Contenuto
Martedì 07 Aprile 2026 ore 16:00
AULA, Seduta 639 - Basi militari italiane, informativa Crosetto
Resoconto stenografico
Download video della Seduta
Seleziona la parte delle seduta da scaricare:
Se il download non si avvia con un semplice click, potrebbe essere necessario cliccare con il tasto destro del mouse e selezionare "salva destinazione con nome", "salva oggetto con nome" o dicitura simile a seconda del browser utilizzato. Si ricorda che l'utilizzo dei contenuti del sito della Camera dei deputati è autorizzato alle condizioni stabilite nell' avviso legale ed in particolare esclusivamente nei limiti in cui avvenga nel rispetto dell'interesse pubblico all'informazione, per finalità non commerciali, garantendo l'integrità degli elementi riprodotti e mediante indicazione della fonte. LINK DIRETTO AL VIDEO
Una volta effettuata la selezione, copia e incolla il codice riportato sopra.
Nella seduta odierna il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha svolto una informativa urgente del Governo sull'utilizzo delle basi militari nel territorio italiano da parte delle Forze armate statunitensi. È seguito un dibattito al quale ha partecipato un oratore per gruppo.
Successivamente si è svolta la discussione sulle linee generali della mozione Casu ed altri n. 1-00563 in materia di trasporto pubblico locale (vedi allegato).
Successivamente si è svolta la discussione sulle linee generali della mozione Casu ed altri n. 1-00563 in materia di trasporto pubblico locale (vedi allegato).
XIX LEGISLATURA
639^ SEDUTA PUBBLICA
Martedì 7 aprile 2026 - Ore 16
1. Informativa urgente del Governo sull'utilizzo delle basi militari nel territorio italiano da parte delle Forze armate statunitensi.
2. Discussione sulle linee generali della mozione Casu ed altri n. 1-00563 in materia di trasporto pubblico locale (vedi allegato).
Download video della Seduta
Seleziona la parte della seduta da scaricare:
Se il download non si avvia con un semplice click, potrebbe essere necessario cliccare con il tasto destro del mouse e selezionare "salva destinazione con nome", "salva oggetto con nome" o dicitura simile a seconda del browser utilizzato. Si ricorda che l'utilizzo dei contenuti del sito della Camera dei deputati è autorizzato alle condizioni stabilite nell' avviso legale ed in particolare esclusivamente nei limiti in cui avvenga nel rispetto dell'interesse pubblico all'informazione, per finalità non commerciali, garantendo l'integrità degli elementi riprodotti e mediante indicazione della fonte. LINK DIRETTO AL VIDEO
Una volta effettuata la selezione, copia e incolla il codice riportato sopra.
Download video della Seduta
Seleziona la parte della seduta da scaricare:
Se il download non si avvia con un semplice click, potrebbe essere necessario cliccare con il tasto destro del mouse e selezionare "salva destinazione con nome", "salva oggetto con nome" o dicitura simile a seconda del browser utilizzato. Si ricorda che l'utilizzo dei contenuti del sito della Camera dei deputati è autorizzato alle condizioni stabilite nell' avviso legale ed in particolare esclusivamente nei limiti in cui avvenga nel rispetto dell'interesse pubblico all'informazione, per finalità non commerciali, garantendo l'integrità degli elementi riprodotti e mediante indicazione della fonte. LINK DIRETTO AL VIDEO
Una volta effettuata la selezione, copia e incolla il codice riportato sopra.
- Lettura Verbale
- Missioni
- Annunzio della nomina di un Ministro e della cessazione dalla carica di Sottosegretario
- Informativa urgente del Governo sull'utilizzo delle basi militari nel territorio italiano da parte delle Forze armate statunitensi.
- Svolgimento
- Introduzione
- Intervento del Ministro della Difesa
- Interventi
- Vice Presidente MULE' Giorgio
- Deputato LOPERFIDO Emanuele (FRATELLI D'ITALIA)
- Deputata BRAGA Chiara (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato CECCHETTI Fabrizio (LEGA - SALVINI PREMIER)
- Deputato ORSINI Andrea (FORZA ITALIA - BERLUSCONI PRESIDENTE - PPE)
- Deputato RICCIARDI Riccardo (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato ROSATO Ettore (AZIONE-POPOLARI EUROPEISTI RIFORMATORI-RENEW EUROPE)
- Deputato FRATOIANNI Nicola (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputata CARFAGNA Maria Rosaria (NOI MODERATI (NOI CON L'ITALIA, CORAGGIO ITALIA, UDC E ITALIA AL CENTRO)-MAIE-CENTRO POPOLARE)
- Deputato DEL BARBA Mauro (ITALIA VIVA-IL CENTRO-RENEW EUROPE)
- Svolgimento
- Sull'ordine dei lavori
- Discussione della mozione Casu ed altri n. 1-00563 in materia di trasporto pubblico locale
- Svolgimento
- Discussione sulle linee generali
- Vice Presidente MULE' Giorgio
- Deputata GHIO Valentina (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato IARIA Antonino (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputata PASTORELLA Giulia (AZIONE-POPOLARI EUROPEISTI RIFORMATORI-RENEW EUROPE)
- Deputato AMICH Enzo (FRATELLI D'ITALIA)
- Deputato BARBAGALLO Anthony Emanuele (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Discussione sulle linee generali
- Svolgimento
- Interventi di fine seduta
- Ordine del giorno della prossima seduta
PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
FRANCESCO BATTISTONI, legge il processo verbale della seduta del 24 marzo 2026.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 82, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Comunico che, in data 3 aprile 2026, il Presidente del Consiglio dei ministri ha inviato al Presidente della Camera la seguente lettera:
“Onorevole Presidente, La informo che il Presidente della Repubblica, con proprio decreto in data odierna, adottato su mia proposta, ha nominato l'onorevole Gianmarco Mazzi Ministro del Turismo, il quale cessa dalla carica di Sottosegretario di Stato per la Cultura. : Giorgia Meloni” .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di una informativa urgente del Governo sull'utilizzo delle basi militari nel territorio italiano da parte delle Forze armate statunitensi.
Dopo il rappresentante del Governo interverrà - per sette minuti - un deputato per gruppo e - per un tempo aggiuntivo - un deputato per componente politica del gruppo Misto, in ordine decrescente, secondo la rispettiva consistenza numerica.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Ministro della Difesa, Guido Crosetto.
GUIDO CROSETTO,. Grazie, Presidente. Onorevoli deputati, sono venuto qui per riferire in merito all'informativa urgente sugli accordi che regolano l'uso delle basi militari in Italia da parte delle Forze armate statunitensi e sulla loro applicazione da parte di questo Esecutivo e dei Governi precedenti.
Il primo punto che voglio e devo evidenziare, per dovere di verità, è che l'applicazione degli accordi sull'uso delle basi militari americane in Italia è sempre stata caratterizzata da un'assoluta coerente continuità da oltre 75 anni. In questi anni di storia patria, nessun Governo, di nessun colore politico, ha mai disatteso, messo in discussione o anche solo ventilato l'ipotesi di denunciare o non attuare i trattati internazionali e bilaterali tra Italia e Stati Uniti, né alcun Governo ha mai messo in discussione il loro contenuto o la loro portata . Parlo di Governi dal più diverso orientamento politico, ideale e culturale: centristi, centro-sinistra, solidarietà nazionale, pentapartito, centro-destra, gialloverdi, giallorossi, tecnici, tutti. Non lo dico in modo polemico, lo dico perché è la fotografia della realtà. Nessun Governo - giustamente, a mio avviso - ha mai messo in discussione questi accordi, né mai cercato di cambiarli, ma ne ha semplicemente preso atto e li ha applicati.
Dopo la fine della Guerra Fredda, il mondo è cambiato, certo, ma le ragioni storiche che avevano spinto i Paesi occidentali a unirsi e a difendersi non sono mai venute meno. Sono, purtroppo, aumentate nei numeri, nei fronti, nei rischi e nelle minacce. Lo dimostra anche il progressivo allargamento dell'Alleanza atlantica, che solo negli ultimi anni, recenti, ha spinto due Nazioni storicamente neutrali e fuori dai blocchi, come la Finlandia e la Svezia, a unirsi alla NATO.
E voglio anche ricordare qui che l'Italia non è il solo Paese occidentale che ha stipulato accordi bilaterali e diretti con gli Stati Uniti che prevedono l'utilizzo di basi militari sul suolo nazionale. Per citarne alcuni soltanto europei: Gran Bretagna, Germania, Spagna, Grecia, Polonia. Rispettare questi accordi non significa essere coinvolti in una guerra - che, come tutti sanno, nessuno di noi ha voluto -, ma rispettare degli impegni entro i confini dettati dalla legge e dalla Costituzione.
Non siamo in guerra con l'Iran o con altri Stati noi e non ci riguarda questo. Siamo parte della NATO, pienamente integrati nelle sue strutture, con capacità e assetti di cui i nostri alleati ci rendono pieno merito e riconoscimento. Siamo alleati degli Stati Uniti, legati da un rapporto quasi secolare di amicizia, ma sappiamo far rispettare le nostre leggi e i trattati che ci vincolano : noi non possiamo assecondare rotture isteriche né subordinazione infantile, perché la strada in cui ci muoviamo - lo ripeto - è quella della legge, dei trattati internazionali e della Costituzione. Solo quella.
Tornando all'oggetto dell'informativa di oggi, trattiamo un tema che abbiamo ampiamente affrontato proprio in quest'Aula, in questa stessa sede, nelle comunicazioni che ho reso il 5 marzo e che abbiamo poi chiesto di portare all'attenzione anche dell'ultimo Consiglio supremo di difesa, alla presenza del Presidente della Repubblica, proprio per affrontare il tema in qualunque sede istituzionale possibile. Credo sia stato un percorso utile. Infatti, inizialmente non tutti ricordavano il perimetro di quegli accordi, che invece oggi sembrano più palesi e anche più condivisi. Questo è un risultato importante, non trascurabile. Oggi possiamo dire che le valutazioni che facciamo partono da una maggiore consapevolezza comune dell'ambito nel quale siamo costretti a muoverci, dagli accordi che sono stati presi, e nel quale tutti ci siamo mossi prima.
Oggi, nonostante il tema sia stato trattato, però, coinvolgendo tutti - Parlamento e massime cariche dello Stato -, non posso non osservare che continuano alcune polemiche e me ne sono chiesto il motivo. Quindi, ritengo intanto di ripartire richiamando ancora una volta il perimetro di questi accordi, quelli in vigore che regolano la disciplina dell'impiego delle basi militari da parte degli Stati appartenenti alla NATO e degli Stati Uniti.
In campo NATO, le norme sono contenute nella Convenzione sullo statuto delle Forze, il cosiddetto SOFA del 1951, ratificato con la legge n. 1335 del 1955, che disciplina lo delle Forze degli Stati membri sul territorio di un altro Paese dell'Alleanza.
In campo bilaterale, cioè per quanto riguarda i Trattati Italia-Stati Uniti, i protocolli sono definiti nei seguenti atti di natura pattizia: l', firmato il 30 giugno 1954, che definisce i limiti delle attività operative, addestrative, tecniche, logistiche e di supporto che i velivoli americani possono effettuare sul territorio italiano; il BIA, tra Italia e Stati Uniti, siglato il 20 ottobre 1954, noto come “Accordo Ombrello”, aggiornato nel 1973, da cui discende il Memorandum d'intesa Italia-Stati Uniti del 2 febbraio 1995, noto come , relativo alle installazioni e infrastrutture concesse in uso alle Forze statunitensi in Italia, in cui le parti si impegnano a stipulare sottostanti accordi tecnici per ciascuna base, inclusa Sigonella, su cui è stato firmato un nel 2006.
In linea generale mi preme qui sottolineare nuovamente che dall'entrata in vigore di tutti questi accordi nessun Governo, di qualsivoglia colore, tendenza o ideale politico, ha mai proposto una loro revisione o, men che meno, ha mai proposto la desecretazione di alcuni di essi. Mai nessuno.
In particolare, in merito agli accordi del 1954, restano in piedi due punti inequivocabili. Primo: l'articolo 12 della legge n. 801 del 24 ottobre 1977, che ammette espressamente la copertura con il segreto di Stato degli accordi internazionali. Secondo: a gennaio 2003, il Ministro della Difesa Antonio Martino comunicava alle Commissioni Difesa di Camera e Senato che i due accordi del 1954 hanno un'elevata classifica di segretezza e che non possono essere declassificati unilateralmente dall'Italia perché occorre il consenso di entrambe le parti, ovvero anche degli Stati Uniti. Da allora in poi, cioè in tutti gli anni seguenti il 2003 e in tutti i Governi seguenti, tutti compresi, mai è stato chiesto di forzare il vincolo di segretezza a nessun Governo e mai nessuno se l'è posto come obiettivo.
Del resto, tali trattati hanno sempre costituito, da sempre, l'ossatura del nostro sistema di sicurezza, l'archetipo di un sistema di difesa che, nel più ampio contesto di Alleanza atlantica, ci ha permesso di vivere serenamente in prosperità e che, mi preme sottolineare, contrariamente a quanto alcuni pensano, rappresenta l'unico sistema di deterrenza e di difesa credibile attuale.
Le mie affermazioni sono documentate dalla realtà dei fatti e non hanno nulla a che fare con l'ideologia o con la posizione di questo Governo. Ho citato soltanto fatti.
Anche parte delle forze politiche, che alcune volte sento criticare in giro, chiedendo la revisione dei trattati a gran voce, hanno sempre agito nell'alveo di quei trattati, nel loro scrupoloso rispetto, senza mai negare l'utilizzo delle basi italiane alle forze americane e forse anche senza la trasparenza che qualcuno, in una vicenda recente, ha voluto adottare.
È chiaro ormai a tutti che gli accordi, da oltre settant'anni, prevedono come legittime alcune attività e ne escludono altre, possibili solo in caso di un'ulteriore autorizzazione.
E allora mi sono chiesto quali potevano essere le ragioni di queste continue incomprensioni che sperimento ogni giorno leggendo i giornali, leggendo i . Ed ho chiesto quindi alle Forze armate, così come mi è stato suggerito in quest'Aula, se non stesse facendo questo Governo qualcosa di diverso rispetto a quello che i Governi avevano fatto nel passato. E ho voluto rendermene conto misurando questa eventualità. Stiamo facendo qualcosa di diverso? E in concreto ho fatto una domanda alle Forze armate e le risposte le voglio condividere con voi tutti: “c'è oggi rispetto al passato un aumento di attività nelle basi in concessione agli Stati Uniti?”. Prima domanda.
“Ci sono cose avvenute in questi tre anni, diverse da ciò che è avvenuto in quelle precedenti?”. Questa è la domanda che ho posto. La risposta non è politica, sono dati.
Nel 2018, per esempio, ad Aviano, ci sono stati 525 atterraggi autorizzati con voli cargo di quattro tipologie diverse. Di questi 525, 43 erano catalogati come , cioè trasportavano materiale da trattare con cautela e armamento; 120 volte sono stati autorizzati al transito velivoli da combattimento degli Stati Uniti di quattro tipologie diverse; 35 volte sono transitati elicotteri.
