PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
BENEDETTO DELLA VEDOVA, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 88, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
Saluto con grande piacere la Vice Presidente del Bundestag della Repubblica Federale di Germania, Andrea Lindholz, che oggi è in visita ufficiale alla Camera dei deputati . Grazie di essere qui e benvenuta a Montecitorio.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2809-A: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 20 febbraio 2026, n. 21, recante misure urgenti per la riduzione del costo dell'energia elettrica e del gas in favore delle famiglie e delle imprese, per la competitività delle imprese e per la decarbonizzazione delle industrie, nonché disposizioni urgenti in materia di risoluzione della saturazione virtuale delle reti elettriche e di integrazione dei centri di elaborazione dati nel sistema elettrico.
Ricordo che nella seduta di ieri il Governo ha posto la questione di fiducia sull'approvazione, senza emendamenti, subemendamenti e articoli aggiuntivi, dell'articolo unico del disegno di legge in esame, nel testo della Commissione.
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno avere luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia dei rappresentanti dei gruppi e delle componenti politiche del gruppo Misto.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Alessandro Colucci. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, membri del Governo, questo intervento è il primo del nostro gruppo parlamentare, il gruppo di Noi Moderati, su un voto di fiducia al Governo dopo l'esito del voto referendario. È, quindi, l'occasione per ribadire il sostegno al Governo Meloni e la fiducia al Governo. Chi ha voluto puntare ad un voto referendario politico contro il Governo, auspicandone la caduta, ha commesso un gravissimo errore, innanzitutto perché noi, sin dall'inizio della campagna elettorale, sin da quando abbiamo stilato il programma di centrodestra, abbiamo sempre detto che avremmo messo a disposizione degli italiani una riforma del sistema giudiziario, lasciando a loro la scelta di approvarla o di non acconsentire a questa modifica. Il nostro compito lo abbiamo portato avanti e lo abbiamo portato a termine. Abbiamo sempre detto che non sarebbe stato un voto politico verso il Governo.
E, poi, è stato un errore perché chi si è mosso in questa direzione non ha lasciato una parte dell'elettorato libera di giudicare serenamente il merito della riforma, perché, politicizzando, è stata ovviamente concentrata l'attenzione - per una parte di elettorato che non si è concentrata sul merito - esattamente per perdere un'occasione importante. È stata persa un'occasione certamente importante.
Quindi noi la nostra parte l'abbiamo fatta, abbiamo sempre detto che saremmo andati avanti convinti e decisi qualsiasi sarebbe stato l'esito referendario, e ora crediamo che sia necessario, per il bene del Paese e per la situazione particolare e critica che stiamo vivendo a livello geopolitico, proseguire con le iniziative che servono alle imprese e alle famiglie italiane, cercando in ogni modo di rasserenare un clima che si è inasprito durante la campagna referendaria. Abbiamo un Paese, in questo momento, diviso in due, con 12 milioni di italiani e 14 milioni di italiani che hanno votato in modo differente, ma non dobbiamo trasformare questo in una contrapposizione di parti: dobbiamo capire che la fase referendaria è superata e ora bisogna veramente pensare al Paese, come dicevo, in questo momento particolare in cui c'è grande urgenza di intervenire rispetto alla grande instabilità. Abbiamo tensioni geopolitiche che attraversano l'Europa e il Mediterraneo, abbiamo conflitti ai confini orientali del continente europeo e, nel Medio Oriente, le minacce che incombono su snodi cruciali come lo Stretto di Hormuz e il Mar Rosso, per non dimenticare, poi, l'instabilità che tutto questo determina nei mercati petroliferi e del gas naturale.
Allora, il tema energetico è centrale anche perché risulta essere come un'arma ibrida in questa fase di turbolenza, ragione per cui è importante che anche l'Italia, il Governo, faccia la sua parte rispetto alla situazione in cui ci ritroviamo: la Russia che usa il gas come leva, l'Iran che ha colpito le rotte del petrolio, gli Houthi dello Yemen che minacciano il traffico di merci del canale di Suez. Tutto questo comporta una volatilità dei prezzi che rischia di mettere in ginocchio interi settori produttivi e che continua a pesare sulle famiglie italiane.
Quindi, dopo il referendum, il primo gesto concreto del Governo è proprio il decreto così definito Bollette, in cui il Governo e questa maggioranza hanno risposto con tempestività. Ci sono misure importanti, come il contributo straordinario di 115 euro per i titolari di sociale, l'estensione del sostegno volontario a nuclei con ISEE fino a 25.000 euro, la ristrutturazione degli incentivi del conto energia per abbattere le bollette delle utenze non domestiche, il forte impulso ai per le pubbliche e medie imprese, le misure sul e sullo stoccaggio, come l'integrazione accelerata dei , per poi concludere con lo sblocco della saturazione virtuale. Su questo, il gruppo di Noi Moderati ha presentato un ordine del giorno per avere la garanzia che, a breve, il Governo intervenga sulle garanzie fideiussorie, perché ci sia certezza di chi propone progetti più strutturati rispetto ad altri. Ci troviamo troppo spesso in una saturazione virtuale della rete, ed è virtuale proprio perché, nella stragrande maggioranza dei casi, chi ha progettato non realizza.
Allora, chiedere al Governo di avere garanzie fideiussorie da parte dei proponenti permette di selezionare i progetti migliori, progetti concreti, progetti realizzabili e, soprattutto, di non avere una saturazione virtuale che sta condizionando numerose autorizzazioni.
Il cuore importante di questo provvedimento, a nostro avviso, è proprio l'articolo 5 sul sostegno a biogas, biomasse e bioliquidi. Anche in questo caso abbiamo voluto dare il nostro contributo, come per tutto il decreto; ad esempio, in un ordine del giorno chiediamo garanzie affinché negli impianti alimentati da bioliquidi sostenibili il regime dei prezzi minimi garantiti sia effettivo e pienamente operativo dal 1° aprile 2026, per scongiurare una parziale chiusura delle attività, nelle more dell'adozione della delibera ARERA, di attuazione del meccanismo aggiornato, previsto dal decreto-legge che andremo a votare a fine giornata.
Altro elemento importante che chiediamo al Governo è di monitorare l'attuazione e l'andamento del meccanismo dei prezzi minimi garantiti per gli impianti alimentati da bioliquidi sostenibili, per evitare soluzioni di continuità che potrebbero compromettere la sicurezza del sistema elettrico nazionale.
Un altro elemento a cui chiediamo attenzione, dando proprio importanza a questo ambito, è che, qualora dovesse perdurare o aggravarsi la crisi energetica, chiediamo al Governo di valutare l'opportunità di includere gli impianti alimentati da bioliquidi sostenibili in un eventuale programma di massimizzazione dell'impiego degli impianti di generazione di energia elettrica, al fine di fronteggiare l'instabilità del prezzo del gas naturale e di garantire la sicurezza degli approvvigionamenti energetici.
Questi sono alcuni contributi, insieme ad altri che abbiamo dato, perché crediamo che ogni intervento del Governo sul tema energetico debba andare nella direzione dell'emancipazione dai fossili, che può essere realizzata solo con il energetico fatto da idroelettrico, geotermico, solare; per quanto ci riguarda, ancora meglio l'agrivoltaico; eolico, per quanto è di nostra valutazione, ancor meglio se ; idrogeno verde, biogas, bioliquidi, biomasse e nucleare.
Questa è l'unica strada per garantire l'autonomia energetica ma, addirittura, pensiamo che questa strada ci possa permettere di diventare anche fornitori, non solo autonomi produttori di energia per il fabbisogno nazionale domestico, ma anche fornitori nel mondo.
Quindi, per concludere, Presidente, sul tema energia continueremo a fare la nostra parte nell'interesse delle famiglie e delle imprese italiane, anche del settore energetico, per incoraggiare e sostenere un settore che possa permetterci di raggiungere quell'autonomia energetica che sarebbe strategica da un punto di vista della competitività e da un punto di vista dell'indipendenza.
Quindi, questa è un'occasione per annunciare certamente il voto favorevole da parte del gruppo Noi Moderati a questo importante e prezioso provvedimento che è una tappa, dopo la quale continueremo a monitorare perché il Governo dia seguito agli impegni che sono stati dichiarati, che verranno poi assunti con gli ordini del giorno; e, per dare forza e sostegno a un Governo che ha fatto la sua parte su tutto, anche sul referendum, e che prosegue in quel lavoro di riforma e di iniziative legislative per stare al fianco delle imprese e delle famiglie, in un momento particolarmente complesso e difficile, per noi e per il mondo intero .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Angelo Bonelli. Ne ha facoltà.
ANGELO BONELLI(AVS). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi e colleghe, signor rappresentante del Governo, oggi discutiamo un provvedimento che rappresenta il simbolo del vostro totale fallimento della politica energetica dell'Italia e ve lo spiegherò numeri alla mano.
Signor rappresentante del Governo, il 1° novembre 2022 avete approvato il decreto Aiuti-, per 10 miliardi, destinati a famiglie e imprese per contenere il prezzo dell'energia. Novembre e dicembre 2022: avete approvato il decreto Aiuti-, altri 9 miliardi di euro per contenere il prezzo dell'energia. Dicembre 2022: avete approvato la legge di bilancio, con 19 miliardi destinati all'energia, per contenere il prezzo dell'energia. Marzo 2023: il decreto Aiuti-, 3 miliardi di euro per ridurre l'IVA del gas, sul gas metano. Maggio 2023: il decreto per le agevolazioni sulle spese energetiche, pari a 800 milioni di euro. Tra il 2023 e 2024 avete speso tra i 33 e i 34 miliardi di euro per contenere il prezzo dell'energia. Poi il decreto Bollette del 2025: 3 miliardi di euro, per contenere il prezzo dell'energia. Con il decreto Bollette di cui stiamo parlando, 5 miliardi di euro sono finalizzati al contenimento del prezzo dell'energia. Il decreto Carburanti: 560 milioni di euro, per contenere il prezzo dei carburanti, quindi, alleviare la spesa energetica delle famiglie italiane.
Sa, il risultato, Sottosegretario, qual è? È che l'Italia ha il prezzo dell'energia più alto d'Europa; voi non siete stati in grado, nonostante abbiate speso oltre 40 miliardi di euro di soldi pubblici, di arrestare il costo dell'energia perché non siete stati in grado di intervenire strutturalmente sulla formazione del prezzo.
Signor rappresentante del Governo, le faccio vedere questa tabella . Questa tabella è di oggi, con il prezzo dell'energia per megawattora in Europa. Questa è la Spagna, ogni volta che la pronunciamo vi dà fastidio. Il prezzo oggi dell'energia in Spagna è di 8,36 euro per megawattora. Sa quant'è il prezzo oggi dell'energia nel nostro Paese, diviso per fasce, perché sono fasce geografiche zonali? Diciamo che il prezzo maggiore è 161 euro per megawattora. Questa, invece, signor rappresentante del Governo, è la tabella che riguarda i prezzi medi da oggi al 2026 . La Spagna: 44 euro per megawattora; l'Italia sta a circa 130 euro per megawattora.
Avete capito che avete sbagliato tutto? La vostra ideologia, la vostra, diciamo, assoluta irresponsabilità di aver costruito una politica di dipendenza dal gas, spostandolo dalla Russia ai Paesi arabi, algerini - e, adesso, siamo diventati i maggiori importatori di gas liquido da Trump -, ha creato una situazione drammatica per le famiglie e per le imprese. Siete irresponsabili.
Non avete capito nulla e solo questo dovrebbe bastare a chiedere scusa agli italiani, a dire “facciamo le valigie, gli scatoloni e ce ne andiamo”, perché avete rappresentato una politica energetica disastrosa; e lo dimostra il fatto che la guerra, purtroppo, è in corso per le follie di un bullo che si crede il padrone del mondo, ovvero Donald Trump, che ha realizzato un disegno molto chiaro: quello di controllare i giacimenti di petrolio e di gas.
Voi che siete sovranisti o, meglio, che vi siete sempre dichiarati sovranisti e patrioti - e guardo Fratelli d'Italia -, ma come fate a dichiararvi sovranisti e patrioti quando praticamente non siete riusciti a costruire una sovranità energetica nel nostro Paese attraverso l'utilizzo delle fonti energetiche di cui potremmo disporre? Sole, vento, geotermia. La Spagna lo ha fatto. Voi non lo fate perché avete deciso che i soldi degli italiani, delle bollette degli italiani, che sono aumentate, devono andare a ingrassare i conti correnti delle grandi società energetiche, quelle società energetiche che Giorgia Meloni e Giorgetti non hanno il coraggio di tassare per ridistribuire quelle risorse e diminuire quantomeno il prezzo delle bollette.
Avete fallito; la vostra politica energetica è un fallimento e, quando venite qui, a parlare di nucleare, vorrei capire come delineate e coordinate questo concetto con la sovranità energetica. Ma voi sapete qual è la fonte energetica per far funzionare una centrale nucleare? È l'uranio. Sapete che l'uranio processato arricchito è quello che serve per far funzionare le centrali nucleari? Sapete chi è il maggior produttore di uranio arricchito? La Russia. Allora, voi pensate di costruire la politica energetica sottoponendo continuamente l'Italia a un ricatto geopolitico inaccettabile.
Allora, la ragione per la quale non volete puntare su politiche legate alle rinnovabili è molto semplice: perché sole e vento sono fonti energetiche gratuite. Voi avete bloccato le rinnovabili perché con questo provvedimento bloccate, all'articolo 7, le rinnovabili, per un totale incredibile del 72 per cento; del 78 per cento per gli impianti di accumulo. Il 2025 si è chiuso con un rallentamento delle autorizzazioni di installazione di rinnovabili pari al 27 per cento. È irresponsabile. E oggi che cosa fate? Proponete, in questo provvedimento, il prolungamento delle centrali a carbone fino al 2038: il dell'ambiente, il della salute.
Siete fuori dalla storia, ma siete anche contro i cittadini italiani che vorrebbero avere garantito il clima e una politica di contrasto al cambiamento climatico, che vorrebbero garantita anche la tutela della salute e vorrebbero anche garantito che nessuno metta le mani nei propri portafogli, cosa che state facendo con questa cosa del carbone.
Poi, avete chiesto di bloccare l'ETS: grande genialata. Vi hanno detto tutti - tutti - di no, compresi i vostri alleati in Europa, compresa la Germania, che vi ha detto di no perché non siete in grado di utilizzare quelle risorse per avviare i processi di modernizzazione e innovazione tecnologica legati alle rinnovabili e all'efficientamento energetico. Questo è il vero problema.
Quindi, puntate sul carbone. Auguri! Noi vi faremo assolutamente una battaglia molto dura perché siete minoranza nel Paese da questo punto di vista. Infatti, da questo punto di vista, va anche detta una cosa: avete deciso con un provvedimento - che non è questo - di fermare quegli incentivi legati alla transizione. Ma io vi dico: vergogna! Come fate a tagliare gli incentivi su Transizione 5.0 a imprenditori, imprese e industrie che hanno fatto investimenti? Siete fuori dalla storia, ma perché siete nemici della modernizzazione, dei processi di innovazione tecnologica che sono assolutamente necessari.
Ecco, la strategia o, meglio, la non strategia del Governo, da questo punto di vista, dal punto di vista della politica energetica, è veramente preoccupante per il futuro dell'economia e per il futuro economico e sociale delle famiglie del nostro Paese; aumentano sempre di più, perché ci sono 2,7 milioni di famiglie in povertà energetica.
Avete approvato una serie di provvedimenti, che vi ho citato all'inizio, che rappresentano il vostro totale fallimento e, nonostante la guerra dica chiaramente una cosa - ossia che liberarci dalla guerra e dal ricatto dei signori della guerra significa costruire anche strumenti energetici di pace, ovvero dire che noi il petrolio non lo vogliamo, che vogliamo liberare il pianeta dalla dipendenza del petrolio e, quindi, puntare sulla transizione ecologica - voi andate in Europa e qui nel Parlamento italiano e fate la guerra alla transizione ecologica con una ideologia feroce che non ha nulla a che vedere con la realtà e con i processi di modernizzazione del nostro Paese. Perché ditelo agli italiani e alle italiane: chi si è arricchito con questo modello energetico sono quelle società energetiche che, in tre anni e mezzo, hanno fatto 70 miliardi di euro di profitti, profitti!
Oggi, voi venite con un provvedimento che già è cartastraccia rispetto a quello che sta accadendo nel contesto globale con la guerra, con il fatto che - ripeto - c'è quel bullo che si chiama Trump, un bullo criminale che pensa di costruire un ordine geopolitico con la sua supremazia militare, che si sta arricchendo anche con i nostri soldi. Infatti, l'industria dell'Oil & Gas americana sta realizzando con la guerra profitti aggiuntivi di 1 miliardo di dollari a settimana che aumenteranno a 20 miliardi di dollari al mese con il protrarsi della guerra, oltre a vendere più armi.
Che cosa fa Giorgia Meloni, che non abbiamo più visto da quando ha perso il referendum, oltre quel video là? È scomparsa dai radar, non si sa cosa stia facendo e cosa dica. Ci propone una strategia energetica fallimentare, disastrosa.
Ci proponete il carbone che è il dell'ambiente e della salute. Non avete idee, ma se non avete idee in questo Paese fatevi da parte perché state danneggiando l'economia delle imprese e dell'industria dell'Italia e anche i portafogli delle famiglie italiane .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Bonetti. Ne ha facoltà.
ELENA BONETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Sottosegretario, Azione voterà “no” alla fiducia al Governo Meloni e le ragioni politiche del “no” a questa fiducia, le abbiamo già - devo dire - ampiamente esplicitate nelle innumerevoli occasioni nelle quali quest'Aula si è trovata ad esprimere il voto sulla fiducia a un Governo che ha fatto di questo metodo una cifra caratteristica. Una cifra che, però, si è confrontata con le dichiarazioni di prontezza e di compattezza di cui costantemente il Governo riempie non solo la sua bocca, ma i giornali e la comunicazione nel Paese. Questa cifra è interpretabile - mi permetto di dire - o come una sadica volontà di umiliare e annichilire le prerogative parlamentari della nostra democrazia o come la prova che questa prontezza e questa competenza, di fatto, non esistono.
Ma devo anche dire che, a queste già citate innumerevoli ragioni politiche, voi con una estrema maestria, giorno dopo giorno, aggiungete ragioni a motivare il “no” alla fiducia con la vostra totale incapacità a operare in un modo efficiente ed efficace proprio nei settori che oggi risultano strategici e cruciali per l'Italia, primi tra tutti la questione energetica e l'investimento industriale e nelle imprese.
Ecco questo, diciamo, lo sapete anche voi, è già stato richiamato: questo voto di fiducia arriva dopo il giro di giostra delle varie dimissioni seguito all'esito referendario. Ma è evidente a tutti che in questo giro di giostra non si sono affrontati quei nodi strutturali che noi avremmo, invece, auspicato che il Governo mettesse sul tavolo, con una chiarezza anche di dialogo rispetto al Paese, dichiarando quali fossero le inefficienze dell'azione di governo e in che modo questo Governo intendesse rispondere. Ma ciò non tanto per una sopravvivenza, una insistenza a perpetuare, come dire, il record della legislatura, ma perché in questo momento l'Italia è in una situazione drammatica.
Io vorrei richiamare a tutte e a tutti noi un , tra l'altro ponderato e misurato, che ha appena presentato Confindustria, che, a fronte di tre scenari rispetto alla durata della guerra - il primo, che era quello un po' più ottimistico, mi sembra ormai superato dai fatti - evidenzia non solo una diminuzione della crescita rispetto a quanto previsto quest'anno, ma, di fatto, una recessione che è alle porte per l'Italia e per l'Europa. Questo è il dato di contesto con cui un Governo di un Paese, com'è l'Italia in Europa, si deve confrontare: non può abdicare a questa responsabilità.
Allora, partiamo da un caso di scuola per motivare il perché la vostra azione non funziona e perché noi ci saremmo aspettati che il primo Ministero su cui avreste potuto fare un necessario tagliando fosse proprio quello che riguarda il tema delle imprese e Transizione 5.0.
Allora, io vorrei ripercorrere con voi una - ahimè - tristemente definibile telenovela che parte da quando il Governo si trova un cospicuo investimento nel PNRR per sostenere gli investimenti delle imprese nell'ambito dell'innovazione e della transizione energetica: il Governo deve fare i decreti attuativi; il Governo non fa i decreti attuativi, li fa in ritardo e li fa male, tant'è che le imprese non riescono a usare questi fondi perché non funzionano e non sono fruibili nel meccanismo degli investimenti da parte delle imprese. Questo lascia già, come dire, un primo segnale del fatto che chi ha scritto quei decreti attuativi non ha nemmeno fatto un tavolo con le imprese: non solo non le conosce, non ne conosce i funzionamenti, ma non ha nemmeno condiviso le necessità del mondo imprenditoriale italiano.
Dopodiché, si corre alla correzione di questo errore, si fanno dei correttivi e pian piano le imprese decidono e, con quello spirito anche di investimento imprenditoriale positivo che il nostro tessuto ha nel nostro Paese, investono e accedono a questa misura. Allora, cosa fa il Governo quando la misura inizia a funzionare? Cambia le carte in tavola, cambia le regole del gioco e toglie dei benefici relativi a questi investimenti sulla base dei quali le imprese avevano fatto un investimento. Vi sembra una cosa che un Paese serio possa tollerare? Noi ci saremmo aspettati che, il giorno dopo questa decisione, il Ministro Urso arrivasse di fronte alla Presidente Meloni e dicesse almeno “non in mio nome uno scempio così sulla mia pelle” Ma probabilmente, siccome è stata la sua incapacità a portare a quello, la persistenza, diciamo, in quel ruolo conferma l'inettitudine della visione dell'azione industriale e politica di questo Governo nei confronti del Paese.
Questa è una delle ragioni solide del nostro “no” alla fiducia di oggi. Dopodiché, i colleghi potrebbero dirmi: sai com'è, siamo in un momento drammatico, chi avrebbe potuto prevedere la follia di Trump di iniziare una guerra con effetti devastanti da un punto di vista energetico, oltre che ovviamente per il conflitto mondiale che si potrebbe avere con l'attacco unilaterale che ha deciso di fare in Iran?
Sì, concordo anch'io sul fatto che, in qualche modo, sono quelle scelte che - proprio perché fatte non nel multilateralismo che noi sosteniamo e voi no - si possono fare e non era prevedibile. Ma io ho riguardato la mia dichiarazione di voto sulla legge di bilancio di quest'anno e quello che ho detto in quella dichiarazione di voto è stato: attenti, perché in questa legge di bilancio avete buttato via le poche risorse disponibili per tenere i conti in ordine e li avete buttati via in misure inutili.
Con quelle risorse, invece, dovevate tutelare il sistema imprenditoriale della crescita italiana, perché galleggiare sullo zero virgola significa confidare che i venti saranno tranquilli durante la navigazione. Siccome noi sappiamo che non è sempre dato che i venti siano tranquilli, noi dovevamo attrezzare il Paese a poter reagire alla crisi nella quale noi siamo. La vostra responsabilità è che, invece, voi non avete preparato il Paese, perché quando avete speso un miliardo e mezzo di euro - un miliardo e mezzo di euro! - per concedere a 250.000 persone di andare in pensione un mese o due mesi prima avete fatto un atto di irresponsabilità che oggi le imprese e le famiglie italiane stanno pagando, per esempio, proprio sulla misura di Transizione 5.0 , quando in quella legge di bilancio avete messo delle risorse a pioggia per dare un beneficio agli italiani, al ceto medio degli italiani, di circa 10 euro al mese. Ma cosa se ne fanno le famiglie italiane di quei 10 euro adesso che devono pagare, per poter andare a lavorare, gasolio e benzina, che sono aumentati e con i prezzi che stanno schizzando ? Questa è l'incapacità di un Governo che non sa prevedere e, quindi, non sa attrezzarsi. Ecco perché noi diciamo che questa inefficacia la state pagando voi, ma la stiamo pagando tutti.
Arriviamo al decreto Energia, un decreto di misure urgenti. Noi su questo decreto abbiamo lavorato dall'opposizione con la maggioranza per cercare di trovare delle soluzioni utili. Già lo scorso anno era urgente e stiamo arrivando qui addirittura con una fiducia, perché quasi non riusciamo a convertirlo. Il decreto è stato scritto prima dello scoppio della guerra in Iran, quindi prima dell'aumento del prezzo del greggio, e questo decreto è già vecchio. È già vecchio e voi lo sapete.
In questo decreto io devo dare atto alla maggioranza - in particolare devo dire che ha seguito il tavolo il capogruppo Bignami - di una lealtà nel dialogo con l'opposizione. Il problema è che dopo le misure che avevamo concordato non le avete messe dentro al decreto, tranne la questione sul carbone, su cui poi tornerò anche per rispondere al collega Bonelli, che alla fine, con un'interlocuzione col Ministro, è stata inserita.
Ma la domanda di fondo è: perché nel nostro Paese, dove abbiamo una fonte come l'idroelettrico che nel 2025 ha coperto il 13 per cento del fabbisogno della richiesta di energia nel nostro Paese e che produce, perché gli impianti sono ormai ammortizzati, a circa 25-30 euro per megawattora, noi dobbiamo permettere che questa energia venga venduta - unica, tra l'altro, rispetto all'eolico e al solare - a 118 euro per megawattora? In virtù di cosa noi dobbiamo costringere le famiglie italiane e le imprese italiane a pagare l'energia tre o quattro volte quello che la pagano i nostri internazionali? In virtù di cosa?
Sulla questione del carbone - e su questa chiudo - io mi permetto, Presidente, di dichiarare una cosa: l'emendamento che noi abbiamo presentato, che è stato approvato, non dice che l'Italia deve tornare a produrre in carbone, dice che l'Italia si dà un margine per uscire dal del carbone lungo almeno tanto quello per poter introdurre il nucleare. Perché lo facciamo? Perché nel momento in cui oggi noi siamo sottoposti al ricatto di energetici dovuti all'aumento del greggio, siccome con il solare e l'eolico non produci in modo continuativo noi non vogliamo costringere le imprese italiane a chiudere e le famiglie italiane ad essere povere per pagare l'energia. Vogliamo avere un piano B di sicurezza e di strategia energetica. Questo è ciò che fa un Governo serio e questo è ciò che deve fare un Paese serio, serietà che noi non abbiamo trovato sicuramente nelle opposizioni, ma che non vediamo nemmeno al Governo. È per questa ragione che confermo convintamente il “no” alla fiducia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Appendino. Ne ha facoltà.
CHIARA APPENDINO(M5S). Grazie, Presidente. Ci vuole veramente un gran coraggio a venire oggi qui a chiederci la fiducia. Io francamente non ne sarei capace. Come potete pretendere che noi vi diciamo: “sì, ci fidiamo di voi”, quando abbiamo di fronte un Governo che tradisce in modo seriale e sistematico? Questo Governo - altro che fiducia - dovrebbe chiedere scusa, perché voi avete più volte - e lo fate anche oggi chiedendo di nuovo la fiducia su questo provvedimento - rotto e calpestato quel patto di lealtà che è fondamentale tra la Nazione e il Governo.
Presidente, lo hanno chiamato il decreto Bollette. Uno dice: nel decreto Bollette ci saranno aiuti veri e importanti per le imprese e per i cittadini. Poi arriva un po' tardi, quando le famiglie l'inverno lo hanno già vissuto con l'angoscia di dover scegliere se avere la casa calda o pagare la spesa. Poi arrivate quando le imprese hanno già ridotto la produzione industriale, che collassa anche questo mese peraltro. Per cercare di rimanere a galla arrivate soprattutto con 5 - dico: 5! - miseri miliardi. E avete il coraggio di spacciarlo come un salvataggio? Allora, io mi chiedo: ma veramente pensate di prendere in giro gli italiani così? La CGIA di Mestre dice che per luce e gas gli italiani avranno 15,2 miliardi in più di extracosti. Dunque, 15 miliardi e voi ne mettete 5. E i 10 miliardi che restano scoperti chi li paga? Dove vanno a finire? Vanno a pesare sulle tasche degli italiani e delle imprese. Allora, questo non è un salvataggio, Presidente, questo è un saccheggio, è un saccheggio vero e reale che pagheranno gli italiani. È una tassa occulta, forse è ancora peggio. È una tassa occulta con cui voi cosa fate? Togliete dagli italiani, dalle loro tasche, e mettete i soldi in armi.
Allora, un numero. Sapete quanto avete speso nel 2025 per la difesa? Quarantacinque miliardi! Quarantacinque miliardi contro 5 per le bollette! Allora, vi dovete assumere la responsabilità di dire che voi a un pensionato, che deve spegnere il riscaldamento, state dicendo che è meglio spendere soldi per comprare proiettili e carri armati. Voi dovete avere il coraggio di dire a un artigiano, che non ce la fa, che è più importante il profitto di una grande azienda energetica, che ha speculato in questi mesi e ha fatto profitti ed extraprofitti che voi non tassate, del suo lavoro. Voi dovete avere il coraggio di dire ai cittadini fragili, quelli vulnerabili a cui è aumentata dell'8 per cento e a cui aumenterà ancora l'elettricità, che di loro non ve ne frega nulla perché non sono una , non sono una energetica e non sono una delle armi.
Allora, Presidente, questo non è un errore, questa è una scelta, è una scelta politica. Voi avete deciso da che parte stare e, purtroppo, avete deciso di nuovo di stare dalla parte sbagliata, perché lasciate a mani nude gli italiani e le imprese, a fronte di uno energetico, e non avete il coraggio di toccare chi, da questo , ha fatto profitto, perché voi i colossi energetici non li toccate.
Allora, Presidente, questa è una vergogna. È una vergogna vera, è una vergogna che rimbomba nelle case degli italiani che faticano ogni santo giorno. Allora, Presidente, lo dico perché io in questi mesi ho attraversato l'Italia da Nord a Sud. Sono stata nelle piazze, nei capannoni, nelle fabbriche e ai cancelli con gli operai che protestavano. Ho visto operai terrorizzati, perché gli stipendi sono troppo bassi, perché sono in cassa integrazione, perché non riescono neanche più a fare la benzina per andare al lavoro. Ho visto imprenditori piangere, perché vedono i sacrifici di generazioni bruciare così, perché non ce la fanno più, perché hanno dovuto ipotecare la casa per non licenziare un dipendente.
Allora, Presidente, è la loro dignità che noi abbiamo cercato di proteggere, come sempre facciamo, tendendo la mano al Governo e portando proposte di merito. Vi abbiamo detto: prendete i soldi dove ci sono, tassate queste benedette aziende che hanno speculato - e sono grandi gli extraprofitti - e quei soldi fate in modo di darli ai comuni, così possono dare i servizi ai cittadini, di darli alle imprese e di abbassare le bollette a chi è in difficoltà. Niente! Voi avete bocciato tutto e avete alzato di nuovo questo muro decisamente ipocrita della fiducia.
C'è un altro tradimento che state consumando in queste ore che forse è ancora più vergognoso. Anzi, non è solo un tradimento, è un vero agguato alle spalle di chi produce in questo Paese. Vi avevamo lasciato in eredità, Presidente, qualcosa che funzionava. Si chiamava Transizione 4.0 e serviva alle imprese per fare innovazione ed efficientamento energetico. L'avete distrutta, ammazzata, svuotata e resa inutilizzabile. Poi avete inventato Transizione 5.0 e promesso mari e monti.
Le aziende si sono fidate, vi hanno seguito e quindi hanno investito. E poi cosa fate? Cosa avete fatto venerdì? Voi avete tagliato i soldi che avevate promesso. Voi avete tagliato il credito d'imposta in modo retroattivo. Allora, lo traduco: “aziende, investite! Investite”. Non solo: “vi diamo una mano, vi mettiamo un cofinanziamento, vi diamo dei soldi. Fatelo”. E l'azienda lo fa, ci crede, eh. Fa il mutuo, mette i soldi, compra la macchina. E poi cosa fate voi? “Ah, no, scusate”. Non ho ancora capito perché. “Non ci stiamo più”. In modo retroattivo avete tolto i soldi che loro sostanzialmente hanno messo a bilancio. Ma è normale? Ma vi pare normale? Allora, voi avete lasciato le aziende tradite, con il cerino in mano e con un debito da pagare e manco ve ne vergognate? E il Ministro Urso cosa fa? Il Ministro Urso… mi viene da mettere le mani nei capelli. Cosa fa? Le convoca per il 1° aprile. Diteci che era un bruttissimo pesce d'aprile, e cioè che quei milioni non li avete mai tagliati, sono ancora lì e semplicemente volevate fare un bruttissimo scherzetto perché sarebbe l'unica cosa di buonsenso che voi potreste dire.
E nel frattempo, abbiate la decenza di accompagnare alla porta il Ministro Urso. Francamente, non ci sono più parole per descriverlo. È incapace, è incompetente e merita di essere accompagnato, sbattuto fuori per manifesta inadeguatezza.
Vede, Presidente, questo Governo, Giorgia Meloni, continua a sbandierare soluzioni, mentre l'economia reale va a rotoli, in frantumi. Ha barattato il Patto di stabilità per armare il Paese e oggi si scontra con un che fa saltare i bilanci. Ha promesso miliardi, a fronte dello zero assoluto stanziato per aiutare chi era in difficoltà; penso alle imprese. Dove sono i 25 miliardi - non mi stuferò mai di chiederlo - che avete promesso alle imprese per i dazi? Sono spariti, svaniti. Voi siete i campioni del mondo negli annunci e gli ultimi della classe nei fatti. Possiamo descrivervi così.
Però, vede, con questo voto voi oggi vi autoassegnate la fiducia. Ve la date voi con i numeri, ma il Paese è fuori. Lì, voi l'avete già persa: con le bollette impazzite, col caro vita alle stelle, con i mutui che sono schizzati, ma soprattutto con le vostre promesse che avete sistematicamente tradito. I 15 milioni di italiani che vi hanno detto “no” al referendum non vi hanno solo bocciato su un'obbrobriosa riforma della giustizia, vi hanno proprio ritirato la fiducia perché hanno capito che questo non è un Governo al servizio del Paese. Questo è un Governo o meglio un gruppo di potere che, mentre l'Italia affonda, sa per cosa si preoccupa? È preoccupato di rifarsi il trucco disperatamente per non perdere la poltrona.
E allora abbiate un sussulto di dignità. Liberate l'Italia perché siete una zavorra. Prima libererete l'Italia andando a casa, prima potremo respirare aria fresca e fare qualcosa di buono per questo Paese. Per questi motivi voteremo “no” alla fiducia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Davide Bergamini. Ne ha facoltà.
DAVIDE BERGAMINI(FI-PPE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Governo, oggi siamo qui in quest'Aula per dichiarare il nostro voto favorevole, come Forza Italia, alla questione di fiducia sul decreto-legge n. 21, il cosiddetto decreto Bollette.
Si tratta di un provvedimento importante per il Paese, che non nasce per caso, ma è sicuramente il frutto di un lavoro serio, condiviso e responsabile al quale Forza Italia ha contribuito in modo determinante sia nella fase iniziale di impostazione politica, ma soprattutto nel lavoro puntuale all'interno della Commissione di riferimento. Siamo di fronte a un provvedimento che è necessario perché il caro energia - come è già stato ricordato anche da altri colleghi in quest'Aula - continua a rappresentare una delle principali criticità per il nostro sistema non solo produttivo, ma anche economico e sociale.
L'Italia, come è già stato ricordato, sicuramente paga un prezzo dell'energia superiore a quello della media europea e questo significa comunque un impatto sul nostro mondo imprenditoriale, con meno competitività per le imprese, meno margini per chi produce e sicuramente più difficoltà per le famiglie che si trovano in un momento di incertezza. Un momento di incertezza che - voglio ricordare in quest'Aula - è dato sicuramente da uno scenario internazionale che, come tutti sappiamo, è segnato da conflitti e tensioni che contribuiscono in modo importante a impattare sui prezzi dell'energia. Significa anche mettere in difficoltà settori strategici, come quelli industriali italiani, che vanno da quelle aziende che hanno una necessità importante di energia, quindi dall'acciaio alla ceramica, fino alla carta e al comparto farmaceutico; e questo significa soprattutto mettere sotto pressione le piccole e medie imprese che mantengono l'ossatura economica del nostro sistema Paese.
E allora, di fronte a uno scenario come questo, qualcuno ha sostenuto anche in quest'Aula, proprio pochi minuti fa, che questo Governo non abbia una strategia. Ma la verità, signor Presidente, è esattamente l'opposto, perché proprio prima sentivo anche le critiche di alcuni colleghi di AVS rispetto alla proroga dell'uso del carbone, ma sanno benissimo che stanno mentendo agli italiani, perché non si tratta di tornare indietro, ma di far fronte a quella che è una garanzia di sicurezza energetica del Paese. Quindi, si tratta di poter dare continuità nella fornitura di energia alle nostre aziende e alle nostre famiglie.
E questa è una differenza molto semplice, signor Presidente: la differenza tra chi governa un Paese con responsabilità e chi invece continua a lanciare a caso alle persone che ci stanno ascoltando. E questo non è giusto, perché significa trarre in inganno chi ci sta ascoltando e voler far passare un messaggio che non è quello, invece, di questo Governo.
Oggi, per assurdo, chi accusa di immobilismo questo Paese sono proprio quelle stesse persone che per anni hanno voluto bloccare gli investimenti, anche a volte in nome di un ambientalismo estremista che non ha mai voluto dar corso - con una serie di “no” - alle infrastrutture strategiche che potevano nascere in questo Paese; mi viene in mente il discorso del nucleare che oggi ovviamente è importante e tutto il mondo ha capito che si tratta di una di quelle fonti determinanti anche per riuscire a dare stabilità energetica ai vari Paesi.
