PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
ALESSANDRO COLUCCI, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
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PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 88, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza petizioni, il sunto e l'assegnazione delle quali, ai sensi della deliberazione della Giunta per il Regolamento del 19 febbraio 2025, saranno pubblicati nell' al resoconto stenografico della seduta odierna .
PRESIDENTE. Comunico che, con lettera pervenuta in data 31 marzo 2026, il presidente del gruppo parlamentare Lega-Salvini Premier ha reso noto che il deputato Massimiliano Panizzut è stato nominato delegato d'Aula.
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Caiata. Ne ha facoltà.
SALVATORE CAIATA(FDI). Grazie, Presidente. Chiedo un'informativa urgente al Ministro dello Sport, Abodi, per riferire rispetto alla mancata qualificazione ai Mondiali ( della nostra nazionale di calcio. Ieri sera l'Italia, per la terza volta consecutivamente, non si è qualificata ai Mondiali. Se qualcuno avesse predetto questa frase, oggi in quest'Aula, il giorno 1° aprile, avremmo tutti pensato che si sarebbe trattato di un pesce d'aprile. Invece è una tristissima realtà. Tre intere generazioni - perché non giochiamo i Mondiali dal 2014 - non possono gioire di questo momento.
Il 19 novembre 2017, quando l'Italia non si qualificò per la prima volta, il presidente della Federazione era Carlo Tavecchio. Il presidente della Lega di Serie C - e riferisco testualmente - disse: “Tavecchio si dimetta. Serve una rivoluzione culturale”. Quel presidente di Serie C si chiamava Gabriele Gravina che, esattamente dopo un anno, diventa presidente della Federazione e lui stesso non si qualifica per due volte ai Mondiali. È triste vedere come un'attenzione, diciamo, invocata ad altri venga poi dimenticata per sé stessi.
È chiaro: capiamo che è difficile farsi da parte quando si percepiscono stipendi importanti, perché il presidente Gravina è presidente della Federazione ma è anche vicepresidente della UEFA ed è anche presidente del Club Italia; il Club Italia, per chi non lo sapesse, è il club che gestisce le nazionali. Quindi, è il primo, unico e diretto responsabile del fallimento sportivo, oltre che evidentemente del fallimento del calcio italiano.
Non starò qui a elencare il numero delle società fallite, in questi otto anni, da quando Gravina è presidente della Federazione…
PRESIDENTE. Collega, scusi, la interrompo solo per chiederle: è una richiesta, ovviamente, di informativa al Ministro per lo Sport?
SALVATORE CAIATA(FDI). L'ho già detto in premessa.…
PRESIDENTE. Perfetto, mi perdoni, colpa mia. Prego.
SALVATORE CAIATA(FDI). Prego, Presidente, ci mancherebbe. Vede, noi ce l'abbiamo particolarmente oggi con il presidente Gravina, non per il fallimento del calcio italiano, per il crollo dei diritti televisivi, perché il nostro campionato è diventato il meno appetibile d'Europa, perché la nostra nazionale e il nostro calcio ormai sono stati surclassati dalla Spagna, dalla Germania, dalla Francia, dall'Inghilterra. Ce l'abbiamo per due motivi più importanti: il primo è che ha rubato un sogno ai nostri giovani. Oggi le nostre generazioni ventenni non hanno mai assistito a una partita dell'Italia ai Mondiali.
Non stiamo parlando solo di un evento sportivo, stiamo parlando di un momento di grande aggregazione, di un momento di sogno. Le notti magiche dei Mondiali sono i ricordi della nostra infanzia, sono i ricordi che ci accomunano, sono quei momenti in cui una Nazione, anche in una fase di difficoltà, trova una grande coesione nazionale. Pensiamo al fatto che i nostri ragazzi, che hanno avuto già la sfortuna di vivere il COVID, non potranno gioire ma neanche soffrire, perché non è detto che bisogna vincere necessariamente e si può anche perdere, ma si può vincere e perdere tutti insieme, stando gomito a gomito e ricordando quei giorni, perché noi tutti - e sfido chiunque - ricordiamo i Mondiali del 1982 in Spagna, ricordiamo i Mondiali di Germania, ricordiamo le notti magiche di Italia 1990 e sapremmo dire esattamente durante quelle partite con chi eravamo e dove eravamo.
Questo dimostra che è una cosa che va al di là dello sport e dobbiamo imparare da quei bosniaci che ieri sera ci hanno battuto, perché ci hanno battuto in uno stadio di 9.000 posti, ci hanno battuto facendo la doccia a casa. Quindi, è la dimostrazione di come la passione, il cuore, quello che manca al nostro calcio, può essere determinante. Dobbiamo imparare dagli sport minori, che alle Olimpiadi ci hanno regalato grandissime soddisfazioni. Basta con il calcio dei soldi, basta con il calcio dei ricchi, basta con chi, per rimanere attaccato alla sua poltrona, priva una Nazione e intere generazioni di un sogno
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Intervengo per dissociarci dalla richiesta. Visto che l'argomento potrebbe pure essere serio, vorrei però spiegare perché ci dissociamo. Crediamo - lo abbiamo detto anche durante delle discussioni molto serie sul futuro del calcio, sugli interessi, sulle - che servirebbe davvero una rivoluzione generale, a partire dalle società, che dovrebbero essere molto più simili - come in alcuni casi, in Germania, in Spagna - a società che restituiscono ai propri territori, al proprio Paese, tanto di più di quello che danno. Lo dico perché dovrebbero promuovere gli scacchi nelle città, dovrebbero promuovere le giovanili di altri sport, insomma, le ingenti risorse di quel mercato capitalistico, fatto ormai - lo diciamo - solo di fondi speculativi, spesso di petrodollari.
Lo dico al collega: noi siamo davvero per vedere un altro calcio, però sa cosa non ci convince in questa narrazione? Ovviamente, che ci siano delle generazioni che non abbiano visto per una, due, tre volte - in questo caso - la propria nazionale ai Mondiali è un fatto che dispiace, dispiace soprattutto a chi è ossessionato dal calcio o dai nostri vecchi sogni, cioè come ritornare al 2006 e vedere Romano Prodi, la Melandri con… cioè, come se ci fosse una questione politica, no? Io ricordo i miei 25 anni e la frase “andiamo a Berlino”. Ma è questo? Io chiedo se è questa la politica: guardare ai nostri vecchi sogni. È un po' come hanno fatto con il referendum: l'ossessione, la separazione delle carriere; poi lo fai uno, due, tre, quattro volte, pensi sempre allo stesso sogno e non pensi che, nel frattempo, le generazioni hanno visto altro. Hanno visto il primo italiano vincere i 100 metri alle Olimpiadi; il record delle medaglie d'oro delle Olimpiadi estive e invernali; le grandissime sciatrici. Hanno visto la Coppa Davis, vinta con Sinner e senza Sinner, hanno visto Wimbledon. Hanno visto altre cose. Allora, gli sport sono questo.
Sì, il calcio è finito lì, ma dove volevamo che finisse? Perché, se è solo , è chiaro che, poi, le primavere non è che non ci sono, non le fanno semplicemente giocare nella serie A, perché ci sono altri interessi.
Allora, per carità, convocate pure Abodi, chiedete la testa di Gravina, fate le pulizie generali dopo Delmastro, Santanche', Chiorino, Bartolozzi, e toglieteci pure Gravina, ma non vi assolvete dalle responsabilità che avete. Ho qui dietro un grandissimo deputato, Berruto, uno che ha presentato una proposta, per esempio, per utilizzare le palestre, che è passata finalmente, ieri, al Senato. Ce ne sono di cose che possiamo fare, come leggi, per restituire dignità al calcio, alle primavere, a quello che succederà in futuro, per restituirla a tutti. Il punto non è la testa di Gravina e non è neanche parlamentarizzare una partita iniziata male e finita peggio. Non è questo il punto e non credo che sia con questo tipo di interventi che assolviamo le nostre funzioni e anche il futuro del calcio italiano
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sullo stesso argomento, il deputato Berruto. Ne ha facoltà. Mi deve dire se si associa o si dissocia. Prego.
MAURO BERRUTO(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. In realtà, io mi dissocio dalla richiesta di informativa del Ministro Abodi su questo tema, cioè sulle dimissioni del presidente Gravina, ma chiedo un'informativa al Ministro Abodi su un altro tema, che sono le ragioni che hanno portato a quello che è successo, che è un po' il culmine di un abisso morale, tecnico, agonistico, sportivo del calcio italiano. Credo che sia molto facile intervenire come ha fatto il collega Caiata oggi, perché è evidente: sui il 110 per cento degli italiani chiede le dimissioni del presidente Gravina. Credo che queste dimissioni non vadano richieste, semmai debbono essere un atto di dignità istituzionale, ma sarebbe più interessante - ed è per questo che chiedo che il Ministro Abodi venga a riferire - un'analisi su quello che è successo in questi dodici anni o, forse, anche qualche anno in più.
Chiedo all'onorevole Caiata - per suo tramite, Presidente - e, in generale, alla maggioranza dove erano loro quando, oltre alle responsabilità della Federazione, che sono enormi, gravissime, si ragionava sulla responsabilità della Lega Calcio. Forse loro erano nel posto in cui è stato ritenuto opportuno far eleggere due rappresentanti di quel mondo, due senatori, che siedono oggi nel Parlamento e che rappresentano la Lega Calcio, essendo uno dei due presidente anche di una società di calcio di serie A. Dove erano loro quando ci furono tutte le polemiche che riguardavano, nella precedente legislatura - fortunatamente ottenendolo -, la riduzione del famoso decreto Crescita, che è stato il motivo - se posso, intervengo per un minuto più da tecnico, da allenatore, da sportivo, che non da deputato -, la causa fondamentale dell'aver fatto arrivare nel nostro campionato decine, centinaia di stranieri scarsi. Per fare una nazionale forte, non servono 100 giocatori italiani, non servono 200 giocatori italiani, ne servono 20, 25, 30 che giochino nel miglior campionato possibile.
Allora, il campionato italiano dovrebbe essere attrattivo rispetto alla qualità di giocatori stranieri che ne alzino il livello. Allora, in quel modo crescono i giocatori italiani. Purtroppo, è successo esattamente il contrario… le squadre, in questo caso della Lega certo… La Federazione ha una responsabilità: può decidere il numero dei giocatori italiani, per esempio, da tenere in campo; non ha possibilità di decidere su altre cose, per esempio - un altro tema che bisognerebbe affrontare - il numero delle società di calcio di serie A. Ma quella opportunità che alcuni nostri - ovviamente, ripeto, senza nulla togliere alla responsabilità della Federazione - hanno utilizzato, ha realizzato una cosa che adesso noi paghiamo e, cioè, vedere arrivare nel campionato di calcio tantissimi stranieri di bassa qualità, vedere riempire le squadre primavera di stranieri di bassa qualità, semplicemente perché acquistare un giocatore straniero giovane costava un terzo o un quarto dal punto di vista fiscale. Allora, dove erano i colleghi quando si generavano le cause di quello che noi oggi, ovviamente, a caldo, commentiamo come la terza consecutiva eliminazione dai campionati del mondo?
Quindi, mi interesserebbe ascoltare e, lo ripeto, faccio questo intervento per chiedere un'informativa del Ministro Abodi sulle ragioni e, naturalmente, sui correttivi che noi possiamo immaginare per poter invertire questa tendenza .
PRESIDENTE. Riferirò al Presidente delle richieste di informativa giunte dai gruppi.
Ha chiesto di parlare, su un altro argomento, sempre sull'ordine dei lavori, la deputata Serracchiani. Ne ha facoltà.
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Presidente, noi oggi vogliamo chiedere un'informativa urgente al Ministro Nordio, perché il Ministro Nordio deve spiegarci, e deve farlo con urgenza, perché siano ancora al loro posto due capi del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria - in particolare il direttore della Direzione generale dei detenuti e del trattamento, il dottor Ernesto Napolillo, e la sua vice Lina Di Domenico -, entrambi seduti allo stesso tavolo dell'onorevole Delmastro e della dottoressa Bartolozzi alla “Bisteccheria d'Italia”, che abbiamo visto con grande chiarezza nelle fotografie che sono state pubblicate in questi giorni.
Considerato che sembrerebbe essere emerso che in quel ristorante si sia anche reinvestito del denaro proveniente da attività mafiosa e che sappiamo anche che quel ristorante appartiene, o sembrerebbe appartenere, ad un esponente della criminalità, ad una persona che oggi è comunque in carcere per intestazione fittizia e riciclaggio, ed è indagato anche per riciclaggio perché la procura di Roma ritiene che in quel ristorante sia stato reinvestito il denaro del Senese, allora noi ci domandiamo come sia possibile che due capi del DAP siano ancora al loro posto.
Non so se a qualcuno è venuto in mente che, magari, in quelle occasioni nelle quali frequentavano quel ristorante, possano aver parlato di quello che avviene all'interno degli istituti penitenziari italiani e magari aver fornito delle informazioni a chi ascoltava. Certamente, io penso che solo questo sarebbe sufficiente per chiedere a quelle persone di fare un passo indietro.
Ernesto Napolillo dovrebbe fare un passo indietro anche per un altro motivo estremamente grave. È noto alle cronache perché, grazie ad una sua circolare dell'ottobre del 2025, negli istituti penitenziari italiani ormai si impedisce di svolgere attività trattamentale di grande importanza. È stato vietato il laboratorio di lettura e di teatro al Morandi di Saluzzo. A Rebibbia è stato vietato di poter fare il teatro; teatro che ha dato un Orso d'oro a Berlino proprio ad alcuni attori che, in quella occasione, sono riusciti ad esprimere le loro capacità. A Marassi è stata addirittura vietata, dopo 24 anni, la .
Allora, Presidente, anche solo per questi motivi, dovrebbe venire a riferire con un'informativa urgente il Ministro Nordio e dirci perché questa circolare è ancora in piedi. Il Ministro Nordio deve venire a dirci perché sono ancora al loro posto - e questo è inaccettabile e intollerabile - delle persone presenti in quel ristorante che ha determinato, peraltro, su indicazione della stessa Presidente del Consiglio, le dimissioni del Sottosegretario Delmastro Delle Vedove e della capo di Gabinetto Bartolozzi.
Allora, ci dovete dire perché Ernesto Napolillo, Lina Di Domenico e altri, che sempre sono appartenuti e appartengono all'amministrazione del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, siano ancora al loro posto. È non solo inopportuno, ma in un Paese normale darebbero le dimissioni senza che nessuno chieda loro di farlo. Siccome questo per voi non è un Paese normale, perché l'indicazione che date è sempre quella dell'impunità, noi chiediamo al Ministro Nordio di venire a riferire urgentemente sul perché il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria è in queste condizioni e sul perché quelle persone non siano ancora state mandate a casa .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Intervengo per ringraziare la collega Serracchiani ed associarmi a questa richiesta di informativa che, peraltro, si associa alle tante richieste di informativa al Ministro Nordio pendenti sulla situazione carceraria. Credo che sia necessario un chiarimento con lui su questa vicenda, a maggior ragione per quello che sta accadendo nelle carceri in questo ultimo weekend, e non solo.
Io ho stampato semplicemente le agenzie. “Da sabato ad oggi due evasi dal carcere minorile di Bologna: uno già arrestato”. “Tentato suicidio a Valle Armea, SOS nelle carceri, mancano gli psicologi”. “Genova, stop dopo 24 anni alla in carcere, infuria la protesta”. “Detenuto appicca il fuoco in cella a Canton Mombello: agenti intossicati”. “Carcere, nuova aggressione a Torino, contesto fuori controllo”. “Agente penitenziario aggredito a Prato, carenze e sicurezza a rischio”. “Sequestrati a Siracusa 67 telefoni e droga”. “Bloccate tutte le attività teatrali in tutti i carceri italiani”. “I consigli comunali di Brescia e di Modena ricevono il diniego di poter svolgere, come hanno sempre fatto, la propria attività all'interno del carcere”. “Bloccate le visite degli studenti”.
Ecco, siamo di fronte a una situazione fuori controllo. Manca oggi il Sottosegretario con delega al DAP. I due dirigenti hanno quella vicenda che la collega Serracchiani ha raccontato. Io le chiedo se è possibile avere qui il Ministro Nordio e capire con lui quali sono i suoi intendimenti sul carcere, perché a noi pare molto chiaro che se ne siano dimenticati .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Ci associamo alla richiesta di informativa al Ministro Nordio e lo diciamo, come i colleghi, perché la situazione nelle carceri è esplosiva. Basterebbe pensare che nella mia città, qualche ora fa, la Polizia penitenziaria lamentava che ci sono intere sezioni in mano ai detenuti e dall'altra, proprio a Torino, sono morte per suicidio e overdose - nelle ultime ore - a Lorusso e Cutugno, due persone. Questa vicenda del DAP presente a quelle cene alla Bisteccheria d'Italia fa capire tante cose.
Intanto, lo dico e l'avevamo detto già in altre sedute: gli apparati dello Stato e gli organi dello Stato dovrebbero informare un Sottosegretario alla giustizia e l'ex capo di Gabinetto del Ministro Nordio delle frequentazioni e dei luoghi in cui vanno, perché ricordiamo che la Bisteccheria d'Italia è l'evoluzione di quella che era una catena dei Caroccia, la linea Da Baffo, diciamo. Anche lì bisognerebbe essere onesti. Non è che era appena stata aperta un'indagine, Caroccia era stato arrestato nel 2020. Ormai eravamo al secondo grado di giudizio, quando sono state acquistate le quote di una nuova società.
Però, mi faccia dire una cosa. Oggi mi fanno sorridere, con tenerezza, le rivelazioni di un compagno leale e fedele, un coinquilino. Delmastro, invece che rispondere in Parlamento e rispondere sulle cose che gli chiediamo, fa rispondere il suo coinquilino o ex coinquilino. Noi non entriamo dentro le sfere private, ognuno, insomma, vive e dorme con chi vuole e fa le rivelazioni. Basta che non siano segreti d'ufficio, come nel caso di Delmastro, tra l'altro.
Oggi ci fanno sapere che in realtà Delmastro non può aver fatto riciclaggio - non so se avete letto - perché lui non è l'azionista di maggioranza della Bisteccheria d'Italia, ma è l'unico che ha messo i soldi. Essendo che non conosceva Miriam Caroccia - la diciottenne che però è l'azionista di maggioranza - ed essendoci una grave indagine sul riciclaggio che riguardava la sua famiglia, mentre il povero papà era in carcere o comunque in guai giudiziari, chi metteva i soldi? C'è scritto così sui giornali: li metteva solo Delmastro. Io credo che, in tutta Italia, ormai vogliano avere solo soci come Delmastro. Sta in minoranza e mette solo lui i soldi. Perfetta come cosa, no? Va bene sia per i Caroccia che per lui, perché a quel punto i soldi li ha messi lui, mica ci può essere riciclaggio. Le mafie mica possono aver utilizzato questo vettore per riciclare soldi, no? I soldi li metteva solo Delmastro, però la società la gestiva una ragazza che lui non conosceva. Perfetto, no? Non sai nulla del precedente e, in tutto questo, il DAP va lì a cena, rischiando così - lo dico perché, magari, non parlano di lavoro nel dopo cena - di rivelare informazioni, magari delicate, in un luogo sensibile, dove il clan Senese utilizzava quel tipo di vettore per riciclare i soldi.
Adesso ritorno serio. Sarà normale che i vertici del DAP sono ancora lì e che a pagare siano solo Delmastro e Giusi Bartolozzi? Guardate che questa vicenda è gravissima. È gravissima. Lo dico in generale. Due informazioni qualcuno le prende in questa società? C'è un clan con una storia lunghissima e con un boss, Michele Senese “o pazzo”. Lo conoscono tutti a Roma, tranne il DAP e tranne il Sottosegretario alla giustizia.
Questa è una vicenda molto grave, che va oltre le responsabilità che ci saranno e saranno acclarate in un tribunale. Questa vicenda chiama delle responsabilità politiche e crediamo che Nordio debba venire in Aula a riferire di tutto questo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Cappelletti. Ne ha facoltà.
ENRICO CAPPELLETTI(M5S). Presidente, ci associamo anche noi naturalmente alla richiesta, perché occorre fare chiarezza e trasparenza, anche perché nei rapporti tra la malavita e la politica ci sono dei precedenti gravissimi nel nostro Paese. Vorrei ricordarne qualcuno, perché non lo dobbiamo dimenticare per non cadere negli stessi errori del passato.
Un partito di Governo, dell'attuale Governo, ha avuto un fondatore che per almeno 20 anni ha finanziato la mafia. Dalle forze di maggioranza sono stati mandati in Parlamento per decenni amici dei mafiosi, come Marcello Dell'Utri, che è stato senatore per tre legislature, già condannato a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa; come Nicola Cosentino, parlamentare per quattro legislature, nonché addirittura Sottosegretario, già condannato a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa in quanto ritenuto il referente della cosca dei casalesi; come Antonio D'Ali', senatore addirittura per 24 anni e perfino Sottosegretario, membro del Governo, è stato condannato a 6 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa per avere agito, nella sua carriera politica, nell'interesse di Cosa Nostra; e come tanti altri.
Venga, dunque, il Ministro Nordio a riferire con urgenza. Non ci deve essere neppure il sospetto di rapporti di pezzi dello Stato con esponenti della malavita organizzata . Non rifacciamo gli stessi errori del passato .
PRESIDENTE. Riferirò al Presidente delle richieste di informativa giunte dai gruppi.
Ha chiesto di parlare, su un altro argomento, sempre sull'ordine dei lavori, il deputato Bignami. Ne ha facoltà.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Grazie, Presidente. Richiediamo un'informativa urgente, nei limiti evidentemente del possibile, al Ministro della Difesa Crosetto perché abbiamo interesse a comprendere se, nel periodo antecedente a quando lui è stato nominato Ministro della Difesa, vi siano stati precedenti Presidenti del Consiglio che abbiano chiesto di disattendere gli accordi che regolano l'uso delle basi militari americane siglati nel 1954, perché leggiamo che esimi esponenti dell'opposizione si stanno affrettando nel richiedere una revisione di quegli accordi.
Però ci incuriosisce sapere se coloro che magari sono stati Presidenti del Consiglio abbiano avanzato le richieste di disattenderli. Non mi piace parlare male degli assenti, quindi non farò il nome di Giuseppe Conte, anche se devo dire che averlo presente in Aula è un miraggio, perché non c'è mai. Magari in quell'occasione gli potremmo chiedere altre cose. Non gli chiederemo, ad esempio, cosa faceva ieri a pranzo con l'emissario di Trump a Roma, chiuso, come al suo solito, in una stanza a parlare di vicende esattamente opposte rispetto a quelle per cui, quando va in piazza con i pro-Pal , con gli antagonisti e con chi prende a martellate questo e quell'altro, dice “no all'America, no agli Stati Uniti, no a Trump” e poi ci va a pranzo e, come dice lui, guardandolo negli occhi, gli avrebbe detto: questa volta però il conto lo paghi tu, perché io ho finito.
Forse non sa più dove ha messo il miliardo e 250 milioni presi da quelle commesse delle mascherine . A proposito, non gli chiederemo di sapere dove siano quegli amici che sono andati ieri a processo per riciclaggio , per riciclaggio, grazie agli affari che lui e la sua cricca facevano quando sedeva a Palazzo Chigi!
Non gli chiederemo conto dei soldi delle Primule , non gli chiederemo conto dei soldi dei dispositivi sanitari, dei banchi a rotelle che sono ancora lì che vanno. Non gli chiederemo conto...
PRESIDENTE. Collega, deve stare al tema dell'informativa.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). ...del fatto che doveva ...
PRESIDENTE. Colleghi, ci penso io, però. Collega, deve stare al tema dell'informativa.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Beh, no. Sto parlando, appunto, della base di Niscemi.
PRESIDENTE. No. Io l'ho lasciata parlare. Prego, stia al tema dell'informativa.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Sto parlando della base di Niscemi. Poi, Presidente, io apprezzo il fatto che lei cerchi di interpretare il ruolo dei colleghi che non sono presenti nell'arginare il mio intervento però...
PRESIDENTE. No, collega, questo non glielo consento.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). ...però, però, però. La prego, ma perché?
PRESIDENTE. Collega Bignami...
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Io vorrei concludere questa legislatura...
PRESIDENTE. Collega Bignami...
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). ...da capogruppo...
PRESIDENTE. ...lei adesso non ha la parola.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). ...senza essere interrotto.
PRESIDENTE. Collega Bignami, io non le consento di dire alla Presidenza...
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Ma non posso...
PRESIDENTE. Guardi, ha tutto il tempo per farlo. Non le consento di dire alla Presidenza che interpreta il ruolo di altri colleghi, perché io l'ho fatto in tutti gli interventi e l'ho fatta parlare adesso, nonostante lei da più di un minuto non stia più parlando del tema dell'informativa. Ora, io le do la parola e lei finisce la sua richiesta come vuole…
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Riprendo da capo …
PRESIDENTE. Lei riprende dal tempo che ha. Collega Bignami, portiamoci rispetto. Colleghi, però, colleghi… collega Provenzano… Sedetevi, perché questo ruolo spetta a me, non a voi. Va bene? Collega Bignami, io la prego solo di portare rispetto alla Presidenza, perché lei sa che il difficile ruolo di chi sta qui è tenere l'equilibrio e consentire il corretto svolgimento dei lavori. Io le assicuro che faccio del mio meglio in questo. Adesso le do di nuovo la parola e, come faccio sempre con tutti, la prego di stare al tema dell'informativa. Lei sono certa che lo farà. Quindi adesso riprende, sono certa, nel silenzio totale dell'Aula. Consentiamo al collega Bignami di fare la sua richiesta di informativa. Va bene, colleghi? Prego, collega. Mi scusi e riprenda come ritiene. Prego.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Quanto tempo ho?
PRESIDENTE. Ha circa tre minuti. Prego.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Allora riprendo da capo. Vorremmo sapere dal Ministro Crosetto se, prima di lui, i Presidenti del Consiglio precedenti - e non farò il nome di Giuseppe Conte, perché parlar male degli assenti non va bene, anche se riuscire a vedere Conte in Aula è praticamente un miraggio, perché è sempre assente - abbiano disatteso gli accordi del 1954 che regolano l'uso delle basi militari nei rapporti con l'Italia, perché assistiamo a un doppio standard.
Assistiamo a uno standard per cui si va in piazza a manifestare contro il Governo degli Stati Uniti, contro Trump e contro gli USA, insieme ai pro-Pal, che ovviamente sfasciano vetrine, aggrediscono le Forze dell'ordine e fanno tutto quello che noi abbiamo ben visto, ma poi ci si va a pranzo, come accaduto ieri , quando il signor Conte è andato con l'emissario speciale del Presidente Trump, ovviamente chiuso in una stanza , come al suo solito, quando firmava i DPCM in cui blindava milioni di italiani in casa o quando faceva le norme ... Unico caso in cui quella norma è stata applicata è per il suocero, togliendogli il reato di peculato . Nessun italiano ne ha beneficiato, ma il suocero sì.
E non gli chiederemo, visto che tanto non c'è mai, se abbia qualcosa da dire sui soldi spesi per le Primule, sui soldi spesi per i banchi a rotelle …
PRESIDENTE. Collega Provenzano! Colleghi, silenzio!
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). …e neanche per il miliardo e 250 milioni che per le mascherine hanno dovuto pagare gli italiani. E poi vediamo qualcuno che esulta perché la sua cricca è uscita dall'inchiesta e ci sono finiti solo i suoi amici per riciclaggio. Festeggiate il fatto che i vostri commensali di affari vanno per riciclaggio, ma voi, per carità, probabilmente ieri, nel parlare con l'emissario del Presidente Trump, così come fa lui, no, una volta appoggiato al bancone del bar insieme alla Merkel e una volta... magari a pranzo gli ha detto, guardandolo negli occhi, come sa fare lui: questa volta il conto lo paghi tu, perché io agli italiani non posso farlo pagare, gliel'ho fatto pagare prima con tutti i soldi buttati via.
E vogliamo sapere se in quella doppia morale magari si ricorda anche della base di Niscemi, che aveva detto che avrebbe smantellato, e poi, quando è diventato Presidente del Consiglio, ovviamente non lo ha fatto . E allora vogliamo sapere dal Ministro della Difesa se qualcuno prima di lui abbia messo in discussione quegli accordi che oggi il signor ragionier Conte ha intenzione in una qualche maniera...
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). ...di rivedere. Lo chiamo ragioniere semplicemente perché mi sembra che i conti li sappia fare benissimo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Deborah Bergamini. Ne ha facoltà.
DEBORAH BERGAMINI(FI-PPE). Grazie, Presidente. Mi associo alla richiesta di informativa del collega Bignami. Quanto avvenuto rispetto alla base di Sigonella dimostra che ci sono due piani quando affrontiamo, a livello di dibattito nazionale, la politica estera di questo Paese: il piano della sostanza, il piano della verità, il piano della realtà e il piano della facciata, il piano della comunicazione falsa, il piano della strumentalizzazione. E quindi forse è bene chiedersi chi è qua che è lineare e chi è qua che è tutt'altro che lineare.
Ed è giusto chiedersi, quando ci si riferisce alla politica estera di un grande Paese come l'Italia, se si stia facendo la cosa giusta, quando ci si trova all'opposizione. Io vorrei sapere qual è l'idea di politica estera del MoVimento 5 Stelle. Mi piacerebbe proprio che ci fosse un'identificazione della politica estera e dell'idea di politica estera del MoVimento 5 Stelle, in un momento in cui tutti gli equilibri mondiali che abbiamo conosciuto e che ci hanno garantito la pace stanno saltando, in un momento in cui è richiesto a tutte le forze politiche democraticamente elette uno sforzo di responsabilità, uno sforzo di realtà, uno sforzo di condivisione di quelli che sono gli interessi del nostro Paese.
E mi chiedo quindi, all'interno di questa idea di politica estera, come si possano conciliare l'antiamericanismo di facciata, il pacifismo teorico, gli attacchi violenti e volgari che qui, dai banchi della nostra Aula e dai - grande veicolo di realtà e di verità -, si fanno all'operato del Governo italiano e alla sua alleanza con gli Stati Uniti d'America, un'alleanza che ha garantito a tutti noi la pace e la sicurezza per 80 anni, con incontri, al tavolo di qualche ristorante, con persone che sono persone di fiducia e, vorrei dire, anche emissari politici di quel Presidente degli Stati Uniti .
Dove sta la politica estera? Ma allora il MoVimento 5 Stelle quello che dice qui, in Aula, lo dice perché lo pensa o lo dice perché fa comodo dirlo, e poi ci muoviamo nelle sale dei ristoranti, di fronte a un menù, e si dicono e si fanno altre cose? Io credo che sia venuto il momento di dire basta a questo modo di condursi e di condurre questioni serie che determineranno il futuro del nostro Paese. Io credo che ci voglia un po' di coerenza, non pretesa dagli altri, che la hanno - e in questo caso il Governo italiano ha una grandissima coerenza per quello che riguarda la politica estera - ma guardare la propria di coerenza.
Non è la prima volta che il MoVimento 5 Stelle si contraddistingue … non è che è possibile che, se parlano gli altri, qui non si debba fare casino e viceversa, non funziona. Non lo dico a lei, Presidente.
PRESIDENTE. Per me non si deve fare confusione mai. Prego.
DEBORAH BERGAMINI(FI-PPE). Cerchiamo di avere un pochino di coerenza, perché non è la prima volta nella sua storia - e ho grande rispetto della storia del MoVimento 5 Stelle - che la politica Paura, eh?…
PRESIDENTE. Deputato Iaria, la richiamo all'ordine. Deputato Iaria…
DEBORAH BERGAMINI(FI-PPE). Vede, Presidente, questo Avete paura?Buffone,Cafone…
PRESIDENTE. Deputato Iaria, la richiamo all'ordine!
DEBORAH BERGAMINI(FI-PPE). …questa è l'idea di…
PRESIDENTE. Deputato Iaria, lei è espulso dall'Aula. Colleghi l'ho espulso, andiamo avanti.
DEBORAH BERGAMINI(FI-PPE). Vede, Presidente, quando non si hanno argomenti, si hanno atti aggressivi, e purtroppo questo è il bello e il brutto della democrazia…
PRESIDENTE. A questo ci penso io, collega. Prego, ha un minuto, concluda.
DEBORAH BERGAMINI(FI-PPE). Sì, ma qualche riflessione mi viene spontaneo farla, se me lo consente.
PRESIDENTE. Certo, certo, prego, prego, ha un minuto.
DEBORAH BERGAMINI(FI-PPE). Non è - e concludo - la prima volta che il MoVimento 5 Stelle nelle sue linee di politica estera mostra degli elementi di profonda incoerenza. Forse piacere facilmente all'opinione pubblica può suggestionare lo spirito di responsabilità che si dovrebbe portare in primo luogo quando si è una forza politica democraticamente eletta. Ricordo il sostegno a Maduro, ricordo il sostegno ai gilet gialli, ricordo posizioni quantomeno inconsuete rispetto a certe accelerazioni, come l'adesione al Trattato della Via della seta, voluto dall'Italia, unico Paese del G7.
Ecco, cerchiamo di riportare le cose nel loro alveo. Se il MoVimento 5 Stelle ritiene Trump una persona di fiducia e un importante alleato del nostro Paese, non si limiti a farlo soltanto, seduti a un tavolino, dietro un piatto di pasta asciutta .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie. Vi stupirò, ma sono favorevole a questa informativa. Ringrazio il collega Bignami perché ci dà un'opportunità anche unica, se vuole, nel suo genere, perché forse siamo l'unico gruppo parlamentare, Alleanza Verdi e Sinistra è l'unico gruppo parlamentare che ha depositato da tempo delle interrogazioni che riguardano proprio la presenza delle basi sottoposte a regime NATO e delle basi statunitensi in Italia. Perché? Lo spiego al collega, che forse, però, non conosce questa vicenda, perché ha detto che sarebbe tempo di discutere di quegli accordi.
E allora vorrei tornare indietro nel tempo, dandogli ovviamente ragione, perché ci sarebbe proprio bisogno di discutere di quegli accordi. Allora, la presenza delle basi sottoposte al regime NATO, le basi USA, è regolata da una serie di accordi a partire dal 1949, prima cosa, e poi dal 1954. Per le basi USA vige l'Accordo bilaterale sulle infrastrutture (BIA), stipulato tra l'Italia e gli Stati Uniti il 20 ottobre 1954.