Nel 2019, 628 volte sono stati autorizzati atterraggi misti di trasporto. Di questi, 52 erano , cioè con materiale speciale di armamento, 44 velivoli da combattimento di tre tipologie diverse; 107 transiti di elicotteri.
Nel 2020 sono stati 528 i carichi logistici, quattro diversi, 51 erano , 28 transiti di veicoli da guerra, 32 elicotteri.
Nel 2021, 505 sono stati autorizzati, 43 erano sempre da trasporto, 59 gli F15 - le volte degli F15-, 24 gli elicotteri.
Nel 2022, 609 gli atterraggi e i transiti, di cui 62 volte si trattava di e 172 i transiti di velivoli da combattimento. Questo per Aviano.
Su Sigonella sono di più. Nel 2019, 2.547 volte sono stati autorizzati atterraggi e transiti, di cui 271 volte erano cioè con armamento a bordo, 18 i transiti di velivoli da combattimento, 28 volte gli elicotteri, 898 i voli di assetti a pilotaggio remoto, tre volte quelli dell'anno scorso.
Nel 2020 sono stati 2.081, sempre a Sigonella, gli atterraggi, 178 volte si trattava di Semplifico: 1.954 nel 2021, 195 volte erano carichi di armamenti. Nel 2022, 2.919 volte e 273 erano carichi di armamenti, 15 transiti degli F18, 177 gli elicotteri, 1.293 i voli di assetti a pilotaggio remoto.
Mi pare, giusto per confrontare perché la polemica di questi giorni di per sé è sui mezzi a pilotaggio remoto… Mi fermo su questi: 898 nel 2019, 755 nel 2020, 805 nel 2021, 1.293 nel 2022, 246 nel 2023, 466 nel 2024, 338 nel 2025. Non mi prenderò il merito se l'anno scorso sono stati un quarto rispetto al 2022 o un terzo rispetto al 2019, perché non c'è merito; perché ognuno di noi, man mano che ci avvicendiamo a governare questo Paese, ha degli obblighi da rispettare, come quelli dei trattati internazionali, e chi decide quanti sono questi voli sono quelli che sono dall'altra parte, che decidono di utilizzare o meno quelle basi. Per cui non esiste un merito - che qualcuno forse al mio posto si prenderebbe - per una riduzione di questo tipo di voli, perché non c'è merito di nessuno; perché, da questo punto di vista, noi siamo il semaforo che fa applicare delle regole internazionali: dice “sì” quando sono possibili e “no” quando non è possibile .
Per il resto, non ci sono meriti da prendere ma soltanto un'alleanza e dei patti che una Nazione seria rispetta. Quindi, mi pare evidente che il Governo italiano abbia sempre onorato gli accordi vigenti. Non il Governo Meloni, il Governo italiano qualunque esso fosse nella storia della nostra Repubblica. E non mi pare che siamo mai caduti nella tentazione poco utile di fare processi alle intenzioni.
Quei velivoli, quegli equipaggiamenti transitati negli anni, oggetto dell'informativa, avranno avuto un significato anche operativo, probabilmente alcuni di quelli. Certo, perché rientravano nel perimetro degli accordi e quindi decollavano o atterravano da Sigonella non armati o non per andare a colpire nessuno, e quindi sono stati probabilmente autorizzati senza passare in Parlamento. Perché è stato ritenuto allora, magari anche se erano armati, che non fossero utilizzati per azioni cinetiche, e anche se erano armati e se erano da guerra, a differenza di cosa è avvenuto con questo Governo, erano stati utilizzati perché così era previsto dagli accordi.
Se la logica è quella del processo alle intenzioni, allora non mi pare un approccio razionale, perché l'unico modo sarebbe di dire, se noi mettiamo in discussione ogni cosa che è pensata nei Trattati, di chiudere le basi. E perché dovremmo chiudere le basi? Perché dovremmo chiudere un accordo internazionale? Perché pensiamo di non avere più bisogno dell'Alleanza atlantica e dell'alleanza con gli Stati Uniti? Perché c'è qualcuno qui dentro che pensa che noi, per speculazioni politiche, per qualche punto percentuale, per qualche possibilità di fare polemica interna, possiamo chiudere un accordo internazionale in un momento drammatico come questo?
Noi abbiamo preso le distanze e continuiamo a prendere le distanze da ciò che non condividiamo, ma io non penso che gli Stati Uniti siano Biden, Trump o Clinton, così come l'Italia non è Meloni, Conte o Draghi. Sono due Nazioni da sempre alleate, sulla cui alleanza si basa parte della nostra sicurezza.
All'interno di questo, ciò che accade nelle basi è fissato da una legge, da ciò che ha deciso il Parlamento, da ciò che ha confermato il Consiglio supremo di difesa, sulla linea di un Consiglio supremo di difesa dove c'era un altro Presidente del Consiglio e un altro Governo.
E noi questo abbiamo seguito in questi mesi, questo continueremo a fare nei prossimi mesi, con l'assicurazione che vi ho dato più volte qui dentro: c'è la legge che ci indica la strada su cui agire.
Quindi, nessuno di noi si prende meriti se, facendo applicare la legge, deve dire “no”, non esistono eroi. Non bisogna essere coraggiosi per dire “no” agli Stati Uniti, se ci fanno una richiesta che non è possibile accettare.
Noi non siamo difesi dal nostro coraggio, noi siamo difesi dal nostro rispetto delle istituzioni, della legge e della Costituzione e io sono certo che quello che ho fatto io e che farò io nei prossimi giorni lo farebbe - lo dico, perché è qui davanti - Lorenzo Guerini, l'avrebbe fatto Roberta Pinotti, l'avrebbe fatto Elisabetta Trenta, lo avrebbero fatto Ignazio La Russa e tutti quelli che si sono seduti sul posto di Ministro della Difesa. Perché - lo ripeto in quest'Aula - voglio che sia chiaro: non è una cosa da mettere in discussione in un periodo come questo.
Questo Paese ha bisogno di unità ), almeno nel settore più difficile che stiamo affrontando, che è quello della difesa, di fronte a una “follia” - scusatemi se oggi l'ho definita così - che sembra aver preso il mondo, in cui la ricerca di armi sempre più sofisticate, la ricerca della bomba atomica per dirimere le controversie internazionali, la volontà di distruggere altre Nazioni - come quella che l'Iran ha più volte manifestato nei confronti di Israele - sono all'ordine del giorno.
Ecco noi, nel solco della nostra Costituzione - nel solco della nostra Costituzione - e delle leggi, l'agenda da questo punto di vista ce l'abbiamo ben chiara. E lo ripeto per l'ennesima volta qua dentro: rispetteremo i patti e gli accordi internazionali che questo Paese ha sottoscritto, ma soprattutto continueremo a rispettare il Parlamento e tutte le istituzioni
PRESIDENTE. Grazie, signor Ministro.
PRESIDENTE. Passiamo ora agli interventi dei rappresentanti dei gruppi e delle componenti politiche del gruppo Misto.
Ha chiesto di parlare il deputato Emanuele Loperfido. Ne ha facoltà.
EMANUELE LOPERFIDO(FDI). Grazie, Presidente. Signor Ministro, colleghi, innanzitutto un ringraziamento al Ministro Crosetto per l'informativa resa oggi in Aula, puntuale, chiara, che ribadisce -qualora ve ne fosse ancora bisogno - la linea del Governo e la postura internazionale dell'Italia in questo momento delicato.
Una linea che è salda nel fronte occidentale, dentro l'Unione europea, sotto l'ombrello della NATO, nel rispetto dei trattati, in leale collaborazione con gli alleati, mai subalterni a nessuno, ma sempre nella piena tutela dell'interesse nazionale. Questo è il ruolo del Governo Meloni, è il ruolo dell'Italia nel mondo guidata dal Governo Meloni.
Mi consenta, signor Ministro, anche un ringraziamento sincero alle nostre Forze armate , a tutte le donne e agli uomini in divisa che sono impegnati nei diversi teatri operativi, in particolare in Medio Oriente, servendo lo Stato lontano da casa, in contesti complessi, mai come oggi instabili, portando con sé non solo la capacità operativa, ma anche la credibilità, l'affidabilità, il rispetto e l'autorevolezza dell'Italia.
Signor Ministro, la ringrazio a nome del gruppo di Fratelli d'Italia anche per aver ribadito un punto fondamentale: nei trattati internazionali la questione fondamentale è la coerenza e la posizione del Governo Meloni, di Fratelli d'Italia, non cambia a seconda delle circostanze. Non è una posizione che si adatta ai ruoli: Fratelli d'Italia sosteneva questa posizione anche quando non era al Governo. Non è una posizione che cambia a seconda degli interessi personali di un che può essere oggi all'opposizione e - speriamo mai - al Governo. Non è una posizione che deve avere come riferimento la posizione personale, ma bisogna avere sempre e solo come riferimento l'Italia.
Ed è proprio questa posizione coerente che ci fa essere oggi autorevoli nel contesto internazionale. Un contesto internazionale in cui le basi militari statunitensi sul suolo italiano sono un elemento della nostra alleanza, sono a disposizione nell'ambito delle alleanze, ma il loro utilizzo avviene solo entro i limiti del consenso italiano. Il consenso o lo si dà o non lo si dà. Come lei ha appena detto, tante volte è stato concesso, anche da chi oggi vorrebbe negare completamente le basi. Chi oggi ha negato l'utilizzo delle basi ai nostri alleati è stato soltanto lei, soltanto il Governo Meloni, perché appunto non rientrava all'interno degli accordi, dei trattati internazionali.
Non esiste alcuna automatica disponibilità, non esiste alcuna compressione della sovranità internazionale. Esiste una cooperazione tra Stati alleati, regolata da accordi chiari e da responsabilità condivise.
E sorprende, signor Ministro, sentire lezioni da chi, quando era al Governo, ha fatto esattamente il contrario o, addirittura, non è assolutamente passato per il Parlamento, se non per venire a dire: le nostre basi, in Italia, da Aviano, sono state utilizzate per andare a bombardare la Jugoslavia. E questo è stato fatto soltanto a cose avvenute, cari amici del Partito Democratico, e al Governo eravate voi ! E, quindi, lezioni di coerenza da voi non vengono accettate.
Oppure, signor Ministro, non accettiamo lezioni di coerenza da chi ha contribuito, per fortuna, a rendere fondamentale ed importante la base di Niscemi, salvo poi oggi, oggi che è all'opposizione - mentre prima, quando era al Governo, l'ha autorizzata, e mi riferisco all'ex Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che ha autorizzato la base di Niscemi quando era maggioranza - andare a fare le manifestazioni contro una importante base, quella di Niscemi, fondamentale per le operazioni nel Sud del Mediterraneo. Un elemento, un'area, un quadrante fondamentale per gli interessi del Paese, che sono l'unica cosa che dovrebbe muovere un Presidente del Consiglio, un Governo, quando si parla all'interno dei contesti internazionali.
Ecco allora che di fronte ad uno scenario delicato - con una guerra nel cuore dell'Europa, una guerra che noi non abbiamo voluto, ma che inevitabilmente ha delle ripercussioni su di noi, quella nel Medio Oriente, con un Mediterraneo instabile - le basi sono importanti e la sovranità comunque è fondamentale, e noi sappiamo esercitarla nell'interesse del popolo italiano.
Queste basi rafforzano la deterrenza, consentono capacità di risposta rapida e contribuiscono alla sicurezza del fianco Sud dell'Alleanza. In questo quadro, l'Italia non è un attore marginale, ma è un'Italia protagonista, un'Italia che grazie a questa postura sa essere autorevole; autorevole al punto tale che soltanto il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, unico , primo dell'Occidente, è stata in grado di andare lì dove c'è la guerra per fare il massimo sforzo diplomatico, per rassicurare gli alleati, per fare in modo che gli interessi del Paese venissero tutelati, per fare in modo che la diplomazia prevalesse sul linguaggio della forza.
E questo lo abbiamo potuto fare proprio perché c'è un Governo in grado di fare una politica estera, una politica di difesa, una politica energetica, che è quello che vorremmo facesse l'Europa.
Ma l'Europa in questo momento è assente. Chiediamo un maggior sforzo all'Europa, ma possiamo farlo soltanto se tutti i Governi sono coesi e sostenuti dal Parlamento.
Ecco allora che, mentre di fronte a una crisi simile in Europa qualcuno prova a farvi fronte proponendo magari le targhe alterne o di fare risparmio energetico, noi vorremmo che l'Europa facesse politica estera, politica di difesa, politica energetica, e tutto questo può essere fatto soltanto se siamo un fronte unito. Intanto, fortunatamente, un fronte unito è questo Governo.
PRESIDENTE. Concluda.
EMANUELE LOPERFIDO(FDI). Confidiamo che ci sia un fronte responsabile anche da parte delle opposizioni perché, come detto da lei, signor Presidente, le alleanze e i trattati non sono un interruttore da accendere o da spegnere a seconda della convenienza politica.
Le alleanze definiscono chi sei, dove vuoi stare, con chi vuoi stare e quanto vali nel mondo. C'è chi cambia posizione, noi no. Non siamo subalterni a nessuno, stiamo sempre e soltanto dalla parte dell'Italia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Chiara Braga. Ne ha facoltà.
CHIARA BRAGA(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Lei, Ministro, ha inaugurato una nuova fattispecie di informativa, in cui un Ministro in carica viene a riferire sull'operato dei Governi precedenti . Noi, però, l'avevamo invitata oggi a venire qui a chiarire qualcosa su cui non c'è chiarezza, perché, Ministro, mentre lei ci raccontava, in un pallottoliere di voli e atterraggi, pochi minuti fa Trump dichiarava che questa notte un'intera civiltà morirà e nemmeno oggi lei ha sentito il dovere di dire che quelle parole devono essere fermate che quello operato, da parte di Trump, si deve fermare. Nemmeno oggi!
Lei dice oggi, in un'intervista che abbiamo letto e che ha preceduto questa informativa - a proposito di rispetto del Parlamento -, che Trump avrebbe bisogno di buoni consiglieri che gli dicano quando sbaglia. Certo, è vero; ma, per questo, avrebbe bisogno anche di buoni amici, perché essere amici degli Stati Uniti oggi significa dire, con chiarezza, che Trump è una sciagura e che si deve fermare. Perché nemmeno oggi ha trovato il modo e la forza di dirlo? Glielo dico: perché la vostra ambiguità nasce da una condizione, da quelle parole che la Presidente Meloni ha detto qui, in quest'Aula: “Non condivido e non condanno”, che ha segnato l'approccio del Governo italiano di fronte a un conflitto grave e dalle conseguenze incalcolabili che stiamo vedendo. Trump ha calpestato ogni protocollo di consultazione internazionale e la sua stessa Costituzione per un'offensiva lanciata nell'ombra e da cui ora non sa come uscire e questa guerra appare, agli occhi di chiunque dotato di buon senso, senza alcuna giustificazione.
