PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito la deputata Segretaria a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
ANNARITA PATRIARCA, legge il processo verbale della seduta del 27 febbraio 2026.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
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PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 102, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di una interpellanza e interrogazioni.
PRESIDENTE. Passiamo alla prima interrogazione all'ordine del giorno Carmina n. 3-02527 . Il Sottosegretario di Stato per le Infrastrutture e i trasporti, Antonio Iannone, ha facoltà di rispondere.
ANTONIO IANNONE,. Grazie, Presidente. In riferimento ai quesiti posti, si evidenzia quanto segue, sulla base degli elementi forniti dalla società ANAS. In premessa, si evidenzia che l'asse viario Palermo-Agrigento è costituito da due principali arterie: la strada statale n. 121 Catanese e la strada statale n. 189 della Valle dei Platani, dal Bivio Manganaro, al chilometro 0, fino ad Agrigento, al chilometro 65,7. Tale collegamento riveste carattere strategico per la mobilità regionale e per i flussi provenienti dal versante meridionale dell'isola verso il capoluogo.
Per quanto riguarda la strada statale n. 121, gli interventi previsti si inseriscono nel programma pluriennale di ammodernamento dell'asse Palermo-Agrigento. Nello specifico, su tale tratta sono previste opere ricomprese in due lotti funzionali.
Il primo, cioè il lotto A, riguarda la realizzazione di un tratto di 16,5 chilometri con piattaforma stradale sviluppata in parte in sezione tipo C e in parte in sezione tipo B tra lo svincolo di connessione con l'autostrada A19 Palermo-Catania e la rotatoria di Bolognetta e comprende, inoltre, una bretella di raccordo con la strada statale n. 113 “Settentrionale Sicula”, innestata mediante la rotatoria di Bagheria.
Il progetto definitivo è stato completato ed è attualmente in fase di iter autorizzativo, avendo superato, con esito positivo, i controlli di sicurezza stradale previsti dal decreto legislativo n. 35 del 2011. A maggio 2024 è stata avviata la procedura di valutazione di impatto ambientale presso il MASE, conclusa ad agosto 2025 con giudizio ambientale favorevole con prescrizioni. Il progetto è stato quindi aggiornato e adeguato alle prescrizioni. Nel mese corrente è prevista la trasmissione al Consiglio superiore dei lavori pubblici del progetto e, successivamente, l'avvio della conferenza di servizi decisoria ai fini della localizzazione dell'opera. In esito alle determinazioni di approvazione del progetto definitivo, potrà essere avviata la progettazione esecutiva per lotti funzionali.
L'opera è inclusa nel contratto di programma 2021-2025 ed è finanziata, per quanto concerne la progettazione, nell'ambito della convenzione 2022 tra regione siciliana e ANAS tramite il Piano sviluppo e coesione. Considerata la rilevanza economica dell'intervento, pari a oltre un miliardo di euro per il lotto A, la realizzazione avverrà per stralci funzionali, con un impiego finanziario compreso tra 95 e 535 milioni di euro per ciascun tratto.
Per quanto riguarda il lotto B, relativo al tratto tra Bolognetta e lo svincolo di Manganaro, i lavori di ammodernamento sono sostanzialmente completati. Sono già aperti al traffico 23,5 chilometri su 24,2 in sezione C1 e tutti i 9,4 chilometri previsti per la sezione B. L'intervento ha consentito la realizzazione di 11 svincoli, una nuova galleria artificiale, 9 cavalcavia, 5 nuovi viadotti, oltre all'adeguamento sismico di 8 opere d'arte e al restauro conservativo di 7 viadotti esistenti.
È in fase di ultimazione l'ultimo tratto di circa 800 metri, con il nuovo viadotto San Leonardo, la cui apertura al traffico è prevista per il mese di giugno. Proseguono inoltre le lavorazioni sugli svincoli e sulla viabilità secondaria, senza interferenze con il traffico che continua a transitare sul vecchio viadotto parallelo.
Su questo lotto, si precisa che prima del 2018 l'andamento dei lavori ha patito una serie di criticità, in parte di natura tecnico-progettuale, in parte derivate dalla complessità idrogeologica del territorio nel quale si inserisce l'intervento che, a novembre del 2018, è stato interessato da una intensa alluvione.
A partire dal 2018, una grave crisi finanziaria della ditta esecutrice ha determinato poi l'accumulo di ulteriori ritardi nell'esecuzione dei lavori per i quali saranno applicate le penali, contrattualmente previste, in sede di redazione dello stato finale dei lavori in aggiunta alle opere già addebitate per le inadempienze progettuali ed esecutive contestate durante il corso dei lavori.
Per quanto riguarda la strada statale n. 189, quella definita “della Valle dei Platani”, l'ammodernamento è articolato in 3 lotti. Il lotto C prevede un investimento di circa 470 milioni di euro per l'adeguamento del tracciato a sezione stradale di tipo C1, in parte in sede e in parte in variante, per circa 15 chilometri dal Bivio Manganaro al confine provinciale di Palermo. Attualmente è in fase di completamento la progettazione definitiva, che sarà poi sottoposta alle procedure autorizzative previste dalla normativa vigente. L'intervento è incluso nel contratto di programma 2021-2025 tra MIT e ANAS, area “Inseribilità”, ed è oggetto della convenzione stipulata il 21 dicembre 2022 tra la regione siciliana e ANAS per la redazione delle progettazioni tramite il Piano di sviluppo e coesione.
Il lotto D prevede la realizzazione dello svincolo con livelli sfalsati di Castronovo di Sicilia e la costruzione di 4 viadotti con impalcato e struttura mista acciaio-calcestruzzo. I lavori sono stati consegnati il 25 novembre 2024 e, ad oggi, è stato allestito il campo base e sono state avviate le attività di cantierizzazione. Sono in corso gli scavi per la bonifica del piano di posa, si stanno ultimando i getti delle solette dei viadotti e si sta procedendo all'approvvigionamento dell'impalcato metallico del cavalcavia CV01. L'ultimazione dei lavori è prevista entro l'autunno.
Infine, il lotto E riguarda l'eliminazione degli attraversamenti a raso dello svincolo di San Giovanni Gemini, mediante la realizzazione del viadotto Platani e di 3 rotatorie, oltre alla realizzazione di interventi di adeguamento della viabilità provinciale secondaria. Circa lo stato delle opere, sono state acquisite le aree e sono in fase di completamento le attività preliminari, comprendenti il monitoraggio ambientale e la bonifica degli ordigni bellici. La consegna dei lavori è stimata entro il corrente mese di marzo.
PRESIDENTE. Salutiamo le ragazze e i ragazzi, le docenti e i docenti dell'Istituto comprensivo 02 “Saval - San Zeno” di Verona, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Grazie di essere qua, benvenuti a Montecitorio.
La deputata Carmina ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interrogazione.
IDA CARMINA(M5S). Grazie, Presidente. Ringrazio il Sottosegretario Iannone, ma non posso ritenermi soddisfatta della risposta, non tanto e non solo per la disamina fatta, da cui si evince che ancora ci sono tratti in fase di progettazione e che ancora sono incerte le fonti di finanziamento, perché si parla di 1 miliardo di euro che bisogna ancora comprendere da quali risorse attingere. Ma io chiedevo, nell'interrogazione dell'aprile del 2025, di prestare una particolare attenzione a questo asse, che l'ANAS stesso definisce strategico, perché è di collegamento da Agrigento - quindi, dalla zona Sud della Sicilia, una provincia che sconta un particolare isolamento perché non è collegata ad autostrade, non ha un aeroporto, non ha un'adeguata strutturazione ferroviaria -, passa anche per la provincia di Caltanissetta e sulla quale si innesta anche la viabilità di tanti paesi della zona montana dei Monti Sicani eccetera, che scontano una condizione di grave isolamento.
Detto questo, l'ammodernamento delle intersezioni del tratto della strada statale n. 121 e della strada statale n. 189 è iniziato il 28 giugno 2013 e doveva concludersi nel 2016, con un finanziamento di 300 milioni di euro, all'incirca 1 milione di euro a chilometro. Ora qui i costi sono lievitati enormemente. Se non ci fosse stato il Governo Conte, che nel 2019 sbloccava la situazione con la CMC di Ravenna - di fatto i lavori erano stati sospesi - noi ancora non avremmo visto nulla.
Non posso ritenermi soddisfatta perché quello che aspettano i cittadini di queste province, che sono le ultime nelle graduatorie per PIL e le prime per numero di emigranti eccetera, sono fatti e non parole. Questa velocità, che era stata prevista in fase di programmazione, non si è realizzata. Mi preme ricordare che il presidente Schifani nel 2023 - e c'era stato un contributo di 10 milioni di euro allora dalla regione Sicilia - aveva chiesto il completamento entro dicembre 2024 per poter sostenere Agrigento capitale della cultura, che, invece, purtroppo è stato un e fra le cause c'è anche l'inaccessibilità della città di Agrigento e delle sue zone. Quindi, a questo asse viario dovrebbe essere data priorità, priorità anche nei finanziamenti, nella rimodulazione del PNRR, nei Fondi di sviluppo e coesione, proprio perché questi cittadini scontano una situazione tale che si possano ritenere di serie B, se non di serie C, diciamolo pure.
Altra questione che mi preme sottolineare è la enorme pericolosità di questa strada. Io avevo fatto questa interrogazione nell'aprile del 2025. È stato funesto il 2025, con una media di un morto al mese più una serie infinita di sinistri con vari feriti. L'ultimo, neanche un mese fa, ha visto coinvolti - e, quindi, ne ha comportato la morte - due operatori sanitari e la signora trasportata nell'ambulanza, Giovanna Oddo, la quale, qualche giorno prima del suo decesso - come riferisce la figlia - un giorno sì e un giorno no andava a fare la dialisi e sapeva il pericolo che correva e fino a quando partiva da Villafrati diceva alla figlia: “il Signore ci aiuti a voi e pure a noi”. Un altro parente dice che ogni giorno che piove c'è un incidente, sistematicamente un incidente.
Ora, non si può non dare priorità a quest'asse viario, non solo per lo sviluppo economico, perché davvero lì si vive una guerra e le persone sono in pericolo costante. Quindi, si spendono tanti miliardi in tante cose che noi non condividiamo in Italia, comprese le armi - io sono nella Commissione bilancio e ne vedo passare tanti -, ma 1 miliardo rispetto a tante altre cose non è niente, soprattutto per garantire la velocizzazione nella realizzazione delle opere, perché non bastano i finanziamenti in quanto poi bisogna metterli a terra.
PRESIDENTE. Il Sottosegretario di Stato per le Infrastrutture e i trasporti, Antonio Iannone, ha facoltà di rispondere all'interrogazione La Salandra n. 3-02428 .
ANTONIO IANNONE,. Grazie, Presidente. In riferimento al quesito posto, sulla base degli elementi forniti dalla società ANAS, rappresento quanto segue. In premessa si evidenzia che i tratti della strada statale n. 16 “Adriatica” e della strada statale 17 “dell'Appennino Abruzzese ed Appulo-Sannitico”, quest'ultima asse fondamentale di collegamento tra Foggia e Campobasso, costituiscono infrastrutture viarie di primaria rilevanza strategica per l'intera Capitanata. Queste direttrici sostengono flussi di traffico quotidiani e indispensabili, assicurano la connessione tra poli produttivi e centri abitati e rappresentano un fattore determinante per la sicurezza, l'accessibilità e la competitività socio-economica del territorio provinciale.
Per quanto riguarda la strada statale n. 16, negli ultimi anni ANAS ha realizzato numerosi interventi finalizzati al miglioramento degli standard di sicurezza. In particolare, sono stati rifatti tratti di pavimentazione per complessivi 16 chilometri tra Foggia e Termoli, mentre nel tratto a doppia carreggiata tra Foggia e Cerignola sono stati eseguiti risanamenti profondi per circa 22 chilometri. Sono inoltre in corso i lavori di adeguamento del tratto della strada statale n. 16 “Adriatica” compreso tra San Severo e Foggia, affidati a un commissario straordinario nominato con un DPCM del 16 aprile 2021.
L'intervento prevede l'adeguamento della sezione stradale alla categoria C1, con una corsia per senso di marcia e la realizzazione di viabilità complanari per alleggerire il traffico locale.
L'opera si estende per circa 22,5 km, comprensivi dei raccordi con le tangenziali di San Severo e Foggia.
Sulla medesima arteria, grazie ai fondi previsti dalla legge di bilancio 2025, nell'ambito dell'aggiornamento del contratto di programma MIT-ANAS 2021-2025, sono programmati ulteriori interventi: il rifacimento della pavimentazione nel tratto Foggia-Cerignola, incluse le aree di svincolo con la strada provinciale 109, per un investimento di 6 milioni di euro, oltre a un investimento di 3 milioni di euro sulla strada statale 89 “Garganica”, che collega San Severo e Foggia attraverso le località del Gargano.
I progetti sono in fase di approvazione e i lavori potranno essere avviati entro il primo trimestre del 2026, anche grazie all'utilizzo dell'accordo quadro già disponibile, che consente di ridurre i tempi delle procedure di gara. Nell'ultima rimodulazione del Piano dei fabbisogni 2025-2029 sono, inoltre, previsti ulteriori interventi per circa 38 milioni di euro. Per quanto concerne la strada statale 17 “dell'Appennino Abruzzese ed Appulo Sannitico”, si rappresenta che il tratto tra Foggia e Lucera - a doppia carreggiata con due corsie per senso di marcia - è stato oggetto, nell'ultimo biennio, di interventi di risanamento del manto stradale per complessivi 8.000 metri tra i km 332 e 336, di ulteriori 3.000 metri tra i km 311 e 314 e di 1.500 metri sulla complanare al km 336.
Sono altresì in corso lavori di risanamento delle opere d'arte e di risanamento strutturale della galleria “Passo del Lupo”. Inoltre, nel Piano dei fabbisogni ANAS sono stati inseriti ulteriori interventi di manutenzione lungo la strada statale 17 per un intervento complessivo di circa 22 milioni di euro. I lavori previsti confermano, dunque, l'impegno del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti per la realizzazione degli interventi previsti per le citate arterie in considerazione della loro importanza per il tessuto produttivo, turistico e culturale della Capitanata e dell'Appennino Dauno.
Proprio in ragione di tale rilevanza, si assicura la massima attenzione e un costante raccordo con le istituzioni territoriali, così da monitorare in modo continuativo lo stato di attuazione degli interventi e garantire un confronto stabile, trasparente e partecipato con le comunità locali.
PRESIDENTE. Il deputato La Salandra ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione.
GIANDONATO LA SALANDRA(FDI). Sì, grazie, Presidente. Lei ha perfettamente ragione: in questa fase, solitamente, i deputati si dichiarano soddisfatti o insoddisfatti, però generalmente dovremmo anche essere in grado di argomentare se siamo soddisfatti o non siamo soddisfatti. Io mi ritengo oggettivamente soddisfatto. Perché? Perché quanto illustrato dal Sottosegretario è chiaro ed inequivocabile rispetto a quelle che sono le richieste che io ho fatto nella mia interrogazione.
Presidente, come anche il Sottosegretario, in comune abbiamo l'indicazione geografica, la comune appartenenza al Mezzogiorno. Sicuramente ricorderemo, anche un po' per via cinematografica, quelli che erano gli “strilloni”, quei ragazzi che per strada urlavano i titoli di giornale per attirare i passanti e ottenere la vendita del giornale. Purtroppo, alle nostre latitudini, nel Mezzogiorno, e soprattutto in politica nel Mezzogiorno, sono tanti gli strilloni, quelli che sono soliti caricare di entusiasmo, ma io ricordo anche un autore che sosteneva che bisogna sempre diffidare di quelli che si entusiasmano.
Perché? Perché impegnano il proprio tempo più a entusiasmarsi che a lavorare. La relazione del Sottosegretario, la relazione del Ministero dà contezza del pragmatismo con cui questo Governo e il Sottosegretario, anche nella sua chiosa finale, danno ragione dell'attenzione che viene prestata alla Capitanata, che, piaccia o non piaccia a qualcuno, è la terza provincia in Italia per estensione, con una statale 16 che inizia a Padova e termina ad Otranto, ma che proprio nella Capitanata sviluppa centri di interesse non semplicemente economico, ma anche sociale.
La legge di bilancio, come correttamente ha ricordato il Sottosegretario, ha già dato misura di quelli che sono gli interventi che il Governo ha portato. La statale 16, l'area tra Foggia e Cerignola è un'area particolarmente complessa e particolarmente importante da un punto di vista economico, così come anche l'area del Gargano, perché la mia è una provincia che ha un'economia turistica particolarmente significativa, e avere queste infrastrutture consente a una provincia di uscire da una condizione che - lo dico con grande franchezza e con grande mestizia - per 10 anni ha vissuto, una sorta di isolamento rispetto ad altre aree geografiche della regione.
Ma un grazie e una particolare soddisfazione li ho anche rispetto a quanto evidenziato in ordine alla statale 17, alla galleria del “Passo del Lupo”. Perché dico questo? Il Sottosegretario sa, come anche lei, Presidente, quanto io sia legato al sistema delle aree interne. Io, con grande onestà, dico sempre che le aree interne sono spesso aree isolate, ma le comunità che le vivono non possono essere isolate. Per questo gli interventi, anche la calendarizzazione, anche la scelta strategica adoperata dal Ministero sono essenziali, e ben venga questa risposta proprio oggi, nel momento in cui abbiamo contezza che, di qui a poco, le opere potranno avviarsi, completata la fase dell'approvazione dei progetti.
Io mi avvio veramente alle conclusioni per ribadire la mia soddisfazione, non perché geograficamente collocato in quest'area dell'emiciclo, ma semplicemente perché i numeri e quanto affermato dal Sottosegretario danno ragione, contezza e misura oggettiva dell'impegno del Ministero e del Governo rispetto alla mia provincia .
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza Comba n. 2-00427 . Chiedo all'onorevole Comba se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica.
FABRIZIO COMBA(FDI). Grazie, onorevole Presidente. Sottosegretario Iannone, la Convenzione delle Alpi contiene l'insieme degli strumenti necessari per facilitare la cooperazione fra le parti aderenti per perseguire una politica che assicuri l'equilibrata crescita economica, il benessere sociale e la tutela del territorio e dell'ambiente in generale. Le Alpi, con il loro capitale di biodiversità, di bacini idrici e risorse uniche, come il legname e i minerali rari, sono un ambiente paesaggistico, naturalistico, culturale, storico e di lavoro per quasi 14 milioni di persone, nonché un'importante destinazione turistica, che attira più di 120 milioni di visitatori ogni anno.
La regione alpina è importante anche per la pianura circostante: è fonte primaria di acqua, di energia idroelettrica, di prodotti naturali, come il legname e prodotti alimentari di altissima qualità. È importante per il benessere dei cittadini europei e l'ecosistema, grazie al valore del paesaggio e alla sua biodiversità.
L'ambito territoriale nazionale della Convenzione fu riportato in allegato alla legge di ratifica, alla legge n. 403 del 1999, indicando le ragioni e le regioni esistenti e interessate e delimitando l'ambito territoriale all'interesse di esse, indicando le singole province senza ulteriori specificazioni, ricomprendendovi, quindi, tutti i comuni delle stesse.
Le province sono quelle di Torino, Cuneo, Vercelli, Novara, Varese, Como, Sondrio, Bergamo, Brescia, Verona, Vicenza, Treviso, Belluno, Udine, Pordenone e Gorizia. L'Italia, peraltro, riveste la presidenza della Convenzione delle Alpi per il biennio 2025-2026 e il Tavolo di coordinamento nazionale è già attivo, al lavoro per supportare il Ministero e la delegazione italiana, definendo quelle che sono le priorità tematiche e gli obiettivi da perseguire contenuti in questo programma specifico.
Appare, quindi, giunto il momento opportuno e propizio per chiedere che ulteriori territori nazionali alpini, in particolare quelli dei comuni già facenti parte delle province originariamente indicate ma poi esclusi dalla tutela garantita dalla Convenzione, possano essere reinseriti negli elenchi allegati alla stessa, ampliando così la tutela dello stesso territorio nazionale alpino.
Con la legge di ratifica ed esecuzione n. 50 del 2012 sono stati poi approvati i protocolli dei beni pubblici oggetto della tutela, introducendo norme per foreste, pianificazione territoriale e sviluppo sostenibile, composizione delle controversie, difesa del sottosuolo e quant'altro. Anche per ciò occorre ritornare alla previsione iniziale della Convenzione individuando nell'intera provincia il territorio di riferimento, come fatto già da altre Nazioni, come fatto già da Francia e Germania. Soluzione più efficiente ed efficace anche per il territorio italiano, considerando l'esigenza di estensione dell'ambito territoriale nazionale della Convenzione delle Alpi. Quindi, si cerca di capire se si intenda assumere le opportune iniziative di competenza per il ripristino dell'elenco originario allegato alla legge 14 ottobre 1999, n. 403, contenente la ratifica ed esecuzione della Convenzione per la protezione delle Alpi, con allegati e processo verbale di modifica del 6 aprile 1993, fatta a Salisburgo il 7 novembre 1991, dal quale si evince un'indicazione relativa alle sole province, per poi tornare a tutelare, come in origine, tutti i territori dei comuni nelle stesse province elencate in premessa.
PRESIDENTE. Il Sottosegretario di Stato, Antonio Iannone, ha facoltà di rispondere.
ANTONIO IANNONE,. Grazie, Presidente. Rispondo all'interpellanza n. 2-00427 dell'onorevole Comba e si rappresenta quanto segue.
La Convenzione delle Alpi rispecchia la globale consapevolezza dell'importanza delle aree montane anche per la pianura, definisce le responsabilità nei confronti del mondo alpino e attira l'attenzione sulle potenzialità e le sfide per lo sviluppo del patrimonio naturale, culturale e sociale.
Per quanto riguarda lo specifico tema dell'ambito territoriale di applicazione, l'articolo 1 della Convenzione prevede che esso sia definito negli allegati negoziati prima dell'apertura alla firma. Per l'Italia, lo specifico riferimento è l'Elenco 4 che indica le unità amministrative ricomprese nella zona alpina a livello di regione-provincia. Tale elenco comprende le province di Torino, Cuneo, Vercelli, Novara, Varese, Como, Sondrio, Bergamo, Brescia, Verona, Vicenza, Treviso, Belluno, Udine, Pordenone e Gorizia.
Accanto agli elenchi amministrativi, la Convenzione contiene anche una rappresentazione cartografica elaborata dall'Ufficio federale dell'ambiente del Ministero austriaco. È opportuno precisare che tale cartografia, risalente ai materiali disponibili all'epoca, non sempre riproduce in maniera perfettamente corrispondente i limiti amministrativi indicati negli elenchi, a causa della qualità tecnica disponibile per l'epoca, nonché dell'obiettivo di rappresentare i soli territori montani.
A seguito delle verifiche condotte con l'ufficio legale del Segretariato permanente della Convenzione delle Alpi, si deve ritenere che, in assenza di specificazioni formulate dallo Stato contraente prima del 1991, rientrino nel campo di applicazione tutti i territori montani legalmente riconosciuti delle unità amministrative indicate negli elenchi, nella misura in cui essi ricadano totalmente o parzialmente nel perimetro cartografico allegato.
Tuttavia, la Convenzione contempla la possibilità, per ciascuno Stato contraente, di modificare il proprio campo di applicazione, ma esclusivamente in senso estensivo. Difatti, l'articolo 1, comma 2, consente di proporre esclusivamente un allargamento del perimetro tramite dichiarazione rivolta al depositario, che si identifica nella Repubblica austriaca.
Tale estensione può poi essere revocata con dichiarazione successiva, non essendo contemplata la possibilità di ridurre i territori su cui grava il campo di applicazione.
Alla luce di quanto espresso e considerato che nel gennaio del 2025 l'Italia ha assunto la presidenza della Convenzione delle Alpi per il biennio 2025-2026, si conferma l'impegno dell'amministrazione, unitamente a quello degli enti territoriali interessati, per la definizione di un programma condiviso che vede potenzialità ed eventuali criticità connesse ad una possibile estensione del campo di applicazione della Convenzione rispetto alla situazione vigente.
PRESIDENTE. L'onorevole Comba ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interpellanza.
FABRIZIO COMBA(FDI). Grazie, Presidente. Sottosegretario Iannone, non posso che considerarmi più che soddisfatto, in modo particolare per l'inciso, che lei ha poc'anzi riportato, che è quello relativo anche all'impegno che avrà il nostro Paese durante il periodo di presidenza 2025-2026. È un momento molto delicato e importante. È un ambito importante e lo ha dimostrato ovviamente la sua relazione. L'interesse è quello sicuramente di impegnarci maggiormente affinché si possa essere il più performanti possibile, nell'interesse di ambiti territoriali che hanno un'economia molto particolare, perché comunque fare e produrre economia in montagna è sicuramente più impegnativo che non produrla in ambiti territoriali differenti. Quindi, da parte del Governo vi è un'attenzione determinata.
Per questo, per suo tramite, ovviamente anche nei confronti del Ministro, la ringrazio per l'interessamento e per l'impegno che vorrete profondere ancora, da qui in avanti, oltre a quello nel periodo di Presidenza, in tutti i momenti che ci vedranno impegnati sempre a preservare e a tutelare realtà che sono un patrimonio e un assoluto per il nostro Paese. Ancora grazie per la sua risposta, Sottosegretario.
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento di una interpellanza e di interrogazioni all'ordine del giorno. Sospendiamo la seduta che riprenderà alle ore 14. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 105, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori il deputato Fratoianni. Ne ha facoltà.
