PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
FILIBERTO ZARATTI, legge il processo verbale della seduta del 9 marzo 2026.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 85, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2429: Integrazione delle attività di interesse pubblico esercitate dall'Associazione della Croce Rossa italiana e revisione delle disposizioni in materia di Corpi dell'Associazione della Croce Rossa italiana ausiliari delle Forze armate. Delega al Governo per la revisione della disciplina del Corpo militare volontario e del Corpo delle infermiere volontarie dell'Associazione della Croce Rossa italiana ausiliari delle Forze armate e delega al Governo per la razionalizzazione, la semplificazione e il riassetto delle disposizioni in materia di ordinamento militare.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea .
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
La IV Commissione (Difesa) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire il relatore, deputato Marco Padovani.
MARCO PADOVANI, Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Sottosegretario Isabella Rauti, il provvedimento che l'Assemblea si accinge ad esaminare interviene sull'assetto dell'Associazione della Croce Rossa italiana e sulla disciplina dei suoi Corpi ausiliari, spingendosi inoltre - grazie a un'integrazione inserita nel corso della prima lettura - a prevedere, con apposite deleghe, la razionalizzazione, il riassetto e il riordino dell'intero normativo dell'ordinamento militare.
Il disegno di legge, approvato dal Senato, è stato esaminato dalla IV Commissione (Difesa) della Camera, che ha conferito il mandato a riferire in senso favorevole, senza apportare modificazioni al testo.
Il testo si compone di tre articoli.
L'articolo 1 interviene sul decreto legislativo n. 178 del 2012 per aggiornare le funzioni della Croce Rossa italiana e risolvere alcune criticità operative dei suoi Corpi ausiliari. In primo luogo, si integra l'elenco delle attività di interesse pubblico dell'Associazione, affidandole anche la formazione dei soccorritori militari, da disciplinare con apposita convenzione stipulata con il Ministero della Difesa.
In secondo luogo, la norma razionalizza il Corpo militare volontario. Per rispondere alle moderne esigenze operative, vengono ampliate le categorie del ruolo unico direttivo: ai medici, commissari e farmacisti si aggiungono odontoiatri, veterinari, biologi, fisici, chimici e psicologi; e, in virtù di un emendamento approvato al Senato, i dirigenti infermieri.
Contestualmente, si risolve un'incertezza interpretativa, chiarendo esplicitamente che il personale del Corpo, quando richiamato in servizio per attività ausiliarie delle Forze armate, è pienamente soggetto ai codici penali militari e alle disposizioni in materia di disciplina militare.
Infine, l'articolo 1 dispone la soppressione della possibilità per l'Associazione di costituire una fondazione dedicata all'assolvimento dei compiti di interesse pubblico. Di conseguenza, viene decretata l'estinzione della “Fondazione per le attività ausiliarie della Croce Rossa italiana alle Forze armate”, costituita nell'aprile del 2008. Un ente che non ha mai effettivamente operato, in quanto ritenuto foriero di maggiori costi rispetto all'azione diretta dell'Associazione. Il suo patrimonio residuo sarà interamente devoluto alla Croce Rossa.
L'articolo 2 conferisce al Governo un'ampia delega da esercitare entro 12 mesi per la revisione della disciplina del Corpo militare volontario e del Corpo delle infermiere volontarie. Questa revisione dovrà avvenire nel rispetto delle Convenzioni di Ginevra e senza nuovi oneri per la finanza pubblica. I principi e i criteri direttivi che guideranno l'Esecutivo sono numerosi, mirati a una profonda modernizzazione organizzativa. Tra i più rilevanti segnalo la sostituzione della denominazione “Corpo delle infermiere volontarie” con la più attuale “Corpo delle crocerossine”; la razionalizzazione degli ordinamenti dei due Corpi secondo criteri di funzionalità e di efficienza per garantire la pronta operatività a supporto dello strumento militare, sia sul territorio nazionale, sia nelle operazioni all'estero; l'armonizzazione delle modalità di nomina e durata degli incarichi di vertice, ispettori nazionali e territoriali; una significativa riforma dei requisiti di arruolamento nel Corpo militare volontario, che prevede l'apertura e l'arruolamento anche del personale femminile e rende obbligatoria la qualifica di socio della Croce Rossa; la revisione dello stato giuridico e disciplinare della gerarchia dei gradi e dell'uniforme che dovrà assicurare la chiara riconoscibilità dell'appartenenza alla Croce Rossa, mantenendo però l'uso delle stellette a cinque punte per il personale richiamato in servizio. Viene, infine, ribadito il principio della gratuità del servizio prestato, pur prevedendo una revisione del trattamento economico legato alle indennità di richiamo.
L'articolo 3, introdotto dal Senato, attribuisce al Governo due ulteriori deleghe da esercitare entro 24 mesi, finalizzate a una generale manutenzione dell'ordinamento militare. La prima delega interviene sul codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo n. 66 del 2010, allo scopo di garantire la coerenza giuridica, logica e sistematica. I criteri direttivi impongono un aggiornamento e una semplificazione del linguaggio normativo, l'adeguamento alla giurisprudenza costituzionale ed europea e la ricognizione delle norme aventi natura meramente attuativa al fine di operarne la delegificazione.
La seconda delega, strettamente connessa, mira a razionalizzare il testo unico delle disposizioni regolamentari, assicurandone il riallineamento con la normativa primaria e abrogando le disposizioni prive di effettivo contenuto normativo, che verranno demandate ai futuri decreti ministeriali.
Per l'esercizio di queste deleghe è previsto un accurato iter procedurale che include l'acquisizione del parere del Consiglio di Stato e il meccanismo del doppio parere delle Commissioni parlamentari competenti.
Concludo sottolineando che l'intero provvedimento, in base alle clausole di invarianza finanziaria contenute negli articoli 1, 2 e 3, non comporterà nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
Alla luce dell'importanza di queste misure per la funzionalità del comparto difesa e per il prezioso supporto garantito dalla Croce Rossa italiana, auspico la più ampia condivisione da parte dell'Assemblea.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire la rappresentante del Governo, che si riserva di farlo.
È iscritto a parlare il deputato Comba. Ne ha facoltà.
FABRIZIO COMBA(FDI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, quest'Aula oggi affronta un provvedimento che riguarda l'Associazione della Croce Rossa italiana e non discute soltanto di assetti organizzativi o di tecnicismi normativi; discute di una delle istituzioni più autorevoli e più radicate nella coscienza civile del nostro Paese.
La Croce Rossa italiana è, da oltre un secolo, una presenza costante nei momenti in cui l'Italia è stata messa alla prova: nei teatri di guerra, nelle calamità naturali, nelle missioni internazionali, nelle emergenze sanitarie essa ha rappresentato un punto di equilibrio tra rigore e compassione, tra disciplina e dedizione, tra appartenenza e universalità. È un'istituzione che incarna i principi delle Convenzioni di Ginevra e, allo stesso tempo, le migliora; migliora la tradizione nazionale e migliora il servizio alla collettività.
Questo disegno di legge ha un significato che va oltre il suo articolato. Esso compie una scelta chiara: rafforzare il legame tra la Croce Rossa e lo Stato, aggiornando il quadro normativo delineato dal decreto legislativo n. 178 del 28 settembre 2012 e intervenendo sul decreto legislativo n. 66 del 15 marzo 2010, con un approccio organico, coerente e lungimirante.
È una riforma che restituisce ordine, chiarezza, sistematicità a una materia che nel tempo aveva anche conosciuto delle stratificazioni e delle sovrapposizioni. Il primo elemento qualificante è l'integrazione più solida tra Croce Rossa e Forze armate, in particolare attraverso il rafforzamento delle funzioni formative e l'adeguamento dello del personale richiamato. Si chiarisce il perimetro giuridico, si consolida il regime disciplinare, si definiscono con maggiore precisione ambiti di impiego e di responsabilità. In altre parole, si garantisce certezza del diritto a chi opera in contesti delicati, talvolta estremi, sempre e comunque complessi.
La riforma del Corpo militare volontario della Croce Rossa Italiana e del Corpo delle infermiere volontarie della Croce Rossa italiana, che assumerà la denominazione di “Corpo delle crocerossine”, rappresenta un passaggio culturale significativo.
Non si tratta solo di aggiornare una denominazione, ma di valorizzare un'identità storica, riconoscendone la continuità e proiettandola nel futuro. La previsione del ruolo unico del Corpo militare volontario, la revisione dei criteri di arruolamento, l'apertura esplicita anche al personale femminile, la ridefinizione della gerarchia dei gradi e delle procedure disciplinari: tutto questo compone un quadro rinnovato più funzionale alle esigenze operative e contemporanee.
Si supera un'impostazione talvolta rigida, senza rinunciare ai tratti essenziali dello militare durante il richiamo in servizio. Da un lato, si preserva la natura volontaria del servizio; dall'altro, si assicura che, quando si opera in ausilio alle Forze armate, vi sia piena integrazione nell'ordinamento militare con diritti e doveri chiaramente definiti. È un'impostazione che unisce responsabilità e tutela, rigore e garanzia.
Altro elemento centrale è la delega per la razionalizzazione e il riassetto complessivo dell'ordinamento militare.
Qui si coglie con nettezza la cifra di questo Governo: non interventi episodici, ma riforme strutturali; non soluzioni di superficie, ma una revisione sistemica che tenga conto dell'evoluzione normativa europea, della giurisprudenza costituzionale, della digitalizzazione della pubblica amministrazione, delle trasformazioni organizzative intervenute negli ultimi 15 anni.
Mettere mano al codice dell'ordinamento militare significa assumersi una responsabilità alta: significa garantire coerenza, eliminare ridondanze, chiarire competenze, semplificare il linguaggio normativo; significa, dunque, rendere l'architettura giuridica dello strumento militare più moderna e più leggibile.
Vi è, poi, un aspetto che considero particolarmente rilevante sotto il profilo politico. Questo provvedimento non comporta nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica: si rafforzano istituzioni, si migliorano strutture, si semplificano procedure, senza gravare ulteriormente sui conti dello Stato. È la dimostrazione che la buona legislazione non coincide con l'aumento della spesa, ma con l'efficienza dell'organizzazione.
Onorevoli colleghi, in un tempo in cui le crisi sono sempre più ibride - sanitarie, ambientali, geopolitiche -, la distinzione netta tra ambito civile e ambito militare diventa meno rigida: servono strutture capaci di cooperare, di integrarsi, di intervenire con tempestività. La Croce Rossa italiana, con i suoi Corpi ausiliari, rappresenta un punto di snodo fondamentale di questa capacità nazionale di risposta. Rafforzarne l'ordinamento significa rafforzare la resilienza dello Stato, significa offrire strumenti più adeguati a chi sceglie liberamente e gratuitamente di servire la collettività in uniforme; significa riconoscere che il volontariato organizzato, quando è inserito in un quadro normativo chiaro e coerente, diventa una risorsa strategica per la Nazione.
Questo disegno di legge esprime una visione: uno Stato che non arretra, che non si limita ad amministrare l'esistente, ma che aggiorna, armonizza e rende più solido ciò che funziona; uno Stato che valorizza le proprie tradizioni senza trasformarle in retorica, ma traducendole in norme efficaci.
Per queste ragioni, Fratelli d'Italia sostiene con convinzione questo provvedimento, perché difendere e modernizzare la Croce Rossa italiana significa custodire un patrimonio morale della Repubblica e, al contempo, rafforzare la capacità operativa del nostro Paese. È una scelta di responsabilità istituzionale, di consapevolezza storica e di fiducia nelle nostre donne e nei nostri uomini in divisa .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Perantoni. Ne ha facoltà.
