PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
FILIBERTO ZARATTI, legge il processo verbale della seduta del 2 marzo 2026.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 78, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Comunico che in data odierna scade il turno di presidenza del Comitato per la legislazione della deputata Valentina Barzotti.
Ai sensi dell'articolo 16, comma 2, del Regolamento e sulla base dei criteri stabiliti dalla Giunta per il Regolamento nella seduta del 16 ottobre 2001, le funzioni di presidente del Comitato per il quinto turno di presidenza - a decorrere dal 10 marzo 2026 - sono assunte dal deputato Riccardo De Corato; quelle di vicepresidente dal deputato Alfonso Colucci, cui spetterà il successivo turno di presidenza. Le funzioni di segretario restano affidate alla deputata Ingrid Bisa.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge costituzionale, già approvato, in prima deliberazione, dalla Camera e approvato, senza modificazioni, in prima deliberazione, dal Senato n. 2473-B: Modifiche allo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige/Südtirol.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi per la discussione generale è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea .
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
La I Commissione (Affari costituzionali) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire il relatore, deputato Alessandro Urzi'.
ALESSANDRO URZI', . La ringrazio, Presidente. Onorevoli colleghi, l'Assemblea avvia oggi, in vista della seconda deliberazione, l'esame del disegno di legge costituzionale che reca modifiche allo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige, già approvato dalla Camera il 7 ottobre 2025 e, in identico testo, dal Senato il 21 gennaio scorso. Si è perfezionata così la prima deliberazione delle due previste dall'articolo 138 della Costituzione per le leggi costituzionali.
Ricordo, però, Presidente, a tale proposito, che, in base all'articolo 138 della Costituzione, le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di 3 mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda deliberazione. Una precisazione tecnica che può sorreggerci nella lettura di questi passaggi che volgono alla definitiva approvazione del provvedimento: l'articolo 99 del Regolamento della Camera precisa che, ai fini della seconda deliberazione, la Commissione competente riesamina il progetto nel suo complesso e riferisce all'Assemblea, che procede alla discussione sulle linee generali, per poi passare alla votazione finale, senza discutere gli articoli, non essendo ammessi emendamenti né ordini del giorno, né richieste di stralcio di una o più norme. E così è accaduto, con un dibattito entrato nel vivo delle innovazioni contenute nella riforma, ma, infine, con un voto sul complesso del provvedimento.
La riforma, Presidente, interpreta perfettamente lo spirito e il dettato della quietanza liberatoria con cui, l'11 giugno 1992, la Repubblica d'Austria ha considerato estinte le ragioni del conflitto internazionale, aperto negli anni Sessanta del secolo scorso, dinanzi all'ONU, con la manifestazione della determinazione per cui lo statuto di autonomia del 1972 e le relative norme di attuazione - aperte virgolette, quindi inizio una citazione esatta - “non vengano modificate unilateralmente, bensì, come ha affermato il Presidente del Consiglio dei Ministri italiano nelle dichiarazioni dinanzi al Parlamento il 30 gennaio del 1992, solamente nell'ambito della comune responsabilità e del consenso politico sinora raggiunto tra il Governo centrale italiano e i gruppi etnici interessati, i quali devono perdurare anche se dovessero rendersi necessarie delle modifiche normative”. Chiudo qui l'inciso.
Siccome nulla è eterno, Presidente, e lo statuto infine ha avuto ora, come già in precedenza, necessità di modifiche e di innovazioni, anche e soprattutto a seguito della modifica costituzionale del Titolo V della Costituzione, che dal 2001 ha generato una fortissima conflittualità - manifestatasi in termini di ricorsi sui limiti delle precedenti competenze legislative delle province e della regione autonoma -, si è pervenuto all'avvio di consultazioni permanenti che, oltre a coinvolgere Governo e province autonome, ha prodotto una straordinaria innovazione, ossia la partecipazione dei presidenti delle Commissioni paritetiche dei sei e dei dodici, garantendo proprio quel principio della permanente ricerca del consenso da parte dei gruppi etnici - che qui mi premerebbe, invece, definire linguistici, con una versione linguistica più innovativa - interessati. Da qui ha preso corpo la struttura della riforma che ora è sottoposta al voto del Parlamento sovrano.
La riforma nasce nello spirito della pariteticità per assumere i contorni di una riforma percepibile e percepita da tutti i gruppi linguistici della provincia di Bolzano come di comune interesse, ma è molto di più. Interviene sui limiti delle competenze legislative della regione e delle province autonome, rafforzandone, negli ambiti assegnati, l'esercizio in una visione sussidiaria fra Stato e autonomia capace di ridurre i margini di conflittualità costituzionale dinanzi alla Consulta, esattamente nel solco dell'impegno assunto all'inizio della legislatura dal Presidente del Consiglio dei ministri davanti alle Camere.
Ciò avverrà in un quadro di chiarezza di ruoli nel castello istituzionale repubblicano, che evidentemente rende non superabile il principio dell'interesse nazionale. Si riafferma il valore della tutela delle minoranze linguistiche, anche come espressione di questo interesse nazionale. Si riafferma il valore del rispetto dei principi dell'ordinamento giuridico della Repubblica, i vincoli legati all'adesione dell'Italia all'Unione europea, gli accordi internazionali e, ovviamente, la Costituzione che resta il faro di riferimento.
Di rilievo per quanto riguarda il perimetro delle competenze legislative dell'autonomia è l'intervento volto a disciplinare il rapporto di lavoro e della relativa contrattazione collettiva per il personale delle province e della regione; la materia del governo del territorio, ivi compresa l'urbanistica, l'edilizia e i piani regolatori; la competenza sull'assunzione diretta, istituzione, organizzazione, funzionamento e disciplina dei servizi pubblici di interesse provinciale e locale, ivi compresa la gestione del ciclo dei rifiuti; la competenza esclusiva sulle piccole e medie derivazioni a scopo idroelettrico e quelle, sempre esclusive, sulla tutela dell'ambiente e dell'ecosistema di interesse provinciale, compresa la gestione della fauna selvatica, e sul commercio.
Si è intervenuto su un altro ambito di particolare rilievo, ossia le attribuzioni dei presidenti delle province autonome, specificando che essi esercitano anche le attribuzioni spettanti all'autorità di pubblica sicurezza in materia di gestione della fauna selvatica, ad eccezione della disciplina relativa alle armi e alle munizioni ovviamente, nonché alle connesse attività di autorizzazione e sanzionatorie. Se forte era stata la richiesta di interventi sul perimetro del sistema dell'autonomia da parte delle espressioni territoriali delle minoranze linguistiche, altrettanto forte è stata la richiesta di un intervento di cosiddetto riequilibrio etnico-linguistico - così è stato definito - volto a caratterizzare quello storicamente consolidato, soprattutto in ambito linguistico italiano, relativo alla riduzione del periodo minimo di residenza per l'esercizio del diritto elettorale attivo sul territorio della provincia di Bolzano, ridotto da quattro a due anni, con l'estensione del riconoscimento della residenza storica.
Fra le misure definite di riequilibrio sopra citate vi è anche quella che, previa deliberazione del consiglio provinciale a maggioranza assoluta dei suoi componenti, prevede la composizione della giunta provinciale di Bolzano adeguata, in tutto o in parte, alla consistenza dei gruppi linguistici come risulta dall'ultimo censimento linguistico - in deroga alla procedura ordinaria, che rimane vigente, secondo cui la composizione della giunta provinciale di Bolzano deve adeguarsi alla consistenza dei gruppi linguistici in seno al consiglio medesimo -, introducendo la previsione per cui, qualora vi sia un rappresentante ladino nella giunta provinciale, gli altri incarichi siano attribuiti agli altri gruppi linguistici in rapporto alla loro consistenza, calcolata sul numero totale dei componenti del consiglio provinciale, in modo da garantire una più adeguata e piena rappresentatività al gruppo linguistico italiano.
Soprattutto, si rimuove il vincolo per cui nei comuni della provincia di Bolzano, nel caso in cui nel consiglio comunale sia presente un solo consigliere appartenente a un gruppo linguistico - circostanza che si verifica soprattutto per i gruppi linguistici italiano e ladino -, questo non possa assumere incarichi amministrativi in giunta comunale. Questo vincolo viene rimosso. Era un divieto all'esercizio della rappresentanza politica, che oggi viene sanato.
Di cornice, il tema delle future ipotetiche revisioni dello Statuto. Su questo va ribadito che la riforma non prevede alcun limite interno o esterno alla sovranità parlamentare. Si prevede, in ogni caso, la possibilità, da parte del consiglio regionale e dei consigli provinciali, di esprimere l'intesa sul testo approvato in prima deliberazione dalle Camere, da adottarsi a maggioranza assoluta dei componenti dei relativi consigli. Laddove, però, l'intesa non sia raggiunta nel termine di 60 giorni, le Camere possono adottare comunque le modifiche con la maggioranza assoluta dei propri componenti nella seconda votazione, come già previsto dall'articolo 138 della Costituzione per l'approvazione in seconda deliberazione delle leggi costituzionali, fermi restando i livelli di autonomia già riconosciuti.
