PRESIDENTE. Buongiorno. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
ROBERTO TRAVERSI, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
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PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 93, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Come anticipato ai gruppi, passiamo ora agli interventi sull'ordine dei lavori in occasione del quarto anniversario dell'inizio della guerra mossa dalla Russia all'Ucraina.
Ha chiesto di parlare la deputata Quartapelle Procopio. Ne ha facoltà.
LIA QUARTAPELLE PROCOPIO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Per questa commemorazione non vorrei partire dal momento in cui i missili russi, poco dopo le cinque del mattino, hanno iniziato a colpire Kiev, Odessa, Kharkiv e Mariupol 4 anni fa. Vorrei partire da una conversazione a cui ho assistito pochi mesi dopo, a luglio, sulla Salita di Sant'Andrea, a Kiev, tra coetanei, amici, parlamentari e persone che lavorano nei in Ucraina. Discutevano tra di loro e si chiedevano: anche tu eri sulla lista nera. Ho chiesto meglio, per farmi spiegare, e mi hanno spiegato che, poche ore prima dell'invasione, molti di loro, se non tutti, avevano ricevuto una telefonata che li avvisava di essere su una lista di obiettivi da colpire, una lista russa.
I russi avevano intenzione di uccidere tutte le persone su quella lista nel caso che avessero conquistato Kiev. Ho chiesto: ma che cosa avete deciso? E tutti mi hanno risposto: ne abbiamo parlato con le nostre famiglie e abbiamo deciso di restare. Questa fu una scelta individuale, a partire dal Presidente di quel paese, che quel 24 febbraio 2022 decise di restare. Fu una scelta di tanti individui, tante donne e tanti uomini, fu una scelta di un popolo. Quattro anni dopo l'Ucraina effettivamente è un Paese che è rimasto, che ha resistito e che in questo modo ha tenuto nelle proprie mani il proprio destino.
L'Ucraina in questi 4 anni è un Paese che è cambiato, è un Paese che è diventato più piccolo, non solo per le centinaia di migliaia di morti e di feriti, i profughi, le deportazioni forzate e la russificazione obbligata delle persone che vivono nelle zone conquistate. È un Paese più determinato, nonostante tutto, perché con la guerra ha scelto anche una strada, che è quella della democrazia, della libertà e dell'Europa. È un Paese che è stato capace di affrontare tante cose, tra cui un grande scandalo di corruzione, consapevole che la corruzione è quella che mina il rapporto tra chi decide e chi elegge, tra i cittadini e il suo Governo.
Ed è un Paese che è diventato più vicino: non è più una cosa altra da noi, responsabilità o area di influenza di altri. È un Paese che, quando vediamo apparire alle Olimpiadi, tutti noi tifiamo, esultiamo per la squadra ucraina. È un Paese che sentiamo vicino all'Europa, parte dell'Europa, perché oggi l'Ucraina è nel cuore dell'Europa, di una nuova Europa. Resistere, vivere, sperare: è quello che gli ucraini hanno deciso di fare, perché avevano una scelta, avevano la scelta di arrendersi, sottomettersi e farsi occupare. Ma hanno voluto decidere del proprio futuro, hanno voluto decidere di svegliarsi liberamente ogni mattina e decidere come condurre la propria vita, come individui e come Nazione.
In questi quattro anni quello che sta vivendo l'Ucraina è stata una grande lezione anche per l'Europa. Ci ha insegnato che anche noi possiamo tenere nelle mani il nostro futuro. Quando, come ieri, l'Ungheria di Orbán blocca, con una colpevolezza senza limiti, delle decisioni fondamentali, facendo sostanzialmente il gioco di Putin, ci lamentiamo che l'Europa non fa abbastanza, ma dimentichiamo quanto l'Europa ha fatto in questi anni e quanto l'Europa è cambiata in questi anni. È un'Europa che si è fatta più unita e ha ritrovato un pezzo di se stessa, il Regno Unito.
È un'Europa che prende delle decisioni fondamentali per la sicurezza del nostro continente. È un'Europa che per la prima volta è in grado di considerare prima di tutto un interesse comune, quello europeo, prima degli interessi delle capitali. E in questi quattro anni parliamo troppo poco di come effettivamente sia cambiata anche la Russia. In Italia e in particolare in quei Paesi che sono più esposti alla propaganda e alla disinformazione sembra che la Russia stia vincendo, ma siamo sicuri che la Russia sia così vicina alla vittoria? È un Paese vicino alla vittoria quello che manda a morire mille uomini al giorno per conquistare qualche metro di terreno?
È un Paese vicino alla vittoria quello che recluta forzosamente e con l'inganno cittadini africani, perché non ha più persone da mandare al fronte? O forse questo è il volto di un regime, con un dittatore che non accetta di perdere questa guerra? Quattro anni dopo non avremmo mai immaginato che ci sarebbero stati tanti problemi a Mosca quanti a Washington.
Noi, come Europa, non sappiamo che cosa deciderà di fare Putin, se deciderà di capire che questa guerra non la può vincere. Non sappiamo a quale arbitrio ci esporrà ancora una volta il Presidente Trump. Ma sappiamo una cosa, e cioè che noi, ucraini, italiani, francesi, tedeschi, polacchi, spagnoli, in una parola noi, insieme, noi europei, possiamo fare una cosa sola: fare la nostra Europa più forte, più unita, più determinata per difendere una pace giusta e una pace sicura .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Calovini. Ne ha facoltà.
GIANGIACOMO CALOVINI(FDI). Grazie, Presidente. Credo sia doveroso oggi iniziare questa commemorazione, questo momento di riflessione, pensando al numero di vittime dall'inizio di quel terribile conflitto quattro anni fa, a causa di una scellerata invasione russa nei confronti del territorio ucraino. Ma la situazione è talmente drammatica che, oggi, dobbiamo ricordare quanto avvenuto senza avere numeri precisi; infatti, secondo le fonti più ottimistiche, da una parte e dall'altra - perché è doveroso ricordare, indipendentemente dal passaporto, indipendentemente dalla divisa che si indossa, i morti di entrambe le parti -, si tratterebbe di mezzo milione, ripeto, secondo le cifre più ottimistiche, di due milioni di morti, secondo le cifre più pessimistiche. E allora oggi abbiamo il dovere di non ricordare soltanto le atrocità di questo conflitto ma probabilmente è arrivato il momento di pensare al presente e al futuro, di fare una riflessione sul presente proprio su quello che ci dicono questi quattro anni e di come - sono molto d'accordo con chi mi ha preceduto, con l'onorevole Quartapelle Procopio - sia doveroso sottolineare che, dal punto di vista morale, l'Ucraina la guerra l'ha vinta. L'ha vinta con le istituzioni, con la popolazione che si è sacrificata durante questi anni, durante questi mesi, e l'ha vinta anche con chi in Europa e non soltanto, sin dal primo momento, si è schierato in difesa dei confini di Kiev.
E allora dobbiamo pensare anche al futuro e al futuro che porta noi ad avere una serie di responsabilità, perché oggi, in questo momento, non stiamo facendo un dibattito sull'Ucraina, sugli aiuti militari, sull'emendamento, su come bisognerà intervenire prossimamente, ma dobbiamo invece pensare e ricordare a quanto il mondo sta cambiando dal punto di vista geopolitico, nelle relazioni internazionali, nei contesti fuori dai nostri confini e come ad oggi - dobbiamo sottolinearlo - i nostri valori, che rappresentano l'Europa, che rappresentano l'Occidente, che rappresentano la nostra storia, siano ormai costantemente sotto attacco.
Ed è innegabile - ed è giusto ricordarlo anche oggi - che gli ucraini, che sono sul fronte da quattro anni, stanno combattendo, come è stato più volte detto, non soltanto per difendere i loro confini e i loro valori ma per difendere anche i nostri confini e anche i nostri valori.
E allora che il dibattito di oggi, brevissimo, che il ricordo di oggi possa essere in qualche modo anche una speranza per la stessa Ucraina e per tutti noi. Diceva Sant'Agostino che “la speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio”. Lo sdegno per la realtà delle cose e le atrocità, che abbiamo visto in questi quattro anni, con video e con fotografie - noi, Presidente, ne siamo anche testimoni -, sono, purtroppo, sotto gli occhi di tutti. Ma anche il coraggio per cambiarle.
E allora speriamo davvero, Presidente, colleghi tutti, che il ricordo di oggi sia parte, in un qualche modo, di un coraggio che serve per cambiare le cose affinché, per il futuro nostro e quello dei nostri figli e dei nostri nipoti, la guerra in Ucraina sia un terribile conflitto da non dimenticare affinché non si ripeta mai più .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Formentini. Ne ha facoltà.
PAOLO FORMENTINI(LEGA). Grazie, Presidente. Ricordo ancora quelle ore, quattro anni fa, quando Putin aggredì l'Ucraina, quando la Russia invase l'Ucraina. L'Italia tutta partecipò emotivamente, tutti i nostri comuni si mobilitarono, i comuni della Lega, che si dimostrarono pronti ad accogliere chi soffriva, quel popolo attaccato. I nostri giovani, con l'onorevole Toccalini e con l'onorevole Zoffili, organizzarono subito una spedizione per soccorrere e accogliere qui, in Italia, i profughi di quella guerra. E ancora, tutti noi ci mobilitammo, qui in Aula, per esprimere solidarietà, sostegno e, dopo un milione di morti russi, più di un milione, noi siamo ancora qui. Siamo ancora qui a dire quello che dicevamo quattro anni fa: le armi devono tacere, dobbiamo arrivare alla pace. Lo ha ribadito anche questa mattina il nostro segretario federale, Matteo Salvini. Lo ha ribadito con la convinzione di chi, come Ministro per le Infrastrutture, è pronto, e dopo numerose conferenze internazionali proprio con l'Ucraina, si è, appunto, preparato a ricostruire, ma per ricostruire ci vuole la pace. È quella pace, quello spirito olimpico con cui si sono appena conclusi i Giochi olimpici, quei Giochi olimpici in cui tutti noi della Lega abbiamo tanto creduto proprio come simbolo di pace. Giochi che hanno fortemente voluto Matteo Salvini, i nostri governatori, anche se nel silenzio dei nessuno l'ha ricordato. Ma per noi questo è ciò che vuole la Lega, quella Lega del fare, quella Lega della pace.
Questo è il simbolo a cui noi guardiamo. E allora raccogliamo ancora una volta le parole del Papa che domenica ha ripetuto con forza, con passione: “la pace non può essere rimandata”.
Per arrivare a quella pace sappiamo che c'è solo una persona che ci può guidare. No, non è l'Europa purtroppo. È il Presidente Trump, colui che più si è avvicinato a questo obiettivo. È difficile, è complesso, ma abbiamo visto, a Gaza, che, grazie a lui, la pace si può raggiungere. E allora ancora una volta grande fiducia negli Stati Uniti e grande sforzo della Lega per tenere unite le due sponde dell'Atlantico.
Noi amiamo l'Occidente e dopo 1.460 giorni siamo ancora qui a ribadire che dobbiamo tenere tutti insieme, che dobbiamo sempre ricordare che anche se qualcuno ha nel cuore il sogno di fare una grande Russia, forse non si rende conto che sta facendo una grande Cina .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Orsini. Ne ha facoltà.
ANDREA ORSINI(FI-PPE). Grazie, signor Presidente, onorevoli colleghi, signor rappresentante del Governo. Sono passati quattro anni da quella terribile mattina nella quale tutti noi abbiamo appreso increduli che le forze russe erano entrate in Ucraina e puntavano su Kiev. Increduli perché molti di noi, me compreso, si rifiutavano di credere che sarebbe avvenuto quello che, invece, era sotto i nostri occhi. Una brutale macchina militare si apprestava a schiacciare un popolo libero come a Berlino, come a Budapest, come a Praga: senza più il comunismo ma con la stessa logica di egemonia territoriale che impediva ancora una volta alla Russia di riconoscere la scelta di libertà dei popoli vicini. E se in passato lo scopo era ideologico e c'era sempre la possibilità di prendere a pretesto una richiesta di aiuto di regimi fantoccio locali e c'era la possibilità di contare su complicità e simpatie in Occidente, anche in Italia, questa volta si è trattato di prevaricazione nuda.
Quel giorno molti di noi pensarono che la guerra sarebbe stata affare di pochi giorni, che Kiev sarebbe crollata, che Zelensky sarebbe stato esiliato o ucciso, che l'Ucraina sarebbe finita in mani straniere. Nulla di questo è avvenuto. Il popolo ucraino ha dimostrato capacità di resistenza che hanno sorpreso il mondo, coraggio, determinazione, intelligenza tattica.
L'Europa e l'Occidente questa volta non hanno assistito con pavida e rassegnata impotenza, hanno messo in condizione l'Ucraina di resistere pur nella sproporzione delle forze. Molte persone, molti nella società, nel nostro Paese come negli altri Paesi dell'Occidente, si sono mobilitati per prestare aiuto al popolo ucraino. Voglio ricordare un nostro collega, il collega Cappellacci che, pochi giorni dopo l'aggressione a Kiev, è partito, lui personalmente, per l'Ucraina, per andare a raccogliere, a soccorrere i bambini vittime della guerra e portarli al sicuro in Italia ; e come lui altri colleghi, tanti altri; tanti altri italiani hanno dato prova di generosità, di dedizione e impegno.
E, tuttavia, quel giorno è cominciata una tragedia che insanguina il cuore dell'Europa ormai da quattro anni, un tempo che è poco meno della Prima guerra mondiale.
Una tragedia che è costata 15.000 civili ucraini uccisi e 37.000 feriti, che è costata la vita a 150.000 soldati ucraini e ad almeno 350.000 russi. E i soldati nelle guerre sono le prime vittime: sono giovani vite che se ne vanno, cioè il futuro di Paesi che scompare. Questa guerra è costata distruzioni drammatiche, sofferenze a un Paese che scarseggia di tutto, dal cibo all'energia.
Quel giorno è finita anche la speranza, che alcuni ostinatamente coltivavano, di poter avere nella Russia un di un piano di sicurezza condivisa in Europa. Quel giorno le ragioni e i torti sono passati in secondo piano. La Russia, seppure avesse avuto delle ragioni da far valere al tavolo diplomatico, le ha perse aggredendo un Paese più debole, ma un Paese orgogliosamente libero: un Paese che ha scelto l'Occidente, un Paese che ha scelto la libertà.
Chi si era illuso che quella meravigliosa stagione del 1989 avesse davvero significato la vittoria della libertà, negli anni si è, ahimè, dovuto profondamente ricredere. Oggi la libertà è messa nuovamente in pericolo anche nel cuore della nostra Europa, a 700 chilometri da Trieste, a 700 chilometri dai confini italiani. L'Ucraina dista da noi quanto Milano dista da Napoli, poco più di un'ora di aereo. Anche per questo, quello che succede lì ci riguarda direttamente.
Difendendo l'Ucraina non difendiamo un popolo lontano e sconosciuto, che pure meriterebbe di essere difeso, ovviamente, difendiamo noi stessi, difendiamo la nostra civiltà, difendiamo la nostra libertà. I mezzi economici, i mezzi umanitari, i mezzi militari che noi forniamo all'Ucraina non sono soltanto un dono, non sono un puro costo, sono un investimento sul nostro futuro. Se consentissimo alla logica della forza bruta di soffocare un popolo, allora tutto diventerebbe possibile. Non ci sarebbe futuro non solo per l'Ucraina, ma per l'Europa e per l'Occidente.
Proprio le cose che ci sono tanto care - il nostro , la nostra istruzione, la nostra sanità, il nostro benessere e, soprattutto, la nostra libertà - sarebbero in grande pericolo.
L'Ucraina ci ricorda l'attualità di un bellissimo motto inciso a Washington sul Memoriale della guerra di Corea: “”, la libertà non è gratis. Non lo è per gli ucraini, che la stanno pagando carissima, ma non lo è neppure per noi. E chi non ha la forza, il coraggio o la coerenza di pagare questo prezzo è destinato a soccombere. Gli ucraini non lo faranno mai e noi saremo al loro fianco .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Siamo arrivati a quattro anni - entriamo nel quinto - di una guerra scatenata da un invasore, che era la Russia. Dall'inizio del conflitto, la risposta predominante dell'Occidente è stata il sostegno bellico. Anche il MoVimento 5 Stelle ha inizialmente sostenuto, in un primo provvedimento anche militare, questa strategia per consentire la resistenza del popolo ucraino, ma a una condizione imprescindibile, Presidente: l'avvio serio di tavoli negoziali di pace. Condizione, questa, tragicamente disattesa, che ha generato un' militare inaccettabile, in termini di vite umane spezzate, in termini di sottrazione di risorse a sanità, transizione ecologica ed energetica: questioni che giustificano ampiamente la nostra attuale posizione, fortemente ostile alle posizioni belliciste dei Paesi occidentali.
Non voglio, in questa sede, sottolineare il doppiopesismo di sanzioni che hanno risparmiato altri scenari di guerra insopportabili, a partire dal genocidio dello Stato di Israele contro il popolo palestinese. Voglio, invece, focalizzare l'attenzione su alcuni aspetti. C'è un invio costante di armi, sempre più sofisticate, che ha spostato l'asticella del massacro, aumentando il rischio di incidente nucleare o di coinvolgimento diretto della NATO. Le ingenti risorse drenate verso l'industria bellica vengono sottratte a sanità, istruzione, transizione ecologica, logorando la tenuta sociale dei Paesi europei. C'è un'assenza di visione politica: il riarmo è diventato un sostituto della politica. Senza una parallela iniziativa diplomatica neutrale, le armi servono solo a mantenere uno di distruzione e servono a ingrassare i mercanti di morte e i produttori di armi.
Dopo quattro anni di guerra, l'Unione europea non ha ancora nominato un inviato speciale per sedersi al tavolo con i russi e trovare una soluzione. Il Governo italiano continua a seguire questa folle strategia. Antonio Tajani ha detto: “Siamo favorevoli alle nuove sanzioni e alla linea ultra-maggioritaria dell'UE. Noi continueremo a sostenere Kiev in tutti i modi possibili” allineandosi, senza fiatare, a nuove inutili sanzioni contro Mosca, prostrandosi al di Bruxelles, e non solo di Bruxelles.
Poiché è certo che, prima o poi, la guerra in Ucraina finirà con un trattato finale, allora mi chiedo e chiedo a voi: perché continuare a inviare armi e soldi, causando ancora ulteriore morte e distruzione, invece di adoperarsi, ponendo in essere tutte le azioni e le iniziative per anticipare questo momento?
Presidente, siamo di fronte a un paradosso tragico: un'aggressione russa indiscutibile, che ha infranto il diritto internazionale, contrapposta a una strategia occidentale che, puntando tutto sulla forza militare, ha smarrito la capacità di immaginare una via d'uscita politica. Il rischio è una guerra duratura, in cui la vittoria militare è un'illusione e la pace un tabù. Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grippo. Ne ha facoltà.
VALENTINA GRIPPO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Quattro anni fa, alle prime ore del mattino, mentre l'Europa si svegliava, iniziava l'invasione dell'Ucraina. In poche ore, come alcuni colleghi che mi hanno preceduto hanno illustrato, è crollata l'illusione che la guerra di conquista fosse definitivamente fuori dalla storia europea. Eppure, anche questa mattina in Aula, accanto alla solidarietà e alla vicinanza, con il tempo, inevitabilmente, questa unanimità inizia a sgretolarsi: è emersa nei cittadini la stanchezza per la guerra, si è iniziato a parlare di costi, ne ha parlato in ultimo il collega che mi ha preceduto. È un dibattito legittimo, comprensibile nell'opinione pubblica, un po' meno in chi ha responsabilità istituzionale. Ma è un dibattito incompleto, perché c'è un costo di cui si parla molto meno e che, invece, dovrebbe stare al centro della discussione pubblica: il costo di non difendere l'Ucraina.
Partiamo dal costo di sicurezza. Non difendere l'Ucraina non rende l'Europa più sicura, la rende più esposta, più instabile, più vulnerabile. Significa accettare che la guerra torni a essere uno strumento normale di politica internazionale nel nostro continente. Significa spostare l'insicurezza sempre più vicino ai confini dell'Unione europea, aumentando nel tempo - non riducendo - la necessità di spesa militare e di protezione.
C'è poi un costo di deterrenza. La deterrenza funziona solo se chi aggredisce capisce che l'aggressione non paga. Se, invece, il messaggio che passa è che, con sufficiente forza e sufficiente cinismo, si possono cambiare i confini, allora quel precedente non resta isolato, diventa un modello. La storia ci insegna che l'aggressione fermata costa meno dell'aggressione tollerata, sempre. L'Ucraina è un Paese che ha scelto: ha scelto di sostenere enormi sacrifici sociali ed economici, di trasformare il proprio sistema produttivo e istituzionale e di resistere.
Ma ricordiamoci che c'è anche un costo economico, spesso sottovalutato. L'instabilità permanente ai confini europei significa mercati più fragili, investimenti più incerti, energia più cara, catene di approvvigionamento più vulnerabili. Pensare che abbandonare l'Ucraina significhi risparmiare, come ha detto chi mi ha preceduto, è un'illusione contabile: i costi non spariscono, si spostano e si moltiplicano nel tempo.
C'è poi un costo politico. Un'Europa che non si difende e che non difende chi viene aggredito è un'Europa percepita come debole, divisibile, ricattabile: un'Europa che parla di valori, ma che, quando quei valori vengono messi alla prova, sceglie il silenzio e l'equidistanza.
C'è poi - è stato detto da alcuni colleghi che mi hanno preceduto - un costo morale e storico. Non difendere l'Ucraina significa normalizzare l'idea che la guerra di conquista sia di nuovo accettabile. Significa dire che la forza può prevalere sul diritto, che la violenza può riscrivere le regole.
È un arretramento che riguarda la memoria stessa dell'Europa, nata per impedire, ricordiamocelo, che questo accadesse di nuovo. E infine c'è un costo democratico, ed è il più profondo, il più pericoloso, il più duraturo. In questo periodo vediamo sgretolarsi valori democratici europei che agli albori di questo millennio davamo per scontati: il rispetto del diritto internazionale, i diritti civili, i diritti umani, la libertà di informazione, il rifiuto della violenza come strumento politico.
Difendere l'Ucraina significa difendere anche la verità, i giornalisti che raccontano questa guerra rischiando la vita, il diritto dei cittadini europei a sapere, perché ciò che diventa invisibile, alla fine, diventa accettabile. In questi giorni le principali istituzioni europee sono a Kiev, così come a Kiev è una delegazione di Azione, guidata da Carlo Calenda per il quarto anno consecutivo. Avremmo auspicato che tutte le forze politiche italiane ritenessero di essere presenti al fianco del popolo ucraino , dando un segnale plastico di responsabilità.
Evidentemente sono state fatte altre valutazioni, ma, colleghe e colleghi, difendere l'Ucraina ha un costo, ma non difenderla ne ha uno molto più alto. La differenza è che il primo lo scegliamo noi, il secondo lo subiamo. La democrazia europea non cade tutta insieme, arretra un principio alla volta, un confine alla volta, e si difende esattamente nel momento in cui difenderla costa .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Colleghi e colleghe, oggi ricorrono quattro anni dall'inizio della guerra in Ucraina, da quel 24 febbraio 2022. Abbiamo visto cos'è la guerra nel XXI secolo: droni, missili, infrastrutture civili colpite, reti energetiche distrutte, territori minati, intere comunità sradicate. Alcuni parlano, addirittura, di milioni di vittime fra i morti e i feriti. Questa guerra è una ferita aperta nel cuore dell'Europa e quindi ci interroga e ci impone di riflettere su ciò che è stato e di capire come cambiare, perché questo orrore va fermato.
Dobbiamo, purtroppo, avere il coraggio della verità. Fino ad oggi l'Europa e i suoi hanno fatto troppo poco, hanno fatto troppo poco per fermare questa guerra e per costringere Putin, il criminale che l'ha iniziata, a fermarsi, perché le armi non sono la soluzione. E quindi, oggi, questa commemorazione deve abbandonare ogni retorica e aiutarci a cambiare lo sguardo sulla guerra, a dismettere una retorica militarista che si concentra esclusivamente sull'aspetto militare. Dobbiamo guardare alla guerra non con gli occhi dei potenti e delle potenze, ma con gli occhi delle vittime, di chi non ha riparo, di chi viene travolto, perché, se mettiamo al centro la vita, quella concreta, vulnerabile e insostituibile, allora cambia anche il percorso verso la pace.
Si vede che non serve aggiungere armi a una guerra che divora corpi e futuro, ma serve invece ridare forza al diritto internazionale, senza ambiguità e senza i doppi standard a cui, purtroppo, abbiamo assistito nei mesi scorsi, in particolare sulla vicenda drammatica del genocidio palestinese. Serve che i diritti umani diventino un tabù, qualcosa che nessuno può infrangere, mai, in nessuna parte del mondo e serve qualcuno, una potenza europea che sappia e voglia affermare questo principio.
L'Europa per noi non può continuare a balbettare o, peggio, a dire “avanti fino alla vittoria”. Oggi abbiamo addirittura sentito pronunciare le parole “vittoria morale”, perché, quando la vittoria sul campo non arriva, bisogna cercare un altro modo di definirla. Noi non possiamo continuare ad accettare, come continente, che alcuni si pensino e si comportino come i padroni del mondo e della vita altrui; non possiamo accettare il cinismo vergognoso e affaristico del e dei tappeti rossi che, in Alaska, Donald Trump ha steso per Vladimir Putin e permettere che quei luoghi, quelli in cui si esibisce la logica di un potere spartitorio e predatorio, si sostituiscano a ciò che serve: ai percorsi di pace credibili, fondati sul multilateralismo e il diritto internazionale, capaci di coinvolgere quelle Nazioni che credono alla necessità di costruire una pace duratura e una cooperazione tra i popoli per affrontare le sfide globali che abbiamo davanti, dal necessario riordino del commercio globale fino alla crisi climatica.
Quattro anni fa, quando tutto è iniziato, l'Europa scelse, e l'Italia con essa, una linea fondata su due pilastri: le sanzioni economiche e l'invio di armi. Sul primo pilastro noi dicemmo “sì”, perché l'aggressione russa è una violazione del diritto internazionale e doveva essere sanzionata, come avremmo dovuto sanzionare Israele, ma sul secondo, quello delle armi, fin dall'inizio ponemmo una domanda semplice e decisiva: fino a quando? E, soprattutto, non rischia il nostro impegno sulle armi di costruire un disimpegno sul terreno più importante, quello della diplomazia?
A quattro anni di distanza dobbiamo dire che forse avevamo ragione. Oggi le trattative sono in mano a Trump, che, nonostante l'ipocrisia generale, è colui che sta chiedendo la resa all'Ucraina, e l'Europa, che ha pagato il prezzo più alto dopo gli ucraini con il riarmo, con l'inflazione e con i tagli allo Stato sociale, si barcamena, evocando fantomatiche coalizioni dei Volenterosi, che ricordano fin nel linguaggio altre guerre e altri periodi bui della storia.
Indicammo un'alternativa e lo facciamo ancora oggi: diplomazia e diritto internazionale, con un ruolo europeo autonomo e non subalterno; coinvolgere tutte le potenze globali; convocare una conferenza di pace e investire nel multilateralismo. Questa, per noi, è la commemorazione più onesta e questa è la responsabilità che abbiamo davanti .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Semenzato. Ne ha facoltà.
MARTINA SEMENZATO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, quattro anni fa l'Europa si è svegliata con un rumore che credevamo sepolto dalla storia. Le immagini dei carri armati russi che attraversavano il confine e tornavano a solcare il cuore del nostro continente hanno infranto un'illusione, quella che la guerra di conquista fosse ormai consegnata ai libri di storia. Quel giorno l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia non è stata soltanto l'aggressione ad uno Stato sovrano, è stata una ferita inferta ai principi su cui si fonda l'Europa contemporanea: la sovranità, l'integrità territoriale, il diritto dei popoli a scegliere il proprio destino, il rifiuto della forza come strumento di revisione dei confini.
Ricordiamo tutti lo sgomento di quelle ore, le colonne dei militari dirette verso Kiev, le sirene antiaeree, le famiglie rifugiate nelle metropolitane trasformate in , le madri con i bambini in braccio alle frontiere, gli anziani rimasti a presidiare case e memorie, i giovani chiamati a difendere la propria terra. Quelle immagini hanno segnato una generazione europea. Da allora il bilancio umano è drammatico: migliaia di vittime civili, decine di migliaia di caduti tra i militari, milioni di sfollati interni e di rifugiati che hanno cercato riparo nei Paesi dell'Unione - anche in Italia tantissimi ucraini, soprattutto donne e bambini, hanno popolato le nostre case e le nostre vite -, città devastate, infrastrutture distrutte, centrali elettriche colpite, scuole e ospedali trasformati in macerie e il freddo, l'inverno usato come arma di guerra al pari dei droni.
Ogni numero è una vita spezzata, un progetto interrotto, una famiglia segnata per sempre. Dopo quattro anni di guerra le stime più accreditate parlano di perdite complessive, tra i due eserciti, che si avvicinano a 2 milioni di persone entro la primavera del 2026. E poi i civili, decine di migliaia di innocenti uccisi. Ma, insieme alle vite ucraine, c'è una vittima più ampia e silenziosa: l'ordine internazionale basato sulle regole. L'idea che in Europa le controversie si risolvano con il diritto e non con le armi è stata messa brutalmente in discussione.
Il mondo è stato stravolto, sono cambiate le politiche energetiche, le catene di approvvigionamento e gli equilibri geopolitici. È tornata la paura della guerra nucleare, è cresciuta la competizione tra potenze, si sono irrigiditi i blocchi. È stata la sfida più grave ai principi fondamentali dell'Europa dopo il 1945: l'inviolabilità dei confini, il divieto di conquistare territori con la forza, il diritto dei popoli a scegliere il proprio futuro senza missili e senza occupazione.
In questi anni l'Europa ha riscoperto la propria responsabilità storica. L'unità mostrata dall'Unione europea sul progetto dell'Ucraina, sul piano umanitario, economico, politico e militare, non è stata soltanto una scelta di solidarietà, è stata una scelta di coerenza con sé stessa, perché se cedono i principi dell'Ucraina, vacillano ovunque. Se passa l'idea che la forza prevalga sul diritto, nessun Paese può dirsi davvero al sicuro. Tuttavia, mentre affermiamo con fermezza il sostegno a Kiev, dobbiamo anche ricordare che ogni guerra è una sconfitta per l'umanità. L'obiettivo resta una pace giusta, che non sia la resa dell'aggredito, né la legittimazione all'aggressione, una pace che ripristini il diritto violato e restituisca all'Ucraina la possibilità di ricostruire, libera e sovrana. Oggi, in quest'Aula, il ricordo non è un atto formale, è un impegno morale, è il dovere di non abituarci alla guerra, di non assuefarci alle immagini di distruzione, di non trasformare la tragedia in È il dovere di spiegare alle nuove generazioni che la pace europea non è un dato acquisito, ma è una conquista da difendere ogni giorno.
Nel ricordo delle vittime, nel rispetto del popolo ucraino, nella consapevolezza delle responsabilità che gravano su di noi rinnoviamo oggi l'impegno a difendere quei principi che fanno dell'Europa non solo uno spazio geografico, Presidente, ma una comunità di destino, perché, se il cuore dell'Europa è stato colpito, il cuore dell'Europa deve continuare a battere più forte .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Sono passati quattro anni dall'inizio di questa guerra, dall'invasione russa in Ucraina. Non avremmo mai immaginato di poter ricordare quel 24 febbraio 2022. Io ebbi l'onore di rappresentare l'Italia, il 21 aprile 2019, come osservatore alle elezioni di Zelensky. Allora, decollando, salutai un popolo ucraino giovane, fiducioso del proprio futuro, del tutto inconsapevole della minaccia che lo aspettava, certo di essersi incamminato verso la modernità.
Ebbene, quattro anni fa questo sogno è stato brutalmente interrotto. Ci ricordiamo tutti che si offrì un passaggio a quel popolo per uscire da questo incubo, abbandonando il proprio sogno, e ci ricordiamo tutti la risposta del suo Presidente Zelensky: ci servono pallottole, non un passaggio. Da allora, siamo di fronte a una carneficina. È già stato ricordato: 35.000 morti al mese. Praticamente, in un mese, abbiamo tanti morti quanti nel conflitto che tra Israele e Palestina si è determinato, dal 7 ottobre, o in due mesi, a seconda delle cifre che si vogliono considerare. Questa carneficina continua.
Tutto questo ha significati per l'Ucraina, per l'Europa, per la Russia, per l'Italia. Il significato della guerra in Ucraina per l'Ucraina, oltre a milioni di profughi, sta nell'unità di questo popolo, unità che non è spezzata, nonostante donne e bambini siano costretti a vivere all'estero, e che si può rappresentare con una parola, una parola che è stata abusata anche in Italia in questi anni: resistenza. Gli ucraini stanno conoscendo la propria resistenza.
La guerra in Ucraina ha un impatto e ha avuto un impatto anche sull'Europa, che, fin dal primo minuto, ha offerto il proprio sostegno, comprendendo che quella guerra non era solo un'ingiustizia per gli ucraini, era non solo una violenza, uno sfregio al diritto internazionale, ma anche un attacco all'identità stessa dell'Europa.
Così oggi l'Europa ha potuto investire 193 miliardi in aiuti militari e civili e continuerà a farlo, e affronterà anche il tema degli russi, perché l'Europa, dentro questa guerra, ritrova la propria identità. Dentro questa guerra, due Paesi europei, Finlandia e Svezia, hanno aderito alla NATO. Dentro questa guerra, riscopriamo le ragioni fondative dell'Europa, che voleva una difesa comune europea. Ma è una guerra che ha cambiato il volto anche della Russia, il volto dell'invasore. Ricordiamo tutti - anche se facciamo fatica, dobbiamo fare uno sforzo di memoria - le proteste dei cittadini russi, sistematicamente arrestati e pian piano sopiti nel silenzio e nella violenza. Ricordiamo la propaganda, che addirittura spingeva i parenti ucraini in Russia, all'indomani della pioggia di missili e dei chilometri di carri armati, a telefonare in Ucraina, dicendo: ma non è vero quello che ci state dicendo, non vi abbiamo invaso, la Russia non vi sta colpendo, perché ci raccontate queste bugie? Tanta è la forza della propaganda. È la ferita dei bambini ucraini portati in Russia per essere rieducati, così come la ferita dell'economia ucraina, che vede le famiglie povere costrette a cercare ricchezza, offrendo i propri giovani come carne da cannone.
Infine, c'è l'Ucraina per l'Italia. Ricordiamo che opinionisti, fino al 23 febbraio, irridevano chi sosteneva che Putin avrebbe invaso l'Ucraina; sono gli stessi che oggi ci dicono che dobbiamo smettere di inviare le armi. Ebbene, siamo di fronte a un fatto scontato: senza armi non ci sono trattative. L'Europa e noi, fin dall'inizio, abbiamo proposto delle trattative, che vanno sostenute anche con gli aiuti militari. Quattro anni sono tanti, sono lo spazio tra due Olimpiadi. Un'Olimpiade diede vita a questo conflitto, quest'ultima Olimpiade ha riportato davanti ai nostri occhi i valori della convivenza civile
PRESIDENTE. Colleghi, a conclusione dei vostri interventi, dei quali vi ringrazio in questo giorno che, purtroppo, non può essere consegnato ancora alla storia, ma è monito di un presente angoscioso, direi angosciante; mi limito da questo scranno a trasferire il pensiero di chi guida il gruppo di collaborazione parlamentare tra la Camera dei deputati e la Verkhovna Rada dell'Ucraina. Lo faccio sulla scorta delle parole del nostro Presidente Lorenzo Fontana, che stamattina ha nuovamente esortato al raggiungimento della pace per mettere fine all'inutile strage in corso.
I colleghi che mi affiancano in questo organismo - non di rappresentanza, ma operativo nelle azioni - hanno visto con i loro occhi e ascoltato con le loro orecchie la crudeltà di un'aggressione che, quotidianamente, scuote e scava le coscienze del popolo ucraino. Siamo testimoni di quanto la violenza possa essere cieca e brutale, avendo osservato in televisione le macerie dell'albergo di Odessa, dove avevamo soggiornato poche settimane prima, devastato da un attacco missilistico russo, e pianto pochi mesi fa la morte del tenore Vladyslav Horai che, ironia del destino, ci aveva regalato, durante la nostra visita al Teatro dell'Opera di Odessa, l'aria del celeberrimo “Nessun dorma”, prima di andare a morire da volontario nelle trincee di Sumy.
Noi che davanti alla Costituzione della Repubblica, della quale celebriamo gli 80 anni, ci inchiniamo nel ricordo di coloro che con il loro sangue diedero ai padri e alle madri dell'Assemblea costituente l'inchiostro indelebile della libertà, non possiamo che dirci fratelli e sorelle di chi, oggi, nel nome degli stessi valori di libertà, democrazia, sovranità del popolo, lotta e muore per difendere quei principi da una brutale aggressione.
Attraverso il Presidente della Verkhovna Rada, l'amico Ruslan Stefančuk, che è il coordinatore del gruppo di collaborazione parlamentare, Daria Volodina e Sergii Alieksieiev, giunga dunque il nostro abbraccio al popolo ucraino, con il saluto che è insieme un impegno d'onore: !
Grazie, colleghi. Hanno assistito a queste belle parole e ai vostri interventi le studentesse e gli studenti - sono del nuovo millennio - e i docenti dell'Istituto comprensivo “Nasi-Follereau”, arrivano da Moncalieri, in provincia di Torino, e assistono ai nostri lavori dalle tribune. Vi diamo il benvenuto alla Camera dei deputati .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2370: Modifica della legge 22 novembre 1988, n. 517, di approvazione dell'intesa tra il Governo della Repubblica italiana e le Assemblee di Dio in Italia, in attuazione dell'articolo 8, terzo comma, della Costituzione.
Ricordo che nella seduta del 16 febbraio si è conclusa la discussione generale e il relatore e la rappresentante del Governo hanno rinunciato ad intervenire in sede di replica.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge .
