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Venerdì 06 Marzo 2026 ore 09:30
AULA, Seduta 628 - Interpellanze urgenti
Resoconto stenografico
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Nella seduta odierna ha avuto luogo lo svolgimento di interpellanze urgenti sui seguenti argomenti:
Dati in ordine alla consistenza degli organici, alla programmazione del reclutamento e al numero delle scuole di formazione delle forze di polizia (Mauri - PD-IDP); iniziative di competenza volte a risolvere criticità concernenti i documenti validi per l'espatrio di minori stranieri in affidamento (Onori - AZ-PER-RE); iniziative di competenza volte a garantire l'incolumità dei lavoratori e la sicurezza ambientale degli impianti dell'ex Ilva di Taranto nonché in ordine all'affidabilità industriale, occupazionale e ambientale del soggetto acquirente nell'ambito della cessione del gruppo Acciaierie d'Italia (Viggiano - PD-IDP); elementi e iniziative di competenza in merito alle condizioni contrattuali dei lavoratori impiegati nella filiera dei Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina 2026, in relazione a notizie emerse da fonti di stampa (Barzotti - M5S).
Per il Governo sono intervenuti: il Sottosegretario di Stato per l'Ambiente e la sicurezza energetica, Claudio Barbaro, e la Sottosegretaria di Stato per le Imprese e il made in Italy, Fausta Bergamotto.
Dati in ordine alla consistenza degli organici, alla programmazione del reclutamento e al numero delle scuole di formazione delle forze di polizia (Mauri - PD-IDP); iniziative di competenza volte a risolvere criticità concernenti i documenti validi per l'espatrio di minori stranieri in affidamento (Onori - AZ-PER-RE); iniziative di competenza volte a garantire l'incolumità dei lavoratori e la sicurezza ambientale degli impianti dell'ex Ilva di Taranto nonché in ordine all'affidabilità industriale, occupazionale e ambientale del soggetto acquirente nell'ambito della cessione del gruppo Acciaierie d'Italia (Viggiano - PD-IDP); elementi e iniziative di competenza in merito alle condizioni contrattuali dei lavoratori impiegati nella filiera dei Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina 2026, in relazione a notizie emerse da fonti di stampa (Barzotti - M5S).
Per il Governo sono intervenuti: il Sottosegretario di Stato per l'Ambiente e la sicurezza energetica, Claudio Barbaro, e la Sottosegretaria di Stato per le Imprese e il made in Italy, Fausta Bergamotto.
XIX LEGISLATURA
628^ SEDUTA PUBBLICA
Venerdì 6 marzo 2026 - Ore 9,30
Svolgimento di interpellanze urgenti (vedi allegato).
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- Lettura Verbale
- Missioni
- Nuova articolazione dei lavori dell'Assemblea per il periodo 9 marzo-2 aprile 2026 e conseguente aggiornamento del calendario dei lavori vigente. Organizzazione dei tempi di esame degli argomenti iscritti nel calendario
- Interpellanze urgenti (Svolgimento)
- Dati in ordine alla consistenza degli organici, alla programmazione del reclutamento e al numero delle scuole di formazione delle Forze di Polizia - n. 2-00790
- Iniziative di competenza volte a risolvere criticità concernenti i documenti validi per l'espatrio di minori stranieri in affidamento - n. 2-00793
- Iniziative di competenza volte a garantire l'incolumità dei lavoratori e la sicurezza ambientale degli impianti dell'ex Ilva di Taranto nonché in ordine all'affidabilità industriale, occupazionale e ambientale del soggetto acquirente nell'ambito della cessione del gruppo Acciaierie d'Italia - n. 2-00791
- Elementi e iniziative di competenza in merito alle condizioni contrattuali dei lavoratori impiegati nella filiera dei Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina 2026, in relazione a notizie emerse da fonti di stampa - n. 2-00792
- Interventi di fine seduta
- Ordine del giorno della prossima seduta
PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
BENEDETTO DELLA VEDOVA, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 82, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze urgenti.
PRESIDENTE. Passiamo alla prima interpellanza urgente all'ordine del giorno Mauri e Bonafe' n. 2-00790 .
Chiedo all'onorevole Mauri se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica. Prego, ha 15 minuti, collega.
MATTEO MAURI(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Sì, vorrei illustrarla perché - dico al Sottosegretario che rappresenta il Governo - si tratta di un tema che ha una sua delicatezza, anche di carattere democratico, legata alla trasparenza del rapporto tra Governo e Parlamento, ma soprattutto tra Governo e cittadini, su un tema molto delicato che, da molto tempo e sempre di più, è al centro del dibattito politico ed è usato, a mio modo di vedere, anche in maniera strumentale dal Governo per provare a orientare il consenso e l'opinione pubblica, cioè il tema della sicurezza.
Il tema della sicurezza ha diversi elementi che lo compongono: uno è sicuramente l'andamento dei reati - su questo dirò qualcosa avanti - e l'altro, invece, è l'oggetto della nostra richiesta di informazioni, che è quello legato agli organici.
C'è un dibattito che si sta sviluppando in queste settimane, in questi mesi, sull'entità degli organici, sulla proiezione nel futuro di questi organici delle Forze dell'ordine, in particolare sulla forza effettiva. Distinguiamo tra organici teorici, quelli che sono previsti dalla norma come dovrebbero essere, e quelli effettivi, le forze effettive. Stiamo parlando delle forze della Polizia di Stato, dei Carabinieri, della Guardia di finanza e della Polizia penitenziaria. Adesso noi ci concentreremo soprattutto su quelle che hanno una funzione di pubblica sicurezza e di ordine pubblico. Perché questo? Perché c'è una stretta correlazione tra la quantità - non solo la quantità, lo vedremo, ma a partire da quella - degli agenti e degli ufficiali del personale delle Forze dell'ordine e la garanzia di sicurezza sul territorio. Soprattutto stiamo parlando di quella parte che si riferisce, ovviamente, alla repressione e al controllo del fenomeno criminale. Tralasciamo in questo caso quella che attiene invece alla prevenzione.
Ora è del tutto evidente che, per quanto riguarda il controllo e la repressione, il numero delle Forze dell'ordine è assolutamente fondamentale. Noi siamo preoccupati perché, da un lato, abbiamo notato che, negli ultimi anni, c'è una crescita dei reati complessivi e, in particolare, di alcune tipologie di reato: stiamo parlando soprattutto dei reati predatori; per capirci: i furti, i borseggi, ma anche le frodi informatiche che sono anche reati predatori. Dall'altro lato, quelli violenti contro le persone: parliamo delle rapine di strada, parliamo dei furti con strappo. Parliamo di reati che colpiscono fortemente la vita delle persone, che creano, diciamo così, una lesione al senso di libertà, di tranquillità di serenità delle persone e che, di conseguenza, impattano molto sulla vita dei singoli.
Come dicevamo, il numero degli agenti è direttamente proporzionale alla capacità dello Stato di intervenire su questi fenomeni, oltre al fatto non secondario - che viene spesso sottolineato anche dagli stessi agenti di sicurezza e dai loro sindacati - che nel corso del tempo sono aumentate anche le mansioni, i compiti richiesti alle Forze dell'ordine. Conseguentemente, il fatto che, da un lato, non ci sia in questo momento un investimento reale, importante per aumentare gli organici delle Forze dell'ordine, e dall'altro si chieda, con lo stesso numero di Forze dell'ordine, di fare ancora più cose, sono due elementi che evidentemente non stanno insieme.
Per capirci e per fare chiarezza, perché non sempre c'è chiarezza su questo aspetto, noi non stiamo dicendo che lo Stato, che il Governo non stia facendo delle assunzioni, perché sta facendo le assunzioni - così come tutti i Governi le hanno fatte - però qui c'è una ambiguità dentro cui purtroppo lo stesso Ministro dell'Interno gioca perché, spesso e volentieri, ci tiene a informare l'opinione pubblica, ma l'ha fatto anche in questa sede di fronte al Parlamento, di quante persone sono state assunte, citando cifre che passano, dipende dai momenti, da 30.000 a 40.000. La cosa che però non dice, ed è la cosa che a noi preoccupa, è che queste persone non sono sufficienti a garantire un al 100 per cento. Per capirci: queste assunzioni non sono in grado di coprire le persone che vanno in pensione o comunque cessano dal servizio. Per la Polizia di Stato questa cosa è ancora più evidente: il numero di persone che va in pensione è maggiore del numero di persone che viene assunto. Per cui il tema non è venire a dire al Parlamento abbiamo assunto 30.000 persone, perché quello si sarebbe comunque dovuto fare; è veramente il minimo, minimo sindacale: prendo una persona al posto di una che va in pensione. La preoccupazione nostra è legata al fatto che non solo gli organici non crescono come dovrebbero crescere, a maggior ragione ce lo aspetteremmo da un Governo che prova a rappresentare il tema della sicurezza come un fiore all'occhiello - poi vedremo che evidentemente non è così, è esattamente il contrario - ma noi ci aspetteremmo almeno - questo è il vero minimo sindacale - che alle persone che vanno in pensione corrispondano altrettante persone assunte nelle Forze di Polizia. Questo, invece, non sta accadendo. Prendo, ad esempio, la Polizia di Stato, ricordando che solamente negli ultimi due anni c'è stata una perdita netta di più di 2.000 agenti, ciò vuol dire, conseguentemente, che rispetto a due anni fa ci sono circa 2.000 poliziotti in meno. Questo ci ha fatto, in più occasioni, denunciare il fenomeno e sollevare una questione, credo, di interesse collettivo, perché non è interesse solo dell'opposizione se vengono assunti più poliziotti, ma è nell'interesse del Paese.
Questo l'abbiamo fatto anche perché, diversamente dalla lettura che ogni tanto viene data dal Governo, benché non ci troviamo - lo dico con grande chiarezza, perché io non cambio le cose che dico da quando sono al Governo a quando sono all'opposizione - in una condizione di emergenza di sicurezza nazionale, perché grazie al cielo non è questa la condizione, ci troviamo però di fronte a un peggioramento delle condizioni della sicurezza; ciò perché, con riferimento ai reati, nei due anni di cui abbiamo dati consolidati, cioè certi, sicuri e certificati, che sono il 2024 e il 2023, ci siamo trovati di fronte ad un aumento complessivo della criminalità del 2,5 per cento del 2024 sul 2023 e del 3,8 per cento del 2023 sul 2022. Okay? I dati del 2025 - lo accennavo prima, adesso lo dico con maggiore chiarezza -, che il Ministro dell'Interno Piantedosi continua a sbandierare in giro (e lo fa da diversi mesi, ancora prima che il 2025 fosse finito), non sono per nulla certificati.
