PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito la deputata Segretaria a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
GILDA SPORTIELLO, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
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PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 91, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di un'informativa urgente del Presidente del Consiglio dei ministri sull'azione del Governo.
Avverto che è stata disposta la ripresa televisiva diretta.
Dopo l'intervento del Presidente del Consiglio dei ministri interverrà - per dieci minuti ciascuno - un deputato per gruppo e - per un tempo aggiuntivo - un deputato per componente politica del gruppo Misto, in ordine decrescente, secondo la rispettiva consistenza numerica.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni.
GIORGIA MELONI,. La ringrazio, Presidente. Onorevoli deputati, voglio, prima di tutto, ringraziare il Parlamento per questa opportunità. Ho accolto con piacere l'invito che mi è stato rivolto. Considero importante il confronto con le Camere a seguito dell'esito referendario confermativo della riforma costituzionale sulla giustizia e, chiaramente, in un contesto sempre più delicato a livello internazionale.
Prima di entrare nei dettagli di quello che è stato fatto, di quello che ancora si farà, colleghi, non voglio chiaramente esimermi da una breve riflessione sull'Italia che ci è stata consegnata dal voto referendario del 22 e del 23 marzo scorsi: un'Italia che ha visto una grande partecipazione popolare al voto e, allo stesso tempo, una altrettanto grande polarizzazione; un confronto serrato, ahimè non sempre sul merito, ma con un esito comunque chiaro. E noi, come ho già detto, rispettiamo sempre il giudizio degli italiani, qualunque esso sia, anche quando non coincide con le nostre opinioni o con le nostre aspettative.
Certo, rimane il rammarico di aver perso un'occasione - a nostro avviso storica - di modernizzare l'Italia, allineandola agli standard europei, perché, colleghi, la riforma della giustizia rimane una necessità e non sono io a dirlo, ma diversi esponenti della magistratura e della politica, compresi quelli che, dopo aver preconizzato ogni possibile catastrofe a sostegno delle ragioni del “no”, il giorno successivo al voto hanno candidamente dichiarato che la giustizia ha bisogno di essere riformata, che serve un cambio di passo, che la deriva correntizia è un problema, che lo strapotere di una parte della magistratura è un rischio reale.
Ecco perché l'auspicio che formulo, a maggior ragione oggi, è che il cantiere di quella riforma non venga abbandonato, come probabilmente qualcuno si augura, perché i problemi sul tappeto rimangono e noi abbiamo il dovere di trovare soluzioni concrete, coraggiose, efficaci, possibilmente in un clima di collaborazione, non certo contro la magistratura, come si è voluto raccontare, ma a favore di una magistratura libera dai condizionamenti politici e ideologici e - aggiungo - a favore di una politica che commetterebbe un errore storico se, per ragioni tattiche, rinunciasse al proprio ruolo, che è quello di fare le leggi, modifiche costituzionali comprese.
Per quanto riguarda noi, la nostra coscienza è a posto, perché la riforma costituzionale della giustizia era uno degli impegni presi con gli italiani quando ci siamo presentati al loro cospetto, come moltissime altre cose - lo avevamo detto in campagna elettorale e lo abbiamo fatto una volta al Governo - perché è questo il modo in cui concepiamo la politica: onorare il significato profondo della parola responsabilità . Responsabilità deriva dal verbo , che origina, a sua volta, da , ovvero l'atto solenne del promettere e del garantire. Responsabilità significa, dunque, rispondere agli altri, non a se stessi e, men che meno, alla propria convenienza.
Non mi stupisce che in materia di riforma della giustizia molti chiedessero: siete sicuri che vi convenga? Perché questa è, purtroppo, una Nazione che rischia di abituarsi a una politica che non ama rischiare, che preferisce sopravvivere piuttosto che incidere, compiacere piuttosto che assumersi la responsabilità di cambiare davvero le cose. In questo è possibile che noi rappresentiamo un'anomalia, ma siamo fieri di rappresentare quell'anomalia
Detto questo, non sono qui per parlare di quello che è stato, ma per sgomberare il campo da troppe fantasiose ricostruzioni che ho letto e delineare quello che sarà. Leggo ormai da settimane bizzarre ricostruzioni sulle conseguenze del voto referendario. Si continua a parlare di dimissioni imminenti del Governo, di rimpasti, di fase due, tre, quattro, di ripartenza; alchimie di Palazzo di un mondo caro ad altre maggioranze , ad altri partiti, ad altri Presidenti del Consiglio, un mondo distante anni luce da noi nel quale non intendiamo far ripiombare l'Italia.
Non c'è alcuna ripartenza da fare, posto che il Governo non si è mai fermato e da giorni lavora, come si è visto, per scongiurare le conseguenze delle crisi internazionali e per mettere a terra altri provvedimenti. E non servono nuove linee programmatiche, perché le nostre linee programmatiche sono da sempre scritte nel programma di Governo. Non c'è alcuna intenzione di fare un rimpasto, perché, con tutti i limiti che abbiamo, questo rimane il Governo che, nonostante si sia trovato a gestire la peggiore congiuntura degli ultimi decenni , ha restituito all'Italia stabilità politica, credibilità internazionale, serietà nella gestione delle risorse e fondamentali economici decisamente migliori di quelli che aveva negli anni passati.
Quanto alle dimissioni, colleghi, certo probabilmente sarebbe convenuto sul piano tattico invocare le elezioni per giocare sull'effetto sorpresa , sulla divisione delle forze d'opposizione e, nella peggiore delle ipotesi, lasciare a qualcun altro il compito di mettere la faccia sui difficili mesi che arriveranno, cioè esattamente lo scenario che l'opposizione teme di più, tanto che definisce questo Governo un pericolo per l'umanità ma non ne invoca le dimissioni: posizione bizzarra di chi, evidentemente, ostenta una sicurezza che non ha. Non temete, ci siamo presi l'impegno di governare questa Nazione per cinque anni ed è esattamente quello che faremo . Non importa quanto sarà difficile. Siamo persone troppo responsabili per far ripiombare l'Italia nell'incertezza nel bel mezzo del peggiore scenario possibile. Gli italiani sappiano che il Governo c'è, nel pieno delle sue funzioni, determinato a fare del suo meglio, ancora meglio, fino all'ultimo giorno del suo mandato, quando ancora una volta sarà nelle urne e non nel Palazzo che si farà un altro Governo.
Non scapperemo, non indietreggeremo, non ci metteremo al riparo , facendo pagare ai cittadini il prezzo dei soliti giochi di Palazzo. Governeremo, come fanno le persone serie e in pace con la propria coscienza.
Continueremo a farlo sulla base delle direttrici di Governo che ho esposto in quest'Aula il 25 ottobre del 2022, quando al Parlamento chiedemmo una fiducia che, da allora, non è mai venuta meno, grazie a una maggioranza solida e coesa della quale vado fiera e che voglio ringraziare. Così come voglio ringraziare tutti i membri del Governo che hanno lavorato e lavorano senza sosta per costruire risultati concreti, a partire dai miei due Vice Premier Matteo Salvini e Antonio Tajani , che sono orgogliosa di avere al mio fianco.
Nei giorni scorsi ho chiesto un passo indietro ad alcuni membri del Governo che pure, nell'esercizio delle loro deleghe, avevano lavorato bene. Non sono state scelte semplici né indolori, a maggior ragione per noi che rimaniamo saldamente garantisti, ma abbiamo voluto, ancora una volta, anteporre l'interesse della Nazione a quello di partito, perché non abbiamo tempo da perdere in polemiche infinite e pretestuose che nulla hanno a che fare con l'azione di Governo, che finiscono per oscurarla, che spostano, cioè, il dibattito dalle soluzioni necessarie per i cittadini alle polemiche utili per i partiti.
Sgomberato il campo, colleghi, vi sfido sulla politica, sulla vera politica . Vi sfido a un dibattito nel merito, nel merito della crisi internazionale, nel merito dei rischi per l'approvvigionamento energetico, nel merito di un'Europa che non riesce a recuperare una rilevanza reale, nel merito di come mettere l'economia al riparo in un mondo sempre più caotico, nel merito delle risorse, dove prenderle e dove metterle. Parliamo delle soluzioni e vediamo chi ne ha, perché lo scenario che abbiamo di fronte non consente più a nessuno di cavarsela dicendo che è tutta colpa della Meloni, finanche l'aumento mondiale dei prezzi del petrolio.
Gli italiani hanno diritto di conoscere le diverse proposte in campo perché, certo, al Governo spetta l'onere e l'onore di governare, ma all'opposizione spetterebbe anche dimostrare di essere in grado di rappresentare un'alternativa di Governo - così dovrebbe funzionare e funziona una moderna democrazia dell'alternanza - a partire chiaramente dalla situazione internazionale che stiamo vivendo e dalla collocazione internazionale dell'Italia, collocazione che - giova ricordarlo - non ha inventato questo Governo, ma è la stessa da circa ottant'anni a questa parte. Lo dico per rispondere, già prima che vada in scena l'ormai scontato ritornello sulla subalternità della sottoscritta al Presidente americano Trump o quello, ancora più scontato, dal titolo: “la Meloni scelga tra Trump e l'Europa”. Anche qui spiegherò di nuovo il mio punto di vista, ma approfitto per chiedere a mia volta qualche chiarimento, perché la posizione italiana nella crisi iraniana è stata esattamente la stessa dei principali Paesi europei. Allora, mi chiedo e vi chiedo se quando si dice che dobbiamo stare con l'Europa si intenda davvero l'Europa o si intenda, piuttosto, la sinistra europea anche quando questo significa dividere l'Europa , perché temo che le due cose non stiano insieme e chiaramente attendo fiduciosa una risposta.
Intanto - come sapete - nella notte tra martedì e mercoledì è stato concordato un temporaneo cessate il fuoco tra l'Iran, gli Stati Uniti e i rispettivi alleati nel conflitto iniziato lo scorso 28 febbraio. Siamo arrivati a un passo dal punto di non ritorno, ma ora abbiamo davanti una pur flebile prospettiva di pace, che deve essere perseguita con determinazione. L'Italia esprime il proprio plauso al Presidente del Pakistan, Sharif, che si è fatto carico di questo difficile negoziato, con il sostegno di altri attori regionali.
Ora ci auguriamo che i colloqui di pace, che prenderanno il via tra poche ore a Islamabad, possano rafforzare i punti generali dell'accordo e in essi possano trovare spazio le priorità che l'Italia, insieme ai suoi europei, ha sostenuto fin dal primo giorno. Allo stesso modo, ovviamente, condanniamo con fermezza qualsiasi forma di violazione del cessate il fuoco.
Cessazione permanente delle ostilità, cessazione degli attacchi verso i Paesi del Golfo, cessazione delle operazioni militari in Libano, rinuncia dell'Iran al proprio programma nucleare e alla costante minaccia nei confronti dei vicini regionali e oltre, pieno ripristino della libertà di circolazione nello Stretto di Hormuz, che non deve essere soggetta a nessuna forma di restrizione, come invece sembra essere accaduto nelle ultime ore. Questo rimane uno dei punti più critici in fase di attuazione dell'accordo, perché se l'Iran dovesse riuscire a ottenere la facoltà di applicare extra-dazi ai transiti nello Stretto, questo potrebbe ancora portare a conseguenze economiche e di orientamento dei flussi commerciali al momento imponderabili. È quindi interesse prioritario dell'Italia e dei suoi europei e occidentali che la libertà di navigazione venga pienamente ripristinata alle condizioni precedenti al 28 febbraio, in modo da poter normalizzare la situazione di tensione sui mercati energetici, delle materie prime critiche, dei fertilizzanti e di altri prodotti essenziali per la nostra economia.
Su questo punto siamo già al lavoro con la coalizione per lo Stretto di Hormuz, promossa dal Regno Unito, alla quale partecipano oltre 30 Paesi, per provare a costruire condizioni di sicurezza che consentano il pieno ripristino della libertà di navigazione e di approvvigionamento. Un contributo che crediamo sia importante in questa fase negoziale. Questo positivo spiraglio di risoluzione della crisi con l'Iran, tuttavia, non fa venir meno un ragionamento più complessivo che abbiamo il dovere di affrontare, perché è innegabile che stiamo vivendo un momento di particolare difficoltà nei rapporti tra Europa e Stati Uniti, ma è altrettanto innegabile che l'attuale amministrazione americana ha accelerato un percorso che era stato ampiamente preannunciato dalle amministrazioni precedenti, tanto repubblicane, quanto democratiche: distogliere progressivamente lo sguardo dall'Europa, per dedicarsi alla competizione globale con la Cina, scegliendo quindi l'Indo-Pacifico come quadrante geostrategico prioritario.
Una traiettoria chiara che le europee del recente passato hanno lungamente e, a mio avviso, colpevolmente preferito non cogliere, comprese quelle che governavano in Italia e che si accontentavano di una pacca sulla spalla o di un di quando formavano un nuovo Governo .
La storia, insomma, bussa e l'Europa è chiamata a non fallire questo banco di prova e per farlo deve saper adeguare la sua strategia a un mondo che cambia alla velocità della luce, anteponendo il principio di realtà alle sovrastrutture burocratiche e ai dogmi ideologici. È in questa ottica che va visto il nostro impegno incessante a Bruxelles per il sostegno alla competitività, per la semplificazione burocratica, per una transizione verde che sia realistica e non ideologica, per un'autonomia strategica bilanciata che riduca gradualmente le nostre dipendenze e per una capacità di difesa che non ci faccia dipendere dai nostri alleati americani, come, invece, evidentemente propongono coloro che si scagliano contro maggiori investimenti sulla sicurezza, per rendere l'Europa più forte, più efficace, più rapida, più pragmatica e più concentrata sui problemi dei cittadini e sulle sfide reali che il mondo intorno a noi pone. Questa è la nostra parte di responsabilità, ovvero, prima di aspettarci qualcosa dagli altri, proviamo a occuparci davvero di noi stessi .
Poi ci sono gli Stati Uniti, l'altra faccia della medaglia, perché ciò che definiamo Occidente si poggia su due gambe: la gamba europea e la gamba nordamericana. Se le due gambe non si muovono nella stessa direzione, l'Occidente è destinato alla paralisi e, in ultima analisi, all'irrilevanza. Continuo a credere nella necessità di lavorare per garantire l'unità dell'Occidente, argomento che sostengo con forza fin da quando alla Casa Bianca sedeva ben altra amministrazione. Mi verrebbe da dire, prendendo a prestito una frase cara all'onorevole Schlein, che noi siamo testardamente unitari e se può permettersi di esserlo lei, rispetto alle variopinte forze politiche che compongono il campo largo, potrò ben permettermelo io rispetto a Europa e Stati Uniti, che stanno insieme da molto, molto tempo .
Siamo testardamente occidentali, perché solo se l'Occidente è unito può essere una forza capace di dire la propria sul palcoscenico del mondo e perché senza quella unità noi - non altri - saremmo più deboli. Ovviamente, per stare insieme, bisogna volerlo in due ed è per questo che nel rapporto con gli Stati Uniti dobbiamo essere chiari: lavorare per tenere insieme le due sponde dell'Atlantico e lavorare per rafforzare la NATO, che rappresenta da un lato il luogo politico nel quale gli interessi di America e Europa trovano la loro composizione e dall'altro uno strumento geostrategico e militare imprescindibile, in cui l'Europa deve assumersi le proprie responsabilità e costruire con coraggio il pilastro europeo dell'alleanza per garantire la propria sicurezza. Dall'altra parte, come è normale tra alleati, bisogna dire con chiarezza anche quando non si è d'accordo, come abbiamo fatto in passato con i dazi, che abbiamo molte volte definito una scelta sbagliata che non condividevamo, come abbiamo fatto per difendere l'onore dei nostri soldati in Afghanistan, che erano stati definiti inutili in modo inaccettabile, come abbiamo fatto sulla Groenlandia, partecipando a ogni documento europeo di difesa dell'integrità del suo territorio e della sovranità del suo popolo, e sull'Ucraina, di fronte alle proposte di negoziato che non consideravamo sostenibili, e da ultimo come abbiamo fatto con la guerra in Iran, un'operazione militare che l'Italia non ha condiviso e a cui non ha partecipato. Un dato emerso in tutta la sua concretezza con la vicenda di Sigonella, nella quale l'Italia si è ovviamente attenuta scrupolosamente alla lettera dei trattati e degli accordi che regolano i nostri rapporti con gli Stati Uniti, circostanza che, ancora una volta, fa giustizia della solita propaganda a buon mercato ascoltata anche in queste settimane.
E a proposito di parlare con chiarezza ai , è anche quello che abbiamo fatto con Israele per quanto riguarda il Libano. Abbiamo sostenuto il Governo libanese, la sua sovranità territoriale e il suo impegno per disarmare le milizie terroriste di Hezbollah, e per questo abbiamo, a più riprese, chiesto a Israele di fermare l' militare, garantire la sicurezza del personale della missione UNIFIL, a cui l'Italia fornisce da decenni il proprio insostituibile contributo, e consentire il rientro di un numero ormai esorbitante di sfollati, anche per evitare il rischio di flussi migratori in ripresa verso l'Europa.
Con la stessa franchezza, abbiamo difeso il diritto delle comunità cristiane in Terra Santa di poter celebrare i riti pasquali con il pieno accesso al Santo Sepolcro, luogo sacro della nostra civiltà e pilastro della nostra identità. E con fermezza ancora maggiore ci siamo espressi di fronte ai fatti inaccettabili accaduti ieri ai danni del nostro personale UNIFIL, a cui rinnoviamo la solidarietà nostra e dell'intera Nazione . Franchezza con i quando non condividiamo le loro azioni, vicinanza e sostegno ai sotto attacco.
Come sapete, qualche giorno fa mi sono recata - prima tra i UE e G7 - in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar, Paesi che dallo scorso 28 febbraio sono stati sottoposti a un'aggressione ingiustificata da parte dell'Iran. Ho voluto esprimere loro la solidarietà e la vicinanza dell'Italia, ma ho anche lavorato per assicurare gli approvvigionamenti energetici, in particolare di petrolio, indispensabili da un'area che garantisce circa il 15 per cento del nostro fabbisogno nazionale. Con lo stesso spirito mi ero anche recata in Algeria, per rafforzare con il Presidente Tebboune la strategica che lega le nostre Nazioni e concordare con le autorità di Algeri l'aumento delle forniture di gas naturale verso l'Italia. E così farò, recandomi presto anche in Azerbaigian, ma anche sostenendo lo sviluppo di risorse energetiche assieme ai del continente africano.
Eppure, perfino su questo l'opposizione è riuscita a polemizzare, definendo la missione una passerella o addirittura una fuga da presunti problemi del Governo e della maggioranza. Non voglio scendere a questo livello di polemica, soprattutto se a farla sono parlamentari che scrivono indignati sui mentre si trovano in vacanza in località esotiche .
Voglio, però, dire che sono certa che gli italiani sono abbastanza intelligenti da capire che di fronte al rischio dello energetico più pesante che abbiamo visto di recente, di fronte alla possibilità di ulteriori rincari dell'energia, dei carburanti e dei generi di consumo, di fronte al rischio di vedere interrotte intere catene di approvvigionamento e bloccata la nostra economia, è preciso dovere del Presidente del Consiglio fare tutto il possibile per assicurare alle imprese e ai cittadini energia sufficiente e a prezzi il più possibile contenuti . Lo dico anche per dire agli italiani, che mi hanno visto dedicare così tante energie in politica estera, che è ancora di più nei momenti di crisi che si comprende quanto la politica estera sia indispensabile per la politica interna e quanto ormai ne rappresenti addirittura una precondizione, a maggior ragione per una Nazione come la nostra, che esporta beni di qualità ma importa energia, che per la sua posizione geografica si trova naturalmente esposta ai flussi migratori, che ha bisogno di rafforzare la presenza e la dimensione delle sue industrie, ma anche di attrarre investimenti. Rapportarsi ogni giorno con i nostri strategici non è turismo diplomatico, è fare gli interessi quotidiani reali dei cittadini, delle famiglie e delle imprese di questa Nazione .
E permettetemi di aggiungere, colleghi, che io ho moltissimi difetti, tranne uno: non sono una persona abituata a scappare. Non scappo da missioni sconsigliabili per ragioni di sicurezza, non scappo davanti ai problemi, non scappo di fronte alle mie responsabilità. Sono abituata a mettere la faccia su quelle responsabilità . È ancora lunga raga... Era nostra responsabilità intervenire con un corposo decreto che ponesse le basi per ridurre in modo strutturale il costo dell'energia, iniziativa che, prima di noi, nessuno aveva avuto il coraggio di adottare, che ha scontentato le grandi aziende energetiche ma è stata accolta con grande favore dal mondo produttivo. Era nostra responsabilità intervenire sul costo del carburante. Lo abbiamo fatto con un primo provvedimento che ha tagliato di 25 centesimi al litro il prezzo di diesel e benzina e ha introdotto un meccanismo antispeculazione che sta funzionando .
Lo abbiamo fatto, inizialmente per venti giorni, in attesa degli sviluppi della crisi e con il Consiglio dei ministri di venerdì scorso lo abbiamo rifinanziato e prorogato fino al 1° maggio. Una scelta che rivendico, anche alla luce delle novità di queste ore e che moduleremo man mano che i negoziati di pace andranno avanti e ci daranno una prospettiva temporale chiara degli interventi richiesti.
Se, invece, la crisi in Medio Oriente dovesse conoscere una nuova recrudescenza, dovremmo porci seriamente il tema di una risposta europea, non dissimile per approccio e strumenti a quella messa in campo per rispondere alla pandemia. In quel caso, riteniamo che non dovrebbe essere un tabù ragionare di una possibile sospensione temporanea del Patto di stabilità e crescita. Non una deroga per singolo Stato membro ma un provvedimento generalizzato. Così come l'Italia rimane pronta ad attivare ogni possibile misura per prevenire possibili comportamenti speculativi, compresi, se necessari, ulteriori interventi sui profitti delle società energetiche.
Continuerà quindi il nostro impegno a 360 gradi sul versante internazionale e, ovviamente, continueremo, come abbiamo fatto finora, a lavorare con serietà sul versante nazionale per consolidare gli sforzi che in questi anni hanno portato l'Italia ad avere i conti in ordine invece di farla travolgere dalle centinaia di miliardi di euro lasciati in eredità dalla scellerata gestione degli anni del COVID , che le hanno permesso di tornare attrattiva per gli investitori esteri, atteso che, secondo l'ultima edizione dello studio sull'attrattività, il numero degli investimenti diretti esteri in Italia è quasi raddoppiato rispetto al periodo pre-COVID e che le hanno permesso, nonostante le difficoltà, di presentarsi con un'economia solida. Unico Paese del G7 a essere tornato in avanzo primario dopo la pandemia già nel 2024, con una crescita post-COVID robusta, il tasso di disoccupazione generale ai minimi storici e il tasso di disoccupazione giovanile al suo livello più basso.
E qui consentitemi un inciso. Da giorni, la Segretaria del principale partito di opposizione, Elly Schlein, ripete in TV che da quando governa il centrodestra è aumentata la precarietà. Solo che questa è, banalmente, una menzogna verificabile. E quando si mente, colleghi, è perché si ha paura della verità La verità è che, da quando si è insediato questo Governo, è aumentato il lavoro stabile ed è diminuito il precariato. La sinistra lo rivendicava ma la destra lo ha fatto . E non lo dico io, lo dice l'Istat, i cui numeri certificano che, rispetto all'inizio della legislatura, abbiamo quasi 1,2 milioni di occupati stabili in più e oltre 550.000 precari in meno.
E sempre a proposito di dati reali, da quando è in carica questo Governo i salari degli italiani hanno ripreso a crescere, consentendo alle famiglie italiane di recuperare, seppure lentamente, il potere d'acquisto perso negli anni precedenti. Come nel 2024, anche nel 2025 le retribuzioni contrattuali hanno avuto una crescita superiore all'andamento dell'inflazione ed è aumentato, seppure non sufficientemente per noi, il reddito disponibile delle famiglie. E come ricordato pochi giorni fa dall'Istat, nel 2025, seppur di poco, è diminuita la popolazione a rischio povertà o esclusione sociale.
Sono chiaramente segnali e, ovviamente, c'è ancora molto da fare. C'è molto da fare, ad esempio, per quello che riguarda l'occupazione delle donne. In questi anni, il tasso di occupazione femminile è cresciuto di due punti rispetto al nostro insediamento, abbiamo superato il tetto delle 10 milioni di lavoratrici, ma l'Italia rimane ancora il fanalino di coda d'Europa. Sostenere la crescita dell'occupazione femminile rimane una nostra priorità per allineare l'Italia agli standard europei e recuperare un ritardo strutturale che pesa sulla nostra economia.
E, allo stesso modo, vogliamo continuare a concentrarci anche sulla qualità del lavoro, in particolare dei lavoratori più fragili. Molto ci siamo occupati dei salari in questi anni, in ultimo con la detassazione degli aumenti contrattuali, ma è evidente che esistono ancora sacche di lavoro povero che occorre affrontare. Così, nel Consiglio dei ministri che si terrà in vista della festa dei lavoratori, rispettando una tradizione che va avanti fin dal nostro insediamento, vareremo ulteriori regole per combattere il lavoro povero, rafforzando i diritti di quei lavoratori attraverso la contrattazione collettiva . Un tema che è stato prioritario per noi fin dal giorno dell'insediamento, quello sul quale abbiamo speso la maggior parte delle poche risorse che avevamo a disposizione, insieme alla famiglia e alla sanità, è stato quello di rafforzare il potere d'acquisto dei cittadini, particolarmente i più fragili e di alleggerire il carico fiscale soprattutto su chi lavora e produce. Sarebbero molti qui i provvedimenti da ricordare, come il taglio del cuneo fiscale per un valore di 18 miliardi l'anno, la riduzione dell'Irpef e delle tasse sui premi di produttività, l'innalzamento della soglia del regime forfettario per i lavoratori autonomi, l'aumento delle pensioni minime e, ancora, la riforma fiscale che l'Italia aspettava da oltre mezzo secolo, alla quale stiamo dando molto rapidamente attuazione: 18 i decreti e 6 i testi unici approvati finora e siamo in dirittura d'arrivo per definire il codice tributario, strumento che riordinerà definitivamente una materia per troppo tempo trascurata.
Abbiamo combattuto come nessun altro l'evasione fiscale, smentendo anche qui chi diceva che questo sarebbe stato il Governo amico degli evasori e dei furbi. In tre anni abbiamo raccolto oltre 100 miliardi di euro, risorse preziosissime che ci aiutano a tenere i conti in ordine e ci permettono di finanziare interventi a favore delle famiglie e delle imprese.
E non abbiamo intenzione di fermarci. Compatibilmente con il quadro della finanza pubblica, continueremo a lavorare per ridurre il carico fiscale a cittadini, famiglie e imprese perché questo avevamo promesso, questo abbiamo fatto e questo continueremo a fare anche con la prossima legge di bilancio.
Così come continueremo a investire sul Sud. Grazie al lavoro fatto fino ad oggi, il Sud finalmente non è più il fanalino di coda della Nazione e sta colmando quel divario che gravava sull'Italia da troppo tempo. Anche grazie alla zona economica speciale unica, agli investimenti nelle infrastrutture, alla spinta del PNRR, a un migliore utilizzo delle politiche di coesione, il PIL e l'occupazione del Mezzogiorno sono cresciuti più della media nazionale. Nel secondo trimestre 2025 il tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni nel Sud ha raggiunto il dato più alto dall'inizio delle serie storiche dell'Istat. Non era mai successo e questo non può che renderci orgogliosi.
E proprio partendo dall'esperienza positiva della ZES unica del Mezzogiorno, che ha dato ottima prova di sé e che abbiamo già - come si sa - esteso a Umbria e Marche, intendiamo fare un ulteriore passo avanti. Stiamo infatti studiando le modalità tecniche per riprendere alcuni dei meccanismi, in particolare quelli di semplificazione, della ZES unica che si sono rivelati i più efficaci e applicarli a tutto il territorio nazionale , perché semplificare, ridurre la burocrazia, ridurre i tempi delle autorizzazioni, in poche parole rendere la vita più facile a chi vuole investire creando lavoro e sviluppo è un passo avanti decisivo, che non deve conoscere restrizioni territoriali.
Investire in tecnologia, investire in ricerca e sviluppo, investire nel capitale umano garantendo una formazione in grado di accrescere conoscenze e competenze dei lavoratori, completare l'ambizioso percorso di riforma delle professioni che abbiamo avviato: tutto questo è fondamentale per incrementare la crescita economica, la produttività delle imprese e la loro competitività.
E, a proposito di competitività, grazie alla forza, al protagonismo, alla diversificazione produttiva delle nostre imprese, nel 2025 l' tricolore è cresciuto di 20 miliardi rispetto all'anno precedente, permettendo all'Italia di raggiungere il quinto posto al mondo tra le Nazioni esportatrici, superando la Corea del Sud e insidiando il quarto posto del Giappone. E, in questo scenario, il nostro si è dimostrato anche più forte dei dazi, come dimostra la crescita del valore delle esportazioni verso gli Stati Uniti, aumentata del 7,2 per cento nel 2025. Questo straordinario patrimonio nazionale merita di essere ancora di più sostenuto e intendiamo farlo ancora meglio.
Ovviamente, rimane per noi fondamentale il tema dell'energia, tema che abbiamo affrontato con il decreto di cui parlavo prima, ma che abbiamo posto con forza anche durante l'ultimo Consiglio europeo, in particolare per quello che riguarda il sistema europeo di tassazione del carbonio, il cosiddetto ETS. Tassa a suo tempo introdotta dall'Europa per disincentivare le emissioni inquinanti, ma che oggi finisce per gravare anche sul prezzo dell'energia prodotta con fonti rinnovabili, gonfiando artificialmente i costi energetici in diversi Stati membri, con punte che - come ho già detto - per la nostra Nazione toccano i 30 euro per megawattora, un quarto dell'intero prezzo dell'elettricità.
Nelle conclusioni dell'ultimo Consiglio europeo abbiamo ottenuto che venisse inserita la possibilità per gli Stati membri di adottare misure nazionali urgenti in grado di mitigare il prezzo dell'energia nel breve termine, ETS compreso, e tutto ciò in attesa di una revisione organica di questo strumento, sempre prevista dalle conclusioni, per ridurne strutturalmente la volatilità e l'impatto sui prezzi dell'energia.
Con il decreto Energia noi avevamo chiesto che l'ETS non comportasse un aumento del costo delle rinnovabili per abbassare i costi complessivi. È una norma che, come si sa, richiede l'autorizzazione dell'Unione europea ma, alla luce delle conclusioni del Consiglio, siamo al lavoro con la Commissione europea e siamo fiduciosi che l'obiettivo si possa raggiungere. Più in generale continueremo anche a chiedere, in Europa, di sospendere temporaneamente l'applicazione dell'ETS alla produzione di elettricità da fonti termiche, cioè dal termoelettrico. Si tratta di un provvedimento straordinario e urgente, che serve subito e almeno fino a quando i prezzi globali delle fonti energetiche fossili non torneranno sui livelli precedenti alla crisi in Medio Oriente.
Sull'immigrazione, avevamo promesso un cambio di passo e certamente il cambio di passo c'è stato, anche se non ci basta. Abbiamo siglato accordi internazionali che prima non esistevano, abbiamo ridotto gli sbarchi, aumentato sensibilmente i rimpatri, rafforzato il controllo delle frontiere, combattuto i trafficanti di esseri umani e, soprattutto, abbiamo ridotto le morti nel Mediterraneo. Grazie all'Italia, è cambiato anche l'approccio dell'intera Europa al governo dei flussi migratori. Oggi abbiamo una lista europea di Paesi sicuri di origine e una nuova definizione di Paese terzo sicuro, che consentiranno di applicare procedure di frontiera accelerate. Abbiamo una copertura giuridica ancora più chiara a sostegno delle cosiddette soluzioni innovative, a partire da quegli per i rimpatri in Paesi extra-UE, sul modello del Protocollo Italia-Albania, e un nuovo regolamento europeo sui rimpatri sta per essere finalizzato proprio per renderli sempre più effettivi.
Ora è necessario consolidare questo approccio, renderlo stabile e strutturale. Anche per questo, nell'ultimo disegno di legge sulla sicurezza, abbiamo previsto la possibilità di attivare, in caso di conclamata necessità, un blocco navale temporaneo al largo delle nostre coste: un'altra proposta che portiamo avanti da tempo, che era nei nostri programmi e che abbiamo costruito con pazienza .
Ora che la campagna referendaria è alle spalle, voglio rinnovare il mio appello affinché tutti i poteri dello Stato facciano la loro parte per garantire il rispetto di queste norme. Spetta alla politica scrivere norme chiare ed efficaci, spetta alle Forze dell'ordine, a cui va il nostro plauso e il nostro ringraziamento , verificarne le eventuali violazioni e spetta, in ultimo, alla magistratura assicurarne l'effettiva applicazione. È questo che fa chi rispetta la separazione tra i poteri dello Stato, scritta nella nostra Costituzione.
Quanto alla sicurezza, so che forse molti italiani si aspettavano di più da questo Governo, nonostante l'impegno su questo fronte abbia rappresentato una priorità costante del nostro operato. Basti ricordare che, dal nostro insediamento, abbiamo assunto oltre 42.000 operatori delle Forze di Polizia, riuscendo a garantire il al 100 per cento, ed entro la fine della legislatura sono in programma altre 27.000 assunzioni. Abbiamo rinnovato i contratti scaduti da anni, potenziato mezzi e tecnologie, aggravato le pene per chi minaccia e aggredisce i nostri uomini e le donne in divisa, previsto una specifica tutela legale per chi dovesse essere indagato o imputato per fatti inerenti al servizio. Abbiamo, di fatto, bloccato i illegali, previsto risposte più rapide contro le occupazioni abusive , misure più efficaci contro i borseggi, l'accattonaggio minorile, le truffe agli anziani, le rivolte nelle carceri e abbiamo aumentato i presìdi di sicurezza nelle aree più sensibili: ospedali, stazioni, scuole, periferie.
Dal decreto Caivano in poi, abbiamo avuto anche il coraggio di affrontare… Dal decreto Caivano in poi abbiamo anche avuto il coraggio di affrontare il problema della criminalità minorile e lo abbiamo fatto con norme coraggiose, contestate da chi non aveva fatto molto sul tema. Abbiamo previsto … Vi vedo nervosi, colleghi . Perché siete così nervosi? Avete tempo per rispondere. Mi sembrate nervosi .
Dal decreto Caivano in poi abbiamo avuto anche il coraggio di affrontare il problema della criminalità minorile. Lo abbiamo fatto con norme coraggiose, contestate da chi - dicevo - non aveva affrontato la questione. Abbiamo previsto l'arresto in flagranza per i minorenni trovati in possesso di arma da fuoco per impedire che ragazzi sempre più giovani diventino la manovalanza preferita della criminalità organizzata proprio per la loro non punibilità, così come abbiamo introdotto norme molto severe per arginare il dilagante fenomeno dell'uso dei coltelli tra i più giovani. Intendiamo andare avanti anche sulla proposta di legge, a prima firma della presidente della Commissione antimafia Colosimo, per togliere la potestà genitoriale ai boss mafiosi , tanto per rispondere, ancora una volta, con il sorriso e con i fatti all'ultima palata di fango infilata nel ventilatore da un'opposizione disperata che costruisce surreali teoremi su una mia presunta vicinanza con la criminalità organizzata, tirando in ballo un padre, morto peraltro , che non vedo da quando avevo 11 anni. Vi sfido anche su questo. Non sono solita ingerire nel lavoro delle Commissioni parlamentari d'inchiesta, ma mi permetto di chiedere alla Commissione parlamentare antimafia di occuparsi dei tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata nei partiti politici, Fratelli d'Italia compreso. Mentre alcuni usano il tema per fare propaganda contro gli avversari, a me interessa costruire gli anticorpi a un fenomeno che ci riguarda tutti Non accetto che i miei sacrifici possano essere usati per gli interessi di quelli che combatto dal 19 luglio del 1992 e non accetto lezioni su questo tema.
Sui rapporti tra questo Governo e la criminalità organizzata parlano i fatti: abbiamo messo in sicurezza l'ergastolo ostativo, salvato il carcere duro per i mafiosi da chi stava per smantellarlo. Sotto questo Governo - e non altri - sono stati catturati oltre 130 latitanti, sono state eseguite più di 300 maxi operazioni, migliaia di arresti, 7,2 miliardi di euro il valore dei beni sottratti alla criminalità, più di 18.000 beni confiscati restituiti alla collettività, che ora ospitano presìdi delle Forze dell'ordine o progetti a carattere sociale. Non abbiamo nulla da imparare da chi, invece, i boss li scarcerava a colpi di decreto con la scusa del COVID . Combatto la mafia fin da ragazzina e continuerò a farlo fino al mio ultimo respiro, senza se e senza ma, e mi auguro che almeno su questo si possa e si riesca a lavorare insieme.
E poi, finalmente, lo sgombero di quei centri sociali illegali e violenti che tutti gli altri avevano tollerato , se non sostenuto o finanziato: realtà dove regna l'illegalità e lo Stato di diritto sembra sospeso. Sarò anche qui chiara: andremo avanti con forza, con determinazione, perché non accettiamo l'idea che in Italia possano esistere zone franche dove tutto è consentito in virtù di una sedicente copertura politica o ideologica. E a chi ha accusato…
GIORGIA MELONI,. …di voler limitare la libertà di manifestare, abbiamo risposto con provvedimenti efficaci, come quello sul fermo preventivo, che hanno uno scopo molto chiaro: garantire che le manifestazioni di piazza si svolgano pacificamente, come prevede la Costituzione, senza incidenti, devastazioni, città vandalizzate, poliziotti e carabinieri aggrediti solo per il divertimento di qualche figlio di papà che si diletta a distruggere stazioni che noi dobbiamo sistemare con i proventi delle tasse dei cittadini.
Eppure, personalmente non sono soddisfatta dei risultati sulla sicurezza, perché la sicurezza è il primo dovere dello Stato e noi dobbiamo riuscire a incidere con maggiore efficacia nella vita quotidiana dei cittadini e nella loro percezione di sicurezza.
Per questo intendiamo, ad esempio, incrementare ulteriormente la presenza di Forze dell'ordine sul territorio, continuando a riorganizzare l'attività amministrativa per avere più personale in strada e stiamo lavorando per introdurre la figura dell'ausiliario dei Carabinieri e delle Forze di Polizia , assumendo 10.000 unità di volontari in ferma prefissata per fare attività di sicurezza e di controllo del territorio.
Ancora, la sanità. Sappiamo tutti quanto questo tema tocchi la vita dei cittadini. Rivendico l'azione del Governo, che ha portato il Fondo sanitario nazionale al livello più alto di sempre: 143 miliardi nel 2026, 17 miliardi in più rispetto all'insediamento. E ha avuto il coraggio, per primo, di contribuire a cercare soluzioni sul tema delle liste d'attesa, invece di limitarsi a dire che la competenza era delle regioni, come avevano fatto gli altri.
Ma è evidente che per molti italiani i tempi restano troppo lunghi, l'accesso troppo difficile, le differenze territoriali ancora troppo marcate. Questo non è accettabile, perché la sanità è uno dei pilastri della nostra Nazione. Così, il nostro impegno deve essere più forte, più concreto, più visibile nella vita quotidiana delle persone. Avremo presto i dati del sistema di monitoraggio sull'andamento delle liste d'attesa, regione per regione, prestazione per prestazione, e questo ci consentirà, finalmente, di intervenire in modo mirato ed efficace. Servirà un impegno corale per riuscire a risolvere gli ambiti più critici, perché se lo Stato e le regioni non lavorano insieme, fianco a fianco, il meccanismo si inceppa e a pagarne le conseguenze sono, in ultima istanza, i cittadini.
Ecco perché voglio anche rivolgere alle regioni una disponibilità e un appello: facciamo squadra, perché l'esito di questa sfida dipenderà dalla capacità che avremo soprattutto di lavorare insieme.
Altro tema che ci sta particolarmente a cuore è quello della casa, un bene primario … A voi no ?
Prendo atto. Prendo atto.
Altro tema che a noi sta particolarmente a cuore è quello della casa, un bene primario, il luogo dove si cresce, si studia, si sogna, si mette al mondo il futuro. Senza una casa è impossibile costruire una famiglia, garantire una vita dignitosa ai propri cari, rispondere ai bisogni fondamentali delle persone. Purtroppo, oggi il problema dell'accesso alla casa riguarda una quantità sempre maggiore di cittadini. Tantissimi italiani, giovani coppie, studenti e lavoratori fuori sede, famiglie monoreddito, persone con disabilità e molti altri, cioè gente che lavora, si impegna, paga le tasse, si trova in una zona grigia: è - passatemi il termine - troppo “benestante” per accedere alle graduatorie delle case popolari ed è troppo povera per far fronte alle richieste, sempre più alte, del mercato immobiliare. Ecco, io penso che uno Stato giusto non debba lasciare queste persone nel limbo, debba porsi il problema di come aiutarle a camminare da sole. È quello che intendiamo fare anche in vista della ricorrenza del 1° maggio. Il Consiglio dei ministri approverà finalmente i provvedimenti necessari alla realizzazione, in Italia, di quel vasto Piano casa a cui stiamo lavorando da tempo. Un Piano robusto, strutturale, che ha come obiettivo quello di rendere disponibili, tra alloggi popolari e alloggi a prezzi calmierati, oltre 100.000 case nei prossimi 10 anni .
Queste sono alcune delle questioni principali sulle quali il Governo è al lavoro, ma, come avete notato, non ho annunciato misure roboanti tipo: daremo a tutti uno stipendio senza lavorare o potrete ristrutturare la vostra villa a spese dello Stato . Avrò probabilmente deluso chi immaginava di rivedere lo stesso schema che abbiamo visto tante, troppe volte in passato, cioè quello di Governi che, in vista delle elezioni, davano vita a misure puramente demagogiche e devastavano i conti pubblici nel tentativo disperato di raccogliere consenso facile, scaricando sui giovani il costo di e privilegi. Ma il costume di quei politici che invitano tutti al bar a bere gratis e lasciano agli altri il conto da pagare non ci apparteneva ieri e non ci apparterrà domani .
Per questo tipo di scelte bisogna rivolgersi ad altri. Noi scegliamo la serietà e non rinunciamo a convincere con risposte concrete di lungo periodo, una strategia chiara, continuità nelle scelte che hanno funzionato, riforme coraggiose, verità in luogo delle menzogne e tanto, tanto lavoro. È quello che faremo anche in questo ultimo anno di Governo, per poi attendere con serenità il giudizio sul nostro lavoro e sui risultati che ha prodotto.
Sappiamo che la situazione oggi è migliore di quando ci siamo insediati, ma sappiamo anche di dover riuscire a fare di più e meglio, e lo faremo perché siamo abituati a rimboccarci le maniche. Non conosciamo la rassegnazione e non siamo abituati a gettare la spugna, tutt'altro.
L'ultimo anno di questa legislatura non sarà un tempo d'attesa, ma sarà un tempo di lavoro, di scelte e di risultati, non un tempo per costruire consenso facile, ma un tempo per rafforzare una direzione solida. La nostra direzione è chiara: difendere l'interesse nazionale italiano, sostenere chi produce e lavora, rafforzare la presenza dello Stato dove serve e alleggerirla dove è troppo invasiva, sostenere le famiglie, quelle presenti e quelle future, dare risposte ai tanti giovani che rischiano di cercare quelle risposte nella dipendenza dall'intelligenza artificiale o dai , continuare a restituire fiducia, costruire opportunità e rendere questa Nazione più giusta, più meritocratica, più forte e più libera.
Vogliamo continuare a costruire questa Italia con abnegazione, con determinazione e con umiltà, perché il voto del referendum contiene anche un segnale che non intendiamo ignorare , ma piuttosto utilizzare in positivo, perché, colleghi, un “sì” ti conferma, ma un “no” ti riaccende, ti impone di fermarti a riflettere e di rimettere tutto in discussione .
Alla fine di quella riflessione, se sei una persona abituata a guadagnarsi le cose sul campo, capisci una cosa semplice e potentissima: il rifiuto non è la fine di un percorso, ma è l'inizio di una nuova spinta .
Sarò felice di ascoltare le proposte che certamente le forze di maggioranza, ma anche quelle di opposizione, vorranno fare in quest'Aula per aiutarci ad affrontare questa difficile congiuntura della storia. Ogni buona idea sarà vagliata senza pregiudizi, magari attuata se ce ne saranno le condizioni . Se invece i partiti di opposizione vorranno usare il tempo a loro disposizione per inveire contro chi sta governando durante la tempesta, ce ne faremo una ragione .
A chi guarda con scetticismo risponderemo con i fatti, a chi spera nel nostro fallimento risponderemo con la determinazione, a chi getta fango risponderemo con l'orgoglio di chi può ancora permettersi di guardare gli altri - tutti gli altri - negli occhi .
A chi invece crede in questa Nazione diciamo: ricordatevi che non siete soli
, il Governo c'è e farà la sua parte ogni ora di ogni singolo giorno, fino all'ultimo. Quando quel giorno arriverà, se avremo agito così, non avremo alcuna ragione di temere il giudizio del popolo sovrano. Vi ringrazio .
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi dei rappresentanti dei gruppi e delle componenti politiche del gruppo Misto. Per cortesia, colleghi, chi vuole rimanere in Aula rimanga in silenzio.
Ha facoltà di parlare il deputato Giovanni Donzelli. Prego.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi dei rappresentanti dei gruppi e delle componenti politiche del gruppo Misto. Ha chiesto di parlare il deputato Donzelli. Prego.
GIOVANNI DONZELLI(FDI). Grazie, Presidente. Grazie, Presidente del Consiglio. Grazie, componenti del Governo. Colleghi, chi pensava di trovare oggi una Giorgia Meloni rinunciataria, in difficoltà, logorata, all'angolo, oggi è rimasto deluso. Abbiamo fatto vedere con chiarezza agli italiani la determinazione con cui andremo avanti. È vero, abbiamo perso il referendum. Quando gli italiani si esprimono hanno sempre ragione. Ci dispiace, pensiamo che sia un'occasione persa per l'Italia. Sapevamo che poteva essere scomodo, sapevamo che poteva essere difficile, sapevamo che poteva essere rischioso. Sarebbe stato molto più comodo, molto più semplice non rischiare, governicchiare, non scomodare poteri fortissimi, non andare a intaccare privilegi mai intaccati.
GIOVANNI DONZELLI(FDI). Sarebbe stato più semplice stare comodi nelle nostre poltrone. Sarebbe stato più comodo e più semplice, sì, ma l'avevamo promesso in campagna elettorale, e per noi la parola data è sacra .
In questi 1.264 giorni, oggi, sarebbero state più comode e più semplici tante scelte, sarebbe stato facile e comodo distribuire mancette e per foraggiare consenso , ma il Governo Meloni ha gestito il denaro pubblico con più accuratezza di come si gestisce il salvadanaio dei figli: senza austerità, ma con serietà. Perché quando sei al Governo, gratuitamente non esiste: quei soldi sono i soldi del sacrificio degli italiani .
E i primi risultati si vedono: unica Nazione del G7 con avanzo primario nel biennio, lo ai minimi, la Borsa che cresce, i titoli di Stato che vengono comprati, spostando il debito dagli speculatori alle famiglie italiane e il potere d'acquisto - come diceva Giorgia Meloni - che è tornato a crescere (più 7,5, meglio di Francia e Germania). Sarebbe stato comodo in questi primi 1.264 giorni dire ai ragazzi che lavorare non serve, che è più comodo consegnarsi al partito politico che ti permette di stare sul divano in cambio del reddito di cittadinanza.
Abbiamo scelto di puntare sul lavoro, detassando chi assume e investendo nel Sud Italia, e oggi abbiamo il record dell'occupazione e, come ricordava il Presidente del Consiglio, il minimo storico della disoccupazione e finalmente anche della disoccupazione giovanile, scesa al 18,9 per cento, meno della Francia e molto al di sotto del 23,8 per cento della Spagna, guidata dal tanto da voi amato compagno Sanchez.
Sarebbe stato più comodo, più semplice stare seduti nei salotti TV e commuoverci davanti agli sbarchi degli immigrati, magari fra una pubblicità e un sondaggio elettorale. Invece, abbiamo iniziato una collaborazione non predatoria con le Nazioni africane con il Piano Mattei. Grazie al Governo Meloni, abbiamo iniziato a convertire i debiti di quelle Nazioni in progetti di sviluppo. Sono aumentati i rimpatri così, gli sbarchi sono crollati e, sì, sono finalmente diminuite le morti in mare . Restiamo umani .
Sarebbe stato più comodo, davanti alle drammatiche immagini provenienti dalla crisi internazionale, fare i girotondi per la pace, cantare di mettere i fiori nei cannoni, manifestare come se fossimo un collettivo studentesco contro la presenza delle basi NATO in Italia, gridare contro gli americani davanti ai riflettori delle TV e poi, di nascosto, andare a pranzo con l'emissario di Trump per rassicurare che “Giuseppi” è sempre lo stesso e sempre a disposizione . Non come quei puntigliosi di Crosetto e Meloni, che fanno i cavillosi sul rispetto degli accordi per l'uso della base di Sigonella. “Giuseppi” è sempre a disposizione, state tranquilli .
Sarebbe stato semplice, anzi no, potrei dire che sarebbe stato semplice e comodo, ma per noi non sarebbe stato né semplice, né comodo, sarebbe stato impossibile scendere in piazza insieme a chi martella i poliziotti . Noi abbiamo scelto e continueremo a scegliere di stare al fianco delle donne e degli uomini in divisa, con nuove assunzioni, il rinnovo dei contratti e maggiori tutele legali. Chi difende la nostra sicurezza deve essere difeso dallo Stato.
Sarebbe stato semplice, molto più semplice, molto più comodo fare i filosofi, i maestrini dell'antimafia a parole, salvo poi manifestare per togliere il 41- e scarcerare i boss mafiosi con le scuse sanitarie . Abbiamo scelto di combattere la mafia con i fatti, mettendo in sicurezza il carcere ostativo, salvando il 41-, aumentando la Polizia penitenziaria, garantendo che l'alta e media sicurezza fossero tali per davvero.
E - come ricordava il Presidente Meloni - abbiamo fatto una proposta di legge, firmata poi anche dagli altri partiti e dagli altri parlamentari, per togliere i figli ai mafiosi e non soltanto a chi abita nel bosco . Perché la lotta alla mafia è una cosa seria, è una cosa ben diversa dalla ricerca vigliacca di utilizzati per discriminalizzare l'avversario. Perché se tutto è mafia, niente è mafia e la mafia non esiste: è il miglior regalo che si può fare ai mafiosi .
Non prendiamo lezioni di legalità da nessuno, sia chiaro . Nemmeno se le lezioni di legalità ce le vuole fare qualcuno improfumato in un di un aeroporto. Nemmeno da chi pensa di essere così casta, intoccabile da estendere l'immunità dai controlli di Polizia anche ai pregiudicati che occasionalmente si appoggiano nella propria camera d'albergo . Non accettiamo lezioni di legalità nemmeno da chi concorda in antimafia le domande con chi deve essere audito, perché magari si vanta di un passato come procuratore antimafia . Non prendiamo lezioni di legalità nemmeno da chi è riuscito a raddoppiare, a passare da 5 a 10, dal 5 per cento del di Grillo al 10 per cento della percentuale dello studio Alpa, dove lavorava il Presidente Conte .
Perché - sia chiaro - reputiamo indegno che lo studio professionale dove lavorava il Presidente del Consiglio prendesse le percentuali sugli appalti delle mascherine, mentre i medici e gli infermieri morivano in corsia e gli italiani venivano bloccati dal COVID nelle proprie case e gli veniva impedito di lavorare .
In questi primi 1.264 giorni sarebbero state più comode e più semplici tante alternative. Molto spesso, in tanti ci dicevano: ma perché fate così? Chi ve lo fa fare? Non sarebbe più comodo, non sarebbe più semplice? La strada comoda e la strada semplice non fanno per noi, non fanno per Giorgia, lo dimostra la sua storia, non fa per Fratelli d'Italia. La strada semplice e la strada comoda non è mai stata, nella storia italiana, quella della destra, che è arrivata dalla marginalità al Governo della Nazione con sacrifici enormi e senza mai piegarsi davanti a nessuno .
Non abbiamo scelto la strada comoda e la strada semplice quando come Fratelli d'Italia siamo nati, quando abbiamo lanciato questa scommessa folle, quando tutti ci davano per spacciati. Non abbiamo scelto la strada semplice e la strada comoda quando chi perdeva le elezioni andava al Governo e noi restavamo, anche se da soli, all'opposizione . Non l'abbiamo scelta in questi 1.264 giorni, non la sceglieremo oggi, non la sceglieremo da qui alla fine della legislatura e non la sceglieremo nemmeno nelle prossime legislature, a prescindere da come andranno le elezioni .
Noi resteremo quello che siamo e quello che siamo sempre stati, se ne facciano una ragione quelli che sanno solo disumanizzare e delegittimare la dignità dell'avversario . Un giorno fascisti, un giorno complici di genocidio, un giorno distruttori della Costituzione, un giorno amici dei mafiosi. Guardatevi allo specchio e chiedetevi quando siete andati al potere come eravate e come siete usciti dalle esperienze di Governo . E guardate bene in faccia noi: noi guardiamo la vostra rabbia, voi guardate il nostro sorriso , perché è con questo sorriso che noi siamo quelli che voi volevate essere e non ci siete mai riusciti .
Chi prova a gettarci fango - sia chiaro - sporca solo le proprie mani con cui tocca il fango. Ancora oggi e anche domani, sporche di fango noi avremo solo le nostre scarpe, perché le nostre mani e i nostri occhi resteranno puliti . Lo sono sempre stati e lo resteranno. E ci presenteremo agli italiani, alla fine di questa legislatura, con le mani pulite, gli occhi puliti, stringendo le mani per strada senza aver paura di fare i o di conoscere nessuno, guardando in faccia gli italiani con la consapevolezza che, magari, avremo sbagliato qualcosa, ma tutto quello che abbiamo fatto, l'abbiamo fatto solo per l'Italia e mai per interesse personale o di partito .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Elly Schlein. Ne ha facoltà.
ELLY SCHLEIN(PD-IDP). Presidente, il suo è stato un discorso di autoconvincimento. Lei ci sfida ma le do una notizia: l'avete già persa quella sfida, perché avete sfidato la Costituzione e il popolo sovrano vi ha battuto nelle urne. Si vede che avete molta voglia di tornare all'opposizione. Non vi preoccupate, vi accontenteremo .
Se non è troppo impegnata con gli scandali ogni giorno dei suoi Ministri, vorrei mandarle una cartolina dal Paese reale, quel Paese in cui negli ultimi quattro anni gli stipendi reali si sono abbassati di 9 punti percentuali mentre il carrello della spesa aumentava di 25 punti. Gli italiani con gli stessi stipendi di prima in tasca non riescono più a fare la stessa spesa di prima. Abbiamo la crescita a zero, abbiamo un calo di produzione industriale che dura da tre anni. Se non ci fosse stato il PNRR, che voi non avevate nemmeno votato, saremmo già in recessione. A proposito di quelli che lasciano il bar senza pagare, il Governo precedente vi aveva lasciato 200 miliardi di euro , voi ci lasciate con la crescita a zero.
Guardi, le tasse sono al record da 12 anni, le bollette erano già prima le più care d'Europa, ma la guerra illegale di Trump e Netanyahu ha peggiorato questa situazione, e voi, in questi giorni, avete sfornato il record dei decreti che scadevano già il giorno dopo averli emessi, che già erano superati dai fatti. Non avete saputo mettere in campo uno straccio di politica industriale per quattro anni, avete pasticciato su Transizione 5.0 e gli incentivi.
Se noi andiamo a vedere come stanno oggi gli italiani non ce n'è uno che può dire di stare meglio di prima, se non forse i più ricchi o quelli che avete deciso di aiutare voi. Avete tagliato l'80 per cento del fondo sull'auto nel momento di peggiore crisi del settore dell'auto in Italia e in Europa, con vertenze da Sud a Nord e lavoratori in sciopero che oggi sono anche messi sotto accusa per effetto dei vostri pessimi decreti Sicurezza . Avete perso tempo in un'insensata guerra alle rinnovabili, perdendo occasioni di creare buon lavoro e buona impresa. Avete perso per sciatteria anche l'occasione della di Termoli. Dovevate abolire le accise ma le avete aumentate e, se la tregua non diventa una pace, quei pochi centesimi di sconto che avete dato se li mangerà direttamente l'aumento di questi prezzi. È già successo in questi giorni e se ne sono accorti quelli che sono andati ieri a fare un pieno di gasolio e l'hanno pagato 25 euro in più. Chi pensate di prendere in giro, Presidente?
