PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
ROBERTO GIACHETTI, legge il processo verbale della seduta del 9 aprile 2026.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
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PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 94, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni.
PRESIDENTE. Passiamo alla prima interrogazione all'ordine del giorno Casu e Mauri n. 3-02471 . La Sottosegretaria di Stato, Fausta Bergamotto, ha facoltà di rispondere.
FAUSTA BERGAMOTTO,. Grazie, Presidente. In relazione all'interrogazione in oggetto, si forniscono i seguenti elementi di riscontro: il Governo, fin dal suo insediamento, ha rivolto specifica attenzione alle infrastrutture critiche e agli più sensibili per il Paese, anche per i profili di sicurezza cibernetica, andando ad affiancare alla normativa sul Perimetro di sicurezza nazionale cibernetica ulteriori norme, con la finalità di elevare la resilienza sistemica dell'Italia.
Si fa particolare riferimento alla legge 28 giugno 2024, n. 90, che ha introdotto norme stringenti per il rafforzamento della cybersicurezza nazionale delle pubbliche amministrazioni, incluse quelle regionali e locali, nonché alla rapidissima trasposizione nell'ordinamento nazionale, con il decreto legislativo 4 settembre 2024, n. 138, della direttiva NIS2, volta a garantire un livello comune elevato di cybersicurezza nell'Unione europea.
L'Italia è stata, infatti, tra i primi Stati membri a completare l'iter di adozione. Con la normativa NIS2, tra l'altro, sono stati ampliati i settori presidiati e i soggetti ricompresi, includendo anche numerosi centri di ricerca e università, attesa la riscontrata rilevanza della sicurezza informatica anche dei soggetti che svolgono attività di ricerca. Lo sforzo sul piano regolamentare richiede, tuttavia, tempi di adeguamento correlati alla complessità delle reti e dei servizi, come nel caso richiamato dagli interroganti, in cui l'Università “La Sapienza” dispone di sistemi che devono assicurare il dialogo digitale tra l'ateneo e la popolazione studentesca, formata da circa 15.000 utenti.
In questo contesto, rispetto all'incidente in questione, il personale del dell'Agenzia per la cybersicurezza nazionale ha fornito supporto fin dai primi momenti, con un di 4 tra i migliori esperti in attività di che ha predisposto e coordinato l'esecuzione delle attività emergenziali finalizzate all'interruzione delle attività malevoli, all'espulsione dell'attaccante dalla rete e sistemi dell'ateneo e al ripristino del funzionamento dei servizi.
L'attività di supporto, nonostante la complessità dell'attacco e dei sistemi colpiti, ha portato alla progressiva e rapida riattivazione dei servizi IT dell'ateneo impattati dall'attacco , compreso il portale InfoStud (sistema informatico ufficiale dell'Università “La Sapienza” utilizzato dagli studenti, dai docenti e dal personale amministrativo per gestire tutte le principali operazioni della carriera universitaria), senza la perdita di alcun dato.
Si è conclusa, in tal modo, la fase emergenziale della gestione dell'incidente. Inoltre, parallelamente alle attività strettamente tecniche, personale di livello dirigenziale della citata Agenzia partecipa alla , istituita dalla rettrice, con l'obiettivo di ottenere un innalzamento generale della sicurezza informatica dell'università, necessario a ridurre il rischio di nuovi similari incidenti.
PRESIDENTE. Il deputato Casu ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione. Ha cinque minuti, prego.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Voglio ringraziare la Sottosegretaria e, attraverso di lei, il personale dell'Agenzia per il supporto dato all'Università “La Sapienza” e il lavoro che è stato fatto in queste ore. I danni, da quello che emerge anche da questa risposta, sono stati, per quanto possibile, limitati, però questa risposta non può essere considerata da noi soddisfacente perché la nostra interrogazione non era circoscritta solo a questo fatto, seppure grave; perché, se vi è anche solo il sospetto che una semplice scelta di qualche singolo dipendente o una non abbastanza sicura possa avere generato una vulnerabilità di un'infrastruttura così importante, è chiaro che c'è una debolezza del sistema sulla quale bisogna intervenire, non solo dopo, ma anche prima, per capire come sia possibile questa gravità.
Soprattutto, non si risponde alla domanda della nostra interrogazione. Noi abbiamo presentato da tempo, con l'onorevole Mauri, una proposta di delega al Governo per la definizione della strategia nazionale per il contrasto degli attacchi informatici a scopo di estorsione; il tema del , oggi, è un tema di assoluta urgenza. Però, non vediamo un'azione di governo e non troviamo traccia, nella risposta che abbiamo ascoltato, di questa necessaria azione, che stiamo sollecitando dall'opposizione, perché alzare il livello di guardia della difesa del nostro sistema nazionale verso questo tipo di attacchi è nell'interesse nazionale; non dovrebbe vedere una contrapposizione fra opposizione e maggioranza, ma dovrebbe vederci tutti uniti per essere meno fragili.
Invece, assistiamo a una preoccupante situazione, perché, da un lato, sollecitiamo la costruzione di strumenti che ci consentano di colmare il che c'è oggi per rendere resiliente e per difendere il nostro sistema pubblico, istituzioni e infrastrutture strategiche. Esiste una normativa comunitaria, è stato giustamente ricordato, ma anche i soggetti privati, anche le piccole e medie imprese italiane, anche tutti quei soggetti a cui non si può rispondere dicendo solo che faremo nuove norme o che facciamo nuove norme, imponendo nuovi oneri.
Bisogna costruire anche una strategia di supporto per far sì che questi oneri vengano vissuti come opportunità concrete per essere più in grado di difendersi, non come un ulteriore peso a cui dover trovare il modo di adempiere. Però, dall'altro lato, vediamo che, proprio sulla sicurezza dei nostri dati, su chi sta utilizzando i nostri dati, vi è una totale indisponibilità anche alla risposta del Governo.
Per suo tramite, Presidente, mi rivolgo alla rappresentante: noi oggi riceviamo una risposta all'interrogazione che abbiamo posto nei confronti di questo attacco informatico. Abbiamo presentato un'interpellanza urgente, sottoscritta da 50 parlamentari del gruppo del Partito Democratico, per chiedere una risposta al Governo circa gli accordi, le intese e gli incontri che sono stati fatti con Thiel, il proprietario di Palantir. Ci sono importanti indiscrezioni giornalistiche: accordi con la difesa, accordi con gli interni e la sicurezza dei nostri dati nelle mani di un soggetto che sta dimostrando la propria pericolosità per l'uso politico che sta facendo della sua tecnologia e lo abbiamo visto nel suo recente viaggio qui in Italia, un viaggio che effettivamente dimostra, in maniera lampante, quali siano gli obiettivi politici di questo soggetto. Ieri abbiamo visto con quale pericolosità e con quale aggressività l'arroganza dell'Amministrazione americana arriva a non fermarsi di fronte a niente, nemmeno di fronte alla figura del Santo Padre.
Di fronte a tutto questo il Governo italiano non può continuare a tenere la testa sotto la sabbia. Noi vi chiediamo di attivare sempre più strumenti italiani ed europei, tecnologie proprietarie, di dare più strumenti all'ACN, di dare più strumenti a quelle istituzioni che servono per difendere e regole che servono effettivamente per difenderci dagli attacchi ma, al tempo stesso, chiarezza e trasparenza sugli accordi che state facendo. Se, invece, il ritardo che si ha sulle proposte di legge - anche sule sulle altre questioni che noi stiamo ponendo - viene sposato da un'azione di delega in bianco e non trasparente a soggetti a cui si affida la sicurezza dei nostri dati, il controllo dei nostri sistemi e le attività nei confronti anche di quelle che sono scelte assolutamente strategiche del futuro dei cittadini, allora è una prospettiva assolutamente inquietante.
Noi continueremo, quindi, a chiedervi conto di quello che si deve fare in Italia e di quello che non dobbiamo fare piegandoci a interessi stranieri .
PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Vaccari n. 3-02612. La Sottosegretaria di Stato per le Imprese e il Fausta Bergamotto, ha facoltà di rispondere.
FAUSTA BERGAMOTTO,. Grazie, Presidente. Allora, desidero innanzitutto rassicurare l'Aula che il Ministero delle Imprese e del segue con la massima attenzione la vicenda dello stabilimento di Medolla, riconoscendone il valore strategico per il comparto biomedicale e per l'intero territorio della bassa modenese.
Al riguardo, informo che il Governo si è attivato tempestivamente per garantire la continuità produttiva dell'azienda e tutelare i lavoratori interessati. In particolare, già nelle scorse settimane, è stato avviato un confronto diretto con i vertici aziendali e in data 23 marzo si è svolto, presso il Ministero, il primo tavolo di confronto con tutte le parti coinvolte. In tale sede, l'azienda ha confermato l'intenzione di intraprendere un percorso di reindustrializzazione, finalizzato all'individuazione di un acquirente solido, qualificato e dotato di una chiara prospettiva industriale, coerente con l'eccellenza che il sito di Medolla rappresenta nel settore dell'emodialisi. È stato inoltre assicurato che, nelle more del processo di cessione, saranno garantiti gli investimenti necessari alla continuità produttiva, anche al fine di preservare l'attrattività del sito. Il Ministero ha ribadito con chiarezza la propria linea: ogni operazione dovrà essere orientata alla tutela dell'occupazione, alla valorizzazione delle competenze e alla salvaguardia del presidio industriale, escludendo logiche meramente finanziarie, ma promuovendo, piuttosto, una soluzione industriale credibile e sostenibile.
In questo percorso è fondamentale il pieno coinvolgimento di tutti gli attori, incluse le istituzioni locali e le organizzazioni sindacali, con le quali il confronto è costante e costruttivo. Il tavolo del 23 marzo rappresenta un primo significativo passaggio. Il lavoro proseguirà con continuità. In proposito, tengo ad informare che è già stato calendarizzato un nuovo incontro per il 19 maggio, anche con il coinvolgimento dell'al fine di individuare una soluzione positiva per i lavoratori interessati. Desidero inoltre sottolineare che l'azione del Ministero si inserisce in una più ampia strategia di politica industriale a sostegno del settore biomedicale, già oggetto di specifici tavoli di confronto, anche in sede europea, per rafforzarne la competitività e contrastare dinamiche distorsive del mercato. Come già avvenuto in altre vertenze industriali, anche in Emilia-Romagna l'obiettivo è quello di accompagnare il processo in modo attivo, favorendo soluzioni che garantiscano continuità produttiva, occupazionale e prospettiva industriale.
PRESIDENTE. Il deputato Vaccari ha facoltà di dichiarare, per cinque minuti, se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione.
STEFANO VACCARI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ringrazio la Sottosegretaria per la risposta, che ci lascia parzialmente soddisfatti. Sappiamo dell'impegno del Ministero rispetto al percorso che si è avviato e sapevamo dell'incontro del 23 marzo. Manteniamo, tuttavia, la preoccupazione - come abbiamo espresso già in una prima interrogazione nel novembre 2025 e come altri colleghi hanno fatto anche in quest'Aula - perché la posizione che l'azienda ha assunto e che ha ribadito nell'incontro del 23 marzo era ed è per noi inaccettabile, perché è stata fatta con modalità unilaterali inizialmente. Nell'incontro del 23 marzo l'azienda ha confermato, per fortuna, che intende uscire dal sito produttivo di Medolla senza azioni unilaterali e concordando un percorso, come la Sottosegretaria ha illustrato, ma la posizione che inizialmente aveva assunto era per noi inaccettabile.
Stiamo parlando di un sito produttivo che coinvolge circa 500 dipendenti, residenti nei comuni di Medolla e Mirandola e in altri comuni delle province della Lombardia e della provincia di Reggio Emilia. Si tratta di un sito produttivo strategico per il distretto biomedicale emiliano-romagnolo e italiano, che fornisce al settore sanitario italiano dei dispositivi medici molto importanti, che è stato coinvolto per affrontare la crisi derivante dalla pandemia del 2020 e degli anni successivi e che ha risposto con grande prontezza a tutte le richieste che sono venute. Tuttavia, questo sito rischia grosso per una scelta di un'azienda che - ahimè - è stata coinvolta anche da processi di finanziarizzazione sicuramente non positivi. C'è stata all'indomani dell'annuncio una grande mobilitazione di tutte le istituzioni locali in modo , senza distinzioni di appartenenza, e di tutte le organizzazioni sindacali. La regione Emilia-Romagna, come in altre situazioni, guida il percorso, anche nel rapporto con il Ministero. Quindi, c'è la necessità che questa azione e questo comportamento così spregiudicati siano governati - come lei, Sottosegretaria, ha giustamente precisato e lo condivido -, perché a rischio ci sono centinaia di posti di lavoro e il futuro di tante famiglie e non si può rischiare una deriva di questo tipo.
Quindi, bene che ci sia un e che non sia lasciata soltanto nelle mani dell'azienda la garanzia di un processo di continuità produttiva e degli investimenti, ma che sia individuato un soggetto che abbia le spalle robuste per prendere in mano questo sito produttivo, perché non è una questione secondaria. Per mantenere e sviluppare un settore strategico, come quello del biomedicale e dei dispositivi medici, servono soggetti internazionali in grado di poter mettere le risorse, il e le competenze necessarie a dare questa certezza. Per questo ci auguriamo che l'incontro del 19 maggio porti notizie positive.
Noi, ovviamente, saremo qui a collaborare a questa conclusione positiva, come già successo anche per altre crisi aziendali…
STEFANO VACCARI(PD-IDP). …in Emilia-Romagna e proveremo ovviamente a monitorare la situazione .
PRESIDENTE. La Sottosegretaria di Stato per le Imprese e il Fausta Bergamotto, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Toni Ricciardi n. 3-02611 .
FAUSTA BERGAMOTTO,. Grazie. Allora, con specifico riferimento all'interrogazione in parola, si rappresenta che gli elementi acquisiti presso Poste Italiane confermano, anche in questo caso, che le misure temporaneamente adottate in numerosi comuni del Mezzogiorno sono direttamente riconducibili al forte incremento degli attacchi criminosi ai danni degli ATM Postamat. È significativo sottolineare che nel 2025 circa il 65 per cento degli attacchi ha interessato piccoli comuni sotto i 15.000 abitanti per un totale di circa 21 milioni di euro di danni. La percentuale sale al 75 per cento, se si considerano le regioni Basilicata, Calabria e Campania.
A tal riguardo, preme evidenziare che la tutela della sicurezza del personale e dei clienti e la continuità del servizio postale costituiscono senz'altro una priorità imprescindibile per tutti. Ciò ha spinto Poste italiane a intraprendere misure straordinarie di prevenzione e mitigazione del rischio, pur nella consapevolezza dei disagi temporanei che esse comportano, soprattutto nei piccoli comuni e nelle aree interne, dove spesso il Postamat rappresenta l'unico presidio disponibile per il prelievo del contante.
Si ritiene opportuno soffermarsi, in particolare, sulle iniziative che, per quanto di competenza, il Ministero intende perseguire al fine di contemperare le esigenze di sicurezza con quelle, parimenti rilevanti, di accessibilità dei servizi nei territori interessati.
In primo luogo, è in corso un'interlocuzione costante con Poste Italiane, affinché le misure adottate, pur motivate da circostanze oggettive e straordinarie, siano applicate secondo criteri di stretta proporzionalità e temporalità, con una periodica rivalutazione delle condizioni di rischio a livello locale. L'obiettivo è quello di evitare che limitazioni nate come emergenziali possano tradursi in una compressione stabile dell'offerta di servizi nei territori più fragili.
In tale ambito, particolare attenzione è riservata proprio ai piccoli comuni e alle aree interne: in tali contesti, si sta favorendo un confronto con l'azienda volto a individuare soluzioni tecniche e organizzative che consentano una progressiva riattivazione del servizio, anche nelle fasce orarie pomeridiane, compatibilmente con le condizioni di sicurezza, come richiesto dagli onorevoli interroganti. Tra le opzioni allo studio rientrano interventi che incidono sulla gestione operativa degli sportelli, nonché il rafforzamento dei sistemi di protezione già in fase di implementazione, in modo da ridurre l'esposizione al rischio senza compromettere la fruibilità del servizio da parte dell'utenza. Parallelamente, come già anticipato, si continuerà a sostenere il rafforzamento del coordinamento con le prefetture e le Forze dell'ordine, affinché nei territori maggiormente esposti possano essere assicurate condizioni di sicurezza tali da consentire un più rapido superamento delle attuali limitazioni.
PRESIDENTE. Il deputato Toni Ricciardi ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione. Ha cinque minuti, onorevole.
TONI RICCIARDI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Sottosegretaria Bergamotto, io intanto la ringrazio per la cortesia, purtroppo, devo dichiararmi totalmente insoddisfatto. Guardi, le cito una battuta che proprio in questi piccoli comuni si fa, perché sono comuni fragili, del margine, che vivono questa difficoltà: quando il medico studia, l'ammalato muore. Lei, giustamente, non poteva dirci se non questo, cioè che state studiando, state verificando, state immaginando.
Il problema è che questa situazione si protrae ormai da oltre un anno e noi stiamo parlando di realtà dell'Alto potentino, dell'Alta Irpinia, di piccoli comuni del foggiano che non sono comuni dove si registra una concentrazione della criminalità organizzata; l'unica cosa che si concentra, Sottosegretaria, è lo spopolamento. Sono realtà dove anziane, anziani, persone fragili, disabili, non possono affrontare 20 minuti di viaggio, perché, poi, la realtà della quotidianità delle persone va vissuta, attraversata e interpretata.
Ci sono persone che, in queste realtà, devono prendere la macchina e fare 20 minuti di viaggio per trovare un bancomat. Ora, quando Poste Italiane ha aperto a una diversificazione delle proprie attività, tutti abbiamo plaudito in tal senso, perché si avvicinavano e si garantivano servizi della PA, servizi finanziari che potevano portare a un processo di civilizzazione, che si vedeva in altre realtà, ma non nei piccoli comuni perché il semplice fatto di essere “numericamente” poco produttivi scoraggiava queste grandi aziende a fare investimenti.
Sottosegretaria, alcuni comuni per avere un bancomat hanno aspettato 20 anni ed era il Postamat. Allora, nessuno sottovaluta le difficoltà e i danni che queste iniziative criminali fanno e compiono, però, delle due l'una, Sottosegretaria: o lo Stato immagina di non preoccuparsi di atti criminali e di sicurezza in queste realtà per concentrarsi in altre realtà oppure lo Stato alza bandiera bianca, dicendo: guardate, noi ci preoccupiamo della sicurezza dei cittadini, ma lo possiamo fare solo in base alla capienza demografica dei luoghi.
Allora, lei capisce bene, Sottosegretaria, che lo Stato non può indietreggiare. Un Governo che è il Governo che passerà alla storia repubblicana per avere inventato più fattispecie di reato di qualsiasi altro Governo precedente non mi può venire a dire che state studiando soluzioni. Noi avremmo voluto ascoltarla e, nella sua correttezza e gentilezza che adotta sempre ogni qualvolta interloquisce con noi dell'opposizione, ci saremmo aspettati una soluzione. La soluzione non può essere dopo un anno: stiamo studiando, stiamo verificando. Poste andrebbe convocata e probabilmente andrebbe fatta una mappatura ancora più nel dettaglio, perché le posso segnalare decine e decine di comuni dove il tasso di criminalità è pressoché inesistente.
Se uno Stato non è in grado di garantire la sicurezza di un prelievo al bancomat, sarà in grado di garantire la sicurezza su questioni ben più serie? Da questo punto di vista, l'invito è a sollecitare l'accelerazione di una soluzione. Noi resteremo vigili e le ridaremo appuntamento in quest'Aula per avere ragguagli sullo stato di avanzamento di un'ipotetica soluzione che questo Governo immagina di trovare .
PRESIDENTE. La Sottosegretaria di Stato per le Imprese e il Fausta Bergamotto, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Pierro n. 3-02442 .
FAUSTA BERGAMOTTO,. Con riferimento al quesito posto, si rappresenta preliminarmente che, in via generale, il quadro regolatorio vigente attribuisce all'AGCOM le funzioni di vigilanza e l'eventuale potere sanzionatorio in ordine all'erogazione del servizio postale universale, fermo restando che l'ATM Postamat non rientra nel perimetro di questo servizio e, pertanto, non è soggetto a obblighi di continuità oraria o capillarità analoghi a quelli dei servizi postali essenziali. Ciò non significa che il problema non debba essere risolto nei tempi e nei modi più opportuni per tutelare i cittadini.
Pertanto, consapevoli delle difficoltà riscontrate sul territorio, è stata interpellata, a tal fine, Poste Italiane, che ha fornito i seguenti elementi: in particolare, nel corso del 2024, dell'intero 2025 e del primo trimestre del 2026, si è registrato, a livello nazionale, un numero estremamente significativo di effrazioni agli ATM Postamat, con danni complessivi stimati in circa 21 milioni di euro.
Il fenomeno ha conosciuto una marcata recrudescenza proprio nel Mezzogiorno. È significativo rilevare che nel 2025 circa il 65 per cento degli attacchi ha interessato piccoli comuni sotto i 15.000 abitanti. La percentuale, come detto poc'anzi, sale al 75 per cento, se si considerano le regioni Basilicata, Calabria e Campania. Alla luce di tale contesto, Poste Italiane ha adottato misure straordinarie di prevenzione, tra cui la sospensione dell'operatività degli ATM nelle ore di chiusura degli uffici postali. Si tratta di interventi eccezionali e calibrati sul rischio locale, finalizzati a scoraggiare le azioni criminali attraverso lo svuotamento quotidiano degli sportelli, rendendoli non appetibili per i malintenzionati. Parallelamente, l'azienda ha avviato un piano strutturale di rafforzamento della sicurezza, che prevede la progressiva sostituzione degli ATM con modelli meno vulnerabili e l'installazione di dispositivi di protezione, come gabbie e , già realizzati in oltre 750 siti.
A ciò si aggiunge un'intensificazione della collaborazione con le Prefetture e le Forze dell'ordine, anche nell'ambito dei Comitati provinciali per l'ordine e la sicurezza pubblica, al fine di assicurare un controllo coordinato dei territori maggiormente esposti.
Ciò nondimeno, il Ministero segue con la massima attenzione l'evoluzione della situazione e, per quanto di competenza, continuerà a interloquire con la società e con le autorità competenti affinché le misure adottate, pur necessarie sotto il profilo della sicurezza, siano costantemente monitorate, proporzionate al rischio effettivo e progressivamente rimodulate, anche alla luce degli interventi tecnologici in corso, al fine di garantire il migliore equilibrio possibile tra esigenze di sicurezza e piena accessibilità dei servizi per i cittadini, in particolare nelle aree periferiche.
PRESIDENTE. Il deputato Pierro ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione.
ATTILIO PIERRO(FI-PPE). Onorevole Sottosegretaria, la ringrazio per la risposta fornita, che offre un quadro dettagliato delle criticità e delle iniziative intraprese. Tuttavia, devo dichiararmi solo parzialmente soddisfatto. Comprendiamo le motivazioni legate alla sicurezza e prendiamo atto dei dati preoccupanti che sono stati richiamati, in particolare l'aumento significativo dei furti agli ATM Postamat e la loro forte incidenza nei piccoli comuni del Mezzogiorno. Si tratta di un fenomeno serio che va affrontato con determinazione. Allo stesso modo, riconosciamo l'impegno di Poste Italiane nel rafforzare i sistemi di sicurezza, sia attraverso interventi immediati, come la sospensione dell'operatività nelle ore di chiusura, sia mediante un piano strutturale che prevede nuovi dispositivi e una maggiore collaborazione con le istituzioni territoriali.
Tuttavia, proprio partendo da questi elementi, emerge con ancora maggiore evidenza il punto critico della situazione. Ci è stato ricordato che il servizio Postamat non rientra nel perimetro del servizio postale universale e quindi non è soggetto ad obblighi di continuità analoghi, ma è altrettanto vero che l'articolo 5, comma 8, del contratto di programma Poste - Ministero delle Imprese e del , relativo ai servizi al cittadino, prevede di rafforzare l'offerta di servizi rivolta ai cittadini in , nelle aree periferiche. In tale parte del contratto di programma, che a breve dovrà essere rinnovato, si prevede espressamente di incrementare l'installazione degli ATM presso gli uffici postali di tutti i comuni che lo richiedono e di rafforzare le misure di messa in sicurezza degli uffici, dei lavoratori e dei cittadini. Ora queste misure di sicurezza non si possono risolvere nella chiusura degli ATM, perché si verrebbe meno ad altri impegni. Nei centri minori cittadini e pensionati hanno affidato con fiducia i loro risparmi a Poste, confidando nella sua capillarità, oltre che nella sua solidità. Questa fiducia non può essere disattesa. È esattamente qui che si pone una questione politica e non solo tecnica, perché nella realtà dei territori quel servizio è diventato essenziale. Nei comuni del Golfo di Policastro, così come in tante aree interne del Paese, il servizio Postamat rappresenta spesso l'unico strumento di accesso al contante. La sua limitazione nelle ore pomeridiane e serali e nei giorni festivi non è un disagio marginale, ma incide concretamente sulla vita quotidiana delle persone. Parliamo di anziani, pensionati, lavoratori, attività economiche e anche di territori a vocazione turistica, che vedono ridotta la propria attrattività proprio a causa della carenza di servizi. È evidente, quindi, che il tema non può essere affrontato solo in termini di sicurezza o di inquadramento normativo. Serve un equilibrio più avanzato. Le misure adottate, come lo svuotamento degli sportelli o la limitazione dell'operatività, possono avere una logica emergenziale, ma non possono diventare una soluzione strutturale, altrimenti il rischio è quello di scaricare sui cittadini il costo della sicurezza e questo non è accettabile.
Per questo riteniamo fondamentale che il percorso richiamato dal Ministero, quello di una progressiva rimodulazione delle misure, alla luce degli interventi tecnologici e del monitoraggio del rischio, venga attuato in tempi certi e con risultati concreti. Bene, quindi, l'intensificazione dei controlli delle Forze dell'ordine. Bene la previsione di installare ATM meno vulnerabili e gabbie di protezione, ma occorre che queste attività siano prioritarie nei centri turistici e nei comuni dove quello di Poste è l'unico ATM. L'obiettivo deve essere chiaro: garantire sicurezza senza sacrificare l'accessibilità del servizio, soprattutto nei territori più fragili. Nei piccoli comuni, infatti, non esistono alternative reali. La riduzione del servizio Postamat equivale di fatto a una riduzione dei diritti.
Per questa ragione continueremo a seguire con attenzione l'evoluzione della situazione, vigilando affinché gli impegni assunti si traducano rapidamente in un ripristino pieno ed efficace del servizio, perché la sicurezza è fondamentale, ma non può mai diventare un motivo per lasciare indietro i nostri cittadini.
PRESIDENTE. La Sottosegretaria di Stato per le Imprese e il Fausta Bergamotto, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Forattini ed altri n. 3-02613 .
FAUSTA BERGAMOTTO,. Grazie. Allora, il rialzo dei prezzi delle materie prime e, in particolare, del gasolio, costituisce l'effetto di una perdurante incertezza che interessa i mercati internazionali, determinata dapprima dal conflitto in Ucraina e dalle conseguenti misure sanzionatorie nei confronti della Russia e, più recentemente, dall'acuirsi delle tensioni geopolitiche connesse al conflitto in Iran e alle criticità nello Stretto di Hormuz.
Tale contesto sta producendo rilevanti ripercussioni su tutti i settori economici, incidendo in maniera significativa anche sulle imprese della pesca e dell'acquacoltura, già fortemente provate da una congiuntura complessa, sia in termini di riduzione dei ricavi sia di incremento dei costi operativi.
Le istanze del settore ittico, per mitigare gli effetti derivanti dal rincaro dei carburanti, sono state subito ascoltate dal Governo che, con decreto-legge 18 marzo 2026, n. 33, ha introdotto all'articolo 4 un contributo straordinario sotto forma di credito d'imposta in favore delle imprese della pesca. Tale misura, nel limite di 10 milioni di euro per l'anno 2026, prevede il riconoscimento di un credito fino al 20 per cento della spesa sostenuta per l'acquisto di gasolio e benzina nei mesi di marzo, aprile e maggio 2026, quale parziale compensazione dei maggiori oneri sostenuti. Le modalità attuative saranno definite con apposito decreto interministeriale in corso di definizione.
Per quanto ancora concerne le problematiche inerenti al caro gasolio, è utile ricordare che i rifornimenti di carburanti e lubrificanti destinati alle navi da pesca già usufruiscono del regime di non imponibilità dell'IVA, in virtù di disposizioni normative che assimilano l'imprenditore ittico a quello agricolo.
A fronte di tale contesto geopolitico internazionale, il Ministero dell'Agricoltura si è attivato per sostenere il comparto ittico con un insieme articolato di iniziative sia sul piano nazionale, attraverso il Programma triennale della pesca e dell'acquacoltura, sia nell'ambito della programmazione europea, con l'utilizzo delle risorse del Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l'acquacoltura 2014-2020 e 2021-2027.
In particolare, nell'ambito degli interventi nazionali, è in fase di attuazione il Programma triennale della pesca e dell'acquacoltura 2025-2027, che rappresenta il principale strumento di pianificazione strategica del settore e che, nella sua attuale configurazione, è stato rinnovato al fine di garantirne una maggiore efficacia e trasparenza. I dati disponibili evidenziano che risultano finanziabili tutti i programmi ritenuti ammissibili.
In ambito europeo, è stato predisposto un piano organico di interventi che prevede, tra l'altro, l'impiego ottimale delle risorse europee disponibili, nell'ambito del FEAMPA 2021-2027.
A tal riguardo, si rileva che, in occasione del Consiglio Agrifish del 30 marzo scorso, il Ministro Lollobrigida, insieme ai colleghi di Portogallo, Bulgaria, Estonia e Lettonia, ha chiesto una revisione urgente del regolamento del FEAMPA per adottare misure straordinarie, tra cui sostegni diretti alle imprese ittiche e dell'acquacoltura, ammodernamento degli scafi e dei sistemi di propulsione, incentivi per attrarre le nuove generazioni e procedure semplificate a sostegno della continuità produttiva.
La richiesta ha trovato accoglimento da parte del Commissario europeo per la pesca, che proporrà l'attivazione del meccanismo FEAMPA per consentire agli Stati membri di sostenere il settore di fronte alla crisi in Medio Oriente, al fine di reagire con determinazione alle ripercussioni sui settori della pesca e dell'acquacoltura.
Il Ministero dell'Agricoltura assicura di proseguire il confronto con gli operatori del settore e le associazioni di categoria per valutare ulteriori iniziative.
PRESIDENTE. Il deputato Vaccari ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta all'interrogazione Forattini ed altri n. 3-02613, di cui è cofirmatario.
STEFANO VACCARI(PD-IDP). Sì, grazie, Presidente. Ringrazio la Sottosegretaria, anche per gli elementi che ci ha fornito rispetto ai temi che avevamo sollevato, andando anche oltre. Insomma, ci dichiariamo parzialmente soddisfatti, perché fondamentalmente al credito d'imposta per i carburanti nel settore pesca siamo arrivati dopo che diverse associazioni del settore lo avevano chiesto - noi -, e un po' tardivamente questo provvedimento è arrivato. Bene, un bel segnale, ma il tema oggi è che serve dare corso alle misure attuative al fine di mettere a disposizione quei 10 milioni, che purtroppo sono circoscritti a marzo, aprile e maggio e che molto probabilmente servirà prorogare e integrare ulteriormente affinché abbiano efficacia. Infatti, se al 14 di aprile non c'è ancora il decreto attuativo, abbiamo già perso un mese e alle imprese non è arrivato un euro, sapendo che molte imprese, per uscire in mare, oggi affrontano un aumento del prezzo dei carburanti che è superiore al 60 per cento; in alcuni porti in Emilia-Romagna, Marche e Veneto si aggira a 1,30-1,40 e ci hanno segnalato anche 1,55 euro al litro. Quindi, sono costi che portano a una spesa superiore ai mille euro al giorno, con il concreto rischio di lavorare in perdita. Perché è vero che ci sono agevolazioni, ma per le imprese della pesca il carburante rappresenta una delle principali voci di costo della propria attività, con un'incidenza che va in alcuni casi anche oltre il 60 per cento del costo dell'impresa; quindi, ha necessariamente un'incidenza diversa.
Pertanto serve fare presto, serve mettere a disposizione queste risorse, serve chiarire se queste risorse vadano a incidere sul tema del europeo, perché in quel caso, ovviamente, alcune o molte imprese, se hanno già raggiunto il tetto dei 40.000 euro previsti dai limiti del , hanno l'impossibilità di accedere a questo beneficio e, quindi, serve provare a chiedere una deroga transitoria su questo all'Unione europea, per via della situazione di crisi che stiamo vivendo.
E ancora, visto che al Senato c'è un provvedimento in fase di discussione, forse è il caso di porre rimedio anche alla scrittura di quella norma che dice “fino al 20 per cento”, specificando che forse sarebbe meglio dire “pari al 20 per cento della spesa sostenuta”, in modo da chiarire un'uniformità nell'applicazione per tutti. E ovviamente serviranno, ad avviso nostro come anche delle associazioni di categoria, ulteriori risorse.
Aggiungiamo che forse per il settore, per le difficoltà che sta vivendo, servono anche altre misure e sostegni, forse una moratoria per le microimprese, la sospensione temporanea dei termini relativi ai versamenti fiscali e ai contributi per le imprese, delle attività di riscossione, del pagamento delle rate dei mutui per gli investimenti e del finanziamento delle operazioni di , nonché l'attivazione di una misura straordinaria di integrazione salariale, che è un'altra misura importante che può dare una mano: l'accesso alla misura straordinaria del Fondo di integrazione salariale, con causale specifica legata alla crisi energetica e all'aumento del costo del carburante.
Ecco, serve integrare...
STEFANO VACCARI(PD-IDP). ...il tema del credito d'imposta con altre misure che possano consentire di salvare questo importante settore dell'agroalimentare italiano .
PRESIDENTE. Saluto gli studenti, le studentesse e i docenti dell'Istituto comprensivo statale “Giuseppe Melodia” di Noto, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Baldelli n. 3-02408 . Il Vice Ministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, ha facoltà di rispondere.
FRANCESCO PAOLO SISTO,. Grazie, Presidente. Ringrazio l'interrogante per aver richiamato una vicenda sulla quale si è già intervenuti, ma che, per la particolare delicatezza del tema posto, merita di essere approfondita.
Ancora una volta si discute di minori e della loro salvaguardia. In particolare, si discute di allontanamento dei minori dal loro contesto familiare originario: nella specie dalla madre.
E ancora una volta preme ribadire che il prelievo coattivo di un minore non può mai costituire una procedura ordinaria.
È una misura del tutto eccezionale, che può essere disposta esclusivamente all'esito di una valutazione approfondita, fondata su elementi certi e verificati, e volta a prevenire qualsiasi pregiudizio per l'integrità psicofisica del minore. Ogni determinazione deve essere assunta, quindi, assicurando protezione, equilibrio e continuità affettiva al soggetto più vulnerabile coinvolto.
Ciò detto, sin dal primo momento, in questo come in altri casi analoghi, l'azione del Ministero si è orientata alla rigorosa salvaguardia del superiore interesse del minore, principio cardine del nostro ordinamento e parametro imprescindibile in ogni decisione che coinvolga soggetti minorenni.
Il nostro ordinamento, in conformità con la Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, impone che ogni decisione sia assunta avendo come riferimento prioritario e prevalente il benessere del minore.
In tale prospettiva, mi preme dar conto che il Ministro della Giustizia si è da ultimo determinato ad incaricare la competente articolazione ministeriale di svolgere più approfonditi accertamenti, così da intercettare, laddove sussistenti, eventuali criticità o anomalie nella conduzione del procedimento.
All'esito di tale attività istruttoria, tuttora in corso, saranno assunte le determinazioni ritenute opportune.
Siamo fermamente convinti che occorra lavorare ogni giorno per assicurare la presenza e la vigilanza costante dello Stato, in modo da garantire che ogni intervento sia improntato alla massima attenzione per la protezione del minore, alla responsabilità istituzionale e al rispetto dei valori fondanti della giustizia e della legalità.
Questo impegno continuerà con fermezza in questa come in tutte le situazioni analoghe che coinvolgono diritti e interessi dei soggetti minorenni.
Con tale profonda consapevolezza e in questa direzione, si muove da ultimo l'intervento normativo di iniziativa governativa di cui alla legge 17 marzo 2026, n. 37, recante “Disposizioni in materia di tutela dei minori in affidamento”.
Il provvedimento mira a prevenire e ridurre i casi di prolungata permanenza presso istituti e di affidamento di minori allontanati dalle famiglie di origine, da un lato organizzando un efficace e tempestivo monitoraggio del fenomeno e, dall'altro, garantendo il rispetto delle procedure già previste a tutela del minore.