MARIO PERANTONI(M5S). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, onorevoli colleghe, rappresentanti del Governo, il relatore ha ampiamente esposto qual è il contenuto di questo disegno di legge, che la Camera esamina in seconda lettura dopo la sua approvazione al Senato della Repubblica.
Il disegno di legge ha ad oggetto - come ricordato anche da lei, signor Presidente - l'integrazione delle attività della Croce Rossa italiana, la revisione delle disposizioni riguardanti i Corpi dell'Associazione della Croce Rossa italiana che sono ausiliari delle Forze armate, nonché la delega al Governo per la revisione della disciplina del Corpo militare volontario e del Corpo delle infermiere volontarie della Croce Rossa italiana ausiliari delle Forze armate, ed infine, la delega al Governo per la razionalizzazione, la semplificazione e il riassetto delle disposizioni in tema di ordinamento militare.
È, quindi, un disegno di legge il cui primo articolo ha portata immediatamente precettiva, mentre gli articoli 2 e 3 prevedono - ancora una volta, devo dire - deleghe al Governo. Anche in questo caso, infatti, il confronto parlamentare si è limitato a una discussione di massima e, in particolare, per quanto riguarda le deleghe previste dai summenzionati articoli 2 e 3, pur trattando questioni particolarmente articolate e che incidono nell'organizzazione e nella normativa di cui sono oggetto, non hanno avuto la possibilità di essere approfondite adeguatamente nel merito, con il conferimento al Governo di deleghe anche piuttosto generiche.
Venendo, comunque, molto velocemente, signor Presidente, all'analisi del provvedimento che è già stato scansionato da chi mi ha preceduto e i cui elementi tecnici possono facilmente desumersi dalla lettura del , ricordo che l'articolo 1 prevede, al comma 1, lettera , l'integrazione dell'articolo 1, comma 4, del decreto legislativo n. 178 del 2012, decreto che ha disposto la costituzione dell'Associazione della Croce Rossa italiana quale persona giuridica di diritto privato, prevedendone, ovviamente, anche i compiti. Con questo intervento, la norma in esame integra l'elenco delle attività di interesse pubblico esercitate dall'Associazione della Croce Rossa italiana, prevedendo che essa svolga anche attività di formazione dei soccorritori militari, secondo modalità da stabilirsi con un'apposita convenzione da stipularsi con il Ministero della Difesa.
Alla lettera del comma 1, l'articolo 1 amplia le categorie del personale direttivo del Corpo militare volontario e chiarisce che il personale di quest'ultimo, richiamato in servizio per lo svolgimento dell'attività ausiliaria delle Forze armate, è soggetto ai codici penali militari e alle disposizioni in materia di disciplina militare previste per i militari in servizio.
Alla lettera del comma 1 viene soppressa la possibilità che la Croce Rossa italiana possa costituire una fondazione, mentre, al comma 2, l'articolo 1 dispone l'estinzione della Fondazione per le attività ausiliarie della Croce Rossa italiana alle Forze armate. Il comma 3 prevede l'invarianza finanziaria.
Queste, quindi, sono tutte norme immediatamente precettive, a differenza di quelle che invece sono state approvate dal Senato nella precedente lettura, che, presumibilmente, andremo ad approvare domani in quest'Aula.
In particolare, la delega di cui all'articolo 2 prevede che il Governo possa adottare uno o più decreti legislativi per la revisione della disciplina del Corpo militare volontario e del Corpo delle crocerossine dell'Associazione della Croce Rossa italiana ausiliari delle Forze armate prevista dal codice dell'ordinamento militare. Ripeto, mi astengo dall'esaminare tutte le varie norme e i vari contenuti della delega, in quanto il è assolutamente - come sempre - esaustivo ed esauriente. Per cui, chi, tra i colleghi, è interessato potrà sicuramente farsi un'idea di quello che è il contenuto della delega che viene data al Governo con questo articolo 2.
Anche l'articolo 3, introdotto dal Senato, prevede due deleghe al Governo: una per la razionalizzazione, la semplificazione e il riassetto delle disposizioni in materia di ordinamento militare - anche questa, quindi, una delega sicuramente importante - e l'altra per la razionalizzazione, la semplificazione, il coordinamento e il riassetto delle disposizioni regolamentari di cui al DPR 15 marzo 2010, n. 90.
Concludo, signor Presidente. Non c'è granché da dire, se non quello che ho detto in apertura, sostanzialmente che, anche in questo caso, siamo in presenza di un disegno di legge che prevede deleghe al Governo su temi - come è stato anche osservato da chi mi ha preceduto - di particolare rilevanza e, comunque, attinenti a riforme che andranno ad incidere in modo approfondito sull'assetto normativo interessato; norme che avrebbero dovuto essere discusse più approfonditamente nelle Aule parlamentari, discusse nel merito, discusse sulle loro conseguenze. Quindi, si sarebbe potuto - e dovuto, dico io - tranquillamente evitare l'ennesimo ricorso allo strumento della delega .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Billi. Ne ha facoltà.
SIMONE BILLI(LEGA). Grazie, Presidente. Colleghi, questo provvedimento rappresenta, senza dubbio, un passo importante per il riconoscimento e il rafforzamento del ruolo della Croce Rossa italiana nel nostro ordinamento, con particolare riferimento ai suoi Corpi ausiliari.
Si tratta, quindi, di un risultato che ha richiesto un lungo processo preparatorio, a cui la Lega ha dato un contributo importante anche al Senato, ottenendo l'approvazione di un emendamento, sottoscritto anche da altri gruppi parlamentari, per modificare la denominazione del Corpo delle infermiere volontarie in “crocerossine”. Abbiamo voluto tutelare l'identità e i valori di una realtà profondamente radicata nella nostra storia nazionale, che continua a svolgere un ruolo insostituibile nelle attività sanitarie e di protezione civile.
Questo provvedimento rafforzerà certamente il legame tra lo Stato e un'istituzione che, da oltre 150 anni, incarna i valori della solidarietà, dell'umanità e della neutralità. Si tratta di un riconoscimento, ma anche del punto di partenza del rilancio del ruolo strategico che la Croce Rossa dovrebbe continuare a svolgere nella nostra società in tempo di pace, come in contesti di emergenza o di crisi. Ed è per questi motivi che consideriamo molto positivamente il testo al nostro esame e auspichiamo che questa valutazione sia il più possibile ampia e condivisa.
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore, se lo ritiene, onorevole Marco Padovani: rinuncia.
Ha facoltà di replicare la rappresentante del Governo, che si riserva di intervenire in altra seduta.
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge costituzionale n. 2564-A: “Modifica dell'articolo 114 della Costituzione in materia di Roma Capitale” e delle abbinate proposte di legge nn. 278-514-1241-2001.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi per la discussione sulle linee generali è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea .
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
La I Commissione (Affari costituzionali) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire il relatore, deputato Marco Perissa.
MARCO PERISSA, . Grazie, Presidente. Intervengo molto velocemente per lasciare spazio alla discussione generale e per sottolineare che quella di Roma Capitale è una riforma molto attesa. Si tratta di una riforma costituzionale che modifica i poteri della città. L'assetto costituzionale di Roma è un inizio sostanziale e imprescindibile, perché a più riprese è stato annunciato che seguirà una legge ordinamentale per la definizione dei poteri e delle risorse per coprire i nuovi ambiti di competenza, soprattutto l'esclusività di quelle competenze.
Ci tengo soltanto a precisare che il percorso che ci porta oggi, con il Governo Meloni, alla prima lettura della riforma costituzionale su Roma Capitale è un percorso che parte molto da lontano. Sono alla mia prima legislatura. Ci tengo a ringraziare il collega Barelli, il collega Morassut, Giachetti e i tanti altri colleghi che, nel corso degli anni, si sono spesi nella definizione di proposte di legge per l'identificazione dello di Roma Capitale.
Credo sia un merito da riconoscere a questo Governo il fatto che questa riforma arrivi in Aula in questo momento storico, però non possiamo neanche distrarci dal fatto che questo Parlamento, in tutte le sue competenze, nel corso di tantissimi anni ha sempre lavorato in questa direzione, una direzione che non va a favore della destra o della sinistra, ma va a favore di tutti quei cittadini romani che, oggi, pagano il prezzo di vivere in una capitale con tante complessità - le ambasciate, i grandi impegni, le sedi istituzionali e quant'altro - e che, invece, ha poteri di gestione estremamente limitati e risorse che, a volte, non sono sufficienti, seppure - concludo con questa riflessione -, in questa legislatura, non sia certamente mancato il supporto dell'azione di Governo a finanziare, a mettere a disposizione risorse economiche per la crescita e lo sviluppo della città nell'interesse dei cittadini.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il relatore, deputato Paolo Barelli.
PAOLO BARELLI, . Grazie, Presidente. Mi associo alle parole poc'anzi espresse dal collega Perissa per sottolineare come questo sia sicuramente un momento molto importante. Da sempre si parla della possibilità di attribuire poteri alla capitale d'Italia, e ovviamente non soltanto per il benessere e lo svolgimento dell'attività molto complessa di una città come Roma, che unisce presente e futuro in una storia e una tradizione di oltre 2.000 anni. È un'opportunità sicuramente da non perdere.
Sia nella passata legislatura sia in quella attuale si è lavorato per trovare tutte le convergenze possibili per giungere a un risultato che oggi emerge dal testo approvato in Commissione. Ricordo che già nella scorsa legislatura si era arrivati a un testo approvato in Commissione, ma la fine della legislatura impedì di portarlo in Aula.
Le caratteristiche sono state evidenziate nel dibattito lungo e profondo che è stato svolto non soltanto in Commissione, ma anche nelle audizioni molto significative che hanno cesellato un testo che potesse raccogliere quelle necessità e quelle urgenze di cui si è detto.
In relazione a ciò, Presidente e colleghi, evito di leggere la relazione e, d'accordo con il collega Perissa, la consegno alla Presidenza.
PRESIDENTE. La ringrazio. È autorizzato, ovviamente, alla consegna del testo.
Ha facoltà di intervenire il Ministro per le Riforme istituzionali e la semplificazione normativa, senatrice Maria Elisabetta Alberti Casellati, che si riserva di intervenire in altra sede.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Francesco Silvestri. Ne ha facoltà. Prego, prenda la sua postazione con calma, non abbiamo fretta.
FRANCESCO SILVESTRI(M5S). Grazie, Presidente. Iniziamo i lavori in modo curioso. Non so se lei possa togliermi questa curiosità, ma vorrei conoscere e stringere la mano a quel fine stratega dei lavori parlamentari che ha calendarizzato una riforma costituzionale proprio il giorno dopo gli esiti del referendum; è una riforma costituzionale. Quindi vorrei fargli le congratulazioni.
PRESIDENTE. È la Conferenza dei presidenti di gruppo - chiedo scusa, se la interrompo -, che ha, ovviamente, fatto l'ordine del giorno…
FRANCESCO SILVESTRI(M5S). Immaginavo.
PRESIDENTE. …come sempre.
