione destinata alle aree ZES e alle assunzioni di giovani e donne, uno strumento fondamentale per lo sviluppo del Sud. Prima viene inserita nella bozza, poi è eliminata nel testo approvato dal Consiglio dei ministri. La misura è stata infine reinserita grazie alla riformulazione di un emendamento del PD, ma con durata e percentuale di esonero ridotta.
Sulle aree interne e montane si sfiora il paradosso. Mercoledì il Governo ha deciso di declassificare 700 comuni, che non saranno più considerati montani. Si tratta dell'ennesimo colpo inferto a quei territori, con conseguenze immediate e concrete. In primo luogo, il rischio di chiusura delle scuole, che non potranno più usufruire delle deroghe necessarie per la formazione delle classi degli istituti. È una scelta inaccettabile. Queste zone del Paese non sono marginali, ma vengono sistematicamente marginalizzate e avrebbero, invece, bisogno di sostegno e non di abbandono.
Come Partito Democratico, da sempre attento alle esigenze degli enti locali, rivendichiamo i risultati ottenuti con l'emendamento che proroga gli incentivi alle fusioni tra i comuni, pur ritenendo che tale misura avrebbe dovuto essere resa strutturale e permanente. Alcune delle scelte che sono state operate nel confronto lasciano sul campo e accantonano, come sono stati accantonati oltre 100 emendamenti che non abbiamo potuto discutere, questioni che però sono centrali e vitali nel Paese, e che meritavano una risposta con maggiore attenzione da parte del Governo.
Parto da un tema su cui non c'è stato nemmeno l'accantonamento, ma c'è stato proprio il voto contrario da parte della maggioranza, da parte delle forze che sostengono il Governo Meloni. Noi avevamo chiesto, con grande attenzione, di prorogare quella che era la sospensione delle norme “taglia idonei” che erano state previste dallo stesso Governo e che lo stesso Governo aveva sospeso, perché stabilire, prima di sapere quante persone serviranno alle amministrazioni, un limite massimo del 20 per cento di scorrimento delle graduatorie degli idonei significa negarsi la possibilità di avere energie immediatamente disponibili, punire i sacrifici delle persone che hanno studiato, si sono preparate e hanno superato le prove concorsuali e decidere a prescindere che quelle persone, oltre una certa percentuale, non serviranno più, quando, invece, servono per la fame di personale che abbiamo e con le esigenze di rinnovamento e rafforzamento della pubblica amministrazione che sono indispensabili.
Ecco, noi vi avevamo chiesto di prorogare questa sospensione, perché il numero di persone che sarebbero state necessarie si sarebbe visto nella durata della validità delle graduatorie; così come voi non avete dato la disponibilità a una proroga delle graduatorie, che è indispensabile in determinati settori. Abbiamo sentito alcuni esempi. C'è il tema della giustizia, abbiamo il tema degli Uffici del processo, abbiamo il tema della scuola, abbiamo il tema delle Forze dell'ordine.
Ecco, in tutti questi settori si poteva agire con maggiore decisione per cercare di costruire uno schema normativo che consentisse a tutte le energie immediatamente disponibili e necessarie di essere chiamate poi a garantire servizi migliori ai cittadini. Noi pensiamo che questa sia un'occasione persa e pensiamo che sia un errore. Continueremo nei prossimi provvedimenti, perché una cosa dobbiamo dirla qui, in quest'Aula. Alla fine, il Milleproroghe consente di affrontare tante discussioni insieme, ma non c'è nessuna regola che dica che le proroghe debbano essere inserite esclusivamente nel Milleproroghe. Ci sono tanti veicoli e strumenti normativi per affrontare queste questioni.
Quindi, noi perdiamo oggi un'occasione, ma lo spazio di confronto rimane aperto, se si decide di voler intervenire per dare la risposta che fino a oggi è mancata. Nessuno si nasconda dietro il dito del Milleproroghe per dire che il Governo non ha altri strumenti per poter dare questa risposta, se c'è la volontà politica di rendere coerente ciò che si vota in Commissione e ciò che si vota in quest'Aula con ciò che si dice nel Paese.
