PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
STEFANO VACCARI, legge il processo verbale della seduta del 6 marzo 2026.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
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PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 93, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni.
Prima di iniziare, salutiamo studenti e insegnanti dell'Istituto di istruzione superiore “Newton-Pertini” di Camposampiero, in provincia di Padova, che assistono ai nostri lavori dalle tribune . Vi ringraziamo.
Sono presenti in Aula soltanto i deputati interessati a svolgere le proprie interrogazioni. È per questo che l'Aula ha una presenza limitata, con il Sottosegretario D'Eramo a rispondere in rappresentanza del Governo.
PRESIDENTE. Passiamo alla prima interrogazione all'ordine del giorno Caso e altri n. 3-02544 .
Il Sottosegretario di Stato per l'Agricoltura, la sovranità alimentare e le foreste, Luigi D'Eramo, ha facoltà di rispondere.
LUIGI D'ERAMO,. Grazie, signor Presidente. Gentili onorevoli, va detto subito che la carta docente, istituita dalla legge cosiddetta “Buona scuola” durante il Governo Renzi, si rivolgeva, inspiegabilmente, soltanto al personale di ruolo.
Fin dalla sua istituzione, la carta ha dato luogo a un ampio contenzioso, segnato, da ultimo, dalla sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 3 luglio scorso, che ha definitivamente sancito l'inadeguatezza della disciplina originaria della “Buona scuola” nella parte in cui non contemplava i docenti con contratto a tempo determinato al 30 giugno.
Pur a fronte di un crescente contenzioso, nessuno dei Governi succedutisi dal 2015 è intervenuto per sanare questa situazione.
Grazie alle misure intraprese da questo Governo, invece, si è proceduto a un progressivo adeguamento della normativa nazionale al diritto europeo, estendendo l'utilizzo della carta dapprima ai docenti con contratti di supplenza annuale fino al 31 agosto e, da ultimo, al personale con supplenza fino al termine delle attività didattiche - 30 giugno - e al personale educativo dei convitti e degli educandati.
Per tale finalità, prima ancora della citata sentenza della Corte di giustizia, il Governo ha destinato specifiche risorse volte a sostenere questo ampliamento, mantenendo invariato il valore della carta: oltre 10 milioni nell'anno 2023 e 60 milioni di euro a regime, a decorrere dall'anno 2025.
Diversamente, nel precedente Governo, il Ministro Bianchi, con il decreto-legge n. 36 del 2022, aveva previsto un definanziamento delle risorse della carta docente per finanziare altre misure. Tale definanziamento, pari a 50 milioni di euro, è stato disposto nel 2022 ma ha cominciato ad operare a decorrere dal 2025.
Con le ultime disposizioni da noi approvate abbiamo finalmente reso giustizia ai docenti precari. Grazie al nostro intervento, infatti, la platea complessiva di beneficiari della carta è, ad oggi, di oltre un milione di docenti, ovvero 253.000 docenti in più rispetto a quelli previsti originariamente dalla carta. Ciò, tenuto conto anche della decurtazione dei fondi operata dal Ministro Bianchi, ha ovviamente reso necessaria una rideterminazione dell'importo unitario. A fronte di ciò, però, per le medesime finalità della carta docente, il Ministero è riuscito a incrementare le risorse in misura addirittura superiore a quelle che sarebbero state necessarie per integrare la dotazione del Fondo e far permanere l'importo di 500 euro. Grazie all'intervento del Ministro Valditara, infatti, sono stati stanziati ulteriori 281 milioni destinati alle istituzioni scolastiche, attraverso fondi europei, per sostenere percorsi formativi e per l'acquisto di strumenti tecnologici, libri e sussidi didattici da concedere in comodato d'uso ai docenti.
In tal modo, accanto alla quota individuale della carta, viene introdotta una dimensione strutturale collegata ai piani formativi di istituto. Il docente, quindi, continuerà a utilizzare la carta, ma per altre attività formative e per l'uso di , computer, libri e altro materiale didattico potrà rivolgersi alla propria scuola.
Inoltre - è proprio notizia di ieri - il Ministero ha stanziato anche 50,3 milioni di euro specificatamente rivolti alla formazione del personale ATA, a conferma del processo di crescita professionale di questo personale che ha connotato le scelte operate dal Governo in questi anni.
In questo modo liberiamo risorse importanti sulla carta docente e le destiniamo anche ad altri servizi. Da quest'anno, infatti, la carta potrà essere utilizzata anche per le spese di trasporto, compresi gli abbonamenti ai mezzi pubblici, misura, questa, volta a sostenere concretamente la mobilità dei docenti.
La scelta è chiara: distinguere nettamente i costi della formazione, che dovranno essere sempre più sostenuti con fondi europei e gestiti dalle scuole, dai costi inerenti alla carta, che sarà sempre più rivolta agli acquisti di servizi di .
Concludo rappresentando che il Ministero proseguirà nelle azioni intraprese nell'interesse di tutto il personale, con l'obiettivo di rendere la carta docente sempre più una vera carta di che si intende estendere per il prossimo anno anche al personale ATA.
PRESIDENTE. Il deputato Caso ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione.
ANTONIO CASO(M5S). Grazie, Presidente. Ringrazio il Sottosegretario. Non siamo assolutamente soddisfatti e mi spiace che il Sottosegretario dovrà sorbirsi il mio intervento, anche se di altra materia, ma ho sentito la Sottosegretaria Frassinetti che mi aveva comunque gentilmente avvisato della sua impossibilità ad esserci. Ma veniamo al dunque. Dalla risposta data dal Governo - ma, in realtà, ormai dai fatti - risulta chiaro che sulla carta docente tutti i timori che avevamo di tagli e ritardi si sono verificati, perché la carta è attivabile solo da ieri e scende da 500 euro a docente a 383 euro. Questo, tradotto, cosa significa? Che ci sono stati ritardi di mesi perché, se vediamo, noi ormai siamo più vicini alla fine dell'anno scolastico che al suo inizio e abbiamo 117 euro in meno per gli insegnanti. Questi sono i fatti. Possiamo provare a girarci intorno, a dare la colpa ai Governi precedenti, ma questi sono i fatti.
È vero: è stata giustamente ampliata la platea che usufruisce di questa carta, mettendo tra i beneficiari anche i precari, ma questo - diciamolo - grazie, ovviamente, a diverse sentenze di giudici europei e italiani. È aumentata, sì, la platea, ma se non si mettono delle vere risorse aggiuntive il Governo Meloni e il Ministero a guida Valditara fanno una cosa semplice: scaricano il costo sugli altri docenti, perché nel frattempo bisogna tener conto che il costo della vita sta aumentando e aumentano anche tutte le cose per cui è utilizzabile la carta e parliamo di libri, di corsi di aggiornamento, di strumenti per la formazione. Il costo della vita, lo sappiamo tutti, sta salendo e continua a salire, mentre, invece, ora la carta docente, a guida Valditara, sta scendendo. Insomma, il Ministro Valditara fa pagare agli insegnanti il conto della propria incapacità - possiamo dirlo - ma soprattutto ha provato a mascherare, a sviare l'attenzione lanciando anche questo fantomatico . Non so se avete visto il video che ha rilasciato il Ministro Valditara. Sembrava un banditore, sembrava una televendita. Potete accedere a numerose offerte commerciali dalla cura della pelle alla cura della persona, a elettrodomestici, prodotti per la casa, viaggi.
Ma ci rendiamo conto? Ma siamo seri? Veramente pensiamo che questo sia quello di cui hanno bisogno i docenti italiani? E quest'assurdità è stata superata solo da un'altra dichiarazione del Ministro Valditara, che è quella sulle foresterie. Visto che in determinate città d'Italia diventa quasi impossibile, con lo stipendio di un docente, avere un'abitazione, facciamo delle foresterie annesse alla scuola. Quindi, mi faccia capire, Ministro Valditara: si aspetta che ci sia questa sorta di deportazione di massa di docenti del Meridione che vanno verso le città del Nord, dove non si riescono a trovare i docenti proprio perché la vita è troppo cara e proprio perché non ci si può permettere un'abitazione. E noi che cosa facciamo? Li mettiamo nelle foresterie, come se non avessero dignità abitativa, come se non potessero accedere a una casa normale con la famiglia e con tutti i diritti. È questo quello che stiamo prospettando ai docenti italiani.
In realtà la verità è una, è solo una: bisogna intervenire sugli stipendi, perché gli aumenti contrattuali che ci sono stati, anche negli anni passati a guida di questo Governo, erano tremendamente al di sotto dell'inflazione. Mentre l'inflazione arrivava quasi al 18 per cento, gli aumenti si attestavano al 5, al 7 per cento. Serve il triplo dei soldi, perché altrimenti stiamo dicendo ai docenti che sono e devono rimanere poveri, perché intanto il carovita aumenta e gli stipendi aumentano solo un pochettino. Noi non capiamo che quello del docente e quello dell'istruzione sono ruoli fondamentale per il successo…
ANTONIO CASO(M5S). …e per il futuro di una società. Quando il Ministro Valditara parla di dignità da dare ai docenti è questa la dignità: riconosciamo il lavoro che fanno con uno stipendio dignitoso.
PRESIDENTE. Il Sottosegretario di Stato per l'Agricoltura, la sovranità alimentare e le foreste, Luigi D'Eramo, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Gadda n. 3-02545 .
LUIGI D'ERAMO,. Grazie, signor Presidente. Onorevoli deputati, ricordo preliminarmente che l'urea, disciplinata dal regolamento (UE) 2019/1009, è un composto chimico cristallino impiegato come fertilizzante azotato, con un titolo di azoto fino al 46 per cento. Grazie alla sua versatilità, al costo relativamente contenuto e alla elevata efficienza agronomica, essa è ampiamente utilizzata nell'agricoltura italiana, in particolare nelle colture cerealicole e risicole. Tuttavia, la direttiva (UE) 2024/2881, relativa alla qualità dell'aria, ha previsto nuovi e più stringenti valori limite di emissione in atmosfera da raggiungere entro il 2030. A causa delle emissioni nazionali di particolato atmosferico sussiste da anni un contenzioso con le autorità europee, che ha determinato l'apertura di procedure di infrazione da parte della Commissione europea e la condanna dell'Italia da parte della Corte di giustizia dell'Unione europea, in particolare con riferimento al superamento dei valori limite di PM10 nelle regioni del bacino padano (Veneto, Lombardia, Piemonte ed Emilia-Romagna).
In tale contesto, nell'ambito degli interventi volti ad accelerare il processo di adeguamento alle sentenze della Corte di giustizia della UE in materia di qualità dell'aria e di riduzione dell'inquinamento atmosferico, previsti dal decreto-legge n. 131 del 2024, è stato approvato, con delibera del Consiglio dei ministri del 20 giugno 2025, il Piano di azione nazionale per il miglioramento della qualità dell'aria. Il Piano mira a individuare ulteriori misure e prevede interventi da attuare nel biennio 2025-2027 per ridurre l'inquinamento atmosferico.
In particolare, tra le azioni contemplate nel Piano, l'azione 1 “Divieto utilizzo urea”, nell'ambito di intervento 2 relativo al settore agricoltura, dispone l'adozione di una proposta normativa nazionale che introduce, esclusivamente per le regioni del bacino padano e limitatamente alle zone in infrazione, il divieto di impiego dell'urea a decorrere dal 1° gennaio 2028. In tale contesto, il Ministero dell'Agricoltura sta lavorando all'individuazione di interventi idonei a tutelare gli orientamenti produttivi nazionali, con particolare riguardo alla produzione cerealicola e risicola.
Infatti, la bozza di proposta normativa citata prevede tra gli interventi anche la promozione di tecniche di fertilizzazione a minore impatto emissivo in atmosfera, investimenti per la mobilità sostenibile, la promozione di impianti più efficienti per il riscaldamento civile e campagne di comunicazione rivolte ai cittadini. Riguardo, poi, alle alternative all'utilizzo dell'urea, secondo quanto rappresentato dal Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica, si configura un quadro di soluzioni idonee a conciliare le esigenze produttive del comparto agricolo con gli obiettivi di tutela ambientale e di riduzione delle emissioni climalteranti e ammoniacali.
In particolare, per contenere l'impatto emissivo connesso all'impiego dell'urea e, più in generale, dei fertilizzanti azotati, si evidenzia la disponibilità di diverse opzioni già applicabili. Tra queste rientra l'utilizzo di fertilizzanti di sintesi a lento rilascio; l'impiego di additivi finalizzati alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra e/o di ammoniaca dai reflui; l'adozione di tecniche di distribuzione a minor impatto emissivo; lo sviluppo di tecnologie innovative per la distribuzione efficiente dei reflui e dei concimi organici, anche in copertura, e l'utilizzo di inibitori della nitrificazione dell'azoto proveniente dagli effluenti. Esistono, inoltre, prodotti a base di urea combinati con componenti che ne garantiscono la lenta cessione, riducendo le perdite di ammoniaca fino al 70 per cento (esempio: inibitori dell'ureasi) o di tecniche di distribuzione a rateo variabile in base ai fabbisogni colturali.
Con specifico riferimento ai polimeri naturali biodegradabili di rivestimento dell'urea, richiamati dall'interrogante, si rappresenta che tali soluzioni, in quanto riconducibili alla categoria dei fertilizzanti a lento rilascio o a cessione controllata, possono rientrare tra le alternative previste dal Piano di azione nazionale, laddove dimostrino, sulla base di evidenze tecnico-scientifiche, un'effettiva riduzione delle emissioni ammoniacali e la conformità alla normativa europea vigente. È intenzione di questa amministrazione prevedere, con apposito provvedimento, criteri e strumenti di incentivazione per favorire l'impiego di fertilizzanti alternativi all'urea, al fine di accompagnare le imprese agricole nella transizione verso pratiche a minore impatto emissivo, salvaguardando al contempo la competitività e la sostenibilità economica delle colture cerealicole nazionali.
PRESIDENTE. La deputata Gadda ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interrogazione.
MARIA CHIARA GADDA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Sottosegretario D'Eramo, mi rendo conto che questa sia una materia molto tecnica, molto specifica, ma i nostri agricoltori si aspettano delle risposte dal vostro Governo e soprattutto dal Ministero. Io le ho posto un tema che era valido qualche mese fa quando l'interrogazione è stata posta, ma oggi è ancora più valido perché noi stiamo assistendo in questi mesi, in queste settimane, alla crisi del settore cerealicolo, un settore che vede le quotazioni ai minimi storici - basti pensare al mais, alla soia, al frumento -, difficoltà storiche e l'aumento dei costi di produzione, con rese che sono stagnanti.
Sicuramente c'è un elemento tecnico, che riguarda la possibilità di continuare le produzioni in un Paese come il nostro che importa molti di questi prodotti. Se dobbiamo parlare di autonomia del nostro Paese all'interno di un quadro europeo, sicuramente il settore cerealicolo è esemplificativo da questo punto di vista e, quindi, il divieto di utilizzo dell'urea dal 1° gennaio 2028 è una data che conosciamo.
La sua risposta non mi soddisfa, Sottosegretario, perché non è stata data una risposta concreta rispetto agli strumenti, al percorso e anche agli incentivi che il Governo intende mettere in campo in una situazione - come quella che stiamo vivendo - di grandissima incertezza geopolitica.
Noi abbiamo da un lato il decreto Bollette, che di fatto blocca tutti gli impianti di biogas e di biomasse che sono nella Pianura Padana, oggetto di questa interrogazione, l'area che è stata attenzionata per questioni evidenti di carattere ambientale, ma anche, dall'altro lato, la necessità di mantenere, di preservare oltre il 40 per cento della produzione nazionale in questi settori. E come intendiamo farlo? Quando si produce in agricoltura, c'è bisogno anche di porsi il tema della fertilità dei suoli e il decreto Bollette, di fatto, blocca gli investimenti in quelle biomasse che potrebbero essere interessanti da questo punto di vista in termini di soluzione alternativa. Per esempio, esistono delle soluzioni naturali come il biodigestato dagli impianti di biogas come prodotto equiparato, che si potrebbero per esempio utilizzare in queste zone evidenziate come vulnerabili dal punto di vista ambientale.
Il punto è che il decreto Bollette - e spero si possa discutere anche con gli emendamenti che Italia Viva ha presentato - di fatto porta a una situazione di totale stallo degli impianti esistenti, che avrà delle ricadute importanti anche su questo settore, che è già in gravissima crisi per condizioni di mercato, per rese più basse ed effetti dei cambiamenti climatici.
Sottosegretario, questa data del 1° gennaio 2028 la conosciamo da diverso tempo; io le chiedo che il Ministero acceleri veramente tutte le pratiche di sperimentazione e di ricerca, ad esempio con gli istituti di ricerca come il CREA, che vanno nella direzione di trovare delle soluzioni alternative perché altrimenti rischiamo di lasciare i nostri agricoltori senza strumenti in grado di preservare le loro produzioni, di preservare le rese.
E colgo questa occasione per richiamare davvero l'attenzione specifica del Governo al settore cerealicolo, perché appunto nel decreto Bollette si rischia di aggravare ulteriormente una situazione che vede dei costi di produzione altissimi nel nostro Paese, ben più alti rispetto ai nostri europei ed extraeuropei. Noi, con questa interrogazione, vi abbiamo proposto alcune soluzioni, che possono essere sostitutive rispetto all'urea. Se servono validazioni di tipo scientifico, il Ministero dovrebbe prenderle in mano e non aspettare che arrivi la data del 1° gennaio 2028 per poi dire agli agricoltori “troviamo delle soluzioni”.
Ecco, credo che davvero bisognerebbe avere un po' più cura nel capire quali sono i tempi di mercato e quali sono i tempi che i nostri produttori esigono per poter continuare ad alimentare le nostre produzioni e altre filiere, perché la filiera cerealicola ne determina poi tante altre del in Italia. Basti pensare alla filiera…
MARIA CHIARA GADDA(IV-C-RE). …del Parmigiano Reggiano e a tanti altri settori importanti.
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno. Sospendo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 14. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 94, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, la deputata Valentina D'Orso. Ne ha facoltà.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente. Chiedo che il Ministro Nordio venga a riferire immediatamente in quest'Aula sui provvedimenti che intende adottare nei confronti della sua capo di gabinetto Giusi Bartolozzi, se intenda spingerla alle dimissioni o intenda revocarla dall'incarico.
La dottoressa Bartolozzi, infatti, in una trasmissione televisiva, ha pronunciato testuali parole: “Votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura, che sono plotoni di esecuzione”. Sono parole violente, Presidente, sono parole eversive che non possono essere in alcun modo ridimensionate o rettificate da parte di chi le ha pronunciate e che non possono essere minimizzate in alcun modo dal Ministro della Giustizia che, rimanendo inerte, caro Presidente, dimostra di condividere quelle parole Sono parole che ci indignano, ma non ci stupiscono. Non ci stupiscono affatto perché, vede, riteniamo che siano parole sincere, che rivelano in modo impetuoso e per questo autentico, ancora più autentico, per l'ennesima volta, la vera finalità che il Governo vuole ottenere con questa riforma costituzionale: togliere di mezzo la magistratura
Lo abbiamo detto tante volte in questi giorni, in tante sedi, a ragion veduta come vedete, ma voglio ribadirlo oggi nella solennità di quest'Aula: gli autori di questa riforma sono ostili alla Costituzione, perché la Costituzione è l'argine ai loro deliri di onnipotenza e sono ostili alla magistratura perché la magistratura è garante dell'applicazione della Costituzione, così come delle normative europee, delle convenzioni internazionali, di tutte quelle fonti sovraordinate alle norme che emana il Governo.
Allora, padri e madri costituenti che hanno vissuto sulla loro pelle il regime fascista, liberticida, l'uomo solo al comando con pieni poteri, hanno realizzato un'architettura sapiente, un'architettura fondata sulla separazione tra i tre poteri: legislativo, esecutivo, giudiziario; e lo hanno fatto affinché il nostro Paese non fosse trascinato nuovamente verso forme autoritarie e antidemocratiche. Il pilastro di questa architettura sapiente è l'aver attribuito proprio alla magistratura e al potere giudiziario il compito di censurare condotte e, sì, anche scelte legislative da chiunque assunte - chiunque - che vogliono violare quel nucleo di valori, di diritti, di libertà che non sono negoziabili e sono sanciti nella nostra Costituzione.
La Costituzione, signori, vi piaccia o no, sta al di sopra di tutto e di tutti e i magistrati sono chiamati a garantire il rispetto da parte di tutti. Abbiamo un Governo, però, che è insofferente al controllo di legalità sul proprio operato e vorrebbe che le sue scelte legislative, anche quando in contrasto con la Costituzione, con le normative europee, con le convenzioni internazionali, fossero però insindacabili. Vorrebbe una magistratura addomesticata e collaborativa - perché questa è la parola che viene utilizzata -, collaborativa con il Governo, che quindi in sostanza facesse cosa? Abdicasse alla funzione che gli è stata riservata dalla Costituzione stessa. In questo senso devono essere interpretate le continue invettive della Premier Meloni contro una magistratura che a suo dire, appunto, non collabora con le scelte del Governo.
In questo contesto va letta la scelta del Governo di violare per la prima volta - per la prima volta - un obbligo di cooperazione giudiziaria che deriva dal Trattato di Roma, rifiutando la consegna del torturatore libico Almasri alla Corte penale internazionale. Guarda caso - ma, forse, dobbiamo dire che non è proprio un caso - è proprio la Bartolozzi che ha giocato un ruolo importante in questa vicenda, tanto da essere accusata di false dichiarazioni ai pubblici ministeri. Ora, abbiamo un Governo che solo perché eletto dal popolo - ma voglio ricordarlo: da una minoranza del popolo italiano - crede di poter stare al di sopra di tutto e di tutti, al di sopra della Costituzione, al di sopra delle norme europee, al di sopra dei trattati internazionali.
L'ultimo argine ad un potere altrimenti incontrollato è una magistratura libera, indipendente e fedele alla sola Costituzione. È per questo che il Governo vuole abbatterla. La posta in gioco è tutta qui e non credo francamente ci sia altro da aggiungere per dire: no, noi non ci stiamo !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Angelo Bonelli. Ne ha facoltà.
ANGELO BONELLI(AVS). Grazie, Presidente. Intervengo per associarci, come Alleanza Verdi e Sinistra e, comunque sia, per chiedere una informativa urgente del Ministro Nordio, Ministro della Giustizia, perché le dichiarazioni del capo di gabinetto del Ministro della Giustizia, la dottoressa Bartolozzi, sono semplicemente indecenti. È come se il capo di gabinetto del Ministro dell'Interno dicesse che bisogna sbarazzarsi della Polizia. Ecco, sono affermazioni inaudite. Noi facciamo fatica a comprendere la ragione per la quale il Ministro Nordio ritenga, invece, che la dottoressa Bartolozzi debba rimanere al suo posto a svolgere le sue funzioni. Penso che il Ministro Nordio debba spiegare che cosa nasconde perché penso che a questo punto c'è un qualcosa che il Parlamento e le istituzioni non sanno; perché, di fronte a una dichiarazione veramente incredibile, inaccettabile e indecente, il Ministro difende la sua capo di gabinetto, la quale ha avuto, tra le altre cose, anche un ruolo determinante nella vicenda del criminale libico Almasri. Al di là della sua situazione giudiziaria, spetterà poi ai giudici definire al meglio quello che è accaduto sul falso, perché la vicenda dei Ministri sappiamo come è andata a finire, ma è intollerabile… Io vorrei far riflettere i parlamentari, onorevoli colleghi e colleghe, e rifaccio l'esempio di prima: è come se il capo di gabinetto del Ministro dell'Interno dicesse in televisione che bisogna sbarazzarsi della Polizia. È inaccettabile La dottoressa Bartolozzi si deve dimettere e il Ministro Nordio è inaccettabile e incomprensibile che difenda la sua capo di gabinetto di fronte a una posizione inaccettabile, che è uno sfregio alle istituzioni.
Quindi, cominciamo a pensare in maniera molto chiara - si sta delineando un po' il quadro - che il Ministro Nordio evidentemente subisce l'influenza della capo di gabinetto, a tal punto che non riesce a esercitare una funzione di difesa delle istituzioni Allora, il Ministro Nordio ci deve dire che cosa c'è dietro, per quale ragione non riesce - come qualunque persona dotata di un minimo di autonomia, che deve difendere le istituzioni, svolgendo un ruolo importante, come quello che fa Nordio - ad accomodare e a farla dimettere, anche perché le può revocare l'incarico da capo di gabinetto; non sarebbero nemmeno necessarie le dimissioni. E allora perché Nordio non revoca l'incarico? Questo è il grande quesito. Quindi, chiediamo un'informativa urgente, anche perché quello che è accaduto è la prova provata di quello che questa maggioranza vuole fare in questo Paese con il referendum: controllare la magistratura, metterla sotto schiaffo e fare poi quello che il Ministro Tajani ha detto non più tardi di due settimane fa: modificare l'articolo 109 della Costituzione ovvero levare la Polizia giudiziaria dalla dipendenza della magistratura Non lo consentiremo ed ecco perché continueremo a invitare i cittadini ad andare a votare e a votare “no” .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Federico Gianassi. Ne ha facoltà.
FEDERICO GIANASSI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Anche il gruppo del Partito Democratico si associa alla richiesta di informativa urgente del Ministro Nordio in Aula. La dottoressa Bartolozzi, capo di gabinetto del Ministero della Giustizia, ha dichiarato: “Votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura, che sono plotoni di esecuzione”. Frasi gravissime; poche parole, pochi secondi per disintegrare le argomentazioni che la Presidente del Consiglio aveva speso per oltre 13 minuti di intervento sul nel quale cercava faticosamente di argomentare che no, tutto sommato, questa riforma non è punitiva nei confronti della magistratura. Interviene, nelle stesse ore, la capo di gabinetto del Ministro della Giustizia per dire: no, Presidente del Consiglio, quelle sono panzane. La verità è che, se votiamo sì, ci togliamo di mezzo la magistratura.
Ma come può essere accettato tutto questo ? Ma come può il Governo fare spallucce e girarsi dall'altra parte? Cos'è? La strategia ormai abituale del Governo?
Si sparano i missili in Medio Oriente e il Governo sparisce per dieci giorni. Ha paura di prendere una posizione nel conflitto internazionale perché è subalterno nei confronti di Trump e degli Stati Uniti? Non va bene. Ma, addirittura, è subalterno nei confronti della capo di gabinetto di un Ministro della Giustizia che può tranquillamente dire in una trasmissione televisiva che votare “sì” significa togliere di mezzo la magistratura? E nessuno dice nulla? Qualche parola: sì, no, beh, non è proprio corretto, in effetti.
Non può rimanere un secondo di più in quel ruolo: è il capo di gabinetto del Ministro della Giustizia.
Ma come può il Ministro della Giustizia tollerare, se non condivide, quella presenza? Come può la Presidente del Consiglio spendere 13 minuti del suo tempo per pubblicare sui un intervento accorato, dicendo: noi teniamo alla giustizia, non ci sono intendimenti punitivi, e, poi, accettare che il capo di gabinetto del Ministero della Giustizia dica esattamente l'opposto, ossia che l'intendimento per coloro che sostengono il “sì” è levare di mezzo la magistratura libera, autonoma e indipendente? È intollerabile tutto questo.
Il silenzio e l'imbarazzo del Governo dimostrano, ancora una volta, che l'intendimento di questa riforma costituzionale è punitivo nei confronti della magistratura, perché questo Governo è allergico agli organi autonomi e indipendenti. Questo è il tema. Perché questo Governo crede nella teoria dei poteri illimitati: chi vince le elezioni deve avere poteri illimitati. Non funziona così nelle democrazie perché, da qualche migliaio di anni, si è imparato che i poteri stanno in equilibrio tra di loro e nessuno ha un potere illimitato, se vogliamo accettare la cultura della democrazia. E, se tutti i poteri sono limitati, la magistratura deve essere libera, autonoma e indipendente, dunque non può essere tolta di mezzo, se esercita, secondo coscienza, il proprio dovere autonomo e indipendente rispetto agli obiettivi del Governo.
Sono frasi così gravi che non possono essere lasciate cadere. Chiediamo, pertanto, che il Ministro ci metta la faccia, venga qui e dica con chiarezza che il capo di gabinetto del Ministro della Giustizia non può restare un secondo di più in quel ruolo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sullo stesso argomento, l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). La ringrazio, Presidente. Io mi associo, ovviamente, alla richiesta che è stata avanzata dai colleghi del MoVimento 5 Stelle e dagli altri gruppi e vorrei dire una cosa. Visto che questa mattina abbiamo avuto una conferenza stampa dell'intergruppo per il “Sì”, mi auguro - io vorrei farlo - che l'intergruppo per il “Sì” citi per danni la capo di gabinetto del Ministro Nordio. Vorrei dire, signor Presidente, dopo che lei ha distrutto Woodcock in una trasmissione televisiva, sarebbe lei a dover citare per danni la capo di gabinetto, perché noi ci sforziamo di fare delle cose, di cercare di spiegare…lei sa che io voto “sì”, lo dico anche ai colleghi, ma oltre a doverci sforzare dalla mattina alla sera per cercare di portare avanti un referendum difficile, perché è intortato di una serie di cose - alle quali arrivo -, dobbiamo anche lottare con il fuoco amico, perché abbiamo un capo di gabinetto che, anziché stare al riparo dopo quello che è successo - lo vedremo, io sono garantista e via dicendo, però, diciamo un po' di movimento l'ha fatto -, pensa bene di uscirsene con queste parole.
Aggiungo, signor Presidente - vorrei che fosse chiaro, trasmetta questo messaggio al Ministro Nordio - che hanno fatto un comunicato nel quale pensano che il problema è risolto e lo risolvono all'interno: se lo scordano che lo risolvono all'interno . Noi, ogni giorno, ci alzeremo qua dentro e chiederemo le dimissioni di un magistrato fuori ruolo, perché quella che vuole spazzare via la magistratura è un magistrato. Allora, cominci ad andarsene a casa subito lei, prima che ci mandi gli altri , visto che è un magistrato fuori ruolo. Perché sembra - ritorna questo motivo - che abbia detto delle cose a sua insaputa: la motivazione che abbiamo letto sarebbe questa. Non si risolverà al suo interno, signor Presidente e colleghi della maggioranza, non si può risolvere al suo interno. Occorre che almeno su questo si prenda una responsabilità, almeno per gli ultimi giorni, per dare un segnale: che chi si permette di dire determinate cose - e tralascio le altre che sento - non può avere spazio in un dibattito politico sui referendum.
Se proprio volete - lo dico ai colleghi del centrosinistra che votano “no” - lasciate parlare Gratteri, tacete voi, non parlate più, non fate parlare la Bartolozzi. Lasciate parlare Gratteri perché, colleghi del centrosinistra, non vi ho sentito venire in Aula a chiedere le dimissioni del procuratore della Repubblica di Napoli, che si è permesso di dire che chi vota “sì” è un delinquente, un mafioso o non so che cosa . Non ho sentito una parola in Aula quando Gratteri sputa su mezzo corpo elettorale almeno, vedremo se sarà mezzo o sarà tutto.
Quindi, purtroppo, all'inquinamento di questo dibattito che sacrifica la vittima di questo dibattito che è il referendum - il merito di quel referendum, una riforma di questo Paese, di cui questo Paese avrebbe bisogno - concorrono tutti. Se possibilmente quelli della maggioranza - che dovrebbero essere con me nel volere che il referendum passi - potessero stare un po' zitti, probabilmente ancora qualche , da qui al 22, ce l'avremmo
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, su un altro argomento, l'onorevole Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Noi chiediamo oggi un'informativa urgente della Presidente Meloni per chiarire e per avere trasparenza sui rapporti fra il Governo italiano e l'azienda Palantir di Peter Thiel. Lo facciamo perché abbiamo depositato numerose interrogazioni che sono tutte senza risposta e oggi apprendiamo da organi di stampa che Peter Thiel, il CEO di questa importantissima azienda della sta per venire in Italia fra il 15 e il 18 marzo e alcuni organi di stampa riportano di pressioni affinché incontri Giorgia Meloni oppure altri Ministri del Governo.
Ebbene, questo signore, Peter Thiel, che gira il mondo - da poco è stato in Francia - per chiudere contratti milionari con i Governi dei Paesi occidentali che possano foraggiare la sua impresa, teorizza che la libertà e la democrazia siano diventate incompatibili, cioè teorizza la necessità di affossare la democrazia per - secondo lui - salvare la libertà. Sono tesi davvero pericolose, sono tesi scandalose che fanno il paio con le attività che Peter Thiel ha messo in campo attraverso le sue .