Ci sono due elementi che voglio mettere all'attenzione dell'Aula. Il primo è che non sono certificati e i dati non certificati non si danno. A me l'hanno insegnato alla prima lezione del corso di statistica. Non si danno finché non sono consolidati. Due - mi faccia dire - se si danno, si danno a tutti. Cioè, non è che do il dato che interessa a me e che ho solo io, Ministro dell'Interno. Io devo mettere a disposizione di tutti i dati di cui sono in possesso e che cito, altrimenti ci troviamo di fronte a una asimmetria che è inaccettabile, soprattutto se è tra il Governo, e cioè chi gestisce le Forze dell'ordine, cioè, per capirci, chi gestisce l'uso della forza legittima - non è una cosa di poco conto - e gli altri; ossia non solo il Parlamento - che però è fondamentale in questo caso - ma tutti i cittadini. Per cui non si possono usare dati che non sono resi pubblici nella loro interezza. Questo vale per i reati (e poi avremo modo di parlarne in maniera più approfondita) e vale anche per il punto che qui stiamo discutendo sulle Forze dell'ordine, perché noi abbiamo chiesto già in diverse occasioni, con un'interrogazione e con un'interrogazione a risposta immediata, durante un , di avere i dati precisi degli ultimi vent'anni di tutti i componenti dei vari corpi delle Forze dell'ordine, con l'andamento di quanti sono andati in pensione e di quanti sono stati assunti anno per anno, e anche - perché questo è interessante - con la proiezione nel futuro. Nei prossimi anni cosa accadrà? Quante forze ci saranno, sulla base delle assunzioni che si possono fare e che realisticamente si potranno fare con questo sistema di formazione? Bene. Quello che purtroppo devo dire - poi noi non abbiamo una conoscenza diretta, ma mi riferisco a lei in qualità di rappresentante del Governo - è che le risposte che abbiamo avuto sono state o nulle, e cioè alle interrogazioni non è mai stato risposto, oppure totalmente insufficienti, come quelle in sede di in Commissione, dove una sua collega - devo dire, assolutamente disponibile e gentile come sempre -, la Sottosegretaria Ferro, è venuta a leggerci quello che le hanno scritto al Ministero; che era, non so, un centesimo di quello che avevamo richiesto? Poi eravamo rimasti, sempre in Commissione, che ci avrebbero fatto avere gli altri dati, perché ci hanno detto: “abbiamo avuto poco tempo”; va bene, avete poco tempo, vi diamo tutto il tempo che volete, ma dopo mesi e mesi e mesi non è arrivato alcunché, finché lo stesso Ministro ha detto: “no, no i dati sono quelli”.
Ecco, noi non ci accontentiamo. I dati non sono quelli. Non state facendo un piacere a qualcuno dando i dati veri, reali delle Forze dell'ordine, è un dovere del Governo; non è un di più. È un dovere che il Governo ha nei confronti dei cittadini: mettere in comune, nella disponibilità di tutti, chiaramente, dati che devono essere conosciuti da tutti. E lo dico ancora, a maggior ragione se su quei dati si costruisce strumentalmente una campagna politica. Perché la cosa che non è accettabile è l'asimmetria tra il Governo e gli altri. Qui c'è un punto - e torno all'inizio - di democrazia. Allora, e non la faccio lunga perché non ho intenzione di sfruttare necessariamente tutto il tempo perché le cose da dire sono queste, voglio sperare che adesso - lei non segue la materia - i dati che le hanno fornito, da portare qui di fronte al Parlamento, siano quelli che noi abbiamo chiesto, perché avete avuto tutto il tempo necessario per raccoglierli… posto - mi faccia dire - che il fatto che ci voglia più di qualche giorno per il Ministero dell'Interno per raccogliere i dati sulle Forze dell'ordine lo trovo comunque curioso, perché dovrebbero essere cose per cui apri il cassetto e ce le hai, perché dovresti averle in testa, perché, se non ce le hai in testa, se non sai i tuoi numeri, del tuo Ministero, mi sembra che già quello sia un problema. Poi se tu ce li hai e non vuoi darli è un problema ulteriore, però di carattere democratico e di trasparenza.
Ora, sono passati mesi dalle prime interrogazioni, sono passati mesi da interlocuzioni in cui ci hanno detto: ah, beh, se lo chiedete, noi ve li daremo… Io adesso ascolterò con grande attenzione quello che lei avrà da dire, o meglio - l'anticipo - quello che le hanno dato da dire, perché da questo però, diciamo così, deriverà anche un atteggiamento di un certo tipo da parte nostra; dico almeno per il PD, ma so che anche le altre forze di opposizione hanno fatto nel passato richieste simili, perché pensiamo che su questo non si possa derogare. Non si può derogare. Anzi, io penso che su questo ci debba essere subito un'operazione di verità. E poi su questi dati, come su quelli dei reati - capisce bene la delicatezza e la centralità del tema della materia che stiamo trattando in termini proprio di importanza rispetto all'opinione pubblica e alla costruzione del consenso, che è un elemento fondamentale in democrazia - credo che su questo si debba stabilire una volta per tutte che, entro una certa data, il Governo debba mettere a disposizione di tutti - di tutti - i dati su questi due argomenti.
E se non si è mai fatto nel passato, forse è il caso di farlo adesso, soprattutto perché adesso (e in questi anni) questi dati vengono usati in maniera strumentale.
E questo devo dire che è assolutamente inaccettabile, e se si vuole… Io capisco che il Governo non abbia molto a cuore l'equilibrio tra i poteri - lo dimostra con le vicende recenti - però in questo caso, come dire, secondo me è assolutamente necessario. Io sono qui a nome di tutti a chiedere trasparenza. Io spero che lei sia nelle condizioni di darci questa trasparenza, altrimenti è del tutto evidente che noi useremo tutti gli strumenti a nostra disposizione in tutte le sedi per averla. Non per noi, ma per tutti .
PRESIDENTE. Il Sottosegretario di Stato per l'Ambiente e la sicurezza energetica, Claudio Barbaro, ha facoltà di rispondere.
CLAUDIO BARBARO,. Io intanto la ringrazio per il garbo e per l'equilibrio col quale ha illustrato le sue argomentazioni. Le voglio subito chiarire che non vengo qui soltanto a leggere questo testo in rappresentanza del Governo, ma condivido pienamente la responsabilità di qualsiasi atto che vengo ad argomentare in quest'Aula. Per cui, al di là del fatto che me l'hanno dato, è evidente che sul punto ho quantomeno cercato di mettere del mio; poi, se questo riuscirà ad accontentarla, me lo dirà lei alla fine. Intanto però comunque grazie, perché il suo è stato un intervento veramente costruttivo e di questo non posso che ringraziarla.
Detto ciò, vengo al merito. In primo luogo, è opportuno ricordare che l'ultima grande riforma dell'amministrazione pubblica, avviata con la legge delega n. 124 del 2015, più nota come riforma Madia, ha comportato un taglio drastico agli organici delle Forze di Polizia. Infatti, in forza della legge Madia - e mi limito qui a citare solo pochi dati - nel 2017 la Polizia di Stato passò da una consistenza di 117.291 unità a 106.256, con taglio netto di 11.035 unità. L'anno successivo - 2018 - la Guardia di Finanza registrava un abbattimento della sua pianta organica di ben 5.339 unità, passando dalle 68.130 del 2017 alle 62.791 del 2018. In controtendenza, grazie all'assorbimento del Corpo forestale dello Stato, la pianta organica dell'Arma dei Carabinieri risultava sostanzialmente invariata, con una dotazione organica nel 2018 pari a 117.950 unità. Le cessazioni dal servizio per le tre Forze di Polizia per il periodo dal 2014 al 2022 sono state relativamente contenute. Infatti, nell'intero arco dei nove anni considerati, le uscite dal servizio sono state in tutto 63.911. Tuttavia, è importante sottolineare che nel medesimo periodo le immissioni in servizio sono state sistematicamente inferiori alle uscite, cosa che col tempo ha determinato un notevolissimo squilibrio cumulativo tra ingressi e cessazioni.
Al contrario, il triennio 2023-2025 ha visto una situazione di partenza rovesciata, in quanto gravata per un verso dal forte squilibrio appena citato, e per l'altro da una elevata concentrazione temporale della cessazione dal servizio, che nel solo triennio 2023-2025 sono state 35.492. Questo significa che i Governi succedutisi dal 2014 al 2022 hanno avuto molti meno pensionamenti del Governo in carica. In media, infatti, mentre questo Governo ha fatto fronte a circa 12.000 pensionamenti all'anno, i Governi in carica nei nove anni precedenti ne hanno avuti in media 7.100 all'anno.
E posto che i pensionamenti per limiti di età sono eventi prevedibili, il progressivo aumento del da è dipeso dalla precisa scelta politica compiuta dai Governi , inclini a considerare le Forze di polizia un costo da tagliare anziché un investimento da promuovere in ossequio a una visione grettamente ragionieristica - oltre che assai miope - dell'interesse pubblico.
Se ora consideriamo lo scostamento tra pianta organica e consistenza effettiva delle tre Forze di polizia nei dodici anni intercorrenti tra il 2014 e il 2025, vediamo che nel 2014 esso era di 38.833 unità, mentre nel 2023 lo scostamento è stato di 27.279 unità, un valore sostanzialmente confermato anche nei due anni seguenti.
In effetti, questo Governo, dalla sua entrata in carica, ha già assunto 42.500 operatori e circa 30.000 nuovi ingressi sono programmati entro il 2027. Di conseguenza vi sarà un'ulteriore, significativa, riduzione di tale scostamento e quindi più Forze di polizia sul campo.
I dati parlano da soli e non sarà la reiterata e ravvicinata ripresentazione degli stessi quesiti sugli organici delle Forze di polizia a cambiare il fatto che, negli anni passati, per miopia politica, si sono privilegiati unicamente i tagli lineari e indifferenziati alla spesa pubblica, e si è trascurato di rimettere in equilibrio ingressi e uscite da nelle Forze di polizia.
