PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
RICCARDO ZUCCONI, legge il processo verbale della seduta del 13 marzo 2026.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
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PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 96, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
Prima di iniziare i nostri lavori, approfitto per salutare gli studenti e i docenti dell'Istituto comprensivo “Pietro Borrotzu”, di Nuoro, che assistono ai nostri lavori dalle tribune . Li ringraziamo e gli auguriamo ogni fortuna.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Marco Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Siamo qui a chiederle un'informativa urgente della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni perché - possiamo dirla così - ci sono voluti 15 milioni di “no” per fare le pulizie di primavera. Probabilmente tutto questo, questo ritardo, è legato al fatto che la Presidente è stata chiusa in un bunker a Palazzo Chigi. Non è uscita per mesi, se non per fare la sua apparizione in una bolla, quella del di Fedez.
Eppure questa vicenda ci racconta tanto, e lo dico anche a noi: quel referendum ha cambiato un pezzo di scenario di opinione pubblica perché, oggettivamente, la risposta è stata una risposta larghissima, larghissima. Credo che ognuno di noi possa dire che, quando la democrazia irrompe nella realtà, è un fatto positivo per tutti.
Questa è una bella giornata, ma non vorrei che queste pulizie di primavera, che hanno visto le dimissioni di Delmastro e di Giusi Bartolozzi, non ci ricordassero più che cosa è successo, e noi vogliamo dirlo, perché questa vicenda non può essere archiviata, come leggiamo sui giornali, come un caso sfortunato. Lo dico ai nostri colleghi: guardate, avete dipinto come sfortuna quel tentativo del Sottosegretario alla Giustizia di avere detto delle cose secretate al proprio compagno di casa, per poi sentirle qua, davanti a tutti. Lo dico perché, ancora oggi, quel Sottosegretario ci spiega quanto è importante il 41-. Peccato che sia stato l'unico politico ad avere violato il 41- a reti unificate. Incredibile!
Ma è stata sfortuna, come è sfortuna portare l'immondizia proprio nel momento in cui, nel suo capodanno, sparavano e lui non ha visto nulla, così come la scorta. Ecco, questa vicenda della scorta, tra l'altro, ci ricorda oggi che, essendo persone che combattono da sempre contro le mafie, tutto avevano visto e previsto tranne che… non è che è entrato nel locale sbagliato… Lo dico a un romano, no? Lui frequentava il “Baffo” e sapeva benissimo che quel luogo aveva una storia. Perché, se non è così, Presidente, quel Sottosegretario ha fatto affari con una diciottenne che lui stesso dice di non conoscere. E oggi, di nuovo, mente: mente all'opinione pubblica dicendo che, quando è stato arrestato, lui ha interrotto i rapporti. Falso!
Era stato arrestato nel 2020. Lo dico, ma è possibile che nessun apparato dello Stato, non uno, abbia detto al Sottosegretario alla Giustizia, che fa l'avvocato, l'avvocato penalista, che stava entrando in affari con un prestanome del clan Senese? È possibile tutto questo? Lo dico a Giorgia Meloni, il clan Senese! Eppure lei sa quanto è importante stare distante, non mischiare le biografie con chi fa affari con le mafie. Qui non c'entra nulla l'opportunità, qui non c'entra nulla l'opportunità! È incredibile! Con le mafie non si fanno affari, non si chiedono voti, e questa vicenda è una vicenda che puzza.
E guardate, ve lo dico, non ci concentriamo sui 5.000 euro, che voi, tra l'altro, avete reso legali; avete portato voi da 1000 a 5.000 euro quel tipo di transazione. Mi faccia finire, perché la vicenda Bartolozzi ce ne ricorda altre e ci ricorda anche il monito di Giorgia Meloni. Ho finito. Ma come è possibile che la Presidente del Consiglio, che ha le deleghe, sia lei a fare verso una sua Ministra, che non si è ancora dimessa? A chi sta facendo quella ? Quale impedimento ha? Ha dovuto aspettare 15 milioni di “no” per fare quelle pulizie. Avrebbe dovuto, con disciplina e onore, arrivare in questa Camera e dare lei un'informativa e spiegare perché, con disciplina e onore, bisognerebbe andare avanti nell'interesse del Paese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Chiara Braga. Ne ha facoltà.
CHIARA BRAGA(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Intervengo per unirmi alla richiesta di un'informativa urgente della Presidente Meloni in quest'Aula. Presidente, lei non può continuare a far finta di niente, non può fischiettare come gli uccellini nel suo video -esito referendum. Quello che è successo in questi giorni, quei 15 milioni di elettori, quel risultato al referendum, segna una dura sconfitta per il suo Governo. Ma, come abbiamo preso atto nelle decisioni che ieri ha assunto, nelle dimissioni tardive del Sottosegretario e della capo di Gabinetto del Ministro Nordio, questa situazione ci mette davanti ad una crisi politica evidente, e lei ha il dovere di venire in Aula a confrontarsi con il Parlamento e con il Paese di fronte a questa situazione
Guardi, non possiamo accontentarci di quelle dimissioni, che sono tardive, che lei ha sentito il bisogno di chiedere e di pretendere solo dopo l'esito del referendum. Lei li ha difesi fino all'ultimo, ha evocato manine, complotti, li ha coperti nel loro operato, così come il Ministro Nordio, e ha deciso di farlo all'esito del referendum. Ma questa pulizia non è solo tardiva, è anche sospetta, perché non si capisce per quali motivi lei non ha sentito il dovere di rimuovere da quell'incarico, prima dell'esito del referendum, prima che potesse attribuire e scaricare su di loro la colpa di un suo fallimento su questa riforma costituzionale, due figure che non da oggi erano indegne di ricoprire quel ruolo.
Il Sottosegretario Delmastro non è solo quello che si è reso protagonista in questi giorni di una vicenda assurda, facendo - da Sottosegretario alla Giustizia - affari con persone legate a prestanomi vicini al clan della camorra Senese. No, è anche quello - lo ricordiamo - che pensava che i detenuti non potessero respirare, quello che ha reso note delle informazioni riservate per colpire strumentalmente alcuni componenti dell'opposizione. E lei lo ha difeso sempre e ha pensato che potesse rappresentare il suo Governo fino a ieri.
La capo di Gabinetto di Nordio non è solo quella che evocava operazioni di pulizia nella magistratura, che la considerava un plotone di esecuzione: è anche quella che ha svolto il ruolo di facente funzioni al Ministero della Giustizia, che ha reso possibile il rimpatrio di uno stupratore come Almasri . Lei ha pensato che potessero rappresentare il suo Governo e il nostro Paese fino a ieri. Abbiamo dovuto aspettare fino a ieri per le dimissioni, ma non ve la cavate così. Non si può ripulire la coscienza in questo modo e non si può ripulire la coscienza neanche con quella dichiarazione in cui chiede a una sua Ministra di assumere un comportamento per difendere le istituzioni.
Io lo voglio ricordare in quest'Aula: la Ministra Santanche' è stata salvata dal suo Governo e dalla sua maggioranza per due volte. Lei ha respinto - e la sua maggioranza lo ha fatto - una mozione di sfiducia per la gravità dei comportamenti della Ministra Santanche' nell'aprile del 2024 e nel marzo del 2025, e adesso non è nemmeno in grado di ottenere le dimissioni di un suo Ministro di cui lei dichiara di non avere più la fiducia .
Questa situazione non può passare sotto silenzio. Si deve assumere fino in fondo la responsabilità di quella sconfitta sul referendum, del fallimento del vostro disegno sulle riforme. Vi avvisiamo, guardate, in merito alle forzature che, anche ieri, non avete avuto vergogna di fare, incardinando una legge elettorale come se niente fosse, pensando, ancora una volta, che quei voti - quelli del referendum - potessero essere ignorati e che il rapporto diverso dentro il Parlamento su un tema così importante potesse essere, in qualche modo, scavalcato dall'ennesima forzatura parlamentare. Però, guardi, Presidente, c'è un altro motivo per cui noi chiediamo alla Presidente Meloni di venire qui in Aula e, forse, è ancora quello più importante, perché lei ha fallito sulle riforme, ma non può continuare a sottrarsi nel dare risposte ai problemi concreti, alle priorità dei cittadini e delle cittadine italiani: dal caro carburanti ai costi dell'energia, ai salari che non crescono, alle liste d'attesa in sanità che non si riducono.
Lei ci deve dire come intende governare questo Paese, come intende dare le risposte ai problemi che avete ignorato in questi tre anni - che avete pensato di poter coprire con quella pessima riforma costituzionale su cui 14 milioni di elettori vi hanno detto “no” -, e venire qui e assumersi le responsabilità di fronte a questo Parlamento e a questo Paese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sullo stesso argomento, il deputato Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Ma davvero la Presidente Meloni e la maggioranza pensano di cavarsela così? Pensa di cavarsela mandando avanti gli altri, perché lei ha il coraggio con la faccia degli altri? Pensate, come maggioranza, di coprire il sistema di potere che avete messo in piedi in questi anni facendo dimettere Delmastro, Bartolozzi e Santanche' e chiudere lì la partita? Noi sappiamo perfettamente che, se al referendum avesse vinto il “sì”, questa gente sarebbe ancora al loro posto . Non avreste mai tolto da quegli scranni questa gente! Questa gente non la sta dimissionando la Meloni, l'hanno dimissionata gli italiani e le italiane .
Infatti, se pensiamo che sia normale che un Sottosegretario alla Giustizia faccia una società con una famiglia che è prestanome di un clan di camorra, santo cielo, ma dove viviamo? Ma d'altronde è un film già visto, perché poi, vedete, nella storia i nipotini dei fascisti riprendono quello che facevano i fascisti. I fascisti, quando arrivano al potere… poi prendono le mafie, le camorre e hanno questi legami strani. Da tempo è un film già visto, quindi non è nulla di sorprendente. E sono gli stessi che in Commissione antimafia hanno il coraggio di dire qualcosa a persone, come Federico Cafiero De Raho , che l'hanno combattuta davvero la mafia. E avete il coraggio di strumentalizzare Borsellino e Falcone . Siete tutto questo. E adesso vediamo la sceneggiata con la Ministra Santanchè. Sono tre anni che vi diciamo che è indecente avere una Ministra che si sospetta abbia fatto una truffa per il COVID. Voi state facendo un canaio con la Commissione d'inchiesta COVID; l'unica truffa che si è scoperta è quella della Ministra Santanchè e state continuando a fare... ma lo sapete perché fate il canaio? Perché voi pensavate, con quella Commissione d'inchiesta, di trovare qualcosa, perché per voi era impossibile che chi gestisse in quel momento il potere e i fondi fosse limpido e specchiato . Per voi è una cosa impensabile, per la vostra . Pensavate di trovar qualcosa e invece ce l'avete in casa.
E, dopo una campagna elettorale nella quale il Ministro Nordio - il Ministro Nordio, a proposito di prestanomi, è il prestanome della Meloni in questa riforma e infatti noi vogliamo che venga lei - il Ministro Nordio, che prende un elicottero della Guardia di finanza per andare a fare campagna elettorale… fate una mancetta di venti giorni per tagliare le accise, tagliando su cosa? Sulla sanità , sull'università, sull'istruzione, sulla ricerca.
Eppure, non è bastato neanche questo e adesso voi pensate con tre dimissioni di cavarvela? Siete un sistema. Un sistema che parte dall'editore deputato, nostro collega, Angelucci, che usa i giornali come clava ed è nostro collega e non si vede mai. E oggi cosa titolano? Perché poi, alla fine, il razzismo e il classismo vengono sempre fuori. “Ah, è il Sud! Il Sud”! Sempre con questo tono sprezzante nei confronti del Sud, quando non vota come volete voi. Il sistema, con il Sottosegretario alla Sanità, Gemmato, che fa affari con le cliniche private … Siete sistema.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). E la cosa bellissima è che vi hanno detto “no” quei giovani ragazzi e quelle giovani ragazze che avete insultato, denigrato, chiamati nullafacenti e chiamati violenti, che sono scesi nelle piazze e da lì hanno cominciato a dire “no”; e voi li avete guardati con disprezzo e con sufficienza. Quei ragazzi - dopo i megafoni - hanno preso in mano la matita e hanno detto “no” a tutti . Ed è solo l'inizio, perché è un “no”...
PRESIDENTE. La ringrazio.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). ...al vostro sistema di potere, al vostro sistema di riarmo, al vostro sistema di privatizzazioni dei beni comuni .
PRESIDENTE. Deve concludere.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). È solo il primo “no” .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Richetti. Ne ha facoltà.
MATTEO RICHETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Nell'associarmi alle richieste dei colleghi vorrei fare tre riflessioni. La prima è che dobbiamo togliere dall'imbarazzo questa istituzione e le istituzioni repubblicane. Io ho poca esperienza, ma un po' di più di qualche collega più giovane e non ricordo un momento, negli ultimi 15 anni, nel quale le opposizioni devono dare una mano alla Presidente del Consiglio per liberarsi di una Ministra che non sappiamo più dove mettere .
Oggi abbiamo presentato congiuntamente una mozione di sfiducia per assecondare una richiesta che ieri sera formalmente Palazzo Chigi ha fatto alla Ministra. C'è un risvolto di tutto ciò che sta accadendo, Presidente, che non troverà una risposta: ma perché tutto questo accade il giorno dopo il referendum? Queste cose erano inopportune il giorno prima , la settimana prima, il mese prima del referendum. Ma che c'entra un dato enorme, che non ha nulla a che fare col garantismo e col fatto che tutti sono innocenti fino al terzo grado di giudizio… sono tre situazioni di una inopportunità così macroscopica che non averle affrontate ha, questo sì, procurato un danno anche a chi aveva, all'interno dell'opposizione, idee diverse, posizioni diverse. Abbiamo sostenuto, di fronte al tema della separazione delle carriere, scelte diverse. Ma quello che non è accettabile è che il Governo ancora per un minuto tenga il Paese e il Parlamento in questa situazione.
E le dirò di più. Noi abbiamo sospeso la dinamica parlamentare in occasione dell'appuntamento referendario, dove discutevamo di tavolo urgente per affrontare il conflitto in Medio Oriente, di tavolo urgente per affrontare la situazione economica delle famiglie italiane, fatta di bollette, rincari e pieno di benzina, ma la Presidente del Consiglio deve venire in Aula a spiegare ciò che sta accadendo nel Governo e a dirci cosa intenda fare nei prossimi dieci mesi, che sono quelli che restano prima dell'avvio della campagna elettorale. Perché se pensa di fare, come dei provvedimenti, la legge elettorale, beh, allora lo spieghiamo alle famiglie e alle imprese italiane che per altri dieci mesi non avranno nessuno che si occupi dei problemi che quotidianamente devono affrontare .
Si chiama Esecutivo perché fa qualcosa. E il fare qualcosa non può essere sistematicamente ciò che è prerogativa del Parlamento. Perché la modifica della Costituzione - abbiamo provato a spiegarvelo - era prerogativa del Parlamento; perché la legge elettorale - stiamo provando a spiegarvelo - è prerogativa del Parlamento e il Governo dovrebbe occuparsi delle imprese, delle famiglie, dei giovani, delle donne e dei salari che non stanno reggendo alla situazione internazionale.
Allora, è bene che la Meloni venga in Aula, per un periodo congruo, a spiegarci che accade nel Governo e cosa intende fare per il Paese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Magi. Ne ha facoltà.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Noi ci associamo alla richiesta dei colleghi di un'informativa urgente della Presidente Meloni perché in queste ore stanno accadendo cose incredibili. La Presidente Meloni ha tentato di sfiduciare un proprio Ministro, ma, di fatto, il Ministro al momento ha sfiduciato la Presidente Meloni. La Presidente Meloni, nelle ore di ieri, ha fatto rotolare alcune teste, ma a noi sembra che sia il Governo italiano, il Governo Meloni, ad aver cominciato inesorabilmente a rotolare.
Allora, di fronte alla situazione degli impegni nazionali e internazionali che abbiamo davanti, non è accettabile questa mancanza di compattezza politica e anche una lesione nella collegialità del Governo. Ci aspettiamo ovviamente che già nei prossimi minuti vi sia, da parte della Presidente Meloni, un chiarimento, un impegno a venire solennemente di fronte al Parlamento. La Presidente Meloni non lo fa con piacere, ma ci sono situazioni - e questa è una di quelle - nelle quali non si può rinunciare, come direbbe lei, a metterci la faccia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). La ringrazio, signor Presidente. Formalmente il Presidente del Consiglio dei ministri in Italia è il Capo del Governo, è responsabile di indirizzare la politica generale, di mantenere l'unità amministrativa e di coordinare l'attività dei Ministri; è nominato dal Presidente della Repubblica, dirige il Consiglio dei ministri, controfirma gli atti di Stato e rappresenta il Governo nei rapporti con il Parlamento. Ora, questa è una formalità. Ma, signor Presidente, la sensazione che si ha è che ormai abbiamo smarrito anche le regole minime della politica, quelle che tendenzialmente ci hanno sempre accompagnato, perché, al di là della forma, penso che la Presidente del Consiglio avrebbe dovuto sentire l'esigenza, essa stessa, non sollecitata dalle opposizioni, di venire in Parlamento, lì dove ci sono le opposizioni, ma c'è anche la maggioranza… scusate, non è che potreste spostarvi di cinque centimetri? Grazie.
Lei avrebbe dovuto sentire l'esigenza di venire in Parlamento, perché questo è il Parlamento, è il luogo nel quale il Governo si confronta con la volontà popolare e con gli eletti. Si ha anche la sensazione che la Presidente, in qualche modo, stia sfuggendo a un'immagine che ha sempre voluto trasmettere al Paese, ossia quella di una donna forte, di una donna che non scappa, di una donna che si assume la responsabilità delle sue decisioni. Come fa a non venire in Parlamento a spiegarci quello che è accaduto in queste ore? Tuttavia, vorrei fosse chiaro che quello che è accaduto in queste ore - per quanto ci riguarda, Presidente - è il fatto di tre fattispecie diverse: le dimissioni della capo di Gabinetto del Ministero della Giustizia sono assolutamente tardive; vorrei segnalare che, in quest'Aula, soltanto qualche settimana fa, dopo le dichiarazioni della capo di Gabinetto in campagna elettorale, tutti abbiamo chiesto le sue dimissioni e, quando abbiamo letto che il Ministro della Giustizia pensava di aver risolto, al suo interno, il problema, gli abbiamo spiegato che questo non sarebbe mai potuto accadere e che le dimissioni sarebbero state chieste, in quest'Aula, per il comportamento scellerato del capo di Gabinetto in campagna elettorale, in relazione, per essere chiari, per quanto ci riguarda, alle sue affermazioni, riguardo alla campagna elettorale e le scelte politiche.
Per quanto riguarda il Sottosegretario Delmastro, per quanto mi riguarda, ho chiesto le dimissioni del Sottosegretario Delmastro, in tempi non sospetti, per la sua incapacità nella gestione della delega che ha avuto al sistema carcerario, per il cinismo con il quale si è comportato nei confronti dei problemi drammatici che si verificano nelle carceri; ragioni politiche per le quali, per quanto ci riguarda, tardive sono anche le dimissioni del Sottosegretario Delmastro.
La terza fattispecie, che è un po' più surreale, è quella della Ministra Santanche', perché continuo a essere convinto, Presidente, colleghi di destra e di sinistra, che la politica dovrebbe pretendere, al di là delle scelte di opportunità che sono personali, che non si possano chiedere le dimissioni di qualcuno che è soltanto indagato, di qualcuno che, magari, emerge per una fotografia o non so per cos'altro. Penso al collega Lupi, a qualcuno che era stato soltanto intercettato, a suo tempo cose che si sono risolte con piena assoluzione, ma il Ministro Lupi si dovette dimettere, perché questo è l'andazzo di questa politica e temo che questo referendum, così com'è andato, non ci aiuterà a superare queste anomalie.
Se noi abbiamo difeso il diritto della onorevole Santanche' di continuare a fare il Ministro, perché era solo indagata, e adesso ci troviamo con la Presidente del Consiglio che chiede le dimissioni della Ministra Santanche', mi lasci anche dire, Presidente, in un modo surreale, il Presidente del Consiglio ci fa sapere attraverso i attraverso i comunicati stampa, che chiede le dimissioni della Santanche': ma dove sono finite anche le regole della politica e anche della dignità? È chiaro che, a questo punto, se è la Presidente che chiede le dimissioni della Ministra Santanche', ovviamente, voteremo a favore della mozione di sfiducia - che abbiamo anche firmato - nei confronti della Ministra Santanche'. Se non ha più la fiducia neanche della Presidente del Consiglio, di cosa parliamo?
Chiudo, semplicemente, Presidente, dicendo che queste sono ragioni, per quanto ci riguarda, tutte politiche per le quali chiediamo e pretendiamo che sia la Presidente del Consiglio a spiegarci le ragioni e le motivazioni di tutto quello che è successo. Personalmente - ho concluso, Presidente -, mi lasci dire anche che, siccome io penso che la politica, purtroppo, non riservi più neanche marginalmente uno spazio all'umanità, vorrei dire che, dal punto di vista umano, mi dispiace che si sia arrivati a questo punto…
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). …mi dispiace soprattutto nei confronti del Sottosegretario Delmastro e mi dispiace proprio perché il Sottosegretario Delmastro, nella sua attività politica, nei confronti dei più deboli non ha mai saputo dimostrare un filo di umanità .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, su altro argomento, il deputato Barbagallo. Ne ha facoltà.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Grazie, Presidente. La scorsa settimana, diversi quotidiani hanno riportato la notizia di un drone partito…
PRESIDENTE. Aspetti, scusi, deputato Barbagallo. C'è un altro intervento sull'argomento precedente…
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Prego, Presidente.
PRESIDENTE. …se mi consente, la riprendiamo tra breve.
Ha chiesto di parlare, sempre sull'ordine lavori e sul precedente argomento, per una richiesta di informativa urgente al Presidente del Consiglio, il deputato Galeazzo Bignami. Prego.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Grazie, Presidente. Mi scuso anche con l'onorevole Barbagallo, perché forse ho tardivamente alzato la mano e, quindi, ringrazio lei, Presidente, ma anche l'onorevole per aver concesso l'intervento.
Oggi festeggiamo, credo, la duecentesima richiesta di informativa urgente che deve essere resa dalla Presidente del Consiglio su richiesta delle opposizioni e credo che già questo qualifichi qual è l'intensità con cui viene richiesta la stessa, ma non mi sottraggo ai temi di merito toccati dai colleghi, che credo, sommariamente, si possono distinguere in due capitoli. Il primo è quello referendario.
Io capisco che, per chi è abituato a non fare ciò che promette nel programma elettorale e per il fatto che viene fatto … Presidente…
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). …noi abbiamo ascoltato con tanta attenzione…
PRESIDENTE. Chiedo scusa, deputato Bignami.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Scusi, scusi…
PRESIDENTE. Il collega Bignami conosce il Regolamento meglio di noi quindi, sa che, nel corso dei minuti a sua disposizione, dovrà dichiarare se sia favorevole o contrario alla richiesta di informativa. Posto che già gli abbiamo dato la parola sulla richiesta di informativa… quindi, deputato Bignami, prosegua.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Grazie, Presidente. Mi sembrava, nell' in cui ironizzavo sul fatto che si tratta della richiesta numero 200 di informativa, che fosse sotteso il fatto che non aderiamo alla stessa; ma capiamo che, per alcuni, sia necessario esprimere …
Però, Presidente, io chiedo una cortesia ai colleghi dell'opposizione. Capiamo che siete abituati a usare altro metodo; però, se potessi svolgere il mio intervento, visto che avete detto che la maggioranza deve far sentire la sua voce , per quanto riguarda Fratelli d'Italia, evidentemente, vorrei dire cosa ne pensiamo.
Chiedo, Presidente, se sia possibile recuperare questo tempo perché credo anche che i temi affrontati dai colleghi di minoranza siano suddivisibili in due capitoli. Il primo è il referendum. Io mi rendo conto che per chi è abituato a chiedere i voti su cose che poi non vengono fatte, a governare quando nessuno lo vuole, a essere fautori di una riforma che è stata inserita nel programma elettorale, che è stata votata in questo Parlamento e ad aver chiesto noi che gli italiani si esprimessero, per voi potrebbe essere una sconfitta. Per noi non è una sconfitta perché nel momento in cui gli italiani si esprimono …
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). …nel momento in cui gli italiani si esprimono, per noi è sempre una vittoria !
Ora, il fatto che voi siete abituati ad andare al Governo quando nessuno vi vota rende questa, probabilmente, una cosa singolare; ma noi siamo orgogliosi di aver portato al voto un punto del nostro programma elettorale su cui gli italiani ci avevano dato fiducia ed era doveroso che noi dessimo la parola agli italiani. Non accettiamo lezioni di democrazia .
PRESIDENTE. Dovete fare silenzio. I colleghi di questa parte dell'emiciclo hanno avuto la possibilità di esprimersi. Adesso sta parlando il deputato Bignami e l'Aula lo deve ascoltare.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Presidente, se si innervosiscono per quello che ho detto adesso, figuriamoci per quello che dirò adesso, perché nel momento in cui noi dobbiamo sentire qualcuno impartirci lezioni sulla lotta alla mafia, qualche elemento mi sento di puntualizzarlo. Infatti, vedete, qualcuno ha evocato la nostra storia. Lo dico con molta franchezza: chi vi parla militava nel FUAN, esattamente come Paolo Borsellino anni prima e noi rivendichiamo, con orgoglio, la storia, le tradizioni e le radici di quell'impegno politico! Noi non abbiamo mai attaccato Giovanni Falcone, non lo abbiamo mai esposto al ludibrio ! E se qualcuno si preoccupa del fatto che un Sottosegretario sia andato in un locale e non abbia verificato, omettendo i dovuti controlli, secondo loro, si chiedesse perché il procuratore antimafia che siede lì abbia omesso di controllare quando veniva letteralmente svuotata la banca dati dell'Antimafia! Nella migliore delle ipotesi, era distratto! Nella peggiore… eh, insomma, ci siamo capiti. Non accettiamo lezioni da chi fa il fiancheggiatore di chi prende a martellate i poliziotti o da chi ha candidato chi magari veniva indagato e condannato per tanti reati. E non accettiamo lezioni da chi è andato a inchinarsi ai mafiosi passando davanti alle loro celle, mentre andava da CospitoAdesso vieni qua e lo ripeti!“Vergognati!”. Ce lo dite o no che cosa andavate a fare lì?
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Prendevate indicazioni? Facevate due chiacchiere? Che fine ha fatto la sinistra di Pio La Torre, di Peppino Impastato? Eccola quella che è diventata la sinistra in Italia.
Noi rivendichiamo con orgoglio la nostra capacità e il nostro impegno politico e non abbiamo paura del confronto con gli italiani, perché la nostra cifra e la vostra cagnara dimostrano quanto per voi sia un problema accettare il dibattito democratico. Se voi aveste un po' della moralità che ha dimostrato Giorgia Meloni , un po' della schiena dritta che ha dimostrato…
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). …Giorgia Meloni, un po' della serietà …
PRESIDENTE. Dovete fare silenzio!
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). …forse, forse, ci risparmiereste qualche parola.
Prendo poi atto che qui qualcuno evoca le dimissioni, quando ieri “Capitan Coraggio” Conte diceva: “mica vorrà dimettersi eh, per carità del Signore”.
A proposito, vorrei dire una cosa…
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). …visto che l'altra volta qualcuno ha detto che noi chiamiamo in accusa il commissario Arcuri sulla vicenda del COVID, no, noi non chiamiamo in accusa il commissario Arcuri, noi chiamiamo in accusa Giuseppe Conte e vogliamo che renda quello che sa in Commissione COVID.
PRESIDENTE. La ringrazio.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Si dimetta lui, come hanno fatto altri; e dicano che cosa è successo .
PRESIDENTE. Deputato Barelli, lei ha chiesto di parlare o abbiamo interpretato male il suo gesto? Benissimo. Su questa richiesta di informativa…
Ha chiesto di parlare, per richiamo al Regolamento, il deputato Fornaro. Ne ha facoltà. Poi, torniamo a Barbagallo.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Siccome non è la prima volta… allora un conto è la dialettica, anche dura, un conto è accusare colleghi “Falla finita!” …
PRESIDENTE. Colleghi … Prosegua, deputato Fornaro … Vogliamo ascoltare il deputato Fornaro.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Articolo 8, comma 1, signor Presidente. Allora, credo che la dialettica in quest'Aula possa arrivare anche a scontri verbali molto duri e i resoconti delle legislature, anche precedenti, ne sono testimonianze, però lei, Presidente, ha un dovere: il dovere che questa dialettica non superi certi livelli.
Non è la prima volta che da quei banchi ci si riferisce - in particolare, da ultimo, il capogruppo Bignami - accusando di essersi inchinati ai mafiosi con riferimento a una visita di colleghi del Partito Democratico, fatta nel pieno esercizio delle prerogative parlamentari, a norma di legge Lei questo non lo può consentire, lei deve fermare queste parole e stigmatizzarle. È una questione di dignità di questo Parlamento. C'è un limite a tutto .
PRESIDENTE. Prima di passare la parola al deputato Barbagallo, salutiamo studenti e insegnanti dell'Istituto di istruzione superiore “Enrico De Nicola” di Piove di Sacco, in provincia di Padova, che sono presenti in tribuna ad assistere ai nostri lavori. Li ringraziamo per la loro presenza e gli auguriamo ogni fortuna .
Ha chiesto di parlare, per richiamo al Regolamento, il deputato Silvestri. Ne ha facoltà.
FRANCESCO SILVESTRI(M5S). Grazie, Presidente. Sarò molto breve, Presidente. Intanto mettetevi d'accordo in Presidenza, perché se ogni volta un Vicepresidente ci dice che dobbiamo dire subito chi convochiamo, chi non convochiamo e l'altro è a margine, insomma, mi sembra di capire che qui, in base al lato del Parlamento che chiede l'informativa, poi si prendano in Presidenza delle decisioni… quindi io non vi chiedo di fare una cosa o un'altra, ma fatene una, non ne fate tre in base a chi ve la chiede. Primo punto. Secondo punto: io sto vedendo in questo momento una serie di attività del centrodestra per deviare l'attenzione. Adesso il capogruppo Bignami ne ha fatta una… Non rispondiamo sulla questione di Borsellino, vi hanno già risposto da Palermo. Vi hanno già risposto da Palermo con il referendum sulla vostra propaganda su Borsellino . Vi hanno risposto nelle urne.
Altra cosa: un aspetto personale, non so quanto c'entri con il richiamo al Regolamento.
PRESIDENTE. Ecco, glielo stavo chiedendo.
FRANCESCO SILVESTRI(M5S). Ma vedervi così… mi fa veramente godere vedervi schiumare in questa maniera . Vedervi schiumare e insultare così…
PRESIDENTE. Qual è il richiamo al Regolamento, deputato Silvestri?
FRANCESCO SILVESTRI(M5S). …è veramente una grande soddisfazione .
PRESIDENTE. Le tolgo la parola.
Ha chiesto di parlare il deputato Barbagallo. Ne ha facoltà. Speriamo che sia la volta giusta, è la terza volta che invoco il suo nome. L'intervento è sempre sull'ordine dei lavori, ma con una diversa argomentazione.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. La scorsa settimana diversi quotidiani hanno riportato la notizia di un drone partito dalla base di Sigonella e utilizzato dagli Stati Uniti d'America per attività propedeutiche - così dice la stampa - all'attacco nell'isola di Kharg del 13 e del 14 marzo scorso. Chiediamo, quindi, a tal proposito, un'informativa urgente del Ministro Crosetto, perché queste operazioni certamente non sono in linea con quanto riferito di recente proprio dal Governo in quest'Aula.
Per essere chiari: non sono state certamente attività relative a operazioni di supporto ad attività della NATO, ma sono ben precise operazioni di protezione della flotta americana che in questo momento è impegnata nel Golfo Persico in una guerra criminale. Sono attività di acquisizione di dati strumentali, come fotografie e individuazione di obiettivi sensibili e militari, per mirate operazioni belliche, radaristica avanzata e individuazione specifica degli obiettivi da colpire.
Ecco, signor Presidente, lo vogliamo ribadire in quest'Aula: la base di Sigonella, la Sicilia e nessuna base italiana può essere utilizzata come attività di supporto alla guerra di Trump e di Netanyahu.
Se il Governo sapeva, ha mentito in quest'Aula ; se il Governo non sapeva, francamente vuol dire che non conta nulla.
Ecco, Crosetto venga in Aula e venga a riferire in Parlamento in merito a come stanno veramente le cose. Il Paese ha diritto di conoscere la verità .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Scerra. Ne ha facoltà.
FILIPPO SCERRA(M5S). Grazie, Presidente. Mi associo alla richiesta del collega Barbagallo. Presidente, fra i tanti innumerevoli errori da parte di questo Governo c'è l'errore forse più grave, che è quello della politica estera. C'è una sottomissione totale da parte di Giorgia Meloni e del suo Governo alle politiche folli di Donald Trump e del genocida Netanyahu a seguito delle quali Giorgia Meloni non ha avuto il coraggio, in quest'Aula, di condannare una guerra folle; una guerra folle che sta trascinando tutto il Medio Oriente in una destabilizzazione allucinante, che ci preoccupa, Presidente.