L'intervento costituisce il segno tangibile dell'impegno del Governo nel perseguire in ogni sede il superiore interesse del minore temporaneamente privo di un ambiente familiare adeguato, prevenendo collocamenti impropri e rafforzando gli strumenti di tutela già esistenti.
PRESIDENTE. Il deputato Baldelli ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione.
ANTONIO BALDELLI(FDI). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, Vice Ministro Sisto, ringrazio il Governo e ringrazio lei, Vice Ministro, per la risposta che accolgo con soddisfazione. Perché, vede, dietro questa interrogazione sull'allontanamento dei minori dalle loro famiglie non ci sono numeri ma ci sono volti.
Dopo la pubblicazione della mia interrogazione sono stato contattato da decine di genitori. Persone che hanno raccontato uno dei dolori più profondi della loro vita e li ho ascoltati, li ho ascoltati con attenzione ma confesso di aver provato un senso di impotenza perché, in quel momento, sono riuscito a dare loro solamente l'ascolto. Quando un bambino viene allontanato non si spezza solamente un legame, si entra nella parte più fragile della vita di una persona e si rischia di segnarla per sempre. Per questo un principio deve essere chiaro: l'allontanamento di un minore - come ha ricordato lei, Vice Ministro - deve essere una misura estrema, temporanea, proporzionata. Lo dice l'Autorità garante dell'infanzia. L'allontanamento deve tornare a essere - deve tornare ad essere - una misura eccezionale da adottare solamente in presenza di un grave pericolo.
Eppure i dati ci raccontano un'altra realtà. In Italia abbiamo oltre 23.000 minori in strutture residenziali, circa 15.000 in affido familiare, per una spesa pubblica che supera 1,3 miliardi di euro ogni anno. E allora, la domanda è semplice: non avremmo potuto impegnare quelle risorse magari per aiutare quelle famiglie ed evitare separazioni non necessarie? Il Garante evidenzia anche altre criticità: disomogeneità territoriale, tempi troppo lunghi, controlli non sempre adeguati, assenza di dati completi. E senza dati non c'è verità e senza verità non c'è mai giustizia.
In questi mesi qualcuno è arrivato persino a sostenere che i figli sarebbero dello Stato. E no, in una democrazia sana e matura i figli non appartengono allo Stato. Questa deriva ideologica non ci appartiene.
Tornando però alla giurisprudenza, anche la Corte europea dei diritti dell'uomo ci ricorda che, uno: solo circostanze eccezionali giustificano la rottura dei legami familiari. Due: offrire le condizioni migliori di vita non basta. Tre: la mancata tutela del rapporto familiare costituisce violazione dell'articolo 8 della CEDU. Infine, il caso Forteto, caratterizzato da abusi, maltrattamenti, manipolazioni, separazioni forzate, ci racconta cosa può accadere quando il sistema non viene controllato.
Per questo, di fronte ad una riforma Cartabia che, ascoltati i numeri letti appena ora, ha chiaramente fallito nelle proprie finalità, le misure recentemente adottate dal provvedimento Roccella-Nordio vanno nella direzione giusta: più trasparenza, più controlli, più responsabilità. Perché uno Stato serio non si limita ad intervenire dopo, interviene prima, previene e vigila.
Signor Presidente, lo Stato deve essere forte. È vero, quando protegge un bambino, ma ancor più deve essere giusto quando decide di separarlo dalla sua famiglia, perché questa deve essere assolutamente l'ultima . Ed ogni volta un allontanamento può essere evitato, lo Stato ha fatto la cosa giusta.
PRESIDENTE. Il Vice Ministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, ha facoltà di rispondere all'interrogazione D'Orso e Carotenuto n. 3-02614 .
FRANCESCO PAOLO SISTO,. Grazie, Presidente. Ringrazio come suole, come d'uso, i colleghi interroganti e, con riferimento al tema sollevato, mi preme in apertura segnalare che gli emolumenti del personale dell'Amministrazione giudiziaria sono fissati, nell'ambito del contratto collettivo nazionale di lavoro - funzioni centrali - in maniera paritaria per tutte le pubbliche amministrazioni del comparto Ministeri.
La differenziazione delle retribuzioni si riferisce esclusivamente agli emolumenti accessori quali, ad esempio, i premi di che, nell'ambito dei Ministeri economici e delle Agenzie, risultano effettivamente maggiori rispetto a quelli erogati dal Ministero della Giustizia.
Evidenzio tuttavia che la quantificazione degli importi relativi alle premialità dell'Amministrazione della giustizia è in linea con la media delle pubbliche amministrazioni dello stesso comparto.
Ad ogni modo, nella consapevolezza di intervenire per ridurre l'effettivo differenziale per gli emolumenti accessori, il Dicastero ha intrapreso le opportune iniziative per condurre al miglioramento e all'ampliamento del Fondo risorse decentrate, nel cui ambito vanno a confluire le risorse destinate alla premialità (produttività, individuale e organizzativa).
Dunque, già dal 2024 l'amministrazione ha emanato una direttiva ministeriale con la quale sono stati destinati 80 milioni di euro per l'anno 2024 all'incremento del Fondo risorse decentrate (FRD). Tali risorse aggiuntive, previste dal decreto-legge n. 19 del 2024, sono state destinate a incentivare il personale amministrativo impegnato nell'attuazione dei progetti PNRR.
Allo stesso modo, per il 2025, il Fondo risorse decentrate è stato incrementato di 100 milioni di euro, sempre in ragione del raggiungimento degli obiettivi PNRR. Inoltre, per rendere stabile il miglioramento delle risorse, e non solo collegato agli obiettivi stanziati dal PNRR che hanno durata limitata nel tempo, nel 2025 il Ministero della Giustizia ha anche ottenuto uno stanziamento strutturale di circa 43 milioni di euro destinato al Fondo risorse decentrate per tutto il personale del Ministero della Giustizia.
In via più generale, evidenzio il costante e fattivo impegno profuso da quest'Amministrazione per far fronte alla carenza di personale che si è tradotto in un piano assunzionale senza precedenti. Attraverso la rimodulazione delle facoltà assunzionali e delle piante organiche sono state reperite risorse del Ministero che hanno permesso di elevare da 3.000 a 6.368 le assunzioni finanziate con risorse proprie. Sarà dunque prevista la stabilizzazione dei 9.368 lavoratori precari del PNRR rispetto alla previsione iniziale di 6.000 assunzioni. A tal proposito evidenzio che, con avviso del 17 dicembre 2025, sono stati pubblicati due bandi rivolti alle figure professionali tecniche di area funzionari e area assistenti, uno relativo all'assunzione a tempo indeterminato di 183 unità nei vari profili tecnici di area funzionari e un altro per l'assunzione a tempo indeterminato di 63 unità nei vari profili tecnici di area assistenti.
Da ultimo, con avviso del 16 marzo 2026, sono stati pubblicati i bandi di selezione per la stabilizzazione delle rimanenti figure professionali da inquadrarsi nell'area assistenti e nell'area funzionari del Ministero della Giustizia, Amministrazione giudiziaria, per 6.919 unità nel profilo addetti all'ufficio per il processo; 712 unità nel profilo di tecnico dell'amministrazione e 1.488 unità nel profilo di operatore Inoltre, il piano assunzionale del 2026 si concretizzerà per il personale amministrativo con il reclutamento di 2.970 unità di personale non dirigenziale a tempo indeterminato da inquadrare nei ruoli del Ministero della Giustizia. Due: di 1.000 unità dallo scorrimento della graduatoria dei conducenti di automezzi. Tre: di 236 unità di personale non dirigenziale a tempo indeterminato da inquadrare nei ruoli del Ministero della Giustizia, di cui 100 nell'area funzionari, 136 nell'area assistenti per le quali il 1° aprile 2026 sono già stati pubblicati gli elenchi dei vincitori.
Relativamente al personale dirigenziale segnalo che il 1° aprile 2026 sono state assunte 54 unità di personale dirigenziale di seconda fascia a tempo indeterminato; è stata avviata la procedura comparativa per il reclutamento di ulteriori 11 posti riservato al personale appartenente ai ruoli dell'Amministrazione giudiziaria; è stata avviata la procedura comparativa per reclutare 5 unità dirigenziali di seconda fascia riservata al personale dell'Amministrazione della giustizia che ha ricoperto o ricopre incarichi di livello dirigenziale non generale per un triennio.
PRESIDENTE. La deputata Alifano ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interrogazione.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, signora Presidente. Io ringrazio il Vice Ministro Sisto, che molto cortesemente… la ringrazio Vice Ministro, ma non ci riteniamo assolutamente soddisfatti della risposta. Di fatto, il Vice Ministro ci ha riportato cifre e dati che danno proprio il conto di come alla fine è stato proprio il PNRR e i fondi che sono giunti grazie al PNRR che hanno dato un po' di respiro al comparto giustizia.
Ma le discriminazioni rispetto agli altri settori della pubblica amministrazione, ahimè, permangono, e di fatto i termini della questione si possono riassumere in poche parole: disparità economica rispetto agli altri dipendenti della pubblica amministrazione; fuga del personale di cancelleria, che tuttora persiste; demotivazione di chi regge ogni giorno tribunali, cancellerie, uffici giudiziari; disagio diffuso. Tanto per dare qualche dato, il trattamento accessorio medio - il Vice Ministro, per l'appunto, si riferiva anche a questo, e sussiste comunque una disparità di trattamento -, ebbene, per il personale del comparto giustizia va dai 646 ai 1.000 euro annui; per i dipendenti dell'INPS si parla di oltre 16.000 euro; per i dipendenti dell'Agenzia delle entrate il trattamento è superiore ai 4.800 euro all'anno; per i dipendenti dell'Agenzia delle dogane è di 3.200 euro all'anno.
Quindi, ovviamente, permane questa disparità di trattamento. E la verità, signora Presidente, è una sola: che il personale del comparto giustizia è doppiamente discriminato, nel salario, ma anche nella libertà di scelta. Abbiamo dimenticato - e io mi rivolgo al Vice Ministro, tramite lei - di sottolineare che, grazie al Milleproroghe, il blocco della mobilità in uscita per il personale della giustizia continua ad essere esistente. E allora perché si vuole fermare l'esodo del personale della giustizia verso altre amministrazioni?
Beh, è molto semplice la risposta, perché nelle altre amministrazioni e presso gli altri enti vi è un'altra retribuzione e un trattamento accessorio ben più allettante, è questa la motivazione. E allora si può comprendere anche il malcontento di chi lavora nelle cancellerie, che gestisce - il Vice Ministro sicuramente lo sa - sequestri, scarcerazioni, notifiche, certificazioni importantissime, che dunque ha un sovraccarico di lavoro, ma anche di responsabilità, e che ha un trattamento accessorio che, molto spesso, equivale a poche decine di euro al mese.
E allora, ovviamente, il carico di lavoro, le responsabilità che sono connesse allo stesso, spinge molti a trasferirsi in altri enti. Non lo può fare per mobilità, lo fa tramite concorso, e infatti molti dipendenti lasciano il Ministero della Giustizia per trasferirsi altrove, perché il Ministero non riconosce la loro professionalità. Ministero che guadagna - e dobbiamo sottolinearlo, grazie a una delle voci, il versamento del contributo unificato - dai 2 ai 4 miliardi all'anno e garantisce un servizio fondamentale alla comunità. Il servizio giustizia è un servizio cardine dello Stato di diritto.
E allora io penso che questa sia la fotografia di un fallimento e servono fatti: sicuramente lo sblocco della mobilità in uscita, un reale incremento del trattamento economico e un piano straordinario di assunzioni. È l'unica strada, ma veramente l'unica, se vogliamo efficientare il comparto giustizia, per dare veramente un impulso a quello che resta un settore fondamentale dello Stato.
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno. Sospendo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 14. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 97, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza, che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno avere luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori la deputata Debora Serracchiani. Ne ha facoltà.
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Sì, interveniamo sull'ordine dei lavori. Vede, Presidente, abbiamo appreso da notizie di stampa di voli di Stato effettuati dal Ministro Nordio nell'arco del 2025. Ora, la disciplina sui voli di Stato è una disciplina particolarmente rigida e rigorosa e lo è stata soprattutto dopo che in passato erano stati fatti usi eccessivi dei voli di Stato. E tanto più noi riteniamo che si debba essere oggi molto più rigorosi, anche alla luce del fatto che stiamo parlando di razionare il carburante per i voli di linea e sembra abbastanza strano che non ci sia un pensiero anche sui voli di Stato, che il Ministro Nordio, all'inizio del suo mandato, amava utilizzare. Poi, dopo una serie di interrogazioni fatte all'inizio del mandato dai colleghi del MoVimento 5 Stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra, sembrava che la situazione fosse rientrata. Infatti, sembrerebbe che nel 2024 il Ministro Nordio abbia utilizzato i voli di Stato soltanto per tre volte.
Però, poi, passata la buriana, il Ministro è tornato ad utilizzare con una certa frequenza i voli di Stato. Nel 2025 li ha utilizzati per ben sei volte: quattro volte l'aereo ha fatto scalo a Venezia, una volta a Treviso e un'altra volta a Catania. E parliamo di voli destinati a città che riteniamo possano essere raggiunte con una certa comodità attraverso voli di linea, in particolare se si parte da Venezia, che è vicina alla località nella quale risiede il Ministro, cioè Treviso; considerato che il Ministro si recava a Bruxelles, Strasburgo, Berlino, a Lussemburgo, riteniamo che non fosse necessario l'utilizzo dei voli di Stato.
E, Presidente, mentre l'utilizzo del volo di Stato è pubblico, non è pubblica l'istruttoria che viene fatta per autorizzare il volo di Stato, perché, se per alcuni importanti incarichi pubblici, come quello del Presidente del Consiglio, scattano automaticamente, per cui non c'è alcun problema nell'utilizzo del volo di Stato, i Ministri devono essere autorizzati e l'autorizzazione viene concessa dalla Presidenza del Consiglio. Per questo motivo, Presidente, le chiediamo un'informativa urgente della Presidenza del Consiglio, del Governo, affinché vengano chiarite le motivazioni che sono alla base dell'uso così importante dei voli di Stato da parte del Ministro Nordio.
Noi riteniamo che non sia un gesto opportuno. Riteniamo che, se fosse stato possibile evitare l'utilizzo del volo di Stato, sarebbe stato opportuno utilizzare il volo di linea, tanto più - ripeto - in una circostanza nella quale agli italiani si fa presente che c'è una carenza di carburante e che quindi forse saranno costretti anche a rinunciare ai viaggi. Qui ci sembra che, invece, l'utilizzo dei voli fosse, appunto, piuttosto ampio e, chissà, forse inopportuno, ma lo valuteremo dopo l'informativa della Presidenza del Consiglio, perché riteniamo che l'uso dei voli di Stato debba essere rigoroso. E quindi, Presidente, chiediamo un'informativa urgente alla Presidenza del Consiglio per capire se questi voli di Stato fossero o meno utilizzabili e se fosse opportuno farne l'uso che ne è stato fatto .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Devis Dori. Ne ha facoltà.
DEVIS DORI(AVS). Grazie, Presidente. Anche noi ci associamo a questa richiesta di informativa della Presidenza del Consiglio, ma anche del Ministro Nordio, che è direttamente coinvolto nella vicenda. Tutte le volte che abbiamo chiesto informative al Ministro Nordio sul tema delle carceri, non è mai venuto. Chissà che magari questa volta, invece, interrogandolo e chiedendo informazioni rispetto a ipotetici voli di Stato, saprà sicuramente darci la motivazione e magari verrà in Aula, anche perché, effettivamente, da Via Arenula a Montecitorio basta un'auto e non un volo di Stato. Quindi, sicuramente avrà modo di venire qui a chiarire le motivazioni sul perché di un volo di Stato.
Chiaramente è coinvolta anche la Presidenza del Consiglio, anche per i motivi autorizzativi che il Governo stesso deve dare in queste circostanze. Non vorremmo che, presa un po' una mano rispetto ai voli di Stato - abbiamo visto utilizzare i voli di Stato per riportare un torturatore come Almasri nel suo Paese -, magari la cosa sia stata invece utilizzata con una certa ampiezza e leggerezza. Quindi, semplicemente, chiediamo al Governo di venire qui a esprimere chiarimenti rispetto a questa vicenda .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Grazie, Presidente. Anche noi ci associamo alla richiesta di informativa urgente da parte della Presidente del Consiglio dei ministri ed eventualmente anche del Ministro Nordio, che deve giustificare a quest'Aula l'utilizzo dei voli di Stato. Secondo le informazioni che noi desumiamo dal quotidiano il Ministro avrebbe utilizzato, nel corso del 2025, il volo di Stato in ben sei occasioni, con almeno cinque scali o tratte riconducibili agli aeroporti di Venezia e Treviso, che sono poi i territori di riferimento del Ministro stesso.
La disciplina dei voli di Stato, come noi sappiamo, è molto rigorosa: il volo di Stato può essere utilizzato solo in via eccezionale, a condizione che sussistano comprovate, imprevedibili e urgenti esigenze di trasferimento connesse all'esercizio delle funzioni istituzionali. Quindi, è necessario che, su questo tema, che attiene all'impiego delle risorse pubbliche, oltre che dei mezzi che sono destinati alle istituzioni del nostro Stato, alla Presidenza del Consiglio dei ministri e ai Ministri, esigiamo che ci sia massima trasparenza.
Ed è per questa ragione che, proprio questa mattina, personalmente, ho depositato un'interrogazione scritta alla Presidente del Consiglio dei ministri, chiedendole, tra le altre cose, la pubblicazione analitica e tempestiva dei dati relativi ai voli di Stato richiesti dai componenti del Governo, con indicazione delle tratte, delle motivazioni istituzionali essenziali, dei presupposti autorizzativi e dei costi, al fine di garantire la piena trasparenza nell'utilizzo delle risorse pubbliche
Veda, Presidente, oggi questo è un tema di particolare rilevanza. L'utilizzo del carburante per i voli di Stato è un tema di estrema urgenza oggi. L'Italia, secondo le ultime rilevazioni, in ragione del caro carburante e del gas, paga ben 150 milioni a settimana: un vero e proprio salasso!
Abbiamo avuto e abbiamo l'emergenza di molti aeroporti italiani che stanno vedendo esaurirsi le proprie risorse di carburante, al punto che si prevede che, nel corso di un mese o al massimo di due mesi, molti voli non potranno essere più garantiti e molte tratte dovranno essere annullate.
Veda, Presidente, questo non è solo un problema relativo allo spostamento dei cittadini all'interno del territorio dello Stato, che sarebbe già di per sé molto rilevante, ma è un problema che attiene al commercio estero, all', all'; è un tema che attiene al turismo; un tema che attiene a gangli fondamentali della nostra economia, tutto ciò che i cittadini italiani sentono già sulla propria pelle, con il rincaro del costo dei beni essenziali ! Vedono erodersi il proprio stipendio, che perde ogni giorno potere di acquisto proprio in ragione dell'aumento del costo del gas, del petrolio e dei carburanti! E noi assistiamo a un utilizzo probabilmente spregiudicato da parte del Ministro della Giustizia delle risorse dello Stato, dei soldi dei cittadini italiani!
Allora, venga il Ministro, venga la Presidente del Consiglio in quest'Aula, a chiarire se si tratta di modesti voli di Stato, in analogia alle modeste mazzette di cui ha “fanfaronato” il Ministro Nordio nel suo ultimo libro, Ministro, con la Presidente del Consiglio, che sono stati sonoramente bocciati dagli italiani con il referendum sulla separazione delle carriere, nel quale ben 15 milioni di italiani hanno detto, il 21 e il 22 marzo, “no” al Ministro Nordio, “no” a Giorgia Meloni
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, su un altro argomento e sempre sull'ordine dei lavori, l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Le chiediamo un'informativa urgente da parte del Ministro Crosetto e della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sul MoU fra Italia e Israele. Abbiamo appena appreso, proprio dalla Presidente Meloni, l'annuncio della sospensione del Memorandum sulla difesa tra Israele e Italia tramite una lettera di Crosetto al suo omologo Katz.
Ci faccia dire prima una cosa: era ora ! Ci faccia ringraziare i milioni e milioni di italiani che sono scesi in piazza, che lo chiedono con noi, con noi opposizione, da più di un anno: gli scioperi generali, la , il blocco dei porti, delle strade, l'opinione pubblica, quella che cambia gli esiti referendari, che fa cadere i despoti. Ecco, lo dico a tutti: la prima grande superpotenza al mondo…e lo diciamo qui, senza timore: ne siamo soddisfatti. È un primo passo che ci ricorda che le cose si cambiano cambiandole. Lo diciamo soprattutto ai giovani, a quelli a cui viene insegnato che non cambia mai nulla: sognate più forte. Questa è la prima vittoria della generazione Gaza Sì, sì, esatto. Qualsiasi altra scelta sarebbe stata inspiegabile e insostenibile e lo sapete anche voi.
Proprio ieri Israele ha mostrato ancora tutta la sua arroganza all'Italia. Il Ministro degli Esteri israeliano ha convocato il nostro ambasciatore: per fare cosa? Per sgridare Tajani, a cui diamo la solidarietà. Perché? Perché Tajani, per la prima volta, aveva sussurrato una parola di verità: i bombardamenti sulla popolazione civile in Libano sono inaccettabili Lo condividiamo, perché dall'inizio degli attacchi sono 2.000 i libanesi morti. I mezzi del contingente italiano UNIFIL sono stati speronati da carri armati dell'IDF, che ha distrutto anche le telecamere di protezione. L'IDF ha sparato colpi di avvertimento, bloccato gli spostamenti, ha agito in completa violazione dell'ONU. La sospensione di quell'accordo è un atto dovuto. Ma chiediamo: è stato rinnovato e poi sospeso? Non rinnovato fino alla fine di quei crimini? Venite in Aula a spiegare.
Una cosa, però, ci riempie il cuore di amarezza: nel vuoto, nel silenzio, abbiamo chiesto al Governo sanzioni, mentre Israele massacrava il popolo inerme di Gaza; nel silenzio è continuato fino ad ora il flusso di materiale militare e di forniture energetiche verso Israele. Troppo a lungo è durata la complicità italiana con il Governo del genocidio, dell'occupazione, dell', dell'espansione degli insediamenti in Cisgiordania, delle guerre illegali nei confronti di Libano e Iran.
Ci sono voluti 75.000 morti palestinesi, 18.000 bambini, un mandato d'arresto della Corte penale internazionale, le accuse di genocidio e di attacchi a due Stati sovrani e - fateci anche dire - 15 milioni di “no”. Oggi, finalmente, cade la scusa del canale aperto per far prevalere la diplomazia. Nessuno ci crede più e non ci credete più neanche voi. Ho finito, Presidente.
La sconfitta di Orban vi ha insegnato qualcosa: anche i despoti cadono. Succederà così con Trump, a Netanyahu e a tutti i loro complici. Questa è una vittoria dei movimenti, dell'opinione pubblica, dell'indignazione collettiva. Ora si vada avanti, però. È il momento di riconoscere lo Stato di Palestina , è il momento di cambiare idea. Andate in Europa e fermate anche l'accordo tra Unione europea e Israele: fermare la nostra complicità è ancora possibile .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, l'onorevole Conte. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE CONTE(M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, a nome del gruppo MoVimento 5 Stelle mi associo e ci associamo alla richiesta, che è stata fatta dall'onorevole Grimaldi di AVS, perché venga la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni qui, in quest'Aula, in Parlamento, a riferire su questo elemento di novità, che non direi secondario. È un dato politico importante, è una dichiarazione fatta, però, in un punto stampa, qualche ora fa, al Vinitaly. Noi avevamo invocato a più riprese, da qualche anno, la sospensione del rinnovo automatico del Memorandum sulla cooperazione militare Italia-Israele.
Però attenzione, non dobbiamo giocare con le parole: qui si tratta di denunciare l'Accordo. L'espressione utilizzata dalla Presidente Meloni sembrerebbe di voler escludere il rinnovo automatico. Non abbiamo capito, quindi, se è la denuncia dell'Accordo in sé o l'esclusione del rinnovo automatico e, quindi, da negoziare di volta in volta con scadenze temporali precise.
Questo è un primo punto. Perché dico che è un dato politico importante? È chiaro che è un dato politico che arriva tardivamente - arriva dopo 70.000 morti palestinesi, 20.000 bambini uccisi a Gaza -, però è importante perché dobbiamo capire in quale contesto, postura, posizione di politica estera si inserisce questa dichiarazione oggi che, fatta così, appare addirittura estemporanea. Mi spiego meglio. Cosa significa questo? Si preannuncia un ravvedimento rispetto al silenzio complice di un genocidio a Gaza? Un silenzio complice che noi abbiamo denunciato, che tantissimi cittadini e tantissimi giovani hanno denunciato andando per strada ed essendo anche insultati dagli esponenti di maggioranza.
Allora, se è questo, noi dobbiamo saperlo, perché, come l'altro giorno ha dichiarato anche , che non credo sia una fonte faziosa, oggi l'Italia ha una posizione in politica estera completamente remissiva. Non si comprende assolutamente quale sia la linea di politica estera. Per essere chiari, qui che cosa stiamo facendo? Stiamo rinunciando a cooperare militarmente per la sicurezza per tutti i comparti collegati con Israele, finalmente? Vogliamo riconoscere lo Stato della Palestina? Vogliamo finalmente promuovere l'adozione di sanzioni economiche e finanziarie nei confronti di Netanyahu e dei suoi complici ?
Vogliamo dire finalmente, con voce ferma e risoluta, a nome di una Nazione che ha princìpi costituzionali ben saldi, una nobile tradizione di assoluto ossequio e rispetto del diritto internazionale, che quel che sta facendo da anni questo Governo di Netanyahu è completamente illegale, in contrasto con l'ordine internazionale, a partire dalle occupazioni abusive in Cisgiordania, a partire dagli attacchi armati nei Paesi vicini e anche in Iran? Allora è quanto mai urgente che la Presidente del Consiglio venga qui, in quest'Aula, e venga a chiarire qual è la posizione di questo Governo. La sveglia referendaria sta facendo effetto.
Riteniamo che questa uscita di oggi sia collegata assolutamente alla voglia di partecipazione e di dire “no” alle politiche di questo Governo di migliaia e di milioni di cittadini e giovani in particolare. Anche per questo daremo ancora di più la possibilità ai nostri giovani e ai cittadini di scendere in piazza. Stavamo già lavorando; raccogliamo anche l'invito delle altre forze di opposizione: ci ritroveremo tutti insieme, unitariamente, in piazza, a dire “no” a questa politica estera vergognosa di questo Governo !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, la deputata Braga. Ne ha facoltà.
CHIARA BRAGA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Mi unisco anch'io alla richiesta del collega Grimaldi e del Presidente Conte di avere in Aula il prima possibile un dibattito all'altezza della questione di cui stiamo discutendo. Ancora una volta apprendiamo - da dichiarazioni fatte in un punto stampa, in un contesto del tutto improprio - una presa di posizione del Governo su un tema sul quale le opposizioni, da tempo, da anni, avevano sollecitato, anche con atti in quest'Aula, che sono stati respinti, un'azione da parte del Governo. La sospensione del rinnovo automatico del Memorandum di cooperazione militare con Israele è un atto necessario, dovuto, ma tardivo.
Venite a spiegarci in un dibattito parlamentare cosa è cambiato rispetto a una settimana fa, quando ci raccontavate che, invece, questo rinnovo automatico era inevitabile, quando raccontavate che era un pezzo della serietà del nostro Paese. Abbiamo letto, qualche minuto fa, le dichiarazioni del Ministro degli Esteri che ha liquidato come poco rilevante quel Memorandum, quell'Accordo. Spiegateci se era irrilevante quel Memorandum o se è rilevante la posizione del Governo italiano in uno scenario internazionale così drammatico; questa è la questione.
E il fatto che si possa pensare di liquidare questo tema con questa modalità è irrispettoso non delle opposizioni o del Parlamento, ma della sensibilità e della consapevolezza che c'è nella società italiana; quella che ha riempito le piazze contro questa guerra ingiusta, che ha chiesto un cambio di passo della politica estera italiana sull'Iran, sugli attacchi indiscriminati in Libano, sulle 75.000 vittime civili in Palestina e i 18.000 bambini uccisi, sulle 2.000 vittime che ci sono state in Libano da marzo, sulla continua violazione del diritto internazionale da parte dei coloni in Cisgiordania e sulle violenze che vengono perpetrate nell'indifferenza e nel silenzio della comunità internazionale e del Governo italiano. Ma venite qui anche a chiarirci quali sono gli effetti di questa sospensione, quali sono i meccanismi che vengono sospesi, qual è l'impatto sulla cooperazione che viene, in qualche modo, messa in discussione dalla giusta sospensione di questo rinnovo automatico dell'Accordo.
Guardate, non c'è soltanto questo pezzo. Noi vi chiediamo da tempo un dibattito vero, serio, all'altezza della situazione in quest'Aula, perché quello che oggi viene annunciato con queste modalità viene fatto mentre la Presidente del Consiglio, con la stessa leggerezza, trova il modo di rispondere scherzosamente a chi le chiede con quale vino brinderà alla fine del conflitto in Medio Oriente. Noi chiediamo che ci sia, invece, un'assunzione di responsabilità piena, una coerenza che si traduca anche in un cambio dell'atteggiamento italiano, a livello europeo, sulla sospensione dell'Accordo tra Unione europea e Israele, sull'applicazione delle sanzioni, sulla condanna di una violazione del diritto internazionale che sta facendo vergognare il nostro Paese.
Ve l'abbiamo detto qualche giorno fa: questa deriva va fermata. Oggi c'è un primo passo che merita, però, una discussione all'altezza davvero della situazione in quest'Aula e che chiede finalmente una cosa di cui siete totalmente incapaci: coerenza. Perché questa scelta non può rimanere un atto isolato: serve coerenza da parte di un grande Paese come l'Italia, un'azione capace di far cambiare rotta all'Europa, anche dopo quello che è successo domenica in Ungheria. È ora di cambiare strada e noi siamo pronti a farlo dentro le Aule parlamentari ma chiamando a raccolta tutte quelle coscienze civili che ci sono nel Paese e che ribadiscono il loro “no” a questa guerra, a queste guerre ingiuste che stanno veramente violando il diritto internazionale e anche i diritti umanitari in larga parte del mondo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, su un altro argomento sempre sull'ordine dei lavori, l'onorevole Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Questo fine settimana nel mio comune, nel comune di Massa, è successa una tragedia inaudita. Giacomo Bongiorni passava da una piazza dove alcune persone stavano tirando delle bottiglie contro una vetrina ed è intervenuto, insieme al cognato, per chiedere di smetterla; in tutta risposta, è stato malmenato fino a essere ucciso e, tutto questo, di fronte al figlio di dieci anni che ha assistito a questa scena. Ora, noi chiediamo un'informativa a Piantedosi; sappiamo che domani c'è il però, credo che questo tema meriti una discussione seria, non solo in termini di tempo, ma seria in termini di approccio che credo tutti noi dobbiamo avere.
Vedete, nel comune di Massa abbiamo un sindaco della Lega; oggi, abbiamo un Ministro dell'Interno di un Governo a trazione Fratelli d'Italia e sarebbe molto, molto facile iniziare a strumentalizzare questa tragedia, attaccando, con forza, tutta l'amministrazione e tutto quello che accade e, perdonatemi, siamo consapevoli che, purtroppo, dai banchi della maggioranza, se fosse accaduto in un'amministrazione non del colore di centrodestra, tutto questo starebbe avvenendo. Però, dobbiamo andare davvero oltre perché vedere nelle ore successive a questa tragedia che nei si rimbalzavano ipotesi sulla nazionalità delle persone che hanno assassinato Giacomo - dove chi ha una sensibilità di destra diceva: “sono marocchini” e chi ha una sensibilità, forse, più di sinistra diceva: “per fortuna ci sono italiani …”, come a dire che, così, non si alimenta un certo clima - già questo è sintomatico di un enorme problema che abbiamo in questo Paese ): il fatto di fare un pensiero sulla nazionalità di queste persone, perché, altrimenti, in un modo o nell'altro, succede qualcosa. E, allora, dobbiamo chiedercelo perché sono le domande - che ci stiamo facendo su questo tema - a essere sbagliate. Noi viviamo in un Paese dove c'è un problema di sicurezza che parte dalle nostre case, con le violenze domestiche, e arriva nelle nostre scuole; l'abbiamo visto nei giorni scorsi. Nei luoghi di lavoro c'è un problema di sicurezza; nelle nostre strade c'è un problema di sicurezza. Allora, lo vogliamo affrontare questo tema senza lasciarlo alla propaganda , ma affrontandolo con domande serie?
Perché, poi, c'è chi vuole rispondere con la militarizzazione. Noi sappiamo che la militarizzazione non significa controllo del territorio; significa dare una risposta a una domanda nel senso che non si può militarizzare ogni piazza. Quindi, non dobbiamo essere noi ad alimentare questo perché siamo consapevoli che non è possibile. Dall'altra parte, non possiamo dire che non c'è bisogno di maggiori presidi e di maggiore efficienza delle Forze dell'ordine nelle nostre strade; e questo non significa militarizzazione, significa dare una risposta anche alla percezione di insicurezza perché, quando si parla di sicurezza, la percezione è comunque un fattore fondamentale.
Allora io dico questo: noi dobbiamo anche ripensare le città; ripensare le città perché la solitudine, oggi, è un da miliardi e queste solitudini trovano degli sfoghi; e questo non significa giustificare; significa rispondere oggi.
Anche qui, certezza della pena non significa strumentalizzare una discussione e, come leggo, sentire parlare del referendum nel senso che, se avesse vinto il “sì”, allora avremmo avuto la certezza della pena, perché anche questo sta accadendo. Quindi, una discussione vera, aperta, senza propaganda, perché vedete, non possiamo avere la presunzione di eliminare la violenza da questo mondo.
Però, dobbiamo avere l'ambizione di poterci guardare allo specchio, tutti, come classe politica, di fronte a quello che è accaduto, perché oggi tutti dobbiamo chiedere scusa. Infatti, la cosa ancora più drammatica di questa vicenda è che Giacomo è morto perché non si è girato dall'altra parte; perché ha fatto quello che fa un cittadino, ossia ha detto a delle persone “ma cosa state facendo? Ci sono delle bottiglie per terra, smettetela”, e lo ha fatto davanti al figlio. E il messaggio che è passato e che passerà è “fatti gli affari tuoi”, “fatti gli affari tuoi”, sia quando cammini per strada che quando devi partecipare civilmente alla vita del tuo comune e del tuo Paese.
Giacomo gli affari suoi non se li è fatti ed è finito come è finito. Davvero, lo chiediamo, dalle amministrazioni locali, regionali a qua dentro: togliamo la sicurezza dal campo della propaganda perché c'è la vita di tutti noi, di tutti i nostri figli e di tutte le nostre figlie .
PRESIDENTE. Sul medesimo argomento, abbiamo tre interventi: Furfaro, Amorese e Ghio.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Marco Furfaro. Ne ha facoltà.
MARCO FURFARO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Quando è arrivata la notizia, sconvolgente, dell'omicidio di Giacomo Bongiorni, ero a casa, ad Agliana, dai miei genitori. E, come tutti i genitori che guardano un figlio, anche se grande, per prima cosa mia madre - ascoltando, purtroppo, quasi commossa, con le lacrime agli occhi, il fatto che Giacomo si era ribellato, con un gesto di civiltà, a chi stava deturpando la propria città, il proprio territorio, davanti al proprio bambino di 11 anni, insegnando a quel bambino a ribellarsi ai soprusi, alle prepotenze, alle violenze e, per questo, venendo punito - mi ha detto, nella sua innocenza: “vedi, tu ti ribelli sempre quando succede qualcosa per strada, va a finire che accadrà anche a te”.
È questo il messaggio, devastante, che arriva da quella vicenda; l'idea che, alla fine, vieni punito, che devi chinare la testa e non guardare se qualcuno, nella tua comunità, commette qualche reato, qualche gesto di inciviltà.
Siamo vicini alla famiglia di Giacomo, siamo vicini nel dolore e, in questo sconforto, in questa tragedia immane, chiediamo verità e giustizia; chiediamo che la giustizia sia veloce, che vengano puniti i responsabili e anche, ovviamente, che insieme, destra e sinistra, possiamo provare a mettere a fuoco due cose: la prima è che la sicurezza non è un tema da appaltare a qualcuno .
È accaduto con un Governo di centrodestra, in una città di centrodestra e, perdonate, colleghe e colleghi - lo dico tramite lei, Presidente -, ma sono davvero affranto per il fatto che, un minuto dopo, esponenti territoriali e nazionali del centrodestra, abbiano iniziato a gridare “meno buonismo”, come se la colpa fosse dei buonisti e, magari, non perché i commissariati sono sotto organico, perché le questure sono sotto organico. Perché il tema non è la movida, il tema, semmai, è la sicurezza.