A questa situazione il Governo sta ponendo rimedio, in coerenza con una visione delle Forze dell'ordine molto lontana da quella dei Governi precedenti e con l'impegno preso con gli italiani.
PRESIDENTE. Il deputato Mauri ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interpellanza.
MATTEO MAURI(PD-IDP). Grazie. Mi sento anch'io di ringraziare il Sottosegretario del garbo, ricambio la sua cortesia, però non so se la premessa che ha fatto - e, diciamo, non è stato un mero agente a riportare le informazioni che gli sono state date - sia stata particolarmente felice. Perché, al di là della formalità, lei si è reso evidentemente conto che alla nostra interpellanza - che lei ha letto - non corrisponde in nessun modo, ma veramente in nessun modo, la risposta. Cioè, chi l'ha scritta ci ha messo dentro le solite due robe di propaganda - quelle che avevo giusto anticipato prima nel mio intervento, perché ormai conosco troppo bene come funziona - senza fornire informazioni di altro genere.
Qui non abbiamo chiesto una valutazione teorica, noi abbiamo detto: dovete darci i dati, dovete dare ai cittadini i dati degli organici e delle forze effettive dei singoli corpi delle Forze dell'ordine degli ultimi vent'anni. Non mi sembra difficile da comprendere come domanda e so perfettamente, per esperienza, che al Ministero dell'Interno ci sono persone molto serie e preparate e che la struttura, questi dati, li snocciola quotidianamente. Per cui non mi sogno neanche vagamente di pensare che la responsabilità sia nella struttura del Ministero dell'Interno.
La responsabilità è di chi quel Ministero è chiamato a guidarlo, e cioè il Ministro Piantedosi, che ha evidentemente deciso di non essere trasparente nei confronti delle italiane e degli italiani, altrimenti avrebbe fornito dei dati che noi avremmo ascoltato con grande attenzione, esattamente in linea con la richiesta.
Perché non volete dire quanti sono stati e quanti sono veramente gli organici effettivi delle Forze dell'ordine? Perché non lo volete fare? Così come perché non volete dare i dati in maniera trasparente sui reati? È evidente: perché avete delle cose da nascondere; altrimenti non ci sarebbe motivo, non ci sarebbe motivo.
Tra l'altro, stiamo parlando di dati che sono degli anni precedenti, cioè degli scorsi vent'anni, per cui non sono dati che uno può imputare a questo Governo. Gli ultimi sì, e su questi evidentemente mi soffermo. È su quello che siete omissivi realmente perché, avendo il quadro complessivo, sarebbe evidente la vostra responsabilità o, meglio, quella di chi si occupa di quel Dicastero e della Presidenza del Consiglio. Perché non siete venuti a darli? Forse, non so, sono fatto io in modo sbagliato, ma questa mi sembra una cosa gravissima, ossia che il Governo non dia dei dati, che sono pubblici, su quanti sono gli organici e gli effettivi delle Forze dell'ordine, pagati con i soldi delle tasse degli italiani. È una cosa che non sta né in cielo, né in terra.
E poi mi faccia dire, anche questa propaganda da quattro soldi che vi avevo anticipato: “abbiamo assunto”. Ma certo, se le persone che avete assunto sono meno di quelle che sono andate in pensione, vuol dire che ce ne sono meno. Allora, siamo verso la terza elementare, più o meno, come calcolo matematico? Io penso che sia inaccettabile.
Se lei ha occasione di parlare con i sindaci, parli con i sindaci, anche quelli di orientamento politico affine a quello delle forze di Governo - e, guardi, l'ho fatto ieri, non dico un numero a caso - vi dicono: “ci hanno detto che ci mandavano 50 agenti, eravamo contenti, ma abbiamo scoperto che in 62 sono andati in pensione”.
Sono questi i vostri dati? È questa la trasparenza che avete nei confronti dei cittadini? È assolutamente inaccettabile questa cosa.
E poi, guardate, una volta per tutte, approfitto per smontare questa - uso un termine tecnico - “balla colossale”: ci venite sempre a raccontare che la legge Madia ha tagliato le Forze dell'ordine. Perché lo fate? Perché l'onorevole Madia è del PD e allora faceva il Ministro.
Peccato che la legge Madia non ha intaccato in nessun modo il numero delle forze effettive. Lo dico una volta per tutte: con la legge Madia non è diminuito di uno - uno! - il numero degli agenti sul territorio di nessuna delle Forze, di nessuna. Perché? Perché quella legge semplicemente diceva: gli organici “teorici” sono sovradimensionati, per cui li riduciamo. Ma attenzione: riduciamo quelli “teorici” a un livello cui quelli effettivi non erano mai arrivati, mai, mai arrivati. A quei numeri che lei ha dato, quelli che sono stati ridefiniti dopo la legge Madia, a quei numeri non ci sono mai arrivate le Forze dell'ordine, mai nella storia di questo Paese. Per cui quella legge non ha toccato un agente vero.
Chi invece è intervenuto e con alcuni interventi normativi ha introdotto degli elementi che hanno portato a una riduzione nel corso degli anni… È vero che sono intervenute delle leggi, di tutti i Governi, trasversali, perché in quel caso dovevano avere a che fare con la crisi economica in cui eravamo, con il dissesto dei conti dello Stato - abbiamo dovuto farlo anche noi, dopo il vostro Governo, tanto per capirci - ed è stato fatto anche con delle norme di centrodestra. Cito solamente il “decreto Brunetta”, così abbiamo capito da che parte stiamo. Tagli dell'80 per cento, del 50 per cento del : è chiaro che si è determinata lì la riduzione di cui adesso soffriamo. Questa è una cosa del tutto evidente e siccome è del tutto trasversale nell'arco parlamentare, nessuno può far finta di non sapere questa cosa e dare la responsabilità agli altri.
Il punto però non è solo cosa è successo - ci piacerebbe avere i numeri e che voi non ce li nascondeste - ma cosa si farà. Perché, qual è il tema? Un argomento… guardi, lo uso io, visto che non le hanno suggerito di usarlo. Il tema è che le scuole di Polizia non sono in grado di formare un numero sufficiente di agenti da garantire il al 100 per cento. E siccome non vado in giro a fare propaganda, ma provo a costruire delle risposte nell'interesse dei cittadini di questo Paese, allora mi faccio carico di questa cosa e mi chiedo: come mai abbiamo delle scuole di Polizia che non sono in grado di formare abbastanza persone per garantire il 100 per cento? Sa perché? Perché nel 2001 e 2002 - Governo Berlusconi, Ministro Tremonti - si fecero le cartolarizzazioni e con quelle cartolarizzazioni si chiusero diverse scuole dei Carabinieri e della Polizia. Ecco perché non ci sono abbastanza scuole. Non è perché c'è un destino cinico e baro, ma perché ci sono state, allora, delle scelte precise.
E, allora, qualcuno potrebbe chiedere: e allora cosa facciamo adesso? È questo il punto: cosa si fa adesso? Io sto dicendo, noi stiamo dicendo: facciamo qualcosa per evitare che, anche nei prossimi anni, i numeri dei poliziotti nel nostro Paese si riducano ulteriormente, perché è un problema. È un problema per la sicurezza, è un problema per tutti. Cosa avete fatto voi che tanto sbandierate la bandiera della sicurezza in questi anni per aumentare la capacità delle Forze di polizia di essere formate, per aumentare la capacità delle scuole di Polizia? Niente, non avete fatto niente. Siete qua non da ieri, attenzione, questo è il quarto anno in cui governate il Paese. Non avete fatto niente. Tutti sapevano che c'era una “gobba pensionistica” - così si chiama - tra le Forze di polizia, perché erano state in grandissima parte assunte negli anni Ottanta. Si sapeva.
Per cui, già all'inizio di questa legislatura si potevano mettere in campo delle iniziative per ampliare la capacità di formazione delle scuole di Polizia e dei Carabinieri eccetera e andare incontro a quello che si sapeva già che sarebbe successo - perché il Ministro stesso ha dovuto dire, in altre occasioni, che nel corso dei prossimi anni questo problema continuerà.
Allora, noi diciamo: mettiamo adesso un freno a questa deriva, interveniamo, visto che non l'avete fatto negli scorsi anni - non è da oggi che ve lo diciamo: è da molto tempo che ve lo diciamo, è da subito che ve lo diciamo - e proviamo a trovare delle soluzioni per provare a formare questi giovani allievi, anche perché questo non si riesce neanche a garantire nonostante, tra l'altro, il fatto che i tempi di formazione si sono ridotti, perché da 1 anno si è passati a 6 mesi. Poi, è un affiancamento che spesso non viene fatto con colleghi adulti ed esperti, che ti iniziano al lavoro vero e concreto, ma magari con persone che hanno 1 anno di servizio più di te. Questo è un problema, perché noi abbiamo un problema di organici, cioè, meglio, di forze effettive, ma abbiamo un problema anche di qualità e a queste due cose voi non state minimamente prestando attenzione, rispondendo in quella maniera assolutamente inadeguata e inaccettabile, come fate adesso, invece che affrontare i problemi. Noi li vorremmo affrontare, voi usate solo la bandiera da sbandierare in giro in maniera strumentale. Noi siamo fatti di un'altra pasta, ma avete dimostrato anche oggi, purtroppo, di cosa siete fatti voi .
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Onori ed altri n. 2-00793 .
Chiedo alla deputata Onori se intenda illustrare la sua interpellanza. Dice di no e, quindi, si riserva di intervenire in sede di replica.
Il Sottosegretario di Stato per l'Ambiente e la sicurezza energetica, Claudio Barbaro, ha facoltà di rispondere.
CLAUDIO BARBARO,. Grazie, Presidente. La vicenda oggetto dell'interpellanza riguarda un minore nato in Italia da madre proveniente da un Paese extraeuropeo, affidato nel 2020, a seguito di pronuncia del tribunale per i minorenni di Firenze, alle cure di una coppia di coniugi cittadini italiani, residenti in Toscana. Ad oggi, il minore risulta privo di un documento valido per l'espatrio che non gli consente, tra l'altro, di partecipare a iniziative anche scolastiche e sportive che prevedono spostamenti oltre confine.