Allora noi diciamo una cosa: la Sicilia si dice che è attraversata da cacciabombardieri in assetto da guerra e questo Governo non ci è venuto a riferire niente su una cosa così grave? Questo è gravissimo, Presidente E allora, vogliamo che il Ministro Crosetto venga in Aula e ci venga a dire cosa sta succedendo in Sicilia, cosa sta succedendo a Sigonella.
L'Italia deve condannare la guerra, l'Italia deve essere solo per la pace e le basi italiane non devono essere un trampolino di lancio per la guerra. Noi siamo contro la guerra, il Governo venga a riferire
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sullo stesso argomento, sull'ordine dei lavori, il deputato Fratoianni. Ne ha facoltà.
NICOLA FRATOIANNI(AVS). Grazie, Presidente. Intervengo per associarci, come Alleanza Verdi e Sinistra, alla richiesta dei colleghi di un'informativa urgente del Ministro Crosetto perché, vede, mentre noi - o almeno una parte rilevante del Paese, la maggioranza del Paese - festeggiamo lo straordinario risultato referendario e mentre la destra produce questo - peraltro assai fastidioso - rumore di unghie sullo specchio per cercare di spostare l'attenzione, purtroppo le cose nel mondo continuano a non andare nella direzione giusta. La guerra criminale di Trump e Netanyahu continua ad allargarsi con conseguenze disastrose da ogni punto di vista e quello che sta accadendo, quello che riportano i giornali, la stampa, i italiani e internazionali, ci dice che qualcosa proprio non funziona. A non funzionare non è soltanto la ridicola - ridicola - posizione di Giorgia Meloni e del nostro Governo, quella del “non condanno e non approvo”, quella del “devo avere qualche informazione in più per farmi un'idea chiara di quello che sta succedendo”.
Quello che non funziona è che due Ministri della Repubblica, il Ministro degli Affari esteri e Vice Premier e il Ministro della Difesa, sono venuti in quest'Aula, non più di due settimane fa, a spiegare al Parlamento che dovevamo stare tranquilli perché, anche se Giorgia Meloni non condanna e non approva, noi eravamo fuori dalla guerra e le nostre basi, o meglio le basi americane sul nostro territorio, non erano a disposizione di questa guerra illegale. Ops! Non proprio così. Non erano a disposizione - ve lo ricordate? - per operazioni cinetiche. Tant'è che io chiesi al Ministro: ci faccia capire, signor Ministro, la differenza.
E allora ce la spiegò: sono a disposizione, sono operative a pieno regime per sostenere dal punto di vista logistico lo sforzo bellico; vengono i bombardieri, li mettono a posto, ripartono, fanno tappa su una portaerei in una base americana in qualche Paese del Golfo e da lì ricominciano a bombardare. Già questo sarebbe stato sufficiente a bollare come una gigantesca presa per i fondelli le informative dei Ministri di fronte al Parlamento e al Paese.
Ma quello che apprendiamo è che non solo quella era una presa per i fondelli, perché già quella dimensione di supporto configura una partecipazione attiva e un sostegno ad una guerra criminale; apprendiamo che ora le operazioni sono anche di natura cinetica - chiaro? - e che nemmeno quella costruzione fantasiosa e funambolica regge più. Allora, chiediamo, insieme alle altre forze che lo hanno già fatto, che l'informativa ci sia, sia urgente, perché, lo ripeto, mentre la maggioranza si lecca le ferite e cerca in ogni modo di spostare l'attenzione dall'onda che l'ha travolta, nel mondo le cose vanno avanti, a cominciare dalla guerra illegale di Trump e Netanyahu .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2429: Integrazione delle attività di interesse pubblico esercitate dall'Associazione della Croce Rossa italiana e revisione delle disposizioni in materia di Corpi dell'Associazione della Croce Rossa italiana ausiliari delle Forze armate. Delega al Governo per la revisione della disciplina del Corpo militare volontario e del Corpo delle infermiere volontarie dell'Associazione della Croce Rossa italiana ausiliari delle Forze armate e delega al Governo per la razionalizzazione, la semplificazione e il riassetto delle disposizioni in materia di ordinamento militare.
Ricordo che nella seduta del 24 marzo si è conclusa la discussione generale e il relatore e la rappresentante del Governo hanno rinunciato a intervenire in sede di replica.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge e delle proposte emendative presentate .
Avverto che, fuori dalla seduta, l'emendamento 1.100 Zoffili è stato ritirato dal presentatore.
Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri , che sono in distribuzione.
Se nessuno chiede di intervenire sul complesso degli emendamenti, invito il relatore e la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sull'unico emendamento riferito agli articoli del disegno di legge.
MARCO PADOVANI, Grazie, Presidente. Il parere è negativo.
PRESIDENTE. Sull'emendamento 2.100 Ghirra?
ISABELLA RAUTI,. Il parere è conforme al relatore.
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 2.100 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.100 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla votazione dell'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'unico ordine del giorno presentato .
Invito la rappresentante del Governo ad esprimere il parere.
ISABELLA RAUTI,. Grazie, Presidente. Sull'ordine del giorno n. 9/2429/1 Dell'Olio il parere è favorevole.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno n. 9/2429/1 Dell'Olio è dunque accolto.
È così esaurito l'esame dell'unico ordine del giorno presentato.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare il deputato Del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, signori del Governo, il dibattito odierno su questo provvedimento ci chiama a riflettere su un'istituzione che è parte integrante della nostra identità nazionale e del panorama umanitario globale. Non possiamo dimenticare, infatti, che il Movimento internazionale della Croce Rossa affonda le sue radici proprio nel nostro territorio, nel ricordo della sanguinosa battaglia di Solferino del 1859, dove l'intuizione di Henry Dunant diede vita a quello che oggi è il umanitario più esteso al mondo.
Il disegno di legge oggi al nostro esame interviene sulla disciplina dell'Associazione della Croce Rossa italiana per renderla più aderente alle sfide del nostro tempo. In particolare, riteniamo di fondamentale importanza l'integrazione delle attività di interesse pubblico con la previsione che affida alla Croce Rossa la formazione dei soccorritori militari. Si tratta di figure professionali che operano in contesti di urgenza fuori dal territorio nazionale e che, grazie a una specifica convenzione con il Ministero della Difesa, potranno contare sulla straordinaria competenza formativa dell'Associazione per garantire una preparazione di eccellenza in prima linea.
Un altro punto qualificante riguarda la revisione dei Corpi ausiliari delle Forze armate. Il testo supera alcune incongruenze normative, specialmente in materia di richiamo in servizio, e amplia opportunamente lo spettro delle professionalità del personale direttivo del Corpo militare volontario. L'inclusione di figure quali odontoiatri, veterinari, biologi, fisici, chimici, psicologi e dirigenti infermieri rappresenta un arricchimento indispensabile per rispondere alle moderne e complesse esigenze operative dello strumento militare. Contestualmente, si chiarisce finalmente lo giuridico di tale personale, che, quando richiamato in servizio, sarà soggetto ai codici penali militari e alla disciplina militare.
Desidero sottolineare, inoltre, che tra le novità più rilevanti introdotte dalla delega al Governo vi è l'apertura del Corpo militare volontario al personale femminile. Questo rappresenta un passaggio d'epoca fondamentale, che garantisce la piena attuazione delle pari opportunità in un settore così vitale, affiancandosi alla valorizzazione del Corpo delle infermiere volontarie, per il quale si prevede la storica denominazione di Corpo delle crocerossine. Il provvedimento mira, inoltre, a una maggiore efficienza organizzativa attraverso la soppressione della Fondazione per le attività ausiliarie della Croce Rossa italiana, un ente che non ha mai effettivamente operato, razionalizzando così le strutture e devolvendo il patrimonio residuo direttamente all'Associazione.
Più ampiamente la delega per il riassetto delle disposizioni in materia di ordinamento militare permetterà di semplificare un linguaggio normativo spesso complesso, garantendo coerenza e coordinamento con le normative europee. Sebbene il ricorso alla delega governativa richieda sempre un'attenta vigilanza parlamentare, la di questo intervento è chiara: sostenere un'organizzazione che con le sue migliaia di volontari rappresenta un baluardo di civiltà e solidarietà. La Croce Rossa italiana è una rete di uomini e donne che ogni giorno offrono assistenza ai più fragili, intervengono nelle calamità e promuovono la cultura della salute.
Per queste ragioni, riconoscendo il valore di un provvedimento che a invarianza finanziaria semplifica, modernizza e valorizza l'impegno umanitario ausiliario della nostra Croce Rossa, dichiaro il voto favorevole del nostro gruppo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Carfagna. Ne ha facoltà.
MARIA ROSARIA CARFAGNA(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, il gruppo di Noi Moderati voterà a favore di questo provvedimento perché lo riteniamo un passaggio significativo nel percorso di consolidamento istituzionale della Croce Rossa italiana e nella definizione del suo rapporto con le Forze armate della Repubblica. Non si tratta di un intervento meramente tecnico, ma di un testo che incide su profili rilevanti nel nostro ordinamento, perché riguarda il rapporto tra Stato e volontariato e tra funzioni umanitarie e difesa, nel quadro dei principi del diritto internazionale umanitario.
Il disegno di legge interviene su diversi ambiti tra loro collegati: l'integrazione delle attività di interesse pubblico della Croce Rossa, il riordino dei Corpi ausiliari e una più ampia opera di razionalizzazione dell'ordinamento. L'obiettivo complessivo è quello di rendere il sistema più coerente, più chiaro e più efficiente. La Croce Rossa nasce per prestare soccorso ai feriti sui campi di battaglia, senza distinzione tra le parti in conflitto, garantendo neutralità, imparzialità e umanità. Oggi questa missione continua a caratterizzare l'azione della Croce Rossa italiana, che è un'associazione autonoma, ma al tempo stesso svolge funzioni di interesse pubblico in qualità di soggetto ausiliario dello Stato sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica.
Questo provvedimento si muove proprio nella direzione di preservare e rafforzare questo equilibrio tra autonomia associativa e funzione pubblica senza alterarne la natura, ma rendendolo più solido e più chiaro. Un primo ambito di intervento riguarda la possibilità per la Croce Rossa di contribuire alla formazione dei soccorritori militari secondo modalità definite attraverso convenzioni con il Ministero della Difesa. Si tratta di una collaborazione istituzionale che valorizza un patrimonio di competenze maturate nel tempo e che rafforza la qualità della formazione di personale chiamato a operare in contesti complessi, spesso caratterizzati da emergenze sanitarie e condizioni di rischio elevato. In queste situazioni la qualità della formazione è un elemento essenziale, perché può fare la differenza tra la vita e la morte.
Il provvedimento interviene inoltre sul riordino dei Corpi ausiliari, chiarendo il regime giuridico del personale richiamato in servizio e superando incertezze interpretative stratificatesi nel tempo. Si chiarisce che il personale del Corpo militare volontario, quando richiamato in servizio per attività ausiliaria delle Forze armate, è soggetto alla disciplina militare e ai codici penali militari previsti per il personale in servizio. In questo modo si rafforza la certezza del diritto, elemento essenziale di uno Stato di diritto. Viene inoltre ampliato il ventaglio delle professionalità disponibili all'interno del Corpo militare volontario, includendo figure tecnico-scientifiche, come odontoiatri, veterinari, biologi, fisici, chimici e psicologi. Si tratta di un adeguamento necessario rispetto a scenari operativi sempre più complessi, nei quali la componente sanitaria e scientifica assume un ruolo centrale. In un'ottica di semplificazione e razionalizzazione, il provvedimento prevede anche la soppressione della possibilità di costituire una fondazione per le attività ausiliarie e l'estinzione della fondazione già esistente che, come risulta dagli atti, non ha mai effettivamente operato.
Altro elemento qualificante è la delega al Governo per una revisione organica della disciplina dei Corpi ausiliari, nel rispetto delle Convenzioni di Ginevra e dei principi del Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, con il coinvolgimento delle Commissioni parlamentari. La delega consente di intervenire in modo sistematico su aspetti organizzativi, funzionali e ordinamentali senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. In questo contesto si inserisce anche l'apertura all'arruolamento del personale femminile nel Corpo militare volontario, in coerenza con i principi di pari opportunità e con l'evoluzione già consolidata nelle Forze armate. Infine, la delega prevista per la razionalizzazione del codice dell'ordinamento militare e del testo unico regolamentare mira a superare la stratificazione normativa esistente, procedendo alla ricognizione, al coordinamento e all'aggiornamento delle disposizioni vigenti, anche alla luce della giurisprudenza costituzionale ed europea. L'obiettivo è rendere il quadro normativo più leggibile, coerente e sistematico, senza incidere sulla natura dello strumento militare, ma migliorandone la qualità complessiva.
Signor Presidente, in un contesto internazionale caratterizzato da conflitti, instabilità e nuove forme di crisi, la dimensione umanitaria e quella della difesa risultano sempre più interconnesse. La protezione dei civili, il rispetto del diritto internazionale umanitario e la gestione delle emergenze rappresentano oggi elementi centrali dell'azione dello Stato anche in ambito militare. In questo quadro, la Croce Rossa rappresenta un presidio fondamentale di valori e competenze e il provvedimento non ne altera l'identità, ma contribuisce a rafforzarne il ruolo e a collocarla in modo più chiaro e coerente all'interno del sistema istituzionale della Repubblica.
Per queste ragioni, il voto del gruppo di Noi Moderati sarà convintamente favorevole, un voto che sostiene la collaborazione tra Stato e volontariato, la coerenza tra difesa e diritto umanitario e la semplificazione e la qualità delle istituzioni .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Rosato. Ne ha facoltà.
ETTORE ROSATO(AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente…
PRESIDENTE. Scusi, deputato Rosato, c'era prima la deputata Ghirra. Però, insomma, ormai ha preso la parola. Se la deputata Ghirra… Possiamo?... No, rispettiamo l'ordine. Chiedo scusa, deputato Rosato, l'avevo saltata.
ETTORE ROSATO(AZ-PER-RE). Non c'è problema.
PRESIDENTE. Prego deputata Ghirra, prenda la parola, l'ascoltiamo. Perdoni.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, signora Sottosegretaria, il disegno di legge oggi all'esame dell'Aula è orientato a modificare il decreto legislativo n. 178 del 2012 in tema di organizzazione dell'Associazione italiana della Croce Rossa e rivede le disposizioni in materia di Corpi dell'Associazione ausiliari delle Forze armate previste dal codice dell'ordinamento militare. La norma prevede la costituzione dell'Associazione della Croce Rossa italiana quale persona giuridica di diritto privato, disponendo il trasferimento ad essa delle funzioni già esercitate dall'Associazione italiana della Croce Rossa, ente con personalità giuridica di diritto pubblico, posto in liquidazione. La nuova Associazione è l'unica società nazionale di Croce Rossa autorizzata a operare sul territorio nazionale quale organizzazione di soccorso volontario conforme alle Convenzioni di Ginevra del 1949, ai relativi protocolli aggiuntivi e ai principi fondamentali del Movimento Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, potendone utilizzare i relativi emblemi.
La Croce Rossa svolge funzioni estremamente importanti e delicate: porta soccorso in caso di calamità naturali; può agire come soggetto nell'ambito del sistema della Protezione civile; lavora sull'accoglienza dei rifugiati e dei richiedenti asilo; svolge anche una meritoria attività di sensibilizzazione e di formazione in ambito sanitario e del diritto umanitario. L'Associazione è iscritta di diritto nel registro unico nazionale del Terzo settore. È definita di interesse pubblico, è ausiliaria dei pubblici poteri nel settore umanitario ed è posta sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica.
Oltre ai compiti previsti dal proprio statuto, l'Associazione è autorizzata ad esercitare le attività di interesse pubblico elencate all'articolo 1, comma 4, del decreto legislativo di cui sopra, tra cui: collaborare con le società di Croce Rossa e di Mezzaluna Rossa degli altri Paesi, aderendo al relativo Movimento Internazionale; svolgere servizi di assistenza e soccorso sanitario, anche all'estero, in occasione di calamità e di situazioni di emergenza; svolgere attività umanitarie presso i centri di accoglienza per le persone immigrate e richiedenti asilo; agire come struttura operativa del servizio nazionale di Protezione civile; promuovere la diffusione dell'educazione sanitaria e della cultura della Protezione civile, svolgere attività di formazione all'uso di dispositivi salvavita; realizzare interventi di cooperazione allo sviluppo, in raccordo con il Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale; svolgere attività formative nelle scuole; promuovere la diffusione della cultura della donazione di sangue, organi e tessuti, organizzando i donatori volontari.
Per lo svolgimento di queste attività, l'Associazione può sottoscrivere convenzioni con pubbliche amministrazioni, partecipare a gare indette da pubbliche amministrazioni e sottoscrivere i relativi contratti. La Croce Rossa, attraverso i suoi Corpi ausiliari, svolge anche attività a favore delle Forze armate. In particolare, il Corpo militare volontario, composto da personale volontario in congedo, medici, commissari, farmacisti e assistenza, non è soggetto ai codici penali militari, salvo alcune eccezioni, e presta servizio gratuito. Lo affianca il Corpo delle infermiere volontarie. Entrambi sono componenti ausiliari delle Forze armate e parte integrante dell'Associazione.
Con le modifiche introdotte dal presente disegno di legge, viene integrato l'elenco delle attività di interesse pubblico esercitate dall'Associazione della Croce Rossa italiana, prevedendo che essa svolga anche attività di formazione dei soccorritori militari, secondo modalità stabilite con apposita convenzione stipulata con il Ministero della Difesa.
Vengono poi ampliate le categorie del personale direttivo del Corpo militare volontario, inserendo, in aggiunta a medici, commissari e farmacisti, anche odontoiatri, veterinari, biologi, fisici, chimici e psicologi. Con una modifica approvata al Senato, all'elenco è stata aggiunta anche la categoria dei dirigenti infermieri.
Si chiarisce inoltre che il personale del Corpo militare volontario, richiamato in servizio per lo svolgimento dell'attività ausiliaria delle Forze armate, è soggetto ai codici penali militari e alle disposizioni in materia di disciplina militare previste per i militari in servizio.
Con il provvedimento si sopprime poi la possibilità che l'Associazione della Croce Rossa italiana, per l'assolvimento di compiti di interesse pubblico, possa costituire una fondazione, anche con soggetti pubblici e privati, e viene disposta l'estinzione dell'attuale Fondazione per le attività ausiliarie della Croce Rossa italiana alle Forze armate, che era stata costituita nell'aprile del 2008.
Fin qui tutto bene, diciamo. Ma l'articolo 2 conferisce al Governo la delega ad adottare uno o più decreti legislativi per la revisione della disciplina del Corpo militare volontario e del Corpo delle crocerossine dell'Associazione della Croce Rossa italiana ausiliari delle Forze armate prevista dal codice dell'ordinamento militare. Non condividiamo l'estensione del codice dell'ordinamento militare su tutti gli aspetti riferiti alla condotta dei Corpi militari volontari e del Corpo delle infermiere volontarie.
Le infermiere volontarie svolgono un ruolo molto importante in tante emergenze sanitarie e umanitarie. La nostra critica è rivolta a un'impostazione e a un inquadramento che, così come strutturati, continuano a rifarsi a una logica militarizzata, gerarchica, fondata su simboli e su modelli che risentono di un'imposizione superata.
È certamente necessario riconoscere il valore della professionalità e dell'autonomia delle figure infermieristiche, senza abbandonarsi, però, a una retorica legata al servizio disinteressato, che rischia di mascherare la mancanza di tutele e di riconoscimenti concreti.
Inoltre, siamo contrari alla ridenominazione del Corpo delle infermiere volontarie con “Corpo delle crocerossine”. Abbiamo presentato emendamenti tesi, da un lato, a non creare ambiguità e confusione tra infermiere lavoratrici e non, e, dall'altro, a precisare che tali figure non possono sostituire il personale infermieristico laureato e laico in alcun contesto sanitario ordinario, se non in situazioni emergenziali e in assenza di personale qualificato disponibile.
Esprimiamo forte perplessità su una delega così ampia al Governo, che si muove senza un chiaro indirizzo parlamentare e senza un approfondito confronto con il mondo infermieristico, con il Terzo settore e con le organizzazioni delle donne che, da anni, chiedono una revisione laica e inclusiva di tali strutture. Nel momento in cui si vanno a ridefinire compiti, ordinamento, funzioni, risorse a disposizione, regole e procedure di un Corpo importante, che ha un forte valore e sta portando un contributo decisivo in tanti passaggi anche complicati e difficili della vita della nostra Repubblica, non ci può essere una delega così generale.
Infine, poi, rappresentando però il punto più critico del provvedimento, abbiamo l'articolo 3, introdotto al Senato e approvato il 28 maggio 2025, che contiene due nuove deleghe al Governo che destano particolare preoccupazione: per la razionalizzazione, la semplificazione e il riassetto delle disposizioni dell'ordinamento militare (decreto legislativo n. 66 del 2010), anche sotto il profilo della sistematica delle materie che vi sono disciplinate; e un'altra per la razionalizzazione, la semplificazione, il coordinamento e il riassetto delle disposizioni del testo unico delle disposizioni regolamentari in materia.
Voglio ricordare che il 20 gennaio il Ministro Crosetto ha scritto ai capigruppo rappresentando che il contesto in cui viviamo impone una riflessione profonda sullo strumento militare nazionale e che è necessario ripensare in modo organico modelli, capacità e assetti, rendendo la difesa più moderna, flessibile ed efficiente, sottolineando la necessità di decisioni rapide e scelte chiare. Auspicava “la massima condivisione e un confronto costante tra tutte le componenti istituzionali e operative, nella convinzione che solo attraverso il dialogo si possa costruire un progetto solido e condiviso”. Queste sono testuali parole del Ministro. Noi non abbiamo grande fiducia né in lui né nel Governo, e mi pare che anche gli italiani abbiano dimostrato di non averne granché in questo scenario, visto l'esito referendario.
Riteniamo che una delega in bianco su temi così delicati, in uno scenario di guerra in continua , sia molto, molto preoccupante.
Per queste ragioni, pur non avendo particolari rilievi da fare sul primo articolo del provvedimento, viste le deleghe previste all'articolo 2, ma, in particolare, all'articolo 3, esprimeremo un voto di astensione .
PRESIDENTE. Torniamo, dunque, alla dichiarazione di voto del deputato Rosato. Prego, la ascoltiamo.
ETTORE ROSATO(AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. Interveniamo anche noi, intanto, ringraziando donne e uomini della Croce Rossa italiana per il loro instancabile e insostituibile lavoro, che svolgono con dedizione, con professionalità, con capacità e anche con tanta determinazione.
Nella storia del nostro Paese hanno sempre dato un contributo importante. Lo hanno dato in situazioni di guerra, lo danno anche costantemente in situazioni di pace fortunatamente, caratterizzandosi per un impegno che va oltre il dovere, un grande impegno e un grande utilizzo delle forze del volontariato.
Questa riforma speriamo abbia efficacia dal punto di vista del miglioramento delle condizioni, diciamo, oggettive, operative.
Ci affidiamo al Governo con una delega, il Governo la eserciterà e daremo un giudizio sui decreti delegati che verranno emessi, auspicando che, considerando la mole di decreti legislativi che non è stata emessa da questo Governo a fronte di un mandato esplicito del Parlamento, questi decreti legislativi vengano prodotti e approvati. Perché - ripeto - la mole di decreti attuativi che sono fermi in qualche cassetto, se sono stati scritti, è veramente preoccupante. Questo caratterizza anche il nostro voto di astensione.
Signor Presidente, colgo l'occasione per dire che sono molto contento, siamo tutti molto contenti di fare questo dibattito sulla Croce Rossa in quest'Aula. Però, dal Ministero della Difesa noi ci aspettiamo anche un altro dibattito ed è un dibattito che abbiamo chiesto e sollecitato - approfitto di questa dichiarazione perché mi sembra molto pertinente - in più occasioni: in occasioni pubbliche, in occasioni private e in occasione di audizioni e di informative. Ed è sempre lo stesso dibattito che noi chiediamo.
Noi chiediamo che il Ministro della Difesa venga in Aula per spiegarci come, da qui alla scadenza su cui ci siamo impegnati, noi pensiamo di raggiungere il 5 per cento del PIL con riferimento agli impegni che abbiamo sottoscritto in sede NATO : qui ci starà dentro anche la Croce Rossa, ma non è questo che può assorbire l'impegno che il Ministro si è assunto in quest'Aula.
Ormai siamo quasi a fine marzo, di questo abbiamo parlato a settembre, a ottobre, a novembre, a dicembre, a gennaio, a febbraio, e siamo sempre qui a chiedere questo, signor Presidente.
Signora Sottosegretaria, le chiedo di impegnarsi su questo, perché sta per scadere la legislatura e se c'è una cosa che doveva impegnare, che dovrebbe impegnare il Ministero della Difesa, il Ministro della Difesa in questa legislatura è la programmazione delle nostre Forze armate rispetto a un impegno che solennemente l'Italia ha assunto nei confronti della NATO.
Se questo impegno non trova nulla e noi pensiamo che nel 2034 passeremo dal 2,6 per cento del PIL al 5 per cento del PIL, forse stiamo prendendo in giro gli italiani; se, invece, pensiamo che questo sia un impegno serio e che, quindi, quella firma assunta dal nostro Governo è una firma impegnativa rispetto a quello che sta succedendo nel mondo e, quindi, rispetto alla necessità di avere una deterrenza garantita dalle nostre Forze armate all'interno di un contesto europeo, che per noi è l'unico contesto che ha un senso, allora, però, bisogna spiegare al Parlamento - a chi gli piace e a chi non gli piace - quali sono gli impegni che il Governo pensa di doversi assumere sul numero delle Forze armate, sulla dimensione, sull'equipaggiamento, sulle attrezzature, sugli investimenti da fare. Investimenti che, per esempio, riguardano la : anche questo è un ambito su cui abbiamo tanto, tanto da fare.
Non sono cose che si sviluppano in tre mesi, sono cose che richiedono piani di investimento e che richiedono programmazione. Le stesse Forze armate ti spiegano come, su queste cose, non si possa arrivare all'ultimo minuto: c'è bisogno di un piano pluriennale per sviluppare, non di una legge finanziaria dopo l'altra che mette un pezzettino e dopo, l'anno dopo, non si sa se si continua e se si prosegue su quella strada.
La nostra non è polemica, non c'è nessuna polemica. È un'esigenza che manifestiamo come un'esigenza che dovrebbe essere condivisa dal Governo: la necessità di venire qui a spiegare in maniera trasparente cosa vuol dire costruire la deterrenza con le nostre Forze armate. Quindi, il nostro appello è che questa ennesima richiesta che facciamo non resti una richiesta, diciamo, che non trova orecchie, perché il Ministro Crosetto si è impegnato a farlo e si è impegnato mesi fa, e noi lo stiamo ancora aspettando.
Quindi, Sottosegretaria, lei è una persona che la politica la conosce, sa che le parole o hanno un senso o non hanno un senso. Ecco, per noi hanno un senso, e quindi vorremmo che queste parole che sono state dette avessero un senso e che, quindi, noi venissimo in Aula a discutere degli impegni che questo Paese intende assumere rispetto agli impegni che, a sua volta, ha sottoscritto in sede NATO e che rappresentano la dimensione con cui l'Italia vuole contribuire alla difesa europea con una desistenza seria, che ci renda autonomi e indipendenti, e che non ci debba far guardare sempre all'alleato americano come a colui che deve spendere per conto nostro e occuparsi della nostra difesa.
Di conseguenza, noi, anche quando c'è un Presidente che è irragionevole, sopra tutte le righe e che sta facendo dei disastri in giro per il mondo, non possiamo avere la determinazione di mandarlo dove bisognerebbe mandarlo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mario Perantoni. Ne ha facoltà.
MARIO PERANTONI(M5S). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, membri del Governo, per gli stessi motivi e con le medesime argomentazioni che abbiamo già illustrato in Senato, preannuncio sin d'ora che il nostro gruppo si asterrà nel voto di questo provvedimento. Il tema è rilevante in quanto, come è stato più volte ricordato, attiene principalmente alla riorganizzazione dei Corpi ausiliari della Croce Rossa italiana che svolgono attività in favore delle Forze armate, Corpi ausiliari che assumono la denominazione di Corpo militare volontario e Corpo delle crocerossine, così come è modificata l'attuale denominazione di Corpo delle infermiere volontarie dal provvedimento che stiamo andando a votare.
Il tema è importante perché conosciamo tutti la storia della Croce Rossa, la storia della sua nascita dopo la mattanza della battaglia di Solferino e San Martino nel 1859, a iniziativa di Jean Dunant, i cui sforzi portarono nel 1864 alla prima Convenzione di Ginevra per il miglioramento delle condizioni dei feriti degli eserciti sul campo, Convenzione firmata anche dall'Italia e che, tra le altre cose, ha sancito il principio della neutralità delle strutture e del personale sanitario.
Principi che oggi vengono bellamente ignorati da Stati che ritenevamo avere solide basi etiche e umanitarie e che, viceversa, si rivelano guerrafondai e genocidari. Ricordo che il Comitato internazionale della Croce Rossa ha ottenuto per 3 volte il premio Nobel per la pace senza la necessità di andarlo a mendicare e soprattutto senza bombardare la gente, ma andandola a curare, ad assistere in situazioni limite precarie e mettendo a repentaglio la vita dei propri operatori e dei propri assistenti. La Croce Rossa affonda, quindi, le sue radici proprio nel suo storico rapporto e nel suo storico legame con le Forze armate.
Anche per questo motivo l'intervento normativo che abbiamo esaminato e che incide in modo decisivo sull'organizzazione dei Corpi ausiliari della Croce Rossa italiana doveva essere oggetto di approfondito e dialettico esame parlamentare, e non oggetto della ennesima delega al Governo. Una delega che tocca temi nevralgici, appunto, per la regolamentazione dei menzionati Corpi ausiliari, ma che è priva di concreti e definiti criteri di indirizzo, tanto da tradursi, sostanzialmente, in una delega in bianco. Se mi consente, signor Presidente, vorrei leggere alcuni di questi criteri di delega. Vediamo, ad esempio, che si parla di “revisione, secondo criteri di armonizzazione, delle modalità di mobilitazione del Corpo militare volontario e del Corpo delle crocerossine”; che si parla di “definizione degli ambiti di impiego e dei compiti, rispettivamente, del Corpo militare volontario e del Corpo delle crocerossine nell'assolvimento dell'attività ausiliaria delle Forze armate, secondo criteri di aderenza alle esigenze dello strumento militare per gli interventi sul territorio nazionale e nelle operazioni militari e all'estero”, di revisione, secondo criteri di armonizzazione, delle modalità di nomina e della durata degli incarichi apicali dei due Corpi.
Si parla, ancora, di “costituzione del ruolo unico del personale del Corpo militare volontario”, nonché di “adeguamento delle disposizioni in materia di documenti matricolari e note caratteristiche”, in questo caso senza alcun apparente criterio guida; di “rimodulazione dei requisiti e delle procedure di arruolamento del personale del Corpo militare volontario, comprese le modalità di nomina e la formazione, prevedendo l'arruolamento anche del personale femminile, nonché la qualità di socio dell'Associazione della Croce Rossa italiana degli aspiranti”. Anche qua mi pare che i criteri siano molto labili.
Ancora, “revisione della gerarchia dei gradi militari dal personale del Corpo militare volontario secondo criteri rispondenti alle nuove esigenze organizzative e funzionali connesse con la definizione degli ambiti di impiego e dei compiti del Corpo, di cui alla lettera ”. Insomma, signor Presidente, mi pare evidente che sia una delega che contiene dei criteri estremamente labili, e che il MoVimento 5 Stelle, quindi, non può condividere questo provvedimento, né in relazione quindi allo strumento utilizzato, né può condividerne pienamente il merito in relazione all'ampiezza della delega - non solo quella prevista dall'articolo 2, ma anche quella prevista dall'articolo 3 - che viene conferita al Governo. Pertanto, concludo il mio breve intervento confermando il voto di astensione del MoVimento 5 Stelle .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Bagnasco. Ne ha facoltà.
ROBERTO BAGNASCO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, Forza Italia - lo dico subito - esprime un voto favorevole, convintamente favorevole al provvedimento in esame, e mi dispiace che altri gruppi, pur manifestando anche un giudizio almeno parzialmente positivo, non abbiano avuto il coraggio di votare a favore per un provvedimento che dovrebbe unire tutti senza divisione alcuna. Forza Italia, quindi, esprime, ripeto, un voto favorevole al provvedimento in esame, che interviene in modo puntuale su un ambito che richiedeva da tempo un aggiornamento normativo, sia per consolidare la cornice delle attività di interesse pubblico dell'Associazione della Croce Rossa italiana, sia per rendere più coerente e funzionale la disciplina dei suoi Corpi ausiliari delle Forze armate.
La Croce Rossa italiana ha una natura particolare: è un Corpo volontario, ma anche di interesse pubblico; è umanitaria, ma è anche ausiliaria quando serve allo Stato. Proprio per questo ha bisogno di regole chiare perché la chiarezza organizzativa si traduce in operatività, tutela del personale e cooperazione ordinaria con le amministrazioni competenti. Questo tratto va preservato e, quando serve, rafforzato con interventi normativi mirati, evitando sovrapposizioni, ambiguità e zone grigie che rischiano di riflettersi sull'operatività, che è quanto ci interessa, ovviamente, in maniera maggiore.