Dovevate aumentare le pensioni minime a 1.000 euro e le avete aumentate di un paio di caffè. Volevate occuparvi di denatalità ma oggi in Italia nascono ancora meno figli. Volevate occuparvi di sicurezza ma i reati sono aumentati e sapete solo scaricare le vostre responsabilità sui sindaci. Ma se volete fare una cosa seria, riportate in Italia i soldi che avete buttato in quei centri illegali in Albania e usateli per aumentare le Forze di polizia e pagare meglio i loro stipendi.
Avete fatto solo repressione, negando la prevenzione, e se aveste messo un euro per ogni nuovo reato sulla sanità pubblica le liste d'attesa oggi sarebbero già la metà.
La sua incoerenza, Presidente, è sotto gli occhi di tutti gli italiani, milioni di italiani che in questo momento stanno scegliendo se ritardare il pagamento delle bollette o dell'affitto, se possono permettersi una visita nel privato o devono invece rinunciare a curarsi e, addirittura, di quei tanti giovani che devono decidere se accettare uno non pagato, che è l'unica cosa che si sono visti offrire, o se partire all'estero. Questo è il bilancio di quattro anni del vostro Governo. Presidente, che occasione storica ha sprecato di cambiare questo Paese. Avevate i numeri qui dentro per fare tutto e non avete fatto nulla per cambiare in meglio la vita degli italiani.
Di lei si ricorderà un'autonomia differenziata bocciata dalla Corte costituzionale, una riforma costituzionale bocciata dal voto popolare, un premierato proposto e poi abbandonato. Mi scusi, no: si ricorderà anche il decreto e quei centri in Albania che sono rimasti vuoti , perché la sua propaganda, Presidente, ha sbattuto forte contro la realtà di quei 15 milioni di elettori che hanno detto “no” per difendere la Costituzione, perché in questi quattro anni ogni vostra scelta è andata nella direzione opposta a quella di attuare pienamente la nostra Costituzione. Articolo 1: l'Italia è fondata sul lavoro; la vostra è fondata sul lavoro povero e sul lavoro precario, e continuate a negare il salario minimo a 4 milioni di lavoratrici e di lavoratori che sono poveri anche se hanno un lavoro.
Propaganda è l'aumento dell'occupazione, ma ci guardi dentro quei dati, Presidente, perché dentro dilaga il lavoro povero. È l'OCSE che le ha risposto, mentre lei parlava, dicendo che c'è un problema sull'occupazione femminile, sull'occupazione dei giovani. È aumentata, sì, quella degli 50, solo che ai giovani vengono solo proposti degli non pagati e zero prospettive di crescita professionale. Per questo toccherà a noi approvare quel salario minimo, toccherà a noi combattere lo sfruttamento e la precarietà, toccherà a noi combattere il forzato che segna il destino di tante, troppe donne lavoratrici, toccherà a noi approvare una legge sul congedo paritario, che finalmente dia cinque mesi a entrambi i genitori e riesca ad aiutare anche i padri a veder crescere i figli, toccherà a noi occuparci della sicurezza del lavoro che avete dimenticato introducendo il subappalto a cascata nel codice degli appalti, toccherà a noi fare una legge sui mentre solo i giudici hanno avuto il coraggio di commissariare quelle multinazionali americane che li sfruttano a cottimo con paghe da fame.
L'articolo 32 garantisce il diritto alla salute ma nel 2023 - tra il 2023 e il 2024 - con il suo Governo gli italiani che rinunciano a curarsi sono aumentati da 4 milioni e mezzo a 6 milioni. Non è un caso: è il frutto dei vostri tagli e lei lo sa benissimo. Vi abbiamo indicato, con le altre opposizioni, dove prendere delle risorse per assumere i medici e gli infermieri che mancano nei reparti, ma nulla, perché voi volete una sanità a misura del portafoglio delle persone. Noi vogliamo quella di Tina Anselmi , che curava anche e soprattutto chi da solo non ce la fa.
Guardate che abbiamo un articolo 34 che parla del diritto alla scuola, ma anche lì tagli alla scuola, tagli all'università pubblica. Anziché pagare meglio gli insegnanti, anziché rendere gratuiti i libri di testo e il trasporto pubblico per gli studenti, anziché introdurre l'educazione sessuale e affettiva obbligatoria in ogni ciclo scolastico, voi avete anche lì un approccio tutto securitario. Ma cosa pensate di risolvere con i all'ingresso delle scuole se dentro non ci mettete gli psicologi e non mettete i libri all'uscita ? Noi vogliamo garantire il diritto a restare dei giovani che si sentono costretti, da contratti precari e salari bassi, a partire. Ai giovani avete persino tolto il diritto al voto fuori sede ma noi lo garantiremo e continueremo a batterci. Oggi c'è un presidio e insisteremo affinché non sarà legge.
L'articolo 9 della Costituzione promuove la cultura e la ricerca e voi l'avete reso un terreno di caccia per poltrone su cui piazzare i fedelissimi. L'avete piegato a delle logiche che vedono prevalere la voglia di riscrivere la storia anziché sostenere chi racconta la storia di Giulio Regeni, torturato e ucciso in Egitto, un Paese che voi vergognosamente considerate sicuro.
C'è la tutela dell'ambiente, ma voi continuate a negare l'emergenza climatica e non aiuterete né le imprese né gli agricoltori, quelli che aspettano ancora i ristori che aveva promesso e che non sono mai arrivati. Fate in fretta a sostenere il Molise, a sostenere l'Abruzzo, a sostenere la Puglia, a non dimenticare i danni in Sicilia, in Calabria e in Sardegna . Fate in fretta. Toccherà a noi fare un grande piano di prevenzione del dissesto che voi avete definanziato.
C'è l'articolo 3 che parla di eguaglianza, mentre avete abbandonato il Sud togliendo fondi alle infrastrutture, negando il supporto al reddito, negando il salario minimo. Guardate che sull'autonomia differenziata siete stati talmente chiari che non avete messo un euro. Per questo, anche per questo, abbiamo denunciato che siete il Governo più antimeridionalista della storia di questo Paese.
Poi c'è l'articolo 11, che non lascia spazio a dubbi: l'Italia ripudia la guerra. Presidente, due giorni fa il Presidente Trump ha detto che sarebbe morta - e ha minacciato di morte - un'intera civiltà. È lo stesso uomo per cui lei ha proposto il Nobel per la pace. Ma quale Nobel per la pace ! Nessuno vuole rinunciare alla relazione con gli Stati Uniti ma si sta a testa alta, dicendogli che si sbaglia, dicendo a lui, come a Netanyahu, che si devono fermare. Ieri hanno continuato a bombardare il Libano, come se non ci fosse stata una tregua. Hanno colpito anche un mezzo italiano e voi ancora non riuscite a dirgli chiaramente: vi dovete fermare !
L'Italia ripudia la guerra, Presidente, e noi non contestiamo solo la subalternità a Trump, ma anche che non riuscite a scegliere fino in fondo l'Europa. Lei dovrebbe guidare la difesa del diritto internazionale, un salto in avanti l'integrazione europea…
ELLY SCHLEIN(PD-IDP). …gli investimenti comuni che chiede anche la Confindustria. Questo è quello che ci aspettiamo che faccia e che non farà. Ma non si preoccupi, toccherà a noi fare tutto questo, toccherà a noi costruire l'alternativa con gli alleati e tra le persone e riuscire finalmente ad attuare fino in fondo la Costituzione…
ELLY SCHLEIN(PD-IDP). …che avete provato a stravolgere .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Riccardo Molinari. Ne ha facoltà.
RICCARDO MOLINARI(LEGA). Presidente Meloni, il gruppo della Lega la ringrazia per questa audizione che, come lei ha sottolineato, non era dovuta. Non era dovuta perché la posizione sua e del Governo sull'esito del referendum è sempre stata molto chiara ed è stata ribadita anche oggi. Noi abbiamo portato avanti quella riforma costituzionale perché i cittadini italiani, col loro voto, nel 2022 ci hanno chiesto di farlo. Quella riforma della giustizia era una riforma parte del programma di Governo del centrodestra e siamo convinti che fosse una riforma giusta, fosse una riforma che concludeva un percorso iniziato con la Costituzione repubblicana, che passava dalla riforma del codice Vassalli del 1988, dalla riforma del giusto processo - riforma costituzionale del 1999 - e che avrebbe dovuto concludersi con una riforma dell'ordinamento giudiziario.
Vedete, pensiamo che non abbia perso il Governo con l'esito del referendum, ma purtroppo ha perso una grande occasione di modernità l'Italia , ma il voto del popolo va sempre rispettato e ovviamente lo rispettiamo, anche perché, a discapito dei festeggiamenti della sera del referendum, se guardiamo alle conseguenze politiche di quel voto è un voto che ha creato più problemi a sinistra che nel centrodestra, perché dal giorno dopo, nonostante l'entusiasmo, ci si sarebbe aspettato che il campo larghissimo si facesse portavoce di una proposta alternativa di governo, di idee nuove, di proposte di discontinuità rispetto a quello che stiamo facendo noi. In realtà, sappiamo che questo semplicemente non è possibile. Non è possibile perché è una maggioranza - una presunta maggioranza, un'ipotetica maggioranza - talmente variegata che non ha una posizione comune sui temi centrali dell'attualità, come la politica estera. Ogni volta che qui si discute di NATO, di Israele, di Stati Uniti, di guerra o di Europa presentate cinque o sei risoluzioni diverse . Ogni volta che si discute di tasse passiamo da chi ci accusa di averle tagliate troppo poco a chi vorrebbe sequestrare le seconde case per regalarle e darle in affitto a canone agevolato. Quando si parla di industria, c'è chi ci accusa di aver messo troppo pochi fondi su Industria 4.0 e chi vorrebbe chiudere tutte le industrie inquinanti nel nostro Paese.
Non so in questo modo quale proposta si possa fare e infatti non la fate. L'unico dibattito che si è aperto dopo il referendum è stato il solito dibattito sulla che non c'è, sulle primarie, sui regolamenti, le primarie , le primarie ai gazebo, il fatto che il debba essere uno degli attuali segretari o il fatto che il debba essere il sindaco di qualche grande città. Vi diamo un consiglio non richiesto, cari colleghi: delle vostre primarie, dei vostri regolamenti e delle vostre agli italiani non interessa alcunché , perché la grande differenza tra questa maggioranza e voi è che, pur nelle differenze, noi abbiamo una visione comune sui grandi temi e questo ha garantito stabilità.
Lo diciamo subito: vista la situazione di crisi internazionale che stiamo vivendo, la Lega vuole collaborare ancora di più all'unità del centrodestra, a sostenere la Presidente Meloni e tutto il Governo, perché ci rendiamo conto della difficoltà del momento. Ma sappiamo che la stabilità non è un valore in sé: è un valore quando porta, però, dei benefici e, guardate, i benefici della stabilità di questo Governo sono oggettivi perché, grazie alla credibilità di questo Governo, abbiamo ottenuto un abbassamento dello , che vuol dire pagare meno il debito pubblico italiano e avere più soldi per fare politiche per i cittadini, abbiamo ottenuto un più alto e stiamo uscendo dalla procedura di infrazione e per questo vogliamo ringraziare il nostro Ministro Giorgetti , che ha saputo dimostrare che si possono tenere i conti in ordine senza le ricette che sono sempre state proprie della sinistra, cioè l'austerità, l'aumento delle tasse e il taglio della spesa sociale. Questo è un Governo che ha tenuto i conti in ordine abbassando la tassazione sugli stipendi più bassi, investendo più di tutti in sanità, facendo politiche effettive per incentivare l'occupazione, motivo per cui abbiamo il record di occupati della storia repubblicana. Questo è un esempio di come la stabilità può essere un valore quando porta a determinati risultati.
Le sfide, però, sono anche altre e sono nuove. Non dobbiamo solo pensare a cosa abbiamo fatto, ma a quello che dovremo fare. Certamente abbiamo molto apprezzato, Presidente, la sua visita nei Paesi del Golfo, che ha ridato nuovamente l'idea di un'Italia che è centrale nelle dinamiche della politica internazionale e soprattutto abbiamo apprezzato la prontezza con cui il Governo ha dato sicurezza al mondo economico del nostro Paese, non solo a parole, ma con tre provvedimenti subito applicati - il decreto Bollette e i due decreti Accise - che fanno capire al Paese che noi ci siamo, nonostante questa crisi dei prezzi non dipenda da noi . Sì, perché anche su questo c'è una grande differenza tra noi e il centrosinistra all'opposizione e l'abbiamo visto due giorni fa qui nell'audizione del Ministro Crosetto. L'audizione doveva essere sull'utilizzo delle basi militari per eventuali azioni militari contro l'Iran e, in realtà, si è trasformata in tutt'altro, perché ovviamente Crosetto ha ribadito quello che il Governo ha sempre detto: l'Italia non è in guerra, non vuole essere in guerra, non siamo nel 1999 quando governavano altri e, quindi, non partiranno i nostri cacciabombardieri a bombardare senza un consenso parlamentare e così è stato . L'Italia ha negato agli Stati Uniti l'utilizzo di Sigonella per andare a portare avanti un'azione offensiva in Iran.
Ma non era questo che interessava all'opposizione, che aveva chiamato in Aula Crosetto. L'opposizione voleva un'altra cosa: voleva la denuncia di Trump da parte di Crosetto, come la chiede ogni giorno da parte di Giorgia Meloni e di ogni membro del Governo. Allora, io faccio una domanda: ma cari colleghi, voi pensate che se domani Giorgia Meloni va in televisione ad attaccare Trump magicamente finisce la guerra in Iran ? Voi pensate che, se il Governo attacca Trump, domani il gasolio torna a costare come prima? Voi pensate che, se attacchiamo frontalmente Trump, diventiamo per magia un Paese autosufficiente dal punto di vista della difesa e dei militari e non abbiamo più bisogno dello scudo della NATO e degli Stati Uniti? Visto che la risposta è ovvia, i casi sono due: o voi avete in mente un modello dove la collocazione dell'Italia non è nel mondo libero occidentale con gli Stati Uniti e la NATO, ma coi tagliagole ayatollah fondamentalisti islamici o con le dittature comuniste monopartito come la Cina, perché queste sono le alternative agli Stati Uniti, oppure, se non è così, voi per colpire il Governo - forse ancora peggio - siete anche disposti a creare un danno irreparabile al nostro Paese . Questa è la gravità del vostro comportamento.
La Presidente Meloni sulla posizione internazionale ha avuto una frase perfetta - per quanto sia stata attaccata - sulla guerra in Iran: non condivido e non condanno. Non condivido perché la guerra è stata iniziata unilateralmente da Stati Uniti e Israele senza coinvolgere gli alleati e, quindi, non possiamo condividere qualcosa che non abbiamo deciso, ma non condanniamo perché non siamo degli ipocriti e siamo perfettamente consapevoli che un mondo dove gli ayatollah - una teocrazia - disponessero della bomba atomica è un mondo meno sicuro per tutti. Piantiamola lì di andare avanti con questa ipocrisia e far finta di non vedere quello che il mondo oggi è.
E come la Presidente Meloni ha dimostrato che si può stare nell'Alleanza atlantica in maniera leale ma difendendo l'interesse nazionale, noi la esortiamo, Presidente, a portare avanti questo comportamento anche nei confronti dell'Unione europea. È fondamentale sospendere immediatamente il Patto di stabilità per permetterci di far fronte all'aumento dei costi energetici, perché i cittadini non potrebbero capire perché il Patto di stabilità è sospeso per gli armamenti - o come facciamo a trovare i 90 miliardi, di fatto a fondo perduto perché non saranno mai restituiti, da dare all'Ucraina - ma non ci sia la possibilità, con le nostre risorse, di abbassare i costi dell'energia. Questo è un risultato che dobbiamo ottenere ed è una battaglia che dobbiamo fare.
Dobbiamo, inoltre, razionalmente aprire anche un altro dibattito in sede europea, perché noi sappiamo perfettamente che le sanzioni economiche alla Russia sono determinate dal fatto che dobbiamo colpire un Paese aggressore e stare col Paese aggredito. Noi abbiamo votato tutti i provvedimenti al riguardo, però dobbiamo uscire anche qua dall'ipocrisia, perché qualcuno mi deve spiegare perché in questo momento, dove le forniture di gas e petrolio dalla Russia abbasserebbero drasticamente i costi dell'energia, l'Europa continua a permettere di non farlo, però in questi anni noi continuiamo a pagare Putin per acquistare il nichel e altre materie prime che servono all'Agenda verde, , della Commissione europea . Noi compriamo dalla Russia - e finanziamo la Russia - materiali che servono a fare le batterie elettriche e i pannelli solari, ma non possiamo comprare il gas e il petrolio che servirebbero ad abbassare i costi. Allora, la domanda qui è: ma l'Unione europea e la Commissione europea stanno facendo la guerra alla Russia per difendere l'Ucraina o stanno continuando a fare la guerra alla propria industria per distruggerla e renderci ancora più dipendenti da terzi ? Perché vediamo oggi cosa vuol dire essere dipendenti da terzi sulle materie fossili e, andando avanti con questa politica, diventeremo dipendenti anche sui prodotti che l'Europa è sempre stata la prima a fare nel mondo.
Non produciamo più acciaio per gli ETS, non produciamo più cemento, non produciamo più auto, e non perché non siamo più capaci, ma per le politiche che questa Commissione porta avanti e, quindi, su questo serve una netta discontinuità.
In conclusione, Presidente, andiamo avanti, per questo anno e mezzo di legislatura che manca, sul taglio delle tasse, sugli investimenti in sanità, sugli investimenti in sicurezza. Siamo a meno 60 per cento di sbarchi sull'immigrazione clandestina: un altro risultato ottenuto.
Lei ha parlato prima della questione meridionale. È dovere della Lega ricordarle che c'è anche un'altra questione, che è la questione settentrionale . Lei ha parlato delle ZES del Meridione; noi chiediamo che le ZES vengano estese anche alle zone di confine alpine e alle aree interne del nostro Paese…
RICCARDO MOLINARI(LEGA). …e, soprattutto, che, per dare risposta alla voglia di cambiamento che il Nord ha espresso con il referendum, si concluda al più presto l'autonomia differenziata delle regioni che l'hanno chiesta .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Paolo Barelli. Ne ha facoltà.
PAOLO BARELLI(FI-PPE). Grazie, Presidente. La fase storica che stiamo attraversando chiama il quadro politico a dimostrare lucidità, senso delle istituzioni e, soprattutto, responsabilità. Credo che si possa affermare, signor Presidente Giorgia Meloni, senza alcuna esitazione, che il Governo di centrodestra abbia dimostrato costantemente solidità e un tracciato chiaro in un contesto internazionale tra i più complessi degli ultimi decenni.
Viviamo in un tempo in cui l'agenda internazionale è segnata da un'imprevedibilità costante, con un'impressionante successione di crisi che causano riflessi interni ai tessuti sociali. Abbiamo abbandonato quello scenario lineare che ci eravamo illusi di attraversare dopo la caduta del muro. Oggi quei principi che ci parevano definitivamente conquistati, come la pace e la prosperità, appaiono drammaticamente messi in discussione.
In questo quadro, la stabilità politica interna non è un valore accessorio, ma una condizione imprescindibile per garantire credibilità e autorevolezza al nostro Paese. Ed è proprio per la sua credibilità in mezzo a queste condizioni eccezionali che il suo Governo, signor Presidente del Consiglio, si è misurato con successo. A dimostrare ciò è il costante apprezzamento delle agenzie internazionali, che hanno progressivamente aumentato il del nostro Paese dopo anni di bocciatura. Senza dimenticare la guerra tra Ucraina e Russia, che da troppi anni crea un dramma a quelle popolazioni, con ripercussioni altrettanto negative anche sul versante economico e diplomatico, non solo in Europa; la recente crisi bellica in Iran ne è, ora, un altro esempio di criticità lampante.
L'attacco mosso da Stati Uniti e Israele, con la conseguente risposta del regime degli , ha innescato una reazione a catena, aprendo scenari di contagio sulla filiera degli approvvigionamenti energetici, mettendo in discussione le rotte commerciali e causando contraccolpi importanti sulla dinamica dei prezzi.
La tregua intervenuta nelle ultime ore rappresenta un segnale positivo, ma non può farci dimenticare quanto rapidamente il quadro globale possa deteriorarsi. Dobbiamo farne tesoro, continuando a rafforzare gli strumenti di prevenzione, la nostra capacità di risposta e la nostra iniziativa politica negoziale.
Su questo obiettivo ha lavorato, durante la fase più acuta della crisi, e continua a farlo la nostra diplomazia, con in testa lei, la nostra Premier, e il Ministro degli Affari esteri, Antonio Tajani, cui va reso merito di una instancabile attività di relazione con tutti gli attori in campo .
In questo contesto, il Governo ha ribadito con convinzione la centralità della collocazione dell'Italia nell'asse euro-atlantico. La nostra appartenenza alla NATO e all'Unione europea è un pilastro irrinunciabile della nostra politica estera, ma essere alleati non significa rinunciare al senso critico e all'autonomia di giudizio, proprio nel solco della leale amicizia che nutriamo, in particolare, con Stati Uniti e Israele. Il caso di Sigonella - è stato citato - è solo uno degli esempi.
Come detto, questo ultimo conflitto, che certamente noi non volevamo, e l'instabilità conseguente stanno determinando un aumento significativo dei costi dell'energia, dei carburanti e delle bollette che si traducono in un impatto diretto sulle famiglie e sulle imprese italiane.
Di fronte a questa situazione, il Governo ha scelto la via della concretezza. I provvedimenti adottati in materia di caro energetico e carburante rappresentano interventi mirati, temporanei ma efficaci, pensati per attenuare gli effetti più immediati della crisi.
Allo stesso tempo, è fondamentale rafforzare la dimensione europea di questa risposta. Guardiamo con favore all'apertura della Commissione europea sulla revisione del Patto di stabilità: è un segnale importante nella direzione di una maggiore flessibilità, necessaria per affrontare sfide eccezionali.
Ma occorre ricordare i provvedimenti varati dal Governo, partendo da questi ultimi giorni, per affrontare la crisi in Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz. Ebbene, in meno di due settimane, dal 18 marzo al 4 aprile, con tre decreti il Governo, per il solo 2026, ha stanziato ben 3 miliardi di euro per fronteggiare l'emergenza: risorse imponenti, il cui stanziamento non era previsto, ma che è stato necessario reperire in tempi strettissimi. Il Governo è intervenuto sulle accise per calmierare i prezzi dei carburanti, del gas e dell'elettricità che si abbattono su imprese e famiglie.
È stato rispettato l'impegno assunto in legge di bilancio, destinando per intero 1,3 miliardi al finanziamento della misura Transizione 5.0, una misura che, in un anno, ha visto l'adesione di circa 20.000 imprese, delle quali 15.000 di medie e piccole dimensioni; 800 milioni aggiuntivi sono stati stanziati per sostenere l'internalizzazione delle imprese italiane colpite dal rincaro.
Ovviamente guardiamo con speranza alla tregua di queste ultime ore.
Allo stesso tempo, però, possiamo garantire che Governo e maggioranza sono pronti e determinati a mettere in campo tutte le misure che saranno necessarie.
Come ho ricordato, il Governo ha dimostrato di saper svolgere il suo ruolo a favore di cittadini e aziende, al fine di promuovere la crescita. Lo testimoniano i fatti e le misure messe in campo in questi 4 anni, alcuni dei quali meritano di essere velocemente ricordati: il taglio del cuneo fiscale è stato reso strutturale dal 2025, con uno stanziamento a regime di 12,5 miliardi l'anno, risorse che consentono ai lavoratori di avere più soldi in busta paga; è stata riformata l'Irpef, con l'accorpamento delle prime due aliquote in una sola, del 23 per cento, per i redditi da 15.000 a 28.000 euro, ed è stata ridotta la seconda aliquota, che si applica ai redditi da 28.000 a 50.000, portandola dal 35 al 33 per cento, quindi un costo complessivo di 8 miliardi.
Basterebbero queste due misure per tacitare chi sostiene, per pura propaganda, che questo Governo non ha realizzato riforme, senza considerare che queste misure sono state attuate nonostante la riattivazione, dal 2024, dei vincoli di bilancio a livello europeo, sospesi temporaneamente a seguito della pandemia. Quindi, i nostri conti sono in ordine grazie al lavoro di questo Governo.
Per la sanità, negli ultimi due anni - questo è anche un argomento che, evidentemente, viene dimenticato dall'opposizione - sono stati stanziati complessivamente 22,5 miliardi per il triennio 2026-2028, portando il finanziamento del sistema sanitario a un livello mai raggiunto negli anni precedenti; 5,2 miliardi sono gli stanziamenti complessivi previsti dall'ultima legge di bilancio; 8,4 miliardi complessivi sono stati destinati al finanziamento dell'iperammortamento in favore di imprese e 1,3 miliardi nella detassazione degli aumenti riconosciuti a seguito dei rinnovi dei contratti collettivi nazionali: misure, queste, per le quali Forza Italia si è fortemente battuta.
Colleghi, parliamo di misure vere, già in vigore, che stanno dispiegando i loro effetti e che solo questo Governo e la sua maggioranza sono stati in grado di attuare, così come i risultati mai raggiunti prima in materia di occupazione, con gli occupati che sono al 62,6 per cento e la disoccupazione scesa al 5,1 per cento.
L'elenco di misure adottate da questo Governo potrebbe essere ancora molto più lungo di quello che io ho citato, perché non ci sono soltanto misure ad impatto economico, ma anche quelle leggi che servono a regolare per tempo settori che diventeranno strategici. Mi limito a citare la legge che è in corso di esame qui alla Camera: la delega sul nucleare, unica vera alternativa all'energia fossile.
Si tratta, ovviamente, di un intervento che guarda al medio e lungo periodo. A tal proposito, Presidente Meloni, mi consenta di esprimere, a nome di Forza Italia, tutto il nostro apprezzamento per l'iniziativa che ha assunto con il suo viaggio nei Paesi del Golfo; iniziativa a tutela degli interessi nazionali che è criticata senza argomenti validi dagli stessi che continuano a dire “no” al nucleare e che, anche in questa situazione particolare, ad esempio sono contrari alla proroga dei rigassificatori, opportunamente inserita in uno dei decreti-legge varati in queste ultime settimane.
Credo che non solo noi abbiamo notato che, da qualche settimana, l'intensità di polemica di natura propagandistica nei confronti del Governo abbia registrato un considerevole aumento. Sono tentativi disperati di chi, forse, si illudeva che la dolorosa battuta d'arresto dell'esito referendario sulla riforma della separazione delle carriere avrebbe gettato scompiglio nella maggioranza e indebolito il Governo.
PAOLO BARELLI(FI-PPE). La realtà - concludo - anche in questo caso è un'altra e vede il Governo e la maggioranza determinati a portare avanti il programma di Governo anche e soprattutto in questo ultimo anno di legislatura.
Oltre a fronteggiare - e concludo - l'emergenza prodotta dagli effetti della crisi in Iran, gli obiettivi principali da perseguire sono essenzialmente tre: sostegno al sistema produttivo, interventi per combattere i salari poveri e sostegno alle famiglie. Presidente Meloni, questo Governo sta lavorando bene, adempiendo pienamente al compito che gli elettori le hanno attribuito, assieme ai partiti alleati, nel 2022. Noi siamo convintamente al suo fianco .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Giuseppe Conte. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE CONTE(M5S). Signor Presidente, signora Presidente, onorevoli colleghi. Signora Presidente, lei racconta una realtà mitologica. Io credo che la sveglia referendaria non abbia suonato a Palazzo Chigi. Guardi che si presenta qui, ormai al quarto anno, con i “diremo”, “faremo”. Si deve rendere conto: lei ha un grande futuro alle spalle. Ha citato grandi numeri, non ha citato i numeri essenziali, due numeretti: quattro anni, zero riforme . Lei continua a dire: “ma io ci metto la faccia, ci metto la faccia” - cosa lodevole -, ma se non ci mette anche competenza e capacità l'Italia si trova, come adesso, in braghe di tela . E lei dovrebbe fermarsi finalmente a considerare che abbiamo un ceto medio completamente impoverito. Non dica: “ho aumentato gli stipendi”; i salari reali sono crollati. Abbiamo la pressione fiscale più alta degli ultimi 10 anni: è un record! E le imprese: ma è possibile che un Presidente del Consiglio non si fermi un attimo a valutare tre anni consecutivi di calo della produzione industriale ? Ma uno straccio di Piano industriale: forse, prima o poi? Siamo agli sgoccioli della legislatura! Ancora. I dazi, si ricorda? Per lei è un buon compromesso. È passato un anno. Un anno fa aveva promesso 25 miliardi alle imprese e non hanno visto un euro. E Transizione? Il balletto 4.0, 5.0, e il risultato è che gli imprenditori si sono ritrovati con tagli e burocrazia.
Poi c'è un dato che lei proprio non la lascia indifferente; guardi, di più, lei lo promuove questo incremento dei poveri assoluti: ha fatto la guerra ai poveri assoluti. Guardi, questa è una cosa indegna, sa perché? Circa 6 milioni di persone - poveri assoluti - significa che non hanno la possibilità di soddisfare bisogni elementari di vita ! È un problema politico, sociale, non lo può ignorare!
E ancora, mi permetta di ricordarle che la sveglia referendaria maggiore è arrivata dai giovani, ma sa perché? Perché molti di quelli lei li ha illusi. Quando si è insediata ha parlato di diritto al lavoro, diritto alla casa, diritto a metter su famiglia; ha parlato più volte di meritocrazia. Sa che cosa hanno avuto questi giovani? Hanno avuto “no” al salario minimo, il taglio addirittura degli sgravi sui mutui 36 . Li ha criminalizzati quando sono scesi in piazza, dimostrando una coscienza civica, per protestare contro gli orrori di Gaza, con il silenzio complice del suo Governo. E da ultimo, poi, la meritocrazia dicevamo. Ma come possono credere alla meritocrazia questi ragazzi, plurilaureati con tante esperienze, se favorite sempre le tessere di partito? Ad Ales, la più grande azienda per la valorizzazione del patrimonio culturale avete nominato l'amichetto di famiglia. Aveva l'esperienza di che cosa? Di un autonoleggio con 3-4 dipendenti e adesso governa 1.000-2.000 dipendenti .
Presidente Meloni, lei continua a parlare di transizione ideologica. È insopportabile. Guardi che Sanchez non fa transizione ideologica. Ha continuato, come stavamo facendo noi, a investire nelle rinnovabili. Hanno efficientamento energetico, diversificazione, maggiore sicurezza. Lei ha promesso l'acquisto di gas americano molto costoso a Trump, ha aumentato le accise e ci ritroviamo con il caro bollette, con l'inflazione reale pesantissima, ci ritroviamo con il carovita e addirittura con l'aumento della spesa alimentare del 25 per cento.
Se passiamo poi all'orizzonte internazionale, guardi lo sconforto è maggiore. Lei, ancora oggi, è completamente confusa. Lei parla di Sanchez, fa la critica a Sanchez… dobbiamo stare … che significa stare con l'Occidente? Ma qui non è che dobbiamo scegliere tra Sanchez e Orbán, lei deve scegliere la Costituzione italiana , il diritto internazionale! Lei ha giurato sulla Costituzione. Crosetto ha detto una cosa giusta, per una volta. Ha detto: il problema di Trump è che è circondato da collaboratori non coraggiosi. Nessuno osa contraddire il capo. E ancora più grave è quando non viene contraddetto il capo da una di un Paese del G7 . La sua subalternità è ignobile!
Lei sta contribuendo - attenzione! - a distruggere il diritto internazionale, e sa perché? Perché, se Trump attacca illegalmente il Venezuela e lei dice che è un'azione di legittima difesa, lei lo incoraggia. Se di fronte al genocidio, lei non interrompe la cooperazione militare con Netanyahu e rimane silente e complice, lei incoraggia un genocidio ! E se, quando c'è un attacco illegale di Netanyahu e Trump, lei dice: “in Iran non condivido e non condanno”, contribuisce - questo lei lo deve comprendere, perché questa cosa non le entra in testa - a distruggere il diritto internazionale . E se Vance, il Vicepresidente, dice che siamo dei parassiti in Europa e lei si fa firmare la prefazione per vendere qualche copia in più, lei commette un delitto morale !
Ci ha sfidato oggi perché lei, guardi, la faccia ce la mette, la faccia tosta non le manca; ci ha sfidato più volte, dopo quattro anni. Allora guardi, se ci vuole sfidare, sappia che qui ha avuto già tante proposte - che lei ha respinto - costruttive.
Io non le ho mai dato del “criminale”, non ho mai abbracciato la ricetta “mille urla, zero soluzioni”, che lei ha abbracciato durante il COVID .
E allora, visto che ha detto che è la crisi più importante degli ultimi decenni, si batta per un nuovo fondato sul debito pubblico comune; porti 209 miliardi che hanno salvato l'Italia dalla recessione.
Poi ancora, altra ricetta, glielo abbiamo detto. Non lo doveva sottoscrivere. Lo abbiamo chiamato da subito - noi l'abbiamo letto, lei lo ha letto? - il “pacco di stabilità”. Non andava sottoscritto. Adesso vi svegliate tutti e vi rendete conto che è giugulatorio? Eh certo, dovete tornare adesso e deve ritirare quelle firme per gli impegni di spesa militare - sono insostenibili! - a Bruxelles e in sede NATO.
E poi l'abbiamo detto più volte: una tassa seria sugli extraprofitti quando la vuole fare? O vuole continuare a compiacere agenzie di , fondi di investimento, imprese, banche e industrie delle armi ?
Poi guardi, non vorrei commentare le dimissioni dei suoi Ministri perché ne ho parlato tantissimo, per tre anni. Lei oggi ha avuto la faccia tosta di dire che lei antepone l'interesse nazionale alla solidarietà di partito, ma per tre anni li ha tenuti lì .
Quindi, ha distrutto l'interesse nazionale per tre anni e addirittura si è dovuta umiliare con un comunicato stampa per ottenere le dimissioni dalla sua Ministra. Come può, se non riesce a ottenere le dimissioni dalla Santanche', andare a parlare alla pari con Trump, Macron e Merz? Come possiamo affidarci a lei per una svolta negoziale assolutamente necessaria in Ucraina ? Come può prendere un telefono, parlare coi suoi colleghi e promuovere una svolta negoziale in Ucraina, che a noi serve come il pane, perché un attimo dopo dobbiamo certo acquistare il gas russo, perché è molto più conveniente anche rispetto al gas americano?
Allora, concludo. La smetta poi con tutta questa retorica e con queste menzogne. Gli italiani le hanno dato una sveglia, se ne renda conto. Noi siamo, sì, pronti per la sfida progressista, ma da tempo. Abbiamo lavorato operosamente qui, quando lei ci diceva “no” al salario minimo, “no” alla tassa sugli extraprofitti, “no” al congedo paritario e a tanti altri punti in comune. La manderemo a casa con gli italiani, perché gli italiani non ne possono più delle sue menzogne .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Matteo Richetti. Ne ha facoltà.
MATTEO RICHETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Presidente Meloni, io ci avevo sperato, pensi un po'. Ci avevo sperato che utilizzasse il momento di oggi per restituire al Parlamento la gravità della situazione che stiamo attraversando. Io pensavo che lei volesse venire in Aula per dire correttamente al Parlamento che cosa facciamo nell'ultimo anno e mezzo di legislatura, di fronte a una situazione difficile di crisi internazionale, con ripercussioni socioeconomiche sull'Italia. È venuta e ha aperto, davanti al Parlamento, la campagna elettorale. È una scelta legittima, però lei oggi ha avviato un rapporto con le opposizioni che è da campagna elettorale. Tra l'altro, l'errore è doppio secondo me. È doppio, primo perché si apre la campagna elettorale e per un anno e mezzo si lascia il Paese davanti a questo spettacolo e in più lo si fa con un dibattito all'altezza di una campagna elettorale da consiglio di istituto, non da Parlamento della Repubblica. Di questo non bisogna rendersi corresponsabili, colleghi dell'opposizione.
Presidente Meloni, resistere alla tentazione di non mettersi all'altezza del registro che le propongono è difficile, ma lei lo deve fare, perché lei è la Presidente del Consiglio. Io so che è facile rispondere a Conte che le fa la lezione di diritto internazionale, che vale anche in Ucraina che vorrebbe mollare da sola domani mattina di fronte all'aggressione vergognosa di Putin, ma lei non deve cedere a questo . Lei non deve lasciare questo Paese per un anno e mezzo in campagna elettorale non perché Azione ha paura delle elezioni, ma perché Azione le dice che la situazione nel mondo è così complicata che è bene che ce ne occupiamo, invece che cedere facilmente alla dialettica elettorale.
Allora, siccome ha chiesto delle proposte, le faccio una prima proposta. Pochi minuti fa è uscita un'agenzia del Presidente dell'Ucraina, Zelensky, che le riconosce di essere una voce forte ed autorevole in Italia, in Europa e a Bruxelles. Lei cosa fa di fronte a questa richiesta, cioè di essere voce forte e autorevole che va a Bruxelles a sbloccare i 90 miliardi del Fondo di assistenza dell'Ucraina? Se lei mi risponde “caro Richetti, vado a dire di sì”, io le dico che non basta. Va a dire di sì e la smette di mettersi di fianco a Orbán che è un delinquente da questo punto di vista e che non vuole che l'Europa sostenga l'Ucraina .
Presidente, lei è anche la mia Presidente del Consiglio e non è più solo Giorgia Meloni la capa di Fratelli d'Italia. Quando il Vicepresidente degli Stati Uniti dice che lei e Orbán siete i migliori alleati, per me è un problema, non perché voglio che insulti, come propone il mio collega Molinari, gli Stati Uniti. Io non voglio che prenda a ceffoni Trump, voglio che riconosca che le autocrazie sono un problema e che dobbiamo difendere le democrazie liberali. A me non interessa dei nomi e dei cognomi. Io non voglio che lei sia per conto nostro al fianco di Paesi che nulla hanno a che fare con le democrazie liberali, perché l'America di Trump nulla ha a che fare con le democrazie liberali, come l'Ungheria di Orbán e come la Russia di Putin.
Allora, il problema, che avete parimenti lei e la collega Elly Schlein, è liberare questo fidanzamento giallo-verde. Basta tenerli ostaggio. Liberateli! Perché il Governo più politico che ha avuto questo Paese è stato il Governo giallo-verde . Non siete voi. Voi rischiate di essere il terzo Governo tecnico, perché, quando lei ha detto prima “caro Parlamento, la politica estera è precondizione di una politica interna efficace”, c'erano i due Vicepresidenti, Tajani e Salvini, che hanno guardato in direzioni opposte, dando plasticamente l'idea che lei ha ragione, ossia che la politica estera è precondizione, ma la politica estera di Salvini e quella di Tajani come le conciliamo?
Quello che ha detto adesso Molinari di andare a riaprire il gas russo… ma come cosa c'entra? Ma c'entra eccome, Presidente Meloni, perché questi le hanno chiesto di spiegare qual è il problema di riaprire l'acquisto del gas da Putin. Gli rispondo io, se non lo fa lei. Il problema è che, con quei proventi, Putin finanzia il massacro in Ucraina di donne, bambini e civili . Glielo deve dire. Lei sta perdendo un'occasione storica, che le riconosce anche Zelensky. Faccia la voce autorevole!
Ma il bivio, a questo giro, la scelta non è come ha fatto la campagna elettorale il più grande partito di opposizione cinque anni fa. L'ha fatta, tra l'altro, un segretario bravissimo, che ha fatto il democristiano tutta la vita, e le ha proposto la cartolina di Almirante e Berlinguer, che lui stesso non ha mai votato. È inutile che proponete agli italiani la contrapposizione rossi e neri . È inutile che gli spiegate che è fascisti contro comunisti. A questo giro la partita è: democrazie liberali contro autocrazie. Se volete giocare al bipolarismo, costruite una coalizione fatta su questo bipolarismo. Mi rivolgo ai gruppi parlamentari del Partito Democratico e di Forza Italia che oggi erano in qualche difficoltà. Siete pronti a interpretare il bipolarismo di questo tempo, che è quello nel quale voi scegliete la democrazia l'autocrazia?
La collega Schlein le fa una domanda di quattro parole, che mi sono segnato, perché nei giorni scorsi ha detto: Meloni - quattro parole -, lei deve pronunciare “Trump si deve fermare”. Ha ragione Molinari. Se lei dice “Trump si deve fermare”, Trump non si fermerà, anche perché penso che il più agguerrito non sia quello là, ma sia Netanyahu, che tecnicamente è un criminale di guerra, perché bisogna cominciare a chiamare le cose con il loro nome .
Io le chiedo altre quattro parole, che sono: “voglio l'Europa forte”. Mi accontento di queste, perché il prossimo bipolarismo si gioca su questo. Sì, lei ha detto che vuole l'Europa forte. Ha ragione, Presidente. Lei lo ha detto oggi al Parlamento. Il problema è che la relazione con gli Stati Uniti, che vede lei come soggetto preferenziale insieme a Orbán, si sostanzia con un Paese che dice che l'Europa è un branco di pidocchi, di parassiti e di scrocconi. Che facciamo? Io non voglio mica che li insultiamo, ma non possiamo manco fare finta di nulla. Quando il collega suo, Trump, dice “esco dalla NATO”, noi che gli diciamo? Perché io non so se essere più preoccupato del “tocca a noi”, perché, quando “tocca a loro”, sull'atlantismo qualche problema ce l'hanno e sulla difesa dell'Ucraina qualche problema ce l'hanno. Io vorrei un Paese che su queste cose non vacilli, non che gioca a un bipolarismo di alternanza dove nessuno ha le carte in regola. Non è una buona notizia che, finita la vostra esperienza, che finirà, Presidente, ce ne sia un'altra altrettanto insufficiente. Perché noi dobbiamo per forza surfare su quello che ci dà il presente e non costruire un futuro diverso per questo Paese? Lo facciamo solo se si mette in discussione un sistema di alleanze dove - glielo ripeto - la più coerente, fondata sulla contrarietà all'Europa e sulla contrarietà al sostegno all'Ucraina, è stata quella giallo-verde. Quando lei dice giustamente che qualcuno si aspettava redditi facili o case ristrutturate con i soldi degli italiani, il primo che le ha fatte era il Vicepresidente che aveva alla sua sinistra. Allora, bisogna uscire da questa grande ambiguità. Io penso, Presidente, che, in questo anno e mezzo, dove non è affatto vero… io penso che il giudizio su questo Governo sia insufficiente non per le zero riforme, ma perché sulle grandi questioni… io penso che il decreto Bollette sia tardivo e insufficiente. Lei lo sa, perché abbiamo anche aperto un confronto su questo.
Abbiamo aperto un confronto nel quale, se andiamo a vedere come stanno funzionando le aziende pubbliche, ci sono problemi enormi di gestione di quelle aziende, che danno la possibilità non solo di efficientare le aziende ma di efficientare le bollette degli italiani, che è quello che sta mancando. Quello che è mancato è la capacità di costruzione di un prezzo diverso, non solo di qualche aiuto alle famiglie che non ce la fanno, che è sacrosanto. Come lei ha fatto benissimo ad andare nei Paesi del Golfo. Noi non siamo l'opposizione che dice: che va a fare? Scappa?
Non ci ha mai sentito con questo tono, ma proprio perché non ci ha mai sentito con questo tono le chiediamo di avere nel mondo e in Europa una postura diversa, perché, Presidente, l'unica cosa che non ci possiamo permettere è quella di sopravvivere e di galleggiare, perché se l'Italia diventa un Paese, sì, che rimane a galla, ma sospinto dalle correnti e senza una meta precisa e un approdo preciso, che non sia l'Europa più forte, allora saranno problemi seri per tutti .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Bonelli. Ne ha facoltà.
ANGELO BONELLI(AVS). Grazie, signor Presidente. Signora Presidente del Consiglio, lei oggi ha fatto il discorso del suo declino. Lei ha detto oggi che non si dimette, ma qui, nel Parlamento della Repubblica italiana, ha fatto il discorso di apertura della sua campagna elettorale, sfidando le opposizioni e dicendo: portateci le soluzioni. Noi di soluzioni e di proposte ne abbiamo fatte tante in questo Parlamento e la sua maggioranza e lei le avete bocciate tutte quante. Però lei, dopo 4 anni, signora Presidente, ci faccia la cortesia di non venire qui nel Parlamento a parlare agli italiani dicendo ciò che farà, perché lei governa l'Italia da 4 anni e non ha fatto assolutamente nulla se non raccontare, signora Presidente del Consiglio, tante bugie - me lo consenta - a partire dai dati economici di cui lei si vanta, dimenticando - e questo purtroppo mi dispiace -… perché lei viene da una storia politica che è una storia politica che purtroppo ha dimenticato.
Lei era e non è più : è abile frequentatrice dei salotti di quei poteri forti che oggi direzionano l'economia. Sì, glielo spiegherò, al di là delle sue smorfie, le spiegherò perché questo è accaduto. Per esempio, poco fa, quando lei è intervenuta, lei ha detto che le morti nel Mediterraneo sono diminuite. È falso, è una bugia: sono aumentate nei primi 4 mesi del 2026 ; sa di quanto? Del 152 per cento: 765 morti solo nei primi 4 mesi del 2026, mentre nel 2025 sono stati 315 i morti. È un dato drammatico; non ci venga a raccontare cose che non esistono.
Lei ha detto che la riforma della giustizia, che ha portato alla valutazione degli italiani e che gli italiani hanno bocciato con il referendum, non andrà abbandonata. Insomma: lei dice che dovrebbe rispettare il parere degli italiani. Però, le vorrei dire una cosa: lei ha detto che è stata una campagna referendaria che non è entrata nel merito e dove sono state dette tante bugie. Ma lei un minimo di autocritica l'ha fatta? Lei è andata al Teatro Parenti a dire che se avessero vinto i “no” sarebbero stati liberati spacciatori, stupratori e pedofili . Ma lei riesce a fare autocritica? Lei è Presidente del Consiglio e non ha avuto una postura istituzionale. È lei la responsabile della sconfitta. Lei dice che l'opposizione non ha il coraggio di chiedere le dimissioni. Io ce l'ho il coraggio: andiamo a votare subito ; non abbiamo problemi, signora Presidente del Consiglio.
Vede, c'è una questione che voglio dirle con molta franchezza. Lei ha detto, rispetto alla politica estera, che ha un'incidenza nella politica interna. Sono assolutamente d'accordo con lei. Lei ha detto che è testardamente unitaria nel rapporto tra Europa e USA, ovvero Trump. Guardi, lei non è testardamente unitaria, lei è testardamente miope nel non vedere dove sta andando questo mondo , un mondo in cui c'è la logica della guerra di due criminali, perché per me non è solo Netanyahu un criminale ma lo è anche Trump, perché quando si bombardano infrastrutture civili e scuole violi la Convenzione di Ginevra e sei un criminale di guerra a tutti gli effetti. Ma questo non lo dice Alleanza Verdi e Sinistra: pensi un po', lo hanno detto anche i repubblicani americani, che stanno cominciando a pensare all'rispetto a un Presidente degli Stati Uniti d'America da cui lei non riesce a distinguersi minimamente.
Ma lei ha un problema, signora Presidente del Consiglio. Lei ha un problema con il suo elettorato, l'elettorato di destra, che non condivide più questo appiattimento nei confronti di un Paese, perché noi non siamo nemici degli americani, noi vogliamo essere amici degli americani, perché pensiamo che anche oggi gli americani siano ostaggio di una politica di un soggetto che manda le milizie in giro per gli Stati Uniti a mettere le manette ai bambini. Ma lei questo lo condivide? Lei non trova un elemento di indignazione rispetto a chi fa un'operazione di questo genere? Vede, ieri Vance, il Vicepresidente degli Stati Uniti d'America, ha detto, vicino a Orbán, che lei e Orbán siete i migliori amici di Trump . Io qualche problema ce l'avrei. Sì, lo ha detto Che si vergogna? Ma si vergogna di questo? Allora, ha detto questo e ciò detto c'è un problema: lei non è riuscita a esercitare una funzione di critica - sì, anche con la condanna - con questa politica estera. Però, abbia pazienza: signora Presidente del Consiglio, la vedo nervosa La vedo nervosa, la vedo nervosa, molto nervosa…
PRESIDENTE. Prosegua il suo intervento.
ANGELO BONELLI(AVS). …molto nervosa, signora Presidente del Consiglio, molto nervosa.
Ma andiamo avanti. Lei non è riuscita a dire una parola rispetto a quello che sta accadendo. So che Gaza per lei non esiste. So che per lei quello che ha fatto Netanyahu a Gaza con lo sterminio - per noi un genocidio - di oltre 70.000 uomini, donne e bambini, che nulla c'entrano con il terrorismo e che sono stati massacrati e sterminati… ma ieri Netanyahu ha bombardato residenze civili: 200 morti, così, come se niente fosse.
Voi che dite? Che fate? Avete il coraggio di prendere dei provvedimenti? Perché contro gli Stati canaglia giustamente si adottano le sanzioni, ma per noi chi fa quella roba là è uno Stato terrorista , perché chi uccide donne e bambini è un terrorista. Abbiate il coraggio di difendere la storia della politica estera di questo Paese, la dignità di un Paese che non si può schierare dalla parte dei criminali.
Guardi, le voglio dire una cosa sull'energia: noi di Alleanza Verdi e Sinistra contestiamo profondamente la politica energetica che lei ha attuato sino ad oggi, che è fallimentare. Lei, quando si è insediata nel 2022, ha avuto sul suo tavolo e sul tavolo dei suoi Ministri la proposta di alcune imprese - anzi, quasi 100 imprese italiane - che le dicevano: siamo pronte a investire - Elettricità Futura, così le do nome e cognome - 85 miliardi di euro per installare, in 3 anni, 60 gigawatt di potenza di energia rinnovabile, cosa che avrebbe rappresentato la possibilità di liberarci dalla dipendenza di 15 miliardi di metri cubi di gas. Ebbene, sa che cos'è quella cifra? È la cifra di quanto noi prendiamo dal Qatar ed è la cifra di quanto oggi noi prendiamo con il GNL da parte di Trump. Lei non ha voluto fare questo e ha consentito gli aumenti delle tariffe, perché, sì, lei ha una responsabilità sulla politica energetica. Dato che critica tanto Sanchez, la situazione, ad esempio, in Spagna nel 2022 era la seguente: gli spagnoli pagavano 544 euro per megawattora di energia, mentre l'Italia pagava 320 euro ed era il periodo della guerra in Ucraina.
Ebbene, oggi la Spagna ha i prezzi medi a 44 euro per megawattora nei primi mesi del 2026 e l'Italia a 130. Di chi è la responsabilità se non la sua, che ha scartato questa possibilità? Lei, con la sua feroce ideologia e con la sua ideologia contro la transizione ecologica, ha condannato gli italiani a pagare l'energia di più per fare un favore alle società energetiche, che in tre anni - sì, faccia così - hanno incassato 70 miliardi di euro di profitti. Io lo dico agli italiani, che ci stanno vedendo: sono i soldi dei pensionati, delle famiglie, delle piccole e medie imprese, che si sono visti raddoppiare le bollette perché lei non è stata in grado di costruire la sovranità energetica. Ma lei non era patriota? Ma lei non era sovranista? Ma lei non può essere patriota a Washington e forestiera in Italia, non lo può essere . Noi dobbiamo costruire la sovranità energetica con le fonti energetiche di cui disponiamo e Sanchez lo ha indicato.
Perché non lo fa? A chi ha venduto gli interessi dell'Italia? Lei non può prendere il portafoglio degli italiani come se niente fosse. Chiaro? E quindi, da questo punto di vista, signora Presidente del Consiglio, che oggi ho visto molto nervosa, noi le diciamo, come Alleanza Verdi e Sinistra, che siamo pronti ad andare al voto, non abbiamo problemi. Abbiamo proposte; siamo pronti a governare l'Italia perché voi avete sfasciato l'Italia. E non ci venga a raccontare sulle questioni della mafia, perché il punto non è il suo . Il punto è perché dentro Fratelli d'Italia ci sono iscritti che fanno riferimento al clan Senese e il problema è perché lei ha tollerato che Delmastro...
ANGELO BONELLI(AVS). ... condannato in primo grado, andasse a fare una società con un camorrista legato al clan Senese. Perché ? Vogliamo fare questa inchiesta? Bene. Lei ha ammesso che c'è un problema. Siamo d'accordo, facciamo l'inchiesta, non c'è problema. Intanto, lei ha un grande problema dentro casa sua .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Lupi. Ne ha facoltà.
MAURIZIO LUPI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signor Presidente. Signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, mi sarei aspettato anch'io e ci saremmo aspettati che questa relazione del Presidente del Consiglio sul lavoro fatto in questi quattro anni e, poi, sull'ultimo anno e mezzo di lavoro che ci aspetta, potesse essere una grande occasione, anche dura, di confronto tra maggioranza e opposizione sui risultati e sulle proposte alternative; e non solo un dibattito - lo dico a chi ci vede anche alla televisione - da per accaparrarsi il voto e il consenso di una parte politica, di una tifoseria o dell'altra. E lo dico con dispiacere, perché questo si chiama Parlamento.
In questi quattro anni, Noi Moderati ha dato, con le sue proposte, il suo contributo qualificato e leale a questa maggioranza. E ha fatto bene lei, Presidente Meloni, a ricordare alcune parole che, forse, sono desuete, ma per noi le parole sono anche contenuti, rappresentano fatti, storie, proposte. Ha usato la parola “normalità” e in politica - la politica con la P maiuscola - la normalità è, dovrebbe essere, quella di presentarsi agli elettori, proporre un programma, essere - e a noi è stata data questa responsabilità - chiamati a governare e, alla fine di questi cinque anni, riproporsi agli elettori e farsi giudicare. Giudicare dagli italiani, non dall'amico Bonelli piuttosto che da altri. Saranno loro a dire se l'efficacia dell'azione di questi cinque anni ha portato a un'Italia cambiata, nelle difficoltà, nelle prospettive e nel lavoro intenso che abbiamo fatto.
Ha usato la parola “dovere”, che è una parola dimenticata. Dovere: è il dovere di rispettare gli accordi internazionali, non perché sono forma, ma perché sono sostanza; il dovere di rendere - spiace non capire questo - un'Europa più forte, per l'interesse dell'Europa, per l'interesse dell'Occidente e per l'interesse nazionale, che è diverso dal nazionalismo. L'interesse nazionale è difendere e costruire il bene comune dei nostri cittadini, e questo lo si gioca con un'Europa più forte e in un'alleanza che renda l'Occidente più forte.
Ha usato le parole “serietà”, “concretezza”, “responsabilità”, “realismo” e “stabilità”, ma in politica il risultato lo si vede nella risposta a una domanda. Alla fine del 2027, il nostro Governo, il Governo del centrodestra, il Governo a guida Meloni, a cui Noi Moderati ha dato con lealtà il suo contributo, che Italia consegnerà? Che Italia sarà quella del 2027, con tutto quello che la realtà ci ha chiesto e ci ha sfidato? Sarà un'Italia dove i protagonisti saranno sempre di più… meno lo Stato e più le persone, le famiglie, le imprese, i lavoratori. Sarà un'Italia dove si sono riscoperte alcune figure fondamentali, dimenticate dai Governi passati. Penso alla figura degli insegnanti, penso alla figura dei nostri infermieri, dei nostri giovani medici specializzandi, penso alle donne e madri lavoratrici… Poi prenderò, nel tempo che mi rimane, l'intervento del dell'opposizione, che ha posto alcune questioni. E allora, se non siamo in un , prendiamo le questioni: famiglia, scuola, lavoro e giovani. Vediamo in questi quattro anni e nell'ultimo anno che cosa consegneremo e se sono fatti concreti o parole. Dicevo, penso alle donne lavoratrici, ai figli orfani delle stragi del femminicidio, ai giovani, di cui abbiamo visto la grande partecipazione e a cui dobbiamo garantire il futuro, alle associazioni di volontariato, che sono la spina dorsale di questo . Chi ha aumentato la dotazione del 5 per mille alle associazioni del volontariato, se non questo Governo, portando addirittura a oltre 620 milioni quelle dotazioni? Per non parlare dei , che ogni giorno si prendono cura dei ragazzi e delle persone con diversa abilità. Ebbene, ognuna di queste figure ha avuto una risposta parziale, concreta e da definire.