Dalle informazioni pervenute dalle prefetture territorialmente competenti, risulta che il minore è titolare di carta di identità elettronica non valida per l'espatrio, nonché di permesso di soggiorno. Dai predetti documenti del minore emerge che il medesimo è cittadino di un Paese extraeuropeo, in quanto minorenne infra-quattordicenne è abbinato alla madre cittadina del medesimo Stato estero. Quest'ultima, in data 1° dicembre 2023, si è recata presso l'ambasciata in Italia del Paese di origine dove, in nome e per conto del figlio, ha presentato un'istanza di iscrizione nel libro di nascita di tale Stato, propedeutica al rilascio del passaporto. In considerazione del prolungato decorso del tempo e delle recenti sollecitazioni - vane -della famiglia affidataria, la Società della Salute Empolese Valdarno Valdelsa, che ha in carico la posizione del minore e ha supportato la madre nella presentazione della predetta istanza, ha provveduto a contattare direttamente la predetta ambasciata.
Lo scorso 2 marzo 2026 tale rappresentanza diplomatica ha comunicato che non risultano ancora riscontri circa l'avvenuta registrazione del minore presso gli uffici anagrafici dello Stato estero...
PRESIDENTE. Scusi un attimo, Sottosegretario. Deputata Onori, io non capisco cosa sta dicendo … però, io lo sento perfettamente. La deputata Onori, Sottosegretario, dice che non sente bene quello che lei dice. Io, Sottosegretario, posso chiederle di scandire meglio, però io la sento.
CLAUDIO BARBARO,. Se vuole posso tornare indietro e rileggere dal punto in cui lei ha incontrato problemi.
PRESIDENTE. Chiede di leggere, se è possibile, più lentamente. Procediamo, però…
CLAUDIO BARBARO,Molto volentieri.
PRESIDENTE. Benissimo.
CLAUDIO BARBARO, Lo scorso 2 marzo 2026, tale rappresentanza diplomatica ha comunicato che non risultano ancora riscontri circa l'avvenuta registrazione del minore presso gli uffici anagrafici dello Stato estero e che non è attualmente possibile indicare tempi certi per la conclusione della procedura.
Nella medesima data, la stessa Società della Salute ha, pertanto, inoltrato una richiesta formale di informazioni anche alla città di origine della madre per sollecitare la registrazione. Parallelamente, nell'ambito del procedimento giudiziario riaperto presso il tribunale per i minorenni di Firenze, la curatrice speciale ha depositato un'istanza con cui chiede al giudice, tra l'altro, di autorizzare il rilascio in favore del minore di un documento valido per l'espatrio.
Sulla base della circolare n. 48 del Ministero degli Affari esteri del 31 ottobre 1961, l'ufficio immigrazione della questura di Pisa ha comunicato al genitore affidatario la possibilità di valutare, su istanza di parte presentata dall'esercente la responsabilità genitoriale, sostenuta dal servizio sociale affidatario del minore, ovvero su disposizione del giudice minorile, il rilascio di un titolo di viaggio intestato al predetto minore, suffragata da idonea documentazione, da cui risulti l'impossibilità di emissione del passaporto da parte delle competenti autorità dello Stato di origine della madre.
Assicuro che la vicenda in oggetto è, e sarà, costantemente monitorata dalle prefetture territorialmente competenti. A ulteriore riprova della particolare attenzione con cui è seguita la vicenda, informo che è stato interpellato al riguardo anche il Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. Tale Dicastero ha per parte sua comunicato che, su richiesta della famiglia affidataria del minore, ha provveduto, lo scorso 20 febbraio, a inoltrare una nota verbale all'ambasciata della Repubblica di Macedonia del Nord, nell'esclusivo interesse del minore, al fine di ottenere un riscontro formale sullo stato della registrazione, ovvero della regolarizzazione anagrafica dello stesso.
Il 24 febbraio 2026 l'ambasciata della Repubblica di Macedonia del Nord ha poi risposto con propria nota verbale, precisando che, ai fini dell'avvio della procedura, i genitori affidatari avrebbero dovuto produrre la seguente documentazione: certificato di nascita internazionale del minore, dati dei genitori biologici (documenti macedoni) e il provvedimento del tribunale attestante l'affidamento del minore. Il Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale ha dunque trasmesso ai genitori affidatari le richieste formulate dalla rappresentanza diplomatica macedone e, ricevuta dagli stessi la documentazione, ha provveduto a inoltrarla all'ambasciata della Repubblica di Macedonia del Nord con nota verbale il 4 marzo 2026.
PRESIDENTE. Salutiamo studenti, studentesse e docenti dell'Istituto di istruzione superiore “Bruno Munari” di Crema, in provincia di Cremona, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Oggi siamo in seduta dedicata alle interpellanze, ragazzi .
La deputata Onori ha facoltà, per 25 minuti, di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interpellanza.
FEDERICA ONORI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ringrazio il Sottosegretario anche per aver letto più lentamente. Sono chiaramente materie molto tecniche, quindi, per provare a capire davvero la risposta del Governo era necessario che io facessi questa richiesta.
Mi dichiaro parzialmente soddisfatta. Personalmente, c'è grande soddisfazione per il fatto che il singolo caso - quindi, questo minore tredicenne, affidato a una famiglia italiana da 5 anni, nella provincia di Pisa, anche a seguito di una risonanza mediatica che, grazie ai genitori affidatari, questo caso ha avuto - sia stato preso e accolto dal Governo e siano in corso tutta una serie di azioni, che ricomprendono anche il coinvolgimento dell'ambasciata della Macedonia del Nord, in questo caso, in Italia. Quindi, in questo senso sono molto soddisfatta che questo caso sia stato preso in esame.
Viceversa, però, come il Sottosegretario avrà avuto modo sicuramente di notare leggendo il testo della nostra interpellanza, noi abbiamo voluto anche partire da questo caso per sottoporre al Governo una materia che non riguarda un singolo bambino, il cui caso ha avuto la fortuna di finire sui giornali e di avere risonanza mediatica, ma che riguarda un numero purtroppo imprecisato di minori. Per spiegare anche a chi ci ascolta di cosa stiamo parlando: noi parliamo di minori che sono nati in Italia da genitori stranieri, extraeuropei in questo caso, e che in quanto tali, quindi, non hanno la cittadinanza italiana e avrebbero diritto alla cittadinanza estera (potenzialmente potrebbero averla e, quindi, per questo motivo non sono apolidi) e che però, non essendo stati perfezionati una serie di passi amministrativi di registrazione alla nascita di questi minori, non hanno la cittadinanza estera, che pure potrebbero avere.
Questo li mette in un limbo burocratico-amministrativo che li rende invisibili e nella pratica - perché poi parliamo di questioni molto quotidiane - si trovano, ad esempio, nell'impossibilità di espatriare. Quindi non possono fare una gita scolastica all'estero, non possono fare una trasferta sportiva, non possono aderire a iniziative culturali e di formazione che si svolgono fuori dai confini italiani. Questo perché manca un documento, manca un oggetto cartaceo che permetta a questi ragazzi e ragazze - bambini in realtà, parliamo di bambini - di poter essere davvero coinvolti nelle attività che pure fanno i loro compagni.
Questo che cosa comporta? Chiaramente una situazione di esclusione costante e che non vede luce, perché il caso che è finito sui giornali non è l'unico in questo senso. Io credo vadano davvero ringraziati questi genitori affidatari che hanno deciso di dedicare così tanto tempo, energie e soldi anche al fatto di fare emergere questo tipo di amministrativo. Ci sono altri casi oltre a quello denunciato da Samuele Corsi, c'è quello denunciato da Antonella Cozza in Calabria, perché sono diverse le realtà, le regioni, che sembrerebbero essere coinvolte dalla presenza di minori che si trovano in questo limbo, in questo di invisibilità che non permette loro di fare quello che fanno i loro compagni. Ma non è un tema di cittadinanza, il motivo non è che non sono italiani. Il motivo è che non hanno un documento che permetta loro di espatriare come esiste per bambini che hanno cittadinanza estera.
In questo senso quindi, ci piacerebbe, ci sarebbe piaciuto - ma siamo fiduciosi del fatto che questo momento possa avvenire - provare a capire insieme al Governo come risolvere in maniera definitiva questo amministrativo, quindi di chi è la competenza, chi dovrebbe coordinare tutti gli attori che sono coinvolti in questo tipo di casi. Parliamo, chiaramente, delle autorità giudiziarie minorili, dei servizi sociali, degli uffici dell'Interno, delle rappresentanze estere. Sono tanti anche i Ministeri, non a caso, a cui noi abbiamo rivolto questa interpellanza. Chiaramente, questo pone un tema di coordinamento, una difficoltà che però va risolta. Chi deve incaricarsi del coordinamento? Chi è, alla fine, il responsabile della validazione di questo documento, del rilascio di questo documento? Quali sono le tempistiche che queste persone possono sperare di dover affrontare? Perché la famiglia del bambino di Pisa ha affrontato anni di ricorsi ad uffici con continui rimpalli, con dei costi molto alti. Un orizzonte temporale preciso rispetto a quali sono i tempi per il rilascio di un documento, che permetta a questi minori di poter andare fuori dai confini italiani, è necessario, è imprescindibile.
Questo credo - e credo che anche il Sottosegretario sia convinto di questo - non sia un tema che possa dividere in base al colore politico: parliamo di un documento amministrativo, niente di più lontano dall'ideologia politica, dagli .