Dal 2022 ad oggi, comunque, questo Governo - voglio ricordare anche ai colleghi dell'opposizione - ha messo in campo oltre 35 miliardi di euro attraverso diverse decine di interventi proprio per sostenere famiglie, imprese e per accompagnare il sistema verso una maggiore efficienza energetica. E questo decreto, signor Presidente, si inserisce proprio in quel percorso, un elemento che non si limita più a intervenire su quella che è un'emergenza, ma inizia a costruire una base di risposta strutturale per il futuro del Paese. E questa è proprio la vera differenza perché, da un lato, abbiamo misure immediate, concrete e tangibili che vanno, con sostegni diretti, alle famiglie, alle imprese, con riduzione di oneri per le imprese stesse e interventi che vanno ad alleggerire da subito il peso delle bollette che arrivano alle famiglie; e dall'altro lato, invece, abbiamo scelte strategiche che serviranno a iniziare un percorso per il futuro, con la promozione di contratti di lungo periodo per l'energia, interventi sulle rinnovabili per migliorare la sostenibilità e la competitività del Paese, misure sul gas per ridurre, appunto, quelle distorsioni e costi che oggi gravano sulle imprese, nonché semplificazioni per sbloccare gli investimenti e connessioni alla rete. È proprio anche in questo quadro normativo, Presidente, che si inserisce un passaggio molto significativo, che è quello relativo al sistema ETS. Un sistema che, per ridurre il costo di produzione, alleggerisce il peso delle quote di emissione delle centrali termoelettriche.
Soprattutto vogliamo lanciare un messaggio chiaro: non possiamo accettare che uno strumento nato per accompagnare una transizione ambientale si sia trasformato in molti casi in un moltiplicatore di costi energetici, diventando spesso uno strumento di logiche speculative che ha finito spesso per incidere pesantemente sulle bollette di imprese e famiglie. Con questo intervento iniziamo anche a correggere queste distorsioni, riportando al centro un tema che deve essere affrontato con serietà anche a livello europeo.
Diciamo da tempo che la transizione ecologica è una sfida fondamentale, ma deve essere sostenibile anche dal punto di vista economico e sociale, perché deve permettere ovviamente alle imprese e alle famiglie di affrontare un percorso con serietà senza dover imporre forti obblighi, che poi mettono a repentaglio gli sviluppi delle infrastrutture, lo sviluppo del Paese e soprattutto l'alternativa energetica, che spesso è sotto gli occhi di tutti, ma poi viene bloccata da troppi “no”.
E, soprattutto, una cosa fondamentale è che si inizia ad intervenire con questo provvedimento sulle cause profonde del caro energia e non solo sugli effetti. È qui che viene il punto politico, signor Presidente, perché è la differenza tra governare bene… perché governare bene non significa rincorrere le emergenze, ma riuscire a prevenirle, riuscire a creare un sistema di base che sia fondamentale per il futuro e la crescita del nostro Paese.
Colleghi, c'è un aspetto che vorrei sottolineare con forza ed è il lavoro che è stato fatto dai parlamentari in Commissione: è stato migliorato il testo, insieme al Governo, sono stati introdotti elementi concreti, un frutto anche del contributo che Forza Italia ha voluto dare in modo forte e incisivo all'interno della Commissione. Fra tutti mi vengono in mente, ad esempio, la semplificazione delle procedure per la ricerca e la coltivazione degli idrocarburi, che consentirà di aumentare la produzione nazionale e la tutela delle filiere agricole legate alle bioenergie, con una clausola che va a salvaguardare i piccoli impianti in piccola scala, quelle realtà territoriali che contribuiscono al fabbisogno energetico del Paese e agli interventi che evitano effetti distorsivi proprio sulle filiere produttive. Sono scelte che dimostrano un approccio serio, un approccio concreto, perché sostenere la transizione energetica significa non penalizzare chi produce. Torno a ripetere che la transizione energetica deve essere sostenibile e non ideologica, come, purtroppo, sentiamo spesso negli interventi all'interno di quest'Aula.
E qui veniamo a un altro punto centrale del dibattito, che è l'accusa, spesso rivolta alla maggioranza, di voler tornare indietro e di voler rallentare la transizione, ma è un'accusa infondata, come ho detto anche all'inizio di questo intervento, perché la realtà vera è che questo Governo sta facendo esattamente il contrario, sta costruendo una strategia energetica che sia credibile, che sia basata su più pilastri per poter dare una risposta concreta a quelle che sono le esigenze energetiche del Paese. Quindi, è una soluzione che va a raggruppare un equilibrato tra sviluppo di energie rinnovabili, rilancio della produzione nazionale di gas, semplificazione degli investimenti e soprattutto apertura alle nuove tecnologie e, come ho detto prima, abbiamo il nucleare che sicuramente è quell'energia di nuova generazione che può dare uno spunto diverso al Paese. Oggi la vera responsabilità, appunto, non è scegliere una sola di queste strade, ma è garantire stabilità e prezzi sostenibili al Paese.
Un altro tema strategico affrontato dal decreto è quello relativo all'idroelettrico. Parliamo di una fonte che rappresenta il 30 per cento della produzione dell'energia italiana, una fonte programmabile, stabile e fondamentale per l'equilibrio di tutto il sistema. Oggi questo settore, purtroppo, è bloccato da incertezze normative e da un sistema che frena gli investimenti. Con questo decreto, signor Presidente, e con il lavoro parlamentare si apre finalmente una riflessione seria sull'idroelettrico, anche in sede europea, per superare quelle rigidità che non aiutano sicuramente i sistemi nazionali. È un passaggio decisivo, perché senza investimenti non c'è crescita e senza la crescita non c'è competitività per le nostre aziende.
Quindi, colleghi, questo è un decreto che non è sicuramente una soluzione definitiva a tutti i problemi del Paese, ma è un passo concreto, un passo in avanti nella direzione giusta. È un provvedimento che tiene conto della tutela sociale, del sostegno alle nostre imprese, ma soprattutto di una visione strategica per il futuro. Allora, vogliamo dirlo con chiarezza: respingiamo le accuse di chi parla di assenza di strategia e proprio per le ragioni che ho elencato prima, signor Presidente, Forza Italia conferma il proprio voto favorevole alla fiducia su questo provvedimento. Lo facciamo con convinzione, perché crediamo nel lavoro di questo Governo, di cui facciamo parte in modo orgoglioso, e lo facciamo con responsabilità perché sappiamo quanto questo tema, legato ai rincari dell'energia, sia centrale per le famiglie e per le nostre imprese. Lo facciamo con una visione chiara per continuare a costruire un'Italia più forte, più competitiva e più libera anche sul piano energetico .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Toccalini. Ne ha facoltà.
LUCA TOCCALINI(LEGA). Grazie, Presidente. Governo, colleghi, innanzitutto permettetemi di ringraziare l'onorevole Bonelli, per suo tramite, perché oggi pomeriggio ha dovuto ammettere che questo Governo ha messo più di 40 miliardi a sostegno di famiglie e imprese in questi anni proprio per aiutarli nelle crisi energetiche. Probabilmente pensava di farci un dispetto, ma ha semplicemente detto la verità, quindi che questo Governo è sempre stato dalla parte di famiglie e imprese e lo dimostra anche in questo decreto. Penso ai 115 euro per le famiglie più bisognose, che non vanno a sostituirsi ma a sommarsi all'attuale sociale, così come agli interventi sulle imprese che sono stati molto apprezzati e ce lo hanno detto anche le categorie in audizione in Commissione, soprattutto sulla riduzione della componente Asos. Significa avere soldi in più da investire nella propria realtà, anche per sopravvivere in un momento di difficoltà o per assumere nuove persone. Si interviene nel decreto anche su un altro tema molto delicato sui nostri territori, ovvero sui dando delle regole chiare dal punto di vista autorizzativo, regole che finalmente sgravano i comuni, che tante volte si trovavano, soprattutto quelli più piccoli, in difficoltà nel dover gestire ovviamente delle pratiche autorizzative che passavano dalla parte ambientale alla parte paesaggistica, dalla parte urbanistica agli allacci alla rete. Da oggi ci sarà un unico iter autorizzativo che coinvolgerà la regione, per gli impianti sotto i 300 megawatt, e il MASE direttamente, per gli impianti sopra i 300 megawatt.
È stato un decreto molto discusso in Commissione e siamo molto soddisfatti, come Lega, perché siamo riusciti a portare a casa degli emendamenti che reputiamo fondamentali per i nostri cittadini. Penso, per esempio, alla maggiore trasparenza nelle bollette che tutti i cittadini ricevono a casa ogni mese oppure ogni due mesi. D'ora in poi ci sarà, infatti, scritto nome e cognome di quegli operatori che propongono e fanno firmare i contratti e non ci saranno più quei numeri strani che sentiamo dirci: operatore, numero tal dei tali, ovviamente non essendo più identificabili. Ma soprattutto - e su questo ci tengo a fare un passaggio - credo che sia arrivato il momento - e lo abbiamo dimostrato proprio in Commissione - di dire basta a quel e a quel che durante tutti gli orari del giorno ci chiamano per fare proposte, che tendenzialmente sono più vicine alle truffe che alla competitività, e abbiamo messo un segno chiaro in questo decreto. C'è anche un ordine del giorno della Lega che va nella direzione di ampliarlo non solo, ovviamente, alle aziende che vendono gas e luce, ma anche alla telefonia. Infatti, magari i giovani sono un po' più e quindi non cadono in queste tentazioni, ma per quell'anziano che riceve quella chiamata, dove vengono millantati presunti risparmi che poi si rivelano - ahimè - dei grandi aumenti, questa cosa non è più accettabile e, quindi, ringrazio ovviamente la Commissione che ha votato questo emendamento.
Penso a un altro tema, un tema molto discusso in Commissione, che riguarda le bioenergie. Come Lega siamo parzialmente soddisfatti. Abbiamo detto anche nei giorni scorsi che il decreto è migliorato, salvando centinaia di impianti biogas, soprattutto dei nostri agricoltori. C'è ancora un passaggio da fare, che è tutelare quelle oltre 2.000 aziende che sono sotto 1 megawatt, particolarmente, che non riusciranno a convertirsi in tempo sul biometano. Noi non vogliamo abbandonare 2.000 aziende, quindi 2.000 famiglie e tutti coloro che lavorano in queste realtà, e perciò abbiamo chiesto al Governo un ulteriore approfondimento nelle prossime settimane.
Molto importante anche, senza ombra di dubbio, grazie a un emendamento della Lega, il rinvio del del carbone al 2038, perché anche su questo sarebbe stato illogico chiudere ogni possibilità di riaprire le centrali a carbone in un momento in cui evidentemente a livello internazionale c'è un problema di sicurezza e di approvvigionamento energetico. Quindi, questo è uno dei primi passaggi fondamentali insieme - e mi dispiace anche da questo punto di vista prendere lezioni, in particolare da AVS - al nucleare, perché noi non possiamo prescindere dall'accelerazione che questo Governo ha voluto sul nucleare. Prima il collega Bonelli - lo dico sempre per suo tramite - faceva l'esempio della Spagna, dove l'energia costa - è la scoperta dell'acqua calda - meno dell'Italia. In Spagna ancora attualmente il 20 per cento dell'energia elettrica è prodotta dalle centrali nucleari; in Italia la sua compagine di partito non vuole le centrali nucleari, ma non solo perché non vuole il TAP, non vuole i termovalorizzatori, non vuole il nucleare e non sia mai parlare di rigassificatori. Vogliono e parlano solo ed esclusivamente - per carità, con tutto il rispetto - di energia rinnovabile e anche su questo caso criticandoci, dicendo che noi siamo quelli che vogliono uccidere l'energia rinnovabile nel nostro Paese. Uno va a leggersi i dati e vede che la produzione di energia rinnovabile è aumentata dell'8 per cento da prima dell'insediamento di questo Governo a pochi giorni fa, quindi anche questa è una bugia che viene raccontata, ma poi i fatti ci dicono esattamente tutt'altro.
Chiudo annunciando, ovviamente, il voto favorevole al Governo di centrodestra.
Specifico al Governo di centrodestra perché, leggendo i giornali nelle ultime settimane, mi sembra di vedere che ci sia un altro Governo in questo momento, quindi con Schlein e Conte, se mai si metteranno d'accordo, come uno o l'altro Presidente del Consiglio, magari un Travaglio Ministro degli Esteri, un Gratteri Ministro della Giustizia, perché no, a una Salis, che ha un grande rapporto con le nostre Forze dell'ordine, magari le facciamo fare il Ministro dell'Interno.
Poi, per fortuna, mi sveglio da questo incubo, la smetto di leggere certi giornali, di guardare certe trasmissioni, torno nella realtà e ringrazio il cielo che c'è ancora un Governo di centrodestra, che andrà avanti fino alla fine della legislatura. La Lega rinnova anche in questa sede la massima lealtà al Governo Meloni e andremo avanti, anzi, deduco che la sinistra se ne dovrà fare una ragione non solo per questo anno, ma anche per gli anni venturi, che arriveranno. Quindi, confermo il voto di fiducia della Lega al Governo di centrodestra .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata De Micheli. Ne ha facoltà.
PAOLA DE MICHELI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ci sono due approcci possibili a questo decreto in questo tempo di evidente, anche oggi, fragilità del Governo, della maggioranza, dopo la sconfitta al referendum. Uno è l'esercizio del gusto della polemica fine a se stessa, l'altro è l'esercizio della responsabilità di provare pervicacemente a dare la sveglia ad un Governo e ad una maggioranza che, sul drammatico problema che stanno vivendo le famiglie e le imprese del nostro Paese, stanno sonoramente sonnecchiando.
Il cosiddetto decreto Bollette era già debole e intempestivo nella sua prima stesura pre-referendaria e rimane incomprensibilmente inconcludente dopo quello che è successo anche pochi giorni fa nel nostro Paese. Crisi geopolitiche che caratterizzano questo tempo, ci mettono in continua difficoltà sul piano energetico, e non è che, quando - auspicabilmente presto - arriverà la pace, torneremo al mondo di prima. Comunque saremo in una dimensione non solo geopolitica, ma anche energetica e industriale, completamente diversa rispetto a qualche anno fa.
Dentro quel voto che si è realizzato nel nostro Paese, che è un grande Paese industriale e manifatturiero, si annidavano tanti sentimenti degli italiani, e tra questi noi leggiamo anche e soprattutto la diffusa consapevolezza dell'incapacità del Governo di dare risposte concrete ai problemi. Una traumatica confusione tra ciò che si dice e ciò che si fa, che dimostra la rimozione del principio di realtà. Gli italiani stanno pagando e continueranno a pagare questa rimozione che, a volte, ha tratti quasi morbosi.
Nel merito, noi italiani ci accolliamo un differenziale di prezzo dell'energia elettrica con i nostri principali europei pari a circa 25 euro al megawattora rispetto alla Germania, 35 rispetto alla Francia, addirittura 45 rispetto alla Germania. Queste risorse rappresentano una minore competitività delle nostre imprese, una riduzione traumatica del potere d'acquisto delle nostre famiglie, soprattutto le più vulnerabili. Numeri che condizionano la competizione della produzione industriale, che è rimasta sotto i livelli pre-pandemia, confermando così i numeri di un quadro macroeconomico che è disastroso.
A queste condizioni, anche per i migliori, anche per le dimensioni imprenditoriali più grandi, diventa quasi impossibile competere. Di fronte a tutto questo, il decreto poteva rappresentare uno strumento funzionale all'introduzione di riforme strutturali nel mercato energetico, che riducessero il costo dell'energia non solo quando siamo nelle fasi di soprattutto in quella che stiamo vivendo, ma che riducessero il costo dell'energia in maniera strutturale. Invece, il risultato finale di questo decreto è quello di redistribuire risorse già esistenti e di spostare oneri, addirittura altri oneri, nella bolletta.
Il per le famiglie vulnerabili di 115 euro non modifica le risorse appostate, pari a 315 milioni. Il contributo ai venditori di energia elettrica per i clienti con ISEE fino a 25.000 euro è su base volontaria e solo l'intervento emendativo del Partito Democratico ha almeno evitato che fosse subordinato all'adesione a servizi accessori. Ma ci domandiamo: la principale preoccupazione del Governo è quella di risolvere i problemi ai venditori e agli operatori energetici, dimostrando così una sostanziale subalternità a questa categoria, oppure la preoccupazione è quella di risolvere i problemi delle famiglie e delle imprese?
Perché, leggendo questo decreto, questa domanda sorge spontanea. Anche le riduzioni degli oneri previsti per le imprese e le rimodulazioni degli incentivi esistenti alla fine vengono spostate dentro al sistema e il conto viene trasferito in bolletta. L'incapacità di usare questo decreto come strumento di riforma strutturale si vede nell'assoluta assenza di volontà di modificare il meccanismo che lega elettricità e gas e nell'esagerazione di una proroga inspiegabile per l'utilizzo del carbone fino al 2038.
Noi non possiamo immaginare di cambiare il energetico da qui al 2038 e continuare ad usare il carbone. Questo, oltre a confermare un'assenza assoluta di sensibilità ambientale - va bene, questo lo sapevamo -, certifica anche l'incapacità di pensare al futuro e dimostra un'assenza di consapevolezza del fatto che, tra l'altro, l'utilizzo di tale fonte non ridurrà il costo dell'energia. Gli obiettivi sui quali abbiamo lavorato noi del Partito Democratico in questo decreto sono stati tre.
Il primo: quello di rafforzare l'equità sociale. Abbiamo chiesto il riconoscimento automatico del contributo ai cittadini e sono stati approvati alcuni emendamenti in questa direzione: l'introduzione di maggiori tutele per i consumatori nell'ambito dei contratti PPA, gli aggiustamenti dei meccanismi di degli impianti fotovoltaici e la modifica degli incentivi per il regime delle bioenergie. Sicuramente sono delle modifiche significative, ma non alterano minimamente la debolezza del risultato finale.
Nessuna protezione per gli utenti delle reti di riscaldamento, l'esclusione degli enti del Terzo settore dagli oneri energetici, il rafforzamento dei parametri sugli indici di vulnerabilità, che abbiamo chiesto con una certa insistenza. Il nostro secondo obiettivo in questo decreto era quello di proporre alternative tecnicamente fondate all'impostazione. Abbiamo proposto il contratto per differenza inverso per gli impianti marginali a gas, una replica sul lato termico della logica che ha già avuto successo per le fonti rinnovabili.
Abbiamo proposto il meccanismo di stabilizzazione anticiclica del prezzo marginale, per comprimere automaticamente la volatilità dei prezzi, senza che ci siano interventi discrezionali del regolatore; l'accisa mobile sui prodotti energetici utilizzati per la produzione di energia elettrica. Abbiamo proposto il disaccoppiamento strutturale della componente ETS, del prezzo marginale, una proposta molto ambiziosa da portare alla Commissione europea. Insomma, i 4 miliardi di introiti degli ETS vengono utilizzati solo per il 9 per cento.
Ora, questo Governo non può dire che non ha le risorse: ci sono 4,3 miliardi aggiuntivi legati all'extragettito IVA derivante dall'aumento dei prezzi. Queste risorse devono essere usate ai fini della transizione, perché possono consentire di realizzare queste riforme strutturali, alleggerendo del 10 per cento le utenze domestiche e del 20 per cento il costo della bolletta per le PMI. Ma voi niente, afoni anche su questo, sull'utilizzo della risorsa, anzi, negando la realtà, perché l'obiettivo di questa risorsa è esattamente quello della transizione.
Il terzo filone di intervento che vi abbiamo proposto è quello di nuovi cantieri normativi, di riforma delle concessioni idroelettriche, prevedendo che il concessionario riservi una quota di energia a prezzi calmierati per i cittadini residenti e il comparto produttivo, a fronte di una riassegnazione delle concessioni, a fronte di investimenti che, peraltro, si rendono necessari sul fronte idrico; una riforma per le PMI, consentendo loro di accedere alla garanzia pubblica per finalizzare l'aggregazione funzionale all'accesso delle medesime ai PPA.
Poi, sulle bioenergie, con la richiesta di una ragionevole proroga dei termini per l'uscita dagli incentivi, introducendo una selettività anche per le rinnovabili, con l'invalidazione automatica solo per le soluzioni pregresse. E se sui non è negativo, anzi, riconosciamo che è condivisibile l'introduzione del procedimento unico, è del tutto evidente che la norma non ha la capacità di limitare le speculazioni, che in questo tempo sono particolarmente numerose.
Abbiamo proposto di destinare almeno un terzo dello strumento del alle PMI, con una priorità ai settori che sono a maggior rischio delocalizzazione. Insomma, un decreto che, poi, ignora completamente le comunità energetiche, il teleriscaldamento e le isole minori.
Presidente, concludo. Questo decreto non raggiunge gli obiettivi di sicurezza energetica, non introduce nessuna riforma orientata alla stabilizzazione dei prezzi per le famiglie e le imprese, non introduce accelerazioni nella transizione e si dimostra completamente insufficiente per affrontare lo che stiamo vivendo. C'è un'immensa distanza tra il racconto che il Governo fa dei suoi provvedimenti e della loro efficacia nella situazione economica del Paese e la dura e inesorabile realtà che vivono i cittadini, che è sotto gli occhi di tutti. Quando si tratta di gestire le risorse di una famiglia o il bilancio di una piccola e media impresa, la -verità, che è il modello con cui si approccia al Paese questo Governo, sta a zero.
Nelle case degli italiani è diffusa la consapevolezza dell'incapacità di guardare al futuro del Governo, che sembra avere come unico obiettivo quello di ritornare al passato, ma quel passato non rassicura più nessuno. Se, poi, mettiamo insieme questo decreto con quello sui carburanti e quello del disastro su Transizione 5.0, raccontiamo la storia di un disastro.
Presidente, era un'occasione immediata, per maggioranza e Governo, di una riflessione, anche con l'opposizione, su una questione esiziale per famiglie e imprese, per ragionare insieme, per liberarci progressivamente dalle nostre schiavitù energetiche, piccole e grandi, per riorientarci verso l'autonomia energetica. Ma avete perso anche questa occasione. Il PD voterà contro questo decreto, che non aiuta gli italiani. Siamo consapevoli di avervi proposto…
PAOLA DE MICHELI(PD-IDP). …con tutta la nostra forza strade alternative per avviare un nuovo piano industriale dell'energia in quello che è un Paese - il nostro Paese - che, nonostante voi, rimane un grande Paese manifatturiero
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zucconi. Ne ha facoltà.
RICCARDO ZUCCONI(FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Sottosegretario Barbaro - che voglio ringraziare subito, all'inizio del mio intervento, per la capacità che ci ha dato e il supporto anche nei lavori della Commissione -, questo provvedimento sposta 5 miliardi per diminuire i costi energetici a favore di famiglie e imprese. A chi ne dichiara l'insufficienza, vorrei in premessa ricordare che, dal 1° gennaio 2024, la clausola di salvaguardia generale, applicata nel marzo 2020, è stata disattivata dalla Commissione europea. In queste condizioni di pieno ritorno al regime di sorveglianza fiscale per i Paesi, per gli Stati europei, mi sarei aspettato che l'aver destinato, in questo provvedimento, una tale mole di risorse venisse generalmente encomiato - riconosciuto, quantomeno - e non criticato.
Tra l'altro, la questione del fatto che la mano destra non debba sapere quello che fa la mano sinistra è accettabilissima, ma, perlomeno, fra mani sinistre ci dovrebbe essere un po' di dialogo: Bonelli ci rimprovera di avere speso, come Governo Meloni, fin dall'inizio, ben 40 miliardi per diminuire i costi energetici; Appendino ci dice che ne abbiamo spesi solo 5. Si mettano d'accordo , perché non è possibile che, tutte le volte, le opposizioni sui temi fondamentali non riescano ad avere una posizione che sia una, univoca.
Come ho già avuto modo di sottolineare in qualità di relatore, la X Commissione si è trovata ad operare sotto la cappa delle drammatiche notizie provenienti dal Medio Oriente. Questo decreto, infatti, è stato pubblicato in il 20 febbraio e il 28 febbraio - appena 8 giorni dopo - è divampata quella che oggi tutti definiscono come Terza guerra del Golfo. Al conflitto che già da oltre 4 anni insanguina il cuore dell'Europa, l'Italia e il mondo intero si sono ritrovati nuovamente coinvolti, loro malgrado, in una seconda guerra dai significativi impatti per l'economia mondiale.
L'Italia vive da tempo una grave emergenza energetica, che questi eventi acuiscono. Credo che, in momenti storici come questi, la compattezza della classe politica dovrebbe essere un dovere morale, perché l'interesse nazionale è un valore che dovrebbe accomunare maggioranza e opposizioni. Fratelli d'Italia si è sempre comportata così, anche in un passato recente, quando era all'opposizione, non facendo mancare al Governo il suo appoggio nei momenti di crisi internazionale. Oggi, con profondo rammarico, ho dovuto constatare, invece, che l'atteggiamento di una parte dell'opposizione non è stato quello di una sana dialettica politica, ma quello di chi non ha ancora capito che quello dell'energia è ormai, a livello mondiale, il campo di battaglia di qualsiasi guerra e l'Italia, volente o nolente, ci si trova nel mezzo.
Proprio per questo, il decreto in conversione ha finalità ed effetti che restano attualissimi, necessari, indispensabili. Limitare i profitti? Abbiamo trovato il modo di farlo con una strada compatibile con le normative UE, favorendo risparmio alle utenze domestiche e alle aziende, tenendo, cioè, al riparo gli utenti da conseguenze negative attraverso le misure per l'esclusione degli ETS dalla produzione delle rinnovabili e con l'aumento dell'IRAP. Aumentare gli aiuti alle famiglie? Lo abbiamo fatto con il energia di 115 euro e altre opzioni di sconto in bolletta.
Voglio sottolineare, come riportato chiaramente nella relazione illustrativa, che evidentemente qualcuno non ha letto, che il contributo di 115 euro disposto all'articolo 1, comma 1, è da considerarsi aggiuntivo rispetto al sociale previsto a legislazione vigente. Ricordo che, tra l'altro, si tratta di un di cui sarà titolare una platea di 2,7 milioni di nuclei familiari.
Non solo. In Commissione, grazie all'emendamento proposto dal sottoscritto e dal collega relatore Toccalini, abbiamo introdotto il nuovo comma 5-, ponendo uno stop netto, generale e inequivocabile al selvaggio. Proteggiamo, dunque, i cittadini non solo dai rincari, ma anche dalle aggressioni e dalle speculazioni commerciali: non era mai stato fatto fino ad oggi. Sostegno a imprese e competitività? In questo decreto si stanziano miliardi, si riducono gli oneri di sistema per le PMI, si promuovono i contratti a lungo termine - i PPA -, si introduce il servizio di liquidità.
Interventi sulle dinamiche della formazione dei prezzi? Certo, e infatti questo decreto non è pensato solo per tamponare una crisi, ma per affrontare il problema strutturale dei prezzi energetici. Si abbassa a monte il prezzo del gas utilizzato nella produzione di energia, anche attraverso la compensazione parziale dei costi ETS.
Quindi, è legittima la richiesta delle opposizioni di emendare - cosa, peraltro, avvenuta puntualmente in Commissione -, ma ascoltare oggi critiche ad alzo zero verso un provvedimento come questo è, purtroppo, solo il segno di una mancanza di minimo rispetto e di senso di responsabilità e della volontà evidente di strumentalizzare, in modo propagandistico, le difficoltà nazionali.
Il decreto è già conosciuto, ma noi abbiamo avuto critiche per le riserve di gas, abbiamo avuto una generale e scomposta narrazione sull'utilizzo delle riserve strategiche di gas previste all'articolo 9 del provvedimento. Mi chiedo: a cosa servono le riserve strategiche, se non a proteggere il Paese nei momenti di bisogno? Due sono le cose: o ignorate l'emergenza mondiale in corso o - ed è più grave - sapete perfettamente che siamo immersi in una delle più gravi crisi energetiche mondiali e non volete, comunque, neppure prevedere che si possano intaccare le riserve strategiche. Mi chiedo: ma veramente? Volete mantenere alti i prezzi del gas? Ma perché?
: cito ancora l'allarme ecologico che avete lanciato, , sul prudenziale posticipo contenuto in questo decreto - attenzione - come misura di emergenza del dal carbone. Sul dobbiamo fare chiarezza: il Governo non ha alcuna intenzione di riavviare la produzione a carbone, ma l'Italia può prevedere un perché, praticamente, ha già cessato la produzione da carbone.
Questa è una mera misura di sicurezza. È inutile che facciate propaganda sul ritorno al carbone: l'Italia lo può fare, altri Paesi europei no, perché ancora lo usano stabilmente. E allora le lezioni del cosiddetto le rispediamo al mittente. In Germania, dove c'è un Governo di Socialisti e Verdi, il carbone ad oggi copre complessivamente circa il 23 per cento della produzione netta di elettricità pubblica: niente male per la patria del e, tra l'altro, guidata da un Governo di sinistra. Non fate lezioni a noi, vi potete semmai consolare perché in Cina il regime comunista copre con il carbone ben il 65 per cento della sua produzione elettrica.
Avete criticato perfino i , ma i non è che li inventa il Governo Meloni, sono stati fatti e reiterati dal Governo “Conte 2” e anche dal Governo Draghi. Sono uno strumento per alleviare il peso delle bollette. Allora, critiche infondate, ma proposte poche. Ascoltando i vostri interventi, ho sentito nuovamente parlare delle rinnovabili come la panacea di tutti i mali, dichiarando, tra l'altro, palesemente il falso quando sostenete che il Governo Meloni stia facendo poco per le rinnovabili.
Vi rispondo con gli ultimi dati Terna: nel 2025, quindi grazie al Governo Meloni, le rinnovabili hanno avuto il record storico, con il fotovoltaico che ha superato i 44 terawattora di produzione, più 25 per cento rispetto all'anno precedente. Il 41 per cento della domanda elettrica nazionale è oggi coperto da fonti rinnovabili e questo grazie alla forte sburocratizzazione avviata proprio dal Governo Meloni, mentre, quando c'erano i Governi di sinistra, ve lo devo comunicare ufficialmente, questi progressi non c'erano. Quindi predicate bene, ma, quando siete al Governo, razzolate malissimo.
Chiudo. Si potrebbero dire tante altre cose, ma concludiamo così: in questo quadro di crisi occorrono pragmatismo, idee, progettualità, e direi anche atteggiamenti più responsabili e propositivi da parte di tutta la politica, anche delle opposizioni. Purtroppo, oggi non è stato così. Noi di Fratelli d'Italia crediamo in uno Stato che difende i suoi cittadini con pragmatismo e competenza. Dichiaro, dunque, il convinto voto favorevole di Fratelli d'Italia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.
ROSSANO SASSO(MISTO). Grazie, Presidente. Quando Futuro Nazionale con Vannacci, qualche giorno fa, diceva che il moderato taglio delle accise sarebbe stato un inutile e costoso palliativo, qualcuno aveva classificato in quest'Aula questa affermazione come polemica. Sarà stata anche polemica, ma in questi giorni non abbiamo visto scendere il prezzo del carburante e per noi di Futuro Nazionale con Vannacci il problema non si risolve con provvedimenti tardivi, temporanei e inutili come quello che stiamo per votare, ma con interventi strutturali.
La situazione nella quale ci troviamo è sì figlia di scelte masochistiche della sinistra, dei no-TAP, dei no-TRIV, del “no nucleare”, del “no rigassificatore”, del “no tutto”, ma è anche figlia delle scelte del centrodestra moderato, che continua a lisciare il pelo alla von der Leyen, sostenendone la Commissione, e che indugia, il centrodestra moderato e molliccio, ad avviare un serio programma nucleare italiano; che non vuole, il centrodestra moderato, riaprire i rubinetti con il gas della Russia perché non vuole fare un torto all'amico Zelensky, al quale, invece, il centrodestra moderato ha destinato 4 miliardi di euro per finanziare e continuare la guerra con i russi.
Una guerra che non è la nostra, Presidente. Futuro Nazionale ha presentato degli emendamenti, che poi abbiamo trasformato in ordini del giorno, con cui abbiamo chiesto e chiediamo di destinare una cifra inferiore rispetto a quella data a Zelensky, cioè 4 miliardi. Noi ne chiediamo 3 per un'altra guerra, che è la guerra che i cittadini italiani sono costretti a subire con il caro benzina, il caro bollette e il carovita in genere. Lo ha detto ARERA stamattina, sono in arrivo aumenti nella misura dell'8 per cento per le bollette del gas e dell'elettricità.
E non è con questo misero che si risolvono i problemi degli italiani. Se avessimo destinato quei 4 miliardi di euro agli italiani, anziché a Zelensky, forse oggi avremmo qualche problema in meno. Per cui, Futuro Nazionale con Vannacci - e mi avvio alla conclusione, Presidente - voterà “no” alla fiducia a questo Governo , perché, oltre al merito del decreto, noi intendiamo dare un segnale politico. In passato abbiamo dato la fiducia al Governo del centrodestra moderato, ma questa fiducia non è stata ricambiata né nei modi, né nei fatti.
Siamo pronti a rivedere la nostra posizione qualora dalla maggioranza del centrodestra moderato giungano dei segnali che, però, vadano in una direzione diversa. Noi vorremmo che andassero a destra, una direzione non moderata, ma di destra vera, a tutela degli interessi nazionali…
ROSSANO SASSO(MISTO). …perché, per noi di Futuro Nazionale con Vannacci, “prima gli italiani” non è solo uno slogan: è un credo, è una filosofia di vita. Prima gli italiani, ma per davvero .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia.
Poiché nella riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo dello scorso 25 marzo è stato convenuto che la votazione per appello nominale abbia luogo a partire dalle ore 14, sospendo la seduta fino a tale ora. Quindi, la seduta è sospesa e riprenderà alle ore 14.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione sulla questione di fiducia.
Indico la votazione per appello nominale sull'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame, nel testo della Commissione, sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia.
Ricordo che l'estrazione a sorte del nome del deputato dal quale la chiama avrà inizio è stata già effettuata dalla Presidenza nella seduta di ieri.
La chiama avrà, quindi, inizio dalla deputata Marta Schifone.
Invito i deputati Segretari a procedere alla chiama.
(Segue la chiama).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione sull'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame, nel testo della Commissione, sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia:
Presenti: ………………. 323
Votanti: ……………….. 320
Astenuti: ………………… 3
Maggioranza: ………… 161
Hanno risposto : …….. 203
Hanno risposto : ……. 117
La Camera approva.