Questo inquadramento non è solo formale: significa neutralità, protezione dell'emblema e riconoscibilità operativa, soprattutto quando l'azione umanitaria si intreccia con scenari di crisi e con le attività a supporto dello Stato, e purtroppo in questo periodo sono molte le occasioni. La riforma del 2012 ha chiarito che la Croce Rossa italiana è persona giuridica di diritto privato ed è iscritta di diritto nel registro unico del Terzo settore, ma al tempo stesso è definita di interesse pubblico ed è ausiliaria, come ho detto prima, dei pubblici poteri nel settore umanitario, quindi un ruolo particolarmente delicato. È un equilibrio particolare, molto particolare, che va gestito con norme semplici e coerenti.
La chiarezza di e di funzioni non è un dettaglio burocratico, è ciò che rende più ordinata la cooperazione con le amministrazioni competenti e più solida la tutela del personale che opera in contesti delicati nel quadro delle Convenzioni di Ginevra e delle regole del Movimento Internazionale.
In questa prospettiva, la prima scelta qualificante di questo provvedimento è l'integrazione, tra le attività di interesse pubblico della Croce Rossa, della formazione dei soccorritori militari secondo modalità disciplinate da una convenzione con il Ministero della Difesa, che si è manifestato anche in questi ultimi anni - almeno negli anni in cui ho avuto modo di seguire maggiormente la Commissione difesa - particolarmente interessato e attento, e ringrazio la nostra Sottosegretaria dell'interesse che ha sempre manifestato anche - e non solo ovviamente - nei confronti della Croce Rossa. Vale la pena ricordare che i soccorritori militari sono militari specificamente formati che, in assenza di personale sanitario e solo nei casi di urgenza ed emergenza che si verifichino in condizioni militari fuori dal territorio nazionale, possono applicare tecniche di primo soccorso nei limiti fissati dal quadro ordinamentale.
Proprio per questo, la scelta di ricondurre la formazione nell'alveo delle attività di interesse pubblico della Croce Rossa italiana tramite una convenzione con il Ministero della Difesa è una scelta importante. Definisce standard, responsabilità, tracciabilità dei percorsi formativi e raccordo stabile con l'amministrazione competente, senza improvvisazioni e senza sovrapposizioni. È un punto che migliora la capacità di risposta dello strumento militare nelle condizioni operative in cui la tempestività del primo soccorso è determinante, in particolare nei teatri esteri e nelle situazioni in cui l'impiego richiede personale specificamente formato, nel rispetto delle previsioni dell'ordinamento militare. È un passaggio di buonsenso, perché valorizza competenze già radicate, le rende, però, di fatto disponibili attraverso un rapporto ordinato con l'amministrazione competente e introduce un criterio chiaro di regolazione, la convenzione, evitando improvvisazioni e rendendo verificabili contenuti, standard e anche responsabilità.
Accanto a questo, il testo affronta incongruenze, che nel tempo si erano accumulate, sulla condizione giuridica del personale del Corpo militare volontario quando richiamati in servizio per attività ausiliaria. Si chiarisce l'assoggettamento ai codici penali militari e alle regole della disciplina militare per il personale chiamato - e questo è un fatto molto importante -, allineando il quadro alle esigenze di certezza del diritto e di uniformità del trattamento e riducendo margini interpretativi non compatibili con contesti operativi e con responsabilità che incidono sulla sicurezza e sulla catena di comando. Questa è una correzione necessaria, perché la chiarezza sullo stato giuridico è un presidio di tutela sia per l'amministrazione, ovviamente, ma anche - ed è doveroso - nei confronti del personale interessato.
Il provvedimento interviene anche sull'ampliamento delle categorie del personale direttivo del Corpo militare volontario, includendo figure professionali ulteriori rispetto all'assetto tradizionale, come odontoiatri, veterinari, biologi, fisici, chimici, psicologi e dirigenti infermieri. Queste sono novità importanti: erano un dato di fatto, ma non erano previste. È un aggiornamento coerente con l'evoluzione delle esigenze sanitarie di supporto, con i profili di rischio e con la crescente complessità degli scenari e consente di disporre di competenze specialistiche che possono fare la differenza sia in contesti emergenziali sia in attività di preparazione e supporto.
Un ulteriore profilo riguarda la razionalizzazione del perimetro organizzativo. La soppressione della possibilità di costituire fondazioni nei termini previsti dalla normativa previgente e l'estinzione della Fondazione per le attività ausiliarie della Croce Rossa italiana alle Forze armate rispondono a un'esigenza di semplificazione e di pulizia normativa. C'è molta più chiarezza e questo è un fatto particolarmente importante che vorrei sottolineare. Si chiude anche la pagina della Fondazione, uno strumento che nei fatti non ha prodotto l'operatività proporzionata e che rischiava ulteriori passaggi e costi indiretti. Dunque, meno costi e più efficienza. La scelta è riportare funzioni e responsabilità dove stanno competenze operative e presidio amministrativo, riducendo passaggi non essenziali e contenitori che non aggiungono valore.
Veniamo poi alla parte di delega, che qualcheduno ha accennato e trovando, in questa maniera, il modo per non prendersi la responsabilità di un voto favorevole che avremmo gradito in maniera del tutto particolare, data la delicatezza del tema. Veniamo, quindi, alla parte di delega, che prevede la revisione della disciplina del Corpo militare volontario e del Corpo delle crocerossine e che fissa i criteri direttivi che richiamano funzionalità, efficienza - ho chiuso, Presidente -, pronta operatività, definizione negli ambiti di impiego e razionalizzazione degli ordinamenti, individuando una traiettoria precisa. Tra i criteri della delega c'è anche la previsione dell'arruolamento del personale.
Non posso concludere l'intervento, perché giustamente il Presidente mi richiama all'ordine, ma per tutti questi motivi e per quelli che non sono riuscito a declinare in questo mio intervento, riconfermo il voto convintamente favorevole a questo importante provvedimento da parte di Forza Italia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Anastasio Carra'. Ne ha facoltà.
ANASTASIO CARRA'(LEGA). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori membri del Governo, il provvedimento oggi al nostro esame rappresenta un passaggio importante e atteso per il riconoscimento e il rafforzamento del ruolo della Croce Rossa italiana nel nostro ordinamento, con particolare riferimento ai Corpi ausiliari delle Forze armate. Come gruppo Lega-Salvini Premier esprimiamo soddisfazione per il lavoro svolto lungo tutto l'iter parlamentare, che ha visto un confronto serio e concreto tra le forze politiche e che ha consentito soprattutto di giungere a un testo equilibrato, rispettoso della storia e della funzione di questa istituzione.
Rivendichiamo con orgoglio il contributo dato dalla Lega, in particolare con l'emendamento, approvato al Senato e condiviso anche da altri gruppi, volto a chiarire e a valorizzare la denominazione del Corpo delle infermiere volontarie, riconoscendo il riferimento alle crocerossine. Non si tratta di un elemento formale o simbolico, è una scelta di chiarezza normativa e di rispetto verso una tradizione che appartiene alla storia del nostro Paese. La formulazione adottata evita ambiguità e sovrapposizioni, garantendo una identificazione precisa delle figure operanti all'interno del Corpo ausiliario delle Forze armate. Parliamo di donne e uomini che rappresentano un presidio fondamentale per la nostra comunità, impegnati ogni giorno nelle attività sanitarie, nella Protezione civile e, soprattutto, nelle emergenze. Non possiamo non ricordare anche oggi il loro straordinario contributo durante la pandemia di COVID-19. In quei momenti difficili la Croce Rossa è stata presenza concreta, silenziosa ma determinante. A loro va il nostro ringraziamento più sincero . Ma al riconoscimento morale deve accompagnarsi anche un impegno concreto e, quindi, è necessario garantire piena dignità economica e istituzionale al personale della Croce Rossa, valorizzandone competenze, professionalità e soprattutto dimostrando la dedizione.
Questo provvedimento va nella giusta direzione: rafforza il legame tra lo Stato e un'istituzione che, da oltre 150 anni, incarna valori fondamentali come solidarietà, umanità e neutralità. Per noi della Lega significa anche riaffermare l'importanza delle strutture che operano concretamente sul territorio al servizio dei cittadini, soprattutto nei momenti di difficoltà.
È un punto di arrivo, ma deve essere soprattutto un punto di partenza per rafforzare ulteriormente il ruolo strategico della Croce Rossa sia in tempo di pace, sia nelle situazioni di emergenza e di crisi.
Per tutte queste ragioni, il gruppo Lega-Salvini Premier esprimerà un convinto voto favorevole .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Andrea De Maria. Ne ha facoltà.
ANDREA DE MARIA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Presidente, colleghi, il provvedimento in esame interviene sul decreto legislativo n. 178 del 2012, che ha trasferito le funzioni esercitate dall'Associazione italiana della Croce Rossa (CRI) all'Associazione della Croce Rossa italiana. Tale decreto disponendo la costituzione dell'Associazione della Croce Rossa italiana quale persona giuridica di diritto privato ha previsto il trasferimento ad essa delle funzioni già esercitate dall'Associazione italiana della Croce rossa, ente con personalità giuridica di diritto pubblico posto in liquidazione.
La nuova Associazione è l'unica società nazionale di Croce Rossa autorizzata a operare sul territorio nazionale quale organizzazione di soccorso volontario conforme alle Convenzioni di Ginevra del 1949, ai relativi protocolli aggiuntivi e ai principi fondamentali del Movimento internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, potendone utilizzare i relativi emblemi. L'Associazione è iscritta di diritto nel registro unico nazionale del Terzo settore, nella sezione organizzazioni di volontariato, con conseguente applicazione delle disposizioni del codice del Terzo settore. L'Associazione è definita di interesse pubblico, è ausiliaria dei pubblici poteri nel settore umanitario ed è posta sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica.
Per lo svolgimento di queste attività, l'Associazione può sottoscrivere convenzioni con pubbliche amministrazioni, partecipare a gare indette da pubbliche amministrazioni e sottoscriverne i relativi contratti. Quindi, è un soggetto particolare, certamente, di diritto privato, ma con un ruolo evidente di interesse pubblico e di rapporto con lo Stato e con la pubblica amministrazione.
La Croce Rossa, attraverso i suoi Corpi ausiliari, svolge anche attività a favore delle Forze armate, che sono oggetto di questo provvedimento. La norma in esame integra l'elenco delle attività di interesse pubblico esercitate dall'Associazione della Croce Rossa italiana, prevedendo che essa svolga anche attività di formazione dei soccorritori militari, secondo modalità stabilite con apposita convenzione stipulata con il Ministero della Difesa.
Con il disegno di legge si vogliono superare alcune incongruenze normative in materia di richiamo in servizio, nonché chiarire alcuni profili relativi alla condizione giuridica degli appartenenti a tale Corpo. Le categorie del personale direttivo del Corpo militare volontario vengono ampliate, inserendo, in aggiunta a medici, commissari e farmacisti, anche odontoiatri, veterinari, biologi, fisici, chimici e psicologi. Con una modifica approvata al Senato, all'elenco è stata aggiunta anche la categoria dei dirigenti infermieri. Si chiarisce, infine, che il personale del Corpo militare volontario, richiamato in servizio per lo svolgimento dell'attività ausiliaria delle Forze armate, è soggetto ai codici penali militari e alle disposizioni in materia di disciplina militare previste per i militari in servizio. Tornerò tra breve su questo punto.
È poi soppressa la possibilità che permetteva all'Associazione della Croce Rossa italiana, per l'assolvimento di compiti di interesse pubblico, di costituire una fondazione, anche con soggetti pubblici e privati. Viene soppressa, di conseguenza, anche la norma che prevedeva che tale fondazione potesse stipulare una convenzione con il Ministero della Difesa per il finanziamento dell'attività ausiliaria delle Forze armate. Si dispone, quindi, l'estinzione della fondazione per l'attività ausiliare della CRI alle Forze armate. La norma dispone altresì che, in esito alla procedura di liquidazione secondo le disposizioni del codice civile, la parte di patrimonio residuo sia devoluta all'Associazione della Croce Rossa italiana. L'articolo 2 conferisce al Governo la delega ad adottare uno o più decreti legislativi per la revisione della disciplina del Corpo militare volontario e del Corpo delle crocerossine dell'Associazione della Croce Rossa italiana ausiliari delle Forze armate prevista dal codice dell'ordinamento militare.
L'articolo 3, introdotto al Senato, contiene due nuove deleghe al Governo per la razionalizzazione, la semplificazione e il riassetto delle disposizioni del codice dell'ordinamento militare, anche sotto il profilo della sistemazione delle materie disciplinate per la realizzazione, la semplificazione, il coordinamento e il riassetto delle disposizioni del testo unico delle disposizioni regolamentari in materia.
Il percorso di innovazione che c'è stato in questi anni nella Croce Rossa ha ancora numerosi aspetti su cui intervenire. Vi sono anche criticità gestionali che sono state all'attenzione del dibattito pubblico. È certamente grandissimo il patrimonio di professionalità e impegno civile del volontariato e dei dipendenti e merita la massima attenzione e la massima cura; meriterebbe anche che si affronti una riflessione su un intervento più generale di riforma, su cui, peraltro, sono state depositate proposte di legge in Parlamento.
L'argomento, invece, di cui ci occupiamo oggi è molto specifico. Come ho ricordato, si tratta di un'integrazione dell'attività di interesse pubblico esercitata dall'Associazione della Croce Rossa italiana, e di una revisione delle disposizioni in materia dei Corpi dell'Associazione Croce Rossa italiana ausiliari delle Forze armate. È chiaro quindi, ad avviso del gruppo del Partito Democratico, che dovremo tornare ad affrontare una discussione più complessiva, all'altezza delle funzioni svolte dalla Croce Rossa e delle criticità che vi possano essere. Croce Rossa che è l'unica, sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica, a svolgere funzioni ausiliarie dei pubblici poteri, che già sono definiti di interesse pubblico in tanti campi. Arriva in soccorso in caso di calamità naturale, può agire come soggetto nell'ambito del sistema della Protezione civile, lavora sull'accoglienza dei rifugiati e dei richiedenti asilo e svolge anche una meritoria, importante attività di sensibilizzazione e formazione in ambito sanitario e di diritto umanitario.
Oggi ci occupiamo, in particolare, di formazione dei soccorritori militari. Il punto è come mettiamo i professionisti in grado di agire nell'ambito delle operazioni delle missioni internazionali di e di , anche in sostituzione e in supporto al personale medico e infermieristico, nei casi in cui non ci siano le risorse necessarie. Queste persone possono essere formate - così si stabilisce - da personale in congedo, che è iscritto in un unico albo. Serviva, a nostro avviso, prevedere una regolamentazione migliore a fronte di un'estensione che non è prevista solo, come prima, per i farmacisti, i medici e le infermiere, ma viene allargata anche ad altri operatori - come ho ricordato prima.
Le parti del provvedimento che ci convincono meno, che ci hanno fatto riflettere e decidere poi per il voto di astensione, sono quelle riguardanti l'estensione del codice dell'ordinamento militare a tutti gli aspetti riferiti alla condotta dei Corpi militari volontari e del Corpo delle infermiere volontarie. In generale, siamo contrari a un assetto militaristico, che denota un retaggio di altre fasi storiche.
Riteniamo, soprattutto, troppo ampia e troppo generica la delega al Governo. In generale, quello della genericità e dell'eccessiva ampiezza delle deleghe al Governo è un tema che abbiamo affrontato in altre occasioni, ma lo ribadiamo in questo frangente. Nel momento in cui si vanno a ridefinire compiti, ordinamento, funzioni e risorse a disposizione, regole e procedure di un Corpo importante, che ha un valore e sta portando un contributo decisivo in tanti contesti, anche complicati e difficili, non ci può essere una delega così vasta.
È proprio l'ampiezza e la genericità della delega il motivo principale per cui, come gruppo del Partito Democratico alla Camera, come già fatto al Senato, pur avendo partecipato al dibattito e ascoltato tante voci in Commissione, non possiamo esprimere un voto favorevole e ci esprimeremo con un voto di astensione .
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti dell'Istituto comprensivo Musti Dimiccoli di Barletta, in provincia di Barletta-Andria-Trani (BAT), che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
Ha chiesto di parlare la deputata Polo. Ne ha facoltà.
BARBARA POLO(FDI). Grazie, Presidente. Signor Sottosegretario e onorevoli colleghi, oggi abbiamo l'onore e la responsabilità di votare un provvedimento che tocca le corde più profonde della nostra identità nazionale e del nostro spirito umanitario: il disegno di legge n. 2429, già approvato dal Senato.
Non è un semplice atto normativo, ma un gesto di riconoscenza e di lungimiranza verso chi da generazioni ha scelto di dedicare il proprio tempo, le proprie energie e a volte anche la propria vita al servizio degli altri. Pensiamo per un momento a cosa rappresenta davvero la Croce Rossa italiana. Non è solo un'organizzazione, ma è un simbolo vivo di solidarietà, di coraggio silenzioso e di quella umanità che non si arrende mai di fronte al dolore. I suoi corpi ausiliari, al fianco delle Forze armate, incarnano da oltre un secolo il meglio del volontariato italiano. Persone comuni, che diventano straordinarie quando indossano la divisa o il bracciale della Croce Rossa, pronte a intervenire in caso di guerra, calamità ed emergenze quotidiane, senza chiedere nulla in cambio, se non la soddisfazione di aver dato una mano a chi soffre.
Questo disegno di legge non stravolge nulla del passato glorioso, ma lo rinnova con intelligenza e sensibilità, per renderlo adeguato alle sfide di oggi e di domani. È il frutto di un lavoro preparatorio lungo, paziente e condiviso tra istituzioni, associazioni e mondo del volontariato; un esempio plastico di come la politica possa lavorare per il bene comune.
L'articolo 1 rafforza il legame indissolubile tra la Croce Rossa e il Ministero della Difesa. Affidare all'Associazione la formazione specifica dei soccorritori militari significa investire nella qualità e nella preparazione di chi, in situazioni estreme, deve salvare vite umane. Non si tratta solo di competenze tecniche, ma è la garanzia che chi opera in divisa militare abbia anche quel cuore e quella sensibilità umanitaria che solo la Croce Rossa sa trasmettere.
C'è poi l'apertura alle nuove professionalità nel Corpo militare volontario. Accanto a medici, farmacisti e commissari, entrano odontoiatri, veterinari, biologi, chimici, fisici, psicologi e dirigenti infermieri. Figure che portano saperi diversi, indispensabili in un mondo dove le emergenze non sono più solo ferite da medicare, ma spesso coinvolgono aspetti ambientali, tecnologici e psicologici. È un arricchimento che rende il nostro sistema di soccorso più completo, più umano e più moderno.
Questi volontari vengono richiamati e diventano a tutti gli effetti parte delle Forze armate, con le stesse regole, le stesse tutele e lo stesso senso del dovere. E si elimina finalmente una vecchia struttura burocratica, la Fondazione per le attività ausiliarie, riportando tutto in seno alla Croce Rossa, senza alcun costo aggiuntivo per lo Stato. Una semplificazione che libera energie per ciò che conta davvero: aiutare le persone.
Ma è nell'articolo 2 che batte il cuore di questo provvedimento. Qui il Governo riceve la delega per rivedere in profondità la disciplina del Corpo militare volontario e del Corpo delle infermiere volontarie, che torna con orgoglio al nome storico di Corpo delle crocerossine. Non è una mera questione di parole, è un atto di giustizia verso una tradizione di servizio femminile che ha scritto pagine indimenticabili della nostra storia. Dalle trincee della Grande Guerra, dove le crocerossine curavano i feriti sotto le bombe, alle missioni di pace di oggi, queste donne hanno incarnato il coraggio quieto, la dedizione assoluta, la tenerezza che sa diventare forza e l'amore di una madre verso i suoi figli bisognosi di aiuto e cure.
Con questa revisione si razionalizza tutto per renderlo più efficiente e pronto ad ambiti chiari di impiego, sia sul territorio nazionale che nelle operazioni all'estero. Regole moderne per nomine, mobilitazioni e finanziamenti tra Ministero e Associazione. Un ruolo unico per il personale, con norme precise su arruolamento, limiti di età e avanzamenti di carriera.
Si introducono viceispettori per ciascun Corpo. Finalmente, l'apertura all'arruolamento delle donne nel Corpo militare volontario, un passo di vera parità e di inclusività, che risponde al cambiamento dei tempi senza tradire lo spirito volontario e gratuito del servizio. Si aggiornano gradi e uniformi con le stellette a cinque punte, che ricordano lo militare durante il richiamo.
Si volge poi lo sguardo all'intero ordinamento militare italiano con la delega al Governo che opererà un grande lavoro di efficientamento, razionalizzazione e semplificazione del codice e di tutte le norme collegate. Non un ritocco superficiale, ma una vera operazione di riordino sistematico, raccogliendo le migliaia di disposizioni sparse negli anni e integrandole in un quadro coerente, eliminando ridondanze e aggiornando alla digitalizzazione e alle nuove esigenze delle pubbliche amministrazioni. È un dono di chiarezza e di efficienza per chi ogni giorno serve lo Stato in divisa.
Questo disegno di legge non nasce dal nulla, nasce da un ricordo che non si cancella, da una ferita aperta nella storia dell'umanità, da quel 24 giugno 1859 a Solferino. Quel giorno, sulle nostre colline lombarde migliaia di giovani soldati francesi, piemontesi e austriaci rimasero abbandonati sul campo, dopo ore di massacro. Feriti, morenti e assetati gridavano aiuto sotto un sole che bruciava la pelle e le speranze. Nessuno andava a soccorrerli.
PRESIDENTE. Deputata Polo, la faccio recuperare, aspetti un secondo, perché non si sente nulla. Se i colleghi ci fanno la cortesia di prendere le proprie postazioni e di tacere, cerchiamo di lavorare. Prego, prosegua.
BARBARA POLO(FDI). Nessuno andava a soccorrerli, erano nemici gli uni per gli altri, ma, per il dolore, erano tutti uguali: solo uomini che soffrivano da soli e Henry Dunant, un uomo comune, un commerciante ginevrino, vide tutto questo e non riuscì a voltarsi dall'altra parte. Quel dolore lo trafisse come una baionetta, lo costrinse a sognare qualcosa di nuovo: un soccorso neutrale, protetto, che non chiedesse da che parte si combattesse, ma solo come si potesse alleviare la sofferenza. Da quel sogno disperato, da quel libretto scritto con le lacrime e la rabbia, nacque il Comitato dei Cinque, che, in seguito, si trasformò nel Comitato di soccorso ai militari feriti, l'atto di nascita del futuro Comitato internazionale della Croce Rossa.
Il 22 agosto 1864 si firmò la prima Convenzione di Ginevra, facendo così nascere il Movimento internazionale della Croce Rossa, la rete umanitaria più grande del mondo, oggi, in quasi ogni paese, ovunque ci sia una vita da salvare.
E, qui, colleghi, arriviamo a noi. Il 15 giugno 1864 vi fu la costituzione del primo Comitato, a Milano, grazie al medico Cesare Castiglioni, perché Solferino non è un capitolo svizzero, è accaduto in Italia, sulla nostra terra, tra i nostri fiumi e i nostri paesi. Da quel sangue, da quella pietà, è nata la Croce Rossa italiana, non come filiale lontana, ma come risposta nostra, italiana, orgogliosa e generosa. È diventata un'istituzione della Repubblica, un simbolo vivo dello Stato italiano che sa unire la difesa della Patria e l'amore per l'umanità. È l'Italia che non abbandona nessuno, che manda i suoi volontari sotto le bombe, tra le macerie, nelle zone di guerra lontane, che tende la mano anche quando il mondo guarda altrove. È l'Italia che ha trasformato l'orrore di un campo di battaglia in un patto eterno: ogni ferito merita soccorso, ogni vita conta, sempre. Questa non è solo una norma, è un atto di memoria, di riconoscenza, di fedeltà a quell'Italia che, da Solferino in poi, ha scelto di essere umana, prima di tutto.
Oggi viviamo tempi complessi che vedono guerre convenzionali e ibride, emergenze climatiche, conflitti lontani che arrivano vicini, pandemie e disastri naturali sempre più frequenti. Non possiamo permetterci di lasciare invecchiare strutture nate per rispondere a guerre di altri tempi. Dobbiamo aggiornarle, potenziarle e renderle pronte a ogni eventualità, conservando, però, intatto ciò che le rende uniche, l'umanità al centro di tutto.
Questo testo rende omaggio a migliaia di donne e di uomini che ogni giorno indossano l'uniforme e il simbolo della Croce Rossa per servire la Patria e la collettività. Sono loro i veri protagonisti: volontari che lasciano il lavoro per correre in aiuto dopo un terremoto, le infermiere che consolano malati e i soccorritori che rischiano la vita in missione. Con maggiore funzionalità, con l'apertura alle donne del Corpo militare volontario, con una formazione più qualificata, con un'organizzazione più efficiente e moderna, rafforziamo uno strumento prezioso, non solo per la sicurezza nazionale, ma per l'impegno umanitario dell'Italia nel mondo, per la nostra credibilità come Paese solidale e generoso. Grazie a chi, con la divisa della Croce Rossa, continua a dimostrare che l'Italia sa essere grande quando è unita nel nome dell'umanità! Per tutte queste ragioni, per la storia che onoriamo, per il futuro che vogliamo costruire, per le persone che vengono salvate ogni giorno, il gruppo Fratelli d'Italia esprimerà un voto convinto, entusiasta e favorevole a questo disegno di legge .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2429: S. 1320 - "Integrazione delle attività di interesse pubblico esercitate dall'Associazione della Croce Rossa italiana e revisione delle disposizioni in materia di Corpi dell'Associazione della Croce Rossa italiana ausiliari delle Forze armate. Delega al Governo per la revisione della disciplina del Corpo militare volontario e del Corpo delle infermiere volontarie dell'Associazione della Croce Rossa italiana ausiliari delle Forze armate e delega al Governo per la razionalizzazione, la semplificazione e il riassetto delle disposizioni in materia di ordinamento militare" .
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Secondo le intese intercorse tra i gruppi, il seguito dell'esame degli ulteriori argomenti, previsti all'ordine del giorno della seduta odierna, è rinviato alla parte pomeridiana della seduta, a partire dalle ore 17.
PRESIDENTE. Comunico che è deceduto l'onorevole Gino Paoli, membro della Camera dei deputati nella X legislatura.
La Presidenza della Camera ha già fatto pervenire ai familiari le espressioni della più sentita partecipazione al loro dolore, che desidera ora rinnovare anche a nome dell'Assemblea.
Ha chiesto di parlare la deputata Grippo. Ne ha facoltà.
VALENTINA GRIPPO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Meriterebbe un intervento lungo, Gino Paoli, meriterebbe che si citassero tutte le canzoni che hanno accompagnato la vita di tutti noi: ma il tempo è poco e allora ricordo i punti che quest'Aula non può non sottolineare.
Paoli è stato uno dei fondatori della scuola genovese, insieme a Fabrizio De André, Luigi Tenco, Bruno Lauzi. Ha costruito una stagione che ha cambiato per sempre il modo in cui questo Paese racconta se stesso attraverso una canzone.
Lui si definiva un anarchico, però diceva - lo diceva in queste Aule perché, come è stato ricordato, ha rappresentato la Nazione in questi banchi dal 1987 - di aver ereditato dal nonno analfabeta che conosceva a memoria - lo ha detto in qualche intervista - quella di rottura con le istituzioni.
Eppure, io sono andata a guardarmi un po' quali sono state le sue proposte di legge in quest'Aula - perché questo può essere un punto di vista da cui noi lo ricordiamo - e tante delle sue battaglie sono quelle che ci troviamo a fare noi in Commissione cultura per i giovani, per la valorizzazione della musica, perché si capisca che il valore della cultura non è solo quello dell'intrattenimento e del tempo libero, ma forse uno dei valori immateriali più grandi di questa Nazione.
Tutte le sue proposte di legge, dall'opposizione, rimasero lettera morta e questo, forse, è anche un segnale e una riflessione che dobbiamo fare anche oggi, sulla necessità di aprire le nostre istituzioni, il nostro ascolto a quelle voci irrituali che, ogni tanto, si trovano ad attraversare questi corridoi.
Gino Paoli definì l'esperienza parlamentare un errore, ma disse che da questo errore aveva imparato moltissimo, forse di più di quello che aveva dato.
Allora, con questa fotografia di un grandissimo artista che si è spento a 91 anni, va il cordoglio nostro, del gruppo di Azione, di quest'Aula, e il modo migliore per ricordarlo è proprio dire che quello sguardo verso la Nazione, quella poesia, non viene dimenticata .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Alberto Pandolfo. Ne ha facoltà, per tre minuti.
ALBERTO PANDOLFO(PD-IDP). Presidente, colleghe e colleghi, Gino Paoli ci ha lasciato ieri, all'età di 91 anni, nella sua Genova, circondato dall'affetto dei suoi cari. Con lui se ne va uno dei cantautori e parolieri più grandi del Novecento italiano, l'autore di brani che appartengono, ormai, all'anima collettiva di questo Paese.
Gino Paoli era genovese d'adozione e Genova, la mia città, lo ha riconosciuto come proprio figlio, fin dalla giovinezza. Era nato a Monfalcone il 23 settembre 1934, ma arrivò da bambino, sotto la Lanterna, e lì trovò la sua voce, la sua forma, la sua ragione di essere e di vivere come artista. Chi viene da quelle strade, da quei caruggi, da quel porto aperto sul mondo, sa che Genova non regala niente facilmente, ma quando ti prende, ti plasma per sempre e Gino ne portava addosso il carattere schivo, diretto, insofferente alle convenzioni, incapace di compiacere a chi non meritava rispetto.
Insieme a Luigi Tenco, Bruno Lauzi, Umberto Bindi, Fabrizio De André, fu uno dei fondatori della cosiddetta “scuola genovese”, contribuendo così a fondare la canzone d'autore italiana. Non era un movimento organizzato, non era un manifesto programmatico, era un'amicizia, era una tavola di un locale di notte, era la convinzione ostinata che le parole di una canzone potessero avere la stessa dignità di una poesia.
Signor Presidente, non posso non ricordare che quest'Aula lo vide sedere tra i suoi banchi. Nel 1987 fu eletto deputato nelle file del PCI e fino al 1992 si dedicò alla politica, definendo in seguito quell'esperienza un errore.
Era onesto fino all'impudenza, Gino Paoli. Ma quella militanza, quell'impegno civile che aveva accompagnato tutta la sua vita, non era un errore di valori, era semmai la conferma che un artista vero non può stare a guardare mentre il mondo va storto.
Scrisse canzoni per alcune donne tra le più importanti interpreti italiane: Patty Pravo, Mina, Ornella Vanoni, a cui fu legato sentimentalmente anche con una complicità artistica.
Paoli ha insegnato a un'intera generazione di cantautori che la voce non deve essere bella, ma deve essere vera.
Signor Presidente, l'Italia perde una voce che non si può sostituire. Genova perde un figlio che l'ha raccontata, amata e onorata in ogni nota.
Ci stringiamo attorno alla famiglia di Gino Paoli - alla moglie Paola, ai figli, ai nipoti - con rispetto profondo per il dolore che stanno vivendo e con la gratitudine immensa per ciò che quest'uomo ha lasciato a tutti noi
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ilaria Cavo. Ne ha facoltà.
ILARIA CAVO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. È un onore e anche un'emozione per me, oggi, ricordare Gino Paoli, il grande artista che è stato. Credo che anche gli interventi precedenti e tutto quello che abbiamo letto, oggi, di commento dei grandi della musica e delle più importanti istituzioni del nostro Stato, non possano che dare atto di quanto sia stato decisivo e di quanto ci abbia trasmesso.
Il mio vuole essere un ricordo al grande artista, le cui canzoni rimangono immortali. Manca il ricordo dell'uomo che ho avuto l'onore di conoscere. Sono genovese, sono ligure, mi sono occupata negli anni di cultura e ho respirato e conosciuto quei luoghi che tanto lo hanno ispirato, come venivano ricordati prima, che fossero i caruggi della nostra Genova, che fosse quella Boccadasse dove molto probabilmente finirà la sua esistenza qui, su questa terra.
L'uomo era un uomo imprevedibile, lo hanno detto in tanti. Era un uomo solo apparentemente chiuso, in realtà una persona di una profondità incredibile, altrimenti non ci avrebbe reso i testi e le emozioni che ha reso a tutti noi. Ed era un uomo di una disponibilità - io credo - da rimarcare oggi, soprattutto nei confronti dei giovani. Io ho nella mente tanti incontri che lui ha voluto e ha accettato di fare nelle scuole della nostra Liguria. Aveva aderito a un progetto, che era “Cantautori nelle scuole”, per portare ai giovani l'importanza di quella magia di saper unire testo, musica, parole e che non era scontata e non è scontata per le nuove generazioni. Ricordo un incontro molto sentito, in cui lui aveva parlato dei ed era passato dai giovani tramite i per riuscire a far apprezzare quello che era il cantautorato. Quindi, un utilizzo di musica e parole che ha tramandato.