NICOLA FRATOIANNI(AVS). Grazie, signora Presidente. Intervengo a nome del gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra per chiedere che la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, venga in quest'Aula, nell'Aula del Parlamento della Repubblica, per rendere un'informativa al Parlamento su quello che sta accadendo in Medio Oriente, in Iran, dopo l'attacco unilaterale scatenato dagli Stati Uniti e da Israele qualche giorno fa.
Siamo di fronte a una guerra che si allarga a macchia d'olio. Ogni ora che passa rende l' più ingovernabile e, di fronte a tutto questo, ieri il Parlamento, nella forma delle Commissioni congiunte difesa e affari esteri di Camera e Senato, è stato riunito per assistere a un'informativa del Ministro degli Affari esteri, Antonio Tajani, e del Ministro della Difesa, Guido Crosetto, che francamente considero umiliante per il Parlamento. È stata umiliante per i tempi riservati alla discussione: trovo che assegnare tre minuti ad intervento per affrontare una discussione che riguarda il futuro del mondo intero e anche del nostro Paese, che per ragioni geopolitiche è direttamente coinvolto in quello che accade in quella parte del mondo, sia inaccettabile, non per le forze di opposizione ma per la dignità di tutto il Parlamento . Poi è umiliante, signora Presidente, perché, con tutto il rispetto, abbiamo assistito a un'informativa che si è ridotta a una descrizione di quello che leggiamo, però, tutti e tutte quotidianamente sui giornali, sui quotidiani, sugli organi d'informazione e di quello che si trova in Rete. Ci hanno raccontato quello che sta accadendo e lo sappiamo già.
Quello che, però, è mancato - ed è francamente inaccettabile - è una parola chiara, un giudizio del Governo: che cosa pensa il Governo italiano sull'attacco unilaterale degli Stati Uniti e di Israele all'Iran. È una domanda che si può ancora fare nel Parlamento della Repubblica? E soprattutto, è una domanda alla quale il Governo della Repubblica italiana ha il dovere di fornire una risposta? Sì o no? Perché, guardate, si può naturalmente pensarla in modo molto diverso, no? Noi pensiamo che l'attacco unilaterale israelo-americano sia l'ennesima conclamata gravissima violazione del diritto internazionale e che, andando avanti così, questo mondo finisca a gambe all'aria, perché violare sistematicamente il diritto internazionale significa decretarne definitivamente la morte, significa affermare contestualmente che l'unico diritto… l'unica legge in campo è quella del più forte e, come ci hanno dimostrato con quel capolavoro del , anche quella del più ricco.
Noi non ci rassegniamo e vorremmo un Governo che dice, in modo dignitoso e persino semplice: condanniamo questo atto unilaterale . Lo consideriamo sbagliato e, se non volete usare una parola troppo impegnativa, lo consideriamo azzardato, eccessivo, qualcosa che ci dica che cosa pensiamo di quello che è accaduto e non che ci dica: è una situazione complessa, speriamo che ne venga fuori il meglio, speriamo che alla fine, insomma, questo ci aiuti ad avere un mondo più pacifico, più moderato, più rispettoso dei diritti, più democratico. Lo speriamo tutti!
Ci hanno chiesto unità, ma su cosa dobbiamo essere uniti? Su che cosa? Sulla speranza che questa guerra non diventi una guerra globale? Che non faccia migliaia, decine di migliaia - migliaia le ha già fatte -, centinaia di migliaia o milioni di morti? Su che cosa dobbiamo essere uniti? Siamo uniti, certo, sulla speranza. Ma qual è il giudizio? Abbiano il coraggio di esprimere un giudizio, cioè di fare il loro mestiere. Sono al Governo di questo Paese e il mestiere della politica è esercitare la propria scelta, prendere parte. Insomma, ci avrebbero - finisco, signora Presidente - potuto dire: il diritto internazionale ormai è violato, non c'è più, siamo in un mondo nuovo, brutto e terribile, non abbiamo la forza di impedirlo, dobbiamo adeguarci. Ma almeno ci dicessero questo. O potrebbero dirci: sosteniamo l'attacco americano e israeliano, visto che ci hanno detto che valuteranno, se ci saranno richieste, la possibilità di intraprendere azioni congiunte. Lo domando ancora una volta: ci vogliono portare in guerra direttamente ? Perché questo ce lo devono dire e se non lo vogliono dire a noi, lo devono dire al Paese.
Poi, siccome quella guerra ha già cominciato a provocare - e ho finito davvero - i suoi effetti, diciamo anche indiretti ma assai pesanti - il prezzo del gas è tornato ai livelli del 2022, avremo a breve gli aumenti nelle bollette e le persone pagheranno sulla loro pelle la conseguenza della guerra -, che intendono fare su questo? Allora, venga Giorgia Meloni e però venga con la determinazione e il coraggio di dire una parola, perché un'altra scena come quella di ieri francamente anche no .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sullo stesso argomento il deputato Provenzano. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE PROVENZANO(PD-IDP). Grazie, Presidente. “Abbiamo munizioni infinite, possiamo fare la guerra per sempre”. Queste sono le parole di Donald Trump di poche ore fa. La guerra infatti dilaga: Iran, Golfo, l'invasione del Libano. Con ogni evidenza, Presidente, è una situazione fuori controllo.
Quando saltano tutte le regole, è il caos e questo scenario non solo rischia di essere inevitabile, ma forse era uno scenario anche prevedibile, se non previsto e voluto dal partito della guerra, da Netanyahu, che cerca la guerra grande e permanente per il suo disegno di dominio e di mantenimento del potere. E Trump, che si ritiene il padrone del mondo, in Medio Oriente non fa altro che seguire Netanyahu. Lo fa per coprire lo scandalo degli Epstein? Il Segretario della Guerra, Hegseth, ieri ha detto che l'obiettivo non è quello di costruire una Nazione e, quindi, non è quello della democrazia. Un obiettivo non c'è; fatto sta che segue sempre tutto quello che vuole il macellaio di Gaza.
Noi chiediamo al Governo non solo un giudizio politico su quello che sta avvenendo, perché è sempre più grande - e lo dico con rammarico - e sempre più profonda la divaricazione tra noi sui giudizi politici, perché noi siamo per il diritto internazionale sempre, per voi il diritto internazionale vale fino a un certo punto, noi siamo per l'articolo 11 della Costituzione che ripudia la guerra, per voi la Costituzione è un ostacolo da aggirare come al . La vostra scelta trumpiana avviene sempre e comunque, ma ogni scelta porta il peso delle conseguenze. E allora non bisogna chiedersi solo che cosa sta accadendo, che cosa si sta facendo, ma a cosa porterà tutto questo. È sulle conseguenze politiche di quello che sta avvenendo che dobbiamo fare una discussione tra di noi, per capire dove collocate l'Italia in questo frangente della storia.
Ieri l'audizione dei Ministri - mi spiace dirlo - è stata in larga parte inutile, perché si sono presentati come due osservatori, commentatori di fatti che conosciamo tutti, non hanno indicato una linea di politica estera. Ecco perché deve venire la Presidente Meloni a farlo in Parlamento - in Parlamento , non al TG5 - e dirci, Presidente, con chiarezza come stanno le cose. Nessuno rimpiange un dittatore sanguinario come Khamenei. Noi siamo sempre stati al fianco del popolo iraniano: ci eravamo poco fa in piazza Montecitorio e ci siamo non da oggi ma da sempre, anche quando non c'eravate voi eravamo in piazza. Ma pensate che la libertà e la democrazia si esportano con le bombe? E non erano popolo iraniano anche le studentesse massacrate sotto il bombardamento israeliano ? Queste sono le domande a cui dobbiamo rispondere, sui prigionieri politici intrappolati in questo momento di cui chiediamo noi la liberazione.
Non ha insegnato niente, cari esponenti della maggioranza e del Governo, la storia di quella regione che, quando si è esportata la democrazia con la bomba, ha prodotto drammatici fallimenti? Stati falliti, crescita del fondamentalismo e del terrorismo: Iraq, Afghanistan, Libia e anche il Venezuela, laddove il regime è ancora in piedi, è un precedente poco confortante per un popolo che noi abbiamo a cuore e che si sta battendo per la libertà.
Allora, chiedere il cessate il fuoco, come lo chiediamo noi, insieme alla liberazione degli ostaggi, alla condanna di quel regime e a fermare la repressione non solo è possibile, ma è il dovere della comunità internazionale e da voi abbiamo bisogno di parole chiare.
Vogliamo sapere se volete anche voi partecipare a una guerra illegale dalle conseguenze incalcolabili, oppure no. Se escludete - come noi vi chiediamo - di offrire le basi per qualsiasi forma di supporto o sostegno a quella che è un'azione illegale. E ve lo chiediamo in nome del diritto internazionale, in nome della Costituzione, ma anche e soprattutto delle conseguenze politiche per quello che sta avvenendo e dei nostri interessi. Ho chiuso, Presidente.
È nostro interesse la chiusura di Hormuz, la crisi energetica, l'aumento delle bollette, il pericolo per i nostri militari che sono impegnati in missioni di pace? La preoccupazione per il terrorismo è comune e condivisa, come l'affrontiamo? Vogliamo trasformare il Mediterraneo in un mare di insicurezza e caos?
Avete proposto il Nobel per la pace a Trump che, in meno di un anno, ha attaccato sette Paesi. Cosa ci ha portato a essere schiacciati su Trump? A non essere nemmeno avvisati di un'azione militare.
Chiudo. Siamo l'unico Paese che aveva un Ministro della Difesa in uno scenario di guerra a sua insaputa, e il caso Crosetto non è personale, riguarda l'intero Governo. Riguarda l'intero Governo se, in mezzo a una guerra, abbiamo il Ministro degli esteri che ci dice: “Non so dov'è il Ministro della Difesa, spero che torni presto”.
GIUSEPPE PROVENZANO(PD-IDP). Riguarda il Governo se il Ministro Crosetto dice che i servizi non potevano non sapere e i servizi segreti dicono che non sapevano nulla. Se c'è un problema tra il Ministro della Difesa e l'autorità delegata ai servizi bisogna discuterne in Parlamento. Bisogna farlo con la Presidente Meloni, con serietà, perché essere schiacciati su Trump ci sta facendo
PRESIDENTE. Grazie, onorevole. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, il deputato Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Per associarci alla richiesta, che anche noi abbiamo fatto, di presenza della Presidente Meloni in Aula per parlare della vicenda iraniana.
Vedete, sono anni che vi diciamo che, a forza di parlare di guerra, di armi, di logica bellicista, poi si arriva a un momento in cui la guerra diventa quotidiana e diventa soluzione. Eccoci qui.
A forza di dirvi per anni che l'Europa ha cominciato il suo suicidio in Ucraina, che l'Europa non conta niente, eccoci qui: esclusi da tutto.
Noi abbiamo ascoltato per anni quello che questo Governo ci ha detto sulla politica estera. L'Italia deve avere un ruolo di mediazione. Quindi, giustificava le mancate prese di posizione di fronte al genocidio a Gaza dicendo: “no, ma noi dobbiamo mantenerci in un ruolo di mediazione”. Giustificava l'essersi inginocchiati a Trump come: “noi così siamo i di Trump”.
E, allora, io voglio capire in maniera logica: ma questa politica di mediazione quand'è che porterà i suoi frutti? Quand'è che l'Italia vedrà riconosciuto questo ruolo? Perché oggi noi ci troviamo di fronte, nuovamente, a una crisi energetica pazzesca che pagheranno famiglie e imprese. E il decreto Bollette già non serve più a niente ed è già ampiamente superato. Ci troviamo in una situazione tale per cui abbiamo migliaia di nostri connazionali in un teatro di guerra, e nessuno sapeva niente, e sono lì disperati nel cercare di capire come rientrare a casa.
Quando otterremo qualcosa? Quando l'Italia raccoglierà qualcosa? Ci è stato detto di partecipare al così avremmo in qualche modo visto cosa sarebbe accaduto, perché è meglio starci nei posti invece di non starci. Bene, la prima cosa che, evidentemente, ha deliberato il è l'aggressione criminale e contro il diritto internazionale a un Paese sovrano .
Tajani cosa stava facendo in quel momento lì? La Meloni, la Presidente Meloni per cinque giorni non ha parlato. Non ha parlato ed è riuscita a dire, in un capolavoro di ipocrisia e disarmante dal punto di vista etico e logico, “condanniamo gli attacchi sui Paesi del Golfo”, senza dire nulla su quello che stavano facendo Trump e Netanyahu. È riuscita a dire, ieri, che la colpa di tutto questo è di Putin! Ma santo cielo, un limite alla decenza ci sarà nei costrutti, anche logici, e nel prendere in giro le persone! Perché non vi crede più nessuno al discorso che l'Iran stava costruendo la bomba atomica. Non vi crede più nessuno; non ci crede più nessuno a questa roba qui!
E allora mettete un freno, per favore, all'ipocrisia. Perché poi, se l'Italia diventa un bersaglio, la responsabilità è vostra, e noi lo diciamo qui, fin da subito: non ci prestiamo, in maniera logistica, a dare alcun supporto a questo attacco di Trump e di Netanyahu . L'Italia non si presti a questo perché che la politica estera mondiale sia decisa da un genocida... Perché questo sta avvenendo: un genocida sta decidendo le sorti del mondo e noi siamo a spasso con un genocida e di un genocida… E sul Ministro Crosetto che ne fa una mozione di affetti: Ministro Crosetto, il tema non è che è andato lì a recuperare la sua famiglia ed era preoccupato per i suoi figli, o il volo di Stato. Ma è chiaro che il Ministro della Difesa, in un teatro di guerra, debba volare con un volo di Stato. Ma cosa ci interessa di questo? Ci interessa che nessuno sapeva dove fosse ! Ci interessa sapere che non si parla con il Ministro degli esteri e con i servizi. È una questione politica!
Ieri, il Ministro Crosetto ha detto una frase che è passata un po' sotto traccia: “qui c'è un manicomio totale, noi siamo gli unici sani”. Bene, se c'è un manicomio totale, allora ditelo, e per favore non iniziate col fatto che qui ci sono degli amici degli , per favore, e con i diritti delle donne. Perché è tra i banchi della maggioranza chi vorrebbe una politica sul tema come quella degli , non è certo tra questi banchi.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Quindi, noi non accetteremo questi insulti, ma venga in Aula la Meloni. Venga a dirci cosa pensa di questo e non ci parli di comici né reinventi il diritto a sua immagine e somiglianza per una becera propaganda
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Faraone. Ne ha facoltà.
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). Presidente, la ringrazio. Io sinceramente sono combattuto perché, da un lato, mi sento di dover solidarizzare e sostenere la tesi dei colleghi dell'opposizione sulla richiesta di informativa; dall'altro lato, reputo anche, Presidente, che questo Governo - che non sa un tubo di tutto quello che sta accadendo - ma che cosa ci deve venire a dire? Qual è l'informazione che deve rendere al Parlamento, visto che sono totalmente ignoranti di tutto ciò che accade?
Cioè, io credo che normalmente, in un Paese che funziona, se succede una roba di questo tipo, è il Presidente del Consiglio stesso che chiede di essere sentito, di ascoltare, di sentire un po' quello che abbiamo da dire e che informa il Parlamento. Invece qui siamo nelle condizioni di dovere, ogni volta, fare questo rito, anche stancante, della richiesta di informative su cose che dovrebbero essere assolutamente naturali.
Cioè, io vi ricordo che l'Iran è a due passi da noi. Dove volano questi aerei e dove si svolge la guerra è una questione che ha a che fare anche, che so, con una struttura in Sicilia, che si chiama MUOS, che è una struttura che sostanzialmente serve… e c'è una base a Sigonella che è dentro il raggio d'azione dei missili che potrebbero essere - speriamo mai - sganciati da Paesi mediorientali, e noi non abbiamo il diritto di chiedere al Governo una cosa che dovrebbe - il Governo - decidere di fare autonomamente.
C'è Cipro che, sostanzialmente, anche lì, è a un tiro di schioppo dalla nostra terra, che subisce, già ora, dei danni legati a bombardamenti, e anche questo è un elemento che ci deve lasciare assolutamente indifferenti.
Io credo, Presidente, che lei debba farsi promotrice, a nome e per conto del Parlamento, per far sì che il Governo faccia quello che, spontaneamente, non vuole fare. E cioè, comunicare al Parlamento quel poco di traccia che ha di ciò che sta accadendo, soprattutto quali sono le intenzioni. Perché si stanno anche partorendo delle decisioni mentre noi siamo qui a discutere di informative.
Ad esempio, abbiamo ascoltato che alcuni Paesi europei stanno organizzando una difesa di deterrenza, con l'ombrello nucleare della Francia, e abbiamo appreso che in questo ragionamento, ad esempio, l'Italia non è stata coinvolta. Ma al di là di come la pensiamo, se bisogna stare dentro, se bisogna stare fuori, ne possiamo parlare? O è una discussione che riguarda Tajani, che sta ad acchiappare farfalle più che a fare il Ministro, Crosetto, che viaggia e va nei luoghi di guerra, senza neanche saperlo? Io penso agli italiani, a tutti gli italiani che ci stanno chiamando, io so di tanti colleghi parlamentari che stanno ricevendo telefonate da Doha, da tutti i luoghi dove si sta rischiando in questo momento.
Ma cosa possono pensare gli italiani di un Paese in cui il Ministro della Difesa va nei luoghi dove si bombarda e non ne sa un tubo e il Ministro degli Affari esteri non sa dov'è il Ministro della Difesa, che è andato lì, ignaro, a fare non si sa che cosa? Vuol dire che non trasmettiamo neanche un minimo di serenità al nostro popolo. Abbiamo un Governo che non ha idea, non conosce la bussola, non ha relazioni. Altro che ponte, è una passerella.
Non è un ponte, non lo percorre nessuno, cara Meloni, quel ponte che hai voluto raccontare, perché se non aveste illuso gli italiani, dicendo “ci pensiamo noi addirittura a fare da mediatori nel mondo”… i mediatori nel mondo neanche vengono informati degli attacchi aerei, mentre vengono informati tutti i Paesi, perfino la Polonia. Noi no! Non contiamo un tubo e non avete nulla di cui informare. Siete impreparati, per questo non fate l'informativa. Presidente, comunque chiamiamo il Governo perché quel poco che sanno ce lo venissero a raccontare .
PRESIDENTE. Riferirò al Presidente delle richieste di informativa appena giunte dai gruppi.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2713-A: Proroga del termine per l'esercizio della delega prevista dall'articolo 35 della legge 25 novembre 2024, n. 177.
Ricordo che nella seduta del 20 febbraio 2026 si è conclusa la discussione generale e la relatrice è intervenuta in sede di replica, mentre il rappresentante del Governo vi ha rinunciato.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge e delle proposte emendative presentate .
Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri , che sono in distribuzione.
Avverto che, fuori dalla seduta, l'articolo aggiuntivo 1.01001 Caroppo è stato ritirato dal presentatore.
Se nessuno chiede di intervenire, invito la relatrice e il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sulle proposte emendative riferite agli articoli del disegno di legge.
MARIA GRAZIA FRIJIA, Grazie, Presidente. Sugli emendamenti 1.1 e 1.36 Iaria il parere è contrario. Sull'emendamento 1.1000 Barbagallo vi è un invito al ritiro, perché poi, in parte, viene assorbito dall'emendamento 1.300 della Commissione, sul quale c'è parere favorevole.
TULLIO FERRANTE,. Il parere è conforme.
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.1 Iaria. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1 Iaria, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Aspettiamo i colleghi che stanno raggiungendo i banchi. È il primo voto. Io lo ripeto così resta a verbale: il preavviso serve a prendere le tessere per votare, non è che lo diamo per riempire il tempo. Colleghi, affrettatevi, perché stiamo votando. I colleghi che sono entrati li facciamo votare e poi quelli che entrano adesso votano alla prossima.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.36 Iaria. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.36 Iaria, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.1000 Barbagallo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1000 Barbagallo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.300 della Commissione. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.300 Commissione, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1, nel testo emendato.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Invito il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
TULLIO FERRANTE,. Sull'ordine del giorno n. 9/2713-A/1 Bakkali il parere è contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/2713-A/2 Ghio il parere è favorevole relativamente al primo e al quarto impegno, mentre il parere è contrario sul secondo e sul terzo impegno. Sull'ordine del giorno n. 9/2713-A/3 Barbagallo il parere è favorevole, subordinatamente alla seguente riformulazione dell'impegno: “a verificare, compatibilmente con le esigenze di sicurezza, l'attuazione delle disposizioni citate…” …
PRESIDENTE. Ha ragione, collega Barbagallo. Colleghi, dovete fare silenzio. Sottosegretario, non so se riesce ad alzare un po' il microfono.
TULLIO FERRANTE,. Il parere è favorevole subordinatamente alla seguente riformulazione dell'impegno: “a verificare, compatibilmente con le esigenze di sicurezza, l'attuazione delle disposizioni citate in premessa al fine di adottare le iniziative di competenza atte ad evitare ogni tipo di aumento ingiustificato dei costi delle sessioni d'esame per il conseguimento della patente di guida a carico degli utenti anche valutando azioni di contenimento della spesa e riduzione dei costi, ove possibile”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2713-A/4 Casu il parere è favorevole.
Sugli ordini del giorno n. 9/2713-A/5 Iaria, n. 9/2713-A/6 Carotenuto e n. 9/2713-A/7 Fede il parere è contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/2713-A/8 L'Abbate il parere è favorevole. Sull'ordine del giorno n. 9/2713-A/9 Marianna Ricciardi il parere è contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/2713-A/10 Lampis il parere è favorevole.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2713-A/1 Bakkali. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2713-A/1 Bakkali, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2713-A/2 Ghio. Onorevole Ghio, accoglie la riformulazione? Sì. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2713-A/3 Barbagallo. Onorevole Barbagallo, accoglie la riformulazione? No, e chiede di intervenire. Prego.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Non accettiamo la riformulazione del Governo perché l'argomento è evidente e agli atti, con tre distinti interventi normativi: con il decreto ministeriale n. 191 del 2025, con il nuovo codice della strada e con un decreto interministeriale del 2026; i costi per ottenere il rilascio della patente di guida, anche della patente A, sono aumentati di oltre il 300 per cento in un solo anno. La risposta del Governo è un pannicello caldo, serviva un impegno diverso. Noi abbiamo formulato una serie di emendamenti, abbiamo proposto in Commissione, interpellanze urgenti, ma la risposta è sempre quella di una melina insopportabile. È un costo ingiustificato, che grava sulle fasce più deboli della popolazione, su studenti, su studenti universitari, su pensionati. Un aumento indiscriminato del 300 per cento che comporta, per ogni seduta d'esame, un aumento di circa 300 euro.
Noi facciamo appello a tutta l'Aula, anche perché è veramente un incremento ingiustificato. Non si comprende quali siano le ragioni per cui bisogna incidere e per cui il Governo decide di accanirsi su coloro che debbono ottenere il rilascio della patente. Sarebbe invece più opportuno, anche secondo le declaratorie di Salvini e soci, occuparsi di coloro che eccedono con la velocità nelle strade, non rispettano le regole, eccetera. Invece, con il nuovo codice della strada, il Governo si accanisce sui malcapitati di turno che devono ottenere la patente. Quindi, ci appelliamo all'Aula e insistiamo per metterlo ai voti, Presidente.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2713-A/3 Barbagallo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sull'ordine del giorno n. 9/2713-A/4 Casu il parere è favorevole. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2713-A/5 Iaria, su cui il parere è contrario. Ha chiesto di parlare il collega Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie Presidente. Sinceramente il parere contrario al mio ordine del giorno e il parere favorevole all'ordine del giorno del collega Casu - sono contento per lui - mi creano dubbi e perplessità perché tutti e due riguardano il tema della sicurezza, la gestione e la moderazione del traffico e gli investimenti nel settore delle infrastrutture. Il mio ordine del giorno riguarda espressamente le “zone 30”. Io ricordo che sulle “zone 30” avete fatto una campagna mediatica veramente ridicola e anche pericolosa, demonizzandole…
PRESIDENTE. Scusi, collega Iaria, io non riesco a sentirla. Colleghi, per cortesia. Prego, collega Iaria.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie. Ricordo che il Governo e la maggioranza sulle “zone 30”, hanno fatto una campagna denigratoria ai limiti del ridicolo e anche del pericoloso. Le “zone 30” sono un fattore che, nelle città, riesce ad aumentare la sicurezza stradale, riesce a rendere più vivibili le zone interessate da questi provvedimenti e, oltre a diminuire l'inquinamento, fa in modo anche che le abitazioni che insistono su tali “zone 30” abbiano un valore economico più alto, creano, quindi, anche una certa economia, un certo aumento della qualità della vita.
In questo caso - visto che siamo qui a parlare di una legge delega che sancisce chiaramente il fallimento delle modifiche al codice della strada fatte dal Ministro Salvini, perché si chiede più tempo per riuscire a trovare una visione sul futuro - noi suggeriamo questa visione sul futuro: ritornare alle “zone 30”, come visione per la mobilità urbana.
E se qualcuno cita Bologna, come caso emblematico dove l'amministrazione è stata bloccata dal TAR per le “zone 30”, io ricordo che, in quel caso, chi fa questa critica sbaglia, perché il TAR a Bologna ha semplicemente detto di giustificare in maniera più puntuale, come dice la legge, l'utilizzo di questa misura. Quindi, basta giustificare in maniera più puntuale. Le “zone 30” rimarranno a Bologna, per fortuna, perché hanno dato risultati importanti anche in termini di diminuzione di morti - morti - dei feriti e aumento della qualità della vita.
Quindi chiedo di accantonare l'ordine del giorno, anche perché dare parere favorevole a un ordine del giorno del collega Casu del PD e dare un parere contrario a un ordine del giorno del MoVimento 5 Stelle voi l'avete fatto per minare il Campo largo. Devo dire che ci state riuscendo, se non accantonate quest'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Aspetti, collega Deidda. Prima c'è l'onorevole Casu, che aveva chiesto di intervenire. Prego, collega Casu, lei ha la parola, se vuole.