Ma voglio entrare nel merito delle tre questioni che ha posto la segretaria del Partito Democratico. Famiglia. Benissimo, siamo contentissimi che finalmente sia posto, qui, finalmente in questi quattro anni, il tema della conciliazione lavoro-famiglia. Era una parola usata dalla sinistra negli ultimi anni: conciliazione lavoro-famiglia. Benissimo la proposta della Segretaria del PD: “portiamo a 5 mesi il congedo parentale”. Prima domanda, banale, se fossimo in un : “perché quando ha governato il Partito Democratico e la sinistra non lo hanno fatto?”. Ma non importa, non siamo in un . Chi, in questi quattro anni, ha portato all'80 per cento le retribuzioni delle mamme o dei papà che vogliono stare a casa con i loro figli? All'80 per cento per tre mesi; benissimo a cinque mesi, ma è una risposta o no? A proposito di mamme lavoratrici, chi ha aumentato lo stipendio di 60 euro, togliendo i contributi e riducendo i contributi alle mamme lavoratrici con più di due figli proprio per dire che stanno dando un loro contributo e i contributi sociali li hanno già pagati mettendo al mondo dei figli? Chi ha aumentato l'assegno unico? Sono fatti o parole? Chi ha reintrodotto il asilo nido? E potremmo andare avanti anche, per esempio, a proposito di un intervento sociale sulla decontribuzione del 100 per cento per chi assume delle mamme con più di tre figli e che sono disoccupate. Decontribuzione del 100 per cento.
Ma veniamo alla scuola, uno dei pilastri fondamentali del nostro futuro. Abbiamo ascoltato con piacere che la scuola è diventata una priorità del centrosinistra, lo dico a chi ci ascolta. Da quanto tempo non si rinnovava il contratto degli insegnanti, figura fondamentale nel nostro Paese? Ce lo ha testimoniato - dobbiamo dirle “grazie” - l'insegnante di Treviglio che ha detto, nonostante sia stata aggredita e in punto di morte, che la scuola è il luogo dove si costruiscono ponti, dove si educa.
Perché la sinistra ha bloccato per 12 anni il contratto degli insegnanti? L'abbiamo rinnovato? Sì. Quanto è stato l'aumento? Una nocciolina? Perché non diciamo che finalmente si è riconosciuto un valore fondamentale agli insegnanti, dando 420 euro di aumento al mese? Chi lo ha fatto? È un'attenzione o non è un'attenzione? Quanti soldi si sono messi a favore della scuola negli ultimi due anni? C'è stato un aumento del 12 per cento. Perché non lo si dice? Si vuole dire che vogliamo una scuola diversa? Bene, ci confrontiamo su questo, ma sono chiacchiere o è una realtà? Lo dico a chi ci ascolta, è la passione che Noi Moderati - sono le nostre battaglie, è la battaglia del centrodestra - ci mette, perché non si può continuare a dire “viva gli insegnanti” e poi trascurarli e farli diventare un ruolo e una figura che è inefficace nel nostro Paese. Non si può parlare degli infermieri o dei medici specializzandi e non riconoscergli un ruolo professionale e non aumentargli lo stipendio, come invece noi abbiamo fatto. Perché, altrimenti, sono chiacchiere da - e mi dispiace dirlo al dell'opposizione - e non il tentativo, dall'opposizione e dalla maggioranza, di costruire un'Italia migliore.
Ma veniamo alla battaglia storica della sinistra. Bellissimo. Il problema sono i salari poveri. È vero, è verissimo, ma la sfida - lo dico veramente a chi ci ascolta - è il salario minimo o il salario giusto, una retribuzione giusta per i nostri giovani e per i nostri lavoratori ?
Ma lo sapete che cosa vuol dire il salario minimo di 9 euro lordi l'ora? Vuol dire uno stipendio lordo di 1.200 euro. È questa la battaglia per dare un vero potere d'acquisto e una dignità ai nostri giovani o ai nostri lavoratori ? Abbiamo scelto un'altra strada, diversa: contrattazione collettiva. Si rispettino i contratti collettivi.
Chiunque rinnova il proprio contratto collettivo ha una tassazione minima, bassissima, del 5 per cento. Vuol dire che tutto gli entra come aumento vero del proprio stipendio. È un'attenzione ai lavoratori, al sociale, alla dignità della persona o sono chiacchiere? Aumento della produttività, alleanza lavoratori e imprese. Per noi le imprese non sono un'alternativa e il nemico dei lavoratori. Imprese e lavoro vanno insieme, e se aumenta la produttività, se ci sono i profitti, bene. I premi di produzione o di redditività tassati all'1 per cento! Vuol dire che, se ti do un premio di 5.000 euro, ti entrano in tasca 4.950 euro netti. Sono fatti o parole?
Potrei andare avanti e potremmo andare avanti, lo hanno fatto gli altri colleghi. Noi diciamo due cose. La prima: i giovani. Sono la sfida del futuro. Lo sappiamo, Presidente del Consiglio, ne abbiamo parlato tante volte. Ecco, in questo ultimo anno e mezzo…
MAURIZIO LUPI(NM(N-C-U-I)M-CP). …lavoriamo su loro e poi approviamo rapidamente questa legge sui sull'utilizzo dei da parte dei giovani. Noi Moderati ha presentato la sua proposta, ci sono tante proposte. Andiamo in quella direzione.
Avanti così! Noi Moderati c'è, il centrodestra c'è, e saranno gli italiani a decidere se questa normalità, questo dovere, questa serietà, questa concretezza avranno cambiato l'Italia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Boschi. Ne ha facoltà.
MARIA ELENA BOSCHI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Presidente Meloni, lei oggi avrebbe dovuto fare una comunicazione politica sull'esito del referendum, ma soprattutto sulle azioni che il suo Governo intende intraprendere nei prossimi 15 mesi di legislatura. E invece ci siamo ritrovati, purtroppo, il solito elenco di “vorrei ma non posso”, come se fossimo al primo giorno di legislatura e non fossero già quattro anni che lei è a Palazzo Chigi.
Lei ci ha detto, Presidente, che non scappa, che non fugge. Eppure, ci sono voluti venti giorni per averla in quest'Aula, trascinata dalle opposizioni, perché per lei tutto era risolto con quel video fatto nel giardino di casa con gli uccellini che cinguettavano sotto.
Lei più volte ci ha detto, Presidente, che non scappa. Lei scappa. Scappa e come, Presidente. Perché lei, quando dice che ci ha messo la faccia, sì è vero, una faccia ce l'ha messa, ma non ci ha messo la sua. Ci ha messo quella della Ministra Santanche' perché avete perso il referendum sulla giustizia e avete fatto dimettere la Ministra del Turismo.
Lei ha archiviato la sconfitta referendaria come se fosse avvenuta un secolo fa anziché venti giorni fa. E, guardi, deve avere un'imitatrice molto brava in giro per l'Italia perché lei ha detto che qualcuno ha interpretato questo referendum come una guerra contro la magistratura. Ecco, noi ci ricordiamo qualcuno che le assomigliava molto dai palchi di tutta Italia ad attaccare le toghe rosse, a parlare di stupratori che tornavano in libertà, a inveire sulla famiglia nel bosco, non più tardi di venti giorni fa.
Presidente, questa sconfitta referendaria rovescia definitivamente il racconto che avete portato avanti finora: di Giorgia Meloni figlia del popolo. Quell'etichetta che ha costruito il portavoce non ufficiale, l'onorevole Bocchino, che è bravissimo a difenderla in tutti i televisivi, un po' meno, pare, a interpretare i sondaggi.
Lei, Presidente, non è più la figlia del popolo, ammesso che lo sia mai stata, ma è la figlia del Palazzo. Perché avete perso il referendum e, anziché sottoporvi al confronto parlamentare o al confronto elettorale, avete fatto un rimpastino di Governo, peraltro, annunciato e pasticciato a mezzo .
E lei oggi, Presidente, è venuta a spiegarci che le dimissioni non le ha chieste perché sono indagati, perché lei è garantista. Presidente, basta prenderci in giro con questa storia del garantismo, perché lei ha fatto dimettere indagati, imputati o condannati in primo grado come Delmastro.
Voi avete messo la maschera del garantismo perché vi faceva comodo durante la campagna referendaria. Avete perso i referendum e, il momento dopo, siete tornati giustizialisti come sempre. Perché guardi, Presidente, lei è quella di Bibbiano, non è cambiata, e il suo Vicepresidente Salvini è quello della Lega che agitava il cappio in quest'Aula, e il Vicepresidente Tajani è quello che ha detto che è una persona perbene perché non è mai stato indagato. Vorrei capire cosa ne pensa Silvio Berlusconi dall'aldilà .
Allora guardi, Presidente, noi non abbiamo mai chiesto le dimissioni di nessuno, nemmeno del suo Governo, perché indagati. Perché incapaci, sì; inadeguati a livello istituzionale, sì, e continueremo a farlo perché la lista è ancora lunga nel suo Governo. Ma mai per un'indagine. Non abbiamo detto una parola sulla foto, sul . Non abbiamo detto una parola nemmeno sulla condanna per bancarotta del fratello di Donzelli, ma sentirci fare le lezioni, da lei e da Donzelli, in quest'Aula, sul garantismo e su come si rispettano le famiglie dopo che ci avete massacrato per anni - e io ne sono testimone, come la mia famiglia e quella di tanti altri, degli insulti, delle aggressioni, delle manifestazioni sotto casa - anche no. Perché non è un fatto personale, è un fatto politico. Il vostro garantismo era a scadenza. È finito con la campagna referendaria.
Allora guardi, Presidente, fuori il mondo brucia e ci chiediamo che cosa faccia il suo Governo, che cosa ne pensi. Perché mentre tutta la comunità internazionale è a mediare per la riapertura dello Stretto di Hormuz, il suo Ministro degli Affari esteri è a mediare per chi fa il capogruppo di Forza Italia qui, alla Camera.
Voi avete fatto una scommessa su Trump e l'avete persa. È stata una sfida persa ed è stata una sfida nefasta per l'Italia, dai dazi al costo della vita. Lei oggi ci dice con orgoglio che non ha paura a dire in faccia a Trump quello che pensa di lui, ma guardi che ha mandato lei Tajani col cappello in mano, anzi col cappello MAGA in mano, da Trump, non noi.
E lei oggi ci sfida. L'accogliamo la sfida. Raccogliamo la sfida anche sull'Europa. Però, io lo chiedo a lei, Presidente: domenica, in Ungheria, con chi sta? Con Orbán o con il resto d'Europa? La domanda è facile. Ce lo dica, con chi sta lei, in Ungheria?
E allora guardi, Presidente, io penso che anche oggi ci abbia ripropinato il racconto di un'Italia in cui va tutto bene. Addirittura, è stata capace di dirci che è aumentato il potere d'acquisto, smentita dalla stessa Istat che lei ha più volte evocato, che ha rivisto i dati del 2025. Ma non serve l'Istat, lo sa qualunque persona che va a fare la spesa o va dal benzinaio che non è aumentato il potere d'acquisto degli italiani e che gli italiani non stanno meglio.
E, Presidente, anche sulla sicurezza, io non entro nel merito perché le potrei dire che io ho fatto parte del Governo che ha sbloccato il che aveva messo il suo Governo, quello di cui lei faceva parte con Berlusconi, o che abbiamo aumentato gli stipendi, ma riguardo alla vostra credibilità sulla sicurezza basta una sola parola: Almasri. Perché è inutile che voi ci parliate dei ragazzini quando avevate uno che i ragazzini li violenta e l'avete liberato e rimandato in Libia con tanto di volo di Stato . Lei ha detto che ha la coscienza a posto. Io non dormirei tranquilla, dopo aver messo in libertà Almasri e averlo rimandato in Libia con i simboli dell'Italia.
E allora guardi, Presidente, io mi domando, dopo 4 anni, quali riforme lei possa dire di avere fatto per il Paese. Una. Non le dico il , Industria 4.0, le unioni civili, l'eliminazione dell'IMU o delle tasse agricole, ma una che non sia il , una un po' più incisiva.
L'unica che è riuscita a dirci… perché, per il resto, ha detto che lei va avanti con le linee programmatiche di 4 anni fa e ci credo: sono rimaste tutte nel volantino elettorale, non ne avete realizzata una, quindi per forza dovete mantenere quel programma. Una ce ne ha citata, una: la riforma fiscale che questo Paese aspettava da decenni. Ecco, forse potevamo aspettare altri decenni prima di avere il record della pressione fiscale che ha superato il 43 per cento col vostro Governo.
E, Presidente, io non mi vanterei - quando ci sono quasi 6 milioni di italiani a rischio povertà - dei vostri risultati sull'economia. Quando c'è il record di fuga di cervelli all'estero, quando c'è il record di denatalità anche perché i giovani, purtroppo, sono costretti ad andare via. E dopo 4 anni ci propina, per l'ennesima volta, la promessa del Piano casa. Sono 4 anni che parlate di questo Piano casa che non c'è mai stato.
Allora guardi, Presidente, noi le chiediamo una sola cosa: serietà. Noi di Italia Viva le chiediamo serietà perché oggi l'abbiamo vista priva di visione, anche a volte con queste risatine che forse non sono nemmeno in linea con quello che vive la gente fuori da qui, con quello che c'è nel Paese. Perché il Paese soffre, soprattutto il ceto medio, Presidente.
Allora, forse oggi una presa d'atto, un'assunzione di responsabilità ce la saremmo aspettata da lei, soprattutto per il prossimo anno che abbiamo ancora avanti. E allora io le chiedo, Presidente, almeno per il prossimo anno, di smetterla non solo con la propaganda, ma anche con le misure . Mandi a casa qualche Ministro incapace, liberi soprattutto delle risorse per i lavoratori, per le imprese, per le famiglie.
Lei, Presidente, ci ha sfidato ancora una volta come opposizioni dicendo “proponeteci le vostre idee”. Qualche giorno fa, addirittura, ha detto che le opposizioni le proposte le fanno dal divano di casa. Ecco, Presidente, noi di proposte ne abbiamo fatte tante e continueremo a farle, però ce le avete bocciate tutte, regolarmente, in quest'Aula. E allora le propongo di attuare quello che ha detto lei, anziché le opposizioni, quando lei parlava di mille euro a famiglia, di sterilizzazione dell'IVA, di eliminare le accise. Perché, per non aumentare il costo della benzina, la prima cosa è non aumentare le accise, come invece ha fatto il vostro Governo.
E allora ripartiamo da lì, perché lei continua a vantarsi della stabilità del suo Governo, come se l'obiettivo di tutto il Paese fosse darle l'etichetta del Governo più longevo. Auguri, sono contenta che batta questo record, ma, se non lascia il Paese migliore di come l'ha trovato, serve a ben poco. Se questa stabilità non porta alle riforme, non porta a cambiare in meglio il Paese e ci condanna all'immobilismo, continueremo ad avere i giovani che vanno via, le famiglie che hanno paura e la produzione industriale che continua a non crescere.
Guardi, Presidente, dal referendum le è arrivato un “no”; un “no” in pieno viso da parte degli italiani che non è solo un “no” di chi non voleva la riforma, ma è un “no” di chi non vuole questo Governo; e noi, oggi, ci saremmo aspettati che, in qualche modo, avesse capito questo “no” che era arrivato dagli italiani e che ci fosse un cambio di passo; cambiare qualcosa per il prossimo anno, se ne è capace. Invece, ci rendiamo conto che, oggi, ha chiuso la campagna referendaria per iniziare la campagna elettorale perché, ancora una volta, a lei non interessa dove saranno gli italiani tra un anno. A lei interessa dove sarà Giorgia Meloni tra un anno perché, come sempre, tutto ruota solo intorno a lei ).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Riccardo Magi. Ne ha facoltà.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Presidente Meloni, il suo Governo è entrato in una crisi irreversibile e ce lo dimostra il suo intervento da avvio di campagna elettorale di questa mattina, ma un anno di campagna elettorale, perché il suo Governo ha esaurito la spinta politica, questo Paese non può permetterselo. Non farà del bene al Paese e questa è un'altra cosa di cui lei si assume la responsabilità. Noi ci saremmo aspettati, questa mattina, un per il “non condanno né condivido” che lei aveva espresso in merito alle scellerate guerre di Trump e Netanyahu.
Ci saremmo aspettati un passo indietro dopo la bocciatura del referendum sulla giustizia; me lo consenta, da garantista vero, siete riusciti nel capolavoro di trasformare una battaglia garantista in una campagna giustizialista e il risultato che avete raccolto è frutto anche di questo cortocircuito, oltre che del “no” a tutta l'azione del suo Governo, espresso da milioni di italiani. Ci saremmo aspettati le scuse per non aver potuto porre un freno all'aumento dei prezzi, causati dall'iniziativa del Presidente americano; ci saremmo aspettati una strategia energetica che ci affranchi dai combustibili fossili; ci aspettavamo, forse, troppo, ma questa mattina veramente ogni aspettativa, anche le più basse, è stata tradita.
Ha fatto un discorso da gioco delle tre carte, intriso di vittimismo, in cui ha confermato che andrà avanti su questa strada e andrà avanti, cioè, a danneggiare l'interesse del Paese. Dopo la sconfitta del referendum, ha fatto saltare qualche testa, ha tagliato qualche testa del suo Governo, ma vede, potrà anche costringere alle dimissioni tutti; il problema non è rappresentato dai suoi Ministri, il problema è lei, Presidente Meloni. Sono le sue idee; sono le sue convinzioni. Doveva essere il ponte tra l'Italia e l'Europa e Trump, ma ha preferito, poi, il Presidente degli Stati Uniti, bombardarlo quel ponte con i dazi e con gli attacchi unilaterali. Lei ha detto che li ha condannati. Era seduto a fianco a lei il suo Vicepresidente Salvini che, invece, ha detto, più volte, che riteneva un'opportunità quei dazi: mettetevi d'accordo.
Non ha fiatato quando Trump ha minacciato di far scomparire un'intera civiltà in una notte; si è piegata a un'idea di Occidente, fondata sulla regola del più forte, sul ricatto commerciale e politico, su un'umiliazione degli alleati; ha pensato, sbagliando, Presidente Meloni, che rendere l'Italia amica dei bulli le garantisse protezione. Lo chieda, oggi, ai cittadini italiani e agli imprenditori italiani se si sentono più protetti grazie alla linea di politica estera che il suo Governo ha espresso.
Ha fatto lo elettorale a Orbán, quello che promette eterna fedeltà a Putin, e che con lei si oppone al superamento del veto in Europa: ora ci sono le prove, Meloni, che, grazie al diritto di veto dell'Ungheria, in pratica Putin influenza le scelte dell'Unione europea. Lei non può dire di sostenere l'Ucraina nella sua lotta gloriosa di resistenza, che è resistenza europea e, contemporaneamente, fare lo elettorale per Orbán; non regge più questa contraddizione.
Poi l'abbiamo sentita, all'improvviso, parlare di Europa: sembrava un discorso del nostro partito, di +Europa, però, questo è il massimo del gioco delle tre carte e non è tollerabile. Era lei, Presidente Meloni, che fino a qualche anno fa urlava che bisognava uscire dall'euro. Si fermi e rifletta. L'Europa che lei difende, quella delle piccole patrie, quella che lei difende, sostenendo in questa campagna elettorale ungherese Orbán, che è il traditore e il parassita dell'Europa, è l'Europa che non funziona; è l'Europa delle piccole patrie; è l'Europa che non ci consentirà di avere e di utilizzare quegli strumenti che, ad esempio, durante la pandemia, abbiamo utilizzato e che potremo e dovremo ancora utilizzare e ai quali dovremmo fare ricorso; ad esempio, il debito comune europeo, ad esempio costruire la difesa europea. Presidente Meloni, il re è nudo. La sua politica estera è…
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). … nuda, e chi le chiede oggi, ho sentito alcuni colleghi, concludo Presidente, di fare la scelta, non si rende conto che lei la scelta già l'ha fatta. Ha scelto di stare con Orbán, ha scelto di strizzare l'occhio alle autocrazie, ed è la scelta sbagliata che condanna…
PRESIDENTE. La ringrazio.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). … e danneggia gli interessi degli italiani .
PRESIDENTE. È così esaurita l'informativa urgente.
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire, per un richiamo al Regolamento, il deputato Andrea Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e onorevoli colleghi, intervengo per un richiamo al Regolamento, all'articolo 60, perché oggi, in una giornata così importante, 5 deputate e deputati non hanno potuto prendere parte a questa seduta e non potranno fare il loro dovere di parlamentare. Io voglio ricordare i loro nomi: Ouidad Bakkali, Laura Boldrini Carmela Auriemma, Antonio Caso, Francesco Mari. Ricordiamo oggi loro e ricorderemo, in ogni seduta, tutti i 32 parlamentari di opposizione che sono stati sanzionati per ricordare perché non sono qui, perché sono stati sanzionati, per avere difeso la dignità del Parlamento, per avere contestato la presenza…
PRESIDENTE. Le ricordo che lei sta facendo …
ANDREA CASU(PD-IDP). …di chi è stato condannato per aver aggredito Forze di Polizia…
PRESIDENTE. Deputato Casu, non mi costringa a toglierle la parola.
ANDREA CASU(PD-IDP). …e per aver difeso la Costituzione. Vedete, io ho chiesto…
PRESIDENTE. Stia al richiamo del Regolamento, non può entrare nel merito delle sanzioni evocate, perché, come sa, non sono discutibili e non sono commentabili
ANDREA CASU(PD-IDP). Presidente, in Parlamento intervengo proprio perché l'articolo 60 del nostro Regolamento prevede che - per fatti di eccezionale gravità che si svolgano nella sede della Camera, ma fuori dall'Aula - il Presidente della Camera può proporre all'Ufficio di Presidenza le sanzioni previste nel comma 3, che riguarda ciò che avviene dentro l'Aula. Vedete, è una norma che amplia il perimetro della potestà disciplinare nella consapevolezza che la funzione parlamentare non si esaurisce nello spazio dell'Aula, ma si svolge nell'intero contesto istituzionale della Camera. Però, proprio per questo, si tratta di una disposizione delicata che richiede un'applicazione particolarmente rigorosa e coerente.
Ebbene, se guardiamo alla prassi negli ultimi anni, dobbiamo riconoscere che l'applicazione di questo comma si è rivelata incerta, disomogenea e non sempre ancorata a criteri interpretativi stabili. Se confrontiamo l'episodio più recente con quelli in cui, in passato, il comma 4 è stato richiamato, emerge una differenza significativa: nei precedenti storici si trattava di situazioni caratterizzate da un'incidenza concreta e grave sull'ordine e sul funzionamento dell'istituzione parlamentare: comportamenti materiali, spesso conflittuali, anche violenti, talvolta di natura fisica, comunque idonei a ostacolare l'attività parlamentare anche al di fuori dell'Aula.
Nel caso più recente, invece, non appare ravvisabile né una funzione ostativa rispetto all'esercizio dell'attività parlamentare, né il verificarsi di quei fatti gravi che lo stesso articolo 60, comma 3, richiama espressamente con riferimento a quanto avviene in Aula. Ed è proprio qui che si apre un problema, che non possiamo sottovalutare: quello della prevedibilità e della coerenza dell'applicazione delle regole. Quando una norma, per sua natura elastica, viene applicata senza un chiaro ancoraggio alla prassi consolidata e senza criteri oggettivi facilmente riconoscibili, si rischia di ampliare eccessivamente la discrezionalità, con possibili ricadute sul libero esercizio del mandato parlamentare.
L'Ufficio di Presidenza, a cui queste decisioni sono affidate, nasce storicamente come organo di garanzia, espressione di una cultura istituzionale profondamente liberale, che mira a bilanciare l'esigenza di ordine con quella, altrettanto fondamentale, di tutela delle minoranze e delle prerogative parlamentari. Dobbiamo prendere atto che, nell'applicazione concreta di oggi, abbiamo di fronte il fatto che questa funzione di garanzia non sempre appare pienamente realizzata. Per questo motivo, riteniamo che non sia sufficiente una valutazione caso per caso…
PRESIDENTE. La ringrazio.
ANDREA CASU(PD-IDP). …ma sia necessario un chiarimento più generale. Mi scusi, mi tolga almeno il tempo in cui mi ha interrotto, Presidente, almeno questo. Mi faccia concludere il pensiero Crediamo, quindi, che sia opportuno…
PRESIDENTE. Chiedo scusa. Lei sta parlando per richiamo al Regolamento e, quindi, deve attenersi, non facendo riferimento alle sanzioni…
ANDREA CASU(PD-IDP). Prima non andava bene…
PRESIDENTE. …attuali, in genere, alle sue problematiche e alle sue valutazioni inerenti alle eventuali inesattezze e inadeguatezze del Regolamento. Non può fare uno specifico…
ANDREA CASU(PD-IDP). Ma le dà così fastidio sentire…
PRESIDENTE. Lo ha fatto già tre volte, guardi.
ANDREA CASU(PD-IDP). …un discorso antifascista in quest'Aula?
PRESIDENTE. Glielo dico con l'attenzione che le ho riservato ascoltandola.
ANDREA CASU(PD-IDP). È un problema così grave per lei, Presidente, sentire la voce di un antifascista ?
PRESIDENTE. Ha già fatto per tre volte riferimento alle sanzioni attuali.
ANDREA CASU(PD-IDP). Per lei, Presidente, è un problema così grave?
PRESIDENTE. Lei ha il diritto pieno e totale…
ANDREA CASU(PD-IDP). E, allora, me lo faccia espletare!
PRESIDENTE. …di svolgere il suo richiamo al Regolamento, parlando genericamente del Regolamento attuale…
ANDREA CASU(PD-IDP). Ma non sto…
PRESIDENTE. …e, dal suo punto di vista, delle sue eventuali latenze.
ANDREA CASU(PD-IDP). Presidente, sta parlando più lei di me! Sta parlando più lei di me! Ma si rende conto? Crediamo, quindi, che sia opportuno investire la Giunta per il Regolamento affinché si proceda a una ricognizione della prassi, si definiscano con maggiore precisione i presupposti dell'applicazione del comma 4 e si restituisca al sistema quella coerenza interpretativa che oggi appare, almeno in parte, smarrita.
Per queste ragioni, chiediamo alla Presidenza di valutare l'opportunità di rimettere la questione alla Giunta per il Regolamento, affinché si giunga a un chiarimento che sia utile per il buon funzionamento dell'istituzione nel suo complesso. Perché vede, Presidente, anche la Presidente Meloni ha citato la Costituzione, ma dimenticate sempre di citare che la Costituzione è antifascista , e non si possono sanzionare parlamentari che in maniera pacifica e non violenta vogliono difendere il Parlamento e le istituzioni…
PRESIDENTE. La ringrazio.
ANDREA CASU(PD-IDP). …da chi calpesta la Costituzione e calpesta la nostra storia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre per richiamo al Regolamento, il deputato Marco Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Sì, l'articolo 60 ci richiama a non richiedere il VAR, non stiamo chiedendo il VAR sui provvedimenti, ma un richiamo al Regolamento e alla Giunta.
Intanto, ringrazio la Presidente del Consiglio, che è qua, perché, si immagini, noi facciamo parte di un gruppo che verrà praticamente dimezzato nelle prossime ore; si immagini che due segretari nazionali di partito verranno espulsi da quest'Aula, espulsi, perché sono stati parificati - possiamo dire così - dal Regolamento a degli atteggiamenti ignobili, a degli atteggiamenti che, negli scorsi anni, sono stati sanzionati solo per violenze o intemperanze.
I due colleghi, così come gli altri 30, erano immobili, inermi, con in mano una Costituzione, Presidente.
Guardi, non sto parlando del caso in quanto tale, Presidente: sto parlando del Regolamento. Il Regolamento deve essere rispettato, e in quell'articolo si parla dell'Aula, non si parla di altri luoghi. Si parla di atteggiamenti contro questa Costituzione e contro l'ordinamento.
Mi spieghi solo perché non li ha interrotti, quando i colleghi dall'altra parte ci hanno accusato di andare a braccetto con chi picchia i poliziotti. Ma lei lo sa cosa hanno impedito quei deputati? Hanno impedito che un pregiudicato che ha picchiato gli agenti di Polizia entrasse in questa Camera ! Questo è successo. E allora…
MARCO GRIMALDI(AVS). Presidente, abbia pazienza, già ci espelle…
PRESIDENTE. Abbiamo concordato questi interventi…
MARCO GRIMALDI(AVS). …già ci espelle…
PRESIDENTE. …per richiami al Regolamento…
MARCO GRIMALDI(AVS). …già ci espelle!
PRESIDENTE. …e voi dovete attenervi…
MARCO GRIMALDI(AVS). Ci vuole far parlare?
PRESIDENTE. …a quello che abbiamo condiviso. Altrimenti, io sono costretto a togliervi la parola .
MARCO GRIMALDI(AVS). Ma possiamo spiegare il motivo per cui facciamo un richiamo al Regolamento, sì o no?
PRESIDENTE. Parlando del Regolamento, non del fatto in specie.
MARCO GRIMALDI(AVS). Benissimo, allora parlo…
PRESIDENTE. Questa è la regola.
MARCO GRIMALDI(AVS). …parlo per…
PRESIDENTE. Io sono qui per far rispettare il Regolamento…
MARCO GRIMALDI(AVS). …non faccio nomi.
PRESIDENTE. …a beneficio di tutta l'Aula…
MARCO GRIMALDI(AVS). Presidente, però non è che…
PRESIDENTE. …maggioranza e opposizione. Questo è il Regolamento.
MARCO GRIMALDI(AVS). Presidente, non può…
PRESIDENTE. Se non vi sta bene, ci sono i luoghi preposti per cambiarlo.
MARCO GRIMALDI(AVS). Mi sta bene, mi sta bene, Presidente, ma non decide lei quello che dirò io, così come non decidete voi che cosa dice l'opposizione.
Allora sarò più vago, sarò più vago: è normale che un deputato che apre un'azienda tal dei tali, lasciamo perdere se con la mafia o non con la mafia, non la dichiara? Dico un deputato a caso, eh, che non sa, non sa con chi sta facendo l'azienda. Non lo sa. Non sa se quella persona con cui la sta facendo è indagata o no. Non lo sa, però sta di fatto che quella persona non lo dichiara. Quella persona non viene sospesa, no!
Viene censurata . Viene censurata, mentre un'altra persona, che si siede in una sala stampa… si siede… Cosa hanno fatto queste persone, di cui parlo in termini vaghi? Si sono sedute in una conferenza stampa, era finito il tempo della conferenza stampa precedente e, con una Costituzione, si sono fermati a quella successiva. È andata così? Non lo so di che cosa parliamo, parliamo in termini vaghi.
Possiamo chiedere che il Regolamento chiarisca che non siamo tutti uguali? Che non è come il decreto Sicurezza , per cui le persone pacifiche vengono fermate, prendono i fogli di via.
Non avete i pieni poteri, ve lo hanno già detto gli italiani. Fate rientrare quei 32 parlamentari, togliete quelle sanzioni, perché è ignobile quello che avete fatto a questa Costituzione .
PRESIDENTE. Onorevole Alfonso Colucci, su cosa vuole parlare? Richiamo al Regolamento? Sempre con la raccomandazione di non entrare nel merito della sanzione, ma di parlare, se vuole richiamarsi allo stesso articolo citato fin qui, in genere, della sua applicazione e del suo contenuto. Prego.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Assolutamente, Presidente, intervengo sul Regolamento, articoli 60 e seguenti, e sarò vago, così come lei mi ha richiesto di essere; sufficientemente vago, in modo da non poter urtare la sensibilità di quest'Aula, che credo sia molto sensibile a qualsiasi richiamo da parte delle opposizioni.
Veda, Presidente, questo libro , che è edito dalla Camera dei deputati, contiene nello stesso testo due documenti che sono essenziali: il Regolamento della Camera dei deputati e la Costituzione della Repubblica italiana. Questi due documenti fondamentali sono strettamente collegati tra di loro, perché l'uno deve essere letto in relazione all'altro.
E, allora, stiamo discutendo della revisione del Regolamento sulla materia delle sanzioni disciplinari, perché noi registriamo - senza voler entrare nel merito, così come lei mi ha richiesto, nel merito di ciascuna sanzione - una disparità di trattamento, una disparità nell'applicazione del regime delle sanzioni disciplinari, quale stabilito dal Regolamento della Camera dei deputati.
Oggi abbiamo avuto le comunicazioni molto importanti della Presidente del Consiglio dei ministri, ma quest'Aula oggi è stata azzoppata da una deliberazione dell'Ufficio di Presidenza, che ha comminato la sanzione disciplinare della sospensione dei lavori a moltissimi deputati.
E questo è già - lei consentirà - un a un principio che è costituzionale, sancito appunto nella Costituzione, che è il diritto di ciascun deputato di partecipare ai lavori dell'Assemblea, alla quale, voglio ricordare, non partecipa per avere acquistato un biglietto come a una bocciofila, ma partecipa per essere stato eletto dagli italiani e per rappresentare questi italiani. Quindi, il diritto-dovere del deputato di partecipare a un'assemblea, soprattutto a un'assemblea così importante quale quella che si è tenuta oggi, in cui abbiamo sentito - finalmente, mi permetto di dire - le comunicazioni della Presidente del Consiglio. Finalmente, perché sappiamo che la Presidente del Consiglio è stata latitante in tutti gli ultimi lunghi tempi in questa Aula parlamentare e ha sempre rifuggito.
Oggi è stata in qualche misura costretta a venire e a dire le sue linee programmatiche, perché ha fatto un intervento di linee programmatiche, questo perché evidentemente oggi comincia un Meloni- nella sostanza , secondo gli intendimenti della Presidente del Consiglio.
Allora le dico, Presidente, che intervengo sul tema del regime sanzionatorio, perché abbiamo molti deputati oggi sospesi per avere diligentemente affermato nelle Aule parlamentari un principio fondamentale: la nostra Costituzione è rigorosamente antifascista .
Ecco, i parlamentari che oggi non hanno potuto espletare il proprio ufficio in quest'Aula sono stati sanzionati dall'Ufficio di Presidenza per avere affermato questo principio fondamentale, che è alla base, è il nucleo di questo documento fondamentale, la Costituzione della Repubblica italiana, che si legge esattamente nel libro che le citavo, pubblicato dalla Camera dei deputati.
E questo, mi permetta, è gravissimo e necessita, così come i colleghi che hanno parlato prima di me hanno correttamente motivato, una revisione del Regolamento, con un interpello alla Giunta per il Regolamento, perché, invece, registriamo che in casi gravi, gravissimi, si sono applicate sanzioni completamente diverse. Lei mi dirà a quale caso sto pensando. Glielo dico subito, Presidente: è il caso Delmastro.
Perché il Sottosegretario Delmastro, deputato e, quindi, componente di questa Assemblea, ha avuto dall'Ufficio di Presidenza poco più di un buffetto per non aver comunicato, così come è obbligatorio sulla base della legge vigente, alla Camera dei deputati la titolarità di quote di partecipazione in una società che vedeva, con funzioni di amministratrice unica e di socio al 50 per cento, una persona collegata con il clan mafioso pericolosissimo dei Senese, uno dei più pericolosi clan romani, camorristico.
Voglio ricordare che quando il deputato Leonardo Donno venne aggredito nell'emiciclo di questa nobilissima …
ALFONSO COLUCCI(M5S). …Aula, le sanzioni che sono state irrogate ai soggetti che, davanti a tutti, con le telecamere, in diretta televisiva, hanno aggredito il deputato Donno, che è qui seduto vicino a me, hanno avuto una sanzione di 15 giorni.
PRESIDENTE. Concluda. Ha esaurito il suo tempo.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Allora, Presidente, affermiamo… così come si pretende per tutti i cittadini che siano corretti e che rispettino la legge, affermiamo anche in quest'Aula il principio fondamentale per il quale la legge è uguale per tutti …
PRESIDENTE. Bene, la ringrazio.
ALFONSO COLUCCI(M5S). …ed è un principio sancito dalla nostra Costituzione .
PRESIDENTE. Le faccio solo presente - l'ho ascoltata con attenzione e la ringrazio anche per alcuni passaggi, comunque corretti - che alcuni degli esempi che lei ha citato fanno riferimento al codice di condotta e, quindi, hanno un trattamento diverso.
Ha chiesto di parlare, sempre per richiamo al Regolamento, il deputato Donzelli. Ne ha facoltà.
GIOVANNI DONZELLI(FDI). Grazie, Presidente. Nel richiamo al Regolamento vorrei ricordare alcuni aspetti e alcune cose. La prima questione è che, ovviamente, il Regolamento si può cambiare: se alcuni colleghi vogliono fare le modifiche al Regolamento, ci sono gli strumenti e la possibilità per modificare il Regolamento .
Della vicenda in questione ne abbiamo parlato in Ufficio di Presidenza ma, finché non si cambia il Regolamento, il Regolamento prevede che le sanzioni non si possono commentare. Quindi, oggi dovreste ringraziare il Presidente, perché il Presidente di turno è stato particolarmente elastico , comprensivo e rispettoso, perché voi avete oggi, per l'ennesima volta, provato a forzare il Regolamento per i vostri interessi di parte .
PRESIDENTE. Colleghi! Avete parlato tutti e adesso cosa volete fare? Impedire a un collega di parlare? Non lo so, veramente siamo … prego, prosegua.
GIOVANNI DONZELLI(FDI). Tra l'altro…vedo, Presidente, che mi fanno minacce fisiche: vieni qua, vieni qua”. La prego di vedere dopo i filmati in Ufficio di Presidenza, perché fisicamente non si può minacciare un deputato mentre si parla perché coloro che si riempiono la bocca dell'antifascismo …
PRESIDENTE. Deputato Mancini !
GIOVANNI DONZELLI(FDI). …coloro che si riempiono la bocca di antifascismo, dicevo, devono sapere che è esattamente questo l'atteggiamento pericoloso che in altri anni si è tenuto in quest'Aula, quello di poter decidere chi poteva parlare e chi non poteva parlare . La libertà e la democrazia, ottenute grazie a chi ha combattuto davvero il fascismo e non grazie a chi probabilmente in quegli anni sarebbe stato un ruffiano del regime, prevedono in realtà, che in quest'Aula possano parlare tutti senza minacce. Inoltre, il nostro Regolamento prevede - così, per dovere di cronaca, come lei ci aveva già accennato - che quanto riferito al collega Delmastro sia stata l'unica sanzione prevista dal Comitato sulla condotta, e non c'entra nulla l'Ufficio di Presidenza. Se si fanno i richiami al Regolamento bisognerebbe leggerlo .
In ultima cosa e in conclusione, Presidente, tramite lei vorrei ricordare che la Costituzione ) …
PRESIDENTE. Colleghi! Prego, prosegua.
GIOVANNI DONZELLI(FDI). …vorrei ricordare a tutti i miei colleghi, tramite lei, Presidente, che la Costituzione prevede …
PRESIDENTE. Colleghi, dovete ascoltare come siete stati ascoltati, esattamente nella stessa maniera. Prego, prosegua.
GIOVANNI DONZELLI(FDI). La Costituzione e le regole democratiche prevedono che chi può parlare e chi non può parlare, chi può entrare alla Camera dei deputati e chi non può entrare alla Camera dei deputati, chi può essere ospite di un parlamentare eletto dal popolo e chi non può essere ospite di un parlamentare eletto dal popolo non lo possano decidere alcuni parlamentari, perché altrimenti viene meno la democrazia. Ci sono gli organi istituzionali che lo decidono . Se un domani un qualsiasi partito, di maggioranza o di minoranza, si arroga il diritto di decidere chi è fascista e chi non è fascista, chi ha diritto di parola e chi non ha diritto di parola, finisce la democrazia finisce la libertà.
PRESIDENTE. Si attenga al richiamo al Regolamento.
GIOVANNI DONZELLI(FDI). Non siete…
GIOVANNI DONZELLI(FDI). Resto al richiamo al Regolamento. Non c'è nessun deputato in quest'Aula che può fare lo sceriffo della democrazia. Ci sono le istituzioni competenti e chi prova a scavalcare le istituzioni competenti con la violenza, come è stato fatto in questo Parlamento, ne deve pagare le conseguenze, come ha stabilito l'Ufficio di Presidenza .
PRESIDENTE. La Presidenza prende atto del contenuto degli interventi svolti e ne riferirà al Presidente della Camera, che comunque è informato, ovviamente, di quello che sta accadendo in Aula, affinché le questioni regolamentari poste possano essere eventualmente approfondite presso gli organi competenti.
Intanto salutiamo studenti e insegnanti dell'Istituto di istruzione superiore “Carlo Pisacane” di Sapri, in provincia di Salerno, che sono qui ad assistere ai nostri lavori. Li ringraziamo per questo, augurandogli ogni fortuna .
PRESIDENTE. Passiamo ad alcuni interventi sull'ordine dei lavori.
Ha chiesto di parlare la deputata Elisabetta Christiana Lancellotta. Ne ha facoltà.
ELISABETTA CHRISTIANA LANCELLOTTA(FDI). Grazie, Presidente. Membri del Governo, onorevoli colleghi, intervengo sull'ordine dei lavori per chiedere, alla luce dell'emergenza che il Molise sta attraversando in questi giorni a causa degli eventi meteorologici di eccezionale intensità, che hanno, da ultimo, causato la chiusura di tratti autostradali e ferroviari, un'informativa urgente del Ministro per la Protezione civile e le politiche del mare e del Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, al fine di informare sullo stato del movimento franoso, della reale situazione delle infrastrutture viarie, autostradali e ferroviarie, nonché per informare su tutto quanto il Governo Meloni ha fatto finora e, in particolare, per informare sui consequenziali provvedimenti che il Governo e i Ministri competenti intendano adottare per il superamento della fase emergenziale, per il rientro nell'ordinario, con le relative tempistiche, ma anche per la mitigazione del rischio idrogeologico insito in una regione come il Molise.
Vedete, ci sono momenti in cui le parole faticano a restituire fino in fondo ciò che un territorio vive. In questi giorni il Molise ha conosciuto paura e smarrimento, ha conosciuto il senso improvviso di fragilità di fronte alla forza degli eventi. Abbiamo visto ponti crollare, strade spezzarsi, famiglie costrette a lasciare le proprie abitazioni, aziende allagate. Abbiamo visto territori messi a dura prova e comunità ferite. Abbiamo conosciuto nuovamente l'isolamento a causa del riattivarsi di una delle frane più grandi d'Europa, con un fronte di 4 chilometri, che ha causato la chiusura del tratto autostradale della A14 e del tratto ferroviario Pescara-Bari.
Eppure, accanto a tutto questo, abbiamo visto anche la forza silenziosa di una terra che non si arrende: abbiamo visto cittadini aiutarsi tra loro, amministratori presenti, soccorritori instancabili; un esempio concreto di cosa significa essere comunità. Abbiamo visto una straordinaria catena di solidarietà, fatta di donne e uomini che non si tirano indietro. È in momenti come questi che l'Italia mostra il suo volto migliore, quello dell'unità, quello della solidarietà, quello della responsabilità È in momenti come questi che ricordiamo la concretezza delle parole del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, espresse in occasione di altre emergenze che hanno colpito il nostro Paese: lo Stato deve essere il primo ad esserci e l'ultimo ad andar via; e ancora: nessuno deve sentirsi solo di fronte alle difficoltà, perché la forza dell'Italia è la sua comunità. Il Molise, noi molisani queste parole le stiamo toccando con mano.
Ed è anche per questo che desidero esprimere un sincero ringraziamento al Presidente Meloni, all'intero Governo, al Ministro Musumeci, in particolare, e al Ministro Salvini, per la vicinanza concreta e fattiva che continuano a dimostrarci in queste ore con il loro encomiabile lavoro.
Un profondo ringraziamento va al capo del Dipartimento della Protezione civile, Fabio Ciciliano, ai prefetti di Campobasso e di Isernia, alla regione Molise, alla Protezione civile regionale, ai sindaci dei territori colpiti, che, in prima linea, hanno saputo coordinare e sostenere le operazioni nei momenti più difficili. Vogliamo inoltre esprimere, dal profondo del cuore, un ringraziamento alle donne e agli uomini dei servizi di emergenza, al Corpo dei vigili del fuoco, alle Forze dell'ordine, al personale del NUE 112 e a quello medico-sanitario, all'intero mondo del volontariato, a tutti coloro che stanno lavorando senza sosta, spesso in condizioni estreme, per mettere in sicurezza le persone e i territori, restituendo speranza alle comunità colpite.
Da ultimo, signor Presidente, desidero esprimere sentimenti di affetto, vicinanza e preghiera ai familiari di Domenico Racanati, il cittadino disperso nel crollo del ponte sul fiume Trigno, che in questi giorni stanno vivendo momenti di apprensione e di angoscia. Il Governo, come ricordavo in premessa, con i Ministeri per la Protezione civile e delle Infrastrutture e dei trasporti, sta lavorando incessantemente…
ELISABETTA CHRISTIANA LANCELLOTTA(FDI). …per il superamento dell'emergenza. Ed è esattamente da qui che dobbiamo ripartire, con l'impegno concreto a sostenere la ricostruzione infrastrutturale e a non lasciare indietro nessuno, ricostruendo il tessuto sociale ed economico nel minor tempo possibile. Al Molise va oggi il mio, il nostro pensiero che diventa anche promessa: lo Stato c'è, il Governo Meloni c'è e siamo certi che continuerà a fare la sua parte fino in fondo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sull'ordine dei lavori ma su un altro argomento, il deputato Silvio Giovine. Ne ha facoltà.
SILVIO GIOVINE(FDI). Grazie, Presidente. Intervengo per…
PRESIDENTE. Aspetti, aspetti… Scusi, mi perdoni. C'è un altro intervento sullo stesso argomento dell'intervento precedente, quindi, per analogia, diamo la parola alla deputata Torto. Ne ha facoltà. Sempre per richiesta di informativa, giusto?
DANIELA TORTO(M5S). Sì, grazie, Presidente. Ci associamo a questa richiesta di informativa, anzi, ci appare strano che sia proprio il partito di Fratelli d'Italia, in questo Governo, che richieda motivazioni e giustificazioni a questo Governo per non aver provveduto, in questi quattro anni, a mettere una pezza sulla piaga che dilaga in tutta Italia: oggi il Molise, ieri l'Abruzzo, e così via, lungo tutto il territorio nazionale.
Allora, chiediamo che venga a riferire il Ministro Salvini, perché sa, Presidente, il Ministro Salvini è venuto in Abruzzo a fare visita alla famiglia della casa nel bosco. Oggi il Ministro Salvini dovrebbe venire a verificare cosa significa spostarsi da Vasto a Termoli, dall'Abruzzo al Molise , cara collega - per suo tramite, Presidente -, perché oggi di famiglie nel bosco ce ne sono tante, ma non per scelta, perché queste famiglie hanno perso la casa .
E, allora, quando si chiama un Ministro a riferire… Non so se Fratelli d'Italia abbia scoperto la cultura dell'autosuggestione, ossia qualcuno che ripete che bisogna vedere una comunità unita, che bisogna vedere un territorio sicuro. E dove erano questi colleghi durante questi quattro anni, quando, durante la legge di bilancio, si tagliavano i fondi al dissesto idrogeologico ? Collega, dove era lei, quando ci venivano bocciati gli emendamenti dalla sua e dal suo Governo, quando chiedevamo più soldi per le frane e per rafforzare questo territorio fragile? Sono bastati tre giorni di pioggia battente, Presidente, per mettere in ginocchio intere comunità. Oggi ci stiamo appellando alle preghiere? Ma veramente vogliamo andare avanti e portare l'Italia avanti facendo coloro che si mettono in ginocchio e pregano? Le preghiere non bastano, Presidente, i rosari non bastano, cari colleghi! Voi ridete mentre le comunità piangono . Poi però quando si fanno gli interventi ci si copre di un velo di tristezza e, direi, di ipocrisia. Ed è bruttissimo e tristissimo vedere gli stessi colleghi che chiedono alla comunità e ringraziano i Vigili del fuoco - dopo aver tagliato, proprio qualche giorno fa, i fondi ai Vigili del fuoco con il PNRR - coprirsi di ipocrisia e venire in questo Parlamento a pregare . Le preghiere non bastano, ve lo ricordiamo, servono i fatti e, soprattutto, servono i soldi, servono i soldi. E ci siete voi al Governo, colleghi. Questi soldi li dovete tirare fuori voi, e sapete dove potete andarli a prendere? Proprio in quei fondi che state riservando alla transizione militare e alle armi. Proteggete il Paese e il territorio, pregate meno e fate di più, perché, come si dice, chi prega ha le mani impegnate e non può fare nulla .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, ma su un altro argomento, il deputato Silvio Giovine, già chiamato precedentemente. Ne ha facoltà.
SILVIO GIOVINE(FDI). Grazie, Presidente. Intervengo per formalizzare una richiesta di informativa urgente al Governo, in particolare ai Ministri degli Affari esteri e della cooperazione internazionale e dell'Interno, relativamente a quanto emerso durante la trasmissione Rai che, il 31 marzo scorso, ha trasmesso un'inchiesta su ingenti finanziamenti arrivati a diversi esponenti della sinistra italiana tramite un'organizzazione svedese legata alla ben nota di George Soros, il tutto attraverso un'associazione denominata costituita a Roma, in concomitanza con le elezioni politiche del 2022, fondata, tra gli altri, anche da alcuni esponenti del PD, in teoria con sede a Roma, anche se, come documentato dalla trasmissione, non esiste alcun ufficio fisico, bensì una sorta di casella virtuale a quanto pare molto funzionale a ricevere dei contributi. Occorre tenere ben presente che questa associazione, nell'arco di un solo mese dalla sua costituzione, è riuscita a ottenere 800.000 euro - stiamo parlando di cifre importanti - sempre da questa fondazione svedese legata al magnate ungherese.
Ora, stando a quanto emerso dalla trasmissione, pare che buona parte di questi contributi siano stati destinati a diversi esponenti del Partito Democratico, di AVS e di +Europa, il tutto per sostenere la loro attività politica. E chiariamo subito che qui nessuno vuole avviare una polemica strumentale o mettere in discussione la funzionalità dei contributi per svolgere, soprattutto se si è eletti o candidati, attività politica sul territorio. Ma il problema di questa vicenda è rappresentato piuttosto dal combinato disposto tra l'entità, la modalità di erogazione e la provenienza di questi finanziamenti, da un lato, e la ritrosia mostrata dai beneficiari nel fare chiarezza rispetto agli stessi, dall'altro; stiamo parlando - come avrete ben capito, soprattutto se avete visto la trasmissione - di contributi importanti.
Guardate, ve lo dice uno che - ma penso di parlare a nome della stragrande maggioranza delle persone che sono sedute qui -, dalla mia umile esperienza da assessore alle attività produttive di un comune capoluogo prima e da deputato poi, ha sempre rivendicato con orgoglio tutte quelle realtà che hanno deciso di fare piccoli - non possono neppure essere paragonati alle cifre di cui parliamo oggi - contributi che poi sono, soprattutto quando modici, veri attestati di stima all'attività politica del soggetto.
Le cifre di cui parliamo, come dicevo, sono impressionanti. A me dispiace anche citarle ma, d'altronde, sono di dominio pubblico, in modo particolare per chi ha visto la trasmissione. La lista è lunga, ma giusto per dare l'idea: la collega Bakkali ha ricevuto 77.000 euro, sempre attraverso questa triangolazione. Sempre per rimanere all'interno del perimetro del Partito Democratico, 70.000 euro alla candidata alle europee Cerroni, più di 300.000 il complesso dei contributi destinati a vari candidati di +Europa, 100.000 euro al collega Fratoianni, 150.000 euro alla senatrice Cucchi, che, a precisa domanda della giornalista, ha fatto finta di cadere dalle nuvole addirittura, sembrava quasi non conoscere, disconoscere questa erogazione. Francamente, se domani capitasse a me di aprire il conto corrente dedicato e scoprire “più 150.000 euro” quantomeno ne andrei orgoglioso , stringerei la mano anche al benefattore che mi ha elargito questo contributo. Invece, da parte dei soggetti beneficiari, silenzio, imbarazzo, quasi omertà. Ma perché? C'è forse una regia? Un disegno preciso? Una strategia che doveva rimanere occulta? Ciò che appare beneficenza, in realtà, nasconde un'ingerenza magari poco virtuosa? Quali sono gli obiettivi che hanno regolato queste erogazioni?
Anche perché durante la trasmissione, con una tranquillità serafica che certamente gli va riconosciuta, lo stesso Calenda ha dichiarato di aver rifiutato contributi che gli erano stati offerti dalla galassia Soros, il tutto per preservare l'indipendenza del suo soggetto politico. Quindi, a quali interessi fanno riferimento i parlamentari PD, AVS e Misto-+Europa, che ne hanno beneficiato? Agli interessi dei cittadini italiani o a quelli di un miliardario straniero che, da anni, cerca di orientare le politiche delle Nazioni? Il tutto attraverso attività speculativa e, soprattutto, per condizionare modelli sociali o temi come l'immigrazione, perché non è solo un tema di trasparenza, non è solo un tema, ovviamente, di fegato o coraggio quello che mostrate voi, ogni settimana in Aula, venendoci a fare la morale sullo scibile umano, o quello che avete dimostrato vergognosamente alimentando una polemica strumentale contro il Presidente del Consiglio, a cui va ovviamente la nostra solidarietà. È un tema di serietà, è un tema di libertà, è un tema di sovranità della nostra Nazione, anche perché chi fa politica in Italia deve rispondere solo ed esclusivamente agli elettori italiani, all'interesse nazionale e alle istituzioni italiane, non certo a centri di influenza finanziaria globale, verosimilmente opachi per giunta
PRESIDENTE. Saluto studenti e insegnanti dell'Istituto comprensivo “Savona IV-Guglielmo Marconi”, di Savona, che sono presenti in tribuna ad assistere ai nostri lavori. Li ringraziamo . Precisiamo che in questo momento sono presenti in Aula soltanto i deputati che intendono svolgere interventi particolari sull'ordine dei lavori. Più tardi ci sarà la seduta dedicata alle votazioni sulla fiducia al Governo.
Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Nicola Fratoianni. Ne ha facoltà.
NICOLA FRATOIANNI(AVS). Grazie, Presidente. Dico subito che mi associo, con vivo entusiasmo, alla richiesta di informativa presentata dal collega Giovine, a cui - per suo tramite - vorrei dire che poteva risparmiarsi la visione della trasmissione per accedere alla precisa quantità dei finanziamenti a cui ha fatto riferimento e su cui chiede ulteriori spiegazioni ai Ministri degli Esteri e dell'Interno - addirittura - perché quelle cifre, collega Giovine, sono puntualmente rendicontate sul sito della Camera dei deputati…
PRESIDENTE. Si rivolga alla Presidenza…
NICOLA FRATOIANNI(AVS). Sì, per suo tramite.
PRESIDENTE. …siccome immagino che in questa interlocuzione…
NICOLA FRATOIANNI(AVS). Ha ragione.
PRESIDENTE. …più volte farà riferimento, glielo ricordo…
NICOLA FRATOIANNI(AVS). Ha ragione, Presidente. Le chiedo scusa. Allora, per suo tramite, intendevo dire al collega che, andando sul sito della Camera, dove per legge è previsto l'obbligo di rendicontare le spese elettorali, è tutto puntualmente riportato col massimo della trasparenza. Devo dire, non la stessa trasparenza che ha accompagnato il comportamento di altri parlamentari di altri gruppi politici perché sul sito della Camera si erano dimenticati di registrare le quote di una neonata società, ma questo appartiene alla precisione con cui ci si dedica al controllo della trasparenza in quest'Aula, cosa che, comunque, considero assai positiva.
Ora, quei finanziamenti… parlo naturalmente del mio caso, non posso farlo a nome di altri colleghi o di altre colleghe, ma - per suo tramite ancora - mi permetto di rivolgermi al collega Giovine per dire che, se vuole fermarsi, posso anticipare una parte dell'informativa di cui ha chiesto notizie. Potrebbe essere utile. Quel finanziamento che non è arrivato su nessun conto corrente, non è arrivato neanche un euro in più, è un finanziamento relativo esclusivamente a quelli che si definiscono servizi digitali. Spiego rapidamente di che si tratta: si tratta di video, del montaggio della realizzazione di video, di , in particolare di pubblicità politica . Bene, io sono molto contento di aver ricevuto questo sostegno. Peraltro, uno dei registi che ha realizzato uno dei video della mia campagna, della nostra campagna elettorale, è stato il regista di Obama. Io sono molto contento di avere rapporti con chi sostiene la sinistra americana; Obama Ocasio-Cortez, Bernie Sanders, preferisco avere rapporti con loro, che con gli amici di Orbán o di altri personaggi politici in giro per il pianeta, ma anche questo è terreno puro di scelta, non ha nulla a che vedere, naturalmente, con la legittimità, che non è in discussione in questa vicenda, mentre è in discussione, com'è giusto, la trasparenza, l'informazione. Dunque, questo è il punto. È la questione così strana e misteriosa a cui si fa riferimento.
Quanto alla possibilità che certi elementi di sostegno possano aver inciso sulle posizioni politiche, in particolare sulle terribili politiche migratorie, vorrei ricordare - per suo tramite - al collega Giovine che io ho la fortuna, l'onore soprattutto, di sedere in questo Parlamento da qualche anno prima del 2022, quando c'è stato questo sostegno in servizi digitali. Sulle questioni dell'immigrazione ho sempre avuto una sola posizione: quella rigidamente antagonista, la xenofobia di una certa destra che, in nome della propaganda, ha messo in campo politiche cattive e inefficaci sul terreno dell'immigrazione. Ho sempre avuto quella posizione e l'avrò sempre a prescindere da qualsiasi forma di sostegno elettorale.