C'è un altro elemento, colleghe e colleghi: c'è da parlare in questo Paese dell'educazione, del contrasto alla violenza che, ogni volta, viene ridotta, quando poniamo il tema nelle scuole, a elemento di propaganda e altre stupidaggini. Laddove non arrivano le famiglie, deve arrivare lo Stato perché lo Stato ha una funzione, in questo Paese, ossia di educare, davvero, all'idea che si possa stare insieme, all'idea che un cittadino debba prendersi cura della propria comunità, e la comunità e le città non sono un su
Lo dico a tutti gli onorevoli del territorio, agli esponenti di centrodestra che hanno persino fatto sciacallaggio su quella vicenda; lo dico ai parlamentari e alle parlamentari della sinistra: nessuno sciacalli su quella vicenda che parla a tutti, a tutti noi. Parla alle solitudini, parla alle città, ma non ce la possiamo cavare con quattro argomenti moralisti, come se, esorcizzando attraverso risolvessimo il problema.
C'è un tema che riguarda la sicurezza delle nostre città e c'è un tema che riguarda l'educazione delle nuove generazioni, la quale non si fa a colpi di e di stupidaggini nelle Aule parlamentari, ma si fa educando, a partire dalle scuole, i nostri figli, i nostri bambini e le nostre bambine, dicendo loro che gli affetti sono una cosa importante, che deve vivere la convivenza e non la violenza; che rispetto alla competizione, alla solitudine, all'individualismo e all'ambizione sfrenata, deve prevalere l'idea della comunità, l'idea della sorellanza e della fratellanza.
E allora, colleghe e colleghi, per la memoria di quel carpentiere e, soprattutto, per quel bambino di 11 anni che avrà per sempre davanti le immagini di suo padre che si ribella a un'ingiustizia e che, per ribellarsi a quell'ingiustizia, viene punito, noi abbiamo il compito assieme, destra e sinistra, maggioranza e opposizione, senza barriere, senza muri e senza pregiudizi, di mettere a terra, finalmente, l'idea e l'esigenza che le nostre città devono essere messe al sicuro fino in fondo e che l'educazione non è un argomento di propaganda, ma l'educazione oggi significa combattere assieme - visto che lo diciamo tutti i giorni -, fuori dalla propaganda e dalla violenza, e avere l'ambizione di costruire comunità in cui si sta insieme e si combatte assieme l'inciviltà .
PRESIDENTE. Allora, per recuperare un errore di riorganizzazione dei miei appunti, dico che adesso darò la parola all'onorevole Amorese, poi all'onorevole Giachetti e, poi, alla deputata Piccolotti. Almeno così risulta in questo momento ed è mio l'errore di registrazione.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Amorese. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO AMORESE(FDI). Grazie, Presidente. Vi parlo da una città ferita, quella dove sono nato e vissuto; una città che, però, ha risposto fin da subito unita, fiera, ferma, con il dramma nel cuore. Perché aver ascoltato, letto i racconti della compagna di Giacomo Bongiorni fa male al cuore, fa male a tutti noi, fa male ai padri e alle madri, a ogni italiano, non solo a noi massesi.
In quella piazza, vedete, colleghi, c'è una contrapposizione epocale, sostanzialmente, ci sono due civiltà che si contrappongono. Di giorno c'è una scuola: spesso da quella scuola e in quella piazza si ascoltano note, si possono ammirare simposi di scultori; è un liceo musicale, artistico, storico nella mia città. Poi, nella notte accade questo. Giacomo ha provato a insegnare qualcosa, ha insegnato a tutti noi. Ha insegnato la civiltà del rispetto, la civiltà delle regole, la civiltà della educazione.
Io credo, andando anche a derogare a quelle che sono le regole della toponomastica di un comune, che quella piazza gli vada subito dedicata , perché non si tratta di eroismo, non si tratta di nulla, ma si tratta di civiltà.
La contrapposizione è con quel branco di animali che lo hanno massacrato davanti a un figlio, davanti a una compagna, davanti a un cognato, davanti a quella parte più numerosa di città che è civile, che coincide con l'Italia civile.
Io ho apprezzato - devo dire - le parole dei colleghi, perché non hanno fatto sciacallaggio, non l'ha fatto neanche Fratelli d'Italia - signori, ve lo dico con molta compostezza e serietà -, in città le persone serie non lo stanno facendo. Ci sarà, stasera, una fiaccolata unitaria, chiamata dall'amministrazione e dal vescovo, senza bandiere se non quella della civiltà di Giacomo Bongiorni.
E allora, la risposta c'è stata anche negli arresti. Non me ne frega nulla della nazionalità di coloro che sono stati arrestati ma spero che marciscano in galera. In ricordo e in onore di quel ragazzo, del figlio che teneva la sua mano, la mia città, la nostra Italia non meritano questo e noi continueremo a provare a insegnare quella civiltà in nome di Giacomo Bongiorni .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, signor Presidente. Anche noi ci associamo alla richiesta del collega Ricciardi, che vorrei ringraziare sia per i toni, che per il merito con il quale ha affrontato la questione. Perché, onorevole Amorese, ci mancherebbe altro che voi, questa volta, non abbiate fatto speculazione, glielo dico con grande amicizia e con grande rispetto.
Se noi oggi dovessimo ripagarvi con la stessa moneta e con lo stesso metodo che voi avete utilizzato in passato, qualcuno di noi sarebbe andato a Massa facendosi fotografare di fronte a un'asta, che diceva “siamo i primi ad essere arrivati e gli ultimi ad essercene andati” e avremmo chiesto le dimissioni del sindaco leghista di Massa, ma noi siamo molto, molto diversi.
Non abbiamo alcuna intenzione di speculare sul tema della sicurezza, ma neanche di alimentare quel senso di insicurezza grazie al quale, spesso e volentieri, avete vinto elezioni locali e anche nazionali. Siamo di un altro tipo e questo vorrei che fosse ben chiaro, però non possiamo non chiedere al Ministro Piantedosi… Noi abbiamo presentato il domani, ma è vero, il tema non si può risolvere in una battuta di qualche minuto. Noi abbiamo l'esigenza di un confronto politico in Aula con il Ministro dell'Interno sulle politiche della sicurezza in questo Paese da quando voi siete al Governo, nel quale, anno dopo anno, avete fatto nuovi reati, aumenti di pena! Arriverà adesso un altro provvedimento sulla sicurezza, che si dimostra palesemente fallimentare rispetto a quel che accade, che non dipende da una responsabilità diretta vostra, ma che evidentemente mette in luce deficienze nell'approccio. Lo dicevano altri colleghi: abbiamo un problema sociale, come pensiamo di governarlo? Sempre e solo con aumenti di pena e reati su reati.
Vorrei dire, e concludo, che mi auguro anche che rispetto al Ministro dell'Interno, che, dopo un periodo complicato - che abbiamo rispettato; non abbiamo fatto neanche una battuta su quello che è successo -, essendosi trincerato nel silenzio per giorni e giorni, nella prima occasione nella quale si espone al pubblico, alla festa della Polizia, non ha niente di meglio da fare che attaccare l'opposizione, prendendo parte politica , voi ci dovete spiegare che intenzioni abbiate per il prossimo anno, perché un in questo Paese c'è un problema di sicurezza, perché ciascuno di noi ha delle proposte. Ma quando la Presidente del Consiglio ci chiede di fare proposte, esattamente come accadrà sull'edilizia pubblica residenziale, esattamente come è accaduto sul salario minimo, esattamente come è accaduto in tante occasioni, l'unica cosa che sapete fare è cancellare qualunque proposta dell'opposizione e poi venirci a spiegare che non fate speculazione, onorevole Amorese, ci mancherebbe soltanto che in questo contesto, che è stato il contesto in passato nel quale voi avete speculato, siamo noi a dover ringraziare di non fare speculazione. Su questi temi non si fa speculazione. Sul fatto che siamo arrivati adesso a capire che non si fa speculazione, è un grande passo avanti per la democrazia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Anche noi di Alleanza Verdi e Sinistra ci associamo a questa richiesta di informativa. Siamo anche noi sconvolti, addolorati, stretti nel dolore della famiglia di Giacomo Bongiorni e di tutta la comunità di Massa. Quello che è accaduto ci ha scosso e ci ha travolto, imponendoci una riflessione sulla crescita vertiginosa degli episodi di violenza.
Non è la prima volta che ci troviamo a dover discutere di qualcosa di così assurdo, di così senza senso, di così sconvolgente, perché ne abbiamo già discusso quando fu ucciso Willy Monteiro in una situazione molto simile, con la stessa violenza cieca.
Ne avremmo dovuto discutere, quando è stato ucciso Paolo Taormina a Palermo, mentre cercava di sedare una rissa. Ne avremmo dovuto discutere, quando un'insegnante di francese, Chiara Mocchi, è stata accoltellata. Ne avremmo dovuto discutere più a lungo, quando uno studente di 18 anni, Youssef Abanoud, è stato accoltellato dentro una scuola. Sono decine e decine gli episodi di violenza giovanile che noi stiamo monitorando. Si tratta di accoltellamenti e sparatorie, di cui si sono resi protagonisti ragazzi e ragazzini in età giovanissima e di ogni nazionalità. Ecco, allora, di fronte a tutto questo, di fronte a questa violenza, che si diffonde tra generazioni di giovanissimi, ci aspettiamo che il Governo non solo non faccia sciacallaggio, come ha detto il collega Amorese, ma che metta in campo soluzioni, perché noi sappiamo che giustizia verrà fatta, come è stata fatta nei casi precedenti.
Gli assassini di Willy Monteiro sono in carcere e hanno avuto pene di 20 e 28 anni. A noi non basta che venga fatta giustizia. Non basta, collega Amorese, che qualcuno finisca in carcere e paghi per il crimine tremendo che ha compiuto, perché né il carcere né i tribunali possono ridare al figlio di Giacomo Bongiorni il suo papà. Allora, a noi non basta. A noi serve un Governo che faccia politiche di prevenzione !
Di fronte a questa parola, è necessario che insieme, maggioranza e minoranza, destra e sinistra, riflettano su quanto è stato fatto fin qui. Infatti, avete varato il pacchetto Caivano e poi non so quanti altri decreti sicurezza, inventando 40 nuovi reati, aumentando le pene per oltre 400 anni di carcere, ma la situazione non solo non è migliorata, ma continua a peggiorare ! Continuiamo a contare le vittime di questa violenza, vittime che molto spesso hanno perduto la vita solo perché cercavano di riportare un po' di civiltà in contesti in cui la convinzione che la violenza e la logica amico-nemico la facessero da padroni era l'unica regola di un vivere incivile.
Ecco, allora, chiudo, Presidente. Se vogliamo parlare di prevenzione, dobbiamo parlare di che cosa possiamo fare, a partire dalle scuole, dal potenziamento del tempo scuola e dalla costruzione di una rete con i servizi sociali territoriali, con gli psicologi e con iniziative volte a combattere la diffusione della violenza giovanile. O fate questo e investite denaro nella prevenzione, oppure le parole che diciamo qui oggi rimarranno solo l'espressione di un cordoglio e purtroppo saranno inutili allo scopo di impedire che quello che è accaduto a Massa accada ancora una volta .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Barabotti. Ne ha facoltà.
ANDREA BARABOTTI(LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, troviamo un po' fuori luogo la richiesta di informativa al Ministro dell'Interno, ma vogliamo comunque associarci a questa richiesta, perché il Ministro Piantedosi avrà così modo di parlare dei rinforzi alla Polizia di Stato che la questura di Massa Carrara ha avuto negli anni, avrà modo di parlare dell'investimento sulla sicurezza, che è previsto tramite un accordo già siglato col comune, che prevede la realizzazione della nuova questura, avrà modo di parlare e di ringraziare l'amministrazione comunale, perché, grazie alla videosorveglianza voluta capillarmente in tutta la città dall'amministrazione Persiani, i responsabili sono stati prontamente individuati e consegnati alla giustizia .
Il tema è un po' fuori luogo. Ci associamo, perché non abbiamo nulla da nascondere e non ci sentiamo affatto responsabili. Io dirò di più. Siccome il tema non è soltanto di sicurezza, ma è anche un tema sociologico, allora chiederei che la richiesta di informativa venga allargata anche al Ministero dell'Istruzione e del merito.
Il Ministro Valditara, magari, avrebbe così la possibilità di spiegare a tutti coloro che oggi in quest'Aula ci parlano di quella prevenzione necessaria che, per la prima volta nella storia di questo Paese, le linee guida nazionali, che riguardano i programmi scolastici e le materie obbligatorie che sono soggette a insegnamento, avranno come proprio il tema dell'educazione alle relazioni, alla non violenza, alla parità e quant'altro e ciò per la prima volta. Magari è giusto che, proprio in termini di prevenzione, il Ministro venga qui a raccontarci quello che abbiamo fatto anche su questo piano.
Detto questo, gli sciacallaggi, purtroppo, li abbiamo visti da una parte e dall'altra. Fortunatamente non li ho visti da parte di esponenti politici locali, fortunatamente non li ho visti da parlamentari che appartengono a quella stessa terra e mi riferisco al collega Amorese e al collega Ricciardi. Qualcun altro può averlo fatto, ma la comunità, da questo punto di vista, è assolutamente unanime e non chiede in questo momento che il teatrino della politica occupi lo spazio del dolore e occupi lo spazio della vicinanza.
Allora, chiudo questo intervento, Presidente, esprimendo la mia vicinanza alla compagna di Giacomo Bongiorni, Sara Tognocchi, ai figli Nina e Gabriele e a Lino e Giorgia, che sono i genitori di Giacomo Bongiorni .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, su altro argomento, la deputata Buonguerrieri. Ne ha facoltà.
ALICE BUONGUERRIERI(FDI). Grazie, Presidente. Intervengo per chiedere un'informativa urgente al Governo, in particolare al Ministro della Salute, e la disamina di tutti i documenti esistenti e relativi ai fatti gravi che continuano ad emergere sulla vicenda delle mascherine e sulle ipotesi di tangenti richieste dai colleghi di Giuseppe Conte. Ebbene, Presidente, più imprenditori, sotto giuramento, sono venuti a riferire in Commissione COVID dell'esistenza di quello che appare come un vero e proprio sistema. L'avvocato Luca Di Donna, collega dell'allora Premier in carica Giuseppe Conte, incontrava imprenditori presso lo studio del professor Alpa, mentore di Giuseppe Conte, e in quello studio nel quale lo stesso Giuseppe Conte ha lavorato, e chiedeva, per risolvere problemi o agevolare affari con l'amministrazione dello Stato, una percentuale sul fatturato pari a decine di milioni di euro.
Presidente, noi parliamo di un giro di percentuali della dimensione unica nella storia della Repubblica italiana e chi deve rispondere di queste gravi accuse ha un nome e un cognome: Giuseppe Conte . Per questo, Presidente, Fratelli d'Italia chiede da tempo che venga a riferire in Commissione. Ma Giuseppe Conte che cosa fa, Presidente? Usa la Commissione come scudo personale e, anziché dimettersi e venire a riferire nelle sedi istituzionali, messo con le spalle al muro interviene e utilizza la trasmissione di Mario Giordano per mentire agli italiani, dimostrando come, anche in questo caso, esistano più “Giuseppi”: il “Giuseppi” che dice di voler collaborare con la Commissione d'inchiesta COVID e quello che in Commissione non viene mai; il “Giuseppi” che dice di voler essere audito in Commissione d'inchiesta COVID e quello che, come prova il video della stessa Commissione, dichiara di non volersi dimettere, ben sapendo che quello è l'unico modo per farsi audire in Commissione COVID ; poi ancora, Presidente, il “Giuseppi” che dice: io non sono mai stato collega di Luca Di Donna e quello, invece, che, smentito dalla trasmissione di Nicola Porro, condivideva lo studio con l'avvocato Di Donna e condivideva finanche il numero di telefono e il numero di fax ; poi ancora, il “Giuseppi”…
PRESIDENTE. Colleghi, colleghi.
ALICE BUONGUERRIERI(FDI). ...che dice di non avere mai indirizzato, da quando è stato designato Premier, clienti ad altri colleghi, e poi quello che, smentito anche in questo caso documentalmente, Presidente, passava invece clienti all'avvocato Di Donna, fino ad arrivare, Presidente, addirittura a sostenere che la procura avrebbe indagato per anni sulle vicende riferite dall'ingegner Bianchi per poi archiviarle. È falso, Presidente, è falso anche questo, perché la procura non ha mai indagato sulle vicende riferite dall'ingegner Bianchi. Questi fatti gravi sono nuovi e sono emersi grazie ai lavori della Commissione COVID .
Anzi, Presidente, dobbiamo sapere che l'unico giudice che si è pronunciato su questa vicenda, il tribunale di Roma, ha condannato tutti gli italiani a risarcire all'ingegner Bianchi 280 milioni di euro . Lo ripeto: 280 milioni di euro per gli errori della Presidenza del Consiglio dei ministri quando Conte era Presidente del Consiglio dei ministri.
E allora, Presidente, sì, è chiaro, esistono più “Giuseppi”, ma è anche chiaro che non ci si può fidare di nessuno di quei “Giuseppi”, perché siamo di fronte a un mentitore seriale inaffidabile e inattendibile .
PRESIDENTE. Onorevole, la prego.
ALICE BUONGUERRIERI(FDI). E guardi, tra le tante domande che abbisognano...
ALICE BUONGUERRIERI(FDI). ...di risposta, ce ne è una: se Giuseppe Conte ha mentito su questo...
ALICE BUONGUERRIERI(FDI). ...su che cos'altro dobbiamo attenderci che possa aver mentito ancora ? E perché lo fa? Che cos'ha da nascondere? Di che cosa ha paura? Presidente, noi non ci fermeremo ...
ALICE BUONGUERRIERI(FDI). ...e andremo fino in fondo, perché gli italiani meritano verità .
PRESIDENTE. La prego di utilizzare i termini corretti. Vi prego, colleghi, di togliere le mascherine. Il messaggio è arrivato: vi prego di togliere le mascherine . Chiedo ai commessi di favorire la possibilità di togliere le mascherine. Consegnatele. Non vi possono mettere le mani, ci mancherebbe che vi possano mettere le mani. La preghiera è di consegnarle o di toglierle. Il messaggio è arrivato, siamo sicuramente arrivati. Senza toccare nessuno, vi prego di favorire... in modo tale da poter continuare il lavoro di Aula. Quindi, chiedo la cortesia ai colleghi. Colleghi, il messaggio è arrivato, il messaggio è arrivato. Potete toglierle, per cortesia. Il messaggio è arrivato, quindi consentiamo i lavori.
Allora, credo di aver capito che vuole intervenire il... vi prego, colleghi, per economia di Aula. Quello che dovevate dire è emerso chiaramente, non si discute questo.
Quindi, se possiamo continuare il dibattito, e sempre rimanendo sul medesimo argomento, ha chiesto di parlare il presidente Conte. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE CONTE(M5S). Presidente Costa, posso ?
PRESIDENTE. Prego, presidente.
GIUSEPPE CONTE(M5S). Allora, mi rivolgo a lei per rispondere e associarmi all'intervento che è stato fatto dall'onorevole Buonguerrieri. Mi associo alla richiesta di informativa per una semplice ragione, perché qui abbiamo agito sempre in trasparenza e non abbiamo nulla da nascondere . Ben vengano le informative.
Anzi, vorrei ricordare - e mi permetto di associare in questo anche le altre forze di opposizione - che quando è stata istituita la Commissione COVID noi non l'abbiamo ostacolata, l'abbiamo favorita. Signori dell'opposizione, l'abbiamo però favorita perché avesse un perimetro ampio, esteso anche alle regioni che voi avete comandato , dove c'è stata la gestione oggettivamente più critica della pandemia. Ma siccome il coraggio non vi appartiene, avete escluso dal perimetro di indagine di una Commissione bicamerale proprio la gestione sanitaria territoriale, quella che si è dimostrata più critica. Questo è il vostro coraggio davanti agli italiani .
Quindi, quella che doveva essere una Commissione volta ad approfondire finalmente le ragioni per cui l'Italia si è trovata in una condizione di grave criticità, volta ad approfondire la gestione effettiva sanitaria sulle regioni, sui territori, onde ricavare delle lezioni a futura memoria, non sta producendo nulla, se non la vostra grancassa mediatica di contumelie, di denigrazioni e di diffamazioni. E addirittura, oggi ne vediamo un esempio in quest'Aula .
Se l'onorevole Buonguerrieri avesse messo prima la mascherina, avrebbe filtrato meglio le parole in libertà che ha detto . Però, siccome - dicevo - io intervengo, Presidente, per associarmi alla richiesta di informativa... e semmai chiederemo anche al Ministro - estendiamo il perimetro dell'informativa - perché, a distanza di anni, non ha ancora prodotto un piano pandemico, dopo aver criticato le opposizioni . O forse perché, avendolo già prodotto e avendo riprodotto in quella bozza di piano le stesse misure da noi adottate, quando eravamo al Governo, adesso non sapete come uscirne, dopo la vostra grancassa , però vedo che avete imparato a mettere le mascherine, non in testa ma al posto giusto. Allora, per i cittadini che ci seguono e che sono costretti a sorbirsi anche interventi puramente sterili e polemici, ricordo che io ho scritto una lettera ai Presidenti di Camera e Senato e, nell'intervento in Commissione COVID, ormai datato, ottobre 2024, ho chiesto testualmente… ho informato il presidente Lisei della Commissione, su cui ritornerò: “La informo che sono ben desideroso di poter offrire un mio specifico contributo - - all'accertamento dei fatti riguardanti la gestione dell'emergenza sanitaria e le misure adottate per affrontare l'emergenza epidemiologica di cui all'oggetto della presente Commissione. Pur nell'ambito di un perimetro di indagine che nasce profondamente ristretto e a fronte di un approccio metodologico che appare originariamente viziato, a causa della deliberata volontà delle forze di maggioranza di tenere fuori dal quadro di approfondimento la gestione sanitaria a livello regionale (…)”. Io mi sono reso disponibile ad essere audito come parte informata, molto informata sui fatti. Purtroppo, non ho avuto risposta dai Presidenti di Senato e Camera .
Ovviamente, lo dico perché riguarda tutti . Qui abbiamo l'anomalia di parlamentari di maggioranza... Addirittura il presidente Lisei ha fatto un video, perché mi vogliono far dimettere e quindi non vogliono che eserciti le mie prerogative parlamentari. Di peggio avete fatto quando avete scritto la norma per cacciare dalla Commissione antimafia Scarpinato e De Raho . Imparate la democrazia parlamentare.
Dico all'onorevole Buonguerrieri: se ha tanto coraggio, lei e tutti i cuor di leoni che la circondano rinunciate all'immunità. Così ripete le stesse parole e ce la vediamo in tribunale : “Buffoni, buffoni”, .
PRESIDENTE. Signori, signori. Per favore, colleghi. Colleghi, per favore. Colleghi, vogliamo andare avanti? Abbiamo altri interventi.
Allora, ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, l'onorevole Girelli. Ne ha facoltà. Abbiamo l'onorevole Girelli. Per favore, ascoltiamolo.
GIAN ANTONIO GIRELLI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Indubbiamente, anche dopo le parole del presidente Conte, non possiamo, a nostra volta, che aderire alla richiesta di informativa, però non posso non sottolineare due aspetti, ossia che l'informativa, a questo punto, andrebbe chiesta davvero a tutto campo, recuperando in quell'occasione quello che è mancato nell'istituzione della Commissione d'inchiesta. Perché, per esempio, avrei grande curiosità di sapere perché si sono spesi 8 milioni di euro per comprare delle mascherine in regione Lombardia che non sono state minimamente utilizzate semplicemente perché del tutto inadeguate alla bisogna. Classificati come pannolini, perché questo era… con un assessore al bilancio che, ostinatamente, se le metteva per dimostrare che a qualcosa servivano, creando anche qualche imbarazzo, diciamo grottesco e anche quasi comico, nonostante la tragedia di quel momento.
Ma credo che il vero punto sia il seguente: dobbiamo chiederci perché abbiamo istituito quella Commissione, se pensiamo che settimanalmente facciamo uscire delle veline per farne oggetto di qualche comunicato stampa, ripreso, ad onor del vero, con poca convinzione dalla stampa e, soprattutto, riportiamo periodicamente in Aula quelli che sono dei presunti risultati delle conclusioni dei lavori della Commissione stessa. Perché, a mio giudizio, una Commissione d'inchiesta dovrebbe avere per lo meno la capacità di approfondire il perimetro che si è data come oggetto e riferire poi in una relazione finale le conclusioni. Qui ci ritroviamo periodicamente conclusioni riportate che spesso sono anche irrispettose del pronunciamento della magistratura, che vogliono dare una lettura del tutto artata e di parte di quelle che sono supposizioni . E le confesso, Presidente, che quello che più mi scomoda - avendo vissuto da lombardo la tragedia del COVID e avendo vissuto da consigliere e presidente della Commissione d'inchiesta di quella regione - è il fatto che in questo caso, in quest'Aula, in quella Commissione, in alcune dichiarazioni, ci sia stata l'assoluta mancanza di rispetto delle migliaia di morti , perché questo dovrebbe essere alla base di qualsiasi ragionamento. Questo dovrebbe renderci responsabili di approfondire come evitare in futuro la tragedia che abbiamo vissuto. Per tutto questo, è una vergogna quello che si consuma in quest'Aula.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, Presidente. Anche noi interveniamo per associarci alla richiesta di informativa da parte del Ministro. Anche noi riteniamo che l'informativa debba avere un respiro più ampio di quello che è stato proposto. Siamo molto preoccupati perché, dopo la pandemia COVID e quello che è accaduto in questo Paese, i morti che ci sono stati, i problemi che sono derivati, avremmo sperato che, dopo quattro anni da quella vicenda, ci fosse stato, diciamo così, da parte della maggioranza che governa il Paese, un senso di responsabilità; e, quindi, serve chiedere un'informativa perché manca il piano pandemico ; perché le promesse, che sono state fatte, di assunzioni di infermieri e di medici non sono state mantenute; perché quella medicina del territorio che è stata ritenuta necessaria per affrontare la pandemia COVID non ha avuto alcun provvedimento amministrativo; perché non avete stanziato risorse sulla sanità.
Ecco, vorremmo un'informativa su questo punto; e vorremmo anche fare, diciamo così - Presidente, me lo consenta -, una critica alla sua gestione, ossia, quando si fanno i nomi dei colleghi in quest'Aula, non si usino, diciamo, formulazioni che storpiano i nomi e i cognomi delle persone e dei colleghi indicati perché non siamo a scuola qui. Non siamo neanche al mercato. Questo è il Parlamento della Repubblica e, quindi, cara collega, la prossima volta sia più rispettosa di quello che avviene.
E per quanto riguarda le mascherine, finalmente ve le siete messe, con un po' di ritardo. Non le avete messe quando servivano, ma le mettete ora. Ma anche ora possono avere un'utilità vera; mettete le mascherine così non dite le sciocchezze che continuate a dire . Perché guardate che, se avete delle informazioni che riguardano illeciti anche su questo punto, andate dalla magistratura Non fate queste chiacchiere, nascosti dietro l'immunità parlamentare. Andate dalla magistratura, se avete il coraggio. Fate le denunce e vediamo di chi sono le responsabilità, anche in quelle regioni che voi avete governato , che sono state la principale causa di una mancata o cattiva gestione del COVID.
Dovreste ringraziare, cara collega, che al tempo c'era un Governo nazionale che ha saputo affrontare l'emergenza e che ha saputo salvare migliaia di vite in questo Paese . Perché, se fosse stato per voi e per le vostre posizioni no-vax, in molte case italiane ci sarebbero le lacrime per le morti che non ci sono state. Dovreste ringraziare .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per un richiamo al Regolamento, l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Articoli 8 e 60. Non possiamo non far rilevare in questa sede che, nonostante ci sia stata una divisione riguardo alle sospensioni settimanali, oggi ci troviamo in una situazione, in un voto importante - come credo voi tutti potrete convenire -, quello successivo a questo, in cui ben 10 esponenti dell'opposizione non sono presenti in Aula. Non potevamo non farglielo rilevare. Ci sembra che ci sia una situazione oggettiva che vada messa in evidenza.
Colgo anche l'occasione - è già stato fatto dal collega Casu, ma siamo a ribadirlo - per dire che, in merito all'applicazione dell'articolo 60, nello specifico l'articolo 60, comma 4, nel combinato disposto con l'articolo 60, comma 3, sia necessaria una riunione urgente della Giunta per il Regolamento per interpretare questa norma, e meglio delimitarne il perimetro, tenuto conto della necessità, a nostro giudizio, di verificare un diverso sistema sanzionatorio tra comportamenti non violenti e comportamenti verbali o fisici violenti. E quindi, siamo, per il suo tramite, a chiedere al Presidente della Camera la convocazione della Giunta per il Regolamento .
PRESIDENTE. Allora, onorevole Fornaro, riferirò al Presidente in ordine alla sua istanza sull'eventuale sottoposizione della questione alla Giunta per il Regolamento. Ovviamente, non posso decidere io.
Faccio solo presente, ma è corretto così, che lo scaglionamento dei deputati sanzionati nei diversi periodi è già previsto ed attuato e l'eventuale sovrapposizione di qualcuno di essi può dipendere esclusivamente dal concreto andamento dei lavori degli organi parlamentari interessati e che questo ha evitato che ci fosse un blocco di assenze maggiore. Ma, in ogni caso, rimane la vicenda che informerò il signor Presidente, ovviamente.
Ha chiesto di parlare, sempre per un richiamo al Regolamento, l'onorevole Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Articoli 8 e seguenti. Io reitero un richiamo al Regolamento, cosa che ho fatto qualche settimana fa, sulla disciplina delle informative, perché qui sta diventando una consuetudine richiedere informative al Presidente del Consiglio di cinque anni fa, perché parlate di quello che ha fatto il Presidente Conte.
Ora, capisco che sta arrivando nell'aria una certa sensazione di opposizione da quei banchi della maggioranza , però siete ancora al Governo, quindi le informative vanno chieste al Presidente del Consiglio attuale, ai Ministri attuali. Non bisogna chiederle ai Presidenti del Consiglio del passato.
Quindi, tutto va bene, comportarsi sempre da dell'opposizione nonostante si è a Palazzo Chigi, va tutto bene, però insomma ci sarà un limite a questa condotta d'Aula? Perché allora va bene tutto, poi, ripeto, capisco che sentite che sta arrivando questo momento… Però crediamo che questi lavori debbano recuperare una credibilità e una dignità perché, altrimenti, non si può andare avanti in questa maniera .
PRESIDENTE. Ovviamente, informerò il Presidente della vicenda, è fuori discussione. Come lei sa, la disciplina delle informative subirà una modifica e al più presto verrà posta in Aula.
Saluto le studentesse, gli studenti, le docenti e i docenti dell'Istituto di istruzione superiore “Euclide” di Bova Marina, in provincia di Reggio Calabria, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Grazie di essere qui, benvenuti a Montecitorio.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la deliberazione in merito alla proposta di elevazione di un conflitto di attribuzione innanzi alla Corte costituzionale, nei confronti del Tribunale ordinario di Roma - Collegio per i reati ministeriali e nei confronti della procura della Repubblica presso il medesimo tribunale.
Al riguardo, comunico che l'Ufficio di Presidenza, nelle riunioni del 3 dicembre 2025, del 22 gennaio 2026 e del 1° aprile 2026, ha preso in esame la richiesta, pervenuta in data 13 ottobre 2025, dei presidenti dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati, con la quale gli stessi hanno chiesto al Presidente della Camera dei deputati di sottoporre all'Ufficio di Presidenza la valutazione circa l'opportunità di sollevare conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti del Tribunale ordinario di Roma - Collegio per i reati ministeriali e della procura della Repubblica presso il medesimo tribunale, a tutela delle prerogative della Camera medesima, lese dall'operato della magistratura procedente.
Nella relazione della Giunta per le autorizzazioni, approvata in via definitiva dall'Assemblea il 9 ottobre 2025, è stato sottolineato che “la connessione teleologica tra l'ipotesi di false informazioni al pubblico ministero contestata alla dottoressa Bartolozzi e i reati funzionali attribuiti al Ministro Nordio avrebbe dovuto imporre la trasmissione degli atti alla Camera affinché si pronunciasse sull'autorizzazione a procedere anche con riferimento alla posizione del capo di Gabinetto. Pertanto, la scelta di procedere con le forme ordinarie nei confronti di quest'ultima determina un pregiudizio concreto alle prerogative costituzionali della Camera, che va invece evitato mediante un'interpretazione costituzionalmente orientata dell'istituto della connessione e della procedura di garanzia prevista dalla legge costituzionale n. 1 del 1989”.
Infatti, secondo quanto deliberato dall'Ufficio di Presidenza, dalla non qualificazione come ministeriale, da parte del Tribunale dei ministri, del comportamento complessivo tenuto dalla dottoressa Bartolozzi è conseguita la sua iscrizione, nelle forme ordinarie, ad opera della procura della Repubblica presso il tribunale di Roma, nel registro delle notizie di reato per il delitto di cui all'articolo 371- del codice penale.
In ogni caso, la connessione teleologica sussistente tra tale delitto e i reati contestati agli altri soggetti coinvolti avrebbe richiesto il ricorso alla procedura prevista dall'articolo 96 della Costituzione, dalla legge costituzionale n. 1 del 1989 e dalla legge n. 219 del 1989.
La riconducibilità della connessione teleologica della condotta della dottoressa Bartolozzi nell'ambito del quadro normativo sopra richiamato non assume solo rilievo tecnico-processuale, ma è volta a garantire il rispetto delle guarentigie costituzionali previste per i reati ministeriali.
Inoltre, un'interpretazione costituzionalmente orientata dell'articolo 12 del codice di procedura penale, della legge costituzionale n. 1 del 1989 e della legge n. 219 del 1989 impone, in coerenza con i principi di equilibrio e di separazione dei poteri, che il potere parlamentare di autorizzazione a procedere riguardi anche i procedimenti penali che, pur riferiti a soggetti diversi dai Ministri, risultino collegati sul piano finalistico ai reati ministeriali.
Pertanto, la suddetta connessione teleologica tra i due procedimenti avrebbe dovuto determinare, per , la necessità di sottoporre anche il procedimento penale relativo alla dottoressa Bartolozzi alla valutazione parlamentare prevista dall'articolo 96 della Costituzione.
Inoltre, il principio di leale collaborazione tra i poteri dello Stato - posto dalla Corte costituzionale come parametro di legittimità delle condotte dei poteri nell'esercizio delle loro reciproche funzioni - avrebbe richiesto che il Tribunale dei ministri, una volta effettuata la valutazione di non ministerialità della condotta riferita alla dottoressa Bartolozzi, comunicasse alla Camera dei deputati la sua decisione ai sensi dell'articolo 8 della legge costituzionale n. 1 del 1989 e dell'articolo 2 della legge n. 219 del 1989, in modo da consentirle di effettuare la propria “valutazione autonoma”, come riconosciuto dalla Corte costituzionale con le sentenze n. 241 del 2009 e n. 87 del 2012.
Con le citate sentenze, infatti, la Corte costituzionale ha stabilito che non può essere sottratta all'organo parlamentare una propria autonoma valutazione circa la natura ministeriale o meno dei reati oggetto di indagine giudiziaria e che, pertanto, qualora la Camera di competenza non condivida la valutazione negativa espressa dal procuratore della Repubblica o dal Tribunale dei ministri circa la ministerialità del reato, le è riconosciuta la possibilità di sollevare conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte costituzionale, laddove ritenga che tale decisione abbia compresso la potestà di autorizzazione a procedere, che l'articolo 96 della Costituzione le attribuisce.
La differenziazione operata tra reato ministeriale, contestato al Ministro, onorevole Carlo Nordio, e reato comune, contestato alla dottoressa Bartolozzi, ha condotto di fatto ad un'elusione della valutazione parlamentare prevista dall'articolo 96 della Costituzione, così come interpretato dalla Corte costituzionale, e, pertanto, la scelta di procedere in via ordinaria nei confronti della dottoressa Bartolozzi ha determinato un pregiudizio concreto delle prerogative costituzionali della Camera stessa.
La Giunta per le autorizzazioni in data 4 novembre 2025 ha espresso un orientamento favorevole in merito all'elevazione di un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti del Tribunale ordinario di Roma - Collegio per i reati ministeriali e della procura della Repubblica presso il medesimo tribunale.
L'Ufficio di Presidenza, nella riunione del 1° aprile 2026, ha deliberato di proporre all'Assemblea di elevare conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato innanzi alla Corte costituzionale nei confronti del Tribunale ordinario di Roma - Collegio per i reati ministeriali e della procura della Repubblica presso il medesimo tribunale, a tutela delle prerogative di cui all'articolo 96 della Costituzione, lese dall'operato delle autorità giudiziarie procedenti.
