PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
ROBERTO GIACHETTI, legge il processo verbale della seduta del 25 marzo 2026.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
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PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 79, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Comunico che, in data 26 marzo 2026, il Presidente del Consiglio dei ministri ha inviato al Presidente della Camera la seguente lettera: “Onorevole Presidente, La informo che il Presidente della Repubblica, con proprio decreto in data odierna, adottato su mia proposta, di concerto con il Ministro della Giustizia, ha accettato le dimissioni rassegnate dall'onorevole Andrea Delmastro Delle Vedove dalla carica di Sottosegretario di Stato per la Giustizia. Firmato: Giorgia Meloni”.
PRESIDENTE. Comunico che, in data 26 marzo 2026, il Presidente del Consiglio dei ministri ha inviato al Presidente della Camera la seguente lettera: “Onorevole Presidente, La informo che il Presidente della Repubblica, con proprio decreto in data odierna, adottato su mia proposta, ha accettato le dimissioni rassegnate dalla senatrice Daniela Garnero Santanche' dalla carica di Ministro del Turismo.
Con il medesimo decreto il Presidente della Repubblica mi ha conferito l'incarico di reggere il predetto Dicastero. Firmato: Giorgia Meloni”.
Conseguentemente, l'esame della mozione n. 1-00558, presentata a norma dell'articolo 115, comma 3, del Regolamento, non risulterà più iscritto all'ordine del giorno delle sedute della prossima settimana.
PRESIDENTE. Comunico che la deputata Manuela Maffioli, proclamata in data 25 marzo 2026, ha dichiarato, con comunicazione pervenuta in data 26 marzo 2026, di aderire al gruppo parlamentare Lega-Salvini Premier. La Presidenza di tale gruppo, con lettera pervenuta in data 26 marzo 2026, ha comunicato di aver accolto la richiesta.
PRESIDENTE. Comunico che, a seguito delle elezioni suppletive svoltesi il 22 e 23 marzo 2026, ai sensi dell'articolo 86, comma 3, del testo unico 30 marzo 1957, n. 361, delle leggi per l'elezione della Camera dei deputati, l'Ufficio centrale circoscrizionale presso la Corte di appello di Venezia ha proclamato, in data 26 marzo 2026, Alberto Di Rubba deputato per il collegio uninominale n. 01-Rovigo della VIII Circoscrizione Veneto 2 e Giulio Centenaro deputato per il collegio uninominale n. 02-Selvazzano Dentro della medesima circoscrizione.
Il termine di venti giorni per la presentazione di eventuali reclami decorre dalla data di proclamazione.
PRESIDENTE. Comunico che i deputati Alberto Di Rubba e Giulio Centenaro, proclamati il 26 marzo 2026, hanno dichiarato, con distinte comunicazioni pervenute in pari data, di aderire al gruppo parlamentare Lega-Salvini Premier.
La Presidenza di tale gruppo, con lettere pervenute il 26 marzo 2026, ha comunicato di aver accolto le richieste.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Andrea Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo sull'ordine dei lavori a seguito della comunicazione che abbiamo ricevuto, che indica che, nella giornata di oggi, non sarà svolta l'interpellanza urgente che avevamo presentato come gruppo del Partito Democratico per chiedere conto alla Presidente del Consiglio e ai Ministeri della Difesa, dell'Interno, delle Imprese e del della Pubblica amministrazione e delle Infrastrutture e dei trasporti degli incontri che si sono svolti in queste settimane, in questi giorni, a Roma - ma dalle anticipazioni dei giornali sappiamo che si sono svolti anche a Milano - con Thiel, l'anima nera della Silicon Valley. È un imprenditore statunitense che ha un ruolo fondamentale da un punto di vista della gestione delle tecnologie che, attraverso l'elaborazione di grandi quantità di dati dell'intelligenza artificiale, permettono un controllo di massa particolarmente accurato e che vengono utilizzate in maniera sempre più preoccupante e in scenari sempre più ampi.
Da questo punto di vista, la nostra preoccupazione è enorme. Infatti, abbiamo presentato un'interrogazione alla Presidente del Consiglio subito dopo l'anticipazione sulla stampa della notizia di questa presenza a Roma, chiedendo se fossero in programma incontri, ma non c'è stata risposta, il 9 marzo. Siamo venuti in Aula il 10 marzo e abbiamo chiesto un'informativa urgente al Governo e non c'è stata risposta. Si sono svolti incontri a Roma a cui hanno partecipato personaggi legati, in qualche modo, alla maggioranza, a esperienze di Governo, addirittura direttori di giornali d'area. Abbiamo sentito e letto ricostruzioni giornalistiche che parlano di accordi che sono stati siglati. Sul si parla di accordi con la Difesa e su abbiamo letto di accordi con l'Interno.
Si sta discutendo della sicurezza di tutti i cittadini italiani, perché questi strumenti possono essere utilizzati per combattere il terrorismo, ma anche per controllare i cittadini, per colpire gli oppositori politici, per colpire il giornalismo d'inchiesta. Di fronte a uno scenario così inquietante e all'uso politico di queste tecnologie - perché il internazionale di Thiel, al di là degli aspetti folcloristici e di segretezza per il , è il giro internazionale di una persona che sta cercando di diventare monopolista nella gestione di servizi che hanno una valenza strategica fondamentale - 50 parlamentari del principale gruppo di opposizione presentano un'interpellanza urgente e la risposta che ricevono oggi è che l'unico luogo dove non si può assolutamente nemmeno parlare di quello che sta succedendo, del nostro futuro, è il Parlamento italiano. Questa scelta politica è di una gravità inaudita!
Noi sappiamo e pensiamo sia giusto che il Copasir chieda informazioni, ma il fatto che il Copasir chieda informazioni non esclude che il Parlamento non si possa occupare di questo tema, perché noi non abbiamo chiesto informazioni classificate: noi abbiamo chiesto di rendere conto delle scelte politiche del Governo. Dalle ricostruzioni giornalistiche leggiamo che il Governo è diviso anche su questo, tra chi guarda a Thiel come un punto di riferimento e chi, invece, se ne vuole tenere alla larga. Tuttavia, vogliamo sapere politicamente quanti dei nostri dati siano già in suo possesso e quante di queste tecnologie siano in uso nelle nostre amministrazioni.
Poi, se ci sono aspetti classificati, potranno essere affrontati al Copasir, ma non è pensabile che, di fronte a una richiesta politica chiara di una forza politica - e non solo, perché ci sono state azioni anche di altre forze politiche di opposizione -, di fronte a una richiesta di interpellanza urgente sottoscritta da 50 deputati, la risposta sia un'interpretazione dell'articolo 131, comma 1, che dice che il Governo dichiara di non poter rispondere, indicandone il motivo. Il motivo non è certamente che è arrivata una convocazione al Copasir. Il motivo è che il Governo non vuole rispondere, ma deve rispondere, se siamo ancora una democrazia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, sempre sull'ordine dei lavori, la deputata Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Colgo l'occasione, opportunamente proposta dal collega Casu, per entrare anch'io nel merito della responsabilità diretta del Governo, che deve rendere conto sul tema. Non può trincerarsi dietro a questo rifiuto non soltanto inopportuno, ma addirittura illegittimo, di presentarsi in Aula per rispondere all'interpellanza urgente sottoscritta da 50 deputati del gruppo di maggioranza relativa dell'opposizione. E quindi mi unisco non soltanto alle considerazioni, ma anche alla richiesta del collega Casu, tanto più che sono presidente di un gruppo che, per il nostro regolamento interno, non ha la possibilità di adire il Copasir, notoriamente; su questo mi sono assunta la responsabilità anche di presentare un progetto di legge che, tuttavia, è stato respinto.
A maggior ragione, per quanto è consentito dalla norma e non dalla discrezionalità del Governo, è giusto che il Governo risponda alle richieste del gruppo dei democratici che oggi, invece, non possono interloquire con il medesimo su un tema così delicato e così decisivo che ha a che fare con la sicurezza non soltanto del Paese, ma dell'intero sistema politico europeo .
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, fermo restando che, ovviamente, mi farò parte diligente per rappresentare al Presidente della Camera la questione posta, preciso che - come è noto - il medesimo Presidente della Camera, nella stessa giornata di ieri, ha provveduto a informare l'interpellante, in qualità di primo firmatario - parliamo dell'interpellanza urgente n. 2-00800 -, che il Governo, con apposita lettera trasmessa sempre nella giornata di ieri, ha dichiarato di non poter rispondere, a norma dell'articolo 131, comma 1, del Regolamento, ed è importante sottolineare che si fa riferimento proprio al comma 1 del Regolamento.
Rammento che tale disposizione, in relazione alla presentazione di atti di sindacato ispettivo, prevede che: “Il Governo può dichiarare di non poter rispondere indicandone il motivo” e questo è quanto è avvenuto, come il Presidente della Camera ha avuto modo di chiarire nella lettera citata, inviata, in particolare, agli interpellanti.
Come già chiarito dalla Presidenza della Camera in precedenti occasioni, anche in questa legislatura e non soltanto, si tratta, quindi, dell'esercizio di una prerogativa del Governo basata su una specifica disposizione del Regolamento e, come tale, non sindacabile dalla Presidenza.
Rispetto alle richieste aggiuntive della collega deputata Zanella, preciso, infine, che le regole, che presiedono la composizione del Copasir, sono stabilite dalla legge tant'è che lei stessa ha fatto riferimento a una proposta di legge.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze urgenti.
PRESIDENTE. Passiamo alla prima interpellanza urgente all'ordine del giorno Scerra ed altri n. 2-00802
Chiedo al deputato Scerra se intenda illustrare la sua interpellanza. La risposta è affermativa, dunque, le diamo la parola e l'ascoltiamo, prego.
FILIPPO SCERRA(M5S). Grazie, Presidente. Sottosegretario, purtroppo, tra i tanti disastri di cui è protagonista il nostro Governo, sicuramente, il più pericoloso, a livello nazionale e internazionale, è dato dalla sua postura in politica estera, caratterizzata da una completa sottomissione a Trump, nei confronti del quale, Giorgia Meloni è stata accondiscendente praticamente su tutto. Ha continuato ad avallare ogni tipo di azione che andasse, comunque e sempre, contro gli interessi della Nazione, a partire dai dazi fino all'acquisto di gas americano, molto più caro rispetto ad altre possibilità, fino all'ok, in sede NATO, al 5 per cento di spese militari rispetto al PIL, con promessa di acquistare armi americane - fra l'altro, oggi abbiamo ricevuto i complimenti per il raggiungimento del 2 per cento del PIL, solo questo tipo di complimenti riceviamo -, fino alla promessa di non toccare i colossi del americano e fino ad arrivare a difendere l'indifendibile, cioè l'attacco americano in Venezuela, considerato da Meloni come una legittima azione difensiva, poi smentita dallo stesso Trump, che ha ammesso che andava lì solo per il petrolio; fino alla volontà di occupare la Groenlandia, con Meloni che faceva finta di nulla mentre Trump voleva invadere il suolo dell'Unione europea e meno male che gli altri Stati si sono compattati e hanno impedito quest'azione.
Adesso siamo all'Iran, dove in Parlamento, Meloni, per non far indispettire colui che si ostina a considerare come un amico - ma magari lo considera solo lei, magari questa amicizia è unilaterale - è arrivata a dire addirittura che non condanna né condivide perché non ha elementi per capire. Ma come si fa a non condannare e a non condividere, formalmente, una guerra in cui le nostre basi in Iraq sono attaccate? Sottosegretario, come fa il Presidente del Consiglio Meloni a dire che vorrebbe dare il premio Nobel a un Presidente degli Stati Uniti incendiario che dal suo insediamento ad oggi ha attaccato sette Stati sovrani? Come si fa a dire, Meloni, che gli vuole dare il premio Nobel per la pace? Di questo stiamo parlando.
