PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
ROBERTO GIACHETTI, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 103, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito discussione delle mozioni Sportiello ed altri n. 1-00545, Ghio ed altri n. 1-00546, Semenzato, Lancellotta, Ravetto, Marrocco ed altri n. 1-00547, Ghirra ed altri n. 1-00549, Bonetti ed altri n. 1-00551 e Gadda ed altri n. 1-00552 concernenti iniziative sulla Strategia nazionale per la parità di genere in occasione della Giornata internazionale della donna .
Avverto che, dopo la conclusione della discussione sulle linee generali, che ha avuto luogo nella seduta di lunedì 2 marzo 2026, sono state presentate le mozioni Ghirra ed altri n. 1-00549, Bonetti ed altri n. 1-00551 e Gadda ed altri n. 1-00552, che sono già state iscritte all'ordine del giorno.
Avverto infine che è stata presentata una nuova formulazione della mozione Sportiello ed altri n. 1-00545, che è stata sottoscritta, tra gli altri, anche dai deputati Ghio, Ghirra e Gadda che, con il consenso degli altri sottoscrittori, ne diventano rispettivamente la seconda, la terza e la quarta firmataria . Il relativo testo è in distribuzione.
Contestualmente alla presentazione della nuova formulazione della mozione Sportiello ed altri n. 1-00545, le mozioni Ghio ed altri n. 1-00546, Ghirra ed altri n. 1-00549 e Gadda ed altri n. 1-00552 sono state ritirate dalle rispettive presentatrici.
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la rappresentante del Governo.
EUGENIA ROCCELLA,. Grazie, Presidente.
Avendo ricevuto il testo della nuova formulazione della mozione Sportiello ed altri n. 1-00545 solo mezz'ora fa, chiedo 40 minuti di sospensione perché …
PRESIDENTE. Collega Faraone, deve far concludere la Ministra ora, poi ce ne occupiamo noi. Prego, Ministra, continui.
EUGENIA ROCCELLA,. Grazie, Presidente. Perché sui 20 punti di impegno della mozione, molti ci spingono a interpellare le amministrazioni competenti, in quanto gli impegni non riguardano solo il mio Ministero.
PRESIDENTE. Ministra, riesce entro le 10, secondo lei? Possiamo sospendere fino alle ore 10 perché poi abbiamo il programma d'Aula che altrimenti rischia di sforare rispetto agli impegni che ci siamo presi con i gruppi. Va bene entro le 10?
EUGENIA ROCCELLA,. Mi rendo conto, ci possiamo provare e poi eventualmente…
PRESIDENTE. Va bene. La seduta è sospesa e riprenderà alle ore 10.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Sarracino. Ne ha facoltà.
MARCO SARRACINO(PD-IDP). La ringrazio, signora Presidente. Intervengo sull'ordine dei lavori perché voglio denunciare con forza quello che purtroppo sta succedendo, ancora una volta, in Commissione lavoro, anzi, quello che non sta succedendo, ancora una volta, in Commissione lavoro, dove anche oggi, per l'ennesima volta, viene rinviato il perché il Governo è assente.
Vede, Presidente, nel mese di febbraio abbiamo, infatti, depositato un'interrogazione parlamentare su quello che sta accadendo ai poveri lavoratori della Trasnova che, ancora una volta, si sono visti arrivare le lettere di licenziamento. È una vicenda incredibile che riguarda l'indotto Stellantis, in crisi ormai in tutta Italia, un'emergenza nazionale che vede centinaia di lavoratori coinvolti in tutta Italia, ma che il Governo fa finta di non vedere. Ebbene, Presidente, anche oggi il Governo non si presenta in Commissione, in coerenza con quello che ha fatto in questi anni, negando il salario minimo, non costruendo un minimo di politiche industriali, negando la settimana corta e comprimendo i diritti dei , perché oggi, evidentemente Presidente, la priorità della destra al Governo non è risolvere i problemi delle lavoratrici e dei lavoratori italiani, ma occuparsi della legge elettorale.
Allora, se questa è la vostra priorità, noi non ci stiamo. Noi non ci stiamo e - Presidente, lo dico a lei per dirlo al Presidente della Camera - noi chiediamo che il Presidente intervenga urgentemente, perché l'assenza del Governo non è soltanto una mancanza di rispetto nei confronti del Parlamento, ma è soprattutto uno schiaffo a quei lavoratori della Trasnova che, mentre noi siamo qui, lottano per difendere il proprio posto di lavoro .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Mari. Ne ha facoltà.
FRANCESCO MARI(AVS). Grazie, Presidente. Assolutamente sì, per associarci alla richiesta del collega Sarracino. Il in Commissione è una delle poche occasioni nelle quali riusciamo a porre con forza, con qualche modesto risultato, ma con qualche risultato, le questioni del lavoro.
È successo varie volte, ma adesso sono due settimane di seguito che si registra l'assenza del Governo. Credo che sia un fatto davvero grave e che testimonia, d'altra parte, una vera e propria disattenzione. Siamo di fronte a una condizione del lavoro nel Paese caratterizzata da innumerevoli sofferenze e quel luogo e quel momento sono essenziali per porla all'attenzione del Governo e del Parlamento. È ancora una volta una scarsa, se non nulla, considerazione del ruolo delle opposizioni e per questo ci associamo alla richiesta del Partito Democratico .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Assolutamente per associarci anche noi alla richiesta. Credo che sia un'assenza seria e grave quella del Governo, che per due settimane non è presente al nella Commissione specifica, soprattutto in questa fase dove abbiamo discusso della settimana corta e della riduzione dell'orario di lavoro. In passato abbiamo provato a discutere del salario minimo. Sappiamo che ci sono oltre 4 milioni di lavoratori in situazione di precarietà salariale che sono assolutamente in un contesto di difficoltà enorme. Abbiamo un calo della produzione industriale che è il tema di Stellantis e di Trasnova. Sono temi assolutamente significativi. Come si può giustificare un'assenza così rilevante all'interno della Commissione di riferimento? Quindi, da questo punto di vista, non possiamo che associarci a questa richiesta e vorremmo che ci fossero date delle risposte.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Gadda. Ne ha facoltà.
MARIA CHIARA GADDA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Mi associo alla richiesta che hanno fatto i colleghi e colgo, però, l'occasione per rilevare un altro aspetto e chiedo alla Presidente di poter sensibilizzare il Presidente della Camera, perché sono diverse, in realtà, le Commissioni parlamentari in cui non si svolgono i . Penso, ad esempio, alla mia Commissione, alla Commissione agricoltura, dove i raramente vengono messi in calendario, ancora meno rispetto alle due settimane che sono state citate dai colleghi in Commissione lavoro.
Questo è un momento storico, economico e sociale molto complesso e io credo che l'attività parlamentare e anche la collaborazione con il Governo, cioè la possibilità di interpellare il Governo sulle tante questioni che avvengono nel Paese, siano importanti e debbano essere anche nell'interesse della maggioranza, perché molte volte i sono anche legati all'opportunità di fare il punto sulle misure attuative delle norme che poi noi votiamo in Parlamento. Quindi, io chiedo davvero alla Presidenza di sensibilizzare il Governo, da un lato, e i presidenti delle Commissioni affinché ci sia una programmazione più stabile e più frequente dei in Commissione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Soumahoro. Ne ha facoltà.
ABOUBAKAR SOUMAHORO(MISTO). Grazie, Presidente. Per unirmi a quanto anticipato dai colleghi in relazione all'andamento dei lavori in merito alla programmazione dei in Commissione. Parliamo della Commissione lavoro e, di conseguenza, parliamo dell'articolazione di ciò che interessa e riguarda il tessuto lavorativo nel nostro Paese. Vari sono gli argomenti che sono stati presentati al fine di avere un riscontro da parte del Governo. Qui, per citare tra i tanti argomenti, vi è quello relativo alla condizione dei braccianti e in questo caso parliamo del rischio di perdere i 200 milioni di euro che sono stati programmati per la sistemazione dei braccianti al fine di farli uscire dai tuguri, dalle lamiere, dalle baraccopoli nelle quali vivono, in particolar modo in giro per le zone rurali del nostro Paese, per non parlare della Puglia, in particolar modo, dove su 200 milioni di euro ben 114 milioni rischiano di andare persi semplicemente perché non si è, fino ad ora, in grado di dare un'attuazione a quanto è stato stabilito ormai da tanti anni. Sono tutti questi argomenti rispetto ai quali vogliamo avere delle risposte e, ancora una volta, l'agire e l'azione - lo strumento che abbiamo a disposizione - vengono vanificati a causa dell'assenza continua del Governo.
Quindi, mi unisco all'invito e all'appello al Presidente della Camera, al fine di rimettere al centro l'importanza del ruolo che svolgiamo, altrimenti penso che vada a vanificarsi soprattutto il lavoro della Commissione stessa.
PRESIDENTE. Riferirò al Presidente delle osservazioni e delle richieste giunte dai gruppi.
PRESIDENTE. A questo punto torniamo ai pareri.
Chiedo alla Ministra di esprimere il parere sulle mozioni che a questo punto sono rimaste, cominciando dalla mozione Sportiello, Ghio, Ghirra, Gadda ed altri n. 1-00545 .
EUGENIA ROCCELLA,. Grazie, Presidente.
Sulla mozione Sportiello, Ghio, Ghirra, Gadda ed altri n. 1-00545 , espunte tutte le premesse, sugli impegni 1) e 2) il parere è favorevole se riformulati come unico impegno come segue: “a proseguire con iniziative volte a favorire l'incremento dell'occupazione femminile e nell'azione di sostegno all'occupazione femminile stabile, contrastando la precarizzazione dei rapporti di lavoro e il divario retributivo e pensionistico di genere, continuando a dare attuazione alla direttiva UE 2023/970”.
PRESIDENTE. Bene. Passiamo alla mozione Semenzato, Lancellotta… no, no. Non ha finito. Scusi, Ministra, sono io che ho sbagliato. Prego.
EUGENIA ROCCELLA,. Fosse un unico impegno…
PRESIDENTE. Ha dato solo il primo impegno…
EUGENIA ROCCELLA,. ... sarebbe più veloce.
Allora, sull'impegno 3) il parere è favorevole. Sull'impegno 4) il parere è favorevole, se riformulato con: “a valutare l'opportunità di assumere iniziative normative (…)”. Sull'impegno 5) il parere è favorevole, se riformulato con: “a valutare, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, di adottare (…)”.
Sull'impegno 6), parere favorevole se riformulato come segue: “a proseguire, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, con l'implementazione del congedo parentale e con ogni strumento utile a conciliare famiglia e lavoro”.
Sull'impegno 7), parere favorevole se riformulato come segue: “a proseguire, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, con iniziative volte a prevedere forme di tutela e protezione sociale per le lavoratrici autonome e libere professioniste, anche in materia di maternità, congedi e accesso agli ammortizzatori sociali”.
Sull'impegno 8), parere favorevole se riformulato come segue: “ad assumere iniziative, anche di carattere normativo, volte ad ampliare progressivamente la flessibilità in uscita dal mercato del lavoro attraverso il riordino, il potenziamento e l'eventuale introduzione di nuove misure che amplino la platea dei beneficiari, con particolare riferimento alle donne, ai lavoratori con carriere discontinue e ai soggetti più deboli nel mercato del lavoro”.
Sull'impegno 9), parere favorevole se riformulato nel senso di aggiungere semplicemente: “a continuare a prevedere misure”, eccetera, eccetera.
Sull'impegno 10), parere favorevole se riformulato come segue: “a proseguire, per quanto di competenza, con iniziative volte a rafforzare la presenza e la rappresentanza delle donne nei luoghi istituzionali, negli organi elettivi e nei centri decisionali pubblici e privati, anche attraverso strumenti di riequilibrio della rappresentanza e il monitoraggio dell'effettiva attuazione delle norme sulla parità di accesso”.
Sull'impegno 11), parere favorevole se riformulato come segue: “ad investire, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, adeguate risorse”, eccetera.
Sull'impegno 12), parere favorevole se riformulato come segue: “ad assumere iniziative, nel rispetto delle normative vigenti, volte a rafforzare la medicina di genere e a garantire un accesso equo, tempestivo e realmente universale al diritto alla salute, adottando iniziative di competenza per garantire il pieno rispetto della salute riproduttiva e sessuale, garantendo l'accesso alla procreazione medicalmente assistita, alla crioconservazione nel Servizio sanitario nazionale e all'IVG, rimuovendo qualsiasi atto che sia lesivo per la dignità e l'autonomia durante la gravidanza, il parto e le visite ginecologiche”. Sull'impegno 13), parere favorevole se riformulato come segue: “a potenziare, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, consultori e strutture pubbliche e a redigere e presentare al Parlamento, nei tempi previsti dalla norma, la relazione sull'attuazione della legge n. 194 del 1978”.
Sull'impegno 14), parere favorevole se riformulato come segue: “a continuare ad adottare iniziative di competenza volte a potenziare in modo vincolante le politiche di prevenzione, sensibilizzando altresì le istituzioni scolastiche del sistema nazionale di istruzione, affinché, nell'ambito della loro autonomia e in coerenza con le linee guida per l'insegnamento trasversale dell'educazione civica e con le nuove indicazioni nazionali per la scuola dell'infanzia e del primo ciclo di istruzione, promuovendo iniziative finalizzate a rafforzare la cultura del rispetto e delle relazioni corrette, anche attraverso l'utilizzo consapevole degli strumenti informatici”.
Sull'impegno 15), premesso che il progetto di legge è, come è noto, di iniziativa parlamentare e il Governo ha ovviamente un atteggiamento di pieno rispetto delle prerogative parlamentari delle due Camere, il parere è favorevole se riformulato come segue: “a continuare ad assumere, per quanto di competenza, iniziative, anche normative, coerenti con i principi delineati dalla Convenzione di Istanbul e con quanto previsto dalla direttiva (UE) 2024/1385 sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica in corso di recepimento”.
Sugli impegni 16) e 17), parere favorevole.
Sull'impegno 18), parere favorevole se riformulato come segue: “a proseguire nell'attività di raccolta dati e monitoraggio del fenomeno della violenza di genere, anche nelle sue espressioni ”. Sull'impegno 19), parere favorevole se riformulato come segue: “a continuare ad adottare iniziative per garantire un'attività di formazione, aggiornamento e qualificazione destinate a tutti gli operatori che entrano in contatto con le donne vittime di violenza”.
Sull'impegno 20), parere favorevole se riformulato come segue: “a continuare ad adottare iniziative volte ad aumentare, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, i fondi destinati ai centri antiviolenza e alle case rifugio”.
PRESIDENTE. Passiamo alla mozione Semenzato, Lancellotta, Ravetto, Marrocco ed altri n. 1-00547.
EUGENIA ROCCELLA,. Sulla mozione Semenzato, Lancellotta, Ravetto, Marrocco ed altri n. 1-00547, parere favorevole.
PRESIDENTE. Passiamo alla mozione Bonetti ed altri n. 1-00551.
EUGENIA ROCCELLA,. Con riferimento alla mozione Bonetti ed altri n. 1-00551, sugli impegni 1) e 5) il parere è favorevole se riformulati con un unico impegno e con la seguente riformulazione: “a prevedere che l'autorità politica delegata alle pari opportunità trasmetta al Parlamento un documento sullo stato di attuazione della Strategia nazionale per la parità di genere 2021-2026”.
Sull'impegno 2), parere favorevole se riformulato come segue: “ad adottare la prossima Strategia nazionale per la parità di genere anche con riferimento a quanto emergerà dalla relazione circa lo stato di attuazione dell'attuale Strategia”.
Sull'impegno 3), parere favorevole se riformulato come segue: “a continuare, nelle more della redazione della nuova Strategia, ad attuare la Strategia nazionale per la parità di genere 2021-2026”.
Sull'impegno 4), parere favorevole se riformulato come segue: “a intraprendere tutte le iniziative utili affinché l'autorità politica delegata per le pari opportunità raggiunga tutti gli obiettivi di sua competenza individuati con il PNRR”.
L'impegno 5) abbiamo chiesto di unificarlo in un unico impegno con l'impegno 1) con la riformulazione che abbiamo letto all'inizio.
PRESIDENTE. Ministra, sulle premesse di questa mozione?
EUGENIA ROCCELLA,. Sulle premesse, parere favorevole.
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti dell'Istituto comprensivo “Parco della Vittoria” di Roma, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
RENATE GEBHARD(MISTO-MIN.LING.). Grazie, Presidente. Signora Ministra, colleghe e colleghi, le politiche a sostegno della parità di genere ancora oggi sono politiche che devono contrastare diritti delle donne violati, discriminazioni culturali e sociali, disconoscimento della parità di genere quale condizione irrinunciabile di eguaglianza, violenza diffusa e drammatica nei confronti delle donne.
I progressi compiuti al fine di una piena affermazione della parità di genere, anche sul piano legislativo, in primo luogo in ordine agli indirizzi adottati nella Strategia per la parità di genere da parte della Commissione europea, hanno individuato nel ruolo e nei diritti delle donne la priorità decisiva nel contrasto alle diseguaglianze, non soltanto come riconoscimento di un principio di civiltà giuridica, ma come punto di unione delle politiche indispensabili a tale obiettivo.
L'Italia, nonostante alcune importanti riforme e obiettivi raggiunti - in particolare, la Strategia nazionale per la parità di genere 2021-2026 - ancora è ai margini dell'Europa. Per questo motivo, il nostro consenso va a tutte le mozioni che individuano nell'adozione di ulteriori interventi la prospettiva essenziale ai fini della parità di genere.
In quest'ambito, il punto centrale non è relativo esclusivamente all'introduzione, pur auspicabile, di ulteriori misure legislative, ma richiama un'azione necessaria di informazione e di valutazione in merito all'effettiva o meno attuazione di tali misure.
Riteniamo fondamentale l'adozione di una nuova strategia nazionale quale scelta strategica di opposizione al divario di genere. Condividiamo siano decisivi l'accesso non precario al mercato del lavoro e nell'occupazione femminile, in contrasto al e altre forme economiche e sociali di discriminazione. Persiste, infatti, una grave divaricazione fra le riforme introdotte e la loro adozione.
In ambito europeo si è, dunque, insistito nel promuovere e nel richiedere un ruolo attivo nell'attuazione dei principi e nel raggiungimento degli obiettivi della tabella di marcia per i diritti delle donne. A quella tabella di marcia facciamo appello anche qui, in quest'Aula, affinché l'attuazione corrente dei princìpi e degli obiettivi di parità possa determinare una realtà nella quale l'8 marzo non sia più la rivendicazione, oggi indispensabile, ma sia l'affermazione delle libertà delle donne di decidere le loro scelte di vita e, dunque, abbiano pari opportunità nella realizzazione di se stesse.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Gadda. Ne ha facoltà.
MARIA CHIARA GADDA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Ministra Roccella, il 2026 è un anno interessante perché ci consente di guardare indietro nel tempo, ai nostri ottant'anni di storia repubblicana. Quegli ottant'anni che hanno consentito alle donne di votare per la prima volta ma, soprattutto, di partecipare attivamente alla vita pubblica, politica e sociale del Paese, portando il loro contributo in questo Parlamento come stiamo facendo noi oggi, come sta facendo lei oggi, come sta facendo la Vicepresidente della Camera che sta presiedendo l'Aula.
Le donne hanno contribuito a scrivere concretamente molti articoli della Costituzione, che sono il nostro patrimonio collettivo. È nostro dovere e nostra responsabilità monitorare e valutare quanto quei principi sanciti dalla nostra Costituzione siano oggi effettivamente raggiunti. In parte lo sono, in parte il , il divario di attuazione, è ancora purtroppo molto, molto ampio. Perché la parità di genere si deve raggiungere promuovendo lo sviluppo culturale, in modo sussidiario, del Paese. Ma è chiaro che le politiche pubbliche e le politiche economiche del Paese devono andare nella direzione di rafforzare le tante fragilità che permangono ancora nel nostro sistema. Delle fragilità che sono evidenti dai numeri.
I numeri che ci danno un quadro assai peggiore rispetto a quello dei nostri , dei nostri colleghi europei. Se osserviamo i dati forniti dal rapporto annuale, dal Rendiconto di genere 2025 dell'INPS, presentato a Roma il 24 febbraio 2026, il tasso di occupazione femminile in Italia si attesta al 53,3 per cento per le donne tra i 15 e i 65 anni, a fronte del 71,1 per cento degli uomini. E se guardiamo alla realtà concreta del nostro Paese, i numeri del Mezzogiorno sono addirittura peggiori, perché il tasso di occupazione si ferma al 36,9 per cento.
Da questi dati, poi, emerge la quotidianità di tante persone, perché la mancanza di indipendenza economica, la mancata presenza delle donne nel mondo del lavoro ha tanti riflessi sulla vita personale. Per esempio, la violenza di genere è spesso molto, molto legata all'impossibilità di tante donne di avere un'autonomia economica che non consente di spezzare le catene dai mariti e dai compagni violenti. E poi c'è un tema che riguarda il sistema Paese, perché la mancanza delle donne in buona parte dei ruoli e delle mansioni, e anche dei ruoli apicali, non consente al nostro Paese di essere competitivo come dovrebbe e come potrebbe.
Quindi, questo distacco del 12,6 per cento rispetto ai nostri europei deve essere colmato attraverso le nostre scelte, attraverso le risorse che vengono stanziate e attraverso una strategia nazionale che deve avere molte declinazioni. Ci vogliono interventi pubblici mirati perché noi stiamo rinunciando a un potenziale produttivo: il prodotto interno lordo del Paese è legato anche al contributo che le donne danno e possono dare allo sviluppo dell'Italia. Noi rinunciamo… questo è stato calcolato dall'Agenzia europea: in Europa, la perdita economica stimata è di circa 370 miliardi di euro l'anno, il 2,8 per cento del prodotto interno lordo dell'Unione europea. Quindi, l'evidenza di questi numeri ci deve spingere ad essere più concreti, più rapidi.
Noi cogliamo la sua disponibilità a valutare i tanti punti che le opposizioni, in una mozione congiunta, hanno proposto, ma la locuzione “a valutare l'opportunità di”, ecco, credo che debba essere poi riempita un po' di quel contenuto di urgenza e di necessità che ci deve vedere più impegnati, più efficaci nelle politiche che dobbiamo mettere in campo.
E quando si parla di divario di genere, sono diversi i numeri da toccare. Quali sono i punti da rafforzare? Perché le donne studiano, le donne sono il 58 per cento dei laureati, eppure sono ancora sottorappresentate nelle cosiddette discipline STEM, quelle discipline che poi portano ad avere delle posizioni lavorative più remunerative in settori più remunerativi. Quindi, è importante proseguire nella direzione di aumentare la scelta libera delle donne nello studio di queste materie sin dai primi anni di studio. Perché anche un avvicinamento, una corretta educazione ed informazione nei primi anni di vita rispetto alle materie STEM è un passaggio importante, un riconoscimento che, peraltro, è avvenuto in tante leggi di bilancio in cui i diversi Governi che si sono succeduti hanno dato rilevanza a questo tema.
E come dicevo, a più elevati livelli di istruzione femminile non corrispondono più elevati livelli di retribuzione e di posizione; il cosiddetto soffitto di cristallo che, appunto, è stato raccontato, che è stato citato anche in quest'Aula rispetto ai ruoli apicali che sono stati raggiunti nella politica. Abbiamo una Presidente del Consiglio dei ministri donna, abbiamo tante parlamentari donne, abbiamo tante capogruppo di partito donne, però questa non è la realtà per le tante donne del Paese. Quindi, la strada è ancora molto, molto lunga, perché ricoprono il ruolo di amministratrice delegata meno del 5 per cento del totale e solo il 28,8 per cento delle imprese italiane è a conduzione femminile.
E poi c'è un tema che, appunto, deve consentirci di guardare al futuro con preoccupazione, se non inseriremo la leva dell'urgenza rispetto alle politiche da mettere in campo: le donne hanno lavori meno pagati, in settori produttivi meno attraenti, meno remunerativi ma, soprattutto, hanno accesso a dei lavori discontinui.
Il deve essere una scelta, non deve essere un obbligo o un lavoro mascherato dalle caratteristiche della stabilità. E perché le donne fanno il un in modo involontario? Intanto, certe volte lo devono scegliere perché, nel nostro Paese, il lavoro di cura è ancora troppo gravato sulle spalle delle donne, e su questo io approfitto del dibattito di questa mattina per sollecitare la Ministra e sollecitare il Governo a mettere in campo misure più efficaci che riconoscano veramente il lavoro, l'impegno del familiare. Perché il familiare nella stragrande maggioranza è rappresentato da donne e questi effetti, poi, li vedremo e li pagheremo in termini di conto quando poi, nei prossimi anni, si dovrà parlare e si tratteranno questi temi sul fronte pensionistico perché le donne hanno carriere più discontinue e quindi avranno pensioni più basse.
E questo è un tema gravissimo anche in termini di sostenibilità del Paese. Quindi le chiediamo, Ministra, non soltanto di “valutare l'opportunità di” cogliere le sollecitazioni che vengono appunto dalle nostre richieste, dalle nostre proposte, ma di stanziare delle risorse vere e una strategia che abbia un indirizzo. Noi avevamo fatto il : il non a caso prevedeva, appunto, misure che riguardavano la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, e chiudo nell'ultimo minuto a mia disposizione per dire che quello che è stato fatto sul congedo parentale non va bene.
Non si può citare il passato dicendo che nel passato gli altri Governi avevano messo soltanto 10 giorni per il congedo parentale maschile. Noi abbiamo il dovere di fare le misure oggi, di approvare oggi le misure che vengono proposte dal Parlamento e che hanno un consenso nel Paese, e quindi chiedo davvero di avere questo maggiore senso di responsabilità e senso di urgenza, perché ne viene della competitività del Paese e del benessere delle nostre famiglie e delle donne .
PRESIDENTE. Saluto studenti, studentesse e docenti dell'Istituto comprensivo statale “Ilaria Alpi” di Ladispoli, che assistono ai nostri lavori dalle tribune . Ha chiesto di parlare la deputata Semenzato. Ne ha facoltà.
MARTINA SEMENZATO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Ministra Roccella, onorevoli colleghi e onorevoli colleghe, ho letto con attenzione le varie versioni delle mozioni presentate dalle opposizioni e francamente ho trovato tante imprecisioni, ho trovato passaggi tendenziosi, ho trovato superficialità e, purtroppo, ho trovato anche una infelice strumentalizzazione. Nessun buon lavoro sulla parità di genere, ma un atto di accusa contro il Governo e un triste tentativo di fare della parità di genere un terreno di propaganda, come se chi governa fosse solo un ostacolo da abbattere e non un'istituzione chiamata a dare risposte.
Risposte che, peraltro, stiamo dando, anzi, “stiamo” dando, visti i tanti provvedimenti votati all'unanimità su questo tema. E sapete cosa c'è? Questa narrazione non mi piace per niente. La parità di genere non nasce oggi, in quest'Aula, per iniziativa dell'opposizione. Il tema delle donne e dei loro diritti non è appannaggio esclusivo di una parte politica, né uno spazio su cui alimentare una continua polemica. La parità è un principio sacrosanto, scritto nella nostra Costituzione.
È un dovere della Repubblica, è un impegno che questa maggioranza e questo Governo - che, io ricordo, per la prima volta è guidato da una donna - stanno portando avanti con strumenti concreti: una Strategia nazionale, un piano contro la violenza, misure per rafforzare l'occupazione femminile, che, ricordiamolo, è ai massimi storici, investimenti sulle competenze e azioni per sostenere l'indipendenza economica delle donne e una Commissione bicamerale sul femminicidio. Questi sono atti, non sono annunci; politiche concrete, non parole.
Abbiamo costruito un sistema di stabile, abbiamo previsto strumenti di monitoraggio e finanziamenti dedicati, abbiamo reso strutturali meccanismi come la certificazione della parità di genere, che oggi coinvolge migliaia di imprese e introduce incentivi reali per chi investe sull'equilibrio tra donne e uomini nel lavoro. Voi parlate come se nulla fosse stato fatto, come se l'Italia fosse sempre tragicamente in regressione su questo tema, vittima di un fulmineo arretramento culturale causato dal Governo negli ultimi 3 anni. Ecco, questa è una rappresentazione falsa e molto ingiusta.
In questa narrazione io non mi ci ritrovo e non mi ci ritrovo neanche come donna, come imprenditrice, come non mamma, come zia, come persona che della sua indipendenza, in particolar modo della sua indipendenza economica, ha fatto la sua forza. I numeri dei femminicidi - io li ricordo, in calo, un piccolo calo, ma sempre in calo - non sono argomenti su cui fare propaganda. Sono vite spezzate, sono famiglie distrutte, sono tragedie che ci interrogano tutti. Abbiate l'intelligenza di non farli diventare una clava su cui tentare di colpire l'avversario politico.
La violenza si combatte con leggi efficaci, con prevenzione, con protezione tempestiva, con coordinamento tra istituzioni, con l'applicazione rigorosa delle misure cautelari, con strumenti di controllo, come il braccialetto elettronico, utilizzati in modo concreto, con la formazione di chi interviene nei momenti di rischio, con sostegno reale ai centri antiviolenza e alle case rifugio. Tutti provvedimenti che abbiamo trovato negli ultimi interventi legislativi, a partire dalla legge n. 181. Non si combatte con le etichette ideologiche gridate in Aula.
Parlate di divari nel lavoro, di disparità retributive, di difficoltà nella conciliazione tra vita e lavoro. Sono sfide aperte, certo, nessuno lo nega, ma governare non significa scrivere una lista dei desideri o di buone intenzioni, significa assumersi la responsabilità di scelte sostenibili, misurabili, attuabili, e significa anche saper fare i conti economici. Noi lo stiamo facendo con incentivi alle imprese che assumono donne stabilmente, con strumenti per rafforzare la trasparenza salariale, con politiche che sostengono la presenza femminile nei settori ad alto valore aggiunto, anche attraverso la legge n. 187 del 2023, che promuove la partecipazione delle ragazze nelle discipline STEM e prova concretamente a scardinare gli stereotipi che ancora condizionano le scelte formative e professionali. E soprattutto stiamo lavorando perché nessuna donna sia costretta a scegliere tra sicurezza e autonomia, perché senza indipendenza economica non c'è libertà reale.
MARTINA SEMENZATO(NM(N-C-U-I)M-CP). Questo lo vedo ogni giorno nel lavoro della Commissione femminicidio che ho l'onore di presiedere: la dipendenza economica è una catena invisibile, che trattiene troppe donne dentro relazioni violente. Spezzarla è una priorità, ma si spezza con politiche serie, con occupazione, con servizi, con strumenti concreti, non con manifesti ideologici. La vostra mozione dipinge un Paese oscurantista, un Governo ostile ai diritti, una società ormai alla deriva, ma tutto questo non fa bene alle donne, non ha mai fatto bene alle donne.