Qui arriviamo a uno dei paradossi più evidenti, noi lo abbiamo denunciato con grande forza in Commissione. Io voglio ringraziare la Sottosegretaria Siracusano, se avrà l'attenzione di ascoltare questo passaggio. Ringrazio il Ministro Ciriani per averci raggiunto, può essere anche utile che, anche nel suo ruolo, possa ascoltare quello che stiamo rivolgendo al Governo. Noi abbiamo provato a intervenire - ma c'è stato un doppio accantonamento che dimostra comunque un'attenzione del Governo su questo tema, però, a questo punto, noi vorremmo che l'attenzione poi si traducesse nella concretezza dell'azione, perché sennò rischia poi di rimanere un tema che non si sviluppa nella realtà - sulla gravissima situazione legata al contributo che la manovra ha introdotto sui pacchi provenienti dall'extra UE, di valore fino a 150 euro, un contributo nazionale di 2 euro.
Perché è ormai dimostrato, conclamato dal calo che abbiamo avuto di quasi il 50 per cento a Malpensa, ma non solo, in diversi scali nazionali, che il fatto di prevedere questo contributo in Italia e non a livello europeo, come si sta lavorando legittimamente per fare… Perché, vedete, il tema delle barriere tariffarie e delle riforme delle dogane è un grande tema europeo, e si può decidere a livello comunitario di procedere nella direzione di dazi o di interventi che in qualche modo orientino i flussi, ma a livello comunitario. Se lo fa solo l'Italia, o l'Italia e la Romania, o l'Italia, la Romania e la Francia, di fatto si sta creando una deviazione di determinati flussi verso i Paesi che non introducono questo contributo.
E l'effetto qual è? È che noi non solo non otteniamo le risorse che erano state previste nella manovra, i 125 milioni che erano stati considerati il possibile beneficio per le casse dello Stato di questo provvedimento, ma, da un lato, perdiamo anche quelli che sono i flussi, e quindi le entrate doganali legate all'arrivo di questi flussi in Italia, che si stanno già delocalizzando in maniera importante verso altri Paesi europei, dall'altro, diamo anche un colpo fortissimo, denunciato dal primo momento dal circolo trasporto merci del Partito Democratico, che ha organizzato anche una manifestazione qui, di fronte alla Camera, in occasione dei nostri lavori, ma anche da tutte le imprese del settore e da tutte le forze sociali ed economiche, alla filiera della logistica dell'autotrasporto nazionale.
Perché, nel momento in cui vengono scaricati in Germania e non in Italia i pacchi che devono arrivare qui, è chiaro che poi è più difficile che sia il nostro autotrasporto a consegnarli a casa. È più facile che noi stiamo creando dei danni economici e occupazionali. Ora, vedo il Ministro Ciriani prendere appunti. Io mi auguro con tutto il cuore che si stia appuntando queste cifre e stia considerando necessario che quello che sta dicendo in occasioni pubbliche il Ministro Giorgetti e quello che, rispondendo durante un , ha detto il Sottosegretario Freni, cioè il fatto che si intende correggere questa norma, mentre non si è fatta nemmeno la votazione dell'emendamento al Milleproroghe che noi avevamo presentato, a prima firma della collega Roggiani, per chiedere semplicemente di sospendere gli effetti fino all'entrata in vigore della norma europea, per darvi più tempo di dare un segnale chiaro… Noi ci fermiamo su questa direzione scellerata e riteniamo necessario lavorare invece per trovare le coperture necessarie per cancellare questa norma sbagliata.
In assenza di questo segnale chiaro, è però indispensabile che il Governo non lo dica semplicemente nelle dichiarazioni negli articoli di giornali, ma metta nero su bianco una norma. Ora, nei lavori di Commissione c'è stata un'apertura della maggioranza a sostenere unitariamente un ordine del giorno. So che anche altre forze politiche stanno presentando ordini del giorno, ci saranno diversi ordini del giorno. Noi siamo disponibili, vorremmo la firma di tutti i gruppi sui nostri e siamo disponibili a firmare tutti quelli degli altri gruppi.