Concludo, Presidente, per chiedere, se possibile, un'estensione della materia dell'informativa, già che ci siamo. Non so se siano competenti due Ministri, che non so neanche se siano competenti sulla materia oggetto della richiesta di informativa, perché non mi è chiaro precisamente cosa c'entrino il Ministro degli Esteri e Ministro dell'Interno sulla materia del finanziamento, ma questo spetterà naturalmente agli uffici e alla Presidenza della Camera stabilirlo nel rapporto col Governo.
In ogni caso, chiederei una piccola estensione di materia perché, Presidente, c'è un regolamento - chiudo subito - precisamente il regolamento (UE) 2024/900 che disciplina - è già in vigore - le modalità con cui si può esercitare pubblicità politica nelle campagne elettorali. È una cosa molto importante nel tempo dell'intelligenza artificiale, dei ; è una questione che riguarda la democrazia, ne abbiamo discusso, ci siamo confrontati, sono sicuro che condividiamo il tema. Sa qual è il problema? Noi lo rispettiamo già, altri non lo fanno. Noi abbiamo chiesto con interrogazioni, con atti concreti, che in Italia venga nominata l'autorità che è chiamata a far sì che quel regolamento, già in vigore, venga rispettato. Tutte le nostre richieste sono rimaste senza alcuna risposta, tutte le richieste di intervenire sono rimaste lettera morta, mi chiedo perché. Forse qualcuno… non noi che rispettiamo tutte le norme, non solo quelle della trasparenza e della rendicontazione, anche quelle previste dal regolamento europeo, per cui in Italia non esiste ancora un'autorità chiamata a fare rispettare il merito, a cominciare dall'Agcom; altri non lo rispettano; forse hanno paura a fare in modo che in Italia esistano autorità chiamate a farlo rispettare fino in fondo .
PRESIDENTE. Sospendiamo questo punto la seduta, che riprenderà alle 12,45. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2807-A: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 19 febbraio 2026, n. 19, recante ulteriori disposizioni urgenti per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e in materia di politiche di coesione.
Ricordo che nella seduta di ieri il Governo ha posto la questione di fiducia sull'approvazione, senza emendamenti, subemendamenti e articoli aggiuntivi, dell'articolo unico del disegno di legge in esame, nel testo della Commissione.
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di cinque e dieci minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Passiamo, dunque, alle dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia dei rappresentanti dei gruppi e delle componenti politiche del gruppo Misto.
Ha chiesto di intervenire per dichiarazione di voto il deputato Francesco Saverio Romano. Ne ha facoltà.
FRANCESCO SAVERIO ROMANO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, signori del Governo, giungiamo a questo passaggio in una fase particolarmente significativa dell'attuazione del Piano di ripresa e resilienza, in una fase nella quale il tema non è più quello della definizione degli obiettivi o dell'impostazione delle riforme, ma quello più impegnativo della loro concreta realizzazione e del completamento degli interventi già avviati.
È in questo momento che si misura, forse in modo più nitido che in altre circostanze, la capacità di un Governo di essere coerente con le scelte compiute, di mantenere gli impegni assunti e di trasformare una straordinaria disponibilità di risorse in risultati effettivi, tangibili e verificabili nella vita quotidiana dei cittadini. Parliamo, infatti, di interventi che non restano sulla carta: scuole che vengono riqualificate, infrastrutture che si completano e servizi digitali che semplificano la vita quotidiana. Parliamo di opere che i cittadini iniziano a vedere e di servizi che iniziano a funzionare meglio, spesso senza nemmeno rendersene conto, ma con un impatto reale sul tempo, sulle opportunità e sulla qualità della vita.
Il percorso del Piano nazionale di ripresa e resilienza - com'è noto - non nasce oggi e porta con sé una fase iniziale segnata da aspettative molto elevate, ma anche da incertezze legate alla complessità della sua attuazione. In quel contesto, non sono mancate letture che guardavano al Piano come a un elenco di obiettivi difficilmente realizzabili, più orientato alla programmazione che alla concreta capacità di spesa. Ciò che oggi emerge è che l'Italia ha progressivamente consolidato la propria capacità di gestione del Piano, ha rispettato le scadenze europee, ha conseguito i previsti e ha garantito l'erogazione delle risorse, anche in un contesto internazionale complesso.
Non si tratta di un risultato casuale, ma della conseguenza di un lavoro che ha richiesto continuità nelle scelte, capacità amministrativa e un progressivo spostamento dell'attenzione dalla fase della programmazione a quella decisiva dell'attuazione. È in questo passaggio che si colloca il contributo del Governo, che ha scelto una linea chiara: non riscrivere il Piano per ragioni politiche, ma rafforzarne l'attuazione, semplificare le procedure e garantire che gli interventi arrivino a compimento. In parole povere, rendere il Piano attuabile e al passo con le sfide del tempo.
Il provvedimento su cui oggi il Governo ha posto la fiducia si inserisce esattamente in questa linea, perché interviene per rendere possibile il pieno raggiungimento degli obiettivi, affrontando le criticità emerse e prevedendo ritardi o blocchi attuativi.
All'interno di questo quadro, assume un rilievo centrale il capitolo dedicato alla sanità, che rappresenta uno degli ambiti nei quali più immediata è la percezione dell'efficacia dell'azione politica. Il tema delle liste d'attesa non è una questione tecnica, è una questione che incide direttamente sulla vita delle persone. Ridurre le liste d'attesa significa dare risposte più rapide a chi ha bisogno di una diagnosi, significa evitare che una visita rinviata diventi un problema più grave, significa restituire ai cittadini la certezza che il sistema sanitario è in grado di prendersi cura di loro, e in tempi più rapidi.
È in questa direzione che si collocano le misure previste dal provvedimento, che intervengono sia sull'organizzazione, sia soprattutto sul rafforzamento del personale. La possibilità di consentire ai medici convenzionati di proseguire l'attività fino al compimento dei 73 anni rappresenta una misura di buonsenso, che consente di non disperdere professionalità preziose, in una fase ancora segnata da carenza di organico.
Ma, accanto a questo, il provvedimento introduce anche strumenti più strutturali. Si consente, infatti, agli enti del Servizio sanitario nazionale, nell'ambito della programmazione dei fabbisogni, di procedere a nuove assunzioni fino al 30 per cento dei posti programmati, valorizzando allo stesso tempo l'esperienza di chi ha già operato nel sistema sanitario nei cinque anni precedenti e soprattutto nel periodo COVID. Si tratta di un intervento significativo, perché rafforza concretamente la capacità del sistema sanitario di erogare prestazioni, incide in modo diretto sulla riduzione delle liste d'attesa e sulla qualità dei servizi offerti ai cittadini.
Accanto alla sanità, il provvedimento interviene su un elemento altrettanto decisivo: la semplificazione. Per troppo tempo, il nostro Paese ha sofferto non tanto per la mancanza di risorse o di progettualità, quanto per la complessità dei procedimenti e per la difficoltà di trasformare le decisioni in risultati concreti. In questo senso, sono particolarmente rilevanti le disposizioni che intervengono sulla conferenza di servizi, riducendo tempi, imponendo decisioni chiare e rafforzando l'obbligo di motivazione, così da evitare quei blocchi amministrativi che troppo spesso hanno rallentato investimenti e opere pubbliche.
Allo stesso modo, assume un valore significativo l'introduzione di un principio tanto semplice quanto innovativo, quello secondo cui la pubblica amministrazione non può più chiedere ai cittadini dati e informazioni che sono già in suo possesso e, ancora, la possibilità per le amministrazioni di acquisire direttamente i dati ISEE attraverso le piattaforme digitali. Rappresenta questo, quindi, un ulteriore passo verso una pubblica amministrazione più moderna, più efficiente e più vicina alle persone.
Sono interventi che, presi singolarmente, possono apparire tecnici, ma nel loro insieme contribuiscono a costruire un sistema più semplice, più veloce e più capace di rispondere ai bisogni reali. Diciamo chiaramente che questi sono, sì, cambiamenti che incidono in profondità nel rapporto tra Stato e cittadini, perché riducono gli adempimenti inutili, eliminano duplicazioni e rendono più semplice l'accesso ai servizi. Ma questo deve essere solo l'inizio per una grande riforma della digitalizzazione della pubblica amministrazione, che ci porti sempre più vicini ai livelli di Paesi come l'Estonia, che hanno fatto della digitalizzazione uno degli elementi chiave dell'efficienza del Paese.
Il Piano nazionale di ripresa e resilienza è stato in questi anni anche terreno di confronto politico, ma oggi, nella fase conclusiva della sua attuazione, ciò che conta è la capacità di portare a compimento un percorso che ha richiesto impegno, responsabilità e coerenza.
In questi anni, abbiamo visto quanto sia facile annunciare e quanto sia più difficile realizzare. E abbiamo visto che la differenza non la fanno gli slogan, ma la capacità di tenere una linea, di assumersi una responsabilità e di portare fino in fondo le scelte compiute. E proprio qui sta il valore di questa azione che ha voluto svolgere il Governo - serio, responsabile e che noi sosteniamo -, una linea che privilegia la concretezza, che rafforza ciò che funziona e che interviene sulle criticità, senza cedere alla tentazione di cambiamenti dettati più dalla contingenza che dall'interesse generale.
Il gruppo di Noi Moderati esprimerà quindi un voto favorevole alla fiducia, nella convinzione che il completamento del PNRR rappresenti un passaggio decisivo non soltanto per il rispetto degli impegni europei, ma per la credibilità complessiva del Paese e per la qualità dei servizi offerti ai cittadini.
È una scelta che guarda all'interesse generale, che si fonda sulla responsabilità e che si traduce nella volontà di portare a compimento, con serietà e coerenza, un lavoro che oggi è sotto gli occhi di tutti.
Lasciatemi, infine, esprimere un importante ringraziamento al Ministro Foti, al Sottosegretario Siracusano e al Sottosegretario Albano che, presenti in Commissione, si sono fatti punto di riferimento per le attività svolte in una Commissione, che ha prodotto tanti emendamenti che sono stati accolti dentro il provvedimento stesso, migliorando il provvedimento.
Infine, questo obiettivo, cioè di rendere operativo un Piano che poteva sembrare un libro dei sogni, è ascrivibile interamente a questo Governo e voglio ricordare, in quest'Aula, il lavoro importante svolto dal ex Ministro Fitto, oggi vicepresidente della Commissione europea .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Luana Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Il PNRR è sicuramente il più grande programma di investimento pubblico della storia recente italiana che avrebbe dovuto e potuto rilanciare il Paese attraverso riforme, investimenti, progetti e interventi mirati, da una parte, a risolvere i problemi atavici del Paese, quali le disuguaglianze sociali, territoriali, di genere e di generazione, ma dall'altra, il PNRR predisponeva, dotandosi di strumenti e metodologie amministrative e organizzative veramente innovative, alla sfida di un cambiamento radicale che proiettasse l'Italia nel futuro disegnato dalla strategia europea del per il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050, con l'obiettivo intermedio di riduzione delle emissioni del 55 per cento rispetto al livello del 1990. Entro quando? Entro il 2030 - praticamente tra pochi anni - con il famoso pacchetto .
A questo scopo potevano essere utilizzati i fondi comuni, tra cui il , per sostenere, cioè, la transizione ecologica e digitale indispensabile per la trasformazione strutturale del Paese e ciò non per rattoppi, perché si trattava di andare oltre e di superare e di ridefinire il modello economico e sociale. Per garantire cosa? Competitività, sostenibilità, equità sociale e capacità di resilienza che, dobbiamo ricordarlo, era stata messa a dura prova dall'epidemia. Gli anni successivi all'epidemia sono stati, infatti, anni molto duri. Ma ancora più adesso, alla luce del momento che anche la nostra Premier oggi ha definito particolarmente delicato - drammatico, direi io -, le emergenze del presente dicono che noi avremmo bisogno di aver avuto già quest'avvio alla transizione e alla trasformazione del Paese, perché saremmo stati - saremmo stati: purtroppo, dobbiamo usare il condizionale - molto più attrezzati. Infatti, il PNRR, non a caso, destinava alla transizione ecologica ben il 40 per cento delle risorse e a quella digitale il 27 per cento. Ma io vi voglio ricordare che - e quando si parla di , di transizione ecologica e di transizione energetica queste devono essere realistiche e non ideologiche, come anche oggi la Premier ci ha ricordato - la Missione 2 del PNRR indicava la modalità e gli obiettivi anche per raggiungere quest'avvio e non parlo neanche di transizione o di conversione ecologica, che sono obiettivi che richiedono ben più coraggio e determinazione.
Allora - e lo voglio ricordare al Ministro, che ringrazio per la sua presenza e anche, devo dire e riconoscere, per la sua continua interlocuzione -, rivoluzione verde e transizione ecologica si prefiggevano e si prefiggono di colmare le lacune strutturali che ostacolano il raggiungimento di un nuovo e migliore equilibrio tra natura, sistemi alimentari, biodiversità e circolarità delle risorse, in linea con gli obiettivi del Piano d'azione per l'economia circolare varato dall'Unione europea. Tutto completamente rimosso e cancellato se penso, poi, alle scelte concrete che il Governo ha sostenuto e che continua - anche oggi l'abbiamo visto - a sostenere. La Componente 2 riguarda l'energia rinnovabile, l'idrogeno, e poi riguarda la rete e la mobilità sostenibile, la Componente 3 l'efficienza e la riqualificazione degli edifici - e anche su questo siamo indietro come non so cosa - e la 4 la tutela del territorio e della risorsa idrica, di cui finalmente qualcosa si dice oggi con questo decreto.
Devo dire che l'attuale Governo ha arrancato: il Piano, il PNRR, è stato oggetto di molte revisioni adottate attraverso 5 decreti-legge, di cui l'ultimo, cioè quello su cui è stata chiesta l'ennesima fiducia, rappresenta, veramente a pochi mesi dalla scadenza, un'ulteriore modifica di cronoprogramma e di obiettivi di spesa, nell'estremo e strenuo tentativo di utilizzare le risorse previste a rischio - a causa di impossibilità o di incapacità, dico io, di ritardi nella realizzazione dei programmi e dei progetti - di rispettare i tempi e i modi previsti. Questa scelta finale e di , direi, che è stata adottata con questo decreto, dice che proprio non è stato ascoltato nulla di quanto spesso è stata denunciato - e anche oggi lo possiamo aver sentito nell'intervento del collega Bonelli - da AVS, in particolare, cioè l'ostinata sudditanza di questo Governo alle dell'economia e della finanza fossile, sia nella definizione delle politiche energetiche ma anche nell'esitazione a imporre un minimo di tassazione agli enormi profitti speculativi incassati nel corso degli anni da questo settore.
Avevate a disposizione un'opportunità, il PNRR, che difficilmente potrà ripetersi e, a forza di rinvii e di ritardi, avete sperperato un patrimonio che avrebbe potuto renderci più autonomi e indipendenti e avrebbe potuto consegnare al Paese un accesso democratico, vero e poco costoso all'energia rinnovabile, con misure di vero contrasto alla povertà energetica e non un obolo misero, , un taglio al costo energetico che attanaglia imprese e famiglie. Invece, cosa avete fatto? Vi siete ostinati a condannarci alla dipendenza dai fossili. Nemmeno di fronte alla crisi attuale, cui ci ha portato la follia del vostro alleato Trump e del genocida Netanyahu, inarrestabile, la nostra Premier fa marcia indietro, fa autocritica, e l'abbiamo visto anche oggi. Consegna il destino del Paese alle dipendenze delle nazionali e internazionali del petrolio e del gas.
E questo emerge con chiarezza cristallina dalla gestione che avete fatto del PNRR, riducendo al 37,1 per cento la quota verde, operando tagli ai fondi per il trasporto pubblico, ai progetti di mobilità dolce, alle energie rinnovabili, ma io ricordo la riduzione da 2,2 miliardi di euro a 795,5 milioni di euro destinati alle comunità energetiche rinnovabili, si tratta di una riduzione del 64 per cento dello scorso anno che sollevò una levata di scudi a cui cercate, con estremo ritardo, di porre rimedio con questo decreto ma con misure assolutamente inadeguate. Bene, il capitolo a parte a cui vorrei soltanto…
LUANA ZANELLA(AVS). …accennare per ragioni di tempo è quello sanitario. A tre mesi dalla scadenza, il primo rischio da evitare veramente ad ogni costo è di non raggiungere i europei, e credo proprio che non li raggiungeremo. Questo significa - e chiudo - non soltanto perdere il contributo, ma che lo Stato si debba assumere nuove spese perché, comunque, quei progetti andranno conclusi.
Credo, quindi, che questa sia la sentenza definitiva del fallimento dell'utilizzo di fondi preziosissimi e dell'attuazione del PNRR .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre per dichiarazione di voto, la deputata Ruffino. Ne ha facoltà. Mi perdoni, solo un secondo.
Io approfitterei, perché altrimenti c'è il rischio che vadano via, per salutare gli studenti e gli insegnanti dell'Istituto comprensivo statale di Camerota, in provincia di Salerno, che assistono ai nostri lavori dalle tribune . Ovviamente, precisiamo anche a loro che in questo momento siamo nella fase delle dichiarazioni di voto e sono presenti in Aula i deputati, prima della votazione, che sono impegnati nei loro interventi. Chiedo scusa per l'interruzione. Prego.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Nessun problema, signor Presidente. Intanto la ringrazio e un saluto anche al Governo, al signor Ministro e ai colleghi ovviamente presenti.
Si parla di un progetto assolutamente importante. Io parto dalla domanda se stiamo usando il PNRR per trasformare il Paese o solo per spendere le risorse, che sono tante e, per carità, debbono ovviamente essere spese. Però abbiamo presente l'obiettivo che ci ha posto l'Unione europea attraverso il : era chiaro e diceva di non finanziare semplicemente le opere, ma promuovere una trasformazione strutturale, rendere più forte la pubblica amministrazione, ridurre i divari territoriali, migliorare i servizi e costruire uno sviluppo che fosse duraturo.
Ecco, forse qui emerge il primo punto critico, perché il PNRR si è spesso interpretato come un piano di spesa, più che come un progetto di riforma. Si è partiti da progetti senza rafforzare adeguatamente chi quei progetti doveva realizzarli e non si è investito sufficientemente - e lo abbiamo già detto altre volte - sulla capacità amministrativa, soprattutto a livello locale. E poi non si è differenziato il grande comune, le grandi città, dai piccoli comuni. Il risultato in questo caso è evidente: amministrazioni sovraccariche già in difficoltà, con difficoltà operative e ritardi che si concentrano proprio dove il sistema è più fragile. Ed infatti i ritardi non sono casuali. Si concentrano sulle opere più vicine ai cittadini, scuole, asili, infrastrutture locali e nei territori più deboli, parlo del Mezzogiorno, delle aree interne e, ovviamente, anche dei piccoli comuni.
Non è questo un problema marginale, è un segnale. Il segnale è che il sistema non è stato messo nelle condizioni di funzionare in modo uniforme e - come ripeto – Azione ha richiamato l'attenzione su questo punto e lo riteniamo decisivo ed è quello sulla condizione dei piccoli comuni. Perché noi pensiamo che il PNRR non si realizzi nei Ministeri, ma nei territori.
Una parte significativa di quei territori è fatta da amministrazioni piccole, spesso con risorse limitate, ma chiamate a gestire interventi complessi con responsabilità crescenti e, sappiamo bene, anche con tempi stringenti. E troppo spesso - non soltanto su questo tema - gli enti locali sono lasciati soli.
C'è poi una seconda questione: la qualità e la selezione degli interventi. Si è cercato in molti casi di finanziare tutto e subito. Si diceva che i comuni avevano nei cassetti progetti che erano lì da tanto tempo e molto probabilmente alcuni comuni li hanno tirati fuori. Forse, non c'è stata una sufficiente verifica della maturità progettuale e questo ha prodotto rallentamenti, revisioni e difficoltà, ma, soprattutto, ha spostato l'attenzione dalla qualità alla quantità. Eppure riteniamo che il successo del PNRR non si misuri soltanto nel numero dei progetti finanziati, ma nella loro capacità di produrre effetti reali.
E arriviamo anche al punto forse più cruciale, che è quello della sostenibilità nel tempo: troppi interventi sono stati pensati per essere realizzati, ma non per essere gestiti, e questo, ovviamente, apre a un rischio concreto, quello di costruire opere che non funzioneranno pienamente. Parlo di ciò che succede ai comuni, delle capacità di spesa, della situazione della spesa corrente. Posso immaginare, ad esempio, un piuttosto che un asilo nido. La gestione di tutto questo prevede, ovviamente, che ci sia del personale, ma sappiamo che negli enti locali ci sono tetti per il personale che non possono essere sforati, soprattutto se questo è un nuovo servizio, soprattutto se si tratta di piccoli comuni. Allora, cosa succede? Come verranno gestiti questi servizi, pur, ad esempio, pensando a una gara, a un appalto?
E poi c'è il tema della sanità territoriale. Questo è sicuramente emblematico, perché stiamo investendo - e questo è un aspetto importantissimo - sulle case di comunità con l'obiettivo condivisibile di rafforzare la medicina di prossimità. Ma la domanda di nuovo è: chi lavorerà in queste strutture? Oggi, in molti territori, mancano medici, infermieri. Direi non in molti territori: oramai è su scala nazionale. Il personale sanitario: leggo anche di regioni che cercano di attingere il personale sanitario all'estero. Questa carenza risulta ancora più pesante proprio in quelle aree più decentrate che avrebbero grandi necessità di questi servizi.
Quindi serve anche un piano - ma sono certa che questo sia nel pensiero del Governo - sul personale, perché altrimenti il rischio è evidente: contenitori senza contenuto.
E allora dobbiamo affrontare anche un apparente paradosso, perché le risorse europee continuano ad arrivare, le vengono erogate, ma perché il meccanismo europeo si basa sul rispetto delle e del : riforme approvate, atti approvati, passaggi formalmente completati. Bene, molto bene in questo. E in questo caso penso di poter dire che l'Italia ha lavorato, ma il punto è che questo non coincide ancora col pieno funzionamento degli interventi sul territorio. Il fatto che le risorse arrivino non significa che il piano stia producendo tutti gli effetti attesi. Se vogliamo comprendere davvero dove siamo oggi, dobbiamo avere il coraggio di guardare anche a ciò che è accaduto negli altri Paesi europei, perché il PNRR è stato non soltanto un'opportunità italiana, ma anche una grande strategia europea. E allora notiamo che Paesi come la Spagna, ad esempio, hanno scelto una forte regia centrale, puntando su progetti già maturi e su una capacità operativa più immediata. La Francia ha privilegiato pochi interventi, ma altamente strategici. La Germania ha utilizzato queste risorse per rafforzare riforme strutturali.
Noi, in Italia, abbiamo fatto una scelta diversa, più ampia, più diffusa, forse anche più ambiziosa, che riconosce il ruolo dei territori che, per quanto riguarda Azione, lo ribadisco, è importante, ma che espone anche a maggiori fragilità.
E qui, si pone una scelta decisiva: che cosa significa, davvero, spendere bene le risorse europee. Significa spendere tutto? Non significa nemmeno spendere in fretta, ma significa fare interventi utili, realizzabili e sostenibili nel tempo perché il rischio che abbiamo davanti non è quello di spendere, ma di non trasformare. E torno al tema degli asili, delle strutture per anziani e delle strutture sanitarie. Questo rischio si riflette anche sulla percezione dei cittadini; ad esempio, all'inizio, il PNRR è stato vissuto come un'opportunità straordinaria, ma, oggi, quella fiducia si è fatta più prudente. I cittadini vedono i cantieri e si chiedono se si trasformeranno in servizi; vedono gli investimenti e si chiedono anche se tutto questo migliorerà davvero la loro qualità della vita. È una domanda legittima, signor Presidente. Noi pensiamo che il PNRR non sia soltanto una sfida amministrativa, ma anche una sfida politica e, poiché il tempo corre, parlo di un emendamento che abbiamo presentato e che riguarda, per l'appunto, gli enti locali; ad esempio, l'estensione ai comuni, fino a 5.000 abitanti, dello scomputo delle spese del segretario comunale, nel calcolo dei limiti di spesa per il personale previsto dalla norma vigente.
Ne ho parlato prima: queste deroghe sarebbero importanti e l'ultima, ad esempio, quella che …
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). … e concludo, estende a comuni e città metropolitane quanto già previsto per le amministrazioni centrali che sono titolari di misure di PNRR, consentendo la proroga al 31 dicembre 2026 di tutti gli incarichi dirigenziali e non, attribuiti a comuni e città metropolitane e, ovviamente, a valere su risorse residue del PNRR o, in alternativa, con risorse di bilancio .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Gianmauro Dell'Olio. Ne ha facoltà.
GIANMAURO DELL'OLIO(M5S). Grazie, Presidente. Governo, colleghe e colleghi, questo è, senza dubbio, un Governo da record. Chiederei, all'Aula, un bell'applauso e spegnere le candeline perché, oggi, è il 60° voto di fiducia su un decreto-legge: in 42 mesi di Governo, avete totalizzato una media di 1,5 fiducie al mese, mesi di agosto compresi. Presidente, ovviamente, sono ironico perché ci sarebbe da piangere, in realtà, per il nostro Paese, considerando quello che è stato inserito in questo decreto-legge, che è stato trattato e gestito, più o meno, come un milleproroghe, come un decreto . Entrerò solo su alcuni punti del merito del decreto-legge perché questa è una dichiarazione di voto sulla fiducia e capiremo bene perché questo Governo non merita la nostra fiducia, soprattutto oggi, dopo l'intervento, questa mattina, della Presidente Meloni. Che fiducia si può accordare a un Governo i cui relatori di maggioranza presentano emendamenti che, poi, il Governo stesso va a rimodificare? Siamo realisti: io, in 8 anni di Parlamento e centinaia di provvedimenti, non ho mai visto un emendamento dei relatori non allineato al Governo. Eppure, siete riusciti a fare anche questo. Avete, anche in questo decreto, inserito altre posizioni nei Ministeri e siamo, praticamente, a fine legislatura; quindi, o non avete ancora capito come si organizzano i lavori oppure avete deciso di riempire il Ministero e altri enti dello Stato con persone che, poi, un domani potranno esservi grati per l'opportunità concessa. Avete inserito, con un emendamento, in un decreto sul PNRR, una mini-riforma della giustizia tributaria; ora, indipendentemente dal fatto se sia giusto o sbagliato, non si può inserire, in un decreto-legge, con un emendamento, una mini-riforma senza permettere ai membri della Commissione di discutere in maniera adeguata sulla stessa. Avete previsto, in una parte dell'articolo 29, l'istituzione di un sistema di risoluzione stragiudiziale delle controversie affidate alla COVIP, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, alla quale sarebbero state obbligate ad aderire anche le casse di previdenza professionali.
Ora, è una illogicità evidente degna solo di chi non si rende conto che le controversie previdenziali, quindi gli oneri previdenziali, riguardano diritti indisponibili e, proprio per questo, non possono essere oggetto di una scelta discrezionale di contrattazione.
Per fortuna questo punto siamo riusciti a evitarlo, ma resta il fatto che l'intero articolo 29, che si occupava della COVIP, non aveva assolutamente senso in questo decreto, ma noi, ormai, siamo abituati a vedere il vostro utilizzo dei decreti-leggi come semplicemente dei veicoli in cui poter inserire qualsiasi cosa perché per voi è il Governo che deve fare le leggi e il Parlamento le deve solo approvare; al Parlamento restano solo le giornate celebrative, quelle dell'istituzione della Giornata della carta o della settimana della scrittura a mano o di , tutti provvedimenti che, di certo, aiuteranno il Paese. Quale fiducia possiamo dare a un Governo che ha ricevuto in dote 209 miliardi senza neanche volerli e votarli? E che, in questi anni, non è stato in grado di sfruttare le potenzialità di uno strumento che nessun altro Paese ha ricevuto in termini di dimensioni.
Il Ministro Foti, al quale riconosco la presenza costante in Commissione bilancio, circostanza rara e, quindi, degna di nota, ha operato, da quando ha cominciato il suo mandato, con l'obiettivo di evitare blocchi nei pagamenti delle rate; però, questo è solo un mettere pezze a colori in una gestione del PNRR che ha perso ogni visione unitaria, soprattutto dopo 6 interventi, 4 di questi interventi ad opera del precedente Ministro, devo essere onesto, il Ministro Fitto. Invece di utilizzare il PNRR per sviluppare il Paese, coinvolgendo il Parlamento che aveva dato disponibilità a contribuire per modifiche di miglioramento, questo Governo ha scelto di ridurlo a una sequenza di piccoli aggiustamenti, svuotando il progetto della sua ambizione originaria.
Del resto, il Governo Meloni ha preso in mano un Paese che, nel biennio 2021-2022, aveva raggiunto una crescita del PIL cumulata del 14 per cento, e l'ha letteralmente inchiodato al palo, con una serie di risultati che definire modesti sarebbe un eufemismo: 0,9 per cento nel 2023; 0,8 per cento nel 2024; 0,5 per cento nel 2025; 0,5 per cento, previsto nel 2026, che, pochi giorni fa, Standard & Poor's, Banca d'Italia e OCSE hanno rivisto, al ribasso, allo 0,4 per cento; e, per correttezza, va ricordato che, in questi numeri, c'è anche il contributo dato nel PNRR che voi, in legge di bilancio, avete stimato essere, per il 2026, pari a più 0,7 per cento. Se andassimo a depurare questi valori, oggi, non parleremo più di crescita, ma parleremo di recessione E non potete addossare le responsabilità alle crisi internazionali o alle guerre iniziate e/o supportate dall'alleato statunitense della Presidente del Consiglio Meloni, da lei stessa candidato al Nobel per la pace, perché, in 42 mesi di Governo, la realtà è che la produzione industriale è stata negativa per 37 mesi. Questi sono i dati. Non c'è uno straccio di politica industriale.
Avete accettato un patto di stabilità che ci costa 12 miliardi l'anno e, adesso, incominciate a rendervi conto di quello che avete fatto; avete aumentato la spesa militare oltre il 2 per cento, sapendo perfettamente che questi soldi non rientreranno in circolazione perché, nel migliore dei casi, il moltiplicatore è pari a 0,5, quindi, la maggior parte andrà via perché va all'estero, e guarda caso, va ad aziende statunitensi.
La crescita è stata rivista al ribasso, proprio qualche giorno fa, negli anni in cui dovremo spendere gli ultimi rilevanti fondi che arriveranno dal PNRR e, se istituti come OCSE e Standard & Poor's hanno deciso di rivedere al ribasso questo valore, sapendo che dovremmo spendere questi soldi, allora, forse, una domanda dovreste porvela. Noi la risposta la sappiamo e la conoscono anche molti cittadini, sicuramente quelli che non hanno mai creduto alle vostre storielle e quelli che, nel frattempo, hanno smesso di crederci, perché questi istituti non si fidano di voi.
Questo decreto su cui, oggi, chiedete la fiducia al Governo si inserisce in un contesto geopolitico internazionale complesso rispetto al quale voi non avete responsabilità dirette, ma rispetto al quale siete, di fatto, politicamente complici perché non avete mai disconosciuto o condannato gli attori principali. Voi condannate l'Iran per quello che sta facendo, ma non condannate gli Stati Uniti che li hanno attaccati per primi; però, giustamente, condannate Hamas per l'intervento del 7 ottobre 2023, ma non vi sognate di condannare il criminale Netanyahu per il genocidio che ha commesso e per tutto quello che sta ancora succedendo a Gaza.
Nel frattempo, per porre rimedio avete dato vita a una sequenza di decreti-legge nell'arco di soli due mesi: il decreto Bollette, che è nato praticamente morto; il decreto Carburanti, il decreto Fiscale e il decreto Carburanti- ma non avete avuto la capacità, in questi quattro anni, di portare avanti una vera strategia sulle rinnovabili, almeno per cercare di ridurre, in parte, la dipendenza da gas e petrolio.
E mentre accade tutto questo, i salari reali continuano ad essere più bassi rispetto al 2021 del 7-8 per cento e il reddito disponibile delle famiglie continua ad abbassarsi, nell'ultimo trimestre 2025 si è abbassato. Oggi abbiamo ascoltato una Presidente del Consiglio che, dopo la batosta che ha ricevuto dagli italiani con il referendum, fa finta praticamente di non riconoscere i 4 anni precedenti di cattiva gestione dello Stato e si sta appoggiando sostanzialmente a tre cose: allo , alle Borse e al . Il !
Il di quelle società che lei prima, quando era all'opposizione, proprio condannava perché erano serve dei grandi gruppi industriali privati, e adesso le osanna perché devono, con questi valori, andare a recuperare la capacità e la gestione che non è stata in grado di fare. Voi non avete prodotto una riforma utile al Paese e oggi vi permettete di ricordare il decreto ? Ma vi ascoltate quando parlate ?
Oggi, però, la Presidente Meloni ha detto una cosa importante. La leggo, testuale: vi sfido sulla politica, sulla vera politica, vi sfido a un dibattito nel merito. Presidente, io vorrei dire alla Presidente Meloni che noi ci siamo e ci saremo sempre, mentre è la sua maggioranza che nelle Commissioni non discute e sono i suoi membri del Governo che nelle Commissioni non danno risposte adeguate e non sono aperti al dialogo nel merito. Quindi, prima di accusare questa parte dell'emiciclo, farebbe bene a guardare in casa alla sua maggioranza o almeno smettere di dire falsità in Aula.
Questo Governo è ai titoli di coda, Presidente, e, alla luce di tutto questo, noi possiamo davvero pensare di concedere la fiducia? Questo, a nostro avviso, è il peggiore Governo degli ultimi 30 anni, e non mi riferisco alle dimissioni richieste e ottenute nell'ultimo mese, ma al fatto che questo Governo prende in giro i cittadini, annunciando risultati che non trovano riscontri nei numeri e nei dati. E come diceva William Edwards Deming, senza dati sei solo un'altra persona con un'opinione.
GIANMAURO DELL'OLIO(M5S). Provate a dire la verità ai cittadini, provate a mostrare i numeri e ad esporvi davvero a un serio confronto. Vedremo se continueranno a credere alle vostre narrazioni. Intanto voi la fiducia del MoVimento 5 Stelle non l'avete .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Pino Bicchielli. Ne ha facoltà.
PINO BICCHIELLI(FI-PPE). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, signor Ministro Foti, intervengo a nome del gruppo di Forza Italia e annuncio immediatamente il voto favorevole sulla questione di fiducia posta dal Governo su questo provvedimento. Ci troviamo di fronte a un passaggio parlamentare che va ben oltre il contenuto delle singole norme. È un passaggio che parla della direzione che vogliamo dare al Paese, della capacità delle istituzioni di mantenere una rotta anche quando il contesto si fa più difficile, della credibilità dell'Italia nel rispettare gli impegni assunti.
E questo decreto si inserisce nel percorso di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Un progetto nato nell'alveo europeo all'indomani della crisi pandemica, un momento di straordinaria difficoltà. E in quel momento il Piano rappresentava l'occasione di rilancio e trasformazione del Paese. Oggi, a distanza di anni, possiamo dire che quell'occasione è stata colta e ad essa è stata data una direzione, una visione del Paese. E oggi viene portata avanti in un contesto ancora più complesso: crisi geopolitiche, tensioni economiche internazionali, aumento dei costi, instabilità diffusa, senza una soluzione all'orizzonte.
Eppure proprio in questa fase il Governo dimostra responsabilità e capacità di visione, scegliendo di non arretrare. E questo è il punto politico centrale: la continuità dell'azione riformatrice degli investimenti, nonostante le difficoltà. È un segno di serietà istituzionale, ma anche di rispetto verso i cittadini e verso le future generazioni. Il provvedimento che oggi esaminiamo interviene in modo puntuale, ma significativo, su diversi ambiti, rafforza la del PNRR, semplifica le procedure, accelera gli investimenti, sostiene la capacità amministrativa.
Non sono sicuramente aspetti tecnici marginali, ma condizioni essenziali per trasformare le risorse in opere, servizi, opportunità. In particolare, è importante il rafforzamento dei sistemi di monitoraggio e di responsabilità nell'attuazione degli interventi, che consente di individuare tempestivamente eventuali criticità e di intervenire con strumenti adeguati. Questo significa maggiore trasparenza, maggiore efficienza e maggiore affidabilità dell'azione pubblica. Accanto a questo, signor Presidente, io voglio sottolineare un elemento che riteniamo fondamentale: l'attenzione al territorio e alla sua sicurezza.
Il decreto prevede misure di accelerazione degli interventi per il contrasto al rischio di alluvione e al dissesto idrogeologico. Parliamo di un tema che non può più essere considerato emergenziale. Il dissesto idrogeologico è una fragilità strutturale del nostro Paese e la frana di Petacciato, la sua storia, lunga oltre un secolo, e la ferita che ha inferto al nostro territorio, tale da spaccarlo in due, è solo purtroppo l'ennesimo monito. Quindi, investire nella prevenzione significa salvare territori, ma anche creare sviluppo; significa rendere più sicuri i comuni, attrarre investimenti, garantire continuità alle imprese, proteggere il lavoro.
È una scelta che unisce sicurezza e crescita, e qui si inserisce un altro punto qualificante del provvedimento: le politiche di coesione e l'attenzione al Mezzogiorno. Le disposizioni che riguardano la destinazione delle risorse, gli interventi nei territori del Sud rappresentano un segnale chiaro. Il Sud non deve essere visto come un problema, ma come una grande opportunità per l'intero Paese. Ridurre i divari territoriali non è solo una questione di equità, ma una questione di efficienza economica. Un'Italia che cresce in modo disomogeneo è un'Italia più debole.
Per questo Forza Italia insiste da sempre sulla necessità di mettere il Mezzogiorno al centro delle strategie di sviluppo: infrastrutture, investimenti, semplificazione amministrativa, sostegno alle imprese, valorizzazione del capitale umano, servizi essenziali. L'obiettivo è superare un divario di cittadinanza che colpisce quasi 20 milioni di cittadini, e questo decreto va nella giusta direzione, perché rafforza proprio gli strumenti per rendere più efficace la spesa, per accelerare i progetti e per dare concretezza agli interventi, e soprattutto perché tiene insieme sviluppo e coesione.
Onorevoli colleghi, in una fase come quella che stiamo vivendo c'è un valore che deve guidare l'azione politica più di ogni altro, ed è la stabilità. La stabilità non è immobilismo, al contrario è la condizione necessaria per realizzare riforme, per attrarre investimenti, per dare fiducia ai cittadini e agli operatori economici. Senza stabilità, ogni progetto rischia di interrompersi, ogni percorso di riforma si indebolisce, ogni investimento diventa più incerto.
Il voto di fiducia che oggi esprimiamo è dunque un atto di responsabilità; è la scelta di sostenere un Governo che sta affrontando una fase complessa, senza perdere la direzione, senza rinunciare alla visione, senza cedere alla tentazione del breve periodo. Ed è anche un segnale verso l'Europa. L'Italia è un Paese affidabile, l'Italia è un Paese che rispetta gli impegni, che sa utilizzare le risorse messe a disposizione, che crede nel percorso di modernizzazione avviato.
E, permettetemi di aggiungere, un segnale soprattutto verso i cittadini, perché ciò che i cittadini chiedono non sono divisioni sterili, ma soluzioni concrete. Chiedono infrastrutture che funzionano, servizi efficienti, territori sicuri, opportunità di lavoro, e questo provvedimento sicuramente non risolve tutto, ma rappresenta un tassello importante di un disegno più ampio. Un disegno che punta a rendere l'Italia più moderna, più competitiva, più giusta; un'Italia capace di affrontare le sfide globali senza dimenticare le proprie specificità; un'Italia che investe sul proprio capitale umano, che valorizza i territori, che protegge l'ambiente, che semplifica le procedure e che riduce i tempi. Per tutte queste ragioni, signor Presidente, il gruppo di Forza Italia esprime voto favorevole alla questione di fiducia.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Rebecca Frassini. Ne ha facoltà.
REBECCA FRASSINI(LEGA). Presidente, onorevoli colleghi, Ministro Foti, oggi, in quest'Aula, dibattiamo del decreto PNRR.
Prima di entrare nel merito di questo importante provvedimento, ovviamente tramite lei, Presidente, vorrei rispondere ai colleghi che oggi, in quest'Aula, ma non solo oggi, in realtà… Infatti, da anni - da quando si è insediato questo Governo - sentiamo critiche da parte dell'opposizione riferite al fatto che questo Governo avrebbe fallito nell'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Noi, in realtà, respingiamo queste accuse al mittente, però ci sembra un po' curioso sentire oggi in quest'Aula da parte del MoVimento 5 Stelle che questo è il Governo peggiore della storia. Rinfreschiamo un po' la memoria, perché quando c'era il Governo Conte 2, il primo PNRR che era stato mandato in Europa era stato dichiarato irricevibile ! Quindi, ristabiliamo un po' i fatti su come sono andate le cose.
E vede, Presidente, tutto ciò mi fa fare un'altra considerazione sulle ingenti risorse di questo PNRR, perché, con questo Governo, dei 194,4 miliardi di euro di risorse, neanche un euro è stato perso! E dico questo perché il 64 per cento delle risorse di questo PNRR viene da fondi a debito. Questo è importante da sottolineare, perché l'Italia è stata l'unico Paese che ha preso un quantitativo enorme di risorse a prestito. Questi sono soldi dei cittadini italiani! E noi dovremo restituire questo ammontare di risorse fino all'ultimo centesimo; per chi non lo sa, l'interesse è anche piuttosto alto: stiamo parlando del 3-4 per cento. E solo sul 2026, l'Italia dovrà dare 2,8 miliardi di euro. Questo, giusto per ristabilire l'ordine delle cose prima di arrivare a questo provvedimento sul PNRR.
Entrando più nel merito di questo provvedimento, Presidente, rilevo che il tema della semplificazione è assolutamente un punto rilevante. Ovviamente questo Governo, da quando si è insediato, ha lottato per la sburocratizzazione. Sappiamo bene che il peso della burocrazia in Italia vale 225 miliardi di euro per le imprese e per i cittadini. Noi siamo riusciti a diminuire lo normativo vigente del 30 per cento. Ma abbiamo fatto anche ulteriori passi in più: grazie al PNRR, ci sono state 430 semplificazioni normative, che hanno toccato 13 settori.
In questo provvedimento facciamo un passo in più. Infatti, seguendo il principio dello , la pubblica amministrazione non dovrà chiedere, più di una volta, alcune informazioni che essa già detiene. Nella fattispecie, ad esempio, per la concessione di prestazioni agevolate da parte delle famiglie, per quanto riguarda l'ISEE, non saranno più le famiglie a farsi carico di questa incombenza, ma sarà la PA che, autonomamente, avrà queste informazioni. Dal lato delle imprese, ci sarà la piattaforma Soldipubblici, che detiene già le informazioni delle imprese e queste, ovviamente, non dovranno caricare ulteriori informazioni sui loro siti che la pubblica amministrazione già detiene. Queste sembrano piccolezze, ma in realtà sono passi in avanti, perché il problema della troppa burocrazia in questo Paese è che la burocrazia rallenta la competitività. Quindi, anche sotto questo punto di vista, abbiamo fatto passi in avanti.
E poi, Presidente, il grande tema della sanità, che è stato toccato da più colleghi oggi in quest'Aula. Presidente, anche qua, colgo l'occasione di ricordare alla sinistra che, quando hanno governato loro per 10 anni, sono stati chiusi 125 ospedali; quando hanno ideato gli ospedali di comunità e le case di comunità, ci hanno lasciato una scatola vuota. Se non era per questo Governo, che ha stanziato le risorse pari a 250 milioni per l'assunzione del personale della sanità territoriale, ci saremmo trovati veramente con un buco nell'acqua.
Per non parlare dei medici che sono andati persi quando governavano loro, circa 30.000 e circa 70.000 infermieri. Questi sono i fatti; lasciamo a loro le parole, perché il vento se le possa portare via .
Presidente, un altro grande tema importante e fortemente voluto anche dalla Lega, grazie a un emendamento del relatore, è quello sulla telemedicina, perché le regioni che hanno già avviato un processo in questo senso potranno avviare, anche per i pazienti oncologici, questo percorso proprio per la telemedicina. Questo è molto importante. È un risultato importante perché andrà a vantaggio del dei pazienti e, ovviamente, non ci sarà più il carico che ci può essere dal punto di vista sia psicologico che logistico. Quindi ci sarà un monitoraggio costante proprio per i pazienti oncologici.
Presidente, un altro emendamento che è stato approvato dalla Lega è quello relativo ai medici di medicina generale, dei pediatri, degli specialisti ambulatoriali: i medici potranno prestare servizio fino al 73° anno di età, subordinatamente alla mancanza di offerta del personale medico collocabile. Questo è assolutamente importante, anche perché non andrà ad impattare sui giovani medici che si apprestano ad entrare in servizio.
Poi voglio fare un passaggio sul tema dei comuni - lo ritengo fondamentale - perché i comuni sono i soggetti attuatori per eccellenza: 60.000 progetti per circa 25 miliardi, il 70 per cento già impegnato; le nostre sentinelle sul territorio. E quindi, qua, va veramente il nostro plauso a tutti i nostri sindaci e agli amministratori, che, nonostante la mancanza di personale, nonostante tutte le difficoltà che ogni giorno hanno nei rispettivi comuni, sono riusciti a recepire queste importanti risorse del PNRR.
In questo provvedimento, proprio sulla mancanza di personale dei comuni, facciamo un passo in più. Infatti, nell'articolo 3, è previsto che la spesa per i segretari comunali non sarà rilevante ai fini del contenimento della spesa per il personale degli enti locali. Noi auspichiamo che venga estesa anche per i comuni superiori ai 3.000 abitanti, perché riteniamo che sia una norma di assoluto buonsenso.
Anche sul tema della disabilità, c'è stato un passo in più. Infatti, sappiamo bene che la riforma della disabilità, fortemente voluta dal Ministro Locatelli e dalla Lega, si poggia su due pilastri assolutamente fondamentali: il progetto di vita, che andrà a sostegno dell'inclusione di questi soggetti e il grande tema della semplificazione delle certificazioni e della presentazione della rendicontazione da parte delle famiglie. Noi, con questo provvedimento, facciamo un passo in più, al netto del fatto che, tornando alla riforma della disabilità, il messaggio chiaro e principale è proprio quello che i servizi si devono avvicinare alla persona, e non viceversa.
In questo provvedimento stabiliamo che la sperimentazione di questa riforma, dal 1° marzo 2026, sarà estesa a ulteriori 40 province e poi, dal 1° gennaio 2027, sarà in tutte le province del nostro Paese.
Presidente, nell'avviarmi alla conclusione di questo mio intervento, vorrei fare alcune brevissime considerazioni. Vede, ho ascoltato attentamente il dibattito odierno in quest'Aula. Abbiamo un po' la sensazione che, da parte dell'opposizione, sia stata anche un po' smentita questa foga nell'accusare il Governo di non saper gestire le risorse, di non avere una rotta, di aspettarsi forse che questo Governo fallisse su una tematica così importante come il PNRR. Ecco, i profeti di sventura sono stati smentiti dai fatti che ho appena enunciato. E non solo. Oggi, con l'informativa in quest'Aula da parte del Presidente del Consiglio, noi, come Lega, non solo ovviamente voteremo “sì” alla fiducia a questo Governo, ma siamo ancora più convinti di essere dalla parte giusta della storia, di essere saldamente ancorati a un'alleanza di centrodestra, una compagine governativa che ha ben chiaro quali sono le soluzioni e gli ambiti di intervento. Di questo siamo assolutamente molto orgogliosi.
E chiudo, Presidente, con una breve considerazione riguardo a quanto è già stato detto anche stamattina in quest'Aula: la necessità che l'Europa capisca che, in questo momento, si deve sospendere il Patto di stabilità, perché, per dare risposte concrete ai cittadini in emergenza, si agisce e si deve agire in emergenza. Questo per noi è importante. È una battaglia che vogliamo perseguire e, per questo, per quanto ho detto in precedenza, ovviamente voteremo “sì” alla fiducia a questo Governo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Silvio Lai. Ne ha facoltà.
SILVIO LAI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe, colleghi e Governo, io annuncio il voto contrario del Partito Democratico sulla fiducia a questo decreto PNRR.
È un voto contrario netto, e, sia chiaro, non è un voto contro il PNRR: è il voto contro il modo in cui il Governo l'ha gestito. Perché, salvo che qualcuno non creda di essere a Eurodisney - e qualche collega che mi ha preceduto appare davvero dentro una favola -, io penso che oggi possiamo dirlo con certezza, senza tema di essere smentiti: il PNRR, per come è stato condotto, è diventato in larga parte un'occasione perduta. Non vuol dire che non ci siano cose buone in questo decreto, ma anche un orologio rotto segna l'ora giusta 2 volte al giorno. Il problema è l'insieme.
C'erano obiettivi straordinari dentro il PNRR, e questa è diventata un'occasione perduta se si guarda ai grandi obiettivi. Un'occasione perduta per il Mezzogiorno, che doveva ricevere il 40 per cento delle risorse e che, invece, ha visto interventi insufficienti persino a raggiungere questo minimo obiettivo che serviva per mantenere il divario attuale tra Mezzogiorno e Nord. È un'occasione perduta per giovani e donne, indicati come priorità nelle assunzioni e nel coinvolgimento, e poi tra i primi ad essere sacrificati, con il vostro Governo, con l'eliminazione dei vincoli.
È un'occasione perduta per rafforzare la pubblica amministrazione e costruire una capacità stabile di governo dello sviluppo e dell'economia, e questo decreto lo dimostra con chiarezza. Primo punto: non è un decreto di spinta, ma un decreto soltanto di chiusura. Non è un provvedimento che rilancia o mette in sicurezza il PNRR; è un decreto che prova a gestire la fase finale, una fase di fine corsa e quasi da fine impero. Il suo cuore politico non è una visione di investimento, ma di salvare il salvabile.
Si rafforzano proroghe, strutture straordinarie, supporti tecnici centrali - non locali, non territoriali - e poteri sostitutivi. Si moltiplicano gli strumenti per inseguire le criticità, ma non si è stati in grado di intervenire sulle cause. Si prorogano incarichi e strutture persino dopo il 31 dicembre 2026, ma non si mettono realmente in sicurezza i progetti e le scadenze reali. Non si capisce, quindi, per che cosa lo si faccia, oppure si teme e si può temere per il motivo per cui si fa. E questo è il punto, state allungando la gestione, ma non completando il lavoro.
Tradotto, il Governo certifica che la macchina costruita finora non funziona e risponde aggiungendo altra amministrazione straordinaria ad amministrazione straordinaria, e in sintesi, dopo anni di propaganda sull'Italia che corre, arriviamo alla fine del PNRR con uno Stato ancora in regime eccezionale. Secondo punto: è un decreto , che rivela debolezza politica, perché dentro questo decreto c'è di tutto, non c'è solo il PNRR: c'è sanità, scuola, università, giustizia, trasporti, servizi pubblici locali, previdenza, industria, ambiente.
E altro lo avete aggiunto con i vostri emendamenti, peraltro del tutto incompatibili con il testo principale, quasi ad anticipare pezzi di riforme che avrebbero meritato di essere trattati nelle Commissioni di merito. Non è un caso, è un segnale preciso, perché, quando un decreto contiene tutto, significa che manca una linea politica chiara, una programmazione degli interventi, una qualificazione degli interventi. Si procede per accumulo, per emergenze, per compartimenti. Ci sono norme estranee, interventi disorganici, aggiunte dell'ultima ora, persino all'ultimo minuto, fuori dagli orari che erano stati concordati. Insomma, un testo confuso, stratificato, senza un disegno coerente.
State usando anche il decreto PNRR come il solito contenitore legislativo universale, e il risultato è sempre lo stesso: meno trasparenza, meno controllo parlamentare, più opacità politica. Terzo punto: scaricate i problemi sui territori. È questo, forse, il punto più grave, perché il decreto estende le semplificazioni anche agli interventi usciti dal PNRR, modifica programmi, revoca risorse impegnate. Però, nel frattempo, i territori lanciano l'allarme: ANCI denuncia definanziamenti, i sindaci segnalano interventi sociali a rischio, le province chiedono strumenti reali per la fase finale.
Il quadro è chiaro, almeno per voi: centralizzate il merito dei risultati che forse otterrete e scaricate sui territori il rischio dei fallimenti. Palazzo Chigi annuncia, i territori pagano. È uno schema che conoscete bene perché lo fate da questi 4 anni, solo che è uno schema che non regge più. Quarto punto: sulla sanità non governate, contabilizzate. Il caso più emblematico è la sanità territoriale. Case e ospedali di comunità dovevano rappresentare una riforma strutturale.
Oggi dite alle regioni di coprire i maggiori costi spostando risorse loro da altri capitoli. Questo non è governo delle politiche pubbliche, è contabilità. I problemi restano tutti, dal personale all'organizzazione, dall'integrazione alla sostenibilità, e intanto inserite norme sugli accreditamenti dentro un decreto senza affrontare il nodo vero nelle sedi appropriate. La sintesi è evidente: sulla sanità non risolvete nessun problema, provate anche qui a spostarli.
Quinto punto: imprese e sviluppo. Sul versante delle imprese, guardate, il quadro è altrettanto debole. Transizione 4.0 viene gestita in malo modo, con controlli, convenzioni, rinvii. Tutto necessario, tutto però amministrativo, perché manca una strategia industriale. D'altronde, 37 mesi senza un segno positivo su 42 mesi di Governo la dicono tutta sulla produzione industriale, e lo dimostra un Governo che insegue le imprese, aprendo tavoli di riparazione. Dopo che fanno il danno, dopo che si alza il polverone, si risolve un danno creato dallo stesso Governo senza una direzione chiara.
Spacciate manutenzione burocratica per politica industriale, e intanto, per coprire emergenze, sottraete risorse a settori strategici, per esempio la ricerca. Vi è scappato, ma un emendamento è coperto con 5 milioni di euro tolti al CNR, come se non ci fosse già abbastanza sofferenza in quell'ambito. Sesto punto, l'ultimo. Se ne potrebbero dire tanti, ma qui mi voglio fermare. L'articolo 30: risorse fuori dal controllo parlamentare. Ecco, qui il tema è quello più politico in assoluto, perché anche a leggere il degli uffici della Camera, che non sbagliano, ci sono risorse già esistenti e oltre 1,5 miliardi accantonati, destinati ad aumentare. Cosa fate?
Le accentrate nei conti del MEF e le assegnate poi con un DPCM senza criteri chiari, senza coinvolgimento del Parlamento, senza trasparenza sulle destinazioni. E soprattutto queste risorse sembrano, almeno nella vostra testa, già orientate a coprire altro tipo di esigenze di bilancio. Ce lo hanno detto tutte le organizzazioni di categoria: date una priorità a quelle risorse, consentite che siano utilizzate per il motivo per cui sono state chieste, perché è vero che costano, ma costano meno che andarle a cercare sul mercato italiano delle risorse finanziarie, ma vanno restituite.
Quindi, è importante che siano utilizzate per quegli obiettivi strategici che il PNRR stabiliva. Invece voi cosa state facendo? Forse costruendo un fondo, che sarà alimentato dal PNRR, per fare una politica di bilancio fuori dal controllo parlamentare. Io spero che il Governo ci smentisca. Abbiamo presentato un ordine del giorno e speriamo che venga accolto, per dare un indirizzo a queste risorse, per fare in modo che non siano nascoste oppure eluse nel controllo da parte del Parlamento. Un tesoretto che sarebbe davvero grave se non ritornasse nelle decisioni e nell'ambito della disponibilità del Parlamento. Concludo, colleghe e colleghi.
Questo decreto per noi non segna un avanzamento, segna invece un arretramento politico. È il momento in cui il Governo ammette, senza dirlo ufficialmente, che il PNRR è governato solo con l'emergenza, e non è più governato da politica e strategia, con strumenti straordinari, deroghe e spostamenti di risorse. Questa è la vostra sconfitta, e noi non siamo contenti di questo, perché lo abbiamo voluto fortemente, lo abbiamo cercato fortemente. Abbiamo cercato di farne l'occasione per cambiare il Paese, per colmare i divari.
Il PNRR, infatti, non doveva essere soltanto una spesa, doveva lasciare un'eredità: una pubblica amministrazione più forte, riforme realmente attuate, una capacità stabile di governo dell'economia e dello sviluppo da parte della pubblica amministrazione e un recupero di funzioni nei territori (sanità, scuola). Questo salto non c'è stato. Abbiamo riforme scritte, ma non realizzate, strutture che richiederanno ulteriori risorse per essere completate, e poi vedremo quando, tra 3 mesi, potremo tracciare una linea, quale sarà il bilancio definitivo. Una macchina pubblica che non ha compiuto il salto che era previsto.