Poiché non sono stati presentati emendamenti, li porrò direttamente in votazione.
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare la deputata Gadda. Ne ha facoltà.
MARIA CHIARA GADDA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Il gruppo di Italia Viva esprime parere favorevole alla modifica della legge di approvazione dell'intesa tra il Governo della Repubblica italiana e le Assemblee di Dio in Italia, l'ADI; un'intesa che modifica quella del 1988 per consentire la modifica, la possibilità di concorrere alla ripartizione della quota dell'8 per mille dell'Irpef. Le intese, come sappiamo, sono regolate per le confessioni religiose non cattoliche o acattoliche dall'articolo 8 della nostra Costituzione che sancisce il principio di uguali libertà di tutte le confessioni religiose.
Questa modifica, che ci apprestiamo a votare con parere favorevole, interviene per modificare le finalità, in particolare, all'articolo 2, con cui possono essere destinati i proventi derivanti dall'8 per mille del gettito dell'Irpef, inserendo anche quelle assistenziali e culturali. È un elemento molto importante perché in questo momento storico le tante confessioni religiose, sia sul fronte sociale sia sul fronte culturale, arricchiscono la vita del nostro Paese.
Allo stesso articolo 2 c'è un altro elemento importante che è oggetto della modifica che consente alle Assemblee di Dio in Italia di concorrere anche alla ripartizione dei fondi dell'8 per mille derivanti dalle scelte non espresse dai contribuenti.
Quindi, ribadisco il voto favorevole da parte del gruppo di Italia Viva. Le intese sono importanti anche per riconoscere la presenza di oltre 120.000 fedeli che sono nel nostro Paese .
PRESIDENTE. Sarebbe dovuto intervenire l'onorevole Zaratti: lo fa l'onorevole Grimaldi al suo posto. Prego, ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Solo per annunciare il voto favorevole di Alleanza Verdi Sinistra .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole D'Alessio. Ne ha facoltà.
ANTONIO D'ALESSIO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Per annunciare il voto favorevole del gruppo Azione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bruno. Ne ha facoltà.
RAFFAELE BRUNO(M5S). Grazie, Presidente. Le modifiche all'intesa dello Stato con le Assemblee di Dio in Italia, che oggi ci apprestiamo a votare in Aula, sono state presentate circa dieci anni fa e, dopo un lungo iter, giungono finalmente al loro epilogo. Le ADI sono una denominazione evangelica presente sul territorio nazionale con più di 1.000 chiese, circa 800 ministri di culto e 120.000 membri. Nella Bibbia c'è un versetto un po' spiazzante che dice: “Rallegratevi. Vi prego, rallegratevi”.
A pronunciarlo è l'apostolo Paolo e la cosa che lo rende spiazzante è che lui scrive queste parole mentre è in carcere. La sua preoccupazione, mentre vive una condizione di estrema sofferenza da perseguitato per la sua fede, è incitare i credenti a rallegrarsi.
Ecco, credo che per comprendere pienamente il senso di questo monito, che è addirittura ripetuto due volte, basti partecipare a un culto evangelico in cui non solo si vive un momento di raccoglimento spirituale, ma si celebra la gioia di essere assieme, la gioia di sentirsi una comunità.
Un'altra importante caratteristica delle chiese evangeliche è la pratica dell'Agape, termine che significa amore disinteressato, immenso, smisurato. Nelle comunità evangeliche si tende a vivere questo tipo di amore che, riflesso dell'amore divino, diventa amore per il prossimo. Vivere una relazione comunitaria basata su questo fondamento fa sì che le comunità evangeliche siano anche un riparo, un porto, un porto sicuro per chiunque venga messo ai margini, per chi si sente solo, per chi è vittima di pregiudizi, per chi non si sente amato dalle proprie famiglie, dal Paese da cui è fuggito, dal Paese in cui è fuggito, dalle istituzioni. Queste comunità sono da sempre un luogo che tutte e tutti possono chiamare “casa”.
Alla luce di questa vocazione, gli evangelici delle ADI hanno chiesto una modifica dell'intesa per partecipare alla ripartizione delle quote non espresse dell'8 per mille, per utilizzare il fondo per scopi umanitari e culturali in modo più ampio, sostenendo progetti sia in Italia che all'estero.
Riconoscere e sostenere le minoranze religiose del nostro Paese, oltre a dare piena attuazione all'articolo 8 della nostra Costituzione, significa anche permettere a cittadine e cittadini di praticare una fede che si compie pienamente con il porgere una mano e amare la sorella o il fratello che vive una condizione di sofferenza.
In attesa del momento felice in cui finalmente approveremo una legge sulla libertà religiosa, che ancora clamorosamente manca al nostro Paese, annuncio il convinto voto favorevole del MoVimento 5 Stelle a questa importante conquista
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Paolo Emilio Russo. Ne ha facoltà.
PAOLO EMILIO RUSSO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Per annunciare il voto favorevole del gruppo di Forza Italia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Iezzi. Ne ha facoltà.
IGOR IEZZI(LEGA). Grazie, Presidente. Annuncio il voto favorevole della Lega .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Girelli. Ne ha facoltà.
GIAN ANTONIO GIRELLI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo senza rubare troppo tempo, però, senza nemmeno banalizzare ratifiche di questo tipo. Credo sia il momento di una seria riflessione sul rapporto tra Stato e confessioni religiose, così come previsto dall'articolo 8 della nostra Costituzione. Ciò perché quanto ci viene chiesto come Aula è di rettificare un'iniziativa del Governo valutando il rispetto della Costituzione e l'interesse generale del Paese. Ecco, credo che accogliere le legittime istanze delle Assemblee di Dio - che chiedono la ripartizione delle quote non espresse dell'8 per mille e anche di poter utilizzare queste risorse a fini assistenziali e culturali - significhi proprio voler cogliere fino in fondo il senso di quell'intesa tra Stato e confessioni religiose. Questo non vuol dire alcuna invadenza da parte dello Stato nell'attività, appunto, religiosa, ma significa anche richiamare quelle realtà a concorrere al benessere generale della nostra comunità, utilizzando queste risorse in maniera specifica per promuovere assistenza, cultura, oltre che la pratica e la promozione della confessione stessa. Ecco che, allora, farlo credo sia un momento di consapevolezza che deve farci anche riflettere su qual è - nel presente e nel futuro - il rapporto tra uno Stato laico e chi professa credenze religiose sul proprio territorio.
Dobbiamo riscoprire il valore di questo profondo rispetto e dell'accoglienza, dobbiamo ribadire l'importanza del fatto che, se vogliamo pensare ad una società futura fatta di tante sensibilità, fatta di tante culture, fatta di tante confessioni religiose, noi dobbiamo avere sempre l'accortezza di trattarle tutte nello stesso modo e di metterle tutte in condizione di valorizzare il meglio di loro stesse. Alla fine, ad essere arricchita non sarà solo l'attività delle singole comunità religiose, ma sarà l'intera Nazione.
Proprio per queste ragioni, il Partito Democratico, convintamente, esprime un parere favorevole a questo provvedimento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Urzi'. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO URZI'(FDI). Grazie, Presidente. Non è assolutamente un atto formale l'approvazione dell'intesa tra il Governo della Repubblica italiana e le Assemblee di Dio in Italia. Questo provvedimento si colloca nel solco di un principio fondamentale del nostro ordinamento, cioè quello sancito dall'articolo 8 della Costituzione, che afferma l'eguale libertà di tutte le confessioni religiose e stabilisce che i loro rapporti con lo Stato siano regolati sulla base della legge che recepisce le intese con le rispettive rappresentanze.
Non siamo, quindi, Presidente, dinanzi ad un intervento ordinario, ma nell'attuazione di una riserva di legge rinforzata che esprime il metodo della bilateralità; questo è stato anche richiamato, peraltro, da una recente - tutto sommato - sentenza della Corte costituzionale, la sentenza n. 52 del 2016. Un metodo che tutela l'autonomia delle confessioni religiose, ne rafforza il ruolo sociale e, al tempo stesso, assicura il rispetto dei principi costituzionali di laicità, imparzialità ed equidistanza dello Stato.
Le Assemblee di Dio in Italia rappresentano l'espressione italiana del Movimento evangelico del risveglio pentecostale originatosi a Los Angeles nel 1906 e, secondo i dati del 2023, contano circa 120.000 aderenti sul territorio nazionale. Hanno ottenuto il riconoscimento della personalità giuridica nel 1959 e i loro rapporti con lo Stato sono disciplinati già da una intesa del 29 dicembre 1986, che è stata approvata con legge del 1988.
Quindi, il provvedimento oggi all'esame dell'Aula interviene proprio su quel patto, recependo l'intesa che lo ha modificato ed aggiornato, firmata il 17 dicembre 2024, al termine di un percorso avviato già nel 2010 e più volte interrotto per alterne vicende; ma, infine, si è concluso attraverso il lavoro della Commissione per le intese e l'approvazione da parte del Consiglio dei ministri.
La modifica più significativa riguarda - come è stato già richiamato - la disciplina dell'8 per mille dell'Irpef. Si amplia l'elenco delle finalità cui possono essere destinati i proventi derivati dall'8 per mille, includendo espressamente anche le finalità assistenziali e culturali; quest'ultima richiesta espressamente dalla confessione in sede di audizione.
Si tratta, quindi, di un ampliamento coerente con la funzione sociale che molte confessioni religiose svolgono sul territorio e, anzi, ne rendono più concreto e intimo il rapporto con la comunità nella quale affondano le proprie radici.
Si consente alle Assemblee di Dio in Italia di concorrere anche alla ripartizione della quota dell'8 per mille - come detto - derivante dalle scelte non espresse dai contribuenti. Infine, si chiarisce che la quota spettante è determinata sulla base degli incassi in conto competenza relativi all'Irpef, risultanti dal rendiconto generale dello Stato.
Ecco, tutto quanto abbiamo detto, Presidente, dimostra che non vi è alcuna forzatura unilaterale. Vi è invece - e questo è lo spirito - la piena attuazione del metodo bilaterale previsto dalla Costituzione.
Il Parlamento è chiamato ad approvare o meno l'intesa, ma nel rispetto della sua natura pattizia, come la prassi consolidata e la giurisprudenza costituzionale hanno chiarito. Ossia, non è certamente limitata la sovranità parlamentare, ma è riconosciuto il valore dell'accordo raggiunto fra Stato e confessione religiosa, ritenendolo vincolante sul piano del metodo, rimettendo alle Camere l'autorità di correggere certamente errori formali e garantire adeguamenti per uniformare le intese all'ordinamento.
Questo intervento si inserisce, peraltro, in un quadro più ampio che vede lo Stato italiano avere già stipulato - ne abbiamo parlato nei giorni scorsi - intese con numerose confessioni religiose, dando attuazione concreta al principio di pluralismo confessionale.
Le intese - Presidente, questo è il punto - rappresentano strumenti attraverso i quali si riconoscono le esigenze specifiche delle singole confessioni, si disciplinano aspetti quali l'assistenza spirituale, l'insegnamento, il riconoscimento degli enti, il regime degli edifici di culto e i rapporti finanziari.
Per queste ragioni, Presidente, nel pieno rispetto del dettato costituzionale e del metodo della bilateralità che ne è espressione, annuncio il voto favorevole del gruppo di Fratelli d'Italia alla rinnovata intesa dello Stato italiano con le Assemblee di Dio in Italia .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
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PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2370: "Modifica della legge 22 novembre 1988, n. 517, di approvazione dell'intesa tra il Governo della Repubblica italiana e le Assemblee di Dio in Italia, in attuazione dell'articolo 8, terzo comma, della Costituzione".
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2605: Modifica della legge 5 ottobre 1993, n. 409, di approvazione della modifica dell'intesa tra il Governo della Repubblica italiana e la Tavola valdese, in attuazione dell'articolo 8, terzo comma, della Costituzione.
Ricordo che nella seduta del 16 febbraio si è conclusa la discussione generale e il relatore e la rappresentante del Governo hanno rinunciato ad intervenire in sede di replica.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge .
Poiché non sono stati presentati emendamenti, li porrò direttamente in votazione.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Gadda. Ne ha facoltà.
MARIA CHIARA GADDA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Intervengo per esprimere il voto favorevole, da parte del gruppo di Italia Viva, rispetto alla modifica dell'intesa tra il Governo della Repubblica italiana e la Tavola valdese.
La Tavola valdese unisce la Chiesa valdese e la Chiesa metodista, unite da un patto di integrazione globale. Questa modifica interviene in seguito ad ulteriori altre modifiche che hanno aggiornato la prima intesa del 1984, modifiche che sono intercorse negli anni rispetto alla possibilità, per la Tavola valdese, di accedere all'8 per mille e alle agevolazioni ad esso connesse.
La modifica dell'intesa, che stiamo approvando questa mattina, riguarda una particolarità della Tavola valdese e consente di estendere le attività previste dall'8 per mille agli interventi sociali, assistenziali, umanitari e culturali in Italia e all'estero attraverso gli organismi senza fine di lucro, quindi estendendo l'ambito di applicazione rispetto al codice del Terzo settore che prevede una definizione di enti del Terzo settore più ristretta rispetto agli enti e agli organismi che rappresentano le attività sociali e umanitarie della Chiesa valdese e metodista.
Sono moltissime le attività sociali che nel nostro Paese vengono svolte grazie al finanziamento, grazie all'intervento e grazie ai volontari della Tavola valdese.
Quindi, questa è un'occasione positiva non soltanto per modificare un'intesa importante che è frutto di un dialogo e anche del recepimento, dell'attuazione dell'articolo 8 della nostra Costituzione, che appunto sancisce il principio di libertà di tutte le confessioni religiose, ma è un'occasione positiva anche per ringraziare la Tavola valdese per il contributo positivo allo sviluppo culturale e sociale del nostro Paese. Quindi, ribadisco il voto favorevole da parte del gruppo di Italia Viva .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. L'intesa è innanzitutto riconoscimento di una presenza, anche radicata da decenni, nel tessuto della nostra società. Quella del riconoscimento della Chiesa valdese, della Tavola valdese, ma anche di altre religioni, è una lunga storia, anche molto politica. Bisognerebbe entrare non solo nella nostra Costituzione, ma di fatto è un'emancipazione che, dopo il 1848, ha radici nelle tradizioni di rappresentanza sinodale, unendo oggi valdesi e metodisti nella gestione democratica, sociale e spirituale delle Chiese, suggellata appunto con l'Accordo con lo Stato del 1984.
L'intesa oggi rende visibile e valorizza questo contributo, rafforzando il senso di appartenenza e di partecipazione alla vita comune. Ciò in un contesto in cui la geografia religiosa nel nostro Paese, in questo nuovo secolo, è profondamente mutata, anche per effetto dei flussi migratori, con la crescita anche, per esempio, della presenza ortodossa, la diffusione di nuovi movimenti religiosi e la progressiva perdita, forse, anche di alcuni numeri di alcune Chiese protestanti tradizionali.
È bene ricordare che la Corte costituzionale, con diversi interventi, ha dichiarato illegittima la tutela privilegiata sotto il profilo penale a favore della Chiesa cattolica, originariamente prevista nel codice Rocco. Ciò al fine di mettere su un piano di parità comunque tutte le confessioni religiose. A ben vedere, occorre soprattutto sottolineare, specie nel momento presente, l'attualità e la vitalità della Costituzione repubblicana, caratterizzata da una retta interpretazione del passato e da una singolare apertura verso il futuro.
È ben capace anche di dare riconoscimento alla libertà religiosa in tutti i suoi aspetti. Forse, potremmo dire, per chiudere il cerchio e per affrontare il problema di una società divenuta rapidamente multireligiosa e multiculturale, manca all'appello proprio una legge organica sulla libertà religiosa. Questa dovrebbe, a parer nostro, soprattutto richiamare i contenuti del diritto costituzionale vivente, delineato dalla giurisprudenza costituzionale, e regolare anche le questioni sostanziali e procedurali relative alle intese.
Una legge siffatta potrebbe dare compiuta attuazione agli articoli 19 e 8 della Costituzione, e anche riportare l'articolo 8 alla funzione, sinora prevalentemente svolta, di garantire libertà alle singole confessioni e quella più naturale di tutela dell'identità. Tuttavia, guardando alla storia del nostro Paese, bisogna sempre ricordare che il diritto è solo una parte della complessa realtà e che la libertà religiosa ha certamente bisogno di garanzie giuridiche, ma trae soprattutto il suo fondamento in una larga e radicata convinzione del suo valore, senza la quale nessuna norma può esorcizzare il male oscuro e profondo delle intolleranze.
In tal senso, però, fatemi fare un intervento anche da torinese, da piemontese, da chi conosce la storia valdese. Soprattutto nelle Valli Valdesi, quelle del pinerolese, molti giovani valdesi si unirono alle formazioni partigiane, in particolare quelle di orientamento azionista e garibaldino, considerate l'unica alternativa al regime. Mi viene in mente il commissario politico Roberto Malan, un esempio della chiara presa di posizione politica valdese. I pastori valdesi offrirono non solo supporto morale, ma spesso assistenza logistica ai partigiani.
Pensate che alcuni pastori, come Ermanno Rostan, operarono come cappellani, fornendo assistenza spirituale e aiuto concreto ai combattenti. La Chiesa valdese fu attiva nel nascondere e proteggere gli ebrei perseguitati. Pensate che il pastore Tullio Vinay, ad esempio, organizzò la salvaguardia di numerosi ebrei anche a Firenze. La Resistenza valdese si fondava sui valori di libertà, di conoscenza e uguaglianza, rifiutando l'autoritarismo fascista e le leggi razziali. La Resistenza non fu solo armata, ma anche una forma di testimonianza contro l'ingiustizia.
Dopo l'8 settembre del 1943, la svolta decisiva. Avvenne dopo, appunto, l'armistizio, quando la Resistenza valdese divenne più strutturata e attiva nella lotta armata e nel supporto ai prigionieri alleati in fuga. Guardate, il ruolo della Chiesa valdese durante la Resistenza italiana è stato significativo e attivo, e caratterizzato da una diffusa partecipazione a quella lotta di liberazione contro il fascismo e l'occupazione nazista, specialmente nelle nostre valli, ma anche in tutto il Paese. Lo voglio dire perché, sebbene non ci fosse una direttiva ufficiale - possiamo dire così - della Chiesa in armi, la profonda avversione al fascismo, dovuta ovviamente alla soppressione delle libertà e alle discriminazioni subite anche come minoranza, spinse molti valdesi, inclusi i pastori, a schierarsi apertamente.
Lo dico perché oggi, in quest'Aula, è importante riconoscere l'importanza di questa intesa, con l'augurio che ciò sia il seme che potrà in seguito far germogliare altri accordi con altre confessioni religiose presenti sul nostro territorio. E per questo, annunciando il nostro voto favorevole, ricordo che l'Italia viene fatta da chi la difende, da chi la ama, da chi la interpreta, da chi ci nasce e ci cresce, da chi ci arriva e in qualche modo pensa di difendere qualcosa di più caro che il suo suolo, che i suoi confini. Quella Patria si costruisce insieme e queste intese ci dicono che c'è ancora tanta, tanta strada da fare .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole D'Alessio. Ne ha facoltà.
ANTONIO D'ALESSIO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Anche da parte nostra voto favorevole su questa modifica della legge 5 ottobre 1993, n. 409, effettuata alla luce di intese che vengono modificate e concretizzate in virtù dell'articolo 8 della Costituzione; intese tra Stato e confessioni religiose diverse dalla cattolica destinate e finalizzate a regolare i reciproci rapporti. Questo è l'atto finale di una procedura che ha visto, ovviamente, l'interlocuzione tra la confessione religiosa e il Ministero dell'Interno, attraverso il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri.
Ovviamente siamo all'atto finale, l'atto parlamentare. Esprimiamo il voto favorevole, alla luce del principio della libertà religiosa e nella consapevolezza che la fede è un atto privato, ma che deve essere garantito dalla legge il suo esercizio. Quindi, voto favorevole del gruppo di Azione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bruno. Ne ha facoltà.
RAFFAELE BRUNO(M5S). Non è sempre facile nel nostro Paese appartenere a una minoranza religiosa. Tutte e tutti dovremmo essere liberi e pienamente legittimati a esprimere la spiritualità senza ostacoli, differenze, svantaggi o discriminazioni. A tutte le cittadine e i cittadini che hanno dentro di sé il senso del divino e che sentono che questo mondo non si limita ad essere solo materia deve essere garantito pienamente il diritto a vivere la propria fede. Il provvedimento che oggi voteremo riguarda gli evangelici valdesi.
Una cosa che caratterizza la pratica della fede dei cristiani evangelici è spendersi per gli altri. Nella Bibbia, Gesù dice: “Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi”. Partendo da questa potente affermazione, l'espressione della spiritualità degli evangelici si fonda proprio sull'occuparsi degli altri, degli emarginati, degli ultimi, quelli che nessuno vede, quelli che nessuno cura, quelli che nessuno vuole, perché ognuna di queste persone potrebbe essere Cristo e non si può correre il rischio di perdere l'occasione di incontrarlo.
Quindi, una comunità di credenti per la nostra società non è solo un gruppo di persone a cui garantire i diritti costituzionali, ma anche e soprattutto una preziosa risorsa, una risorsa da accogliere e supportare. Spesso infatti le comunità, spinte da questa urgenza imprescindibile di aiutare il prossimo, sopperiscono alle mancanze di uno Stato troppo spesso distratto quando si tratta degli ultimi. L'approvazione di questa intesa è sicuramente un'ottima notizia, come lo è ogni qualvolta si allarga la platea delle religioni che ne possono beneficiare.
In attesa che finalmente venga votata in Parlamento una legge generale sulla libertà religiosa, le intese costituiscono l'unico strumento per molte confessioni religiose di minoranza per sottrarsi alle leggi fasciste sui culti ammessi e rendere non formale l'eguale libertà di cui tutte le confessioni religiose dovrebbero godere a norma dell'articolo 8 della Costituzione. L'impegno della Tavola valdese è sempre stato quello di aprire una strada che potesse nel futuro essere seguita da tutte le confessioni religiose che ne avessero fatto richiesta.
Lo strumento delle intese ha disvelato un aspetto spesso dimenticato e poco sottolineato dell'animo umano: il non essere compiutamente felici e appagati se quello che ho ottenuto io non lo ottengono anche tutti gli altri. Tutte le confessioni religiose che hanno firmato le intese con lo Stato si sono sempre strenuamente battute per permettere alle altre di godere degli stessi diritti. Lo spirito di allargamento delle opportunità in favore del bene comune è anche quello che ha ispirato la piccola modifica dell'intesa che nel 1993 ha regolamentato l'accesso della Chiesa valdese al sistema dell'8 per mille, caratterizzato dal rifiuto dell'uso di questa risorsa per il supporto delle attività di culto e dall'esclusiva destinazione dei fondi ricevuti per interventi sociali, assistenziali, umanitari e culturali, sia in Italia che all'estero.
La modifica apportata con la revisione dell'intesa è unicamente diretta ad ampliare la platea degli enti potenzialmente beneficiari di un contributo derivante dai fondi dell'8 per mille assegnati alla Chiesa evangelica valdese, in modo da comprendervi tutti gli organismi senza fini di lucro, superando alcuni limiti e restrizioni presenti in precedenza. Ricordo, infine, che ogni anno la Tavola valdese finanzia circa 1.400 progetti culturali, umanitari, sociali e artistici solidali, sia in Italia che all'estero. Alla luce di quanto detto, dichiaro con convinzione il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Paolo Emilio Russo. Ne ha facoltà.
PAOLO EMILIO RUSSO(FI-PPE). Grazie, Presidente. La libertà religiosa è un diritto fondamentale garantito dalla Costituzione, che delinea un sistema basato sul pluralismo e, appunto, la difesa della libertà. Per questa ragione, il gruppo di Forza Italia voterà a favore del provvedimento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Iezzi. Ne ha facoltà.
IGOR IEZZI(LEGA). Sì, grazie, Presidente. Annuncio il voto favorevole della Lega .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Berruto. Ne ha facoltà.
MAURO BERRUTO(PD-IDP). Signor Presidente, colleghe e colleghi, il provvedimento in esame interviene su un punto specifico dell'intesa tra lo Stato italiano e la Chiesa evangelica valdese (Unione delle Chiese metodiste e valdesi), recepita con la legge n. 409 del 1993, in attuazione dell'articolo 8 della Costituzione.
È un aggiornamento che riguarda il modo in cui possono essere utilizzate le risorse dell'8 per mille destinate alla Tavola valdese. Tocca un tema sensibile: il rapporto tra la libertà religiosa, la responsabilità pubblica e la solidarietà.
L'articolo 8 della Costituzione ha introdotto nel nostro ordinamento il metodo della bilateralità. I rapporti tra lo Stato e le confessioni religiose diverse da quella cattolica sono regolati per legge sulla base di intese. È una scelta che esprime la laicità della Repubblica, intesa come imparzialità, rispetto e riconoscimento dell'autonomia delle diverse confessioni. In questo quadro, le intese non sono concessioni, ma strumenti di garanzia reciproca.
Quando parliamo della Chiesa evangelica valdese, parliamo di una comunità che affonda le sue radici nel XII secolo, nella predicazione di Pietro Valdo, e che ha conosciuto nei secoli persecuzioni, espulsioni e marginalità. Le Pasque piemontesi del 1655, termine con cui si definiscono le persecuzioni subite, le restrizioni nelle valli alpine, la lunga attesa del riconoscimento dei diritti civili, fino al 17 febbraio 1848, sono pagine che hanno inciso profondamente nella coscienza di quella comunità. Una minoranza che ha imparato sulla propria pelle il valore della libertà e della dignità.
Una comunità, quella valdese, che scelse di stare dalla parte giusta della storia, quella della lotta al nazifascismo. Una comunità, quella valdese, che contribuì, ancora una volta con il proprio sangue, alla lotta partigiana. Pochi giorni fa, la sera del 16 febbraio, nei villaggi e nelle borgate delle Valli Valdesi si è celebrata la Notte dei fuochi, in ricordo della firma delle Lettere patenti con le quali il re Carlo Alberto concedeva, per la prima volta nella storia del Piemonte, i diritti civili alle minoranze valdesi e, qualche giorno dopo, anche alla minoranza ebraica.
Celebrare oggi quell'evento non vuol dire solo ricordare un momento del passato, ma soprattutto essere consapevoli che la libertà di coscienza è una delle libertà fondamentali di uno Stato democratico, come del resto viene affermato nella Carta costituzionale. Libertà e fratellanza sono insiti nell'accensione dei falò, il fuoco della libertà, simbolo gioioso di comunione e dialogo tra i popoli, culture e fedi diverse. È una festa che, da sempre, non ha un carattere religioso, ma civile. Intorno ai falò si raduna tutta la popolazione, al di là delle differenze politiche, culturali, religiose, per una grande festa popolare.
Mi piace ricordare allora, proprio oggi, due figure centrali della spiritualità medievale: Valdo di Lione e Francesco d'Assisi. Erano contemporanei e simmetricamente radicali. Questi giorni di ostensione delle spoglie del santo di Assisi, nell'ambito dell'ottavo centenario della sua morte, ci offrono un'occasione di confronto ecumenico e culturale per riscoprire l'attualità del loro messaggio e del loro impegno radicale, che, attraverso la scelta della povertà, evocava giustizia e fraternità.
Valdo di Lione morì 20 anni prima di San Francesco. Morì da scomunicato e considerato eretico dalla Chiesa cattolica. La storia valdese avrebbe potuto trasformarsi in chiusura identitaria, ma ha scelto di non farlo; al contrario, ha generato un'etica della responsabilità pubblica. Oggi la Chiesa evangelica valdese è riconosciuta ben oltre il perimetro confessionale per lo straordinario impegno nel sociale, nell'accoglienza dei migranti, nella complicata operazione coraggiosa dei corridoi umanitari in collaborazione con la Comunità di Sant'Egidio, a dimostrazione di uno straordinario dialogo ecumenico proprio sui temi dell'accoglienza, nel sostegno alle persone con disabilità, nei centri antiviolenza, negli istituti penitenziari, nei progetti educativi nelle periferie, nella cooperazione internazionale, nella tutela dei diritti umani.
La persecuzione, in questo caso, ha insegnato il valore della libertà religiosa. La marginalità provata sulla propria pelle ha alimentato un'attenzione concreta verso chi resta ai margini. Non si tratta di assistenzialismo, ma di visione, cioè di mettere risorse e competenze al servizio di chi non ha voce. Le case della salute o quelle di riposo, gli istituti storici, come il Collegio Valdese, o quelli capaci di leggere la contemporaneità, come il Liceo di Torre Pellice, le opere diffuse sul territorio raccontano di un protestantesimo italiano che trasforma la fede in azione e fa della trasparenza un metodo.
L'esperienza valdese ricorda che si può essere minoranza senza essere minoritari, che si può custodire una memoria di sofferenza trasformandola in energia civile e collante sociale. È importante, infatti, ricordare che la Tavola valdese ha scelto, fin dall'introduzione dell'8 per mille, di destinare integralmente quelle risorse a interventi sociali, assistenziali, umanitari e culturali in Italia e all'estero, rinunciando a utilizzarle per il culto o per il sostentamento del clero. Una scelta che rappresenta un esempio di coerenza e di trasparenza.
La modifica che oggi approviamo nasce da una richiesta della Tavola valdese e amplia la possibilità di destinare tali risorse anche attraverso organismi senza fini di lucro, oltre agli enti interni all'ordinamento valdese e agli organismi associativi ed ecumenici e agli enti del Terzo settore. È bene ribadirlo: non cambia la finalità delle risorse, non si introduce alcuna deroga rispetto al principio che ne vincola l'utilizzo a finalità solidali. Ciò che cambia è la platea dei soggetti attraverso cui questi interventi possono essere realizzati.
La locuzione “organismi senza fini di lucro” è più ampia rispetto alla categoria degli enti del Terzo settore e consente una maggiore flessibilità operativa, nel rispetto rigoroso della destinazione delle somme e nella totale trasparenza. In un contesto segnato da nuove fragilità sociali, da emergenze umanitarie, da crescenti bisogni educativi e culturali, ampliare gli strumenti attraverso cui rendere effettivi interventi di solidarietà significa rafforzare la capacità di risposta senza alterare l'equilibrio costituzionale.
Una Repubblica è tanto più forte quanto più sa riconoscere e valorizzare le energie che nascono dalle sue pluralità. In tempi in cui il confronto pubblico si irrigidisce e si polarizza, riaffermare la laicità come cooperazione e non come contrapposizione è un messaggio politico e culturale che merita di essere pronunciato con chiarezza.
Per queste ragioni e con un grande grazie per ciò che la Chiesa evangelica valdese fa per la tenuta sociale di questo Paese, il gruppo del Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista esprimerà senza alcun dubbio il suo voto favorevole .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ciaburro. Ne ha facoltà.
MONICA CIABURRO(FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, ci troviamo oggi a discutere e a votare un provvedimento che, pur nella brevità dei suoi articoli, riveste un'importanza fondamentale per il pluralismo religioso, per la sussidiarietà e per il riconoscimento di una storia che è parte integrante dell'identità della nostra Nazione.
L'atto in esame approva la modifica dell'intesa sottoscritta nel dicembre 2024, intervenendo su una disciplina, quella dei rapporti tra Stato e confessioni religiose, che trova il suo fondamento nell'articolo 8 della nostra Costituzione. Ma parlare della Chiesa valdese per chi come me rappresenta il territorio piemontese non significa soltanto discutere di un atto parlamentare come in questo caso. Significa rendere omaggio a una comunità che ha radici profonde nelle valli delle Alpi Cozie, in quelle terre che sono cuore pulsante del Piemonte.
La storia dei valdesi è una storia di resilienza e di fedeltà ai propri valori, che ha trovato un momento di svolta epocale proprio in Piemonte, con le Lettere patenti di Re Carlo Alberto nel 1848, le quali riconobbero per la prima volta i diritti civili e politici a questa comunità. Ma da molto prima il legame tra la chiesa valdese e le nostre terre si è fatto indissolubile, contribuendo in modo determinante allo sviluppo sociale, culturale e civile del nostro Paese.
La comunità valdese ha sempre ricoperto un ruolo di fondamentale importanza anche dal punto di vista sociale, non solo religioso, sul territorio piemontese, promuovendo una rete di associazioni e realtà che hanno reso la nostra terra più ricca e coesa.
Oggi, con questa modifica legislativa, andiamo ad aggiornare lo strumento che regola l'utilizzo delle somme derivanti dall'otto per mille.
Non si tratta di un mero tecnicismo contabile ma di un atto di fiducia e di potenziamento della capacità di intervento sociale, rafforzando il principio di collaborazione tra istituzioni e Terzo settore, favorendo e incentivando proprio quelle pratiche virtuose che hanno reso la Tavola valdese un riferimento importante sul territorio.
Il punto centrale che desidero sottolineare con forza è l'apertura verso una collaborazione più ampia con il mondo degli organismi senza fini di lucro. Fino ad oggi la norma era strettamente legata al perimetro degli enti del Terzo settore come definiti dal codice del 2017. Con questa modifica riconosciamo che la solidarietà e il bene comune non possono essere imbrigliati in eccessive rigidità formali.
Per tutti questi motivi, annuncio dunque il voto favorevole del gruppo Fratelli d'Italia .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2605:
S. 1469 - "Modifica della legge 5 ottobre 1993, n. 409, di approvazione della modifica dell'intesa tra il Governo della Repubblica italiana e la Tavola valdese, in attuazione dell'articolo 8, terzo comma, della Costituzione" .
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Dovremmo ora passare al seguito dell'esame della proposta di legge n. 218-A recante: “Interventi per la prevenzione e la lotta contro il virus dell'immunodeficienza umana (HIV), la sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS), il papilloma virus umano (HPV) e le infezioni a trasmissione sessuale” e delle abbinate proposte di legge nn. 948-1078-1198.
Poiché tuttavia la Commissione bilancio non ha ancora espresso il prescritto parere, in ragione della mancata trasmissione della relazione tecnica sul testo del provvedimento, il seguito di tale esame si intende rinviato ad altra data.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del testo unificato delle proposte di legge nn. 1928-2083-2091-2152-2194-A/R: Delega al Governo per l'organizzazione, la realizzazione, lo sviluppo e il potenziamento dei centri di elaborazione dati.
Ricordo che nella seduta del 10 settembre 2025 l'Assemblea ha deliberato il rinvio in Commissione del testo unificato in esame e che, a seguito di tale rinvio, la Commissione ha predisposto un nuovo testo. Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi per il seguito della discussione è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea .
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del testo unificato delle proposte di legge e delle proposte emendative presentate .
Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri , che sono in distribuzione.
In particolare, il parere della Commissione bilancio reca una condizione volta a garantire il rispetto dell'articolo 81 della Costituzione, che è in distribuzione e che sarà posta in votazione ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento dopo l'emendamento 3.21 Ghirra, a pagina 2 del fascicolo.
Se nessuno chiede di intervenire sul complesso degli emendamenti - e così è - invito il relatore e la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sulle proposte emendative riferite agli articoli del testo unificato delle proposte di legge.
ENZO AMICH, Presidente, grazie. Formulo un invito al ritiro per tutti gli emendamenti presentati dai deputati, esprimendo altrimenti parere contrario. Esprimo parere favorevole sull'emendamento - l'unico presentato - 3.500, che riguarda una condizione della Commissione bilancio.
PRESIDENTE. Molto chiaro. Nel frattempo, l'emendamento 3.1001 Pastorino è stato ritirato. Prego, rappresentante del Governo.
FAUSTA BERGAMOTTO,. Parere conforme, Presidente.
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
Allora, colleghi, vi mettete a posto… non vi aspetto più. Quindi, ora vi sedete e andiamo avanti. Non si aspetta più nessuno.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 3.7 Casu. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.7 Casu, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.17 Casu. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.17 Casu, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.67 Casu. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.67 Casu, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.21 Ghirra. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Come avrò poi modo di dire durante le dichiarazioni di voto, ringraziamo la Commissione trasporti per aver portato avanti un lavoro che noi abbiamo sollecitato mesi fa, durante la discussione sul disegno di legge sull'intelligenza artificiale. Avevamo sottolineato che mancava proprio la parte relativa ai e oggi si va a colmare questo vuoto, questa mancanza di una norma . Noi siamo abbastanza soddisfatti del lavoro che è stato svolto in Commissione trasporti. Ringrazio il presidente, il relatore e i colleghi, che hanno seguito il provvedimento, che ha avuto anche dei miglioramenti durante l'esame. Tuttavia, ci sono alcune questioni che rimangono e che per noi comportano una difficoltà nell'esprimere un voto favorevole al provvedimento.
In particolare, all'interno dell'articolo 3, che è quello che prevede la delega al Governo, sono state indicate proprio delle deroghe rispetto alle procedure di VIA e di AIA per i , che verranno considerati come progetti di pubblica utilità indifferibili e urgenti, per cui non sono previste le stesse procedure che la nostra normativa, invece, dispone per interventi che hanno un impatto così grosso, sia rispetto al consumo di suolo che rispetto all'approvvigionamento energetico.
Per queste ragioni, noi abbiamo tenuto in piedi questo emendamento, che chiede di sopprimere la lettera del comma 1. So che questo emendamento non verrà accolto, ma ho approfittato per sollevare questo tema che per noi è di rilevanza fondamentale, anche per motivare quello che poi sarà un voto di astensione .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.21 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Prima di passare all'emendamento 3.500 da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-del Regolamento, avverto che, ove lo stesso venga approvato, risulteranno preclusi: la parte principale dell'emendamento 3.38 Casu, che sarà dunque posto in votazione per la sola parte consequenziale; l'emendamento 3.63 Casu; l'emendamento 3.65 Iaria.
Passiamo all'emendamento 3.500 da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.500 da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Sono stati ritirati gli identici emendamenti 3.100 Cattaneo e 3.1001 Pastorino.