Palantir è la sviluppatrice di come quelle che l'ICE utilizza per acquisire una mole vergognosa di dati da tutte le banche dati pubbliche e private e individuare i migranti che l'ICE deve colpire a Minneapolis in mezzo a quelle scene che abbiamo visto, che hanno persino prodotto degli omicidi su cui Trump ha vietato di indagare. Peter Thiel e Palantir sono anche al centro delle operazioni militari di queste ore. Probabilmente la bomba che ha ucciso circa 170 ragazze, colpevoli soltanto di andare a scuola in Iran, lo ha fatto guidata da un'intelligenza artificiale che utilizzava banche dati iraniane e che dava all'Esercito la lista degli obiettivi da colpire.
Allora, noi, Presidente, vogliamo sapere con chiarezza alcune cose. La prima: Peter Thiel incontrerà Giorgia Meloni o qualche altro esponente del Governo? Questo deve essere chiarito ai cittadini italiani . La seconda: noi vogliamo sapere se ci sono contratti in essere con lo Stato italiano ovvero se abbiamo deciso di cedere una qualsiasi delle nostre banche dati affinché l'azienda di Peter Thiel possa utilizzarle. Noi sappiamo che c'è un di intelligenza artificiale applicato all'Agenzia delle entrate, sappiamo che persino i registri elettronici delle scuole italiane sono messi a disposizione di di intelligenza artificiale, sappiamo che tutte le banche dati che lo Stato detiene potrebbero essere per ragioni militari - perché questo è scritto anche nella Strategia della difesa 2026, presentata dal Ministro Crosetto, in relazione all'intelligenza artificiale - messe a disposizione di questi , che non sono europei, non sono italiani e non hanno limiti etici
Allora, noi vogliamo sapere se il Governo intende mettere a disposizione i nostri dati, cioè i nostri indirizzi di casa, le nostre mappe catastali, le nostre dichiarazioni dei redditi, le nostre cartelle cliniche, perché il Governo italiano, invece di fare affari con le americane, dovrebbe prima di tutto tutelare i diritti dei cittadini italiani, tutelare la nostra e tutelare la nostra sovranità . Fa un po' ridere dover ribadire e ricordare ai sovranisti italiani, che oggi governano questo Paese, che la cessione di dati e l'utilizzo di extra-UE per il loro trattamento si configurano come una lesione della sovranità europea e italiana rispetto alle questioni di sicurezza nazionale. Questo non è un problema da poco e ho chiuso. Visto che le nostre interrogazioni - tante - non hanno alcuna risposta, che la Presidente Meloni venga qui in Aula e dica agli italiani che tipo di relazione c'è tra questo Governo e questa azienda .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e onorevoli colleghi, non posso rivolgermi a rappresentanti del Governo, perché non ne vedo presenti. Però, per suo tramite, Presidente, cogliamo anche questa occasione per associarci alla richiesta di informativa, che, tra l'altro, non deve riguardare solo la Presidente del Consiglio Meloni ma, a nostro avviso, tutti i Ministri interessati - il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, il Ministro della Difesa, il Ministro delle Imprese e del e il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti - perché noi abbiamo rivolto a questi Ministri un'interrogazione, insieme al collega Provenzano, per fare una domanda a cui ci deve essere una risposta e ci deve essere in Parlamento, perché noi apprendiamo, solo grazie alla libera stampa del nostro Paese, che dal 15 al 18 marzo, cioè in un momento così cruciale da un punto di vista internazionale e in un momento così importante anche nel dibattito pubblico del nostro Paese alla vigilia del voto del referendum, che Peter Thiel sarà a Roma, per quattro giorni, per una serie di incontri riservati.
Il Governo non può continuare a far finta che questo tema non lo riguardi, che si possa trattare e che si possa considerare quello che è stato definito il “re della sorveglianza di massa”, che non ha mai nascosto la volontà di ampliare e di estendere la sua sfera di influenza e di operatività anche nei Paesi europei, che è in viaggio nel mondo perché è stato in Giappone ed è stato in Francia. È stato definito addirittura il “presidente ombra degli Stati Uniti d'America”. Il fatto che questa figura venga nel nostro Paese e sia qui per quattro giorni impone al Governo un'azione di trasparenza e di chiarezza nei confronti delle legittime richieste delle opposizioni.
Nella nostra interrogazione noi facciamo una domanda semplice. Noi chiediamo se il Governo è a conoscenza della presenza a Roma di Peter Thiel in queste date, dal 15 al 18 marzo, e se siano previsti incontri ufficiali e istituzionali con la Presidente del Consiglio e con membri del Governo. Al tempo stesso, chiediamo se le amministrazioni pubbliche italiane, società partecipate dello Stato o enti pubblici abbiano già in essere rapporti contrattuali, collaborazioni, sperimentazioni o progetti con società riconducibili a Peter Thiel, tra cui, in particolare, Palantir Technologies.
Questa domanda è una domanda di trasparenza che non può essere negata al Parlamento. La Presidente del Consiglio non ha dato nemmeno la disponibilità a intervenire nella settimana precedente - come sarebbe ovvio e necessario - al Consiglio europeo, anzi ha voluto anticipare l'audizione a questa settimana, e noi ci troveremo domani a doverci confrontare, senza nemmeno conoscere l'ordine del giorno del prossimo Consiglio europeo, con la Presidente del Consiglio che non trova il tempo di mettere in agenda un momento per riferire in un'informativa che noi chiediamo. Perlomeno, chiediamo al Governo di trovare il tempo di rispondere alle interrogazioni, alla nostra interrogazione e alle interrogazioni depositate dagli altri gruppi di opposizione. L'assenza di risposta sarebbe una risposta e sarebbe la risposta più terribile sulla direzione che sta prendendo il nostro Paese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, su un altro argomento, l'onorevole Sara Kelany. Ne ha facoltà.
SARA KELANY(FDI). Comitato SÌ Riforma. Grazie, Presidente. Anche io intervengo per chiedere un'informativa urgente del Ministro Piantedosi, Presidente, perché questa mattina apprendiamo preoccupati - però, devo dire, purtroppo, non stupiti - di un ulteriore provvedimento della corte d'appello di Roma che non convalida il trattenimento presso il CPR di Gjader, sito in Albania, del cittadino marocchino Moustapha Lachguer. Questo soggetto, liberato dal CPR, risulta avere alle spalle un corposissimo criminale, che riporta reati di furto, di rapina, di violenza sessuale di gruppo, di spaccio e di sequestro di persona. Questo è solo l'ultimo di una serie di provvedimenti.
Ulteriori connazionali di Moustapha Lachguer sono stati liberati assieme a lui e riportano condanne per spaccio di droga, resistenza a pubblico ufficiale, anche in questo caso violenza sessuale, violenza sessuale di gruppo e furto aggravato. Questi provvedimenti fanno seguito ad altri numerosi provvedimenti dello stesso tenore, per i quali sono stati messi a piede libero immigrati irregolari in attesa di rimpatrio con precedenti penali gravissimi.
Presidente, come funziona il trattenimento all'interno di un CPR? All'interno di un CPR vengono trattenuti in detenzione amministrativa soggetti con profili di altissima pericolosità sociale. In molti casi, purtroppo, le cronache ci hanno offerto degli episodi veramente gravissimi, l'ultimo ai danni della povera Aurora Livoli, uccisa da un immigrato irregolare che era stato attinto da molteplici provvedimenti di espulsione e per il quale era stato richiesto il trattenimento all'interno di un CPR, negato per una banale patologia urinaria.
Sempre da articoli di stampa apprendiamo peraltro che - segnatamente erano dei pezzi de - con l'entrata in carica di questo Governo la percentuale di immigrati irregolari, a cui non viene convalidato il provvedimento di trattenimento, aumenta esponenzialmente. Dal 2022 ad oggi questa percentuale è esponenzialmente aumentata. È del tutto evidente che tutto ciò comporti delle ricadute in termini di sicurezza. Date queste premesse, come le dicevo nell' di questo intervento, noi chiediamo un'informativa urgente del Ministro Piantedosi per sapere innanzitutto quale sia la dimensione di questo fenomeno, quale sia l'incidenza di questo fenomeno e le ricadute, come dicevo, in termini di sicurezza e soprattutto che cosa intenda fare il Governo per garantire la sicurezza dei cittadini italiani .
PRESIDENTE. Dunque, adesso ci sono anche due colleghi - ai quali, ovviamente, darò la parola - che vogliono intervenire sullo stesso argomento. Avverto che non sarà dato seguito ad altre richieste di intervento sull'ordine dei lavori, che eventualmente saranno discusse a fine seduta.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Faraone. Ne ha facoltà.
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). Presidente, io non voglio fare una nuova richiesta. Io voglio esprimermi a favore della richiesta della collega Kelany e, quindi, sempre su questo punto credo che Piantedosi debba venire in Aula. Auspichiamo, magari, anche Giorgia Meloni, visto che parliamo dei CPR albanesi, perché si sta consumando una farsa, una vera e propria buffonata che ha avuto un prosieguo qui in Aula con l'intervento dell'onorevole Kelany, perché sanno che i CPR albanesi sono CPR illegittimi. Poi non so se cambierà qualcosa in virtù delle decisioni che verranno prese nelle prossime settimane, ma in questo momento Piantedosi e la Meloni sanno esattamente che quei centri sono illegali.
Continuano a mandare gli immigrati in quei centri, al di là delle vicende giudiziarie in cui sono coinvolti, sapendo che saranno rimandati indietro e che un avvocato presenterà ricorso. E lo Stato (quindi noi contribuenti) - non la Meloni, perché, se pagassero di tasca loro la Meloni, la Kelany e Piantedosi, me ne potrei anche fregare di questo viaggio che si fa inutilmente verso l'Albania - paga le spese dei ricorsi che perde lo Stato stesso nei confronti della persona mandata in un CPR illegale. Quindi, per farsi propaganda e per continuare a raccontare la favola che vengono liberati i delinquenti, continuano a trasferire le persone dai CPR in cui già sono trattenute, per cui queste persone non sono in libertà, ma sono dentro i CPR in Italia. Loro li prendono dai CPR legali in Italia, li portano lì, sapendo che sono luoghi illegali e sanno che poi ci sarà qualcuno che ricorrerà, ma a loro fa gioco, perché c'è sempre in gioco il referendum, per cui devono dire che c'è il magistrato che libera quelli che invece il Ministro Piantedosi butta in Albania. Gli fa gioco costruire questa propaganda. Ma siccome non siamo stolti, Presidente, io chiedo che venga qui Piantedosi a dirci perché in maniera fuorilegge continua a mandare migranti nel CPR albanese e perché continua a costringere gli italiani a pagare risorse per avvocati che fanno ricorso e, in più, io li denuncio per danno all'erario, Presidente, perché quando fanno un gesto propagandistico di questo tipo, stanno condannando gli italiani a pagare la loro propaganda. Pensano di fare uno per il referendum con questioni che non c'entrano nulla con referendum. C'è sempre un magistrato da perseguire: la vicenda della “casa nel bosco” ne è un altro esempio, su cui abbiamo altri scienziati, che prima approvano il decreto Caivano in cui scrivono che i genitori devono essere arrestati - non ricevere un'ammenda di 30 euro - se non mandano i bambini a scuola, poi però Meloni e Salvini fanno i video dicendo che, essendo stati allontanati i bambini da genitori che non li mandavano a scuola, i magistrati sono i criminali, perché rispettano la legge che loro hanno scritto col decreto Caivano! Siamo alla buffonaggine totale, per cui pensano che siamo tutti stupidi e che ci lasciamo abbindolare da questa propaganda.
Per questo, Presidente, d'accordissimo: vengano Piantedosi e Meloni in Aula e ci spieghino tutto questo film che hanno messo in atto .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Anch'io intervengo a nome del gruppo AVS per associarmi alla richiesta dalla collega. Abbiamo chiesto decine di volte informative urgenti del Ministro Piantedosi sul funzionamento dei CPR in generale, e in particolare su quello di Gjader, ma finora non lo abbiamo ancora visto. Confidiamo che questa volta, poiché la richiesta proviene dai banchi di Fratelli d'Italia, finalmente potremo avere risposte anche perché sapete meglio di noi quanto sia una buffonata la narrazione che portate avanti raccontando che il Paese sia affollato da pericolosi criminali, cosa che nulla ha a che vedere con i CPR, che sono centri dove le persone vengono detenuta per assenza di documenti.
Quando i migranti, gli stranieri, commettono reati nel nostro Paese, vengono messi in prigione, come qualunque criminale. È del tutto evidente che le persone per le quali è disposto il trasferimento in CPR non hanno commesso crimini o, quanto meno, hanno già pagato per quello che hanno commesso.
Anche noi vogliamo capire da Piantedosi come intenda garantire la sicurezza nel nostro Paese, perché è del tutto evidente che, nonostante le decine e decine di decreti-legge che sottoponete all'attenzione dell'Aula, il problema non l'avete risolto, anzi, lo create e lo alimentate con questa propaganda contro i migranti e contro i magistrati, che sono il vero obiettivo dei vostri attacchi , così come lo sono queste sentenze. Sapete benissimo infatti che il CPR albanese non funziona, è illegittimo. Nessun magistrato confermerà mai il trattenimento in quella sede, né disporrà i rimpatri da lì, perché è illegale . È anche contro le norme che avete fatto approvare in questo Parlamento con il Patto Italia-Albania.
Siete riusciti a allungare i periodi di permanenza sino a 18 mesi nei CPR italiani. Adesso, grazie al capolavoro del Patto europeo, il trattenimento verrà esteso a 24 mesi, prevedendo anche la detenzione amministrativa di minori . Minori! Ma voi non siete quelli di Dio, patria e famiglia? Ma di cosa state parlando? Avete anche aggravato le procedure per garantire i riavvicinamenti familiari. State facendo di tutto per creare condizioni di instabilità di quei migranti che vengono qui per cercare un riscatto e una vita migliore, a cui non consentite di regolarizzarsi, neanche quando sono nelle condizioni di lavorare qui e di migliorare anche l'economia del nostro Paese.
Allora, venga qui Piantedosi a riferirci come sta andando la gestione del centro albanese - che fate finta che funzioni, trasferendo migranti che poi vengono costantemente riportati in Italia - e ci dica cosa intenda fare perché i nostri cittadini e le nostre cittadine si sentano sicuri, migranti o meno .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Presidente, non possiamo che associarci alla richiesta formulata dalla deputata Kelany di sentire il Ministro Piantedosi con riferimento alle politiche di immigrazione poste in essere da questo Governo. Sì, è una richiesta quanto mai opportuna, perché noi stiamo assistendo al fallimento completo delle politiche migratorie di questo Governo: da quando si è insediata questa nuova amministrazione, abbiamo avuto oltre 400.000 migranti irregolari e questo naturalmente crea un grave disordine all'interno delle nostre città, soprattutto crea un grave disordine nella gestione dei flussi migratori che vorremmo fossero sicuri e legali e portassero in Italia la ricchezza dell'integrazione sociale, del lavoro e dell'economia di tante forze di lavoro che possano contribuire a una serie di lavori che in Italia oggi non sono più coperti dagli italiani e sopperire al crollo demografico, con tutti i problemi che ben conosciamo in ordine alla sostenibilità dei conti dei nostri istituti previdenziali, pensiamo in particolare all'INPS.
Sì, il Ministro Piantedosi dovrebbe venire qui, in Aula, a documentare le ragioni di questo fallimento assoluto da parte di quel Governo che, alla vigilia delle elezioni, aveva propugnato idee quali il blocco navale nei mari che naturalmente non era attuabile e non è stato attuato semplicemente perché costituisce una vera e propria truffa elettorale di natura esclusivamente propagandistica.
In particolare, il Ministro Piantedosi dovrebbe in quest'Aula riferire circa il fallimento del progetto Albania, un progetto che abbiamo visto costare agli italiani in 5 anni circa un miliardo di euro: sono somme che questo Governo ha sottratto all'esercizio di diritti primari da parte dei cittadini; penso al diritto alla sanità, alla sicurezza, che è anch'esso un diritto costituzionale, all'istruzione, ai trasporti; vediamo come tutti questi settori, che sono essenziali per la realizzazione di diritti primari costituzionali dei cittadini, siano stati definanziati da questo Governo. E i cittadini patiscono l'effetto di diritti che non riescono più ad esercitare efficacemente.
Il Governo, in questo momento storico nel quale i cittadini provano direttamente nelle proprie tasche i rincari che derivano dall'aumento del costo della benzina, del gas e del gasolio - penso soprattutto al settore agricolo che è quello che più risente e risentirà dell'impatto di questa crescita esponenziale -, dovrebbe spiegare perché ben un miliardo di euro sia stato sottratto alla disponibilità degli italiani. Ebbene, Presidente, li chiamano patrioti, questi, si chiamano nazionalisti questi: hanno sottratto risorse agli italiani per buttarle in Albania.
Allora, Presidente, il tema è che si è assistito attraverso questo intervento a un'operazione comunicativa alla quale ormai siamo abituati e alla quale gli stessi cittadini italiani, purtroppo, sono abituati e l'hanno svelata: non è colpa del Governo se i centri in Albania non funzionano. No, secondo la maggioranza è colpa dei magistrati; non è colpa del Governo se non riesce ad attuare un'efficace politica energetica a Taranto. No, è colpa dei magistrati .
E questo lo dichiarò il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Mantovano. Non è colpa della politica del Governo se il ponte sullo Stretto di Messina non potrà mai essere realizzato, essendo emerse gravi criticità, come appunto ha certificato la Corte dei conti; no, è colpa dei magistrati. Gli italiani hanno capito benissimo qual è il gioco comunicativo di questa maggioranza. Non intendono più farsi prendere in giro dal fatto che, attraverso queste comunicazioni, si vuole mandare un messaggio per il “sì” al referendum sulla separazione delle carriere, gettando fango su magistrati che semplicemente applicano la legge , la legge che voi stessi avete scritto, la legge che voi stessi avete imposto a questo Parlamento mediante l'utilizzo di decreti-legge.
Gli italiani hanno capito benissimo questa bassa propaganda comunicativa che li prende in giro: una vera e propria truffa. Ed è per queste ragioni che al referendum invito gli italiani a votare convintamente “no” .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Orfini. Ne ha facoltà.
MATTEO ORFINI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Anche noi ci associamo, direi con entusiasmo, alla richiesta dell'onorevole Kelany, perché riteniamo quanto mai opportuno che venga il Ministro Piantedosi a dare chiarimenti su alcuni aspetti. Il primo è sulla condizione dei CPR italiani. Mi spiace che l'onorevole Kelany, nella sua requisitoria, si sia scordata di dire che qualche giorno fa in un CPR italiano è morto un ragazzo, a Bari, in condizioni e in circostanze poco chiare. Perché i CPR oggi sono veri e propri buchi neri del diritto, sono peggio delle carceri, nel senso che là dentro non si sa cosa succede. C'è il totale divieto di accesso a qualunque forma di controllo, se non quella che esercitano i parlamentari attraverso le prerogative di sindacato ispettivo.
Nel testo sull'immigrazione che la maggioranza ha presentato c'è addirittura la volontà di ridurre quei requisiti di sindacato ispettivo a nostra disposizione per raccontare cosa avviene nei CPR. Allora vorremmo che, anche per questo, il Ministro venisse. Dovrebbe venire anche a chiarire cosa accade a Gjadër, soprattutto il perché, nonostante i trasferimenti in Albania siano in tutta evidenza illegali ad oggi con le norme attuali, questi continuino; perché si continui a mandare gente lì sapendo che inevitabilmente tornerà. Perché trasportarli, anzi, deportarli lì oggi non si può fare ed è anche una lesione grave dei diritti di quelle persone.
Sarebbe utile capire perché questa procedura continui anche in queste ore e anche in questi giorni. Ma voglio anche raccogliere la richiesta dell'onorevole Kelany di un'informativa sugli effetti sulla sicurezza degli italiani di quello che sta avvenendo. Perché anche qui segnalo che ogni singolo trasferimento che viene fatto da un CPR italiano al CPR di Gjadër costa qualche decina, se non centinaia di migliaia di euro. Perché bisogna prendere un aereo e bisogna destinare decine e decine di Forze dell'ordine all'accompagnamento dei migranti che non stavano per strada, erano già reclusi in un CPR italiano. Non ci sono esigenze logistiche, perché non c'è un sovraccarico dei CPR italiani, che sono semivuoti. Mi chiedo perché il Governo italiano, il Ministro Piantedosi ogni settimana decida di sperperare centinaia di migliaia di euro - oltre al miliardo, in cinque anni, buttato per aver messo in piedi quei centri - quindi, oltre a quelle cifre, centinaia di migliaia di euro per portare dei migranti, che sono reclusi in un CPR italiano, a Gjadër e poi fare, dopo qualche giorno, il viaggio all'indietro, con altre decine di migliaia di euro sprecati .
Mi permetto anche di segnalare, a proposito di ricadute sulla sicurezza degli italiani, che per accompagnare quei voli si distolgono dalle funzioni di pubblica sicurezza decine e decine di agenti ogni volta, che si aggiungono alle centinaia che sono in Albania sostanzialmente ad annoiarsi. Non per colpa loro, ma per colpa di chi ce li ha mandati a gestire un centro che era previsto per 3.000 persone e che ne ha al massimo, proprio quando va bene, una novantina. Il Governo, nella sostanza, con questa operazione è riuscito: a sprecare risorse degli italiani, a operare una lesione grave dei diritti umani sui migranti e a svuotare le città italiane dalle forze di sicurezza che dovrebbero garantire appunto la sicurezza. Tutto questo per consentire all'onorevole Kelany di fare interventi come quelli che ha fatto e alla Presidente Meloni di fare ogni tanto una sceneggiata non in Parlamento, dove ha paura a venire, ma sui o nelle trasmissioni dove le consentono di dire qualunque cosa. Su questo ci piacerebbe poter fare finalmente una discussione seria .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della Relazione della Giunta per le autorizzazioni sulla domanda di autorizzazione al sequestro di corrispondenza nei confronti del deputato Francesco Saverio Romano, formulata dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo (Doc. IV, n. 3-A).
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea .
La Giunta propone di negare l'autorizzazione richiesta.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.
Ha facoltà di parlare il relatore, deputato Enrico Costa.
ENRICO COSTA, Grazie, Presidente. La Giunta per le autorizzazioni riferisce all'Assemblea in ordine a una richiesta di autorizzazione al sequestro di corrispondenza nei confronti del deputato Francesco Saverio Romano, ai sensi dell'articolo 68, terzo comma, della Costituzione e dell'articolo 4 della legge n. 140 del 2003.
La richiesta è stata formulata dalla procura della Repubblica di Palermo nell'ambito di un procedimento penale nel quale l'onorevole Romano risulta indagato per concorso nei reati di corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio e di turbata libertà degli incanti. Considerato il tempo limitato a mia disposizione, non posso ricostruire tutti i termini della vicenda in modo analitico. Per tale ragione, rinvio alla relazione più ampia e articolata già in distribuzione in Aula.
In sintesi, Presidente, i fatti sono i seguenti. La procura della Repubblica di Palermo, nell'ambito di una più ampia indagine riguardante il settore della sanità siciliana e relativa a una pluralità di indagati, contesta all'onorevole Romano di aver esercitato indebite pressioni nei confronti del direttore generale dell'azienda sanitaria provinciale di Siracusa affinché questi orientasse l'aggiudicazione di una gara d'appalto, bandita dalla medesima ASP, in favore di una determinata società concorrente, in cambio della disponibilità di quest'ultima a subappaltare una quota rilevante della commessa pubblica a un'altra società, asseritamente riconducibile alla sfera di influenza dello stesso onorevole Romano.
Sulla base di tali contestazioni, la medesima procura ha dapprima richiesto al GIP l'applicazione di misure cautelari personali nei confronti, tra gli altri, dell'onorevole Romano e successivamente ha disposto il sequestro di taluni dispositivi informatici in uso ad alcuni dei coindagati nel medesimo procedimento, tra cui telefoni cellulari e .
A seguito di tale sequestro, la procura, in applicazione dell'articolo 68, terzo comma, della Costituzione e alla luce dei principi affermati dalla sentenza della Corte costituzionale n. 170 del 2003 in materia di sequestro della corrispondenza dei parlamentari, ha quindi richiesto alla Camera l'autorizzazione ad estrarre dai dispositivi sequestrati ai coindagati i messaggi e nei quali l'onorevole Romano figura quale mittente o destinatario.
All'esito di un'approfondita istruttoria, caratterizzata anche da interlocuzioni con la procura richiedente finalizzate ad acquisire ulteriore documentazione utile all'esame della domanda, la Giunta ritiene di dover proporre all'Assemblea il rigetto della richiesta proveniente dall'autorità giudiziaria. La Giunta è pervenuta a tale conclusione perché, alla luce dei principi desumibili dalla giurisprudenza costituzionale relativa all'articolo 68, terzo comma, della Costituzione, non risultano integrati i presupposti che consentono di comprimere la sfera comunicativa del parlamentare.
In primo luogo, difetta infatti un bilanciamento degli interessi costituzionali coinvolti. La richiesta della procura non considera adeguatamente l'incidenza del sequestro di corrispondenza sul libero esercizio del mandato parlamentare, né espone le ragioni per le quali l'interesse investigativo dovrebbe nel caso concreto prevalere sulla tutela della libertà e indipendenza della funzione rappresentativa. Eppure, la Corte costituzionale ha costantemente affermato, in materia di guarentigie parlamentari, che nessun diritto o interesse di rango costituzionale può assumere carattere tirannico o assoluto, dovendo ciascuno essere oggetto di un contemperamento ragionevole e proporzionato.
In secondo luogo, non risultano dimostrate la necessità e l'indispensabilità della misura richiesta. La domanda non chiarisce per quale ragione non possano essere utilizzati strumenti alternativi meno invasivi, omettendo così di rispettare quel criterio del minor sacrificio possibile della libertà e dell'indipendenza del mandato parlamentare, che la giurisprudenza costituzionale impone in materia di autorizzazioni . Mi riferisco, in particolare, alla sentenza n. 188 del 2010. A ciò si aggiunge la mancata indicazione dei criteri puntuali di selezione del materiale informatico da esaminare, con il conseguente rischio di un'acquisizione indiscriminata. In terzo luogo, la richiesta della procura appare oggi priva di un adeguato fondamento indiziario.
Il sequestro era stato originariamente prospettato dalla medesima procura non come mezzo esplorativo, ma come strumento destinato a corroborare un quadro di gravi indizi già ritenuto sussistente. Tuttavia, l'ordinanza del GIP di Palermo del 2 dicembre 2025, seppur nella sede cautelare, ha espressamente escluso, con specifico riguardo all'onorevole Romano, la sussistenza di quei gravi indizi di colpevolezza sui quali si fondava la richiesta di sequestro della corrispondenza. Sottolineo, peraltro, che tale ordinanza non è stata impugnata dalla procura con riguardo alla posizione dell'onorevole Romano, nei cui confronti, dunque, si è consolidato il cosiddetto giudicato cautelare.
Pertanto, venuto meno il presupposto logico della richiesta, autorizzare oggi il sequestro significherebbe consentire non già la conferma di indizi preesistenti, bensì il tentativo di ricostruirli Ed è precisamente questo il punto decisivo. Secondo la Corte costituzionale, il sequestro della corrispondenza del parlamentare è ammissibile solo entro rigorosi limiti di eccezionalità, stretta necessità, proporzionalità e non surrogabilità. Esso, pertanto, non può in alcun modo trasformarsi in uno strumento esplorativo di ricerca della prova, come, d'altra parte, afferma la stessa Corte di cassazione penale . In definitiva, la Giunta ha ritenuto che, nelle condizioni date, l'autorizzazione richiesta si tradurrebbe in un sacrificio irragionevole, sproporzionato e non indispensabile della libertà comunicativa del parlamentare, con indebita compromissione del libero svolgimento del mandato rappresentativo. Per tali ragioni ne ha proposto all'Assemblea il diniego.
Alla luce delle considerazioni sin qui svolte, non appaiono pertanto meritevoli di condivisione gli argomenti addotti da quei gruppi che, in Giunta, hanno proposto di autorizzare il sequestro. Non può, anzitutto, ritenersi decisivo l'argomento secondo cui l'onorevole Romano avrebbe inizialmente manifestato la propria disponibilità personale ad autorizzare la procura ad estrarre dai dispositivi i messaggi che lo riguardavano. La Corte costituzionale ha, infatti, ripetutamente affermato che le guarentigie parlamentari non rientrano nella disponibilità del singolo parlamentare. Esse sono poste non a tutela della persona in quanto tale, bensì del libero esercizio delle funzioni parlamentari e dell'integrità dell'organo costituzionale di appartenenza. Proprio per questo esse hanno natura oggettiva, non costituiscono privilegi personali ma garanzie costituzionali dirette a preservare l'indipendenza del Parlamento da indebite interferenze di altri poteri. E, proprio perché oggettive, esse sono altresì indisponibili: il parlamentare non può validamente rinunciarvi giacché la titolarità della prerogativa spetta alla Camera di appartenenza e non al singolo.
Parimenti non può essere condivisa la tesi di chi, in Giunta, ha sostenuto che l'autorizzazione dovrebbe essere concessa in considerazione del fatto che non risulterebbe dimostrato un della procura di Palermo nei confronti dell'onorevole Romano. Sul punto mi limito ad osservare che la sussistenza del costituisce solo uno dei parametri sulla base dei quali la Camera è chiamata a valutare le richieste di autorizzazione , ai sensi dell'articolo 68 della Costituzione. Come già ricordato, ve ne sono altri egualmente rilevanti, ricavati dalla giurisprudenza costituzionale, ai quali la Camera è tenuta a dare attuazione a tutela delle prerogative costituzionali che assistono tutti i parlamentari.
Per questo, Presidente, la proposta di rigetto avanzata dalla Giunta non costituisce un atto di favore verso il singolo né, tantomeno, un'interferenza nell'esercizio della giurisdizione. Essa rappresenta, più semplicemente e più doverosamente, l'adempimento di una responsabilità costituzionale che questa Camera non può eludere: quella di custodire le prerogative che la Costituzione pone a garanzia della libertà del Parlamento e, con essa, dell'equilibrio fra i poteri dello Stato .
PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare, dichiaro chiusa la discussione.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare il presidente Lupi. Ne ha facoltà.
MAURIZIO LUPI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, quando quest'Aula è chiamata a pronunciarsi su questioni che riguardano le prerogative parlamentari, dobbiamo avere tutti la consapevolezza che non stiamo votando su una persona, su un partito o su una vicenda politica, stiamo votando sulla tutela delle regole costituzionali, che garantiscono l'equilibrio tra i poteri dello Stato. Nel caso che oggi esaminiamo, la Giunta per le autorizzazioni, come appena dimostrato dalla relazione fatta dall'onorevole Costa, ha svolto un lavoro serio, approfondito e rigoroso. E la conclusione alla quale è giunta - il diniego dell'autorizzazione richiesta dalla procura di Palermo - non è una conclusione politica, ma giuridica.
C'è un dato che non può essere ignorato: l'onorevole Saverio Romano, fin dall'inizio, aveva chiesto che le proprie fossero acquisite proprio per chiarire la propria posizione. Non si è sottratto a nulla. Al contrario, ha chiesto trasparenza. Successivamente, tuttavia, la richiesta della procura si è configurata come una richiesta generica e generale di acquisizione della corrispondenza, senza una definizione puntuale e senza quella specifica motivazione che la Costituzione richiede quando si interviene su una sfera così delicata come la corrispondenza di un parlamentare. Nel frattempo, però, è intervenuto un fatto decisivo: l'ordinanza del GIP del tribunale di Palermo del 2 dicembre 2025 ha escluso non solo le esigenze cautelari, ma anche la presenza di gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell'onorevole Romano. Di fronte a questo quadro, la procura avrebbe avuto la possibilità di rivalutare la propria richiesta. Non lo ha fatto.
E, allora, il punto è evidente, è chiaro: non è difendere qualcuno, difendere in questo caso l'onorevole Romano, il punto è chiedersi se il Parlamento possa autorizzare un sequestro di corrispondenza che, alla luce dei fatti - e questo è un caso di scuola -, rischia di trasformarsi in uno strumento esplorativo, cioè in una ricerca della prova, anziché nella verifica di un quadro indiziario già esistente. La giurisprudenza costituzionale è molto chiara su questo punto: l'acquisizione della corrispondenza di un parlamentare non può diventare il mezzo con cui si costruiscono gli indizi, ma deve servire, eventualmente, a corroborare un quadro già definito. Ed è proprio su questo terreno che la Giunta si è pronunciata.
Ricordo, inoltre, un principio che dovremmo tutti condividere. La Giunta per le autorizzazioni non è un organo politico, non è una sede di confronto tra maggioranza e opposizione, come sono tutte le nostre Commissioni parlamentari: la Giunta per le autorizzazioni è un organo che svolge un ruolo di garanzia e che deve esprimere una valutazione giuridica volta a garantire il rispetto delle prerogative costituzionali del Parlamento e, allo stesso tempo, il corretto equilibrio con l'azione della magistratura.