Era un'occasione storica, che non è stata pienamente utilizzata. Per questo il nostro voto è contrario: per il PNRR che avete condotto male e, soprattutto, per la fiducia che avete posto e che questo Governo non merita .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Cannata. Ne ha facoltà.
GIOVANNI LUCA CANNATA(FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Ministro Foti, la ringrazio per il suo lavoro, per la sua costante partecipazione e capacità di risoluzione. L'abbiamo vista presente in Commissione bilancio ed è costantemente impegnato nel portare avanti in modo chiaro quelle che sono le politiche del Governo. Vedete, oggi non si vota in quest'Aula soltanto la fiducia a un decreto, quindi al decreto-legge PNRR e politiche di coesione, oggi si sceglie se andare avanti o tornare indietro.
Lo facciamo noi con serietà, lo facciamo con senso dello Stato, lo facciamo con piena consapevolezza del passaggio che stiamo affrontando. Per questo, il decreto sul PNRR non è un semplice atto tecnico, è una scelta politica netta tra chi vuole realizzare le opere e chi preferisce bloccarle, tra chi si assume le responsabilità e chi continua a fare opposizione senza proporre soluzioni.
Noi oggi scegliamo di andare avanti e lo facciamo anche con l'orgoglio politico di chi ha dimostrato in questi anni che c'è una maggioranza che ha visione, che ha coraggio, che ha senso dell'interesse nazionale perché, vedete, non basta soltanto dire delle risorse e poi farle restare sulla carta o i programmi enunciarli nei convegni. Noi, invece, siamo capaci di tramutarli in opere, servizi, strumenti amministrativi, riforme vere e benefici concreti per i cittadini, per le famiglie, per le imprese e per i territori.
Che cosa va detto con chiarezza? Quando il Governo Meloni si è insediato ha trovato un Piano con criticità - ed erano evidenti i ritardi e le difficoltà attuative -, scadenze a rischio e una macchina amministrativa non sempre adeguata. Cosa abbiamo fatto noi? Abbiamo fatto quello che uno Stato serio deve fare: abbiamo corretto, riorganizzato, rafforzato, semplificato. Questo decreto è esattamente questo: uno strumento per trasformare il PNRR da piano tecnico a risultati concreti. Allora, chiedo alle opposizioni, che poc'anzi hanno discusso: dove eravate quando i problemi si accumulavano? Dove eravate quando si scrivevano norme senza preoccuparsi di come poi dovevano essere realizzate? Perché è troppo facile oggi venire in Aula e fare la morale dopo aver lasciato una macchina che non funzionava.
Noi, invece, abbiamo scelto una strada diversa: non lamentarci ma risolvere, e i fatti dicono questo. Lo dicono le 9 rate su 9, l'obiettivo raggiunto. Per 2 anni e mezzo avete continuato a dire che il Governo Meloni avrebbe bucato tutti gli obiettivi del PNRR e dopo che abbiamo centrato 9 rate su 9 non sapete ora più cosa dire. Avete fatto l'elenco delle varie revisioni, ma è chiaro che dobbiamo guardare anche a quella che è la situazione geopolitica che è cambiata, il livello geopolitico. Il nostro obiettivo è chiudere il PNRR nel migliore dei modi. Nel mese di maggio verrà liquidata la nona rata e - ripeto - non abbiamo tolto un solo euro dalle previsioni di spesa dei 194 miliardi di euro, che - ripeto anch'io - sono 72 miliardi a fondo perduto e 122 a debito. I 72 miliardi a fondo perduto sono stati tutti spesi e li spenderemo tutti, ovviamente insieme ai fondi PNC.
Vede, l'assegnazione è una cosa, la spesa e il riconoscimento degli obiettivi sono un'altra. Il PNRR, infatti, non si difende a parole, ma si difende facendo arrivare gli interventi a terra, rispettando tempi, e obiettivi. Si difende rafforzando le amministrazioni, semplificando le procedure, rimuovendo i colli di bottiglia, correggendo ciò che rallenta e mettendo ogni livello istituzionale nelle condizioni di correre davvero. È esattamente il senso politico di questo decreto e di quello che noi abbiamo fatto. Se guardiamo anche i dati statistici del Governo Meloni, possiamo vedere proprio che - sono di ieri gli ultimi dati - al 31 marzo 2026 risulta disponibile il 99 per cento delle risorse stanziate dal Governo Meloni per gli anni 2022-2026, cioè 394,4 miliardi di euro. Queste sono le risorse che sono state messe dall'Esecutivo e utilizzabili sul territorio. Vedete, questa è la quattordicesima relazione sul monitoraggio dei provvedimenti legislativi e attuativi del Governo. Per troppo tempo, infatti, la politica italiana ha vissuto nell'equivoco che bastasse annunciare i fondi per poter dire di aver risolto i problemi e invece non è così. Sappiamo tutti che tra lo stanziamento e il risultato c'è la capacità di Governo, c'è l'efficienza della pubblica amministrazione, c'è la forza della , c'è la capacità di monitorare, controllare e intervenire, c'è la serietà di chi sa assumersi le responsabilità. È precisamente qui che si vede la differenza tra chi governa davvero e chi dall'opposizione continua ad agitare paure, rallentamenti, obiezioni, pregiudiziali e critiche di mestiere. Il dato politico oggi è sotto gli occhi di tutti: questo Governo sta facendo quello che altri non sono riusciti a fare.
La cosa più importante che colpisce è che a certificarlo non è Fratelli d'Italia, non è la maggioranza, ma è una fonte che non è di parte. La Banca centrale europea, proprio in questi giorni, ha detto che l'Italia è il primo Paese in Europa nell'attuazione del PNRR e l'unico Paese in cui si registra un contributo positivo del Piano sull'economia. Questo riconoscimento ha un valore enorme: significa che le riforme messe in campo dal Governo Meloni stanno migliorando la qualità istituzionale e significa che l'Italia sta finalmente uscendo dalla palude. Significa che l'Italia non è più il problema dell'Europa, ma che, anzi, diventa un modello di attualizzazione e, quindi, un modello di credibilità.
Adesso capiamo anche perché dia fastidio alle opposizioni che il centrodestra continui ad avere questi risultati. I loro risultati, invece, portavano a procedure e rinvii, tavole, annunci e nessun salto di qualità, cosa che invece adesso noi stiamo facendo con i risultati che stiamo portando avanti. Vedete, per i 5 Stelle il PNRR era un propagandistico da raccontare. Noi, invece, lo stiamo facendo diventare realtà, noi lo stiamo facendo transitare verso qualcosa che dà competitività, verso qualcosa che non è ideologia.
Allora, pensavate che il Governo Meloni non riuscisse in questo obiettivo e, invece, i fatti ci dicono che stiamo realizzando tutto e i fatti ci dicono che questo Governo è serio e sta mettendo la macchina amministrativa nelle condizioni di correre. Ancora oggi noi siamo pronti, con questo decreto, a intervenire sui contenuti. Li guardiamo, sono tanti, sono diversi: sulla , perché senza responsabilità chiare non si realizza nulla; sulla capacità amministrativa, perché senza persone e strumenti adeguati il PNRR resta fermo. Si interviene, poi, sulla semplificazione, perché senza procedure snelle i cantieri non partono. Si interviene sulla sanità e, quindi, sulle case di comunità e ospedali di comunità. Significa ridurre la pressione sugli ospedali e dare risposte concrete ai territori. Dunque, non slogan ma più servizi e su questo siamo al fianco anche delle regioni. Poi, si interviene sulla disabilità, si interviene sui diritti all'inclusione, si interviene su strumenti concreti per la vita delle persone e penso al teleconsulto per i pazienti oncologici, alla tutela dei malati cronici e delle persone affette da patologie rare. Tutta una serie di strumenti che, quindi, servono a usare bene le risorse per avvicinare lo Stato alle persone. Si interviene, quindi, sulla digitalizzazione. Pertanto, uno Stato che smette di chiedere ai cittadini ciò che già possiede, uno Stato che semplifica, che accelera e riduce i tempi e la burocrazia.
Vedete, la logica è chiara: meno burocrazia, più servizio e su questo noi stiamo lavorando. Si interviene sulla scuola, si interviene sull'università, e l'abbiamo visto con gli asili nido, lo vediamo sull' universitario, sull'offerta, sugli alloggi, sulla formazione. Si interviene sul Sud, quindi si interviene sulla coesione, che è importante. È un'occasione storica, il PNRR, e questa occasione storica va accolta, perché non basta soltanto averla questa occasione, poi bisogna trasformarla in azioni, in opere, in servizi, in sviluppo, in riequilibrio territoriale. È su questo che noi stiamo lavorando: risultati chiari e concreti, credibilità nazionale.
Fuori da quest'Aula ci sono gli italiani, gli italiani con le famiglie che fanno i conti tutti i giorni con il costo della vita, le imprese che chiedono meno burocrazia e, poi, ci sono i giovani, che chiedono opportunità. Noi stiamo con gli italiani e diciamo: meno ideologie e più pragmatismo, più concretezza, più cantieri, più servizi, più semplificazione. Su questo noi stiamo lavorando e su questo noi stiamo dando risposte. La fiducia oggi è una scelta di responsabilità. Noi non abbiamo paura di assumerci questa responsabilità e abbiamo un'idea chiara: l'Italia non può permettersi di rallentare.
Allora, permettetemi di chiudere così: c'è chi continua a parlare, c'è chi continua a criticare, c'è chi continua a guardare indietro; noi, invece, pensiamo a lavorare, pensiamo a decidere e pensiamo a realizzare e da questa parte noi vogliamo stare
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Pozzolo. Ne ha facoltà per due minuti. Prendo atto che è assente; quindi, si intende decaduto.
Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia.
Poiché nella seduta di ieri la questione di fiducia è stata posta alle ore 14,25, al fine di assicurare il decorso delle 24 ore sospendo la seduta sino a tale ora. La seduta è sospesa e riprenderà alle ore 14,25.
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
Passiamo alla votazione sulla questione di fiducia.
Indìco la votazione per appello nominale sull'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame, nel testo della Commissione, sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia.
Ricordo che l'estrazione a sorte del nome del deputato dal quale la chiama avrà inizio è stata già effettuata dalla Presidenza nella seduta di ieri.
La chiama avrà inizio dal deputato Maerna.
Invito i deputati Segretari a procedere alla chiama.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione sull'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame, nel testo della Commissione, sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia:
Presenti: ………………... 313
Votanti: ………………… 309
Astenuti: …………………. 4
Maggioranza: …………... 155
Hanno risposto : ……… 201
Hanno risposto : ……... 108
La Camera approva.
Si intendono così precluse tutte le proposte emendative presentate.
sì:
Albano Lucia
Almici Cristina
Ambrosi Alessia
Amich Enzo
Amorese Alessandro
Andreuzza Giorgia
Antoniozzi Alfredo
Arruzzolo Giovanni
Bagnasco Roberto
Baldelli Antonio
Barelli Paolo
Battilocchio Alessandro
Battistoni Francesco
Bellomo Davide
Bellucci Maria Teresa
Benvenuti Gostoli Stefano Maria
Benvenuto Alessandro Manuel
Bergamini Davide
Bergamini Deborah
Bicchielli Pino
Bignami Galeazzo
Billi Simone
Bisa Ingrid
Bof Gianangelo
Bordonali Simona
Boscaini Maria Paola
Brambilla Michela Vittoria
Bruzzone Francesco
Buonguerrieri Alice
Caiata Salvatore
Calovini Giangiacomo
Candiani Stefano
Cangiano Gerolamo
Cannata Giovanni Luca
Cappellacci Ugo
Caramanna Gianluca
Caretta Maria Cristina
Carfagna Maria Rosaria
Caroppo Andrea
Carra' Anastasio
Castiglione Giuseppe
Cattaneo Alessandro
Cattoi Vanessa
Cavandoli Laura
Cavo Ilaria
Cecchetti Fabrizio
Centemero Giulio
Centenaro Giulio
Cerreto Marco
Cesa Lorenzo
Chiesa Paola Maria
Ciaburro Monica
Ciancitto Francesco Maria Salvatore
Ciocchetti Luciano
Colombo Beatriz
Colosimo Chiara
Colucci Alessandro
Comaroli Silvana Andreina
Comba Fabrizio
Congedo Saverio
Coppo Marcello
Cortelazzo Piergiorgio
Costa Enrico
Dalla Chiesa Rita
Dara Andrea
D'Attis Mauro
De Bertoldi Andrea
De Corato Riccardo
De Palma Vito
Deidda Salvatore
Di Maggio Grazia
Di Mattina Salvatore Marcello
Di Rubba Alberto
Dondi Daniela
Donzelli Giovanni
Fascina Marta Antonia
Ferrante Tullio
Ferro Wanda
Filini Francesco
Formentini Paolo
Foti Tommaso
Frassinetti Paola
Frassini Rebecca
Frijia Maria Grazia
Furgiuele Domenico
Gabellone Antonio Maria
Gatta Giandiego
Gemmato Marcello
Gentile Andrea
Giaccone Andrea
Giagoni Dario
Giglio Vigna Alessandro
Giordano Antonio
Giorgianni Carmen Letizia
Giovine Silvio
Gori Irene
Gruppioni Naike
Iaia Dario
Iezzi Igor
Kelany Sara
La Salandra Giandonato
Lampis Gianni
Lancellotta Elisabetta Christiana
Latini Giorgia
Lazzarini Arianna
Leo Maurizio
Longi Eliana
Lovecchio Giorgio
Lucaselli Ylenja
Lupi Maurizio
Maccanti Elena
Maccari Carlo
Maerna Novo Umberto
Maffioli Manuela
Maiorano Giovanni
Malagola Lorenzo
Malaguti Mauro
Mantovani Lucrezia Maria Benedetta
Marchetti Riccardo Augusto
Marchetto Aliprandi Marina
Marrocco Patrizia
Mascaretti Andrea
Maschio Ciro
Matera Mariangela
Matone Simonetta
Matteoni Nicole
Mattia Aldo
Maullu Stefano Giovanni
Mazzetti Erica
Michelotti Francesco
Miele Giovanna
Milani Massimo
Molinari Riccardo
Mollicone Federico
Montaruli Augusta
Montemagni Elisa
Morgante Maddalena
Mule' Giorgio
Mura Francesco
Nevi Raffaele
Nisini Tiziana
Nordio Carlo
Osnato Marco
Padovani Marco
Pagano Nazario
Palombi Alessandro
Panizzut Massimiliano
Patriarca Annarita
Pella Roberto
Pellicini Andrea
Perissa Marco
Pierro Attilio
Pietrella Fabio
Pisano Calogero
Pittalis Pietro
Pizzimenti Graziano
Polidori Catia
Polo Barbara
Pretto Erik Umberto
Prisco Emanuele
Pulciani Paolo
Raimondo Carmine Fabio
Rampelli Fabio
Ravetto Laura
Roccella Eugenia
Romano Francesco Saverio
Roscani Fabio
Rossello Cristina
Rossi Angelo
Rossi Fabrizio
Rosso Matteo
Rotelli Mauro
Rotondi Gianfranco
Rubano Francesco Maria
Ruspandini Massimo
Russo Gaetana
Russo Paolo Emilio
Saccani Jotti Gloria
Sala Fabrizio
Sbardella Luca
Schiano Di Visconti Michele
Schifone Marta
Semenzato Martina
Silvestri Rachele
Siracusano Matilde
Squeri Luca
Tassinari Rosaria
Tenerini Chiara
Testa Guerino
Toccalini Luca
Trancassini Paolo
Tremaglia Andrea
Tremonti Giulio
Urzi' Alessandro
Varchi Maria Carolina
Vietri Imma
Vinci Gianluca
Volpi Andrea
Zinzi Gianpiero
Zucconi Riccardo
Zurzolo Immacolata
no:
Aiello Davide
Alifano Enrica
Amato Gaetano
Ascani Anna
Ascari Stefania
Barbagallo Anthony Emanuele
Barzotti Valentina
Benzoni Fabrizio
Berruto Mauro
Bonafe' Simona
Bonelli Angelo
Bonetti Elena
Bonifazi Francesco
Borrelli Francesco Emilio
Cafiero De Raho Federico
Cappelletti Enrico
Carmina Ida
Carotenuto Dario
Casu Andrea
Cherchi Susanna
Ciani Paolo
Colucci Alfonso
Conte Giuseppe
Cuperlo Gianni
D'Alessio Antonio
D'Alfonso Luciano
De Maria Andrea
De Micheli Paola
Dell'Olio Gianmauro
Di Sanzo Christian Diego
Donno Leonardo
Dori Devis
D'Orso Valentina
Evi Eleonora
Faraone Davide
Fassino Piero
Ferrara Antonio
Filippin Rosanna
Fontana Ilaria
Forattini Antonella
Fratoianni Nicola
Furfaro Marco
Gadda Maria Chiara
Ghio Valentina
Ghirra Francesca
Giachetti Roberto
Gianassi Federico
Girelli Gian Antonio
Giuliano Carla
Grimaldi Marco
Grippo Valentina
Gubitosa Michele
Guerra Maria Cecilia
Iacono Giovanna
Iaria Antonino
Lacarra Marco
Lai Silvio
Laus Mauro Antonio Donato
Lomuti Arnaldo
Madia Maria Anna
Malavasi Ilenia
Mancini Claudio
Manzi Irene
Mauri Matteo
Merola Virginio
Morassut Roberto
Morfino Daniela
Onori Federica
Orfini Matteo
Orrico Anna Laura
Pandolfo Alberto
Pastorella Giulia
Pastorino Luca
Pavanelli Emma
Pellegrini Marco
Peluffo Vinicio Giuseppe Guido
Penza Pasqualino
Perantoni Mario
Piccolotti Elisabetta
Porta Fabio
Pozzolo Emanuele
Provenzano Giuseppe
Quartini Andrea
Ricciardi Marianna
Ricciardi Toni
Richetti Matteo
Roggiani Silvia
Romeo Nadia
Rosato Ettore
Rossi Andrea
Ruffino Daniela
Santillo Agostino
Sarracino Marco
Sasso Rossano
Scarpa Rachele
Schlein Elly
Serracchiani Debora
Simiani Marco
Sottanelli Giulio Cesare
Soumahoro Aboubakar
Sportiello Gilda
Stumpo Nicola
Tabacci Bruno
Tucci Riccardo
Vaccari Stefano
Viggiano Francesca
Zanella Luana
Ziello Edoardo
Gebhard Renate
Manes Franco
Schullian Manfred
Steger Dieter
Amendola Vincenzo
Bagnai Alberto
Boschi Maria Elena
Braga Chiara
Calderone Tommaso Antonino
Care' Nicola
Carloni Mirco
Cirielli Edmondo
Costa Sergio
Del Barba Mauro
Della Vedova Benedetto
Freni Federico
Gardini Elisabetta
Gava Vannia
Giorgetti Giancarlo
Gribaudo Chiara
Guerini Lorenzo
Gusmeroli Alberto Luigi
Lollobrigida Francesco
Loperfido Emanuele
Magi Riccardo
Mangialavori Giuseppe Tommaso Vincenzo
Mazzi Gianmarco
Meloni Giorgia
Minardo Antonino
Molteni Nicola
Morrone Jacopo
Pichetto Fratin Gilberto
Ricciardi Riccardo
Rixi Edoardo
Rizzetto Walter
Scerra Filippo
Tajani Antonio
Zaratti Filiberto
Zoffili Eugenio
PRESIDENTE. Sospendo a questo punto brevemente la seduta, al fine di consentire la predisposizione dell'elenco dei deputati in missione per la parte pomeridiana, il cui numero dovrà essere comunicato all'Aula alla ripresa della seduta.
Colleghi, quando ricominceremo la seduta, andremo immediatamente con l'esame degli ordini del giorno, dopo una richiesta di informativa urgente. Quindi, vi invito ad essere in Aula. La seduta è sospesa e riprenderà alle ore 15,30.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 91, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Antonino Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo per chiedere un'informativa urgente al Ministro Salvini e anche al Ministro Giorgetti riguardo alla possibilità, che è stata paventata, visto quello che abbiamo letto su alcuni articoli di giornale, di una proroga delle concessioni autostradali, di 15 concessioni autostradali, senza nemmeno pensare di poterle rimettere a bando, senza nemmeno avere approvato tutti i piani economico-finanziari, senza nemmeno avere pensato di informare la Camera sugli sviluppi e sulle scelte di questa proroga delle concessioni autostradali.
Si parla di 27 miliardi di euro, si parla anche di un possibile conflitto con il fatto che potrebbero essere indicati come aiuti di Stato non dovuti. Vorremmo sapere anche, da questo punto di vista, se ci sono state delle interlocuzioni con l'Unione europea e chi ha fatto queste interlocuzioni con l'Unione europea, perché, da quello che si sa, si sa pochissimo di questo affare miliardario su un tema infrastrutturale caldissimo, su un tema infrastrutturale importantissimo per il nostro Paese, che riguarda la parte economica e industriale del nostro Paese, ma anche i cittadini.
Perché, se non si va a bando, non si può nemmeno pensare - faccio un esempio semplice - a fare una contrattazione sulle possibili riduzioni dei pedaggi, e questo è un tema importantissimo, che riguarda sia le imprese che i cittadini; non si può pensare a che lavori fare sulle autostrade e quali non fare; si può pensare anche, magari, in alcune tratte, di tornare a una gestione pubblica delle autostrade stesse.
Io voglio che venga in Aula il Ministro Salvini, perché tutto quello che tocca è un disastro, e non vorrei che, anche in questo caso, su un tema così importante - tra l'altro molto nebuloso per come è stato trattato fino adesso - non ci sia nemmeno un'informativa in Aula, non ci sia un approfondimento. Vi ripeto, si parla di 27 miliardi di euro, di una proroga delle concessioni autostradali, così, . È chiaro che sicuramente ci sono state delle interlocuzioni. Vogliamo sapere chi è andato in Europa a trattare per noi su questa partita.
Vogliamo sapere che cosa si sono detti e cosa ne è venuto fuori, perché qui il Parlamento deve essere informato su questo tema importantissimo, che tocca sia l'economia del nostro Paese, i soldi degli italiani, ma anche il modo di muoversi dei nostri cittadini .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Simiani. Ne ha facoltà.
MARCO SIMIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Anche noi chiediamo un'informativa proprio su questo tema che diceva il collega Iaria, ossia sulle concessioni autostradali. Sappiamo benissimo che questo è un tema importante, su cui il Governo Draghi aveva lavorato e aveva iniziato un percorso attraverso cui si doveva definire un accordo, adeguato al PEF, proprio per definire non solo gli investimenti, ma anche e soprattutto le tariffe che poi andavano a determinarsi su quell'accordo.
Guardate, è una cosa molto importante, perché sulla base di questo accordo ci sono tanti, tanti investimenti sulla rete autostradale italiana. Questo riguarda, soprattutto, non solo nuovi investimenti, ma anche tutte le manutenzioni, cioè il fatto di poter dare e garantire questo accordo attraverso un processo di equilibrio. Perché non possiamo pensare che il Governo, così come ha fatto il Ministro Salvini più volte, sia scappato o, addirittura, abbia aumentato le tariffe senza fare niente.
Addirittura ci ha dovuto pensare la magistratura, che ha fatto il suo percorso e ha dovuto determinare alcune scelte, anche in base alle sentenze che poi si sono determinate, aumentando i prezzi, sicché mettendo fuori gioco, assolutamente, il Ministero. Ecco perché è importante subito capire meglio quali siano le intenzioni del Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, capire bene, attraverso questa informativa, effettivamente quali sono gli investimenti che il Governo vuole mettere in campo e capire, soprattutto, qual è l'accordo. Perché, vedete, questa è un'azienda che giustamente deve fare un profitto, non è che non deve fare un profitto, ma deve fare un giusto profitto.
E, in questo caso, in questo giusto profitto dobbiamo garantire una rete autostradale che sia sicura, che sia assolutamente manutenuta, soprattutto con investimenti che possano guardare al futuro, senza che ci sia un peso verso i cittadini e le cittadine di questo Paese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Presidente, grazie. Ovviamente, siamo assolutamente favorevoli all'informativa. La nostra preoccupazione nasce dal fatto che la gestione del Ministro Salvini sul trasporto pubblico e sul trasporto, ovviamente, in questo caso, autostradale è sostanzialmente nulla, e quindi la mancanza di attività e attivismo da parte del Ministro sta portando a un'autogestione, almeno così lui dice, perché, quando aumentano le tariffe o quando avvengono delle cose assolutamente contrarie agli interessi degli italiani, il Ministro si salva e dice: vabbè, ma io non posso fare niente, ma io non ne so nulla.
Come se ad amministrare il suo Dicastero ci fossero altri. Per di più, le sue intuizioni ci preoccupano molto. Sapete che è stato uno dei primi promotori del premio Nobel per la pace a Trump, e quindi, se gestisce le autostrade come vede i Nobel per la pace, ovviamente, gli italiani devono stare estremamente preoccupati. Ma, al di là dell'ironia, c'è poco da ridere, purtroppo, rispetto all'idea che noi abbiamo un servizio che peggiora a fronte di introiti sempre maggiori da parte di chi lo gestisce e a costi sempre superiori da parte degli utenti.
Ovviamente, qualsiasi proroga o qualsiasi attività che venga contrattata, senza rimettere in discussione, con bandi pubblici, lo , ci preoccupa. Addirittura, noi siamo favorevoli in alcuni casi, io voglio fare due esempi estremi: abbiamo le autostrade della Valle d'Aosta che sono le più care d'Europa e abbiamo dei record, ovviamente, che vanno da Nord a Sud, in cui il Ministro ci ha resi protagonisti ovunque, e abbiamo l'unico tratto, l'unico asse viario in Europa interno a una città - mi riferisco alla tangenziale di Napoli - che è a pagamento anche nelle tratte interne.
Ovviamente, questa gestione in cui non si generano i profitti, ma i superprofitti, a fronte di servizi sempre più scadenti e gabelle sempre più pesanti nei confronti dei cittadini, ci vede completamente ostili; anzi, sarebbe utile tornare a delle gestioni molto più dirette da parte dello Stato, almeno per alcuni assi viari. E infine, noi abbiamo visto anche una particolare azione da parte del Ministro, che dice di voler portare, entro giugno, nuove norme per chi gira senza assicurazione o con targhe straniere.
Noi annunciamo già in Aula adesso che presenteremo, allegata a questa proposta del Ministro, la proposta per la tariffa unica per chi non commette sinistri. Non capiamo perché, quando si tratta di favorire le grandi compagnie, il Ministro è molto sensibile; quando si tratta di rendere uguale il nostro Paese da Nord a Sud, invece, il Ministro è sordo a un orecchio, anzi, a tutti e due .
PRESIDENTE. Non essendovi altri argomenti, procediamo con l'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Avverto che, consistendo il disegno di legge di un solo articolo, non si procederà alla votazione dell'articolo unico, ma, dopo l'esame degli ordini del giorno, si procederà direttamente alla votazione finale, a norma dell'articolo 87, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Avverto che è in distribuzione la versione corretta dell'ordine del giorno n. 9/2807-A/22 Maccanti.
Avverto che l'ordine del giorno n. 9/2807-A/79 Nevi è stato ritirato dal presentatore.
Invito la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati. Prego, Sottosegretaria Siracusano.
MATILDE SIRACUSANO,. Grazie, Presidente. Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/1 Laus il parere è contrario sulle premesse e favorevole sull'impegno con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di assumere ulteriori iniziative finalizzate, compatibilmente con gli equilibri di bilancio e con le esigenze di finanza pubblica, ad assicurare l'operatività fino al 31/12/2029 delle strutture istituite presso i soggetti attuatori e preposte allo svolgimento delle attività di monitoraggio e dei flussi di rendicontazione nei confronti delle amministrazioni centrali, titolari delle misure PNRR”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/2 Manzi il parere è favorevole previa espunzione della quinta, sesta, settima e ottava premessa e riformulazione dell'impegno nei seguenti termini: “tenuto conto che l'obiettivo PNRR prevede di dare piena attuazione alla riforma degli istituti tecnici a decorrere dall'anno scolastico 2026/2027, a proseguire il confronto con le organizzazioni sindacali in ordine alla salvaguardia dei livelli occupazionali e della qualità dell'offerta formativa”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/3 Bonafè il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/4 Simiani il parere è contrario sulle premesse e favorevole sull'impegno con la seguente riformulazione: “a proseguire, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, le attività di progettazione e realizzazione del potenziamento e riqualificazione del collegamento stradale, anticipando, laddove ne ricorrano le condizioni di fattibilità tecnico-economica, gli interventi di adeguamento finalizzati all'incremento dei livelli di sicurezza della circolazione stradale”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/5 Pandolfo il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità di adottare iniziative per chiarire il significato della locuzione “utilizzo materiale delle infrastrutture del soggetto titolare della concessione” di cui all'articolo 1, comma 831, della legge n. 160/2019, al fine di evitare incertezze interpretative ed applicative sia da parte della pubblica amministrazione che degli operatori di telecomunicazioni”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/6 Romeo il parere è contrario sulle premesse e favorevole sull'impegno con la seguente riformulazione: “ad assumere ogni opportuna iniziativa finalizzata a dare seguito agli impegni assunti con gli ordini del giorno n. 9/02164/005 del 10 dicembre 2024 e n. 9/02184-A/064 del 18 febbraio 2025” - che, appunto, contenevano degli impegni sullo stesso tema - “nella formulazione già approvata dalla Camera dei Deputati”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/7 Fossi il parere è favorevole, previa espunzione della quarta premessa sull'impegno, e con la seguente riformulazione: “ad assumere ogni opportuna iniziativa finalizzata alla realizzazione di un museo a Viareggio dedicato alle vittime della strage del 29 giugno 2009, coerentemente con i citati impegni già approvati dalla Camera”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/8 Soumahoro il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/9 Testa il parere è favorevole, previa espunzione dell'ultima premessa e riformulazione dell'impegno nei seguenti termini: “a valutare l'opportunità di accompagnare le misure recate dal provvedimento in esame con ulteriori iniziative normative finalizzate a semplificare le procedure di cessione dei crediti maturati nei confronti delle pubbliche amministrazioni, senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica, né deroghe alla disciplina sulla tracciabilità dei flussi finanziari e a quella in materia di controlli”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/10 Malavasi il parere è contrario sulle premesse e favorevole sull'impegno con la seguente riformulazione: “a valutare, compatibilmente con gli equilibri di bilancio e le esigenze di finanza pubblica, di completare le misure recate dal provvedimento in esame con ulteriori iniziative volte a: ad avviare un confronto strutturato con comuni e soggetti attuatori, al fine di verificare le cause dei ritardi, di individuare soluzioni alternative e di salvaguardare gli interventi relativi al già in fase avanzata e finanziati dal PNRR; garantire la continuità e la piena operatività dei progetti e dei servizi correlati destinati alle persone con disabilità e ai cittadini in condizioni di maggiore fragilità”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/11 Evi il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “ad assumere ogni opportuna iniziativa finalizzata al recepimento, compatibilmente con i vincoli di bilancio e con gli equilibri di finanza pubblica, della direttiva (UE) 2024/1275 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 aprile 2024, sulla prestazione energetica nell'edilizia, cosiddetta “, entro i termini previsti”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/12 Curti il parere è contrario sulle premesse e favorevole sull'impegno con la seguente riformulazione: “a proseguire nelle iniziative normative e amministrative volte a rafforzare ulteriormente, in un quadro unitario, coordinato e di equilibri di finanza pubblica, la capacità di pianificazione, programmazione, attuazione e monitoraggio degli interventi di prevenzione e contrasto al dissesto idrogeologico”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/13 Pastorino il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/14 Romano il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità di assumere specifiche iniziative normative per il rafforzamento della struttura amministrativa del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/15 Steger il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di assumere ogni opportuna iniziativa finalizzata ad assicurare il conseguimento degli obiettivi europei di connettività stabiliti dal Digital Decade (Decisione UE 2022/2481 del Parlamento e del Consiglio del 14 dicembre 2022 che istituisce il programma strategico per il decennio digitale 2030), anche prevedendo la proroga dell'efficacia dei certificati, degli attestati, i permessi e le concessioni, le autorizzazioni e gli atti abilitativi comunque denominati, ivi compresi i termini di inizio e di ultimazione dei lavori di cui all'articolo 15 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, nonché delle segnalazioni certificate di inizio attività (SCIA)”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/16 Miele, il parere è favorevole al testo base.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/17 Comaroli, il parere è favorevole con riformulazione: sostituire le parole “ad accompagnare” con le seguenti: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica ad accompagnare”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/18 Frassini, il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “ad accompagnare le misure recate dall'articolo 23-del provvedimento in esame con iniziative volte a fornire supporto alle stazioni appaltanti nell'interpretare la disposizione nel senso che il termine di dieci giorni per l'acquisizione del DURC di cui in premessa è riferito alla conclusione dei lavori del subappaltatore”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/19 Barbagallo, il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/20 Dalla Chiesa, il parere è favorevole previa espunzione dell'ultima premessa e riformulato come l'ordine del giorno n. 9/2807-A/22 Maccanti.
PRESIDENTE. Che poi leggeremo.
MATILDE SIRACUSANO,. Esatto. Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/21 Roggiani, il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/22 Maccanti, il parere è favorevole, previa espunzione dell'ultima premessa. Quello che è stato trasmesso, Presidente.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/23 Ascani, il parere è contrario sulle premesse…
PRESIDENTE. Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/20 Dalla Chiesa lei fa una riformulazione come l'ordine del giorno n. 9/2807-A/22 Maccanti, che però non mi riformula, se non espungendo l'ultima premessa.
MATILDE SIRACUSANO,. Esatto.
PRESIDENTE. Quindi, è solo quella la riformulazione.
MATILDE SIRACUSANO,. Sì, sostanzialmente è analogo a quello dell'onorevole Dalla Chiesa, il n. 9/2807-A/20.
MATILDE SIRACUSANO,. Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/23 Ascani, il parere è contrario sulle premesse e favorevole sull'impegno se riformulato nei seguenti termini: “a valutare l'opportunità, compatibilmente con gli equilibri di bilancio e con le esigenze di finanza pubblica di destinare quota delle risorse che si renderanno disponibili all'esito della procedura di cui all'articolo 30 del decreto-legge all'acquisto degli arredi didattici destinati agli edifici scolastici, agli asili nido e alle scuole dell'infanzia realizzati con il PNRR”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/24 Lacarra, il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità di prorogare al 31 dicembre 2027, compatibilmente con gli equilibri di bilancio e con le esigenze di finanza pubblica, il termine di cui all'articolo 242, comma 7, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, al fine di garantire il pieno utilizzo delle risorse dei Programmi Operativi Complementari 2014-2020 e il completamento degli interventi già finanziati”.
Sugli ordini del giorno n. 9/2807-A/25 Guerra e n. 9/2807-A/26 Ferrari, il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/27 Stefanazzi, il parere è contrario sulle premesse e favorevole sugli impegni, con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di accompagnare le misure recate dal provvedimento in esame con ulteriori iniziative finalizzate al rafforzamento in coerenza con le competenze statali di indirizzo, di un sistema unitario di pianificazione, programmazione e monitoraggio degli interventi di contrasto dell'erosione costiera fondato su evidenze scientifiche, al fine di garantire efficacia, omogeneità e continuità delle azioni di difesa e gestione dei litorali”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/28 D'Alfonso, il parere è contrario sulle premesse e favorevole sul primo impegno, se riformulato nei seguenti termini: sostituire le parole: “ad adottare con la massima urgenza iniziative, anche normative, nel primo provvedimento utile, finalizzate a:” con le seguenti: “a continuare ad adottare le misure già tempestivamente intraprese volte a:”. Il parere è favorevole sul secondo impegno, se riformulato nei seguenti termini: inserire dopo la parola “assicurare” le seguenti: “, compatibilmente con gli equilibri di bilancio e con le esigenze di finanza pubblica”. La stessa modifica è richiesta per quanto riguarda il terzo impegno.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/29 Gianassi, il parere è contrario sulle premesse e favorevole sull'impegno con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità, compatibilmente con gli equilibri di bilancio e con le esigenze di finanza pubblica, di assumere, in aggiunta alle stabilizzazioni già previste ed autorizzate, ulteriori iniziative finalizzate a non disperdere la professionalità acquisita dal personale impiegato mediante contratti di lavoro a tempo determinato presso il Ministero della Giustizia, nell'ambito dell'Ufficio per il Processo”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/30 Lucaselli, il parere è favorevole al testo base.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/31 Boschi, il parere è contrario sulle premesse e favorevole sull'impegno, se riformulato nei seguenti termini: “a proseguire, tramite l'apposito tavolo tecnico istituito presso la Cabina di regia PNRR con la partecipazione di tutte le regioni e le province autonome, nell'attività di monitoraggio volta ad assicurare il tempestivo conseguimento degli obiettivi della Missione 6 del PNRR relativi alle case della comunità, agli ospedali di comunità e alle centrali operative territoriali”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/32 Bonifazi il parere è contrario sulle premesse e favorevole sull'impegno, se riformulato nei seguenti termini: “a valutare l'opportunità, compatibilmente con gli equilibri di bilancio e con le esigenze di finanza pubblica, di assumere ulteriori iniziative finalizzate a favorire il reclutamento, la formazione e la stabilizzazione del personale medico e infermieristico da impiegare presso le case della Comunità e gli ospedali di Comunità di cui alla Missione 6 del PNRR”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/33 Gadda il parere è contrario sulle premesse e favorevole sull'impegno, se riformulato nei seguenti termini: inserire dopo le parole: “valutare l'opportunità” le seguenti: “compatibilmente con gli equilibri di bilancio e con le esigenze di finanza pubblica”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/34 Del Barba il parere è favorevole sull'impegno, con la seguente riformulazione: “ad integrare il quadro delle misure recate dal provvedimento in esame con ulteriori iniziative, anche normative, volte a dare seguito all'impegno assunto con l'ordine del giorno n. 9/2809-A/48 Del Barba come approvato dalla Camera dei Deputati”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/35 Giachetti il parere è contrario sulle premesse; sull'impegno è favorevole, se riformulato nei seguenti termini: “a valutare l'opportunità di assumere specifiche iniziative, anche di tipo economico e compatibilmente con gli equilibri di finanza pubblica, dirette ad assicurare il completamento degli interventi finanziati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e che, avuto riguardo alle condizionalità di tipo temporale del PNRR, non risultino rendicontabili ai fini della richiesta di pagamento della decima rata”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/36 Gribaudo il parere è contrario sulle premesse e sugli impegni 1), 2), 4) e 5) e favorevole sull'impegno 3), con la seguente riformulazione: “a proseguire nell'attuazione degli interventi di bonifica dell'amianto e di altre sostanze nocive, tra cui la fluoro-edenite, su tutto il territorio nazionale”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/37 Lai il parere è contrario sulle premesse e favorevole previa riformulazione dell'impegno nei seguenti termini: “a svolgere apposita audizione presso le competenti Commissioni parlamentari con riguardo all'impiego delle cosiddette economie del PNRR quali risultanti all'esito del procedimento di accertamento previsto dall'articolo 30, comma 3, del decreto-legge in esame e prima dell'adozione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui al comma 4 del medesimo articolo 30”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/38 Cattoi il parere è favorevole previa riformulazione dell'impegno nei seguenti termini: inserire dopo le parole: “atte a salvaguardare” le seguenti: “compatibilmente con le esigenze di bilancio e con gli equilibri di finanza pubblica”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/39 Ghirra il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/40 Zanella il parere è contrario sulle premesse e favorevole sull'impegno, con la seguente riformulazione: “a proseguire, tramite l'apposito tavolo tecnico istituito presso la Cabina di regia PNRR con la partecipazione di tutte le regioni e le province autonome, nell'attività di monitoraggio volta ad assicurare il tempestivo conseguimento degli obiettivi della Missione 6 del PNRR relativi alle case della comunità, agli ospedali di comunità e alle centrali operative territoriali; a valutare l'opportunità di assumere ulteriori iniziative finalizzate a favorire il reclutamento, la formazione e la stabilizzazione del personale medico e infermieristico da impiegare presso le case della comunità e gli ospedali di comunità”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/41 Dori il parere è contrario sulle premesse e favorevole sugli impegni con la medesima riformulazione richiesta in relazione all'ordine del giorno n. 9/2807-A/29 Gianassi.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/42 Dell'Olio il parere è favorevole previa espunzione dell'ultima premessa e la riformulazione dell'impegno analogamente all'ordine del giorno n. 9/2807-A/22 Maccanti.
Sugli ordini del giorno n. 9/2807-A/43 Grimaldi e n. 9/2807-A/44 Borrelli il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/45 Pella il parere è favorevole, previa espunzione dell'ultima premessa e riformulazione dell'impegno nei seguenti termini: sostituire le parole: “ad intervenire” con le seguenti: “a valutare l'opportunità di intervenire”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/46 Casu il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/47 Richetti il parere è contrario sulle premesse e favorevole sull'impegno, con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di completare il quadro delle disposizioni recate dall'articolo 1, comma 1 del provvedimento in esame, con l'adozione di ulteriori iniziative normative volte a favorire la realizzazione di programmi e di investimenti in ambito sanitario finanziate con risorse statali, anche prevedendo la possibilità di esercitare poteri sostitutivi, in analogia a quanto previsto dall'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/48 Benzoni il parere è contrario sulle premesse e favorevole sull'impegno, se riformulato come richiesto in relazione all'ordine del giorno n. 9/2807-A/23 Ascani.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/49 Bonetti il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “in linea con le finalità della Missione 5 "Coesione e Inclusione" - Componente 1 "Politiche attive del lavoro e sostegno all'occupazione" - investimento 1.3 del PNRR "Sistema di certificazione della parità di genere", a valutare l'opportunità di completare il quadro di interventi recato dal provvedimento in esame con ulteriori iniziative dirette a potenziare la certificazione per la parità di genere nelle aziende”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/50 D'Alessio il parere è favorevole sull'impegno, con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di accompagnare le misure recate dal provvedimento in esame con ogni iniziativa utile al fine di assicurare, compatibilmente con gli equilibri di bilancio, lo svolgimento e l'aggiornamento evolutivo del sistema informatico ReGiS - anche successivamente alla conclusione del PNRR - al fine di assicurare tramite lo stesso la gestione integrata dei progetti e degli investimenti pubblici finanziati con risorse statali, allo scopo di non disperdere la positiva eredità di tale sistema”.
Sugli ordini del giorno n. 9/2807-A/51 Rosato e n. 9/2807-A/52 Grippo il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/53 Ruffino il parere è favorevole sull'impegno, con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di adottare, anche con riferimento alle procedure assunzionali previste dal decreto-legge in esame, ogni iniziativa volta a introdurre criteri di valorizzazione delle competenze innovative acquisite nella gestione dei progetti strategici e di investimenti del PNRR, in particolare negli ambiti della pubblica amministrazione e dell'università e ricerca”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/54 Pastorella il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di accompagnare le misure recate dal provvedimento in esame, con ogni opportuna iniziativa, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, atta a valorizzare le strutture e i modelli dediti al rafforzamento del sistema Paese e della ricerca applicata a svariati ambiti di rilevanza strategica, come il citato esempio di "", affinché possano proseguire le loro attività anche successivamente alla conclusione formale del PNRR anche attraverso finanziamenti adeguati”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/55 Cortelazzo il parere è contrario sulle premesse e favorevole sull'impegno, con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di adottare misure volte ad assicurare il pieno sfruttamento del potenziale produttivo nazionale di gas rinnovabile, indipendentemente dalla matrice di origine”.
Sugli ordini del giorno n. 9/2807-A/56 De Luca, n. 9/2807-A/57 Di Lauro, n. 9/2807-A/58 Sportiello, n. 9/2807-A/59 Marianna Ricciardi, n. 9/2807-A/60 Quartini e n. 9/2807-A/61 Carotenuto il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/62 Caso il parere è contrario sulle premesse e favorevole sugli impegni, con la seguente riformulazione: “a proseguire, con ogni iniziativa utile, anche di carattere economico, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, nell'importante azione di valorizzazione e di sostegno del sistema universitario e della ricerca”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/63 Scerra il parere è contrario.
L'ordine del giorno n. 9/2807-A/64 Pavanelli è accolto come raccomandazione.
Sugli ordini del giorno n. 9/2807-A/65 L'Abbate, n. 9/2807-A/66 Morfino, n. 9/2807-A/67 Ilaria Fontana e n. 9/2807-A/68 D'Orso il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/69 Cafiero De Raho il parere è contrario sulle premesse e favorevole sull'impegno, con la seguente riformulazione: “in attuazione degli obiettivi di miglioramento dell'efficienza del sistema giudiziario previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, a valutare possibili interventi riguardanti l'attuazione delle disposizioni relative all'introduzione del GIP in composizione collegiale”.
Sugli ordini del giorno n. 9/2807-A/70 Ascari e n. 9/2807-A/71 Auriemma il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/72 Baldino il parere è contrario sulle premesse e favorevole sull'impegno, con la seguente riformulazione: “in linea con le finalità perseguite dal decreto-legge in esame, a valutare l'opportunità di proseguire nelle azioni di sostegno, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, degli studenti universitari fuori sede, per favorire la mobilità studentesca e promuovere l'equità di accesso all'istruzione universitaria, in coerenza con le politiche pubbliche in materia di diritto allo studio”.
Sugli ordini del giorno n. 9/2807-A/73 Alfonso Colucci e n. 9/2807-A/74 Penza il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/75 Giuliano il parere è contrario sulle premesse e favorevole sugli impegni, con le medesime riformulazioni richieste in relazione all'ordine del giorno n. 9/2807-A/29 Gianassi e dell'ordine del giorno n. 9/2807-A/41 Dori.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/76 Orrico il parere è contrario sulle premesse e favorevole sugli impegni, con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità, compatibilmente con gli equilibri di bilancio e le esigenze di finanza pubblica, di assumere ulteriori iniziative finalizzate a non disperdere la professionalità acquisita dal personale impiegato presso i Ministeri della Cultura, della Giustizia e dell'Istruzione nelle regioni dell'obiettivo «Convergenza», ai sensi dell'articolo 50- del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 luglio 2021, n. 106”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/77 Torto, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di completare le misure recate dal provvedimento in esame con l'adozione, anche in un'ottica di riqualificazione e di rigenerazione dei piccoli siti, di ulteriori iniziative finalizzate, compatibilmente con gli equilibri di bilancio e con le esigenze di finanza pubblica, al finanziamento di specifiche iniziative afferenti al recupero architettonico-funzionale e alla messa in sicurezza del patrimonio artistico-religioso situato nei comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti, con particolare riferimento alle strutture localizzate nei centri storici aggrediti dal fenomeno della desertificazione, che, pericolanti ed abbandonate da tempo, possano arrecare danni alle abitazioni confinanti o adiacenti”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/78 Carmina il parere è contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/80 Piccolotti il parere è contrario sulle premesse e favorevole sull'impegno, con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di adottare ulteriori interventi, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, per la valorizzazione del personale della ricerca in servizio presso l'Ente, sostenendone la piena operatività, al fine di salvaguardare la continuità e l'eccellenza delle attività scientifiche italiane, anche attraverso il monitoraggio delle procedure in atto”.
PRESIDENTE. Cominciamo quindi a esaminare gli ordini del giorno. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/1 Laus. Onorevole Laus, accoglie la riformulazione? Prego, onorevole Laus.
MAURO ANTONIO DONATO LAUS(PD-IDP). Può rileggere, gentilmente, o...
PRESIDENTE. No, non cominciamo. Dai, ragazzi, però…
MAURO ANTONIO DONATO LAUS(PD-IDP). Non accetto la riformulazione.
PRESIDENTE. È distribuito apposta, dai.
MAURO ANTONIO DONATO LAUS(PD-IDP). Grazie, Presidente. No, ha ragione lei e ho torto io.
PRESIDENTE. Allora, me lo rilegge, per favore, onorevole Siracusano? Però davvero, recuperateli, se non... Abbiamo fatto un'ora di lettura apposta. Prego.
MATILDE SIRACUSANO,. “A valutare l'opportunità di assumere ulteriori iniziative finalizzate, compatibilmente con gli equilibri di bilancio e con le esigenze di finanza pubblica, ad assicurare l'operatività fino al 31/12/2029 delle strutture istituite presso i soggetti attuatori e preposte allo svolgimento delle attività di monitoraggio e dei flussi di rendicontazione nei confronti delle amministrazioni centrali, titolari delle misure PNRR”.
PRESIDENTE. Onorevole Laus? Non lo accetta. Vuole intervenire in dichiarazione di voto? Prego.
MAURO ANTONIO DONATO LAUS(PD-IDP). Grazie, Presidente. Mi scuso per prima, ma non ero in Aula.
Provo a spiegare al Governo e alla Sottosegretaria quest'ordine del giorno…
PRESIDENTE. Colleghi, per favore. Prego.
MAURO ANTONIO DONATO LAUS(PD-IDP). Il PNRR non è solo, Sottosegretaria, un insieme di opere - approfitto che c'è anche il Ministro -, ma è un sistema complesso, fatto di responsabilità, procedure e verifiche. È un meccanismo che funziona solo ed esclusivamente se tutte le sue parti restano attive e coordinate tra di loro. Da una parte ci sono le amministrazioni centrali, i Ministeri, che hanno il compito di controllare, di verificare e di certificare, e, dall'altra parte, ci sono gli enti attuatori, comuni, regioni e strutture operative, che hanno il compito di realizzare gli interventi, monitorarli e rendicontarli.
Due funzioni diverse, ma evidentemente interdipendenti tra di loro, una non può esistere senza l'altra. E voi cosa state facendo? State garantendo la continuità di chi controlla fino al 2029, ma non state prevedendo la continuità di chi quei dati li produce, li organizza, li trasmette. State lasciando il controllore in campo, ma state togliendo i giocatori. Questo non è solo un problema organizzativo, è un problema di coerenza amministrativa, perché il controllo, senza una struttura che alimenta il flusso informativo, senza interlocutori stabili e senza competenze per conoscere i progetti nel dettaglio, semplicemente non può funzionare.
Diventa più lento, diventa più fragile, diventa esposto a errori e contestazioni. E qui non stiamo parlando di un passaggio formale, stiamo parlando di attività che continuano ben oltre il 2026. Il monitoraggio degli interventi, le rendicontazioni delle spese, il confronto continuo con le amministrazioni centrali: tutto questo richiede continuità, competenze e operatività delle strutture decentrate. Non si interrompe il tutto per effetto di una scadenza, non si spegne automaticamente, non si chiude un processo amministrativo complesso con una data sul calendario.
Allora, la domanda è semplice, molto concreta: come pensate di garantire verifiche efficaci, se dall'altra parte non ci sono più strutture adeguate per interloquire? Perché il punto è tutto qui: il controllo ha bisogno di una controparte, ha bisogno di qualcuno che risponda, che integri, che chiarisca, che trasmetta dati coerenti e completi. Senza questo, il sistema si indebolisce. Per questo, la richiesta che poniamo è lineare, ragionevole, coerente con l'impianto stesso del provvedimento.
Se decidete che le attività di controllo devono, giustamente, proseguire fino al 2029, allora dovete garantire che, nello stesso arco temporale, restino operative anche le strutture degli enti attuatori e il personale che assicura monitoraggio e rendicontazione. Non è una richiesta aggiuntiva, è una condizione di funzionamento, perché lo Stato non funziona per compartimenti separati, funziona se le sue componenti restano connesse, coordinate, ma soprattutto in grado di dialogare. Sì, oggi il rischio è esattamente questo: rompere quel collegamento.
È come fare una telefonata e togliere la linea proprio a chi dall'altra parte deve rispondere. Queste sono le argomentazioni che inducono il sottoscritto e il gruppo del Partito Democratico a non accettare la riformulazione proposta dalla Sottosegretaria .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/1 Laus, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/2 Manzi. Onorevole, accetta la riformulazione? No. Chiede di intervenire. Ne ha facoltà.
IRENE MANZI(PD-IDP). La ringrazio, signor Presidente, e ringrazio anche la disponibilità della Sottosegretaria per il tentativo fatto di accogliere quest'ordine del giorno. Spiegherò brevemente il perché della mancata accettazione della riformulazione del Governo. In primo luogo, per l'avere voluto eliminare quelle che sono le premesse di quest'ordine del giorno, che rappresentano, in realtà, quello che è avvenuto in queste settimane rispetto alla tanto contestata e criticata attuazione di quella che è la riforma degli istituti tecnici. Una riforma che dovrà entrare in vigore dal prossimo anno scolastico, il cui decreto ministeriale è stato adottato in realtà poche settimane fa e andrà a sconvolgere, rischia seriamente di sconvolgere non solo l'organizzazione e l'offerta, tra l'altro, didattica, con una condizione di grave disparità e di grande difficoltà anche da parte di quegli studenti che si sono iscritti a gennaio a scuola con un certo tipo di offerta didattica e che si troveranno, in realtà, a settembre di fronte a un'offerta completamente diversa nei quadri orari e nella tutela anche dei livelli occupazionali.
Questa riformulazione va, tra l'altro, a eliminare un fatto di cronaca in questo caso, un fatto ineliminabile, il fatto che le organizzazioni sindacali abbiano proclamato uno stato di agitazione, che è stato ieri, in realtà, parzialmente ritirato, ma a seguito di che cosa? A seguito dell'ammissione da parte del Ministero dell'Istruzione che qualcosa non funziona in questa riforma. Noi abbiamo accolto anche positivamente le parziali correzioni rispetto soprattutto alla tutela dei livelli occupazionali, che è centrale e fondamentale, che è stata inserita nell'emendamento approvato in Commissione rispetto proprio alla riforma, ma questo non basta perché il quadro è ancora un quadro confuso.
Proprio ieri, il Ministero dell'Istruzione si è reso disponibile - quindi, questo conferma che, forse, qualcosa può essere realmente cambiato rispetto a quel testo - ad aprire un'interlocuzione con le istituzioni europee per rivedere il testo di questa riforma.
Allora, da quest'ordine del giorno sinceramente ci aspettavamo, anche nella riformulazione, aperture maggiori, proprio perché è un'interlocuzione aperta e perché si è dimostrato che, in questo momento, quella riforma, per come è scritta, per le sue conseguenze soprattutto in termini occupazionali, sta producendo grandi preoccupazioni nel mondo della scuola. Quindi, proprio per questo non possiamo, in realtà, accettare il contenuto di una riformulazione che prende atto, innanzitutto, di quanto già è stato deciso dal Ministero - quindi, non introduce degli elementi innovativi - ieri, dal Ministero del Lavoro, nella nota consegnata anche alle forze sindacali che erano presenti. In secondo luogo, non possiamo, perché il nostro ordine del giorno nel testo originario chiedeva l'apertura di un confronto e di un dialogo con le forze sindacali e un sistema di monitoraggio degli effetti della riforma.
Ecco, ieri, il Ministero dell'Istruzione ha aperto a un confronto. Noi ci auguriamo che finalmente questa volta il confronto sia di merito e sostanziale, proprio perché, ancora una volta, assistiamo a un quadro di riforme fatte dal Ministro Valditara senza un previo reale ed effettivo confronto con il mondo della scuola e con l'ennesima necessità di fare marcia indietro di fronte a una riforma che non si era in grado di gestire, che rischiava e rischia ancora - vedremo alla prova dei fatti come questo verrà garantito - di produrre serie conseguenze in termini di tutela dei livelli occupazionali dei docenti - alcuni, in questo caso, rischiavano l'esubero - e della sua attuazione nel prosieguo cronologico .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/2 Manzi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/3 Bonafe', su cui vi è il parere contrario del Governo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bonafe'. Ne ha facoltà.
SIMONA BONAFE'(PD-IDP). Grazie, Presidente. Io chiedo di intervenire perché è stato dato parere contrario su quest'ordine del giorno, ma, dalle motivazioni presentate, a me è sorto il dubbio che non si sia capito esattamente di che cosa si stia parlando.
Allora, molto brevemente, voglio ricordare che stiamo parlando del patrimonio culturale, dei circuiti non tradizionali ma per questo non meno importanti e si sta parlando di interventi nei piccoli comuni, che in moltissimi casi hanno già completato la progettazione esecutiva e sostenuto le spese tecnico-amministrative e che aspettavano chiarezza in merito al finanziamento di questi progetti per attuarli. Ora, nel parere si dice che non risultano avviati e non risultano avviati perché aspettavano di avere le risorse. E non solo, si dice anche che non risultano più attuali. Allora mi domando se, per caso, siano state avviate le interlocuzioni con questi comuni, perché a me non risulta che questi comuni considerino tali progetti non più attuabili.