La parità non è una proprietà di una parte, non è un vessillo da sventolare contro qualcuno, basta con questa guerra culturale permanente. È un percorso che richiede stabilità, responsabilità e collaborazione istituzionale. Noi non accettiamo lezioni da chi trasforma ogni differenza politica in una battaglia morale; non accettiamo che si insinui che difendere la famiglia, la libertà educativa o la sostenibilità economica significhi essere contro le donne. È un'accusa grave ed è profondamente divisiva. Le donne italiane meritano di più, e non solo le donne italiane.
Meritano politiche efficaci, continuità, serietà; meritano un Parlamento che lavori sui problemi reali, invece di usarli come terreno di scontro ideologico. E permettetemi una riflessione umana, una riflessione sulla sorellanza. Quindici giorni fa è stata discussa in quest'Aula, è stata anche votata in quest'Aula, una mozione sulla violenza a prima firma della collega Morfino, su cui tanto ha lavorato anche l'onorevole Ferrari, commissarie della mia Commissione. Non sarebbe stato più valorizzante risensibilizzare questo lavoro proprio vicino all'8 marzo, invece di fare una pasticciata mozione, depositata un'ora fa, forse dove prevalgono i particolarismi?
È evidente che questa mozione dell'opposizione non ci emoziona. Rivendichiamo, quindi, con forza l'impegno della maggioranza a proseguire con pragmatismo e determinazione nel cammino verso una parità reale e una libertà concreta. Le donne non hanno bisogno di slogan, hanno bisogno di risultati. A nome del gruppo Noi Moderati dichiaro il voto favorevole alla mozione di maggioranza e naturalmente ci indirizziamo sugli altri voti indicati dal Governo. Permettetemi di ringraziare la Ministra Roccella, che sta tracciando una strada decisa nelle pari opportunità, e un ringraziamento sicuramente va anche alla collega Lancellotta, per la sua sensibilità politica di mediazione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, signora Ministra, noi abbiamo presentato una mozione unitaria, che nelle sue premesse racconta lo scenario reale. Parlano i dati: non parliamo di statistiche predisposte dalle opposizioni, parliamo di statistiche internazionali o anche di dati dell'INPS, quindi è davvero incredibile che ci chiedete di stralciarle da una mozione che, appunto, rappresenta chiaramente lo scenario che viviamo nel nostro Paese. Allo stesso modo, gli impegni sono stati pressoché tutti riformulati, con il chiaro obiettivo di non stanziare neanche un euro per le politiche che riguardano la parità di genere. Spiace davvero che neanche sull'8 marzo si riesca a trovare una convergenza, nel momento in cui le politiche del Governo sono del tutto insufficienti e appunto, lo dicono i dati, non lo diciamo noi. Trovo molto gravi anche le accuse della presidente Semenzato, che ci costringe a fare una riflessione su un voto contrario a una mozione della maggioranza, che, a differenza delle nostre, è completamente vuota rispetto ai propositi e alle politiche da portare avanti.
L'8 marzo è la Giornata internazionale della donna, una ricorrenza di rilevanza civile e istituzionale nata dalle lotte per l'emancipazione e per i diritti sociali e politici delle donne, appunto. Quest'anno, tra l'altro, in Italia celebriamo gli ottant'anni dal voto delle donne, oltre che dalla nascita della Repubblica, e come sottolineiamo ogni anno l'azione delle istituzioni non può ridursi a iniziative simboliche e occasionali, ma deve assumere un carattere strutturale, misurabile e verificabile. Deve tradursi in un momento di riflessione e verifica dell'azione pubblica rispetto agli obblighi costituzionali e internazionali di tutela della dignità, dell'uguaglianza sostanziale e della libertà delle donne. Lo abbiamo detto tante volte e lo ripetiamo anche oggi: l'uguaglianza di genere è un indicatore essenziale della qualità democratica di un Paese, condizione indispensabile per un corretto sviluppo sociale ed economico.
Il contrasto strutturale alla violenza patriarcale e alle diseguaglianze economiche, salariali, previdenziali e di potere tra donne e uomini non costituisce un insieme di politiche settoriali tra loro distinte, ma l'intervento su un'unica matrice sistemica. La violenza di genere, la disparità retributiva, la segregazione occupazionale, la penalizzazione della maternità, il divario pensionistico, la sottorappresentanza nei luoghi decisionali e la sproporzionata attribuzione alle donne del lavoro di cura non retribuito sono manifestazioni diverse di uno stesso assetto di potere fondato su gerarchie di genere. Tale assetto, riconducibile alla persistenza di strutture patriarcali, produce dipendenza economica, vulnerabilità sociale e limitazione dell'autonomia personale, configurando un circolo vizioso in cui la disuguaglianza materiale alimenta la violenza e la violenza consolida la disuguaglianza. Conseguentemente, ogni politica pubblica volta a contrastare la violenza contro le donne deve necessariamente includere misure di riequilibrio economico, redistribuzione della cura, parità salariale, accesso effettivo al lavoro stabile e alla rappresentanza . La violenza maschile contro le donne non è, infatti, un insieme di fatti isolati, ma un fenomeno strutturale alimentato da stereotipi e gerarchie di potere e strettamente connesso alla diseguaglianza economica e alla dipendenza materiale.
Secondo l'Istat, sono circa 6.400.000 le donne tra i 16 e i 75 anni che hanno subìto nel corso della vita violenze fisiche o sessuali, ossia il 31,9 per cento, cioè quasi una su tre. A subire stupri o tentati stupri sono il 5,7 per cento delle donne. Questi dati, per ampiezza e gravità, delineano un quadro incompatibile con una risposta esclusivamente repressiva e non accompagnata da investimenti strutturali in prevenzione, protezione e autonomia economica. Eravamo convinte di aver raggiunto insieme un bel traguardo, visto che lo scorso novembre la Camera dei deputati ha approvato all'unanimità la proposta di legge volta a riformare la disciplina dei reati sessuali, introducendo il principio del consenso esplicito quale fondamento della libertà sessuale in linea con gli orientamenti internazionali e con la Convenzione di Istanbul, disciplina sul consenso libero e attuale che è stata stravolta durante l'esame in Senato, nonostante un impegno politico e istituzionale condiviso e che non può essere disatteso, su cui noi pretendiamo che torniate indietro e rispettiate gli accordi presi .
Altro aspetto di rilievo primario è l'autonomia economica, come dicevo, che costituisce presidio di libertà e condizione materiale per sottrarsi alla violenza. Sappiamo, infatti, quanto precarietà, segregazione occupazionale, penalizzazione della maternità e squilibrio dei carichi di cura producano un effetto sistemico di dipendenza e vulnerabilità. Il rendiconto di genere 2025, presentato di recente dal consiglio di indirizzo e vigilanza dell'INPS, evidenzia un divario strutturale: nel 2024, il tasso di occupazione femminile era al 53,3 per cento contro il 71,1 di quello maschile; tra le assunzioni a tempo indeterminato nel settore privato le donne sono solo il 36,7 per cento; il involontario è prevalentemente femminile e permangono divari previdenziali molto elevati. Lo stesso comunicato INPS sottolinea che le condizioni di svantaggio delle donne nell'ambito lavorativo, familiare e sociale nel nostro Paese sono ancora rilevanti, confermando la necessità di politiche pubbliche non episodiche ma strutturali. Questo lo dice l'INPS, non lo diciamo noi .
Secondo il 2025, l'Italia registra un punteggio complessivo di 61,9 su 100, con un netto peggioramento rispetto al dato del 2024, che era di 69,2 - meno 8,8 punti -, e comunque con una posizione che continua a restare nettamente al di sotto della media europea, soprattutto in ambito lavorativo. Per guadagnare quanto gli uomini guadagnano in un anno, le donne devono lavorare 15 mesi e mezzo. La dimensione del divario è sistemica e servono urgentemente interventi su stipendi, carriere e cura. Non è, quindi, affatto rassicurante il fatto che abbiate deciso di bloccare la proposta di legge sul congedo parentale paritario. È una decisione politicamente regressiva , che incide su uno dei nodi strutturali della disuguaglianza: la divisione sessuale del lavoro di cura.
Sono proprio la discontinuità lavorativa, il involontario e la penalizzazione previdenziale a colpire in modo sproporzionato le donne. La rinuncia a strumenti di redistribuzione della cura finisce per consolidare il modello che alimenta il e il . E a proposito di divario pensionistico, non possiamo non sottolineare ancora una volta il progressivo e significativo restringimento della platea delle beneficiarie della misura nota come Opzione donna, misura poi totalmente azzerata, che, pur rappresentando uno strumento di flessibilità molto parziale, sopperiva alla mancanza di uno strumento strutturale migliorativo della flessibilità pensionistica in ottica di genere. Senza il rinnovo di Opzione donna, alle condizioni date o con un miglioramento delle previsioni di quella misura, il divario previdenziale rischia di aggravarsi e tradursi in un'ulteriore penalizzazione per le donne che hanno sostenuto carichi di cura familiari non riconosciuti economicamente.
Per tutte queste ragioni, noi chiediamo, ancora una volta, che venga assunto un approccio strutturale e femminista alle politiche pubbliche, riconoscendo la matrice patriarcale della violenza e delle diseguaglianze economiche e integrando nella Strategia nazionale contro la violenza di genere misure vincolanti su autonomia economica, casa, lavoro, e accesso alla giustizia. Vi chiediamo di garantire un sistema effettivo di protezione e prevenzione della violenza, che preveda una valutazione del rischio tempestiva, il coordinamento operativo tra Forze dell'ordine, magistratura, servizi sociali e sanitari, il rafforzamento degli strumenti di protezione, evitando disomogeneità territoriali - è inutile che la presidente Semenzato citi questi dati; siamo d'accordo, ma poi bisogna anche essere coerenti e conseguenti -, nonché la formazione obbligatoria e continuativa su violenza di genere, stereotipi e vittimizzazione secondaria per Forze dell'ordine, magistratura, sanità, servizi sociali e scuola.
Chiediamo che siano stabilizzati e incrementati i finanziamenti per i centri antiviolenza e le case rifugio, garantendo tempestività nei trasferimenti, uniformità territoriale, i livelli essenziali delle prestazioni e il monitoraggio pubblico sull'uso delle risorse. Chiediamo, inoltre: di rendere strutturali e rafforzare le misure di autonomia economica, semplificando le procedure e garantendone l'accessibilità; di recepire pienamente e in modo sostanziale la disciplina europea sulla trasparenza retributiva; di adottare un piano straordinario per l'occupazione femminile stabile e di qualità, fondato su obiettivi misurabili e coerenti con i dati INPS. Vi chiediamo di intervenire sul divario previdenziale di genere, introducendo misure di riequilibrio e contrasto alle carriere discontinue, valorizzazione dei periodi di cura e verifica degli effetti di ogni riforma pensionistica sulla parità sostanziale. Vi chiediamo di introdurre un sistema di congedi realmente paritario, obbligatorio e non trasferibile, adeguatamente retribuito, che redistribuisca la cura e rimuova la penalizzazione strutturale della maternità.
Occorre poi, ovviamente, potenziare i servizi pubblici di cura, i nidi, il tempo pieno e i servizi per la non autosufficienza, riconoscendo che l'arretramento del produce disuguaglianza di genere e alimenta la dipendenza economica.
Il Parlamento deve essere costantemente informato delle politiche di parità. Per questo chiediamo anche che il Governo presenti una relazione annuale sulla parità sostanziale, basata su indicatori disaggregati, includendo obiettivi e scadenze verificabili.
Solo con un piano di azioni strutturali, misurabili e verificabili, l'8 marzo potrà essere celebrato davvero come una giornata di festa e non - come accade ancora oggi - come una giornata di proteste e rivendicazioni .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, signora Ministra, oggi parliamo al cuore della nostra architettura costituzionale, ossia l'articolo 3 della Costituzione: rimuovere gli ostacoli che limitano di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impedendo il pieno sviluppo della persona umana. Se guardiamo alla condizione delle donne nel nostro Paese, dobbiamo riconoscere con onestà che quegli ostacoli non sono ancora stati rimossi.
Negli ultimi anni sono stati compiuti dei passi importanti. La Strategia nazionale per la parità di genere 2021-2026 ha introdotto un metodo nuovo: obiettivi misurabili, indicatori chiari, una strutturata. È stato un cambio di paradigma in linea con la strategia europea e anche con gli impegni assunti in sede di G20; tuttavia, i dati ci consegnano un quadro ancora fragile.
Secondo l'Indice sull'uguaglianza di genere, l'Italia ha migliorato il proprio punteggio negli ultimi anni: siamo passati dal 63,5 al 69,2 su 100. C'è, però, un problema: rimaniamo quattordicesimi in Europa. Siamo sotto la media UE in quasi tutti i domini e deteniamo ancora il punteggio più basso dell'Unione nel settore del lavoro. Questo significa che il problema non è teorico: è concreto, strutturale ed è sistemico.
Il tasso di occupazione femminile, nel 2024, si attesta al 53,3 contro il 71 maschile: uno scarto di quasi 18 punti percentuali. Le donne rappresentano però - e direi che su questo occorre prestare grande attenzione - il 67 per cento dei lavoratori e sono molto più esposte al involontario. Il differenziale retributivo supera i 25 punti percentuali; solo il 21,8 delle posizioni dirigenziali è ricoperto da donne.
Allora, questi numeri non descrivono solo una disparità di diritti, ma descrivono una perdita economica per il Paese. Il divario di genere non è un tema settoriale: è una questione di crescita, di produttività, di sostenibilità del nostro sistema previdenziale, di tenuta demografica, di competitività internazionale. Ogni donna che non può accedere pienamente al mercato del lavoro, che vi entra in condizioni di precarietà o di salari inferiori, rappresenta un potenziale non espresso per l'intero sistema Paese.
Per questo la parità di genere non è una bandiera ideologica: è un asse strategico della politica industriale, fiscale, sociale e demografica. Questo aspetto, signor Presidente e signora Ministra, lo sottolineiamo.
La Strategia 2021-2026 sta per concludersi e oggi non disponiamo ancora di una relazione chiara e sistemica sullo stato di attuazione delle misure previste, sui raggiunti, su quelli mancanti, ma anche, ad esempio, sulle criticità emerse.
È proprio questo il primo punto della mozione: chiedere trasparenza e responsabilità; chiedere al Parlamento che sia messo nelle condizioni di valutare, con dati e indicatori, che cosa ha funzionato e che cosa no, ovviamente per porre dei correttivi.
Solo a partire da una valutazione rigorosa possiamo costruire la nuova Strategia 2027-2030. Come? Mantenendo un approccio misurabile e obiettivi ambiziosi, non inferiori - ovviamente - a quelli precedenti. Non possiamo permetterci arretramenti.
Penso, ad esempio, al tema del tempo e della conciliazione: il congedo di paternità che è rimasto invariato, la copertura dei servizi educativi 0-3 anni, obiettivo ovviamente cruciale del PNRR; non sono ancora stati raggiunti i fissati.
Senza un equilibrio nella condivisione delle responsabilità di cura, il carico continuerà a gravare in misura sproporzionata sulle donne, condizionandone scelte professionali e retributive.
Pensiamo, ad esempio, al tema della certificazione della parità di genere, che sta producendo risultati importanti nel mondo imprenditoriale: è uno strumento che va rafforzato, consolidato e diffuso. Pensiamo alla presenza femminile nei CdA, che ha registrato progressi significativi, ma che non si traduce ancora in un adeguato accesso ai ruoli apicali.
La nostra mozione, signor Presidente e signora Ministra, non si limita a fotografare i problemi, ma indica un metodo: continuità, monitoraggio, rendicontazione periodica al Parlamento. Prevedere le relazioni periodiche significa rafforzare la e anche rendere strutturale l'attenzione al tema, sottraendolo alla contingenza politica; significa anche riconoscere che la parità di genere è una politica pubblica strategica e non un capitolo accessorio.
La democrazia paritaria disegnata dalla Costituzione non è ancora compiuta, ma non è un orizzonte astratto: è un obiettivo concreto e misurabile. Investire sulla piena partecipazione delle donne al lavoro, alla e all'innovazione significa investire sul futuro dell'Italia, significa aumentare il PIL e significa rafforzare la sostenibilità del , contrastare la povertà, sostenere la natalità, migliorare la qualità delle istituzioni. Non è una battaglia delle donne: è una battaglia della Repubblica. Per questo, chiediamo al Governo di dare attuazione agli impegni ancora pendenti.
Ed ancora, il PNRR non è stato solo un piano di investimenti: è stato un patto con il Paese. E dentro quel patto c'era un impegno chiaro: ridurre la disparità di genere, non come uno slogan, non come una clausola di stile, ma come un obiettivo trasversale e vincolante. Quindi, occupazione femminile, servizi per l'infanzia, accesso alle STEM, imprenditoria femminile, clausole premiali negli appalti: tutto questo era scritto nero su bianco.
Noi oggi chiediamo una cosa semplice, ma fondamentale: responsabilità. Quali obiettivi sono stati raggiunti? Quali sono in ritardo? Quali sono stati ridimensionati? E quali iniziative concrete il Governo intende assumere per colmare i divari ancora aperti?
Perché se la più grande stagione di investimenti pubblici degli ultimi decenni non produce un avanzamento strutturale della condizione femminile, allora abbiamo perso un'occasione storica, e questo il Parlamento ha il dovere e il diritto di saperlo. Per questo - come detto e come ribadisco - chiediamo questa rendicontazione.
Presidente, colleghi, signora Ministra, avremmo pensato che, in un contesto come questo, si potesse convocare un tavolo con la presenza di tutti i gruppi, per arrivare su questo tema a una mozione unitaria, per giungere a una strategia che per la parità di genere, in occasione della Giornata internazionale della donna, potesse essere una rivoluzione, forse anche un nodo strategico e innovativo per una giornata così importante. Le mozioni presentate non possono e non debbono essere terreno di scontro e di bandiere, ma un'occasione per affermare responsabilità, impegni concreti e condivisi.
Ed ancora: abbiamo letto, ovviamente con attenzione, tutte le mozioni e ci siamo soffermati con curiosità sulla mozione di maggioranza. Dobbiamo dire che scorgiamo, anche con orgoglio, l'operato del Governo Draghi e, forse silenziosamente, anche - permettetemi di dirlo - la linea - e questo lo dico sottovoce - della Ministra Bonetti. Molto bene, molto bene.
Lavoriamo in continuità per recuperare il terreno perso per innumerevoli ragioni che non sto a ripetere. La parità non è una battaglia di parte, ma è giustizia sociale per il futuro del nostro Paese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Sportiello. Ne ha facoltà.
GILDA SPORTIELLO(M5S). Grazie, Presidente. Si avvicina l'8 marzo e - come è doveroso - quest'Aula discute, si interroga, fa un bilancio su quello che è stato fatto, su quello che manca e su quale sia la fotografia del nostro Paese.
E benché, chiaramente, dai banchi della maggioranza si alzino feste e celebrazioni per i grandi risultati ottenuti, di cui qui fuori non si è accorto nessuno e neanche qui dentro, noi invece denunciamo la condizione che ancora oggi le donne vivono nel nostro Paese: quanti ancora sono gli ostacoli, quanti ancora i limiti imposti, quanto ancora il sistema di oppressione sia forte.
Vedete, le questioni sono tante - il lavoro, il carico di cura, le pensioni, il divario salariale, le violenze -, ma se non leggiamo tutto questo all'interno di un unico sistema di squilibrio perenne, strutturale e che agisce in ogni ambito, stiamo facendo un grande errore e non riusciremo mai a fare delle politiche realmente efficaci e strutturali per poter combattere questo sistema di squilibrio che si chiama patriarcato .
Oggi noi vi abbiamo presentato in maniera unitaria una mozione, degli impegni per poter agire subito, per non aspettare più. Ebbene, la risposta del Governo è stata veramente imbarazzante. Non solo ha stralciato completamente quello che descrivevamo - e descrivevamo la realtà di un Paese di cui, evidentemente, questo Governo ha paura per cancellare tutto quello che abbiamo scritto -, ma respinge nell'ordine: le misure che chiedevamo di adottare subito sul sostegno per l'occupazione femminile stabile, il contrasto alla precarizzazione, la piena parità salariale e pensionistica: avete detto “no”; a recepire pienamente e in modo sostanziale la direttiva europea sulla trasparenza salariale: avete detto “no”; a riconoscere premialità legate all'inclusione lavorativa delle donne nei bandi di gara degli appalti pubblici: avete detto “no”; a proseguire e ad adottare davvero un congedo paritario obbligatorio, che avete bocciato, ma magari ci ripensate e ve lo abbiamo richiesto e avete detto “no”; ad assumere iniziative per le lavoratrici autonome e le libere professioniste in materia di maternità, congedi e accesso agli ammortizzatori sociali: le avete bocciate; vi abbiamo chiesto l'educazione sessuo-affettiva nelle scuole e ci avete detto “no”. E che novità! Lo sappiamo benissimo: questo è l'unico Governo che riconosce il consenso delle famiglie per limitare l'educazione sessuo-affettiva nelle scuole ma che poi lo nega, davanti a un atto sessuale, per riconoscere un atto senza consenso come violenza. Complimenti, complimenti !
Vi abbiamo chiesto di rafforzare la presenza e la rappresentanza delle donne nei luoghi istituzionali, visto che anche lì il quadro è impietoso, ma tanto noi abbiamo la prima Presidente donna del Consiglio che vuole farsi chiamare “il Presidente”, in sfregio a tutte le istanze che chiedono un riconoscimento della visibilità delle donne anche nei luoghi di potere, e una Ministra delle pari opportunità che si è dimenticata qual è il suo ruolo e perché siede tra i banchi di quel Governo. Le donne sindaco, nel nostro Paese, sono poco più del 15 per cento; le consigliere comunali poco più del 28 per cento; in Parlamento poco più del 33 per cento e non si vedeva una presenza delle donne così minima da anni e anni in queste Aule. Ebbene, cosa fa la Presidente del Consiglio? Quale idea geniale ci viene a proporre per sottolineare, ancora una volta, quanto si sia dimenticata di essere una donna? Sa cosa fa? Ieri all'anniversario, in una cerimonia che celebrava gli 80 anni della conquista del voto delle donne in questo Paese, ci dice: ma le quote di genere? Ma le quote di genere non servono perché noi non vogliamo favoritismi, vogliamo andare avanti per merito. Allora, se questi sono i dati, se solo il 20 per cento delle donne in questo Paese riesce ad arrivare nei ruoli apicali, la Presidente del Consiglio ci spieghi: pensa che è perché non siamo abbastanza valide per non arrivare in quei posti o perché c'è un sistema che non ci fa arrivare e che lei avalla?
Vi abbiamo chiesto di tutelare la medicina di genere e il diritto alla salute e anche qui, Ministra Roccella, se, invece di ridere, lei alzasse il telefono e chiamasse il Ministro Schillaci, per ricordare che ancora non ha presentato la relazione sull'attuazione della legge n. 194 nel nostro Paese e che mai dal 1978, quando è stata approvata la legge, si era registrato un ritardo simile che non ha nessuna giustificazione, se non politica, farebbe metà del suo dovere. E invece no, stiamo ancora aspettando e nel 2026 abbiamo ancora i dati del 2022. Ma come si fa a fare delle politiche efficaci? Come si fa a denunciare gli ostacoli che ancora esistono nel nostro Paese per chi vuole accedere all'interruzione volontaria di gravidanza, se abbiamo dati che fotografano una realtà vecchia di tre anni? Quei dati sono le nostre storie, sono i nostri vissuti, sono diritti negati. Cosa pensa di fare, Ministra? Stiamo ancora aspettando e non è una concessione, perché c'è la legge che impone la presentazione di quella relazione e voi ve ne state fregando altamente , irridendo e girando la faccia a tutte le donne e le persone che ve la chiedono.
E non solo, perché ci sono altri dati che vorremmo. Vi abbiamo chiesto dati sui femminicidi che siano disaggregati, aggiornati, puntuali. Ve li abbiamo chiesti e ci avete detto “no”. C'è una rete, “datiBeneComune”, insieme a “Period Think Tank” e alla rete “D.i.Re”, che ha chiesto e che ha consegnato a Palazzo Chigi una richiesta per avere dei dati che ci permettano di analizzare il fenomeno, di produrre delle politiche più efficaci conoscendo la relazione, per esempio, tra vittima e autore, conoscendo i dati per territorio in maniera disaggregata. Invece, oggi questo Governo ci dice “no”.
Andiamo avanti. Vi abbiamo chiesto di combattere davvero le violenze di genere non con una corsa a Roma, non aprendoci le chiese se dobbiamo scappare, come ci ha suggerito il Ministro della Giustizia. Vi abbiamo chiesto di riconoscere che la denuncia non è l'atto finale di un percorso di fuoriuscita dalle violenze: c'è il diritto alla casa, c'è il diritto a un sostegno psicologico, c'è il diritto e la tutela dei figli, dei minori e delle minori. C'è tanto altro dopo una denuncia e se lo Stato è assente in quella fase lo Stato commette violenza dopo una violenza già subita . E allora a noi non basta una normativa che riconosce la violenza soltanto quando siamo già morte. Noi vogliamo prevenzione, vogliamo l'educazione sessuo-affettiva nelle scuole, vogliamo una norma sul consenso, quella che il Governo sta affossando al Senato, ed è veramente paradossale che ancora oggi dobbiamo rivendicare il fatto che sia necessario il nostro consenso per avere un atto sessuale. Vi rendete conto a che punto siamo? Vi rendete conto quanto è assurdo dover dire che, senza un nostro “sì”, non ci può essere alcun atto sessuale ?
Nel frattempo, ci sono chiese che suonano ricordando i nostri aborti, che sono nostri e di nessun altro, che provano a farci sentire colpevoli; ci sono dichiarazioni, ci sono Stati occidentalissimi che propongono la pena di morte per chi vuole abortire o per chi ha abortito; ci sono attacchi costanti, anche nel mondo occidentale, contro le donne, su cui non possiamo chiudere gli occhi, perché c'è una rete internazionale di estrema destra che fa pressioni sui Governi, che entra nei Governi, e di cui anche il nostro Governo assolutamente non è esente e la conosce molto bene. Questo Governo, tra l'altro, si distingue anche perché oggi, alla vigilia dell'8 marzo, con un tempismo incredibile, propone anche la cancellazione delle consigliere di parità sul lavoro, consigliere che sul territorio fanno un lavoro incredibile e che sono un presidio. E cosa fa? Propone una struttura centrale, perché non sia mai che anche quei ruoli sfuggano al controllo del Governo, che non ci può piazzare amici e parenti.
Io voglio concludere questo intervento dicendo che noi voteremo “no” sulla mozione della maggioranza, perché non permettiamo che un tema così importante venga letteralmente svuotato e ridicolizzato della sua importanza con un impegno vuoto da una maggioranza che niente sta facendo. Tutti gli impegni che servirebbero a risolvere e a contrastare le violenze sulle donne, le violenze di genere sul lavoro e gli squilibri potrebbero essere accettati e, invece, si stanno rifiutando, dimostrando la non intenzione di fare alcunché, la non intenzione di fare anche solo un passo per migliorare la situazione.
Concludo dicendo agli uomini che sono in Aula, agli uomini che scenderanno in piazza, agli uomini che ascoltano: non ci basta più la vostra solidarietà, vogliamo anche da voi atti concreti. Vogliamo decostruzione del meccanismo di potere, di cui voi siete parte. Non fermatevi davanti alle battute sessiste e denunciatele. Quando una collega viene etichettata solo per essere “la moglie”, “l'amante”, “la fidanzata” di qualcuno, rivendicatene la professionalità . Quando qualche vostra collega di lavoro viene superata, viene umiliata perché è andata in maternità, denunciatelo, perché nessuno è fuori da questo sistema e anche voi avete la responsabilità piena di stigmatizzare.
E se non sentite un problema quando un uomo dice a un'altra donna come deve vestirsi e la ridicolizzate dicendo che siamo pesanti, isteriche, e quante altre ce ne dite e ne avete dette in passato, bene, siete parte del problema .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Marrocco. Ne ha facoltà.
PATRIZIA MARROCCO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Tra pochi giorni celebriamo la Giornata internazionale della donna, una ricorrenza che non può essere ridotta a un rito, ma che deve rappresentare per il Parlamento un momento di responsabilità. Non è il giorno delle contrapposizioni ideologiche, è il giorno della verità sui problemi e della concretezza sulle soluzioni. Per questo motivo, come gruppo di Forza Italia, esprimeremo voto favorevole alla mozione della maggioranza e voto contrario a quella dell'opposizione.
La mozione dell'opposizione contiene denunce che in parte condividiamo: la violenza contro le donne, il divario occupazionale, le difficoltà di conciliazione, la necessità di un cambiamento culturale, ma il punto non è soltanto cosa si denuncia, il punto è come si agisce. Esistono, a nostro avviso, due piani distinti, ma complementari, per costruire una reale parità di genere. Il primo è il piano normativo e strutturale: qui non servono sloganma strumenti. La nostra Costituzione, all'articolo 3, afferma il principio di eguaglianza sostanziale; all'articolo 51 impone alla Repubblica di promuovere, con appositi provvedimenti, le pari opportunità.
Non sono solo parole astratte, sono un mandato. In questi anni, l'Italia si è dotata di un'architettura strategica concreta, la Strategia nazionale per la parità di genere 2021-2026, collegata al PNRR, articolata su lavoro, reddito, competenze, tempo e potere. È stata costruita una stabile, con una cabina di regia e un Osservatorio nazionale per l'integrazione delle politiche per la parità di genere. È stato previsto un finanziamento strutturale. È stato adottato il nuovo Piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne 2025-2027.
Non siamo di fronte a un vuoto, siamo di fronte a un sistema che va rafforzato, monitorato e migliorato.
Penso alla certificazione della parità di genere, prassi UNI/PdR 125:2022, che ha già coinvolto migliaia di imprese, con meccanismi premiali e incentivi concreti. Questo è un esempio di come si possa incidere sul mercato del lavoro, creando condizioni di equità, senza imporre modelli ideologici. Penso al rafforzamento della presenza femminile nelle discipline STEM, alla legge che ha istituito la settimana delle STEM, agli investimenti universitari per superare stereotipi che, ancora oggi, orientano le scelte formative.
Non si combattono i divari solo denunciandoli, si combattono aprendo opportunità reali. Questo è il primo piano: inserire nel sistema meccanismi di garanzia che permettono alle donne di scegliere. Scegliere di lavorare, di fare carriera, di essere madri, di non esserlo, di conciliare tempi di vita e lavoro, senza essere discriminate in quanto donne. La libertà si costruisce con regole giuste e con servizi adeguati, non con etichette. Il secondo piano è quello culturale: la parità non si realizza soltanto nelle leggi, si realizza nella mentalità.
Su questo punto non c'è divisione tra maggioranza e opposizione; c'è un ritardo, che il Paese deve sicuramente colmare. Combattere la violenza maschile contro le donne significa lavorare sull'educazione al rispetto, sul superamento di stereotipi, che dovrebbero essere ormai riconosciuti come tali; significa intervenire nelle scuole, nella formazione degli insegnanti, nei linguaggi, nei contesti sociali. Attenzione, educare non significa indottrinare e formare non significa imporre visioni uniche. Il compito dello Stato è fornire strumenti, promuovere il rispetto, sostenere una cultura della responsabilità, non sostituirsi alle famiglie o trasformare la scuola in un terreno di scontro ideologico.