FRANCESCO SILVESTRI(M5S). Immaginavo. Il punto è semplicemente che noi abbiamo perplessità molto serie sulla riforma costituzionale, per svariati motivi. Il primo è tempistico. La riforma costituzionale richiede molto tempo e più passaggi. Se è vero che si voterà la prossima primavera, considerato che ci sarà la pausa estiva e poi l'esame della legge di bilancio, non capisco in che modo si possa pensare di fare tutti questi passaggi nel contesto della crisi in atto, quindi tutti i provvedimenti che andranno fatti sull'energia e su tutto il resto; non capisco come si possa pensare di portare a termine una riforma costituzionale con tutto ciò che comporta. Da qui nasce un dubbio molto serio: perché non migliorare la situazione di Roma con una legge ordinaria? Vedete, non c'è bisogno di una riforma costituzionale per fare in modo che il sindaco di Roma, chiunque esso sia, possa avere più poteri, come quelli con cui sono stati gestiti i processi del Giubileo e del PNRR. Nel commissariare il sindaco di Roma, nel dare un commissariamento, nel dare più poteri al sindaco di Roma per portare avanti la capitale in questi anni, abbiamo visto che tante cose che il sindaco di Roma ha utilizzato e che ha velocizzato non necessitano di una legge costituzionale.
Tante funzioni amministrative e tante risorse corrispettive potrebbero essere trasferite alla capitale con una legge ordinaria, e la legge ordinaria è quello che noi abbiamo presentato da anni, anche la scorsa legislatura. Io ho presentato una riforma ordinaria non prevedendo il cambio dei perimetri amministrativi della città, perché su quello c'era un disaccordo generale. Mi ricordo il centrodestra, la vedeva in un modo, legittimamente, il centrosinistra la vedeva in un altro modo, legittimamente. Allora ho pensato: non ragioniamo su quello che non abbiamo in comune, ragioniamo su quello che pensiamo possa essere in comune, su un qualcosa che possa valorizzare la nostra città.
E allora si parlava di trasferimenti di funzioni amministrative nell'ambito dei trasporti, ad esempio che Roma si potesse presentare al tavolo dei fondi del trasporto pubblico locale come Roma e non come regione Lazio. Si può fare, senza attingere poi a quelli che sono i fondi della regione Lazio, quindi proprio come regione in più, si può fare senza riforma costituzionale. Tutto quello che è il piano di investimenti e di progettazione, che sappiamo benissimo essere un problema concreto e serio del comune di Roma, perché, certe volte, non è che mancano i fondi, non riesce a spenderli perché ha dei problemi seri nella progettazione.
Allora, cercare di trasferire quelle funzioni e quelle collaborazioni con il Governo soprattutto su quelle infrastrutture che sono strategiche per la capitale, ma anche per il nostro Paese, si poteva fare e si farebbe con legge ordinaria. È lì in Commissione, possiamo farla in pochi mesi, ce la facciamo a fare un doppio passaggio prima della fine della legislatura, anche perché su questo io sono sicuro che troverei il tasto verde da parte di tutti. Cofirmiamola, la ripresenta la maggioranza, se vuole la prima firma. A me non frega niente di queste cose, non mi interessa la titolarità, mi interessa che la mia capitale, la mia città, alla fine di questa legislatura, abbia delle funzioni in più, che con la riforma costituzionale non avrà.
Per puntare a cento otterremo zero, potevamo fare un altro passo in più. Quindi, credo che questa sarà l'ennesima occasione mancata. Vengo, poi, nel merito della riforma costituzionale, perché sennò sembra che sia un problema tempistico e che, se fosse partita 2 anni fa, magari l'esito sarebbe stato migliorativo. Allora, in questa riforma costituzionale, poi, si sta annidando un altro fallimento, che non è quello referendario, ma è quello della mancata riuscita delle autonomie differenziate, perché nell'emendamento governativo poi c'è quello di trasferire altre funzioni a tutte le altre province.
Non si è riusciti a fare le autonomie differenziate com'era nei desideri del Ministro Calderoli e della maggioranza, ci si prova in una forma un po' meno articolata, usando i poteri di Roma, ma sono tanti i punti che non condividiamo. Il punto principale è che normalmente la regione, lo Stato fa le leggi e il comune le pianifica e le attua. In questo caso, il comune fa tutte e due: si fa le leggi e se le attua da solo. Io qui vedo dei pericoli importanti, vedo dei pericoli molto seri, ad esempio nel campo dell'urbanistica. Voi pensate: ma come, abbiamo tanto contestato la questione Milano, che è stata contestata trasversalmente, sia dal centrodestra che dal centrosinistra, abbiamo visto quello che ha potuto rappresentare avere pochi controlli, soprattutto nel campo urbanistico, dove girano tante pressioni, tanti miliardi, e poi diamo a una città un potere costituzionale di fare delle varianti urbanistiche, di legiferare da sola e di applicarsi da sola le leggi che si fa da solo il comune.
Io vedo un azzardo importante, cioè, se vogliamo far diventare Roma Dubai, benissimo, stiamo andando alla grande, ma non è questa la nostra intenzione, anche perché tramite legge ordinaria noi possiamo lavorare, e tantissimo, sul piano della rigenerazione urbana, che è quello di cui veramente necessita la nostra città. Lo stesso si può fare sul piano dell'ambiente e dei rifiuti. Anche qui, abbiamo una legge che regola il conflitto di interessi o che regola il lobbismo, quindi il rapporto tra decisore pubblico e portatore di interessi?
Vogliamo aumentare, quindi, con questa legge costituzionale, ancora di più le pressioni che un comune con la sua struttura può ricevere rispetto a quelli che sono interessi che, come ho detto prima, sono miliardari? Quindi vedete bene che questa accelerazione di riforma costituzionale non fa bene a Roma, non fa bene alla capitale, perché si pensa che dare più poteri voglia dire migliorare le cose. È come dire che a respirare più ossigeno si respira meglio; no, prendi fuoco. Non è detto che dare più poteri voglia dire governare meglio, sono anche gli equilibri che riescono a far sì che un comune possa essere aiutato. Roma necessita di tante cose, è vero, alcune le ho dette prima sul piano della progettazione, degli investimenti, della pianificazione.
Molti strumenti non sono mai stati attuati; c'è un tema gigantesco di decentramento amministrativo, che io vorrei vedere applicato, perché è un tema molto serio di gestione dei poteri amministrativi all'interno dei municipi e della città. Poi c'è un altro tema: con questa legge costituzionale noi avremmo una città, quindi il comune di Roma, che può legiferare fino al raccordo anulare, e nella città metropolitana, invece, si delibera. Come? Non considerando che, ormai, tanti anni di città metropolitana hanno fatto sì che tanti servizi tra Roma e provincia ormai siano connessi, c'è una connessione gigantesca.
E quindi che facciamo? Prevediamo due modelli completamente diversi dove fino al raccordo si legifera e dopo no. Quindi ci sono una serie di aspetti che ci preoccupano e credo che noi dovremmo parallelamente… Guardate, per me questa legge non si farà, non ci sono i tempi e non capisco nemmeno perché la si stia portando avanti con tutta questa enfasi. Sono sicuro che negli interventi successivi sentiremo tanti proclami, dicendo: Roma aspettava da tanti anni i poteri. Sentiremo tante belle frasi, giustamente, anche in chi ci crede veramente. Io credo che, invece, noi dovremmo, parallelamente, a questo punto, portare avanti tutte e due le linee, sia la legge ordinaria che la legge costituzionale.
Questo sarebbe un qualcosa che vedrebbe la politica romana unita almeno nel dire: ok, se non riusciamo a portare a termine la riforma costituzionale - e io credo che non ci si riuscirà -, perfetto, almeno portiamo a casa quei risultati che potrebbero dare una macchina più efficiente a qualsiasi sindaco. Tra un anno, un anno e mezzo si andrà a elezioni: vincerà il centrodestra, ci sarà un sindaco di destra; vincerà l'asse progressista, ci sarà un sindaco progressista. Ma non siamo qui per discutere sulla parte elettorale. Io credo che poi possiamo anche continuare a pensare a quali possano essere i tanti e tanti interventi che la nostra capitale potrebbe vedere come supporto anche dal punto di vista infrastrutturale, ai tanti investimenti.
Potrebbero sicuramente essere tante le cose che il Governo e lo Stato potrebbe fare per la sua città. Quello che secondo me sta sbagliando è portare ancora più rischi di speculazioni all'interno di una città che è stata salvata molte volte dai suoi vincoli, non dalle sue libertà di azioni amministrative. Poi, la storia di Roma ci ha detto che, quando un sindaco mosso da buone intenzioni, da qualsiasi parte provenisse, magari voleva fare qualcosa di importante per la città, effettivamente si è visto limitato in quelli che erano i suoi poteri.
Vi assicuro che, guardando le tante amministrazioni che si sono succedute, ogni cosa che un sindaco poteva fare e non è riuscito a fare poteva essere regolamentata in via ordinaria. Credo che Roma non sia pronta per un cambio di contesto così grande.
Non credo che consegnare alla città di Roma la possibilità di potersi fare le leggi, pianificarle ed attuarle possa migliorare la vita dei romani, ma possa semplicemente contribuire a velocizzare quei processi di gentrificazione che, purtroppo, Roma sta già vivendo. Questo è un problema trasversale. Guardate, io qui non sto facendo sconti di sorta né da una parte né dall'altra perché, purtroppo, determinate logiche speculatorie hanno visto la complicità di tante e tante realtà politiche all'interno della capitale. Il problema è che io non le voglio, a prescindere da chi governa, e se vedo un Governo che pensa che dare più potere sia la soluzione di tutti i mali credo, allora, che non si sia mai fatta un'analisi vera di quelli che sono i veri problemi della nostra capitale e di chi non è riuscito ad attuarla .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Andrea Gentile. Ne ha facoltà.
ANDREA GENTILE(FI-PPE). Grazie, signor Presidente. Presidente, onorevoli colleghi, signora Ministra, il disegno di legge costituzionale oggi all'esame di quest'Aula rappresenta un passaggio di grande rilievo istituzionale e politico. Non stiamo discutendo di una riforma ordinaria, ma stiamo intervenendo sulla Costituzione e quando il Parlamento mette mano alla Carta fondamentale deve farlo con serietà, con equilibrio, ma anche con la determinazione necessaria quando si tratta di colmare una lacuna e un vuoto normativo che durano da troppo tempo. Credo sia precisamente questo il punto. Roma è la capitale della Repubblica: lo dice già la Costituzione, è scritto in Costituzione. Ma credo che dobbiamo riconoscere, con un po' di onestà intellettuale, che questo riconoscimento è rimasto fino ad oggi incompleto sul piano dell'effettività. È rimasta in larga parte un'affermazione di principio, non ancora tradotta pienamente in poteri adeguati, in funzioni coerenti, in strumenti all'altezza della complessità che la capitale d'Italia è chiamata a svolgere ogni giorno.
La riforma che oggi esaminiamo, quindi, interviene proprio su questo profilo, cioè tra questa dicotomia tra ideale e reale e ne coglie il nucleo essenziale: conferire concretezza costituzionale al ruolo di Roma, mettere finalmente la capitale d'Italia nelle condizioni di essere governata come una vera capitale europea. Ecco perché il testo, semplice ed essenziale, ha però delle significative previsioni. Si compone di due articoli: l'articolo 1, che riconosce all'ente pubblico territoriale Roma Capitale poteri e risorse adeguati alla sua realtà demografica, economica e sociale, inserendola, proprio attraverso una modifica dell'articolo 114 della Costituzione, tra gli enti costitutivi della Repubblica e tra gli enti autonomi dotati di propri statuti, poteri e funzioni, secondo i principi fissati dalla Carta costituzionale, e poi la previsione, di particolare rilievo, che stabilisce quelle che sono le materie di competenza legislativa del nuovo ente, così come allo stesso vengono attribuite peculiari condizioni di autonomia amministrativa e finanziaria; l'articolo 2 reca, invece, quelle che sono le disposizioni transitorie e finali, prevedendo che Roma Capitale eserciti una potestà legislativa propria a decorrere dalle prime elezioni della relativa assemblea, successive all'entrata in vigore del disegno di legge costituzionale, assicurando, nel frattempo, la continuità dell'ordinamento e delle disposizioni vigenti fino all'effettiva attuazione del nuovo assetto e all'adozione della legge rinforzata che dovrà disciplinarlo. Si prevede, poi, l'introduzione di strumenti di coordinamento con la regione Lazio e l'applicazione a Roma Capitale delle principali disposizioni costituzionali in materia di autonomie territoriali.