Per cui, con questo piccolo intervento vorrei chiedere alla Sottosegretaria, che so essere sempre sensibile sul tema dei piccoli comuni, quantomeno un accantonamento per verificare se ci siano le condizioni anche eventualmente per una riformulazione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare intanto l'onorevole Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Io intervengo per chiedere di sottoscrivere quest'ordine del giorno e per associarmi alla richiesta della collega Bonafe' di valutare un accantonamento sia di questo sia dell'ordine del giorno n. 9/2807-A/39, a mia prima firma, che riguarda la stessa materia, ovvero il progetto “Bellezza@- Recuperiamo i luoghi culturali dimenticati”. Di fatto, erano state stanziate risorse che i piccoli comuni si sono aggiudicati per valorizzare il proprio patrimonio e per recuperare quei luoghi che sono dimenticati attraverso interventi di restauro e riqualificazione. Hanno investito nella progettazione e, da un momento all'altro, dopo varie complicazioni, anche di tipo burocratico e amministrativo, dipendenti non da loro, ma da passaggi burocratici che hanno riguardato la stipula di convenzioni con il Ministero e la nomina di una seconda commissione di valutazione, si sono ritrovati a subire ritardi e a vedere, attraverso una delibera del CIPESS, un definanziamento di progetti di grande rilevanza per territori che spesso sono in sofferenza economica. Quindi mi associo accoratamente per chiedervi di valutare un accantonamento, magari anche una riformulazione, ma non di dare un parere secco negativo su una prospettiva che può creare benefici ai nostri piccoli comuni .
PRESIDENTE. Chiedo al Ministro Foti se intenda dar seguito alla richiesta. Prego, sentiamo prima se lo accantoniamo. Un attimo solo, onorevole Ruffino.
TOMMASO FOTI,. Grazie, Presidente. No, signor Presidente, ma per un unico motivo, perché siamo già di fronte a un giudicato, non tanto in relazione alla delibera CIPESS, ma al fatto che il Comitato di sorveglianza del PS Cultura ha acconsentito, con tanto di proposta del 2 agosto 2022, che fossero trasferiti 100 milioni di euro al Dipartimento, allora competente per il turismo, per il semplice fatto che venivano definanziati gli interventi che facevano capo al progetto di cui a quest'ordine del giorno, in quanto - cito testualmente - non risultavano avviati né risultavano più attuali. Questa è una premessa sulla base della quale è stato poi definanziato, con delibera CIPE, l'intervento di cui si chiede oggi la riproposizione, tenendo presente che parliamo di un bando 2016 con un'assegnazione del 2018. Ma gli atti che vengono qui citati fanno parte della delibera del CIPE .
PRESIDENTE. Benissimo. Il Governo mantiene il parere contrario. L'onorevole Ruffino non intende a questo punto intervenire.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/3 Bonafe', con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/4 Simiani. Onorevole Simiani, accetta la riformulazione? Ha chiesto di parlare la Sottosegretaria di Stato per i Rapporti con il Parlamento, Matilde Siracusano. Ne ha facoltà.
MATILDE SIRACUSANO,. Grazie, Presidente. Qualora l'onorevole Simiani accettasse la riformulazione, avendo espresso parere contrario sulle premesse, nell'impegno che avevo poc'anzi letto, occorre aggiungere il riferimento specifico, con particolare riferimento al corridoio tirrenico, “Tirrenica”, altrimenti non sarebbe chiaro.
PRESIDENTE. Le è chiaro onorevole Simiani? Ha chiesto di parlare l'onorevole Simiani. Ne ha facoltà.
MARCO SIMIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Lo dico all'onorevole Siracusano proprio perché credo sia importante e questo è un ordine del giorno molto delicato. Così non accetto; però vi spiego il motivo, Presidente, proprio perché credo che oggi sia importante definire lo strumento - e chiedo l'accantonamento dell'ordine del giorno - perché parliamo del PNRR e in questo decreto il Ministro Foti ha inserito una serie condivisibile o non condivisibile di strumenti per poter gestire le risorse che non vengono in questo caso allocate o, comunque, relative a lavori ancora non ultimati. E c'è l'articolo 30, comma 4, che dice chiaramente che queste risorse si dovranno utilizzare attraverso il DPCM che in questo caso il Governo stilerà direttamente e finanzierà, in base a questo elenco, una serie di opere nel Paese.
Ora, qui parliamo del corridoio tirrenico, la cosiddetta “Tirrenica”, una strada che sappiamo benissimo è di una pericolosità enorme. Considerate che, dal 2022 ad oggi, ci sono stati molti morti, 38 fra morti e feriti gravemente a causa di incidenti gravi. È una strada pericolosissima, soprattutto nel tratto di Capalbio, un tratto molto pericoloso, dove effettivamente c'è un'alta mortalità.
Credo sia importante ciò e lo dico anche ai colleghi toscani; sa benissimo che io ho lavorato anche in questi minuti con l'onorevole Rossi e l'onorevole Tenerini proprio per cercare di inserire, nella riformulazione dell'ordine del giorno, l'articolo 30, comma 4, perché credo sia arrivata l'ora di finanziare questa strada.
Guardate, sicuramente in Italia ci sono tante priorità, ma questo non è che lo dico io. È stato attestato dal Libro bianco, da Unioncamere, dove è stata indicata la strada più pericolosa d'Italia. È la strada, tanto per parlare, che si chiama Strada Statale 1 Aurelia. È la prima. Sicché voglio fare capire - credo che questo sia importante - che oggi non è importante togliere risorse come è stato fatto in queste due leggi di bilancio, dove, nell'ultima, sono stati tolti 80 milioni di euro, ma vanno inseriti perché l'opera va fatta. È un'opera importantissima.
Ecco perché io chiedo di accantonare e di fare inserire l'articolo 30, perché è arrivata l'ora che questa priorità, visto che è un'opera - lo dico al Ministro - prioritaria… lo dico perché su quella strada sa benissimo il Ministro che è morto un ex Ministro della Repubblica italiana, Altero Matteoli , che ha lavorato fortemente perché quella strada fosse finanziata. Lo dico chiaramente, lo dico a tutti: ecco perché è arrivato il momento di farla, di farla e di finanziarla!
C'è un sindaco, il sindaco di Capalbio, che, ogni volta che lo sento al telefono, tutte le volte mi dice: in questo momento io devo fare questo annuncio, ogni volta, di un morto sulla strada di Capalbio. Basta, basta! Non è più possibile. Ecco perché io chiedo da parte dell'intero emiciclo un impegno formale. Il 17 aprile saremo tutti a manifestare insieme, insieme ai colleghi, tutti, perché dobbiamo assolutamente far sì che questa strada sia finanziata .
PRESIDENTE. Dunque andiamo avanti con l'ordine del giorno n. 9/2807-A/4 Simiani, con il parere a questo punto contrario del Governo. Chiede di sottoscrivere tutto il gruppo? Va bene.
Il Governo non accetta comunque di accantonare l'ordine del giorno. Corretto, Ministro Foti? Non lo accantoniamo? Ha chiesto di parlare il Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, Tommaso Foti. Ne ha facoltà.
TOMMASO FOTI,. Grazie, Presidente. Vorrei solo chiarire la ragione, perché noi abbiamo cercato di dare una riformulazione che non prevedesse già oggi ciò che è stato chiesto di non prevedere, e cioè un'anticipazione delle eventuali economie che oggi non conosciamo in relazione all'articolo 30. È questa la ragione di fondo. Quando arriveremo ad un ordine del giorno che è del suo collega Lai, vedrà che vi è la disponibilità del Governo a riferire alla Commissione una volta che, innanzitutto, sono accertate le economie. Perché, come lei sa, finanziare un'opera con economie presunte significa non far partire l'opera. Mi consenta .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mancini. Ne ha facoltà.
CLAUDIO MANCINI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Io sostengo, invece, le ragioni di approvazione di quest'ordine del giorno, presentato dal collega Simiani, che riguarda la Toscana, Capalbio, ma anche tanti romani che utilizzano quella strada per tante ragioni e colgo anche l'occasione per apprezzare il fatto che il Ministro intervenga nel dibattito e sia stato così presente in Commissione. Noi contestiamo questo articolo 30, comma 4, con il quale si attribuisce solo al Governo la possibilità di intervenire sulla riallocazione, e invece siamo dell'opinione - e abbiamo presentato emendamenti in questo senso - che questo dovesse avvenire attraverso un passaggio parlamentare.
Quindi ci consenta, Ministro, nonostante l'apprezzamento per i suoi interventi, il fatto che ci portiamo avanti nel provare a dare un indirizzo perché non confidiamo nel fatto che, alla stretta, il Governo coinvolga il Parlamento. D'altra parte, Ministro, noi l'abbiamo apprezzata anche quando era capogruppo in quest'Aula. Mai, con la sua presenza in Aula come capogruppo, avevamo avuto degli atti così aggressivi e violenti come quello, Presidente, che ha portato alla sospensione di 32 colleghi in Parlamento per ragioni che non accettiamo, Presidente, come abbiamo spiegato .
E non abbiamo mai avuto un livello di aggressività, caro collega Foti, come quello che abbiamo visto. Dato che questo Governo - oggi lo abbiamo capito - ha poco da fare, faccio un appello: torni in Parlamento e riporti anche qui un po' di buonsenso .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/4 Simiani, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/5 Pandolfo. Onorevole, accoglie la riformulazione? Va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/6 Romeo. Onorevole, accoglie la riformulazione? Va bene. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/7 Fossi. Onorevole, accoglie la riformulazione? Va bene. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/8 Soumahoro, su cui c'è il parere contrario del Governo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Soumahoro. Ne ha facoltà.
ABOUBAKAR SOUMAHORO(MISTO). Presidente, il Governo ha espresso un parere contrario a quest'ordine del giorno, che sostanzialmente chiede al Governo un impegno ad assicurare il riconoscimento dell'assegno unico universale, considerando anche i figli residenti in un altro Stato membro dell'Unione europea, ovvero in uno Stato non appartenente all'Unione europea, purché risultino fiscalmente a carico, ai sensi della legislazione italiana in vigore.
Presidente, quello che sto chiedendo con quest'ordine del giorno è quello che da tre anni e mezzo chiedo al Governo, ossia di sanare un'ingiustizia e di rimuovere una discriminazione palese, che non fa onore al nostro Paese. Per comprenderne il senso, vorrei condividere con l'intera Aula l'emblema di questa discriminazione attraverso la testimonianza di tre persone. È la storia di Karim, di Viktor e di Joan. Karim è un cittadino algerino, che vive e lavora in Italia. Si è visto negare il diritto all'assegno unico perché sua figlia Aicha, pur essendo fiscalmente a suo carico, non risiede in Italia.
La seconda testimonianza, Presidente, è quella di Viktor, cittadino ucraino, che vive e lavora in Italia. Anche Viktor si è visto negare l'assegno unico, perché sua figlia Svitlana, tuttora a suo carico, non risiede in Italia. La terza testimonianza è quella di Joan. Joan è cittadino spagnolo e vive e lavora in Italia. A sua volta si è visto negare, nel corso degli anni, l'assegno unico, perché suo figlio Pedro, pur essendo fiscalmente a suo carico, non risiede in Italia.
Presidente, dopo tre anni di battaglia parlamentare, e anche da parte delle associazioni e delle organizzazioni, oggi finalmente il Governo, con un emendamento della maggioranza, ammette e riconosce l'assegno unico a Joan, cittadino spagnolo, però, allo stesso tempo, nega lo stesso strumento a Karim, cittadino algerino, e a Viktor, cittadino ucraino. Questa scelta del Governo, Presidente, riconosce la fondatezza della battaglia parlamentare che ho portato insieme ad altri colleghi in quest'Aula, nonostante i comportamenti irriguardosi e indegni registrati tra i banchi della maggioranza in più di una occasione.
Presidente, dall'altra parte, è una scelta politicamente ipocrita quella assunta oggi dal Governo perché di fatto viola il principio di non discriminazione, sancito dal Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, che non ammette alcuna forma di discriminazione. Andando a concludere, Presidente, voglio qui richiamare l'attenzione del Governo. Neghiamo l'assegno unico a Karim, cittadino algerino, ma, allo stesso tempo, chiediamo al suo Paese di garantire la fornitura del gas al nostro Paese.
Neghiamo l'assegno unico ad altri cittadini, come è il caso dei libici o degli ivoriani, Paesi che ancora garantiscono al nostro Paese quel gas necessario all'uso domestico e alla nostra economia, per non parlare anche dell'emergenza energetica che abbiamo nel nostro Paese.
Allora, Presidente, quello che emerge in questo caso è semplice. Il Governo ha deciso, in un approccio lombrosiano, di stabilire un criterio di presunta superiorità: da una parte i cittadini appartenenti all'Unione europea e dall'altra parte i cittadini non appartenenti all'Unione europea. Secondo questo criterio, ci sarebbe una forma di classificazione razzializzante che non viene politicamente assunta in modo evidente.
Per tale motivo, Presidente, oltre a chiedere al Governo di cambiare parere, cosa che probabilmente non farà mai, quello che qui emerge è soltanto una vicenda molto semplice, che il nostro Paese è stato deferito da parte della Commissione europea davanti alla Corte europea di giustizia. Allora, continuiamo a chiedere: come è stato ripetuto in quest'Aula, l'assegno unico non verrà mai riconosciuto ai pachistani, ma stamattina la Premier ha ringraziato il Pakistan che ha assunto un ruolo importante riguardo alla crisi che oggi vede in pericolo l'intera umanità. Questo è: non è una questione di colore politico; è una responsabilità di uno dei Paesi fondatori dell'Unione europea che in questo caso si assume, per quanto mi riguarda in modo indegno, di portare avanti una discriminazione che non fa certo onore al nostro Paese e in questo caso a pagarne le conseguenze non saranno i cittadini ancora una volta, ma sarà l'intero Paese.
Per questo motivo chiedo di mettere al voto, perché non possiamo accettare che passi sotto i nostri occhi una violazione dei principi dell'Unione europea, per non dire uno stralcio della nostra Carta costituzionale .
PRESIDENTE. L'onorevole Quartini e l'onorevole Carotenuto sottoscrivono l'ordine del giorno.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/8 Soumahoro, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/9 Testa. Onorevole, accetta la riformulazione? Va bene. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/10 Malavasi. Onorevole Malavasi, accetta la riformulazione? No e chiede di parlare. Prego, ne ha facoltà.
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Non accetto la riformulazione e sono rimasta anche molto stupita dalla stessa, perché questa riformulazione è una ammissione della veridicità di quanto dice quest'ordine del giorno. Nonostante il comunicato che è stato fatto a seguito delle rimostranze dei comuni e dell'ANCI e anche della presa di posizione del nostro gruppo parlamentare, avete provato a smentire che era in corso un definanziamento dei progetti, giustificandolo come una mera sollecitazione. In realtà le lettere, che hanno ricevuto i nostri comuni, sono state molto chiare e credo che questa riformulazione dia proprio il senso della correttezza di quanto abbiamo scritto.
Io vorrei leggere esattamente le parole delle lettere che hanno ricevuto i comuni. Numerosi comuni del nostro Paese hanno ricevuto le seguenti lettere. Facendo seguito ovviamente ai messaggi più volte ricordati, sono stati inseriti i dati ovviamente nel registro ReGiS e allo scarico dei dati, l'11 febbraio 2026, si è provveduto a verificare l'andamento dei lavori nel rispetto dei . Pertanto, la frase finale dice così: “Si comunica che è in corso di formalizzazione il decreto di definanziamento del progetto” e poi, ovviamente, c'è il codice. Mi sembra che questa frase non dia adito a fraintendimenti. Si comunica, in modo secco e freddo, ai comuni che stava iniziando un iter per arrivare al definanziamento dei progetti. Ma di che progetti parliamo? Non lo ricordo certamente al Ministro Foti, che ne è certamente consapevole. Parliamo di progetti riguardanti i percorsi di autonomia per persone con disabilità, di progetti di temporaneo, di progetti cosiddetti nel bando “Stazioni di Posta” o “Centro Servizi”, rispetto comunque a temi molto importanti e a servizi molto significativi rivolti a persone con fragilità, che meritano certamente tutta la nostra attenzione.
Non posso accettare la riformulazione perché è venuta meno, nella riformulazione che avete letto, la cosa più importante: bisogna sospendere immediatamente le procedure di definanziamento dei progetti che sono in una fase già avanzata o anche molto avanzata, evitando di compromettere i bilanci pubblici dei nostri comuni, che sarebbero costretti a trovare risorse impreviste da reperire o con altri canali di finanziamento o con risorse proprie. Io penso che dovrebbe interessare a tutti, dal Ministro ai parlamentari e al Governo, che tutti i progetti che sono stati correttamente approvati vengano realizzati, perché sarebbe il risultato migliore che il nostro Paese può fare ai nostri cittadini, cioè andare a realizzare i progetti, a utilizzare bene tutte le risorse del PNRR senza nessun risparmio, cercando davvero di dare progetti innovativi per il nostro Paese. Al netto che le regole del prevedono che un eventuale definanziamento possa avvenire solamente dopo un doppio passaggio, per dimostrare, ovviamente, il mancato rispetto della scadenza per il completamento dell'investimento e che tale ritardo abbia comportato il mancato raggiungimento di un , ricordo - come voi avete giustamente richiamato - che avete comunque comunicato che il termine ultimo per lo svolgimento di questi progetti era stato prorogato automaticamente dal 31 marzo al 30 giugno. Quindi, non c'era nemmeno la fretta di arrivare a togliere questi finanziamenti, visto che oggi siamo ai primi del mese di aprile.
Allora, io credo davvero che una nuova formulazione del testo che non si prenda l'impegno di sospendere l'eliminazione e il definanziamento di questi progetti e di attivare un percorso serio, che è l'unica cosa che avete tenuto nella riformulazione, per tutti i comuni coinvolti - proprio perché parliamo di progetti importanti e perché non ci possiamo permettere che vengano presi in giro né i cittadini né i comuni - non può certamente essere apprezzata nella riformulazione. Io penso che chi amministra - e qui ci sono stati tanti amministratori - abbia bisogno di regole certe, di trasparenza, di fiducia e di serietà, con cui devono saper lavorare le istituzioni. Non posso, dunque, accettare questa riformulazione che, come ho già detto, toglie con molta leggerezza, come spesso accade, tutte le premesse e nega la cosa più importante: sospendere - lo ripeto - il definanziamento e trovare soluzioni condivise. Io penso che sia questo che i cittadini si aspettano dai sindaci ed è questo che noi ci aspettiamo dal Governo, che prenda per mano i comuni, anche quelli più in difficoltà, per dimostrare che il nostro Paese è in grado di spendere tutte le risorse del PNRR, realizzando tutti i progetti innovativi, perché ne va della credibilità di tutto il nostro sistema Paese .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/10 Malavasi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/11 Evi. Onorevole Evi, accetta la riformulazione?
ELEONORA EVI(PD-IDP). No, Presidente, non accetto questa riformulazione, perché ritengo che, con una procedura di infrazione aperta, il Governo non poteva fare molto diversamente che tentare una riformulazione, in maniera così neutra e così blanda, per prendere un impegno per recepire la direttiva Case . A me pare più che altro un'arrampicata sugli specchi, più che un sincero impegno ad andare avanti su questo importante provvedimento.
Vedete, colleghi, voglio richiamare le parole della nostra segretaria Elly Schlein di stamattina, che vi ha detto in maniera chiarissima: potevate fare tutto e non avete fatto nulla. Io voglio aggiungere che su ambiente, clima ed energia non solo non avete fatto nulla ma avete fatto peggio, avete fatto danni ed è questo che è molto, molto grave, anche perché avete continuato a inquinare il dibattito e la discussione nel merito travisando, mistificando, parlando di transizione ideologica e di follie . Ma davanti ai disastrosi eventi atmosferici che piagano il nostro Paese - e che, lo ricordo, è un climatico, è fragile e i danni dello sconvolgimento del clima si abbattono con sempre maggiore forza distruggendo case, attività e vite -, come li avete affrontati?
Con la solita logica emergenziale, senza fare nulla davvero su prevenzione, nulla su adattamento alla crisi climatica, nulla per fronteggiarla con strumenti efficaci, ascoltando la scienza. Lo conferma l'ennesimo provvedimento che stiamo discutendo in queste ore in Commissione, il decreto Maltempo.
Ecco, venendo al tema dell'ordine del giorno, efficienza energetica e case - un tema chiave, cruciale per mettere a terra soluzioni per fronteggiare la crisi climatica, ma anche quella sociale ed economica del Paese - il recepimento di questa direttiva che fine ha fatto? Boh, non si sa. Mi riferisco ovviamente anche al piano di ristrutturazione non pervenuto, non inviato alla Commissione europea entro i tempi stabiliti alla fine dell'anno. Quindi, ora che intenzioni avete? Tutto questo ci ha già causato l'apertura di una nuova procedura di infrazione, l'ennesima e la cosa incredibile è che questa storia si intreccia anche con il tanto annunciato Piano casa di Salvini. Anche quello, che fine ha fatto? Chi l'ha visto? Annunci trionfalistici sui giornali da parte del Ministro Salvini di questo suo fantomatico Piano casa, ma ad oggi non è seguito nulla. Quindi, annunci su annunci.
Dunque, oggi la situazione è questa: non abbiamo nessuna misura strutturale per sostenere la ristrutturazione edilizia, nessun meccanismo stabile e affidabile. Il Governo Meloni ha smontato il superbonus, senza però costruire nulla in sostituzione e adesso ci troviamo senza un piano nazionale di ristrutturazione, senza un quadro normativo certo per famiglie ed imprese, senza incentivi adeguati e con una procedura di infrazione aperta da parte della Commissione europea.
Quindi, voglio dire: complimenti! D'altronde, avete votato contro la direttiva Case a livello europeo, l'avete fatto insieme all'Ungheria: ancora una volta, Italia e Ungheria unite nel nome della pura propaganda e delle bugie.
E da un Governo che nei fatti ha fatto di tutto per frenare le rinnovabili, per tenerci ancorati al gas fossile - addirittura prolunga la vita delle centrali a carbone fino al 2038 - non potevamo aspettarci molto altro. Non mi aspettavo che faceste, come ha fatto la Spagna - che non solo sulle rinnovabili, ma anche sull'efficienza energetica ci dà una grande lezione -, un piano integrato con il Piano energia e clima che punta a superare - addirittura a superare - gli obiettivi europei della direttiva Case e ci mette sopra una dotazione di 40 miliardi per i prossimi dieci anni.
Ecco invece voi della direttiva Case avete fatto un feticcio, ne avete fatto un totem contro cui scagliare i vostri strali. Colleghi, io capisco che ora facciate fatica a venire fuori da questa situazione e vi do un consiglio non richiesto: cambiatele nome, chiamatela direttiva “case belle”, direttiva “case blu”, direttiva “case gialle”, direttiva “case a righe” o “a ”, ma fatela e portate avanti questo provvedimento essenziale per il nostro Paese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Santillo. Ne ha facoltà.
AGOSTINO SANTILLO(M5S). Presidente, grazie perché, mentre ascoltavo la collega Evi - a cui chiedo di sottoscrivere l'ordine del giorno - mi sono ricordato che il 3 dicembre del 2025, in quest'Aula, proprio il Ministro Foti, rivalutando un ordine del giorno da me proposto, ne cambiava la formula, cercando di accogliere la volontà di presentare il piano di ristrutturazione in ottemperanza alla direttiva Case .
Allora, rileggendo i contenuti dell'ordine del giorno della collega, che ha lo stesso scopo, io chiederei al Ministro Foti di accantonarlo un attimo per provare a dare anche a quest'ordine del giorno una veste di dignità per poter essere accolto dalla collega, perché altrimenti, non accogliendolo, sembra quasi che il Ministro Foti comunque voglia esporre il Governo all'infrazione. Poiché io a questo non credo e conosco bene la sensibilità del Ministro Foti, io gli chiederei di accantonarlo per trovare una versione che possa essere accolta anche dalla collega.
PRESIDENTE. Ministro Foti, c'è una richiesta di accantonamento. Prego.
TOMMASO FOTI,. Non rispondo sull'accantonamento perché sono contrario. Voglio dire però che, a proposito dell'apertura della procedura di infrazione perché il piano non è stato trasmesso entro il 31 dicembre, essa riguarda, oltre l'Italia, anche Austria, Belgio, Cechia, Cipro, Estonia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Slovacchia, Svezia e Ungheria .
PRESIDENTE. Dunque, la richiesta è respinta. La deputata Morfino sottoscrive l'ordine del giorno in esame. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/11 Evi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/12 Curti. Onorevole Curti, accetta la riformulazione? Ha chiesto di parlare l'onorevole Ghio. Ne ha facoltà.
VALENTINA GHIO(PD-IDP). Presidente, non possiamo accettare la riformulazione, perché la riformulazione cancella totalmente le premesse. Quando si parla di dissesto idrogeologico, tenendo conto del fatto che il 95 per cento del nostro Paese è a rischio di dissesto idrogeologico, cancellare queste premesse, rimuovere queste premesse, vuol dire non avere consapevolezza, non avere chiarezza e non avere dignità dell'azione che servirebbe a questo Paese.
Sono 24 i miliardi di cui il nostro Paese ha bisogno per completare gli interventi, per mettere a punto gli interventi prevalenti. Se noi non passiamo dal considerare il dissesto non un'emergenza occasionale, ma una condizione strutturale del nostro Paese, che vale per tutte le regioni… Io sono ligure, ne so qualcosa, ma possiamo citare Niscemi e possiamo citare qualunque regione, dal Nord al Sud del nostro Paese. Parliamo di un Paese fragile, di un Paese esposto, dove ogni territorio, ogni comune continua a fare i conti con le frane, con le alluvioni, con il degrado del suolo.
Il problema non è soltanto naturale: è anche un problema profondamente politico e amministrativo. Quindi, quando si chiede di rafforzare un quadro unitario e coordinato, che vuol dire mettere a sistema quello che esiste, perfezionare e usare strumenti innovativi per affrontare una situazione cronica, organica e crescente, significa usare più risorse di quelle che sono state messe. Omettere e cancellare tutte le premesse significa non avere consapevolezza di quello di cui stiamo parlando.
In questo modo, la proposta di riformulazione che cancella questi punti prevalenti significa che il Governo continua a non voler vedere, a non voler affrontare un punto centrale: un forte coordinamento nazionale; risposte chiare, semplici e puntuali ai comuni; sostegno ai comuni e, soprattutto, cercare di mettere le risorse che servono per ridurre questo rischio che, come ho detto all'inizio, riguarda il 95 per cento del nostro Paese.
È già tardi. Non possiamo dire che sarà troppo tardi, perché è già tardi .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/12 Curti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/13 Pastorino. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pastorino. Ne ha facoltà.
LUCA PASTORINO(MISTO-+EUROPA). Sì, Presidente, brevemente. Ho già parlato con la Sottosegretaria. Qua, al di là del fatto che il parere è contrario - neanche lo stralcio delle premesse, che non mi sembrano nemmeno così cattive dal punto di vista della discussione politica -, però nell'impegno… Mi rendo conto che questo è un ordine del giorno molto vasto, però io vengo da un territorio dove cade una falesia alla settimana. Quindi, magari, mi sarei aspettato, piuttosto che un parere - passatemi il termine - poco approfondito e completamente contrario, una sorta di presa di coscienza di quella che è una situazione oggettiva, di cui posso essere anche testimone diretto.
Quindi, l'idea di avere comunque un piano di prevenzione nazionale può rientrare anche, non dico nel libro dei sogni, ma comunque nel fatto di metterci la testa sulle cose. Quindi, con una raccomandazione, andiamo avanti; se, invece, il parere è contrario, io lo metterei ovviamente in votazione, ringraziando per l'attenzione.
PRESIDENTE. Il Governo intende mutare il parere o no? No, dunque, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/13 Pastorino, con il parere contrario del Governo… Scusi, revoco l'indizione della votazione.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Pandolfo. Ne ha facoltà.
ALBERTO PANDOLFO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo per sottoscrivere l'ordine del giorno del collega Pastorino e per doverci mettere ulteriormente al lavoro, così come ha annunciato stamattina la segretaria Schlein, rispetto al grande piano per il dissesto che dovremmo fare. Dovremmo farlo, sì, per le aree interne, ma, evidentemente, anche per le aree costiere, anche alla luce di quello a cui abbiamo appena assistito e, soprattutto, di questo impegno che continueremo a portare avanti.
Perché 1.200 chilometri di costa a rischio, falesie, e danni da dissesto idrogeologico non possono rimanere solo ad azioni , come spesso ci propone il Governo. C'è la necessità di un piano straordinario che consenta ai comuni di progettare, alle regioni di collaborare e, ovviamente, c'è la necessità che il Governo supporti e finanzi questa azione, se non vogliamo vedere il nostro Paese crollare definitivamente, e farlo anche, nello specifico, laddove esistono dei territori costieri, quindi la maggior parte delle nostre regioni italiane
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la Sottosegretaria Siracusano. Ne ha facoltà.
MATILDE SIRACUSANO,. Grazie, Presidente. Intervengo semplicemente per spiegare che la contrarietà era dovuta al fatto che le iniziative indicate nell'ordine del giorno rientrano nel Piano annuale nazionale di mitigazione del rischio e saranno meglio definite nel Piano di adattamento ai cambiamenti climatici. Però, siccome il Governo manifesta molta sensibilità, e lo ha già dimostrato con molte azioni messe in campo e molti atti normativi che vanno nella stessa direzione, propongo all'onorevole Pastorino una raccomandazione, che però prevede l'espunzione delle premesse.
PRESIDENTE. La accetta, onorevole Pastorino? Sì, dunque andiamo avanti.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/14 Romano. Onorevole Romano, accetta la riformulazione? Va bene. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/15 Steger. Onorevole Steger, accetta la riformulazione? Va bene.
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/16 Miele il parere è favorevole. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/17 Comaroli. Onorevole Comaroli, accetta la riformulazione? Sì, grazie. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/18 Frassini. Onorevole Frassini, accetta la riformulazione? Sì, grazie.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/19 Barbagallo, su cui il parere è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/19 Barbagallo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/20 Dalla Chiesa. Onorevole Dalla Chiesa, accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/21 Roggiani, su cui il parere è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Roggiani. Ne ha facoltà.
SILVIA ROGGIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Volevo solo mettere agli atti dell'Aula che noi abbiamo presentato quest'ordine del giorno perché abbiamo una preoccupazione: la preoccupazione è che al Governo arrivi l'ultima rata e che poi scarichi sui soggetti attuatori, quelli che hanno avuto ritardi incolpevoli, il dover, con soldi propri, chiudere quei progetti perché non hanno rispettato i tempi, a fronte dell'avere incassato la rata, e quindi poi utilizzare quei soldi, che erano destinati a quei progetti, per altro. Quindi, quest'ordine del giorno, che è stato condiviso con i comuni, aveva questo scopo. Segnalo che avete dato parere contrario e che, quindi, questo dubbio ce lo teniamo .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/21 Roggiani, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/22 Maccanti. Onorevole Maccanti, accetta la riformulazione? Sì. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/23 Ascani. Ha chiesto di parlare l'onorevole Roggiani, cofirmataria. Ne ha facoltà.
SILVIA ROGGIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Avevamo, insieme alla collega Bonetti, che ha un altro ordine del giorno a prima firma Benzoni, che è molto simile, accettato di ritirare gli emendamenti durante la discussione in Commissione, a fronte di un ordine del giorno. Però, francamente, la riformulazione è un pochino vaga, nel senso che dice: valuteremo la possibilità, nell'ambito delle economie. Non è che vi chiediamo di assegnare dei soldi; vi diciamo di dire, senza “valutare, eccetera”, che quella cosa si potrà fare. Si può fare o non si può fare? Se si può fare, secondo me, la riformulazione deve essere un pochino più netta.
PRESIDENTE. Il Governo non intende intervenire? No. Dunque, se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/23 Ascani, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/24 Lacarra. Onorevole Lacarra, accetta la riformulazione? Sì. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/25 Guerra, su cui il parere è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Guerra. Ne ha facoltà.
MARIA CECILIA GUERRA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Credo che ci sia stato un errore di lettura del mio ordine del giorno. Quindi chiedo al Governo se può riconsiderare il suo parere, perché nelle motivazioni per questo parere contrario si dice che la mia proposta è incompatibile con le finalità dell'articolo 30, che sono quelle di utilizzare le economie del PNRR per il finanziamento degli investimenti pubblici, e non delle sole misure del PNRR.
Ma il mio ordine del giorno non dice di utilizzare queste risorse per le misure del PNRR, non lo dice in alcun modo; dice di utilizzarle per il raggiungimento degli obiettivi trasversali del PNRR. È un'altra questione, la richiamo. Gli obiettivi trasversali che hanno ispirato, almeno nell'origine, al di là della realizzazione, la stesura del PNRR erano obiettivi volti al superamento, alla riduzione delle tre diseguaglianze fondamentali che caratterizzano il nostro Paese. Quindi, diseguaglianze territoriali, di genere e generazionali.
Allora, quello che si sta chiedendo qua - a cui potete dire di “no”, ma ditemi di “no”, che dite di “no” a questo, non a una cosa che io non ho scritto -, quello a cui state dicendo di “no” è che, anche nell'indirizzare verso investimenti pubblici, secondo quello che c'è scritto nell'articolo 30, comma 4, le risorse che eventualmente avanzassero dal PNRR, si deve tenere conto in modo prioritario di quegli stessi obiettivi. Questa è la domanda, e su questo chiederei una conferma del parere contrario, o viceversa, come mi auguro, una revisione del parere .
PRESIDENTE. Il Governo non ha intenzione di intervenire. Dunque, se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno 9/2807-A/25 Guerra, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/26 Ferrari, su cui vi è il parere contrario del Governo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ferrari. Ne ha facoltà.
SARA FERRARI(PD-IDP). Sì, grazie, Presidente. Intervengo per chiedere al Governo la possibilità di riconsiderare questo parere negativo su quest'ordine del giorno. Una riformulazione, un “valutare l'opportunità”, una raccomandazione… attendo, grazie.
PRESIDENTE. Prego, onorevole… vogliamo accendere il microfono, per favore? Grazie.
SARA FERRARI(PD-IDP). Dicevo, Sottosegretaria, la possibilità di ripensare questo parere negativo con un accantonamento. Stiamo parlando di bonifiche, di siti contaminati. In particolare, quest'ordine del giorno si riferisce all'articolo 14, che riguarda l'ambito di applicazione del regolamento sulla bonifica delle aree agricole, sui tempi e l'efficacia dei permessi, delle autorizzazioni dei progetti di bonifica, e sulla disciplina degli interventi realizzabili nei siti inquinati.
Queste modifiche incidono sulla tutela ambientale, sulla salute pubblica; riguardano le soglie di contaminazione dei suoli agricoli, la durata appunto delle autorizzazioni dei progetti di bonifica e il ruolo degli enti territoriali nella prevenzione sanitaria. Ci scusi, Sottosegretaria, se siamo preoccupati e ci sembra necessario garantire che questi interventi di semplificazione amministrativa, che condividiamo, non si traducano però, magari, in un indebolimento dei presìdi di tutela ambientale e sanitaria, né in una riduzione delle garanzie di controllo e monitoraggio dei siti oggetto di bonifica.
E altrettanto riteniamo necessario assicurare un adeguato coinvolgimento delle autorità territoriali e sanitarie, dato che i siti di interesse nazionale presentano situazioni di contaminazione complesse, con rilevanti impatti sulla salute pubblica, sull'ambiente e sullo sviluppo socioeconomico dei territori interessati. Soprattutto perché nella gestione delle bonifiche persistono problemi e criticità legati alla frammentazione delle competenze, alla lentezza delle procedure e alla discontinuità delle risorse finanziarie.
Dunque, riteniamo necessario rafforzare l'efficacia degli interventi attraverso una coordinata, una maggiore trasparenza e un monitoraggio continuo, ritenendo necessario pure promuovere il recupero e la riconversione sostenibile di quelle aree interessate.
Ebbene, Sottosegretaria, noi abbiamo chiesto semplicemente di rafforzare il coordinamento tra le amministrazioni centrali, regionali e locali e semplificare le procedure, nel rispetto delle esigenze di tutela ambientale e sanitaria.
Abbiamo chiesto che siano assicurati continuità e adeguatezza delle risorse finanziarie, tempestività degli interventi, trasparenza e monitoraggio nella riconversione sostenibile delle aree bonificate. Ora, io posso anche comprendere la difficoltà di un impegno qui e ora rispetto alla garanzia delle risorse, ma un minimo impegno che il Governo possa assumersi rispetto al rafforzamento del coordinamento, a una unitaria dei temi della bonifica dei SIN e alla promozione della trasparenza e del monitoraggio, mi sembrava un impegno assolutamente sostenibile da parte del Governo. Quindi, chiedo nuovamente la possibilità che quest'ordine del giorno sia accantonato e che il Governo possa assumersi almeno questo minimo impegno .
PRESIDENTE. Dunque, Sottosegretaria Siracusano? Prego.
MATILDE SIRACUSANO,. Grazie, Presidente. Cambio il parere. Espunte le premesse, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”.
PRESIDENTE. Accetta la riformulazione, onorevole Ferrari? Sì, grazie. Allora andiamo avanti. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/27 Stefanazzi, su cui il parere del Governo è favorevole, previa riformulazione. Accetta la riformulazione? Va bene, onorevole Stefanazzi.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/28 D'Alfonso, su cui il parere del Governo è favorevole, previa riformulazione. Onorevole D'Alfonso, accetta la riformulazione? Prego.
LUCIANO D'ALFONSO(PD-IDP). Presidente, grazie. Non posso accettare la riformulazione, perché ha la sembianza di un prodotto omeopatico. Lei sa che abbiamo coltivato già in passato una riflessione su questa categoria dello spirito, poiché la rottura del territorio sembra quasi una rottura di civiltà che sta attaccando l'Abruzzo, il Molise e il nord della Puglia. Noi eravamo partiti anni fa con l'intenzione di facilitare una cultura della macroregione, anche accettando gli stimoli dell'Europa. Qui ci ritroviamo le regioni al loro interno divise e divisive in ragione certo dei cambiamenti climatici che sono usciti dai convegni, ma anche di un'assenza prolungata di manutenzione e anche di un'inadeguatezza degli strumenti per fronteggiare crisi, rotture di suolo e sottosuolo.
Abbiamo il dramma di Silvi. In questo momento, c'è un consiglio comunale e, purtroppo, negli atti ufficiali della regione competente, Silvi non è rientrata come realtà che deve godere degli strumenti straordinari del riconoscimento dell'emergenza nazionale.
C'è un grande problema riguardante Petacciato, che significa: viabilità statale lungo la SS 16, significa anche armatura ferroviaria, infrastruttura ferroviaria in difficoltà; ma c'è anche la SS 650 (Trignina), porta nella città capoluogo di provincia del Molise, che è Isernia, e anche quella è rotta all'altezza di Celenza sul Trigno. Abbiamo problemi anche a Fossacesia, in provincia di Chieti. Abbiamo isolamento totale per quanto riguarda Castiglione Messer Marino e anche Fraine. Non è possibile godere del diritto fondamentale alla cura e all'istruzione.
Attraverso questa fotografia che ho provato a riportare oralmente a quest'Aula, che rappresenta l'ordinamento nazionale, la nostra iniziativa parlamentare punta a sollecitare interventi appropriati per adeguatezza finanziaria e semplificazione amministrativa. Non c'è questo. Ecco perché non si può accettare la categoria della continuità, perché sarebbe la continuità aerea, eterea, del niente. Su questo piano - lo dico al Sottosegretario, ma anche al Ministro, che momentaneamente non è presente - facciamo in modo che il Parlamento possa aiutarvi, a voi, Governo, a recuperare strumenti appropriati per intervenire davanti ad una caduta della continuità dei diritti e dei doveri di cittadinanza. Di questo si tratta in Abruzzo, nel Molise e nel nord della Puglia.
Giorni fa c'è stato il blocco di 11 chilometri di tratta autostradale bloccata che ha generato una rottura di fiducia nei confronti del sistema Paese. Guardate che dopo questo c'è l'ordine pubblico. Ecco perché serve un'iniziativa che abbia risorse finanziarie e di semplificazione.
Noi dovevamo anche attivare lo stato di mobilitazione nazionale, di cui all'articolo 23 del codice di protezione civile. Neanche questo si è fatto per graduare le situazioni rispetto alla gravità della difficoltà
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire... Sottoscrive parte del gruppo, perché uno ad uno così non finiamo più. Quindi, casomai, per favore al banco. Lo sottoscrive tutto il gruppo? Va bene. Tutto il gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/28 D'Alfonso, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/29 Gianassi. Onorevole Gianassi, accetta la riformulazione? No. Lo mettiamo in votazione? Sì.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/29 Gianassi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/30 Lucaselli il parere è favorevole. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/31 Boschi. Onorevole Boschi, accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/32 Bonifazi. Onorevole Bonifazi, accetta la riformulazione? Sì. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/33 Gadda. Onorevole Gadda, accetta la riformulazione? Sì. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/34 Del Barba. Onorevole Del Barba, accetta la riformulazione? Sì. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/35 Giachetti. Onorevole Giachetti, accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/36 Gribaudo. Onorevole Gribaudo, accetta la riformulazione? Ha chiesto di parlare l'onorevole Serracchiani. Ne ha facoltà.
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ho apposto anche la mia firma a quest'ordine del giorno. Non accettiamo la riformulazione, perché - non me ne vorrà la Sottosegretaria - la riformulazione è sostanzialmente una presa in giro, perché viene eliminato tutto e rimane semplicemente un generico impegno e ci mancherebbe pure che non rimanesse in piedi. È l'impegno a fare di tutto per eliminare i danni che l'amianto fa ancora nel nostro Paese alle tante vittime e ai tanti malati che ne subiscono le conseguenze.
Vede, Sottosegretaria, questo non è un ordine del giorno nuovo. Ringrazio la collega Gribaudo e i membri della Commissione lavoro del Partito Democratico per averlo riproposto. Qui si tratta di una vicenda che risale a un paio di anni fa e mi riferisco in particolare a una manovra di bilancio nella quale, in modo un po' leggero, è stato fatto un emendamento al Senato, a prima firma - se non ricordo male - del capogruppo della Lega, Massimiliano Romeo, il quale ha esteso la possibilità di accedere al Fondo vittime per l'amianto anche alle società partecipate statali che si occupano di cantieristica navale. Inutile dire che se accede quella società che si occupa di cantieristica navale, che è una partecipata statale, quel Fondo, nella sostanza, non riesce più a rispondere alle esigenze delle tante, troppe vittime che oggi chiedono di poter avere un sostegno, un indennizzo o quantomeno il riconoscimento di una grave situazione di salute.
Abbiamo fatto più proposte: di scorporare il Fondo, di eliminare quella previsione, di fare un Fondo per le partecipate statali che si occupano di cantieristica navale, se lo si ritiene. Ad oggi non abbiamo avuto risposte. C'è stato un tentativo da parte di qualche collega senatore, sempre della Lega - mi riferisco in particolare al vicepresidente Centinaio - di far riflettere sull'opportunità di modificare quella vecchia proposta, ma tutto sembra essere caduto nel vuoto. Penso ai cittadini e alle cittadine, alle associazioni, non soltanto di Casale Monferrato, la città simbolo che giustamente viene citata in quest'ordine del giorno, ma penso anche a Monfalcone e a tutti gli altri luoghi nei quali le malattie legate all'amianto hanno fatto molto, molto male a intere famiglie e continuano a farlo, perché purtroppo l'incubazione di quelle malattie è molto lunga e a distanza di tanti anni, a distanza di quelle lavorazioni, che a volte non vengono più fatte, nonostante questo, le persone continuano ad ammalarsi.
Avremmo voluto un'assunzione di responsabilità, quella stessa responsabilità a cui questa mattina ha fatto riferimento la Presidente del Consiglio; responsabilità che, però, sembra sempre essere utilizzata a targhe alterne: all'opposizione si richiede la responsabilità, alla maggioranza ci si gira dall'altra parte
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/36 Gribaudo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/37 Lai. Ha chiesto di parlare la Sottosegretaria Siracusano. Ne ha facoltà.
MATILDE SIRACUSANO,. Presidente, devo fare una modifica testuale. Devo sostituire: “a svolgere apposita audizione presso” con le parole: “riferire presso le competenti Commissioni parlamentari”.
PRESIDENTE. Onorevole Lai, accetta la riformulazione? Sì. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/38 Cattoi. Onorevole Cattoi, accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/39 Ghirra, su cui vi è il parere contrario del Governo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Eccoci, ci riprovo. Con quest'ordine del giorno noi chiediamo al Governo di intervenire rispetto al progetto “Bellezz@-Recuperiamo i luoghi culturali dimenticati”, un programma finanziato nel 2016, che ha visto 62 piccoli comuni ottenere finanziamenti per fare progetti di restauro e riqualificazione dei nostri borghi, del nostro patrimonio culturale dimenticato, che poi sono stati definanziati nel 2022, poiché questi progetti sono stati ritenuti non avviati e non più attuali.
In realtà, signora Sottosegretaria, molti comuni hanno fatto degli investimenti, si sono impegnati nelle progettazioni, hanno investito delle risorse, facendo affidamento sui fondi ottenuti dal Governo, per poi vederseli sottratti. Io chiedo se sia possibile accantonare quest'ordine del giorno, modificarne la consistenza anche con una riformulazione, accoglierlo come raccomandazione, per impegnare il Governo quantomeno a fare una ricognizione dello stato dell'arte e verificare quali progetti siano realmente stati portati avanti, quali siano stati avviati, in modo da evitare che alcuni piccoli comuni si trovino in difficoltà, avendo portato avanti una progettazione che un tempo aveva una copertura finanziaria garantita dal Governo e che oggi non c'è più.
Credo che questo sarebbe un segnale importante, anche perché nell'assemblea nazionale dell'ANCI del 2024 c'è stata un'assemblea dove i sindaci assegnatari di questi fondi hanno fatto un'assemblea, un coordinamento per capire come muoversi e si aspettano un segnale dal Governo. Questa può essere un'occasione. Ci può anche dire come intendete procedere, però penso che un occhio di riguardo rispetto a queste piccole realtà, che di fatto avevano vinto un bando e che quindi hanno preso degli impegni, sia un segnale importante .
PRESIDENTE. Il Governo non ha intenzione di cambiare il parere. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/39 Ghirra, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/40 Zanella. Onorevole Zanella, accetta la riformulazione? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/40 Zanella, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/41 Dori. Onorevole Dori, accetta la riformulazione? No.
Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/41 Dori, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/42 Dell'Olio. Ha chiesto di parlare il Sottosegretario Siracusano. Ne ha facoltà.
MATILDE SIRACUSANO,. Grazie, Presidente. Vorrei proporre all'onorevole Dell'Olio una nuova riformulazione in luogo della precedente, che prevede sempre il mantenimento dell'espunzione delle premesse e riformula il dispositivo nei seguenti termini: “a valutare l'opportunità di considerare, in sede di riforma integrale del codice della strada, in caso di proroga della delega, una riforma ad ampio spettro che, in base alla diversa natura delle insegne o mezzi pubblicitari, indichi le procedure applicabili alla diversa fattispecie in termini di regime amministrativo, nel rispetto anche dei regolamenti comunali e dei piani generali degli impianti”.
PRESIDENTE. Onorevole Dell'Olio, accetta? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/43 Grimaldi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/43 Grimaldi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/44 Borrelli. Ha chiesto di parlare l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Oggi, nel suo discorso alla Camera, la Premier ha detto che il Sud - testuale - “non è più il fanalino di coda della Nazione, continueremo ad investire”. Quindi, secondo la Premier, il Sud non arranca più. La questione meridionale, che ci portiamo avanti da oltre un secolo, anzi, da più di un secolo, è un problema, secondo la Premier, in via di risoluzione. Un po' come il lavoro: si parla del lavoro che aumenta, ma non si tiene conto che è un lavoro povero o super povero.
Una persona che ha un lavoro da 700 euro al mese non è certamente uscita dalla povertà. E non è un caso che i dati Istat dicono che negli ultimi anni sono aumentati i super ricchi - il 5 per cento della popolazione italiana per la prima volta detiene il 50 per cento della ricchezza - e sono raddoppiati i poveri. Ecco, rispetto a questo, l'ordine del giorno che abbiamo presentato teoricamente doveva essere accolto con grande favore da parte del Governo.
Perché noi - lo ha detto oggi Angelo Bonelli e lo ha ribadito Fratoianni - abbiamo sempre, come AVS, fatto delle proposte migliorative per aiutare il Governo a migliorare le proprie . È evidente che, se si destinano dei fondi del PNRR al Sud e non ci sono gli uffici tecnici, e le piccole stazioni appaltanti non riescono a mettere a regime le attività appaltanti, è evidente che, se non si interviene, quei soldi andranno persi o, peggio, diventeranno debiti fuori bilancio delle amministrazioni.
Io vi faccio un esempio concreto, lo dico nell'Aula adesso, perché diventerà sicuramente oggetto di discussione in futuro, e quindi l'attuale rappresentanza governativa potrà prendere questa istanza ed eventualmente portarla al momento opportuno nelle sedi giuste: noi abbiamo delle realtà, come ad esempio le Salicelle di Afragola, che sono attaccate al Parco Verde di Caivano, ma Afragola - comune sciolto attualmente, per scelta della maggioranza, che era di centrodestra - aveva come vice sindaco un rappresentante del Governo, il Sottosegretario Castiello. Ebbene, le Salicelle, a differenza del Parco Verde, non hanno goduto della mediatica del Governo.
Quindi, nel Parco Verde si sono colpite giustamente, e noi siamo assolutamente favorevoli, le piazze di spaccio e sono aumentate le Forze dell'ordine, ma è stato un travaso, per cui da Afragola hanno spostato gli agenti al Parco Verde. Il Parco Verde ha avuto un sostegno molto forte, anche come città di Caivano, per realizzare e per spendere bene i fondi del PNRR; il comune a fianco, Afragola, invece no, non fa parte dello spettacolo.
E quindi il dirigente, che adesso si è dimesso, dopo delle denunce che abbiamo fatto noi come AVS, ha iniziato a fare i lavori del PNRR, però la società, la struttura che ha vinto l'appalto si è dimenticata di mettere gli infissi, per cui alcuni cittadini si sono fatti murare nelle case popolari, perché non si realizzavano i lavori. Non è stata fatta la guerra, come è stata fatta al Parco Verde, contro le piazze di spaccio, eppure pure là ci sono tanti cittadini perbene, che vorrebbero essere aiutati e i lavori sono al 30 per cento.
La consegna dei lavori è prevista inderogabilmente entro giugno 2026. Questo cosa significa? Che, alle prossime elezioni amministrative, la nuova giunta comunale di Afragola, qualsiasi colore avrà, si troverà a dover restituire indietro quei soldi e ad avere un megadebito fuori bilancio, che porterà a una sola soluzione, ve la dico adesso: che il comune di Afragola andrà in dissesto.
Adesso, questo ordine del giorno voleva aiutare tutti i comuni medio-piccoli ad avere un supporto del Governo nella progettazione e nel realizzare le gare d'appalto, perché, se non supportiamo i piccoli e medi comuni del Sud, la Premier potrà venire mille volte a dire che sta cambiando le cose, ma sostanzialmente non cambieranno.
Voi sapete che il Molise non è una regione amministrata dal campo largo, dal centro-sinistra. Ha dei ritardi di esecuzione: tutti i progetti del Molise sono in ritardo. Così stanno anche altre regioni, tutte del Sud e indipendentemente dal colore politico. Adesso, noi chiediamo con forza che il Governo prenda in mano questa situazione e aiuti le piccole e medie amministrazioni ad appaltare perché, se si fanno questi lavori e si fanno in tempo, il Sud ne avrà un vantaggio, altrimenti rischiate di fare un altro buco nero .
PRESIDENTE. Il Governo chiede di intervenire. Prego.
MATILDE SIRACUSANO,. Presidente, devo intervenire perché vorrei motivare la contrarietà rispetto a questo ordine del giorno, avendo ascoltato l'onorevole Borrelli e condividendo la sensibilità verso le regioni del Mezzogiorno.
Io capisco, onorevole Borrelli, però questo ordine del giorno sembra presentato da chi non ha letto il decreto-legge, perché il decreto-legge è proprio finalizzato a rafforzare la capacità amministrativa delle regioni del Mezzogiorno, come tutte le riforme che questo Governo ha messo in campo, da quando si è insediato, per rafforzare la capacità amministrativa delle regioni del Mezzogiorno e per rendere più veloce ed efficace la spesa dei fondi di coesione attraverso tutte le riforme messe in campo, come sui fondi di sviluppo e coesione, sulla politica di coesione e sulla ZES unica per il Mezzogiorno, di cui oggi ha parlato, appunto, la Premier Meloni.
Poi mi consenta una piccola contraddizione che devo evidenziare, perché io ritengo che il modello Caivano sia un grande successo di questo Governo. Molto spesso l'avete criticato e adesso lei giustamente mi dice: i territori che rientrano nel modello Caivano hanno un'attenzione particolare e altri no; non è giusto. Dico che il Governo si è impegnato anche a estenderlo - il modello Caivano - in altre zone periferiche. Farà il massimo per poterlo estendere ulteriormente, però questo denota evidentemente che questo modello Caivano ha funzionato e continuerà a funzionare.
Quindi, semplicemente questo: l'ordine del giorno non è contrario perché il Governo non è attento a rafforzare la capacità amministrativa delle regioni del Mezzogiorno, perché è proprio quello che si prefigge di fare ogni giorno e che fa con questo decreto .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/44 Borrelli, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/45 Pella. Onorevole Pella, accetta la riformulazione? Dov'è l'onorevole Pella? È in bicicletta? Dov'è? Sta là e l'accetta.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/46 Casu. Onorevole Casu, accetta la riformulazione? No, sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/46 Casu c'è il parere contrario, chiedo scusa. Ha chiesto di parlare l'onorevole Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Non posso chiaramente accettare la riformulazione di un parere contrario, però, avendo letto le motivazioni, io chiedo veramente al Governo di correggere questo parere, anche perché la richiesta che noi abbiamo posto sono le preoccupazioni che unitariamente i sindacati FILT-CGIL, FIT-CISL, UIL-Trasporti, UGL-Trasporti, FAST-Confsal e ORSA-Ferrovie hanno esternato e reso pubbliche dopo un incontro svolto al Ministero il 10 marzo 2026.
Noi chiediamo che quegli impegni, su cui c'è un'interlocuzione con il Governo, vengano soddisfatti. Dato che ci sono preoccupazioni serie circa l'applicazione della clausola sociale nel percorso di riforme che avete avviato nelle ferrovie, nonché per quanto riguarda le prospettive di gara di affidamento dei servizi Intercity, noi chiediamo semplicemente di garantire i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti. Se veramente voi come motivazione ritenete che la disciplina della clausola sociale sia già definita a livello unionale e nazionale, se volete raggiungere questi obiettivi e se siete d'accordo con le preoccupazioni dei sindacati, delle lavoratrici e dei lavoratori, allora voi dovreste votare favorevolmente. Al limite, potreste dire: nel rispetto delle norme comunitarie. È chiaro che noi non vi chiediamo di andare contro le norme comunitarie, ma vi chiediamo di non interpretare le norme in una maniera sconveniente rispetto alle garanzie che noi vogliamo rappresentare nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori del trasporto.
Io mi rendo conto che il tema del trasporto non sia in cima alle attenzioni di questo Governo. In 7.000 parole che abbiamo contato stamattina da parte della Presidente del Consiglio Meloni nemmeno una volta è stata pronunciata la parola trasporti. Forse la presenza al suo fianco del Vicepremier Salvini non l'aiutava a pensare ai trasporti, perché anche il Vicepremier Salvini di tutto si occupa tranne che dei trasporti . Ma dato che io non penso che i sindacati e i rappresentanti e le rappresentanti dei sindacati delle ferrovie siano dei , degli acchiappa fantasmi. Se hanno preoccupazioni serie circa quello che state per fare e noi presentiamo un ordine del giorno in cui vi chiediamo perlomeno di impegnarvi ad andare incontro alle preoccupazioni di queste lavoratrici e di questi lavoratori, il vostro voto contrario - una contrarietà tutta politica - sarebbe un atto grave di cui dovrete rispondere.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cuperlo. Ne ha facoltà.
GIANNI CUPERLO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Nel sottoscrivere l'ordine del giorno del collega Casu, ho chiesto la parola e prendo la parola in quest'Aula - solamente se lei me lo permette, Presidente - per un saluto che voglio rivolgere prima di tutto alla sua persona e lo faccio anche con una punta di emozione perché questa è la mia ultima partecipazione a una seduta del Parlamento prima che, nella giornata di lunedì prossimo, scatti la mia sospensione per l'intera prossima settimana.
Io impiegherò quelle giornate per rileggere alcune pagine di Antonio Gramsci sulle matrici del fascismo, ma volevo salutare tutte le colleghe e i colleghi di quest'Aula augurando loro una serena settimana di lavoro. Voglio dire che è stato tutto molto bello finché è durato. Grazie a tutti e a prestissimo .