La mozione di opposizione, invece, tende a ricondurre ogni questione, dalla violenza alla natalità, dal lavoro alla scuola, dentro una lettura univoca e fortemente polemica. Si descrive un Paese fermo o regressivo, ignorando i passi avanti compiuti e gli strumenti già attivati. Non si rafforza la lotta alla violenza delegittimando il blocco delle istituzioni. Non si costruisce una cultura del rispetto contrapponendosi sistematicamente contro il Governo e contro i diritti. Non si difendono le donne trasformando ogni differenza di impostazione in uno scontro morale.
Si tifa per il nostro Paese, si tifa per il Governo che c'è . Noi riteniamo che la violenza contro le donne sia una priorità assoluta, ma riteniamo anche che la risposta non possa essere solo un inasprimento delle pene o la moltiplicazione di dichiarazioni solenni. Deve esserci prevenzione, protezione, coordinamento tra istituzioni, sostegno concreto sull'autonomia economica. Garantire pari opportunità nel lavoro significa anche garantire indipendenza economica.
L'indipendenza economica è uno dei più forti strumenti di prevenzione della violenza. Ecco perché la mozione della maggioranza tiene insieme questi elementi: strategia strutturale, stabile, monitoraggio, investimenti nelle competenze, contrasto integrato alla violenza. La parità di genere non è una bandiera di parte, è una responsabilità comune, ma proprio perché è una responsabilità comune non può essere trasformata in un terreno di delegittimazione reciproca. Le donne italiane non hanno bisogno di narrazioni apocalittiche; hanno bisogno di servizi che funzionano, di imprese che investono sul merito, di scuole che orientano senza stereotipi, di istituzioni che proteggono quando serve e che non lasciano sole.
La strada sicuramente è ancora lunga, i divari occupazionali esistono, le discriminazioni purtroppo persistono, la violenza è una ferita aperta, ma la risposta non è negare ciò che è stato fatto, è consolidarlo e migliorarlo. Con questo spirito, quindi, ribadiamo il nostro impegno su entrambi i piani: quello normativo, per garantire condizioni di scelta reali e non solo proclamate; quello culturale, per superare definitivamente i retaggi e gli stereotipi, che non devono più trovare spazio nella nostra società. Per queste ragioni, annuncio il voto favorevole del mio partito, Forza Italia-Berlusconi Presidente .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ravetto. Ne ha facoltà. Chiedo scusa, deputata Ravetto, effettivamente il Governo mi aveva chiesto di intervenire. Chiedo perdono ad entrambi, ma mi era sfuggito un attimo. Prego, Ministra.
EUGENIA ROCCELLA,. Intervengo per modificare due pareri sulla mozione Bonetti ed altri n. 1-00551. Al punto 2) dell'impegno il parere è favorevole se riformulato come segue: “ad adottare la prossima Strategia nazionale per la parità di genere, con decorrenza dal 2027, nel solco di quella precedente, anche con riferimento a quanto emergerà dalla relazione circa lo stato di attuazione dell'attuale Strategia, mantenendo il medesimo approccio metodologico”. Per quanto riguarda il punto 4), il parere diventa favorevole.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ravetto. Ne ha facoltà.
LAURA RAVETTO(LEGA). Grazie, Presidente. In questo intervento che è concesso a ognuno di noi di 10 minuti basterebbe - parlo almeno per la maggioranza - una dichiarazione di mezzo secondo: 53,9 per cento di occupazione femminile, più 0,3 per cento rispetto all'anno precedente, più 0,5 per cento rispetto all'anno prima, più 3 per cento di occupazione femminile negli ultimi 3 anni, mai così tante donne occupate in Italia. Questo basta, questo basterebbe a placare ogni dichiarazione, ogni polemica, anche qualche parola fuori posto che ho sentito in quest'Aula da parte dell'opposizione rispetto a questo Governo.
Dovreste non dico fare un plauso a questi numeri, ma perlomeno non negarli. Presidente, colleghe, come la Sportiello: non basta urlare, urlare forte al patriarcato per lavarsi la coscienza. Dovreste aver fatto almeno un terzo delle cose che ha fatto questo Governo per le donne quando eravate al Governo con il PD . Questi dati, questi numeri non sono frutto del caso, non sono il frutto della congiuntura internazionale, che è pessima da anni; non sono il frutto del traino dell'Europa, che è bloccata da anni.
Sono il frutto della visione del Governo, un Governo di centrodestra che ha capito una cosa semplice, che molti altri Governi non avevano capito, e cioè che, per ogni risorsa che mettiamo per introdurre più donne nel mercato del lavoro, cresce il PIL. Presidente, scusi, colleghi…
PRESIDENTE. Colleghi, per favore.
LAURA RAVETTO(LEGA). Il Governo Meloni questo l'ha capito e l'ha capito fin dal suo insediamento, perché con le sue finanziarie ha subito stanziato risorse per le donne, cioè ha stanziato risorse per la famiglia, perché stanziare risorse per la famiglia significa stanziare soprattutto risorse per sgravare le donne. Con la prima finanziaria ha stanziato 1 miliardo di euro, con cui abbiamo fatto l'aumento dell'assegno unico, la stabilizzazione dei contributi per i figli, l'incremento dei congedi parentali, che sono passati dal 30 all'80 per cento, e la decontribuzione per l'assunzione delle giovani donne. Poi, l'ha fatto nell'ispirazione del PNRR. Poi, ha fatto un'altra scelta precisa con la seconda finanziaria, le risorse erano ancora meno, perché il quadro internazionale e, quindi, finanziario era in continuo peggioramento: ha preso, praticamente, tutte quelle risorse e, di nuovo, le ha messe per dare un segnale alle famiglie e alla natalità. Ha rifatto la decontribuzione per le mamme lavoratrici, ha implementato il fondo per gli asili nido, ha potenziato ancora i congedi parentali, ha fatto una redazione del codice degli incentivi per le imprese. Ha improntato tutta la delega fiscale ai principi quali la composizione del nucleo familiare, i costi sostenuti per la crescita dei figli, che sono indicati come criteri per la revisione del sistema di tassazione. Ha determinato con l'assegno di inclusione, che ha sostituito il reddito di cittadinanza, criteri per cui questo assegno è fortemente tarato sulla presenza dei figli nel nucleo familiare. Ha fatto la decontribuzione, gli sgravi e le premialità nelle gare pubbliche per le imprese che aderiscono alla parità di genere. Ha promosso un codice di autodisciplina per le imprese, ha incrementato il Fondo di garanzia per le PMI dedicato alle imprese femminili, ha potenziato il microcredito di libertà per le donne vittime di violenza. Ha rafforzato il tema culturale, perché avete parlato di prevenzione, e noi della Lega ne siamo stati protagonisti, perché con il Ministro Valditara si è finalmente introdotto il rispetto delle donne nelle scuole.
Con la terza finanziaria sono stati, poi, di nuovo dati segnali fondamentali per le donne: il nuovi nati, il terzo mese di congedo parentale usufruibile dal padre e dalla madre e, nell'ultima finanziaria, abbiamo ulteriormente rafforzato il mamme, innalzato da 40 a 60 euro al mese. Nel Milleproroghe abbiamo prorogato il donne, ovvero l'esonero pari al 100 per cento dei contributi previdenziali applicato alle assunzioni a tempo indeterminato di donne. E qua la sinistra, che fa? La sinistra fa l'unica cosa che è in grado e capace di fare: fa il gioco del “più uno”, potevate fare più uno, un po' di più. Ci avete detto che sui congedi parentali non basta, facendo finta di non saper fare i calcoli, non vedere che le risorse non sarebbero sostenibili, ma, soprattutto, facendo finta di non sapere che non avete fatto nulla sui paritari in passato , che è stato questo Governo a introdurre il sistema, che, poi, andrà potenziato, andrà ampliato, ma intanto l'abbiamo fatto noi. E facendo finta di non sapere che il vero tema dell'aderenza ai congedi paritari da parte del padre è la differenza retributiva, perché in questo Paese, purtroppo, le donne guadagnano ancora meno dei maschi. Quindi, nelle famiglie che cosa si fa? Si accede al congedo parentale della donna perché si sacrifica lo stipendio femminile. Allora, invece di lamentarvi, cara sinistra - scusi, Presidente, tramite lei -, parlate ai vostri amici sindacati e sindacalisti perché lottino con noi per la parità retributiva delle donne . Allora, forse, vedremo, incentiveremo, forse, i padri ad accedere ai congedi parentali.
Di fronte a queste misure, noi non ci siamo fermati: abbiamo fatto misure economiche, poi, abbiamo fatto quello che, oggi, con questa mozione stabiliamo e rafforziamo, cioè abbiamo fatto un Piano, un Piano strategico per la parità di genere che, da una parte, riprende questi obiettivi del Governo, dall'altra, crea una cabina di regia che, al contrario di quanto è stato detto in quest'Aula, coinvolge tutti i protagonisti, tutte le amministrazioni e che è stata fatta proprio partendo dall'ascolto con tutto l'associazionismo. Ed è una cabina di regia che ha un percorso preciso proprio di natura culturale. Per esempio, noi vogliamo un rafforzamento della presenza femminile nelle discipline STEM, perché lo riteniamo un investimento decisivo non solo per la crescita della donna nel mondo del lavoro, ma per la crescita tecnologica e di competizione del nostro Paese.
Dirò in quest'Aula una cosa molto impopolare: quando parliamo di queste mozioni, dobbiamo smetterla di dire che parliamo di politiche per le donne. Noi parliamo di politiche per il Paese. Quando noi diciamo che vogliamo più donne nel mercato del lavoro, più donne che studino ingegneria, parliamo di competitività del Paese. E questo deve riguardare tutti. Ovviamente, in questo Piano parliamo anche di violenza di genere, di lotta alla violenza di genere, perché abbiamo capito tutti che la libertà della donna, anche la libertà di essere protagonista nel mondo economico e del lavoro, parte non solo dagli strumenti economici e dalle risorse, ma anche dall'essere libera dall'oppressione della violenza. E su questo, colleghi, il centrodestra non accetta proprio sermoni consigli, critiche da nessuno . Perché noi abbiamo rafforzato il codice rosso dopo averlo inventato, noi abbiamo introdotto il reato di femminicidio, noi abbiamo redatto il nuovo Piano strategico per la violenza femminile, noi abbiamo raddoppiato le risorse per i centri antiviolenza e noi abbiamo consolidato il reddito di libertà . E noi - e qui dico noi soprattutto della Lega - abbiamo aumentato le pene minime per la violenza e per lo stupro in questo Paese .
In ogni caso, le nostre azioni sono fortificate dai numeri, non dalle parole. La strada indicata da questo Governo è giusta. Ci basta? Non ci basta. Ci accontentiamo? Non ci accontentiamo. Però pensiamo che gli italiani vorranno darci fiducia anche nella prossima legislatura e continueremo con questa rivoluzione economica e sociale a favore delle donne e, quindi, a favore del nostro Paese. Per questo, anche oggi votiamo favorevolmente alla mozione della maggioranza
PRESIDENTE. Salutiamo le ragazze, i ragazzi, le docenti e i docenti dell'Istituto statale “Andrea Torrente” di Casoria, in provincia di Napoli, che assistono ai nostri lavori dalle tribune . Grazie di essere qui e benvenuti a Montecitorio.
Ha chiesto di parlare la deputata Ghio. Ne ha facoltà.
VALENTINA GHIO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Devo dire che il “buon 8 marzo” alle donne la maggioranza lo ha dato con la presentazione, proprio in queste ore in Parlamento, di una proposta di legge sulla cancellazione della figura delle consigliere regionali di parità sul lavoro eliminando, quindi, questo servizio così importante, se andrà avanti, per le donne nei territori. Quindi, noi discutiamo questa mozione alla vigilia dell'8 marzo e lo facciamo, nonostante le meravigliose narrazioni che sono emerse, con una fotografia impietosa: impietosa perché data da dati imparziali, impietosa perché data dalle mancate azioni da parte del Governo per migliorare concretamente la vita delle donne, come la bocciatura di provvedimenti che abbiamo portato in Aula, ad esempio.
Sappiamo bene anche che la tecnica del Governo e della maggioranza, la vostra tecnica, è quella di citare i dati che fanno comodo e di ometterne altri. Infatti, avete stralciato completamente tutte le premesse della nostra mozione, che contenevano anche dati oggettivi.
VALENTINA GHIO(PD-IDP). Ma la realtà è drammaticamente un'altra, ce lo racconta la vita concreta di tante donne, ce lo raccontano i numeri ufficiali, ad esempio, del Rendiconto di genere dell'INPS del 2025: numeri che non sono propaganda, ma sono la fotografia dello stato reale della vita delle donne in Italia. Ci dicono, ad esempio, che in quel 53 per cento che è stato or ora citato, oltre a rappresentare ancora un divario di 18 punti percentuali tra donne e uomini - uno dei peggiori in Europa -, che diventa 30 punti percentuali fra i padri e le madri, in questo incremento ci sta tanto lavoro precario delle donne, perché solo il 36 per cento delle assunzioni a tempo indeterminato riguarda donne, perché il divario retributivo è di 30 punti percentuali in alcuni settori.
Quindi, lo diciamo con chiarezza: le misure che avete sbandierato, anche quelle che sono state appena citate, le misure di decontribuzione, hanno prodotto qualche numero in più, ma hanno soprattutto spinto contratti e intermittenti, hanno aumentato l'occupazione fragile, non quella stabile delle donne. Questa non è emancipazione, non è sostegno alle donne, è precarizzazione delle donne Avete usato risorse pubbliche per rendere il lavoro femminile più precario, per rendere le donne, ancora una volta, più ricattabili. Andiamone fieri di questi risultati .
Avete bocciato il salario minimo: bocciare il salario minimo in un Paese in cui il lavoro povero è prevalentemente femminile significa scegliere di lasciare le donne nei lavori sottopagati . Avete bocciato, con un imbroglio tecnico, ancora una volta, la proposta di congedi parentali paritari obbligatori e retribuiti. Ma, anche qui, i dati INPS parlano chiaro e vi inchiodano alle vostre responsabilità: nel 2024, le donne hanno utilizzato oltre 15 milioni di giornate di congedo, gli uomini 2,8 milioni.
Questa non è una libera scelta individuale, è un sistema che continua a scaricare sulle madri e sulle donne il peso della cura, e voi, con le vostre scelte e con le vostre non scelte, ne siete complici . Poi parlate di crollo della natalità e continuate a parlare di famiglia, ma in realtà non fate davvero nulla per aumentare i diritti. In un Paese in cui lavora una donna su due, in cui appunto la differenza di occupazione fra padri e madri è di 30 punti, in cui il tasso di occupazione delle donne dopo il primo figlio diminuisce drasticamente, mentre gli uomini dopo il primo figlio incrementano le loro posizioni, è così difficile capire che servono strumenti strutturali per riequilibrare questo divario e che non ve la potete continuare a cavare con ?
Quindi, di cosa parlate quando parlate di natalità? Di cosa parla, quando parla di natalità, la Premier che si definisce “donna, madre e cristiana”? Almeno non nascondetevi dietro stratagemmi tecnici o mancanza di risorse. Dite con chiarezza che siete ideologicamente contrari al congedo paritario obbligatorio perché pensate che sulle madri e sulle donne debba ricadere tutto il peso della cura. Le pensioni poi sono lo specchio finale di questa disuguaglianza: assegni inferiori fino al 25 per cento per le pensioni anticipate, che arrivano al 44 per cento per le pensioni di vecchiaia. È il risultato di una vita di salari bassi, di carriere interrotte e di lavoro di cura non riconosciuto.
Voi cosa avete fatto in questi anni? Avete cancellato Opzione donna, dopo averne ristretto i requisiti in modo tale da renderne impossibile l'accesso di fatto. Quindi, che dire? È un accanimento costante il vostro contro le donne, dal lavoro ai diritti, dalla pensione alla cura. Veniamo alla cura e alla salute. In questi anni abbiamo assistito a un vero e proprio attacco al diritto delle donne a una piena salute riproduttiva e sessuale.
La piena applicazione della legge n. 194 non è un dettaglio tecnico, ma è il riconoscimento che il corpo delle donne deve essere libero e non può essere terreno di scontro ideologico. Invece, assistiamo da tempo a una progressiva messa in discussione della legge, non sempre con attacchi frontali, ma con interventi indiretti, con l'ingresso di soggetti ideologicamente orientati nei consultori - che vergogna! - nel momento di massima fragilità delle donne e con il depotenziamento dei consultori pubblici, che trasformano un diritto garantito dalla legge in un delitto teorico, condizionato dal codice di avviamento postale.
In più - è stato detto anche dalla collega - dal 2024 non presentate al Parlamento la relazione di attuazione della legge n. 194, infrangendo la legge. Discutere oggi di dati del 2022 vuol dire discutere di dati vecchi. Viene il dubbio, e forse ancora qualcosa di più del dubbio, che non lo vogliate fare perché talvolta, per erodere un diritto, non c'è nemmeno bisogno di attaccarlo, basta solo non fare niente, come state facendo voi. Questo è inaccettabile, perché incide sull'autonomia e incide sulla possibilità della donna di decidere sul proprio corpo e sul proprio progetto di vita.
Così il progressivo smantellamento dei consultori significa colpire soprattutto le ragazze e le donne più giovani, le più vulnerabili, le più povere, quelle che non hanno risorse per rivolgersi alla sanità privata, perché il diritto alla salute riproduttiva non è una gentile concessione dello Stato: è una parte integrante dei diritti fondamentali della persona ed è legato alla dignità, alla libertà e all'uguaglianza sostanziale. Così come non possiamo accettare che nel 2026 si torni a negare che, se un rapporto è senza consenso, è stupro, o che una donna debba dimostrare il proprio dissenso nei tribunali.
Il tradimento dell'accordo sul consenso che avevamo raggiunto alla Camera , con la proposta Bongiorno al Senato, è una delle prove più vergognose di come questo Governo e questa maggioranza giochino sul terreno dei diritti fondamentali e scarichino sulla pelle delle donne la necessità di inseguire gli equilibri interni alla maggioranza, questa volta tornando indietro di 30 anni.
Mi chiedo davvero e lo chiedo, per suo tramite, Presidente, alle colleghe deputate della maggioranza come possano accettarlo e come non provino un'indignazione profonda dopo che del loro voto per le donne in quest'Aula è stata fatta carta straccia. Trent'anni fa in quest'Aula fu approvata la legge sulla violenza sessuale, frutto del lavoro di tante deputate di ogni schieramento. Ma vi chiediamo: come è stato possibile tradire oggi quel patto? E ancora, il tema della violenza.
Nel nostro Paese la violenza contro le donne non è un'emergenza episodica, lo sappiamo tutti, ma è un fenomeno strutturale. Ce lo dicono le quasi 100 donne vittime di femminicidio, l'aumento delle denunce e la nuova forma di violenza, come il 58 per cento delle ragazze che almeno una volta dichiara di avere subito violenza digitale. Non può bastare il diritto penale, ma servono prevenzione, educazione, formazione e più sostegno ai centri antiviolenza. Avete respinto, di fatto, tutti i nostri impegni su questo, relegandoli al solito generico “valutiamo l'opportunità di”.
Ma cosa c'è ancora da valutare con questi numeri? Cosa c'è da valutare? La violenza contro le donne è radicata, è multiforme, è l'espressione di una cultura del possesso che pervade profondamente la nostra società. Bisogna iniziare a investire in prevenzione, a farla davvero. E cosa avete fatto? Con la legge Valditara avete cancellato i percorsi di educazione sessuale e affettiva nelle scuole dell'infanzia e nelle scuole primarie, dove si formano gli stereotipi, e reso più complicato attuarli negli altri ordini di scuola.
Allora la domanda politica è semplice: che cosa significa essere la prima Presidente del Consiglio donna se non si difende con forza e con i fatti l'autodeterminazione delle altre donne?
Non basta celebrare l'8 marzo, bisogna garantire che nessuna donna debba attraversare mezzo Paese per esercitare un proprio diritto e che nessuna donna debba scegliere tra lavorare o fare un figlio, se lo desidera. Vi abbiamo messo davanti agli occhi le scelte che non avete fatto e le bocciature di leggi che ci avete portato. Con questa mozione chiedevamo scelte chiare. Avete scelto di non farle sul lavoro, sui congedi, sulla salute e sulla violenza.
Noi non possiamo votare a favore della mozione - e concludo, Presidente - perché avete evidenziato, con le vostre riformulazioni, che non siete disponibili ad unire le forze per le donne e perché la storia giudicherà la prima Premier anche per questo: se ha avuto anche il coraggio di difendere i diritti delle donne o se li ha lasciati erodere lentamente, nell'indifferenza o nell'accanimento ideologico .
PRESIDENTE. Saluto studenti, studentesse e docenti del Liceo artistico statale “Via di Ripetta” di Roma, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
Ha chiesto di parlare la deputata Lancellotta. Ne ha facoltà.
ELISABETTA CHRISTIANA LANCELLOTTA(FDI). Grazie, Presidente. Ministro Roccella, onorevoli colleghi, l'approssimarsi dell'8 e del 10 marzo ci ricorda e celebra la forza e il contributo delle donne nella nostra società. È una data che nasce dal coraggio, dal coraggio di chi ha lottato per l'accesso all'istruzione, per il diritto di voto e per la dignità in contesti sociali e di lavoro. È la ricorrenza che, in senso lato, celebra il coraggio delle donne che non si sono mai arrese e che mai si sono date per vinte. È sì la giornata che ci fa tendere lo sguardo verso i traguardi raggiunti e i progressi compiuti, ma che, al contempo, apre alla riflessione per le sfide che ancora ci attendono.
Oggi, con la nostra mozione, vogliamo essere all'altezza di quella storia. Vogliamo rinnovare quella scelta di coraggio non come mero atto formale, quanto piuttosto come impegno morale prima ancora che politico. Se, come amiamo sostenere, sono le nostre scelte a definire chi siamo, non vi è dubbio alcuno che i provvedimenti sostenuti dal Governo, dal Parlamento e dal gruppo di Fratelli d'Italia indicano chiaramente chi siamo e da che parte abbiamo deciso di stare sul tema della tutela delle donne e delle pari opportunità.
Il Governo Meloni in questi anni ha tracciato una chiara direzione. Le politiche di sgravi fiscali e le esenzioni contributive per i datori che assumono a tempo indeterminato hanno consentito un vero e proprio record nella crescita dell'occupazione femminile. Oggi, lo dicono i dati Istat, sono ben oltre 10 milioni le donne che lavorano, con un tasso di occupazione femminile al 53,9 per cento e una decrescita di quello di disoccupazione femminile, stimato intorno al 7 per cento, il più basso negli ultimi 20 anni. In parallelo, sono stati resi strutturali e confermati anche nell'ultima legge di bilancio i sociali che consentono alle donne di non dover più scegliere tra casa e lavoro, perché in fondo per noi la vera parità è anche questa: assicurare a tutte le donne le condizioni per realizzarsi pienamente, senza sacrificare né il lavoro, né la vita familiare.
Parliamo dei per le madri lavoratrici, dei per gli asili nido, dei congedi parentali ampliati, ma anche delle risorse stanziate con il PNRR per costruire e potenziare asili nido e scuole dell'infanzia. Così come sono molte - lo abbiamo ricordato spesso in quest'Aula - le iniziative e i provvedimenti messi a terra dal Governo Meloni per restituire sicurezza alle donne: la previsione del reato di femminicidio nell'ordinamento, con aggravanti e pene rafforzate; il tema della violenza economica e dei maltrattamenti, che troppo spesso costringono le donne ad abbandonare studi e lavoro, minando alla radice le loro capacità di realizzarsi pienamente come donne e come lavoratrici; ancora, il tema della sicurezza sui luoghi di lavoro e non ultimo - lo dico per rassicurare per il suo tramite, Presidente, la collega Sportiello e la collega Ghio -, come ha comunicato poc'anzi la consigliera nazionale di parità, il decreto all'esame del Parlamento non prevede la chiusura dei punti di riferimento della promozione della parità di genere nelle regioni e anzi rafforza gli organismi di parità, garantendone l'autonomia e l'indipendenza come la UE ci ha chiesto.
Sono tutti provvedimenti che delineano una visione, la visione dell'Esecutivo e nostra per una società che vuole riconoscere il valore delle donne come protagoniste attive del mondo produttivo, che vuole favorire l'instaurarsi di condizioni di lavoro migliori e che cerca di coniugare le aspirazioni professionali con il diritto alla salute, alla sicurezza e alla dignità personale. È esattamente questa la cifra del Governo Meloni, un Governo che ha ridisegnato la possibilità per tante donne di partecipare al mondo del lavoro, di sviluppare talenti e competenze, di sentirsi autonome e realizzate. E non è certo un caso se oggi i dati occupazionali al femminile segnano livelli record. Anche qui, Unioncamere ci dice che in Italia sono oltre 1,3 milioni le imprese guidate da donne, pari a oltre il 22 per cento delle imprese attive, con una crescita significativa rispetto agli ultimi anni. Così come non è un caso che oggi sono oltre 12.000 le organizzazioni certificate UNI/PdR 125:2022, che attraverso sei aree di valutazione e in attuazione della Missione 5 del PNRR promuovono pari opportunità, inclusione e valorizzazione del lavoro femminile, ottenendo premialità in caso di bandi pubblici. Accanto a questi interventi, come abbiamo ricordato nelle premesse della nostra mozione, ci sono poi le iniziative per il rafforzamento della presenza femminile nelle discipline STEM, al fine di superare, anche in questo caso, stereotipi di genere.
Oggi, in definitiva, possiamo affermare, senza timore di smentita, che il Governo di Giorgia Meloni non si è limitato ad essere semplice testimone di questo tempo ma, provvedimento dopo provvedimento, giorno dopo giorno, ha reso l'Italia un posto migliore per le donne . Ma sappiamo, come ci ha ricordato proprio il Presidente Meloni, che molto resta ancora da fare per una parità in ogni ambito e la nostra mozione è la dichiarazione in quest'Aula che riconosce come la parità non è ancora pienamente realizzata, che la libertà femminile non è ancora garantita in ogni contesto, che troppe donne continuano a pagare un prezzo troppo alto nel lavoro, nella famiglia, nella sicurezza personale. C'è ancora la sfida culturale che deve essere vinta. Nonostante oggi le donne rivestano ruoli apicali in tante istituzioni politiche, nella magistratura, nell'imprenditoria, nel mondo accademico, non potremo ritenerci, però, soddisfatti fino a quando molte altre donne si troveranno ancora nella condizione di dover scegliere tra maternità e carriera, tra impegno professionale e vita familiare. Non ci diremo soddisfatti fino a quando stereotipi, pregiudizi e condizionamenti sociali impediranno a una donna l'accesso a ruoli apicali, fino a quando esisteranno disparità retributive a parità di mansioni e fin quando i carichi familiari non saranno più equamente distribuiti.
Ecco perché il tema delle pari opportunità non riguarda solo le donne, ma tutti noi. Ecco perché oggi dobbiamo chiederci che tipo di comunità nazionale vogliamo essere: se vogliamo essere una comunità segnata dalla disparità di opportunità, dalla violenza di genere in tutte le sue forme, dalla difficoltà di conciliare lavoro, famiglia e tempo per sé; oppure se, invece, vogliamo essere una comunità fatta di donne e uomini messi in condizioni di esprimere il proprio potenziale, una comunità che non spreca il talento ma lo valorizza, una comunità dove le nostre figlie e i nostri figli possono crescere in una società in cui “pari opportunità” non sia uno slogan, ma una realtà pienamente vissuta nella scuola, nel lavoro, nelle istituzioni, nei contesti sociali e produttivi.
Vedete, se oggi anche attraverso la nostra mozione siamo qui a parlare di pari opportunità, di un concetto che dovrebbe sembrare naturale, scontato, acquisito, se oggi sentiamo la necessità di ricordare che donne e uomini devono avere le stesse possibilità nella vita, nel lavoro, nell'istruzione e nella società significa che c'è ancora da fare. Significa che non è sufficiente una cornice legislativa, non è bastevole aprire una porta; bisogna garantire che tutte le donne possano attraversare quella porta senza ostacoli, ostacoli che sono spesso invisibili, che pesano ogni giorno sulle scelte delle donne, sulla loro libertà, sul loro futuro.
Allora Presidente, Ministro Roccella, con la nostra mozione vogliamo dire al Governo di continuare lungo la strada tracciata, di continuare a plasmare giorno dopo giorno un'Italia in cui ciascuna donna possa sentirsi sicura di vivere e di esprimersi, di continuare, come il Presidente Meloni ci ha detto, “a lavorare per creare le opportunità che permettano a ogni donna di esprimere il proprio potenziale al massimo, senza limiti e senza barriere”. Chiediamo al Governo di farlo, come indicato nell'impegno della nostra mozione, anche attraverso l'adozione del nuovo Piano strategico nazionale per la parità di genere, continuando a promuovere ogni utile misura tesa a rafforzare la partecipazione delle donne nei vari ambiti, anche in funzione del raggiungimento dei ruoli apicali e della libertà di conciliare le scelte di vita e quelle di lavoro, nonché a raggiungere le azioni di contrasto alle diverse forme di violenza di genere, perché non c'è vera parità se una donna non si sente sicura di uscire di casa, di lavorare e di partecipare alla vita pubblica, perché una società che tutela le donne è una società più equa, più moderna e più giusta.
ELISABETTA CHRISTIANA LANCELLOTTA(FDI). Attraverso questa mozione vogliamo mandare un messaggio chiaro al Paese e vogliamo dire alle donne italiane che le istituzioni sono al loro fianco; vogliamo dire alle nostre ragazze che il loro talento non sarà sprecato; vogliamo dire alle madri di questa Nazione che il loro doppio impegno di mamme e lavoratrici sarà riconosciuto; vogliamo dire a tutte le donne che la violenza non sarà mai un freno alle loro aspirazioni di vita e di lavoro.
Per queste ragioni, senza esitazioni, annuncio il voto favorevole del gruppo di Fratelli d'Italia alla mozione. Non è una battaglia di parte, è una questione di civiltà .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Come da prassi, le mozioni saranno poste in votazione per le parti non assorbite e non precluse dalle votazioni precedenti.
Avverto che i presentatori della mozione Sportiello, Ghio, Ghirra, Gadda ed altri n. 1-00545 non hanno accettato le riformulazioni proposte dal Governo e che, non essendo state avanzate richieste di votazione per parti separate, il parere deve intendersi dunque contrario alla mozione nella sua interezza.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Sportiello, Ghio, Ghirra, Gadda ed altri n. 1-00545 , con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Semenzato, Lancellotta, Ravetto, Marrocco ed altri n. 1-00547, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo alla votazione della mozione Bonetti ed altri n. 1-00551. Avverto che i presentatori hanno accettato le riformulazioni proposte dal Governo. Pertanto, il parere è favorevole alla mozione nella sua interezza.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Bonetti ed altri n. 1-00551, nel testo riformulato, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del Documento approvato dalla XIV Commissione nell'ambito della verifica di sussidiarietà di cui all'articolo 6 del protocollo n. 2 allegato al Trattato di Lisbona, a seguito della richiesta formulata dal presidente del gruppo MoVimento 5 Stelle lo scorso 24 febbraio.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.