Siamo di fronte ad un genocida, Netanyahu, e ad un incendiario che sta dando fuoco al mondo. Lo voglio ribadire ancora una volta in quest'Aula perché alcuni punti devono essere fermi per non perdere di vista quello che è il diritto internazionale: l'aggressione unilaterale all'Iran costituisce una grave violazione del diritto internazionale. Proprio nella Carta delle Nazioni Unite si dice, all'articolo 2, paragrafo 4, che è vietata la minaccia o l'uso della forza contro l'integrità o l'indipendenza politica di uno Stato. Quindi, quell'attacco è in sfregio e contro il diritto internazionale. Deve essere condannato senza se e senza ma, cosa che Meloni non ha avuto il coraggio di fare in maniera seria in quest'Aula. Questa è una guerra sbagliata, poi, perché, oltre a violare il diritto internazionale, è stata condotta senza una valutazione corretta delle conseguenze e delle difficoltà che gli Stati Uniti stessi avrebbero incontrato; in particolare, non si è prevista una capacità di resistere dello Stato islamico notevole quando si pensava, invece, di liquidare la faccenda in poche settimane. Non si sono previsti gli attacchi ai Paesi vicini che avessero delle basi americane; non si è previsto il blocco dello Stretto di Hormuz con le conseguenze economiche e geopolitiche a livello globale. A nulla servono le rassicurazioni del Presidente americano, secondo cui ci sarà un ridimensionamento dell'operazione, soprattutto mentre, in questo momento, sta inviando migliaia di truppe in Medio Oriente; quindi, non sappiamo quello che può succedere.
Di fatto, Trump ha fallito e non ha raggiunto nessuno dei principali obiettivi. Annullare il programma missilistico balistico? Non mi pare che sia stato raggiunto. Annullare il programma nucleare? Non abbiamo certezza e contezza di questo. Annullare il supporto degli alleati nella regione? Anche questo non siamo sicuri che sia stato fatto, anzi non è stato fatto.
Questi sono obiettivi che potevano essere raggiunti e che potrebbero essere raggiungibili solo con un cambio di regime reale, ma il non c'è stato e non ci sono le prospettive perché ci sia, a meno che non si va con un attacco di terra, ma è un qualcosa di sciagurato che non ci dobbiamo augurare mai perché sarebbe un danno enorme non solo per gli Stati Uniti stessi, ma anche per il mondo, perché ci impantaneremmo in una guerra dagli esiti incerti. Già adesso siamo in confini incerti, quindi, fino ad adesso, l'unico risultato è stato quello di spostare il baricentro della gestione politica del regime verso l'ala più intransigente e più oltranzista, quella dei , che vuole il conflitto e che reputa una vittoria solo il fatto di resistere nel conflitto. Siamo in questa situazione che ci preoccupa, ovviamente. In più, la guerra, lo sappiamo, porta morte e distruzione. Questi sono tutti motivi per cui il nostro Paese deve condannare, senza se e senza ma, e deve stare lontanissimo da questa guerra, lontanissimo.
In questo contesto complicato, l'Italia, nella geografia militare è uno degli avamposti principali dell'Occidente, con sette basi e migliaia e migliaia di militari USA stanziati nel nostro territorio: ci sono aeroporti, torri radar, diverse infrastrutture militari americane nel territorio italiano. Ci sono dei Trattati, dei quali, fra l'altro, ha parlato la Presidente Meloni stessa. Ci sono degli accordi Italia-USA che disciplinano la presenza di questi assetti all'interno dei nostri confini. Tra questi, menziono quelli che la stessa Premier ha citato in quest'Aula in occasione delle comunicazioni dell'11 marzo in vista del Consiglio europeo. Mi riferisco all'accordo bilaterale sulle infrastrutture fra Italia e Stati Uniti del 1954 che disciplina lo delle basi americane, il Memorandum d'intesa sottoscritto nel 1995 tra il Ministero della Difesa italiano e il Dipartimento della Difesa USA, che disciplina la presenza dei contingenti militari USA e l'utilizzo delle basi americane in Italia.
Secondo questi accordi e sulla base di quanto anche il Ministro Crosetto e la stessa Meloni avevano dichiarato, nel caso in cui gli Stati Uniti intendano utilizzare una loro postazione collocata sul territorio italiano, come, diciamo così, trampolino di lancio per scopi bellici, in questo caso serve il nulla osta del Governo italiano e del Parlamento. Ci deve essere un passaggio parlamentare. Ebbene, in questi giorni, nella base di Sigonella, sarebbero transitati cacciabombardieri F-15 dell'US Air Force e, questa volta, non ci risulta - magari adesso il Sottosegretario, speriamo, ci smentirà questa volta - in configurazione trasferimento o addestramento, come qualche ora prima dell'attacco in Iran, ma proprio in assetto tattico, ovvero da combattimento, con armi e bombe montate. I tracciati registrati non risultano significativi perché si fermano a pochi chilometri dalla base. Questo non è un segnale buono perché potrebbero anche avere spento i ma, magari, se il Sottosegretario sa qualcosa in più, sicuramente accetteremmo delle delucidazioni. Come dobbiamo spiegarci questo tipo di notizie che ci sono arrivate? Come dobbiamo interpretare questo tipo di operazioni?
La base di Sigonella è coperta dai citati accordi bilaterali, Sottosegretario. Qui non è venuto nessuno del Governo, fino ad oggi, a spiegarci cosa sta succedendo a Sigonella e cosa sta succedendo in Sicilia. La Sicilia è sorvolata da cacciabombardieri con bombe montate in assetto da combattimento, che sono partiti da Sigonella verso l'Iran? Vogliamo saperlo, Sottosegretario. Cosa sta succedendo nella base di Sigonella? Vogliamo sapere, ovviamente, quanto siamo esposti come Paese, perché una cosa del genere ci espone, inevitabilmente. Ricordiamoci che, negli scorsi giorni, pare che ci siano stati missili iraniani che sono riusciti a raggiungere la base di Diego Garcia, nell'Oceano Indiano, gestita dagli Stati Uniti, ma sotto sovranità britannica.
Se fosse così, il regime iraniano ci ha dimostrato di avere missili con una gittata fino a 4.000 chilometri dal proprio territorio, che possono - speriamo non sia così, ma se il Sottosegretario ha informazioni diverse ci farebbe piacere ovviamente averle - arrivare anche in Europa. Quindi, schierarsi per il conflitto e fornire supporto militare è contro il diritto internazionale, già l'abbiamo detto; il secondo motivo, anche questo è importante, è che non ci dobbiamo schierare perché non dobbiamo dare alcun tipo di lasciapassare all'operazione militare perché questo significherebbe mettere in pericolo il nostro Paese; sarebbe una cosa gravissima farlo. Sarebbe una cosa gravissima farlo senza che si sia passati dal Parlamento. Quindi, non vogliamo diventare obiettivo militare, bersaglio sensibile da parte dell'Iran, nella maniera più assoluta. L'Europa, l'Italia… siamo stati protagonisti, dal punto di vista internazionale, di organizzazioni multilaterali per promuovere nel mondo la pace, il rispetto dei diritti umani e dei diritti fondamentali. Questo deve fare l'Italia, Sottosegretario. Dobbiamo conoscere bene l'utilizzo che viene fatto delle infrastrutture statunitensi militari nel nostro territorio.
Non vogliamo siano autorizzate in alcun modo operazioni che possano avere un minimo di collegamento con la guerra in Iran. Pertanto, le chiedo di chiarire a tutti noi, ai cittadini, soprattutto quelli siciliani, cosa è stato fatto finora, cosa è stato autorizzato, che tipo di operazioni ci sono e ci saranno e, se è possibile, chiarire e confermare che non daremo alcun tipo di permesso a questo tipo di operazioni. Concludo dicendo che la Sicilia deve continuare a essere una terra di pace. È un centro vitale di scambi nel Mediterraneo, un ponte tra culture e popoli diversi. La sua storia millenaria, segnata dall'incontro di civiltà, ci insegna che la vera forza risiede nella capacità di accogliere, di dialogare e di costruire relazioni, non certo - non certo - nell'essere un avamposto per operazioni di guerra. Questo lo dobbiamo assolutamente evitare .
PRESIDENTE. La Sottosegretaria di Stato per la Difesa, Isabella Rauti, ha facoltà di rispondere.
ISABELLA RAUTI,. Grazie, signor Presidente. Onorevoli deputati. In risposta agli interpellanti, riporto direttamente il riscontro fornito dall'Aeronautica militare. Onorevole, in premessa, lei ha fatto un'illustrazione molto ampia sugli scenari geopolitici, che ho ascoltato con attenzione, come anche la chiusa sull'importanza della Sicilia che si affaccia sul continente liquido del Mediterraneo. Io però darò riscontro a quello che è il perimetro dell'interpellanza di cui lei chiede contezza. Per farlo, come dicevo, fornisco quanto testualmente riferito dall'Aeronautica militare, ovvero: il 19 marzo scorso sulla base di Sigonella non è transitato alcun aeromobile F-15 dell'United States Air Force, né risulta attività di volo di tali velivoli nello spazio aereo nazionale. Ciò detto e ciò specificato, più in generale lei ha fatto riferimento anche all'utilizzo delle infrastrutture militari presenti sul territorio nazionale concesse alle forze statunitensi. È a tutti noto che il Ministro della Difesa si è già ampiamente espresso, proprio in questa sede, nel merito - era il 5 marzo scorso -, né credo possa sfuggire a nessuno che, su del Ministro Crosetto stesso, questa tematica è stata altresì portata all'attenzione dell'ultimo Consiglio supremo di difesa. Quindi, sinceramente, sorprende come il Ministro venga quotidianamente sollecitato su ricostruzioni o ipotesi, anche alcune fantasiose - come quella degli F-15 cui si riferisce l'interpellanza - che non trovano alcun riscontro nella realtà. Lei stesso ha richiamato gli accordi di settant'anni fa, l'del 1951 e, quindi - a proposito, ha fatto una citazione naturalmente esatta -, giova ricordare che le attività svolte presso le infrastrutture utilizzate dalle forze statunitensi in Italia sono disciplinate dal quadro giuridico consolidato da settant'anni, che inizia con l' - che lei ha citato -, cui si aggiungono gli Accordi bilaterali tra Italia e Stati Uniti del 1954, aggiornati nel 1973, fino al d'intesa del 1995.
Lei sa che queste cornici regolamentari disciplinano i limiti delle attività svolte in modo molto preciso e sono strumenti che nessun Governo negli scorsi decenni ha mai cambiato e che garantiscono l'equilibrio tra la cooperazione alleata e la tutela della sovranità nazionale e degli interessi nazionali.
PRESIDENTE. Il deputato Lomuti ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta all'interpellanza Scerra ed altri n. 2-00802, di cui è cofirmatario.
ARNALDO LOMUTI(M5S). Grazie, Presidente. Ringrazio anche la Sottosegretaria della risposta, però non siamo soddisfatti nel merito, nella sostanza, per quanto detto poc'anzi dalla Sottosegretaria, per le considerazioni anche di circostanza. L'Italia, il nostro Paese è sempre stato visto come una grande portaerei nel Mediterraneo sia da parte degli americani, sia da parte della NATO.
Per quanto riguarda l'aggressione dell'America e di Israele ai danni dell'Iran, il nostro Paese è l'avamposto principale che si affaccia sul Mediterraneo, soprattutto con la sua base in Sicilia, quella di Sigonella, dove insiste anche una base americana. Questa è un'eredità che abbiamo dal dopoguerra ad oggi; abbiamo sette basi americane, più basi NATO, che si sovrappongono anche fra di loro, ma sono due cose totalmente differenti. Le ereditiamo anche con riferimento al contesto della Guerra fredda e degli accordi NATO. Si differenziano perché nell'iter procedurale autorizzativo, quelli NATO rispondono a Bruxelles, mentre per quanto riguarda le basi americane, forse dovrebbe rispondere Roma. Dico “forse” o “dovrebbe” perché i citati accordi che ha menzionato la Sottosegretaria Rauti risalgono al 1951, al 1954; parliamo dell'; poi ci sono gli accordi rinnovati, denominati ; sono stati rinnovati nel 1995; accordi che vanno a mettere in campo deroghe alla vigente normativa che dovrebbe essere quella nazionale.
Poi, c'è un altro “però”: mi riferisco al fatto che su questi accordi vige il segreto di Stato, il che rende carta straccia una nostra normativa nazionale, la legge n. 839 del 1984, che richiede invece che gli accordi internazionali siano tutti conoscibili. Detto ciò, ci troviamo di fronte a un altro paradosso perché, se è vero, come è vero, che il Ministro ha già detto che, in caso di richiesta di utilizzo delle nostre basi per un attacco bellico diretto all'Iran, verrebbe in Parlamento, questo Parlamento dovrebbe decidere su accordi sui quali vige un segreto di Stato e, quindi, sarebbe impossibilitato a decidere, conoscendo nei dettagli quali sono questi accordi.