Per queste ragioni, colleghi, la proposta che arriva oggi in Aula non è una scelta di campo, ma il risultato di una valutazione fondata sugli atti e sulle norme. Ed è quello che abbiamo ascoltato e letto con molta attenzione anche nella relazione della Giunta. Ed è per questo che riteniamo oggettivamente difficile dar corso alla richiesta formulata dalla procura della Repubblica, non perché - lo ribadiamo - si voglia limitare l'azione della magistratura, ma perché il Parlamento ha il dovere di esercitare fino in fondo la funzione che la Costituzione gli assegna.
Per questo motivo, il gruppo di Noi Moderati voterà per accogliere la proposta della Giunta. Lo faremo con spirito garantista, nel rispetto delle istituzioni e nella convinzione che difendere le regole oggi significhi difendere la democrazia domani .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, signor Presidente. Siamo chiamati a valutare la richiesta pervenuta alla Camera dalla procura della Repubblica di Palermo nell'ambito di un procedimento penale nel quale l'onorevole Romano è indagato per concorso nei reati di corruzione, atti contrari ai doveri di ufficio e turbata libertà degli incanti. Si tratta di una richiesta di autorizzazione al sequestro di corrispondenza ai sensi dell'articolo 68, terzo comma, della Costituzione e dell'articolo 4 della legge n. 140 del 2003. La procura di Palermo ha chiesto alla Camera di essere autorizzata a sequestrare la corrispondenza informatica e telematica, nella forma di scambio di messaggi elettronici, e simili, con il parlamentare onorevole Francesco Saverio Romano, che verrà rinvenuta nei dispositivi dei vari soggetti, tra cui Cuffaro Totò, Caltagirone Alessandro Maria e Mazzola Sergio.
La procura afferma di ritenere necessario sequestrare la corrispondenza in esame con l'onorevole Romano ai fini della prosecuzione delle indagini, tuttora in corso, per chiarire appieno e corroborare gli elementi rilevanti per l'accertamento delle eventuali responsabilità in ordine ai fatti di reato contestati al parlamentare. In particolare - evidenziano gli inquirenti parlamentari -, il sequestro appare utile a fare luce sul coinvolgimento dell'onorevole Romano nella vicenda attinente alla gara “ausiliariato” indetta dall'azienda sanitaria provinciale di Siracusa, con particolare riguardo ai rapporti tra il predetto e il subappaltatore Mazzola Sergio, alle interlocuzioni tra il predetto, Cuffaro Salvatore e Caltagirone Alessandro, in merito alla direzione da dare alla gara pubblica oggetto di indagine e alle intese raggiunte con i rappresentanti della Dussmann Service Srl circa l'affidamento del subappalto della gara in oggetto alla Euroservice di Mazzola Sergio.
A tal fine, dobbiamo evidenziare che, con istanza del 17 novembre 2025, lo stesso onorevole Romano aveva chiesto alla Giunta di autorizzare preventivamente l'estrazione della copia forense della predetta messaggistica dal proprio telefono cellulare, autorizzazione che invece la maggioranza parlamentare, a cui l'onorevole Romano appartiene, ha voluto negare, e ciò ci fa molto riflettere. L'onorevole Romano, infatti, ha depositato una memoria presso il GIP per chiedere l'estrazione della copia delle chat tra lui e gli altri coindagati. Di fatto, quindi, la maggioranza sta negando ciò che lo stesso Romano invece aveva richiesto.
Quando la Corte costituzionale chiede, in tema di sequestro di corrispondenza, di minimizzare il sacrificio della libertà e indipendenza del mandato parlamentare, il fatto che lo stesso deputato chieda l'estrazione di copia delle dimostra che, in questo caso, con il sequestro non ci sarebbe alcuna lesione della sua libertà e indipendenza. Anzi, la libertà dell'onorevole Romano risulta frustrata dalla volontà di maggioranza di negare il sequestro della corrispondenza.
Il fatto che il collega Romano abbia formulato tale richiesta dimostra che tale corrispondenza è necessaria eventualmente anche per dimostrare la propria estraneità ai fatti; ma il merito della vicenda non è compito nostro affrontarlo, non ci possiamo sostituire all'autorità giudiziaria, almeno fino a quando ci sarà questa Costituzione pre-riforma Nordio. Per noi c'è una necessità di acquisire tale corrispondenza e lo stesso Romano pare d'accordo con noi. Vediamo pertanto una contraddizione interna alla maggioranza. Secondo l'impianto accusatorio formulato dalla procura di Palermo, esisterebbe un sodalizio criminoso in grado di esercitare un condizionamento sistemico nell'azione amministrativa della regione siciliana, con specifico riferimento ai settori della sanità.
Dall'indagine, supportata da attività captativa e di osservazione, emerge l'ipotizzato ruolo di di fatto dell'ex presidente della regione Salvatore Cuffaro. Sebbene privo di incarichi formali, Cuffaro avrebbe agito quale collettore di interessi illeciti, influenzando le nomine apicali della dirigenza pubblica e delle aziende sanitarie per asservire le funzioni amministrative a logiche privatistiche e clientelari.
Secondo la procura l'onorevole Romano avrebbe turbato il regolare andamento della “gara ausiliariato”, bandita dall'ASP di Siracusa, in modo che venisse aggiudicata alla Dussmann Service Srl, così ottenendo tra l'altro il miglioramento delle condizioni contrattuali di due dipendenti dell'azienda segnalati da Cuffaro, la promessa di futuri subappalti concessi dalla Dussmann Service Srl a ditte che sarebbero state indicate dai correi e, inoltre, l'incremento del valore delle prestazioni e del volume dei lavori per cui la stessa azienda si sarebbe rivolta alla ditta Euroservice Srl.
Più specificatamente, l'accusa individua nell'onorevole Romano il referente politico diretto del direttore generale dell'ASP di Siracusa, Alessandro Caltagirone, che infatti da quanto emerge dalle intercettazioni ambientali è considerato nell'ambiente del sodalizio “uomo di Saverio” in via esclusiva. Tale legame fiduciario avrebbe consentito all'onorevole Romano di esercitare un'influenza decisiva sulle determinazioni dell'organo amministrativo, strumentalizzando la discrezionalità del dirigente per favorire l'impresa Dussmann. La procura di Palermo giustifica l'esigenza di sottoporre a sequestro i dispositivi informatici degli indagati, affermando che risulta assolutamente necessario estrapolare le memorie informatiche dei medesimi, ove risultano archiviate , immagini, messaggi, anche vocali, , trasmissione di .
Per tali motivi riteniamo sussistere, nel caso di specie, i presupposti costituzionali e legislativi per autorizzare il sequestro della corrispondenza. Pertanto, come AVS, voteremo contro la proposta della Giunta, anche a tutela del diritto alla difesa dell'onorevole Romano .
PRESIDENTE. Prima di andare avanti, colleghi, salutiamo una rappresentanza delle studentesse e degli studenti dell'Università del Salento, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Fanno parte del Dipartimento di scienze giuridiche e arrivano da Lecce. Benvenuti alla Camera dei deputati .
Ha chiesto di parlare l'onorevole D'Alessio. Ne ha facoltà.
ANTONIO D'ALESSIO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Il nostro voto, invece, è in linea con la relazione e la proposta della Giunta per le autorizzazioni a procedere. Qui siamo sulla valutazione del sequestro della corrispondenza relativa al deputato Romano ed è un caso in cui le esigenze processuali vanno a confliggere con le altre esigenze, con gli altri valori in gioco e, in particolare, la salvaguardia della sfera della comunicazione dei parlamentari in funzione di tutela dello svolgimento del mandato rappresentativo che è stato loro conferito. Il vaglio, signor Presidente, a nostro avviso, deve essere estremamente rigoroso.
Da parte nostra c'è grande attenzione per consentire il corretto incedere, il corretto processuale delle procedure al vaglio dei giudici penali, ma in questo caso non ci sono gli elementi previsti dalla stessa Corte costituzionale per una corretta valutazione del contemperamento degli interessi e dei valori in gioco: il sacrificio dei valori di libertà e indipendenza della funzione parlamentare deve avere una ragione fondata e - lo ripeto - una rigorosa valutazione, affinché possano essere sacrificati alla luce delle esigenze processuali.
E l'incidenza di questi diritti con riferimento alla richiesta non è stata assolutamente valutata nella stessa richiesta, nel senso che nella istanza, nella richiesta del tribunale di Palermo, non sono previsti nemmeno i criteri per l'eventuale selezione del materiale che si va a sequestrare. Questo è un altro elemento che aggiungiamo e che, a nostro avviso, può essere determinante alla luce della decisione.
Dunque, il presupposto non può essere assolutamente quello che acriticamente ci possa essere un superiore interesse dell'indagine. Questo interesse va filtrato e motivato alla luce di quello che andiamo a porre sull'altare del sacrificio, cioè l'esigenza della salvaguardia della sfera della conoscenza, della corrispondenza dei parlamentari quando svolgono il loro mandato.
E la misura deve essere eccezionale, quando è necessaria e quando è motivata adeguatamente. Il bilanciamento sembra andare a favore della tutela dell'onorevole Romano. Peraltro, la valutazione della richiesta sembra essere espletata in funzione esplorativa, più che andare a corroborare il convincimento e la documentazione nelle mani dei pubblici ministeri. E tutto ciò è ulteriormente provato e confermato dall'evoluzione processuale, con il provvedimento del GIP, per cui, ad oggi, la richiesta del PM sembra senz'altro svolgere più una funzione esplorativa, che non di effettiva possibilità di corroborare una tesi già sostanzialmente provata.
Per queste ragioni, voteremo in linea con la proposta della Giunta .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Torto. Ne ha facoltà.
DANIELA TORTO(M5S). Grazie, Presidente. Allora, il tema oggetto di discussione riguarda il sequestro di una corrispondenza di un parlamentare, il collega onorevole Romano. La richiesta è stata avanzata dalla procura di Palermo e riguarda la messaggistica rinvenuta in dispositivi elettronici, come già anticipato negli interventi che mi hanno preceduta. Tale richiesta è stata posta in linea con i dettati della giurisprudenza costituzionale sul tema, non da ultimo con quanto espresso con la sentenza n. 170 del 2023.
La complessità dell'indagine e la ricorrente cripticità delle conversazioni sono state la motivazione addotta per la richiesta degli stessi dispositivi contenenti la messaggistica. Allo stesso tempo, la procura ha disposto di procedere - ripeto proprio virgolettato - “alla formazione di copia forense delle memorie informatiche in sequestro, con espressa esclusione di ogni contenente comunicazioni (, messaggi vocali, ) intrattenute con l'indagato e parlamentare Romano Saverio”.
Si è sospesa, dunque, l'estrazione della messaggistica dalla memoria del dispositivo, in attesa di ricevere l'autorizzazione al sequestro da parte della Camera di appartenenza: dunque, tutto in regola. In Giunta, è stata poi acquisita l'ordinanza del GIP, che rigettava la richiesta di misura cautelare a carico dell'onorevole Romano per insussistenza di gravi indizi di colpevolezza.
Il quesito di oggi allora è: se l'autorità giudiziaria procedente, nel caso di specie la procura di Palermo, chiede di sequestrare la messaggistica edi un parlamentare ai fini probatori, nell'ambito di un procedimento penale, la Camera di appartenenza può rigettare la richiesta se, nel frattempo, è intervenuta la decisione del GIP che si pronuncia sull'insussistenza di gravi indizi di colpevolezza a carico del parlamentare stesso? Presidente, può farlo, nonostante la regolarità della richiesta?
Per noi la risposta è evidentemente “no” e il motivo è chiaro: perché per giustificare un provvedimento di sequestro probatorio basta il semplice ossia l'astratta configurabilità del reato contestato e la sussistenza di indizi a sostegno dell'ipotesi accusatoria, oltre alla rilevanza probatoria dell'oggetto del sequestro. Altro serve per corroborare una richiesta di applicazione di misura cautelare, proprio per il sacrificio che essa comporta alla libertà personale; e qui è necessaria la gravità indiziaria, qualcosa di completamente diverso.
Per questi motivi, come MoVimento 5 Stelle, abbiamo votato e voteremo contro la proposta del relatore, esprimendoci a favore della richiesta di autorizzazione al sequestro di corrispondenza avanzata dalla procura di Palermo.
Per questi motivi, Presidente, io dichiaro il voto contrario alla costituzione in giudizio della Camera dei deputati nel giudizio promosso dal Senato dinanzi alla Corte costituzionale per conflitto di attribuzione.
Rivolgo, poi, un appello allo stesso collega, Presidente, che è presente qui in Aula. Chiaramente, ci auguriamo, per la verità, che l'onorevole Romano possa abbandonare l'Aula nel momento della votazione, se non altro per evitare un evidente conflitto di interessi
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pittalis. Ne ha facoltà.
PIETRO PITTALIS(FI-PPE). Grazie, Presidente. Intanto, ringrazio l'onorevole Enrico Costa per la precisa ed esaustiva relazione e per avere ricostruito la vicenda giudiziaria - che vede, suo malgrado, coinvolto l'onorevole Francesco Saverio Romano - con un rigore argomentativo, sotto il profilo logico-giuridico, che ritengo possa consentire a tutti noi, se non animati da pregiudizio manettaro e giustizialista, di poter in scienza e coscienza condividere le conclusioni cui è giunto il relatore e, dunque, ritenere non sussistenti i presupposti per autorizzare il sequestro di corrispondenza dell'onorevole Romano.
Mi limito solo a rilevare come questa richiesta presenti oggettivamente profili di criticità, anche e soprattutto alla luce dell'ordinanza del 2 dicembre 2025, con la quale - udite, udite, colleghe e colleghi! - il giudice per le indagini preliminari di Palermo ha ritenuto che le accuse avanzate dalla procura nei confronti dell'onorevole Romano non fossero sorrette da adeguato fondamento
Avete paura, colleghi dell'opposizione, di richiamare questa ordinanza? Tant'è che è stata rigettata la richiesta di misura cautelare e questa ordinanza, che non è stata impugnata dalla procura della Repubblica di Palermo, almeno per ciò che attiene alle misure concernenti l'onorevole Romano, ha determinato la formazione del cosiddetto giudicato cautelare sulla specifica posizione del parlamentare, con una conseguenza che non si può eludere.
Non potete e non possiamo negare l'evidenza: l'impianto indiziario che costituiva il presupposto logico-giuridico della richiesta di sequestro è venuto meno. Almeno la realtà processuale la vogliamo riportare correttamente, come appunto ci ha invitato a fare il relatore, onorevole Enrico Costa?
E allora, la domanda di autorizzazione trasmessa alla Camera era costruita proprio sul teorema dell'esistenza, in capo all'onorevole Romano, di gravi indizi di colpevolezza, e il sequestro era ritenuto propriamente il mezzo destinato, secondo la originaria prospettazione accusatoria, a corroborare un quadro che era già ritenuto solido e già considerato idoneo a integrare il requisito della gravità indiziaria.
È del tutto evidente, anche per chi non ha specifiche competenze giuridiche, che questa impostazione rende oggi la richiesta manifestamente illogica e contraddittoria perché, se il sequestro era giustificato perché serviva a rafforzare i gravi indizi già esistenti, oggi la caduta di quegli indizi, certificata - lo ripeto ancora una volta - dall'ordinanza del GIP del 2 dicembre 2025 e consolidata dal mancato gravame da parte della procura, priva la misura del suo fondamento essenziale. E, pertanto, sarebbe certamente incompatibile con i principi costituzionali e con quelli del diritto eurounitario autorizzare la procura a incidere sulla sfera comunicativa, badate, non di un parlamentare ma di un cittadino qualunque, mediante un atto di natura intrinsecamente invasiva, quale il sequestro di corrispondenza che è una misura eccezionale che, peraltro, può essere ammessa soltanto quando strettamente necessaria e non altrimenti surrogabile.
In conclusione, dunque, riteniamo che la richiesta di sequestro della corrispondenza mal si concili, in questo specifico caso, con un quadro nel quale, come già detto, i presupposti indiziari sono stati respinti dal giudice competente e non sono stati reintegrati da elementi nuovi, oggettivi ed autonomi rispetto a quelli già ritenuti inconsistenti.
Proporre ragionamenti come quelli che ho sentito dai banchi dell'opposizione e dal gruppo del MoVimento 5 Stelle significa essere ancorati a una visione autoritaria del diritto, che non rispecchia i principi della nostra civiltà giuridica.
Utilizzare un inammissibile sequestro probatorio in funzione esplorativa non è consentito né dal diritto costituzionale - e si vedano, in proposito, le sentenze della Corte costituzionale n. 188 del 2010 e n. 170 del 2023 - e neppure dal nostro codice di procedura penale. Invito i colleghi del MoVimento 5 Stelle ad andare a leggersi la pregevole sentenza della VI sezione della Corte di cassazione - recentissima, è dell'ottobre del 2025, la n. 33849 - e, forse, potranno apprendere qualche lezione di diritto. Come sanno tutti gli studenti iscritti al primo anno di facoltà di giurisprudenza, tale strumento non è un mezzo di ricerca della notizia del reato, ma solo della sua conferma.
E, allora, l'onorevole Romano non ha bisogno di un difensore d'ufficio.
Ma sentire dai banchi del MoVimento 5 Stelle dire che l'onorevole Romano debba astenersi dal partecipare alle votazioni… quando, in casi molto ben più gravi, come quello che riguardava proprio la decisione che il Parlamento e questa Camera dovevano assumere, l'onorevole Orrico, direttamente interessata, partecipò addirittura alla camera di consiglio. E allora non date patenti, da questo punto di vista, e lezioni di cosa qualcuno deve fare, ma guardate innanzitutto in casa vostra e siate coerenti con quello che predicate bene per gli altri, perché quando si tratta di guardare in casa vostra razzolate continuamente male.
Allora, è per queste ragioni, signor Presidente, che, a nome del gruppo di Forza Italia, preannuncio il voto favorevole alla proposta formulata dal relatore, onorevole Enrico Costa .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cavandoli. Ne ha facoltà.
LAURA CAVANDOLI(LEGA). Grazie, Presidente. Il relatore Enrico Costa ha illustrato come si è sviluppata la vicenda, i fatti che hanno portato a questa richiesta, da parte della procura della Repubblica del tribunale di Palermo, per un sequestro di corrispondenza relativo all'onorevole Francesco Saverio Romano, nostro collega, indagato per concorso in corruzione, per atti contrari ai doveri d'ufficio e per turbativa degli incanti.
La data in cui la procura ci ha fatto pervenire questa richiesta è il 28 novembre 2025. Solo dieci giorni prima il collega Romano aveva, anche lui, richiesto alla Giunta di poter proporre i propri dispositivi perché si potessero acquisire quelle che erano le sue corrispondenze. C'era un problema dal punto di vista procedurale e, pertanto, la Giunta non ha potuto esprimersi, negando questa sua richiesta. Ebbene, quattro giorni dopo - ci tengo a sottolinearlo: quattro giorni dopo - il GIP del tribunale di Palermo ha ritenuto l'impianto accusatorio nei confronti del collega Romano totalmente non soddisfacente, non fondato, negando quelle che sono le misure cautelari che erano state richieste nei suoi confronti, quindi ritenendo che le prove che erano state raccolte finora dal PM - dalla procura - non fossero sufficienti.
Questo credo che sia l'elemento più importante, intanto per far capire come la procura abbia preso un po' di tempo per fare la richiesta e per adire la nostra Camera, ma anche perché la direzione che ha preso la procura nelle sue indagini e nell'impianto accusatorio è stata totalmente disattesa per quello che riguarda il collega Romano ma anche per alcune parti degli altri imputati, proprio perché ci sono alcune derubricazioni e, quindi, questo credo che sia un elemento da tenere in considerazione.
Ma cosa chiedeva la procura, oltre, ovviamente, al sequestro della corrispondenza informatica e telematica dei dispositivi dei coindagati, di cui era già stata estratta la copia forense, la cosiddetta copia mezzo? Quindi, doveva essere stata estratta ma non utilizzata, perché avrebbe potuto essere utilizzata solo successivamente alla nostra eventuale autorizzazione. Cosa chiedeva? Indicava, citando la sentenza della Corte costituzionale n. 170 del 2023, di ritenere necessario sequestrare la corrispondenza in esame con l'onorevole Romano “(…) ai fini della prosecuzione delle indagini, tuttora in corso, per chiarire appieno e corroborare gli elementi rilevanti per l'accertamento delle eventuali responsabilità in ordine ai fatti di reato contestati al parlamentare”.
Quindi, partendo dal fatto che l'articolo 68, secondo e terzo comma, della Costituzione, coordinato con la legge n. 140 del 2003, dà una normativa non completa ma integrata e ragguagliata, nel fatto espositivo, dalle sentenze della Corte costituzionale, la procura ci dice: io, che conosco le decisioni della Corte costituzionale, vi dico che non voglio avere quelle intercettazioni per accusare l'onorevole Romano, ma le voglio avere per aiutare quella che è la mia indagine, che ho già effettuato, e poi avere, quindi, dei riscontri ulteriori.
Questo è quello a cui è arrivata la nostra giurisprudenza costituzionale, cioè non è che con le intercettazioni si deve arrivare ad accusare e incolpare un parlamentare, perché questo sarebbe assolutamente non previsto né dalla norma né, tantomeno, dalla interpretazione. Quindi, quello che manca in questa richiesta della procura è intanto, sì, la necessità di utilizzare queste intercettazioni, ma queste intercettazioni non genericamente, prese a strascico, ma solamente quelle che devono essere utilizzate per corroborare e per aiutare l'impianto accusatorio, peraltro in un arco temporale larghissimo, dal febbraio 2024 fino al novembre del 2025. Questo chiaramente è il fatto importante.
Peraltro, sull'autorizzazione , come in questo caso, alcune sentenze della Corte costituzionale, che cito: la n. 390 del 2007, la n. 38 del 2019, la n. 1 del 2013 e la n. 188 del 2010, dicono chiaramente che questi atti investigativi non devono essere persecutori, coercitivi o condizionanti l'attività e la libertà di ogni parlamentare, che deve essere tutelata l'indipendenza e la libertà della sua funzione e che deve essere protetta la riservatezza non solo delle comunicazioni di ogni cittadino, ma anche, ovviamente, del parlamentare se c'è una elevata intrusività delle intercettazioni. Quindi, l'intercettazione del parlamentare può essere utilizzata solo come , solo se indispensabile per le fonti investigative e non altrimenti rilevabile. Si usa quel criterio, che la giurisprudenza ha suggerito, della necessità, per cui se è necessario e questa necessità deve essere giustificata, deve avere una motivazione idonea che vada a bilanciare gli interessi costituzionalmente coinvolti, quindi le esigenze investigative, ma anche la libertà e l'indipendenza del parlamentare nell'esercizio del suo mandato. Questa spiegazione nella richiesta della procura di Palermo non c'è: non c'è nessuna motivazione atta a soddisfare questo bilanciamento che vada, quindi, a favore di una risposta positiva, di un esito positivo.
Lo stesso GIP, peraltro, smentisce tutto quello che è l'impianto accusatorio e questo credo che, a maggior ragione, vada a spiegare quelli che sarebbero gli effetti, gli esiti paradossali, per cui, se noi adesso dovessimo autorizzare la richiesta della procura, che - ribadisco - è arrivata quattro giorni prima della decisione del GIP, allora avremmo veramente come giustificazione dell'unico impianto accusatorio proprio le intercettazioni che ci chiede la procura.
Poi, c'è il discorso sui principi che la Corte costituzionale ha individuato e che devono essere rispettati in casi, appunto, di autorizzazione , che riguarda anche intercettazioni specifiche. Qui, abbiamo una genericità delle intercettazioni e, ancora una volta, anche questa genericità non è stata motivata. Quindi, i principi della proporzionalità, dell'adeguatezza e della coerenza dell'impianto accusatorio vanno nella direzione di accogliere quella che è la proposta del relatore, che è stata votata a maggioranza in Giunta, proprio perché si va a rispondere all'esigenza del minimo sacrificio indispensabile dei valori costituzionali, che fanno riferimento, nel nostro caso, alla libertà e all'indipendenza del mandato parlamentare. In nome di un garantismo e di un rispetto istituzionale, quindi, a nome del gruppo Lega dichiaro il voto favorevole alla proposta del relatore .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gianassi. Ne ha facoltà.
FEDERICO GIANASSI(PD-IDP). Grazie, Presidente. L'Assemblea oggi è chiamata a pronunciarsi sulla domanda di autorizzazione al sequestro della corrispondenza nei confronti del deputato e collega Francesco Saverio Romano, richiesta della procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo nell'ambito di un procedimento penale. Si tratta, ovviamente, di una richiesta che rientra nell'ambito del perimetro dell'articolo 68 della Costituzione e, dunque, l'Aula è chiamata a effettuare un bilanciamento attento rispetto alle prerogative che sono concesse in favore dei parlamentari.
La richiesta della procura riguarda la possibilità di sequestrare e analizzare la corrispondenza informatica e telematica, quindi messaggi, , , comunicazioni e analoghe, intercorse tra l'onorevole Romano e altri soggetti che risultano indagati nello stesso procedimento. Ora, occorre, preliminarmente, chiarire il contesto nel quale ci troviamo.
Nel corso delle indagini l'autorità giudiziaria, la procura ha già disposto il sequestro di altri dispositivi elettronici di altri indagati, sui quali dispositivi è stata effettuata la cosiddetta copia integrale dei dati, la cosiddetta copia-mezzo che riproduce fedelmente il contenuto delle memorie informatiche. Non sono state ovviamente acquisite le comunicazioni relative al parlamentare perché l'autorità giudiziaria ha chiesto, per l'appunto, all'Aula, al Parlamento l'autorizzazione per poter procedere.
Ora, il procedimento penale nel quale si inserisce questa richiesta riguarda ipotesi di reato di corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio pubblico, di turbata libertà degli incanti con riferimento alla vicenda di gare per servizi di ausiliariato dell'ASP di Siracusa. In forza della ricostruzione accusatoria, l'indagine riguarda un sistema di relazioni e influenze che avrebbe inciso sull'andamento della procedura di gara e in questo contesto le comunicazioni tra soggetti coinvolti sarebbero, secondo gli inquirenti, in grado di chiarire gli elementi che sono emersi rispetto al quadro accusatorio attualmente disponibile presso la procura.
Su questa richiesta la Giunta per le autorizzazioni si è pronunciata contrariamente, approvando la relazione del collega Costa e di cui il collega Costa ha dato conto anche oggi in Aula. La relazione richiama la giurisprudenza costituzionale in materia e ricorda le prerogative parlamentari a tutela dell'esercizio del mandato rappresentativo e, in particolare, il perimetro che la Corte costituzionale ha stabilito all'interno del quale è possibile concedere l'autorizzazione e al di fuori del quale occorre negare l'autorizzazione.
La relazione si fonda anche sul quadro procedimentale attualmente disponibile. In particolare, il collega Costa ha evidenziato che vi è stata un'ordinanza del giudice per le indagini preliminari del tribunale di Palermo che ha rigettato altra richiesta, in particolare quella per l'emissione di misure cautelari nei confronti del collega onorevole Romano. All'interno di questo contesto la relazione approvata dalla Giunta e riproposta qui dal collega Costa ritiene di non concedere l'autorizzazione in ragione dell'iter procedimentale di cui si ha conoscenza e perché non ricorrerebbero le condizioni che consentono l'autorizzazione. In particolare: la motivazione non sarebbe idonea, a sostegno della richiesta, a legittimare un'autorizzazione a procedere e non ricorrerebbe il requisito della necessità ai fini dell'attività di indagine per ottenere l'autorizzazione.
Ora, riteniamo che questa conclusione, contenuta nella relazione riproposta dal collega Costa, non sia accoglibile. Il Parlamento oggi non è chiamato a valutare l'attualità della normativa, della legislazione vigente che attiene alla facoltà del pubblico ministero di predisporre il sequestro del materiale elettronico - vi sono proposte di legge in questa materia, ma non afferiscono a ciò che noi dobbiamo valutare - né a estendere o ridurre i criteri che legittimano oppure portano al diniego dell'autorizzazione, cioè la motivazione, la necessità e la proporzionalità della richiesta. Siamo chiamati a valutare se in questo caso ricorrano queste condizioni. Ora vi sono alcuni elementi che, a nostro giudizio, invece, inducono a ritenere che vi siano le condizioni che impongono di concedere l'autorizzazione. Innanzitutto, com'è stato citato in alcuni interventi precedenti, il collega Romano aveva avanzato la richiesta anche per ragioni di trasparenza - ed evidentemente anche ritenendola utile alla propria difesa - alla Giunta per le autorizzazioni di procedere con l'autorizzazione alla messa a disposizione dei contenuti delle proprie comunicazioni; e risulta sempre agli atti che la lettura di alcune di queste comunicazioni sia stata fornita dallo stesso collega, ritenendo, anche qui, che fosse necessaria all'espletamento dell'attività difensiva all'interno del procedimento penale. Siamo in presenza innanzitutto di una richiesta che è stata fatta dal collega in ragione della necessità dell'utilizzazione di queste comunicazioni.
E, dunque, si arriva al punto che è quello tecnico-giuridico che deve essere valutato: sono o non sono necessarie queste comunicazioni in relazione all'attività di indagine che può produrre un effetto di insistenza sulla colpevolezza, ma anche, all'opposto, di diversa valutazione e, quindi, un'eventuale valutazione di non responsabilità o colpevolezza? Certamente sono necessarie per verificare se quel quadro accusatorio, che è emerso sino ad oggi, è corroborato da quelle comunicazioni che sono intercorse, in relazione all'oggetto dell'indagine, tra i soggetti che sono indagati.
Di fatto è questo che ha chiesto la procura laddove ha ribadito che ritiene assolutamente necessaria per l'attività di indagine l'acquisizione delle comunicazioni, richiamando anche il fatto che lo stesso onorevole Romano, a sua volta, le abbia ritenute necessarie in una fase procedimentale, in quel caso, per provare la propria innocenza.
Dunque, oltre alla motivazione che richiama il principio di necessità, anche se non se ne è parlato oggi, vi è anche il tema della proporzionalità da verificare, che sussiste, a nostro giudizio, sia per l'individuazione temporale delle comunicazioni individuabili e ottenibili in relazione ai fatti oggetto del procedimento - sussiste dunque un arco temporale relativo alla richiesta - sia per il fatto che riguarda esclusivamente le comunicazioni tra soggetti che sono coinvolti nelle indagini.
Ripeto, non essendo oggi il compito di quest'Aula valutare l'attualità della legislazione, che compete ad altra attività che il legislatore può svolgere, considerando che la legislazione impone al Parlamento di deliberare l'autorizzazione, se ritiene che quelle comunicazioni siano indispensabili e necessarie all'esercizio dell'attività di indagine e proporzionate con quell'attività e ritenendo che questi requisiti ricorrano, come l'onorevole Romano, nei mesi antecedenti a questa occasione, aveva egli stesso evidenziato, riteniamo di esprimere un parere contrario alla relazione presentata dal collega Costa .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Iaia. Ne ha facoltà.
DARIO IAIA(FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, partirei nel mio intervento proprio dalle ultime considerazioni del collega Gianassi in merito alla richiesta, avanzata dal collega Romano, di autorizzazione e di assenso rispetto all'acquisizione a fini probatori della propria corrispondenza informatica. Vorrei sommessamente ricordare al collega Gianassi come le prerogative, di cui all'articolo 68 della Costituzione, non siano disponibili per ogni singolo parlamentare. Non sono diritti personali del parlamentare, ma garanzie funzionali dell'istituzione parlamentare. Quindi, anche laddove un collega dovesse avanzare una richiesta di questo tipo, è l'istituzione Parlamento che deve dare l'assenso e non il singolo parlamentare.
Chiarito questo aspetto, entriamo velocemente nella questione e nel merito della questione stessa. Intanto, è stato chiarito come la procura di Palermo abbia richiesto a questa Camera e alla Giunta l'autorizzazione al sequestro e all'acquisizione a fini probatori della corrispondenza informatica di e con l'onorevole Saverio Romano, rinvenuta nei dispositivi dei coindagati (, , chiavette USB), già sequestrata con distinto provvedimento della medesima procura. In sostanza, la procura sostiene che la corrispondenza, presente nella messaggistica istantanea, di cui l'onorevole Romano è mittente o destinatario, possa fornire riscontri diretti o indiretti sulle dinamiche di possibile condizionamento delle procedure di gara oggetto dell'indagine.
L'onorevole Romano viene indagato in quanto la procura ritiene che lo stesso abbia interferito in qualche maniera nell'ambito di una gara per il servizio di ausiliariato, indetta dall'azienda sanitaria provinciale di Siracusa. La procura richiede - questo è bene evidenziarlo - anche l'applicazione della misura degli arresti domiciliari nei confronti dell'onorevole Romano. Inizia ovviamente la grancassa mediatica: articoli sui giornali, titoli, editoriali e quant'altro nei confronti dell'onorevole Romano e del politico di turno, salvo poi prendere atto di come il GIP presso il tribunale di Palermo, con ordinanza del 2 dicembre 2025, respinga integralmente la richiesta accusatoria, escludendo la sussistenza a carico dell'onorevole Romano addirittura degli stessi gravi indizi di colpevolezza.