Su tale proposta darò la parola, ai sensi dell'articolo 45 del Regolamento, a un deputato per ciascun gruppo per non più di cinque minuti ciascuno.
Ha chiesto di parlare la deputata Carla Giuliano. Ne ha facoltà.
CARLA GIULIANO(M5S). Grazie, Presidente. Il caso Almasri rappresenta oggi uno dei passaggi più gravi e delicati nei rapporti tra l'Italia e la giustizia internazionale. Una vicenda che non riguarda un singolo episodio, ma che interroga la credibilità del nostro Paese, il rispetto del diritto internazionale e il rapporto tra istituzioni e verità. Oggi non siamo più di fronte a una valutazione politica, ma c'è un dato oggettivo, perché la Corte penale internazionale ha deferito l'Italia all'Assemblea degli Stati parte per mancata cooperazione: un atto formale, un atto grave che certifica una responsabilità e apre un problema politico e istituzionale di prima grandezza.
Eppure all'inizio - lo avevamo ricordato - c'era stata un'Italia che aveva funzionato - la DIGOS, l'Interpol, la magistratura -, un sistema che si era attivato per dare esecuzione a un mandato d'arresto per crimini gravissimi, tra cui torture e violazioni sistematiche dei diritti umani. Poi, però, quest'Italia si è fermata e si è fermata per una precisa scelta politica. Almasri così viene arrestato, poi scarcerato e infine rimpatriato in Libia con un volo di Stato pagato dai cittadini italiani: una decisione che oggi la Corte considera incompatibile con gli obblighi assunti dal nostro Paese. Qui sta proprio il punto centrale perché, quando uno Stato aderisce allo Statuto di Roma, si assume un obbligo preciso: collaborare con la Corte penale internazionale e quest'obbligo non è una facoltà, non è una valutazione discrezionale, ma è un impegno giuridico vincolante.
In questo caso, però, quell'impegno è stato disatteso e ci è stato detto che è stato disatteso perché si trattava di sicurezza nazionale. Ebbene, se fosse stato davvero così, sarebbe stato opposto il segreto di Stato. La verità è che siamo di fronte a una decisione politica che è stata assunta per ragioni di opportunità, probabilmente legate ai flussi migratori. Ma è una scelta che ha prodotto un doppio fallimento: un fallimento sul piano internazionale, perché l'Italia oggi è accusata di non aver rispettato i propri obblighi, e un fallimento sul piano interno, perché i risultati dichiarati in termini di contrasto all'immigrazione clandestina non sono arrivati.
Il caso Bartolozzi si inserisce in questo quadro. Ogni volta che uno Stato decide di non collaborare con un organismo internazionale cui ha aderito, non sta compiendo un atto tecnico, ma sta mandando un messaggio politico preciso e sta dicendo qualcosa sulla propria affidabilità, sulla propria credibilità e sul proprio ruolo nella comunità internazionale. Il deferimento all'Assemblea degli Stati parte è un passaggio che espone il nostro Paese al giudizio degli altri Stati e che rischia di incidere profondamente sulla nostra reputazione. E allora ci dobbiamo chiedere quale immagine vogliamo dare all'Italia: un Paese che rispetta le regole che contribuisce a costruire oppure un Paese canaglia, che aggira le regole quando queste diventano scomode?
Ma c'è un punto ancora più importante: questa vicenda non riguarda solo i rapporti internazionali, questa vicenda riguarda anche il rispetto delle istituzioni democratiche, perché su questo caso si sono formate una serie di versioni contraddittorie, sono state scaricate responsabilità, si è cercato di ridurre tutto a un errore procedurale. Ma oggi è chiaro più che mai che non si è trattato di un errore, si è trattato di una scelta politica precisa, come quella che oggi quest'Aula è chiamata a fare. Infatti, sappiamo che, per il caso Almasri, i Ministri Nordio e Piantedosi e il Sottosegretario Mantovano sono stati chiamati a rispondere, a vario titolo, dei reati di rifiuto di atti d'ufficio, favoreggiamento e peculato.
Ebbene, la legge costituzionale afferma che, nel caso di reati cosiddetti ministeriali, l'immunità - e le norme di legge che la regolano - si estende solo ai soggetti che hanno concorso nel medesimo reato, ma la dottoressa Bartolozzi è accusata, in realtà, di un reato diverso, cioè di false informazioni al pubblico ministero e, in particolare, ai Ministri che componevano il Tribunale dei ministri: un reato, quindi, diverso dai reati contestati ai Ministri Nordio e Piantedosi e al Sottosegretario Mantovano. È quindi un reato che, secondo la legge, impone di non estendere quell'immunità parlamentare alla dottoressa Bartolozzi, perché l'immunità parlamentare è un istituto di carattere eccezionale e, quindi, non è suscettibile di applicazione analogica.
Scudare Bartolozzi con questa immunità parlamentare vuol dire, ancora una volta, agire in piena violazione della normativa vigente e collocare, ancora una volta, questa vicenda al di fuori di ogni crisma di legalità. Non si può garantire l'immunità a chi ha violato il diritto internazionale, non si può impedire alla giustizia di fare il suo corso e non si può chiedere ai cittadini di fidarsi delle istituzioni, se sono le stesse istituzioni a non rispettare le regole. Per questo riteniamo necessario andare fino in fondo su questa vicenda, perché la credibilità di un Paese non si misura nelle parole, ma nei comportamenti, e su questo terreno l'Italia è chiamata a dimostrare, ancora una volta, da che parte vuole stare.
Per tutti questi motivi, noi voteremo fermamente contro l'elevazione del conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Iaia. Ne ha facoltà.
DARIO IAIA(FDI). Grazie, Presidente. L'immagine che noi vogliamo dare del nostro Paese è un'immagine dell'Italia che ha al centro la sicurezza dei propri cittadini, che offre protezione effettiva ai propri connazionali, che riduce l'esposizione a pericoli prevedibili. L'intervento governativo, che è stato messo in campo nel caso di Almasri, è un intervento che non era un'opzione discrezionale, ma era un obbligo istituzionale. Noi questa sera, però, discutiamo della questione che attiene alla dottoressa Bartolozzi e alla sua posizione dal punto di vista giuridico.
Intanto, noi riteniamo che la posizione della dottoressa Bartolozzi dovesse essere inclusa nell'ambito delle richieste di autorizzazione a procedere, avanzate in data 5 agosto 2025, nei confronti della Camera, che hanno riguardato i Ministri Nordio e Piantedosi e il Sottosegretario Mantovano, cosa che assolutamente non è accaduta - e noi riteniamo in maniera errata -, in quanto se da una parte il Tribunale dei ministri ha ritenuto che la dottoressa Bartolozzi abbia avuto un ruolo di primo piano, un ruolo centrale nell'ambito della vicenda Almasri, dall'altra non comprendiamo come lo stesso Tribunale dei ministri, nel contempo, abbia attribuito alla dottoressa Bartolozzi un ruolo di soggetto ordinario.
Su questa linea, su questa lunghezza d'onda si muovono diversi costituzionalisti, come i professori Curreri e Ceccanti, i quali hanno definito incoerente la scelta del Tribunale dei ministri e un'incoerenza sistemica il fatto che una situazione unitaria, della quale la dottoressa Bartolozzi è parte integrante nell'ambito della fase decisionale, sia stata invece artificiosamente separata. Nel momento in cui ciò avviene, nel momento in cui c'è una separazione artificiosa, ci si trova di fronte a una rottura artificiale di un'unica responsabilità.
Noi riteniamo, invece, che la posizione della dottoressa Bartolozzi sia assolutamente connessa, sia dal punto di vista funzionale che dal punto di vista teleologico, con quella del Ministro Nordio e che la dottoressa Bartolozzi rivesta il ruolo di coimputato laico, proprio perché, come detto, la dottoressa Bartolozzi ha partecipato attivamente alle riunioni che vanno dal 19 al 21 gennaio 2025 ed ha eseguito le direttive del Ministro Nordio.
Ci troviamo di fronte ad un'ipotesi chiara di connessione articolo 12, comma 1, lettera del codice di procedura penale, vale a dire il caso in cui vi siano dei procedimenti e dei reati per cui si procede e gli uni sono stati commessi per eseguire o occultarne gli altri. Su questa linea si sono espresse anche le Sezioni unite della Cassazione del 2017, chiarendo che, ai fini della connessione, non è necessaria l'identità soggettiva tra gli autori, essendo sufficiente la sussistenza di un nesso finalistico consapevole tra le condotte, purché il reato-mezzo sia funzionalmente orientato a realizzare o a celare il reato-fine. Per cui, se il Tribunale dei ministri ritiene che le dichiarazioni false pronunciate dalla dottoressa Bartolozzi lo siano state e siano state strumentali per evitare la contestazione dei reati nei confronti del Ministro Nordio, non si comprende come possa negarsi la natura ministeriale dello stesso reato che è stato contestato alla dottoressa Bartolozzi.
Ci troviamo di fronte ad una chiara ipotesi di lesione delle prerogative costituzionali della Camera, ai sensi dell'articolo 96 della Costituzione, e quindi è assolutamente legittimo sollevare il conflitto di attribuzione sia nei confronti del Tribunale dei ministri di Roma, sia nei confronti della Procura della Repubblica presso il tribunale di Roma. E poi, ancora, è una prerogativa della Camera quella di esprimere una propria valutazione in merito alla natura ministeriale o meno del reato contestato. Anche su questo, ci viene in ausilio la Corte costituzionale, la quale ha chiarito, con la sentenza n. 241 del 2009, che all'organo parlamentare non può essere sottratta una propria autonoma valutazione sulla natura ministeriale o non ministeriale dei reati oggetto di indagine giudiziaria, cosa che invece è avvenuta nel caso di specie. Quindi, la valutazione deve essere una valutazione unitaria, anche al fine di evitare contrasti dei giudicati. Per tutte queste ragioni, il voto di Fratelli d'Italia sarà a favore della sollevazione del conflitto di attribuzione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gianassi. Ne ha facoltà.
FEDERICO GIANASSI(PD-IDP). Grazie, Presidente. L'incresciosa saga del caso Almasri - nota agli italiani come l'umiliante genuflessione del Governo italiano dinnanzi a un tagliagole libico - si arricchisce oggi di un'altra pagina vergognosa. Non è bastato al Governo concedere il salvacondotto dal processo penale ai Ministri Nordio e Piantedosi e al Sottosegretario Mantovano, oggi, in quest'Aula, il Governo e la destra pretenderebbero di lavorare per concedere il salvacondotto dal processo anche all'ex capo di gabinetto Bartolozzi, che è accusata del reato di false dichiarazioni davanti ai giudici: una clamorosa estensione dell'immunità che è concessa soltanto, per legge costituzionale, ai Ministri o a chi ha agito in concorso con i Ministri. Per questo diciamo “no”: un “no” convintissimo.
Questa pagina, così oscura, oggi è nota agli italiani e ha dimostrato la debolezza e l'umiliante comportamento del Governo italiano. Non c'è bisogno di fare un altro passo verso il baratro. Ora, i fatti sono molto chiari. Gli italiani conobbero il criminale libico Almasri perché seppero che la DIGOS di Torino lo aveva arrestato; ma poi videro delle foto, qualche ora dopo, che ritraevano il criminale abbracciato dai suoi sodali a Tripoli e, dietro di lui, un aereo battente bandiera italiana; il Governo fece quello che sa fare: si inabissò per alcuni giorni e decise di scomparire, ma la vicenda non si è chiusa e i fatti poi sono emersi, malgrado le menzogne e le reticenze del Governo.
Ricomparve, dopo qualche giorno, la Presidente del Consiglio che attaccava il Tribunale dei ministri, dicendo che aveva aperto un'indagine; quel Tribunale dei ministri che, poiché i membri sono sorteggiati, nel corso della campagna referendaria era diventato anche il punto di riferimento della Presidente Meloni, ma che, perso a suon di milioni di voti il referendum, è tornato ad essere il nemico del Governo che era già stato qualche mese fa. I Ministri Nordio e Piantedosi vennero a mentire in Aula e si dimostrarono campioni mondiali dell'unico titolo di cui sono capaci: due bravissimi Azzeccagarbugli, ma non dissero la verità, che è emersa grazie all'indagine del Tribunale dei ministri .
Che cosa era successo? Un patto diabolico, un disegno diabolico tra i membri del Governo, che avevano deciso di liberare e riportare in Libia l'Almasri. In che modo? Nordio sarebbe scomparso per più di 48 ore, imponendo alla corte d'appello di disporre la scarcerazione per decorrenza dei termini; ma il Ministro Piantedosi doveva fare immediatamente il provvedimento di espulsione, perché, se l'Almasri fosse rimasto sul territorio nazionale, sarebbe stato nuovamente arrestato e consegnato alla Corte penale internazionale. Dunque, fece il provvedimento di espulsione, ma, poiché il Governo non riesce ad espellere così facilmente le persone, c'era bisogno di qualcosa di più: il Sottosegretario Mantovano che mettesse a disposizione il volo di Stato. Ed ecco fatto: in poche ore Almasri è a Tripoli ad abbracciare i suoi sodali ed è sfuggito alla giurisdizione penale internazionale.
Questi sono i fatti gravissimi e sono emersi grazie all'indagine del Tribunale dei ministri. Quest'Aula si è già umiliata stabilendo che avessero diritto all'immunità i membri del Governo perché avrebbero agito - hanno detto gli esponenti della maggioranza, solo quando i fatti sono diventati noti - perché hanno tutelato un preminente interesse costituzionale. Ma l'interesse costituzionale è arrestare i criminali non liberarli; l'interesse costituzionale è rispettare gli obblighi internazionali, non violarli , da parte di quel Governo che diceva che avrebbe inseguito gli scafisti nel globo terracqueo e poi, appena ne ha avuto uno tra le mani, lo ha ricondotto in Libia laddove commette i suoi crimini. Un Governo così debole anche davanti a un criminale libico, non può che essere debolissimo davanti al Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che scatena la guerra nel mondo .
Ma non è bastato tutto questo. Oggi c'è bisogno di dare l'immunità anche all'ex capo di gabinetto Giusi Bartolozzi, straordinaria presenza della campagna referendaria, che è riuscita in pochi secondi a oscurare un video di 13 minuti sui della Presidente Meloni che diceva agli italiani: non vi preoccupate, non facciamo questa riforma per colpire la magistratura. E nelle stesse ore la Bartolozzi dichiarava: votate sì e ci spazziamo di mezzo la magistratura. Lei si è dimessa, finalmente, ma non basta. Di cosa ha paura il Governo? C'è bisogno di dare anche l'immunità? Se ha commesso un reato ne risponderà in sede penale, se non lo ha commesso si definirà in quella sede, ma non c'è alcun diritto di estendere l'immunità - che è circoscritta ai Ministri o a chi ha agito in concorso con i Ministri - a un ex capo di gabinetto, perché altrimenti affermeremmo in questa sede una ferita clamorosa al principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge.
Questo Governo ha disseminato il codice penale di reati e pretende che gli italiani rispettino tantissime norme. Non può, questo stesso Governo, dire agli italiani: rispettate le numerosissime norme penali. Noi siamo liberi di violarle quando vogliamo, noi Ministri e i nostri collaboratori. Non c'è alcuna giustificazione per sollevare un ulteriore conflitto. La dottoressa Bartolozzi deve difendersi nella sede alla quale è chiamata. Per questi motivi, diciamo “no” al conflitto di attribuzione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pittalis. Ne ha facoltà.
PIETRO PITTALIS(FI-PPE). Grazie, Presidente. L'Aula è chiamata a ratificare la decisione assunta dall'Ufficio di Presidenza della Camera di sollevare conflitto di attribuzione nei confronti del Tribunale dei ministri di Roma con riferimento alla posizione della dottoressa Giusi Bartolozzi, magistrato, capo di gabinetto del Ministro della Giustizia, per le ragioni che ha rappresentato in maniera chiara ed esaustiva il Presidente Costa. Mi sarei aspettato, da parte dei colleghi dell'opposizione, una valutazione della vicenda scevra da condizionamenti politici e, soprattutto, una valutazione senza alcun pregiudizio anche di natura ideologica, perché la questione è di natura squisitamente tecnico-giuridica perché alla dottoressa Bartolozzi viene contestato il reato di false informazioni al pubblico ministero in quanto avrebbe reso dichiarazioni mendaci per occultare i reati ascritti al Ministro Nordio.
Io che quelle carte le ho lette ritengo che il reato oggettivamente non sussista. Ma stando alla stessa prospettazione che formula il pubblico ministero, il Tribunale dei ministri di Roma, è proprio dalla lettura coordinata della relazione del Tribunale dei ministri e dei pareri del procuratore della Repubblica che emerge una connessione sostanziale e teleologica tra i fatti ascritti al Ministro Nordio e la condotta del capo di gabinetto. In particolare, il Tribunale dei ministri ha riconosciuto che la dottoressa Bartolozzi aveva partecipato alle riunioni del 19 e 21 gennaio 2025, aveva coordinato l'azione degli uffici e aveva agito come esecutrice delle direttive politiche del Ministro Nordio. E allora o si conosce il diritto, e quando si cita l'articolo 12 del codice di procedura penale lo si conosce, o altrimenti sarebbe meglio tacere perché, in base all'articolo 12, comma 1, lettera , del codice di procedura penale, è evidente che sussista una connessione allorché, come in questo caso, un reato sia stato commesso per eseguire o per occultarne un altro.
Nel caso di specie, le dichiarazioni della dottoressa Bartolozzi, che il tribunale qualifica come mendaci, risultano riferite ai medesimi fatti oggetto delle contestazioni mosse al Ministro Nordio per i reati di rifiuto di atti di ufficio e favoreggiamento personale, entrambi di natura funzionale. Allora, seguendo il ragionamento del tribunale - io non mi discosto dal ragionamento del tribunale ma seguo quel ragionamento - ne discende che la condotta attribuita al capo di Gabinetto è teleologicamente orientata alla tutela e all'occultamento di un reato ministeriale, integrando così in pieno la previsione della norma che ho prima citato. Si tratta, dunque, di una vicenda che, sia pure con sfaccettature diverse, appare sostanzialmente unitaria.
La connessione teleologica, in quanto fondata sul rapporto finalistico e non meramente occasionale, ha la funzione di garantire l'unitarietà dell'accertamento giudiziale quando tra le condotte sussista un vincolo di strumentalità sostanziale, proprio al fine di evitare contrasti di giudicati tra plessi giurisdizionali diversi. La separazione artificiosa dei procedimenti, in tali ipotesi, rischierebbe di compromettere l'omogeneità della valutazione probatoria e, soprattutto, di svuotare di contenuto la guarentigia costituzionale riservata ai reati ministeriali.
Per tutte queste ragioni, annuncio il voto favorevole del gruppo Forza Italia alla sollevazione del conflitto nei confronti del Tribunale dei ministri di Roma e del procuratore della Repubblica presso il tribunale di Roma .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Dori. Ne ha facoltà.
DEVIS DORI(AVS). Grazie, Presidente. Il voto che la maggioranza ci costringe oggi a svolgere qui in Aula è totalmente infondato da un punto di vista giuridico, legislativo e costituzionale e, quindi, per la maggioranza, ovviamente, ha esclusivamente una motivazione di natura politica. La maggioranza, infatti, fonda la sua tesi esclusivamente sul concetto di connessione teleologica fra la posizione della dottoressa Bartolozzi e i reati ministeriali contestati ai Ministri Nordio e Piantedosi e al Sottosegretario Mantovano sul caso - lo ricordiamo tutti - del torturatore libico Almasri, a cui il Governo italiano aveva steso un tappeto rosso mettendoci anche in ridicolo a livello internazionale.
Tuttavia, l'articolo 11 della legge costituzionale n. 1 del 1989 e l'articolo 4 della legge n. 219 del 1989 parlano espressamente ed esclusivamente di concorso nel reato e non di connessione. Anche qualora si volesse ritenere configurabile una connessione teleologica, tuttavia la stessa non avrebbe alcun rilievo ai fini dell'attrattività della posizione della dottoressa Bartolozzi nella competenza del Tribunale dei ministri, perché, come ho detto, la legge presuppone il concorso e non la connessione e, come sa la maggioranza, concorso e connessione sono due istituti giuridici ben diversi.
Nel caso specifico non c'è concorso, perché la dottoressa Bartolozzi è stata rinviata a giudizio esclusivamente per il reato di false informazioni al pubblico ministero - articolo 371- del codice penale - e non per i reati contestati ai Ministri. Questa è la legge in vigore oggi, 14 aprile 2026. Se la maggioranza vuole includere anche la connessione deve apportare una modifica normativa, ma equiparare oggi connessione e concorso è una forzatura totalmente illegittima. Se, invece, la tesi della maggioranza è che la procura di Roma doveva rinviare a giudizio la dottoressa Bartolozzi anche per i reati di favoreggiamento personale, rifiuto di atti d'ufficio e peculato, vi intromettete - si intromette la maggioranza - in un'attività propria della magistratura, cioè la qualificazione giuridica di un fatto come reato. Capiamo benissimo che questa maggioranza ha una certa allergia per la separazione dei poteri, ma la nostra Costituzione, come in tutte le democrazie, la prevede, come vi hanno ricordato i cittadini nel recente referendum.
Appurato, quindi, che giuridicamente la tesi della maggioranza è insostenibile, c'è evidentemente dell'altro che la maggioranza non vuole proprio rendere esplicito. La maggioranza, anzitutto, sa sin d'ora che la Corte costituzionale boccerà questo conflitto di attribuzione. E allora ci chiediamo: perché sollevarlo? Anzitutto, perché il giudizio davanti alla Corte costituzionale - è bene che lo sappiano tutti - per il conflitto di attribuzioni dura in media 14-16 mesi, quindi giusto il tempo per riuscire a rinviare tutta questa vicenda a dopo le prossime elezioni politiche del 2027, togliendo, quindi, dall'imbarazzo, anche a tal fine, la Premier Meloni. Inoltre, in forza delle norme della legge n. 87 del 1953 sul funzionamento della Corte costituzionale, il procedimento penale, a cui è sottoposta la dottoressa Bartolozzi, non verrà sospeso, ma potrà proseguire e, con esso, anche il termine di prescrizione continuerà a decorrere . Quindi, non vorremmo pensar male - e noi non penseremo male -, ma questo voto oggi potrebbe anche essere funzionale a far avvicinare la prescrizione di quell'ipotesi di reato - parliamo di ipotesi - per la dottoressa Bartolozzi.
Chiaramente, tutto questo non possiamo definirlo garantismo. Per favore, colleghi, non c'entra nulla qui il garantismo, perché la dottoressa Bartolozzi può difendersi, totalmente e pienamente, all'interno di quel procedimento e potrebbe essere anche assolta, chiaramente, ma è questo scudo che risulta assolutamente illegittimo. Quindi, ci chiediamo il motivo per il quale la maggioranza e il Governo hanno paura di questa verità. Dunque, per tutti questi motivi, Presidente, di aderenza alla legge e alla Costituzione, rigettiamo, col nostro voto, la richiesta di sollevare il conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale, perché per la maggioranza questo voto ha un valore esclusivamente politico .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Roberto Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie. Signor Presidente, attraverso di lei vorrei dire al collega Pittalis, con l'amicizia e la stima che, come sa benissimo, riserbo nei suoi confronti, che noi non siamo qui a dover stabilire se il reato sussista o meno. Non stiamo votando su questo. Noi siamo qui perché dobbiamo decidere se esistono le condizioni per sollevare conflitto di attribuzione, atteso che ci sia una connessione o un concorso - come volete - rispetto ai reati ministeriali. È del tutto evidente che io non so - lo dico al collega Dori - cosa deciderà la Corte costituzionale. La Corte costituzionale deciderà secondo legge, secondo Costituzione e vedremo anche, sulla base del grande lavoro fatto dal collega Mule' in Ufficio di Presidenza, se saranno valide le tesi che sono portate dalla maggioranza oppure no. Noi abbiamo votato contro, in Ufficio di Presidenza, alla sollevazione del conflitto di attribuzione e voteremo contro, ovviamente, anche in questa occasione.
Vorrei anche dire al collega Pittalis e anche ai colleghi della maggioranza che è vero che siamo in una situazione nella quale dobbiamo fare una valutazione soprattutto sul piano tecnico-giuridico, ma in realtà ci avete portato a una decisione che ha anche una forte connotazione politica in quello che noi decideremo di fare. Purtroppo, siete voi che l'avete messa in un modo tale da avere anche un grande valore politico, per quello che è accaduto e che è certificato, come hanno ricordato i colleghi, per quella confusione, per usare un eufemismo, che avete portato in Aula quando dovevate spiegare che cosa era successo, per le conseguenze che arrivano dalle decisioni della Corte penale internazionale, che non è un partito di opposizione che è attaccato con i denti alle vostre caviglie. Purtroppo, una cosa che avrebbe potuto avere un valore tecnico ha anche un valore politico.
Però, vorrei chiudere la mia ultima parte di intervento rivolgendomi, in particolare, al mio altrettanto amico Enrico Costa, che credo, come leggo sui giornali, presto avrà anche un ruolo molto importante, che stiamo leggermente sottovalutando quello che è accaduto e tutti gli artifici che vengono messi in piedi, compresa la richiesta di conflitto di attribuzione, perché sapete perfettamente che se in questa vicenda c'è una sola persona che va a giudizio - non condannata, ma che va a giudizio - e nei confronti della quale potrà esserci un processo per capire cosa è effettivamente accaduto, allora crolla giù tutto. Vi siete parati attraverso l'immunità sui Ministri, ma se ce n'è uno che, su questa vicenda, dovrà rispondere sapete perfettamente che lo scudo che vi siete garantiti in quel modo non ci sarà e allora casca il castello.
Quindi, che cosa succede? Dico semplicemente - e ho veramente chiuso, Presidente - che, in tutta questa vicenda, c'è un di più e, per questo, chiamavo in causa il mio amico Enrico Costa che, insieme a me, ha fatto una grande battaglia, collega Pittalis, contro le porte girevoli.
L'ex capo di Gabinetto del Ministro Nordio, onorevole Pittalis, grazie alla proroga, che è stata fatta da questo Governo, dell'entrata in vigore della legge Cartabia, che prevedeva che non si potesse tornare in ruolo prima di tre anni dalla fine del mandato fuori ruolo, si ritrova casualmente nella condizione, grazie al CSM, o, sia chiaro, quella, grazie alla quale, diciamo, c'è stata una grande spinta per farci perdere il referendum, mi riferisco alla zarina… oggi, che cosa fa? Utilizza una norma che avete fatto affinché possa tornare in ruolo; e quella che ci spiegava che quando stiamo coi magistrati ci troviamo di fronte a un plotone di esecuzione, zitta zitta se ne torna a fare il plotone di esecuzione perché torna in magistratura. Perché lo fa e ho chiuso, Presidente? Perché, siccome questa vicenda scotta e non ci vogliono andare fino alla fine, utilizzando questa norma non solo si aspettano, come ricordava il collega Dori, mesi per la decisione della Corte costituzionale, ma questo procedimento non è più sollevato di fronte al tribunale di Roma perché dovrà essere spostato a Perugia; perché, siccome torna in servizio, grazie alla deroga che è stata fatta alla legge Cartabia, torna in servizio nella corte d'appello di Roma e i fuori ruolo che tornano in servizio nella capitale dovranno essere giudicati dal tribunale di Perugia e, quindi, aumenta il tempo.
È politica, caro onorevole Pittalis. È una questione molto giuridica, ma è anche molto politica. La realtà politica di questa vicenda è che state cercando, in tutti i modi, di evitare che, sotto qualunque punto di vista, qualcuno possa chiedervi conto di quello che avete fatto quel giorno .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Antonio D'Alessio. Ne ha facoltà.
ANTONIO D'ALESSIO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Non siamo d'accordo nemmeno noi con l'ipotesi di conflitto di attribuzione. Esistono strumenti, predisposti dall'ordinamento, a tutela di principi, anche minimi, basilari, di garantismo che, però, non possono essere sviati. Gli strumenti e i meccanismi giuridici, per tenere alto e chiaro il principio della separazione dei poteri, non possono e non devono mai essere l'attrezzo per forzature neanche soltanto sospettate.
Non ci possiamo permettere di trasformare alcuni paletti sacrosanti - per noi sono paletti di acciaio immodificabili che consentono la tutela del doveroso e legittimo esercizio di un potere, parlo del potere esecutivo, del potere legislativo - in vicende che lasciano pensare a utilizzi forzati e che, pertanto, creano sospetti di un'utilizzazione non in linea con le finalità loro proprie. Allora, nel caso in oggetto, si tira in ballo l'ipotesi di un conflitto di attribuzione che appare, purtroppo, una deviazione rispetto al lineare utilizzo di questo strumento. Il reato contestato alla dottoressa Bartolozzi è diverso da quello contestato a Nordio, Piantedosi e Mantovani e da questa diversità, dal punto di vista tecnico, consegue, ovviamente, l'impossibilità del conflitto di attribuzione. Attenzione, non giudichiamo e non condanniamo nessuno perché non sta a noi farlo, ma compete a noi la valutazione sull'ipotesi, secondo noi infondata, del conflitto di attribuzione e incombe su di noi il dovere di evitare forzature.
Ho sentito anche valutazioni di tipo politico, ma non è questa la sede; le abbiamo già fatte, non vanno fatte oggi perché non è la sede di valutazioni politiche; dobbiamo solo giudicare o valutare in ordine all'ipotesi di conflitto di attribuzione. A nostro avviso, la Corte costituzionale, laddove dovessimo finire con elevare il conflitto di attribuzione, dopo la votazione, giudicherà in senso opposto e, conseguentemente, secondo noi, la credibilità del nostro Parlamento segnerà una pagina di cui non andare fieri. Voteremo no .
PRESIDENTE. Nell'ambito di questo punto all'ordine del giorno, ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, l'onorevole Marco Lacarra. Ne ha facoltà.
MARCO LACARRA(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Intervengo ai sensi dell'articolo 51, comma 2, del Regolamento, per chiedere il voto a scrutinio segreto sulla deliberazione relativa all'elevazione del conflitto di attribuzione di cui stiamo discutendo in Aula. È vero, formalmente stiamo discutendo di un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, ai sensi dell'articolo 49 del Regolamento, ma fermarsi alla qualificazione formale, in questo caso, rischia di essere fuorviante perché qui non siamo di fronte a un conflitto astratto fra istituzioni; qui c'è una vicenda concreta che riguarda un fatto specifico e una persona determinata.
La decisione che siamo chiamati a prendere incide direttamente su quella persona; incide perché stabilisce quale sarà il giudice competente, se il giudice ordinario oppure il Tribunale dei ministri. Questo non è un dettaglio tecnico, è il cuore delle garanzie costituzionali. Parliamo del principio del giudice naturale precostituito, sancito dall'articolo 25 della Costituzione, un principio fondamentale che non resta sullo sfondo, ma entra pienamente nella decisione che oggi siamo chiamati a prendere.
Allora, la domanda è molto semplice: possiamo davvero dire che questa deliberazione non riguardi una persona? Possiamo sostenere che il voto di ciascun deputato non sia influenzato dalla consapevolezza di incidere sulla posizione concreta di quel soggetto? La risposta a mio avviso è “no” e, proprio per questo, ritengo che qui non si possa applicare una lettura rigidamente formale dell'articolo 51 del Regolamento. Occorre guardare alla sostanza perché la sostanza è che stiamo decidendo qualcosa che incide su una persona determinata, sul giudice che la giudicherà e, quindi, sulle garanzie che le saranno riconosciute. Quando una deliberazione parlamentare ha questo impatto, torna pienamente la del voto segreto: garantire la libertà del parlamentare, libertà da pressioni politiche, da vincoli di schieramento, da esposizioni mediatiche, libertà di decidere secondo coscienza, proprio quando la decisione è più delicata.
Negare lo scrutinio segreto, in questo caso, significherebbe - a mio avviso - creare una contraddizione nel nostro sistema: ammettere il voto segreto quando si incide direttamente su una persona e negarlo quando si decide quale giudice dovrà giudicare quella medesima persona. Una schizofrenia insopportabile. Per queste ragioni, signor Presidente, ritengo che sussistano i presupposti per accogliere la richiesta di voto a scrutinio segreto .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata D'Orso. Ne ha facoltà.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo per associarmi, a nome del MoVimento 5 Stelle, alla richiesta di voto segreto che è stata appena formulata dal collega Lacarra. Non mi soffermerò sull'aspetto tecnico, sulla motivazione - che sottoscrivo - come bene ha descritto e relazionato il collega Lacarra. Dico soltanto che mi sembra un ragionamento molto più lineare e puntuale delle vostre elucubrazioni fantasiose su una presunta e pretesa connessione teleologica del reato contestato alla dottoressa Bartolozzi rispetto ai reati ministeriali. Ebbene, faccio di più. In realtà, faccio una considerazione ulteriore e vi dico che dovreste ringraziarci per il fatto che stiamo chiedendo il voto segreto. Dovreste ringraziarci perché vi daremmo libertà di azione la libertà di sottrarvi all'ennesimo imbarazzo, all'ennesimo disagio: il disagio di dover mettere la faccia su un voto che è l'ennesima forzatura, l'ennesimo abuso che questa maggioranza fa, l'ennesima violazione di diritto; perché lo sapete benissimo, ve lo hanno spiegato i colleghi, non c'è una norma di legge, che sia una, che vi possa autorizzare e consentire di sollevare il conflitto di attribuzioni con quelle motivazioni che ci state rifilando. Non tanto state rifilando quelle motivazioni a noi, ma cercate di rifilarle ai cittadini. Ebbene, quei cittadini però, quei 15 milioni di italiani, già ve lo hanno detto, pensavamo l'aveste compreso: hanno detto “no” alla vostra arroganza. A questo hanno detto “no”.
Hanno detto “no” ai vostri deliri di onnipotenza, hanno detto “no” al vostro “amichettismo,” al vostro desiderio di impunità e di immunità. Ebbene, quindi torno a dire che dovreste ringraziarci, perché vi potremmo sottrarre al fatto di perdere la faccia per l'ennesima volta con questo voto, perché - lo ribadisco - è già stato vergognoso scudare i Ministri, sottrarli a un processo, si potevano difendere benissimo nel processo; oggi è veramente indecente adoperarvi con tutta questa lena per scudare la dottoressa Bartolozzi, ma soprattutto farlo in spregio palese del diritto. Ancora una volta, calpestate il diritto.
E sapete che c'è? C'è che per me, se continuate con questa pervicacia in questa direzione, è pure meglio così, perché vi andrete nuovamente a schiantare
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, l'onorevole Dori. Ne ha facoltà.
DEVIS DORI(AVS). Grazie, Presidente. Per associarci anche noi alla richiesta di voto segreto rispetto a questo conflitto di attribuzione alla Corte costituzionale. Secondo noi, in questo modo, attraverso il voto segreto, riusciamo a scindere davvero la valutazione di natura politica rispetto a quella giuridica. Nei nostri interventi in Aula, poco fa, abbiamo messo in campo anche considerazioni di natura tecnica. Io penso che siano motivo di riflessione e di ragionamento in maniera libera, quindi non di appartenenza politica, per tutti i colleghi che si trovano qui in Aula.
Se la valutazione rispetto alla posizione dei Ministri, condivisibile o no, era comunque legittima rispetto a delle norme stabilite, quindi alle leggi e anche alle garanzie previste dalla stessa Costituzione relativamente al Tribunale dei ministri, ciò non vale per la posizione dell'ex capo di Gabinetto del Ministro Nordio, la dottoressa Bartolozzi.
Davvero, attraverso questo voto segreto speriamo di liberare le coscienze e fare una valutazione oggettiva, di natura costituzionale e istituzionale .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pittalis. Ne ha facoltà. Immagino sul medesimo argomento.
PIETRO PITTALIS(FI-PPE). Sì, sul medesimo argomento, Presidente.
PRESIDENTE. Ordine dei lavori, sempre?
PIETRO PITTALIS(FI-PPE). Per un richiamo al Regolamento, perché…
PRESIDENTE. Un richiamo al Regolamento, quindi?
PIETRO PITTALIS(FI-PPE). No, non un richiamo. Richiamo il Regolamento perché…
PIETRO PITTALIS(FI-PPE). …l'articolo 49 penso che lo conoscano anche i colleghi che mi hanno preceduto e il principio che viene espresso in maniera chiara è che: “Le votazioni hanno luogo a scrutinio palese. Sono effettuate a scrutinio segreto le votazioni riguardanti le persone, nonché, quando ne venga fatta richiesta ai sensi dell'articolo 51, quelle che incidono sui principi e sui diritti di libertà”.
Qui siamo di fronte alla ratifica di una decisione assunta dall'Ufficio di Presidenza, che riguarda il promovimento di un conflitto di attribuzione. Non riesco a comprendere come si voglia farla rientrare in quelle eccezioni, che sono peraltro tipizzate. Dunque, mi pare che, da questo punto di vista, signor Presidente, non sussistano le condizioni per accogliere la richiesta formulata dai colleghi dell'opposizione.