E, tra l'altro, c'è anche un , il d'intesa tra il Ministero della Difesa della Repubblica italiana e il Dipartimento della Difesa USA del 2 febbraio 1995. Entrambi disciplinano la presenza dei contingenti militari in Italia e l'uso delle basi, appunto il famoso di cui si parla in queste ore. Entrambi però, Presidente - così Bignami avrà tempo per studiare questa vicenda e capire se è d'accordo con noi, perché lui ha detto “c'è bisogno di discutere”, benissimo - sono stati sottoscritti con procedura semplificata. Che cosa vuol dire? Una procedura semplificata, anziché solenne, vuol dire che non sono mai passati dal Parlamento.
E sapete perché? Senza passare dal Parlamento, sono entrati immediatamente in vigore una volta sottoscritti dai rappresentanti dell'Esecutivo. E quindi sarebbe ora di fare una cosa: possiamo desecretarli e riscriverli? Noi siamo disponibili. Possiamo dirci che la prossima procedura sarà solenne? Passerà dall'Aula? Bignami, siamo d'accordo, uniamoci, scriviamo un bell'atto di indirizzo e chiediamo al Governo non di fare l'informativa, no, venga qua a dare le comunicazioni Crosetto. Desecretiamo quegli accordi e intanto rispondiamo a Trump, che ha dato a tutti noi dei vigliacchi, che dice che gli Stati Uniti pagano per tutti.
Allora glielo chiedo, Bignami: quanti soldi ha dato, quanto versano gli Stati Uniti per tutte le basi che hanno in Italia? Quanto hanno versato negli scorsi 70 anni? Glielo chiedo, visto che vuole desecretarli, desecretiamoli insieme. Quanto pagano ogni giorno? Perché guardate che ha un costo. Chiedetevi nel mondo, ogni qualvolta gli Stati Uniti vogliono una base, secondo voi la possono ottenere gratuitamente, così? Andate a chiedere cosa succede lì dietro.
Allora noi lo diciamo: noi non siamo degli scrocconi, non lo sono gli italiani, non lo sono gli europei, che pagano ogni giorno per la propria difesa e ospitano gli Stati Uniti per via di un Patto atlantico. Noi non ci dimentichiamo la storia, ma anche gli Stati Uniti devono ricordarsela questa storia, perché noi siamo un popolo sovrano. E sapete perché siamo un popolo sovrano? Proprio perché la libertà ce la siamo conquistata con gli alleati e anche da soli. Perché questa Patria ha una Costituzione e non siamo il 51° Stato degli Stati Uniti .
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti dell'Istituto comprensivo “Marconi Antonelli” di Torino e dell'Istituto di istruzione superiore “Leopoldo Pirelli” di Roma, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Benvenute e benvenuti .
Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Cappelletti. Ne ha facoltà.
ENRICO CAPPELLETTI(M5S). Grazie, Presidente. Ci associamo anche noi a questa richiesta di informativa, anche se siamo un po' sorpresi e vorremmo dare a Fratelli d'Italia un'informazione: il Presidente Conte non ha ancora vinto le primarie, quindi è inutile che vi scaldiate tanto . Immagino che abbiate delle informazioni che noi non abbiamo. Il Presidente Conte viene accusato dal capogruppo Bignami di avere aumentato la spesa militare, e questo viene detto e fatto anche con indignazione.
In effetti, il Presidente Conte, avendo ereditato un obbligo per il nostro Paese di portare la spesa militare al 2 per cento del PIL, pur ottenendo un aumento del numero di anni per raggiungere quell'obiettivo, ha aumentato la spesa di un miliardo di euro. Non ho letto nulla di Bignami contro la Presidente del Consiglio Meloni, che la spesa militare l'ha aumentata di 12 miliardi e ha più che raddoppiato l'obiettivo , portandolo dal 2 per cento al 5 per cento del PIL, nonostante tutti i problemi che ci sono nell'economia nazionale!
Perché Galeazzo Bignami non ha mai preso la parola o fatto un comunicato stampa di indignazione contro questo vergognoso aumento della spesa militare ? Quanto alle truffe del periodo COVID, colleghi di maggioranza, ma chi è l'unico rappresentante del Parlamento, del Governo, a processo per truffa aggravata sui fondi COVID, se non un Ministro del Governo Meloni ?
Santanche', che ha rassegnato le dimissioni pochi giorni fa. Chi è che è stato condannato con una sentenza di primo grado, se non la Pivetti, che mi pare sia di area governativa?
Quanto all'incontro del presidente Conte, è un incontro avvenuto in un locale pubblico. Se si voleva o si intendeva realizzare e tenere un incontro riservato, non si sarebbe andati in un ristorante al centro di Roma in presenza dei giornalisti , perché noi, a differenza vostra, non abbiamo nulla da nascondere e non facciamo società con i prestanome del clan dei Senesi e di questo ne siamo orgogliosi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Graziano. Ne ha facoltà.
STEFANO GRAZIANO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Vorrei iniziare con il dire al collega Bignami che capisco la sua agitazione dopo il referendum ed è il motivo per cui prova a chiedere un'informativa al Ministro Crosetto. Ma vorrei dire che l'informativa e la richiesta di venire in Parlamento al Ministro Crosetto l'abbiamo chiesta prima noi. Gli abbiamo chiesto di chiarire le cose, anche perché c'è una questione di metodo, prima che di merito, perché non è che ci sono state comunicazioni ufficiali. Noi abbiamo letto, attraverso la stampa, che c'è stato il diniego alle basi americane. Quindi, prima cosa.
Seconda cosa: è evidente che si vuole fare semplicemente un'operazione di del Governo Meloni rispetto a quello che è accaduto sul referendum e sul “no” dei 14 milioni, ma, soprattutto, io direi che errare è umano, perseverare è diabolico. Volete continuare a prendere in giro gli italiani. Continuate. Non vi è bastata la lezione, ne volete altre.
Quindi, noi non solo siamo favorevoli al fatto che ci sia l'informativa, ma vorrei anche chiarire al collega Bignami - per suo tramite, Presidente - che non tutte le condizioni politiche sono equivalenti. Non è che, se si chiede oggi o si fa un diniego oggi, è equivalente a quello che è successo 10 anni fa, 15 anni fa, 20 anni fa. Lo spiega bene oggi anche l'ex capo della segreteria di Craxi in un'intervista a - gli consiglio di leggerla - in cui si chiede se siano equivalenti le questioni con Craxi e con Crosetto? Lui stesso dice: guardi, non c'entrano assolutamente niente, sono totalmente scollegate tra loro.
Quindi, io direi al collega Bignami, innanzitutto, di guardare quali sono le condizioni geopolitiche di oggi e, in funzione di quelle, ragionare. Se si continua a fare populismo e pensare che gli italiani siano persone che non capiscono, io penso che la lezione presto arriverà alle elezioni politiche .
PRESIDENTE. Intanto, comunico che alla prima richiesta di informativa, quella al Ministro per lo Sport e i giovani, si associa, attraverso il deputato Amato, anche il MoVimento 5 Stelle.
Adesso invece, su questo argomento, ha chiesto di parlare l'onorevole Faraone. Ne ha facoltà.
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). Sì, Presidente. Intanto io, sulla richiesta di informativa, non posso che esprimere un'opinione favorevole: comunque, se c'è la possibilità di discutere con il Governo su temi così delicati, figuriamoci se noi neghiamo questa possibilità.
Però mi consenta di dire, Presidente, la prima cosa: io da un parlamentare che fa una richiesta di informativa e che, tra l'altro, contesta nella richiesta di informativa l'assenza di un collega, mi aspetto che sia presente almeno mentre si parla della sua richiesta di informativa. Reputo assolutamente irrispettoso il fatto che il collega Bignami abbia abbandonato l'Aula una volta chiusa la richiesta di informativa, senza ascoltare minimamente quello che i colleghi hanno da dire sulla sua richiesta.
La seconda cosa, Presidente: sinceramente darei un po' di serietà alle richieste di informativa. Qui a me sembra che, da parte della maggioranza, quando c'è una richiesta di informativa, è sempre per fare una provocazione; cioè, questi sfogliano i giornali - , , - e vengono qui a fare richieste di informativa. Anzi, mi scusi, Presidente, da oggi anche , perché oggi ci hanno richiesto un'informativa di Abodi per la questione che riguarda l'eliminazione dell'Italia ai mondiali.
E poi, Presidente, mi sembra anche abbastanza ridicolo che si faccia una richiesta di informativa chiedendo a Crosetto di venirci a dire se, negli anni passati, nei decenni passati, è stato negato o meno l'uso delle basi militari degli Stati Uniti d'America, con un atteggiamento che io reputo veramente incredibile.
Secondo me, a descrivere esattamente il comportamento della Meloni e del Governo nel rapporto con Trump, basta leggere la vignetta di Ellekappa di oggi su , dove c'è scritto, sul volto della Meloni che parla: Trump è n'amico; m'ha dato la possibilità de negà la possibilità di utilizzare le basi militari.
Lì, in quella vignetta, ci sta tutta l'idea di politica estera della Meloni. L'idea di paragonare il negare o meno l'uso delle basi militari in questa circostanza a circostanze passate è veramente incredibile, perché, intanto non abbiamo, in questo momento, un Presidente degli Stati Uniti d'America che possiamo considerare un alleato.
Per cui, io contesto chi dice che questi comportamenti di Trump devono portarci all'antiamericanismo, che debbono portarci all'antimilitarismo, che debbano portarci a fare battaglie contro la presenza delle basi militari nel nostro Stato o che contrastano la presenza del MUOS nel nostro Stato, perché tutte quelle infrastrutture di difesa servono al nostro Paese per difenderci e sono state messe a disposizione della NATO proprio per garantire ai Paesi che fanno parte della NATO una difesa.
Per cui l'idea che, siccome c'è un Presidente degli Stati Uniti d'America che ha deciso di avviare una guerra da solo, di pretendere che gli alleati andassero dietro alla sua guerra avviata da solo, un minuto dopo che aveva negato la possibilità a quegli alleati di dire la propria su quel conflitto che si stava avviando, l'idea che, siccome c'è questo Presidente degli Stati Uniti d'America che ci insulta un giorno sì e un giorno no… La Meloni non ha detto una parola dopo che Trump sui Paesi NATO ha detto, praticamente, “se vogliono, il petrolio lo comprassero da noi”, mancando totalmente di rispetto nei confronti dei cittadini italiani che, ogni volta che vanno a fare un pieno, si svuotano del loro stipendio per il livello cui è giunto il prezzo della benzina. Abbiamo questo arrogante che ci dice: vabbè, il petrolio venissero a comprarselo negli Stati Uniti d'America, che noi ce l'abbiamo in abbondanza. E la Meloni non dice una parola.
Quindi io credo, Presidente, che, di fronte a questa richiesta di informativa di Bignami, non c'è che dire: ok, facciamola.
Ma, dall'altro lato, c'è anche da dire che questo Governo sta dimostrando nei confronti di Trump, al di là se conceda o meno l'uso delle basi militari, l'assoluta accondiscendenza e l'assoluto atteggiamento di chi ha a che fare con un padrone, più che con un capo di Stato di un altro Paese .
PRESIDENTE. Riferirò al Presidente delle richieste di informativa giunte dai gruppi.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione delle mozioni Conte ed altri n. 1-00553 Zanella ed altri n. 1-00554, Malavasi ed altri n. 1-00555, Faraone ed altri n. 1-00560, Bonetti ed altri n. 1-00561 e Vietri, Loizzo, Bagnasco, Brambilla ed altri n. 1-00562 concernenti iniziative volte alla celere riduzione delle liste di attesa nell'ambito del Servizio Sanitario Nazionale .
Avverto che, dopo la conclusione della discussione sulle linee generali, che ha avuto luogo nella seduta di lunedì 9 marzo 2026, e nel corso della quale è intervenuto il rappresentante del Governo, sono state presentate le mozioni Faraone ed altri n. 1-00560, Bonetti ed altri n. 1-00561 e Vietri, Loizzo, Bagnasco, Brambilla ed altri n. 1-00562, che sono già state iscritte all'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo ha facoltà di intervenire, esprimendo altresì il parere sulle mozioni presentate. Prego, Sottosegretario.
MARCELLO GEMMATO,. Grazie, Presidente.
PRESIDENTE. Le devo chiamare io? O fa lei?
MARCELLO GEMMATO,. Sì, grazie.
PRESIDENTE. Passiamo alla mozione Conte ed altri n. 1-00553
MARCELLO GEMMATO,. Sulla mozione Conte ed altri n. 1-00553 il parere è contrario su tutte le premesse. Per quanto riguarda gli impegni, sugli impegni 1) e 2) il parere è favorevole. Sull'impegno 3) il parere è favorevole con riformulazione: “a valutare l'opportunità di”. Sull'impegno 4) il parere è favorevole con riformulazione: “a valutare l'opportunità, qualora se ne ravvisino gli estremi, di esercitare pienamente i poteri sostitutivi previsti dall'ordinamento nei confronti delle regioni inadempienti, anche considerando di porre in essere le misure previste in materia dal decreto-legge n. 73 del 2024 qualora si riscontrino reiterate violazioni dei tempi massimi di erogazioni o gravi carenze organizzative, assumendo iniziative normative per prevedere meccanismi sanzionatori effettivi, inclusa la sospensione della rimodulazione delle quote di finanziamento aggiuntivo e valutando la sussistenza dei presupposti per la nomina di commissari nei casi di perdurante inadempienza”. Sull'impegno 5) il parere è contrario. Sull'impegno 6) il parere è favorevole con riformulazione: dopo le parole: “ad assumere” aggiungere: “per quanto di competenza”. Sull'impegno 7) il parere è favorevole con riformulazione: “a valutare l'opportunità di”.
Sull'impegno 8) il parere è favorevole con riformulazione, sostanzialmente la sostituzione della parola: “normativa” con la parola: “di competenza”. Sull'impegno 9) il parere è favorevole con riformulazione: “a garantire l'applicazione della normativa vigente in materia di libera professione intramuraria affinché resti uno strumento complementare l'erogazione di prestazioni da parte del Servizio sanitario nazionale”. Sugli impegni 10) e 11) il parere è contrario. Sugli impegni 12) e 13) il parere è favorevole. Sull'impegno 14) il parere è favorevole con riformulazione: “a monitorare lo stato di attuazione degli interventi previsti dal PNRR e a dare indirizzi volti ad accelerare le procedure ove se ne ravvisi la necessità”.
Sull'impegno 15) il parere è contrario. Sull'impegno 16) il parere è favorevole. Sull'impegno 17) il parere è favorevole con riformulazione: “a valutare l'opportunità di”. Sugli impegni 18) e 19) il parere è contrario. Sull'impegno 20) il parere è favorevole. Infine, sugli impegni 21) e 22) il parere è contrario.
PRESIDENTE. Passiamo alla mozione Zanella ed altri n. 1-00554.
MARCELLO GEMMATO,. Per quanto riguarda la mozione Zanella ed altri n. 1-00554 il parere sulle premesse è favorevole.
Per quanto riguarda gli impegni, sull'impegno 1) il parere è favorevole con riformulazione: “ad assumere ogni opportuna iniziativa di competenza volta a completare l'adozione, in collaborazione con l'Agenas e le regioni, dei decreti attuativi del decreto-legge n. 73 del 2024 ancora mancanti”.
Sugli impegni 2), 3), 4) e 5) il parere è favorevole. Sull'impegno 6) il parere è favorevole con riformulazione: aggiungere alla fine del periodo le seguenti parole: “e compatibilmente con i vincoli di bilancio”.
Sugli impegni 7), 8), 9) e 10) il parere è favorevole. Sull'impegno 11) il parere è favorevole con riformulazione, eliminando, alla fine del periodo, le parole da: “avviando” a “pubbliche”, che sono le ultime tre righe.
Sull'impegno 12) il parere è favorevole con riformulazione, sostituendo la parola: “semestralmente” con la parola; “annualmente”, laddove parliamo del rapporto al Parlamento.
PRESIDENTE. Passiamo alla mozione Malavasi ed altri n. 1-00555.
MARCELLO GEMMATO,. Chiediamo l'espunzione degli impegni 4), 5), 10) e 17). Invece, per quanto riguarda…
PRESIDENTE. Delle premesse?
MARCELLO GEMMATO,. Delle premesse, sì. Invece per quanto riguarda gli impegni, il parere è favorevole sugli impegni 1) e 2).
Sull'impegno 3) il parere è favorevole con riformulazione: “ad adottare iniziative volte a predisporre un incremento progressivo del finanziamento del Servizio sanitario nazionale”. Da qui in poi viene espunto tutto il resto.
Sull'impegno 4) il parere è favorevole con riformulazione: “ad adottare le iniziative normative necessarie per il superamento definitivo del tetto di spesa per il personale sanitario, garantendo un piano pluriennale di assunzioni e stabilizzazioni con particolare attenzione alle specialità carenti, alla medicina territoriale, ai servizi diagnostici e valorizzando le professioni sanitarie attraverso un adeguamento retributivo che riduca la dipendenza economica dalle prestazioni a pagamento”.
Sull'impegno 5) il parere è favorevole con riformulazione: dopo le parole: “ad adottare” inserire: “per quanto di competenza”.
Sull'impegno 6) il parere è favorevole. Sull'impegno 7) il parere è favorevole con riformulazione: dopo le parole: “incentivi economici” inserire: “compatibilmente con i vincoli di bilancio”.
Sugli impegni 8) e 9) il parere è favorevole. Sull'impegno 10) il parere è favorevole con riformulazione: sostituire la parola: “normative” con le parole: “di competenza”.
Sugli impegni 11) e 12) il parere è favorevole. Sull'impegno 13) il parere è favorevole con riformulazione: dopo la parola: “prevedendo” inserire: “compatibilmente con i vincoli di bilancio”.
Sull'impegno 14) il parere è favorevole con riformulazione: anche qui sostituiamo la parola: “semestrale” con la parola: “annuale”, parlando sempre della relazione al Parlamento.
Sull'impegno 15) il parere è favorevole. Sull'impegno 16) il parere è favorevole con riformulazione: “a valutare l'opportunità di adottare ulteriori iniziative volte a potenziare la formazione e la valorizzazione del personale sanitario, prevedendo percorsi di aggiornamento nell'ambito e in coerenza con il sistema di formazione continua in medicina, nonché a proseguire nell'adozione di misure volte a riconoscere incentivi economici e percorsi di carriera che rendano le professioni sanitarie attrattive e al tempo stesso l'Italia competitiva rispetto agli standard europei”.
Sugli impegni 17), 18), 19) e 20) il parere è favorevole.
PRESIDENTE. Passiamo alla mozione Faraone ed altri n. 1-00560.
MARCELLO GEMMATO,. Chiediamo l'espunzione, nelle premesse, dei punti 8), 11), 16), 17), 22), 30), 34) e 38).
Passando agli impegni, il parere è favorevole sull'impegno 1).
Sull'impegno 2) il parere è contrario.
Sugli impegni 3), 4) e 5) il parere è favorevole. Sull'impegno 6), il parere è favorevole con riformulazione: “a valutare l'opportunità di”.
Sull'impegno 7) il parere è favorevole. Sull'impegno 8) il parere è favorevole con riformulazione: “a porre in essere ogni iniziativa di competenza volta al miglioramento del sistema di programmazione per l'accesso alle professioni mediche al fine di renderlo sempre più coerente con i fabbisogni del Servizio sanitario nazionale”.
Sull'impegno 9) il parere è favorevole con riformulazione: “a valutare l'opportunità di”.
Sull'impegno 10) il parere è favorevole. Sull'impegno 11) il parere è favorevole con riformulazione: “a valutare l'opportunità di”.
Sull'impegno 12) il parere è favorevole. Sull'impegno 13) il parere è favorevole con riformulazione: “a proseguire il di incremento del Fondo Sanitario Nazionale, al fine di consentire alle regioni di rafforzare” e poi ci si ricollega alla parola “rafforzare” presente al secondo rigo.
Sull'impegno 14) il parere è favorevole.
Sull'impegno 15) il parere è favorevole con riformulazione: eliminare le parole da: “al fine di migliorare” fino alla fine del periodo.
Sull'impegno 16) il parere è favorevole con riformulazione: eliminare le parole da: “assicurando il recepimento” fino alla fine del periodo.
Sull'impegno 17 il parere è favorevole con riformulazione: “a proseguire nel di incremento delle risorse destinate alle politiche di prevenzione primaria e secondaria”.
Sull'impegno 18) il parere è favorevole.
PRESIDENTE. Passiamo alla mozione Bonetti ed altri n. 1-00561.
MARCELLO GEMMATO,. Chiediamo l'espunzione delle premesse 2), 10) e 12).
Per quanto riguarda gli impegni, sull'impegno 1) il parere è favorevole con riformulazione: “ad adottare iniziative volte a dare continuità al di incremento del Fondo sanitario nazionale”.
Sull'impegno 2) il parere è favorevole. Sull'impegno 3) il parere è favorevole con riformulazione: eliminare le parole da: “e, in particolare” fino alla fine del periodo.
Sull'impegno 4) il parere è favorevole con riformulazione: “ad adottare le iniziative normative necessarie per il superamento definitivo del tetto di spesa per il personale sanitario, garantendo un piano pluriennale di assunzioni e stabilizzazioni”. Sull'impegno 5) il parere è favorevole con riformulazione: “a valorizzare le professioni sanitarie attraverso un adeguamento retributivo che renda più attrattivo lavorare nella sanità pubblica”. Sull'impegno 6) il parere è favorevole con riformulazione: “a valutare l'opportunità di”.
Sull'impegno 7) il parere è contrario.
PRESIDENTE. Passiamo alla mozione Vietri, Loizzo, Bagnasco, Brambilla ed altri n. 1-00562.
MARCELLO GEMMATO,. Il parere è favorevole su tutte le premesse e su tutti gli impegni.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Possiamo avere le riformulazioni?
PRESIDENTE. Certo, vi facciamo avere tutti i pareri che adesso ci ha dato il Sottosegretario.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare il deputato Faraone. Ne ha facoltà.
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Io sinceramente, sentendo il Sottosegretario… a proposito, io la ringrazio per la sua presenza; quella che colpisce è sempre l'assenza del Ministro su queste discussioni a cui è chiamato di fronte al Parlamento a partecipare.
Sinceramente, sentire il parere del Sottosegretario a favore della mozione di maggioranza, da un lato, mi fa apparire questo naturalmente scontato, però, dall'altro lato, se leggete gli impegni che la mozione di maggioranza sottopone al Governo, sono impegni degli sostanzialmente, Presidente. Perché, se non fossero al Governo da 4 anni, uno potrebbe benissimo dire: bene, stanno iniziando la legislatura e danno l'impegno al Governo di occuparsi di tutto quello che avrebbero dovuto fare in questi 4 anni. Invece, sono lì, sostanzialmente, a guardare il cantiere e indicare quello che deve essere fatto, che dovrebbe essere fatto, senza impegnarsi direttamente, perché questo Governo si è caratterizzato sulla sanità per alcuni aspetti.
Ormai è metodo da parte del Governo approvare in prossimità di un appuntamento elettorale un provvedimento clientelare, un provvedimento specchietto per le allodole, per gli elettori, per attirarli rispetto a un'idea che vogliono mettere in campo e che può essere sentita positivamente da chi andrà a votare. Ricordo l'episodio minimo delle Marche, il voto nelle Marche con la ZES introdotta per quella regione, che prima non era prevista; quindi, in prossimità, si vota questo provvedimento. Poi, come non ricordare, qualche giorno fa, il provvedimento sulle accise, fatto proprio in prossimità del voto sul referendum. Vi è andata male, Sottosegretario. Venti giorni di taglio delle accise dopo che nella legge di bilancio si era stabilito un incremento delle accise per 6 anni. Ricordo anche il provvedimento sulle liste d'attesa, Sottosegretario. Si ricorda la data, il giorno in cui fu approvato in Consiglio dei ministri? Il 7 giugno 2024. Si ricorda l'8 e il 9 giugno 2024 che cosa si sarebbe tenuto in questo Paese? Le elezioni europee. Quindi, guarda caso, approvaste un provvedimento il giorno prima delle elezioni europee sulle liste d'attesa. Un provvedimento pieno di decreti attuativi, che, poi, avrebbero visto luce soltanto in alcuni casi, tanti, tanti mesi dopo - in altri casi, non hanno mai visto la luce questi decreti attuativi -, però agli italiani è stato detto: abbiamo approvato un provvedimento che taglia le liste d'attesa.
Io non so, Sottosegretario, se lei lo ha mai fatto: si tolga - eventualmente io glielo suggerisco - cravatta e giacca, si metta un maglioncino e vada nei pronto soccorso o si presenti di fronte a una visita con un medico e, da perfetto ignoto cittadino, verifichi direttamente qual è la situazione del nostro sistema sanitario in molte regioni e in molte città del nostro Paese. Se si presentasse da cittadino semplice, non con i tappeti rossi stesi al Sottosegretario, preparando ospedali brillanti per la visita dell'esponente di Governo, vedrebbe che la situazione è drammatica.
Questa esperienza io gliela suggerirei, perché le farebbe vedere il volto vero della sanità in Italia rispetto a quello che voi continuate a dipingere a mo' di propaganda. Cioè, dopo l'approvazione di quel provvedimento propagandistico ed elettorale, i risultati sono che, ancora oggi, ci vuole un anno per una TAC in molti posti d'Italia; che, ancora oggi, ci vuole un anno per una mammografia in tantissimi posti d'Italia; che ci vogliono fino a 18 mesi per ricoveri urgenti. Tutto questo nonostante il vostro provvedimento salvifico, che avrebbe risolto il problema della sanità in Italia, il problema delle liste d'attesa e tutto il resto. Io la invito poi a recarsi, sempre con il famoso maglioncino, dal medico a cui si rivolge per una di queste visite e sentirsi dire dal medico, quando è vestito da pubblico: se ne parla fra 6 mesi. Poi, incontra di nuovo lo stesso medico, anche nella stessa circostanza, e gli chiede: ma se venissi in forma privata? Lo stesso medico le direbbe: ci vediamo la prossima settimana. Io non so se lei questa esperienza l'ha mai fatta, Sottosegretario, perché è un'esperienza cui sono sottoposti tantissimi italiani ogni giorno.
Quindi quel provvedimento, sostanzialmente, oltre a non aver prodotto nulla - perché la situazione è rimasta identica, se non peggiore rispetto a quella che c'era prima che l'approvaste -, ha comportato anche, ad esempio, che, l'anno passato, 6 milioni di italiani hanno rinunciato alle cure per liste d'attesa infinite. Quindi, alla domanda: perché rinuncia alla cura? Non perché è poco grave, non perché non voglio, preferisco altro, no, non so, non rispondo. No, rinuncio alle cure perché, se dovessi curarmi in questo Paese, mi dovrei iscrivere in una lista d'attesa infinita, quindi è inutile che io lo faccia e non ho i soldi per rivolgermi al privato, quindi è inutile, mi rivolgo a un privato che non posso pagare. Sottosegretario, questa è la realtà oggi in Italia, non quella che provate a dipingere nei vostri racconti. Tra l'altro, il dato è aumentato del 51 per cento rispetto al 2023: quindi, quelli che dicono che non si curano per le liste d'attesa, da dopo l'approvazione del decreto, sono aumentati del 51 per cento. Ma quali statistiche volete in più per capire che avete fallito? Naturalmente, poi, chi non può pagare, prende 1,7 milioni di prestiti, per 1,4 miliardi di euro, che gli italiani investono in prestiti per potersi curare.
C'è poi tutto il tema del rifiuto della prima richiesta, per cui, se io mi iscrivo a una lista d'attesa e tu mi proponi di andarmi a curare a centinaia di chilometri da dove abito, magari sono pure malmesso e non ho chi mi accompagna, è chiaro che rinuncio a quella richiesta che tu mi stai facendo, però nelle vostre statistiche risulta che è stato il paziente a rinunciare: non voi che avete fatto una proposta inaccettabile, il paziente che ha rinunciato. Quindi, nelle vostre statistiche, quelle ufficiali, questa situazione risulta essere una situazione che funziona e, quindi, gli italiani sono soddisfatti.
Lei ha corretto tutte le mozioni, la nostra: noi saremo contrari a tutte le sue proposte di riformulazione, perché questa storia che dice che c'è un incremento della spesa sanitaria da parte del Governo è una balla colossale. Quello che è incrementato del 24 per cento è la spesa sanitaria delle famiglie, cioè di quelli che prendono e mettono di tasca propria: stiamo parlando di 9 miliardi di euro, mentre nel resto d'Europa è il 15 per cento. Quindi, il 24 per cento di tasca propria gli italiani, il 15 per cento di tasca propria i cittadini europei, per un valore di 9 miliardi; il 10 per cento in meno la spesa sanitaria, 44 decessi in più ogni 10.000 pazienti. Presidente, questi sono numeri e, rispetto a questi numeri, il Governo che fa? Fischietta. Più 10 per cento di spese per farmaci. Il 44 per cento dei medici ha più di 55 anni, il 20 per cento ha più di 65 anni, per non parlare di quello che accade nei pronto soccorso, con una situazione che vede il 62 per cento di medici e il 38 per cento di mancanza rispetto alla pianta organica o i medici a gettone. Sottosegretario, ma non avevate detto che i medici a gettone non dovevano esserci più? Ma si faccia un giro per i pronto soccorso e veda che, se toglie quei medici a gettone, che ci costano un botto, quei pronto soccorso chiudono. Si faccia un giro, non si faccia portare dai dirigenti statistiche fasulle. Vada lei fisicamente a vedere…
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). …che ci sono ancora i medici a gettone, che percepiscono un sacco di soldi e, se non ci fossero loro, i pronto soccorso sarebbero chiusi.
Chiudo, Presidente, perché mancano 65.000 infermieri, mancano posti letto e tutto questo con una differenza nel territorio veramente incredibile, con un'autonomia differenziata che ha preso una “sportellata” dalla Corte costituzionale e che voi, invece, continuate ad applicare con provvedimenti in Conferenza unificata con le regioni Lombardia, Liguria, Veneto, eccetera…
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). …che vengono a chiedere di differenziare ancora di più la sanità, che già oggi, nel nostro Paese, è differenziata per regioni, con il Governo, anche lì, che fischietta.
Io credo, Presidente, che il Governo abbia fallito su tutta la linea e che sulla sanità, così come su tanti altri temi, meritereste soltanto di andare a casa .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Alessandro Colucci. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e onorevoli colleghi, Sottosegretario Gemmato, che, per suo tramite, ringrazio, Presidente, per la costante attenzione che rivolge al Parlamento, oltre che per la dedizione con cui svolge il ruolo di Governo. Devo dire anche su questo tema importante e centrale, come le liste d'attesa, che non sono solo un oggetto di questa mozione, ma sono certamente una parte del diritto alla salute che dobbiamo garantire.
Dichiaro il voto favorevole del gruppo di Noi Moderati alla mozione di maggioranza e ci attestiamo ai pareri espressi poco fa dal Sottosegretario Gemmato per quanto riguarda le altre mozioni. Votiamo a favore e lo facciamo con la lucidità pragmatica di chi sa che il problema non si risolve con gli slogan, che purtroppo, anche in quest'Aula, sentiamo molto spesso su questo argomento, ma con numeri, con risorse, con norme e con responsabilità. Le liste d'attesa non sono nate nel 2022, quando è nato questo Governo, a cui ha dato vita la maggioranza di centrodestra.
Sono una malattia, purtroppo, strutturale. Per troppi anni, dal 2010 al 2022, il Servizio sanitario nazionale è stato considerato un costo da tagliare, non un investimento da valorizzare. Tagli lineari, blocco del e mancata programmazione del personale, questo è ciò che abbiamo trovato nel 2022. I risultati erano sotto gli occhi di tutti: liste d'attesa infinite e cittadini costretti a pagare di tasca propria e a rinunciare alle cure. Dal 2022 il quadro è cambiato.
Il Fondo sanitario nazionale è passato da 125 miliardi a quasi 143, con un incremento di quasi 18 miliardi in 4 anni. Solo per il 2026, la legge di bilancio 2025 ha stanziato quasi 5 miliardi, ai quali si aggiungono i 2 miliardi e 400 milioni della manovra in corso. Quindi, parliamo di 7 miliardi e 400 milioni di investimento in un solo anno, il più grande degli ultimi 15 anni. La spesa sanitaria totale supererà i 149 miliardi nel 2026. Questi sono fatti concreti. Il vero cambio di passo, però, è arrivato con il decreto-legge n. 73 del 2024, il primo intervento organico sulle liste d'attesa dopo anni di inerzia.
Il piano strategico previsto ha già prodotto effetti. Oltre mille strutture ospedaliere hanno aumentato del 20 per cento le prestazioni. Il cruscotto Agenas ha monitorato 57.800.000 prestazioni nel 2025. La Piattaforma nazionale delle liste di attesa è operativa e sta diventando lo strumento di trasparenza che i cittadini meritano. Il problema delle liste d'attesa è stato risolto definitivamente? Certamente no. È per questo che abbiamo indicato con precisione quelle che riteniamo le priorità operative, su cui concentrare l'attenzione del Governo. Le elenco.
Innanzitutto, completare i decreti attuativi rimasti, in stretta collaborazione con Agenas e regioni. Sappiamo, ovviamente, che la sanità è materia concorrente con le regioni. Poi, rendere la Piattaforma pienamente trasparente: dati aperti e disaggregati per regione, ASL, struttura, prestazione e priorità, con distinzione netta tra attività istituzionale e . I cittadini devono poter controllare in tempo reale, non tra 6 mesi. Bisogna pretendere dalle regioni, che non hanno speso i fondi assegnati, un piano operativo straordinario entro 60 giorni, con obiettivi misurabili e scadenze certe.
Rafforzare il monitoraggio: chi fa bene deve essere premiato, chi non fa deve essere supportato e, se necessario, responsabilizzato. Bisogna dare continuità all'incremento del Fondo sanitario nazionale, approvare entro il 2026 il nuovo Piano nazionale di governo delle liste d'attesa con obiettivi vincolanti e superare il tetto di spesa sul personale - questo è importantissimo - con un piano pluriennale di assunzioni, su specialità carenti, medicina territoriale e diagnostica, e retribuzioni che riducano la dipendenza dall'.