Parliamo però di numeri - e mi riallaccio, quindi, a quello che dicevo all'inizio e vado così a concludere - che pure dovrebbero essere specificati meglio. Signor Sottosegretario, i minorenni in affidamento in Italia che non hanno cittadinanza italiana sono il 22 per cento: parliamo di circa 2.800 bambini, 2.800 bambini non italiani affidati a famiglie italiane. Tra questi 2.800 bambini non italiani, la stragrande maggioranza sono bambini che hanno la cittadinanza di un Paese estero, ma c'è una parte che non ha alcun tipo di cittadinanza ancora riconosciuta. Allora, un altro passo molto importante che andrebbe fatto nella direzione della risoluzione di questo tema molto importante che parla dei diritti dei minori, che parla della possibilità di esistere per questi bambini, è quello dei numeri. Quanti sono questi bambini? Quanti sono i bambini che non hanno nessun tipo di cittadinanza e non sono muniti di un documento che permetta loro l'espatrio, che non permette loro di poter avere una vita normale come quella che hanno i loro compagni di scuola? Questo è un tema molto importante, che non è differente da quello che poneva prima il mio collega di opposizione, cioè partire dai numeri: di quanti casi parliamo? Perché alcuni emergono sui giornali, altri rimangono purtroppo nell'ombra, anche perché non tutti i genitori, ripeto, hanno il tempo, i soldi, la voglia e le capacità di far emergere questo tipo di casi. Noi dobbiamo prenderci l'onere e la responsabilità di dare una risposta in questo senso. Io posso soltanto concludere dicendo che Azione è assolutamente a disposizione di tutti quanti vorranno provare a trovare una soluzione in questo senso, e spero che riusciremo a dare una risposta in tempi certi e rispetto a tempi certi.
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Viggiano ed altri n. 2-00791 . Chiedo alla deputata Viggiano se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica. Prego onorevole, ha 15 minuti.
FRANCESCA VIGGIANO(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Signora Sottosegretario, colleghe e colleghi, mi si conceda oggi di parlare in quest'Aula non solo come parlamentare della Repubblica, ma come cittadina di Taranto. Io sono nata e cresciuta a Taranto, città che ho avuto anche l'onore e l'onere di amministrare, scontrandomi con la durezza dei suoi problemi e gloriandomi della sua bellezza e delle enormi potenzialità che custodisce. Taranto è una città meravigliosa ma ferita, una città che da decenni vive sospesa tra il diritto al lavoro e il diritto alla salute, tra un benessere economico apparente determinato dalla produzione industriale e il peso di un disastro ambientale che oggi nessuno può più fingere che non esista.
Mi si conceda oggi di parlare anche come avvocato, un avvocato che conosce bene il dilemma morale di quei lavoratori, padri di famiglia che ogni giorno entrano in quello stabilimento senza sapere cosa respirano e con la paura di non tornare più a casa. Parlo a nome di Luca, di Marco, di Francesco, di Antonio, di Oronzo e di tanti altri padri di famiglia che chiedono semplicemente due cose: lavorare con dignità e vivere con dignità. Due cose semplici, due cose quasi scontate in quanto giuste, due cose che però, in uno Stato di diritto, non dovrebbero mai entrare in conflitto. E invece a Taranto da tanti, troppi anni sono state messe una contro l'altra, come uno contro l'altro sono stati messi i suoi cittadini: da una da una parte gli ambientalisti e da una parte i lavoratori. Questa cosa non è più sostenibile, diciamolo con chiarezza: questa contrapposizione non è più tollerabile. È il risultato di scelte industriali e politiche che, per troppo tempo, hanno tollerato che un grande impianto produttivo operasse dentro un contesto di grave compromissione ambientale e sanitaria.
E parlo anche da concittadina di Loris Costantino, un altro padre di famiglia morto sul lavoro il 2 marzo scorso all'interno dello stabilimento ex Ilva; un uomo che non è tornato a casa dai suoi figli e da sua moglie, come altri 11 uomini solo negli ultimi 12 anni. A loro, prima di ogni altra cosa, dobbiamo rispetto e dobbiamo verità. La città di Taranto oggi è stanca, è stanca di aspettare, stanca di promesse, è stanca di essere trattata come un problema da gestire e non come una comunità da proteggere. Taranto ha paura, paura per la salute dei propri figli, paura per il lavoro dei propri genitori, paura per il futuro, e soprattutto ha perso fiducia anche nelle istituzioni. È dentro questo contesto umano e sociale che si colloca la vicenda dello stabilimento siderurgico ex Ilva di Taranto, una vicenda che da anni rappresenta una delle più gravi emergenze industriali, ambientali e sanitarie del nostro Paese, ma io oserei dire anche dell'intera Europa, perché ciò che è accaduto a Taranto non è soltanto una crisi industriale e non va trattata solo come tale: è il simbolo di un modello produttivo che, per troppo tempo, ha sacrificato la salute dei cittadini, la qualità dell'ambiente e la sicurezza del lavoro.
La popolazione tarantina continua a subire le conseguenze di un inquinamento e di un danno sanitario ampiamente documentati. Nel frattempo, migliaia di lavoratori diretti e dell'indotto vivono da anni in una condizione di precarietà strutturale segnata dal ricorso reiterato alla cassa integrazione. Il sito industriale è interessato da un disastro ambientale di proporzioni stratosferiche. Gli obblighi di risanamento e di bonifica, a distanza di anni, non risultano né completati né adeguatamente programmati. Nel frattempo, però, emergono nuove ipotesi di cessione dello stabilimento. In questi giorni, attraverso dichiarazioni a mezzo stampa, è emersa la conferma della volontà del fondo statunitense Flacks Group di acquisire l'ex Ilva annunciando un piano di investimenti pari a circa 5 miliardi di euro.
Si parla di una produzione di 4 milioni di tonnellate annue e di un bacino occupazionale di 8.500 addetti, con prospettive di crescita fino a 10.000 unità, ma, al momento, non risultano resi pubblici né il piano industriale nel dettaglio, né il cronoprogramma degli investimenti, né un piano vincolante di decarbonizzazione, né un piano credibile di bonifica ambientale: nulla.
Il soggetto interessato appare essere prevalentemente un operatore finanziario, e non un soggetto industriale con comprovata esperienza nel settore siderurgico, e questo impone una verifica rigorosa. Non possiamo permetterci un'altra operazione opaca. La trasparenza non è una concessione alla popolazione: è un dovere dello Stato.
Nel frattempo, Acciaierie d'Italia ha richiesto la proroga della cassa integrazione straordinaria per circa 4.450 lavoratori e altrettante famiglie (di questi, oltre 3.800 solo a Taranto): 12 mesi ancora, 12 mesi di sospensione della vita per migliaia di famiglie.
A tutto questo si aggiungono episodi gravissimi che continuano a verificarsi all'interno dello stabilimento. Il 20 febbraio 2026 si è verificata l'ennesima emissione anomala di colore rossastro, proveniente dall'altoforno 4: un episodio allarmante, del quale non risultano ancora chiarite né la natura né le conseguenze sulla salute pubblica e sull'ambiente. Due giorni dopo, la riattivazione dell'altoforno 2 ha provocato un ulteriore evento emissivo. Mentre accade tutto questo, il 25 febbraio 2026 il tribunale di Milano ha disposto la sospensione delle attività produttive dell'area a caldo dello stabilimento a partire dal 24 agosto 2026, in ragione della persistente attuale pericolosità degli impianti, disapplicando l'AIA 2025, che consente ancora, nel 2026, l'uso del carbone e non rende immediatamente efficaci le prescrizioni a tutela della salute.
A questo quadro, già estremamente grave, si aggiunge un elemento che non può non destare ulteriore preoccupazione: in occasione della sua recente visita a Taranto, il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha dichiarato pubblicamente di non avere contezza del provvedimento adottato dal tribunale di Milano. Questo non è un fatto che può essere liquidato come una semplice mancanza di informazione e non è preoccupante soltanto perché si tratta del Ministro della Giustizia che, evidentemente, non può conoscere tutti i provvedimenti adottati dai tribunali della Repubblica. È preoccupante perché il Ministro Nordio è il Ministro della Giustizia e, come tale, è anche membro del Consiglio dei ministri. E se un membro del Consiglio dei ministri non ha piena contezza di un provvedimento che potrebbe determinare la chiusura del più grande stabilimento siderurgico d'Europa per mancanze del Governo, significa che il Governo stesso non ha ancora una visione chiara delle azioni da intraprendere. Perché l'obiettivo non può più essere unicamente la continuità produttiva dello stabilimento: il punto è rendere quello stabilimento compatibile con la vita: compatibile con la vita dei lavoratori, compatibile con la vita dei cittadini.
Ed è per questo che destano ulteriore preoccupazione anche gli esiti del tavolo che si è tenuto ieri a Palazzo Chigi con le organizzazioni sindacali. Da quel confronto non sembra essere emersa una strategia industriale chiara; non è emerso un cronoprogramma attendibile degli interventi necessari, in quanto il Ministro Urso ha dichiarato che la cessione dell'azienda si verificherà entro 21 giorni - 3 settimane, un tempo quasi incredibile - senza esplicitarne le modalità e gli impegni verso la fabbrica, ma, soprattutto, verso la città.
L'unico orientamento che sembra emergere è la volontà del Governo di conferire mandato ai commissari straordinari affinché venga impugnato il provvedimento del tribunale di Milano. Ma impugnare un provvedimento giudiziario non può essere l'unica risposta dello Stato, non può più essere l'unica strategia davanti a una vicenda che riguarda migliaia di lavoratori e più territori (Taranto, Genova e Novi Ligure). È una delle più gravi emergenze ambientali del nostro Paese.
Per tutte queste ragioni, abbiamo presentato questa interpellanza al Governo. Con questa interpellanza, insieme ai colleghi di Genova e del Piemonte, chiediamo quali iniziative urgenti il Governo intenda adottare per tutelare la salute pubblica e l'ambiente, con particolare riferimento all'episodio emissivo del 20 febbraio 2026 e non solo, purtroppo. Chiediamo se siano state attivate immediatamente tutte le verifiche tecniche, sanitarie e ambientali necessarie e se i relativi esiti saranno resi pubblici. Chiediamo se non si ritenga indispensabile sospendere o limitare le attività degli impianti maggiormente impattanti fino alla piena verifica delle condizioni di sicurezza ambientale e sanitaria. Chiediamo se il Governo intenda acquisire e rendere pubblici il piano industriale, il piano occupazionale, il piano ambientale e il cronoprogramma degli investimenti del potenziale acquirente. Chiediamo quali valutazioni siano state effettuate circa l'affidabilità industriale, finanziaria e ambientale del soggetto interessato all'acquisizione. Chiediamo quali condizioni stringenti il Governo intenda porre a tutela dell'interesse pubblico nel caso di ingresso dello Stato nel capitale. Se lo Stato deve entrare, lo deve fare per difendere l'interesse pubblico e dei cittadini, non per socializzare i costi e privatizzare i profitti.