Ricordo che, secondo quanto previsto dal parere della Giunta per il Regolamento del 14 luglio 2010, la discussione del Documento consiste negli interventi del relatore e del rappresentante del Governo, per 10 minuti ciascuno, e di un rappresentante per gruppo, per 5 minuti.
La Presidenza assegnerà tempi ulteriori per gli interventi dei rappresentanti delle componenti politiche del gruppo Misto.
Ai sensi del medesimo parere, dopo la discussione, si procederà direttamente al voto del Documento della Commissione, senza dichiarazioni di voto.
Ricordo infine che, sempre secondo quanto previsto dal richiamato parere della Giunta per il Regolamento, non sono ammessi questioni pregiudiziali e sospensive, emendamenti, richieste di votazione per parti separate, ordini del giorno d'istruzione al Governo.
Ha facoltà di parlare il relatore, deputato Giordano. Prego, onorevole. Colleghi, vi prego di fare un po' di silenzio perché non si sente veramente nulla. Prego, onorevole Giordano.
ANTONIO GIORDANO, Grazie, Presidente. Signora Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, la discussione che facciamo oggi non è la prima volta che avviene, perché, in realtà, è la conferma del nuovo approccio con cui il Parlamento italiano sta esercitando il proprio ruolo nei confronti dell'attività legislativa dell'Unione europea.
È tanto tempo che i Parlamenti nazionali hanno avuto un ruolo passivo di fronte a quello che spesso appare come una vera e propria alluvione legislativa proveniente da Bruxelles. Oggi stiamo dimostrando che gli strumenti previsti dai Trattati, a partire dal controllo sul principio di sussidiarietà, devono essere utilizzati pienamente, e lo dimostrano i fatti. Infatti, in questa legislatura sono già stati approvati 12 pareri motivati dalla Commissione politiche dell'Unione europea, mentre nelle due precedenti legislature non ne era stato approvato nessuno. Questo rappresenta un vero cambio di passo istituzionale nel ruolo del Parlamento italiano nel sistema europeo, e non è la prima volta che i pareri della Commissione europea vengono modificati anche grazie alle indicazioni che arrivano dal Parlamento italiano. E consentitemi di rivolgere un ringraziamento ai nostri uffici e a tutti i colleghi della nostra XIV Commissione, perché ovviamente esprimere un parere motivato è molto più complesso e laborioso che semplicemente accodarsi al lavoro che arriva dalla Commissione europea.
Noi stiamo esercitando pienamente il controllo parlamentare, verificando il rispetto dei principi dei trattati, e stiamo quindi assumendo un maggior impegno di studio e di lavoro. È esattamente questo il lavoro che la Commissione sta svolgendo con questo parere motivato sulla proposta di regolamento relativa ai veicoli aziendali puliti. Si tratta di una proposta che incide su un settore strategico come quello automobilistico, uno dei pilastri della competitività industriale europea. La proposta introduce obiettivi vincolanti sulla composizione delle flotte aziendali, imponendo quote crescenti di veicoli a zero o a basse emissioni, ma il parere della nostra Commissione è molto chiaro: questa proposta non rispetta il principio di sussidiarietà né il principio di proporzionalità. Non possiamo accettare regole europee che impongano vincoli sempre più rigidi e, allo stesso tempo, escludano il principio della neutralità tecnologica, penalizzando soluzioni concrete come i biocarburanti .
Nel corso delle audizioni parlamentari - ne abbiamo fatte tante, credo 12, con i più importanti organismi italiani e anche internazionali - è, inoltre, emersa una criticità nel metodo di misurazione delle emissioni. Il criterio europeo “dal serbatoio allo scarico” considera solo le emissioni durante l'uso del veicolo. Quindi, sostanzialmente, se noi consideriamo una macchina elettrica, dal serbatoio allo scarico l'emissione è zero, ma non tiene conto dell'intero ciclo di vita della tecnologia, e già oggi è dimostrato che i veicoli a metano e a biocarburante hanno un'emissione di CO2 inferiore a quella dei veicoli elettrici fino al termine della loro vita. E questo finisce per penalizzare tecnologie come i biocarburanti, che possono contribuire concretamente alla riduzione delle emissioni di CO2.
Inoltre, le audizioni hanno evidenziato che alcune politiche europee fissano limiti alla produzione di biocarburanti in modo insufficiente rispetto alle esigenze dei settori produttivi. Questo è particolarmente problematico per il trasporto aereo, il trasporto pesante e l'agricoltura, nei quali i biocarburanti rappresentano una delle poche soluzioni immediate di decarbonizzazione.
Se davvero vogliamo ridurre le emissioni, non possiamo escludere tecnologie che stanno già dimostrando di funzionare. La transizione ecologica non può diventare una scelta ideologica che indebolisce l'Unione europea e l'industria europea. La transizione energetica deve essere guidata dal principio di neutralità tecnologica e fare spazio a tutte le soluzioni in grado di ridurre le emissioni in modo efficace.
Per queste ragioni, il parere motivato della XIV Commissione rappresenta un esercizio pieno delle prerogative del Parlamento nazionale nel quadro dei trattati europei. Invito, pertanto, l'Assemblea a confermare il parere motivato approvato dalla Commissione .
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire la rappresentante del Governo, che ci ha detto, per le vie brevi, che rinunzia a farlo.
È iscritto a parlare il deputato Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, signora Presidente. Viviamo in un mondo difficile, sempre più difficile, e una delle cose stupefacenti di questo momento è che il nostro Governo, la maggioranza, sembra essere, da una parte, indifferente a quello che accade intorno a sé, tanto da modificare degli orientamenti, e, dall'altra parte, incapace di affrontare la complessità che sottintende.
Portare questo parere in discussione all'Aula quando sappiamo quello che sta accadendo a livello internazionale - la guerra in Iran e il blocco dello Stretto di Hormuz, con tutto quello che ne consegue in termini di aumento del costo dei carburanti fossili, in modo particolare del gas, ma anche del petrolio -, far finta che questo non sia nulla, che non serva a niente, che non cambi nulla nelle prospettive di Governo è veramente una cecità che, più che preoccupare, spaventa. Perché dico questo? Perché è del tutto evidente che questo nuovo approccio italiano, che è stato qui rivendicato con tanta enfasi - addirittura 12 pareri motivati ha portato questo nuovo approccio italiano -, consiste in una battaglia significativa, costante alla mobilità elettrica e all'abbassamento delle emissioni nella nostra atmosfera.
Io, intanto, vorrei ricordare che questo nuovo approccio italiano ha portato già a tre procedure da parte dell'Unione europea . La prima sul superamento del PM10, la seconda sul biossido di azoto e la terza sul PM2,5. Queste infrazioni hanno determinato negli ultimi dieci anni, per il nostro Paese, già un esborso di 800 milioni di multe, lo vorrei ricordare. Un nuovo approccio veramente molto intelligente e molto profondo, che, peraltro, determina anche un piccolo problema di politica industriale in questo nostro Paese.
Il mondo sta investendo sulla mobilità elettrica. Voi citate sempre la Cina, ma la Cina, negli ultimi 20 anni, ha svoltato fortemente verso le energie rinnovabili e sulla motorizzazione elettrica, e questo ha significato una grande capacità di innovazione tecnologica di quel Paese. Quell'innovazione tecnologica dalla quale voi ci volete escludere attraverso motivazioni becere, che non sono in linea con quello che sta accadendo riguardo ai cambiamenti climatici e neanche con i grandi disastri che l'inquinamento sta combinando nel nostro Paese . Pensate che la Pianura padana è diventato un problema, dal punto di vista dell'inquinamento, non soltanto per tutte le persone che la abitano, che si ammalano in percentuale molto, molto più alta del resto del Paese, ma sta diventando un problema di natura europea, senza che voi facciate nulla.
E la proposta che ci venite a fare qui qual è? Quella di contrastare il regolamento che dice che le flotte aziendali, che devono entrare nelle nostre città, devono avere limiti sulle emissioni. È questa la vostra neutralità tecnologica ? Ma la vostra neutralità tecnologica è soltanto quella di continuare a usare i combustibili fossili nel nostro Paese e, da questo punto di vista, causare danni all'ambiente, alla salute dei cittadini e, soprattutto, mantenere una totale subalternità al grande mercato dei fossili a livello mondiale. Tant'è vero che la vostra Premier viene qui a raccontarci e a dire che l'Italia deve essere il più grande del gas d'Europa, in un momento nel quale puntare sul gas significa avere bollette sempre più alte per le nostre famiglie e per le nostre imprese.
Certo, se poi ci aggiungiamo anche gli extraprofitti delle grandi multinazionali dell'energia, per i cittadini italiani si apre un periodo davvero buio. Per questo voteremo contro questo parere motivato e invitiamo il Governo a vedere la realtà insieme a noi: il futuro del nostro Paese è rappresentato dalle energie rinnovabili che garantiscono sia autonomia, sia bollette molto più basse per i cittadini e per le cittadine .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Onori. Ne ha facoltà.
FEDERICA ONORI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ci apprestiamo ad esaminare e a votare la proposta di regolamento o, meglio, la verifica del principio di sussidiarietà sulla proposta di regolamento sui veicoli aziendali puliti.
Questa proposta è parte di un pacchetto di misure presentato dalla Commissione europea per sostenere il settore automobilistico nella transizione verso una mobilità più pulita, con l'intento dichiarato di combinare insieme e raggiungere sia la decarbonizzazione sia il mantenimento - se non l'implementazione e l'incremento - della competitività. Bene. È un tema importante? Certo.
Parliamo, nella fattispecie, della possibilità di immatricolare nuovi veicoli - veicoli delle imprese, quindi le flotte delle nostre imprese - secondo criteri di maggiore sostenibilità. È un tema importante perché il 60 per cento delle nuove immatricolazioni di auto è rappresentato da veicoli aziendali e, quindi, il costo per la collettività di avere flotte aziendali, composte da veicoli a combustibili fossili, è ingente. Quindi, è importante promuovere una transizione di questo settore, molto specifico, della mobilità.
Ma proprio per questa ragione quelle che ci apprestiamo a discutere e poi a votare sono politiche che devono essere pensate per massimizzare l'efficacia; e l'efficacia non sempre deriva, come la realtà ci insegna, dall'imposizione di obblighi troppo stringenti che rischiano di soffocare le industrie europee.
È, quindi, un obiettivo pienamente condivisibile quello di supportare la trasformazione e la transizione delle flotte aziendali verso standard di sostenibilità maggiore. L'attuale configurazione delle politiche europee rischia, però, di indebolire la competitività industriale.
I dati ci dicono che le sanzioni e gli oneri legati ai limiti di CO2 potrebbero sottrarre fino a 16 miliardi di euro di capacità di investimento all'industria automobilistica europea, con possibili ripercussioni su produzione, innovazione e posti di lavoro. Cosa si dovrebbe fare allora?
La parola che, secondo noi, riesce ad esprimere più pienamente non solo la posizione di Azione, ma la strategia che l'Unione europea, insieme agli Stati membri, dovrebbe adottare è “equilibrio”: equilibrio tra incentivi e obblighi. Il tema centrale è proprio quello dell'equilibrio dei meccanismi premiali.
La proposta europea non sembra pienamente calibrata per garantire questo equilibrio tra incentivi e regole. Senza un meccanismo premiale ben bilanciato c'è il rischio che le imprese europee subiscano vincoli troppo rigidi, mentre i cittadini possono trovarsi penalizzati nell'adozione di veicoli puliti.
In questo senso, l'esperienza internazionale ci mostra invece come l'equilibrio tra incentivi premiali e regolazione intelligente può accelerare la transizione e, quindi, rendere le nostre regole più efficaci.
Due esempi su tutti. Il primo: gli Stati Uniti. Negli Stati Uniti si adotta un meccanismo unicamente premiale; la crescita della transizione è lenta. Questo non vuol dire che dobbiamo concentrarci esclusivamente sugli incentivi, appunto perché i meccanismi sono principalmente premiali negli Stati Uniti. Loro hanno a disposizione incentivi fiscali federali e statali per i veicoli elettrici; eppure, essendo strumenti certamente positivi, il progresso è lento e la quota di mercato dei veicoli elettrici resta relativamente bassa (intorno al 10 per cento).
A quale altra esperienza internazionale possiamo guardare, che faccia da contrappeso a quello che succede negli Stati Uniti? Il caso cinese. In Cina esiste una combinazione tra incentivi economici, crediti per i produttori e vantaggi amministrativi, come, ad esempio, la possibilità nelle grandi città di ottenere targhe gratuite e in tempi brevi per i veicoli elettrici, piuttosto che dover partecipare ad aste lunghe e costose per ottenere le targhe per i veicoli a carburante. Questo equilibrio è stato capace di guidare comportamenti virtuosi senza comprimere la libertà individuale. Qual è la quota di mercato…
FEDERICA ONORI(AZ-PER-RE). …per i veicoli elettrici? Siamo a una quota superiore - e chiudo - al 40 per cento.
Noi crediamo che dovremmo essere in grado di imparare dalle esperienze che ci circondano e questa può essere l'opportunità per l'Unione europea di adottare un nuovo approccio più equilibrato. Per questo motivo, votiamo a favore del parere motivato
PRESIDENTE. Saluto studenti, studentesse e docenti dell'Istituto di istruzione superiore “Adone Zoli” di Atri, in provincia di Teramo, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Benvenuti
È iscritto a parlare l'onorevole Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie, Presidente. Cerchiamo di inquadrare il contesto e la posta in gioco perché non è solo una discussione sui veicoli elettrici: riguarda l'aria, la salute pubblica, la sovranità economica, l'industrializzazione del nostro Paese. Quindi, la scelta della XIV Commissione è un freno a tutto questo: un freno alla transizione ecologica e industriale.
Qual è il problema politico principale? Che voi guardate al passato. C'è uno scarto tra innovazione che corre e la vostra politica, che è una politica assurda: una politica che non ha una visione per il futuro e che, tra l'altro, accetta alti livelli di inquinamento urbano che, oltre alle multe, causano tutta una serie di morti e di problemi di salute pubblica, che dovete affrontare; e non potete far finta di nulla.
Voi avete proposto un medio per le flotte aziendali del 45 per cento, che viene giudicato timido da qualcuno: io lo giudico imbarazzante. Lo giudico imbarazzante rispetto a ciò che effettivamente significa questo , perché noi stiamo parlando di incentivare l'acquisto di auto elettriche per le flotte aziendali che possano essere un volano per l'industria dell'auto, fortemente in crisi, e voi non avete fatto nulla, con questo Governo, per aiutarla.
Aumentare i veicoli elettrici nelle flotte aziendali vuol dire sicuramente far innovare questo settore e farlo risparmiare, ma vuol dire anche creare un mercato dell'usato, che è uno dei punti fondamentali per diffondere il veicolo elettrico anche a basso costo, per non fare un favore soltanto ai vostri amici ricchi, cosa che voi fate sempre.
L'obiettivo di una proposta dell'Unione europea, di alcuni studi, è del 69 per cento: questo sì che avrebbe un effetto decisivo; avrebbe un effetto decisivo proprio per cambiare la nostra ottica di investimento in questo settore. Voi parlate sempre di sovranità, di indipendenza energetica. Ma come potete avere l'indipendenza energetica se puntate sui combustibili fossili? Come potete non vergognarvi di parlare di questo tema proprio oggi, proprio in questi giorni, quando il petrolio sta aumentando il suo costo, quando con le tensioni internazionali sta aumentando il costo del gas? Qual è la vostra indipendenza energetica? Essere sempre dipendenti da combustibili fossili? Voi non potete pensare che appoggiare il vostro amico invasato e alleato Trump possa essere una soluzione in tutto e per tutto. Noi stiamo perdendo un'occasione storica, tra l'altro facendo anche figure veramente pessime e ridicole. Io ho pensato che una delle ipotesi per cui Crosetto fosse rimasto a Dubai è fare scorta di benzina da portare in Italia, prima che aumentasse .
Ma la cosa più interessante è quello che proponete voi: la famosa neutralità energetica. E parlate di biocarburanti. Ma avete idea di cosa vuol dire produrre su larga scala i biocarburanti? I biocarburanti sono utili in un'economia circolare solo se sono il prodotto derivato dalla biodigestione dei rifiuti urbani - quindi un settore molto di nicchia, che ha un senso - o dal recupero degli oli esausti.
Passare ai biocarburanti come soluzione vuol dire creare un problema enorme dal punto di vista agricolo di consumo del suolo, vuol dire essere dipendenti dai Paesi che investono su questi biocarburanti, desertificando le foreste, tipo il Brasile. Quindi, invece di passare a un'indipendenza energetica, noi diventeremo dipendenti energetici da un'altra cosa, che, tra l'altro, dal punto di vista ambientale è ancora complessa, peggiore, magari, di altre possibilità. Posso dire che siete come le cavallette delle piaghe d'Egitto, da questo punto di vista?
Ultimo punto, interessante. Passare ai veicoli elettrici - e questo vi preoccupa tanto - diminuisce il gettito delle accise sui carburanti. Vi ricordate il famoso video della Meloni dal benzinaio sulle accise? Voi avete incassato 26 miliardi dalle accise sui carburanti, siete il partito delle tasse . Voi non volete passare all'elettrico perché le tasse delle accise, che in pratica avete aumentato, creando problemi alle imprese, vi fanno comodo.
ANTONINO IARIA(M5S). Quindi, per riassumere, noi non possiamo che votare contrario a questa visione miope perché è ambientalmente insostenibile, crea dei problemi di salute pubblica, crea dipendenza ecologica e industriale da altri Paesi e non ci fa crescere come Paese. E ricordiamolo che voi siete il partito del passato e siete il partito delle tasse: lo state dimostrando anche oggi con questo atto, che è veramente ridicolo .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata De Monte. Ne ha facoltà.
ISABELLA DE MONTE(FI-PPE). Grazie, Presidente. Per fare la dichiarazione di voto vorrei, prima di tutto, inquadrare il tema, perché il tema della decarbonizzazione dei trasporti è un tema che è partito da molto lontano, la è del 1990, e negli anni ha colpito, tra virgolette, principalmente il trasporto dei veicoli pesanti cosiddetti, e c'è stata una rapidissima evoluzione in questo senso. Tutti noi sappiamo quante flotte, ormai, siano assolutamente moderne nella decarbonizzazione, e il fatto che ci sia stata anche una progressione, ad esempio, nel gas naturale liquefatto e in altre forme di approvvigionamento.
Però il trasporto è stato già un settore molto ambizioso, tant'è vero che ha rappresentato anche, in qualche modo, un'anteprima della tecnologia anche dei veicoli leggeri. Oggi è il turno, tra virgolette, delle flotte aziendali e, in modo particolare, delle autovetture e dei veicoli commerciali. Però questo è un tassello di un piano più complessivo, che è quello del , e in particolare colpisce, tra virgolette, i veicoli a zero emissioni e a basse emissioni. Tutto ciò considerando cosa?
Che si tratta di flotte che rappresentano il 60 per cento dei veicoli venduti, il fatto che si abbia un rapido ricambio e il fatto che si abbia anche un chilometraggio molto spinto, chiaramente, per l'utilizzo di queste auto. Quindi si va in questa direzione che, pur riguardando le aziende più grandi, è comunque sensibile, sappiamo, al tema della concorrenza. Ci siamo posti, in Commissione, il tema della sussidiarietà perché abbiamo già delle normative europee che riguardano questo settore, abbiamo già una politica nazionale che va in questa direzione.
E quindi è evidente che c'è anche un rischio concreto di una sovrapposizione normativa, che non fa certamente bene alla salute delle aziende di trasporto e, in generale, delle imprese. Poi c'è anche il tema dell'opportunità. In questo senso, sarebbe stato sufficiente ricorrere ad una raccomandazione, piuttosto che ad una nuova legislazione in materia. E poi un tema che abbiamo sollevato, che ha giustamente evidenziato anche il relatore, è il fatto che comunque non si sia dimostrato il valore aggiunto di questo intervento e la necessità, perché il tema della sussidiarietà significa porre il tema se è necessario agire a livello europeo in quanto il livello nazionale non sia sufficiente.
Questo non è un agire così discrezionale, ma è un agire, ovviamente, necessario. Secondariamente, si è posto anche il tema della proporzionalità, perché incidere sulle flotte aziendali delle imprese significa anche, ovviamente, intervenire riguardo agli oneri amministrativi. La competitività, in questi settori e in generale nei trasporti, è un tema assolutamente rilevante, la competitività è molto ampia. Secondariamente, dobbiamo anche tenere conto della disponibilità dei veicoli ad un prezzo accessibile, perché sono degli strumenti d'impresa, non delle scelte opzionali.
Infine, c'è anche il tema dell'approvvigionamento dei carburanti, perché un argomento di cui teniamo anche conto è la disponibilità, in modo particolare nelle cosiddette reti TEN-T, cioè lungo le infrastrutture: è un processo che deve essere ancora completato. Noi, per avere la praticabilità - ed è qui la differenza che sta nell'essere ideologici e nell'essere pragmatici -, dobbiamo anche dire che chi vuole utilizzare questi mezzi deve avere la possibilità di una continuità di approvvigionamento lungo le reti principali, che sono le reti della nostra rete.
In sostanza abbiamo, oltre a questi problemi, anche quelli, però, degli atti delegati, perché questa è l'apertura che non è certamente favorevole alla democrazia, diciamo della scelta della rappresentatività, perché, ovviamente, come è noto, sfugge al procedimento co-legislativo. Quindi, in sostanza, abbiamo, oltre a questo problema di condivisione tra gli Stati membri e anche a livello parlamentare, la soluzione che purtroppo è mancata, che sarebbe quella di avere piuttosto delle soluzioni nazionali, anziché avere delle vere e proprie quote. Quindi, per questa ragione, Presidente, noi confermiamo il voto della XIV Commissione .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Giglio Vigna. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO GIGLIO VIGNA(LEGA). Grazie, Presidente. Grazie, onorevoli colleghi. Allora, partiamo da un presupposto: il settore dell' è in crisi? Il settore dell' è in crisi. L'Unione europea, in questi anni, sta contribuendo a incentivare questa crisi? Sì, con le sue politiche l'Unione europea sta contribuendo a incentivare la crisi del settore dell'. L'Italia che cosa vuole fare, essere parte del problema o essere parte della soluzione? Noi, come Lega, come maggioranza e come Governo, vogliamo essere parte della soluzione non parte del problema.
Sarò chiaro, lo dico ai colleghi delle sinistre: ogni politica ambientale deve rispettare il principio di sostenibilità sociale e tutelare i cittadini e le imprese, altrimenti parliamo di politiche turbo-ambientaliste. Dalla Lega, da questa maggioranza e da questo Governo stop a ogni politica di matrice turbo-ambientalista, neutralità tecnologica, l'elettrico a tutti i costi e una ideologia: l'approccio per il quale le emissioni di CO2 hanno una visione ristretta dal serbatoio allo scarico è sbagliato. Dobbiamo andare verso l'approccio di vita dell'autovettura.
In questo caso vediamo che, anche in un'ottica ambientale, i biocarburanti inquinano meno dell'elettrico e l'Italia sta producendo biocarburanti, l'Italia è nella produzione di biocarburanti. E quindi la direzione della Lega, di questa maggioranza e di questo Governo è quella di andare verso, perlomeno, una neutralità tecnologica: apriamoci a ogni possibile tecnologia, scardiniamo l'idea dell'ideologia “elettrico a tutti i costi”, per la quale, oltretutto, oltre a incentivare la crisi dell', facciamo un favore alla Cina.
Noi, ovviamente, ci opponiamo a fare favori alla Cina sulla pelle dei lavoratori e delle imprese europee e italiane , e questo va anche contro quel principio di sovranità e di indipendenza tecnologica e produttiva verso la quale stiamo cercando, con molta fatica, di andare. Lo dico sempre agli amici parlamentari di centrosinistra: all'interno di questo documento - e qua vado un pochino più nel tecnico - vi sono delle pagine bianche, o meglio, questo è il documento, in realtà, approvato dalla nostra Commissione e di punti in bianco non ce ne sono. Attraverso la proposta della Commissione europea vi sono delle pagine bianche.
Quelle pagine bianche, tecnicamente parlando, si chiamano atti delegati. Gli atti delegati sono la possibilità da parte della Commissione europea di andare a riempire quelle pagine bianche come e quando vogliono, senza passare dai Governi e dagli Stati nazionali E allora, da quello che è un concetto molto tecnico e che molti forse non capiscono, in quest'Aula o fuori da quest'Aula, noi facciamo un'affermazione politica molto importante: quelle pagine bianche non devono esistere. Su certi temi deve legiferare o comunque co-legiferare Roma, co-legiferare il nostro Paese . Che cosa vuol dire in questo caso voto di sussidiarietà? In questo caso, voto di sussidiarietà vuol dire che, da questo Parlamento, noi stiamo dicendo a Bruxelles che su questo tema deve legiferare l'Italia…
ALESSANDRO GIGLIO VIGNA(LEGA). …deve legiferare lo Stato nazionale. Come Lega confermiamo il parere motivato della XIV Commissione
PRESIDENTE. Saluto studenti, studentesse e docenti dell'Istituto di istruzione superiore “Guido Monaco di Pomposa” di Codigoro, Ferrara, che assistono ai nostri lavori dalle tribune . È iscritto a parlare il deputato De Luca. Ne ha facoltà.
PIERO DE LUCA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Oggi discutiamo di una proposta di parere della maggioranza, che esprime una valutazione negativa, motivata su un'ipotesi di regolamento europeo, che è volta a disciplinare l'immatricolazione e l'utilizzo di veicoli aziendali puliti. Questa proposta di regolamento è volta a sostenere la decarbonizzazione del settore del trasporto stradale, salvaguardando, già questa proposta, al contempo, competitività dell'industria automobilistica e garantendo una transizione equa. Ad oggi, le flotte aziendali rappresentano oltre il 40 per cento dei veicoli complessivi immatricolati in Europa e il settore dei trasporti su strada è responsabile, secondo i dati, del 16 per cento delle emissioni totali di CO2 nel nostro continente.
La proposta di regolamento mira a favorire l'utilizzo di veicoli a emissioni zero da parte delle imprese, accelerando la disponibilità sul mercato dell'usato di veicoli a emissioni zero, riducendo quindi la spesa per i combustibili fossili nel trasporto stradale. Come Partito Democratico, noi abbiamo presentato peraltro anche una proposta di legge, a prima firma Simiani, sulla fiscalità delle auto aziendali, volta a rendere deducibili, in alcuni casi anche al 100 per cento, proprio i costi di acquisto e di noleggio delle auto aziendali. Proposte serie e concrete, cui vi chiediamo di dare seguito, invece della demagogia e della propaganda che stiamo ascoltando, ancora oggi, in quest'Aula.
Guardate, discutere di questo provvedimento così tecnico non è mettere in campo una discussione politica ideologica, ma è discutere di temi estremamente concreti, che colpiscono e toccano tre elementi. Innanzitutto, l'autonomia strategica del nostro continente, oltre che dell'Italia. In secondo luogo, un profilo di carattere economico-sociale, che tocca le imprese e le famiglie europee e italiane. In terzo luogo, un tema ambientale.
Sull'aspetto geopolitico, i fatti e le vicende di queste ultime ore impongono una sola cosa: di non tornare indietro, ma di andare avanti verso il rafforzamento di un'autonomia strategica europea Questo deve essere il nostro obiettivo e non lo possiamo fare mantenendo la dipendenza dai combustibili fossili di altre aree geografiche del mondo. In queste ore abbiamo visto l'aumento del costo del petrolio, che ha superato gli 80 dollari al barile, abbiamo visto un aumento del 40 per cento del prezzo del gas. Voi avete proposto soluzioni, che sono quelle legate, nel medio e nel breve termine, semplicemente all'acquisto di gas liquido dagli Stati Uniti. Non avete una strategia di autonomia strategica sul tema energetico, che diventa fondamentale per il futuro, né per il nostro continente, né per il nostro Paese. Parlare di rinnovabili, parlare di , parlare di transizione energetica in modo serio, in modo sostenibile, accompagnando i costi delle famiglie e delle aziende, vuol dire parlare innanzitutto del futuro del nostro continente e del nostro Paese. Noi vogliamo un'Europa e un'Italia indipendenti davvero. Voi volete continuare a essere dipendenti e subalterni rispetto ad altre potenze, in particolare rispetto a Trump, come sta dimostrando in queste ore l'atteggiamento della Presidente del Consiglio e dell'intero Governo. L'altro aspetto, che è estremamente connesso a questa proposta di regolamento, è quello legato al tema economico-sociale.
Voi avevate promesso di abbassare i costi dell'energia elettrica, avevate promesso di abbassare i costi della benzina e del diesel ai distributori. L'unica cosa che avete promesso non è stata realizzata, questa tra le altre. Nell'ultima legge di bilancio avete aumentato addirittura le accise sul diesel, per cui non c'è famiglia italiana, non c'è impresa italiana che oggi si trovi ad andare alla pompa di benzina e non trovi il costo della benzina e del diesel aumentato rispetto a quando non eravate voi al Governo. È un'altra delle grandi promesse tradite in questi anni. Questo vuol dire, allora, che dobbiamo investire nell'autonomia strategica, energetica, anche per aiutare le famiglie e le imprese ad abbassare i costi che gravano sulla loro vita quotidiana. Costi che si ripercuotono a cascata, a seguito degli aumenti di queste ultime ore, sui prezzi dei prodotti nei supermercati, quindi sul carrello della spesa.
C'è un ultimo tema, che è trattato ovviamente dal regolamento, ed è quello ambientale, che voi sottovalutate, presi dalla vostra ideologia, perché sostituire al negazionismo sanitario quello climatico non aiuterà il nostro continente. Noi stiamo aspettando, ancora oggi, investimenti seri nella lotta al dissesto idrogeologico. Avete tagliato 6,5 miliardi di fondi per il dissesto idrogeologico e 1,2 miliardi di fondi del PNRR destinati a queste cose . Occupatevi delle cose serie e reali e non della demagogia e della propaganda. Questa è la ragione per la quale voteremo contro la vostra proposta di parere motivato e difenderemo le aziende, le famiglie, l'Italia e l'Europa, perché si accompagnino…
PIERO DE LUCA(PD-IDP). … con fondi e con una strategia industriale vera lo sviluppo e la transizione energetica del nostro Paese e del nostro continente, al di là della vostra ideologia e della vostra…
PIERO DE LUCA(PD-IDP). …propaganda .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Pietrella. Ne ha facoltà.
FABIO PIETRELLA(FDI). Grazie, Presidente. Dagli interventi precedenti questo provvedimento sembra riguardare soltanto parametri tecnici o percentuali di emissioni. Qui si decide il futuro dell'industria automobilistica europea, si decide il destino di milioni di lavoratori, si decide se l'Europa vuole essere una potenza industriale o un museo della transizione ideologica. Il pacchetto presentato dalla Commissione rappresenta un primo passo nella giusta direzione, ma non è ancora sufficiente.