Poi, c'è da dire anche un'altra cosa: noi parliamo di accordi - Sottosegretaria, l'ha detto lei - vecchi di settant'anni. Molti studiosi del diritto ritengono che, essendo talmente vetusti, oggi sia in dubbio la corrispondenza della vigenza di questi accordi con l'interesse nazionale alla sicurezza. Io credo che questo sia un argomento che questo Governo debba prendere in considerazione perché, se è vero, come è vero, Sottosegretaria, che - in effetti è così - nessun Governo li ha mai cambiati, ci sono stati diversi tentativi in passato quantomeno di renderli noti, di desecretarli, quindi, renderli noti in tutto e per tutto nei loro contenuti. È avvenuto, ad esempio, nel 2008, laddove però gli Stati Uniti d'America ci hanno praticamente imposto di lasciarli così come sono. Questo è preoccupante perché mette - non dico in dubbio - le parole sulle quali noi assolutamente…non voglio creare equivoci, Sottosegretaria … Se voi ci dite che non ci sono stati quegli aerei, quegli F-15 non ci sono stati, ma nel complesso, diciamo che forse è arrivato il momento che ai cittadini si consegni chiarezza anche sotto questo aspetto e, quindi, desecretare atti, accordi, che sono vecchi quasi di un secolo; a detta sempre di molti studiosi del diritto, forse la secretazione non corrisponde più all'interesse della sicurezza dello Stato, come invece la legge italiana richiederebbe.
Ora il mio ragionamento, la nostra riflessione, passa su un'altra prospettiva, perché le preoccupazioni dei siciliani, che oggi vengono in Parlamento per mezzo del collega Scerra, non trovano risposta e rassicurazione laddove il portavoce degli Stati Uniti d'America rassicura proprio sul fatto che loro agiscono in base a quegli accordi. Quindi, un altro paradosso, l'ennesima anomalia. Lasciamo stare anche il fatto assodato che ci troviamo di fronte a un'aggressione - l'ha detto anche il Ministro Crosetto - e ribadiamo, però, un invito al Governo di dare almeno un cenno di condanna alla violazione del diritto internazionale, perché di questo si tratta. E, se è vero, come è vero, che quella base viene utilizzata non per attacchi bellici diretti, non per attività cinetica, ma viene utilizzata dagli americani come logistico, comedi e, quindi, è indirettamente funzionale a questa aggressione in violazione del diritto internazionale, non ci sono accordi che possano tenere di fronte a questa violazione. E ancora: il coinvolgimento dell'Italia, seppur indiretto, in questa aggressione ci rende, comunque, obiettivi di ritorsione da parte di uno Stato che viene aggredito. Ora non vorremmo fare la stessa fine del conflitto russo-ucraino, nel quale veniamo coinvolti, nel quale spendiamo soldi e nel quale non c'è via d'uscita e chi sta facendo gli accordi e le trattative per uscirne - le trattative di pace che ha messo in campo la diplomazia - sono soltanto due: Putin e Trump. Noi totalmente fuori. Non vorremmo che si ripetesse anche nel caso dell'Iran. Continuiamo a nasconderci - questo è il dato di fatto, Presidente e Sottosegretaria - dietro ad accordi per i quali dovrebbe vigere la normativa, la sovranità nazionale e per i quali, invece, gli Stati Uniti continuano a utilizzare quelle infrastrutture, quelle basi a proprio piacimento. Ma così non dovrebbe essere perché - lo ripetiamo - siamo di fronte a una violazione palese e riconosciuta - anche sussurrata dal Governo, quando, invece, dovrebbe dirlo ad alta voce, sbattere i pugni sul tavolo - di fronte alla quale gli accordi bilaterali con gli Stati Uniti d'America non tengono più. Anche perché rispondiamo a normative di autodifesa, basate sui principi della NATO, che, a loro volta, si rifanno all'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite che parla proprio di ingaggio per autodifesa e siamo fuori da questo aspetto. Ecco chiediamo, quindi, a questo Governo di ribadire e chiarire che abbiamo il sacrosanto dovere morale, politico e giuridico di vietare l'utilizzo per qualsiasi azione, anche indiretta, agli Stati Uniti d'America laddove siamo di fronte a una violazione del diritto internazionale, laddove siamo di fronte a un'aggressione da parte di quella che viene chiamata oggi coalizione Epstein ai danni di uno Stato sovrano. Chiediamo quello stesso coraggio che ha avuto il Presidente della Spagna Sànchez, non per mitizzarlo, ma per attenerci a semplici fatti .
PRESIDENTE. Salutiamo studenti e insegnanti dell'istituto comprensivo “Ruggero De Simone”, di San Pietro Vernotico, in provincia di Brindisi, che sono in tribuna ad assistere ai nostri lavori . Li ringraziamo, gli auguriamo ogni fortuna e precisiamo che la giornata di oggi, la mattinata di oggi, è dedicata allo svolgimento delle interpellanze. Pertanto, sono presenti in Aula i deputati coinvolti nella discussione delle interpellanze e il Governo, oggi rappresentato dal Sottosegretario Isabella Rauti che, appunto, è qui per rispondere alle domande poste.
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Quartapelle Procopio ed altri n. 2-00798 .
Chiedo al deputato Porta se intenda illustrare l'interpellanza di cui è cofirmatario o se si riservi di intervenire in sede di replica. Mi pare che la risposta sia affermativa, quindi, gli diamo la parola e lo ascoltiamo. Prego.
FABIO PORTA(PD-IDP). Sì, grazie, Presidente. Grazie anche al rappresentante del Governo e ai colleghi presenti. L'interpellanza che illustro, anche a nome dei colleghi firmatari, nasce da un fatto preciso, ma parla di qualcosa di molto più grande, parla della credibilità internazionale dell'Italia e del rispetto delle regole non scritte che tengono insieme la nostra diplomazia.
Non è una polemica di giornata, ma un banco di prova della nostra coerenza dentro e fuori di quest'Aula. Secondo ricostruzioni giornalistiche, nelle scorse settimane il Vice Ministro degli Affari esteri, Edmondo Cirielli, avrebbe incontrato a Roma l'ambasciatore della Federazione russa, Aleksej Paramonov, in un luogo diverso dalla Farnesina e, soprattutto, senza un'informazione previa e preventiva né alla Presidente del Consiglio, né al Ministro degli Esteri.
Se questo quadro fosse confermato, non saremmo di fronte a un semplice incontro di cortesia, ma a un canale politico e diplomatico aperto in una forma tale da sollevare interrogativi seri sul coordinamento interno al Governo e sulla linearità della nostra politica estera.
Le stesse fonti parlano di un'iniziativa non concordata che avrebbe provocato irritazione a Palazzo Chigi e reso necessario un chiarimento diretto tra il Vice Ministro e la Presidente del Consiglio. Il solo fatto che si arrivi a questo livello di tensione dimostra che non si è trattato di normale amministrazione, ma di un incontro che, se gestito in modo limpido e pienamente condiviso, sarebbe rimasto probabilmente una nota di , ma che diventa, invece, un caso politico, perché lascia dietro di sé una certa scia di ambiguità. Il Vice Ministro, a quanto pare, ha smentito questa ricostruzione, ha rivendicato che la Farnesina fosse informata, che all'incontro abbiano partecipato due funzionari - uno della Direzione generale per gli affari politici - e che sia stata anche redatta una nota ufficiale. Ha presentato cioè il colloquio del 3 febbraio come pienamente rientrante nella normale prassi diplomatica, escludendo qualsiasi attrito con la Presidente del Consiglio e il Ministro degli Esteri Tajani.
A sua volta, il Ministro Tajani ha parlato di un incontro alla luce del sole con l'obiettivo di ribadire la condanna italiana dell'aggressione russa all'Ucraina e il pieno sostegno al regime sanzionatorio europeo. Noi prendiamo atto, ovviamente, di queste parole, anche di queste ricostruzioni di quanto è avvenuto, ma non possiamo far finta che il problema sia risolto. Da una parte, infatti, abbiamo le cronache giornalistiche che parlano di un'iniziativa non concordata e, comunque, di alcune frizioni ai vertici dello Stato, dall'altra, le dichiarazioni del Vice Ministro e del Ministro che assicurano totale regolarità e normale prassi. Ma in mezzo, signora rappresentante del Governo, resta un elemento che nessuno di noi può ignorare: quando le versioni sul luogo, sulle modalità e sul livello d'informazione sono così discordanti, a incrinarsi non è soltanto la narrazione, ma la percezione stessa di un indirizzo di politica estera, chiaro e unitario. Qui entra in gioco un punto tutto politico che è stato colto con nettezza dalla segretaria del nostro partito, Elly Schlein, che ha messo in fila le contraddizioni di questa vicenda. Da un lato, il Governo ripete di essere saldamente ancorato all'Europa, alla NATO, al sostegno all'Ucraina, alle sanzioni contro la Russia, dall'altro, però, accetta e normalizza un incontro chiesto all'ambasciatore di Mosca, lo stesso che, nelle settimane scorse - lei lo sa bene -, ci attaccava pubblicamente, attaccava pubblicamente la posizione dell'Italia.
Bene, se si riaprono canali politici con la Russia in queste condizioni, ci si allontana dall'Europa; non è una formula ad effetto, ma è la fotografia di un rischio reale. Infatti, non possiamo dimenticare il contesto nel quale questi fatti sono avvenuti: stiamo parlando della Russia, della responsabile di un'aggressione armata contro uno Stato sovrano europeo che, ogni giorno, continua a bombardare le città ucraine, a violare il diritto internazionale, a usare l'energia e la propaganda come armi.
L'Unione europea e i nostri alleati hanno risposto con sanzioni, con isolamento diplomatico, con il sostegno politico e militare a Kiev. In questo scenario, ogni interlocuzione con un rappresentante di Putin non è mai neutrale: porta con sé un significato politico, simbolico e strategico, che deve essere calibrato al millimetro e gestito con la massima collegialità, non affidato all'iniziativa di un singolo, per quanto rappresentante del Governo.
Da qui il cuore della questione, chiamiamola deontologia diplomatica: la politica estera non è il terreno su cui ciascuno può muoversi seguendo la propria sensibilità o convenienza del momento, è, per Costituzione e per prassi, una delle principali manifestazioni della sovranità nazionale, che richiede un indirizzo unitario, esercitato dalla Presidente del Consiglio e dal Ministro degli Affari esteri, nel quadro degli impegni assunti in sede europea e atlantica. Incontri di questo livello con l'ambasciatore di un Paese aggressore non possono apparire come iniziative estemporanee o opache rispetto al Parlamento e all'opinione pubblica.
Sottosegretario, la deontologia diplomatica impone almeno tre cose molto semplici, ma decisive: innanzitutto un indirizzo politico chiaro, condiviso ai vertici, che non lasci spazio a linee parallele; poi il pieno coordinamento e la tracciabilità degli incontri più sensibili: chi li chiede, chi li autorizza, chi vi partecipa, quali messaggi trasmettono; infine, una trasparenza adeguata verso il Parlamento innanzitutto, che non può apprendere dai titoli dei giornali ciò che accade nelle stanze dove si forma la politica estera del Paese. Se, come in questo caso, su questi punti si addensano dubbi e versioni divergenti, è evidente che qualcosa non ha funzionato.
C'è, poi, un tema di opportunità politica che non possiamo rimuovere: anche ammesso che l'incontro sia stato tecnicamente autorizzato, era davvero opportuno, in questo momento, accogliere una richiesta di colloquio proveniente dall'ambasciatore di Mosca? Era opportuno farlo mentre la Russia cerca, con grande lucidità, di allentare la pressione delle sanzioni, di rompere il fronte europeo, di trovare in ogni capitale una crepa da allargare? E, soprattutto, era opportuno che tutto ciò avvenisse in un modo che ha generato confusione, interpretazioni discordanti, sospetti di diplomazia parallela? Quando un Vice Ministro dichiara di aver agito a nome del Governo, ma intorno alla gestione dell'episodio si alzano voci discordanti e serve addirittura un chiarimento con la Presidente del Consiglio, allora il problema non è più di forma, ma è di sostanza. Perché all'esterno - a Kiev, a Bruxelles, a Washington, ma anche a Mosca - non si leggono i dettagli difensivi delle nostre interviste, si leggono i segnali complessivi. E il segnale che rischia di passare è quello di un'Italia che, mentre a parole resta allineata, nei fatti appare incerta, attraversata da ambiguità ed esposta ad iniziative di tipo personale.