Chiediamo quali misure si intendano adottare per tutelare i livelli occupazionali, ridurre il ricorso agli ammortizzatori sociali e garantire la sopravvivenza dell'indotto, perché anche dell'indotto non dobbiamo dimenticarci. Non esiste solo una realtà dei lavoratori diretti, ma i lavoratori dell'indotto sono colpiti esattamente - se non di più - rispetto a quelli che sono direttamente dipendenti da Acciaierie d'Italia.
In data 19 febbraio 2026, le principali associazioni industriali di categoria hanno formalmente richiesto chiarimenti ai commissari straordinari in merito all'esclusione dalla proposta transattiva di numerose imprese creditrici, tra cui aziende titolari di crediti anche assistiti da operazioni di e già ammessi al passivo con prededuzione, ai sensi dell'articolo 2- del decreto-legge n. 4 del 2024. Tale situazione rischia di generare un grave squilibrio economico e una disparità di trattamento tra creditori: la è un elemento che non può essere disatteso.
Chiediamo, infine, quali iniziative urgenti il Governo intenda assumere per evitare che all'interno di quello stabilimento si continui a morire di lavoro e che si continui a morire fuori da quello stabilimento, per malattie correlate all'inquinamento ambientale, perché nessuna strategia industriale, nessun piano economico e nessun investimento potranno mai giustificare un'altra morte, né dentro, né fuori da quello stabilimento. E se il destino di quello stabilimento è la chiusura, allora è necessario creare immediatamente alternative economiche e nuovi insediamenti produttivi, che possano ridare dignità a quei lavoratori e a quei cittadini che, da anni, sono sacrificati sull'altare del PIL, a partire dalle bonifiche, non più procrastinabili.
Io domani festeggerò i 10 anni di mia figlia e oggi non vi parlo soltanto da parlamentare: vi parlo anche da madre, una madre che ha conosciuto le corsie d'ospedale e ha visto altre madri e altri padri preoccuparsi per il destino dei propri figli, colpiti dalla brutalità e dal dolore di patologie tumorali gravi, potenzialmente correlate all'inquinamento ambientale. Lo studio SENTIERI dell'Istituto superiore di sanità ha evidenziato a Taranto un eccesso significativo di malattie infantili, legato all'inquinamento ambientale.
Il mio augurio più grande, che faccio a mia figlia, è che lei e tutti i bambini di Taranto, di Genova, di Novi Ligure possano crescere in una città in cui respirare non sia un rischio e che sulle loro tavole possa arrivare pane guadagnato non a discapito di altre vite; una città in cui lavorare non significhi morire, una città in cui il futuro non sia una promessa fragile, ma una certezza.
Questo è ciò che dobbiamo a Taranto, a Genova, a Novi Ligure. Questo è ciò che dobbiamo ai loro lavoratori ed è ciò che dobbiamo ai nostri bambini .
PRESIDENTE. La Sottosegretaria di Stato per le Imprese e il Fausta Bergamotto, ha facoltà di rispondere.
FAUSTA BERGAMOTTO,. Grazie, Presidente. Grazie, onorevole. Consentitemi, di rivolgere un pensiero di vicinanza alla famiglia di Loris Costantino, operaio di 36 anni, sposato e padre di due bambini, morto pochi giorni fa a seguito di un incidente nello stabilimento siderurgico di Taranto. Il dolore per il suo sacrificio deve essere al contempo un monito per profondere ogni energia per la sicurezza sul lavoro e per garantire il massimo supporto nell'accertamento delle responsabilità.
Quanto ai temi trattati dall'interpellanza, il decreto del tribunale di Milano profila la possibile inibitoria, a partire dal 23 agosto 2026, di tutta l'area a caldo dello stabilimento siderurgico.
Questo, nonostante Ilva abbia ottenuto lo scorso luglio un'AIA integrata con le valutazioni sanitarie oltre che ambientali. Primo stabilimento siderurgico in Europa ad averlo fatto, in attuazione della sentenza della Corte di giustizia del 25 giugno 2024.
La sentenza si inserisce in un quadro già condizionato da due sequestri, frutto di reiterate decisioni giudiziarie che lasciano un po' un senso di impotenza: il sequestro dell'area a caldo, disposto dalla magistratura di Taranto e rinnovato dal GIP di Potenza nell'ottobre 2024; l'ulteriore sequestro probatorio dell'altoforno 1, operato dalla procura di Taranto senza facoltà d'uso quasi 10 mesi fa. Un prolungato sequestro, quest'ultimo, disposto senza seguire le corrette procedure di spegnimento, che ha impattato per oltre 1,5 miliardi, facendo saltare l'equilibrio economico-finanziario del piano industriale. Danni che si sommano ai circa 7 miliardi di danni lasciati in eredità dalla scellerata gestione Mittal. È evidente che questo quadro scoraggi gli investitori.
Nonostante tutto questo, oggi la procedura di vendita è in una fase di trattativa avanzata con il gruppo statunitense Flacks, unico soggetto ad aver presentato una proposta senza particolari condizioni di sostegno finanziario a carico del Governo, impegnandosi a mettere in campo fin da subito 250 milioni di iniziali.
Il decreto del tribunale di Milano è giunto nel momento più delicato del negoziato con Flacks e, purtroppo, ha già generato un impatto notevole.
Nella comunicazione formale dello scorso 26 febbraio e nella riunione fiume svolta con i commissari l'altro ieri, Flacks, pur mostrando interesse per la finalizzazione della trattativa, ha manifestato i suoi dubbi, richiedendo certezze e garanzie nei confronti degli effetti dell'azione giudiziaria che ovviamente il Governo non può dare, stante l'indipendenza e l'autonomia della magistratura.
Questo giocoforza si tradurrà in un allungamento dei tempi, sia per una necessaria riformulazione del Piano industriale e degli investimenti, sia per l'impatto sulle trattative che Flacks sta svolgendo con i soggetti industriali del settore siderurgico per l'ingresso nella compagine acquirente, precondizione per l'accettazione dell'offerta.
Ieri si è tenuto un incontro a Palazzo Chigi con le organizzazioni sindacali, proprio per cercare di condurre questa fase delicatissima verso un esito positivo, riconciliando sostenibilità ambientale e il giusto diritto al lavoro per le migliaia di donne e di uomini che ogni giorno consentono al sistema produttivo nazionale di fruire dell'acciaio pregiato di Taranto.
I commissari hanno in quella sede documentato l'utilizzo del miliardo e 200 milioni sino ad ora ottenuti dallo Stato, prevalentemente impegnati in opere di manutenzione ordinaria e straordinaria a tutela dell'ambiente e della sicurezza sul lavoro. Hanno annunciato che proporranno reclamo avverso il decreto del tribunale e hanno comunicato di avere, su indicazione del Ministro Urso, dato un termine ultimativo di tre settimane a Flacks per dettagliare il piano industriale, per comprovare la propria solidità finanziaria e, soprattutto, per individuare industriali che possano garantire il siderurgico che a Flacks manca. Appena arriverà la risposta, potranno trarsi le conclusioni.
Per quello che attiene, invece, alle iniziative a tutela delle imprese creditrici e dell'indotto, si evidenzia che Acciaierie d'Italia ha già pagato i debiti anteriori alle dichiarazioni dello stato di insolvenza vantati dalle imprese facenti parte dell'indotto. Una quota molto minoritaria di imprese ancora attende il pagamento perché ritenuta non idonea a ricevere anticipazione da SACE ovvero perché insinuatasi tardivamente al passivo, ovvero ancora perché avevano ceduto i crediti ad altri operatori finanziari.
I commissari rassicurano, in ogni caso, che non vi sarà alcuna lesione della , poiché tali imprese verranno pagate, anche nel caso di mancata cessione dei complessi aziendali, tramite il ricavato della cessione dei beni in magazzino, il cui valore ammonta attualmente a circa 650 milioni di euro, ampiamente capiente per coprire la quota di debiti ancora non pagati.
Inoltre, nei due anni di gestione commissariale, le imprese dell'indotto hanno continuato a lavorare, ottenendo regolarmente i pagamenti relativi alle prestazioni effettuate.
Sempre con riferimento alle imprese dell'indotto, si richiama anche il Fondo indotto Ilva, con una dotazione finanziaria pari a un milione di euro per ciascuno degli anni 2026, 2027 e 2028. Questa misura intende sostenere, attraverso la concessione di un contributo a fondo perduto in regime , la continuità operativa delle piccole e medie imprese che hanno subito impatti economici rilevanti a causa della situazione aziendale degli impianti siderurgici ex Ilva. Le domande possono ancora essere presentate dal 23 marzo al 20 maggio 2026, secondo le modalità indicate nel decreto del 23 febbraio 2026.
PRESIDENTE. La deputata Viggiano ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interpellanza.
FRANCESCA VIGGIANO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Come faccio io a ritenermi soddisfatta? Signora Sottosegretario, io non ce l'ho con lei, non ce l'ho assolutamente con lei, perché lei ha letto una velina che ovviamente proviene dagli uffici. Ma una parola sulla salute l'abbiamo spesa? Io mi sento offesa, io sono oltraggiata oggi, perché non c'è un riferimento. Abbiamo parlato di aziende, abbiamo parlato di indotto, abbiamo parlato di lavoratori. Non abbiamo un orizzonte temporale assicurato. Abbiamo sentito parlare di siderurgico inadeguato.
Ma secondo lei, oggi, io che torno a Taranto cosa devo dire ai miei concittadini? Che in quest'Aula si è parlato di tutto tranne che di loro? Perché di loro stiamo parlando, signora Sottosegretario. E io oggi devo ringraziare assolutamente la magistratura, che è l'unico organo di questo Stato che è ancora accanto a noi cittadini. Ma sa che cosa vuol dire? Che lei ha sciorinato tutti i provvedimenti giudiziari senza comprendere che quei provvedimenti giudiziari sono esclusivamente il precipitato pratico di un'assenza di decisioni giuste. Perché i giudici non ce l'hanno col Governo, i giudici decidono sulla base delle mancanze di questo Governo.