Siamo, dunque, di fronte a una riforma ampia che ha avuto, come ha ricordato prima chi mi ha preceduto, un ampio dibattito parlamentare, non soltanto in questa ma anche nella scorsa legislatura, ed è una riforma che si muove lungo tre direttrici fondamentali. La prima è il riconoscimento sostanziale del ruolo di Roma come capitale della Repubblica, perché non basta scriverlo in Costituzione ma bisogna renderlo effettivo nell'ordinamento. Questa legge appresta, appunto, questa tipologia di strumenti. La seconda è il rafforzamento dell'autonomia, perché una città chiamata a svolgere funzioni tanto complesse non può essere privata degli strumenti necessari per esercitarle con efficacia, sempre nel rispetto dei principi costituzionali e in un quadro di leale collaborazione con lo Stato e con la regione. Il terzo riguarda proprio la semplificazione istituzionale e amministrativa, perché una realtà complessa come Roma non può continuare a essere appesantita da sovrapposizioni di competenze, conflitti di attribuzione, cavilli burocratici e incertezze decisionali che, troppo spesso, si traducono in altrettante inefficienze funzionali. Riconoscimento, autonomia e semplificazione: sono queste, appunto, le direttrici che muovono l'ossatura portante del provvedimento.
Del resto, Roma non è un comune come gli altri: non lo è per dimensioni, non lo è per funzioni, non lo è per responsabilità e non può esserlo per valore simbolico e istituzionale. Roma è la sede del Parlamento, del Governo, della Presidenza della Repubblica, delle principali istituzioni costituzionali, il cuore pulsante della vita democratica del Paese, il luogo in cui la Repubblica si rappresenta e si rende visibile, ma è anche una città che, al contempo, ospita organismi internazionali, rappresentanze diplomatiche, milioni di visitatori ogni anno ed è città simbolo, allo stesso tempo, di amministrazione locale e di interesse nazionale.
Per questo dobbiamo porci una domanda semplice per rispondere a un quesito altrettanto semplice ma decisivo: il quadro normativo che oggi regola il funzionamento di Roma, della città di Roma, risulta adeguato e coerente rispetto alla complessità del sistema di governo di questa città, delle attribuzioni che vengono conferite alla capitale? La risposta è secca ed è assolutamente “no”. È una risposta che non nasce da una suggestione politica, ma dall'esperienza concreta, dall'osservazione di ciò che Roma ha dovuto affrontare negli anni: dalla mobilità alla gestione dei rifiuti, alla manutenzione urbana, alla sicurezza, alla tutela del patrimonio culturale, alla gestione dei grandi eventi. Nasce, dunque, dalla consapevolezza che su Roma grava un insieme di funzioni che non riguardano solo i suoi residenti ma l'intero Paese. Pensiamo, ad esempio, alla vastità del territorio, all'estensione della rete stradale, alla pressione costante sui servizi pubblici, pensiamo a ciò che significa garantire ogni giorno il funzionamento della capitale della Repubblica. È evidente che tutto questo richiede una cornice normativa adeguata, chiara e moderna, una cornice normativa che sia all'altezza della sfida.
Troppo spesso, invece, si è registrato - diciamolo chiaramente - un sistema frammentato: competenze sovrapposte, responsabilità non sempre definite e tempi decisionali lunghi e quando l'assetto istituzionale è confuso spesso, purtroppo, a farne le spese sono i cittadini, la qualità dei servizi e, in ultimo, la credibilità stessa delle istituzioni. Ecco perché la modifica dell'articolo 114 della Costituzione si rende necessaria. Non è un fatto meramente formale, è una scelta politica precisa, la scelta di riconoscere che Roma necessita di un ordinamento adeguato alla funzione che svolge, di costruire un quadro più razionale, più coerente e più funzionale, nel rispetto dei principi di autonomia e di unità della Repubblica.
Vi è poi, credo, un ulteriore elemento che merita in questa sede di essere richiamato: questo provvedimento si inserisce in un percorso politico e parlamentare che viene da lontano, che in questa legislatura ha trovato un punto d'impulso significativo proprio nel deposito di un'apposita proposta di legge, di cui è stato primo firmatario il nostro capogruppo, l'onorevole Paolo Barelli, proposta che è stata abbinata tra quelle presenti al testo oggi in discussione. Non siamo, dunque, di fronte a un'iniziativa improvvisata, ma siamo di fronte a un'iniziativa che ha radici ben solide, frutto - lo ripeto - di un ampio dibattito parlamentare, approdo di un lavoro serio e coerente portato avanti nel tempo. È una riforma attesa da anni sulla quale il nostro capogruppo, che ringrazio, si era già impegnato anche nella scorsa legislatura, sempre in qualità di relatore. È, dunque, naturale che vi sia oggi soddisfazione da parte di Forza Italia per questo passaggio, accompagnato dall'auspicio che si possa giungere in tempi rapidi alla definitiva approvazione del provvedimento, frutto di un percorso laborioso per il quale mi sento di ringraziare, oltre a Paolo Barelli, anche il relatore Perissa, il Governo, il Ministro Alberti Casellati, il presidente Nazario Pagano e tutti i colleghi della Commissione affari costituzionali che hanno contribuito a rafforzare un dibattito che non può essere ridotto a un dibattito di sorta o a una distinzione tra colori politici, ma che deve avere l'impegno, oggi e domani, anche ai fini della sua attuazione, di tutto l'arco parlamentare e di tutte le forze politiche, perché la capitale d'Italia non è la capitale di una parte politica, è la capitale della Nazione, per cui tutti quanti noi, classe politica, dobbiamo andare avanti con fierezza e con orgoglio e rivendicarne il primato come capitale della Repubblica e simbolo di unità del Paese.
Vorrei poi sottolineare con chiarezza un punto essenziale: questa riforma non introduce privilegi. È bene dirlo senza equivoci. Non si tratta di creare una corsia preferenziale per Roma a scapito di altri territori. Non si tratta di alterare l'equilibrio tra le autonomie. Si tratta di prendere atto di una realtà istituzionale oggettiva: la capitale della Repubblica svolge una funzione peculiare, complessa e strategica e, quindi, deve essere messa nelle condizioni di svolgerla al meglio. Una capitale che funziona meglio non è un vantaggio solo per Roma, ma è un vantaggio per l'intera Nazione, per i cittadini, per le imprese, per la cultura, per gli investimenti e per l'immagine internazionale del Paese. È un vantaggio per la credibilità della Repubblica.
Guardiamo, del resto, alle grandi capitali europee. Molte dispongono di ordinamenti speciali, di poteri rafforzati e di strumenti adeguati non per una sorta di privilegio, ma per necessità e per coerenza con la funzione propria ad esse spettanti che è la funzione di capitale. È esattamente questo il punto. Riconoscere a Roma un assetto coerente non significa indebolire l'unità del Paese o fare un favore a una città, ma significa al contrario rafforzare l'unità del Paese, perché una Repubblica moderna ha bisogno di una capitale moderna ed efficiente, che sia posta nelle condizioni di affrontare la complessità del presente e le sfide del futuro.
Le sfide sono già davanti a noi: la transizione ecologica e digitale, la mobilità sostenibile, la capacità di attrarre investimenti e opportunità. Tutto questo richiede capacità di pianificazione, rapidità decisionale, strumenti adeguati e responsabilità chiare. Non possiamo continuare a chiedere a Roma di assolvere compiti straordinari con strumenti ordinari. Non possiamo pretendere risultati diversi, lasciando immutati i meccanismi che hanno prodotto per troppo tempo lentezze, sovrapposizioni e inefficienze.
Per troppo tempo si è discusso della necessità di rafforzare Roma Capitale senza giungere a una soluzione concreta. Oggi il Parlamento ha l'occasione di compiere una scelta chiara, seria e strutturale in ossequio a un'esigenza storica.
Io penso francamente che questa occasione, Presidente, debba essere colta, perché investire su Roma Capitale significa investire sull'Italia. Significa avere anche fiducia nelle istituzioni democratiche del nostro Paese. Significa credere che la nostra capitale debba essere all'altezza della sua storia e della sua missione, rifiutando l'idea che inefficienze, ritardi e frammentazioni debbano essere accettati come un destino inevitabile.
Roma è molto più dei problemi che pure conosciamo. È una risorsa straordinaria ed è il volto con cui l'Italia si presenta al mondo. Prendersi cura di Roma non è, dunque, solo un dovere dei romani, è una responsabilità nazionale che credo competa a noi per primi.
Allora, abbiamo il dovere di essere all'altezza di questa sfida e di questa responsabilità, di superare soluzioni parziali e provvedimenti frammentari, di scegliere una riforma organica, seria e lungimirante e di dare, in una sola parola, finalmente piena concretezza costituzionale al ruolo di Roma Capitale.
Per queste ragioni riteniamo che questo provvedimento meriti pieno sostegno. Forza Italia lo sosterrà con forza perché non è una riforma di parte, ma è una riforma di sistema. È un investimento sulla capitale della Repubblica e sull'intera Nazione ed è per questo che oggi, rafforzando Roma, rafforziamo l'Italia .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, signor Presidente. Signora Ministra, anch'io penso che affrontare il problema della riforma della Costituzione in alcune sue parti sia una questione che vada affrontata con molta attenzione, perché mi sembra di poter dire, insomma, con una serie di dati in mano, che da parte dei cittadini e delle cittadine di questo Paese c'è una certa resistenza - diciamo così - a cambiare la Costituzione, ritenendo questo un documento fondamentale per la vita del nostro Paese e per la coesistenza pacifica nel nostro Paese. Uno strumento - questa Costituzione - che ha garantito progresso per oltre 80 anni, che ha garantito democrazia e che ha garantito a questo Paese la possibilità di crescere, così come è accaduto negli ultimi 80 anni. Quindi, c'è una certa ritrosia da parte dei nostri concittadini e delle nostre concittadine a mettere le mani sulla Carta costituzionale. Forse, si è fatto troppo spesso. Bisogna dirlo: forse, si è fatto troppo spesso.
Peraltro, bisogna pure annotare che anche le poche volte che le norme sono state approvate e hanno modificato la Costituzione, come in occasione della riforma del Titolo V della Costituzione, esse non sono state così efficaci, non sono state così produttive e non sono state così innovative tanto da giustificare una modifica della Carta costituzionale. Se vi è una modifica da fare, forse anche sul Titolo V sarebbe preferibile tornare alla stesura originale - diciamo così - di quegli argomenti.