C'è infine un elemento che considero decisivo, soprattutto parlando in quest'Aula, ed è proprio quello della trasparenza. Se davvero tutto si è svolto alla luce del sole, come è stato detto, perché, allora, il Parlamento viene a sapere di questo incontro solo dopo le rivelazioni della stampa? Perché non c'è stata una comunicazione preventiva, almeno immediatamente successiva, in Commissione, in Aula, su un colloquio così delicato? Prima il silenzio, poi le indiscrezioni, poi le smentite, poi le versioni alternative, poi le minimizzazioni. Non è questo il modo in cui si gestisce una politica estera seria in tempo di guerra. Questo modo di procedere mina la fiducia, la fiducia tra il Governo e il Parlamento anzitutto, ma anche tra l'Italia e i suoi , perché, mentre qui ci si affanna a spiegare che era tutto regolare, fuori dal nostro dibattito interno l'unica cosa che resta è l'impressione di un Paese che dice una cosa, ma ne fa intravedere un'altra. Ed è esattamente il terreno su cui la Russia prova a muoversi: dividere, indebolire, sfruttare le contraddizioni, trovare l'anello debole della catena euro-atlantica. Noi non possiamo fare finta che tutto questo avvenga nel vuoto.
Dentro la stessa maggioranza ascoltiamo dichiarazioni - lo sapete bene - che mettono in discussione la tenuta del regime sanzionatorio, che evocano la riapertura di canali energetici, che usano toni indulgenti verso Mosca. Se a queste voci si sommano episodi, come questo, di cui sto riferendo, del 3 febbraio, è facile comprendere perché anche la segretaria del nostro partito, Elly Schlein, abbia parlato di un Governo che rischia di allontanarsi dall'Europa proprio mentre proclama il contrario. E l'ambiguità non è un dettaglio, è una scelta, che piaccia o no.
Per tutte queste ragioni, con questa interpellanza, non ci limitiamo a chiedere una cronaca dei fatti, chiediamo al Governo una ricostruzione puntuale e documentata: la data esatta, il luogo effettivo, le modalità dello svolgimento, i funzionari presenti, il contenuto politico, soprattutto, del colloquio con l'ambasciatore Paramonov. Chiediamo di sapere quando e come la Presidente del Consiglio e il Ministro degli Affari esteri siano stati informati, se vi sia stata una preventiva autorizzazione o solo la comunicazione , quali messaggi siano stati trasmessi a nome dell'Italia. E ancora, domandiamo se l'Esecutivo ritenga che questo incontro sia stato pienamente coerente con la linea ufficiale dell'Italia nei confronti della Russia, con le decisioni assunte in sede europea e con gli impegni in ambito NATO. Chiediamo se il Governo non ritenga necessario dopo questo episodio introdurre procedure più rigide di coordinamento e di informazione, affinché nessun incontro di questa rilevanza possa più svolgersi senza un quadro di responsabilità chiaro e una trasparenza dovuta verso il Parlamento. Non chiediamo di imbrigliare ovviamente la nostra diplomazia, né di paralizzare i canali di interlocuzione, chiediamo qualcosa di molto più semplice, ma anche più esigente, se vogliamo: che l'azione diplomatica dell'Italia sia lineare, riconoscibile, leale verso gli alleati e verso il Parlamento, all'altezza dei principi costituzionali che ci legano all'Europa e alla comunità internazionale. Chiediamo, in altre parole, ciò che Elly Schlein ha posto con forza al centro di questo dibattito: che non ci siano più doppi binari, che non ci siano zone grigie, che non ci siano messaggi ambigui verso la Russia, perché - e concludo, signor Presidente e signor Sottosegretario - in politica estera le mezze parole e i mezzi passi si pagano cari. E l'Italia non può permettersi di essere il punto debole del fronte europeo proprio mentre in gioco c'è la pace, la sicurezza e la credibilità del nostro continente.
PRESIDENTE. La Sottosegretaria di Stato per la Difesa, Isabella Rauti, ha facoltà di rispondere.
ISABELLA RAUTI,. Grazie, Presidente. Onorevoli deputati, onorevole Porta, lei ha chiesto trasparenza, ha chiesto conferma di una linea politica. La posizione del Governo sull'aggressione russa all'Ucraina è una posizione chiara e coerente, lo è dall'inizio e non è mai cambiata nel corso di questi anni. L'ha ribadito anche il Presidente del Consiglio in quest'Aula: l'Italia è al fianco dell'Ucraina, è al fianco del popolo ucraino e delle sue istituzioni. Sosteniamo la sua sovranità, la sua indipendenza, la sua integrità territoriale. Lo facciamo per un dovere morale, ma lo facciamo anche per un interesse strategico, perché siamo convinti che difendere l'Ucraina significhi difendere la sicurezza dell'Europa.
Il pieno sostegno a Kiev è stato ribadito dal Ministro Tajani proprio ieri, nella riunione dei Ministri degli Esteri del G7 in corso in Francia, alla presenza anche del Ministro degli Esteri ucraino. Il Ministro Tajani sarà a Kiev il prossimo 31 marzo per il Consiglio Affari esteri dell'Unione europea in occasione dell'anniversario della scoperta delle atrocità commesse dalla Federazione Russa a Bucha. Quindi, quando lei chiede la posizione, la riassumo: condanniamo l'aggressione, condanniamo la violazione del diritto internazionale, gli estesi bombardamenti sulle infrastrutture critiche e le sistematiche violenze contro civili inermi. Sosteniamo anche le sanzioni nei confronti di Mosca. Consideriamo le sanzioni uno strumento essenziale di pressione politica ed economica per convincere e persuadere la Federazione Russa a sedersi al tavolo della pace.
Allo stesso tempo, non siamo in guerra con il popolo russo e, come tutti i nostri , non abbiamo interrotto le relazioni diplomatiche con Mosca. Questi canali diplomatici, benché al momento utilizzati con intensità ridottissime, restano comunque strumenti istituzionali essenziali per assicurare una minima - ma necessaria - interlocuzione ai fini della tutela dei quasi 5.000 concittadini ancora presenti nel Paese. L'incontro tra il Vice Ministro Cirielli e l'ambasciatore della Federazione Russa, menzionato nell'interpellanza e da lei richiamato, si è svolto il 3 febbraio scorso presso il Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, alla presenza di funzionari della Farnesina. Non vi è stato, quindi, alcun incontro segreto, né alcuna iniziativa isolata. L'ambasciatore russo aveva chiesto un colloquio. Il Vice Ministro Cirielli lo ha ricevuto nell'ambito e nell'esercizio delle sue funzioni, informandone naturalmente i vertici della Farnesina. Il contenuto dell'incontro - perché lei chiedeva opportunità e sostanza, quindi conta quello che viene detto nel corso dell'incontro - è stato inequivocabile. È stata ribadita la posizione italiana sull'aggressione all'Ucraina, quindi, ovviamente, la condanna dell'aggressione, la condanna dell'invasione, il sostegno al popolo ucraino e la conferma delle sanzioni.
Ricevere un ambasciatore accreditato non significa avallarne le posizioni. Significa ribadire, in quella sede, le proprie posizioni. È ciò che facciamo con tutti i Paesi con cui abbiamo relazioni diplomatiche, anche quando non ne condividiamo le scelte. Non vi è, quindi, alcuna ambiguità nella posizione italiana, che si fonda su una ferma condanna dell'azione russa e su un pieno sostegno all'Ucraina.
PRESIDENTE. Prima di dare la parola per la replica al deputato Porta, salutiamo studenti e insegnanti della scuola secondaria di primo grado dell'Istituto comprensivo “Pollina San Mauro Castelverde” degli omonimi comuni, in provincia di Palermo, che assistono ai nostri lavori dalla tribuna . Li ringraziamo per questo, gli auguriamo ogni fortuna e precisiamo che sono presenti oggi, venerdì mattina - la seduta è dedicata alle interpellanze -, soltanto i deputati che devono svolgere e illustrare le proprie interpellanze e, in nome e per conto del Governo, i Sottosegretari Rauti e Barbaro, che rispondono, per l'appunto.
Il deputato Porta ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interpellanza.
FABIO PORTA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ringrazio anch'io la rappresentante del Governo e mi ritengo parzialmente soddisfatto, nel senso che ovviamente ho apprezzato la conferma della linea chiara del Governo, che abbiamo sostenuto ovviamente nella condanna dell'aggressione russa all'Ucraina e al suo popolo, mentre credo che rimangano delle opacità, confermate, tutto sommato, da questa risposta, rispetto a questo incontro, che viene definito adesso un incontro normale, ma che effettivamente, nelle ricostruzioni e nelle poche informazioni che abbiamo avuto nei giorni scorsi, sia a livello ufficiale che dalla stampa, così normale non è.
Nessuno - signor Sottosegretario - ovviamente ignora che la diplomazia viva di contatti anche con interlocutori scomodi, anche con rappresentanti diplomatici di Paesi rispetto ai quali noi abbiamo posizioni diametralmente opposte, ma qui non stiamo discutendo, credo, soltanto del diritto di un ambasciatore accreditato ad essere ricevuto - tra l'altro, apprendiamo che sia stato ricevuto proprio alla Farnesina, mentre sino a pochi giorni fa sembrava che l'incontro fosse avvenuto fuori, ma ne prendiamo atto - credo che oggi stiamo discutendo della scelta politica di considerare , di considerare ordinario ciò che ordinario comunque non è affatto, in un contesto, ripeto, di guerra in Europa e anche di isolamento internazionale della Russia. Quindi, normalizzare ciò che normale non è significa - o potrebbe significare - abbassare l'asticella della nostra vigilanza politica. Se davvero fosse tutto così normale, tutta un'azione di , probabilmente non avremmo assistito a queste ricostruzioni divergenti, alle smentite, alle precisazioni successive e anche - mi sia permesso ricordarlo - ad alcune polemiche all'interno dello stesso Esecutivo. Un incontro normale, un incontro ordinario, non genera o non dovrebbe generare questo grado di opacità e di confusione comunicativa.
E il fatto stesso che il Governo oggi sia costretto a giustificare o a chiarire le modalità del colloquio dimostra, comunque, che il problema non è la fisiologia della nostra diplomazia, ripeto, che apprezziamo e valorizziamo, ma il metodo con cui è stata esercitata. E non è nemmeno sufficiente dire che questa è la prassi consolidata, perché in diplomazia la prassi ha un senso se è accompagnata da trasparenza, coordinamento e assunzione di responsabilità politica.
E quando si tratta di un rappresentante di un Paese aggressore, un Paese oggetto, ripeto, di sanzioni europee, ogni incontro al massimo livello è un atto politico, che pesa sulla credibilità dell'Italia e sul messaggio che mandiamo ai nostri alleati. Quindi, ripeto, liquidarlo come un incontro di mi pare sia sottovalutare la portata simbolica, strategica di quel gesto. Qui, ripeto e concludo, non stiamo contestando la facoltà del Governo di mantenere relazioni anche con Paesi con i quali i rapporti sono difficili, di fare quindi politica estera, ma la maniera, il modo, con cui lo si fa, e sappiamo che il modo a volte è sostanza. E, in questo caso, il modo è fatto di informazioni rese a pezzi - e la ringrazio per la completezza dell'informazione, ma è la prima volta che abbiamo un'informazione completa -, di informazioni con luoghi e modalità che cambiano, perché prima ci viene detto che è stato fuori dalla Farnesina, adesso apprendiamo che è stato dentro alla Farnesina, con un Parlamento che poi - ed è questo il punto politico che oggi vogliamo ribadire - è stato chiamato soltanto a ratificare versioni già confezionate. Noi abbiamo parlato più volte in Commissione affari esteri, ovviamente, della grave crisi e guerra in Ucraina, e credo che non ci fosse alcun problema a poter illustrare, comunicare o informare almeno le Commissioni competenti di quanto stava avvenendo.