Valorizzare la libera professione fuori dall'orario di servizio per aumentare l'offerta complessiva. Riformare l', superando la rigida dicotomia esclusività-non esclusività, con incentivi al merito e alla produttività istituzionale. Definire in maniera più chiara l'attività professionale dei medici di medicina generale e degli specialisti ambulatoriali convenzionati interni, lavorando a una maggiore integrazione con l'organizzazione dei servizi sanitari territoriali e al rafforzamento della presenza dei medici nei presìdi territoriali.
Avviare - altra priorità - in collaborazione con la Conferenza delle regioni e delle province autonome un percorso complessivo di riforma dell'assistenza. Potenziare il governo della domanda, con il coinvolgimento attivo dei medici di medicina generale nella prenotazione e nel territoriale. Rendere strutturale il superamento del vincolo di esclusività per il personale del comparto, valorizzando le competenze e aumentando l'attrattività delle professioni sanitarie. Sviluppare sanità digitale, telemedicina, terapie digitali e ospedale virtuale, e, infine, presentare alle Camere una relazione semestrale con dati certificati, analisi delle criticità e misure correttive.
Questa mozione è importante, con queste priorità indicate, perché fissa con chiarezza quello che c'è da fare e che potremmo sintetizzare in tre aspetti. La priorità sulla trasparenza: la Piattaforma nazionale delle liste d'attesa deve diventare uno strumento di controllo democratico reale. I cittadini hanno il diritto di sapere quanto attendono, dove e perché. Non è una richiesta tecnica, è una questione di rispetto verso chi attende di vedere soddisfatto un diritto costituzionale.
Altra macroarea di priorità: il personale. Il superamento del tetto di spesa per il personale sanitario non è più rinviabile. Non si abbattono le liste d'attesa senza medici e infermieri. Il piano pluriennale di assunzioni e stabilizzazioni, con attenzioni specifiche alle specialità carenti e alla medicina territoriale, è una necessità sistemica, non una concessione sindacale. E, infine, altra macroarea di priorità è la , perché non bastano solo le risorse. Le risorse ci sono, il problema in molti territori è come vengono utilizzate o come non vengono spese correttamente.
Serve un meccanismo di responsabilizzazione chiaro, piani operativi vincolanti, indicatori certificabili, affiancamento tecnico alle regioni, che, come detto, hanno questa materia in corresponsabilità con lo Stato - le regioni, ovviamente, in difficoltà - e meccanismi di premialità per chi ottiene risultati. Infine, puntiamo a guardare avanti, questo è un altro passaggio importante. La telemedicina, le terapie digitali, l'ospedale virtuale e l'interoperabilità dei dati clinici sono strumenti già disponibili, che possono ridurre in modo strutturale la pressione sulle strutture ospedaliere.
Signor Presidente, nessuno qui afferma che il problema delle liste d'attesa sia risolto. Diciamo che è la direzione giusta, che gli strumenti ci sono, che i risultati stanno arrivando e che il lavoro da fare è ancora molto. Questa mozione è un atto politico serio. Riconosce la complessità del problema, indica gli strumenti, fissa obiettivi misurabili e responsabilizza i livelli di governo. Il Servizio sanitario nazionale è un patrimonio da difendere e da far crescere con serietà, con pragmatismo e con continuità. È quello che stiamo facendo, è quello che continueremo a fare.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Io cercherei di attenermi al problema delle liste d'attesa, perché, come ho cercato di illustrare in discussione generale, il decreto-legge n. 73 del 2024 non è stato attuato. E lo scandalo delle liste di attesa perdura, così come perdurano le disuguaglianze di accesso ai servizi tra le regioni e perfino all'interno di una stessa medesima regione tra le differenti ASL. E queste disparità, queste diseguaglianze si aggravano sempre di più.
Il problema dei due decreti attuativi, che mancano ancora, e la questione veramente scandalosa della Piattaforma nazionale, che risulta inadeguata, sono assolutamente i punti irricevibili, perché, se non si risolvono questi, hai voglia di dire di superare le liste d'attesa. Nemmeno gli strumenti che il Governo si è dato funzionano. La Piattaforma nazionale poi - e qui ne faccio proprio una questione politica e culturale, direi - risulta per nulla leggibile e trasparente, quindi di assoluta inutilità per lo scopo e anche per la competenza stessa che potrebbe, invece, fornire per affrontare le questioni.
E credo che questo sia un ulteriore, grave scacco di questo Governo, che si era posto l'obiettivo di abbattere le liste d'attesa, dichiarandolo prioritario, necessario e urgente. Infatti fu adottato, non a caso, lo strumento della decretazione d'urgenza per cercare di risolvere e di affrontare una questione che è complessa, strutturale e che richiedeva una pluralità di iniziative, oltre che una capacità di gestione, il pieno coinvolgimento della Conferenza Stato-regioni, interventi e - ripetiamo, ripetiamo, ripetiamo - finanziamenti per il personale, l'innovazione tecnologica e digitale e anche misure per contrastare l'inappropriatezza della domanda di prestazione.
Anche questo, un tema insufficientemente affrontato. La verità è che il fenomeno delle lunghe liste di attesa è veramente la cartina di tornasole di un Servizio sanitario nazionale che tale non è più, perché, se non si riesce a garantire l'erogazione dei servizi in tempi certi e appropriati rispetto alle patologie e alle necessità di cura, secondo quanto previsto dai livelli essenziali di assistenza, mi chiedo che Servizio sanitario nazionale sia. La Piattaforma nazionale, poi, è rimasta alla sua prima versione, le cui criticità erano e sono note.
Pubblica, pensate, solo dati aggregati a livello nazionale, quando sarebbe indispensabile almeno disaggregarli per regione, per azienda sanitaria (meglio), per settore pubblico e privato accreditato, quindi distinguendo le attività del Servizio sanitario nazionale e l', che è stimabile mediamente attorno al 30 per cento, che è una percentuale molto, molto consistente. Quindi, ripeto, la mancanza di dati disaggregati impedisce di individuare con precisione le criticità e i problemi territoriali, i principali colli di bottiglia, le prestazioni più soggette a ritardi.
Quindi, se non abbiamo la possibilità, con gli strumenti anche piuttosto costosi che il Governo si è dato, il Servizio sanitario si è dato, per avere la fotografia dell'esistente, ditemi come è possibile porre rimedio. La Piattaforma non fornisce le indicazioni essenziali anche ai cittadini e alle cittadine che hanno la necessità di tutelarsi in caso di mancato rispetto dei tempi massimi d'attesa. La frammentazione dell'infrastruttura dei dati sanitari rappresenta una delle principali debolezze del sistema sanitario italiano.
Un articolo pubblicato lo scorso anno, a gennaio, dalla prestigiosa rivista lo spiega in maniera dettagliata. È stata proprio un'italiana, Monica Vaccaretti, a sollevare il problema della non esistenza di un sistema unificato e centralizzato per la documentazione e la condivisione delle cartelle cliniche elettroniche, dei dati ospedalieri e delle cartelle dei medici di base. Pensate che sono ben 90.000 gli italiani che rifiutano di condividere i propri dati sanitari nel timore che sia violata la propria la propria , e, ovviamente, la legislazione frammentata regionale è di ostacolo, perché non si riescono a bilanciare gli interessi pubblici con gli interessi, doverosi naturalmente, di rispetto della individuale.
Questo rappresenta - faccio un esempio molto, molto concreto - anche un costo economico importante, perché, pensate, quando i cittadini si trasferiscono da una regione all'altra per avere una cura adeguata, non potendone usufruire nel proprio territorio di competenza, gli ospedali non riescono, pur attrezzati eccetera eccetera, ad accedere alle cartelle cliniche dei pazienti extraregionali. Questo fa sì addirittura che si vengano a ripetere degli esami clinici e diagnostici.
Quindi, non soltanto il costo, ma anche il peso sanitario soggettivo di ripetere test, magari test ed esami molto invasivi e non proprio benefici direttamente per la salute. Quindi, 20 regioni che operano in modo indipendente, con politiche e tecnologie diverse, non sono certo di aiuto. Questo è uno dei punti che depongono a favore del superamento, ancorché in parte avvenuto con la sentenza della Corte costituzionale, dell'autonomia differenziata, che rischia di peggiorare la situazione e di approfondire disparità e contraddizioni.
Perché, quando regioni e ospedali non possono esprimere l'interoperabilità e utilizzano sistemi operativi magari obsoleti, come avviene spesso in cliniche private, e vengono impediti i trasferimenti di cartelle cliniche, di immagini diagnostiche, voi capite bene che, a fronte di una migrazione sanitaria che ha raggiunto percentuali drammatiche, la non unificazione dei dati sanitari aggrava la spesa, perché esami, ripeto, e analisi addirittura vengono ripetuti. Inoltre, il fascicolo sanitario elettronico, che è veramente molto, molto importante, richiede allo Stato risorse adeguate…
LUANA ZANELLA(AVS). …e che vengano stabiliti protocolli standardizzati per la raccolta e il trasferimento di dati. Chiudo: è indispensabile, ovviamente, adottare i decreti attuativi mancanti, migliorare e garantire la Piattaforma nazionale con dati disaggregati e, soprattutto, aumentare il finanziamento del servizio sanitario pubblico, che sta scivolando senza un contrasto efficace…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
LUANA ZANELLA(AVS). …verso la privatizzazione e perfino verso la finanziarizzazione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Pastorella. Ne ha facoltà.
GIULIA PASTORELLA(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Questa discussione ha un sapore molto, molto amaro, perché questi temi, questi problemi, più che questi temi, è vero che precedono questa maggioranza, ma è da 4 anni che siamo in quest'Aula e ho l'impressione di aver avuto un molto, molto amaro troppe volte.
Chiaramente non stiamo riuscendo a risolvere questi problemi e le premesse su cui avete dato per la maggior parte parere negativo certificano questa situazione assolutamente drammatica. Le premesse certificano la carenza di personale sanitario - si stima che manchino circa 40.000 tra medici e infermieri - e certificano la crescita della spesa sanitaria privata, che è un problema non solo generale, ma anche per le singole famiglie che poi arrivano ad avere la cosiddetta povertà sanitaria, quindi è un problema per le famiglie obbligate a chiedere prestiti per curarsi. Naturalmente è l'annoso tema delle liste d'attesa infinite che hanno conseguenze drammatiche, sotto il profilo della prevenzione e della cura. Tutti abbiamo letto di quel caso terribile in cui il referto è arrivato troppo tardi e la persona è morta. Persino la maggioranza, nelle sue premesse, ricorda che pochissime risorse dei fondi assegnati alle regioni per tagliare queste liste d'attesa sono state spese. Ora, le regioni sono un po' di qua e un po' di là, quindi, un problema c'è da tutte le parti.
C'è poi il tema della mobilità sanitaria che non è più un turismo, perché il turismo ha un'accezione positiva. È proprio una mobilità interregionale basata sul bisogno, basata sulla mancanza di strutture e di capacità, di tutto quello che potrebbe permettere ai cittadini di restare dove sono e che determina l'aumento di quello di cui parlavamo prima, quindi, la povertà sanitaria, perché questi viaggi sono sicuramente costosi e potenzialmente molto impattanti sulla vita.
E poi c'è anche un tema di produttività. So che applicare la parola produttività al sistema sanitario farà storcere il naso a tanti colleghi, però, è vero. La produttività è scesa, il volume di prestazioni erogate ad oggi è inferiore al numero di quelle erogate nel 2019. Ora non credo che ci sia una minore domanda di prestazioni, quindi è chiaro che abbiamo un problema. In che cosa si traduce tutto questo? Molto semplice: in una mancanza di fiducia nel sistema sanitario nazionale, cioè un cittadino su due trova che il diritto alla salute, che è sancito dall'articolo 32 della nostra Costituzione, non sia rispettato. Questo è un dato drammatico, è un dato che, davvero, ci dovrebbe fare riflettere. Perché è un problema? È un problema non solo perché non onoriamo i doveri che ci siamo dati noi stessi, scritti nella Costituzione, ma è un problema perché, se lo Stato fallisce in uno dei suoi compiti primari, lo Stato non è più legittimo. Con che coraggio chiediamo ai cittadini di dare talvolta più della metà del loro stipendio in tasse, se poi non sappiamo spendere bene quelle stesse tasse per soddisfare i bisogni primari dei cittadini? Questo è veramente un tema di legittimità dello Stato. Lo Stato fondamentalmente dovrebbe fare, lo dico da liberale, tre cose semplici prima di occuparsi di tutto il resto: sanità, e oggi discutiamo sul fatto che non lo sta facendo bene; scuola e istruzione, e anche in questo caso potremmo aprire un dibattito infinito, ma non è oggi il tema; e, terza cosa altrettanto fondamentale, sicurezza e difesa. E perché parlo, invece, di questo? Ne parlo perché una mozione, quella dei colleghi del MoVimento 5 Stelle, ancora una volta, ribadisce quello che più volte hanno detto in Aula, cioè che c'è una contrapposizione, che bisognerebbe usare i soldi del riarmo per la sanità. Ora andate a chiedere agli ucraini a che cosa serve un ospedale quando è bombardato. Andate a chiedere ai palestinesi a che cosa servono un'infermeria e un ospedale se sono bombardati, oppure andate a chiederlo banalmente agli inglesi e francesi che nel 2017 hanno visto un numero ingente, centinaia, di strutture sanitarie attaccate da un attacco che le ha completamente paralizzate e le ha rese inutilizzabili, causando disagi e problemi ai pazienti, potenzialmente fatali.
Ecco, tutto questo ci deve dire una cosa molto semplice: non c'è una scelta tra sicurezza e sanità; lo Stato deve fare entrambe le cose e deve farle bene. Questa è semplicemente la premessa. Quindi, è giusto, è doveroso occuparsi di Servizio sanitario nazionale, perché - ripeto - è uno dei doveri dello Stato. Azione è nata su questo tema. Il primo evento che abbiamo fatto qua a Roma si chiamava “OperAzione Sanità”. Già allora, nel lontano 2019, questo era per noi un tema cruciale. Quindi, oggi, come abbiamo fatto sempre, abbiamo sempre proposto suggerimenti che fosse durante la pandemia, che fosse dopo la pandemia, ancora oggi veniamo in maniera costruttiva a suggerire alcune azioni che possono essere fatte. L'abbiamo fatto in collaborazione con il Partito liberal-democratico, col collega Marattin, che condivide con noi una visione di cosa debba essere fatto. E cosa deve essere fatto? Quattro cose molto semplici. Certo, le risorse finanziarie sono importanti, sono necessarie per colmare anche il di spesa che abbiamo con altri Paesi europei, servono per assumere medici e infermieri e soprattutto per pagarli meglio, perché al momento sono professioni non attrattive e - come dicevo prima - abbiamo una grandissima carenza. La seconda idea è banale, quanto rivoluzionaria. Alle volte non si tratta solo di “quanto” si spende, ma di “come” si spende e quindi torno a quel concetto che probabilmente ha fatto storcere il naso - come dicevo - di produttività e quindi andare a vedere nel dettaglio, in questo senso, i dati che si stanno raccogliendo; possono aiutarci a capire chi spende bene e chi spende male, chi spende inutilmente su prestazioni ed esami magari che non vanno fatti e perché le persone si muovono in altre regioni. Quindi occorre andare ad analizzare con attenzione come si spende perché, magari, con semplici efficienze si può evitare di fare ulteriore debito, ma si può migliorare la sanità per i cittadini, perché, alla fine, l'obiettivo non è semplicemente mettersi una medaglia e dire “abbiamo speso di più”, ma dire ai cittadini “vi abbiamo risolto il problema delle liste d'attesa”.
E a proposito di liste d'attesa, è incredibile: ce l'avete fatto passare giustamente come un decreto, quindi come qualcosa di urgente, di emergenziale - perché è un'emergenza - eppure ad oggi ancora aspettiamo moltissimi decreti attuativi di quel DL Liste d'attesa. E quindi, se era tanto un'urgenza, perché ci stiamo mettendo così tanto? Questa è una contraddizione che i cittadini e neanche noi riusciamo a spiegare.
E infine abbiamo coraggio. Abbiamo proposto - l'ho sostenuta convintamente - una riforma costituzionale sulla giustizia, eppure sulla riforma della del sistema sanitario nazionale, il Titolo V, ancora non è stata fatta nessuna proposta. Forse ci dovremmo domandare - fermo restando che l'obiettivo sia tutelare i livelli essenziali delle prestazioni sul territorio - che rivedere la con un maggiore accentramento, con un maggiore controllo potrebbe essere una delle soluzioni per diminuire le disparità che, purtroppo, vediamo sul nostro territorio. Questi sono alcuni suggerimenti direi quasi a costo zero. Sono suggerimenti che andrebbero a migliorare la situazione, sono suggerimenti che non sono di parte, che sono semplicemente quello di cui - lo crediamo - ha bisogno il Paese, di cui hanno bisogno soprattutto i cittadini, che purtroppo, vista anche la longevità sempre maggiore, prima o poi saranno pazienti nel nostro Servizio sanitario nazionale e non possono essere abbandonati. Lo Stato, se non sa gestire la sanità pubblica, non è uno Stato legittimo .
PRESIDENTE. Saluto studenti, studentesse e docenti dell'Istituto comprensivo di Villafranca d'Asti, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Benvenute e benvenuti .
Ha chiesto di parlare il deputato Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Colleghe, colleghi, Sottosegretario, di fatto siamo di fronte allo smantellamento del Servizio sanitario nazionale, fatto in maniera silenziosa e subdola in passato, però è stata data un'accelerata veramente preoccupante, rapida e incontenibile, voluta da questa maggioranza. E non lo diciamo noi, lo dice l'Ufficio parlamentare di bilancio nel di marzo 2026, pubblicato proprio ieri. I dati sono semplici e brutali: il finanziamento pubblico arretra e siamo al 6,3 per cento del PIL; la spesa sanitaria privata aumenta, siamo al 2 per cento del PIL, 46 miliardi, il 23,6 per cento di tutta la spesa sanitaria, più 9 per cento di spesa sanitaria privata rispetto alla media europea. Le assicurazioni sanitarie esplodono - ci dice l'Ufficio parlamentare di bilancio - da 5,8 milioni a 16,3 milioni di cittadini in dieci anni, risorse che superano i 3 miliardi e che sono di fatto defiscalizzate, spesso utilizzate per prestazioni sostitutive e non integrative rispetto al Servizio sanitario nazionale. Il privato cresce, mentre il pubblico si indebolisce. E mentre questo accade, cosa si racconta? Si racconta in maniera tossica che il sistema regge, che avete stanziato più risorse di tutti in passato, dimenticandovi che tutti i Governi hanno stanziato sempre qualcosa in più in relazione all'inflazione e all'aumento del PIL.
Solo due dati per ricordare le vostre menzogne: mancano almeno 17 miliardi per fare il mantenimento del Servizio sanitario nazionale e ne mancano 48 per far pari con la media europea. È chiarissima questa linea. L'unico Governo che di fatto - di fatto - ha messo più risorse è il Governo Conte , tutto il resto è propaganda.
Dicevo che raccontate in maniera tossica delle verità rispetto alla tenuta del Servizio sanitario nazionale, perché non è vero, il sistema sta cambiando natura. Secondo l'Ufficio parlamentare di bilancio si parla di sistema ibrido, ma in realtà, leggendo a fondo quel documento, si scopre ben altro. Il Servizio sanitario nazionale nasce su un principio: la salute è un diritto fondamentale, incomprimibile, non negoziabile e, come ribadito dalla stessa Corte costituzionale, non può essere limitato dalle ragioni di bilancio; ma è quest'ultimo, il bilancio, a doversi adattare all'erogazione di un diritto perché è assolutamente esigibile.
Oggi, purtroppo, state facendo passare un altro principio: la salute è per chi può pagare. Non occorre più la tessera sanitaria, occorre la carta di credito, per chi ce l'ha. Si chiama classismo, perché classista è la politica di questo Governo su tasse, sul contrasto alla povertà, su salari da fame, sull'orario di lavoro, sulle armi, sulle politiche sociali e sul , sulle politiche abitative, sull'ambiente.
Ieri si è approvato, appunto, un decreto sulle bollette che è assolutamente scandaloso. Il sostegno alle classi sociali in difficoltà è sostanzialmente assente. Quando si parla di sostegno alle classi sociali più vulnerabili, Presidente, non si tratta di assistenzialismo, ma di giustizia sociale, di dovere solidaristico, come contemplato dall'articolo 2 della nostra Costituzione.
Questo smantellamento, tra l'altro, non avviene con una legge, anzi lo state facendo a invarianza legislativa e definanziando il Servizio sanitario nazionale. Diciamo, lo state facendo in maniera subdola, un po' furbesca. E, del resto, questo lento declino del Servizio sanitario nazionale, accelerato vertiginosamente da questa maggioranza, ci fa osservare che le liste d'attesa sono sempre più lunghe, i pronto soccorso sono al collasso, il personale abbandona il pubblico e i cittadini sono costretti a pagare di tasca propria.
Questo non avviene per caso, è una strategia: di fatto si vuole indebolire il Servizio sanitario nazionale pubblico per far crescere il privato . E, infatti, i medici e gli altri operatori sanitari che cosa fanno? Scappano, scappano dal pubblico non per scelta, ma perché non ce la fanno più, per gli stipendi bassi, per i turni massacranti, per le condizioni impossibili. E allora il pubblico si svuota e il privato ingrassa.
Non solo, i costi per le consulenze sono aumentati: dovevate eliminare, ridurre i gettonisti e, invece, solo nell'anno scorso, avete dato a questi soggetti 460 milioni in un anno. E, a breve, si farà un ulteriore passaggio con la delega al Governo su ospedali e sanità territoriali, un provvedimento dove non compare mai la parola “prevenzione”, ma compare 13 volte la parola “ospedale”.
E, in particolare, state definendo “ospedali di alta specializzazione” anche privati, finanziati con i soldi pubblici e le di Angelucci e ovviamente brindano, brindano alla grande. Tradotto in modo chiaro: si socializzano i costi e si privatizzano i profitti. Questo è il punto politico, questo è il punto che non volete dire apertamente. Perché quando il privato cresce, dentro la sanità pubblica, Presidente, non cresce la libertà dei cittadini, crescono le disuguaglianze: chi può pagare si cura prima; chi non può pagare, aspetta; chi aspetta, si ammala di più. E questo, colleghi, non è un modello sanitario, ma è una frattura sociale. La sanità pubblica è il pilastro dell'uguaglianza, è la conquista sociale più importante degli ultimi cinquant'anni. Se cade questo pilastro, cade tutto il resto.
E allora smettiamola con l'ipocrisia, smettiamola di dire che è solo collaborazione tra pubblico e privato. Qui non siamo di fronte a una collaborazione, siamo di fronte a una sostituzione progressiva del servizio sanitario pubblico e questo Parlamento ha una responsabilità: decidere se difendere il Servizio sanitario nazionale o accompagnarne il declino.
Quando la sanità diventa un mercato, la salute diventa un privilegio. Per contrastare questa deriva inaccettabile, ecco alcune delle nostre proposte: noi chiediamo che l'articolo 39, l'articolo 9 e l'articolo 41 della Carta costituzionale debbano formare un unico orizzonte, coniugando tutela della persona, tutela dell'ambiente, lavoro, impresa e interesse collettivo. È necessaria una riforma del Titolo V della Costituzione - assolutamente -, perché si tratta di riportare allo Stato la competenza legislativa e di indirizzo strategico sulla sanità . Va rafforzato il ruolo dei comuni e degli ambiti territoriali, soprattutto nella programmazione territoriale e nell'integrazione sociosanitaria, per costruire una medicina di prossimità capace di rispondere alle fragilità sociali, alla cronicità, alla non autosufficienza.
Oggi la sanità è governata da dirigenti nominati dalla politica: no alla nomina politica dei dirigenti sanitari . La sanità non può essere il bancomat del consenso politico.
Bisogna adeguare i salari: su questo, credo si sia tutti d'accordo. Bisogna adeguarli agli standard europei, eliminare il tetto alle assunzioni e avviare un Piano straordinario di reclutamento. Il personale sanitario non è un costo da comprimere, ma il cuore del sistema.
Bisogna riformare il rapporto pubblico-privato; bisogna riformare il rapporto con la sanità integrativa e bisogna andare oltre rispetto a salari adeguati, rispetto all'esclusività di rapporto degli operatori sanitari nel Servizio sanitario nazionale…
ANDREA QUARTINI(M5S). …e superare l'odiosa che favorisce ancora il privato.
Infine, noi chiediamo di togliere e sanità dal Patto di stabilità: non le armi fuori dal Patto di stabilità , ma il nostro Servizio sanitario nazionale, che, ripeto, è la conquista più importante degli ultimi 50 anni .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Bagnasco. Ne ha facoltà.
ROBERTO BAGNASCO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Vorrei partire dalle ultime frasi del collega che mi ha preceduto, perché, stranamente, è forse una delle prime volte che mi trovo d'accordo con lui. Il finale è sicuramente molto condivisibile, almeno da parte mia, ma credo anche dai gruppi di maggioranza e, sicuramente, dal gruppo di Forza Italia: il Servizio sanitario nazionale è, e non può non essere, al vertice degli interessi di chi si interessa, evidentemente, della cosa pubblica.
Ricordo che, qualche anno fa, ero vicepresidente della commissione sanità della regione Liguria e ho avuto la fortuna di accompagnare, per tutta la regione Liguria, da Ventimiglia a Sarzana, l'ambasciatore degli Stati Uniti, che allora girava per l'Italia per conoscere la situazione della sanità italiana: erano gli anni in cui negli Stati Uniti governava Obama e Obama aveva fatto della riforma della sanità uno dei suoi momenti di maggiore interesse.
Ricordo la frase con la quale si è accomiatato, nel mio ufficio, allora, l'ambasciatore che mi ha detto: tenete bene la vostra sanità, perché noi, negli Stati Uniti, non potremo mai, mai, permettercela. Questo l'ha detto non l'ambasciatore di un piccolo Stato dell'Africa o di altre realtà di questo genere, ma l'ambasciatore degli Stati Uniti.
Questo solamente per fare comprendere quello che, sicuramente, tutti noi comprendiamo: che la nostra sanità, ancora oggi, allora, forse, ancora meglio, devo dire, perché mi piace essere realista e devo dire che, in questi ultimi anni, non abbiamo certamente fatto passi in avanti, ma questo non con il Governo Meloni, ma con tutti, o quasi tutti, i Governi che hanno preceduto il Governo Meloni
Diciamole pure queste cose, perché, purtroppo, non abbiamo governato sempre noi. Dico “purtroppo” perché la strada che abbiamo intrapreso, caro Sottosegretario, mi sembra una strada che stiamo percorrendo con grande convinzione e con grande chiarezza di idee. La stiamo percorrendo con grande convinzione e con grande chiarezza di idee, oltre che, ovviamente, quello che è stato detto già da qualcheduno, con un maggiore finanziamento, estremamente importante. Non è vero, cari colleghi, quello che qualcheduno ha detto, ossia che questi finanziamenti ci sono sempre stati.
Certo, ci mancherebbe altro, abbiamo sempre finanziato la sanità. Ma devo dire che questo Governo ha fatto uno sforzo molto, ma molto, più importante: siamo passati dai 125 miliardi del Fondo sanitario nazionale ai 143 miliardi. Quindi, queste non sono noccioline; sono dati inconfutabili, sui quali, ovviamente, questo Governo sta lavorando. È chiaro, sicuramente non basta - e ne siamo convinti - metterci più soldi solamente, ma bisogna anche fare cambiamenti importanti.
Ricordiamo che il sistema sanitario nazionale ha ormai oltre 40 anni e quindi, chiaramente, deve essere in qualche modo riformato, ci mancherebbe altro. Quando è nato, era probabilmente all'avanguardia, se non mondiale, quasi. Adesso si sentono chiaramente, in molte situazioni, momenti di difficoltà. Un'altra cosa che bisogna dire con molta chiarezza, che sembra sfuggire soprattutto ai nostri colleghi della minoranza, è che la sanità è un settore concorrente tra Stato e regioni.
Quindi, molto spesso - lo dico con grande serenità, perché ci sono anche molte regioni, per fortuna, governate dal centrodestra - io credo che le responsabilità di alcune situazioni negative, anzi, di molte situazioni negative, siano e sono della parte regionale. Questo vale, evidentemente, per i governi di centrodestra, ma, se mi consentite, almeno per quanto riguarda il mio giudizio politico, soprattutto per i governi di centrosinistra, che qualche volta, solamente per contrastare quelle che sono le linee nazionali, prendono posizioni assolutamente indifendibili e, soprattutto, negative per coloro che dovremmo aiutare, cioè la popolazione.
Quindi, cari colleghi, parlare oggi di sanità pubblica significa parlare di ciò che tiene insieme il nostro Paese e significa parlare del diritto alla salute, sancito dall'articolo 32 della Costituzione, ma, soprattutto, significa parlare della vita concreta delle persone, di chi attende una visita, di chi rinvia una diagnosi, di chi si sente solo davanti a un sistema che, per troppo tempo, è stato lasciato indebolire. La verità - dobbiamo avere il coraggio di dirlo con grande chiarezza - è che le criticità che affrontiamo non nascono oggi, ma non è che per questo noi non sentiamo fortemente la responsabilità.
Sì, noi sentiamo fortemente la responsabilità anche di coloro i quali, evidentemente, hanno fatto meno o hanno fatto male negli anni precedenti. È giusto che il Governo che attualmente è in carica si assuma tutte le responsabilità, non abbiamo problemi di questo genere: sono il risultato di anni di definanziamento, di blocchi del , di mancate programmazioni; sono problemi strutturali, che questo Governo ha ereditato e che sta affrontando con un cambio di passo molto, ma molto evidente.
I numeri, da soli, raccontano una storia diversa da quella che spesso si vuole rappresentare: dal 2022 ad oggi, il Fondo sanitario nazionale è cresciuto in modo significativo, l'ho detto prima, arrivando a sfiorare i 143 miliardi di euro, con un incremento complessivo senza precedenti. Non è - ripeto un concetto importante - il solito aumento, che, in qualche modo, non basta neanche per coprire l'inflazione. Non si tratta di annunci, si tratta di risorse concrete, di denari concreti, stanziati e indirizzati a rafforzare il Servizio sanitario nazionale.
Non basta, però, investire: occorre riformare e responsabilizzare, ed è esattamente ciò che questa mozione, la mozione di maggioranza, nella quale Forza Italia si riconosce pienamente, caro Sottosegretario, indica con chiarezza. Il decreto-legge sulle liste d'attesa ha segnato un punto di svolta; per la prima volta, si interviene in modo organico su uno dei nodi più critici del sistema, e poi finirò evidentemente sulle liste d'attesa e sul personale, perché credo che siano due punti assolutamente fondamentali in mezzo a tanti altri di straordinaria importanza.
Oggi abbiamo strumenti di monitoraggio che non esistevano: la trasparenza, una base, data, di dati ampia e verificabile, e, soprattutto, un principio fondamentale, quella trasparenza che è assolutamente necessaria. Questo perché i cittadini hanno il diritto di sapere quanto devono aspettare, dove e perché; hanno diritto a non essere penalizzati da inefficienze organizzative o da scelte gestionali sbagliate. È inaccettabile, ad esempio, che risorse già stanziate per abbattere le liste d'attesa non vengano pienamente utilizzate.
Questo - mi rivolgo soprattutto, ovviamente, al nostro Sottosegretario - è un qualcosa da monitorare con straordinaria attenzione. I soldi, evidentemente, ci sono in molti casi, ma non vengono spesi fino in fondo, e questo è un fatto assolutamente negativo e non sostenibile. È qui che si gioca la responsabilità, non solo dello Stato, ma anche delle regioni, ripeto, cui la Costituzione affida l'organizzazione dei servizi sanitari. Questo è un fatto sul quale, evidentemente, si potrebbe aprire un dibattito importante, su questo sistema concorrente, sul quale io devo dire che ho molti dubbi, ma chiaramente non possiamo negare che esista.
C'è chi lo vede più positivamente, chi meno positivamente, ma è un qualcosa con il quale dobbiamo fare sicuramente i conti se vogliamo fare una programmazione seria e rispondere seriamente alle esigenze dei nostri concittadini.
Questa mozione non cerca alibi, chiede responsabilità. Mi dicono che ho quasi finito. Vorrei finire con due richieste, particolarmente importanti, che hanno già fatto altri, ma che noi rifacciamo con grande chiarezza. Una è la Piattaforma nazionale, per quanto riguarda, evidentemente, le liste d'attesa, che deve essere migliorata e resa più trasparente, molto chiaramente; un altro punto fondamentale, a cui non possiamo sfuggire, è il limite di assunzioni del personale. Manca assolutamente personale, possiamo tirarlo da una parte …
ROBERTO BAGNASCO(FI-PPE). … o tirarlo dall'altra, ma questo manca, e quindi, caro Sottosegretario, buon lavoro e grazie per quello che state facendo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Loizzo. Ne ha facoltà.
SIMONA LOIZZO(LEGA). Grazie, Presidente. Carissimi colleghi, le liste d'attesa non sono un problema prodotto da scelte contingenti o di questo Governo. Da tecnico e politico, e come sappiamo e sapete tutti, giudico le liste di attesa un equilibrio fragile tra la domanda di prestazioni, l'appropriatezza prescrittiva, la capacità produttiva delle singole aziende e delle singole regioni e l'organizzazione dei singoli servizi che nelle liste d'attesa esprimono tutta la fragilità di garantire il diritto alla salute. Trattarle come fa l'opposizione, ovvero come un bersaglio mediatico, non aiuta, come non aiuta ricondurle a presunte inadeguatezze istituzionali, ignorando la complessità di contesto.
Finalmente, con questo Governo, abbiamo regole chiare, risorse stanziate sulle liste d'attesa e una piattaforma di monitoraggio. Noi stiamo riportando lentamente le liste di attesa nei limiti di un governo ordinario e non emergenziale, come tanti Ministeri hanno fatto, e non ignoriamo assolutamente le criticità che pure esistono, ma stiamo costruendo una cornice programmatica che, per la prima volta, rende stabili, omogenei, misurabili e sostenibili gli indicatori di funzionamento delle liste di attesa.