PRESIDENTE. È troppo Casu.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie. Se voleva intervenire il presidente, l'avrei ascoltato con attenzione. Voglio però puntualizzare un aspetto, anche perché penso che quello che è appena avvenuto su questi pareri ci possa aiutare nella discussione che stiamo facendo sul codice della strada.
Noi abbiamo citato puntualmente nel nostro ordine del giorno la Commissione europea e la relazione che ha evidenziato, a livello di… Posso? Va bene?
PRESIDENTE. Sì, non può parlare del suo ordine del giorno, ma, evidentemente, vuole parlare di quello del collega Iaria. Prego, prego.
ANDREA CASU(PD-IDP). Chiedo scusa. Allora mi unisco alla richiesta del collega Iaria di accantonamento del suo ordine del giorno e mi collego al fatto che lui ha invitato a fare un'ulteriore riflessione, in analogia con l'approvazione del nostro ordine del giorno. Voglio dire cosa diceva il nostro ordine del giorno, il quale invitava il Governo a seguire le indicazioni di una relazione, che è arrivata, della Commissione europea, che, con l'obiettivo di garantire interventi per la gestione della velocità e moderazione del traffico, di proteggere gli utenti vulnerabili, di garantire sicurezza delle infrastrutture stradali, di rafforzare l' e l'applicazione di norme e di diffondere tecnologie di sicurezza attiva e passiva nei veicoli, indica quelli che sono gli interventi più efficaci.
L'intervento più efficace indicato dalla Commissione europea è la scelta della Spagna di introdurre le “città 30” nei centri urbani. Non abbiamo citato esplicitamente il finale di questa relazione, ne abbiamo citato, però, tutti gli obiettivi. Per chiarire che cosa? Che, come abbiamo detto tante volte in quest'Aula e come ha dimostrato la scelta stessa del Governo di approvare il nostro ordine del giorno - e spero, magari, di riformulare quello del collega Iaria -, non è in corso un complotto internazionale della Commissione europea con i sindaci italiani e con il Governo spagnolo per dire di andare nella direzione delle “città 30”. Le “città 30” servono a salvare le vite, a proteggere le persone più fragili. È per questo che in Europa si sta indicando questa direzione. Se non vi piace chiamarle “città 30” e volete trovare loro un nome diverso, per noi va bene, potete trovare un nome italiano per rappresentarle.
Ma, se vi riconoscete negli orizzonti europei e comunitari che indicano ai Governi le strade migliori e indicano la riduzione della velocità nei centri urbani, come stanno facendo coraggiosamente sindaci di ogni colore politico, non in termini ideologici, ma in termini concreti, si può trovare una strada per intervenire sulla sicurezza stradale.
Quindi, in realtà, scrivere o meno in un ordine del giorno “zone 30” o “città 30” per noi non è importante; per noi è importante non fare di questo tema un conflitto ideologico; per noi è importante non ostacolare, ma sostenere l'azione dei sindaci, che vanno nella stessa direzione della Commissione europea, che è quella di mettere la difesa e la vita al primo posto.
Penso che il voto, oggi, sia un segnale molto importante, perché avete dimostrato di voler andare in questa direzione, e noi speriamo che possiate essere coerenti con l'espressione del Governo, a cominciare, magari, dal riformulare l'ordine del giorno n. 9/2713-A/5 Iaria e togliere il riferimento a chiamarle “zone 30”. Ci direte voi come volete chiamarle, però l'importante è che andiate nella direzione di facilitare, e non ostacolare, chi vuole salvare la vita nelle nostre città.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il presidente Deidda. Ne ha facoltà.
SALVATORE DEIDDA, . Grazie, Presidente. Non voglio entrare in questa disputa fra chi ha scritto meglio, più o meno precisamente l'ordine del giorno tra PD e MoVimento 5 Stelle, solamente che nei loro discorsi sembra che il Governo cattivo abbia vietato ai sindaci di fare le “Zone 30”, quando questo nel codice - né in quello vecchio, né nella riscrittura del nuovo - non c'è. Ciò si lega anche al fatto che il TAR ha accolto un ricorso di Fratelli d'Italia e dei consumatori a Bologna, dicendo chiaramente che non si può imporre una “zona 30” in tutta la città in maniera indiscriminata, tuttavia oggi un sindaco - io abito in una “zona 30” - può decidere, per ragioni di sicurezza o per ragioni di viabilità, di istituire delle “zone 30”. Quindi, se uno sente alcuni discorsi, sembra che per noi un sindaco non abbia il potere di decretare una “Zona 30”, quando oggi un sindaco, in Italia, ha tutti gli strumenti per decidere quali sono le “Zone 30” e quali no. Quindi, per cortesia, almeno raccontiamola tutta, ossia che non si possono istituire “Zone 30” in maniera demagogica e in maniera così propagandistica, ma si possono istituire per le ragioni che il codice prescrive.
PRESIDENTE. L'onorevole Iaria ha chiesto l'accantonamento del suo ordine del giorno. Il Governo? No, è contrario.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2713-A/5 Iaria, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2713-A/6 Carotenuto, su cui vi è il parere contrario del Governo.
Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2713-A/6 Carotenuto, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2713-A/7 Fede, su cui vi è il parere contrario del Governo.
Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2713-A/7 Fede, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2713-A/8 L'Abbate: parere favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2713-A/9 Marianna Ricciardi, su cui vi è il parere contrario del Governo.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie, Presidente. Quest'ordine del giorno chiede una cosa che le Forze armate stanno chiedendo da tempo, cioè la possibilità di convertire le loro patenti militari, in maniera più semplice, in patenti civili. Adesso le Forze armate, i Carabinieri e altre Forze, per esempio, ogni 5 anni devono ridare l'esame per convertire la patente e farla diventare valida come le nostre patenti. Quindi, non capiamo, anche qui, perché il “no” a quest'ordine del giorno presentato dalla mia collega Marianna Ricciardi, che, tra l'altro, è una richiesta che le Forze armate stanno facendo da tempo e che, vado a memoria, avevano fatto anche all'epoca della discussione del codice della strada.
Quindi, parere contrario secco perché, forse, c'era la mia firma, perché il presidente fa le cose , ma io posso anche cancellare la firma dall'ordine del giorno, lasciamo solo Marianna Ricciardi, e, magari, potete anche pensare di riformularlo nel senso di “valutare l'opportunità di”. Quindi chiedo, anche qui, l'accantonamento o una riformulazione.
PRESIDENTE. Il Governo? No.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2713-A/9 Marianna Ricciardi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2713-A/10 Lampis: parere favorevole.
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare la deputata Gadda. Ne ha facoltà.
MARIA CHIARA GADDA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Questo provvedimento è esemplificativo della modalità di procedere del Governo Meloni e del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Salvini. Abbiamo discusso per settimane del nuovo codice della strada, un codice della strada che, appunto, descrive tutte le battaglie storiche del Ministro Salvini prontamente sconfessate alla prova dei fatti.
Il gruppo di Italia Viva voterà contro questo provvedimento, che chiede di esercitare una proroga rispetto al termine per l'esercizio della delega prevista dal codice della strada: un provvedimento entrato in vigore, approvato il 25 novembre 2024, su cui il Governo, evidentemente, visto che chiede la proroga, non ha mosso un dito. Quindi, sono stati contratti i tempi parlamentari, i tempi della discussione, gli emendamenti: non c'era tempo, insomma, e voi però tutto il tempo ve lo prendete. Sono trascorsi dei mesi - siamo a martedì 3 marzo 2026 - e, puntualmente, puntuali come un orologio, voi questa delega non l'avete esercitata, perché l'attuazione delle norme richiede del lavoro, richiede un esercizio, quello che voi non avete voluto fare.
Vorrei ripercorrere alcune delle frasi storiche, delle affermazioni storiche del Ministro Salvini che, peraltro, nel 2014, proprio nel mio territorio, al casello di Cavaria, in provincia di Varese, vicino a Gallarate, aveva lanciato una storica campagna, quella di “Io non pago”, non pago i caselli autostradali. E voi siete il Governo grazie al quale, anche qui, puntuali come un orologio - chiaramente, non puntuali come i treni che arrivano sempre in ritardo grazie alla mancata gestione e alla totale incapacità del Ministro Salvini -, il 1° gennaio 2026 i pedaggi autostradali sono aumentati rispetto a quello che erano già nell'anno precedente. Quindi una linea totalmente sconfessata.
E, poi, una linea totalmente sconfessata rispetto a un'altra campagna storica della Lega, dei tantissimi rappresentanti che, nelle trasmissioni televisive e sui , avevano sempre raccontato quanto fosse ingiusta la presenza degli autovelox sul territorio nazionale. Si diceva - e io su questo concordo - che molte volte i comuni, gli stessi a cui voi tagliate le risorse, fanno cassa con gli autovelox. E voi che cosa avete fatto, però, rispetto a questo? Avete - come dicevano alcuni rappresentanti della Lega - abolito gli autovelox, raso al suolo gli autovelox? Avete operato sui limiti di velocità? No, niente di tutto questo. Anzi, avete fatto addirittura il contrario perché, con le misure che sono state inserite dal Governo Meloni grazie all'intervento del Ministro Salvini, chi fa 10 chilometri orari in più va a pagare quasi mezzo stipendio di un insegnante, di una cassiera. Avete fatto qualcosa rispetto a un tema molto serio, che è quello dell'omologazione degli autovelox? No, nulla di tutto questo.
Insomma, voi siete il Governo delle tasse, e noi di Italia Viva lo ripetiamo sempre: avete aumentato i pedaggi, avete aumentato le accise. Quindi, andare in auto diventa piuttosto complesso, e lo stesso dicasi per gli altri mezzi di trasporto. Il Ministro Salvini aveva raccontato che, con questo nuovo codice della strada, ci sarebbero state più regole, più ordine, più sicurezza. Io consegno all'Aula un altro dato fornito non da Italia Viva, ma dall'ACI e dall'Istat: in 17 regioni su 20, ma in generale su media nazionale, sono aumentati del 3,6 per cento gli incidenti stradali.
Quindi, è evidente che nei mesi che sono trascorsi rispetto al nuovo codice della strada le misure che voi avete pensato in termini di prevenzione, da un lato, e in termini di sanzione, dall'altro, non hanno funzionato. Credo che noi voteremo contro questo ulteriore allungamento dei termini, perché è evidente la mancanza del vostro senso di responsabilità. Io credo che, però, oggi, in quest'Aula, non avete neanche colto l'occasione per recepire alcuni suggerimenti, che sono venuti anche dalle opposizioni, relativamente a dei fatti di cronaca, fatti che, appunto, sono avvenuti nelle scorse settimane. Perché - lo dico al Governo - dare parere contrario a un ordine del giorno che prevede di studiare, insieme ai territori e insieme alle società di trasporto, delle linee guida per evitare che bambini e minorenni, che si trovano sui mezzi pubblici, vengano lasciati a terra al freddo e al gelo? Io credo che su questo il Governo dovrebbe manifestare un po' più di attenzione.
Sicuramente siete attenti a far cassa sulle famiglie, perché - lo ripeto, lo ribadisco - aumentano le tasse, aumentano le accise, aumentano le sanzioni legate al superamento dei limiti di velocità e aumenta la confusione, perché lo Stato rispetto ad alcune questioni che erano state oggetto di dibattito in quest'Aula - e penso ai monopattini, ai limiti di velocità all'interno dei centri urbani, alle misure per aumentare la sicurezza stradale - è rimasto al palo, è rimasto fermo al casello autostradale.
Quindi, ribadisco il voto contrario da parte del gruppo di Italia Viva e stigmatizzo la scelta del Governo di prorogare ulteriormente una legge delega che voi avreste dovuto esercitare più di un anno fa .
PRESIDENTE. Saluto studenti, studentesse e docenti del consiglio comunale dei ragazzi dell'Istituto comprensivo di “Poggio Rusco”, di Poggio Rusco, in provincia di Mantova, che assistono ai nostri lavori dalle tribune . Salutiamo anche studentesse, studenti e docenti del liceo statale “Pascasino - Giovanni XXIII” di Marsala, in provincia di Trapani, che partecipano oggi alla giornata di formazione a Palazzo Montecitorio .
Ha chiesto di parlare il deputato Tirelli. Ne ha facoltà. Io però non lo vedo in questo momento e, quindi, direi che andiamo oltre.
Ha chiesto di parlare la deputata Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, signor Sottosegretario. Voglio iniziare questo intervento ringraziando i colleghi dei gruppi di opposizione della Commissione trasporti, per il lavoro svolto e per essere riusciti a evitare che questa proroga potesse trasformarsi in una delega in bianco al Governo per la riscrittura di un nuovo codice della strada. Il gruppo di AVS non ha componenti nella Commissione trasporti, diversamente ci saremmo senz'altro uniti nelle richieste e nelle attività emendative portate avanti dalle opposizioni, volte a definire e circoscrivere i limiti entro cui il Governo potesse esercitare la delega, introducendo criteri direttivi e chiarendo aspetti rilevanti in materia di delegificazione. Presidente, lo abbiamo detto durante l'esame delle modifiche al codice della strada e lo ribadiamo oggi: per noi le modifiche apportate sono un fallimento, l'ennesimo fallimento di questa maggioranza e di questo Governo, di Salvini in modo particolare, come dimostrano, purtroppo, i dati tragici delle vittime che continuano a perdere la vita sulle nostre strade.
Durante l'esame delle modifiche al codice avremmo auspicato che venissero introdotte disposizioni innovative, orientate a rafforzare i livelli di sicurezza nelle nostre strade ed evitare nuove vittime. Invece, vi siete limitati a intervenire teoricamente sulla guida in stato di ebbrezza e sotto l'effetto di sostanze stupefacenti, sulle norme di comportamento alla guida, sulla circolazione dei dispositivi di micromobilità elettrica e sulla circolazione dei velocipedi, nonché sul regime sanzionatorio, rendendo del tutto evidente che, piuttosto che disincentivare l'utilizzo dell'auto privata e la velocità sostenuta a tutela della sicurezza delle nostre strade, il vero bersaglio del provvedimento fossero i mezzi di micromobilità elettrica e le biciclette, il cui utilizzo è stato palesemente disincentivato.
E poi le amministrazioni comunali, che sono state spogliate di numerose competenze sulla definizione e progettazione delle infrastrutture stradali, delle zone a traffico limitato, delle aree di sosta, dell'installazione di autovelox e degli strumenti di calmieramento del traffico. L'articolo 35 della legge conferiva al Governo la delega ad adottare, entro 12 mesi dall'entrata in vigore, uno o più decreti legislativi recanti disposizioni per rivedere e riordinare le disposizioni del codice della strada in conformità ai principi e ai criteri direttivi di cui ai commi 2, 3 e 4 del medesimo articolo e introducendo le necessarie disposizioni di carattere transitorio.
Il testo che avreste voluto portare in Aula presentava un ambito di intervento particolarmente ampio, che non si limitava alla proroga del termine per l'esercizio della delega conferita al Governo, ma a una attuazione della delega che avrebbe portato all'integrale riscrittura del codice della strada, con la conseguente adozione di un quadro normativo di natura governativa. La proposta originaria comportava, quindi, il rischio di forme di delegificazione indiretta e implicita attraverso l'accorpamento, mediante allegati, dell'intera normativa sulla motorizzazione e sulla circolazione stradale, richiamando in parte il modello del codice dei contratti pubblici. Con un emendamento della stessa relatrice è stato ripristinato l'impianto originario della delega per la riforma del codice della strada, limitando il disegno di legge alla sola proroga al 15 giugno 2026.
La stessa relatrice ha sottolineato che il sistema di codificazione con allegati, mutuato dal codice dei contratti pubblici, non si è ritenuto applicabile a una disciplina complessa come quella della circolazione e della sicurezza stradale, in quanto avrebbe potuto generare forme di delegificazione indiretta e implicita, ben al di fuori e in violazione delle procedure ordinarie previste dalla legge n. 400 del 1988.
Ho un po' di difficoltà…
PRESIDENTE. Ha ragione, collega. Effettivamente c'è un rumore insopportabile. Adesso, però, incredibilmente non c'è più. Prego.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Voteremo, dunque, contro questo provvedimento, anche perché non interviene su nessuna delle criticità che avevamo segnalato durante l'esame del testo e che sono state confermate, purtroppo, dalla sua attuazione. Non possiamo non ribadire e richiamare i limiti e le critiche a questa legge, che avrebbe dovuto in primo luogo garantire la sicurezza sulle nostre strade, ma che da subito è stata ribattezzata “codice della strage”. Il nuovo codice sembra, infatti, andare in direzione ostinata e contraria rispetto a quello che servirebbe, disincentivando la mobilità urbana sostenibile a vantaggio dell'utilizzo della cara, vecchia, inquinante e insicura auto privata, a discapito della sicurezza e della salute delle persone e dell'ambiente.
Non tiene in alcuna considerazione le connessioni tra sicurezza stradale e decarbonizzazione, introducendo anzi restrizioni e limitazioni per la cosiddetta micromobilità elettrica, per cui è stato introdotto l'obbligo di targa e assicurazione, rafforzato il divieto di uso in aree extraurbane, l'equiparazione a motocicli e ciclomotori, il casco obbligatorio per tutti, il divieto di sosta, il sequestro eccetera, nonostante il fatto che i controlli siano ridotti in tutta Italia e che le norme già esistenti molto spesso non vengano rispettate. Nonostante l'inasprimento delle pene per i comportamenti nocivi al volante, il codice non prevede, infatti, alcun aumento dei controlli, anzi va proprio nella direzione di ridurre i controlli e le sanzioni per eccesso di velocità, una delle cause principali di incidenti. Inasprire le pene senza aumentare i controlli non serve a nulla. È certamente importante stigmatizzare i comportamenti nocivi, ma l'inasprimento delle pene non è da solo un deterrente. Per queste ragioni, ribadisco la nostra contrarietà alle norme a suo tempo approvate e al provvedimento oggi all'esame dell'Aula
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. La proroga della delega, già nella formulazione, dà un'ottima indicazione dello stato in cui versa il nostro Paese. Per citare un collega deputato, la solitudine della norma primaria è una malattia del nostro sistema legislativo, per cui troppo spesso ci si trova a rincorrere i decreti attuativi che arrivano mesi, se non anni, dopo le scadenze. Dall'altra parte, siamo un Paese delle proroghe, tanto da aver inventato il concetto di decreto Milleproroghe. Quindi, ci permettiamo un po' di margine di errore - non c'è nulla di più definitivo di quello che è temporaneo - e poi finisce per essere come sempre prorogato.
Fatta questa premessa metodologica, nel merito il problema di questo provvedimento è che lascia più tempo al Governo per implementare la delega ricevuta per le modifiche al codice della strada. Noi, come Azione, quelle modifiche non le volevamo in sede di prima approvazione, figuriamoci ora che il Governo ci chiede più tempo per implementarle. Anticipo, quindi, il nostro voto negativo come Azione, perché il codice della strada che risulterà dopo queste ulteriori modifiche non sarà un codice migliore di quello precedente.
La revisione proposta da Salvini è inefficace e potenzialmente dannosa. Come lo avevano segnalato a loro tempo le vittime della strada - e le vittime della strada, ahimè, non sono né di destra né di sinistra - lo hanno fatto anche i sindaci, alcuni di destra e alcuni di sinistra, che avevano espresso la loro forte preoccupazione. Continuiamo a pensare che il codice della strada non funzioni con riferimento a nessuno degli aspetti di cui dovrebbe occuparsi, ovvero sicurezza, mobilità e vivibilità delle nostre strade e delle nostre città. E, infine, non è neanche pronto per il futuro: prepararsi a quelle che saranno le sfide dell'innovazione e a quello che succederà nei prossimi anni.
Partiamo dall'ultimo tema: gli emendamenti sulla guida autonoma, che ci avete respinto in sede di approvazione, li avete fatti, poi, tornare dalla finestra con una risoluzione in Commissione trasporti a firma di Fratelli d'Italia che diceva esattamente le medesime cose. Avete avuto un ripensamento? Non lo sappiamo, ma sappiamo che il codice in sé è ancora molto antiquato da quel punto di vista.
Sul tema della sicurezza, invece, per fortuna, il regolamento sugli angoli ciechi europeo ha prevalso sulla vostra resistenza rispetto a questo importante tema.
C'è anche la questione autovelox e la vostra lotta contro chi li usa per “fare cassa”, come dite voi. La situazione è ancora palesemente imbarazzante, visto che c'è ancora moltissima confusione tra omologazione e autorizzazione. I sindaci non sanno cosa fare e intanto i morti per eccesso di velocità continuano ad aumentare. Il fatto che la vostra proposta su chi guida dopo l'assunzione di droghe sia fallimentare è certificato dalle varie sentenze non risolutive che hanno cercato di mettere ordine nei contenziosi che si erano creati in seguito a una norma davvero penalizzante, ridicola e discriminante per chi assume cannabis terapeutica o prende altre medicine. Oltre che di difficile implementazione, come ci segnalano anche le Forze dell'ordine, le ultime sentenze confermano quello che è ovvio: se l'assunzione della sostanza non ha portato alterazione psicofisica, questa non può essere punita. Ci volevano, forse, i giudici per farci capire tutto ciò?
Poi c'è la parte relativa alla mobilità e alla vivibilità. La stretta veramente inconcepibile sulla mobilità cosiddetta micro e dolce, oltre che sullo , ha già dato i frutti con operatori che se ne vanno dall'Italia e sindaci che abbandonano quell'opzione. Siete pure riusciti a bocciare dove il limite di 30 all'ora aveva dato ottimi frutti con il consenso popolare, come è successo a Bologna. Noi siamo contrari a “zone 30” a tappeto in intere città in maniera ideologica, ma riteniamo che siano i sindaci a sapere meglio di chiunque altro come si può fare, dove sono necessarie, dove implementarle, che tipo di parcheggi e che tipo di piani sono necessari.
A proposito di di mobilità, la questione “trasporto pubblico non di linea” è assolutamente centrale e stiamo effettuando in Commissione trasporti un'indagine conoscitiva proprio su questo tema.
Il codice, la cui proroga ci apprestiamo a votare, però, non tratta auto bianche e auto nere nella stessa maniera. Entrambe svolgono un ruolo fondamentale, entrambe vanno combattute quando hanno comportamenti scorretti e illegali, gli abusivi non sono tollerabili in nessuna categoria, ma qui c'è un intento veramente punitivo e soprattutto non equo nel trattamento anche dei decreti attuativi, al momento ancora in discussione al tavolo ministeriale dopo diverse bocciature al TAR, anche in questo caso, che non sembrano migliorare, anzi, al contrario, sembrano peggiorare la situazione.
Insomma, da quando abbiamo approvato le modifiche al codice, un anno fa, ad oggi, le cose non sono migliorate e temiamo che ci chiediate questa ulteriore proroga per fare ulteriori danni. Assumetevi le responsabilità di un ritardo inaccettabile. Noi non lo voteremo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie, Presidente. Allora, io comincerei con la giustificazione per arrivare qui in Aula con una proroga dell'articolo che dava le deleghe al Governo per il codice della strada. La giustificazione adottata è la necessità di un'integrale riscrittura del codice della strada per creare un nuovo normativo. Cosa significa? Significa semplicemente che tutto quello che è stato fatto da questo Governo in questo campo, per stessa ammissione del Governo, è fallimentare. Perché, se noi dobbiamo avere una proroga per riscrivere il codice della strada che abbiamo modificato nel 2024, forse, capiamo che, come abbiamo detto allora, quel codice della strada era solo fatto per riuscire a giustificare delle idee e delle ideologie radicali per quanto riguarda la mobilità.
In questi anni, abbiamo visto e si è dimostrato come tutto l'operato del Ministro Salvini fosse tutta propaganda, non ha concluso niente; anzi, ha concluso, purtroppo, facendo danni enormi.
Con riferimento al codice della strada, diciamo in modo sintetico e anche simbolico cosa ha significato per i cittadini. Già sostenere l'esame della patente per i cittadini costa di più, perché si è fatto in modo che le guide obbligatorie fossero di più, giustificate dal fatto che bisogna, in una certa maniera, insegnare meglio a guidare ai nostri neopatentati. Cosa vera. Però, di per sé, sulla sicurezza stradale, invece, poi, si è completamente cambiato rotta, dando anche un'indicazione - questa, sì, più politica -, una limitazione alle autonomie locali, agli enti locali per quanto riguarda la gestione della mobilità all'interno delle città, specialmente le città con molto traffico.
Qui, veniamo anche proprio alla tipologia di interventi molto duri che sono stati fatti nella limitazione e nella creazione delle “zone 30”, delle zone a velocità limitata. La giustificazione della maggioranza, lo abbiamo sentito anche prima, è quella di dire che i sindaci, sì, possono tranquillamente fare le “zone 30”, però le devono giustificare con una mole di documentazione enorme, quando la giustificazione più facile è sotto gli occhi di tutti ed è oggettiva: ossia, quando fai una “zona 30”, quando limiti la velocità, si riducono drasticamente gli incidenti mortali, gli incidenti con feriti.
Quando parliamo di sicurezza stradale, tutte le associazioni che parlano di sicurezza - magari anche ospitate alla Camera, anche da colleghi della maggioranza, per fare conferenze stampa - dicono: diminuire la velocità, diminuire la velocità.
Voi in ambito urbano avete complicato le “zone 30”, ma i sindaci, spero lungimiranti, le faranno lo stesso. Avete complicato l'utilizzo delle “zone 30” e complicarlo vuol dire ritardare la possibilità di fare una “zona 30” nella città; e ritardare la possibilità di rallentare la velocità in certe zone della città potrebbe - lo dico, prendendomi la responsabilità - chiaramente anche causare delle morti che, magari, non ci sarebbero state, se quella “zona 30” fosse stata approvata prima.