L'attacco all'Iran, però, non è un attacco circoscritto. Guardi, fa sorridere oggi la sua preoccupazione, che abbiamo letto, per le sorti dell'ONU e del multilateralismo quando siete stati voi per primi, in Europa, a minarne la credibilità e la forza quando avete creduto che Trump avrebbe chiuso la guerra in Ucraina in 24 ore, quando avete taciuto davanti al tappeto rosso steso a Putin, quando avete accettato quello che è accaduto in Venezuela e poi le minacce a Cuba e alla Groenlandia, quando avete detto di sì a quella dottrina di Trump che vuole sostituire il diritto internazionale con l'uso della forza, il multilateralismo con il suo club privato, quel a cui avete partecipato come osservatori. Si guardi attorno, signor Ministro: si accorgerà che siete rimasti osservatori, se non complici anche qui, di chi ha lasciato morire l'ONU e, come state vedendo anche in queste ore con la crisi che si sta delineando sui mercati dell'energia, il prezzo lo stanno pagando, ancora una volta, i cittadini e le nostre imprese, senza che finora voi siate stati in grado di mettere in campo iniziative adeguate e contromisure di protezione. Guardi, non serve una cavalcata tra i Paesi del Golfo per riacquistare credibilità: è uno spreco di energia - verrebbe da dire - inutile per chi continua ininterrottamente a perseguire una strategia di dipendenza dalle fonti fossili e a dichiarare guerra alle rinnovabili , come avete fatto in questi tre anni di Governo.
Avete dichiarato che l'Italia non è parte di questo conflitto. Bene, ma allora questa posizione deve essere chiara, coerente e verificabile. Invece, l'eventuale utilizzo delle basi militari sul territorio italiano, di cui lei oggi ci ha parlato, non è una questione tecnica, è una questione politica, di sovranità nazionale, di rispetto della nostra Costituzione. Sappiamo bene che è in gioco anche la sicurezza dei nostri militari, a cui va il nostro apprezzamento, la nostra solidarietà, il nostro sostegno.
Guardi, Ministro, noi conosciamo i trattati, li abbiamo rispettati e nessuno di noi chiede di metterli in discussione. Non chiediamo di interrompere gli accordi internazionali e le vorrei dire anche che nessuno le ha mai chiesto di rendere pubblici accordi che sono soggetti a secretazione. Però, lei oggi ci ha fornito una serie di numeri e di cifre. Allora, mi chiedo: ma come fa a non rendersi conto che oggi noi siamo in un contesto totalmente diverso, in una crisi di area, in una guerra fuori controllo? Come fa a non capire che quello che è accaduto anche a Sigonella, in queste settimane, conferma le nostre preoccupazioni? Preoccupazioni su cui noi continueremo a chiedere trasparenza e informazione, sostenendo anche la mobilitazione, non solo del Partito Democratico e delle altre forze politiche, ma della società civile.
Serve, poi, una risposta politica netta e lei sarebbe il primo a doverla dare, perché oggi, con grande , ha dichiarato, in un'intervista e pochi minuti fa, nelle sue parole, che c'è un rischio nucleare. Ma cosa sa lei, Ministro ? Quali azioni sta portando avanti il Governo per scongiurare un pericolo di questo genere? Ma a lei sembra normale parlare con questa leggerezza di una questione di questa rilevanza? E non basta dire che tornerete in Parlamento. Ogni forma di coinvolgimento, anche indiretto, in operazioni militari deve passare dal Parlamento e il Governo dovrebbe riuscire a dire una cosa chiara che anche oggi non è riuscito a dire, cioè che non concederemo l'uso delle basi per azioni di una guerra che dichiariamo di non condividere. Non daremo le basi per operazioni militari che violano la Costituzione e il diritto internazionale Perché non lo dite? Perché non avete il coraggio di far votare l'Aula su questa posizione?
Nello stesso giorno in cui lei giocava con i comunicati stampa con Palazzo Chigi, Parigi negava il proprio spazio aereo ai voli carichi di armi americane per Israele, la Spagna lo aveva già fatto e persino l'Austria aveva negato agli Stati Uniti l'autorizzazione all'utilizzo dello spazio aereo nazionale per operazioni militari contro l'Iran. L'Italia non sarà un trampolino di lancio per operazioni militari unilaterali. Le alleanze non si mettono in discussione. Il tema non è rompere un'alleanza storica. Il nodo è chiarire qual è il vostro giudizio e le scelte conseguenti alla politica dell'attuale amministrazione americana, perché dire di no agli Stati Uniti, dire di fermarsi, è una scelta di responsabilità e di dignità.
Mi lasci concludere, Ministro. Lei oggi, dalle pagine di un quotidiano, ha dato patenti di inadeguatezza alle opposizioni e poi, però, le ha richiamate alla maturità. È un appello davvero singolare parlare di maturità per chi si trovava in uno scenario di guerra mentre un alleato scatenava un attacco a sua insaputa, contraddetto persino dal Ministro degli Affari esteri e dai servizi, e questo a proposito di maturità.
Oggi noi crediamo che sia in gioco il ruolo e la credibilità dell'Italia nel mondo e si tratta di scegliere da che parte stare, tanto più dopo le parole, preoccupanti e gravissime, che abbiamo sentito pronunciare qualche minuto fa
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cecchetti. Ne ha facoltà.
FABRIZIO CECCHETTI(LEGA). Grazie, Presidente. Signor Ministro, onorevoli colleghi, penso che oggi noi siamo chiamati a parlare delle basi, della concessione delle basi e non di Trump - . Quindi, magari, onorevole Braga, un po' più centrata sull'argomento.
Il conflitto in atto nel Golfo è esploso senza che vi fosse da parte nostra la possibilità concreta di scongiurarlo, come più volte è stato ribadito nel corso delle interlocuzioni tra Governo e Parlamento. Non siamo stati attori del processo che ha condotto a questa crisi, ma ne subiamo, inevitabilmente, le conseguenze. Vi sono, tuttavia, implicazioni rilevanti, immediate e dirette, che chiamano in causa il nostro atteggiamento e la nostra responsabilità politica di fronte a quanto sta accadendo. È su questo terreno che si colloca il dibattito odierno, a partire dalla questione della risposta da fornire agli Stati Uniti rispetto all'eventuale utilizzo delle basi presenti sul nostro territorio.
Non si tratta di un tema nuovo: già nel 2003, in occasione dell'intervento in Iraq, il nostro Paese si trovò ad affrontare una scelta analoga in assenza di un mandato delle Nazioni Unite. Anche allora prevalse una linea di prudenza e di rispetto rigoroso dei principi costituzionali, escludendo forme di coinvolgimento diretto che potessero configurare una cobelligeranza. Riteniamo che, allo stato attuale, tali condizioni non siano mutate: la posizione assunta dal Governo appare, pertanto, coerente con il dettato costituzionale e con l'interesse nazionale. Allo stesso modo, anche rispetto alla sicurezza delle rotte energetiche e alla protezione del traffico marittimo, è necessario mantenere la massima prudenza, in un contesto internazionale profondamente mutato e assai più instabile rispetto al passato.
Il Governo ha avuto il merito di muoversi per tempo e con serietà, sviluppando una rete di cooperazione solida con i nostri alleati e rafforzando i rapporti con i Paesi del Nordafrica, in una logica di diversificazione delle fonti e delle rotte di approvvigionamento. Si tratta di un lavoro importante che va riconosciuto e consolidato.
Nell'ottica della diversificazione, dobbiamo ritrovare un approccio pragmatico e non ideologico, anche rispetto a tutte le possibili direttrici energetiche, inclusa l'interlocuzione sul gas e sul petrolio russo, non in contraddizione con il quadro delle alleanze, ma finalizzata a evitare nuove dipendenze unilaterali e a rafforzare la sicurezza complessiva del sistema energetico europeo . I nostri cittadini hanno bisogno di prospettive di pace e di sicurezza rapide. Tuttavia, proprio alla luce delle tensioni internazionali che stiamo vivendo, è necessario compiere un passo ulteriore anche sul piano della chiarezza politica: non possiamo più permetterci ambiguità o rinvii.
Il tema della sovranità energetica deve entrare stabilmente al centro dell'agenda nazionale ed europea. Oggi, più che mai è necessario disegnare una strategia energetica che garantisca al nostro Paese margini di autonomia che, fino a pochi anni fa, sarebbero stati difficilmente immaginabili. Ciò significa investire in infrastrutture, innovazione, ma anche valorizzare tutte le risorse disponibili in una visione pragmatica e non ideologica, riaprendo, ad esempio, anche sul nucleare di nuova generazione .
Signor Ministro, viviamo una fase storica segnata da sfide che mettono in discussione equilibri consolidati e certezze acquisite. In questo scenario, il nostro punto di riferimento resta l'impegno per la pace, nel solco della Costituzione e dei valori democratici che definiscono la nostra identità.
Tuttavia, non possiamo ignorare una verità che la storia ci ha già insegnato: vi sono momenti in cui la difesa della pace richiede anche il coraggio di affrontare con decisione le cause profonde dell'instabilità. Le democrazie europee, nel secolo scorso, hanno dovuto misurarsi con regimi totalitari che minacciavano la libertà dei popoli. E solo attraverso una sconfitta militare di quei regimi è stato possibile aprire la strada ad un ordine internazionale più giusto e duraturo. Oggi una delle principali fonti di destabilizzazione in Medio Oriente è rappresentata da regimi teocratici e autoritari che alimentano conflitti, sostengono reti di violenza e reprimono brutalmente i propri popoli. Il regime degli rientra tra questi attori che, da decenni, contribuiscono a mantenere quei territori in una condizione di tensione permanente.
È necessario avere la lucidità e il coraggio di riconoscere che, senza il superamento di tali regimi, sarà difficile immaginare una pace autentica e duratura , una pace che non sia mera assenza di guerra, ma costruzione di stabilità, cooperazione e sviluppo condiviso. In questo senso si apre anche una riflessione più ampia sul diritto internazionale, troppo spesso applicato in modo selettivo, talvolta piegato a logiche di opportunità che finiscono per penalizzare le democrazie e offrire copertura a regimi che sistematicamente calpestano i diritti fondamentali. Ridisegnarne i perimetri, restituendogli credibilità ed equilibrio, è una sfida che non possiamo eludere. La pace, infatti, non si costruisce ignorando i nodi irrisolti, ma affrontandoli con determinazione.
L'Italia ha scelto coerentemente la via della diplomazia e della prudenza, evitando un coinvolgimento diretto nel conflitto. È una scelta giusta che rispetta la nostra Costituzione e la nostra tradizione, ma questa scelta non equivale a neutralità morale. Noi sappiamo da che parte stare: dalla parte dei popoli che si oppongono ai regimi oppressivi, dalla parte di chi lotta per la libertà contro chi utilizza la religione come strumento di potere e repressione. Noi stiamo dalla parte delle democrazie che difendono i propri valori, anche nei momenti più difficili
Concludo, Presidente, dicendo che è su queste basi che dobbiamo continuare a orientare la nostra azione, con equilibrio, responsabilità e consapevolezza del ruolo che il nostro Paese è chiamato a svolgere nello scenario internazionale. Concludo veramente, Presidente, ringraziando, a nome della Lega, uomini e donne in armi per il lavoro che svolgono e per la protezione che ci forniscono
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Orsini. Ne ha facoltà.
ANDREA ORSINI(FI-PPE). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, signor Ministro della Difesa. Innanzitutto, ancora una volta, dobbiamo ringraziare per la puntualità con la quale il Governo ha tenuto informato il Parlamento su ogni passaggio della politica internazionale del nostro Paese.
È una buona prassi quella messa in atto da lei e dal Ministro Tajani; una prassi che ha pochi precedenti nel passato e che spero rimanga abituale anche dopo l'orizzonte temporale di questa legislatura.
Ho molto apprezzato, signor Ministro, il merito delle sue considerazioni. L'Italia ha dimostrato, in un frangente difficile, prudenza ed equilibrio, garantendo il rispetto della legalità e degli impegni presi con il Parlamento. L'uso delle basi americane - come lei ha ricordato - è regolato dagli accordi del 1954, ai quali ci siamo attenuti con coerenza che definirei esemplare. Del resto, il Governo si è anche attenuto all'impegno preso con le Camere di coinvolgere il Parlamento su ogni scelta che si fosse resa necessaria per quanto riguarda l'utilizzo, per ragioni belliche, delle basi italiane.
È superfluo aggiungere, a dispetto di ogni strumentalizzazione, che questo non cambia nulla né sui criteri ordinari di utilizzo delle basi, né più in generale sulla solida, antica, consolidata alleanza e comunione di valori con gli Stati Uniti d'America. Tuttavia, proprio questa nostra condizione, che abbiamo fatto bene a ribadire dopo lo scoppio del conflitto in Iran, ci pone in condizione di dire - da amici - ai nostri amici americani quando siamo d'accordo con loro e anche quando non siamo d'accordo.
L'alleanza non è subordinazione. Le eventuali critiche, quando sono necessarie, sono esse stesse un atto di amicizia, un atto di franchezza e non vanno in alcun modo confuse con l'antiamericanismo ideologico della sinistra e anche di qualche ambiente di estrema destra.
Quanto è accaduto a Sigonella avrebbe richiesto un livello autorizzativo diverso, non automatico. Con gli aerei in volo mancavano i tempi tecnici per metterlo in atto. Quindi, la decisione italiana è nata da una questione di metodo, anche se non marginale, ancor prima di entrare nel merito politico o militare della vicenda. Nondimeno, una questione deve essere chiara: questa, come abbiamo detto fin dal primo giorno, non è la nostra guerra. Noi abbiamo preso atto della decisione dei nostri amici americani e israeliani, ma non intendiamo parteciparvi in alcun modo; anzi, l'Italia non ha mai smesso di lavorare con altri Paesi per una e una soluzione negoziata.
È importante che questo avvenga presto, evitando gli effetti a catena del conflitto, non solo dal punto di vista umanitario, ma anche dal punto di vista dell'economia e degli assetti globali del pianeta. È un'esigenza che, proprio in queste ore drammatiche, appare ancora più importante, mentre giudichiamo - devo dirlo - non appropriati, da parte del della più grande democrazia del pianeta, della più potente democrazia del pianeta, gli atteggiamenti insultanti e i toni minacciosi che rischiano di aggravare dinamiche già molto pericolose per la regione e per il pianeta. Questo senza nulla concedere a un regime, come quello iraniano, che è uno dei regimi più sanguinari e più odiosi del pianeta. Certo, proprio per questo va trovata una soluzione che non consenta al regime iraniano di dotarsi dell'arma nucleare, né di continuare a opprimere la propria popolazione, ma la strada per arrivare a questo per noi continua a essere la diplomazia multilaterale, non il conflitto.
Noi siamo grati agli Stati Uniti per il ruolo svolto nell'ultimo secolo. Anche per questo crediamo nell'Alleanza atlantica come strumento essenziale per la garanzia della pace e per la difesa dei Paesi liberi, uniti dagli stessi valori e dalla stessa visione della persona e dello Stato. L'atlantismo per Forza Italia è uno dei pilastri su cui si basa la nostra stessa identità, come la definì il Presidente Berlusconi ma proprio per questo ci inquietano e ci preoccupano tutte le allusioni, da qualunque parte provengano, a un indebolimento del ruolo della NATO. Al contrario, dobbiamo lavorare per consolidare l'identità e il funzionamento dell'alleanza, senza la quale il ruolo dell'Occidente nel mondo sarebbe fortemente indebolito. Per questo non abbiamo condiviso, per esempio, il modo con il quale è stato posto il tema della Groenlandia; un tema reale del quale è bene che finalmente si discuta, che ci sia una più diffusa consapevolezza delle problematiche anche militari di quella terra, ma che non può in alcun caso essere risolto mettendo in discussione l'integrità territoriale del regno di Danimarca, che è un importante della NATO.