Alle Commissioni paritetiche infine viene assegnato anche il compito di elaborare schemi, oltre che di norme di attuazione, anche di norme che possano contenere disposizioni volte ad armonizzare l'esercizio della potestà legislativa regionale e provinciale con quella statale.
Infine, ma non meno importante, è previsto un intervento normativo che introduce, al fianco della denominazione ufficiale della regione, inclusa dal 2001 in Costituzione, di Trentino-Alto Adige/Südtirol, anche quella tradotta in lingua tedesca di . Ancora una volta, Presidente, una misura all'insegna di quella pariteticità e parità fra i gruppi linguistici più volte richiamata anche in questa relazione.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il Ministro per gli Affari regionali e le autonomie, senatore Roberto Calderoli. Prego, a lei la parola.
ROBERTO CALDEROLI,. Grazie, Presidente. Ringrazio il relatore Urzi', che ha rappresentato puntualmente tutti i contenuti. Volevo fare una piccola cronistoria di questa riforma. Nasce da un incontro del sottoscritto e della Presidente Meloni al Festival delle regioni nel dicembre 2022, laddove il Presidente Kompatscher, a nome di tutti i presidenti delle regioni e delle province autonome presenti all'incontro, presentò una loro proposta di revisione dei rispettivi statuti, un'unica proposta che trovò poi recepimento nelle dichiarazioni programmatiche della Presidente Meloni, che tuttavia il Governo preferì individuare in singole riforme per le singole specialità. Credo che questo corrisponda ampiamente proprio alle specificità di queste regioni e province a statuto speciale.
Si decise di partire dal Trentino-Alto Adige, perché, come ebbe a definire un Presidente della Repubblica, il Trentino-Alto Adige è la regione più speciale nelle specialità. È un testo che nasce da un contributo molto condiviso fatto da parte delle province di Trento e di Bolzano. Un ruolo rilevante… Qui abbiamo il presidente della Commissione dei sei di Bolzano. Credo che, per la prima volta, il contributo anche delle Commissioni dei sei e dei dodici, sia stato determinante. Quindi, è un percorso che dimostra come la leale collaborazione produca e porti determinati risultati.
Obiettivo principale era il ripristino delle condizioni di autonomia antecedenti alla modifica del Titolo V del 2001. Io credo che questa riforma abbia portato al ripristino di quelle condizioni. Rispetto alle forme di autonomia, l'autonomia legislativa esclusiva è stata anche ampliata. Abbiamo portato anche quel principio dell'intesa tra le prime due letture conformi, prima di procedere alla terza e alla quarta, che è superabile, perché ovviamente non si può impedire l'autonomia del Parlamento. Comunque, è stata assolutamente introdotta.
Credo sia assolutamente positivo il riequilibrio dei diritti e dei doveri delle varie componenti linguistiche, che fino ad oggi non sempre erano state rispettate, anche solo a partire dal cambiamento della tempistica dell'elettorato attivo, che credo non fosse più accettabile rispetto a quello che stiamo vivendo.
Vi è un intervento a livello delle composizioni delle giunte provinciali e comunali, vi è un ruolo della Commissione paritetica, che considero molto positivo, perché, prima di arrivare a una situazione di contenzioso fra una provincia e una regione, il ruolo che le Commissioni possono svolgere attraverso le norme interpretative d'applicazione dello Statuto sono assolutamente da recepire. Un impegno, che ho assunto anche in Commissione e che ribadisco oggi in Aula, è che dopo questa lettura ne venga data comunicazione anche al Governo austriaco, come da prassi consolidata.
Infine, concludendo, questo statuto rappresenta l'apripista rispetto alle riforme di tutti gli altri statuti e stiamo partendo con le interlocuzioni con la Valle d'Aosta e con il Friuli, perché sulle riforme di tutti gli statuti c'è da parte del Governo l'impegno a volerle completare e definire in via finale.
PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare, dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali, avvertendo che non si darà luogo alle repliche.
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione delle mozioni Conte ed altri n. 1-00553 e Zanella ed altri n. 1-00554 concernenti iniziative volte alla celere riduzione delle liste di attesa nell'ambito del Servizio sanitario nazionale .
La ripartizione dei tempi riservati alla discussione è pubblicata nel vigente calendario dei lavori .
Avverto che in data odierna sono state presentate la mozione Malavasi ed altri n. 1-00555 e una nuova formulazione della mozione Conte ed altri n. 1-00553 che, vertendo su materia analoga a quella trattata dalle mozioni all'ordine del giorno, verranno svolte congiuntamente. I relativi testi sono in distribuzione.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
È iscritto a parlare il deputato Andrea Quartini, che illustrerà anche la mozione Conte ed altri n. 1-00553 , di cui è cofirmatario. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. La questione sanitaria è una questione di classe ormai, purtroppo. Per curarsi occorre la tessera sanitaria oppure occorre la carta di credito? Considerando che 6 milioni di cittadini rinunciano alle cure per le liste d'attesa o per risorse economiche assenti, direi che a questo punto ci vuole proprio la carta di credito e non la tessera sanitaria per curarsi. Si chiama “classismo”. Del resto, classista è la politica di questo Governo su tasse, sugli extraprofitti, sul contrasto alla povertà, sui salari da fame, sull'orario di lavoro, sugli armamenti, sulle politiche sociali e sul sulle politiche abitative, sull'ambiente.
Il sostegno alle classi sociali in difficoltà è sostanzialmente assente. Quando si parla di sostegno alle classi sociali più vulnerabili, non si tratta di assistenzialismo, ma di giustizia sociale, di dovere solidaristico, come contemplato dall'articolo 2 della nostra Costituzione. La narrazione che avete messo più soldi - mi riferisco soprattutto, tramite lei, Presidente, al Sottosegretario Gemmato - è di fatto una truffa sostanziale, tossica. Tutti i Governi hanno messo più risorse nel tempo per la sanità, tutti, nessuno escluso.
I fatti ci dicono che per far pari con i livelli attuali di mancano 17 miliardi e per raggiungere la media europea ne mancano addirittura 48 di miliardi; più o meno è quello che spendono i cittadini per il privato in sanità, tra esami, visite, assicurazioni private, e il resto io direi che sono assolutamente chiacchiere. Vede, Presidente, i diritti non si dovrebbero mai pagare, dovrebbero essere garantiti dallo Stato, e quello alla salute resta fondamentale, non opzionabile, non negoziabile, Presidente. Dicevo che la narrazione del Governo è tossica su molti aspetti della politica.
È tossica la narrazione che andremo a votare un referendum sulla giustizia perché non è sulla giustizia, ma è sul CSM, e non avrà nessun impatto, per esempio, sui tempi dei processi; come è tossica la narrazione che si riduce la disoccupazione, visto che non si considera l'aumento degli inoccupati, che molti giovani se ne vanno all'estero, che aumentano i cassintegrati e l'occupazione sopra i 50 anni, visto che si va in pensione, se ci si va, sempre più tardi, alla faccia dell'abolizione della Fornero. Questa mozione sulle liste di attesa vuole dare indicazioni al Governo sulle linee da seguire per garantire un diritto costituzionalmente fondamentale, il diritto alla cura, senza lasciare nessuno indietro.
Non è più tollerabile, a fronte di annunci mediatici e piani straordinari, che i decreti attuativi restino nei cassetti dei Ministeri, mentre i cittadini attendono mesi per una mammografia, una risonanza magnetica, una colonscopia, una visita cardiologica, una visita oncologica. Non è più accettabile che i dati ufficiali non siano pienamente trasparenti, impedendo al Parlamento e ai cittadini di esercitare un controllo democratico effettivo. Non è più giustificabile che la spesa sanitaria venga compressa in nome dei vincoli contabili, quando la salute rappresenta un investimento con effetti moltiplicativi sull'economia.
Non è più ammissibile che la spesa sanitaria sia sacrificata a dispetto delle enormi e spropositate risorse destinate agli armamenti. Non è più rinviabile una riforma strutturale che restituisca centralità al servizio pubblico, valorizzi il lavoro sanitario, garantisca uniformità dei diritti su tutto il territorio nazionale. Le liste di attesa non sono un accidente amministrativo, ma il sintomo di un tradimento di tutto il dettato costituzionale. La salute non è una merce, non è un privilegio per chi non può pagare e non è un capitolo residuale di bilancio, ma è il fondamento della Repubblica.
Ogni giorno di inerzia, ogni decreto non emanato, ogni agenda chiusa è una responsabilità precisa della politica, che il nostro Paese non può più tollerare. Allora in questa mozione noi chiediamo di adottare tutti i decreti attuativi ancora mancanti, con particolare riferimento a quello relativo alla metodologia per la determinazione del fabbisogno di personale del Servizio sanitario nazionale. Chiediamo di rendere pienamente operativa, trasparente e di immediata lettura la Piattaforma nazionale delle liste di attesa. Chiediamo di esercitare i poteri sostitutivi previsti dall'ordinamento nei confronti delle regioni inadempienti, qualora si riscontrino reiterate violazioni dei tempi massimi di erogazione o gravi carenze organizzative.