Non è un caso che insieme ai grandi della musica, a tanti grandi della musica, oggi lo abbiano ricordato anche tanti giovani talenti: penso ad Alfa, penso a tutti coloro che oggi hanno detto che per loro è stato un grande riferimento e un loro maestro. Penso che questa sia forse l'eredità più grande: sapere che ha lasciato molte emozioni a noi e molta professionalità a chi, nel mondo della musica, potrà dire qualcosa ispirandosi a lui.
È stata una lunga storia, non solo d'amore, una lunga storia artistica, sicuramente una storia difficile da riassumere in pochi minuti e sicuramente ce lo diranno le canzoni che ancora sentiremo. Una storia senza fine dal punto di vista culturale, ma anche dal punto di vista umano .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Maria Grazia Frijia. Ne ha facoltà.
MARIA GRAZIA FRIJIA(FDI). Grazie, Presidente. Mi unisco al cordoglio, ma soprattutto alla vicinanza di tutto il Parlamento, ma dei colleghi della Liguria nei confronti di una figura come quella di Gino Paoli. La scomparsa di Gino Paoli rappresenta una perdita significativa per la cultura italiana e per la storia della nostra musica. Con lui se ne va una delle voci più autorevoli e riconoscibili della canzone d'autore, capace di attraversare epoche e generazioni, mantenendo sempre intatta la forza espressiva delle sue parole e delle sue melodie.
Lo dico da parlamentare ligure, ma che rappresenta anche una terra che è la Lunigiana. Ricordo, in Versilia, La Capannina, le sue canzoni suonate in tutti i più bei locali della Versilia ci ricordano, tra l'altro, momenti meravigliosi, film come , con la sua musica di sottofondo. Gino Paoli ha saputo raccontare, quindi, con uno stile sobrio e profondo sentimenti universali come l'amore, la solitudine, la speranza e il tempo che passa. Le sue canzoni hanno accompagnato la vita di milioni di italiani, diventando parte del nostro immaginario collettivo e contribuendo a dare dignità artistica e letteraria alla musica leggera, trasformandola in una forma alta di espressione culturale.
Il suo percorso artistico è stato indissolubilmente legato a Genova e alla Liguria, una terra che, nel secondo dopoguerra, ha espresso una straordinaria stagione culturale. In quei luoghi, tra il porto, i vicoli e il mare, è nata una generazione di cantautori che ha cambiato il volto della musica italiana, portando nelle canzoni storie vere, poesia e riflessioni sociali. Paoli è stato uno dei protagonisti più raffinati di quella stagione e attraverso la sua sensibilità ha saputo dare voce all'anima più autentica di quella terra. Ma non è stato solo un artista di straordinario talento, ha anche scelto di servire le istituzioni, ricoprendo il ruolo di parlamentare e portando in Parlamento lo sguardo e la sensibilità di un uomo di cultura.
Fratelli d'Italia si unisce, quindi, al cordoglio del mondo della musica, della cultura e di tutti gli italiani che hanno amato le sue canzoni. Alla sua famiglia, ai suoi cari e a quanti hanno condiviso con lui un percorso umano e artistico così ricco rivolgiamo il nostro pensiero e la nostra sincera vicinanza. Nel ricordarlo in quest'Aula, rendiamo omaggio non solo a un grande artista, ma a un uomo che ha saputo lasciare un segno profondo nella cultura e nella vita pubblica del nostro Paese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Francesco Emilio Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Ho avuto modo di conoscere nella mia vita Gino Paoli per una casualità, perché era candidato nelle liste del Partito Comunista della provincia di Napoli e Caserta. Io ero piccolino, non avevo ancora l'età per votarlo, ma andai ad ascoltarlo assieme a mio padre, e mi colpì una cosa in particolare di quest'uomo: qualsiasi cosa facesse, la faceva con impegno, dedizione e convinzione. Fu eletto la prima volta, se ricordo bene, nel 1987; non fu rieletto nel 1992 e poi lasciò la politica attiva.
Fondamentalmente Gino Paoli, al di là del ruolo che ha avuto come indipendente eletto nel Partito Comunista, era un uomo libero, riconosciuto da tutti e, soprattutto, un uomo che diceva quello che pensava, che è una forma di libertà e anche di potere importante. Ha sofferto nella vita, come succede a molti, ma in particolare ha dovuto soffrire la perdita del figlio. Ha portato avanti sempre con grande coerenza il suo impegno politico, civile e ovviamente la sua attività musicale, con quella dedizione e quella presenza che si è stabilita nel cuore di tutti gli italiani.
È una morte che dispiace a tutti, ma è come se non fosse sentita, perché oramai sono entrate nell'immaginifico la sua persona e le sue canzoni, alcune sicuramente eterne, al di là di quelle conosciute e che hanno avuto successi internazionali. Molte di queste hanno sempre spinto gli italiani e i cittadini che le ascoltavano a riflettere sul mondo, sull'amicizia, sull'amore. Certo, l'amore è stato uno degli elementi portanti della vita di Gino Paoli e per una pura casualità la sua scomparsa segue di poco quella di una delle sue grandi storie d'amore, che è quella con Ornella Vanoni.
Anche quelle sono state vissute come una sorta di fidanzamento e di amore italiano, fatto di artisti e fatto di persone che vivevano la quotidianità con la bellezza e, ovviamente, anche con i limiti. Gino Paoli - voglio citare testuale - diceva che la musica è una sorta di esperanto universale, un linguaggio che unisce e accomuna la gente - aveva ragione - e che la canzone è un'arte povera alla portata di tutti, e proprio per questo ha un immenso potere. Forse, oggi dovremmo riprendere quella visione e quelle proposte. Ciao Gino !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Bordonali. Ne ha facoltà.
SIMONA BORDONALI(LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, oggi rendiamo omaggio a Gino Paoli, una figura eminente della cultura italiana e già componente di questa Assemblea nella X legislatura. Con la sua opera artistica Gino Paoli ha contribuito in modo decisivo al rinnovamento della canzone d'autore nel nostro Paese. Protagonista della stagione della cosiddetta scuola genovese, accanto a personalità come Fabrizio De Andre' e Luigi Tenco, egli ha saputo elevare la musica leggera a espressione di alta poesia civile e sentimentale. Brani quali e ma i colleghi hanno ricordato tanti altri brani, sono entrati stabilmente nel patrimonio culturale della Nazione, testimoniando una cifra stilistica sobria, intensa e capace di parlare a generazioni diverse.
Nel 1987 fu eletto deputato della Repubblica. La sua esperienza parlamentare si collocò nel solco di un impegno coerente con la sua storia umana e professionale. In quest'Aula e nelle Commissioni intervenne, in particolare, sui temi della cultura, dello spettacolo e della tutela del lavoro artistico, richiamando l'attenzione delle istituzioni sulla necessità di riconoscere piena dignità al settore creativo e di garantire adeguate tutele agli autori e agli interpreti. Rivendicò l'importanza del diritto d'autore quale presidio di libertà e giustizia e sostenne il ruolo dello Stato nel promuovere e sostenere la produzione culturale come investimento strategico per il Paese.
La sua presenza in Parlamento rappresentò un esempio significativo di dialogo tra cultura e istituzioni. Portò nell'attività legislativa la competenza di chi conosceva dall'interno il mondo dello spettacolo e la responsabilità di chi avvertiva il dovere di tradurre tale esperienza in contributo al bene comune. Nel ricordarlo oggi la Camera dei deputati ne onora la memoria, non solo quella di artista di straordinario talento, ma quale servitore delle istituzioni repubblicane, che seppe mettere la propria autorevolezza e la propria sensibilità al servizio della collettività. Alla sua famiglia e a quanti ne hanno condiviso il percorso umano e professionale giunga il sentimento di cordoglio dal gruppo Lega-Salvini Premier .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata L'Abbate. Ne ha facoltà.
PATTY L'ABBATE(M5S). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi e colleghe, oggi non ricordiamo soltanto un grande artista, oggi salutiamo una voce che per decenni ha accompagnato la vita di milioni di italiani. Gino Paoli è stato molto più di un cantautore. È stato un interprete autentico dell'animo umano, capace di raccontare con pudore e verità ciò che spesso resta difficile da esprimere. Le sue canzoni hanno attraversato il tempo senza perdere forza, continuando a parlare a generazioni diverse come se fossero state scritte ieri. In quelle parole e in quelle melodie c'era una forma rara di sincerità.
Gino Paoli non cercava effetti e non inseguiva le mode, ma cercava la verità delle emozioni. È forse per questo che le sue canzoni non si sono mai allontanate da noi, sono rimaste e sono diventate memoria, compagnia e talvolta persino rifugio.
, e non sono soltanto brani celebri, ma frammenti nella nostra storia personale e collettiva. Ognuno di noi potrebbe legare una di queste canzoni a un momento preciso della propria vita: a un volto, a un'estate, a un addio, a un ritorno. Gino Paoli ci ha insegnato che la profondità non ha bisogno di parole complicate e che la semplicità può essere la forma più alta dell'arte. Ci ha lasciato un esempio prezioso di libertà intellettuale e artistica: quella di chi resta fedele a se stesso, anche quando il tempo cambia intorno. La sua voce, così riconoscibile e così umana, non era mai distante. Sembrava parlarci direttamente quasi sottovoce, come fanno le cose più vere. Per questo oggi il senso della perdita va oltre il mondo della musica. Perdiamo un testimone della nostra sensibilità, un autore che ha saputo dare dignità e forma alle emozioni più profonde del nostro Paese. Ma insieme al dolore resta una gratitudine sincera, perché ciò che Gino Paoli ci ha lasciato non ci abbandona e continua a vivere nelle sue canzoni, nella memoria condivisa e nella cultura italiana.
Nel ricordarlo oggi lo facciamo con rispetto, con affetto e con riconoscenza. Alla sua famiglia e a tutti coloro che gli hanno voluto bene va il nostro cordoglio. “Senza fine, tu sei un attimo senza fine, non hai ieri, non hai domani”. Addio, onorevole Gino Paoli .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, ricordare Gino Paoli è sicuramente un onore, un dovere, come colleghi, una responsabilità, un piacere e anche un'opportunità. La prima riflessione che viene in mente, che è stata ricordata anche da chi mi ha preceduto, è che, vista la nostra età media, chiunque di noi potrebbe sperimentare come le canzoni di Gino Paoli potrebbero essere cantate insieme da noi, dai nostri genitori e dai nostri figli. Questo non accade sempre. Questo accade solo quando siamo davanti a persone dalla sensibilità straordinaria, che hanno colto un tratto del nostro essere italiani. Per questo credo che sia un'opportunità per quest'Aula e per questo Parlamento, perché non sempre abbiamo modo di soffermarci sulle responsabilità che portiamo e su come la democrazia si nutra dell'arte, della musica e della canzone. Non a caso, laddove le democrazie le si vuole tenere lontane, si proibisce la musica.
Ebbene, la musica e le parole di Gino Paoli sono state e saranno musica e parole di libertà, di libertà individuale, di progresso, di emancipazione, di diritti civili. Se ha avuto modo di dire che il suo passaggio in quest'Aula come collega è stato un errore, sicuramente possiamo dire che non è stato un caso, perché il suo impegno civile lo ha portato qui, perché la democrazia, che lui ha costruito con quell'emancipazione regalata alle persone e al popolo italiano, richiede e ha naturalmente richiesto a una persona del suo spessore culturale e della sua sensibilità che questa costruzione fosse rafforzata e completata nelle istituzioni. È un compito che oggi è affidato a noi, ma con la sensibilità, che dobbiamo mantenere, di conoscere che quanto noi qui facciamo è semplicemente il compimento di quello che gli italiani costruiscono fuori. Allora, chiudo con le sue parole, regalandoci un auspicio che, anche in quest'Aula, non ci siano più pareti, ma alberi, alberi infiniti .
PRESIDENTE. Sospendiamo la seduta, che riprenderà alle ore 15 per lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, il Ministro dell'Interno e il Ministro della Giustizia.
Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.
PRESIDENTE. La deputata De Monte ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02563 .
ISABELLA DE MONTE(FI-PPE). Grazie, Presidente. Signor Ministro, la questione che oggi le sottoponiamo riguarda il cosiddetto corridoio IMEC, altrimenti detto la “via del cotone”, che è volto a collegare l'India con il Medio Oriente per arrivare all'Europa attraverso il nostro Paese, attraverso il porto di Trieste.
La questione è di attualità, perché la scorsa settimana, il giorno 17, si è tenuto a Trieste, in quanto da lei e dal Governo voluto, un importante internazionale, a cui hanno partecipato Ministri, ambasciatori e molti rappresentanti di imprese del commercio e della logistica. Sappiamo tutti molto bene qual è la situazione nel Medio Oriente e quanto sia importante, invece, garantire l'approvvigionamento energetico e i traffici stessi.
Quindi, alla luce di ciò, le chiediamo quali iniziative intenda ancora assumere il Governo e quali sono le prossime azioni, soprattutto a supporto delle imprese che esportano.
PRESIDENTE. Il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani, ha facoltà di rispondere.
ANTONIO TAJANI,. La ringrazio, signor Presidente. Quanto sta avvenendo nel Golfo e nello Stretto di Hormuz evidenzia un punto fondamentale, cioè la fragilità delle principali arterie del commercio internazionale e le ripercussioni sulle nostre economie. Di fronte a questa crisi, il Governo è in prima linea nell'impegno per la diplomatica e nel sostegno al nostro tessuto produttivo. Lo abbiamo sempre detto: quella del dialogo deve essere la strada maestra.
Con l'Unione europea stiamo lavorando per rafforzare le missioni navali Aspides e Atalanta per proteggere le rotte commerciali del Mar Rosso e dell'Oceano Indiano, che sono vitali per le nostre imprese. Nei giorni scorsi abbiamo riassunto il comando di Aspides e, dall'avvio del suo mandato, la missione ha già protetto oltre 1.600 mercantili. La priorità assoluta è aiutare le imprese che esportano. Abbiamo già approvato le prime misure per ridurre il costo dell'energia con SACE, ICE e Simest e stiamo poi lavorando per ulteriori misure per agevolare le imprese esportatrici. Stiamo lavorando anche alla prossima edizione della Conferenza Nazionale dell', preceduta da tre tappe di avvicinamento, al Nord, al Sud e al Centro: la prima sarà a Torino il 29 aprile, poi seguirà Bari a giugno e poi Roma ad ottobre.
Il nostro vale circa il 40 per cento del PIL. Lo scorso anno, in un quadro estremamente complesso, abbiamo raggiunto il record di 663 miliardi di euro, con una crescita del 3,3 per cento. È un risultato importante che conferma come il saper fare italiano sia più forte dei dazi e dei conflitti e l'importanza chiave dell'azione per la diversificazione dei mercati di sbocco del nostro , che abbiamo messo in atto con la diplomazia della crescita.
Abbiamo portato con forza questo tema anche in Europa, spingendo a favore dell'Accordo con il Mercosur e la firma dell'Intesa con l'India e, più di recente, con l'Australia. Abbiamo elaborato anche un fitto calendario di appuntamenti per la crescita, che ci porterà in tutti i mercati strategici: a metà aprile sarò a Pechino per la Commissione Economica Mista Italia-Cina, a maggio presiederò, a Miami, un importante imprenditoriale Italia-Stati Uniti con il Segretario di Stato Rubio, la settimana prossima sarò a Kiev per incontri europei con le imprese e poi sarò a Belgrado.
Stiamo anche investendo sui grandi corridoi infrastrutturali, strumenti di crescita e stabilità per far passare le merci, perché dove passano le merci non passano le armi.
Siamo in prima linea nel sostegno al progetto del corridoio economico logistico IMEC. Non è una linea tracciata su una mappa, si tratta del potenziale riassetto delle catene logistiche e industriali tra India, Golfo ed Europa, un progetto capace di garantirci libertà in caso di future congestioni dei traffici globali. Per questo la scorsa settimana, come lei ha ricordato, ho voluto riunire a Trieste i principali Paesi - mi avvio alla conclusione, Presidente - impegnati nello sviluppo del corridoio, a partire da Emirati Arabi Uniti e India, la Banca Mondiale, la BERS e oltre 300 società della logistica, dell'energia e del digitale.
Il nostro obiettivo è chiaro: vogliamo accelerare la realizzazione di IMEC e metterlo a sistema con tutte le altre iniziative per il rafforzamento e la crescita. Penso anche al Corridoio 8, il grande asse strategico Est-Ovest che collega il mar Adriatico e il mar Nero, a cui stiamo dando un forte impulso politico. Penso anche all'Iniziativa dei Tre Mari, a cui l'Italia ha deciso di aderire: sarà una nuova e importante piattaforma di dialogo che renderà Trieste e gli altri porti adriatici sempre più protagonisti e ponti tra l'Adriatico, il mar Nero e il mar Baltico. Il quadro internazionale è complesso, ma il Governo è e continuerà a essere a fianco delle imprese, a sostenere la loro capacità di innovare, di competere sui mercati internazionali e di trasformare le sfide attuali in opportunità.
PRESIDENTE. La deputata De Monte ha facoltà di replicare.
ISABELLA DE MONTE(FI-PPE). Grazie. Signor Ministro, la sua risposta ci soddisfa. È molto esauriente e anche dettagliata nell'illustrazione di tutte le attività che si vogliono mettere in campo. Questo è fondamentale, anche vista la situazione, come sappiamo, dello Stretto di Hormuz e, quindi, delle difficoltà proprio dell'arrivo di approvvigionamenti di carattere energetico e del petrolio, in modo particolare.
Aggiungo che è molto importante affiancare questa infrastruttura - e questo avviene per la prima volta - anche con quella commerciale. Lei ha appena ricordato che, per la prima volta, noi abbiamo un corridoio e affianco abbiamo anche un accordo commerciale che l'Unione europea ha concluso lo scorso gennaio con l'India. Sappiamo anche qual è la valenza importante di questi accordi commerciali. Li abbiamo visti negli anni con il CETA, riguardo al Canada, e anche, come accennato, ai Paesi del Mercosur. Quindi, c'è il fatto di avere, per fortuna, un'immediatezza, come sappiamo, anche riguardo all'applicazione provvisoria - quindi, l'apertura di mercati - e il tutto a vantaggio, ovviamente, delle imprese. Vuol dire anche che c'è una relazione diplomatica, che lei ha realizzato anche con la cosiddetta diplomazia della crescita.
In questo senso, avere un'azione proprio a livello dei Paesi del Golfo, di quest'area così complessa, lascia prevedere, comunque, dei risultati positivi riguardo alle imprese. Le nostre imprese italiane hanno dimostrato una grande resilienza e la capacità di essere presenti sul mercato mondiale, ma, al tempo stesso, è fondamentale avere anche un'azione del Governo e lei oggi, con le sue risposte puntuali, ha messo in evidenza che questa azione è molto concreta e, soprattutto, di visione, perché bisogna creare, per l'appunto, anche dei corridoi alternativi di traffico. Su questo, quindi, la ringraziamo e siamo molto soddisfatti delle azioni che il Governo e lei, in modo particolare, state mettendo in atto .
PRESIDENTE. Il deputato D'Alessio ha facoltà di illustrare l'interrogazione Benzoni ed altri n. 3-02564 di cui è cofirmatario.
ANTONIO D'ALESSIO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Il Ministro ha reso dichiarazioni relative al numero dei rimpatri di cittadini stranieri irregolarmente presenti sul territorio nazionale, rivendicando numeri record: ha parlato, per l'anno scorso, di circa 7.000 rimpatri. Questa cifra è stata ripetuta, ma tale numero non coincide affatto con quello ufficiale comunicato dal suo Ministero, che parla di 4.700 rimpatri, con uno scarto di circa il 46 per cento. Naturalmente, ai fini della trasparenza, della cooperazione con le istituzioni europee e della corretta informazione di Parlamento e opinione pubblica, abbiamo bisogno di dati verificabili, anche per consentire a tutte le forze politiche di fare valutazioni e formulare proposte, soprattutto su tematiche così delicate.
Allora, chiediamo quale sia il vero numero dei rimpatri e se intenda assumere iniziative per garantire trasparenza nella comunicazione.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha facoltà di rispondere.
MATTEO PIANTEDOSI,. Grazie, Presidente. Mi fa piacere riscontrare che anche esponenti di gruppi politici che non sostengono il Governo prendano finalmente in considerazione l'importanza della centralità dei rimpatri nella complessiva strategia di contrasto all'immigrazione irregolare. Voglio precisare, innanzitutto, che i dati riportati da Eurostat non risultano aggiornati, come invece lo sono quelli del Viminale, poiché provengono da inserimenti manuali non sempre tempestivi, effettuati dalle singole questure che operano materialmente i rimpatri. Tale problematica è in via di risoluzione e a partire da quest'anno i dati di Eurostat coincideranno con quelli reali.
Ciò detto, confermo in quest'Aula che nel 2025 i rimpatri disposti dall'Italia sono stati 6.097, quelli forzosi, a cui si aggiungono 675 rimpatri volontari assistiti, per un totale di 6.772, vale a dire circa 7.000 rimpatri a cui, semplificando, ho fatto più volte riferimento. Sono rimpatri che, nel 2025, registrano un aumento del 52 per cento rispetto all'anno in cui ci siamo insediati: un in costante crescita, con un incremento medio annuo, nel triennio, di circa il 12 per cento all'anno. Dall'inizio di quest'anno, i rimpatri complessivi sono quasi 2.000, in un'ulteriore crescita del 22 per cento rispetto all'anno scorso, e il nostro obiettivo è quello di raggiungere la cifra ambiziosa di quota 10.000.
Se questi risultati sono oggetto di apprezzamento, auspico che ci sia più ampia condivisione anche rispetto al lavoro fatto dal Governo per potenziare i centri per i rimpatri, strutture troppo spesso ideologicamente osteggiate.
È una strategia su cui noi non abbiamo mai avuto incertezze e che, anzi, abbiamo sempre sostenuto, giocando un ruolo fondamentale in Europa per l'ormai prossima approvazione del nuovo Regolamento sui rimpatri. È una strategia che passa anche per il rafforzamento della cooperazione con i Paesi di origine e transito per impedire le partenze e agevolare il rientro dei migranti nella loro patria. Da Libia e Tunisia è stato impedito l'arrivo di oltre 255.000 migranti sulle nostre coste e da quegli stessi Paesi sono stati effettuati oltre 80.000 rimpatri volontari assistiti in collaborazione con l'OIM, da quando è in carica il nostro Governo.
Quando ci siamo insediati, la Costa d'Avorio era tra le prime Nazioni di partenza dei migranti; oggi questi numeri si sono praticamente azzerati grazie agli accordi stipulati con quel Paese e stiamo lavorando per ottenere gli stessi risultati con Bangladesh, Pakistan ed Egitto.
I dati ci confortano: lo scorso anno gli arrivi sono calati del 37 per cento rispetto al 2022, raggiungendo livelli inferiori anche a quelli del 2021 e in questi primi 3 mesi del 2026 assistiamo ad una ulteriore importante diminuzione del 33 per cento, a testimonianza che politiche serie e strutturate di gestione dei flussi migratori rappresentano l'unica strada possibile quando ci si confronta con un fenomeno così complesso.
PRESIDENTE. Il deputato Benzoni ha facoltà di replicare.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Ministro, di certo, troverà dalla sua parte la volontà di approvare un lavoro del Governo che è quello verso i rimpatri; non posso, però, darle ragione sul tema della trasparenza.
Al di là della mancata corrispondenza con i dati europei - che, sì, sono sempre aggiornati in ritardo, ma credo che quelli del primo trimestre 2025, dopo un anno, siano definitivi e non corrispondono ancora ai dati del Viminale - è completamente impossibile per un cittadino comprendere e capire quali siano i numeri.
Anche oggi lei ha citato dei numeri che non si trovano, non c'è una suddivisione tra quelli che sono i rimpatri volontari assistiti, i volontari non assistiti, i rimpatri forzati, verso quali mete. È completamente impossibile per un cittadino comprendere e capire se ai suoi numeri corrisponda una verità e, viceversa, quali siano i dati rispetto agli anni precedenti.
Quindi, sul tema della trasparenza credo che ci sia tantissimo da fare e tantissimo si possa fare per avere anche una corrispondenza con i dati europei che è molto importante, anche perché, ad oggi, ancora, il dato europeo dice che siamo a circa più 2 per cento nel 2025 rispetto al 2024. Quindi, se c'è un ritardo, questo ritardo è molto, molto ampio.
La seconda cosa è un dato, un indice, ed è quello dei rimpatri rispetto al numero degli ordini di lasciare il territorio. L'Italia è praticamente ultima in Europa con solo il 16 per cento di rimpatri rispetto agli ordini di lasciare il territorio e ha dietro di sé solo la Francia. Ma al 16 per cento dell'Italia corrispondono il 70 per cento della Polonia, il 58 per cento di Cipro, il 58 per cento della Svezia, il 32 di Irlanda e Finlandia…
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). …credo allora che il lavoro da fare sia davvero tanto e su questo non si possa ritenersi soddisfatti.
PRESIDENTE. Il deputato Billi ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02565 .
SIMONE BILLI(LEGA). Grazie, Presidente Mule'. Ministro Piantedosi, la possibilità di rinnovare la carta d'identità elettronica anche presso il proprio comune in Italia è una misura di grande buonsenso, attesa da anni, che semplifica davvero la vita ai nostri connazionali nel mondo.
Proprio perché si tratta di una misura tanto attesa e tanto sentita, Ministro, le chiedo cortesemente un aggiornamento sullo stato delle procedure attuative con l'auspicio che venga posta la massima attenzione affinché tutte queste procedure possano partire e rimanere nei tempi previsti, in modo davvero efficace per i nostri connazionali all'estero.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha facoltà di rispondere.
MATTEO PIANTEDOSI,. Grazie, Presidente. Grazie al recente intervento normativo citato dall'interrogante e voluto dal Governo, anche i cittadini italiani residenti all'estero potranno richiedere la carta d'identità elettronica in qualsiasi comune italiano e non più soltanto presso i consolati di competenza. Finora, infatti, i comuni potevano rilasciare ai cittadini iscritti all'anagrafe degli italiani residenti all'estero soltanto il documento cartaceo che - è bene ricordarlo - non sarà più valido dal prossimo 3 agosto.
La nuova funzionalità sarà operativa dal 1° giugno, una volta ultimati gli adeguamenti tecnologici per consentire ai comuni di rilasciare la carta ai cittadini iscritti all'AIRE, sulla base di modalità organizzative e tecniche che sono già state condivise con il Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. Prima che il nuovo sistema diventi operativo, verranno fornite ai comuni con apposita circolare specifiche istruzioni.
La Farnesina sta da tempo lavorando per facilitare l'entrata a regime delle nuove disposizioni sulla carta d'identità, innanzitutto informando tempestivamente i connazionali mediante campagne mirate sui siti istituzionali e sui canali delle sedi diplomatiche, nonché attraverso messaggi informativi agli sportelli; in secondo luogo con la riorganizzazione degli uffici stessi ed, infine, rafforzando la rete consolare con particolare riferimento alle circoscrizioni che registrano un maggior numero di richieste per il rilascio del documento di identità.
Il Governo - la rassicuro - segue la questione con la più grande attenzione e con l'obiettivo di migliorare e rendere sempre più efficienti i servizi resi dalla pubblica amministrazione ai suoi cittadini.
PRESIDENTE. Il deputato Billi ha facoltà di replicare.
SIMONE BILLI(LEGA). Grazie, Presidente Mule'. Grazie, Ministro Piantedosi, per la risposta esauriente che conferma l'attenzione concreta di questo Governo di centrodestra verso gli italiani all'estero. Dal prossimo giugno - come ha ricordato lei, Ministro Piantedosi - i nostri connazionali residenti all'estero potranno rinnovare la propria carta d'identità elettronica anche presso i comuni in Italia.
Questo è un risultato davvero importante non solo sul piano amministrativo, ma anche sul piano umano e concreto per tanti connazionali all'estero che, da anni, aspettavano una semplificazione vera nella loro vita quotidiana.
È una misura di buonsenso attesa da anni, che considero un grande successo di questo Governo di centrodestra e - Ministro Piantedosi, mi permetta di dirlo con convinzione - la reputo, anche con soddisfazione, una personale vittoria del sottoscritto, perché su questo tema ho lavorato a lungo, con costanza, dialogando con i Ministeri competenti e raccogliendo le richieste arrivate dalle nostre comunità nel mondo.
Per questo desidero ringraziare lei, Ministro Piantedosi, il Sottosegretario Molteni, tutti i Ministeri coinvolti, vedo qua anche il Ministro degli Affari esteri, Tajani - grazie, Ministro, per aver contribuito a questo – per avere reso possibile un provvedimento molto importante per la comunità italiana all'estero che i precedenti Governi di sinistra non sono mai riusciti a realizzare.
Continuerò a lavorare affinché venga posta la massima attenzione e tutto possa partire nei tempi previsti in modo davvero efficace per i nostri connazionali all'estero.
Continuiamo così: meno burocrazia, servizi più vicini ai cittadini e più rispetto per chi vive all'estero ma non ha mai smesso di sentirsi italiano, a conferma dell'attenzione concreta di questo Governo…
SIMONE BILLI(LEGA). …verso i nostri connazionali nel mondo .
PRESIDENTE. Il deputato Romano ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lupi ed altri n. 3-02566 di cui è cofirmatario.
FRANCESCO SAVERIO ROMANO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, abbiamo appreso in questi giorni un riapparire di cellule terroristiche che fanno riferimento al movimento anarchico che, di per sé, si è sempre articolato in maniera assolutamente lontana da fatti che negli ultimi tempi destano molta preoccupazione. Perché non c'è soltanto l'episodio di cui hanno parlato tutti i giornali, le televisioni, relativo alla morte di due persone che stavano per preparare un ordigno, ma anche delle ipotesi che possono riguardare le nostre infrastrutture oltre che presìdi dello Stato…
FRANCESCO SAVERIO ROMANO(NM(N-C-U-I)M-CP). Quindi, vorremmo capire come il Ministero si sta muovendo per fronteggiare questa nuova emergenza.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha facoltà di rispondere.
MATTEO PIANTEDOSI,. Grazie, Presidente. Noi non siamo di fronte ad episodi isolati, siamo di fronte ad una sfida allo Stato di diritto e alle istituzioni democratiche del Paese, come lo stesso interrogante evidenzia.
Già lo scorso febbraio, in quest'Aula, in occasione dell'informativa sugli scontri seguiti allo sgombero di Askatasuna a Torino, avevo lanciato un avvertimento preciso: l'anarco-antagonismo violento non è folclore politico, è una minaccia concreta e strutturata.
Oggi quell'avvertimento si è trasformato in realtà perché quello che è accaduto pochi giorni fa, nel Parco degli Acquedotti, a Roma, potrebbe essere il segnale di un' programmata, di una strategia che mira a colpire le istituzioni, a destabilizzare il tessuto civile e a reclutare nuovi adepti nell'odio antisistema, antiatlantico ed antisionista.
Il quadro tracciato dall' si sta delineando sempre più chiaramente: siamo in presenza di fattori di radicalizzazione multipli che passano dall'opposizione ai provvedimenti legislativi in materia di sicurezza alle vicende internazionali e culminano nell'incitamento all'azione violenta diretta.
Lo abbiamo visto da ultimo con gli atti di sabotaggio alla rete ferroviaria in occasione delle Olimpiadi di Milano-Cortina: un'ostilità trasversale che unisce mondi diversi dei professionisti della protesta in un'unica pericolosa convergenza eversiva. Io ho risposto con immediatezza e fermezza, convocando il Comitato di analisi strategica antiterrorismo, nell'ambito del quale le Forze di Polizia e i servizi di condividono ogni risultanza operativa, e abbiamo fatto il punto sulle prime evidenze investigative.
Abbiamo mappato gli scenari di rischio, quelli legati alle dinamiche interne e quelli alimentati dagli sviluppi della crisi mediorientale, e le assicuro che nulla è stato lasciato al caso. Il livello di attenzione è e rimarrà massimo per la tutela delle infrastrutture critiche del Paese, per la prevenzione di ogni degenerazione violenta nelle piazze e per la sicurezza dei cittadini. E questo perché non deve esserci spazio per chi, con la violenza, intende sovvertire la democrazia e sostituirla con il caos. Per questo, in occasione della manifestazione di piazza preannunziata per il prossimo sabato, io confido che tutte le forze politiche si compattino in difesa delle istituzioni democratiche e nel prendere nettamente le distanze da chi volesse porre in essere comportamenti ed azioni violente.
PRESIDENTE. Il deputato Francesco Saverio Romano ha facoltà di replicare.
FRANCESCO SAVERIO ROMANO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Grazie, Ministro, per la risposta. Noi ci riteniamo soddisfatti e potremmo fermarci a questa prima considerazione, però mi permetto di prendere in prestito le sue parole in ordine al coinvolgimento dell'arco costituzionale per far fronte a un fenomeno che potrebbe - e noi sappiamo - crescere sempre di più, e senza reticenze tutti i partiti - tutti coloro che hanno a cuore la nostra democrazia - devono prendere le distanze da questi fenomeni, dando un contributo a chi in questo momento ha grandi responsabilità, come lei, incoraggiando ad andare avanti lungo questa strada. Grazie ancora.