Così anche nei confronti dei nostri amici israeliani non abbiamo mancato di manifestare il nostro dissenso quando hanno commesso errori. Israele rimane un Paese che consideriamo vicino, che io - come forse sapete - considero particolarmente vicino, che mi è molto caro per la sua identità storica, per i valori che ci accomunano, perché è uno dei pochi Paesi liberi e democratici del mondo mediorientale, perché portatore di una memoria storica, tragica e illustre e anche perché è il miglior difensore in quell'area della libertà religiosa.
Ma proprio per questo abbiamo trovato inutile e sconcertante la decisione di impedire al cardinale Pizzaballa di recarsi in forma privata alla Basilica del Santo Sepolcro Nessuna necessità di sicurezza può mettere in discussione la libera attività di culto della Chiesa cattolica. Fortunatamente, il malinteso si è risolto presto, credo proprio anche grazie all'immediata iniziativa diplomatica posta in atto dal Ministro Tajani a difesa della libertà della Chiesa. Dunque, nel complesso scenario mediorientale, la costellazione che orienta la nostra politica continua a basarsi sull'interesse nazionale, sulla solidarietà occidentale, sull'amicizia e la collaborazione con i Paesi del Golfo…
PRESIDENTE. Concluda.
ANDREA ORSINI(FI-PPE). …trascinati senza colpa in quella guerra - sto concludendo, Presidente - e sulla ricerca di una pace giusta come unica soluzione per il futuro. Grazie, signor Ministro, per averlo ricordato in quest'Aula .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Lei, Ministro, si è appellato all'unità nazionale anche oggi sulla stampa e anche qui in Parlamento; poi, è venuto e per tre quarti del discorso ha parlato, soprattutto diretto a noi, elencando quello che accadeva nel 2018, nel 2019 e nel 2020, casualmente quando era Presidente Giuseppe Conte, facendoci un elenco, dove poteva portare anche il suo capo di gabinetto, non importava che venisse lei, Ministro, perché è un elenco di quello che è accaduto. Sa che differenza c'è tra oggi e il 2018, il 2019 e il 2020? Che c'è un Presidente degli Stati Uniti d'America che ha appena detto che stanotte cancellerà una civiltà; c'è un Presidente degli Stati Uniti d'America che insieme al genocida Netanyahu hanno scatenato l'inferno a Gaza, facendo morire persino i bambini nelle incubatrici, quando toglievano loro l'energia elettrica. C'è una sottile differenza tra il 2018 e oggi: c'è una guerra contro il diritto internazionale che sta destabilizzando tutto il mondo ed è una guerra anche contro l'Europa e non ci hanno avvisato perché le prime vittime economiche e sociali di questa guerra, oltre a quelle che stanno morendo sotto le bombe, siamo noi. Allora, mi permetta, ci deve essere una differenza del Governo italiano rispetto alla situazione del 2018, rispetto ad oggi, nel 2026, o no ? C'è un qualcosa che è cambiato o no? Perché se ragioniamo con i Trattati e che bisogna fare per secoli la stessa cosa perché è stata fatta come se nulla intorno mutasse, allora ci mettiamo i paraocchi e andiamo avanti.
Ma le cose più surreali, Ministro, le ha dette alla stampa, perché - ripeto - oggi poteva venire anche il suo capo di gabinetto. Lei alla stampa ha detto oggi, preoccupato per il clima legato alla follia, all' militare, testuale: “ad un'azione corrisponde una reazione di un livello superiore”. Ma, guardi un po': noi con ReArm glielo diciamo da anni che un'azione di riarmo provocherà una reazione di livello superiore e sarà conseguita da una reazione ancora più superiore. Lei con questa frase ha smontato tutta la logica della deterrenza che sta portando avanti da anni. Poi il momento, l'apice, delle sue interviste, riferito a Trump, è stato: “dovrebbe avere collaboratori più coraggiosi. Uno dei problemi di questa Presidenza è che nessuno osa contraddire il capo”. Quindi, il problema sono i collaboratori? Non è la sua alleata storica, Presidente Giorgia Meloni che, nell'ordine, quando J.D. Vance veniva in Europa a schiaffeggiare l'Europa chiamandoci scrocconi, ha detto: e forse Vance qualche ragione ce l'ha.
Quando si faceva il genocidio a Gaza, non proferivate parola e quando si faceva un'azione illegale in Venezuela, persino Trump ha detto che andavamo lì per il petrolio, la Presidente Meloni ha detto: ha fatto bene. La Presidente Meloni lo voleva candidare al premio Nobel per la pace e i problemi sono i collaboratori dello Studio Ovale o la sua alleata, e la sua Presidente del Consiglio?
Non abbiamo fatto niente da quel genocidio e oggi ci stupiamo perché Netanyahu vuole riscrivere le regole del mondo, oggi parliamo di energetico. Allora, io vorrei un Ministro e un Governo che venisse qui a dire cosa sta facendo il Governo per le nostre imprese, per le nostre famiglie, per le persone che non ce la faranno ad arrivare alla fine del mese, perché questo energetico si pagherà in inflazione, in disoccupazione, in salari e in servizi. Allora, cosa state facendo per questo? Perché al momento gli unici che si stanno arricchendo da questa situazione sono coloro i quali lei conosce bene perché ci ha lavorato per anni e sono le aziende che producono armi Sono loro che si stanno arricchendo. E allora oggi vi svegliate: esistono gli extraprofitti energetici da tassare. Buongiorno! Buongiorno! Esistono gli extraprofitti che, però, insomma, se ogni anno qualche settore fa degli extraprofitti possiamo cominciare a togliere anche la parola “extra” da questa definizione e chiamarli banalmente profitti e tassare i profitti di chi specula sulla sofferenza, sulla crisi energetica, sulla crisi militare, sulla crisi sociale . Questo è un sistema. E fa sorridere, se non facesse piangere dato il momento, che la Presidente Meloni cosa pensa bene di fare? Di andare nel Golfo per far vedere che lei sta trattando per il petrolio. Ma a chi la volete dare a bere, Ministro? Questa è come lei che era in vacanza prima dell'attacco. Ma a chi la volete dare a bere? Perché bisogna andare a parlare col Golfo per il petrolio? Ma vada a parlare con Trump per il petrolio, la Meloni Va a parlare nel Golfo o, forse, è andata a tranquillizzare i grandi fondi di investimento immobiliari dei Paesi arabi su cui stiamo costruendo il Piano casa, su cui stiamo creando un modello di città che è quello che vediamo a Dubai, fatto con quei fondi. Forse stiamo andando a tranquillizzare chi commercia armi con noi, perché, lei lo sa perfettamente, i risparmiatori italiani nelle banche stanno investendo in fondi che vanno a finire nel riarmo perché dietro a tutto c'è sempre BlackRock che gestisce sia le banche sia le aziende che fanno armi. E, allora, voi dovreste andare innanzitutto in Europa a dire: sospendiamo questo Patto di stabilità perché siamo in guerra . E, allora, se si deve rivolgere a questa parte e citarci il passato…
PRESIDENTE. Concluda.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). …Ministro, c'è stato un Presidente che l'ha fatto, di andare in Europa e sovvertire tutte le regole che ci volevano imporre per salvare un Paese, per dare a voi i soldi per fare un po' di manovre economiche perché, senza quei soldi, oggi non avreste niente, solo soldi per il riarmo, macelleria sociale e inginocchiarsi davanti al vostro padrone che non è Trump, è Netanyahu. È persino peggio .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Rosato. Ne ha facoltà.
ETTORE ROSATO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Un'intera civiltà morirà stanotte: ha scritto il Presidente Trump. Poi - bontà sua - ha aggiunto: non voglio che accada, ma probabilmente succederà. Io non so se di fronte a questa affermazione del Presidente degli Stati Uniti il dibattito che noi stiamo facendo sia all'altezza e nel contesto adeguato. Perché, devo dire, il tema delle basi esiste. Io, personalmente, noi non abbiamo dubbi che il Governo si sia mosso all'interno della legge, prendiamo atto delle dichiarazioni del signor Ministro e sappiamo che il Consiglio superiore di difesa è presieduto dal Presidente della Repubblica e il rigore in questo è stato rispettato, come sempre è stato rispettato in questo Paese. Punto. Però, questo Parlamento dovrebbe discutere di quello che sta succedendo nel mondo in queste ore con un'accelerazione che è paurosa.
Infatti, l'accelerazione che stiamo vedendo sotto il profilo militare, sotto il profilo politico e sotto il profilo economico è un'accelerazione che, comunque vada, cambierà il nostro futuro in maniera determinante. Io credo che noi dobbiamo entrare nel merito di queste cose e provare, come Paese, a trovare delle risposte.
Quello che è successo dopo la fine della Guerra fredda, con uno sconquasso dei blocchi che si erano costruiti, oggi si sta in qualche modo riproducendo, perché Trump è riuscito in pochi mesi a far fare la pace alla Cina e all'India, a spostare i traffici commerciali tra la Cina e il Canada e a costruire alleanze completamente diverse in un contesto internazionale economico che è molto diverso da un anno fa. Quello che noi consideriamo - lo sottolineo e lo confermo qui - un Paese con una dittatura inaccettabile, che è l'Iran, siede all'interno dei BRICS ed è considerato da quei Paesi lì un commerciale e politico.
Noi non possiamo pensare che la teoria di Trump e Netanyahu - ossia che basta bombardare - può portare qualsiasi tipo di risultato. E questa teoria, che non è la teoria italiana e che non è la teoria europea, noi non siamo stati in grado di dirla in nessuna sede in maniera autorevole, perché la mancanza di forza politica dell'Europa è stata il disastro più grande che abbiamo visto dopo le bombe che continuano a esplodere e scoppiare.
La seconda questione, su cui vorrei portare veramente e brevemente l'attenzione, riguarda quello che sta succedendo in Libano, perché non è un fatto marginale o accessorio. Il Libano è un Paese su cui l'Italia in particolare ha investito negli ultimi 30 anni con grande impegno e con il sacrificio di tanti uomini che sono stati là per anni a presidiare quel confine così complicato. Tutto questo è stato buttato via oggi da un'invasione di terra che Israele sta facendo senza alcuna autorizzazione e nel silenzio, perché siamo più attenti a quello che sta succedendo nello Stretto di Hormuz, con un'attenzione più al petrolio che al diritto internazionale.
Io penso a questi temi e anche alla gravità delle ripercussioni economiche. Tutte le analisi dicono che non è che finiscono di bombardare e il prezzo del petrolio torna come prima. Tutte le analisi sono molto, molto preoccupate. Noi non possiamo non essere preoccupati in quanto Paese importatore e in quanto Paese importatore di energia ed esportatore. Viviamo di esportazione. Le nostre esportazioni esistono perché compriamo energia. Abbiamo la nostra economia che è fortemente legata a quello che sta succedendo.
Allora, io credo che il Governo, forse non nell'informativa sull'utilizzo delle basi… Lo dico perché questo è stato chiesto e di questo stiamo discutendo. Però, la mia soluzione sull'utilizzo delle basi è quella che ho detto in . Mi sembra che nessuno qui voglia concedere l'utilizzo delle nostre basi agli americani per fare qualsiasi operazione aggressiva in Medio Oriente o da qualsiasi altra parte. Mi sembra che su questo siamo tutti d'accordo.
Quello su cui dobbiamo trovare un po' di schiena dritta come sistema Paese - lo dico anche, in particolare, al Governo che non ha avuto sempre la schiena dritta di fronte a Trump - è il fatto di dire con forza che dobbiamo riuscire a rimettere in piedi l'Europa, affinché parli con forza su questi temi, perché, se non esiste l'Europa, non è che l'Italia può far sentire la sua voce. Siamo onesti.
Io penso che la Presidente Meloni abbia fatto bene ad andare nei Paesi coinvolti in questa crisi e che quella visita non sia stata una visita di facciata, ma sia stata utile. Però, per essere significativi, dobbiamo essere europei e dobbiamo avere la capacità di costruire. Noi su questo dobbiamo investire. Io chiedo questo al Governo, e non è proprio nel suo DNA. Ma, di fronte a un cambiamento così epocale, c'è bisogno anche di un cambiamento di postura. O c'è l'Europa o noi siamo inesistenti.
Signor Ministro - e chiudo, Presidente -, penso che noi, in quest'Aula, dovremmo tornare a discutere di questi temi di politica internazionale, come dobbiamo tornare a discutere - chiudo su questo e mi appello, Ministro - di come vogliamo riformare e sostenere le nostre Forze armate. Ce lo siamo detti troppe volte, oggi è il momento anche di metterlo in calendario .
PRESIDENTE. Prendo spunto proprio da quello che diceva, nel senso che l'informativa è sull'utilizzo delle basi militari. Poi, ovviamente, il dibattito prende e sta prendendo una piega diversa. Insomma, il Governo è stato chiamato a riferire su questo, ossia sull'utilizzo delle basi militari nel territorio da parte delle Forze armate statunitensi. Il Ministro si è attenuto a questo, secondo quanto deciso in Conferenza dei presidenti di gruppo.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Fratoianni. Ne ha facoltà.
NICOLA FRATOIANNI(AVS). Grazie, signor Presidente. Noi abbiamo chiesto un'informativa sull'uso delle basi americane in territorio nazionale, solo che lei, Ministro, non ci ha risposto, abbia pazienza.
Gliela ripropongo qui la domanda, una delle tante. Nella recente operazione, di cui tutti i hanno parlato, quella per salvare i due piloti americani caduti durante un'azione di guerra, un drone modello Reaper, come scrive tutta la stampa italiana, è partito da Sigonella per assistere le operazioni di recupero di quei due militari? È una domanda semplice, come altre domande che abbiamo posto in queste settimane politicamente e pubblicamente sulla stampa. Sono tutte domande a cui lei, però, non ha fornito alcuna risposta. Qui ci ha portato un elenco di numeri: 1.428 voli… Abbia pazienza, non dice niente quell'elenco. Noi abbiamo fatto un'altra domanda.
Le aggiungo che la volta precedente, quando era qui con il suo collega, il Ministro degli Esteri, quello del “diritto internazionale fino a un certo punto”, era stato perfino più preciso. Ci aveva lungamente accompagnato in una dissertazione sulla differenza tra operazioni cinetiche e operazioni logistiche, per cui noi saremmo in qualche modo complici di una guerra illegale, se dalle basi americane in Italia partissero dei bombardieri che direttamente bombardassero l'Iran; mentre siamo del tutto fuori da ogni responsabilità se nelle basi americane in Italia arrivano dei carichi di pieni di armi, che poi ripartono, vanno da un'altra parte, le scaricano pure, arrivano dei velivoli che vengono manutenuti per poi ricominciare, magari con un'interruzione, le loro operazioni o se partono dei droni che fanno ricognizione, mentre i velivoli militari fanno le loro operazioni militari.