Se oggi si parla di flessibilità, di neutralità tecnologica, di revisione delle scadenze, è perché il Governo italiano, guidato da Giorgia Meloni, ha avuto il coraggio di rompere un dogma.
Per anni abbiamo assistito a un ambientalismo punitivo, ideologico, scollegato dalla realtà industriale. La sinistra europea e italiana ha difeso il “tutto elettrico” come fosse una religione laica, ignorando i costi sociali, occupazionali e strategici. Noi abbiamo sempre detto che la transizione ecologica deve essere sostenibile, anche economicamente e socialmente. Abbiamo detto che il principio di neutralità tecnologica non è uno slogan, ma una garanzia di libertà industriale. Oggi questo principio inizia finalmente a trovare spazio. Non si può vietare per legge una tecnologia quando esistono alternative come i biocarburanti, gli e-fuel, l'ibrido evoluto. Abbiamo chiesto di superare il divieto ideologico del motore endotermico dal 2035, di introdurre flessibilità sugli obiettivi e di non colpire i costruttori con sanzioni che avrebbero sottratto ancora più risorse agli investimenti.
Difendere l'industria significa difendere il lavoro e l' europeo vale circa il 7 per cento del prodotto interno dell'Unione e dà lavoro a 14 milioni di persone. In Italia la filiera è composta da grandi gruppi, ma soprattutto da piccole e medie imprese, componentisti, artigiani altamente specializzati. Imporre una transizione rigida senza un piano industriale serio significherebbe desertificazione produttiva e che la transizione verde oggi diventi una deindustrializzazione mascherata, Presidente, noi non lo accettiamo. Vogliamo una transizione che produca lavoro, non che lo distrugga. Sulle flotte aziendali nutriamo perplessità, ad esempio. Obiettivi vincolanti calati dall'alto rischiano di non tenere conto delle specificità nazionali e di aumentare burocrazia e costi per le imprese. Questo pacchetto certifica una cosa: sicuramente il fallimento dell'approccio ideologico del così come era stato concepito. Se oggi si introduce flessibilità è perché gli obiettivi precedenti non erano certamente realistici. Noi siamo per una politica ambientale seria, fondata su dati scientifici, sostenibile per le imprese e compatibile con la competitività europea. Non possiamo sostituire una dipendenza con un'altra, non possiamo chiudere fabbriche in Europa, per poi importare auto prodotte altrove con standard inferiori.
L'Italia ha riportato al centro del dibattito europeo la parola “industria” e continuerà a lavorare per una neutralità tecnologica reale, per la tutela del , per il sostegno alle piccole e medie imprese e per l'autonomia strategica sulle materie prime critiche.
Per queste ragioni, Fratelli d'Italia esprime voto favorevole sul parere motivato del relatore Antonio Giordano, al quale va il mio ringraziamento per l'ottimo lavoro fatto, e chiede con forza miglioramenti sostanziali nel negoziato. L'Europa deve scegliere se restare una potenza industriale globale o diventare un laboratorio normativo scollegato sempre più dalla realtà.
Noi, ancora una volta, Presidente, scegliamo di stare dalla parte del lavoro, dalla parte dell'industria e dalla parte dell'Italia .
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul Documento approvato dalla XIV Commissione nell'ambito della verifica di sussidiarietà di cui all'articolo 6 del protocollo n. 2 allegato al Trattato di Lisbona (Doc. XVIII-, n. 80).
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Sono così conclusi gli argomenti per i quali erano previste votazioni nella giornata odierna.
PRESIDENTE. . Colleghe e colleghi, il 2026 è un anno che con i suoi anniversari consente di misurare il grado di effettiva parità tra donne e uomini e, quindi, di benessere del nostro Paese se, come ci ha ricordato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, “la promozione dei diritti va di pari passo con lo sviluppo civile ed economico delle società”.
Ricorrono gli 80 anni dal primo voto delle donne, che stringendo le schede “più preziose della tessera del pane”, per citare la giornalista Anna Garofalo, esercitarono il loro diritto e dovere, eleggendo nel 1946 le prime sindache d'Italia e contribuendo alla nascita della Repubblica nella quale viviamo oggi. Ricorrono gli 80 anni dall'elezione delle 21 madri Costituenti, alle quali dobbiamo alcune tra le parole più pulsanti della nostra Carta fondamentale. Pensiamo, ad esempio, ad Adele Bei e alla sua battaglia per l'articolo 11 della Costituzione, “un magnifico documento di pace”, che sancisce principi inscalfibili e necessari ancora oggi, in questo momento funestato da venti di guerra.
Il 2026 è l'anno in cui celebriamo i 50 anni dalla prima donna Ministra in Italia, Tina Anselmi, posta alla guida del Dicastero del Lavoro e della previdenza sociale nel terzo Governo Andreotti. Una figura alla quale la nostra democrazia deve molto: grazie al suo impegno venne istituito il Servizio sanitario nazionale. Il diritto alla salute divenne universale, non un privilegio appannaggio di pochi.
In questi pochi esempi si riscontrano in filigrana gli elementi costitutivi dell'attività delle donne in politica. Un vero e proprio metodo: lavorare con lungimiranza, ricucendo anche tra posizioni distanti, per l'acquisizione e l'allargamento dei diritti. Per se stesse e per tutti, soprattutto se in difficoltà, ai margini.
Lo riscontriamo anche nell'ultimo anniversario che desidero ricordare a tutti noi, i 30 anni dalla legge contro la violenza sessuale. Una gestazione tutt'altro che facile, fatta di discussioni fino allo sfinimento, di determinazione a trovare una mediazione tra donne di partiti differenti che sentirono la necessità - come ricordato da Anna Finocchiaro, protagonista di quella stagione - di “costruire un'alleanza trasversale su quel tema che era carne viva per tutte noi, che fossimo di sinistra, di centro o di destra”.
Ripercorrere a ritroso, in occasione della Giornata internazionale della donna, quanto fatto fin qui nel nostro Paese è occasione di riconoscimento e gratitudine per una perseveranza che oggi ci consente di disporre di diritti dei quali le nostre mamme o nonne erano ingiustamente private.
Ma deve essere anche un momento di consapevolezza: la storia di queste conquiste racconta la fatica per far vivere la Costituzione, i suoi principi e i suoi valori, nella quotidianità in ogni zona del nostro Paese. E fa luce sull'incompiuto, su quanto ancora rimane da fare per garantire il rispetto dei diritti di ogni donna, per potenziare l'emancipazione e la sempre più piena partecipazione alla vita collettiva.
Continuiamo a essere un Paese in cui le donne sono più formate, ma nelle assunzioni vengono preferiti gli uomini, in cui una lavoratrice guadagna il 25,7 per cento in meno di un collega maschio, in cui la cura della famiglia si ritiene ancora compito femminile: nel 2024 le donne hanno utilizzato oltre 15 milioni di giornate di congedo parentale, gli uomini appena 2,7 milioni. Un Paese in cui nel 2024 si sono registrate 106 vittime di femminicidi.
La parità raggiunta fin qui non è una concessione né può essere abbastanza se permangono così forti criticità. La parità è o non è. E dobbiamo allora forse recuperare la testardaggine di quelle donne che agli albori della nostra Repubblica si facevano spazio per reclamare quanto era dovuto, impegnarci a confrontarci anche strenuamente sulle parole che servono al nostro Paese per definire la violenza e avversarla, trovare il modo per prevenire educando all'uguaglianza e al rispetto le nuove generazioni. Dobbiamo acquisire la capacità di convergere per l'attuazione della nostra Costituzione.
E dobbiamo assumerci la responsabilità di sostenere la lotta delle donne, in qualsiasi forma si manifesti e ovunque si combatta per i diritti: pensiamo alle donne ucraine, alle donne iraniane, a chi ovunque sfida regimi per la libertà. La parità non è una questione femminile, è una questione democratica. Siamo tutte e tutti coinvolti .
Ha chiesto di parlare la deputata Almici. Ne ha facoltà. Colleghi, ovviamente, se dovete lasciare l'Aula, vi prego di farlo in silenzio. Prego.
CRISTINA ALMICI(FDI). Signor Presidente, colleghe e colleghi, l'8 marzo non è solo una ricorrenza, è il giorno in cui le istituzioni sono chiamate a chiedersi se la libertà delle donne sia davvero concreta nella vita reale. Quest'anno questa Giornata assume un significato ancora più profondo: 80 anni fa, nel 1946, le donne italiane votarono per la prima volta e con quel voto non conquistarono solamente un diritto, entrarono pienamente nella storia della nostra democrazia. Il suffragio femminile fu il riconoscimento della piena dignità civile e politica delle donne nella costruzione della Repubblica. Come ricordava una delle madri Costituenti, Teresa Mattei, noi donne abbiamo portato nella vita pubblica l'esperienza della vita concreta. Da allora il percorso è stato lungo e non è ancora concluso, perché la libertà delle donne non si misura soltanto dai diritti scritti nelle leggi, si misura nella sicurezza, nell'autonomia, nel lavoro e nella possibilità di scegliere senza paura.
Nella Commissione parlamentare d'inchiesta sul femminicidio abbiamo maturato una consapevolezza molto chiara: la violenza contro le donne quasi mai arriva all'improvviso. Lascia segnali, richieste di aiuto, contatti con servizi e istituzioni. Per questo il punto non è soltanto intervenire dopo: è intercettare prima, proteggere subito, accompagnare davvero. Tre parole guidano questo lavoro: prevenzione, presa in carico e continuità nella protezione. Accanto alla sicurezza c'è, poi, un fattore decisivo: l'autonomia economica. La dipendenza economica è uno dei principali ostacoli che impediscono alle donne di uscire dalla violenza. Senza lavoro, senza reddito, senza indipendenza, la libertà resta solo una parola. Per questo l'autonomia è una vera politica di sicurezza, perché la libertà delle donne non è uno slogan e non è appannaggio di una sola parte politica. È la possibilità reale di decidere della propria vita.
È dentro questa visione che si colloca l'azione del Governo Meloni. In questi anni sono state adottate misure concrete per rafforzare la libertà e l'autonomia delle donne: sostegno alle madri lavoratrici, congedo parentale rafforzato, reddito di libertà per le vittime di violenza, maggiori risorse per i centri antiviolenza e le case di rifugio e incentivi all'occupazione femminile. Misure diverse, ma coerenti, unite da un filo chiaro: lavoro, maternità, autonomia e sicurezza.
Dobbiamo dirlo con chiarezza: per la prima volta l'Italia ha una donna alla guida del Governo. Non è solo un simbolo, è una politica che sta rafforzando concretamente la libertà delle donne . Come ha detto Giorgia Meloni, i limiti non sono nelle nostre capacità, i limiti sono solo quelli che noi stesse decidiamo di porci. Quando una donna rompe un soffitto di cristallo, non cambia solo la sua storia, cambia l'orizzonte di tutte le altre.
La libertà delle donne non è solo una questione italiana: mentre noi celebriamo 80 anni dai diritti conquistati, nel mondo ci sono donne che per questa stessa libertà rischiano la vita. Penso alle donne dell'Iran, donne che hanno riempito le piazze gridando “donna, vita, libertà”. Una rivolta nata dopo la morte di Mahsa Amini, una ragazza di 22 anni arrestata perché il suo velo era considerato non corretto. Mahsa Amini è morta per un pezzo di libertà. Quella morte ha acceso una rivolta che ha attraversato l'Iran e ha mosso il mondo. Donne arrestate, donne picchiate, donne uccise per aver chiesto ciò che per noi è un diritto. A loro va la nostra solidarietà, la solidarietà dell'Italia, e su questo Giorgia Meloni è stata chiara fin dall'inizio: dalla parte delle donne che lottano per la libertà.
Ma difendere la libertà delle donne significa anche coerenza, significa non piegarsi alle imposizioni culturali dei regimi: Giorgia Meloni, nelle visite istituzionali, non ha mai indossato il velo. La libertà delle donne non può essere difesa solo a parole, deve essere difesa con le scelte, con le politiche e anche con i gesti, perché la libertà delle donne non si negozia, non si relativizza, non si adatta alle convenienze diplomatiche. È per questo che lo diciamo con chiarezza: il Governo Meloni oggi è con le donne e lo sarà sempre, in Italia, in Europa, nel mondo. Perché quando una donna si ribella all'oppressione, quando chiede di scegliere, quando chiede di essere libera, quella battaglia riguarda tutte noi: libertà di scegliere, di vivere e di non avere paura, perché la libertà di una donna rende più libera l'intera società. È questo il significato più vero dell'8 marzo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Bonafe'. Ne ha facoltà.
SIMONA BONAFE'(PD-IDP). Grazie, Presidente. La Giornata internazionale della donna che ci apprestiamo a celebrare quest'anno assume un significato particolarmente profondo. Ottant'anni fa, l'8 marzo del 1946, l'Unione donne in Italia, con Marisa Rodano e con quelle che sarebbero diventate poi Madri costituenti - Teresa Mattei, Teresa Noce, Rita Montagnana -, scelse di restituire all'intero Paese una ricorrenza di grande valore simbolico e politico. Fu allora che venne adottata la mimosa, un fiore povero e tenace, come emblema di quella Giornata, già riconosciuta e celebrata da tempo in altri Paesi, ma che in Italia il regime fascista e la cultura autoritaria e maschilista avevano impedito di commemorare. Riprendere quella celebrazione significò riaffermare il protagonismo delle donne nella ricostruzione del Paese. Eppure, quella scelta non nasceva nel vuoto, era il frutto di un cammino già avviato, di battaglie già combattute, di una presenza femminile che aveva saputo affermarsi nella Resistenza, nel lavoro, nei movimenti sociali e nella vita civile del Paese.
Il fatto che la rappresentanza politica fosse stata a lungo riservata esclusivamente agli uomini non aveva impedito alle donne di essere comunque protagoniste della lotta per il progresso dell'intera società, non soltanto per rivendicare diritti propri, ma per affermare i diritti di tutti e di tutte, perché - qui ricordo le parole della socialista Anna Kuliscioff, di cui, due mesi fa, si sono ricordati i 100 anni dalla scomparsa - se metà della società resta esclusa, è l'intera società a rimetterci, non solo quella metà. E così, appena riottenuta la libertà e prima ancora che nascesse la Repubblica, le donne italiane erano già lì, pronte a riprendere un discorso interrotto.
Le donne sono sempre state più avanti del posto in cui il mondo le aveva collocate, un mondo costruito al maschile, che ne ha limitato gli spazi e i riconoscimenti, ma non la forza, la visione e la capacità di incidere nella storia. Per questo l'8 marzo va ben oltre il significato di una singola Giornata. È un momento di consapevolezza e di responsabilità utile per riflettere sul cammino compiuto, ma, soprattutto, su quello che resta ancora da fare, e molto resta ancora da fare nel nostro Paese.
Torno ancora alle parole di Anna Kuliscioff, pronunciate nell'aprile del 1890 al Circolo filologico di Milano, quando affermava che le donne devono guadagnare come l'uomo. Ripeto: era il 1890. La constatazione amara, ma reale, che ancora oggi, a distanza di oltre un secolo, quelle parole non abbiano trovato piena attuazione ci offre la misura plastica di quanto lavoro resti davanti a noi.
L'8 marzo di quest'anno, poi, assume un significato ulteriore. Ci riporta al 2 giugno 1946, quando nel nostro Paese le donne italiane votarono per la prima volta in un'elezione politica, contribuendo alla nascita della Repubblica. È una data che richiama alla memoria una conquista fondamentale, che va celebrata con orgoglio. Da quel voto nacque una generazione di donne, di Madri costituenti, le prime sindache, le prime Ministre, che oggi sono ricordate nella Sala delle donne qui, alla Camera dei deputati, che non si limitò ad esercitare un diritto, ma cambiò il volto delle istituzioni. Penso a Tina Anselmi: partigiana, prima donna Ministro della Repubblica e protagonista di battaglie decisive per la dignità del lavoro e il Servizio sanitario nazionale. La sua storia ci insegna che la presenza delle donne nei luoghi del potere non è simbolica né decorativa, è una questione di democrazia sostanziale e di qualità delle decisioni.
Proprio per questo, la giusta celebrazione del traguardo del voto alle donne non deve distogliere l'attenzione da ciò che ancora resta da fare per rendere pienamente effettivo l'esercizio di quel voto, che è insieme attivo e passivo: attivo per chi si reca alle urne, passivo per chi è chiamato ad essere votato. In quest'ottica, non possiamo non constatare che, se il diritto di voto attivo è ormai pienamente acquistato, quello passivo - il diritto di essere scelte, di essere votate, di assumere ruoli di rappresentanza e di responsabilità a tutti i livelli - non è ancora del tutto realizzato. Così come sappiamo che i diritti non sono soltanto quelli che la penna del legislatore scrive su un foglio di carta, ma sono anche quelli che si misurano nella complessità della vita reale, nelle circostanze concrete. Sono diritti che devono potersi tradurre in opportunità effettive. Troppe donne, ancora oggi, per esigenze familiari o personali, si vedono costrette a rinunciare o a rallentare il proprio percorso professionale, nel settore pubblico, come in quello privato, soprattutto in ruoli apicali.
Ma la disuguaglianza non si esprime solo nei percorsi individuali, si riflette nei numeri: a parità di lavoro gli stipendi restano più bassi, le carriere più discontinue, le pensioni più leggere, persistono poi barriere. Non è una questione di capacità, ma di stereotipi radicati, di reti di potere chiuse e di modelli organizzativi che non favoriscono una reale inclusione. Sono disuguaglianze strutturali che non possiamo considerare inevitabili.
Tanta strada, quindi, abbiamo ancora davanti, ma in questo cammino, oggi, 8 marzo, e domani, 9, 10, 11 marzo, le donne saranno in prima fila. Come nel tempo hanno saputo conquistare gli spazi che meritano, continueranno a farlo, anzi continueremo a farlo, insieme, passo dopo passo, raccogliendo l'eredità di chi ha aperto varchi prima di noi e che ci affida la responsabilità di allargarli ancora, perché siano spazi di diritti, opportunità e libertà per tutte e per tutti. Buon 8 marzo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ravetto. Ne ha facoltà.
LAURA RAVETTO(LEGA). Grazie, Presidente. Intanto, prima di intervenire, una nota sull'andamento dei lavori, perché io ritengo e noi riteniamo che, proprio perché l'8 marzo è una commemorazione importante, sia abbastanza spiacevole sapere che in questo momento ci sono delle Commissioni che stanno lavorando e, addirittura, delle Commissioni che stanno votando . Io penso che, se siamo qui a commemorare l'8 marzo, i colleghi dovrebbero essere nella possibilità di rimanere qua con noi a celebrare e non essere richiamati a votare. Grazie, Presidente, se per il prossimo anno ci organizziamo meglio.
Arrivo all'intervento. Intanto, grazie alle donne iraniane che rischiano la vita, e molte l'hanno perduta, per far valere quei valori fortunatamente presenti nel nostro Paese, ma che spesso, purtroppo, qualcuno tenta di attaccare con la silente complicità di una politica ideologica e buonista. Grazie perché lottate per levarvi quei veli che qualcuno, anche in Italia, vorrebbe rendere liberi e popolari. Grazie perché lottate perché tutte le bambine possano essere istruite e, quindi, andare a scuola, mentre qualche padre, sul nostro territorio, pensa di poter sfuggire ai controlli delle nostre autorità e tenere chiuse in casa le figlie.
Userò questi 5 minuti, che ogni anno in questa Giornata ci concedono per ricordare la festa della donna, non per esporre quanto fatto in questa legislatura, poiché sono certa che sarà svolto compiutamente da tutte le colleghe. Mi limito semplicemente a ricordare, tra i provvedimenti approvati o in corso di attuazione, il rafforzamento del codice rosso, l'introduzione del reato di femminicidio, il raddoppio delle risorse per i centri antiviolenza e le case rifugio, il mamme, il Fondo impresa donna e altro che - ripeto - sicuramente verrà esposto meglio dalle colleghe. Piuttosto userò questi 5 minuti per dichiarare, in nome della difesa delle donne e per commemorare questo 8 marzo, ciò che la Lega non vuole esista più nel nostro Paese. Non vogliamo un minuto di più, sul nostro territorio, che osano dire che una bambina di 9 anni sia una donna da sposare, come detto dall' di Brescia .
Siamo alla barbarie, e purtroppo questa dichiarazione non rappresenta un caso isolato, poiché, soprattutto al Nord, abbiamo predicatori che trasferiscono un'idea di donne e di bambine sottomesse, ridotte a proprietà prima di un padre e poi di un marito. In Italia non c'è spazio per chi diffonde questi orrori.
Non vogliamo magistrati che comminano solo cinque anni di carcere a un immigrato bengalese di 29 anni, che ha violentato a Brescia una bambina di 10 anni. Una sentenza che, oltre ad aver distrutto la vita di quella bambina, offende la dignità di ogni bambina e offende ogni genitore italiano .
Non vogliamo sentenze come quella che ha condannato a soli sei anni di carcere un nordafricano di 21 anni che ha picchiato e violentato in strada a Busto Arsizio una bambina di 14 anni. Non vogliamo sentenze come quella che ha condannato un cingalese che a Treviso prima ha ospitato e poi ha segregato e stuprato due ragazze di 13 anni: solo 4 anni e 8 mesi di carcere. La Lega non è stata a guardare e, come abbiamo detto, non è rimasta ferma. Ha imposto un aumento delle pene minime per la violenza e lo stupro, ma tutte le nostre iniziative a nulla serviranno se ancora ci saranno giudici che, con l'utilizzo di attenuanti e scriminanti, emetteranno simili sentenze. La discrezionalità non può essere un lasciapassare per simili criminali. Chi stupra una donna le rovina la vita per sempre e sentenze come questa la attaccano due volte.
Non vogliamo più sul nostro territorio dati come questi, che, a fronte di una popolazione straniera pari al 9,2 per cento rispetto agli italiani, oltre un terzo delle persone denunciate e arrestate è straniero e su 100 reati, 35 sono commessi da stranieri. Secondo dati elaborati dal Ministero dell'Interno, il 42-43 per cento delle violenze sessuali in Italia è commesso da cittadini stranieri.
Il dato più preoccupante è che il numero delle segnalazioni di minori stranieri denunciati o arrestati per violenze sessuali è anche più alto di quello dei minori italiani. Direte in quest'Aula che la Lega utilizza questa giornata perché ce l'ha con gli stranieri: vi sbagliate. Semplicemente, non vogliamo più accogliere nel nostro Paese stupratori.
Noi della Lega vogliamo celebrare questo 8 marzo, promettendo alle donne che continueremo a impegnarci affinché questi numeri vengano ridotti, se non cancellati. Perché noi della Lega abbiamo capito che il miglior modo oggi per difendere la dignità della donna è difenderne la sicurezza; perché purtroppo, in questo momento storico, parlare di sicurezza significa parlare di donne, perché i problemi di insicurezza afferiscono per lo più alle donne. Vogliamo la sicurezza per una donna di tornare da una festa con amici e non aver paura di essere aggredita in una delle nostre città, la sicurezza di poter andare in stazione a prendere un treno senza temere di essere destinataria di attenzioni inopportune o peggio.
Basta con la cosiddetta “geografia della paura”, cioè che le donne italiane - e anche straniere - siano costrette a fare percorsi più o meno illuminati o più o meno frequentati nelle nostre città per recarsi da una destinazione all'altra. Noi della Lega difenderemo la libertà delle donne italiane e delle donne immigrate perbene e le loro figlie di camminare sempre e per sempre a testa alta, libere da qualsivoglia censura o costrizione, libere da veli o sguardi giudicanti rispetto al loro modo di vestire.
L'8 marzo come difesa dei valori delle donne, della loro libertà e sicurezza, perché difendere i valori delle donne significa difendere i valori del nostro stesso Paese .
PRESIDENTE. Grazie onorevole, anche per l'osservazione sulle Commissioni, che ho già fatto presente. Personalmente, sono totalmente d'accordo.
Ha chiesto di parlare la deputata Tassinari. Ne ha facoltà.
ROSARIA TASSINARI(FI-PPE). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, oggi celebriamo la Giornata internazionale della donna, con la consapevolezza che non si tratta di una ricorrenza formale, ma di un momento di verità. Una giornata che non serve a dividerci, ma a interrogarci su quanto è stato fatto e su quanto resta ancora da fare. Il nel nostro Paese è un dato reale. Lo vediamo nei numeri dell'occupazione femminile, ancora troppo distanti da quelli maschili, anche se oggi registriamo un aumento dell'occupazione femminile, e questo va riconosciuto. Ma il divario non è solo salariale, è fatto di interruzioni di carriere, di involontari, di maggiore precarietà. È fatto soprattutto di un carico di cura che ricade ancora in modo troppo sproporzionato sulle donne.
Troppe volte una maternità si trasforma in un rallentamento professionale; troppe volte la conciliazione tra vita e lavoro è lasciata alla sola capacità di sacrificio individuale. Se vogliamo essere onesti, dobbiamo dire che la parità formale non basta più. Non basta scrivere che uomini e donne sono uguali davanti alla legge, occorre creare le condizioni perché quella uguaglianza sia effettiva nel mondo del lavoro e nella società.
In questo senso, credo sia giusto riconoscere che negli ultimi anni sono stati compiuti passi importanti. Questo Governo ha messo al centro il tema del sostegno alla famiglia e dell'occupazione femminile, con misure concrete. Particolarmente significativa è stata la decontribuzione per le madri lavoratrici, un intervento che ha alleggerito il peso fiscale su tante donne, soprattutto con due o più figli, lanciando un messaggio chiaro: chi sceglie di lavorare e di diventare madre non deve essere penalizzata. Allo stesso modo, gli incentivi per l'assunzione di donne, in particolare nelle aree economicamente più fragili, hanno rappresentato uno strumento concreto per favorire l'ingresso e il reinserimento nel mercato del lavoro. È stato rafforzato inoltre il sistema di certificazione della parità di genere per le imprese, premiando le realtà che adottano politiche trasparenti sulle retribuzioni, sulla crescita professionale e sulla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.
La parità non si impone solo per legge, si incentiva, si misura, si premia. Accanto a questo, proseguono gli investimenti sugli asili nido e sui servizi per l'infanzia. È un punto cruciale. Senza infrastrutture sociali adeguate, parlare di libertà di scelta è un'illusione. Una donna deve poter lavorare, sapendo che i propri figli hanno accesso a servizi di qualità diffusi sul territorio e sostenibili economicamente. Naturalmente c'è ancora tanto da fare. Il percorso è ancora lungo. Serve anche un cambiamento culturale, più profondo. La condivisione delle responsabilità familiari non può essere uno . I padri devono essere messi nelle condizioni di esercitare pienamente il proprio ruolo, senza che questo sia percepito come un'eccezione. La crescita professionale femminile non deve essere vista come una minaccia, ma come una risorsa per l'intero sistema. Ridurre il non è una battaglia di parte, è una sfida di modernizzazione. Vorrei che questa giornata fosse anche un momento di fiducia, perché i segnali di cambiamento ci sono. Sempre più donne guidano imprese, siedono nei luoghi decisionali, intraprendono carriere prima considerate non tradizionali. Sempre più aziende comprendono che l'equilibrio di genere non è un obbligo burocratico, ma un fattore competitivo. Il nostro compito come legislatore è accompagnare e accelerare questo processo.
La Festa della donna non sia solo un simbolo, ma anche un impegno quotidiano, perché il vero obiettivo è arrivare al punto in cui non sarà più necessario parlare di quote, di divari, di eccezioni.
Se continueremo a lavorare con determinazione, con pragmatismo e con visione potremo costruire un'Italia in cui le pari opportunità non siano un principio astratto, ma una realtà concreta. E credo che questo sia il modo più serio e più autentico per celebrare questa giornata. Un pensiero va alle donne iraniane, ucraine, palestinesi, israeliane e a tutte le donne che sono in guerra in questo momento e che sono madri, mogli, compagne e sorelle di uomini al fronte e che cercano con tutte le loro forze di proteggere il futuro dei loro figli.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ilaria Fontana. Ne ha facoltà.
ILARIA FONTANA(M5S). Grazie, signora Presidente. Anche a me dispiace constatare che queste celebrazioni restano vuote proprio perché questa maggioranza dimostra il rispetto che ha per quest'Aula e per queste celebrazioni. Oggi, nuovamente di mercoledì, concludiamo i lavori di quest'Aula: bastava che le votazioni delle Commissioni si svolgessero nel pomeriggio e prendere l'aereo non alle tre, ma alle cinque del pomeriggio, ed essere presenti per non lasciare quest'Aula vuota, perché l'assenza della maggioranza è assurda! Anche tanti colleghi del MoVimento 5 Stelle non sono presenti perché sono nelle Commissioni a votare. Io stessa sono qui e non nella mia Commissione a votare. Non è una polemica, è rispetto per quest'Aula e per tutte le donne che oggi stiamo celebrando ! Non è una polemica ! Signora Presidente, signora Presidente…
PRESIDENTE. Collega Dalla Chiesa, non ha la parola lei. Non può interloquire così con la collega.
ILARIA FONTANA(M5S). Appunto.
ILARIA FONTANA(M5S). Forse si sono sentite toccate. Grazie, Presidente.
PRESIDENTE. Prego collega, prosegua.
ILARIA FONTANA(M5S). In quest'Aula abbiamo ascoltato tante parole, tante dichiarazioni, promesse di cambiamento, le stiamo ascoltando anche questa mattina, ma fuori da quest'Aula la realtà racconta tutta un'altra storia. Il divario salariale è ancora presente e le madri continuano a pagare il prezzo più alto in termini di carriera, di autonomia economica, con servizi per l'infanzia ancora insufficienti e disomogenei. Secondo l'Istat solo il 53 per cento delle donne tra i 15 e i 64 anni è occupata, con un divario di quasi 18 punti rispetto agli uomini, quasi il doppio della media europea.
A noi donne difficilmente, purtroppo, vengono riconosciuti ruoli apicali. Una disparità che inizia molto prima del lavoro, però. Ad esempio, nelle discipline STEM le ragazze sono sottorappresentate, e non per mancanza di talento, anzi, ma per stereotipi culturali che orientano scelte e opportunità fin dall'infanzia.
In questo Paese una donna deve faticare dieci volte di più per essere apprezzata la metà di quanto viene apprezzato un uomo. E dobbiamo sempre dimostrare di più, spiegare di più, giustificarci di più, dobbiamo essere autorevoli, competenti, dobbiamo essere determinate, ma non scomode, e non pretendere, per carità, di essere pagate almeno quanto i nostri colleghi.
Perché succede che per lo stesso ruolo le donne vengono pagate di meno , ed è un dato di fatto, purtroppo, quindi per carità a pretendere magari un'equità. Perché poi qui non si parla neanche di genere, ma diventa quella la questione, purtroppo. Ecco, non si può celebrare questa Giornata se poi non si promuovono politiche che incidono davvero sulla vita delle donne. Perché la verità è che questo Governo – lo abbiamo anche visto nelle votazioni di questa mattina - sta normalizzando le disuguaglianze, usando propaganda, usando ipocrisia, ma probabilmente per coprire la totale assenza di riforme strutturali.