La Piattaforma nazionale delle liste d'attesa è un passo metodologico, prima che tecnologico, per seguire i dati - e noi del gruppo Lega da tempo diciamo quanto importanti siano i dati sanitari -, per farli diventare pubblici. È una scelta di trasparenza mai fatta finora, che va riconosciuta a questo Governo e, soprattutto, non sminuita in procedimenti anacronistici e senza senso.
Condividiamo che la centralità delle liste d'attesa ambulatoriali spesso ha marginalizzato le liste invisibili di alcune prestazioni, come le cure palliative o come quelle di salute mentale, ma tutto è migliorabile; non si agisce sempre per il meglio, ma si cerca di fare il meglio, soprattutto su priorità istituzionali e razionalmente perseguibili. Evitiamo le proposte di cretinismo pirotecnico. Noi ricerchiamo un equilibrio tra le linee di azione nazionali e quelle regionali. Ignorare che alcune competenze operative sono di carattere regionale significa ignorare un assetto secondo il quale abbiamo regioni in linea di sistema e regioni inadeguate alla gestione delle liste d'attesa; atavicamente disorganizzate, ma che solo da un confronto serio, equilibrato, con il Governo, possono uscire dallo stallo politico organizzativo dei loro sistemi sanitari regionali.
La nuova di Agenas, nella riunione del 24 marzo, ha riunito tutte le regioni. Il decreto n. 73 del 2024, finalmente, traccia una linea che noi, finora, al Ministero della Salute non abbiamo mai avuto: i dati delle sulle 4 classi di priorità daranno, finalmente, evidenza pubblica di dati regionali. È un lavoro che richiede tempo e che può essere migliorato, ma che comunque è stato avviato. La riunione di Agenas ha segnato un passo di grande collaborazione e, soprattutto, di avvio di buone pratiche, in un clima sereno, di squadra e di approfondita ricerca per antagonizzare le criticità e valutare l'impatto delle iniziative del decreto.
I sistemi di monitoraggio non nascono completi, ma ciò che conta è che esista un sistema, ripeto, che sia trasparente e pubblico - come finora non è mai stato -, consultabile da tutti, ma, soprattutto, dai nostri cittadini pazienti, e che orienti l'azione correttiva. È questa la direzione di trasparenza che noi vogliamo per i nostri utenti, i nostri cittadini, i nostri pazienti. Non intendiamo sacrificare sull'altare della riduzione delle liste d'attesa il rischio dell'appropriatezza prescrittiva, ma, anche su questo, un Governo che possiede i dati si orienta meglio di uno che non li ha mai posseduti. Le liste di attesa non si risolvono con un atto di volontà né con i singoli strumenti: le liste d'attesa si governano con metodo, continuità e una visione capace di tenere insieme visione clinica, organizzazione e tecnologia.
In questo senso, riconoscere che l'azione in corso ha per la prima volta una direzione - pur non perfetta, pur esposta alle inerzie di sistema - non sarebbe per voi opposizione un atto di affezione e di deferenza, ma di onestà intellettuale che la sanità pubblica merita. Ma voi non sarete mai intellettualmente onesti, neanche su temi come la sanità, che richiedono un salto di qualità anche della vostra azione politica.
La responsabilizzazione delle regioni: ci interessa l'autonomia, che significa assunzione di responsabilità. Dobbiamo rafforzare la collaborazione tra i livelli di governo, valorizzare chi ha competenze e capacità di gestione, adottare sistemi di valutazione delle regionali in grado di valorizzare le esperienze più efficaci e di incentivare la diffusione dei modelli organizzativi virtuosi tra i diversi territori. Noi crediamo che la serietà della politica si misuri anche da questo: dalla capacità di dire che i problemi esistono, ma anche di indicare una direzione e di percorrerla con coerenza.
La strada è chiara e la nostra mozione la riconferma: più risorse per sanità, più strumenti per abbattere le liste d'attesa, più trasparenza, più responsabilità, più innovazione digitale, più valorizzazione dei medici e dei professionisti, ma anche molti indicatori di funzionamento. I cittadini ci chiedono di andare a verificare quello che noi eroghiamo. Per queste ragioni, signor Presidente, noi esprimiamo il voto favorevole del gruppo Lega-Salvini Premier sulla mozione di maggioranza, pensando ai medici, a tutti gli operatori sanitari di sistema, ma, soprattutto, ai nostri pazienti .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Malavasi. Ne ha facoltà.
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghi e colleghe, la sanità pubblica è un bene inalienabile. Intervengo a nome del Partito Democratico per sottolineare, ancora una volta, l'importanza del sistema sanitario nazionale, senza nasconderne le criticità e le necessità da sanare con urgenza, ma con la consapevolezza che garantire il diritto alla salute a tutte e a tutti dovrebbe essere, per qualsiasi Governo, la priorità, perché è su questo che ci giochiamo la democrazia di un Paese e l'uguaglianza dei cittadini. Per il Partito Democratico è una battaglia di civiltà che facciamo ogni giorno. Lo facciamo dall'inizio di questo mandato e lo abbiamo fatto anche nei mandati precedenti perché le liste d'attesa non sono un problema tecnico, non sono una questione amministrativa, sono semplicemente lo specchio fedele di un sistema sanitario che questo Governo sta lentamente, ma sistematicamente, smantellando. E lo dico con la chiarezza che questa situazione impone. Il perché ce lo dicono i numeri e i numeri raccontano una storia precisa, che qui voglio ricordare. Nel solo 2025, 5,8 milioni di persone sono state costrette a rinunciare a cure, a visite o ad esami, un cittadino su dieci. Non stiamo parlando di piccoli disagi, stiamo parlando di diritti negati, di malattie non diagnosticate, di vite che valgono meno, perché chi ha la sfortuna di non avere un conto corrente capiente, aspetta. Secondo i dati Ipsos, fatti per la Federazione italiana medici di medicina generale, l'80 per cento degli italiani ha rinunciato, almeno una volta, a una prestazione sanitaria pubblica nell'arco del 2025, contro il 65 per cento del 2024. Un peggioramento in un solo anno di 15 punti percentuali.
Un peggioramento dunque costante, documentato e indiscutibile, perché chi può si rivolge al privato, pagando, chi non può aspetta mesi, a volte addirittura anni. Le attese medie sono di 105 giorni. È bene ricordare questi numeri anche in quest'Aula. Per una TAC si aspetta fino a 360 giorni; per le prime visite specialistiche, che sono l'inizio di un iter diagnostico, fino a 500 giorni; per una colonscopia fino a 720 giorni. Lo ripeto: 720 giorni per una colonscopia. Se questa non è un'emergenza sanitaria, diteci voi come si chiama. Eppure, questo Governo ha scelto di rispondere con la propaganda. Lo dimostra, ancora una volta, la mozione della maggioranza, piena di , di volontà ipotetiche, di sforzi per arrivare a superare le criticità di una sanità che loro stessi stanno smantellando.
Il cosiddetto decreto Liste di attesa ne è l'esempio. È stato approvato nel giugno del 2024, a pochissimi giorni dalle elezioni europee - non ce lo siamo dimenticati - ed è stato presentato come una svolta storica per il nostro Paese. Peccato che questo Governo ha il vizio delle misure elettorali . Ricordiamo bene cosa è successo pochi giorni fa, prima di questo referendum costituzionale, con l'abbassamento di soli 20 centesimi delle accise sui carburanti, proprio per 20 giorni, giusto in prossimità del referendum. È una continuazione di annunci, di , di titoloni, che però non portano da nessuna parte. Ma i cittadini non sono certamente stupidi, i conti, prima o poi, si fanno e il referendum ne è stato una grande dimostrazione, con una partecipazione straordinaria e un messaggio politico chiaro. Su questo decreto Liste di attesa siamo stati chiari fin dai primi giorni.
Un decreto Liste di attesa senza risorse non poteva portare da nessuna parte, era un bluff, e oggi i fatti ci danno ragione. Sono passati 21 mesi, 660 giorni, da quel decreto, e mancano ancora decreti attuativi fondamentali, tra cui quello che deve definire le metodologie per stimare il fabbisogno del personale per il sistema sanitario nazionale, uno dei più importanti. Infatti, non ci sono piani assunzionali di assunzioni straordinarie, non c'è un euro aggiuntivo strutturale sul personale.
Il fantomatico annuncio del Ministro Schillaci di un piano di 30.000 persone è sparito, non c'è più nemmeno nella legge di bilancio. L'Organismo nazionale di verifica e controllo sulle liste di attesa, istituito nel 2024, con oltre 1,5 milioni di euro di dotazione, non è ancora operativo. Dopo 18 mesi non sappiamo chi lo dirige, come è composto, se si sia mai riunito in una qualche riunione per discuterne. Allora ci chiediamo: senza questo soggetto indipendente, chi certifica che le liste stiano davvero calando? Su quali dati il Ministro Schillaci e il Governo di cui fa parte ci dice che la situazione è in miglioramento? Semplicemente la risposta non c'è, ma è fin troppo semplice. Su dati che nessuno può verificare, perché la Piattaforma nazionale è opaca, non è trasparente, non è consultabile, non dà dati per regione, né per singola struttura. Fornisce unicamente dati nazionali, che non ci permettono davvero di capire dove le liste di attesa sono più lunghe e dove le prestazioni sono più attese. Un sistema opaco, garantito dall'assenza di un controllo. Questo non significa governare la sanità, significa semplicemente fare un'operazione di facciata e nascondere il problema sotto il tappeto. Permettetemi di essere precisa, perché qui il nodo è strutturale e si chiama definanziamento della sanità pubblica, perché su questo il Governo continua a mentire agli italiani. Non abbiamo mai visto un record investimenti su questo, come continuano a ripetere il Ministro Schillaci e la Presidente Meloni. I numeri lo dicono da soli, non basta interpretarli, è sufficiente leggerli. La spesa sanitaria pubblica in rapporto al PIL scende: 6,3 nel 2024, con bisogni crescenti e una popolazione che invecchia. Si prevede che arrivi al 5,9 nel 2028. La media europea è del 7 per cento. Il con i nostri europei è di 43 miliardi in meno di euro all'anno.
La spesa italiana - giusto per vedere tutti i dati e leggerli da tutti i punti di vista - è di 3.835 dollari, contro la media OCSE di 4.625. Siamo l'ultimo Paese del G7. Germania e Regno Unito spendono più del doppio di noi per la salute dei nostri cittadini. La spesa sanitaria sul PIL aveva faticosamente raggiunto - lo voglio ricordare - il 7 per cento con gli ultimi Governi della passata legislatura, durante e dopo la pandemia. Voglio ricordare e ringraziare l'ex Ministro Speranza, che aveva fatto un lavoro straordinario con quel Governo, in un momento complicatissimo.
Questo Governo, però, ha inaugurato una stagione di tagli, confermata dalla stessa Corte dei conti. Non è un'opinione politica, è un dato di fatto ed è un dato certificato. Il conto, come sempre, lo pagano i cittadini. La spesa sanitaria privata delle famiglie ha raggiunto quasi 10 miliardi nel 2025, con un aumento del 42 per cento rispetto al 2015; 1.700.000 persone hanno fatto ricorso a prestiti per curarsi e le famiglie italiane sono quelle che pagano più di tutte in Europa per la loro salute. Stiamo trasformando la salute da un diritto universale in un privilegio per chi può permetterselo.
Questo è il vero risultato di questo Governo sulla sanità. Del resto, lo stesso Ufficio parlamentare di bilancio, proprio ieri, ha certificato che la spesa diretta delle famiglie è 9 punti percentuali sopra la media europea; ha certificato che un terzo della spesa pubblica già oggi è ai fornitori privati; ha certificato che l'espansione della sanità integrativa con fondi, mutui e assicurazioni, è cresciuta di oltre il 100 per cento negli ultimi anni. Lo dico in parole povere: cosa significa tutto questo? Che il sistema sanitario italiano rallenta, il privato cresce, i fondi sanitari sono in forte espansione.
Così non si fa che aumentare le disuguaglianze e si mina il principio costituzionale di universalità della cura. Per noi le battaglie sono semplici e sono le seguenti: aumentare il finanziamento pubblico al 7,5 per cento del PIL, una media europea, in un percorso serio, credibile e pluriennale; superare i tetti di spesa del personale risalenti al Governo Berlusconi ed avviare un piano straordinario di assunzioni, perché mancano medici e infermieri; rendere la Piattaforma nazionale pienamente trasparente, con dati leggibili...
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). ...rendere finalmente operativo l'Organismo di verifica; rafforzare la medicina territoriale e l'invecchiamento in prevenzione.
Concludo, Presidente. Il diritto alla salute è sancito dall'articolo 32 della Costituzione. Questa è un'emergenza seria, che merita una risposta vera. Continueremo a batterci perché la salute degli italiani non diventi una variabile dipendente dall'indifferenza di chi ci governa .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Filini. Ne ha facoltà.
FRANCESCO FILINI(FDI). Grazie, Presidente. Sottosegretario Gemmato, per troppo tempo abbiamo assistito a un lento e sistematico depotenziamento del nostro Servizio sanitario nazionale. Ora, con questo Governo, abbiamo finalmente invertito la rotta. Come ha giustamente affermato il Ministro Schillaci, a differenza del passato, oggi abbiamo uno Stato che investe sulla salute prima che diventi emergenza.
Abbiamo aperto tre grandi cantieri. Il primo è la riforma strutturale per riorganizzare l'assistenza territoriale ospedaliera, garantendo standard minimi e omogenei su tutto il territorio nazionale, perché non possono esistere cittadini di serie A e di serie B. Il secondo cantiere riguarda le professioni sanitarie: con un nuovo disegno di legge, affrontiamo i nodi cruciali come la formazione, la flessibilità, gli incentivi per le aree disagiate e una giusta tutela sulla responsabilità professionale.
Il terzo è quello della prevenzione e della digitalizzazione, con il nuovo Piano nazionale della prevenzione, il potenziamento degli oncologici e l'implementazione del fascicolo sanitario elettronico e della telemedicina. Queste non sono solo parole, sono fatti, supportati da risorse senza precedenti. Con la legge di bilancio 2025 avevamo già stanziato oltre 5 miliardi per il 2026. Ora, con la manovra attuale, aggiungiamo altri 2,4 miliardi. Il risultato è che, per il prossimo anno, le risorse per la sanità raggiungeranno la cifra record di 143 miliardi di euro, ben 17 miliardi in più rispetto al 2022.
La nostra visione guarda lontano: a fine legislatura avremo messo sulla sanità circa 30 miliardi di euro in più rispetto a quando ci siamo insediati. E come stiamo utilizzando, che cosa stiamo facendo con queste risorse? Le traduciamo in azioni concrete. Stiamo assumendo 6.300 infermieri e mille medici in più. Stiamo aumentando le buste paga per chi ogni giorno si prende cura di noi: 1.630 euro annui in più per gli infermieri, 3.000 euro per i medici e 600 euro per il personale del comparto.
Abbiamo stanziato 238 milioni l'anno per la prevenzione, 450 milioni l'anno per nuove assunzioni e oltre 80 milioni per il Piano nazionale di salute mentale. Questa è la nostra risposta, fatti concreti, mentre da altri sentiamo solo proposte un po' strampalate, senza uno straccio di copertura economica. O meglio, in questi anni abbiamo visto quali erano le vere proposte di copertura economica del Partito Democratico, della sinistra, del cosiddetto campo largo. Abbiamo visto che l'unica fonte da cui intendono attingere per avere delle coperture è la cosiddetta abolizione dei SAD, ovvero dei sussidi ambientalmente dannosi. Tutto ciò che è fossile va tassato perché fa male. Elly Schlein, su questo, l'altro giorno si è addirittura superata, perché è andata alla stampa estera - ha fatto questa bellissima cosa - e ha raccontato che, per assumere nuovi infermieri e nuovi medici, avrebbe trovato le coperture economiche dall'abolizione del sussidio sulle caldaie a gas. C'è da dire che questo sussidio è il sussidio che il Partito Democratico, quando era al Governo con il MoVimento 5 Stelle, il Governo giallorosso, ha inserito, e quindi c'è stato un sussidio, un incentivo per comprare le caldaie a gas.
Ma la cosa più bella è che il PD oggi chiede di abolire... Io non riesco, Presidente...
PRESIDENTE. Ha ragione, collega. Io ho provato a non interromperla, perché stava svolgendo un ragionamento, ma...
FRANCESCO FILINI(FDI). Ci hanno pensato gli altri.
PRESIDENTE. ...non riesco più a sentirla neanche io. Colleghi, non è possibile. C'è una confusione inaccettabile. Già prima, durante l'intervento della collega Malavasi. Adesso il volume è cresciuto ancora. Dobbiamo stare in silenzio. Prego.
FRANCESCO FILINI(FDI). Dicevo che la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, vuole trovare le coperture per assumere nuovi medici e nuovi infermieri dall'abolizione dei SAD sulle caldaie a gas, quindi dai sussidi sulle caldaie a gas. Dice: non servono più, perché li dobbiamo continuare a foraggiare? Perfetto. Questo sussidio è stato già tolto dal Governo Meloni nel 2025, con la legge di bilancio del 2025, quindi ci troviamo nell'assurda situazione in cui il segretario del Partito Democratico chiede di abolire un sussidio che ha messo il Partito Democratico e che il Governo Meloni ha già abolito nel 2025 . Questo dimostra la serietà e anche la competenza delle opposizioni per quanto riguarda le risposte che servono ai cittadini italiani e alla sanità.
Tuttavia, colleghi, dobbiamo essere onesti e chiari con i cittadini. Lo Stato finanzia le risorse, definisce le strategie e fissa gli standard, ma la gestione della sanità, l'organizzazione degli ospedali e l'abbattimento delle liste d'attesa è in mano alle regioni . I fondi che stiamo stanziando sono un'opportunità storica che non può essere sprecata. E di certo ci vorrebbe più serietà anche nella gestione della sanità pubblica da parte delle regioni.
Io sono rimasto particolarmente colpito da un articolo de di qualche giorno fa, dove si raccontava che un pediatra di lungo corso, che incidentalmente è anche un esponente di Italia Viva, quindi sempre del cosiddetto campo largo, sarebbe stato ammonito dalla AUSL di Reggio Emilia - l'azienda sanitaria di Reggio Emilia - perché ha osato denunciare il meccanismo, il marchingegno delle preliste di attesa, che è un modo per abbattere le liste d'attesa. Cioè, non ti faccio entrare nella lista d'attesa, così la lista d'attesa non compare da nessuna parte, ma ti metto in prelista - che è una cosa che non esiste praticamente - e così si risolve e abbiamo gli indicatori sulle liste d'attesa della regione Emilia-Romagna che sono più bassi semplicemente perché le persone non sono in lista d'attesa, ma sono in prelista d'attesa. Ecco, questa è un'altra geniale trovata della sinistra su come risolvere il problema delle liste d'attesa: cancelliamo chi è in lista d'attesa e lo mettiamo in prelista, così non risulta. Ecco, questa è un'altra fenomenale, geniale soluzione che ci propone la sinistra.
E, a proposito di critiche - perché ne ho sentite tante -, sentiamo oggi dai banchi delle opposizioni sermoni e lezioni su come si dovrebbe governare la sanità. Ma quale credibilità ha l'opposizione? Parliamo della stessa opposizione che, nei decenni in cui è stata al Governo, ha orchestrato una stagione di tagli lineari, di chiusure di ospedali e di riduzione dei posti letto? Parliamo degli stessi partiti che hanno gestito la disastrosa emergenza COVID ? La Commissione d'inchiesta sulla pandemia, che la sinistra ha osteggiato con tutte le sue forze, sta facendo emergere una verità sconcertante. Perché l'ex Premier Conte non viene a riferire in Commissione d'inchiesta - come gli è stato più volte chiesto – sul perché con il suo Governo ha ignorato le di aziende affidabili fornite dalla Cina (quindi, era la Cina che ci diceva: guardate, queste sono le aziende affidabili) e, invece, si è affidato a consorzi sconosciuti per acquistare 800 milioni di mascherine inutili e pericolose , pagate tre volte il prezzo corrente? Questo è uno scandalo enorme, su cui Conte dovrebbe avere la decenza di venire in Commissione COVID a riferire . Che cosa ha da nascondere? Perché non viene in Commissione a raccontarci cosa è successo? Lo dobbiamo ai cittadini italiani.
E perché non ci parlano anche degli sprechi milionari certificati dalla Corte dei conti per i banchi a rotelle, i padiglioni vaccinali a forma di primula, i dispositivi di protezione individuale privi di certificazione? O, forse, dovrebbero spiegarci le dichiarazioni fatte in Commissione da un imprenditore che ha denunciato una sorta di tangente mascherata da consulenze da 13 milioni di euro per avere un canale diretto con la struttura commissariale presieduta da Arcuri. Anche su questo gradiremmo che il Presidente Conte venisse a fare chiarezza in Commissione, ma sappiamo che non verrà perché evidentemente la trasparenza per lui vale soltanto a fasi alterne.
Oggi la scienza, con professori del calibro di Jay Bhattacharya, oggi a capo del National Institutes of Health americano…
FRANCESCO FILINI(FDI). … e docente della Stanford University, ci dice che il per il quale sono state chiuse decine e decine di migliaia di aziende che, poi, non hanno più riaperto e per cui abbiamo chiuso gli italiani in casa, non serviva a nulla . Questa è un'altra cosa di cui dovreste rendere conto.
Bene, Presidente, vado alla conclusione. Io credo che i cittadini italiani abbiano capito qual è la propaganda che sta portando chi ha affossato la sanità, già prima del COVID e durante il COVID, come le opposizioni, e chi sta facendo di tutto per dare nuova linfa a un sistema nazionale sanitario perché ritorni l'eccellenza che questi signori hanno distrutto .
PRESIDENTE. Saluto studenti, studentesse e docenti della scuola secondaria di primo grado “Il Guercino” dell'Istituto comprensivo 9 di Bologna che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Benvenute e benvenuti .
Ha chiesto di parlare, a titolo personale, il deputato Marattin. Ne ha facoltà, per due minuti
LUIGI MARATTIN(MISTO). Sì, grazie, Presidente. Il Partito liberal-democratico ha presentato, assieme ad Azione, una mozione che voleva fare solo un punto politico molto semplice: in un settore in cui, in 25 anni, i fondi aumentano da 66 a 143 miliardi, il doppio dell'inflazione, e in cui il servizio peggiora, la prima domanda che questo Parlamento si deve porre non è mai quanto spendiamo, ma è come spendiamo. Questo è il punto che volevamo fare. Come spendiamo significa come si organizza il servizio, significa chiedersi ad alta voce, senza paura, se la gestione regionale è ancora efficiente oppure se dobbiamo riaccentrarla allo Stato e delegarla solo alle regioni che rispettano certi indici. È l'unico punto su cui ci è stato dato parere contrario, ma noi esprimeremo un voto lo stesso.
“Attenzione al come” significa che - siamo in tempi di DL PNRR - finalmente si è deciso di fare le gare per scegliere le imprese convenzionate con il Servizio sanitario nazionale. Noi abbiamo presentato degli emendamenti per dire: che siano gare vere, però, perché se si tratta di selezionare un'azienda nuova, competitiva ed efficiente al posto di quella che sta lì da 30 anni e gode di una rendita di posizione, questa cosa è a costo zero, fa risparmiare il Servizio sanitario nazionale e aiuta la qualità della vita dei cittadini. Ancora una volta, il problema non è buttare soldi, su soldi, su soldi che vengono dalle nostre tasche su una spesa pubblica inefficiente, ma è, innanzitutto, assicurarsi che quei soldi siano spesi esattamente bene come noi spendiamo i nostri privati. Senza poi togliere che laddove ci siano dei di finanziamento… non riguardo al PIL, perché la spesa sanitaria in rapporto al PIL non significa niente. È vero che noi abbiamo un , ma siamo anche l'unico Paese che spende 90 miliardi di euro all'anno di interessi passivi e, quindi, da qualche parte, purtroppo, bisogna affrontare il problema. Comunque, è importante il come si spende, non soltanto il quanto si spende anche in sanità.
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.
Adesso dovremmo passare ai voti, ma siccome alcune richieste di votazione per parti separate sono arrivate da poco, abbiamo bisogno di una brevissima pausa tecnica per preparare gli e, conseguentemente, le votazioni.
Quindi, sospendiamo brevemente la seduta che riprenderà alle ore 12,15. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Come da prassi, le mozioni saranno poste in votazione per le parti non assorbite e non precluse dalle votazioni precedenti.
Per quanto riguarda le votazioni per parti separate, faccio presente che i presentatori delle mozioni - ove necessario - hanno prestato il consenso previsto.
Passiamo alla votazione della mozione Conte ed altri n. 1-00553 .
Avverto che i presentatori non hanno accettato le riformulazioni proposte dal Governo e, contestualmente, è stata chiesta la votazione per parti separate, nel senso di votare: dapprima, congiuntamente, i capoversi 1°, 2°, 12°, 13°, 16°, 20° del dispositivo; a seguire, congiuntamente, i capoversi 3°, 4°, 6°, 7°, 8°, 9°, 11°, 14°, 15°, 17°, 18°, 19° e 21° del dispositivo; quindi, congiuntamente i capoversi 5° e 10° del dispositivo; a seguire, il 22° capoverso del dispositivo; infine la premessa.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sui capoversi 1°, 2°, 12°, 13°, 16°, 20° del dispositivo della mozione Conte ed altri n. 1-00553 , con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sui capoversi 3°, 4°, 6°, 7°, 8°, 9°, 11°, 14°, 15°, 17°, 18°, 19° e 21° del dispositivo della mozione Conte ed altri n. 1-00553 , con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sui capoversi 5° e 10° del dispositivo della mozione Conte ed altri n. 1-00553 , con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul capoverso 22° del dispositivo della mozione Conte ed altri n. 1-00553 , con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla premessa della mozione Conte ed altri n. 1-00553 , con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla votazione della mozione Zanella ed altri n. 1-00554.
Avverto che i presentatori hanno accettato le riformulazioni proposte dal Governo, ad eccezione dell'11° capoverso del dispositivo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Zanella ed altri n. 1-00554, come riformulata, ad eccezione dell'11° capoverso del dispositivo, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'11° capoverso del dispositivo della mozione Zanella ed altri n. 1-00554, come riformulata, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla votazione della mozione Malavasi ed altri n. 1-00555.
Avverto che i presentatori hanno accettato le riformulazioni proposte dal Governo, ad eccezione di quella relativa al 3° capoverso del dispositivo.
Avverto, altresì, che è stata chiesta la votazione per parti separate, nel senso di votare: dapprima, la premessa, ad eccezione dei capoversi 4°, 5°, 10° e 17°, congiuntamente al dispositivo, ad eccezione dei capoversi 3°, 5°, 6° e 9°; a seguire, distintamente, i capoversi 3°, 5°, 6° e 9° del dispositivo; infine, i capoversi 4°, 5°, 10° e 17° della premessa.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Malavasi ed altri n. 1-00555, ad eccezione dei capoversi 4°, 5°, 10° e 17° della premessa e dei capoversi 3°, 5°, 6° e 9° del dispositivo, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 3° capoverso del dispositivo della mozione Malavasi ed altri n. 1-00555, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 5° capoverso del dispositivo, come riformulato, della mozione Malavasi ed altri n. 1-00555, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 6° capoverso del dispositivo della mozione Malavasi ed altri n. 1-00555, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 9° capoverso del dispositivo della mozione Malavasi ed altri n. 1-00555, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sui capoversi 4°, 5°, 10° e 17° della premessa della mozione Malavasi ed altri n. 1-00555, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla votazione della mozione Faraone ed altri n. 1-00560.
Avverto che i presentatori non hanno accettato le riformulazioni proposte dal Governo.
Avverto, altresì, che è stata chiesta la votazione per parti separate, nel senso di votare le parti su cui il Governo è favorevole distintamente da quelle su cui il parere del Governo è contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Faraone ed altri n. 1-00560, ad eccezione dei capoversi 8°, 11°, 16°, 17°, 22°, 34° e 38° della premessa e dei capoversi 2°, 6°, 8°, 9°, 11°, 13°, 15°, 16° e 17° del dispositivo, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sui capoversi 8°, 11°, 16°, 17°, 22°, 34° e 38° della premessa e sui capoversi 2°, 6°, 8°, 9°, 11°, 13°, 15°, 16° e 17° del dispositivo della mozione Faraone ed altri n. 1-00560, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla votazione della mozione Bonetti ed altri n. 1-00561.
Avverto che i presentatori hanno accettato le riformulazioni proposte dal Governo.
Avverto, altresì, che è stata chiesta la votazione per parti separate, nel senso di votare il 7° capoverso del dispositivo distintamente dal resto della mozione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Bonetti ed altri n. 1-00561, come riformulata, ad eccezione del 7° capoverso del dispositivo, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 7° capoverso del dispositivo della mozione Bonetti ed altri n. 1-00561, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Vietri, Loizzo, Bagnasco, Brambilla ed altri n. 1-00562, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Saluto studenti, studentesse e docenti dell'Istituto tecnico tecnologico “Leonardo Da Vinci” di Viterbo, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Benvenuti
PRESIDENTE. Dovremmo ora passare al seguito della discussione della proposta di legge n. 1562-A: “Disposizioni concernenti la programmazione dell'edilizia residenziale pubblica, le agevolazioni fiscali per interventi di recupero del patrimonio edilizio residenziale pubblico e sociale nonché il sostegno dell'accesso alla locazione di immobili abitativi e del pagamento dei canoni di locazione” e delle abbinate proposte di legge nn. 1169-2181.
Poiché tuttavia la Commissione bilancio non ha ancora espresso il prescritto parere in ragione della mancata trasmissione della relazione tecnica sul testo del provvedimento, il seguito di tale esame si intende rinviato alla seduta di venerdì 10 aprile, nella quale - come convenuto nella riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo del 25 marzo scorso - sarà collocato dopo il seguito dell'esame del disegno di legge costituzionale in materia di Roma Capitale, in sostituzione del seguito della discussione delle mozioni concernenti le liste di attesa nel Servizio sanitario nazionale, già conclusa nel mese di marzo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per un richiamo al Regolamento, il deputato Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Articolo 8 e seguenti, perché vorremmo capire la disciplina e anche la prassi che regolano la richiesta di informative in quest'Aula, perché in quest'Aula, stamani, è stata fatta una richiesta di informativa al Ministro Crosetto che è diventata una richiesta di informativa al presidente Conte. A noi pare un po' surreale utilizzare quest'Aula per chiedere un'informativa a chi oggi non è più Presidente del Consiglio. Però, siccome è stata fatta questa richiesta dai banchi di Fratelli d'Italia e dai banchi di Forza Italia, ed essendo noi rappresentanti del MoVimento 5 Stelle, il gruppo di cui Giuseppe Conte è presidente, e avendo un metodo diverso da questa maggioranza di rispondere nel merito delle questioni, vorremmo un attimo chiarire alla maggioranza, per il suo tramite, quali sono state le richieste fatte al presidente Conte e rispondere nel merito, mettendole a paragone con quelle che sono le richieste da fare veramente al Governo.
È stato richiesto - è stato chiesto dai banchi della maggioranza - qual è la posizione in politica estera del MoVimento 5 Stelle. Allora, la politica estera del MoVimento 5 Stelle è abbastanza chiara: non si agisce al di fuori del diritto internazionale; non si fanno affari con un genocida; non si concedono basi per operazioni militari fuori dal diritto internazionale
Mettiamo a paragone. Perché è stato detto: vogliamo chiedere a Conte se, quando lui era Presidente del Consiglio, sono state usate le basi che oggi diciamo di negare. Questo dimostra - scusate - come siete disperati come maggioranza , perché mettere a paragone un'operazione fuori dal diritto internazionale, che sta provocando una guerra da un mese con un genocida e in cui si sta bombardando un Paese, con operazioni che sono all'interno di un'alleanza e sono nel quadro del diritto internazionale, sono nel quadro dell'Unione europea, sono nel quadro dei Trattati, fa capire la disperazione. Ed è la stessa disperazione…
PRESIDENTE. Collega, stia al richiamo al Regolamento, per favore.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). No, no, è un richiamo al Regolamento, perché è stato richiesto chi ha incontrato Conte ieri. La stessa disperazione per cui si chiede al presidente Conte rispetto a un invito ufficiale, che lui ha ricevuto in quanto di un partito, da un emissario del Presidente Trump in veste ufficiale, che ha incontrato nei giorni scorsi il Ministro Abodi, il Ministro Tajani… Era talmente segreto che questo incontro è avvenuto in un ristorante pubblico nel centro di Roma dove il presidente Conte ha spiegato che questa guerra ci vede completamente in disaccordo e ha chiesto al Presidente Trump, tramite il suo emissario, di dire: guarda, che sei fuori dal diritto internazionale e perché continui a stare dietro al genocida Netanyahu.
La proporzione è: Conte va in un ristorante pubblico a fare un incontro a cui è stato invitato ufficialmente, mentre il Sottosegretario alla Giustizia con un ristorante ci ricicla i soldi della camorra
PRESIDENTE. Collega, stia al richiamo al Regolamento.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Questa è la differenza. E noi vorremmo chiedere non che interesse avesse Delmastro a fare affari con la camorra, ma che interesse avesse la camorra a fare affari con Delmastro ).
La terza cosa: noi ci saremmo aspettati che il giorno dopo la sentenza che ha messo fine a 5 anni di linciaggio sulla gestione COVID e che ha sancito, una volta per tutte, che la struttura commissariale è stata prosciolta da tutte le accuse
RICCARDO RICCIARDI(M5S). …che il teorema delle mascherine false è assolutamente stato archiviato e non esiste alcuna mascherina farlocca ), ci saremmo aspettati che foste venuti qui a chiedere scusa (: “Ma di che?”)…
PRESIDENTE. Grazie, collega. Collega.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). …per i soldi pubblici che state spendendo…
RICCARDO RICCIARDI(M5S). …in una Commissione COVID che vi serve solo per uso politico…
PRESIDENTE. Ha finito il suo tempo, collega.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). …e invece chiedete le informative. E, allora, è stata chiesta l'informativa a Crosetto…
PRESIDENTE. Collega, ha esaurito il tempo . No, come sente il microfono è spento. Collega, è spento … Non ho fatto in tempo a darglieli. In ogni caso, collega Ricciardi, ha esaurito il suo tempo . Collega, collega!