Vorremmo che su questo ci fosse un pronunciamento unanime del Parlamento, è questo che abbiamo sollecitato. Vorremmo, però, che questa azione, questa tassa sui pacchi contro la logistica italiana, questo “autodazio” che ci stiamo dando da soli e che sta danneggiando le casse del nostro Paese venga corretto immediatamente. Avevamo chiesto un impegno al Governo di dare una data certa: segnaliamo che dal 1° marzo si cominceranno a pagare queste tasse, e quindi il rischio vero è che certi cambiamenti diventeranno irreversibili. Noi stiamo assistendo a un calo legato a una previsione di danno, ma quando questo danno arriverà e sarà considerata riallineata tutta la catena del valore, a quel punto, probabilmente, anche quando lo toglierete, non riuscirete a riportare qui il traffico.
E se ce lo dice il , ce lo dice , ce lo dice la stampa internazionale, tutto il mondo sta parlando di come stiamo sbagliando impostazione, perché la soluzione su questo, ma su tanti temi, non è una soluzione nazionale, deve essere una soluzione europea. Se noi non alziamo il livello della discussione in un'ottica, in un orizzonte, in una dimensione europea, noi non riusciremo mai a svolgere una funzione utile. Rischiamo, invece, di danneggiare i soggetti del nostro Paese.
Poi potremmo parlare di tante altre promesse tradite, sulle questioni delle polizze catastrofali e su altre questioni. Ci siamo confrontati aspramente sul tema della sospensione dei tributi e ci sono tante questioni che rimangono aperte o che si sono affrontate e che non hanno visto soluzione.
Su questo tema specifico, però, io chiedo veramente una riflessione al Governo e un'assunzione di responsabilità. Noi comunque avremo l'occasione lunedì, con gli ordini del giorno, almeno di dare dei segnali ulteriori di orizzonte parlamentare. È fondamentale che si prenda un impegno e che si dia questo segnale. Poi, bisognerebbe fare tante altre cose che servono per ottimizzare il nostro sistema, per renderlo più competitivo, ma almeno su questo sarebbe fondamentale dare un segnale.
Quindi, noi chiediamo veramente al Governo e rinnoviamo il nostro appello a portare nel lavoro del Governo e nel lavoro parlamentare la stessa nettezza delle dichiarazioni che stiamo leggendo sulla stampa e dai giornali, perché è un paradosso: abbiamo letto nei titoli dei giornali che questa tassa è stata sospesa e, invece, nel Milleproroghe non avete garantito la copertura necessaria a realizzare questa sospensione e ancora non sappiamo in quale provvedimento voi interverrete per fare questa cancellazione.
Voglio rivolgere un ultimo appello per una questione che tocca sicuramente la mia città, Roma Capitale - ma non solo, dato che tocca molte città italiane -, che riguarda una particolare dimensione dell'impegno nei servizi educativi e scolastici, che è quella legata al personale, alle competenze e alle esperienze delle donne e degli uomini che lavorano negli asili nido. Da questo punto di vista noi abbiamo un'esigenza fondamentale, che deve assolutamente trovare una risposta da parte dell'azione del Governo, perché noi abbiamo delle graduatorie che sono fatte, per quanto riguarda il personale dei nidi, di donne e di uomini che già lavorano nei nostri asili nido. Sono lavoratrici e lavoratori precari che hanno grandissima qualità, esperienza, competenza, che potrebbero e devono assolutamente avere anche quella garanzia di stabilizzazione che gli può consentire di essere nella loro vita in grado, poi, di avere quelle certezze che fino a oggi sono mancate. Penso a Roma Capitale, ma non solo, perché tante amministrazioni stanno facendo grandissimi sforzi per garantire queste assunzioni e lo fanno progressivamente, anno dopo anno, assumendo quante più persone possibili ogni anno.
Ora, però, qual è il problema? Se a livello nazionale - e questo è un tema che non può essere risolto dai singoli enti locali, dal singolo comune e nemmeno da Roma Capitale - il Governo non prevede una proroga che vada oltre l'orizzonte del 2027 della validità delle graduatorie dei nidi e non lo fa per tempo, i comuni, per garantire la copertura dell'anno scolastico che verrà, saranno costretti - perché non hanno più una graduatoria che gli può consentire di coprire quello che sarà il ricambio necessario alla fine dell'anno - a realizzare una nuova graduatoria, che rischia di tagliare fuori tutte le lavoratrici precarie e i lavoratori precari che già lavorano nei nostri nidi.