Viene respinta, ovviamente, anche la richiesta di applicazione della misura degli arresti domiciliari. Una considerazione collegata a questo quadro. Se in questa legislatura non avessimo approvato la norma che ha riformato l'articolo 291 del codice di procedura penale, vale a dire non avessimo previsto l'interrogatorio preventivo o il contraddittorio anticipato, altri coindagati dell'onorevole Romano sarebbero stati sottoposti alla misura cautelare degli arresti domiciliari, per poi essere…
PRESIDENTE. Aspetti, scusi, onorevole Iaia. Colleghi, dobbiamo fare silenzio. Prego.
DARIO IAIA(FDI). Come dicevo, se in questa legislatura non avessimo approvato e non avessimo introdotto l'interrogatorio preventivo, altri tre coindagati dell'onorevole Romano sarebbero stati sottoposti agli arresti domiciliari, per poi essere scarcerati solo dopo l'esecuzione della stessa misura.
Per il GIP gli elementi raccolti a carico dell'indagato sono assolutamente insufficienti a sostanziare, seppure in forma attenuata, elementi di gravità tali da dimostrare l'asservimento della funzione pubblica agli interessi privati. Il GIP conclude addirittura escludendo anche lo stesso reato di traffico di influenze. Quindi, rigetta la richiesta di misura degli arresti domiciliari.
Perché la Giunta ha ritenuto di dover votare contro l'autorizzazione all'acquisizione di queste intercettazioni, di questa messaggistica? Intanto, non vi è alcuna argomentazione da parte della procura circa l'impossibilità di fare ricorso a soluzioni procedimentali alternative e meno intrusive, idonee a soddisfare le esigenze investigative. Sembra che la procura ritenga che l'interesse investigativo debba prevalere in modo automatico rispetto al mandato parlamentare. Lo stesso stato di necessità, alla luce dell'ordinanza di rigetto del GIP presso il tribunale di Palermo, presenta oggettivi profili di criticità.
Peraltro, tale ordinanza non è stata impugnata dalla procura e si è formato il cosiddetto giudicato cautelare. Quindi, essendo venuto meno il presupposto della sussistenza dei gravi indizi, non ha ragione di sussistere la richiesta da parte della procura né può essere autorizzato un sequestro probatorio in funzione esplorativa, vale a dire non per corroborare indizi gravi, ma per tentare di ricostruirli dopo che sono stati, prima, esclusi dal giudice e, poi, stabilizzati dal mancato appello cautelare.
In ultimo, la Corte costituzionale in più occasioni ha sancito il principio per cui l'articolo 68 della Costituzione mira a porre al riparo il parlamentare da illegittime interferenze giudiziarie sull'esercizio del suo mandato rappresentativo. In sostanza, l'applicazione dell'articolo 68 della Costituzione non è una difesa della casta. Qui non si tratta di difendere privilegi personali, si tratta di difendere un principio costituzionale: l'equilibrio tra i poteri dello Stato e l'autonomia del Parlamento. Le garanzie previste dalla Costituzione non sono state scritte per proteggere singoli parlamentari, ma per evitare che l'esercizio della funzione parlamentare sia limitato o condizionato da altri poteri.
Difendere le prerogative del Parlamento non significa difendere una casta, significa difendere la qualità della nostra democrazia. Nel caso di specie, di fronte a un'ordinanza del GIP, che esclude la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza, non è possibile autorizzare il sequestro della corrispondenza dello stesso parlamentare. Per tutte queste ragioni, il voto del gruppo di Fratelli d'Italia sarà a favore della relazione del collega Costa .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Romano. Ne ha facoltà.
FRANCESCO SAVERIO ROMANO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Dopo avere ascoltato con attenzione il pacato dibattito che si è svolto in Aula, volevo anch'io fare alcune considerazioni che hanno a che fare con questa richiesta, ma che hanno a che fare, soprattutto, con la nostra funzione di parlamentari e di rappresentanti del popolo senza vincolo di mandato.
Mi sono posto delle domande, alle quali io stesso ho dato qualche risposta, però vorrei porle anche ai colleghi che stanno ascoltando. Ma secondo voi è normale che, prima ancora che mi fosse stata notificata la richiesta di misura cautelare da parte della procura di Palermo, questa fosse su tutti i principali giornali del Paese e su tutte le agenzie, quando ancora io non avevo conoscenza di ciò di cui mi si accusava? Qualcuno dirà che non è la prima volta che c'è una fuga di notizie nel nostro Paese. È vero, ma la fuga di notizie è prevista e sanzionata dal codice penale. Allora poniamoci una domanda: perché nessuno è stato mai condannato in Italia per fuga di notizie ? Perché? Non è certo l'indagato, non è certo il difensore dell'indagato.
Io ho fatto una denuncia, citando fatti e orari relativamente a questa fuga di notizie. Sapete perché? Non perché per un mese intero si è parlato di Saverio Romano solo con le parole delle accuse, dato che ho potuto rendere interrogatorio soltanto circa un mese dopo e, quindi, per un mese sui giornali c'era solo l'ipotesi accusatoria, tranne qualche mia dichiarazione offerta alle agenzie e ai , ma perché la fuga di notizie incide sulla qualità delle indagini e mette in discussione le indagini stesse, perché coloro che ancora devono essere sentiti possono inquinare le prove.
Allora, nel momento in cui sono stato davanti al GIP, più che un interrogatorio ho fatto delle dichiarazioni spontanee, perché parlavano di me nelle intercettazioni senza che nessuno avesse parlato con me delle ipotesi di reato e, durante l'interrogatorio, ho potuto chiarire tutti gli aspetti che erano contrari alle ipotesi accusatorie. I PM mi hanno fatto soltanto tre domande, tutte e tre relative ad un incontro che io ho tenuto qui, alla Camera, e a casa mia con un ex parlamentare: si chiedevano come mai io non conoscessi il motivo dell'incontro con un parlamentare che era alla e mi chiedeva se potevo incontrarlo in galleria dei Presidenti.
Sapete come funziona l'accesso alla Camera anche per gli ex parlamentari: l'ho dovuto spiegare, mostrando anche le comunicazioni tra me e questo stesso coindagato. Da lì è nata l'esigenza, che ha sentito e avvertito il sottoscritto, di chiedere alla Giunta per le autorizzazioni di poter produrre i miei rapporti con questo ex collega. Nel momento in cui ho chiesto questo, la procura della Repubblica, che aveva sequestrato i dispositivi degli altri coindagati, non aveva mai richiesto di sequestrare il mio. Perché oggi l'Aula è chiamata a pronunciarsi non su un sequestro - che non c'è mai stato - di miei dispositivi, ma sul sequestro di dispositivi di 17 coindagati, la maggior parte dei quali io non conosco, che dovrebbero rendere ostensibili le comunicazioni tra me e coloro che conosco, anche quelle che non fanno riferimento all'indagine. A detta del giudice delle indagini preliminari, al sottoscritto non soltanto non si può contestare l'ipotesi di corruzione, ma nemmeno quell'ipotesi subordinata di traffico di influenze che è stata contestata ad altri. Questa è un'ordinanza del 2 dicembre del 2025, e diceva bene il collega Pittalis: qualcuno ha qualche difficoltà a leggerla nella sua evidente chiarezza, posto che financo la procura della Repubblica di Palermo l'ha letta con la sua evidente chiarezza e, su 18 ricorsi in appello presentati per gli altri coindagati, manca quello di Saverio Romano.
Allora c'è una ragione per cui si fa diventare un'ordinanza di giudicato cautelare: perché ovviamente non è supportata da indizi e la procura riconosce che non è supportata da quegli indizi. Lo dico con sincerità: mi sarei aspettato che all'indomani non dell'ordinanza del GIP, che poteva essere ricorribile, ma della rinuncia a proporre gravame avverso quell'ordinanza, la procura ritirasse la richiesta. Al di là della vicenda che riguarda il merito, nella quale non entro, perché i colleghi l'hanno già autorevolmente spiegata - la Giunta è un organo tecnico-giuridico -, nemmeno una mia richiesta, quand'anche mi convenisse, può piegare la giurisprudenza della Giunta a un interesse personale.
Ma come non si fa a capire questo? Io, da parte mia - lo dico alla collega Torto -, diversamente da come hanno fatto altri colleghi, in tutto questo tempo non sono andato in Giunta per le autorizzazioni, tranne quando il primo giorno sono stato raggiunto da quella misura e poi mai più. Non era all'ordine del giorno, ho informato io i colleghi della Giunta che ero stato raggiunto da questa misura. Non solo: non ho più partecipato a nessuna riunione, non ho votato sul provvedimento e oggi sono in Aula non già per votare, perché mi asterrò - lo dico alla collega Torto -, ma per esporre con chiarezza quello che va al di là del dato tecnico-giuridico e cioè il dato politico.
Qual è il dato politico, signor Presidente? Che in Italia, per tanto tempo, si sono usate le parole del Beccaria: il processo è già di per sé una pena e se il processo è lungo è una lunga pena. Permettetemi di dire, cari colleghi: l'indagine condotta , che è nelle mani dell'accusa e, per certi versi, anche dei giornali, è già una grande pena perché è il momento in cui nessuno si può difendere rispetto alle accuse.
Allora ho approfittato di questa occasione per dirvi che quando si tratta di parlamentari - non perché siamo figli di un Dio maggiore, ed è la prima domanda che mi sono posto - bisogna andare con cautela. Infatti, vi dico la verità: in quattro mesi non ho svolto pienamente le mie funzioni perché so perfettamente che anche quando ti viene data ipocritamente una solidarietà c'è sempre il retropensiero di chi non conosce le cose; tu vorresti spiegargliele, ma non ti ascoltano. È fin troppo facile dare un giudizio sommario, come oggi ho ascoltato da parte di alcune opposizioni seppure in maniera garbata e pacata. Ritengo che nel segreto del voto potrebbero ripensarci, non nel mio interesse, ma nell'interesse della funzione che anche loro svolgono .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta della Giunta di negare l'autorizzazione al sequestro di corrispondenza nei confronti del deputato Francesco Saverio Romano formulata dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo.
Preciso che chi intende negare l'autorizzazione deve votare “sì”, mentre chi intende concederla deve votare “no”. Preciso altresì che, non essendo stata richiesta la votazione segreta, ovviamente, ognuno vedrà il suo voto.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge costituzionale, già approvato, in prima deliberazione, dalla Camera e approvato, senza modificazioni, in prima deliberazione, dal Senato n. 2473-B: Modifiche allo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige/Südtirol.
Avverto che, trattandosi di seconda deliberazione su un disegno di legge costituzionale, a norma del comma 3 dell'articolo 99 del Regolamento, si procederà direttamente alla votazione finale.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare il deputato Steger. Ne ha facoltà.
DIETER STEGER(MISTO-MIN.LING.). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, oggi siamo chiamati non soltanto ad approvare in via definitiva un disegno di legge costituzionale. Oggi siamo chiamati ad affermare una scelta di fondo: l'autonomia non è una concessione revocabile a seconda delle stagioni politiche, ma è una forma alta della nostra democrazia costituzionale, è una responsabilità di governo, è una garanzia di convivenza, è una prova di maturità della Repubblica. È questo il significato più profondo della riforma dello Statuto di autonomia del Trentino-Alto Adige/Südtirol.
Intervengo in quest'Aula come presidente della Südtiroler Volkspartei, il partito che questa riforma l'ha voluta, sostenuta e accompagnata con determinazione. Lo abbiamo fatto non per rivendicare un privilegio, ma per difendere e rafforzare un principio: che le autonomie vere, quando sono fondate sulla responsabilità e sulla leale collaborazione, non indeboliscono lo Stato, ma lo rendono più forte, più intelligente e più giusto. Per noi l'autonomia non è mai stata una formula astratta e vuota, non è una parola da cerimonia, non è una rendita da amministrare.
L'autonomia è responsabilità, è capacità di decidere, è dovere di rispondere ai cittadini, è vicinanza ai territori, è tutela concreta delle comunità linguistiche, è il contrario di ogni astratto centralismo. E diciamolo con chiarezza: i centralismi nella storia italiana non hanno quasi mai prodotto più giustizia, più efficienza e più coesione. Troppo spesso hanno prodotto distanza, rigidità, contenzioso e incomprensione dei territori. L'autonomia, invece, quando è bene ordinata, avvicina le istituzioni alle persone, responsabilizza chi governa, rende più efficace l'azione politica e più forte il legame tra cittadini e Repubblica.
Questa riforma va esattamente in questa direzione: aggiorna lo Statuto speciale rispetto a un quadro istituzionale profondamente mutato, rende più chiaro il rapporto tra Stato, regione e province autonome, riduce le aree di incertezza e di conflitto, ordina meglio i rapporti istituzionali e rafforza le tutele linguistiche - che per noi non rappresentano un capitolo accessorio, ma il fondamento stesso della convivenza in Südtirol. Infatti, la nostra autonomia deriva da una storia complessa, da ferite reali e da un lungo cammino di ricomposizione, di equilibrio e di pazienza istituzionale. Ed è proprio per questo che essa ha un valore che va ben oltre il dato tecnico e normativo. Dimostra che la differenza, quando viene riconosciuta e protetta dentro istituzioni giuste, non divide lo Stato, ma lo stabilizza, non frammenta la Repubblica, ma la rafforza. Lo dimostra la nostra storia concreta: la provincia autonoma di Bolzano, poverissima nel dopoguerra, ha saputo costruire, grazie all'autonomia e alla laboriosità della sua popolazione, benessere, servizi, infrastrutture, qualità amministrativa e coesione sociale.
Non per caso, non per favore ricevuto, ma perché l'autonomia ha responsabilizzato il territorio, ha avvicinato le decisioni ai cittadini, ha reso possibile un modello di governo più efficiente, più aderente alla realtà e più capace di trasformare risorse in sviluppo. Oggi la nostra provincia non rappresenta un peso per lo Stato…
PRESIDENTE. Mi perdoni, onorevole Steger. Mi scusi, mi scusi. Blocchiamo il tempo. O fate silenzio o non andiamo avanti, ma è banale. Parliamo della Costituzione, sapete come tutti siamo sensibili. Aspetti, onorevole Steger, perché pretendo che ci sia silenzio. E se non c'è silenzio, lei non va avanti. Quindi, chi deve parlare esce fuori; chi sta qua sta zitto. No, no, no, non c'è silenzio come nel film di Nuti. Se lo ricorda quel film? Esatto…. L'onorevole Quartini se lo ricorda, è toscano. Prego.
DIETER STEGER(MISTO-MIN.LING.). Oggi la nostra provincia non rappresenta un peso per lo Stato, ma una realtà che contribuisce in modo netto al sistema Paese, e questo basta da solo a smentire una volta per tutte ogni lettura sospettosa o riduttiva dell'autonomia. L'autonomia non è un costo da sopportare, è un valore da riconoscere. Non è una deroga da limitare, è una forma di responsabilità da rispettare. Non è un'eccezione fastidiosa, è una delle espressioni più riuscite dell'equilibrio costituzionale italiano.
Per questo noi sosteniamo questa riforma e per questo desidero esprimere un sincero ringraziamento al Governo, alla Presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, al Ministro per gli Affari regionali, Roberto Calderoli e al Vicepresidente del Consiglio dei ministri, Antonio Tajani, per aver mantenuto gli impegni assunti. In politica e nelle istituzioni, mantenere la parola data conta. Conta perché genera fiducia, conta perché consolida credibilità, conta perché dimostra che il rapporto tra Stato e autonomie può essere fondato sulla lealtà, sul rispetto reciproco e sulla serietà.
Naturalmente, proprio perché siamo autonomisti seri, il nostro sostegno non è mai ingenuo. Noi vediamo e apprezziamo i punti di forza di questa riforma - più chiarezza nelle competenze, meno contenzioso e un rapporto più ordinato tra i livelli di governo -, ma sappiamo anche che l'autonomia non si difende soltanto nei principi, si difende anche nei dettagli, nelle interpretazioni e nell'attuazione concreta. Penso al meccanismo che consente alle Camere di deliberare a maggioranza assoluta in assenza di intesa. Sappiamo che esistono salvaguardie, sappiamo che si tratta di una previsione delimitata, ma sappiamo anche che dovrà restare davvero eccezionale, perché non può esistere una riforma dell'autonomia che anche solo indirettamente apra la strada a logiche sostitutive o compressive.
E penso alle formulazioni di coordinamento, che dovranno essere lette sempre in coerenza con lo spirito autentico dello statuto e mai come varchi attraverso cui reintrodurre in forme nuove vecchie tentazioni centralistiche. Lo dico con rispetto istituzionale, ma anche con chiarezza politica. Ogni avanzamento dell'autonomia va custodito con fermezza, perché l'autonomia vive se viene rispettata, si indebolisce se viene erosa e si svuota se viene interpretata contro il suo spirito. Per questo, il nostro “sì” è un “sì” convinto ma vigile, un “sì” leale ma fermo, un “sì” che accompagna il testo di oggi e già guarda alla sua attuazione di domani.
La Südtiroler Volkspartei continuerà a fare ciò che ha sempre fatto: essere forza di responsabilità, di governo e di dialogo, ma anche custode rigorosa dell'autonomia e della sua sostanza. Perché l'autonomia non è mai definitivamente compiuta, è un processo permanente. Oggi ogni generazione ha il dovere di consegnarla alla successiva più forte, più chiara e più capace di futuro. Se l'autonomia si ferma, arretra e, se arretra, non perde solo il Südtirol, perde la Repubblica, perché perde uno dei suoi modelli più intelligenti di convivenza, di autogoverno e di composizione delle differenze.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, con il voto di oggi riaffermiamo un principio essenziale: che la diversità linguistica e culturale non è una minaccia, ma una ricchezza; che il pluralismo, se custodito dentro istituzioni giuste, crea e genera stabilità; che la fiducia tra Stato e autonomie rende l'Italia più forte e che nessuna visione centralistica potrà mai offrire per il nostro territorio risultati migliori di quelli che nascono dalla responsabilità autonomistica.
Per queste ragioni, a nome della Südtiroler Volkspartei e dell'Union Valdôtaine, annuncio il nostro voto favorevole. Un voto favorevole che nasce dalla convinzione. Un voto favorevole che unisce gratitudine e vigilanza. Un voto favorevole che esprime rispetto per le istituzioni e fermezza nella difesa dell'autonomia, perché per noi l'autonomia non è soltanto una conquista della storia, è una responsabilità nel presente ed è una promessa verso il futuro .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, signor Presidente. Grazie, Ministro. Se si può dire, lei è la regola che conferma l'eccezione, nel senso che è sempre qui quando si discutono i provvedimenti, a differenza dei suoi colleghi, e questo non può che farci piacere. A me, personalmente, fa anche piacere che sia venuto di corsa il Ministro Lollobrigida per ascoltare il mio intervento, cosa che ovviamente arricchisce la mia… e la prego di considerare anche l'annuncio del voto favorevole a questo provvedimento come un venire incontro, ovviamente, a questo suo gesto così carino nei miei confronti.
Inizierò esattamente dicendo che il gruppo di Italia Viva confermerà il voto favorevole a questo disegno di legge, che aveva già espresso sia qui alla Camera con la prima votazione, che poi in seguito in seconda lettura al Senato.
Il nostro voto favorevole nasce innanzitutto da una convinzione politica, e cioè che le autonomie speciali rappresentano una ricchezza della Repubblica e non un'eccezione da tollerare. Esse sono uno degli strumenti con cui l'ordinamento costituzionale italiano ha saputo garantire equilibrio istituzionale, tutela delle minoranze linguistiche, coesione territoriale e stabilità democratica.
Nel caso del Trentino-Alto Adige/Südtirol - chiedo scusa se lo pronuncio in una maniera… chiedo scusa, collega Steger: Südtirol - questo equilibrio ha anche una dimensione storica e internazionale, che negli anni ha contribuito a trasformare una questione complessa in un modello di convivenza e di autogoverno riconosciuto a livello europeo. E anche di recente, quante volte è emersa la possibilità di prendere ad esempio questo modello per risolvere controversie ormai ataviche, che ci sono in giro per il mondo. È un'autonomia frutto dello storico accordo internazionale tra Austria e Italia, l'accordo De Gasperi-Gruber del 5 settembre del 1946. Da lì nacque un modello emblematico da tenere presente anche in altri territori e circostanze come esempio da replicare.
Consegniamo questo voto all'Aula, manifestando anche il rispetto dovuto a un lavoro parlamentare che, su una materia delicata come la modifica di uno statuto speciale, ha visto il coinvolgimento delle istituzioni territoriali e un confronto serio tra Camera e Senato. Anche questa è una cosa abbastanza rara, anzi direi rarissima, in questa come in tante altre legislature.
Visto il punto a cui siamo arrivati oggi nell'iter di questo disegno di legge, io non entrerò nel merito del provvedimento, ma vorrei davvero sottolineare alcune considerazioni che ritengo importanti e significative.
Con questo provvedimento non siamo di fronte a chissà quale svolta epocale, ma siamo di fronte ad un intervento utile e coerente con il percorso istituzionale che ha caratterizzato negli anni l'autonomia del Trentino-Alto Adige/Südtirol. Vengono infatti adattate alcune disposizioni dello statuto nel pieno rispetto dell'impianto complessivo. Si opera una sorta di manutenzione istituzionale e questa mia espressione non vuole assolutamente essere riduttiva, anche perché chi ha un minimo di esperienza parlamentare e delle istituzioni sa che la manutenzione spesso può essere più importante delle grandi riforme annunciate.
Come ho detto in premessa e come abbiamo sostenuto anche al Senato, per noi le autonomie speciali non sono un privilegio, sono uno strumento di equilibrio istituzionale e funzionano quando c'è responsabilità da tutte le parti, dallo Stato e dai territori. Di conseguenza, anche gli interventi che si realizzano oggi con l'approvazione di questo testo devono rifuggire lo scontro ideologico e prevedere il più possibile l'approccio costruttivo da parte di tutte le forze politiche, pur tenendo conto delle sensibilità diverse che, come è naturale, emergono quando si interviene su norme di rango costituzionale.
Noi ci siamo posti con un atteggiamento costruttivo durante tutto l'iter del provvedimento, non abbiamo cercato di fare polemiche facili, né trasformato il dibattito in uno scontro ideologico. Abbiamo cercato di valutare il merito delle norme e la loro coerenza con il quadro costituzionale e con la tradizione autonomistica italiana, perché riteniamo che il Parlamento debba sempre avere uno sguardo lungo e non si debbano affrontare le questioni dell'autonomia con un approccio contingente o con logiche di parte, così come bisogna andare oltre anche a quella narrazione superficiale sulle autonomie che, a volte, ha visto, da una parte, chi le difende come se fossero intoccabili e, dall'altra, chi le guarda con sospetto, quasi fossero una anomalia.
La verità - e ho concluso, signor Presidente -, come spesso accade, è molto più semplice: le autonomie funzionano quando servono ai cittadini e quando sono parte di un sistema nazionale che tiene insieme unità e pluralismo e in questo caso possiamo affermare che l'obiettivo è centrato. Pertanto, concludo ribadendo il voto favorevole del gruppo di Italia Viva
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Semenzato. Ne ha facoltà.
MARTINA SEMENZATO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Ministri, onorevoli colleghi e colleghe, con l'esame in seconda deliberazione alla Camera del disegno di legge costituzionale che prevede modifiche allo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige, ci avviciniamo al compimento di un percorso riformatore di grande rilievo istituzionale, che rafforza l'autonomia speciale nel pieno rispetto dei principi della nostra Costituzione e dell'unità della Repubblica. Si tratta, Presidente, di un provvedimento che giunge al termine di un percorso lungo e non scontato e che riguarda un territorio dalla storia complessa, una terra di confine, in cui lingua, cultura e identità si intrecciano in modo unico nel panorama delle autonomie speciali italiane.
In un momento storico nel quale la convivenza tra identità diverse torna ad essere messa in discussione in molte parti del mondo, nel cuore dell'Europa come in Medio Oriente, non possiamo dare per scontato l'equilibrio costruito negli anni in questa regione. Proprio per questo, il consolidamento dell'autonomia speciale rappresenta anche un investimento nella stabilità e nella convivenza. Questa riforma non è un semplice aggiornamento normativo, è il risultato di un dialogo serio e costruttivo tra lo Stato, la regione, le province autonome di Trento e di Bolzano e le commissioni paritetiche. È un dialogo che ha rispettato pienamente i presupposti storici e giuridici dell'autonomia altoatesina, a partire dal cosiddetto Pacchetto per l'Alto Adige del 1969 e della quietanza liberatoria del 1992 con l'Austria, che ha definitivamente chiuso una lunga stagione di tensioni internazionali.
Il provvedimento dà inoltre attuazione a un impegno preciso assunto dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni all'inizio della legislatura: quello di riprendere gli standard di autonomia esistenti al momento della quietanza liberatoria del 1992, standard che nel tempo erano stati progressivamente compressi anche a causa degli effetti della riforma del Titolo V della Costituzione del 2001, la quale ha generato sovrapposizioni di competenze e un contenzioso frequente davanti alla Corte costituzionale. L'impegno assunto è stato mantenuto e lo Stato sta seguendo un metodo corretto e condiviso: il confronto costante con le autonomie territoriali, il coinvolgimento delle Commissioni paritetiche e il rispetto dei pareri espressi dai consigli provinciali e dal consiglio regionale, un metodo che ha consentito di costruire un consenso ampio attorno al testo.
Nel merito, il disegno di legge chiarisce e rafforza le competenze legislative delle province autonome intervenendo su ambiti importanti come il governo del territorio, la tutela dell'ambiente e dell'ecosistema provinciale, la gestione della fauna selvatica, il commercio, i contratti pubblici e le piccole e medie derivazioni idroelettriche. In questo modo si rende più ordinato l'esercizio delle competenze normative, nel rispetto dei vincoli europei e degli obblighi internazionali, riducendo sovrapposizioni che negli anni hanno alimentato il contenzioso costituzionale.
Un capitolo significativo, Presidente, riguarda anche la tutela e la partecipazione delle minoranze linguistiche. Tra le innovazioni introdotte vi sono: la riduzione da 4 a 2 anni del periodo di residenza richiesto per l'esercizio del diritto di voto attivo nella provincia di Bolzano, il riconoscimento del principio della residenza storica e una maggiore flessibilità nella composizione delle giunte provinciali e comunali in relazione alla rappresentanza dei gruppi linguistici. Si tratta di misure che contribuiscono a eliminare alcune rigidità e a favorire una convivenza più equilibrata, senza per questo intaccare le garanzie poste a tutela delle minoranze.
Un ulteriore elemento di rilievo riguarda il procedimento di revisione dello statuto. Il testo introduce, infatti, il principio dell'intesa con i consigli provinciali e con il consiglio regionale, che dovrà essere espressa a maggioranza assoluta sul testo approvato in prima deliberazione dal Parlamento. In questo modo, le autonomie interessate diventano parte attiva nel processo di revisione del proprio statuto, pur nel pieno rispetto delle prerogative costituzionali delle Camere.
Va detto con chiarezza che questo intervento non esaurisce il percorso di adeguamento dello statuto all'evoluzione del nostro ordinamento costituzionale. I pareri dei consigli provinciali e del consiglio regionale lo hanno ricordato espressamente e il Governo ne è consapevole. Rimangono, infatti, alcuni ambiti che potranno richiedere ulteriori interventi di aggiornamento. Ciò non diminuisce, tuttavia, il valore del passo che oggi compiamo. Questa riforma rappresenta un risultato concreto, costruito attraverso il confronto e il consenso e non attraverso imposizioni. Non dobbiamo dimenticare il contesto storico nel quale nasce questa autonomia, dalle fratture del secondo dopoguerra e da un'Europa profondamente divisa. Oggi quella stessa autonomia si rafforza come strumento di integrazione e di responsabilità istituzionale, capace di tenere insieme identità diverse all'interno di una cornice nazionale condivisa. È anche in questo senso che possiamo affermare che il rafforzamento di un'autonomia speciale ben funzionante contribuisce a consolidare l'unità della Repubblica.
Per questa ragione, a nome del gruppo di Noi Moderati, annuncio il voto favorevole su questo provvedimento, che rappresenta un passo importante verso un'Italia più coesa, capace di valorizzare le proprie diversità nel segno della responsabilità e della collaborazione istituzionale .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, signor Presidente. L'aggiornamento dello statuto speciale del Trentino-Alto Adige/Südtirol è un processo di revisione costituzionale attualmente volto a riformare l'ordinamento autonomistico della regione e delle province autonome di Trento e Bolzano. La necessità di tale riforma nasce principalmente dall'esigenza di ripristinare e rafforzare l'autonomia speciale a seguito delle limitazioni introdotte dalla riforma del Titolo V della Costituzione del 2001, che ha generato contenziosi tra Stato, regioni e province autonome.
È bene ricordare che l'autonomia statutaria della regione Trentino-Alto Adige/Südtirol e delle province autonome di Trento e Bolzano è nata per dare soluzione alla questione altoatesina e il processo ha origini storiche antiche. Il 5 settembre 1947, con la firma a Parigi dell'accordo Italia-Austria tra De Gasperi e Gruber, vi fu l'affermazione di principi innovativi e coraggiosi per la convivenza pacifica e feconda tra la popolazione italiana e la popolazione altoatesina, diverse per etnia, lingua e cultura. Fu un primo passo, ma non la soluzione. Ne seguì l'approvazione con legge costituzionale del relativo statuto speciale. Poi, bisogna aspettare il 1993, quando la dichiarazione congiunta dei Presidenti Ciampi e Klestil definisce quello statuto speciale un riuscito modello di tutela delle minoranze e di serena coabitazione.
Orbene, le modifiche allo statuto del Trentino-Alto Adige/Südtirol avrebbero dovuto promuovere un'ulteriore valorizzazione delle comunità territoriali locali, del loro multiculturalismo e della loro partecipazione effettiva e diretta alle decisioni degli enti territoriali di riferimento e, invece, si risolvono in un'operazione verticistica, che vede l'autonomia come mera devoluzione di potestà e di funzioni, senza cogliere la sua vera essenza, che sta nel dare maggiore voce ai cittadini, nel favorire maggiore trasparenza dei processi decisionali e maggiore partecipazione democratica.
Purtroppo, questa proposta nasce da un confronto ristretto tra Governo e vertici locali e non da un dibattito pubblico vero e da un percorso aperto nei territori, nei consigli e nella società. In questa proposta la cittadinanza, le comunità e i territori restano ai margini.
L'autonomia deliberativa nella nostra visione significa mettere comunità, istituzioni e cittadini al centro delle scelte collettive, perché la nostra Carta costituzionale, nel suo senso più profondo, non intende le autonomie solo quali spazi di decentramento amministrativo, ma anche come luoghi di decisione condivisa, in cui le identità territoriali si esaltano e si intrecciano. Questa è l'autonomia che difendiamo, quella che nasce dal basso, che si fonda sul coinvolgimento, che rende le comunità non mere spettatrici ma protagoniste, quella che tiene insieme libertà e coesione, pluralità e unità, solidarietà e perequazione. La riforma, invece, è ancora troppo ancorata al passato e poco orientata verso una visione europea moderna.
Sicuramente lo statuto era bisognoso di aggiornamento; sicuramente sarebbe stato meglio e bene puntare su una nuova visione europeista. Invece qui, parafrasando la celebre frase “se vogliamo che tutto rimanga com'è bisogna che tutto cambi”, pronunciata da Tancredi Falconeri nel romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, ci si limita a riscrivere in forma più attuale competenze che la regione Trentino-Alto Adige/Südtirol e le province autonome già possiedono ed esercitano di fatto. Non si tratta propriamente di un'organica riforma dello statuto di autonomia che potrebbe dar vita, in qualche misura, a un terzo statuto, dopo quelli del 1948 e del 1972, ma di un'operazione, per così dire, di manutenzione dello statuto in vigore in ambiti limitati al presunto ripristino di competenze che sarebbero state erose dalla giurisprudenza costituzionale a partire dalla riforma del Titolo V della Costituzione.
Il testo del disegno di legge non affronta il tema cruciale della permanenza in vigore o meno dell'articolo 10 della riforma del Titolo V della Costituzione. L'articolo 10 recita: “Sino all'adeguamento dei rispettivi statuti, le disposizioni della presente legge costituzionale si applicano anche alle regioni a statuto speciale ed alle province autonome di Trento e Bolzano per le parti in cui prevedono forme di autonomia più ampie rispetto a quelle già attribuite”. Intendo dire che c'è un forte rischio che il DDL costituzionale in esame, una volta approvato, possa essere considerato corrispondente alla previsione dell'articolo 10 che recita “sino all'adeguamento dei rispettivi statuti” e che quindi possa determinare la decadenza della clausola di maggior favore, contenuta in quello stesso articolo 10, con l'obiettivo di gravissimo depotenziamento, al di là delle intenzioni, della stessa autonomia.