Colleghi, però, fate parlare la Presidenza, no? Bene. Lei può concludere il ragionamento, come faccio fare a tutti, però stando al richiamo al Regolamento. Glielo chiedo perché gliel'ho chiesto tre volte. Ha fatto molti riferimenti, le sono stati consentiti; per favore, nella conclusione, non vada oltre al richiamo al Regolamento. Prego.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Il richiamo al Regolamento è sul fatto che l'informativa fosse stata chiesta a Crosetto e si è parlato dell'incontro in un ristorante romano. Noi vogliamo chiedere, ancora, a Crosetto cosa ci facesse a Dubai e chi avesse incontrato a Dubai nell'imminenza di un attacco .
PRESIDENTE. Come ho già detto questa mattina, ogni volta che in una richiesta di informativa si esce dal tema della richiesta, cerco di intervenire, compatibilmente con la necessità di non interrompere il ragionamento di nessuno e l'ho fatto anche questa mattina. Naturalmente, riferirò al Presidente di quello che è stato appena detto in Aula. La collega Bergamini, ad onor del vero, ha chiesto…ah, io stavo già rendendo precisazioni. Lei vuole intervenire, sempre sul richiamo al Regolamento? Collega Lucaselli? Prego, allora lo faccio dopo.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Lucaselli. Ne ha facoltà.
YLENJA LUCASELLI(FDI). Sì, Presidente. Sul richiamo al Regolamento credo che all'interno di quest'Aula si debba ripristinare una regola cioè che, quando si interviene sul Regolamento, si fa il richiamo al Regolamento, ma se i colleghi …
PRESIDENTE. Collega Ricciardi. Colleghi, colleghi, colleghi, adesso ha la parola la collega Lucaselli e la dovete ascoltare in silenzio. Collega Colucci, colleghi, in silenzio ascoltiamo il richiamo al Regolamento della collega Lucaselli che ha il diritto di farlo, come l'avete fatto voi, quindi, silenzio. Colleghi, ho detto silenzio. Non ho detto rispondetemi. Silenzio. Prego, collega.
YLENJA LUCASELLI(FDI). Grazie, Presidente. Questo è l'esempio classico della cultura o, meglio, della non cultura del MoVimento 5 Stelle Allora, quando si parla in un'aula di tribunale e si accosta …
PRESIDENTE. Colleghi. Non ammetto questo tipo di atteggiamento. Basta. Adesso riprendo a richiamare. Basta, colleghi.
YLENJA LUCASELLI(FDI). …e si accosta un collega parlamentare alla camorra, alla mafia, senza che ci sia uno straccio di indagine dicendo agli italiani che è come se fosse stato già condannato, allora noi al giustizialismo, al perbenismo finto del MoVimento 5 Stelle non ci sottoporremo mai.
Allora, il collega intanto deve chiedere scusa al collega Delmastro perché non c'è un'indagine
PRESIDENTE. Collega, anche lei non è più sul richiamo al Regolamento, però.
YLENJA LUCASELLI(FDI). Ho capito, Presidente, però …
PRESIDENTE. Collega, concluda. La prego anche lei di stare al richiamo al Regolamento.
YLENJA LUCASELLI(FDI). Concludo dicendo che…
PRESIDENTE. Colleghi, sedetevi, state in silenzio, per cortesia …
YLENJA LUCASELLI(FDI). … mentre nei confronti del collega Delmastro non c'è un'indagine un'indagine all'interno della Commissione COVID contro Conte…
PRESIDENTE. Colleghi! Collega Donno, la richiamo all'ordine.
YLENJA LUCASELLI(FDI). …c'è, esiste ed è provata dai fatti e dalle dichiarazioni, quindi, nella Commissione COVID, la realtà fattuale contro Conte esiste, quello che avete detto contro Delmastro è solo…
PRESIDENTE. Grazie, collega.
YLENJA LUCASELLI(FDI). … la vostra propaganda inutile e sterile (
PRESIDENTE. Grazie. Colleghi!
YLENJA LUCASELLI(FDI). Siete dei giustizialisti finti. Chiedete ai magistrati, seduti nelle vostre fila, da quella parte dell'Aula .
PRESIDENTE. Colleghe e colleghi, ve lo dico perché ho altre due richieste di intervento. Il richiamo al Regolamento è un richiamo al Regolamento, non è un “varie ed eventuali”; quindi, cerchiamo di stare sul richiamo al Regolamento. Io posso solo richiamarvi. È nella vostra disponibilità e, direi, anche personale cortesia verso quest'Aula e per il rispetto del Regolamento non andare fuori tema. Per affrontare questi temi, ci sono altri spazi nel nostro dibattito.
Adesso sul richiamo al Regolamento do la parola alla collega Serracchiani.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Serracchiani. Ne ha facoltà.
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Sempre per richiamo al Regolamento, naturalmente, facendo seguito a quello che dice la collega Lucaselli, siamo in attesa che dia le proprie scuse anche il capogruppo Bignami che ha detto a dei parlamentari che siedono da quest'altra parte che si sono inchinati alla mafia e che attendevano di ricevere istruzioni dalla mafia. E vorrei anche chiederle: ma se Delmastro non c'entra niente perché lo avete fatto dimettere e lo ha chiesto la Presidente del Consiglio? Come mai gli avete fatto fare un passo indietro, se non ha combinato nulla di male? …
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). …e semmai c'è una valutazione giudiziaria, noi la lasciamo all'autorità giudiziaria quella valutazione, ma sull'opportunità politica questo Parlamento ha tutto il diritto di dire quello che pensa e voi dovete darci ancora tante di quelle spiegazioni per cui verrà la Presidente del Consiglio. Non ci accontentiamo delle vostre parole; vogliamo quelle della Presidente del Consiglio per capire quello che è successo e perché ha fatto dimettere un Ministro …
PRESIDENTE. Collega Lucaselli …
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). …un Sottosegretario …
PRESIDENTE. Collega Lucaselli… Collega Lucaselli, la richiamo all'ordine.
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). … e un capo di gabinetto del Ministero della Giustizia
PRESIDENTE. Colleghi, ha chiesto, sempre su un richiamo al Regolamento, prima il collega Giachetti e poi il collega Fratoianni. Con la tiepida speranza che stiamo sul Regolamento, vi do la parola, ormai. Prego, collega Giachetti, almeno lei che ha fatto il mio mestiere, mi aiuti.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Ci provo, signora Presidente. Innanzitutto, a proposito di richiamo al Regolamento, forse, dovremmo richiamarci all'auspicio che le forme del nuovo Regolamento che abbiamo messo in piedi, magari, potessimo anticiparle, per evitare di rappresentare quest'Aula sempre più come “Asilo Mariuccia” piuttosto che come un luogo nel quale dovremmo dare un contributo all'esterno che fosse un pochino diverso, perché poi possiamo, giustamente, lamentarci che veniamo considerati in un certo modo, ma, certe volte, si ha veramente la sensazione che siamo all'“Asilo Mariuccia”. Lo dico, però, anche in ragione del fatto che ormai forse converrebbe convocare la riunione della Camera un'ora e mezza prima, in maniera che si svolgano prima tutte le richieste sull'ordine dei lavori, e si sa che poi c'è un'ora nella quale si comincia a votare, perché noi impieghiamo, non dico perdiamo, ma impieghiamo, mediamente, ormai 40-50 minuti per interventi sull'ordine dei lavori, che, ripeto, si potrebbero anticipare prima .
Dopodiché, aggiungerei anche una cosa: io starei molto attento, signora Presidente, a porre il problema del giustizialismo e del garantismo, all'interno di quest'Aula, in ragione di chi ha avuto una qualunque forma di iniziativa giudiziaria che non sia una sentenza definitiva e che, da una parte e dall'altra, continuamente viene rimbalzata.
E qualcuno che, fino al giorno prima, accusava quell'altro per avere, in un'intercettazione, parlato di un orologio e, magari, costretto un Ministro a dimettersi, il giorno dopo, quella stessa parte, attaccava l'altra per fare … Adesso, sentire la collega Lucaselli… lo sa perché glielo dico? Perché io mi sono anche esposto e ho preso anche un po' di fango su questo, ma io continuavo a dirmi: ma perché la Ministra Santanche' si deve dimettere? Perché la Ministra Santanche' si deve dimettere? Anzi, addirittura, lei ha detto che ha la fedina penale sporca… pulita, chiedo scusa.
Allora, vorrei sapere dall'onorevole che adesso giustamente fa questa cosa garantista nei confronti di Delmastro… e poi non dimentichiamo mai che c'è un tema di opportunità politica che prescinde, quello è personale, ognuno deve valutare se politicamente è il caso che, a prescindere da qualunque iniziativa giudiziaria … Io, per esempio, ho sempre pensato che Delmastro si dovesse dimettere perché era un incapace, perché era un cinico e trattava un settore con il cinismo che gli appartiene, non certo perché ha avuto un giudizio di primo grado, peraltro.
Con la Santanche' non avevo neanche questo, ma l'onorevole Lucaselli come fa a parlare di garantismo? Voi che siete garantisti, il garantismo rispetto a Delmastro, e avete liquidato in 48 ore una che non si voleva neanche dimettere perché, giustamente, diceva che aveva ancora la fedina penale pulita, che aveva soltanto un'indagine, e adesso venite a dire che no, non si può fare su Delmastro Delle Vedove? Vi invito, semplicemente, a riregistrare i parametri del garantismo, provare ad assorbirli, cercare di prenderli la mattina a colazione, insieme al cappuccino, e poi venire qua dentro a parlarne con un minimo di serietà, perché non ci può alzare e fare i garantisti la mattina e, il giorno dopo, addirittura con i propri stessi rappresentanti, trattarli da giustizialisti, perché, semplicemente, non si è credibili
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre per un richiamo al Regolamento, il collega Fratoianni. Ne ha facoltà.
NICOLA FRATOIANNI(AVS). Grazie, Presidente. Guardi, sarò anche breve, perché molte cose sono state dette. Ho ascoltato l'intervento dell'onorevole Lucaselli e, qualche giorno fa, quello dell'onorevole Bignami, che è il capogruppo del partito della maggioranza relativa che governa questo Paese. Adesso vorrei che tutti almeno avessero il senso della realtà e avessero la capacità anche di sorvegliare le parole. L'onorevole Serracchiani lo ha ricordato: Bignami si è alzato e, con una particolare foga, ha ripetuto l'accusa, infamante, ai parlamentari che si inchinano di fronte alla mafia quando svolgono la loro funzione ispettiva, prevista dal nostro mandato e dalla Costituzione . Ma, non contento, ha continuato, rivolgendosi ai nostri banchi e accusandoci di andare a braccetto con i martellatori, perché l'onorevole Bignami dimentica che, in questo Paese, il diritto di manifestare è garantito dalla Costituzione e se qualcuno lo interpreta fuori dalle leggi se ne assume la responsabilità, che non coinvolge mai chi manifesta pacificamente. Ma, naturalmente, se lo dimenticano. E poi ho sentito l'onorevole Lucaselli dire, con una foga pazzesca, che su Delmastro non c'è nessuna indagine: è certamente vero, nessuno lo ha mai detto.
Abbiamo sollevato questioni di opportunità e abbiamo parlato di mafia, non per lui, ma per il fatto che lui ha, incredibilmente, dal mio punto di vista, deciso di formare una società con una persona che non conosceva, a sua detta, che però aveva 18 anni e che era, guarda un po', anche la figlia di un prestanome di un boss della mafia La mafia qualcosa lì in mezzo ci faceva. Non abbiamo detto che Delmastro è un mafioso , c'erano questioni di opportunità politica.
Ma l'onorevole Lucaselli è arrivata a dire, poco fa, che invece su Conte c'è un processo nella Commissione COVID. Badate, attenzione, perché anche qua l'uso delle parole andrebbe misurato: quella è una Commissione d'inchiesta, fa un altro mestiere, si sta occupando di una vicenda enorme che ha coinvolto questo Paese. Sappiamo come politicamente è stata costruita e piegata anche quella Commissione.
Allora, o si riporta generalmente la discussione a una dimensione di serietà o di realtà o, almeno, abbiate la cortesia di non farci lezioni , di non venire da quel lato a questo a pretendere di farci lezioni, perché, come è stato appena ricordato da più interventi, anche con diversi punti di vista, insomma, siete voi che, nel giro di 3 giorni, uno dopo l'altro, come le biglie, avete fatto cadere le teste di Delmastro, di Bartolozzi e di Santanche', salvo poi raccontare, come ha provato a fare con qualche imbarazzo il Ministro Nordio in quest'Aula, che quelle erano state scelte personali e segno di grande sensibilità istituzionale. Almeno un po' di decenza sarebbe gradita .
PRESIDENTE. Grazie, collega. Allora, approfitto del suo richiamo a ripristinare qui una discussione serena, consona e soprattutto coerente con il nostro Regolamento, ed è naturalmente un richiamo che viene anche dalla Presidenza. Sulla richiesta del collega Ricciardi stavo dicendo prima che già questa mattina, ma ogni volta che c'è una richiesta di informativa nella quale si va oltre la richiesta stessa, io cerco di intervenire, consentendo, però, a tutti di svolgere il ragionamento che hanno il diritto di svolgere, e l'ho fatto anche questa mattina, però naturalmente riferirò al Presidente le cose che sono state dette.
Sulla richiesta del collega Giachetti, la riforma del Regolamento entrerà in vigore nella prossima legislatura perché così ha votato la Camera a maggioranza assoluta qualche giorno o settimana fa, e, quindi, su questo ci vorrebbe un voto in senso contrario. Ovviamente, qui si può sempre fare tutto, è nella disponibilità del Parlamento.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 1704-A: Disposizioni in materia di destinazione di proventi derivanti dalla vendita di prodotti.
Ricordo che nella seduta del 30 marzo 2026 si è conclusa la discussione generale e il relatore e la rappresentante del Governo hanno rinunciato a intervenire in sede di replica.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge e delle proposte emendative presentate .
Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri , che sono in distribuzione.
Informo l'Assemblea che, in applicazione dell'articolo 85- del Regolamento, i gruppi Italia Viva-il Centro-Renew Europe e Alleanza Verdi e Sinistra sono stati invitati a segnalare gli emendamenti da porre comunque in votazione.
Se nessuno chiede di intervenire sul complesso degli emendamenti, invito il relatore e la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli emendamenti e sugli articoli aggiuntivi riferiti agli articoli del disegno di legge segnalati per la votazione.
GIANLUCA CARAMANNA, Grazie, Presidente. Allora, se me lo permette, do il parere su tutti gli emendamenti.
GIANLUCA CARAMANNA, Su tutti gli emendamenti, nei 6 articoli, invito al ritiro oppure parere contrario.
FAUSTA BERGAMOTTO,. Parere conforme.
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.1 Gadda. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1 Gadda, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.2 Peluffo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.2 Peluffo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.3 Pavanelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.3 Pavanelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 2.1 Gadda. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.1 Gadda, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.3 Pavanelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.3 Pavanelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
Dichiaro aperta la votazione.
().
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 3.2 Gadda. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.2 Gadda, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.5 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.5 Ghirra, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.6 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.6 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.7 Peluffo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.7 Peluffo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.8 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.8 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.10 Pavanelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.10 Pavanelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 4.1 Gadda. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.1 Gadda, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.3 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.3 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 4.4 Pavanelli e 4.5 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 4.4 Pavanelli e 4.5 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.7 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.7 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.8 Peluffo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.8 Peluffo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 4. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Passiamo all'articolo aggiuntivo 4.01 Pavanelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 4.01, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 4.02 Pavanelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 4.02 Pavanelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 5. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 5.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 6. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 6.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Invito la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
FAUSTA BERGAMOTTO,. Grazie, Presidente. Sull'ordine del giorno n. 9/1704-A/1 Pavanelli, parere favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità di adottare iniziative, nel rispetto dei vincoli di bilancio, volte a”, e il resto è identico.
Sull'ordine del giorno n. 9/1704-A/2 Ferrara, parere favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità di promuovere un sistema di monitoraggio dello stato di attuazione”, poi rimane identico.
Sull'ordine del giorno n. 9/1704-A/3 Ghirra, parere favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità di accompagnare le misure contenute nel provvedimento in esame con ulteriori iniziative volte a prevedere modalità attuative”, poi il resto è identico.
PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1704-A/1 Pavanelli, parere favorevole con riformulazione: va bene? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1704-A/2 Ferrara, parere favorevole con riformulazione: va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1704-A/3 Ghirra, parere favorevole con riformulazione: va bene.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Mi hanno detto che c'è un accordo tra i gruppi per chiudere entro le 13,30, quando è prevista una commemorazione.
Ha chiesto di parlare la collega Gadda. Ne ha facoltà. Voi, colleghi, uscite in silenzio, altrimenti la collega Gadda non può parlare. Proviamo, collega Gadda, prego. Se accendiamo il microfono della collega... prego.
MARIA CHIARA GADDA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Questo disegno di legge descrive più di altri il vostro modo di fare politica. Voi seguite i fatti di cronaca, vi ci buttate a capofitto e trovate soluzioni superficiali, perché quello che conta è dare in pasto la notizia, la storiella, buona per la durata di un . Reagite, insomma, in modo emotivo sull'emotività dei cittadini, e quello che è ancora peggio, però, è che regolamentate la patologia. Peccato che qui siamo in Parlamento e, poi, le norme devono essere interpretate e attuate.
Di che cosa si occupa questo disegno di legge Urso? Che è un po' un re Mida al contrario: quello che tocca, distrugge. Ha distrutto Industria 4.0 e ora distruggerà anche quella parte di donazioni che, appunto, viene regolamentata dalle percentuali che le aziende destinano per fini sociali. Verrà distrutto anche quello, perché chi ha donato, le aziende perbene che hanno donato in questi anni lo faranno un po' meno e sicuramente quelle nuove non saranno incentivate. Questo disegno di legge, che è stato in gestazione per più di un anno e mezzo, di fatto, nasce dal famoso “pandoro ”, un caso di cronaca, che ha aperto un ampio dibattito nel Paese. Il punto, però, è chiedersi se questo disegno di legge andrà a risolvere le problematiche, se andrà a risolvere la vera questione, che è la necessità dei cittadini di sapere se, quando acquistano un uovo di Pasqua, quella percentuale sulla vendita verrà destinata all'ente giusto, se arriverà a buon fine e se quelle percentuali della vendita verranno destinate per attività di interesse generale. Purtroppo, la risposta è “no”.
E cosa fate voi in questo provvedimento? Intanto, scaricate l'onere della burocrazia sulle imprese, a partire da quelle più piccole, perché questo provvedimento non ha un criterio di proporzionalità: non ce l'ha sulle dimensioni di impresa e non ce l'ha sull'entità delle donazioni, che possono essere anche molto varie sul territorio nazionale; le può fare, insomma, anche il panettiere del paese per campagne che riguardano enti del Terzo settore di piccole dimensioni.
Sono sproporzionate le sanzioni, perché, appunto, si chiedono alle imprese degli adempimenti burocratici che non hanno una razionalità, anche nell'equilibrio delle norme.
Come ultima cosa - proprio perché abbiamo poco tempo a disposizione -, la cosa più grave è che voi con questo provvedimento non gestite tutta la filiera del dono. Perché, vede, c'è un'unica garanzia affinché questi proventi, che le imprese destinano nella vendita dei loro prodotti a solidarietà sociale, vadano a buon fine: che quelle donazioni vengano destinate a enti del Terzo settore e non, in termini generali, a enti non profit, perché gli enti del Terzo settore hanno dei vincoli di bilancio e pubblicano anche le vendite promozionali nei pubblici registri, nel Registro unico nazionale del Terzo settore, quando sono occasionali. Non è la stessa cosa quando nascono delle associazioni che, poi, non si registrano al Registro unico del Terzo settore e non ci sono i criteri di garanzia e di trasparenza. Voi questi aspetti, seppur abbiate tenuto il testo per due anni, non li avete considerati.
E quindi - lo ripeto, come ho detto all'inizio - vedremo cosa succederà al Senato. Noi in questo momento ci asterremo, proprio perché è necessario che queste osservazioni vengano considerate, in quanto sono venute dalle imprese, ma anche dal mondo del Terzo settore. Ma ad oggi, l'unica cosa che voi state consegnando al Paese è il fatto che danneggiate le aziende perbene, che già destinavano i proventi delle vendite alle iniziative solidali, e sicuramente non le farà nessun altro.
Quindi, in un momento in cui il Terzo settore ha più bisogno di rispondere alle necessità, alle tante questioni che riguardano le fragilità dei cittadini, voi continuamente togliete terreno sotto i piedi. E quindi la nostra è un'astensione che, se non verrà approvata alcuna di queste motivazioni o argomentazioni che ho espresso oggi, spero si tradurrà in un voto contrario al Senato.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, signora Sottosegretaria, il disegno di legge recante disposizioni in materia di destinazione dei proventi derivanti dalla vendita di prodotti era stato approvato dal Consiglio dei ministri il 25 gennaio 2024 - oltre due anni fa -, a seguito delle indagini e della multa dell'Antitrust a Chiara Ferragni e alla Balocco per pubblicità considerata ingannevole.
Le aziende Fenice e TBS Crew, che gestiscono i marchi e i diritti di Chiara Ferragni, insieme a Balocco avrebbero pubblicizzato il pandoro al costo di due volte e mezzo il prezzo del pandoro normale, facendo pensare alle persone che una parte dei proventi andasse a un ospedale di Torino per sostenere la ricerca su due tipi di tumore e acquistare nuovi macchinari. In realtà, sarebbe emerso che Balocco aveva già donato i fondi all'ospedale a maggio 2022, molto prima del Natale. Le aziende di Ferragni erano state accusate di non avere effettivamente contribuito alla causa solidale da loro promossa, pur avendo guadagnato, grazie a questa operazione, più di un milione di euro, corrispondenti alla multa comminata dall'Antitrust.
Le norme oggi all'esame della Camera sono finalizzate ad assicurare un'informazione chiara e non ingannevole sulla commercializzazione di prodotti i cui proventi sono destinati a iniziative solidaristiche. Si prevede, per i produttori dei beni e per i professionisti che li commercializzano e li promuovono, l'obbligo di esplicitare il soggetto destinatario dei proventi, le finalità cui questi sono destinati e la quota percentuale del prezzo di vendita o l'importo destinato all'attività benefica per ogni unità di prodotto.
I produttori dei beni dovranno assicurare l'adempimento attraverso l'indicazione delle informazioni sulle singole confezioni e anche tramite apposizione di apposite etichette.
Produttori e professionisti sono inoltre tenuti a comunicare al Garante della concorrenza e del mercato l'operazione promozionale e il termine entro il quale sarà effettuato il versamento dell'importo destinato al soggetto beneficiario.
In caso di violazione degli obblighi, l'autorità potrà irrogare sanzioni amministrative pecuniarie che vanno da 5.000 a 50.000 euro e disporre la pubblicazione del provvedimento da parte del produttore o del professionista sul proprio sito, su uno o più quotidiani, nonché con ogni altro mezzo ritenuto opportuno, come i .
Si prevede, inoltre, che il 50 per cento degli importi delle sanzioni sia destinato a finalità solidaristiche. Non rientrano nel campo di applicazione della legge le attività di promozione, vendita o fornitura di prodotti ai consumatori da parte degli enti non commerciali, restando ferme le norme del codice del Terzo settore riguardanti la raccolta di fondi per autofinanziamento e quelle relative agli enti di appartenenza alle confessioni religiose che hanno stipulato accordi o intese con lo Stato sulla libera effettuazione di collette.
L'iter del provvedimento è ripreso l'11 marzo di quest'anno. Nel frattempo, il 14 gennaio scorso, l' era stata prosciolta dall'accusa di truffa aggravata legata ai due casi del pandoro Balocco e delle uova di Pasqua di Dolci Preziosi.
Il codice del consumo fornisce già la disciplina applicabile in caso di pratiche commerciali scorrette e attribuisce specifici poteri anche di carattere sanzionatorio all'Autorità garante della concorrenza e del mercato, come appunto accaduto nel caso Ferragni.
Peraltro, anche l'Agcom ha approvato le linee guida volte a regolare il cosiddetto , proprio per garantire una pubblicità trasparente. La garanzia della trasparenza ha assunto particolare rilevanza nella nostra società digitale, dove la pubblicità delle pratiche commerciali è strettamente connessa con i mezzi di comunicazione via Internet.
Il provvedimento rappresenta sicuramente un passo avanti verso una maggiore trasparenza e tutela dei consumatori nelle iniziative commerciali a sfondo benefico, soprattutto perché aggiorna e integra norme datate che non potevano tener conto delle nuove esigenze e dei nuovi pericoli determinati dalla Rete.
Ringrazio il relatore Caramanna per aver voluto accogliere alcuni emendamenti migliorativi che abbiamo presentato e la Commissione per averli approvati. L'obiettivo primario è garantire che le iniziative di vendita solidale, in cui una parte del ricavato va a enti benefici o a progetti sociali, siano chiare, verificabili e non ingannevoli, così come prevedono il codice del consumo e le direttive europee sulla trasparenza nelle pratiche commerciali sleali.
Se è vero che il provvedimento introduce maggiori oneri burocratici per le piccole imprese e per i produttori artigianali, comprendiamo che l'obiettivo sia quello di evitare che le campagne solidali possano trasformarsi in truffe, introducendo un sistema di sanzioni commisurate e un uso etico delle stesse.
L'auspicio è che l'intervento normativo, che mira anche ad allineare l'Italia agli standard europei di trasparenza e correttezza commerciale, possa rafforzare la fiducia dei consumatori nelle campagne solidali.
Per le ragioni che ho espresso, ci asterremo su questo disegno di legge, nato ancora una volta per la rincorsa di fatti di cronaca e per fini propagandistici, più che per una reale tutela dei consumatori, confidando che la sua attuazione sia proporzionata e semplice e non scoraggi eccessivamente le iniziative di beneficenza meritoria .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Intervengo pochi minuti per annunciare il voto di astensione di Azione su questo provvedimento per tre ragioni sostanziali. La prima perché, come sempre accade in questo Parlamento e non solo con questo Governo, i provvedimenti seguono sempre un fatto di cronaca. C'è sempre una consequenzialità tra fatto di cronaca e intervento, e spesso l'intervento è sguaiato. Devo dire che questa volta non l'abbiamo fatto con fretta, perché siamo partiti dopo il “pandoro ” e arriviamo dopo due anni e mezzo con la “colomba ”: i tempi passati per la reazione mi paiono, in questo caso, un po' eccessivi e spesso contribuiscono a far sì che i provvedimenti che arrivano siano già vecchi rispetto a quello che sta accadendo.
L'ultima ragione è quella che, per colpire chi non rispetta le regole, colpiamo invece chi le regole le rispetta, con il rischio vero che si limitino e si vadano a bloccare le aziende serie e quegli enti di beneficenza che invece contavano su iniziative vere e reali per avere qualche fondo in più per fare del bene e per mettere in circolo le belle cose che il nostro Paese sa raccontare.
Noi cercheremo di evitarlo, perché attraverso la burocrazia - che imponiamo in questo caso - faremo sì che, se non le grandi aziende, tutte quelle che contraddistinguono il nostro tessuto economico e sociale saranno in difficoltà nel farlo. Pur di non entrare in questo vortice burocratico, probabilmente non porranno in essere nuove iniziative di beneficenza.
La sproporzione anche delle sanzioni, che non tengono conto dell'entità dell'iniziativa - quindi da 5.000 a 50.000 euro, indipendentemente che sia un provvedimento fatto da una piccola o da una grande associazione, da una multinazionale o da un piccolo produttore - ci indica proprio come vogliamo bloccare questa possibilità.
Evidentemente, per impedire che qualcuno possa eludere la legge, facciamo sì che nessuno la possa applicare .
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti dell'Istituto comprensivo “46 Scialoja Cortese Rodinò” di Napoli, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
Ha chiesto di parlare il deputato Ferrara. Ne ha facoltà.
ANTONIO FERRARA(M5S). Signor Presidente, colleghi e colleghe, il provvedimento, che oggi portiamo al voto, affronta un tema serio: la trasparenza verso i consumatori quando la vendita di un prodotto viene collegata a finalità solidaristiche e benefiche. Su questo punto voglio essere chiaro fin dall'inizio.
Quando si richiama la solidarietà, quando si evoca una causa benefica, quando si fa leva sulla fiducia dei cittadini, il consumatore ha il diritto di sapere con precisione chi riceve i fondi, per quali finalità e in quale misura. Noi del MoVimento 5 Stelle riteniamo che la tutela del consumatore e la correttezza del mercato siano temi seri, non slogan buoni per inseguire il caso mediatico del momento. Proprio per questo, dobbiamo dire con chiarezza che questo testo, pur partendo da un obiettivo condivisibile, non ci convince fino in fondo.
Non ci convince perché il Parlamento non sta intervenendo in un vuoto normativo. Il nostro ordinamento già dispone di strumenti per colpire le pratiche commerciali scorrette. Già esiste una disciplina che consente di intervenire quando il consumatore viene ingannato. Quando si viene orientati su messaggi opachi o quando ci sono appunto anche campagne commerciali che vengono costruite in modo scorretto, allora qui ci si pone una domanda. E la domanda vera non è se fosse giusto occuparsi del tema.
La domanda vera è un'altra: si è intervenuti bene, si è intervenuti in modo coerente, si è intervenuti in modo davvero utile, oppure si è scelto di aggiungere un altro livello di obblighi, un altro strato di adempimenti, senza risolvere fino in fondo il rapporto con le norme già esistenti? Perché questo è il punto politico. Questa legge viene raccontata come una grande svolta, come una grande risposta morale, quasi come se prima non esistesse alcun mezzo per tutelare i consumatori, ma non è così. Il nostro caso simbolo, evocato da tutti, era già aggredibile con strumenti esistenti.
Infatti, è stato affrontato proprio attraverso la disciplina delle pratiche commerciali che sono scorrette. Dunque, qui non siamo di fronte a una rivoluzione, ma siamo davanti a un tentativo di rendere più puntuali alcuni obblighi. Tentativo legittimo, certo, ma che non basta a giustificare la fanfara politica che la maggioranza ha costruito intorno a questo testo. C'è poi un secondo punto, quello della proporzionalità, perché la trasparenza è un principio sacrosanto, ma una buona legge deve saper distinguere. Non tutte le iniziative sono uguali.
Non è uguale una grande operazione commerciale nazionale con grandi marchi, grandi volumi e grandi campagne pubblicitarie e un'iniziativa portata in limite da piccole attività anche sociali. Una buona norma dovrebbe tenere conto di queste differenze, dovrebbe graduare e dovrebbe calibrare. Invece, il rischio è di una disciplina un po' piatta, un po' rigida e un po' costruita più per dare un segnale che per risolvere davvero il problema con precisione. È vero, il testo è stato corretto in Commissione, questo va riconosciuto, così come sono stati introdotti alcuni miglioramenti utili.
Penso all'estensione della nozione di professionista tra chi promuove l'acquisto. Penso anche alla possibilità di utilizzare modalità informative alternative rispetto alla sola confezione del prodotto. Sono correzioni utili, ma non sufficienti a cancellare i limiti fino in fondo del provvedimento, perché restano aperti i nodi importanti: il coordinamento della disciplina già vigente, la logica del sistema sanzionatorio e il rinvio a successivi decreti di aspetti rilevanti. Anche qui vediamo un copione ormai noto.
La maggioranza presenta norme dal forte impatto simbolico e poi rimanda i pezzi importanti dell'attuazione a domani, a un decreto, a un passaggio successivo. Noi del MoVimento 5 Stelle pensiamo che su temi come questo servano meno slogan e più qualità legislativa, perché la fiducia dei cittadini non si tutela con i titoli dei giornali, ma si tutela con norme chiare, equilibrate e applicabili. Invece, siamo qui davanti a un testo che affronta un problema reale, ma lo traduce in una risposta normativa ancora parziale, ancora migliorabile e ancora troppo legata al rumore mediatico che l'ha accompagnata.
Per questo la nostra scelta è una scelta di astensione politica, ma motivata e chiara, perché sarebbe sbagliato respingere in blocco una norma che tocca un tema reale. Ma sarebbe altrettanto sbagliato votare a favore come se fossimo davanti a una norma compiuta. Non lo è, e sarebbe poco serio fare finta che lo sia. E consentitemi una considerazione finale. In questi 2 anni di presenza qua, in Aula, ho esaminato molti provvedimenti, alcuni confusi, alcuni deboli, alcuni chiaramente propagandistici, ma raramente mi è capitata una legge che, a fronte di tutto il clamore accompagnato, producesse un risultato così modesto, perché il punto è proprio questo.
Non è inutile il tema, è inutile il modo in cui la maggioranza lo ha trasformato in legge. Una legge nata per inseguire un caso mediatico, scritta per dare l'impressione di avere fatto qualcosa e costruita in modo da aggiungere una targhetta normativa dove gli strumenti per intervenire già c'erano. E allora diciamolo con chiarezza: quando la destra governa, inseguendo i titoli, finisce quasi sempre per fermarsi alla confezione e lasciare il povero contenuto fuori. Questa legge è esattamente questo, una confezione ben esposta, un titolo ben vendibile, ma una sostanza troppo debole per meritare l'applauso della maggioranza.
Noi del MoVimento 5 Stelle non ci stiamo, non ci stiamo a scambiare la propaganda per serietà, non ci stiamo a chiamare la riforma con ciò che la riforma non è, non ci stiamo a benedire questa svolta di testo che resta fragile e parziale, e, per molti aspetti, inutile. Per queste ragioni, con chiarezza e coerenza, guardando alla sostanza e non alla vetrina, annunciamo il nostro voto di astensione, perché i cittadini meritano rispetto, non slogan; meritano regole efficaci, non etichette di comodo; meritano sostanza, non l'ennesima legge fatta con lo stampino .
PRESIDENTE. Io ho ancora 4 interventi, vi ricordo che c'è l'impegno di chiudere alle ore 13,30.
Ha chiesto di parlare il deputato Davide Bergamini. Ne ha facoltà.