Passiamo all'emendamento 3.32 Iaria. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.32 Iaria, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.38 Casu, del quale poniamo in votazione la parte consequenziale, quella non preclusa dall'approvazione dell'emendamento 3.500 da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-del Regolamento. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.38 Casu, limitatamente alla parte consequenziale, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.46 Casu. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.46 Casu, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.54 Casu. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.54 Casu, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.60 Iaria. Ha chiesto di parlare l'onorevole Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie, Presidente. Un breve intervento, giusto per chiarire lo scopo dell'emendamento 3.60, che riguarda un tema che andrebbe affrontato in maniera più specifica, ma non soltanto … vabbè, votate verde. Votate verde, mentre parlo. Va benissimo.
PRESIDENTE. Revochiamo la votazione... È partito un dito. Prego, onorevole Iaria. Stiamo discutendo l'emendamento 3.60.
ANTONINO IARIA(M5S). Dicevo che l'emendamento 3.60 è su un tema molto importante, che riguarda il rapporto tra la nostra politica, i nostri Paesi, l'Europa e le multinazionali. È chiaro che il rapporto tra e grandi gruppi internazionali, grandi multinazionali, che investono nella gestione dei dati e investono in questo settore, è molto rilevante.
Quello che chiedevamo con questo emendamento, come MoVimento 5 Stelle - che ricordo essere forse l'unico partito che è riuscito a portare a casa, in un Governo, una tassa, una , sui grandi colossi dell'informatica, sui grandi colossi di questo settore -, è di porre l'attenzione, anche in questo articolo, sul fatto che chiunque investa in questo settore, avendo anche deroghe, possibilità in più e facilitazioni per riuscire a fare questi investimenti sul territorio, specialmente in aree industriali, abbia la società iscritta in Italia, per poter pagare le tasse in Italia.
Lo dico in maniera molto semplice, in modo da evitare che ci sia sempre questo fatto che noi riusciamo a far fare investimenti a grandi gruppi internazionali ma, dal punto di vista fiscale, non abbiamo un ritorno corretto.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.60 Iaria, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.62 Casu. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.62 Casu, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.57 Iaria. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.57 Iaria, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Gli emendamenti successivi 3.63 Casu e 3.65 Iaria sono preclusi dall'approvazione dell'emendamento 3.500 da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-del Regolamento.
Dunque, passiamo all'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3, nel testo emendato.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 4. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Invito la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
FAUSTA BERGAMOTTO,. Allora, Presidente, sull'ordine del giorno n. 9/1928-AR/1 Ghirra il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno, che passo a leggere: “ad accompagnare il provvedimento in esame con ulteriori misure volte a sostenere le contenute nel codice di condotta europeo per l'efficienza energetica dei anche con riferimento ai sistemi di raffreddamento, nonché ai sistemi di monitoraggio e controllo del consumo istantaneo”.
Sull'ordine del giorno n. 9/1928-AR/2 Piccolotti il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità di continuare a sostenere la realizzazione di un nazionale, al fine di contribuire al potenziamento della sovranità digitale con effetti positivi in termini di sicurezza, trasparenza, controllo e indipendenza rispetto ai fornitori esterni”.
Sull'ordine del giorno n. 9/1928-AR/3 Zanella, anche qui, il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità di sostenere, nei limiti delle risorse disponibili, la realizzazione di anche modulari, i quali garantiscono un idoneo approvvigionamento” e il resto è uguale.
Sull'ordine del giorno n. 9/1928-AR/4 Sottanelli il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/1928-AR/5 Pastorella, in relazione alle premesse…
FAUSTA BERGAMOTTO,. …c'è un parere contrario in relazione alla sesta premessa, quella che inizia con: “in questo quadro, risultano pertanto incoerenti (…)” e, quanto agli impegni, con esclusione del primo impegno, il secondo rimane identico.
PRESIDENTE. C'è una riformulazione.
FAUSTA BERGAMOTTO,. Sull'ordine del giorno n. 9/1928-AR/6 Ruffino…
PRESIDENTE. Allora, scusate, si espunge il primo impegno e il secondo no, però pare che nell'ordine del giorno n. 9/1928-AR/5 Pastorella ci sia un terzo impegno, Sottosegretaria.
FAUSTA BERGAMOTTO,. Sì, esattamente. Si espunge soltanto il primo impegno…
FAUSTA BERGAMOTTO,. … e rimangono il secondo e il terzo impegno.
PRESIDENTE. Sul secondo e sul terzo, il parere è favorevole, ok.
FAUSTA BERGAMOTTO,. Sull'ordine del giorno n. 9/1928-AR/6 Ruffino, il parere è favorevole con la seguente riformulazione del primo impegno: “a valutare l'opportunità, nell'ambito dell'adozione dei decreti legislativi attuativi della delega, di cui all'articolo 3, lettera di tenere conto, per l'approvazione dei progetti di nuovi centri di elaborazione dati, anche di quelli che prevedono soluzioni per il recupero del riutilizzo” e poi va tutto bene. Sul secondo impegno, il parere è favorevole…
PRESIDENTE. E basta, due sono gli impegni.
FAUSTA BERGAMOTTO,. Poi, sull'emendamento…
PRESIDENTE. Quale emendamento?
FAUSTA BERGAMOTTO,. Sull'ordine del giorno, mi perdoni, Presidente, ma ho tutto annotato a penna. Allora…
PRESIDENTE. No, ma il parere sull'ordine del giorno n. 9/1928-AR/6 Ruffino in teoria è finito, sono due gli impegni.
FAUSTA BERGAMOTTO,. Sì, esattamente. Allora, siamo all'ordine del giorno n. 9/1928-AR/7 Onori.
PRESIDENTE. Siamo all'ordine del giorno n. 9/1928-AR/7 Onori. Che facciamo con quest'ordine del giorno?
FAUSTA BERGAMOTTO,. Lo accantoniamo.
PRESIDENTE. Lo accantoniamo, eccellente idea.
FAUSTA BERGAMOTTO,. Allora, sull'ordine del giorno n. 9/1928-AR/8 D'Alessio, il parere è contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/1928-AR/9 Casu, il parere è favorevole. Sugli ordini del giorno n. 9/1928-AR/10 Pastorino e n. 9/1928-AR/11 Iaria, il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/1928-AR/12 Fede, il parere è favorevole con la seguente riformulazione in relazione all'impegno: “ad accompagnare le misure recate dal provvedimento in esame con ulteriori iniziative rivolte a sostenere, nei limiti delle risorse disponibili, la crescita digitale e le competenze informatiche”, e poi è uguale.
PRESIDENTE. E poi è uguale, va bene.
FAUSTA BERGAMOTTO,. Sì. Sull'ordine del giorno n. 9/1928-AR/13 L'Abbate, il parere è favorevole. Sull'ordine del giorno n. 9/1928-AR/14 Dell'Olio, il parere è favorevole, ma con una riformulazione in relazione all'impegno, inserendo semplicemente “a valutare l'opportunità di”.
PRESIDENTE. Solo “l'opportunità” va aggiunta, va bene.
FAUSTA BERGAMOTTO,. Sì. Sull'ordine del giorno n. 9/1928-AR/15 Pavanelli, il parere è favorevole con riformulazione, anche qui, “a valutare l'opportunità di”. Avevamo accantonato l'ordine del giorno n. 9/1928-AR/7 Onori, vero Presidente?
FAUSTA BERGAMOTTO,. Allora, anche sull'ordine del giorno n. 9/1928-AR/7 Onori, si esprime parere favorevole, inserendo nell'impegno la riformulazione: “a valutare l'opportunità di”.
PRESIDENTE. Benissimo, è tutto chiaro, grazie.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1928-AR/1 Ghirra: onorevole Ghirra, accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1928-AR/2 Piccolotti: onorevole Piccolotti, accetta la riformulazione? No e vuole intervenire. Prego, ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Noi non accettiamo questa riformulazione sul nostro ordine del giorno sul nazionale, perché è una riformulazione che rende ridicolo l'impegno: “a valutare l'opportunità di” continuare a impegnarsi per la creazione di un nazionale, quando noi non vediamo, da parte di questo Governo, alcun vero impegno in materia di sovranità digitale europea. Ed è davvero strano, perché questo sarebbe, sulla carta, un Governo di sovranisti che ci tengono alla Nazione e alla sua sovranità, ma poi, guarda caso, quando la sovranità va applicata al tema dei dati, degli algoritmi, della tutela delle vere e proprie miniere di ricchezza, anche economica, la sovranità non vale più. Noi abbiamo già discusso di questi temi, Sottosegretaria, quando presentammo un emendamento per chiedere che i dati della pubblica amministrazione italiana fossero custoditi in un nazionale e in ubicati sul territorio italiano. Questo anche perché siamo nell'assurda situazione in cui agenzie e soggetti privati, come le imprese, che sono addirittura collocati fuori dall'Unione europea, di fatto, attualmente possono avere accesso ai dati dei cittadini italiani.
Quando parlo di dati parlo di cartelle cliniche, parlo del catasto, parlo dell'Agenzia delle entrate. Avete fatto utilizzare all'Agenzia delle entrate un di intelligenza artificiale, che non sappiamo da chi sia governato. Per quello che ne sappiamo, è possibile che tutti i dati fiscali dei cittadini italiani in questo momento siano accessibili o addirittura collocati fuori dai nostri confini nazionali.
Continueremo a fare battaglia politica su questo, perché questa è una questione democratica di primaria grandezza. Non bisogna arrivare a citare quanto è accaduto in Palestina con le per la geolocalizzazione delle vittime, degli obiettivi dei bombardamenti. Basta parlare di quanto è accaduto negli Stati Uniti con le che sono state fornite all'ICE per scovare migranti casa per casa, che utilizzavano dati pubblici che non sono stati adeguatamente tutelati.
Ecco, vogliamo sapere da questo Governo se intenda tutelare, invece, i dati degli italiani e se intenda aprire una vera e propria contrattazione, una trattativa con le , affinché gli algoritmi siano considerati frutto del genere e siano considerati oggetto di una contrattazione democratica orientata alla difesa del bene comune e alla sicurezza nazionale.
Voi tutto questo non lo fate, perché, come sappiamo, questo è un Governo totalmente subalterno a Donald Trump, dal punto di vista non solo delle politiche, ma soprattutto degli interessi di quelle che hanno sostenuto, foraggiato e finanziato Donald Trump e che, come sappiamo, dagli hanno anche sostenuto, foraggiato e aiutato le destre estremiste e sovraniste in tutta Europa e in Italia. Questo è il motivo per cui non state davvero costruendo il nazionale. Questo è il motivo per cui non prendete provvedimenti sulle operazioni di disinformazione che vengono fatte e di interferenza nel dibattito democratico dell'Italia attraverso i e le piattaforme. Questo è il motivo per cui non tutelate i dati delle grandi agenzie pubbliche italiane, che contengono informazioni fondamentali di tutti i cittadini e di tutte le cittadine. Davvero, siamo di fronte a una vergogna e ve lo ribadiamo ancora oggi .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1928-AR/2 Piccolotti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1928-AR/3 Zanella. Onorevole Zanella, accetta la riformulazione? Sì. Sull'ordine del giorno n. 9/1928-AR/4 Sottanelli, il parere è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1928-AR/5 Pastorella. Onorevole Pastorella, accetta la riformulazione? Grazie. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1928-AR/6 Ruffino. Onorevole Ruffino, accetta la riformulazione? Grazie.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1928-AR/7 Onori, Onorevole Onori, accetta la riformulazione? Grazie. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1928-AR/8 D'Alessio, su cui vi è un parere contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1928-AR/8 D'Alessio, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sull'ordine del giorno n. 9/1928-AR/9 Casu, il parere è favorevole. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1928-AR/10 Pastorino. Onorevole Pastorino? Lo ritira.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1928-AR/11 Iaria, su cui vi è il parere contrario del Governo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie, Presidente. Di solito, quando ci sono gli ordini del giorno su cui vi è il parere contrario, si parte sempre con questa frase: non comprendo le ragioni del parere contrario su quest'ordine del giorno. In effetti, questa discussione su ciò che chiediamo nell'ordine del giorno l'abbiamo fatta più volte in Commissione, parlando di questo provvedimento, che da tempo ormai giace nella nostra Commissione. Il tema fondamentale è: perché mi date parere contrario sulla possibilità di aiutare l'insediamento dei in territori montani, che non vuol dire nelle baite alpine, ma vuol dire in territori dove ci sono aree industriali dismesse o in via di dismissione, che sono in aree montane e che possono recuperare, riprendere un po' di vita produttiva e di investimento proprio come localizzazioni dei ? Anche perché queste aree industriali in aree montane - ce ne sono molte, specialmente in provincia di Torino - hanno già tutta una dotazione, dal punto di vista della dotazione elettrica e infrastrutturale delle reti, già adatta, facilmente adattabile per poterli ospitare.
Abbiamo un esempio a Pont-Saint-Martin di in area prettamente montana, che funziona e che chiaramente fa anche tutta una serie di collaborazioni, iniziative e convenzioni anche con la città, proprio anche nel recupero energetico del calore per il teleriscaldamento eccetera, cioè un po' di cose che abbiamo detto in questa legge delega. Quindi, io chiedo semplicemente se si può rivedere il giudizio sul mio ordine del giorno e di poterlo riformulare. Chiedo, quindi, di accantonarlo.
PRESIDENTE. Chiedo al Governo se intenda modificare il parere. Prego, Sottosegretaria Bergamotto.
FAUSTA BERGAMOTTO,. No, Presidente, perché questa è una competenza degli enti locali.
PRESIDENTE. Rimane il parere contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1928-AR/11 Iaria, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1928-AR/12 Fede. Onorevole Fede, accetta la riformulazione? Sì, accetta.
Sull'ordine del giorno n. 9/1928-AR/13 L'Abbate il parere è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1928-AR/14 Dell'Olio. Onorevole Dell'Olio, accetta la riformulazione? Che mi dite? Onorevole Iaria, che mi dite? Sì, accetta.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1928-AR/15 Pavanelli. Onorevole Pavanelli, accetta la riformulazione? Prego.
EMMA PAVANELLI(M5S). Grazie, Presidente. Io chiedo al Governo come mai si accetta quest'ordine del giorno con la formuletta “a valutare l'opportunità di”. Ciò perché quest'ordine del giorno, a mia prima firma, chiede, nello specifico, di valutare quanto più possibile con questa legge delega - pertanto, noi stiamo già oggi delegando il Governo a prendere delle decisioni - un ulteriore passo, cioè di valutare quanto più possibile i consumi energetici e non solo i consumi energetici quanto più sostenibili possibile, ma anche la possibilità di imporre, di decidere di spingere le imprese che faranno nel nostro Paese di mettere impianti di accumulo.
Pertanto, niente di rivoluzionario oggigiorno, soprattutto quando si pensa alla direttiva europea 2023/1791, che entra in vigore proprio quest'anno, dove all'articolo 12, tra l'altro, si dice che i con potenza superiore o uguale a 500 chilowatt saranno tenuti a monitorare i consumi e i dati vanno comunicati, da parte del nostro Governo, entro il 15 maggio, perciò fra 3 mesi. Sappiamo anche che l'Unione europea sta già lavorando a una nuova direttiva proprio per far fronte agli altissimi consumi di energia e, ovviamente, noi con quest'ordine del giorno chiediamo che si punti alla decarbonizzazione quanto più possibile per questi impianti, coinvolgendo ARERA e altri soggetti. Pertanto, nulla di eccessivo, cose richieste che possono assolutamente rientrare in questa legge delega.
Dunque, mi chiedo come mai, ancora una volta, il Governo non prenda una posizione netta per quanto riguarda anche l'utilizzo delle rinnovabili, perché questi grandi consumi dei ci pongono tantissime domande in questo momento e, non avendo altre alternative che le rinnovabili, ci si aspetterebbe, da parte di questo Governo, maggiore tutela e garanzia per questo tipo di consumo energetico.
Ma forse mi posso anche dare una risposta in autonomia, Presidente. Vede, oggi andremo a incardinare il decreto Bollette e quello che stiamo scoprendo ora - che è stato pubblicato - è che questo Governo, di fatto, vuole bloccare la transizione energetica e l'impiantistica di rinnovabili, la messa in posa di maggiori rinnovabili in barba ai fondi del PNRR, in barba alla decarbonizzazione, con una propaganda che dura da 3 anni per quanto riguarda un nucleare che, di fatto, non esiste, non è commercializzabile e, ad oggi, sappiamo bene che non può essere una risposta né al caro bollette né tantomeno ai .
Per questo noi abbiamo presentato quest'ordine del giorno e per questo rifiuto questa formula “a valutare l'opportunità di”, perché, appunto, stiamo votando una proposta di legge delega e, pertanto, il Governo poteva benissimo accettarlo così com'era proprio in vista del fatto che stiamo recependo una direttiva europea e l'Europa sta già lavorando a una nuova direttiva. Si vede, per l'ennesima volta, come questa maggioranza ha deciso di non governare con lungimiranza, guardando ai prossimi 10, 15 o 20 anni, ma governa guardando all'oggi e magari anche a ieri .
PRESIDENTE. Non avendo accettato la riformulazione, si intende che il parere è contrario. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1928-AR/15 Pavanelli, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mauro Del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, annuncio fin da subito il nostro voto favorevole al provvedimento che, peraltro, si unisce a una probabile unanimità, come annunciato dai voti sugli articoli e sugli emendamenti. Da cosa deriva questa unanimità del Parlamento su un provvedimento di questo tipo? Sicuramente deriva dalla presa d'atto che da molti anni è avvenuto sul mercato internazionale e a livello economico un cambiamento irreversibile e lo possiamo far risalire sicuramente a due eventi chiave che hanno segnato questo cambiamento: il primo, il COVID; il secondo, che abbiamo ricordato poco fa, la guerra in Ucraina, simbolo di tutti quei conflitti che sono stati voluti per cambiare l'ordine mondiale. Ebbene, tutto questo naturalmente ha dei riflessi sull'economia, ha dei riflessi sul concetto di sicurezza e sovranità nazionale, così come ha dei riflessi sul concetto di sostenibilità e su quali debbano essere le azioni nell'economia improntate a una svolta verso la sostenibilità.
Allora, è chiaro che anche temi che fino a poco fa avremmo affrontato con una prospettiva differente, una prospettiva di mercato globalizzato, una prospettiva di semplice attrazione degli investimenti, di rafforzamento della competitività, vedono oggi affermarsi nuovi in ragione del tema della sicurezza interna. È evidente che temi come quelli dell'energia, dell'informazione e dei riassumono in sé entrambi questi aspetti e temi di questa natura riguardano oggi la sicurezza nazionale. Oltretutto, sicurezza nazionale non tanto e non solo per quanto attiene in modo diretto alla protezione dei dati, ma anche per quanto riguarda la competitività dei nostri sistemi, perché è fuor di dubbio che un Paese come il nostro, che ha già perso molti treni come quello dell'intelligenza artificiale, non possa assolutamente perdere la corsa, che è già in atto da molti anni, della digitalizzazione, del e, in generale, della potenza di calcolo, non solo perché questa genera posti di lavoro sul nostro territorio, ma perché, in maniera del tutto ovvia ed evidente, alla disponibilità di e di connettività è collegata la possibilità di sviluppo dei servizi per le imprese e per i cittadini.
Ecco allora che, così com'è stato per la prima volta evidente con il caso delle mascherine o quello - ne abbiamo trattato ieri in un ordine del giorno - dei grandi bacini idroelettrici, che nella scorsa legislatura in maniera un po' miope venivano visti esclusivamente come un tema di mercato, mentre oggi sono necessariamente visti come un tema di sicurezza nazionale, quella di investire nei centri di elaborazione dati, di snellire la possibilità di costruire e potenziare nuovi centri di elaborazione dati diventa quasi una scelta ovvia. Spiace, rispetto a questa delega che ci trova unanimi, che ci sia stata questa singolare contemporaneità con l'articolo 8 del decreto Energia, dove sembra quasi che il Governo voglia mortificare il Parlamento che, una volta tanto, arriva unanimemente a una conclusione. Quindi, bene per le forze parlamentari; ancora una volta male per quanto riguarda il Governo.
Infine, un accenno ai temi della sostenibilità. Chiaramente, la questione dei centri di elaborazione dati, se da una parte è un grosso per lo sviluppo, dall'altra implica il tema del consumo di energia.
Quindi, molto bene che in questa delega e anche negli emendamenti e negli ordini del giorno suggeriti si insista affinché l'energia sia sempre più sostenibile, affinché i consumi siano limitati.
D'altro canto, sappiamo bene che nella potenza di calcolo si possono riservare, soprattutto attraverso l'intelligenza artificiale, soluzioni che, sebbene molto , potrebbero offrire la possibilità di fare energetici che vanno largamente a compensare questo utilizzo.
Per tutte queste ragioni, quindi, ricordo il voto favorevole del nostro gruppo
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cavo. Ne ha facoltà.
ILARIA CAVO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Sottosegretaria e colleghi, la delega al Governo per l'organizzazione, la realizzazione, lo sviluppo e il potenziamento dei centri di elaborazione dati rappresenta un passo decisivo verso la modernizzazione del nostro Paese. In un'epoca in cui il digitale è il motore imprescindibile della crescita economica, dell'innovazione tecnologica e del benessere collettivo, in un mondo sempre più interconnesso, in cui i dati costituiscono conoscenza, sicurezza, ricchezze e funzionalità, i centri di elaborazione dati o non sono solo infrastrutture tecniche, ma veri e propri pilastri che sostengono l'intero tessuto produttivo, abilitando la transizione verso un'economia digitale resiliente e sostenibile. Sono il centro nevralgico di una sovranità tecnologica che siamo chiamati a rafforzare anche alla luce di uno scenario internazionale in cui le minacce ibride sono sempre più pressanti.
Permettetemi di partire dal contesto globale, nazionale in cui si inserisce questa legge, un contesto che evidenzia quanto i siano centrali per il futuro. A livello mondiale l'industria dei è in una fase di espansione senza precedenti. Secondo il 2025 operano oltre 7.500 unità, con il Nord America che ne detiene più di 5.400. Il rapporto 2026 prevede un tasso di crescita annuo composto del 14 per cento fino al 2030 con l'aggiunta di quasi 100 gigawatt di nuova capacità tra il 2025 e il 2030, raddoppiando essenzialmente la dimensione globale del settore. In Europa, mentre i poli tradizionali come Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi e Dublino affrontano saturazione ai vincoli energetici, emergono nuovi e l'Italia si posiziona come uno dei più attrattivi grazie alla sua collocazione geostrategica nel Mediterraneo e una crescente disponibilità di infrastrutture.
In Italia il mercato sta vivendo una dinamica espansiva straordinaria: l'Osservatorio del Politecnico di Milano indica che nel 2024 la potenza informatica nominale ha raggiunto 513 megawatt con un incremento - questo è il dato - del 17 per cento rispetto al 2023. I occupano oggi 333.000 metri quadrati - e anche qualcosa in più - con un + 15 per cento rispetto all'anno precedente.
Il valore del comparto, della , ovvero l'affitto di spazi per , ha toccato i 765 milioni di euro, con un + 17 per cento. È tutto “più”, ma il futuro sarà ancora più promettente. Gli investimenti previsti per il 2025-2026 superano i 10 miliardi di euro, che si aggiungono ai 5 miliardi già impegnati nel biennio precedente. Secondo stime recenti, il mercato italiano dei è valutato a circa 7,54 miliardi di dollari nel 2025, destinato a crescere di altri 8 miliardi quest'anno e a raggiungere i 14 miliardi nel 2031. La Lombardia, con Milano al centro, rimane il polo centrale con un + 26 per cento quest'anno, seguita da Roma, ma l'Italia supera già i mercati come Madrid, Varsavia, posizionandosi come un attore chiave in Europa.
Questa crescita non è un fenomeno isolato. Globalmente, l'Agenzia internazionale dell'energia prevede che il consumo elettrico dei raddoppierà entro il 2030, con USA, Europa e Cina che coprono l'85 per cento della domanda. In Italia, con circa 200 attivi, si prevede di raggiungere 1 gigawatt entro il 2028, 2 gigawatt nel 2031, con consumi che potrebbero salire dal 7 al 13 per cento del totale nazionale entro il 2035. Le emissioni di CO2 - lo stima Global Sachs - passeranno da 180 a 300 milioni di tonnellate entro il 2035, ma rimarranno sotto l'1,7 per cento del settore energetico totale. Tuttavia, queste sfide sono opportunità per innovare in modo sostenibile. In Europa, il regolamento del 2024 impone il monitoraggio della sostenibilità, con aggiornamenti dal 15 maggio 2025. In Italia, fino a oggi, i sono stati trattati come impianti industriali generici, senza una normativa unitaria. Solo le linee guida del Ministero dell'Ambiente e quelle della Lombardia hanno iniziato a colmare questo vuoto ed è proprio qui che interviene questo provvedimento, frutto dell'unificazione di proposte parlamentari trasversali.
L'articolo 1 enuncia la finalità della legge: sostenere la crescita del sistema produttivo digitale e lo sviluppo tecnologico del Paese attraverso una normativa generale per l'organizzazione, la realizzazione, lo sviluppo, la progettazione e l'approvvigionamento energetico sostenibile, circolare e costante dei . È un impegno chiaro verso un digitale che non solo cresce, ma lo fa in armonia con ambiente ed economia. L'articolo 2 definisce, dà una definizione precisa di “centro di elaborazione dati”, una chiarezza che è essenziale per uniformare le pratiche e favorire investimenti mirati. Ma il cuore del provvedimento è l'articolo 3, che delega il Governo ad adottare, entro sei mesi dall'entrata in vigore, uno o più decreti legislativi per disciplinare i e coordinare le procedure relative, rispettando principi e criteri direttivi che puntano all'innovazione e alla sostenibilità.
Innanzitutto, si mira a una disciplina generale che semplifichi le procedure autorizzative, vincolandole a termini massimi per la costruzione e il potenziamento delle infrastrutture, nel pieno rispetto dei principi costituzionali, europei e internazionali. Questo include la definizione di un codice Ateco dedicato per riconoscere il settore come attività specifica e favorire un approccio unico a livello nazionale.
Sul fronte della semplificazione burocratica, la delega prevede provvedimenti amministrativi unici e celeri per valutare e approvare progetti di nuovi centri, ristrutturazioni o ampliamenti, con priorità per quelli che riutilizzano aree industriali dismesse, siti energetici in dismissione o soluzioni innovative, come l'uso di energie pulite, sistemi di teleriscaldamento e tecniche per ridurre il consumo d'acqua.
I progetti sono qualificati come di pubblica utilità, indifferibili e urgenti, con interesse pubblico prevalente, facilitando così la valutazione di impatto ambientale e l'autorizzazione integrata ambientale. Inoltre, si introducono misure per la semplificazione normativa urbanistica e si rafforza la Commissione tecnica VIA-VAS per un coordinamento efficiente tra livelli decisionali.
La cooperazione è un altro pilastro di questo provvedimento. La delega enfatizza, infatti, il miglioramento delle interazioni tra enti territoriali, imprese e autorità, accelerando i processi e l'accesso a documenti per creare un ecosistema collaborativo che acceleri gli investimenti.
Sul piano dell'innovazione energetica e della sostenibilità, si promuove il potenziamento della rete elettrica nazionale, con criteri di priorità per l'accesso dei progetti di , considerando i tempi di realizzazione. Si incentiva l'autoproduzione energetica anche parziale, con sistemi di accumulo e a basso impatto ambientale e si introduce una disciplina uniforme per le emissioni di gruppi elettrogeni a gasolio. La sicurezza fisica e cibernetica è garantita, riducendo i rischi ambientali e rispettando criteri di e protezione delle informazioni.
Inoltre, si favorisce il pieno utilizzo dei centri esistenti, priorizzando quelli con efficienza ambientale adeguata e si armonizza la disciplina tributaria con principi internazionali per qualificare i come stabili organizzazioni. Non meno importante è l'attenzione alle competenze umane. Si promuove, senza oneri aggiuntivi, la formazione di competenze digitali avanzate in scuole, ITS, università e centri di ricerca, con su e intelligenza artificiale attraverso programmi educativi, , dottorati e borse di studio, in collaborazione con aziende e Terzo settore, attenti alle esigenze territoriali. Analogamente, si sostiene la formazione continua della pubblica amministrazione e si ampliano le competenze dell'Agcom, per controllare l'uso dei sistemi , vigilare sui protocolli di sicurezza nelle pubbliche amministrazioni e segnalare illeciti.
Onorevoli colleghi, questo provvedimento non solo colma un vuoto normativo, ma proietta l'Italia al centro dell'economia digitale europea. I sono infrastrutture critiche che abilitano la digitalizzazione di imprese e pubblica amministrazione, accelerando l'adozione di tecnologie come l'intelligenza artificiale, il e l'AIoT. Ma la vera forza sta nell'equilibrio tra innovazione e sostenibilità. Non solo crescita e innovazione, ma anche sicurezza. Lo accennavo all'inizio, oggi la protezione dei dati è un'esigenza trasversale a tutti i settori. Pensiamo ai dati industriali, finanziari, quelli legati alla funzionalità delle infrastrutture e ai rischi connessi…
ILARIA CAVO(NM(N-C-U-I)M-CP). …alla violazione della loro sicurezza. Questo ci impone di rafforzare anche l'infrastruttura materiale in cui questi dati vengono custoditi. Per tutti questi motivi, il mio gruppo, Noi Moderati, vota a favore di questa legge delega, convinti che sia una via giusta per un'Italia innovativa, digitale e sostenibile, pronta a cogliere l'opportunità del futuro .
PRESIDENTE. Al gruppo che andiamo a presentare questa legge potrebbe interessare, sia a loro che ai loro compagni. Sono le studentesse e gli studenti dell'Istituto tecnico superiore “Pietro Branchina”, arrivano da Adrano, quindi siamo in provincia di Catania. Li salutiamo e diamo il benvenuto a loro che frequentano una scuola intitolata a un grandissimo siciliano, che fu musicista e compositore. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, signora Sottosegretaria, noi siamo soddisfatti che oggi si discuta in quest'Aula del disegno di legge delega al Governo per l'organizzazione, la realizzazione, lo sviluppo e il potenziamento dei centri di elaborazione dati. Come ho detto, lo avevamo sollecitato lo scorso giugno durante il dibattito sull'intelligenza artificiale, ma in quella circostanza avevate rinviato ogni decisione a questo momento, anche la definizione giuridica dei centri di elaborazione dati, che noi avevamo sollecitato con un ordine del giorno respinto dall'Assemblea, con il parere negativo del Governo.
Con questo provvedimento si definisce un quadro normativo chiaro e omogeneo, che disciplina il settore e garantisce l'effettiva possibilità di tutelare la sovranità dei dati per i settori critici. Allo stato attuale, infatti, i non erano ancora espressamente definiti all'interno del quadro normativo vigente, venendo generalmente assimilati a edifici di tipo industriale. Vediamo, quindi, con favore che sia assicurata la definizione di una normativa di carattere generale per l'organizzazione, la realizzazione, lo sviluppo, l'approvvigionamento energetico sostenibile, circolare e costante nel rispetto dei principi costituzionali, dell'ordinamento dell'Unione europea e del diritto internazionale.
Ringrazio ancora la Commissione trasporti per il lavoro che ha svolto, modificando e integrando il testo iniziale in maniera collegiale. Tuttavia, alcune questioni non ci convincono ancora, come il fatto che anche in questo caso non vengono stanziate le risorse necessarie per portare avanti un progetto di sviluppo serio di questo settore strategico, o ancora le deroghe che sono state previste per la realizzazione di queste grandi strutture energivore. L'infrastruttura strategica dei si configura come il perno della transizione digitale, alimentata dall'intelligenza artificiale.
Si stima che in Italia il settore rappresenti un'opportunità di valore di circa 15 miliardi di euro e occorre lavorare per arginare il ritardo rispetto ad altri europei, come Germania, Francia e Olanda ad esempio. Il settore dei nel nostro Paese è in costante espansione. Solo nel 2025 è stato registrato un incremento del 17 per cento nella capacità installata dei . Un ritmo di crescita che può permettere al nostro Paese di consolidare il suo ruolo di mercato emergente nell'Europa centromeridionale.
Confidiamo che il Governo rispetti le tempistiche definite e che entro sei mesi adotti i decreti legislativi sulla disciplina dei centri di elaborazione dati e il coordinamento delle procedure per la realizzazione e l'organizzazione degli stessi. Condividiamo i principi generali che disciplinano la realizzazione, l'organizzazione e il potenziamento dei , con particolare attenzione agli aspetti procedurali e funzionali che ne garantiscano l'efficienza e la conformità agli standard di settore. Queste misure sono condivisibili e per molti aspetti necessarie, come avevamo già avuto modo di sottolineare durante il dibattito sull'intelligenza artificiale.
Accogliamo con favore, quindi, che si sia previsto di definire le competenze specifiche in capo agli uffici regionali e agli enti locali competenti in materia di , revisione indispensabile per favorire la cooperazione tra questi ultimi, le imprese e le autorità di settore, nonché che si preveda di assicurare la semplificazione dei processi decisionali e la piena accessibilità alla documentazione. Così come crediamo sia di fondamentale importanza l'introduzione sull'intero territorio nazionale di procedimenti amministrativi semplificati, unici e uniformi, unitamente alla disciplina di un iter di valutazione e approvazione dei progetti dei nuovi , con espressa individuazione delle autorità competenti e delle relative attribuzioni.
Vorremmo, invece, che ci fosse maggiore prudenza sulla qualificazione dei nuovi come opere di pubblica utilità, con la conseguente previsione di un procedimento semplificato per la valutazione di impatto ambientale e l'autorizzazione integrata ambientale, soprattutto perché alla lettera del comma 1 dell'articolo 3 vengono introdotte misure derogatorie agli strumenti urbanistici e ambientali, al fine di agevolare la realizzazione dei . Questa previsione per noi è del tutto inopportuna, per questo avevamo presentato un emendamento per sopprimerla.
Siamo più che favorevoli all'incentivazione dello sviluppo e della realizzazione di nel nostro Paese. Vogliamo incentivarli e semplificare le procedure, ma non bypassare le norme urbanistiche, scavalcando le competenze degli enti locali e rischiando di compromettere preziose porzioni dei nostri territori. I , oltre a richiedere un rilevante fabbisogno energetico, comportano un significativo consumo di suolo.
Per questo, considerando anche il rapidissimo sviluppo delle tecnologie legate all'intelligenza artificiale, pensiamo che la loro realizzazione debba avvenire nel pieno rispetto dei principi di sostenibilità ambientale, senza introdurre deroghe suscettibili di compromettere i nostri beni più preziosi , che sono l'ambiente e il paesaggio, beni unici e non riproducibili, che sono tutelati e da tutelare.
A nostro avviso, occorre tenere conto del rischio di una proliferazione non controllata di queste infrastrutture, specie in un contesto drammatico come quello che stiamo vivendo, caratterizzato da una sempre più evidente economia di guerra e corsa al riarmo. Per queste ragioni siamo del tutto contrari alle deroghe previste. I comportano, poi, un enorme dispendio di energia. Per questo le disposizioni introdotte in materia di approvvigionamento energetico, uso sostenibile del suolo e l'applicazione delle previste dal codice di condotta europeo per l'efficientamento energetico dei devono andare nella direzione della responsabilità ambientale e dell'allineamento alle norme comunitarie.
La diffusione di sistemi di intelligenza artificiale, soprattutto generativa, ha portato modifiche radicali alle infrastrutture informatiche dei . Gli algoritmi che sostengono un qualunque modello di intelligenza artificiale richiedono un'ingente quantità di risorse in termini di dati e di calcolo, non paragonabili a quelle richieste dai tradizionali motori di ricerca, con inevitabili effetti sul consumo elettrico e idrico.
Secondo il redatto dall'Agenzia internazionale per l'energia e focalizzato sugli impatti energetici dell'intelligenza artificiale, i entro il 2030 consumeranno oltre 945 terawattora l'anno, superando il consumo elettrico annuale dell'intero Giappone. La crescita dell'intensità energetica dei scaturisce, oltre che dalla fisiologica richiesta delle operazioni di calcolo necessarie sia per l'addestramento che per le esecuzioni di modelli, dall'utilizzo degli strumenti di intelligenza artificiale generativa in svariati settori.
Apprezziamo che sia stato previsto il sostegno all'impiego di sistemi di accumulo energetico a basso impatto ambientale; la promozione dell'utilizzo di siti dismessi per l'installazione di nuovi per limitare il consumo di suolo; la valorizzazione e il pieno utilizzo delle strutture di archiviazione dei dati già esistenti con priorità a quelle che dimostrino adeguati livelli di efficienza ambientale; la promozione, ove possibile, dell'autoproduzione energetica e la garanzia dello sviluppo e del potenziamento delle infrastrutture necessarie all'allacciamento alla rete elettrica e alla connessione Internet.
Così come accogliamo con grande favore l'adozione di alcune misure volte all'efficientamento energetico dei e all'attuazione - solo alcune, però - delle del codice di condotta europeo per la loro efficienza energetica, con specifico riferimento al riutilizzo del calore di scarto mediante la realizzazione di infrastrutture dedicate, quali pompe di calore e reti di teleriscaldamento. Tuttavia, vi avevamo proposto di osare di più, introducendo tra le infrastrutture per il recupero e il riutilizzo del calore di scarto dei , oltre alle reti di teleriscaldamento, anche quelle per il raffreddamento efficiente e sostenibile. Incentivare soluzioni di recupero del calore è senz'altro prioritario, come, peraltro, indicato nelle del codice di condotta europeo per l'efficientamento energetico dei , ma quest'ultimo dedica un capo anche ai sistemi di raffreddamento, poiché il consumo di acqua per raffreddare i dei è particolarmente dispendioso.
L'elevata intensità della domanda energetica rende necessaria una piena attuazione delle disposizioni contenute nel codice di condotta, con specifico riferimento anche ai sistemi di raffreddamento, quali il , idonei a ridurre significativamente il consumo energetico complessivo. Lo avevamo già chiesto a giugno con un ordine del giorno, a prima firma dell'onorevole Bonelli, che allora non avevate accolto. Ci abbiamo riprovato in questa sede. Quindi, il non accoglimento ci limita nell'espressione di un voto favorevole, nonostante l'accoglimento di un altro emendamento che prevede la sicurezza fisica e cibernetica dei . Così come riteniamo indispensabile promuovere lo sviluppo di un nazionale che assicuri la permanenza e il controllo pubblico dei dati sensibili.