C'è poi una questione che non possiamo ignorare, ed è quella del linguaggio, perché il linguaggio costruisce gerarchie, legittima ruoli, stabilisce chi ha diritto di stare in determinati luoghi. Signora Presidente, rivendicare di farsi chiamare “il Presidente” in realtà non è emancipazione, anzi, è l'esatto contrario, perché è il segno di un passaggio culturale che non è ancora compiuto , perché poi quella è la differenza.
Il cambiamento passa anche dall'educazione affettiva e sessuale, che è uno dei pilastri per arginare la violenza e promuovere una vera parità di genere; passa dal sostegno stabile ai centri antiviolenza, che sono un supporto fondamentale per le donne che sono vittime. Ieri la Presidente Meloni ha detto che la parità non è una concessione, ma un diritto. Buongiorno, Presidente, buongiorno ! Allora dateci la possibilità di esercitarlo questo diritto, perché avete fatto di tutto affinché non si possa considerare tale, non avete fatto nulla.
Ottant'anni fa le donne italiane hanno votato per la prima volta, ma non hanno aspettato che qualcuno concedesse loro qualcosa. Se lo sono preso, ed è anche grazie a loro che oggi posso avere questo ruolo di deputata della Repubblica. Oggi tocca a noi, a noi legislatori, essere all'altezza di quell'eredità, perché i diritti conquistati non sono eterni. E allora, Presidente, se non vediamo i cambiamenti strutturali che servono realmente alle donne, intervenire in quest'Aula per celebrare questa Giornata diventa, purtroppo, un esercizio di vuota retorica. La nostra responsabilità, di tutte e tutti noi qui dentro, è la libertà delle bambine di oggi, che saranno donne domani .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Bonetti. Ne ha facoltà.
ELENA BONETTI(AZ-PER-RE). Grazie Presidente. In realtà una celebrazione così importante - e la ringraziamo per le parole autorevoli che ha voluto usare nell'apertura istituzionale di questo momento - doveva e dovrebbe avere il significato di una riconferma dell'eredità che il Parlamento italiano assume rispetto a 80 anni di grande sviluppo della nostra Repubblica, della nostra democrazia, che 80 anni fa si è animata grazie alla voce, alla vita, alle intelligenze delle donne che, in quest'Aula, 21 contro i 535 uomini, hanno avuto il coraggio di alzare la voce.
Oggi la nostra voce sta risuonando probabilmente con lo stesso riverbero unico, un po' vuoto, in un'Aula vuota, ma penso che il valore di richiamare la loro voce e la loro vita oggi possa assumere non semplicemente una retorica di ricordo, ma un impegno sferzante anche ad assumerci le responsabilità laddove noi non siamo all'altezza di questa eredità. Io penso che oggi quest'Aula non abbia dimostrato di essere all'altezza di quella eredità.
Non è tanto il tema di una commemorazione fatta adesso, sembra un po' alla spicciolata - perché non è alla spicciolata ogni volta che si parla in quest'Aula di donne e del loro ruolo nella Repubblica e di diritti, ma soprattutto del contributo che le donne hanno dato alla nostra Repubblica - ma è il fatto che non ha dato un segno di unità, perché dividerci, come è stato fatto in quest'Aula, su sotto-definizioni, gli uni contro gli altri, per classificare che siamo di destra, di sinistra e di centro, rispetto alla lotta trasversale che hanno fatto le 21 madri costituenti in quest'Aula, unendosi proprio per imporre una visione al femminile e del femminile come principi proprio di direzione e di scelte concrete nella nostra Costituzione… Ecco, forse avremmo dovuto e potuto fare quello sforzo in più che mi auguro che, da qua in poi, invece assumeremo.
Io quindi vorrei, da questo punto di vista, partire da quella grande eredità, dal grande coraggio che è stato dimostrato da queste donne e di cui oggi noi portiamo ancora il segno profondo. Innanzitutto mi lasci, Presidente, anche felicitarmi, congratularmi con un'iniziativa molto meritoria che la Camera dei deputati ha fatto da un anno a questa parte, promuovendo un che proprio dà voce a queste voci: I Giorni delle Costituenti.
Io credo che sia il segno non solo della memoria, ma anche di un rinnovato impegno. E mi piace ricordare a tutte e a tutti noi che in quest'Aula la prima volta che una donna ha preso la parola è stato attraverso la parola di Angela Maria Guidi Cingolani, questo nell'ottobre del 1945. Ma, all'interno dell'Assemblea costituente, nel luglio del 1946, mi risulta davanti al Governo De Gasperi, quindi in una situazione diversa dai banchi vuoti che vediamo, Angela Maria Guidi Cingolani, dopo anche la replica di De Gasperi a un intervento scomposto nell'Aula, interviene a motivo personale a difendere, contro un linguaggio scurrile e sessista, il suo ruolo di rappresentanza di tutte le donne italiane, che erano state offese da queste parole.
E questo è il primo grande richiamo delle voci femminili in quest'Aula. Mai più dovremmo sentire in quest'Aula quel linguaggio svilente nei confronti delle donne che ancora troppe volte sentiamo nei linguaggi della politica. La stessa Cingolani aveva invece nell'ottobre fatto il primo intervento nell'Aula, la prima volta che in quest'Aula c'era un tono femminile della voce, e aveva richiamato - qui lo vorrei leggere - “non un applauso per la mia persona, ma per me quale rappresentante delle donne italiane, che ora, per la prima volta, partecipano alla vita politica del Paese (…) pregandovi di valutarci non come rappresentanti del solito sesso debole e gentile, ma come espressione rappresentativa di quella metà del popolo italiano che ha lavorato, sofferto, combattuto e vinto con voi”.
Ecco, questo è il contributo che anche la Mattei ha richiamato: il riconoscere un ruolo che le donne avevano avuto nel combattimento e nell'operosità e riconoscere che solo sul contributo delle donne la nostra democrazia poteva davvero crescere e svilupparsi. Questa è la grande eredità che noi abbiamo, riconoscere il valore del femminile e garantire non solo i diritti, ma la possibilità di contribuire a pieno titolo allo sviluppo economico e sociale dell'intero Paese. Su questo impegno quest'Aula dovrebbe trovare l'unità, ed è quell'unità che oggi è mancata, ma che ci auguriamo possa essere ricostruita, non solo come eredità, ma come rilancio di responsabilità .
PRESIDENTE. Saluto studenti, studentesse e docenti del Liceo artistico “Enrico Galvani” di Cordenons, in provincia di Pordenone, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
Ha chiesto di parlare la deputata Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Grazie anche per le belle parole che ha pronunciato all'inizio di questa celebrazione, che richiede, secondo me, necessariamente di ritornare con il pensiero al Novecento, secolo in cui la soggettività femminile irrompe nella storia e ne ridetermina il corso. La rivoluzione delle donne del Novecento è stata descritta dallo storico Eric Hobsbawm come l'unica rivoluzione non fallita di questo secolo. Una trasformazione radicale delle strutture sociali e dei valori avvenuta senza spargimento di sangue, se non il proprio.
Una lotta che si radica nei secoli precedenti, nelle genealogie di donne che hanno combattuto contro il patriarcato, sottratto credibilità al patriarcato e sottratto anche il proprio corpo fecondo al suo controllo. Un salto di civiltà che ha avvantaggiato uomini e donne, trasformato le menti, rotto stereotipi, aperto a possibilità nuove di alleanza e di intesa.
La lunga strada per l'affermazione di un nuovo ordine simbolico e sociale ha comportato e comporta un conflitto molto forte delle donne, condotto casa per casa, nelle camere da letto, nei posti di lavoro, nelle accademie, nelle istituzioni laiche e religiose del nostro Paese, e ovviamente non solo del nostro.
La mozione che oggi abbiamo presentato e discusso in Aula dà conto di quanto grandi siano gli ostacoli ancora presenti alla libertà femminile, perfino all'applicazione dei principi fondamentali di uguaglianza tra donne e uomini costituzionalmente previsti. Guardate, dopo tanti anni, veramente mi sembrava di essere all'interno di una discussione, purtroppo, trita e ritrita, sempre riproposta in termini analoghi. Tanto è vero che mi sono detta: prima o poi bisognerà fare i conti con queste politiche della parità così poco efficaci. Per questo le dobbiamo anche rivitalizzare, riattualizzare.
Perché, vedete, sono due le tendenze - che io individuo - di questo tempo e che sono un ostacolo, ancora più insufficientemente indagato del presente: mi riferisco all'enorme aumento dell'ingiustizia, all'impoverimento e allo smantellamento dei sistemi di , alla privatizzazione e finanziarizzazione della sanità e delle politiche sociali. Due tendenze, queste - quella dell'impoverimento e dell'indebolimento del sistema di -, che si accompagnano all'uso devastante delle armi e delle guerre come strumenti di dominio. Sono due aspetti connessi e lo dobbiamo capire, quindi, come confrontarci, anche come politica delle donne.
Tutti coloro che combattono capiscono che, se prevalesse la logica in atto e vincesse questo nuovo assetto e questa forma del potere patriarcale, la nostra stessa civiltà potrebbe soccombere. Non a caso ci uniscono e ci uniamo al grido: “Donna, vita, libertà”, perché è proprio dove il patriarcato - ancorché in crisi, impresentabile e non creduto - scatena la ferocia misogina e risponde a chi rappresenta e onora la matrice che dà la vita con il terrore e la morte…
Le ragioni e i desideri - e concludo - delle donne non viaggiano dentro una mera trattativa di potere ma lungo binari e orizzonti più ampi. La nostra pretesa sta nell'affermare il significato delle nostre esistenze, di quelle di tutti gli esseri umani: siamo tutti e tutte nate da corpo di donna .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Semenzato. Ne ha facoltà.
MARTINA SEMENZATO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi e colleghe, intervengo oggi, 4 marzo, a pochi giorni dall'8 marzo, la Giornata internazionale dei diritti della donna. E mi sembra giusto che questo intervento non cada esattamente nel giorno della ricorrenza perché i diritti delle donne non devono essere una celebrazione da calendario o un fiore appuntato sul petto una volta all'anno. Sono una responsabilità quotidiana, un tema da affrontare tutti i giorni concretamente.
Non parliamo solo di donne: parliamo di libertà, parliamo di identità, di dignità, di coraggio e di complessità. Donne profonde e reali, non ideali astratti; donne che oggi cambiano la narrazione della politica, della finanza, della medicina, del diritto e della pace; donne che non chiedono più il permesso di esistere e di essere se stesse. Un 8 marzo senza vittimismo, con meno slogan e più proposte; un percorso legislativo tracciato e spesso condiviso. Mi sento rappresentante di un movimento di donne che esce, sul tema della parità di genere, dalla guerra culturale permanente, che esce dalla strumentalizzazione politica, e parla, invece, di stabilità, parla di responsabilità e parla di collaborazione istituzionale.
Allora, la prima responsabilità politica è dire la verità. E sul tema della violenza di genere - che inevitabilmente dobbiamo trattare anche l'8 marzo - dobbiamo dire che non è un fatto privato: è una questione pubblica; non è un , è potere; non è marginalità, ma è cultura.
Ed è proprio nella cultura del potere che si annida una forma di violenza meno visibile, meno raccontata, ma altrettanto devastante, e per me è un punto fondamentale della mia Commissione: la violenza economica. È un tema che, purtroppo, in passato è stato molto sottovalutato dalle istituzioni, ma che oggi è sempre più centrale, grazie proprio al lavoro corale che stiamo facendo con la Commissione parlamentare d'inchiesta che presiedo.
La violenza economica è togliere l'accesso al conto corrente, è impedire di lavorare, è controllare ogni spesa, è costringere a firmare i documenti senza comprenderli, è accumulare debiti a nome del ; non lascia lividi, non produce referti del pronto soccorso, ma produce dipendenza, paura, isolamento e, soprattutto, produce silenzio. Molte donne restano in una relazione violenta perché non vedono questa violenza; restano perché non vedono un'alternativa concreta.
E allora dobbiamo lavorare sulla libertà personale e la libertà personale è inseparabile dall'indipendenza economica. Senza autonomia finanziaria e senza educazione finanziaria la libertà è una parola fragile. La violenza economica non è solo un problema individuale: è una questione di sistema. Per questo, contrastare la violenza economica significa fare politiche industriali, significa fare politiche fiscali, significa fare politiche sociali.
Ha detto bene ieri la Premier Giorgia Meloni: “Non ho mai pensato che esistano delle politiche femminili; sono convinta che esista invece una visione femminile della politica”. E se l'8 marzo, Presidente, deve avere un senso, che sia questo: fare della libertà delle donne una condizione concreta, misurabile e accettabile .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Gadda. Ne ha facoltà.
MARIA CHIARA GADDA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Domenica si celebra l'8 marzo, la Giornata internazionale della donna. Mi consenta, Presidente, di ricordare in quest'Aula le tantissime, le troppe donne che nel mondo sono vittime di violenza, che nel mondo sono usate anche come strumento per perpetrare guerre e soprusi. Penso alle giovani donne dell'Iran, dell'Afghanistan, alle 79 milioni di ragazze - come ci ricordano UNICEF, e tante associazioni - che nei Paesi subsahariani hanno subito aggressioni o stupri prima di compiere 18 anni. Sicuramente il nostro pensiero deve tradursi in azione, anche in quei contesti internazionali dove l'Italia e l'Europa devono portare il loro pensiero e la loro azione positiva per superare tutte queste situazioni che hanno un impatto negativo sulle donne.
La Giornata internazionale della donna ci ricorda anche il percorso che il nostro Paese ha fatto in questi 80 anni di Italia repubblicana. È grazie alle nostre madri costituenti, come abbiamo ricordato anche questa mattina nella discussione delle mozioni, che avrebbero dovuto impegnare in modo trasversale il Governo rispetto alle tante azioni da mettere in campo per superare i divari di genere che ancora persistono ed esistono nel nostro Paese… Ecco, appunto ricordavo… Scusi, Presidente, però è un po' difficile parlare con persone che parlano sotto. Quindi, ricordavo che le nostre madri costituenti hanno scritto molti di quegli articoli della Costituzione che hanno fatto fare al nostro Paese passi in avanti sul fronte dei diritti civili e dei diritti sociali.
Il punto che però oggi dobbiamo chiederci in quest'Aula è quanto quei diritti e quei principi sanciti nella Costituzione siano realmente effettivi e quanto siano realmente raggiunti.
Perché i numeri ci consegnano un Paese come il nostro, che ha profondi divari soprattutto sul fronte occupazionale. Le donne in Italia studiano di più, hanno dei tassi di laurea superiori agli uomini, eppure hanno carriere più discontinue, mascherati - quindi, diversi dalla volontà delle donne -, salari nettamente più bassi e questo si traduce, poi, in un sistema pensionistico assai più fragile.
Il tema del salariale non è un problema soltanto delle donne, deve essere un problema che riguarda tutti noi, che riguarda uomini e donne parimenti perché a perderne è la competitività del nostro Paese. Ci sono tanti aspetti da colmare, perché la fotografia del Paese dimostra quanto questi divari siano radicati nelle tante inefficienze che il nostro Paese deve colmare, soprattutto sul fronte del e dei servizi.
Avevamo alcune opportunità importanti. Per esempio, il Piano nazionale di ripresa e resilienza aveva stanziato, aveva assegnato ingenti risorse per gli asili nido per colmare proprio quelle differenze generazionali e di genere che, purtroppo, sono una realtà lungo tutto lo Stivale, ma maggiormente nelle regioni del Sud Italia, ma su quello siamo ancora molto, molto indietro. Noi, come gruppo di Italia Viva, in questa sede rinnoviamo la nostra richiesta al Governo di fare una piena strategia nazionale per superare queste differenze di genere, stanziare delle risorse e approvare tutti quegli strumenti legislativi che ci consentono di fare dei passi in avanti nella direzione di un Paese più equo, in grado di correre sulle gambe degli uomini, così come delle donne .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Gebhard. Ne ha facoltà.
RENATE GEBHARD(MISTO-MIN.LING.). Grazie, Presidente. L'8 marzo non solo ci ricorda i successi delle donne, ma anche le sfide che dobbiamo ancora affrontare. È vero, negli ultimi anni e decenni abbiamo fatto progressi significativi: le donne sono attive e di successo in molti settori, dalla politica alla scienza, dall'economia alla cultura. Tuttavia, nonostante questi avanzamenti, non siamo ancora arrivati al traguardo. La discriminazione e la violenza contro le donne sono ancora ampiamente diffuse, ed è nostro dovere impegnarci per l'abolizione di qualsiasi forma di diseguaglianza e ingiustizia.
Dobbiamo riconoscere oggi che le strutture sociali, politiche ed economiche sono spesso ancora patriarcali. Questo porta molte donne nel mondo a essere ancora svantaggiate sia per quanto riguarda la disparità salariale e la scarsa rappresentanza nelle posizioni di , sia per la violenza tra le mura domestiche. Questa realtà è inaccettabile e richiede ancora il nostro intervento. Per raggiungere un cambiamento duraturo dobbiamo impegnarci su più fronti: l'istruzione è la chiave. È importante educare anche i maschi, poiché solo attraverso un'educazione inclusiva possiamo promuovere una società equa e giusta contraddistinta dal rispetto reciproco e sfidare gli stereotipi. L'azione collettiva è fondamentale, dobbiamo coinvolgere tutti gli attori nei nostri sforzi: i decisori politici, i datori di lavoro, le istituzioni educative e la società civile. In vista della Giornata internazionale della donna, invito tutti noi e l'intera società a impegnarsi per un futuro senza discriminazione e violenza. Lavoriamo insieme per creare una società in cui ognuno ha le stesse opportunità e in cui le donne, in tutte le loro sfaccettature, siano visibili, ascoltate e rispettate .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Della Vedova. Ne ha facoltà.
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Anch'io la ringrazio per le parole che hanno introdotto questa discussione. L'8 marzo di quest'anno penso debba richiamare - è stato detto anche da altri colleghi -, vista la drammatica attualità internazionale, lo slogan, il motto “Donna, vita, libertà”, che ha animato ormai da anni e continua ad animare una buona parte delle manifestazioni per i diritti del popolo iraniano, che sono in buona parte i diritti delle donne iraniane nel nome di Mahsa Amini, che venne ammazzata nel 2022 perché non portava il velo come la tirannica dittatura militare religiosa di Teheran prescriveva. I dati sono impressionanti: si parla di decine di migliaia, addirittura fino a 30.000 - qualcuno dice 40.000 - cittadini e donne iraniane trucidati e trucidate nelle scorse settimane.
La condizione delle donne resta un indicatore della qualità dei sistemi politici e sociali. Quello che vediamo in Iran, quello che non stiamo vedendo di drammatico che sta accadendo alle donne afgane è un buco nero, di cui ci si accorge solo nelle ultime settimane per gli scambi di guerra con il Pakistan, ed è una cosa drammatica che non vediamo abbastanza. Ma, come è stato detto da molte colleghe e da molti colleghi, se la condizione della donna è un indicatore della qualità di un sistema politico e sociale, quello della partecipazione al lavoro è, al contempo, un indicatore di qualità, ma anche un indicatore delle potenzialità di un sistema economico.
La partecipazione femminile in Italia resta troppo bassa, anche se migliora rispetto agli standard europei, e l'OCSE ci spiega da tempo che una partecipazione delle donne, in condizioni di equità e di parità al mercato del lavoro, è un fattore propulsivo di crescita e di competitività di un sistema economico. Da questo punto di vista, io mi auguro che l'Europa, tra le tante altre cose, resista al vento trumpiano che ha portato il Presidente a firmare l'ordine esecutivo 14173 per spazzare via le politiche di diversità, equità e inclusione; e che resistano anche le aziende europee, dopo il delle ambasciate americane, a cui verrebbe richiesto di adeguarsi, come è stato richiesto alle aziende americane, e troppe, anche quelle che non lavoravano con la pubblica amministrazione e i grandi , hanno accettato di rimuovere quelle politiche - naturalmente, nulla è perfetto - che avevano come obiettivo quello di eliminare nelle aziende, e quindi nel mercato del lavoro, le condizioni ostative ad una piena equità e inclusione. Non riguardano quelle politiche solo le donne, ma soprattutto le donne, e quindi questo è un tema che deve continuare a essere tra i temi prioritari.
Naturalmente, e chiudo su questo, il tema dei femminicidi che lei ha richiamato, che riguarda e chiama in causa innanzitutto gli uomini, perché le statistiche sono chiarissime su questo: non saranno le risposte, anche qui, securitarie o l'aumento delle pene a ridurre il fenomeno; saranno tante cose che bisogna fare tutti i giorni in termini di cultura, di lotta agli stereotipi, di lotta all'idea delle relazioni come possesso che generano le relazioni tossiche che spesso, poi, sono prodromiche, in alcuni casi, alle violenze domestiche. C'è tanto da fare. Grazie a lei, signora Presidente, per averci richiamato anche oggi a questi temi.
PRESIDENTE. Sospendo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 15 per lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro dell'Istruzione e del merito, il Ministro dell'Università e della ricerca e il Ministro delle Imprese e del .
Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.
PRESIDENTE. La deputata Loizzo ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02528 .
SIMONA LOIZZO(LEGA). Grazie, Presidente. La riforma della filiera formativa tecnologico-professionale prevede un percorso quadriennale di istruzione secondaria di secondo grado, seguito da un percorso formativo presso gli ITS (filiera 4+2) e rappresenta una delle innovazioni più significative introdotte negli ultimi anni nel nostro sistema di istruzione e formazione.
Si tratta di una riforma che guarda alle esigenze del Paese. I dati sull'occupazione dei giovani che conseguono un diploma di tecnico superiore presso gli ITS sono infatti estremamente incoraggianti secondo le rilevazioni più recenti; oltre l'80 per cento dei diplomati trova lavoro ad un anno dal conseguimento del titolo in coerenza con il percorso di studi seguito. Tale dato è in netta controtendenza rispetto al fenomeno, purtroppo ancora preoccupante, dei giovani che non studiano e non lavorano - i cosiddetti NEET - in Italia, che rappresentano una delle percentuali più alte in Europa e costituiscono una vera emergenza sociale ed economica.
In questo contesto, l'impatto positivo della riforma in termini di orientamento, coinvolgimento delle imprese e naturale prosecuzione verso gli ITS potrà tradursi finalmente in una delle svolte per il futuro dei nostri giovani e per la competitività del sistema Italia.
Quindi, chiediamo al Ministro quali riscontri in termini di iscrizione ai percorsi quadriennali della filiera formativa tecnologico-professionale 4+2 si registrano sul territorio nazionale e se vi siano differenze significative tra le diverse aree geografiche, e quali siano i dati aggiornati relativi alle adesioni da parte degli istituti scolastici.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, ha facoltà di rispondere.
GIUSEPPE VALDITARA,. Grazie, signor Presidente. Gentili onorevoli, vi era un'urgenza alla base della riforma: la necessità improcrastinabile di colmare il disallineamento tra le competenze richieste dal sistema produttivo e quelle fornite dal sistema scolastico.
Oggi possiamo affermare con soddisfazione che la riforma è stata completata e ha raggiunto risultati concreti e misurabili. Risultati senz'altro molto positivi.
I dati delle iscrizioni per l'anno scolastico 2026-2027 sono incontrovertibili e parlano chiaro. Il risultato più significativo, infatti, riguarda proprio la filiera 4+2, un modello che integra un percorso tecnico professionale quadriennale con uno sbocco qualificato verso gli e le università, garantendo al contempo la possibilità di un inserimento diretto, consapevole e altamente qualificato nel mondo del lavoro. Abbiamo raddoppiato gli iscritti quest'anno, continuando l'ottima tendenza già evidenziata lo scorso anno. Quest'anno, dunque, si registrano 10.532 iscritti fino ad oggi rispetto ai 5.449 dello scorso anno. Un'adesione che testimonia un apprezzamento indiscutibile per un modello capace di guardare al futuro, con quasi 20.000 studenti complessivamente coinvolti nei percorsi quadriennali.
Questo successo è anche il risultato di un ampliamento significativo dell'offerta formativa che i territori hanno scelto di attivare. Con l'autorizzazione di 532 nuovi percorsi quadriennali per l'anno scolastico 2026-2027, il numero totale delle istituzioni scolastiche che offrono questa opportunità supera quota 700, di cui circa 400 attivano la filiera per la prima volta (anche questo è un dato molto, molto positivo).
In questo contesto, le scuole si distinguono per la forte sinergia con il sistema degli ITS, per i partenariati strutturati con il mondo delle imprese, con la formazione professionale regionale e con gli altri attori del territorio quali i centri provinciali per l'istruzione degli adulti. I dati del resto confermano che siamo riusciti a costruire un canale formativo di primo ordine, fondato su un dialogo costante e sull'interlocuzione stabile con le imprese e con il mondo del lavoro. Particolarmente significativo e positivo il dato dell'altissima adesione nel Mezzogiorno, che conferma una forte voglia di futuro e di crescita. In definitiva, con questa riforma offriamo sempre più opportunità lavorative, di qualità e ben retribuite, ai nostri giovani, e più competitività alle nostre imprese.
PRESIDENTE. La deputata Loizzo ha facoltà di replicare.
SIMONA LOIZZO(LEGA). Grazie, Presidente. Devo ringraziare personalmente il Ministro, a nome soprattutto delle regioni meridionali e della mia regione, la Calabria, dove si è registrato il 13 per cento delle iscrizioni, seguita dalla Campania, con oltre il 9 per cento, e dalla Puglia. Questo dimostra una grandissima attenzione che tutto il Ministero e il Ministro in particolare hanno avuto verso le scuole meridionali, testimoniata anche dalla grandissima riforma di Agenda Sud. Quindi, la ringraziamo a nome soprattutto di tutti quegli studenti meridionali che oggi trovano in questo percorso formativo anche un sogno, una speranza per un futuro lavoro .
PRESIDENTE. Salutiamo le ragazze e i ragazzi, le docenti e i docenti del liceo scientifico statale “Antonio Pacinotti” di Cagliari, che assistono ai nostri lavori dalle tribune . Grazie di essere qui e benvenuti a Montecitorio.
PRESIDENTE. Il deputato Bicchielli ha facoltà di illustrare la sua interrogazione, Bicchielli ed altri n. 3-02529 .
PINO BICCHIELLI(FI-PPE). Grazie, signor Presidente. Signora Ministra, la ricerca rappresenta uno dei principali motori di sviluppo del nostro Paese. Rafforzare il capitale umano e sostenere università ed enti pubblici di ricerca significa trasformare la conoscenza in innovazione, crescita economica e opportunità per le nuove generazioni.
Per molti anni il sistema della ricerca ha sofferto di strumenti di finanziamento frammentati e di tempi troppo lunghi tra la presentazione dei progetti e l'effettiva assegnazione delle risorse. Una situazione che spesso ha penalizzato la qualità dei progetti e la competitività internazionale delle nostre istituzioni scientifiche. Per questo è fondamentale garantire programmazione, tempi certi e modalità più semplici di accesso ai finanziamenti, in modo da consentire di pianificare attività di lungo periodo e sviluppare collaborazioni innovative tra pubblico e privato. In questa direzione va sicuramente la scelta di istituire il Fondo unico per la programmazione per il Piano triennale della ricerca 2026-2028.
Si tratta di strumenti molto importanti. Per questo, signora Ministra, le chiediamo di chiarire nel dettaglio quali siano i contenuti principali del Piano triennale della ricerca.
ANNA MARIA BERNINI,. Grazie, Presidente. Grazie all'onorevole Bicchielli e grazie anche per avere anticipato in parte la risposta alla sua interrogazione. Non si tratta solamente di un modo diverso di allocare fondi per la ricerca. Si tratta di un modello assolutamente innovativo di strutturazione dei fondi per la ricerca, che ogni anno saranno certi, trasparenti e soprattutto conoscibili da parte dei ricercatori, perché la ricerca si basa, oltre che naturalmente sui fondi, che abbiamo aumentato, portandoli a 1 miliardo e 200 milioni per il triennio 2026-2028, sul fatto che devono essere anche certi e programmabili e consentire ai ricercatori di sapere quando, come e su cosa applicare. Questo lo abbiamo fatto, per l'appunto, con il Piano di programmazione triennale, che prevede un cronoprogramma vincolante: ogni 30 aprile - noi lo stiamo già facendo - noi emaneremo, come Ministero, gli avvisi e le graduatorie saranno pubblicate entro il 30 settembre. Quindi, i ricercatori sapranno su che cosa applicare e il risultato delle loro applicazioni di programma.
A questo aggiungiamo un altro - secondo noi - importantissimo elemento di novità. Voi sapete che i programmi, i cosiddetti PRIN, i progetti di rilevante interesse nazionale, sono quelli che più uniscono la ricerca all'università. Noi li abbiamo stabilizzati, ma non solo, anche grazie a una richiesta avanzata proprio da una mozione parlamentare condivisa da Camera e Senato.
Quindi, ogni anno, a differenza di quello che avveniva in passato - c'erano PRIN per un anno e poi, per 3 o 4 anni, no PRIN -, i PRIN saranno strutturalmente annuali e saranno, di base, di 150 milioni. Quest'anno abbiamo aggiunto a questi 150 milioni altri 200 milioni circa, quindi, i PRIN, i programmi di rilevante interesse nazionale di quest'anno saranno di oltre 270 milioni. È un'altra certezza assoluta che i ricercatori avranno, perché - ripeto - la vita della ricerca passa attraverso la stabilità degli strumenti di ricerca.
A proposito di strumenti, anche in questo abbiamo voluto essere innovativi. Abbiamo creato due nuove categorie di progetti di rilevante interesse nazionale: uno l'abbiamo chiamato ibrido, perché mette insieme competenze tecnologiche e competenze umanistiche. Quindi, noi mettiamo le tecnologie quantistiche, l'intelligenza artificiale e il supercalcolo insieme alla filosofia e ai precetti bioetici, perché pensiamo che l'ottusità, a volte, diciamo la stolidità della tecnologia abbia bisogno di essere temperata dalla forza della nostra conoscenza, delle scienze cosiddette umane. Non è solo un aumento di fondi, quindi - lo ripeto -, è un cambio di paradigma. Passiamo da una gestione episodica ad una riforma di carattere strutturale: i fondi ci sono e ci saranno per ogni anno.
Faccio solo un'ulteriore notazione, non posso anticipare oltre una certa misura quello che faremo il prossimo venerdì, però, ai fondi per la ricerca noi, ovviamente, affianchiamo anche la strutturazione, quindi la valorizzazione dei talenti: daremo ai ricercatori l'opportunità di trovare una collocazione, saranno ricercatori sia PNRR sia extra PNRR. Per cui annunceremo un piano straordinario di valorizzazione dei talenti nella ricerca proprio a partire da venerdì prossimo. Quindi, anche il numero dei ricercatori sarà aumentato.
PRESIDENTE. L'onorevole Bicchielli ha facoltà di replicare.