Quindi, il tema della proroga delle graduatorie dei nidi a livello nazionale, che non è stato toccato in questo intervento ma noi chiediamo con forza che venga toccato, è indispensabile, a meno che il Governo non abbia intenzione di chiudere la porta in faccia a tutte quelle lavoratrici e quei lavoratori che già lavorano nei nostri nidi, che si troverebbero impossibilitati a essere assunti anche là dove gli enti locali stanno facendo grandissimi sacrifici per poterli assumere. Dato che, a livello territoriale, anche le forze di maggioranza sanno giustamente che su questi temi sarebbe importante non dividersi ma essere uniti per perorare l'assunzione di queste persone, dato che, però, gli enti locali ci dicono che per poterlo fare e programmare hanno bisogno di questa proroga e dato che lo stesso Ministro Zangrillo, che sappiamo non essere un grande delle proroghe, in passato ha garantito proroghe proprio per andare in questa direzione, se però adesso noi siamo arrivati a febbraio e dobbiamo avere una proroga che consenta di programmare anche il prossimo anno scolastico allora è indispensabile che il Governo assuma questo impegno.
Poi, non si è fatto nel Milleproroghe e si decide di farlo su un prossimo provvedimento? Valutate voi qual è il provvedimento e avrete pieno sostegno da parte delle opposizioni, però non è possibile, non è pensabile e non è neanche giusto nei confronti di queste persone dire, in Parlamento o al Governo, una cosa diversa da quella che si dice nelle assemblee che si convocano sul territorio con loro e chiudere alla possibilità che possano essere assunte, cosa che nei loro confronti veramente rappresenta un'ingiustizia molto grave.
Concludo con un ultimo passaggio, che ritengo molto importante. L'ultimo emendamento che abbiamo votato è stato un emendamento che rappresenta una possibilità. Noi abbiamo accettato la riformulazione in questa chiave per evitare quello che sarebbe un danno per tutta la democrazia, cioè il rischio della chiusura di . Ora, rappresenta - con uno slogan molto felice - “in una voce tutte le voci”. È vero, nel senso che è la possibilità non solo di seguire i nostri lavori, ma anche di seguire i lavori dei partiti, delle organizzazioni sociali. È una voce indispensabile per la nostra democrazia. Leggo dal comitato di redazione di che, per quello che è stato votato ieri in Commissione, loro rischiano, già a partire dal prossimo mese, di non poter pagare gli stipendi ai lavoratori e alle lavoratrici, perché il tagliare la convenzione da 8 a 4 milioni, come è stato fatto, rappresenta un rischio insostenibile per quanto riguarda la loro posizione.
Io mi rivolgo al Governo per dire - abbiamo sentito anche le parole della Presidente del Consiglio in conferenza stampa - che il fatto che nella manovra finanziaria e poi nel Milleproroghe non si sia trovata una soluzione per e che si sia trovato solo all'ultimo istante un emendamento, che tra l'altro è tutto da verificare nella sua esecuzione, rischia veramente di rappresentare un danno gravissimo per la democrazia italiana. Quindi, io veramente penso che la responsabilità dei gruppi parlamentari, della Sottosegretaria Siracusano, che ringrazio, di tutti i gruppi…noi avevamo un emendamento a prima firma della presidente Braga, sostenuto dalla collega Bonafe', firmato anche da me, che abbiamo accettato di riformulare solo nella logica di tenere accesa una speranza, però adesso chiediamo veramente che dal Governo arrivino parole chiare e nette, perché pensiamo che sia molto, molto rischioso il percorso ed esprimiamo, concludendo questo intervento, tutta la nostra solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori di .
Voglio anche ringraziare tutti i funzionari che hanno lavorato in Commissione, perché ci sono state difficoltà, ci sono stati scontri, però c'è stata anche una grande professionalità che ci ha consentito, anche in condizioni così difficili, comunque di onorare il nostro impegno.
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare la relatrice, deputata Bordonali.
SIMONA BORDONALI, Grazie, Presidente. Voglio intervenire in replica solo per ringraziare anch'io gli uffici. Sono state settimane anche molto difficili. In conclusione, il lavoro degli uffici è stato incredibile. Quindi, veramente grazie di cuore per la grandissima pazienza, soprattutto, che avete avuto e la solita professionalità che manifestate e che, in questo caso, è stata ancora più preziosa.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il Governo, che rinuncia. Quindi, secondo le intese intercorse fra i gruppi presenti in Aula, passiamo direttamente…forse avevo capito male, allora. Chiedo scusa. A verbale: ho capito male e, quindi, do la parola alla Sottosegretaria Siracusano.