Insomma, è del tutto evidente, signor Ministro, che lei non solo non ha risposto nel merito alle domande che noi avevamo posto, ma ha confessato il punto vero che emerge da questa informativa. La collega Braga, con una fulminante formula retorica, ha giustamente detto che lei ha inaugurato una nuova tipologia di informativa: quella sui Governi passati. Però, non vorrei che, nel dibattito tra noi, questo aspetto passasse un po' in cavalleria, perché qui non c'è soltanto il tentativo di distrarre la discussione, dicendo che hanno sempre fatto tutti così.
In questa dichiarazione c'è qualcosa di molto più pesante, ma vorrei che ne discutessimo in quest'Aula, perché c'è la dichiarazione di della politica. Lei questo ci ha detto, signor Ministro. L'ha detto oggi in una serie di interviste e lo ha ripetuto in quest'Aula. Lei ha dichiarato il della politica. Quando ripete che per 75 anni nessuno ha fatto diversamente, che cosa ci sta dicendo? Sta dicendo che non si può fare nient'altro. Ma non è vero! Questo è il problema, perché ci sono altri Paesi europei che hanno chiuso lo spazio aereo, la Spagna per prima . Ha chiuso lo spazio aereo! È una scelta politica.
Qui non si tratta di affrontare burocraticamente il rispetto degli accordi, ma si tratta di decidere e di dichiarare in quest'Aula, nel Parlamento e di fronte al Paese, qual è l'iniziativa politica del nostro Governo di fronte a una guerra illegale e criminale, che sta producendo conseguenze drammatiche sul piano economico. E speriamo che si fermino lì, perché, appunto, poco fa, la Casa Bianca ha dovuto smentire dicendo “non stiamo prendendo in considerazione l'uso di armi nucleari” - chiaro - dopo che il loro Capo aveva dichiarato, come molti colleghi e colleghe hanno ricordato in quest'Aula, che stanotte un'intera civiltà morirà senza possibilità di essere recuperata. Ha aggiunto poi: spero di no, vediamo.
Di questo stiamo discutendo.
Allora, se la guerra è una follia e se anche Trump è folle… Lei ha dichiarato questo nelle interviste di oggi. Ha detto che quello è un matto e un folle, e il problema è che non c'è qualcuno in grado di dirgli di no. Mica è una robetta da niente! Lei ha detto che Trump è un matto e che noi siamo in mano ai matti che rischiano di trascinarci nell' nucleare .
Se si dice una cosa del genere, siccome la follia non è una sciagura del destino ma è una scelta, attaccare l'Iran è una scelta, attaccare il Venezuela è una scelta, strangolare Cuba è una scelta , sostenere il genocidio di Gaza è una scelta, demolire le istituzioni sovranazionali è una scelta politica, allora la mia domanda è: qual è la vostra scelta politica ? Infatti, non potete venire qui a chiedere a noi unità senza assumere una posizione. Chiudete lo spazio aereo, andate alle Nazioni Unite per cercare di rivitalizzarle, invece di rimanere lì prendendo atto della crisi.
Lo sappiamo tutti che il multilateralismo è in crisi. E allora? Ma che siete, commentatori ? E che cosa volete fare? Chiedete la convocazione delle Nazioni Unite. Proponete voi una risoluzione di condanna della guerra illegale! La condanna non basterà a risolvere il problema della pace del mondo. Lo so anch'io, questo lo so anch'io. Ma guardi che anche dire “non condanno né condivido” non risolve la pace, ma in più ci colloca dalla parte dei complici . Questo è il problema politico che noi vi poniamo.
Volete l'unità? Pronti, noi siamo pronti. Noi siamo i più distanti - va bene? - da questo Governo. Siamo prontissimi a ogni collaborazione, ma a patto che il Governo assuma un punto politico. Condannate la guerra illegale, mettete in campo iniziative sul piano multilaterale, chiudete lo spazio aereo, dichiaratevi da un'altra parte. Questo è ciò che non avete fatto e che continuate a non fare; questo è il problema. È il problema che, peraltro, emerge, signor Ministro, nella sua relazione, che non rende omaggio all'intelligenza di quest'Aula, neanche alla sua e nemmeno alla sua onestà intellettuale, che ogni tanto scappa via - no? - in qualche dichiarazione e in qualche intervista. Non rende giustizia.
La sua è un'informativa che manifesta l'impotenza, come gli interventi della sua maggioranza: imbarazzati, in difficoltà. Pugili suonati, perché voi siete quelli che hanno proposto il Nobel per la pace a Donald Trump. L'avete proposto voi e oggi disperatamente cercate di smarcarvi dalla tragedia in cui ha precipitato il mondo e anche il nostro Paese.
Ho finito, Presidente. Ma voi non eravate i patrioti? Ma non eravate i campioni del patriottismo? Ma quale patriottismo c'è nella sua dichiarazione di impotenza, nella dichiarazione di impossibilità di qualsiasi iniziativa politica? Questa è la rinuncia non solo al patriottismo, ma alla dignità e alla funzione del Governo, chiunque stia lì seduto. Governare è un'altra cosa: è scegliere, è agire di conseguenza, assumere una posizione e praticarla con tutte le forze. Non basterà, ma almeno uno ci prova. Questo vuol dire far politica: provare a cambiare le cose .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Carfagna. Ne ha facoltà.
MARIA ROSARIA CARFAGNA(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Ministri, colleghi, se si chiede al Ministro della Difesa di venire a relazionare sull'uso delle basi, anche riguardo al passato, non è che poi si può pretendere che il Ministro della Difesa parli d'altro . Ma io credo che né il Ministro della Difesa né il Governo si sottrarranno a un'eventuale - e, anzi, a nostro avviso indispensabile - richiesta di affrontare il dibattito sulla drammatica crisi internazionale che stiamo attraversando.
Come Noi Moderati, invece, noi rinnoviamo il ringraziamento, il sostegno e l'apprezzamento al Ministro Guido Crosetto e a tutti gli apparati del Governo e dello Stato che sono impegnati per fronteggiare le conseguenze della crisi del Golfo. Il nostro sostegno non è un sostegno formale, ma è un sostegno convinto e autentico, perché siamo consapevoli dell'enormità delle decisioni che siete chiamati a prendere ogni giorno e apprezziamo la serietà e l'efficienza con cui vi state muovendo in uno scenario così complesso. Anche per questo ci risulta davvero surreale che questo dibattito sia stato utilizzato dalle opposizioni per misurare la distanza o la vicinanza italiana alla persona di Donald Trump, anziché per discutere insieme sulla linea da tenere e da adottare per proteggere il nostro Paese nel momento in cui le sue risorse, i suoi interessi e le sue linee vitali di approvvigionamento sono messi seriamente in discussione, anche perché la questione Trump la possiamo risolvere neanche in un minuto, in 30 secondi, ed è molto semplice da capire. Noi non siamo alleati di Donald Trump, come non lo eravamo di Joe Biden, come non lo eravamo di Barack Obama. Noi siamo alleati degli Stati Uniti d'America, come ogni altro Paese dell'Alleanza atlantica e come molti altri Paesi nel mondo. Questa alleanza prescinde dalle dichiarazioni e dalle esternazioni, anche delle ultime ore e degli ultimi minuti, che mettono seriamente in imbarazzo e in allarme il mondo libero. Il Governo sta faticosamente cercando di mantenere vivo questo rapporto, con la speranza di ricostruirlo su basi rinnovate in un prossimo futuro.
Questa alleanza è regolata da trattati internazionali, che sono stati rispettati fino in fondo - come ha ricordato lei, Ministro - a Sigonella e in ogni altra base su suolo italiano. Nessuna base italiana è stata utilizzata per il sostegno ad azioni offensive nel Golfo e, quando è stata avanzata… l'autorizzazione di usarle per azioni offensive, il Governo ha detto “no”, rispettando gli impegni presi in Parlamento: interpellare il Parlamento per qualsiasi uso delle basi non previsto dai trattati.
Questa è una linea, colleghi, che è stata scelta da tutti i Paesi europei, tranne uno - è vero -, cioè tranne la Spagna. Meraviglia molto che la sinistra, che da anni impartisce lezioni sulla necessità di rafforzare la solidarietà europea, esalti chi oggi quella solidarietà la sta demolendo, esalti chi, come Pedro Sanchez, assediato da scandali interni e dal declino della sua , ha usato e sta usando la politica estera per recuperare consenso interno anziché per sostenere il comune interesse europeo. Se questo è il modello che voi ci proponete, noi diciamo: no, grazie, preferiamo altri modelli. Preferiamo la Gran Bretagna, la Germania e la Francia, Paesi europei responsabili che, come noi, non sono in guerra, ma che non hanno il cinismo e l'opportunismo di usare la guerra a fini di propaganda interna .
Come Noi Moderati, pensiamo che sarebbe stato più utile e più serio affrontare questo passaggio in uno spirito di solidarietà, ma, purtroppo, l'opposizione ha scelto ancora una volta un'altra strada, guidata dalla sua visione ideologica piuttosto che dalla realtà dei fatti, ed è una strada che falsifica la realtà, confonde gli italiani e - mi dispiace dirlo - diffonde menzogne. È una menzogna la sudditanza italiana alla di Trump, perché l'Italia non ha esitato a prendere le distanze rispetto a decisioni che non condivideva perché non corrispondevano all'interesse nazionale, europeo e alle stesse ragioni dell'Alleanza atlantica, come nel caso della Groenlandia, dei dazi o della messa in discussione della NATO stessa. Piuttosto, voi che cosa proponete? Rompere l'Alleanza atlantica? E l'alternativa, finché non raggiungiamo un'autonomia strategica soprattutto nel campo della difesa, qual è? Cascare nelle braccia della Cina e della Russia? Diciamo che questo farebbe contenti forse Prodi e D'Alema, ma non certo i cittadini italiani che noi vogliamo tutelare.
Così come è una menzogna l'accusa di aver sottovalutato la crisi energetica. Il Governo ha impiegato ogni risorsa a disposizione per contenere i prezzi della benzina. Stiamo sorvegliando le forniture e i prezzi meglio di altri e - come è stato ricordato più volte - la Presidente Meloni è stata la prima Premier occidentale a recarsi nei Paesi del Golfo e questa missione è stata apprezzata da tutti, tranne che dalle opposizioni italiane, se non altro perché è servita per rafforzare le intese sulle forniture.
Così come è una menzogna il racconto di un'Italia isolata o marginale in Unione europea, in Europa, perché siamo tra i capifila di una iniziativa per chiedere, appunto, il congelamento del 3 per cento. Questa proposta è sul tavolo, è una proposta che si farà strada ed è una proposta ragionevole per evitare un' energetica che ucciderebbe le speranze di sviluppo di tutti.
In conclusione, penso che questo Parlamento sia di fronte a un bivio: da una parte, la strada che abbiamo visto finora, cioè l'uso politico della crisi internazionale per delegittimare o indebolire il Governo; dall'altra, invece, un sussulto di responsabilità e, io direi, anche di dignità politica. Noi pensiamo che non sia troppo tardi per imboccare questa strada, per metterla in pratica e per dire agli italiani che, davanti a rischi enormi per il nostro futuro, abbiamo la forza e il coraggio di prendere decisioni insieme nell'interesse del Paese. Come Noi Moderati continueremo a proseguire su questa strada .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro Crosetto. Mi dispiace dirglielo ma la sua informativa ci lascia ancora nel mezzo … di capire se sia trattato di “tanto rumore per nulla” o di un “contrordine compagni”. E glielo dico dal punto di vista di chi, come il nostro gruppo, aveva e ha ancora aspettative molto alte verso il ruolo che lei ricopre. Tuttavia, non abbiamo compreso questa necessità di rifarsi al passato, con tutti questi dati, semplicemente per ribadire che nessuno ha chiesto mai né la revisione né la desecretazione. Certo, non saremo noi e non saremmo stati noi a chiederle, così come non ci sarebbe stato bisogno di questa dimostrazione numerica per averci dalla sua parte relativamente alla scelta di non concedere le basi e di proseguire secondo quanto i trattati internazionali hanno stabilito e ancora stabiliscono.
Tuttavia, il problema - che però non è stato sviscerato nella sua interezza, e ora provo a entrare nel merito - come questo dibattito ha dimostrato, non riguarda solo la concessione delle basi ma viene trascinato dal tema della concessione delle basi. Venendo però al punto che lei ha trattato, ci saremmo aspettati, ad esempio, di sgombrare il campo da quello che è accaduto prima di questa fuga di notizie, perché di tale si è trattato, cioè se vi siano stati o meno episodi simili prima di quello ricordato; diamolo per assodato dalla sua relazione e poniamo che non ce ne siano stati. Ma, soprattutto, ci saremmo immaginati che questa informativa chiarisse cosa accadrà dopo, quale sarà la posizione del Governo. E limitarsi a rimandare al rispetto degli accordi internazionali, nel caso in esame, non è sufficiente. Vede - le sembrerà paradossale - non è sufficiente soprattutto laddove lei ha detto che, in oltre settant'anni, nessun Governo ha mai cambiato la linea. Nessun Governo però si era mai permesso di venire a fare un'esibizione muscolare dicendo: “a differenza dei miei predecessori coinvolgerò il Parlamento su queste scelte”. Io glielo dico, guardi, non è paradossale: è il cuore del problema. È il motivo per cui la sua informativa - che potremmo condividere parola per parola - non è sufficiente a trascinarci fuori dal “tanto rumore per nulla” o “contrordine compagni”, perché rimane questa ambiguità del suo Governo e della Presidente del Consiglio. E ci saremmo, ad esempio, aspettati, rimanendo all'informativa, di avere risposte sul perché gli americani allora, se gli accordi non prevedono che in questo caso le basi vengano concesse, lo hanno chiesto. Perché si aspettavano un da voi? Sulla base di quali presupposti? O perché volevano mettervi in difficoltà? Saremmo preoccupati di questo, vorremmo capirlo. O perché, dopo aver candidato al Nobel per la pace Trump, ora vogliamo pensare all'Oscar, magari della migliore attrice non protagonista, e mettere in scena qualche cosa che legittimi il “contrordine compagni”?
Ecco, vede, la sua informativa non ci ha tolto, ma non ci poteva togliere questi dubbi e queste domande perché non dipende da lei. Lei sta facendo il suo lavoro di Ministro della Difesa. Ma chi non la sta accompagnando in questo lavoro sono il Ministro degli esteri e la Presidente del Consiglio.