Anche l'approccio sugli autovelox: siete partiti “Fleximan” e siete arrivati “Confusman”. Perché non sapete cosa fare dal punto di vista delle autorizzazioni, delle omologazioni.
Sta di fatto che l'autovelox, demonizzato come uno strumento vessatorio per i cittadini, non è stato affrontato nella sua maniera più chiara e oggettiva. L'autovelox serve a fare in modo che siano rispettati i limiti della velocità; rispettando i limiti di velocità ci sono meno incidenti, meno incidenti mortali. Si è visto, anche per mia esperienza personale, che, quando metti un autovelox il primo anno, magari, c'è una mole di multe importante; poi, man mano le multe scendono, perché la gente si abitua ad andare più piano. Ed è questo lo scopo dell'autovelox: non è quello di vessare i cittadini ma di ridurre l'incidentalità, ridurre la mortalità. Qui non si parla di banalità che puoi scrivere sui , ma si parla di vite umane ; vite umane che hanno un costo anche sociale importante che noi in finanziaria quantifichiamo ogni anno in quasi 20 miliardi di euro per il costo sociale che hanno, purtroppo, le morti sulla strada.
Abbiamo, come detto prima, la demonizzazione della mobilità sostenibile. Adesso, lo stiamo vedendo. Stiamo vedendo quanto con le guerre i carburanti aumenteranno in maniera esponenziale e lo vedremo anche quando spostarsi, sia per lavoro ma pure per normali spostamenti anche ludici, sarà molto più complicato e sarà possibile solo per persone abbienti, per un ceto alto, per gente che, magari, è più vicina a voi anche dal punto di vista della frequentazione rispetto a noi, voi destra del popolo. Perché non aver investito nella micromobilità elettrica, averla eliminata ha creato un danno, ma non all'elettrico, questo demonio che vuole distruggere tutto; ha creato un danno alle persone che si potevano spostare con costi minori con una maggiore efficienza anche nello spostamento.
Su questo, anche qui, non avete fatto assolutamente nulla, creando delle diseconomie di un certo livello. Tra l'altro, vi è tutta la guerra contro i monopattini che, in teoria, dovrebbero essere stati eliminati; dovrebbero avere tutti il casco, cosa che io non vedo: nessuno che giri in monopattino col casco. Tra l'altro, vedo anche persone - una cosa ridicola - vedo persone, colleghi della maggioranza, che usano il monopattino senza casco. Quindi, capiamo che uno vota una cosa, ma dice: secondo me, non era così fondamentale. Però, avete creato anche una diseconomia nella possibilità di spostarsi nelle grandi città.
Quindi, ricapitolando: avete creato diseconomia, avete creato confusione, avete complicato le possibilità di agire sulla sicurezza stradale e chiedete una proroga che sarà di 18 mesi. Speriamo che questa proroga, oltre a certificare il vostro fallimento, sia anche una possibilità - quando noi saremo al Governo, noi che siamo persone capaci di agire su questi temi, come è stato fatto in passato in maniera organica, oggettiva e valutando l'impatto sui cittadini - per cambiare e stravolgere il vostro fallimentare codice della strada.
Per tutti questi motivi, noi chiaramente diamo voto contrario a questa deroga. Quindi, da questo punto di vista, io chiuderei qui la mia dichiarazione di voto. Aggiungo solo il fatto che, purtroppo, noi abbiamo, magari, anche scherzato e perso tempo, però effettivamente perdere tempo su queste leggi e su queste iniziative legislative che riguardano la sicurezza stradale - lo ricordo - comporta anche, molte volte, la perdita di vite umane .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Caroppo. Ne ha facoltà.
ANDREA CAROPPO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Oggi con il provvedimento, che ci accingiamo a votare, proseguiamo un'opera che, con determinazione e con decisione, abbiamo già avviato in questa legislatura. È un'opera molto importante, perché è quella di avviare - e di concludere, anzi - una profonda revisione di una norma molto datata, com'è il codice della strada. Un codice del 1992 che certamente, in questi più di trent'anni, ha subito una serie di modifiche, di cambiamenti, ma che mai aveva avuto un approccio organico nel rivedere quello che necessitava per continuare in un'opera di riduzione tanto dell'incidentalità quanto della mortalità.
Per questo il Governo, il Ministero dei Trasporti, il Ministro Salvini e tutti e due i rami del Parlamento (la Camera e il Senato) hanno svolto un'azione molto incisiva e molto approfondita nell'approvazione di questa modifica normativa particolarmente importante. Quella di oggi è tecnicamente una proroga. Si tratta semplicemente di prorogare di 6 mesi quella che era la delega che abbiamo dato al Governo per approvare i decreti legislativi per riformulare e dare attuazione a quello che compiutamente abbiamo deciso di fare, perché, contrariamente a quello che si è detto poco fa in quest'Aula, su questo tema c'è stato un dibattito molto approfondito in Commissione trasporti, tanto alla Camera quanto al Senato. Anzi, in Commissione trasporti - saluto il presidente Deidda che è qui presente - io e la collega Maccanti, che siamo stati relatori di questo provvedimento, abbiamo deciso, contrariamente a quanto spesso si fa in queste Aule parlamentari, di approfondire ogni emendamento . Abbiamo deciso di analizzarli, di approfondirli e di votarli uno ad uno. Credo che questo sia stato un esercizio non eccezionale di democrazia, ma quello che in democrazia dovrebbe farsi in quest'Aula e i parlamentari dovrebbero fare.
Si tratta oggi di una proroga tecnica, come dicevamo, ma è anche l'occasione, a distanza di un anno dall'entrata in vigore del nuovo codice, entrato in vigore a dicembre del 2024, per tirare un po' le prime somme e fare un primo bilancio.
Nonostante tutte le Cassandre, che prevedevano che non si sarebbe più bevuto in Italia e che a tutti i cittadini sarebbe stata ritirata la patente, perché il tasso alcolemico era stato portato sopra tutte le norme, non è accaduto nulla di tutto ciò. Perché? Noi abbiamo dato certamente un'accelerata rispetto a quelle che sono delle sanzioni più giuste, perché noi in Italia dobbiamo fare i legislatori senza stare a fare le norme in maniera emotiva. Non siamo - lo dico spesso, l'ho detto già in quest'Aula - i primi della classe in Europa, ma non siamo certamente gli ultimi. In Italia, da 25 anni a questa parte, c'è una tendenza importante alla riduzione della mortalità e dell'incidentalità. È sufficiente? Certo che non è sufficiente. Sembrano luoghi comuni, ma è una cosa che tocca ognuno di noi, soprattutto chi ha figli in giovane età. Ogni vita spezzata, giovane o meno giovane, è una cosa intollerabile. Per questo, affinché però la strategia dell'Unione europea, che parla di vittime zero, non sia un'utopia, dobbiamo avvicinarci in maniera graduale. E la riforma che abbiamo fatto serve esattamente a questo. Perché? Perché bene avevamo fatto nei decenni precedenti con l'introduzione del sistema della patente a punti, che aveva fortemente ridotto la mortalità e l'incidentalità, ma questo sistema si era di fatto sgonfiato, nel senso che, nella misura in cui l'italiano medio non sente la pressione della sanzione, un po' l'accumulo dei punti, che progressivamente si faceva, aveva portato a guidare tante volte a cuor leggero, soprattutto da quando c'è una diffusione importante dei dispositivi tecnologici, degli e dei , perché si guida e si usa il cellulare. Potrà sembrare strano, ma addirittura c'è gente che usa i dispositivi, come i , alla guida.
Quindi, non c'è dubbio che quella che abbiamo fatto è una stretta che sta producendo risultati: tanto la sospensione breve, quanto la stretta sull'uso di sostanze psicotrope e di sostanze alcoliche, stanno generando, nonostante un'applicazione che sarà un po' più farraginosa, dei risultati. Tant'è vero che il Ministro Salvini in , qualche settimana fa al Senato, ci ha dato i primi dati relativi al primo anno di applicazione: checché se ne dica, i dati ci dicono che abbiamo avuto, in questo anno di applicazione del nuovo codice della strada, una riduzione del 7 per cento e del 9 per cento rispettivamente del numero di incidenti mortali e del numero di vittime, che in soldoni sono 100 vite risparmiate, 100 persone che oggi, anche grazie a questa nuova normativa, possono continuare a vivere. Quindi, significa che il percorso che stiamo facendo è un percorso corretto. Dare quindi una delega e fare in modo che il Governo abbia il tempo giusto per completare quest'opera, facendo appunto una riforma di carattere organico e incisivo, noi riteniamo sia una scelta corretta, una scelta giusta. Per questo, come Forza Italia, sosterremo lealmente il Governo, nella convinzione che siamo sulla strada giusta, dando la facoltà di esercitare questa delega. Siamo certi che nel futuro riusciremo a raccogliere dati ancora migliori per garantire strade più sicure e soprattutto ai nostri giovani la possibilità di guidare in una maniera sicura senza mettere a repentaglio la propria vita .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Maccanti. Ne ha facoltà.
ELENA MACCANTI(LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi e Sottosegretario, oggi rinnoviamo la delega al Governo per la revisione e il riordino del codice della strada, secondo i principi definiti dall'articolo 35 della legge di riforma che il Parlamento ha approvato al termine di un confronto ampio, serio e partecipato. Non siamo di fronte a una semplice proroga tecnica, siamo di fronte a una scelta politica chiara e precisa: completare un percorso riformatore che ha già portato risultati concreti e che deve ora trovare piena attuazione.
Per anni la materia della circolazione stradale è stata oggetto di interventi frammentari, spesso inseriti in provvedimenti emergenziali, con modifiche puntuali e stratificate che hanno finito per rendere il quadro normativo complesso, disorganico e talvolta contraddittorio. Basti ricordare, durante il Governo Conte-, il vero e proprio con cui in manovra di bilancio i monopattini sono stati equiparati alle biciclette o il tentativo di modificare 15 - dico: 15! - articoli del codice della strada in un decreto Semplificazioni, per inciso introducendo anche misure folli, come il contromano in bicicletta, che abbiamo cancellato, tentativo che ha comportato un duro richiamo e l'intervento del Presidente della Repubblica.
Da questa schizofrenia legislativa è derivato un sistema difficile da consultare, talvolta anche da interpretare e da rispettare, per cittadini, enti locali, Forze dell'ordine e operatori del diritto. Noi abbiamo scelto un'altra strada: il buonsenso. Il Ministro Salvini ha portato in Parlamento un disegno di legge strutturale, frutto di un confronto ampio, che nella sua prima parte ha messo al centro un obiettivo preciso: contrastare la scia di morti sulle nostre strade e garantire una mobilità più sicura, più ordinata e più responsabile .
Il Parlamento - lo voglio ricordare - ha svolto un ruolo centrale: oltre 100 soggetti auditi, quasi 800 emendamenti esaminati, 163 approvati e 18 articoli aggiunti rispetto al testo originario. È stata una riforma vera che sta portando i primi risultati. Secondo i dati di Polizia stradale e Carabinieri, nel primo anno di applicazione del nuovo codice, tra dicembre 2024 e dicembre 2025, gli incidenti mortali - lo ricordava il collega Caroppo - sono diminuiti del 7 per cento e i morti di quasi il 9 per cento.
Anche l'Istat conferma una riduzione degli incidenti con lesioni, dei feriti e delle vittime entro il trentesimo giorno. Parliamo di circa 1.000 incidenti in meno, oltre 1.000 feriti in meno e quasi 100 vite salvate. Questo significa che la direzione intrapresa è quella giusta. Per questo, davvero, ringraziamo ancora il Ministro Salvini, che, sin dal suo primo giorno al Ministero, ha avuto come obiettivo la riduzione dei morti sulle strade e una mobilità sicura e chiara per tutti.
Ma la riforma approvata non si esaurisce qui, Presidente. Quella legge, nella sua seconda parte, ha anche affidato al Governo una delega ampia per riordinare complessivamente la disciplina della circolazione stradale. Molti dei principi generali sono stati inseriti nel corso del dibattito parlamentare: penso al necessario riordino della destinazione dei proventi derivanti dalle sanzioni, alle tutele per i cittadini nel processo di notifica delle violazioni, alla semplificazione delle commissioni mediche locali e delle procedure di rinnovo della patente per le persone con disabilità, alla terza fascia nei a tutela dei motociclisti, all'installazione del conto alla rovescia su nuovi semafori e a tempi più veloci nella revisione dei mezzi pesanti. Ma - ed è qui il punto politico del provvedimento di oggi - noi abbiamo un'ambizione più grande, Presidente: sistematizzare l'intera materia, superando la stratificazione di norme accumulate negli anni e raccogliendo in un testo coerente sia la disciplina primaria che quella tecnica, oggi dispersa tra regolamenti, decreti attuativi e fonti secondarie. Un'opera di riordino che consenta finalmente di avere un codice chiaro, ordinato nella struttura, coerente nei principi e facilmente consultabile. Infatti, in questo caso, davvero, la semplificazione è una condizione di efficacia. Una norma che sia dispersa tra rinvii, commi aggiunti ed eccezioni stratificate è più difficile da applicare da far rispettare e più esposta a interpretazioni difformi e a contenziosi. Un testo organico invece rafforza la certezza del diritto, garantisce uniformità applicativa e tutela maggiormente cittadini e operatori.
La relazione che accompagna questo provvedimento è molto chiara. L'obiettivo è arrivare a un codice che possa contenere in modo ordinato anche la disciplina tecnica, prevedendo allegati aggiornabili con maggiore flessibilità rispetto al passato. Infatti, un codice rigido che non distingue con chiarezza tra principi generali e disciplina tecnica rischia di essere superato dai fatti. Un codice strutturato in modo razionale, invece, consente di mantenere stabili i principi e di aggiornare in modo operativo gli aspetti operativi. Ecco il senso della proroga di oggi.
L'obiettivo è ambizioso: consegnare al Paese un testo normativo coerente, leggibile, moderno, capace di coniugare sicurezza, efficienza della mobilità e certezza del diritto. È una scelta di responsabilità verso chi ogni giorno si mette alla guida per lavoro, per studio o per necessità, verso gli enti locali che applicano le regole, verso le Forze dell'ordine che le fanno rispettare e verso le famiglie che chiedono strade più sicure.
Noi rivendichiamo con orgoglio questo percorso. Abbiamo affrontato la riforma del codice con serietà, senza propaganda, mettendo al centro il buonsenso e l'interesse generale e oggi confermiamo la volontà di portare fino in fondo questa riforma.
Per queste ragioni, Presidente, annuncio con convinzione il voto favorevole del gruppo della Lega-Salvini Premier; un “sì” alla sicurezza stradale, un “sì” alla semplificazione e alla chiarezza normativa, un “sì” a un nuovo codice che sia davvero al servizio dei cittadini .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe, onorevoli colleghi e rappresentanti del Governo, oggi non stiamo discutendo una materia tecnica, stiamo facendo una scelta politica su come lo Stato debba difendere la vita delle persone sulle strade.
Il Governo ci chiede un rinvio di altri sei mesi rispetto all'impegno che aveva assunto di completare il lavoro del nuovo codice in 12, anche per la parte che la maggioranza aveva rinviato all'articolo 35 della delega.
Grazie al lavoro in Commissione, siamo riusciti perlomeno a impedire che questo rinvio diventi l'ennesima cambiale in bianco per il Ministero dei Trasporti, ma purtroppo non siamo riusciti a ottenere la nostra richiesta più importante: un impegno pieno a cambiare decisamente rotta sulla sicurezza stradale.
Vedete, su questo tema non dovrebbero esserci differenze tra maggioranza e opposizione, dovremmo tutti essere grati nello stesso modo alle associazioni e ai familiari delle vittime per avere avuto la forza e il coraggio di trasformare il proprio immenso dolore in un impegno collettivo, politico e sociale. Non dovremmo giudicarli, ma ascoltarli, anche nelle loro critiche più aspre e trovare il modo di recepirle nel nostro lavoro.
Chi di noi ha provato almeno una volta l'emozione, nella terza domenica di novembre, per la Giornata mondiale del ricordo delle vittime della strada, di ritrovarsi in piazza con i familiari, le associazioni, i rappresentanti locali, leggere quello sconfinato elenco di nomi e di età di persone come noi, come i nostri figli e come i nostri genitori, che ci hanno lasciato mentre attraversavano la strada, magari sulle strisce, oppure in bicicletta o in auto o in moto, sa perfettamente che cosa intendo. La domanda che personalmente mi pongo ogni volta che torno a casa dopo queste manifestazioni, dopo un incontro, dopo una telefonata con chi si batte in prima linea per la sicurezza stradale sul proprio territorio e che tutti dovremmo ringraziare, senza distinzioni di colore politico, è: stiamo facendo abbastanza come parlamentari e come istituzioni per fermare questa scia di sangue? Ecco, la risposta che mi do ogni giorno è: no, non abbastanza.
Non abbiamo ancora i dati complessivi del 2025. Sappiamo che nel 2024 ci sono stati 3.030 morti sulle strade. I numeri di questi morti sono sempre per difetto, perché purtroppo la morte può arrivare anche diversi mesi dopo l'impatto, sfuggendo così alle statistiche. Stiamo parlando di oltre 170.000 sinistri, con lesioni, e di oltre 230.000 feriti, con un costo sociale complessivo che arriva a 23 miliardi di euro. Pensateci un attimo: sulle nostre strade bruciamo ogni anno, nel sangue e nelle lamiere, più risorse di quelle previste dall'ultima manovra finanziaria. Abbiamo registrato nelle morti una lieve flessione nel primo semestre del 2025, stimata nel 6,8 per cento. È una piccola buona notizia, ma non può bastare a convincerci che stiamo facendo abbastanza. Purtroppo, conferma quello che abbiamo denunciato dal primo giorno: gli strumenti scelti dal Governo non sono all'altezza della sfida che dobbiamo affrontare.
Per prima cosa, state sbagliando le parole. Quando vi chiediamo di togliere la parola “incidenti” dal codice, vi chiediamo di accettare una sfida politica e culturale indispensabile. La parola “incidente” richiama la fatalità, cioè qualcosa che accade per caso. Nella stragrande maggioranza dei casi non è così. Molte volte siamo di fronte a comportamenti sbagliati, a distrazioni evitabili e a eccessi di velocità. Ma non solo. Si tratta spesso della logica conseguenza di scelte infrastrutturali, tecnologiche o normative che non hanno messo al primo posto la difesa della vita, la prevenzione dello scontro. Nessuna curva, nessuna strada dovrebbe essere definita o della morte. Quando questo avviene, abbiamo già perso tutti. Per questo, vi abbiamo chiesto di chiamarli “scontri”, perché le parole sono importanti. Chiamarli incidenti deresponsabilizza non solo chi è alla guida, ma anche collettivamente tutti noi. Chiamarli scontri restituisce l'idea della nuda e cruda realtà di un evento tremendamente violento, che ha cause e responsabilità precise, non casuali. Perché di violenza stradale stiamo parlando, e possiamo fermarla solo se decidiamo di affrontarla guardandola negli occhi, non facendo finta di non vederla.
State sbagliando anche i tempi della vostra azione normativa. Noi non abbiamo mai contestato la necessità di sanzioni severe per chi mette a rischio la propria vita e quella degli altri attraverso comportamenti sbagliati. È giusto intervenire dopo, ma è troppo tardi. Non potete accontentarvi di punire, dovete fare di più per prevenire. Il fallimento dell' è la cartina al tornasole di questo Governo. A distanza di 14 mesi dall'entrata in vigore del codice, è stato annunciato più volte, ma nessuno ha mai risposto alle nostre interrogazioni sul monitoraggio, sui controlli effettuati, su quanti ne sono stati installati. E sapete perché non avete mai risposto? Perché il Ministro Salvini avrebbe dovuto ammettere che non è stato montato ancora alcun , visto che solo a febbraio ne avete pubblicato i modelli sul sito. E non solo siete in ritardo, ma state sbagliando anche nell'applicazione di questo strumento, perché negli altri Paesi europei i nuovi strumenti vengono associati a sanzioni, a controlli, a percorsi riabilitativi e diagnostici di recupero. Perché se, come ci dice l'ultimo rapporto DEKRA, nei Paesi ad alto reddito uno scontro stradale su cinque vede coinvolte persone che hanno abusato di sostanze alcoliche, non possiamo limitarci a impiegare anni per capire quando e come chiedere l'installazione dei dispositivi sui loro mezzi. Dobbiamo fare di più dopo, per prevenire questi comportamenti prima .
Anche sulla tecnologia stiamo perdendo troppe occasioni. Pensiamo ai dispositivi per il rilevamento degli angoli ciechi, per evitare che centinaia di persone vengano schiacciate senza nemmeno essere viste. Una doppia tragedia, nella vita di chi muore e di chi uccide, che la tecnologia potrebbe prevenire e che lo Stato dovrebbe finanziare su tutti i mezzi circolanti, non solo sui nuovi mezzi. Per non parlare dei dispositivi di assistenza alla guida per la limitazione della velocità e per l'inibizione dell'utilizzo degli , accessibili solo per chi ha la tasca abbastanza profonda da poterseli permettere. Voi oggi chiedete un rinvio, ma sulle sfide tecnologiche, sulla guida autonoma, che insieme abbiamo affrontato in Commissione, questo codice è già in ritardo e invece dovrebbe dare nuovo impulso, perché i grandi numeri nella riduzione dei morti sono arrivati quando si è avuto il coraggio di scrivere nelle leggi e di compiere salti e cambiamenti per tutti, dalle cinture di sicurezza agli ABS agli di serie, passando per i caschi dei motociclisti .
Ed anche sulla formazione siamo in ritardo. Quattordici mesi fa abbiamo cambiato profondamente il codice in Parlamento, ma milioni di persone continuano a guidare con la stessa patente presa prima, magari 20, 30, 40 o 50 anni fa, senza un vero sistema strutturato di aggiornamento lungo l'intero arco della propria vita. Nel frattempo, cambiano veicoli, tecnologie, regole e aumentano i pericoli per chi non resta al passo con questo cambiamento.
Infine, c'è la grande questione della velocità nelle città, nei luoghi dove c'è la maggiore presenza di pedoni, di biciclette, di passeggini, dove solo pochi chilometri orari possono fare la differenza tra la vita e la morte.
Le tendenze e le indicazioni europee sono chiarissime: la velocità è uno dei principali fattori che contribuiscono agli scontri stradali. La Commissione europea ha indicato, a febbraio, come esempio positivo la scelta della Spagna di introdurre il limite dei 30 chilometri orari in ambito urbano su gran parte della viabilità cittadina e avete visto quello che è successo con gli ordini del giorno: è bastato togliere le parole “città 30” in un ordine del giorno sulle “città 30” e sulle indicazioni della Commissione europea per avere un parere favorevole del Governo e l'approvazione di quest'Aula.
Quello che noi vi chiediamo di guardare è che le “città 30” non sono una bandiera ideologica, non sono un complotto internazionale contro Meloni e Salvini, ma sono la nuova frontiera della civiltà stradale, la misura di sicurezza urbana riconosciuta a livello europeo per proteggere pedoni, ciclisti, bambini e anziani e tutti siamo pedoni quando non siamo alla guida, non dimentichiamolo mai. Proteggerli non serve a difendere altri, ma a difendere tutte e tutti. Su questo punto si è toccato il punto più basso nel confronto politico. Abbiamo visto addirittura manifestazioni contro il coraggio dei sindaci che si battono per difendere le vite dei propri cittadini. Io vorrei, invece, che il Parlamento li ringraziasse tutti, a prescindere dal colore della propria maggioranza. A Olbia come a Treviso, a Bologna come a Roma, a Milano, a Napoli, a Torino, in tutte le città dobbiamo dire grazie a tutti i sindaci che, con coraggio, stanno scegliendo di seguire le indicazioni europee per salvare le vite . Dovrebbero essere aiutati, non ostacolati dal Ministero. Se non vi piace il nome - come avete dimostrato con gli ordini del giorno - potete cambiarlo, ma non potete cambiare la sostanza delle cose.
Lo stesso vale per la mobilità ciclabile e pedonale: il metro e mezzo in sorpasso, le infrastrutture protette, le , le case avanzate non sono concessioni simboliche, sono strumenti che possono fare la differenza tra la vita e le morti. Indebolirli od ostacolarli significa ferire non solo i ciclisti ma colpire tutta la mobilità.
Per tutte queste ragioni, fino a quando su questi punti specifici non sentiremo parole chiare e nette, non potremo mai sostenere l'azione di questa maggioranza e di questo Governo. Il punto politico è questo: come per tutta la sicurezza, anche sulle strade il vostro indirizzo resta sbilanciato sulla repressione e troppo debole sulla prevenzione. Non mette davvero al centro l'obiettivo primario, che è ridurre drasticamente il numero delle vittime degli scontri. Noi continueremo a lavorare per una sicurezza stradale che unisca prevenzione, formazione, tecnologia e protezione per tutti i cittadini, a cominciare da quelli più vulnerabili, per una sicurezza che sia responsabilità e non propaganda. Per queste ragioni, con il rispetto per il lavoro svolto dal Parlamento ma con chiarezza politica, il gruppo del Partito Democratico voterà contro questo rinvio e continuerà a chiedervi di cambiare rotta .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Frijia. Ne ha facoltà.