MATILDE SIRACUSANO,. Intervengo brevemente, Presidente. Volevo anch'io ringraziare, intanto, i relatori e la relatrice Bordonali, che ha fatto uno straordinario lavoro, tutti i colleghi di Commissione e anche il Ministro Ciriani. Lo dico in premessa perché è vero che alcune questioni sono rimaste in sospeso, perché il Milleproroghe è un provvedimento molto corposo. Abbiamo fatto tanto; si poteva fare di più, si può sempre fare di più, ma certamente non si può fare tutto con il decreto Milleproroghe. Quindi, alcune questioni sono rimaste in sospeso e il Ministro Ciriani ha dato immediata disponibilità a tutti i gruppi parlamentari di vedere le questioni rimaste in sospeso per affrontarle nei prossimi provvedimenti - e ce ne saranno - in cui potremo inserire delle misure che non abbiamo approvato.
Però, una cosa permettetemi di dirvela, perché, per onestà intellettuale non accetto che mi si dica che vi è stato un muro contro muro contro le opposizioni. Questo non è un atteggiamento che da questa parte arriva, perché - lo dicono anche i numeri - sono stati 70 gli emendamenti dell'opposizione approvati. Mi dispiace che il muro contro muro, invece, sia stato fatto alla fine, quando, in zona Cesarini, sono arrivati degli emendamenti importanti, che riguardano anche i lavoratori, che, per il muro contro muro tra maggioranza e opposizione, non sono stati approvati. È difficile spiegare alle persone fuori che alcuni lavoratori non sono stati prorogati perché maggioranza e opposizione hanno litigato per 10 minuti in più. Quindi, questo mi dispiace perché non mi era mai successo e spero che non accada più.
Comunque, anch'io rinnovo i ringraziamenti ai funzionari, ai colleghi e anche al Ministro per la disponibilità che ha manifestato. Ci incontreremo nei prossimi giorni per risolvere le questioni in sospeso.
PRESIDENTE. Secondo le intese intercorse tra i gruppi presenti in Aula, passiamo direttamente al seguito dell'esame del provvedimento, per consentire la posizione della questione di fiducia anche prima delle ore 14,30, orario convenuto in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo.
PRESIDENTE. Passiamo, quindi, all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione e delle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge .
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, senatore Luca Ciriani. Ne ha facoltà.
LUCA CIRIANI,. Grazie, Presidente. Colleghi deputati, a nome del Governo, autorizzato dal Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull'approvazione senza emendamenti, subemendamenti e articoli aggiuntivi dell'articolo unico del disegno di legge n. 2753-A, recante conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 dicembre 2025, n. 200, nel testo approvato dalle Commissioni riunite.
PRESIDENTE. Secondo quanto convenuto nella riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo dello scorso 17 febbraio, l'esame del provvedimento riprenderà nella seduta di lunedì 23 febbraio. La votazione per appello nominale sulla questione di fiducia avrà luogo a partire dalle ore 14, previe dichiarazioni di voto a partire dalle ore 12,20.
Successivamente, con prosecuzione notturna dalle 21 alle 24, avranno luogo le successive fasi d'esame del provvedimento.
Estraggo a sorte il nominativo del deputato dal quale avrà inizio la chiama.
La chiama avrà inizio dal deputato Raffaele Bruno.
Avverto che, come già comunicato ai gruppi, nella seduta di martedì 24 febbraio, alle ore 15, avrà luogo la commemorazione dell'onorevole Attaguile.
Conseguentemente, nella parte pomeridiana della seduta, le votazioni avranno inizio alle ore 15,30.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Scerra. Ne ha facoltà.