Quindi, anche in questa occasione, io mi permetterei di chiedere prudenza alle colleghe, ai colleghi e al Governo nell'affrontare il tema in questione, partendo appunto da questo presupposto. Esiste un problema Roma Capitale? Certo che esiste. È stato detto da molti colleghi prima di me. Ci sono molte questioni e molte funzioni che è giusto che la capitale del nostro Paese abbia, per renderla anche una capitale moderna, in grado di sopportare il peso che questo suo ruolo politico, ma anche storico, dà alla città di Roma. Ma su questo il legislatore era già intervenuto con l'articolo 114 della Costituzione, dove si dice, appunto, che Roma Capitale poteva avere un ordinamento da definire tramite legge ordinaria, stabilendo le funzioni amministrative che le sarebbero servite ad assolvere questo compito.
Io penso che quello era ed è il passaggio fondamentale che può garantire alla città di Roma di affrontare alcuni dei suoi problemi più profondi, ossia il trasferimento vero delle competenze amministrative e - glielo devo dire, signora Ministra - anche, magari, le necessarie coperture finanziarie. Infatti, gran parte dei problemi della città di Roma derivano dall'impossibilità economica e finanziaria di affrontare le grandi questioni, come quella dei rifiuti, come quella dei trasporti, come quella della pianificazione urbanistica più generale della città e come quella della rigenerazione urbana, cioè quei grandi interventi che necessitano certamente di maggiori capacità amministrative e maggiori funzioni, ma contemporaneamente necessitano - ahimè - anche di risorse notevoli che voi dovete decidervi a mettere in campo, perché finora non l'avete fatto neanche con il PNRR, dove erano previsti 15 miliardi per le periferie delle nostre città che invece sono stati bellamente stralciati.
Non si fanno le riforme con i fichi secchi, così come le nozze, perché è necessario avere le risorse finanziarie da allocare su quelle grandi questioni. Roma ha bisogno di questo. Ha bisogno, sì, di trasferimento di competenze, ma in gran parte amministrative, sulle grandi questioni di cui parlavamo, ma ha bisogno anche delle risorse necessarie.
Su questo noi vogliamo fare una battaglia, signora Ministra e signor Presidente. Una battaglia che metta al centro le questioni concrete che riguardano la vita dei cittadini e delle cittadine della città di Roma.
Invece, si è scelta un'altra strada, ossia la strada fumosa, la strada che spesso la politica - mi lasci dire, signora Ministra - percorre, che è quella di fare i grandi progetti e le grandi leggi, e fare tutto perché tutto resti uguale a prima. Una riforma che fondamentalmente - me lo lasci dire, anche perché è stato detto più volte praticamente da tutti i costituzionalisti che abbiamo ascoltato in Commissione - è una proposta che regge poco anche dal punto di vista funzionale.
Ci sono cose troppo poco chiare in questa proposta di legge. Intanto, non tiene conto di un piccolo elemento che vorrei sottoporre alla sua attenzione, ma certamente lei ne sarà già ampiamente informata. C'è un problema. Lei, signora Ministra, sa che negli ultimi anni 800.000 cittadini romani hanno lasciato la città per trasferirsi nella cosiddetta corona di Roma.
Cittadini che sono stati fondamentalmente espulsi dalla città per gli alti costi degli immobili, per gli alti costi degli affitti e che ovviamente si sono riversati verso la cosiddetta corona di Roma, perché in queste cittadine periferiche i costi immobiliari sono ancora oggi il 57 per cento in meno rispetto alla città. Ma queste 800.000 persone si sentono ancora cittadini di Roma. Lavorano a Roma, vengono a Roma a fare le spese, vengono a Roma per andare al cinema, per andare a vedere la partita; vengono a Roma per passeggiare. Si sentono ancora pienamente cittadini. E così, prima sono espulsi dalla città, che non ha saputo garantire loro il diritto di stare nel luogo dove sono nati e dove sono cresciuti, e poi vengono definitivamente cacciati da questa città che assume poteri legislativi limitatamente alla zona all'interno del raccordo anulare.
Io credo sia una scelta sbagliata anche perché credo sia ormai nella coscienza generale il fatto che ci sono le grandi questioni, le grandi opere che ovviamente caratterizzano le grandi aree metropolitane e che devono essere governate con efficienza. Ma tutte le grandi opere e le grandi questioni, che non riguardano la città di Roma, sono fuori dal raccordo anulare. Non interessa a Roma Capitale il modo in cui si gestiscono i principali nodi esterni all'area comunale, come gli aeroporti, il porto di Civitavecchia, la bretella Fiano-Valmontone - che ormai si trasforma in un potente asse della logistica -, il fatto che il polo di Amazon sia a Passo Corese e che il centro alimentare sia a Guidonia? Tanto per citarne alcuni, ma ce ne sarebbero molti altri. È del tutto evidente che queste questioni attengono alla gestione della grande area metropolitana di Roma. Invece voi che fate? Fate una proposta di legge che riguarda unicamente il comune di Roma, creando, peraltro, dal punto di vista istituzionale, un obbrobrio, perché avremo l'area metropolitana di Roma, il cui sindaco metropolitano è il sindaco della città di Roma; dentro la città di Roma ci sarà la nuova legislazione, messa in campo dall'assemblea capitolina, e nel resto dell'area metropolitana di Roma ci sarà invece la legislazione che continuerà a produrre il consiglio regionale, con il sindaco metropolitano che è il sindaco di Roma. Ma può funzionare una cosa come questa? Ditemi voi se può funzionare una cosa come questa. Ma neanche gli apprendisti stregoni… lasciatemelo dire.
Così come i cittadini romani eleggeranno l'assemblea capitolina, che avrà poteri legislativi sulle materie dell'articolo 117 e, contemporaneamente, eleggeranno anche i consiglieri regionali, che avranno competenza sulle stesse materie nel resto del Lazio. Ma vi sembra normale che il voto di un cittadino di Roma valga doppio? Non solo deciderà i legislatori dell'assemblea capitolina, che legifererà dentro il proprio comune, ma deciderà pure i consiglieri regionali che decideranno per il resto del Lazio. Francamente c'è un problema di rappresentanza, io ve lo vorrei far notare; umilmente ve lo vorrei far notare.
Questa riforma non funziona. Non è nell'interesse di Roma, perché nell'interesse di Roma c'è una legge ordinaria immediata che trasferisce competenze e risorse. Non è nell'interesse generale, perché crea un obbrobrio. Voi non ci dite che fine faranno i comuni della corona di Roma. Voi non ci dite che fine faranno i municipi di Roma. Voi non ci dite che fine farà la regione Lazio. Vogliamo fare una discussione che riguarda il riassetto delle istituzioni della nostra regione? Siamo pronti, ma dovete mettere in campo una proposta che funzioni, una proposta che sia equilibrata, perché così, cara Ministra, non ci siamo proprio. Non ci siamo. E credo che mettere le mani nella Costituzione come apprendisti stregoni ancora una volta, come avete fatto già in occasione della riforma della giustizia, francamente, come dire… . Almeno una lezione la dovreste aver capita: che quando si mettono le mani nella Costituzione, quantomeno le cose devono funzionare.
State creando un obbrobrio - dal punto di vista legislativo, dal punto di vista costituzionale e dal punto di vista delle istituzioni - rispetto al quale sarà difficile in qualche modo districarsi. Anche perché, mi lasci dire, già c'è tanto contenzioso sulle materie concorrenti tra le regioni e lo Stato e lei lo sa molto meglio di me, signora Ministra; adesso aggiungiamo anche il contenzioso su materie concorrenti tra la città, la regione e lo Stato. Francamente penso sia una cosa che ci dovremmo risparmiare. Anzi, come dicevo all'inizio, dovremmo riflettere su quella parte del Titolo V che determina, appunto, questo eccesso di contenzioso.
È una proposta di legge sbagliata che non affronta i problemi di Roma, è una proposta di legge che crea squilibrio. Per non parlare, signor Presidente, delle alchimie politiche rispetto alle quali siete effettivamente dei professionisti; ve lo devo dire.
L'emendamento 1.27, presentato dal Governo, che estende a tutte le città metropolitane la possibilità di avere ulteriori funzioni amministrative, è un contentino all'autonomia differenziata, è un contentino alla Lega - pure lei ha voluto rivendicare la sua esistenza in vita da questo punto di vista - e crea ulteriore confusione su questa legge, ancora di più. Allora, siccome sono sempre fiducioso rispetto al fatto che si possa sempre apprendere in tutti i momenti della nostra esistenza - e anche in politica è così, anche voi potete apprendere da quello che è accaduto negli ultimi giorni e nelle ultime ore -, penso che ci debba essere un momento di riflessione e occorra affrontare la questione di questa proposta di legge di riforma costituzionale con più attenzione, con più capacità, con più intelligenza e con più pazienza di quella che finora avete posto.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Trancassini. Ne ha facoltà.
PAOLO TRANCASSINI(FDI). Grazie, Presidente. Signor Ministro, onorevoli colleghi, cominciamo subito con una battuta - suo tramite, Presidente - al collega Zaratti, che sottolineava, nel suo su Roma, che, negli ultimi anni, da Roma sono andate via 800.000 persone per vivere altrove. Io direi che, considerando che Roma, negli ultimi anni, è stata amministrata dal PD o dal MoVimento 5 Stelle, sono troppi quelli che sono rimasti, considerando come si vive nella nostra amatissima città.
Siamo qui per un appuntamento importante: una proposta di legge che finalmente cerca di dare a Roma i poteri che spettano a una grande capitale per metterla in linea con tutte le altre capitali. Roma non è una città qualunque: oltre a essere la capitale d'Italia, è notoriamente la città più bella del mondo.
Suo tramite, Presidente, volevo dire al collega Silvestri - che si è domandato, anzi, affermativamente ha detto: “Roma non è pronta” - che Roma è pronta da 2.000 anni. Roma è stata la culla del diritto, oltre che la culla del cristianesimo; a Roma 2.000 anni fa c'erano i più grandi ingegneri, i più grandi architetti; a Roma 2.000 anni fa si facevano gli acquedotti. Quindi, Roma è pronta da 2.000 anni.
La domanda che, suo tramite faccio, al collega Silvestri è la seguente: siamo pronti noi alla grandezza di Roma? Siamo all'altezza? Questa classe politica è pronta a dare a Roma quello che Roma aspetta da 2.000 anni? Ecco, penso che questo sia un interrogativo che la politica seria si dovrebbe porre.
È una riforma che attendiamo da tanto tempo; tante sono le proposte in questa direzione. Anche qui mi permetta di sottolineare che abbiamo ascoltato il MoVimento 5 Stelle e AVS essere contrari a una riforma della Costituzione, a una legge costituzionale; peccato che il Partito Democratico ne abbia presentate due. È l'ennesima dimostrazione che il Campo largo funziona quando è “contro” qualcosa e non funziona quando deve essere “per” qualcosa.
E, quindi, perché finalmente approda in Aula? Perché si può fare? Si può fare perché è nel programma di questo Governo - questo Governo ha dimostrato di tener fede e considerare il programma una stella cometa - e, soprattutto, perché ha il coraggio di farlo. Potremmo dirlo con le parole di De Gregori: non bisogna aver paura di sbagliare un calcio di rigore, perché un giocatore - e un politico, dico - si vede dal coraggio. E questo Governo, il Presidente Meloni, lo ha dimostrato, lo dimostra oggi e lo dimostrerà domani, cercando di mettere in campo sempre quello che era previsto nel programma che gli italiani hanno votato, mandandoci a governare.