DAVIDE BERGAMINI(FI-PPE). Grazie, Presidente. Colleghi, oggi intervengo, appunto, in nome del gruppo di Forza Italia per esprimere un voto favorevole a questo provvedimento. Si tratta di un tema molto attuale, che è quello della tutela dei consumatori e della trasparenza su quelle iniziative che hanno un carattere solidale. Purtroppo abbiamo visto che, in questi tempi moderni, la comunicazione è molto veloce, quindi ci sono dei messaggi che a volte vanno anche a confondere il consumatore, e questo provvedimento si inserisce proprio in quella visione che Forza Italia sostiene da sempre, ovvero un mercato libero, ma un mercato che sia fondato su regole certe, sulla trasparenza e anche sulla tutela, ovviamente, dei consumatori.
Questo provvedimento ha un obiettivo che è molto chiaro, ed è proprio quello che i cittadini possano essere messi a conoscenza di quelle che sono le vendite anche oggi fatte attraverso il mercato digitale, attraverso gli , attraverso strumenti moderni di comunicazione, e il messaggio deve essere, appunto, un messaggio chiaro e trasparente. Con questo provvedimento si stabilisce proprio questo. Quindi, un prodotto, quando è associato ad una finalità solidale, deve garantire al consumatore chiarezza, quindi deve garantire chi è il destinatario dei proventi di quella campagna solidale, quali sono le finalità per cui saranno utilizzati poi quei proventi e, soprattutto, quale quota effettiva di quel prezzo viene destinata alla causa per cui è stata iniziata la campagna.
Sono elementi essenziali e sono elementi, ovviamente, che vanno a tutelare quelle aziende che hanno sempre operato e che continuano ad operare con onestà, che sono la maggior parte all'interno del nostro mercato nazionale, e sono appunto quelle aziende che non devono essere penalizzate, invece, da chi vuole intraprendere azioni scorrette all'interno del mercato nazionale. È proprio per questo che si inserisce il ruolo dello Stato, un ruolo che deve andare a chiarire, deve andare a fortificare anche quelli che sono i rapporti di fiducia fra i cittadini e le aziende, e, soprattutto, quello che è ovviamente lo Stato, che deve gestire e deve normare questo tipo di provvedimenti.
Forza Italia ha contribuito in Commissione a migliorare il testo, in particolare rafforzando appunto quegli strumenti informativi che vanno dall'etichettatura dei prodotti proprio anche alle campagne informative che avvengono all'interno dei punti vendita.
Crediamo che con questo provvedimento si vada nella direzione giusta perché non impone, ma chiarisce, non limita, ma responsabilizza le aziende e, soprattutto, va a tutelare il consumatore.
Quindi, colleghi, proprio a fronte di quanto detto, crediamo che la fiducia sia da sempre il vero motore dell'economia: senza fiducia non c'è mercato. E proprio con questo provvedimento vogliamo rafforzare la fiducia fra i cittadini, le imprese e le istituzioni. Lo facciamo con un approccio pragmatico, lasciando ad altri slogan che non portano beneficio sicuramente ai consumatori e, coerenti con la visione di Forza Italia, sosteniamo chi produce, chi tutela i consumatori e chi garantisce regole chiare e semplici. Proprio per queste ragioni, Presidente, confermo il voto favorevole a questo provvedimento di tutto il gruppo di Forza Italia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Andreuzza. Ne ha facoltà.
GIORGIA ANDREUZZA(LEGA). Grazie, Presidente. Io farò un breve intervento di due minuti e, se mi consente, depositerò anche l'intervento integrale per recuperare tempo. La Lega voterà sicuramente in modo favorevole a questo provvedimento, che ritiene di buonsenso. Voglio ricordare che ognuno di noi, come cittadino e come consumatore, spesso si trova a fare degli acquisti con l'obiettivo che parte del ricavato vada per importanti cause meritorie. Però è pur vero che oggi, in qualche modo, spesso, sempre più spesso, sorgono anche dei dubbi perché siamo su un terreno sempre più scivoloso, perché proprio il commercio è cambiato, per cui gli acquisti non si fanno più solo tra gli scaffali di un negozio, ma avvengono e sono subentrati professionisti, come gli per cui anche la comunicazione va a condurre quelli che sono i nostri orientamenti. Pertanto, riteniamo che questo provvedimento si inserisca per fare maggiore chiarezza, responsabilizzando sicuramente il produttore, ma dando anche al consumatore delle informazioni importanti, che gli fanno sapere a chi viene destinato il provento, ma, soprattutto, che questo arrivi anche a buon fine. Perché quando il consumatore agisce con un intento nobile, pensando che parte del ricavato venga dato a qualcosa di molto importante, e questo non avviene, la sua fiducia viene tradita.
Allora, questo provvedimento vuole ripristinare la fiducia tra il consumatore e il produttore e, soprattutto, garantire anche a chi deve beneficiare di queste buone azioni che veramente si arrivi al risultato finale. Non crediamo che vada effettivamente ad incidere nelle imprese, perché ci sembra un provvedimento molto equilibrato; siamo certi, anzi, che servirà a continuare sulle buone azioni delle persone, che saranno più informate, e anche dei produttori, che saranno più responsabili. Il voto della Lega, pertanto, sarà favorevole .
PRESIDENTE. È autorizzata, ovviamente, a consegnare l'intervento.
Ha chiesto di parlare il deputato Pandolfo. Ne ha facoltà.
ALBERTO PANDOLFO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Quello che ci troviamo a discutere oggi è un provvedimento che nasce da uno scandalo, come molti colleghi hanno ripercorso prima di me, però interpella qualcosa di molto più profondo: di fatto, la capacità di stare al passo con i mutamenti del mercato, di proteggere davvero i cittadini nel loro ruolo di consumatori.
Negli ultimi anni abbiamo assistito anche alla nascita e all'esplosione del fenomeno dell'. Parliamo di 15.000 imprese in Italia che spesso, tra l'altro, sono imprese a conduzione femminile; un comparto consistente, vitale, che deve avere delle regole chiare, non per limitarlo, ma per farlo crescere su basi sane. E qui si sviluppa, più o meno in modo sistematico, una pratica, purtroppo, distorsiva, che abbiamo cercato di evitare, perché, di fatto, abbinare la vendita di un prodotto con la promessa di una donazione in favore di una causa benefica non è affatto un male, ma, quando questo diventa un elemento distorsivo, dobbiamo evitare che tutto ciò accada.
Il disegno di legge introduce alcuni obblighi di trasparenza. Come Partito Democratico, abbiamo lavorato affinché ci fosse maggiore trasparenza, naturalmente, ma, soprattutto, più tutela per il consumatore e più dignità per gli enti del Terzo settore, che rischiano di essere strumentalizzati e che invece non devono essere strumentalizzati a fini commerciali. Quindi, vogliamo più praticabilità per le imprese e più sostanza per i consumatori.
Ma, come Partito Democratico, non possiamo non evidenziare che il provvedimento fa meno di quanto si potesse fare, e lo fa per tre ragioni. Anzitutto, per l'apparato sanzionatorio: sanzioni da 5 a 50.000 euro restano poca cosa per gli operatori che sono sul mercato; poi, dicevo, la tutela del Terzo settore: la norma prevede un all'AGCM, ma noi dobbiamo far sì che, invece, ci sia un controllo , che purtroppo non c'è; poi, la terza ragione è, appunto, quella della dinamica dell' che è assolutamente evasa. Il Governo ha scelto di intervenire solo dopo uno scandalo mediatico, ma ha lasciato fuori una disciplina che doveva essere centrale, quella dell'. Addirittura la relazione stessa del Servizio studi allegata dice che anche l'impianto sanzionatorio è di difficile quantificazione. Insomma, chiediamo che l'AGCM, proprio in ragione del mandato ricevuto, pratichi azioni rispetto alle sanzioni che appaiono insufficienti e all'attività di monitoraggio .
Ecco perché il gruppo del Partito Democratico esprimerà un voto di astensione: perché, pur riconoscendo le corrette fondamenta, coerenti con i principi che abbiamo sempre sostenuto, a partire da quello della trasparenza, crediamo che questa sia un'occasione mancata, perché la difesa dei consumatori e la promozione del Terzo settore sono valori che meritano una visione di lungo periodo e non un'azione che, invece, va a coprire uno scandalo semplicemente mediatico. Crediamo che il mercato digitale, per la sua velocità - anche per la sua pervasività - richieda un legislatore capace di anticipare le dinamiche e non di rincorrerle .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Pietrella. Ne ha facoltà.
FABIO PIETRELLA(FDI). Grazie, Presidente. A me l'arduo compito di esprimere la maggiore sintesi stamattina. Questo provvedimento dimostra, ancora una volta, il metodo di questo Governo: intervenire in modo puntuale, senza ideologia, ascoltando - l'hanno detto anche i colleghi commissari di opposizione -, migliorando i testi, costruendo norme che funzionano. È un metodo molto diverso rispetto a quello a cui abbiamo assistito in passato, quando si legiferava inseguendo titoli di giornale o battaglie identitarie - ricordiamo quella del -, senza preoccuparsi, poi, delle conseguenze concrete su imprese e cittadini.
Per tutte queste ragioni e per molte altre, il nostro giudizio sarà favorevole. Fratelli d'Italia voterà convintamente a favore di questo provvedimento perché rafforza la trasparenza, tutela i consumatori, valorizza le imprese corrette e restituisce credibilità a quelle iniziative solidaristiche importantissime che rappresentano un pezzo fondamentale del nostro tessuto sociale ed economico
PRESIDENTE. Grazie, onorevole, anche per la sintesi.
Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
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PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 1704-A: "Disposizioni in materia di destinazione di proventi derivanti dalla vendita di prodotti".
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. . Colleghe e colleghi, lo scorso 21 marzo è venuto a mancare, all'età di 86 anni, Paolo Cirino Pomicino, deputato dalla VII all'XI legislatura e successivamente anche nella XV.
Nato a Napoli il 3 settembre 1939, laureato in medicina e specializzato in neurologia, lavorò dapprima come neurochirurgo, assumendo poi un incarico dirigenziale presso l'ospedale Cardarelli.
Nel 1970 divenne consigliere comunale del capoluogo campano e successivamente assessore.
La scelta di dedicarsi completamente alla politica, nelle file della Democrazia Cristiana, fu compiuta in modo ancora più netto nel 1976, quando fu eletto per la prima volta alla Camera dei deputati, dove tra il 1983 e il 1988 ricoprì il prestigioso incarico di presidente della Commissione bilancio.
Nel 1989 iniziò anche il suo percorso governativo, con la nomina a Ministro della Funzione pubblica nel Governo De Mita e a Ministro del Bilancio nei due successivi Esecutivi guidati da Giulio Andreotti.
Al termine dell'XI legislatura lasciò la politica dopo il coinvolgimento nell'indagine denominata “Mani pulite”. Fu un allontanamento doloroso, durante il quale colse l'occasione per dare alle stampe due libri, pubblicati con lo pseudonimo di “Geronimo”, nei quali descrisse le vicende vissute da Ministro e la crisi della politica nella seconda repubblica.
Ma la politica è un richiamo troppo forte per Paolo Cirino Pomicino che, infatti, nel 2004 fu eletto parlamentare europeo nelle file dell'UDEUR, per poi aderire l'anno successivo al progetto politico della Democrazia cristiana per le autonomie.
Nel 2006 venne, infine, rieletto alla Camera dei deputati e anche in questa occasione diede il suo contributo di esperienza e competenza.
Con la scomparsa di Paolo Cirino Pomicino perdiamo un protagonista di un'intera stagione politica, che ha saputo fino all'ultimo con arguzia offrirci consigli e opinioni sull'evoluzione e gli scenari della nostra storia politica.
La Presidenza ha già fatto pervenire ai familiari e agli amici - che sono presenti in tribuna - le espressioni della più sentita partecipazione al loro dolore, che desidero ora rinnovare anche a nome dell'Assemblea. Invito l'Aula a osservare un minuto di silenzio .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Rosato. Ne ha facoltà.
ETTORE ROSATO(AZ-PER-RE). La ringrazio, Presidente. E la ringrazio anche per come ha voluto ricordare Paolo Cirino Pomicino. Ci associamo naturalmente al cordoglio verso la famiglia e gli amici anche qui presenti. Paolo Cirino Pomicino era un uomo molto colto, si è laureato con 110 e lode in medicina, si è specializzato in neurologia. Ha fatto, come lei ha ricordato, il presidente della Commissione bilancio; ha fatto il giornalista, ha fatto il Ministro, sempre con grande competenza e grande professionalità.
Paolo Cirino Pomicino è stato un protagonista di una stagione lunga del nostro Paese, di una stagione fortunata. Era un uomo che aveva la politica nel sangue, la viveva in maniera totalitaria, è sempre stata la traccia della sua vita. Lo ha fatto da giovanissimo, come lei ha ricordato anche da consigliere comunale, da assessore. È stato assessore, aveva la delega ai cimiteri nel 1973, quando c'era la crisi del colera a Napoli. Ha avuto ruoli importanti nelle istituzioni anche locali e per lui il rapporto con la città e il rapporto con il Mezzogiorno è sempre stata una cosa centrale nel suo fare politica.
Paolo Cirino Pomicino è stato un uomo che ha messo sempre molto rigore nel suo impegnarsi nelle istituzioni, ma accanto a questo rigore - io lo ricordo anche tra questi banchi - ha messo sempre una grande capacità di autocritica e di ironia. Aveva un tratto capace di costruire empatia e di familiarizzare con le persone che aveva intorno, costruendo, mettendo al servizio quella sua capacità di relazione che ha contribuito in maniera importante anche al suo successo politico. Era successo politico di quel partito, la Democrazia Cristiana, a cui ha sempre tenuto, per cui ha sempre lavorato con impegno, mettendoci quella capacità di mediazione, di pluralismo, di riformismo che erano le caratteristiche di quegli anni di impegno politico tanto serio.
La sua firma, “Geronimo”, è stata una firma che ha lasciato il segno nella lettura di quello che succedeva nelle istituzioni, non solo per i suoi libri, ma anche per i tanti articoli che accompagnavano la sua attività di giornalista, pubblicista ma giornalista.
Credo che sia giusto anche ricordare, nonostante la fatica di affrontare con grande forza e grande determinazione la sua malattia, i suoi periodi difficili, da cui è uscito sempre con grande capacità e voglia di tornare a impegnarsi di politica, che anche gli ultimi mesi della sua vita sono sempre stati caratterizzati da telefonate, da incontri, da sensibilizzazioni su quello che succedeva sul suo territorio. Si informava, voleva dire la sua, voleva accompagnare tanti giovani. Lo ha sempre fatto e ha continuato a farlo fino alla fine.
Io credo che Paolo Cirino Pomicino ci lascia una grande eredità di uomo che ha amato la politica, ha amato questo Paese, ha onorato queste Aule, ha onorato i luoghi e gli incarichi che ha avuto e lascia un vuoto in una stagione politica che non c'è più. Ma lui di questo ne era molto consapevole e accanto alla consapevolezza che quella stagione politica - quella che lo ha visto da protagonista - non c'era più, cercava di costruirne un'altra e ci ha dato un grande contributo mettendo la sua competenza, la sua conoscenza e anche il suo amore per il nostro Paese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Rotondi. Ne ha facoltà.
GIANFRANCO ROTONDI(FDI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, tocca a me il compito di porgere una volta di più il cordoglio del gruppo di Fratelli d'Italia ai familiari dell'onorevole Pomicino, che sono qui presenti, alla signora Lucia, alle figlie Ilaria e Claudia, ai nipoti, a tutti quelli che gli hanno voluto bene. Lei ha avuto, Presidente, l'amabilità di ricordare che l'ultima presenza in quest'Aula di Paolo Cirino Pomicino è stata per la Democrazia Cristiana, nella quale fu eletto; ma io vorrei aggiungere che la Democrazia Cristiana, che è ancora presente nel gruppo di Fratelli d'Italia, non sarebbe qui se non ci fosse stato l'onorevole Cirino Pomicino che, con la forza di persuasione che solo chi l'ha conosciuto può testimoniare, ci costrinse a gettare il cuore oltre l'ostacolo e a rifondare un partito che sembrava affidato agli archivi.
Certo, ricordare quel tempo deve essere un impegno separato dai ricordi e dalle pulsioni affettive, che pure sono tuonanti in queste ore di dolore per noi. Io lo ricordo - e credo che quella sia stata la legislatura più importante di Cirino Pomicino - presidente del gruppo della Democrazia Cristiana, perché in quei due anni ci ha dato tre grandi lezioni, che sono, secondo me, le tre chiavi di interpretazione del suo magistero di vita, prima che politico. Primo, l'amore per il Parlamento, che lui amava dire è come la salute: se c'è, non te ne accorgi, ma, se non c'è più, te ne accorgi. E volle tornare in Parlamento non per completare una carriera che era radiosa e tutta alle sue spalle, ma perché qui sentiva il sale della democrazia, la motivazione dell'impegno politico.
Seconda lezione: mai separare la politica dalla cultura. Lui diceva: che strano, in Europa ci sono i socialisti, i democristiani, la destra, la sinistra, qui siamo all'orto botanico, con ulivi, margherite, biancofiori. Si arrabbiava molto. E in quei due anni - ed è la terza lezione - lui queste cose ce le diceva da un letto di ospedale, dove attendeva un trapianto. Credo che sia un primatista, perché ha avuto due trapianti nella sua vita, non penso che al mondo ce ne siano altri; ha affrontato quarant'anni di difficoltà di salute e ha sempre trattato con la morte a tu per tu. Lui che amava i pensatori cattolici radicali francesi, anche ora non lo immaginiamo davanti a Dio a capo chino, ma guardandolo negli occhi, con le parole del pensatore che lui più amava: Padre, spiegami finalmente il mistero di cui mi hai reso parte.
Ed io credo che ricordando Paolo, immaginandolo così, dobbiamo salutarlo anche in quest'Aula, come lui ha chiesto nella lettera-testamento letta al funerale: ricordatemi con un sorriso e vi prego di non odiare perché l'odio, oltre che una perdita di tempo, è il segreto per essere infelici; il segreto della felicità è non odiare .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Tabacci. Ne ha facoltà.
BRUNO TABACCI(PD-IDP). Grazie, Presidente. A nome del gruppo parlamentare Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, esprimo il più sentito cordoglio per la recente scomparsa dell'onorevole Paolo Cirino Pomicino. In questo senso, emerge la nostra vicinanza ai suoi familiari, alla moglie Lucia, alle figlie Claudia e Ilaria, ai nipoti e ai tanti amici che gli hanno voluto bene.
Paolo è stato un protagonista indiscutibile della politica italiana. Il suo curriculum - che lei, Presidente, ha avuto modo di illustrare - lo documenta egregiamente ed è simile a quelli di tante personalità che hanno primeggiato nell'attività politica. Laureato in medicina e chirurgia a Napoli e specializzato in neurologia, sempre con il massimo dei voti, a partire dal 1970 era stato consigliere comunale e, poi, assessore per la Democrazia Cristiana. Ma, a partire dal 1976, entra in quest'Aula, entra in Parlamento, alla Camera dei deputati, ed è confermato per sei legislature. È parlamentare europeo dal 2004 al 2006; Ministro per la Funzione pubblica nel Governo De Mita (1988-1989), Ministro del Bilancio e della programmazione economica nel VI e VII Governo Andreotti (1989-1992). Ma ha lasciato - questo è il segno distintivo - un segno profondo con la presidenza della Commissione bilancio della Camera dei deputati dal 1983 al 1988. Ruolo che lo ha appassionato, nel quale ha dimostrato di avere sia competenza che capacità di mediazione, in una fase molto delicata per l'economia e il bilancio dello Stato, con l'inflazione a due cifre, e nella ricerca di nuove procedure parlamentari più rigorose nella definizione di adeguate coperture ai provvedimenti di spesa. L'ho conosciuto in quegli anni, in cui era Ministro del Tesoro l'onorevole Giovanni Goria e io svolgevo il ruolo di capo della segreteria tecnica del Ministero, avvalendoci anche di esperti di grande qualità, come Innocenzo Cipolletta e Mario Draghi.
Paolo Pomicino era, dunque, un interlocutore competente e appassionato. Proprio in questi giorni avrebbe dovuto partecipare a due iniziative pubbliche, era stato annunciato in questo senso: una ad Avellino, venerdì 27 marzo, promossa dall'onorevole Rotondi, sullo schema dell'esperienza dell'“Assemblea degli esterni” tenuta dalla DC nel 1981; e l'altra a Roma, domenica 29 marzo, su iniziativa del senatore Franceschini e del Presidente Casini, per ricordare il XIII Congresso della Democrazia Cristiana, che portò, nel marzo 1976, all'elezione diretta a segretario del partito dell'onorevole Benigno Zaccagnini, 50 anni fa. In entrambe le occasioni, alle quali ovviamente ho partecipato, c'è stato un ricordo carico di riconoscenza e di nostalgia per Paolo, al quale molti dei democratici cristiani presenti erano legati da stima e amicizia.
Ero stato, il 24 marzo scorso, al funerale di Paolo nella chiesa di piazza Euclide e ho assistito ad un evento umanamente straordinario e coinvolgente, allo stesso tempo, per il ritratto onesto e rigoroso che ne hanno fatto il cardinale Zuppi e il giornalista Marco Damilano. Ho ascoltato la lettura di una lettera molto particolare che Paolo avrebbe scritto e dedicato ai convenuti ai suoi funerali, carica di umanità, ironia e consolazione, appunto: una lettera di Paolo ai convenuti. Ha fatto politica con passione fino alla fine. Massimo d'Alema, in quell'occasione, ha ricordato di aver partecipato, qualche settimana prima, all'Istituto Luigi Sturzo di Roma, alla presentazione di un libro con Pomicino e di averlo trovato lucido, brillante e spiritoso.
Aveva trovato il modo di rivolgere, con un articolo su , un appello pubblico a votare “no” al referendum. Penso che, profeticamente, con un'estrema ironia, si rammaricasse di non essere sicuro di assistere all'esito del voto. Lo voglio ricordare così: era diretto e non faceva giri di parole. Così si esprimeva: “La migliore furbizia è dire la verità, tanto nessuno ci crede”.
Non era come era stato dipinto da Sorrentino nel film : non aveva gradito. Non che fosse esente da critiche, ma non poteva essere, la sua, una storiaccia, un po' come è capitato anche al suo partito, la Democrazia Cristiana. Ma la storia, quella vera, si è incaricata di smentire queste ricostruzioni e ha così prodotto generazioni di nostalgici della DC e della cosiddetta Prima Repubblica
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Zinzi. Ne ha facoltà.
GIANPIERO ZINZI(LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, desidero, innanzitutto, esprimere, anche a nome del mio gruppo, le più sentite condoglianze ai familiari di Paolo Cirino Pomicino, ai suoi cari, a chi lo ha conosciuto, a chi ha condiviso con lui il percorso della politica, che era il connotato della sua vita.
Lo ricordo con tanto affetto, perché ho ereditato da mio padre la sua amicizia. Ho avuto il privilegio di ascoltarlo tante volte dal vivo e il ricordo di quelle chiacchierate mi consente di portare con me un ricordo fatto di sorrisi, di battute, ma anche di considerazioni molto importanti. Portava con sé un concetto: quello del primato della politica. È stato uno dei simboli della Prima Repubblica e forse, proprio per questo, per lui il primato della politica era qualcosa di fondamentale e di importante. Ed è una delle cose che ho imparato ascoltandolo.
Vedete, Paolo esercitava il primato della politica: aveva visione, aveva grande intelligenza, aveva la capacità di tenere insieme gli interessi del territorio con le istituzioni, che era cosa non da poco e che dovrebbe essere il compito che spetta a ciascuno di noi, a chiunque viva in maniera forte e potente la passione per la politica.
Con Tangentopoli e dopo Tangentopoli non si è nascosto: aveva nel cuore Napoli, ha cominciato a fare l'opinionista e ha cominciato a dispensare consigli a tutta Italia, quindi non solo ai suoi colleghi e a chi gli era amico. Ricordo le sue critiche - questo per citare una comune condivisione e visione - all'Europa, che era vittima della tecnocrazia e non parlava più ai popoli.
Allora, se lo associo e l'ho associato - come tanti e come tutti i suoi estimatori - al primato della politica, è perché dovremmo chiederci se siamo ancora all'altezza di quella stessa ambizione. Io spero di sì e lo ricordo, insieme a voi, da quest'Aula con un grande sorriso. Ciao, Paolo
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Bicchielli. Ne ha facoltà.
PINO BICCHIELLI(FI-PPE). Grazie, signora Presidente. Onorevoli colleghi, io prendo la parola con profonda emozione per ricordare Paolo Cirino Pomicino. Una figura che ha segnato in modo indelebile una stagione della nostra storia repubblicana e che, per quanto mi riguarda, ha rappresentato anche molto di più: un punto di riferimento umano e politico. Paolo non è stato soltanto un protagonista della Prima Repubblica; Paolo è stato, a pieno titolo, una delle sue icone, un uomo che ha vissuto la politica non come una professione, ma come una missione, come una dimensione totale della propria esistenza.
Tutta la sua vita è stata la politica e nella politica ha sempre cercato il senso più alto, quello degli ideali, quello dei valori, quello delle visioni. Io ho avuto il privilegio, signora Presidente, di conoscerlo da vicino, di ascoltarlo, di confrontarmi con lui, e posso dire, senza esitazione, che era una di quelle persone alle quali ci si affida, perché aveva una qualità rara: la capacità di leggere la politica in profondità. Non si fermava mai alla superficie degli eventi, ma ne coglieva le dinamiche più intime, le traiettorie e le conseguenze.
Aveva intuizioni che spesso anticipavano, forse di troppo, i tempi, e lo faceva con una lucidità che nasceva dall'esperienza, ma anche da una straordinaria, unica intelligenza politica. Accanto a questa profondità, Paolo conservava sempre un tratto umano che lo rendeva unico: un grande senso dell'ironia, un'ironia mai banale, un'ironia mai superficiale, ma sempre intelligente, capace di alleggerire anche i momenti più complessi e di restituire alla politica quella dimensione di umanità che oggi, troppo spesso, rischiamo di smarrire.
La sua è stata sicuramente anche una storia segnata da momenti difficili, da prove personali che ha affrontato e pagato sulla propria pelle, ma anche in quelle fasi non ha mai rinunciato alla dignità, alla coerenza, alla forza delle proprie convinzioni. È stato, in questo, un uomo che ha saputo resistere, mantenendo sempre una visione alta della politica. C'era una frase che mi ripeteva spesso e che oggi io sento il dovere di ricordare a tutta quest'Aula.
Lui mi diceva sempre: ricordati, più siamo, meglio stiamo. E non era solo un modo di dire, era una visione; era l'idea di una politica capace di includere, di allargarsi, di costruire comunità; un invito costante a non chiudersi, a non ridurre la politica al recinto, ma farne spazio di partecipazione e di condivisione. Allo stesso modo, Paolo aveva un rispetto profondo per le tradizioni politiche, lo diceva prima l'onorevole Rotondi. Io ricordo ancora quando si arrabbiava ogni volta che vedeva nascere partiti che non richiamavano nel loro nome le grandi culture politiche del Novecento. Per lui non era un dettaglio, era il segno di un indebolimento della memoria, di un distacco da quelle radici ideali senza le quali la politica rischia di diventare soltanto gestione del quotidiano.
In un tempo in cui tutto sembra rapido, volatile e immediato, la sua figura ci richiama alla necessità di profondità, alla necessità di studio, alla necessità di radicamento; ci ricorda che la politica, per essere credibile, deve avere una storia, una identità e una visione.
Per questo oggi noi non ricordiamo soltanto un uomo, ma un modo di intendere la politica; un modo esigente, alto, a tratti anche scomodo, ma profondamente autentico. Quindi, a nome mio personale e di tutto il gruppo di Forza Italia, desidero esprimere un pensiero affettuoso e sincero alla sua famiglia, alle figlie Ilaria e Claudia, e, in particolare, alla moglie Lucia, persona di grande sensibilità e umanità, alla quale mi lega un rapporto di stima e di amicizia.
Onorevoli colleghi, con Paolo Cirino Pomicino se ne va una parte importante della nostra storia, ma resta forte il suo insegnamento, ossia che la politica, senza ideali, è vuota e che solo allargando, includendo e costruendo comunità possiamo darle un senso pieno. Ed è anche nel solco di questo insegnamento che abbiamo il dovere di continuare il nostro impegno .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, signora Presidente. Molteplici i messaggi di cordoglio per la morte di Paolo Cirino Pomicino. “C'eravamo abituati a ritenere che Paolo fosse indistruttibile. Passando da un trapianto di cuore a un altro, la sua voglia di vivere e la sua passione per la politica avevano sempre vinto contro ogni debolezza del fisico”: così il Presidente Casini. E non solo lui, ma in tanti hanno commentato la dipartita di “un protagonista di una stagione lunga e intensa della vita politica italiana”. Queste sono state le parole dell'onorevole Rosato, che anche oggi, in Aula, ha commemorato la dipartita di Paolo Cirino Pomicino.
Vincenzo De Luca lo ricorda, in modo particolare, per la sua cordialità e la sua ironia e per avere partecipato alle vicende politiche del nostro Paese. Personaggio iconico, mai questo aggettivo è più appropriato. Un politico che diventa protagonista di un film riceve una sorta di consacrazione dinanzi al grande pubblico. Tuttavia, il nostro aveva criticato la versione che Paolo Sorrentino, è stato già detto in Aula, aveva dato di lui nel film .
Ne aveva dato, come dire, un carattere particolare: un festaiolo sempre attorniato da belle donne. Ma oramai è nel mito cinematografico la scena in cui Cirino Pomicino, interpretato dal grande Carlo Buccirosso, attraversa il Transatlantico in scivolata, come fosse una pista da ballo. “Una rappresentazione falsa e macchiettistica della storia della DC. Un'occasione perduta, sciupata”: queste furono le parole del nostro alla visione della pellicola, e noi lo ricordiamo mai, ma proprio mai, livoroso e sempre ironico. Sempre ironico e pungente, ebbe a commentare: “Le tangenti? La corruzione? Sono stati il prezzo pagato per la stabilizzazione del Paese”.
È un'affermazione, questa, assolutamente paradossale, sicuramente sarcastica - era il suo carattere, essere così ironico, sarcastico -, dalla quale, però, noi non possiamo che discostarci. Alla sua famiglia, ai suoi familiari, il MoVimento 5 Stelle esprime le più sentite condoglianze .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Mari. Ne ha facoltà.
FRANCESCO MARI(AVS). Grazie, Presidente. Medico per formazione, specializzato in malattie nervose e mentali, e politico per vocazione, Paolo Cirino Pomicino è stato protagonista del panorama pubblico napoletano e nazionale nella cosiddetta Prima Repubblica. Due volte Ministro, alla Funzione pubblica e al Bilancio, più volte deputato. Lasciò la professione nel 1974 per dedicarsi alla politica, conquistandosi in nome di “viceré di Napoli” per l'attivismo e la popolarità, ma non era nello stile del suo storico rivale, Antonio Gava.
Pomicino ha sempre avuto la vena di uomo di popolo, anche se ha vissuto nel tempo della lotta spietata tra le correnti, nella rincorsa forsennata al voto e ha praticato una politica dal volto umano, che si poneva solo e soltanto l'obiettivo di gestire l'esistente. Nessun'altra ambizione o progettualità, è stato detto. Abbiamo sentito parlare di lui come dell'ultimo degli andreottiani. È stato, infatti, un fedelissimo di Giulio Andreotti, ma non era un uomo di destra e aveva una vivacità tutta sua, una simpatica sfrontatezza e una frenesia che, senza successo, gli fece ritentare la gloria accanto a Berlusconi, mostrando, però, definitivamente che non aveva in fondo nulla a che fare con la politica di questi tempi.
Democristiano fino in fondo, da presidente della Commissione bilancio, negli anni Ottanta, contribuì in modo determinante alla scrittura di leggi finanziarie e alla nascita e alla morte di vari Governi.
Capì la crisi del grande partito, che cercò di tamponare con la sua fantasia, la sua spontanea intelligenza, rompendo così la rigidità della vecchia “Balena bianca”. Ma - di nuovo - senza alcuna ambizione personale, più che progettuale, dunque anche per questo motivo, in definitiva, fallendo. Non è passato indenne tra le vicende giudiziarie di Mani pulite e non poteva essere altrimenti in un tempo in cui il finanziamento della politica non guardava se i mezzi fossero leciti o illeciti. Se n'è andato a 86 anni dopo una lunga lotta per la vita che i guai del suo corpo gli hanno imposto e che ha saputo affrontare, anche questa volta, con spavalda energia. Salutiamo un nostro avversario ringraziandolo per quest'ultimo “no” al referendum sulla legge Nordio, che dice molto su Paolo Cirino Pomicino e sugli orizzonti della sua pratica e della sua visione politica. Alleanza Verdi e Sinistra è vicina al dolore dei suoi familiari e dei suoi amici .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Francesco Saverio Romano. Ne ha facoltà.
FRANCESCO SAVERIO ROMANO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, oggi prendo la parola a nome del gruppo Noi Moderati per esprimere un sentimento che non è solo politico, ma profondamente umano e per esprimere il cordoglio ai familiari di Paolo Cirino Pomicino.
Paolo, che è stato protagonista di una stagione complessa della nostra Repubblica, forse la più importante stagione della nostra Repubblica - è bene ricordarlo -, al tempo stesso è stato un uomo che ha lasciato un segno riconoscibile non solo nella storia delle istituzioni. È facile dire, per coloro che l'hanno conosciuto ai tempi della Democrazia Cristiana, quanto fosse già un punto di riferimento allora, ma per noi, che lo abbiamo conosciuto quando ancora eravamo giovani, lo abbiamo ritrovato non soltanto in quest'Aula, ma nell'agone politico quando, dismessi gli abiti del combattente in prima linea, amava fare il regista e amava suggerire, dare consigli, purtroppo, alcune volte inascoltati.