PRESIDENTE. È stata avanzata richiesta di sottoporre la deliberazione in oggetto allo scrutinio segreto, in quanto, ad avviso dei richiedenti, ricorrerebbero i presupposti previsti dall'articolo 49, comma 1, del Regolamento poiché la deliberazione stessa riguarderebbe persone.
Tale richiesta non può essere accolta.
In proposito, ricordo che, secondo la prassi consolidata, espressamente richiamata dalla Presidenza nella riunione della Giunta per il Regolamento del 24 marzo 2011, sulle proposte dell'Ufficio di Presidenza relative ai conflitti di attribuzione, sulle quali l'Assemblea è chiamata a deliberare, si applica la procedura prevista dall'articolo 41 del Regolamento, che prevede l'intervento di un deputato contro ed uno a favore, per non più di 5 minuti, ovvero di un deputato per ciascun gruppo, ai sensi dell'articolo 45, se l'importanza della questione lo richiede; la votazione avviene per alzata di mano o con il sistema elettronico senza registrazione di nomi.
La delibera è infatti considerata di carattere procedurale, costituendo un adempimento di tipo istituzionale, legato all'esercizio di prerogative della Camera nel suo complesso; come tale, nella prassi assolutamente consolidata è assimilata alle decisioni adottate dall'Assemblea su questioni di carattere regolamentare o inerenti ai propri lavori, che sono assunte, appunto, per alzata di mano o mediante procedimento elettronico senza registrazione dei nomi.
In considerazione della natura della deliberazione che l'Assemblea si accinge ad adottare, nonché del fatto che, nel caso di specie, non ricorre alcuno dei presupposti previsti dall'articolo 49 del Regolamento, la Presidenza non può pertanto che ribadire la non accoglibilità della richiesta di scrutinio segreto precedentemente avanzata.
Pongo dunque in votazione, con il procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, la proposta di elevazione di un conflitto di attribuzione innanzi alla Corte costituzionale nei confronti del Tribunale ordinario di Roma - Collegio per i reati ministeriali e nei confronti della procura della Repubblica presso il medesimo Tribunale.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva per 47 voti di differenza.
La Camera ha pertanto deliberato di elevare un conflitto di attribuzione innanzi alla Corte costituzionale nei confronti del Tribunale ordinario di Roma - Collegio per i reati ministeriali e nei confronti della procura della Repubblica presso il medesimo tribunale.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori la deputata Schlein. Ne ha facoltà.
ELLY SCHLEIN(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo sull'ordine dei lavori perché è accaduta una cosa gravissima, e voglio esprimere la nostra più ferma condanna, che sono certa sarà unanime in quest'Aula, per l'attacco del Presidente Donald Trump alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni per avere doverosamente espresso solidarietà a Papa Leone. E voglio dire che l'Italia è un Paese libero e sovrano e che la nostra Costituzione è chiara: l'Italia ripudia la guerra.
Nessun capo di Stato straniero può permettersi di attaccare, minacciare o mancare di rispetto al nostro Paese e al nostro Governo.
Siamo avversari in quest'Aula, ma siamo tutte e tutti cittadini italiani e rappresentanti degli italiani, e non accetteremo attacchi o minacce al Governo e al nostro Paese. Chiediamo, su questo, davvero una condanna unanime.
PRESIDENTE. Anche se non procedurale, con il permesso della deputata Schlein, mi associo anche io anche se non è proceduralmente corretto.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Bonelli. Ne ha facoltà.
ANGELO BONELLI(AVS). Signor Presidente, per associarci e per ricordare che l'Italia è un Paese sovrano, che non ha bisogno e respinge con forza tutte le ingerenze che il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sta facendo purtroppo da molto tempo.
Noi diciamo, come Alleanza Verdi e Sinistra, meglio ora che mai. Meglio ora che mai perché, di fronte a chi ha invaso Paesi sovrani, a chi ha rapito, ad esempio, un Capo di Stato - seppur con tutti i giudizi negativi che possiamo avere su Maduro -, a chi ha provocato, in nome di una falsa democrazia, una guerra che sta destabilizzando il mondo intero, a chi si è reso protagonista di dare il via a una ignobile organizzazione internazionale fuori dal contesto internazionale, come il , a chi vuole realizzare una speculazione inaccettabile sui terreni e sul territorio dove gronda il sangue palestinese, noi diciamo “no” .
Chi oggi continua in questa logica allucinante e preoccupante per il futuro del pianeta, chi attacca il Papa, Papa Leone XIV, con un atteggiamento di vera e propria blasfemia nei confronti della comunità cattolica, deve vedere dal Parlamento della Repubblica italiana una profonda condanna.
Noi condanniamo questo atteggiamento, un atteggiamento che mette a rischio la stabilità del mondo intero, che attacca autorità spirituali, come quella di Papa Leone XIV, a cui va la nostra solidarietà , perché, quando il Vice Presidente Vance dice che il Papa si deve occupare di questioni morali, cosa c'è di più morale che dire “no” alla guerra ?
È una grande questione morale dire “no alla guerra”. E se oggi la destra che governa questo Paese vuole stare insieme a noi per dire “no alla guerra”, per sospendere definitivamente l'accordo di cooperazione militare con Israele, bene, noi diciamo “ci siamo” . Avevamo ragione, ma allora a questo punto, se è il momento, siamo uniti per dire “no alla guerra” e per dire a Trump che non può assolutamente condizionare la politica e il Governo italiano, perché l'Italia è un popolo e una Nazione sovrana, e ribadiamo ancora una volta la solidarietà a Papa Leone XIV .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Noi diamo la solidarietà all'istituzione Presidenza del Consiglio, ma, se non ti comporti come istituzione per anni e ti comporti come politica prona di Donald Trump per quattro anni fino a candidarlo premio Nobel per la pace, fino a portare, come unico componente, a quel comitato d'affari che si chiama il Paese Italia; se non partecipi alla del Partito repubblicano, ma alla MAGA, sposando in pieno il nazionalismo occidentale di Donald Trump, beh poi il nazionalismo è nazionalismo sempre, e questa è la moneta con cui ti ripagano .
Perché noi l'abbiamo detto in quest'Aula che ci sono servi sciocchi, talmente sciocchi che perfino i padroni li prendono in giro , e questo è stato quello che ha fatto la Presidente Meloni. Quindi la solidarietà all'istituzione, ma questa Presidente del Consiglio non ha portato avanti l'alleanza istituzionale con gli Stati Uniti, ha portato avanti l'alleanza partitica tra destre sovraniste, che poi, quando vedono scontrarsi i loro interessi, vanno fatalmente e inevitabilmente in corto circuito .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Faraone. Ne ha facoltà.
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Noi in due giorni ci siamo persi sostanzialmente quella che aveva rappresentato, nella strategia del nostro Governo, la sponda opposta, per cui si era deciso di assumere il ruolo di ponte. Prima ci siamo persi Orbán - per fortuna - ed era l'altra sponda nel dialogo tra i Paesi più europeisti e il Paese più vicino a Putin. Oggi ci siamo persi Netanyahu e Trump - per fortuna - che erano la sponda opposta rispetto a cui, anche lì, la Meloni si era posta come ponte tra i volenterosi e quei Paesi.
Sono d'accordo con i colleghi che sono intervenuti che, anziché stare qui oggi a dire: l'avevamo detto, era tutto un errore puntare le nostre carte su una posizione che naturalmente, quando viene meno la sponda opposta, crolla il ponte e c'è soltanto il vuoto. Quindi, oggi noi potremmo stare qui a lucrare e a dire: bene, avete sbagliato tutto in questi quattro anni. Invece, Presidente, noi siamo molto preoccupati per le sorti del nostro Paese, perché noi rischiamo oggi un isolamento che non ci possiamo permettere. Perché questi quattro anni di politica estera ci hanno fatto vedere con diffidenza da quelli a cui spiegavamo che eravamo noi i mediatori nei confronti di Netanyahu, nei confronti di Trump e nei confronti di Orbán.
Oggi quegli stessi Paesi che si riunivano (i cosiddetti volenterosi) - e in quegli incontri l'Italia decideva ogni tanto di partecipare, molto spesso di non partecipare in nome di questo ruolo da pontiere - rischiano di guardarci come quelli che stanno cambiando idea soltanto per opportunismo. E quindi la nostra politica estera potrebbe essere molto compromessa e il nostro Paese potrebbe essere in grandissima difficoltà. Per cui, anziché stare qui a lucrare sul passato, noi crediamo che invece in questo Parlamento - e auspichiamo che anche da parte dei colleghi della maggioranza venga fatto un intervento che vada in questa direzione - bisogna trovare le ragioni per costruire un'unità in questo Paese rispetto, ad esempio, a un Presidente degli Stati Uniti, non rispetto agli Stati Uniti, che ha attaccato il Papa e a un Presidente degli Stati Uniti che attacca la nostra Presidente del Consiglio perché esprime una posizione diversa dalla sua. Noi ci siamo per costruire questo percorso unitario, naturalmente ci aspettiamo dalla maggioranza lo stesso atteggiamento aperto, senza alcuna volontà di rivendicare nulla che possa essere rivendicato di una posizione che, fino a questo momento, si è manifestata con tutti i suoi limiti .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Della Vedova. Ne ha facoltà.
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Anch'io mi unisco ai colleghi nell'esprimere solidarietà a Giorgia Meloni e rammarico per le parole del Presidente Trump con due considerazioni. La prima, io penso che Meloni - e l'ho detto anche in quest'Aula - abbia perso il tocco sulla politica internazionale da mesi, ma la prima considerazione è che Meloni sia riuscita a farsi mandare a quel paese a 360 gradi dal suo amico Trump prima che fosse lei a prendere nettamente le distanze da Trump con tutto quello che ha fatto dentro e fuori gli Stati Uniti in questi mesi e tutto quello che è riuscito a dire dentro e fuori gli Stati Uniti.
Questo secondo me è l'errore grave che Meloni ha fatto, che paga e che paghiamo tutti insieme a lei, perché la difesa che lei fa dell'Occidente - io non sono certamente mai stato, neanche per un minuto, un antiamericano ideologico - significa necessariamente prendere le distanze da tutto quello che Trump fa, dall'idea di una democrazia scarnificata che muove Trump, cioè con un voto in più tu fai quello che vuoi. L'Occidente che noi amiamo, che vogliamo difendere e promuovere è quello della democrazia con lo Stato di diritto, del potere condiviso, dei limiti al potere degli eletti, del diritto internazionale.
Presidente Meloni, questo è l'Occidente che ci interessa difendere, preservare, salvare e promuovere che non c'entra niente né con quello di Orbán, che lei ha sostenuto fino a domenica pomeriggio, né tantomeno con quello di Trump .
PRESIDENTE. Non mi pare che ci siano altre richieste di intervento. Pertanto, passiamo al punto successivo.
PRESIDENTE. Dovremmo ora passare, come è noto, al seguito dell'esame della proposta di legge in materia di edilizia residenziale pubblica. Poiché, tuttavia, la Commissione bilancio non ha ancora espresso il prescritto parere, in ragione della mancata trasmissione della relazione tecnica sul testo del provvedimento ed essendo stato rappresentato dal Governo che tale relazione non perverrà prima di martedì 21 aprile, il seguito di tale esame si intende necessariamente rinviato alla seduta prevista per tale giornata.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione delle mozioni Casu, Iaria, Ghirra, Gadda ed altri n. 1-00563 Pastorella ed altri n. 1-00565 e Maccanti, Raimondo, Caroppo, Tirelli ed altri n. 1-00566 in materia di trasporto pubblico locale .
Ricordo che la discussione sulle linee generali ha avuto luogo nella seduta di martedì 7 aprile 2026 e che, dopo la sua conclusione, sono state presentate le mozioni Pastorella ed altri n. 1-00565 e Maccanti, Raimondo, Caroppo, Tirelli ed altri n. 1-00566, che sono già state iscritte all'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo ha facoltà di intervenire, esprimendo altresì il parere sulle mozioni presentate.
ANTONIO IANNONE,. Grazie, Presidente. Allora, sulla mozione Casu, Iaria, Ghirra, Gadda ed altri n. 1-00563 si esprime parere contrario sulle premesse. Sull'impegno 1) si esprime parere favorevole subordinatamente alla seguente riformulazione: “ad erogare con la massima tempestività alle regioni le risorse previste dal Fondo nazionale trasporto pubblico locale garantendo l'anticipo pari all'80 per cento e tutte le future scadenze nonché ad adottare iniziative, per quanto di competenza, volte a velocizzare l'erogazione delle risorse previste da finanziamenti pubblici per investimenti”.
Sull'impegno 2) il parere è favorevole subordinatamente alla seguente riformulazione: “ad assumere iniziative volte a sostenere il rinnovo e l'ammodernamento del parco mezzi e lo sviluppo delle infrastrutture per il trasporto rapido di massa, quali metropolitane, tramvie e sistemi su ferro, promuovendo modelli di mobilità integrata e rilanciando al contempo il confronto con le regioni, al fine di favorire l'integrazione tariffaria tra i diversi sistemi di trasporto, con particolare attenzione ai territori caratterizzati da maggiore domanda e a quelli attualmente meno serviti; a proseguire con determinazione nell'azione di rilancio del trasporto pubblico locale, anche attraverso il consolidamento e, ove possibile - compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica -, l'incremento delle risorse destinate al settore, assicurando piena attuazione agli investimenti già avviati e rafforzando una visione strategica nazionale orientata alla qualità e all'efficienza del servizio”.
Sull'impegno 3) si esprime parere favorevole subordinatamente all'inserimento in delle parole: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”.
Sull'impegno 4) si esprime parere favorevole subordinatamente alla seguente riformulazione: “nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, ad individuare le risorse necessarie ad assicurare la copertura dei maggiori oneri del rinnovo del contratto nazionale di lavoro autoferrotranvieri”.
Sull'impegno 5) il parere è contrario.
Sull'impegno 6) il parere è favorevole subordinatamente alla seguente riformulazione: “a promuovere iniziative di competenza, anche di carattere normativo, volte a definire una nuova disciplina di riforma del TPL, anche non di linea, di supporto agli indirizzi regionali”.
Sull'impegno 7) il parere è favorevole subordinatamente all'inserimento in delle parole: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica” e alla soppressione delle parole: “e adeguate risorse finanziarie”.
Sull'impegno 8) il parere è favorevole subordinatamente alla seguente riformulazione: “a rafforzare in modo strutturale le misure per la sicurezza del personale e dei passeggeri, anche favorendo l'implementazione di sistemi di videosorveglianza, dispositivi di emergenza, presìdi nelle tratte più sensibili, il contrasto all'evasione tariffaria e un più stretto coordinamento con il Ministero dell'Interno e le Forze dell'ordine”.
Sull'impegno 9) il parere è favorevole subordinatamente all'inserimento in delle parole: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”.
Sull'impegno 10) il parere è contrario.
Sull'impegno 11) il parere è favorevole subordinatamente all'inserimento in delle parole: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, a continuare”.
Sull'impegno 12) il parere è favorevole subordinatamente alla seguente riformulazione: “a favorire per quanto di competenza, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, una maggiore accessibilità economica ai servizi di trasporto pubblico locale per famiglie, giovani e categorie più fragili, anche attraverso l'inclusione, tra gli strumenti di aziendale, dei titoli di viaggio e degli abbonamenti TPL, nonché di , abbonamenti e servizi legati alla e alle soluzioni di primo e ultimo miglio”.
Sull'impegno 13) il parere è favorevole subordinatamente alla seguente riformulazione: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, a promuovere la nel settore dei trasporti pubblici locali”.
Per quanto riguarda la mozione n. 1-00565 Pastorella ed altri, il parere è contrario sulle premesse.
Sull'impegno 1) il parere è favorevole subordinatamente alla seguente riformulazione: “ad assumere iniziative volte a sostenere il rinnovo e l'ammodernamento del parco mezzi e lo sviluppo delle infrastrutture per il trasporto rapido di massa, quali metropolitane, tramvie e sistemi su ferro, promuovendo modelli di mobilità integrata e rilanciando, al contempo, il confronto con le regioni al fine di favorire l'integrazione tariffaria tra i diversi sistemi di trasporto, con particolare attenzione ai territori caratterizzati da maggiore domanda e da quelli attualmente meno serviti”.
Sull'impegno 2) il parere è favorevole subordinatamente alla seguente riformulazione: “a proseguire con determinazione nell'azione di rilancio del trasporto pubblico locale, anche attraverso il consolidamento e, ove possibile - compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica -, l'incremento delle risorse destinate al settore, assicurando piena attuazione agli investimenti già avviati e rafforzando una visione strategica nazionale orientata alla qualità e all'efficienza del servizio”.
All'impegno 3) il parere è favorevole subordinatamente alla seguente riformulazione: “a promuovere, nel rispetto delle competenze e in raccordo con regioni, enti locali e parti sociali, iniziative volte a rendere maggiormente attrattivo il lavoro nel settore del TPL, affrontando la carenza di conducenti, valorizzando le professionalità esistenti e favorendo, al contempo, il miglioramento complessivo del servizio, l'accessibilità economica per gli utenti e il monitoraggio continuo degli standard qualitativi”.
Sull'impegno 4) il parere è favorevole subordinatamente alla sostituzione delle parole: “a favorire l'avvio e il” con le seguenti: “a proseguire, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, per quanto di competenza nell'azione di sostegno al”.
Sull'impegno 5) il parere è favorevole subordinatamente alla seguente riformulazione: “a favorire, per quanto di competenza, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, una maggiore accessibilità economica ai servizi di trasporto pubblico locale per famiglie, giovani e categorie più fragili, anche attraverso l'inclusione tra gli strumenti di aziendale dei titoli di viaggio e degli abbonamenti TPL, nonché di , abbonamenti e servizi legati allo e alle soluzioni di primo ed ultimo miglio”.
Sugli impegni 6) e 7) si esprime parere contrario, mentre sull'impegno 8) il parere è favorevole subordinatamente alla seguente riformulazione: “a rafforzare in modo strutturale le misure per la sicurezza del personale e dei passeggeri, anche favorendo l'implementazione di sistemi di videosorveglianza, dispositivi di emergenza, presìdi nelle tratte più sensibili, il contrasto all'evasione tariffaria e un più stretto coordinamento con il Ministero dell'Interno e le Forze dell'ordine”.
Sull'impegno numero 9) il parere è contrario, mentre sull'impegno numero 10) il parere è favorevole, subordinatamente alla seguente riformulazione: “nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, ad adottare iniziative di competenza volte a sostenere gli investimenti nei settori della mobilità condivisa, inclusi i servizi e di , anche attraverso la promozione del partenariato pubblico-privato e la semplificazione delle procedure amministrative per gli operatori, riconoscendone il ruolo complementare rispetto al trasporto pubblico locale e le positive ricadute in termini di riduzione del traffico, dell'uso dell'auto privata e delle emissioni”.
Sull'impegno numero 11) il parere è favorevole subordinatamente alla seguente riformulazione: “a promuovere iniziative di competenza, anche di carattere normativo, volte a definire una nuova disciplina di riforma del TPL, anche non di linea, di supporto agli indirizzi regionali”.
Sull'impegno numero 12) il parere è favorevole subordinatamente alla seguente riformulazione: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, a mettere in atto le iniziative di competenza necessarie per l'implementazione dei su piano nazionale superando la fase sperimentale rappresentata dal progetto del PNRR e dotando il Paese di un sistema di mobilità integrata e che sfrutti appieno il potenziamento della digitalizzazione e dell'analisi dei dati, promuovendo l'interoperabilità dei dati tra operatori pubblici e privati”.
Per quanto riguarda la mozione n. 1-00566 degli onorevoli Maccanti ed altri, si esprime parere favorevole sia sulle premesse che su tutti gli impegni.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Pastorino, prego… Pastorino, almeno così risulta a me. Luca Pastorino. Non c'è? Va bene. Ha chiesto di parlare l'onorevole Del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Allora, ho vinto io la riffa. Il tema del trasporto pubblico locale è un tema rilevante e strategico e lascia perplessi la posizione del Governo nei suoi pareri laddove boccia le premesse in cui spieghiamo la rilevanza e la strategicità del settore. E quindi, sebbene l'intendimento che poi il Governo ha voluto esprimere, fondamentalmente nell'approvare quello che veniva detto ma con l'accortezza di andare a eliminare ogni qualsivoglia indicazione che potesse impegnare il Governo a mettere ulteriori risorse, ecco che, allora, è qui che vogliamo appuntare le nostre osservazioni su questa mozione. Perché in un settore abbiamo detto fondamentale per la libertà dei cittadini e per il turismo, che deve essere e deve diventare ancora di più una leva importante per il nostro Paese e per l'ambiente, laddove il settore dei trasporti è uno di quei settori sui quali maggiormente possiamo incidere anche per migliorare le questioni ambientali. Ciò detto, mi rivolgo al Governo proprio per puntualizzare quegli elementi che, con troppa facilità, ci sono stati dichiarati con il parere contrario del Governo.
Innanzitutto, su un settore con questa rilevanza incide ovviamente l'aumento del costo del carburante. Un aumento significativo che, per quanto riguarda il settore del trasporto pubblico, non ha nemmeno potuto godere delle agevolazioni che sono state messe in campo. Anche per questo motivo, peraltro, non possiamo pensare di migliorare la posizione del nostro Paese che ci vede al penultimo posto nell'Unione europea per l'utilizzo del trasporto pubblico, e questo è un problema. È un problema per tutte quelle tre dimensioni che ricordavamo in precedenza; ed è un problema che è anche comprensibile nel momento in cui, andando ad analizzare la situazione del nostro trasporto pubblico, i dati ci dicono - ma lo possono osservare anche i cittadini - che noi partiamo da un sistema con dotazioni insufficienti.
Ricordo che, di fronte a queste dotazioni insufficienti, abbiamo infierito con le vicende recenti per quanto riguarda Metro C di Roma o il prolungamento della Metro 4 di Milano. Ci troviamo di fronte, in Italia, anche a una situazione significativa per quanto riguarda la povertà di trasporto. Il 28 per cento dei cittadini ha rinunciato ad offerte occupazionali proprio per l'impossibilità di potersi recare sul posto di lavoro, impossibilità che verosimilmente sarebbe quantomeno agevolata laddove il trasporto pubblico fosse più capillare e, in situazioni come queste, anche meno costoso.
E qui iniziamo ad accostare il tema del trasporto pubblico a quello delle risorse che questa maggioranza vuole mettere sul trasporto pubblico. Il primo degli aspetti sul quale troviamo, sebbene con una riformulazione, un parere favorevole, è quello finalmente di procedere con decreto per assegnare questi 4 miliardi alle regioni.
Il fatto che questo Governo si caratterizzi per i ritardi - la scorsa settimana abbiamo visto un analogo ritardo, ancora più grave, perché sta creando grossi problemi alle famiglie e alle persone portatrici di non autosufficienza, anche in quel caso un ritardo nel decreto che serve a rendere operativo il Piano nazionale per la non autosufficienza - deve essere una vostra costante, perché dobbiamo arrivare a definire un impegno con il Governo in questa mozione affinché lo stesso faccia quello che avrebbe dovuto fare entro il 15 gennaio, cioè mandare questi 4 miliardi - che sono pochi, non sono sufficienti -, ma almeno mandarli sui territori perché non ci siano queste tensioni finanziarie. Peraltro non stiamo parlando di una concessione che viene fatta da questo Governo, in tempi in cui il PNRR potrebbe consentire di dare delle spinte ulteriori al settore, ma stiamo parlando di un finanziamento che è in costante diminuzione. Il finanziamento per il 2026 è addirittura inferiore a quello del 2025 e, se andiamo a confrontarlo in termini reali rispetto al 2009, stiamo parlando di una diminuzione del 38 per cento. Ecco, vede perché riteniamo incomprensibile che siano state bocciate le premesse della nostra mozione? Proprio qui troviamo le ragioni che avrebbero portato a dare piena approvazione degli impegni che chiediamo al Governo, non questa riformulazione micragnosa e anche un po' taccagna che prende gli impegni, ma non vuole mettere un euro in più sul settore.
Ma andiamo avanti perché, per quanto riguarda l'aumento del prezzo del carburante, nelle società che operano nel trasporto pubblico è stato stimato che si tratterà di un aggravio di 30 milioni di euro al mese per le imprese del settore. C'è poi un punto sul quale ci dispiace davvero che non sia stata data una approvazione piena alla nostra mozione da parte del Governo - e non a caso ho citato anche il ritardo sul piano per le non autosufficienze -, ed è proprio il punto teso a rafforzare l'accessibilità del trasporto pubblico per le persone con disabilità, compatibilmente con la finanza pubblica. Ma noi qua vi diciamo che sarebbe stata l'occasione per spendere un impegno vero, un impegno serio, perché per le persone con disabilità è ancora più importante avere da parte dello Stato un'offerta di servizi che consenta loro di muoversi sul territorio nazionale.
Questo “compatibilmente con le finanze pubbliche” davvero denota… lo sappiamo già cosa vuol dire; vuol dire che state già guardando oltre, che non ci sarà nulla per rafforzare l'accessibilità al trasporto pubblico per le persone con disabilità. Di questo siamo rammaricati, per questo insistiamo nel ricordare al Governo le motivazioni che stanno alla base delle nostre richieste.
Venendo, invece, agli impegni e alle riformulazioni, l'ho già detto ampiamente in questa introduzione: non si tratta di condividere blandamente l'idea che sul trasporto pubblico siamo tutti d'accordo che bisogna fare qualcosa; qui si tratta di mettere i soldi e proprio nel momento in cui si tratta di mettere i soldi - l'obsolescenza dei mezzi di trasporto pubblico è sotto gli occhi di tutti, stanno anche diminuendo le disponibilità complessive nazionali - questo Governo si tira indietro.
Ecco, questo è il discrimine che ci rende insoddisfatti rispetto alla vostra posizione, perché voi arrivate a riconoscere, con queste approvazioni con riformulazioni… non potete negare l'urgenza e l'impellenza di quello che vi abbiamo sottoposto, fingete di condividerlo ma nel momento in cui vi tirate indietro, vi voltate dall'altra parte di fronte alla necessità di finanziarlo, quello è il momento in cui gettate la maschera e ci dite quello che realmente pensate sul trasporto pubblico; che sia per la libertà delle persone, che sia per una qualità del turismo all'altezza del nostro Paese - basta andare all'estero e vedere l'enorme differenza che troviamo negli altri Paesi europei sul settore e questo spiega anche una perdita di competitività - e che sia, per quanto riguarda i temi ambientali, per la necessaria decarbonizzazione a cui un aumento del trasporto pubblico contribuirebbe e che sappiamo molto bene essere in fondo alle vostre priorità .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Semenzato. Ne ha facoltà.
MARTINA SEMENZATO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Le chiedo cortesemente se posso depositare il nostro intervento, anticipando che voteremo la mozione di maggioranza secondo le indicazioni del Governo.
PRESIDENTE. Grazie, deputata Semenzato, ovviamente è autorizzata.
Ha chiesto di parlare la deputata Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, il trasporto pubblico è un elemento essenziale della mobilità moderna. È più sostenibile dell'automobile privata, utilizza meno combustibili fossili per passeggero, genera meno emissioni di gas serra, riduce il traffico nelle città, migliora la qualità dell'aria e riduce l'inquinamento acustico. Peraltro, se ben strutturato e finanziato, è accessibile a una più ampia fascia di popolazione. Il trasporto pubblico locale rappresenta un settore fondamentale per l'inclusione sociale e la qualità della vita per le persone, ma anche per la transizione ecologica e la decarbonizzazione.
Il settore dei trasporti, infatti, è responsabile di oltre un quarto delle emissioni climalteranti del nostro Paese ed è il primo settore per emissioni, nonché l'unico che dal 1990 non solo non le ha ridotte, ma le ha persino aumentate del 6 per cento, in controtendenza rispetto agli altri settori. Per oltre il 90 per cento le emissioni dei trasporti sono ascrivibili alla mobilità su strada per passeggeri e merci.
Siamo tra i principali emettitori di gas serra nel settore dei trasporti in Europa, con oltre 113 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, corrispondenti a circa il 30 per cento delle emissioni nazionali. In Italia il settore del trasporto pubblico sconta anni di rallentamento degli investimenti, sia sui mezzi, sia sulle reti, nonostante Cassa depositi e prestiti abbia stimato che realizzare in modo sistemico tutti gli interventi per allineare mezzi e reti agli standard europei consentirebbe di realizzare 5,6 miliardi di euro l'anno circa di valore aggiunto in più, pari allo 0,3 per cento del Pil, e di occupare circa 137.000 nuove unità di lavoro, pari a un incremento occupazionale annuo dello 0,6 per cento.
I numeri del trasporto pubblico locale italiano mostrano la centralità di questo settore per lo sviluppo e la crescita del nostro Paese, ma anche che senza investimenti importanti non sarà in grado di raggiungere gli standard degli altri Paesi europei. Secondo i dati più recenti di Eurostat relativi al 2024, l'Italia si colloca al penultimo posto nell'Unione europea per l'utilizzo del trasporto pubblico locale, con il 68 per cento della popolazione che non utilizza mai mezzi collettivi e con un costo stimato dalla Società italiana di medicina ambientale per lo Stato di 34 milioni di euro.
Il dominio dell'automobile si riflette anche sul tasso di motorizzazione che da diversi anni vede l'Italia in vetta alle classifiche europee: 700 auto ogni 1.000 abitanti, con un'auto su quattro che conta almeno 20 anni, contro le 578 della media europea ed è un dato in continua crescita. Insomma, il processo di riconversione dei trasporti in Italia è fondamentale e ineludibile; eppure il trasporto pubblico italiano continua a perdere pezzi.
Il quadro preoccupante emerge in maniera chiara anche dall'ultimo rapporto Pendolaria che documenta un sistema dei trasporti segnato da scelte politiche sbilanciate, sottofinanziamento cronico e ricadute sempre più pesanti su famiglie, lavoratori e studenti. Per liberare le città dal trasporto privato e abbattere l'inquinamento, occorre puntare sulla qualità dei servizi: servirebbero corse frequenti, orari di servizio ampi, linee davvero rispondenti alle necessità di spostamento delle persone, sale da attesa accoglienti, dotate di sistema di aria condizionata e riscaldamento, sedute ergonomiche ben mantenute che migliorino l'esperienza dei viaggiatori. Purtroppo, invece, ritardi, corse soppresse, stazioni chiuse, orari inadeguati e mancanza di servizi essenziali, come bagni o accessibilità per disabili e anziani, sono all'ordine del giorno e minano l'efficacia e la reputazione di tutto il sistema del trasporto pubblico.
Colleghe e colleghi, i numeri del Fondo nazionale trasporti parlano chiaro. Le risorse destinate al trasporto pubblico su ferro e gomma non sono mai state pienamente reintegrate dopo i tagli del 2010: in valori assoluti, si è passati da 6,2 miliardi di euro nel 2009 a 4,9 miliardi nel 2020 e, con un lieve recupero, a 5,18 miliardi nel 2024; ma, se si considera l'inflazione, il Fondo vale oggi il 38 per cento in meno rispetto al 2009. Per tornare ai livelli reali di spesa di oltre 15 anni fa, sarebbero necessari almeno 3 miliardi in più rispetto a quanto oggi previsto, altro che “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica” .
Purtroppo, però, le scelte del Governo e della maggioranza non sembrano orientate a incentivare l'utilizzo dei sistemi di trasporto collettivo. Con l'ultima legge di bilancio, avete infatti deciso di tagliare anche importanti fondi per i servizi metropolitani su ferro, sottraendo risorse decisive alla metro C di Roma, alla linea M4 di Milano e al collegamento Afragola-Napoli.
Con questa mozione unitaria - che propone cose che dovrebbero essere scontate, ma che purtroppo scontate non sono - vi chiediamo non solo di ripristinare risorse sufficienti a garantire un servizio di trasporto pubblico locale adeguato, ma anche di erogarle nei tempi previsti. Le regioni non hanno ancora ottenuto le anticipazioni dell'80 per cento: come possono garantire servizi efficienti?
Vi chiediamo ancora una volta di archiviare il progetto del ponte sullo Stretto e di concentrare l'attenzione su progetti e investimenti davvero utili, come quelli legati alla realizzazione e al potenziamento di metropolitane, tranvie e ferrovie suburbane, superando il criterio della spesa storica e introducendo nuovi criteri di riparto basati su fabbisogni, livelli di servizio e obiettivi di sostenibilità, cercando di riequilibrare l'offerta dei trasporti su tutto il territorio nazionale.
Il Mezzogiorno è infatti ancora una volta il grande dimenticato, anche e soprattutto per quanto riguarda i servizi ferroviari regionali e il trasporto pubblico: qui le corse dei treni regionali e l'età media dei convogli sono ancora profondamente distanti dai livelli del resto d'Italia.
In Sardegna, poi, la situazione è ancora peggiore: il sistema delle ferrovie sarde è, infatti, tuttora basato sulla trazione diesel e subisce un ritardo infrastrutturale di decenni rispetto a molte altre parti del Paese. Il rapporto di Legambiente ricorda che nella regione sarda le corse al giorno sono appena 297, in ulteriore calo rispetto allo scorso anno, e che - non mi stancherò mai di ripeterlo in quest'Aula - la Nuoro-Macomer continua a portare la maglia nera. Parliamo di una linea a scartamento ridotto, risalente alla fine dell'Ottocento, con un tracciato di circa 57 chilometri che viene percorso in 75 minuti, con poche corse giornaliere nei soli giorni feriali, che devono essere integrate parzialmente da autobus dell'ARST, l'Azienda regionale sarda dei trasporti, perché Nuoro è ancora oggi l'unico capoluogo di provincia italiano non collegato alla rete nazionale: una vergogna a cui non sembra vogliate porre rimedio. Passando poi all'aumento dei costi energetici, non ci è affatto chiaro come intendiate supportare le imprese del settore. Nel decreto Bollette, così come in quello sulla riduzione dei costi delle accise, non è stato infatti previsto nulla. Vi chiediamo almeno di promuovere, in sede europea, un nuovo quadro temporaneo di aiuti di Stato, che consenta di compensare gli extracosti energetici.
Altro tema di fondamentale importanza è quello che riguarda lavoratrici e lavoratori del settore, responsabili della qualità e della sicurezza di tutte e di tutti coloro che utilizzano i mezzi di trasporto pubblico per spostarsi. Chiediamo, ancora una volta, di mettere in campo tutte le tutele che spettano alla categoria, salvaguardando i livelli occupazionali e garantendo il rinnovo del contratto collettivo nazionale, magari anche riconoscendo che si tratta di lavori usuranti.
Occorre poi garantire loro anche la sicurezza, così come è stato fatto per altre categorie, estendendo al comparto le tutele previste per il settore sanitario dal decreto-legge n. 174 del 2024, ma ci sembra evidente che non vogliate procedere in questo senso.
Abbiamo poi sottolineato, in numerose circostanze, l'importanza del trasporto pubblico non di linea, soprattutto per quei territori che non sono serviti dalle ferrovie e, molto spesso, neanche da mezzi su gomma. Per questo, vi chiediamo di sostenere una riforma complessiva del settore dei taxi e degli NCC, coinvolgendo gli enti locali nella pianificazione territoriale dei servizi, al fine di calibrarla su fabbisogni oggettivi e verificabili.
Fin dall'inizio di questa legislatura, siamo stati promotori del cosiddetto biglietto climatico: una forma di abbonamento unico ai diversi servizi di trasporto pubblico, che ne favorisca l'utilizzo garantendo l'intermodalità; nodo fondamentale del biglietto unico dovrebbe essere la totale gratuità per studenti, lavoratrici e lavoratori fuori sede.
Per concludere, voglio citare un recente del World Economic Forum e gli ultimi studi sulla mobilità femminile, sia a livello nazionale sia sovranazionale, che evidenziano come la mobilità non sia neutra, ma le modalità di spostamento, gli orari, l'accesso ai mezzi e la percezione della sicurezza riflettano diseguaglianze di genere, spesso poco visibili.
Uno dei temi centrali è la sicurezza, sia reale sia percepita. Secondo i dati Istat, le donne si sentono molto più insicure degli uomini quando si spostano da sole la sera. Questa percezione incide concretamente sulle scelte di mobilità, portando molte a evitare il trasporto pubblico nelle ore serali e a preferire l'auto privata, ritenuta più sicura. Le conseguenze sono rilevanti: riduzione dell'uso dei mezzi pubblici in alcune fasce orarie, minore accesso a opportunità di studio, lavoro e servizi e, spesso, la scelta di limitarsi a occupazioni più vicine o di rinunciare a lavori notturni.