È, dunque, una riforma che darà più poteri a Roma, darà la possibilità a Roma di legiferare. Tra l'altro, questo provvedimento - mi dispiace che i colleghi dell'opposizione che mi hanno preceduto non l'abbiano sottolineato - nasce da una virtuosa forma di collaborazione fra il Governo, l'attuale sindaco di Roma, la regione, con l'interessamento anche del Quirinale. Io penso che questo debba essere un plauso, un metodo da seguire e, invece, addirittura, se non ricordo male, in Commissione, il MoVimento 5 Stelle, il collega Colucci, dichiarandosi contrario, denuncia - usa questo termine - un accordo politico tra comune, Governo e regione, senza il coinvolgimento del Parlamento. L'enfasi con cui si parla del comune di Roma e della regione Lazio è tale che è come se si fossero messi d'accordo con non si sa quale associazione, diciamo, illegale, come se si fossero messi d'accordo con mafia, camorra, . Io credo che il dialogo tra istituzioni sia doveroso. Ma la cosa bella è quando, poi, lui alla fine dice: senza coinvolgere il Parlamento. Mi dispiace che non sia presente, ma, per suo tramite, vorrei dire all'onorevole Colucci che siamo in Parlamento adesso e faremo quattro passaggi parlamentari. Visto che voleva essere coinvolto - mi si perdoni -, magari oggi poteva stare qui e parlare al posto del collega Silvestri o, comunque, essere più partecipe vista, appunto, la necessità di essere coinvolto.
Un altro aspetto, Presidente, che non viene sottolineato abbastanza è che noi con questa riforma, oltre a dare più poteri a Roma - il collega Silvestri si preoccupava dell'urbanistica, forse non sa quanto è lenta l'urbanistica al comune di Roma, quante istanze di condono dal 1987 sono ferme proprio per questa farraginosità della normativa -, in questo modo, a Roma diamo anche la possibilità di essere più veloce, con meno burocrazia, su temi importanti come il trasporto locale, la valorizzazione dei beni culturali, il commercio, l'artigianato, cioè una vera e propria rivoluzione per la nostra città.
Insomma, diciamo che è una riforma voluta da tutti, una riforma che mi auguro ci vedrà tutti dalla stessa parte, anche se cominciamo a registrare le prime non dico defezioni, però ho letto nei lavori della Commissione che il collega Morassut si lamentava che mancano le risorse: sino ad oggi, le risorse per Roma avvenute come colpi di tosse. Beh, se dobbiamo guardare all'ultimo periodo e dobbiamo stare sul tema della tosse, parliamo di un'asma cronica, perché questo Governo ha dato a Roma i 2,2 miliardi della Metro C, l'estinzione del debito commissariale, una serie di DPCM che hanno incrementato i soldi per il Giubileo: insomma, tra fondi diretti e garanzie pluriennali, stiamo parlando di circa 14 miliardi. Non sono, onorevole Morassut, dei colpi di tosse, in realtà sono dei colpi di amnesia degni del celebre smemorato di Collegno, visto che il collega Morassut si occupa normalmente di Roma. Ma, anche qua, poca memoria, e colgo l'occasione per rinfrescarla non soltanto a lui.
I soldi che sono stati spesi per il Giubileo, i cosiddetti fondi , signor Presidente - ed è facile andarlo a vedere perché risulta dagli atti parlamentari - sono stati impegnati per Roma solo e soltanto grazie al lavoro fatto in Commissione e in Aula da Fratelli d'Italia. Io ricordo perfettamente - lo ricorderà anche lei perché era con me in Commissione bilancio - che, nella prima stesura del PNRR, non c'era un euro per Roma, non era minimamente citata, e noi proponemmo un miliardo l'anno, le sei annualità. Noi proponemmo 6 miliardi per dare a Roma la dignità e i soldi che questa occasione - quella del PNRR - ci permetteva di cogliere. Non fu accettata la nostra proposta - ricordo che il Ministro dell'Economia che si occupava di vagliare le nostre proposte si chiamava Roberto Gualtieri, e non è un omonimo del sindaco di Roma, ma è la medesima persona, quindi il sindaco di Roma disse “no” a 6 miliardi per Roma proposti da Fratelli d'Italia -, cambiò il Governo e, alla fine, furono messi questi 500 milioni per Roma , che noi contestammo perché ci sembrava ingiusto che i soldi a Roma arrivassero per il Giubileo.
I soldi a Roma andavano dati in maniera più corposa perché è la capitale d'Italia, e non per altro motivo. Insomma, diciamo che il solito Partito Democratico è molto più bravo sulla teoria e molto più distratto sulla pratica.
Io mi auguro, Presidente, che su questa legge riusciremo ad essere tutti dalla stessa parte. Ricordo a me stesso che il sindaco di Roma, all'indomani di quando la legge è stata licenziata dal Governo e presentata in Parlamento, parlò di un momento storico e disse, appunto, che serviva un atteggiamento . Noi speriamo che su questo, almeno su questo, i nostri avversari non siano smemorati, come hanno dimostrato in passato.
Concludo, Presidente, con una frase che a me è piaciuta molto, che è di Monica Vitti, che dice: “È talmente sicura di sé, Roma, che non ha paura di niente. È lei che è eterna, mica noi”. Ecco, io penso che noi abbiamo l'obbligo di dare a Roma quello che Roma merita, proprio per questo suo essere una città speciale, una città unica al mondo, una città eterna .
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti della Scuola Ladina di Fassa, di San Giovanni di Fassa, in provincia di Trento, che partecipano oggi alla giornata di formazione a Palazzo Montecitorio . Sono presenti qui in tribuna, li ringraziamo per questo e gli auguriamo ovviamente ogni fortuna, precisando che sono presenti in Aula - oggi non è giornata di votazioni - soltanto i parlamentari interessati a svolgere i propri interventi sui provvedimenti all'ordine del giorno e, in questo caso, è presente anche il Ministro Elisabetta Casellati.
Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare, se lo ritiene, il relatore, deputato Paolo Barelli: rinuncia.
Ha facoltà di replicare il relatore, Marco Perissa: anche lui rinuncia.
Ha facoltà di replicare il Ministro per le Riforme istituzionali e la semplificazione normativa, senatrice Maria Elisabetta Alberti Casellati. Prego, la ascoltiamo.
MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI,. Grazie, Presidente. Intanto ringrazio tutti quelli che sono intervenuti, perché le loro osservazioni, chiaramente, arricchiscono il dibattito e sono sempre di stimolo forte ad una riflessione. Penso che su questa legge tutto si possa dire fuorché che non sia stata discussa, che non ci sia stata una discussione sul tema di Roma Capitale, insieme proprio alle opposizioni, tant'è che proprio nella legislazione precedente si era quasi arrivati ad una definizione di un testo, come hanno sottolineato nei loro interventi gli onorevoli Gentile e Trancassini. Ora, non ci sono più… io rispondo - volevo rispondere, risponderò perché questo rimanga a verbale - a quello che hanno osservato gli altri che sono intervenuti, portando alcune critiche a questo disegno di legge.
L'onorevole Silvestri afferma che l'attribuzione di competenze legislative per Roma Capitale avrebbe dovuto essere conferita con legge ordinaria e non con legge costituzionale. C'è nel ragionamento un errore tecnico, chiaramente. Il procedimento di revisione dell'articolo 114 avviato con questo disegno di legge costituzionale oggi all'esame dell'Aula non è superabile, perché, per attribuire a Roma Capitale competenze legislative, non si può giuridicamente utilizzare una legge ordinaria. È per questo che non capisco questa obiezione.
Il ricorso alla legge costituzionale si impone proprio perché l'attribuzione a Roma di poteri legislativi in una serie di materie che sono state puntualmente indicate apporta una deroga alla distribuzione delle competenze legislative tra Stato e regioni prevista proprio dall'articolo 117 della Costituzione e quindi richiede necessariamente che ci sia una revisione costituzionale. Ancora, sempre l'onorevole Silvestri osserva che l'emendamento del Governo attribuirebbe ulteriori funzioni ai comuni capoluogo delle città metropolitane e accosterebbe queste funzioni all'autonomia differenziata.
Davvero non c'è nulla di più errato, non è proprio così. L'emendamento governativo è volto a consentire un rafforzamento dei comuni capoluogo delle città metropolitane, valorizzando il ruolo istituzionale, assicurando una maggiore efficacia nell'esercizio delle funzioni pubbliche proprio in ragione delle speciali esigenze che sono connesse alla complessità demografica, economica e funzionale di questi territori. Con questa previsione si dà una concreta attuazione all'articolo 118 della Costituzione.
Questo articolo informa la distribuzione delle funzioni amministrative ai principi di sussidiarietà, adeguatezza e differenziazione e riconosce, quindi, la possibilità di attribuire funzioni diverse anche a enti che sono collocati sullo stesso livello di governo, in ragione della loro disomogeneità sul piano demografico, territoriale ed economico. Oltre che contrario a Costituzione, sarebbe del tutto irragionevole omologare i comuni attribuendo a tutti identici ruoli indipendentemente dalle loro dimensioni, indipendentemente dalle loro funzioni.
Si finirebbe per assegnare troppo poco a chi potrebbe adeguatamente svolgere molte più funzioni amministrative e troppo a chi non è in condizione di esercitarle in modo efficiente ed economico. Ancora, gli onorevoli Silvestri e Zaratti rilevano la mancanza di un quadro certo delle risorse finanziarie necessarie per esercitare le nuove funzioni. L'obiezione non coglie nel segno perché il disegno di legge in esame, nell'attribuire a Roma Capitale condizioni particolari di autonomia amministrativa e finanziaria, espressamente richiama, nelle sue disposizioni finali, l'articolo 119 della Costituzione. Questo articolo garantisce a tutti gli enti costitutivi della Repubblica il finanziamento integrale delle funzioni che vengono loro attribuite e indica precisamente anche le diverse modalità di reperimento delle risorse necessarie.
Ancora, l'onorevole Zaratti afferma che non è stato risolto il nodo dell'area metropolitana e che ci sarebbe una sorta di duplicazione delle legislazioni tra Roma Capitale e regione Lazio. Questo disegno di legge lascia volutamente aperta la questione dei confini entro cui Roma Capitale eserciterà le proprie competenze legislative e, in sostanza, rimette proprio la decisione alla legge ordinamentale rinforzata. Le diverse soluzioni praticabili saranno oggetto proprio di un confronto politico e parlamentare con gli attori coinvolti, che sono la città metropolitana e la regione Lazio.
Quanto poi alla denunciata duplicazione di due legislazioni nella medesima area geografica, non si tratta di un inedito costituzionale. Ricordo che nel territorio della regione Trentino-Alto Adige convivono armonicamente la legislazione regionale e quella delle due province di Trento e Bolzano. Osservo, inoltre, che la legislazione capitolina, essendo limitata a un ristretto novero di materie che riguardano specificità locali, non comprometterà il tessuto legislativo regionale, ma, anzi, inserirà puntuali deroghe a carattere locale a una disciplina regionale che continuerà, ovviamente, ad applicarsi per tutte le parti non espressamente derogate.
L'onorevole Zaratti ancora obietta che ci sarebbero problemi di rappresentanza perché i cittadini romani continuerebbero ad eleggere la maggioranza dei consiglieri regionali pur non essendo soggetti alla normativa regionale in alcune materie. Questa obiezione, sollevata sulla presunta sovrarappresentazione dei cittadini romani, è suggestiva, ma tecnicamente è fallace. In primo luogo, l'asimmetria denunciata esiste già nel nostro ordinamento: i cittadini delle regioni a statuto speciale votano per i rappresentanti in Parlamento, che legifera per l'intera Nazione e, al contempo, per i consiglieri regionali e provinciali, che possono approvare norme in deroga a quelle nazionali.