MARIA GRAZIA FRIJIA(FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, io vorrei chiudere questo dibattito andando un po' nel solco delle dichiarazioni dei colleghi Caroppo e Maccanti, che mi hanno preceduta, e per riportare un po' di chiarezza, rimandando anche al mittente le ingiuste critiche che sono emerse questo pomeriggio, facendo capire che questo disegno di legge interviene sull'articolo 35 della legge n. 177 del 2024 ma, di fatto, proroga da 12 a 18 mesi - quindi di 6 mesi - il termine per l'esercizio della delega conferita al Governo per la revisione e il riordino della disciplina della motorizzazione e la circolazione stradale. Proprio perché vogliamo andare nella direzione della responsabilità e vogliamo andare nella direzione del lavoro fatto nell'interesse dei nostri concittadini, il Governo ha chiesto di prorogare di pochi mesi la delega per poter operare nel modo migliore. Questa proroga del termine per l'esercizio della delega si inserisce in modo coerente, tra l'altro, nel percorso di riforma del codice della strada, approvato dal Parlamento alla fine del 2024, che ha introdotto misure importanti e immediatamente operative in materia di sicurezza stradale.
Accanto a tali interventi il legislatore ha consapevolmente attribuito al Governo una delega ampia e strutturata, con l'obiettivo di affrontare, in modo organico, come dicevo, una materia che oggi risente di una forte frammentazione normativa e non riconoscerlo in quest'Aula è grave dal mio punto di vista. Rivendico, Presidente, il costante e attento lavoro che il Governo e soprattutto la Commissione trasporti della Camera hanno messo in campo, già a partire dalla modifica del codice della strada. Un costante lavoro di ascolto sulle materie, appunto, della circolazione stradale. Un lavoro, tra l'altro, costante anche rispetto ad alcune tematiche che, come diceva l'onorevole Casu, sono tematiche innovative e mi viene in mente, recentemente, l'approvazione di una risoluzione importante sulle nuove tecnologie in materia. Ebbene, il codice della strada - la modifica, la delega, la proroga della delega; il Governo le farà - andrà ad affrontare tutte queste problematiche, tenendo in considerazione un lavoro che è stato fatto in Commissione proprio e anche su questa risoluzione e su questa tematica.
Vorrei rispondere anche alle critiche dell'onorevole Iaria, quando dice che noi andiamo a modificare qualcosa che abbiamo modificato recentemente in ordine al tema della sicurezza. No, non è questo quello che faremo, ma il Governo andrà a lavorare su un progetto più ampio di codice della strada, perché è bene ricordare che l'attuale codice della strada, come hanno detto alcuni colleghi prima di me, risale al 1992 ed è il risultato di decenni di modifiche stratificate, spesso parziali e senza alcuna visione, che ne hanno progressivamente compromesso la chiarezza, la coerenza e l'unitarietà.
Il codice della strada è uno dei testi normativi che più incidono sulla vita quotidiana dei nostri concittadini, sull'attività economica, sulla sicurezza, sulla vita dei nostri concittadini e sull'azione delle amministrazioni pubbliche e noi e il Governo questo lo sappiamo bene. Proprio per questo, appunto, la disciplina della circolazione deve essere chiara, coerente e facilmente applicabile anche alla luce delle profonde trasformazioni intervenute nel sistema della mobilità, dall'innovazione tecnologica, come dicevamo prima, ai nuovi modelli di trasporto.
La proroga del termine al 14 giugno 2026 rappresenta, dunque, una scelta di responsabilità politica. È vero: è una scelta di responsabilità politica e lo voglio sottolineare. Essa consente di disporre del tempo necessario per una revisione organica e non affrettata della materia, evitando interventi parziali che rischierebbero di riprodurre le criticità già esistenti.
In questa prospettiva è particolarmente condivisibile la previsione che consente l'attuazione della delega anche mediante l'adozione di un nuovo codice della strada organico e frutto di una visione e di un lavoro messi in campo in questi anni dal Governo, insieme alla grande collaborazione della Commissione trasporti della Camera - e anche del Senato -, con l'obiettivo, appunto, di garantire per il nuovo codice della strada un testo unitario, semplificato e di agevole consultazione.
Va inoltre ricordato che nel corso dell'esame in sede referente il provvedimento di cui stiamo discutendo è stato migliorato, accogliendo i rilievi del Comitato per la legislazione, rafforzando la coerenza con il sistema delle fonti e la qualità complessiva dell'intervento normativo, definendo confini chiari e trasparenti per quanto riguarda la delega al Governo in questa materia. Non siamo, dunque, di fronte a un mero rinvio ma a una condizione necessaria per assicurare una riforma solida, efficace e duratura, capace di rispondere alle esigenze di sicurezza, semplificazione e modernizzazione del Paese, proprio quello per cui veniamo criticati dall'opposizione. In realtà è esattamente l'opposto la chiave di lettura che bisogna dare a questo provvedimento, semplice ma importante, che oggi ci accingiamo a votare.
Per tutte queste ragioni, il gruppo di Fratelli d'Italia esprime convintamente il suo voto favorevole sul disegno di legge n. 2713-A.
Votiamo “sì” perché crediamo che le riforme serie si costruiscano con metodo, responsabilità e visione, non con interventi , non con interventi affrettati, non con interventi frammentari. Votiamo “sì” perché riteniamo che la sicurezza stradale, la semplificazione normativa e la modernizzazione del Paese non si difendano con annunci, ma con scelte legislative solide e coerenti.
Questa proroga, Presidente, è un atto di serietà istituzionale. Significa dare al Governo gli strumenti e il tempo necessari per consegnare alla Nazione un codice della strada più chiaro, più ordinato, più efficace, all'altezza delle trasformazioni, della mobilità contemporanea e - perché no - andando a raccogliere gli spunti anche che sono emersi dalla Commissione, così come è stato fatto durante il dibattito sulla modifica dell'articolo 35 del codice della strada, la precedente modifica.
È questa l'idea di buona legislazione che Fratelli d'Italia porta in Parlamento: meno norme confuse, più regole comprensibili; meno stratificazione, più coerenza; meno improvvisazione, più responsabilità. Per questo il nostro voto è favorevole, perché riammodernare il codice della strada significa rafforzare la sicurezza dei cittadini, la certezza del diritto e l'efficacia dell'azione pubblica .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
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PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2713-A: “Proroga del termine per l'esercizio della delega prevista dall'articolo 35 della legge 25 novembre 2024, n. 177”.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Colleghi, adesso interrompiamo la seduta per una breve pausa tecnica. Sospendo quindi la seduta, che riprenderà alle ore 16. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta di legge, già approvata dal Senato, n. 2304: Modifiche al codice penale e al regolamento di polizia mortuaria, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1990, n. 285, in materia di disposizione delle spoglie mortali delle vittime di omicidio.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi per il seguito della discussione è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea .
Ricordo che nella seduta del 20 febbraio 2026 si è conclusa la discussione generale e la relatrice è intervenuta in sede di replica mentre la rappresentante del Governo vi ha rinunciato.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli della proposta di legge e delle proposte emendative presentate .
Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri , che sono in distribuzione.
Ha chiesto parlare sul complesso degli emendamenti la deputata Giuliano. Ne ha facoltà.
CARLA GIULIANO(M5S). Grazie, Presidente. Questa proposta di legge vede il nostro favore, è una proposta di legge che è sicuramente una norma di civiltà. Riguarda, appunto, l'introduzione di una pena accessoria nei confronti di chi viene condannato per gravissimi reati nei confronti della vittima. E dalla condanna a questi gravissimi reati - tra cui l'omicidio, l'infanticidio, l'omicidio del consenziente e l'istigazione al suicidio, per esempio da cui derivi appunto la morte della vittima - deriva come pena accessoria l'impossibilità di poter disporre delle spoglie mortali della vittima.
Ecco, rispetto a questo provvedimento che vede il nostro favore, noi abbiamo voluto presentare alcuni piccoli emendamenti assolutamente chirurgici e di buonsenso, che servono a rafforzare quanto previsto nella proposta di legge.
Avevamo previsto di circoscrivere la decadenza dalla possibilità di utilizzare le spoglie mortali della vittima non a tutti i casi di omicidio del consenziente, ma ai casi più gravi, disciplinati dall'articolo 579, terzo comma; così come l'impossibilità di disporre delle spoglie mortali della vittima e di disporre, per esempio, la cremazione noi l'abbiamo prevista dal momento in cui si aprono delle indagini e inizia il procedimento nei confronti del presunto autore del reato, fino al passaggio in giudicato della sentenza, che sia una sentenza di assoluzione o di condanna, proprio per evitare che, nelle more di tutte le fasi di impugnazione della sentenza, l'autore del reato possa disporre delle spoglie mortali della vittima e quindi possa, eventualmente, anche cancellare alcuni elementi del reato, elementi che possono servire a chi indaga per giungere appunto all'accertamento di quel reato.
Riteniamo che siano degli emendamenti - ripeto - di buonsenso e io spero che qui, in Aula, oggi la maggioranza e il Governo decidano di fare una riflessione e di accogliere i nostri emendamenti che hanno il solo scopo di rafforzare ulteriormente quanto previsto nel provvedimento a tutela della vittima, che non deve subire una seconda morte, ma anche a tutela delle indagini, per impedire che l'autore del reato possa esercitare questi diritti e quindi sottrarsi o comunque inquinare le prove che possono dimostrare la sua responsabilità .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire sul complesso degli emendamenti, invito la relatrice e il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sulle proposte emendative e sugli articoli aggiuntivi riferiti agli articoli della proposta di legge.
Prego, relatrice.
SIMONETTA MATONE, . Il parere è contrario su tutti gli emendamenti presentati.
ALBERTO BARACHINI,. Parere conforme.
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.1 D'Orso. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1 D'Orso, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 2.1 Ascari. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.1 Ascari, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.2 Ascari. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.2 Ascari, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.3 D'Orso. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.3 D'Orso, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.4 Giuliano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.4 Giuliano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.5 Cafiero De Raho. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.5 Cafiero De Raho, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Passiamo all'articolo aggiuntivo 2.01 Giuliano. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 2.01 Giuliano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare il deputato Roberto Giachetti. Ne ha facoltà. Vedo che c'è grande attesa tra i banchi del suo gruppo. Prego.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). La ringrazio, Presidente. Potrebbe dire al collega Marattin, che mi sta importunando, se la smette? Grazie.
PRESIDENTE. Ha fatto da solo, come sempre, collega Giachetti. Mi ruba il mestiere. Prego.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Però, so che lei è solidale con me, soprattutto quando Marattin…
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). A parte le battute, questo è un argomento molto serio, signor Presidente e colleghi. Io intervengo, a nome del gruppo di Italia Viva, per esprimere il nostro voto favorevole su questo provvedimento, nella consapevolezza che non si tratta di una norma tecnica qualunque, ma di un intervento che tocca uno dei punti più delicati del nostro ordinamento: il rispetto che è dovuto alla persona anche dopo la sua morte.
Il testo in esame introduce una pena accessoria che dispone, sostanzialmente, la decadenza dalla facoltà di disporre delle spoglie mortali nei confronti di chi si sia reso colpevole di delitti gravissimi, come l'omicidio, i maltrattamenti o altri reati di particolare gravità, ai danni della persona defunta. In altre parole, si impedisce che l'autore del reato possa decidere del destino del corpo della propria vittima. È una previsione che risponde a un principio di giustizia, prima ancora che giuridico e morale. Non è tollerabile che chi ha tolto la vita a una persona possa poi esercitare lo , scegliendo se cremare, tumulare o inumare il corpo di chi ha subito la violenza. Sarebbe, francamente, un paradosso giuridico e una ferita ulteriore per i familiari, già colpiti dal dolore e dalla perdita.
Questa norma colma un vuoto che è nato dall'esperienza concreta delle aule giudiziarie e dai casi di cronaca che hanno scosso la coscienza collettiva. Non è una disposizione simbolica: è una risposta a situazioni reali, nelle quali si è reso necessario intervenire con urgenza per evitare che la distruzione del cadavere, ad esempio tramite la cremazione, compromettesse accertamenti investigativi o producesse una lesione irreparabile dei diritti degli altri congiunti.
Particolarmente significativa è anche la previsione della sospensione della facoltà di disporre delle spoglie in caso di apertura di un procedimento penale per reati gravi connessi alla morte. Si tratta di una misura di equilibrio, che tutela il corpo del reato e garantisce che le indagini possano svolgersi pienamente, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza, ma anche dell'esigenza di non pregiudicare l'accertamento della verità.
Quindi, se, da un lato, questo provvedimento merita il nostro sostegno perché introduce una tutela necessaria e coerente con i principi di civiltà giuridica, dall'altro, non possiamo sottrarci a una riflessione più ampia. Il fatto stesso che si sia resa indispensabile una norma di questo tipo è il segno di un disagio profondo che attraversa la nostra società. Viviamo, signora Presidente e colleghi, un tempo in cui i fenomeni di violenza domestica e familiare hanno purtroppo assunto dimensioni e modalità sempre più drammatiche. Le cronache quotidiane ci raccontano storie di sopraffazione, di relazioni malate, di incapacità di gestire il conflitto senza ricorrere alla violenza. È a questo contesto che il legislatore, con questo provvedimento, sta cercando di dare una risposta. Ma, anche in questa occasione, la legge - lo sappiamo bene, signora Presidente - interviene quando il danno si è già verificato: essa disciplina, sanziona, corregge; non può, da sola, prevenire. Per questo, accanto all'approvazione di questa norma, dobbiamo ribadire con forza l'impegno per la prevenzione, per l'educazione al rispetto, per il sostegno delle vittime, per il contrasto culturale alla violenza di genere.
Questo testo non deve essere archiviato come un mero intervento regolamentare sulla polizia mortuaria. Esso rappresenta un segnale molto chiaro: la Repubblica non resta indifferente davanti alla violenza; la Repubblica tutela la dignità della persona anche dopo la sua morte; la Repubblica non consente che l'autore di un delitto mantenga un potere simbolico e giuridico sulla propria vittima.
Esprimiamo dunque, colleghi, il nostro voto favorevole, con senso di responsabilità e con la consapevolezza che questa norma è necessaria; ma lo facciamo anche con la determinazione a lavorare affinché un giorno disposizioni come questa non debbano più trovare applicazione, perché la prevenzione e la cultura del rispetto avranno reso meno frequenti e, auspicabilmente, eccezionali tragedie di tale gravità .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Dori. Ne ha facoltà.
DEVIS DORI(AVS). Grazie, Presidente. Questa proposta di legge ha l'obiettivo di evitare la dispersione delle prove quando vi siano sospetti di femminicidio o omicidio. Quindi, per questo motivo, per quanto ci riguarda, l'obiettivo, la del provvedimento è assolutamente condivisibile. Infatti, come Alleanza Verdi e Sinistra, voteremo, così come abbiamo già fatto in Senato, a favore di questo provvedimento. Voteremo a favore perché il testo introduce alcuni correttivi al codice penale e al regolamento di polizia mortuaria al fine di evitare che il coniuge, la parte dell'unione civile o il parente prossimo, autori del femminicidio, possano profittare dei diritti in tema di disposizione delle spoglie della vittima, che oggi l'ordinamento riconosce loro, per occultare le prove del delitto sviando così o tentando di sviare il corretto iter del procedimento penale che venga, nel frattempo, avviato per l'accertamento dei fatti e delle responsabilità.
Quello in discussione, quindi, è un provvedimento che interviene dopo che il femminicidio è stato consumato, per evitare ulteriori conseguenze, anche gravi, nelle indagini e nel processo. Tuttavia, Presidente, come, tra l'altro, ci ricordano anche la stessa relazione introduttiva di questa proposta di legge e le cronache, tutti i giorni, nonostante un'imponente serie di interventi legislativi, le statistiche segnalano comunque che il numero dei casi di femminicidio e, più in generale, il dramma della violenza contro le donne non hanno certo imboccato un consolidato discendente. Questo significa, ovviamente, che la politica solo repressiva contro la violenza di genere non basta e che avere pene più severe non significa necessariamente, automaticamente, salvare più vite, e non è con pene più severe che si afferma, oltretutto, il diritto delle vittime di vivere libere dalla violenza.
Quindi non ci stancheremo mai di ripetere che, se si vuole davvero combattere la violenza contro le donne, è indispensabile agire a livello culturale, e farlo davvero: quindi, riconoscere la necessità di una formazione specifica e introdurre - e qui lo ribadiamo per l'ennesima volta -, in modo serio e non di facciata, l'educazione sessuale e affettiva nelle scuole, per agire alla radice del problema.
Chiaramente, vigileremo anche sull'attuazione del regolamento di modifica del DPR n. 285 del 1990, che dovrà essere adottato, come prevede il provvedimento, entro 6 mesi, previo parere delle Commissioni competenti. Quindi, quello sarà un passaggio chiave proprio per tradurre in prassi amministrative i principi che qui sono affermati.
Riteniamo, quindi, che questa non sia e non debba essere una norma meramente simbolica, ma sia una norma che afferma un principio fondamentale, cioè che chi è accusato di aver tolto la vita a una persona non può, poi, disporre del suo corpo come se nulla fosse, perché la dignità della vittima, il rispetto dei familiari e la tutela dell'accertamento giudiziario vengono, ovviamente, prima.
Questa normativa, quindi, cerca di evitare proprio questo paradosso che, sino ad oggi, si è sempre consumato, per cui il carnefice può ancora disporre, di fatto, della propria vittima. Quindi, la è proprio quella di evitare che il soggetto responsabile della morte della vittima possa esercitare diritti o facoltà relativi alla destinazione delle spoglie mortali. Quindi, per tutti questi motivi che ho appena esposto, come Alleanza Verdi e Sinistra, voteremo a favore del provvedimento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato D'Alessio. Ne ha facoltà.
ANTONIO D'ALESSIO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Trattiamo in tema di modifiche al codice penale, con riferimento alla materia della disposizione delle spoglie mortali delle vittime di omicidio. Innanzitutto, che cosa intendiamo per spoglie mortali? Questa è una terminologia onnicomprensiva, cioè si intende il corpo della persona deceduta indipendentemente dallo stato, quindi trattiamo anche dei casi nei quali, purtroppo, è ridotta ad ossa o a ceneri.
Abbiamo una duplice , sarò molto rapido. Innanzitutto, sottrarre alla disponibilità di chi si macchia di efferati reati o è sottoposto ad indagini in questo senso le spoglie della vittima del reato stesso.
Poi evitare che egli stesso, che probabilmente o c'è il dubbio che possa aver commesso quel reato, disperda le prove, affinché non si ostacoli il percorso della valutazione delle prove stesse e della valutazione della commissione o meno del reato.
Sono stati sostanzialmente i casi di cronaca a gestire l'attenzione su questa tematica. Le aule giudiziarie, purtroppo, hanno registrato dei casi nei quali si è verificato ciò e anche dei casi nei quali, appunto, in qualche maniera si è dovuta forzare, con dei provvedimenti più che motivati, la disponibilità, ripeto, delle spoglie mortali a coloro i quali, con ogni probabilità, avevano o hanno, alla luce di accertamenti giudiziari, compiuto quel tipo di reati. Stiamo parlando di maltrattamenti contro familiari e conviventi, omicidi, infanticidi, omicidi del consenziente e anche, quindi, istigazione al suicidio, omicidi preterintenzionali, abbandono di persone minori o incapaci.
L'articolo 2, che stiamo per approvare, prevede poi, nei prossimi 6 mesi, un successivo regolamento da adottarsi su proposta del Ministro della Salute, sentiti il Ministro dell'Interno e il Ministro della Giustizia, previo parere delle Commissioni parlamentari nelle quali ci ritroveremo a lavorare.
Ripeto, c'è una duplice che noi condividiamo in pieno. È evidente che l'attenzione a questo tipo di tematica postula la necessità di riflettere dello stato nel quale siamo arrivati come società moderna, se è vero come è vero che si tratta di patologie - quelle di utilizzare o di provare a utilizzare i resti mortali di una determinata persona - che però sono, purtroppo, in numero crescente, nel senso che la diffusione di questo tipo di patologia - perché dobbiamo chiamarla così - è, dicevo, in ascesa, in numero crescente, per cui c'è necessità che il legislatore metta mano a questo tipo di materia. La diffusione, che ha costretto e ha portato il legislatore a disciplinare questi casi, impone di accompagnare il processo di legislazione che stiamo per chiudere oggi, ma che continuerà nei prossimi 6 mesi con l'adozione del regolamento, con un processo di assoluta necessità di sensibilizzazione rispetto a tematiche di questo tipo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ascari. Ne ha facoltà.
STEFANIA ASCARI(M5S). Grazie, Presidente. Ci sono momenti in cui il diritto arriva dopo il dolore, e arriva perché il dolore vero, quello che lacera una famiglia e scuote un Paese intero, ci costringe a guardare una falla dell'ordinamento e a colmarla.
Parto da un caso concreto di cronaca nera. Carmela Cirillo aveva 38 anni quando il marito, Salvatore Guadagno, la strangolò fino a toglierle la vita. Oggi, per come è scritta la legge attuale, quello stesso uomo mantiene ancora il potere di decidere sul suo corpo. I figli vorrebbero cremarla, perché dicono che fosse la sua volontà, ma per la legge è il marito che deve firmare per la cremazione. Così quei figli sono costretti a chiedere giustizia due volte: per il femminicidio della madre e per poterle dare l'ultimo saluto secondo i suoi desideri. Nonostante il femminicidio e nonostante la responsabilità gravissima, quell'uomo può ancora decidere delle spoglie mortali della vittima, può scegliere come e dove debba essere sepolta, può intervenire su ciò che resta del corpo della donna che ha assassinato. Questo è un potere indegno che prolunga la violenza oltre la vita, è una ferita nella ferita, un corto circuito morale, prima ancora che giuridico.
Fino a oggi, il nostro ordinamento non prevedeva in modo espresso la decadenza automatica dei diritti relativi alle spoglie mortali per chi si è macchiato di delitti gravissimi: femminicidio, maltrattamenti con esito mortale, istigazione o aiuto al suicidio, o altre forme di morte conseguente a reato. Con la proposta di legge che ci apprestiamo a votare, invece, viene introdotto l'articolo 585- del codice penale, una pena accessoria chiara e netta: chi uccide il coniuge, la parte dell'unione civile o un parente prossimo perde il diritto di decidere delle sue spoglie mortali. È una norma semplice, ma è una norma di civiltà. Non possiamo accettare che l'autore di un femminicidio mantenga un potere giuridico sulla vittima nemmeno dopo la morte. Perché consentire all'autore del delitto di decidere del corpo della vittima significa, in qualche modo, perpetuare simbolicamente quel controllo. Non possiamo consentire che la violenza continui oltre la vita, nel momento in cui la famiglia cerca, almeno, di elaborare il lutto, di scegliere un luogo, un rito, una forma di commiato. Questa proposta interviene anche su una realtà sociale che il diritto deve riconoscere: le convivenze di fatto e le relazioni affettive. Viene estesa, infatti, la pena accessoria anche al convivente di fatto designato e a chi sia stato espressamente autorizzato a disporre delle spoglie mortali. Perché la tutela deve essere effettiva, non aggirabile. Chi distrugge una vita non può pretendere di governarne anche la memoria.
Colleghe e colleghi, non possiamo fermarci qui: alla morte non bisogna arrivare, lo Stato deve arrivare prima. Non basta punire, bisogna prevenire, bisogna educare. Quando parliamo di femminicidio, non parliamo solo di un reato, ma di un fenomeno criminale strutturato. Parliamo di una cultura del possesso, del controllo, della negazione dell'autonomia della donna. Quasi ogni giorno leggiamo di femminicidi nel nostro Paese. Cambiano i nomi, cambiano i luoghi, cambiano le età, ma un filo rosso li lega tutti: donne che volevano essere libere, la cui vita è stata spezzata da mariti o ex compagni incapaci di accettare la libertà delle donne. Donne trattate come se fossero oggetti di proprietà, oggetti da possedere. Perché la cultura patriarcale è questa: è quella del possesso, è quella della sopraffazione, è quella della violenza come dominio. Violenza che è ancora radicata nella nostra società. È una cultura che si trasmette nel linguaggio, nei modelli, nei comportamenti quotidiani, che riesce a insinuarsi anche tra i più giovani. Basta leggere le liste stupri scritte nei bagni di tante scuole nel nostro Paese. Questa è una dote pesantissima che ci portiamo dietro, di violenza istituzionalizzata, normalizzata e giustificata. Per questo serve una rivoluzione culturale, serve educare all'affettività, alla sessualità, al rispetto e alla parità già dai primi banchi di scuola. L'educazione affettiva e sessuale è, prima di tutto, prevenzione. Perché è prevenzione? Perché riduce i rischi e le violenze, insegna il rispetto del consenso, che un “no” è un “no” e aiuta a riconoscere pressioni, ricatti e dinamiche abusive. Ma educare all'affettività significa anche dare parole a emozioni come paura, rabbia, gelosia, insegnare a riconoscere i propri confini e quelli altrui, costruire relazioni basate su empatia e rispetto, libere da stereotipi tossici. È inclusione ed uguaglianza. Combatte gli stereotipi di genere, promuove una cultura della parità, riducendo discriminazioni e violenze. Educare all'affettività significa offrire un alfabeto gentile delle emozioni per aiutare i giovani a riconoscere le emozioni per avere un linguaggio corretto, per accogliere le differenze. Questo lo chiedono proprio gli studenti e le studentesse, basta andare a parlare con loro. Chiedono di avere uno spazio, uno spazio neutro, di confronto, di ascolto reciproco per avere delle risposte che, se non trovano in famiglia o a scuola, le cercano altrove. Quell'altrove possono essere delle tossiche, può essere la rete e nella peggiore delle ipotesi anche la pornografia. Questa rivoluzione culturale, allora, non è più rinviabile.