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cuperlo, ci mancherà. Allora, altri colleghi? Benissimo, se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/46 Casu, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/47 Richetti. Onorevole Richetti, accetta la riformulazione? Onorevole Benzoni, lei mi occlude l'onorevole Richetti. L'onorevole Richetti accetta la riformulazione.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/48 Benzoni. Onorevole Benzoni, accetta la riformulazione? Sì, accetta la riformulazione.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/49 Bonetti. Onorevole Bonetti, accetta la riformulazione? Sì, accetta la riformulazione.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/50 D'Alessio. Onorevole D'Alessio, accetta la riformulazione? Sì, accetta la riformulazione.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/51 Rosato, su cui il parere è contrario.
Se nessun chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/51 Rosato, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/52 Grippo, con il parere contrario del Governo.
Se nessun chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/52 Grippo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/53 Ruffino. Onorevole Ruffino, accetta la riformulazione? Sì, accetta la riformulazione.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/54 Pastorella. Onorevole Pastorella, accetta la riformulazione? Sì, accetta la riformulazione.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/55 Cortelazzo. Onorevole Cortelazzo, accetta la riformulazione? Sì, accetta la riformulazione.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/56 De Luca con il parere contrario del Governo.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Guerra. Ne ha facoltà.
MARIA CECILIA GUERRA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Rapidamente, anche in questo caso la risposta che ci viene data per il parere contrario ripete quello che noi pure abbiamo riconosciuto e scritto nel nostro ordine del giorno. Quindi, siamo ancora una volta di fronte a un parere un po' bizzarro, perché dice: non possiamo assentire perché è successa questa certa cosa, cioè vi abbiamo già spiegato in Commissione delle informazioni che voi chiedete. Si tratta di chiedere delle informazioni sull'andamento del PNRR però finalizzate esplicitamente non solo a indicare i raggiunti ma anche la qualità e l'efficacia degli interventi realizzati, proprio, ancora una volta, con particolare riferimento agli obiettivi che vanno sotto il nome di priorità trasversali, di cui ho parlato prima, ma queste cose non sono contenute nelle relazioni semestrali che invece ci danno - quando ce le danno - informazioni spesso lacunose sul grado di avanzamento della realizzazione degli obiettivi intesi come del PNRR.
Quindi, noi chiediamo una cosa: il Governo può ovviamente legittimamente dire: “non ve la vogliamo dire” ma non può dire “non ve la vogliamo dire perché c'è già nelle relazioni semestrali”. Nelle relazioni semestrali non c'è e noi lo spieghiamo esattamente, puntualmente, nel nostro ordine del giorno. Quindi dateci i pareri contrari ma fate almeno finta di aver letto e capito con cura i nostri ordini del giorno .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/56 De Luca, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/57 Di Lauro con parere contrario del Governo. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/57 Di Lauro, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/58 Sportiello, con il parere contrario del Governo.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Sportiello. Ne ha facoltà.
GILDA SPORTIELLO(M5S). Grazie, Presidente. Io non so davvero se questo Governo sa che, nell'erogazione dei servizi sanitari e sociosanitari ausiliari, una quota rilevante delle attività viene assegnata a cooperative, enti del Terzo settore; e non so se questo Governo sa - e se lo sa e dà parere contrario a questo impegno è davvero grave - che molto spesso le attività che vengono richieste attraverso i bandi, attraverso le gare, non corrispondono ai contratti collettivi nazionali realmente applicati. E così succede che lavoratori e lavoratrici, che lavorano in queste cooperative e negli enti del Terzo settore, pur svolgendo magari un lavoro di logistica, per il quale era stata bandita la gara, si ritrovano a firmare un contratto collettivo nazionale multiservizi. Cosa comporta questo? Comporta una riduzione dei livelli retributivi; porta a una compressione dei diritti di lavoratori e lavoratrici.
Io non so se ogni tanto vi sfiora soltanto, vi solletica l'idea di usare quelle posizioni che avete al Governo per provare a migliorare la vita delle persone. A giudicare dallo indegno a cui abbiamo assistito oggi e che la Presidente Meloni ha portato in quest'Aula io direi di no. Quest'idea nemmeno vi viene per sbaglio in testa. Perché davanti a un ordine del giorno come questo, un impegno che vi dice: guardate, facciamo una normativa stringente che obblighi le cooperative e gli enti del Terzo settore che vincono la gara per un determinato servizio, ad applicare, a lavoratori e lavoratrici, il contratto nazionale corrispondente a quel servizio, sanitario, logistico, sociosanitario… Non multiservizi. Allora, questa stortura andrebbe corretta proprio per garantire la qualità del lavoro delle persone e guardate, davvero, oggi ho visto il coraggio che c'è voluto a raccontare un mondo che non esiste in quest'Aula; e pensavo alle persone che, come me, stavano ascoltando quel discorso e conoscono bene qual è la realtà dei fatti. Ma cosa dovevano provare, se non un'enorme rabbia, nel sentir dire che va tutto bene e che i salari sono aumentati. Ma chi pensate di prendere in giro? Ma lo sapete che negli ultimi anni le case che si possono affittare per un lungo periodo, le abitazioni, sono diminuite dell'80 per cento e che l'affitto pesa anche per due terzi sullo stipendio? Ma lo sapete che il 10 per cento delle persone in questo Paese ha rinunciato a curarsi? Ma lo sapete che un'inflazione complessiva sui beni alimentari negli ultimi quattro anni - quelli in cui siete al Governo voi - è salita del 25 per cento e, grazie a questo disastro di situazione geopolitica di cui voi siete corresponsabili, continueranno ad aumentare i prezzi dei beni alimentari che viaggiano per lo più su gomma? Ma quando vi deciderete a fare qualcosa?
Allora, se oggi una lavoratrice o un lavoratore svolge una funzione per cui quella cooperativa, quell'ente del Terzo settore, ha avuto il bando, ha vinto la gara, deve avere un contratto e noi dobbiamo fare una norma, qui, in quest'Aula, per far sì che abbia un contratto corrispondente a quella mansione; che abbia un livello retributivo corrispondente a quella mansione; che abbia diritti e tutele corrispondenti a quella mansione.
Questo bisogna fare: è facilissimo e, veramente, anche in questa occasione, dimostrate il coraggio, non il coraggio delle scelte politiche, ma il coraggio di chi non ha vergogna a dire “no” anche in questo caso .
PRESIDENTE. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/58 Sportiello, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/59 Marianna Ricciardi.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Marianna Ricciardi. Ne ha facoltà.
MARIANNA RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. A me non piace essere polemica, ma su questo ordine del giorno veramente mi aspettavo quantomeno, non so, una raccomandazione o una riformulazione del tipo: “a valutare l'opportunità di”. Qui parliamo di politiche per la disabilità e, in particolare, c'è un tema che si evidenzia, ossia il fatto che, con questo decreto, è stata modificata la modalità di utilizzo del Fondo unico per la disabilità: in particolare, si prevede che non vi sia più alcun vincolo di definizione preventiva dei criteri di riparto. Questo comporta che l'assenza di criteri di riparto chiari determini che la distribuzione delle risorse pubbliche sia poco trasparente: ci possono essere disuguaglianze territoriali, un utilizzo inefficiente dei fondi e, allora, non per essere polemica, ma non dare un parere, quantomeno di valutazione, a questo ordine del giorno, cosa ci deve far pensare? Che voi siete contrari alla trasparenza? Che siete contrari a criteri chiari di distribuzione delle risorse? No, perché io penso questo e lo pensiamo a questo punto anche tutti noi. Questo perché, con questo ordine del giorno, chiedevamo l'impegno a prevedere e a ripristinare un sistema di gestione del Fondo unico per la disabilità in modo chiaro.
Questa mattina, la Presidente del Consiglio ci invitava a fare delle proposte, come se noi non facessimo mai proposte, come se le proposte venissero soltanto da voi e noi siamo brutti e cattivi e non vi consentiamo di governare. Voglio dare una notizia: tutto quello che fate, lo fate esclusivamente grazie ai vostri numeri e noi continuiamo a fare proposte che sistematicamente ci bocciate. Allora, noi le proposte le facciamo: eccole, ripristinare un sistema di gestione del Fondo unico per la disabilità fondato su criteri chiari, trasparenti e definiti, facendo in modo che si ponga fine a ogni discrezionalità, facendo in modo che il Parlamento possa essere coinvolto in questa definizione dei requisiti, assicurando meccanismi di monitoraggio e rendicontazione pubblica. In questo modo possiamo evitare che le risorse pubbliche vengano sperperate e che non vengano adeguatamente rendicontate. Quindi, pertanto, invito a una revisione del parere su questo ordine del giorno .
PRESIDENTE. Il Governo non intende mutare il parere, dunque, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/59 Marianna Ricciardi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/60 Quartini, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/61 Carotenuto, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/62 Caso. Accetta la riformulazione proposta dal Governo? No.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/62 Caso, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/63 Scerra. Accetta la riformulazione? No.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/63 Scerra, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. n. 9/2807-A/64 Pavanelli. Accetta la raccomandazione proposta dal Governo? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/65 L'Abbate.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/65 L'Abbate, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/66 Morfino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione… Chiedo scusa, revoco la votazione. Chiede la parola il Sottosegretario Albano sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/66 Morfino.
LUCIA ALBANO,. Grazie, Presidente. Sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/66 Morfino, c'è una proposta di riformulazione: “a proseguire con immediatezza nell'attuazione del comma 1- dell'articolo 1 del decreto-legge in esame, emanando anche apposite linee guida”.
PRESIDENTE. Onorevole Morfino, accetta questa riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/67 Ilaria Fontana, con il parere contrario del Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/67 Ilaria Fontana, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/68 D'Orso. Ha chiesto di parlare l'onorevole D'Orso. Ne ha facoltà.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente. Allora, questo ordine del giorno a mia prima firma ricalca un emendamento che avevamo presentato per una problematica che per noi è veramente importante. L'impegno di questo ordine del giorno prevede una cosa semplicissima, ma fondamentale per dare respiro a moltissimi comuni che si trovano, adesso, in difficoltà nella realizzazione degli interventi della Missione 4 del PNRR, quella relativa al Piano asili nido e scuola per l'infanzia. Vi chiedevamo di differire di tre mesi, dal 30 giugno 2026 al 31 agosto 2026 il termine per l'ultimazione dei lavori relativi a questi interventi e di differire al 30 settembre del 2026 i termini per la presentazione del certificato di collaudo o di regolare esecuzione dei lavori, consentendo alle stazioni appaltanti, ossia i comuni e gli enti locali, di procedere a una rimodulazione, ma nel rispetto - lo abbiamo scritto - del termine ultimo di rendicontazione finale previsto dalla normativa europea, quindi, restando comunque nei termini che ci impone la normativa europea. Ebbene, questo è l'impegno che voi state bocciando e a cui il Governo sta dando parere negativo. Eppure è un impegno che, lo ripeto, avrebbe dato respiro ai comuni; quei comuni che, fino ad ora, non hanno speso neanche la metà delle risorse dedicate a questa Missione. Stiamo parlando, ripeto, del Piano asili nido e scuole dell'infanzia.
Mi dispiace che si sia allontanato il Sottosegretario Siracusano, devo dire la verità, perché, in qualche modo, avrei fatto appello alla sua sensibilità, perché vi dico una cosa interessante: le regioni fanalino di coda nella spesa, quindi, per queste tipologie di interventi, sono la Sicilia, che ad oggi è ferma a circa il 26 per cento dei pagamenti per la realizzazione di questi interventi, e la Calabria che, praticamente, è arrivata per miracolo, potremmo dire così, al 30 per cento circa dei pagamenti per la realizzazione di questi interventi. Avevamo una grandissima occasione per aumentare l'offerta degli asili nido e delle scuole per l'infanzia.
Vedete, c'è una strettissima correlazione tra l'aumento dell'offerta di asili nido e l'incremento dell'occupazione femminile: lo dice l'Istat, non il MoVimento 5 Stelle. L'Istat ci dice che, nel Mezzogiorno, quasi il 70 per cento delle giovani donne madri non lavora e la causa principale è proprio perché è totalmente assorbita dagli impegni di accudimento e cura dei propri figli in quanto c'è assoluta carenza dei servizi per la prima infanzia; mancano gli asili nido, mancano le scuole per l'infanzia, mancano i servizi per l'infanzia.
Il PNRR era una grandissima occasione. Vi siete trovati nelle mani un tesoro prezioso, portato dal nostro Presidente Conte, e lo state mandando all'aria. Non state realizzando neanche quello che mettete, tra l'altro, tra le priorità. Io oggi ho notato un passaggio della Presidente Meloni. Il passaggio è questo: continueremo a sostenere l'occupazione femminile. Io dico: ma avete interpellato la Presidente Meloni prima di bocciare l'emendamento in Commissione? Avete interpellato la Presidente Meloni prima di bocciare questo ordine del giorno? Se l'avete interpellata, allora, questa è l'ennesima dimostrazione che tutte le parole che vengono dette dalla Presidente Meloni sono fuffa , sono propaganda becera sulla pelle delle giovani donne, perché di questo stiamo parlando! Le parole sui vostri piani per la natalità e per l'incremento dell'occupazione femminile si scontrano con la realtà dei fatti, certificati dai dati veri, perché noi portiamo i dati veri, non quelli farlocchi o parziali o con una lettura ed interpretazione fantasiosa e opportunistica dei dati stessi. Questo ci restituisce la fotografia dell'Italia.
Io - ripeto - faccio veramente appello al Governo, in qualche modo, per essere meno ipocrita una volta nella vita, ma non per il MoVimento 5 Stelle, ma per le giovani madri che, in qualche modo, devono conciliare tutto. Devono conciliare il lavoro, perché lo vogliono un lavoro. Vogliono continuare e non rinunciare a lavorare, perché anche questo ci vien detto, ossia che la maggior parte delle donne nel Mezzogiorno rinuncia al lavoro, oppure deve accettare un lavoro , perché è l'unica modalità che consente di conciliare i compiti di cura.
Allora, vi dico che avete la possibilità di non fare la figura, la solita figura, degli ipocriti. Ecco, sfruttatela, ripensate e rivedete il parere su questo ordine del giorno e cerchiamo di approvarlo tutti insieme, perché, altrimenti, signori, oltre a essere veramente ridicoli e ipocriti, andate a casa il prima possibile davvero .
PRESIDENTE. La Sottosegretaria Albano non è la Sottosegretaria Siracusano, ma evidentemente ha la stessa sensibilità. Prego, Sottosegretaria Albano.
LUCIA ALBANO,. Grazie, Presidente. Dunque, intervengo solo per chiarire che l'esigenza sottesa all'ordine del giorno da lei presentato è già assicurata mediante il comma 1- dell'articolo 1 del decreto-legge in esame, che è stato approvato dalla Commissione in sede referente, nonché attraverso apposite linee guida della Struttura di missione del PNRR e dell'Ispettorato PNRR del MEF, che sono di imminente adozione. Quindi, questo è quanto mi sentivo di chiarire - .
PRESIDENTE. Dunque, il parere rimane così come è, onorevole D'Orso.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/68 D'Orso, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/69 Cafiero De Raho. Onorevole, accoglie la riformulazione? No, se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/69 Cafiero De Raho, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/70 Ascari. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giuliano. Ne ha facoltà.
CARLA GIULIANO(M5S). Grazie, Presidente. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza prevede tra i suoi obiettivi una riduzione della durata dei procedimenti civili e il miglioramento dell'efficienza del sistema giudiziario. Ebbene, questi obiettivi, purtroppo, sono molto, molto lontani. L'attuazione della riforma della magistratura onoraria prevede l'ampliamento, in particolare, delle competenze civili del giudice di pace. Questo ampliamento delle competenze richiede, ovviamente, un rimpinguamento dell'organico. Oggi abbiamo situazioni di scoperture di organico dei giudici di pace davvero allarmanti. Ci sono uffici di giudice di pace che lavorano soltanto con il 33 per cento del personale, quindi con una scopertura di organico del 67 per cento.
A fronte di questa situazione, con questo ordine del giorno, chiediamo di prorogare ulteriormente l'entrata in vigore della norma che prevede l'ampliamento delle competenze civili del giudice di pace, in sintonia, tra l'altro, con il decreto-legge n. 215 del 2023, il cosiddetto Milleproroghe, che vi ha già portato a prorogare l'entrata in vigore di questa norma al 30 giugno 2026.
Ebbene, considerate le enormi scoperture di organico che sono presenti nella magistratura, e in particolare negli uffici del giudice di pace, con questo ordine del giorno vi chiediamo di prorogare ulteriormente l'ampliamento delle competenze civili del giudice di pace al 30 giugno del 2027 .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/70 Ascari, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/71 Auriemma. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/71 Auriemma, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/72 Baldino. Onorevole, accoglie la riformulazione? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/72 Baldino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/73 Alfonso Colucci. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/73 Alfonso Colucci, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/74 Penza. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/74 Penza, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/75 Giuliano. Onorevole Giuliano, accoglie la riformulazione? No. Ha chiesto di parlare. Ne ha facoltà.
CARLA GIULIANO(M5S). Grazie, Presidente. Questo ordine del giorno è particolarmente importante. Parliamo di un tema che già abbiamo affrontato altre volte, quello dell'Ufficio del processo e del personale dell'Ufficio del processo, che in tutti questi anni ha garantito lo smaltimento dell'arretrato in maniera assolutamente consistente. Onestamente, non capiamo la riformulazione del Governo, che non ci soddisfa, perché con quest'ordine del giorno prevediamo tre impegni specifici: l'impegno a stabilizzare il personale facente parte dell'Ufficio per il processo; l'impegno a utilizzare questo personale a supporto della magistratura di sorveglianza, perché sappiamo che, anche nell'ambito della magistratura di sorveglianza, ci sono delle scoperture di organico molto, molto importanti.
E quindi all'interno degli uffici della magistratura di sorveglianza utilizzare questo personale potrebbe essere molto utile. Poi questo personale potrebbe essere utilizzato anche in campo civile in maniera molto, molto fruttuosa per tutti quei procedimenti che potrebbero essere conclusi con una proposta conciliativa formulata dal giudice, oppure per tutti quei procedimenti civili, e sono moltissimi, all'interno dei quali le parti hanno sollevato eccezioni preliminari di merito o di rito, che quindi potrebbero concludersi con una pronuncia su queste eccezioni.
Ecco, ancora una volta, il Governo dice “no” a tutte le nostre soluzioni. Ancora una volta, il Governo chiude la porta in faccia a tanti operatori e a tutto il personale dell'Ufficio del processo che ha lavorato in questi anni alacremente per far funzionare sempre meglio il sistema giustizia .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/75 Giuliano, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/76 Orrico. Onorevole Orrico, accoglie la riformulazione? No. Ha chiesto di parlare. Ne ha facoltà.
ANNA LAURA ORRICO(M5S). Grazie, Presidente. No, non accetto la riformulazione, perché innanzitutto non comprendo il parere contrario, e quindi il fatto che si vogliano espungere dal testo le premesse, che in questo ordine del giorno descrivono lo stato dell'arte e di chi stiamo parlando. Stiamo parlando di lavoratori precari calabresi che nascono da un bacino, il cosiddetto bacino dei TIS, tirocinanti della pubblica amministrazione, questa bella idea che la regione Calabria si è inventata qualche decennio fa. Questi lavoratori sono stati dei tirocinanti per ben 10 anni, addirittura qualcuno per 15 anni, in un contesto normativo dove la stessa Unione europea ci dice che al massimo un tirocinio può durare 6 mesi ed essere rinnovato al massimo per altri 3 o 6 mesi.
Quindi, nel 2021 finalmente questi tirocinanti iniziano un percorso più dignitoso, perché fanno una selezione pubblica, grazie ad un nostro intervento normativo nella passata legislatura, e quindi vengono contrattualizzati a tempo determinato. Dove? Presso il Ministero della Cultura, presso il Ministero della Giustizia, presso il Ministero dell'Istruzione e, in alcuni casi, anche negli enti locali dove si trovano.
Ora, con la legislatura… e il Governo Meloni che avrebbe dovuto avviare un percorso di stabilizzazione, al pari di come abbiamo fatto noi nella passata legislatura, stabilizzando un bacino di quasi 20.000 precari, i famosi LSU/LPU, e quindi trovando i soldi da investire affinché dal precariato si potesse passare ad un contratto di lavoro nella pubblica amministrazione stabile, dignitoso e con tutte le tutele riconosciute, ecco, a quella stessa Premier Meloni, che oggi in Aula ha propagandato un milione di nuovi occupati in più, senza guardare alla qualità di questi occupati, mi verrebbe da chiedere se considera tra questi occupati anche questi lavoratori precari, per i quali in questo decreto PNRR c'era anche un nostro emendamento, che è stato approvato insieme ad altri, per rinnovare il contratto di un altro anno.
Ma noi abbiamo chiesto di più e lo chiediamo anche in questo ordine del giorno, cioè un impegno serio in un percorso di stabilizzazione per chi - ripeto - vive da 10 o 15 anni e più una situazione di precariato continuo e costante, in una regione dove manca un tessuto sociale ed economico stabile, dove la pubblica amministrazione dovrebbe, più di tutte le altre, dare l'esempio su come i lavoratori debbano essere dignitosamente contrattualizzati e tutelati . E allora meno propaganda e più fatti !
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/76 Orrico, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/77 Torto. Onorevole Torto, accetta la riformulazione? Sì, grazie.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/78 Carmina, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/78 Carmina con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2807-A/80 Piccolotti. Onorevole Piccolotti, accetta la riformulazione? Ha chiesto di parlare. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Stamattina la Presidente Meloni è venuta qui a parlarci di un mondo in velocissimo mutamento, di fronte al quale noi abbiamo bisogno di immaginare nuove ricette per lo sviluppo economico del Paese. Di fronte a questi discorsi, a noi viene spontaneo pensare che la ricerca, l'innovazione tecnologica, economica e sociale dovrebbero essere il centro delle attenzioni di un Governo che si ponga il problema del futuro.
E però registriamo, al contrario, un Governo che in questi anni si è voltato dall'altra parte completamente rispetto al problema di 30.000 ricercatori precari, che hanno lavorato nelle università pubbliche o negli enti di ricerca pubblici, che stanno perdendo o hanno già perso il proprio contratto in virtù della fine del PNRR e della riduzione degli stanziamenti che sono andati alle università per queste finalità.
Dentro questo scenario catastrofico, che noi abbiamo definito “la grande espulsione”, c'è un caso di scuola che si chiama CNR, Consiglio Nazionale delle Ricerche. Lo citiamo perché in questo ente, il più grande e il più importante per la ricerca italiana, lavorano all'incirca 4.000 ricercatori precari. Noi abbiamo posto il problema della necessità di dare continuità a questi contratti, i ricercatori hanno addirittura occupato la sede dell'ente. Ci sono state grandissime mobilitazioni e da parte del Governo è arrivato nulla. Presidente, scusi, io faccio fatica a parlare, grazie.
PRESIDENTE. Colleghi, per favore.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Da parte del Governo non è arrivata nessuna soluzione.
A quel punto, nella finanziaria dell'anno scorso e ancora nella finanziaria di quest'anno, le opposizioni hanno messo a disposizione quei pochissimi milioni che, in qualche modo, sono appannaggio dei nostri emendamenti. Si trattava di circa 10 milioni l'anno, messi a disposizione da PD, MoVimento 5 Stelle e AVS nella scorsa finanziaria, e in questa finanziaria di un milione, che è stato messo a disposizione esclusivamente da Alleanza Verdi e Sinistra per la valorizzazione del personale precario.
E il risultato è stato questo: con i soldi stanziati dalle opposizioni, si sono avute 185 stabilizzazioni su 692 persone che avevano i requisiti della legge Madia. Quindi, 507 ricercatori sono rimasti fuori dalle stabilizzazioni e 300 di questi hanno visto prorogato il proprio contratto con i fondi stanziati quest'anno da Alleanza Verdi e Sinistra fino al 31 gennaio. La parte fatta dal Governo ammonta a 2,7 milioni che, con il cofinanziamento dell'ente, permettono di coprire 90 posizioni, cioè la metà di quelle coperte con le briciole che noi siamo riusciti a stanziare con i nostri emendamenti.
Facciamo un ordine del giorno oggi per chiedervi di dare continuità almeno a questa piccola parte dei precari, quelli che hanno fatto domanda e che hanno i requisiti della legge Madia, e voi ci date parere contrario su tutte le premesse, poi parere favorevole sull'impegno con la seguente riformulazione che io, Sottosegretaria, le leggo. Perché guardi che si tratta di una fraseologia completamente priva di senso e che rappresenta una presa in giro per quelle persone che stanno perdendo il lavoro ! Stanno perdendo il lavoro e voi rispondete così: “a valutare l'opportunità di adottare ulteriori interventi, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, per la valorizzazione del personale della ricerca in servizio presso l'Ente, sostenendone la piena operatività” - con riferimento a persone che perdono il posto di lavoro: la piena operatività! - “al fine di salvaguardare la continuità e l'eccellenza delle attività scientifiche italiane, anche attraverso il monitoraggio delle procedure in atto”. Ma Sottosegretaria, si rende conto che in questo testo non c'è scritto nulla?
Non c'è alcun impegno e, secondo lei, noi dovremmo votare a favore di un testo che, di fronte a centinaia di ricercatori italiani costretti da voi ad emigrare all'estero, non dice nulla? Noi ci rifiutiamo di votare questo testo perché è una vergogna ed è anche umiliante nei confronti di quest'Aula .
PRESIDENTE. Il Governo non intende intervenire.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2807-A/80 Piccolotti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Si dà atto che il gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e l'onorevole Pellegrini sottoscrivono l'ordine del giorno in esame.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Aboubakar Soumahoro. Ne ha facoltà.
Accendiamo per favore il microfono. Ecco, prego onorevole Soumahoro.
Chi deve lasciare l'Aula lo faccia in silenzio, per favore. Prego.
ABOUBAKAR SOUMAHORO(MISTO). Grazie, Presidente. Questo è l'ennesimo provvedimento che doveva consentire non soltanto di rilanciare il nostro Paese, ma anche di recuperare quelle situazioni in termini di resilienza, e qui vorrei soffermarmi - tra i tanti argomenti, tra le tante opportunità che questo strumento del PNRR poteva consentire di rilanciare in modo coeso, con delle risposte tangibili nel nostro Paese - su uno dei tanti casi lasciati in una condizione di vite sospese; e qui voglio riferirmi alle condizioni dei braccianti.
All'interno di questo strumento vi era la possibilità, attraverso le risorse destinate - 200 milioni di euro - per la sistemazione e l'inserimento dei lavoratori agricoli in giro per il nostro Paese, in particolar modo dando loro la possibilità di uscire da quelle forme di ghettizzazione, dove abbiamo braccianti che vivono tra le lamiere, nei tuguri, che vivono sotto le tendopoli.
Ecco, dopo tanti anni, il risultato che emerge, se prendiamo l'esempio della situazione pugliese - dove, dei 200 milioni di euro, ben 114 milioni erano stati messi a disposizione per la sistemazione abitativa dei braccianti e di questi 114 milioni, Presidente, ben oltre 100 milioni erano stati destinati alla provincia di Foggia - è che i braccianti che vivono nell'agro di San Severo, nei territori di San Severo, nel foggiano, continuano a vivere tra le lamiere, continuano a vivere tra le tendopoli, continuano a vivere tra i . Questo è il risultato.
Dall'altra parte, emerge che quelle dei braccianti, ancora, nei territori di Manfredonia - e qui mi riferisco ai braccianti che vivono all'interno del territorio dell'insediamento di Borgo Mezzanone -, sono tutte realtà alle quali, con le risorse disponibili, si poteva dare la possibilità di vivere in condizioni umane, all'insegna di un Paese degno del nostro nome.
Ancora, il risultato che emerge è che i braccianti continuano a sostenere la filiera agroalimentare, a generare ricchezza, insieme ai tanti contadini, però lasciando gli stessi, dopo 12 ore di lavoro, a vivere nei tuguri. Questo è il risultato che emerge. E da questo provvedimento, dal Governo, non emerge alcuna risposta.
E chiudo, Presidente, sul tema dell'assegno unico universale. È una vergogna che, anche qui, il Governo abbia assunto un atteggiamento “razzializzante”, stabilendo cittadini di serie A - e qui, in questo caso, si vanno a classificare quelli appartenenti all'Unione europea -, mentre gli altri vengono definiti cittadini di serie B: questo in violazione del principio di non discriminazione sancito dal Trattato sul funzionamento dell'Unione europea. L'Italia, il nostro Paese, doveva e deve essere il guardiano di quella Carta costituzionale che unisce e che ci vede come Paese fondatore.
Il risultato che emerge è che il Governo ha deciso di andare a chiedere il gas in Algeria, negando l'assegno unico universale agli algerini che vivono e lavorano in Italia: è una vergogna.
Per questo, il mio sarà un voto palesemente contrario .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, signor Presidente. Colleghi, oggi non siamo qui semplicemente a discutere un decreto: siamo qui a fare i conti con una realtà che non può più essere nascosta. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza doveva essere la più grande occasione di rilancio e modernizzazione del Paese dai tempi del Piano Marshall e, invece, giorno dopo giorno, rischia di trasformarsi nella più grande occasione mancata.
C'è una contraddizione che grida vendetta: continuare a intervenire sul PNRR con decreti emergenziali, quando siamo ormai alla scadenza finale del giugno 2026. Questa non è emergenza: è semplicemente l'ammissione implicita che non c'è stata una regia, perché quando l'emergenza diventa la normalità significa che si è perso il controllo.
Oggi, purtroppo, l'impressione è esattamente questa: un Governo che non guida ma rincorre, che non programma ma corregge, che non decide ma naviga a vista. Il 30 giugno 2026 finiranno le risorse, finiranno le deroghe, finiranno gli alibi, ma non finiranno i problemi che state lasciando al Paese.
A pochi mesi da questa data, abbiamo quasi 16.000 cantieri ancora aperti, almeno il 32 per cento è in ritardo, e non stiamo parlando di grandi opere simboliche, ma di interventi concreti nei territori: scuole, rigenerazione urbana, servizi per i cittadini.
E allora diciamolo con chiarezza: non è solo un ritardo amministrativo, è un fallimento che rischia di diventare visibile nei quartieri, nelle periferie, nei comuni.
Il caso degli asili nido e delle scuole è emblematico sotto questo punto di vista: su oltre 2.600 progetti finanziati, quelli collaudati sono appena 201, il 7,7 per cento; i pagamenti si fermano al 38,8 per cento. Altro che svolta epocale: qui siamo davanti a un cantiere fermo. E sapete qual è la verità? La verità che nessuno vi vuole dire? È che, se il PNRR non coprirà questi interventi, i comuni non potranno farlo: non ci sono le risorse. Quindi, il rischio concreto è quello di lasciare in eredità non sviluppo ma scheletri di opere pubbliche, non progresso, ma opere incompiute. E, mentre tutto questo accade, l'economia rallenta.
Le previsioni di crescita per il 2026 sono state dimezzate, dallo 0,8 allo 0,4 per cento; l'inflazione resta - come è del tutto evidente - assai alta; perfino Confindustria lo dice senza giri di parole: il PNRR è stato finora il principale motore della crescita. Tradotto: senza PNRR, l'Italia si ferma.
E allora la domanda, colleghi, Governo, è molto semplice, ma è quella che nessuno, da questa parte del Governo, ha ancora avuto il coraggio di affrontare: cosa succede dopo il 30 giugno 2026? Qual è e dov'è la strategia? Dov'è la visione? Dov'è il piano per evitare che, finita la spinta straordinaria europea, il Paese torni alla stagnazione? Perché oggi non si vede; e non basta un decreto all'ultimo minuto per costruire una prospettiva.
Il punto più grave, però, è forse quello della sanità territoriale, perché non stiamo parlando solo di numeri: stiamo parlando della vita quotidiana delle persone. I dati sono impietosi: 66 case della comunità operative su 1.715; nessun ospedale di comunità pienamente funzionante. E dietro a questi numeri ci sono problemi strutturali che conoscete benissimo: carenze di personale, ritardi nel fascicolo sanitario elettronico, disuguaglianze territoriali. La riforma che doveva avvicinare la sanità ai cittadini è, ad oggi, largamente incompiuta.
Allora smettiamola di raccontarci che si tratta di difficoltà tecniche: qui siamo di fronte a un problema puramente politico, di scelte, di priorità, di capacità di governo.
Colleghe e colleghi, l'Italia è già fanalino di coda nella crescita tra i Paesi del G20. Il PNRR era il nostro paracadute, ma un paracadute serve se si apre: se non si apre, la caduta è inevitabile. Il rischio che stiamo correndo è esattamente questo: non solo non centrare gli obiettivi europei, ma sprecare un'occasione storica, un'occasione che non tornerà, un'occasione che riguardava non questa legislatura, ma una generazione intera.
Allora il punto politico è molto semplice: non si può governare un piano straordinario con strumenti ordinari e, allo stesso tempo, pretendere risultati straordinari, e non si può arrivare alla fine di questo percorso continuando a dire che va tutto bene quando i numeri raccontano ben altro. Perché i numeri, colleghi della maggioranza, sono testardi e oggi ci dicono che siamo in ritardo, che siamo fragili, che siamo impreparati al dopo. E allora, di fronte a tutto questo, non serve una rassicurazione: serve un'assunzione di responsabilità che ad oggi non abbiamo visto.
Per queste ragioni e perché crediamo che il Paese meriti serietà, visione e rispetto per le risorse europee che gli sono state affidate, annuncio il voto contrario di Italia Viva.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alessandro Colucci. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, signori e signore del Governo, oggi non votiamo solo un semplice decreto, ma votiamo la conferma di un progetto per il Paese; votiamo la responsabilità di un Governo che continua a trasformare in realtà concreta la più grande opportunità di modernizzazione che l'Italia abbia avuto dalla ricostruzione postbellica. Parliamo del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Siamo arrivati all'ottava scadenza, all'ottavo versamento che l'Europa ha dato all'Italia, per un valore totale di 121 miliardi di euro e, a conclusione di questo programma, arriveremo a 195 miliardi.
In un contesto internazionale segnato da guerra e instabilità geopolitiche, crisi energetiche e tensioni economiche, l'Italia sceglie, con l'applicazione e la realizzazione di questo programma, le cui scadenze sono comunque determinate dalla concretezza dei progetti e dalla realizzazione dei programmi - e su questo il Governo, sin dall'inizio della legislatura, ha fatto la sua parte importante - la strada della serietà, della continuità e della visione. Sceglie la stabilità e lo fa con questo provvedimento che rafforza la del Piano nazionale di ripresa e resilienza, accelera le procedure, potenzia la capacità amministrativa dello Stato e riduce i divari territoriali attraverso politiche di coesione più efficaci.
Questo provvedimento interviene con misure concrete, come il rafforzamento delle strutture di missione del PNRR, per garantire continuità ed efficacia, potenziando sistemi di monitoraggio e rendicontazione che assicurano trasparenza e controllo sull'utilizzo delle risorse, con interventi sulla digitalizzazione e sull'interoperabilità delle banche dati.
In conclusione vogliamo sottolineare che questo decreto si concentra sul tema della competenza, della semplificazione, dell'efficienza e sulla vicinanza ai cittadini e alle imprese. Io credo che alcuni passaggi che hanno sottolineato i colleghi sulle tempistiche siano dovuti alla rapidità con cui la maggioranza e il Governo stanno ottenendo risorse sul PNRR e ci sono oggettive difficoltà in termini di tempistica all'interno anche delle amministrazioni locali, che devono essere sostenute e supportate, ma credo che quanto sta facendo l'Italia non lo stanno facendo, in questo ambito, altri Paesi.
Noi abbiamo voluto fare la nostra parte. Come gruppo di Noi Moderati, abbiamo contribuito a questo decreto con alcune proposte emendative. Ne ricordo solo alcune. Abbiamo presentato un emendamento che ha dato un supporto, per quanto riguarda l'appaltatore nelle opere pubbliche, ai termini di ultimazione dei lavori, fino al 31 luglio 2026, come possibilità di allungamento dei lavori che consente di tenere conto delle difficoltà operative che molti cantieri stanno affrontando; perché poi bisogna entrare nel concreto, nella realtà e, quindi, conoscendo le difficoltà nel realizzare nei tempi previsti alcune opere, abbiamo dato il nostro contributo che il Governo ha accolto proprio per consentire scadenze più prolungate sino a luglio 2026. Un altro emendamento a cui teniamo molto è stato quello di aggiornare, per quanto riguarda i dispositivi in materia di digitalizzazione, i servizi di sicurezza da remoto, accanto a servizi applicativi in ottica . Quindi, abbiamo ampliato, nell'ambito della sicurezza informatica, la possibilità di intervenire.
Avremmo voluto che si potesse caratterizzare questo emendamento anche sulle amministrazioni territoriali eliminando la parola “centrali”, ma vorremmo lavorare con il Governo per una programmazione di spese, in prospettiva, in provvedimenti successivi, perché il problema su questo aspetto è stata la quantificazione. Sono certo che avrebbe aiutato già tanti stanziamenti previsti negli enti locali a trovare efficacia concreta di spesa e realizzazione, da parte delle amministrazioni, di sicurezza nella , però credo che, nonostante alcune risorse fossero identificabili e stanziabili, si possa fare molto di più per stare vicino agli enti locali, ma con il Governo lavoreremo nelle prossime settimane e nei prossimi provvedimenti su questo.
E comunque questa integrazione riconosce che la trasformazione digitale della pubblica amministrazione non può prescindere da un adeguato livello di sicurezza informatica, soprattutto in un contesto in cui la gestione dei dati e dei servizi avviene sempre in più ambiti distributivi.
E poi abbiamo discusso con il Governo su questioni che vedremo più avanti nel tempo, sul credito d'imposta, ad esempio, nell'ambito delle energie prodotte da fonti rinnovabili, in quell'ottica di energetico che a noi piace molto per l'emancipazione dalla produzione di energia da fonti fossili.
Crediamo che il PNRR possa essere uno strumento da applicare anche a questo comparto, ampliando l'intervento del credito d'imposta. E il ruolo del GSE è stato previsto in questo decreto: la possibilità che un comitato possa velocemente mettere a terra, autorizzare progetti che erano già stati interessati da bando. In prospettiva, nel caso in cui tutte le risorse, che sono copiose e importanti, non dovessero essere utilizzate, bisognerà trovare un sistema per cui il GSE sia facilitato a individuare altri progetti che possano essere realizzati attraverso queste importanti risorse.
Quindi, Presidente, questo provvedimento parla anche di coesione, perché il PNRR non è solo un piano di investimento, ma è il piano per ricucire le fratture storiche del nostro Paese, è il piano per far sì che il Mezzogiorno non sia più questione meridionale, ma risorsa nazionale, è il piano per rendere l'Italia intera competitiva, sostenibile ed equa. In un mondo in cui molti Paesi vacillano di fronte alle crisi, l'Italia dimostra stabilità - lo abbiamo detto stamattina in occasione del voto di fiducia al Governo -, dimostra che un Governo coeso, sostenuto da una maggioranza responsabile, sa coniugare rigore finanziario e ambizione riformatrice, dimostra che la politica può ancora essere strumento di trasformazione positiva e non di conservazione e di sterile contrapposizione. Per questo, onorevoli colleghi, Noi Moderati voterà a favore di questo provvedimento, che si prefigge l'obiettivo di affinare ancora un progetto, di mettere a registro la macchina in modo tale che, anche in contesti difficili come quello attuale, il Paese sia ancora in grado di guardare al suo futuro.
Crediamo che i nostri figli meritino un Paese più moderno, più efficiente, più giusto. Crediamo che l'Europa ci guardi come affidabile proprio perché manteniamo gli impegni presi anche sul Piano nazionale di ripresa e resilienza e crediamo che, nonostante le tempeste internazionali, l'Italia abbia tutte le carte in regola per uscire più forte da questa fase storica. È questo il senso del nostro voto di oggi, un voto di responsabilità verso il presente e di speranza verso il futuro, un voto per l'Italia che cambia, che cresce, che non si arrende .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Presidente, colleghe e colleghi, abbiamo ascoltato attentamente la Presidente Meloni questa mattina. Si è profusa, soprattutto in rivendicazioni. Fra queste, ha citato, ovviamente, anche l'impegno a Bruxelles “per una transizione verde che sia realistica e non ideologica, per un'autonomia strategica bilanciata che riduca gradualmente le nostre dipendenze”. Traduciamo per chi ci ascolta: impegno massimo per fermare ogni tentativo di conversione ecologica energetica e restare saldamente dipendenti dalle energie fossili e da quello che vediamo, cioè quegli scenari di guerra che alla fine alimentano altre guerre, l'economia fossile e l'economia di guerra.
Si è detta prontissima a intervenire su atteggiamenti speculativi delle società energetiche. Deve essere la famosa fase 2, quella che alla fine poi ha deciso pure di non fare perché è in continuità con la fase 1. Si è vantata di aver combattuto come nessun altro l'evasione fiscale - come no, basta vedere i risultati delle ultime due leggi di bilancio - e addirittura di aver spinto una crescita dei salari chiamando la crescita della precarietà una menzogna.
Presidente, dobbiamo citare tutto questo perché siamo di fronte all'ennesima negazione della realtà, una realtà fatta di stipendi reali crollati di 9 punti percentuali e di crescita zero. Lo dobbiamo dire perché, senza questo PNRR di cui oggi stiamo parlando, saremmo in recessione economica, forse una delle peggiori degli ultimi 50 anni, una recessione a cui questo Governo ha contribuito letteralmente remando contro la transizione all'elettrico, per esempio nel settore , rimandando addirittura e complicando la crescita delle fonti rinnovabili - lo diceva oggi Bonelli - con 60 gigawatt già pronti che voi avete deciso di non far fare, negando ogni intervento per alzare i salari, ridurre lo sfruttamento negli appalti e contrastare la precarietà.
Il Governo continua la sua corsa, la sua corsa controvento - chiamiamola così - per fare dell'Italia, appunto, l' del gas. Il Ministro Foti ci sfotteva in discussione generale dicendo: ma perché abbiamo questa ossessione per la Spagna? Ma noi non citiamo qualche feticcio ma un indirizzo politico, un indirizzo proprio nell'utilizzo del , quello che ha portato la Spagna, per intenderci, a diventare una europea delle energie rinnovabili, con più del 55 per cento e stanno arrivando al 60 per cento. E sapete cosa è successo? Hanno dimezzato il costo delle bollette energetiche. Questo è ciò a cui sarebbe servito il PNRR: portarci fuori dalla pandemia e dalla crisi climatica, quindi dalle fossili. Uscire dal fossile significa anche potersi sottrarre, appunto, a quella guerra e a quell'economia di guerra, perché la conversione ecologica significa soprattutto autonomia energetica, quella che probabilmente Giorgia Meloni non ha ancora capito fino in fondo.
Il Ministro Foti ha rivendicato l'efficienza del Governo nell'attuazione del Piano, ma vorremmo spiegargli due cose, perché un conto è il raggiungimento degli obiettivi formali, un altro è la spesa effettiva sul territorio; un conto è la riscossione delle rate, un altro è trasformare quei Fondi in cantieri e opere completate. Basta dire un dato: se a marzo del 2026, l'anno in cui tutto doveva finire, siamo molto lontani dal 100 per cento della spesa, allora qualcosa non andrà; se in tanti settori siamo al 33 per cento circa del valore totale, allora qualcosa non va. Ricordo che circa 14 miliardi di euro sono stati già spostati da progetti che rischiavano di non essere completati: fondi sottratti alla rigenerazione delle periferie, circa 2,5 miliardi; interventi per l'efficienza energetica, l'illuminazione pubblica e la messa in sicurezza del territorio, con 6 miliardi tolti; rigenerazione urbana, con 3 miliardi tolti; rischio alluvione e idrogeologico, con altri 4,5 miliardi tolti.
E dove le avete spostate queste risorse? Verso incentivi alle imprese sotto forma di crediti d'imposta e verso il cosiddetto RePowerEU usato per il potenziamento di gasdotti come la linea adriatica, per investimenti che vincolano, appunto, l'Italia alle fonti fossili per i prossimi 30 anni. Avete di fatto così punito sindaci e comuni, gli unici soggetti che avevano già avviato i cantieri per altri incentivi centralizzati per le imprese, scippato le risorse per i parchi, le biblioteche, i centri per i disabili, gli asili nido. Avete snaturato un Piano nato per ridurre le disuguaglianze sociali, migliorare i servizi pubblici e uscire dalla crisi climatica, nato come Fondo di coesione per ridurre il divario tra Nord e Sud, tra centri e zone marginali, divari che cresceranno ancora, altro che il Sud che avanza. Avete scelto di drenare il possibile per trasformarlo in sussidi alle grandi industrie e ai colossi energetici statali: ENI, ENEL e Terna.
Oggi, con questo provvedimento, ci chiedete di prorogare la Struttura di Missione del PNRR ancora al 2029, perché non avete creato in 4 anni la capacità amministrativa e territoriale che serviva a realizzare il Piano in tempo. Assunzioni e stabilizzazioni degli enti locali, questo serviva. Avete dovuto introdurre il meccanismo del silenzio assenso se un ente pubblico non risponde entro i termini ormai ridottissimi, sacrificando i pareri delle sovrintendenze e ogni verifica sull'impatto ambientale e sulla tutela del paesaggio. Significa, in fondo, aprire la strada a speculazioni e opere impattanti, che comprometteranno la biodiversità e la sicurezza idrogeologica in nome della velocità della spesa.
E non solo, perché la fretta di chiudere i progetti sta riducendo ancora di più le tutele per chi lavora. Crescono gli infortuni negli interventi del PNRR. Vorremmo sapere, appunto, se volete esporre questi dati. Con le misure sulle residenze universitarie continuerete a fare i favori ai privati e a non investire in edilizia pubblica accessibile. Avete perso l'ennesima occasione per finanziare la ricerca pubblica e stabilizzare, per esempio, i tanti che la sostengono. Per esempio, il CNR, l'ente di ricerca con il maggior carico di attività derivante dal PNRR, opera ancora con un fondo di finanziamento ordinario, cioè il FOE, un fondo tra i più bassi d'Europa rispetto alle dimensioni.
Noi vi chiediamo di avviare quel percorso di stabilizzazione intanto dei 185 ricercatori e tecnologi in possesso dei requisiti, di prorogare il contratto almeno fino al 31 gennaio 2027 per le altre 328 unità di personale del CNR. Vi chiediamo di garantire il diritto al lavoro stabile a tutto il personale precario della ricerca in possesso dei requisiti. Vi chiediamo di riparare le vostre carenze in materia sanitaria.
La fondazione GIMBE ha denunciato il gravissimo ritardo della riforma dell'assistenza territoriale: solo il 3,9 per cento delle case di comunità sono operative. Nessun ospedale di comunità è pienamente funzionante: cronica carenza di personale sanitario, scarso coinvolgimento della medicina generale, fascicolo sanitario elettronico incompleto in tutte le regioni. A pochi mesi dalla scadenza per la rendicontazione finale della Missione Salute c'è il rischio concreto di dover restituire le risorse.
Non vogliamo scatole vuote. Vi chiediamo di accelerare l'attuazione della riforma dell'assistenza territoriale; di garantire il pieno funzionamento di tutte le case e gli ospedali di comunità entro le scadenze previste; di definire un Piano straordinario di assunzioni e di stabilizzazioni.
Ecco, il PNRR, come ho detto, aveva tra le priorità trasversali ridurre i divari della cittadinanza tra Nord e Sud. Ha messo a disposizione del Sud risorse pari a circa il 40 per cento delle sue risorse territorializzabili, ma la gestione multilivello della ha reso difficile il coordinamento tra amministrazioni centrali e soggetti attuatori, una fragilità strutturale alimentata dalla cronica carenza del personale tecnico-specializzato, una lacuna che colpisce soprattutto i piccoli comuni.
Vi chiediamo di intervenire a sostegno dei soggetti attuatori più in difficoltà, di evitare che cresca ancora quel divario tra Nord e Sud. Vi chiediamo un programma di assistenza tecnica e un monitoraggio degli interventi per i comuni con meno di 15.000 abitanti.
Il Ministro Foti sostiene che il Governo abbia curato i - sappiamo bene la differenza -, che non andranno appunto persi, ma sappiamo anche le regole: se l'Italia non completa gli obiettivi entro il 30 giugno, non solo rischia di non ricevere le ultime rate, ma anche di restituire parte di quanto incassato. Ecco, il PNRR non paga l'inizio dei lavori, ma paga per obiettivi raggiunti. Se un asilo finanziato con sovvenzioni a fondo perduto non è funzionante, entro quella data l'obiettivo è fallito e la Corte dei conti ci dice che circa il 30 per cento di tutti i progetti è considerato ad alto rischio e in ritardo.
Anche se avete spostato parte di questi 82 miliardi a fondo perduto sui crediti d'imposta o sui fondi nazionali, il problema è solo rimandato. Ho finito. Quei fondi andranno trovati nel nostro bilancio, se non vogliamo costellare il Paese di cantieri morti. Ed è per tutte queste ragioni che vi bocciamo. Per tutte queste ragioni, il nostro voto sarà negativo, perché avete sprecato un'occasione incredibile. Avete usato miliardi e miliardi di euro per fare le stesse politiche di prima e molte delle cose che servivano alla trasformazione le avete lasciate al palo
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bonetti. Ne ha facoltà.
ELENA BONETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Sottosegretaria, questa è la prima occasione, nel 2026, nella quale ci troviamo a confrontarci sul progetto del PNRR nell'anno in cui è prevista la conclusione di questo Piano. Confesso che arrivare a quell'anno fatidico che nella mente e nel cuore di tutti quelli che hanno contribuito a costruire il PNRR impone non solo un'affezione che potrebbe essere fraintesa come emotiva, ma anche la responsabilità di una valutazione fattiva di quanto è stato fatto, di quanto il progetto abbia corrisposto ai risultati che sono stati effettivamente ottenuti dall'Italia, ma soprattutto sul passo successivo. Ricordo quello che dicevamo al Governo: nel 2026 l'Italia dovrà essere un'Italia diversa, riformata, migliore.
Ecco, oggi confesso che non abbiamo raggiunto l'obiettivo. Oggi abbiamo un'Italia certamente diversa, anche per le congiunture internazionali che si sono susseguite. Abbiamo un'Italia migliore, perché su alcuni progetti il risultato è stato raggiunto, ma sicuramente non è quell'Italia riformata che il PNRR voleva e poteva ottenere.
Ecco, ci saremmo quindi aspettati che in questo decreto - non so se sarà l'ultimo dei tanti decreti che avete fatto per l'aggiustamento del progetto - ci fossero non solo quelle misure necessarie di aggiustamento fattivo, anche nella pratica amministrativa, com'era previsto che potesse accadere quando si definisce un Piano di tale portata economica, ma anche di una tale pervasione nell'interesse di tutti i livelli amministrativi, che potessero rendersi necessari passaggi di modifica. Ma in questo decreto ci saremmo, invece, aspettati da questo Governo il dopo PNRR, una definizione chiara di quello che deve essere l'orizzonte al quale il Paese si deve indirizzare non solo nella rendicontazione di quello che è stato fatto, ma nella definizione di un programma del futuro. Per poter fare questo è evidente che bisognava avere una visione chiara di Paese. Su questo, in particolare, come partito, come Azione, in seno alla Commissione, abbiamo cercato di iniziare a introdurre quegli elementi di caratterizzazione strutturale e di indirizzo per il Paese che avevamo in testa perché avendo chiaro l'obiettivo, abbiamo individuato i punti su cui rafforzare. Tra questi, uno, lo dico con chiarezza, riguarda il personale: nel decreto in conversione voi avete introdotto una stabilizzazione del personale nelle varie amministrazioni pubbliche evidentemente al fine di poter transitare alcuni progetti che avete introdotto tramite le , tramite altri , ma importanti per portare a termine la conclusione dei progetti. Ma su questa caratterizzazione e stabilizzazione del personale, vi abbiamo chiesto: diamo in questo decreto un indirizzo chiaro che è quello che oggi il Paese vuol fare, ossia dare una stabilità alla riforma delle competenze nella pubblica amministrazione che in qualche modo abbiamo sperimentato e introdotto in modo innovativo attraverso il PNRR, perché la pubblica amministrazione necessita di queste competenze innovative e perché il Paese non vuole disperdere quellequella capacità anche amministrativa che ha acquisito tramite il PNRR.
Non capiamo perché in Commissione ci sia stato detto di “no” a questo emendamento. Io - e ringrazio il Ministro che è qui presente - ho apprezzato la sua presenza insieme a quella della Sottosegretaria Siracusano durante i lavori della Commissione, ma qui lasciatemi dire che il dubbio che ho è che ci sia stata una resistenza da parte delle amministrazioni che non hanno voluto accettare la necessità di dire che quelle amministrazioni dovevano rinnovarsi, perché nuove sono le sfide a cui quelle amministrazioni e l'intero Paese devono rispondere. Avete detto “no” ad un emendamento che diceva che, nell'ambito della Scuola nazionale per la pubblica amministrazione, introduciamo principi anche di formazione di competenza nell'ambito della valutazione di impatto delle politiche pubbliche, del delle politiche pubbliche. Vi do una notizia: è una delle linee, delle piste su cui la Scuola nazionale dell'amministrazione sta lavorando in modo innovativo.
Perché è stato detto “no” a quell'emendamento? Io non vorrei pensare che sia, perché conosco la correttezza con cui anche il Ministro ha lavorato, perché proveniva dall'opposizione, perché avete approvato alcuni emendamenti di altri partiti di opposizione che erano di tutt'altro cabotaggio, di tutt'altra visione politica. Allo stesso modo, sulla piattaforma ReGiS, che è stata introdotta come un pezzo operativo della nell'ambito degli appalti pubblici del PNRR, avete accolto il nostro ordine del giorno e vi siamo grati perché avete accolto l'ordine del giorno, ma su un emendamento che in qualche modo dicesse con chiarezza che quella piattaforma, che consente il monitoraggio e la valutazione degli impatti della spesa che l'Italia fa nell'ambito pubblico, per avere una nazionale degli appalti pubblici e finalmente superare quella odiosa abitudine italiana di ricevere dei soldi e, poi, di non saperli spendere, non si capisce perché non avete voluto mettere nero su bianco una frase dentro al decreto.
Ci saremmo aspettati questo perché l'ordine del giorno, per quanto vincolante possa essere, non è assolutamente vincolante rispetto al valore di una norma primaria.
Allora, questi “no” che ci sono stati detti sono la ragione per la quale noi oggi votiamo “no” a questo decreto, perché o questo decreto si assumeva la responsabilità non solo di mettere toppe per portare a termine i progetti in essere e si apriva, invece, ad una visione di Paese che oggi è particolarmente necessaria, oppure è l'ennesimo decreto che in qualche modo aggiusta il tiro, ma non assume quella responsabilità che il PNRR avrebbe imposto.
Aggiungo anche alcune riflessioni che mi derivano da quanto ho ascoltato oggi in quest'Aula dalla Presidente del Consiglio che giustamente ha rivendicato alcuni risultati, per esempio, quelli che riguardano l'occupazione.
Allora, quando noi vi chiediamo di avere un costante monitoraggio, è perché questo è il metodo che pensiamo debba essere introdotto nella capacità amministrativa pubblica: darsi degli obiettivi, definire dei KPI per misurarli, misurarli, correggere il tiro, e in questo gioco di monitoraggio e di verifica rendere efficiente il sistema. Allora, l'occupazione femminile è cresciuta. Vero, dato positivo vero: dalla fine del 2021 continuamente cresce. Peccato che, rispetto a quanto era previsto che crescesse grazie al Piano nazionale di ripresa e di resilienza, si sono mantenuti i di crescita fino al 2024, poi dal 2024 al 2026 erano previsti 4 punti di crescita percentuale.
Il rallentamento che abbiamo vissuto in questi ultimi anni è evidentemente il frutto, da un lato, forse di un cambio di scenario, dall'altro lato, del fatto che non si è usato il PNRR per imprimere quella forza necessaria al Paese di crescita e di rilancio. Oggi quell'obiettivo lo abbiamo parzialmente mancato, e significa meno punti di PIL rispetto a quelli che avremmo potuto avere. E qui arriviamo all'altro grande tema: la crescita del PIL che era prevista di avere dal PNRR, purtroppo, non è stata realizzata. Voi direte: certo, perché ci sono delle congiunture internazionali difficili.
Oh, signori, saranno state anche difficili le congiunture internazionali, ma il pasticcio di Transizione 5.0 e il tira e molla, metto i soldi, non faccio il decreto, faccio il decreto sbagliato, correggo il decreto, tolgo i soldi, rimetto i soldi perché le imprese si lamentano hanno fatto perdere tempo e soldi al Paese. Questo è il vero punto mancante nell'eredità che oggi abbiamo di questo straordinario Piano, nel quale io tuttora continuo a credere.