Il tema della sicurezza nella mobilità femminile e nell'uso del trasporto pubblico non riguarda solo il timore di molestie, ma va intesa in senso più ampio. Si tratta, infatti, di un fenomeno strettamente legato a una pianificazione urbana che, per lungo tempo, si è basata su una presunta neutralità, senza considerare i bisogni specifici dalle donne, trascurando aspetti come l'illuminazione delle fermate, la visibilità e la qualità degli spazi. Per questo, colmare il è fondamentale per progettare città e sistemi di trasporto più equi, accessibili e realmente sicuri per tutte e tutti. Anche su questo aspetto è del tutto evidente che c'è tanto da fare.
Alla luce delle criticità che ho rilevato, della totale indisponibilità della maggioranza a investire risorse adeguate sul trasporto pubblico locale e della non volontà di affrontare con serietà le problematiche di un settore strategico come quello del trasporto pubblico da parte della coalizione di Governo, annuncio il voto contrario di Alleanza Verdi e Sinistra alla mozione a prima firma Maccanti e il voto favorevole, invece, alla nostra
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Pastorella. Ne ha facoltà.
GIULIA PASTORELLA(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Sapete da dove viene la parola bus? Viene da che era il nome dei primi mezzi di trasporto pubblico nel lontano 1800; dal latino “per tutti”, perché l'idea del trasporto pubblico locale è proprio quella: è l'idea di un trasporto che sia accessibile, disponibile e pensato per tutti quanti.
Per questo io sono contenta e ringrazio le altre opposizioni che hanno voluto sollevare in Aula questo tema, ma ritengo che farlo con delle mozioni sia davvero sottovalutare l'impatto e l'importanza di quella che è una priorità strategica, direi quasi di politica industriale o, almeno, di politica sociale e ambientale, e non semplicemente una voce di spesa, come invece la mozione di maggioranza sembra dire. Perché si contiene. È una mozione - anticipo che voteremo in maniera contraria - molto blanda, una mozione che non ha il coraggio di andare a toccare alcuni dei temi principali, cosa che invece noi abbiamo cercato di fare, ma con risultati evidentemente non soddisfacenti per loro, perché la maggior parte degli impegni è stata riformulata per renderli altrettanto blandi, e questo non ci vede d'accordo.
Cominciamo con il tema delle risorse. Per carità, noi siamo attentissimi ai vincoli di bilancio, siamo attentissimi al tenere i cordoni della borsa il più stretti possibile, però, alle volte, purtroppo, anche le risorse servono.
E se il trasporto pubblico locale, al pari della sicurezza, al pari della sanità, al pari della scuola, fa parte delle missioni fondamentali del nostro Stato, del nostro settore pubblico, ebbene lì, allora, bisogna mettercele quelle risorse. Non solo bisogna mettercele, ma poi bisogna anche saperle spendere in maniera adeguata, perché il tema di come è ridistribuito il Fondo nazionale del trasporto pubblico locale, un tema presente in diverse mozioni, non è secondario; al contrario, è un tema che riguarda anche gli incentivi che vengono dati agli enti locali nello spendere nel trasporto pubblico locale: se non sono premiati da come il Fondo è redistribuito, certamente non andranno avanti.
E in quest'Aula, nonché in Commissione trasporti, abbiamo fatto un numero infinito di interrogazioni, domandandoci dove fossero certi fondi, che sembravano un po' il gatto di Schrödinger: c'erano, ma non c'erano, erano stanziati, ma non si potevano usare. Ecco, queste incertezze sul trasporto pubblico locale e sulle risorse sono assolutamente deleterie se vogliamo cominciare ad essere un Paese che compete e che è al livello degli altri Paesi europei per quanto riguarda i chilometri di metropolitane, di tramvia e tutti gli altri aspetti del trasporto pubblico locale.
Come si spendono le risorse è anche un tema, naturalmente, di concorrenza e, qua, mi fa davvero - davvero - sorridere che entrambi i lati del Parlamento abbiano paura della concorrenza. Il Governo ha votato contro o, meglio, ha dato parere contrario agli impegni che parlavano di gare - questa parola terribile - che pure l'Unione europea ci spinge continuamente a fare sia sui balneari sia sul trasporto pubblico locale e che pure non piacciono.
Però, la domanda è: per quale motivo io dovrei prorogare un disservizio e infliggerlo ai cittadini senza andare a riaprire un bando ed avere, magari, un servizio migliore? Magari, a un prezzo inferiore? Magari, con una maggiore accessibilità? Anche perché non è che non abbiamo delle eccellenze nel nostro Paese. Sono milanese, io parlo di ATM: ATM ha vinto delle gare sulla metro di Thessaloniki e sugli autobus a Parigi, quindi, non abbiamo paura di mettere i nostri enti, le nostre aziende, in concorrenza le une con le altre perché magari avremo un servizio migliore; magari, non ci sarà più solo il tema di aggiungere fondi, ma di spenderli meglio.
Quindi, concorrenza, per carità; perché anche il mio lato destro, quindi le altre opposizioni si sono dette molto scettiche. E sugli impegni che noi chiediamo sulla concorrenza, anche lì c'è un timore che io onestamente non capisco.
Lo stesso timore, mi vien da dire, è sul trasporto pubblico non di linea, e mi fa strano che la maggioranza ci abbia bocciato anche questo impegno perché è proprio stata, con coraggio, Forza Italia che ha messo all'agenda della nostra Commissione trasporti una proposta di legge che mira a rivedere le regole del trasporto pubblico non di linea, in particolare degli NCC e, quindi, di conseguenza, anche dei taxi. Io avrei voluto vedere quello stesso coraggio nel votarci un impegno che chiedeva, semplicemente, di andare dove sta andando la nostra Commissione, quindi, dopo l'indagine conoscitiva, andare a rivedere la normativa, sempre nell'ottica di offrire un servizio migliore.
Mi viene anche da sorridere, se non fosse una cosa tragica, che, su tutta la parte di innovazione, anche lì, il vostro voto è stato contrario; avete espresso un voto contrario sui vertiporti, che possono parere una cosa strana, futuristica, però sono nel Piano ENAC che abbiamo tutti sentito e approvato. Quindi, auto-dirsi che i vertiporti non devono esistere, quando sono già previsti e sono già in attuazione, mi sembra un po' darsi la mazza sui piedi.
La stessa cosa con il MAAS, il , progetto pilota fatto su diverse città, finanziato dai fondi del PNRR, che ha dimostrato dei buoni risultati, ma che ci avevate promesso di portare a livello nazionale, perché l'idea di un trasporto sempre più intermodale, sempre più che ruoti attorno alle esigenze del cittadino e non a quelle del trasportatore, che sia su ferro che sia su gomma, mi sembra una cosa assolutamente, come si direbbe in maniera abusata, di buon senso. E, invece, anche su questo, siete stati scettici.
Per fortuna, c'è un tema su cui siamo tutti d'accordo: il tema della sicurezza. E meno male, ne abbiamo anche parlato questa mattina; essere d'accordo, però, non basta.
C'è un tema di sicurezza per gli autisti e c'è un tema di sicurezza per i passeggeri. Qua, però, le risposte non sono soddisfacenti. Sappiamo bene che non avete effettuato abbastanza assunzioni per garantire il della Polizia; che c'è una riforma della Polizia locale, ferma da non so quanti mesi in I Commissione; che non avete trovato un accordo tra la maggioranza di Governo su Strade sicure: vogliamo i militari, non li vogliamo, forse sì, forse no; quegli stessi militari che stanno fuori dalle nostre stazioni. Quindi, è bello dire che siamo tutti d'accordo sulla sicurezza, ma poi bisogna anche fare qualcosa perché le aggressioni, purtroppo, sono all'ordine del giorno e, senza voler fare terrorismo psicologico, forse, se non troviamo gli autisti, è anche quello il motivo.
Quindi, anche sulla carenza di autisti - anche questo tema sollevato da tutte e tre le mozioni - la domanda è: che facciamo? Ora, nel decreto Flussi è già previsto che si possano acquisire autisti da altri Paesi, però dobbiamo andare oltre, non dobbiamo avere paura di andare a cercare queste figure anche altrove, perché la parola “immigrazione”, forse, fa paura quanto “concorrenza”, ma da qualche parte qualcuno lo dobbiamo trovare. Se non riusciamo a dare sufficienti incentivi per trovarle sul nostro territorio, allora ragioniamo su strategie alternative.
Quindi, in generale, io sono abbastanza delusa. È un tema così importante che va della vita dei cittadini e della sostenibilità del nostro Paese e penso alle aree interne che, senza il trasporto pubblico locale diventano sempre più isolate, e penso al fatto che abbiamo un numero di mezzi privati tra i più alti d'Europa. Quindi, evidentemente qualcosa stiamo sbagliando. Salvo alcune isole felici, principalmente le grandi metropoli, noi dobbiamo davvero pensare al trasporto pubblico locale - lo ripeto - non come una voce di spesa ma come un servizio essenziale per i cittadini.
I cittadini sempre più spesso non vivono dove lavorano, sempre più spesso, purtroppo, non vivono dove studiano, perché le scuole sono sempre più rare e, quindi, assicurare questa connettività del nostro Paese dovrebbe essere una priorità di tutti e, in quest'ottica, noi abbiamo proposto, nella nostra mozione, i punti sulle risorse, sulla concorrenza e sull'innovazione. Auspicavamo che ci fosse più condivisione; evidentemente, abbiamo una visione diversa, ma quello che mi colpisce è che la maggioranza, almeno in questa mozione, questa visione non la esprime da nessuna parte .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Francesco Silvestri. Ne ha facoltà.
FRANCESCO SILVESTRI(M5S). Grazie, Presidente. Sul trasporto pubblico locale, che è il tema di oggi, basta fare una cosa semplice semplice per vedere qual è la fotografia del Paese. Oggi è il 14 aprile, andiamo a vedere la rassegna stampa: disagi per i treni a Firenze, ritardi fino a 3 ore sulla linea di alta velocità; alta velocità Roma-Napoli, guasto sulla linea dei treni, ritardi di ore e cancellazioni. Qual è il commento, il virgolettato del nostro Ministro dei Trasporti? Salvini: “Giornate complicate”. Noi possiamo stare qui a discutere di mozioni e di proposte quanto vogliamo, ma se voi non capite che per minimamente provare a risolvere il problema dovete togliere da quel Ministero quel danno di Ministro vivente che è Matteo Salvini, noi non andiamo da nessuna parte.
Poi ho visto una cosa importante che è stato il comunicato stampa di Trenitalia che, però, è indicativo, perché Trenitalia dice: “Inconveniente tecnico alla linea causato dal fornitore esterno”. Questo descrive esattamente qual è la fotografia delle problematiche, ovvero una frammentazione delle responsabilità, una dipendenza totale dai soggetti esterni, una vulnerabilità sistemica della nostra rete e una mancanza di resilienza e lo abbiamo visto: 200 minuti di ritardo. Questi non sono catalogabili come incidenti, questi sono sintomi che il trasporto pubblico locale in questo Paese non va.
Ed è per questo che, secondo me, questa mozione, che parla del trasporto pubblico locale, è molto importante. È una mozione su cui abbiamo lavorato, come coalizione progressista, dove ci siamo confrontati e abbiamo messo in comune le nostre idee e noi intendiamo, come MoVimento 5 Stelle, parlare di trasporto pubblico locale come misura sociale, perché questa mozione, parlando di trasporto pubblico locale, parla anche di inflazione, parla anche di salari, perché quando nella vita reale tu devi avere due macchine in una famiglia per poter andare al lavoro, quindi due assicurazioni e tutte le spese, questo incide moltissimo nell'economia familiare e nel potere di acquisto.
Si parla anche di diritto al lavoro, perché molte persone che fanno i colloqui nel mondo reale magari quel tipo di lavoro lo accetterebbero anche, ma il problema è che sono in una parte della città che è completamente scollegata a livello logistico e, quindi, si trovano nell'impossibilità di accettare un lavoro che, invece, potrebbero e vorrebbero fare. Si parla di accesso alla salute e allo studio perché anche qui, nella vita reale, quando una famiglia è costretta a muoversi tramite l'automobile e magari ne ha solo una, perché quella si può permettere, allora deve scegliere se accompagnare il proprio figlio a scuola oppure il proprio genitore a una visita. Lì si tratta di scelta e, allora, questo incide sulla libertà . Trasporto pubblico locale che funziona vuol dire avere dei cittadini liberi di poter fare queste scelte che sono fondamentali per la nostra esistenza.
Allora, noi contestiamo una cosa semplice semplice, che è la vostra programmazione e la vostra scelta strategica delle priorità in questi quattro anni, che sono, a nostro avviso, completamente scollegate da quelli che sono i bisogni reali delle persone e lo abbiamo visto con il vostro investimento maggiore, il vostro cavallo di battaglia maggiore, il ponte sullo Stretto di Messina, che non si farà mai, che serve semplicemente a ungere qualche società di consulenza ma è un'opera che non si farà mai , a fronte di una Sicilia dove ci sono delle infrastrutture che non vanno, come le ferrovie Caltagirone-Gela o Trapani-Palermo, che sono chiuse e che non possono essere usufruite. Allora è qui che c'è il problema delle priorità.
Noi siamo in un momento di scollamento totale dalle vostre linee di programmazione che si nota ancora di più perché c'è una crisi energetica in atto, che è la seconda in quattro anni. Quando un Paese ha il 68 per cento della popolazione che non ha mai usato il trasporto pubblico locale - siamo al penultimo posto in Europa - e il 61 per cento degli spostamenti quotidiani avviene, quindi, con auto private e solamente il 9 per cento si sposta con il trasporto pubblico locale, queste cose non descrivono tanto una serie di dati messi in fila ma descrivono un modello di Paese che noi contestiamo.
Nel nostro Governo abbiamo fatto dei finanziamenti proprio per andare in controtendenza a questo modello di Paese, perché quando ci sono tutti questi dati messi in fila non è che oggi una persona sceglie l'auto - di muoversi con l'auto - ma oggi le persone subiscono il fatto di muoversi con l'auto, perché questo non costa solamente di più. Nessuno sceglie di pagare due assicurazioni, di muoversi con un caro benzina gigantesco e rimanere ore incolonnato per poter andare in un lavoro che spesso è anche sottopagato. Quindi, quando noi arriviamo a capire che c'è una crisi internazionale, se questa crisi internazionale non è supportata da un piano strategico di trasporto pubblico locale allora questa crisi internazionale inevitabilmente entrerà nel portafoglio delle famiglie.
È per questo che questa mozione, a mio avviso, coglie perfettamente quello che è lo spirito del trasporto locale che il MoVimento 5 Stelle ha sempre interpretato, perché è schiacciato oggi da costi, da sottofinanziamento cronico e soprattutto da ritardi istituzionali. Tradotto: mentre tutti dicono, in tutti i Paesi, che il trasporto pubblico locale è strategico, questo Stato - questo Governo - continua a finanziarlo come se fosse un costo da contenere ed è un modello che noi contestiamo completamente. È esattamente il contrario, perché investire oggi riduce, ovviamente, le spese delle famiglie, che adopereranno tale riduzione per i consumi. È qui la divisione proprio di mentalità che c'è tra il MoVimento 5 Stelle e tutto l'asse conservatore.
Rispetto a queste proposte, una persona che mi sta ascoltando in questo momento penso che la prima domanda che si fa sia la seguente: ma dove troverete i fondi per fare tutto questo? È semplice, è semplice: definanziando tutte le vostre priorità che sono completamente sbagliate . Il nostro obiettivo è quello di definanziare il ponte sullo Stretto di Messina e riportare almeno 3 miliardi al trasporto pubblico locale nazionale, che aveva questi finanziamenti almeno fino al 2009. Dopo di questo ci sono tutte le proposte a cascata, che possono essere molto importanti e che incidono nelle 24 ore nella vita delle persone. Ad esempio, il discorso che è stato prima citato anche dalla collega, cioè quello che l'Istat ci dice, che una donna si sente almeno tre volte più insicura a prendere il trasporto pubblico locale perché siamo in piena insicurezza urbana, in piena insicurezza urbana.
Le priorità non sono quelle di fare le grandi opere, che poi non partono mai, ma semplicemente quelle di illuminare quelle stazioni e quelle fermate, che possono far sentire una persona più sicura di stare ad aspettare un autobus o una metropolitana in piena sicurezza. Allora, bisogna cercare di incentivare quelli che sono i controlli, la sicurezza nelle stazioni, la sicurezza per le persone. Sono queste le priorità che si inseriscono e migliorano fattivamente la vita delle persone. Per questo noi voteremo a favore di questa mozione unitaria, proprio per questo motivo, perché coglie un elemento essenziale. Davanti agli energetici, alle disuguaglianze territoriali e alla povertà di trasporto, non si risponde lasciando soli i cittadini, le regioni e le amministrazioni locali, ma si risponde con la capacità di programmazione, con la capacità pubblica e con la capacità di spesa, disinvestendo e programmando per le vere esigenze del Paese.
E non è quello che succede leggendo le vostre mozioni e le vostre proposte, perché è incredibile che siamo praticamente a pochi mesi dalle elezioni e nelle vostre mozioni leggiamo un “faremo” e leggiamo un “programmeremo” o “spenderemo”. Signori, quello che forse non vi è chiaro è che la legislatura è finita e che il vostro tempo è finito. Quello che dovevate fare lo non avete fatto, quello che scrivete su questi pezzi di carta, che sono lettera morta, non riuscirete più a farlo.
Vi do una notizia: da quest'altra parte del Parlamento c'è chi ha lavorato in sinergia, c'è chi ha lavorato tramite la programmazione e anche sul trasporto pubblico locale possiamo dire di essere pronti .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Boscaini. Ne ha facoltà.
MARIA PAOLA BOSCAINI(FI-PPE). Grazie, Presidente. Sottosegretario Iannone, onorevoli colleghi e colleghe, mi spiace iniziare questo intervento precisando che stiamo parlando di trasporto pubblico locale, non di treni ad alta velocità e non di altro tipo di trasporto . Mi spiace anche dover dire all'inizio che la nostra legislatura andrà fino alla fine, per cui avremo ancora tempo per poter migliorare le cose.
Questa mozione, che parla di trasporto pubblico locale, noi siamo convinti che costituisca un importante fattore di crescita e di competitività nei territori, perché siamo convinti che questo trasporto pubblico locale non è soltanto un servizio di spostamento, ma è un vero e proprio pilastro per lo sviluppo sostenibile. Il trasporto pubblico locale, se è efficiente e capillare, è fondamentale anche per affrontare le future sfide legate all'urbanizzazione e ai cambiamenti climatici. Dunque, siamo davanti a una risorsa che sa unire il benessere collettivo con la sostenibilità ambientale.
Abbiamo dei dati importanti sul trasporto pubblico locale: si muovono circa 15 milioni di passeggeri ogni giorno, produce un valore economico di 10 miliardi di euro e impiega 100.000 lavoratori. Sono numeri importanti che si avvicinano agli standard di qualità dei servizi dei trasporti pubblici dei Paesi europei, ma abbiamo anche la consapevolezza che ci sono ancora molte criticità e che c'è molta diversità tra le grandi città e i piccoli centri.
Allora, come evidenziato nella mozione della maggioranza, è importante rafforzare e stabilizzare il comparto del trasporto pubblico locale, che costituisce una delle priorità dell'agenda di Governo. Per questo è fondamentale che vengano adottate iniziative per agevolare investimenti delle aziende del trasporto pubblico locale, allo scopo di rinnovare il parco circolante, incrementare l'offerta e l'utilizzo di mezzi alternativi, come, ad esempio, la bicicletta elettrica e promuovere nuove forme di mobilità collaborativa, come il . Parlare di trasporto pubblico locale non significa semplicemente discutere di mezzi di trasporto pubblico (di autobus, di tram o di metropolitane), ma significa parlare di qualità della vita, di diritto alla mobilità, di inclusione sociale, di sviluppo economico e di sostenibilità ambientale. Significa parlare del modello di società che vogliamo costruire in futuro.
Un ulteriore tassello fondamentale è rappresentato dalla crescita del turismo, che porta a ripensare il sistema di trasporto pubblico locale. Il recente trend positivo del turismo nel nostro Paese conferma questo ruolo fondamentale nel collegamento tra territori e luoghi del turismo.
È necessario operare attraverso politiche di incentivazione alla mobilità e una visione innovativa a supporto di un nuovo concetto di regolazione della spesa pubblica e la messa a sistema di tre elementi: territorio, turismo e trasporti. Ci sono delle nel nostro Paese. Voglio pensare ai comuni del Lago di Garda, che hanno messo a disposizione il proprio trasporto pubblico gratuitamente nei periodi di alto turismo per raggiungere più facilmente le località turistiche, oppure al comune di Numana che ha fatto la stessa identica cosa. Il trasporto pubblico locale rappresenta una infrastruttura essenziale come le scuole, gli ospedali e le reti energetiche: siamo allo stesso livello.
Senza un sistema efficiente di mobilità i territori si isolano, le disuguaglianze aumentano e le opportunità si riducono. Infatti, se noi pensiamo alle periferie urbane, ai piccoli comuni e alle aree interne, se non ci sono collegamenti adeguati i cittadini vengono, di fatto, esclusi dall'accesso al lavoro, allo studio, ai servizi sanitari e ai servizi culturali. Ecco, la mozione che noi oggi discutiamo parte da un principio chiaro: lo Stato e le istituzioni devono garantire livelli di servizio adeguati, omogenei e dignitosi su tutto il territorio. Non possiamo più accettare che ci siano cittadini di serie A e di serie B, a seconda della città o della regione in cui vivono . La mozione mette proprio al centro il concetto di livelli essenziali del trasporto, con standard minimi che devono essere garantiti in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Ci sono aree del Paese in cui sappiamo che il trasporto pubblico locale funziona in modo efficiente, con frequenze adeguate e servizi moderni; ma ce ne sono altre in cui i cittadini sono costretti ad affrontare ritardi cronici - magari degli autobus, non dei treni ad alta velocità -, corse insufficienti e mezzi obsoleti. Questa situazione non è più sostenibile. Quando noi parliamo di livelli adeguati di servizio parliamo di sicurezza, di accessibilità per le persone con disabilità, di mezzi moderni e sostenibili e di informazioni chiare per l'utenza. Parliamo anche di tariffe eque, che non devono gravare in modo eccessivo su famiglie, studenti e lavoratori.
Negli ultimi anni il trasporto pubblico locale ha dovuto affrontare sfide enormi. Pensiamo al periodo della pandemia, che ha ridotto in modo drastico i passeggeri e ha messo in difficoltà molti bilanci delle aziende. Nello stesso tempo è cresciuta la domanda di mobilità sostenibile, spinta anche dagli obiettivi ambientali e dalla necessità di ridurre le emissioni. Di fronte a queste sfide, il Governo non può pensare a un disimpegno. Al contrario, è necessario un rafforzamento delle politiche pubbliche in questo settore , e la nostra mozione va esattamente in questa direzione: chiede investimenti, programmazione, efficienza e, soprattutto, responsabilità.
Investimenti. Non possiamo pretendere servizi migliori - e ne siamo consapevoli - senza destinare risorse adeguate, certamente, compatibilmente con le esigenze di bilancio, ci mancherebbe altro. Siamo consapevoli che bisogna rinnovare le flotte e che bisogna puntare su mezzi a basso impatto ambientale, ma anche sicuri. Dobbiamo migliorare le infrastrutture, digitalizzare i sistemi di gestione e, soprattutto, dare informazione. Ma gli investimenti da soli non bastano. Serve una programmazione seria e di lungo periodo, non fatta in modo frammentario. Occorre una visione strategica, è necessario coordinare i diversi livelli istituzionali - Stato, regioni ed enti locali - e definire obiettivi chiari, misurabili e verificarli poi. È importante, mi permetto anche di dire, avere attenzione alle gare tra enti locali e coordinamento con le province e con le regioni, in modo che ognuno non vada per la propria strada aumentando i costi.
Un altro elemento centrale è l'efficienza nella gestione. Difendere il trasporto pubblico locale non significa difendere inefficienze o sprechi. Al contrario, significa pretendere che ogni risorsa pubblica venga utilizzata nel modo migliore; significa premiare le , valorizzare le competenze, introdurre sistemi di monitoraggio e valutare bene le .
Il Fondo del trasporto pubblico locale rappresenta lo strumento principale di finanziamento del settore e la maggioranza riconosce l'esigenza di rafforzarlo progressivamente, anche alla luce dell'aumento dei costi energetici e dell'inflazione. In questo senso, le misure di sostegno che sono state introdotte negli ultimi anni hanno avuto proprio l'obiettivo di compensare le perdite di ricavi dovute alla pandemia e di sostenere le aziende in una fase di grande instabilità. Va ricordato anche che il PNRR ha destinato risorse senza precedenti al trasporto pubblico locale, con l'obiettivo proprio di rinnovare le flotte, di migliorare le infrastrutture e di accelerare la transizione ecologica.
È necessario favorire la collaborazione tra enti pubblici privati e comunità locali per pianificare in modo più efficace e sostenibile. In conclusione, il trasporto pubblico locale deve essere considerato non come un costo - ne siamo consapevoli -, ma come un investimento strategico per il futuro del Paese. Ed è proprio per questi motivi che il gruppo di Forza Italia voterà a favore della mozione di maggioranza .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Dara. Ne ha facoltà.
ANDREA DARA(LEGA). Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi interveniamo su una materia che non è soltanto tecnica, ma profondamente politica: il trasporto pubblico locale. Parliamo di un settore che rappresenta un servizio essenziale di interesse generale e, soprattutto, uno strumento concreto per garantire il diritto alla mobilità che, come è già stato ricordato anche nel dibattito in Aula, è un vero e proprio diritto. Infatti, senza mobilità non c'è libertà, senza mobilità non c'è lavoro, senza mobilità non c'è accesso ai servizi fondamentali.
E allora è evidente che il trasporto pubblico locale non riguarda solo autobus o treni regionali, riguarda la coesione economica e sociale del Paese, la competitività dei territori e la qualità della vita dei cittadini. Ma proprio per questo dobbiamo essere chiari: per troppo tempo questo settore è stato trascurato, frammentato e gestito senza una visione strategica. Lo dimostrano le forti disomogeneità territoriali, le difficoltà nel garantire qualitativi uniformi e una struttura di finanziamento che, per anni, si è basata su logiche superate, come la spesa storica. Lo dimostra anche il fatto che, nonostante le risorse stanziate, il sistema ha continuato a presentare criticità strutturali. E lo dimostra, permettetemi di dirlo con chiarezza, il ritardo con cui si è affrontato il tema della sicurezza e della valorizzazione del lavoro del settore.
Oggi però c'è un cambio di passo. Il Governo e il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, hanno avviato un'azione concreta, strutturale e non ideologica di rilancio del trasporto pubblico locale, un'azione che si fonda su tre pilastri chiari.
Investimenti e innovazione: parliamo di risorse senza precedenti, rafforzate anche dal PNRR e dal Piano strategico nazionale della mobilità sostenibile. Solo per citare un dato, le regioni oggi possono utilizzare 750 milioni di euro per il rinnovo del parco autobus, con l'obiettivo di avere mezzi più moderni, meno inquinanti e più sicuri. Questo significa non solo sostenibilità ambientale, ma anche qualità del servizio e dignità del trasporto pubblico.
Un altro punto riguarda l'equità e il superamento delle disuguaglianze. La vera svolta è rappresentata dall'introduzione dei livelli essenziali di trasporto, i LET. Si tratta di un passaggio fondamentale: non più risorse distribuite in modo diseguale, ma servizi minimi garantiti a tutti i cittadini, ovunque vivano. Per anni, infatti, il sistema si è fondato sulla spesa storica, cioè una distribuzione delle risorse legata al passato che ha finito per cristallizzare le disuguaglianze territoriali. I LET cambiano radicalmente questa impostazione. Si tratta di definire prestazioni minime uniformi su tutto il territorio nazionale che lo Stato deve garantire ai cittadini per rendere effettivo il diritto alla mobilità, in coerenza con quanto previsto dall'articolo 117 della Costituzione sui livelli essenziali di prestazione. Questo significa introdurre un principio semplice, ma rivoluzionario: un cittadino deve poter contare su un livello adeguato di servizio, indipendentemente dal luogo in cui vive. Ed è qui che sta la portata politica di questa riforma, perché i LET sono uno strumento non solo tecnico, ma anche di equità territoriale.
Ma c'è di più. I LET si fondano su un approccio moderno e orientato alla domanda di mobilità, non su schemi rigidi. Significa valutare l'accessibilità reale ai servizi, integrare diverse modalità di trasporto, utilizzare soluzioni flessibili e innovative, soprattutto nelle aree dove la domanda è debole. Non si tratta, quindi, di imporre un modello unico, ma di costruire un sistema intelligente capace di adattarsi ai territori. Pensiamo alle aree interne, ai piccoli comuni e alle zone rurali. Lì il modello tradizionale spesso non funziona, servono soluzioni nuove: trasporto a chiamata, integrazione digitale e mobilità condivisa. I LET permettono proprio questo: superare una visione burocratica del servizio e costruire una mobilità realmente accessibile. E attenzione: i LET hanno anche un'altra funzione fondamentale, ossia consentono una programmazione più efficiente delle risorse pubbliche, perché definire i livelli essenziali significa stabilire priorità chiare, misurare le allocare meglio i finanziamenti, superare sprechi e inefficienze. In altre parole, più equità, ma anche più efficienza. È per questo che il lavoro avviato dal Governo su questo tema è così importante. Non è un intervento episodico, ma un percorso strutturale, che richiede coordinamento con regioni ed enti locali, capacità di adattamento, una visione nazionale forte ed è esattamente quello che questa maggioranza sta facendo
Poi, c'è un altro tema che non possiamo sicuramente ignorare, che è quello della sicurezza. Negli ultimi anni si sono moltiplicati gli episodi di aggressione al personale viaggiante e questo non è accettabile. Per questo, il Governo sta intervenendo con decisione, prevedendo sistemi di videosorveglianza, dispositivi di prevenzione per i conducenti, contrasto all'evasione tariffaria, che non è solo un problema economico, ma è anche un fattore di degrado e insicurezza.
Allo stesso tempo, si affronta un nodo strutturale, ossia la carenza di conducenti, rendendo il settore più attrattivo e valorizzando il ruolo sociale di chi, ogni giorno, garantisce un servizio pubblico fondamentale. Colleghi, il trasporto pubblico locale è anche una leva strategica per lo sviluppo economico. Una rete efficiente significa più produttività, meno traffico, meno costi infrastrutturali, maggiore attrattività per gli investimenti e significa anche rafforzare il turismo, integrando i grandi l'alta velocità e gli aeroporti con i territori.
In un Paese come l'Italia questo non è un dettaglio, è una scelta strategica ben precisa. Voglio dirlo con chiarezza politica: mentre in Europa si parla di mobilità sostenibile in modo spesso ideologico, questo Governo sta costruendo una transizione realistica, pragmatica e sostenibile, che non penalizza i cittadini e le imprese, ma li accompagna; una transizione che tiene insieme ambiente, sviluppo e diritto alla mobilità. Per questo sorprende l'atteggiamento di chi oggi prova a dare lezioni. Chi ha governato questo Paese negli altri anni dovrebbe spiegare perché non ha risolto le disuguaglianze territoriali, perché non ha affrontato il tema della sicurezza, perché non ha costruito una vera riforma del settore.
Noi, queste lezioni, non le accettiamo. Oggi c'è finalmente una direzione chiara, una strategia nazionale, un Governo che sta invertendo con determinazione la rotta.
Per tutte queste ragioni, il gruppo della Lega esprime convintamente voto favorevole sulla mozione di maggioranza, ribadendo il pieno sostegno all'azione del Ministro Salvini, perché rafforzare il trasporto pubblico locale significa rafforzare l'Italia, garantire i diritti, creare sviluppo e costruire il futuro
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Nell'ultimo intervento che mi ha preceduto, forse, l'esponente della Lega si è dimenticato anche di aggiungere che il partito che ha più a lungo governato l'Italia negli ultimi 10 anni è la Lega Nord partito di cui il Segretario è Ministro dei Trasporti in questo Paese. Diamo una notizia: noi siamo un po' dispiaciuti del fatto di non avere nemmeno oggi l'occasione di confrontarci con il Ministro. Veniamo da una settimana molto complicata - non solo da una giornata particolare - cominciata giovedì scorso. Io voglio partire dalle parole che abbiamo ascoltato dalla Presidente del Consiglio Meloni giovedì scorso. Allora, giovedì scorso la Presidente Meloni ci ha presentato la sua agenda per il rilancio dell'azione di Governo, ci ha parlato delle cose che ha fatto, che vuole fare; ha rivendicato anche cose che non ha fatto; ci ha parlato addirittura di casa, uno dei più grandi fallimenti di questo Governo, però c'è una parola che non ha avuto il coraggio di pronunciare. Noi non abbiamo mai sentito pronunciare la parola “trasporto” o “trasporti” dalla Presidente Giorgia Meloni in quest'Aula .
Non l'abbiamo sentita, perché esiste un limite perfino alla propaganda di questo Governo. Io capisco che non tutti i Ministri se ne possano rendere conto. Io capisco che se per il Ministro Nordio i voli di Stato sono lo strumento preferito per muoversi nel Paese, se per il Ministro Lollobrigida c'è la possibilità di fermare i treni quando ci sono problemi per muoversi con le auto blu, se ci sono altre attenzioni da parte di alcuni Ministri, ci possano essere alternative, ma chi è parlamentare della Repubblica - io mi rivolgo ai parlamentari di opposizione, come a quelli di maggioranza - non può non rendersi conto delle difficoltà legate alla crisi dei trasporti che vivono ogni giorno i cittadini e i lavoratori.
Affrontiamo questo tema oggi, in una giornata nera per i trasporti. Voi guardate solamente quello che si vede sui giornali - e l'ha ricordato il collega del MoVimento 5 Stelle -: abbiamo visto fino a 200 minuti di ritardo, cancellazioni, ma poi soprattutto la totale disorganizzazione, il caos informativo che segue ogni guasto. Alle ore 6 c'è un guasto sulla Roma-Napoli e non si riescono a garantire informazioni alternative ai cittadini che si devono muovere.
Di questa giornata purtroppo ne parliamo perché riguarda l'alta velocità, ma quante giornate vengono rovinate per la crisi del trasporto pubblico locale di cui questo Governo non si occupa? Il risultato di questo fallimento plastico del Governo è in un numero che ci ha dato l'Eurostat. Voi considerate che in Italia il 68 per cento degli italiani non utilizza mai il trasporto pubblico locale: 7 italiani su 10; siamo secondi, in questa classifica, solamente a Cipro. Cipro dal 1974 è diviso da una linea verde tra due parti - è l'ultimo muro d'Europa -, ma anche l'Italia è sempre più divisa fra cittadini di serie A e cittadini di serie B dalle scelte di questo Governo.
Il fatto che, grazie allo sforzo unitario delle opposizioni - io voglio veramente ringraziare il MoVimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva e +Europa per aver deciso di costruire insieme, anche con uno sforzo politico impegnativo, un testo unitario di proposte -, oggi noi affrontiamo questo tema e lo portiamo finalmente all'attenzione del Parlamento, a quell'attenzione che il Governo non gli dedica, ecco non è pensabile, né accettabile che nella proposta che avanza la maggioranza - nella proposta del Governo - si neghi un taglio evidente che è sotto gli occhi del Paese. Voi non potete pensare che la situazione del trasporto pubblico locale si possa risolvere tagliando le risorse nazionali e scaricando su regioni, imprese, cittadini, lavoratori ed enti locali il peso della vostra scelta di non governare questo tema.
Ve lo diciamo perché non solo noi registriamo un taglio rispetto a quello che è stato l'aumento dei costi, l'inflazione, l'incapacità di inserire nei provvedimenti che state prevedendo per il caro carburanti anche un'attenzione nei confronti del trasporto pubblico locale, i ritardi nell'erogazione dei fondi alle regioni, ma voi avete addirittura tagliato quest'anno il Fondo nazionale rispetto a quelli che erano i fondi assoluti previsti lo scorso anno Questo è gravissimo!
Quando nella vostra mozione ci spiegate che, nonostante il ripetuto stanziamento di risorse e l'entità delle risorse stanziate, il sistema continua a presentare disomogeneità territoriali nell'offerta del servizio e quando vi nascondete dietro alla necessità di una riforma per negare un problema reale, voi non ve la state prendendo solamente con i sindaci delle grandi città, con i sindaci delle nostre città, ma ve la state prendendo con i vostri presidenti di regione. State scaricando la palla della vostra irresponsabilità nei confronti del presidente Fedriga, del presidente Fontana, del presidente Rocca, del presidente Bucci. Voi sapete cosa sta succedendo al Fondo nazionale in quelle regioni che avevate cominciato a premiare con una rimodulazione del Fondo nazionale, che, però, era sulla parte superiore rispetto all'anno precedente? Non un taglio, una lotta fra poveri, fra regioni, per andare a tagliare servizi e rendere ancora peggiore la situazione sul territorio. Voi, purtroppo, con questo antipasto di autonomia differenziata, state usando anche il trasporto pubblico locale come una clava nei confronti delle regioni, dei territori e dei cittadini e noi questo non ve lo possiamo assolutamente permettere politicamente.