È il Governo nella sua interezza che non fornisce al nostro Paese una posizione politica chiara in un momento delicato, ma seguo anche la sua intervista, in un momento drammatico. Lei ci ha comunicato tutta la drammaticità e la preoccupazione del momento e, allora, in un momento come questo, vogliamo uscire dalla parte che avete recitato fin qui? Vogliamo smetterla di utilizzare conseguenze e fatti così drammatici per rappresentare una posizione di politica interna per tirare a campare, che è sempre meglio che tirare le cuoia, per continuare una narrazione dove tutto va bene, quando nulla va bene? E allora, venendo al tema, signor Ministro: lei ha detto che, purtroppo, soffiano venti di guerra perché soffiano venti in cui il potere non è più potere economico ma potere militare, ma allora riguardo a questo e riguardo al protagonismo che voi dovete avere, che ne è della difesa comune europea? In questo Parlamento giace un disegno di legge per affrontare il tema della difesa comune europea anche in modo rapido. Non è un tema semplice, lo sappiamo, ma qual è la vostra posizione? Quali sono i passi concreti? Laddove ci sono i Volenterosi, ci siete o non ci siete? Ci siete a giorni alterni? Le “quattro” che diventano “tre” perché alcune volte l'Italia non è in grado di essere nelle “quattro” … La posizione sull'Unione europea… Dov'è il Governo su tutti questi punti? Siamo amici di tutti, è vero, ma siamo amici di tutti perché ci vanno bene le idee di tutti o perché non abbiamo alcuna idea?
Vede, non vi rinfacciamo, non abbiamo mai chiesto al Governo semplicemente di limitarsi a constatare che è saltato il diritto internazionale. Lei, in quest'Aula, ha ammesso che si tratta di una guerra illegale, quella che è in corso, sebbene un suo collega, la sera stessa, alla radio, abbia detto che era per forza legale. Ci domandiamo però: qual è la posizione del Governo su questa guerra? Ritenete che sia una guerra di prosecuzione della difesa di Israele? A favore del popolo iraniano? Perché gli USA possano garantirsi un approvvigionamento di petrolio? La volontà americana di indebolire l'Europa? La necessità di Trump di uscire dalla politica interna? Voi, su tutto questo, continuate a tergiversare.
Il richiamo ai trattati internazionali lo condividiamo, ma allora siate i primi a non strumentalizzare la situazione politica. Le conseguenze, se non altro economiche, di quello che sta accadendo sono e saranno disastrose per gli italiani. Il Governo si impegni non solo per la pace ma anche per queste conseguenze, laddove non ha fatto nulla per cambiare la politica energetica di questo Paese .
PRESIDENTE. È così esaurita l'informativa urgente sull'utilizzo delle basi statunitensi.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Barbagallo. Ne ha facoltà.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Chiediamo un'informativa urgente al Governo e, in particolare, per competenza, ai Ministri Salvini e Urso sulla vicenda attualissima che riguarda la carenza dei carburanti negli aeroporti italiani.
In base alla notizia divulgata di recente negli organi di stampa, sarebbero già sette gli aeroporti interessati, tra cui: Milano-Linate, Treviso, Bologna, Venezia, Brindisi e anche Reggio Calabria. Certamente, il contesto internazionale, l'aumento dei costi del cherosene; è un costo che, in questo momento, le compagnie aeree stanno trasferendo sull'utente finale, sui passeggeri - ahimè - con modalità diverse: chi aumenta i costi aggiuntivi, alcune compagnie, invece, aumentano i bagagli a mano.
In base alle prime stime divulgate sempre dagli organi di stampa, tra cinque settimane dovrebbero esaurirsi le forniture. Insomma, dovrebbero finire le scorte. Il tema, peraltro, è che a metà maggio inizia ad aumentare l'affluenza dei turisti; andiamo verso un periodo di alta stagione e quindi vi è la doppia coincidenza dell'aumento dei costi, dell'esaurimento delle scorte, con l'aumento delle tratte, che rischia di diventare una congiuntura veramente terrificante.
Insomma, signor Presidente, si bloccherebbe la vita ordinaria del Paese con un danno evidente non soltanto per il turismo ma anche per famiglie, imprese e grandi aziende. Quindi chiediamo, in definitiva, quali sono le contromisure che il Governo intende adottare; se sono stati, ad esempio, sentiti gli aeroporti, se è intenzione del Governo sentire le compagnie aeree o i rappresentanti degli aeroporti nel Paese e se, magari, intenda adottare un provvedimento d'urgenza sentendo le forze parlamentari, come sarebbe il caso, vista la gravità della situazione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie, Presidente. Ci associamo alla richiesta di informativa urgente, anche perché, come purtroppo abbiamo sentito da parte del Governo, questa gestione dell'emergenza bellica in Medio Oriente sta avendo ripercussioni enormi sulla nostra economia e riguardo agli aeroporti temiamo che questo Governo non sia in grado di capire le difficoltà e le problematiche che ci possono essere. La prima cosa, il primo punto, è sicuramente la sicurezza e la continuità operativa. Possiamo sapere dal Governo cosa stia facendo per far sì che i carburanti arrivino negli aeroporti, che non si crei una crisi per cui si riducono voli e aumentano i prezzi? Queste conseguenze vengono poi pagate dai cittadini, dalle imprese, da tutti quelli che usano questi servizi.
Noi temiamo veramente che il Governo non sappia che pesci prendere, non abbia alcuna visione strategica e sappiamo sicuramente che in questi anni non ha fatto nulla per cambiare la dipendenza dalle fonti fossili. Avrebbe potuto farlo, non l'ha fatto. Sarebbe potuto andare verso un'altra direzione, anche in Europa, ma non l'ha fatto. E adesso ne paghiamo le conseguenze a fronte di una crisi mondiale e geopolitica enorme che, purtroppo, vediamo gestita da incompetenti al Governo. Quindi chiedo veramente al Ministro Salvini se abbia qualcosa da dire su questo argomento oppure se, come al solito, si faccia prendere dagli eventi e poi a pagarne le conseguenze sono sempre i cittadini e le imprese italiane .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione Casu ed altri n. 1-00563 in materia di trasporto pubblico locale .
Avverto che è stata presentata la mozione Iaria ed altri n. 1-00564 che, vertendo su materia analoga, verrà svolta congiuntamente. Il relativo testo è in distribuzione e sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta odierna .
La ripartizione dei tempi riservati alla discussione è pubblicata nel vigente calendario dei lavori
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
È iscritta a parlare la deputata Ghio, che illustrerà anche la mozione Casu ed altri n. 1-00563, di cui è cofirmataria.
Prego, onorevole Ghio, lei è fortunata perché il microfono che ha funziona, non è stato divelto, come precedentemente ha fatto il collega.
VALENTINA GHIO(PD-IDP). Non è sradicato, grazie Presidente.
PRESIDENTE. Prego, prego.
VALENTINA GHIO(PD-IDP). Oggi discutiamo di una mozione molto importante che riguarda la vita quotidiana delle persone, il modo in cui si muovono e che sempre più spesso non riescono a muoversi in modo semplice ed efficiente. I dati lo confermano con chiarezza: oggi 7 italiani su 10 non utilizzano il trasporto pubblico. È un dato che colloca il nostro Paese in fondo alla classifica europea.
A questo si aggiunge un altro elemento significativo: nel nostro Paese, abbiamo superato le 70 auto ogni 100 abitanti, un record peraltro in costante aumento che contribuisce a dimostrare che il sistema della mobilità pubblica è in forte sofferenza.
E quindi la domanda che ci si pone - e che è stata alla base di questa mozione - è se davvero questa sia una libera scelta dei cittadini, se davvero milioni di persone preferiscano passare ore nel traffico, sostenere costi sempre più elevati e rinunciare alla qualità della vita. La risposta evidentemente è “no”. L'uso dell'auto privata, nella maggior parte dei casi, non è una scelta libera, è una scelta dettata dalle condizioni in cui versa il trasporto pubblico locale nel nostro Paese.
Il gruppo del Partito Democratico ha messo al centro della propria politica, in quest'Aula e nella Commissione competente, il trasporto pubblico locale sin dall'inizio di questa legislatura; lo ha fatto con vari emendamenti, con ordini del giorno, con un'indagine conoscitiva, con un'altra mozione, perché questa situazione non soltanto ha un costo enorme dal punto di vista ambientale, ma ha costi economici e sociali rilevanti. Una quantificazione indica che parliamo di circa 34 miliardi l'anno, una cifra che deriva dal traffico, dall'inquinamento, da problemi di salute, dal tempo perso. È una sorta di tassa invisibile che grava su questo Paese e su tutti i cittadini.
Il nodo principale - come diciamo nella mozione - riguarda il finanziamento, le risorse che sono messe a sostegno - o meglio, che non sono messe a sostegno - del trasporto pubblico locale. Senza risorse adeguate, ogni discorso sulla mobilità rischia di rimanere accademia, pura teoria. Negli ultimi anni, il Fondo nazionale sul trasporto pubblico locale non ha risposto alle esigenze reali, addirittura nel 2026 si registra un decremento rispetto a quanto impiegato nel 2025. E per mantenere semplicemente il potere d'acquisto attuale sarebbe necessaria una cifra molto superiore a quella stanziata da questo Governo. A questo si aggiunge un problema ancora più immediato, che riguarda i tempi di erogazione: non solo questo Governo in questi anni non ha messo le risorse necessarie a sostenere il trasporto pubblico locale, ma i tempi di erogazione, quelli che consentono alle regioni, agli enti locali e alle aziende di trasporto di non entrare in sofferenza, non sono rispettati. La normativa prevede che entro il 15 gennaio di ogni anno venga trasferito alle regioni l'80 per cento delle risorse; siamo ormai ad aprile e ben oltre 4 miliardi di euro risultano ancora bloccati. Questo ritardo non è soltanto un aspetto tecnico, ha implicazioni ed effetti concreti ed immediati sugli enti, sulle aziende e sulla vita dei cittadini.
Le aziende senza questi trasferimenti non dispongono di liquidità necessaria, questo si scarica ancora una volta sulle spalle dei comuni, con una gestione in crescente difficoltà. Senza risorse concrete, meno corse, tariffe che aumentano, a gestire tutto questo ogni giorno sono ancora una volta le sindache e i sindaci, non il Governo. Sono loro che devono dare spiegazioni ai cittadini, che magari non riescono a mettere in campo le corse necessarie per tenere in vita le aree interne. Lo fanno senza che il Governo gli dia gli strumenti per intervenire davvero. Devono farlo tenendo insieme bilanci sempre più stretti e servizi essenziali, con le aspettative legittime dei cittadini. Credo che i sindaci meritino rispetto e soprattutto risposte anche su questo tema, perché non è accettabile che si scarichi su di loro il peso di scelte che non sono accompagnate con risorse adeguate. Se davvero vogliamo difendere il diritto alla mobilità pubblica, va fatto con scelte concrete, non continuando a finanziare in modo inadeguato le necessità del trasporto pubblico.
Il Governo ha intrapreso una direzione opposta nel sostegno ai comuni sulla mobilità pubblica, che è l'oggetto di questa mozione, ma potrei citare anche il taglio di quasi un miliardo di risorse del PNRR destinate a servizi già programmati su persone con disabilità, su persone fragili; un che lascia i comuni sempre più soli. Parallelamente, il settore che chiediamo di accompagnare e di sostenere maggiormente in questa mozione attraversa un aumento significativo dei costi, come tanti settori che operano sull'utilizzo di carburanti, ma questo in particolare. Dall'inizio del 2026, il rincaro del carburante ha determinato un aggravio di circa 30 milioni di euro al mese per le imprese di trasporto pubblico, figuriamoci in questi ultimi giorni con quello che sta succedendo dal punto di vista geopolitico.
E di fronte a questo scenario risulta ancora più incomprensibile la scelta del Governo di intervenire - seppure parzialmente e in modo limitato, seppure con un cerotto sulle ferite e non in modo sostanziale - sulle accise, senza includere il comparto del trasporto pubblico. Se il trasporto pubblico diventa più costoso e meno efficiente, è evidente che i cittadini continueranno sempre più a non poterlo utilizzare, a orientarsi verso il mezzo privato, e quindi anche gli obiettivi di transizione ecologica che sono doverosi, a cui dobbiamo attenerci, si allontanano. E non basta richiamare questi obiettivi nei documenti programmatici, è necessario adottare misure concrete che li rendano perseguibili.
Abbiamo esempi di Paesi che lo fanno, come la Spagna che ha adottato politiche strutturali di mobilità collettiva, con l'introduzione di abbonamenti nazionali a tariffa agevolata, con particolare attenzione ai più giovani. Il nostro gruppo ha fatto una proposta chiara in tal senso, una proposta che prevede il sostegno dell'utilizzo del trasporto pubblico locale per studenti e per i fuori sede, ma anche su questo nessuna risposta. E poi c'è un altro elemento centrale, l'elemento che riguarda il lavoro. Il settore conta oltre 100.000 lavoratrici e lavoratori che ogni giorno garantiscono un servizio essenziale.
Nel marzo 2025 è stato sottoscritto un accordo collettivo per il rinnovo del contratto con un fabbisogno stimato di circa 510 milioni di euro annui. Ma anche nella legge di bilancio non avete stanziato le risorse necessarie per garantire il rispetto di questo accordo e le conseguenze sono visibili perché in Italia abbiamo un grosso problema salariale: salari che non crescono, che non tengono il passo con la crescita del costo della vita. Seppure non si rispettano gli accordi sottoscritti per poterlo consentire, capite bene che il problema è davvero grande e va a incidere anche sul fatto che, in molte realtà, si registra una grande carenza di autisti con ripercussioni dirette sulla qualità del servizio. Pertanto, senza un investimento serio sul lavoro, senza il riconoscimento del carattere usurante di questo lavoro certamente non si può costruire un sistema di trasporto pubblico attrattivo.
E a questo si aggiunge il tema della sicurezza che incide sul lavoro, che non può essere considerato secondario. Gli episodi di aggressione sono sempre più una criticità reale e, nonostante ciò, le giuste tutele previste negli altri settori, in altri settori, non sono state estese al trasporto pubblico locale. Esiste un percorso normativo già condiviso e concordato in un tavolo di lavoro con le organizzazioni sindacali, ma il suo risulta fermo. Anche qui è necessario intervenire. Chi lavora nel trasporto pubblico locale non può andare al lavoro temendo per la propria incolumità. Lo Stato deve tutelare chi sta assicurando un servizio pubblico .
Oggi l'Italia si trova in ritardo rispetto ad altri Paesi europei che stanno investendo in modo deciso sulla mobilità collettiva, rendendola più accessibile ed efficiente. Sono misure che sono necessarie e che rispondono alle esigenze del Paese. Questa mozione rappresenta un'occasione per invertire la rotta, per assumere decisioni coerenti con questi obiettivi. Rappresenta un'occasione chiara per capire se avete intenzione di dare risposte ai cittadini su uno dei bisogni fondamentali a migliorare la loro vita - il diritto alla mobilità pubblica - oppure se, ancora una volta - e concludo -, scegliete di andare avanti con , di occuparvi di questioni che fanno più comodo a voi che ai cittadini, come la legge elettorale, anziché occuparvi delle esigenze e dei bisogni reali dei cittadini ai quali, in questi quattro anni di Governo, non avete fornito risposte adeguate .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Iaria, che illustrerà anche la sua mozione n. 1-00564. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie, Presidente. Il trasporto pubblico locale è stato trattato da questo Governo veramente come un settore di serie B; un settore che non è stato capito, non è stato capito quanto sia fondamentale, quanto sia un'infrastruttura strategica e non solamente un costo da comprimere. Servono risorse certe, serve finanziare il Fondo sul trasporto pubblico locale: lo chiediamo nella mozione, lo chiedono anche le altre mozioni dell'opposizione. Abbiamo questa idea che finanziare il Fondo nazionale per il trasporto pubblico locale sia un investimento per il futuro e non per il passato. Questa cosa non l'avete fatta e noi ne paghiamo le conseguenze, specialmente in questo momento storico dove il trasporto pubblico locale potrebbe essere veramente un aiuto contro il caro carburanti, contro la difficoltà che molte aziende e molti cittadini avranno nel muoversi in maniera agevole ed economica nei prossimi mesi.