Per concludere, Presidente, apprezziamo l'attenzione che è stata rivolta alla formazione, specie del personale tecnico delle pubbliche amministrazioni, al fine di promuovere lo sviluppo delle competenze necessarie per la corretta gestione e conduzione delle procedure relative al rilascio delle autorizzazioni. Ma per le criticità esposte e per la scarsa fiducia in questo Governo, preferiamo astenerci su questo voto, per poter verificare poi con serenità e nel dettaglio i contenuti dei decreti legislativi di attuazione, con particolare attenzione ad alcuni profili critici che vi cito brevemente: la garanzia della sostenibilità ambientale che impone la ferma contrarietà a qualunque misura in deroga agli strumenti urbanistici e ambientali; una più marcata attenzione alla promozione dell'energia rinnovabile; la garanzia della sicurezza fisica e cibernetica delle infrastrutture che è stata accolta; la piena attuazione delle previste dal codice di condotta europeo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pastorella. Ne ha facoltà.
GIULIA PASTORELLA(AZ-PER-RE). Presidente, colleghi, quasi mai avrei immaginato di vedere questo giorno. Se vediamo finalmente questo provvedimento in Aula, lo dobbiamo sicuramente al relatore Amich, che ringrazio, che si è speso notte e giorno per portare a casa questo risultato, e naturalmente al presidente Deidda che, anche lui, ha fatto tutto il possibile per dare dignità a un testo che di dignità ne ha già tanta per il solo fatto di essere condiviso tra maggioranza e opposizione e tra partiti che su tante cose hanno visioni diverse, ma che evidentemente, prima addirittura del Governo, in tempi non sospetti, avevano individuato questo tema dei quindi del potere computazionale sul nostro territorio, come uno dei temi strategici per il Paese.
L'hanno fatto in tempi non sospetti e ora tutti quanti ne parlano. Perché se ne parla? Perché vediamo investimenti miliardari purtroppo non tanto nel nostro Paese, quanto sicuramente in altri Paesi, perché c'è la consapevolezza che, senza queste infrastrutture fondamentali, non si può raggiungere quel livello di preparazione e di innovazione che ci permette poi di approfittare, per esempio, dell'intelligenza artificiale, di cui tutti noi credo siamo fruitori, ma forse non ci rendiamo conto che, dietro a quella piccola sul nostro telefono, in realtà ci sono queste infrastrutture e questi centri di elaborazione dei dati. Perché dico non tanto nel nostro Paese? Perché se guardiamo i dati, i dati sono straordinari. Solo tra il 2023 e il 2025, quindi nei due anni passati, sono stati investiti ben 7 miliardi di euro nel nostro Paese sul tema . Ma cosa ci dice questa cifra? Questa cifra è solo il 68 per cento delle previsioni che erano state fatte.
Quindi, siccome questo testo, purtroppo, ha impiegato tanto tempo per vedere la luce, per arrivare qui in Aula, la domanda che faccio è la seguente: quella differenza tra il 68 per cento e il 100 per cento di previsioni non è forse anche un pochino dovuta al fatto che il nostro Paese, a oggi, non ha una normativa sui e che solo grazie a questa legge delega forse si comincerà ad avere i vari decreti attuativi che permetteranno di averla? Occuparsi dei infatti significa non semplicemente ascoltare le , ma anche ascoltare i sindaci magari dei piccoli paesi - penso alla cintura attorno al milanese - che si ritrovano ad avere a che fare con proposte di investimento miliardarie e non sanno da che parte girarsi, perché non c'è una procedura semplice, non c'è una chiara destinazione d'uso urbanistica, non ci sono norme che aiutino a comprendere se e come evitare il consumo di suolo, quali aree destinare, se ci siano anche codici ATECO e come relazionarsi con il Ministero dell'Ambiente e con il Ministero delle Imprese e del per far sì che questi investimenti poi si concretizzino. E quindi la mancanza di una procedura unificata ha determinato - questo lo dico io come illazione; la correlazione non è causalità, però è probabilmente sano dirlo - la perdita di tantissime opportunità.
La cosa che un pochino fa venire il nervoso è che non è che in questo anno e mezzo tra il momento in cui il testo è stato preparato dalla Commissione unificata ed oggi, non si sia mosso nulla. Infatti, ovviamente, quando c'è un vuoto, sì, ci si comincia a muovere, per cui vediamo addirittura le regioni che hanno cominciato ad emanare leggi specifiche. Penso alla Lombardia, con una nuova legge, ma anche alla Puglia, che ha emesso linee guida. Si muovono i Ministeri. Si è mosso il MIMIT con una consultazione, quest'estate, sfociata in una strategia che, guarda caso, diceva esattamente le cose che dice la nostra legge delega, che già era pronta e attendeva fiduciosa. E si è mosso anche il MASE, il Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica, con alcuni provvedimenti, prima le linee guida e adesso addirittura anticipando, in una sorta di rovesciamento della medaglia, un decreto - il decreto Bollette - che contiene un pezzo sui , che è parte della legge delega che stiamo votando oggi. Quindi, abbiamo per primo storico, prima il decreto e poi la legge delega. Di solito ci lamentiamo sempre che non arrivano i decreti attuativi, in questo caso c'è addirittura un ribaltamento, che non trovo sia necessariamente positivo, perché, nel frattempo - come dicevo - gli investitori e i nostri sindaci sono rimasti in una zona grigia che probabilmente ci ha fatto perdere del terreno anche rispetto ai nostri , perché queste infrastrutture - che ci piaccia o meno - verranno fatte e quindi verranno fatte evidentemente altrove piuttosto che in Italia.
Per entrare nel merito di questa legge, sono molto fiera del lavoro che abbiamo fatto tutti insieme, perché è una legge tecnologicamente neutra, nel senso che se si pensa ai si pensa alle grandi , ma in realtà non facciamo differenza tra i piccoli , quelli , quelli sul territorio, e i grandi. È una legge che prende in considerazione sia i nuovi, quelli che verranno, che gli esistenti, che magari si vogliono ammodernare oppure espandere, sia le specificità del nostro Paese, quindi l'esistenza di tanti siti industriali dismessi, di tanti siti anche energetici pronti per una riqualifica e la presenza non banale di cavi di connettività, per esempio sottomarini, che ci rendono davvero un all'interno del Mediterraneo.
Ed è una legge che affronta questo tema a 360 gradi, proponendo di introdurre un codice ATECO e dei procedimenti amministrativi unici, che è esattamente quello che il decreto Bollette tenta di fare, anche se - come noi pensiamo - con diverse criticità, di dare priorità, appunto, alle aree già utilizzate - industriali dismesse o siti energetici - proprio per evitare il consumo di suolo. Cerca di aiutare gli enti locali, portandoli per mano nella gestione di questi investimenti. Chiede di potenziare la rete elettrica. Naturalmente c'è anche un effetto speculativo in questo momento, che prenota energia elettrica senza concretizzarne l'acquisto, quindi quell'aspetto va attenzionato e sistemato. Cerca di favorire anche come l'autoproduzione e si occupa anche di una cosa non banale: i , sì, sono quasi automatizzati, ma non del tutto, e soprattutto i servizi che si costruiscono su quei , su quella capacità computazionale, hanno bisogno delle famose competenze STEM che ancora in Italia faticano a svilupparsi. E, quindi, anche su questo aspetto, la legge si occupa delle competenze per la gestione fisica dei - dalle specifiche alla sicurezza fisica, eccetera - fino ad arrivare a quelle più astratte, sulla gestione del , del e di tutti i servizi di intelligenza artificiale annessi e connessi, che vanno decisamente potenziate.
I numeri sulle STEM, sui laureati STEM, li conosciamo tutti, non serve ripeterli e, quindi, finché non avremo quella forza lavoro e quel capitale umano, va fatto.
L'ultimo aspetto che mi piace ricordare: è anche una legge che guarda al futuro. Una legge delega che, anche grazie agli ordini del giorno che sono stati approvati, non ha paura di dire: ma quale sarà il prossimo passo?
Per noi il prossimo passo sarà sicuramente capire come migliorare l'approvvigionamento energetico. In questo senso abbiamo scritto, nero su bianco, che il nucleare deve essere una di queste opzioni. Proprio adesso che si sta cominciando la discussione sulla delega sul nucleare in Commissione attività produttive, ci sembra giusto ricordare che il connubio nucleare- è sicuramente una combinazione vincente. Lo potrebbe essere anche per il nostro Paese, per un'energia stabile, pulita e che possa davvero darci quella potenza di cui abbiamo bisogno.
Abbiamo anche parlato di una cosa che sembra futuristica, un ordine del giorno del mio collega Sottanelli sui nello spazio, che futuristica però non è perché, già adesso, ci sono aziende non italiane - ma come al solito, americane e cinesi - che stanno andando in questa direzione perché ci sono delle condizioni che la rendono appetibile.
Quindi, è vero, ci abbiamo messo tanto, ci abbiamo messo oltre un anno, un anno e mezzo, per riuscire ad approvare questa delega. Ma penso che, in generale, abbiamo fatto un lavoro molto completo che non è riconducibile all'uno o all'altro decreto che, sicuramente, vedremo nei prossimi mesi, che tocca a 360 gradi questo importante tema, che tocca a 360 gradi le forze politiche che è una cosa più unica che rara: forse è la prima volta che lo vedo in questo Parlamento e credo che tutti ne dobbiamo andare fieri.
Quindi, con orgoglio e con gioia, annuncio il voto favorevole del gruppo di Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe
PRESIDENTE. Prima di andare avanti, saluto la delegazione dell'Assemblea nazionale della Repubblica di Serbia che oggi è in visita ufficiale alla Camera dei deputati nell'ambito dell'attività dell'Unione interparlamentare. Grazie per la vostra visita e benvenuti alla Camera .
Ha chiesto di parlare l'onorevole Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie, Presidente. Io desidero iniziare il mio intervento con una cosa che non faccio quasi mai, cioè ringraziare il presidente della Commissione e la Commissione, e anche il collega Amich e gli altri che hanno presentato la proposta di legge su questo tema, perché abbiamo dimostrato come il Parlamento potrebbe lavorare bene se il Governo lo lasciasse lavorare. Infatti, su questi temi, magari si hanno delle posizioni diverse su alcune parti, però l'idea di parlare di sviluppo, l'idea di parlare di innovazione, l'idea anche di governare questa innovazione, penso che rientrino in un dibattito politico che va fatto. Va fatto e noi in Commissione lo abbiamo fatto.
Dispiace che questo dibattito l'abbiamo fatto quasi un anno e mezzo fa, che nel frattempo il mondo , il mondo dei e il mondo dell'intelligenza artificiale viaggia alla velocità della luce e, quindi, rischiamo sempre di arrivare in ritardo. Però, ci siamo arrivati. Siamo arrivati a dare un'idea, in questa legge delega, un'idea politica su come affrontare questo tema. Alcune delle cose sono state riprese in vari decreti, magari interpretati. Altre spero saranno riprese a breve in altri decreti attuativi.
Il tema fondamentale, però, su cui dobbiamo soffermarci è il perché dell'importanza di regolare la nascita di queste infrastrutture e riguarda vari punti. Il primo punto è la sovranità tecnologica. In questa proposta di legge delega noi abbiamo individuato il fatto di investire sia in di nuova generazione, nuovi o di investimenti che arriveranno, ma anche in esistenti.
La maggior parte dei esistenti sono anche i pubblici, quelli che una volta si chiamavano . A Torino, il CSI Piemonte ne ha una molto importante che gestisce i dati della pubblica amministrazione.
Se il Governo ci ascolta e mette soldi, investe nei pubblici, innanzitutto rafforza il polo strategico nazionale che sarebbe questa rete di pubblici per gestire anche i dati di importanza nazionale, i nostri dati sensibili, ma più che altro va a diminuire anche la spesa pubblica. Perché forse pochi lo sanno ma la capacità di investimento sui pubblici è legata, per esempio in Piemonte, all'apporto dei consorziati che sono enti pubblici.
Quindi, da questo punto di vista, noi chiudiamo anche un cerchio. Se il Governo ci ascolta, se decide di mettere soldi su questi investimenti, va anche ad abbassare la spesa pubblica di comuni e amministrazioni che devono dare soldi ai consorziati, agli enti consorziati, per tenere su questa struttura, per implementarla e anche per gestire la cybersicurezza.
È molto importante anche il tema della rigenerazione territoriale. Purtroppo, in Italia sta avvenendo una desertificazione industriale. Abbiamo un calo della produzione industriale, abbiamo aziende che chiudono e, devo dire, da parte del Governo non abbiamo visto questa visione di recupero, di rimbalzo, di proposte nuove per invertire questo tipo di problematica.
L'investimento nel futuro dei può essere uno dei fattori. Non il più importante, non quello che risolve tutto, ma può essere uno dei fattori importanti perché andrebbe - come abbiamo detto - anche a rigenerare il tessuto industriale e aree industriali che ormai sono dismesse, o in via di dismissione, che possono chiaramente ritornare ad essere importanti per il territorio.
L'impatto occupazionale è difficile da decifrare o anche da evidenziare per quanto riguarda un . Però, è chiaro che c'è un impatto occupazionale nel posto dove vai a fare questa infrastruttura che riguarda tutti o alcuni servizi correlati; ma l'impatto occupazionale più importante è il fatto di creare tutta una rete di competenze, capacità e anche lavori che possono essere fatti magari in tutta Italia, in tutto il mondo, ma che hanno come punto nodale di sviluppo il nostro Paese.
E questo riguarda, per esempio, gli ambiti della cybersicurezza, gli ambiti dell'intelligenza artificiale, ma riguarda anche altri ambiti come, appunto, anche la formazione. E sulla formazione e competenze noi abbiamo insistito. Nella mia proposta di legge, che è stata in parte chiaramente unificata nella proposta unica, lavorare sulle competenze, lavorare sulla formazione è il passo fondamentale. Infatti, noi non possiamo fare nessun tipo di pensiero, sviluppo, pensiero critico sull'innovazione, sull'intelligenza artificiale, sull'utilizzo dei dati, se non investiamo in formazione.
Un ordine del giorno andava proprio nella specifica direzione di investire in formazione già dalle scuole, per far capire che cos'è un dato, cos'è e come vengono processate le cose che noi buttiamo sulla rete, cos'è l'intelligenza artificiale e come si usa, come tu puoi utilizzarla per prepararti meglio, per pensare al tuo lavoro del futuro, per cambiare il lavoro che stai facendo, per cambiare anche il modo di studiare e, chiaramente, di rinnovarti. Perché se non governiamo queste transizioni, sono queste transizioni che governano noi.
E coloro che hanno il potere, il denaro e i grandi investimenti legati a queste innovazioni possono anche essere capaci di gestire e anche indirizzare tutta una serie di competenze ma anche di formazione e di visione che, se non è governata, come ho detto prima, con lo strumento della conoscenza, potremo solo subirla.
Abbiamo parlato di cybersicurezza. Questo è un altro aspetto importante. Io ricordo sempre questo dato: purtroppo, la gran parte delle piccole e medie imprese italiane investono poco in cybersicurezza. E, per investire in cybersicurezza, ci vogliono due cose: gente specializzata, conoscenza delle problematiche, ma, più che altro, ci serve anche una capacità di calcolo e di gestione dati sicura che, per la maggior parte dei casi, deve risiedere nel nostro Paese. Ciò anche per realizzare quella che è stata indicata, all'inizio della legislatura, come una priorità, cioè la sovranità tecnologica che, dopo tre anni e mezzo di legislatura, arriva ad avere un minimo di indirizzo politico, tra l'altro condiviso con tutte le forze politiche.
Abbiamo parlato anche degli investimenti e dello sviluppo. Su questo tema bisogna anche essere chiari. Gli investimenti sui e sull'intelligenza artificiale sono importantissimi e stanno veramente anche provocando una specie di terremoto dal punto di vista degli investimenti in borsa. Ogni giorno c'è una notizia di cali di aziende legati a possibili diminuzioni del loro fatturato legate all'avanzamento dell'intelligenza artificiale. Anche sui c'è una grande bolla e di investimento che, magari non si concretizzerà completamente, però questo è un tema da tenere conto.
E, come abbiamo detto più volte anche nelle proposte di legge, concentrare questo investimento solo nelle regioni del Nord è un errore. È un errore perché il Sud può essere, in maniera anche chiaramente studiata - perché non è un investimento così semplice che puoi piazzare in ogni posto, però può essere studiata - un anche di arrivo di cavidotti internazionali che portano dati e vengono memorizzati nei del Sud. E nel Sud, purtroppo, abbiamo anche tante aree dismesse, frutto di una industrializzazione che è stata fallimentare e che ha portato dei veri cimiteri industriali.
Chiudo con la sostenibilità energetica. È un tema molto importante, un tema che è studiato ed è già anche progettato in alcuni più innovativi, viene tenuto conto. Noi non siamo per niente d'accordo sul fatto di pensare, con questa modalità un pochino furbetta, di dire che il nucleare potrebbe essere una soluzione all'approvvigionamento energetico dei , quando questo discorso sul nucleare di seconda, terza, quarta generazione sarà una roba che non so se esisterà, ma, se esisterà, sarà fra 40 anni. Invece, l'energia che viene prelevata, viene prelevata adesso.
Nella proposta di legge si è messa in campo una serie di possibilità, che sicuramente non risolvono il problema energetico, il fabbisogno energetico dei , ma che possono aiutare. Una di queste è quella di creare, facilitare convenzioni con gli enti pubblici, con i comuni, dove i vengono inseriti, per utilizzare, eventualmente, il calore di scarto che questi producono, per inserirlo in reti di teleriscaldamento e teleraffreddamento.
Un'altra possibilità, che purtroppo non è stata poi recepita, è quella di favorire anche il collegamento tra comunità energetiche esistenti e . Perché questo? Perché le comunità energetiche funzionano bene se c'è un grande consumo che si fa in maniera diretta e, magari, in maniera immediata. I hanno un consumo costante e immediato di energia elettrica. Quindi, favorire la possibilità di creare convenzioni con comunità energetiche, o crearne, in cui i diventano un operatore energivoro, che però prendono energia da fonti rinnovabili, aiuterebbe anche parte delle popolazioni limitrofe a questi impianti ad avere un grande ristoro, anche economico, nella vendita della loro produzione di corrente. Come ho detto prima, il voto del MoVimento 5 Stelle sarà favorevole. Sarà favorevole perché finalmente abbiamo parlato di qualcosa di innovativo e ne abbiamo parlato in un quadro compiuto e completo, cosa che, purtroppo, io non vedo fare…
ANTONINO IARIA(M5S). …da questo Governo per qualunque altro tipo di investimento sull'innovazione, in particolare nell'intelligenza artificiale, ma anche altri .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Boscaini. Ne ha facoltà.
MARIA PAOLA BOSCAINI(FI-PPE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi e colleghe, Sottosegretaria Bergamotto, oggi ci troviamo ad approvare una legge delega con un testo che, dopo un attento esame e un opportuno ritorno in Commissione, giunge in quest'Aula arricchito di diverse modifiche significative che è stato frutto di un confronto serio e responsabile tra le varie forze politiche. Permettetemi - lo ritengo doveroso - ringraziare il collega onorevole Enzo Amich e il presidente Deidda per l'equilibrio, ma anche la determinazione, che hanno dimostrato in Commissione.
Questo provvedimento riguarda la disciplina e l'aggiornamento normativo dei centri di elaborazione dati e si colloca in una fase storica in cui la digitalizzazione della pubblica amministrazione e delle imprese è al centro delle politiche di sviluppo. Non possiamo parlare di innovazione, di competitività e di semplificazione senza affrontare il tema delle infrastrutture digitali e dei soggetti, soprattutto, che le gestiscono.
Il settore dei centri elaborazione dati rappresenta oggi un nodo cruciale dell'infrastruttura digitale del Paese: non sono semplici strutture tecniche, ma presìdi fondamentali per la gestione, la protezione e l'elaborazione dei dati sensibili, fiscali, aziendali e personali. In un contesto in cui la trasformazione digitale accelera e la sicurezza informatica assume una dimensione strategica, è nostro dovere dotarci di un quadro normativo chiaro, moderno ed efficace.
Questa versione aggiornata del provvedimento, a seguito del riesame in Commissione, ha introdotto correttivi importanti sotto diversi profili. Prima di tutto, sono stati definiti con più chiarezza i requisiti soggettivi e oggettivi per l'esercizio dell'attività del centro elaborazione dati, con particolare attenzione alla trasparenza, alla tracciabilità delle operazioni e alla qualificazione professionale degli operatori. Tra gli obiettivi, vi è anche quello di promuovere la formazione e insegnare le competenze digitali avanzate nelle scuole, negli istituti tecnologici superiori, nelle università e nei centri di ricerca.
In secondo luogo, il testo rafforza le garanzie in materia di tutela dei dati personali, in coerenza con il quadro europeo delineato dal regolamento UE 2016/679, ovvero il regolamento generale sulla protezione dei dati. L'obiettivo è quello di assicurare che i centri elaborazione dati operino nel pieno rispetto dei principi di liceità, correttezza e sicurezza del trattamento, prevedendo obblighi organizzativi e responsabilità puntuali.
A seguito delle osservazioni emerse in Commissione, sono state riviste alcune disposizioni sanzionatorie, rendendole più proporzionate e meglio calibrate rispetto alla gravità delle violazioni. Non si tratta, però, di un approccio punitivo, ma di una scelta orientata alla prevenzione e, soprattutto, alla responsabilizzazione degli operatori del settore.
Altro elemento qualificante di questa nuova versione è il rafforzamento del coordinamento con le amministrazioni competenti per evitare duplicazioni di controlli e garantire maggiore certezza agli operatori economici. Si è lavorato, quindi, per unire rigore e semplificazione: regole chiare, controlli efficaci, ma anche meno burocrazia.
Questo provvedimento è a favore della qualità del sistema: è a tutela dei professionisti che operano correttamente, delle imprese che si affidano ai CED e dei cittadini, soprattutto, i cui dati devono essere protetti con la massima attenzione. È anche un passo necessario per rafforzare la competitività del nostro tessuto produttivo in un contesto in cui la digitalizzazione non è più un'opzione, ma una condizione essenziale di sviluppo. Proprio per questo, il legislatore ha il dovere di intervenire con equilibrio, senza creare barriere irragionevoli, ma anche senza lasciare zone grigie che possano generare abusi, concorrenza sleale o rischi per la sicurezza dei dati.
Il ritorno in Commissione ha consentito di migliorare il testo sotto diversi profili, e ne cito in particolare tre. Il primo riguarda la definizione dell'ambito di attività dei centri elaborazione dati. Era necessario distinguere in modo netto tra attività di supporto tecnico e attività che rientrano in ambiti professionali regolamentati, come la consulenza fiscale o contabile. Questa distinzione non nasce da una logica corporativa, ma dall'esigenza di tutelare l'utente finale e garantire che determinate prestazioni, che comportano responsabilità e competenze specifiche, siano svolte effettivamente da soggetti abilitati. Allo stesso tempo, il testo riconosce il ruolo dei CED come strutture organizzative che forniscono servizi essenziali alle piccole e medie imprese, che spesso sono prive di risorse interne adeguate. Infatti, moltissime realtà produttive, soprattutto nei territori, si affidano a questi centri per la gestione amministrativa e informatica. Anche certe amministrazioni pubbliche piccole si affidano a questo tipo di gestione amministrativa. Dobbiamo quindi evitare che un quadro normativo incerto generi insicurezza o contenziosi.
Il secondo punto, molto importante, del provvedimento riguarda la tutela dei dati personali e la sicurezza informatica. In questo ambito non partiamo da zero. Il quadro europeo è definito dal Regolamento generale sulla protezione dei dati, che stabilisce princìpi stringenti in materia di trattamento dei dati. Tuttavia, l'applicazione concreta di questi princìpi nei contesti operativi richiede regole organizzative chiare, responsabilità definite e procedure adeguate. I centri elaborazione dati trattano quotidianamente informazioni sensibili, dati fiscali, retributivi, contrattuali. Un errore, una violazione, una gestione non conforme possono produrre danni rilevanti sia per le imprese e, soprattutto, per i cittadini. Rafforzare quindi gli obblighi di trasparenza, di tracciabilità e di sicurezza non è un aggravio inutile: è un investimento nella fiducia. L'altro punto riguarda il sistema dei controlli e delle sanzioni. In Commissione si è lavorato per rendere le misure più proporzionate e coerenti. L'obiettivo non è quello di colpire indiscriminatamente, ma di responsabilizzare. Un sistema sanzionatorio efficace deve essere certo, ma anche graduato in relazione alla gravità delle violazioni: la credibilità delle regole passa attraverso la loro equità.
Non possiamo dimenticare, inoltre, che il tema dei dati è strettamente connesso alla sicurezza nazionale ed economica. La protezione delle informazioni non è solo una questione tecnica, ma è un tema di sovranità e di affidabilità del sistema Paese. Rafforzare, quindi, le responsabilità organizzative dei soggetti che trattano grandi quantità di dati significa contribuire alla resilienza complessiva del nostro ecosistema digitale. Colleghi e colleghe, il lavoro svolto dimostra che il Parlamento è in grado di migliorare i testi, di superare contrapposizioni iniziali e di giungere anche ad un punto di incontro.
Questo provvedimento si colloca in una fase storica in cui la digitalizzazione della pubblica amministrazione e delle imprese è al centro delle politiche di sviluppo. Non possiamo parlare di innovazione, di competitività e di semplificazione senza affrontare il tema delle infrastrutture digitali, ma soprattutto dei soggetti che le gestiscono. Quindi, sostenere questo provvedimento significa dare certezza normativa a un settore strategico, tutelare le imprese e i cittadini nella gestione dei dati e garantire una distinzione chiara tra attività tecniche e attività professionali regolamentate.
Con questo provvedimento dimostriamo, quindi, di voler governare il cambiamento digitale mettendo al centro legalità, responsabilità e innovazione. Credo e mi auguro che si possa giungere ad un'approvazione ampia e consapevole nell'interesse sia del sistema economico che dei cittadini. Per questo motivo, annuncio il voto favorevole di Forza Italia a questa legge delega .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Centemero. Ne ha facoltà.
GIULIO CENTEMERO(LEGA). Grazie, signor Presidente. Governo, care colleghe e colleghi, ci troviamo oggi a discutere una proposta di legge che riveste un'importanza strategica fondamentale per il futuro digitale, economico e tecnologico del nostro Paese, soprattutto perché, contrariamente a quanto scriveva Thomas Friedman, in questo momento il mondo è molto meno piatto di quanto pensassimo. L'idea di un ordine mondiale fondato esclusivamente sui valori si scontra con una verità antica: senza potenza materiale i valori rimangono mere aspirazioni.
Nel XXI secolo la potenza materiale passa anche e sempre di più dalla capacità di generare, gestire e proteggere i dati, e se qualcuno ha immaginato un mondo -energetico, la realtà ci dice esattamente l'opposto: con l'intelligenza artificiale, il e i il nostro è un secolo iperenergetico, e aggiungerei anche il metaverso, che si vede di meno in questo periodo, ma che tornerà a farsi vedere. La sovranità digitale è, prima di tutto, sovranità di infrastrutture e di energia.
E non parlo di una realtà nella matrice, non sto parlando di un film di fantascienza e nemmeno di un libro , come il fantastico romanzo di William Gibson: sto parlando di realtà, eppure sembrano cose e temi sempre tanto lontani dal dibattito comune. I rappresentano oggi una delle principali direttrici di sviluppo economico e strategico. Non sono semplici edifici industriali, ma infrastrutture critiche su cui poggiano reti di telecomunicazioni, sistemi energetici, sistemi pubblici digitali, applicazioni di intelligenze artificiali e piattaforme .
A livello globale si contano oltre 7.500 , con una crescita prevista fino al 20 per cento annuo entro il 2027. Queste infrastrutture sono responsabili della quota crescente dei consumi energetici, stimati intorno al 2 per cento a livello globale, con previsioni in forte aumento, e richiedono ingenti risorse per il raffreddamento, per esempio, ponendo dunque con forza il tema dell'integrazione tra politiche digitali ed energetiche. Milano, in particolare, viene indicata come uno dei principali europei, con oltre 400 megawatt già installati e una di sviluppo che colloca l'Italia tra i mercati più dinamici dei continenti.
Questi dati confermano che non siamo di fronte a una moda tecnologica, ma a una trasformazione strutturale dell'economia, una nuova rivoluzione industriale. I sono infrastrutture industriali strategiche, attraggono capitali internazionali, generano occupazione altamente qualificata, stimolano investimenti nelle reti elettriche, nelle telecomunicazioni, nella logistica avanzata, nei sistemi di accumulo e nelle energie rinnovabili.
È in questo quadro che emerge con forza una prospettiva: l'Italia, il nostro Paese, il Bel Paese può diventare un vero europeo dei , ma questo non significa soltanto ospitare , significa costruire una filiera industriale nazionale, tenendo conto che, sull'altra sponda, il Marocco sta diventando un per l'Africa, per esempio. Significa anche attrarre e grandi operatori globali, ma anche consolidare un ecosistema di imprese italiane dell'ingegneria, dell'impiantistica, della componentistica elettrica, dei sistemi di raffreddamento, della e dei servizi digitali avanzati.
Significa attivare investimenti miliardari sul territorio, con effetti moltiplicativi su edilizia specializzata, manifattura tecnologica, reti energetiche intelligenti e formazione tecnica. Ogni grande genera un indotto rilevante, stabilizza consumi energetici programmabili, favorisce contratti di lungo periodo per la produzione rinnovabile e può contribuire al recupero del calore per usi civili e industriali. In altre parole, può diventare un perno della modernizzazione energetica e produttiva del Paese, di cui tanto abbiamo bisogno per stimolare la crescita.
Se sapremo governare questa fase con una visione economico-industriale chiara, l'Italia potrà posizionarsi come piattaforma digitale mediterranea, anzi, euromediterranea, punto di snodo tra Europa, Africa e Medio Oriente, rafforzando la propria competitività sistemica e la propria autonomia strategica.
È in questo contesto che si inserisce il provvedimento oggi in esame, che mira a colmare un vuoto normativo non più sostenibile. Attualmente, i sono inquadrati come impianti industriali generici, privi di una disciplina organica. Le procedure autorizzative risultano spesso frammentate e disomogenee, con evidenti effetti disincentivanti sugli investimenti. Serve un .
Proprio per questo, nel Consiglio dei ministri della scorsa settimana è stato approvato il cosiddetto decreto Energia, che contiene norme fondamentali per i , in particolare una semplificazione e accelerazione del processo autorizzativo, garantendo un approccio integrato alla valutazione dei progetti. Si prevede un procedimento unico in cui l'autorità competente coincide con quella dell'autorizzazione integrata ambientale. Sino a 300 megawatt la competenza è attribuita alla regione, con possibilità di delega alla tanto vituperata provincia, ma tanto utile; sopra i 300 megawatt la competenza è del Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica.
Si tratta di un passaggio decisivo perché restituisce certezza agli operatori, riduce i tempi, evita sovrapposizioni e consente di coniugare attrattività degli investimenti e tutela ambientale. L'autonomia al servizio della crescita. Il testo unificato che oggi discutiamo si muove nella medesima direzione: riconosce i come infrastrutture strategiche, introduce criteri di sostenibilità con attenzione all'utilizzo di fonti rinnovabili, al recupero di calore e all'efficienza energetica; rafforza i presìdi di cybersicurezza e promuovere l'integrazione con le politiche industriali e formative.
Dobbiamo avere la consapevolezza che la competizione globale si gioca anche su questo terreno. Senza infrastrutture digitali robuste e integrate con un sistema energetico affidabile non vi è autonomia strategica, non vi è crescita e non vi è competitività globale. Senza capacità di calcolo e gestione dei dati non vi è nell'intelligenza artificiale e senza energia non vi sono . Per queste ragioni riteniamo che questo provvedimento, insieme alle misure contenute nel decreto Energia, rappresenti un tassello fondamentale di una più ampia strategia nazionale: fare dell'Italia un digitale del Mediterraneo, capace di attrarre investimenti, garantire sicurezza e sostenere la crescita.
Quindi con convinzione, senso di responsabilità e con l'ulteriore convincimento che il futuro si costruisce insieme, esprimiamo voto favorevole .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, rappresentante del Governo, intervenire oggi non può che partire con un pensiero - dopo quattro anni di invasione criminale dell'Ucraina - al popolo ucraino, alle indicibili sofferenze che sta vivendo, alla resistenza eroica che sta portando avanti, alla necessità di riuscire a ricordare sempre quelle che sono le ragioni della giustizia, della verità e della democrazia, in quest'Aula, nel Parlamento italiano e in ogni luogo del mondo.
Quindi, io partendo da questo, però, voglio anche aggiungere un pensiero positivo in questa giornata, un pensiero positivo per i nostri lavori, per il lavoro parlamentare, e voglio anch'io partire dai ringraziamenti nei confronti di tutta la Commissione trasporti, nei confronti del presidente Deidda, di tutti gli uffici della Commissione e dei funzionari della Camera, del relatore, il collega Amich, e dei colleghi che avevano costruito le proposte da cui siamo partiti in questo lavoro di costruzione della legge delega, quindi la collega Pastorella, il collega Iaria, il collega Centemero, che abbiamo appena ascoltato, e la Presidente Ascani. Voglio ringraziare tutti i parlamentari che hanno lavorato a questo percorso, perché penso che oggi, seppure in un ritardo colpevole, stiamo arrivando a definire un punto di partenza importante di questo percorso.
Ci eravamo già trovati in discussione generale ad agosto, avevamo avuto modo di confrontarci a settembre e poi, purtroppo, per molti mesi abbiamo dovuto cercare di creare le condizioni politiche per arrivare all'approvazione di questo testo. Io devo dire che alcuni aspetti della nostra proposta sono recepiti in questo testo e per questo noi l'abbiamo votato, lo sosterremo e lo voteremo anche in Aula. In particolare, sulla scelta dei luoghi noi pensiamo che si debba avere grande attenzione nei confronti di quello che deve essere lo sviluppo dei sul nostro territorio. Abbiamo chiesto e invocato che ci sia uno sviluppo lineare che possa consentire a tutto il territorio nazionale di essere coinvolto, naturalmente partendo dalle esperienze molto positive avviate soprattutto in Lombardia, a Milano, ma anche coinvolgendo altri poli, altri territori, garantendo uno sviluppo territoriale su tutto il territorio nazionale. Soprattutto, c'è la qualità degli spazi. Noi dobbiamo far sì che non sia l'occasione per invadere, per aggredire nuovo suolo, ma per valorizzare quelle che sono le aree dismesse, il , quei luoghi dove oggi c'è la possibilità di investire dentro questa rivoluzione, dentro questi cambiamenti.
Per farlo, però, bisogna avere il coraggio di svolgere una funzione politica. Questo, quindi, è il senso del fare una legge, questo è il senso di cercare di costruire le condizioni per farla insieme e questo è il senso per cui noi abbiamo chiesto al Governo di partire dal Parlamento e non dai decreti per cercare di portare avanti la discussione, perché sui si gioca una partita politica importante, globale, ma anche tremendamente territoriale. Noi dobbiamo impedire che i diventino cattedrali nel deserto, che siano gestiti da remoto da qualche altra parte, che siano degli spazi di colonizzazione del nostro territorio. Devono, invece, diventare fucine di innovazione, fucine di innovazione aperte al territorio, aperte a quella che può essere tutta quell'elaborazione culturale, scientifica, economica e sociale che può partire dalle nuove opportunità che i possono portare, ma per fare questo è chiaro che ci deve essere un disegno, una regia pubblica nelle scelte strategiche che si stanno facendo. Ad esempio, noi siamo riusciti, grazie alle modifiche che sono intercorse, a ottenere un principio che riteniamo fondamentale, cioè il fatto di rivolgerci non solamente alle nuove strutture, ai nuovi progetti, ai grandi progetti, ma di coinvolgere pienamente quelle che sono le strutture esistenti, cioè chi ha fatto grandissimi sacrifici in questi anni per riuscire, comunque, a realizzare dei anche se non esisteva nemmeno il codice Ateco che poteva rappresentare questo tipo di esperienza e chi si è scontrato con una burocrazia che non era in grado di valorizzare quelli che erano gli investimenti necessari.
Da questo punto di vista pensiamo che si possa e si debba fare di più perché, vedete, nei cambiamenti che stiamo attraversando e nella discussione politica quando si parla di si parla anche di molto altro. Si parla, ad esempio, del futuro del mercato immobiliare. Lo stiamo vedendo nei flussi che ci sono negli Stati Uniti. Il mercato immobiliare dipende da quelle che sono le politiche di sviluppo sui Parliamo del mercato energetico, ma quando parliamo del mercato energetico parliamo anche del costo delle bollette per i cittadini e non solamente per i , di quello che è l'orizzonte che vogliamo dare. Se oggi perfino gli Stati Uniti stanno aprendo una riflessione su come evitare che l'impatto dell'innovazione legato all'intelligenza artificiale venga pagato dalla tasca dei cittadini con l'aumento del costo delle bollette, è chiaro che noi questo riferimento lo dobbiamo fare.
È chiaro che l'azione del Governo, che è intervenuta con il decreto Bollette, pone degli interrogativi che noi abbiamo già posto, che abbiamo in parte ascoltato in quest'Aula e che continueremo a fare. Noi non abbiamo ben capito per quest'autorizzazione unica, che è stata inserita nel decreto, quali procedure siano incluse, da quando partono i 10 mesi, la verifica di tutti i documenti richiesti e quale modulistica utilizzare. Su questi punti e su questi passaggi continueremo a fare domande. Noi pensiamo che si debba avere un'azione trasparente su questi temi, coinvolgendo tutti i soggetti del settore, facendo in modo che possa essere veramente una sfida collettiva, però nel farlo pensiamo che partire con questo percorso possa essere comunque il modo per mettere in ordine alcuni princìpi e alcuni criteri.