È necessario - e chiudo, Presidente - ed è fondamentale dare dignità alle vittime, garantire rispetto ai familiari e ogni forma di sostegno possibile, ma la prima dignità che dobbiamo restituire è quella della vita, impedendo che sia spezzata. Il diritto non può riportare indietro una vita, ma può impedire che l'ingiustizia si prolunghi oltre la morte ed è necessario che, a monte, si proteggano e si tutelino le vite. Per questo, come gruppo del MoVimento 5 Stelle, sosteniamo questa proposta di legge. Perché è una norma giusta, necessaria e di civiltà. Ma ricordiamolo bene: lo Stato deve proteggere le donne prima che vengano uccise, perché uno Stato che arriva dopo non fa giustizia, piange sui cadaveri ed è responsabile. Siamo stanche di piangere e di commemorare.
Lo Stato giusto deve correre più veloce e non c'è più tempo da perdere
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Bellomo. Ne ha facoltà.
DAVIDE BELLOMO(FI-PPE). Grazie, signora Presidente. Io credo che, come al solito accade, il provvedimento stia prendendo pieghe diverse, perché con questo provvedimento stiamo colmando la lacuna di un vuoto legislativo, ossia prevedendo che una persona - sento parlare di femminicidio, soltanto di femminicidio - che abbia cagionato la morte di qualcuno, quindi, sia indagata o imputata per tale delitto, giustamente non debba disporre della salma del defunto, di colui che è deceduto a seguito di un reato, anche grave, commesso dallo stesso. Questa è l'essenza del provvedimento. Quindi, non è un provvedimento né a favore né contro le donne, ma è a favore della persona. Si deve avere dignità della salma in quel momento e, quindi, non si può consentire al soggetto, alla persona che ha commesso il delitto di disporne. Ma non si perde occasione… anche rispetto a questo provvedimento, che dovrebbe prevedere solo pochi minuti di dibattito, perché serve a riempire un vuoto normativo, sento di parlare solo di femminicidio, ma abbiamo anche il caso della madre che avrebbe ucciso e tagliato in quattro il proprio figlio, come le cronache ci dicono, e non se n'è parlato. Si tratta di persone, di colui il quale eventualmente è indagato per quell'efferato omicidio, per quel reato che poi ha cagionato la morte, che non deve giustamente disporre della salma.
La norma dice anche altro: ovviamente se si è soltanto indagati non si potrà disporre della salma, ma sarà anche vietato procedere alla cremazione, qualora il soggetto defunto l'abbia chiesto, se non a sentenza definitiva di condanna. Questo dice il provvedimento.
Credo che altre derubricazioni, altre declinazioni di questo provvedimento non appartengano oggi al provvedimento stesso, perché è un provvedimento che vede al centro, che pone al centro, appunto, la persona.
Quindi, Forza Italia voterà convintamente “sì” a questo provvedimento e credo che nessuno possa non riconoscere che, di fronte a una lacuna normativa, si è finalmente intervenuti
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Bisa. Ne ha facoltà.
INGRID BISA(LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, la proposta di legge oggi in esame introduce una norma di civiltà giuridica, come è già stato detto dai colleghi che mi hanno preceduto, e di rispetto umano: impedire che chi è indagato o condannato per l'omicidio di una persona possa disporre delle sue spoglie mortali. Parliamo di un principio di giustizia elementare. Non è accettabile che chi è sospettato o riconosciuto responsabile della morte di una persona possa decidere sulla tumulazione o addirittura sulla cremazione del corpo della vittima.
La proposta interviene su due piani fondamentali: introduce nel codice penale l'articolo 585- prevedendo le pene accessorie della decadenza dall'esercizio di ogni diritto e facoltà in tema di disposizione delle spoglie mortali in caso di condanna per gravi delitti come omicidio, maltrattamenti con esito mortale, istigazione al suicidio e omicidio preterintenzionale e prevede una preclusione assoluta già nella fase delle indagini, vietando, in ogni caso, la cremazione fino al passaggio in giudicato della sentenza o alla pronuncia di proscioglimento. Si tratta di una scelta coerente con l'ordinamento. Già oggi il nostro sistema conosce istituti come l'indegnità a succedere e la sospensione della successione nei casi di omicidio del , ma, come evidenziato, il diritto di disporre delle spoglie mortali ha natura personalissima e non rientra tra i diritti patrimoniali oggetto di successione. Proprio per questo era necessario un intervento normativo specifico.
Questa norma risponde a tre esigenze fondamentali: tutela della dignità della vittima anche dopo la morte, protezione dei familiari non coinvolti che non devono subire l'ulteriore trauma di vedere l'indagato decidere del corpo della persona uccisa e garanzia probatoria, evitando cremazioni che possano compromettere definitivamente accertamenti futuri.
Come ha già più volte sottolineato la presidente della Commissione giustizia al Senato, Giulia Bongiorno, questa norma colma un vuoto inaccettabile dell'ordinamento. Non si tratta di una misura simbolica, ma di una disposizione concreta che impedisce una seconda violenza sulla vittima e i suoi familiari.
La è chiara: chi è accusato di aver tolto la vita non può avere il potere di decidere cosa fare del corpo di quella stessa persona. È una scelta di equilibrio, non introduce automatismi sanzionatori anticipati; prevede una disciplina temporanea nella fase delle indagini e collega la decadenza definitiva alla condanna o al patteggiamento. È in sostanza una norma di rispetto, di buonsenso e - ripeto - di civiltà giuridica. Approvare questa legge significa affermare un principio semplice, ma fondamentale: la dignità della vittima viene prima del potere dell'indagato.
Per queste ragioni, la Lega ovviamente voterà a favore di questa proposta di legge .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Gianassi. Ne ha facoltà.
FEDERICO GIANASSI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Anche il gruppo del Partito Democratico esprime il proprio voto favorevole a questa iniziativa legislativa che ha già trovato il consenso unanime al Senato. Come è stato detto dalle colleghe e dai colleghi, il provvedimento interviene su un tema di grande delicatezza. Tocca da vicino la dignità delle persone, il rispetto per le vittime dei reati gravissimi e la tutela dell'accertamento della verità giudiziaria. Si tratta di una disciplina relativa alle spoglie mortali delle vittime di omicidio; in particolare riguarda i casi di femminicidio, un fenomeno troppo diffuso e drammaticamente ancora così presente nella nostra società.
Questa proposta di legge nasce dunque da esigenze concrete e dolorose che la cronaca e anche l'attività giudiziaria ci hanno restituito negli ultimi anni. Come la cronaca ci ricorda spesso, l'autore di un femminicidio si è avvalso di alcune lacune normative per disporre della cremazione del corpo della vittima. Il risultato è la dispersione di prove essenziali. Questo comporta che, a distanza di anni, non è più possibile, qualora questo si sia verificato, effettuare accertamenti sul corpo e viene compromessa anche l'attività investigativa e giudiziaria.
È dunque evidente che questa proposta di legge rappresenta un provvedimento di civiltà, previene ulteriore sofferenza per i familiari e in particolare per i figli delle vittime. Il provvedimento interviene sul codice penale e sul regolamento di polizia mortuaria e introduce norme chiare e puntuali da questo punto di vista. L'indagato e il condannato per omicidio non possono esercitare alcuna facoltà sulla disposizione della salma della vittima in termini di sepoltura o in termini di cremazione. La legge riconosce quindi che la gestione della salma non possa essere lasciata nelle mani di chi ha tolto la vita a un'altra persona o è accusato di averlo fatto. È un principio di civiltà che afferma la prevalenza della dignità della persona e del rispetto per i familiari superstiti sopra ogni altro interesse di altri soggetti.
Il provvedimento introduce dunque nel codice penale il nuovo 585 che prevede, come pena accessoria, la decadenza dall'esercizio di ogni diritto e facoltà in materia di disposizione delle spoglie nei confronti di chi è condannato, anche a seguito di patteggiamento, per reati gravissimi, come l'omicidio doloso, ma anche l'omicidio preterintenzionale, maltrattamenti in famiglia con esito mortale, l'infanticidio in condizioni di abbandono, l'istigazione al suicidio, l'abbandono di minori o incapaci con esito letale.
L'intervento non si limita dunque a casi isolati, ma considera in modo sostanzialmente organico situazioni che la pratica giudiziaria ha più volte evidenziato come problematiche. Spesso chi commette crimini familiari, in particolare il femminicidio, era titolare di diritti sulla salma della vittima.
In assenza di norme specifiche dunque avremmo assistito e abbiamo assistito anche ad alterazioni delle modalità di conservazione della sepoltura della salma, con le conseguenze negative di cui abbiamo detto in precedenza. Questa proposta si inserisce in un contesto che già è segnato dall'introduzione di strumenti analoghi. Il codice civile prevede l'indegnità a succedere o la sospensione dalla successione, che è stata recentemente introdotta in favore degli orfani di crimini domestici. Qui si interviene sul diritto personalissimo, l' riconosciuto dalla giurisprudenza, come parte dei diritti della personalità e tutelato dalla nostra Costituzione già agli articoli 2 e 3. Non era dunque sufficiente fare riferimento alla disciplina patrimoniale, ma era necessario un intervento specifico. La legge introduce, inoltre, importanti cautele procedurali, come il divieto di cremazione sino al passaggio in giudicato della sentenza di condanna o alla pronuncia della sentenza di proscioglimento. Queste previsioni eliminano zone grigie, evitano trattamenti irragionevoli o discriminatori. Il lavoro, che era già stato svolto in Senato presso la Commissione giustizia, ha consentito di migliorare il testo, anche con il contributo delle opposizioni. Dunque, anche in ragione del proficuo lavoro che là, in quella sede, era stato svolto, il risultato finale si è presentato migliore rispetto all'iniziativa originaria.
Pertanto, come è giusto che avvenga per casi di rilevanza civile e sociale nei quali è possibile trovare una convergenza ampia, mettendo al centro l'interesse delle vittime e la tutela della giustizia, confermiamo, come già fatto al Senato, il voto favorevole del gruppo del Partito Democratico .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Dondi. Ne ha facoltà.
DANIELA DONDI(FDI). Signora Presidente, signor Sottosegretario, onorevoli colleghi, oggi siamo chiamati a votare un provvedimento che mette fine a un paradosso inaccettabile: quello che permetteva talvolta all'omicida di gestire le spoglie della vittima, arrivando perfino a ordinarne la cremazione per cancellare le prove del delitto. In particolare, l'introduzione dell'articolo 585 del codice penale, rubricato: “Pena accessoria”, prevede, appunto, la pena accessoria della decadenza dall'esercizio di ogni diritto e facoltà in tema di disposizione delle spoglie mortali della vittima, ad esempio per maltrattamenti contro familiari e conviventi da cui derivi la morte della persona offesa, omicidio, infanticidio in condizioni di abbandono materiale e morale commesso dalla madre nei confronti del neonato e abbandono di persone minori o incapaci se dal fatto è derivata la morte della persona offesa.
Il provvedimento, infatti, introduce nei confronti del coniuge, della parte delle unioni civili, del parente prossimo o del convivente di fatto o del la pena accessoria della decadenza dall'esercizio di ogni diritto e facoltà in tema di disposizione delle spoglie mortali della vittima, in seguito a condanna o applicazione della pena su richiesta delle parti, ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale, per una serie di reati - come abbiamo detto - commessi in danno della vittima. Il provvedimento prevede altresì per i medesimi soggetti la preclusione assoluta ad esercitare qualsiasi diritto e facoltà in tema di tumulazione, inumazione o cremazione del cadavere nelle more del giudizio e in ogni caso il divieto di cremazione del cadavere sino al passaggio in giudicato della sentenza di condanna che abbia definito il procedimento ovvero sino alla pronuncia della sentenza di proscioglimento.
Noi la riteniamo una questione di dignità e giustizia: la dignità di chi non ha più voce e la dignità dello Stato, che non può permettere che il diritto di disposizione del corpo diventi uno strumento per garantire l'impunità. Fino ad oggi, infatti, si verificava un paradosso inaccettabile: quello per cui, in assenza di una disciplina chiara, poteva accadere che proprio chi era sospettato di aver causato la morte di una persona avesse la possibilità di disporre delle spoglie della vittima, arrivando persino a richiedere la cremazione, con il rischio concreto di cancellare per sempre elementi di prova essenziali.
Non si tratta di un'ipotesi astratta. Purtroppo, la cronaca giudiziaria degli ultimi anni ci ha mostrato casi nei quali, a fronte di morti violente o sospette, la richiesta di cremazione avanzata da coniugi o conviventi è intervenuta quando le indagini erano ancora in fase embrionale, costringendo l'autorità giudiziaria a interventi urgenti per evitare che accertamenti irripetibili andassero perduti. In alcune vicende tristemente note all'opinione pubblica, solo il tempestivo sequestro della salma ha consentito di svolgere nuove autopsie, analisi tossicologiche o accertamenti medico-legali, che si sono poi rivelati determinanti per l'accertamento dei fatti. In altri casi, invece, si è arrivati troppo tardi e la verità processuale è rimasta monca, incompleta, irreversibilmente compromessa. Ecco perché questo provvedimento nasce a tutela di qualcosa di più grande: la funzione dello Stato, la credibilità della giustizia e il diritto delle vittime ad avere verità.
Il testo che oggi siamo chiamati a votare introduce una regola di civiltà giuridica semplice, ma fondamentale: chi è indagato o imputato per gravi reati in danno della vittima non può disporre del suo corpo, né durante il processo, né, in caso di condanna, successivamente. È una scelta di equilibrio, è una scelta di buonsenso, è una scelta che rafforza e non indebolisce le garanzie del nostro sistema. È una questione di dignità: la dignità della vittima, che non ha più voce per difendersi, la dignità dei familiari onesti, che hanno diritto a una verità piena, e la dignità dello Stato, che non può accettare zone grigie quando si tratta di omicidi. Con queste modifiche al codice penale e al regolamento di polizia mortuaria garantiamo che durante le procedure investigative, in presenza di indagini per omicidio, nessuna salma potrà essere sottratta agli accertamenti necessari né alcuna prova potrà essere cancellata in modo irreversibile.
Sosteniamo questo provvedimento, perché riesce a unire due valori che devono sempre camminare insieme: rigore sanzionatorio e rispetto sacro per i defunti. Restituiamo centralità alla verità processuale e restituiamo giustizia alla memoria delle vittime. Per questi motivi, signora Presidente, il voto di Fratelli d'Italia sarà convintamente favorevole .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta di legge n. 2304:
S. 1261 - "Modifiche al codice penale e al regolamento di polizia mortuaria, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1990, n. 285, in materia di disposizione delle spoglie mortali delle vittime di omicidio" .
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori il deputato Marco Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Siamo a chiedere all'Aula il rinvio di questa discussione e spiego anche il perché.
Noi crediamo sia una discussione troppo seria per essere liquidata in meno di un'ora e in un contesto come quello che stiamo vivendo, in cui i venti di guerra e l'esplosione di una nuova recrudescenza stanno per colpire duramente non solo la geopolitica, ma la nostra vita quotidiana con l'aumento dei prezzi di gas e petrolio e le ricadute reali del costo della vita.
Guardate, colleghi, vorrei che vi fosse chiaro che questa proposta di legge unitaria sulla riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario è una delle leggi a cui teniamo di più. Non è un caso che ci siano le firme, oltre a quella del primo firmatario, Fratoianni, di tutti i dell'opposizione. Ma vorrei che vi fosse chiaro che qui dietro ci sono due cose di cui vorremmo che teneste conto. La prima, forse una delle più grandi idee-motore della storia dell'umanità, che è proprio quella della riduzione dell'orario di lavoro. Se ci pensate, è tutta la vita che l'umanità prova a ridurre il carico sul lavoro. L'abbiamo fatto prima con le nostre mani, l'abbiamo fatto attraverso la schiavitù, gli animali e le innovazioni tecnologiche. Cos'è tutto questo, se non la storia dell'uomo? E a ogni salto tecnologico ci sono stati anche grandi momenti di disoccupazione di massa. Vale ovviamente per l'era preindustriale, poi per quella industriale e poi per quella meccatronica.
E, oggi, guardate, vi vorrei dire che il 19 novembre dello scorso anno il tribunale di Roma ha riconosciuto come legittimo il primo licenziamento per giustificato motivo oggettivo legato all'introduzione dell'intelligenza artificiale. Che cosa stiamo dicendo? Non è stato “soppresso” il lavoratore; ma è stata sostituita la sua mansione dall'. Sapete cosa ci dicono gli studi, non i nostri, non quelli di questa legge? Ci dicono che nei prossimi anni sono a rischio più di sei milioni di posti di lavoro, solo in questo Paese, e che almeno 9 milioni di italiani dovranno integrare la loro vita con l'. Allora, cosa vi stiamo chiedendo in questo mese? Non so se riusciremo a convincervi, ma vi chiediamo almeno la dignità di questa discussione, perché non è solo parte della storia dell'umanità, deve essere parte del presente e anche del futuro. Infatti, colleghe e colleghi, se non domineremo questa discussione, se non l'anticiperemo con proposte come queste… Certo, ci saranno alcune grandi aziende che lo faranno. Lo faranno perché capiranno, prima di altre, che ridurre l'orario di lavoro aumenta la qualità della vita.
Sapete cosa succede in questo Paese? Che si lavora troppo o si lavora troppo poco. Ci sono donne, soprattutto donne, che accettano involontari, perché non si vuole affrontare fino in fondo questa discussione!
Ci sono sempre donne - dico “donne” perché spesso sono loro - che accettano, magari davanti all'innovazione… Pensate al tema delle pulizie. Lo sapete che la gran parte sono lavoratrici donne? Ecco, davanti a ogni innovazione si chiede loro di lavorare 21 o 17 ore, invece di 23, ma svolgendo lo stesso lavoro. E allora lo chiedo a voi, ma noi non siamo luddisti, eh. Noi non vogliamo che i casellanti continuino ad inalare i gas di scarico…
MARCO GRIMALDI(AVS). Ho concluso. Noi vogliamo pensare all'Italia di domani, perché lavorare meno vuol dire non solo lavorare meglio e lavorare tutti, vuol dire iniziare a traguardare il nostro tempo e soprattutto il diritto alla pausa, alla disconnessione dal lavoro. Per questo vi chiediamo di votare con noi questo rinvio, affinché questa ora di discussione abbia almeno il sapore della dignità .
PRESIDENTE. Sulla proposta di rinvio del seguito dell'esame del provvedimento al prossimo calendario, darò la parola a un deputato contro e a uno a favore, a norma dell'articolo 41, comma 1, del Regolamento. Chi chiede di parlare contro? Non vedo… Presidente Rizzetto, prego.
WALTER RIZZETTO(FDI). Presidente, mi rivolgo nello specifico, tramite lei, anche alle opposizioni, che sono tra le prime firmatarie del provvedimento che, come sanno i colleghi dell'XI Commissione, è stato esaminato nella stessa Commissione lavoro. Mi dispiace perché è già la seconda volta in una settimana; la scorsa settimana in pancia al provvedimento sui congedi, oggi rispetto a quanto stiamo verificando e abbiamo già di fatto verificato quanto accaduto. Sono contrario, Presidente, al rinvio del punto all'ordine del giorno, poiché, come la scorsa settimana, abbiamo già abbondantemente verificato, Sottosegretario, quale sia anzi quale non sia un punto di caduta, anche in questo caso, rispetto alle cosiddette coperture economiche.
Ora, Presidente, noi non ci nascondiamo dietro al fatto che le coperture economiche, la scorsa settimana pari a 3 miliardi e mezzo, 4 miliardi e mezzo, oggi, nell'ambito di questa proposta, diventano 8,4 miliardi di euro per il 2028 e 8,2 miliardi di euro per il 2027. Semplicemente dobbiamo onorare questo passaggio, poiché, come sapete e come mi insegnate, le Commissioni di merito, i presidenti delle Commissioni di merito - è loro obbligo e, aggiungo, loro responsabilità - devono poter chiedere un passaggio sulle cosiddette coperture finanziarie di un provvedimento.
Anche perché, Presidente, ricordo a me stesso che, ad esempio, rispetto alle coperture che si ipotizzano con riferimento all'incremento del Fondo nuove competenze sono emerse due criticità molto importanti. La prima criticità è un incremento riferito a un esercizio finanziario già concluso e manca l'illustrazione puntuale dell'onere. Quindi, come già la settimana scorsa, lo ribadisco. Sono disponibile a un ragionamento ulteriore sul punto. Ne abbiamo discusso, ne abbiamo parlato, c'era anche l'ipotesi di una controproposta della maggioranza che però non è stata possibile in termini di inserimento, anche per non modificare totalmente il corpo del testo delle opposizioni. Quindi, Presidente, mio malgrado, devo comunque esprimere un parere negativo sul rinvio della proposta.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, la proposta di rinvio del seguito dell'esame al prossimo calendario del provvedimento.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge, per 31 voti di differenza
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta di legge n. 2067: “Disposizioni per favorire la stipulazione di contratti volti alla riduzione dell'orario di lavoro” e delle abbinate proposte di legge nn. 142-1000-1505.
Ricordo che nella seduta del 12 febbraio 2025, l'Assemblea ha deliberato il rinvio in Commissione della proposta di legge in esame.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi per il seguito della discussione è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli della proposta di legge e delle proposte emendative presentate .
Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri , che sono in distribuzione.
In particolare, il parere espresso dalla V Commissione (Bilancio) è contrario sul testo del provvedimento e, conseguentemente, al fine di garantire il rispetto dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione, dispone la soppressione di tutti gli articoli del testo.
È quindi contenuta nel fascicolo e sarà posta in votazione, ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento, una proposta di soppressione dell'articolo 1 e, conseguentemente, dei restanti articoli del testo, in ragione del rapporto di consequenzialità sussistente tra di essi.
Preciso sin d'ora che l'eventuale approvazione di tale condizione non comporterà la conclusione dell'esame, atteso che sono stati presentati due articoli aggiuntivi che saranno comunque posti in votazione.
Ha chiesto di intervenire, sul complesso degli emendamenti e degli articoli aggiuntivi riferiti agli articoli della proposta di legge, il deputato Fratoianni. Ne ha facoltà.
NICOLA FRATOIANNI(AVS). Grazie, signora Presidente. Comincerei da qui, da un elemento di valutazione politica di quello che sta accadendo perché la maggioranza, a pochi giorni da quello che è successo su un'altra legge presentata dalle opposizioni parlamentari, si prepara a cassare questa legge, quella sulla riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario. Lo avevate già fatto, colleghi e colleghe, ormai molti mesi fa, con il salario minimo. Era stato rinviato, rinviato, rinviato, consegnato al “porto delle nebbie”, poi affidato all'ineffabile Brunetta che, come gli italiani e le italiane hanno potuto constatare, tentò in effetti di modificare il salario, ma solo il suo, verso l'alto, affossando definitivamente quella proposta di legge che aveva un obiettivo molto semplice: migliorare la condizione materiale della vita di milioni di italiani e di italiane, quelli che si trovano in quella paradossale condizione di lavorare con un contratto regolare e di essere, però, poveri e povere.
Lo avete fatto pochi giorni fa con la legge sul congedo paritario, cioè una legge che ha l'obiettivo di migliorare la condizione di vita materiale di milioni di italiani e di italiane, di redistribuire il carico di lavoro legato alla cura, in particolare alla cura dei figli, delle figlie, che, in un Paese come il nostro, nel 2026, è ancora vergognosamente sbilanciato sulle spalle delle donne; che aveva l'ambizione, oltre che di redistribuire il carico del lavoro di cura, di aumentare la possibilità per le donne di accedere al mondo del lavoro, di farlo ad eguali condizioni, di ridurre il salariale, insomma, di migliorare la vita del Paese, di portarlo avanti, invece che indietro.
Ecco, oggi, senza battere ciglio, vi disponete a fare la stessa cosa su una legge, quella sulla riduzione dell'orario di lavoro, che aveva ed ha lo stesso identico obiettivo: quello di migliorare la condizione materiale della vita di milioni di persone; e, in più, consentitemelo, una legge che ha l'ambizione - che ha e che avrà, perché continueremo a riproporla anche domani, anche dopo che l'avrete bocciata, perché sarà uno degli elementi che caratterizzeranno il programma di una proposta alternativa al vostro Governo retrogrado e oscurantista - di migliorare la qualità dell'economia di questo Paese, di migliorare la produttività del nostro sistema di impresa, parola ripetuta, ripetuta, ripetuta con un sacco di retorica ogni volta che il dibattito pubblico si concentra sui limiti, sui mali, sulle inefficienze della nostra economia. Perché sì, sapete qual è il punto? Ridurre l'orario di lavoro, ridurlo nell'organizzazione del lavoro quotidiano, settimanale, la settimana corta. Sono tante le formule con cui è possibile affrontare il tema della riorganizzazione del lavoro, a fronte delle potenti innovazioni tecnologiche che attraversano la nostra vita quotidiana.
Ridurre l'orario di lavoro aumenta la produttività: pensate che cosa fenomenale. Noi siamo il Paese che si lamenta della sua scarsa produttività - un problema atavico del nostro sistema di impresa -, ma, sorpresa delle sorprese o, meglio, sorpresa delle sorprese solo per chi non ha voglia neanche di leggere qualche dato disponibile in tutti gli studi che si occupano della materia, siamo anche uno dei Paesi in cui si lavora di più in Europa. Siamo tra i Paesi nei quali il numero delle ore lavorate nel corso di un anno è più alto, molto più alto, per esempio, del numero delle ore lavorate in Germania, un Paese nel quale, invece, la produttività è molto più alta.
Tralascio il fatto che, in un Paese come il nostro, i continui interventi che hanno determinato uno spostamento in avanti dell'età pensionabile, aumentano ulteriormente il carico di ore lavorate, in questo caso nel corso della vita. Lo avete fatto anche voi, quelli dell'abolizione della Fornero, che, invece, i tempi di pensionamento li hanno ulteriormente allungati.