Si intendono così precluse tutte le proposte emendative presentate.
sì:
Albano Lucia
Almici Cristina
Ambrosi Alessia
Amich Enzo
Amorese Alessandro
Andreuzza Giorgia
Antoniozzi Alfredo
Arruzzolo Giovanni
Bagnasco Roberto
Baldelli Antonio
Barabotti Andrea
Barelli Paolo
Battilocchio Alessandro
Battistoni Francesco
Bellucci Maria Teresa
Benigni Stefano
Benvenuti Gostoli Stefano Maria
Benvenuto Alessandro Manuel
Bergamini Davide
Bergamini Deborah
Bicchielli Pino
Billi Simone
Bof Gianangelo
Bordonali Simona
Boscaini Maria Paola
Bruzzone Francesco
Buonguerrieri Alice
Caiata Salvatore
Calovini Giangiacomo
Candiani Stefano
Cangiano Gerolamo
Cannata Giovanni Luca
Caparvi Virginio
Cappellacci Ugo
Caramanna Gianluca
Caretta Maria Cristina
Carfagna Maria Rosaria
Carloni Mirco
Caroppo Andrea
Carra' Anastasio
Casasco Maurizio
Castiglione Giuseppe
Cattaneo Alessandro
Cattoi Vanessa
Cavandoli Laura
Cavo Ilaria
Centemero Giulio
Centenaro Giulio
Cerreto Marco
Cesa Lorenzo
Chiesa Paola Maria
Ciaburro Monica
Ciancitto Francesco Maria Salvatore
Ciocchetti Luciano
Cirielli Edmondo
Coin Dimitri
Colombo Beatriz
Colosimo Chiara
Colucci Alessandro
Comaroli Silvana Andreina
Comba Fabrizio
Congedo Saverio
Coppo Marcello
Cortelazzo Piergiorgio
Costa Enrico
Crippa Andrea
Dalla Chiesa Rita
Dara Andrea
D'Attis Mauro
De Bertoldi Andrea
De Corato Riccardo
De Monte Isabella
De Palma Vito
Deidda Salvatore
Di Maggio Grazia
Di Rubba Alberto
Dondi Daniela
Donzelli Giovanni
Ferrante Tullio
Ferro Wanda
Filini Francesco
Formentini Paolo
Foti Tommaso
Frassinetti Paola
Frassini Rebecca
Frijia Maria Grazia
Furgiuele Domenico
Gabellone Antonio Maria
Gatta Giandiego
Gava Vannia
Gemmato Marcello
Gentile Andrea
Giaccone Andrea
Giglio Vigna Alessandro
Giordano Antonio
Giorgianni Carmen Letizia
Giovine Silvio
Gori Irene
Gruppioni Naike
Iaia Dario
Kelany Sara
La Salandra Giandonato
Lampis Gianni
Lancellotta Elisabetta Christiana
Latini Giorgia
Lazzarini Arianna
Leo Maurizio
Loizzo Simona
Longi Eliana
Loperfido Emanuele
Lovecchio Giorgio
Lupi Maurizio
Maccanti Elena
Maccari Carlo
Maerna Novo Umberto
Maffioli Manuela
Maiorano Giovanni
Malagola Lorenzo
Malaguti Mauro
Mangialavori Giuseppe Tommaso Vincenzo
Mantovani Lucrezia Maria Benedetta
Marchetti Riccardo Augusto
Marchetto Aliprandi Marina
Marrocco Patrizia
Mascaretti Andrea
Maschio Ciro
Matera Mariangela
Matone Simonetta
Maullu Stefano Giovanni
Mazzetti Erica
Mazzi Gianmarco
Michelotti Francesco
Miele Giovanna
Milani Massimo
Minardo Antonino
Molinari Riccardo
Montaruli Augusta
Montemagni Elisa
Morgante Maddalena
Morrone Jacopo
Mule' Giorgio
Mura Francesco
Nevi Raffaele
Nisini Tiziana
Nordio Carlo
Osnato Marco
Ottaviani Nicola
Padovani Marco
Pagano Nazario
Palombi Alessandro
Panizzut Massimiliano
Pella Roberto
Pellicini Andrea
Perissa Marco
Pichetto Fratin Gilberto
Pierro Attilio
Pietrella Fabio
Pisano Calogero
Pizzimenti Graziano
Polidori Catia
Polo Barbara
Pretto Erik Umberto
Prisco Emanuele
Pulciani Paolo
Raimondo Carmine Fabio
Rampelli Fabio
Ravetto Laura
Rizzetto Walter
Roccella Eugenia
Romano Francesco Saverio
Roscani Fabio
Rossello Cristina
Rossi Angelo
Rossi Fabrizio
Rosso Matteo
Rotelli Mauro
Rotondi Gianfranco
Rubano Francesco Maria
Ruspandini Massimo
Russo Gaetana
Russo Paolo Emilio
Saccani Jotti Gloria
Sala Fabrizio
Sbardella Luca
Schiano Di Visconti Michele
Schifone Marta
Semenzato Martina
Silvestri Rachele
Siracusano Matilde
Squeri Luca
Sudano Valeria
Tassinari Rosaria
Testa Guerino
Toccalini Luca
Trancassini Paolo
Tremaglia Andrea
Urzi' Alessandro
Vietri Imma
Vinci Gianluca
Volpi Andrea
Zoffili Eugenio
Zucconi Riccardo
Zurzolo Immacolata
no:
Alifano Enrica
Amato Gaetano
Amendola Vincenzo
Appendino Chiara
Ascari Stefania
Auriemma Carmela
Bakkali Ouidad
Baldino Vittoria
Barbagallo Anthony Emanuele
Barzotti Valentina
Benzoni Fabrizio
Berruto Mauro
Boldrini Laura
Bonafe' Simona
Bonelli Angelo
Bonetti Elena
Bonifazi Francesco
Borrelli Francesco Emilio
Boschi Maria Elena
Braga Chiara
Bruno Raffaele
Cafiero De Raho Federico
Cantone Luciano
Cappelletti Enrico
Caramiello Alessandro
Care' Nicola
Carmina Ida
Caso Antonio
Casu Andrea
Cherchi Susanna
Ciani Paolo
Colucci Alfonso
Cuperlo Gianni
D'Alessio Antonio
D'Alfonso Luciano
De Luca Piero
De Maria Andrea
Del Barba Mauro
Della Vedova Benedetto
Dell'Olio Gianmauro
Di Lauro Carmen
Donno Leonardo
Dori Devis
D'Orso Valentina
Evi Eleonora
Faraone Davide
Fassino Piero
Ferrara Antonio
Filippin Rosanna
Fontana Ilaria
Forattini Antonella
Fornaro Federico
Fratoianni Nicola
Gadda Maria Chiara
Ghirra Francesca
Giachetti Roberto
Gianassi Federico
Giuliano Carla
Graziano Stefano
Grimaldi Marco
Grippo Valentina
Gubitosa Michele
Guerini Lorenzo
Guerra Maria Cecilia
Iacono Giovanna
Iaria Antonino
Lacarra Marco
Laus Mauro Antonio Donato
Magi Riccardo
Malavasi Ilenia
Manzi Irene
Marattin Luigi
Mari Francesco
Marino Maria Stefania
Mauri Matteo
Morfino Daniela
Onori Federica
Orfini Matteo
Orrico Anna Laura
Pandolfo Alberto
Pastorella Giulia
Pavanelli Emma
Pellegrini Marco
Peluffo Vinicio Giuseppe Guido
Penza Pasqualino
Perantoni Mario
Piccolotti Elisabetta
Pozzolo Emanuele
Prestipino Patrizia
Quartapelle Procopio Lia
Quartini Andrea
Raffa Angela
Ricciardi Marianna
Ricciardi Toni
Richetti Matteo
Roggiani Silvia
Romeo Nadia
Santillo Agostino
Sarracino Marco
Sasso Rossano
Scarpa Rachele
Scotto Arturo
Serracchiani Debora
Silvestri Francesco
Simiani Marco
Sottanelli Giulio Cesare
Soumahoro Aboubakar
Speranza Roberto
Sportiello Gilda
Stefanazzi Claudio Michele
Tabacci Bruno
Torto Daniela
Vaccari Stefano
Viggiano Francesca
Zanella Luana
Zaratti Filiberto
Ziello Edoardo
Gebhard Renate
Manes Franco
Steger Dieter
Bagnai Alberto
Bignami Galeazzo
Bisa Ingrid
Brambilla Michela Vittoria
Calderone Tommaso Antonino
Cecchetti Fabrizio
Costa Sergio
Freni Federico
Gardini Elisabetta
Giorgetti Giancarlo
Gribaudo Chiara
Gusmeroli Alberto Luigi
Lollobrigida Francesco
Lucaselli Ylenja
Meloni Giorgia
Mollicone Federico
Molteni Nicola
Patriarca Annarita
Pittalis Pietro
Ricciardi Riccardo
Rixi Edoardo
Rosato Ettore
Scerra Filippo
Schullian Manfred
Tajani Antonio
Tremonti Giulio
Varchi Maria Carolina
PRESIDENTE. Sospendo brevemente la seduta, direi per 10 minuti, al fine di consentire la predisposizione dell'elenco dei deputati in missione per la parte pomeridiana, il cui numero dovrà essere comunicato all'Aula alla ripresa della seduta. La seduta è sospesa e riprenderà alle ore 15,15.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 90, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Chiediamo un'informativa urgente alla Ministra Calderone e al Ministro Zangrillo. Nelle scorse ore sono arrivate migliaia e migliaia di anomale ai dipendenti dell'INPS. In prima istanza, si pensava a un maldestro tentativo di hackeraggio, di un virus entrato in tutte le dei dipendenti. Invece, Presidente, che cosa è successo? Che è arrivato il famoso “test del carrello” anche ai dipendenti dell'INPS. Ora provo a spiegarle. L'amministrazione, cioè l'INPS stessa, ha deciso di inviare di ai dipendenti stessi; cioè, se si cade nell'errore - mi ascolti, perché lei mi guarda stranita, immagini noi - di effettuare le operazioni suggerite dall' che l'INPS ha mandato, allora parte la segnalazione. Per cosa? Per non aver rispettato i protocolli di sicurezza dell'azienda stessa. Chiedo solo ai Ministri che ci ascoltano se pare normale.
Quindi, capiamolo: arrivano ai dipendenti dei finti procedimenti disciplinari, oppure aggiornamenti , oppure per i dipendenti, oppure detrazioni fiscali per i parenti, magari quelli a carico, no? Oppure la programmazione delle ferie. Quindi, capiamoci: se il dipendente non capisce che è un'operazione di e si distrae, allora l'INPS fa la segnalazione perché quello non sta facendo bene il suo lavoro. Ma stiamo scherzando? Ma vi pare normale? Ma, poi, qual è il punto? Giocare sulle paure? Giocare su che cosa? Non saprei neanche definirlo. Sulle reazioni dei dipendenti se si distraggono un attimo? Per far cosa? Per tastare la soglia di attenzione?
Quindi, fatemi capire, i dipendenti, oltre ad essere gravati da tanto - intanto, per esempio, dal calo dell'organico che conoscete tutti benissimo, visto per anni il blocco del -, oltre a dover svolgere le loro mansioni, devono occuparsi di distinguere le comunicazioni reali da quelle fasulle, come se non accadesse già nella realtà, tra l'altro. Io credo che bisognerebbe chiedere, come minimo, scusa e sapere chi ha pensato questo , perché con che credibilità spieghiamo ai privati di evitare i “test del carrello” e questo tipo di atteggiamenti di sopraffazione verso i dipendenti, per poi fare la stessa cosa anche nel pubblico impiego?
Allora, io lo chiedo alla Ministra e al Ministro: possiamo dire qualcosa all'INPS, ai dirigenti che hanno adottato questi ? Possiamo ringraziare tutti i dipendenti pubblici, che fanno già dei lavori straordinari e spesso lo fanno in silenzio, senza chiedere permessi, senza chiedere straordinari? C'è bisogno di continuare a far finta che non ci sia già un carico di lavoro superiore a quello richiesto? Ecco, a tutte e tutti voi il nostro abbraccio, spero, da parte di tutto il Parlamento, perché quella che avete ricevuto non è solo un' anonima, ma anche un modo anonimo di intendere la pubblica amministrazione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie, Presidente. Questa pratica di scaricare sui dipendenti l'onere della cybersicurezza dei nostri siti… chiaramente io mi associo all'informativa. Dicevo, questa pratica di scaricare sui dipendenti l'onere di investire, di supportare la cybersicurezza dei nostri uffici pubblici è veramente una pratica, devo dire, impressionante dal punto di vista programmatico, dal punto di vista anche soltanto di ideare una roba del genere. Ma cosa vuol dire? Cioè, noi affidiamo la cybersicurezza a delle trappola? A delle trappola che arrivano ai dipendenti, per poi giudicarli, senza investire in formazione per i dipendenti, senza investire i soldi per le aziende pubbliche per aumentare la cybersicurezza, per aumentare la possibilità di difendersi dai ? Cos'è che volete fare con un'-esca? Volete portare a casa il risultato dicendo che state lavorando per la sicurezza dei nostri apparati pubblici?
Io devo dire che questa cosa, oltre che imbarazzante, è anche molto pericolosa e farebbe quasi ridere passare a una cosa del genere, però il tema fondamentale è che non state investendo nella pubblica amministrazione per dargli la sicurezza. Gli investimenti in sicurezza sono al palo e vi lavate la coscienza scaricando la colpa sui dipendenti. Questo è sbagliatissimo. Chiediamo che i Ministri vengano in Aula a riferire urgentemente su questo tema, chiediamo di affrontare questo tema con un'ottica di visione per il futuro e non con delle tecniche veramente di tipo vessatorio verso solo una categoria .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Guerra. Ne ha facoltà.
MARIA CECILIA GUERRA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Mi associo alla richiesta di informativa avanzata dai colleghi con motivazioni analoghe, che riassumo brevemente. Fondamentalmente, sono due. La prima riguarda il fatto che, in generale, nel pubblico come nel privato, “test del carrello” o test di come chiameremo questo di cui parliamo adesso, sono prove che sono costruite in laboratorio - quindi non sono neppure in grado di replicare quello di fronte a cui davvero il dipendente potrebbe trovarsi - e rappresentano una modalità di rapporto con i propri dipendenti, siano essi pubblici o privati, che rappresenta una prova di totale sfiducia, desiderio non di mettere alla prova, ma di cogliere in castagna - mi si permetta questa espressione - che non dovrebbe essere la nota che caratterizza i rapporti di lavoro in generale.
Ma in particolare, come sottolineava adesso il collega Iaria, il tema del è un tema che non può essere scaricato sul singolo dipendente. Noi lo sappiamo anche nella nostra esperienza di parlamentari o, per quanto mi riguarda, di appartenenti anche ad un'altra amministrazione pubblica: è l'amministrazione che ti fa uno di quello che ti arriva e tu sei, a quel punto, abbastanza portato a ritenere che ciò che ti arriva è già stato controllato, come dovrebbe effettivamente essere.
Ora, ci fossero delle prove specifiche di scarsa attenzione su cose palesemente assurde - che ne so, si può discutere di tutto, a parte che le conseguenze vanno calibrate rispetto al grado di responsabilità -, ma predisporre queste reti per intrappolare dei pesci che, come ricordava il collega Grimaldi, sono, in realtà, lavoratori già piuttosto obbligati a lavorare in condizioni, se non altro economiche, piuttosto poco dignitose, è una cosa gravissima. Quindi, una informativa da parte della Ministra del Lavoro e direi anche del Ministro per la Pubblica amministrazione è assolutamente dovuta .
PRESIDENTE. Riferirò della richiesta di informativa giunta dai gruppi al Presidente.
Ha chiesto di parlare, su un altro argomento, sempre sull'ordine dei lavori, il deputato Pellegrini. Ne ha facoltà.
MARCO PELLEGRINI(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo per chiedere un'informativa urgentissima al Ministro della Difesa e al Ministro degli Affari esteri in merito alla guerra che sta interessando il sud del Libano in seguito all'invasione dell'Esercito israeliano in quelle zone.
Una settimana fa, esattamente una settimana fa, il 24 marzo, il Ministro della Difesa di Israele aveva annunciato la volontà di assumere il controllo di un'ampia zona del sud del Libano, ossia quella che va dal confine di Stato, la cosiddetta Blue Line tra Israele e Libano, e il fiume Litani, quella zona che è sotto la protezione e vede la presenza dei caschi blu dell'ONU, dell'operazione UNIFIL, che sono lì proprio per disarmare, sostanzialmente, le milizie che sono presenti in quella zona di territorio, e, quindi, consentire un percorso di pace e di pacificazione in quella zona.
C'è stata, quindi, questa invasione, che non è altro che la risposta agli attacchi terroristici che il gruppo Hezbollah ha fatto nei confronti del territorio israeliano, quindi colpendo civili; ovviamente, delle azioni che noi condanniamo con tutte le nostre forze. Però la risposta, quindi questa invasione, ovviamente, non ha alcuna copertura del diritto internazionale, non ha la copertura dell'ONU; viola, quindi, le norme e sta creando, ovviamente, un'altra situazione di estremo disagio, perché, in pochissimi giorni, già si è creato un milione di sfollati.
Tantissimi civili sono stati costretti, con un preavviso di poche ore, con un atteggiamento che davvero è inqualificabile, per quanto riguarda l'esercito israeliano… hanno dovuto abbandonare le loro case; i morti e le vittime si registrano già in gran numero, hanno superato il numero di mille, e quindi tutta questa situazione desta in noi una grande preoccupazione. Peraltro, in merito a questa situazione che era , e che, quindi, era facilmente prevedibile, mesi fa - lei, Presidente, lo ricorderà certamente - avevamo chiesto al Governo che cosa intendesse fare per consentire al nostro contingente, al contingente italiano di caschi blu che è proprio di stanza in quelle zone, di continuare a operare secondo le regole di ingaggio, oppure, visto che già erano cominciati mesi fa gli attacchi, che erano sporadici in quel momento, dell'esercito israeliano, che cosa intendesse fare.
Ricordo a chi, magari, lo ha rimosso dalla memoria che fu colpita anche una base dove erano di stanza proprio le nostre truppe, il nostro contingente. Si disse allora “vabbè, è stato un errore, non c'è nulla di cui preoccuparsi”, lo disse proprio il Ministro Tajani. Purtroppo, i fatti hanno confermato che le nostre preoccupazioni erano fondate e ora l' è ancora maggiore, quindi la preoccupazione nostra è, ovviamente, ancora maggiore.
Purtroppo, come avevamo facilmente previsto, è stato colpito di nuovo un altro contingente e le dico, Presidente, non potrebbe essere altrimenti perché ci sono diverse basi dell'UNIFIL proprio nella zona di attacco da parte dell'esercito israeliano. È stato colpito il quartier generale delle forze UNIFIL indonesiane e, purtroppo, è deceduto un militare indonesiano; altri due, e mi avvio a concludere, sono morti nelle ore successive lungo la linea di confine. Presidente, quello che sta succedendo veramente travalica anche la più pessimistica immaginazione.
Si figuri che al cardinale Pizzaballa, prima volta nella storia, è stato impedito, la Domenica delle Palme, di raggiungere il Santo Sepolcro, offendendo, in questo modo, l'intera cristianità, non solo la Chiesa cattolica o il cardinale. Concludo dicendo che, in tutto ciò, in queste ore, il Ministro terrorista genocidario Ben-Gvir ha festeggiato con lo spumante l'approvazione della norma che consente di ammazzare, cioè di applicare la pena di morte ai detenuti palestinesi per terrorismo.
MARCO PELLEGRINI(M5S). Questo soggetto è stato definito “amico” dal Governo italiano. Se questi sono amici del Governo italiano, sicuramente non sono nostri amici, e quelle mani sono sporche di sangue e noi non le stringeremo mai .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Ci associamo a questa richiesta. Come sapete, in Libano ci sono più di un milione di persone in questo momento sfollate; parliamo di un quinto della popolazione, un dato che supera qualsiasi record nel Paese con più rifugiati di tutto il Medio Oriente. La situazione è drammatica. Viviamo, di nuovo, in un tempo in cui l'IDF e Israele commettono crimini di guerra, senza che nessuna autorità internazionale possa fermarli.
Io sono davvero, però, almeno più sollevato, paradossalmente, che nelle ultime ore i giornali ritornino a parlare di questo dramma; lo hanno fatto per un'altra vicenda gravissima, come quella, appunto, del “no” a Pizzaballa, così come le immagini di ieri, di quello spumante esibito con i cappi alla Knesset, per avere, per la prima volta, autorizzato il ritorno alla pena di morte per impiccagione solo per i palestinesi, in una terra in cui, ogni giorno, l'occupazione, l' e il genocidio continuano a mietere vittime; in una terra in cui, lo ricordo, Israele non ha condannato, ma nemmeno processato alcun israeliano per tutte le morti che si sono viste, non solo a Gaza, ma parlo della Cisgiordania.
Parlo di quelle migliaia di vittime ammazzate da coloni sotto la copertura di Israele. Allora, lo diciamo così: certo, siamo ancora più preoccupati che questa senza fine, questa guerra senza fine, colpisca i caschi blu dell'UNIFIL; certo, questa cosa ci indigna. Ci indigna perché vuol dire che la misura non è solo colma, ma che non c'è proprio più misura; non c'è più senso, non solo dell'autorità internazionale, non solo del diritto, ma dei limiti. Allora, per questo, chiediamo alla Presidente del Consiglio di dire una parola, di iniziare ad agire, di fare quello che abbiamo fatto contro chi ha invaso altri territori, per esempio con delle sanzioni o interrompendo qualsiasi misura economica, qualsiasi relazione economica e militare con Israele.
È proprio di queste ore, e concludo, Presidente, la notizia che altri carichi di armi e di acciaio sono stati fermati nei nostri porti; lo hanno fatto grazie alla segnalazione di lavoratori e lavoratrici e grazie alle autorità che hanno fermato quei carichi. Ma vogliamo vederci chiaro, perché troppo spesso nei nostri porti c'è una triangolazione, molto pericolosa, di armamenti e di forniture che vanno esattamente lì, in quei territori di guerra. Lo diciamo a chi ci ascolta: è vietato dalla legge italiana, lo vieta anche la nostra Costituzione.
Allora, chiediamo alla Presidente del Consiglio, ai Ministri competenti, di dare un segnale, perché questa guerra, che non ha limiti, deve essere fermata al più presto, nell'interesse della nostra Nazione, ma anche nell'interesse dell'umanità .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Boldrini. Ne ha facoltà.
LAURA BOLDRINI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Anche noi ci uniamo a questa richiesta. Siamo scioccati, Presidente, da quello che sta avvenendo in Israele, dove la Knesset ha approvato una legge che prevede la pena di morte per i condannati per terrorismo, ma solo se palestinesi. Allora, Presidente, di fronte a questo, di che cosa possiamo parlare, se non di uno Stato di Esiste al mondo uno Stato in cui la pena di morte è prevista per un gruppo, un'etnia, un gruppo specifico e non per un altro? Parliamo, dunque, di un sistema di messo in campo dal Governo Netanyahu e dai suoi ministri.
Ecco, vede, negli ultimi giorni abbiamo assistito a quello che non potevamo immaginare potesse accadere: il cardinale Pizzaballa - è stato già detto dal collega Grimaldi - non ha potuto dire la messa nella Domenica delle Palme. Ma ricordo anche che, nel periodo sacro del Ramadan, i musulmani non hanno potuto avere accesso alla Spianata delle Moschee, alla moschea al-Aqsa e anche questa è stata una violazione della libertà religiosa. Come si fa a parlare di democrazia, di Israele come l'unica democrazia del Medio Oriente? Mi sembra la cosa più sbagliata e più impropria che si possa dire.
Il Governo Netanyahu sta portando questo Paese in un baratro autoritario. Ci sono manifestazioni di chi è contro la guerra di Netanyahu - le guerre di Netanyahu, perché sono tante - che vengono represse. Ci sono le stesse associazioni per i diritti umani israeliane che denunciano le torture ai danni dei palestinesi nelle carceri israeliane. L'organizzazione B'Tselem ha fatto un rapporto raccapricciante sulle forme di tortura che si chiama , benvenuti all'inferno. Chi è che destabilizza il Medio Oriente se non questo regime guerrafondaio che Benjamin Netanyahu alimenta con guerre e con distruzione? Perché non bastava aver commesso un genocidio a Gaza, non bastava annettere la Cisgiordania, bisognava invadere anche il Libano, bisognava bombardare anche la Siria, bisognava bombardare anche l'Iraq e bisognava bombardare anche l'Iran.
Allora, noi vorremmo sentire voci chiare e forti e, invece, dall'Unione europea c'è un laconico, rispetto alla pena di morte solo per i palestinesi… “è un passo indietro”. Un passo indietro? Ma questa Unione europea, che non vuole sanzionare il Governo Netanyahu e che invece impone giustamente - aggiungo io - 19 pacchetti a Putin, non è stata in grado di mettere una sanzione nei confronti di Benjamin Netanyahu. È per questo che poi le persone si ribellano, le persone rifiutano questa complicità e scendono in piazza. Lo abbiamo visto per le manifestazioni su Gaza, gli scioperi generali contro quel genocidio e l'abbiamo visto, pochi giorni fa, nella manifestazione .
vuol dire: no guerre, Presidente, non nel nostro nome e noi del Partito Democratico saremo sempre dalla parte della pace, saremo sempre lì a difendere la pace, perché, vede, di fronte a un mondo in cui si impone l'uso della forza come soluzione di ogni controversia, bisogna essere chiari e non avere alcuna ambiguità. Noi diciamo, chiaro e forte, “no” alla guerra, “no” al suprematismo e “no” alle discriminazioni . Questo è quello in cui crediamo e questo è quello che porteremo avanti .
PRESIDENTE. Riferirò al Presidente delle richieste d'informativa giunte dai gruppi.
Ha chiesto di parlare, su un altro argomento, sempre sull'ordine dei lavori, il deputato Alessandro Colucci. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, signori e signore del Governo, oggi ci fermiamo un momento - chiedo questo all'Aula - per riflettere su un evento che ha colpito profondamente la comunità abruzzese. Mi riferisco alla frana che, tra il 27 e il 28 marzo, ha sconvolto Silvi Paese, in provincia di Teramo. Nella zona di contrada Santa Lucia, un movimento franoso, già da tempo monitorato, ha improvvisamente accelerato. Un fronte di decine di metri ha iniziato a scivolare, causando il crollo di diverse abitazioni, lesionandone altre e aprendo voragini lungo la strada provinciale 29B. Sono stati abbattuti alberi, sono state inghiottite strade dal terreno e interi nuclei familiari si sono trovati a dover lasciare in fretta le loro case.
Grazie al tempestivo intervento della Protezione civile regionale, dei tecnici, dei Vigili del fuoco e dell'amministrazione comunale, non si sono registrate vittime. Circa 30-32 persone sono state evacuate preventivamente e questo ha evitato una vera e propria tragedia. Le case erano già state sgomberate quando alcune di esse sono crollate tra rumori sinistri e polvere, lasciando solo macerie dove prima c'erano le mura di una vita quotidiana. Impossibile non andare con il pensiero a Niscemi, impossibile non percepire, sotto i piedi e sotto la pelle, quel senso di perdita e di incertezza. Quando finirà? Quando si fermerà la terra? Questa frana ci ricorda quanto il nostro territorio sia fragile. Silvi, come tante altre zone dell'Abruzzo e dell'Italia, convive da sempre con il rischio idrogeologico: colline instabili, piogge intense e un suolo che, sotto certi colpi, cede. La costante sorveglianza ha funzionato e ha consentito di evitare il peggio, la perdita di vite soprattutto, ma l'evento ci lascia domande importanti su come difendere meglio il nostro territorio, le nostre case e i cittadini.
Oggi vogliamo esprimere la nostra vicinanza alle famiglie sfollate che in queste ore stanno affrontando la perdita di beni, ricordi e punti di riferimento. A loro va il nostro pensiero più affettuoso e la speranza che possano presto tornare a una vita normale con il sostegno di tutte le istituzioni. Non solo parole, ma l'impegno a fatti concreti che, anche da quest'Aula, devono giungere. Voglio ancora ringraziare tutti coloro che hanno lavorato senza sosta: la Protezione civile, i geologi, i volontari, i sindaci e gli amministratori che hanno coordinato i soccorsi e che tuttora sono impegnati costantemente per comprendere l'entità e gli sviluppi del fenomeno, programmando, al contempo, i primi interventi di messa in sicurezza.
Gli ultimi sviluppi parlano, infatti, di un movimento franoso che ha deviato rispetto alle aree inizialmente ritenute più esposte, un'evoluzione improvvisa che evidenzia una dinamica diversa rispetto a quelle ipotizzate. Questo impone ancora più attenzione, ma anche un impegno per il futuro: la priorità, come ha giustamente ricordato il presidente Marsilio, è oggi comprendere le cause esatte del fenomeno per intervenire in modo efficace e duraturo. Gli approfondimenti tecnici, affidati a geologi, ingegneri e all'università, vanno supportati e conclusi nei tempi più rapidi possibili.
Concludo, Presidente, sottolineando che la frana di Silvi non è solo un fatto di cronaca, è un monito. Ci invita a non abbassare la guardia, anzi a investire di più nella sicurezza del territorio, sul monitoraggio e sull'implementazione delle tecnologie per la più completa comprensione e prevenzione dei fenomeni di dissesto idrogeologico, con un invito: teniamo viva l'attenzione su questi eventi non solo nell'emergenza. È un atto di responsabilità. Studiamo il nostro territorio, rispettiamolo e impegniamoci, ciascuno nel proprio ruolo, perché fatti come questi non diventino più gravi di quanto già sono.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole. Non l'ho interrotta, ma, ovviamente, il suo intervento immagino sia da intendersi come richiesta di informativa al Governo su questo tema.
Ha chiesto di parlare, sullo stesso tema, l'onorevole D'Alfonso. Ne ha facoltà.
LUCIANO D'ALFONSO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Per corroborare il quadro che è emerso attraverso la stampa e l'intervento del collega, c'è bisogno che il Ministro venga e ci riferisca in ordine agli strumenti che si attiveranno per fare in modo che la vicenda accaduta a Silvi, circa l'Abruzzo, che non è solo la questione della fragilità di Silvi, che è una comunità a prevalenza adriatica, marinara, con questa parte alta che è stata colpita da un movimento franoso che, allo stato, ha addirittura demolito una realtà abitativa, messo fuori uso altre realtà abitative e minacciato anche una struttura scolastica, una palestra e il sedime del TPL locale, del trasporto pubblico locale.
Qual è la questione che ci viene come richiamo forte sia al nostro essere ordinamento sia alla consapevolezza scientifica, culturale e politica? I cambiamenti climatici sono usciti dalle conferenze e dai convegni e ci stanno prendendo in braccio, quasi “rieducativamente”, dicendoci che è una questione rilevante che non aspetta, che non ci dà più tempo. La questione di Silvi era già segnalata nella carta del rischio idraulico, nel PAI. C'è, però, la necessità che i sindaci, quella porzione di sindaci che, rispetto al PAI, ha ritenuto di fare ricorso al TAR, alla giustizia amministrativa…
Ecco, quella è una condotta che non è più sostenibile perché non si tratta di organizzare un tiro alla fune sul piano della giurisdizione del diritto amministrativo, ma di prendere atto dei disastri che ci sono stati in questi decenni, costruendo ovunque, infragilendo ovunque, quasi dichiarando guerra e dispettosità nei confronti della natura.
Quali sono le cose da fare dal punto di vista di chi conosce quei luoghi? Ricostruire la causa della perdita d'acqua, ricostruire il giusto rapporto tra ciò che è stato edificato e la tollerabilità delle aree sconnesse, scoscese degli altipiani, di ciò che la natura ci presenta, come diversità di piano di campagna. Ancora, noi dobbiamo fare in modo che la piattaforma ReNDiS, che è il luogo dove intervengono dati e informazioni sulla fragilità del nostro suolo e sottosuolo, venga arricchita di ulteriori capacità conoscitive. Per esempio, i termini della crisi di Silvi richiedono che il Governo, attraverso le relazioni di via Ulpiano, rispetto al patrimonio che si solleva dal basso verso l'alto, generi con velocità il riconoscimento dello stato di crisi e che nascano disponibilità finanziarie adeguate per rimettere in ordine quella porzione di suolo, ma conoscendo con esattezza qual è il piano degli investimenti, per evitare che lì accada quello che sta accadendo a Chieti ormai da anni e che, mai e poi mai, si possa avvicinare alla grandezza di criticità di suolo e sottosuolo di Niscemi.
Concludo, richiamando le attenzioni dell'ordinamento affinché non siano troppi Ministeri a farsi la sfida ad intervenire su suolo e sottosuolo. Allo stato, ci sono sette Ministeri che hanno promosso investimenti per suolo e sottosuolo, financo il Ministero dell'Interno, il Ministero dell'Agricoltura, il Ministero dell'Ambiente, e il Ministero delle Infrastrutture. Ecco, noi dobbiamo sapere che l'univocità delle competenze consente la linearità e l'efficacia degli interventi. Dobbiamo sapere che c'è la prevenzione come prima postura istituzionale, poi la gestione dell'emergenza e, infine, quella delle competenze ordinarie. Il Ministro su questo ci può aiutare, facendoci un quadro del già fatto e un quadro di ciò che deve essere fatto senza indugio .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Torto. Ne ha facoltà.
DANIELA TORTO(M5S). Grazie, Presidente. Io voglio ripartire da come questo Governo affronta il problema del dissesto idrogeologico. Quindi, intanto, chiediamo un immediato intervento del Ministro, perché è essenziale che sia lui a rispondere di quanto questo Governo di centrodestra sta facendo. Come affronta i problemi il Ministro Musumeci? Chiedendo polizze catastrofali? Affronta così i problemi del dissesto idrogeologico? Li affronta impugnando addirittura le leggi regionali, che dovrebbero stanziare pochi soldi, ma comunque c'era quel tentativo di venire incontro ad una fragilità del territorio nel comune di Niscemi? Anche lì, Musumeci che fa? Come Governo, impugna la legge che dovrebbe curare una ferita dei nostri territori. Questo è il vostro modo di affrontare i problemi del dissesto idrogeologico sul territorio nazionale.
Vi voglio ricordare che, durante il Conte I, il Governo, allora nei banchi con il Presidente Conte, stanziò 11 miliardi per il dissesto idrogeologico, perché così si affronta questo problema, che ci causa almeno 3 miliardi di danni all'anno. Ebbene, in questo modo noi vi chiediamo di stanziare soldi, di togliere soldi dalle vostre politiche militari della transizione militare , quella delle armi, che ormai non serve a questo Paese, e di investire sulla sicurezza del territorio, e non di far imbracciare ai nostri giovani fucili ed elmetti.
Presidente, noi chiediamo anche di essere messi a conoscenza di quanto la regione Abruzzo sta facendo per muoversi a tutela del comune di Silvi, perché lei, Presidente, deve sapere che la regione Abruzzo è già stata colpita dalle frane. Voglio ricordare la frana del comune di Chieti, la frana del comune di Bucchianico, per cui oggi c'è già una cabina di regia, istituita dalla Presidente del Consiglio, che vede a capo il commissario e presidente di regione Marco Marsilio. Marco Marsilio adesso che cosa farà nel comune di Silvi? Quel comune è figlio di un dio minore o ha bisogno della stessa attenzione per cui il territorio abruzzese oggi chiede aiuto? Ecco, siamo curiosi di sapere anche questa posizione, perché non ci è sembrato che ci sia stata tempestività nell'affrontare il problema del comune di Silvi, così come non c'è stata tempestività quando si è dovuto affrontare il problema delle frane a Chieti e a Bucchianico. Abbiamo dovuto aspettare due anni e sa perché, Presidente? Perché andiamo a ridosso delle elezioni comunali e per questo Governo il problema del dissesto idrogeologico è uno strumento di propaganda elettorale. E questo è vergognoso .
PRESIDENTE. Riferirò al Presidente delle richieste di informativa giunte dai gruppi.
Saluto gli studenti, le studentesse e i docenti dell'Istituto tecnico, economico e tecnologico “Luigi Einaudi” di Bassano del Grappa, in provincia di Vicenza, che assistono ai nostri lavori dalle tribune . Benvenuti e benvenute.
Ha chiesto di parlare, su un altro argomento, sempre sull'ordine dei lavori, il deputato Della Vedova. Ne ha facoltà.
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Intervengo per chiedere un'informativa urgente al Ministro Tajani per sapere quali iniziative intenda intraprendere e proporre, in sede di Consiglio Affari esteri dell'Unione europea, in relazione alle pubblicazioni di trascrizioni e di audio che mostrano il tipo di colloqui che il Ministro degli Esteri ungherese, suo collega Szijjarto, ha avuto, almeno in quell'occasione - agosto 2024 -, con quello che appare a tutti gli effetti il suo dante causa ufficiale, ufficializzato, cioè il Ministro degli Esteri russo Lavrov.
Le cose, probabilmente, i colleghi le hanno viste, sono di una gravità inaudita. Non solo Szijjarto negozia con Lavrov quali sanzioni togliere e a chi o, comunque, quali sanzioni proporre di togliere al Consiglio Affari esteri europeo, ma anche informa Lavrov preventivamente su quelle che erano le sanzioni . Questa cosa è ancora più grave, perché potrebbe in qualche modo aver portato qualche sanzionato, o sanzionando, a rimuovere gli .
Io credo che l'informativa debba essere urgente anche alla luce di un'altra cosa, colleghi. Il 12 aprile si svolgeranno le elezioni in Ungheria. Orbán sta facendo il diavolo a quattro, perché teme di perderle; noi ci auguriamo che le perda. Sia il Primo Ministro Meloni che il Vice Primo Ministro Salvini sono intervenuti a sostegno della campagna elettorale di Orbán e del suo Ministro Szijjarto, che è quello che dice a un certo punto a Lavrov: ma ho detto qualcosa di sbagliato? Ascoltate gli audio. Sono intervenuti a sostegno della campagna elettorale di Orbán. Per cui, credo che la cosa sia di una gravità evidente a tutti. Prima si poteva fare una polemica politica, oggi, come si dice, ci sono le prove, perché ci sono gli audio. Quindi, è bene che il Ministro Tajani venga celermente a riferire in Parlamento su questo e, soprattutto, se anche lui vuole coprire quello che stanno facendo Meloni e Salvini, cioè una campagna elettorale per Orbán, oppure se vuole promuovere qualche tipo di sanzione, in questo caso politica, rispetto al suo collega Szijjarto, che si è palesemente reso responsabile di un vero e proprio sabotaggio delle politiche dell'Unione europea nei confronti della Russia
PRESIDENTE. Riferirò al Presidente anche di questa richiesta di informativa.
Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Provenzano. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE PROVENZANO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Interveniamo ancora una volta per unirci alla richiesta di informativa del collega Della Vedova e per chiedere al Governo di fare chiarezza su un posizionamento che per il nostro Paese è strategico. A fronte dei proclami e delle parole che la Presidente del Consiglio e il Ministro della Difesa spesso hanno proferito in Parlamento sul posizionamento dell'Italia rispetto alla guerra di invasione della Russia di Putin contro l'Ucraina, abbiamo non solo un pezzo del Governo e della maggioranza che esprime posizioni diverse, ma un'alleanza sempre più stretta con un Paese (l'Ungheria) che è il grimaldello della Russia di Putin all'interno dell'Unione europea.
Ciò che sta emergendo rispetto all'andamento delle sedute del Consiglio europeo sugli affari esteri va con ogni evidenza chiarito, ma soprattutto va chiarito il posizionamento del Governo, perché vedere una Presidente del Consiglio che partecipa alla campagna elettorale in Ungheria a sostegno di un candidato che porta in Europa le posizioni della Russia di Putin, quantomeno apre una contraddizione enorme rispetto al posizionamento del nostro Paese che questo Parlamento ha il dovere di affrontare e, in questo Parlamento, abbiamo tutti il dovere di chiarire .
PRESIDENTE. Come dicevo, riferirò al Presidente della richiesta d'informativa giunta dai gruppi.
Ha chiesto di parlare su un altro argomento il deputato Caiata. Ne ha facoltà.
SALVATORE CAIATA(FDI). Grazie, Presidente. Intervengo per chiedere un'informativa urgente al Ministro Piantedosi sulla vicenda che ha coinvolto l'onorevole Salis il giorno 28 marzo, quando alle ore 7 del mattino gli agenti della questura di Roma hanno bussato alla porta della camera d'albergo dell'onorevole per un normale controllo - normale controllo, tra l'altro, scaturito da una segnalazione legata alle indagini della cosiddetta banda del martello, una frangia di estrema sinistra - disposto, a quanto pare, dalla Germania.
Ora, poiché l'onorevole Salis ha subito gridato allo Stato di polizia, alla deriva autoritaria, addirittura invocando i decreti Sicurezza - e invece si trattava di un semplice controllo - credendo che il suo stato di immunità si estendesse, oltre che a sé, a chi le sta vicino, al suo ambiente, alla sua camera e al suo letto, evidentemente ha dimenticato lei stessa di dire, così come hanno dimenticato di dirlo a un po' tutti gli esponenti della sinistra, che in camera con lei c'era anche il suo collaboratore, tale Ivano Bonnin, famoso suo assistente perché arrestato nel 2015 e poi condannato per interruzione aggravata di pubblico servizio e violenza privata.
Il controllo riguardava il suo collaboratore. Ora, non sta a noi dire se il collaboratore dell'onorevole Salis avesse i requisiti di onorabilità richiesti dal Parlamento europeo - perché Bonnin è un collaboratore europeo, vale a dire accreditato presso il Parlamento europeo e deve rispettare i requisiti di onorabilità -, ma sarà il Parlamento europeo a verificare se questi requisiti di onorabilità siano rispettati. E tantomeno vogliamo credere che la collega Salis abbia violato l'articolo 13 del regolamento che riguarda le assunzioni nel Parlamento europeo, che - cito testualmente - prevede: “I deputati non possono chiedere l'assunzione o il ricorso ai servizi del proprio coniuge o stabile in un'unione di fatto”.