Quindi, e concludo, se oggi accettiamo che tutto venga archiviato come ordinario, domani ogni iniziativa non coordinata potrà essere coperta dietro questo stesso paravento. Per cui, concludendo e ringraziando il Sottosegretario per la risposta, ribadiamo la nostra richiesta, anche rispetto al futuro, di maggiore tracciabilità, chiarezza e coerenza in questi casi. E non è per spirito polemico, ma semplicemente per difendere l'interesse nazionale e la dignità - direi - della nostra diplomazia. Ed è esattamente, però, ciò che il Governo fino adesso non ha fatto in maniera convincente .
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Zanella n. 2-00801 .
Chiedo alla deputata Zanella se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica. Risposta affermativa, la ascoltiamo. Prego, a lei la parola.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Noi intendiamo, ancora una volta, interpellare in questo caso il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti e quello dell'Ambiente e della sicurezza energetica in relazione alla variante della meravigliosa cittadina della provincia di Belluno, molto nota tra l'altro, San Vito di Cadore.
Qui occorre fare una breve cronistoria perché nel 2017, attraverso il decreto-legge n. 50 del 2017, fu nominato commissario straordinario l'allora presidente dell'ANAS Claudio Gemme e vi fu la previsione di un piano di interventi che riguardavano la famosissima statale 51 di Alemagna. In questo piano erano previsti ben 52 interventi, di cui tre varianti in nuova sede stradale per l'attraversamento alternativo dei centri abitati. Anche queste varianti sono opere molto note, perché sono state oggetto di una propaganda insistente nel nostro territorio da parte sia del Ministro Salvini, sia del già presidente della regione Zaia. L'incarico del commissario straordinario cessò il 31 dicembre 2022. All'epoca non era stata ancora espletata la gara di appalto per l'esecuzione dei lavori della variante, gara che è stata indetta il 7 dicembre 2022, ma è stata aggiudicata il 3 marzo 2023. Perché queste previsioni? Perché queste opere così ingenti e ritenute strategiche? In quell'epoca tali opere erano previste in funzione delle finali di coppa del mondo del marzo del 2020 - pensate quanti anni sono passati - e dei campionati mondiali di sci alpino del 2021.
Il decreto del Presidente del Consiglio dell'8 settembre 2023, recante il Piano complessivo delle opere da realizzare in funzione delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina del 2026 - a questo proposito ho già presentato un in Commissione - non ha ricompreso - se lo saranno dimenticati, non lo so - la variante. Addirittura la Sezione centrale di controllo della gestione delle amministrazioni statali della Corte dei conti, nella relazione del 10 novembre 2025 sul Fondo delle opere infrastrutturali proprio per le Olimpiadi invernali del 2026, rileva l'assenza della variante stradale di San Vito dal Piano del programma olimpico. E questo è un nodo che prima o poi il Governo dovrebbe rendere palese e spiegare.
Sempre la Corte dei conti rileva che lo stato di avanzamento dei lavori relativi alla variante stessa al 30 ottobre 2025 è pari soltanto al 45 per cento di quanto doveva essere invece completato. La variante, secondo l'articolo 8 del contratto di appalto, doveva essere eseguita pienamente e ultimata entro il termine previsto dall'articolo stesso, cioè febbraio 2026. Perché febbraio 2026? Perché nel febbraio 2026 iniziavano le Olimpiadi. E invece la variante - in quel periodo ho potuto verificarlo di persona - versava nel pieno abbandono e a Paralimpiadi concluse eravamo nello stesso stato di abbandono.
Affronto due problemi che sono oggetto della mia interpellanza. Uno: nel contratto di appalto è prevista la penale giornaliera per il ritardo dell'opera - articolo 8-, comma 1 -, pari all'1 per mille, che corrisponde a 41.782 euro, al netto dell'IVA, penali che complessivamente non possono superare un importo totale dei lavori pari al 10 per cento, perché altrimenti si potrebbe passare alla risoluzione del contratto stesso. Allora, questo è un punto che spero il Governo ci spieghi. Altro punto: non parliamo di un'area qualsiasi. Parliamo di un'area che dal punto di vista paesaggistico e ambientale è estremamente pregiata, ma dal punto di vista del rischio idrogeologico è molto fragile e delicata. Anche qui abbiamo presentato più di un atto di sindacato ispettivo per interrogare il Governo su quanto sia stato assunto questo rischio così elevato. Non abbiamo mai avuto - a dire il vero - risposte adeguate dal nostro punto di vista.
Allora, il lavoro in corso d'opera ha cancellato prati protetti dai vincoli speciali, quindi di pregio naturalistico. Questo è un anche a norma della stessa Carta costituzionale, com'è noto, all'articolo 9.
Inoltre, nella zona vicino al lago di San Vito di Cadore, sorge adesso una discarica che raccoglie i detriti - pensate che sfregio al paesaggio - prodotti dagli scavi del cantiere, credo, ma non è detto; molti del Paese ritengono che siano stati conferiti inerti provenienti da altri cantieri.
A questo punto interroghiamo il Governo per capire - e spero sia una risposta soddisfacente - come intenda procedere a fronte del fatto che, finite le Paralimpiadi - non è questa l'unica opera, ce ne sono altre, ahimè -, questa variante versa in uno stato praticamente di abbandono, ha distrutto in parte consistente il paesaggio, non ha affrontato i rischi idraulici - c'è tutto un nodo del “tombotto” su cui insiste addirittura un ponte della variante - e ci chiediamo come sia possibile che ciò sia accaduto in questo periodo, avendo avuto in tanti anni a disposizione la possibilità di ritornare sui propri passi e come mai il Governo non abbia risolto problemi di questa natura, così gravi e addirittura di rilievo costituzionale.
PRESIDENTE. Il Sottosegretario di Stato per l'Ambiente e la sicurezza energetica, Claudio Barbaro, ha facoltà di rispondere.
CLAUDIO BARBARO,. Grazie, Presidente. In merito ai quesiti posti dall'onorevole interpellante, si rappresenta quanto segue, anche sulla base delle informazioni fornite dalla società ANAS in qualità di gestore dell'infrastruttura.
Il cantiere relativo alla variante di San Vito di Cadore è attualmente in corso e ha raggiunto un avanzamento fisico di circa il 65 per cento.
Nel mese di gennaio 2026, si è proceduto all'apertura dello svincolo Nord dell'opera, ritenuta di fondamentale importanza per la gestione dei flussi di traffico connessi ai Giochi olimpici invernali Milano-Cortina 2026.
Attualmente il cantiere è in piena operatività. Nel corrente mese di marzo, la presenza media giornaliera di operatori in cantiere si attesta intorno a 40 unità. L'azione della stazione appaltante è costantemente orientata a conseguire il completamento dell'intervento nel rispetto del cronoprogramma.
Il termine contrattuale per l'ultimazione dei lavori è attualmente fissato al 19 maggio 2026. Pertanto, allo stato, non risultano maturate penali né sussistono le condizioni per ipotizzare la risoluzione del contratto di appalto. Si evidenzia, inoltre, che, ai sensi della normativa vigente, eventuali penali per ritardo possono essere determinate e applicate esclusivamente a conclusione dei lavori e all'esito delle relative verifiche, anche in considerazione di possibili rideterminazioni dei tempi contrattuali. Le eventuali determinazioni in merito saranno quindi assunte da ANAS nei tempi e nei modi previsti, nel rispetto dei principi di correttezza, legalità e imparzialità.
Per quanto concerne i presunti danni ambientali, si precisa che l'intervento è realizzato in piena conformità al decreto del Ministero dell'Ambiente del 2020 che ne ha sancito la compatibilità ambientale, anche con riferimento ai cosiddetti prati stabili, nonché nel rispetto delle prescrizioni ivi contenute. L'ottemperanza a tali prescrizioni è oggetto di costanti attività di monitoraggio e controllo da parte di ANAS e, in via indipendente, da parte di ARPAV. Tali attività proseguiranno anche nella fase , secondo quanto previsto dagli organi di controllo.
In relazione alle segnalazioni riguardanti presunti fenomeni di discarica di inerti, si evidenzia che tali circostanze non trovano riscontro nelle verifiche eseguite. I depositi, sia temporanei sia definitivi, sono infatti autorizzati nell'ambito del progetto e localizzati esclusivamente all'interno del cantiere o presso siti specificatamente individuati nel Piano di utilizzo delle terre e rocce da scavo approvato, che non comprende aree prossime al lago di Mosigo.
Con riferimento, infine, alle questioni attinenti alla sicurezza idrogeologica dell'opera e ai possibili effetti sul territorio, si richiama che l'Autorità di bacino distrettuale delle Alpi Orientali, ente competente in materia, ha espresso in data 30 novembre 2020, nell'ambito della Conferenza dei servizi per l'approvazione del progetto definitivo, parere favorevole con prescrizioni. Anche queste prescrizioni sono state integralmente recepite e soddisfatte da ANAS, come attestato dalla medesima Autorità con nota del 30 settembre 2024, anche in riscontro a specifiche istanze formulate dal “Comitato No Variante di San Vito”. Il medesimo Comitato ha promosso diversi ricorsi, anche con istanze cautelari, dinanzi al Tribunale superiore delle acque pubbliche, contestando vari profili dell'opera, tra cui l'iter tecnico-amministrativo, l'operato dei commissari succedutisi nel tempo, gli atti approvativi, la procedura espropriativa e, in particolare, gli aspetti di sicurezza idraulica relativi all'attraversamento del Ru Sec. Tutti i ricorsi sono stati respinti all'esito dell'esame, anche documentale, da parte del giudice competente. In particolare, la questione relativa alla sicurezza idraulica del Ru Sec è stata definitivamente definita con esito sfavorevole ai ricorrenti in tutti i gradi di giudizio, fino a divenire cosa giudicata con la sentenza n. 148 del 2022 della Corte di cassazione.
Alla luce di quanto sopra esposto, si evidenzia come l'intervento in oggetto proceda nel rispetto del quadro normativo vigente, delle autorizzazioni rilasciate e delle prescrizioni impartite dalle autorità competenti, con costante attenzione ai profili ambientali e di sicurezza del territorio.
PRESIDENTE. La deputata Zanella ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interpellanza.
LUANA ZANELLA(AVS). Non sono per nulla soddisfatta perché il fatto che il Governo presenti in Aula una nota che recepisce le osservazioni e le controdeduzioni, chiamiamole così, di ANAS senza un vaglio alla luce di quanto, invece, in maniera molto dettagliata presenta la nostra interpellanza, mi dice che al Governo poco importa di rispondere al parlamentare e, soprattutto, al territorio.
Ripeto: non sono proprio soddisfatta, per nulla, anzi sono molto preoccupata. Anche dal punto di vista della contabilità di Stato mi auguro che la Corte dei conti, a questo proposito, possa porre rimedio, anche perché è l'amministrazione, nell'esercizio del proprio potere discrezionale, che decide di auto-vincolarsi, stabilendo delle regole che aiutino l'appalto stesso ad essere effettivamente fedele a quanto si pone come obiettivo, cioè l'esecuzione dell'opera nei tempi dovuti. Ora, se un'opera prima è stata concepita per una scadenza del 2020, un'altra del 2021, adesso del 2026… adesso, se ho ben compreso - perché, Presidente, bisognerebbe, per seguire bene le risposte dell'interpellanza, avere sotto gli occhi il testo - mi pare di aver capito che dovrebbe essere finita a breve, secondo quanto dal Sottosegretario dichiarato, ma noi sappiamo che non sarà così perché è letteralmente impossibile. Ecco, a fronte di questo, io mi chiedo se non ci sia una violazione del vincolo che si è data l'amministrazione a tutela del contratto stesso. Quindi, i limiti temporali o ci sono o non ci sono, non è che siano tutti non perentori e siano così, addirittura, della situazione singolare.
Io chiederò, in altra maniera, che queste prescrizioni siano veramente tali, anche perché ci sono delle determinazioni che sono giunte alla nostra attenzione, per esempio una sentenza recente del 2024, la n. 4659 del Consiglio di Stato che, invece, dice che la non osservanza delle prescrizioni rappresenta una violazione, quindi siamo nell'ambito dell'illegittimità.