Chiediamo di adottare normative per una riforma organica e strutturale della disciplina della libera professione intramuraria, fondata sul principio inderogabile della prevalenza assoluta dell'attività istituzionale rispetto a quella libero-professionale. Chiediamo di garantire che l' torni ad essere uno strumento residuale e regolato, e non un canale strutturalmente concorrente e sostitutivo dell'attività pubblica. Chiediamo di avviare un piano pluriennale di riallineamento delle retribuzioni del personale medico e sanitario agli standard europei, attraverso un significativo incremento della componente stipendiale fissa e non accessoria, riducendo la dipendenza economica dalla libera professione.
Chiediamo di garantire condizioni di lavoro dignitose, carichi sostenibili, dotazioni organiche adeguate e percorsi di carriera trasparenti affinché l'attività del servizio pubblico non sia legata alla possibilità di integrare il reddito mediante prestazioni a pagamento. Chiediamo di adottare iniziative, anche a carattere normativo, al fine di varare un piano straordinario pluriennale di assunzioni e stabilizzazioni del personale, superando definitivamente il tetto di spesa per il personale. Chiediamo di accelerare con urgenza l'attuazione degli interventi previsti dal PNRR in materia di sanità territoriale, nonché di garantire le risorse necessarie per il reclutamento e la stabilizzazione del personale sanitario indispensabile al loro funzionamento, rafforzando il ruolo della medicina territoriale nella presa in carico dei pazienti cronici.
Chiediamo di assumere iniziative normative volte a rivedere il sistema di accreditamento e remunerazione del privato convenzionato, subordinando il rinnovo degli accreditamenti e dei budget alla dimostrazione di un contributo effettivo alla riduzione delle liste di attesa nel canale istituzionale. Chiediamo di predisporre un nuovo Piano di governo delle liste di attesa aggiornato al mutato contesto epidemiologico e demografico, in continuità con il Piano nazionale di governo delle liste di attesa 2019-2021, capace di garantire uniformità dei diritti su tutto il territorio nazionale.
Chiediamo di adottare le iniziative normative necessarie finalizzate a delineare una revisione organica sulla disciplina della responsabilità professionale sanitaria. Chiediamo di arrestare il processo di progressivo ricorso alle assicurazioni private e di riaffermare con atti normativi e di indirizzo politico la centralità del Servizio sanitario nazionale, riaffermando con chiarezza che la salute non può essere trasformata in un mercato assicurativo, né subordinata alla capacità individuale di acquisto.
Chiediamo di adottare iniziative normative prevedendo procedure di nomina dei direttori generali sanitari e amministrativi pienamente trasparenti, basate su criteri oggettivi di competenza ed esperienza, con commissioni di valutazione indipendenti, e di istituire una graduatoria pubblica e nazionale e verbalizzare i punteggi attribuiti. Chiediamo di assumere iniziative al fine di istituire una relazione annuale al Parlamento sullo stato di attuazione del diritto alla tempestività delle cure.
Chiediamo di promuovere iniziative normative, anche di rango istituzionale, attraverso una revisione del quadro costituzionale e del Titolo V, volta a rafforzare la regia unitaria dello Stato. Infine, chiediamo di assumere iniziative volte a trasferire le risorse destinate al riarmo per destinare risorse aggiuntive e strutturali al Fondo sanitario nazionale, sottraendo la spesa sanitaria alla logica dei meri vincoli contabili - in definitiva, dovremmo sottrarla anche al Patto di stabilità, quindi in questa direzione - e riconoscendola come un investimento strategico per la crescita, la coesione sociale e la tutela dei diritti fondamentali nella consapevolezza che ogni euro sottratto alla sanità pubblica si traduce in maggiori disuguaglianze, maggiore spesa privata e indebolimento del patto costituzionale .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Luana Zanella, che illustrerà anche la sua mozione n. 1-00554. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Comincio con l'affermare, anche con grande dispiacere se vogliamo, proprio per i motivi che sono stati or ora spiegati in maniera molto dettagliata dal collega che mi ha preceduta, che questo decreto, su cui il Governo aveva fatto molto affidamento per risolvere il problema delle liste d'attesa, il decreto-legge n. 73 del 2024, non è stato, di fatto, attuato: la relativa Piattaforma nazionale non è trasparente ed è di scarsa utilità per i pazienti. Insomma, certifica uno dei più grandi fallimenti di questo Governo e delle sue politiche sociali e sanitarie. Per cui, è indispensabile porvi rimedio con un intervento strutturale e coordinato; che garantisca cosa? Il diritto alla salute e la sostenibilità del sistema sanitario nazionale - che vuol dire investire di più e dare risposte alle tante attese disattese - nonché la riduzione delle diseguaglianze di accesso che sono ancora troppo - troppo - accentuate sul nostro territorio.
Noi, per definire subito la nostra posizione, vogliamo che il Governo si impegni nell'adozione, innanzitutto, di questi benedetti decreti attuativi che mancano ancora; poi che venga aggiornata e resa effettivamente aderente alla realtà la Piattaforma nazionale delle liste di attesa. Cos'è che manca? I dati disaggregati - e hai detto niente! - per regione, per azienda sanitaria, per tipologia di erogatore e regime di erogazione: la pubblicazione, cioè, di dati chiari, comprensibili ai comuni mortali e non solo agli specialisti, basati sulla percentuale di indicatori chiari, come ripeto, e che diano la possibilità a tutti e a tutte di accedere a questa banca dati per questioni di trasparenza e per capire quelle che sono effettivamente le prestazioni erogate dal Servizio sanitario pubblico e quelle effettuate in regime di professione , entro i tempi stabiliti, garantiti per ciascuna classe di priorità. Quindi, è una cosa, in teoria, semplice che, invece, non incontra la capacità di questo Governo - e anche, va detto, delle regioni - di fornire questi dati in maniera molto chiara e trasparente.
Vanno accelerati i tempi per avere sistemi informatici regionali interoperativi; inoltre, che vengano garantite le classi di priorità. Va anche garantita l'integrazione dei CUP attraverso un utilizzo tempestivo ed efficace delle risorse già stanziate, aumentandole anche - va detto - quel tanto necessario, rafforzando - è una delle criticità ormai strutturale del nostro sistema - il personale che manca. Quindi, ribadiamo la richiesta di un Piano straordinario di assunzione per promuovere il contrasto all'inappropriatezza prescrittiva - quindi, un personale altamente specializzato e formato - e ottimizzare la domanda di prestazioni sanitarie: di questo abbiamo sempre spiegato la necessità.
Crediamo che in questo modo si possa ridurre la diseguaglianza di accesso, ormai veramente insostenibile e inaccettabile, considerando, per esempio, secondo le statistiche curate dalla Fondazione Gimbe, che non smettiamo di ringraziare, che il 30 per cento delle prestazioni viene erogato in mentre, secondo il presidente dell'Istat Chelli, il 10 per cento degli italiani - che vuol dire 1 su 10 - rinuncia addirittura a curarsi. Quindi, abbattere i tempi di attesa deve essere uno degli obiettivi prioritari e irrinunciabili di questo Servizio sanitario nazionale e l'erogazione dei servizi deve essere in tempi certi, ripeto, e appropriati rispetto alla patologia e a necessità di cura. Questo è un elemento, tra l'altro, fondamentale e imprescindibile dei livelli essenziali di assistenza.
Cosa possiamo dire per andare più in profondità? Lo spieghiamo nella nostra mozione: nel 2025 la Piattaforma nazionale delle liste di attesa ha raccolto, pensate, dati relativi a quasi 57,8 milioni di prestazioni erogate, di cui 24,2 milioni di visite specialistiche e 33,6 milioni di esami diagnostici. I dati a disposizione Istat rilevano che la spesa privata - cosiddetta , di tasca propria, traduco - per prestazioni diagnostiche e visite specialistiche è aumentata negli ultimi anni incredibilmente, e nel 2024 ben 5,8 milioni di persone hanno rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria.
Ecco, nonostante l'elevato numero, in teoria, di dati disponibili, la Piattaforma pubblica fornisce dati disponibili solo per informazioni aggregate a livello nazionale; e questo è un problema; è un problema grande. Infatti, la versione pubblica monitora 17 visite specialistiche - 17 tipologie, ovviamente - e 95 esami diagnostici, classificati in base alla priorità indicata nella ricetta: “urgente”, entro 3 giorni, “breve”, entro 10 giorni, “differita”, entro 30 giorni per le visite ed entro 60 giorni per gli esami, “programmata”, quelle che dovrebbero essere legate alla prevenzione, entro 120 giorni.
Ecco, la mancanza di dati disaggregati per regione, azienda sanitaria e tipologia di erogatore - pubblico e privato accreditato, Servizio sanitario nazionale o - impedisce di individuare con precisione cosa? I colli di bottiglia, le criticità territoriali, le prestazioni maggiormente soggette ai ritardi e le differenze all'interno del nostro territorio e non è poco.