PRESIDENTE. Il deputato Urzi' ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bignami ed altri n. 3-02567 di cui è cofirmatario.
ALESSANDRO URZI'(FDI). Grazie, Presidente. Il 20 marzo scorso, in un'esplosione in un casale abbandonato nel Parco degli acquedotti di Roma, perdono la vita Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano. I riscontri investigativi, come riportato dalla stampa, parlano di un evento conseguente alla manipolazione di un ordigno esplosivo. Lo stesso potenziale, usato in un contesto diverso, avrebbe potuto avere un gravissimo impatto sull'incolumità di innocenti o un grave danno alla sicurezza di infrastrutture. Gli elementi disponibili raccontano di collegamenti fra le due vittime e ambienti anarchici, e, in particolare, alla figura di Alfredo Cospito, attualmente detenuto in regime di 41-.
Si sollevano interrogativi e preoccupazioni circa l'eventuale riorganizzazione di circuiti eversivi con finalità terroristiche, tanto più dopo pregressi episodi di sabotaggio della rete ferroviaria. Tali dinamiche hanno già determinato un rafforzamento delle misure di vigilanza e sicurezza. Ma tutto ciò premesso…
ALESSANDRO URZI'(FDI). …chiediamo quali iniziative il Ministro interrogato abbia assunto o intenda assumere di prevenzione di possibili azioni terroristiche, di e di presìdi di sicurezza rispetto al riaffacciarsi del radicalismo richiamato.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha facoltà di rispondere.
MATTEO PIANTEDOSI,. Grazie, Presidente. Come già ho illustrato rispondendo all'interrogazione precedente, la gravità dell'episodio avvenuto nel casolare del Parco degli acquedotti ha imposto una risposta istituzionale immediata e decisa. Ho convocato, come dicevo, per questo subito il Comitato di analisi strategica antiterrorismo per un esame approfondito e strutturale dei fatti, con l'obiettivo di rafforzare ulteriormente la nostra strategia di prevenzione e calibrarla con ancora maggiore precisione sul livello reale ed attuale della minaccia.
Nell'occasione ho avuto conferma che le Forze di Polizia e il sistema di operano in piena sinergia, con uno sguardo costantemente puntato su uno scenario sempre più complesso, vale a dire quello di una minaccia ibrida, come diceva lei, in cui i rischi interni ed internazionali si intrecciano in modo inscindibile e si evolvono con rapidità crescente, e per questo la nostra risposta non è statica e non deve essere statica: viene modulata, aggiornata e potenziata in tempo reale, seguendo l'evolversi dello scenario.
Nel pieno rispetto del riserbo che le delicate indagini in corso impongono, le prime ricostruzioni sembrano ricondurre l'episodio a metodologie operative tipiche degli ambienti anarco-insurrezionalisti, che usano approcci tradizionali ben distinti da fenomenologie terroristiche di altra matrice. Le analisi in corso chiariranno se ci troviamo di fronte a un atto di spontaneismo armato compiuto in sostanziale solitudine dai due soggetti coinvolti, oppure se siamo in presenza di un nodo di una rete eversiva più ampia e strutturata.
Ciò che invece è già certo, e su questo non vi è margine di ambiguità, è che l'attenzione delle Forze di Polizia e dei servizi di rimane elevatissima, anche in relazione agli episodi precedenti a cui lei faceva riferimento, quei piccoli attentati soprattutto sulla rete ferroviaria, e il Governo ha preso un impegno preciso con gli italiani: garantire legalità e sicurezza. Ed è un impegno che non è uno slogan, ma una priorità concreta, quotidiana e irrinunziabile, e assicuro che non abbasseremo la guardia né di fronte alla minaccia interna, né di fronte a quella internazionale.
PRESIDENTE. La deputata Montaruli, cofirmataria dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
AUGUSTA MONTARULI(FDI). Fratelli d'Italia ringrazia lei e tutto il Governo Meloni per la tempestiva risposta rispetto ad un rischio terrorismo che deve essere assolutamente debellato. Lei ha parlato di una risposta statica, ma noi chiediamo anche una risposta dura nella repressione e puntuale nella prevenzione di questi atti. Le sue parole ci confortano, il suo lavoro ci conforta, il lavoro del Governo Meloni sulla sicurezza ci conforta, e il fatto che già in passato si sia riusciti a prevenire degli attentati di tipo simile, ma magari di matrice differente, ci conforta, nei fatti, sul fatto che gli italiani sono in una situazione di sicurezza e che le Forze di Polizia, insieme all', stanno lavorando concretamente per poter debellare realmente questo ulteriore pericolo.
Chiaro, gli scenari sono in evoluzione, anche quelli internazionali, cui probabilmente sono anche legati questo tipo di atti, ma confidiamo fortemente nel vostro operato .
PRESIDENTE. Il deputato Gianassi ha facoltà di illustrare l'interrogazione Serracchiani ed altri n. 3-02568 di cui è cofirmatario.
FEDERICO GIANASSI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Quando Delmastro era Sottosegretario è divenuto socio in affari di una ragazza di soli 18 anni, figlia di persona già sotto processo, condannata e poi arrestata per agevolazione di associazione mafiosa. Gravissimo! Nei giorni antecedenti al referendum il capo di Gabinetto del Ministero, Bartolozzi, ha dichiarato: votate “sì” e ci togliamo di mezzo la magistratura. Gravissimo! Di fronte a comportamenti così gravi, lei, signor Ministro, o ha taciuto o addirittura è stato difensore. È intollerabile! Ancora ieri mattina diceva che Delmastro avrebbe chiarito, e poche ore dopo si è dimesso.
Di Bartolozzi ha detto: resta al suo posto. E poche ore dopo si è dimessa. Poiché non è in grado di chiarire alcunché, faccia l'unica cosa di buon senso che può fare: se ne vada anche lei, signor Ministro , è stato sfiduciato da 15 milioni di italiani. Per gli italiani lei oggi è la rappresentazione allegorica della sconfitta. La sua corsa è finita, signor Ministro…
FEDERICO GIANASSI(PD-IDP). …rimanere attaccato a quella poltrona è accanimento terapeutico. Liberi il Ministero dalla sua presenza e consenta alla giustizia italiana di ripartire .
PRESIDENTE. Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha facoltà di rispondere.
CARLO NORDIO,. Veramente pensavo che la prima interrogazione fosse in riferimento soltanto a Delmastro. In questo rispondo che, avendo il Sottosegretario già rassegnato le dimissioni, viene meno, come si dice, la materia del contendere, e quanto ai chiarimenti che sono stati richiesti al medesimo, si è dichiarato disposto a darli nelle sedi opportune.
Per quanto riguarda la mia persona, non è previsto in nessun ordinamento che il Ministro della Giustizia si dimetta a seguito di un esito negativo di un referendum di questo tipo, tanto più che la fiducia nel Ministro della Giustizia è già stata confermata dal Governo e in prima persona dalla Presidente del Consiglio.
PRESIDENTE. La deputata Serracchiani ha facoltà di replicare.
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Vede però, Ministro, siamo abbastanza sbigottiti del fatto che lei non ritenga di dare una minima giustificazione su quello che è avvenuto in questi mesi nel Ministero che lei guida, anche perché, Ministro, lei si deve assumere una responsabilità politica enorme rispetto a questo referendum, intanto per il metodo, perché è lei che ha dichiarato che questa riforma era blindata e non ha consentito a questo Parlamento di poter far nulla su quella riforma. Anzi, ci ha preso anche in giro dicendo che le spiegazioni su questa riforma le avrebbe scritte nel suo libro, e non ha neanche avuto un minimo di dignità nel dire, ad esempio, che questa riforma doveva correre in Parlamento perché subito dopo c'era l'altra, quella sul premierato, che era la più importante. Vede, Ministro, il metodo, la forma sono fondamentali, ma poi c'è la sostanza, ci sono le sue dichiarazioni.
È lei che ci ha aiutato in gran parte in questa campagna referendaria a spiegare quali fossero i veri obiettivi di questa riforma , quando ha detto che i magistrati erano paramafiosi, quando ha fatto i suoi giri in elicottero, quando ha detto di non capire perché che Elly Schlein fosse contro questa riforma, visto che oggi serviva a voi e domani servirà a noi, quando vinceremo le elezioni.
Ma vede, Ministro, la voglio aiutare. Lei ha citato più volte Winston Churchill, anzi, ieri è parso quasi paragonarsi a Winston Churchill. Ebbene: non arrendersi mai, mai, mai in niente, grande o piccolo, importante o trascurabile, non arrendersi mai se non di fronte all'onore o al buonsenso.
Vede, Ministro, ci sono tante ragioni, sia per quanto riguarda il suo onore e l'onore del Governo, sia per quanto riguarda il buonsenso, perché lei faccia un passo indietro .
PRESIDENTE. La deputata Boschi ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02569 .
MARIA ELENA BOSCHI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Signor Ministro, anche se con evidente ritardo, finalmente sono arrivate le dimissioni della sua capo di gabinetto, Giusi Bartolozzi, e del suo Sottosegretario, Delmastro Delle Vedove.
Vede, noi, Ministro, siamo garantisti veri e non abbiamo mai chiesto le loro dimissioni per i loro guai giudiziari, ma per la loro palese incapacità e inadeguatezza istituzionale. È inutile che le ricordi il disastro che avete fatto sul caso Almasri, rimettendo in libertà un violentatore e stupratore, rimandandolo in Libia, o i disastri del Sottosegretario Delmastro, sia per la gestione delle carceri che per i suoi rapporti poco chiari con prestanomi di mafiosi. Ora le chiedo, però, Ministro: perché le dimissioni sono arrivate proprio adesso, all'indomani della sconfitta referendaria? Quali sono le vere motivazioni e soprattutto cosa intende fare per dare una vera discontinuità al suo Ministero?
PRESIDENTE. Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha facoltà di rispondere.
CARLO NORDIO,. Come sapete, la dottoressa Bartolozzi ha dato ieri le dimissioni e ha sempre, secondo il mio giudizio, incessantemente svolto le sue funzioni con dignità ed onore. Il suo gesto spontaneo Spontaneo! dimostra un grande senso di responsabilità e confido che cessino definitivamente le strumentali polemiche che hanno investito la sua persona e tutto il Ministero. A lei va il mio più sentito ringraziamento per lo straordinario impegno che ha profuso in questi tre anni e mezzo, sia come vice capo di gabinetto sia come capo di gabinetto.
Naturalmente, provvederemo quanto prima alla sua sostituzione, sempre tenendo conto che il nostro obiettivo fondamentale è quello dell'efficienza del nostro Ministero e dell'attuazione del programma governativo .
PRESIDENTE. La deputata Boschi ha facoltà di replicare.
MARIA ELENA BOSCHI(IV-C-RE). Ministro, umanamente io posso capire anche il suo imbarazzo nel dover venire ancora una volta in quest'Aula senza risposte e metterci la faccia lei, perché la Presidente del Consiglio Meloni in quest'Aula non ci viene perché la coraggiosa Meloni fugge dal confronto parlamentare dopo una sonora sconfitta referendaria e dopo quello che sta avvenendo al Governo in queste ore, limitandosi a fare un video sui con tanto di uccellini di sottofondo, come una qualunque.
E allora, Ministro, le dico che le dimissioni della dottoressa Bartolozzi e del Sottosegretario Delmastro non sono dimissioni personali, sono dimissioni politiche. Ci possono essere tre ipotesi. Sono state chieste per le vicende giudiziarie che hanno in corso? Allora il vostro garantismo è stato ovviamente soltanto a favore di telecamere, per la campagna referendaria. Sono state chieste per la loro incapacità politica, come sosteniamo noi? E allora mi chiedo: se avesse vinto il “sì” al referendum, gli italiani si sarebbero dovuti tenere Bartolozzi e Delmastro, con la loro incapacità, al Governo?
La verità è che Bartolozzi e Delmastro sono i capri espiatori perfetti per Giorgia Meloni, che è - secondo quello che voi ci volete raccontare - una grandissima , la donna coraggiosa e forte al comando, ma che, di fronte alla sconfitta referendaria, anziché assumersi la responsabilità politica di una riforma blindata dal Governo, fa fuori i suoi collaboratori, i suoi sottoposti, Bartolozzi e Delmastro. E allora guardi, Ministro, noi ci auguriamo che molto presto si uniscano alle loro dimissioni quelle della Ministra Santanche'. Perché una Ministra che è sfiduciata a mezzo stampa dalla stessa Presidente del Consiglio che l'ha indicata, certo non può avere la fiducia nostra - che non ha mai avuto - e degli italiani. Però mi chiedo: la Presidente del Consiglio Meloni, che voi dite sarebbe il grande ponte tra Trump e l'Europa, non riesce a far dimettere la Ministra Santanche'? E come possiamo immaginare che quella stessa Presidente del Consiglio nei prossimi dieci mesi abbia la forza di ridurre le liste d'attesa , di alzare...
MARIA ELENA BOSCHI(IV-C-RE). ...gli stipendi agli italiani, di abbassare le tasse che ha alzato e di gestire una situazione internazionale così complicata o i problemi di sicurezza che abbiamo nel nostro Paese?
Ministro, io credo che la Presidente del Consiglio dovrebbe avere almeno l'umiltà di presentarsi in quest'Aula, da chi è stato eletto dai cittadini , .
PRESIDENTE. Il deputato Fratoianni ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02570 .
NICOLA FRATOIANNI(AVS). Grazie, Presidente. Signor Ministro, comprendo sinceramente la sua difficoltà, però non siamo in un film comico: lei qualcosa deve dire.
Le abbiamo chiesto una cosa molto semplice: ha un'opinione su quello che è successo? Qual è il suo giudizio sulle dimissioni spontanee (a proposito di film comici) di Delmastro Delle Vedove e di Giusi Bartolozzi? Infatti, quelle dimissioni non sono state spontanee neanche per lei, che pochi minuti prima era in televisione a dire che non sarebbe cambiato nulla. Un'altra domanda: si è informato bene prima di venire qua? Perché non vorrei che ci dicesse qualcosa, scoprendo, qualche minuto dopo, che è arrivato un altro ordine.
Allora ci faccia sapere: qual è il suo giudizio politico su quelle dimissioni? Noi abbiamo chiesto questo.
NICOLA FRATOIANNI(AVS). È in grado di dirlo? Se non è in grado di dire neanche questo, faccia un favore al Paese, si dimetta anche lei e magari convinca tutto il Governo a fare un passo di lato e a restituire un po' di futuro e di speranza a questo Paese .
PRESIDENTE. Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha facoltà di rispondere.
CARLO NORDIO,. Grazie, Presidente. Ma è proprio perché quelle dimissioni sono state spontanee e in un certo senso inattese che io la mattina stessa ho detto che non sarebbe cambiato nulla nella compagine ministeriale. La decisione del pomeriggio è per questo motivo insindacabile e non posso che riaffermare la mia gratitudine per la sensibilità istituzionale con la quale le dimissioni sono state date.
Per quanto riguarda le mie personali, ripeto, avendo avuto la conferma da parte del Governo e della Presidenza del Consiglio che la mia posizione - nonostante io mi sia assunto ufficialmente la responsabilità politica del fallimento di questo -, questa fiducia, è stata confermata, non c'è nessuna ragione per cui il Ministro della Giustizia abbandoni il suo posto : “Bravo!”.
PRESIDENTE. Il deputato Fratoianni ha facoltà di replicare.
NICOLA FRATOIANNI(AVS). Guardi, signor Ministro, mentre l'ascoltavo ero un poco indeciso, perché da un lato mi veniva voglia di dirle che sono ammirato dal modo con cui ripropone un disco rotto - sono tre a cui lei risponde nello stesso modo, con la stessa durata -, poi però ci ho ripensato. Non sono ammirato, signor Ministro, sono un poco indignato. Perché, vede, lei è in diretta televisiva, sta parlando al Paese. Avete preso una batosta senza precedenti, un'onda costituzionale repubblicana ha seppellito la vostra controriforma l'unica controriforma, peraltro, che eravate riusciti a mettere in cascina. E di fronte a tutto questo, oggi lei viene qua e continua a ripetere la stessa storiella - che lei rispetta la sensibilità istituzionale di chi spontaneamente si è dimesso - mentre tutte le cronache raccontano di una riunione durata ore, ore e ore in cui i pugni sul tavolo tentavano di impedire questa ingiustizia, cioè quella di rimuovere qualcuno che aveva definito la magistratura un plotone di esecuzione e di rimuovere qualcun altro che, guardate un po', aveva fatto una società con una diciottenne sconosciuta, che poi si è scoperto - perché il Sottosegretario alla Giustizia evidentemente non aveva gli strumenti neanche per informarsi - essere la figlia di un uomo condannato per mafia per essere prestanome di un potente boss della camorra .
Ora, di fronte a tutto questo, lei dovrebbe avere la decenza di dire qualcosa in più, perché - lo ripeto - avete frantumato il muro del ridicolo, questo è il punto. Ed è una questione politica, come quella delle dimissioni sue e del Governo. Non c'è una regola. Lei ha detto all'inizio: non c'è alcuna norma che me lo imponga. Lo sappiamo, ma non è una questione formale, è una questione di sostanza politica, una questione che a lei sfugge completamente .
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti dell'Istituto di istruzione superiore “Cestari-Righi” di Chioggia, in provincia di Venezia, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
PRESIDENTE. La deputata Auriemma ha facoltà di illustrare l'interrogazione Riccardo Ricciardi ed altri n. 3-02570 di cui è cofirmataria.
CARMELA AURIEMMA(M5S). Grazie, Presidente. Ministro, la nostra domanda è semplice ed è la domanda che si stanno ponendo milioni di italiani: cosa sta aspettando a dimettersi ?
Ministro, lei dovrebbe dimettersi non solo e non tanto perché la riforma che è stata bocciata da 15 milioni di italiani porta la sua firma e la firma di Giorgia Meloni, ma lei dovrebbe dimettersi lo sa perché? Perché mentre definiva “paramafiosi” i magistrati, membri del suo banchettavano al tavolo con chi indirettamente faceva affari con la mafia.
Lei dovrebbe dimettersi, lo sa perché? Perché per gli italiani onesti non esistono le mazzette di poco conto, esistono le mazzette, punto .
Lei dovrebbe dimettersi, Ministro, perché, grazie al fatto che lei ha abolito il reato d'abuso d'ufficio, lei ha limitato l'uso delle intercettazioni e ha reso più facile…
CARMELA AURIEMMA(M5S). …la vita ai corrotti.
Lei dovrebbe dimettersi, lo sa perché? Non tanto perché ha perso il referendum, perché quello fa parte dell'esercizio della nostra democrazia, la meravigliosa democrazia che abbiamo.
CARMELA AURIEMMA(M5S). Lei dovrebbe dimettersi perché le sue riforme sono fatte ad uso e consumo di una giustizia per i più furbi e non per il popolo .
PRESIDENTE. Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha facoltà di rispondere.
CARLO NORDIO,. Io ammetto che le mie risposte possano essere ripetitive, ma sono ripetitive anche le domande che mi vengono fatte Quindi, che cosa posso aggiungere? Vorrei soltanto aggiungere che, nonostante io abbia smentito almeno una cinquantina di volte quella frase sulla paramafiosità del CSM, che non era affatto mia ma era di un magistrato del Consiglio superiore della magistratura, di cui ho citato, parola per parola, la dichiarazione, quella è stata poi attribuita a me. Diciamo che questo costituisce un rammarico, forse il rammarico maggiore di questo momento referendario, forse anche peggiore della riconosciuta sconfitta che abbiamo subito.
Per quanto riguarda il resto, le dimissioni del Ministro della Giustizia dipendono, quando devono essere date per ragioni di opportunità e non soltanto per ragioni formali, da tutta una serie di considerazioni. In questo momento, la considerazione fondamentale è che la fiducia nel Governo della Presidente del Consiglio è stata riconfermata e, quindi, non c'è nessuna ragione per cui io mi possa dimettere
PRESIDENTE. Il deputato Alfonso Colucci ha facoltà di replicare.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Ministro, la sua risposta, oltre che ripetitiva, è anche del tutto insoddisfacente, perché la sua coscienza dovrebbe portarla ad alzarsi da quella poltrona e a dimettersi immediatamente Vede, Ministro, finalmente Delmastro ha rassegnato le sue dimissioni da Sottosegretario alla Giustizia e sembra che Santanche' stia per rassegnare le proprie, ma Delmastro è stato condannato in primo grado, oltre un anno fa, per rivelazione di segreti del proprio ufficio e da quanto tempo Santanche' è travolta da inchieste giudiziarie e scandali che riguardano addirittura l'illegittimo utilizzo dei fondi della cassa integrazione COVID? Da quanto tempo, Ministro? Perché, allora, li tenete ancora al loro posto e solo ora avete deciso di cacciare via Delmastro? Glielo dico io, signor Ministro: perché oltre 14 milioni 500.000 italiani hanno detto “no” alla vostra riforma della separazione delle carriere Si chiama primavera democratica, questa, Ministro.
E ora davvero vorreste farci credere che siete presi dal fuoco del tema dell'etica pubblica in questo momento? Non ci crede nessuno, Ministro. La verità è che voi sentite ormai il terreno franarvi sotto i piedi e ricorrete a un'operazione che è di semplice Ministro, state ancora prendendo in giro gli italiani. Quella riforma, che è stata bocciata dagli italiani, porta la firma di Giorgia Meloni e di Carlo Nordio e i cittadini hanno detto “no” a Giorgia Meloni e a Carlo Nordio …
ALFONSO COLUCCI(M5S). …a voi che dovreste, in quest'Aula, illustrare le ragioni del fallimento delle vostre politiche della giustizia. Proprio lei, Ministro…
ALFONSO COLUCCI(M5S). …che, nel suo libro, ha parlato di modeste mazzette. Ministro, basta prendere in giro gli italiani. Ministro, abbia un sussulto di dignità, si alzi da quella poltrona e si dimetta Vergogna, dimissioni!.
PRESIDENTE. Il deputato Magi, nel silenzio dell'Aula, ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02572 .
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). La ringrazio, Presidente. Ministro Nordio, noi in diverse occasioni abbiamo chiesto le sue dimissioni e l'ultima volta nella giornata di ieri. Abbiamo appreso oggi che lei non intende darle e che evidentemente non si ritiene responsabile politicamente per le azioni che esponenti importanti nel suo Dicastero, che le hanno già date, hanno portato avanti con un danno per il Governo e per il Paese. Lei ha la fiducia della Presidente Meloni, ci ha detto, e quindi rimane al suo posto, perché c'è addirittura chi, non avendola più, continua a restare e, quindi, comprendiamo che lei resti lì.
Io non le chiederò di Delmastro e di Bartolozzi, perché non vorrei che qualcuno a casa possa pensare che il Parlamento è diventato un “plotone d'esecuzione” - questa l'ho già sentita da qualcun altro -, perché il Parlamento è una cosa seria e si dovrebbe rispondere nel merito al Parlamento, Ministro.
PRESIDENTE. Concluda, per favore.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). Vede, voi avete trasformato una campagna che avete annunciato per la separazione delle carriere e per il giusto processo in una campagna giustizialista. Avete promesso più sicurezza e avete aumentato solo il numero dei reati. Avete promesso di dare la caccia agli scafisti e li avete rimandati a casa con un volo di Stato. Io penso che voi non abbiate la forza di andare avanti, ma ci sono due questioni sulle quali lei ha detto, nelle ultime ore prima del referendum, che il Governo si sarebbe impegnato subito dopo il referendum…
PRESIDENTE. Deve concludere.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). …cioè le carceri e la custodia cautelare…
PRESIDENTE. E allora ascoltiamo…
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). …io voglio proprio ascoltare oggi…
PRESIDENTE. Sì, ascoltiamolo, però …
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). …con quale faccia lei viene ancora a parlarci di riforme su questi due punti.
PRESIDENTE. Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha facoltà di rispondere.
CARLO NORDIO,. Grazie. Allora, parliamo di numeri. Il Governo ha intrapreso un'azione strutturale per affrontare l'emergenza del sovraffollamento carcerario, che attualmente vede gli istituti attestati su un indice medio del 135 per cento. Attraverso il piano approvato dal Consiglio dei ministri il 22 luglio del 2025, è stata varata una programmazione triennale finalizzata a importanti interventi infrastrutturali nel campo dell'edilizia penitenziaria. L'investimento complessivo è di circa 900 milioni di euro. L'obiettivo è ambizioso ma concreto, cioè restituire dignità alla detenzione e garantire maggiore sicurezza agli operatori attraverso la creazione di oltre 10.000 nuovi posti detentivi entro la fine del 2027. Per massimizzare l'efficacia dell'azione amministrativa, il piano si muove su due binari paralleli: il recupero dell'esistente e la costruzione di nuovi spazi detentivi attraverso una ripartizione tra i principali attuatori istituzionali.
Quanto al DAP, gli interventi sono focalizzati sul ripristino della funzionalità delle sezioni attualmente fuori uso con l'obiettivo di recuperare 2.600 posti di detenzione tramite manutenzioni ordinarie, con un impegno finanziario di 70 milioni di euro. Quanto alla giustizia minorile, un'attenzione specifica è riservata, appunto, ai minori, con interventi mirati per 53 posti e un impegno di 5 milioni di euro. Quanto al Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, l'obiettivo è il recupero di 3.300 posti, con una copertura finanziaria di 516 milioni di euro. Quanto al piano nazionale del commissario straordinario, l'obiettivo è il recupero di 4.600 posti e si concentra principalmente sulla realizzazione di moduli e padiglioni, con un impegno finanziario di 300 milioni di euro. Questo piano è in fase attuativa, secondo la seguente scansione: consuntivo per il 2025, oltre 580 posti; previsione per il 2026, 4.220; previsione per il 2027, il recupero di ulteriori 5.866.
PRESIDENTE. Il deputato Riccardo Magi ha facoltà - nei tempi - di replicare.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). La ringrazio, Presidente. Purtroppo, la risposta del Ministro Nordio ci conferma, ancora una volta, che il Governo non riesce a guardare e a vedere qual è il problema delle carceri nel nostro Paese, è un problema di incostituzionalità del nostro sistema penitenziario; non è un problema di inefficienza, è un problema di violazione sistematica dei diritti delle persone. È, cioè, un problema garantista, è un problema di garanzie.
Lei, Ministro, ancora oggi ci dice che lo scopo della sua azione - se avrete la forza di andare avanti e io non credo che voi ne avrete la forza, soprattutto a via Arenula - è quello di creare nuovi posti. Lo scopo è di fare entrare meno persone in carcere, questo andrebbe fatto. Lo scopo è quello di fare quello che lei scriveva e diceva prima di sedere sulla sedia di Ministro a via Arenula. Avete promesso di intervenire sul sovraffollamento penitenziario, oggi scoppiano persino gli istituti minorili.
Allora, è arrivato il momento, Ministro, di mettersi una mano sulla coscienza. Il fallimento è nei fatti e la riguarda. Quello che sta accadendo al Ministero della Giustizia non è un incidente di percorso e non è neanche dovuto esclusivamente al referendum costituzionale, in cui - ribadisco - avete trasformato in campagna giustizialista una campagna per il giusto processo. Una riforma scritta male e propagandata peggio, ma in questo capolavoro siete riusciti.
Quando una nave - concludo, Presidente - imbarca acqua da tutte le parti non serve buttare giù qualche ufficiale per fare finta che la situazione sia sotto controllo.
Ministro, prenda atto di questo fallimento politico, si dimetta e torni a riflettere, a scrivere e a pensare quelle belle cose garantiste, come faceva una volta .
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
Sospendiamo, a questo punto, la seduta, che riprenderà alle ore 16,15 con la commemorazione di Umberto Bossi. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 98, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE.
Care colleghe e cari colleghi, lo scorso 19 marzo ci ha lasciato, all'età di 84 anni, l'onorevole Umberto Bossi. Nato il 19 settembre 1941 a Cassano Magnago, in provincia di Varese, intraprese un'intensa attività politica, fondando prima la Lega Lombarda e poi, fra il 1989 e il 1991, la Lega Nord, nella quale confluirono le diverse leghe regionali presenti all'epoca nell'Italia settentrionale.
Segretario federale per oltre 20 anni, ha guidato un movimento identitario, profondamente radicato nelle comunità locali e rappresentativo delle loro richieste. Nel corso della sua lunga carriera è stato senatore, deputato, europarlamentare e due volte Ministro. Nonostante i numerosi incarichi istituzionali, non dimenticò mai le sue origini, mantenendo un legame forte con il suo territorio e con la sua gente.
Con la forza di un linguaggio diretto e immediato, diede voce a istanze territoriali spesso rimaste inascoltate, anticipando temi e questioni che ancora oggi ci riguardano da vicino. È suo il merito di avere portato il federalismo al centro del dibattito pubblico con coraggio e determinazione.
Per molti, Umberto Bossi è stato una guida autorevole e un punto di riferimento imprescindibile, capace, come pochi, di mobilitare le masse e di scuotere le coscienze. Per me, in particolare, il suo pensiero e la sua passione politica hanno rappresentato un esempio di impegno tenace e autentico al servizio delle comunità. Come molti di voi si ricorderanno, gli dedicai anche l'elezione alla Presidenza, qui, alla Camera.
Con la sua scomparsa, si perde un carismatico, che ha contribuito, con visione e realismo, al cambiamento del Paese. Nel commemorarlo, avvertiamo la responsabilità di non disperdere la preziosa eredità di intuizioni, idee e valori che ci lascia.
Rivolgo un particolare ringraziamento a quanti, pur distanti politicamente da lui, lo hanno ricordato con parole di stima, affetto e umanità. In queste ore di dolore, desidero rinnovare alla moglie, ai figli, ai suoi familiari e a tutta la comunità alla quale appartengo l'espressione del più sentito cordoglio, mio personale e della Camera dei deputati. Invito ora l'Assemblea a osservare un minuto di silenzio .
Ha chiesto di parlare l'onorevole Molinari. Ne ha facoltà.
RICCARDO MOLINARI(LEGA). Prima di tutto un sincero ringraziamento ai tanti colleghi che in queste ore ci hanno fatto avere messaggi di cordoglio e di condoglianze, e a nome del gruppo della Lega poniamo le più sentite condoglianze ai figli, alla moglie, a tutta la famiglia di Umberto Bossi, anche perché possiamo vivere in maniera molto presente quel dolore, perché Umberto Bossi per tutti noi è stato come un secondo padre. È l'uomo che ha cambiato le nostre vite, che ci ha regalato un sogno, che ci ha indicato una via. In momenti come questi, nelle commemorazioni solitamente ci si concentra sugli aspetti umani, caratteriali delle persone che mancano, ma credo che per Umberto Bossi sia necessario fare un'eccezione, perché per noi Umberto Bossi è l'uomo che più di tutti ha cambiato la storia politica di questo Paese negli ultimi 40 anni ed è un uomo che fino all'ultimo respiro ha dedicato ogni energia alla politica.
E per questo il suo ricordo non può prescindere da valutazioni di tipo politico. Molti lo hanno ricordato come un uomo di rottura, un uomo spesso ruvido, a volte sopra le righe. Certamente lo è stato, soprattutto se individuiamo in Bossi e nella sua creatura, la Lega Nord, quel momento di cesura tra la Prima e la Seconda Repubblica. Nella storia italiana c'è un “prima Bossi e la Lega” e un “dopo Bossi e la Lega”. Ma Umberto Bossi è stato molto di più. Umberto Bossi è stato un costruttore, Umberto Bossi è stato un visionario, Umberto Bossi è stato un precursore dei tempi, spesso non capito.
Umberto Bossi è quello che ha portato sulla scena politica, dandogli voce, quelle categorie sociali che nella Prima Repubblica voce non avevano. La Prima Repubblica si basava sul compromesso tra mondo cattolico e sinistra, che si reggeva sull'equilibrio tra gli interessi della grande industria, delle sindacali e degli apparati della burocrazia statale. Umberto Bossi ha portato sulla scena politica artigiani, agricoltori, operai delle piccole aziende, professionisti, partite IVA, commercianti, quegli interessi che si identificavano in categorie sociali, ma che si identificavano anche in un territorio, che è il territorio del Nord: “un gigante economico, un nano politico”, così lo ha sempre definito.
È così che nasce la Lega Nord. Un partito interclassista, un partito territoriale, un partito -ideologico né di destra, né di sinistra. E Umberto Bossi è riuscito in questa difficile missione superando molti particolarismi che c'erano sul territorio, unendo la sua creatura, la Lega Lombarda, con la Liga Veneta, il Piemont autonomista e le altre formazioni, le altre leghe che erano nate in quegli anni nel Nord. E facendo questo fece qualcosa di straordinariamente rivoluzionario e nuovo, ma allo stesso tempo riprese un filo antico, perché il pensiero federalista e autonomista in questo Paese ha una lunga storia, che è precedente alla sua fondazione.
Se ne discuteva con Cattaneo prima dell'Unità d'Italia, se ne è discusso dopo con Salvemini, con Don Sturzo, con l'esperienza delle Repubbliche partigiane nel Nord Italia occupato dai nazifascisti, con la Carta di Chivasso di Chanoux e dei federalisti partigiani. Non è un caso che fu proprio un valdostano, Bruno Salvadori, esponente dell'Union Valdôtaine e di quella tradizione politica, a indirizzare Bossi sul suo percorso politico. E come sempre, quando in questo Paese si cercano di cambiare le cose, si trovano grandi resistenze.