PINO BICCHIELLI(FI-PPE). Grazie, signor Presidente. Signora Ministra, noi la ringraziamo per la sua risposta puntuale e approfondita. È una risposta che consente a tutta l'Aula di cogliere pienamente la portata innovativa del Piano triennale della ricerca 2026-2028. Abbiamo parlato di soldi veri, di soldi messi nella ricerca, messi nella formazione. Quindi, esprimiamo soprattutto soddisfazione per un impianto che, come dice lei, cambia il paradigma. È un cambio di passo significativo rispetto a quello che è stato il passato. Un cambio di passo che risponde appieno all'esigenza di porre al centro della strategia nazionale la ricerca e l'innovazione, in un frangente in cui, lo sappiamo tutti, le nuove tecnologie rappresentano delle leve di sviluppo irrinunciabili, anche quando parliamo di strumenti di sicurezza: penso al dominio .
Quindi, la capacità di innovare è cruciale e definisce il posizionamento del nostro Paese nello scacchiere globale futuro.
Soprattutto, abbiamo superato questa frammentazione degli strumenti di finanziamento: abbiamo la definizione di un cronoprogramma certo e l'impegno a ridurre il cosiddetto La previsione di bandi annuali entro tempi definiti rappresenta una misura concreta che rafforza l'autonomia e la capacità programmatoria di università, enti pubblici e di ricerca.
Signora Ministra, noi apprezziamo in particolare il consolidamento strutturale dei PRIN, ma, soprattutto, mi faccia dire l'introduzione del PRIN , perché promuove quella ricerca multidisciplinare in ambiti strategici di cui noi abbiamo assolutamente bisogno per la sovranità digitale di questo Paese. Si tratta di scelte coerenti con una visione moderna della politica della ricerca.
Quindi, signora Ministra, per queste ragioni, proprio perché è una sfida epocale, la sua, quella di investire in maniera strutturale in ricerca proprio per migliorare la competitività scientifica del nostro Paese, prendiamo atto con favore delle innovazioni che lei oggi è venuta qui, in Aula, ad illustrarci e confermiamo il nostro pieno e totale apprezzamento, come gruppo di Forza Italia, per un Piano che restituisce centralità strategica alla ricerca come motore di sviluppo economico, di sviluppo sociale e di sviluppo culturale del nostro Paese
PRESIDENTE. Il deputato Benzoni ha facoltà di illustrare l'interrogazione Richetti ed altri n. 3-02530 di cui è cofirmatario.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ministro, la provincia di Modena sta purtroppo affrontando alcune gravi crisi aziendali. La prima è quella della Vantive, che ha annunciato la vendita del sito di Medolla. Parliamo della punta dell' di una crisi che riguarda tutto il settore biomedicale, che è un'eccellenza della provincia modenese. La seconda riguarda Ceramiche Ascot-Dom e, anche in questo caso riguarda un intero settore, quello della ceramica, che ha reso famosa Modena nel mondo.
Parliamo di 500 dipendenti nel primo caso e di 69 nel secondo, ma, dietro di loro, ci sono le famiglie e, ovviamente, tutto l'indotto che le riguarda.
Noi le chiediamo cosa intende fare il Governo, considerato che alcuni di questi fattori di crisi riguardano i dazi, gli investimenti e il costo dell'energia, per continuare ad avere, nella provincia modenese, due settori di eccellenza e due distretti che, fino ad oggi, hanno portato lavoro e sviluppo.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.
ADOLFO URSO,. Grazie, Presidente. In merito allo stabilimento di Medolla, attualmente di proprietà del fondo americano Carlyle, che avrebbe manifestato l'intenzione di vendere il sito, informo l'Aula che il Ministero ha già avviato un confronto con i vertici aziendali, in vista della riunione del tavolo già convocato per il prossimo 23 marzo, con l'obiettivo di individuare una soluzione industriale e occupazionale.
È quanto abbiamo già fatto con successo in altre crisi industriali in Emilia-Romagna, quali Marelli di Crevalcore e La Perla di Bologna ed è quanto abbiamo fatto in altri casi, che hanno coinvolto la cessione di strategici da parte di multinazionali americane, recentemente, con il gruppo Riello, acquisito da Ariston, primaria azienda italiana, che così si avvia a diventare il polo delle caldaie europeo.
Anche in questo caso, il nostro impegno mira a preservare e valorizzare le competenze presenti in azienda, un'azienda di grande rilievo nel comparto biomedicale, comparto che, come tutti sappiamo, è sottoposto a una stressante competizione internazionale, spesso con fenomeni di e concorrenza sleale. Su questo tema si è svolta a gennaio, poche settimane fa, un'apposita riunione del tavolo per la farmaceutica e il biomedicale, che abbiamo insediato al Ministero, insieme al Ministro Schillaci, all'inizio della legislatura, in cui si svolge il confronto con imprese e associazioni sulla politica industriale. Nella riunione di gennaio abbiamo condiviso le nostre proposte sulla revisione dei regolamenti UE sui dispositivi medici e sulla diagnostica, nonché la necessità di iniziative europee che contrastino e concorrenza sleale.
Per quanto riguarda la situazione di Ceramiche Ascot, il Ministero sta monitorando l'evoluzione della vertenza, pronto ad intervenire ove fosse richiesto dalle parti sindacali, anche al fine, ovviamente, di preservare i livelli occupazionali. Per la ceramica siamo intervenuti, in sede nazionale, con il recente decreto Energia, che sgrava il costo dell'energia sulle imprese manufatturiere e, in sede europea, abbiamo sollecitato la piena inclusione dell'industria ceramica tra quelle energivore, così da realizzare anche la revisione del meccanismo degli ETS.
PRESIDENTE. L'onorevole Richetti ha facoltà di replicare.
MATTEO RICHETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ministro, noi abbiamo fatto un'interrogazione che tocca più aziende e più crisi. Questa mattina potremmo aggiungere l'annunciata volontà del fondo turco Asko di acquistare la Goldoni, storica azienda di trattori che occupa 100 persone, proposta di acquisto che prevede il taglio del 50 per cento del personale. Perché abbiamo posto un'interrogazione in questi termini? Perché in quello che si sta verificando, Ministro - e noi confidiamo molto sul tavolo che lei ha avviato e sull'incontro del 23, siamo al suo fianco per cercare di mantenere gli industriali di queste aziende - c'è un punto di fondo. Sulla ex Gambro di Medolla che volontà si percepisce? Quella di mollare i settori a minore marginalità, anche se a grandi volumi, come l'emodialisi cronica, che è uno degli più importanti di quell'azienda, e mantenere quei settori, come le terapie di dialisi peritoneale e le dialisi per terapia intensiva, che hanno meno volumi, ma più redditività. Che succede?
Succede che il fondo Carlyle, che cuba 438 miliardi di dollari, anche con strumenti di ammortizzatori sociali, incentivi dello Stato e soldi pubblici, invece che utilizzare la cassa integrazione a supporto dei lavoratori e del lavoro, la usa per massimizzare il profitto e poi smembrare ciò che rende meno. Questa dinamica, che è un tema che non apre il Ministro Urso o questa legislatura, ma che si sta verificando, perché, se tu porti le logiche di Wall Street nella manifattura emiliana, batti in testa dopo un minuto. Allora, il tema è: non si può consentire, anche con lo sforzo pubblico, poi di fare speculazione, invece che impresa.
Dall'altro lato, Ministro, lo diceva lei, sono tutti settori, dalla ceramica energivora al biomedicale, a forte competitività, con la situazione geopolitica che stiamo attraversando a fortissima competitività e anche a rischio di costo dell'energia da qui a poche settimane. Servono con urgenza provvedimenti, che sono certamente i tavoli di crisi, ma anche un piano complessivo di politica industriale che riporti le logiche della manifattura al centro dell'impresa .
PRESIDENTE. L'onorevole Pandolfo ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02531 .
ALBERTO PANDOLFO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Signor Ministro, stiamo assistendo a un nuovo preoccupante rialzo dei prezzi internazionali di gas e petrolio a seguito dell' militare in Medio Oriente. Il gas europeo registra variazioni a doppia cifra ed è tornato a schizzare il prezzo del petrolio oltre gli 80 dollari al barile. Per l'Italia questo può significare bollette più alte per famiglie e imprese, carburanti più cari, maggiori costi di produzione. Il Codacons stima che questo si tradurrà, sul conto delle famiglie italiane, in un aumento di altri 700-800 euro l'anno.
Lo sappiamo che vi piace fare gli osservatori, ma qui, Ministro, occorre intervenire immediatamente con misure strutturali ed efficaci, ed è quello che chiediamo al Governo, per contenere i prezzi dell'energia e, ovviamente, dei carburanti. Considerando che il decreto Bollette è già insufficiente in condizioni ordinarie, oggi è del tutto inadeguato di fronte al nuovo geopolitico. E poi chiediamo come volete intervenire per mettere in sicurezza il sistema energetico nazionale rispetto a quella che è la volatilità internazionale .
PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.
ADOLFO URSO,. Siamo consapevoli che la guerra in corso ha significative conseguenze sul prezzo dell'energia, soprattutto per i Paesi che non hanno produzione di energia nucleare, e potrebbe averne anche sulle forniture, ove perdurasse nel tempo. Dipende, ovviamente, dalla durata del conflitto e se questa determinerà anche la chiusura dello Stretto di Hormuz. Proprio su questo si è svolto ieri a Palazzo Chigi un vertice con le aziende energivore, energetiche, produttrici e fornitrici, e si è avviato un confronto con le associazioni di impresa.
Sul piano dell'approvvigionamento, l'Italia, come ha già chiarito il Ministro Pichetto Fratin, è in migliori condizioni di altri Paesi, in una posizione ben diversa rispetto al passato. Abbiamo lavorato con determinazione alla diversificazione delle fonti da altri Paesi, diventando così di transito del gas naturale, in particolare dal Nordafrica, dall'Azerbaijan e dagli Stati Uniti tramite GNL. Anche gli stoccaggi si attestano su livelli elevati, superiori al 50 per cento: il più alto livello in Europa, a fronte di una Germania scesa sotto il 30 per cento.
Diversa questione è il costo dell'elettricità. Il prezzo dell'energia elettrica in Italia risente, infatti, direttamente, dell'andamento delle quotazioni del gas, il 15 europeo, e del TTF, che ha sede nei Paesi Bassi, proprio perché noi non disponiamo di autonome fonti di energia nucleare, di cui invece possono disporre Francia, Spagna, Svezia, Slovenia, Slovacchia, Belgio, Finlandia, Ungheria e altri Paesi dell'Unione. La forte volatilità, unita a ben note dinamiche speculative, si trasmette ai prezzi dell'elettricità attraverso il meccanismo del prezzo marginale, con effetti su imprese e famiglie.
Su questo siamo intervenuti, come ricordava, con il decreto Energia, che è stato elogiato dal e da autorevoli osservatori internazionali, mentre diversi europei hanno già espresso l'intenzione di perseguire la nostra stessa strada. Tutti, però, siamo consapevoli che occorre agire anche e soprattutto in sede europea, oggi più che mai, perché nessuno può prevedere l'esito e la durata del conflitto, e gli impatti, quindi, su forniture e costi di produzione.
L'Italia ha sostenuto con tempestività, già prima dell'attuale crisi in Medio Oriente, che l'Unione europea realizzasse acquisti cumulativi di energia, ma non siamo stati ascoltati. Abbiamo anche chiesto il mercato unico dell'energia e la revisione sostanziale del meccanismo degli ETS. Poco fa ci è stato comunicato che la riforma da noi sollecitata è stata posta all'agenda del prossimo Consiglio europeo, così come poco fa abbiamo appreso che finalmente la proposta che noi abbiamo sollecitato del è contenuta nell'presentato dal Commissario Séjourné. Finalmente, l'Europa ci ascolta.
PRESIDENTE. L'onorevole Peluffo, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
VINICIO GIUSEPPE GUIDO PELUFFO(PD-IDP). Grazie, Presidente. La risposta del Ministro non ci soddisfa, non ci rassicura. Anzi, conferma il problema, perché l'aumento esponenziale del costo del gas diventa devastante dentro una crisi strutturale del costo dell'energia, come quella che abbiamo in Italia. Ogni geopolitica riporta il gas verso l'alto e fino a che il sistema elettrico rimane agganciato al prezzo marginale del termoelettrico questo significa aumento immediato delle bollette per famiglie e imprese, lo abbiamo già visto nel 2022.
E Ministro, guardi che il decreto Energia del vostro Governo, che era già insufficiente in condizioni ordinarie, si dimostra del tutto inadeguato di fronte a un nuovo : non modifica strutturalmente la formazione del prezzo elettrico, non interviene in modo stabile sugli oneri generali di sistema, non semplifica la vita alle rinnovabili, non accelera su accumuli e contratti a lungo termine. E lo stesso sta accadendo sui carburanti. Con l'aumento del prezzo del petrolio abbiamo assistito, in 2 giorni, a rincari fino a 10 centesimi al litro.
A denunciarlo non sono solo le opposizioni, ma anche le organizzazioni dei gestori, che parlano di aumenti ingiustificati. Ministro, qui serve un intervento immediato con gli strumenti a disposizione, a partire da Mister Prezzi e a partire, in prospettiva, anche dall'utilizzo dell'accisa mobile. Serve vigilanza reale sui meccanismi di formazione dei prezzi, trasparenza nelle filiere e controlli contro eventuali fenomeni speculativi, e pesa, signor Ministro, anche la mancata riforma della rete di distribuzione, che è ancora chiusa nel cassetto della sua scrivania.
L'emergenza, come quella che stiamo attraversando, non si governa con pannicelli caldi o con slogan. La differenza non la fanno i mercati, la fa la politica, perché quando l'energia costa troppo non è un problema tecnico, è un problema di politica industriale, e oggi il Paese sta pagando il prezzo della vostra inerzia .
PRESIDENTE. L'onorevole Bonelli ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02532 .
ANGELO BONELLI(AVS). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, la folle guerra di Trump e Netanyahu, che ha violato il diritto internazionale, per l'ennesima volta ha violato il diritto internazionale, ha provocato il quasi blocco dello Stretto di Hormuz e una profonda alterazione e speculazione del mercato dell'energia sul TTF di Amsterdam, ed è volato il prezzo del gas a oltre 60 euro al megawattora. Ebbene, il Governo italiano ha la responsabilità, lo dico di fronte a chi ci sta vedendo, voi avete la responsabilità, signor Ministro, di questa situazione.
Non della guerra, certamente, ma del fatto che non avete costruito una politica energetica che ci rendesse indipendenti dal gas . Siete responsabili del fatto che pensionati e imprese oggi pagano l'energia a un costo elevato, però vogliamo sapere oggi cosa intendete fare per garantire un prezzo basso dell'energia in relazione alla speculazione in corso della guerra .
PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.
ADOLFO URSO,. Il nuovo grave conflitto in atto ai confini dell'Europa conferma quanto da noi più volte sostenuto in quest'Aula, in merito alla necessità di modificare in prospettiva il energetico italiano con maggiori fonti di produzione nazionale, anche per contribuire all'autonomia strategica europea e ridurre, quindi, la dipendenza dall'estero.
Questo vale certamente per l'energia ma anche e sempre più per le materie prime fondamentali rispetto alla tecnologia e digitale, quindi alla transizione energetica.
Per questo il nostro Governo, in piena responsabilità, ha avviato il percorso per produrre anche noi energia nucleare con i reattori modulari di nuova generazione, puliti e sicuri, che possano affiancarsi nel prossimo decennio alla produzione di energia da fonti rinnovabili che dobbiamo implementare.
In questo campo, di particolare rilevanza è proprio l'apporto di Transizione 5.0. Questa misura molto ambita dalle imprese ha già attivato, nella prima edizione, in pochi mesi, investimenti record per 4,2 miliardi e si prepara ad un nuovo ciclo triennale con una dotazione iniziale di 8,4 miliardi. La misura incentiva, appunto, efficienza energetica e riduzione strutturale dei consumi attraverso l'autoproduzione di energia da fonti rinnovabili per il proprio consumo industriale. Ciò ovviamente riduce anche il costo dell'energia, rendendo più competitive le nostre imprese.
In merito al gas, fonte di transizione, abbiamo diversificato gli approvvigionamenti con rotte sicure ed abbiamo previsto una più significativa produzione nazionale per utilizzare anche l'energia che abbiamo nel nostro sottosuolo, come fanno i Paesi a noi vicini.
Accanto all'energia vi è il tema delle materie prime critiche, fondamentali per la transizione energetica e già oggetto, in passato, di misure ritorsive da parte della Cina con gravi conseguenze sulle nostre catene del valore.
Anche in questo caso, abbiamo formalizzato la candidatura dell'Italia a ospitare uno dei primi progetti europei di stoccaggio strategico previsti nella nuova normativa europea sulle materie prime critiche, con possibile localizzazione nel Nord del nostro Paese, allo scopo di mettere in sicurezza l'approvvigionamento e garantire stabilità alle nostre filiere in caso di crisi.
Parallelamente, è in corso l'adozione di una normativa nazionale di riordino del settore minerario e sono state avviate collaborazioni internazionali, comprese le recenti iniziative con gli Stati Uniti sulle filiere minerarie e con la Norvegia, per l'accesso alle risorse strategiche.
PRESIDENTE. L'onorevole Bonelli ha facoltà di replicare.
ANGELO BONELLI(AVS). Grazie, Presidente. Signor Ministro, mi scusi, ma voi governate questo Paese da quattro anni e ci direte che farete. Intanto gli italiani pagano le bollette più care d'Europa Intanto voi, grazie alle vostre politiche, avete consentito alle società energetiche che acquistano e distribuiscono gas di fare profitti per oltre 70 miliardi di euro in questi tre anni. Cioè, veramente incredibile! Siete riusciti a socializzare i soldi degli italiani portandoli nelle tasche delle grandi società energetiche.
Oggi lei ci è venuto a dire che non avete di fatto idee. Ci viene a parlare di nucleare - chissà quando sarà -, un'energia molto costosa che pagheranno ancora gli italiani, ma la questione è un'altra: voi dovete dire agli italiani - ma gli italiani lo sanno, signor Ministro - che avete fatto una scelta, avete spostato la dipendenza dal gas russo al gas di Trump ; e noi paghiamo, paghiamo, paghiamo, signor Ministro.
Questa guerra, su cui voi non avete il coraggio di dire che è illegale perché viola il diritto internazionale, la pagheranno anche gli italiani, e voi che cosa continuate a dire? Continuate a dire che dipenderemo dal gas facendo pagare agli italiani ancora di più il costo dell'energia. Siete imbarazzanti!
Solo per questo vi dovreste dimettere perché non avete idee e una politica energetica per il Paese che faccia pagare meno l'energia alle famiglie, ai pensionati e alle imprese italiane .
PRESIDENTE. La deputata Pavanelli ha facoltà di illustrare l'interrogazione Cappelletti n. 3-02533 di cui è cofirmataria.
EMMA PAVANELLI(M5S). Grazie, Presidente. Ministro, la crisi in Medio Oriente e la chiusura dello Stretto di Hormuz hanno fatto impennare il prezzo del petrolio e del gas, trascinando con sé i costi del carburante e dell'energia. Perché con il nostro tessuto produttivo già stremato - questo non è un rischio, ma è una condanna -, con il gas schizzato ad oltre il 100 per cento, il vostro decreto Bollette è arrivato già morto in Parlamento. Non possiamo permettere che le nostre imprese paghino il prezzo di un'irrilevanza internazionale, che ci vede spettatori passivi di crisi che non sappiamo né prevedere, né gestire.
Pertanto, le chiedo, con estrema urgenza, quali iniziative concrete e strutturali intenda adottare per contrastare questi rincari.
Le aziende italiane non hanno bisogno di slogan o di rinvii, ma di interventi immediati, che proteggano la produzione ed i cittadini.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.
ADOLFO URSO,. Grazie, Presidente. Occorre considerare la realtà senza paraocchi ideologici: oggi il mondo è in guerra intorno all'Europa. Da oltre 4 anni perdura l'invasione russa in Ucraina e, negli ultimi mesi, abbiamo assistito all'acuirsi di conflitti anche sul fronte meridionale, al di là del Mediterraneo. È cambiata la storia.
Come oggi ricorda anche Carlo Cottarelli, quattro anni fa, nel 2022, quando c'era un altro Governo, il prezzo del gas salì da 80 a 300 megawattora, da 80 a 300 megawattora. Ieri è giunto a 65 ed oggi è già sceso a 53. Allora era 300 megawattora. Molto, ovviamente, dipende dalla durata del conflitto, se verrà davvero bloccato lo Stretto di Hormuz, e dalle dinamiche speculative che si innescarono allora e che noi oggi stiamo contrastando.
Quattro anni fa il Governo fu costretto a un intervento emergenziale che costò 1 miliardo di euro al mese alle casse dello Stato, cioè ai cittadini. Risorse che non riuscirono comunque a fermare la speculazione sul fronte dell'inflazione, fenomeno che ebbe ripercussioni gravi e durature sul potere d'acquisto dei lavoratori e delle nostre famiglie, falcidiandolo.
Quando giungemmo al Governo, l'inflazione era ancora all'11,8 per cento, ben superiore alla media europea e falcidiava il reddito dei lavoratori. Lo scorso anno, pur in presenza di nuove, gravi guerre commerciali, di nuovi conflitti armati, l'inflazione si è attestata all'1,5 per cento, la più bassa d'Europa. Nei primi mesi di quest'anno è ferma all'1 per cento in gennaio e all'1,6 a febbraio, nettamente sotto alla media europea.
Anche questo ha consentito il recupero del potere d'acquisto delle famiglie e dei nostri lavoratori, che nel terzo trimestre dello scorso anno ha registrato una crescita del 3,1 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Il potere d'acquisto delle famiglie e dei nostri lavoratori è nettamente aumentato in questi anni, recuperando quello che era stato falcidiato nei vostri anni.
Questa mattina la media dei prezzi della benzina e del gasolio era, rispettivamente, a 1,7 e a 1,8 e siamo già in azione col Garante dei prezzi che ha attivato immediatamente il meccanismo di monitoraggio, segnalando alla Guardia di finanza i casi anomali, ove si verificassero.
Ho convocato due riunioni per la giornata di venerdì prossimo - l'una sui prezzi dei carburanti e l'altra sulle eventuali conseguenze inflattive sui prezzi alimentari - con le associazioni di settore, appunto per monitorare e intervenire in tempo congruo.
Confidiamo che i nuovi strumenti che abbiamo attivato, sin dall'inizio della legislatura, e che si sono dimostrati efficaci per contrastare ogni fenomeno speculativo ci possano permettere, anche stavolta, di impedire che si realizzi quello che si è realizzato 4 anni fa con i fenomeni speculativi che i nostri lavoratori e le nostre famiglie hanno pagato per anni e che noi finalmente abbiamo recuperato, ponendo sotto controllo e sotto la media europea l'inflazione in questi anni.
PRESIDENTE. L'onorevole Cappelletti ha facoltà di replicare.
ENRICO CAPPELLETTI(M5S). Grazie, Presidente. Signor Ministro, di fronte a una stangata che è stata annunciata alle famiglie e alle imprese nel nostro Paese, dovuta all'aumento esponenziale del prezzo del gas e dell'energia, della benzina, dell'inflazione, lei viene qui a fare propaganda.
Lei viene qui a fare propaganda per il nucleare che, se va tutto bene, comunque lo vedremo tra 20 anni. Lei dice che la crisi è un problema per chi non ha il nucleare: falso. La crisi è un problema per chi ha un Governo come il nostro che, negli ultimi quattro anni, non ha fatto nulla per aumentare l'autonomia energetica del nostro Paese . Perché voi, quattro anni fa, vi siete trovati a un bivio: sostenere la transizione ecologica o applicare quel disegno folle della Presidente Meloni di trasformare l'Italia in un del gas. E, se oggi le famiglie e le imprese pagano in Italia il costo dell'energia il doppio rispetto alla media europea, ciò è dovuto a questa vostra scelta folle - folle - e imperdonabile. La conseguenza è stata: 32 mesi di calo della produzione industriale. Questa è stata la conseguenza di quella scelta folle. Questa è la conseguenza di avere un prezzo dell'energia superiore a quello degli altri Paesi. Avreste dovuto investire al contrario. Ve l'abbiamo detto cento volte e lo ripeto ancora una volta: investire in rinnovabili e sistemi di accumulo, sostenere l'efficientamento energetico, le comunità energetiche e l'autoconsumo, disaccoppiare il prezzo del gas da quello delle rinnovabili, sbloccare la norma sui prezzi zonali che tenete bloccata e fare le gare finalmente sulle concessioni idroelettriche.
Le soluzioni, signor Ministro, ci sono, ma non le applicherete. Lo sa perché? Perché vorrebbe dire creare un danno alle imprese e all'industria del settore del fossile e voi del Governo … andare contro le del fossile è qualcosa che non volete fare. Ma è un errore, signor Ministro, che il nostro Paese non può più tollerare .
PRESIDENTE. La deputata Gadda ha facoltà di illustrare l'interrogazione Boschi ed altri n. 3-02534 di cui è cofirmataria.
MARIA CHIARA GADDA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Ministro Urso, è altissima la preoccupazione rispetto alle migliaia di cittadini italiani che sono presenti nei Paesi del Golfo, nei Paesi oggetto del recente conflitto, della recente . È altrettanto però preoccupante la situazione, l' economica che si può manifestare anche nel nostro Paese. Quindi, Ministro, noi le chiediamo quali sono le valutazioni che state facendo in queste ore rispetto ai settori produttivi italiani che verranno maggiormente colpiti dall'aumento dei costi di produzione determinati soprattutto dai prodotti petroliferi, dal gas e, appunto, dagli approvvigionamenti che vengono da quell'area e soprattutto quali sono le speculazioni che avete riscontrato in queste ore e che strumenti intendete mettere in atto.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.
ADOLFO URSO,. Su alcuni aspetti di questa interrogazione ho già risposto in precedenza avendo, appunto, lo stesso argomento. Qui mi vorrei soffermare sui rapporti diretti con i Paesi di questa area. Gli Stati che sono stati già coinvolti in modo del tutto ingiustificato dalla reazione armata del regime iraniano, che duramente condanniamo, rappresentano Paesi e mercati fondamentali per l'Italia sia come destinazione commerciale sia come di investimenti produttivi. Le esportazioni e gli investimenti sono cresciuti in maniera significativa anche lo scorso anno, anche grazie a questi Paesi. Per quanto riguarda le esportazioni: nel 2025 l' verso gli Emirati Arabi Uniti è cresciuto di quasi il 20 per cento, verso il Kuwait di oltre il 57 per cento e verso l'Arabia Saudita di quasi il 4 per cento. Si tratta, quindi, di strategici per l'energia, infrastrutture, difesa, impiantistica e con cui l'Italia intrattiene relazioni economiche consolidate in una cornice di sempre maggiore vantaggio, recuperando anche problematiche che ci erano state lasciate.
Anche grazie a questi Paesi nel 2025 l' italiano è cresciuto, smentendo i profeti di sventura, del 3,3 per cento rispetto al 2024, segnando, quindi, un nuovo record, la migliore di crescita tra i Paesi del G7. Siamo cresciuti lo scorso anno, malgrado i dazi e le guerre commerciali; e persino verso gli Stati Uniti di oltre il 7 per cento.
La stessa dinamica positiva si è avuta nel campo degli investimenti esteri in Italia, con una crescita trainata in alcuni casi proprio dai Paesi del Golfo, con cui i nostri rapporti sono tornati eccellenti. Nel 2024 sono stati superati i 35 miliardi di euro di investimenti in Italia, dato record. Nel primo semestre 2025 sono state mobilitate risorse per oltre 25 miliardi di euro, confermando una dinamica attrattiva sempre più solida.
Secondo l'analisi sull'attrattività internazionale presentata a Cernobbio, dal 2022 ad oggi l'Italia ha scalato sette posizioni, passando dal 23° al 16° posto nella graduatoria globale sull'attrattività. In questo contesto un conflitto prolungato potrebbe avere significative conseguenze sia sul fronte dell' sia su quello degli investimenti. Dobbiamo lavorare perché non accada e comunque nel contempo insistere, perché la Commissione europea finalizzi al più presto anche l'accordo di libero scambio con gli Emirati e, se possibile, anche quello con l'intero Consiglio di cooperazione del Golfo. Anche questo sarebbe un segnale importante nei confronti di questi Paesi proprio oggi che sono sotto attacco.
PRESIDENTE. La deputata Gadda ha facoltà di replicare.
MARIA CHIARA GADDA(IV-C-RE). Ministro, la sua risposta mi desta qualche preoccupazione, perché se è vero che il nostro Paese ha puntato e sta crescendo sulle esportazioni, qualora dovessero mancare le esportazioni verso quei Paesi, la nostra situazione si aggraverebbe alla luce anche della scarsità e dei livelli, sempre più decrescenti, dei consumi interni. La situazione internazionale che stiamo vivendo colpisce l'Italia in modo più intenso rispetto agli effetti degli altri Paesi europei, perché noi siamo più fragili e più dipendenti dal punto di vista energetico.
Credo, Ministro Urso, che lei oggi, anziché cercare scuse e colpe nel passato, sarebbe dovuto venire qui e chiedere scusa per quello che non avete fatto voi in questi quattro anni. Ha citato il decreto Bollette nelle risposte precedenti; si è dimenticato però di dire che proprio quel decreto Bollette rischia di affossare totalmente il comparto agroalimentare perché bloccate gli investimenti del biogas e del biometano. Le bollette dei cittadini e delle imprese rimangono - e purtroppo rimarranno - le più care d'Europa, perdendo in competitività.
Quindi, Ministro, lei non mi ha risposto poi sulle speculazioni in atto in queste ore perché i gestori delle pompe di benzina hanno ricevuto la richiesta e l'imposizione degli aumenti; aumenti che poi si traducono sul carrello della spesa dei cittadini, perché i costi di trasporto aumentano. Lei non mi ha risposto alla domanda precisa che le ho fatto rispetto a che speculazioni sono in atto, se ci sono state e quali misure voi volete mettere in campo. Insomma, Ministro, la sua risposta è totalmente insoddisfacente. Metta più energie nel trovare soluzioni e non trovare scusanti .
PRESIDENTE. Saluto le ragazze e i ragazzi, le docenti e i docenti dell'Istituto politecnico del mare “Duca Degli Abruzzi” di Catania, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Grazie di essere qui e benvenuti a Montecitorio .
PRESIDENTE. Il deputato Pastorino ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02535 .
LUCA PASTORINO(MISTO-+EUROPA). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, questa è l'ennesima interrogazione. Senza andare troppo indietro, eravamo partiti da luglio 2025, con la presentazione di un ipotetico piano di decarbonizzazione, con tre forni elettrici a Taranto e uno a Genova. Poi si è arrivati al piano dell'11 novembre, che prevedeva la chiusura e dismissioni. Poi scioperi in modo particolare nella città di Genova, ma anche a Taranto.