Ora, quando discutiamo di riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario, di che cosa stiamo discutendo, colleghe e colleghi? Perché questo è il punto, no? Stiamo discutendo dell'oggi, ma stiamo soprattutto discutendo del futuro, di come la politica, provando a fare il suo mestiere all'altezza dei tempi che vive, incrocia le tendenze che si prospettano di fronte a noi. E le tendenze - lo ha ricordato poco fa il collega Grimaldi -, su questo punto, hanno innanzitutto a che fare con la storia dell'umanità. Perché, anche qui, sorpresa delle sorprese, la storia dell'umanità è fatta di riduzioni dell'orario di lavoro. Ogni volta che un'innovazione tecnica si è determinata e resa disponibile, che cosa è accaduto? È accaduto che quell'innovazione ha consentito di ridurre la fatica, di ridurre i rischi, di ridurre gli orari di lavoro e di aumentare i salari, con l'aumento della produttività.
Innovazioni che aumentano la capacità di produrre, riducendo la necessità di investire, per quella quota di produzione, capitale umano. Di questo stiamo parlando. Ed è evidente che il futuro che abbiamo di fronte pone prepotentemente questa questione. Adesso, anche qui, il dibattito sull'intelligenza artificiale - lo segnalo -, oggi, sta già anni luce avanti rispetto al tempo in cui abbiamo scritto e, poi, depositato questa legge. Ricordo il tempo in cui componevamo questi articoli, e ne approfitto per ringraziare una persona che non c'è più, compianta assai per i suoi studi su questo tema, Domenico De Masi , che contribuì in modo decisivo a scrivere insieme a noi questa legge. Io sono stato il primo a presentare una legge di questo tipo già in legislature precedenti, poi l'abbiamo riscritta, rielaborata, condivisa opportunamente con le opposizioni per fare su questo, appunto, una battaglia in grado di porre un tema che aveva l'ambizione di porsi a tutto il Parlamento.
È stata questa la storia dell'umanità. È una storia che a un certo punto, però, si è interrotta. A un certo punto quell'orologio si è fermato e ha cominciato a camminare indietro: le innovazioni tecnologiche non hanno più coinciso con il miglioramento delle condizioni di lavoro e con gli aumenti di salario. Anzi, nel nostro Paese, in particolare, abbiamo cominciato ad andare indietro, la lancetta ha cominciato a girare in senso antiorario, sempre più velocemente. È aumentata la precarietà, la flessibilità elevata a religione civile, la flessibilità che si è fatta sempre più sfruttamento, gli orari di lavoro individuali e collettivi gestiti autonomamente dall'impresa sono aumentati. E i salari che hanno fatto? Si sono rattrappiti, quando non sono rimasti inchiodati, sono andati indietro.
Oggi, di fronte alle potenti innovazioni, avremmo non bisogno qui, ma l'urgenza - siamo già in ritardo - di immaginare come attraversare questa trasformazione. Avremmo bisogno di farlo anche perché, dove si è fatto, andateli a vedere i risultati. Le sperimentazioni avviate in mezza Europa hanno prodotto ovunque e con unanime riconoscimento risultati che sono definiti strepitosi, straordinari. I termini si sprecano. Perché? Perché, anche qui, sorpresa delle sorprese, se lavoratori e lavoratrici riducono il tempo di lavoro, sono meno stanchi, producono meglio, hanno più tempo per consumare - altra cosa che fa benissimo alla domanda interna e all'economia -, liberano una parte del proprio tempo per la propria vita, altra questione decisiva.
Perché, badate, questa non è soltanto una legge che parla di questioni più immediatamente economiche. Redistribuire il lavoro, per esempio, ci interessa? Sì, se riduci l'orario, redistribuisci il lavoro. Una parte significativa di quel tempo ridotto si traduce in nuova occupazione: anche qua, i dati lo dimostrano. Ma, se riduci l'orario, liberi tempo ed oggi il tempo è diventato un bene preziosissimo. Ce lo insegnano le esperienze che abbiamo vissuto, il COVID è stato devastante e anche illuminante però, da questo punto di vista. Il tempo del , della reclusione, ci ha insegnato che liberare il tempo oggi è decisivo, specialmente quando il lavoro si fa precario, fatto di sfruttamento, di povertà e, infatti, ci sono fenomeni nel mondo, come quello definito “le grandi dimissioni”, che segnalano una fuga dal lavoro, in particolare delle giovani generazioni.
Insomma, questa legge - ho concluso, Presidente - avrebbe solo effetti positivi. Vi nascondete ancora una volta dietro le coperture: non se ne può più. Sediamoci al tavolo e discutiamo di come si ridisegnano, se quelle non vi vanno bene, ma ogni volta l'argomento è sempre questo.
Abbiate il coraggio di dire - come avreste dovuto averlo anche sulle altre leggi - che tutte le volte che vi trovate davanti a una proposta che ha l'obiettivo di migliorare la condizione materiale di milioni di italiani, voi dite “no” perché questa è la vostra collocazione: contro il lavoro, contro i giovani, contro la maggioranza del Paese. Per questo noi continueremo a batterci, anche dopo che avrete bocciato per l'ennesima volta una legge buona e utile come questa .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Schlein. Ne ha facoltà.
ELLY SCHLEIN(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ci risiamo, è passata solo una settimana; eppure, siamo di nuovo qui e mi chiedo come mai, ogni volta che le opposizioni fanno una proposta per migliorare le condizioni di chi lavora, voi l'affossiate senza nemmeno volerla discutere, negandoci anche il diritto a discuterne in questo Parlamento. Guardate, l'avete fatto con il salario minimo, che riguarda quattro milioni di lavoratrici e lavoratori che in Italia sono poveri, anche se lavorano; l'avete fatto la settimana scorsa sul congedo paritario, che cambierebbe la vita di milioni di famiglie italiane mettendo cinque mesi di congedo paritario retribuito al 100 per cento per entrambi i genitori, sostenendo anche i padri a veder crescere i propri figli, sostenendo l'occupazione femminile, la qualità della vita.
Oggi lo fate sulla riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario. Guardate, noi pensavamo e speravamo di poter discutere con voi seriamente. Ed è un tema che non è di parte; è un tema che riguarda l'osservazione di come sta cambiando il mondo, l'evoluzione tecnologica, di come sta cambiando il mondo del lavoro. Perché noi, con questa legge, proponevamo, proponiamo una sperimentazione che incentivi la riduzione dell'orario di lavoro, a parità di salario, dando centralità alla contrattazione collettiva. Alcuni contratti già lo prevedono; penso a quello che hanno fatto i metalmeccanici.
In questa direzione sono andati altri Paesi europei, come la Spagna; e molte aziende, aziende private che hanno scoperto che la riduzione dell'orario di lavoro, a parità di salario, non solo non diminuisce la produttività e l'occupazione, ma le aumenta, migliora la produttività. È una misura che aiuterebbe anche l'occupazione femminile.
Sottoscrivo ogni parola del collega, onorevole Fratoianni, che ringrazio per essere sua la prima firma di questo provvedimento a cui abbiamo lavorato insieme: PD, 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra.
Devo dire che è una misura che aiuterebbe la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, tema su cui la settimana scorsa non vi siete dimostrati particolarmente sensibili. Ma è dimostrato dagli studi che è anche un modello sociale - quello della riduzione di orario di lavoro - che aiuterebbe su altri versanti. Secondo gli studi, ridurrebbe le emissioni, aumenterebbe l'occupazione, inciderebbe migliorando la qualità della vita di lavoratrici e di lavoratori, riducendo lo stress e anche orientando verso stili di vita che sono più sani.
Ora, noi siamo dentro una trasformazione profonda e se la tecnologia oggi consente di produrre di più con meno lavoro, abbiamo due strade: o si riduce l'occupazione oppure si redistribuisce il tempo di quel lavoro a parità di salario. Noi scegliamo la seconda. Noi dobbiamo scegliere se guidare le grandi trasformazioni che attraversano la nostra società oppure subirle o, peggio, colleghi, farle subire sempre ai soliti, i più esposti e i più fragili.
L'innovazione tecnologica se non è guidata - lo sapete bene -, se non è guidata rischia di concentrare ancora di più le ricchezze e il potere. E la politica dovrebbe occuparsi di come redistribuire il valore aggiunto che l'innovazione tecnologica produce presso tutta la società, altrimenti questa aumenterà le diseguaglianze che già oggi trafiggono il nostro Paese e non solo. Per cui non ci sono lavoratori e lavoratrici di serie A o di serie B, come i , sfruttati dalle piattaforme multinazionali, su cui i magistrati stanno intervenendo prima della politica, prima di certo del vostro Governo, mentre noi chiediamo che vi sia una legge apposita che tuteli quei lavoratori delle piattaforme.
Scegliamo quindi, con questa proposta, di redistribuire il valore aggiunto prodotto dall'innovazione, evitando che si concentri in profitti e rendite, mentre i salari restano fermi al palo. Ecco, il problema italiano - lo sapete - sono salari bassi, scarsa innovazione, bassa produttività e uno spostamento di ricchezza che ha favorito le rendite e i profitti a scapito del lavoro e della buona impresa.
Questa proposta è un'innovazione: stimola l'innovazione di processo, stimola l'innovazione organizzativa dentro le imprese e, in questo, non solo aumenta la produttività, ma migliorerebbe anche i consumi. E li sento già gli ordoliberisti dire che siamo rimasti indietro di 30 anni, no? Quando qualcuno diceva: lavorare meno, lavorare tutti. Ma il vero punto è il contrario: che ci sono rimasti loro indietro di 30 anni perché non mi risulta che 30 anni fa ci fossero le piattaforme digitali che sfruttano attraverso l'uso degli algoritmi o che ci fosse l'in competizione con i piccoli esercizi commerciali di quartiere; non c'era l'intelligenza artificiale a elaborare i testi e non c'erano i ad assemblare i pezzi nelle catene di montaggio nelle fabbriche.
C'è un dato che dovrebbe farci riflettere tutti, guardate: in Italia si lavora molte più ore rispetto alla Germania e alla Francia, ma la produttività è più bassa. Ci sono state sperimentazioni sulla riduzione dell'orario di lavoro in Gran Bretagna, in Portogallo, in Spagna, in Belgio, anche in Islanda. Dunque, non è per forza lavorando di più che si diventa più competitivi e si aumenta la produttività. Si diventa più produttivi lavorando meglio, investendo in innovazione, formazione e qualità del lavoro.
Ecco, la riduzione dell'orario, questa proposta è una leva esattamente in questa direzione; certamente non calata dall'alto o uguale per tutti i settori; sarebbe sbagliato. Noi abbiamo fatto una proposta di sperimentazione che passa attraverso la contrattazione collettiva, quindi che si adatta, di settore in settore a seconda delle esigenze organizzative. Ma nemmeno di questo avete voluto discutere.
Guardate, noi chiediamo, con questa proposta, una riforma che protegga il lavoro e che sia adatta ai tempi che corrono e alle nuove sfide che abbiamo davanti. Non ignorate queste sfide perché comunque avverranno, che vi piaccia o no, che accettiate o no di discuterne in quest'Aula. E sarebbe meglio discuterne, perché saremo giudicati da chi, là fuori, si chiederà dove erano le classi dirigenti quando tutto questo accadeva e non si è messo in campo un pensiero, un'idea che potesse evitare che queste diseguaglianze le pagasse ancora di più chi ha già pagato e si è impoverito in questi anni, tra crisi economica, finanziaria, poi quella pandemica e anche quella ambientale.
Permettetemi di dirlo con chiarezza: rinviare e bocciare queste norme, queste proposte, come avete fatto sul salario minimo, non è una scelta neutra. È una scelta politica: significa lasciare che quelle diseguaglianze crescano; significa accettare che la rivoluzione tecnologica produca dei vincitori e dei vinti senza alcun correttivo. Non è questo il futuro che noi immaginiamo per i lavoratori e le lavoratrici dell'Italia e dell'Europa .
PRESIDENTE. Saluto superiori e ordinandi sacerdoti del Seminario arcivescovile di Milano, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
Ha chiesto di parlare il deputato Faraone. Ne ha facoltà.
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Sinceramente vorrei domandare - Presidente, tramite lei, naturalmente - al collega Rizzetto e alla Ministra Calderone: per che cosa verrete ricordati in questa legislatura in tema di riforme del mercato del lavoro? Di fronte a un mondo che cambia radicalmente e a un Paese che sostanzialmente subisce il cambiamento, questo Governo, nel corso di quasi un'intera legislatura, che cosa ha fatto? Ha soltanto bocciato le idee altrui.
Ora, posso anche non condividere, così come non condivido, la proposta che è stata presentata dai colleghi dell'opposizione sulla riduzione dell'orario di lavoro, ma la cosa che mi impressiona è che voi avete fatto soltanto bocciare il salario minimo, bocciare i congedi parentali, bocciare la riduzione dell'orario di lavoro e, nel frattempo, non avete portato un tubo in quest'Aula. Perché uno dice: io non sono d'accordo con quelle proposte dell'opposizione. Ma cosa avete proposto? È cambiato tutto, ci sono lavoratori e lavoratrici che guadagnano molto poco.
C'è una condizione in cui l'emigrazione è diventata una regola non soltanto lungo lo Stivale, ma anche fuori, ormai in maniera determinante; c'è l'emigrazione dei nonni, che vanno appresso ai figli e ai nipoti per garantire un alle famiglie, visto che quel non è garantito da questo Stato; c'è l'intelligenza artificiale. C'è tantissimo. Quindi, io sinceramente mi aspetterei da un Governo, oltre che la riproposizione di bocciature… Ora, io sono contrario a questa proposta, la proposta fatta dalle opposizioni, di riduzione dell'orario di lavoro, perché sono convinto che guadagnare tempo per i lavoratori sia decisivo, ma che non sia quello lo strumento per farlo. Lo strumento per farlo sono, ad esempio, i congedi paritari. Ma, se voi mi bocciate anche la possibilità di discutere un'alternativa a quella proposta che è stata presentata oggi, qual è il modo per affrontare un tema che io reputo assolutamente dirimente? Così come sono dell'idea che non dobbiamo ridurre le tasse alle aziende che decidono di ridurre l'orario di lavoro, dobbiamo, semmai, ridurre le tasse alle aziende che decidono di assumere, alle aziende che promuovono l'innovazione. Su tutto questo - collega Rizzetto, tramite la Presidente - in che luogo, con che strumento, cosa utilizziamo per parlare e per proporre le idee che hanno in testa le forze dell'opposizione su un tema che è centrale?
È chiaro che la qualità del lavoro, in questo Paese, è diventata un'emergenza. Ci state a riempire la testa con i numeri dell'occupazione ma, se poi andiamo a vedere quanto guadagnano gli occupati, quante ore fanno, quanto è precario il lavoro, i di cui abbiamo letto in questi giorni che sono sfruttati e in una condizione che è veramente incredibile, di tutto questo il Governo si rifiuta di parlare e si rifugia dietro a numeri che sono numeri fasulli. Perché è chiaro che la lettura del dato dell'occupazione senza una valutazione della qualità dell'occupazione, degli stipendi dei lavoratori, delle tasse che pagano, delle bollette che pagano, dei carburanti che sono costretti a pagare ai distributori di benzina, senza una valutazione complessiva di tutto questo, è assolutamente parziale.
Per cui, quando uscirete dalla bolla delle balle che raccontate agli italiani e comincerete a ragionare sul fatto che è necessaria una riforma del mercato del lavoro? Ora, gli altri Governi, quelli degli anni passati, li potete contestare, ma almeno li ricorderemo per aver tentato delle riforme. Noi introducemmo il - che continuerò a difendere a oltranza - come una riforma, però, piuttosto incompiuta, perché bisognava andare avanti nella direzione della sua implementazione, con un'idea di che era alla base di quella impostazione e che, invece, è stata assolutamente smantellata nel momento in cui doveva cominciare a funzionare.
Anche il Governo gialloverde, alla fine, aveva fatto una riforma, che io non ho condiviso, ma c'erano comunque un'idea e un impianto di riforma del mercato del lavoro, radicalmente diversa rispetto alla mia, ma c'era. Voi sarete ricordati per cosa? Per il nulla cosmico: semplicemente per avere bocciato le proposte altrui. Per cui, Presidente, pur non essendo favorevoli alla proposta presentata dai colleghi delle opposizioni, siamo assolutamente allibiti per questo atteggiamento da parte del Governo, perché stanno soltanto facendo melina. Stanno soltanto bocciando le proposte altrui senza mettere in campo null'altro di propositivo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Carotenuto. Ne ha facoltà.
DARIO CAROTENUTO(M5S). Presidente, colleghe e colleghi, siamo qui, ancora una volta, a recitare una sceneggiatura già vista, ormai la conosciamo a memoria. È un copione che abbiamo vissuto già sul salario minimo, lo abbiamo vissuto la settimana scorsa sul congedo paritario e, adesso, lo rivediamo puntuale sulla settimana corta. Siamo davanti a un emendamento soppressivo e fine della storia, fine della discussione, fine, ancora una volta, di qualsiasi possibilità di migliorare la vita concreta delle persone che rappresentiamo in questo Parlamento.
Ma votare contro questo provvedimento è un calcio al futuro del Paese; è rinnegare i dati, è voltare le spalle a esperienze che ci arrivano da tutto il mondo, non solo da Governi, ma anche dalle aziende, anche da aziende italiane, che hanno già capito dove va il futuro e gli vanno incontro. Bisogna dire, purtroppo, che voi, di dove sta andando il mondo, ci state capendo davvero poco, e purtroppo ce ne state dando una dimostrazione plastica in queste ore: non eravate stati informati dell'attacco all'Iran, non ne avevate letto i segnali, e mentre i Ministri scoprivano la notizia dai telefonini ci sono italiani in Medio Oriente e nei Paesi arabi che sono soli, lasciati senza una parola, senza una risposta, senza una presenza istituzionale Ma che c'entra, ha parlato cinque minuti dell'Iran!.
Ecco, quella solitudine non è un incidente diplomatico, è che siete fuori dal mondo. Ed è talmente vero questo che, infatti, il mondo non vi tiene in conto: non vi informano neanche i vostri cosiddetti alleati e così lasciate gli italiani nell'incertezza. Analogamente succede per i lavoratori italiani, per il mondo del lavoro. Li lasciate senza un salario minimo che li protegga dallo sfruttamento, li lasciate in cantieri e capannoni da dove, ogni settimana, qualcuno non torna a casa - è successo, purtroppo, proprio nelle ultime ore, di nuovo all'Ilva di Taranto -, li lasciate senza strumenti, senza tutele, senza la dignità minima che uno Stato civile dovrebbe garantire a chi lavora.
E allora dobbiamo dirlo: questo è un Governo che non sa cosa succede nel mondo, esattamente come non sa cosa succede nelle fabbriche. È la stessa distanza, è la stessa indifferenza, la stessa sistematica incapacità di stare dalla parte di chi è più esposto, e oggi, con questo emendamento soppressivo, ne abbiamo l'ennesima conferma. Ma vorrei che questa maggioranza guardasse in faccia quello che sta facendo, perché non state bocciando una riforma, state impedendo persino di provare. Bocciate un'opportunità volontaria sostenuta da incentivi, valutata con metodo scientifico. Eppure, anche questo, anche solo aprire uno spazio per capirci di più, per voi è troppo.
E allora parliamo di numeri, e voglio sottolinearlo perché li ha scritti per noi un grande sociologo, Domenico De Masi , che ricordiamo con grande affetto: un italiano lavora 400 ore all'anno in più di un tedesco - 400 ore sono quasi 11 settimane di lavoro aggiuntivo -, e con il 20 per cento di lavoro in più, produciamo il 20 per cento in meno di ricchezza; il nostro tasso di occupazione è al 60 per cento, quello tedesco al 79 per cento; tre anni dopo la laurea, in Germania lavorano 93 ragazzi su 100, in Italia 52.
Ecco, questi non sono evidentemente, sono fotografie di due Paesi che hanno scelto strade totalmente diverse, e noi stiamo scegliendo, oggi state scegliendo di stare ancora su quella sbagliata. Vedete, Keynes nel 1930 prevedeva che i lavoratori del 2030, cioè un secolo dopo, avrebbero lavorato 15 ore settimanali grazie al progresso tecnologico. Il progresso tecnologico è evidente a tutti, ed è evidente a tutti che, in effetti, è un dato verosimile, ci aveva visto lungo lui. Quella scadenza si avvicina, ma noi stiamo ancora discutendo se sia lecito sperimentare una riduzione mentre Paesi come Islanda, Spagna, Giappone, Nuova Zelanda, che sono democrazie liberali proprio come la nostra, hanno il coraggio di testare modelli diversi, e quello che hanno scoperto smonta l'obiezione più comoda che sento circolare in quest'Aula, nei corridoi, in Commissione, cioè che lavorare meno significhi produrre meno. Ma non è così, e dobbiamo dirlo chiaramente.
Quando un'azienda riduce l'orario succede una cosa ovvia ma che a voi, evidentemente, non è così ovvia, cioè si razionalizza, è costretta a ripensare come lavora: elimina, magari, delle riunioni che non servono; taglia la burocrazia; smette di misurare il valore dei dipendenti in ore di presenza e inizia a misurarlo in risultati. E i dati lo confermano: la produttività è più alta, l'assenteismo è ridotto, i lavoratori non si consumano. Non è un'opinione, sono risultati documentati, misurati, replicati in contesti diversi. Ma, evidentemente, voi preferite non saperlo, preferite sopprimere la domanda piuttosto che rischiare una risposta scomoda. Ma fermiamoci su questo punto, perché questo è il punto. Noi non vi stiamo chiedendo di cambiare il mercato del lavoro italiano, vi stiamo semplicemente chiedendo di permettere che alcune aziende volontariamente raccolgano dati.
Vi stiamo chiedendo di non avere paura della realtà, vi stiamo chiedendo di non sopprimere un esperimento prima ancora che inizi, perché evidentemente il rischio che funzioni, forse, per voi è più scomodo del rischio che fallisca.
Allora, questa è la vera posta in gioco: non la settimana corta, ma il diritto di sapere, il diritto di misurare, il diritto di non restare ancorati a un modello che i numeri già ci dicono che non funziona, il nostro.
E invece no. Come avete detto “no” al salario minimo e intanto milioni di persone lavorano per 3, 4, 5 euro l'ora, come avete detto “no” al congedo paritario la settimana scorsa e intanto le madri continuano a dover scegliere tra carriera e famiglia, continuate a non far niente di efficace per evitare le morti sul lavoro.
Ogni “no” che votate ha un peso specifico: ha il peso di un ragazzo che, dopo tre anni dalla laurea, non ha ancora trovato lavoro; ha il peso di chi entra in un cantiere la mattina e non torna a casa la sera; ha il peso di un lavoratore esausto che produce meno di quanto potrebbe, perché nessuno ha avuto il coraggio di chiedersi se questo nostro modello funziona oppure no.
Allora, questa proposta è stata firmata da tutte le opposizioni perché il benessere dei lavoratori non è una questione di parte, è una questione di civiltà, e il problema è che questo Governo arriva impreparato al corso della storia e lascia gli italiani a doversela cavare da soli.
Voterete “no” anche oggi. Diciamolo chiaro: avete detto “no” al salario minimo, “no” al congedo paritario, “no” alla settimana corta, voglio ripeterlo. Fatelo sapere a chi vi ha eletto, o glielo faremo sapere noi. Fatelo sapere ai lavoratori che escono dall'ufficio alle 8 di sera senza sapere bene perché altrove, alle 5, si spengono le luci degli uffici e si torna a vivere.
Noi voteremo “sì” perché crediamo che un Paese che lavora meglio è un Paese che vive meglio, perché crediamo che uno Stato che ascolta i propri cittadini è uno Stato più forte e non più debole, e su questo, come su tutto il resto, non abbiamo intenzione di smettere di batterci .
PRESIDENTE. Allora, se nessun altro chiede di intervenire, invito il presidente… presidente Rizzetto, vuole intervenire sul complesso degli emendamenti prima? Ok, poi interverrà sul parere. Prego, presidente Rizzetto. Ne ha facoltà.
WALTER RIZZETTO(FDI). Grazie, Presidente. Premetto: un passaggio molto rapido e - lo confermo e sottolineo - di carattere del tutto personale. Consideri che, da quanto ho appena ascoltato, per suo tramite, dal collega Carotenuto, personalmente, al netto del fatto che il collega Carotenuto giustamente, - e forse lei, Presidente, non ha seguito nello specifico il ragionamento del collega - ha parlato per circa tre o quattro minuti della situazione iraniana su un complesso degli emendamenti che riguarda la settimana corta... mi dica lei a che cosa attiene .
Consideri, Presidente, che però - e lo dico e lo rinnovo per la terza volta - prenderò lezioni di moralità da parte di qualcuno rispetto a quanto purtroppo e drammaticamente sta accadendo in Iran, quando qualcuno prenderà la sua macchina, la sua bicicletta o qualcos'altro - al netto del fatto che le scelte che qualcuno ha fatto rispetto alla situazione di Gaza io le rispetto - e, ad esempio, oggi andrà in Iran per verificare quelli che sono i diritti umani, andrà in Ucraina per verificare quanto sta accadendo o andrà in Nigeria per verificare, ad esempio, quanto sta accadendo sulla strage dei cristiani. Chiusa la prima parentesi Che c'entra?. Se mi lascia terminare, collega Boldrini, le sarei grato.
Per quanto riguarda, poi, il tema specifico del provvedimento, sulla scorta anche di quanto ricordato dalla presidente Schlein, il tema, collega Schlein, è più o meno sempre quello - mi riferisco, chiaramente, al Partito Democratico, in questo caso - che attiene anche a quanto abbiamo già vissuto la scorsa settimana, Presidente.