E nessuno mette in dubbio la legittimità di questo assetto, perché risponde ad esigenze funzionali specifiche, proprio come Roma Capitale per lo che le riconosce l'articolo 114 della Costituzione. Inoltre, sottrarre Roma a vincoli che sussistono a carico di tutti gli altri comuni della regione non significa dare più valore al voto dei romani, ma, più semplicemente, permettere alla capitale di affrontare, con poteri adeguati, problemi e sfide che non si pongono nel resto del territorio regionale.
Il consiglio regionale non viene esautorato: semplicemente, la legge regionale cede il passo alla regolazione capitolina su materie di interesse esclusivo dell'Urbe, in piena coerenza con il principio di differenziazione. Quindi, la legislazione regionale del Lazio resta, in definitiva, il quadro normativo generale di riferimento da applicare anche a Roma Capitale, che da tale quadro può discostarsi soltanto in specifiche e puntuali materie. Ancora l'onorevole Zaratti sostiene che ci sarebbe il rischio di aumento dei conflitti di attribuzione davanti alla Corte costituzionale.
Francamente, non vedo questo rischio. All'indomani della riforma costituzionale del Titolo V, effettivamente si è registrato un incremento della conflittualità, ma, dopo una non breve fase di assestamento, la giurisprudenza costituzionale si è ormai consolidata e ha perimetrato le competenze legislative rispettive di Stato e regioni in modo molto più preciso, con ciò contribuendo a ridurre drasticamente le occasioni di conflitto. Lo testimoniano i dati che sono stati riportati nell'ultima relazione annuale della Corte costituzionale, che evidenziano un solo conflitto di attribuzione Stato-regioni e un calo del 15,7 per cento delle impugnazioni di leggi statali e regionali.
Da ultimo, vorrei ricordare una cosa all'onorevole Zaratti, che purtroppo non è in Aula, che in questa legge non c'è alcuna lacerazione del tessuto costituzionale. I padri costituenti definivano la prima parte della Costituzione presbite, perché riguarda i principi e quindi guarda lontano, mentre definivano la seconda parte della Costituzione miope, perché doveva essere modificata in relazione a quelle che dovevano essere o che sarebbero state le condizioni, le trasformazioni politiche, sociali e ambientali. Ed è quello che stiamo cercando di fare: modernizzare il nostro Paese secondo lo spirito dei nostri padri costituenti .
PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dei disegni di legge di ratifica nn. 2589, 2591, 2759 e 2778.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2589: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica dell'Uzbekistan sulla cooperazione di polizia, fatto a Roma l'8 giugno 2023.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
La III Commissione (Affari esteri) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire, in sostituzione della relatrice, il deputato Paolo Formentini, vicepresidente della Commissione.
PAOLO FORMENTINI, . Grazie, Presidente. L'Accordo in esame, approvato dal Senato l'11 settembre scorso, ha lo scopo di rafforzare la cooperazione fra le Forze di polizia dell'Italia e dell'Uzbekistan, al fine di prevenire e contrastare la criminalità nelle sue varie forme e il terrorismo. Il testo regolamenta, in particolare, la collaborazione strategico-operativa tra gli omologhi organismi preposti all'ordine e alla sicurezza pubblica.
Composta di 15 articoli, l'intesa bilaterale individua le autorità competenti responsabili della sua attuazione: per l'Italia, nel Ministero dell'Interno-Dipartimento della pubblica sicurezza, e per la parte uzbeka, nel Ministero degli Affari interni-Dipartimento della cooperazione internazionale.
Tra i principali settori di cooperazione figurano il contrasto al crimine organizzato transnazionale, all'attività terroristica, ai reati contro la persona, alla produzione e al traffico illecito di stupefacenti, alla tratta di persone, al traffico illecito di armi, alla criminalità informatica e ai reati economici e finanziari. Tra le modalità di cooperazione vengono indicati lo scambio di informazioni su reati, gruppi criminali, latitanti, immigrazione irregolare, passaporti e altri documenti di viaggio, nonché sui reati di pedopornografia e sulla criminalità informatica. Si prevede anche lo svolgimento di analisi su reati di comune interesse, la condivisione di strumenti operativi e buone prassi, l'adozione di misure di coordinamento delle tecniche investigative e l'esecuzione delle richieste di assistenza e la cooperazione strategica.
I successivi articoli disciplinano i requisiti per le richieste di assistenza, le modalità di esecuzione di tali richieste, le condizioni che ne determinano il rifiuto e le modalità per assicurare la protezione dei dati. L'Accordo, inoltre, prevede la possibilità di riunioni, consultazioni e di costituire un Comitato congiunto e gruppi di lavoro.
Vengono poi stabilite le procedure per la ripartizione degli oneri finanziari tra le Parti e le modalità per la composizione di eventuali controversie interpretative o attuative del testo.
Le disposizioni dell'Accordo non pregiudicano altresì i diritti e gli obblighi delle Parti derivanti da altri trattati internazionali, di cui esse sono parte.
Quanto al disegno di legge di ratifica, esso si compone di quattro articoli. In particolare, l'articolo 3 quantifica gli oneri finanziari derivanti dall'attività di cooperazione in circa 92.000 euro annui, a decorrere dal 2025.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il rappresentante del Governo, se lo ritiene: rinuncia.
Non essendovi iscritti a parlare, dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali, avvertendo che non si darà luogo alle repliche.
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2591: Adesione al Protocollo emendativo della Convenzione relativa alle infrazioni e taluni altri atti commessi a bordo di aeromobili, fatto a Montréal il 4 aprile 2014.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
La III Commissione (Affari esteri) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire il relatore, deputato Simone Billi.
SIMONE BILLI, . Grazie, Presidente. Colleghi, il disegno di legge in esame, che è già stato approvato in Senato lo scorso settembre, reca l'adesione al Protocollo emendativo del 2014 della Convenzione sulle infrazioni e taluni altri atti commessi a bordo di aeromobili.
In premessa, è opportuno ricordare che tale Convenzione, fatta a Tokyo nel 1963, di cui attualmente fanno parte 187 Paesi, è stata redatta con l'obiettivo di contrastare gli atti di pirateria aerea, cercando di armonizzare le differenti legislazioni in materia e di individuare la giurisdizione dello Stato competente. La Convenzione è applicabile ai reati e a ogni altro atto che metta a repentaglio la sicurezza di persone o cose a bordo di aeromobili civili durante il volo.
La Convenzione riconosce specifiche funzioni al comandante dell'aeromobile su voli internazionali. Questi, infatti, può trattenere le persone nei cui confronti abbia ragionevoli motivi di ritenere che stiano commettendo o stiano per commettere un reato che possa interferire con la sicurezza delle persone o dei beni a bordo, ovvero che mettano a repentaglio il buon ordine e la disciplina del volo.
Dato l'intensificarsi dei comportamenti tali da compromettere la sicurezza dei voli dei passeggeri e dei beni trasportati, nel 2014 si è tenuta a Montréal la Conferenza diplomatica per l'approvazione del Protocollo modificativo in esame, a cui hanno aderito, ad oggi, 47 Paesi; il Protocollo è entrato in vigore nel gennaio 2020. Tra i suoi obiettivi principali figurano: l'estensione della giurisdizione, già riconosciuta allo Stato di immatricolazione degli aeromobili, allo Stato di appartenenza dell'operatore e allo Stato in cui avviene l'atterraggio; il riconoscimento della figura dell'addetto alla sicurezza del volo. Esso è composto da 20 articoli. Il Protocollo introduce una previsione di carattere generale secondo cui nessuna delle disposizioni della Convenzione può essere interpretata in maniera tale da autorizzare discriminazioni basate sulla nazionalità e sull'origine etnica, nonché sulla diversità di opinioni politiche o di genere. L'articolo quarto del Protocollo sostituisce l'articolo 3 della Convenzione, introducendo modifiche relative alla giurisdizione sui fatti che avvengono all'interno degli aeromobili, la giurisdizione dello Stato di atterraggio e quelle dello Stato dell'operatore.
Ulteriori disposizioni riguardano l'obbligo di consultazione tra gli Stati che intendano esercitare la propria giurisdizione rispetto al comportamento di un passeggero. Vengono altresì disciplinati i casi in cui il comandante, per garantire la sicurezza dell'aeromobile o delle persone a bordo, per mantenere l'ordine, possa consegnare una persona alle autorità competenti o farla sbarcare, nonché esigere l'assistenza dell'equipaggio o dei passeggeri. Ulteriori modifiche riguardano la figura dell'addetto alla sicurezza e l'esonero dalle responsabilità per azioni intraprese, prevedendo sanzioni in caso di aggressione fisica oppure di minaccia di aggressione contro un membro dell'equipaggio o di rifiuto di obbedire a un ordine legittimo impartito dal comandante dell'aeromobile. Alcune disposizioni riguardano l'obbligo, per gli Stati contraenti, di rispettare le norme di diritto internazionale pattizio, in particolare il diritto a un equo processo e a un giudice imparziale, nonché il diritto al risarcimento per danni subiti dal sospetto autore di illeciti che sia stato sbarcato dall'aeromobile.
Quanto al disegno di legge di ratifica, esso si compone di 4 articoli. In particolare, l'articolo 3 reca la clausola di invarianza finanziaria, per la quale, dall'attuazione della legge di autorizzazione alla ratifica, non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire, se lo ritiene, il rappresentante del Governo: si riserva di farlo.
Non essendovi iscritti a parlare, dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali, avvertendo che non si darà luogo alle repliche.
Il seguito del dibattito è, pertanto, rinviato ad altra seduta.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2759: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede per un impianto agrivoltaico a Santa Maria di Galeria, fatto a Roma il 31 luglio 2025.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
La III Commissione (Affari esteri) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire, in sostituzione del relatore, il deputato Paolo Formentini, Vicepresidente della Commissione.
PAOLO FORMENTINI, . Grazie, Presidente. In premessa, occorre sottolineare che l'Accordo in esame, approvato all'unanimità dal Senato il 7 gennaio scorso, è funzionale alla realizzazione dell'iniziativa avviata dalla Santa Sede nel giugno 2024 per la costruzione di un impianto agrivoltaico nella tenuta di proprietà del Vaticano, a Santa Maria di Galeria, nei pressi di Roma.
Al riguardo, ricordo che un impianto si definisce agrivoltaico quando la produzione di energia solare, tramite pannelli fotovoltaici, è integrata con le attività agricole e zootecniche.
L'Accordo è necessario alla definizione del quadro giuridico entro cui collocare tale iniziativa, oltre che a stabilire le modalità di costruzione dell'impianto, la sua connessione con la rete elettrica italiana e i rapporti tra i due Stati.
Il contesto normativo entro cui l'intesa si iscrive, oltre all'articolo 7 della Costituzione sui rapporti fra lo Stato e la Chiesa cattolica, è costituito dal Trattato del Laterano del 1929 e dall'Accordo bilaterale dell'ottobre 1951, relativo agli impianti radio che sono stati installati nella stessa tenuta vaticana di Santa Maria di Galeria.
La relazione illustrativa del provvedimento sottolinea che l'iniziativa è coerente con la partecipazione di entrambi gli Stati alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e all'Accordo di Parigi del 2015 sulla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra.