A 18 mesi dalla conversione del decreto-legge n. 73 del 2024, quindi, le liste d'attesa soffrono anche - e non soltanto per le cose che ho cercato di spiegare, seppure succintamente - per la mancanza, ripeto, di ben due decreti attuativi fondamentali: sulla definizione della metodologia per il fabbisogno di personale del Servizio sanitario nazionale, sulle linee di indirizzo nazionale per la gestione del sistema di disdetta delle prenotazioni e sull'ottimizzazione delle agenda CUP, mentre sul decreto del superamento del tetto di spesa per il personale…
LUANA ZANELLA(AVS). ...è ancora in - chiudo, Presidente - in mancanza dell'approvazione di una nuova metodologia Agenas.
Quindi, concludo dicendo che dovremo sorvegliare perché ci sia questa approvazione, ma soprattutto perché sia rispettato fino in fondo l'articolo 32 della Costituzione, che prevede, appunto, anche un intervento immediato, strutturale e coordinato per la tutela della salute, di cui ovviamente le liste d'attesa…
PRESIDENTE. La ringrazio.
LUANA ZANELLA(AVS). …offrono una guida indispensabile
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Andrea Casu, che illustrerà la mozione Malavasi ed altri n. 1-00555, di cui è cofirmatario.
ANDREA CASU(PD-IDP). Onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, intervengo oggi in Aula per affrontare una questione che riguarda milioni di cittadini italiani e che tocca uno dei pilastri fondamentali del nostro Stato sociale: il futuro del Servizio sanitario nazionale e il problema, sempre più grave, delle liste d'attesa. Il nostro punto di partenza non può che essere la Costituzione. L'articolo 32 della Costituzione stabilisce con chiarezza che “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Non si tratta di una semplice dichiarazione di principio, è un impegno preciso dello Stato. A questo si affianca l'articolo 3 della Costituzione, che impone alla Repubblica di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano l'uguaglianza dei cittadini. Tra questi ostacoli rientra, senza dubbio, anche la difficoltà di accedere in tempi adeguati alle necessarie prestazioni sanitarie.
Il Servizio sanitario nazionale nasce proprio per dare attuazione concreta a questi principi costituzionali. Con la legge n. 833 del 23 dicembre 1978, il Parlamento istituì il Servizio sanitario nazionale, fondandolo su tre principi cardine: universalità, uguaglianza ed equità nell'accesso alle cure. Lasciatemi, ancora una volta, in questa occasione ricordare e ringraziare Tina Anselmi, prima donna a essere Ministro della Sanità che, fortemente, con la sua tenacia, con la sua determinazione e col suo impegno ha consentito di scolpire questo principio normativo fondamentale nel nostro ordinamento. Fu una scelta politica e civile straordinaria: la salute non più come privilegio o come servizio legato alla capacità contributiva, ma come diritto universale garantito a tutti i cittadini. Grazie a questa scelta l'Italia ha costruito, nel corso dei decenni, uno dei sistemi sanitari pubblici più avanzati al mondo, capace di garantire cure di qualità e una delle aspettative di vita più alte tra i Paesi sviluppati.
Ma oggi dobbiamo dirlo con grande chiarezza: questo modello è sotto pressione. Il problema delle liste d'attesa è diventato uno dei principali fattori di disuguaglianza nell'accesso alle cure. Sempre più cittadini si trovano di fronte a tempi incompatibili con le proprie necessità di salute: visite specialistiche che richiedono mesi di attesa, esami diagnostici programmati a distanza di troppo tempo, interventi rinviati oltre i limiti accettabili; eppure, il nostro ordinamento prevede tempi precisi. Il piano nazionale del Governo delle liste d'attesa stabilisce le cosiddette classi di priorità, che definiscono i tempi massimi entro cui una prestazione deve essere garantita: “classe urgente”, entro 72 ore; “classe breve”, entro 10 giorni; “classe differibile”, entro 30 giorni per le visite e 60 giorni per gli esami diagnostici; “classe programmabile”, entro 120 giorni. Questi sono i tempi che il sistema sanitario deve garantire ai cittadini. La realtà, purtroppo, è spesso molto diversa. Secondo le principali analisi nazionali, oltre il 50 per cento delle prestazioni specialistiche non viene erogato nei tempi previsti dalle classi di priorità del sistema sanitario e in molte realtà territoriali le attese per esami diagnostici fondamentali superano i 3 o i 4 mesi e per alcune visite specialistiche si arriva anche oltre i 6.
Dietro questi numeri ci sono persone reali, ci sono anziani che rinunciano a controlli importanti, ci sono famiglie costrette a rivolgersi al privato, pagando di tasca propria, ci sono cittadini che rimandano diagnosi e cure, con il rischio di aggravare le proprie condizioni di salute. Questo produce un effetto molto chiaro: la sanità rischia di diventare sempre più un sistema a due velocità; chi può permetterselo paga una prestazione privata e ottiene una visita in pochi giorni; chi non può permetterselo, resta in lista d'attesa. Questo non è il modello di sanità pubblica su cui è stato costruito il nostro Servizio sanitario nazionale.
Proprio con l'obiettivo dichiarato di affrontare questa emergenza, il Governo ha anche approvato, nei mesi scorsi, il cosiddetto decreto sulle liste d'attesa. Quel provvedimento è stato presentato come una riforma risolutiva ma, se guardiamo alla realtà dei fatti, dobbiamo dire, con grande chiarezza, che quel provvedimento ad oggi non ha prodotto i risultati annunciati. Prima di tutto perché si tratta di un decreto approvato senza risorse strutturali adeguate. Non ci sono investimenti sufficienti per aumentare l'offerta di prestazioni sanitarie e, soprattutto, non ci sono risorse per affrontare la vera causa delle liste d'attesa, la carenza di personale. Le liste d'attesa non si riducono per decreto, si riducono se ci sono più medici, più infermieri, più tecnici sanitari e più strutture in grado di erogare prestazioni. In secondo luogo, molte delle misure contenute nel decreto non sono ancora operative. A distanza di mesi dall'approvazione del provvedimento, mancano ancora diversi decreti attuativi fondamentali per rendere effettive le norme previste. Questo significa, dunque, che molte delle soluzioni annunciate dal Governo esistono oggi solo sulla carta. Nei territori le aziende sanitarie non hanno ancora gli strumenti normativi e organizzativi per applicarle pienamente e nel frattempo la situazione dei cittadini non è cambiata: le liste di attesa restano lunghe, le difficoltà di accesso alle prestazioni restano le stesse e il sistema sanitario continua a lavorare con personale insufficiente.
C'è poi un nodo strutturale che non può essere ignorato: il finanziamento della sanità pubblica. Negli ultimi anni la spesa sanitaria pubblica italiana in rapporto al PIL si è attestata intorno al 6,2-6,3 per cento del PIL, una quota inferiore rispetto a quella di molti grandi Paesi europei. In Germania, la spesa sanitaria pubblica supera il 10 per cento del PIL; in Francia, è intorno al 9 per cento; nel Regno Unito, supera l'8 per cento. Questo significa che il nostro Servizio sanitario nazionale continua a garantire prestazioni di qualità, ma lo fa con risorse significativamente inferiori rispetto a molti sistemi sanitari comparabili. Nel nostro Paese, invece, dobbiamo ammettere, con amara franchezza, che il modello universalistico ed egualitario del Servizio sanitario nazionale non solo è sotto pressione, ma anche che alcune politiche regionali invece di affrontare il problema talvolta lo occultano o vogliono far credere di averlo risolto, come nel caso del Lazio, creando una narrazione distante dalla realtà vissuta dai cittadini.
In questo modo, il problema delle liste d'attesa colpisce anche la medicina territoriale, rendendo più difficile in particolar modo il lavoro dei medici di famiglia, primo presidio di sanità pubblica, che quotidianamente si trovano a gestire pazienti costretti ad aspettare mesi per visite specialistiche o esami diagnostici. Questi professionisti rappresentano il vero anello di congiunzione tra cittadini e sistema sanitario, ma sono abbandonati in prima linea, senza strumenti adeguati per affrontare la domanda crescente. Quando le risorse sono insufficienti, le conseguenze sono inevitabili: servizi sotto pressione, personale sovraccarico e tempi d'attesa sempre più lunghi. Per questo, la questione del finanziamento della sanità pubblica è una questione centrale. Non è un tema tecnico, è una scelta politica, perché decidere quante risorse destinare alla sanità significa decidere quanto lo Stato intende investire sulla tutela del diritto fondamentale alla salute fisica e mentale di tutte le cittadine e di tutti i cittadini. Per affrontare in modo strutturale questo tema, è stata presentata una proposta di legge che prevede un percorso di rafforzamento progressivo del finanziamento del Servizio sanitario nazionale, fino a raggiungere il 7,5 per cento del PIL.
Una proposta sostenuta dalle opposizioni e promossa dalla segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein; una proposta che indica un percorso graduale e sostenibile di rafforzamento della sanità pubblica: non un intervento emergenziale, ma una strategia pluriennale per garantire stabilità e programmazione del sistema sanitario. Eppure, questa proposta è stata respinta dalla maggioranza. È una scelta politica che deve essere spiegata ai cittadini perché, senza un rafforzamento strutturale delle risorse, sarà molto difficile affrontare davvero i problemi del sistema sanitario, primo fra tutti, quello del personale sanitario.