Noi non abbiamo niente da parte di questo Governo che possa aiutare la popolazione a superare questo momento critico. Con questa mozione noi vogliamo ribadire che, anche se manca un anno alla fine di questa sciagurata legislatura, si può ancora fare qualcosa, ma dovete farlo cercando di trovare le priorità nel vostro portafoglio che non devono essere priorità per opere inutili che avete coltivato e finanziato senza nemmeno farle partire, per fortuna, come il ponte sullo Stretto, o che avete continuato e state continuando a fare, come il TAV Torino-Lyon, che è un'opera che, tra l'altro, in Europa sembra nessuno voglia più finanziare nella sua parte conclusiva. Le priorità sul trasporto pubblico locale, dal punto di vista dei finanziamenti, potevano essere dirottate in questo settore.
Altro tema importantissimo riguarda le nostre aziende del trasporto pubblico locale: quelle pubbliche stanno soffrendo, stanno patendo una crisi che riguarda non soltanto l'ultimo periodo per quanto riguarda i costi dell'energia e i costi del carburante, ma una crisi storica che sta portando ad avere la sciagurata idea di provare a privatizzare gran parte delle aziende pubbliche locali, anche se queste hanno una possibilità. Per questo, nella nostra mozione noi chiediamo al Governo di investire sulle aziende di trasporto pubblico locale, come abbiamo fatto e come siamo riusciti a fare nel nostro mandato nell'amministrazione torinese, ciò non per dire che siamo stati più bravi o più attenti di altri, ma semplicemente perché lì abbiamo posto il tema che un'azienda di trasporto pubblico locale, come dicevo, può veramente essere un che aiuta i cittadini. Lì abbiamo messo insieme governo, regione, comune e tutti gli enti per riuscire ad andare verso una direzione che era quella di salvare, fare un piano industriale serio, dare una prospettiva di investimenti per il futuro rinnovando il parco mezzi, eccetera. E questo l'abbiamo previsto anche nella mozione che abbiamo presentato oggi, cioè investire nel rinnovo dei mezzi, sempre più ecologici, ma non per seguire un'ideologia che tanto viene criticata dalla maggioranza, ma semplicemente perché i servizi di trasporto ecologici ci fanno risparmiare, danno una qualità del servizio più alta, e risparmiare soldi vuol dire avere più soldi per fare un'altra serie di attività che possono essere utili ai cittadini e non soltanto ad alcuni cittadini.
Abbiamo anche un altro tema che riguarda il trasporto: l'autotrasporto pubblico non di linea e il trasporto di noleggio con conducente. Altro tema importante che in questi anni è stato sempre trattato in maniera ideologica mettendo le categorie una contro l'altra. Anche lì abbiamo voglia di proporre finalmente una soluzione che non è fare il tifo per una categoria o l'altra, non è semplicemente prendere una posizione che ti può portare dei voti, ma dire che per fare una pianificazione del genere, come altre pianificazioni di trasporto pubblico locale, bisogna avere tutta una serie di dati, di informazioni che adesso non ci sono, sono difficilmente reperibili. Quindi, anche qui, la nostra mozione va nell'ottica di arrivare a impegnare il Governo a mettere ordine in questo settore; mettere ordine con tutti gli enti interessati - regione, comuni, eccetera - in modo di avere la possibilità di disporre di una serie di dati che possono permettere di capire come pianificare questo tipo di trasporto.
E infine, se posso, vorrei chiudere anche su un altro tema che non riguarda esattamente o precisamente il trasporto pubblico locale, ma riguarda il dissesto idrogeologico: le problematiche recenti che riguardano la nostra regione, il Molise, che di fatto hanno spezzato il Paese in due, anche dal punto di vista trasportistico. Anche qui, non avendo avuto una visione programmatica seria, non avendo avuto una visione del futuro, noi abbiamo un Paese nel quale, quando succedono e succederanno queste calamità, anche il trasporto pubblico locale viene bloccato, viene diviso, viene creata una linea che divide il Paese in due creando disservizi enormi, proprio perché si è investito soltanto in una sovrabbondanza di servizi in alcune aree e lasciando perdere i servizi che servivano alle aree interne, lasciando perdere i servizi di una rete che noi in Italia abbiamo, che è una rete importante e che è anche estesa che nel passato aveva permesso anche lo sviluppo del nostro Paese.
Da questo punto di vista, noi abbiamo una mozione che, tra l'altro, come ho detto prima, ha molti punti condivisi con altri partiti dell'opposizione e spero e penso riusciremo anche a portare come un unico messaggio, se questo può servire dal punto di vista politico a dare una spinta al Governo per fare qualcosa in più. Non possiamo arrivare al 2026 e ragionare sul trasporto pubblico locale ancora con una visione che è antica e che è stata superata dai tempi. Abbiamo la possibilità di incidere, avete la possibilità di decidere. So che non lo farete, ma noi vogliamo lasciare questo documento programmatico per fare una discussione politica seria proprio come spirito per il futuro perché spero che nel prossimo Governo in cui voi non ci sarete, se non come opposizione, avremo la possibilità di investire sul futuro e risolvere i problemi che voi avete creato in questi anni di governo, in questa gestione disastrosa del Ministro Salvini. Quindi, per questo concludo e ringrazio
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Pastorella. Ne ha facoltà.
GIULIA PASTORELLA(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. A costo di sembrare un po' all'antica, io vorrei partire con una brevissima premessa storica. Se andiamo a vedere la storia del trasporto pubblico locale, i primi mezzi utilizzati per questo trasporto si chiamavano “”; e non si chiamavano per la parte di “bus”, che è quella rimasta oggi, ma più per l'idea di qualcosa per tutti: in latino, significa proprio “per tutti”. Quindi, i primi ideatori - parliamo del lontano Ottocento - che avevano pensato al trasporto pubblico locale l'avevano pensato proprio come qualcosa che fosse accessibile a tutti in contrapposizione con l'allora, molto costoso, trasporto privato, che fossero cavalli o, poi, tanti altri mezzi. È, con questo spirito che credo noi tutti dovremmo approcciare il tema del trasporto pubblico locale: come qualcosa che metta tutti sullo stesso piano, sia che si viva in aree remote o che si viva nelle grandi città, che si sia poveri o che si sia ricchi, giovani o anziani. È in quest'ottica che credo sia doveroso che il Governo guardi al trasporto pubblico locale: non tanto come una demonizzazione del trasporto privato, quanto come un'opportunità per rendere i cittadini, davvero, il più possibile uguali e dare loro, il più possibile, l'opportunità di spostarsi per tutti i motivi e le necessità.
Questa necessità può, naturalmente, variare; può variare tra chi, per esempio, ha una disabilità e una necessità di muoversi diversa da quella di una famiglia, diversa da quella di un e così via. Eppure, noi troviamo che oggi - ed è per quello che ringrazio i colleghi dell'opposizione che hanno sollevato, ancora una volta, questo tema - il nostro trasporto pubblico locale non sia all'altezza delle aspettative dei cittadini. La sua funzione dovrebbe essere quella di far fronte a dei bisogni crescenti. È vero che, dopo il COVID, c'è stata un'inflessione dei dati, dei numeri, delle persone che utilizzano il trasporto pubblico locale, per tutta una serie di motivi, anche psicologici, ma tanti dei motivi, invece, sono proprio strutturali.
Abbiamo, purtroppo, un'infrastruttura - parliamo di chilometri di metro e di tram - che è di molto inferiore rispetto a quella degli altri europei, e abbiamo una modalità di finanziamento, come è già stato detto, che è ancora vittima di pensieri e modi legati alla spesa storica, al passato, a queste ripartizioni tra le regioni che non tengono conto, molto spesso, invece, degli investimenti sempre crescenti. Per esempio, con riferimento alle grandi città, pensiamo alla mia Milano dove, a fronte di un investimento per l'apertura di ben due nuove linee di metropolitana, negli ultimi anni, fatichiamo ancora a vedere il giusto riconoscimento di questo investimento perché, poi, l'investimento, naturalmente, va manutenuto anche in un'ottica di sicurezza.
Questi bisogni crescenti sono anche bisogni, però, che cambiano: non c'è più l'idea di persone che si muovono dal posto A al posto B, in maniera diciamo lineare, ma c'è tutto il tema delle multimodalità dei trasporti e tutto il tema delle piattaforme, del fatto che una persona può scegliere di utilizzare tanti mezzi. Ecco, tutto questo noi fatichiamo a vederlo nel piano e nell'approccio di questo Governo e, quindi, rapidamente, vorrei focalizzarmi su quelli che saranno i tre punti fondamentali della mozione che, anche noi, presenteremo di qui a breve.
Il primo è, sicuramente, quello di come far fronte ai bisogni dei cittadini. E c'è una parola che fa un po' paura, ma che funziona spesso, ossia la concorrenza. Concorrenza significa mettere a gara i servizi che non funzionano, ma anche quelli che funzionano. Io non ho paura, per esempio, di mettere a gara, nella mia città, ATM, perché no? E allora vorrei vedere mettere a gara anche Trenord, mettere a gara anche ATAC e tutti quei servizi che danno una subottimale, come tra l'altro ci indica la normativa europea che ci ostiniamo a non rispettare.
C'è anche tutto il tema della concorrenza, naturalmente, negli altri servizi del trasporto pubblico non di linea che sono a complemento del trasporto pubblico, dove a parlare di apertura, di nuove licenze e di concorrenza sembra di dire una parolaccia: anche lì, bisognerebbe avere molto più coraggio.
Proprio in quell'ottica passo al secondo punto che è quello dell'innovazione, perché i vari modi in cui si possono muovere le persone non devono essere visti in concorrenza l'uno con l'altro, ma in maniera complementare. Se noi riusciamo, per esempio, a puntare di più sulla cosiddetta , ma anche sui nuovi mezzi come il e altre modalità, non stiamo andando a depotenziare investimenti fatti in passato, ma stiamo andando a creare più opportunità, diverse, per le persone, per muoversi.
Ed è per questo che ci dispiace che l'ottimo progetto pilota del MAAS, , cominciato con il PNRR, sia poi un po' finito nel vuoto, per cui dai progetti pilota sul piano locale non si sia andati a svilupparli sul piano nazionale, come invece era previsto. E anche che si sia rimasti indietro su temi un po' avveniristici, come i vertiporti, che sembravano essere pronti ad essere varati, se così si può dire, e invece ancora faticano: eppure, sebbene certamente al momento in fase sperimentale su piccola scala, potrebbero essere, però, un inizio di innovazione. E ancora - perché no? - la guida autonoma, che abbiamo cercato disperatamente di mettere nel codice della strada e che non ha trovato, purtroppo, spazio.
Finisco su un ultimo tema. Il terzo punto è quello della sicurezza. Parlavo prima di infrastrutture, purtroppo, molto spesso, vetuste, ma parlo anche della sicurezza degli operatori, perché se abbiamo una carenza cronica di autisti, non è solo perché è faticoso, ma perché è sempre più un mestiere insicuro. Quindi, noi auspichiamo non solo dei progetti che attirino, sempre di più, dei nuovi autisti, dei nuovi controllori, ma anche che questi possano lavorare in tutta sicurezza, perché i passeggeri devono essere sicuri, ma lo deve essere anche chi quei passeggeri li porta a casa ogni sera. Depositeremo la mozione a breve, io ringrazio dell'attenzione .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Amich. Ne ha facoltà.
ENZO AMICH(FDI). Grazie, Presidente. Sottosegretario Iannone, oggi, in Aula - come abbiamo sentito dai colleghi che mi hanno preceduto -, stiamo trattando un tema centrale per il Paese, che rappresenta una scelta chiara e condivisa tra l'altro di tutta la maggioranza, nonostante gli allarmismi delle varie opposizioni, cioè il diritto alla mobilità, con la consapevolezza che questo è un tema estremamente centrale e importante.
Non è un passaggio formale, non è un atto tecnico, è una presa di posizione politica, che nasce da una visione comune e da una responsabilità condivisa. Tra l'altro, una responsabilità condivisa con tantissimi colleghi qui presenti, sia di maggioranza che di opposizione; e saluto anche il presidente della Commissione trasporti, qui alla Camera.
Il trasporto pubblico locale non è un semplice servizio: è un'infrastruttura sociale, uno strumento di coesione, è un fattore di competitività per il Paese. È proprio per questo che serve una visione organica, strutturale e non episodica.
In un contesto caratterizzato da profondi cambiamenti nei modelli di mobilità, il sistema del trasporto pubblico locale assume un ruolo sempre più strategico, anche ai fini dello sviluppo economico, della sostenibilità e delle connessioni tra territori, in particolare nelle aree interne, periferiche e a domanda debole. Chi è stato amministratore sa quanto questo sia vero e importante.
Questo modello ha garantito flessibilità, capacità di adattamento ai territori, ma ha anche determinato nel tempo differenze significative nell'offerta, nei servizi e nella qualità delle prestazioni.
In questo contesto si inserisce il percorso avviato - un punto estremamente importante - dei livelli adeguati di servizio che hanno rappresentato un primo strumento per superare la logica della spesa storica e per orientare il sistema verso criteri più equi e omogenei, in raccordo con i livelli essenziali delle prestazioni, previsti proprio dalla nostra Costituzione.
Ed è proprio qui che si inserisce il cuore della nostra mozione, che verrà consegnata, una mozione, tra l'altro, unitaria, di tutta la maggioranza: compiere un salto di qualità, passando da una logica basata sulla spesa storica a una logica fondata sui diritti da garantire. I livelli essenziali di trasporto non sono un tecnicismo, ma una scelta politica precisa. Non possono esistere cittadini di serie A e cittadini di serie B in base al territorio in cui vivono, o alla fortuna, in cui si ha la possibilità di nascere. Significa garantire in modo progressivo ed equilibrato standard minimi uniformi su tutto il territorio nazionale e rendere finalmente esigibile il diritto alla mobilità.
I livelli essenziali di trasporto rappresentano infatti uno strumento evolutivo del sistema, finalizzato a superare le disomogeneità territoriali e a garantire un accesso equo ai servizi, anche attraverso soluzioni innovative e flessibili, in particolare nelle aree di domanda debole.
Accanto alla programmazione vi è il tema delle risorse. Il finanziamento del settore è assicurato principalmente attraverso il Fondo nazionale per il trasporto pubblico locale, che rappresenta il pilastro del sostegno pubblico al comparto. In questo quadro, però - permettetemi un asterisco insomma - si sta cercando anche di compensare i mancati investimenti accumulati negli anni dai Governi precedenti, che hanno contribuito a determinare i ritardi e le criticità che ancora oggi sono evidenti.