Paolo è stato, nel bene e nel male, uno dei volti più rappresentativi di quella che abbiamo imparato a chiamare Prima Repubblica, ma ridurre la sua figura a una semplice etichetta sarebbe un errore. Sì, è stato Ministro, parlamentare e dirigente politico capace di interpretare un'epoca in cui la politica non era soltanto gestione, ma in quel momento, al di là dell'incarico, occorreva visione, occorreva costruzione, occorreva mediazione, mediazione alta tra interessi diversi. E in quei ruoli ha saputo esprimere quella politica che oggi tutti rivendicano come la democristianità, cioè la possibilità di essere sempre pronti a mediare anche quando c'è una visione lunga, c'è una visione di costruzione, ma c'è anche la necessità di dare ascolto ad altri. Ha attraversato passaggi difficili, anche personali e tra questi quelli giudiziari. E chi, nella Prima Repubblica, non ha attraversato questi passaggi? Ma, a differenza di molti altri, Paolo Cirino Pomicino non è scappato. Ha affrontato con grande dignità e con grande intelligenza quello che era un passaggio difficile per la vita pubblica, ma che sapeva sarebbe stato destinato ad essere riscritto dalla storia. E la storia oggi ci dice che quel momento non è stato il “peggior momento” della nostra Repubblica, ma è stato un “momento difficile” della nostra Repubblica.
Questi momenti non hanno mai cancellato la sua cifra politica, quella di un uomo che conosceva profondamente i meccanismi dello Stato e soprattutto credeva nel ruolo centrale della politica come strumento di governo della società. Si può essere stati d'accordo o meno con lui, per le sue scelte, col suo modo di intendere il potere, ma non si può negare che abbia rappresentato un pezzo importante della nostra storia e, alcune volte, anche con quella leggerezza che io voglio ancora oggi ricordare, perché sono stato - consentitemi la parentesi di un ricordo personale - calciatore nella nazionale parlamentare. Voglio ricordare che l'ha fondata lui la nazionale parlamentare e ci teneva tantissimo a questa nazionale parlamentare. Oggi, forse più che mai abbiamo il dovere di guardare a quella stagione con maggiore equilibrio, senza semplificazione, senza giudizi sommari, riconoscendo la complessità di uomini e di percorsi che hanno contribuito a costruire il Paese.
Ricordare Paolo significa tante cose. Significa ricordare un uomo che si è impegnato nello studio, ma si è impegnato nella capacità di decidere una politica che non si consumava nell'immediatezza, ma che aveva una visione che andava oltre noi stessi. E lui, in quella lettera che scrive ai convenuti, ce lo ha ricordato
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, signora Presidente. Io penso che Paolo mi consentirebbe di dire che con il suo venir meno è venuta meno anche un'amicizia che era nata con Paolo, in particolare quando lui è venuto qui alla Camera, ma - poi lo citerò - anche prima in realtà; lì dove l'amicizia può essere interpretata in molti modi, ma sicuramente, per quanto mi riguarda, la vincolerei all'intensità e all'umanità attraverso la quale, anche in scarse, poche occasioni, vi è, da una parte e dall'altra, la predisposizione a farsi carico del bene e della comprensione comuni rispetto a quello che accade.
Io questo l'ho provato in più di un'occasione con Paolo. Ricordo grandi discussioni quando c'era il referendum sul taglio dei parlamentari, ma non soltanto in questa occasione, perché Paolo Cirino Pomicino è sicuramente tra quelle persone, tra quei giganti - lo possiamo dire - che ha attraversato la Prima e la Seconda Repubblica, adattandosi perfettamente ai cambiamenti che si sono prodotti tra la Prima e la Seconda Repubblica. Nella Prima, quando è stato protagonista diretto; nella Seconda, quando lo è stato, magari meno direttamente protagonista, ma molto di più analista. Probabilmente è stato, tra le persone, quello che, prima di ogni altro, è riuscito a comprendere perfettamente che cosa stava accadendo nel nostro Paese in termini di trasformazioni, senza neanche voler arrivare a un giudizio morale o anche politico su determinate cose; chiaramente comprendere cosa stava cambiando.
Paolo Cirino Pomicino ha vissuto e operato in politica con la stessa serietà, con la stessa dignità, con la stessa generosità sia quando è stato un uomo di potere - e Paolo Cirino Pomicino è stato, se lo è stato, un uomo di potere - sia quando ha vissuto da persona normale. Almeno me lo consenta, signora Presidente, me lo consentano i familiari: ammesso che la personalità e la tenacia come quelle di Paolo possano mai essere in qualche modo accostate o incastonate nel termine “normalità” - basta soltanto pensare a quello che lui ha fatto con la sua salute, a quello che ha fatto durante il periodo in cui aveva problemi con la sua salute - tutto si può dire di Paolo tranne che potesse essere, come dire, uniformato alla categoria della normalità.
Sicuramente Rotondi, Tabacci, Saverio Romano, che ha parlato adesso, e Bicchielli sono persone che lo hanno conosciuto più direttamente e hanno avuto la possibilità anche di condividere con lui momenti straordinari dal punto di vista politico, ma anche umano.
Io vorrei dire però… mi permetto di dire, non so se il collega Romano e il collega Rotondi che sono ancora in Aula possono concordare con questo, che molti pensano, si ricordano del potere di Paolo Cirino Pomicino quando era Ministro, dato che è stato più volte Ministro e via dicendo.
E qui ritorno a quello che dicevo all'inizio, perché io ho avuto modo di conoscerlo negli anni Ottanta, quando ero un redattore di , e Paolo Cirino Pomicino era presidente della Commissione bilancio.
Cari amici e colleghi, lì c'è stato l'esercizio del potere, vuoi perché questo Parlamento era eletto in modo diverso - avevamo le preferenze e si rispondeva; la politica era un'altra cosa - vuoi perché - e lo dico ai funzionari che non erano nati - a suo tempo c'era, nella legge finanziaria, il voto segreto. Cari miei, io stavo in tribuna a seguire per i dibattiti e in quest'Aula non passava nulla se Paolo Cirino Pomicino, presidente della Commissione bilancio, non si adoperava. Noi vedevamo esattamente il contrario di quello che accade adesso - ho finito, signora Presidente -, perché noi vedevamo il Governo in ginocchio per cercare di portare a casa partite che con la finanziaria erano anche delle partite importanti. Abbiamo visto crisi di Governo che si sono formate per l'intransigenza in alcuni casi o per la duttilità in altri.
Lo dico perché penso che lui sarebbe felice di sapere che, almeno nel mio ricordo, l'esercizio vero del potere in questo Paese Cirino Pomicino lo ha esercitato molto più quando era un parlamentare con un importante incarico, come quello di presidente della Commissione bilancio quando il Parlamento e la politica in Parlamento erano una cosa molto più seria, di quanto non sia successo quando ha avuto altri incarichi. Ovviamente, anch'io, a nome Italia Viva, voglio rivolgere le mie condoglianze e un abbraccio affettuoso a tutti i familiari, a chi gli ha voluto bene e agli amici
PRESIDENTE. È così conclusa la commemorazione.
PRESIDENTE. Colleghe e colleghi, preciso che questa mattina, nella votazione n. 15, relativa alla mozione Faraone ed altri n. 1-00560, era ricompreso anche il 30° capoverso della premessa, su cui il parere del Governo era contrario.
Sospendiamo la seduta, che riprenderà alle ore 15,00 per lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
PRESIDENTE. La seduta è ripresa. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro per la Pubblica amministrazione e il Ministro delle Imprese e del . Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.
PRESIDENTE. L'onorevole Centemero ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02581 .
GIULIO CENTEMERO(LEGA). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, premesso che la digitalizzazione e l'attuazione dell'intelligenza artificiale nella pubblica amministrazione rappresentano una leva essenziale per migliorare l'efficienza dell'azione amministrativa, attualmente una quota rilevante di documenti normativi e amministrativi delle pubbliche amministrazioni centrali e locali italiane viene pubblicata in formati non strutturati, ovvero non digitalmente accessibili, limitando le potenzialità di innovazione e trasparenza nell'attività di redazione, archiviazione e consultazione di tali atti.
Invero, la disponibilità di tali dati e documenti pubblici in formati aperti e interoperabili, ossia (pienamente leggibili da sistemi automatici), consentirebbe di modernizzare il ciclo di vita della produzione normativa e di assicurare la sua integrazione con i sistemi di intelligenza artificiale, in conformità con i principi stabiliti dall'. L'introduzione di formati strutturati per i documenti normativi nelle pubbliche amministrazioni favorirebbe una più agevole integrazione tra banche dati. In sede di esame di un precedente provvedimento, il gruppo Lega-Salvini Premier ha già impegnato nel merito il Governo, con l'ordine del giorno n. 9/2316-A/9 a prima firma dell'interrogante.
E quindi chiediamo quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda adottare al fine di dare seguito agli impegni precedenti, assunti in sede parlamentare.
PRESIDENTE. Il Ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, ha facoltà di rispondere.
PAOLO ZANGRILLO,. Grazie, Presidente. Grazie, onorevole Centemero. La ringrazio perché questo quesito mi consente di porre all'attenzione dell'Aula un tema che considero di grande rilevanza: la digitalizzazione dei processi, in particolare la strutturazione dei dati e dei documenti pubblici in formati interoperabili e leggibili automaticamente.
La disponibilità di documenti normativi e amministrativi in formato rappresenta infatti una condizione abilitante non solo per una maggiore efficienza dell'azione amministrativa, ma anche per lo sviluppo di servizi innovativi volti a garantire una sempre più ampia accessibilità da parte di cittadini e imprese. E in questa prospettiva stiamo dando seguito agli impegni assunti con l'ordine del giorno richiamato dall'onorevole Centemero, attraverso iniziative concrete. In primo luogo, da elementi pervenuti dal Dipartimento per la trasformazione digitale risulta che nel settore sanitario i documenti sono già nativi digitali e composti da dati strutturati secondo standard condivisi. Tali dati alimentano l'ecosistema dei dati sanitari (il cosiddetto EDS), che consente la loro fruizione in modalità, appunto, , garantendo qualità, coerenza semantica e possibilità di integrazione con servizi avanzati.
Parallelamente, vi è la piattaforma digitale nazionale dati (la cosiddetta PDND), che consolida l'infrastruttura nazionale di interoperabilità, definendo un sistema uniforme di scambio dati tra amministrazioni attraverso regole tecniche comuni e controlli di sicurezza integrati. La PDND costituisce l'elemento abilitante per rendere utilizzabili in modo sicuro ed efficiente i dati che provengono da documenti amministrativi formati secondo standard strutturati.
In questo contesto, il Dipartimento della funzione pubblica ha messo in campo progetti volti ad accompagnare le amministrazioni centrali e locali nel percorso di modernizzazione, e, dunque, anche per favorire una transizione effettiva verso sistemi di produzione documentale nativamente digitali e strutturati. Ecco, ne voglio citare un paio. Mi riferisco all'avviso pubblico Risorse in comune, che, attraverso lo stanziamento di 100 milioni di euro, sostiene i comuni tra i 5.000 e i 25.000 abitanti verso la trasformazione organizzativa e digitale e che ha conosciuto un'adesione superiore al 92 per cento. A questo si aggiunge, poi, l'avviso di interoperabilità dei sistemi gestionali delle risorse umane del settore pubblico, per cui sono state ammesse a finanziamento - di oltre 58 milioni di euro - 700 amministrazioni, con l'obiettivo di consentire lo scambio di dati e informazioni tra amministrazioni beneficiarie e Dipartimento di funzione pubblica, favorendo in questo modo una gestione del personale più efficiente.
Parallelamente, stiamo lavorando al rafforzamento dell'integrazione tra banche dati, promuovendo l'adozione di architetture interoperabili che consentono la condivisione e il riutilizzo dei dati in modo sicuro, conforme alla normativa vigente e orientati al principio del . A questo proposito, con uno stanziamento di 100 milioni di euro, stiamo lavorando per rendere gli sportelli unici delle attività produttive (i cosiddetti SUAP) e gli sportelli unici dell'edilizia (SUE) interoperabili. Agli avvisi pubblici hanno risposto il 99 per cento dei comuni e oltre la metà ha già adeguato i propri sistemi.
Concludendo, l'impegno è quello di accompagnare in modo concreto e sistemico la pubblica amministrazione verso un modello pienamente digitale, interoperabile, aperto, capace di valorizzare le opportunità offerte dalle nuove tecnologie, in particolare dall'intelligenza artificiale, nel rispetto, evidentemente, dei principi europei e della normativa nazionale, a beneficio del sistema Paese.
PRESIDENTE. L'onorevole Centemero ha facoltà di replicare.
GIULIO CENTEMERO(LEGA). Grazie, Presidente. Signor Ministro, ho preso buona nota dell'elencazione che ha appena fatto. Direi che siamo sulla buona strada. Certamente, il lavoro è ancora molto.
Le faccio l'esempio della mancanza delle API per quanto riguarda l'ufficio marchi e brevetti. Lei è seduto accanto al Ministro Urso. Questo è un tema molto importante anche per le imprese, perché, se ci fosse l'interoperabilità dei dati dell'Ufficio marchi e brevetti, le nostre imprese, anche semplicemente tramite i codici ATECO, potrebbero individuare i nuovi brevetti depositati e fare , e quindi creare mercato per la nostra proprietà intellettuale.
Comunque, la ringrazio. Sono soddisfatto della sua risposta .
PRESIDENTE. La deputata De Micheli ha facoltà di illustrare l'interrogazione Pandolfo ed altri n. 3-02582 di cui è cofirmataria.
PAOLA DE MICHELI(PD-IDP). La ringrazio, Presidente. Signor Ministro, oggi la interroghiamo su Transizione 5.0, che è il vero strumento di politica industriale per la transizione, introdotto dai precedenti Governi.
I fatti. Il 7 novembre 2025 i fondi sono risultati esauriti e si sono trovate circa 7.000 imprese esodate dalla possibilità di ottenere queste risorse. Il Governo si è subito prodigato in promesse di ripristino delle risorse per coprire il fabbisogno. Nel decreto-legge 26 marzo 2026, n. 38, in realtà il Governo ha coperto solo il 35 per cento del fabbisogno di queste 7.000 imprese. Ci sono state proteste delle imprese e delle opposizioni. Oggi avete annunciato lo stanziamento di 1,5 miliardi per coprire quello che manca. Ma noi ovviamente siamo contenti di questa notizia e ci chiediamo innanzitutto quali siano le coperture, perché il Ministro Foti, che era alla riunione con lei, ha dichiarato che saranno dovute a dei sacrifici - vorremmo capire chi dovrà fare i sacrifici - il Vice Ministro Leo ha dichiarato che sono delle previsioni di aumento di gettito confermate - vorremmo sapere quali sono - e soprattutto vorremmo segnalarle che questo non è un favore che fate alle imprese, ma un dovere. Le vorremmo chiedere che la promessa di oggi, di stamattina, non si trasformi come quella del 7 novembre 2025, che poi non ha avuto seguito .
PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.
ADOLFO URSO,. Grazie. Posso assicurare anche in quest'Aula che gli impegni saranno mantenuti, come ho sempre dichiarato qui e nel confronto con le imprese. Tutti coloro che hanno presentato domanda per il piano Transizione 5.0 - un piano di straordinario successo, come voi stessi avete ora riconosciuto - riceveranno quanto dovuto.
Nel tavolo che abbiamo svolto questa mattina insieme al Ministro Tommaso Foti e al Vice Ministro Leo sono state confermate le risorse originariamente destinate, pari a 1,3 miliardi di euro, e sono stati aggiunti altri 200 milioni di euro, per un totale complessivo di un 1,5 miliardi di euro. Inoltre, avrete certamente notato che, con il decreto-legge appena approvato, la dotazione finanziaria del nuovo piano Transizione 5.0 è stata ulteriormente rafforzata di 1,4 miliardi di euro, passando da 8,4 miliardi a quasi 10 miliardi di euro, 9,8 miliardi.
Se a queste risorse si aggiungono quelle del Piano 4.0, in vigore nel biennio 2024-2025, caratterizzato da una dotazione complessiva pari a 6,4 miliardi di euro, emerge con chiarezza come ci troviamo di fronte al più importante, rilevante e significativo intervento degli ultimi anni per il sostegno alle imprese negli investimenti in digitalizzazione e sostenibilità ambientale. Oltre 10 miliardi nel biennio 2024-2025, se sommiamo Industria 4.0 a Transizione 5.0, e circa 10 miliardi con il nuovo iperammortamento con la nuova Transizione 5.0. In totale, 20 miliardi di euro: 10 nel biennio appena trascorso e 10 per il piano Transizione 5.0, strutturale e continuativo, con l'iperammortamento per quest'anno e quelli successivi.
PRESIDENTE. Il deputato Peluffo, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
VINICIO GIUSEPPE GUIDO PELUFFO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Il Ministro ha appena parlato di oltre 20 miliardi, ma sa bene che è un dato fuorviante. Qui non stiamo discutendo di somme cumulate tra vecchie e nuove misure, tra credito d'imposta e iperammortamento. Stiamo parlando di una cosa molto più semplice: le imprese che hanno investito sulla base di regole precise e di promesse precise dallo Stato. Su questo punto la risposta è chiara: quelle imprese non stanno ricevendo quanto è stato loro garantito. Lei rivendica 1,5 miliardi aggiuntivi, ma il problema non è l'incremento marginale delle risorse.
Il problema è che la misura è stata adottata con 6,3 miliardi all'inizio, poi diventati 2,5, e le prenotazioni sono state chiuse anticipatamente. Oggi migliaia di imprese si trovano con un sostegno parziale rispetto a quello su cui avevano programmato investimenti. Questo è il punto e questo avviene dentro un quadro già reso instabile da continui cambi normativi, ritardi attuativi, regole complesse, interventi correttivi in corsa. Risultato? Una misura che doveva essere il pilastro della transizione industriale è diventata una fonte di incertezza.
Cambiare le regole a partita in corso, poi rattoppare in fretta sotto la pressione delle proteste, poi presentarsi in Aula con coperture indefinite, come fate oggi: questo non è governo dell'economia, questa è gestione del caos, Ministro Urso .
PRESIDENTE. La deputata Pastorella ha facoltà di illustrare l'interrogazione Benzoni ed altri n. 3-02583 di cui è cofirmataria.
GIULIA PASTORELLA(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ministro, la saga di Transizione 5.0 continua, e l'ultimo inciampo, di cui avremmo voluto chiederle, è il taglio retroattivo di ben 763 milioni di incentivi, a fronte di investimenti già effettuati dalle imprese. Le avremmo chiesto proprio di come intende mantenere un minimo di affidabilità delle norme e un minimo del principio del legittimo affidamento. Neanche a farlo apposta, nelle ultime 24 ore è di nuovo cambiato lo scenario, per cui magicamente si sono trovati 1,5 miliardi che prima non c'erano. La domanda è: ma lei pensa che le imprese continueranno a crederle, se questo è l'andamento?
PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.
ADOLFO URSO,. Ringrazio le numerose associazioni di impresa che stamattina hanno partecipato al tavolo convocato al mio Dicastero, con il Ministro Tommaso Foti e il Vice Ministro Leo, e che hanno espresso piena fiducia nell'operato del Governo. Stamattina, infatti, abbiamo assicurato l'impegno già preso per 1,3 miliardi di euro, in aggiunta ai 2,750 miliardi di euro già destinati al piano Transizione 5.0 e altri 200 milioni del nostro Dicastero. In pratica, oltre 4 miliardi di euro che coprono tutte le richieste in maniera significativa.
Nel contempo, abbiamo incrementato le risorse per il nuovo piano Transizione 5.0 con l'iperammortamento, elevandole a quasi 10 miliardi di euro, 1,4 miliardi di euro in più. Il più grande e significativo piano di incentivazione dell'impresa mai realizzato in così poco tempo e in un contesto internazionale così difficile, come quello che stiamo affrontando. Il piano Transizione 5.0, appena concluso, ha visto la partecipazione di 20.000 imprese, di cui 15.000 di piccola e media dimensione, impegnate sia nella transizione digitale, sia nella transizione , con l'utilizzo di pannelli solari realizzati nel nostro Paese grazie all'azienda Tresun, che ha permesso a queste imprese di realizzare impianti energetici ai fini dell'autoconsumo industriale. Per capirsi, rispetto a Industria 4.0, che nel primo anno di applicazione, con la legge di bilancio 2017, aveva visto l'impiego di 418 milioni di euro, il piano Transizione 5.0, nella prima versione, ha visto un impiego di 4 miliardi e 250 milioni di euro. Per capirsi, nel primo anno dieci volte di più delle risorse impiegate da Industria 4.0.
PRESIDENTE. Il deputato Benzoni ha facoltà di replicare.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Ministro, questa mattina eravamo tutti in Aula e abbiamo letto le agenzie che raccontavano del ritrovamento delle coperture per Industria 4.0. Ci siamo tutti guardati in quest'Aula e abbiamo pensato a un pesce d'aprile. Questo dà il significato dello stato di salute del suo Ministero, perché, parafrasando un personaggio Disney, lei è un po' come Paperoga, ossia fa più danni della grandine. Noi possiamo anche oggi avere trovato questi fondi, a parte che li avevamo trovati anche a novembre, ma l'unica cosa che ci chiedono le nostre imprese è la certezza delle misure che stanziamo. Oggi c'è un'incertezza. Io non so chi le ha fatto i complimenti oggi delle associazioni datoriali.
Le agenzie dei giorni scorsi non mi parevano dire questo. Il tema vero è che, finché oggi non ci saranno delle coperture vere, che lei non ci ha ancora detto dove le trova, le aziende sono ferme e gli investimenti sono fermi. Se mi dice che addirittura Transizione 5.0, da lei immaginata, ritardata dalla burocrazia e poi finalmente applicata, è un grande successo rispetto a Industria 4.0, allora noi parliamo con altre imprese, noi parliamo con altri imprenditori, noi parliamo con delle altre Confindustria.
Se tutti vorrebbero un ritorno a una vecchia misura, che funzionava meglio di questa, mi deve spiegare con chi parla lei, non con chi parliamo noi. Noi ricorderemo il suo Ministero per una cosa, che è l'indizione della Giornata del il 15 aprile. Parafrasando le parole di Confindustria Brescia, perché appunto queste sono, speriamo di non dover festeggiare la desertificazione industriale .
PRESIDENTE. Il deputato Faraone ha facoltà di illustrare l'interrogazione Boschi ed altri n. 3-02584 di cui è cofirmatario.
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). Presidente, io dedico la mia illustrazione di un minuto alle imprese che sono fallite per le politiche del Ministro Urso, con un minuto di silenzio .
PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.
ADOLFO URSO,. Grazie. Transizione 5.0 in poco più di un anno è stata utilizzata da quasi 20.000 imprese, 15.000 medie e piccole. Un risultato insperato per molti, soprattutto a fronte della campagna di denigrazione e delle che sono state diffuse in questi anni. Se la raffrontiamo a Industria 4.0, nel primo anno di applicazione - perché, ovviamente, le imprese devono comprendere i nuovi strumenti - Industria 4.0 aveva tirato appena poco più di 400 milioni di euro. Su Transizione 5.0 nel primo anno, malgrado i vincoli della Commissione europea, perché sono risorse che abbiamo reperito attraverso la rimodulazione del PNRR e non erano nella disponibilità del nostro Ministero, il Ministero delle Imprese - lo ricordo a quest'Aula - per la sua efficienza e la sua capacità è riuscito ad aumentare di oltre 10 miliardi di euro le risorse del PNRR originariamente destinate al nostro Dicastero: da 19 miliardi a quasi 30 miliardi di euro interamente impiegati - questo a beneficio delle nostre imprese - e 4 miliardi 250 milioni sono stati impiegati in appena un anno in Transizione 5.0, 10 volte di più delle risorse impiegate nel primo anno di Industria 4.0.
È per questo che l'abbiamo reso strutturale e continuativo, allocando quasi 10 miliardi per i prossimi tre anni. Oggi ho annunciato, infatti, che le risorse per il nuovo Piano Transizione 5.0 con l'iperammortamento sono state aumentate di altri 1,4 miliardi. Quindi, in totale quasi 10 miliardi. Se sommiamo le risorse incentivate con Industria 4.0 e con Transizione 5.0 nei due anni appena conclusi, pari a circa 10 miliardi, con le risorse destinate per i prossimi anni giungiamo a un ammontare di incentivi per la digitalizzazione e per la transizione ambientale delle nostre imprese pari a oltre 20 miliardi di euro .
PRESIDENTE. L'onorevole Faraone ha facoltà di replicare.
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). Il Ministro vive su Marte, Presidente, perché lei, Ministro, si è reso protagonista di un taglio alle imprese che credo nella storia della Repubblica non c'era mai stato: 15 miliardi di euro tagliati, suddivisi in 6 miliardi che servivano per rafforzare il capitale delle aziende, 4 miliardi di decontribuzione alle aziende del Sud, 5 miliardi al settore dell', meno anche la detrazione del 30 per cento sugli investimenti delle imprese innovative. Si è salvato, Ministro, soltanto perché, grazie al “pi-ene-ere-ere”, come lo chiama lei, noi ci ritroviamo con una situazione in cui ci sono entrate straordinarie, perché altrimenti tutti questi numeri che lei ha raccontato sarebbero lontani anni luce dalla realtà.
Ma nonostante abbia avuto questa entrata straordinaria - ricordo che il suo partito si è astenuto per queste risorse che questo Paese ha avuto in Parlamento europeo, quindi se le è ritrovate sulla testa senza che lei abbia fatto nulla per averle -, è riuscito a costruire per tre anni un labirinto. Le imprese, per poter utilizzare queste risorse, hanno dovuto fare i salti mortali e poi ha fatto il gioco delle tre carte, anzi il gioco del bicchiere con i dadi: ci sono, non ci sono; li metto, li tolgo; li rimetto e non li metto più. Ma secondo lei un'impresa, quando si ritrova un'istituzione - il Governo - che non dà alcuna certezza, come fa a fare gli investimenti? Le imprese hanno bisogno, per fare investimenti, di certezze e di proiezioni future che abbiano un'idea. Qua si ritrovano, invece, di fronte a un Governo che ti dice: le risorse ci sono e ti rende impossibile l'utilizzo. Poi, dopo che ti ha reso impossibile l'utilizzo, però le mette comunque e dice: va bene, utilizzatele, anche se io prima ve le avevo tolte. Poi, dopo che gliele ritoglie, gli dice: vabbè, ve le rimetto; perché protestate? Io credo, Presidente, che siamo di fronte a un Governo che è diventato una macchietta, una barzelletta, per cui stare qui anche a vantarsi di risorse utilizzate così male, come ha fatto il Governo Meloni, secondo me è veramente inappropriato e inopportuno.
Per cui, l'unica cosa che lei può fare, Ministro, è andare a casa, perché ha dimostrato di non essere…
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). …all'altezza, di non saper guidare un settore che, tra l'altro, per noi è assolutamente strategico, perché se le imprese non investono non c'è sviluppo e, quando verranno a mancare le entrate straordinarie del PNRR, ci troveremo di fronte a una situazione che sarà assolutamente deteriorata per il nostro Paese. Non so nel frattempo il Ministro cosa avrà da dire, visto che non ascolta…
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). …le repliche che sono fatte da parte dei parlamentari, ma io ho già concluso.
PRESIDENTE. L'onorevole Pietrella ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bignami ed altri n. 3-02585 di cui è cofirmatario.
FABIO PIETRELLA(FDI). Grazie, Presidente. Signor Ministro, il Piano Transizione 5.0 ha registrato risultati straordinari: quasi 20.000 istanze e circa 10 miliardi di investimenti attivati, ben oltre le aspettative iniziali. Nel Tavolo di oggi con le attività produttive, grazie al suo immediato impegno e con il supporto del Ministro Foti e del Vice Ministro Leo, saranno ripristinate risorse per 1,3 miliardi e saranno aggiunti, da parte del MIMIT, altri 200 milioni di euro. Le chiedo, quindi, quali iniziative di competenza intenda assumere per scorrere le domande ammissibili e garantire piena copertura alle imprese italiane.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.
ADOLFO URSO,. Come lei ha evidenziato, il Piano Transizione 5.0, che era stato duramente criticato da parte di altri, ha avuto un successo talmente straordinario, come noi avevamo previsto, da impiegare e coinvolgere quasi 20.000 imprese - quando mai era accaduto prima? -, soprattutto piccole e medie imprese, con un utilizzo di 4 miliardi 250 milioni di euro in pochi mesi, realizzando così investimenti pari a quasi 10 miliardi di euro negli ultimi mesi dello scorso anno. Assicureremo alle imprese - lo abbiamo detto questa mattina - che il nuovo Piano Transizione 5.0 con l'iperammortamento entri subito in vigore, dopo aver rimosso il vincolo del e il nostro Dicastero trasmetterà, entro questa settimana, il nuovo decreto interministeriale al Ministero dell'Economia affinché da subito le imprese possano utilizzare anche il nuovo Piano Transizione 5.0, che ha una durata triennale, fino a settembre del 2028, per consentire una migliore programmazione verso uno strumento di così grande successo che oggi, dopo che tanti lo hanno criticato con una campagna di denigrazione e di finalmente viene riconosciuto da tutti i gruppi dell'Aula, da tutto il Parlamento e da tutte le associazioni di impresa.
Per questo siamo impegnati ad aumentare la dotazione fino a quasi 10 miliardi di euro per i prossimi anni, a cominciare, ovviamente, da questo anno così importante e così significativo, per vincere la duplice sfida della digitalizzazione e della transizione ambientale, tanto più necessaria a fronte, purtroppo, della guerra che perdura nel Golfo Persico. Noi siamo convinti che, anche per questo, tutte le associazioni di impresa oggi convocate al Ministero hanno ringraziato il Governo per l'efficacia nell'adozione di questa misura, per aver saputo trovare le risorse affinché tutti siano soddisfatti, come è giusto, e per aver incrementato ulteriormente le risorse per i prossimi mesi e per i prossimi anni .
PRESIDENTE. L'onorevole Comba, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
FABRIZIO COMBA(FDI). Grazie, Presidente. Ringrazio il Ministro per la risposta puntuale e per aver ricostruito con chiarezza lo stato di attuazione del Piano Transizione 5.0.
Non possiamo che prendere atto con favore dei dati illustrati che confermano ciò che Fratelli d'Italia ha sostenuto sin dall'inizio: questa misura rappresenta uno strumento concreto ed efficace per accompagnare il sistema produttivo italiano nella doppia transizione digitale ed energetica. Il numero elevato di istanze e il volume degli investimenti attivati dimostrano, infatti, non solo la bontà dell'impianto normativo, ma anche la fiducia delle imprese nelle politiche industriali di questo Governo. Apprezziamo, inoltre, l'impegno assunto a proseguire nel confronto con il Ministero dell'Economia e con le categorie produttive al fine di individuare criteri chiari e trasparenti per l'utilizzo delle risorse ancora disponibili.
Allo stesso modo, riteniamo particolarmente importante la disponibilità manifestata a valutare ulteriori interventi di rafforzamento della misura, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica e con il quadro europeo, per garantire continuità e certezza agli investimenti.
Proprio in questa direzione, riteniamo fondamentale proseguire il lungo percorso intrapreso, assicurando stabilità e programmazione pluriennale alle imprese che, oggi più che mai, hanno bisogno di strumenti affidabili. Mi consenta, Presidente, di ringraziare l'onorevole Faraone perché in quel minuto così intenso ha rappresentato tutta l'importanza della linea che hanno rappresentato quando erano al Governo e oggi portano avanti all'opposizione. Veramente un minuto pieno di contenuti. Con questo mi dichiaro soddisfatto della risposta : “Presidente, il Regolamento, per favore! Non può parlare di me durante l'intervento!”.
PRESIDENTE. Sì, sarebbe opportuno evitare di fare riferimento ad altri interventi. Quindi, vi chiedo la cortesia di rispettare questa indicazione.
PRESIDENTE. La deputata Cavo ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lupi ed altri n. 3-02589 di cui è cofirmataria.
ILARIA CAVO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Signor Ministro, non mi dilungo a ripercorrere tutta la storia di Acciaierie d'Italia, dell'ex Ilva, molto complessa. L'abbiamo interrogata più volte in quest'Aula. Arrivo sostanzialmente al 16 marzo scorso, quando interrogato - come anche è stato riportato da organi di stampa -, lei ha dichiarato che è stato dato mandato ai commissari sia sulla manifestazione d'interesse di Jindal per proseguire sulla strada del negoziato, sia sulle risposte di Flacks Group - quindi, andiamo al cuore: le due proposte e manifestazioni di interesse -, comparando le due diverse proposte, affinché si possa scegliere la migliore. Aveva aggiunto che Jindal prevede che gli altiforni siano mantenuti sino a quando non saranno installati forni elettrici, garantendo continuità produttiva. Sappiamo che c'è il tema degli esuberi sul campo e anche degli investimenti, una parte in Italia e una parte che sarebbe all'estero.
Le chiedo, pertanto, quali tempi preveda per la conclusione della vendita di Acciaierie d'Italia, se le offerte ad oggi pervenute assicurino il mantenimento dei livelli occupazionali e il rilancio delle produzioni in tutti - lo sottolineo da parlamentare ligure, quindi, Taranto, ma anche il Nord e Genova - gli stabilimenti presenti nel Paese.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.
ADOLFO URSO,. Grazie, Presidente. Si sta lavorando in maniera assidua affinché sia possibile concludere i negoziati per la cessione dell'azienda entro la fine di questo mese.
Ad oggi i commissari stanno negoziando con i due soggetti internazionali che hanno presentato un'offerta vincolante: il gruppo Flacks e il gruppo Jindal Steel International. I commissari hanno chiesto al gruppo Flacks di fornire prova documentale della sua capacità finanziaria e, entro la prossima settimana, attendono risposte chiare. I commissari, in parallelo, si stanno confrontando con il gruppo Jindal Steel International che, come sappiamo, è uno dei primari produttori di acciaio verde su scala mondiale. Jindal ha presentato un piano industriale collegato agli impianti che sta realizzando in Oman. Il piano industriale prevede di integrare l'attuale produzione di Acciaierie d'Italia (bobine, laminati a caldo, tubi e lamiere singole) con prodotti per l', la difesa e per gli impianti di energia rinnovabile, specialmente turbine e pale eoliche.
I commissari stanno ora valutando la portata e i tempi degli investimenti che il gruppo intende mettere in campo, nonché le relative ricadute in termini di manutenzione e ammodernamento degli impianti, di tutela dell'ambiente e di decarbonizzazione. Nel piano di Jindal è prevista, infatti, una produzione complessiva di 4 milioni di tonnellate nella fase transitoria (4,5 anni) e di 6 milioni di tonnellate a completamento della transizione con la tecnologia a partire dal 2030.