Oggi il nostro sistema sanitario soffre di una carenza significativa di medici: secondo i dati comparativi europei, l'Italia ha circa 6 infermieri ogni 1.000 abitanti, mentre la media dell'Unione europea supera gli 8 infermieri per 1.000 abitanti. Questo significa che nel nostro sistema sanitario mancano decine di migliaia di infermieri rispetto agli standard dei principali Paesi europei, e a questo si aggiungono la carenza di medici in diverse specialità e la crescente difficoltà nel garantire ricambio generazionale.
Per questo è necessario avviare un grande piano nazionale per il personale sanitario. La prima misura deve essere la stabilizzazione del personale precario che da anni lavora nel Servizio sanitario nazionale e che durante la pandemia ha garantito la continuità dei servizi. Non possiamo continuare a chiedere a queste professionalità di sostenere il sistema sanitario vivendo in una condizione di precarietà. Accanto alla stabilizzazione, è necessario avviare un piano straordinario di assunzioni, un piano pluriennale per aumentare il personale sanitario. È fondamentale rafforzare la sanità territoriale. La questione delle liste d'attesa non è solo un problema organizzativo…
ANDREA CASU(PD-IDP). …è una questione di giustizia sociale, è un diritto costituzionale e, come tale, deve essere garantito a tutti. Uno Stato che non garantisce davvero a tutti questo diritto rischia di indebolire uno dei fondamenti della propria democrazia.
PRESIDENTE. Non essendovi altri iscritti a parlare, dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Il Governo intende intervenire o si riserva di farlo successivamente? Prego, la parola al Sottosegretario Gemmato.
MARCELLO GEMMATO,. Grazie, Presidente. Io ringrazio i colleghi parlamentari per il livello del dibattito. Mi permetto di palesare qualche dubbio rispetto agli interventi che ho ascoltato, che - vivaddio - sono il sale della democrazia e costituiscono le differenti posizioni che dobbiamo avere, però, voglio ricordare a me stesso, prima che all'Aula e ai colleghi, che una mozione è un atto di indirizzo al Governo. Come tale, sono contento del fatto che possano venire dei suggerimenti da parte dei gruppi parlamentari a migliorare le del nostro sistema sanitario nazionale con particolare riferimento alle liste d'attesa, alla sanità territoriale, però, a mio avviso - e questo è un richiamo che faccio sempre e che non mi stancherò mai di fare - vorrei che, in tema di sanità, non vi fosse speculazione politica o, peggio ancora, partitica, e che, invece, tutti quanti insieme contribuissimo alla validazione dell'articolo 32 della nostra Costituzione e, quindi, allo straordinario universalismo del nostro sistema sanitario nazionale pubblico che, voglio ricordare a tutti quanti, ancora oggi viene quotato fra i primissimi sistemi sanitari nazionali pubblici al mondo. È un dato questo.
Quando parliamo, per esempio, di finanziamento del Fondo sanitario nazionale, parliamo di numeri. Le opinioni sono opinioni, i numeri, nella loro assolutezza, ci raccontano di un'inversione di tendenza che questo Governo ha posto in essere all'atto del suo insediamento e di cui, di questo concetto, troviamo ratifica, validazione nei numeri: nell'ultima legge di bilancio noi abbiamo postato più di 6 miliardi di euro al Fondo sanitario nazionale. Il nostro Fondo sanitario nazionale quest'anno sfora i 140 miliardi di euro e sfiora i 143 miliardi di euro, 142,9 miliardi di euro. È un valore assoluto congruo e io lo parametrerei alla dotazione del Fondo sanitario nazionale del 2019, quando il Fondo si dotava di 114,5 miliardi di euro in condizioni di analogia rispetto ad oggi. All'epoca non c'era il COVID, oggi - vivaddio - il COVID non vi è più. Noi abbiamo confermato il livello di spesa che si era tenuto durante gli anni del COVID, quando bisognava acquistare mascherine, respiratori, straordinari, vaccini, e l'abbiamo ulteriormente implementato di una dotazione congrua che ci porta, appunto, a sfiorare questa cifra record.
Ora, dire che è stato definanziato, sottofinanziato il Fondo sanitario nazionale, significa offendere la verità, la grammatica e, probabilmente, anche la nostra esigenza. Perché, se noi partiamo dal presupposto che, durante il nostro mandato vi sia stata una riduzione del rapporto rispetto al PIL, è di tutta evidenza che quel rapporto che voi portate è il rapporto rispetto al PIL durante la pandemia da Coronavirus, che oserei definire un PIL da guerra: erano chiuse le fabbriche, gli studi professionali, l'economia viveva un momento di . Si abbassa il denominatore e schizza il coefficiente, perché è il rapporto fra numeratore e il denominatore. Il denominatore diminuisce e il coefficiente aumenta: quindi è semplicissimo raggiungere il famoso 7 per cento; peraltro noi sfioriamo anche quel dato. Ma, poiché la nostra parte politica non è quella della decrescita felice, quella che vuole che decresca il PIL, ma è quella che vuole implementare quel PIL, è di tutta evidenza che, se si implementa il PIL, implementa anche il valore assoluto della dotazione che noi mettiamo a disposizione per curare gli italiani. Mi sia perdonata la battuta: gli italiani non li curiamo con percentuali di PIL, ma con denaro in valore assoluto, anche perché, se il PIL dovesse crollare e diventare di 1.000 euro - utilizzo un'iperbole - e questo Governo così largo dovesse destinare il 99 per cento del PIL, ma di un PIL di 1.000 euro, evidentemente, avremo 999 euro per curare gli italiani e ci acquisteremo qualche cerotto.
Allora, un po' di serietà in questo discorso. Così come quando l'onorevole Casu riporta il tema del 7,5 per cento del rapporto con il PIL, dobbiamo… mi verrebbe da dire, banalmente: perché non l'avete fatto? Non lo faccio, non lo dico, me lo rimangio . Ma vi dico molto più banalmente - e vi sfido su questo in punto di verità - che, nell'ultima NADEF, nell'ultima programmazione triennale che voi avete fatto, non sapendo che avreste perso le elezioni e, quindi, programmando nel 2022 a tendere per i successivi 3 anni, il rapporto del finanziamento con il PIL, con il vostro Governo, scendeva al 6,2 per cento. L'avete scritto voi nella NADEF dell'aprile del 2022, quando al Governo eravate voi, non sapevate di dover perdere le elezioni, e vi accingevate a programmare la spesa sanitaria per i successivi 3 anni. Quindi, avevate immaginato, a mio avviso, seguendo una : non c'è più il COVID, si abbassa il rapporto perché non abbiamo tutti quei… Noi non soltanto non abbiamo fatto questo, abbiamo aumentato quel rapporto. Ora ci dite che dobbiamo portarlo al 7,5. Non dico “perché non l'avete fatto?”, ma dico che l'avete scritto nella NADEF del 2022, in programmazione triennale.
Per questo io vorrei che un dibattito sul futuro del nostro sistema sanitario nazionale pubblico fosse scevro da condizionamenti ideologici e ci portasse tutti quanti insieme, un po' spogliandoci delle maglie d'appartenenza, a ripensare, a rivedere e ri-immaginare il sistema sanitario nazionale pubblico. Perché io condivido, quando lei, onorevole, diceva, parlava della straordinaria intuizione di Tina Anselmi con la legge 23 dicembre 1978, n. 833, che introduceva il nostro straordinario sistema sanitario nazionale pubblico, ma, se ci pensate, quella legge rispondeva a un'esigenza di sanità relativa alla fotografia di una società completamente diversa da quella attuale. Nel 1978, noi avevamo una popolazione giovane, non avevamo la gestione della cronicità, facevamo figli, venivamo fuori dal economico degli anni Sessanta. Oggi il coefficiente di fertilità è di 1,18 bambini per donna: siamo ultimi - dato negativo - in Europa, ultimissimi in Europa. Nella penultima rilevazione, era 1,24: eravamo sempre ultimi; nell'ultima rilevazione 1,18: ultimissimi. All'epoca facevamo figli. Dato, quindi, negativo in contrapposizione; dato positivo, invece, è che oggi siamo fra le popolazioni più longeve al mondo: la vita media è di 85,6 anni. Quindi, la popolazione invecchia in condizioni di comorbidità. Dato AIFA: gli ultraottuagenari prendono fra le 10 e le 15 pillole di farmaci al giorno, quindi, significa che diventiamo anziani, ma con una serie di patologie in essere.
È questo ciò su cui noi dobbiamo riflettere, ovvero un nuovo sistema sanitario nazionale pubblico, perché nel 1978 vi era la popolazione giovane e non c'era la gestione della cronicità. Immaginate che per curare le MCNT, le cosiddette malattie croniche non trasmissibili, si impegna l'80 per cento del Fondo sanitario nazionale pubblico. Nel 1978 non esisteva questo, nel 1978 non c'era la grande innovazione farmaceutica. Oggi abbiamo farmaci che costano decine di migliaia di euro, centinaia di migliaia di euro, anche milioni di euro per malattie rare.