Ora, poiché a noi non interessa il e non possiamo credere che si tratti di un compagno - come dicono alcuni organi di stampa - e che sia stato violato questo articolo, dobbiamo credere semplicemente che alle 7 del mattino la collega Salis , il collaboratore o entrambi siano stati presi da una voglia irrefrenabile di lavorare o che questa voglia sia andata avanti addirittura dalla sera prima Ma che informativa è?Come si permette?, e quindi si sia trattato paradossalmente quasi di lavoro notturno...
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia.
SALVATORE CAIATA(FDI). ... e che il lavoro sia andato avanti...
PRESIDENTE. Collega Caiata, stia alla richiesta di informativa al Ministro. Prego.
SALVATORE CAIATA(FDI). Sì, sì. Sono alla richiesta di informativa...
PRESIDENTE. Certo. Prego, prego, prosegua.
SALVATORE CAIATA(FDI). ...proprio per questo...
PRESIDENTE. Colleghi, fate proseguire il collega Caiata, per favore.
SALVATORE CAIATA(FDI). Proprio per questo, Presidente, dico: poiché non possiamo credere che sia stato violato l'articolo 13 del regolamento - non possiamo crederlo - e poiché non abbiamo l'abitudine di portare i nostri collaboratori alle 7 del mattino in camera sicuramente, poiché c'era...
PRESIDENTE. Colleghi, colleghi.
SALVATORE CAIATA(FDI). ...un'importante manifestazione...
SALVATORE CAIATA(FDI). ...quel giorno a Roma,...
PRESIDENTE. ...Ecco, perfetto, stia alla richiesta.
SALVATORE CAIATA(FDI). ...l'onorevole Salis voleva farsi spiegare dal suo collaboratore come affrontare una manifestazione pubblica. Se lo voleva far spiegare da un collaboratore che è stato condannato per violenza privata e per interruzione di pubblico servizio. La collega si è senz'altro sottovalutata, perché riteniamo che anche lei sia molto esperta in questo argomento. Per cui, riteniamo che l'informativa del Ministro Piantedosi sia importante...
PRESIDENTE. Colleghi ! Collega! Onorevole Raffa, la richiamo all'ordine . Onorevole Raffa, la richiamo all'ordine! Lei non può... Onorevole Raffa, la richiamo all'ordine per la seconda volta. Dopo un doppio richiamo, espello dall'Aula. Non è così che si interviene in quest'Aula. Io capisco tutto e vi darò la parola nel momento in cui la richiederete. Non funziona così.
Collega Caiata, ha esaurito il suo tempo. Prego, concluda. Ha 45 secondi. Prego.
SALVATORE CAIATA(FDI). Basteranno, Presidente, per dire che le urla parlano per voi. Noi, in maniera molto civile, stavamo chiedendo questa informativa e dicendo che, appunto, l'informativa è consona perché servirà a chiarire cosa sia successo effettivamente .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sullo stesso argomento l'onorevole Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà. Deve dirmi ovviamente se si associa o se si dissocia. Sta a lei.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Mi associo alla richiesta di informativa, chiedendo di allargarla, oltre a quella citata, la supposta banda del martello, anche alla banda delle forchette perché nella banda delle forchette ci sono Sottosegretari alla Giustizia che facevano affari con la camorra...
PRESIDENTE. Collega Ricciardi.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). ...e riciclavano soldi della camorra!
PRESIDENTE. Collega Ricciardi, lei sa...
RICCARDO RICCIARDI(M5S). No, no, no, un attimo...
PRESIDENTE. ...che è un altro argomento.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Perché io voglio sapere...
PRESIDENTE. Collega Ricciardi, aspetti, aspetti. Collega Ricciardi, mi lasci riprendere il controllo dell'Aula. Lei può ovviamente chiedere un'informativa su un altro argomento. Se vuole intervenire su questo argomento, devo chiederle di stare all'argomento della richiesta di informativa, altrimenti lei chiede un'informativa sull'argomento che stava citando e ne ha assolutamente facoltà, ne abbiamo ascoltate molte. Le chiedo scusa, collega Ricciardi, ma è mio dovere fare questo. Prego, prosegua ancora qualche minuto.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. No, no, io chiedo su quello che è avvenuto alla collega Salis, perché trovo molto inquietante che all'alba di una manifestazione dove c'erano ragazzi, ragazze, anziani e famiglie per contestare la violenza che si sta facendo nel mondo, venga fatta irruzione e una cittadina venga perquisita alle sette di mattina nella sua camera d'albergo Non è stata perquisita!.
PRESIDENTE. Colleghi, vale per voi come vale per loro, però, eh.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Poi dico che è una cittadina, al di là del ruolo. E aggiungo, siccome si parla di ordine pubblico e di sicurezza di tutta la Nazione, ribadisco che il Ministro Piantedosi venga a parlarci di questo - perché sono coinvolte appunto delle istituzioni - e allarghi questa informativa al fatto che il Sottosegretario, che si occupava di carceri, avvocato storico della Presidente Meloni, avesse un ristorante con prestanome della camorra . Questo chiediamo, perché trovo indecente che si usi quest'Aula, con argomenti tra l'altro vergognosi, pruriginosi, che ovviamente celano tutta la mentalità che viene da quei banchi, per tirare su una polemica, quando hai in casa un tuo esponente che manco ha dichiarato alla Camera la società che aveva con dei camorristi.
E allora si chiedono a cittadini e a professionisti autocertificazioni, altrimenti incorrono in sanzioni, e invece si può dire a un parlamentare “fai come ti pare”. Poi, se ti beccano con le mani nella marmellata, allora rimedi . Da domani qui nessuno deve dichiarare nulla , perché Delmastro può fare quello che vuole, ed era l'avvocato storico della vostra Presidente del Consiglio.
Quindi abbiate decenza nel chiedere informative sulla sicurezza, per favore .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Boldrini. Ne ha facoltà.
LAURA BOLDRINI(PD-IDP). Presidente, più che chiedere l'informativa, cosa che stanno facendo i colleghi e le colleghe, devo stigmatizzare una cosa, Presidente…
PRESIDENTE. Allora lo facciamo in un altro momento, però, collega. Adesso mi deve dire se si associa o si dissocia dalla richiesta di informativa…
LAURA BOLDRINI(PD-IDP). Allora io…
PRESIDENTE. …altrimenti perdiamo un po' il filo.
LAURA BOLDRINI(PD-IDP). …non parlo dell'informativa, ma mi riservo allora dopo di stigmatizzare le parole del collega Caiata …
PRESIDENTE. In un altro momento…
LAURA BOLDRINI(PD-IDP). …di raro sessismo!
PRESIDENTE. …le darò la parola…
LAURA BOLDRINI(PD-IDP). Grazie.
PRESIDENTE. …per fare questo. Non è questo il momento. Se non ci sono altri interventi, allora io riferirò…collega Grimaldi, scusi, non ho capito. Prego, collega Grimaldi.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente, per dissociarci - non solo dissociarci dall'informativa - ma dalle parole - fatemi dire - misogine e inopportune del collega perché ci faccia dire, prima di tornare su una cosa molto brutta, perché molti di voi convivono e nessuno farebbe battute sulle motivazioni per cui passate tanto tempo insieme, magari a parlare di cose secretate. Però, Presidente, mi faccia dire. Ci sono tante cose che succedono in questo Paese, ne avete sentite tante di richieste di informative dei colleghi, non ultima, per esempio, su dei ragazzini minorenni che prima accoltellino e poi magari tentino, invece, la settimana dopo di fare una strage in una scuola del nostro Paese… Mi sarei aspettato, davvero, verso queste istituzioni che sono state, posso dire, “sfregiate” la scorsa settimana… lo dico perché capisco che le dimissioni per voi sono un po' come la pulizia di primavera, però non tolgono il fatto che qualcuno, non alla luce del sole, senza averlo dichiarato alla Camera, continuava a fare affari con chi ricicla soldi per la camorra romana, ok?
Io mi sarei aspettato davvero che, dopo la vicenda referendaria, la destra capisse che non regge più. Non reggono più le vostre calunnie, non regge più il vostro modo di fare politica, e lo diciamo così. Guardate che è un problema per tutti se le guarentigie del nostro lavoro non vengono rispettate. Lo dico ai colleghi: sarebbe interessante capire perché non c'è nessun verbale dopo quell'ora e dieci che ha subito Ilaria Salis, non un verbale! Nessuno si assume la responsabilità, né il Ministero, né in questura, sul perché sia stata fatta quella visita, nessuno!
E forse qualcuno in quest'Aula dovrebbe ricordare che nessun europarlamentare, nessun parlamentare può essere fatto oggetto di un tipo di ispezione senza finalità. Perché ditemi se è normale, alla vigilia di una manifestazione, vedere che cosa abbiamo visto: chiedere a un europarlamentare perché e se ha del materiale. Insomma, Presidente, rispediamo al mittente questa vicenda. La rispettiamo, la rispettiamo, ed è per questo che non andiamo oltre, perché quello che ha fatto il collega è qualcosa che non si dovrebbe fare in nessuna Aula, e nessuno dovrebbe utilizzare argomenti pruriginosi, così sessisti da rendersi ridicolo davanti a tutto il Paese .
PRESIDENTE. Riferirò al Presidente delle richieste di informativa. Adesso ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, la deputata Boldrini. Ne ha facoltà.
LAURA BOLDRINI(PD-IDP). Sì, Presidente, mi rifaccio all'intervento dell'onorevole Caiata, che ho trovato riprovevole dal punto di vista del sessismo che trasudava dalle sue parole, la misoginia quasi. Si è permesso di chiedere perché il collaboratore stesse in camera alle 7 di mattina, che cosa stavano facendo, alludendo a chissà che cosa. Se fosse stato un uomo, si sarebbe permesso di fare quelle allusioni, Presidente ? Io lo chiedo anche a lei, perché non si può offendere una persona in quanto donna, in quest'Aula, quando non è neanche presente.
Lo trovo veramente significativo di una mentalità che deve cercare il modo di colpevolizzare la donna in quanto donna, perché una donna in quanto donna deve essere sindacata se sta alle 7 di mattina con un collaboratore in camera, magari chissà che ci ha fatto la notte prima. Questo sottendeva il pensiero raffinato del collega Caiata ). Quindi io veramente, Presidente, vorrei che rimanesse non solo agli atti, ma che venisse riferito al Presidente della Camera che in questa Assemblea non è consentito un discorso sessista e misogino, da parte di nessuno è permesso !
PRESIDENTE. Io naturalmente ho fatto del mio meglio per garantire il corretto svolgimento dei lavori, ma riferirò al Presidente di quello che lei ha chiesto, come è ovvio.
PRESIDENTE. Riprendiamo il seguito della discussione del disegno di legge n. 2809-A . Collega Giachetti, voleva andare avanti? Ha qualcos'altro?
Avverto che, consistendo il disegno di legge di un solo articolo, non si procederà alla votazione dell'articolo unico, ma, dopo l'esame degli ordini del giorno, si procederà direttamente alla votazione finale, a norma dell'articolo 87, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Invito il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
CLAUDIO BARBARO,. Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/1 Romeo, espunta la settima e le ultime quattro premesse, il parere è favorevole con riformulazione: “a individuare, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, misure a sostegno dei consorzi di bonifica maggiormente esposti agli aumenti dei costi energetici”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/2 Berruto il parere è favorevole con riformulazione: “a valutare l'opportunità, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, di prevedere misure di sostegno per l'acquisto delle forniture di energia elettrica e di gas naturale nei confronti degli impianti sportivi e natatori ad alto consumo energetico”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/3 Ghio il parere è contrario sulle premesse ed è accolto come raccomandazione l'impegno. Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/4 Fossi, espunte le premesse, il parere è favorevole con riformulazione: “a valutare l'opportunità di adottare, nel rispetto dei limiti di finanza pubblica, le misure volte a rafforzare: sviluppo dell'infrastruttura portuale, secondo modalità che tengano conto della effettiva presenza del rigassificatore; reindustrializzazione dell'area di crisi industriale complessa di Piombino, prevedendo accordi finalizzati a favorire la localizzazione di imprese operanti nel settore dell'industria, del turismo, del commercio, dei servizi, dell'agroalimentare e dell'itticoltura”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/5 Ziello, espunta l'ultima premessa, il parere è favorevole con riformulazione: “a valutare l'opportunità, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, di prevedere ulteriori interventi di sostegno in favore delle famiglie e delle imprese più vulnerabili, al fine di mitigare gli effetti degli aumenti dei costi dell'energia elettrica e del gas naturale”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/6 Sasso, espunta l'ultima premessa, il parere è favorevole con riformulazione: “a valutare l'opportunità, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, di adottare ulteriori misure volte a contenere l'impatto degli oneri di sistema sulle forniture di energia elettrica dei clienti non domestici maggiormente esposti agli aumenti dei costi energetici”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/7 Pozzolo il parere è favorevole con riformulazione: “a valutare l'opportunità, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, di prevedere ulteriori misure volte ad attenuare l'impatto degli incrementi del prezzo del gas naturale sulle famiglie più vulnerabili”. Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/8 Simiani il parere è favorevole con riformulazione: “a valutare la possibilità, compatibilmente con gli equilibri di finanza pubblica, di integrare” e il resto rimane invariato.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/9 Evi, espunte la prima e la seconda premessa, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “a valutare la possibilità, compatibilmente con gli equilibri di finanza pubblica, di accompagnare le misure recate dal provvedimento in esame con ulteriori iniziative, anche normative, volte a sostenere lo sviluppo della filiera dell'idrogeno verde, promuovendo misure mirate alla riduzione dei costi tecnologici e alla realizzazione di infrastrutture strategiche di stoccaggio e distribuzione”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/10 Serracchiani il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, di stanziare risorse adeguate finalizzate a finanziare” e il resto rimane invariato.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/11 Ferrari, espunte la prima e la seconda premessa, il parere è favorevole con riformulazione: “a valutare ulteriori iniziative volte a favorire la costituzione e lo sviluppo delle comunità energetiche rinnovabili per gli enti del Terzo settore, promuovendone la funzione sociale, la partecipazione diffusa e la capacità di contribuire alla democratizzazione dell'accesso all'energia, alla riduzione della povertà energetica e al perseguimento degli obiettivi di decarbonizzazione”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/12 Curti, espunte la prima e la seconda premessa, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno, premettendo le parole: “compatibilmente con gli equilibri di finanza pubblica”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/13 Molinari il parere è favorevole con riformulazione, sopprimendo le parole: “nel primo provvedimento utile”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/14 Barabotti il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “a valutare la possibilità di precisare i profili di esclusione delle responsabilità operative o finanziarie del produttore o importatore di moduli fotovoltaici in relazione alla gestione del fine vita dei RAEE nel caso del versamento del contributo ambientale ai sistemi collettivi, assicurando così certezza giuridica e piena coerenza con il principio europeo della responsabilità estesa del produttore”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/15 Gusmeroli il parere è favorevole, premettendo all'impegno le parole: “compatibilmente con gli equilibri di finanza pubblica”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/16 Toccalini il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/17 Steger il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “ad avviare con la Commissione europea tutte le opportune interlocuzioni dirette a garantire la continuità del servizio energetico locale assicurato dalle cooperative elettriche storiche, anche prevedendo, nel rispetto della normativa dell'Unione europea, la riassegnazione ai concessionari uscenti delle concessioni di piccola derivazione d'acqua a uso idroelettrico, con potenza nominale media di concessione non superiore a 3.000 kilowatt”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/18 Gribaudo, espunte le premesse, il parere è favorevole con riformulazione: “a valutare l'opportunità, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, di prevedere ulteriori misure di sostegno volte a mitigare l'impatto degli aumenti dei costi dei carburanti sul settore agricolo e sulle imprese agromeccaniche maggiormente esposte; a promuovere, in sede di Consiglio dell'Unione europea, deroghe temporanee al meccanismo CBAM per i fertilizzanti; a continuare nell'impegno a tutela del settore agricolo”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/19 Pandolfo, espunte la seconda, la terza e la quarta premessa, il parere è favorevole con riformulazione, sopprimendo la parola: “immediatamente”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/20 Peluffo il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/21 Roggiani il parere è favorevole con un'unica riformulazione dell'impegno: “a proseguire le interlocuzioni in corso con la Commissione europea dirette a tutelare la filiera italiana dell'idroelettrico, anche attraverso la modifica della disciplina contenuta nel decreto legislativo n. 79 del 1999, come integrato dall'articolo 7 della legge 5 agosto 2022, n. 118, al fine di dare attuazione alla M1C2-6 del PNRR, proposta dai precedenti Esecutivi e relativa alla modalità di affidamento delle concessioni idroelettriche, verificando, anche in relazione al principio di reciprocità che regola i rapporti tra i Paesi dell'Unione europea, la possibilità di integrare la normativa nazionale vigente prevedendo la possibilità per le regioni di adottare procedimenti volti a prevedere la riassegnazione delle concessioni di grande derivazione idroelettrica ai concessionari uscenti, a fronte della contestuale adozione: di piani di investimento per una durata proporzionale all'entità dei medesimi investimenti; delle opportune ricadute per i territori interessati; della cessione a prezzo calmierato di una quota dell'energia prodotta, da destinare alla riduzione dei costi energetici sostenuti dalle imprese italiane”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/22 Ferrara il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/23 Barzotti, espunta l'ultima premessa, il parere è favorevole con riformulazione: “a valutare l'opportunità di accompagnare l'attuazione delle misure recate dall'articolo 8 del provvedimento in esame con ulteriori iniziative, anche normative, volte a orientare lo sviluppo delle infrastrutture digitali verso standard elevati di sostenibilità”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/24 Sergio Costa il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/25 Lomuti, espunta la seconda premessa, il parere è favorevole con riformulazione: “a valutare l'opportunità, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, di prevedere ulteriori interventi a sostegno delle famiglie maggiormente esposte ai costi dell'energia elettrica”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/26 Penza il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/27 L'Abbate il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “a valutare la possibilità, compatibilmente con gli equilibri di finanza pubblica, ad integrare il quadro delle misure recate dal provvedimento in esame con ulteriori iniziative, anche normative, volte a promuovere la diffusione di impianti di micro-generazione da fonti rinnovabili in ambito domestico”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/28 Cappelletti, espunte la quarta e la quinta premessa, il parere è favorevole con riformulazione: “a valutare l'opportunità, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, di adottare ulteriori misure di sostegno per l'installazione di impianti di auto-produzione da fonti rinnovabili”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/29 Francesco Silvestri il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/30 Appendino il parere è favorevole con riformulazione: “a valutare l'opportunità, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, di adottare ulteriori misure di sostegno per l'acquisto delle forniture di energia elettrica e di gas naturale nei confronti degli iscritti al Registro unico nazionale del Terzo settore e delle ONLUS”.
Sugli ordini del giorno n. 9/2809-A/31 Pavanelli, n. 9/2809-A/32 Pellegrini, n. 9/2809-A/33 Riccardo Ricciardi e n. 9/2809-A/34 Ilaria Fontana il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/35 Andreuzza il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno, aggiungendo le parole: “compatibilmente con gli equilibri di finanza pubblica”.
L'ordine del giorno n. 9/2809-A/36 Casu, espunte le premesse, è accolto come raccomandazione.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/37 Manes, espunta la settima premessa, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “a prevedere per le imprese elettriche minori e per le cooperative elettriche il riconoscimento della rimodulazione delle concessioni in essere a condizioni semplificate definite con il decreto di cui all'articolo 1, comma 50, della legge 30 dicembre 2024, n. 207, per un periodo di venti anni, tenendo conto della peculiarità dei sistemi elettrici locali e della funzione sociale svolta dalle imprese e dalle cooperative”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/38 D'Attis, sul primo e secondo impegno il parere è favorevole con riformulazione: “a valutare la possibilità, compatibilmente con gli equilibri di finanza pubblica e con la normativa eurounitaria in materia di aiuti di Stato” e il resto rimane invariato.
PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno…
CLAUDIO BARBARO,. Aspetti un secondo, mi perdoni, Presidente. Sul terzo impegno il parere è favorevole.
PRESIDENTE. Sì, sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/38 D'Attis.
CLAUDIO BARBARO,. Sugli ordini del giorno n. 9/2809-A/39 Alessandro Colucci, n. 9/2809-A/40 Tirelli e n. 9/2809-A/41 Romano il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/42 Semenzato il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, di adottare misure idonee a sostenere lo sviluppo delle comunità energetiche rinnovabili”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/43 Cavo il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, di adottare iniziative volte a favorire lo sviluppo delle fonti rinnovabili”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/44 Casasco il parere è favorevole sul primo impegno e favorevole, con riformulazione, sul secondo impegno, sostituendo le parole: “a valutare tutte le misure volte a consentire” con le seguenti: “a valutare, nell'ambito delle trattative in corso con la Commissione europea, anche in relazione al principio di reciprocità che regola i rapporti tra i Paesi dell'Unione europea, la possibilità di integrare la normativa nazionale vigente con previsioni dirette a consentire” e il resto rimane invariato. Il parere è favorevole sul terzo impegno.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/45 Di Sanzo, espunte le premesse, il parere è contrario sul primo e sul secondo impegno. Sui restanti il parere è favorevole con la seguente riformulazione complessiva: “a proseguire con le misure di semplificazione volte a promuovere lo sviluppo di fonti rinnovabili; a valutare l'opportunità di, compatibilmente con gli equilibri di finanza pubblica, sostenere lo sviluppo delle comunità energetiche rinnovabili e dell'autoconsumo quale leva di riduzione dei costi energetici per cittadini e imprese; a interloquire con la Commissione europea al fine di valutare l'introduzione di strumenti idonei a favorire il disaccoppiamento tra il prezzo dell'energia elettrica e il costo del gas, valorizzando il contributo delle fonti rinnovabili nelle formazioni del prezzo”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/46 Gnassi il parere è favorevole con riformulazione complessiva dell'impegno: “a interloquire con la Commissione europea al fine di valutare l'introduzione di strumenti idonei a favorire il disaccoppiamento tra il prezzo dell'energia elettrica e il costo del gas, valorizzando il contributo delle fonti rinnovabili nella formazione del prezzo”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/47 De Micheli, espunte le premesse e i primi due impegni, il parere è favorevole con riformulazione dei restanti: “a proseguire con le misure volte a promuovere lo sviluppo delle fonti rinnovabili, dell'autoconsumo e dei contratti a lungo termine; a continuare a garantire una gestione delle riserve energetiche coerente con gli obiettivi di sicurezza nazionale e di transizione energetica”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/48 Del Barba il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno, sopprimendo le parole: “nell'ambito dei provvedimenti attuativi ovvero nel prossimo provvedimento utile”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/49 Gadda, espunte le ultime due premesse, il parere è favorevole con riformulazione: “a valutare l'opportunità di adottare, compatibilmente con gli equilibri di finanza pubblica, misure di sostegno per i costi energetici degli enti del Terzo settore”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/50 Bordonali, espunte la terza, la quarta, la quinta e la sesta premessa, il parere è favorevole con riformulazione: “a valutare, nell'ambito delle trattative in corso con la Commissione europea, anche in relazione al principio di reciprocità che regola i rapporti tra i Paesi dell'Unione europea, la possibilità di integrare la normativa nazionale vigente con previsioni dirette a consentire alle regioni di adottare provvedimenti volti a prevedere la riassegnazione delle concessioni di grande derivazione idroelettrica ai concessionari uscenti, a fronte della contestuale adozione: di piani di investimento per una durata proporzionale all'entità dei medesimi investimenti; delle opportune ricadute per i territori interessati; della cessione a prezzo calmierato di una quota dell'energia prodotta da destinare alla riduzione dei costi energetici sostenuti dalle imprese italiane”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/51 D'Alessio, espunte le premesse, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a monitorare, nel rispetto delle competenze in materia tariffaria dell'ARERA, l'andamento dei costi dei servizi di distribuzione e di trasmissione al fine di valutare eventuali successive azioni ai fini della riduzione degli oneri generali di sistema”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/52 Bonetti il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di introdurre apposite disposizioni volte a qualificare i centri dati e le opere connesse quali opere di pubblica utilità indifferibili e urgenti”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/53 Pastorella il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/54 Grippo il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a valutare la possibilità, compatibilmente con gli equilibri di finanza pubblica”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/55 Ruffino il parere è favorevole con la stessa riformulazione dell'ordine del giorno n. 9/2809-A/21 Roggiani.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/56 Richetti, espunte le ultime due premesse, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, di adottare iniziative volte alla mitigazione del caro energia per le imprese”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/57 Benzoni, eliminate la penultima e l'ultima premessa, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “in coerenza con le finalità perseguite dal provvedimento in esame, a valutare l'opportunità di prevedere eventuali modifiche al quadro autorizzativo esistente per valorizzare lo sviluppo delle diverse tipologie dei sistemi di accumulo”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/58 Frijia il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/59 Zaratti il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, di adottare misure idonee a sostenere gli enti locali maggiormente esposti agli incrementi dei costi energetici, al fine di garantire la continuità nell'erogazione dei servizi essenziali”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/60 Ghirra il parere è contrario
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/61 Grimaldi, espunte le premesse, il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a interloquire con la Commissione europea al fine di valutare l'introduzione di strumenti idonei a favorire il disaccoppiamento tra il prezzo dell'energia elettrica e il costo del gas, valorizzando il contributo delle fonti rinnovabili nella formazione del prezzo, nonché a valutare la possibilità, compatibilmente con gli equilibri di finanza pubblica, di potenziare il Fondo “Reddito energetico”, ampliando le agevolazioni per pompe di calore e sistemi di accumulo, al fine di ridurre il costo dell'energia per le famiglie e favorire l'accesso alle tecnologie della transizione energetica”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/62 Zanella, espunte le premesse, il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a proseguire con le misure di carattere strutturale volte a rafforzare gli interventi per lo sviluppo delle fonti rinnovabili”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/63 Bonelli il parere è contrario.
PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/1 Romeo, su cui il parere del Governo è favorevole, previa riformulazione. Va bene? Mi dite se va bene? Sì, va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/2 Berruto, su cui il parere del Governo è favorevole, previa riformulazione. Non va bene e chiede di intervenire. Prego, onorevole Berruto.
MAURO BERRUTO(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. No, non accetto questa riformulazione che propone il Governo con un impegno a valutare la possibilità di ridurre l'aliquota IVA sulle forniture di energia elettrica e gas naturale agli impianti sportivi e natatori ad alto consumo energetico. Perché no? Perché non accetto questa riformulazione? Perché in questo teatro dell'assurdo, che si esprime anche attraverso questi ordini del giorno che già sappiamo quanto poco possano valere, mi incuriosisce - ma, ormai, sono tre anni e mezzo che mi incuriosisce questa cosa - come io ricordi costantemente, a ogni provvedimento opportuno, che esistono due problematiche gigantesche che riguardano gli impianti sportivi e, in particolare, gli impianti natatori, che sono energivori di fatto, ma non energivori, evidentemente, per le norme che possono portare sollievo a chi questi impianti li gestisce.
Ma il fatto curioso è che, da tre anni e mezzo, debba essere io a ricordare questa cosa al Governo, dove siedono, fra i banchi della maggioranza, i due candidati presidenti alla Federazione italiana nuoto: colui che ha vinto quelle elezioni, che è l'onorevole Barelli, capogruppo di un partito di maggioranza, e l'onorevole Rampelli, Vicepresidente della Camera e rappresentante del gruppo di maggioranza relativa in questo Governo. Ebbene, io devo continuare a ricordare che stanno morendo impianti sportivi e, soprattutto, impianti natatori perché il tema dell'energia, dopo il periodo complicatissimo del COVID e dopo la prima esplosione dei costi dovuta alla guerra russo-ucraina, adesso di nuovo si ripropone una terza situazione in cui i gestori degli impianti sportivi e, lo ripeto, soprattutto natatori, sono letteralmente in ginocchio. Che debba continuare a ricordarlo io, che debba continuare a vedere respinti i miei emendamenti - anche in questa occasione, evidentemente, era stato proposto un emendamento a questo decreto - con qui seduti, in quest'Aula, il presidente della Federnuoto e un esponente così importante che voleva proporsi alla guida della stessa Federazione, mi sembra, quantomeno, curioso. Quindi, non accetto la riformulazione. Se volete farlo, fatelo voi, perché è assolutamente il momento di farlo .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/2 Berruto, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/3 Ghio, accolto come raccomandazione, se riformulato: va bene? Non va bene.
Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/3 Ghio, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/4 Fossi, parere favorevole con riformulazione. Non va bene, collega Simiani? No? Allora prego, onorevole Simiani.
MARCO SIMIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo, su quest'ordine del giorno, perché credo che sia opportuno fare un po' di chiarezza, in base anche a questo decreto, che è un decreto che il Governo propone in una situazione di grande difficoltà internazionale, in una situazione anche di debolezza del Governo, perché credo che quello che è successo, anche per il referendum, abbia dato, e stia dando, alcune risposte concrete non solo ai mercati, ma anche a quello che sta succedendo in questo momento nello scacchiere geopolitico, visto che, comunque, voi non avete solamente perso il referendum per il testo, ma avete perso, soprattutto, per il contesto. Infatti, in questo momento, si stanno verificando diverse situazioni che riguardano proprio il mercato dell'energia - non solo quella elettrica, ma anche quella legata al carburante - e, automaticamente, anche le famiglie, proprio perché oggi non c'è una strategia compiuta da parte vostra, in grande contrapposizione con l'Europa.
Poche ore fa, nella discussione che abbiamo avuto con il Commissario europeo per l'azione per il clima, Hoekstra, abbiamo detto chiaramente che non vogliamo tornare indietro, non vogliamo rimanere in mezzo al guado. Voi, dialogando direttamente con il Commissario, avete detto un'altra cosa: vogliamo tornare indietro, vogliamo azzerare l'ETS, vogliamo riazzerare il . Addirittura, avete pronunciato queste parole: azzerare il .
Io credo che quello che ha detto il Commissario sia corretto: non si può rimanere in mezzo al guado. E le scelte che state facendo, anche in questo decreto, ci riportano nuovamente in una situazione per cui alcune scelte che possono in questo caso sembrare buone, di fatto, comportano il buttare soldi dentro un pozzo, senza dare nessuna soluzione né una prospettiva per quanto riguarda la crisi energetica.
Ecco perché bisogna partire anche da quest'ordine del giorno, perché credo che quelle scelte che voi state facendo anche nell'ambito del rigassificatore, del gas - in questo caso, si sta parlando del rigassificatore di Piombino -, non vadano nella stessa direzione, non solo perché confermate, di nuovo, i rigassificatori per tre anni, ma perché non riuscite neanche a tenere conto del ruolo di un territorio che oggi ha bisogno di alcune compensazioni, visto il grande sforzo che sta facendo quella città. Su quelle scelte, voi non avete pensato di condividere - non solo con il presidente della regione Toscana - neanche una strategia che possa, invece, garantire altre scelte.
Guardate, su quelle scelte voi non avete neanche pensato di poter condividere, non solo con il presidente della regione Toscana, una strategia che possa, invece, garantire altre scelte. Guardate, lo troverete nell'ordine del giorno n. 9/2809-A/8. Noi proponiamo che ci sia, in questo caso in Toscana, ma così anche in altre zone d'Italia, la possibilità di poter finanziare, attraverso il teleriscaldamento, soluzioni di energia proprio per finanziare nuovi termodotti per le imprese e per le famiglie, che possano, in questo caso, garantire processi nuovi, economici, vantaggiosi e, soprattutto, puliti perché la scelta geotermica è una scelta che, comunque, oggi garantisce un'energia pulita, non solo per l'ambiente, ma soprattutto per avere energia a poco prezzo.
Ecco perché, da parte vostra, non esiste una strategia, non solo dal punto di vista dei ritardi che riguardano anche le semplificazioni o, comunque, tutti i vari decreti attuativi che si sono articolati attraverso il decreto Aree idonee sugli impianti di energia rinnovabile; così come, per quanto riguarda le scelte che riguardano il PNIEC, voi avete approvato un emendamento per fare il nel 2038, dando la possibilità ancora alle centrali a carbone di funzionare fino al 2038.
Ma vi rendete conto che questa è una scelta giurassica, che non ha niente a che vedere con quello che oggi serve a questo Paese? Una scelta che può determinare, soprattutto, la possibilità di poter immaginare non solo un ambiente pulito, ma soprattutto un problema oggettivo che abbiamo visto; lo abbiamo visto a Niscemi, lo abbiamo visto nel Sud Italia che oggi il problema del clima è un problema vero, e lo ha detto anche il Commissario stamani.
Ha detto chiaramente che non si può marciare, in questo caso, contro il cambiamento, non solo dell'energia, ma soprattutto per poter dare la possibilità di arrestare oggi il problema del cambiamento climatico. Questo lo possiamo fare solamente se marciamo a file parallele. Ecco perché io vi chiedo non solo di invertire la rotta, ma di poter pensare che oggi è possibile modificare e poter riuscire a dare una risposta concreta nel sistema dell'energia a tutti i livelli. Guardate, è possibile. La Spagna è la dimostrazione che è possibile.
Diamo la possibilità di poter scegliere attraverso anche un mercato unico europeo, dove noi possiamo dare la possibilità di poter definire una strategia, e la questione del rigassificatore di Piombino è una questione che determina sicuramente una scelta di emergenza, e noi ci abbiamo messo la faccia come parlamentari del PD e come Partito Democratico in Toscana. Lo abbiamo fatto in tempi non sospetti, quando qualcuno di voi faceva il contrario, come il sindaco di Piombino, che ha fatto una battaglia contro i piombinesi e contro la regione Toscana, quando oggi il problema è un altro: non è quello di poter confermare o no un rigassificatore, che magari ci sta anche, ma ci sta attraverso un ragionamento serio con i territori, con la città, con le associazioni, con i sindacati, perché oggi quel territorio ha bisogno di avere una risposta concreta .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Solo per lasciare agli atti la motivazione di quello che sarà il nostro voto contrario a quest'ordine del giorno, perché condividiamo, invece, pienamente l'oggetto delle premesse, cioè il ricordare come, accanto a un grande investimento, come quello del rigassificatore di Piombino, erano previste delle compensazioni, che superavano gli 800 milioni di lavori concordati con il territorio e mai fatti, e una serie di misure attuative per il territorio.
Non possiamo, però, votare un impegno che subordina la proroga della presenza di quel rigassificatore all'applicazione di queste opere compensative, perché, se chiediamo con forza al Governo di intervenire velocemente per mantenere le promesse che hanno fatto e non mantenuto, non possiamo oggi essere contrari alla presenza di un rigassificatore, che è l'unica cosa che sta salvando il nostro sistema energetico in un momento geopolitico di difficoltà e che, assolutamente, non può essere messo in discussione.
Solo per questa ragione ci sarà il nostro voto contrario, ma, invece, ci associamo a una sollecitazione del Governo, non solo di mettere a terra quegli 870 milioni che aveva promesso, ma di riprendere una concertazione con gli enti locali, per farlo anche in maniera molto veloce ed efficace
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di parlare, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/4 Fossi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/5 Ziello, su cui vi è il parere favorevole con riformulazione. Non accoglie la riformulazione? Se accoglie, non può parlare.
EDOARDO ZIELLO(MISTO). Presidente, volevo sapere se fosse possibile riascoltare la riformulazione.
PRESIDENTE. Certo. Sottosegretario, se può rileggere la riformulazione dell'ordine del giorno n. 9/2809-A/5 Ziello. Prego.
CLAUDIO BARBARO,. “A valutare l'opportunità, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, di prevedere ulteriori interventi di sostegno in favore delle famiglie e delle imprese più vulnerabili, al fine di mitigare gli effetti degli aumenti dei costi di energia elettrica e del gas naturale”.
PRESIDENTE. Onorevole Ziello, accoglie la riformulazione? Non accoglie.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Ziello. Ne ha facoltà.
EDOARDO ZIELLO(MISTO). Grazie, Presidente. Nel nostro ordine del giorno noi avevamo proposto al Governo di inserire un contributo per dare un sostegno vero alle famiglie italiane. Tra l'altro, con lo economico che si è registrato a causa di quella folle guerra causata da Israele, in particolare dal Capo del Governo di Israele, e da parte del Presidente Trump in Iran, le nostre famiglie stanno subendo dei rincari da un punto di vista energetico enormi, senza contare i rincari che si registrano sulla pompa del carburante.
Noi abbiamo pensato di proporre uno strumento in grado di sostenere il ceto medio e basso, perché in questo decreto non c'è assolutamente nulla per il ceto medio, e, tra l'altro, per il ceto basso si va addirittura a dimezzare l'importo economico messo a disposizione. Per noi non è concepibile avere un trattamento di questo tipo per le famiglie italiane, che sono in una situazione di difficoltà e che sono sempre più esposte alle conseguenze negative di questo economico che si sta registrando, visto che il Governo dice “bisogna valutare, guardando i vincoli della finanza pubblica, se poter mettere delle risorse per garantire questo contributo per il ceto basso e per il ceto medio”.
Però, tutte queste valutazioni per dare più di 3 miliardi di euro in favore dell'Ucraina il Governo non le ha fatte e ha preferito dare quei soldi per una guerra non nostra, mentre i nostri connazionali stanno, ovviamente, in una situazione di grandissima difficoltà. Per noi di Futuro Nazionale una situazione del genere non è possibile, ed è proprio per questo e per altri motivi che siamo contrari sia ovviamente alla questione di fiducia, come hanno già espresso i miei colleghi, sia ovviamente a questo provvedimento, che non dà assolutamente alcuna risposta concreta e precisa alle famiglie italiane e alle imprese italiane sempre più in difficoltà a causa di una guerra di fronte alla quale il Governo italiano, evidentemente, da un punto di vista di azione diplomatica e di azione politica, ha fatto ben poco .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Toccalini. Ne ha facoltà.
LUCA TOCCALINI, . Grazie, Presidente. Solo una puntualizzazione da relatore perché è legittimo proporre tante cose in quest'Aula. L'invito che faccio ai colleghi che hanno fatto questi ordini del giorno del gruppo di Futuro Nazionale è che magari, la prossima volta, si degnassero di venire in Commissione, visto che tutti gli emendamenti che hanno presentato sono decaduti perché nessuno ha avuto la decenza di partecipare ai lavori di Commissione
PRESIDENTE. Siamo sull'ordine del giorno, però. Avrebbe dovuto fare la dichiarazione di voto. La consideriamo una dichiarazione di voto contraria. Ha chiesto di parlare l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.