Le proposte hanno come perno la piena operatività anche degli impianti del Nord che rappresentano, assieme al compendio di Taranto, un strategico per l'Italia. A quel punto, sarà importante un dialogo aperto e costruttivo con le organizzazioni sindacali e con gli enti locali per condividere il Piano e i relativi programmi di ambientalizzazione; poi, ovviamente ci sarà il processo di e il vaglio dell'Antitrust europeo. Per questo mi auguro che la cessione avvenga entro la fine di questo mese per consentire di continuare l'attività produttiva con i nuovi attori industriali privati che vogliono assumere la guida dell'azienda.
PRESIDENTE. La deputata Cavo ha facoltà di replicare.
ILARIA CAVO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie. Ringrazio anche il Ministro per la risposta e per l'impegno ovviamente in una vicenda che è complessa, che ci arriva da lontano, dove le responsabilità sono da individuare sicuramente non in questo Governo, ma in scelte precedenti.
Se capisco bene, Ministro, la parte su Flacks deve ancora essere oggetto di valutazione e deve avere garanzie, quella su Jindal è più consistente.
Peraltro, oggi ho sentito parlare anche di integrazione di più linee produttive anche di prodotti per e difesa. Questa credo sia una novità e credo che, quindi, sia assolutamente importante capire nel dettaglio questa offerta, soprattutto nella garanzia della piena operatività di tutti gli stabilimenti. Lei ha citato anche quelli del Nord.
È evidente, però, che siamo ancora nella valutazione. La prospettiva che lei ci ha dato, entro fine mese, è una prospettiva assolutamente positiva. Sappiamo - ci auguriamo anche il dialogo con il sindacato, con tutte le parti sociali - che la proposta di Jindal prevede - lo ha ribadito anche lei - investimenti in Italia, ma una parte molto consistente in Oman, la prospettiva di un forno elettrico a Taranto, ma non il mantenimento dell'intera occupazione e comunque un investimento del nostro Stato che, lo sappiamo, nell'ultimo decennio ha già ha investito 4 miliardi per mantenere operativa l'ex Ilva. Noi sentiamo anche parlare di statalizzazione per ovviare a quelle che potrebbero essere le carenze eventuali di queste offerte. Ci teniamo a dirle oggi - lo faccio io a nome del mio gruppo - che, anziché di statalizzazione, vorremmo sentire parlare di italianizzazione. Noi abbiamo eccellenze produttive sul fronte dell'acciaio nel nostro Paese, abbiamo una filiera nazionale con aziende molto importanti e crediamo che vadano coinvolte, insieme a CDP o a chi riterrete, nei modi sicuramente più opportuni, per creare quel percorso che porti all'italianizzazione come prospettiva strategica nel caso in cui gli altri o l'altro percorso non fossero idonei o sufficienti. Abbiamo bisogno di acciaio…
ILARIA CAVO(NM(N-C-U-I)M-CP). Abbiamo bisogno di garantire l'occupazione, abbiamo bisogno di innovare la produzione e renderla sostenibile.
PRESIDENTE. La deputata Alifano ha facoltà di illustrare l'interrogazione Appendino ed altri n. 3-02587 di cui è cofirmataria.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, Presidente. Transizione 5.0, a quanto pare, è il tema del momento, ma dal Ministro abbiamo sentito solo numeri, coperture assolutamente indefinite, un miliardo qui, un altro dall'altra parte. Mi chiedo: se c'erano questi soldi, ma perché non stanziarli prima? Allora, a questo punto, riavvolgiamo il nastro a 24 ore fa. Ebbene, qualcuno, Confindustria, ha detto che il Consiglio dei ministri del 27 marzo ha sancito la definitiva rottura del patto di fiducia tra Stato e sistema produttivo. Sono 5.000 le aziende beffate dal decreto fiscale, aziende che avevano puntato sulla transizione digitale ed energetica e che adesso si vedono decurtato il credito d'imposta che prima era previsto. Tutto questo mentre il costo dei carburanti e dell'energia sale in modo spaventoso e tutto questo mentre siamo al terzo anno consecutivo di calo della produzione industriale.
Ministro, ci venga a dire qualcosa di concreto oppure ci vediamo, magari, la settimana prossima .
PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.
ADOLFO URSO,. Tutte le associazioni di impresa che hanno partecipato questa mattina al tavolo, al nostro Dicastero, a conclusione di questi lavori hanno espresso piena fiducia e soddisfazione sul Piano che abbiamo presentato, che prevede la piena copertura per tutte le imprese - quasi 20.000 - che hanno presentato domanda per Transizione 5.0, 4 miliardi e 250 milioni di incentivi che hanno stimolato investimenti pari a quasi 10 miliardi, il più grande Piano di incentivazione mai realizzato in così poco tempo, che proseguirà nei prossimi tre anni con una dotazione di oltre 10 miliardi di euro.
Qual è la novità del piano Transizione 5.0 rispetto a Industria 4.0? È che il Piano Transizione 5.0 incentiva l'innovazione tecnologica, cioè l'acquisto di impianti fotovoltaici da parte delle nostre imprese per l'autoconsumo industriale.
Ora, credo che tutti possiate comprendere, anche a fronte della nuova emergenza sul fronte del gas, quanto importante e lungimirante sia stato questo Piano, che ha previsto e incentivato con 4 miliardi e 250 milioni di euro gli investimenti delle imprese anche nell'acquisto di pannelli solari per l'utilizzo, l'autoconsumo industriale. Ed è grazie a questo piano che 3SUN è diventata, con l'Enel a Catania, il più grande stabilimento europeo nella produzione di pannelli fotovoltaici e il nostro concetto, la nostra politica industriale di incentivare i pannelli fotovoltaici è stata recepita dalla Commissione europea quando l'altro giorno, nell', ha previsto il anche e soprattutto per gli impianti fotovoltaici; e, quindi, ha seguito l'indicazione del Piano Transizione 5.0 che consente oggi alle imprese che lo hanno utilizzato di ridurre il costo dell'energia, producendo l'energia che a loro serve con i pannelli fotovoltaici. Questo è il successo straordinario di Transizione 5.0 che per questo abbiamo prorogato con una nuova misura, con l'iperammortamento per i prossimi tre anni.
PRESIDENTE. La deputata Appendino ha facoltà di replicare.
CHIARA APPENDINO(M5S). Ministro, guardi, Transizione 5.0 è solo l'ultimo dei suoi fallimenti. Le faccio l'elenco: la farsa del carrello tricolore che doveva salvare gli italiani dall'inflazione, la svendita del il disastro e il caos sulla benzina. Continuo? I tavoli di crisi che lei non sa gestire, le briciole sul caro bollette.
Ministro, l'elenco è lungo e potrei andare avanti a lungo, sa perché? Perché lei non ne azzecca una, non ne ha azzeccata una ! Però un merito glielo riconosco: lei è un uomo coraggiosissimo, perché ci vuole tanto fegato a venire qui, oggi, in Aula, a recitare la parte del salvatore della Patria. Lei viene qui con orgoglio, rivendica 20 miliardi come se le imprese stessero nell'oro; lei viene qui, rivendica di aver ripristinato dei fondi. Ministro, ma ci prende in giro? Ma guardate che siete voi che avete fatto il disastro, voi avete prima illuso e poi pugnalato 5.000 imprese. E allora lei non è un salvatore; no, no, lei è un sabotatore delle imprese e lei, Ministro, non sta gestendo solo malissimo il presente. Lei ci sta rubando il futuro. La recessione è alle porte, il carovita è fuori controllo, la produzione industriale crolla da tre anni di fila. Ministro, altro che superbonus.
Qui abbiamo super Urso, super Giorgetti, super Meloni: tre supereroi che, anziché usare i poteri per salvare il nostro Paese, usano i poteri per devastare il nostro tessuto economico .
E allora, Ministro, chiudo, a fronte di queste macerie, di cui lei è responsabile, deve fare solo una cosa, Ministro: le sue parole valgono zero, si dimetta. Si dimetta, vada a casa e liberi l'Italia da una sciagura. E sa qual è la sciagura? Adolfo Urso .
PRESIDENTE. L'onorevole Pastorino ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02590 .
LUCA PASTORINO(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Signor Ministro, questa è la quinta interrogazione che le faccio; ne avevo fatta una all'inizio di marzo, il giorno dopo l'uscita della sentenza del tribunale di Milano che, come sa, aveva dato prescrizioni molto importanti da lì ad agosto; lei, in quella sede, aveva affermato che, entro 3 settimane, i commissari avrebbero finalizzato le trattative per la cessione. Ora, ho sentito prima che mi sa che è cambiato qualcosa.
Nel frattempo, i due gruppi hanno palesato offerte - Jindal l'11 marzo - problematiche e, in più, due giorni dopo, il 6 marzo, era stato convocato il tavolo qui, a Palazzo Chigi, con l'obiettivo di riconvocarlo entro il 31, che era ieri; ma adesso non si sa più nulla.
Quindi, chiedo se voglia fornire puntuali aggiornamenti circa le trattative di acquisizione di Acciaierie d'Italia, chiarendo definitivamente come si intenda collocare l'intervento dello Stato e se, a tal riguardo, abbia concretamente valutato l'ipotesi di nazionalizzazione volta a tutelare l'occupazione, riprendendo a produrre a pieno ritmo, e la salute dei cittadini, con l'adeguamento degli impianti.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.
ADOLFO URSO,. La trattativa per la cessione di Acciaierie d'Italia è giunta, come dicevo, in una fase decisiva, superando tanti ostacoli, alcuni frapposti anche da iniziative piuttosto discutibili, quale quella del permanere sotto sequestro probatorio, dopo quasi un anno, di uno degli impianti che era stato riattivato. Malgrado questo, siamo in dirittura d'arrivo, superando quella che è stata la gestione di Mittal, contabilizzata dai legali dei commissari per un danno arrecato all'azienda di quasi 7 miliardi di euro. Per questo è stata attivata una causa risarcitoria.
Nel frattempo, abbiamo lavorato, innanzitutto, per mettere in sicurezza gli impianti, con 1 miliardo e 200 milioni di euro in manutenzione ordinaria e straordinaria; abbiamo lavorato per ripristinare una piena funzionalità e, a fine aprile, avremo due altiforni nuovamente in piena produzione, con 4 milioni di tonnellate: è quanto ci chiedono entrambi gli acquirenti o, meglio, quanto ci chiedono le due aziende che hanno proposto di acquisire gli impianti. A fine aprile avremo nuovamente una produzione o, meglio, una capacità produttiva sino a 4 milioni di tonnellate.
Poi abbiamo lavorato in un piano strategico anche in Europa. Voi sapete che finalmente la Commissione ci ha dato ascolto e siamo in fase di revisione del CBAM, del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, e anche persino di revisione degli ETS e anche stamattina la Commissione finalmente ci ha dato ragione. Nel frattempo, siamo riusciti ad ottenere l'adozione di misure di salvaguardia sull'importazione dell'acciaio.
Ci sono tutte le condizioni per fare anche dell'ex Ilva un grande impianto siderurgico che ci consenta di diventare, da qui a 4, 5 anni, l'unico Paese in Europa a produzione di acciaio interamente , in un contesto - certo - difficile.
Pensate soltanto all'inflazione: giungendo al Governo, nell'ottobre del 2022, l'inflazione era al 12,6 per cento; dopo la nostra azione l'inflazione è scesa all'1 per cento e, nello scorso mese di marzo, è stata certificata un'inflazione all'1,7 per cento, mentre ovunque in Europa è schizzata alle stelle. Questo è frutto di un'azione duratura, consapevole, determinata e di una visione strategica della nostra politica industriale. Vale certamente per la siderurgia che noi consideriamo un assolutamente fondamentale per garantire l'autonomia strategica del nostro Paese.
Malgrado tutto, riusciremo anche a salvare l'ex Ilva da un destino che era segnato: con Mittal, 7 miliardi di danni e qualcuno dovrà risponderne.
Quando prendemmo possesso dell'azienda era in funzione un solo altoforno, gli altri erano stati chiusi, malamente, con un approvvigionamento di materie prime di appena 4 giorni. Avevano programmato la chiusura, la devastazione dello stabilimento. Per riprendersi da questo ci è voluto tempo, ma siamo in dirittura d'arrivo. Io credo che l'azienda potrà essere ceduta al nuovo acquirente, con una capacità produttiva, a fine aprile, di 4 milioni tonnellate e con un programma di piena decarbonizzazione nei prossimi 5 anni.
PRESIDENTE. L'onorevole Pastorino ha facoltà di replicare.
LUCA PASTORINO(MISTO-+EUROPA). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, la premessa che le ho fatto prima è che questa è la quinta interrogazione. Ora, io non so se le risposte se le scrive da solo o le scrive qualcheduno - penso qualcheduno -, però io conservo le risposte che dà. Nella sequenza degli ultimi 6 mesi, ce n'è una, ai primi di dicembre, in cui lei ha detto la stessa cosa sugli investimenti e sulla produzione di 4 milioni tonnellate entro febbraio. Poi, l'ultima volta - era marzo -, ne ha detta un'altra. Perché, a marzo, lei si era dimostrato preoccupato per la situazione, per la sentenza di Milano e per il prestito dell'Europa che, a quelle condizioni, poteva non essere più erogato; adesso invece, oggi, ci ha dato un altro assioma, che metteremo nel casellario delle sue risposte.
Lei, un mese fa, ci aveva detto: “(…) entro 3 settimane, avendo posto sin dall'inizio tre precise condizioni alle quali essi devono attenersi: la sostenibilità del piano industriale, la disponibilità da subito delle aree non più necessarie (…)”, eccetera. Adesso abbiamo spostato l'asticella di un mese, con le stesse quantità, in uno scenario che, però, dai giornali vediamo che non è cambiato. Ora, io la registro di nuovo, ma lei stia pur certo che, i primi di maggio, io sono qua, come ora, a dirle e a leggerle quello che ha detto oggi. E questa è l'ultima di una lunga serie. Siamo passati dalla fase in cui siamo diventati tutti esperti di forni elettrici, da Genova a Taranto, al mondo intero, alla preoccupazione, ai commissari che dovevano riattivare un certo tipo di capacità produttiva, ora a febbraio, ora a marzo, ora ad aprile. Mi ha parlato di inflazione: il contesto è difficile, lo sappiamo tutti, però qua la cosa va chiusa. Prendo per buona la fine di aprile e la conclusione. Vediamo cosa succederà e ci vedremo i primi di maggio. Buona Pasqua.
PRESIDENTE. L'onorevole D'Attis ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02586 .
MAURO D'ATTIS(FI-PPE). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, piacere di rivederla in Aula. Che Transizione 5.0 fosse una misura azzeccata del Governo Meloni ce ne siamo accorti. Ce ne siamo accorti dal numero elevatissimo di domande, ma anche dalla partecipazione - come ha detto lei - del Parlamento a questo . La fase delicata e difficile mi pare essere stata superata, quindi lei ha già dato parecchie risposte.
Io le chiedo di informarci ulteriormente sugli avanzamenti che ci saranno, guardando anche con particolare attenzione alle pratiche burocratiche che, a volte, possono frenare i processi, soprattutto di una misura azzeccata, come quella nuova che ha introdotto il Governo Meloni.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.
ADOLFO URSO,. Grazie, Presidente. Oggi abbiamo assicurato alle imprese - i tre Ministeri coinvolti, in maniera unanime - che le risorse per Transizione 5.0 ci sono. Abbiamo pienamente ripristinato 1,3 miliardi, che erano stati originariamente destinati ai cosiddetti esodati; vi abbiamo aggiunto altri 200 milioni di euro, che appartenevano a misure del nostro Dicastero. E, quindi, le risorse complessive destinate al piano Transizione 5.0, a cui si sono rivolte quasi 20.000 imprese, sono oltre 4 miliardi, pienamente sufficienti a rispondere alle loro giuste aspettative.
Abbiamo inoltre incrementato, consapevoli del successo di questo piano, le risorse destinate al nuovo piano Transizione 5.0, attraverso lo strumento necessitato, per questioni di bilancio, dell'iperammortamento, arrivando a quasi 10 miliardi di euro. Per l'esattezza, agli 8,4 miliardi di euro già programmati in legge di bilancio, ne abbiamo aggiunti altri 1,4 miliardi di euro, quindi quasi 10 miliardi di euro. Se sommiamo gli incentivi destinati attraverso Industria 4.0 e Transizione 5.0 - più moderno, perché prevede anche l'efficientamento energetico attraverso i pannelli fotovoltaici, ai fini dell'autoconsumo industriale -, negli ultimi due anni, parliamo di un ammontare pari a oltre 10 miliardi di euro, a cui aggiungiamo, appunto, altri 10 miliardi di euro per i prossimi tre anni. Misure importanti e significative per incentivare le nostre imprese nel vincere la sfida globale.
E l'Italia sta sorprendendo gli osservatori internazionali nella resilienza che ha dimostrato. Lo scorso anno, le esportazioni italiane sono cresciute del 3,3 per cento e noi abbiamo agguantato il Giappone come quarto Paese esportatore mondiale; sono cresciute, anche nei confronti degli Stati Uniti, del 7,2 per cento, e siamo l'unico Paese europeo che ha avuto questa positiva anche nei confronti degli Stati Uniti. In questi tre anni, gli investimenti esteri sono cresciuti del 18 per cento in Italia, che è oggi considerato un Paese attrattivo, che scala le classifiche mondiali per gli investimenti esteri. Siamo passati dall'undicesimo all'ottavo posto per investimenti esteri a livello globale, e, sul piano dell'indice di attrattività, siamo passati dal ventitreesimo posto del 2022 al sedicesimo posto: abbiamo scalato sette posizioni mondiali nell'indice di attrattività. Il Paese è considerato stabile, solido, capace di resistere e di vincere la sfida, anche in un anno così difficile, anche in un'Europa che è assediata dalle guerre, in cui sono combattute delle guerre commerciali, è l'Italia che sembra mantenere, meglio di altri, la rotta giusta.
PRESIDENTE. L'onorevole D'Attis ha facoltà di replicare.
MAURO D'ATTIS(FI-PPE). Grazie, Presidente. Grazie, signor Ministro, questo è proprio il caso tipico e plasticamente dimostrabile che, quando si dice “sono soddisfatto della risposta”, è vero. Perché non siamo soddisfatti solo noi, sono soddisfatti tutti quelli che lei ha incontrato stamattina, cioè le imprese, che sono poi la cosa più importante, in questo caso.
Io le segnalo, in questa breve replica, la necessità di intervenire sulla rappresentazione dello scenario controfattuale -, che ha determinato anche un po' di ritardi, con perizie richieste successivamente. Anche l'assemblamento a livello europeo: ha dato questa importante notizia rispetto al materiale europeo che viene utilizzato per i pannelli e anche ai ritardi sulla generazione del codice.
Però le volevo dire una cosa, signor Ministro. Non si preoccupi delle critiche che sono state fatte. Lo so che già non lo sta facendo, perché ha la coscienza a posto e, soprattutto, gliel'hanno dimostrato oggi le imprese, che hanno approvato e sostenuto questa novità importante del Governo, questi 1,5 miliardi subito per Transizione 5.0. Perché lei ha fatto Transizione 5.0 e viene criticato da chi, probabilmente, avrebbe voluto fare “ 110 2.0”, un 110 che non ha prodotto nulla per le imprese e - così, giusto per ricordarlo alla memoria corta di qualcuno - ha prodotto un impatto di in Italia superiore a 130-150 miliardi di euro; non si sa ancora, per una ventina di miliardi, quanto danno hanno fatto, con il Governo Conte, con i 110. Un impatto, un'eredità che è stata dichiarata dalla Corte dei conti di dimensioni macroscopiche.
Quindi accontentiamoci di queste microscopiche misure, come Transizione 5.0, che, invece, stanno dando tanti benefici all'Italia e non stanno producendo i danni, forse irreparabili, che hanno prodotto le politiche dei Governi precedenti, in particolare quelli da cui oggi lei viene accusato .
PRESIDENTE. La deputata Ghirra ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02588 .
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Signor Ministro, oggi torniamo a parlare di Eurallumina, una fabbrica del Sulcis, in Sardegna, che ormai dovrebbe conoscere piuttosto bene.
Il 10 dicembre si è tenuto il dodicesimo tavolo in cui lei, insieme alla Ministra Calderone, avete garantito le risorse per la continuità aziendale della fabbrica per sei mesi. Noi con questa interrogazione le chiediamo cosa succederà ad agosto, cosa state facendo per garantire il rilancio produttivo della fabbrica e soprattutto cosa intendete fare per sbloccare gli della Rusal, che controlla la fabbrica e ha chiuso i rubinetti, come hanno fatto, ad esempio, la Svezia, l'Irlanda, la Germania e persino gli Stati Uniti.
Poi le chiedo: l'alluminio è ancora una risorsa e un strategico, come lei ha sottolineato più volte?
PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.
ADOLFO URSO,. Il congelamento degli di Eurallumina è stato deliberato in data 8 maggio 2023 dal Comitato di sicurezza finanziaria del Ministero dell'Economia e delle finanze, in applicazione delle sanzioni alla Russia dell'Unione europea. Il Comitato è un Comitato tecnico del Ministero dell'Economia e delle Finanze, al cui parere dobbiamo tutti ovviamente dare fede. Per questo, la gestione della società è stata assunta dall'Agenzia del demanio, che ha garantito la prosecuzione dell'attività d'impresa, ancorché su un sanzionato. Lo ha fatto, su nostra indicazione, anche al fine del regolare pagamento degli stipendi al personale e, quindi, della prosecuzione dell'attività dell'azienda. Il Consiglio di Stato, un organo che dobbiamo rispettare, ha confermato, con sentenza del 30 aprile 2025, la legittimità delle misure di congelamento, proprio perché il proprietario risulta ancora sottoposto a sanzioni dell'Unione europea. Lo ha deciso il Consiglio di Stato, la magistratura.
Il Governo è pienamente consapevole della rilevanza strategica dello stabilimento per il settore dell'alluminio, che - confermo - riteniamo assolutamente strategico, ed è appunto intervenuto tramite l'Agenzia del demanio, come ricordava l'interrogante, con lo stanziamento delle risorse necessarie ad assicurare il completo pagamento degli ammortizzatori sociali. Il nostro obiettivo è raggiungere una soluzione - e ci stiamo lavorando -, conforme alle regole europee, alla legislazione nazionale e alle sentenze del Consiglio di Stato, che consenta la ripresa dell'attività di impresa al fine anche di salvaguardare i livelli occupazionali e di garantire la produzione di allumina per il sistema industriale italiano.
Siamo impegnati in questo , come negli altri che riguardano il Sulcis. Rivendico anche la soluzione difficile, che abbiamo raggiunto, per quanto riguarda l'investimento di Rheinmetall, per un totale di 700 lavoratori. Supportiamo gli altri investimenti, come quello di Glencore nel riciclo di materie prime, del litio, e altri che si sono finalmente profilati nell'ambito sempre del riciclo delle materie prime critiche, perché noi pensiamo che quell'area, quella minerale del Sulcis, possa svolgere un ruolo importante proprio nel campo del riciclo e della lavorazione delle materie prime critiche. Anche su questo ho avuto importanti incontri proprio ieri a Washington, dove si rendono conto di quanto l'Italia sia avanti con le proprie imprese nel riciclo delle materie prime critiche.
Noi potremmo diventare - e io ci credo davvero - un Paese in Europa nel riciclo delle materie prime critiche. Per questo ho chiesto alla Commissione europea di vietare l'esportazione di rifiuti industriali che contengono, come questo cellulare piuttosto che pannelli solari o batterie elettriche, materiale prezioso, terre rare e materie prime critiche, affinché sia possibile lavorarli nelle nostre imprese e certamente l'area del Sulcis ha una vocazione in tal senso. Mi auguro di lavorare con tutti, certamente con la regione Sardegna, perché questo obiettivo di lungo periodo sia raggiunto.
PRESIDENTE. La deputata Ghirra ha facoltà di replicare.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Ministro. Non mi posso ritenere soddisfatta di questa risposta. Confido che i suoi impegni vengano mantenuti, ma sappiamo che agosto è dietro l'angolo. Sono già passati tre mesi e le sigle sindacali hanno chiesto di poter essere ricevute da lei per capire come intendete procedere. Sa bene che, a fine novembre, per 13 giorni e 12 notti gli operai sono rimasti a presidiare la fabbrica in condizioni estreme per portare la vertenza aziendale all'attenzione delle cronache nazionali, perché vogliono poter lavorare. Non vogliono vivere di ammortizzatori sociali, ma vogliono quella dignità che solo il lavoro può dare. Al momento, ci sono 186 operai in cassa integrazione. Lavorano solo 38 addetti, che sono anche insufficienti a portare avanti il presidio minimo di questo che è uno stabilimento strategico.
Allora mi fa piacere che, quando vi fa comodo, rispettate le sentenze della magistratura. Io vorrei capire quanto possiamo confidare sulle parole della Sottosegretaria Bergamotto, che proprio il 10 dicembre si era impegnata con le parti sociali per provare a capire come sbloccare gli della Rusal, come hanno fatto altri Paesi. Esistono delle modalità, esiste l'Accordo TOR a cui l'Italia non ha aderito. Io la prego di perorare ogni possibilità, di vedere ogni strada percorribile per rilanciare una fabbrica che potrebbe lavorare. L'alluminio è strategico e in Sardegna dalla bauxite lo possiamo ricavare. Spero che il Governo si impegni realmente per garantire la continuità operativa e il rilancio della fabbrica. Noi saremo sempre qui, pronti a sollecitarla, e al fianco dei tanti operai che temono di finire per sempre a casa e di veder sfumate tutte quelle opportunità di lavoro che, invece, potrebbero avere nel caso in cui il Governo si impegnasse concretamente a restituire al Sulcis delle possibilità e non a trasformarlo in un deserto industriale dove nessuno vorrà più investire .
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 89, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
Sospendo a questo punto la seduta, che riprenderà al termine della riunione dell'Ufficio di Presidenza, convocata per le ore 18.
PRESIDENTE. Colleghi, con lettera in data odierna, il presidente del Comitato consultivo sulla condotta dei deputati ha informato la Presidenza della Camera degli esiti cui il Comitato, nella riunione in pari data, è pervenuto in merito alle dichiarazioni previste dal paragrafo III del codice di condotta dei deputati, rese dall'onorevole Delmastro Delle Vedove. Il Comitato, pur prendendo atto delle integrazioni pervenute, ha rilevato la mancata osservanza delle disposizioni del codice, ai fini dell'applicazione del paragrafo VII del medesimo codice.
PRESIDENTE. Comunico che l'Ufficio di Presidenza nella riunione odierna ha preso in esame l'episodio accaduto il 30 gennaio 2026 presso la Sala conferenze stampa. Al riguardo, visti gli articoli 12 e 60, comma 4, del Regolamento della Camera dei deputati, l'Ufficio di Presidenza ha deliberato di irrogare le seguenti sanzioni disciplinari: ai deputati Auriemma, Bakkali, Boldrini, Bonelli, Caso, Cuperlo, De Maria, Ferrara, Fratoianni, Lomuti, Mari, Morassut, Orfini, Quartini, Ricciardi Riccardo, Romeo, Sarracino, Scotto, Silvestri Francesco, Sportiello, Stumpo, Zaratti, la sanzione della censura con interdizione di partecipare ai lavori parlamentari per un periodo di 5 (cinque) giorni di seduta; ai deputati Alifano, Casu, Ciani, Di Biase, D'Orso, Gribaudo, L'Abbate, Mancini, Orrico, Ricciardi Marianna la sanzione della censura con interdizione di partecipare ai lavori parlamentari per un periodo di 4 (quattro) giorni di seduta.
Le sanzioni avranno decorrenza scaglionata a partire da domani, giovedì 2 aprile, secondo un calendario comunicato ai deputati interessati.
Ricordo che, ai sensi dell'articolo 60, comma 3, del Regolamento, le decisioni in tema di sanzioni adottate dall'Ufficio di Presidenza sono comunicate all'Assemblea e in nessun caso possono essere oggetto di discussione.
PRESIDENTE. Avverto che, nella giornata di martedì 7 aprile, alle ore 16, avrà luogo un'informativa urgente del Governo, con la partecipazione del Ministro della Difesa, sull'utilizzo delle basi militari nel territorio italiano da parte delle Forze armate statunitensi.
Conseguentemente, la discussione generale della mozione in materia di trasporto pubblico locale avrà luogo al termine di tale informativa.
Avverto inoltre che, con lettera in data odierna, il presidente della Commissione giustizia ha manifestato l'esigenza - sulla quale hanno convenuto all'unanimità i rappresentanti dei gruppi della Commissione medesima - di posticipare a lunedì 27 aprile l'avvio della discussione in Assemblea della proposta di legge n. 2696, recante disposizioni per la protezione e l'assistenza dei minorenni e degli adulti di riferimento appartenenti a famiglie inserite in contesti di criminalità organizzata, attualmente previsto dal calendario dei lavori di aprile, come modificato dalle intese intercorse tra i gruppi, successive alla riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo del 25 marzo, per la seduta di martedì 7 aprile.
Secondo le intese intercorse tra i gruppi, l'esame di tale proposta di legge non sarà pertanto iscritto all'ordine del giorno delle sedute previste per la prossima settimana e la discussione generale di tale proposta di legge sarà collocata quale ultimo argomento all'ordine del giorno della seduta di lunedì 27 aprile, mentre il relativo seguito sarà iscritto, sempre quale ultimo argomento, a partire dalla seduta di martedì 28 aprile.
Avverto altresì che, secondo le intese intercorse tra i gruppi, lo svolgimento dell'informativa urgente del Presidente del Consiglio dei Ministri sull'azione del Governo, previsto per la seduta di giovedì 9 aprile alle ore 9, avrà luogo con ripresa televisiva diretta.
Avverto inoltre che, come comunicato in sede di Ufficio di Presidenza, all'ordine del giorno delle sedute della prossima settimana, sarà iscritta, al termine dell'esame del decreto-legge n. 19 del 2026 in materia di attuazione del PNRR, la deliberazione in merito alla proposta di elevazione di un conflitto di attribuzione innanzi alla Corte costituzionale, nei confronti del tribunale ordinario di Roma - Collegio per i reati ministeriali e nei confronti della procura della Repubblica presso il tribunale di Roma.
Avverto inoltre che, con distinte lettere in data odierna, il presidente della XIII Commissione (Agricoltura) ha manifestato l'esigenza - sulla quale hanno convenuto all'unanimità i rappresentanti dei gruppi della Commissione medesima - di posticipare al prossimo calendario dei lavori l'avvio della discussione in Assemblea, prevista rispettivamente per il 13 e per il 27 aprile, delle proposte di legge n. 329 in materia di ippicoltura e n. 48 e abbinate in materia di tutela degli equidi e loro riconoscimento come animali di affezione.
Secondo le intese intercorse tra i gruppi, l'esame di tali proposte di legge non sarà pertanto iscritto all'ordine del giorno delle sedute previste nel mese di aprile.
PRESIDENTE. Avverto infine che nell' al resoconto stenografico della seduta odierna è pubblicata l'organizzazione dei tempi per la discussione della mozione Casu ed altri n. 1-00563 in materia di trasporto pubblico locale .
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare la deputata Cherchi. Ne ha facoltà, per un minuto e 30 secondi.
SUSANNA CHERCHI(M5S). Grazie, Presidente. Quanto è accaduto nel quartiere di Tor Tre Teste, a Roma, non è soltanto un fatto di cronaca, è un segnale gravissimo e inquietante, che interpella la coscienza di tutti noi. Una gattina piccina di una colonia felina è stata ritrovata con lesioni gravissime, compatibili con uno stupro. Le condizioni di Rosi rimangono delicatissime e critiche, ma stabili dopo l'ultima trasfusione di sangue. Continua la terapia con gli antibiotici, gli antidolorifici e un sondino per l'alimentazione.
A proposito di violenza sugli animali, che dire del cagnolino legato dietro a un furgone con una corda e trascinato fino a farlo morire? Le foto sono inguardabili.
Inoltre, quanto è emerso nell'allevamento di conigli di Treviso è scioccante. Parliamo di creature costrette a vivere tutta la loro esistenza in gabbie grandi quanto un foglio A4, private di un qualsiasi comportamento naturale, tra sofferenze sistematiche e condizioni igieniche indegne di un Paese civile.
La violenza sugli animali, a qualsiasi livello, compresi gli allevamenti intensivi, non è mai un fatto marginale. È spesso il sintomo di una pericolosa deriva morale, un campanello d'allarme che non possiamo ignorare. Difendere gli animali significa difendere il senso stesso di umanità che deve guidare le nostre azioni. Di fronte a queste vicende serve una risposta ferma, unitaria e senza ambiguità .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ascari. Ne ha facoltà, per un minuto e 30 secondi.
STEFANIA ASCARI(M5S). Grazie, Presidente. La cosiddetta più grande democrazia del Medio Oriente, Israele, ha approvato la pena di morte. Unico caso al mondo di pena di morte su base etnica, nel senso che vale solo per i detenuti palestinesi accusati di terrorismo. Questa è vera e propria .
Vorrei ricordare che tra i detenuti ci sono dei bambini accusati di terrorismo solo per aver lanciato un sassolino, degli uomini che hanno tentato di difendersi dai soprusi e dalle violenze quotidiane, donne che hanno difeso i loro figli e che hanno semplicemente cercato di fuggire da uno stupro; mentre i tribunali farsa israeliani hanno lasciato impuniti i soldati che hanno ucciso oltre 70.000 esseri umani innocenti. E allora questo che cos'è? Questo non è terrorismo? Questi non sono terroristi? O forse la pensate come il parlamentare israeliano che ha detto che non esistono bambini innocenti in Palestina, sono tutti terroristi.
Cosa aspetta il Governo a dire una parola di condanna contro questo abominio?
STEFANIA ASCARI(M5S). Le piazze italiane - chiudo, Presidente - vi chiedono di non fare affari con un Governo genocida, di fermare questa spirale di guerre infinite in cui Israele sta trascinando tutto il mondo, tra cui l'Italia, di non vendere armi a questi criminali, di riconoscere lo Stato di Palestina e di ritrovare l'umanità. Cos'altro state aspettando? Basta silenzi complici, ritornate ad essere umani .
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
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