E sono quattro anni che questo Governo continua a menare il can per l'aia. Non è così, noi sono anni che soffriamo e voi siete venuti in quest'Aula, per l'ennesima volta in quattro anni, senza nessuna risposta. A noi la dovete , a noi, non solo alle imprese: non esiste solo il profitto. Noi non siamo un'industria, siamo una città e lo dovete comprendere. Non ho sentito una parola. Dove sono le garanzie sanitarie? Dove sono le garanzie ambientali? Dove diamine abbiamo fatto andare via la dignità di quelle persone?
Scusate se sono così infervorata, ma io mi aspettavo che, sugli episodi emissivi, ci fosse quantomeno una presa di coscienza e si dicesse: sì, ok, quell'industria inquina, ma noi stiamo facendo di tutto affinché quell'industria non sia più incompatibile con la vita.
Lo dovete capire: non potete venire a produrre a Taranto, se non ci assicurate di poter vivere. Non è una città fatta soltanto di tubiere o di altro, noi siamo una città fatta di persone che vivono, amano e non vogliono morire per quell'industria. Non me ne frega niente di sentire tutte queste risposte da un punto di vista tecnico.
La ringrazio; ripeto, non ce l'ho con lei. Devo soltanto veramente ribadire solo ed esclusivamente la mia ammirazione nei confronti di quei giudici che non si sono piegati ad altri poteri ed hanno deciso per noi. Solo a loro può andare il mio ringraziamento, e mi ritengo assolutamente insoddisfatta.
E spero che questa presa di coscienza… Perché qui non ci doveva essere lei, che giustamente ci mette la faccia, ma il Ministro Urso e tutti gli altri Ministri, come Nordio, che non sa neanche di che cosa stiamo parlando ed è parte di quel Consiglio dei ministri. Aprite gli occhi, Taranto non è solo Ilva. E noi pretendiamo quelle risposte .
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Barzotti ed altri n. 2-00792 .
Chiedo alla deputata Barzotti se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica. Prego, ha 15 minuti.
VALENTINA BARZOTTI(M5S). Grazie, Presidente. Torniamo a parlare di lavoro olimpico, ossia quella forma di lavoro tutta italiana dedicata a coloro che sono impiegati alle Olimpiadi di Milano-Cortina, quindi un di partite IVA, lavoro precario, contratti a termine, termini e condizioni di lavoro assolutamente inaccettabili. Si parla di circa 5 euro netti l'ora per i lavoratori; tantissimi sono i lavoratori in appalto, si parla di pagamenti differiti e questo per quanto riguarda i termini dei loro contratti e del loro lavoro. Ma poi parliamo anche delle condizioni di lavoro di queste persone. Abbiamo letto su anche con riferimento ad una serie di notizie, che ci sono stati problemi enormi sugli alloggi; addirittura si è parlato di “letto caldo”, ossia i lavoratori tornavano dal turno di lavoro e trovavano il letto ancora caldo, perché lo condividevano col lavoratore che era già andato in turno, quindi siamo proprio a livelli allucinanti. Parliamo di orari massacranti, si parla per alcuni anche di 12 ore consecutive, notturne, al freddo e quindi tantissime ore alla settimana senza ferie e senza riposi settimanali, senza malattie. Le condizioni di questi lavoratori sono state denunciate in tantissime occasioni e più è andato avanti il tempo e più emergevano casi incredibili. Per esempio, giovani, che erano lì impiegati, che hanno cercato di manifestare con volantini, parlando di “Olimpiadi della vergogna” e questi volantini sono stati sequestrati. È stata data loro la possibilità di protestare, ma non dove si svolgevano i Giochi, dove, in realtà, avrebbero voluto protestare per dare visibilità alla loro condizione, ma questo non gli è stato concesso. Anzi, questi volantini sono stati sequestrati, senza alcun verbale; poi sono stati restituiti solamente dopo che la testata giornalistica ha presentato il caso alla pubblica opinione e quindi si è, diciamo, corsi un po' ai ripari.
Abbiamo letto di questo, ma abbiamo letto anche di un licenziamento discriminatorio; si vedrà, nel tempo emergeranno tutti questi nodi, che sono venuti fuori; ovviamente le Olimpiadi sono state concentrate in un periodo determinato, però tutti questi fatti avranno certamente conseguenze anche nel medio termine.
E poi abbiamo sentito, abbiamo vissuto le denunce dei lavoratori rispetto alle condizioni di raffreddamento e ai sintomi di ipotermia. Alcuni lavoratori sono andati al pronto soccorso, hanno denunciato di non aver avuto i dispositivi di protezione individuale, hanno denunciato condizioni di lavoro che hanno determinato situazioni di affaticamento incompatibili con un lavoro all'aperto, come può essere quello del servizio di vigilanza o quello del servizio di guardiania notturna. E purtroppo abbiamo visto lavoratori che hanno denunciato e poi lavoratori che non hanno fatto in tempo a denunciare, perché noi non dimentichiamo Pietro Zantonini, 55 anni, vigilante morto nel gabbiotto, a Milano-Cortina, che, durante la notte, ha avuto un malore; in questo momento ci sono indagini in corso per capire e accertare tutti i fatti.
Quel lavoratore non è morto a casa sua, quel lavoratore è morto sul lavoro e noi vogliamo la verità, come la sua famiglia vuole verità e giustizia su questo. Noi non ci dimentichiamo di Pietro, ma non ci dimentichiamo neanche di tutti gli altri lavoratori che ogni giorno muoiono sul posto di lavoro e pensiamo che serva proprio un termine per definire quello che accade. Noi lo chiamiamo “operaicidio”. Noi chiediamo l'introduzione dell'omicidio sul lavoro, perché non si può parlare di sorte, mera sorte, ma si deve parlare necessariamente di responsabilità e di fattispecie di reato. Perché non è più accettabile, non è più possibile andare avanti così. Come se andare al lavoro sia una questione di fortuna, una fortuna che poi è anche tornare a casa.
Ecco, questo non può accadere, non si può essere in mano alla sorte, ma bisogna necessariamente rendersi conto che chi muore sul lavoro è vittima di negligenze, che devono essere accertate. Per cui noi pensiamo, tornando a Milano-Cortina, che i servizi siano stati resi da tantissime ditte in appalto - perché di circa 101 ditte aggiudicatrici, oltre 516 sono ditte in appalto -, in particolare per i servizi di vigilanza, ristorazione e logistica. Noi su questo cosa abbiamo fatto? Noi abbiamo chiesto, prima di tutto, un'informativa alla Ministra Calderone, che venisse qui a riferire su quello che stava accadendo a Milano-Cortina, su queste denunce, su questi fatti gravi di cronaca che vi ho descritto. Ma rispetto a questa informativa, Presidente - mi rivolgo anche a lei su questo - la Ministra qui non è mai venuta a parlare di Milano-Cortina, mai, nonostante abbiamo chiesto più volte il suo intervento.
Abbiamo chiesto in Commissione lavoro l'audizione dell'INAIL, perché riteniamo che INAIL sia il soggetto e l'istituzione deputata a fare la formazione e a creare le condizioni di salute e sicurezza presso il cantiere di Milano-Cortina, così come è INAIL stessa che ha sottoscritto il protocollo con Milano- Cortina e il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti; quindi non abbiamo altri enti che hanno sottoscritto protocolli. INAIL è il soggetto corretto da chiamare in causa rispetto a quello che si è fatto e a come sono state predisposte le misure di sicurezza.
Poi abbiamo visto che, a seguito delle nostre denunce, delle denunce de , delle denunce dei lavoratori e delle denunce dei sindacati, abbiamo visto che sono stati mandati gli ispettori dell'Ispettorato del lavoro a fare controlli presso i cantieri e presso le varie città che sono state coinvolte nelle Olimpiadi. Quindi, quello che vi chiediamo e chiediamo al Governo questa mattina è intanto quali sono stati gli esiti di questi controlli e, poi, che cosa si intende fare, perché - ripeto - le condizioni di sfruttamento non sono accettabili. Non sono accettabili, in particolare, in eventi internazionali, ma comunque non si può nascondere che quello che è successo ai lavoratori sia qualcosa di molto grave, che è stato, diciamo, non nascosto, però si è cercato molto di minimizzare. Io ho avuto proprio la contezza che si stava verificando questo, probabilmente perché non si voleva fare una figura barbina di fronte a tutto il mondo, però è evidente che forse queste Olimpiadi sono state veramente medaglia d'oro di sfruttamento.
PRESIDENTE. Il Sottosegretario di Stato per le Imprese e il Fausta Bergamotto, ha facoltà di rispondere.
FAUSTA BERGAMOTTO,. Grazie, Presidente. Allora, con il presente atto di sindacato ispettivo viene ancora una volta interpellato il Governo in merito alle verifiche effettuate dall'Ispettorato nazionale del lavoro sulle condizioni contrattuali, retributive e di sicurezza dei lavoratori impiegati nelle Olimpiadi Milano-Cortina 2026. Al riguardo, si evidenzia quanto già riferito dal Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, in sede di che si è svolto lo scorso 25 febbraio alla Camera dei deputati.
Si ribadisce che, sin dall'avvio del percorso organizzativo dei Giochi di Milano-Cortina 2026, l'Ispettorato nazionale del lavoro ha fornito il proprio supporto, per gli aspetti di competenza, per la tutela dei lavoratori e dei volontari coinvolti. A questo riguardo, occorre rammentare che nel mese di febbraio è stato sottoscritto l'accordo sulla sicurezza, sulla regolarità e sulla qualità del lavoro nei cantieri delle opere e delle infrastrutture legate ai Giochi olimpici e paralimpici invernali Milano-Cortina, con il contributo del Ministero del Lavoro e dell'INL.
In attuazione di questo accordo, il Ministero del Lavoro, per il tramite dell'Ispettorato nazionale del lavoro, ha programmato e realizzato specifiche attività di controllo nonché iniziative, formative e informative, rivolte agli operatori economici coinvolti nei cantieri, rafforzando l'approccio preventivo e la consapevolezza degli obblighi in materia di sicurezza.
Lo , direttamente contrattualizzato dalla Fondazione per lo svolgimento dell'evento, è composto da circa 1.700 professionisti e 1.200 persone occupate, esclusivamente per i mesi a ridosso dei Giochi, per un totale di circa 2.900 lavoratori.