ROSSANO SASSO(MISTO). Grazie, Presidente. Vorrei ascoltare, se possibile, la riformulazione.
PRESIDENTE. No, no, prima dobbiamo votare quello del collega. Lei va troppo veloce. Prima dobbiamo votare l'ordine del giorno n. 9/2809-A/5 Ziello, su cui vi è il parere contrario.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/5 Ziello, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Intanto dico al collega Sasso che il collega Ziello ha la riformulazione perché gliel'abbiamo mandata, come l'abbiamo mandata ai Segretari d'Aula. Ha la riformulazione anche del suo e quella del collega Pozzolo.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/6 Sasso. Collega Sasso, ha avuto tempo di leggerla? No, allora la riascoltiamo.
ROSSANO SASSO(MISTO). Grazie.
PRESIDENTE. Intanto, se al collega Pozzolo date la riformulazione, così questo ce lo risparmiamo.
Sottosegretario, se può rileggere la riformulazione dell'ordine del giorno n. 9/2809-A/6 Sasso.
CLAUDIO BARBARO,. “A valutare l'opportunità, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, di adottare ulteriori misure volte a contenere l'impatto degli oneri di sistema sulle forniture di energia elettrica dei clienti non domestici maggiormente esposti agli aumenti dei costi energetici”.
PRESIDENTE. Accoglie la riformulazione, collega Sasso? No. Ha chiesto di parlare l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.
ROSSANO SASSO(MISTO). No, Presidente. Ringrazio il Sottosegretario, ma non è possibile accettare questa riformulazione. Sinceramente non capisco i dubbi, le incertezze, le perplessità. Valutare cosa, egregio Sottosegretario? Fra qualche giorno, le italiane e gli italiani riceveranno bollette che, come ARERA ha certificato, porteranno a un aumento sostanziale pari all'8 per cento, per non parlare dei danni alle piccole e medie imprese, quelle che il centrodestra moderato dice di voler tutelare.
Allora, tutte queste cautele, tutti questi legittimi vincoli della finanza pubblica non li abbiamo visti rispettare quando il centrodestra moderato di Governo ha stanziato circa 4 miliardi di euro per aiutare Zelensky a prorogare una guerra che non è la nostra. Tutte queste cautele, tutti questi vincoli della finanza pubblica non li abbiamo visti tutelare quando von der Leyen emanava dispacci e il centrodestra moderato li osservava senza battere ciglio.
Allora, il punto è questo: se ci si definisce di destra, si dovrebbero mettere al primo posto gli interessi nazionali e, in questo momento, gli interessi nazionali dovrebbero andare a tutela e a difesa delle donne e degli uomini italiani che hanno un altro tipo di guerra, che è quella che più ci interessa, che è la guerra contro il carovita, che è la guerra contro il caro bollette. L'ordine del giorno che voi avete sottoposto a una valutazione, perché voi avete dubbi, incertezze e perplessità nell'aiutare gli italiani, stabiliva una cosa molto semplice: prendere la metà dei soldi che il centrodestra moderato ha destinato a Zelensky e alla sua cricca di amici Ministri e darla agli italiani. Avevamo chiesto 2 miliardi, non un pannicello caldo, come quello previsto da questo decreto Bollette.
Allora, guardate noi ve lo diciamo: abbiamo votato “no” alla fiducia anche per darvi un segnale politico, perché, se questa maggioranza abbandona la fluidità, il moderatismo e ritorna a tutelare gli interessi della destra nazionale, noi potremmo anche rivedere la nostra posizione. Però, fate in modo che “prima gli italiani” non sia soltanto uno slogan, ma qualcosa di concreto per rispetto della nostra Patria, delle nostre sorelle italiane e dei nostri fratelli italiani .
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/6 Sasso, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/7 Pozzolo. Onorevole Pozzolo, accoglie la riformulazione? No. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pozzolo. Ne ha facoltà.
EMANUELE POZZOLO(MISTO). Grazie, Presidente. Con queste mie poche parole vorrei tentare di fare un ragionamento con il Governo e con tutti i colleghi parlamentari, con i deputati.
Credo che sul tema delle bollette, che davvero dovrebbe essere un tema non di destra, non di centro, non di sinistra perché ipotizzo che tutti noi, con le nostre ideologie politiche e con il nostro approccio culturale, paghiamo le bollette, ipotizzo che tutti i nostri elettori, famiglie e imprese paghino le bollette, credo che almeno su questo tema - lo dice una persona che fieramente si reputa e si definisce di destra - si dovrebbe, si potrebbe applicare un metodo, uno strumento di lavoro parlamentare ben diverso da quello della posizione della questione di fiducia. Infatti molti degli emendamenti presentati su questo testo erano di buonsenso, altri non li reputavo tali, ma ne avremmo potuto discutere in Aula. Soprattutto, avremmo potuto provare a migliorare questo testo, avremmo potuto ragionare politicamente su questo testo. Allora, mi chiedo: perché porre la questione di fiducia anche su un decreto che tratta una materia di questo tipo, una materia che di per sé non è politicamente attenzionata da un tasso ideologico alto? Ecco, temo che ciò nasconda una debolezza o una non volontà politica di confrontarsi con quest'Aula. Questo, colleghi, emerge drammaticamente sempre in modo clamoroso anche sugli ordini del giorno. Nemmeno sugli ordini del giorno il Governo riesce a provare a dialogare costruttivamente con i parlamentari. Guardate che i parlamentari sono eletti dal popolo e sono rappresentanti del popolo italiano e chi sta al Governo, almeno questo, dovrebbe tenerlo in dovuta considerazione.
Nemmeno su questo tema delle bollette, che riguarda tutti, famiglie e imprese - lo sottolineo ancora - riusciamo a trovare un canale di dialogo concreto e fattuale con il Governo. Questa cosa non funziona bene, ragazzi. Non va bene, secondo me, al di là del caso specifico di quest'ordine del giorno o di altri ordini del giorno. Noi, come Futuro Nazionale, vi chiediamo semplicemente una cosa: se l'interesse nazionale in quest'Aula non vuole essere utilizzato soltanto come , ma vuole essere applicato nei fatti, allora almeno su queste materie cerchiamo di essere un po' più seri e cerchiamo di non “valutare l'opportunità di” almeno sulle bollette, almeno sull'energia, almeno sulle famiglie, almeno sulle imprese italiane .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/7 Pozzolo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/8 Simiani, su cui vi è un parere favorevole con riformulazione. Onorevole, accoglie la riformulazione? Va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/9 Evi, su cui vi è un parere favorevole con riformulazione. Onorevole, accoglie la riformulazione? Va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/10 Serracchiani, su cui vi è un parere favorevole con riformulazione. Onorevole, accoglie la riformulazione? Va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/11 Ferrari, su cui vi è un parere favorevole con riformulazione. Onorevole, accoglie la riformulazione? Va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/12 Curti, su cui vi è un parere favorevole con riformulazione. Onorevole, accoglie la riformulazione? Va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/13 Molinari, su cui vi è un parere favorevole con riformulazione. Onorevole, accoglie la riformulazione? Va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/14 Barabotti, su cui vi è un parere favorevole con riformulazione. Onorevole, accoglie la riformulazione? Va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/15 Gusmeroli, su cui vi è un parere favorevole con riformulazione. Onorevole, accoglie la riformulazione? Va bene.
Dato che sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/16 Toccalini il parere è favorevole, passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/17 Steger, su cui vi è un parere favorevole con riformulazione. Onorevole, accoglie la riformulazione? Va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/18 Gribaudo, su cui vi è un parere favorevole con riformulazione. Onorevole, accoglie la riformulazione? No.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Forattini. Ne ha facoltà.
ANTONELLA FORATTINI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Non accettiamo le riformulazioni perché praticamente con il vostro “no” avete detto “no” a un ordine del giorno che chiedeva una cosa semplice, ossia trattare l'agricoltura come altri settori produttivi. Oggi la pesca ha un credito d'imposta del 20 per cento, per 10 milioni, per l'acquisto del carburante, mentre l'agricoltura no. Eppure, parliamo di un settore che sta subendo rincari del gasolio fino al 60 per cento. Parliamo di un settore che non può scaricare i costi lungo la filiera. Le filiere sono già in sofferenza. Ecco, il Governo ha scelto chi sostenere e chi lasciare indietro. L'agricoltura purtroppo paga, ma continua a non ricevere .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/18 Gribaudo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/19 Pandolfo, su cui vi è un parere favorevole con riformulazione. Onorevole, accoglie la riformulazione? Va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/20 Peluffo, su cui vi è il parere contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/20 Peluffo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/21 Roggiani, su cui vi è un parere favorevole con riformulazione. Onorevole, accoglie la riformulazione? Va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/22 Ferrara, su cui vi è il parere contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/22 Ferrara, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione. Aveva chiesto di parlare, collega Ferrara? Revoco l'indizione della votazione.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Ferrara. Ne ha facoltà.
ANTONIO FERRARA(M5S). Presidente e colleghi, quest'ordine del giorno nasce da un fatto semplice, ma che il Governo continua a ignorare. Avete scritto una misura sulla carta che dovrebbe aiutare le famiglie e nei fatti è costruita per non funzionare davvero. Stavolta il problema non è ideologico, è proprio tecnico. Avete previsto uno sconto basato sull'ISEE rivolto a chi non prende il sociale, ma senza costruire il meccanismo per individuare in modo ordinato i beneficianti, perché il sociale funziona, è automatico ed è regolato tramite l'ARERA. Qui, invece, no. Qui lasciate tutto alla volontà dei venditori, senza un sistema chiaro per identificare la platea. Allora, il risultato qual è? Una misura che esiste sulla carta, ma che nella realtà rischia di essere incerta, disomogenea e inefficace. La cosa più grave, Presidente, è che questo non è un incidente, è un annuncio che questi interventi contro il caro energia non portano a nulla. Poi costruite strumenti incompleti che si reggono sui passaggi lasciati a metà.
Noi cosa chiediamo in quest'ordine del giorno? Una cosa di buonsenso: strumenti già esistenti - acquirente unico, dati aggregati, sistema informativo - per permettere ai venditori di applicare davvero lo sconto nel rispetto della . Non è una rivoluzione, è semplicemente far funzionare ciò che avete scritto.
Ma il punto politico è un altro perché, mentre noi discutiamo di come rendere operativa una misura già debole, il mondo fuori sta cambiando a una velocità impressionante. Abbiamo scenari internazionali sempre più instabili, con conflitti che si prolungano e con il rischio concreto di ulteriori aumenti dei prezzi energetici. Davanti a questo scenario, questo decreto appare già per quello che è: insufficiente. Insufficiente oggi e completamente inadeguato domani perché, mentre il contesto peggiora, voi continuate a proporre misure temporaneamente frammentate e - permettetemi - anche mal costruite.
Allora, la verità è semplice. Questo decreto rischia di diventare cartastraccia ancora prima di essere applicato, perché non tiene conto della realtà che evolve, non ha una visione strutturale e non garantisce nemmeno l'efficacia delle misure che introducete. Sapete qual è il problema? È che nel frattempo le bollette arrivano lo stesso alle famiglie, alle imprese e ai territori e non aspettano i vostri tempi tecnici.
Noi del MoVimento 5 Stelle stiamo facendo una cosa molto semplice: stiamo cercando di rendere questa misura almeno applicabile, perché tra una norma scritta e una norma che funziona c'è di mezzo la vita concreta delle persone. Allora, Presidente, qui la scelta è chiara. Volete continuare con annunci e con misure incomplete o volete iniziare a fare provvedimenti che funzionano davvero? Perché fuori da quest'Aula non c'è più il tempo per gli esperimenti, c'è solo la realtà: i costi aumentano e le risposte che il Governo dà non sono sufficienti .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/22 Ferrara, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/23 Barzotti, su cui vi è un parere favorevole con riformulazione. Onorevole, accoglie la riformulazione? Va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/24 Sergio Costa, su cui vi è il parere contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/24 Sergio Costa, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/25 Lomuti, su cui vi è un parere favorevole con riformulazione. Onorevole, accoglie la riformulazione? Va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/26 Penza, su cui vi è il parere contrario.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Penza. Ne ha facoltà.
PASQUALINO PENZA(M5S). Grazie, Presidente. Allora, io voglio accentrare l'attenzione su quest'ordine del giorno al fine di richiamare il Governo a uno spunto di riflessione, nell'attesa che il Governo si decida a togliere anche le accise sui carburanti, perché - lo ricordiamo - i prezzi stanno arrivando alle stelle, però stiamo attendendo che tolgano le accise.
Con quest'ordine del giorno stiamo cercando di portare il lavoro agile su un piano un po' più alto, quindi incentivando di fatto l'utilizzo del lavoro agile. Se il Governo da questo punto di vista volesse fare uno spunto di riflessione, accantonando per adesso quest'ordine del giorno, almeno potremmo essere certi che sul tema ci hanno riflettuto e comunque hanno valutato bene la situazione .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/26 Penza, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/27 L'Abbate. Onorevole L'Abbate, accoglie la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/28 Cappelletti. Onorevole Cappelletti, accoglie la riformulazione? No e chiede di parlare. Prego, onorevole Cappelletti.
ENRICO CAPPELLETTI(M5S). Grazie, Presidente. Qui sta venendo giù tutto con questo prezzo dell'energia. Il Governo cosa propone? Propone di valutare l'opportunità di, piuttosto che di impegnarsi ad agire.
Oggi l'Istat ci dice che a gennaio 2026 il fatturato delle imprese è calato di un ulteriore 1 per cento rispetto allo stesso mese dell'anno scorso. Quindi, siamo a tre anni conclamati di calo della produzione industriale. L'inflazione, per contro, sta tornando a salire: addirittura più 4,4 per cento sui beni di prima necessità. Negli scorsi giorni io credo che tutti ci siamo annotati la dichiarazione dell'OCSE secondo la quale nel 2026 l'Italia sarà il fanalino di coda, in termini di crescita economica, dell'intero G20. Come se non bastasse, se continua questa situazione di guerra Confindustria stima una recessione che potrebbe arrivare a meno 0,7 per cento.
In questa situazione, noi chiediamo un impegno al Governo. Non chiediamo al Governo di valutare se impegnarsi, ma vorremmo che si impegnasse veramente a integrare il quadro delle misure, che sono fortemente insufficienti in questo decreto, con ulteriori iniziative, ad esempio per l'istituzione di un credito d'imposta per le piccole e medie imprese. L'obiettivo è quello di abbassare il costo dell'energia per le imprese. Noi chiediamo che venga introdotto un credito d'imposta fino - la nostra proposta è discutibile - al 50 per cento delle spese sostenute. Con quale finalità? Con la finalità di installare degli impianti di autoproduzione da fonti rinnovabili. Questo permetterebbe alle imprese un risparmio importante: oltre il 50 per cento dei consumi, più anche il beneficio della riduzione degli oneri di sistema che è collegato all'utilizzo in autoconsumo dell'energia. Forse non ci rendiamo conto che il costo dell'energia all'ingrosso è arrivato a superare i 150 euro per megawattora nel nostro Paese.
Lasciamo anche stare che altri Paesi, che evidentemente hanno adottato delle politiche energetiche molto più efficienti ed efficaci, hanno un costo dell'energia che è di dieci volte più basso di quello dell'Italia. In questo scenario abbiamo anche un problema di tenuta economica, perché le piccole imprese rischiano di non essere in grado di garantire la stessa loro continuità produttiva. Quindi, si rendono necessari degli interventi strutturali che aiutino le imprese a ridurre i costi dell'energia elettrica. È necessario proseguire con maggiore convinzione sullo sviluppo delle energie rinnovabili, perché sono proprio quelle la fonte di energia più economica per le imprese e per le famiglie.
E come fare? È opportuno, ad esempio, introdurre stimoli immediati e concreti per sostenere le imprese nell'autoproduzione dell'energia da fonti rinnovabili, che rappresenta il modo più rapido ed efficace per aggredire questo problema in modo strutturale. Secondo lo studio di CNA, la produzione fotovoltaica nazionale può essere incrementata in tempi molto rapidi, utilizzando gli stessi immobili ad uso produttivo. Parliamo di circa 800.000 unità, capannoni. Consideriamo una stima di dimensione media di 500 metri quadrati.
Ebbene, con questa stima, se venissero coperti da parchi fotovoltaici, avremmo un parco virtuale di 400 milioni di metri quadrati, con una potenza stimabile di circa 50 gigawatt, cioè 50 centrali nucleari, e un risparmio di 5,3 miliardi di metri cubi di gas. E da questo deriverebbe un vantaggio economico e competitivo per le imprese, ma anche per tutto il Paese, per la comunità, per la collettività nel suo complesso, perché, se riduciamo la dipendenza dalle fonti fossili, riduciamo anche le situazioni di crisi che ci sono a livello globale .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie, Presidente. Chiedo al collega di sottoscrivere l'ordine del giorno, però devo fargli anche una critica, perché ha fatto un errore nel chiedere questo impegno al Governo, perché l'aiuto alle imprese con un credito d'imposta triennale deve essere fatto con un'altra condizione, per la quale il Governo avrebbe sicuramente accettato: queste imprese piccole e medie dovrebbero avere in società una ragazza diciottenne, figlia di un prestanome mafioso. In quel caso sarebbe stato subito accettato l'ordine del giorno e sarebbero state aiutate le piccole e medie imprese.
Se non si soddisfa questa condizione, che sembra una condizione tra l'altro anche facile da ottenere, chiaramente è giusto che il Governo non dia aiuti alle piccole e medie imprese. Quindi, caro collega, io lo sottoscrivo, ma ti faccio questa critica, perché, se avessi capito il funzionamento di come lavora per le imprese in Italia questo Governo, avresti sicuramente ottenuto un altro parere, sicuramente favorevole .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/28 Cappelletti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/29 Francesco Silvestri. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/29 Francesco Silvestri, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/30 Appendino. Onorevole Appendino, accoglie la riformulazione? No, e chiede di parlare. Ne ha facoltà.
CHIARA APPENDINO(M5S). Grazie, Presidente. Non accetto perché voglio che rimanga a verbale quello che sta bocciando l'Aula. Non è accettabile una riformulazione che chiede di “valutare l'opportunità di”. E guardate, lo dico con estrema calma, che nasconde la rabbia di chi è fuori da qua. Qua vi stiamo chiedendo di fare una cosa che è semplicissima e di buonsenso, e cioè di aiutare il Terzo settore con le bollette. Non stiamo parlando di amici, di tribù o di persone forse vicine politicamente. Ci stanno da tutte le parti, in tutte le realtà, in tutti i comuni, in tutto il territorio, di tutte le parti politiche, e sapete cosa hanno in comune? Hanno in comune che fanno quello che lo Stato non riesce a fare, hanno in comune che vanno lì a costruire un di comunità periferico. Vanno lì a trovare le persone che non si fidano dello Stato e che, magari, si vergognano di chiedere un aiuto allo Stato. E quando dico Stato, lo intendo in tutte le sue forme. Lo Stato a livello nazionale, quello regionale, il comune, il municipio.
E allora forse voi non state capendo quello che sta succedendo fuori. La crisi morde, e quando la crisi morde, le persone hanno bisogno di aiuto e hanno paura, e magari si vergognano di chiedere aiuto. E voi state abbandonando quelle realtà - la Caritas, le mense, i centri diurni per gli anziani, di questo stiamo parlando, che devono far fronte al caro bollette e devono tagliare gli aiuti a queste persone - che sostituiscono l'incapacità dello Stato.
Allora io mi chiedo: ma se uno Stato, un Governo non fa questo e deve “valutare l'opportunità di”, ma che cosa ci stiamo a fare qui dentro ? Di cosa dovete valutare l'opportunità? Se è meglio comprare un proiettile, un carrarmato o dare un piatto alla mensa di un povero ? State valutando questo? Cosa dovete valutare ancora? Io veramente sono allibita, Presidente. Ma le vedete le code che aumentano alle mense della Caritas?
Le vedete le persone che chiudono le saracinesche e non sanno che cosa fare? Le vedete le persone che sono in cassa integrazione e non arrivano a fine mese? Le vedete le persone che lavorano, hanno uno stipendio e non riescono più a fare la spesa? Aprite gli occhi perché, se li aprite tardi, poi non lamentatevi della rabbia di chi scende in strada, perché i colpevoli siete voi con questi voti che sono ignobili, ignobili, per quello che accade fuori !
PRESIDENTE. L'onorevole Carotenuto sottoscrive l'ordine del giorno in esame.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/30 Appendino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Attenzione! Collega Bergamini… revoco la votazione.
Aspettiamo un attimo di accertarci che sia tutto a posto. È tutto a posto, collega? Bene . Sì, era la corsa per votare. Va bene affrettarsi, ma con giudizio, diciamo.
Allora, indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/30 Appendino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/31 Pavanelli, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pavanelli. Ne ha facoltà.
EMMA PAVANELLI(M5S). Grazie, Presidente. Io vorrei illustrare un attimo quest'ordine del giorno, che vede un parere contrario da parte del Governo, dove si chiede semplicemente di cercare di ridurre la dipendenza di gas e promuovere le rinnovabili. Ebbene, io trovo abbastanza sorprendente, allucinante, che questo Governo, che si era detto pronto a governare, un Governo che si era detto il Governo dei patrioti, invece sia un Governo che punta alla dipendenza di gas da Paesi terzi; punta, tra l'altro, in questo decreto specifico, addirittura a svendere il gas che abbiamo ancora stoccato.
Nonostante questa crisi geopolitica con guerre e soprattutto con grande crisi dal punto di vista energetico ed economico, preferisce addirittura vendere il gas che abbiamo stoccato. Invece di fare cosa? Di promuovere le rinnovabili. Le rinnovabili, lo sappiamo, sono quell'antidoto contro il energetico. Sono quell'antidoto sul quale noi, quando eravamo al Governo, abbiamo puntato dopo la grave crisi pandemica e con l'inizio della guerra in Ucraina, dove ci siamo ritrovati anche noi a dover affrontare la crisi energetica.
E allora su cosa abbiamo puntato? Sulle rinnovabili, sulle comunità energetiche, quelle comunità energetiche dove, all'interno del PNRR, avevamo stanziato 2,2 miliardi, di cui voi avete eliminato 1,5 miliardi con progetti già pronti, già pronti ad essere installati . E oggi dovreste andare a dire ai cittadini che cosa intendete fare con 1,5 miliardi che erano dedicati alle comunità energetiche, per far fronte alla povertà energetica, per far fronte alla crisi energetica per le piccole e medie imprese, per i commerci che stanno rischiando di dover chiudere.
E allora oggi, invece di continuare a puntare sulle rinnovabili, sugli aiuti per le batterie di accumulo, proprio per far fronte alle necessità dei nostri comuni, delle nostre imprese, dei nostri cittadini, voi continuate a voler puntare sul gas e, purtroppo, ci siamo trovati, vi state trovando, ad avere una “tranvata” bella grossa , perché oggi non abbiamo sicurezza su quando finirà la guerra, non abbiamo sicurezza su quando riaprirà lo Stretto di Hormuz e, soprattutto, anche se dovesse riaprire lo Stretto di Hormuz, non sappiamo quando si potrà ripristinare il circolo normale delle navi. Questo perché in questo momento c'è una guerra in cui si stanno penalizzando, si stanno bombardando, di fatto, anche impianti che ci riforniscono di energia. E, allora, la domanda è: quando la Presidente del Consiglio chiederà al Presidente Trump quando la smetterà di essere il lacchè di Netanyahu ? Quando deciderà di porre fine a questa follia? Questa mattina, il Premier australiano chiedeva proprio questo.
E, allora, fra un paio di settimane, il nostro Paese sarà alle prese con una crisi ulteriore, con un continuo aumento del costo del carburante e, di conseguenza, anche dell'energia. A quanto volete che arrivino le nostre bollette? Volete veramente che le nostre piccole e medie imprese chiudano? Volete veramente che i nostri comuni debbano spegnere le luci e il riscaldamento nelle scuole e l'aria condizionata negli uffici? Perché dovremo arrivare a questo fra poche settimane. Quali sono le soluzioni? Perché questo decreto, di fatto, è carta straccia e continuate a negare aiuti concreti ai cittadini contro la povertà energetica. Per far sì che le nostre imprese non chiudano, dovevate almeno avere la decenza di votare a favore di quest'ordine del giorno , ma, ancora una volta, state decidendo che l'Italia e gli italiani debbano fallire .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/31 Pavanelli, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/32 Pellegrini, su cui vi è il parere contrario del Governo.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Pellegrini. Ne ha facoltà.
MARCO PELLEGRINI(M5S). Grazie, Presidente. Questo decreto-legge, oltre ad essere tardivo, è ovviamente inefficace a contrastare la situazione di crisi energetica che sta attanagliando le famiglie, le imprese, gli artigiani, praticamente tutti gli italiani. Ci troviamo in una crisi terrificante che ha avuto origine dal conflitto russo-ucraino, cioè dopo la folle invasione dell'Ucraina da parte della Russia, ma si è aggravata grandemente nelle ultime settimane in seguito all'altrettanto folle attacco, svolto in maniera unilaterale dagli Stati Uniti e da Israele, nei confronti dell'Iran. Le rotte energetiche principali, cioè quelle che riguardano lo Stretto di Hormuz, ma anche il Mar Rosso, sono in una situazione di pericolo, perché sono sotto attacco sia delle forze israeliane, sia di quelle degli Houthi e, quindi, questo non fa altro che aumentare a dismisura i prezzi dei prodotti energetici. E chi ne paga le conseguenze? Ovviamente le famiglie, ovviamente le imprese, specie quelle piccole.
In una situazione di questo tipo, di così tanta instabilità, sia economica che energetica, con il pericolo che l'inflazione torni a galoppare e che, quindi, colpisca ancora una volta i cittadini - per esempio chi sta pagando i mutui per la casa, specie se sono a tasso variabile -, in una situazione del genere, abbiamo assistito, qualche tempo fa, alla presentazione del Rapporto annuale per il 2025, fatto dal Segretario generale della NATO, Mark Rutte - che sarebbe quel personaggio che si rivolge al Presidente Trump chiamandolo “”, questo per far capire la sua statura politica e, aggiungerei, anche morale -, che si è dichiarato estremamente soddisfatto perché tutti i Paesi aderenti alla NATO avevano raggiunto il di spesa militare del 2 per cento rispetto al PIL. E ha aggiunto che quella doveva essere, anzi deve essere, una base di partenza per l'aumento vertiginoso della spesa militare, per arrivare al 5 per cento, come purtroppo è stato deciso dai Paesi della NATO in seguito a quella che sembrava inizialmente una sia del Presidente Trump sia di Rutte - cioè, di arrivare al 5 per cento - e poi, invece, supinamente, tutti i Paesi della NATO hanno aderito a questa follia, tranne la Spagna.
Anche l'Italia, dicevo, ha raggiunto il del 2 per cento - per essere precisi, del 2,1 - spendendo, nell'ultimo anno, la somma astronomica in armi, nel settore della difesa militare, di 45 miliardi, con un incremento di quasi il 33 per cento - per essere precisi, il 32,97 per cento - rispetto all'anno precedente. Sono aumenti, sono spese che, ovviamente, fanno gelare il sangue nelle vene, vista la situazione economica che ho descritto in premessa.
E poi, tra l'altro, sempre in tema del raggiungimento del 2 per cento, ho letto, qualche minuto fa, un comunicato stampa di un personaggio che, per essere goliardico si vestiva da nazista - lui si diverte così -, che ha detto che, a suo dire, durante i Governi Conte c'era stato un incremento notevolissimo della spesa militare. Io mi sono annotato i numeri della percentuale sul PIL, giusto per far capire a chi ha fatto quel comunicato stampa come stanno le cose: nel 2018 la spesa era l'1,23 per cento sul PIL, nel 2019 l'1,18, nel 2021 l'1,41, quindi molto distanti dal 2 per cento. Questo per far capire a chi non si intende, evidentemente, di politica che non si intende nemmeno di aritmetica, perché non riesce a capire come vanno interpretati questi numeri.
Ciò detto, la proposta che noi facciamo al Governo - e qui l'impegno che abbiamo presentato - è che il Governo Meloni - ma siamo sicuri che non lo farà, visto che accetta pedissequamente tutti i di Trump e degli esponenti più oltranzisti della NATO - si faccia, innanzitutto, promotore di rivedere questo limite del 5 per cento, questo impegno del 5 per cento, vista l'attuale situazione. E lo potrà fare al più presto, nel prossimo mese di luglio, quando ci sarà il vertice NATO. Noi chiediamo anche al Governo di intervenire, con dei veicoli normativi, per farlo subito, perché i cittadini, le imprese, gli artigiani, chi è in difficoltà non può aspettare le briciole, mentre si spendono 45 miliardi in armi .
PRESIDENTE. Colleghi, non serve il commento sonoro.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/32 Pellegrini, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/33 Riccardo Ricciardi.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Noi siamo consapevoli che non è con un ordine del giorno che si affronta un tema del genere, ma, quantomeno, dovrebbe servire per aprire una discussione politica su quello che noi riteniamo un tema fondamentale.
Perché, vedete, noi possiamo parlare di transizione ecologica, di transizione energetica, di tecnologie applicate alla transizione ecologica e dire se sono meglio alcune tecnologie o alcune altre, ma se poi chi governa, di fatto, la transizione ecologica, la transizione energetica, i costi dell'energia e quello che noi paghiamo e spendiamo in bollette sono fondi privati americani, fondi privati stranieri, che ormai sono arrivati a gestire il 70 per cento di ENI, la cui partecipazione pubblica è ormai solamente al 30 per cento, se non va a incidere su questo, anche con prospettive politiche che, sì, riparlino della nazionalizzazione dell'ENI , riparlino di riprendere in mano veramente la nostra politica energetica… perché la nostra politica energetica la fanno i fondi privati, signori.
Solamente nel quinquennio 2021-2026, ENI ha fatto profitti per 55 miliardi. Bene, allora, di cosa hanno approfittato questi profitti di 55 miliardi? E, soprattutto, alle spalle di chi sono stati fatti questi profitti di 55 miliardi? Hanno approfittato, chiaramente, della crisi energetica, del prezzo che si fa alla Borsa di Amsterdam e delle speculazioni che si fanno sul costo dell'energia e sulle bollette. Non è stato fatto un piano industriale che ha fatto chissà quali investimenti sulla transizione ecologica. Questi 55 miliardi sono stati fatti sulle spalle delle imprese e delle famiglie italiane.
E, allora, dico: ma perché devo regalare miliardi di profitti ai fondi di speculazione straniera? Ma perché un fondo come KKR, che ora è entrato anche massicciamente in TIM e in Enilive al 30 per cento, è uno di quei fondi che, nelle tante vertenze che abbiamo nei nostri territori… Apriamo i tavoli nelle prefetture e non si sa neanche più con chi lottare, perché non esiste più l'imprenditore, esiste un fondo finanziario che ha una sede a Londra e a New York, che rileva la fabbrica decotta, gli mette due soldi, licenzia tutti, saluta e se ne va. Quindi, a questi fondi stiamo continuando a regalare l'Italia.
E, allora, se forse non è chiaro, il fondo principale, che è BlackRock, il cui CEO, Larry Fink, la Presidente Meloni incontrò dopo il G7 in Puglia - lei fa un vertice G8 e chi vede bene di incontrare? Larry Fink, il più importante di questi fondi, il di BlackRock - e cosa dice? Io non ostacolerò chi vuole investire in Italia. Bene, se ha investito in Italia: BlackRock, tra le altre cose, è presente in Mediobanca, Mediaset, Saipem, Enel, ENI, Hera, Terna, Stellantis, IVECO, Snam, Fincantieri, Leonardo, UniCredit, Intesa, Rai Way, BPM, MPS, Generali, Telecom, e potrei andare avanti per molto altro tempo ancora. Allora, quando si parla di sovranità, quando si parla di fare politiche economiche, i decreti Bollette che danno qualcosina sono solamente palliativi, perché, se non si controlla il manico della politica energetica, saranno solamente soldi a perdere, continui .
E, allora, non utilizzate il nome di Mattei per fare piani che, oltretutto, non si sa neanche dove sono andati a finire. Quando utilizzate i nomi di questi grandi italiani, o quando svendete la sovranità, per favore, cercate di non insultare proprio quelle persone che, come Mattei, hanno fatto della sovranità energetica una missione di vita, per cui c'era l'intuizione che controllare l'energia come Stato significava fare una politica economica, una politica industriale e una politica sociale.
Perché adesso in mano a cosa siamo? Siamo in mano a uno che, insieme al suo amico Netanyahu, decide di bombardare l'Iran e di mandare in crisi, sostanzialmente, tutto il mondo. E noi come ci ritroviamo? Noi pensiamo che i fondi americani aiutino le famiglie e le imprese? L'abbiamo visto con la tassa sugli extraprofitti. Quando il Governo Draghi provò a fare una tassa sugli extraprofitti, cosa è successo? È successo che sostanzialmente in quel momento non si poteva trarre più di tanto, perché il controllo non l'abbiamo più noi, non l'hanno più i cittadini italiani e le italiane. Quindi, se vogliamo parlare di politica, di energia e di transizione ecologica, affrontiamo questi argomenti con le giuste prospettive differenti, altrimenti veramente parliamo di come verniciare una casa ed evitiamo di affrontare il problema delle fondamenta di questa casa
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Marattin. Ne ha facoltà.
LUIGI MARATTIN(MISTO). Grazie, Presidente. Ma vorrei prendere sul serio i colleghi del MoVimento 5 Stelle . Lo so che non siete abituati, ma lo voglio fare. Quanto tempo ho, Presidente?
PRESIDENTE. Come tutti gli altri deputati, collega.
LUIGI MARATTIN(MISTO). Come tutti 8 minuti?
LUIGI MARATTIN(MISTO). Allora, vorrei fare tre domande al collega Ricciardi o a chiunque altro collega del MoVimento 5 Stelle possa rispondere. Se ho capito bene, quest'ordine del giorno dice: ci ricompriamo il 70 per cento di ENI in mano ai privati, così tutti gli utili di ENI li diamo al popolo sovrano, per abbassare le bollette, per fare il reddito di cittadinanza, non lo so. La cosa, in controluce, che dice il collega Ricciardi è: ENI fa un sacco di utili. Ci sta fregando da qualche parte. Io ho tre domande su questi punti e impiegherò molto meno degli 8 minuti.
La prima domanda: i soldi per ricomprarci il 70 per cento del capitale sociale di ENI, esattamente da dove li vuoi prendere? Il 70 per cento di capitale sociale di ENI andrebbe preso e pagato in contanti. Primo, mi interesserebbe sapere da dove arrivano questi soldi.
Secondo punto: in questi anni, ENI coi suoi utili che cosa ha fatto? Sicuramente ha remunerato l'investimento dei soci privati, ma ci ha pagato le tasse e ha fatto investimenti, ha fatto decine di miliardi di investimenti con quegli utili, in infrastrutture energetiche e ricerca di nuovi giacimenti. Se noi facessimo come dici tu, sempre ammettendo che mi hai risposto alla domanda precedente - cioè dove prendiamo quelle decine di miliardi che servono -, la domanda è: se tutti gli utili vanno al popolo sovrano, gli investimenti futuri di ENI, che creano posti di lavoro, chi li paga ? A rigore li paga lo Stato. E allora, di nuovo, con quali soldi? Non mi dire gli extraprofitti, perché a quel punto l'hai nazionalizzata.
PRESIDENTE. Si rivolga alla Presidenza, collega.
LUIGI MARATTIN(MISTO). Terzo e ultimo punto: ENI ci sta fregando da qualche parte? Sta facendo un sacco di utili. Io vorrei chiedere al collega Ricciardi se sa che, quantomeno per le attività di distribuzione del gas, cioè alcune attività di ENI - la maggior parte -, ENI non fa il prezzo. Nei regimi di monopolio naturale, nei servizi pubblici locali, la tariffa alla quale ENI vende il suo bene la decide la regolamentazione pubblica, vale anche per ENEL, eccetera. Quindi, qualora ci sia un problema di extraprofitti - come li chiamate voi - il fallimento non è del privato, è del pubblico che non riesce a individuare la struttura di costi esatta e, quindi, beccare la tariffa giusta, anche perché - scusatemi - il pubblico è in conflitto di interessi: con una mano fissa la tariffa, con l'altra si becca i dividendi.
Questo accade anche a livello locale, no? Nelle aziende di servizi pubblici locali: da un lato, il pubblico deve fissare la tariffa più bassa possibile, dall'altro, i bilanci dei comuni spesso sono tenuti su dai dividendi di quell'azienda. Allora il sindaco si mette la giacchetta del cittadino o si mette la giacchetta dell'azionista? E tu, con questo tuo ordine del giorno, vuoi rinfocolare esattamente questo conflitto di interessi. Quindi, ho queste tre domande, per capire se in quest'Aula, una volta tanto, possiamo discutere del merito, fuori dal populismo e sul merito delle cose, ma forse qui sto sognando un po' troppo
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/33 Riccardo Ricciardi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/34 Ilaria Fontana. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. n. 9/2809-A/34 Ilaria Fontana, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/35 Andreuzza, il parere è favorevole con riformulazione: va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/36 Casu, accolto come raccomandazione: va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/37 Manes, il parere è favorevole con riformulazione: va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/38 D'Attis, il parere è favorevole con riformulazione: va bene.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/39 Alessandro Colucci il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/40 Tirelli il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/41 Romano il parere è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/42 Semenzato, il parere è favorevole con riformulazione: va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/43 Cavo, il parere è favorevole con riformulazione: va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/44 Casasco, il parere è favorevole con riformulazione: va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/45 Di Sanzo, il parere è favorevole con riformulazione.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Pandolfo. Ne ha facoltà.
ALBERTO PANDOLFO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Non possiamo accettare la riformulazione perché, di fatto, si chiede di eliminare la seconda delle premesse dell'ordine del giorno. Davanti al fatto, Presidente, che le imprese italiane pagano l'energia mediamente il 30 o il 40 per cento in più rispetto ai loro europei e che le famiglie arrivano a fine mese con delle bollette insostenibili, non si capisce come possa il Governo chiedere di prorogare le centrali a carbone fino al 2038.