Noi chiaramente ci battiamo e ci batteremo perché l'Italia difenda l'interesse nazionale. L'abbiamo detto con grande forza anche in quest'Aula: noi vogliamo evitare che i possano essere i porti franchi delle nuove compagnie delle Indie. Pensiamo, invece, che possano rappresentare per l'Italia un'opportunità, anche per accettare la sfida del cambiamento, per poter svolgere quella funzione di scoperta, di costruzione delle nuove rotte del futuro che, in parte, in passato avevamo svolto con le Repubbliche marinare e in altre pagine felici della nostra storia.
Noi non immaginiamo per l'Italia un futuro di colonia. Noi immaginiamo per l'Italia un futuro di scoperta e dentro questa scoperta dobbiamo tenere insieme l'investimento nazionale con la capacità della costruzione anche di un progetto che guarda al futuro. Da questo punto di vista, poco tempo fa il Presidente Macron in Francia ha pubblicato una classifica che, secondo me, deve essere un monito per l'azione del Governo e per l'azione del Parlamento: gli investimenti per in Francia vedono la Francia guidare la classifica mondiale con 69 miliardi di dollari, superando gli Stati Uniti con 29, la Corea del Sud con 21, il Brasile con 10, la Spagna e la Thailandia con 9, l'India con 7 e l'Italia con 5.
Si parla di investimenti internazionali perché, alla fine, scegliere di fare una politica nazionale che mette nel cuore l'investimento sull'innovazione, un'idea matura europea e italiana di sovranità tecnologica, di indipendenza tecnologica, intesa non come autarchia, ma come capacità, anche in autonomia, di costruire i propri percorsi, ha un doppio vantaggio: da un lato, ci permette di proteggere quello che è il nostro interesse nazionale, quella che è la sicurezza dei nostri dati, quella che è la nostra capacità anche di esistere in questa nuova dimensione di cambiamento, ma al tempo stesso ci consente di attrarre investimenti e di attrarre investimenti facendolo a testa alta.
È per questo che la direzione del mercato unico europeo dell'innovazione, indicata dal Rapporto Letta e dal Rapporto Draghi, è una direzione che anche il nostro Paese deve guardare con coraggio, ma con l'ambizione di esserne protagonista e non di essere Paese trainato da questi cambiamenti, ma di essere capace di svolgere un ruolo da protagonista. Per questo noi nell'ordine del giorno, che è stato approvato e che pensiamo possa rappresentare un ulteriore stimolo per l'azione del Governo, poniamo il tema della natura del consumo dell'energia di questi , di come in Europa si debba affrontare il tema anche della dimensione energivora di questi soggetti, delle questioni legate alle premialità che devono essere immaginate, dello strumento dell' come ulteriore opportunità e poi soprattutto la questione strategica del sovrano per quanto riguarda la condivisione di dati.
Nel concludere questo intervento, voglio dire che oggi, come Partito Democratico, rivolgeremo il nostro voto favorevole, ma noi vorremmo poter costruire in Parlamento un clima per cui sulle grandi questioni dobbiamo avere la schiena dritta e dobbiamo guardare a testa alta al futuro. Ci sono le grandi questioni dell'innovazione e dei , le grandi questioni economiche e pensiamo all'effetto dei dazi, le grandi questioni strategiche e pensiamo all'intelligenza artificiale, al futuro quantistico e al satellitare. Sarebbe fondamentale che il Parlamento non si dividesse fra chi difende l'interesse nazionale e chi si piega agli interessi di qualcun altro, ma fosse unito e compatto, come siamo stati oggi, per cercare di fare grandi, anche nel presente e nel futuro, l'Italia e l'Europa nel mondo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Amich. Ne ha facoltà.
ENZO AMICH(FDI). Grazie, Presidente. Sottosegretario Bergamotto, onorevoli colleghi, questa legge delega e questa dichiarazione di voto nascono da una convinzione semplice, ma estremamente decisiva: oggi i non sono un tema settoriale, non riguardano solo l'innovazione tecnologica o il mondo digitale; riguardano la sovranità economica, la sicurezza nazionale, la competitività industriale e la capacità dello Stato di governare il futuro.
Permettetemi, però, prima di iniziare questa mia dichiarazione di voto, di ringraziare le persone, come la prima firmataria di questo testo, che poi è diventato un testo unificato, che hanno portato avanti i lavori in Commissione: l'onorevole Ascani, l'onorevole Casu, l'onorevole Boscaini, l'onorevole Iaria, l'onorevole Pastorella e l'onorevole Centemero. Voglio ringraziare gli uffici della Camera. Non posso non ringraziare il presidente Deidda per un lavoro parlamentare serio, approfondito e di qualità. Grazie . È un lavoro che dimostra come il Parlamento, quando affronta temi strategici con responsabilità, sia in grado di produrre norme all'altezza delle sfide del Paese, trovando anche una piena e convinta collaborazione da parte del Governo.
La proposta di legge che oggi esaminiamo ha una finalità molto chiara: sostenere la crescita del sistema produttivo digitale e accompagnare lo sviluppo tecnologico del Paese, favorendo investimenti pubblici e privati nel settore dei centri di elaborazione dati. Lo fa attraverso una disciplina di carattere generale che intende regolare, in modo razionale, l'organizzazione, la realizzazione, lo sviluppo, l'approvvigionamento energetico sostenibile e il potenziamento di queste infrastrutture strategiche.
È un punto essenziale perché chiarisce, fin dall'inizio, che non siamo di fronte a un intervento meramente tecnico e settoriale. Siamo di fronte a una scelta di politica industriale che si colloca nel solco dei principi costituzionali e nel rispetto dell'ordinamento dell'Unione europea e del diritto internazionale.
È una decisione strategica che riguarda la capacità dell'Italia di competere nello scenario globale. Con questa legge, colmiamo un vuoto normativo e forniamo finalmente un quadro organico e coerente per l'organizzazione, la realizzazione, lo sviluppo e il potenziamento dei centri di elaborazione dati, infrastrutture ormai essenziali per l'intelligenza artificiale, il e per l'intero ecosistema della trasformazione digitale.
Il settore è in forte espansione a livello globale: nel mondo, aprono oltre 7.500 con una crescita annua stimata tra il 15 e il 20 per cento nei prossimi anni. Si tratta di una dinamica che ridisegna completamente le geografie industriali e tecnologiche del continente. L'Italia è pienamente coinvolta in questa trasformazione: nel triennio 2023-2025, sono stati investiti oltre 7 miliardi di euro nel settore e per il periodo 2026-2028 risultano annunciati più di 80 nuovi progetti infrastrutturali per un valore potenzialmente superiore ai 25 miliardi di euro in larga parte riconducibili a operatori internazionali al primo ingresso nel nostro mercato.
Tuttavia, una parte significativa degli investimenti stimati non si è ancora pienamente tradotta in realizzazioni effettive anche a causa della complessità e della frammentazione degli iter autorizzativi.
In questo quadro, assume particolare rilievo la definizione, introdotta dalla legge, di centro elaborazione dati, inteso sia come struttura fisica, sia come infrastruttura tecnologica funzionale alla progettazione, allo sviluppo, all'erogazione dei servizi informatici e alla gestione dei dati. Non si tratta di un passaggio formale: definire significa rendere governabile un settore. Senza una nozione univoca il rischio è quello della frammentazione normativa, dell'incertezza amministrativa e di interpretazioni divergenti. Questo era un grosso problema soprattutto nelle amministrazioni locali.
Con questa disposizione si stabilisce finalmente un punto fermo, un perimetro chiaro entro cui imprese e amministrazioni possono operare con maggiore certezza. Il cuore del provvedimento è rappresentato dalla delega al Governo, da esercitare entro 6 mesi, per disciplinare in modo compiuto il settore e coordinare le procedure per la realizzazione di . È una delega ampia, ma non indeterminata: il Parlamento fissa princìpi e criteri direttivi precisi che orientano l'azione dell'Esecutivo e ne delimitano l'intervento. Tra gli assi portanti della delega, vi è anche la semplificazione amministrativa. Si prevede una disciplina generale per la realizzazione, lo sviluppo e il potenziamento dei attraverso procedure autorizzative, semplificate, scandite da termini certi.
L'obiettivo è evidente: ridurre gli oneri burocratici, garantire tempi prevedibili e rafforzare l'attrattività del Paese per gli investimenti. In questa prospettiva, si colloca anche la previsione di procedimenti amministrativi unici e celeri sull'intero territorio nazionale. È un elemento fondamentale per superare sovrapposizioni e ritardi. Particolarmente significativa è poi la priorità riconosciuta ai progetti localizzati in aree industriali dismesse, in siti energetici in fase di dismissione o caratterizzati dall'impiego di soluzioni energetiche pulite, sistemi di teleriscaldamento e raffreddamento innovativi e tecniche di riconduzione del consumo idrico. Si afferma così un modello di sviluppo che punta alla rigenerazione del territorio, evitando nuovo consumo di suolo e valorizzando spazi più compromessi. La qualificazione dei come opera di pubblica utilità indifferibile e urgente, da considerare di interesse pubblico prevalente, rappresenta una scelta impegnativa e consapevole.
Il provvedimento interviene anche in ambito urbanistico, prevedendo misure di semplificazione, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, e rafforzando il coordinamento tra i diversi livelli di governo.
Un capitolo centrale riguarda il tema energetico: la legge promuove lo sviluppo infrastrutturale attraverso il potenziamento della rete elettrica nazionale, favorisce l'autoproduzione energetica dei , l'utilizzo di sistemi di accumulo e di soluzioni di a basso impatto ambientale. Lo sviluppo digitale viene così integrato con la sicurezza energetica e con gli obiettivi di sostenibilità ambientale in una visione coerente e sistematica.
Infine, il provvedimento investe sulle competenze e sul lavoro. Si promuove lo sviluppo di competenze digitali avanzate nelle scuole, negli ITS, nelle università, nei centri di ricerca e nella pubblica amministrazione, con particolare attenzione ai territori che ospiteranno i nuovi insediamenti. Infatti, l'infrastruttura tecnologica da sola non basta; è il capitale umano che ne determina la reale capacità di generare valore.
Onorevoli colleghi, vado alle conclusioni: questo provvedimento non riguarda soltanto un segmento industriale, come abbiamo avuto modo di ripetere in più occasioni, ma un'infrastruttura abilitante all'intero sistema economico e istituzionale. Significa attrarre investimenti qualificati, rigenerare aree produttive dismesse, rafforzare la rete elettrica nazionale, sviluppare competenze avanzate e consolidare la nostra sovranità digitale. Formiamo regole certe, tempi prevedibili e standard elevati di sostenibilità e sicurezza; creiamo quelle condizioni per rendere l'Italia uno dei poli europei più attrattivi per l'economia dei dati e facciamo in modo di non mancare a quella grande occasione che si sta creando per il nostro sistema Paese.
Per queste ragioni, auspico un'ampia convergenza dell'Aula su una misura che guarda al futuro e dichiaro, con grande entusiasmo e orgoglio, il voto favorevole del gruppo di Fratelli d'Italia .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
Prima di passare alla votazione finale, ha chiesto di parlare, per un breve ringraziamento, il presidente della Commissione trasporti, onorevole Deidda. Prego.
SALVATORE DEIDDA, . Grazie, Presidente, vorrei ringraziare gli uffici della Camera dei deputati, il servizio Commissioni e il servizio Studi. Un ringraziamento anche al Governo, con la Sottosegretaria Fausta Bergamotto, al MIMIT, al MASE, alla Ragioneria dello Stato, al Dipartimento per la trasformazione digitale. Se il Governo non fosse stato favorevole al rispetto del Parlamento, non saremmo arrivati a questo oggi. Invece, ha dimostrato un grande rispetto per i nostri lavori in una materia complicata. Quindi, grazie infinite anche a tutti i colleghi per la pazienza di un lavoro certosino e prezioso .
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
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PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul testo unificato delle proposte di legge nn. 1928-2083-2091-2152-2194-A/R: "Delega al Governo per l'organizzazione, la realizzazione, lo sviluppo e il potenziamento dei centri di elaborazione dati".
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Sospendiamo, a questo punto, la seduta, che riprenderà alle ore 15, a partire dalla commemorazione dell'onorevole Angelo Attaguile. Successivamente, sono previste votazioni.
La seduta è sospesa e riprenderà alle ore 15.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 94, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Passiamo ora alla commemorazione dell'onorevole Angelo Attaguile.
Ha chiesto di intervenire il deputato Stefano Candiani. Ne ha facoltà.
STEFANO CANDIANI(LEGA). Grazie, Presidente. È con commozione che, a nome del gruppo Lega-Salvini Premier, mi accingo a un saluto commemorativo dell'onorevole Angelo Attaguile, recentemente scomparso.
Ebbi modo di conoscere Angelo Attaguile nei primi giorni della XVII legislatura, stiamo parlando del 2013. Allora era in costituzione, alla Camera dei deputati, il gruppo che si chiamava “Lega Nord e Autonomie”, “Lega dei Popoli-Noi con Salvini” successivamente, e mancava il numero da Regolamento per costituire il gruppo. L'adesione dell'onorevole Angelo Attaguile al gruppo consentì questa importante composizione. Sono cose che capitano durante le legislature e sono cose, spesso e volentieri, anche condotte da motivazioni tutt'altro che commendevoli. Ecco, oggi ho modo di poter confermare che quella fu un'iniziativa per la quale conobbi, poi, Angelo Attaguile come la persona devota allo spirito federalista che contraddistingueva e che continua a contraddistinguere il movimento politico cui appartengo e che portò alla sua adesione in quel momento al gruppo Lega Nord.
Lui era stato eletto nelle liste del Popolo della Libertà in Campania, siciliano eletto in Campania, e noi eravamo il partito della Lega Nord. La sua adesione poteva sembrare agli occhi di qualcuno bizzarra, ma essa fu spontanea e fu motivata da quello spirito che contraddistingueva la figura politica chiaramente sturziana di Angelo Attaguile, che lo portava da siciliano a vivere le contraddizioni di un'autonomia mai completamente conclusa, in un Paese che non riusciva a prendere il volo con le auspicate riforme federaliste.
Ecco, la Lega in quel momento rappresentò per lui un approdo ideale e rappresentò per noi, il suo approdo, un abbraccio ideale a tutta Italia per quel messaggio federalista che ancora oggi ci sforziamo di portare avanti, anche nel suo nome, garantendo a tutti una pari opportunità che in molti casi pare sprecata, soprattutto laddove le autonomie sono invece importanti.
Angelo Attaguile ebbe modo di contraddistinguere la sua azione politica in questo Parlamento con disegni di legge che troveranno - ce lo auguriamo - in questa legislatura, addirittura dopo parecchi anni, completamento. Penso al disegno di legge sulla partecipazione popolare alla proprietà delle società sportive, quelle calcistiche. Fu presidente del Catania Calcio, lo fu in maniera amorevole con lo spirito che deve contraddistinguere chi abbraccia la presidenza di un'associazione importante come il Catania Calcio in difficoltà, ma avendo amore per la propria città e per la propria terra.
E ahimè, come spesso accade, in queste circostanze non sempre arrivarono gli applausi, ma arrivarono anche i problemi e i guai. Guai che spesso e volentieri nascono dall'invidia, dalle gelosie e dal rancore e che portarono Angelo Attaguile a vivere una tribolata vicenda giudiziaria che troverà il suo riscatto addirittura fino alla revisione del processo, dopo il terzo grado di giudizio.
Fu tenace nel tenere la posizione, fu tenace nel dichiarare la propria innocenza rispetto a una ingiusta - come poi sarà dichiarato nelle aule di tribunale - e immotivata accusa, che però ha voluto riassumere in un volume che racconta le traversie di chi, volendo fare politica in Sicilia, cerca di fare il bene per la propria terra e si trova poi angustiato in vicende giudiziarie motivate semplicemente dall'invidia, dal rancore e dalla voglia di stroncare l'iniziativa.
Ecco, Angelo Attaguile ha saputo superare tutte queste vicende e dà a noi motivo per continuare la nostra azione politica, a difesa dello spirito federalista e a difesa di quello spirito fortemente autonomista che ha contraddistinto la sua azione politica.
Lo ricordo ancora: sturziano, democristiano nell'origine, si iscrive a questo gruppo politico e resta fino all'ultimo giorno della sua vita iscritto alla Lega-Salvini Premier. Questa è una cosa di cui gli siamo grati ed è un messaggio anche politico forte per tutti noi.
Presidente, a lui il nostro devoto ricordo, alla sua famiglia un forte abbraccio e una stretta di commiato .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Longi. Ne ha facoltà.
ELIANA LONGI(FDI). Grazie, Presidente. L'8 febbraio del 2026 si è spento, all'età di 78 anni, l'onorevole Angelo Attaguile, che ha rappresentato per il territorio siciliano una figura di riferimento, non solo sul piano politico, ma soprattutto in ambito sportivo, perché spesso la passione per la politica va di pari passo con la passione sportiva. In questo caso, le due passioni si ricongiungevano nella figura di quest'uomo, che ha lasciato un segno concreto e duraturo.
La sua scomparsa suscita forte rammarico e commozione in quanti hanno avuto modo di apprezzarne l'impegno, la passione e la dedizione verso la comunità, la comunità della provincia di Catania, e quella comunità dell'entroterra, perché l'onorevole proveniva da Grammichele, non da Catania città.
Negli anni Ottanta Attaguile si distinse per il suo attaccamento allo sport e a tutti i valori che esso promuove. Fu presidente della squadra di calcio dell'Aquila Grammichele, guidandola in una stagione memorabile. Nel campionato 1984-1985, la società sportiva conquistò infatti il passaggio dalla prima categoria alla promozione, un traguardo che rappresentò motivo d'orgoglio per l'intero territorio, un territorio sempre un po' ai margini anche dal punto di vista sportivo.
Nel 1987 la sfida sportiva fu ancora più ardua. A capo di una cordata di imprenditori, rilevò il Catania Calcio da Angelo Massimino, in un periodo di profonda crisi che rischiava di far scomparire questa storica società sportiva, assumendone la presidenza fino al 1990. In quegli anni, contribuì con determinazione alla guida del rosso-azzurro, dimostrando capacità organizzative e autentica passione sportiva. A testimonianza del legame profondo con la società etnea, nel 1998 fu nominato presidente onorario a vita del Catania. Il suo impegno nello sport, vissuto come strumento di crescita sociale e identitaria, resta una parte significativa dell'eredità che ci lascia.
La comunità ricorda con riconoscenza la visione, l'entusiasmo e l'instancabile dedizione. Mi associo, quindi, a quanti nei giorni scorsi e oggi, in quest'Aula, stanno manifestando vicinanza e cordoglio per la sua scomparsa e rivolgo a tutta la famiglia le nostre condoglianze .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Maria Stefania Marino. Ne ha facoltà.
MARIA STEFANIA MARINO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, prendo la parola per ricordare la figura di Angelo Attaguile, scomparso l'8 febbraio scorso a Catania, all'età di 78 anni. Una figura che, per oltre quarant'anni, ha attraversato la vita politica e istituzionale del nostro Paese, con particolare radicamento nella sua Sicilia.
Nato a Grammichele nel 1947, Attaguile iniziò il proprio percorso politico nell'area della Democrazia Cristiana, ricoprendo negli anni Settanta il ruolo di responsabile nazionale del movimento giovanile. Fu una stagione politica complessa, segnata da trasformazioni profonde, nella quale maturò un'esperienza che lo avrebbe accompagnato nelle successive scelte e nei diversi approdi politici della sua carriera.
Negli anni Ottanta e Novanta fu presidente dell'Istituto autonomo case popolari di Catania, incarico che lo mise a diretto contatto con i temi dell'edilizia residenziale pubblica e con le difficoltà sociali di tante famiglie. Un ambito delicato, in cui si misurano concretamente le responsabilità dell'amministrazione pubblica e la capacità di dare risposte ai bisogni primari delle persone.
Nel 2013 venne eletto alla Camera dei deputati, dove rimase fino al 2018. Durante la XVII legislatura fece parte, tra l'altro, della Commissione parlamentare antimafia, contribuendo ai lavori di un organismo centrale nella tutela della legalità e nel contrasto alle organizzazioni criminali. Negli anni successivi alla legislatura ha proseguito la sua attività di impegno pubblico, con la visione di rafforzare un collegamento tra istanze del Sud e dibattito nazionale, cercando di dare voce alle esigenze delle comunità locali nel contesto delle sfide nazionali ed europee.
La sua è stata una traiettoria politica segnata da passaggi e cambiamenti, ma sempre caratterizzata dalla volontà di mantenere un ruolo attivo nella vita pubblica, anche dopo la conclusione dell'esperienza parlamentare, continuando a intervenire nel confronto politico nazionale. Accanto all'impegno politico e amministrativo, Attaguile ebbe anche un ruolo nel mondo dello sport. Fu presidente del Catania Calcio negli anni Ottanta, in una fase non semplice per la società rosso-azzurra. In quell'esperienza si confrontò con le difficoltà economiche e organizzative tipiche del calcio di quegli anni, cercando di mantenere un punto di riferimento per una comunità che vive il calcio non soltanto come competizione sportiva, ma come elemento identitario e sociale.
Nel ricordarlo oggi, desidero rivolgere un pensiero sincero ai suoi familiari e a quanti gli sono stati vicini nel corso della sua vita. Al di là delle appartenenze, resta il dato di un impegno lungo e continuativo nelle istituzioni e nella vita pubblica, che merita di essere richiamato con rispetto in quest'Aula
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Castiglione. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE CASTIGLIONE(FI-PPE). Grazie, Presidente, grazie per l'occasione e l'opportunità. Per me è un moto di grande commozione per la stima, l'affetto e l'amicizia che mi legavano ad Angelo Attaguile. Con lui abbiamo condiviso tanti momenti di impegno politico e di passione civica. A lui va un grande grazie per l'impegno che ha profuso nell'impegno politico, nell'impegno sociale, nell'impegno verso e a favore della nostra comunità siciliana e verso la città di Catania. Fu presidente del Catania Calcio. Per Catania il calcio è passione, ma è anche identità civica e identità sociale.
Quindi, lui è stato grande appassionato di quella squadra di calcio. Ne divenne addirittura il presidente onorario. A me piace ricordare anche Angelo Attaguile presidente della squadra di calcio di Grammichele, la città che gli ha dato i natali, la città a cui lui ha tanto voluto bene, e, quindi, la città che certamente ha segnato anche il suo percorso politico. Angelo Attaguile veniva da una profonda tradizione di esperienza politica democristiana. Il padre Gioacchino fu Ministro della Marina mercantile nel Governo Colombo. Quindi, quella forte tradizione, quell'identità e il popolarismo di quel territorio e di quell'area del Calatino.
Quindi, un grazie a tutta la comunità e un grazie anche all'impegno civico. È stato ricordato l'impegno a favore dello sport, del Catania Calcio e della sua Aquila Grammichele, ma anche una grande passione civica e una grande passione politica. Fu il primo ad aderire in Sicilia alla Lega. Non era un segno di rottura verso il mondo della politica che lo aveva visto avvicinarsi, ma era anche un ulteriore segno di disponibilità e di impegno a favore di quella comunità, a favore del Mezzogiorno e a favore del Sud. Tutti riconosciamo la gratuità, la volontarietà e la grande capacità anche di ascolto di Angelo Attaguile. Era sempre molto disponibile, e quindi a lui dobbiamo un grande grazie.
Chi ha avuto il privilegio di condividere con lui - è stata ricordata poco fa anche la responsabilità nazionale del Movimento giovanile - e chi ha vissuto quelle stagioni sa quanto noi eravamo legati al Movimento giovanile, a quell'impegno, a quella passione civica e a quella voglia di essere attori principali in un Mezzogiorno e soprattutto in una Sicilia che quella pagina politica l'ha fatta diventare grande. Quindi, un grazie a tutta la comunità che gli ha voluto bene e un grazie alla sua famiglia. Oggi un cordoglio commosso va rivolto alla famiglia di Angelo.
Sanno tutti che Angelo è stato veramente un grande punto di riferimento e un grande amico per la nostra comunità, per la nostra Sicilia, per il nostro Mezzogiorno, ma anche per la comunità politica che lo ha accolto e certamente gli ha dato la possibilità di potersi esprimere anche negli scranni parlamentari. Quindi, un grazie ancora e un cordoglio sincero da parte di tutto il gruppo di Forza Italia, che ad Angelo Attaguile deve il suo tributo e il suo riconoscimento per l'impegno politico e la passione civica messa al servizio della comunità siciliana .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Raffa. Ne ha facoltà.
ANGELA RAFFA(M5S). Grazie, Presidente. Colleghi, intervengo oggi per ricordare la figura dell'onorevole Angelo Attaguile, che ha rappresentato la Sicilia tra questi banchi nella XVII legislatura. Lo faccio con il rispetto che si deve a questo luogo, ma con l'onestà intellettuale che è dovuta ai cittadini che rappresentiamo. Commemorare un collega non deve significare infatti cadere nel vuoto esercizio della retorica, soprattutto quando, come nel caso del MoVimento 5 Stelle nei confronti del percorso politico di Attaguile, la distanza non è stata solo politica, ma ha riguardato la visione stessa dell'etica pubblica e del rapporto tra eletti e territorio.
L'onorevole Angelo Attaguile nacque a Grammichele, in provincia di Catania. Figlio di Gioacchino, senatore della Democrazia Cristiana e Ministro della Marina mercantile del Governo Colombo, e cugino di Francesco Attaguile, ex sindaco di Catania a metà degli anni Ottanta. Candidato da esponente del Movimento per le Autonomie di Raffaele Lombardo alle elezioni politiche del 2008 in Sicilia, non viene eletto. Centrerà l'elezione a deputato alle elezioni politiche del 2013 alla Camera dei deputati, in virtù della candidatura all'interno delle liste del Popolo della Libertà, sempre in quota del Movimento per le Autonomie.
Samo stati distanti, profondamente distanti. Da siciliana, ricordo bene le battaglie che ci hanno visto su fronti opposti. Penso alla gestione del CARA di Mineo, un'accoglienza trasformata in meccanismo di consenso e di gestione del potere locale. Allo stesso modo, abbiamo guardato con estrema criticità alla vicenda della simulazione di reato contestatagli per ottenere la scorta. In una terra dove la protezione dello Stato è un bene prezioso e tragicamente necessario per chi combatte davvero in prima linea, l'uso improprio di tali strumenti costituisce per noi una ferita alla credibilità delle istituzioni stesse.
È stato un avversario tenace, l'onorevole Attaguile era interprete di una politica territoriale che abbiamo combattuto in ogni sede. Eppure, proprio in questa Camera, il riconoscimento della sua attività parlamentare, inclusa quella in Commissione antimafia, ci ricorda che la democrazia vive nel contrasto tra divisioni, che a volte appaiono e restano inconciliabili. Oggi, nel porgere le condoglianze alla famiglia, ribadiamo che la nostra Sicilia è un'altra: è la Sicilia della trasparenza radicale, del rifiuto di ogni logica clientelare e della tutela dei diritti dei cittadini.
Onoriamo l'istituzione che egli ha servito, ma continuiamo a lavorare perché quel modello politico che lui ha incarnato con forza appartenga sempre di più al passato della nostra isola .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. L'onorevole Angelo Attaguile è stato un politico, ma è stato anche uno sportivo, proprio per la sua presidenza del Catania Calcio. Certamente un politico di lunga esperienza e un dirigente sportivo riconosciuto. È stato anche presidente dell'Istituto autonomo delle case popolari di Catania. Ha saputo coniugare, nel suo lungo impegno pubblico, la passione per la politica, vivendo anche le diverse stagioni della politica. Molte sono state le manifestazioni di cordoglio nei suoi confronti.
Angelo Attaguile ha saputo avvicinare il rapporto tra cristianesimo democratico e autonomismo, uno sforzo non indifferente. Ha servito la collettività siciliana e, direi, anche quella nazionale. La dedizione alle istituzioni è una testimonianza della scelta di responsabilità verso il bene comune. Alla sua famiglia e ai suoi cari vogliamo esprimere il più sincero cordoglio di Azione e la nostra vicinanza in questo momento di dolore .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Pisano. Ne ha facoltà.
CALOGERO PISANO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Prendo la parola per associarmi all'omaggio che l'Aula della Camera dei deputati rende alla memoria dell'onorevole Angelo Attaguile, prematuramente scomparso lo scorso 8 febbraio all'età di 78 anni, nato a Grammichele, nel cuore della Sicilia catanese, il 12 maggio 1947. Angelo Attaguile ha dedicato la propria esistenza al servizio delle istituzioni, del territorio e della comunità, coniugando con passione l'impegno politico e l'amore per lo sport, in particolare per il Catania Calcio, di cui è stato presidente in anni difficili, ma intensi, per la tifoseria etnea. La sua parabola politica è stata lunga e significativa.
Formatosi nella Democrazia Cristiana, dopo aver ricoperto, negli anni Settanta, incarichi di rilievo nel Movimento giovanile nazionale, ha poi proseguito il proprio percorso nel Movimento per le Autonomie e, con lungimiranza e coraggio, nel 2014 è stato il primo parlamentare siciliano ad aderire alla Lega, contribuendo così all'apertura del partito nel Mezzogiorno e alla sua evoluzione nazionale.
Eletto deputato della Repubblica nella XVII legislatura - dal 2013 al 2018 -, ha rappresentato con dedizione i valori del territorio di origine e le istanze del Sud. Ha portato in quest'Aula la voce del Mezzogiorno laborioso, quello che non si arrende alle difficoltà e che crede nel lavoro, nella legalità, nello sviluppo e nella coesione nazionale.
La sua scomparsa lascia un vuoto nella politica siciliana e in quella nazionale, lascia il ricordo di un parlamentare corretto, di un dirigente sportivo appassionato, di un uomo perbene, che ha servito lealmente le istituzioni repubblicane .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Gadda. Ne ha facoltà.
MARIA CHIARA GADDA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Desidero rivolgere, a nome del gruppo di Italia Viva, le più sentite condoglianze alla famiglia di Angelo Attaguile e alla comunità politica della Lega.
Io ho avuto il piacere e l'onore di conoscere Angelo Attaguile, che si è spento all'età di 78 anni nella sua Sicilia, perché abbiamo condiviso la nostra prima legislatura. Lo ricordo come un uomo mite, un uomo perbene. Un uomo però che, nella sua signorilità, nel suo essere uomo probabilmente di altri tempi, ebbe coraggio, perché decise, in quell'epoca storica, di aderire al gruppo della Lega da siciliano, perché era un federalista convinto.
Angelo Attaguile ha attraversato le tante fasi della politica, anzi l'ha respirata anche nella sua famiglia, perché suo padre fu Ministro della Democrazia Cristiana e lo stesso Angelo, nel corso della sua vita, ha esercitato l'attività politica nelle sue diverse forme, prima nell'impegno sul territorio e, poi, nell'impegno parlamentare, dove peraltro - come è stato ricordato dai colleghi - ha portato anche le sue passioni, perché l'altra sua passione era lo sport, che ha portato anche nelle sue iniziative parlamentari. Infatti, la proposta che si sta discutendo in questa legislatura sulla partecipazione pubblica, popolare, alle azioni e alle quote di società sportive fu una sua idea, una sua battaglia. Lui, che fu presidente del Catania Calcio in un momento molto difficile per quella società e fu anche presidente della società sportiva del suo Paese, Grammichele, a cui rimase sempre legato.
Quindi rinnovo le condoglianze alla famiglia e al gruppo della Lega, aggiungendo un inciso: io trovo molto importante, molto rilevante che oggi il suo gruppo politico gli dia un riconoscimento e trovo anche altrettanto importante che sia presente qui, in Aula, il Ministro Giorgetti, perché quegli uomini che facevano politica sapevano bene quanto fosse importante fare parte di una comunità politica. Poi ciascuno in questo Parlamento e nel Paese ha le sue idee, le sue posizioni, molte volte anche in conflitto tra di loro, ma sentirsi parte di qualcosa, soprattutto delle idee, di un programma politico, e provare ad attuarlo, ciascuno secondo le sue capacità e competenze, credo sia il messaggio più importante, che dobbiamo dare anche alle nuove generazioni. Questo è un luogo dove la politica non si fa, non si deve e non si può fare da soli. Pertanto, ci uniamo nel ricordo e penso che dobbiamo unirci anche nel nostro modo di fare politica insieme .
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti dell'Istituto tecnico del settore economico “Aldo Capitini” di Agliana, in provincia di Pistoia, che assistono ai nostri lavori dalle tribune . Li ringraziamo per questo e gli auguriamo ogni fortuna.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. Io sono a chiedere una informativa urgente a due Ministri, ai Ministri Valditara e Calderoli, e spiego perché. Perché porto in quest'Aula una denuncia politica chiara: nelle scuole di montagna si consuma una profonda ingiustizia: c'è un'alternanza continua di docenti che non è più disagio, ma è diventata un'emergenza. Sono percorsi interrotti e relazioni spezzate. In città si parla di innovazione, si parla di opportunità; nelle valli si lotta per avere un insegnante stabile, e questo è un abbandono.
Nei suoi convegni, il Ministro Valditara parla di continuità, però devo dire che è solo un argomento da convegno. Invece, per il Ministro Calderoli, non possiamo parlare di rilancio della montagna e lasciare che i plessi chiudano perché non si garantiscono gli organici stabili. È acclarato che vivere in montagna significa avere meno diritti e meno stabilità, ritengo però tutto questo inaccettabile in una Repubblica che si fonda sull'eguaglianza dei cittadini.
Non si può continuare a raccontare la favola che la montagna è una risorsa e, poi, trattarla come un costo da tagliare. Io non sto parlando di privilegi, sto parlando di diritti minimi, di diritti costituzionali. I ragazzi non possono essere penalizzati dal loro CAP. Che Stato è quello che arretra dove la vita è più difficile, dove si inizia sempre da zero? C'è un cambio di insegnanti veramente notevole. Io sto parlando in questo momento di una pluriclasse della mia valle. In questa pluriclasse, dall'inizio dell'anno scolastico sono stati cambiati quattro insegnanti di inglese. Qualche collega in quest'Aula potrà dire: è ancora andata bene, perché poteva essere molto peggio. Di fatto, però, le famiglie vogliono spostare i loro ragazzi.
Ora, poiché mi sembra che i due Ministri si siano impegnati nella scuola… forse è un argomento che potrebbe interessare anche il mio collega Grimaldi e credo anche il MoVimento 5 Stelle qui vicino. Dicevo, poiché c'è stato un impegno da parte dei due Ministri, in particolare sul disegno di legge Montagna - abbiamo parlato di incentivi nei confronti degli insegnanti -, io penso che debba essere fatta assolutamente chiarezza, altrimenti avremo non solo un inesorabile abbandono della montagna, ma un fatto ben più grave, che è quello di non investire sulla scuola e sul futuro dei nostri ragazzi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie, Presidente. Anche al MoVimento 5 Stelle interessa questo argomento, anche perché, venendo da una provincia con tantissimi comuni montani, il tema della dispersione scolastica, delle problematiche della scuola in alta quota e dei piccoli comuni è un tema che ci ha sempre caratterizzato come interessati, anche provando a trovare delle soluzioni.
Ma il tema fondamentale è un altro. Voi, come Governo, avete fatto un disegno di legge Montagna che non ha risolto assolutamente nulla per quanto riguarda i problemi della montagna. Avete fatto anche, adesso, una nuova delimitazione delle aree montane, dei limiti per considerare un comune montano o non montano, e anche questo ha creato solo confusione. Ma io aggiungo anche un altro aspetto. Il problema che la collega ha sollevato, per cui chiaramente chiediamo un'informativa urgente, non riguarda solo le aree montane e le classi con pochi studenti, per cui si deve fare la multiclasse, la pluriclasse, riguarda anche le aree interne. E anche qui vediamo un altro grande fallimento, perché l'Italia è fatta da aree interne e anche da aree montane, che come problematiche possono anche essere sovrapponibili. Quindi, da questo punto di vista, chiediamo ai Ministri competenti di venire - ma io aggiungerei anche il Ministro Calderoli - proprio per farci capire cosa volete ancora non fare per questo tema.
Ricordo che un'altra occasione persa è stata il fatto che i tanti fondi per le aree interne non sono stati spesi, non siete riusciti a farli spendere. Quindi avevamo anche dei soldi, che venivano dai Governi passati, che non sono stati spesi per riuscire a migliorare le condizioni delle aree interne, che riguardano in particolare la necessità di servizi. Quindi, rispetto alle aree interne e montane, si necessita che il Governo venga a dire qualcosa, visto che anche su questo ha fallito, nonostante l'ipertrofia legislativa che ha caratterizzato questa vicenda .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Piccolotti, suppongo sullo stesso argomento. Mi conferma? Prego, a lei la parola.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Anche noi ci associamo alla richiesta di informativa urgente, perché i colleghi del PD, e anche quelli del MoVimento 5 Stelle, hanno sollevato problemi seri, di cui anche noi ci stiamo occupando.
In particolare, il tema delle scuole nei comuni montani è un tema annoso, che questo Governo non ha risolto, che rischia davvero di peggiorare con questa ennesima riforma e che si caratterizza come un tema di vero e proprio abbandono dei territori soggetti a spopolamento. Perché credo sia chiaro a tutta quest'Aula che, quando in un comune non ci sono scuole e non c'è la possibilità di mandare facilmente i propri figli a scuola, di fatto, si costruisce una situazione che costringe all'emigrazione le famiglie che hanno bambini e bambine e, quindi, costringe all'emigrazione una parte del possibile futuro di quei territori. Riguarda, ovviamente, i comuni montani, quelli che sono più in difficoltà, ma - come veniva detto - riguarda anche tutte le aree interne e, in generale, tutto il territorio italiano soggetto a spopolamento.