E così pure io credo che questi rallentamenti - che io so, perché sono stati dichiarati anche al comune, sono stati dichiarati anche alla stampa - da parte di ANAS, dovuti alla complessità dell'intervento e dovuti a imprecisati motivi, siano una bella scusa per non assumersi la responsabilità relativa. È del tutto evidente che una variante sul progetto della statale 51 Alemagna, notoriamente, visto sia l'esecutivo che il definitivo, non può essere altro che complessa, di cosa vogliamo parlare? È complessa per definizione. Allora, questa complessità, nel contratto, deve essere articolata e nell'azione di monitoraggio deve essere altrettanto seguita. E non è soltanto questo, penso anche alla funivia di Socrepes che ha devastato, a Cortina d'Ampezzo, un ambito estremamente prezioso dal punto di vista paesaggistico, dal punto di vista ambientale: è stata pensata per le Olimpiadi e poi, invece, non è stata eseguita in tempo e basta, madama la marchesa… pagherà Pantalone come sempre, magari con costi aggiuntivi, e nessuno sbaglia, è tutto regolare.
Siamo veramente in contrasto non solo con la legge, ma anche con il buon senso. È ovvio che poi i rappresentanti, i comitati, i rappresentanti politici, soprattutto in una forza politica come la nostra, non possono che essere non solo indignati ma proprio preoccupati per l'incapacità di questo Governo di monitorare e di dare corso, secondo gli impegni che sono stati contratti, alle opere pubbliche e, soprattutto, di dare ascolto al territorio per fare delle scelte opportune e non di sbagliare a danno dell'ambiente e a danno anche delle casse pubbliche.
PRESIDENTE. Prima di passare alla prossima interpellanza, la n. 2-00803, saluto gli studenti e gli insegnanti dell'Istituto comprensivo “Marianna Dionigi” di Lanuvio, in provincia di Roma, che sono presenti in tribuna ad assistere ai nostri lavori .
Li ringraziamo e gli auguriamo ogni fortuna e precisiamo che sono presenti oggi - la seduta di questa mattina è dedicata a questo - unicamente i deputati che svolgono le proprie interpellanze e il Governo, nella persona del Sottosegretario Claudio Barbaro, che risponderà ai loro quesiti.
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente all'ordine del giorno Barzotti ed altri n. 2-00803
Chiedo alla deputata Barzotti se intenda illustrare la sua interpellanza. La risposta è affermativa, la ascoltiamo. Prego, a lei la parola.
VALENTINA BARZOTTI(M5S). Grazie, Presidente. Governo, tramite l'interpellanza di oggi, vogliamo denunciare con forza, in quest'Aula, un fatto gravissimo che è accaduto nel sud della Lombardia: si tratta del crollo della passerella ciclopedonale tra Maccastorna e Crotta d'Adda nel fiume Adda. Si è trattato di un fatto allucinante che ha interessato, appunto, queste due province tra Lodi e Cremona. Di che cosa stiamo parlando? Stiamo parlando di una passerella ciclopedonale che è stata finanziata con ben 4 milioni da parte della regione Lombardia e che fa parte di un progetto di interesse nazionale - sennò non saremmo qui a discuterne - che rientra nel Sistema nazionale delle ciclovie turistiche.
Di che cosa si tratta? Spieghiamolo anche a chi ci ascolta perché c'è stato un crollo, è stato un fatto grave, però questo accadimento è ancora più grave se si considera il contesto in cui si inserisce. Ebbene, Presidente, il Sistema nazionale delle ciclovie turistiche è un progetto molto ampio, molto ambizioso, che è stato avviato nel 2016 e che prevede, nel nostro territorio nazionale, la creazione di ben 10 itinerari turistici di tipo ciclopedonale proprio per andare a finanziare e a sostenere la mobilità dolce e il turismo sostenibile.
All'interno di questo progetto - che, come detto, vuole creare questi sistemi ciclopedonali, che si vanno poi ad inserire nelle reti europee del sistema “EuroVelo” - ci sono diversi progetti di punta, tra cui la Ciclovia del Sole, che collega Verona a Firenze, la Tirrenica, l'Anello del Garda e, poi, c'è proprio la ciclovia che interessa il caso di oggi, in particolare il tratto lombardo, e si tratta proprio della Ciclovia Vento, quindi una tratta che collega Venezia a Torino e che attraversa 121 comuni. Questo è il fatto e il contesto. Quindi, fatti gravi che riguardano questioni molto sentite dai cittadini, ma anche dalla nostra forza politica, dal MoVimento 5 Stelle, che della mobilità sostenibile ha fatto una battaglia dal primo giorno in Parlamento e che va ad interessare anche un altro tema enorme che ci riguarda, ossia lo spreco di denaro pubblico che, in particolare, riguarda questo caso.
Una volta individuato il contesto, capiamo un attimo i fatti, perché anche i fatti sono agghiaccianti nel loro progredire di giorno in giorno. Noi abbiamo avuto crolli conseguenti in giorni diversi. In particolare, il primo crollo - che è avvenuto il 14 febbraio - è avvenuto, Presidente e Governo, durante il collaudo della passerella: è crollata, poi due giorni dopo ne è crollato un altro pezzo e, due giorni dopo, il 19 di febbraio, ne è crollato un altro pezzo. Quest'area è stata completamente sottoposta a sequestro dalla magistratura, quindi ci saranno le indagini di competenza della magistratura, però, rendiamoci conto che, già da subito, possiamo evidenziare delle abnormità che non possono che essere denunciate: possibile mai che, durante una fase di collaudo, crolli un'opera finanziata con 4 milioni di euro? Possibile? Oltre a questo, i cittadini vengono privati dell'area, cioè i cittadini non possono più accedere, ed è un'area godibile quella attorno alla passerella, perché siamo nelle prossimità di un fiume, del fiume Adda, che è un fiume molto prossimo alla cittadinanza, un fiume molto vivibile. Per cui, ci rendiamo conto di che cosa è accaduto? Una cosa gravissima. La gravità si evince anche dal fatto che, evidentemente, ci sono stati dei problemi, a livello proprio strutturale, di progettazione, perché, altrimenti, non sarebbe avvenuto quello che è avvenuto.
Allora, detto questo, chi sono gli attori? Chi è responsabile? Chi pagherà? Intanto, abbiamo la stazione appaltante AIPo, ossia l'Agenzia interregionale per il fiume Po, che avrebbe dovuto non soltanto curare la progettazione, ma anche verificare e controllare. Abbiamo il bando che è stato pubblicato, ovviamente è stata fatta la dovuta pubblicità, però, poi, non sappiamo effettivamente quali controlli sono stati fatti, quali verifiche sono state fatte, come sono stati fatti i lavori. E, poi, abbiamo le imprese esecutrici che hanno vinto l'appalto e, in particolare, si tratta di un raggruppamento temporaneo di imprese: Unyon Consorzio Stabile Scarl è il raggruppamento risultato vincitore, con un forte ribasso di asta.
Che cosa noi vogliamo sapere oggi da lei? Noi vogliamo, innanzitutto, sapere se il Ministero è a conoscenza di questo fatto gravissimo che è accaduto tra Maccastorna e Crotta d'Adda: punto primo. Poi, vogliamo sapere quali sono le iniziative di carattere ispettivo che avete intenzione di portare avanti rispetto a quello che è accaduto, oltre e di quelle che sono le indagini della magistratura. Vogliamo sapere come intendete tutelare i cittadini da questi enormi danni erariali - il danno erariale che si evince nell'immediato sono questi 4 milioni che sono sfumati letteralmente, anzi, allagati nel fiume Adda - e, poi, se avete intenzione di rafforzare le tutele per i cittadini, in modo che non perdano completamente la fiducia nella pubblica amministrazione che, quando ha l'occasione di fare un passo in avanti, di progredire verso la mobilità sostenibile, non è all'altezza del compito che gli viene dato e della fiducia dei cittadini, perché, come avete visto, la passerella è crollata. Vi assicuro che quello che è accaduto è una ferita grave per la nostra comunità lodigiana, per quella cremasca, ma per tutta Italia, perché quel progetto è un progetto italiano che si collega a un più grande progetto europeo: quello di andare verso una società più sostenibile, un modo di viaggiare e di vivere rispettoso del nostro pianeta e una mobilità che sia consapevole e libera all'interno del nostro Paese .
PRESIDENTE. Il Sottosegretario di Stato per l'Ambiente e la sicurezza energetica, Claudio Barbaro, ha facoltà di rispondere.
CLAUDIO BARBARO,. Grazie, Presidente. In merito ai fatti richiamati dagli onorevoli interpellanti, si rappresenta quanto segue, anche sulla base degli elementi acquisiti dalla regione Lombardia e dalle prefetture di Lodi e Cremona, sentite per il tramite del Ministero dell'Interno.
L'intervento concernente la realizzazione della passerella ciclopedonale sul fiume Adda rientra nel lotto prioritario della ciclovia turistica “VenTo”, nel tratto compreso tra il comune di San Rocco al Porto, in provincia di Lodi, e il comune di Stagno Lombardo, in provincia di Cremona.
La realizzazione del suddetto lotto è disciplinata da un accordo sottoscritto nel 2021 tra la regione Lombardia e l'Agenzia interregionale per il fiume Po, che individua in quest'ultima la stazione appaltante e il soggetto attuatore dell'opera. Il medesimo accordo definisce, altresì, i soggetti responsabili delle attività di collaudo, prevedendo un collaudo interno in capo ad AIPo e un collaudo tecnico-amministrativo e statico, quest'ultimo affidato a un soggetto indicato dal Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti.
L'appalto dei lavori per la realizzazione dell'attraversamento ciclopedonale è stato affidato a un'associazione temporanea di imprese, con contratto sottoscritto in data 19 aprile 2023. Il ruolo della regione Lombardia è definito nell'accordo sottoscritto nel 2021 con l'AIPo, in attuazione del quale la regione svolge incontri tecnici periodici con la stessa.
A seguito del crollo di alcune campate della passarella, verificatosi nel mese di febbraio 2026, la regione Lombardia si è immediatamente attivata, mantenendo un costante raccordo con AIPo e promuovendo, già in data 16 febbraio 2026, un incontro con la medesima Agenzia, con le competenti direzioni generali regionali e con le province di Lodi e Cremona al fine di ricostruire puntualmente la dinamica dell'evento, approfondirne le cause e definire i successivi passaggi operativi. Contestualmente, la regione ha formalmente richiesto ad AIPo, con note del 20 e del 25 febbraio 2026, la trasmissione di una dettagliata relazione tecnica volta a chiarire le circostanze del crollo, gli esiti delle verifiche strutturali effettuate, le misure adottate per la messa in sicurezza dell'area e le ulteriori azioni previste, corredate da un cronoprogramma per il ripristino delle condizioni di sicurezza e funzionalità dell'opera.
Con nota del 27 febbraio 2026, AIPo ha fornito riscontro, rappresentando che l'area di cantiere risulta attualmente sottoposta a sequestro giudiziario disposto dalla Procura della Repubblica di Lodi, circostanza che comporta la necessità di subordinare qualsiasi attività, comprese quelle di verifica e di messa in sicurezza, alle autorizzazioni dell'autorità giudiziaria. L'Agenzia ha altresì riferito di aver attivato interlocuzioni quotidiane con l'impresa esecutrice e con la direzione lavori, al fine di individuare le modalità più idonee per la messa in sicurezza del cantiere, nonché di aver richiesto con urgenza un piano di intervento per la rimozione delle strutture sia delle campate ancora in opera sia di quelle crollate in alveo.
Si rappresenta, inoltre, che il crollo ha interessato 4 delle 7 campate complessive della passerella e che, al momento dell'evento, l'opera non era agibile in quanto non ancora collegata ai tratti di ciclovia sulle due sponde e non sottoposta alle necessarie operazioni di collaudo strutturale propedeutiche all'apertura al pubblico.
In coordinamento con la provincia di Lodi, in qualità di custode giudiziario delle aree sequestrate, e con la provincia di Cremona, quale ente proprietario del ponte, sono attualmente in corso valutazioni tecniche in merito alle possibili modalità di rimozione delle campate, tenendo conto sia delle condizioni strutturali del ponte, sia della possibilità di operare dalle aree golenali al fine di evitare interferenze con il manufatto esistente.