Nel disegno di legge costituzionale c'è un forte accentramento in capo ai presidenti delle province autonome di Trento e di Bolzano, con un corrispettivo conseguente forte depotenziamento del ruolo democratico dei rispettivi consigli provinciali. Nulla si prevede nel disegno di legge costituzionale in merito ad una più precisa definizione del ruolo della regione come sede istituzionale di raccordo e collaborazione delle due province autonome.
Sempre nel disegno di legge costituzionale nulla si prevede in riferimento al rapporto con l'Unione europea e al ruolo del gruppo europeo di cooperazione territoriale quale dimensione euro-regionale. È fortemente discutibile anche quanto previsto in merito alle funzioni delle Commissioni dei 12 e dei 6, alla necessità di una maggiore trasparenza dei loro lavori istruttori e alla necessità di un diretto rapporto, informativo e di confronto, sulle proposte con i consigli provinciali e il consiglio regionale.
Noi di Alleanza Verdi e Sinistra non condividiamo assolutamente la previsione dell'attribuzione alle due province autonome delle competenze esclusive in materia di fauna selvatica, oltretutto con l'attribuzione della competenza di questa materia ai presidenti delle due province anziché ai due consigli provinciali. Si ricorda che l'articolo 9 della Costituzione italiana determina, tra l'altro, la tutela della biodiversità e quindi, indirettamente, affronta il tema dei lupi e degli orsi che rimangono specie altamente protette perché la fauna selvatica è proprietà indisponibile dello Stato. Queste specie sono inoltre protette dalla direttiva Habitat.
Altro punto molto importante che ricordo, secondo l'ultimo rapporto ISPRA 2022-2024 il Trentino è tra le aree a maggiore pericolosità, con oltre il 20 per cento del territorio a rischio molto elevato di frana, com'è noto. In Alto Adige migliaia e migliaia di edifici sono a rischio di caduta massi. Poi, ovunque, vi è il tema e il problema delle colate detritiche, alluvioni, eventi estremi, incendi boschivi che colpiscono in particolare le zone montane, spesso con una violenza inaudita. Quindi, crediamo che questo statuto, in realtà, non affronta i veri temi e i veri problemi della regione e delle due province autonome. Per questa ragione, Presidente, esprimiamo un voto di astensione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole D'Alessio. Ne ha facoltà.
ANTONIO D'ALESSIO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Sarò rapido. Oggi approviamo definitivamente le modifiche allo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige/Südtirol. L'autonomia, quando è equilibrata, diventa un elemento importante che arricchisce, che dà stabilità, che dà occasione, che offre una diversificazione virtuosa e un decentramento intelligente che non mina l'unità e non deve assolutamente minarla mai, ma conserva invece organicità e armonia del Paese. Naturalmente questa è un'autonomia che affonda le sue radici nei percorsi storici, nel corso appunto della storia, che si sono avuti in relazione al caso oggi al nostro esame. Oggi noi intendiamo riportarci a tutto quanto già espresso nelle valutazioni espresse in prima lettura. Anche in quella sede ho avuto io l'onore di fare la dichiarazione di voto e di rappresentare il pensiero del gruppo parlamentare di Azione. Oggi richiamiamo tutte quelle dichiarazioni e considerazioni perché, benché ritenuta non esaustiva, questa riforma è il frutto di un confronto, della mediazione dei rappresentanti di quei territori, che sono arrivati, a nostro avviso, a una soluzione soddisfacente.
Ora, Presidente, la nostra Costituzione prevede all'articolo 138 il cosiddetto procedimento aggravato. Il sostanziale doppio passaggio sottolinea ovviamente la necessità di valutazioni attente, ponderate, su cui ci sono tempi e iter più pesanti rispetto al percorso ordinario e questo è di tutta evidenza stabilito per la importanza rilevantissima di alcune norme, come quelle costituzionali e come quelle sull'autonomia che oggi ci occupa. Tuttavia, Presidente, quando tra un passaggio e l'altro, a pochi mesi di distanza, si registra che nessun elemento nuovo è intervenuto, che di conseguenza nessuna riflessione ulteriore può essere nelle more maturata, quando nel passaggio all'altra Camera - nella specie il Senato - non è stato cambiato nulla né dal punto di vista formale, né dal punto di vista sostanziale, solo una schizofrenia valutativa ci potrebbe portare a un voto diverso rispetto a quello che abbiamo dato pochi mesi fa sull'identico provvedimento . Il nostro voto è di conferma e sarà favorevole .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Signor Presidente, colleghe e colleghi, l'autonomia statutaria della regione Trentino-Alto Adige/Südtirol e delle province autonome di Trento e Bolzano è nata per dare soluzione alla questione altoatesina. Ed è giusto ricordarlo: quella esperienza rappresenta uno dei modelli più riusciti di tutela delle minoranze linguistiche e di convivenza pacifica tra comunità diverse, sia per lingua, sia per cultura. Il percorso che ha portato a questo risultato è stato lungo e complesso. Un passaggio decisivo fu l'accordo De Gasperi-Gruber del 1947, che pose le basi per la tutela della popolazione di lingua tedesca e per una forma di autonomia capace di garantire equilibrio e convivenza.
Quella scelta trovò poi il riconoscimento nella nostra Costituzione, all'articolo 116, e nello statuto speciale approvato con legge costituzionale. Nel 1992, con la dichiarazione alle Nazioni Unite di composizione della controversia altoatesina, quel modello venne riconosciuto a livello internazionale come un esempio riuscito di tutela delle minoranze e di cooperazione istituzionale e proprio per questo l'autonomia speciale del Trentino-Alto Adige/Südtirol è un patrimonio della nostra Costituzione che dobbiamo tutelare.
E proprio da qui muove la nostra valutazione sul provvedimento in esame. La revisione degli statuti speciali è certamente una questione aperta da tempo. Dopo la riforma del Titolo V del 2001, infatti, tutti gli statuti delle regioni ordinarie sono stati aggiornati, mentre gli statuti speciali sono rimasti sostanzialmente immutati, con il risultato di apparire in parte scollegati dall'evoluzione dell'ordinamento costituzionale.
Dunque, che lo statuto abbia bisogno di un aggiornamento è fuori discussione. Il punto è come questa riforma è stata fatta, e proprio qui risiedono i suoi limiti. Il primo limite riguarda il metodo. Questa proposta nasce da un confronto ristretto tra Governo e vertici delle autonomie locali, senza un vero dibattito pubblico e senza un coinvolgimento delle assemblee rappresentative e dei territori. In passato si è cercato di seguire un metodo diverso, quello della cooperazione tra le autonomie e della partecipazione delle comunità alle scelte sullo statuto.
Il secondo limite di questa riforma riguarda il merito. Questo provvedimento viene presentato come un rafforzamento dell'autonomia; in realtà è un semplice riassetto tecnico di competenze e di procedure, che non affronta il vero nodo: il rapporto tra autonomie, Stato e Unione europea. Molte delle materie coinvolte - penso all'ambiente, alla tutela del territorio, ai servizi pubblici, ai contratti pubblici - hanno ormai una dimensione che supera i confini regionali e richiede forme di coordinamento e di integrazione con il quadro nazionale ed europeo.
Il semplice trasferimento di funzioni non è di per sé garanzia di maggiore efficacia delle politiche pubbliche. Ma non è tutto qui, c'è di più. Qui, in questo provvedimento, l'autonomia viene vista come trasferimento di poteri ai governi locali e non come partecipazione attiva delle comunità. In diversi passaggi del provvedimento, il ruolo dei consigli, organi elettivi e rappresentativi, viene ridimensionato in favore delle giunte, mentre i cittadini non ottengono strumenti nuovi di partecipazione democratica. L'autonomia non può ridursi a una mera redistribuzione di competenze amministrative. Essa, nel suo significato più profondo, quello proprio di autonomia costituzionale, è un luogo di democrazia, uno spazio in cui le comunità territoriali partecipano direttamente alle scelte che riguardano il loro futuro. Noi la chiamiamo “autonomia deliberativa”, un'autonomia che rafforza la democrazia, la rafforza perché distribuisce poteri, ma anche responsabilità collettive; un'autonomia che nasce dal coinvolgimento delle comunità e dalla trasparenza dei processi decisionali.
E proprio in questa direzione andavano i nostri emendamenti, tutti. Abbiamo proposto di rafforzare il ruolo dei consigli nelle procedure di concertazione con il Governo; abbiamo proposto di introdurre strumenti più efficaci di partecipazione popolare - referendum, iniziative legislative -, anche attraverso l'uso della firma digitale; abbiamo proposto di rendere più trasparenti le Commissioni paritetiche e di garantire maggiore trasparenza e pubblicità ai processi decisionali. Erano proposte serie e concrete, che permettevano di rendere l'autonomia più democratica, più partecipata e più trasparente: tutte respinte.
La nostra posizione è chiara: noi non voteremo contro questo provvedimento, perché vogliamo, con il nostro voto, riconoscere il valore costituzionale delle autonomie speciali e il ruolo fondamentale che esse hanno svolto nella storia repubblicana. Ma non potremo neanche votare a favore, a favore di una riforma che, pur muovendo da obiettivi condivisibili, si traduce in un intervento privo di una visione più ampia dell'autonomia e della democrazia territoriale. L'autonomia - e qui concludo - è una ricchezza del nostro ordinamento, non deve, non può diventare un affare tra pochi. Per tutte queste ragioni, annuncio il voto di astensione del MoVimento 5 Stelle .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gentile. Ne ha facoltà.
ANDREA GENTILE(FI-PPE). Grazie, Presidente. Presidente, onorevoli colleghi, signora Sottosegretaria, oggi discutiamo di un provvedimento di ampio rilievo costituzionale e politico, il disegno di legge costituzionale che interviene sullo statuto speciale della regione Trentino-Alto Adige/Südtirol. Si tratta di una riforma che si inserisce nel lungo percorso evolutivo dell'autonomia speciale di questo territorio, uno dei modelli più complessi e, allo stesso tempo, più significativi del regionalismo italiano. Il provvedimento, proposto dal Governo lo scorso mese di giugno e già approvato, in prima deliberazione, da Camera e Senato, giunge oggi al terzo passaggio parlamentare. L'obiettivo è quello di aggiornare alcune disposizioni dello statuto speciale, tenendo conto delle trasformazioni istituzionali intervenute negli ultimi decenni e delle esigenze di governo del territorio espresse dalle province autonome di Trento e di Bolzano.
Per comprendere il significato di questa riforma, è necessario partire da una premessa fondamentale. L'autonomia del Trentino-Alto Adige/Südtirol non rappresenta una semplice forma di decentramento amministrativo: essa è, piuttosto, il risultato di un equilibrio politico, storico e anche internazionale costruito nel Secondo dopoguerra al fine di garantire la tutela delle minoranze linguistiche e la convivenza, al suo interno, di comunità diverse. Attraverso questo provvedimento si intende, dunque, tutelare e valorizzare un'autonomia storica, come quella trentina e altoatesina, anche grazie al lavoro di sintesi svolto nel confronto tra lo Stato e le autonomie territoriali, un percorso che ha già trovato un primo significativo riconoscimento nel voto conforme espresso da Camera e Senato in prima lettura. Questo modello autonomistico nasce, dunque, con un duplice obiettivo: garantire un ampio autogoverno locale e assicurare la tutela delle minoranze linguistiche, in particolare quelle di lingua tedesca e ladina presenti nella provincia di Bolzano.
È bene ricordare che l'autonomia del Trentino-Alto Adige/Südtirol affonda le proprie radici anche in un accordo preciso, in un preciso impegno internazionale assunto dallo Stato italiano con l'Accordo De Gasperi-Gruber del 1946, che pose le basi per la tutela della minoranza di lingua tedesca e per la costruzione di un sistema autonomistico avanzato.
Nel tempo quell'impegno si è tradotto in un modello istituzionale che ha consentito di trasformare una questione storicamente conflittuale in un'esperienza riconosciuta a livello europeo come esempio di convivenza tra comunità linguistiche diverse. Naturalmente, il sistema istituzionale non è rimasto immobile, poiché la riforma del Titolo V della Costituzione del 2001 ha inciso profondamente sull'evoluzione del regionalismo italiano e sui nuovi bisogni amministrativi. Proprio per questo, si è reso necessario un aggiornamento dello statuto ed occorre precisare che le autonomie speciali trovano il loro fondamento proprio nell'articolo 116 della Costituzione, che riconosce a determinati territori forme e condizioni particolari di autonomia proprio in ragione delle loro specificità storiche, linguistiche e istituzionali.
La riforma che oggi esaminiamo si colloca, dunque, pienamente dentro questo quadro costituzionale e contribuisce ad aggiornarlo alla luce delle trasformazioni intervenute negli ultimi decenni. L'obiettivo principale è quello di rafforzare e chiarire il ruolo delle province autonome, aggiornando alcune competenze legislative e amministrative alla luce dell'evoluzione dell'ordinamento. In particolare, il provvedimento interviene su tre ambiti principali: l'assetto istituzionale delle province autonome, l'attribuzione e la definizione delle competenze legislative, la tutela delle specificità territoriali e linguistiche. Non siamo, dunque, di fronte a una rivoluzione dell'autonomia speciale, bensì a un intervento di aggiornamento e consolidamento dell'impianto autonomistico.
Il primo elemento centrale della riforma riguarda, quindi, il rafforzamento delle province autonome di Trento e di Bolzano. Vengono, in questo senso, chiarite e in parte ampliate alcune competenze provinciali in settori rilevanti della vita pubblica, tra cui la pianificazione territoriale e urbanistica, la gestione infrastrutturale, la gestione dei servizi locali e la disciplina di alcuni ambiti amministrativi legati alle esigenze del territorio. Un secondo ambito di intervento riguarda il sistema delle competenze legislative. Il disegno di legge costituzionale interviene, in effetti, per chiarire e aggiornare il quadro delle competenze anche in relazione a materie specifiche legate alla gestione del territorio. Tra queste rientrano, ad esempio, la gestione di alcune infrastrutture locali, aspetti relativi all'edilizia pubblica e della pianificazione territoriale, nonché ulteriori competenze amministrative connesse ai servizi pubblici locali. L'obiettivo è, quindi, quello di prevenire conflitti di attribuzione e garantire maggiore certezza giuridica nel rapporto tra i diversi livelli istituzionali. Altro ulteriore elemento fondamentale del sistema autonomistico del Trentino-Alto Adige è rappresentato dalla tutela delle minoranze linguistiche.
Il disegno di legge costituzionale in questione muove, quindi, dal solco di questa tradizione, confermando e rafforzando il principio secondo cui l'autonomia speciale rappresenta uno strumento essenziale di tutela delle identità linguistiche e culturali.
Dunque, la riforma dello statuto non mette in discussione questo equilibrio ma si propone, piuttosto, di consolidarlo all'interno di un quadro istituzionale aggiornato. E, oltre al suo contenuto tecnico-giuridico, il disegno di legge in questione assume anche un significato politico rilevante, poiché l'autonomia del Südtirol rappresenta uno dei pilastri della stabilità politica e sociale di quell'area.
Ma nel corso del tempo ha consentito anche di superare tensioni storiche e di costruire un modello di convivenza tra comunità linguistiche diverse. Non è un caso, appunto, che tale modello autonomistico sia oggi spesso richiamato, anche nelle sedi europee, come una delle esperienze più avanzate nella gestione istituzionale delle diversità linguistiche e culturali.
La riforma dello statuto in definitiva, quindi, può essere letta anche come un segnale politico: la volontà dello Stato italiano di continuare a valorizzare l'autonomia territoriale come strumento di coesione e di responsabilità per un percorso istituzionale.
In questo percorso il Parlamento svolge un ruolo fondamentale, perché è proprio attraverso il confronto parlamentare e la collaborazione tra lo Stato e le autonomie territoriali che si costruiscono gli equilibri istituzionali più solidi e duraturi. Non stiamo parlando soltanto di una modifica tecnica allo statuto di una regione speciale, parliamo di qualcosa di più profondo: del rapporto fra Stato e territori, tra unità nazionale e autonomia, tra identità diverse che convivono all'interno della Repubblica.
Colleghe e colleghi, in un'epoca in cui in molte parti del mondo, non soltanto in Europa, riemergono tensioni identitarie, nazionalismi e conflitti territoriali, l'esperienza del Trentino-Alto Adige/Südtirol rappresenta un messaggio politico di grande rilevanza. Questo dimostra che è possibile conciliare identità diverse all'interno di uno stesso Stato democratico; dimostra che il riconoscimento delle autonomie può diventare uno strumento di stabilità e non di divisione; dimostra soprattutto che l'unità della Repubblica non si difende negando le differenze ma governandole con istituzioni lungimiranti.
Per questo ringrazio il Ministro Calderoli, il Ministro Tajani, il presidente della Commissione affari costituzionali Pagano e i colleghi di maggioranza e di opposizione per l'importante lavoro svolto e il contributo altrettanto rilevante per far vincere questo modello.
La sfida oggi è continuare a fare evolvere questo modello mantenendo saldo l'equilibrio tra autonomia territoriale e unità dello Stato. Ed è proprio su questo equilibrio, delicato ma fondamentale, che si misura la maturità di uno Stato democratico.
Per tutti questi motivi, dichiaro il convinto voto favorevole di Forza Italia al provvedimento in questione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cattoi. Ne ha facoltà.
VANESSA CATTOI(LEGA). Grazie, Presidente. Colleghi, colleghe, Ministro, Governo, oggi con grande orgoglio siamo qua e sono qua da rappresentante proprio del territorio, e quindi del Trentino-Alto Adige/Südtirol, essendo arrivati a un punto fondamentale della modifica del nostro statuto. Come è stato detto da altri colleghi, questo non è solo un atto giuridico, non è solo un atto legislativo, ma io vorrei ricordare che questa è una scelta politica: è una scelta politica che va nella direzione di tutelare e salvaguardare i territori, una scelta politica che va nella direzione di essere consapevoli del fatto che un'autonomia speciale come quella del Trentino-Alto Adige, come già detto anche dai colleghi che mi hanno preceduto, è un modello che tutti i territori dovrebbero auspicare .
E questo lo dico con grande orgoglio e con la consapevolezza anche dell'evoluzione del passaggio storico che abbiamo dovuto affrontare e delle radici storiche che hanno questa nostra autonomia e questa nostra specialità, che risiedono nell'Accordo internazionale De Gasperi-Gruber, citato anche da altri colleghi che mi hanno preceduto.
E in tempi come quelli odierni, come quelli di oggi, dove imperano purtroppo terreni di guerra, il modello della nostra autonomia, della nostra specialità, proprio perché si fonda su un Accordo internazionale, l'Accordo De Gasperi-Gruber, può essere un modello di autodeterminazione e di pacifica convivenza tra i popoli di confine e, soprattutto, che salvaguarda le identità culturali e linguistiche dei singoli territori.
Ecco, quindi, che non è solo una scelta legislativa, una scelta giuridica, ma è una scelta consapevole di vicinanza e di partecipazione dello Stato alle dinamiche delle comunità territoriali.
Ecco, quindi che, in questo modello di sviluppo e soprattutto anche di evoluzione, noi non dobbiamo considerare la nostra autonomia come un qualcosa di statico, ma come un qualcosa di dinamico, in continua evoluzione.
Per questo vorrei ringraziare il lavoro portato avanti dal Ministro Calderoli, dal Governo che lo ha appoggiato e dai presidenti delle due province di Trento e di Bolzano , perché, se oggi siamo qua a votare questo testo così importante, lo si deve alla perseveranza, alla lungimiranza e anche alla capacità di enti territoriali e di governo di saper valorizzare, laddove ci sono, come diceva Alcide De Gasperi, dei laboratori di convivenza reale e fattuale.
Questo è il nostro territorio, questo è il territorio dal quale provengo: un territorio che prevede una convivenza tra culture diverse, tra minoranze linguistiche. Ed è, quindi, qui che si inserisce anche il progetto che la Lega porta avanti, a livello nazionale, dell'autonomia differenziata che va proprio in questa direzione , della valorizzazione dei territori, dove l'autonomia non deve essere considerata come un privilegio, ma come una grande opportunità per mettere al servizio dei cittadini, ma soprattutto delle future generazioni, dei servizi che siano sempre maggiormente efficienti.
Ed è per questo che, proprio in questo frangente, la nostra specialità - che tra le speciali, rappresenta sicuramente un modello politico, come dicevo, di responsabilità - dimostra anche che la nostra è una responsabilità di buon funzionamento. Perché, vorrei ricordare che la nostra amministrazione è un'amministrazione efficiente. Siamo riusciti negli anni a certificare, a livello di dati Istat, quelle che sono anche le certificazioni dei valori che ci mettono ai primi posti per occupazione, per qualità dei servizi, per la sicurezza, ma anche per il reddito delle famiglie, per il benessere complessivo e, per quanto riguarda la provincia dalla quale provengo, soprattutto per la realtà concernente la miglior qualità di vita che rappresentiamo, grazie agli indici che ci portano ad essere al delle classifiche, soprattutto nei dati nazionali, e riusciamo, comunque, ad avere un senso di responsabilità che non è un punto d'arrivo, ma è la responsabilità di continuare lungo questo percorso.
Ecco, quindi, che con questa modifica che oggi noi andiamo a votare - che, di fatto, sancisce un percorso di autogoverno, di autodeterminazione molto importante per il nostro territorio - vorrei ricordarlo, in questo caso, la nostra autonomia ne esce rafforzata.
Vorrei fare delle precisazioni su qualche intervento che ho sentito da parte di qualche collega che mi ha preceduto, in cui si dice che in questa modifica statutaria si fanno delle modifiche di poco conto. Ecco, io non le considero modifiche di poco conto perché noi, all'interno di questa modifica, andiamo a ristabilire le competenze legislative come esclusive delle due province di Trento e di Bolzano, togliamo le limitazioni che, di fatto, avevamo con la riforma del Titolo V della Costituzione del 2001 e che, di fatto, aveva aumentato i contenziosi tra il nostro territorio e lo Stato centrale. Ecco, quindi, che non è una modifica di poco conto.
Andiamo a riequilibrare i diritti rispetto alle componenti linguistiche, come dicevo poc'anzi, rafforziamo il ruolo della Commissione paritetica, anche questo è un altro importante traguardo e, cito ancora, andiamo ad inserire delle competenze esclusive in materia di ordinamento degli uffici provinciali e del personale ad essi addetto, che comprende anche la disciplina del rapporto di lavoro e della relativa contrattazione collettiva.
Andiamo a dare delle competenze esclusive in materia di “urbanistica e piani regolatori”, che viene sostituita con quella in materia di “governo del territorio, ivi compresi urbanistica, edilizia e piani regolatori”. Ridefiniamo la competenza come “viabilità, acquedotti e contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture di interesse provinciale” e poi la competenza esclusiva in materia di “assunzione diretta di servizi pubblici e loro gestione a mezzo di aziende speciali”. E, ancora, viene specificata la competenza in materia di “assunzione diretta, istituzione, organizzazione e funzionamento e disciplina di servizi pubblici d'interesse provinciale e locale, ivi compresa la gestione del ciclo dei rifiuti”. Ecco qui una nuova competenza.
Viene inserita la competenza esclusiva sulle “piccole e medie derivazioni a scopo idroelettrico” - un'altra importante risorsa che, finalmente, potremo autogestirci - e quella sempre esclusiva sulla “tutela dell'ambiente e dell'ecosistema di interesse provinciale, compresa la gestione della fauna selvatica” e soprattutto in termini di “commercio”. Vorrei precisare, Presidente, come soprattutto sul tema della fauna selvatica andiamo finalmente a dare delle risposte e a mettere in mano degli strumenti attuativi ai due presidenti per dare delle risposte ai cittadini che vogliono sentirsi liberi di vivere il loro territorio di montagna .
E, dopo ancora, interveniamo sulle attribuzioni dei presidenti delle province, specificando che i presidenti delle province autonome esercitano anche le attribuzioni spettanti all'autorità di sicurezza pubblica in materia di gestione, appunto, della fauna selvatica. Come dicevo, anche questo è un altro importante punto per le nostre due province, perché ci permette di dare delle risposte concrete. Ma ricordo ancora che l'impegno del Governo, e soprattutto del Ministro Calderoli , era quello di ripristinare, come dicevo prima, alle nostre due province quelle competenze che, di fatto, erano risultate compresse dalla riforma del Titolo V della Costituzione, avvenuta nel 2001.
Quindi, superando così gli elevati livelli di contenziosi, riusciremo finalmente ad avere un consolidamento di quella che è la definizione della competenza primaria del legislatore provinciale, che finalmente viene definita esclusiva. Pertanto, si rafforza, come dicevo, la specificità e la specialità delle province autonome di Trento e di Bolzano Südtirol . Ogni territorio, come è stato detto da chi mi ha preceduto, che ha diritto a essere autodeterminato e autogestito, deve avere una politica che vada a incidere direttamente sulla vita e sulla quotidianità dei cittadini. Dunque, con un senso di grande responsabilità, questa non è un'autonomia che divide il Paese, ma è un'autonomia che, prima di tutto, valorizza e migliora i servizi che sono rivolti ai propri cittadini e soprattutto alle future generazioni.
È per questo, Presidente - e concludo -, che ritengo, da parlamentare autonomista, questo passaggio storico, importante e fondamentale anche un passaggio determinante, non solo perché con questa autonomia noi non avremo un Paese più diviso ma perché avremo soprattutto un Paese più forte, un Paese più consapevole delle proprie diversità e, come diceva sempre Alcide De Gasperi, un politico non pensa solo alle prossime elezioni ma pensa prima di tutto alle future generazioni . Presidente, io penso che con questa modifica statutaria noi stiamo andando proprio nella direzione di pensare alle future generazioni ed è per questo che annuncio il voto favorevole del gruppo Lega-Salvini Premier .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Colleghi e colleghe, rappresentanti del Governo, voglio essere diretto e trasparente: il nostro posizionamento odierno è l'esito finale di un percorso di profonda delusione istituzionale. In prima lettura, in quest'Aula avevamo espresso un voto favorevole condizionato. Era stata un'apertura di credito verso questa maggioranza, un atto di estrema responsabilità dettato dalla speranza che il passaggio al Senato potesse trasformare questa timida manutenzione ordinaria dello statuto in una riforma capace di guardare per davvero al futuro, al futuro del Trentino-Alto Adige.
Avevamo scelto di credere che il confronto parlamentare, necessario e indicato come strumento fondamentale dall'articolo 138 ma negato in questa Camera, potesse trovare spazio nell'altra. È stata, invece, confermata una chiusura totale, pregiudiziale e sorda. Il collega senatore Giorgis, in dichiarazione di voto al Senato, ha ribadito proprio questa totale indisponibilità al confronto, a discutere e ad ascoltare le perplessità che pure erano state raccolte in nome di un esercizio che sta diventando sempre più arrogante del potere di cui la maggioranza anche in quest'Aula dispone.
La conferma di questa chiusura, che si è, quindi, verificata sia alla Camera che al Senato, ci ha costretti ora a prendere una distanza, con un'astensione che vuole denunciare con forza l'inaccettabilità di un metodo che ignora il dialogo necessario per le modifiche costituzionali e anche a denunciare la disarmante modestia di un provvedimento che non ha il coraggio di essere quella riforma che i territori attendevano da anni, come risultato degli accordi politici antistorici che legano questa maggioranza di Governo anche in regione.
Vorrei dirlo con forza: noi non abbiamo cambiato idea sull'autonomia e sul suo valore storico. L'autonomia del Trentino-Alto Adige non è un privilegio, ma è un modello virtuoso di convivenza pacifica postbellica tra gruppi linguistici ed etnici diversi. Si è partiti dalle ferite del Novecento, dai drammi del Novecento, per costruire, grazie alla visione di De Gasperi e Gruber nel 1946 e di Aldo Moro negli anni Sessanta, un sistema di tutela che ha trasformato un confine di conflitto in un laboratorio di cooperazione virtuosa. È la dimostrazione che la democrazia può risolvere le tensioni etniche attraverso l'autogoverno. Purtroppo, ridurre tutto questo a un superficiale per noi rappresenta un errore storico che svilisce questa eredità.
Nella dichiarazione di voto in prima lettura la collega Ferrari aveva ribadito che questo documento e queste modifiche null'altro sono che una riscrittura, con linguaggio moderno e attuale, di un'autonomia che esiste già. Quindi, noi avevamo proposto, per dare respiro a questo statuto, per dare più forza all'autonomia del Trentino-Alto Adige e per garantire ancor di più la sua specialità, emendamenti puntuali, moderni e radicati nella realtà. La loro bocciatura sistematica è il motivo fondamentale della nostra sofferta scelta di astensione.
Avevamo, ad esempio, chiesto il riconoscimento formale dell'Euregio, del gruppo europeo di cooperazione transfrontaliera. Non è un sogno per il domani, è una realtà effettiva che oggi riguarda trasporti, sanità, cultura, ricerca e scuola. È l'Europa delle regioni che si fa in carne ed ossa. Non avere voluto inserire alcun riferimento esplicito a questa possibile cooperazione nello statuto tradisce una visione di Nazione incapace di dare dignità costituzionale a un'istituzione che è già il cuore pulsante della nostra autonomia europea.
In secondo luogo - lo ha già sottolineato il collega di AVS -, ci siamo opposti con forza al tentativo di spostare il baricentro decisionale verso gli esecutivi. Il provvedimento prevede di passare, infatti, dal consiglio provinciale alla giunta la responsabilità di impugnare… Presidente, io…
PRESIDENTE. Ha ragione, aspetti un attimo, onorevole Fornaro. Colleghi, per favore. Colleghi, per cortesia! Onorevole Cavo, onorevole Caiata, per favore. Per favore, colleghi, facciamo terminare l'onorevole Fornaro. Chi deve parlare va fuori e poi rientra. Prego.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Il provvedimento prevede di passare dal consiglio provinciale alla giunta la responsabilità e la competenza di impugnare le leggi statali che contrastano con lo statuto. È un palese democratico. Il consiglio è il luogo della trasparenza e del confronto tra maggioranza e opposizioni. La giunta è e deve rimanere il luogo del potere esecutivo. Sottrarre questa competenza all'aula significa ridurre l'autonomia a un affare di maggioranza, svuotando il ruolo di tutti i rappresentanti eletti. Difendere la centralità del consiglio significa difendere l'autonomia, intesa come partecipazione aperta dei cittadini e non accordi nelle stanze chiuse.
Mi avvio alla conclusione, signor Presidente. Infine, la bocciatura degli emendamenti sulle pari opportunità, perché uno statuto che si vuole aggiornare oggi non può permettersi di ignorare che la parità di genere è un pilastro della democrazia moderna.
Avevamo proposto di inserire norme chiare per garantire l'equilibrio di genere nelle istituzioni e nelle politiche pubbliche, come da dettato costituzionale. Avete detto un “no” ideologico e anacronistico che dimostra quanto questa maggioranza sia allergica a una visione dei diritti al passo con i tempi. Un'autonomia speciale dovrebbe - questo è il nostro forte convincimento - guidare il cambiamento e non subirlo. Questa riforma è figlia di un accordo blindato tra i vertici delle province e il Governo. In questo modo si è scavalcato il Parlamento, si sono ignorati i territori e si sono nei fatti zittite le opposizioni: l'esatto contrario dello spirito del 138.
Le riforme costituzionali richiedono infatti condivisione. Qui, ancora una volta, come avete fatto su altri referendum, si è scelta la strada della prova di forza, che è diventata la vostra postura su tutto. Credo che questo sia un errore che si pagherà, perché alimenta divisioni sui territori e non rafforza, invece, quello spirito di condivisione che è alla base della forza dell'autonomia del Trentino-Alto Adige.
Signor Presidente, lo diciamo con forza: noi rivendichiamo coerenza e coerentemente la nostra astensione oggi è un atto di dignità politica. Non votiamo contro perché siamo responsabili e riconosciamo la necessità di alcuni aggiornamenti tecnici contenuti nel testo. Oggi la maggioranza però - lo denunciamo con forza, lo facciamo qui e lo faremo sui territori - si accontenta di un'operazione di semplice . Noi per il futuro del Trentino-Alto Adige continuiamo a essere convinti che si debba coltivare un'ambizione più alta e una visione: un'autonomia che sia partecipazione, trasparenza e futuro. La nostra dunque è un'astensione di denuncia. È la denuncia di un metodo che, ancora una volta, umilia il Parlamento e che trasforma la manutenzione dello statuto in un'operazione di puro politico, finalizzata solo a mantenere nuovi equilibri di potere antistorici.