PRESIDENTE. Scusi, collega Pandolfo. Collega Marattin e collega Ferrara, capisco che il dibattito vi coinvolga, però o lo fate fuori dall'Aula o lo fate a bassa voce, perché non sento il collega Pandolfo, che ha la parola. Prego, collega Pandolfo.
ALBERTO PANDOLFO(PD-IDP). Ecco, dunque, dicevo: la proroga, di fatto, noi non la possiamo eliminare come elemento che dobbiamo portare in evidenza perché, in un Paese in cui sono stati sottoscritti gli obiettivi di Parigi, è stato approvato il PNIEC, ci si è impegnati davanti all'Europa e davanti ai cittadini per la decarbonizzazione del proprio sistema energetico, non è possibile eliminare questo elemento dal dibattito proprio in relazione al caro energia e alle soluzioni che questo Governo continua a non individuare
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/45 Di Sanzo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/46 Gnassi, il parere è favorevole con riformulazione: va bene? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/47 De Micheli, il parere è favorevole con riformulazione: va bene, collega De Micheli? Va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/48 Del Barba, il parere è favorevole con riformulazione: va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/49 Gadda, il parere è favorevole con riformulazione: va bene. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/50 Bordonali, il parere è favorevole con riformulazione: va bene? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/51 D'Alessio, il parere è favorevole con riformulazione: va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/52 Bonetti, il parere è favorevole con riformulazione: va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/53 Pastorella, su cui il parere è contrario.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Pastorella. Ne ha facoltà.
GIULIA PASTORELLA(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Giustamente, nella discussione su questo decreto ci si è focalizzati principalmente sulla parte che tocca la maggior parte degli italiani, quindi la parte relativa alle bollette, e ci mancherebbe altro. Quello che forse è sfuggito ai più è che questo provvedimento, in una maniera un po' strana, ha incluso anche un tema molto più di lungo termine, un tema che non è emergenziale. Non si tratta del caro energia, ma si tratta della questione dei
All'articolo 8 troverete, infatti, una cosa molto positiva, cioè un procedimento unico, un iter autorizzativo unico e “accelerato”, perché prevede un massimo di 10 mesi per il completamento di questo iter, per la costruzione e l'ampliamento di nuovi che è un'ottima notizia e va esattamente nella direzione di uno dei principi di delega che insieme a tutti quanti, a tutti i colleghi di quest'Aula, abbiamo votato non più di 2 settimane fa.
Peccato che questo articolo, che pure, ripeto, va nella buona direzione, abbia un grandissimo - ce ne sono tanti altri piccoli, ma uno in particolare -, ovvero che cosa succede nella transizione, dal momento in cui si passa dal vecchio iter autorizzativo - che non era unico, che era complesso e frammentato - a quello nuovo. Quindi, immaginatevi la scena: un operatore che per mesi e mesi ha lottato per ottenere l'autorizzazione edilizia e quelle ambientali, l'ok di questo, del comune e quant'altro, che arriva pronto per cominciare la parte finale e gli viene detto “eh no, tu ricadi nel vecchio sistema, anche se la norma è già in atto, perché hai cominciato prima. E quindi, invece di avere 10 mesi come massimo, hai un tempo che va da zero a infinito per avere l'ok ultimo per il tuo ”. Credo che questo sia veramente triste perché, siccome questi, per chi li conosce, sono iter autorizzativi che possono prendere fino a 4 o 5 anni, che un operatore non possa beneficiare di questa novità, avendo cominciato magari in tempi non sospetti l', non si capisce perché questo ordine del giorno che chiedeva, semplicemente, di dare la possibilità, volontariamente, di iscriversi al nuovo iter autorizzativo, al nuovo regime… è un peccato, perché mi vien da dire che succederanno 2 cose: o chi voleva cominciare a investire si fermerà e dirà “a questo punto aspettiamo, aspettiamo che la norma diventi legge”, e quindi avremo magari un blocco degli investimenti, paradossalmente, oppure avremo un sacco di operatori che si troveranno discriminati semplicemente perché hanno avuto la malaugurata idea di cominciare a voler investire nel nostro Paese prima che arrivasse questo decreto.
Quindi, io sono profondamente contrariata e triste perché è anche uno schiaffo rispetto al lavoro che, in maniera trasversale, grazie a maggioranza e opposizione, avevamo fatto su questo tema e che ci sembrava potesse beneficiare di un aiuto nel capire che un regime transitorio e opzionale, per cui gli operatori potessero aderire a questo nuovo iter rapido e unico, fosse - come si dice in quest'Aula troppo spesso - di buonsenso. Evidentemente, la nostra definizione di buonsenso non è coincidente, e quindi il parere contrario, se non vedo cenni di cambio di parere, ci trova veramente rattristati .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/53 Pastorella, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sull'ordine del giorno n. 9/9/2809-A/54 Grippo il parere è favorevole con riformulazione: va bene. Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/55 Ruffino il parere è favorevole con riformulazione: va bene. Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/56 Richetti il parere è favorevole con riformulazione: va bene.
Sugli ordini del giorno n. 9/2809-A/57 Benzoni il parere è favorevole con riformulazione: va bene. Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/58 Frijia il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/59 Zaratti il parere è favorevole con riformulazione: va bene? No, allora lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/59 Zaratti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/60 Ghirra, con il parere contrario del Governo.
Ha chiesto di parlare la collega Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Voglio sottolineare che questo provvedimento, che ci sembrava abbastanza inutile ed è stato anche superato, purtroppo, dagli eventi scatenati dalla guerra, è diventato un provvedimento scellerato, non solo perché posticipa il dal carbone al 2038, ma anche perché non introduce misure strutturali, a differenza di quanto dicano i colleghi di maggioranza, e non contempla meccanismi per disaccoppiare il costo dell'energia dal costo del gas, ma, soprattutto, penalizza enormemente la produzione di energia da fonti rinnovabili.
Io credo che la quantità di ordini del giorno che sono stati presentati dalla maggioranza dimostri la loro insoddisfazione. Cito le energie rinnovabili, facendo, in particolare, riferimento a quanto previsto dall'articolo 5, che riguarda le bioenergie che sono cadute nella furia ideologica del Governo, nonostante rappresentino una delle principali fonti di energia rinnovabile programmabile e costituiscano un presidio strategico per la sicurezza energetica, per la stabilità degli approvvigionamenti industriali e per la gestione del territorio. Parliamo di un settore che garantisce una produzione elettrica costante, programmabile e indipendente dalle condizioni climatiche, con oltre 8.000 ore annue di funzionamento e che integra in modo sinergico energia, agricoltura, foreste, industria e logistica; interviene efficacemente sulla manutenzione attiva del patrimonio forestale, essenziale per la prevenzione di incendi e il dissesto idrogeologico, generando ricadute economiche e occupazionali diffuse lungo l'intera filiera, completamente italiana, che consta circa 5.000 addetti, tra occupazione diretta e indotta, svincolata dai combustibili fossili acquistati da Paesi produttori esteri.
Sottosegretario, lei immagino saprà che la Sardegna, essendo un'isola, ha enormi problemi infrastrutturali, che riguardano anche l'approvvigionamento energetico.
In Sardegna ci sono alcuni esempi virtuosi di centrali da biomasse. Ad esempio, a Serramanna ce n'è una che ha fatto enormi investimenti in questi anni, contando sugli accordi del 2023 sui prezzi minimi garantiti, che ha una potenza elettrica installata pari a 13,4 megawatt elettrici, con una produzione annua dell'ordine di 100.000 megawattora e con un impatto occupazionale complessivo, diretto e indotto, stimato in circa 400 unità. Sono molto preoccupati dalle modifiche che avete introdotto con questo decreto perché, appunto, rischiano di non rientrare nei costi degli investimenti fatti. Non possono operare con procedure a intermittenza. Hanno da poco fatto una fermata di 45 giorni, ma sono procedure che sono estremamente rigide e non si prestano all'elasticità che viene richiesta da questo decreto.
Visto anche che sono stati accolti i due ordini del giorno n. 9/2809-A/39 Alessandro Colucci e 9/2809-A/40 Tirelli che riguardano i bioliquidi, io chiedo se sia possibile accantonare questo ordine del giorno e valutare anche una diversa formulazione. È stato dato un parere contrario secco su questo ordine del giorno che chiede di fatto, anche considerando la specificità della Sardegna, di poter attivare un tavolo tecnico con gli operatori del settore, le parti sociali e la regione per definire una cornice regolatoria stabile e di lungo periodo su prezzi minimi garantiti per il comparto delle biomasse, proprio per assicurare la sostenibilità di questi impianti, la continuità produttiva e la salvaguardia dei livelli occupazionali con interventi regolatori che siano adeguatamente ponderati.
Io le faccio questo appello perché parliamo di una filiera virtuosa che, pur non essendo collegata a impianti industriali, genera dei processi di economia circolare che dovrebbero essere promossi e non penalizzati. Quindi, ribadisco la richiesta, se è possibile, di accantonare questo ordine del giorno e valutare anche magari una riformulazione, però non che sia bocciato di netto come è stato fatto .
PRESIDENTE. Sottosegretario, le devo chiedere qual è il suo parere sull'accantonamento.
CLAUDIO BARBARO,. Non posso che reiterare il parere. Al massimo, se le può far piacere, posso leggere la motivazione, perché è abbastanza perentoria.
PRESIDENTE. Prego, Sottosegretario.
CLAUDIO BARBARO,. La disciplina sui prezzi minimi garantiti è già contenuta all'articolo 5 del decreto-legge e durante l'esame del provvedimento in Commissione sono state apportate importanti innovazioni al testo al fine di tenere conto delle esigenze degli impianti di biogas, biomasse e bioliquidi.
PRESIDENTE. A questo punto procediamo al voto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/60 Ghirra, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/61 Grimaldi. Favorevole con riformulazione? No.
Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/61 Grimaldi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/62 Zanella, su cui il parere è favorevole con riformulazione. La collega Zanella non accoglie la riformulazione e chiede di intervenire. Prego.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. No, non è possibile assolutamente accogliere questa proposta. Anche rispetto all'interlocuzione con la collega Ghirra, devo stigmatizzare, Sottosegretario, perché qui non si tratta di fare piacere o non piacere al parlamentare. Lei capisce bene che qui si tratta, invece, di prendere atto che le vostre politiche energetiche non sono solo arretrate e inadeguate, ma sono addirittura irrazionali. Mi riferisco, in particolare, all'ordine del giorno di cui sono prima firmataria, sottoscritto da tutto il resto del gruppo, e all'articolo 5-, che ha introdotto, nel corso dell'iter legislativo, la proroga del ossia la dismissione del carbone, che passa dal 2025 - quindi, la data è già scaduta - al 2038. Quindi, anni e anni in cui le quattro centrali a carbone, impianti molto costosi, molto obsoleti e moltissimo inquinanti, continueranno, se necessario, a produrre. Ma a produrre cosa? Una minima quantità pari all'1 per cento del fabbisogno elettrico nazionale e, invece, in proporzione una mostruosa quantità di CO2 e di altri inquinanti, danneggiando il territorio e la salute degli abitanti di quei territori. Allora, io dico: altro che decarbonizzazione, che sarebbe stata prevista, come lei sa, per il 2030, altro che transizione ecologica ed energetica, altro che innovazione attraverso politiche che oltretutto ci dovrebbero far risparmiare.
Il confronto impietoso, che è stato sottolineato dal collega Bonelli oggi nella dichiarazione di fiducia, tra la Spagna e l'Italia dovrebbe davvero suggerire una scelta differente, perché anche le caratteristiche, non solo economiche ma strutturali del nostro Paese, non sono molto lontane da quelle della Spagna. Quindi, le energie da fonti rinnovabili dovrebbero veramente essere il per le vostre politiche. Invece, non solo sono state trascurate e penalizzate ma, con questo decreto, quasi rimosse. Per cui, veda lei se noi possiamo accettare una riformulazione che è un inno veramente al minimo, un inno al rifiuto del minimo di consapevolezza e di razionalità necessarie per affrontare delle politiche economiche ed energetiche a favore del Paese, a favore delle casse pubbliche, a favore delle bollette e, soprattutto, delle famiglie in stato di maggiore necessità .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Deidda. Ne ha facoltà, presidente.
SALVATORE DEIDDA(FDI). Grazie, Presidente. Questo ordine del giorno e anche l'intervento della collega Zanella, legittimo perché ci crede veramente in quello che dice e afferma, offre la possibilità, a me e ai colleghi sardi - forse la collega Ghirra potrebbe testimoniare - che il Governo…qui dite che il Governo sta danneggiando o restringendo il campo delle rinnovabili e poi, quando ritornate nell'isola, dite che questo Governo vuole invadere la nostra isola di rinnovabili, dando via libera a qualunque speculazione. Quindi, in Sardegna - siete al Governo - dite al popolo, che scende in piazza contro gli impianti diffusi ovunque, che siamo noi i colpevoli, mentre qui dite esattamente il contrario, ossia che noi non siamo per la decarbonizzazione e dite che qui noi stiamo mettendo dalle regole molto severe. Ecco qual è la verità, le due facce che si fanno. In Sardegna dite: gli speculatori del Governo, mentre qui dite: gli speculatori del carbone. Allora, mettiamoci d'accordo.
Io sono convinto che le rinnovabili possano andar bene ma non l'eolico , non dove ci sono siti UNESCO, come ha ben normato il Governo con i suoi propri provvedimenti, tant'è che il Ministero dell'Ambiente ha bocciato un progetto vicino alle Domus de janas. Però, qui dentro non ci attaccate dicendo esattamente il contrario di quello che dite nell'isola, perché noi nell'isola ci mettiamo la faccia a costo anche di prenderci le minacce e gli insulti degli integralisti delle rinnovabili e siamo coerenti con le nostre posizioni: “sì” alle rinnovabili, come, per esempio, il progetto che RFI ha lungo la rete ferroviaria o dove ci sono dei siti inquinati, “no” all'eolico nelle nostre coste, perché hanno un valore paesaggistico prezioso, “no” all'eolico. Basta anche con gli esempi con la Spagna. La Spagna ha una dimensione territoriale che è veramente enormemente più della nostra Italia, anche senza gli ostacoli dovuti alle montagne e senza i siti culturali.
Quindi, per cortesia, affrontiamo questo tema serenamente, diciamo agli italiani la verità, che quindi non basta tutta l'isola della Sardegna per vivere solo di rinnovabili, ma abbiamo ancora bisogno di una quota minima, che dia stabilità alla rete, perché la rete elettrica è degli anni passati e non può reggere quel tipo di carico
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/62 Zanella, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2809-A/63 Bonelli, su cui vi è il parere contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2809-A/63 Bonelli, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, signori del Governo, ci troviamo di fronte, come è già stato sottolineato più volte in diverse sedi, a un provvedimento che già è nato debole, incapace di affrontare la crisi che voleva risolvere, ma che inevitabilmente, allorquando il 28 febbraio è scoppiato il conflitto nel Golfo, è diventato assolutamente inutile, e a poco è valso il lavoro nella Commissione. Per la verità, il presidente Gusmeroli ha cercato anche di valorizzare quanto i parlamentari di maggioranza e di opposizione avevano messo sul tavolo, perché il punto di partenza era davvero troppo lontano da poter essere significativo rispetto ai problemi energetici del nostro Paese.
Durante il dibattito sulla fiducia, ho assistito a discussioni in merito a quanto fossero i contributi dati in questi anni dal Governo sul tema dell'energia, 5 miliardi piuttosto che 40 miliardi. Bene, inutile discuterne qui, basta chiedere al Ragioniere generale dello Stato. Quello che qui dobbiamo, purtroppo, semplicemente constatare è come questi provvedimenti non abbiano minimamente risolto, né attenuato il problema energetico delle nostre famiglie e delle nostre imprese. Ma andiamo, punto per punto, su quelli che sono o avrebbero dovuto essere alcuni degli aspetti più rilevanti del provvedimento.
Partiamo dalla questione dell'ETS: la questione dell'ETS doveva essere la questione qualificante di questo decreto. Quando la Presidente Meloni si è presentata qui per le comunicazioni al Parlamento in vista del Consiglio europeo dove questo tema doveva essere affrontato, noi glielo abbiamo detto, sull'ETS era tutto scritto. Ve lo abbiamo detto. Vi abbiamo detto che con questo approccio voi sareste andati contro il muro; vi abbiamo detto che avevamo il sospetto che, ancora una volta, voi steste scrivendo delle norme per prendere in giro il Paese.
Certo, Confindustria ve lo chiedeva e capiamo bene come gli industriali e le aziende energivore vi chiedessero in tutti i modi di intervenire sul costo dell'energia. Sappiamo bene che anche quel meccanismo aveva pure una sua razionalità logico-contabile, perché, allorquando il costo dell'ETS incide sul prezzo finale, ma sul prezzo finale di tutta l'energia, compresa quella, ovviamente, generata da fonti rinnovabili, succede che nel prezzo andiamo a pagarlo tre volte. Quindi, c'erano tutti gli elementi tecnico-contabili per affrontare temporaneamente e durante un'emergenza con serietà il tema dell'ETS, ma ovviamente questo a voi non riesce mai.
Voi dovete sempre affrontare i temi, anche quelli seri, anche quelli cruciali, con assoluta demagogia. Quindi, grandi titoloni: basta l'ETS, chiudiamo l'ETS… Convegni in giro per il Paese… Questo - ve lo avevamo detto - sarebbe stato il modo peggiore per affrontare e portare a soluzione il problema che volevate portare a soluzione. Infatti, che cos'è successo? Andiamo a leggere dalle conclusioni del Consiglio europeo. Al punto 41 che cosa è uscito da quel Consiglio europeo sulla proposta italiana che tanto aveva scaldato i cuori dei nostri imprenditori, quelli che non avevano capito che li stavate prendendo in giro? Invita la Commissione a presentare una revisione del sistema di scambio delle quote di emissione (ETS) entro luglio 2026 al più tardi, per ridurre la volatilità del prezzo del carbonio e mitigarne l'impatto sui prezzi dell'elettricità, compresi i relativi costi della catena di approvvigionamento, e sulla deviazione delle attività, preservando - attenzione! - al tempo stesso il ruolo essenziale degli ETS nella transizione climatica ed energetica attraverso un segnale di prezzo basato sul mercato per le emissioni di carbonio che guidi gli investimenti e l'innovazione.
Insomma, tanto rumore per nulla, il nulla che effettivamente portate a casa con questo provvedimento. Volevate sterilizzare gli ETS, siete andati in Europa e avete sterilizzato la norma che voi stessi avete scritto. Il problema non è che ce ne restiamo con un pugno di mosche; il problema è che voi, oltre a non portare risultati, alimentate dibattiti controproducenti per il Paese, come quello che avete alimentato in questa stessa Aula sulla riduzione delle accise. Prima avete raccontato le bugie in campagna elettorale sulle accise, poi le avete aumentate e poi, quando è scoppiata la guerra, il Ministro Urso è venuto qua a dirci: non le aumentiamo, perché dobbiamo aspettare di accumulare un certo numero di risorse. Poi, sul perché non le diminuite, ha detto: perché la diminuzione delle accise è iniqua e favorisce soprattutto le persone con reddito alto. Poi, è arrivato il momento giusto per diminuirle. Quando è stato quel momento? A pochi giorni dal referendum. La riduzione delle accise -referendum.
Anche in questo caso vi è andata male, ma ancora una volta, quando va male a voi, va male al Paese. Questo è un problema. Stesso atteggiamento sulla questione del carbone. Allora, proroga del del carbone: andiamo al 2038. Guardate, avete fatto bene. Avete fatto bene a certificare che siete incapaci di gestire il problema energetico, e quindi, quando ci sono le crisi e fa freddo, si bruciano anche i mobili. Voi questo state dicendo, ma fate bene. Non essendo capaci di portare a soluzione il tema, fate bene a prorogare il carbone dal vostro punto di vista. Sempre meglio che lasciarci senza energia. Il problema è che voi, da tre anni e mezzo, i temi avreste dovuto metterli a indirizzo e a soluzione. Soprattutto viene da chiederci: ma perché dal 2025 al 2038? Tutti i calcoli ragionevoli sul , anche quelli su cui basavamo il PNIEC, portavano al più al 2030. Quindi, dovete spiegarci questo eccesso di prolungamento, per quale ragione quella data e soprattutto come incide questo sui saldi del PNIEC. Questo non ce lo state spiegando. Ancora una volta rischiate di portare, in questo caso, una soluzione estrema a una vostra incapacità, ma che produrrà delle conseguenze negative.
Andiamo avanti. Sul tema del rinnovo delle concessioni idroelettriche, ancora una volta, per l'ennesima volta, dite di avere la soluzione. Sono anni che ce lo dite in quest'Aula. Anche contro una certa idea che può essere portata avanti in termini di liberalizzazioni…Io vengo dalla Valtellina, terra dove ci sono grandi concessioni idroelettriche. Ve lo dico chiaramente: la cosa peggiore per i concessionari e per i territori sono le proroghe, perché le proroghe non danno certezze, non consentono investimenti, non danno sicurezza. Piuttosto, i rinnovi.
Facciamo un patto con quei concessionari con cui abbiamo sempre lavorato bene, si abbia il coraggio di rinnovare. Oppure andate fino in fondo. Avevate un progetto di portare a gara? Allora, fatele queste gare, ma non prendete più in giro gli italiani, il Parlamento e i concessionari, perché alla fine si arriva sempre alla pezza peggiore del buco, che è quella delle proroghe.
Andiamo verso la chiusura. Un altro aspetto che grida vendetta è questo bollino dato dall'autorità. Adesso si comprano anche i bollini. Fate lo sconto e l'autorità vi darà il bollino. Ecco, su un tema serio, come quello delle certificazioni, pensavamo proprio di aver visto tutto, ma trascinare l'autorità a essere venditore di pentole, che regala i bollini in cambio di sconti tutti da dimostrare, questo potevate risparmiarcelo.
Chiudo con l'unica nota positiva: l'approvazione poco fa dell'ordine del giorno sulle comunità energetiche rinnovabili, che finalmente fa chiarezza sulla possibilità che le società benefit, quindi in grado di portare capitale, siano uno strumento per realizzare le comunità energetiche rinnovabili. Una volta tanto avete ascoltato un consiglio, ma questo assolutamente non basta per portarvi fuori dall'insufficienza di questo decreto .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Cavo. Ne ha facoltà.
ILARIA CAVO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Prendo la parola per dichiarare, dopo un lungo lavoro in sede referente nella X Commissione, il voto favorevole del gruppo di Noi Moderati su questo provvedimento che tocca una delle questioni più concrete e sensibili per il Paese: il costo dell'energia, il peso delle bollette per le famiglie e la competitività delle imprese e, in ultima analisi, la tenuta economica e sociale dell'Italia.
Questo decreto-legge nasce in un contesto internazionale ancora segnato da forti tensioni e da una volatilità dei mercati energetici che continua a produrre effetti diretti sul nostro sistema economico. Le tensioni geopolitiche, che attraversano questo inizio 2026, non accennano a placarsi. I mercati energetici mondiali continuano a risentire degli effetti della crisi in Ucraina, dell'instabilità nel Medio Oriente, delle politiche dei grandi esportatori di idrocarburi e delle criticità nello Stretto di Hormuz.
Non abbiamo ancora piena chiarezza sull'orizzonte geopolitico dei prossimi mesi. Le dinamiche globali, i conflitti, la competizione sulle risorse e le scelte strategiche delle grandi potenze continuano a influenzare il prezzo dell'energia e, quindi, la vita quotidiana dei cittadini. È in questo quadro che il Parlamento è chiamato a intervenire non soltanto con misure emergenziali, ma con strumenti che rafforzino la resilienza del sistema produttivo e offrano un sostegno concreto a famiglie e imprese.
Il decreto in esame rappresenta un passo in questa direzione, perché il cuore del decreto è rappresentato dal messaggio di aiuto alle famiglie e alle piccole e medie imprese italiane. Intervenire per ridurre l'impatto delle bollette significa infatti sostenere il potere d'acquisto dei cittadini, difendere l'occupazione e garantire competitività al sistema produttivo. Non parliamo di numeri astratti, ma di artigiani, commercianti, agricoltori e piccole aziende che ogni mese devono fare i conti con costi energetici spesso imprevedibili. Parliamo di famiglie che vedono aumentare le spese domestiche e devono scegliere come redistribuire il proprio bilancio.
L'intervento che riguarda più direttamente le famiglie è all'articolo 1 e introduce per il 2026 un contributo straordinario di 115 euro per i titolari di sociale sull'energia elettrica. Parliamo dei nuclei familiari in condizioni di disagio economico, che già beneficiano di questa misura. Si tratta di 315 milioni di euro complessivi: un investimento significativo a sostegno dei più vulnerabili.
Il decreto va oltre. Prevede anche che i venditori di energia possano riconoscere un contributo straordinario ai clienti domestici non titolari del sociale, con un ISEE fino a 25.000 euro. Non solo chi è già nel perimetro del disagio certificato dunque, ma anche quella fascia di famiglie che si trova in una zona grigia, non abbastanza povera per i automatici, ma comunque in difficoltà davanti a bollette che pesano sempre di più sul bilancio familiare. Non lasciamo quindi soli, a fine mese, i lavoratori che faticano e che non rientrano nelle soglie più basse, ma che sostengono il peso dell'inflazione energetica sulla propria quotidianità.
Sul versante delle imprese, l'articolo 3 introduce un incremento dell'aliquota IRAP per i soggetti operanti nel campo energetico e destina così le risorse generate con questo meccanismo alla riduzione della componente ASOS in bolletta, cioè quella parte degli oneri di sistema legata al sostegno alle energie rinnovabili. È una redistribuzione: chi produce energia contribuisce di più e chi la consuma, in particolare le utenze non domestiche, paga di meno. È una logica di equità che condividiamo.
Il contributo del nostro gruppo si è espresso soprattutto attraverso una serie di proposte concrete, molte delle quali sono state accolte nel testo finale. Un primo elemento importante riguarda l'emendamento, condiviso con le associazioni dei consumatori, in particolare con Assoutenti, per l'estensione del sociale anche ai nuclei in condizione di vulnerabilità economica che si approvvigionano con il teleriscaldamento. Il contributo economico per il teleriscaldamento era finora precluso; da ora in poi ci sarà e parliamo del coinvolgimento di due milioni e mezzo di persone, o meglio, di famiglie.
Con questa proposta abbiamo voluto rafforzare le tutele per i cittadini, dando un ascolto delle associazioni dei consumatori.
L'articolo 2 affronta uno dei temi più delicati di questo provvedimento: la riforma del meccanismo del conto energia per gli impianti fotovoltaici con potenza superiore a 20 kilowatt. Si tratta di impianti che beneficiano ancora di incentivi pubblici risalenti a 15 anni fa, in alcuni casi più che ripagati dell'investimento originario, che continuano però a pesare sulle bollette di tutti.
Il decreto introduce un meccanismo volontario: i titolari di questi impianti possono scegliere di ridurre i loro incentivi del 15 o del 30 per cento tra il 2026 e il 2027, ottenendo in cambio una proroga della convenzione di tre o sei mesi, oppure possono optare per un'uscita anticipata dal sistema dal 2028 ricevendo un corrispettivo, a condizione di procedere al rifacimento integrale degli impianti. È una soluzione equilibrata. Non si tratta di togliere gli incentivi con un colpo di spugna, ma di costruire un percorso di uscita ordinata che riduce progressivamente il peso sul sistema elettrico e, al tempo stesso, rilancia la capacità produttiva con impianti più efficienti e moderni.
Proprio su questo punto - e mi riferivo agli interventi di Noi Moderati - abbiamo svolto una battaglia, riteniamo, importante, che ha trovato un punto di sintesi anche con i relatori. L'emendamento 2.1 ha corretto a nostro avviso un'asimmetria. Il requisito di producibilità per gli impianti che vogliono accedere all'uscita anticipata e al rifacimento è stato portato dal 40 al 30 per cento. Può sembrare un dettaglio, ma non lo è. Abbassare quella soglia significa allargare la platea di chi può aderire al meccanismo, rendere il percorso di rinnovo del parco fotovoltaico più praticabile e evitare che norme pensate per stimolare l'innovazione si trasformino in un ostacolo insormontabile per chi vuole aderire. Siamo quindi soddisfatti di questo risultato.
Il provvedimento, poi, interviene anche sul fronte della stabilizzazione dei costi energetici attraverso strumenti che favoriscono la diffusione dei contratti di lungo termine per l'approvvigionamento di energia rinnovabile. L'articolo 4 è forse quello più innovativo sul piano strutturale: introduce un insieme di strumenti per favorire la diffusione dei , quei contratti di lungo termine con cui un'impresa acquista energia rinnovabile direttamente dal produttore a un prezzo concordato per anni o decenni. È uno strumento già molto utilizzato dai grandi gruppi industriali, ma ancora poco accessibile alle piccole e medie imprese italiane.
Il decreto interviene su più fronti: crea una bacheca digitale per fare incontrare domanda e offerta, prevede che il GSE possa fungere da garante di ultima istanza nel caso di di una delle parti, consente alle imprese di aggregarsi per formulare domande di energia collettive e prevede attività di formazione e divulgazione verso le piccole e medie imprese.
Si introduce anche una modifica al meccanismo di disaccoppiamento del prezzo dell'elettricità dal prezzo del gas, con l'obiettivo di ridurre la volatilità. E proprio su questo terreno abbiamo provato a lavorare, per rafforzare il ruolo delle associazioni di categoria e dei soggetti facilitatori, valorizzando la possibilità di aggregare la domanda energetica e rendere più accessibile l'accesso a contratti di lungo periodo. Un'impostazione che riteniamo possa contribuire alla stabilizzazione dei prezzi e a migliorare la competitività del sistema produttivo, temi su cui sono certa ci saranno occasioni per tornare e approfondire. Così come il tema del rafforzamento dell'autonomia energetica nazionale attraverso una gestione più efficiente delle concessioni idroelettriche e una maggiore capacità di investimento. Il tema idroelettrico è strategico. Parliamo di una fonte rinnovabile programmabile, fondamentale per la sicurezza del sistema elettrico e per la stabilizzazione dei prezzi. Per questo riteniamo importante continuare a lavorare per migliorare il quadro normativo e favorire investimenti in questa direzione.
Ma arriviamo a quello che è stato il nodo politico più importante di questo provvedimento, almeno per quanto ci riguarda. L'articolo 5 e la riforma dei meccanismi di sostegno a bioliquidi, biogas e biomasse. Qui si gioca una partita enorme, che vale quasi un miliardo di euro da qui al 2030.
Parliamo di un settore, quello delle bioenergie, che in Italia è strettamente intrecciato con l'agricoltura, con la gestione del territorio e con l'economia delle aree rurali. Impianti spesso piccoli, spesso di proprietà di agricoltori o cooperative locali, che producono energia rinnovabile programmabile e che al tempo stesso svolgono una funzione fondamentale nel ciclo della materia organica, recuperando scarti agricoli e forestali che, altrimenti, fermenterebbero rilasciando nell'atmosfera metano quattro volte più dannoso della CO2.
Il decreto prevedeva una riforma dei prezzi minimi garantiti con meccanismi di riduzione delle ore incentivabili, che rischiavano di colpire...
ILARIA CAVO(NM(N-C-U-I)M-CP). ...indiscriminatamente impianti di tutte le tecnologie.
La nostra battaglia si è concentrata su due obiettivi precisi: ristabilire un ordine di priorità chiaro nella riduzione delle ore incentivabili e - il secondo obiettivo - tutelare gli impianti a biogas oltre il 2027; obiettivi che abbiamo centrato.
Ovviamente, ci sono molti aspetti e abbiamo presentato anche degli ordini del giorno per chiedere e continuare a monitorare un maggior sostegno alle rinnovabili, non conoscendo chiaramente quale sarà lo sviluppo della crisi internazionale e, quindi, dell'andamento futuro dei prezzi. Ovviamente monitoreremo, però, con tutte queste premesse, vedendo anche che - è notizia di adesso - abbiamo un'apertura dell'Europa per quanto riguarda...
PRESIDENTE. Onorevole, deve concludere.
ILARIA CAVO(NM(N-C-U-I)M-CP). ...le modifiche dell'ETS - quindi vuol dire che questo decreto è stato anticipatore e che la linea italiana è corretta -, diamo un voto favorevole e lo dichiaro chiaramente da parte del mio gruppo, per tutto quanto elencato, per quello che c'era e per quelle modifiche che siamo riusciti ad apportare al provvedimento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Sì, grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, signor Sottosegretario, arriva oggi all'attenzione della Camera un provvedimento tanto atteso quanto deludente, avrei detto, se il testo approvato dal Consiglio dei ministri fosse rimasto invariato durante l'esame in Commissione. E invece, nonostante l'accoglimento di alcuni emendamenti che non ne modificano in alcun caso la natura provvisoria, non introducendo misure strutturali per arginare l'aumento vertiginoso dei prezzi energetici, siete riusciti a trasformarlo in una sciagura.
Avete forzato ancora la mano, posticipando il dal carbone al 2038. Una scelta scellerata, su cui mi auguro che l'Europa abbia qualcosa da dire.
Trovo davvero insopportabile che stiate condannando cittadini, lavoratori e aziende a dover sostenere costi energetici sempre maggiori a causa della vostra incapacità e della vostra avversione tutta ideologica per il . Un provvedimento concepito per arginare i costi delle bollette si è trasformato in uno strumento per posticipare l'uscita dal fossile, per rallentare la transizione energetica e realizzare le rinnovabili.
Come pensate di ridurre gli attuali costi e rendere l'Italia autosufficiente da un punto di vista energetico? Altro che patrioti e sovranisti! Sul fronte energetico siete un clamoroso fallimento e non state facendo nulla per rendere l'Italia autonoma e autosufficiente .
Siamo passati dalla dipendenza dal gas russo a quello americano. Siete degli irresponsabili. I costi dell'energia nel nostro Paese sono i più alti d'Europa, come ha ricordato anche questa mattina il collega Bonelli. Decidere di allungare la vita a centrali obsolete, anziché puntare con decisione su tecnologie pulite e competitive, è una follia che non ha alcuna giustificazione tecnica, economica e ambientale. Il carbone è una fonte costosa, inquinante e ormai superata dal mercato. Ci renderà più fragili e inquinati. Ma veramente volete condannare il nostro Paese a questa prospettiva deleteria?
Come detto, questo provvedimento non introduce misure strutturali utili a determinare un diverso andamento dei costi energetici, ma prevede ancora una volta l'erogazione di del tutto inutili per supportare le famiglie nell'arginare l'insostenibile costo delle bollette.
Avete già buttato 40 miliardi degli italiani con inutili provvedimenti tampone. A cosa pensate possano servire 115 euro concessi , a fronte dei continui aumenti dei costi delle bollette? Non vi vergognate di aver annunciato per mesi e mesi un decreto che, alla verifica dei fatti, non solo non introduce misure strutturali, ma è superato dalla realtà e peggiora persino le mancette concesse lo scorso anno? Sì, perché i 315 milioni che avete stanziato copriranno una platea di beneficiari nettamente inferiore a quella del 2025, per cui era previsto un ISEE fino a 25.000 euro e un da 200.
A nulla sono servite le nostre proposte per sostenere gli enti del Terzo settore, i soggetti del volontariato sociale, i professionisti, i comuni e le città metropolitane. Non avete voluto sentire ragioni rispetto alla possibilità, anche per promuovere e utilizzare l'autoconsumo diffuso come veicolo di equità e solidarietà sociale, nonché come elemento di riduzione della crescente povertà energetica, di distinguere il concetto di energia condivisa da quello di autoconsumo diffuso. Eppure, chiedevamo solo che l'energia prodotta e immessa in rete da impianti alimentati da fonti rinnovabili inseriti all'interno di configurazioni di autoconsumo individuale e diffuso non concorresse alla determinazione del reddito delle persone fisiche o giuridiche, in quanto istantaneamente autoconsumata.
Almeno sul teleriscaldamento vi siete resi disponibili a correggere il tiro, implementando l'estensione della disciplina del sociale tramite il riconoscimento di un contributo economico ai nuclei familiari in condizioni di vulnerabilità economica.
Tuttavia, non si tratta certo di una modifica sufficiente a soddisfare le esigenze degli utenti domestici.
Per quanto riguarda il sostegno alle utenze non domestiche, avete deciso di intervenire riducendo la componente ASOS, una voce degli oneri generali di sistema destinata a finanziare gli incentivi per le energie rinnovabili. Anche in questo caso, i nostri emendamenti non sono stati presi in considerazione per la vostra caparbia volontà di osteggiare lo sviluppo delle fonti di energia rinnovabile.
Non avete neanche voluto accogliere la proposta di annullare, per il 2026, gli oneri di sistema per le infrastrutture di ricarica elettrica, rendendo ancora una volta chiara la vostra volontà di penalizzare chi ha scelto la mobilità elettrica come alternativa all'uso di autovetture alimentate con combustibili fossili.
Così come non avete voluto esonerare dall'incremento dell'aliquota IRAP le società proprietarie di impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili. Eppure, la della norma dovrebbe essere quella di intercettare eventuali margini di extraprofitti derivanti da eccezionali dinamiche di mercato. Ma queste tipologie di impianto, per struttura contrattuale, non possono beneficiare di tali effetti. L'applicazione indiscriminata dell'incremento dell'aliquota IRAP anche a tali operatori risulta del tutto incoerente con la dell'intervento fiscale, andando così a determinare un aggravio suscettibile di incidere negativamente sulla sostenibilità economica e finanziaria degli investimenti in fonti rinnovabili, in contrasto con il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione e di stabilità del settore. Ma del resto che vi importa, avete deciso che il carbone ci piace e ce lo teniamo .