Sentendo le opposizioni, sembra che sia una tematica che nasce oggi: in realtà stiamo cercando, come su tantissimi altri argomenti, di porre rimedio a tante problematiche che abbiamo ereditato.
A questo si affianca un rafforzamento significativo degli investimenti, anche attraverso il Piano nazionale di ripresa e resilienza e il Piano strategico nazionale della mobilità sostenibile. Oggi è entrato nel suo secondo quinquennio di attuazione, con regole definite per l'erogazione, la rendicontazione e il monitoraggio delle risorse.
In questo ambito assume particolare rilievo la possibilità per le regioni di utilizzare immediatamente 750 milioni di euro per il rinnovo del parco autobus, con l'obiettivo di migliorare la qualità dell'aria e la sostenibilità e l'efficienza del servizio.
A ciò si affianca anche il contributo determinante del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che ha consentito un rafforzamento significativo degli investimenti, nonché del Piano strategico nazionale della mobilità sostenibile, oggi nella sua fase più avanzata e attuativa.
Parallelamente, il sistema di finanziamento del trasporto pubblico locale - fondato sul Fondo nazionale istituito dalla legge n. 228 del 2012 - deve essere letto in una logica di stabilità e continuità quale condizione indispensabile per garantire programmazione efficace e qualità del servizio.
Negli ultimi anni, il sistema della mobilità è profondamente cambiato: sono cambiati i modelli di spostamento, le esigenze dei cittadini e le dinamiche territoriali. In questo contesto, il trasporto pubblico locale assume un ruolo più strategico non solo per la sostenibilità ambientale, ma per la tenuta economica e sociale degli stessi territori.
Un tema centrale è quello della sicurezza, che non ho ancora sentito. Le aggressioni al personale viaggiante rappresentano una criticità crescente, che incide direttamente sulla qualità del servizio e sull'attrattività della professione stessa. La sicurezza è strettamente connessa anche al contrasto dell'evasione tariffaria e dei fenomeni di illegalità diffusa che compromettono la sostenibilità economica del servizio e generano condizioni di degrado, perché non può esserci un servizio efficiente senza sicurezza per chi lo utilizza e soprattutto per chi ci lavora.
Un altro nodo fondamentale è il lavoro: permane una significativa carenza di personale e, in particolare, di conducenti, che richiede interventi strutturali. Serve rendere questo lavoro più attrattivo, valorizzare la professionalità e migliorare le condizioni complessive del settore, perché è chiaro e ovvio che senza lavoratori il servizio non esiste.
La mozione valorizza il ruolo delle regioni e degli enti locali, ma rafforza anche la necessità di un indirizzo nazionale chiaro e coordinato, coerente con la complessità del sistema della mobilità. In questa direzione si inserisce l'azione del Governo, già concreta e operativa, fatta di investimenti, risorse stanziate e strumenti attivi. Nonostante l'entità delle risorse stanziate, il sistema continua, tuttavia, a presentare criticità, con difficoltà a garantire standard qualitativi uniformi, persistendo disuguaglianze territoriali. È qui che - ne siamo perfettamente consapevoli - dobbiamo cambiare passo e fare ancora di più. Per questo è necessario, appunto, rafforzare ulteriormente la capacità di programmazione, migliorare l'efficienza nell'utilizzo delle risorse e consolidare gli interventi già avviati.
La direzione è chiara: rafforzare il sistema, garantire qualità, investire in sicurezza, ridurre le disuguaglianze e valorizzare il lavoro. Questa mozione è una scelta di prospettiva che tiene insieme visione e concretezza. Garantire il diritto alla mobilità significa garantire libertà, opportunità e uguaglianza. Non può essere una promessa, deve diventare una garanzia ovunque .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Barbagallo. Ne ha facoltà.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, sin dall'inizio della legislatura il Partito Democratico ha posto il tema del trasporto pubblico locale in Aula e in Commissione - e non soltanto nelle piazze - come un tema centrale della nostra battaglia politica, consapevoli del fatto che attorno al trasporto pubblico locale si muovono economie familiari e si muove il tema della qualità della vita. Il trasporto pubblico locale negli anni ha avuto alcune difficoltà croniche, che la discussione generale di oggi non ha nascosto, ma francamente anche in questa legislatura - e siamo ormai nella parte finale della legislatura - sono emerse ed emergono inadeguatezza, incapacità del Governo, tante cose non fatte e tante promesse non mantenute. Quindi, il dibattito di oggi credo che arrivi a un punto decisivo per come e su come ottimizziamo i tempi in questa fase finale, raggiungendo convergenze per cercare di ottimizzare i tempi e dare soluzioni concrete ai cittadini. È una discussione che arriva in un momento complicato per il trasporto pubblico locale, aggravato dal tema dell'aumento dei costi del carburante dovuto alla crisi che in questo momento sta colpendo il Golfo Persico. È una crisi nella crisi, perché i dati del trasporto pubblico locale già sono complicati per il panorama italiano e oggi sono stati aggravati, appunto, da quello che sta accadendo in Medio Oriente.
A partire dai dati, un punto di partenza è quello del parco circolante nel Paese. Come è stato già detto dalla collega Ghio, ogni 100 italiani ci sono 70 auto come parco circolante ed è un dato che è in aumento rispetto agli anni scorsi ed è in aumento rispetto anche al panorama europeo. È chiaro che un numero così alto di mezzi ha un costo per le famiglie, ha un costo significativo per gli spostamenti e va in controtendenza rispetto agli sforzi che sono stati fatti in passato sulla mobilità sostenibile con il PD al Governo e che oggi non riescono a fare un passo avanti deciso. Da questo punto di vista abbiamo sentito dai banchi di Fratelli d'Italia un appello alle risorse del PNRR, un PNRR che - lo ricordo con franchezza all'Aula - non è stato votato da Fratelli d'Italia e su cui c'è un evidente e consistente ritardo delle misure, proprio quelle relative alla mobilità sostenibile.
Un altro ritardo colpevole da parte del Governo è quello relativo alle risorse che dovrebbero essere trasferite alle regioni, su cui non si capisce bene, signor Presidente, se sia un ritardo dovuto alla burocrazia o se ci sia un problema di carenza delle risorse. Fatto sta che tutte le regioni devono elemosinare francamente trasferimenti che sono atti banali e che, con settimane e mesi di ritardo, poi vanno a incidere, a catena, sulla finanza locale, sul costo per i sindaci, sul costo delle città metropolitane, delle province e delle regioni.
C'è un tema che riguarda pure l'acquisto dei mezzi, il rinnovamento del parco auto e il rinnovamento dei pullman e dei bus legati al trasporto pubblico locale. Anche da questo punto di vista il PNRR è stata un'occasione non utilizzata del tutto, perché tante misure sono state definanziate e tante misure, rispetto a quelle previste, non sono riuscite ad atterrare - tra virgolette - nei territori. Resta sullo sfondo una situazione critica che abbiamo denunciato anche con i dati che abbiamo inserito nella mozione. Il 68 per cento degli italiani non utilizza abitualmente i mezzi di trasporto collettivi e l'Italia è penultima in Europa. Dietro di noi c'è soltanto Cipro, e questo proprio per dare un'idea di quanto sia grave la situazione in Italia.
Per quanto riguarda il numero del parco mezzi circolante, che abbiamo espresso in percentuale, nella mozione abbiamo inserito un dato che trasferisce in tutta la sua drammaticità il numero, per rendere, anche da questo punto di vista, l'entità della crisi. Sono oltre 41 milioni le auto che circolano nel Paese, inquinando le città metropolitane e incidendo sulla qualità dell'aria. È un numero di auto che, rispetto anche alla media europea, è particolarmente vetusto. Pensate che il tasso di motorizzazione è di ben 12 punti superiore a quello della media dell'Unione europea e di ben 10 punti superiore a quello degli altri Paesi al livello dell'Italia, come la Francia e la Germania.
Insomma, a fronte di questo sistema complessivo così grave, un accenno in questa sede è giusto farlo su quello che è il sistema dell'autotrasporto italiano e sulla crisi che riguarda il contratto collettivo che non è stato rinnovato e su cui chiediamo un impegno preciso, nella parte finale della nostra mozione, al Governo per reperire le risorse per il nuovo contratto collettivo nazionale. C'è il tema dei lavoratori e del lavoro usurante, che abbiamo posto, e soprattutto poi c'è un tema di confronto con le 830 imprese, che si occupano del trasporto pubblico locale e dell'autotrasporto in genere, che producono circa 12 miliardi di fatturato e su cui andrebbe alimentato un confronto proficuo. L'occasione di questa mozione deve essere anche il modo per provare a fare un passo avanti deciso tutti insieme, la parte pubblica e la parte privata.
Un accenno in questa discussione generale, Presidente, mi sia consentito per la nostra regione, che - ahimè - non è ben messa, in particolare la mia città, che è sul podio delle negatività del trasporto pubblico locale: Catania che, per ogni 1.000 abitanti, compresi anziani e bambini, ha 811 auto. Quindi, è il record peggiore del Sud Italia. La situazione è drammatica anche per quanto riguarda il traffico e l'incidenza sul traffico del trasporto pubblico locale.
In media, un abitante della provincia di Catania passa all'anno 103 ore nel traffico, con l'aggravante che l'azienda siciliana di trasporto pubblico (l'AST) cancella ogni mese appena appena 1.500 corse, nel silenzio di tanti. E c'è un dato su cui vorrei far riflettere quest'Aula: proprio nelle zone in cui aumentano i disservizi del trasporto pubblico locale e vengono tagliate le corse, aumenta la dispersione scolastica. Perché nella provincia di Catania e nella provincia di Siracusa c'è il record in Italia di abbandono scolastico, cioè la gente non riesce più ad andare a scuola perché manca un servizio di trasporto pubblico locale che faccia arrivare i ragazzi puntuali in classe.
A fronte di queste criticità, con la tangenziale di Catania che nelle ore di punta è costretta a gestire appena appena 40.000 veicoli, la risposta del sindaco metropolitano è stata quella di ritenere che questo problema si risolve aumentando il costo dei parcheggi. Credo che siamo ben lontani dal trovare un punto non soltanto d'incontro, ma anche di confronto su quello che al Sud è un vero e proprio disastro.
Chiudo il mio intervento, Presidente, con un appello alle altre forze di opposizione. Io credo che ci siano le condizioni, anche per ciò che abbiamo sentito in discussione generale, di trovare punti in comune e di condivisione tali da poter unire i testi.
Chiudo con un appello che è emerso in discussione generale: quello relativo alla sicurezza del personale. Ne abbiamo fatto un punto cardine nella nostra mozione perché l'elenco di aggressioni e tensioni, che è costretto a subire il personale in servizio nel trasporto pubblico locale, ha superato ogni limite di guardia e su questo chiediamo un impegno preciso del Governo .
PRESIDENTE. Non essendovi altri iscritti a parlare, dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
Il Governo intende intervenire o si riserva di farlo successivamente? Rinuncia.
Il seguito della discussione è dunque rinviato ad altra seduta.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Orsini. Ne ha facoltà.
ANDREA ORSINI(FI-PPE). Signor Presidente, onorevoli colleghi, esattamente 100 anni fa si spegneva a Cannes un grande liberale, un grande democratico, un grande protagonista della cultura politica italiana. Giovanni Amendola morì, come poco prima di lui accadde a Piero Gobetti, per i postumi di un'aggressione fascista. Un'aggressione vile, una vera e propria trappola, perché il fascismo non poteva sopportare la sua statura intellettuale, non poteva sopportare un uomo libero come lui, non poteva sopportare l'uomo che suggerì a Benedetto Croce di redigere il Manifesto degli intellettuali antifascisti, che fu il grande punto di riferimento morale e culturale di quella stagione per la libertà.
Un uomo, Giovanni Amendola, così libero da condannare, con la stessa forza e con lo stesso rigore, la dittatura fascista e la dittatura comunista. E non per caso, il Partito Comunista d'Italia fu l'unico - tra le forze di opposizione a Mussolini - a rimanere in Aula dopo il delitto Matteotti. Non partecipò a quella secessione dell'Aventino, di cui proprio Amendola fu il teorico e propugnatore. Sappiamo che la secessione dell'Aventino, purtroppo, non ebbe successo, ma sappiamo anche che fu l'ultimo tentativo del Parlamento di affermare la propria libertà e il proprio onore.
Signor Presidente, l'Aula commemorerà molto opportunamente, in forma ufficiale e in forma più istituzionale, la figura di Giovanni Amendola, ma mi stava a cuore non lasciar passare in silenzio l'anniversario preciso dei 100 anni dalla scomparsa di un uomo colto e coraggioso, e soprattutto di un vero martire della libertà .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Purtroppo, l'Italia è letteralmente divisa in due a causa del maltempo. L'autostrada A14, la statale 16 e la linea ferroviaria sono interrotte dalla tarda mattinata di oggi nel tratto che va da Vasto a Termoli. Dalla stampa si legge che ci sono centinaia di passeggeri in attesa, tra cui famiglie con bambini, studenti e pendolari. Al momento risultano fermi in stazione un Frecciarossa diretto a nord e un Intercity per Bolzano, quindi è una situazione particolarmente grave e drammatica; e chiunque voglia spostarsi lungo la dorsale adriatica non può farlo a meno di lunghissime code o deviazioni lungo le arterie interne, già fortemente provate da cattiva manutenzione e dalle piogge insistenti della scorsa settimana.
Ora sappiamo, da qualche minuto, che ci vorranno settimane, forse mesi, perché il fronte franoso è di 4 chilometri. Quindi è una situazione assolutamente drammatica. Sono bastate poche giornate di maltempo intenso per far riemergere tutte le criticità, purtroppo arcinote, del territorio molisano. Ci sono fragilità idrogeologiche, infrastrutturali, allagamenti che hanno messo a dura prova cittadini e amministrazioni del basso Molise. È anche crollato un ponte sul fiume Trigno la scorsa settimana e, in queste ore, si sta ancora cercando una persona scomparsa. Sta preoccupando particolarmente anche la riattivazione della frana di Petacciato che insiste in quell'area.
Le forti piogge hanno fatto infiltrare l'acqua nel sottosuolo e adesso si sta muovendo un fronte franoso che ha già fatto danni nel centro abitato e ha costretto la chiusura di strade, autostrade e ferrovie a valle, in via precauzionale.
Chiediamo un intervento tempestivo del Ministro Salvini e del Ministro Musumeci sia per gestire l'attuale fase emergenziale sia per lavorare e programmare la fase di salvaguardia rispetto al contrasto del dissesto idrogeologico.
Sicuramente è importante fare questo tipo di operazione piuttosto che andare su opere velleitarie come il ponte sullo Stretto .
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 19 febbraio 2026, n. 19, recante ulteriori disposizioni urgenti per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e in materia di politiche di coesione. (C. 2807-A)
: CATTOI, PELLA, ROMANO e TRANCASSINI.
2.
