No, questa riforma non la voteremo. La consideriamo una riforma senz'anima. Noi continuiamo a stare dalla parte della partecipazione, della trasparenza, della dignità dei territori e della rappresentanza larga, che sono i fattori fondamentali dell'autonomia speciale del Trentino-Alto Adige. Chiediamo di continuare a stare dalla parte di questi valori, come chiede la Costituzione della Repubblica italiana .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Urzi'. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO URZI'(FDI). Vorrei uscire, signor Presidente, con il suo permesso e anche con quello degli onorevoli colleghi presenti, da un ruolo didascalico e notarile. Ho già svolto, peraltro, come relatore, in dibattito generale, un mio intervento di merito, a cui rimando per i punti esatti della riforma.
Questa riforma, Presidente, che pure ovviamente poggia su un complesso di innovazioni sostanziali, che costituiscono il corpo materiale del provvedimento, al contrario di quello che ha detto il collega Fornaro, ha anche un'anima. È nell'anima di queste modifiche che dobbiamo scendere per comprendere la portata del passaggio che stiamo compiendo e la proiezione futura dello stesso.
Partiamo subito da una constatazione, Presidente, ossia come questa riforma sia stata un punto di caduta accolto in modo condiviso da tutte le comunità regionali. Uso il plurale, Presidente, perché la regione Trentino-Alto Adige e in essa, in modo particolare, la provincia di Bolzano costituiscono una sovrapposizione di identità storiche, sensi di appartenenza, culture e anche lingue.
Lo statuto di autonomia nasce come la camera di compensazione per comporre queste profonde differenze, convertendole da ragione di scontro a motivo di convivenza. Non è mai stato facile, Presidente. Mai facile! Sarebbe un errore però indulgere alla mera retorica di circostanza per spiegare il senso di questa riforma. Partiamo dall'autonomia, il perché dell'autonomia concessa. Essa è figlia, per splendido paradosso, delle lacerazioni del secolo scorso.
Il Trentino-Alto Adige oggi è una regione solida e anche ammirata. È meta di vacanze e di riconosciuta buona amministrazione da parte delle due province autonome. italiano: due province autonome di rango sovraordinato alla regione.
Però è anche terra - diciamolo - di ottime risorse economico-finanziarie disponibili ripagate dall'operosità delle popolazioni: è il prezzo pagato per la pacificazione.
Non facciamoci però distrarre, Presidente. Prima di essere quello che è, è stata una polveriera: prima l'asfissiante dominazione austroungarica, con le sue legislazioni poco indulgenti al carattere latino-meridionale; la Prima guerra mondiale e i campi di concentramento dell'aquila bicipite, in cui vennero rinchiusi i trentini italofoni e italofili lungo la linea del fronte per sterilizzare la resistenza risorgimentale, mentre altri trentini vestivano, al contrario, la divisa dell'imperatore Francesco Giuseppe combattendo contro altri italiani; poi i confini tracciati al Brennero; quindi le dittature che hanno rapidamente cambiato colore della divisa, cambiando anche lingua, una volta rivendicando il primato italiano dal 1922, con il fascismo, una volta quello tedesco dal 1943, con l'occupazione nazionalsocialista che sporcò l'Alto Adige allestendo a Bolzano il Konzentrationslager Bozen con il suo carico di umanità straziata; di mezzo, Presidente, le opzioni della popolazione di lingua tedesca per il Reich ammaliata dal richiamo del Führer alla conservazione dell'identità tedesca, tradita invece da trasferimenti coatti all'estremo est europeo come avamposti coloniali; il rientro quindi nella per i rioptanti dopo il crollo della Germania; il riabbraccio con coloro che erano rimasti, i ; poi la decisione delle grandi Potenze, al termine della Seconda guerra mondiale, di garantire la stabilità promessa da un'Italia sconfitta, ma schieratasi con l'Occidente, rispetto ad un'Austria pure sconfitta, ma neutrale, occupata da sovietici e Paesi di quello che sarebbe divenuto il Patto atlantico; l'Alto Adige e il Trentino rimasero all'Italia; qui intervenne l'accordo De Gasperi-Gruber fra i due Paesi osservati speciali per calare un'autonomia regionale capace di creare le tutele…
PRESIDENTE. Colleghi! Basta però! Aspetti, onorevole Urzi'. Accomodiamoci, chi deve stare in Aula, e, soprattutto, si stia in silenzio. Aspetti, onorevole Urzi', aspetti. Prego.
ALESSANDRO URZI'(FDI). Qui intervenne l'Accordo De Gasperi-Gruber fra i due Paesi osservati speciali per calare un'autonomia regionale capace di creare le tutele per la minoranza di lingua tedesca rimasta in Italia, cura che non si ebbe per il confine orientale che travolse gli equilibri linguistici e culturali complessi di quei territori, risolti sbrigativamente dai comunisti con le foibe e che causarono l'esodo irreparabile degli italiani.
Poi, tornando al Trentino-Alto Adige, la frattura, il “”, cioè “Via da Trento”, lanciato da Silvius Magnago come rivendicazione di un'autonomia provinciale a Bolzano dove i tedeschi fossero maggioranza, mentre in regione erano minoranza. Erano gli anni peraltro del Piano casa a Bolzano, che proseguiva l'innesto di italiani in provincia di Bolzano, vissuto evidentemente con grande diffidenza dalla parte della popolazione di lingua tedesca. Si innestò qui l'avvio della stagione delle bombe, le trattative verso un secondo statuto di autonomia tripolare regionale ma su base provinciale, le stragi di Cima Vallona e di Malga Sasso, il ricorso dell'Austria all'ONU, le accuse di inadempienza all'Italia, poi il “Pacchetto”, infine lo statuto del 1972; poi arrivò la chiusura della vertenza internazionale con il rilascio, nel 1992, della quietanza liberatoria da parte dell'Austria a New York e a Roma appena esaurita l'eco, nel 1988, delle ultime bombe sulle parrocchie e nelle scuole in lingua italiana dell'Alto Adige.
Allora, Presidente, come si può pensare che una riforma come quella che ci apprestiamo a votare in questa nobile Assise parlamentare possa essere considerata solo una legge? È, al contrario, un tassello di quel meccanismo complesso e fragilissimo su cui si è costruita la pacificazione di relazioni che mai la storia, se non in questa epoca, ha vissuto come serene e orientate a costruire e non a difendere .
Abbiamo investito, Presidente, sulla fiducia reciproca e abbiamo vinto la scommessa. Ci siamo liberati da tutte le incrostazioni del passato? No, certamente ancora no: sopravvivono diffidenze residue, ci sono nel tessuto sociale e politico rigurgiti secessionisti, ci sono anche estremismi nostalgici, e sono arginati dalla saggezza e dalla responsabilità dell'attuale classe dirigente. Ci sono grandi capitoli ancora sospesi, come quello di una perfetta regolamentazione della toponomastica, con piena dignità in tutte le tre lingue della provincia di Bolzano, o il dibattito sulla dichiarazione di appartenenza ai gruppi linguistici come presupposto per l'applicazione della proporzionale nel pubblico impiego, ma, intanto, c'è questa importante riforma, e mi preme rilevare, Presidente, come nasca da un preciso impegno del Presidente Meloni davanti a queste Camere ; mette in sicurezza quanto sinora gelosamente realizzato, come opportunamente rivendicato dalle minoranze linguistiche.
Si interviene sulla migliore delimitazione delle competenze esclusive delle province di Trento e di Bolzano per abbattere il contenzioso costituzionale davanti alla Consulta; si assegnano nuovi ambiti di competenze. Al contempo, si superano rigidità dei complessi meccanismi di rappresentanza etnico-linguistica, come richiesto da parte italiana in Alto Adige: via i 4 anni di residenza, ridotti a 2, in provincia di Bolzano - solo uno, attualmente, in Trentino e in Valle d'Aosta - per esercitare il diritto di voto se ci si trasferisce da fuori provincia, per essere accolti e non respinti dalla terra in cui si sceglie, da italiani, di vivere; residenza storica; abolizione dell'antistorico divieto - credo che sia l'unico al mondo, certamente l'unico in Europa - posto a singoli consiglieri dei gruppi italiano o ladino di poter assumere responsabilità di assessore; garanzie di equilibrata rappresentanza dei gruppi linguistici in giunta provinciale; rinnovo dei termini ineludibili dell'interesse nazionale come argine alle prerogative dell'autonomia. Ma, evidentemente, la forza dell'unità della Repubblica vive - e qui viene riaffermata - anche delle sue diversità e delle sue varietà.
All'Austria repubblicana, Presidente, fraterna amica dell'Italia repubblicana, all'insegna delle straordinarie relazioni bilaterali, ora che il percorso è di fatto esaurito nella sua fase di discussione articolata, è prevedibile che sarà trasmessa una comunicazione sui lavori legislativi svolti, nella sua indiscutibile sovranità, dal Parlamento italiano. Siamo orgogliosi, ce lo lasci dire, come Fratelli d'Italia, di avere indicato la strada, di essere stati apripista dell'intero percorso, in cui abbiamo rintrecciato rapporti sfilacciati con il metodo del consenso fra i gruppi linguistici, operando sul corpo dell'autonomia più speciale fra le speciali, in cui la destra politica italiana, per la prima volta, ha lasciato una potente impronta di sé, grazie alla solidità delle proprie radici, Presidente, ma con lo sguardo rivolto al futuro . Per queste ragioni, signor Presidente, il gruppo di Fratelli d'Italia voterà con convinzione a favore del provvedimento, di cui è stato sinora garante lungo tutta la fase di discussione parlamentare, ma anche prima .
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti del Liceo classico-linguistico “Virgilio” di Mantova, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge costituzionale n. 2473-B: "Modifiche allo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige/Südtirol" .
Ricordo che, a norma dell'articolo 138, primo comma, della Costituzione, per l'approvazione di progetti di legge costituzionali in seconda deliberazione occorre la maggioranza assoluta dei componenti la Camera.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Dovremmo ora passare al seguito della discussione delle mozioni concernenti iniziative volte alla celere riduzione delle liste di attesa nell'ambito del Servizio sanitario nazionale. Tuttavia, secondo le intese intercorse tra i gruppi, tale seguito è rinviato alla settimana 24-27 marzo, nella quale sarà iscritta all'ordine del giorno delle sedute a partire dalla giornata di mercoledì 25.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta di legge n. 2111-A: Istituzione della Giornata nazionale del riciclo della carta.
Ricordo che nella seduta del 9 marzo si è conclusa la discussione generale e il relatore e il rappresentante del Governo hanno rinunciato ad intervenire in sede di replica.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli della proposta di legge e delle proposte emendative presentate .
Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri , che sono in distribuzione.
Se nessuno chiede di intervenire, invito il relatore e il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sulle proposte emendative riferite agli articoli della proposta di legge. Prego, onorevole Milani.
MASSIMO MILANI, . Grazie, Presidente. Parere contrario sui due emendamenti proposti.
PRESIDENTE. Sono gli emendamenti 1.2 Morfino e 1.3 Ilaria Fontana. Il Governo?
MARCELLO GEMMATO,. Parere conforme.
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.2 Morfino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.2 Morfino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.3 Ilaria Fontana.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Marattin. Ne ha facoltà.
LUIGI MARATTIN(MISTO). Grazie, Presidente. Intervengo sull'ordine dei lavori. Ma abbiamo fatto un conto di quante giornate stiamo facendo noi in questa legislatura? Superano le 365 o no? Perché non è che fra un po' cominciamo a fare la mattinata, il pomeriggio, perché… così, chiedo.
PRESIDENTE. Onorevole Marattin, c'è la revisione del calendario gregoriano. Che le devo dire?
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.3 Ilaria Fontana, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'unico ordine del giorno presentato .
Invito il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sull'ordine del giorno n. 9/2111-A/1 L'Abbate.
MARCELLO GEMMATO,. Allora, Presidente…
PRESIDENTE. Non mi chieda una sospensione, perché il rischio è molto…
MARCELLO GEMMATO,. No, no….
MARCELLO GEMMATO,. Siccome sostituisco il collega… Allora, mi diceva, mozione?
PRESIDENTE. No, siamo a un ordine del giorno, è un'altra roba. Il n. 9/2111-A/1 L'Abbate.
MARCELLO GEMMATO,. Allora, chiedo scusa.
PRESIDENTE. Prego, prego …Vi prego, vi prego. Vi prego, un attimo che lo recuperiamo. Onorevole Giachetti, la prego. Cioè, la prego io, la prego…. Portiamo il pezzo di carta… Ecco, a proposito del riciclo. Eccolo là, eccolo là. Quello è l'ordine del giorno. Il parere qual è?
MARCELLO GEMMATO,. Presidente, se mi dà due minuti, perché non …
PRESIDENTE. Lei non ha idea adesso cosa si scatena qua. Va bene, facciamo così. Facciamo che alle 17,30 riprendiamo. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. La seduta è ripresa. Invito il rappresentante del Governo a esprimere il parere sull'unico ordine del giorno presentato, il n. 9/2111-A/1 L'Abbate. Prego, Sottosegretario.
MARCELLO GEMMATO,. Grazie, Presidente. Sul primo impegno il parere del Governo è favorevole con riformulazione, dopo le parole “di ogni ordine e grado” inserire le seguenti: “nel rispetto della loro autonomia”. Sul secondo impegno il parere del Governo è favorevole con riformulazione, sostituire le parole: “programmi educativi dedicati” con le parole: “iniziative educative dedicate”. Sul terzo e il quarto impegno il parere del Governo è favorevole.
PRESIDENTE. Onorevole L'Abbate, accetta le riformulazioni? Sì, la ringrazio. È così esaurito l'esame dell'unico ordine del giorno presentato.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Gadda. Ne ha facoltà.
MARIA CHIARA GADDA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Nel 2004 l'Italia importava dall'estero un milione di tonnellate di carta da macero. Se osserviamo, invece, i numeri di quello che è oggi il nostro Paese, noi possiamo dire con grandissima soddisfazione di essere esportatori netti di macero proveniente dalla raccolta interna, e questo grazie all'impegno dei comuni, grazie all'impegno dei territori, grazie anche al Consorzio della carta Comieco che, in questi anni, ha accompagnato alla raccolta fisica che viene effettuata nei territori con la collaborazione dei cittadini e lavorato sul fronte culturale dell'educazione della raccolta differenziata. Grazie al riciclo, quasi il 70 per cento della produzione della carta, della produzione cartaria nazionale, avviene con fibre da riciclo. Questo è, come dire, un tema molto importante sul fronte dell'economia circolare, sul fronte della sostenibilità, perché la carta riciclata, la carta da riciclo, è la principale oggi fonte di approvvigionamento per le cartiere italiane.
E l'Italia deve essere orgogliosa dei risultati che ha raggiunto, perché l'Unione europea aveva dato dei , delle percentuali da raggiungere sul fronte del riciclo della carta, dei al 2025, dei al 2030, che noi dal 2018 abbiamo già abbondantemente superato. Questo ci fa dire orgogliosi che l'obiettivo dell'85 per cento al 2030, di carta proveniente dal sistema del riciclo, è ampiamente superato perché siamo, nel 2024, al 92,3 per cento. Nel grande sistema del riciclo, nel sistema Conai, la carta assume un ruolo, una percentuale rilevante, perché pesa appunto circa il 40 per cento dei prodotti che vengono riciclati.
Questo dato del 92,3 per cento, proveniente da carta riciclata, è molto semplice, un bel messaggio da dare ai cittadini, perché questo significa che 9 prodotti su 10, 9 imballaggi su 10 di carta e cartone, che transitano per le nostre mani attraverso i prodotti di consumo, sono prodotti da carta riciclata.
Quindi, l'istituzione di questa Giornata, su cui il gruppo di Italia Viva voterà a favore, deve essere da sprone per proseguire in questa direzione, non soltanto sul fronte del riciclo della carta, ma anche di tutte quelle cosiddette materie prime seconde che possono essere oggetto di nuova vita, attraverso un sistema che non utilizza materie prime vergini e che utilizza anche meno energia.
I risultati che abbiamo raggiunto, però, non ci devono bastare. Bisogna continuare a coltivare l'educazione e la corretta informazione dei cittadini, a partire dai ragazzi delle scuole. Ecco, l'unico elemento di critica che mi permetto di indicare è che, come ogni volta, noi ci troviamo ad istituire delle Giornate in cui favorire il dialogo, la formazione e l'educazione dei cittadini a invarianza di risorse. Questa è una legislatura dove pullula l'istituzione di Giornate sui temi più vari, però, se vogliamo che queste Giornate abbiano la rilevanza che meritano presso i cittadini e con riguardo all'efficacia delle misure che dobbiamo mettere in campo, ecco forse sarebbe bene anche riempire di contenuto e di risorse per accompagnare questa formazione.
L'istituzione della Giornata mi consente anche di dire un'altra cosa, di fare un'altra valutazione rispetto a certi populismi che si sono fatti strada anche in Europa. La filiera del riciclo della carta dimostra quanto il nostro Paese sia evoluto, sia avanzato sul riciclo. C'è stato un periodo storico in cui sembrava che l'unica soluzione possibile sul fronte della sostenibilità ambientale fosse il riuso. Ecco, noi nelle nostre considerazioni dobbiamo partire da una giusta valutazione d'impatto. Bisogna partire in Europa, assegnando e riconoscendo i risultati che ogni Paese ha raggiunto - il nostro appunto è ad esempio, sul fronte del riciclo, nella filiera della carta e in tante altre filiere - perché la sostenibilità non sia soltanto una bandiera da agitare, ma sia efficace.
Poi, peraltro, sul tema dell'imballaggio, mi permetto di citare un'altra questione: la legge antispreco, che nel 2026 compie 10 anni dalla sua approvazione a larghissima maggioranza da parte del Parlamento. Quella legge assegnava, ad esempio, un ruolo molto importante all'imballaggio primario, quell'imballaggio che consente agli alimenti di durare di più nel tempo, di essere meno soggetti allo spreco.
Quindi, anche qui, nei percorsi educativi e formativi che faremo, anche grazie all'istituzione di questa Giornata, appunto, ricordiamoci anche di questo aspetto: l'imballaggio non va demonizzato di per sé. Sicuramente la produzione degli imballaggi ha un impatto ambientale da gestire, ma può diventare anche un'opportunità sia sul fronte di un'economia reale, di un prodotto interno lordo del Paese che si alimenta grazie a filiere importanti, come la filiera della carta, ma anche proprio in un'ottica di politiche antispreco.
L'ultima considerazione che voglio fare riguarda, però, appunto, la filiera della carta. La filiera della carta è un settore energivoro che in questo momento sta affrontando le difficoltà che stanno affrontando tante altre imprese del nostro Paese, perché il caro energia - che si prospetta essere crescente anche nelle prossime settimane - è un elemento che rende il nostro sistema molto meno competitivo dei europei. La filiera della carta ha investito molto in tecnologia, in innovazione, proprio anche sull'utilizzo di prodotti non vergini, ma riciclati.
Quindi, io credo che in questa sede, istituendo la Giornata nazionale del riciclo della carta, sia anche utile poi, però, ricordarci dei passi concreti che noi in questo Parlamento dobbiamo fare per accompagnare un percorso di transizione sostenibile e, quindi, sostenere le nostre imprese nell'affrontare le tante variabilità che, dal punto di vista economico e geopolitico, si stanno incontrando, provando a raggiungere una minore dipendenza dal punto di vista energetico dal gas, che il nostro Paese purtroppo continua ad avere. Dall'altro lato, chiudere in modo un po' più concreto, un po' più sostanziale il tema delle cosiddette materie prime seconde, dell' perché le definizioni poi consentono… definire un prodotto “rifiuto” piuttosto che “materia prima seconda”, ne definisce i percorsi. Su questo, purtroppo, siamo ancora molto indietro.
Prendiamo l'esempio positivo della filiera della carta, per fare davvero quella transizione sostenibile che serve al nostro Paese, che crea occupazione e che dà un messaggio positivo alle nuove generazioni.
Quindi, ribadisco il voto favorevole da parte del gruppo di Italia Viva, ma al contempo chiedo al Governo di non fare soltanto leggi bandiera, ma di essere concreto nei provvedimenti che realmente hanno la possibilità di incidere .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente, Ovviamente, Alleanza Verdi e Sinistra non può che essere favorevole a riconoscere, a festeggiare, a implementare, a sostenere, a creare maggiore cultura attorno al riciclo e al riciclo della carta. Alcuni di noi sono nati facendo battaglie di questo tipo quando non ci credeva quasi nessuno. Ovviamente, non possiamo che essere contenti di questo piccolo riconoscimento, ma dobbiamo stare attenti: che non diventi estetica dell'ambientalismo cioè celebrare, ma non fare.
La celebrazione, senza una vera convinzione, è come andare in chiesa senza avere fede, lo si fa solo per estetica. La nostra preoccupazione è esattamente questa se, per esempio, andiamo a vedere che solo quest'anno hanno chiuso sei cartiere. Chiudono perché non c'è una politica industriale sulla gestione del riciclo della carta, nonostante siano raggiunti questi numeri. Perché non c'è? Perché non c'è una politica strutturale anche sull'energia. Ci si incarta ancora oggi in un ipotetico futuro nucleare, che è super costoso e, soprattutto, non ancora tecnologicamente avanzato per non creare scorie nucleari, e non si investe sulle rinnovabili.
Così come negli anni Ottanta e Novanta i Verdi, che nacquero anche su queste battaglie, dicevano, prima ancora di entrare in Parlamento, che bisognava intervenire sul riciclo. All'epoca - alcuni di noi erano piccoli, alcuni di noi iniziavano a fare politica in quegli anni - ci veniva detto: non è sostenibile, non solo politicamente, ma anche a livello industriale. Eppure, avevamo visto lontano.
In questi anni, però, non possiamo dire che l'ambientalismo sia stato sostenuto da questo Governo e da questa maggioranza. Quindi, la nostra preoccupazione è che la prossima norma sia di dividere una giornata di 24 ore in diverse festività, in modo che si possano celebrare, in una giornata di 24 ore, anche 6 feste estetiche.
Il problema è che, oltre all'estetica, serve il contenuto. Ed è qui che noi vediamo, in quest'Aula, la debolezza di questa proposta, che pure, come abbiamo detto poc'anzi, voteremo.
Ma vogliamo anche fare - fateci passare questo termine - una pubblica tirata d'orecchi. Possiamo continuare in un Parlamento a votare continuamente giornate su giornate per ricordare questo, quest'altro e poi non entrare nella carne viva dei problemi del nostro Paese? È qui che noi riteniamo altamente lontano dalla realtà, certe volte, fare determinate norme. Ricordiamo che c'è la Giornata sulla carta riciclata, sul riciclaggio della carta; bene, benissimo, siamo tra i primi al mondo, però non stiamo guardando in prospettiva perché come potete verificare, come si potrà verificare e come ho già detto poc'anzi, stanno chiudendo le attività legate alla carta ed è lì che noi dobbiamo intervenire.
Come dobbiamo porci il problema del , che oggi è un tema fortemente legato anche alla carta e al riciclo, agli imballaggi, allo spreco alimentare. Non basta fare le giornate. Vogliamo fare una giornata sul ? Una giornata sugli imballaggi? Una giornata sullo spreco alimentare? Le votiamo, ma dobbiamo fare pure delle norme e sostenere chi opera in questo settore e soprattutto avere una visione.
Negli anni noi ci siamo abituati a sentire più insulti che azioni concrete. Voglio ricordarne uno su tutti, visto che si parla sempre della difesa delle donne, della difesa delle persone che credono nei propri ideali: io ricordo a tutti che molti degli esponenti della destra attuale definivano gli ambientalisti “gretini” , con riferimento a Greta Thunberg, perché facevano le battaglie ambientaliste. Sono stati demonizzati.
È rispetto per le donne o per gli ambientalisti definire chi fa determinate battaglie “gretino”? Ovviamente no, però, alla fine, in tutti questi anni noi non abbiamo visto un vero riconoscimento nei confronti di chi si è battuto disinteressatamente, perché gli ambientalisti non hanno mai fatto attività di interessi economici o industriali, pur essendo contenti e sostenendo chi fa un'attività in questa direzione, ma non l'abbiamo fatto per arricchirci, quanto per portare prosperità e difesa dell'ambiente nel nostro Paese. È questo uno degli elementi che fondamentalmente ci divide, in una visione complessiva, da parte di chi - pur apprezzando, sia chiaro - pensa che il tema della carta riciclata o dell'ambientalismo si risolva facendo la giornata per l'ambiente o facendo la giornata per il riciclo della carta. Non basta, cari miei, e non basta neanche a lavarsi la coscienza rispetto a determinati problemi.
La filiera della carta è un tema serio che questo Governo non sta affrontando come tanti altri problemi. Come non si sta affrontando il tema, nel nostro Paese, di tutto ciò che è legato alla filiera del riciclo, perché è un tema complicato, perché è un tema che mette in discussione anche attività predatorie dell'ambiente, che fanno parte, purtroppo, di una visione di una certa destra italiana. Purtroppo, è come dire: io sono animalista, però sono a favore della caccia. Non è possibile essere tutti e due, non è possibile essere a favore di Trump e a favore della pace; bisogna scegliere.
Cari miei, purtroppo questa epoca ci porta a fare delle scelte , anche coraggiose, anche controtendenza. La scelta è se noi vogliamo un Paese in cui si abbia maggiore rispetto per la natura, per l'ambiente e per l'ecosistema e, quindi, l'idea stessa della nostra filosofia di vita deve essere che noi dobbiamo vivere in equilibrio con la natura e con gli animali, non dominarli per il nostro gaudio. Questa è una grande differenza. Così come oggi ci fa piacere sapere che ci sono tante persone e tanti esponenti politici che riconoscono nella battaglia del riciclo e del riciclo della carta una prospettiva anche economica, ma non era così e io lo voglio ricordare.
Lo voglio ricordare a tutti quei parlamentari e a tutti quegli esponenti ambientalisti, di sinistra e anche non di queste parti politiche - pochi a dire la verità, molto pochi - che sono stati dei pionieri, che in modo pionieristico hanno portato avanti delle battaglie che all'epoca venivano schernite, come oggi vengono schernite molte battaglie ambientaliste che però, paradossalmente, sono quelle che guardano maggiormente al futuro del nostro pianeta e del nostro territorio in equilibrio: rispetto per l'uomo e rispetto al contesto in cui l'uomo vive.
Questo porta anche benessere diffuso e la dimostrazione di questi risultati nella raccolta del riciclo della carta ci fanno capire che allora essere ambientalista può portare pure economia, si può diventare ricchi e benestanti pur rispettando un sistema di equilibrio. Questo è il motivo principale per cui voteremo a favore, perché onestamente di “giornate dedicate a…” ci sembra veramente che ne abbiamo fatte tantissime, tutte degne, tutte nobili, ma troppo spesso, come dicevo poc'anzi, legate all'estetica. E qui voglio completare il mio intervento. Ci sono alcuni esponenti storici all'interno di questo Parlamento che hanno fatto battaglie per portare avanti queste idee e l'hanno fatto, però, concretamente, investendo la propria storia politica affinché si potesse portare un giusto equilibrio tra economia e ambientalismo e, in questo caso, riciclo della carta.
Però, allo stesso tempo dobbiamo dirci che, purtroppo, le condizioni internazionali e le condizioni del nostro Paese non ci stanno portando in quella direzione e, quindi, auspichiamo pubblicamente che questa norma non resti una dichiarazione di intenti, ma un atto concreto in cui si possano anche rivedere alcune politiche del Governo, come d'altronde abbiamo sempre chiesto noi di AVS .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. La Giornata del riciclo della carta è un provvedimento che - debbo dirlo -, seppur nella sua semplicità, tocca un tema di grande rilevanza: il rapporto tra sviluppo, responsabilità ambientale e cultura del riuso delle risorse. È noto che la carta è uno dei materiali più utilizzati nella nostra vita quotidiana. È presente nelle scuole, negli uffici, nelle amministrazioni pubbliche, nelle imprese, nelle case degli italiani. Proprio per questa diffusione capillare, il modo in cui la produciamo, la utilizziamo e la ricicliamo rappresenta un indicatore importante della qualità del nostro modello di sviluppo.
Negli ultimi anni l'Italia ha compiuto passi significativi nel campo dell'economia circolare. Il sistema del riciclo della carta rappresenta, sotto molti aspetti, una delle culture più avanzate del nostro Paese. E così, grazie all'impegno dei cittadini, delle amministrazioni locali, delle imprese del settore e dei consorzi di filiera, il recupero della carta e del cartone ha raggiunto livelli tra i più alti in Europa. Questo risultato non è, però, frutto del caso: è il risultato di investimenti industriali, ma soprattutto di una crescente consapevolezza civica.
Ogni gesto quotidiano - differenziare correttamente un imballaggio, conferire la carta nei giusti contenitori, ridurre gli sprechi - contribuisce a un sistema più efficiente e più sostenibile. È proprio su questo piano culturale che si inserisce la proposta di legge che oggi stiamo discutendo. Desidero pensare a questa Giornata come a uno strumento di sensibilizzazione, di educazione ambientale e di promozione delle buone pratiche. Le giornate nazionali dedicate a temi specifici hanno un merito: quello di accendere i riflettori su questioni che devono avere l'attenzione pubblica, coinvolgendo scuole, istituzioni, associazioni e mondo produttivo.
Nel caso del riciclo della carta, il valore educativo riteniamo sia particolarmente evidente. Perché? Perché parlare di riciclo significa parlare - l'ho detto prima - di economia circolare, di riduzione dei rifiuti - questo è un aspetto importantissimo -, di uso responsabile delle risorse naturali, ma anche di innovazione tecnologica e industriale. Significa soprattutto - e questo è un elemento particolarmente importante e speriamo abbia un grande spazio in questa Giornata - parlare alle nuove generazioni. Auspichiamo che le scuole possano utilizzare questo momento come un'occasione per attività didattiche, di laboratorio, di incontri, di progetti educativi dedicati alla sostenibilità ambientale. È nelle aule scolastiche che si formano le abitudini e la sensibilità dei cittadini di domani.
Allo stesso tempo, riteniamo che la Giornata potrà rappresentare un momento di valorizzazione di una filiera industriale e strategica per il nostro Paese: il settore della carta, della raccolta e del riciclo coinvolge migliaia di lavoratori, imprese e territori. È una filiera che unisce anche la competitività economica, dimostrando come la transizione ecologica possa essere un'opportunità di sviluppo. E ancora, riciclare significa ridurre il consumo di materie prime, diminuire l'energia necessaria alla produzione e abbattere le emissioni: significa, in definitiva, trasformare un rifiuto in una risorsa. In un momento in cui le sfide ambientali sono sempre più evidenti - dal cambiamento climatico alla gestione delle risorse naturali -, iniziative come questa devono contribuire a rafforzare una cultura della responsabilità condivisa.
Naturalmente, signor Presidente, Governo, nessuna Giornata nazionale può sostituire le politiche strutturali, gli investimenti e le strategie industriali. Tuttavia, la dimensione culturale ed educativa resta fondamentale: senza il coinvolgimento dei cittadini, anche le migliori politiche ambientali rischiano di rimanere incomplete. Per questo motivo, riteniamo occorra dare un segnale di attenzione verso un modello di sviluppo più sostenibile e, soprattutto, anche legato ai piccoli gesti quotidiani. Riteniamo, ancora, si debba valorizzare un'esperienza italiana riconosciuta a livello europeo. Il nostro Paese può coniugare la tutela dell'ambiente all'innovazione industriale e alla partecipazione civica.
La Giornata del riciclo della carta potrà, a fronte di un impegno, penso soprattutto del Governo, diventare un'occasione annuale per fare il punto sui risultati raggiunti, per promuovere ulteriori miglioramenti e per rafforzare il dialogo tra istituzioni, imprese e cittadini. In conclusione, riteniamo che questa proposta avrà un senso soltanto se si rafforzerà la consapevolezza ambientale, si promuoverà l'economia circolare, si valorizzerà una filiera importante per il nostro Paese. Per queste ragioni, signor Presidente, Governo e colleghi, annuncio il voto favorevole di Azione alla proposta di legge n. 2111-A .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole L'Abbate. Ne ha facoltà.
PATTY L'ABBATE(M5S). Grazie, Presidente. Colleghi, Governo, io parto già con il dire che il nostro voto sarà di astensione e vorrei motivarne, quindi, il perché. La Giornata di oggi che stiamo portando avanti, la Giornata del riciclo della carta, la vediamo in modo positivo perché, finalmente, ci rendiamo conto che questa maggioranza sta ammettendo che esiste una transizione ecologica e che quindi, quando si parla di ambiente, non è qualcosa di ideologico, ma è qualcosa di concreto.
Partiamo da questa Giornata. I colleghi hanno già parlato della carta, ma io vorrei fare un discorso un pochino più ampio. Anche se stiamo valutando la Giornata del riciclo della carta, io vorrei ricordare che il riciclo è necessario per mandare avanti l'economia circolare, quindi tutto un settore che dobbiamo essere fortunati che in Italia stia funzionando, perché le imprese, in Italia, stanno facendo, appunto, riciclo. Qui parliamo di carta, ma siamo anche abbastanza forti, nei vari consorzi, in tutti gli altri settori merceologici. Sta partendo anche quello del tessile, importantissimo.