Per questo noi avevamo chiesto non solo di erogare quella quota prevista dell'80 per cento, che avete colpevolmente in ritardo previsto, e di adeguare e velocizzare i tempi di erogazione delle quote future, ma di incrementare le risorse del Fondo nazionale, di sostenere le imprese nell'aumento dei costi energetici, di garantire la piena copertura del rinnovo contrattuale. Voi avete firmato un accordo il 20 marzo dell'anno scorso: avete garantito dal 2027 a regime 510 milioni di euro. Ma voi sapete che se non garantite quelle risorse, le lavoratrici e i lavoratori…e poi a voglia a parlare di quanto è un problema riuscire a trovare una soluzione per gli autisti se nemmeno quel magro aumento di salario, che era stato previsto, garantito e firmato, gli viene assicurato.
Abbiamo chiesto un piano nazionale per sostenere le difficoltà delle imprese di trasporto, per affrontare il tema di una riforma complessiva del settore del trasporto pubblico locale non di linea, per rafforzare l'accessibilità del trasporto pubblico locale per le persone con disabilità - e fatemi dire, veramente questi sono temi che non dovrebbero essere affrontati con la lente della compatibilità finanziaria ma con la lente del rispetto dei diritti per le persone, per garantire a tutti gli stessi diritti - e per rafforzare le misure di sicurezza per il personale del trasporto pubblico locale. Rafforzare le misure di sicurezza, però, significa anche ascoltare quello che, insieme, CGIL, CISL, UIL, FAISA CISAL e UGL ci hanno chiesto, cioè di tenere conto di quello che, in questi anni, hanno costruito insieme sindacati e imprese per garantire un'effettiva maggiore sicurezza, che non è solo dopo l'aggressione ma anche tutti quegli strumenti che servono a prevenire le aggressioni sul territorio.
C'è il tema della sicurezza e poi c'è un parere contrario inspiegabile. Io vorrei veramente che qualcuno - magari i parlamentari veneti - riuscisse a chiedere al Governo una risposta. Ma perché si è contrari a garantire il carattere usurante del lavoro degli internavigatori e dei conducenti dei tram rispetto agli altri autoferrotranvieri ? Che cos'ha di meno una persona che lavora su un vaporetto rispetto a uno che lavora su un bus? Perché bisogna essere contrari, inspiegabilmente, a una scelta di civiltà? Perché se noi vogliamo incentivare il lavoro nel trasporto pubblico locale, dobbiamo anche colpire quelle che sono le attuali diseguaglianze, anche in ambito previdenziale.
C'è poi il grande tema della pianificazione dei dati. Noi possiamo usare i dati veramente per immaginare una mobilità come servizio più efficace sul territorio. Ci sono state proposte interessanti, le abbiamo sentite da Federmobilità. Chiediamo al Governo, però, di portare avanti una riflessione. Addirittura vi abbiamo chiesto di rafforzare il ruolo dell'Osservatorio nazionale del trasporto pubblico locale, quindi era nel vostro interesse accogliere questo punto. C'è la nostra importante proposta per la gratuità del trasporto pubblico locale per gli studenti e per il diritto al ritorno a casa dei fuorisede, costruita insieme al coordinamento nazionale dei circoli per la mobilità. Infine, la questione molto importante di dare continuità alle leggi che insieme abbiamo portato avanti per liberare dalle auto abbandonate le strade delle nostre città.
Noi vi abbiamo proposto queste cose. Dire “no” a noi non significa solo negare le proposte dell'opposizione parlamentare, ma anche negare il grido di dolore che insieme Agens, Anav e Asstra, tutte le imprese del settore, insieme tutti i sindacati, insieme tutto il personale e insieme tutti i passeggeri rivolgono al Governo, un grido che non ascoltate ma che fortunatamente saremo in grado di affrontare presto, perché sta arrivando il tempo di un cambiamento che non è più rinviabile e noi siamo già al lavoro per garantire ai trasporti una vera alternativa .
PRESIDENTE. Prima di dare la successiva parola, salutiamo il Presidente dell'Assemblea Nazionale della Repubblica Socialista del Vietnam, Tran Thanh Man, che oggi è in visita ufficiale alla Camera dei deputati. Benvenuto a Montecitorio, grazie di essere qui .
Ha chiesto di parlare l'onorevole Raimondo. Ne ha facoltà.
CARMINE FABIO RAIMONDO(FDI). Grazie. Presidente, Sottosegretario, onorevoli colleghi, il merito di queste mozioni è indubbiamente quello di portare al centro dell'agenda parlamentare un tema concreto, reale e quotidiano. Non è la prima volta che affrontiamo la questione in Aula e lo abbiamo fatto più volte in Commissione trasporti.
Il trasporto pubblico locale è un argomento che riguarda milioni di italiani. Non una categoria astratta, ma persone in carne ed ossa. Parliamo di chi ogni mattina prende un autobus, un treno o una metropolitana per andare a lavorare, parliamo degli studenti che si spostano per raggiungere scuole e università, parliamo di chi utilizza il trasporto pubblico per curarsi, per vivere, per muoversi. È qualità della vita, è diritto alla mobilità e anche - come è stato detto - coesione sociale. Ma dobbiamo dirci la verità: noi non ci troviamo in un contesto perfetto. Abbiamo ereditato un sistema segnato da profonde differenze territoriali, da carenze strutturali, da mancati investimenti e da una organizzazione spesso inefficiente, che si traduce in ritardi, corse soppresse, mezzi inadeguati e insicurezza.
E tutto questo incide profondamente sulla percezione che i cittadini hanno dei loro territori.
Oggi abbiamo un'Italia che viaggia a più velocità. C'è l'Italia delle grandi città, dove la domanda è alta ma spesso il servizio non è all'altezza, e c'è l'Italia delle aree interne, dei borghi, delle zone periferiche e delle isole, dove il problema è ancora più grave, perché il servizio spesso non c'è e, quando c'è, è insufficiente.
Il sistema del trasporto pubblico locale paga anni di ritardi, scelte sbagliate, assenza di strategia e assenza di sinergia tra istituzioni, ma paga anche sprechi importanti di risorse pubbliche.
E allora, Presidente, io ho ascoltato con attenzione gli interventi di tutti i colleghi che mi hanno preceduto e lo voglio dire senza giri di parole: il Partito Democratico e il MoVimento 5 Stelle, che hanno governato questa Nazione per anni senza avere un reale mandato popolare e che oggi governano le più grandi città italiane, non possono venire qui a darci lezioni sul trasporto pubblico locale . Basta guardare cosa succede nelle città che amministrano da sempre, praticamente, a Milano, a Roma, a Napoli, a Torino.
Io chiedo ai colleghi parlamentari di questa opposizione, che nelle città amministrano, se vadano sulle metropolitane e sui mezzi pubblici di quelle città, perché troverebbero servizi insufficienti, ritardi cronici, evasione tariffaria diffusa, mezzi inadeguati e una insicurezza crescente. La realtà è questa. E noi, francamente, lezioni da chi governa così non le accettiamo .
Noi abbiamo scelto un'altra strada. Il Governo guidato da Giorgia Meloni ha rimesso il trasporto pubblico locale al centro delle politiche nazionali. Lo ha fatto con una linea chiara: investimenti, innovazione e sicurezza. Non parole, ma fatti.
Abbiamo messo a disposizione, utilizzabili subito, immediatamente, dalle regioni, 750 milioni di euro per il rinnovo del parco autobus e per il miglioramento della qualità dell'aria. Abbiamo rafforzato le tutele per lavoratori e passeggeri, perché senza sicurezza non c'è trasporto pubblico e senza legalità non c'è servizio.
Il tema delle aggressioni al personale era diventato un'emergenza non più rinviabile. Fratelli d'Italia si è fatta portavoce delle proposte dei lavoratori, avviando un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali che anche qui ringrazio. E quelle proposte per rafforzare la tutela del personale ferroviario e del trasporto pubblico locale, grazie al Governo Meloni, sono state tradotte in norme nell'ultimo pacchetto sicurezza. Perché il trasporto pubblico non è solo un servizio, è anche un presidio, e noi abbiamo scelto di intervenire con sistemi di videosorveglianza, con strumenti di protezione per il personale e con il contrasto all'evasione tariffaria e alla illegalità diffusa. Perché non può esserci qualità senza sicurezza e non può esserci servizio pubblico, se chi lavora sui mezzi non è tutelato.
Così come stiamo affrontando il tema della carenza di conducenti, rendendo il settore più attrattivo e valorizzando chi ogni giorno garantisce questo servizio. Perché dietro ogni mezzo ci sono persone, e senza queste persone il sistema si ferma.
Abbiamo bisogno di un TPL che funzioni davvero, e per farlo funzionare davvero occorre potenziare - e lo stiamo facendo - il trasporto pubblico regionale. Serve un sistema che colleghi l'alta velocità con la mobilità locale, che integri il trasporto pubblico e il trasporto privato, che favorisca gli interscambi. Un sistema - e lo voglio dire chiaro - che non consideri l'automobilista un nemico. L'automobile privata va integrata con il trasporto pubblico locale, non demonizzata.
Insomma, un sistema all'altezza di una Nazione che è tornata protagonista in Europa. Perché il trasporto pubblico è anche sviluppo economico. Le nostre città competono con le grandi capitali europee, e non possiamo restare indietro.
C'è infatti anche un tema strategico, che finora è stato spesso sottovalutato: il turismo. Il trasporto pubblico locale e regionale è una leva fondamentale per la nostra Nazione. Non esiste turismo forte senza collegamenti efficienti. Ecco perché stiamo connettendo l'alta velocità con gli aeroporti, i porti e i territori. Perché il turismo non è solo un settore economico, è un pezzo della nostra identità e della nostra crescita .
E poi c'è un altro tema troppo spesso ignorato: il trasporto pubblico non di linea. La qualità dei trasporti passa anche da lì. Passa da una distinzione chiara tra i servizi taxi e NCC, passa da regole certe per le piattaforme tecnologiche. Serve una disciplina moderna, equilibrata, che tuteli il servizio pubblico e contrasti abusivismo e concorrenza sleale. Questo lavoro è già stato avviato dal MIT e oggi è al centro dell'attenzione della Commissione, perché anche questo è servizio pubblico e, come tale, va garantito, regolato e difeso.
Ma c'è un altro punto fondamentale: la riforma del sistema. Con i livelli essenziali di trasporto vogliamo garantire a tutti, su tutto il territorio nazionale, un livello minimo di servizio; con i livelli essenziali di trasporto vogliamo superare la logica della spesa storica, vogliamo superare le diseguaglianze, vogliamo garantire davvero il diritto alla mobilità.
Poi, c'è il tema della sicurezza stradale che va coniugato anche con quello del trasporto pubblico locale. Quando parliamo di sicurezza stradale, parliamo di vite umane, parliamo di famiglie, parliamo di responsabilità e, poiché le norme da sole non bastano se non vengono conosciute, comprese e rispettate, è fondamentale rafforzare l'educazione stradale, a partire dalla scuola, motivo per cui nella mozione del centrodestra abbiamo voluto sottolineare anche l'importanza di promuovere, nelle scuole di ogni ordine e grado, iniziative per potenziare l'educazione stradale.
Accanto a questo, colleghi, c'è un altro fronte su cui dobbiamo avere il coraggio di intervenire, quello dell'innovazione. Il trasporto pubblico locale passa anche dall'uso intelligente delle nuove tecnologie. Penso, in particolare, alla guida autonoma: non è un tema del futuro remoto, è una realtà che sta già entrando nelle nostre città e nei nostri sistemi di mobilità.
Integrare il trasporto pubblico locale con soluzioni di guida autonoma, soprattutto per il primo e ultimo miglio, significa rendere gli spostamenti più sicuri, più efficienti, più accessibili, anche più sostenibili. Su questo - i colleghi della Commissione trasporti lo sanno bene - abbiamo già svolto un lavoro importante: ricordo la risoluzione presentata da Fratelli d'Italia ed approvata all'unanimità che ha posto le basi per accompagnare l'Italia verso questa transizione.
Colleghi, questa mozione va nella direzione giusta: rafforza il sistema del trasporto pubblico locale, riduce i divari tra i territori, migliora la qualità del servizio, garantisce sicurezza e valorizza il lavoro di chi opera tutti i giorni per garantire un servizio che consenta a questa Nazione di muoversi, di produrre, di studiare, di curarsi, di vivere e, soprattutto, che garantisca un diritto, il diritto alla mobilità.
Presidente, la credibilità di una Nazione si misura anche dalla capacità di non lasciare indietro nessuno e oggi la sfida è tutta qui, anche per la mobilità. Noi non siamo quelli delle parole, noi non siamo quelli delle promesse, siamo quelli che si assumono la responsabilità di decidere e di cambiare davvero le cose. Mentre altri fanno polemica, noi investiamo; mentre altri parlano, noi interveniamo e, mentre altri amministrano male i loro territori, noi costruiamo soluzioni : questa è la differenza tra noi e voi.
Ed è per questo che continueremo ad andare avanti senza esitazione, senza compromessi al ribasso con una sola bussola, che è quella dell'interesse degli italiani.
L'Italia è tornata a muoversi e questa volta non si ferma più. Per queste ragioni, annuncio il voto favorevole del gruppo di Fratelli d'Italia alla mozione di maggioranza .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Come da prassi, le mozioni saranno poste in votazione per le parti non assorbite e non precluse dalle votazioni precedenti.
Passiamo alla votazione della mozione Casu, Iaria, Ghirra, Gadda ed altri n. 1-00563 .
Avverto che le riformulazioni proposte dal Governo non sono state accettate e, pertanto, il parere deve intendersi contrario alla mozione nella sua interezza.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Casu, Iaria, Ghirra, Gadda ed altri n. 1-00563 , con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla votazione della mozione Pastorella ed altri n. 1-00565.
Avverto che le riformulazioni proposte dal Governo non sono state accettate e, pertanto, il parere deve intendersi contrario alla mozione nella sua interezza.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Pastorella ed altri n. 1-00565, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla votazione della mozione Maccanti, Raimondo, Caroppo, Tirelli ed altri n. 1-00566.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Maccanti, Raimondo, Caroppo, Tirelli ed altri n. 1-00566, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Sospendo brevemente la seduta, che riprenderà tra 10 minuti. Secondo, poi, le intese intercorse, i lavori della seduta odierna si concluderanno alle ore 19,30. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2721: “Disposizioni sanzionatorie a tutela dei prodotti alimentari italiani” e dell'abbinata proposta di legge n. 1619.
Ricordo che nella seduta di ieri si è conclusa la discussione generale e il relatore e la rappresentante del Governo hanno rinunciato a intervenire in sede di replica.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge e delle proposte emendative presentate .
Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri , che sono in distribuzione.
Ricordo che, a norma dell'articolo 123, comma 3, ultimo periodo, del Regolamento, gli emendamenti e gli articoli aggiuntivi dichiarati inammissibili non possono essere ripresentati in Assemblea e - ove ripresentati - non sono pubblicati.
Inoltre, non sono pubblicati, in quanto non ricevibili, gli emendamenti già presentati presso la Commissione, ma in quella sede ritirati o decaduti per assenza del presentatore, e i nuovi emendamenti, non previamente presentati presso la Commissione, riferiti a parti del testo non modificate dalla Commissione stessa, ovvero che non risultano consequenziali rispetto alle modifiche apportate in sede referente.
Comunico che la Presidenza, sulla base del parere espresso dalla V Commissione (Bilancio) nella riunione odierna, non ritiene ammissibile, a norma dell'articolo 123 del Regolamento, in quanto reca nuovi o maggiori oneri finanziari privi di idonea quantificazione e copertura, l'articolo aggiuntivo Dori 14.02.
A questo punto, ha chiesto di intervenire, sul complesso degli emendamenti, l'onorevole Federico Gianassi. Ne ha facoltà.
FEDERICO GIANASSI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Interveniamo sul complesso degli emendamenti riferiti al disegno di legge all'esame dell'Aula che introduce disposizioni sanzionatorie a tutela dei prodotti alimentari italiani. Il provvedimento si riferisce a un settore strategico della nostra economia e della nostra identità nazionale.
Per l'importanza della materia che tratta riteniamo che il provvedimento avrebbe richiesto un esame più approfondito, più ordinato, più condiviso e anche più ampio. Prima di entrare nello specifico delle proposte emendative, intendo brevemente richiamare l'impianto del provvedimento.
Il testo si compone di 21 articoli che sono suddivisi in tre diversi titoli: l'introduzione di sanzioni penali, l'introduzione di sanzioni amministrative e le disposizioni finali.
L'oggetto prioritario della riforma normativa è rappresentato dall'intervento sul codice penale con l'introduzione di un nuovo capo 2 dedicato ai delitti contro il patrimonio agroalimentare che affianca e rafforza la disciplina dei reati contro l'economia pubblica, l'industria e il commercio.
In questo quadro trovano collocazione diverse novità: l'inasprimento delle pene per la contraffazione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine; l'introduzione del reato di frode alimentare che è configurato come fattispecie residuale, ma con un ambito applicativo molto ampio; il nuovo delitto di commercio di alimenti con segni mendaci, che è caratterizzato da una specifica finalità ingannatoria; un sistema articolato di circostanze aggravanti e attenuanti; pene accessorie incisive che possono arrivare anche alla chiusura temporanea o definitiva degli stabilimenti. A ciò si aggiungono interventi sul codice di procedura penale, con un ampliamento di strumenti investigativi, dalle intercettazioni alle modalità di campionamento, nonché un rafforzamento delle misure di confisca, anche per equivalente, e un'estensione della responsabilità degli enti in casi più gravi. Parallelamente, il provvedimento interviene in modo significativo sul versante amministrativo con l'introduzione di sanzioni in materia di etichettatura, tracciabilità e pratiche commerciali, con l'introduzione di misure specifiche per il settore lattiero-caseario, viticolo e della pesca. Si istituiscono anche strumenti di coordinamento, come la cabina di regia per i controlli, e si rafforzano sistemi di verifica e monitoraggio lungo le filiere.
Dunque, si tratta di un intervento ampio, in particolare in relazione all'introduzione di fattispecie penali, che ha la finalità di rafforzare il patrimonio agroalimentare italiano.
Proprio perché la materia è rilevante il metodo seguito costituisce un primo elemento di criticità. Il nostro gruppo ha più volte denunciato l'eccessiva compressione dei tempi di esame, soprattutto nell' iniziale al Senato, che non ha consentito di svolgere un lavoro di approfondimento indispensabile per una materia molto tecnica e delicata. Si tratta di norme penali che incidono direttamente sull'attività di centinaia di migliaia di imprese e anche sull'equilibrio tra la dovuta repressione e le necessarie garanzie per le imprese. Dunque non siamo in presenza di un dettaglio procedurale, ma di qualità della legislazione.
Ora, venendo al merito degli emendamenti, molte delle proposte che abbiamo avanzato già in Commissione e che sono state respinte dalla maggioranza, erano e sono riproposte in quest'Aula e finalizzate a migliorare l'equilibrio che, a nostro giudizio, è precario rispetto alle due grandi esigenze: repressione dei comportamenti scorretti e garanzie per le imprese che operano correttamente.
In primo luogo abbiamo cercato di introdurre una tutela esplicita per la buona fede degli operatori economici. Infatti, con gli emendamenti all'articolo 1, avevamo proposto e proponiamo di escludere la punibilità nei casi in cui l'impresa sia stata o sia in grado di dimostrare di avere agito con dovuta diligenza, avvalendosi di fornitori certificati e fornendo documentazione idonea a garantire la regolarità del prodotto. È un principio fondamentale distinguere nettamente tra chi froda deliberatamente e chi opera invece correttamente all'interno delle filiere complesse, dove il rischio di errore e di irregolarità non dolose può comunque sussistere.
Se questo emendamento non venisse approvato, la produzione normativa rischierebbe di creare un effetto distorsivo, esponendo a conseguenze penali rilevanti gli operatori che agiscono correttamente; quantomeno, non si possono escludere conseguenze penali rilevanti.
In secondo luogo, abbiamo posto il tema della proporzionalità delle sanzioni amministrative, in particolare per le microimprese. Con specifici emendamenti all'articolo 9, abbiamo proposto una riduzione fino a un terzo degli importi per realtà di dimensioni più piccole, tenendo conto della loro capacità economica.
Il tessuto produttivo agroalimentare italiano, infatti, è composto in larga parte da piccole e medie imprese. Oltre il 90 per cento delle aziende di settore rientra in questa categoria. Applicare lo stesso regime sanzionatorio a soggetti con capacità molto diverse rischia di violare i principi di proporzionalità e colpire in modo sproporzionato chi ha meno strumenti per difendersi.
Un'ulteriore criticità del provvedimento…
PRESIDENTE. Può avvicinare il microfono, per favore?
FEDERICO GIANASSI(PD-IDP). Sì. Un'ulteriore criticità del provvedimento attiene a una forte enfasi sull'inasprimento sanzionatorio, ma non è accompagnata da adeguati correttivi e garanzie. Certamente vi è la necessità di contrastare con decisione le frodi, l'agropirateria e il fenomeno della violazione dell'identità del anche con il sistema penalistico, perché è un sistema illecito che vale molti miliardi di euro che vengono sottratti a chi opera correttamente e costituiscono, quindi, un problema significativo per l'economia nazionale.
Però, proprio perché il problema è così grande e complesso non può essere ridotto o affrontato esclusivamente con il rafforzamento delle sanzioni, perché le imprese, in questa fase, sono esposte a difficoltà crescenti: aumento dei costi energetici, rincaro delle materie prime, instabilità dei mercati internazionali, tensioni geopolitiche. Rispetto a questi problemi, oltre alla repressione, servirebbe molto altro: investimenti sulla prevenzione, rafforzamento dei controlli, coordinamento tra le autorità nazionali ed europee, una presenza più incisiva sui mercati esteri. Insomma, una strategia forte a tutela del che si proietta fuori dai confini nazionali, laddove c'è la violazione.
Infatti, la stragrande maggioranza dei consumatori italiani pone attenzione all'origine dei prodotti, ma questo non avviene all'estero. Non in questa dimensione. Con i nostri emendamenti possiamo migliorare questi aspetti e introdurre un maggiore equilibrio tra obblighi imposti alle imprese e strumenti messi a loro disposizione.
Il provvedimento introduce nuovi adempimenti, rafforza i controlli, aumenta la responsabilità lungo la filiera, ma rispetto a questi oneri non introduce nuove risorse o strumenti a favore delle imprese per accompagnarle adeguatamente in questo percorso.
Con i nostri emendamenti ci proponiamo di coprire questa falla della produzione normativa. Pensiamo ai piccoli produttori, ai consorzi di tutela, alle imprese agricole. Chiediamo loro di essere sempre più efficienti, trasparenti e tracciabili, ma non forniamo gli strumenti necessari per farlo. Anche su questo terreno le nostre proposte vanno nella direzione di rendere il sistema più equilibrato e sostenibile.
Sul metodo: un provvedimento di questa portata rischia, se non viene adeguatamente discusso in questa sede, con un confronto serio e aperto sugli emendamenti, di non affrontare le reali difficoltà che oggi gli operatori del settore incontrano.
Pertanto, senza disconoscere alcuni elementi positivi del testo, come l'aggiornamento del quadro penale, l'attenzione alle denominazioni di origine o il tentativo di rafforzare il contrasto alle frodi, riteniamo che l'impianto complessivo, se non modificato in questa sede attraverso gli emendamenti di cui ho dato conto, risulti troppo centrato sulla repressione, ma insufficiente sul piano della prevenzione, sul piano del sostegno alle imprese e sul piano della dimensione internazionale del fenomeno che, in quella sede, con la cooperazione europea, soprattutto con la cooperazione europea, merita di essere affrontato.
Auspichiamo dunque che gli emendamenti che noi presentiamo possano trovare accoglimento in quest'Aula .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sul complesso degli emendamenti, la deputata Carla Giuliano. Ne ha facoltà.
CARLA GIULIANO(M5S). Grazie, Presidente. Oggi trattiamo di un tema assolutamente centrale per il nostro Paese, cioè la tutela del patrimonio agroalimentare italiano. È un settore che rappresenta una componente fondamentale della nostra economia e che interessa lavoratrici, lavoratori, imprese che contribuiscono con il loro lavoro a fare grande il nel mondo. Ma come già detto in discussione due dati balzano all'occhio. Innanzitutto, un problema di schizofrenia politica e legislativa perché con questo provvedimento voi copiate pedissequamente, almeno nella parte penalistica, la proposta di legge a prima firma del collega Federico Cafiero De Raho, che però due anni fa, a gennaio 2024, voi avete fatto arrivare in quest'Aula e avete bocciato addirittura articolo per articolo. Evidentemente, se quella proposta poi l'avete ricopiata pedissequamente in questo provvedimento era invece una buona proposta, almeno dal punto di vista penalistico e di rafforzamento delle sanzioni e dei controlli.
E poi un ulteriore dato molto significativo, come ricordava prima di me il collega Gianassi, ossia che purtroppo in questa Camera del Parlamento su questo provvedimento non c'è stata alcuna possibilità di discussione e di interlocuzione fattiva con il Governo, con la maggioranza e con il relatore perché, ancora una volta, un provvedimento così importante, che si sarebbe potuto concludere anche con un voto favorevole di tutte le opposizioni, è stato portato in quest'Aula della Camera, come provvedimento assolutamente blindato.
Dalle numerose audizioni che si sono tenute noi abbiamo ricavato degli emendamenti, tutti emendamenti di buon senso che andrò sinteticamente ad illustrare, ma che la maggioranza e il Governo non hanno tenuto minimamente in considerazione. Passando agli emendamenti che abbiamo presentato, come dicevo poc'anzi, voi, soprattutto nella parte penalistica, avete sostanzialmente copiato la proposta di legge a prima firma del collega Cafiero De Raho. Manca però in questo provvedimento il reato di disastro sanitario, manca il reato di agropirateria; un reato che avrebbe introdotto una fattispecie più grave di frode in commercio di prodotti alimentari con segni mendaci, una fattispecie per così dire “organizzata”, che riprende, come struttura normativa, la fattispecie del traffico illecito di rifiuti; una fattispecie, quella dell'agropirateria, che tutti gli auditi, che abbiamo sentito in audizione, hanno invece sottolineato come assolutamente necessaria da introdurre.
Ancora, con i nostri emendamenti vi avevamo proposto di inserire all'interno della organizzazione dei ruoli di udienza come priorità nella trattazione dei fascicoli che trattano determinati reati, anche i reati contro il patrimonio agroalimentare, proprio a dimostrazione dell'importanza e della urgenza di reprimere e di perseguire questi reati.
Ancora nell'articolo 10, a proposito della cabina di regia e delle movimentazioni del latte di bufala, vi avevamo segnalato - così come ci era stato rappresentato da tutti gli auditi - la necessità di eliminare la compilazione quotidiana del registro delle movimentazioni del latte di bufala. Bene istituire questo registro, ma obbligare le imprese a inserire quotidianamente tutti i dati relativi alla produzione, alla trasformazione, allo stoccaggio e alla commercializzazione del latte di bufala è un onere che molte imprese, soprattutto le microimprese, purtroppo non riusciranno a rispettare.
Ancora, all'articolo 10 vi è un errore macroscopico, che vi è stato sottolineato anche da un ordine del giorno della maggioranza, presentato dai colleghi Cavandoli e Bruzzone. L'articolo 10, infatti, prevede delle sanzioni amministrative relativamente all'impiego abusivo delle denominazioni di latte e di prodotti lattiero-caseari, in conformità con quanto previsto da un regolamento e da una direttiva europea, però questo articolo prevede che queste disposizioni sanzionatorie si applichino anche nel caso in cui la denominazione di latte e di prodotti lattiero-caseari siano completate da indicazioni che indicano che quel latte non è di derivazione animale, ma è un latte di derivazione vegetale e quindi anche quando queste locuzioni siano accompagnate da locuzioni negative, come “non è latte”. Il mancato accoglimento di questo nostro emendamento mette in crisi tutto quel settore che utilizza, per la produzione dei propri prodotti, latte di origine vegetale. Tra l'altro, non avete voluto accogliere un nostro emendamento che poteva salvare questa anomalia attraverso una disposizione transitoria, che avrebbe potuto salvare le imprese che producono prodotti con latte non animale, ma di origine vegetale, da sanzioni; ma anche in questo caso non avete voluto ascoltare gli auditi e non avete voluto accogliere i nostri emendamenti.
Infine l'articolo 15, quello che prevede il blocco temporaneo dell'azienda per delle irregolarità e delle mancanze che sono soltanto formali e documentali. Ebbene, con un nostro emendamento vi abbiamo proposto di sopprimere questo blocco temporaneo dell'azienda, che ci sembra una misura assolutamente sproporzionata rispetto alle irregolarità e alle mancanze documentali rispetto alle quali questo blocco temporaneo dovrebbe essere poi irrogato. Oppure, in alternativa all'emendamento assolutamente soppressivo, vi abbiamo proposto anche una via per così dire mediana, vi abbiamo proposto di introdurre un meccanismo simile al cosiddetto “preavviso di rigetto”, che funziona all'interno del procedimento amministrativo; anche in questo caso, purtroppo, avete detto di no.
Ecco, questo provvedimento contiene molte cose che vedono il nostro favore - ripeto, riproduce molto della PDL del collega Cafiero De Raho -, ma è un'occasione mancata perché non prevedete nulla che riguardi il fenomeno della prevenzione; non prevedete nuovi investimenti, non accompagnate le imprese e i nuovi investimenti, anche tecnologici, e non prevedete nulla in termini di risorse e di investimenti. Quindi ancora una volta, purtroppo, è un provvedimento monco .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sul complesso degli emendamenti, l'onorevole Devis Dori. Ne ha facoltà.
DEVIS DORI(AVS). Grazie, Presidente. Quello dei prodotti alimentari è un settore strategico e a dire il vero anche identitario per il nostro Paese; in particolare, i prodotti agroalimentari a denominazione di origine protetta e quelli di indicazione geografica protetta rivestono proprio un ruolo strategico e anche di fondamentale importanza per l'intero sistema produttivo italiano. È un pilastro di qualità, ma anche di tradizione della nostra competitività sui mercati, anche internazionali.
Proprio questo comparto - DOP e IGP - genera un impatto economico veramente significativo, di un certo valore; la produzione annua supera anche i 20 miliardi di euro, quindi è davvero un motore trainante l'agroalimentare italiano. I prodotti certificati nel mondo hanno una quota significativa e contribuiscono molto, in modo decisivo, alla bilancia commerciale.
Chiaramente, come in tutti i settori - lo sappiamo - dove si produce un certo quantitativo di movimento di denaro - abbiamo detto poco fa 20 miliardi di euro - il rischio è che, anche attraverso sistemi di illegalità, di contraffazioni, di frode, di truffe, possano introdursi in maniera significativa in questo settore anche le organizzazioni criminali che, tra l'altro, non solo ledono la legalità di un settore così strategico, ma mettono a rischio anche la salute dei cittadini.
Parliamo di organizzazioni criminali che entrano nelle filiere agroalimentari, le cosiddette agromafie, e rispetto alle quali, anche come gruppo parlamentare, da sempre ci battiamo contro questo sistema criminale. Il fenomeno, quindi, non riguarda solo, tra l'altro, il controllo sui terreni e la gestione proprio anche del trasporto delle merci, ma incide, conseguentemente, anche sui diritti dei lavoratori. Pensiamo a questo settore, dove c'è sfruttamento di persone, di lavoro in nero, di caporalato.
Tutto questo va a compromettere quelle realtà e quelle aziende oneste che, invece, avrebbero tutta la potenzialità e il diritto di poter avere fette di mercato così importanti. Da questo punto di vista, bene anche il sistema sanzionatorio, ma devo dire che non possiamo concentrarci, come purtroppo abbiamo visto fare da questa maggioranza in questa legislatura, quasi esclusivamente su un sistema sanzionatorio, in particolare quello penale; bene laddove, invece, ci sono sanzioni amministrative; giuste le sanzioni laddove, come dicevo poco fa, c'è l'ambito della criminalità organizzata, per la quale bisogna lottare in maniera convinta, profonda ed efficace.
Dobbiamo però rilevare, come sempre purtroppo, che è vero che questo è un provvedimento che arriva praticamente blindato dal Senato, e quindi certo non ci potevamo illudere di grandi modifiche, e anche il lavoro che, comunque, cercheremo di apportare qui in Aula non so che risultati porterà. Ad ogni modo c'è da dire che non sono stati accolti, ancora una volta, i nostri emendamenti. Speriamo, invece, che nei provvedimenti che avremo in trattazione da qua in poi, da qui alla fine della legislatura, si possa avere maggiore apertura da parte della maggioranza, soprattutto nel momento in cui ci si rende conto di come, in realtà, l'obiettivo non debba essere quello di fare gli interessi di una parte davvero partitica, ma l'interesse dell'intero Paese.
Qui, in questo ambito, davvero si parla non solo di , ma di interessi nazionali prioritari. Noi infatti, per questo motivo, abbiamo presentato anche degli emendamenti in Commissione e qui ripresentiamo un emendamento legato alle campagne informative relative proprio ai prodotti DOP e IGP. Temo che ci sarà un parere contrario e un voto contrario della maggioranza. Abbiamo ripresentato lo stesso tema - vediamo poi quale sarà l'esito - con degli ordini del giorno.
Però davvero questa deve essere proprio un'ottica politica completamente nuova, che noi cerchiamo, però, di portare avanti già dall'inizio di questa legislatura: accanto all'aspetto meramente sanzionatorio deve esserci quello degli incentivi e anche quello della prevenzione, perché qui non parliamo solo di un settore strategico per l'economia, ma anche fondamentale per la tutela della salute, quindi come diritto prioritario anche da un punto di vista costituzionale.
Invece, da questo punto di vista, dobbiamo rilevare ancora una volta che di fondi, qui, non se ne mettono. Da questo punto di vista auspico che, invece, adesso ci sia nella trattazione e nella votazione di questi emendamenti davvero un passo in avanti e un miglioramento del testo che è approdato oggi in Aula .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire sul complesso delle proposte emendative, invito il relatore e il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sulle proposte emendative e sugli articoli aggiuntivi riferiti agli articoli del disegno di legge.
ALESSANDRO PALOMBI(FDI). Grazie, Presidente. Invito al ritiro o parere contrario su tutte le proposte emendative.
FRANCESCO PAOLO SISTO,. Parere conforme al relatore.
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.1 Giuliano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1 Giuliano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.2 Giuliano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.2 Giuliano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.3 Giuliano. Lo sottoscrive l'onorevole L'Abbate.
Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.3 Giuliano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.4 Giuliano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.4 Giuliano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.5 Giuliano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.5 Giuliano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.6 Gianassi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.6 Gianassi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.7 Giuliano. Lo sottoscrive l'onorevole L'Abbate.
Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.7 Giuliano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.8 Gianassi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.8 Gianassi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.10 Gianassi. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gianassi. Ne ha facoltà.
FEDERICO GIANASSI(PD-IDP). Grazie. Questo è uno degli emendamenti che abbiamo sollecitato anche nell'intervento sul complesso degli emendamenti. È un intervento che reputiamo opportuno e, se fosse approvato, servirebbe a mitigare una previsione, che viene introdotta con questa proposta di legge, che non distingue il comportamento corretto dell'impresa.
In particolare, noi proponiamo di espungere dal novero della responsabilità il comportamento dell'operatore commerciale che dimostri di avere agito con diligenza, avvalendosi di fornitori certificati o, in alternativa, avendo egli nella disponibilità la documentazione idonea ad attestare la regolarità del prodotto. Questo perché? Perché la normativa penale, che viene inserita nel provvedimento che la Camera approverà, è finalizzata senza dubbio a reprimere i comportamenti scorretti e, quindi, a contrastare i comportamenti fraudolenti.
Però, un'applicazione ampia, che non tenga in considerazione il comportamento dell'impresa, soprattutto quella che si è premurata di avere le certificazioni idonee a dimostrare la qualità del prodotto, rischia di produrre un effetto invece negativo, cioè quello non solo di contrastare il comportamento fraudolento, ma anche il comportamento di un'impresa che ha operato secondo buona fede, avvalendosi, attraverso un comportamento diligente, di fornitori certificati e, quindi, anche avvalendosi della documentazione che certifica la qualità del prodotto.
Insomma, in questo caso, la non punibilità serve a rendere non applicabile la responsabilità penale nei confronti un'impresa che, invece, ha dimostrato di non aver voluto utilizzare un comportamento fraudolento. È una piccola modificazione, ma che va nella direzione, che noi crediamo giusta, di non punire chi non merita di essere punito.