Ad esempio e tecnicamente riporto che, in seno alla proposta di legge, non c'è una espressa assenza, in termini di esclusioni, delle pubbliche amministrazioni. Quindi, la settimana corta si applicherebbe anche a tutta la pubblica amministrazione , come lei sa, con delle ricadute certamente pesanti, importanti. Perché? Perché questo è un provvedimento che, rispetto alla pubblica amministrazione, andrebbe ad avere un fabbisogno aggiuntivo di personale, e questo potrebbe essere un primo grosso problema su come è scritta la proposta.
Sul tema, voglio dire, rispetto alle misure di sostegno, ovvero agli esoneri contributivi dal 30 al 60 per cento su delle coperture che vanno attorno agli 8,5 miliardi, c'è, ad esempio, collega Schlein, un'incertezza sul cosiddetto arco temporale. Ovvero, Presidente, la proposta prevede 36 mesi di durata sperimentale rispetto a questo, ma sbaglia clamorosamente quando non verifica che potranno non essere 36 mesi di durata sperimentale, ma, ad esempio, potrebbero estendersi, a livello proprio giuridico, in termini di giurisprudenza, di giuslavorismo, non soltanto ai 36 mesi, ma per tutta la durata, ad esempio, dell'applicazione di un contratto collettivo che, come lei sa, può durare 36 mesi, 46 mesi, 60 mesi, sino a 10 anni prima di essere rinnovato. Quindi, tecnicamente, questo è un limite, poiché può superare il triennio in termini di applicazione. Se supera il triennio in termini di applicazione, forse bisogna scrivere meglio le proposte di legge, perché dagli 8 miliardi e mezzo passeremo agli 11 miliardi e mezzo non coperti.
La proposta non individua un limite di spesa. Non c'è! Dopodiché, serve comunque verificare tutto il tema della permanenza dell'aliquota, ai fini del computo pensionistico, che qui non c'è. In questo frangente, non chiamiamolo di “giornate non lavorative”, ma di “settimana corta”, qual è la ricaduta? Non c'è purtroppo nella proposta. Possiamo pensarci, ma non c'è l'attinenza rispetto al fatto che queste giornate debbono essere coperte ai fini previdenziali. Questo, tra l'altro, era stato sollevato in Commissione. Come non esiste - questo altrettanto era stato sollevato - il tema della cumulabilità con altri esoneri.
Lo ripeto, Presidente, anche sulla scorta di quanto ha detto il collega Fratoianni, che - voglio dire - anche in parte segue in termini di ragionamento. Noi possiamo anche ripensare a uno schema del genere, ma dobbiamo pensarlo, collega Schlein, con delle coperture certe, affinché queste siano delle proposte che possano essere celebrate. Attualmente non possono essere celebrate per questi motivi. Ma attenzione: non è che da questa parte siamo cattivi e da quell'altra parte ci si batte il petto perché non vi accettiamo nulla, perché a parti inverse sarebbe esattamente la stessa cosa. Avreste un organo di controllo, come la Ragioneria dello Stato, che vi direbbe esattamente le stesse cose, qualora noi non mettessimo delle coperture corrette.
Il tema più politico - Presidente, mi avvio alla conclusione - è sulla scorta del ragionamento fatto curiosamente da parte del collega Faraone che dice - attenzione: alla faccia del Campo largo - che non è d'accordo con questa proposta, quindi immagino che voterà contro questa proposta, e dice: ma voi cosa avete fatto in 3 anni e mezzo di Governo? Glielo dico subito, collega Faraone. Ad esempio, in seno al decreto Lavoro del 2023, abbiamo cancellato l'assistenza spuria e mera a delle persone che potevano andare a lavorare e abbiamo inserito l'assegno di inclusione per coloro che non potevano e non possono andare a lavorare, aumentando l'assegno mensile. Abbiamo banalmente creato, con questo passaggio, anche grazie alle nostre imprese, 1.100.000 posti di lavoro . Questo è stato fatto, ad esempio, collega Faraone…
WALTER RIZZETTO(FDI). I dati, al netto delle urla belluine che ascolto …
PRESIDENTE. Colleghi, di nuovo, non va bene! Lo sapete!
WALTER RIZZETTO(FDI). Capisco la frustrazione, perché il dato sul lavoro non è un dato che danno Walter Rizzetto, Marta Schifone o un collega della maggioranza, chiunque esso sia, ma lo definisce l'Istat. Lo definiscono esattamente quelli che debbono darci questo tipo di indicazione. Ad esempio, collega Faraone, con il taglio del cuneo fiscale strutturale, abbiamo mediamente messo in tasca da 80 a 100 euro in più al mese ai nostri lavoratori. Ad esempio, abbiamo detassato premi e abbiamo aumentato il . Le dicono qualcosa il aziendale, i celebrati in ben due leggi di stabilità? Le dice qualcosa la detassazione sui premi di risultato?
Le dice qualcosa l'incentivo alle assunzioni per giovani 30 e per madri lavoratrici? Le dice qualcosa che, nel 2024, abbiamo raggiunto il record del 62,3 per cento di occupazione? Le dice qualcosa il Supporto per la formazione e il lavoro per cui oggi a una persona che non ha fatto la formazione all'epoca, ma oggi fa la formazione, vengono riconosciuti sino a 500 euro al mese per fare formazione?
È una cosa che manca - lei lo sa, Presidente - in modo ancora drammatico nel nostro Paese. Vi dice qualcosa la celebrazione dell'articolo 46 della nostra Carta costituzionale, che dopo 70 anni parla di partecipazione dei lavoratori alla gestione e agli utili dell'impresa ? Vi dice qualcosa quello che dovevate fare voi ma che, invece, abbiamo fatto noi?
Brevissimamente, sul tema della settimana corta, io penso, per suo tramite, che il ragionamento del collega Fratoianni sia quello, se mi posso permettere di dire, che ho apprezzato di più in termini proprio di ragionamento sul punto. Il tema - tramite lei, Presidente, al collega Fratoianni - è che, e non ci siamo ancora arrivati, fintanto che non aumenterà la produttività delle aziende nel nostro Paese… ora è da verificare se la settimana corta - in qualche caso sì - a 360 gradi andrà a impattare esattamente sulla produttività. Avete parlato di Paesi esteri, ma ci sono degli altri Paesi, ad esempio, che sono un po' tornati indietro rispetto al tema della settimana corta, che se non viene associato al tema della produttività delle aziende si traduce in un puro aumento del costo del lavoro. Questo è purtroppo. La dottrina giuslavoristica, tra l'altro, ci segnala che l'attuale disciplina, ovvero l'orario multiperiodale, ha già forme di flessibilità, laddove le aziende possono farla. Ma, Sottosegretario, ci immaginiamo la settimana corta non applicata a 360 gradi, chiaramente da non applicarsi in alcuni ambiti quali la sanità…
WALTER RIZZETTO(FDI). …i trasporti e i servizi. Se noi andassimo, di qui a un mese, a dire, ad esempio, ai lavoratori del turismo: applica la settimana corta, al netto della bontà o della non bontà del provvedimento, come faremmo?
Chiudo, Presidente, dicendo e annunciando che, nostro malgrado, comunque la proposta sarà bocciata, ma - lo rinnovo - siamo, esattamente come la scorsa settimana, assolutamente in grado di sedere a un tavolo e di cercare di capire assieme come eventualmente si può procedere .
PRESIDENTE. Se nessuno altro chiede di intervenire, invito il presidente della Commissione lavoro e il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sulle proposte emendative riferite agli articoli della proposta di legge.
WALTER RIZZETTO, . Sull'emendamento 1.500, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-del Regolamento, soppressivo, il parere è favorevole. Su tutti gli altri il parere è contrario.
ALBERTO BARACHINI,. Il parere è conforme a quello espresso dal presidente.
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.500, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-del Regolamento, soppressivo dell'articolo 1 e, conseguentemente, degli articoli da 2 a 7, sul quale la Commissione e il Governo hanno espresso parere favorevole.
Ricordo che, in caso di approvazione di tale emendamento, risulteranno preclusi tutti gli ulteriori emendamenti riferiti agli articoli da 1 a 7, nonché la votazione degli articoli medesimi, mentre saranno discussi e posti in votazione gli articoli aggiuntivi 7.01000 Faraone e 7.01 Faraone.
Ha chiesto di parlare il deputato Scotto. Ne ha facoltà.
ARTURO SCOTTO(PD-IDP). Signora Presidente, mi spiace smentire il presidente della Commissione lavoro, Walter Rizzetto. Non si può dire: sopprimiamo una legge per intero e poi ci sediamo al tavolo . Ci si siede al tavolo prima e si discute nel merito. Purtroppo, il merito, come il presidente sa, non è mai stato al centro della vostra riflessione. Non avete mai detto che sulle risorse si poteva discutere e trovare una mediazione e vi siete aggrappati a un emendamento della Commissione bilancio, figlio di una relazione della Ragioneria che diceva che la sperimentazione sulla riduzione dell'orario di lavoro valeva per tutti, compresi i lavoratori pubblici. Non si sono letti la proposta di legge, che diceva una cosa molto semplice : il triennio e il Fondo nuove competenze va alle imprese e, soprattutto, alle piccole e medie imprese, cioè quelle che hanno maggiore difficoltà a innovare e maggiore difficoltà a costruire percorsi di riduzione o di riorganizzazione dell'orario di lavoro. Quelle risorse si potevano trovare e si è scelto di non trovarle per una ragione molto semplice, signora Presidente, perché voi non siete d'accordo, perché per voi il tempo liberato dal lavoro è un fatto negativo, perché alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro preferite la competizione al ribasso sui salari e nel mercato del lavoro .
È stata la storia di questa legislatura e persino i dati che voi tirate fuori andrebbero letti meglio, perché cresce il involontario, soprattutto tra le donne e le giovani generazioni, e soprattutto emerge, in maniera clamorosa, la trappola della precarietà. Il tema è molto semplice, signora Presidente: che idea di società abbiamo in testa? Se abbiamo un'idea di società dove il tempo di vita viene mangiato dal tempo di lavoro, se una lavoratrice o un lavoratore quando stacca ha diritto a staccare fino in fondo e questo significa diritto alla disconnessione, che voi continuate a negare, ma significa anche doppio dividendo sociale e ambientale. È sociale, perché significa salvare posti di lavoro e lo ha detto persino la Presidente del Consiglio qualche giorno fa, appena due giorni fa. Lo ha detto in maniera molto chiara, molto netta, lanciando un allarme rispetto al rischio che la tecnologia si mangi i posti di lavoro. Guardate, questo è il punto principale che ha spinto grandi Paesi a sperimentare la riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario, perché non c'è mai stato nessun grande salto tecnologico che non fosse stato accompagnato da poderose riduzioni dell'orario di lavoro, ma voi questo lo rimuovete. Quindi, dividendo sociale, ma anche dividendo ambientale - e concludo -, perché il dividendo ambientale significa meno emissioni, significa una diversa organizzazione della mobilità e della società.
Vede, questa proposta non era rigida e continueremo a lavorarci, ma c'è un nodo che voglio rivendicare: il tempo liberato dal lavoro significa vita piena, significa la possibilità di curare i propri cari, significa la possibilità di costruire tempo libero, significa anche il diritto a leggersi un libro, ad andare al cinema e a poter vivere con la propria famiglia . Questo è un dato e non lo potrete cancellare. Quando torneremo al Governo, molto presto, lo faremo e non ci saranno coperture che tengano .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Mari. Ne ha facoltà.
FRANCESCO MARI(AVS). Grazie, Presidente. La più grande responsabilità che vi assumete con questa scelta è quella di far apparire inadeguato tutto il Parlamento della Repubblica rispetto alle sfide che abbiamo di fronte. Noi ci abbiamo provato, abbiamo fatto una proposta moderata - sì moderata, molto moderata -, perché abbiamo parlato di sperimentazione, abbiamo cercato le risorse, abbiamo collegato questa sperimentazione, come c'è scritto nel titolo della norma, a favorire la stipulazione di contratti volti alla riduzione dell'orario di lavoro proprio per provare ad aprire una discussione ma non è stato possibile.
È una discussione invece su una cosa che - voglio essere anche un po' apodittico - non è una necessità; è una situazione di fronte alla quale noi, umanità - e in particolare i Paesi occidentali con una grande capacità produttiva spesso manifatturiera -, non abbiamo alternative. Non è vero: alternative non ce ne sono. Non c'è niente di tutto questo di fronte a noi.
Le innovazioni tecnologiche nelle quali già siamo immersi non devono ancora arrivare, corrono velocissime, sicuramente modificheranno, cambieranno i lavori, sicuramente faranno scomparire alcuni lavori, sicuramente sostituiranno i lavori, creeranno nuovi lavori in misura irrilevante; non c'è alcuna possibilità che la quantità di lavoro vivo che oggi utilizziamo per produrre la ricchezza, abbia qualcosa di commensurabile rispetto al futuro che ci aspetta. Produrremo di più, più beni, più servizi e più ricchezza con molto, molto, molto meno lavoro vivo e, quindi, ci troveremo di fronte a una situazione che o libera tempo, lavoro e vita, oppure produce povertà! Non c'è niente da fare . E voi state decidendo questo, in questo momento.
Non ci sono alternative. Questi giorni, queste ore, questi mesi sono quelli in cui si parla della produzione di macchine a mezzo di macchine! E di fronte alla produzione di macchine a mezzo di macchine, voi bocciate una proposta moderata di riduzione dell'orario di lavoro. Questo è il punto! Non siete all'altezza né del presente né del futuro ! E non c'è un Paese avanzato nel mondo e in Europa - lo dico empiricamente, ci sono le controprove, ne hanno parlato i colleghi prima di me - che abbia visto crescere in modo significativo la produttività senza ridurre l'orario di lavoro. Non c'è alcun Paese avanzato, in particolare manifatturiero, che abbia portato a casa un aumento di produttività significativo senza ridurre l'orario di lavoro.
Questa è la situazione. E come è stato detto questo atteggiamento disvela, in realtà, la vostra natura, che, però, al di là delle definizioni - conservatori, reazionari, chiamatevi come volete, noi non abbiamo tempo da perdere -, è la natura di chi non è all'altezza delle sfide che abbiamo di fronte. Andava aperta davvero una discussione, perché, tra l'altro, ce lo impone la Costituzione della Repubblica, sta scritto nell'articolo 36 che il legislatore si deve occupare del tempo di lavoro. D'altra parte, l'orario normale di lavoro - vi do una notizia -, in questo Paese, è definito dalla legge 8 aprile 2003, n. 66, ed è a 40 ore. È smisurato, non è adeguato, dobbiamo aprire una discussione su queste maledette 40 ore, che sono troppe, per ridurle .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Marattin. Ne ha facoltà, per 2 minuti.
LUIGI MARATTIN(MISTO). Grazie, Presidente. Io - per il suo tramite - mi rivolgo al centrodestra: ma perché state così buoni di fronte a “sta roba”? E al centrosinistra: qui non siamo più indietro rispetto a Renzi 2014, non siamo più indietro rispetto a Veltroni 2008, siamo più indietro rispetto a D'Alema 1995, perché quando ci fu il dibattito sulle 35 ore, negli anni Novanta, D'Alema e i Democratici di sinistra si schierarono contro.
L'onorevole Fratoianni e gli altri dicono: ecco lo schema logico, innovazione tecnologica, più produttività, quindi maggiori salari e si lavora meno. Ma andiamo a vedere se veramente la maggiore produttività si è realizzata. Dal 1994 ad oggi, negli ultimi 30 anni, la produttività del lavoro in Italia è cresciuta, in media, dello 0,3 per cento all'anno; la media europea è l'1,5 per cento all'anno. Siamo cresciuti 5 volte in meno della media europea negli ultimi 30 anni. Di quale aumento di produttività state parlando? E poi coprono… Rizzetto, che stimo, dice: no, però, ha fatto il ragioniere. Io stimo i ragionieri, ma il punto è, se tu compri questa misura col Fondo nuove competenze, stai usando i soldi che invece servirebbero ad aumentare la produttività! Li stai usando per far lavorare meno la gente.
Allora questa è follia e bisogna dirlo, non bisogna avere paura che chi sta fuori può essere sedotto dal messaggio “vi pago lo stesso e lavorate meno”! Infatti, in questo Paese, a furia di rincorrere i messaggi “vi pago per non lavorare”, adesso “vi pago per lavorare meno”, stiamo andando a carte 48.
Quindi, questa è una proposta che è più indietro anche rispetto alla storia della sinistra, che io non riconosco più, sentendovi parlare oggi. E, onestamente, non abbiate paura e andate addosso a cose demagogiche come queste senza paura !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Tucci. Ne ha facoltà.
RICCARDO TUCCI(M5S). Grazie, Presidente. Presidente, abbiamo scoperto oggi, grazie all'intervento del presidente della Commissione Rizzetto, che l'Italia è un posto meraviglioso. Praticamente, abbiamo la pressione fiscale più bassa. Si vantano del fatto di aver abolito il reddito di cittadinanza. La risposta che ha dato al collega Faraone è stata proprio questa: come primo capitolo, abbiamo abolito il reddito di cittadinanza. Anche se si è guardato bene dal nominarlo. Si vanta di questa riduzione del cuneo fiscale; io guardo i dati e mi sembra che abbiamo la pressione fiscale più alta degli ultimi trent'anni, quindi non vedo dove stia questa riduzione del cuneo fiscale. Si vanta del milione di posti di lavoro. Andiamo a vedere, collega Rizzetto, quanto questi posti di lavoro siano effettivamente legati al PNRR, che, ricordo, se fosse stato per voi, oggi non ci sarebbe stato proprio .
Quindi, prima di vantarvi di cose inesistenti, cerchiamo di entrare nel merito. Lei, collega Rizzetto, è entrato anche nel merito della legge, e allora perché, invece di proporre un emendamento soppressivo e dire “siamo pronti a discuterne dalla prossima settimana”, non ne abbiamo discusso qui oggi? È questa la domanda. Infatti, collega, la realtà è una sola: come sempre, questo Governo fa come gli struzzi, mette la testa sotto la sabbia e si nasconde davanti alle proprie debolezze. Ma sa cosa succede, presidente Rizzetto? Quando lo struzzo mette la testa sotto la sabbia, tutto il resto del corpo resta fuori. E andiamolo a vedere che cos'è questo resto del corpo. Il resto del corpo è un Paese che registra crolli della produzione industriale da oltre 30 mesi, è un Paese che ha un sistema sanitario al collasso, è un Paese che ha un tasso di precariato altissimo. E voi cosa fate? Vi nascondete dietro l'ennesimo emendamento soppressivo.
Ecco, poco fa criticava anche il collega Carotenuto per aver fatto l'esempio dell'Iran. La realtà è una: guardate ai Paesi esteri solo quando vi conviene. Perché se andiamo a vedere i Paesi esteri sulla riduzione dell'orario di lavoro a parità di stipendio, vediamo che in Islanda oltre 2.500 lavoratori pubblici hanno sperimentato la settimana corta e la produttività è rimasta invariata o addirittura è migliorata; vediamo che nel Regno Unito 61 aziende hanno adottato la settimana lavorativa di 4 giorni e il 92 per cento di queste ha scelto di proseguire, perché la produttività è rimasta stabile o anche lì è migliorata; vediamo che in Spagna è stato avviato un progetto. Dovreste seguire un po' di più la Spagna, perché ci sta dando lezioni sul salario minimo, ci sta dando lezioni di politica estera, ci sta dando lezioni sulla riduzione dell'orario di lavoro . Però guardate a Trump e Netanyahu e vi inchinate davanti a loro. La realtà è una: a furia di inchinarvi, a furia di inginocchiarvi davanti a loro non vi vedono più, smettono di vedervi , smettono anche di cercarvi! E quando smettono di cercarvi, smettono di chiamarvi e succede quello che è successo in Iran .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Iaria. Ne ha facoltà per un minuto.
ANTONINO IARIA(M5S). Una considerazione sul tema del lavoro e su come non lo state affrontando. Si è parlato di intelligenza artificiale. L'intelligenza artificiale sta rivoluzionando oggi il tema del lavoro e voi non date risposte. La riduzione dell'orario di lavoro a parità di stipendio è una di queste risposte, anche perché con l'intelligenza artificiale aumenterà la produttività. Però la vostra idea è far pagare tutta questa trasformazione alle persone, facendo loro perdere il lavoro, invece di governare questa transizione.
Quindi voi siete un Governo del passato che non ci possiamo permettere, perché noi siamo in un futuro che, da una parte, è preoccupante e, dall'altra parte, ha delle grandi possibilità. E voi state creando solo problemi .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.500, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 7.01000 Faraone. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 7.01000 Faraone, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 7.01 Faraone. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 7.01 Faraone, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Avverto che, essendo stati soppressi tutti gli articoli di cui si compone il testo, ed essendo stati respinti gli articoli aggiuntivi, non procederemo né all'esame degli ordini del giorno né alla votazione finale.
PRESIDENTE. Secondo le intese intercorse tra i gruppi, il seguito della discussione delle mozioni in materia di parità di genere è rinviato alla seduta di domani.
Avverto altresì che, secondo le medesime intese, il seguito della discussione delle mozioni sul rilancio del progetto degli Stati Uniti d'Europa è rinviato alla seduta di martedì 31 marzo e non sarà pertanto iscritto all'ordine del giorno della seduta di domani, mercoledì 4 marzo.
Secondo le medesime intese, sarà invece iscritto, quale ultimo argomento all'ordine del giorno della seduta di domani, l'esame del Documento approvato dalla XIV Commissione nell'ambito della verifica di sussidiarietà, concernente i veicoli aziendali puliti.
Gli interventi relativi alla celebrazione della Giornata internazionale della donna, già previsti per la seduta di domani alle 16,30, avranno luogo invece al termine dell'esame del Documento della XIV Commissione.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare la deputata L'Abbate. Ne ha facoltà. Colleghi, se dovete lasciare l'Aula, fatelo in silenzio. Prego, collega L'Abbate, provi a parlare, vedo che anche i colleghi intorno a lei sono un po' rumorosi.
PATTY L'ABBATE(M5S). Grazie, Presidente. Vorrei porre l'attenzione e per questo, veramente, vorrei un attimo di silenzio, su una cosa molto pesante. Ieri, a Taranto, all'Ilva, Loris Costantino, di 36 anni, ha perso la vita perché è caduto da 10 metri, perché la passerella ha ceduto. Voi potete dirmi “ma capita, è una fatalità”. Ma no, perché non è così, perché, qualche settimana fa, Claudio Salamida ha avuto lo stesso tipo di incidente, è crollato da una passerella. Questo significa che quell'impresa che voi chiamate industria strategica non produce acciaio, ma sta inghiottendo vite umane, e questo ve lo stiamo dicendo da una vita . Abbiamo chiesto un tavolo di lavoro sulla sicurezza, cos'altro dobbiamo chiedere? Non possiamo girarci dall'altra parte. Lo Stato dov'è? Lo Stato dov'è a Taranto, quando ci sono padri di famiglia che muoiono e perdono la vita e sono due nel giro di un mese. Cos'altro dobbiamo fare? Che cosa stiamo aspettando?
Io vi chiedo veramente di riflettere su questo, perché qui non sono numeri di cronaca che noi leggiamo su un giornale, questa è vita vera, questa è la realtà. Quindi, vogliamo guardare quello che sta accadendo? Vogliamo controllare ciò che accade a Taranto? Perché, quando si parlava, appunto, di manutenzione…
PATTY L'ABBATE(M5S). …guardate, è da una vita che la manutenzione lì non viene fatta, e lo sanno tutti, lo sanno i sindacati che lo dicono. Quindi, chiudo, Presidente: non bisogna lavarsi le mani, lo Stato deve intervenire .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Ruspandini. Ne ha facoltà.
MASSIMO RUSPANDINI(FDI). Grazie Presidente, intervengo per parlare, purtroppo, di un tragico accadimento di lunedì. Lunedì sera, a Roma, un'auto a folle velocità, che non si era fermata al posto di blocco della Polizia, ha invaso, nella zona del Quarticciolo, la carreggiata opposta, nella quale una FIAT Punto si trovava a percorrere quella strada, subito dopo una festa. Hanno perso la vita tre persone, un'intera famiglia: il signor Giovanni Battista, la signora Patrizia, il figlio Alessio: 70, 64 e 41 anni. L'auto pirata era guidata da tre extracomunitari di origine sudamericana. All'interno dell'abitacolo sono stati ritrovati arnesi per lo scasso, utensili adibiti alle solite rapine.
A questa famiglia, alla famiglia Ardovini, va il cordoglio, la solidarietà ai parenti, agli amici, di tutto il gruppo di Fratelli d'Italia, e in particolare da parte mia, perché sono originari del mio Paese, Ceccano, in provincia di Frosinone. Vigileremo affinché venga fatta giustizia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Laus. Ne ha facoltà.
MAURO ANTONIO DONATO LAUS(PD-IDP). Grazie, Presidente. Lunedì 23 febbraio, ho formalmente chiesto a quest'Aula, alla Presidenza, che la Ministra Calderone venisse in Aula per riferire sulla tenuta finanziaria e demografica della previdenza pubblica. Ad oggi non abbiamo ricevuto una risposta su quando intenda farlo. Parliamo del futuro previdenziale di milioni di lavoratori, parliamo dell'equilibrio tra generazioni, parliamo della sostenibilità dell'INPS nei prossimi decenni e il Parlamento resta senza informazioni e, soprattutto, senza calendario.
Nel frattempo assistiamo a un progressivo svuotamento del ruolo legislativo, spesso ridotto a ratificare decisioni già prese altrove. E ora si affacciano anche tentativi di indebolire il controllo giurisdizionale. Se i poteri dello Stato devono restare tre, il Parlamento non può essere quello silenzioso. Per questo torneremo qui ogni settimana, finché la Ministra non verrà in Aula a riferire sulla tenuta finanziaria e demografica della previdenza pubblica, perché riferire al Parlamento non è una cortesia, è un dovere .
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
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: GIORDANO.
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