Quindi i settori sono tanti, ma voi li avete ascoltati? Voi avete provato ad ascoltare, come Governo, le criticità che ci sono nel mandare avanti qualcosa che non è uno slogan, come l'economia circolare? Qualcosa di reale, che ci serve anche, e adesso vi spiego il perché. Perché, allora, bisogna ascoltarli? Perché le criticità ci sono. Ci sono soprattutto adesso, e già erano inizialmente portate sulla richiesta di semplificare le norme, semplificare anche quella che è la possibilità di effettuare impianti, perché per gli impianti, per avere un'autorizzazione, i tempi necessari sono tanti.
Vi sembrerà strano che io, da membro della Commissione ambiente, parli di imprese e di supporto alle imprese e, invece, non lo è, perché, quando parlo di sostenibilità economica - che è quella che a voi piace tanto -, è collegata a quella ambientale, e quindi io le vedo tutte e due insieme. C'è da supportare le imprese che possono fare questo, quindi agevolarle veramente con l'impiantistica e, soprattutto, agevolarle con gli . E, infatti, è sugli quell'ordine del giorno che ho appena presentato oggi - e ringrazio il Governo di averlo accettato -, perché il Ministero dell'Ambiente, quando effettua gli , ne riesce a portare avanti uno ogni, credo, 8 anni? Eh beh, sono tempi piuttosto lunghi.
Voi immaginate, quanti rifiuti dobbiamo far diventare materia prima seconda e le nostre imprese ne sono capaci? Bene, ci sono tutte le categorie merceologiche e, per ognuna di queste, noi dobbiamo fare un , altrimenti, a livello giuridico, restano rifiuti. Questa è una cosa reale, quindi io per questo chiedo, e da qui la nostra astensione: va bene la Giornata, perché così le “tre R” sono qualcosa che finalmente risuona anche all'interno di queste Camere, però, azione, azione a dare supporto alle imprese italiane. Gli sono necessari, altrimenti si ferma tutto.
E un'altra cosa che voglio ricordare - ci sono altre piccole situazioni da sistemare -, è il discorso anche del settore della plastica. Qualche mese fa, anche in Puglia, hanno iniziato a non ritirare la plastica, quindi tutti i comuni in subbuglio. Il problema qual è? Perché anche le imprese, lì per il ritiro, non volevano riempire i loro siti perché non veniva ritirato il materiale dai consorzi. Ma qual è il punto? Il punto è che la plastica riciclata che mi arriva, posso anche dirlo, dalla Cina o dalla Turchia, ha un costo che è metà del costo interno che abbiamo noi della nostra plastica riciclata. Ed è ovvio che anche un'impresa italiana che vuole utilizzare questa materia prima nel suo processo produttivo la compra dall'estero, non la compra dall'Italia, e il sistema Italia va in crisi. È andato in crisi, in quel momento siamo riusciti a sistemare la situazione, però la cosa potrà andare avanti.
sulla carta c'è un problema di questo tipo, perché sulla carta dobbiamo sempre cercare dei mercati esterni ed essere competitivi, anche perché, se siamo bravi e comunque tutta la carta resta all'interno, il prezzo della carta si abbassa e non è più conveniente riciclarla, non ce la facciamo. se parlo del riciclo, per esempio, degli oli alimentari esausti. Lì abbiamo un altro problema serio. Qual è il problema? Che arriva dall'estero anche l'olio di palma - è una frode -, viene inserito come olio riciclato, quindi quello italiano, come dire, rimane un po' da parte. Queste sono piccole cose che vi posso raccontare e che vengono, purtroppo, alla ribalta se andiamo ad ascoltare le imprese.
Quindi, bene la Giornata, ma l'economia circolare e, soprattutto, il supporto alle piccole e medie imprese italiane si fa con delle azioni chiare, con dei decreti chiari. E, poi, c'è un altro punto. L'altro punto è: perché i nostri prezzi sono elevati? Anche per il discorso dell'energia, e quello che adesso è il momento geopolitico ci fa capire come non possiamo commettere altri errori. Ma c'è un errore che stiamo commettendo. Anche voi dite che noi dobbiamo diversificare sulle fonti energetiche e, allora, io mi chiedo: perché abbiamo fatto dei decreti per rallentare le rinnovabili? Perché così le stiamo rallentando. Le CER non hanno supporto.
È chiaro che poi non riusciamo, quindi, a portarle avanti nelle comunità, e le comunità energetiche sono poche. Ma se lì si interviene con dei decreti, quindi, significa con qualcosa di emergente - ma questi sono veramente i decreti di emergenza utili alle imprese, alle famiglie e ai cittadini - sulle CER, in questo modo una parte di energia verrà, come dire, in piccola parte… però, il piccolo commerciante, la famiglia, l'istituto scolastico potrebbero avere la propria energia, ma dobbiamo fare delle variazioni, delle variazioni che a voi che siete al Governo noi chiediamo di fare. L'energia costa e, quindi, va bene che andiamo sul nucleare, nel senso che va bene che facciamo ricerca, ma tutto quello che è il nostro bagaglio oppure il economico va distribuito sulle altre fonti, perché il problema le imprese lo hanno oggi e lo avranno domani. Quindi, è nel brevissimo periodo, da economista, vi posso dire che nel brevissimo periodo tu mi devi trovare una soluzione, tu mi devi abbattere le bollette che saranno elevatissime.
Per quanto riguarda le materie prime, anche su quelle noi non abbiamo nel sottosuolo italiano degli di metalli preziosi o altro; noi non abbiamo nulla. È per questo che va aiutato il settore dell'economia circolare. Perché? Sfatiamo il discorso che il 100 per cento come rendimento non sarà mai riutilizzato di materia prima, ma se abbiamo un rendimento del 70 o del 75 per cento evitiamo di acquistarla dall'estero e anche questo per l'Italia è necessario.
Quindi, ribadisco - e voglio chiudere - che per quella che è la situazione geopolitica attuale, che peggiorerà sempre perché l'Italia non ha materie prime, l'Italia non ha petrolio, l'Italia non ha carbone, l'Italia non ha gas naturale, mi viene ovvio pensare che i prossimi decreti in Aula devono essere fatti per abbassare le bollette, devono essere fatti per abbassare il costo dell'energia a tutte le attività italiane e, quindi, a tutte le piccole e medie imprese. Quindi, mi fa piacere anche che ci sono i francescani su questa legge, perché io mi auguro che il buon Francesco d'Assisi, che è anche il mio maestro, illumini quest'Aula, perché non è possibile che dall'inizio di questa legislatura i decreti fondamentali e importanti che sono stati fatti sono quelli sui . Cioè, era importante evitare di far ballare la gente? No, è importante fare dei decreti per abbattere il costo dell'energia, perché non ci deve essere una povertà energetica, perché al primo posto in questo Parlamento noi dobbiamo portare i bisogni delle famiglie e i bisogni delle piccole e medie imprese italiane…
PATTY L'ABBATE(M5S). …perché qui si chiudono imprese nel Mezzogiorno e oggi si sta discutendo anche dei 1.800 lavoratori che ci sono alla Natuzzi. Allora, noi vediamo anche nel Sud continuare a chiudere imprese. Ma come fanno a dare da lavorare, se non gli diamo supporto ?
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bicchielli. Ne ha facoltà.
PINO BICCHIELLI(FI-PPE). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, signor Sottosegretario, oggi siamo chiamati a votare su un provvedimento semplice, ma dal forte valore simbolico e culturale: l'istituzione della Giornata nazionale del riciclo della carta, fissata al 18 settembre.
Come deputato di Forza Italia esprimo immediatamente pieno e convinto favore a questa proposta di legge, che arriva in Aula dopo un esame approfondito e unanime in Commissione ambiente.
L'Italia, signor Presidente, può vantare risultati straordinari nel settore del riciclo della carta e del cartone: in Europa con tassi di riciclo che superano abbondantemente gli obiettivi dell'Unione europea. Nel 2023 il riciclo degli imballaggi ha superato il 92 per cento, la carta si attesta intorno al 90 per cento, ben oltre l'85 per cento che era previsto per il 2030, e nel 2024 abbiamo raccolto circa 3,8 milioni di tonnellate, con una media di 65,4 chilogrammi per abitante, un balzo impressionante rispetto ai 10 chilogrammi di 30 anni fa. È particolarmente significativo il progresso nel Mezzogiorno, che per la prima volta ha superato i 50 chilogrammi , un segnale concreto di coesione nazionale e di capacità di colmare i divari storici.
Questi numeri, signor Presidente, non sono frutto del caso, ma di un sistema virtuoso che coinvolge cittadini, enti locali, consorzi come Comieco, associazioni di categoria e l'intera filiera cartaria italiana, che utilizza circa l'85 per cento di materia riciclata per produrre nuovi imballaggi. È sicuramente un'eccellenza del nostro Paese che merita di essere celebrata, raccontata e ulteriormente rafforzata.
La Giornata nazionale del 18 settembre non comporta oneri per la finanza pubblica, come è stato correttamente sottolineato nella relazione e nella clausola di neutralità giunta in Commissione, ma offre un'occasione annuale per sensibilizzare, educare le nuove generazioni e promuovere stili di vita sostenibili nell'ottica dell'economia circolare. Il coordinamento sarà affidato al Ministro dell'Ambiente, in collaborazione con Comieco, le associazioni di categoria e gli enti locali. L'integrazione con eventi già consolidati, come il “Cortile di Francesco” ad Assisi, la , che quest'anno - voglio ricordarlo - ha visto Parma come capitale del riciclo, e il “Pianeta Terra Festival”, rappresenta sicuramente una scelta intelligente: valorizzare reti e piattaforme esistenti, moltiplicando l'impatto senza sprechi.
In un momento in cui l'Europa e il mondo ci chiedono di accelerare la transizione ecologica, misure come questa - , alta visibilità e grande condivisione - sono esattamente ciò di cui abbiamo bisogno: non ideologia, ma concretezza, non divieti, ma consapevolezza e orgoglio per i risultati raggiunti.
Per questi motivi, il gruppo di Forza Italia voterà favorevolmente alla proposta di legge. Ringrazio il relatore, i colleghi della Commissione ambiente per il lavoro svolto e tutti coloro, istituzioni, imprese e cittadini, che ogni giorno rendono possibile questo primato italiano nel riciclo
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Montemagni. Ne ha facoltà.
ELISA MONTEMAGNI(LEGA). Grazie Presidente, grazie colleghi. Questa proposta di legge, che porta la prima firma del collega Milani, l'ho cofirmata più che volentieri, come gli emendamenti che sono arrivati in Commissione, perché la costituzione, che prevede questa PDL, della Giornata nazionale del riciclo della carta, come abbiamo già detto, non è una festa, ma è una data in cui è giusto e utile fare della formazione con eventi e con incontri che servono proprio per andare a spiegare qual è l'importanza del riciclo della carta soprattutto nel nostro Paese. Ovviamente, questi incontri e queste iniziative saranno coordinati dal MASE e da tutti i Ministeri nel caso interessati, con la collaborazione di Comieco.
Io credo che se questa PDL nasce sul coordinamento nell'ambito del festival “Cortile di Francesco”, voluto, ovviamente, dai frati di Assisi, sia stato importante inserire anche altri eventi, che sono territorialmente fondamentali per il distretto della carta, come la , il MIAC e il “Pianeta Terra Festival”, con gli ultimi due che, tra l'altro, si svolgono a Lucca. Il MIAC è la mostra internazionale dell'industria cartaria e ricopre un ruolo di estrema rilevanza non solo italiana, ma, come si diceva, internazionale, nel cuore di quel distretto che è un distretto fondamentale per il territorio. Si parla di oltre 100 cartiere aperte e di un indotto collegato alle assunzioni delle cartiere stesse - in più rispetto alle cartiere stesse - che cuba quasi 10.000 posti di lavoro.
Io penso che l'Italia, in realtà, abbia fatto molto in questi anni proprio grazie a quegli imprenditori lungimiranti che hanno proposto dei progetti e che si sono impegnati per andare nella direzione del recupero della carta, in un'ottica anche di sostenibilità. Sappiamo che la carta recuperata intanto comporta risparmio energetico e comporta risparmio idraulico, perché comunque la carta per essere lavorata ha bisogno di grandi quantità di acqua. Cosa dire, ovviamente, della salvaguardia delle risorse forestali, che è di tutta evidenza? Inoltre, comporta un minore inquinamento e la riduzione di rifiuti nelle discariche. Quindi, tutto questo viene fatto da questo Paese che, voglio ricordarlo, per quanto riguarda gli imballaggi ha la percentuale più alta di riciclo d'Europa.
Ha già superato tutte le soglie europee che prevedevano l'85 per cento nel 2030. Noi siamo ben oltre e stiamo continuando con un lavoro che è di tutta evidenza, anche con i 48 progetti del PNRR che sono stati messi a terra, che vedranno la conclusione nel 2026, e che sono stati analizzati da Nomisma, proprio nella cartiera della Lucart a Diecimo, in provincia di Lucca - proprio a Lucca, da noi, nel cuore pulsante del distretto cartario. Tale distretto produce l'80 per cento di - sia nella provincia di Lucca sia in piccola parte a Pistoia - e il 40 per cento di carta ondulata; quindi è un settore molto fiorente e importante.
Gli imprenditori hanno la necessità di essere supportati, ma sono imprenditori lungimiranti, capaci e competenti che hanno portato l'Italia a brillare nel mondo per il riciclo e anche per tutto il settore cartario. Voglio ricordare che oltre al distretto lucchese abbiamo distretti importanti a Fabriano, nelle Marche, in Veneto, in Lombardia e in Liguria: sono distretti che camminano con le proprie gambe e che creano occupazione e indotto importante per il Paese. Gli eventi e gli incontri che verranno messi a terra per la giornata del riciclo della carta vanno a coronare il lavoro non solo degli enti locali e della politica, ma anche degli imprenditori che portano avanti innovazione e proposte, cofinanziando progetti utili a raggiungere gli obiettivi. Se l'Italia è già eccellenza a livello europeo per quanto riguarda il riciclo della carta e soprattutto il recupero della carta da imballaggi, credo sia fondamentale spiegare le ragioni del recupero della carta destinata alla discarica e soprattutto parlare con i cittadini per capire quali siano le opportunità che i nostri imprenditori sono sempre pronti a cogliere con l'aiuto e il supporto della politica e anche con la pubblicità che possono farsi tramite incontri ed eventi, in cui possono spiegare effettivamente il ruolo importante che hanno nella nostra società.
Per questo motivo noi voteremo a favore di questa proposta di legge e fieramente l'abbiamo sottoscritta e condivisa .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Evi. Ne ha facoltà.
ELEONORA EVI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Mentre qui parliamo della giornata del riciclo della carta, Teheran brucia. Sembrano due cose scollegate eppure non lo sono per nulla. Premetto subito: il Partito Democratico voterà a favore dell'istituzione della Giornata nazionale del riciclo della carta, perché non ci sono motivi per non farlo dal nostro punto di vista. Tuttavia è inevitabile fare alcune considerazioni su ciò che accade nel mondo. Ammetto che in questo momento mentre in Iran colonne di fumo si alzano nel cielo e tutto lì diventa nero, i depositi di petrolio bruciano - un disastro ambientale e sanitario di proporzioni immani sta accadendo in queste ore -, ammetto di provare un certo disagio nel prendere la parola per fare la mia dichiarazione di voto su questa proposta di legge, perché la guerra annienta tutto, le vite umane, ma anche le speranze, gli impegni e gli sforzi che tante cittadine e tanti cittadini, tante famiglie, imprese, associazioni e istituzioni stanno compiendo per fronteggiare la vera crisi, la vera sfida per la sopravvivenza della specie umana, ossia quella climatica.
L'impegno nella transizione energetica, nella conversione ecologica, nell'economia circolare, l'impegno dei singoli cittadini che ogni giorno, nella vita quotidiana, cercano di compiere scelte più sostenibili come quella di fare con cura e diligenza la raccolta differenziata per recuperare materia e riciclarla, la somma di queste piccole e grandi azioni e di queste iniziative singole e collettive viene spazzata via, viene mortificata, viene svilita da parte di chi ha scatenato l'ennesima guerra illegale e criminale, ovvero da Trump e Netanyahu.
Ciò nonostante non si può non continuare ad insistere su questa strada, sulla strada del lavoro costante, testardo e paziente per cercare di cambiare le cose, per lavorare per la pace, per smettere, noi esseri umani, di essere predatori senza scrupoli di questo pianeta e ristabilire un equilibrio con gli esseri viventi senzienti e con la natura tutta.
Venendo al merito di questo provvedimento, il Partito Democratico esprimerà un voto favorevole su questa proposta di legge, perché istituire una giornata nazionale sul riciclo della carta è, sì, un atto importante, ma certo simbolico. Eppure i simboli, quando sono ben costruiti e radicati in politiche concrete, politiche che il PD da tempo mette in campo a livello locale soprattutto, laddove governa, hanno il potere di orientare i comportamenti, educare le generazioni e modificare le abitudini collettive. E in questa fase storica, in cui la crisi climatica impone scelte urgenti ed ambiziose, anche i gesti simbolici contano, a patto che non restino isolati, a patto che siano il punto di partenza di un impegno più profondo, altrimenti tutto questo non basta.
L'Italia ha sicuramente una storia virtuosa nel riciclo della carta. Il nostro Paese registra i tassi di raccolta differenziata e di riciclo tra i più elevati in Europa. Bene, questo però non è un traguardo definitivo, è piuttosto una base solida da cui partire. Il riciclo della carta non è una questione di nicchia, è un tassello fondamentale dell'economia circolare, quell'economia circolare che per noi del Partito Democratico è un modello di sviluppo che sosteniamo con convinzione e che rappresenta la risposta più efficace alla crisi ambientale e, al tempo stesso, una straordinaria opportunità per l'industria italiana. Infatti, riciclare significa ridurre il consumo di risorse vergini, abbattere le emissioni di gas serra, contenere i rifiuti in discarica, proteggere le foreste e risparmiare energia. Significa, in sintesi, costruire un'economia che non distrugge le basi naturali su cui si fonda.
Tuttavia, la cultura del risparmio delle risorse naturali non si costruisce per decreto, ma si alimenta giorno per giorno attraverso comportamenti precisi, misurabili e accessibili a tutti e attraverso politiche concrete. Noi avevamo proposto anche di introdurre esplicitamente nel testo di questa proposta di legge una menzione sul riuso, per renderla ancora più efficace, così come avevamo proposto di attribuire alle scuole di ogni ordine e grado un ruolo esplicito nella sensibilizzazione e nell'educazione su questa materia. Le istituzioni scolastiche, nell'ambito della propria autonomia, avrebbero potuto e dovuto promuovere iniziative didattiche, percorsi di studio ed eventi capaci di coinvolgere l'intera comunità scolastica. Infatti, è nelle scuole che si formano le generazioni future, è lì che si radica la coscienza ambientale, è lì che i cambiamenti culturali profondi hanno la loro migliore incubatrice. Escludere esplicitamente questo riferimento è a nostro avviso un'occasione mancata.
Anche perché, cari colleghi, vi riporto una testimonianza allarmante che arriva dal mio territorio, dall'Associazione Legambiente, che ha la sua visione nazionale ma anche quella locale. E questa testimonianza è uno specchio di qualcosa che è estremamente diffuso nel nostro Paese: troppo spesso nelle scuole non si fa la raccolta differenziata. Non ci sono i contenitori, addirittura, e se ci sono, spesso sono dimenticati in un qualche magazzino. Il risultato è che non si fa, con conseguenze drammatiche sia sul piano della raccolta in sé, perché tanta materia sfugge al circuito del riciclo, sia sul piano educativo, perché le nostre bambine e i nostri bambini non avranno l'opportunità di comprendere che cosa significhi raccogliere e riciclare. Ecco perché era così importante inserirle all'interno del testo della proposta di legge. Bene che sia stato approvato un ordine del giorno che va in questo senso.
Tutti vogliamo però registrare con soddisfazione che, grazie anche al nostro contributo, si è allargato il coordinamento delle iniziative e degli incontri che saranno dedicati alla promozione del riciclo della carta. Mi riferisco non soltanto alla manifestazione Il Cortile di Francesco, organizzata ad Assisi, ma anche altre manifestazioni ed eventi importanti, come la , la Mostra internazionale dell'industria cartaria e il Pianeta Terra festival. È il riconoscimento che la Giornata nazionale del riciclo della carta non può e non deve essere un evento unico, monolitico e concentrato in un solo contesto, per quanto autorevole e significativo, ma deve essere il più ampio e plurale possibile. La è un appuntamento internazionale di grande rilevanza per il settore cartario. La Mostra internazionale dell'industria cartaria è un riferimento fondamentale per un comparto produttivo che in Italia conta migliaia di imprese e decine di migliaia di lavoratori. Il Pianeta Terra festival è un luogo di incontro di scienza, culture e cittadinanza attiva, quindi perfettamente in linea con lo spirito di questa proposta di legge.
Quindi, siamo contenti che questo nostro contributo sia stato approvato e inserito nel testo della legge.
In conclusione, il Partito Democratico vota a favore di questa proposta di legge perché crede nel valore dell'educazione ambientale, perché sostiene l'economia circolare come modello di sviluppo dell'oggi e del futuro, e perché ritiene che ogni strumento normativo che aiuti i cittadini a comprendere l'importanza del riciclo e della riduzione degli sprechi vada nella direzione giusta, con l'auspicio che la Giornata nazionale del riciclo della carta diventi davvero un'occasione di riflessione collettiva, di impegno condiviso, di crescita culturale per il nostro Paese e con l'auspicio che questo impegno manifestato oggi si concretizzi presto anche nell'adozione di altri provvedimenti, per investire nell'economia circolare, per altre filiere di rifiuti. Penso alla plastica e alle proposte che ci sono sul tavolo, ad esempio, per introdurre un sistema di deposito cauzionale, il DRS, per potenziare il riciclo della plastica e ridurre l'enorme quantità di bottiglie di plastica che finiscono nei mari, nei fiumi, ai bordi delle strade, in ambiente o anche per potenziare la raccolta dei RAEE, su cui oggi il nostro Paese è drammaticamente indietro.
In generale, ci auspichiamo che questo sia un impegno a continuare a battersi, in quest'Aula e fuori di questa, perché la conversione ecologica non resti una promessa, ma diventi la bussola concreta per le politiche del nostro Paese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Milani. Ne ha facoltà.
MASSIMO MILANI(FDI). Grazie, Presidente. Colleghi, la proposta di istituire una Giornata nazionale del riciclo della carta nasce dalla consapevolezza che la sostenibilità ambientale rappresenta una priorità per la vita della nostra comunità e debba essere sostenuta con ogni mezzo, non solo regolatorio ma anche e, soprattutto, attraverso la diffusione della conoscenza e dell'investimento in risorse culturali e di sensibilizzazione.
La carta rappresenta una delle invenzioni più importanti nella storia della civiltà, la sua origine risale a quasi 2.000 anni fa. Secondo la tradizione, nel 105 d.C., in Cina, fu sviluppata una tecnica per produrre fogli sottili a partire da fibre vegetali. Nei secoli successivi, la produzione della carta si diffuse progressivamente dal Medio Oriente, poi in Europa. In Italia, già nel Medioevo, importanti centri, come Amalfi e soprattutto Fabriano, contribuirono allo sviluppo e alla diffusione delle tecniche cartarie. Fra le diverse azioni di economia circolare, allora, il riciclo della carta riveste un ruolo particolarmente rilevante e tradizionale in una Nazione povera di materie prime come la nostra. Infatti, già secoli fa, si raccoglievano in Italia cenci, stracci di cotone, per macerarli con mulini a martello azionati dalla forza motrice dell'acqua in caduta, al fine di estrarne le fibre e farne fogli di carta. Per venire ai tempi più moderni, ancora quando ero ragazzo io, si vedevano per le città strani tricicli a pedali che raccoglievano cartoni fuori dai negozi per avviarli al riciclo.
Oggi, ovviamente, l'industria del riciclo della carta e tutta la sua filiera, dalla raccolta alla produzione, è un'industria importante e complessa, fra i maggiori a livello mondiale. In Europa ci contendiamo il primato, a seconda che si voglia vedere il volume prodotto o la percentuale, con la Germania, e si contribuisce alla conservazione così delle foreste, delle risorse naturali e alla riduzione dell'inquinamento. Ma comporta anche effetti positivi in termini di riduzione dei consumi energetici rispetto alla produzione di nuova carta. Inoltre, il riciclo contribuisce a minimizzare le quantità di rifiuti destinati alle discariche e a ridurre in modo significativo le emissioni di gas serra.
L'Italia possiede, inoltre, una lunga tradizione nella produzione della carta, come abbiamo accennato, con numerosi centri storici che, nei secoli, hanno contribuito allo sviluppo di questa industria. Accanto a luoghi simbolo come Fabriano ed Amalfi che abbiamo citato, anche altre realtà territoriali hanno costruito importanti distretti cartari, testimoniando il forte legame fra lo sviluppo industriale, l'innovazione e la valorizzazione delle risorse. Mi piace citare nel Lazio le realtà storiche di Subiaco, di Tivoli, di Cassino e, poi, oggi, più vicino a noi, i distretti produttivi importanti presenti in Umbria, nella Toscana già citata, nel Veneto e in Campania, in particolare nella provincia di Salerno.
L'industria della carta riciclata italiana è in continua espansione e il tasso di raccolta e di riciclo, con milioni di tonnellate - l'abbiamo sentito anche in altri interventi -, ogni anno aumenta. L'Italia, infatti, ha già raggiunto un tasso di riciclo superiore a quello previsto dalla normativa dell'Unione europea per il 2025. Questo dato dimostra la diffusa sensibilità ambientale presente nel Paese e rappresenta un modello virtuoso, che può essere ulteriormente rafforzato, rendendo l'Italia un punto di riferimento nel campo dell'economia circolare in ambito europeo e mondiale. Come emerge dall'ultimo rapporto Comieco del 2025, la raccolta differenziata di carta e cartone in Italia è vicina ai 4 milioni di tonnellate; il Sud Italia supera per la prima volta i 50 chili per abitante e il tasso di riciclo degli imballaggi è sopra il 90 per cento, appunto ben oltre gli obiettivi che ci eravamo dati in Europa. Un traguardo che assume ancora più valore se confrontato con i dati del primo rapporto del 1995: 30 anni fa gli italiani differenziavano, complessivamente, poco più di 500.000 tonnellate di carta e cartone, oggi ne raccolgono quasi 7 volte tanto.
Anche a livello globale, pur con risultati medi inferiori rispetto a quelli italiani, l'utilizzo di carta riciclata sta progressivamente guadagnando terreno e si sta affermando come una pratica sempre più diffusa nell'industria della produzione di carta e cartone. L'incremento dell'uso della carta riciclata, quindi, contribuisce in modo significativo al contrasto alla deforestazione, al risparmio energetico e alla diffusione di pratiche sostenibili nei diversi settori produttivi.
In questo quadro, quindi, assume un ruolo centrale anche l'educazione ambientale, che rappresenta uno strumento fondamentale per diffondere una maggiore consapevolezza sull'uso responsabile delle risorse naturali. Promuovere la cultura della sostenibilità significa, infatti, investire nella formazione delle giovani generazioni, affinché possano sviluppare comportamenti consapevoli e responsabili nei confronti dell'ambiente. Le istituzioni scolastiche svolgono in questo senso un ruolo strategico, ma, accanto ad esse e al mondo della scuola, anche le amministrazioni pubbliche, gli enti locali e le istituzioni sono chiamati a contribuire attivamente alla diffusione delle buone pratiche ambientali, promuovendo iniziative di informazione, sensibilizzazione e partecipazione rivolte ai cittadini. E, ovviamente, i consorzi e tutti gli operatori della raccolta differenziata, del riciclo e della produzione della materia prima seconda sono chiamati a dare sostegno concreto alla sensibilizzazione e diffusione della conoscenza di queste buone pratiche e del valore dell'economia circolare. Quindi, la collaborazione fra istituzioni, sistema educativo, associazioni e operatori della filiera del riciclo rappresenta un elemento essenziale per favorire una crescita culturale diffusa sui temi della sostenibilità e per rafforzare comportamenti virtuosi nella vita quotidiana.
In questo contesto, l'istituzione della Giornata nazionale dedicata al riciclo della carta può costituire un'importante occasione per promuovere attività educative, campagne di informazione e momenti di confronto, rivolti in particolare alle scuole, alle università, alle pubbliche amministrazioni. Questa iniziativa, inoltre - mi piace citare -, si inserisce pienamente e rispetta pienamente i principi sanciti dall'articolo 9 della Costituzione. E qui, una breve parentesi, Presidente. Questa recente riforma costituzionale - perché l'articolo 9 fu modificato nel 2022 - dimostra come la Costituzione italiana non sia un testo immobile, immutabile, ma un documento vivo, capace di evolversi insieme alla società e di rispondere alle nuove sfide del nostro tempo. L'introduzione esplicita della tutela dell'ambiente fra i principi fondamentali della Repubblica rappresenta, infatti, il riconoscimento della crescente centralità della sostenibilità e della responsabilità verso le generazioni future. Promuovere la cultura del riciclo e l'uso responsabile delle risorse naturali rappresenta, dunque, una concreta attuazione di tali principi costituzionali. Anche a livello internazionale è cresciuta nel tempo, ovviamente, l'attenzione verso questi temi. Infatti, dal 2018 si celebra la Giornata mondiale del riciclo - fra l'altro, sarà fra qualche giorno, il 18 marzo -, istituita proprio per sensibilizzare su queste tematiche.
L'Italia deve continuare, quindi, a rafforzare le proprie scelte virtuose verso il riciclo e verso l'economia circolare e, da ultimo, non a caso, si è individuato - come luogo principale dove svolgere questa manifestazione - Assisi, nel contesto del Festival “Il Cortile di Francesco”, organizzato dai frati del Sacro Convento. La sede principale di questa giornata si è pensata qui, la sede del patrono d'Italia, del “primo italiano”, come qualcuno l'ha definito in un recente libro; colui che ci ha insegnato a rispettare e a convivere con il creato. Quel patrono che da quest'anno formalmente e finalmente celebriamo nuovamente con solennità il 4 ottobre.
Già da oltre dieci anni nel mese di settembre si organizza l'evento di dialogo e cultura “Il Cortile di Francesco” che nelle più varie forme, come conferenze, tavole rotonde, testimonianze, concerti, mostre, si è caratterizzato - appunto in questi dieci anni - come uno spazio di accoglienza reciproca di intellettuali, persone comuni, esperti, artisti. Un autentico luogo di confronto, di dialogo, fecondo con ogni sapere e competenza, con ogni cultura e sensibilità.
Per questo motivo quest'anno, se anche il Senato vorrà approvare questa norma, il 18 settembre si parlerà anche del riciclo della carta in questo contesto così importante.
Voglio concludere questo mio intervento, signor Presidente, avendo svolto anche il ruolo di relatore per questa legge, oltre che di promotore, per ringraziare tutti i gruppi politici che hanno partecipato in sede di Commissione all'elaborazione di questo testo di legge, al suo arricchimento in un confronto costruttivo e li ringrazio ulteriormente per le dichiarazioni di voto espresse. Al contempo, dichiaro con soddisfazione il voto favorevole di Fratelli d'Italia a sostegno di questa legge .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta di legge n. 2111-A: "Istituzione della Giornata nazionale del riciclo della carta".
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Colleghi, avverto che, secondo le intese intercorse tra i gruppi, l'ulteriore argomento iscritto all'ordine del giorno della seduta odierna è rinviato alla seduta di domani, mercoledì 11 marzo, nella quale sarà iscritto quale secondo argomento all'ordine del giorno, dopo la consegna del testo delle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo 2026, nonché sugli sviluppi della crisi in Medio Oriente, prevista per le ore 10,30.
Avverto altresì che, sempre nella giornata di domani e come già comunicato ai gruppi, la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio avrà inizio alle ore 16 anziché alle ore 15.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, la deputata Appendino. Ne ha facoltà.
CHIARA APPENDINO(M5S). Grazie, Presidente. Siamo a chiedere che il Ministro Urso venga in Aula e ci venga a spiegare perché il Governo ha voltato nuovamente le spalle ai cittadini, agli italiani. Perché, vede, sono giorni che assistiamo sempre allo stesso, identico copione, cioè Giorgia Meloni inonda il di video strappalacrime, di grandissimi annunci; promette, eccome se promette: faremo, interverremo, ridurremo le accise, ridurremo le tasse. E poi? E poi arriva il momento della verità. Non il futuro con cui parla sempre: “faremo”; no, no, no, il presente; arriva il presente e arriva il Consiglio dei ministri di oggi, delle ore 17. In quel Consiglio dei ministri suona la campanella della prova dei fatti e il Governo perde ogni credibilità, perde proprio la faccia. Perché quel Consiglio dei ministri annunciato, urlato dalla Presidente Meloni per giorni doveva occuparsi di una cosa Presidente, che interessa agli italiani, del caro carburanti!