Oggi, in quest'Aula, ho sentito colleghi sia della maggioranza che delle opposizioni, e anche un fronte liberale che parla fuori da queste Aule, dire: guai al PNRR, perché ogni volta che mettiamo un euro in debito pubblico è uno sfacelo per il Paese. Il PNRR era finalmente un grande investimento, che, certo, ha aumentato il debito, ma che poteva rilanciare la produttività, la crescita e l'equità sociale del nostro Paese. Il fatto che noi oggi manchiamo alcuni obiettivi, questo è lo scempio, non avere chiesto i soldi e avere costruito un modello innovativo anche di gestione degli appalti pubblici.
Ecco, noi speriamo che su questo il Paese possa non solo assumersi l'eredità, ma cambiare passo. Quindi, pur confermando il “no” a questo decreto, noi contestualmente diciamo che sul PNRR siamo non solo disponibili a lavorare, ma continuiamo a crederci e chiediamo a questo Governo di fare propria la grande eredità di quella strutturazione di quel Piano, anche riconoscendo le cose critiche che vanno corrette, farlo, ma soprattutto andare avanti, perché il Paese non si può permettere di rimanere indietro
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Carmina. Ne ha facoltà.
IDA CARMINA(M5S). Grazie, Presidente. Colleghi, interveniamo oggi su questo decreto-legge PNRR n. 19 del 2026. Precisiamo, però, che il PNRR non è un tecnico, è il futuro del Paese, il Piano Marshall che avrebbe dovuto avere ripercussioni sulla società e anche sull'economia italiana. Sono in gioco la qualità delle infrastrutture, della sanità, della scuola, della transizione ecologica e tecnologica e la modernizzazione dell'Italia, e questo futuro non può essere gestito con decreti d'urgenza, centralizzazione e scorciatoie.
Arrivati all'ennesimo decreto, una certa ammirazione sovviene nei confronti del Governo, bisogna riconoscerlo. Non è per i risultati, sia chiaro, ma per la costanza, perché serve davvero una notevole perseveranza per riuscire a trasformare quello che era il più grande Piano di rilancio della storia recente del Paese in una sequenza infinita di decreti correttivi: 6 revisioni del Piano, 6 in pochissimo tempo, l'ultima delle quali da 13,5 miliardi a fine 2025. E oggi siamo qui per l'ennesimo episodio: un decreto che sulla carta dovrebbe rafforzare il monitoraggio, migliorare la e semplificare le procedure. Tutte cose bellissime.
Il problema è che, ogni volta che il Governo dice “rafforziamo”, in realtà intende “accentriamo”; quando dice “semplifichiamo”, spesso vuol dire “tagliamo i controlli”; quando dice “”, significa “decidiamo tutto noi a livello statale, lasciando fuori gli enti locali”. A questo punto, più che un PNRR, sembra una serie TV. Ogni stagione ha il suo colpo di scena, peccato che il finale non arrivi mai e quello che si prospetta non è per niente a lieto fine, ma lascia piuttosto l'amaro in bocca di un'occasione persa. Questo provvedimento non è la soluzione, ma certifica il fallimento della gestione del PNRR da parte del Governo Meloni, mai in grado effettivamente di governarlo.
Sei revisioni in poco più di 3 anni non sono fisiologia, ma certificazione di un'incapacità politica e amministrativa. E siamo a pochi mesi dalla data di scadenza per la rendicontazione, il 30 giugno, di questo strumento temporaneo, ma che ha rappresentato un momento storico nella europea. Intanto perché ha dato luogo a un'emissione di debito congiunto, espressione della solidarietà europea - non c'è ancora un altro caso -, ma poi perché ha interrotto quella politica di , proiettandosi in una politica espansiva.
Ed è grazie a questa scelta, favorita anche dal presidente Conte - non dobbiamo mai dimenticarlo -, che oggi l'Italia non è fallita ufficialmente e non è ufficialmente in recessione tecnica. Perché noi adesso, con i provvedimenti e le linee politiche perseguite da questo Governo, invece rincorriamo l'esigenza di interrompere il Patto di stabilità che abbiamo firmato, e ancor più ora chiediamo di sospenderlo, per non rimanere soffocati.
Ed ancor più, abbiamo rincorso il 3 per cento del PIL come obiettivo, facendo tagli immani al , quando poi non ci riusciremo. Pare che non conseguiremo questo traguardo, ma soltanto il 3,1. E però l'obiettivo finale quale era? Forse è meglio che non lo traguardiamo, perché l'obiettivo finale era fare nuovo debito pubblico di 24 miliardi di euro in 3 anni per armi . Armi, armi, mentre abbiamo tagliato tutto in Italia, abbiamo aumentato le spese militari di un miliardo di euro al mese.
Hai voglia di tagliare le accise, non è vero che non c'erano i soldi! Il Governo Meloni ha scelto scientemente di favorire le armi. Il contesto quale era? Quando il Governo si è insediato, ha trovato un Paese che correva, più 14 per cento di crescita cumulata di PIL nel biennio 2021-22. Non era male, no? Poi è arrivato il Governo Meloni, la vostra cura dimagrante, un lento e inesorabile declino: 2023, più 0,9; 2024, più 0,8; 2025, più 0,5; 2026, più 0,4. Forse con più 0,5 finiremo, se proprio ottimisti. In tutto, cumulate, fanno 2,6 per cento di PIL.
Cioè, noi avevamo un PIL a più 14 per cento in due anni e ora siamo a più 2,6 per cento in quattro anni del Governo Meloni. Una responsabilità politica chiara c'è o no? Altro che digitalizzazione, transizione ecologica e tecnologica, inclusione sociale, riforme strutturali, PA, giustizia (non riforma della magistratura, ma della giustizia, preciso), concorrenza, semplificazione, la riduzione dei divari territoriali, di genere e generazionali. Perché, al di là della trionfalistica e immaginifica ricostruzione della situazione italiana che oggi abbiamo ascoltato dalla Premier Meloni, guardando i dati della realtà, la situazione è abbastanza drammatica.
Crescita ferma, 3 anni consecutivi di crollo della produzione industriale, salari reali, ancora nel 2025, fra il 7 e l'8 per cento in meno rispetto al 2021, unico caso nell'area OCSE, reddito disponibile per le famiglie in calo, sia reale che nominale, 5,7 milioni di italiani, quasi il 10 per cento, in povertà assoluta, 6 milioni di italiani che non si curano, 1.300.000 minori in povertà assoluta, il 13,8 per cento dei bambini italiani.
È il paradosso dei lavoratori poveri, gente che si spacca la schiena e non arriva a fine mese. È un esodo dei giovani, di cui due terzi diplomati e laureati, la nostra migliore risorsa.
E cosa fa il Governo? In questo periodo, in meno di due mesi, una sequenza impressionante di provvedimenti di urgenza. Più che un'azione di Governo, pare un abbonamento: uno ogni 15 giorni. Quei cinque decreti in poco più di un mese sono sintomo dell'incapacità di trovare soluzioni adeguate e di programmare. Cinque tentativi disperati di rincorrere una realtà economica che sfugge di mano e a cui questo Governo non sa opporre né dare soluzioni. Alcuni sono arrivati tardi, altri erano già superati al momento dell'approvazione e altri ancora sono stati completamente erosi dall'aumento dei prezzi. Possiamo dire, senza tema di smentita, che il Governo Meloni naviga a vista, e non occorre citare Dante: “ahi serva Italia, di dolore ostello”.
Andando nel dettaglio della situazione attuale con riferimento al PNRR, ad oggi l'Italia ha incassato otto rate, per 153 miliardi. È in arrivo la nona da 12,8 e una decima da 28 miliardi.
Ma il dato più importante è un altro: al 31 dicembre 2025, la spesa effettiva è di 104 miliardi, il 68 per cento… e si è appena al 54 per cento del Piano. Siamo in oggettivo ritardo e dobbiamo correre per spendere quasi metà del Piano; e il Piano praticamente termina il 30 giugno.
Allora la soluzione qual è? Un nuovo decreto che però insiste nella direzione sbagliata. Perché questo nuovo decreto fa il gioco delle tre carte, spostando le risorse - progetti cantierabili o meno -, non in modo neutrale, ma in base a precise scelte politiche e ideologiche infauste. I tagli più significativi sono alle piccole opere dei comuni, all'efficientamento energetico dei comuni, agli asili nido, alla sanità territoriale e, soprattutto, a depotenziare la transizione ecologica e l'energia rinnovabile. Bene. Ci sarebbe tanto, tanto da dire, ma la cosa più importante è che questo PNRR, a guida Meloni, ha fallito nei tre grandi obiettivi trasversali che erano Mezzogiorno, giovani e donne. L'Italia continua a perdere una parte significativa del suo capitale umano. Solo nel 2024, 78.000 giovani hanno lasciato l'Italia; 630.000 in dieci anni - il 42 per cento di laureati -, pari a 160 miliardi di euro di perdita del PIL. E un piano che non riesce a trattenere i suoi giovani è un piano che sta fallendo il suo obiettivo principale. Perché il PNRR non era solo una questione di PIL...
IDA CARMINA(M5S). ... ma una questione di equità territoriale, di coesione sociale e di futuro. E invece, oggi, abbiamo un Paese che rallenta, un Sud che arretra, una generazione che parte e un Governo che risponde con un altro decreto. Ebbene, per questo noi voteremo “no” .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pella. Ne ha facoltà.
ROBERTO PELLA(FI-PPE). Grazie, Presidente Mule'. Ministro Foti, Sottosegretario Siracusano, Sottosegretario Albano, cari colleghi, il provvedimento in esame introduce nuove misure per la fase finale del Piano nazionale di ripresa e resilienza, concentrandosi su semplificazioni procedurali, rafforzamento della capacità amministrativa e uso di strumenti finanziari per garantire quella piena realizzazione degli interventi entro il prossimo 30 giugno 2026 e, soprattutto, la rendicontazione al 31 dicembre 2026.
Il decreto-legge rappresenta l'ultimo e più articolato intervento normativo del ciclo di del Piano, progressivamente costruito e potenziato con i vari interventi legislativi che si sono susseguiti a partire dal 2021. Ma voglio ricordare a quest'Aula e a tutti noi, in modo particolare, il grande lavoro del nostro Presidente Berlusconi che, quando era parlamentare europeo, ha lavorato affinché questo Piano fosse condiviso dall'Europa, sostenuto dal Partito popolare europeo, soprattutto dando forza e vitalità in quella visione lungimirante che lui sempre ha avuto anche con riferimento alla sua realizzazione.
Questo provvedimento, quindi, copre una serie di temi ampi che vanno dalla e dal rafforzamento della capacità amministrativa delle pubbliche amministrazioni ad una serie di misure funzionali al completamento del PNRR, intervenendo, in particolare, sulle semplificazioni procedimentali, sulla digitalizzazione, sull'interoperabilità dei dati pubblici e sul mercato e sulla concorrenza, così come sulle politiche di coesione territoriale, nonché su alcuni settori chiave quali giustizia, istruzione, università e ricerca, infrastrutture e trasporti, settore idrico, imprese e transizione energetica.
L'esame in Commissione ne ha ulteriormente ampliato il contenuto e migliorato il testo, aggiungendo con emendamenti del Governo e del sottoscritto, insieme ai colleghi relatori, oltre che con parecchi emendamenti di iniziativa parlamentare, nostre disposizioni che intervengono su diversi argomenti. Per questo voglio ringraziare, a nome del gruppo, il Ministro Foti per la sua presenza costante in Commissione, per la sua capacità di interloquire con i vari dicasteri e per la saggezza di aver portato a casa molti emendamenti che sicuramente migliorano il testo e danno più forza all'obiettivo che tutti ci prefiggiamo.
Il gruppo di Forza Italia ha offerto un contributo importante su tematiche delicate ed urgenti per l'attuazione del Piano in favore di quei comparti più significativi e strategici. Uno dei cardini del provvedimento è il rafforzamento del sistema di monitoraggio del PNRR. Viene introdotto, infatti, l'obbligo per tutti i soggetti attuatori di rendere disponibili sulla piattaforma ReGiS i dati aggiornati relativi al cronoprogramma procedurale e finanziario di ciascun programma e intervento, ma con l'indicazione dello stato di avanzamento e, naturalmente, evidenziando le criticità.
Si prevede, inoltre, che le amministrazioni centrali titolari delle misure e i soggetti attuatori siano tenuti ad assolvere gli adempimenti di gestione, monitoraggio, rendicontazione e controllo, anche oltre il 31 dicembre 2026 e fino - e questo lo voglio sottolineare, grazie a questo Governo - alla completa realizzazione degli interventi finanziati.
La previsione che gli adempimenti proseguano oltre il 2026 consente di presidiare l'intera fase di chiusura e di europeo, evitando quindi il rischio di un vuoto informativo al termine formale del Piano. E questo grande risultato, che devo dire l'Italia apre alle porte anche di tutti gli altri Paesi, è stato portato avanti grazie alla capacità di questo Governo di interagire, di dialogare e di costruire un percorso condiviso con l'Europa; e mi permetto di ringraziare l'allora Ministro e, oggi, nostro Commissario europeo, Raffaele Fitto, per avere dato forza e concretezza … e, ancora una volta lo dico a quest'Aula perché ho sentito dire cose non molto corrette; perché il nostro Commissario Fitto ha sempre valorizzato i territori, a partire da regioni, comuni, province, come sta continuando a fare il Ministro Foti, naturalmente da sempre sostenuto dall'idea e dalla forza del nostro partito Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE.
Altro punto centrale del decreto-legge è il rafforzamento della capacità amministrativa per la conclusione del PNRR e per la fase PNRR che va oltre, quindi, la chiusura formale del piano. E si prorogano quindi al 31 dicembre 2029 le strutture apicali e la delle amministrazioni centrali che hanno gestito finora il PNRR, a partire dalla Presidenza del Consiglio. E nel corso dell'esame in Commissione sono state inserite, grazie anche al contributo di Forza Italia, norme che consentono la proroga o il rinnovo fino al 2029 degli incarichi dirigenziali conferiti a persone di particolare e comprovata qualificazione professionale nelle amministrazioni. Quindi, il soggetto, il ruolo della meritocrazia…
Altra disposizione aggiuntiva è stata quella che, sempre qui, grazie a un nostro emendamento, attribuisce a comuni, province, città metropolitane e regioni la facoltà di prorogare, fino al 31 dicembre 2026, tutti gli incarichi dirigenziali e non dirigenziali dagli stessi conferiti mediante il ricorso a risorse proprie di bilancio. Anche per questo grazie, Ministro Foti, perché lei, a differenza di quello che ho sentito dire dai partiti di opposizione, ha accolto gli emendamenti e le richieste che arrivavano sia dalla Conferenza delle regioni che dall'ANCI e dall'UPI, dimostrando che, comunque, quando c'è volontà di dialogo si concretizzano le cose rispetto ai presupposti e alle richieste di chi ogni giorno vive questi problemi.
In sede referente, poi, è stato approvato un emendamento di Forza Italia che prevede che i contratti di lavoro a tempo determinato del personale impiegato presso le sedi del Ministero della Cultura, nelle regioni comprese nell'obiettivo europeo “Convergenza” - e penso alla nostra Calabria, alla Puglia, alla Sicilia e alla Campania, anche qui non guardando chi governa quelle regioni ma per valorizzare e aiutare le regioni del Sud -, possono essere rinnovati oltre il 31 dicembre 2026, per una durata massima di 36 mesi.
E anche qui, cari colleghi, come vedete, la Calabria e la Sicilia sono governate dal centrodestra, da Forza Italia. La Campania e la Puglia mi pare siano due regioni governate una dai 5 Stelle e una dal Partito Democratico, a dimostrazione che questo Governo non guarda al colore politico ma guarda all'importanza del valore e considera i suoi cittadini, i suoi presidenti, i suoi sindaci alla pari, indipendentemente che abbiano lo stesso stemma o la stessa sigla dei partiti di maggioranza.
E tale disposizione consente anche di garantire quella continuità lavorativa al personale impiegato nelle sedi del Ministero, in particolare anche nei musei e nei siti archeologici, che negli anni hanno maturato esperienze e professionalità e hanno dato forza lavoro ai giovani - come diceva molto bene la Presidente del Consiglio oggi in Aula - aumentando l'occupazione giovanile attraverso anche queste azioni molto concrete.
Con un ulteriore emendamento di Forza Italia si consente anche di prorogare, per un periodo non superiore a 24 mesi, i contratti a tempo determinato dei dirigenti generali in scadenza al 31 dicembre preposti all'attuazione dei programmi degli interventi di edilizia penitenziaria e del Piano nazionale complementare di competenza del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti. E su questo ringrazio sicuramente il collega senatore Fazzone che, sicuramente, ha dato forza, anche attraverso un ordine del giorno approvato dal Senato che noi abbiamo fatto proprio, per trasformare quest'ordine del giorno in una proposta emendativa inserita nel PNRR.
Così come una misura importante introdotta in sede di referente è un emendamento che abbiamo fatto noi relatori, quello che mira a risolvere le questioni dell'esaurimento delle graduatorie regionali per le assunzioni negli enti locali del Mezzogiorno. E penso alla Basilicata, alla Calabria, alla Campania, al Molise, alla Puglia, alla Sardegna, alla Sicilia, cioè a quelle regioni che sono state aiutate giustamente in quella che era una visione generale del Piano strategico del PNRR, in quella visione - lo ricordo sempre e lo ricordiamo noi particolarmente in questi banchi di Forza Italia - che ci ha sempre illuminato il Presidente Berlusconi che, voglio dirlo, consente di assumere 2.200 unità in questi territori dove c'è necessità e dove c'è importanza.
Per far fronte poi al problema della carenza dei segretari comunali - anche qui lo voglio dire ai colleghi dell'opposizione - e garantire la continuità e l'efficienza amministrativa degli enti locali, specie di quelli più piccoli interessati alla realizzazione degli interventi rientranti nel PNRR, il decreto-legge prevede che la spesa sostenuta per il segretario comunale nei comuni fino a 3.000 abitanti non rileva ai fini del rispetto dei limiti della capacità assunzionale, indipendentemente da quella che è la circostanza che il comune interessato sia provvisto o meno del segretario. E qui un ringraziamento al Ministro Zangrillo, ma un ringraziamento anche a tutti i sindaci che l'hanno voluto riconoscere anche nella nota che ANCI ha diramato proprio con riferimento alla valenza e all'importanza di aver dato forza e concretezza a questi emendamenti.
Come sicuramente è stato un emendamento di buonsenso la misura che consente ai comuni di piccole dimensioni, che spesso non dispongono di quelle competenze tecniche interne per gestire i complessi adempimenti del PNRR, di soddisfare il bisogno di figure professionali, oltre all'esclusione di quello che è il costo del segretario.
Così come voglio citare anche un emendamento del collega amico Cannizzaro che prevede un'estensione ai comuni fino a 10.000 abitanti, ma soprattutto quella norma che va nella direzione di far fronte alla carenza dei segretari anche in quello che è oggi un aspetto importante e fondamentale rispetto al ruolo apicale di cui noi abbiamo bisogno all'interno dei comuni stessi.
Ma anche qui, il provvedimento mette in campo una serie di interventi di semplificazione e digitalizzazione dei provvedimenti amministrativi, nonché misure a favore dei cittadini e delle imprese. E su questo abbiamo lavorato molto, su quelli che sono temi importanti e fondamentali, su quello che è il contesto di aiuto e di sostegno alle aziende. Peraltro, anche il mondo delle associazioni ce lo riconosce. Anche il mondo delle associazioni come Unioncamere…
ROBERTO PELLA(FI-PPE). …riconosce in questi provvedimenti di aver lavorato in maniera molto forte sulla realizzazione di strutture e richieste che ci venivano da parte delle varie associazioni.
Un ultimo importante emendamento di Forza Italia approvato è anche quello che consente la destinazione di una quota, non superiore a 150 milioni di euro per l'anno, del Fondo per l'internazionalizzazione delle PMI a interventi in Africa realizzati anche senza coinvestimento di SIMEST e Finest proprio in quel Piano Mattei che fa parte integrante del gruppo e, naturalmente, del volere oltre che nostro, del centrodestra.
Caro Presidente, mi avvio concludere dicendo che il gruppo di Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE voterà a favore di questo decreto-legge in esame che rappresenta quindi un provvedimento rilevante nella fase conclusiva di attuazione del PNRR, al fine proprio di rafforzare quei meccanismi di , assicurare il rispetto delle scadenze, realizzare tutte le riforme e gli investimenti previsti nel Piano e garantire quella piena realizzazione delle risorse programmate dove, devo dire, pochi ci davano certezza.
Ed invece noi, con modestia, con impegno, con lavoro, con costanza, siamo riusciti a realizzare e per questo credo che sia giusto e doveroso riconoscerlo, a questo Governo, ma ancora una volta a colui che ci ha illuminato, attraverso quello che è stato anche il costo, il contenimento, la forza di ottenere queste risorse, che era il nostro presidente, Silvio Berlusconi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ottaviani. Ne ha facoltà.
NICOLA OTTAVIANI(LEGA). Grazie, Presidente. Sono stati diffusi una serie di numeri e una serie di dati che, purtroppo, però, hanno bisogno di essere oggettivati perché, soprattutto quando non provengono da quelli che possono essere degli studi o dei siti privati o dei siti politici di partito, hanno bisogno, naturalmente, di un commento e di una normale e naturale valorizzazione.
Allora, quando si fa riferimento al fatto che siamo davanti all'ennesima richiesta di revisione del Piano e si cita, addirittura, la Spagna come un elemento importante di riferimento, insomma, è utile avere una notizia in più: la Spagna, pensiamo un po', rispetto alle nostre sette richieste di revisione, è in buona compagnia del Belgio, un'altra grande realtà territoriale a livello europeo, perché ha promosso l'ottava richiesta di revisione .
Quindi, quando si cita il Premier spagnolo, per motivi di affinità politica e possiamo dire anche di comunanza rispetto a quelli che possono essere i nefasti e non i fasti del futuro, bisogna farlo con una certa coerenza fino in fondo, assumendosi la responsabilità di quello che si dice.
Non solo, ma tutti i Paesi dell'UE hanno proposto, per lo meno, due richieste di revisione: questo significa che un conto è quello che è stato programmato nel corso del COVID, un conto è quello che si è cercato di raggranellare e, soprattutto, di resettare, cercando di far coincidere, poi, il Paese virtuale, quello della programmazione del COVID, con il Paese reale che è quello che viene gestito dal centrodestra, dal Governo e, soprattutto, dagli italiani anche nel corso delle ultime ore.
Poi, è importante fare riferimento a quella che è l'altra statistica che è stata diffusa dalla Commissione europea, nel corso dell'ultima settimana, ove si è fatto riferimento al fatto che noi siamo il sesto/settimo Paese, sotto il punto di vista della percentuale del raggiungimento degli obiettivi; si è fatto riferimento, infatti, alla Francia, siamo davanti a 27 Paesi dell'UE, che è all'80 per cento; l'Austria al 79; la Danimarca al 75; l'Irlanda al 72 e l'Italia al 64 per cento.
Però, c'è un problema: bisogna intenderci su quella che è la durata della competizione sportiva perché altri hanno scelto di correre soltanto i 100 metri, noi abbiamo scelto di correre la maratona più lunga della storia e, probabilmente, dell'economia del globo, . Perché se la Francia, che viene citata come elemento di riferimento, ha richiesto 40 miliardi, l'Austria ne ha richiesti 4 di miliardi e l'Irlanda, che viene citata come punto di riferimento sul 72 per cento rispetto al nostro 64, ne ha chiesti 1,15. Si fa riferimento alla Germania: la grande Germania ne ha richiesti 30, di miliardi. Ma rispetto a quella grande Germania alla quale si faceva riferimento prima, anche in ordine a quello che è il PIL, probabilmente, quel PIL non è stato consultato bene in ordine alla proiezione che, in questo momento, è stata effettuata da parte dell'FMI, del Fondo monetario internazionale. Il Fondo monetario internazionale, per il prossimo anno, dà una proiezione, per Francia, Germania e Italia, oscillante tra lo 0,8 e lo 0,9, ma con una differenza: che, mentre nel nostro Paese, nel corso degli ultimi tre anni, il PIL comunque è stato in area positiva - adesso andremo a verificare molto velocemente perché - la Germania ha fatto rallentare tutto il resto dell'Europa e questo non è un motivo, certamente, di orgoglio per noi, non è un motivo di soddisfazione, ma, perlomeno, deve essere un motivo di valutazione obiettiva su quella che è la comparazione delle economie. Perché quando si è chiesto, nel corso degli ultimi giorni e delle ultime ore, da parte del nostro Ministro dell'Economia Giorgetti “guardate, l'abbiamo centrato l'obiettivo, lo stiamo centrando, quello del 3 per cento, ma, se lo rinviamo un po', non morirà nessuno e, soprattutto, non moriranno le economie globali”, ci è stato detto da parte dei nostri detrattori di sinistra: “adesso che cosa fate? Non volete più neppure ripareggiare quello che è stato il metro di giudizio attraverso il quale siamo stati costretti a soccombere, per troppi anni, all'interno del palcoscenico internazionale ed europeo?”.
Allora, quando si fa riferimento alle scadenze: sì, è vero, abbiamo differito tre scadenze importanti che riguardano non la fine del 2025, ma il 2026, e riguardano l'Alta velocità Bari-Napoli, l'Alta velocità sulla Palermo-Catania; quindi, stiamo investendo nel Sud.
Sì, la Lega investe nel Sud, perché la Lega ha chiaro il concetto di coesione sociale e di Nazione. Ecco la differenza rispetto a chi per tanti anni ha cercato di incensarsi con l'aggettivazione sul Sud o con l'essere meridionali o meridionalisti. In realtà, soprattutto in quelle zone, l'economia è stata dimenticata.
Per quanto riguarda l'assistenza medica, con la telemedicina e con lo sportello unico digitale per le autorizzazioni rinnovabili, anche in questo caso abbiamo scelto la strada del differimento e del temporale per arrivare a giugno. Però, rispetto a questi tre obiettivi, altri tre sono stati anticipati da giugno 2026 al fine 2025. Tre scadenze importanti che riguardano la riduzione degli arretrati dei TAR, la riduzione degli arretrati del Consiglio di Stato e l'aggiudicazione dei contratti per la formazione medica specialistica. Significa investire su quelle risorse sane, sulla meritocrazia, su quello che è stato un elemento che molto spesso ha portato questo Paese alla deriva, perché non tutti sono uguali e non tutti soprattutto si sono rimboccati le maniche. Quindi, per quanto riguarda la previsione del PIL, mi spiace sconfessare coloro che guardano soltanto ad una parte dei paesi dell'Europa comunitaria, perché la comparazione va fatta a 360 gradi.
Sentivamo prima i colleghi di Alleanza Verdi dire addirittura: qui state portando avanti lo sconquasso dello Stato, perché avete investito sulla semplificazione, avete ridotto i tempi per le concessioni e per le autorizzazioni e, di fatto, avete introdotto il meccanismo del silenzio-assenso. È quello che ci ha chiesto il Paese reale , perché la CGIA di Mestre, che non ha la tessera della Lega o del centrodestra, quest'anno ha dichiarato che per le piccole e medie imprese sono stati spesi 80 miliardi in ordine alla burocrazia del Paese. Ottanta miliardi! Certo, è una somma inferiore rispetto ai 170 miliardi che sono stati gettati dalla finestra da parte del MoVimento 5 Stelle e compagni per quanto riguarda i vari , però è una cifra importante. Non solo: sempre la CGIA di Mestre ci dice che, per colpa della burocrazia, 190 giorni all'anno vengono spesi da parte di un dipendente di una PMI per correre dietro alla pubblica amministrazione.
Allora, portare avanti e investire sulla semplificazione per noi è stato un esperimento di patologia medica. Abbiamo cercato il sangue occulto, quel sangue occulto di questo Paese che ha condizionato l'organismo umano per troppo tempo, quell'organismo che voleva soltanto alzarsi, correre, pagare dazio e tributi quando il tributo era proporzionato al lavoro e al profitto prodotto all'interno delle imprese (le piccole e medie, ma anche le grandi imprese del nostro Paese).
Allora, mi avvio a concludere, Presidente. Quello a cui abbiamo assistito in queste ore è la volontà di votare no. Contro che cosa? Contro il provvedimento finale o contro un nel corso del procedimento amministrativo e legislativo che si sta portando avanti? Un conto è dire: noi votiamo contro il Governo a luglio del 2026, perché non sono stati raggiunti gli obiettivi. Un conto è dire, e francamente non lo capiamo, signor Presidente: noi votiamo contro la possibilità di raggiungere quegli obiettivi. Mi sembra un po' la metafora che si è celebrata in modo infausto la scorsa settimana nella celeberrima partita di calcio Italia-Bosnia, perché lì c'era il 99 per cento degli italiani che quella sera tifava per l'Italia, perché pensava che quella competizione non fosse solo sportiva, ma fosse una competizione che potesse dare all'Italia onore, rispetto e soprattutto una piccola quota del PIL che, forse, abbiamo perso nella ristorazione nei prossimi mesi di luglio e agosto. L'1 per cento, però, degli italiani non stava guardando la partita, ma stava guardando la possibilità di destituire quella sera Gravina e Gattuso. Ecco, quindi, non vorremmo, signor Presidente, che, ancora una volta, l'argomento non sia quello di portare avanti il sistema Italia, ma di menare alle gambe e di cercare di azzoppare soltanto il presidente o l'allenatore. Noi, come Lega, molto immodestamente continueremo a votare per la squadra Italia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mancini. Ne ha facoltà.
CLAUDIO MANCINI(PD-IDP). Grazie, Presidente, trovo sempre lei. Le do una cattiva notizia: la mia sospensione decorre dal 9 giugno, sono l'ultimo, quindi per un paio di mesi mi sentirà spesso ricordarle la sospensione abnorme che avete comminato a 32 colleghi in questa sede .
Ma colleghe e colleghi, componenti del Governo, in attesa della sospensione, discutiamo oggi sulla conversione del decreto-legge n. 19 del 19 febbraio 2026, recante “disposizioni urgenti per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e in materia di politiche di coesione”. Anche oggi, quindi, abbiamo discusso e ci apprestiamo a votare un ulteriore decreto sul PNRR. Ma cos'è il PNRR? È il Piano nazionale di ripresa e resilienza che in questo Parlamento abbiamo varato per mettere a terra i finanziamenti acquisiti dall'Italia attraverso il I 209 miliardi di cui tanto si parla non servivano solo per la ripresa, attraverso una forte e rapida iniezione di spesa pubblica nell'economia reale, ma anche per la sua resilienza, ovvero per la capacità del Paese di adattarsi a quei cambiamenti di paradigma che la pandemia prima e la guerra in Ucraina dopo hanno imposto all'economia italiana ed europea.
È bene ricordare le Missioni di quel Piano: Digitalizzazione, innovazione e competitività; rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per una mobilità sostenibile; istruzione e ricerca; coesione e inclusione; salute ed energia. Disegnavano un modello di Paese che sceglieva di competere sui segmenti alti dell'economia internazionale, attraverso investimenti sulla formazione e sulla conoscenza nei settori più innovativi, assumendo gli obiettivi di riduzione delle diseguaglianze di genere e dei divari territoriali generazionali come obiettivi della spesa pubblica, mobilitando le migliori energie pubbliche e private per modernizzare l'Italia dentro un orizzonte di giustizia sociale. C'era un po' di ingenuità? Forse sì, ma come non rimpiangere, Presidente, quella stagione a fronte della mediocrità dell'azione di questo Governo, che ha progressivamente abbassato l'asticella delle aspettative del PNRR. Avete perseguito due obiettivi sin dall'inizio: ridimensionare la portata innovatrice del Piano e centralizzare le azioni di comando. Anziché mobilitare le risorse migliori dell'Italia, avete sciolto l'Agenzia della coesione territoriale e l'avete sostituita con la cabina di regia a Palazzo Chigi alla quale, ad ogni decreto - anche a questo -, avete aumentato la capacità di assunzione a chiamata diretta.
Siamo scivolati in un dibattito sempre più lontano dai bisogni reali del Paese. Vi siete limitati alla contabilità di quanti soldi si riuscivano a prendere ad ogni scadenza, pronti a qualsiasi fosse necessario. È così che si è passati da 264.000 posti per gli asili nido ai 150.000 posti, con la revisione del 2023; da 60.000 posti per gli alloggi universitari a 30.000 dell'ultima revisione; le colonnine elettriche sono passate da oltre 21.000 a 12.000; per l'idrogeno verde a emissioni zero, i finanziamenti sono scesi da un miliardo a 360 milioni; il finanziamento complessivo per le comunità energetiche rinnovabili è passato da 2,2 miliardi a 795 milioni. E così anche le aziende che hanno presentato 7.417 progetti ed erano in lista d'attesa per gli incentivi del piano Transizione 5.0 riceveranno solo il 35 per cento del credito richiesto. Un'agevolazione che è addirittura inferiore a quella prevista da Industria 4.0. Questo proprio nel momento più difficile per il nostro sistema industriale, con 37 mesi su 42 di calo della produzione industriale durante il periodo del Governo Meloni e del Ministro Urso. Mi dispiace per la Presidente Meloni accostarla al Ministro Urso , ma è una scelta che ha fatto lei.
Avete reso, in questo modo, Transizione 5.0 uno strumento totalmente inefficace e quando avete compreso, Presidente, che c'era un comparto, quello dei comuni, che stava spendendo meglio, lo avete prima rallentato e poi definanziato, tant'è che i centri studi del sistema delle autonomie ci dicono che, a fronte dei 40 miliardi di assegnazioni iniziali, si arriverà a malapena a 30, con più di 10 miliardi di definanziamenti. Quindi, 10 miliardi di tagli ai comuni, che ricadranno quasi esclusivamente su aree interne, beni confiscati alle mafie, rigenerazione urbana e piani urbani integrati. Definanziamenti che continuano con una leggerezza sconcertante: sono tanti i comuni e i sindaci che, in questi giorni, stanno ricevendo dall'Unità di missione del PNRR lettere per tagliare investimenti di progetti già avviati. Si guardi, ad esempio, alla Missione 5, per interventi sul tema della disabilità e dei servizi domiciliari.
Il Governo, di fronte a ritardi facilmente sanabili, invece di trovare una soluzione, ha assunto la decisione unilaterale di tagliare progetti per milioni di euro, senza alcun confronto adeguato con i comuni, che di quelle misure, Presidente, sono gli attuatori. Il risultato è che sono i cittadini a pagare, con meno servizi.
Colpite i comuni e i sindaci per una ragione nota: perché, in gran parte, non li governate e lo fate con il solito atteggiamento proprietario delle istituzioni e lo fate alle spalle dei cittadini.
Poi fate un articolo, l'articolo 30, comma 4, che richiede un'attenzione specifica, perché è un articolo che prevede che la riassegnazione complessiva dei fondi residui del PNRR - non spiccioli, miliardi - avvenga, cari colleghi, con un semplice DPCM, senza un passaggio parlamentare: con un atto del Governo risorse ingenti, che non sarete riusciti a spendere, verranno riassegnate dal Governo tramite un proprio atto.
Proseguite con la politica di svuotamento delle prerogative del Parlamento a favore dell'Esecutivo: proprio non volete comprendere la lezione del voto referendario. Non vi fate persuasi che la ragione politica della vostra sconfitta è nella vostra smania di comando, nella postura aggressiva che trasuda dalle cose che dite e che fate e che i cittadini comprendono e hanno giudicato.
Appresso a questa voglia di comando, avete fatto perdere all'Italia tante opportunità, portandoci a un passo dalla recessione decidendo sempre tutto da soli. Con il Governo Conte si era discusso in Parlamento il PNRR e nel Paese ci si era confrontati su obiettivi e finalità del Piano; voi lo avete trasformato in un mediocre esercizio di maggioranza.
Noi consideriamo la crescita economica e la coesione sociale, che erano gli obiettivi del Piano che voi avete tradito, le bandiere che noi raccoglieremo e che faremo motivo di fiducia e speranza per l'Italia; lo faremo assieme alle altre opposizioni e ai cittadini delusi dai vostri fallimenti. Caro Presidente, per queste ragioni annuncio il voto contrario del Partito Democratico
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Trancassini. Ne ha facoltà.
PAOLO TRANCASSINI(FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, signor Ministro, signori Sottosegretari, oggi ci troviamo qui ad approvare questo decreto per l'attuazione del PNRR. Inizialmente volevo - come hanno fatto tutti e questo per me è stato motivo di soddisfazione - ringraziare il Ministro Foti per essere stato sempre presente per essere stato sempre dialogante, per aver risposto a tutte le sollecitazioni, soprattutto dell'opposizione. Se noi oggi chiudiamo in un orario corretto e siamo qui comunque rispettandoci reciprocamente, dobbiamo molto al lavoro fatto dal Ministro Foti, che non ha dimenticato di essere stato un grande parlamentare e, quindi, ha portato un rispetto al Parlamento che non siamo abituati a vedere. Mi è dispiaciuto leggere dai resoconti che una deputata ha detto che più volte ha fatto una domanda a lei e lei non ha risposto, però poi io sono andato a vedere ed era una parlamentare che, evidentemente, gliel'ha fatta in un'altra Commissione, perché non è mai venuta in Commissione e, quindi, probabilmente si spiega.
È un decreto importante che interviene sulla , sulla semplificazione, sull'attuazione delle riforme. È stato detto tanto da tutti. Ringrazio tutti i colleghi, soprattutto di maggioranza, che mi hanno preceduto, che sono andati al cuore del problema, anche chi è intervenuto in discussione generale, però io penso, cari colleghi, che noi dobbiamo riavvolgere un attimo il nastro perché, come sapete, raccontare tante volte una bugia alla fine diventa una certezza. Noi quel periodo lì l'abbiamo vissuto, l'abbiamo vissuto con il Ministro Foti, l'abbiamo vissuto con quello sparuto gruppo di parlamentari che teneva testa a questa o a quella maggioranza e io me lo ricordo molto bene e anche questa celebrazione del collega Conte. Io capisco che per il MoVimento 5 Stelle Conte è l'alfa e l'omega della politica, però di fatto, se noi andiamo a quel periodo storico, l'unico merito che ha avuto Conte rispetto al PNRR è di aver portato l'Italia a un talmente basso livello, sia da un punto di vista del PIL, sia da un punto di vista della disoccupazione, sia da un punto di vista di tutto quello che era accaduto, perché noi abbiamo chiuso per primi e riaperto per ultimi e abbiamo avuto più morti degli altri. Ci siamo misurati anche con delle prove - e vi sblocco un ricordo - perché noi ci siamo interrogati per settimane su cosa significasse il giallo rafforzato, perché anche questo è successo in questa Nazione, e quando poi la UE decide di finanziare il PNRR va su requisiti oggettivi, cioè il PIL, la disoccupazione, l'impatto che aveva avuto la pandemia, noi eravamo i primi e questo ci ha premiato, appunto, con l'importo che tutti quanti voi conoscete.
Ma l'altra cosa che voglio ricordare oggi, Presidente, è che tutta questa nostalgia, questo fatto che noi abbiamo perso questa occasione, queste tavole della legge che erano state scritte in questo modo eccetera, in realtà non esistono, perché il PNRR redatto dal Governo Conte fu letteralmente cestinato e stracciato dal Governo Draghi, completamente rifatto dall'allora Ministro dell'Economia che, contrariamente al suo predecessore Gualtieri - parentesi: attuale sindaco di Roma e chiudo parentesi - comunque ci ascoltò un po', perché nella prima redazione del PNRR non si parlava delle aree interne, non si parlava delle aree colpite dal sisma, non si parlava di Roma Capitale. La battaglia di Fratelli d'Italia nel Governo Draghi - 30 parlamentari su 630 - fu proprio incentrata su queste tre linee e noi facemmo un ostruzionismo in Aula proprio per cercare di richiamare l'attenzione del Ministro Franco almeno su queste tre linee, oltre al tema della casa che mancava eccetera. Qualcosa ottenemmo, perché abbiamo ottenuto i soldi per Roma Capitale e oggi li inaugura Gualtieri - e ci si dimentica, appunto, che Gualtieri era contrario e non ascoltò le nostre legittime richieste -, ma anche i fondi per le aree interne e i fondi per le aree colpite dal sisma.
Anche il fatto che “voi siete stati sempre contrari”, cioè questa narrazione che piano piano ha convinto tutti, non è vero. Noi ci siamo astenuti con le motivazioni dell'ANCI e della Conferenza delle regioni. Noi abbiamo detto quello che poi hanno capito tutti, che il Governo Conte aveva svuotato i cassetti , aveva fatto un'analisi superficiale e aveva semplicemente consegnato all'Europa una serie di progetti di cui la metà non potevano essere realizzati. Andate a vedere - e vivaddio oggi siamo in un'epoca storica in cui con un si trova tutto - le nostre dichiarazioni in quest'Aula, di cui credo una fatta propria dal Presidente Meloni, in cui dicemmo questo: non si può fare, non si può umiliare il Parlamento in questo modo. Siamo pronti a discutere, ascoltiamo i sindaci, ascoltiamo le regioni. Troviamo il modo di indebitare l'Italia su qualcosa di sensato piuttosto che, appunto, i progetti che avevate realizzato.
Noi abbiamo cominciato sin dal nostro incontro di Milano nel 2022, quando non eravamo ancora al Governo, a dire che eravamo pronti a fare una revisione del PNRR. Ci avete criticato, ci avete riempito, come al solito, di insulti. Poi peccato che tutti gli Stati membri hanno fatto la stessa cosa.
Siamo stati i primi su questo, abbiamo tracciato la strada e poi tutti gli altri Stati hanno comunque fatto la revisione e hanno cercato di scrivere in maniera più dettagliata questo PNRR, perché la grande differenza che c'è, se dovessi semplificarlo, fra noi e voi è che voi avete comprato un vestito e avete pensato di metterlo all'Italia. Poi è arrivato il Governo Meloni, il Ministro Fitto prima e il Ministro Foti poi, e ha capito che, soprattutto in una Nazione come la nostra, che è diversa da provincia a provincia, se non metti in campo una politica sartoriale, che riesce a dare risposte diverse per territori diversi, tu rischi di buttare i soldi .
Questo è stato fatto, ed è stato fatto in silenzio, trattando con l'Unione europea, facendo una serie di revisioni, insomma, cercando di stare quanto più possibile sul tema, eliminando quello che non si poteva realizzare, per ottenere poi quello che è sotto gli occhi di tutti, perché siete stati costretti a dirlo pure voi. Persino la collega Carmina ha dovuto dire che abbiamo ricevuto 153 miliardi. Abbiamo rispettato tutte le scadenze, abbiamo il maggior numero di obiettivi raggiunti in Europa. Non lo diciamo noi, lo dicono le società di , lo dicono le istituzioni europee, lo dice il Fondo monetario.
Lo dicono tutti, meno che voi, perché voi avete vissuto ogni rata come un dolore. Avete vissuto questo con una sofferenza che vi si è letta in volto. Mai un comunicato, mai una cosa, anche magari dire: lo avevamo detto, è scontato, eccetera. Vi abbiamo incontrato nei corridoi, ogni volta che arrivava una rata, a volto basso, fare un tifo contro l'Italia - lo diceva prima il collega Ottaviani - che meritereste il Daspo per il tifo che avete fatto contro la nostra Nazione.
E poi, insomma, un'altra considerazione, Presidente, signor Ministro. Poi alla fine mi sono domandato in questi giorni: ma, se tutto era fatto bene, e cioè se quel PNRR - dico quello di Conte - erano le cosiddette tavole della legge, ma perché tanti emendamenti? Ma perché dite che abbiamo perso ancora un'occasione? Voi in questi 6 provvedimenti dovevate solo presentare dei soppressivi. Voi dovevate dire che noi non dovevamo fare niente. Non avete presentato un soppressivo perché anche in voi c'è la consapevolezza , soprattutto se parlate con i corpi intermedi, che abbiamo la possibilità di scrivere la storia, ma dobbiamo riavvolgere il nastro e cancellare quello che avete fatto voi e sostanzialmente riscriverlo.
Poi, Presidente, c'è una cosa che mi ha dato particolarmente fastidio: siamo stati accusati di avere messo in questo provvedimento delle marchette, e sa perché? Perché in 3 provvedimenti abbiamo aumentato gli investimenti su delle scuole perché evidentemente è venuto fuori che il PNRR investe in quelle scuole, ma i soldi non bastano. Allora, ricordo ai colleghi, soprattutto ai colleghi dell'opposizione, al PD e del MoVimento 5 Stelle, che io me la ricordo l'epoca delle marchette. Io me lo ricordo quando in legge di bilancio e nel Milleproroghe noi abbiamo approvato i soldi per investire nei nuovi linguaggi musicali oppure nelle scuole di jazz o peggio ancora per pagare la morosità della Casa delle donne di Roma, che è un'associazione di sinistra che fa ristorazione Mi dispiace, Presidente, ma mi avvio a concludere, visto che da stamattina ho sentito più volte ripetere…
PRESIDENTE. Onorevole Casu, per favore.
PAOLO TRANCASSINI(FDI). … dall'opposizione, insomma, mi dispiace che l'onorevole Cuperlo andrà in vacanza la settimana prossima, mi dispiace anche avere ascoltato il collega Mancini, però, suo tramite, vorrei dire alla sinistra che l'epoca storica che io ho vissuto al liceo “Virgilio” di Roma, quando qualcuno decideva chi poteva parlare e chi non poteva parlare, non c'è più. Siamo nel 2026 siamo una democrazia, qui parla chi ha diritto di parlare e non c'è nessuno che ha questo diritto.
Per ultimo, Presidente, visto che il Presidente Meloni è stata chiamata in causa da tutti, lo farò anch'io. E, suo tramite, mi rivolgo al Presidente Meloni annunciando il voto favorevole di Fratelli d'Italia, ma per dirle che, anche oggi, l'opposizione le proposte e le coperture ce le darà domani
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
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PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2807-A: "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 19 febbraio 2026, n. 19, recante ulteriori disposizioni urgenti per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e in materia di politiche di coesione".
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Si è così concluso l'esame del decreto-legge in materia di PNRR.
PRESIDENTE. Poiché nell'odierna riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo è stato convenuto di rinviare l'ultimo argomento all'ordine del giorno della seduta odierna, nonché gli ulteriori argomenti previsti dal vigente calendario dei lavori per la giornata di domani alla parte pomeridiana della seduta di martedì 14 aprile, nella giornata di domani, venerdì 10 aprile, l'Assemblea non terrà seduta.
Avverto inoltre che, con lettera in data odierna, il presidente della Commissione lavoro ha manifestato l'esigenza - sulla quale hanno convenuto all'unanimità i rappresentanti dei gruppi della Commissione medesima - di posticipare ad altro calendario dei lavori l'avvio dell'esame in Assemblea, attualmente previsto per la seduta di lunedì 27 aprile, della proposta di legge n. 79 e abbinate, recante disposizioni in materia previdenziale in favore delle madri lavoratrici e dei padri lavoratori, nonché dei familiari. Pertanto, secondo le intese intercorse tra i gruppi, l'esame di tale proposta di legge non sarà iscritto all'ordine del giorno delle sedute del corrente calendario dei lavori.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Fabrizio Sala. Ne ha facoltà. Prego, per favore, colleghi. Silenzio!
FABRIZIO SALA(FI-PPE). Grazie, Presidente. Monza ha perso una delle sue principali figure imprenditoriali: il giorno di Pasquetta è deceduto a 71 anni Mario Colombo, presidente della Colmar. Nipote del fondatore, apparteneva alla terza generazione di una famiglia che ha costruito nel tempo un'eccellenza riconosciuta in tutto il mondo. Per oltre 50 anni ha dedicato la sua vita alla crescita dell'azienda, contribuendo non solo al suo sviluppo, ma anche a consolidare quei valori di visione, integrità e passione che oggi ancora la guidano.
Mario Colombo incarnava l'anima più autentica della Brianza, una terra che non ama parole inutili, ma i fatti, dove si lavora in silenzio, si costruisce nel tempo e si misura il valore da ciò che si realizza. Con lungimiranza ha saputo trasformare Colmar, portandola da azienda legata allo sport tecnico a marchio internazionale, capace di unire sport e senza mai tradire la propria identità. È questa la lezione più grande che ci lascia: si può innovare senza dimenticare chi si è, si può crescere nel mondo restando fedeli alle proprie radici.
Chi lo ha conosciuto ricorda anche l'uomo: cordiale, attento, generoso, capace di valorizzare le persone, un tratto umano che, insieme alla sua visione imprenditoriale, lascia un segno profondo. Con lui non perdiamo solo un imprenditore, ma un modo di essere, quello di un'Italia che lavora, che crea, che non fa rumore, ma che lascia il segno. Alla sua famiglia, ai collaboratori e alla comunità di Monza va il nostro più sincero cordoglio, perché uomini come Mario Colombo non fanno rumore, ma fanno storia, e la loro storia continua nel lavoro, nei valori e nell'esempio che lasciano a tutti noi
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Onori. Ne ha facoltà.
FEDERICA ONORI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Oggi assistiamo a un passaggio gravissimo nella deriva autoritaria della Federazione Russa. Cosa è successo? La Corte suprema ha dichiarato Memorial un'organizzazione estremista; una decisione che, di fatto, ne sancisce la messa al bando totale e apre la strada alla persecuzione penale dei suoi membri e volontari. Ma che cos'è Memorial? Memorial è un'organizzazione storica, nata negli ultimi anni dell'Unione Sovietica, anche grazie all'impegno di dissidenti, come Andrej Sacharov, e ha rappresentato per quasi 40 anni la coscienza critica del Paese.
Ha raccolto testimonianze, aperto archivi, ricostruito le vicende delle vittime del terrore di Stalin, contribuendo a fare luce sul sistema dei . Un lavoro immenso, riconosciuto a livello internazionale con il premio Nobel per la pace nel 2022. L'accusa di estremismo rivolta a chi ha sempre difeso i diritti umani e contrastato ogni forma di odio è tanto paradossale quanto rivelatrice.
È uno strumento politico, ormai sistematico, utilizzato per reprimere ogni voce indipendente: dalla comunità LGBT al Fondo anticorruzione legato ad Aleksej Naval'nyj. Questa decisione si inserisce in una strategia più ampia, è una vera e propria politica della storia, che, sotto la guida di Vladimir Putin, mira a ricostruire una memoria ufficiale e selettiva, dove la ricerca storica indipendente diventa una minaccia. Ma non è soltanto una questione di memoria, oggi sono in pericolo le persone. La qualificazione di estremismo comporta conseguenze penali gravissime - sequestri, chiusure forzate e, soprattutto, il rischio concreto di arresti e lunghe pene detentive - per chiunque sia anche solo associato a Memorial. Per questo, rivolgiamo un appello al Governo italiano, perché è il momento di schierarsi pubblicamente per Memorial, per i suoi attivisti e per tutti coloro che in Russia rischiano la vita per difendere i diritti umani. È necessario prodursi in una campagna di pressione internazionale, perché oggi non si può rimanere in silenzio. È il momento di stare vicino a chi tutti i giorni rischia la propria vita per un futuro migliore .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Di Lauro. Ne ha facoltà.
CARMEN DI LAURO(M5S). Grazie, Presidente. Pochi giorni fa, l'Istat ha certificato che nel 2025 le nascite nel nostro Paese sono state 355.000. Questo è il dato più basso della storia della Repubblica italiana, ma accanto a questo dato ce n'è un altro che ha bisogno di essere considerato e analizzato. Si tratta di tutte quelle coppie che, per cercare una gravidanza, ricorrono al procedimento di procreazione medicalmente assistita. Di queste coppie, molte devono fare uso di gameti di terze persone, di donatori, quindi stiamo parlando di ovociti e di spermatozoi non propri.
Ecco, in questo scenario io credo che sia diventato ormai quantomeno necessario poter dare la possibilità di crioconservare le proprie cellule riproduttive in maniera gratuita. E questo bisogna farlo quando si è giovani, ossia quando c'è una risposta biologica migliore. Questo è un fatto che hanno capito, ormai, le regioni. La Puglia ha già un fondo dedicato, ad esempio, al . Abbiamo proposte di legge analoghe in Toscana, Lazio e Sicilia. La giunta regionale della Basilicata ha avviato una campagna di misurazione gratuita della riserva ovarica, per poter accedere poi, appunto, al .
Io stessa ho depositato qualche mese fa una proposta di legge che va nella stessa direzione e oggi sono qui a chiedere nuovamente unità su un tema che è diventato sempre più sensibile, attuale, ma soprattutto sentito .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gubitosa. Ne ha facoltà.
MICHELE GUBITOSA(M5S). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, questo sabato 11 aprile ricorre il centenario della nascita di un pilastro della mia comunità: Montemiletto.
Enrico Percesepe nasce il giorno 11 aprile del 1926, e il 12 dicembre del 1950 consegue la laurea in medicina e chirurgia. L'anno dopo entra come medico interno nella clinica chirurgica dell'Università di Napoli. Negli anni Settanta partecipa alla riattivazione dell'ospedale di Ariano Irpino, e nel 1975 rileva una struttura sanitaria privata (Villa Esther). E sotto la sua direzione, piano piano questa clinica diventa una clinica di chirurgia generale.
Milita nella Democrazia Cristiana e ricopre incarichi politici rilevanti di questo partito. È segretario della sezione di Montemiletto per vari anni, e nel 1975 è consigliere provinciale e poi assessore alla sanità nell'amministrazione provinciale di Avellino. Nel 1980 è il primo eletto nella corsa a primo cittadino del comune di Montemiletto, ma rinuncia per ricoprire il suo incarico provinciale. Muore in un incidente stradale il 7 novembre del 1980, 15 giorni prima del terribile terremoto che devastò l'Irpinia. Ma i successi professionali e l'avventura politica di Percesepe non possono essere sufficienti per restituire la centralità della sua figura e l'importanza della sua eredità per la nostra comunità .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Paolo Emilio Russo. Ne ha facoltà.
PAOLO EMILIO RUSSO(FI-PPE). Grazie, signor Presidente. Mattias Mainiero ha raccontato per quarant'anni questo palazzo con uno stile unico, ironico e personale. Molti di voi lo ricorderanno in tribuna, qui sopra, intento a prendere appunti con i suoi inconfondibili occhiali. In quest'Aula, io, che ho avuto la fortuna di essere un suo collega, voglio ricordare le sue “lenzuolate”, analisi lunghissime e brillanti in cui emergevano la sua storia e il suo modo di essere. Quelli di un quasi medico che nei primi anni Settanta lasciò tutto per diventare giornalista. E che giornalista! Direttore del vicedirettore de e di.
Ha raccontato decenni complessi senza mai perdere la voglia di far sorridere e quell'atteggiamento, molto partenopeo, di non prendere mai le cose troppo sul serio. Sotto ad un carattere apparentemente burbero nascondeva una generosità rara con i giovani giornalisti, che ha letto, riletto, corretto e consigliato. Con la sua scomparsa il giornalismo italiano perde una penna libera e fuori dal coro. Condoglianze alla sua famiglia e ciao Maestro !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Intervengo di nuovo in quest'Aula perché, come ho parlato poco prima di Pasqua, mi fa piacere rendere noto all'Aula che la vicenda di cui avevo parlato, cioè della gattina Rosy, seviziata, stuprata, brutalizzata a Roma, si è salvata. Si è salvata grazie alle cure veterinarie e all'intervento delle associazioni. Voglio ricordare in particolare la Lega nazionale per la difesa del cane, sezione di Ostia, che veramente l'ha presa a cuore, e la signora che l'ha salvata per prima vedendo e sentendo i suoi gemiti.
Venerdì scorso c'è stata una grande manifestazione di persone che amano gli animali e credo che, in quest'Aula, dobbiamo avere una visione maggiore nella difesa dei diritti degli animali, non solo quelli di compagnia. Ci sta una norma che abbiamo proposto e che è stata incardinata nella Commissione agricoltura per la difesa degli equini, per trasformare anche loro in animali di compagnia dal punto di vista legislativo e, quindi, non poterli più macellare.
Voglio completare questo intervento dicendo una cosa: non dobbiamo smettere di parlare di queste brutalità fatte nei confronti degli animali, che poi, molto spesso, non sempre, avvengono, di conseguenza, da parte di persone, anche disturbate mentalmente, nei confronti dei bambini, degli anziani, di qualsiasi essere vivente. Difendere gli animali, parlarne e prendere le loro parti, significa dare parola a chi non ce l'ha. Perché mentre noi possiamo sempre difenderci in qualche modo, gli animali non lo possono fare e quindi mi fa piacere dire che questa volta, per fortuna, per capacità, per bravura dei volontari, un animale, una vita innocente si è salvata.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
S. 1519 - Disposizioni sanzionatorie a tutela dei prodotti alimentari italiani (Approvato dal Senato). (C. 2721)
e dell'abbinata proposta di legge: CARLONI ed altri. (C. 1619)
: PALOMBI.