Devo dire che, su questo emendamento, originariamente non ci eravamo trovati in perfetta solitudine, perché anche i partiti della maggioranza avevano presentato emendamenti di questo tipo. Li avevano mantenuti anche nel confronto in Commissione, salvo poi, per evitare che la maggioranza finisse sotto, votare contro sé stessi e contro i propri emendamenti. Questo è successo, perché il tema evidentemente viene ritenuto meritevole di attenzione da parte del legislatore.
Quindi, chiediamo al Governo di rivedere il parere contrario e alla maggioranza di esprimersi a favore
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.10 Gianassi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.11 Gianassi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.11 Gianassi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.12 Giuliano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.12 Giuliano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.13 Gianassi. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gianassi. Ne ha facoltà.
FEDERICO GIANASSI(PD-IDP). Allora, questo emendamento è finalizzato a superare il limite di questa norma che si concentra esclusivamente sul codice penale. Per quanto possa essere meritorio un intervento di modificazione della legislazione penale per adeguarla alle esigenze più contemporanee, se non è accompagnato da un lavoro di coordinamento, rischia di non produrre risultati positivi.
D'altronde, è una tecnica, anche parlamentare, della maggioranza quella di modificare molto spesso il codice penale. Lo ha fatto centinaia di volte in questa legislatura, penso anche in relazione all'esigenza di contrastare fenomeni di insicurezza. Ma, poiché poi si tratta di una strategia che da sempre è fallimentare e non serve a risolvere i problemi, solitamente viene seguita da ulteriori pacchetti e provvedimenti che cercano di riscrivere nuovamente il codice penale; cioè, è un circolo vizioso che non porta alla risoluzione. Non vuol dire che sia sempre sbagliato modificare il codice penale. Anzi, in alcuni casi, come questo, è opportuno farlo per aggiornare la normativa. Il fatto di concentrarsi sulla modifica del codice penale, se non è accompagnato da altre misure, non produce alcun risultato o rischia di non produrre alcun risultato.
In particolare, in questo caso, c'è il limite che la normativa è tutta concentrata sulle disposizioni nazionali, in relazione a un fenomeno che, invece, è di natura globale, dove anzi, molto spesso, la violazione del avviene al di fuori dei confini nazionali, creando un gravissimo danno dentro i confini nazionali.
Quindi, proponiamo, con alcuni emendamenti, tra cui questo, di allargare il campo di azione delle norme che vengono introdotte, per estendere la loro applicabilità anche in caso di violazione di norme di legge o di diritto dell'Unione, laddove, in sede di Unione europea, deve essere condotta la battaglia, attraverso il coordinamento degli Stati nazionali, contro la frode e contro ovviamente le identità nazionali.
Se questo non avviene, il provvedimento, che pure contiene anche elementi di ragionevolezza, rischia di non produrre alcun effetto concreto e tra qualche mese saremo nuovamente qui chiamati, in quest'Aula, a esaminare nuove misure per fronteggiare le frodi contro il
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.13 Gianassi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.14 Giuliano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.14 Giuliano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.15 Gianassi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.15 Gianassi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.16 Gianassi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.16 Gianassi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.17 Giuliano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.17 Giuliano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.18 Giuliano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.18 Giuliano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.19 Giuliano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.19 Giuliano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.20 Giuliano. Ha chiesto di parlare la deputata Giuliano. Ne ha facoltà.
CARLA GIULIANO(M5S). Grazie, Presidente. Questo emendamento è particolarmente importante, perché recepisce le sollecitazioni pervenuteci da diversi auditi, come Legambiente e Confagri, che ci hanno sollecitato a inserire nell'articolo 25 del decreto legislativo n. 231 del 2001, quello sulla responsabilità degli enti, anche l'articolo 517-, che voi stessi introducete, cioè il commercio di alimenti con segni mendaci. Quindi, questo emendamento, fortemente caldeggiato dagli auditi, va a colmare esattamente questa lacuna normativa .
PRESIDENTE. L'emendamento è sottoscritto dalla deputata L'Abbate.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.20 Giuliano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 1. Ha chiesto di parlare la deputata Serracchiani Ne ha facoltà.
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Come è stato detto negli interventi sul complesso degli emendamenti, questo articolo 1, che contiene le modifiche al codice penale a tutela del commercio dei prodotti alimentari, è un articolo sul quale noi intendiamo astenerci, così come sul provvedimento, perché effettivamente questo provvedimento, che avrebbe dovuto creare condizioni di maggiore organicità nel suo contenuto, prevede un inasprimento delle pene. Come spesso accade, infatti, in questo Governo si agisce sul codice penale per inasprire le pene, ma non si agisce sulla prevenzione, che, invece, è necessaria proprio per evitare che queste ipotesi di reato vengano commesse.
Per questi motivi riteniamo che incidere sul codice penale avrebbe potuto consentire di prevedere norme che, almeno per quanto riguarda l'agroalimentare, intervenissero prima della cosiddetta fase patologica, cioè prima della commissione del reato. L'inasprimento delle pene, infatti, non è sufficiente. Riteniamo che ci sia un riconoscimento di alcuni aspetti che andavano sicuramente modernizzati, ma non nel modo che è stato scelto.
Del resto, il disegno di legge governativo riproduce in buona parte - ma non del tutto per i motivi che dicevo all'inizio - il lavoro della Commissione per l'elaborazione di proposte di intervento sulla riforma dei reati di natura agroalimentare, che era già stato portato avanti dall'allora Ministro Orlando e dalla Commissione presieduta da Giancarlo Caselli e che serviva proprio a riordinare i reati relativi ad una materia, quella così importante e delicata dell'agroalimentare, con due obiettivi principali: la razionalizzazione delle norme esistenti e la modernizzazione, attraverso l'introduzione di un principio di prevenzione, delle norme che riguardano proprio il settore dell'agroalimentare.
Noi riteniamo che questo provvedimento in parte risponda a queste esigenze, ma solo in parte e che quindi si sia trasformato in un'occasione persa per il riordino del sistema. Va ricordato però… In questa sede intendo ringraziare il dottor Caselli per il lavoro fatto con la sua Commissione e il Ministro Orlando per averlo portato avanti a suo tempo. Il fatto che ci arriviamo soltanto oggi sicuramente è un elemento di cui tener conto dal punto di vista parlamentare. Peccato che questa opportunità in parte si sia trasformata in una occasione persa.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 2.1 Giuliano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.1 Giuliano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.2 Giuliano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.2 Giuliano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Passiamo all'articolo aggiuntivo 2.01 Giuliano. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 2.01 Giuliano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 4. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 5. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 5.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 6. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 6.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 7. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 7.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 8. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 8.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 9.1 Giuliano. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giuliano. Ne ha facoltà.
CARLA GIULIANO(M5S). Grazie, Presidente. Questo emendamento modifica l'articolo 27 del decreto legislativo n. 231 del 2017, che contiene la disciplina sanzionatoria per la violazione delle disposizioni del regolamento relativo alla fornitura di informazioni ai consumatori sugli alimenti.
L'articolo 27, in particolare, reca le procedure per l'irrogazione delle sanzioni ed è un emendamento molto significativo, perché serve per evitare la doppia sanzione amministrativa e penale. Infatti, prevede che, quando per lo stesso fatto è stata applicata, a carico del reo, la sanzione amministrativa pecuniaria oppure una sanzione penale, l'autorità giudiziaria e l'autorità amministrativa tengano conto, al momento dell'irrogazione delle sanzioni di propria competenza, delle misure punitive già irrogate; l'esazione della pena pecuniaria o della sanzione amministrativa pecuniaria è limitata alla parte che eccede quella già riscossa rispettivamente dall'autorità amministrativa o dall'autorità giudiziaria.
È un emendamento molto importante, soprattutto per le imprese, che evita la doppia sanzione. È un emendamento di assoluto buonsenso
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.1 Giuliano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 9.2 Gianassi e 9.3 Giuliano. Ha chiesto di parlare la deputata Serracchiani. Ne ha facoltà.
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. L'emendamento 9.2 Gianassi interviene sul comma 1, lettera del disegno di legge con una duplice modifica. La prima è una modifica di ordine tecnico, serve semplicemente per correggere la formulazione della norma, sostituendo: “è aggiunto il seguente” con “sono aggiunti i seguenti”, al fine di coordinare correttamente il testo con l'introduzione di più disposizioni.
L'aspetto più significativo dell'emendamento, però, è l'introduzione del nuovo comma 5-. Questa disposizione prevede che per le microimprese le sanzioni amministrative pecuniarie siano ridotte fino a un terzo rispetto ai minimi e ai massimi stabiliti. La riduzione non è automatica, ma deve essere valutata in relazione alla capacità economica del soggetto e nel rispetto del principio di proporzionalità. La della norma è chiaramente quella di evitare che il sistema sanzionatorio, pur rafforzato dal disegno di legge, possa produrre degli effetti eccessivamente gravosi sui soggetti che sono economicamente più fragili, le microimprese, che costituiscono una parte rilevante del tessuto produttivo agroalimentare italiano e che rischierebbero di subire un impatto sproporzionato rispetto alla loro dimensione e alla loro capacità finanziaria.
L'emendamento, quindi, introduce un correttivo importante in chiave equitativa, cercando di bilanciare l'esigenza di deterrenza con quella di sostenibilità economica. In questo modo, si rafforza un approccio differenziato al sistema sanzionatorio, che tiene conto non solo della violazione, ma anche delle caratteristiche del soggetto responsabile. Nel complesso, quindi, la proposta si inserisce in una logica di maggiore attenzione alle piccole realtà produttive, contribuendo a rendere il quadro normativo più flessibile e coerente con il principio di proporzionalità, senza indebolire l'impianto generale di contrasto alle frodi agroalimentari.
Ecco, ci stupisce che questo emendamento non abbia trovato il favore del relatore e del Governo, perché credo che le microimprese dovrebbero essere di interesse di tutto il Parlamento. Qui non stiamo dicendo che la norma in sé non sia corretta e non stiamo neppure dicendo che non serva l'applicazione delle sanzioni nel caso delle truffe agroalimentari. Io però invito il relatore e il Governo a fare una riflessione su questo emendamento, perché noi stiamo semplicemente dicendo di dare la possibilità alle microimprese di vedere loro applicate delle sanzioni che siano flessibili e proporzionate alla loro capacità economica e alla loro stessa natura di microimprese.
Posto che la stragrande maggioranza delle piccole imprese italiane è micro, anche e soprattutto nel settore agroalimentare, francamente non capiamo perché non ci sia la volontà da parte del relatore e del Governo di dire di sì a questo emendamento. Per cui chiediamo una riflessione, Presidente, al relatore, perché crediamo che possa essere utile proprio per rendere questo provvedimento non solo flessibile, ma anche idoneo, sì, a colpire le frodi, ma, allo stesso tempo, a consentire alle imprese di continuare la loro attività, pagando ed essendo sanzionate, ma senza chiudere l'attività o comunque impedire loro di continuare la medesima. Invitiamo davvero ad una riflessione.
Tra l'altro, la prima parte dell'emendamento è addirittura solo correttiva. Cioè, c'è un errore in italiano. Quindi, insomma, se volete far attenzione a quello che c'è scritto, noi pensiamo che l'emendamento 9.2, che peraltro è stato presentato anche da un altro gruppo parlamentare, quello del MoVimento 5 Stelle, meriterebbe una riflessione.
Ora, so che il Vice Ministro è al telefono e mi rendo conto che, da quando abbiamo perso un Sottosegretario e un capo di Gabinetto al Ministero della Giustizia, sia estremamente impegnato, però sarebbe utile per il Governo ascoltare quello che abbiamo detto. Quindi, se il Presidente può invitare il Vice Ministro a prestare attenzione, sarebbe estremamente utile...
PRESIDENTE. Vice Ministro...
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). ... perché stiamo chiedendo al Vice Ministro, che è impegnato al telefono ormai da diversi minuti...
PRESIDENTE. Vice Ministro...
FRANCESCO PAOLO SISTO,. Sto ascoltando.
PRESIDENTE. Perfetto, grazie.
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). Dicevamo al Vice Ministro che l'emendamento 9.2 è fatto di due parti. La prima è soltanto una correzione lessicale, la seconda però è una cosa su cui riflettere, perché sappiamo che la stragrande maggioranza delle imprese nell'agroalimentare è micro, quindi abbiamo semplicemente detto: rendiamo flessibili le sanzioni che vengono applicate, proporzionandole - quindi anche rispettando il principio di proporzionalità, che nel caso della pena è fondamentale - alla capacità economica e alla natura dell'impresa. A noi sembra che questo sia utile.
Quindi, non mettiamo in discussione l'impianto, non mettiamo in discussione la sanzione; diciamo semplicemente che, qualora dovesse intervenire il reato, se si tratterà di una microimpresa, si possa rendere flessibile la sanzione che viene applicata, proporzionandola alla natura economica e alla capacità economica dell'impresa. Su questo chiederemmo una riflessione sia al Governo che al relatore .
PRESIDENTE. Prendo atto che la collega L'Abbate sottoscrive.
Ha chiesto di parlare la deputata Giuliano. Ne ha facoltà.
CARLA GIULIANO(M5S). Grazie, Presidente. Anche noi su questo emendamento chiediamo un supplemento di riflessione al Governo e al relatore. È un emendamento assolutamente importante perché sappiamo che più che mai nel settore agroalimentare le imprese sono microimprese. Allora, con questo emendamento prevediamo che le sanzioni pecuniarie siano ridotte fino a un terzo rispetto ai minimi e ai massimi stabiliti anche da questo decreto in relazione alla capacità economica del soggetto destinatario di queste sanzioni e tenendo presente il principio di proporzionalità.
Sappiamo che spesso queste sanzioni possono paralizzare l'attività di impresa e, quindi, questo correttivo, tenendo conto della capacità economica dei soggetti destinatari e tenendo conto, nell'applicazione delle sanzioni, del principio di proporzionalità, ci sembra assolutamente opportuno sicuramente per contrastare le frodi, da un lato, però, aiutare le nostre microimprese, dall'altro lato.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Rivolgendomi al relatore e al rappresentante del Governo, credo che le argomentazioni che sono state testé sviluppate sia dalla collega Serracchiani sia dalla collega Giuliano non abbiano nulla di strumentale. Credo ci siano tutte le condizioni per chiedere un accantonamento di questi due emendamenti affinché ci possa essere un approfondimento da parte del Governo.
PRESIDENTE. Pertanto, sulla richiesta di accantonamento chiedo al relatore… È contrario. Quindi, chiedo all'onorevole Fornaro se insiste sull'accantonamento, perché la sua insistenza o meno determina il voto ovviamente: insiste.
A questo punto, chiedo se c'è un deputato che parli contro e uno parli a favore. C'è un deputato che parla contro? Mi pare che nessuno abbia alzato il braccio. C'è qualcuno che voglia parlare a favore? Non c'è.
Allora, passiamo ai voti.
Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la richiesta di accontamento, formulata dal collega Fornaro, rispetto agli identici emendamenti 9.2 Gianassi e 9.3 Giuliano.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge per 63 voti di differenza.
Passiamo adesso alla votazione degli identici emendamenti 9.2 Gianassi e 9.3 Giuliano.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 9.2 Gianassi e 9.3 Giuliano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 9. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 9.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 10.1 Giuliano. Ha chiesto di parlare la deputata Giuliano. Ne ha facoltà.
CARLA GIULIANO(M5S). Grazie, Presidente. Questo emendamento prova a sanare una stortura di questo articolo e prova a salvare tutto il settore dei prodotti che utilizzano latte vegetale, che, in base a questo articolo, sarebbero immediatamente sanzionati. È un emendamento che ci è stato sollecitato più volte dagli auditi, di eliminare le locuzioni negative.
Perché, allo stato attuale, con l'entrata in vigore di questo provvedimento, tutti coloro che utilizzano nella formulazione e formazione dei loro prodotti con latte di origine vegetale andranno incontro alle sanzioni. Quindi, rivolgo un appello al Governo e al relatore affinché si prenda in considerazione questo emendamento per evitare di mettere in ginocchio un intero settore, anche perché, come dirò tra breve, non avete previsto alcuna disciplina transitoria .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 10.1 Giuliano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 10.2 Giuliano. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 10.2 Giuliano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 10.3 Giuliano.
Ha chiesto di parlare la deputata Giuliano. Ne ha facoltà.
CARLA GIULIANO(M5S). Grazie, Presidente. Questo emendamento mira, anche in coerenza con un ordine del giorno presentato da esponenti della maggioranza, ad introdurre una disciplina transitoria volta a sanare una criticità che potrebbe gettare nell'illegalità tutte le imprese che utilizzano latte non animale, ma di origine vegetale. Vi abbiamo chiesto di introdurre un meccanismo simile a quello previsto dall'articolo 28 del decreto legislativo n. 231 del 2017 e di inserire questa locuzione: “gli alimenti immessi sul mercato etichettati prima della data di entrata in vigore del presente decreto, in difformità dallo stesso decreto, possono essere commercializzati fino all'esaurimento delle scorte”.
Ecco, voi avete introdotto un meccanismo che prevede sanzioni amministrative immediate per tutti i produttori di alimenti con latte non animale, ma di origine vegetale che utilizzano la locuzione “non è latte”, proprio perché nel testo di legge avete inserito anche le locuzioni negative. Avete fatto tutto questo senza inserire alcuna disciplina transitoria che oggi vi proponiamo proprio per andare incontro a quel settore che, attualmente, si sente assolutamente dimenticato .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 10.3 Giuliano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 10.
Ha chiesto di parlare la deputata Evi. Ne ha facoltà.
ELEONORA EVI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo a titolo personale per esprimere il mio voto fortemente contrario all'articolo 10, perché siamo di fronte all'ennesima crociata ideologica da parte di questo Governo che vuole fermare in tutti i modi un settore in forte crescita, in grande espansione, molto richiesto dai cittadini italiani e dalle cittadine italiane, che è quello dei prodotti vegetali, dei prodotti etici, sostenibili, compassionevoli. Ecco, vietare l'utilizzo delle denominazioni del latte o del formaggio sulla base di… Veramente non c'è alcun motivo solido e serio. Infatti, fatemi capire la differenza tra il latte di avena e il latte di mandorla. Sapete, colleghi, il latte di avena sarà vietato, o meglio, è vietato, e il latte di mandorla invece si potrà continuare ad utilizzare. La stessa cosa vale per il burro di cacao, che si potrà utilizzare, ma il formaggio vegetale non si potrà utilizzare.
Ecco, allora non prendiamoci in giro. Siamo di fronte all'ennesimo provvedimento immotivato, senza senso, che, peraltro, va a colpire un settore fatto molto spesso di piccoli produttori artigianali e li colpisce con sanzioni amministrative pesantissime, fino a 32.000 euro, ma la sanzione massima arriverà fino a 100.000 euro. Ecco, è qualcosa di incomprensibile.
Mentre la scienza ci dice di intervenire per cercare di ridurre l'eccessivo consumo di prodotti di origine animale, voi state facendo esattamente l'opposto: invece di ridurre questi prodotti di origine animale - carne e derivati - per fare del bene all'ambiente, al clima e alla salute pubblica, state facendo esattamente il contrario. Ma, cari colleghi, c'è un detto: non si può fermare il vento con le mani. Questo è un vento che spira forte, un vento di cambiamento e non lo fermerete semplicemente vietando l'utilizzo di parole come latte o formaggio vegetale. Li chiameremo in altro modo, si chiameranno in altra maniera, ma continueranno ad essere scelti prodotti - e io mi auguro - diffusi il più possibile per una dieta più bilanciata, più sostenibile, più etica e compassionevole .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 10.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 11. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 11.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 12. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 12.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 13.1 Gianassi. Ha chiesto di parlare l'onorevole Vaccari. Ne ha facoltà.
STEFANO VACCARI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo su questo emendamento perché si tratta di un emendamento con il quale avevamo proposto di sopprimere la disposizione contenuta in questo articolo perché rappresenta l'ennesimo caso in questo provvedimento in cui si manifesta la sproporzionalità tra gli intenti e le misure che concretamente si vogliono adottare.
Con l'approvazione di queste disposizioni si rischia di compromettere l'equilibrio complessivo del sistema in cui si interviene. La norma in oggetto introduce un livello di rigidità eccessivo, ampliando in modo significativo l'ambito applicativo delle misure di intervento, senza un'adeguata distinzione tra violazioni sostanziali e irregolarità formali.
Lo ha già detto bene Gianassi prima: queste norme, in tanti articoli che abbiamo visto di questo provvedimento, non fanno distinzione tra chi froda colpevolmente il sistema e chi invece incolpevolmente commette errori, irregolarità documentali o altre irregolarità di questo tipo. Tuttavia, saranno parificati ai fini dei provvedimenti sanzionatori. Questo è profondamente sbagliato perché il rischio concreto è di trasformare strumenti nati anche con finalità cautelari in meccanismi di fatto anticipatori della sanzione, con effetti potenzialmente sproporzionati sulle imprese, in particolare sulle microimprese, lungo filiere sensibili e deperibili. E in questo articolo si parla, in particolare, della filiera del latte di bufala e sopprimere questa previsione significherebbe ristabilire un corretto equilibrio tra controllo e operatività, evitare effetti distorsivi sul mercato, garantire maggiore certezza giuridica agli operatori. E non si tratta di indebolire i controlli, ma di renderli più mirati, proporzionati ed efficaci. E chiedo al relatore e al rappresentante del Governo di prendere in considerazione l'ipotesi di accantonare questo emendamento, perché la materia che riguarda il latte bufalino è già altamente regolata.
È soggetta a tracciabilità stringente, a vincoli di filiera DOP, a controlli dell'ICQRF e delle aziende sanitarie, ha un valore economico elevato ed è una filiera corta e rapida. Questo lo rende particolarmente esposto agli effetti del blocco ufficiale temporaneo che si verificherebbe, perché con la modifica, in caso di irregolarità registrate, il latte potrebbe essere bloccato anche per irregolarità documentali, non solo sanitarie. Parliamo di errori dei registri di carico e scarico, di incongruenze nella tracciabilità, di difformità nelle dichiarazioni di origine che avrebbero, come effetto, che il latte non potrebbe essere trasformato.
C'è un problema di deperibilità, perché il latte bufalino è altamente deperibile e ha tempi molto stretti di trasformazione; quindi anche un blocco di poche ore può rendere il prodotto inutilizzabile, generare perdita economica totale ed avere un impatto sulla filiera e sulle produzioni DOP che, come sappiamo, devono rispettare requisiti rigorosi di origine, di tempi e di tracciabilità. Quindi, se bloccato, quel latte non potrà più entrare nel circuito DOP e perderà valore commerciale.
Ci sono, quindi, rischi operativi concreti, che noi vorremmo evitare: effetti a catena che riguardano gli allevatori, che riguardano i trasformatori e che riguardano la distribuzione. Rinnovo quindi l'invito, proprio per queste ragioni, anche ai colleghi del centrodestra, sempre attenti anche su questo filone, ad accantonare questo emendamento, per svolgere una riflessione in più prima di valutarlo
PRESIDENTE. Chiedo al relatore il parere in ordine alla richiesta di accantonamento: è contrario. Chiedo all'onorevole Vaccari se insiste. Ovviamente ci impone il voto se insiste. Insiste? Sì.
Allora, chiedo se c'è qualcuno che voglia parlare a favore o contro la richiesta di accantonamento proposta dall'onorevole Vaccari. C'è qualcuno che vuole parlare contro? Nessuno. Chiedo se qualcuno voglia intervenire a favore. Nessuno, mi pare.
Passiamo ai voti.
Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la richiesta di accantonamento dell'emendamento 13.1 Gianassi formulata dall'onorevole Vaccari.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge per 67 voti di differenza.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 13.1 Gianassi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 13.2 Giuliano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 13.2 Giuliano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 13.3 Gianassi. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lacarra. Ne ha facoltà.
MARCO LACARRA(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. L'emendamento interviene su un punto che può apparire formale, ma che in realtà tocca il cuore del sistema dei controlli nella filiera bufalina: il coinvolgimento del Ministro della Salute nell'istituzione della piattaforma informatica destinata a tracciare la movimentazione del latte di bufala e dei suoi derivati.
Noi proponiamo che l'istituzione del Registro unico avvenga di concerto con il Ministro della Salute, e non esclusivamente nell'ambito delle competenze del Ministero dell'Agricoltura: è una modifica semplice, lineare, coerente con l'ordinamento vigente e, soprattutto, coerente con la natura delle funzioni che questa piattaforma è chiamata a svolgere. Ricordo, infatti, che i controlli ufficiali cui la piattaforma è funzionale non riguardano soltanto aspetti commerciali o merceologici, ma incidono direttamente sulla sicurezza alimentare, sulla salute animale e sulla tutela della salute pubblica. In base al decreto legislativo n. 27 del 2021, il Ministero della Salute è l'autorità centrale responsabile del coordinamento dei controlli ufficiali su alimenti e sicurezza alimentare, nonché dell'organizzazione e dell'accordo tra le autorità territoriali competenti. È, dunque, evidente che una piattaforma destinata a raccogliere e integrare dati che consentono controlli sulla tracciabilità del latte, sulla provenienza delle materie prime, sulla resa e produttività, non può essere progettata e istituita senza il coinvolgimento diretto dell'autorità sanitaria nazionale.
Non si tratta, lo ribadisco, di creare sovrapposizioni burocratiche, ma di rafforzare la qualità e l'affidabilità dei sistemi di controllo, evitando che la dello strumento sia sbilanciata su un solo versante amministrativo, quello agricolo, trascurando, invece, la dimensione sanitaria che è, altrettanto, centrale. Del resto, il precedente sistema informatico, per la tracciabilità della filiera bufalina, istituita nel 2014, era stato adottato proprio con un decreto, emanato di concerto, tra il Ministro delle Politiche agricole e il Ministro della Salute e, dunque, la nostra proposta non introduce una novità estranea al sistema, ma ripristina una modalità di collaborazione già sperimentata e ritenuta necessaria. Questo emendamento, inoltre, va letto nel quadro più generale della posizione del nostro gruppo politico che, com'è noto, ha presentato un emendamento soppressivo dell'intero articolo 13. Riteniamo, infatti, che l'impianto complessivo della norma presenti criticità rilevanti sotto il profilo dell'equilibrio tra obblighi, controlli e sanzioni; tuttavia, proprio perché la discussione parlamentare richiede senso di responsabilità e capacità di migliorare i testi, anche laddove non condivisi integralmente, proponiamo questo intervento come misura minima di garanzia, visto che l'emendamento soppressivo è stato respinto. In altre parole, se il legislatore decide, comunque, di procedere con l'istituzione di un nuovo registro unico, è indispensabile che esso nasca con il coinvolgimento diretto della autorità sanitaria nazionale che ha il compito di garantire uniformità ed efficacia dei controlli sul territorio.
La tutela dei consumatori, la sicurezza alimentare e la credibilità delle filiere produttive non si rafforzano moltiplicando gli adempimenti, ma costruendo strumenti solidi, condivisi e tecnicamente fondati. Per queste ragioni chiediamo all'Aula di sostenere questo emendamento che introduce un principio di buon senso istituzionale. Quando si parla di sicurezza alimentare, la salute non può restare fuori dalla porta .
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 13.3 Gianassi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Essendo giunti a ridosso delle ore 19,30, secondo le intese intercorse tra i gruppi interrompiamo, a questo punto, l'esame del provvedimento che riprenderà nella seduta di domani a partire dalle ore 9,30.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare la deputata Pavanelli alla quale chiedo di avere un attimo di pazienza per far defluire i colleghi che non saranno presenti. Colleghi, cortesemente tenete bassa la voce oppure non parlate proprio uscendo così possiamo proseguire.
EMMA PAVANELLI(M5S). Grazie, Presidente. Oggi abbiamo parlato in quest'Aula di trasporti, e allora volevo anche io intervenire denunciando un fatto gravissimo accaduto in Umbria lo scorso fine settimana.
Vede Presidente, ci sono molti lavori sulle nostre ferrovie, però è successo questo fatto grave: che l'Umbria, di fatto, è rimasta completamente isolata dalla capitale. I pendolari, i lavoratori, gli studenti e i numerosi turisti che vengono in Umbria per celebrare l'ottavo centenario della morte di San Francesco si sono ritrovati non solo senza treni, ma addirittura senza soluzione alternativa, cioè Trenitalia non aveva assolutamente previsto pullman sostitutivi. A quei pochi passeggeri che hanno trovato, dopo ore di attesa, un qualche mezzo, addirittura è stato detto che con il loro abbonamento non potevano salire e viaggiare. Alcuni hanno dovuto addirittura prendere un taxi per arrivare in Umbria.
Allora credo, Presidente, che il Ministro dei Trasporti dovrebbe finalmente iniziare a occuparsi dei treni. Ogni giorno ci sono disagi per chi lavora, per gli studenti e per i turisti e, sinceramente, credo sia abbondantemente passato il tempo per tenere una regione totalmente isolata. Per cui, ripeto, il Ministro dovrebbe iniziare, dopo quattro anni, a occuparsi dei treni. Altrimenti, forse è il caso che torni a casa e che troviamo qualcuno di maggiormente capace .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Longi. Ne ha facoltà.
ELIANA LONGI(FDI). Grazie, Presidente. Come annunciato, intervengo stasera in quest'Aula per una vicenda assolutamente locale, ma di respiro nazionale, che riguarda le prossime elezioni amministrative che si terranno ad Enna. Intervengo, chiaramente, come deputato del territorio della mia città perché sento di dovermi fare portavoce di un dubbio, un grande interrogativo che attanaglia tanti miei cittadini che inspiegabilmente chiedono a me notizie.
A maggio, ad Enna, si terranno le elezioni amministrative e, come 10 anni fa, si candida un aspirante sindaco, un noto politico ennese, già deputato e senatore del PD in passato, che giusto ieri ha aperto la campagna elettorale. Ma potremmo dire: fin qui cosa c'è di strano? Ieri ha affermato: il partito sono io. Anche qui niente di strano, se non fosse che ci giunge notizia e leggiamo sui giornali che il Partito Democratico non ha concesso il simbolo del proprio partito a questo sindaco.
Ma la stranezza non finisce qui perché ieri, nella stessa conferenza di apertura della campagna elettorale, questo sindaco designa in prima battuta l'amica e onorevole Marino, che siede in quest'Aula fra i banchi del PD, come assessore designato assieme al deputato Fabio Venezia, anch'esso del PD. Altra stranezza. Voglio riportare delle frasi che ci hanno un po' stupito. Siamo tutti un po' confusi e, quindi, vorrei oggi cogliere l'occasione per chiedere alla presidente Schlein o al collega Barbagallo, che purtroppo adesso sono andati via dall'Aula, maggiore chiarezza su questa situazione, anche perché gli stessi - e riporto le parole - sono stati ieri definiti pseudo dirigenti nazionali o sedicenti tali.
Oltre a queste affermazioni, il candidato sindaco afferma che il simbolo in questa città, si voglia o non si voglia, si chiama Crisafulli. Quindi, chiederei al Partito Democratico, anche in altra sede, di poterci chiarire questa vicenda e colgo anche l'occasione, a questo punto, per fare i miei migliori auguri alla collega Marino. Se veramente vuole assumere il ruolo di assessore della nostra città, sarà comunque per noi un orgoglio. Quindi, buona campagna elettorale, collega .
PRESIDENTE. Devo chiarire, però, che negli interventi di fine seduta le istanze non sono previste, per cui la invito, nei prossimi interventi, a tenere conto di quanto le ho detto adesso.
Ha chiesto di parlare la deputata Marino. Sullo stesso argomento, anche se non era previsto… Evitiamo però… ho già appositamente richiamato chi di dovere.
MARIA STEFANIA MARINO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Solo due parole, giusto perché mi ha chiamata in causa e chiama in causa il mio nome. Credo che forse il nervosismo della presentazione delle liste, ieri, dia fastidio all'onorevole Longi, però credo che questo non sia un problema, né suo, né dell'Aula.
Eventualmente, qualora sia necessario, farò le azioni dovute che mi spettano, ma credo che l'onorevole Longi sia quantomeno fuori luogo come sempre
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ciani. Ne ha facoltà.
Colleghi, per cortesia…
PAOLO CIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Presidente, domani saranno tre anni dall'inizio della guerra in Sudan e, purtroppo, viviamo un tempo folle, un tempo della forza segnato da troppe guerre, da troppa violenza diffusa, dal disprezzo del diritto internazionale.
Abbiamo assistito anche all'assurdità di vedere un Presidente degli Stati Uniti attaccare Papa Leone perché richiama il mondo alla pace. Trump ha rivolto al Papa parole offensive, mentre il suo vicepresidente ha detto che il Papa dovrebbe attenersi alle questioni morali.
Premesso che il Papa parla di ciò che vuole, mi domando se la guerra non sia una questione morale.
Ecco, in questo quadro, noi oggi vogliamo riportare all'attenzione di quest'Aula una delle crisi più gravi e dimenticate del nostro tempo. Tre anni dall'inizio della guerra in Sudan e un quadro devastante: 33 milioni di persone che hanno bisogno di assistenza umanitaria, 11 milioni costrette alla fuga, 21 milioni che soffrono insicurezza alimentare.
Eppure, di fronte a tutto questo continua a prevalere un silenzio inaccettabile. Il Sudan resta ai margini dell'agenda internazionale. Ricordarlo oggi significa dire una cosa molto semplice: non ci sono vite che valgono di meno, non ci sono popoli dimenticabili. Il silenzio, davanti a una tragedia di queste proporzioni, diventa complicità dell'indifferenza.
Anche per questo, domani alle 17, qui a Roma, a Largo di Torre Argentina, si terrà un presidio promosso da Amnesty International insieme a molte associazioni e realtà della società civile. Dobbiamo tutti rompere il silenzio e riportare il Sudan all'attenzione dell'opinione pubblica, per fermare la guerra, per salvare vite umane, per costruire un tempo nuovo
PRESIDENTE. Passiamo all'ultimo intervento di fine seduta.
Ha chiesto di parlare la deputata Prestipino. Ne ha facoltà.
PATRIZIA PRESTIPINO(PD-IDP). Grazie, Presidente. In questo scenario di guerra, di orrori, di morti, si aggiunge anche una spirale di violenza senza fine, quella contro gli animali. A Roma abbiamo assistito in questi mesi a una terribile contro i gatti, che sono esserini indifesi, sia quelli liberi che di proprietà. Il gatto Cesare, ucciso, amato da tutti nella stazione di Colleferro; la gattina Elettra, usata come pallone da calcio da alcuni balordi; stessa sorte per la gattina amatissima a Cerveteri. La gattina Rosi seviziata a Tor Tre Teste la cui storia ha fatto il giro del e ha commosso il Paese intero.
È di qualche giorno fa la vicenda di Odino, un gatto di famiglia che, però, se ne va libero per il condominio. Bene, è tornato agonizzante a casa con un orecchio fatto esplodere da un petardo, con le zampette distrutte da lacci troppo forti: ieri gli è stata amputata la zampetta dal veterinario e lotta tra la vita e la morte.
Ho già chiesto, come garante degli animali, che il comune si costituisca parte civile contro questi orrori.
La violenza contro gli animali è un indicatore di pericolosità sociale molto forte, molto evidente. È fondamentale combattere queste violenze con una rete di protezione fatta di istituzioni, di associazioni, di cittadini e attivisti, come l'ottimo Enrico Rizzi; ma è anche importante che chi sa non si volti dall'altra parte e denunci per individuare i responsabili e, soprattutto, che vengano comminate pene severe, perché le leggi che ci sono sono troppo leggere e, comunque, non vengono mai fatte applicare fino in fondo.
Queste atrocità non possono essere derubricate o sminuite con sanzioni ridicole o, peggio, con un inconcepibile “il fatto non sussiste”. Il fatto sussiste eccome e chi maltratta, tortura o uccide un animale, un essere senziente, deve pagare senza “se” e senza “ma” .
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
S. 1519 - Disposizioni sanzionatorie a tutela dei prodotti alimentari italiani (Approvato dal Senato). (C. 2721)
e dell'abbinata proposta di legge: CARLONI ed altri. (C. 1619)
: PALOMBI.
2.
Modifica dell'articolo 114 della Costituzione in materia di Roma Capitale. (C. 2564-A)
e delle abbinate proposte di legge: MORASSUT; BARELLI ed altri; MORASSUT; GIACHETTI e BOSCHI. (C. 278-514-1241-2001)
: BARELLI e PERISSA.
3.
4.
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 febbraio 2026, n. 25, recante interventi urgenti per fronteggiare l'emergenza provocata dagli eccezionali eventi meteorologici che, a partire dal giorno 18 gennaio 2026, hanno colpito il territorio della regione Calabria, della regione autonoma della Sardegna e della Regione siciliana, nonché ulteriori misure urgenti per fronteggiare la frana di Niscemi e di protezione civile. (C. 2823-A)
: LAMPIS.