E cosa c'è? Zero, nulla, il vuoto cosmico. C'è una cosa, sì: l'incompetenza di questo Governo, questo svela il Consiglio dei ministri. E allora, Presidente, io mi chiedo: ma non vi vergognate? Non vi vergognate? Perché mentre voi montate i video, fuori c'è un incubo : oggi il gasolio è arrivato a 2,60 euro! E quello non è un numero che metti lì, così, e lo guardi; è l'emblema di un disastro sociale, perché dietro quel 2,60 euro - lo ricordo, 2,60 euro - ci sono famiglie che non riescono più ad arrivare a fine mese, ci sono i trasporti che sono bloccati, c'è il carrello della spesa che torna a crescere.
E allora relativamente a questo disastro - a questo disastro - noi ci chiediamo: ma chi lo ha fatto? Quella stessa Giorgia Meloni che, dalla pompa di benzina - qualche anno fa, non tanto tempo fa - diceva: elimineremo subito le accise? Beh, abbiamo una certezza: quella Giorgia Meloni è sparita, non c'è più . Però c'è un'altra Giorgia Meloni, c'è una Giorgia Meloni che ama tassare e tartassare i cittadini usando la benzina e il gasolio come uno strumento per fare cassa sulla loro pelle. Però vede, la verità è sotto gli occhi di tutti: è Meloni che ha tolto lo sconto di 20 centesimi sulle accise; è Meloni che ha incassato quasi mezzo miliardo con la manovra di bilancio aumentando il gasolio ; è Meloni che ha bloccato la riforma dei carburanti del settore dei benzinai, che poteva proteggerci dall'ennesima impennata.
E allora, invece di agire, cosa fa Meloni? Manda avanti il trio delle meraviglie, e quindi assistiamo a Tajani che cerca e vede speculazioni ovunque, come funghi, vengono fuori così; poi vediamo Salvini che dice: io non so niente… bussate la porta al Ministro Urso. Vabbè, bussare la porta al Ministro Urso è come vedere un fantasma, e infatti il Ministro Urso cosa fa? Ci dice: ah beh, c'è “Mister Prezzi”. La farsa di “Mister Prezzi”.
E allora è uno spettacolo indegno; veramente è indegno. Ma almeno risparmiateci una cosa, lo dico oggi: la ricerca del colpevole. Non venite a dirci che è colpa dei benzinai, del superbonus, dell'Europa brutta e cattiva , del nemico immaginario che vi siete immaginati questa mattina perché volevate fuggire dalle vostre responsabilità. Vede, quello che è accaduto oggi - quella promessa non mantenuta, quel tradimento, quell'aspettativa non realizzata di famiglie e imprese - ha un solo responsabile, ha un solo nome e cognome e si chiama Giorgia Meloni.
E allora chieda scusa. Giorgia Meloni chieda scusa e inizi finalmente a governare, anziché fare i video, e che si occupasse non delle dei potenti ma dei cittadini, che non ce la fanno più, perché i video non pagano le bollette, non riempiono i serbatoi delle macchine. No, no, non fanno tutto questo: sono semplice propaganda indecente sulla pelle di chi non arriva alla fine del mese. Il tempo della propaganda è finito, Presidente, ma la crisi sociale c'è e morde eccome .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e onorevoli colleghi, ci uniamo alla richiesta di informativa ma, soprattutto, rinnoviamo il nostro appello al Governo Meloni di passare dalle parole ai fatti: di accogliere, finalmente, la proposta della segretaria Elly Schlein sulle accise mobili; una proposta avanzata già da diversi giorni, quella di utilizzare l'extragettito IVA derivante dall'aumento dei prezzi dei carburanti per ridurre le accise; un intervento che va nella direzione giusta e che merita di essere accolto dal Governo per dare un segnale concreto e immediato di attenzione nei confronti di quelle famiglie, di quelle imprese e di quei cittadini che sono colpiti da questo aumento alla pompa.
Abbiamo sentito tante parole in questi giorni da parte del Governo, ma in Consiglio dei ministri non è arrivato ancora alcun intervento concreto. Non servirebbe solamente questo intervento; servirebbero anche altri interventi in relazione alle difficoltà a cui sta andando incontro l'intero mondo dell'autotrasporto per tutelare anche dall'aumento dei costi chi lavora ogni giorno sulle strade. È indispensabile un Governo che non metta la testa sotto la sabbia, che guardi negli occhi il Paese e che affronti i problemi.
Noi abbiamo registrato, l'abbiamo segnalato e denunciato con un intervento della nostra collega, Silvia Roggiani, anche che in questo Consiglio dei ministri manca anche l'attesissimo intervento per cancellare l'assurda tassa Meloni contro la logistica e l'autotrasporto italiano . Una tassa da 2 euro che in quest'Aula avete annunciato che avreste cancellato, avete votato anche all'unanimità un ordine del giorno del nostro gruppo, c'era un analogo ordine del giorno del gruppo di Forza Italia. Ecco, quelle coperture che non avete trovato nel Milleproroghe non le state trovando più e a pagare il prezzo è tutta la logistica, tutto l'autotrasporto. Quindi, aumentate i costi, condannate chi lavora sulle strade a dover fronteggiare una situazione sempre più difficile, annunciate provvedimenti, annunciate aperture, ma, alla prova del nove in Consiglio dei ministri, dimenticate sempre di rispettare la parola data.
Purtroppo a pagare il prezzo di questi rincari, a pagare il prezzo della vostra incapacità di governare sono gli italiani, sono le imprese italiane. Servirebbe non solo l'intervento sulle accise mobili, ma una serie di interventi per considerare anche le esternalità negative messe in campo dalla vostra incapacità di governare. Invece, di fronte a tutto questo non c'è nessuna risposta, non c'è nessuno presente del Consiglio dei ministri adesso in Aula, non c'è nessuno a cui rivolgerci se non a tutto il Governo, per suo tramite, Presidente. Noi pretendiamo che alle parole vuote che abbiamo sentito in queste ore facciano seguito fatti concreti e che, sulla proposta Schlein e sulle iniziative che come Partito Democratico stiamo segnalando per andare incontro alle esigenze dei cittadini e delle imprese, ci sia una risposta del Governo, una risposta che fino adesso è mancata .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Chiediamo anche noi che il Ministro Urso venga a riferire in Aula, perché il “cigno nero” è arrivato: guerra, prezzi, paura. Questa è una vicenda che picchia duro l'economia reale e le vite di tanti nostri concittadini. Parlo ovviamente dei prezzi alle cosiddette pompe di benzina, parlo del rincaro delle bollette, delle speculazioni, già in campo, sul gas, e parlo anche dei nostri stipendi, degli stipendi italiani che sono fermi da 30 anni e proprio per questo patiscono più di altri Paesi l'arrivo di una nuova ondata di rialzo dei prezzi.
Però, fateci dire, anche da gruppo ecologista, Alleanza Verdi e Sinistra da tempo dice che questo Governo non solo è impreparato sulla transizione ecologica, ma è passato di fatto da una dipendenza all'altra. Parlo ovviamente di quella dipendenza da gas che avevamo fino al conflitto russo-ucraino, fino all'invasione russa dell'Ucraina. Semplicemente, noi abbiamo cambiato padrone: siamo passati da quel gas al gas liquido del Qatar per poi finire in quella che Trump ha messo in campo con i dazi e con la vendita di armamenti e di gas liquido americano.
Perché vi diciamo questo? Perché se l'Italia avesse fatto quello che doveva fare, cioè puntare sulle proprie risorse… come sapete non siamo produttori di petrolio, non siamo produttori di gas, non lo siamo neanche di uranio, e lo diciamo a chi oggi, di nuovo, pensa a nuove incursioni con il ritorno dell'atomo, mentre abbiamo grandi e abbondanti risorse, che sono quelle naturali, quelle che vengono dall'eolico, dal solare. Noi abbiamo 60 gigawatt fermi di rinnovabili e anche solo con questo, col disaccoppiamento, per esempio, del costo dell'energia elettrica dal gas potremmo far tanto. Ma la verità è che la nostra energia elettrica per più del 40 per cento è ancora prodotta dal gas.
Per questo noi chiediamo misure urgenti per sbloccare quegli investimenti nelle rinnovabili, chiediamo di mandare al macero quel decreto Energia che non serve a niente: il decreto Bollette non è altro che una diga di sabbia davanti a quello che stiamo vivendo. Poi - in conclusione - servirebbe una misura per gli stipendi italiani. Noi l'abbiamo chiamata “sblocca stipendi”, ossia un meccanismo di indicizzazione: davanti al fatto che tutto viene indicizzato in questo mondo, l'unica cosa che non viene indicizzata sono proprio i salari degli italiani. Per questo speriamo che Urso abbia qualcosa da dire alle famiglie italiane e alle imprese italiane che pagano l'energia più degli altri europei.
Speriamo che su questo Giorgia Meloni non faccia come sul conflitto con l'Iran, perché lei non sa: a distanza di 10 giorni non sappiamo cosa dirà domani, sappiamo solo che non concorda, ma non condanna e che tutto questo sfugge dalle sue riflessioni. Diciamo che non ha elementi, dice. Ecco, gli elementi ce li hanno ben chiari gli italiani e ben presto lo capirà anche questo Governo, perché un segnale arriverà molto presto e credo già dalle urne .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, su un altro argomento, l'onorevole Marianna Ricciardi. Ne ha facoltà.
MARIANNA RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo sull'ordine dei lavori per denunciare quanto accaduto nella gestione dei lavori delle Commissioni congiunte, affari sociali e difesa. Ebbene, nella giornata di domani e di giovedì, erano previste delle audizioni che riguardavano lo schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di revisione della struttura organizzativa e ordinativa della sanità militare. Senza nemmeno convocare formalmente l'ufficio di presidenza e, quindi, senza nemmeno convocare formalmente i parlamentari delle Commissioni competenti, è stato deciso di sconvocare le audizioni di domani e di giovedì, rendendo così praticamente impossibile studiare ed esprimere un parere, tenendo conto di quanto riportato dagli auditi in questi giorni.
Questo significa che era già tutto deciso. Questo è veramente estremamente grave. Questo significa che il Parlamento non conta più nulla, significa che il Governo decide tutto, come state facendo anche indebolendo il potere del Presidente della Repubblica con la riforma del premierato e come state facendo con la riforma della giustizia che vuole mettere a tacere la magistratura . Deve decidere tutto il Governo.
Presidente, con questo modo di fare, questo lavoro delle Commissioni ha fatto perdere tempo alle rappresentanze sindacali che sono venute ad esprimere le loro osservazioni. Avete fatto perdere tempo e avete illuso migliaia di uomini e donne in divisa che hanno creduto che queste audizioni sarebbero servite a qualcosa. Invece, no: era stato tutto deciso. Ma io mi chiedo: questa maggioranza con quale coraggio si dice vicina alle Forze dell'ordine e alle Forze armate se, quando vengono qui, nel luogo più alto della rappresentanza democratica, ad esprimere le loro osservazioni, vengono censurati, vengono silenziati e gli viene detto “tranquilli, ma è inutile che vi lamentate, perché il Ministro ha già deciso tutto” ?
Andando nel merito di questa riforma, sono giorni che le rappresentanze sindacali ci dicono che questa riforma non va bene per come è scritta e non va bene perché la legge delega prevedeva altro. Parlava di una sanità interforze, non di un corpo sanitario unico. Parlava di un riordino della sanità militare e non di creare un Servizio sanitario militare parallelo al Servizio sanitario nazionale che state smantellando definanziandolo anno dopo anno .
Si dice che questa riforma sia fortemente voluta dal Ministro Crosetto e per questo non ci si può fermare e bisogna andare spediti. Il Ministro Crosetto addirittura vorrebbe creare una sanità militare che dovrebbe rafforzare e sostenere la sanità pubblica. Io il 27 febbraio vedevo in TV che Londra e Washington evacuavano le ambasciate di Teheran, la Cina diceva ai suoi cittadini di lasciare l'Iran e il nostro Ministro della Difesa quel giorno stesso partiva per andare a Dubai. Forse, ha avuto una crisi di identità, forse ha avuto una crisi vocazionale e quindi ha deciso di non far più il Ministro della Difesa, vuole fare il Ministro della Salute e, quindi, vuole fare la riforma della sanità militare accompagnando il Servizio sanitario nazionale pubblico verso una lenta agonia. Questo non me lo spiego altrimenti.
Un Servizio sanitario nazionale militare a uso esclusivo dei militari, ma pagato con i DRG della sanità pubblica. Questa cosa è gravissima. Soprattutto è ancora più grave il fatto che, se si vuole sostenere la sanità pubblica, si sostiene la sanità pubblica, non si creano sistemi paralleli. Ormai è molto chiaro il disegno: creare una sanità per i militari, una sanità per i dipendenti, una sanità per gli insegnanti e lasciare il nostro Servizio sanitario nazionale all'agonia, accompagnato dalle polizze integrative.
Presidente, questi atti sono intollerabili. Io, per questo, annuncio che con il collega Lomuti stiamo preparando una lettera da inviare al Presidente della Camera per denunciare la grave violazione della gestione dei lavori delle Commissioni parlamentari, che non sono messe nelle condizioni di esprimere degnamente il parere, tenendo conto di quanto riportato in audizione dalle rappresentanze sindacali delle Forze armate che sono intervenute .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, su un altro argomento, l'onorevole Santillo. Ne ha facoltà.
AGOSTINO SANTILLO(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo perché è evidente che, con il Consiglio dei Ministri di oggi, il Governo non sa più che pesci prendere. Aspettavamo questo Consiglio dei Ministri per poter finalmente vedere questo Piano casa, di cui tanto vanno raccontando Salvini e la stessa Presidente Meloni. E ci ritroviamo, a distanza di mesi, che di questo Piano casa non c'è alcuna traccia.
Ve lo ricordate Salvini che, in Commissione ambiente, a novembre, annunciava il Piano casa per gli italiani e, addirittura, parlava di spostamenti dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza? È venuto qui in quest'Aula, due giovedì fa, a dirci come era bravo, lui, a spostare questi soldi che il Presidente Conte aveva portato in Italia per dare una risposta concreta a chi soffre l'emergenza abitativa. E invece, oggi, arriva il Consiglio dei ministri e sul Piano casa non c'è nemmeno un passaggio. Questo è nuovamente un imbroglio per tutti gli italiani , questo sta facendo Salvini.
Allora, a questo punto, noi chiediamo un'informativa urgente al Ministro Salvini e poi chiederemo alla Presidente Meloni che, a questo punto, tolga a Salvini la delega sulla casa e gli dia la delega sulla casa del bosco , visto che il Ministro Salvini parla di tutto ormai: parla dei migranti, parla delle Olimpiadi, parla del panino con la Nutella e non parla del problema vero degli italiani, che è avere una casa, assicurare loro un tetto sulla testa. Eppure, da 3 anni e 4 mesi, veramente non c'è traccia di cosa abbia fatto il Ministro Salvini, se non i disastri che viviamo ogni giorno sulle infrastrutture e sulla mobilità. Piano casa, zero.
Ma abbiamo una bella notizia per Salvini e per tutta la maggioranza. Presidente, mi rivolgo a lei, veramente, con una preghiera, glielo dica: domani, in Commissione ambiente, alla Camera dei deputati, si votano gli emendamenti alla proposta di legge del Piano casa, che esiste in Commissione ed è un Piano casa completo, concreto; un Piano casa che si può realizzare per gli italiani, che parte dal censimento degli immobili e delle unità, sia di proprietà pubblica che privata, dismesse e non utilizzate, che rivede le liste di chi richiede oggi un immobile e ne ha bisogno, ma che soprattutto guarda a un obiettivo, quello non solo di dare una proprietà o comunque solo un tetto, con riferimento al tema della casa degli italiani, ma che assicuri una qualità dell'abitare, con servizi di vicinato e una vita dignitosa.
Domani si vota: non vi potete più girare dall'altra parte, venite a votare quegli emendamenti, dimostrateci e dimostrate agli italiani che veramente avete a cuore il problema della casa, su un tema dove, mi consentirete, ormai Salvini ha perso ogni tipo di dignità .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, su questo argomento, l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Noi siamo davvero increduli. Questa vicenda del Piano casa grida vendetta. Questo Governo ormai ha tre anni e mezzo alle spalle e non è riuscito a far nulla più che annunci, annunci, annunci di un Piano casa, addirittura al di Rimini, poi sono diventati delle poi sono sparite pure le . Poi, è arrivata la finanziaria e la Presidente del Consiglio ha detto: “vedrete le norme sulla casa proprio negli emendamenti alla finanziaria”; anche quelli spariti.
Oggi siamo davanti all'ennesimo rinvio, forse perché ha ragione il Quirinale: sulla casa non si possono fare decreti, soprattutto decreti farsa che non mettono di fatto nulla in campo per l'emergenza abitativa. Vedete, sull'edilizia popolare servono fatti, non sfratti, e per evitare gli sfratti di morosità incolpevole bisognerebbe mettere le risorse per la morosità incolpevole. L'unica cosa che ha fatto Salvini in tre anni e mezzo è stato azzerare tutte le risorse che erano utili per il sostegno alla locazione e per la morosità incolpevole.
Guardate, ci sono più di 40.000 famiglie sotto sfratto. Ce ne sono tantissime che ogni giorno hanno bisogno di una casa popolare, sono più di 600.000 in lista d'attesa e non ci sono case in qualche modo utili, per esempio, perché rimesse nelle condizioni di servire all'ERP. Già, perché ci sono migliaia e migliaia di case che potrebbero essere assegnate, ma non sono ristrutturate. Allora, prima o poi, dovremo dircelo. Perché avete voglia di dire che non è responsabilità vostra. E di chi è? Chi governa la regione Lombardia da più di vent'anni? E chi dovrebbe ristrutturarle quelle case? O il Governo, o la regione Lombardia, o entrambi. Allora, volete trovare le risorse per metterle in sicurezza? Per riassegnarle?
E l'altra cosa è molto chiara: serve intervenire sugli affitti, sul mercato libero. Già, perché se voi continuate a favorire, con la , l', spiegatemi perché una persona dovrebbe affittare a delle famiglie. Allora, forse, dovremmo invece agevolare quel tipo di affitto, renderlo davvero competitivo.
E poi ci sono le nuove frontiere del caporalato abitativo. Ma sapete cosa vuol dire nella logistica, nel ? Vuol dire che non solo ci sono lavoratori sfruttati, ma sono lavoratori doppiamente ricattabili, magari perché migranti e magari perché non hanno la residenza, e lì si inseriscono la camorra, la e le mafie.
Ecco, noi vorremmo parlare di tutto questo a Salvini. Salvini fa il Ministro dei Trasporti - ciuf, ciuf! - dei trasporti, ma anche della casa. “Telefono casa”, Salvini. Quanto tempo ci vorrà a fare una legge sulla casa? Ma quando metteremo in campo abitazioni che possono essere utili alle persone? Sapete quante sono le persone in povertà? Sono più di 1.100.000 quelle che sono in povertà e in affitto.
Ecco, noi una proposta ce l'abbiamo, le opposizioni sono unite in questo. Domani si inizia a discutere proprio degli emendamenti delle opposizioni. Ecco, se Salvini non vuole venire in Aula, venga in Commissione e dia qualche parere agli unici provvedimenti che sono in campo, che sono i nostri .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Simiani. Ne ha facoltà.
MARCO SIMIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Anch'io intervengo sul tema posto dai colleghi Grimaldi e Santillo proprio sul Piano casa, visto che domani c'è questo importante appuntamento in Commissione, dove le opposizioni, in maniera unitaria, hanno presentato tre proposte di legge e abbiamo fatto un testo unico.
E su questo abbiamo cercato di produrre emendamenti anche positivi, proprio per cercare anche un dialogo con la maggioranza, perché crediamo che oggi ci debba essere un punto, un punto fisso, cioè quello di iniziare subito a discutere dei bisogni dei tantissimi cittadini e cittadine che oggi aspettano questo decreto a mani giunte. Perché aspettano? Perché sappiamo benissimo che oggi la certezza dell'abitazione, la possibilità di avere una casa, avere la certezza di una casa, non solo per una giovane coppia, per iniziare una nuova vita, ma anche per stabilizzare quelle persone che oggi ne hanno bisogno, che magari hanno una difficoltà nell'affitto con il proprietario… anche con riferimento al fatto di riuscire a risolvere problemi importanti, quali il bisogno di abitazioni individuali, visto che oggi la questione dei divorzi è un tema importante.
C'è il tema comunque che riguarda soprattutto il rapporto fra pubblico e privato, su cui noi con queste proposte di legge abbiamo cercato di ragionare proprio della possibilità di poter trovare accordi, in cui non ci debba essere una contrapposizione, non ci debba essere la paura di non affittare.
C'è l'idea su cui oggi si è creata anche una contrapposizione, proposta in questo caso dal centrodestra, in cui si parla della questione delle occupazioni. Sì, è un problema, ci sono. Ma dobbiamo dare risposte certe, che socialmente siano adeguate, in questo momento, ai bisogni dei cittadini e delle cittadine, dei bambini e delle bambine.
Perché ogni famiglia ha anche il problema dei figli, che oggi hanno bisogno di trovare una sicurezza. Sapete benissimo che oggi abbiamo bisogno di efficientare anche il sistema dell'edilizia residenziale pubblica, perché oggi abitare in case popolari non efficientate non permette alle famiglie di avere risorse per poter, poi, fare tranquillamente la spesa e arrivare tranquillamente a fine mese. Ecco perché è importante, ecco perché c'è bisogno in questo momento di dare certezza subito. Per troppo tempo ci sono stati da parte del Governo una continua propaganda e annunci dove si è cercato ogni volta di mettere un punto, cercando di dire: ci sarà fra 20 giorni, ci sarà fra 15 giorni, ci sarà nel prossimo Consiglio dei ministri e ad oggi tutto questo non avviene. Credo che questo sia un problema, un problema vero per cui, oggi, ognuno di noi, ogni parlamentare ha la responsabilità di portare al centro il problema della casa nel nostro Paese.
Guardate, è un tema così importante che andrebbe sicuramente discusso a un livello superiore, anche a livello europeo, perché noi abbiamo bisogno di creare quelle condizioni di e soprattutto di avere delle certezze in cui si possa pianificare anche in rapporto allo spopolamento delle aree interne, anche per quanto riguarda i buchi neri che oggi ci sono nelle città, anche perché ci sono 70.000 immobili pubblici vuoti - pubblici vuoti! - che possono essere riconvertiti, che possono essere rigarantiti anche per le giovani coppie o anche per chi oggi ne ha bisogno. Servirebbero - io lo dico chiaramente - quasi oltre 400.000 abitazioni in più. Basterebbe fare una pianificazione, basterebbe avere chiaramente di fronte una programmazione vera, in cui l'obiettivo è dare una certezza a ogni famiglia per poter anche dare certezza ai propri figli di vivere in un luogo sicuro e, soprattutto, caldo, visto anche questo momento difficile che noi viviamo.
PRESIDENTE. A questo punto, torniamo, sull'ordine dei lavori, sulla richiesta che aveva presentato l'onorevole Marianna Ricciardi.
Ha chiesto di parlare, su questo argomento, l'onorevole Graziano. Ne ha facoltà.
STEFANO GRAZIANO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Era per unirmi alla collega Ricciardi, ma anche per rappresentare uno stupore oggettivo, perché nelle audizioni che abbiamo fatto nelle giornate scorse - e, a mio avviso, l'errore è di aver sconvocato le audizioni per la sanità militare, per la riforma della sanità militare - c'era un elemento distintivo, straordinario direi, cioè il fatto che tutti, ma proprio tutti i sindacati militari, hanno detto “no” a questa riforma. Il Ministro della Difesa in questo è stato straordinario: è riuscito a mettere d'accordo tutti per dire “no”. Ma perché sostanzialmente tutti dicono di no? Innanzitutto, perché è abbastanza evidente che una cosa è una sanità che guarda a un pilota, una cosa è una sanità che guarda a un carabiniere e un'altra è quella che guarda a un marinaio, diciamo. Sembrano quasi cose ovvie, però probabilmente la cosa più importante che ha da fare il Governo è occuparsi di solo 3.700 persone, perché fare una riforma del genere significa occuparsi di solo 3.700 persone in totale. Ora, io mi domando: perché ci si deve applicare a fare una cosa del genere e non a vedere semmai di realizzare una condizione sperimentale su una regione, in una logica, per esempio, di interforze e iniziare a sperimentare tutto questo?
Poi, c'è un tema di merito: dentro la vicenda della sanità militare c'è una logica di voler far diventare un solo corpo, però loro provengono da condizioni di carriera differenti, da condizioni pensionistiche differenti e da condizioni, come dire, di posizionamento diverso. Davanti a tutto questo, qual è il fatto positivo che si ricava?
Infine, vorrei dire: come si può pensare, in un momento di quadro politico internazionale, di geopolitica in questo momento e con i conflitti in atto, che il problema sia fare semplicemente una riforma della sanità militare? Io penso che ci siano ben altri problemi e forse è il caso di fermarsi, perché immaginate un istante: mentre noi siamo in una condizione di questo tipo, il problema è come riorganizzare la sanità militare, non come già avere pronta la sanità militare, ma come riorganizzarla. Cioè, siamo al paradosso dei paradossi.
Allora, l'appello che abbiamo fatto e che noi proviamo a ribadire anche stasera da qui, dall'Aula del Parlamento, innanzitutto è provare a fermare una cosa del genere. Il secondo è applicarsi su cose importanti, di riforma, non su una riforma che riguarda solo 3.700 persone in totale e che non risolve nessuno dei problemi in atto. Il terzo è provare a far capire che non possiamo immaginare di sconvocare le Commissioni senza che ci sia nemmeno l'ufficio di presidenza, perché anche su questo c'è un tema di procedura parlamentare che è violato e che, ancora una volta, noi denunciamo.
Quindi, caro Presidente, lei che ha sensibilità da questo punto di vista, sulla difesa, le chiediamo di fare uno sforzo in più per spiegare che questa riforma non può essere fatta né nei modi, né nei tempi che sono stati dettati .
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Graziano. Ovviamente, ciò che lei e la collega Ricciardi avete evidenziato è oggetto di comunicazione anche al presidente della Commissione.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Alessia Ambrosi. Ne ha facoltà.
ALESSIA AMBROSI(FDI). Grazie, Presidente. Intervengo per ricordare una delle pagine più dolorose della storia del nostro Trentino e dell'intera Nazione, perché era il 9 marzo del 1976 quando nel cuore delle nostre montagne, tra le Dolomiti, si consumò il disastro della funivia del Cermis. Era una delle ultime corse della giornata, quella da prendere al volo per tornare a valle dopo le sciate sulle piste da sci. Su quella cabina, partita dall'Alpe Cermis sopra Cavalese, c'erano 43 persone: 21 turisti tedeschi, 11 italiani - la maggior parte lombardi, di Monza e della Brianza -, 7 austriaci e un francese, oltre al manovratore e ad alcuni operai dell'impianto. Improvvisamente la fune portante cedette e la cabina precipitò sulle pendici della montagna, dopo un volo di circa 30 metri, e poi continuò la sua corsa per altri 100 metri, fino a fermarsi in un tratto a valle. Il bilancio fu tragico, Presidente, perché le vittime furono 42 e si salvò solo una ragazza milanese di 14 anni, in quanto la sua caduta fu attutita dai corpi, purtroppo, degli altri sciatori, che nella caduta le fecero da scudo. Erano famiglie, giovani sciatori che stavano semplicemente vivendo una giornata sulla neve, sulle nostre montagne delle Dolomiti e, in pochi istanti, quella giornata di serenità si è trasformata, invece, in una delle più gravi tragedie nella storia degli impianti a fune in Europa.
A distanza di 50 anni, Cavalese e tutta la Val di Fiemme custodiscono ancora una memoria viva di quelle vittime, che non appartengono solo alla storia locale ma alla memoria collettiva di tutta la nostra Nazione. Ricordarle oggi significa rendere omaggio a quelle vite spezzate e ribadire l'importanza della sicurezza, della responsabilità e della memoria, perché tragedie come questa non debbano più accadere e mai essere dimenticate. Quindi, ai familiari di tutte le vittime italiane, austriache e francesi e a tutta la Val di Fiemme, da parte mia e del gruppo di Fratelli d'Italia, vogliamo rivolgere il pensiero di più profondo rispetto e vicinanza
PRESIDENTE. Grazie a lei per questo ricordo, onorevole Ambrosi.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Toni Ricciardi. Ne ha facoltà.
TONI RICCIARDI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Io intervengo per aggiornare un po' quest'Aula, i cittadini, le cittadine e lei stesso, Presidente. Siamo al sesto giorno del voto degli italiani all'estero sul quesito referendario.
Sarebbe facile esordire con “ve l'avevamo detto”. Quando abbiamo denunciato che avevate appostato il 50 per cento delle risorse - rispetto ai 50 milioni necessari, ne avete messi 25 -, ci eravamo chiesti: ma questi soldi, se i seggi sono fissi, dove vengono tagliati e che problemi possono generare? Alla faccia della messa in sicurezza del voto. Uno, in Albania ci segnalano che a Durazzo, addirittura, i plichi arrivano interi, a pacchetti, a finti patronati e associazioni che mandano i messaggini - abbiamo gli e ci riserveremo di procedere in tal senso - che invitano i cittadini ad andare a votare lì e a mettere una bella croce - guarda caso - sul “sì”. Francia, circoscrizioni consolari di Parigi, Nizza: arrivano le buste senza le schede per votare; Lione: a ieri sera, schede non arrivate in molte parti. Basilea, nel Canton Argovia le schede non sono arrivate. Spagna: addirittura l'ex presidente del Comites, componente del CdA di ENEL, manda i messaggini: vuoi la carta d'identità elettronica? Vieni e vota “sì” al referendum. Brasile: l'ambasciata si è dovuta premunire di mandare una comunicazione ufficiale a tutti i Comites e ai consolati: mi raccomando, siate imparziali. Per finire, Argentina, dove il Comites di Rosario, gestito interamente da un partito che sostiene questo Governo - il MAIE -, inviava addirittura materiale elettorale informativo che invitava a votare “sì”. Se avessero utilizzato il 5 per cento di come si stanno prodigando per il “sì” per difendere la cittadinanza e la trasmissione della cittadinanza agli italiani e alle italiane nel mondo, probabilmente, qualche problema l'avremmo risolto.
Allora, Presidente, questo intervento - e ne seguiranno altri da qui a fine campagna referendaria - per segnalare a questa istituzione, ai cittadini e alle cittadine che una partita tu la puoi giocare come ti pare, ma, se devi truccare la partita, se devi modificare il lettore del VAR per immaginare che qualcuno finisce in fuorigioco e non segnalare il fuorigioco, allora, a questo punto, ci vedremo il 24 marzo e faremo le analisi complessive di tutto quello che è accaduto nel voto per gli italiani all'estero in merito a questo referendum .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Intervengo nell'Aula perché la settimana scorsa ci sono stati i funerali del piccolo Domenico, il bambino di cui ha parlato tutta Italia, ma, in realtà, se ne sta parlando nel mondo, a cui hanno trapiantato un cuore bruciato. Sul numero degli errori eventuali, su quello che è successo sta indagando ovviamente la magistratura, però ci sono due punti su cui io intendo intervenire di nuovo in quest'Aula. Primo, il primario che ha operato il bambino non ha inteso scusarsi né spiegare una cosa che sembra inconfutabile: perché non ha detto la verità ai genitori. Se avesse detto la verità, in trasparenza, oggi non sarebbe un caso mediatico mondiale, ma sarebbe un caso di errori gravi e grossolani probabilmente, ma errori medici, che purtroppo ci possono essere; ma non dire la verità tradisce il giuramento di Ippocrate e lo tradisce rispetto a tutti coloro che hanno nascosto la verità a quella famiglia.
Rispetto a questo ritengo, pur difendendo la sanità pubblica, il Monaldi come istituzione e tutte le istituzioni di sanità pubblica, ritengo che sia necessario chiedere, anche tramite la Presidenza, perché non si è inteso prendere una sola posizione di solidarietà chiara da parte di tutti gli ordini che riguardano sia i chirurghi, sia i medici, rispetto alla famiglia. È stato detto che sono errori medici; in questo caso non parliamo dell'errore medico, ma parliamo della trasparenza nel rapporto paziente-malato. E su questo noi non possiamo transigere.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
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ASCANI ed altri: Modifica alla legge 4 aprile 1956, n. 212, e altre disposizioni per prevenire l'alterazione o la manipolazione delle campagne elettorali e referendarie attraverso la diffusione di contenuti ingannevoli prodotti mediante sistemi di intelligenza artificiale. (C. 2212-A)
: PAOLO EMILIO RUSSO.
3.
4.