Altro capitolo discutibile è quello che riguarda le energie, come ho già sottolineato, che rappresentano una delle principali fonti di energia rinnovabile programmabile e costituiscono un presidio strategico per la sicurezza energetica, per la stabilità degli approvvigionamenti industriali e per la gestione del territorio. Parliamo di un settore che garantisce una produzione elettrica costante, programmabile e indipendente dalle condizioni climatiche, con oltre 8.000 ore annue di funzionamento, che integra in modo sinergico energia, agricoltura, foreste, industria e logistica; interviene efficacemente sulla manutenzione attiva del patrimonio forestale, essenziale per la prevenzione di incendi e dissesto idrogeologico, generando ricadute economiche e occupazionali diffuse lungo l'intera filiera completamente italiana, che conta circa 5.000 addetti tra occupazione diretta e indotta, svincolata dai combustibili fossili acquistati da altri Paesi produttori esteri.
Invece l'articolo 5 mira a rivedere il meccanismo dei prezzi minimi garantiti per l'energia prodotta da bioliquidi, biomasse e biogas, pattuiti solo tre anni fa. Senza considerare che una riduzione dei PMG metterà a rischio l'esistenza di centinaia di impianti. La misura introdotta ne limita, infatti, fortemente il funzionamento, così come della filiera connessa, e questo nonostante l'accoglimento di un emendamento proposto dal presidente Gusmeroli che posticipa al 31 dicembre 2029 i regimi incentivanti e aumenta i limiti di spesa sino al 2030, non tenendo però conto che numerosi impianti, pur non essendo tecnicamente a servizio di un sito industriale, svolgono un ruolo analogo in termini di impatto economico e sociale, garantendo occupazione stabile e non delocalizzabile, sviluppo di filiere agroforestali locali, manutenzione del territorio e prevenzione del rischio incendi.
Siamo fortemente contrari al contenimento del prezzo dell'energia elettrica attraverso la riduzione dei costi pagati dai produttori che prelevano gas naturale per l'alimentazione di impianti termoelettrici. Chiediamo, ancora una volta, che si completi l'introduzione del prezzo zonale eliminando il corrispettivo ARERA che non permette la differenziazione dei prezzi tra zone di mercato, ma anche che sia definito lo scorporo del prezzo del gas da quello delle rinnovabili.
Grave poi lo smantellamento del sistema ETS a favore del gas fossile, disincentivando le imprese a diventare più efficienti. Certo, occorrerebbe rimodularne l'applicazione salvaguardando quei territori che, come la Sardegna, sono eccessivamente penalizzati. Ma riteniamo questa una mossa pericolosa in termini di lotta al cambiamento climatico che rischia, peraltro, di aprire un contenzioso con la Commissione europea per violazione delle direttive europee sul mercato interno, concorrenza e aiuti di Stato.
E ancora, il tema delle connessioni alla rete elettrica costituisce un elemento determinante per la concreta realizzazione degli investimenti in impianti alimentati da fonti rinnovabili, in particolare per quelli inseriti nelle configurazioni di autoconsumo per la condivisione dell'energia rinnovabile.
La crescente saturazione della capacità di rete disponibile, unitamente all'introduzione di procedure competitive per l'assegnazione della medesima capacità, rischia di penalizzare proprio tali configurazioni, caratterizzate da impianti di piccola e media taglia e finalizzate alla produzione e condivisione locale dell'energia rinnovabile tra cittadini, imprese ed enti locali. Perché continuate a osteggiarle? Avevamo proposto di inserire misure specifiche volte a prevenire fenomeni di saturazione impropria e a garantire un utilizzo più razionale e trasparente della capacità disponibile mediante l'adozione di meccanismi di esalazione fondati su criteri di maturità progettuale e la previsione di decadenza automatica dell'impegno di capacità in caso di mancato rispetto degli obblighi stabiliti. Ma non le avete accolte.
Insomma, questo decreto si è trasformato da un'inutile pezza per arginare i costi delle bollette in un provvedimento estremamente dannoso per l'ambiente, per l'economia del nostro Paese e per i suoi cittadini e le sue imprese, che mostra, per l'ennesima volta, la vostra passione per le fonti fossili e per la dipendenza dal gas, e noi non possiamo che votare convintamente contro .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ultimamente, quando arrivano le conversioni dei decreti in Aula, facciamo un po' di ironia sul nominativo che gli viene affibbiato, anche perché spesso è abbastanza in contrasto con il contenuto del decreto. In questo caso è esattamente perfetto, perché le bollette saranno l'unica cosa che rimarrà invariata anche per i cittadini e le aziende italiane. Questo provvedimento, infatti, non risolve nulla dei grandi problemi energetici di sistema di questo Paese, ma, soprattutto, risulta vecchio e vecchio rispetto al vecchio, perché non è la situazione in Iran che ha modificato il quadro geopolitico: questo provvedimento era vecchio già prima. E la vera battaglia noi l'abbiamo fatta già a partire dalla legge di bilancio, quando gli stessi emendamenti che abbiamo portato a questo decreto abbiamo cercato di inserirli in un ragionamento volto ad andare nella direzione di un Paese che guarda a dare alle aziende e ai cittadini un sistema energetico più efficiente e più efficace. Ma così non è.
Non solo questo provvedimento oggi è vuoto, ma non risolve i problemi cruciali: li affronta sempre con un tratto temporaneo, li affronta sempre con questa logica dell'aiutino, ma non risolve mai i problemi strutturali. E dobbiamo dirlo per onestà del vero: i problemi strutturali di questo Paese non sono problemi che arrivano oggi, non sono problemi che nascono da questo Governo, ma è vero che, in questi ultimi anni, il Governo non li ha mai affrontati e lascia il Paese di fronte a scelte che non portano le nostre aziende e i nostri cittadini ad avere come risultato bollette comparabili al resto dell'Europa e al resto del mondo. Per i cittadini è una questione di costi e di arrivare alla fine del mese, per le aziende è una questione di competitività. E, nella legge di bilancio, avevamo fatto una grande battaglia. L'idroelettrico, che vale il 18 per cento - il 18 per cento - della produzione energetica del nostro Paese, ha delle concessioni che fanno sì che quella energia venga venduta oggi a un prezzo paragonabile a quello del gas, quando i costi di produzione di quell'energia non lo sono. Su questo si poteva intervenire, si poteva intervenire mettendo a gara quelle concessioni a condizioni e a contrattualistica di prezzo adeguate. Lo si poteva fare anche sul lavoro sulla rete. I nostri cittadini e le nostre aziende ricevono una bolletta che è fatta, per circa il 50 per cento, dal costo dell'energia, che è già più caro del resto d'Europa, e per il 50 per cento, dagli oneri e dai costi della rete. Su questo aspetto non c'è un lavoro di prospettiva, di ragionamento, di sviluppo.
Sembra proprio che le imprese vi stiano sulle scatole, perché, mentre questo provvedimento non le aiuta, nonostante i grandi annunci e le conferenze stampa, siete riusciti, proprio in questi giorni, ad annullare un provvedimento come Transizione 5.0 in maniera retroattiva, facendo un danno alle imprese che è inenarrabile, bloccando le possibilità di sviluppo di investimenti di questo Paese, perché nessun imprenditore sceglierà di investire più qui se le regole non sono certe. Ci chiedono solo una cosa: la certezza della norma. Voi non solo le cambiate di continuo, ma riuscite a cambiarle anche in maniera retroattiva, lasciando a piedi decine di investimenti e centinaia di milioni.
E, vede, quello che succede a Brescia, dove alcuni imprenditori hanno scelto di dare un premio agli operai che il giorno di Pasqua e nei giorni festivi andranno a lavorare in acciaieria, un premio economico molto importante, non è una questione di sfruttamento del lavoro, di incentivo, è la dimostrazione che abbiamo costruito un sistema malato, che produce energia dove non serve, che produce energia quando non serve e che ha un sopravanzo di energia quando invece serve e la importiamo da altri Paesi. Questo sistema è un sistema malato.
Chiudo con una provocazione, perché, nel non far nulla, invece che fare i grandi investimenti che in questo Paese servono - cioè, finalmente, un energetico efficace, un energetico che l'unico modo che ha per stare in piedi è inserire al più presto l'energia nucleare, che permette di avere energia pulita, a basso costo e continuativa accanto alle rinnovabili -, c'è chi continua a dire - e l'abbiamo visto anche negli ordini del giorno di oggi - che bisogna andare verso il 100 per cento di rinnovabili.
Dobbiamo dire una cosa ai nostri cittadini, anzi due. La prima: per coprire l'intero fabbisogno di energia con le rinnovabili, noi dobbiamo coprire il nostro territorio di pannelli fotovoltaici e pale eoliche. Non basterebbe neanche tutto il territorio che abbiamo. Due: il sole e il vento non sono continuativi e, se noi investiamo semplicemente su quello, non otteniamo il risultato di avere energia in modo continuativo. Lo si può fare con gli accumulatori? Sì, ma sappiamo quanto costano - peraltro, tutti di tecnologia cinese - e sappiamo che tutti gli oneri per fare gli accumulatori finiscono comunque in bolletta. Quindi non stiamo risparmiando nulla, stiamo semplicemente mettendo ulteriori oneri a carico dei nostri cittadini. Ma la cosa ancora più assurda è che le stesse forze politiche che ci chiedono il 100 per cento rinnovabili sono quelle che conosciamo in ogni territorio del nostro Paese e che stanno bloccando ogni volta che c'è un investimento per fare pannelli eolici, pannelli fotovoltaici e grandi impianti di energie rinnovabili; perché a Roma siamo in favore delle rinnovabili , sui territori le blocchiamo quando arrivano. Questa dicotomia non può esistere, perché la vediamo in tutti i territori, siamo tutti amministratori qui. Stiamo spiegando agli italiani che bisogna fare solo rinnovabili, bisogna riempire l'Italia di pannelli e di eolico e poi, quando ci sono persone che vogliono investire, cavalchiamo le proteste dei cittadini che non vogliono questa cosa. Credo che sia finita l'era dell'ipocrisia e che sia necessario tornare sulla terra. La terra è che questo Governo non ha messo nulla di concreto per risolvere il problema, soprattutto in lungimiranza, ma la lungimiranza non è certo far finta che i problemi non vadano risolti .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Pavanelli. Ne ha facoltà.
EMMA PAVANELLI(M5S). Grazie, signora Presidente. Onorevoli colleghi, mi dispiace che anche oggi non ci sia il Ministro qui ad ascoltare la maggioranza, ma, soprattutto, le opposizioni perché non solo, magari, avrebbe potuto accogliere alcuni nostri suggerimenti, ma avrebbe potuto anche ascoltare il motivo per il quale siamo contrari a questo decreto. Infatti, oggi non siamo chiamati semplicemente ad esprimere un voto su un decreto, ma siamo qui ad assumerci una responsabilità politica davanti al Paese, perché non so se vi siete accorti che fuori da quest'Aula c'è un mondo che, prima ancora dell'Italia, è stato investito, siamo stati investiti, da una crisi che va ben oltre l'ordinario. Una crisi sistemica, profonda, che sta investendo il settore dell'energia e, con esso, l'economia, la produzione e, quindi, la tenuta sociale del nostro Paese.
Una crisi che, per impatto e per conseguenze, rischia di essere paragonabile a quella che abbiamo vissuto durante la pandemia, con una differenza: questa volta non c'è alcun piano per uscirne . Di fronte a questo scenario, il provvedimento che oggi state portando al voto, dobbiamo dirlo chiaramente al Governo, ma soprattutto ai cittadini lì fuori, non serve a nulla. Non serve a nulla perché non incide sulle cause, perché non protegge in modo strutturale i cittadini, le imprese, e non previene l'emergenza che rischia di investire il Paese.
È un decreto vuoto e tardivo, e mentre in quest'Aula si discute di un testo che non cambia nulla, fuori i numeri raccontano un'altra realtà, che dovrebbe preoccupare chiunque abbia un minimo di senso di responsabilità. Secondo la CGIA, famiglie e imprese subiranno un impatto economico superiore a 15 miliardi di euro, legato all'aumento dei costi dell'energia e del gas. Costi in continuo aumento persino per le categorie vulnerabili, che nei prossimi mesi verranno colpite da aumenti superiori all'8 per cento per l'energia elettrica, e presumibilmente ci saranno aumenti anche per il gas.
Questo scenario è già certo. Poi c'è un rischio ancora più grave, che, purtroppo, con il passare dei giorni sembra sempre più concreto, che riguarda la durata del conflitto internazionale. Se dovesse protrarsi anche solo per pochi mesi, l'economia italiana rischia di entrare in recessione. Ce lo dice Confindustria, lo ribadisce JP Morgan. Quindi non parliamo di uno scenario di fantasia, ma della realtà che voi stessi continuate ad ignorare. Gli aumenti del prezzo del petrolio stanno già avvenendo e continueranno ad avere effetti a cascata su tutta la filiera produttiva.
L'aumento dei costi energetici si scaricherà su tutto: trasporti, produzioni, beni di prima necessità e inevitabilmente sulle famiglie. Siamo di fronte ad una crisi che rischia presto di diventare sociale, oltre che economica. Basta vedere cosa sta accadendo alle imprese energivore, stanno già pianificando delle chiusure. Sta accadendo all'acciaieria di Terni, che nelle prossime settimane ha già previsto alcune chiusure, giorni di chiusura di alcune sue linee di produzione. E allora ci stiamo chiedendo: dov'è il Governo?
Dov'è il Governo? Cosa intende fare ? Perché qui state facendo fallire il nostro Paese! L'impressione diffusa è che, di fronte a tutto questo, mentre il mondo si divide in due a causa di un conflitto che ha bloccato i canali di collegamento con il Medio Oriente, questo Governo stia pensando soltanto alle poltrone, ai rimpasti, a tirare a campare, a una legge elettorale. Dovete semplicemente vergognarvi , perché in un momento come questo, di crisi, si chiede ad un Governo responsabile, ad un Governo che si era detto pronto a governare, ad un Governo che si era detto patriottico, di prendere delle decisioni concrete per i cittadini, per le imprese, per i commerci, per tutta la filiera.
Sapendo che fra qualche settimana gli autotrasportatori si fermeranno, che cosa fa il Governo? Nulla, il nulla! E allora chiamare questo decreto “decreto Bollette” diventa quasi ironico, ma non so se bisogna ridere, perché qui il risultato è che i cittadini non potranno far fronte ai rincari. Come ho detto, la logistica verrà colpita e, se si ferma la logistica, si ferma il Paese . Il problema non sarà soltanto quanto costa un bene necessario, ma quel bene sarà disponibile? Questa è la domanda.
Un problema già reale, che investe la disponibilità effettiva dei fertilizzanti - pertanto colpisce gli agricoltori - e delle materie prime per produrre farmaci essenziali; parliamo di prodotti di uso quotidiano per le influenze stagionali, ma anche farmaci salvavita, compresi quelli oncologici. Quale strategia si sta mettendo a punto per rispondere a una crisi di questa portata? Nulla! Finora abbiamo visto che sono solo interventi episodici, disorganizzati e del tutto inefficaci, tant'è che oggi, pochi minuti fa, abbiamo appreso che il Governo forse farà un CdM, fra pochi giorni, con un nuovo decreto Carburante.
Questo significa non avere la percezione di quello che accade fuori, nel mondo . Come è possibile? Avete fatto una marchetta elettorale con un piccolo sconto sul carburante, ma qui servono risposte concrete. È del tutto evidente che non siete in grado. Non avete capito cosa succede lì fuori. Dovevate fare un aggiustamento di questo decreto Bollette e non lo avete fatto. Vi dico la verità, il MoVimento 5 Stelle ci sperava. Abbiamo pensato: vabbè, faranno un emendamento del relatore, faranno una modifica, perché, da quando è stato fatto ad oggi, è cambiato il mondo.
No, non avete fatto niente ! Ed è inutile che i colleghi dopo di me facciano dichiarazioni di voto roboanti, dicendo che ci sono soluzioni meravigliose per i cittadini, perché lì fuori da quest'Aula, lì fuori da questo palazzo, lo devono sapere che non c'è niente e che non avete nemmeno ascoltato quello che è stato suggerito dall'Agenzia internazionale dell'energia, che ha indicato alcune misure chiarissime, già adottate da alcuni Paesi: l'estensione dello , rafforzare il trasporto pubblico locale, il contenimento dei consumi energetici.
Ma niente, nemmeno questo avete deciso di adottare. E, allora, qualcuno parla di nucleare come risposta. Ma lo avete capito che, anche se fosse una delle soluzioni, prima di 20 anni non ci sarà ? E oggi cosa abbiamo sul piatto? Non c'è il nucleare…
EMMA PAVANELLI(M5S). …ci sono le rinnovabili. Con questo concludo, Presidente, dicendo che ovviamente il MoVimento 5 Stelle voterà contro questo “decreto fuffa”, perché di fatto non c'è nulla per i cittadini lì fuori. E mi auguro che, dopo quello che è successo pochi giorni fa con il referendum, i cittadini finalmente si rendano conto che con la matita possono fare delle scelte migliori
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Squeri. Ne ha facoltà.
LUCA SQUERI(FI-PPE). Grazie, Presidente. Diciamo che il dettaglio di questo provvedimento lo ha affrontato stamattina il mio collega Bergamini, che ha fatto un approfondimento del contenuto di questo decreto. Io ribadisco e ci tengo a precisare che è un decreto che nulla ha a che fare con la crisi che è scoppiata in Iran e con tutte le conseguenze di carattere energetico. È un provvedimento che il Consiglio dei ministri ha emanato il 18 febbraio e diciamo che la crisi in Iran è cominciata ben dopo, almeno 10 giorni dopo. Per cui, i provvedimenti rispetto all'emergenza sono di altro tipo e sono già cominciati.
Il decreto Carburanti ne è un esempio e sicuramente non sarà l'unico, perché il Governo dovrà prestare la massima attenzione all'evoluzione e, oltre che prorogare questo sconto, a mio avviso ci saranno altri provvedimenti da prendere. Però, rimanendo invece su questo decreto, è un decreto che ha l'ambizione - e ci riesce - di affrontare concretamente, dal punto di vista strutturale, quelli che sono i nostri problemi energetici. Problemi energetici che derivano, certo, non da pochi anni: è un'eredità che ci portiamo dietro da decenni. Ci siamo illusi, fino agli anni Duemila, di poter dare la risposta al dilemma sicurezza energetica-costi.
Eravamo in una situazione geopolitica tranquilla per cui, dal punto di vista della sicurezza energetica, nessuno poteva immaginare quello che poi è successo nel 2022, con la crisi Ucraina-Russia; e, dal punto di vista del costo, eravamo messi molto bene perché il gas aveva davvero una quotazione molto bassa. Poi, all'inizio degli anni 2000, comincia questo dilemma del dover fare i conti con un ulteriore elemento che, dunque, lo ha fatto diventare il trilemma: la decarbonizzazione del sistema energetico, ossia pensare a soddisfare le esigenze senza più utilizzare fonti fossili. E noi siamo messi male, molto male, rispetto anche ai nostri concorrenti europei. Siamo un Paese che ha una quantità di combustibili fossili attualmente utilizzata per soddisfare i consumi pari all'80 per cento; solamente il 20 per cento è riferito a fonti rinnovabili. Molto spesso si sentono numeri diversi, ossia fonti rinnovabili al 42 per cento: sì, per la produzione di corrente elettrica, che è un quarto del consumo energetico; se pensiamo, invece, a tutto il consumo energetico, abbiamo questa montagna, questo Everest da scalare, ossia emanciparci dall'attuale 80 per cento di fonti fossili.
Ed è cominciato un percorso che, certamente, non ha tempi brevi e, a mio avviso - e non solo a mio avviso, ad avviso di questa maggioranza -, è un percorso che ha dovuto subire delle correzioni. Tant'è che il PNIEC, che noi abbiamo approvato nel 2024, ha già cominciato a modificare una traiettoria che, di fatto, a cosa mira? Mira a concretizzare la nostra visione, perché noi abbiamo una visione, fortunatamente; non abbiamo slogan, non abbiamo innamoramenti specifici su una fonte piuttosto che un'altra. Noi abbiamo una visione consapevole, lucida, per la quale, per dare una risposta efficace al trilemma, bisogna utilizzare tutte le fonti utili per emanciparci dalle fonti fossili; “tutte” vuol dire che il nucleare non è la soluzione, vuol dire che il solare non è la soluzione, vuol dire che l'idrico non è la soluzione, ma ognuna di queste fonti deve partecipare a creare un che sarà la soluzione. E uso il “sarà” in maniera consapevole, perché non è che da domani si pensa che si possa cambiare la situazione attuale. Vedete, noi abbiamo ascoltato, in quest'Aula, in queste ore, accuse al Governo e alla maggioranza sul fatto che sono contro le fonti rinnovabili, che non hanno fatto niente, che stiamo regredendo: non è assolutamente vero e non lo dico in maniera teorica, lo dico con i numeri.
Questo è un Governo che ha ereditato un percorso di produzione incrementale di rinnovabili per cui, nel biennio 2020-2021, c'è stato un incremento di 1,3 gigawatt e, nel biennio 2021-2022, di 3,2 gigawatt. Ripeto: prima di 1,3; nel 2021-2022, del 3,2. Già nel 2023, dunque a Governo insediato, nuova maggioranza insediata, l'incremento è stato di 5,8 gigawatt per poi arrivare, nel 2024 e nel 2025, al record assoluto di produzione da fonte rinnovabile installata: nel 2024 di 7,4 gigawatt e nel 2025 di 7,2 gigawatt.
Per cui, queste parole, per cui il Governo non sta facendo niente, sono semplicemente false: è una mistificazione della realtà, perché si sta andando avanti in maniera concreta. A gennaio, Terna ci dice che c'è già stato un incremento, in termini di fonti rinnovabili, di 500 megawatt. Per cui, il percorso di produzione rinnovabile sta andando avanti. Ma non è sufficiente, perché non è la soluzione: fa parte della soluzione. Cos'è necessario? Pensare alle bioenergie, regina delle fonti rinnovabili in Europa e in Italia, se si parla del consumo energetico complessivo e non solamente legato alla produzione elettrica.
Tra l'altro, devo dire che le bioenergie in questo decreto - ahimè - hanno dovuto mettere di fronte alla realtà… La realtà, appunto, quella fonte termoelettrica da fonte biomasse, che non è efficiente, per cui il , cioè il percorso per lasciare questa inefficienza, è stato confermato, ma, ascoltando le legittime istanze di questi operatori, si è intervenuti con una diminuzione dell'impatto di 900 milioni. Per cui, ecco un'altra dimostrazione di quanta attenzione ha il Governo rispetto a tutti gli operatori, non quelli di una fonte piuttosto che di un'altra.
Noi con le bioenergie vogliamo far tanto. Abbiamo introdotto nel Conto termico la possibilità di sostituire le caldaie anche con la biomassa, prevedendo caldaie che vanno oltre le cinque stelle attuali, con un'emissione inquinante inferiore a un milligrammo per metro cubo. In questo modo riusciremo a dare una risposta importante, rinnovabile all'esigenza del termico.
In merito alla fonte idrica, è stato approvato, proprio poche ore fa, un ordine del giorno con riferimento al quale siamo in buona compagnia di tutta la maggioranza - ma spero anche dell'opposizione - per proporre la quarta via così denominata, cioè il rinnovo delle concessioni idriche senza sottostare al vincolo della gara; unico Paese in Europa, l'Italia, che ha questo vincolo, non per favorire gli attuali gestori, ma per consentire investimenti immediati che abbiano ricadute anche per i luoghi adiacenti all'installazione di questi impianti, ma anche per tutto il sistema, per consentire anche il cosiddetto idrico , cioè il rilascio di energia rinnovabile per le aziende energivore a un prezzo calmierato.
Sulla geotermia: c'è stata la proroga delle concessioni l'anno scorso. Anche qui, ha favorito il dunque un efficientamento di questa fonte. Vado a chiudere. Il nucleare è indispensabile. Siamo stati, come delegazione della X Commissione in Canada. Quando si dice sul nucleare: non esistono gli … siamo stati a vedere il cantiere dove stanno costruendo il primo , per cui questo è di buon auspicio per il DL che stiamo approvando adesso in Commissione e che arriverà fra poco in Aula. Concludo con gli idrocarburi, perché la realtà ci chiama a tener conto dell'80 per cento che adesso non…
LUCA SQUERI(FI-PPE). …utilizziamo come fonte energetica. C'è un emendamento, contenuto in questo decreto, che favorisce l'estrazione degli idrocarburi che abbiamo in Italia, in Basilicata, perché si parla tanto di sicurezza energetica, almeno quello che abbiamo in Italia cerchiamo di estrarlo. La concretezza che ci contraddistingue ha fatto sì che anche questo argomento sia soddisfatto.
Concludo dicendo che questo decreto non è la soluzione, ma è un passo importante e coerente verso la soluzione che noi intendiamo, cioè un energetico che soddisfi le nostre esigenze
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Gusmeroli. Ne ha facoltà.
ALBERTO LUIGI GUSMEROLI(LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, ho sufficiente onestà intellettuale per affermare tranquillamente che il decreto Bollette non risolve completamente o totalmente, forse, per molti, nemmeno parzialmente il caro bollette, ma ho sufficiente onestà intellettuale per dire che l'affermazione della collega dei 5 Stelle - quando dice: non serve a nulla il decreto Bollette - è totalmente destituita di fondamento Perché? A me piace motivare. Ebbene, nel decreto Bollette, diamo 115 euro all'anno per i titolari di sociale. Vuol dire che, se il Governo non avesse fatto nulla, tutti i titolari di sociale non riceverebbero 115 euro all'anno. È poco o tanto, ma comunque non è non aver fatto nulla.
Nel decreto Bollette, con un emendamento della Lega abbiamo esteso il sociale anche a chi ottiene energia dal teleriscaldamento, per una questione di equità. Stiamo parlando di 350.000 famiglie che per la deputata del MoVimento 5 Stelle non devono essere tutelate, perché, se non avessimo fatto questo decreto Bollette, 350.000 famiglie fragili e in difficoltà economiche non riceverebbero nulla.
Siamo intervenuti su un tema molto delicato, che è il aggressivo. Siamo tutti - credo, tutti gli italiani - aggrediti da questo aggressivo. Con questo decreto, che secondo alcuni non serve a nulla, si sistema, almeno per ciò che riguarda l'energia e il gas, il tema del aggressivo.
Siamo intervenuti su un tema molto importante, che è quello dell'ETS, perché abbiamo imprese cosiddette energivore, il cui costo dell'energia rappresenta una percentuale elevatissima del conto economico e quando cresce finiscono in perdita con tutti i relativi rischi occupazionali.
Ci sono anche imprese che, invece, non hanno una percentuale così elevata del costo dell'energia nel loro conto economico, ma siamo intervenuti anche su quelle. Siccome ho sentito dalle opposizioni tantissime critiche sul decreto Bollette, che il Governo non fa, eccetera, c'è qualcosa che non è previsto nel decreto Bollette e che potremmo fare tutti, anzi, che potevamo fare da due anni. Anche qui a me piace partire dai dati. Nel mercato della luce - dati ARERA, quindi non sono dati opinabili -, a dicembre: nel mercato a tutele graduali, la famiglia paga l'energia elettrica 21 centesimi a kWh; nel mercato tutelato paga 27 centesimi a kWh; in un mercato libero 35 centesimi a kWh.
Oggi un autorevole giornale - che credo non possa essere considerato di parte - dice che le bollette del mercato tutelato saliranno dell'8 per cento. Nel tendenziale dei prossimi mesi, compreso quell'aumento, noi avremo che il servizio a tutele graduali paga 21centesimi a kWh, il mercato tutelato 30 centesimi a kWh, il mercato libero 38 centesimi a kWh. Se nei due anni scorsi le opposizioni avessero fatto informazione al cittadino, dal 1° gennaio al 30 giugno 2024, 23 milioni di famiglie italiane avrebbero potuto pagare la luce il 65 per cento in meno rispetto al mercato libero, ma questo non è stato fatto, nessuno ha fatto informazione, tranne noi della Lega. Ma dal 1° gennaio 2025 al 30 giugno 2025, grazie a un emendamento della Lega, avevamo la possibilità di tutelare proprio quelli che subiranno l'8,1 per cento di aumento, dicendo loro: andate nel mercato a tutele graduali. Nessuno ha fatto niente, tranne qualcuno. E chi? Alcuni sindaci. Io ho l'onore di essere sindaco della mia città, Arona, sul Lago Maggiore, dove ho aperto uno sportello per aiutare tutti gli 75, i fragili economici, le famiglie con persone diversamente abili a risparmiare il 65 per cento della bolletta. Così hanno fatto altri sindaci in Toscana e nelle Marche, ma nessuno dell'opposizione, che sbraita oggi per dire: “non fate nulla sul caro bollette”, ha detto nulla su queste iniziative che erano da fare in tutti i territori, perché, adesso, c'è gente che risparmia senza bisogno di nessuna legge. Però, siccome a me piace essere propositivo, ancora adesso si può fare qualcosa. E cosa si può fare? Si può dire a quelle 8 milioni di famiglie che stanno pagando la luce nel mercato libero, il 25 per cento in più, di spostarsi nel mercato tutelato, cosa che è possibile in qualsiasi momento.
Allora, care opposizioni, visto che avete mancato nel 2024, avete mancato nel 2025, avete intenzione di fare una grande campagna informativa ai fragili economici, alle persone diversamente abili e agli 75 che possono risparmiare al di là del decreto Bollette? Nel decreto Bollette possono risparmiare 115 euro in più rispetto a questo .
Allora, la cosa importante non è polemizzare, ma, soprattutto in questo momento, fare tanta informazione. Dopodiché, sicuramente gli scenari geopolitici internazionali hanno evidenziato una cosa che è ormai sotto gli occhi di tutti, ossia che stiamo pagando certe scelte del passato. Quali sono le scelte del passato? Il energetico. Bisogna avere una quota importante di solare, bisogna avere una quota importante di eolico, bisogna avere una quota importante di idroelettrico su cui, se si fa la manutenzione delle centrali idroelettriche, si può arrivare a produrre il 30 per cento di energia idroelettrica in più, ma bisogna anche pensare a nuove tecnologie e a nuove fonti, tra cui, valutare, soprattutto per le imprese che consumano tanta energia, il nucleare. Ovviamente…
ALBERTO LUIGI GUSMEROLI(LEGA). …tutti prendono la Spagna come come punto di riferimento, ma guardate che la Spagna ha molto solare ed eolico, ha l'idroelettrico, ha il nucleare e il energetico le permette di avere un costo dell'energia molto più basso. Poi, non possiamo lamentarci se le imprese vanno in Spagna invece che in Italia, se il costo dell'energia è più basso.
Quindi, meno approccio ideologico, più approccio pratico in cui la tutela dell'ambiente , che vogliamo tutti, sia…
PRESIDENTE. Concluda onorevole.
ALBERTO LUIGI GUSMEROLI(LEGA). …sostenibile economicamente e socialmente. La Lega vota convinta il decreto Bollette, conscia che bisogna aiutare, in primo luogo, le famiglie in difficoltà…
ALBERTO LUIGI GUSMEROLI(LEGA). …e le imprese perché hanno un problema di competitività dal costo dell'energia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Peluffo. Ne ha facoltà.
VINICIO GIUSEPPE GUIDO PELUFFO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Rappresentante del Governo, colleghi deputati, a detta del Governo e come hanno ripetuto i colleghi di maggioranza, intervenendo in dichiarazione di voto, questo decreto nasce con l'ambizione di affrontare il caro energia. Ebbene, per dirla con grande chiarezza, è rimasta solo l'ambizione, perché il provvedimento che arriva oggi in Aula, dopo una discussione frammentata in Commissione, dopo l'ennesima fiducia, è debole, tardivo e insufficiente. È debole perché non introduce interventi strutturali. È tardivo perché arriva dopo mesi di attesa ed è già stato superato dalla dinamica dei prezzi internazionali; il drammatico conflitto in Medio Oriente e le sue conseguenze globali ne hanno già compromesso l'efficacia senza che il Governo si sia neppure posto il problema di aggiornarlo. È insufficiente, perché non interviene sulle cause del problema.
Partiamo dalle famiglie. Il Governo introduce un contributo di 115 euro ai titolari di sociale per il 2026. Proviamo a dirlo senza enfasi: non è una misura in grado di incidere sulla realtà delle bollette, non compensa gli aumenti, non stabilizza la spesa ed è già stata erosa dai primi effetti della crisi in Medio Oriente, con l'aumento della bolletta dell'8 per cento nel secondo trimestre comunicato ieri, e quindi certificato dall'Autorità di regolazione.
Per quanto riguarda, Presidente, la mancata informazione sulla possibilità di passaggio dal mercato a maggior tutela alle tutele graduali, cui faceva riferimento prima il presidente Gusmeroli, immagino che si riferisse al Governo, perché è il Governo che non ha fatto alcuna informazione . Gli emendamenti per chiedere la campagna di informazione li ha fatti l'opposizione. Che, quindi, venga qui a dire che è colpa delle opposizioni che non fanno informazione è abbastanza curioso.
Ma il punto cruciale è uno solo, il vero problema non è la quantità di energia che produciamo, il problema è il meccanismo con cui si forma il prezzo. Oggi il prezzo dell'energia elettrica è determinato dal gas. Il sistema del prezzo marginale utilizzato nei mercati elettrici trasferisce il costo della fonte più cara a tutte le altre. Questo significa che, anche quando produciamo energia da fonti rinnovabili, anche quando gli impianti sono già ammortizzati, il prezzo rimane alto, non per una necessità tecnica, ma per una regola di mercato che poteva avere senso in altre stagioni, ma oggi, nel mondo di oggi, non è più sostenibile, né efficiente.
Allora, la questione è semplice: se non si interviene su questo meccanismo, non si riduce il costo dell'energia. Questo decreto non lo fa, mentre i numeri parlano chiaro: l'Italia paga l'energia elettrica molto più degli altri europei…
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). Presidente, il Governo!
PRESIDENTE. Onorevole Serracchiani…scusate, dov'è il Governo?
VINICIO GIUSEPPE GUIDO PELUFFO(PD-IDP). Sì, non c'è nessuno ai banchi del Governo. Quindi, forse, Presidente…
PRESIDENTE. Sottosegretario, deve stare ai banchi del Governo. Ha ragione, grazie, collega Serracchiani. Mi perdoni, collega Peluffo.
VINICIO GIUSEPPE GUIDO PELUFFO(PD-IDP). Stavo dicendo che il Governo su questo non interviene, mentre i numeri parlano chiaro: l'Italia paga l'energia elettrica molto più degli altri europei, seppure con energetici diversi. Quindi, non è una questione congiunturale, è strutturale, e questo differenziale si scarica direttamente su famiglie e imprese. Qui arriviamo al punto cruciale: l'energia oggi non è più solo una voce di costo, è la vera infrastruttura della competitività, è la condizione che determina se un'impresa investe, se un sito produttivo rimane aperto, se una filiera continua ad esistere.
Tre anni consecutivi di calo della produzione manufatturiera non sono un dato casuale; ci dicono che il sistema produttivo italiano è sotto pressione. E questo decreto non riduce strutturalmente il costo dell'energia, non stabilizza i prezzi, non rafforza il sistema produttivo. Presidente, veniamo al cuore del provvedimento: l'articolo 6, una norma tecnicamente complessa, è un bel pasticcio politico, perché interviene prevedendo un meccanismo di compensazione dei costi del gas utilizzato per la produzione elettrica, inclusa la componente ETS, con l'obiettivo dichiarato di ridurre il prezzo all'ingrosso.
Ma questo intervento presenta tre problemi evidenti: il primo, non modifica il meccanismo di formazione del prezzo, che continua a essere determinato dal gas; il secondo, non elimina le rendite infra-marginali: chi produce a basso costo continua a beneficiare del prezzo determinato dalla fonte più cara; il terzo, introduce elementi di distorsione: si interviene in modo selettivo su una tecnologia senza correggere il funzionamento complessivo del mercato.
Poi, c'è un punto ancora più rilevante: questo meccanismo presenta un rischio concreto di incompatibilità con il diritto europeo in materia di aiuti di Stato perché è in netto contrasto con la normativa e con il senso stesso dell'ETS. Il sistema europeo di scambio delle emissioni ha una funzione precisa: dare un prezzo al carbonio, indirizzare verso tecnologie più sostenibili, perseguire gli obiettivi di decarbonizzazione e garantire competitività nella transizione ecologica.
Avete scelto un intervento sbagliato, finanziato attraverso il sistema, quindi sempre dalle bollette di famiglie e piccole e medie imprese, che altera il funzionamento del mercato Il punto politico è chiaro: questo decreto non è neutrale, è una scelta. È la scelta di mantenere il gas al centro del sistema, la scelta di non intervenire sul meccanismo del prezzo, la scelta di non affrontare le cause strutturali.
La proroga delle centrali a carbone al 2038, approvata dalla maggioranza in Commissione, radicalizza questa scelta, perché non è solo una misura inefficace, ma è una misura che va nella direzione opposta a quella necessaria. Parliamo di impianti fermi da anni, che richiederebbero tempi lunghi e investimenti rilevanti per essere riattivati. Parliamo di impianti che, con i costi ETS attuali e prospettici, non sono economicamente sostenibili, ma soprattutto parliamo di una scelta che manda un messaggio preciso, ossia che l'Italia, invece di accelerare sulla transizione e ridurre la dipendenza dalle fonti più costose e volatili, decide di tornare indietro.
È una scelta che aumenta l'incertezza, che disorienta gli investimenti, che indebolisce la credibilità del Paese. Questa non è una misura di sicurezza energetica, è una scelta regressiva ed è ancora una volta propaganda. Noi abbiamo una posizione diversa, chiara e coerente: le fonti rinnovabili non sono solo una scelta ambientale, sono l'unica leva strutturale per ridurre il costo dell'energia. Hanno costi marginali bassissimi, riducono l'esposizione al gas e, se integrate con strumenti adeguati, consentono di intervenire direttamente sul prezzo.
Per questo abbiamo presentato un pacchetto organico di proposte: contratti per differenza per stabilizzare i prezzi, disaccoppiamento della componente ETS dal prezzo marginale, una strategia europea sul , garanzia pubblica per le PMI sui contratti di lungo termine, una riforma delle concessioni idroelettriche. Strumenti tecnici compatibili con il diritto europeo, che intervengono dove il problema nasce. Il Governo li ha respinti tutti. Questo dimostra che la scelta non è tecnica, è politica.