In merito a questo, vorrei ricordare che Alleanza Verdi e Sinistra ha avanzato una proposta di legge di iniziativa popolare - su cui sono state raccolte circa 60.000 firme - per ridurre il numero minimo e il numero massimo di studenti per classe e ottenere, per questa via, un aumento del benessere e una maggiore qualità dell'istruzione nelle grandi città. Ma, nelle realtà delle aree interne, questa proposta potrebbe salvare tante scuole e salvare tante classi, che, attualmente, non possono formarsi perché il numero minimo è troppo alto. Non è un caso che, infatti, sono stati tantissimi gli amministratori di piccoli comuni delle aree interne e delle aree montane a sostenere questa nostra proposta, a firmarla, a far firmare organizzando banchetti.
Questa riflessione va assolutamente fatta. La crisi demografica non è una buona occasione - come dice il Ministro Giorgetti - per risparmiare sulla spesa dell'istruzione, ma è, invece, in qualche modo, una condizione che dovrebbe indurci a fare un'operazione di senso inverso: finalmente cancellare la pessima riforma Gelmini, riprendere ad avere classi in cui sia possibile fare didattica innovativa, con numeri contenuti di bambini e bambine, di ragazzi e ragazze, e, per questa via, potenziare e migliorare il sistema di istruzione.
Per tutte queste ragioni, Presidente, le ribadisco che ci uniamo a questa richiesta, la facciamo in qualche modo nostra e insistiamo affinché si faccia finalmente una discussione sulla presenza delle scuole nelle aree interne e montane .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sullo stesso argomento la deputata Manzi. Ne ha facoltà.
IRENE MANZI(PD-IDP). La ringrazio, Presidente. Intervengo per unirmi alla richiesta già espressa dai colleghi delle altre forze di opposizione. È un tema, tra l'altro, di cui abbiamo discusso anche ieri pomeriggio in quest'Aula, con l'esame degli ordini del giorno, sia l'ordine del giorno presentato dal collega Curti, sia quello che riguardava proprio il dimensionamento scolastico, la condizione delle scuole collocate nei comuni montani e soprattutto gli effetti che quel discusso DPCM, che è stato pubblicato pochi giorni fa, sta producendo e rischia di produrre rispetto ad alcuni comuni - un numero significativo, tra l'altro - che potrebbero essere esclusi dalla categoria dei comuni montani.
Noi vogliamo chiarezza da parte del Governo sulle conseguenze che l'applicazione di questa disposizione potrebbe produrre proprio per le scuole. Perché si fa un grande parlare di aree interne, di misure, della legge sulla montagna, ma, nel momento in cui quella legge - che, sostanzialmente a invarianza delle risorse già stanziate, fa una differenziazione, divide e rischia di penalizzare parti significative del nostro territorio - rischia di produrre, quale effetto, quello dell'impossibilità di applicare quelle deroghe per la costituzione delle classi all'interno di alcuni comuni, quella grande retorica - che spesso si accompagna a questo tema - cede alla realtà dei fatti.
La realtà dei fatti è che, stando anche a quanto ricordato dal Ministro Giorgetti all'interno della Commissione che si occupa proprio del fenomeno demografico pochi mesi fa, questi territori, sostanzialmente, devono quasi rassegnarsi al calo demografico e soprattutto alla perdita di investimenti e di risorse dedicate. Noi pensiamo, invece, che questo sia un grande tema nazionale, un tema che richiederebbe l'attenzione di tutte le forze politiche anche in quest'Aula, e non soltanto, con strategie specifiche.
Innanzitutto, la prima delle strategie: quella di non sottrarre risorse all'istruzione in virtù del calo demografico, ma quella di lasciare le risorse, di lasciare l'organico a quelle scuole, di poter investire concretamente nelle sperimentazioni didattiche, nel corpo docente. Perché, tra l'altro, proprio uno degli effetti dell'applicazione di quel DPCM potrebbe essere anche quello di escludere alcuni di quei comuni dalle misure di agevolazione e di sostegno ai docenti che vanno a insegnare in quei territori. Quindi, un danno, in realtà, che si concatena ed effetti che si concatenano gli uni con gli altri.
Noi vogliamo che il Ministro dell'Istruzione, il Ministro Valditara, e il Ministro per gli Affari regionali e le autonomie, il Ministro Calderoli, vengano in quest'Aula a riferire sugli effetti che si produrranno dopo l'approvazione di quel DPCM e, soprattutto, intervengano, più in generale, per farci comprendere davvero quali sono le strategie che questo Governo, al di là della retorica e al di là dei grandi proclami intorno al merito, vuole realmente adottare per investire, in maniera significativa, non solo con le risorse, ma con strategie di lungo periodo, sui territori più interni del nostro Paese, su quei comuni montani che stanno perdendo la loro classificazione, con effetti dannosi e pericolosi, in questo caso, per le comunità che vivono in quei territori.
Chiediamo chiarezza. L'abbiamo chiesta ieri e continueremo a chiederla oggi e nelle occasioni future, in quest'Aula, come in Commissione. Ci auguriamo che il Governo non faccia come sempre e non scappi di fronte all'evidenza degli atti e dei fatti .
PRESIDENTE. Abbiamo esaurito questo giro di interventi sull'ordine lavori per la richiesta di informativa al Ministro Valditara.
Ha chiesto di parlare, sempre sull'ordine lavori, il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà. Prego, argomenti e ci faccia capire.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Come lei sa, fra pochi minuti iniziamo l'esame di un disegno di legge a cui teniamo molto. Parla di futuro, parla di ricatti, dei ricatti che ogni giorno subiscono ancora troppe donne nel nostro Paese e parla di quello che è il diritto alla felicità: parliamo di congedi di genitorialità.
Vede, Presidente, vorrei che si sapesse, alla luce del sole, che noi da settimane chiediamo un confronto, perché da troppo tempo nella Commissione di merito, nella Commissione lavoro, si è deciso di scappare, di non affrontare questo progetto unitario, di tutte le opposizioni, nel merito; e si è delegato tutto a una richiesta alla Ragioniera generale dello Stato di un testo che doveva, in qualche modo, mettere nero su bianco le coperture di questo provvedimento. Questo testo non è mai arrivato nella Commissione di merito.
Leggo qua che l'Istat ha dato tutti i dati il 30 gennaio; leggo qua che la Ragioniera generale ha ricevuto tutto il 2 febbraio, ma questo testo è arrivato solo oggi in Commissione. Che cosa vuole dire tutto questo? Che le opposizioni non solo sono state scippate della discussione nel merito nella Commissione di merito, ma anche che la Commissione bilancio oggi, non avendo la riapertura dei termini, non ha potuto neanche riscrivere gli emendamenti per le coperture.
Allora, colleghi, la diciamo in un modo semplice: se voi pensate di voler bocciare, per l'ennesima volta, un provvedimento delle opposizioni per l'inidoneità delle coperture, ma, a differenza delle altre volte, con un che non ci permette nemmeno di riscrivere quegli emendamenti, allora fatelo almeno alla luce del sole.
Prendete la parola adesso e dichiarate che siete contrari alla riapertura dei termini, perché in questo caso, ed è questa la richiesta, ci sono due soluzioni, ci sono due soluzioni per riaprire i termini. La prima: che chiediate il rinvio in Commissione. È possibile, noi non siamo contrari, noi eravamo addirittura favorevoli a fare un gruppo di lavoro. Non c'è nessuna natura oppositiva nemmeno nella conferenza stampa appena chiusa da tutti i delle opposizioni. Che cosa chiedevano? Chiedevano di entrare nel merito e di non trincerarsi dietro una bocciatura della Commissione bilancio.
C'è una seconda possibilità: semplicemente, questo provvedimento slitterà alla prossima settimana, riaprirete i termini, come succede spesso, e le opposizioni riscriveranno quegli emendamenti della copertura di bilancio così come dice la Ragioniera generale dello Stato. Lo diciamo così, senza infingimenti, perché non stiamo chiedendo due votazioni sul rinvio in Commissione, sullo slittamento, non stiamo chiedendo questo. Non c'è nessun intento dilatorio, così come noi non vogliamo, a differenza vostra, scappare dai congedi di genitorialità, siete voi che volete scappare dalla realtà.
Allora decidiamolo insieme, le strade sono aperte. L'unica cosa che è inaccettabile, e ho concluso, è che non ci sia mai il coraggio di dire “sì” o “no” a una proposta delle opposizioni. Fatelo per il futuro di questo Paese, ma fatelo per le tante donne e uomini che chiedono un avanzamento dei propri diritti, perché è solo questo di cui stiamo parlando oggi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Guerra. Ne ha facoltà.
MARIA CECILIA GUERRA(PD-IDP). Grazie, Presidente. È sullo stesso argomento su cui è intervenuto ora l'onorevole Grimaldi, e cioè noi sottoponiamo, ancora una volta, a quest'Aula la domanda di dare la possibilità all'Aula tutta quanta, alla maggioranza, così come all'opposizione, di discutere nel merito un provvedimento talmente importante da essere stato presentato da tutti e sei i gruppi di opposizione, tutti e sei. Prendetela un secondo in considerazione questa cosa, prima di sputarci sopra.
Ora vorrei sottolineare che il procedimento seguito è stato un procedimento, volutamente o non volutamente, di imbroglio, imbroglio tecnico, che ha reso impossibile ogni discussione di merito in qualsivoglia sede. È una specie di “comma 22”. Attenzione, “comma 22: ve lo ricordate? Allora, la Commissione di merito, che è la Commissione lavoro, chiede, con una procedura mai seguita, ma comunque non impossibile, prima di poter affrontare il provvedimento, di avere una relazione tecnica, perché effettivamente questo è un provvedimento che chiede molte risorse.
Chiede una relazione tecnica, chiede, in 15 giorni, una relazione tecnica. Passano i 15 giorni e la relazione non arriva, nonostante sappiamo, dai documenti che ci avete dato, che effettivamente era già disponibile pochi giorni dopo, ma va bene. Non ha la relazione tecnica e, come ci ha detto il presidente della Commissione di merito, l'onorevole Rizzetto, l'altro giorno, il 18 febbraio, prende atto di non avere una relazione tecnica e decide di mandare, quindi, il provvedimento in Aula, senza che ci sia stata una discussione, senza che si siano potuti votare gli emendamenti e senza che si sia potuto dare il mandato ai relatori.
Improvvisamente, la relazione tecnica arriva alla Commissione bilancio. In Commissione bilancio noi diciamo: bene, vediamo finalmente quali sono i rilievi che fa l'INPS, che fa la Ragioneria, e quindi abbiamo gli strumenti per poter intervenire su questo provvedimento così importante, risistemarlo, riguardare le coperture, eventualmente procedere per gradi. Tante cose si possono fare, e di solito sono ragionamenti che si fanno anche in Comitati ristretti nelle Commissioni di merito. E invece no, la Commissione bilancio dice: ma noi non siamo la Commissione di merito, non possiamo entrare nel merito del provvedimento.
Quindi, la Commissione non può esprimersi perché non ha la relazione tecnica; la Commissione bilancio ha la relazione tecnica, ma non si può esprimere perché non è la Commissione di merito, e quindi, conseguentemente, fa un emendamento praticamente soppressivo, si arriva in Aula e non si potrà discutere, uno, perché non abbiamo potuto fare emendamenti adeguati, non avendo ancora la relazione tecnica; due, perché un emendamento soppressivo mette il bavaglio alla discussione in quest'Aula. Si potrà discutere solo su un emendamento e non su un provvedimento così importante.
Allora, i casi sono due. O voi non avete il coraggio di bocciare nel merito questo provvedimento, perché vorrei vedere come potreste avere questo coraggio per un provvedimento che pone un tema così importante, i congedi paritari di maternità e paternità, di fronte a un mercato del lavoro che ci grida come la maternità sia un impedimento per le donne a poter stare in modo paritario sul mercato del lavoro. Infatti, come ricordava Elly Schlein in conferenza stampa pochi minuti fa, la differenza tra il tasso di occupazione maschile e femminile in Italia è di 18 punti, e vi sembrano molti ?
Bene, sappiate che la differenza di occupazione fra padri e madri non è di 18 punti, ma di 30! E allora cosa vuol dire? Che siamo pari di fronte a maternità e paternità. Quindi, finendo, o avete il coraggio di bocciare nel merito e di spiegare perché, oppure aderite alla nostra proposta di trovare una via per riaprire i termini almeno per presentare gli emendamenti e per fare una vera discussione in questo che dovrebbe essere un Parlamento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per il gruppo MoVimento 5 Stelle, la deputata Torto. Ne ha facoltà.
DANIELA TORTO(M5S). Grazie, Presidente. Io mi appello anche al Governo, visto che è in Aula. Se magari interrompe, riesce a interrompere la telefonata… stiamo per dire una cosa seria. Stiamo parlando di quello che è accaduto poco fa in Commissione bilancio. Come già hanno detto i colleghi che mi hanno preceduta, noi abbiamo ricevuto una relazione tecnica in merito a questa proposta di congedo parentale paritario, che, di fatto, non è neanche una relazione tecnica completa. E non siamo noi a dirlo, perché, a pagina 2 di questa relazione, viene chiaramente specificato.
Ora, visto che in Commissione abbiamo anche chiesto soluzioni alternative per poter continuare a dibattere su un tema che sembra tanto caro al Governo Meloni: la natalità, le mamme, le donne, le cristiane…poi, però, quando si va a fare i conti con i fatti, tutto questo cade, perché non sembra che questi temi siano più nell'agenda politica di questa maggioranza, perché parliamo di una proposta di legge che fa due cose importanti.
Intanto, porta l'indennità di maternità al 100 per cento e, in secondo luogo, chiediamo che i 10 giorni di congedo parentale per il padre vengano portati a 5 mesi, perché è anche giusto che la madre venga aiutata, perché è anche giusto che il padre passi del tempo con i propri figli. E io mi chiedo allora: qual è l'ostilità, qual è il diniego alla richiesta della Commissione bilancio di approfondire questa mancanza di coperture? Perché voi ci potete venire a dire che le coperture non sono sufficienti, che le coperture non sono adeguate…E allora troviamole insieme queste coperture, perché sul fatto che la Commissione bilancio debba essere utilizzata sempre per dire che la coperta è corta, eh non ci cadiamo più, cari colleghi, perché la verità è che voi state dicendo un “no” politico a questa proposta di legge . Se non è così, caro Sottosegretario e cari colleghi… Sottosegretario, ci ascolti, perché stiamo parlando di un tema importante! Sottosegretario, chiuda quella telefonata, c'è qualcosa di più importante in quest'Aula, c'è qualcosa di più importante !
Stiamo parlando di un tema che riguarda milioni di mamme e milioni di papà, e se lei, che li rappresenta in quel tavolo del Governo, crede che una telefonata sia qualcosa di più importante, mi scusi se glielo faccio notare, ma non è così ! Non è così!
Allora, io le chiedo di trovare una soluzione a questo con cui ci troviamo a che fare perché, le dicevo, se la coperta è corta, troviamola insieme, perché voi trovate i soldi per fare la qualunque: trovate i soldi per le bombe, trovate i soldi per le armi, trovate i soldi per qualunque cosa sia di vostro interesse, ma non trovate i soldi per qualcosa che interessa i cittadini e che interessa le famiglie.
Allora, date un segnale, rinviamo questi termini, facciamo un tavolo di approfondimento, facciamolo insieme, ma non usate - ve lo ripeto - la Commissione bilancio per annacquare, affossare una proposta di legge come quella che discutiamo oggi, perché ieri era il salario minimo, l'altro ieri era la riduzione dell'orario di lavoro e oggi è il congedo parentale paritario. Ogni volta utilizzate le stesse procedure per dire “no” e per annullare il potere di dibattito di questo Parlamento e figuriamoci delle Commissioni parlamentari
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Bonetti. Ne ha facoltà.
ELENA BONETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Io intervengo sullo stesso argomento e mi unisco all'appello alla maggioranza per poter sospendere il voto e, quindi, dare seguito alla proposta del collega Grimaldi. Lo faccio perché il tono di questo appello è decisamente diverso da quello di chi mi ha preceduto. Io penso che sia piuttosto grave e indegno oggi, in questo anniversario dei quattro anni dell'inizio della guerra in Ucraina, fare questo esercizio stucchevole, ideologico, falso, di affiancamento della scelta politica di difendere e sostenere la resistenza ucraina, di difendere l'Europa dal massacro che i russi stanno compiendo, anche in queste ore, con una misura sulla quale l'intero Paese si è già unito - perché ha già approvato una legge che la prevede, ma che non è stata attuata nella scorsa legislatura -, che riguarda le famiglie italiane.
Allora, finché le altre opposizioni si ostineranno a dire prendete i soldi dalle armi e non li mettete sui congedi, credo che non si porterà a casa nessun risultato e, soprattutto, è abbastanza poco onorevole anche, in qualche modo, usare un argomento di sano pragmatismo, buonsenso, come quello dei congedi paritari, per fare delle battaglie politiche.
Quindi, arrivo nel merito del mio appello e vi dico perché, colleghe e colleghi, sarebbe opportuno, oggi, fermare quest'Aula e tornare sulla decisione assunta. La questione dei congedi paritari è una questione che riguarda la vita di tutte le famiglie italiane, delle donne e degli uomini che decidono e vogliono avere dei figli e, magari, si trovano nelle condizioni di non poterselo permettere. In primo luogo, perché, nel nostro Paese, alle donne viene garantito l'80 per cento dello stipendio nel congedo obbligatorio di maternità. Quindi, ci sono delle donne che, se diventano madri, hanno una riduzione dello stipendio anche nei primissimi mesi del congedo obbligatorio di maternità. C'è una discriminazione di fatto per le donne nell'ingresso al mondo del lavoro, perché questa disparità di trattamento tra congedi di paternità e di maternità porta le donne, di fatto, ad essere un costo aggiuntivo per le imprese e, quindi, c'è una discriminazione delle donne nell'ingresso al mondo del lavoro.
L'altra questione importante è che su questi temi voi avete, giustamente e in modo anche condiviso e condivisibile, aumentato il livello dell'indennità per i congedi facoltativi, ma finché non metterete mano al congedo obbligatorio di paternità e di maternità, l'azione che avete fatto si ritorcerà nuovamente contro le donne, aumentando quel - che i colleghi hanno richiamato - tra l'occupazione maschile e femminile, perché è vero che noi siamo ad un massimo storico di occupazione femminile, ma è aumentato il dell'occupazione rispetto agli uomini ed è aumentato il salariale tra le donne e gli uomini. Sta iniziando il mese di marzo, un mese in cui parleremo di parità di genere. Un Paese che riconosce, come deve riconoscere, che nell'investimento sulla natalità e sulle politiche a favore delle famiglie e delle donne e degli uomini si gioca il proprio futuro, questo elemento è sostanziale, tecnicamente, scientificamente, in modo consolidato ritenuto fondamentale per rendere efficace il complesso delle riforme familiari.
Questo è lo spirito che ci ha portato, la scorsa legislatura, a mediare, ad avere di fatto un'unanimità di consenso nell'approvazione della legge che indicava questo come percorso. Forza Italia ha messo il punto all'approvazione del , nel punto della programmazione, anche per queste elezioni, per questa legislatura. Quindi, non si parla di temi divisivi, si parla di un tema di buonsenso e di unione. Quindi, davvero, dismettiamo le bandiere di parte perché sul futuro dei nostri figli, sulle nostre famiglie, sulla pelle delle donne non possiamo fare ideologie di campi larghi, stretti, di destra o di sinistra. Si tratta di guardare ai bisogni delle famiglie, delle donne, degli uomini e dei più giovani e di dare una risposta e, magari, per una volta, provare a costruirla insieme
PRESIDENTE. Colleghi, pur essendo state prefigurate negli interventi svolti due distinte richieste sull'ordine dei lavori, e cioè di rinvio del seguito dell'esame del provvedimento in Commissione e di rinvio del seguito dell'esame del provvedimento alla prossima settimana, entrambe evidentemente volte a consentire la riapertura del termine per la presentazione degli emendamenti, mi sembra di aver inteso che si voglia privilegiare la strada del rinvio alla prossima settimana.
Dunque, passiamo a tale proposta. Su questa proposta di rinvio del seguito dell'esame del provvedimento alla prossima settimana darò la parola a un deputato contro e a uno a favore a norma dell'articolo 41, comma 1, del Regolamento.
Chi intende parlare contro? Nessuno. Chi intende parlare a favore? Ha chiesto di parlare a favore la deputata Braga. Ne ha facoltà.
CHIARA BRAGA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Voglio essere chiara e molto breve, perché i colleghi che mi hanno preceduto hanno già spiegato le ragioni per cui, prima in Commissione competente, di merito, poi in Commissione bilancio, abbiamo chiesto ripetutamente alla maggioranza di aprire un confronto sul tema delle coperture. Credo che la discussione di oggi in Commissione bilancio abbia chiarito ancora meglio qual è l'oggetto. Noi vogliamo che su questo tema ci si confronti sul merito, cioè non si utilizzi la risposta: la relazione tecnica l'abbiamo avuta in estremo ritardo dalla Ragioneria e, quindi, non ha consentito nemmeno alla Commissione bilancio di discutere e aprire una discussione sull'eventuale ricerca di una copertura alternativa.
Questo è l'appello e credo che la proposta di rinviare ad altra seduta dia il tempo pratico per poter svolgere in quella sede, che è quella preposta per affrontare il tema della copertura economica, un confronto più definito sul tema della copertura. Altrimenti, questo spazio viene di fatto sottratto dalla decisione di procedere oggi con l'espressione di un parere che la Commissione bilancio ha dato, impedendo all'Aula di presentare, esaminare, discutere e votare degli emendamenti che possano proporre una copertura alternativa. Questi sono lo spirito e la ragione per cui abbiamo formulato, con le ragioni che sono state espresse, questa richiesta. Ci auguriamo che questo appello venga accolto da tutte le forze presenti in Parlamento, perché, lo ricordo ancora una volta, stiamo parlando di una proposta di legge che viene da tutte le opposizioni, che sicuramente tocca un tema su cui, io sono sicura, c'è una sensibilità, un'attenzione anche trasversale. Quindi, sia al Governo che alle forze di maggioranza chiedo di esperire tutti gli spazi possibili perché non ci sia una risposta burocratica, ma un pieno esercizio di responsabilità politica sulle condizioni che permettano al nostro Paese, alle donne, alle famiglie, di conciliare i tempi di vita e i tempi di lavoro, le scelte di maternità e paternità in modo avanzato e consapevole. Questa è la ragione per cui noi sosteniamo questa proposta
PRESIDENTE. Vuole parlare contro, deputato Rizzetto?
WALTER RIZZETTO(FDI). Se possibile sì, Presidente.
WALTER RIZZETTO(FDI). Grazie, Presidente. Innanzitutto, io ringrazio la maggioranza, ma anche le opposizioni per questo inizio di dibattito. Premetto, Presidente, che poi farò un solo intervento in seno a quanto accadrà più tardi rispetto a motivazioni che molto spesso le opposizioni ci hanno chiesto, nel senso, ci state chiedendo: prendetevi un determinato tipo di responsabilità.
Non temo le responsabilità e più tardi sarò più chiaro sul punto. Presidente, per suo tramite, dico alla collega Guerra che sbaglia quando afferma che non si era mai verificata una situazione del genere: una volta controllati e verificati gli stenografici parlamentari, ricordo, ad esempio, la proposta di legge n. 1682 dell'allora onorevole Brunetta sulla valorizzazione e sulla produzione enologica . Non voglio dire che le due cose abbiano lo stesso tipo di peso, attenzione, però, al netto della facile ironia che potreste fare in questo senso, se dovessimo guardare al Regolamento, ecco che queste due proposte sono di valore, in termini regolamentari e di prassi. Vanno esattamente in ambito regolamentare. La relazione tecnica, collega Guerra, richiesta il 19 novembre 2019, non arrivò; non arrivò il 4 marzo 2020 e la proposta morì in Commissione.
Presidente, vede, qui, c'è un tema di fondamentale importanza, perché, da presidente della Commissione, mi sono sentito in grado e in obbligo, in modo assolutamente responsabile, di chiedere al Ministero dell'Economia e delle finanze e alla Ragioneria dello Stato una relazione tecnica sulle coperture che, indicativamente, andavano attorno ai 3 miliardi.
La Ragioneria dello Stato, organo avulso dalla politica e dalle bandiere politiche, certifica che ci potrebbero essere coperture non soltanto per 3 miliardi di euro, ma anche per 3,7 miliardi di euro per il 2026 e per oltre 4,5 miliardi di euro a decorrere dal 2035. Quindi, le coperture evidentemente aumentano. Quindi, ho fatto bene a richiedere una relazione tecnica. Tra l'altro, ci sono ricadute che semplicemente sono molto, molto pesanti. Ad esempio, la stessa Ragioneria dello Stato dice: attenzione, perché, in particolare, rispetto ad un settore interessato, quale quello pubblico, dobbiamo cercare di capire quanto effettivamente potrebbe esserci in termini di ricaduta su tutto il personale della scuola, con congedi paritari estesi sino ai 5 mesi.
Aggiungo, e lo ricordavo prima, in una giusta e corretta discussione che abbiamo tenuto in Commissione, al collega Carotenuto del MoVimento 5 Stelle che, in queste settimane, mi sono fatto una domanda: cosa accadrebbe in seno alla piccola, media impresa - azienda da 30, 40, 50 dipendenti - se applicassimo la norma ovvero i congedi per cinque mesi ad ambo i genitori? Effettivamente, ipotizzando per un momento che marito e moglie lavorino nella stessa azienda, probabilmente, avremmo dovuto chiedere un'interlocuzione anche a qualche associazione di piccola e media impresa sul punto. Quindi, Presidente, potrebbero esserci problemi sotto questo profilo e sotto molti altri punti di vista, non soltanto in termini di ricaduta finanziaria.
Detto questo, io sono disponibile, a riparlarne nelle settimane e nei mesi, l'ho già detto rispondendo per le vie brevi; lo sa anche qualche collega con cui prima ho colloquiato in modo molto amichevole. Io, a un certo punto, avevo chiesto anche uno stop non del provvedimento, ma uno stop per quanto riguarda i lavori della Commissione per cercare di dirimere meglio questo tema delle coperture, ma le opposizioni giustamente, essendo, il provvedimento, iscritto nel 20 per cento delle proposte dell'opposizione, hanno voluto arrivare in Aula.
Ultima cosa, Presidente, ma non meno importante: le coperture della misura andrebbero fatte rispetto alla rimodulazione e all'eliminazione dei sussidi ambientalmente dannosi il cui acronimo è SAD. Ricordo che, per normativa europea, questi non possono essere utilizzati in termini di coperture economiche. La Ragioneria dello Stato tende a richiedere coperture certe, continuative e contabilmente già assestate…
WALTER RIZZETTO(FDI). … non coperture genericamente finanziate con i SAD, perché i SAD sono agevolazioni fiscali, esenzioni, aliquote ridotte e regimi speciali. Quindi, per quanto ci riguarda, Presidente, piena disponibilità a riparlarne nelle prossime settimane, ma non oggi ad un rinvio dei lavori dell'Aula.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la proposta di rinvio del seguito dell'esame del provvedimento alla prossima settimana.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge, per 23 voti di differenza.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta di legge n. 2228: “Modifiche al testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, concernenti l'incremento dell'indennità di maternità e l'introduzione di un congedo paritario per il padre” e delle abbinate proposte di legge nn. 2-323-506-609-802-1107-1250-1904-1924-2039-2208.
Ricordo che nella seduta del 20 febbraio si è conclusa la discussione generale e il presidente della Commissione e la rappresentante del Governo sono intervenuti in sede di replica.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli della proposta di legge e delle proposte emendative presentate .
Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri , che sono in distribuzione.
In particolare, il parere espresso dalla V Commissione (Bilancio) è contrario sul testo del provvedimento e, conseguentemente, al fine di garantire il rispetto dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione, dispone la soppressione di tutti gli articoli del testo.
Sono, quindi, in distribuzione e saranno poste in votazione, ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento, due proposte di soppressione, rispettivamente dell'articolo 1 e, conseguentemente, in ragione del rapporto di consequenzialità sussistente, degli articoli 3 e 4, nonché dell'articolo 2.
Ha chiesto di parlare, sul complesso degli emendamenti e degli articoli aggiuntivi riferiti alla proposta di legge, la deputata Gilda Sportiello. Ne ha facoltà.
GILDA SPORTIELLO(M5S). Grazie, Presidente. Anche stavolta state affossando uno dei provvedimenti che vi proponiamo di approvare per il Paese, ma credo che non sia proprio nelle vostre priorità fare qualcosa che possa aiutare e migliorare la qualità di vita delle persone. Io non vi dirò oggi che, affossando la proposta di legge sul congedo di genitorialità paritario, siete incoerenti. Non lo dirò, perché, dicendo che siete incoerenti, in qualche modo, legittimerei il fatto che, quando parlate di famiglia, quando parlate di famiglia rigorosamente al singolare, voi siate credibili, che lo pensiate davvero, che vi stia davvero a cuore il benessere della famiglia. Non è così. Voi usate natalità, famiglie, minori esclusivamente come clava per abbattere i diritti per addossare colpe alle donne, per deteriorare il livello dei diritti nel nostro Paese. Io non voglio neanche… Già me le immagino le vostre risposte: ma come? Noi? La prima Presidente del Consiglio donna.
Guardate, questa favola è diventata un incubo, un film . Infatti, la prima Presidente del Consiglio donna di questo Paese ci sta arrivando, affossando i diritti di tutte le altre, facendo leva sull'affossamento e sull'oppressione del resto delle donne! Perché di questo sistema patriarcale lei ne fa parte e non smetteremo mai di ricordarlo. Mi rendo conto che chiedere a voi, quindi, di approvare il congedo paritario obbligatorio fosse veramente quasi una perdita di tempo. Lo sapevamo che questo copione era già scritto.
Ci vuole tanto a capire che, se siamo in un Paese in cui lavora soltanto una donna su due, che se il tasso di donne che lavorano dopo il primo figlio diminuisce drasticamente, al punto che una su cinque abbandona il lavoro… E sapete nelle regioni del Sud, tra le donne con più di tre figli, quante restano al lavoro? Il 30 per cento, 3 su 10, 3 su 10! E avete il coraggio di parlare di natalità. Allora, voi credete che abbandonare il lavoro dopo l'arrivo di un figlio per una donna sia una scelta? Se credete questo, due sono le cose: o siete in malafede, e quindi fate finta di non vedere qual è lo stato delle cose, oppure veramente ignorate completamente cosa succede nella vita di tutti i giorni fuori da questo palazzo.
Perché, in un Paese dove i salari crollano di 9 punti, pensate davvero che una donna, una famiglia che lavora possa permettersi un accesso sempre più esclusivo in un asilo nido? Credete davvero che, quando manca una rete di cura perché siamo costretti a lasciare la nostra terra per cercare di progettare la nostra vita altrove, possa essere davvero così semplice crescere un figlio? Credete davvero che, quando tutto il peso di cura cade solo sulle spalle delle donne … Questo è il risultato dell'interesse che questa maggioranza ha per i diritti delle donne e delle famiglie .
Non solo affossate la proposta di legge, ma neanche vi interessa sentire il dibattito, che tra l'altro avete negato in Commissione, perché diciamoci anche questo: voi non avete voluto neanche discuterla questa proposta di legge, neanche siamo riusciti a discutere degli emendamenti. Allora sapete perché è grave questo? Perché voi state mettendo in atto un procedimento inverso rispetto a quello che dovrebbe regnare in queste istituzioni. Voi non vi chiedete cosa serve al Paese e ragionate per soddisfare quei bisogni; voi fate il contrario: “noi vediamo cosa possiamo concedervi, dei bisogni ce ne faremo una ragione, quello che c'è, quello possiamo darvi” .
Non pensate, invece, di fare così quando si tratta di banche, assicurazioni, riarmo, e sì, voglio dirlo, perché, al contrario di quanto è stato detto prima, questa non è una strumentalizzazione politica, perché, se questo Governo non ci ha messo niente a trovare più di 450 miliardi per il riarmo nei prossimi 10 anni e adesso ci viene a dire che per una legge così importante, che migliorerebbe la vita di questo Paese - la qualità di chi vive in questo Paese-, non ci sono 3 miliardi ? Beh, scusatemi, ma, se non sono priorità politiche queste, allora di che cosa stiamo parlando ?
Io capisco che il vostro ragionamento sia al contrario, che, quando si tratta di parlare di banche, assicurazioni, riarmo o colossi del , ecceteraeccetera, si fa tutto, le istituzioni diventano in grado di superare mari e monti; se si tratta, invece, di parlare di sanità, di congedo paritario, di scuola, di diritti, diventate improvvisamente incapaci di pensare a una soluzione e di trovare delle risorse. Allora, io voglio soltanto farvi capire che cosa succede, perché ignorate, fate finta di non saperlo.
Probabilmente ci verrete a raccontare che va tutto bene nel nostro Paese, non fate altro che ripeterlo; probabilmente ci direte che le tutele per una donna lavoratrice che decide di avere dei figli esistono, che i comportamenti che leggiamo sono illegittimi, che già va tutto bene. Allora sapete cosa succede quando una donna dice di essere incinta, di aspettare un figlio, quando decide di fare un colloquio e su quella sedia si sente chiedere se è fidanzata, sposata, se vuole avere figli, se ne ha? Certo è un comportamento illegittimo, ma è lo specchio di un Paese.
Perché, se una donna, quando dice al proprio datore o alla propria datrice di lavoro che aspetta un figlio, si sente rispondere: “io non ti pago per stare a casa” e la licenzia; se una donna è costretta a fare un test di gravidanza al lavoro davanti ai colleghi uomini e poi viene licenziata perché è incinta; se una donna, dopo 12 anni in cui ha lavorato in un'azienda, quando rientra dalla maternità viene licenziata; se a una donna viene chiesto di nascondere la propria gravidanza finché le sembianze lo permettono, di diventare invisibile per non disturbare gli altri e non innervosire il clima al lavoro; se a una donna viene chiesto e viene inviato un messaggio, mentre è in visita dal suo ginecologo, dalla sua datrice di lavoro, che le dice quell'odiosa frase che ci sentiamo dire troppo spesso “beh, potevi pensarci prima di fare un figlio”; se durante il lavoro veniamo continuamente demansionate, superate, scavalcate; se dobbiamo dimostrare sempre di poter lavorare il doppio per essere considerate alla stregua di tutti gli altri, abbiamo un problema enorme e se fate finta di non vederlo siete assolutamente complici di tutto .
Questi comportamenti, in realtà, nascono da discriminazioni che sono radicate, da una scarsa assistenza, da mancanza di servizi. Nascono, però, da un comportamento culturale secondo cui una donna che diventa madre deve resistere, deve essere votata al sacrificio, deve resistere a qualsiasi cosa, deve saper rinunciare a qualsiasi cosa, deve essere in grado di restare ai margini, di diventare invisibile, di rinunciare agli spazi di cura per sé, deve essere in grado di sopportare la solitudine. Questa è la realtà.
Perché quando arriva un figlio, e vi prego di pensare a tutto quello che conoscete nelle vostre vite, possiamo davvero dire che in famiglia quello che succede a una madre succede anche all'altro genitore? Possiamo davvero dire che le carriere proseguono allo stesso modo? Possiamo dire che gli spazi e le relazioni vanno avanti nelle stesse maniere? Possiamo dire davvero che la società vede entrambi allo stesso modo?
Eppure, quando arriva un figlio o una figlia, entrambi si diventa genitori, entrambi dovrebbero sopportare il carico di cura e supportarlo. Questo non è, come qualche testata giornalistica si azzarderebbe a dire - ne abbiamo lette tante -, chiedere ai papà di fare i “mammi”. No, questo non è un vezzo o una grazia che vi chiediamo, questo non è un tenderci una mano: questo è riparare a un'ingiustizia che ha sempre pesato solo e soltanto sulle nostre spalle e che continua a farlo .
Perché il Paese intero, se noi non avessimo sopportato il carico di cura, non ce l'avrebbe mai fatta e non avrebbe mai retto. Invece sulle nostre rinunce, sui nostri talenti che non sono stati visti, sui nostri talenti che sono stati oppressi, sui nostri desideri che non sono mai stati messi al centro, su tutto questo e sulle nostre carriere mancate è avvenuto tutto questo. Quindi noi lo sappiamo che non siete gli interlocutori per poter fare…
GILDA SPORTIELLO(M5S). …un discorso del genere. Sappiamo che l'imperativo che voi vorreste che noi donne portassimo avanti è sempre lo stesso: quello di farcela senza servizi, senza una rete di cura, senza nessun riconoscimento. Noi, però, rivendichiamo il fatto che, quando arriva un figlio, entrambi i genitori hanno un carico di cura e laddove - vi chiedevamo anche questo - ci fosse una famiglia monogenitoriale, è dovere dello Stato riconoscere a quell'unico genitore o genitrice…
GILDA SPORTIELLO(M5S). … il riconoscimento per un congedo paritario a una persona da lei indicata, perché non è possibile che anche le famiglie omogenitoriali debbano sopportare in maniera ancora più pesante questo abbandono totale. Quindi prendetevi le vostre responsabilità politiche…
PRESIDENTE. La ringrazio.
GILDA SPORTIELLO(M5S). …e almeno politicamente dite che voi questa cosa non la volete, e non nascondetevi dietro la mancanza di risorse. Siete ridicoli !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Arturo Scotto. Ne ha facoltà.
ARTURO SCOTTO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Mi consenta, prima di andare nel merito di questa proposta di legge, di dire una cosa molto semplice al presidente della Commissione della quale mi onoro di fare parte. Si può fare qualsiasi paragone, persino rispetto a una legge che si occupa delle disposizioni in materia di valorizzazione dell'enologia, ma una cosa non si può fare: metterle sullo stesso piano . Stiamo parlando di qualcosa di profondamente diverso.
Vede, qui i latini ci vengono sempre in soccorso. Mi verrebbe da dire , ma non voglio essere prosaico. Voglio essere aristotelico. : mi è amico Platone, ma mi è più amica la verità. E allora vede, signor Presidente, la destra deve rispondere ad alcune domande molto precise: ritenete giusto un periodo di 5 mesi di congedo obbligatorio per ciascun genitore non trasferibile?