E vedete, noi abbiamo apprezzato il cordoglio, in alcuni casi sincero, ma va ricordato che in altri casi lo abbiamo trovato meno sincero da alcuni personaggi in questi giorni, perché spesso abbiamo sentito, in questi giorni, celebrare Bossi non per celebrarlo sinceramente, ma per cercare nuovamente di colpire la sua creatura, la Lega, mettendola in contrapposizione alla Lega di oggi. E molto spesso chi lo ha celebrato così sono le stesse persone che, quando era in auge, lo deridevano, lo buttavano giù, lo contrastavano .
Vedete, nonostante Umberto Bossi, anche nella fase più dura dello scontro con lo Stato centrale, abbia sempre predicato la via gandhiana, la via pacifica - e ringraziamo di cuore il Presidente Mattarella per averlo ricordato così, come un sincero democratico qual era – noi, però, non dimentichiamo i soprusi e i tentativi di zittimento che la Lega Nord ha dovuto subire in quella fase storica.
Noi non dimentichiamo le retate in Via Bellerio e le botte in Via Bellerio delle Forze di Polizia; non dimentichiamo i militanti della Lega portati alle 6 del mattino in questura perché colpevoli di avere in casa un adesivo o una bandiera; non dimentichiamo i processi durati vent'anni a militanti della Lega per finire nel nulla. Ma soprattutto non dimentichiamo la più grande infamità che è stata fatta a un uomo come Umberto Bossi, infamità che spesso viene ancora ricordata quando si vuole contrastare la Lega: la famosa vicenda dei 49 milioni di euro, quella di voler far passare un soggetto politico, vittima di quella vicenda, come responsabile e quella di voler far passare un uomo come Umberto Bossi - il cui più grande vizio era permettersi il sigaro Toscano Garibaldi, il più economico della filiera, o quello che, dopo i comizi, rispetto agli hotel, preferiva dormire sul sedile della macchina parcheggiata in un parcheggio pubblico o nella branda che aveva in Via Bellerio - per un ladro.
Mai in una manifestazione qualche esponente della Lega si è macchiato di atti violenti, purtroppo molto spesso non è stato così nei nostri confronti.
Ma vedete, nonostante tutti i tentativi di mettere a tacere quel progetto politico e quell'idea, quell'idea e quel progetto politico restano perché la questione settentrionale c'era prima di Bossi, c'è stata con Bossi, c'è ancora oggi e ci sarà sempre.
E Umberto Bossi non ha soltanto dato voce al popolo del Nord, Umberto Bossi il popolo del Nord lo ha creato e Umberto Bossi al popolo del Nord ha indicato la via.
Quindi, io sono certo che un guerriero come lui oggi non ci vorrebbe tristi e abbattuti. Io penso che un guerriero come lui oggi forse ci ricorderebbe una frase che diceva spesso nei comizi e che veniva riportata nei manifesti che andavamo ad attaccare di notte con la colla fatta in sezione: “Quando un popolo come quello padano cammina, piega la storia”. Ecco, quello ci ricorda che la Lega Nord e la Lega non sono qui di passaggio, sono qui per cambiare profondamente questo Paese.
Umberto Bossi ci ha indicato la strada, sta a noi percorrerla ogni giorno seguendo i suoi insegnamenti. Ovunque tu sia, grazie Umberto, grazie capo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pellicini. Ne ha facoltà.
ANDREA PELLICINI(FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, la morte di Umberto Bossi ha generato grande commozione in tutta Italia, ma in particolar modo nel territorio in cui vivo, quella provincia di Varese che ha dato alla Lega dei grandi politici come Bobo Maroni, come l'attuale Ministro Giancarlo Giorgetti, che continua a portare nel Governo la tradizione della “varesinità” e di una classe amministrativa di primo livello che tutti riconoscono abbia avuto e ancora abbia la Lega. Lo posso testimoniare avendo fatto parte, come assessore per Alleanza Nazionale, di due amministrazioni provinciali della Lega, guidate da Marco Reguzzoni, poi capogruppo qui alla Camera per la Lega, e da Dario Galli, poi Sottosegretario di Stato.
In questi giorni, anche chi gli fu avversario ha riconosciuto che il “” - come venne chiamato dalla stampa dopo la sua prima elezione al Senato nel 1987 - ha cambiato la politica nazionale, introducendo nuovi temi e un nuovo linguaggio, a volte dirompente, che aveva molto anticipato anche la comunicazione via .
In questo Bossi fu un vero maestro. Certi come “paga, somaro lombardo” per denunciare l'eccessivo ammontare delle tasse a carico dei cittadini del Nord o scritte gigantesche sui muri, da lui definiti “i libri della storia”, ecco, queste cose fanno parte della storia.
Ma non è per i suoi toni e per il suo essere, a volte, fuori dalle righe che lo voglio ricordare. Bossi è certamente stato un uomo politico che ha avuto una visione e ha saputo ispirare decine di migliaia di persone, dando loro delle battaglie da combattere, dando loro anche il senso della storia.
Ha reso orgogliosi i lombardi e i comuni lombardi, ricordando loro che avevano sconfitto nel 1176 l'Imperatore Barbarossa nella battaglia di Legnano. Ha dato loro anche un grande inno, il , che è stato, tra l'altro, cantato con grande commozione ai suoi funerali domenica.
In qualche modo, però, Bossi, pur dichiarando di non amare il Risorgimento, ha tratto ispirazione anche da questo grande periodo, perché la battaglia di Legnano è presente nell'Inno di Mameli, “Dall'Alpi a Sicilia dovunque è Legnano”. Il , cantato per la prima volta alla Scala nel 1842, è stato sì un grande inno del Lombardo-Veneto contro gli occupanti austriaci, ma è diventato anche un grande canto degli italiani.
Noi abbiamo sempre combattuto da destra la prima Lega secessionista, ma abbiamo condiviso il tema del rispetto e della responsabilizzazione del territorio. Chi ha fatto il sindaco come me lo può sapere. Bossi ha davvero avuto certamente il merito di aver dato voce a migliaia di imprenditori del Nord abituati a lavorare tanto e a parlare poco. Ha dato loro davvero dignità, ha aperto la questione settentrionale e in qualche modo ha costretto anche la sinistra ad occuparsi della devoluzione delle competenze. Infatti, si arrivò all'approvazione di questa controversa riforma del Titolo V della Costituzione.
Come ha avuto modo di ricordare nei giorni scorsi il Presidente Meloni, a Bossi va dato un altro grande merito, quello di essere stato il fondatore, con Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, del moderno centrodestra, un'alleanza che è ancora forte e che governa con orgoglio questa Nazione.
Se con Silvio Berlusconi ebbe un rapporto molto forte, rinsaldatosi dopo il trauma del ribaltone, anche con Gianfranco Fini, che con alcuni colleghi abbiamo incontrato nei giorni scorsi e nelle settimane scorse in Transatlantico, era nato un rapporto poi affettuoso, e Fini ci ha detto che lo stimava tanto per il suo valore politico.
Ecco, un ricordo personale. Io lo incontrai il primo giorno di questa legislatura e andai a salutarlo, ricordandogli che vivo a Luino, a pochi chilometri da Gemonio. Gli dissi che ero onorato di iniziare questa legislatura con lui. Mi guardò, mi fece un sorriso, mi strinse forte la mano e mi disse “” (tieni duro). Ecco, questo, secondo me, è un altro insegnamento che ci può dare Bossi: ha tenuto duro durante una durissima malattia e durante un declino politico che non è stato determinato anche da sue responsabilità.
Quindi, vorrei tributargli un ultimo saluto. Ho trovato nei giorni scorsi per caso delle parole bellissime, che non conoscevo, di San Paolo nella seconda lettera a Timoteo: “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede”.
A nome del gruppo di Fratelli d'Italia voglio manifestare la mia vicinanza alla famiglia dell'onorevole Umberto Bossi e agli amici della Lega .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fassino. Ne ha facoltà.
PIERO FASSINO(PD-IDP). Umberto Bossi è stato certamente un protagonista della vita politica dell'Italia e ha inciso sugli eventi che hanno investito il nostro Paese negli anni Novanta e in questo inizio di secolo. Aveva grande fiuto politico. Attento a ciò che accadeva nel Paese reale, seppe cogliere per primo due sentimenti che in quegli anni correvano sotto la pelle della società italiana. Prima di altri capì che in una crescente parte dell'opinione pubblica stava incrinandosi il rapporto di credibilità della politica e dei partiti storici della Repubblica. L'esplosione di Tangentopoli all'inizio degli anni Novanta disvelò quella criticità a lungo e da troppi sottovalutata, ma non da lui che in quella crisi della Repubblica fece della Lega il catalizzatore di sentimenti e pulsioni largamente diffuse nella società, non contrastando tuttavia l'onda giustizialista, di cui il cappio agitato in quest'Aula da un deputato della Lega fu il simbolo più inquietante.
Alla percezione della crisi del sistema politico Bossi unì un'altra criticità lungamente ignorata dalla politica, cioè il largo disagio del Nord del Paese che, a torto o a ragione, si sentiva ignorato dalla politica, a cui rimproverava di non ascoltare e di non raccogliere la domanda di modernizzazione.
Come sappiamo, l'intera storia dell'Italia unita è stata giustamente percorsa dall'evocazione della questione meridionale, a cui Giustino Fortunato, Gaetano Salvemini, Antonio Gramsci e molta parte dell'intellettualità italiana hanno dedicato attenzione, conducendo, nel dopoguerra, alla creazione di istituzioni dedicate allo sviluppo del Sud, quali la Cassa del Mezzogiorno, lo Svimez e in alcuni Governi anche un Ministero per il Mezzogiorno.
Con l'azione di Umberto Bossi venne posta in modo prepotente per la prima volta una questione settentrionale, naturalmente dai tratti del tutto diversi dalla questione meridionale. Se quest'ultima per decenni aveva affondato le sue radici nel ritardato sviluppo del Mezzogiorno, la questione settentrionale si manifestò in un diffuso e crescente disagio del Nord produttivo che lamentava la sordità della politica su temi essenziali per la vita di quei territori: una burocrazia statale lenta e sorda, una fiscalità pesante, un deficit infrastrutturale, assenza di gestione dei flussi migratori, insufficiente sostegno alle imprese e al lavoro. Di questo Bossi si fece interprete, confortato da ampi consensi elettorali raccolti nelle regioni del Nord. Con la Lega mise in campo un'azione che raccogliesse le loro istanze fino a evocare l'indipendenza della Padania come prospettiva di divisione del Paese. Se il tempo ha dimostrato il carattere velleitario e impraticabile di quell'obiettivo in un mondo globale segnato dalla crisi dell'autosufficienza statale, pure quella battaglia ha via via radicato nella società, nella politica e nell'assetto istituzionale del nostro Paese la necessità di un'articolazione federalista che riconoscesse ai territori un maggiore e più flessibile autogoverno.
Bossi, al contrario, non colse il carattere strutturale dei flussi migratori e la loro necessità innanzitutto per quel mondo produttivo settentrionale, a cui la Lega ambiva a dare voce. Bossi iscrisse quella politica in una collocazione di centrodestra, accettando di essere parte della coalizione guidata da Silvio Berlusconi, da cui pur lo dividevano visione del mondo e stile di vita. È fin troppo nota la fotografia di Umberto in canottiera, simbolo nell'immaginario collettivo delle radici popolari, di cui Bossi rivendicava origine e rappresentanza, così come non sottaceva il suo fastidio per un'alleanza segnata dalla presenza di troppe nostalgie del passato, rivendicando la natura antifascista della Lega. Nonostante ciò, non ruppe mai, salvo nel 1994, l'alleanza con Berlusconi e Fini, coltivando l'idea che, stando in quell'alleanza, avrebbe conseguito gli obiettivi federalisti della Lega. Conosciamo gli sviluppi della traiettoria politica della Lega e la sua torsione, a cui Bossi ha guardato con disagio e diffidenza.
Qui oggi è giusto soprattutto ricordare non solo il politico, di cui, come in ognuno di noi, si possono evidenziare luci e ombre, ma il suo essere uomo di popolo, amato da chi lo seguiva per il suo carisma e il suo carattere schietto e umano, capace di costruire intorno alla Lega e ai suoi simboli un'identità collettiva forte, così come era sua consuetudine mantenere anche con gli avversari politici un'interlocuzione aperta e talora persino amicale. Nonostante la malattia invalidante, ha continuato fino all'ultimo a manifestare le sue opinioni con schiettezza e sincerità.
Ricordiamo così Umberto Bossi, come un uomo che con determinazione si è battuto per le idee in cui credeva, mai mosso da interessi personali, come anche la sobrietà del suo stile di vita dimostrava. Alla sua famiglia e alla sua comunità politica esprimiamo il nostro cordoglio e la nostra solidarietà umana .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Squeri. Ne ha facoltà.
LUCA SQUERI(FI-PPE). Grazie, Presidente. Commemorare Umberto Bossi significa parlare di un uomo che ha contribuito a scrivere un capitolo importante della storia politica italiana. È un capitolo che ancora oggi è vivo. Noi di Forza Italia, purtroppo, abbiamo già provato il dolore di perdere il nostro fondatore, Silvio Berlusconi, e siamo consapevoli che la tristezza dei colleghi della Lega per la perdita si accompagna all'orgoglio di proseguire quella storia che Umberto Bossi pensò come visione e tradusse in realtà con il suo lavoro e le sue grandi capacità. Su Umberto Bossi i giudizi politici possono divergere, ma credo che alcuni meriti gli siano riconosciuti da tutti come dati oggettivi.
Nella metà degli anni Ottanta del secolo scorso seppe creare dal nulla un patrimonio di idee e di passioni che, grazie ai colleghi della Lega, ancora oggi riecheggiano in quest'Aula.
Chi si accostasse con lo sguardo di oggi a quanto fatto all'epoca rischierebbe di non comprendere appieno l'impresa politica e storica che Umberto Bossi seppe realizzare. Negli ultimi anni abbiamo assistito, con una certa frequenza, alla nascita di nuovi movimenti politici che hanno ottenuto la ribalta nazionale, seppure con alterne fortune. Negli anni Ottanta lo scenario politico era completamente diverso: seppure già si potevano intravedere i primi sintomi della crisi che deflagrò poi nel 1992, i protagonisti assoluti erano i partiti storici e la rappresentanza parlamentare, dal 1948 in poi, era rimasta di fatto sempre la medesima, con qualche rarissima eccezione.
La grandezza politica di Bossi sta nell'aver intuito che il malessere di alcuni territori dell'Italia del Nord poteva tradursi in un'idea politica strutturata, che lui ebbe la forza e la grande capacità di costruire. In quella che lo storico Pietro Scoppola aveva efficacemente definito la Repubblica dei partiti, in questa realtà, la Lega di Bossi seppe farsi largo: prima, nel 1987, con un deputato e un senatore o, più correttamente, con un deputato e “il senatùr”; e, successivamente, nel 1992, con 80 parlamentari tra Camera e Senato. Tali risultati, in un'epoca in cui non esistevano i , erano il frutto di una intuizione geniale e di un infaticabile impegno e lavoro sul territorio, battuto palmo a palmo, ascoltando, parlando e convincendo, a una a una, migliaia di persone.
Umberto Bossi è stato uno dei protagonisti del centrodestra, per come lo conosciamo oggi, e delle sue stagioni di Governo nel decennio degli anni Duemila. L'asse instauratosi, dopo un primo periodo di incomprensioni, tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi costituì il baricentro stabile di un decennio che ha visto protagonista il centrodestra, un asse che non fu solo politico, ma che fu anche la sintonia umana e poi solida amicizia.
A Umberto Bossi gli amici, come noi, non possono che guardare con ammirazione e profondo affetto; gli avversari non possono non riconoscere l'onore delle armi.
Il “senatùr” è stato un visionario, un rivoluzionario, un leone, anche e soprattutto dopo che fu prematuramente colpito da un ictus, che lo minò nel fisico, ma mai nello spirito e nella lucida acutezza politica. La sua grandezza si evince anche dalle piccole cose e dagli aneddoti che qualche collega della Lega racconta con nostalgia ed entusiasmo, descrivendo come, da ragazzino, avesse visto Bossi disegnare su un blocco le strategie politiche che voleva realizzare oppure abbozzare, in prima persona, alcuni manifesti che avrebbero poi fatto la storia della propaganda elettorale.
È una legislatura davvero amara quella in corso, perché, a breve distanza di tempo, abbiamo dovuto piangere la scomparsa di due grandi politici come Umberto Bossi e Silvio Berlusconi. Ma ci piace pensare che entrambi si siano incontrati di nuovo, ognuno con il suo originalissimo stile personale.
Forza Italia piange la scomparsa di un grande politico come Umberto Bossi e si stringe nel dolore dei familiari e di quella grande comunità che è costituita dagli amici della Lega
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ferrara. Ne ha facoltà.
ANTONIO FERRARA(M5S). Presidente, colleghi, colleghe, ricordare Umberto Bossi significa ricordare una figura politica che ha segnato profondamente una fase della storia italiana, non soltanto per il ruolo che ha avuto, ma per la forza con cui è riuscito ad interpretare un sentimento diffuso, specialmente nel Nord del Paese. Bossi è stato, prima di tutto, la voce del Nord, di un Nord che, in quegli anni, sentiva di non essere compreso fino in fondo, di non essere adeguatamente rappresentato, di essere lontano dai luoghi in cui si decideva.
In Lombardia, nel varesotto, in tanti territori produttivi, si avvertiva il malcontento reale, un disagio profondo: la sensazione che Roma fosse distante e che la politica parlasse un'altra lingua, che mancassero figure capaci di interpretare davvero quel mondo, quel lavoro, quella mentalità. Bossi seppe dare voce a tutto questo e lo fece con uno stile che era il suo: immediato, diretto, ruvido, a volte persino spiazzante, ma sempre riconoscibile.
All'inizio fu sottovalutato: molti pensarono che fosse un fenomeno marginale, una parentesi, una protesta destinata ad essere riassorbita. Invece non fu così, perché Bossi intercettò qualcosa di autentico: capì, prima di altri, che una parte del Nord non chiedeva soltanto risposte amministrative, ma chiedeva ascolto, riconoscimento, rappresentanza e, in questo senso, fu davvero interprete di un'epoca.
Aveva un rapporto fortissimo con il territorio: un rapporto vero, non costruito. Le sue battaglie non le viveva da lontano, non le delegava, le raccontava soltanto in prima persona e le sentiva proprie; le portava tra la gente, tra le piazze, nei gesti e nelle parole. Ed è anche per questo che in tanti, soprattutto al Nord, ebbero la sensazione di essere finalmente accettati e ascoltati.
Bossi era una persona dura, schietta, molto concreta, ma chi lo ha conosciuto ha ricordato, in questi giorni, un altro tratto: la capacità di ascoltare prima di decidere. Ed è un aspetto che aiuta a comprendere meglio la sua perché, dietro un'immagine pubblica forte, impattante, talvolta perfino brutale nei toni, c'era anche una grande attenzione agli umori del popolo, alla sensibilità del suo territorio, al sentimento di chi lo seguiva.
Naturalmente, ricordare Bossi significa anche riconoscere che la sua vicenda politica ha avuto degli aspetti controversi, perché il malessere del Nord, da lui interpretato con forza, in alcuni momenti si è tradotto in una contrapposizione dura tra Nord e Sud, in tensioni, in frizioni, in parole che hanno diviso. Ed è giusto dirlo con equilibrio e con sincerità, perché una commemorazione seria non cancella le complessità, le tiene insieme. Ma, proprio per questo, la figura di Bossi rimane importante da comprendere, perché ha rappresentato, nel bene o nel male, una domanda politica reale: una domanda che veniva dai territori e dalle comunità locali, da un pezzo di Paese che voleva sentirsi protagonista e non periferia delle decisioni altrui.
Poi è arrivata la malattia e, con il tempo, si è affievolita la sua centralità nella scena politica. Ma con lui, comunque, si chiude una stagione: una stagione in cui il Nord aveva trovato una voce fortissima, discutibile per molti aspetti, ma certamente riconoscibile.
Si chiude, in questo senso, un'idea politica che era nata attorno a un rapporto stretto con il territorio, con le autonomie, con un'identità molto marcata e il trascorrere del tempo ha reso evidente quanto quella stagione fosse legata alla sua persona, al suo carattere, alla sua forza politica.
Per questo, oggi, più che formulare un giudizio definitivo, forse è giusto riconoscere che Umberto Bossi è stata una figura che ha lasciato un'impronta profonda, ha interpretato un disagio reale, ha dato voce a una parte del Paese, ha cambiato un linguaggio politico, ha aperto una stagione che ha inciso a lungo nella vita pubblica italiana.
E allora la verità, Presidente, è semplice. Noi del MoVimento 5 Stelle siamo lontani da Bossi su molte cose, siamo lontani da parole e contrapposizioni che hanno diviso il Paese, ma c'è un punto sul quale la distinzione va riconosciuta con chiarezza, e questo è sull'antifascismo, perché Bossi, almeno su questo, rivendicò pubblicamente una posizione netta e su questo puntò. Sì, noi possiamo dire che esiste un principio che condividiamo: l'antifascismo come confine democratico chiaro, senza ambiguità, senza equivoci, senza cedimenti. Ed è, forse, anche da qui che si misura nel tempo la serietà di una storia politica, dalla capacità di lasciare almeno un confine netto, un principio non negoziabile, un punto fermo.
Per questo, nel ricordare oggi Umberto Bossi, resta il dovere di riconoscere le differenze, ma anche di distinguere, con onestà, tra quelle distinzioni, ciò che per noi conta .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, Governo, oggi ricordiamo Umberto Bossi, il protagonista di una stagione politica che ha inciso profondamente nella storia della Repubblica. Bossi non fu un politico tradizionale e neppure riconducibile a una sola scuola di pensiero: il suo riferimento principale non fu una figura, ma una visione, quella del federalismo e dell'autonomia dei territori, una visione che affonda le radici nella tradizione di pensatori come Carlo Cattaneo e che trovò una sistemazione teorica nelle riflessioni di Gianfranco Miglio. Ma Umberto Bossi fece qualcosa di più: trasformò quelle idee in un movimento politico vivo, capace di radicarsi nelle comunità, di interpretare le esigenze dei territori, spesso lontani dai centri decisionali, e di dare voce a una domanda di autonomia che attraversava il Paese. Il suo linguaggio diretto, talvolta divisivo, ma sempre riconoscibile fu soprattutto un linguaggio che parlava di territorio, di identità e di partecipazione.
Umberto Bossi ha rappresentato per tanti italiani un punto di riferimento, contribuendo a portare al centro del dibattito nazionale il tema del rapporto tra Stato e autonomie locali.
Onorevoli colleghi, vorrei brevemente soffermarmi non soltanto sul politico, ma sull'uomo. Dietro la figura pubblica, vi era una persona profondamente legata alla propria terra, alle proprie radici, alla propria comunità, un uomo che ha costruito il proprio percorso partendo dal basso, tra la gente, ascoltando paure, speranze e fatiche quotidiane. Bossi era, prima di tutto, un uomo diretto: voleva farsi capire, voleva farsi capire da tutti, parlare senza filtri, ridurre la distanza tra istituzioni e cittadini e in questo molti italiani si sono riconosciuti.
Non si può ricordare la sua figura senza pensare anche alle prove personali che ha affrontato. La malattia, la sofferenza, la capacità di rimanere presente, di continuare a lottare: ecco, questi aspetti rappresentano un tratto umano che va oltre ogni appartenenza politica. In quei momenti si è sicuramente mostrata la fragilità, ma anche la determinazione di un uomo che non ha mai smesso di sentirsi parte della vita pubblica. Desidero, quindi, ricordare un uomo capace di lealtà, di legami forti, di attenzione verso i suoi collaboratori e verso le persone comuni, un uomo che, nel suo modo, ha lasciato un'impronta non solo nelle istituzioni, ma nelle relazioni umane.
Oggi, al di là delle divisioni e delle valutazioni politiche, crediamo sia giusto riconoscere questa dimensione: quella di una persona che ha vissuto con intensità, che ha creduto nelle proprie idee e che ha affrontato il proprio percorso con coerenza.
Ricordare Umberto Bossi significa anche questo: riconoscere l'umanità che sta dietro ogni figura pubblica, figura fatta di fragilità e di forza, di convinzioni e di sacrifici. Ricordarlo oggi significa riconoscere il ruolo che ha avuto nel dare forma a una parte importante del confronto pubblico italiano e nel porre una questione, quella dell'equilibrio tra unità e autonomia, che rimane ancora attuale.
Il gruppo di Azione sente il dovere di rivolgere un pensiero di cordoglio alla famiglia. Riteniamo che nelle scelte compiute c'è qualcosa che va oltre il rito, c'è il segno di un legame profondo, umano e autentico tra Umberto Bossi e la sua terra e la moglie, signora Manuela, con i figli, Riccardo, Renzo, Roberto ed Eridano, hanno interpretato tutto questo sino all'ultimo saluto .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Appartengo a un gruppo politico, Alleanza Verdi e Sinistra, che si muove in un orizzonte di senso e di cultura politica molto lontano e radicalmente differente rispetto al partito che la Lega Nord ha incarnato e, quindi, alla storia politica, alle battaglie, al linguaggio, ai simboli sapientemente utilizzati da Umberto Bossi. Tuttavia, noi Verdi, da sempre convintamente federalisti, ma anche la sinistra più consapevole e attenta - penso al mio ex sindaco Massimo Cacciari -, ci siamo misurate e misurati con l'irruzione nella scena italiana degli anni Ottanta della novità storica rappresentata prima dalla Liga Veneta, la madre di tutte le Leghe, fondata da Franco Rocchetta e Marilena Marin, che rivendicava l'identità veneta - veneti da oltre 3.000 anni e italiani da poco più di 100 - e poi da quella autonomista lombarda e dall'unificazione operata da Bossi nella Lega Nord.
In un quadro dominato da forze politiche centraliste, da burocrazia e fiscalità percepite come asfissianti, Umberto Bossi ha posto il problema della questione settentrionale, dell'autogoverno, dell'autonomia e della riforma federalista dello Stato, nodi ancora irrisolti. Purtroppo, la prospettiva federalista che avrebbe potuto modernizzare il nostro Paese in ogni senso, anche in quello dell'uguaglianza e della giustizia sociale, prese la deriva inattuale e improponibile della secessione. Così Bossi, a nostro giudizio, sprecò il patrimonio di energie innovative, finendo tra le braccia del berlusconismo, con cui condivise forme deteriori di populismo, introducendo e rafforzando una legittimazione strisciante del linguaggio e di un simbolismo sessista e razzista.
Di questa parabola bossiana resta ben poco, se non la legge sull'autonomia differenziata, come è stata declinata dal Ministro Calderoli e dalla destra attualmente al Governo del Paese, in parte ridimensionata, questa legge, dalla Corte costituzionale, com'è noto. Questa legge e questa autonomia differenziata poco hanno a che fare con il federalismo solidale. Eppure, nonostante questo, ci troviamo oggi a nutrire una forma di sincero rispetto verso un uomo politico che ha saputo interpretare istanze, aspirazioni, sentimenti di classi e ceti sociali disorientati e infragiliti dalla globalizzazione, spiazzati dalle trasformazioni produttive e sociali, impauriti da flussi di migranti e profughi che la sinistra stentava a capire e a rappresentare. Anche per questo, a nome del gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, porgo le condoglianze sincere alla famiglia di Umberto Bossi, a coloro che più gli sono stati accanto nell'ultimo difficile periodo di vita, alla sua comunità, ai militanti e a coloro che hanno riconosciuto, onorato e amato Bossi come il loro vero grande .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lupi. Ne ha facoltà.
MAURIZIO LUPI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signor Presidente. Più che commemorare Umberto Bossi, verbo che sa di solenne celebrazione postuma - e chi conosceva Umberto Bossi sa che si sarebbe molto arrabbiato con tutti noi -, vorremmo e vorrei parlare di Umberto Bossi. Vorrei tener vivo alla memoria quel che lui è stato per tutta la classe politica italiana e per il nostro Paese: un grande protagonista della vita politica italiana, che si sia stati d'accordo o no con lui, un uomo politico che, con il suo solo irrompere sulla scena pubblica, l'Italia l'ha cambiata o, comunque, l'ha costretta a cambiare.
La sua parabola è iniziata quando ancora la Prima Repubblica sembrava eterna e il problema della governabilità del Paese era una questione romana. Bossi ha posto a tutti noi una questione di rappresentanza dei territori, di un popolo, almeno di un pezzo di un popolo, la sua Padania. L'ha fatto con toni che conosciamo, rozzamente - ma non facciamoci prendere in giro: lo voleva, lo voleva fortemente - e a suon di “Roma ladrona” o “Nord Nazione”, ma quella che poneva era una questione di forma dello Stato che nessuno aveva mai posto, a parte il mio vecchio preside di facoltà, nonché il più grande politologo della storia recente italiana, Gianfranco Miglio.
La Lega Nord comunque, l'unico partito passato con il suo nome e la sua identità dalla Prima alla Seconda Repubblica - e anche questo dovrebbe farci pensare alla statura politica e alla grande intuizione di Umberto Bossi -, rompeva gli schemi. Si poteva dire che rompeva e basta. I leghisti vennero bollati come i “nuovi barbari”, i “barbari sognanti”, ma chi li conosceva sapeva che non si offendevano se venivano chiamati in questo modo. Che il problema posto da Umberto Bossi non fosse una questione peregrina lo capì anche la sinistra e il Parlamento nel 2001 vi rispose, in qualche modo, con la riforma del Titolo V, che ancora aspetta piena attuazione.
A Bossi mancavano forse i toni e le belle maniere prescritte nel di monsignor Giovanni Della Casa, ma non gli mancavano certo l'intuito politico e il realismo. Capì che la secessione era un'utopia rivoluzionaria irrealizzabile, intuì la potenzialità di cambiamento che poteva venire da un centrodestra unito che accoglieva alcune delle sue istanze e, in quello stesso 2001, diede vita, con Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, a La Casa delle Libertà, che ancora oggi, dopo 30 anni, è il capolavoro politico della Seconda Repubblica. La rivendicazione di secessione dal centro divenne, quindi, un progetto di autonomie, di cui il centro si faceva garante. In quel Governo, Bossi - lo ricordo - fu Ministro per le Riforme istituzionali e la devoluzione e fu di nuovo Ministro, questa volta, per le Riforme per il federalismo dal 2008 al 2011. Sono di questi anni le sue proposte sul federalismo fiscale, le macro-regioni, l'immigrazione, i Ministeri da spostare al Nord, la riforma del Senato come Camera delle regioni.
In tutto questo, però, io sento che si debba sottolineare che la vera eredità di Umberto Bossi sta nelle sue domande, nelle domande che ha posto a tutti noi e che, ancora oggi, sono domande attuali, perché il fatto che qualcuno potrebbe dire, come è stato sottolineato, che i problemi posti dalla Lega non abbiano ancora trovato soluzione nulla toglie al coraggio che ha avuto di affrontarli e con realismo ci sentiamo di dire che non possono mai essere archiviati. Il federalismo e l'autonomia sono tentativi seri e concreti di risposte a problemi di sperequazione tra territori e regioni che sono evidenti a tutti e che non si possono lasciare irrisolti senza che producano nel tempo nuovi danni.
Vorrei concludere con un giudizio che, secondo me, è il vero giudizio di ognuno di noi quando dice: che cosa hai lasciato? Che cosa ha lasciato Umberto Bossi? Che patrimonio ha lasciato? Se, come diceva qualcuno nella storia tanti anni fa, la qualità di un albero la si riconosce dai suoi frutti, c'è un patrimonio - che vorrei sottolineare - che è tale per tutta la politica e per il Paese ed è ciò che Umberto Bossi, tre decenni di Governi nazionali e di amministrazioni locali hanno lasciato - e questo è un dato oggettivo - ed è una classe dirigente solida, radicata sul territorio, esperta, soprattutto nelle regioni del Nord, gruppi parlamentari, amministratori locali, decine e decine di giovani uomini appassionati al servizio della cosa pubblica, al servizio del bene comune.
Ecco, questa è la grande eredità che un grande uomo politico può lasciare non solo nel passato, ma anche nel presente, ma è la prospettiva che la nostra democrazia, con uomini impegnati così e con testimonianze così, rimarrà sempre viva. Questo era il ricordo mio personale, ma credo di tutto il gruppo di Noi Moderati, che vogliamo lasciare. Che possa essere un insegnamento vero, anche nel confronto duro tra maggioranza e opposizione, a questo Parlamento e a questa democrazia. Grazie, Umberto Bossi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Signor Presidente Fontana, colleghi Ministri Giorgetti e Calderoli, onorevole Molinari, colleghi della Lega, colleghi tutti, oggi ricordiamo Umberto Bossi con rispetto umano e con quella sincerità che lui, più di molti altri, avrebbe apprezzato. Consentitemi di dire che sono in qualche modo condizionato, pur portando l'apporto e la testimonianza di Italia Viva, nel parlare innanzitutto a partire dalla mia storia radicale; una tradizione diversa da quella di Bossi, spesso distante, talvolta in conflitto. Eppure, proprio per questo, penso che il ricordo possa essere sincero e anche più autentico.