Da ultimo, si segnala che in data 20 marzo 2026 la procura della Repubblica ha autorizzato un primo accesso all'area sottoposta a sequestro, avvenuto il 23 marzo 2026, finalizzato all'avvio delle attività necessarie alla rimozione delle macerie, al loro stoccaggio e al successivo trasporto in area idonea.
Nella stessa giornata sono stati convocati, sul luogo dell'evento, la ditta appaltatrice, il RUP, i consulenti tecnici di ufficio e quelli di parte, alla presenza della polizia giudiziaria e del Corpo dei Vigili del fuoco, incaricati dall'autorità giudiziaria di effettuare tutti i rilievi topografici e di dettaglio relativi al cantiere e alle strutture metalliche costituenti la passerella.
Si rappresenta, altresì, che anteriormente al verificarsi degli eventi in discorso, la conclusione dei lavori era prevista per il 23 aprile 2026 e che, alla data del 13 febbraio 2026, residuavano circa 70 giorni al completamento delle lavorazioni. A partire da tale scadenza sarebbero state programmate le operazioni di collaudo finale, nel rispetto del termine di legge pari a 180 giorni, con conseguente possibilità di entrata in esercizio dell'opera entro il 20 ottobre 2026.
A seguito dell'accaduto, si evidenzia come l'impresa esecutrice e la direzione dei lavori abbiano manifestato sin da subito piena disponibilità ad attivarsi per contenere al massimo, e nel più breve tempo possibile, le conseguenze del crollo, operando in un contesto di cantiere in corso d'opera.
Si ricorda, infine, che all'atto della sottoscrizione del contratto di appalto la ditta aggiudicataria ha provveduto a stipulare apposita polizza fideiussoria a tutela della stazione appaltante rispetto al rischio di inadempimento delle obbligazioni contrattuali.
In conformità a quanto previsto dal codice dei contratti pubblici - decreto legislativo n. 36 del 2023 - tale garanzia assolve alla funzione di assicurare il risarcimento dei danni derivanti da eventuali inadempimenti dell'appaltatore nella fase esecutiva, secondo quanto stabilito dal capitolato speciale d'appalto, restando valida ed escutibile fino all'emissione del certificato di collaudo finale.
PRESIDENTE. La deputata Barzotti ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interpellanza.
VALENTINA BARZOTTI(M5S). Grazie, Presidente. Non posso assolutamente ritenermi soddisfatta da questa risposta perché, di fatto, vengono semplicemente riepilogati gli accadimenti e i relativi controlli che sono stati fatti e, quindi, sono tutte questioni già note sia a me che alla cittadinanza per il fatto che sono state ovviamente oggetto di notizie di stampa. Quindi, su questa interpellanza, purtroppo, lei non ci ha detto assolutamente nulla di nuovo che potesse darci qualche spunto in più di riflessione e qualche elemento in più per valutare.
Oltre a questo, non sono state date risposte rispetto al tema dei controlli ispettivi, che noi abbiamo chiesto, anche rispetto all'Agenzia interregionale per il fiume Po, per esempio, piuttosto che sopralluoghi ulteriori che possono essere certamente fatti in accordo con la magistratura; perché - come lei giustamente ha ricordato - recentemente c'è stato il sopralluogo sul sito, in modo da andare ad intervenire per mettere in sicurezza l'area insieme ai consulenti della procura. Quindi, è evidente che, essendo l'area sottoposta a sequestro, necessariamente serva la collaborazione, però mi aspetto, mi aspettavo, mi sarei aspettata qualcosa di un po' più incisivo, anche rispetto alla vergogna di ritrovarci in questa situazione dopo anni.
Ricordiamoci che i progetti sono partiti nel 2016 e ci ritroviamo con un danno erariale assurdo, un danno di 4 milioni, che è solo l'inizio, perché anche per mettere in sicurezza l'area c'è danno erariale, quindi ci sono costi aggiuntivi per i cittadini e non solo. Ci sono costi aggiuntivi anche per il fatto che queste aree non sono godibili per i cittadini; sono aree che non possono essere interessate dalla vita delle nostre comunità e anche questo è molto grave. Aggiungo: lei, Sottosegretario, ci ha detto che mancavano 70 giorni alla conclusione dell'iter progettuale esecutivo di questa passerella e, quindi, all'apertura al pubblico. Immaginatevi che cosa sarebbe successo se quella passerella ciclopedonale fosse stata aperta. Ci sarebbero stati probabilmente drammi anche in termini di pericolo, di rischio concreto per la vita dei nostri concittadini; mi sembra veramente di essere nella comunità degli Zulu. Incredibile! A proposito di questo, abbiamo depositato una denuncia alla procura presso la Corte dei conti proprio perché riteniamo che sia necessariamente da fare un approfondimento su quello che è accaduto e sul danno erariale; c'è un danno attuale e c'è un danno probabile, insomma, dato da tutti gli elementi che vi ho dato. Lo voglio ripercorrere perché ci sono passaggi assolutamente da tenere in considerazione e che riteniamo meritino di essere sottolineati in quest'Aula.
Abbiamo chiaramente evidenziato il fatto che c'è un quadro fattuale di oggettiva gravità perché, oltre a quello che è accaduto, si aggiungono: il relativo pericolo per i cittadini, le responsabilità civili, penali e contabili, che possano essere state riscontrate, il fatto che c'è necessariamente un strutturale e, comunque, criticità progettuali sistemiche; ci risulta inoltre che sia stata richiesta una variante in corso d'opera, che è andata ad aumentare i costi del 50 per cento rispetto a quello che è stato richiesto inizialmente e che è stato valutato nelle fasi iniziali della progettazione e dell'esecuzione dell'opera. Abbiamo ricostruito il quadro rispetto all'Agenzia interregionale per il fiume Po - secondo noi ha un ruolo centrale e sostanziale rispetto a quello che è accaduto, essendo la stazione appaltante su cui gravano tutti gli obblighi di vigilanza e controllo, e mi faccia dire, evidentemente sono stati un po' carenti, perché altrimenti non ci saremmo ritrovati in questa situazione - richiamando il codice dei contratti pubblici, ma anche tutta la normativa in materia di appalti.
Poi, abbiamo fatto e sviluppato una serie di ulteriori richieste, cercando di rimanere aggiornati su tutte le evoluzioni delle indagini. Ci aspettiamo che il Governo venga qui a riferire di nuovo sugli sviluppi o comunque che si faccia sentire, perché che la regione Lombardia abbia richiesto chiarimenti il secondo giorno di crollo, quindi il 16 febbraio e non il 14, già fa capire la tempestività o meglio la non tempestività dei suoi interventi. Per cui credo che siamo veramente davanti a una vergogna di Stato; purtroppo tutto questo ricade nella competenza del Ministero dei Trasporti, quindi del Ministro Salvini.
Ci preoccupa il fatto che quello che lui continua a portare avanti come iniziativa del ponte sullo Stretto di Messina vada in evidente e palese conflitto rispetto a quello che continuamente noi diciamo, ossia che il Ministro si deve occupare delle infrastrutture che servono, non di quelle che non servono, e il Ministro la deve smettere di sprecare miliardi in infrastrutture inutili o quanto meno in infrastrutture che non sono urgenti, perché i cittadini hanno bisogno di altro. Come vedete, questo è soltanto uno dei casi, la passerella ciclopedonale di Maccastorna e Crotta d'Adda è solo l'ennesimo caso di vergogna in cui le infrastrutture non funzionano o ci sono delle inefficienze o ci sono dei pericoli per i cittadini.
Perché abbiamo già sottolineato, più di una volta, come tutti gli altri ponti d'Italia - io faccio l'esempio di quelli della Lombardia, perché ne abbiamo già parlato tantissime volte, dal ponte della Becca al ponte della Bressana, ponti, per esempio, in provincia di Pavia- necessitano di manutenzioni straordinarie e di ricostruzione di nuovi ponti per permettere lo sviluppo al nostro Paese, e lui se ne va in giro a parlare di ponte sullo Stretto e a sprecare miliardi.
Quindi, francamente, vi chiederei molta più attenzione rispetto alle infrastrutture che servono alla quotidianità dei nostri concittadini perché quello che è successo a Maccastorna non deve più succedere, mina la fiducia dei cittadini nelle nostre istituzioni e li mette in pericolo. Se quella passerella fosse stata aperta, sarebbe stata una tragedia
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Rampelli ed altri n. 2-00781 .
Chiedo al deputato Milani se intenda illustrare l'interpellanza di cui è cofirmatario o se si riservi di intervenire in sede di replica. La risposta è affermativa. A lei la parola, la ascoltiamo.
MASSIMO MILANI(FDI). Grazie, Presidente. Brevemente, anche perché il Sottosegretario è anch'egli romano, quindi avrà sicuramente visto con i propri occhi quello che sta accadendo nella nostra città, oltre che in altre città d'Italia. Ma qui, a Roma, nella capitale, c'è un grave pericolo, un grave allarme che noi vogliamo denunciare con questa interpellanza per quegli abbattimenti sistematici di alberi, non solo nelle pinete e nelle riserve, come Castel Fusano e Castel Porziano, ma anche nei parchi, nelle ville storiche, sulle vie urbane, dove mi risulta che siano stati abbattuti oltre 50.000 pini; sono pini : una specie autoctona mediterranea, che è molto caratteristica del paesaggio mediterraneo, in particolare della città di Roma.
Come non pensare alle illustrazioni settecentesche e ottocentesche che hanno fatto fortuna e hanno fatto conoscere la nostra città in tutta Europa e in tutto il mondo? Bene, questi abbattimenti spesso sono giustificati con dei generici riferimenti al cambiamento climatico, ingenerando un ricorso eccessivo - eccessivo secondo noi - a deroghe, a deroghe emergenziali e a giustificazioni che, secondo noi, non trovano, appunto, albergo nella normativa attuale. La perdita di decine di migliaia di alberi comporta evidentemente un cambiamento microclimatico e un surriscaldamento anche nella città, oltre alla riduzione significativa della capacità di assorbimento della CO2 e anche delle polveri sottili, tema non di poco conto nella nostra città.
La sostituzione si dice che è in atto, si parla di sostituzione, ovviamente, con nuove specie, alberi più piccoli, che ovviamente non hanno certo la stessa capacità di assorbimento di CO2 dei precedenti che vengono abbattuti. Pur essendo state adottate delle linee guida attraverso decreti ministeriali, a noi sembra che tali strumenti non siano accompagnati da efficaci meccanismi prima di controllo e, eventualmente, sanzionatori. Quindi, la tutela del patrimonio arboreo urbano noi riteniamo che non sia solo una questione peraltro solo ambientale, è anche una questione culturale, è una questione di paesaggio e di tutela del paesaggio della nostra città.
Quindi, la domanda che poniamo è se l'abbattimento massiccio di questi alberi nella città di Roma e in altri contesti - ripeto, è un problema che noi qui rileviamo in maniera più forte, ma so che in molte altre città sta accadendo la stessa cosa - non possa configurare un'emergenza ambientale e paesaggistica. Questa è la prima domanda. Poi chiediamo quali controlli e competenze voglia adottare il Ministero dell'Ambiente, in particolare sul rispetto delle normative vigenti; se esista un censimento arboreo nazionale per tenere sotto controllo e se ci sia un monitoraggio costante su quello che sta accadendo in questa improvvisa campagna di sostituzione massiva; quali siano le iniziative di competenza, quindi, che si intendano assumere per garantire gli obblighi di rendicontazione e piena trasparenza pubblica sui dati relativi alla gestione del patrimonio arboreo; se si intendano adottare iniziative, anche di tipo normativo a questo punto, volte a promuovere e rendere vincolanti tecniche conservative e trattamenti fitosanitari per la salvaguardia di quelle specie arboree, in particolare qui parliamo dei pini storici, che rappresentano veri e propri monumenti naturali e simboli in diverse città, in particolare nella città di Roma.
PRESIDENTE. Il Sottosegretario di Stato per l'Ambiente e la sicurezza energetica, Claudio Barbaro, ha facoltà di rispondere.