Il 3 dicembre, invece, con le sue parole, veniva annunciato un piano di manutenzione straordinaria, in modo tale che poi il futuro acquirente avrebbe potuto rilanciare l'attività grazie all'AIA avviata e al piano di decarbonizzazione precedentemente annunciato. Adesso - una settimana fa - il tribunale di Milano sostanzialmente ordina la sospensione delle attività dell'area a caldo dello stabilimento dell'ex Ilva di Taranto, con conseguenze, ovviamente, anche a Genova e a Novi Ligure.
Quindi, la domanda è molto semplice: alla luce di questa sentenza, quali sono gli intendimenti di Acciaierie d'Italia e quali potranno essere le concrete ricadute sui rapporti con il fondo Flacks Group e con gli altri potenziali industriali, chiarendo i rischi per il piano di rilancio del settore siderurgico italiano.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e, Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.
ADOLFO URSO,. Domani mattina si svolgerà a Palazzo Chigi la riunione del tavolo Ilva con gli altri Ministri competenti, coordinato dal Sottosegretario Mantovano. In quella sede, i commissari illustreranno il piano di ripristino produttivo e della messa in sicurezza degli impianti, su cui è già stato investito oltre un miliardo di euro di fondi pubblici in due anni. In questo contesto sento anche il dovere di esprimere a nome del Governo, qui in Parlamento, il cordoglio alla famiglia e ai lavoratori di Taranto per la morte di Loris Costantino, sulle cui cause occorre fare ogni accertamento e, nel contempo, profondere il massimo sforzo perché non accada mai più.
Al tavolo Ilva i commissari dovranno anche relazionare sull'impatto della sentenza del tribunale di Milano sulla continuità produttiva - e quindi occupazionale - dell'azienda, già duramente compromessa dal sequestro probatorio di Afo1, l'altoforno che era in attività, un sequestro probatorio che dura da oltre 10 mesi e che ha arrecato un danno all'azienda pari a 2,5 miliardi di euro.
Secondo quanto affermato dal titolare del fondo ai commissari, così come riportato sui giornali, eventuali ulteriori iniziative e impegni rimangono subordinati ad una approfondita valutazione delle implicazioni derivanti dal decreto emesso dal tribunale di Milano, che, come tutti sappiamo, inibisce l'utilizzo degli altiforni dal mese di agosto.
La sentenza cambia tutto, non solo perché non sappiamo ancora se sia possibile, e in che modo, adeguare l'AIA alle nuove condizioni poste dal tribunale per evitare la chiusura dell'area a caldo, ma anche e soprattutto perché rende impossibile erogare le risorse del prestito, così come previsto dal decreto-legge approvato in quest'Aula. La Commissione europea, infatti, ci ha posto un preciso vincolo per la concessione del prestito: che ci sia l'acquirente disponibile a rimborsare il prestito stesso, alla luce delle regole europee sugli aiuti di Stato.
In merito, poi, all'andamento delle trattative per la cessione, resa ovviamente molto più complicata dalla sentenza del tribunale di Milano, abbiamo dato mandato ai commissari di finalizzare, ove possibile, entro tre settimane, avendo posto sin dall'inizio tre precise condizioni alle quali essi devono attenersi: la sostenibilità del piano industriale, la disponibilità da subito delle aree non più necessarie alla produzione siderurgica, per destinarle a nuove iniziative industriali, e soprattutto la con soggetti industriali nel settore siderurgico.
Per comprendere quanto difficile sia la sfida va ricordato in quest'Aula che il danno arrecato agli impianti dalla precedente gestione Mittal, come risulta dalla domanda di risarcimento presentata dai commissari proprio al tribunale di Milano, ammonta a 7 miliardi di euro. Ci vuole la massima responsabilità da parte di tutti per trovare una soluzione positiva e sostenibile nel tempo, nella prospettiva, che tutti condividiamo, della piena decarbonizzazione del sito di Taranto.
PRESIDENTE. L'onorevole Pastorino ha facoltà di replicare.
LUCA PASTORINO(MISTO-+EUROPA). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, quindi la risposta alla nostra domanda è che domani ci sarà un tavolo - domani - e che ai commissari sono state poste le tre condizioni. Io ormai faccio la raccolta - lei lo sa, io vengo da Genova, per cui sono molto più legato alle vicende che riguardano di riflesso lo stabilimento Ilva della mia città - ma ho guardato nel mio archivio e c'è questa sequenza di quesiti.
Però, quello che oggi lei ci è venuto a dire preoccupa un po', perché nell'ultimo anno ne abbiamo sentite, mi perdoni il termine, di tutti i colori. Poi ci sono le sentenze che vanno rispettate, ma non è che è una sentenza che… insomma, anch'io faccio il sindaco in un piccolo comune e so che, comunque, corro o non corro un rischio di veder legato un procedimento anche a un atto di un giudice in un tribunale e, quindi, vado a prendere le contromisure. Però, lei su questa roba qui adesso ci ha detto che verranno messi in sicurezza gli impianti, ma il 3 dicembre 2025 - non di tre anni fa - disse le stesse cose, proprio le sue parole nella risposta dallo stenografico. La differenza rispetto a quella risposta è che i danni di ArcelorMittal al 3 dicembre erano 5 miliardi e adesso - ce l'ho qui davanti - sono 7.
Quindi, capisce bene, con tutto lo spirito che anima il traguardo che dice lei della decarbonizzazione e del rilancio del settore siderurgico in Italia, che la messa in fila di tutte le risposte che lei ha dato in questi tempi costituisce più di un elemento di preoccupazione. Per cui adesso vedremo cosa accadrà della notizia del giorno che è il tavolo che ci sarà domani, ma non possiamo certo sentirci tranquilli di fronte, comunque, a uno scenario che cambia ogni due mesi. Al di là di quello che dice lei, io ricordo bene - e la ricorderà anche lei - la riunione che facemmo a luglio 2025 in prefettura, dove veniva annunciato il forno elettrico - e all'epoca tutti quanti diventammo profondi conoscitori dei forni elettrici -, mentre oggi siamo in una situazione in cui, comunque, c'è un orizzonte temporale di agosto tutto da inventare. Quindi, torneremo sull'argomento, ne stia pure certo. Vedremo il tavolo di domani, ma ci auguriamo che comunque da quest'Aula, dalla sua voce, escano prospettive chiare e certe una volta per tutte.
PRESIDENTE. La deputata Semenzato ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lupi ed altri n. 3-02536 di cui è cofirmataria.
MARTINA SEMENZATO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Ministro, oggi il prezzo dell'energia elettrica viene deciso dalla fonte più cara: il gas. Dentro quel prezzo ci sono anche i costi del sistema europeo delle quote di CO2, il cosiddetto ETS, che alla fine pagano imprese e famiglie in bolletta. Anche quando produciamo energia da fonti rinnovabili, che hanno costi bassi, il prezzo resta legato alla fonte più costosa. In una fase di tensioni internazionali e di forte volatilità, questo pesa soprattutto sulle imprese energivore: penso alle vetrerie veneziane, ma anche all'industria chimica, alla ceramica, all'acciaio.
Per questo, chiediamo al Governo quali iniziative intenda promuovere in Europa per riformare l'ETS, mantenere ed estendere le quote gratuite, rivedere la riserva di stabilità del mercato e valutare, Ministro, se è necessario, una sospensione temporanea del sistema per contenere i costi.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.
ADOLFO URSO,. Come ho già evidenziato in precedenza in altre risposte, la dinamica dei prezzi energetici incide in modo determinante sulla capacità competitiva dell'industria europea e, quindi, anche italiana. In tale quadro, il funzionamento del sistema ETS assume un ruolo centrale nella formazione del costo dell'energia elettrica. Proprio per questo, il Governo ha ritenuto essenziale intervenire con il decreto Bollette, che ha già riscontrato grande apprezzamento tra i nostri europei e nei principali quotidiani economici e osservatori internazionali - qualcuno l'ha definito un atto di genialità - appunto al fine di disaccoppiare i prezzi dell'energia elettrica da quelli del gas, prevedendo un'apposita sovvenzione pari al costo della CO2, cioè dei certificati ETS, a favore dei soli impianti di generazione elettrica a gas.
La misura, finalizzata attraverso una specifica componente tariffaria, consente di ridurre il prezzo dell'energia elettrica, evitando che il costo dei certificati ETS, incorporato nel prezzo marginale, si trasferisca anche alla produzione da fonti rinnovabili, che non ne è soggetta, generando essa, sì, extraprofitti non giustificati dalle dinamiche industriali. Tutto ciò è a beneficio diretto di 5 milioni di imprese manufatturiere e di 2.700.000 famiglie a reddito più basso. Intendiamo riproporre tale meccanismo in sede europea e riteniamo essenziale che la Commissione agisca in tal senso. Proprio poco fa, nell'agenda che è stata diffusa sul prossimo Consiglio europeo, è stata inserita proprio questa nostra proposta, che, quindi, sarà esaminata a breve nelle prossime settimane.
Noi, in Italia, siamo alla guida di un fronte molto largo, a cui hanno già aderito 13 Paesi, tra cui anche Germania e Francia, conclamato in un documento sottoscritto dai cosiddetti “amici dell'industria” pochi giorni fa. Proprio ieri, con il Ministro francese Martin, qui a Roma, abbiamo ribadito in un documento congiunto l'importanza di procedere subito. È necessario un radicale cambio di passo che tenga conto, accanto agli obiettivi climatici, della salvaguardia della competitività del sistema produttivo europeo.
Ci aspettiamo, appunto per questo, che, nelle prossime settimane, l'Europa finalmente agisca.
PRESIDENTE. La deputata Semenzato ha facoltà di replicare.
MARTINA SEMENZATO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Grazie, Ministro, per la risposta, che conferma un impegno serio del Governo su un tema che tocca direttamente imprese, lavoratori e famiglie.
Il tema è tecnico, ma è importante per far capire ai nostri cittadini come funziona il sistema delle quote di CO2. L'ETS nasce per ridurre le emissioni, ma, se il prezzo di questi permessi aumenta troppo e diventa instabile, l'effetto immediato è un aumento del costo dell'energia. E, quando l'energia costa di più, produciamo a costi più alti, perdiamo, naturalmente, competitività e rischiamo meno investimenti e meno occupazione. Per questo, condividiamo la linea del Governo, Ministro: difendere la sostenibilità economica della transizione ecologica.
Bene il decreto Energia, bene il lavoro avviato a Bruxelles. Ora è il momento di consolidare un'alleanza europea ampia, a partire dalla Germania e dalla Repubblica Ceca. Gli obiettivi sono concreti e ragionevoli: mantenere e rafforzare le quote gratuite per le imprese energivore, per evitare aumenti improvvisi dei costi; rivedere i meccanismi di funzionamento dell'ETS per evitare eccessiva volatilità; valutare ogni strumento utile per evitare che, in una fase di forti tensioni internazionali, il sistema produca effetti distorsivi.
La transizione, Ministro, deve essere ambientale, ma deve essere anche industriale e sociale. Se le imprese chiudono o delocalizzano, non vinciamo la sfida climatica, perdiamo lavoro e produzione in Europa. Noi, con forza, Ministro, sosterremo il Governo in questa battaglia europea per difendere competitività, occupazione e , perché significa difendere l'interesse nazionale.
PRESIDENTE. L'onorevole Caramanna ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bignami ed altri n. 3-02537 di cui è cofirmatario.
GIANLUCA CARAMANNA(FDI). “Comitato SÌ Riforma”. Grazie, Presidente. Signor Ministro, la riforma della giustizia rappresenta un punto qualificante del nostro programma di Governo. Il cattivo funzionamento della giustizia civile comporta per le imprese un costo pari a circa 2,6 miliardi di euro l'anno, tra ritardi nei contenziosi, difficoltà nel recupero dei crediti e inefficienze nelle procedure concorsuali. Una riduzione significativa dei tempi dei processi civili determinerebbe, nel medio-lungo periodo, un incremento del PIL fino all'1,6 per cento.
La riforma della giustizia mira a ridurre del 25 per cento i tempi di trattazione dei procedimenti penali, semplificando le procedure, aumentando la produttività, con impatti diretti anche sulla giustizia economica. Gli effetti dell'inefficienza della giustizia si traducono in una riduzione della propensione agli investimenti nazionali ed esteri, in un aumento del costo del credito e in una perdita di attrattività per il Paese.
Quindi le chiediamo, signor Ministro, quali siano le ricadute positive della riforma della giustizia sul sistema imprenditoriale italiano, soprattutto in termini di certezza del diritto, prevedibilità delle decisioni e attrattività del Paese per investimenti esteri.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.
ADOLFO URSO,. Grazie, Presidente. Il referendum sulla riforma della giustizia riguarda un punto essenziale del programma di Governo e conclude un percorso avviato nel 2022 con la revisione dell'ordinamento giudiziario, volta a rafforzare proprio i principi di terzietà e indipendenza della magistratura, garanzie che assicurino legalità e certezza del diritto per cittadini e imprese, fattore questo assolutamente necessario per lo sviluppo economico e sociale del Paese.
La separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri non è una questione per addetti ai lavori, è una soluzione presente nella gran parte degli ordinamenti europei e non riduce affatto ma, anzi, rafforza l'autonomia della magistratura.
Su questo aspetto, l'ex presidente della Consulta, Augusto Barbera, già parlamentare del Partito Democratico, ha ricordato che, dopo l'introduzione del modello accusatorio con il codice del 1989, la distinzione tra chi accusa e chi giudica rappresenta la naturale attuazione del principio del giusto processo e, quindi, della figura di un giudice realmente terzo. La riforma consolida proprio questo aspetto fondamentale per lo sviluppo del nostro Paese. Un'altra voce straordinariamente autorevole, come Sabino Cassese, ha osservato che l'attuale assetto tende a favorire un appiattimento del giudice sulle tesi del pubblico ministero e può trasformare l'avviso di garanzia in una condanna anticipata, capace di paralizzare le imprese e i cantieri per anni. La separazione delle carriere introduce, quindi, quella distanza necessaria affinché il giudice operi come filtro effettivo delle iniziative dell'accusa.
La riforma inoltre, prevedendo il sorteggio per la scelta dei componenti togati e laici del Consiglio superiore, mira a colpire il peso, spesso asfissiante, delle correnti nella vita del governo autonomo della magistratura. Un Consiglio superiore libero dal gioco correntizio potrà finalmente svolgere valutazioni efficaci ed efficienti, consentendo di assegnare i magistrati migliori nei ruoli che spesso condizionano i diritti e le libertà delle persone, delle imprese e, quindi, il sistema produttivo e l'economia della Nazione. Lei ha citato dei dati inquietanti, reali. Il costo di questa mancata giustizia è di più di 2,6 miliardi di euro l'anno.
L'inefficienza complessiva del sistema giudiziario è stata indicata dallo stesso Cassese come una sorta di tassa occulta sull'economia, legata all'incertezza del diritto e ai tempi dei processi. Invece, un ordinamento più prevedibile riduce il rischio per chi investe e rafforza la credibilità internazionale del Paese. Non sprechiamo questa occasione. L'Italia che lavora e che produce, la cosiddetta maggioranza silenziosa, anche in questo caso - ne sono sicuro -, potrà tutelare con il voto il bene del Paese.
PRESIDENTE. Il deputato Zucconi ha facoltà di replicare.
RICCARDO ZUCCONI(FDI). “Comitato SÌ Riforma”. La ringrazio, Presidente. Signor Ministro, io la ringrazio, intanto, per la sua esauriente risposta. Come ha ben ricordato, l'inefficienza della giustizia non è soltanto un problema di garanzie giuridiche, ma rappresenta una vera e propria tassa invisibile che grava sul nostro sistema produttivo e che sottrae ogni anno al nostro Paese circa il 2 per cento del PIL. Ma questa inefficienza della giustizia si compone di due elementi essenziali. Il primo è la lentezza della giustizia. Intanto diciamo che l'attuale Governo, il Governo Meloni, ha certamente fatto molto per ridurre drasticamente l'arretrato record di 3,8 milioni di cause pendenti, puntando, in particolare, sulla digitalizzazione integrale dei processi civili e penali, stanziando fondi record per colmare vuoti di organico e introducendo meccanismi di filtro nelle impugnazioni.
Ma c'è l'altro elemento, quello dell'incertezza del diritto che, come lei ha ben spiegato, nuoce gravemente agli investimenti che vengono fatti in Italia e, in questo senso, la riforma costituzionale, ora al vaglio popolare, contribuisce a ridare credibilità internazionale al nostro sistema giudiziario. La chiarezza dei ruoli, la riduzione del potere corporativo della magistratura, il rafforzamento dell'autonomia dei magistrati vanno ad ottenere un risultato, quantomeno importante, per ridurre il rischio che la nostra Nazione venga percepita come inaffidabile.
Un sistema più vicino al modello accusatorio tocca, poi, uno fra i temi più importanti e decisivi: il nodo essenziale della percezione di imparzialità, di cui ha bisogno assolutamente qualsiasi sistema economico. Insomma, Ministro, le diciamo: sì, siamo sulla strada giusta; sì, nell'interesse dell'Italia dobbiamo continuare su questa strada
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo perché abbiamo appena assistito, in diretta televisiva, a una vergognosa violazione della dove il partito di maggioranza, Fratelli d'Italia, che coordina insieme ovviamente agli altri gruppi i lavori dell'Aula ci fa smettere di lavorare, come sta succedendo da sempre, mercoledì alle 13 - fa lavorare il Parlamento un giorno e poi contesta chi sciopera di venerdì: questo fa Fratelli d'Italia - e, nel frattempo, utilizza uno spazio televisivo in diretta nazionale per mettersi la spillina del “sì” durante un . Siamo in una situazione dove oltretutto la maggioranza boicotta, oramai da anni, la Commissione di vigilanza Rai . Quindi, siamo veramente allo scempio e al calpestare le istituzioni.
Noi siamo qui per la difesa e il rispetto delle istituzioni perché, davvero, le spilline, quando, in quest'Aula, nel momento in cui c'è un genocidio, si vuole tirare su una bandiera della Palestina e ci viene tolta perché non è permesso tenere su in alto una bandiera… vedere le spilline per propaganda elettorale è qualcosa di vergognoso.
L'unica cosa consolatoria di tutto questo è che, evidentemente, hanno molta paura perché evidentemente il “no” è davanti ormai in tutti i sondaggi e devono utilizzare questi mezzucci squallidi, veramente squallidi, per utilizzare l'Aula in questo modo.
Quindi, noi stigmatizziamo questo comportamento, ma siamo politicamente contenti, però, se loro dicono “sì” guardate noi - venite a tirare via questi cartelli -, diciamo “no” “NO”
PRESIDENTE. Colleghi, è un cartello questo…
RICCARDO RICCIARDI(M5S). No, colleghi, noi dobbiamo togliere il “no” e loro hanno fatto le spilline con il “sì” durante la diretta Rai…
PRESIDENTE. I cartelli… i cartelli vanno tolti…
RICCARDO RICCIARDI(M5S). …e allora noi vi diciamo “no”. Guardate….
PRESIDENTE. Prego, gli assistenti d'Aula, se cortesemente… I cartelli vanno tolti …
RICCARDO RICCIARDI(M5S). …i cartelli vanno tolti…
PRESIDENTE. …e spiegherò anche il perché, spiegherò anche il perché…
RICCARDO RICCIARDI(M5S). …i cartelli vanno tolti e le spilline con il “sì” no…
PRESIDENTE. Ricordo che, recentemente, la Presidenza, a fronte di circostanza simile a quella di cui si sta parlando, seppure con scritta diversa - s'indossavano in sostanza delle spillette di dimensioni analoghe per visibilità con scritta, appunto, diversa, parliamo del gruppo AVS - in quel caso, non ne fu richiesta la rimozione.
Ad ogni buon fine, è corretto che io informi il Presidente della questione per le determinazioni del caso.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 102, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Comunico che, in data 3 marzo 2026, il Presidente della Camera ha chiamato a far parte del Comitato parlamentare di controllo sull'attuazione dell'Accordo di Schengen, di vigilanza sull'attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione, la deputata Beatriz Colombo, in sostituzione della deputata Chiara La Porta, cessata dal mandato parlamentare.
PRESIDENTE. Come già comunicato ai gruppi, avverto che nella seduta di domani, giovedì 5 marzo, alle ore 10, il Governo, con la partecipazione dei Ministri degli Affari esteri e della cooperazione internazionale e della Difesa, renderà comunicazioni in esito alla richiesta di aiuti dai Paesi del Golfo. Saranno, quindi, previste votazioni.
Avverto inoltre che, con lettera in data 3 marzo 2026, il presidente della Commissione attività produttive ha rappresentato l'esigenza - sulla quale ha convenuto all'unanimità l'ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti di gruppo della Commissione medesima - di posticipare l'avvio della discussione del disegno di legge n. 1704, recante disposizioni in materia di destinazione di proventi derivanti dalla vendita di prodotti attualmente previsto per la seduta di lunedì 9 marzo, alla seduta di lunedì 30 marzo.
Conseguentemente, secondo le intese intercorse fra i gruppi, tale provvedimento non sarà iscritto all'ordine del giorno delle sedute della settimana 9-13 marzo.
La discussione generale di tale disegno di legge sarà collocata quale primo argomento all'ordine del giorno della seduta di lunedì 30 marzo, mentre il relativo seguito sarà iscritto, a partire dalla seduta di martedì 31 marzo, quale primo argomento dopo l'eventuale seguito dell'esame degli argomenti previsti nella settimana precedente e non conclusi.
Avverto, altresì, che nella seduta di mercoledì 18 marzo, la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio in vista della riunione del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo 2026, avrà inizio alle ore 15,30 anziché alle ore 14,30 - ripeto: 15,30 anziché 14,30 - come precedentemente comunicato.
Resta fermo che, nella medesima giornata, la consegna del testo delle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri avverrà alle ore 10,30 e che lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata avrà luogo alle ore 12,45.
PRESIDENTE. Avverto che nell' al resoconto della seduta odierna sarà pubblicata l'organizzazione dei tempi: per la discussione sulle comunicazioni del Governo in esito alla richiesta di aiuti dai Paesi del Golfo; per l'esame della mozione concernente iniziative volte alla celere riduzione delle liste di attesa nell'ambito del Servizio sanitario nazionale; per l'esame della proposta di legge n. 2111-A, recante l'Istituzione della Giornata nazionale del riciclo della carta.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori il deputato Lomuti. Ne ha facoltà.
ARNALDO LOMUTI(M5S). Grazie Presidente, per chiedere un'informativa urgente ai Ministri Crosetto e Tajani per quanto riguarda le condizioni in cui si trovano i nostri militari italiani, che sono di base in Kuwait, una base che è stata duramente colpita dai missili iraniani.
E poi vorremmo anche capire dal Ministro della Difesa se è a conoscenza - visto che non si trova, non riesce a capire dove si trova - e almeno se riesce a capire qual è la situazione in cui si trovano i nostri militari, visto che è una situazione davvero imbarazzante. E da veri patrioti io credo che bisognerebbe capire se sono vere le notizie secondo le quali i nostri militari non riescono nemmeno ad andare nei bagni, non riescono a dormire su dei letti. Sono in condizioni veramente disumane a causa di quello che sta succedendo nel Medio Oriente, in particolare, in questa guerra organizzata dalla coalizione Epstein nei confronti di un Paese.
Siamo di fronte a una violazione chiarissima, ennesima da parte degli Stati Uniti d'America, questa volta insieme ai loro compari israeliani.
E poi vorremmo capire un'altra cosa, Presidente. Vede, il conflitto si sta allargando pericolosamente perché la risposta iraniana sta praticamente colpendo tutti i Paesi attorno in Medio Oriente, dove si trovano le basi soprattutto americane. E questo ha comportato anche che, rispetto a paesi e città che fino ad oggi sembravano le più sicure al mondo, come Abu Dhabi e Dubai, oggi invece questa realtà è totalmente crollata, però lì ci sono altre migliaia di cittadini italiani che sono in condizioni disperate, che stanno chiedendo aiuto a noi parlamentari perché il nostro Governo li ha totalmente abbandonati e dimenticati.
Ora, è vero che siamo di fronte a una realtà di Governo veramente imbarazzante perché siamo tornati ad essere e siamo la barzelletta del mondo grazie al Governo Meloni, dove abbiamo un Ministro della Difesa che non sa che si trova in uno scenario di guerra e il Ministro degli Affari esteri che non sa dove si trova all'estero il nostro Ministro della Difesa. Però, la cosa è seria: ci sono italiani che dormono in alberghi, hanno finito i soldi e quegli alberghi non costano due lire, non sono alberghi a due stelle, non hanno rifornimenti di cibo e non hanno risposte dalle nostre ambasciate. Dai numeri che gli vengono consegnati non hanno mai risposte. Ogni tanto parte un bus, non si sa per dove, che deve attraversare un deserto magari per arrivare in Oman, ma non c'è alcuna assistenza da parte del nostro Governo, come invece avviene con gli altri Governi, come ad esempio per i cittadini spagnoli.
Ora, lasciamo perdere che la Spagna - cui dobbiamo riconoscere la presenza dell'unico veramente degno di questo nome a livello europeo - oggi si sta comportando in maniera totalmente diversa rispetto al nostro Governo per quanto riguarda l'assistenza e la tutela dei cittadini spagnoli. Ecco, prenda esempio il nostro Governo, non dico di coraggio, visto il nostro totale appiattimento verso gli Stati Uniti d'America e verso i Paesi criminali come Israele; ma lì ci sono dei cittadini italiani, ci sono dei militari italiani. Ora, cari patrioti, date una mano. Non dico chissà cosa, ma in termini di assistenza, di umanità e di solidarietà fate qualcosa e fate presto .
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare la deputata Nisini. Ne ha facoltà.
TIZIANA NISINI(LEGA). Grazie, Presidente e colleghi. Quanto accaduto a Firenze, nella notte di San Valentino, e venuto alla luce solamente in questi giorni attraverso gli organi di stampa, è un fatto gravissimo. Un ragazzo di soli 17 anni è stato vittima di una violenza terribile e a lui va, prima di tutto, la vicinanza sincera del gruppo della Lega. L'autore di questo reato è un trentaduenne marocchino, presente in Italia già da tre anni ma con precedenti penali, eppure a piede libero.
Questo è il punto su cui bisogna avere il coraggio di parlare con chiarezza. Ma di fronte a episodi così drammatici non bastano le parole, servono responsabilità e verità.
In queste ore, però, dal sindaco di Firenze, il sindaco Funaro e dal suo assessore alla Sicurezza, Giorgio, abbiamo sentito soltanto accuse al Governo. Noi, invece, ci aspettiamo altro. Ci aspettiamo responsabilità, ci aspettiamo atti concreti, ci aspettiamo che il comune di Firenze dica con chiarezza che i CPR sono strumenti necessari, che la Polizia locale deve essere dotata di e che vengano applicate tutte quelle misure del decreto Sicurezza, varate proprio da questo Governo, dal Ministro Piantedosi e dal Sottosegretario Molteni, per riportare legalità nelle nostre città, per riportare legalità e sicurezza a Firenze. E mi aspetto anche parole chiare a favore del referendum della giustizia, perché una cosa deve essere evidente: chi ha precedenti penali e commette reati gravi non può continuare a girare a piede libero, deve stare in carcere. E mi rivolgo anche al senatore Renzi che in merito all'accaduto attacca il Governo, al quale vorrei ricordare che è proprio la riforma Madia che ha portato a pesanti tagli alle Forze dell'ordine, una riforma figlia sua, figlia del suo Governo, del Governo Gentiloni poi, figlia della sinistra.
TIZIANA NISINI(LEGA). Concludo, Presidente. Questo Governo, invece, ogni anno assume più uomini e donne in divisa di quanti la sinistra ne abbia assunto in interi mandati di Governo.
Per questo diciamo “basta” ad accuse, “basta” alla propaganda. L'amministrazione Funaro smetta di fare polemica ed inizi a fare la propria parte perché i cittadini di Firenze ma, in particolar modo i nostri ragazzi, non meritano chiacchiere: meritano sicurezza, meritano legalità.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Barbagallo. Ne ha facoltà.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Stamattina, alle ore 7,05 gli abitanti dei comuni dell'Etna sono stati svegliati da un terremoto di magnitudo 4.5 avvertito fino a Siracusa e in tutta la costa orientale della Sicilia. L'ipocentro è stato nel comune di Ragalna; al primo terremoto delle 7,05, sono seguite ulteriori 14 scosse di entità minore.
Si sono registrati consistenti danni ad edifici, abitazioni, danni a cose, muri crollati, calcinacci, tanta paura ma, per fortuna, nessuna vittima. Seicento segnalazioni solo nel comune di Ragalna ma ci sono segnalazioni e danni evidenti ad edifici pubblici anche nei comuni vicini, Belpasso, Paternò, Mascalucia, Nicolosi, Pedara. Grazie! Questo è quello che ci sentiamo di dire a chi è intervenuto subito, ai Vigili del fuoco e ai componenti della Polizia municipale, alla Protezione civile, alle amministrazioni comunali che hanno garantito un pronto intervento.
La preoccupazione però - siccome non ci sono stati per fortuna danni a persone, siccome non c'è un clamore mediatico evidente, come in altre vicende simili - è che ci sia anche un calo di attenzione e non ci siano i ristori e le attenzioni del caso da parte di coloro che istituzionalmente sono chiamati a garantire il ripristino dei luoghi e i ristori. Come, ad esempio, è accaduto con il ciclone che, proprio negli stessi comuni, nella fascia ionica e nel palermitano, nella notte tra il 12 e il 13 febbraio scorso, ha arrecato ingenti danni.
Quindi continueremo ad incalzare il Governo per garantire specifiche azioni ed esortiamo il Governo ad intervenire con sollecitudine.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Grazie, Presidente. Il Ministro Carlo Nordio - sempre lui - rispondendo ad un atto di sindacato ispettivo del senatore Gasparri fa riferimento, per come riferisce la stampa, alla legge sul conflitto di interessi in Antimafia dicendo che colma la mancanza di una regolamentazione organica in materia per assicurare la terzietà e l'indipendenza dell'organo stesso. Presidente, si tratta di una grave ingerenza del Ministro sul Parlamento e la rettifica del Ministro è del tutto insufficiente.
Quella legge viola l'articolo 67 della Costituzione. Il concetto di conflitto di interessi è assolutamente indeterminato e generico. E allora mi chiedo, Presidente, rivolgendomi alla maggioranza: fino a che punto siete disposti ad arrivare per consumare la vostra vendetta verso Scarpinato e verso Cafiero De Raho?
Siete pronti a tutto! A calpestare il Parlamento, la Commissione antimafia, le istituzioni repubblicane! Ma forse perché avete paura che emergano i possibili collegamenti tra le stragi neofasciste degli anni Settanta e gli attacchi terroristici del 1992 e 1993, in quel periodo che vede la discesa in campo di Silvio Berlusconi, la nascita del centrodestra per come lo conosciamo oggi.
Ma ve lo diciamo : se voi colpite Scarpinato e De Raho colpite la lotta alla mafia, colpite la verità! Noi non ve lo consentiremo! Noi siamo dalla parte della lotta alla mafia, della legalità, della giustizia !
PRESIDENTE. Sono terminati gli interventi di fine seduta.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.