Se lo ritenete giusto, sediamoci e troviamo il modo di farlo, altrimenti non potete trincerarvi dietro scartoffie Ritenete giusto che, di questi 5 mesi, 4 siano obbligatori per il padre e uno facoltativo e non trasferibile? Se lo ritenete giusto, discutiamo. Ritenete giusto che nei primi 10 giorni dalla nascita del bambino o della bambina i congedi paritari siano fruiti da entrambi i genitori contemporaneamente? Siete d'accordo o non siete d'accordo ? Siete d'accordo, perché già i salari sono bassi e hanno perso potere d'acquisto durante i vostri quattro anni di Governo, con il meno 9 per cento e il più 25 per cento del carrello della spesa? Ritenete giusto che a quei genitori sia riconosciuto il 100 per cento dell'indennità e non l'80 per cento? Ditecelo e discutiamo come arrivarci. Infine, ritenete giusto che anche i professionisti e le partite IVA - quelle di cui parlate sempre, ma non fate mai nulla per loro - possano accedere ai congedi paritari obbligatori ? Ditecelo.
Qui in gioco c'è un principio di fondo, perché le leggi sono risorse, ma sono anche cultura, sono anche direzione di marcia, sono anche liberazione di pezzi della società. La genitorialità o è condivisa o non è genitorialità, perché diventa carico sulla parte più debole della popolazione . Quindi, è un principio che riguarda il diritto delle madri, ma - la posso dire così, Presidente Rampelli - anche il diritto alla paternità, la libertà di essere padri , perché quei 5 mesi obbligatori hanno un doppio dividendo: sul lavoro perché riequilibrano i diritti tra donne e uomini, sul lavoro nel momento in cui avete precarizzato il mercato del lavoro, avete aumentato il lavoro intermittente, avete aumentato il lavoro a chiamata e in somministrazione e avete liberalizzato i contratti a termine.
Qual è il soggetto debole nel mercato del lavoro, quando voi costruite il supermarket della precarietà? Sono le donne, tant'è che tutte le statistiche vi dicono che l'occupazione femminile non sale. Al massimo un involontario. Allora, il diritto alla paternità, riconosciuto in questa norma, ha un doppio dividendo sul lavoro, ma anche sulla società e, dunque, sulla libertà.
Allora, signor Presidente, mi rendo conto di ripetere un mantra, ma io da chi si definisce “donna, madre, cristiana” mi aspettavo qualcosina in più Evidentemente, la materia non esiste e non interessa, perché ci sono altre priorità e tra queste priorità sicuramente c'è l'idea che tutto quello che viene dall'opposizione è una trappola e non è mai una risorsa collettiva. Le dico questo, signor Presidente, e lo dico anche al Sottosegretario Durigon, campione in bocciature di tutte le proposte unitarie dell'opposizione. Se lo segni, signor Presidente: questa è una delle leggi unitarie dell'opposizione che sarà una delle leggi che faremo quando saremo al Governo . Se lo segni e si segni anche quest'altra cosa: siccome presto toccherà a voi andare all'opposizione, da questo lato non troverete mai l'uso surrettizio di una relazione tecnica per bocciare una proposta di merito. I nostri “sì” e i nostri “no” li diremo sempre alla luce del sole e non con dei trucchetti o con dei giochi delle tre carte.
Allora, ho concluso. L'Italia che voi immaginate è un'Italia claustrofobica. L'idea di famiglia, che voi state costruendo, non è uno spazio di libertà, ma continua a essere un luogo di subordinazione patriarcale. A questa idea dell'esercizio del potere senza vincoli, all'opacità del vostro metodo di governo, all'idea di un modello di civiltà e di relazioni umane che di fronte alla crescita della barbarie e della violenza fisica e verbale è quasi sempre utilizzata dai maschi sulle donne, all'idea della guerra, che è una prerogativa, purtroppo, anch'essa maschile, di fronte al ritorno di forme di oppressione sempre più forti e di fronte alla negazione - persino di fronte allo stupro - del consenso informato noi ci ribelliamo e lavoreremo per cambiare questa impostazione, se non in Parlamento nella società .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, quella che abbiamo davanti sarebbe una grande occasione: approvare finalmente una riforma per le famiglie e le figlie e i figli d'Italia per prevedere finalmente l'incremento al 100 per cento della retribuzione per tutte le lavoratrici dipendenti, autonome, libere professioniste e iscritte alla gestione separata, con l'aumento di 2.500 euro dell'assegno di maternità per lavoratrici atipiche e discontinue e con l'introduzione di un congedo paritario che avrebbe permesso ai padri di astenersi dal lavoro per 5 mesi. Oggi lo vogliamo ricordare: sapete quanti sono? Sono 10 giorni, una vergogna.
Allora, lo dico così. Qualcuno fuori ci ha detto: ma lo fate nel giorno dell'apertura di Sanremo, del Festival della musica italiana? Sapete che c'è? Questo spartito è musica. Il vostro “no” è solo rumore, anzi sono solo canzonette . Fatemelo dire: qui non c'è solo il tema del ribaltamento dei ruoli e fatemelo dire da papà, anzi da babbo. Questo non è solo un torto storico alle donne italiane e non impedisce solo a tante madri e a tante donne una piena realizzazione oppure di uscire fuori da quel ricatto. Ma sapete quante ragazze e quante donne ancora oggi si sentono dire, davanti a un'offerta di lavoro o davanti a un colloquio: ha figli? Ne vuole avere? Li ha già avuti? Avete finito?
Ma voi, tutte e tutti voi, non siete stanchi di tutto questo? La verità è che tutto questo significa anche negare qualcosa a noi uomini, cioè la possibilità di vivere appieno quelle relazioni e di vivere appieno i primi momenti magari di vita dei propri figli e chi, come noi, ha vissuto quei momenti dentro la pandemia, in uno dei momenti più brutti della storia dell'umanità, si è accorto più di altri che privilegio si ha. Pensate: è normale non esserci accorti di che cosa ci ha raccontato la pandemia? Cioè, del fatto che sono ancora le donne a prendersi cura e ad avere sulle spalle quel concetto di cura.
Ma guardate, il concetto di , cioè , è finito. È finito e sta finendo. C'è un modello in cui uomini e donne intendono realizzarsi pienamente nel lavoro e partecipare entrambi nella vita familiare. Ecco, ci sono tanti giovani padri che vogliono dedicarsi a tutto questo, uscite dagli stereotipi. Le giovani donne devono potersi realizzare anche fuori dalla famiglia ed è più che legittimo che lo pretendano, e un uomo che vuole fare il padre non è un “mammo”. E una donna che si sente serena di tornare al lavoro, perché a casa c'è il suo compagno, non è un'incosciente, come dite voi.
L'Italia, dopo la Grecia, resta il Paese dell'Unione europea con il tasso di occupazione femminile più basso, per non dire di un divario retributivo di genere che non può essere giustificato, né tollerato, e che ha a che fare con gli stereotipi di genere, che non sono mai stati realmente superati. Le donne sono percepite da troppi come le uniche interpreti dei compiti di cura e assistenza. È a loro carico il 74 per cento, 5 ore e 5 minuti di lavoro non retribuito e di assistenza e cura ogni giorno; per noi uomini sono un'ora e 48 minuti.
In Italia l'accudimento di casa, minori e anziani è ancora demandato in gran parte, in via esclusiva, alle donne, e il lavoro domestico non retribuito incide in modo profondo sulle possibilità occupazionali delle donne. Donne che troppo spesso rinunciano a un impiego o a una carriera al di fuori delle mura domestiche, donne che accettano o subiscono involontari. Ma sapete benissimo che nei Paesi europei con tassi di occupazione femminile più alti il peso delle cure è più redistribuito tra i , e sì, fanno più figli.
Non fate che parlare di natalità, ma non esiste mai davvero in alcuno dei vostri programmi. E poi dov'è, dov'è la Presidente Meloni? Dov'è Giorgia, quando si parla di cose concrete, quando c'è la possibilità di sfondare davvero quel muro, quel tetto di cristallo? E guardate, intanto in Italia i tassi di rinuncia alla maternità sono tra i più alti d'Europa. E secondo voi da che cosa dipendono? Da una conciliazione impossibile. Ma guardate, il congedo di paternità coinvolge tante sfere delle vite private: la salute dei bambini, quella delle madri, il diritto dei padri di vivere appieno le loro condizioni e la felicità di tutta la famiglia. In Spagna, dal 2021, i giorni di congedo sono diventati equivalenti per entrambi i genitori, 16 settimane pagate al 100 per cento.
In Norvegia i padri possono beneficiare di un anno di congedo, con 12 settimane per la madre e 12 settimane per il padre. In Svezia ogni genitore ha diritto a 12 mesi. In Finlandia sono equiparati i mesi di congedo. In Germania si ha diritto a 12 mesi di congedo parentale, che diventano 14 se ne beneficia anche il padre per almeno 2 mesi. Perché non basta più parlare di conciliazione, non basta sollevare le donne dal carico di cura attraverso il . Tutte politiche, comunque, che voi non volete fare, perché a voi la famiglia serve solo per alimentare una propaganda, e in questo caso ne avete parlato solo per fare propaganda omofoba. Da quel giorno non abbiamo più sentito parlare di nulla, il tema non è mai stato oggetto di un intervento.
Ecco, è il tempo di cambiare paradigma e passare dal concetto di conciliazione a quello di condivisione, perché in questo Paese abbiamo bisogno non solo di più asili, più strutture per anziani, trasporti efficienti, accessibili ed economici; non abbiamo bisogno solo di un che alleggerisca il peso in cui l'organizzazione sociale grava sulle donne, né solo di strutture che consentano alle donne di conciliare l'attività lavorativa con oneri indiscutibilmente attribuiti a loro. È il momento che tutti sentano, a loro volta, il coinvolgimento nella gestione della vita domestica.
Allora faccio un ultimo appello. Colleghi maschi - e uso questo termine-, la dico così: abbiamo bisogno di una responsabilizzazione di noi uomini, di un nostro apprendistato domestico e relazionale, e servono politiche che incoraggino tutto questo. Colleghe e colleghi, vi abbiamo offerto la possibilità di portare l'Italia nella modernità, al fianco del resto dell'Europa. Dite a chiare lettere che a voi tutto questo non interessa e diteci perché. Credete che la cura dei figli sia solo sulle donne? Abbiate il coraggio di dirlo qua, a verbale. Che i maschi devono portare a casa la pagnotta? Ditelo, ditelo a verbale. Diteci che è meglio che le donne non si mettano, magari, in testa di fare carriera. Ditelo davanti, invece di parlare di coperture finanziarie. Abbiate il coraggio di essere quello che siete, dei reazionari. Ecco, sapete qual è la differenza? Che noi siamo il cambiamento, lo siamo, lo scriviamo e lo pratichiamo. Lo facciamo per cambiare questo Paese, lo facciamo per ridare a tanti una speranza, per scrivere in quelle leggi una cosa di cui non parliamo mai, che è il diritto alla felicità di tante e tanti .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Boschi. Ne ha facoltà.
MARIA ELENA BOSCHI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Oggi stiamo perdendo un'occasione, ma non come opposizioni, che pure hanno presentato unitariamente questa proposta di legge, ma stiamo perdendo un'occasione come Paese di fare un passo in avanti. Purtroppo ancora oggi, in Italia, quando nasce una nuova famiglia, si scopre che quella famiglia può essere per la carriera dell'uomo un sostegno, addirittura un volano, perché l'uomo sa che può contare sulla propria famiglia.
E nella maggior parte dei casi, se quella famiglia nasce, diventa invece spesso una responsabilità in più, un carico in più e quindi a volte anche un peso, invece, per la carriera lavorativa e professionale delle donne. E questo avviene perché ancora oggi il carico familiare ricade quasi esclusivamente sulle donne, purtroppo, da noi. Soltanto le donne sentono farsi la domanda, a un colloquio di lavoro, se hanno figli o se hanno intenzione di averne.
Allora cosa succede? Che se magari c'è una donna giovane che ha questo sogno, questa aspirazione di creare una famiglia, a volte viene scartata a favore di un collega che può avere le stesse competenze, o magari anche qualche competenza in meno, ma che garantisce che non chiederà, magari, un congedo per maternità. Oppure capita che a quella donna venga offerto non più un contratto, ma magari di lavorare al nero, perché diventa più semplice da gestire, laddove ci fosse una gravidanza.
E questo è un problema che riguarda non soltanto, ovviamente, le donne che cercano un lavoro o che hanno un lavoro da dipendente, ma riguarda tante lavoratrici autonome che spesso, in caso di maternità, si ritrovano sostanzialmente senza diritti. Riguarda qualsiasi categoria, anche quella, per esempio, delle donne del mondo dello sport. E se questa discriminazione nasce in partenza, poi si porta avanti durante il rapporto di lavoro. Porta ad una disparità nella retribuzione tra uomini e donne, perché sono discontinue le carriere, porta all'impossibilità di avere le stesse opportunità di crescita professionale tra donne e uomini e porta poi, spesso, ad avere anche un trattamento pensionistico molto diverso tra uomini e donne, frutto di quella differente esperienza lavorativa o di carriera.
Allora noi con questa legge cerchiamo di porre rimedio, di arginare questo divario che tuttora esiste tra uomini e donne nel mondo del lavoro, prevedendo un congedo parentale che sia davvero paritario tra uomini e donne, come sta avvenendo anche in altri Paesi europei. Ed è sicuramente una norma che mira a superare una discriminazione che oggi esiste tra uomini e donne, che mira a superare un'ingiustizia e che ha una ricaduta, però, anche in termini economici per il nostro Paese, perché è dimostrato che, dove c'è una piena parità tra uomini e donne in termini di opportunità nel mondo del lavoro, cresce di più l'economia per tutti.
E sicuramente viviamo in un Paese comunque più giusto e più democratico, perché la democrazia passa anche dalla parità di diritti nel mondo del lavoro tra uomini e donne. Ma prevedere che gli uomini possano contribuire, paritariamente alle donne, all'educazione e alla crescita dei figli fin dai primi mesi non è semplicemente un elemento di riequilibrio nel mondo del lavoro, e ce n'è sicuramente bisogno in un Paese come l'Italia, che è fanalino di coda in Europa per l'occupazione femminile.
È soprattutto una rivoluzione culturale, sociale ed educativa pensare che il modello di riferimento e l'educazione dei figli passi non soltanto dalla figura femminile, ma anche da quella maschile e che ci sia una piena condivisione non solo della responsabilità genitoriale, ma anche della bellezza di essere genitori. Perché non credo che i padri e le madri vivano il periodo di assenza dal lavoro in cui investono sull'educazione dei figli come un peso, ma come un elemento di crescita e anche di bellezza nella condivisione.
Io capisco, Presidente, che questo sia un tema che possa non appassionare la maggioranza: l'abbiamo visto nel voto che hanno appena espresso in Commissione bilancio e l'abbiamo visto nei provvedimenti che si sono inseguiti dall'inizio di questa legislatura, che sono andati a penalizzare, in qualsiasi modo, a cominciare dall'aumento delle tasse, le donne e le famiglie.
Però, vede, Presidente, noi fino all'ultimo abbiamo creduto che la maggioranza e il Governo potessero lavorare con noi per questa legge, perché pensavamo davvero che, quando declamavano nei loro cortei “Dio, Patria e famiglia”, la famiglia per loro contasse qualcosa.
E allora, come opposizione, ci siamo messi a disposizione, perché sappiamo che non è facile trovare le coperture per un provvedimento così importante. Ci siamo messi a disposizione per lavorare con la maggioranza, con il Governo, con i tecnici, per individuare coperture diverse. Ci siamo messi a disposizione anche per riformulare questa proposta, magari con una gradualità nell'entrata in vigore, per consentire di fare un passo in avanti e non trincerarsi semplicemente in un muro contro muro.
Ma, anche di fronte a questa disponibilità da parte delle opposizioni, c'è stata una chiusura totale della maggioranza e del Governo. Si preferisce venire in Aula - questo sì - puntando sul fatto che oggi tutti saranno concentrati su Sanremo, magari, e non su quello che accade in quest'Aula, e decidere di bocciarla oggi questa proposta in quest'Aula. Non credo che in questo ci sia stata una casualità nel calendario, ma una volontà precisa della maggioranza e del Governo di provare a coprire questa notizia con altre che, in questo momento, magari incuriosiscono di più. Ecco, Presidente, credo che questo sia un errore: un errore che ricade sulle nostre famiglie, che ricade sull'economia e che, comunque, è l'anello di una catena di scelte che questo Governo sta facendo che, ancora una volta, portano a penalizzare le donne.
Perché la proposta di legge che si appresta ad attuare il Governo, per esempio sui , ancora una volta, non avendo risorse sufficienti, farà sì che le famiglie che hanno persone con la necessità di essere seguite e di avere un sceglieranno di far rinunciare al lavoro la donna, perché magari ha uno stipendio più basso, o la donna sarà quella costretta a scegliere il : vale quando diventano madri e vale quando c'è una persona non autosufficiente in famiglia, che ha bisogno di cura e di sostegno.
Allora io mi chiedo, Presidente: quando le donne italiane potranno finalmente vedere la differenza sulle loro vite, sulle misure a loro favore nell'avere la prima donna a Palazzo Chigi? Perché, guardi, per ora, l'unica vita che è cambiata in Italia è quella di Giorgia Meloni, essendo andata a Palazzo Chigi, non delle altre donne di questo Paese, che non hanno avuto misure di sostegno, che non hanno visto crescere un'attenzione da parte del Governo nei loro confronti, ma, anzi, fare dei passi indietro, passi indietro preoccupanti, come abbiamo visto anche sulla legge sulla violenza sessuale e sul libero consenso.
Allora io mi chiedo, Presidente, se c'è ancora un margine per poter lavorare a questa legge insieme, di fermarsi. Ve l'ha chiesto prima l'onorevole Grimaldi. Si è scelto di andare avanti anche oggi, anche in quest'Aula, nonostante un tentativo delle opposizioni di riprendere il confronto con la maggioranza e con il Governo. E se, ancora oggi, insistete nel bocciare l'ennesima proposta che cerca di ampliare i diritti per i cittadini e di ampliare le misure concrete a sostegno delle famiglie, io credo che magari sarà una vittoria in quest'Aula per il Governo, perché con la forza dei numeri riusciranno a far prevalere le loro ragioni o, meglio, la loro opposizione alle proposte di buon senso che vengono da questi banchi, ma sarà una vittoria di breve momento, perché gli italiani, molto presto, chiederanno a questo Governo il conto di tutto quello che non è stato fatto per loro, di tutto quello che non è stato fatto per le famiglie italiane .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. Ho avuto alcuni pensieri, certamente non troppo felici, ascoltando queste discussioni e anche i passaggi che le hanno precedute. Mi sembra che non si sia nel 2026, ma molto, molto tempo addietro, perché stiamo parlando sempre delle solite cose: di diritti che, però, in qualche maniera, non avvengono ma, piuttosto, si ammarano.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Ci arriviamo vicini, ma poi non si riesce. Noi pensiamo che sia importante tutelare l'occupazione femminile, ma anche la serenità delle famiglie, e che la nascita di un figlio debba essere un momento di gioia e non di preoccupazione. Dobbiamo ricordarci che le famiglie sono cambiate, come sono cambiate le esigenze tra vita e lavoro.
Pensiamo che non sia sufficiente questa misura, ma che, a questa misura, sia fondamentale investire - e questo lo dicono sia la maggioranza che la minoranza - sulla natalità. Perché? Perché siamo un Paese che è segnato dalla denatalità, perché c'è un calo demografico impressionante. Ne parliamo spesso, anche con la presidente della Commissione, Elena Bonetti, su che cosa fare.
Intanto, direi che c'è un passo importante da fare - il primo - che è quello legato ai congedi parentali per tutti i lavoratori. E “per tutti i lavoratori” intendo anche gli artigiani e i commercianti, perché sono dei lavoratori.
Poi, però, torno indietro al mio intervento di apertura di quest'oggi. Continuo la riflessione e dico: ma caspita, stiamo dicendo di arrivare ai congedi parentali - chiamiamoli - diffusi, lottiamo contro la denatalità, ma poi manca la base. Manca la base, che deve essere offerta alle famiglie e a qualsiasi donna decida di avere un figlio - a una donna con un compagno, con un marito, a una donna -, ed è quella dei servizi. E qui c'è una caduta rovinosa. C'è la caduta rovinosa che ho accennato oggi pomeriggio e che ribadisco adesso, anche con un po' di veemenza, perché non riesco a capire come non si possa andare nella direzione dei servizi. Quanto sarebbe più facile, in questo caso, la vita delle donne se ci fossero asili nido? Qual è la percentuale di frequenza degli asili nido delle famiglie italiane? Perché non li frequentano? Ve lo dico: perché sono servizi a domanda individuale e sono costosi. Perché l'asilo nido dovrebbe essere gratuito, o poco più, perché dovrebbe essere un servizio. Ma i nostri nidi sono pochi. Li troviamo solo in alcune aree e zone del nostro territorio e, spesso, hanno orari limitati. Ma non basta. L'ho detto oggi pomeriggio e lo ribadisco, insieme ai colleghi che hanno ripreso la mia richiesta. Parliamo di scuola, parliamo del posto dove viviamo, del codice di avviamento postale dove siamo nati e dove nascono i nostri bambini e delle opportunità che non ci sono o che mancano. Questa è l'assenza della nostra visione di futuro.
Vi chiedo: quando lavoriamo a provvedimenti, quando diciamo che bisogna andare in controtendenza e fare in modo che si possa avere una natalità maggiore (più bambini, più figli) in Italia, pensiamo, come Governo, ma, mi ci metto insieme, anche come Parlamento, a che cosa significhi questo e a quali scelte debbono essere fatte? Pensiamo alle scuole che vengono chiuse? Che cosa fanno queste donne, che magari hanno un lavoro, magari hanno anche il marito che usufruirà del congedo, ma non riusciranno a portare i figli a scuola perché le scuole stanno chiudendo? Allora, quelle sono le altre risorse che debbono essere investite, esattamente come “Estate Ragazzi”, esattamente come i consultori pediatrici, esattamente come i pediatri che non ci sono, che non si trovano. Noi abbiamo bambini che vengono dati in carico a un medico “della mutua per adulti”. Questo siamo noi oggi. Questa è l'implacabile fotografia che io scatto della nostra Italia, che dice una cosa ma ne fa un'altra, che perora una causa ma ne seppellisce un'altra. Allora, sino a che non ci sarà una linea chiara, sino a che non decideremo dove andare, sarà davvero difficile pensare a un equo, ai servizi, a mettere le donne nella condizione di non sentirsi in colpa nel dover scegliere se fare un figlio o se perdere il lavoro.
Spero ci sia da parte di tutti una riflessione in questo senso, perché, se non ci fosse, ci ritroveremo qui tra non molto tempo a ripetere queste parole con qualcuno che ascolta e con qualcun altro che dice: ma dai, non è questa la situazione, sta andando tutto bene. E invece no .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il presidente Rizzetto. Ne ha facoltà.
WALTER RIZZETTO, . Grazie, Presidente. Ringraziandola, preferisco intervenire ora, dopo questo ampio dibattito, per avere qualche secondo in più rispetto a quanto sto per dire. Vede, per suo tramite, collega Scotto, ovvero il sapere non entra senza sforzo.
WALTER RIZZETTO, . Questo lo dico, Presidente, perché, nel mio intervento, ho premesso che, ovviamente, i due temi - quello proposto dall'allora collega Brunetta rispetto a questo tema -, non hanno lo stesso peso politico. Tuttavia, collega Scotto, sforzandosi un po', si riesce a capire che qualsiasi tipo di passaggio normativo - un emendamento o una proposta di legge -, in termini regolamentari, ha la stessa dignità. Quindi, tramite lei, Presidente, si sforzi di comprendere a cosa mi attenevo nell'ambito del Regolamento. O il Regolamento vale per tutte le proposte o non vale per nessuna proposta, al netto del peso politico che queste proposte possano avere.
Anche rispetto ai colleghi della maggioranza che, magari, non hanno seguito nello specifico il tema, ricordo una breve cronistoria di quanto accaduto, quantomeno negli ultimi 10 o 12 anni. Legge Fornero: i congedi erano stabiliti per un giorno o due giorni facoltativi. Durante il Governo Renzi, e mi riferisco, sempre tramite lei, alla collega Bonetti - ho apprezzato, premetto, il suo intervento -, che allora era Ministro per le Pari opportunità, l'indennità, ovvero quanto si paga a un lavoratore o a una lavoratrice in paternità o in maternità, era al 30 per cento. Governo Gentiloni, Governo Conte 1 e Governo Conte 2, fortunatamente poi si è fermato: i congedi erano attorno ai 10 giorni su base sperimentale. Governo Draghi: 10 giorni.
Mi chiedo, collega Sportiello, con tutto il rispetto e la delicatezza: all'epoca di questi Governi che anche voi, in parte, avete sostenuto, le donne del Sud, c'erano o non c'erano ? Perché qui sembra che, due o tre anni fa, non ci fossero le donne del Sud, quando avete votato 10 giorni di congedo su fase sperimentale.
Leggo le agenzie, ascolto i ragionamenti d'Aula: “incapaci di trovare le soluzioni”. Presidente, con la prima legge di bilancio del Governo Meloni, Sottosegretario Durigon, il Governo Meloni ha aumentato i congedi parentali dal 30 all'80 per cento per un mese , non per 10 giorni - per un mese! - dal 30 all'80 per cento. Chiaramente, non ci siamo fermati, perché, nella seconda legge di bilancio del Governo Meloni - legge di bilancio per il 2024 - abbiamo aumentato di un altro mese, quindi 80 per cento sino a due mesi , non sino a 10 giorni o al 30 per cento, come il Governo Renzi, delle indennità.
Con la legge di bilancio per il 2025 abbiamo aumentato i congedi non più a due mesi, ma abbiamo aggiunto un mese: congedi da tre mesi sino all'80 per cento dell'indennità e addirittura, se qualcuno vuole fare di più, se vuole fare più di tre mesi, tanto per essere chiari, viene pagato il 30 per cento. Ed è questo il tema prevalente in quest'Aula ossia che - attraverso le agenzie - siamo “incapaci di trovare le soluzioni?” Siamo stati noi incapaci di trovare le soluzioni o prima non era stato fatto nulla, sino al 2022, su questo punto? Perché mi pare proprio che non sia stato fatto nulla, o poco e niente.
Vede, leggo e ascolto “dovreste avere il coraggio di bocciare”. Prima leggevo un'agenzia del presidente Schlein che dice: perché non avete il coraggio in quest'Aula di bocciare? Ribalto la domanda: perché il Partito Democratico non ha votato ben tre leggi di bilancio e non avete avuto il coraggio di votare tre leggi di bilancio che hanno innalzato dal 30 all'80 per cento i congedi sino all'80 per cento delle indennità e per tre mesi? Perché non lo avete votato? Qual è stata la vostra mancanza di coraggio nel votare quel passaggio? Perché, qui, Presidente, non sto neanche parlando con una sfumatura politica, sto parlando di dati. Ora, in un'altra agenzia interessante in seno alla conferenza stampa che hanno celebrato alle 14,30 di oggi le opposizioni, leggo il collega Bonelli che dice: abbiate il coraggio di dire che questo è un Governo contro le donne.
Ricordo: mamme e decontribuzioni, decontribuzioni per madri lavoratrici con esoneri contributivi a carico delle stesse volte a ridurre il cuneo fiscale, che fa il paio con la riduzione del cuneo fiscale, quindi molto di più di quanto ho appena affermato; potenziamento, Presidente e Sottosegretario Durigon, del mamme; contributi con i sostegni, per quanto riguarda donne con più di tre figli; sgravi contributivi per i datori di lavoro che assumono le madri.
Due cose da aggiungere rispetto agli sgravi contributivi su chi assume le madri. Il primo è sulla scorta di quanto detto dal collega Grimaldi, che ha parlato giustamente anche di salari: collega Grimaldi, vada a farsi un giro alla Fontana di Trevi , per cui il Sindaco Gualtieri paga 4,50 euro ai dipendenti che sono lì, giustamente, a fare il loro lavoro. Perché il Sindaco Gualtieri, sostenuto da un Governo di centrosinistra - a Roma, chiaramente - non ha proposto il salario minimo legale per questi lavoratori? Perché? Perché semplicemente alla demagogia, molto spesso, Presidente, dobbiamo far risultare dati che sono in completa antitesi con la demagogia pura e spicciola. E quando dico questo, rispetto a quanto noi non abbiamo fatto per le donne e per le madri, offro soltanto un dato: nel biennio 2022-2024, ci sono 600.000 donne al lavoro in più, di cui 525.000 con contratti a tempo indeterminato! Questo per dare una spallata anche a quella che, in parte, è vero, è una sorta di precarietà: non abbiamo fatto nulla sotto questo punto di vista?
Nella legge di bilancio 2025, Presidente, c'è un aumento del 50 per cento dell'assegno unico, c'è un di 1.000 euro per i nuovi nati, chiaramente per le famiglie con un ISEE basso. La Carta “Dedicata a te” offre 500 euro per le prime necessità; tra l'altro, è stata rifinanziata. Esiste, oggi, un fondo da 60 milioni per l'attività socio-educativa finalizzato ai servizi per l'infanzia e al contrasto della povertà educativa. Esiste un da 1.500 euro con un ISEE inferiore ai 30.000 euro - lo ribadisco, con un ISEE inferiore ai 30.000 euro, perché dopo, magari, qualcuno dice che favoriamo i ricchi -, per chi vuole mandare i figli alle scuole paritarie.
È stato fatto tutto, Presidente, sotto questo punto di vista? La risposta è “no”, ma è stato fatto molto nei confronti di coloro che, sino a qualche anno fa, evidentemente, non avevano fatto nulla o avevano fatto ben poco, perché i dati sono esattamente questi che vi ho riportato.
Vede, Presidente, da presidente di Commissione ho dovuto chiedere una relazione tecnica - e chiudo il ragionamento che avevo iniziato prima -, perché un impatto da 4/4,5 miliardi è un impatto importante sulle casse dello Stato; con riferimento a quanto si definiva prima, in termini di copertura, ovvero i sussidi ambientalmente dannosi, i cosiddetti SAD, è una copertura, colleghi, sbagliata, completamente sbagliata, perché sul punto, i SAD - che sono agevolazioni fiscali, esenzioni, aliquote ridotte - sono classificati in un catalogo statistico - e la Commissione bilancio me lo può confermare - ai fini della , e non sono singole poste da poter spostare in termini di coperture, ad esempio. Le coperture che uno dovrebbe reperire per coprire le proposte debbono essere coperture che hanno già una base imponibile, liberabile e quantificabile.
Detto questo, Presidente, da presidente di Commissione - ma ritengo anche che la maggioranza della Commissione lavoro, al netto di questa proposta, possa tranquillamente riprendere il tema -, anche con l'aiuto delle opposizioni, cercherei di agire sulle ulteriori premialità. Io ci sto, da questo punto di vista.
È altrettanto chiaro che, approdando la proposta anche con una relazione negativa da parte della Ragioneria dello Stato e della Commissione bilancio, non abbiamo potuto fare molto altro, se non - e chiudo ringraziandovi - quanto è stato fatto in ben tre leggi di stabilità esattamente sul punto
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, invito il presidente della Commissione lavoro e il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sulle proposte emendative riferite agli articoli della proposta di legge. Presidente Rizzetto, i pareri.
WALTER RIZZETTO, . Allora, lei mi sta chiedendo i pareri sui due emendamenti: sono pareri contrari, nel senso che… Anzi no, lei mi sta chiedendo i pareri riferiti all'articolo 1 e all'articolo 2: sono pareri favorevoli in termini di soppressione delle due proposte emendative.
PRESIDENTE. Sulle due condizioni della Commissione bilancio?
WALTER RIZZETTO, . Sono pareri favorevoli.
PRESIDENTE. Su tutti gli altri emendamenti?
WALTER RIZZETTO, . Il parere è contrario.
PRESIDENTE. Il Governo, Sottosegretario Durigon?
CLAUDIO DURIGON,. Il parere è conforme al relatore.
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.500, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-del Regolamento.
Ha chiesto di parlare la deputata Schlein. Ne ha facoltà.
ELLY SCHLEIN(PD-IDP). Grazie, Presidente. Per l'ennesima volta affossate una proposta di tutte le opposizioni unite senza neanche farci discutere di questa proposta nel merito. Affossate una proposta concreta, che potrebbe migliorare la vita di milioni di famiglie italiane: un congedo paritario, 5 mesi pagati al 100 per cento per entrambi i genitori, non trasferibile tra loro; riguarderebbe anche chi non è sposato, riguarderebbe anche le lavoratrici e i lavoratori autonomi. Una proposta di giustizia sociale, non diversamente da quanto ha fatto la Spagna con 19 settimane di congedo pagate al 100 per cento per entrambi i genitori, addirittura 32 per le famiglie in cui c'è un solo genitore.
Ma qui no, non vi interessa andare avanti, affossate anche questa. Guardate, la domanda è questa: se ritenete giusto avere 5 mesi di congedo paritario per entrambi i genitori, allora vi fermate e discutete con noi; se non lo ritenete giusto, dovreste almeno spiegare al Paese e a quelle famiglie il perché Vuol dire sostenere la natalità, la crescita dei figli, l'occupazione femminile, la condivisione del carico di cura e aiutare anche i padri a veder crescere i propri figli.
Guardate, ho ascoltato il presidente Rizzetto, ma ho capito che non ha ben chiara la differenza tra i congedi facoltativi e il congedo obbligatorio Ce l'hanno chiara, purtroppo, le famiglie italiane, perché proprio oggi, fatalità, è uscito il dato dell'INPS che ricorda che solo il 15 per cento delle giornate di congedo è stato preso dai padri: 2,77 milioni contro 18,8 milioni di giornate chieste dalle donne. Io mi chiedo come la Presidente Meloni, la prima Presidente del Consiglio donna di questo Paese, possa essere contraria a questa legge.
Mi chiedo a che cosa serva una Premier donna, se non si batte per migliorare le condizioni di vita di tutte le altre donne di questo Paese Avete usato i vostri trucchi per evitare la discussione di merito, avete chiesto una relazione tecnica dalla Commissione, l'avete tenuta ferma per un po' nei cassetti, poi è arrivata tardi e, nel frattempo, voi avete mandato in Aula il provvedimento senza neanche assumervi la responsabilità di nominare un relatore, e quindi di dirci cosa ne pensavate.
Arriva solo stamattina la relazione tecnica, giusto in tempo - guardate che caso - per affossare questa norma, senza nemmeno farcela discutere. Guardate, una proposta che chiede di superare la mera conciliazione, per arrivare ad una vera condivisione. Una proposta che parte da un assunto: dati CNEL e Istat usciti nel marzo del 2025 raccontano che nel 2023 la differenza di tasso di occupazione tra donne e uomini era di 18 punti percentuali, ma, colleghi, quella tra padri e madri con figli minori era di 30 punti percentuali.
Allora voi continuate a ignorare la realtà, che tante, troppe donne, quando mancano misure di sostegno come il congedo paritario, sono quelle che rinunciano a lavorare, e ce lo dicono che la principale causa di rinuncia al lavoro è la difficoltà di conciliazione. L'Italia continua ad avere un record negativo sulle nascite, ma evidentemente non vi interessa. Vi trincerate oggi dietro una scusa tecnica, quella che mancherebbero le coperture, però lo sapete che è solo una questione di volontà politica, perché le avete trovate per fare il ponte sullo Stretto di Messina e fare delle prigioni vuote in Albania.
Allora siete ipocriti e non è la prima volta che scegliete di comprimere gli spazi della nostra opposizione e delle nostre proposte unitarie. Lo avete fatto anche sul salario minimo, presidente Rizzetto, lei se lo dovrebbe ricordare, visto che non avete neanche avuto il coraggio di votare contro in quest'Aula, ignorando quei 4 milioni di lavoratrici e lavoratori che sono poveri anche se lavorano in questo Paese. Lo avete fatto sul conflitto di interesse, lo avete fatto sulla spesa sanitaria. Oggi, con tutte le opposizioni unite su questo testo, è ancora più odioso.
Arrivo, Presidente. Volevo portare qui la voce di una lavoratrice autonoma, Irene Marinucci, che, qualche giorno fa, ha raccontato in una toccante testimonianza cosa vuol dire essere una madre, quando rimani incinta e da partita IVA ti vengono a spiegare che hai diritto solo a 1.200 euro di maternità, che le sono arrivati tre anni dopo che ha partorito, e che, quando l'anno dopo è rimasta di nuovo incinta, sperando in un fatturato più robusto, le hanno spiegato che aveva diritto solo a 181 euro.
O le testimonianze di quei padri che dicono che hanno timore di prendere i 10 giorni solo facoltativi, perché hanno paura di ripercussioni negative nella carriera in azienda. Ecco, pensate a loro quando voterete questo emendamento soppressivo di una norma che avrebbe fatto avanzare il Paese. Io vi chiedo di fermarvi e di ripensarci. Ringrazio tutte le opposizioni che hanno scritto insieme e hanno difeso questa norma, e prendiamo l'impegno, quando vi batteremo alle politiche, di vincere e di portare questa norma alle famiglie che ne hanno bisogno in tutto il Paese .
Non affossate questa speranza per le famiglie italiane
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bonelli. Ne ha facoltà.
ANGELO BONELLI(AVS). Grazie, signor Presidente. Ancora una volta la destra, la destra che guida questo Paese, la Presidente del Consiglio, perché oggi la decisione di dire “no” a questo provvedimento viene direttamente dalla Presidente del Consiglio, che dice “no” a un provvedimento di inclusione sociale, dice “no” a un provvedimento di equità sociale. Lo avete fatto con il salario minimo, c'è una sorta di ferocia ideologica da parte vostra. Avete un atteggiamento come se la povertà fosse un problema per chi la vive e non, invece, per chi la dovrebbe contrastare.
Vedete, io vorrei rispondere in maniera chiara, attraverso il suo tramite, signor Presidente, all'onorevole Rizzetto, che diceva, rivolgendosi all'opposizione, perché non abbiamo votato le leggi di bilancio così tanto belle del Governo Meloni. La risposta è molto semplice: perché noi non votiamo leggi di bilancio che tagliano i fondi alla povertà, noi non votiamo leggi di bilancio che tagliano i fondi all'inclusione sociale, noi non votiamo leggi di bilancio che aumentano le spese per armamenti, togliendo risorse alla sanità pubblica .