CLAUDIO BARBARO,. Grazie, Presidente. La legge n. 10 del 14 gennaio 2013, rubricata “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani”, rappresenta il riferimento sul tema del verde urbano, poiché interviene sulla normativa preesistente e sulla ripartizione delle competenze tra i vari enti. In particolare, la norma dispone i compiti a carico delle amministrazioni comunali, cui le stesse sono tenute ad adempiere, su classificazione degli alberi e dei boschi eventualmente da tutelare, sull'applicazione delle disposizioni relative agli strumenti urbanistici generali ed attuativi e sul bilancio arboreo di fine mandato.
In particolare, ai sensi dell'articolo 2, ogni comune deve provvedere a censire e classificare gli alberi piantati, nell'ambito del rispettivo territorio, in aree urbane di proprietà pubblica. Due mesi prima della scadenza naturale del mandato, il sindaco rende noto il bilancio arboreo del comune, indicando il rapporto tra il numero di alberi piantati in tali aree, rispettivamente al principio e al termine del mandato stesso, dando conto dello stato di consistenza e manutenzione delle aree verdi urbane di propria competenza. Allo stato non esiste, dunque, un censimento nazionale degli alberi, con eventuale suddivisione per specie, né un bilancio arboreo consolidato su scala nazionale comprensivo di consumo di suolo e quantificazione dei servizi ecosistemici o un computo complessivo degli interventi effettuati, poiché la legge demanda tali attività alle amministrazioni comunali, relativamente allo specifico ambito territoriale di pertinenza.
Esiste, invece, l'Inventario nazionale delle foreste e dei serbatoi di carbonio, prodotto sulla base dei dati raccolti dal Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari dell'Arma dei carabinieri, con documentazione presente nel relativo sito Internet. In occasione della presente interpellanza, Roma Capitale ha informato di aver approntato il sistema informativo denominato “GreenSpaces”, finalizzato alla mappatura e gestione del patrimonio arboreo, attualmente in fase di progressivo aggiornamento. Anticipando i dati che saranno presentati pubblicamente nei termini di legge, l'amministrazione capitolina ha comunicato di avere effettuato nel periodo 2021-2025, a fronte di circa 26.000 abbattimenti, nuove messe a dimora pari a più del doppio, determinando un saldo numerico positivo.
Per quanto riguarda la tutela delle alberature in relazione a scavi e interventi infrastrutturali, secondo Roma Capitale l'apposito regolamento del verde pubblico e privato e del paesaggio urbano prevede specifiche misure di salvaguardia, tra cui l'obbligo di valutazione tecnica specialistica affidata a professionisti qualificati e la redazione di relazioni preventive e conclusive. Le pratiche conservative costituiscono parte integrante della gestione del patrimonio arboreo, in particolare per gli esemplari di pregio storico e paesaggistico. È compito e responsabilità dei comuni l'applicazione delle citate misure di salvaguardia.
Con l'articolo 3, comma 2, lettera , della legge n. 10 del 2013 viene istituito il Comitato per lo sviluppo del verde pubblico presso il Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica. Tra gli incarichi del Comitato vi sono la promozione dell'attività degli enti locali interessati, al fine di individuare i percorsi progettuali e le opere necessarie ad assicurare l'attuazione delle disposizioni relative alla verifica delle azioni poste in essere dagli enti locali, a garanzia della sicurezza delle alberate stradali e dei singoli alberi posti a dimora in giardini e aree pubbliche, la promozione di tale attività per migliorare la tutela dei cittadini, la creazione di percorsi formativi per il personale addetto alla manutenzione del verde, anche in collaborazione con le università.
Nel perseguimento di tali fini, il Comitato si è impegnato, a seguito di un lavoro di confronto con ANCI, nella predisposizione di linee guida per la gestione del verde pubblico che, pur non essendo prescrittive, rappresentano uno strumento di consultazione e informazione per tutti i comuni italiani nella pianificazione e gestione del verde urbano. Tra gli strumenti in esse indicati, vi sono il censimento del verde, il sistema informativo territoriale, il regolamento del verde e il bilancio arboreo, senza dimenticare, naturalmente, gli strumenti di pianificazione strategica, come il Piano comunale del verde. Cruciale si rivela, altresì, il tema della formazione degli operatori, anche della comunicazione, nonché il coinvolgimento attivo della cittadinanza nella gestione e valorizzazione partecipata di questo importante bene comune.
Il Comitato per lo sviluppo del verde pubblico deve predisporre altresì una relazione, da trasmettere alle Camere entro il 30 maggio di ogni anno, recante i risultati del monitoraggio e la prospettazione degli interventi necessari a garantire la piena attuazione della normativa di settore.
L'articolo 7 della legge n. 10 del 2013, così come modificato dall'articolo 18 della legge 12 settembre 2025, n. 131, dispone altresì la tenuta e l'aggiornamento dell'elenco degli alberi monumentali d'Italia e dell'elenco dei boschi monumentali d'Italia. Tale attività rimane in capo al Ministero dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, e segnatamente alla Direzione generale dell'economia montana e delle foreste. Con decreti del predetto Ministero sono stati fissati i principi e i criteri direttivi per il censimento e il riconoscimento degli alberi monumentali ad opera dei comuni, e dei boschi monumentali ad opera delle regioni. Tali principi restano utili per le attività di redazione e di periodico aggiornamento dei relativi elenchi.
In base alla normativa richiamata, in caso di abbattimento, danneggiamento o esecuzione di interventi incisivi non autorizzati, ovvero realizzati in difformità dall'autorizzazione rilasciata, sugli alberi monumentali e sui boschi monumentali, si applica una sanzione amministrativa pecuniaria, eventualmente ridotta per casi di lieve entità.
Per gli abbattimenti, le modifiche della chioma e dell'apparato radicale nella zona di protezione dell'albero monumentale, nei casi motivati e improcrastinabili per i quali è prevista specifica autorizzazione comunale, nonché per gli interventi gestionali sui boschi monumentali autorizzati dall'autorità regionale competente, è richiesto il parere obbligatorio e vincolante del MASAF. Dai controlli effettuati risulta che, allo stato, nel territorio comunale di Roma non sono presenti esemplari di iscritti nell'apposito elenco degli alberi monumentali.
Differentemente, gli interventi di contrasto alla cocciniglia tartaruga del pino domestico effettuati su esemplari non iscritti nell'elenco degli alberi monumentali d'Italia non rientrano tra le fattispecie di competenza della Direzione MASAF e pertanto non necessitano del suo parere obbligatorio e vincolante. A tale proposito, si rammenta che al MASAF fanno capo anche il Servizio fitosanitario nazionale e il correlato Comitato fitosanitario nazionale, con compiti tecnici consultivi e propositivi per il settore. In considerazione della pericolosità della cosiddetta cocciniglia tartaruga, fortemente diffusasi nell'ultimo decennio, il Comitato ha istituito al suo interno uno specifico gruppo di lavoro tecnico-scientifico. Esso è incaricato di definire l'estensione dell'infestazione, di individuare le misure fitosanitarie più appropriate per l'eradicazione ed il contenimento nonché delle sostanze attive dotate di potenziale efficacia ai fini della relativa autorizzazione, di possibili agenti di controllo biologico. Dopo l'emanazione del decreto ministeriale 3 giugno 2021 contenente le misure fitosanitarie di emergenza, è stato adottato il Documento tecnico ufficiale del Servizio fitosanitario nazionale, che stabilisce le linee guida per gli abbattimenti e delle potature di piante infestate, nonché per la gestione del materiale di risulta, al fine di evitare la diffusione del parassita.
In attesa del programma di lotta biologica su larga scala mediante l'immissione di un insetto antagonista già individuato, ad oggi, l'unica forma di contrasto praticabile in ambiente urbano è l'endoterapia con prodotti autorizzati a base di abamectina, una sostanza attiva insetticida oggetto di discussioni circa le sue criticità, che hanno portato a forti limitazioni d'uso nel rinnovo a livello europeo.
La tutela delle pinete storiche, quali elementi naturali del paesaggio ed eventualmente parte di un contesto territoriale vincolato, è altresì garantita dal Ministero della Cultura attraverso le Soprintendenze, secondo quanto previsto dal codice dei beni culturali e del paesaggio, oltre che dalla legge in argomento relativamente agli alberi inseriti nell'elenco nazionale degli alberi monumentali. La tutela paesaggistica degli alberi è inoltre assicurata dai piani paesaggistici, strumenti di pianificazione elaborati congiuntamente dallo Stato e dalle regioni. A livello locale, anche la pianificazione urbanistica ha lo scopo di organizzare in modo armonioso e sostenibile lo sviluppo del territorio, il razionale uso del suolo e la localizzazione di parchi e verde pubblico, contribuendo a rafforzare le esigenze della tutela paesaggistica.
Alla luce di quanto sopra esposto e con specifico riferimento ai quesiti posti, si può affermare che il patrimonio arboreo urbano sul territorio nazionale, in particolare la presenza del pino domestico, è sicuramente compresso per effetto di una molteplicità di concause, quali lo stress idrico e termico, la diffusione di fitopatie e parassiti anche di origine alloctona, le condizioni dei suoli e le interferenze infrastrutturali, nonché l'età avanzata di molti esemplari. Ad ogni modo, risultano svolti con assiduità i necessari interventi ispettivi: secondo i dati forniti dal competente Comando carabinieri tutela forestale e parchi, nel 2025 i controlli per la tutela del verde urbano sono stati circa 1.700 e quelli per la tutela dei boschi monumentali e dei giardini pubblici circa 600. Inoltre, sono costantemente in fase di studio e di definizione, nei rispettivi ambiti di competenza, i protocolli adeguati, al fine di mitigare gli effetti di tali condizioni avverse. La legge in vigore fissa gli obiettivi che le amministrazioni comunali debbono perseguire per garantire un bilancio arboreo positivo, nonché gli strumenti di monitoraggio di rango collettivo. In entrambi i casi, si tratta di dati che devono essere resi pubblici.
PRESIDENTE. Il deputato Milani ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta all'interpellanza.
MASSIMO MILANI(FDI). Grazie, Presidente. Ringrazio il Sottosegretario per la esaustiva e dettagliata risposta. Rimane l'insoddisfazione comunque per quello che sta accadendo, in particolare per quello che vediamo nella città di Roma. Quando ascolto che non esiste una tutela specifica di tipo ambientale e presso il MASAF non è registrato nessun albero come monumentale, apprendiamo ciò con un certo sgomento.
Ci ha ricordato come c'è una tutela specifica paesaggistica da parte del Ministero della Cultura e quindi sollecitiamo un intervento, anche da parte delle Soprintendenze che incidono sulla città di Roma, per un maggiore controllo di quello che sta accadendo in questa sconsiderata sostituzione delle essenze arboree, in particolare quelle che ricadono in aree di pregio della città, patrimonio Unesco lo ricordo. L'attenzione, al riguardo, dovrebbe essere sicuramente superiore. E le motivazioni, che spesso vengono addotte e che lei pure ci ha ricordato, i riferimenti normativi a cui si rifanno, non credo siano stati valutati assolutamente nella loro pienezza.
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze urgenti all'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Avverto che, nell' al resoconto della seduta odierna, sarà pubblicata l'organizzazione dei tempi per l'esame del disegno di legge n. 1704-A, recante disposizioni in materia di destinazione di proventi derivanti dalla vendita di prodotti.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
SANTILLO ed altri: Disposizioni concernenti la programmazione dell'edilizia residenziale pubblica, le agevolazioni fiscali per interventi di recupero del patrimonio edilizio residenziale pubblico e sociale nonché il sostegno dell'accesso alla locazione di immobili abitativi e del pagamento dei canoni di locazione. (C. 1562-A)
e delle abbinate proposte di legge: FURFARO ed altri, GRIMALDI ed altri. (C. 1169-2181)
Relatrice: SEMENZATO.
2.
Disposizioni in materia di destinazione di proventi derivanti dalla vendita di prodotti. (C. 1704-A)
: CARAMANNA.
3.
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 20 febbraio 2026, n. 21, recante misure urgenti per la riduzione del costo dell'energia elettrica e del gas in favore delle famiglie e delle imprese, per la competitività delle imprese e per la decarbonizzazione delle industrie, nonché disposizioni urgenti in materia di risoluzione della saturazione virtuale delle reti elettriche e di integrazione dei centri di elaborazione dati nel sistema elettrico. (C. 2809-A)
: TOCCALINI e ZUCCONI.