Inoltre, il comitato organizzatore ha avviato un programma di selezione dei volontari per un totale di circa 14.000 ingaggiati per le Olimpiadi e 4.600 ingaggiati per le Paralimpiadi. Per tutto il personale, ai sensi del decreto legislativo n. 81 del 2008, è stata svolta formazione generale specifica, sorveglianza sanitaria ed è stata assicurata la dotazione dei dispositivi di protezione individuale, ove necessari. Complessivamente sono state erogate circa 200.000 ore di formazione; effettuate oltre 5.000 visite mediche; garantita la formazione obbligatoria, in materia di salute e sicurezza, al 100 per cento dei volontari, per almeno 8 ore ciascuno; i percorsi formativi sono stati modulati sulla base della valutazione dei rischi, con differenziazione in relazione alle attività svolte e all'esposizione a specifici fattori di rischio.
Per quanto concerne appaltatori e subappaltatori, la Fondazione ha registrato circa 1.800 aziende nella piattaforma dedicata al monitoraggio degli adempimenti al fine di verificarne la documentazione obbligatoria e l'idoneità tecnico-professionale. Con particolare riferimento alle ispezioni effettuate dall'Ispettorato nazionale del lavoro, per quanto riguarda gli aspetti retributivi e contributivi occorre necessariamente attendere la chiusura del periodo di paga per effettuare ulteriori approfondimenti dal momento che la maggior parte dei lavoratori potenzialmente coinvolti ha iniziato a svolgere la propria attività nel mese corrente e solo in prossimità dello svolgimento dei Giochi.
Al fine di corrispondere alle richieste del presente atto di sindacato ispettivo, per i profili di stretta competenza e sulla base delle informazioni acquisite dai competenti Ispettorati di area metropolitana del lavoro e degli Ispettorati territoriali del lavoro, si ribadisce che, con riferimento alle verifiche attivate dall'INL nei confronti della società che ha gestito in appalto il servizio di controllo ai varchi dei siti olimpici, gli approfondimenti istruttori sono ancora in corso e sempre in coordinamento tra le sedi dell'Ispettorato nazionale del lavoro interessate.
Inoltre, in riferimento agli aspetti di salute e sicurezza, sono in corso ancora le attività ispettive di monitoraggio. Attraverso l'azione dell'Ispettorato, in costante raccordo con tutti i soggetti istituzionali competenti, è costantemente condotta l'azione di vigilanza al fine di dare pieno accertamento delle condizioni di lavoro degli addetti allo svolgimento dei Giochi olimpici ed individuare e sanzionare eventuali condotte illecite, nella consapevolezza che la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori costituisce un presidio irrinunciabile di legalità.
Nell'assicurare, pertanto, la massima attenzione del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, che seguirà l'evolversi delle attività di accertamento in corso, si rappresenta che il personale ispettivo continuerà a partecipare, nei territori interessati, alle operazioni mirate di controllo nell'ambito di gruppi operativi coordinati sempre dall'Ispettorato nazionale del lavoro, fornendo uno specifico contributo istituzionale ai fini della verifica di eventuali irregolarità.
PRESIDENTE. Saluto gli studenti, le studentesse e i docenti dell'Istituto superiore “Luigi Einaudi” di Ferrara, che assistono ai nostri lavori dalle tribune . Benvenuti ragazzi. La deputata Barzotti ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interpellanza.
VALENTINA BARZOTTI(M5S). Grazie, Presidente. No, non posso evidentemente ritenermi soddisfatta di questa risposta che, da quello che ho recepito, va su due punti fondamentali. Uno: la formazione data ai volontari. Ma io non ho chiesto dei volontari, io ho chiesto dei lavoratori, quindi vorrei capire di più sulla formazione che è stata resa ai lavoratori; non alle società, ai lavoratori: quando e come sono stati formati rispetto alle mansioni che dovevano e che hanno dovuto svolgere nel corso dei Giochi olimpici.
Secondo punto, ci è stato detto che non sono state ancora esaurite queste indagini dell'Ispettorato del lavoro. Quindi, aspettiamo e speriamo che ci diano dei riscontri quanto prima e, soprattutto, speriamo che non cadano nel vuoto.
Presidente, Governo, questo lavoro, che noi abbiamo definito lavoro olimpico, che è quello che si è svolto alle Olimpiadi di Milano-Cortina, in realtà altro non è che l'espressione di quello che è il nostro mondo del lavoro e di tutte le patologie che attengono al mercato del lavoro italiano, e non poteva non essere così. Quindi un lavoro povero, che, nei servizi, si caratterizza proprio per questa povertà di qualità, di salute e sicurezza, povertà di salario, povertà di futuro. Un lavoro che atterrisce, al posto che arricchire. Sono milioni gli italiani che, nel nostro Paese, vivono questa condizione. Quindi non è una novità, ce lo aspettavamo. Però, vedere il tentativo di nascondere un po' quello che dietro le luci si cela è stato veramente meschino, per quanto mi riguarda.
Che il lavoro in Italia abbia un serissimo problema di salute e di sicurezza non lo possiamo negare. Tra l'altro, le misure che sono state messe in campo da questo Governo sono assolutamente inefficaci. E questo noi lo abbiamo detto alla Ministra Calderone ed anche alla Presidente Meloni e ne abbiamo discusso in Aula. Sono tutte misure che non funzionano, purtroppo, perché sono blande, perché sono burocratiche. Se andiamo a vedere, sono poi i numeri stessi che ci dicono che queste misure non funzionano. Pensiamo, ad esempio, alla crescita incredibile delle malattie professionali, pensiamo alla crescita degli infortuni , pensiamo ai morti, che sono sempre gli stessi: sono sempre tre morti al giorno, tre persone che vanno al lavoro e non tornano a casa.
Sempre per quanto riguarda il cantiere delle Olimpiadi, con riferimento ai giovani, c'era la possibilità di dare da lavorare a ragazzi e ragazze che, probabilmente, sono andati lì anche con tante aspettative e di partecipare a un momento di grande festa per il nostro Paese. Invece, vediamo che tantissimi di questi giovani si sono lamentati per le condizioni di lavoro. A me questo veramente atterrisce, oltre a non far fare una bella figura al nostro Paese.
La Sottosegretaria nella sua risposta ci ha detto: torniamo a parlare dei Giochi olimpici e ribadiamo quello che abbiamo già detto. Sì, voi ribadite quello che avete già detto, noi continueremo, invece, a picchettare questo muro, che voi ci date, di propaganda. Perché è un muro di propaganda, un muro dove i dati sull'occupazione crescono, ma poi, se andiamo a vedere dietro quei dati: c'è precarietà, c'è povertà, c'è tantissimo lavoro grigio, quindi lavoro che si colloca in una zona di irregolarità sostanzialmente mascherata da regolarità. Penso, ad esempio, ai contratti a termine di un giorno; penso ai , che in realtà non sono , ma sono , come hanno denunciato tanti lavoratori di Milano-Cortina e come tanti lavoratori denunciano nel nostro Paese.
Diciamo che è un po' finito il tempo di tutta questa ipocrisia, che a noi, francamente, disgusta, perché dire che c'è un mondo del lavoro che è tutto lustrini, che è tutto in crescita e dare una fotografia assolutamente irrealistica di questo Paese, non fa onore al Governo, non fa onore alla nostra Costituzione e non fa onore al nostro Paese.
PRESIDENTE. Saluto studenti, studentesse e docenti dell'Istituto comprensivo “Giudicarie Esteriori” di Comano Terme, in provincia di Trento, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Benvenuti ragazzi e ragazze È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze urgenti all'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare la deputata Cherchi. Ne ha facoltà.
SUSANNA CHERCHI(M5S). Grazie, Presidente. Il 3 marzo è stata la Giornata mondiale della flora e della fauna selvatica. In occasione di questa Giornata non possiamo limitarci comunque alle consuete parole di circostanza, perché siamo chiamati a confrontarci con dati drammatici contenuti nel del WWF, che è intitolato “Crimini di Natura”, che ci dice con chiarezza tragica che oltre 4.000 specie animali e vegetali sono vittime di traffici illegali in tutto il mondo. Si tratta di reati che generano profitti stimati superiori ai 20 miliardi di dollari all'anno sul sangue e sulla pelle dei nostri animali - quindi, la mafia, ovviamente - e prosperano grazie alla corruzione, alla debolezza istituzionale e all'impunità.
Dietro questi numeri non ci sono astrazioni, ci sono vite di esseri viventi condannati a una sofferenza indicibile: pangolini che vengono scuoiati vivi per il mercato nero, elefanti abbattuti per l'avorio e lasciati lì a morire, tigri massacrate per rifornire - è superstizione - intrugli pseudo-miracolosi…
PRESIDENTE. Concluda.
SUSANNA CHERCHI(M5S). …rapaci catturati e uccelli rari decimati. Dunque, creature straordinarie ridotte a merce di scambio, a trofei macabri, amuleti e soprammobili.
È una violenza sistematica, un crimine contro la natura e contro la nostra umanità. Non possiamo illuderci che tutto ciò avvenga soltanto altrove, perché anche l'Italia, per la sua posizione geografica e per la ricchezza della sua biodiversità…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
SUSANNA CHERCHI(M5S). Non ho capito…
PRESIDENTE. Concluda. L'ho detto due volte perché ha già esaurito il suo tempo.
SUSANNA CHERCHI(M5S). Mi scusi, non avevo capito. Va bene, tagliamo. Difendere la flora e la fauna non è un vezzo, è un dovere morale verso il pianeta e verso le future generazioni. Ricordiamoci: la natura non ha bisogno di noi, noi abbiamo bisogno della natura. Noi siamo mortali, mentre la natura è immortale: ricordiamocelo sempre.
PRESIDENTE. Saluto studenti, studentesse e docenti dell'Istituto di istruzione superiore “Vittorio Emanuele II - Bruno Chimirri” di Catanzaro, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Benvenuti ragazzi e ragazze .
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
Modifiche allo Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige/Südtirol (Approvato, in prima deliberazione, dalla Camera e approvato, senza modificazioni, in prima deliberazione, dal Senato). (C. 2473-B)
: URZÌ.
2.
3.
MILANI e MONTEMAGNI: Istituzione della Giornata nazionale del riciclo della carta. (C. 2111-A)
: MILANI.