Un farmaco per una malattia rara costa 3,5 milioni. Un bambino che era un vegetale oggi va in piscina, cammina e corre. Che cosa facciamo? Nel 1978 non c'era tutto questo. Quindi, se noi ci attardiamo in questa polemica un po' sterile sul sottofinanziamento, che vi ho smontato con le mie parole rispetto ai numeri nuovi, soprattutto rispetto al fatto che abbiamo una nuova società, probabilmente ne traiamo qualche decina di voti in più, ma tradiamo quella che è la missione per cui gli italiani ci hanno portato ad essere qui. Quindi, da qui il mio invito a non dividerci sui temi della salute, ma a concorrere tutti quanti a mantenere il nostro sistema sanitario nazionale pubblico nel suo straordinario universalismo .
PRESIDENTE. Il seguito della discussione è rinviato ad altra seduta.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge n. 2111-A: Istituzione della Giornata nazionale del riciclo della carta.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea .
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
La VIII Commissione (Ambiente) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire il relatore, deputato Massimo Milani.
MASSIMO MILANI, . Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, la proposta di legge all'esame dell'Assemblea reca disposizioni per l'istituzione della Giornata nazionale del riciclo della carta, con l'obiettivo di promuovere la cultura della sostenibilità ambientale e di accrescere la consapevolezza dell'importanza del riciclo della carta, contribuendo alla riduzione dell'impatto ambientale e alla conservazione delle risorse naturali. L'Italia vanta uno dei più alti tassi di raccolta e di riciclo della carta in Europa.
Pertanto, l'istituzione di una giornata dedicata mira a consolidare tale tendenza, accrescendo la consapevolezza ambientale e rafforzando il ruolo del Paese come riferimento a livello europeo e internazionale. Il provvedimento è stato modificato nel corso dell'esame in sede referente con l'approvazione di alcuni emendamenti presentati dai gruppi di opposizione. L'articolo 1, al comma 1, istituisce la Giornata nazionale del riciclo della carta, individuata nel giorno 18 settembre. La disposizione, modificata in sede referente, specifica che tale ricorrenza è finalizzata a promuovere la cultura del risparmio delle risorse naturali, la riduzione degli sprechi e la diffusione di stili di vita sostenibili per lo sviluppo dell'economia circolare, nel rispetto dei principi di cui all'articolo 9 della Costituzione.
Il comma 2 chiarisce, inoltre, che la Giornata nazionale non determina gli effetti civili previsti dalla legge n. 260 del 27 maggio 1949, recante disposizioni in materia di ricorrenze festive. L'articolo 2 disciplina l'organizzazione e il coordinamento delle iniziative da svolgere in occasione della ricorrenza. In particolare, il comma 1, modificato anch'esso in sede referente, prevede che in occasione della Giornata nazionale possano essere organizzati incontri e iniziative dedicate alla promozione del riciclo della carta. Il comma 2 stabilisce che il Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica assicuri il coordinamento di tali iniziative, con il coinvolgimento dei Ministri e delle istituzioni interessati e in collaborazione con il Consorzio nazionale recupero e riciclo degli imballaggi a base cellulosica (Comieco), le associazioni categoriali maggiormente rappresentative della filiera cartaria e cartotecnica e con gli enti locali.
Il coordinamento delle iniziative è previsto in particolare nell'ambito del festival “Cortile di Francesco”, organizzato dai frati del Sacro Convento di San Francesco d'Assisi, evento che si è caratterizzato in questi ultimi anni, in misura sempre maggiore, come uno spazio di confronto per lo sviluppo di un approccio il più possibile organico e globale al tema del riciclo della carta. Sulla base di un emendamento approvato nel corso dell'esame in sede referente, il coordinamento delle iniziative è altresì previsto nell'ambito dell'iniziativa della Mostra internazionale dell'industria cartaria e del Pianeta Terra Festival.
Segnalo, infine, che sul testo all'esame dell'Assemblea si è espressa favorevolmente la Commissione affari costituzionali, mentre la Commissione bilancio ha espresso parere favorevole con la condizione volta a garantire il rispetto dell'articolo 81 della Costituzione, recepita in sede referente con un emendamento del relatore volto a inserire la clausola di invarianza finanziaria, stabilendo che le amministrazioni competenti provvedano agli adempimenti previsti dalla legge con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, e comunque senza nuovi e maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
In conclusione, la proposta di legge è volta a promuovere comportamenti sostenibili e a sensibilizzare cittadini e istituzioni sul valore del riciclo e del corretto utilizzo delle risorse, con particolare riferimento alla filiera della carta e del cartone, favorendo, al contempo, la diffusione di pratiche virtuose e iniziative di informazione dedicate al tema del riciclo della carta.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il rappresentante del Governo, Sottosegretario Barbaro.
CLAUDIO BARBARO,. Molto brevemente, Presidente, la ringrazio. Io volevo soltanto aggiungere alcune considerazioni rispetto a quanto introdotto dal relatore sulla legge che oggi ci apprestiamo a discutere. Come rappresentanti del Ministero dell'Ambiente abbiamo guardato sicuramente con estremo favore a questa proposta di legge, perché si inserisce in un contesto generale di economia circolare - lo ha già detto anche lei, relatore - nel quale il nostro Paese è considerato tra i più virtuosi, ma soprattutto in un contesto di educazione ambientale.
Un che stiamo cercando di valorizzare all'interno delle politiche ambientali di questo Governo, cercando di far sì che l'educazione ambientale possa essere in qualche modo estesa a tutti i processi di comunicazione che riguardano le politiche ambientali. Ritengo molto importante, altresì, che la Commissione abbia espressamente previsto un riferimento all'articolo 9 della Costituzione perché si fa sempre un riferimento abbastanza blando a questa modifica epocale che noi abbiamo avuto il piacere di vedere all'interno della nostra Costituzione.
È un qualcosa di cui si dovrebbe parlare sempre più spesso, un qualcosa di estremamente importante, e io ritengo che questa proposta di legge sia proprio una rappresentazione plastica di come si possa andare a calare nel concreto quelli che sono gli indirizzi che provengono da questa importante modifica costituzionale.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata L'Abbate. Ne ha facoltà.
PATTY L'ABBATE(M5S). Grazie, Presidente. Governo, colleghi, io inizio con il dire che il nostro voto sarà di astensione, e vi dico i motivi. Astensione perché ci fa piacere che anche dalla maggioranza si ha questa sensibilità, e quindi si ritiene che la transizione ecologica sia qualcosa di reale e non sia nulla di ideologico. Perché, appunto, questa Giornata sul riciclo della carta personalmente ritengo che sia positiva, perché si inizia a parlare di riciclo, si inizia a parlare delle tre “R”, e finalmente, magari, abbiamo abbandonato quei concetti che a volte sento ancora dalla maggioranza, ossia che prima viene il modello economico e la sostenibilità economica, ma non riusciamo ancora a capire che la sostenibilità economica è collegata a quella ambientale e a quella sociale.
Mi fa piacere anche che il nostro Sottosegretario abbia nominato l'importanza di avere inserito l'articolo 9 della Costituzione. Io ringrazio perché era un mio emendamento, che è stato accettato, e perché, appunto, il MoVimento 5 Stelle ha inserito sviluppo sostenibile e tutela dell'ambiente all'interno della Costituzione, come è giusto che sia. Perché tutto il mondo si sta muovendo in questa direzione? Il motivo c'è e non è ideologico. Voglio fare un esempio perché, ripeto, ho detto le positività, però è un'astensione.
Quindi, cosa c'è che dal nostro punto di vista forse non va molto bene? In questi giorni quello che sta accadendo - è sotto gli occhi di tutti - sono i costi elevati chiaramente dell'energia, quindi petrolio eccetera, e stiamo arrivando a 2,1 euro alla pompa. Insomma, costi elevatissimi e, quindi, ci rendiamo conto che: è una questione geopolitica? Mi dite di guerre? Ma le guerre perché si fanno? A volte dicono che le guerre si fanno per le religioni. No, le guerre si sono sempre fatte per le risorse. Allora, lo dobbiamo ammettere che le risorse naturali, chiamate “capitale naturale”, sono limitate e che, quindi, il nostro amico - io dico “amico” perché sono sempre corretta nelle espressioni - oltreoceano sta cercando di raccattare quello che può, perché questa è un'asta globale e il più forte prenderà quelle che sono le risorse. Parliamo di acqua, parliamo di petrolio, ancora di carbone che rimane là, degli di minerali, quei minerali particolari che a noi servono per le batterie, per le altre cose, tutte le risorse un po' rare. Ecco, sarà una guerra al più.