L'Accordo è composto da 5 articoli. L'articolo 1 prevede che all'impianto agrivoltaico e ad ogni altra infrastruttura connessa, di proprietà della Santa Sede, venga applicata la disciplina di cui agli articoli 15 e 16 dei Patti Lateranensi, in materia di immunità ed esenzioni tributarie. Lo stesso articolo, al paragrafo 2, esclude che gli impianti in questione possano godere di incentivi eventualmente accordati dalla legislazione italiana ad impianti della stessa natura.
L'articolo 2 prevede che l'energia elettrica prodotta in tale impianto sarà immessa nella rete elettrica italiana. Nei limiti della quantità di energia prodotta, lo Stato della Città del Vaticano avrà diritto di prelevare quanto occorre all'approvvigionamento della Città del Vaticano, degli immobili indicati negli articoli da 14 a 16 dei Patti Lateranensi, nonché degli enti e istituzioni collegati con la Santa Sede o facenti parte del bilancio consolidato della Santa Sede. Si prevede, altresì, che l'energia elettrica prodotta dall'impianto eccedente rispetto a tali esigenze di approvvigionamento resti nella disposizione dello Stato italiano.
L'articolo 3 stabilisce che le autorità dello Stato della Città del Vaticano adotteranno le soluzioni che, allo stato della scienza e della tecnologia, consentano di preservare l'uso agricolo del suolo, mantenere l'equilibrio idrogeologico dell'area, ridurre al minimo l'impatto ambientale e tutelare il patrimonio culturale, archeologico e paesaggistico.
È inoltre prevista l'istituzione di un organismo paritetico, composto da rappresentanti delle due parti, incaricato di assicurare la corretta applicazione dell'Accordo.
Da ultimo, gli articoli 4 e 5 disciplinano, rispettivamente, le modalità di risoluzione di dubbi interpretativi ed eventuali controversie applicative e i termini per l'entrata in vigore dell'Accordo.
Quanto al disegno di legge di ratifica, si compone di 5 articoli. In particolare, l'articolo 3 disciplina la composizione della delegazione italiana in seno all'organismo paritetico prevista dall'Accordo, mentre l'articolo 4 contiene una clausola di invarianza finanziaria.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il rappresentante del Governo, se lo ritiene: rinuncia.
Non essendovi iscritti a parlare dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali, avvertendo che non si darà luogo alle repliche.
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2778: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo degli Emirati Arabi Uniti di cooperazione nel settore della difesa, fatto a Roma il 24 febbraio 2025.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
La III Commissione (Affari esteri) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire il relatore, deputato Salvatore Caiata.
SALVATORE CAIATA, . Grazie, Presidente. Colleghi, Vice Ministro Cirielli, la ratifica del presente Accordo, siglato nel febbraio 2025, si inserisce oggi nel quadro dell'del conflitto in Medio Oriente, degli attacchi dell'Iran contro i Paesi del Golfo che minacciano la sicurezza regionale e globale.
Prima di entrare nel merito dell'Accordo, voglio ricordare che l'impegno dell'Italia a sostegno dei Paesi della regione si colloca, oltre che in un rapporto di amicizia profonda con questi Paesi, nel quadro di un più ampio sforzo posto in essere dall'Unione europea, sancito dalla Dichiarazione congiunta sottoscritta in esito alla riunione dei Ministri degli Esteri dell'Unione europea e dei Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo, svoltasi il 5 marzo scorso.
Nella Dichiarazione, pur ribadendo l'impegno al dialogo e alla diplomazia come mezzi per risolvere la crisi, si sottolinea il diritto dei Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo, ai sensi dell'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, di difendersi individualmente e collettivamente dagli attacchi armati dell'Iran, nonché l'importanza di salvaguardare lo spazio aereo regionale, le rotte marittime e la libertà di navigazione.
Venendo al contenuto dell'Accordo, è composto da un breve preambolo e da 14 articoli.
L'articolo 1 enuncia l'obiettivo, ossia fornire il quadro giuridico per la cooperazione e gli scambi tra le parti nel settore della difesa, su base di reciprocità e nel rispetto dei propri ordinamenti giuridici interni, degli impegni internazionali e, per l'Italia, degli obblighi derivanti dall'appartenenza all'Unione europea.
L'articolo 2 individua nei Ministeri della Difesa delle due parti le autorità competenti per l'attuazione dell'Accordo.
L'articolo 3 disciplina la formazione di un comitato congiunto per la cooperazione nell'ambito della difesa, composto da un ugual numero di rappresentanti per ciascuna parte e ne definisce le modalità di funzionamento e le competenze.
L'articolo 4 definisce le aree di cooperazione, tra le quali meritano di essere segnalate: la cooperazione industriale nell'ambito della difesa, inclusa l'attività di ricerca e sviluppo, l'importazione ed esportazione di equipaggiamento militare e supporto logistico integrato, sicurezza cibernetica, tecnologia, intelligenza artificiale e sistemi autonomi a controllo remoto, esercitazioni e formazione militare, servizi medici militari, operazioni umanitarie e di mantenimento della pace.
L'articolo 5 stabilisce le seguenti modalità di cooperazione: visite ufficiali e incontri bilaterali, scambio di conoscenze, competenze ed esperienze in ambito militare, frequentazione e partecipazione a corsi ed esercitazioni militari.
L'articolo 6 stabilisce che le parti dovranno rispettare i termini e le condizioni che discendono dai contratti conclusi nell'attuazione del presente Accordo.
L'articolo 7 regola gli aspetti finanziari relativi all'attuazione dell'Accordo e delle attività che ne discendono.
L'articolo 8 disciplina la tutela della proprietà intellettuale e del trattamento dei dati, stabilendo che le parti si impegnano ad attuare tutte le procedure necessarie per garantire la salvaguardia dei dati, compresi i brevetti scambiati o prodotti nell'ambito del presente accordo.
L'articolo 9 regola il trattamento di informazioni, documenti, materiali, atti e cose classificati, specificando che il loro trasferimento potrà avvenire solo attraverso canali intergovernativi diretti, approvati dalle rispettive autorità nazionali e che non potranno essere trasferiti a terzi senza l'assenso scritto della parte cedente.
L'articolo 10 stabilisce che il personale del Paese inviante rispetterà le leggi del Paese ospitante nel corso della propria permanenza e che quest'ultimo avrà il diritto di esercitare la propria giurisdizione nei confronti del personale militare e civile ospitato per le condotte commesse nel proprio territorio e ritenute punibili in base al proprio ordinamento.
Il presente articolo dispone, altresì, che la pena capitale e le altre sanzioni contrarie ai principi fondamentali del Paese inviante non possono essere irrogate e, se irrogate, il personale ospitato dovrà essere trasferito presso il Paese inviante, dove il giudizio verrà amministrato ed eseguito in accordo con le leggi e i regolamenti di quest'ultimo.
L'articolo 11 dispone che le parti rispetteranno le reciproche normative doganali e pagheranno tutte le tasse e gli oneri necessari durante il proprio passaggio o permanenza nei rispettivi territori.
L'articolo 12 prevede che ogni danno causato al Paese ospitante da un componente del personale del Paese inviante, durante le missioni o esercitazioni, sarà risarcito dal Paese inviante.
L'articolo 13 stabilisce che ogni disputa sull'interpretazione o sull'attuazione dell'Accordo debba obbligatoriamente risolversi con amichevoli consultazioni e negoziazioni tra le parti, senza il coinvolgimento di soggetti terzi, mentre l'articolo 14 contiene disposizioni in materia di entrata in vigore, durata e modalità di denuncia e cessazione dell'Accordo.
Quanto al disegno di legge di ratifica, esso si compone di quattro articoli. In particolare, l'articolo 3 dispone in merito agli oneri finanziari connessi all'organizzazione delle riunioni annuali del Comitato congiunto, pari a 15.093 euro annui, da sostenere ad anni alterni a decorrere dall'anno 2026.
Al comma 2 si precisa che dall'attuazione dell'Accordo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Pertanto, le amministrazioni competenti sono chiamate a svolgere le attività previste dall'intesa con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente. In conclusione, auspico una rapida ratifica dell'Accordo in esame, che può efficacemente contribuire alla sicurezza e alla stabilità della regione del Golfo, che sono a loro volta i pilastri fondamentali della stabilità dell'economia globale ed intrinsecamente legati alla sicurezza nazionale, europea e mondiale.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il rappresentante del Governo.
EDMONDO CIRIELLI,. Grazie al collega Caiata. Volevo condividere perfettamente il ragionamento che ha fatto.
Gli Emirati Arabi non sono semplicemente un Paese con cui abbiamo rilevanti e ingenti interessi economici, non soltanto legati agli idrocarburi, ma anche di collaborazione tecnologica e di importanti investimenti fatti dagli Emirati in Italia; un Paese che ha soprattutto una grande ammirazione e considerazione per l'Italia e dove vivono e lavorano decine di migliaia di italiani. Quindi, è anche un interesse prioritario dell'Italia garantire sicurezza e difesa a questo Paese. È un Accordo di cooperazione nella difesa finalizzato a un atteggiamento difensivo di un Paese che, peraltro, in questo momento, è vittima di una brutale, ingiustificata, illegale e anche indiscriminata aggressione, in violazione di tutte le norme internazionali, anche quelle legate al diritto bellico, perché l'Iran sta deliberatamente colpendo anche obiettivi civili. È, quindi, anche un dovere morale dare tutto il nostro sostegno, almeno come cooperazione difensiva e tecnologica, a questo Paese importante per l'Italia.
PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare, dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali, avvertendo che non si darà luogo alle repliche.
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
S. 1320 - Integrazione delle attività di interesse pubblico esercitate dall'Associazione della Croce Rossa italiana e revisione delle disposizioni in materia di Corpi dell'Associazione della Croce Rossa italiana ausiliari delle Forze armate. Delega al Governo per la revisione della disciplina del Corpo militare volontario e del Corpo delle infermiere volontarie dell'Associazione della Croce Rossa italiana ausiliari delle Forze armate e delega al Governo per la razionalizzazione, la semplificazione e il riassetto delle disposizioni in materia di ordinamento militare (Approvato dal Senato). (C. 2429)
: PADOVANI.
2.
Modifica dell'articolo 114 della Costituzione in materia di Roma Capitale. (C. 2564-A)
e delle abbinate proposte di legge: MORASSUT; BARELLI ed altri; MORASSUT; GIACHETTI e BOSCHI. (C. 278-514-1241-2001)
: BARELLI e PERISSA.
3.
S. 1503 - Ratifica ed esecuzione dell'Accordo concernente misure di solidarietà volte a garantire la sicurezza dell'approvvigionamento di gas tra il Governo della Repubblica Federale di Germania, il Governo della Confederazione Svizzera e il Governo della Repubblica Italiana, fatto a Berlino il 19 marzo 2024 (Approvato dal Senato). (C. 2592)
Relatrice: GRUPPIONI.
S. 1446 - Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica dell'Uzbekistan sulla cooperazione di polizia, fatto a Roma l'8 giugno 2023 (Approvato dal Senato). (C. 2589)
Relatrice: GRUPPIONI.
S. 1448 - Adesione al Protocollo emendativo della Convenzione relativa alle infrazioni e taluni altri atti commessi a bordo di aeromobili, fatto a Montréal il 4 aprile 2014 (Approvato dal Senato). (C. 2591)
: BILLI.
S. 1622 - Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede per un impianto agrivoltaico a Santa Maria di Galeria, fatto a Roma il 31 luglio 2025 (Approvato dal Senato). (C. 2759)
: LOPERFIDO.
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo degli Emirati Arabi Uniti di cooperazione nel settore della difesa, fatto a Roma il 24 febbraio 2025. (C. 2778)
: CAIATA.
4.