Bossi è stato una voce fuori dal coro, capace di intercettare paure, speranze e rabbia di una parte del Paese che si sentiva invisibile. Lo ha fatto con toni ruvidi, con parole che spesso non condividevo, ma anche con una forza politica che non si può negare. Ha inciso nella storia della Repubblica contribuendo a cambiarne l'Agenda, il linguaggio e gli equilibri della politica. Da radicale, figlio della storia e dell'insegnamento di Marco Pannella, credo che nel confronto aperto anche duro, ma mai disumano, ci sia qualcosa di importante, e oggi nel ricordarlo scelgo proprio questo: riconoscere nell'avversario una persona con le sue battaglie, le sue convinzioni e la sua storia.
Bossi ha rappresentato per molti un'identità, un senso di appartenenza e chi fa politica non può ignorare questo dato né liquidarlo con superficialità. Possiamo e dobbiamo discutere le idee, ma non cancellare ciò che esse hanno significato per milioni di cittadini. Vorrei dire che io ricordo quando Bossi era al Senato e rappresentava una piccola entità. Ho avuto la fortuna insieme ai radicali, quando stavamo a e ci fu la chiusura di e noi aprimmo le segreterie telefoniche per ascoltare quello che dicevano i cittadini e lì noi capimmo che il fenomeno Lega non era più qualcosa di circoscritto, perché, dentro una baraonda di insulti, di cose e via dicendo, la questione settentrionale, declinata in vario modo, emergeva in modo del tutto evidente. Lì capimmo che, da lì a poco, sarebbe esploso qualcosa che non era assolutamente previsto. Per questo vorrei dire che il mio ricordo è rispettoso e, sì, anche affettuoso nella sua umanità, perché la democrazia vive anche di differenze profonde e trova la sua dignità nel riconoscimento reciproco.
Io vorrei chiudere semplicemente ricordando; immagino che coloro che gli sono stati più vicini lo sappiano perfettamente. Io sono stato in Parlamento molto tempo. Non ho mai avuto una grande confidenza con Umberto Bossi, se non negli ultimi periodi in cui è venuto qui, quando già stava in carrozzina con la sua assistente in Transatlantico, e mi è capitato due, tre volte - ovviamente non dirò, perché non è questo il tema - di poter scambiare delle parole con lui, e la cosa che più mi ha colpito e che più mi rimarrà addosso è la sua forza e la sua capacità, sforzandosi, di parlare, quando faceva fatica a farlo. Si rendeva conto che era difficile comprenderlo per chi parlava con lui, ma comunque si sforzava anche attraverso i gesti. Mi ricordo che una volta mi prese la mano per dirmi “bravo” per una cosa che avevo fatto, ma anche, semplicemente, con gli occhi, con le sue espressioni di dolore fisico che viveva, sapeva trasmettere l'essenza della sua forza innata, della sua capacità di interazione con il prossimo. Sono tratti che, in una politica nella quale ormai siamo abituati soltanto a prenderci a randellate, uno contro l'altro, possano venire, probabilmente, come esempio di quello che dovremmo provare a ritornare a fare, per cercare di dare dignità al nostro agire e al nostro essere parte della vita di questo Paese. A nome di Italia Viva, alla sua famiglia, al suo partito, ai suoi militanti e a chi gli ha voluto bene, va il nostro pensiero e penso che, in quest'Aula, sia stato importante ritagliare un ricordo che non doveva e non dovrà mai essere retorico, ma, anzi, onesto .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Franco Manes. Ne ha facoltà.
FRANCO MANES(MISTO-MIN.LING.). Grazie, Presidente. Prendiamo la parola, in questa giornata, per portare la voce, non solo delle minoranze linguistiche che rappresentiamo in quest'Aula, ma anche per esprimere un pensiero a nome dei nostri movimenti, la Südtiroler Volkspartei e l'Union Valdôtaine.
Umberto Bossi è stato un rappresentante sincero dei territori del Nord produttivo, contribuendo, come pochi altri nella storia, a porre il tema del federalismo in Italia, anche a noi caro, e segnando, in modo decisivo, il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica. A lui, alla sua famiglia e alla comunità della Lega Nord che lo ha accompagnato fino alla fine, esprimiamo un sentimento sincero di vicinanza e cordoglio. Lo esprimiamo con quel rispetto che, in democrazia, meritano tutti gli avversari politici, anche i più agguerriti, avversari, appunto, e mai nemici.
Per alcuni anni, Umberto Bossi ha percorso un tratto di strada parallelo al nostro. Non dimenticheremo la curiosità e l'interesse che lo animò, sin dal 1979, quando l'Union Valdôtaine partecipò alle prime elezioni europee a suffragio universale, coalizzando, sotto il simbolo del leone, i movimenti federalisti e autonomisti d'Italia, vecchi e nuovi. Il nome di quella lista era emblematico: Europa Federalismo Autonomie. A capo di quella lista era candidato il consigliere regionale dell'Union Valdôtaine, Bruno Salvadori - come ha ricordato precedentemente l'onorevole - un valdostano che, con grande passione, militava in un movimento identitario, difendendo le peculiarità linguistiche e culturali della Valle d'Aosta e confrontandosi con i movimenti regionalisti presenti in tutta Italia e in Europa. Fu quell'esperienza a dare ispirazione e slancio al federalismo italiano. Anche dopo la prematura scomparsa di Bruno Salvadori nel 1980, il confronto politico tra Umberto Bossi e i dirigenti dell'Union Valdôtaine proseguì, facendo proprie alcune battaglie fondamentali e diffondendole nel Nord Italia. Il “senatùr” e i suoi primi compagni di viaggio si fecero promotori delle Leghe territoriali, per poi riunirle sotto un unico simbolo, la Lega Nord. Ma non era il nostro progetto e, da allora, i percorsi sono stati diversi.
Oggi, mentre ricordiamo la figura di Umberto Bossi, gli va comunque riconosciuto il merito di aver portato, al centro del dibattito anche parlamentare, temi e proposte nuove per la Repubblica. Se, tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila, tutti sono stati capaci di parlare di federalismo, a destra come a sinistra, il merito è stato anche di chi quella battaglia l'ha portata avanti, talvolta con toni dissacranti e poco o per nulla condivisi. Oggi, mentre il mondo sembra stravolgersi, il federalismo, per il quale hanno lottato persone come Bossi e Salvadori, merita ancora di essere posto al centro dell'agenda politica, ma serve un ritorno alle origini, alle radici più profonde, a quella lista delle elezioni europee del 1979 che raccoglieva le istanze di tutti i territori. Serve una consapevolezza che non solo la gente del Nord chiede emancipazione, sviluppo e rinnovamento, ma tutto il Paese, senza distinzione.
E serve riscoprire il federalismo come cuore dell'impegno politico, un federalismo che non guardi solo all'Italia, ma che guardi soprattutto all'Europa. Non ai nazionalismi ideologici, ma a quel mondo europeista fatto di movimenti attenti al territorio, che lottano ogni giorno per l'Europa unita, politica e federale. In questi tempi difficili, l'Italia e l'Europa hanno bisogno di questo. Non tradiamo quel sogno di allora proprio ora .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Benedetto Della Vedova. Ne ha facoltà.
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. La ringrazio per le parole iniziali. Nel 1992, la Lega di Umberto Bossi, populista e di rottura, era già il primo partito nella mia circoscrizione elettorale di allora, credo corrisponda a quella del Ministro Giorgetti, nelle elezioni politiche, con il 28,5 per cento, oltre il 20 per cento in tutta la Lombardia, in elezioni politiche dove ancora c'erano la DC, con tutto il pentapartito, il PDS, Rifondazione Comunista. E già nelle elezioni regionali di due anni prima, in Lombardia, la Lega Lombarda era il secondo partito, dietro la DC e prima del PCI.
Io già ascoltavo Umberto Bossi a - lo richiamava prima l'amico e collega Giachetti - che allora era praticamente l'unica emittente dove si potesse ascoltare Bossi nelle sue torrenziali digressioni, ma noi eravamo abituati perché ascoltavamo Pannella, per quanto riguardava la lunghezza degli interventi. Quindi, mi ero già fatto un'idea tanto sulla sua forza retorica, quanto magari sulla distanza nei contenuti, oltre che nei toni.
Era la Lega apparentemente corpo estraneo contro Roma, contro il Sud e che poi, due anni dopo, sarebbe andata al Governo, mentre il resto crollava. Tengo a precisare questa cosa perché, spesso, si dimentica che, almeno per il Nord e per la Lombardia, il successo elettorale della Lega era precedente a Tangentopoli. Perché Bossi aveva portato alla luce, in anticipo, non solo in Italia, ma anche in Europa, uno spazio politico ancora inedito, esasperatamente localista, popolare, reazionario, chiuso e lo aveva chiamato federalismo. Più tardi lo avrebbe chiamato secessione, intercettando e mischiando pulsioni, sentimenti e interessi molto diversi tra di loro - è stato detto - chiaramente interclassisti, e aveva saputo cominciare a dare risposte a un universo economico prevalentemente di piccole aziende, di artigiani che perdeva i propri riferimenti politici tradizionali contemporaneamente, nella DC e nel PCI per capirci.
Nel 1997, per una serie di ragioni che non ho tempo di ricordare, Marco Pannella decise che la Lista Pannella dovesse partecipare alle elezioni del cosiddetto Parlamento padano. Lo fece seguendo il motto volterriano “non condivido le tue idee, ma mi batterò fino alla morte perché tu possa esprimerle” e mi chiese di fare il capolista, per cui avemmo un seggio, il mio, e andai a Chignolo Po, nella nebbia della domenica, e per tante volte consegnai le firme al Ministro Salvini che se ne è andato in piazza Cordusio. Ecco, quella fu un'immersione nel popolo della Lega, che era davvero una forza popolare, democratica, che rappresentava idee spesso radicalmente lontane da uno spirito liberale di tolleranza. Mi ricordo quando Bossi parlava della secessione - quella era la stagione della secessione, voi ve lo ricordate molto meglio di me - e riusciva a fare dei comizi lunghissimi. Me ne ricordo in particolare uno, parlando di Grozio, ed era interessante vedere Bossi che parlava di Grozio, uno dei fondatori del diritto naturale e anche del diritto internazionale.
Ecco, io ho questo ricordo di Umberto Bossi. Poi, me lo ricordo negli incontri-scontri con Pannella, nella legislatura al Parlamento europeo, che ho fatto quando entrambi erano parlamentari europei. Ovviamente, non sono mai stato leghista, non so quanto poi la Lega, in realtà, abbia trasformato in modo positivo il Nord oppure no.
Pur non condividendo le sue idee, io credo che - è stato detto anche molto autorevolmente - la Lega di Bossi sia stata profondamente democratica e profondamente popolare e abbia saputo legare alla discussione e alle dinamiche politiche, a livello locale e a livello nazionale, milioni di persone che, forse, altrimenti non avrebbero partecipato e non sarebbero state partecipi così profondamente e intensamente della vita democratica di questo Paese, con tutte le sue contraddizioni.
Chiudo, quindi, anch'io con il cordoglio nostro, di +Europa, alla famiglia e a tutti i leghisti di tante generazioni che ne hanno seguito con passione l'appassionata traiettoria politica
PRESIDENTE. È così conclusa la commemorazione dell'onorevole Umberto Bossi. Grazie a tutti.
Salutiamo gli alunni e i docenti della Scuola primaria paritaria “Il Pellicano” di Bologna, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
PRESIDENTE. Colleghi, alla luce di quanto convenuto in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo, passiamo al seguito dell'esame dei disegni di legge di ratifica. Cominciamo con i disegni di legge di ratifica n. 2592, n. 2589, n. 2591, n. 2759, n. 2778.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2592: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo concernente misure di solidarietà volte a garantire la sicurezza dell'approvvigionamento di gas tra il Governo della Repubblica Federale di Germania, il Governo della Confederazione Svizzera e il Governo della Repubblica Italiana, fatto a Berlino il 19 marzo 2024.
Ricordo che nella seduta del 10 novembre si è conclusa la discussione generale.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge di ratifica. Poiché non sono stati presentati emendamenti, li porrò direttamente in votazione.
Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1 .
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2 .
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3 .
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 4. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4 .
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, intervengo brevemente, dichiarando il nostro voto favorevole, in quanto riteniamo che, soprattutto nella situazione attuale che stiamo vivendo, accordi come questo, che peraltro sono in attuazione del regolamento (UE) 2017/1938, servano a rafforzare la sicurezza energetica del nostro Paese e, in questo caso, della Germania. Lo scopo dell'Accordo è di attivare tutte le necessarie misure, di mercato e non, per provvedere all'approvvigionamento di gas naturale dei clienti protetti della parte richiedente. Ci sembra anche interessante che questo Accordo venga esteso alla vicina Confederazione Elvetica, da una parte, per ovvie ragioni infrastrutturali, ma dall'altra, anche perché questi principi di solidarietà che vengono allargati a territori extra Ue, per quanto riguarda la sicurezza energetica, sono, oltre che ragionevoli e necessari per le ragioni e per i motivi ricordati, anche di buon auspicio per quanto riguarda le relazioni bilaterali con questo Stato .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Intervengo solo per mettere a verbale il nostro voto favorevole .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Intervengo per mettere a verbale il voto favorevole di Azione
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Francesco Silvestri. Ne ha facoltà.
FRANCESCO SILVESTRI(M5S). Grazie, Presidente. Sottoscrivendo le parole del collega Grimaldi, vorrei anche io annunciare il nostro voto favorevole
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Battilocchio. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO BATTILOCCHIO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Il voto del gruppo Forza Italia è favorevole e consegno il testo della dichiarazione di voto finale.
PRESIDENTE. È autorizzato.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Billi. Ne ha facoltà. Prego, onorevole… non ha detto nulla, onorevole Billi, dica una parola.
SIMONE BILLI(LEGA). Grazie, Presidente. Ho il microfono che non funziona.
SIMONE BILLI(LEGA). Il voto è favorevole.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Toni Ricciardi. Ne ha facoltà.
TONI RICCIARDI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Annunciando il voto favorevole, mi consenta 30 secondi di dichiarazione. Come giustamente ricordava il collega Del Barba, è una fase storica nella quale immaginare una solidarietà energetica tra Italia e Germania, includendo un ruolo attivo da parte della Confederazione Elvetica, è molto importante, alla luce del fatto che la stessa Confederazione Elvetica ha appena siglato i nuovi bilaterali con l'Unione europea e che questo elemento è un elemento importante e molto sentito anche nell'opinione pubblica svizzera. E il fatto che Germania e Italia coinvolgano la Svizzera in un processo di sicurezza energetica credo che sia un bel segnale di reciprocità nell'area mitteleuropea. Per questa ragione, annuncio il voto favorevole del Partito Democratico .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Colombo. Ne ha facoltà.
BEATRIZ COLOMBO(FDI). Grazie, Presidente. Annunciando il voto favorevole per il gruppo di Fratelli d'Italia, vorrei dire due parole in merito a questo provvedimento, che assume un valore strategico non soltanto sul piano energetico, ma anche su quello geopolitico e della sicurezza nazionale, che ricopre una attualità direi centrale nel nostro ruolo di legislatori.
Viviamo in un contesto internazionale caratterizzato da instabilità dei mercati, tensioni belliche e una crescente competizione per le risorse. Quindi garantire continuità e sicurezza negli approvvigionamenti energetici significa difendere la sovranità economica e sociale non solo della nostra Nazione, ma anche dell'Europa stessa. Quindi, grazie al Governo Meloni per aver voluto fortemente sottoscrivere questo Accordo. Annuncio il voto favorevole del gruppo di Fratelli d'Italia .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2592: S. 1503 - "Ratifica ed esecuzione dell'Accordo concernente misure di solidarietà volte a garantire la sicurezza dell'approvvigionamento di gas tra il Governo della Repubblica Federale di Germania, il Governo della Confederazione Svizzera e il Governo della Repubblica Italiana, fatto a Berlino il 19 marzo 2024" .
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva all'unanimità .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2589: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica dell'Uzbekistan sulla cooperazione di polizia, fatto a Roma l'8 giugno 2023.
Ricordo che nella seduta del 24 marzo si è conclusa la discussione generale.
La V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere , che è in distribuzione.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge di ratifica. Poiché non sono state presentate proposte emendative, li porrò direttamente in votazione.
Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1 .
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2 .
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3 .
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 4. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4 .
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente, solo per annunciare agli onorevoli colleghi il voto favorevole del nostro gruppo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Solo per annunciare il nostro voto favorevole.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Per annunciare il voto favorevole di Azione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Francesco Silvestri. Non lo vedo…è una dichiarazione pregnante quella che ci attendiamo da lei. Prego.
FRANCESCO SILVESTRI(M5S). Sì, Presidente, annuncio anche io il voto favorevole.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Battilocchio. Ne ha facoltà. Onorevole Battilocchio, penso che lei voglia consegnare qualcosa alla Presidenza. Prego.
ALESSANDRO BATTILOCCHIO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Dichiaro il voto favorevole e consegno il testo della dichiarazione di voto finale.
PRESIDENTE. Qualcosa me lo faceva intendere. È autorizzato.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Coin. Ne ha facoltà.
DIMITRI COIN(LEGA). Grazie, Presidente. Mi allineo ai colleghi e annuncio il voto favorevole del gruppo Lega.
PRESIDENTE. Allineato, grazie.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Care'. Ne ha facoltà.
NICOLA CARE'(PD-IDP). Grazie, Presidente. Io vorrei dire due parole, anche perché l'Uzbekistan fa parte della mia circoscrizione. Il provvedimento che oggi esaminiamo reca la ratifica dell'esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica dell'Uzbekistan, con l'obiettivo di promuovere, sviluppare e rafforzare la cooperazione tra i due Paesi per prevenire e reprimere la criminalità nelle sue forme più gravi ed emergenti, così come il terrorismo.
È un provvedimento che va nella direzione giusta. Viviamo in un tempo in cui le minacce alla sicurezza sono sempre meno circoscritte entro i confini nazionali e la criminalità organizzata si muove su scala internazionale, i traffici illeciti attraversano Paesi e continenti. Le reti terroristiche, così come i circuiti del traffico di esseri umani, di droga, di armi, di riciclaggio e della criminalità informatica, si alimentano proprio delle debolezze e delle distanze tra gli Stati, ed è per questo che la risposta non può essere isolata, frammentata, occasionale. Serve, invece, cooperazione, serve scambio di informazioni, serve coordinamento, serve la capacità di costruire rapporti solidi tra istituzioni che hanno il compito di difendere la legalità e garantire la sicurezza dei cittadini.
L'Accordo tra Italia e Uzbekistan risponde esattamente a questa esigenza, rafforza il dialogo e la collaborazione tra le rispettive autorità di Polizia, crea strumenti più chiari per lavorare insieme e consolida una cornice utile a prevenire e a contrastare fenomeni criminali che oggi sempre più spesso hanno una dimensione transnazionale. Non siamo di fronte a un atto burocratico, siamo di fronte a una scelta concreta, una scelta di responsabilità, una scelta che riconosce una verità semplice: la sicurezza si costruisce anche attraverso la cooperazione internazionale, perché, quando si rafforzano i canali di collaborazione tra Stati, quando si facilita il lavoro delle autorità competenti, quando si rendono più rapidi ed efficaci gli strumenti di scambi e assistenza, si rende più forte anche la capacità di prevenire reati e colpire le organizzazioni criminali.
E questo vale anche di più in una fase storica come quella che stiamo vivendo, segnata da instabilità, tensioni geopolitiche e minacce ibride sempre più complesse. In questo scenario, investire nella cooperazione tra apparati di sicurezza significa investire nella stabilità, nella fiducia reciproca e nella difesa concreta delle nostre comunità. Naturalmente tutto ciò deve avvenire nel pieno rispetto delle regole, delle garanzie e dei diritti, ed è giusto che anche questo Accordo si muova dentro un quadro definito, fondato su procedure, limiti e tutela dei dati, perché l'efficacia dell'azione di contrasto non può mai essere separata dalla legalità e dalla trasparenza. Per questo noi diamo un voto favorevole a questa ratifica .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Maullu. Ne ha facoltà.
STEFANO GIOVANNI MAULLU(FDI). Grazie, Presidente. Esprimo il voto favorevole del gruppo di Fratelli d'Italia e deposito l'intervento .
PRESIDENTE. È autorizzato. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2589: S. 1446 - "Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica dell'Uzbekistan sulla cooperazione di polizia, fatto a Roma l'8 giugno 2023" .
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2591: Adesione al Protocollo emendativo della Convenzione relativa alle infrazioni e taluni altri atti commessi a bordo di aeromobili, fatto a Montréal il 4 aprile 2014.
Ricordo che nella seduta del 24 novembre si è conclusa la discussione generale.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge di ratifica. Poiché non sono state presentate proposte emendative, li porrò direttamente in votazione.
Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1 .
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2 .
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3 .
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 4. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4 .
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente, solo per dichiarare il nostro voto favorevole.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Annunciamo il nostro voto favorevole.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Intervengo per annunciare il voto favorevole di Azione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Francesco Silvestri. Ne ha facoltà.
FRANCESCO SILVESTRI(M5S). Intervengo per dire che siamo favorevoli.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Battilocchio. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO BATTILOCCHIO(FI-PPE). Dichiaro il voto favorevole e consegno il testo della dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. È autorizzato. Ha chiesto di parlare l'onorevole Billi. Ne ha facoltà.
SIMONE BILLI(LEGA). Dichiaro il voto favorevole e consegno il testo della dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. È autorizzato. Ha chiesto di parlare l'onorevole Barbagallo. Ne ha facoltà.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Esprimiamo parere favorevole, perché la ratifica certamente migliora il sistema della sicurezza dei passeggeri e incide in modo chiaro sul sistema delle sanzioni e sulla giurisdizione. Quindi, certamente è un contributo positivo, che il Partito Democratico voterà favorevolmente.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Maullu. Ne ha facoltà.
STEFANO GIOVANNI MAULLU(FDI). Grazie, Presidente. Esprimo il voto a favore del gruppo di Fratelli d'Italia e deposito l'intervento .
PRESIDENTE. È autorizzato. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2591: S. 1448 - "Adesione al Protocollo emendativo della Convenzione relativa alle infrazioni e taluni altri atti commessi a bordo di aeromobili, fatto a Montréal il 4 aprile 2014" .
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2759: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede per un impianto agrivoltaico a Santa Maria di Galeria, fatto a Roma il 31 luglio 2025.
Ricordo che nella seduta del 24 marzo 2026 si è conclusa la discussione generale.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge di ratifica. Poiché non sono state presentate proposte emendative, li porrò direttamente in votazione.
Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1 .
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2 .
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3 .
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 4. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4 .
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 5. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 5 .
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Gadda. Ne ha facoltà.
MARIA CHIARA GADDA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. La ratifica di questo Accordo è nel solco della leale e reciproca cooperazione con la Santa Sede su un tema molto importante, che è quello delle energie rinnovabili. Quindi, con l'occasione, confermo questa proficua collaborazione e il voto favorevole di Italia Viva.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Dichiaro il voto favorevole.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Annuncio anche il voto favorevole di Azione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Francesco Silvestri. Ne ha facoltà.
FRANCESCO SILVESTRI(M5S). Dichiaro il voto favorevole.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Battilocchio. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO BATTILOCCHIO(FI-PPE). Il voto è favorevole e consegno il testo della dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. È autorizzato. Ha chiesto di parlare l'onorevole Coin. Ne ha facoltà.
DIMITRI COIN(LEGA). Presidente, il voto è favorevole.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Curti. Ne ha facoltà.
AUGUSTO CURTI(PD-IDP). Presidente, un brevissimo intervento. Ovviamente, anticipo il voto favorevole. Intervengo solo per ribadire che con questo Accordo si tratta di un passaggio formale da un punto di vista giuridico, ma tutt'altro che neutro, invece, da un punto di vista politico e strategico, perché dentro questo atto si colloca una questione dirimente per la configurazione futura del sistema energetico nazionale, il modo in cui intendiamo governare la transizione energetica e la tutela dell'ambiente e il rapporto tra lo sviluppo tecnologico e l'uso del suolo. Va, inoltre, ricordato che il progetto assume anche un valore simbolico di evidente rilevanza sistemica.
La Santa Sede intraprende un percorso coerente con il principio della cura della casa comune, nel solco del magistero di Papa Francesco e da ultimo della lettera apostolica , traducendo in un indirizzo etico una scelta concreta di sostenibilità energetica e di riduzione dell'impronta carbonica attraverso la realizzazione di un impianto agrivoltaico destinato ad assicurare non soltanto l'alimentazione elettrica della stazione radio di Santa Maria di Galeria, ma anche il completo sostentamento energetico dello Stato della Città del Vaticano. Per questi motivi e altri ovviamente, come Partito Democratico, esprimiamo un parere positivo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Maullu. Ne ha facoltà.
STEFANO GIOVANNI MAULLU(FDI). Grazie, Presidente. Come è stato ben ricordato dai colleghi, si tratta di un intervento che a prima vista può sembrare circoscritto a un progetto specifico. In realtà esso rappresenta un punto d'incontro significativo tra diversi livelli: quello energetico, quello ambientale, quello giuridico e quello delle relazioni istituzionali tra lo Stato italiano e la Santa Sede. Siamo quindi di fronte a un provvedimento che merita di essere letto nella sua interezza e nella sua portata complessiva. Come emerge chiaramente poi dal testo, l'Accordo costituisce la base giuridica per la realizzazione su un'area di proprietà della Santa Sede di un impianto agrivoltaico finalizzato alla produzione di energie da fonti rinnovabili. Questo certamente è l'elemento centrale, perché il tema dell'energia non è più soltanto una questione economica o industriale, ma è diventato un tema strategico che riguarda l'autonomia, la sostenibilità e la sicurezza del sistema Paese. In questo senso la scelta di investire in fonti rinnovabili rappresenta una direzione totalmente coerente con gli obiettivi europei e internazionali che il nostro Paese si è dato. Ecco perché lo sosteniamo e votiamo in maniera favorevole .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2759: S. 1622 - "Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede per un impianto agrivoltaico a Santa Maria di Galeria, fatto a Roma il 31 luglio 2025" .
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, l'onorevole De Maria. Ne ha facoltà.
ANDREA DE MARIA(PD-IDP). Intervengo sul punto successivo, Presidente, quello che riguarda la ratifica dell'Accordo di cooperazione militare fra il nostro Paese e gli Emirati Arabi Uniti. Chiediamo il rinvio del provvedimento ad altra seduta e vorrei motivare le ragioni.
Gli Emirati Arabi Uniti sono certamente un Paese amico dell'Italia, per questo motivo questo Accordo di cooperazione militare, che peraltro è stato sottoscritto dai due Governi a febbraio dell'anno scorso, ha un suo senso e si colloca molto bene in questo rapporto di amicizia. Vorrei aggiungere che noi in questi giorni abbiamo condannato in modo molto forte e molto netto le azioni militari che l'Iran ha assunto contro quel Paese e contro altri Paesi del Golfo, come continuiamo a condannare il regime iraniano, la repressione delle libertà, in particolare delle donne, e il fatto che quel regime non rappresenta i valori di libertà e democrazia in cui ci riconosciamo. Credo però che dobbiamo sapere che questo voto si collocherebbe in un contesto, che è quello che tutti conosciamo, di una guerra drammatica in corso in Medio Oriente e di un'azione militare, che non è avvenuta nell'ambito del diritto internazionale, di Israele e degli Stati Uniti e in un ambito in cui l'Italia, come tante volte anche il Governo italiano ha ricordato, non è in guerra.
Riteniamo, quindi, che qualunque atto che possa incrementare una situazione di tensione, coinvolgere il nostro Paese in quella guerra e comunque non aiutare un processo di sia un atto che in questa fase non è utile assumere, perché, invece, l'Italia deve mettere in campo tutte le azioni utili affinché cessino i combattimenti e si apra un processo di .
Proprio perché stiamo parlando di un provvedimento che in sé noi abbiamo sostenuto e che riguarda un Paese amico dell'Italia, chiediamo a quest'Aula di rinviare il provvedimento ad altra seduta, in modo da dare a questo provvedimento un significato, che è quello giusto, di un rapporto di amicizia tra i nostri due Paesi, ed evitare che, approvando ora il provvedimento, si dia invece un segnale che non aiuta un processo di , anzi aumenta l'attenzione già così alta .
PRESIDENTE. Dunque, secondo quanto ha appena annunciato l'onorevole De Maria, sulla proposta di rinvio del seguito dell'esame del disegno di legge di ratifica in materia di cooperazione nel settore della difesa tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo degli Emirati Arabi Uniti, secondo quanto statuisce il nostro articolo 41, comma 1, del Regolamento, è previsto che parli soltanto un oratore contro e uno a favore.
Io adesso ho due richieste: dell'onorevole Pellegrini e dell'onorevole Grimaldi. Onorevole Grimaldi, facciamo parlare l'onorevole Pellegrini? Va bene. Prego onorevole Pellegrini.
MARCO PELLEGRINI(M5S). Grazie, Presidente. Io credo che le argomentazioni che sono state testé esposte dal collega De Maria siano assolutamente condivisibili. Quando è stato scritto, quando è stato fatto questo Trattato, ovviamente si era in una situazione diversa da quella a cui noi, purtroppo, assistiamo in Medio Oriente, segnatamente nella penisola arabica, nel Golfo. Tutti noi conosciamo quello che sta succedendo ed è davvero gravissimo e preoccupa tutti noi.
Questo Trattato, che prevede una cooperazione militare assolutamente spinta tra l'Italia e gli Emirati, andrebbe a collocarsi in un momento che - come ho appena detto - è molto, molto difficile. Già questa argomentazione sarebbe bastevole per rinviare l'esame di questo provvedimento. Aggiungo altresì, brevemente, oltre a queste motivazioni che sono già esaustive, il fatto che c'è un'altra situazione di crisi in cui, in un certo qual senso, gli Emirati Arabi Uniti possono essere coinvolti. Mi riferisco al Sudan, al Darfur, al Sud Sudan, in cui le RSF, che sono delle milizie, sono state accusate dal Governo del Sudan di ricevere aiuti, sia militari sia finanziari, dagli Emirati Arabi; circostanza che gli Emirati Arabi Uniti hanno sempre disconosciuto, hanno sempre contrastato e hanno anzi definito destituita di ogni forma di fondamento. Però queste accuse sono state rivolte di fronte alla Corte penale internazionale con argomentazioni anche molto dettagliate, e poi ci sono anche degli organismi indipendenti, cioè degli organismi giornalistico-investigativi, e, secondo queste fonti - indipendenti, lo sottolineo -, potrebbero esserci dei profili in cui, effettivamente, questo aiuto potrebbe essere concreto.
Allora, io ritengo, Presidente, e mi avvio a concludere, che le due questioni siano talmente gravi, talmente preoccupanti, che dovrebbero indurre questa Camera a procrastinare l'esame di questo provvedimento. Credo che il periodo che ci prenderemo per riaggiornarci serva a capire meglio come stanno le cose e magari - credo che tutti noi ce lo auguriamo - la situazione che riguarda il Golfo e la penisola arabica, in un breve lasso di tempo, - anche se, per la verità, non sembrerebbe, però noi tutti ce lo auguriamo - si possa risolvere. E magari, quindi, nel giro di qualche settimana o mese potremmo avere una serenità di giudizio e una serenità di animo che ci porti a votare con serenità questo provvedimento.
PRESIDENTE. Dunque, onorevole Grimaldi, intendiamo a questo punto… Benissimo. Andiamo avanti. Chiedo se c'è qualcuno che vuole parlare… Prego onorevole Caiata, a questo punto lei parlerà contro. Prego.
SALVATORE CAIATA(FDI). Grazie, Presidente. Noi siamo assolutamente contrari a rinviare la ratifica di questo Trattato, che è stato siglato fra il nostro Paese e gli Emirati lo scorso febbraio a Roma.
Ora, in tutta onestà, appare quantomeno strano che arrivi questa richiesta, perché noi riteniamo invece che si debba procedere il più velocemente possibile alla ratifica di questo Trattato. Ricordo che è un Trattato che sigla un accordo di collaborazione tra il nostro Paese e gli Emirati nell'ambito della difesa. Allora, girare le spalle a un Paese amico, perché gli Emirati Arabi Uniti sono un Paese amico… Sono un Paese che - vorrei ricordare - ha fatto dell'inclusione e della tolleranza il proprio modello di sviluppo. Non a caso il 10 per cento della popolazione… mi dispiace che si sorrida sempre di fronte a queste cose, con una saccenza che è, secondo me, veramente fuori luogo in questa occasione.
Gli Emirati hanno una popolazione emiratina composta da solo il 10 per cento; il 90 per cento è composto da popolazioni provenienti da tutto il mondo, tra cui migliaia di nostri concittadini che vivono e risiedono là.
Oltre a questo, c'è un rapporto economico molto forte con gli Emirati. Basti pensare che, solo nell'ultimo anno, Presidente, il nostro verso gli Emirati è passato da 4,5 miliardi a 9,2 miliardi: una cifra superiore al nostro verso l'India o il Canada. Questo dimostra l'importanza delle nostre relazioni con questo Paese.