Allora, noi italiani che cosa possiamo fare? Le nostre imprese ci hanno dato un esempio, un grande esempio, perché in Italia si è sviluppata da subito questa rete di riciclo e dobbiamo dire grazie, perché c'è una rete che funziona. In gergo la rete dell'economia circolare viene chiamata il “senso inverso”, perché chiaramente nel modo lineare di produrre noi abbiamo materie prime e abbiamo la produzione, poi diventa un rifiuto e poi dobbiamo creare la chiusura di questo ciclo con questa linea inversa. Il rifiuto lo dobbiamo risollevare e far diventare una materia prima in ingresso ai nostri processi produttivi. E l'Italia è una Nazione che non ha di minerali sottoterra - noi non siamo il Venezuela e forse è un bene, perché per questo magari nessuno verrà a metterci le mani sopra, perché tanto l'Italia cosa c'ha da dare? - ma noi siamo bravi e ci siamo ingegnati, quindi con l'economia circolare, con il riciclo delle varie parti di materia prima.
Ben venga la Giornata - perché se ne parla - sulla carta, però devono venire altre cose. Di cosa c'è bisogno? Di cosa c'è bisogno? Le imprese, se ci andiamo a parlare, ci dicono le stesse cose: hanno bisogno di una sburocratizzazione, hanno bisogno di avere anche dei permessi per iniziare il loro lavoro di riciclo e per gli impianti di riciclo, che siano più veloci. Uno dirà: ma come, lei della Commissione ambiente parla di queste cose? Sì, io non sono dalla parte delle imprese, io sono dalla parte della scienza. Le imprese devono andare avanti e quello che poi deve essere fatto a livello governativo è un discorso di controllo a valle, nel momento in cui io vado a controllare se realmente quello che è stato fatto è stato fatto in modo che non ci sia un danno sulla salute dei cittadini e sul territorio.
Quindi, che cosa ci manca quando parliamo di riciclo, quando facciamo la materia prima seconda? Per chiamarla “materia prima seconda” - secondo la legislazione - e non più “rifiuto”, ci devono essere gli e siamo arrivati al punto critico. Io non voglio mai dare addosso al Ministero dell'Ambiente, perché mi rendo conto delle cose, però - e lo devo dire ancora una volta qui - quel Ministero non è la Cenerentola, quel Ministero è il primo e ha bisogno di avere risorse anche di tipo umano, cioè risorse umane, perché di non può venirne fuori uno ogni otto anni, perché sul riciclo noi abbiamo una serie di settori e di rifiuti che possono diventare materie prime seconde - ne abbiamo una marea - se andiamo a guardare dal punto di vista merceologico. Quindi, cosa facciamo? Ci facciamo la Giornata? Bene, ma dobbiamo supportarla con gli e devono essere fatti il prima possibile.
E poi parliamo dell'energia. Mi collego anche a qualcosa che ha a che fare con la salute dei cittadini, che ho sentito poco fa, e ai costi sulla salute. Guardiamo anche un altro punto di vista. Noi decarbonizziamo e facendo il riciclo non è che noi tuteliamo solo la materia prima, perché quando facciamo riciclo facciamo sì che si eviti che vengano estratte altre materie e trasportate. Quindi, una serie di CO2 - anidride carbonica in atmosfera - diminuisce e magari diminuisce anche l'impatto degli inquinanti (uno a caso, gli inquinanti, e per questo si dice “decarbonizziamo”). Ma gli inquinanti su chi vanno a nuocere? Sulla salute dei cittadini.
Vi faccio questo discorso per vedere come tutto è collegato. Se la salute dei cittadini è tutelata, se io inizio ad avere un sistema economico che realmente effettua riciclo e anche riuso, che realmente abbatte le emissioni di CO2, di diossine, di NOx e di polveri sottili - tutte cose che fanno male alla salute dei cittadini - probabilmente io abbatterò anche i costi della sanità, perché nella sanità non solo io devo mettere risorse perché funzioni bene, ma devo far sì, magari, che la gente si ammali meno e abbia bisogno di minori cure, perché giustamente i costi per andare a supportare chi si ammala, anche di cancro - perché l'inquinamento è questo che fa principalmente - sono elevati e, quindi, è un cane che si morde la coda.
L'economia circolare non è solo rifiuto che diventa una risorsa, ma è un discorso molto, molto più ampio. È fatta di una serie di norme concatenate fra loro e io a volte rabbrividisco quando vedo qui che arrivano dei decreti con una piccola nicchia di cose, quando invece il decreto deve vedere insieme e supportare una serie di situazioni che sono concatenate fra di loro. Il cambiamento e la transizione - possiamo chiamarli ecologici, energetici, digitali - significano momento di cambiamento perché abbiamo visto che qualcosa non ha funzionato dai dati che ci hanno fornito dal punto di vista, appunto, scientifico. Il cambiamento è questo: una valutazione delle leggi che, a livello sistemico, risolvono i problemi. I problemi principali sono quelli dei cittadini, della loro salute, del fatto che devono arrivare a fine mese - parliamo dell'energia e qui con questi costi aumenterà il carrello della spesa - e poi parliamo delle imprese. In Italia, è inutile dirlo, noi abbiamo un tessuto di piccole e medie imprese che non sempre hanno all'interno ricerca e sviluppo, che non sempre hanno la possibilità, da sole, di supportare questo cambiamento. Il cambiamento deve essere fatto non solo per l'ambiente e qui vi faccio vedere come sono uniti ambiente e sostenibilità economica: si deve fare perché loro devono essere competitive in un mercato internazionale - e per essere competitive, purtroppo, ci sono all'estero situazioni “x” dove chiaramente ti chiedono, quando dai un prodotto, che abbia determinate caratteristiche dal punto di vista della sostenibilità - e noi dobbiamo metterle in condizioni di farlo.
Quindi, questa Giornata io la condivido, perché almeno se ne parla. Si parla di riciclo e mi fa piacere che - ripeto - il collega abbia portato avanti questa sua legge perché qui dentro di queste cose se ne deve parlare, non le possiamo nascondere sotto il tappeto, perché sono quella piccola parte che si unisce a tutto il resto, a tutto quello che le imprese ci dicono e a tutto quello di cui hanno bisogno.
Vi faccio qualche altro esempio, ve lo faccio perché qualche interrogazione parlamentare l'ho fatta su questo. Si tratta della carta, appunto. Siamo bravi a riciclarla, però dobbiamo essere attenti ai costi, perché c'è stato un periodo in cui all'estero non riuscivamo ad esportarla perché in alcuni Paesi esteri veniva presa ancora come rifiuto, perché non c'era quella legge che diceva: “materia prima seconda”. Quando arrivava lì dicevano: per te è quello, ma per me è rifiuto e io non la prendo. Quindi, si è dovuto lavorare e si deve lavorare in Europa per fare questo.
Passiamo ad altro, perché abbiamo parlato di carta, però quando il cittadino separa le frazioni non separa solo la carta, separa la plastica, separa i RAEE, separa gli oli esausti alimentari, e faccio semplicemente questi esempi. Quindi, anche i costi che ha il cittadino per separare tutto sono importanti. Se ha un blocco su uno di questi reparti di separazione, ha un blocco anche sugli altri e voi sapete benissimo che, qualche mese fa, sulla plastica c'è stato un piccolo problema molto, molto serio e c'erano i sindaci della Puglia che mi dicevano: “guarda cosa sta succedendo, perché noi non possiamo più ritirare la plastica dai cittadini”.
E qual è il problema? È chiaro che il consorzio non stava più ritirando. L'impianto era fermo perché aveva paura di ingolfarsi perché non veniva ritirata dal consorzio. Ma qual è il punto critico? Bisogna agire subito e mi permetto di dirlo qui, in quest'Aula, anche se c'è poca gente, ma così resta agli atti. Resta agli atti che, purtroppo, le imprese italiane la plastica di riciclo non la comprano dall'Italia, la comprano dalla Turchia e dalla Cina, perché dalla Turchia e dalla Cina, signori, il prezzo è intorno ai 600/800 euro a tonnellata. In Italia, è intorno ai 1.200 euro a tonnellata. Quindi, è ovvio che l'impresa italiana dice: ma la compro dall'estero. E quella italiana che fine fa?
Allora, o diamo un incentivo agli italiani - altrimenti nei prossimi mesi, lo dico chiaramente, si fermerà e se si ferma è un disastro non solo per la frazione plastica, ma anche per le altre frazioni, perché il sistema è unico - oppure facciamo un controllo alle dogane. Io non so se quella che mi arriva dalla Cina abbia la stessa percentuale, la stessa qualità e se sia fatta come la facciamo noi in Italia, con meccanismi chiari e certi, visualizzando certe regole sulla sostenibilità.
Allora mettiamo punti fermi, in modo tale che non mi arrivi dall'estero. posso dire per quello che succede per gli oli alimentari esausti. Gli oli alimentari esausti, poverini, hanno un altro problema, perché dall'estero mi arriva l'olio di palma, che viene aggiunto - è una frode, è proprio una frode - e viene fatto passare come raccolta di olio alimentare esausto, frenando la raccolta interna.