C'è una grande differenza tra noi e voi. Voi avete dimenticato che cos'è il tema della lotta per l'inclusione sociale. Avete fatto una scelta di campo, lo vediamo nella vostra legge di bilancio, quando finanziate e favorite le grandi ricchezze, i grandi profitti di banche e società energetiche, oltre 100 miliardi di euro che potevano e possono essere utilizzati per finanziare il del nostro Paese. In un Paese in cui la denatalità è un problema, in cui l'indice di natalità ha raggiunto un record non storico, ma secolare da questo punto di vista, l'1,18 per cento, mai questo tasso era stato così basso dal 1861.
Di fronte a questi dati, le politiche di questo Governo sono politiche di tagli, di non dare una risposta a un grande tema di equità sociale come il congedo parentale paritario tra padre e madre. Ecco, su questo vi siete assunti una responsabilità enorme davanti al Paese, perché la vostra è una politica di tagli alle politiche sociali. Ricordo, ad esempio, il taglio che avete fatto al Fondo affitti per la morosità incolpevole, da questo punto di vista lì si crea un grande problema nella vita quotidiana delle famiglie del nostro Paese.
Avete detto “no” al salario minimo, avete detto “no” oggi al congedo paritario, come avete smantellato il reddito di cittadinanza, creando nuovi poveri in questo Paese.
Perché con voi la povertà assoluta è aumentata e ha raggiunto 5,7 milioni di persone, con 6 milioni di persone che non si riescono a curare o ad accedere alla sanità pubblica a causa delle lunghe liste d'attesa o perché non possono rivolgersi alla sanità privata perché non hanno i soldi. Costruire un'Italia migliore significa costruire, tassello dopo tassello, un Paese accogliente ed equo dal punto di vista sociale, esattamente il contrario di quello che sta facendo questo Governo.
Ecco perché le opposizioni unite oggi stanno dando - e alcuni giorni fa l'hanno fatto in altri provvedimenti - un segnale importante dicendo chiaramente che in questo Paese si può e si deve costruire un'alternativa. Il vostro nervosismo e anche il vostro atteggiamento arrogante nei confronti dei problemi del Paese dimostra che noi, invece, siamo sulla strada giusta e questi provvedimenti li porteremo quando saremo al governo del Paese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Barzotti. Ne ha facoltà.
VALENTINA BARZOTTI(M5S). Grazie, Presidente. Questa richiesta di soppressione di questa proposta di legge, di questo articolo 1, dice chiaramente quello che questo Governo, in realtà, pensa. Praticamente questa maggioranza parla per questo Governo e ci dite chiaramente che, per voi, la genitorialità condivisa non è una priorità. Io ho ascoltato con attenzione quello che ha detto il presidente della Commissione Rizzetto, però, purtroppo, quello che mi viene da dire, Presidente, è che intanto è inutile che lei ci venga sempre a ripetere quello che non ha fatto il Governo precedente e, invece, non vi rendete conto che gli strumenti adesso li avete voi. Voi dovete governare questo Paese .
Peccato, però, che quando si parla di genitorialità mi viene da dire genitorialità condivisa, sì, ma fino a un certo punto, perché quello che chiediamo con questa proposta è un qualcosa di coraggioso, è un qualcosa che non è rivoluzionario, perché oggettivamente abbiamo già fatto tanti esempi sul fatto che in altri Paesi europei stanno meglio di noi in questo senso, ma è comunque un passo enorme in avanti per come siamo messi. Presidente Rizzetto, ma io di 10 giorni di congedo di paternità esattamente cosa me ne devo fare ? Cosa me ne devo fare di un padre che sta a casa 10 giorni e poi deve tornare a lavorare, quando io, invece, devo rientrare al lavoro dopo 5 mesi e mi sono fatta 5 mesi in solitudine praticamente? Questo succede a tutte le donne e l'ha raccontato bene anche la collega Sportiello prima. Sulle spalle delle donne di questo Paese grava tutto il carico di cura. Dieci giorni di congedo non sono sufficienti. Quindi, voi in questo momento avete nelle vostre mani il boccino, voi avete le strutture tecniche. Ci dite: no, perché questa copertura delle SAD non è sufficiente, è errata. Va bene, troviamola. Vi abbiamo detto: facciamo un tavolo, facciamo un momento di confronto; la copertura è sbagliata, aiutateci voi a capire come si fa visto che avete le strutture ministeriali, che governate, che dovreste governare. Invece, nulla.
Quindi, voi ci venite a raccontare i dati sull'occupazione, ma dei dati sull'occupazione dite e date soltanto quelli che vi interessano. Siete assolutamente disonesti in questo senso, perché sapete benissimo - e dovreste dirlo - che l'occupazione femminile in Italia è veramente in condizioni drammatiche, perché una donna su due non lavora. Quindi, non è questione di donne del Sud o di donne del Nord; non è questione di PD, non è questione di MoVimento 5 Stelle e non è questione di Fratelli d'Italia. È questione di cosa serve alla gente fuori da qua e di come si fa ad avere una genitorialità condivisa. I genitori, entrambi i genitori, devono poter essere messi nelle condizioni di condividere un percorso alla nascita di un figlio, cosa che non è così in questo momento. Io di questo vi vorrei sentir parlare oggi, non di ieri, non dell'altro ieri, non dello scorso Governo, non degli scorsi Governi, ma di quello che potete fare voi oggi su questo tema
E se vi chiediamo di alzare l'indennità di maternità al 100 per cento, lo potete fare o non lo potete fare? Lo volete fare o non lo volete fare? Perché mi sembra che quando volete trovare le risorse per qualcosa le trovate sempre, colleghi, le trovate sempre. Allora, questo 100 per cento di indennità di maternità ci sembra una richiesta importante, a cui voi, se volete, potete dare seguito. La stessa cosa vale per i 5 mesi di congedo del padre, se siete interessati veramente alla natalità, perché altrimenti qui i figli non si fanno più. Voi ci avete detto che la maternità non è un'impresa ma, invece, la maternità, in questo Paese, è un'impresa. Io do tutta la solidarietà alle donne e alle madri di questo Paese …
VALENTINA BARZOTTI(M5S). …che in questo momento hanno tutto il carico di cura sulle spalle
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Sportiello. Ne ha facoltà per un minuto.
GILDA SPORTIELLO(M5S). Grazie, Presidente. Guardi, il presidente Rizzetto ci ha scioccate, dimostrando che neanche sa che il congedo che noi stiamo chiedendo è il congedo obbligatorio alla nascita o all'adozione, non è il congedo parentale di cui si può usufruire fino ai 12 anni di età. Ma anche lì colgo l'occasione, a questo punto, per rinfrescare la memoria e dire che, in legge di bilancio, noi avevamo anche proposto che i due terzi di quel congedo parentale potessero essere destinati a un solo genitore, in maniera tale che non pesasse anche il congedo parentale tutto sulle spalle, sulle carriere e sui desideri delle donne. Questo era il punto e non c'era nessun impegno di spesa. È stata solo una questione ideologica per cui ci avete negato questo emendamento, per cui avete negato la genitorialità condivisa…
GILDA SPORTIELLO(M5S). …anche sui congedi parentali. Questo è quello che siete
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, il deputato Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Presidente, con questa proposta sul congedo paritario noi diciamo al Paese che vogliamo piena parità di diritti tra madri e padri, che vogliamo la condivisione paritaria della responsabilità di cura, che vogliamo contrastare la discriminazione di genere nel mercato del lavoro, ma voi la respingete e così mettete a carico della donna il costo sociale della maternità. Dite che non ci sono soldi, ma i soldi per le armi li trovate, quelle imposte da Trump, quelle imposte dalla Commissione della von der Leyen. Un miliardo per i centri vuoti in Albania lo trovate, così come i 13 miliardi per il ponte sullo Stretto di Messina . Voi di destra vi assumete una grave responsabilità oggi…
ALFONSO COLUCCI(M5S). …la prima Presidente del Consiglio donna contro le donne, è una vergogna…
PRESIDENTE. La ringrazio.
ALFONSO COLUCCI(M5S). …noi siamo per l'uguaglianza, per la parità sempre, senza se e senza ma .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, il deputato Iaria. Ne ha facoltà, per un minuto.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie, Presidente. Per voi, allora, la donna deve essere “donna, madre, cristiana”, chiusa in casa, con uno stipendio più basso a guardare il bambino appena nato. Questo è il vostro concetto di donna. Se lo aveste indicato nella campagna elettorale o messo nei volantini non so quante donne avrebbero votato la donna che adesso è Presidente del Consiglio. Quindi, io non so più cosa dire: voi siete un partito del passato che sta rovinando questa società che è presente e che dovrebbe essere il futuro .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Alifano. Ne ha facoltà, per un minuto.
ENRICA ALIFANO(M5S). Presidente, vorrei parlare del tasso di natalità che è a livelli bassissimi, ma io voglio parlare di un'altra cosa che dà una motivazione importante a questa legge. Ebbene, le donne maltrattate spesso non lavorano, si dedicano solo a compiti domestici. Allora, il legislatore - noi - deve aiutare quanto più possibile tutte le donne, donne che devono essere aiutate perché possano trovare la loro emancipazione nel mondo del lavoro .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Prima di passare ai voti, avverto che, in caso di approvazione di tale emendamento, risulteranno preclusi tutti gli ulteriori emendamenti riferiti all'articolo 1 e la votazione del medesimo articolo 1. Risulteranno altresì preclusi gli emendamenti riferiti all'articolo 3 e la votazione di tale articolo, nonché la votazione dell'articolo 4.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.500, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento, soppressivo dell'articolo 1 e, conseguentemente, degli articoli 3 e 4, sul quale la Commissione e il Governo hanno espresso parere favorevole.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo ora all'emendamento 2.500, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento, soppressivo dell'articolo 2, sul quale la Commissione e il Governo hanno espresso parere favorevole.
Avverto che, in caso di approvazione di tale emendamento, risulteranno preclusi tutti gli ulteriori emendamenti riferiti all'articolo 2, nonché la votazione dell'articolo medesimo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Furfaro. Ne ha facoltà.
MARCO FURFARO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo da padre che, alla nascita del suo primo figlio, che oggi ha quasi 6 anni, era un dipendente di una ditta privata e che ha potuto usufruire di pochi giorni, lasciando il carico tutto sulle spalle di sua madre, la mia compagna. E poi intervengo anche da padre, invece, del secondo figlio, nato ora che sono un privilegiato, un parlamentare. Mio figlio Leo, che tra pochi giorni avrà un anno.
Guardate, la prima cosa per la quale ho lavorato, con i miei colleghi e con le mie colleghe dell'opposizione, a questa legge sta esattamente qui. Perché non volevamo semplicemente dare una pacca sulla spalla e una carezza ai padri e alle madri italiani, ma volevamo dargli una possibilità: quella di poter vivere la genitorialità al pari dei privilegiati come noi. Ed è per questo che dovreste vergognarvi, perché oggi vi accingete a bocciare una proposta di legge sapendo che voi potete vivere quella genitorialità come l'ho vissuta io, ma che la negheremo a decine, a centinaia di migliaia di padri e madri italiani, facendo in modo che, ancora una volta, il lavoro di cura andrà tutto a scapito delle donne, che non sarà ovviamente a carico degli uomini, e che gli verrà negata la genitorialità.
Ho sentito in quest'Aula parlare di genitore 1, di genitore 2, di padri, di madri; quante volte vi abbiamo visto pronti a fare video di Natale, di Pasqua, sulla famiglia, ma ritirarvi in fretta e furia ogni volta che c'erano da discutere provvedimenti, anche in maniera vigliacca e sempre con lo stesso giochino: la copertura, la Commissione bilancio, l'idea di ritornare in Commissione. Ma diciamocelo una volta per tutte: sono trucchi. Sono trucchi anche un po' vigliacchi di una maggioranza che fa della sua vigliaccheria politica la propria cifra, purtroppo.
Ed è abbastanza inquietante che tutto questo arrivi dalla Presidente, la Presidente Meloni, quella che ogni volta riesce a fare un per Sanremo, un video contro i magistrati, ma non trova mai una parola per esprimersi su qualcosa che vada a favore delle famiglie italiane. Trovate i soldi per tutto, non prendiamoci in giro. E non è propaganda. Trovate i soldi per le armi, per i centri in Albania, li trovate ovviamente per un ponte che non esiste, ma non li trovate ogni volta che si parla di famiglia… che sono buone per un comizio, buone per un , per gareggiare e saltare sopra a un sondaggio, per fare la paladina della natalità davanti alle telecamere, ma, poi, scordarsene immediatamente ogni volta che si arriva in quest'Aula. Le coperture sono la scusa, lo sapete meglio di me. E sapete meglio di me che la verità è che questa proposta l'abbiamo fatta come opposizione, ma abbiamo fatto una proposta giusta, ed è da vigliacchi non saper dire di “no”, anche mentendo, come ha fatto il presidente della Commissione lavoro, Rizzetto, venendo qui a dire, sulla pelle di lavoratori e lavoratrici che guadagnano 4 o 5 euro l'ora; poco fa sulle agenzie è arrivata una smentita per cui guadagnano 8 o 9 euro l'ora netti, come un salario minimo che loro non hanno il coraggio di mettere in campo.
Mi avvio a chiudere. La cosa che più mi vergogno da parlamentare è proprio questa. Siete entrati qui dentro come quelli del popolo, gli , come quelli che dovevano difendere i padri e le madri italiani delle periferie, quelli che non abitavano nei centri storici. Ed oggi vi accingete a bocciare l'ennesimo provvedimento che prova ad andare contro il classismo di questa società, e cioè una società nella quale se nasci ricco, se vieni da una famiglia ricca ti puoi godere la famiglia, i figli e la genitorialità. Altrimenti, quello che voi pensate di mettere in campo è una famiglia nella quale la donna deve stare in un angolo, perimetrata a custodire e a fare figli. Noi ve lo ripresenteremo ogni giorno questo provvedimento e ve lo sbatteremo in faccia in ogni e in ogni aula del Parlamento ogni volta che vi azzarderete a parlare di famiglia, perché siete una vergogna e questa ipocrisia va smascherata .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Mari. Ne ha facoltà.
FRANCESCO MARI(AVS). Grazie, Presidente. Quando siamo andati, l'11 agosto del 2023, a Palazzo Chigi, convocati dalla Presidente del Consiglio per parlare di salario minimo, in realtà non ci siamo capiti, perché parlavamo due lingue diverse.
Furono dette molte cose fuori luogo, ma la Presidente del Consiglio disse alcune verità. Soprattutto queste, anzi, solo queste, cioè che il nostro mercato del lavoro aveva tre problemi: la produttività, il divario di genere e l'andamento demografico del Paese, l'inverno cosiddetto.
Ebbene, dal 2023 ad oggi è successo questo: che la produttività del lavoro ha perso quasi 6 punti; il divario di genere, dal punto di vista retributivo soprattutto, rimane almeno 12 punti sotto la media europea; e, per quanto riguarda l'inverno demografico, siamo al diciottesimo anno consecutivo: il 2024 fa registrare un calo storico. Ecco, qui avete totalmente fallito . Totalmente.
Quando noi abbiamo fatto queste tre proposte delle opposizioni - il salario minimo, la riduzione dell'orario di lavoro e i congedi paritari -, abbiamo semplicemente provato a mettere mano ai vostri fallimenti registrati. Noi non facciamo opposizione con queste proposte. Noi facciamo società , ci occupiamo del Paese, facciamo quello che non fate voi e ci occupiamo di una cosa che, guardate, è una gigantesca emergenza. Ma voi davvero pensate che quando dei ragazzi, spesso laureati, vanno in un altro Paese d'Europa cercando un lavoro, e spesso rimanendo in quel Paese, non lo facciano anche sapendo che lì c'è una rete di protezione sociale completamente diversa? Ma voi pensate che vadano ad occhi chiusi? Vadano soltanto inseguendo un salario più dignitoso? Sicuramente avviene, ma vanno perché lì c'è un complesso di norme, di regole, di tutele che gli rendono la vita più dignitosa, gli danno una prospettiva di futuro. Quando non affrontate i temi del salario minimo, i temi della riduzione dell'orario di lavoro, il tema dei congedi parentali, voi date uno schiaffo a queste generazioni. Li fate scappare da questo Paese. Lo rendete evidentemente meno accogliente, meno capace di affrontare il loro futuro. Sono questioni gigantesche.
Oggi si registra non solo l'ennesimo fallimento di questa maggioranza, ma si registra una cecità, una sordità, una incapacità di ascolto e di guardare ai problemi del Paese. È questo il compito che noi ci stiamo assumendo. Non è una questione di opposizione, è una questione di progetto, è una questione relativa all'idea di società. Non siete stati capaci di affrontare con noi queste tre grandi discussioni che sono emblematiche.
Le ripeto per l'ennesima volta: come si lavora in questo Paese; se c'è un salario minimo; quanto tempo di lavoro e come si produce meglio in questo Paese; e, soprattutto, come si costruisce una vita dignitosa, quella della Costituzione, anche a partire dai tempi di vita e dalla possibilità di crescere i propri figli sia per la mamma che per il papà, ma soprattutto per le donne di questo Paese la possibilità di vivere e di lavorare in modo dignitoso .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Io non entrerò in dati e numeri che sono già stati detti ampiamente e molto bene dalle mie colleghe e dai miei colleghi. Io credo che questa sia innanzitutto un'occasione persa di sincerità nel confronto, anche al di là delle appartenenze politiche, su quella che forse è la storia più antica di oppressi e di oppressori, di oppresse e di oppressori. È la storia di oppressione di noi uomini nei confronti delle donne. È veramente la storia più antica.
Allora, sarebbe bello chiedere a tutti coloro i quali hanno dei figli: “In maniera sincera, chi tra te e tua moglie o tra te e la tua compagna per primo ha potuto dormire una notte fuori dopo che è nato un bambino o una bambina? Tu o la tua compagna?”. Sarebbe stata un'occasione per chiedere a tutti quanti noi e per chiederci: “Chi per primo ha potuto ritagliarsi del tempo non per fare grandi cose, ma per fare un aperitivo o per vedere un film? Tu o la tua compagna?”.
Allora, io credo che, di fronte a queste risposte, probabilmente ci si può rendere conto che questo non è un tema che riguarda la natalità. Io non credo riguardi solo il concetto di natalità, ma riguardi il benessere della vita di metà della popolazione di questo Paese. È un benessere elementare. Noi, come uomini, non abbiamo intenzione di mollare questo privilegio. Il fatto è questo. A noi interessa avere questo privilegio, perché è un privilegio fatto di vantaggi quotidiani (talvolta piccoli, talvolta grandi). Questo significherebbe stravolgere completamente la nostra vita.
Allora, Carofiglio una volta citò un bellissimo libro di una femminista francese, dicendo: io mi ritengo una persona progressista e di sinistra che ha in mente queste cose ed è sensibile a queste cose, poi però mi sono reso conto che anch'io, nella mia quotidianità, andavo dalla mia compagna o da mia moglie, quando vedevo che mancavo in qualcosa, e le dicevo: “guarda, bastava chiedere e io l'avrei fatto”. Il problema è proprio in “quel bastava chiedere”, che la donna deve chiedere all'uomo di fare determinate cose, che diventa automatica per una donna la gestione o quello che si definisce come carico di cura.
Quindi, credo che questa discussione, come tante discussioni che avvengono sui diritti di qualsiasi tipo, fra qualche decennio la leggeranno negli archivi e diranno: ma veramente nel 2026 ancora si parlava di queste cose? Esattamente come noi guardiamo alle cose del passato e diciamo: ma veramente potevano vivere in quella maniera in quell'epoca? Quindi, noi sì, siamo indietro, col nostro fuso orario, col fuso orario della storia. Davvero penso che un confronto sincero di questo tipo sia la base, perché questa roba è la base. Non c'entra niente il tema delle coperture, nel momento in cui si vede che metà della popolazione italiana non ha un diritto elementare alla vita… e non è un diritto alla maternità, perché anche “basta” con questa cosa che la donna deve essere madre . La donna deve essere innanzitutto una persona messa nelle condizioni di vivere, di lavorare e di fare il proprio percorso dalla quotidianità al lavoro. Allora, credo sia l'occasione davvero per tutti noi maschi anche di chiedere scusa per tutti quei privilegi quotidiani che ci siamo presi, che continuiamo a prenderci e che non vogliamo riconoscere alle donne, proprio perché esercitiamo questo privilegio, che è un potere.
Poi, sui lavori dell'Aula mi permetta una battuta. Qui l'unico congedo che concedete come maggioranza è quello ai parlamentari, perché noi martedì alle 18 finiremo di lavorare in Aula e questo è un messaggio che date al Paese, a tutte e a tutti .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, il deputato Carotenuto. Ne ha facoltà, per un minuto.
DARIO CAROTENUTO(M5S). Sì, Presidente. Le classifiche europee inchiodano il nostro Paese. In molti Paesi europei il divario occupazionale tra uomini e donne è intorno ai cinque o sei punti percentuali, in Italia siamo quasi a 20. Siamo fanalino di coda, dietro Grecia e Romania, che, guarda caso, anche loro non hanno il congedo paritario. Voi vi riempite la bocca con la parola “famiglia” e parlate, paventate la sostituzione etnica addirittura, però è solo propaganda, perché a conti fatti alla famiglia, a tutte le famiglie non garantite alcuno strumento utile per fare figli.
E allora voglio dire che dal nostro punto di vista è solo la volontà politica che manca, perché, vedete, noi abbiamo trovato i soldi, quando tutti quanti ci dicevano che non ci saremmo riusciti, quando abbiamo voluto approvare …
DARIO CAROTENUTO(M5S). …il reddito di cittadinanza. Bene, noi ce l'abbiamo fatta e voi potreste farcela, se solo voleste. Servirebbero norme per recuperare quei 10 miliardi di evasione fiscale che ha detto l'INPS che mancano …
PRESIDENTE. La ringrazio.
DARIO CAROTENUTO(M5S). …concludo, chiedo scusa…
PRESIDENTE. Deve chiudere.
DARIO CAROTENUTO(M5S). Servirebbe una norma anti-Santanche', ad esempio, ma figuriamoci se l'approverete mai .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.500 da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento, sul quale la Commissione e il Governo hanno espresso parere favorevole.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Avverto che la soppressione di tutti gli articoli di cui si compone il testo equivale alla reiezione del provvedimento nel suo complesso.
Non procederemo, pertanto, né all'esame degli ordini del giorno né alla votazione finale.
PRESIDENTE. Secondo le intese intercorse tra i gruppi, gli ulteriori argomenti iscritti all'ordine del giorno della seduta odierna sono rinviati ad altro calendario, sulla base dell'articolazione dei lavori definita nell'odierna Conferenza dei presidenti di gruppo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori il deputato Carotenuto.
Colleghi, vale sempre la regola che in queste condizioni non è possibile ascoltare gli interventi dei deputati che legittimamente richiedono di parlare e quindi chi vuole uscire è pregato di farlo in silenzio. Chi vuole parlare è pregato di uscire dall'Aula.
Prego, a lei la parola, deputato Carotenuto.
DARIO CAROTENUTO(M5S). Sì, per denunciare ancora una volta - come hanno fatto tanti colleghi in queste settimane, in questi mesi - il blocco della Vigilanza Rai. È un qualcosa di assolutamente inaccettabile, peraltro motivato malissimo dal nostro punto di vista. Ci viene detto che l'opposizione si rifiuta di votare il presidente indicato dalla maggioranza e che questo motiverebbe quest'ostruzionismo fatto dalla maggioranza; che è un paradosso di per sé, ma è ancora più paradossale adottando questa retorica veramente ridicola dal momento che, se una legge prescrive che serve una maggioranza qualificata per eleggere il presidente, evidentemente è perché quella norma prevede che l'opposizione sia d'accordo con la nomina di questa presidente.
Quindi, è una scusa che non regge e fa particolarmente specie che, a ripetere come un mantra questa scusa ridicola, siano i Presidenti di Camera e Senato. Fa veramente male. Fa veramente male se constatiamo che lo stato del servizio pubblico nel nostro Paese è veramente, sia in termini di ascolto che in termini qualitativi, allo sbando, e ciò è ormai noto a tutti.
Se n'è parlato tanto dopo la cerimonia di apertura delle Olimpiadi, che si è auto-affidato il direttore di Rai Sport, anzi ex direttore di Rai Sport, perché poi, alla fine, si è dimesso. Ma diciamo che ce n'è voluta di pressione affinché accadesse questa cosa. Noi, addirittura, avevamo chiesto il suo allontanamento quando, all'epoca direttore di Rai News 24, aveva pensato bene di trasmettere l'esibizione della sua compagna, invece di dare i risultati delle elezioni francesi in diretta. Quello ci sembrava, di per sé, un motivo valido per allontanarlo proprio dalla Rai, di licenziarlo. Una volta tanto avremmo accolto con favore un licenziamento per giusta causa. Tante volte, invece, noi protestiamo, ma in quel caso sarebbe stata cosa buona e giusta. Purtroppo, invece, nel suo caso venne - siccome amico e per gli amici, evidentemente, questa maggioranza ha un occhio di particolare riguardo, e non è solo il suo caso - semplicemente trasferito da una redazione all'altra, con i medesimi risultati. Abbiamo visto che anche il comitato di redazione di Rai Sport ha rivolto a lui lo stesso identico atteggiamento: la sfiducia che aveva avuto dalla redazione di Rai News 24.
Ma il caso di Petrecca è semplicemente emblematico - forse la punta di un - di una situazione nella quale si vede evidentemente una visione verso tutto ciò che è pubblico da parte di questa maggioranza, con l'obiettivo di colpirlo, di svilirlo. Lo vediamo nella Rai, ma lo vediamo altrove: lo vediamo nella sanità, lo vediamo nell'istruzione. E non solo si fa questo, ma si bloccano anche quegli organismi istituzionali che consentirebbero un controllo che, peraltro, secondo Costituzione sarebbe anche destinato alle opposizioni. Noi abbiamo un presidente, ma, di fatto, non può svolgere il suo lavoro.
Allora, la situazione è veramente gravissima. Continuiamo a denunciarlo e continueremo fino a quando non ci sarà questo sblocco .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Peluffo. Ne ha facoltà.
VINICIO GIUSEPPE GUIDO PELUFFO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Come ha appena richiamato il collega Carotenuto, la Commissione vigilanza Rai, che è un organismo preposto ad un ruolo di grande rilievo, ossia la vigilanza rispetto all'esercizio del servizio pubblico della società concessionaria, la Rai, a tutela e garanzia della libertà di informazione riconosciuta dalla nostra Carta costituzionale, è bloccata per l'atteggiamento di questa maggioranza che, continuando a disertare le convocazioni che vengono previste praticamente con cadenza settimanale, impedisce il decorso ordinario della Commissione.
Presidente, voglio ricordare che i presidenti di gruppo di Camera e Senato dei gruppi di opposizione hanno chiesto un incontro formale al Presidente della Camera e al Presidente del Senato per sbloccare questa situazione indecorosa, che ha due rilievi.
Il primo riguarda il fatto che in questo momento i cittadini non sono nella possibilità di vedere garantito il proprio diritto ad essere liberamente informati e alla qualità dell'informazione. Tra l'altro è giusto ricordare che siamo in un momento particolarmente delicato, come quello dello svolgimento di una campagna elettorale su un referendum costituzionale, con la Commissione di vigilanza che non è nel pieno delle proprie funzioni e non può esercitare il proprio ruolo di garanzia.
E c'è un altro aspetto, un altro rilievo, che riguarda la qualità del servizio pubblico. Perché non è sfuggito a nessuno, non solo ai parlamentari di opposizione, ma un po' a tutti i cittadini che, magari anche solo distrattamente, fanno con il proprio telecomando e hanno visto, nel corso di questi mesi, il decadere della qualità dell'offerta, arrivando a situazioni assolutamente paradossali, come è stato un momento così importante, per il nostro Paese e per la stessa società concessionaria di servizio pubblico, la cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali, che è stata seguita a livello mondiale da alcuni miliardi di persone e il commento in Italia è stato imbarazzante, sconclusionato e con alcuni elementi anche particolarmente offensivi. Questo è il risultato di una situazione della società della Rai, che è sotto il pugno del controllo politico di questa maggioranza e noi nel complesso, maggioranza e opposizione, non stiamo svolgendo fino in fondo il nostro lavoro.
Per cui, il richiamo, che è stato fatto a queste situazioni, è per richiamare la complessità del Parlamento rispetto ad una responsabilità che ha nei confronti del Parlamento e dei cittadini e della necessità di sbloccare questa situazione. Se non ha alcuna intenzione, questa maggioranza, di corrispondere ad un proprio precipuo dovere istituzionale, ebbene, Presidente, le chiediamo anche in questa occasione di trasferire al Presidente Fontana la nostra richiesta di adoperarsi ed intervenire perché venga finalmente sbloccata la possibilità, per la Commissione di vigilanza Rai, di svolgere fino in fondo il proprio ruolo .
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare il deputato Vaccari. Ne ha facoltà, per due minuti.
STEFANO VACCARI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, il 27 febbraio ricorrerà il 50° anniversario della proclamazione della Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi, nata in esilio dopo l'invasione del Sahara occidentale: 50 anni di attesa nel deserto algerino, 50 anni di esilio forzato, 50 anni di un popolo diviso da un muro lungo oltre 2.700 chilometri, ancora oggi presidiato da militari e circondato da milioni di mine; 50 anni di diplomazia e di dialogo, di risoluzioni delle Nazioni Unite che riconoscono il diritto all'autodeterminazione del popolo sahrawi; 50 anni di una missione, la Minurso, istituita per organizzare un referendum che non è mai stato celebrato.
Nel frattempo, la situazione umanitaria nei campi profughi si è aggravata: la riduzione degli aiuti alimentari del PAM e il calo dei fondi dell'UNHCR incidono sulla vita quotidiana di migliaia di famiglie. Per donne e bambini peggiorano le condizioni di salute. I giovani, privati di prospettive, sono spesso costretti alla migrazione. Nei territori occupati continuano a essere denunciate violazioni dei diritti umani da Amnesty International. Non bastano i progetti di cooperazione e solidarietà promossi dalla rete italiana e internazionale di associazioni ed enti locali che ogni anno garantiscono sostegno politico e accoglienza estiva alle bambine e ai bambini sahrawi. In questi anni, l'Unione europea ha concluso accordi commerciali con il Regno del Marocco, includendo risorse provenienti dal Sahara occidentale, nonostante la Corte di giustizia dell'Unione europea abbia ribadito che il Sahara occidentale è un territorio distinto e separato dal Marocco e che il Fronte Polisario è il legittimo rappresentante del popolo Sahrawi.
Il rischio attuale è che, in un contesto internazionale segnato da crisi profonde dopo il brutto esempio di Gaza, Trump imponga una soluzione di autonomia alle condizioni del Regno del Marocco, svuotando definitivamente la prospettiva referendaria prevista dalle Nazioni Unite. L'Italia ha storicamente sostenuto il Piano di pace delle Nazioni Unite e il principio dell'autodeterminazione. Oggi, però, è necessario ribadire con chiarezza questa posizione. Per questo, chiediamo che venga finalmente discussa la mozione, a mia prima firma, ferma in Commissione esteri dal 2023, affinché il Parlamento italiano possa confrontarsi apertamente e assumere una posizione chiara, contribuendo a una soluzione politica giusta, conforme al diritto internazionale e condivisa per un popolo dimenticato che da cinquant'anni attende di conoscere il proprio futuro .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Cherchi. Ne ha facoltà.
SUSANNA CHERCHI(M5S). Grazie, Presidente. Sabato 28 febbraio, alle 11,00, in piazza Palazzo, la Sardegna scenderà in piazza, non per chiedere favori, ma per difendere la dignità, l'autonomia e il futuro dei territori.
Basta con le decisioni imposte dall'alto, basta con le promesse false. La pazienza dei sardi è finita. Il Governo vuole trasformare la nostra isola in un contenitore di problemi: tre carceri di massima sicurezza per detenuti al 41-, senza confronto, senza ascolto, calpestando istituzioni, comunità e cittadini. Una scelta folle, sproporzionata e pericolosa. Mette a rischio la sicurezza, mina la coesione sociale, favorisce infiltrazioni mafiose e stritola famiglie e territori già fragili.
Il Governo ha tradito la Sardegna, ha ignorato la regione, ha violato la leale collaborazione, ha ridotto la nostra isola a terra di sfruttamento e repressione. Questo non è amministrazione, è violenza istituzionale, è umiliazione, è un attacco diretto ai sardi e alla loro dignità, la mia dignità, la nostra dignità.
Sabato diremo chiaro e forte “no” all'arrivo dei detenuti al 41-, “no” a questa nuova servitù carceraria imposta dall'alto, “no” alle mafie, “sì” all'autonomia, al rispetto, al futuro dei nostri territori.
Chiediamo la sospensione di questa follia, l'apertura di un tavolo Stato-regione…
SUSANNA CHERCHI(M5S). …una valutazione indipendente degli impatti. La Sardegna non è una colonia e non è il carcere d'Italia, non si piegherà. Sabato la nostra voce esploderà, chiara, forte e senza compromessi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Deidda. Ne ha facoltà, per due minuti.
SALVATORE DEIDDA(FDI). Grazie, Presidente. Certo che stupisce come questi toni allarmistici sulle infiltrazioni mafiose siano da parte di esponenti di un movimento il cui Ministro Bonafede istituì il 41- a Nuoro, dove oggi la presidente Todde dice di non volere i carcerati del 41-.
Come ci si dimentica che in tutta la storia delle carceri sarde - da Uta a tutte le altre - ci sono state sempre massime condivisioni e nessun voto contrario quando sono stati istituiti i reparti speciali per il 41-; e quando c'è ancora un'interlocuzione in corso su quello che deve essere il 41-, i detenuti di alta sicurezza.
E, guarda caso, in Sardegna nessuna servitù penitenziaria, ci sono due sindaci del Partito Democratico, a Iglesias e Lanusei, che chiedono a gran voce al Sottosegretario Delmastro di costruire delle nuove carceri da destinare ovviamente alle loro comunità; una a Iglesias è stata chiusa da tempo, mentre Lanusei aspetta un nuovo carcere.
Ecco la contraddizione di questo messaggio. Quindi, non dico che non bisogna confrontarsi o altro. Però, stranamente, caro Presidente, la data di questa grande manifestazione, dove un presidente di regione chiama il popolo alla piazza per manifestare contro un Governo, è la stessa data in cui il tribunale si pronuncerà sulla decadenza della presidente Todde . Che strana data! Una strana data per far coincidere questa chiamata di piazza.
Ecco che quindi, sul referendum, il presidente Conte verrà in Sardegna in questa manifestazione e stranamente parlerà e farà un comizio anche sul referendum; ma altra coincidenza è la data di questo ricorso sulla decadenza, dove il tribunale si pronuncerà proprio nella data della manifestazione sul 41-.
Ecco che questo del 41-, questo allarmismo sulle carcerazioni ai sensi del 41-, che in Sardegna ci sono sempre state e ci saranno anche prossimamente come solidarietà nazionale, viene utilizzato - attenzione - da un soggetto istituzionale che dovrebbe prima di tutto, nella leale collaborazione, tenere un comportamento istituzionale e corretto .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Qualche giorno fa Stefano Orfei ha annunciato assieme a Brigitta Boccoli che non utilizzeranno più animali nei loro circhi. Lo decidono autonomamente dopo 35 anni e Stefano Orfei, in particolare, non farà più il domatore.
Ovviamente, noi non possiamo che accogliere favorevolmente questa notizia e, però, tramite la sua persona, vorremmo ricordare che stiamo aspettando da 4 anni e ogni anno abbiamo chiesto con forza al Governo e al Ministro competente che venga attuata la legge che prevede la graduale dismissione degli animali nei circhi e che, non sappiamo per quale ragione, il Ministro competente e questa maggioranza continuano a difendere strenuamente, continuando a finanziare una cosa, a nostro avviso, oramai superata e orrenda. Mi riferisco al divertimento delle persone nel vedere soffrire e saltellare gli animali, in particolare animali esotici o di altra natura, che dovrebbero stare nelle savane o nelle foreste, per il sollazzo di chi li va a vedere.
Ecco, autonomamente, visto che oramai la stragrande maggioranza degli italiani non ne può più, gli stessi proprietari e gestori di questi circhi stanno decidendo di dismetterli.
Chiediamo, tramite la sua persona, che, finalmente, dopo buffonate di leggi finte a favore degli animali, si faccia una cosa concreta, si parta con la graduale dismissione degli animali nei circhi. Non sono fatti per il nostro divertimento e adesso è ora di rispettarli .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Andrea Quartini. Ne ha facoltà, per un minuto e 30 secondi.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Io volevo segnalare il fatto che c'è un rimpallo veramente fastidioso, poco tollerabile, tra il Ministero della Salute e la Ragioneria dello Stato, rispetto a un Piano pandemico che ancora è fermo. Un Piano pandemico 2025-2029 che - lo voglio ricordare - doveva essere pronto da mesi, forse anche da almeno 1 anno, che viene continuamente citato, raccontato, detto in tutte le salse, anche in Commissione COVID. Una Commissione che dovrebbe pensare a migliorare i servizi sanitari di questo Paese; e, invece, questa Commissione si dimentica addirittura che ancora non c'è un Piano pandemico, nonostante il COVID.
Io credo che sia una cosa gravissima, è una cosa che ci racconta, in questo contesto, quanto siamo in ritardo: siamo in ritardo sulle terapie intensive, siamo in ritardo sulle terapie subintensive, siamo a 1.700 posti letto in meno di quelli previsti rispetto al PNRR.
Io credo che, da questo punto di vista, non ci sia che da preoccuparsi, perché il prezzo che abbiamo pagato in pandemia non vorremmo ripagarlo di nuovo, Presidente .
Ecco, credo che la salute debba rappresentare una priorità e per questo Governo non lo è.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
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