FILIPPO SCERRA(M5S). Presidente, siamo molto preoccupati. Io sono di Siracusa. Siracusa è una città bellissima che, fra le varie bellezze, ha nel mare il suo patrimonio identitario. Ebbene, proprio vicino all'isola di Ortigia, uno dei posti più belli del mondo, vicino al cosiddetto Porto Grande, c'è un'area - quella dell' idroscalo “De Filippis” - che appartiene, in questo momento, all'Aeronautica militare. Ebbene, nel 2022 l'Aeronautica militare, il Ministero della Difesa, il Sottosegretario avevano aperto alla possibilità che quest'area fosse restituita alla città. Per la cittadina di Siracusa questa era una notizia bellissima, cioè la possibilità di avere un che arrivasse dall'isola di Ortigia, tramite il Porto Grande, addirittura fino al fiume Ciane. Questo era il prospetto che avevano immaginato i siracusani, e questa cosa avrebbe fatto diventare Siracusa più funzionale e più bella: sarebbe stato incredibile.
Ebbene, rispetto al 2022, il Ministero della Difesa pare abbia cambiato idea e sia tornato indietro, e per noi questa è una cosa molto grave. Infatti, siamo venuti a sapere che, prima, c'è stato un bando di per concedere quell'area ai privati, poi addirittura siamo venuti a sapere che c'è praticamente un rafforzamento dell'impegno militare, perché si parla addirittura di base alternata di atterraggio e rischieramento per gli elicotteri delle Forze armate.
Ma io dico, Presidente: in un posto come Siracusa, vicino a Ortigia, noi facciamo passare gli elicotteri che fanno da base alternata, cioè un rafforzamento dell'impegno militare a Siracusa? Questo ci preoccupa, e questo è coerente con la postura di questo Governo che va nella direzione del riarmo, che va nella direzione delle maggiori spese militari.
Siamo molto preoccupati, il Governo si deve fermare. Questo è un progetto che si deve condividere con la cittadinanza e si deve fermare . Il Ministero della Difesa venga a Siracusa e venga a parlare con noi di quelli che sono i suoi obiettivi e i suoi programmi riguardo all'Aeronautica militare di Siracusa .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Sì, grazie, Presidente. Approfitto di questo fine seduta per denunciare un fatto gravissimo. A Bagno a Ripoli i consiglieri di Fratelli d'Italia hanno presentato una mozione nella quale chiedono di schedare le scuole in base al loro orientamento politico e in base al loro orientamento ideologico. In qualche modo, loro vorrebbero che sulla scuola fosse indicato se questa scuola è orientata ideologicamente a sinistra, è è favorevole alla ideologia LGBTQ+, se questa scuola ha un orientamento antifascista.
Io credo che sia assolutamente doveroso essere antifascista. Si tratta di un'intimidazione senza precedenti, senza pudore. Lo stesso orrore fascista iniziò così: dividendo, classificando, schedando, marchiando le persone. E questo non è assolutamente accettabile.
Le scuole sono un presidio laico di libertà e di assoluta laicità. Azione Studentesca, a Prato, voleva schedare i docenti; a Bagno a Ripoli, Fratelli d'Italia vuole schedare le scuole. È inaccettabile.
Io capisco che abbiano paura di essere scavalcati a destra da Vannacci, ma tutto ciò è assolutamente intollerabile, Presidente .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo, per suo tramite, per rivolgermi alla Presidente del Consiglio dei ministri, perché nelle ultime ore abbiamo tutti visto la pubblicazione, sui canali di due video apparentemente identici: il primo, in cui vengono presentate alcune iniziative del Governo sul decreto Bollette; il secondo, con un attacco violento nei confronti dell'operato dei magistrati e della magistratura, di un altro potere dello Stato.
Ora, la domanda che viene guardando questi due video e guardando come sono stati girati, come appaiono e come vengono pubblicati è: ma chi sta pagando la campagna per il “sì”? Con quali risorse pubbliche? Chi sta lavorando a questa campagna?
Il Governo, prima e invece di chiedere conto a liberi cittadini di come utilizzano le proprie risorse personali per finanziare la campagna per il “no”, dovrebbe fare luce su chi sta facendo e con quali strumenti pubblici si sta portando avanti la campagna per il “sì”.
È una questione di trasparenza e di chiarezza di cui continueremo a chiedere conto .
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Casu. Sono, quindi, terminati gli interventi di fine seduta.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 dicembre 2025, n. 200, recante disposizioni urgenti in materia di termini normativi. (C. 2753-A)
: BORDONALI E ALESSANDRO COLUCCI, per la I Commissione; CANNATA E D'ATTIS, per la V Commissione.