Allora, il sistema Paese è questo. Noi stiamo qui per aiutare il sistema Paese. Vogliamo che le nostre imprese - poi glielo diciamo - continuino a portare avanti il loro lavoro, continuino ad assumere i dipendenti, perché le vertenze sono terrificanti. Domani c'è l'altra vertenza al MIMIT dei lavoratori della Natuzzi: sono 1.600 le persone in cassa integrazione. Quindi, se non vogliamo aumentare le vertenze e se vogliamo far sì che le persone lavorino nelle imprese, le imprese devono essere aiutate! Ecco, continua ad esserci un discorso sistemico, che sembra non c'entri nulla con quello di oggi, ma c'entra: c'entra eccome.
Allora - e concludo, Presidente - in quest'Aula, mi farebbe piacere vedere che i prossimi decreti risolvano i problemi alle piccole e medie imprese italiane. Infatti, se questo sistema di imprese non sopravvive, crolla tutto con effetto domino. Allo stesso tempo, portando avanti questo tipo di economia - la vogliamo chiamare ecologica? Chiamiamola come vogliamo, ma è differente, è circolare - diamo un supporto ai cittadini. Infatti, sarebbe comodo per esempio continuare a trovare gli elettrodomestici, che chiaramente sono stati riparati, per essere riutilizzati da famiglie che non si possono permettere di comprare quello che costa tanto, ma prendono l'altro. E l'altro ha ancora un valore utile. L'economia circolare è questa: è cercare di trarre valore ancora utile, di trarre valore economico da quello che finora veniva buttato immediatamente.
Allora concludo, Presidente, partendo da questa legge sulla Giornata del 18 settembre. Mi fa piacere anche questo piccolo supporto dato ai francescani, perché, con il mio al collo, dimostro chiaramente che San Francesco per me è il grande maestro. Vi dico: San Francesco, grande maestro, illumini un pochino quest'Aula, in modo tale che al primo posto vengano messe le direttive, le cose che dobbiamo fare, i decreti per le piccole e medie imprese italiane, per i lavoratori e per le famiglie.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Benvenuti Gostoli. Ne ha facoltà.
STEFANO MARIA BENVENUTI GOSTOLI(FDI). Grazie mille, Presidente. Onorevoli colleghi, la proposta di legge oggi all'esame dell'Assemblea reca l'istituzione della Giornata nazionale del riciclo della carta, che è individuata nella data del 18 settembre. Si tratta di un intervento normativo di struttura molto semplice, composto solamente da 3 articoli, ma che assume un significato rilevante sotto il profilo educativo, culturale ed ambientale, inserendosi nel quadro delle politiche di promozione della sostenibilità e dell'economia circolare, come ci ha già illustrato il relatore.
L'obiettivo della proposta è di promuovere la cultura del risparmio delle risorse naturali, contrastare gli sprechi e favorire la diffusione di comportamenti responsabili nella gestione dei materiali, con particolare riferimento alla filiera della carta e del cartone.
In questo senso, la disposizione si colloca pienamente nello spirito dell'articolo 9 della Costituzione, il quale, anche a seguito della riforma costituzionale del 2022, affida alla Repubblica il compito di tutelare l'ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi anche nell'interesse delle future generazioni, oltre a promuovere lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica.
Proprio durante l'esame in sede referente è stato esplicitamente introdotto il richiamo ai principi dell'articolo 9 della Costituzione, rafforzando così la coerenza sistematica dell'iniziativa legislativa.
Passando brevemente al contenuto della proposta, l'articolo 1 stabilisce che la Repubblica riconosce il 18 settembre quale Giornata nazionale del riciclo della carta, con le finalità di promuovere la diffusione di stili di vita sostenibili, il risparmio delle risorse naturali, la riduzione degli sprechi e lo sviluppo di una più ampia cultura dell'economia circolare.
La disposizione precisa, inoltre, che tale Giornata non determina gli effetti civili di cui alla legge n. 260 del 1949, e, quindi, sostanzialmente non si configura come un giorno festivo, ma come una ricorrenza civile volta a promuovere attività di informazione e di sensibilizzazione.
L'articolo 2 disciplina le modalità di attuazione della Giornata nazionale. In particolare, si prevede che in occasione della ricorrenza possano essere organizzati incontri, iniziative ed eventi dedicati alla promozione del riciclo della carta. Il coordinamento delle iniziative è affidato al Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica, con il coinvolgimento delle amministrazioni interessate, degli enti locali e delle realtà rappresentative della filiera. Tra queste riveste un ruolo di particolare rilievo il Consorzio nazionale per il recupero e il riciclo degli imballaggi a base cellulosica, che costituisce un punto di riferimento nel sistema nazionale di gestione e di valorizzazione dei materiali cellulosici.
Nel corso dell'esame in sede referente, inoltre, è stato chiarito che le iniziative previste hanno carattere facoltativo, con l'obiettivo di promuovere attività di sensibilizzazione, senza introdurre alcun obbligo organizzativo per le amministrazioni. La norma prevede che tali iniziative possano svolgersi nell'ambito di manifestazioni già esistenti, tra cui la , la Mostra internazionale dell'industria cartaria, il Pianeta Terra Festival e il “Cortile di Francesco”.
Si tratta di eventi che già oggi rappresentano un'importante occasione di confronto e di divulgazione sui temi della sostenibilità, dell'economia circolare e dell'innovazione ambientale.
Infine, l'articolo 3, introdotto durante l'esame in sede referente, reca la clausola di invarianza finanziaria, stabilendo che le amministrazioni competenti provvedano agli adempimenti previsti con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e, dunque, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
Questa previsione garantisce la piena sostenibilità della misura dal punto di vista finanziario e rappresenta un elemento certamente importante di coerenza nella costruzione di un testo normativo.
Per quanto riguarda il contesto della filiera del riciclo della carta, l'iniziativa trova fondamento anche nei risultati raggiunti dal nostro Paese nel settore della raccolta differenziata della carta e del cartone.
Secondo il Rapporto rifiuti urbani 2024 dell'ISPRA, nel 2023 la raccolta differenziata di carta e cartone ha interessato il 99 per cento dei comuni italiani e ha superato i 3,7 milioni di tonnellate, registrando un incremento considerevole rispetto all'anno precedente.
I dati più recenti indicano, inoltre, che la raccolta della frazione cellulosica si avvicina ai 4 milioni di tonnellate, confermando la crescita progressiva di questo comparto.
Si tratta, Presidente, di risultati significativi che contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi fissati dalla normativa europea e nazionale in materia di gestione dei rifiuti, tra cui quelli previsti dal decreto legislativo n. 152 del 2006 che è noto a tutti come codice dell'ambiente.
Questi numeri dimostrano non soltanto l'efficacia delle politiche pubbliche adottate negli ultimi anni, ma anche la crescente consapevolezza dei cittadini - questo è fondamentale - rispetto ai temi della sostenibilità ambientale.
Riguardo al valore educativo della Giornata nazionale, in questo contesto l'istituzione di una Giornata nazionale dedicata al riciclo della carta assume una funzione principalmente educativa e culturale. Rappresenta uno strumento volto a consolidare risultati già raggiunti, a promuovere una maggiore diffusione delle buone pratiche ambientali e a rafforzare il coinvolgimento di scuole, istituzioni, imprese e cittadini.
Il riciclo della carta costituisce, infatti, uno degli ambiti nei quali il principio dell'economia circolare trova applicazione concreta e quotidiana, contribuendo alla riduzione del consumo di materie prime, alla diminuzione delle emissioni e alla valorizzazione delle risorse.
In conclusione, onorevoli colleghi, la proposta di legge oggi in esame introduce una ricorrenza civile che ha l'obiettivo di rafforzare la sensibilizzazione ambientale e valorizzare una filiera industriale già virtuosa e fortemente radicata nel nostro Paese. Attraverso uno strumento semplice, ma significativo, essa contribuisce a promuovere una cultura della sostenibilità coerente con i principi costituzionali e con gli obiettivi della transizione ecologica.
Per queste ragioni, anche se la collega del MoVimento 5 Stelle ci ha preannunciato un voto di astensione, di cui mi dispiaccio, auspico che il Parlamento possa proseguire l'esame del provvedimento in uno spirito costruttivo, riconoscendo il valore di un'iniziativa che mira a consolidare pratiche positive e a rafforzare la consapevolezza ambientale delle future generazioni; auspico, inoltre, ovviamente, di ottenere una maggioranza quanto più trasversale e ampia possibile per un provvedimento di interesse generale come questo .
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Il relatore e il rappresentante del Governo rinunziano alle repliche.
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
2.
: ENRICO COSTA
3.
Modifiche allo Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige/Südtirol (Approvato, in prima deliberazione, dalla Camera e approvato, senza modificazioni, in prima deliberazione, dal Senato). (C. 2473-B)
: URZÌ.
4.
5.
MILANI e MONTEMAGNI: Istituzione della Giornata nazionale del riciclo della carta. (C. 2111-A)
: MILANI.
6.
ASCANI ed altri: Modifica alla legge 4 aprile 1956, n. 212, e altre disposizioni per prevenire l'alterazione o la manipolazione delle campagne elettorali e referendarie attraverso la diffusione di contenuti ingannevoli prodotti mediante sistemi di intelligenza artificiale. (C. 2212-A)
: PAOLO EMILIO RUSSO.