A questo aggiungo che, in un momento in cui un Paese che rappresenta un'eccezione e che è stato il primo esempio di modernizzazione, di occidentalizzazione nell'area, viene aggredito ingiustamente dall'Iran, attaccato per quello che rappresenta, vale a dire un modello alternativo all'autocrazia locale, noi ci vogliamo girare dall'altro lato? Noi vogliamo girare le spalle? Beh, non è da amici, perché gli amici si vedono nel momento del bisogno e, in questo momento, noi abbiamo bisogno di dare un segno di grande vicinanza a questo Paese, ma questo segno dobbiamo darlo agli Emirati e dobbiamo darlo anche a tutti i nostri cittadini che risiedono negli Emirati.
Per cui noi siamo assolutamente contrari ad un rinvio, anzi, auspichiamo - come sarà - una veloce approvazione nel segno di amicizia e vicinanza del nostro Paese agli Emirati Arabi Uniti
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la proposta di rinvio di un mese del seguito dell'esame del disegno di legge di ratifica n. 2778.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge per 42 voti di differenza.
Il seguito dell'esame del disegno di legge, dunque, procede.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2778: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo degli Emirati Arabi Uniti di cooperazione nel settore della difesa, fatto a Roma il 24 febbraio 2025.
Ricordo che nella seduta del 24 marzo si è conclusa la discussione generale.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge di ratifica. Poiché non sono state presentate proposte emendative, li porrò direttamente in votazione.
Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1 .
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2 .
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3 .
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 4. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4 .
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Invito il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
LUCA CIRIANI,. Sugli ordini del giorno n. 9/2778/1 Lomuti e n. 9/2778/2 Pellegrini il parere è contrario.
PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2778/1 Lomuti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2778/1 Lomuti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2778/2 Pellegrini. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2778/2 Pellegrini, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Mauro Del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Noi abbiamo appoggiato la richiesta di rinvio per le motivazioni che sono state espresse in Aula. Per le stesse ragioni, nel voler sottolineare la nostra amicizia con il popolo e con il Governo degli Emirati e per evitare che questo provvedimento possa essere eletto diversamente e strumentalizzato, visto il momento in cui ci troviamo, ma sottolineando la condivisione e l'amicizia che stanno alla base del Trattato, annuncio il voto di astensione del nostro gruppo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fratoianni. Ne ha facoltà.
NICOLA FRATOIANNI(AVS). Annuncio il voto di astensione del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Per annunciare il voto favorevole di Azione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pellegrini. Ne ha facoltà. Accendiamo il microfono all'onorevole Pellegrini, per favore.
MARCO PELLEGRINI(M5S). Grazie, Presidente. Ribadisco quanto ho detto poc'anzi: a nostro giudizio questo non sembra il momento adatto per approvare un trattato di questo tipo. Ci siamo riferiti alla situazione di crisi in questo momento nei Paesi del Golfo, nella penisola Arabica, che preoccupa tutto il mondo e porre in essere un Trattato come questo che prevede una cooperazione militare molto stretta tra l'Italia e gli Emirati Arabi Uniti, almeno in teoria, potrebbe alimentare fuochi che, invece, tutti noi vorremmo che si spegnessero nel più breve tempo possibile.
A ciò, come dicevo poc'anzi, si aggiungono le accuse provenienti dallo Stato del Sudan, che accusa gli Emirati Arabi Uniti di fornire assistenza militare ed equipaggiamenti, financo milizie di mercenari, alle RSF, che sono milizie che stanno commettendo nel Sud Darfur ogni genere di orrore e di nefandezza. Si assiste a uccisioni di massa, attacchi di civili inermi, stupri come arma di guerra, uccisione di bambini, davvero cose efferate che, peraltro, alcuni membri delle RSF documentano e hanno, poi, pubblicato sui quasi per vantarsene.
Per dare l'ordine di grandezza della crisi umanitaria che è in questo momento in essere in Sudan, voglio dare soltanto due numeri: si parla di 14 milioni di sfollati - ripeto: 14 milioni di sfollati - e un numero incalcolabile di persone, che si ritiene vicino ai 12 milioni di cittadini sudanesi - ma è anche difficile, Presidente, dare numeri precisi in una situazione così difficile, in una situazione in cui ci sono scontri armati tra l'esercito regolare del Sudan e le RSF - che avrebbero bisogno di un aiuto umanitario. Le stime sulle morti sono molto aleatorie per i motivi che ho appena detto: si parla di 15.000, ma gli osservatori più attenti ritengono che questo numero sia lontanissimo dal vero. Quindi, in una situazione del genere, in cui - lo voglio rimarcare - gli Emirati Arabi Uniti in tutti i consessi hanno respinto fortemente le accuse che vengono rivolte loro sia davanti all'ONU, sia davanti alla Corte internazionale di giustizia da parte del Governo del Sudan, però stante questa situazione, non voglio dire di dubbio, penso che il buonsenso doveva consigliare a tutti noi di soprassedere e di rimandare di qualche mese. Penso che non sarebbe successo nulla di spiacevole, anzi, avremmo consentito che il tempo ci aiutasse a prendere la decisione migliore. Quindi, per tutti questi motivi, io annuncio il voto di astensione del MoVimento 5 Stelle.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Battilocchio. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO BATTILOCCHIO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Dichiaro il voto favorevole e consegno il mio intervento.
PRESIDENTE. È autorizzato.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Formentini. Ne ha facoltà.
PAOLO FORMENTINI(LEGA). Grazie, Presidente. Come Lega-Salvini Premier, voteremo a favore, consapevoli che non è rinviando le ratifiche dei trattati che si costruisce la pace, ma, invece, è collaborando con un Paese come gli Emirati, un Paese aggredito dai bombardamenti iraniani, che si lavora concretamente per la pace. Un pensiero anche ai nostri connazionali, quasi 18.000, che negli Emirati lavorano e sono sotto gli attacchi dei droni iraniani. Un pensiero anche a quella nostra economia, in un momento di crisi così forte, che vede proprio negli Emirati un eccezionale, con quasi 10 miliardi di interscambio.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole De Maria. Ne ha facoltà.
ANDREA DE MARIA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Non voglio ripetere le considerazioni che ho fatto prima, quindi, mi limito a dire che, come gruppo del Partito Democratico, non essendo stata accolta la richiesta di rinvio del provvedimento, esprimeremo un voto di astensione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Caiata. Ne ha facoltà.
SALVATORE CAIATA(FDI). Grazie, Presidente. Semplicemente per ribadire, come ho detto poc'anzi, che questo è il momento più adatto, è il momento migliore per ratificare questo Accordo. Un nostro amico, un nostro importante è stato aggredito sul suo territorio sovrano, territorio su cui, vorrei ricordare nuovamente, risiedono migliaia di nostri concittadini e centinaia di nostre aziende. Noi siamo fatti così: quando un amico è in difficoltà, ci stringiamo intorno a lui e non siamo abituati a voltargli le spalle. Per cui, dichiaro il voto favorevole di Fratelli d'Italia .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo per una rettifica: il voto del gruppo del Partito Democratico sull'ordine del giorno n. 9/2778/1 è di astensione.
PRESIDENTE. Parliamo dell'ordine del giorno Lomuti?
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Sì.
PRESIDENTE. Quindi, sull'ordine del giorno n. 9/2778/1 Lomuti…
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). …il nostro voto è di astensione…
PRESIDENTE. …il voto del Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista è di astensione.
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2778: "Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo degli Emirati Arabi Uniti di cooperazione nel settore della difesa, fatto a Roma il 24 febbraio 2025".
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Dovendosi procedere alla proclamazione (… Che succede? Non capivo se applaudivate me, ma ho capito adesso che non applaudite me. L'ho capito adesso guardando le agenzie. Quindi, va bene, ok. Va bene, ho capito ora.
Colleghi, dovendosi procedere alla proclamazione di un deputato, a seguito del decesso del deputato Umberto Bossi avvenuto in data 19 marzo 2026, comunico che la Giunta delle elezioni, nella seduta odierna, ha accertato - ai sensi dell'articolo 86, comma 1, del testo unico delle leggi per l'elezione della Camera dei deputati, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, e successive modificazioni - che il candidato che segue immediatamente l'ultimo degli eletti nell'ordine progressivo della lista n. 8 - Lega per Salvini Premier, nell'ambito del collegio plurinominale 01 della IV Circoscrizione Lombardia 2, risulta essere Matteo Luigi Bianchi.
Nella medesima seduta la Giunta delle elezioni ha peraltro preso atto della volontà manifestata dall'interessato in data odierna di rinunciare formalmente al subentro nella carica di deputato nell'ambito del collegio plurinominale 01 della IV Circoscrizione Lombardia 2.
Pertanto, alla luce dell'esigenza di preservare i principi della funzionalità e dell'integrità di composizione delle Assemblee parlamentari e per ragioni di economia procedurale, la Giunta, nella medesima seduta odierna, ha accertato all'unanimità dei gruppi presenti - ai sensi dell'articolo 86, comma 1, del testo unico delle leggi per l'elezione della Camera dei deputati, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, e successive modificazioni - che la candidata che segue immediatamente nell'ordine progressivo della lista n. 8 - Lega per Salvini Premier, nell'ambito del collegio plurinominale 01 della IV Circoscrizione Lombardia 2, risulta essere Manuela Maffioli.
Essendo la predetta rinuncia intervenuta prima che si procedesse alla proclamazione del primo dei non eletti e dato atto alla Giunta delle elezioni di quanto accertato all'unanimità dei gruppi presenti, proclamo deputata, a norma dell'articolo 17-, comma 3, del Regolamento, per la IV Circoscrizione Lombardia 2, nell'ambito del collegio plurinominale 01, Manuela Maffioli .
Si intende che da oggi decorre il termine di venti giorni per la presentazione degli eventuali ricorsi.
PRESIDENTE. Colleghi, come convenuto nell'odierna riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo, avranno ora luogo interventi per ricordare la figura di Dario Fo, a 100 anni dalla nascita.
Ha chiesto di parlare il deputato Carotenuto. Ne ha facoltà, per 3 minuti.
DARIO CAROTENUTO(M5S). Signor Presidente, colleghi, celebriamo i 100 anni di un grande drammaturgo italiano, Dario Fo. Nel 1997, a Stoccolma, il segretario permanente dell'Accademia di Svezia pronunciò la motivazione del premio Nobel che gli è stato conferito. Disse: a Dario Fo “perché, seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi”. Quella sera, incredibilmente, l'Italia si spaccò: il mondo applaudiva, noi litigavamo. Certa intellighenzia, certi apparati di Stato hanno sempre fatto fatica ad accettare la sua grandezza, ed è per questo che ritengo davvero importante che quest'Aula celebri la sua grandezza, il suo talento, il suo Nobel, le sue battaglie. Al centro della sua opera, lo studio della commedia dell'arte, c'è stato il lavoro della vita. Ha cominciato a rappresentarlo nel 1969 e non ha smesso fino a, si può dire, pochi giorni prima che morisse. è un'opera straordinaria perché è recitata in una lingua che non esisteva prima di Dario Fo, una lingua capace di travalicare i confini. Era ben compresa da tutti, in ogni teatro del mondo, perché aveva la potenza del coraggio, la potenza del suo volto, la potenza della mimica, la potenza della sua voce.
Ma voglio ricordare in quest'Aula un'opera anche più coraggiosa, probabilmente: , che parla della vicenda di Giuseppe Pinelli, ferroviere anarchico morto suicida durante un interrogatorio in questura a Milano.
Ma in quest'Aula ritengo necessario ricordare anche un altro episodio. Mi riferisco alla censura di . Era il 1962, ed era il programma più popolare della televisione italiana: 12 milioni di spettatori ogni giovedì sera. Ebbene, Fo realizzò alcuni monologhi di satira su temi sociali - tra cui la mafia, le malattie professionali, la sicurezza sul lavoro - che provocarono gli attacchi di alcuni giornali e le proteste della politica. Ebbene, quelle puntate sono state bruciate. Il direttore della Rai dell'epoca, Ettore Bernabei, disse a Dario Fo in quell'occasione: si ricordi, Fo, che il pubblico ha 10 anni di età, non gli si può parlare come ad un adulto, noi gli si può parlare di operai che cadono dalle impalcature. Il pubblico, quegli stessi italiani che la sera prima avevano riso e pianto davanti agli di Dario e Franca, per la Rai, all'epoca, aveva 10 anni.
Ebbene, vicino a Dario Fo c'era anche Franca Rame e voglio ricordare anche lei, attrice e drammaturga straordinaria, che per le sue battaglie contro il potere, per il soccorso rosso e per tutto quello che ha fatto venne rapita e stuprata, perché evidentemente al potere quel tipo di contrapposizione non andava bene, non andava giù.
Allora, io voglio dire, in particolare all'indomani di questo referendum che ha sancito un grosso “no” a certi poteri che Dario Fo avrebbe contestato, così come li abbiamo contestati noi, che in piazza Duomo, al fianco di Beppe Grillo, lui urlò ai giovani di quella piazza: fatelo voi e i giovani l'hanno fatto, Dario. I giovani sono andati a votare e hanno votato “no”. Noi ci siamo ancora e ci saremo sempre per combattere le tue battaglie, quelle a favore dei subalterni, a favore degli oppressi, a favore di tutti quelli dimenticati dalla politica.
“E sempre allegri bisogna stare, che il nostro piangere fa male al re, fa male al ricco e al cardinale, diventan tristi se noi piangiam, e sempre allegri bisogna stare, che il nostro piangere fa male al re, fa male al ricco e al cardinale, diventan tristi se noi piangiam!”. Grazie Dario, grazie Franca .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grazia Di Maggio. Ne ha facoltà.
GRAZIA DI MAGGIO(FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, nel ricordare i 100 anni dalla nascita di Dario Fo, noi rendiamo omaggio a una delle figure più irriverenti della cultura italiana. Non fu soltanto un uomo di teatro, ma è stato un interprete profondo del nostro Paese, capace anche di raccontare le contraddizioni con uno sguardo lucido e mai compiacente. Attraverso la satira ha restituito dignità alla parola “popolare” e ha anche portato il teatro fuori dai luoghi convenzionali, riportandolo tra la gente. Le sue opere hanno smascherato spesso ipocrisie e hanno dato voce a chi non aveva voce per poter esprimere le proprie idee. In ogni suo lavoro c'è stata una tensione civile autentica e anche una ricerca della verità, sempre accompagnata da una ironia capace di far riflettere, senza mai rinunciare al sorriso.
Ricordarlo oggi significa, appunto, riconoscere il valore della cultura come strumento critico, come spazio di libertà e come coscienza viva della società, oggi più che mai. Significa anche raccogliere un testimone - lo raccogliamo tutti, spero, in questo Parlamento -, quello di non smettere mai di interrogarci sulla realtà che viviamo, anche quando diventa scomodo farlo. Sta a noi, ovviamente, non lasciare cadere nel silenzio questo appello, questo monito e questo ricordo. A 100 anni dalla sua nascita, noi lo ricordiamo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Roggiani. Ne ha facoltà.
SILVIA ROGGIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. È l'estate del 1953, l'anno in cui a Milano viene inaugurato il Museo della scienza e della tecnica, l'anno in cui nella Sala delle Cariatidi, a Palazzo Reale, fu esposto di Picasso. In quell'estate, Strehler e Grassi affittarono il Piccolo Teatro a 45.000 lire a tre attori praticamente sconosciuti, Franco Parenti, Giustino Durano e Dario Fo, che misero in scena una satira sociale contro la guerra, la corruzione e il lavoro nero, che poi subì pesanti censure in .
Dario Fo era figlio di un capostazione e di una contadina, a cui peraltro era stato predetto che il figlio avrebbe vinto il Nobel. Venuto a Milano da Sangiano, nel varesotto, è stato attore, regista, autore, ma soprattutto uomo di teatro. Una voce libera, irriverente, scomoda e potente. Con Franca Rame, compagna di vita, di teatro e di lotte, ha montato e recitato migliaia di spettacoli nei teatri, ma anche nelle fabbriche occupate, nelle università in lotta, nelle carceri e nelle piazze. Prima le commedie, come oppure , per arrivare a un teatro ancora più politico con testi come o , riandato in scena proprio qualche settimana fa al Carcano, o l'indimenticabile o, ancora, , che ha avuto più di 700 produzioni in tutto il mondo.
Dario Fo, con Franca Rame, a teatro portava, con la sua straordinaria ironia e intelligenza, la critica alle ingiustizie, la rabbia e l'orgoglio delle radici popolari, che voleva ben piantate nel teatro. La sua satira si scagliava ferocemente contro il potere; dalla parte degli ultimi e degli oppressi sempre. Dario Fo è stato un uomo profondamente politico che ha sempre mantenuto un impegno civile fortissimo, mai neutrale. Inventore del grammelot, studiato nelle università, che voleva essere un linguaggio universale. È stato parte di una sinistra che viene difficile catalogare e forse non lo avrebbe voluto nemmeno lui, rivendicando la sua libertà di pensiero. Venticinque anni fa, sugli schermi di Rai Uno, lui, Celentano, Gaber, Jannacci e Albanese hanno suonato e cantato quella favola in versi e mentre cantavano si divertivano e si capisce che si divertivano perché non credevano affatto che “sempre allegri bisogna stare, che il nostro piangere fa male al re”. Hanno pensato, creduto e - ciascuno, a suo modo - si sono battuti perché anche chi è nato povero avesse diritto alla sua parte di felicità. Quando vinse il Nobel disse che anche i giullari finalmente venivano presi sul serio, per ironizzare sulle critiche che quel premio suscitò. Prima di lui, solo Carducci, Deledda, Pirandello, Quasimodo e Montale.
A Franca ha dedicato metà della medaglia del Nobel, la quale Franca, a dei giornalisti che le chiedevano: “Ma scusi, lei come si sente adesso ad essere la moglie di un Nobel? Come si fa con un monumento in casa?”, con la sua ironia ha risposto alla domanda: “Non sono preoccupata, non mi sento a disagio perché mi sono sempre allenata. Tutte le mattine faccio le flessioni, mi piego in due, appoggiando le mani a terra, così mi sono abituata a diventare piedistallo al monumento e ci riesco benissimo”. Impossibile ricordare Dario Fo senza ricordare Franca Rame. Un amore durato sessant'anni, un sodalizio artistico e di vita, pur con tempeste e burrasche. Indimenticabile il fax di 12 metri che Dario Fo le inviò dopo la sua dichiarazione a distanza, dalla Carrà nel 1987.
Chiudo con le sue parole, le parole di Dario Fo: “In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta. Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste. Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa”. Con l'augurio a noi, a cent'anni dalla nascita di un gigante come Dario Fo, che le sue parole e la sua vita scuotano anche le nostre menti, le nostre teste e le nostre certezze. Grazie, Dario Fo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Simona Loizzo. Ne ha facoltà.
SIMONA LOIZZO(LEGA). Grazie, Presidente. Commemorare Dario Fo oggi significa commemorare il giullare del popolo. Commemorarlo non significa solo ricordare un premio Nobel della letteratura, ma significa celebrare un uomo che ha trasformato la risata in un'arma di consapevolezza civile. Dario Fo non è soltanto un intellettuale da torre d'avorio, è stato, per sua stessa definizione, un giullare. La tradizione che lui tanto amava era quella che gli faceva creare, nell'animo di chi lo ascoltava, non soltanto le risate, ma faceva ridere il re. Dario Fo è colui che, attraverso il grottesco e l'iperbole, metteva a nudo le ipocrisie del potere e restituiva dignità agli uomini. il suo capolavoro, rimane una pietra miliare della sua straordinaria invenzione del grammelot. Fo ha dimostrato, in quel contesto, che la lingua del popolo è universale; non è solo lingua, sono suoni e gesti che arrivano al cuore della verità, scavalcando le barriere grammaticali e sociali.
È più di un artista, con un impegno totale, insieme alla sua compagna di vita, Franca Rame. Per lui, l'arte è politica, ma non politica nel senso stretto, ma nel senso della , della cura per la comunità. Il dubbio è stata la sua libertà. Insegnava a non accettare mai verità calate dall'alto. Il teatro e la piazza, luoghi di incontro, scontro e crescita collettiva. Dario Fo ci ha lasciati il 13 ottobre 2016, ma la sua lezione sopravvive. In un'epoca di conformismo e di globalizzazione, il suo invito rimane lo stesso: usate la fantasia, coltivate lo sberleffo contro l'ingiustizia e soprattutto non smettete mai di essere curiosi fino all'impudenza. Grazie, Dario, per essere esistito e per averci guidati nel anche della politica
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. Colleghi, Dario Fo è la voce più originale, irriverente e profonda della cultura italiana del Novecento. Interprete libero del suo tempo, Fo ha saputo portare il teatro alle sue radici popolari, rendendolo strumento di racconto, di denuncia e di partecipazione civile.
Accanto a lui nel suo percorso artistico vi è la figura di Franca Rame, con cui ha condiviso una vita di impegno, di ricerca e di passione civile. Ricordarlo oggi, ricordare Dario Fo a cento anni dalla nascita significa riconoscere il valore di un artista che ha saputo unire cultura alta e popolare, ironia ed impegno, tradizione e innovazione
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Devis Dori. Ne ha facoltà.
DEVIS DORI(AVS). Grazie, Presidente. Ieri ricorreva il centenario della nascita di Dario Fo, un gigante della cultura italiana. Dario Fo, infatti, non era solo uno scrittore, un attore, un drammaturgo, ma uno degli artisti più completi e geniali che l'Italia ha avuto negli ultimi decenni; un visionario che sapeva smuovere con intelligenza le coscienze civiche. Come un giullare moderno ha usato l'arte anche per pungolare chi detiene il potere, risultando quindi scomodo per tanti. Ha saputo incarnare la figura dell'artista che fa della sua arte un impegno civile.
La sua scomparsa dieci anni fa ha lasciato un vuoto che non è più stato riempito e difficilmente può essere colmato. Con il suo stile sarcastico ha denunciato la politica stessa, l'indifferenza istituzionale, trattando temi drammatici, quali, tra gli altri, le morti sul lavoro, ma anche l'attenzione al tema carcerario e ai detenuti.
Dario Fo ha vinto il premio Nobel per la letteratura nel 1997, con la motivazione: “perché, seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi”. Fu quindi premiata la sua capacità di unire comicità, satira, impegno sociale, riabilitando la dignità degli umiliati. Ricordare quindi Dario Fo significa oggi mantenere uno sguardo rivolto agli ultimi, verso chi è dimenticato, ma che con intelligenza si può riabilitare a livello sociale.
Volle condividere quel premio con Franca Rame, compagna di vita e co-ispiratrice di tutta la sua attività. Dario Fo disse della sua arte: “Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste”.
Ecco, allora va oggi il nostro ringraziamento a Dario Fo, proprio per aver aperto un po' la testa di tutti noi
PRESIDENTE. Comunico, ai sensi del comma 1 dell'articolo 123- del Regolamento, la decisione in merito al seguente disegno di legge collegato alla manovra di finanza pubblica: “Disposizioni in materia di giovani e servizio civile universale e deleghe al Governo per il riordino della materia” (2825).
Alla luce del parere espresso nella seduta odierna dalla V Commissione (Bilancio) ed esaminato il predetto disegno di legge, la Presidenza comunica che lo stesso non reca disposizioni estranee al suo oggetto, come definito dall'articolo 123-, comma 1, del Regolamento.
A norma degli articoli 72, comma 1, e 123-, comma 1, del Regolamento, il disegno di legge è assegnato, in sede referente, alla XII Commissione (Affari sociali), con il parere delle Commissioni I, II (ex articolo 73, comma 1, del Regolamento, per le disposizioni in materia di sanzioni), V, VI, VII, X, XI e XIV e della Commissione parlamentare per le questioni regionali.
PRESIDENTE. Comunico che, in data 25 marzo 2026, il Presidente della Camera ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti economici e sociali derivanti dalla transizione demografica in atto la deputata Renate Gebhard, in sostituzione del deputato Riccardo Magi, dimissionario.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Porta. Ne ha facoltà.
FABIO PORTA(PD-IDP). Vorrei richiamare l'attenzione di quest'Aula sul Venezuela, un Paese a noi molto vicino anche per la presenza di una grande collettività italiana che vive da anni una grave emergenza democratica e umanitaria e che da qualche settimana pare sia sparito dal radar dei telegiornali, ma anche dell'attenzione della politica dopo il sequestro da parte degli Stati Uniti del dittatore Maduro, che è stato sostituito dalla sua vice, Delcy Rodríguez. Della serie: cambiamo tutto per non cambiare nulla.
E il nostro Governo, dopo essersi ovviamente complimentato con Donald Trump - il quale, invece di ottenere la liberazione, per esempio, di tutti i detenuti politici ha ottenuto piena agibilità sui pozzi di petrolio - pare abbia smesso di occuparsi anche lui di Venezuela e della situazione dei nostri detenuti. Si tratta di 40 cittadini italo-venezuelani, di cui almeno una ventina per motivi politici. Ecco, noi chiediamo al Governo cosa stia facendo per la liberazione dei nostri concittadini. Voglio citare in particolare Daniel Echenagucia. Noi ci eravamo occupati, anche con la presidente Laura Boldrini, del caso di Trentini, di Pilieri, di De Grazia, di Echenagucia che è ancora un imprenditore di origine avellinese nel carcere El Rodeo a Caracas.
E segnaliamo - e chiudo - anche il caso strano di due fratelli, Carmelo e Daniel De Grazia. Mentre Echenagucia ha avuto già il mandato di liberazione ed è ancora in carcere, ai fratelli De Grazia da una decina di giorni sarebbero stati concessi gli arresti domiciliari e ancora sono in carcere. Ecco, sono situazioni sulle quali credo che il Governo debba chiarire perché, se è vero che in Venezuela c'è tanto petrolio, c'è anche un popolo che merita un po' più di nostra attenzione e solidarietà .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bakkali. Ne ha facoltà.
OUIDAD BAKKALI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Questi pochi minuti per parlare di Jawad Abu Nasser Mohamed, un bambino di un anno e dieci mesi.
Lo scorso 19 marzo, nella parte est di Al-Maghazi camp, è stato detenuto con il padre in un momento dove il padre si recava a fare cose quotidiane come la spesa. In pochi attimi è stato aperto il fuoco. Un drone ha sorvolato le loro teste e ha intimato al padre, tramite l'altoparlante, di spogliarsi e anche di svestire il bambino. Dopodiché, quattro soldati sono arrivati fisicamente e li hanno detenuti. Qui iniziano le torture di Jawad. Un anno e dieci mesi! Credo possano bastare questi piccoli pantaloncini di una taglia minuscola , quella di un bambino - ripeto - di un anno e dieci mesi. Al-Haq, che è un'organizzazione non governativa palestinese che da decenni testimonia e difende i diritti delle popolazioni palestinesi nei territori occupati, ha raccolto le testimonianze. Ha raccolto la testimonianza della madre, ha visto le bruciature di sigarette sopra queste piccole gambe. Un chiodo per convincere il padre a confessare non si sa bene cosa! Dieci ore! Io mi chiedo come si possa sopportare il pianto di un bambino di un anno e dieci mesi. Non lo si può sopportare mai! Ma come si può sopportarlo sapendo che questo bambino è torturato, che a questo bambino si sta facendo del male volontariamente per costringere il padre a dire non si sa bene che cosa?
Ecco, io credo che la storia di Jawad debba essere - anche questo - un punto che segna un non ritorno nella storia della Striscia di Gaza e nella storia della perdita di umanità di tutto il mondo e di Gaza come buco nero dell'umanità e dei valori anche di questa parte del mondo. Il piccolo Jawad è un bambino piccolo torturato che torna a casa con i pantaloncini insanguinati. Ecco, noi abbiamo rappresentanti del nostro Governo che siedono in un organo che si chiama che nasce, senza citarlo, per provare a cercare pace in quel luogo. Sappiamo che non è la pace quello che si cerca. Davvero riusciamo a sederci come osservatori? Tajani riuscirà di nuovo a entrare dentro a quel consesso senza pensare che in quel luogo, sul quale si discute e sul quale si vogliono fare affari, succedono cose come queste, cose come la tortura di un bambino minuscolo usato come minaccia contro un proprio genitore?
Questa è la disumanità alla quale non possiamo abituarci. In questo luogo deve risuonare il nome del piccolo Jawad. Dobbiamo sentire addosso il suo pianto e la sua disperazione come madri, come padri, come esseri umani. Noi non possiamo abituarci a tutta questa disumanità. Ecco, io credo che sia osceno quello che è successo. Quindi, da qui di nuovo rivolgiamo richieste di attenzione, un'attenzione seria e responsabile verso quello che sta succedendo nei luoghi e nei territori occupati palestinesi, che sia la Striscia di Gaza o che sia la Cisgiordania, dove continuano le occupazioni, le torture e il genocidio. Nulla è cambiato. Nulla è cambiato. È solo calato un insopportabile silenzio .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Carotenuto. Ne ha facoltà.
DARIO CAROTENUTO(M5S). Presidente, le notizie che arrivano da Gaza e dalla Cisgiordania sono insopportabili. Ogni giorno continuano a esserci soprusi e violenze che superano ogni immaginazione. Delle ultime ore è la notizia della tortura di un bambino di un anno e dieci mesi, torturato con le cicche di sigarette sulle gambe, per ottenere una confessione dal padre di non si sa bene cosa. Non si sa bene cosa dovesse confessare. La realtà noi l'abbiamo vista anche sulla nostra pelle su quelle strade. È chiaro l'intento coloniale di cacciare i palestinesi e di rendergli la vita impossibile in ogni modo, utilizzando qualsiasi tortura. Quello che fa specie è il silenzio, anche da parte dei nostri che ingigantiscono vicende di portata modesta e poi dimenticano la storia di questo bambino. Ma a che barbarie stiamo andando incontro?
Delle ultime ore è la pubblicazione di un nuovo documento da parte di Francesca Albanese, che non a caso si chiama rapporto Tortura e genocidio. Anche quello - l'ha fatto una nostra concittadina, un dell'ONU, che sarebbe un Ministro (equivalente a un Ministro) - noi ce lo dimentichiamo, anzi, se possibile, attacchiamo Francesca Albanese. Non attacchiamo Israele, non attacchiamo Netanyahu, attacchiamo Francesca Albanese. Ma dove stiamo andando? Ma cosa dobbiamo aspettare per sanzionare Netanyahu, per sanzionare Israele, per magari arrestarlo quando sorvola i nostri cieli, come già accaduto più volte?
Io penso che di fronte a questa barbarie, questo Parlamento debba continuare - e noi lo stiamo facendo veramente dall'inizio di questo conflitto - a denunciare, perché questo è il minimo sindacale. Di fronte a questa inerzia di questo Governo, a questa complicità di questo Governo e di alcuni membri di questo Governo, che addirittura stringono le mani e ricevono premi da questo Paese, almeno c'è una parte che si ribella e dice “no, tutto questo non è accettabile” .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Domenica nel tardo pomeriggio, per una pura casualità mi sono trovato nella zona di corso Garibaldi (sarebbe la zona dove sta la stazione di Napoli), dove un farabutto - e utilizzo precisamente queste parole - recidivo, andando a più di 100 chilometri all'ora su una strada all'interno della città, ha colpito, mentre stavano attraversando sulle strisce pedonali, due donne ucraine. Una si chiamava Oksana e l'altra Zhanna. Pensate al paradosso di questa vicenda. Una viveva in Italia da 15 anni e aveva chiamato la sorella per farla venire in Italia, per salvarla dalla guerra in Ucraina, dall'aggressione russa. E dove ha trovato la morte? Lungo una strada, dove questo farabutto, da quello che emerge dall'intervento delle Forze dell'ordine e della Polizia municipale, aveva bevuto e sniffato. Poche ore dopo, un professore, una persona stimata nella città di Napoli, Italo Ferraro, veniva investito in corso Vittorio Emanuele - non erano passate neanche 24 ore - da una persona che a tutta velocità l'ha buttato per aria. È morto dopo poche ore.
Adesso, è evidente che abbiamo un problema molto serio non solo in Campania, guardando i dati italiani. Ed è per questo che voglio stigmatizzare le parole del Ministro Salvini, che pochi giorni fa, senza dare dati, ha annunciato che nel nostro Paese, da quando c'è il nuovo codice della strada, ci sono 121 morti in meno; sbugiardato dall'Istat e da tutte le associazioni che si occupano di questi temi, che hanno detto che l'anno scorso abbiamo avuto un 3 per cento in meno (quindi niente di significativo), ma che quest'anno, nei primi tre mesi, ci sta un aumento di circa il 10 per cento dei morti per strada, investiti da delinquenti e farabutti.
Ecco, penso che bisogna fare una seria riflessione, ossia che, al di là della propaganda, le leggi vanno fatte per aiutare i sindaci, i prefetti e gli operatori stradali a impedire le morti e a colpire, anche culturalmente, chi gira armato. Perché andare con una macchina a 100 chilometri all'ora in una strada urbana è come girare con una pistola e sparare per strada. E da questo punto di vista noi non ci fermeremo mai, perché questa strage dei pedoni deve finire.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
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