Nel nostro Paese esistono, peraltro, risorse già disponibili, che potrebbero essere utilizzate per ridurre strutturalmente il costo dell'energia: i proventi delle aste ETS, il gettito IVA sui prezzi del gas, i dividendi delle imprese energetiche partecipate dallo Stato. Parliamo di circa 10 miliardi di euro ogni anno. Non vengono utilizzati come potrebbero e dovrebbero, e le rendite infra-marginali restano intatte. Questo decreto gestisce male il presente.
È un'occasione mancata per le famiglie, che continueranno a pagare bollette alte; per le imprese, che continueranno a competere in condizioni peggiori; per il Paese, che resta più esposto, più costoso e meno competitivo. Avete scelto di non cambiare il sistema, avete scelto di non intervenire sulle cause, avete scelto di rinviare ancora. Noi no! È per questo che il nostro sarà un voto contrario al provvedimento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Caramanna. Ne ha facoltà.
GIANLUCA CARAMANNA(FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Sottosegretario, oggi siamo chiamati ad esprimerci su un provvedimento cruciale per le famiglie e le imprese italiane. Il decreto Bollette rappresenta una risposta concreta e responsabile di questo Governo ad una crisi che non nasce oggi, ma affonda le sue radici in anni di scelte sbagliate, improvvisazione e totale assenza di visione strategica.
Fratelli d'Italia sostiene con convinzione questo decreto. Lo facciamo con senso dello Stato e con la consapevolezza che in momenti complessi servono decisioni rapide, efficaci e coraggiose. Ma è impossibile, signor Presidente, non sottolineare la responsabilità politica di chi oggi tenta di impartire lezioni dai banchi dell'opposizione. I Governi di sinistra hanno lasciato in eredità un sistema energetico fragile, esposto alle oscillazioni internazionali e privo di una vera strategia di lungo periodo.
Avete detto “no” alle infrastrutture fondamentali, avete bloccato gli investimenti; avete spinto per le misure europee, che hanno peggiorato la situazione; avete alimentato illusioni ideologiche, che oggi gli italiani stanno pagando in bolletta. E oggi venite qui a criticare chi, invece, sta mettendo ordine nel caos che avete contribuito a creare. È una contraddizione politica evidente, che gli italiani vedono e giudicano ogni giorno.
Questo provvedimento non è un semplice intervento tampone, è un segnale politico chiaro. È la dimostrazione che esiste un Governo capace di ascoltare le esigenze reali della Nazione, di intervenire con misure mirate e di difendere il potere d'acquisto degli italiani. Abbiamo scelto di destinare risorse a chi ne ha davvero bisogno: famiglie in difficoltà, piccole e medie imprese, realtà produttive che rappresentano l'ossatura della nostra economia. Abbiamo inoltre ribadito una visione strategica, quella di un'Italia che deve tornare ad essere autonoma sul piano energetico, investendo in diversificazione delle fonti e in sicurezza degli approvvigionamenti. Finalmente, non si interviene più con misure emergenziali, ma con disposizioni che agiscono strutturalmente sulla formazione dei prezzi dell'energia e che garantiranno risparmi e benefici diretti per le famiglie e le imprese nell'ordine di oltre 5 miliardi di euro.
Innanzitutto, interveniamo sul sociale, aggiungendo un ulteriore sconto sulla bolletta elettrica da 115 euro all'anno, che si aggiunge a quello di 200 euro già previsto, portando il sostegno totale a 315 euro. Aiutiamo così 2,7 milioni di famiglie vulnerabili che hanno già accesso al . Prevediamo un riconoscimento in termini di visibilità alle aziende energetiche che decidono di ridurre la bolletta, con uno sconto volontario di almeno 60 euro all'anno, per le famiglie con ISEE fino a 25.000 euro e che non accedono al sociale.
Abbiamo previsto interventi per la riduzione degli oneri generali di sistema, tra cui il taglio dei tempi di pagamento e l'aumento dell'IRAP del 2 per cento sulle aziende che producono, distribuiscono e forniscono energia e prodotti energetici. Le risorse così ricavate saranno utilizzate per abbattere gli oneri di sistema che gravano sulle bollette di oltre 4 milioni di imprese. Abbiamo proposto anche l'abbattimento degli oneri di trasporto e di altre componenti tariffarie per i grandi consumatori di gas, come le aziende della ceramica o del vetro. Per il settore del gas, inoltre, introduciamo misure che porteranno ad un taglio concreto delle bollette di luce e di gas di tutte le aziende. Ad esempio, per gli artigiani o i piccoli ristoratori, oltre 500 euro all'anno sull'elettricità e 200 sul gas; per le piccole e medie imprese, circa 9.000 euro all'anno per elettricità e 10.000 euro all'anno per il gas; per le imprese più grandi, come le gasivore, ad alta intensità di uso di gas, oltre 220.000 euro all'anno sul gas.
L'energia è spesso stata al centro del dibattito politico, e questo decreto è stato criticato già prima che ne venisse reso pubblico il contenuto. Non accettiamo lezioni da quella sinistra che è stata responsabile di tante delle storture che ci hanno portato ad una situazione di tale svantaggio rispetto agli altri Stati europei. Se alcune dinamiche che influenzano i costi energetici sono esogene e vengono dall'Unione europea o dagli avvenimenti internazionali, non dobbiamo ignorare i tanti errori commessi in Patria in passato. Ricordo, Presidente, all'Aula il processo di liberalizzazione avviato da Bersani, che ha fatto emergere un sistema inefficiente e non concorrenziale, con prezzi sempre più alti scaricati sugli utenti. Per non parlare, poi, della miope scelta del Governo arcobaleno di Draghi di inserire la fine del mercato tutelato nel PNRR, che ha ridotto la concorrenza tra i fornitori, determinando una riduzione di offerte convenienti, con conseguente innalzamento dei prezzi per i consumatori.
È alla sinistra che appartiene il fervore ideologico che ha fatto da base a iniziative, a livello europeo e nazionale, volte a promuovere un “rinnovabilismo” integralista. Misure utopistiche e strategicamente fallaci, che hanno fissato obiettivi molto ambiziosi senza fare i conti con la realtà, cioè come raggiungere quei senza affossare le economie nazionali e le attività produttive. Duecento miliardi di euro di incentivi per le fonti stanziati dal 2010 al 2030, con risultati per niente soddisfacenti, tanto che, nel 2026, le fonti fossili restano oggettivamente imprescindibili per garantire la stabilità del sistema elettrico non solo in Italia, ma in tutto il mondo.
E, allora, noi ci domandiamo: chi paga il prezzo di questo fallimento? Chi oggi viene a sindacare il nostro operato ci spieghi: ritiene che questo sistema sia corretto? E parliamo di chi spesso ha avanzato proposte come quella di tassare gli extraprofitti. Coerenza vorrebbe che si preoccupassero degli extraprofitti anche quando provengono dai produttori sulle spalle degli italiani.
L'opposizione vuole far credere che il Governo stia lavorando per favorire i grandi profitti delle società energetiche, ma è esattamente l'opposto. Il Governo sta lavorando per tutelare gli italiani , facendo sì che chi ha a lungo beneficiato di ampi ed ingiustificati guadagni riceva ciò che gli spetta e non un euro in più. Lasciamo parlare chi, quando ha fatto, ha compiuto solo disastri. Noi abbiamo varato un decreto che genererà oltre 5 miliardi di euro di risparmi e benefici diretti per gli italiani e, come affermato dal Presidente Giorgia Meloni, continueremo ad andare avanti in questa direzione, continueremo a lavorare per sostenere i nostri cittadini e per difendere chi lavora e chi produce.
Da ultimo, Presidente, consentitemi un sincero ringraziamento al nostro Presidente del Consiglio per la determinazione e la chiarezza con cui sta guidando il Governo in una fase complessa e con cui si sta battendo, a livello europeo, per un quadro che riconosca finalmente le specificità del caso italiano . E voglio, inoltre, estendere il ringraziamento anche a tutti i Ministri, che quotidianamente lavorano su questi temi con competenza e spirito di servizio. Il loro impegno concreto dimostra che esiste una classe dirigente all'altezza delle sfide che l'Italia ha davanti. Noi scegliamo la serietà, scegliamo di stare dalla parte degli italiani . Scegliamo di sostenere un Governo che non si nasconde, che affronta i problemi e che lavora ogni giorno per garantire stabilità, crescita e dignità della nostra Nazione. Per tutte queste ragioni, a nome del gruppo di Fratelli d'Italia, Presidente, dichiaro il nostro voto favorevole al decreto Bollette .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, il deputato Pozzolo. Ne ha facoltà, per due minuti.
EMANUELE POZZOLO(MISTO). Grazie, signor Presidente. Dato il tempo molto ristretto, mi rivolgo, per tramite suo, al Governo. Vedete, noi abbiamo proposto, come Futuro Nazionale, tre idee al Governo. Abbiamo proposto di ragionare sull'aumento della soglia ISEE in relazione al contributo straordinario sulle bollette: ci avete risposto con la prima pernacchia.
Abbiamo proposto l'intervento sull'IVA per le bollette di marzo, aprile, maggio: ci avete risposto con la seconda pernacchia. Abbiamo proposto di aprire un ragionamento sugli oneri di sistema, su una rimodulazione, su un'abolizione: ci avete risposto con la terza pernacchia.
Ora, il tema delle pernacchie è il seguente. Le pernacchie che il Governo fa a Futuro Nazionale o a Vannacci non le sta facendo ai tre deputati qui presenti né a Futuro Nazionale né a Vannacci, ma sono pernacchie agli italiani, al popolo italiano . È questo che noi, da destra, vogliamo rappresentarvi. Noi vogliamo tornare a far politica, non la politica delle pernacchie. La politica, se vogliamo farla a destra, noi ci siamo e ci saremo, ma, se questa è la linea, noi, attualmente, non ci siamo più con voi .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
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PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2809-A:
"Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 20 febbraio 2026, n. 21, recante misure urgenti per la riduzione del costo dell'energia elettrica e del gas in favore delle famiglie e delle imprese, per la competitività delle imprese e per la decarbonizzazione delle industrie, nonché disposizioni urgenti in materia di risoluzione della saturazione virtuale delle reti elettriche e di integrazione dei centri di elaborazione dati nel sistema elettrico".
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la deliberazione, ai sensi dell'articolo 123-, comma 3, del Regolamento, in ordine al termine per la conclusione dell'esame in Assemblea del disegno di legge, collegato alla manovra di finanza pubblica, n. 2855: Valorizzazione della risorsa mare, già approvato dal Senato.
Ricordo che, con lettera in data 24 marzo 2026, il Governo, ai sensi dell'articolo 123-, comma 2, del Regolamento, ha chiesto che la Camera deliberasse su tale disegno di legge entro il prossimo 23 aprile.
Nella riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo dello scorso 25 marzo non è stata raggiunta l'unanimità dei gruppi in ordine alla fissazione di tale termine.
La Presidenza, come preannunciato nella suddetta riunione, ai sensi del comma 3, del citato articolo 123-, propone quindi che l'esame in Assemblea del disegno di legge in oggetto si concluda entro giovedì 30 aprile.
Avverto che, in caso di approvazione di tale proposta, come stabilito nella medesima riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo, l'esame del provvedimento avrà luogo a partire da lunedì 27 aprile per concludersi entro giovedì 30 aprile.
Sulla proposta formulata dalla Presidenza, che sarà posta in votazione con il procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, darò la parola, ai sensi dell'articolo 41, comma 1, del Regolamento, ad un deputato contro e ad uno a favore, per non più di cinque minuti ciascuno.
Chi chiede di parlare contro? Ha chiesto di parlare contro l'onorevole Ghio. Prego, ne ha facoltà.
VALENTINA GHIO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ci troviamo di fronte a un disegno di legge sulla risorsa “mare”. Per sua natura è un provvedimento ampio, un provvedimento eterogeneo che interviene su aspetti cruciali, dalla al sistema produttivo, al tema del turismo. Parliamo di una risorsa strategica del nostro Paese, parliamo di un ecosistema da tutelare e parliamo anche di un disegno di legge che arriva in un momento, in un contesto con tensioni geopolitiche sempre più forti, come non mai probabilmente. E proprio per questo ci saremmo aspettati un confronto serio sul metodo, all'altezza della complessità del provvedimento e del contesto. E invece …Presidente, scusi, non si riesce a sentire…
PRESIDENTE. Ha ragione, collega Ghio. Colleghi, capisco che è l'ultimo voto, ma a maggior ragione dobbiamo farlo in silenzio, altrimenti stiamo qui ancora più a lungo. Aspetti. Prego, collega Ghio.
VALENTINA GHIO(PD-IDP). Grazie, Presidente. E invece ci troviamo di fronte a una compressione dei tempi inaccettabile: un mese. Ma davvero pensate che sia possibile, in un arco temporale così ristretto, esaminare con consapevolezza un testo di questa portata, valutarne l'impatto senza svilire il Parlamento? Qui non stiamo discutendo del merito del provvedimento, stiamo discutendo del metodo. Un metodo che continuate a usare e che continua a mortificare il confronto democratico, riducendo gli spazi di discussione, svuotando progressivamente il ruolo delle Camere.
Questa scelta si inserisce in una vostra tendenza ormai evidente: quella di forzare i tempi, di concentrare il processo decisionale, di arrivare a un monocameralismo di fatto. Non accade solo, non lo fate accadere solo con i decreti-legge, ma ormai anche con i disegni di legge ordinari che per loro natura richiederebbero ben altro respiro. E ciò che preoccupa di più è che questo atteggiamento non cambia nemmeno di fronte a segnali politici chiarissimi, inequivocabili.
Avete appena ricevuto una sonora bocciatura nelle urne da parte degli elettori. Un segnale netto che avrebbe dovuto indurvi a riflettere, a rivedere i metodi, ad aprire un confronto vero sui temi di interesse generale. E invece no: scegliete di andare avanti allo stesso modo, dando meno di un mese per l'esame di un tema così importante, senza condivisione, senza disponibilità a costruire percorsi comuni.
Del resto, lo avete fatto con una riforma costituzionale, come quella della giustizia; figuriamoci su un disegno di legge come questo. È evidente che non avete colto il messaggio che è arrivato nelle urne; o peggio avete scelto di ignorarlo. Per questo, perché pensiamo che la qualità delle leggi passi anche e soprattutto dal rispetto del Parlamento e dall'attenzione al confronto democratico, il nostro voto sarà contrario .
PRESIDENTE. Qualcuno chiede di parlare a favore? No.
Passiamo ai voti.
Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la proposta di fissare al 30 aprile, secondo l'articolazione dei lavori sopra illustrata, il termine per la conclusione dell'esame in Assemblea del disegno di legge n. 2855, già approvato dal Senato, collegato alla manovra di finanza pubblica.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva per 74 voti di differenza.
PRESIDENTE. Secondo le intese intercorse tra i gruppi, avranno ora luogo alcuni interventi per commemorare David Riondino. Quindi colleghi, a maggior ragione, chi volesse uscire è pregato di farlo in silenzio.
Collega Amato, se è d'accordo, aspettiamo un attimo che chi vuole uscire esca, per rispetto del momento di commemorazione. Bene, proviamo, collega Amato. Ricordo al collega che ha due minuti a disposizione. Ha chiesto di parlare il collega Amato. Ne ha facoltà.
GAETANO AMATO(M5S). Grazie, Presidente, ne userò sicuramente di meno. Artista è colui che crea, ma che fa sì che la sua creazione diventi un momento di riflessione. Artista è colui che attraversa, con leggerezza e profondità, mondi diversi: musica, teatro, letteratura. Artista è colui che è capace di raccontare, con voce ironica e mai banale, l'umanità nelle sue contraddizioni. Artista è colui che, con intelligenza sottile e umorismo elegante, sa far sorridere senza superficialità e riflettere senza pesantezza. Artista è colui che rende i classici, la poesia, la letteratura, fruibili da qualsiasi ceto. David Riondino era un artista
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Miele. Ne ha facoltà.
GIOVANNA MIELE(LEGA). Grazie, Presidente. Siamo qui per ricordare David Riondino. Lo ricordiamo per ciò che è stato: un uomo di cultura, un artista poliedrico, capace di attraversare molteplici linguaggi con intelligenza e leggerezza, nel teatro, nella musica, nella parola; un interprete, ma, soprattutto, un narratore del nostro tempo, che ha trasmesso cultura alta in una forma popolare, in ogni luogo.
Per noi è doveroso sottolineare il valore che figure come la sua rappresentano per il nostro Paese. La cultura non è soltanto espressione artistica: è identità, memoria e capacità di leggere la realtà e restituirla con uno sguardo nuovo. La cultura rende liberi e lui era un uomo che ha vissuto la sua spiritualità con libertà. Ha saputo farlo con originalità, con sensibilità, con quella sua ironia sottile che non era mai superficialità, ma uno strumento per entrare più a fondo nelle cose, senza mai appesantirle.
Attraverso la sua attività, ha arricchito il panorama culturale italiano portando una voce, la sua, riconoscibile, capace di parlare a tutti senza mai essere banale. Nei suoi lavori c'è sempre una forma di autenticità rara, capace di unire riflessione e frivolezza.
Oggi non perdiamo solo un artista, ma un pezzo importante della nostra arte. Tuttavia, il suo lascito resta vivo nelle sue opere, nelle parole che ha saputo consegnarci, nell'esempio di un impegno sincero.
E allora vogliamo salutarlo così, ricordando ciò che ci ha insegnato con il suo modo di stare sulla scena e nella vita: che si può guardare il mondo con ironia senza smettere di prenderlo sul serio, che si può trovare poesia anche nelle cose più semplici e che la parola, quando è autentica, arriva sempre. Continuiamo ad ascoltarla, quella parola; continuiamo a cercarla, quella poesia. Ciao David
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Fabrizio Rossi. Ne ha facoltà.
FABRIZIO ROSSI(FDI). Parlare di David Riondino significa, prima di tutto, accettare una sfida: quella di non riuscire a chiuderlo in una definizione. Se provassimo a etichettarlo, ci sfuggirebbe tra le dita, come uno dei suoi versi improvvisati; un artista polifonico. Non è stato solo un cantautore, un attore, un improvvisatore: è stato, nel senso più antico e nobile del termine, un trovatore contemporaneo.
Ha abitato il palco con quella rara eleganza di chi sa far ridere, senza mai rinunciare alla profondità, e sa far riflettere, senza mai salire in cattedra. Dalla satira pungente fino all'esplorazione, anche quella più colta, o alla riscoperta dei classici, Riondino ci ha insegnato che l'ironia è una forma di intelligenza superiore. La sua non era mai una risata sguaiata, ma un sorriso complice, un invito a guardare il mondo da un'angolazione diversa, molto più vera. La parola come gioco, non solo un lavoro.
Ci mancherà proprio la sua capacità di giocare con la lingua italiana. Era capace di trasformare un'ottava rima in un editoriale politico e una canzonetta in un trattato di filosofia quotidiana. Per lui la parola era materia viva: la modellava, la ribaltava, la rendeva leggera come un soffio.
In un mondo che esige copioni certi, Riondino ci ha dimostrato il coraggio dell'imprevisto. Ha attraversato i generi, dal teatro alla radio, al cinema, alla musica d'autore, con la curiosità di un eterno debuttante.
Dietro il suo stile asciutto e toscano c'è sempre stata un'attenzione profonda alla vita e alle sue sfumature. Oggi non ricordiamo solo un professionista del palcoscenico, ma un uomo che ha nobilitato l'intrattenimento, trasformandolo in una cultura accessibile a tutti. Oggi ci lascia un'eredità, una lezione molto preziosa: che si può essere serenissimi senza prendersi mai sul serio e che la bellezza si nasconde spesso in una rima, anche inaspettata, o in un silenzio ben piazzato. Ci mancheranno la sua voce e la sua ironia, ma soprattutto ci mancherà la sua libertà, che riusciva a mettere a servizio del suo innato talento. Giunga ai suoi familiari il nostro cordoglio
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Paolo Emilio Russo. Ne ha facoltà.
PAOLO EMILIO RUSSO(FI-PPE). Grazie, signora Presidente. Probabilmente pochi si ricorderanno delle sue poesie a braccio, ispirate ai classici della poesia del Cinquecento. Tutti, invece, ci ricordiamo “Maracaibo, mare forza nove…” e sorridiamo quando passa in TV un'altra volta Di David Riondino forse resterà proprio quello, la capacità di essere alto e basso, popolare e intellettuale allo stesso tempo. Non posso non ricordare il suo contributo a una stagione irripetibile della satira italiana, quella legata alla rivista .
Un artista totale, direbbe qualcuno. David Riondino ci insegna che la cultura non deve essere un recinto chiuso, ma che deve essere un campo aperto di confronto. Per questa ragione, a nome del gruppo di Forza Italia, esprimo il cordoglio alla famiglia e rendo omaggio a un uomo di cultura, che ha saputo raccontare l'Italia con la forza della parola e la dolcezza dell'ironia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Grippo. Ne ha facoltà.
VALENTINA GRIPPO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ci ha lasciato David Riondino a 73 anni. È morto nella sua casa di Roma per una malattia e, come è stato detto dai colleghi, è stato una figura poliedrica, di intellettuale puro, che ci piace ricordare. Cantante, scrittore, attore, regista, drammaturgo, Riondino è stato soprattutto un instancabile sperimentatore, capace di attraversare mezzo secolo di scena artistica, mescolando poesia, musica, satira, con una libertà che non somigliava a nessun'altra, con sodalizi artistici con i grandissimi della cultura.
Era nato da un maestro elementare, come amava ricordare. Aveva fondato negli anni Settanta il collettivo Victor Jara. Aveva sempre coniugato musica e impegno civile, la parola come strumento di resistenza, riuscendo però, come ha detto chi mi ha preceduto, anche a essere nel popolare, nella popolarità. Aveva mosso i primi passi - non scordiamocelo - aprendo i concerti di Fabrizio De Andre' con la Premiata Forneria Marconi. Aveva portato avanti quella poesia a braccio che forse oggi, in epoca di intelligenza artificiale, ci fa sorridere.
È così lontana quest'antica forma di improvvisazione in versi della tradizione popolare. Per questo, ci fa piacere ricordarlo oggi, alla fine di questa lunga giornata, anche per la definizione che aveva dato di intellettuale, Presidente. Concludo ricordandocela: “una persona fisica che comunica, che partecipa, che sa trasformare la sua esperienza in qualcosa che serva anche agli altri, che non trasforma il sapere in potere”. Ecco, questa sua visione di intellettuale che serva da monito a tutti noi, in quest'Aula, e da noi giunga il cordoglio ai suoi cari e alla sua famiglia
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Cuperlo. Ne ha facoltà.
GIANNI CUPERLO(PD-IDP). Grazie, Presidente. C'era una grandissima emozione questa mattina nella Chiesa degli Artisti a piazza del Popolo, stretta attorno a David e ad una comunità, la sua comunità. Erano poeti, artisti, cantanti, attori, musicisti, scrittori, uomini e donne abituati a governare le parole, abituati a giocare con le parole, come faceva lui. Che scrivesse una ballata sul fatto del giorno oppure improvvisasse in ottavine, gareggiando a colpi di metrica o esplosioni di ingegno, lui amava i versi, amava la buona musica, amava il tango.
Questa mattina, in quella chiesa, Stefano Bollani, dopo avere ricordato alcuni episodi della loro amicizia, si è seduto al pianoforte e ne ha suonato uno di una bellezza commovente; per gli accidenti della vita, ci siamo trovati, dopo tanti anni di amicizia, ad abitare a due portoni di distanza. Il che ha voluto dire, spesso, lo stesso bar del mattino. Lui, con un quaderno e due o tre libri davanti, a pensare e a scrivere. Allora, qui, forse, in quest'Aula, dove lui ci ascolterebbe con una sottile vena di ironia e, forse, scriverebbe una ballata anche su di noi, il ricordo migliore è con un paio di versi suoi, scritti in questi anni, quando la guerra, la fuga per salvarsi, lo interrogavano e lo spingevano a non dare nulla per scontato.
Dicono, così, quei tre versi, Presidente: “La ragazza di Kobane va sulla linea del fronte, ci guarda solo un momento, mentre cammina da sola. La libertà è una medaglia che si conquista sul campo, la libertà non è più solamente una parola”. Ci mancherà .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Ricordare un artista a tutto tondo è sempre complicato. Dove si incasella un artista come Riondino? Ha collaborato con il mondo dei fumetti, con il cinema, con l'arte contemporanea, con la televisione; ha cercato, in tutti i modi, di esprimere un'idea di società, di capacità di interagire con le persone, che rimane particolarissima. Ha collaborato con artisti immensi, con premi Oscar come Gabriele Salvatores con oppure con Marco Tullio Giordana; ha collaborato con alcune delle esperienze fumettistiche più interessanti del secolo scorso, come o .
E poi ha scritto canzoni che erano molto impegnate e canzoni che, invece, sono rimaste nell'immaginario collettivo. come , che è diventata anche la colonna sonora di uno dei film delle vacanze di Natale più conosciuti. Insomma, dove si può incasellare un uomo del genere? Si può incasellare nella capacità di interagire a tutto tondo con la società, cercando lui di indirizzarla, cercando lui di dare un contributo, e, soprattutto, con una caratteristica che noi vogliamo ricordare e che diventa, in questa società, sempre più particolare e rara: l'improvvisazione. Artisti che erano capaci di improvvisare perché conoscevano l'arte, perché avevano studiato l'arte e perché si sentivano arte .
PRESIDENTE. Vi ringrazio, colleghe e colleghi, per questo momento di ricordo. Aggiungo il mio personale cordoglio e quello della Presidenza. Aggiungo anche un'anomala nota personale, perché, tra le tante cose che avete ricordato, David Riondino accettò, a un certo punto della sua carriera, anche di fare il direttore del Teatro degli Illuminati della mia città, Città di Castello, e da quella città fu straordinariamente amato perché, da intellettuale grande quale era, sapeva farsi amare dai semplici. Avete ragione, mancherà .
PRESIDENTE. Comunico che, come già anticipato ai gruppi per le vie brevi, la commemorazione dell'onorevole Cirino Pomicino, prevista per domani a partire dalle ore 16,15, sarà anticipata alle ore 13,30. Comunico, inoltre, che nella giornata di giovedì 9 aprile, alle ore 9, avrà luogo l'informativa urgente del Presidente del Consiglio dei ministri sull'azione del Governo.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare la deputata Cavandoli. Ne ha facoltà.
LAURA CAVANDOLI(LEGA). Grazie, Presidente. Intervengo in quest'Aula per ricordare un ventenne. Un ventenne di Parma che, 110 anni fa, ha dato la propria vita per la nostra Patria. Si chiamava Michele Vitali, un ragazzo di buona famiglia, aveva fatto il liceo classico, era iscritto al Politecnico di Torino; però, aveva scelto, nella Prima guerra mondiale, di difendere la propria libertà, di difendere la nostra Patria.
Si iscrisse al corso allievi ufficiali di complemento nella Scuola Militare di Modena, che lo assegnò al Corpo dei bersaglieri, e così partì, ad appena 20 anni. Andò sui monti della Carnia, sul Pal Piccolo, dove comandò un gruppo di bersaglieri, e lì trovò la morte. Secondo le testimonianze, lui lì fu ferito nei giorni precedenti dallo scoppio delle bombe, ma questo non fermò il suo ardore e la sua voglia di difendere la Patria.
Quel giorno drammatico del 27 marzo del 1916, secondo quanto dicono i suoi stessi commilitoni, prese una scala a pioli, salì sul Trincerone e, con il berretto piumato in mano, incitò i bersaglieri a seguirlo all'assalto sotto il fuoco nemico.
Fu un gesto molto forte, straordinario, che permise a questo sparuto corpo di bersaglieri di mantenere la posizione; anche lui vide innalzarsi la bandiera italiana, quindi, mantenne la posizione. Fu un grande gesto che gli costò la vita e che, però, gli permise di avere la medaglia d'oro al valore militare, la prima medaglia d'oro che arrivò alla mia città, la città di Parma.
A 110 anni dalla morte credo sia giusto ricordare il suo valore, il suo amore per la patria. A lui è intitolata la sezione dei bersaglieri della provincia di Parma. Ringrazio, quindi, il presidente, Leonardo Levati, e il presidente onorario regionale, Luigi Carlo Baroni, che lo ha ricordato con un breve saggio, un saggio in cui…
PRESIDENTE. Concluda, collega.
LAURA CAVANDOLI(LEGA). ... sono anche testimoniate le sue lettere, la sua giovane età e l'ardore e l'amore per la sua famiglia e per la patria per cui si immolò.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Di Lauro. Ne ha facoltà.
CARMEN DI LAURO(M5S). Grazie, Presidente. Oggi vorrei parlare di una questione di salute pubblica, su cui ho deciso di presentare un'interrogazione dopo aver ricevuto diverse segnalazioni. Si tratta della presenza di carne di cavallo dopata all'interno della filiera alimentare.
Allora, sappiamo che il Ministero dell'Agricoltura dispone periodicamente di controlli nel settore ippico. Tuttavia, questi controlli come avvengono? Avvengono a campione e avvengono quasi sempre su quei cavalli che si posizionano in alto all'interno delle competizioni. Quindi, ecco, capiamo bene che questa impostazione, in realtà, non garantisce dei controlli che siano realmente efficaci e diffusi.
L'associazione Animal Equality ha effettuato delle verifiche sui dati ed è emerso che, dal 2022 al 2025, quasi 200 cavalli sono risultati positivi al . Trattandosi, come dicevamo, di test effettuati a campione, è lecito pensare che in realtà le cifre siano molto più alte. Le sostanze dopanti rilevate sono antinfiammatori, stimolanti come la caffeina, ma anche sostanze vietate, addirittura come la cocaina. Da ulteriori verifiche risulta che quasi il 10 per cento di questi cavalli risulta essere DPA, quindi, destinato alla produzione alimentare. Quindi, praticamente, cavalli risultati positivi ai test finiscono per essere consumati per uso alimentare. Ecco, c'è stato un gran parlare da parte di questa maggioranza…
CARMEN DI LAURO(M5S). …sul fatto che alcune proposte di legge sul divieto della macellazione di carne di cavallo siano state presentate e, in realtà, nella scorsa legislatura, lo stesso gruppo di Fratelli d'Italia aveva presentato queste proposte di legge. Quindi, ecco, concludo, Presidente, questa non è propaganda animalista, questa è coerenza e legalità, ma soprattutto anche responsabilità verso la salute degli esseri umani.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Braga. Ne ha facoltà.
CHIARA BRAGA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Voglio intervenire in quest'Aula per esprimere la nostra vicinanza, il nostro sostegno, la nostra solidarietà all'onorevole Claudio Stefanazzi . Credo di poterlo fare a nome non solo del nostro gruppo, ma mi auguro anche degli altri colleghi di tutte le forze politiche. Perché quello che è accaduto nei giorni passati all'onorevole Stefanazzi, alla sua famiglia, non è soltanto l'ennesimo episodio intimidatorio, è un fatto gravissimo che chiama in causa la tenuta stessa della nostra democrazia: l'automobile della moglie dell'onorevole Stefanazzi cosparsa di benzina, un innesco davanti alla porta di casa.
Purtroppo, lo dicevo, non è il primo episodio di intimidazione e non arriva per caso. Arriva dopo mesi, anzi, anni di denunce puntuali, circostanziate; arriva dopo interrogazioni parlamentari, purtroppo rimaste senza risposta; arriva mentre l'onorevole Stefanazzi da parlamentare della Repubblica ha esercitato, fino in fondo, il proprio ruolo, segnalando una recrudescenza criminale nel suo territorio: incendi, assalti, traffici illeciti e intimidazioni diffuse nella provincia di Lecce.
Allora, la nostra non è solo una parola di solidarietà, vuole essere soprattutto una richiesta politica precisa, perché al collega Stefanazzi e alla sua famiglia noi vogliamo dire che non sono soli ovviamente, che la sua battaglia è la battaglia di chi crede nella forza dello Stato, che debba essere sempre più forte della criminalità e delle mafie.
Ma proprio per questo non possiamo fermarci alle parole. Chiediamo, anche da qui, che il Governo - in particolare il Ministro Piantedosi - agisca immediatamente e intervenga con la dovuta attenzione su quel territorio e non solo.
Servono atti concreti, serve il rafforzamento degli organici delle Forze dell'ordine, servono più investimenti sul territorio, servono risorse per contrastare questi fenomeni e per contrastare l'espansione della criminalità organizzata. Non servono e propaganda sulla sicurezza. Serve dare un segnale chiaro a quel territorio, come a molti altri .
Quindi, noi, nel ribadire la nostra vicinanza e la nostra solidarietà al collega Stefanazzi, vogliamo dire che saremo al suo fianco, perché, come lui, vogliamo dimostrare che la politica può e deve stare dalla parte giusta, svolgendo fino in fondo il suo compito .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Ne approfitto per esprimere, anche a nome del gruppo AVS, piena solidarietà al collega Stefanazzi.
Intervengo per segnalare l'ennesimo caso di violenza nei confronti degli animali. C'è una gattina che è stata battezzata Rosi. Quello che sto raccontando è crudo, ma è giusto che nell'Aula si discuta anche di questo. Questa gattina è stata stuprata, seviziata e abbandonata per strada. Sta lottando tra la vita e la morte. Qualcuno dirà: va bene, ma può succedere, gli animali… Ma stiamo parlando di azioni mostruose. La violenza nei confronti degli animali sta solo aumentando negli ultimi anni.
La cosa che fa più rabbia è che, purtroppo, c'è una parte della popolazione indifferente. C'è una parte delle istituzioni che sbandiera tanto nuove norme che non sono servite a nulla. Chi conosce il mondo degli animali sa che senza uomini, senza formazione e senza il sostegno delle associazioni animaliste è solo propaganda.
C'è un elemento che ci colpisce più di tutti. È il fatto che questi episodi aumentano e ci sono zero condanne. Il che significa che, in nome di questi animali, venerdì ci sarà una manifestazione.
Ricordiamoci che quello che questi mostri possono fare sugli animali, poi, lo possono fare sui bambini e su altri esseri umani. Quindi, è un'azione concreta, è un grido di dolore in questo Parlamento, perché questa gattina rappresenta una violenza brutale che noi, giorno dopo giorno, continueremo a contrastare .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Polidori. Ne ha facoltà.
CATIA POLIDORI(FI-PPE). Mi permetta di ricordare, a nome del gruppo di Forza Italia, la scomparsa prematura del nostro collega Amato Libero Berardi, approfittando del fatto che la famiglia in questi giorni è in Italia. Un figlio dell'Italia, con l'Italia nel cuore, benché fosse partito dall'Italia all'età di 12 anni con i genitori e i fratelli.
È stato parlamentare nella legislatura 2013-2018, eletto nella circoscrizione America settentrionale e centrale con il Popolo della Libertà e componente della Commissione finanze. Primo firmatario della PDL per il riacquisto della cittadinanza da parte di italiani emigrati e dei loro discendenti.
Amato ha dedicato gran parte della sua vita al servizio della comunità italoamericana, diventandone un punto di riferimento. Fondò la NIA-PAC (National Italian American Political Action Committee) per dare rappresentanza politica agli italoamericani. Lo fece sempre con grande passione, con senso delle istituzioni e con un amore profondo per l'Italia, dove ha scelto di riposare per sempre.
Nonostante provenisse da un piccolo paesino del Molise, il suo amatissimo Molise, in America ha raggiunto risultati lavorativi straordinari. Ciò che mi piace ricordare di lui è la sua umanità, la sua simpatia, il suo grande cuore, la sua innata capacità di entrare subito in sintonia con tutti. Un ottimismo contagioso, nonostante una malattia veramente pesante, troppo pesante. Un uomo con grande coraggio.
Noi tutti ci stringiamo al dolore della moglie Maddalena, dei figli Carmine e Carmelina e dell'adorata nipotina Maria Cristina. Non ti dimenticheremo mai, caro amico e grande uomo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Simiani. Ne ha facoltà.
MARCO SIMIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Voglio ricordare Renzo Verdi, che ci ha lasciato domenica mattina. Renzo era un militante della sinistra fin da giovane. Ha fondato il Partito Democratico ed è diventato poi sindaco di Santa Fiora. Un militante vero, un dirigente politico di grande capacità. Ha difeso il suo territorio - Santa Fiora è sul monte Amiata, un luogo sicuramente delle aree interne - con le unghie e con i denti, proprio cercando di mantenere - e riuscendo anche in questa sua battaglia - l'ospedale nel monte Amiata, di riuscire a portare i servizi, di far sì che il trasporto pubblico locale fosse mantenuto con gli stessi chilometri che negli anni venivano piano piano dismessi. È riuscito assolutamente, con quella capacità che lui aveva, a poter coinvolgere le persone, a poter stare vicino alle persone e a poter fare quelle feste di paese e di partito che in un certo senso ci vedevano tutti insieme.
Una cosa bellissima era anche la sua voce. Lui è stato uno dei fautori del coro dei minatori di Santa Fiora, che ha calcato anche il palco di Sanremo, insieme a Simone Cristicchi, in cui ha raccontato, con le sue parole e con la sua voce, la durezza del lavoro della miniera, che è un lavoro duro del passato di quei luoghi, ma soprattutto quella spensieratezza che da sempre fa parte di quella comunità che oggi è il monte Amiata. Lo ricordiamo con affetto e salutiamo la sua famiglia con un grande abbraccio .
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
2.
SANTILLO ed altri: Disposizioni concernenti la programmazione dell'edilizia residenziale pubblica, le agevolazioni fiscali per interventi di recupero del patrimonio edilizio residenziale pubblico e sociale nonché il sostegno dell'accesso alla locazione di immobili abitativi e del pagamento dei canoni di locazione. (C. 1562-A)
e delle abbinate proposte di legge: FURFARO ed altri, GRIMALDI ed altri. (C. 1169-2181)
Relatrice: SEMENZATO.
3.
Disposizioni in materia di destinazione di proventi derivanti dalla vendita di prodotti. (C. 1704-A)
: CARAMANNA.
4.