PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
ANTONIO D'ALESSIO, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
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PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 105, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Comunico che, con lettera pervenuta in data 15 aprile 2026, il deputato Enrico Costa ha reso noto che l'assemblea del gruppo parlamentare Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE ha proceduto, in data 14 aprile 2026, alla sua elezione a presidente del gruppo medesimo.
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
Sospendo, pertanto, la seduta, che riprenderà alle ore 9,50. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2721: “Disposizioni sanzionatorie a tutela dei prodotti alimentari italiani” e dell'abbinata proposta di legge n. 1619.
Ricordo che nella seduta di ieri è stato da ultimo respinto l'emendamento 13.3 Gianassi.
PRESIDENTE. Passiamo agli identici emendamenti 13.4 Giuliano e 13.5 Gianassi.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Vaccari. Ne ha facoltà.
STEFANO VACCARI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Volevo intervenire su questo emendamento, a firma del collega Gianassi, riprendendo alcune delle ragioni che avevamo già rappresentato ieri sera sull'articolo 13, perché anche su questo emendamento emerge chiaramente come ci sia una sproporzione molto marcata delle disposizioni che vengono contenute all'interno di questo articolo, che rischiano, davvero, di vanificare gli obiettivi e anche le finalità cautelari che sovrintendono alla necessità di tutelare i prodotti agroalimentari italiani, ma, invece, rischiano davvero di portare in modo devastante agli eccessi queste misure. Infatti, questo emendamento propone… così, però, Presidente non si riesce a lavorare, a parlare.
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, prendiamo posto, ma in silenzio. Per cortesia, altrimenti non si ascolta niente.
STEFANO VACCARI(PD-IDP). Dicevo, l'emendamento sembra apparentemente una modifica lessicale, ma è in realtà fortemente sostanziale la modifica che noi proponiamo, perché togliere il riferimento all'aggiornamento quotidiano delle misure e delle relazioni che le imprese devono presentare è una modifica sostanziale, perché l'aggiornamento quotidiano rischia di introdurre un vincolo eccessivamente rigido, poco coerente con le realtà operative…
PRESIDENTE. Colleghi, per favore.
STEFANO VACCARI(PD-IDP). …delle imprese agroalimentari, soprattutto quelle di piccole dimensioni, come anche ieri la collega Serracchiani ha giustamente ricordato, dove i flussi informativi e produttivi non sempre seguono una scansione giornaliera uniforme. Quindi, mantenere un obbligo così stringente può determinare un aumento della burocrazia solo formale, un rischio elevato di non conformità meramente documentale e, conseguentemente, l'applicazione di misure come il blocco ufficiale anche in assenza di criticità vere.
Quindi, la soppressione del termine “quotidianamente” consentirebbe, invece, di preservare l'obbligo della tracciabilità del latte e dei prodotti derivati, di garantire maggiore flessibilità organizzativa e allineare la norma al principio di proporzionalità che, complessivamente, come abbiamo già detto in diversi interventi, questo provvedimento non ha. Perché molte misure, molte proposte, anche di inasprimento delle pene, non fanno differenza tra chi in questo ambito ovviamente froda e ha un atteggiamento colpevole rispetto alle truffe nel settore agroalimentare e chi, invece, commette semplicemente errori di irregolarità documentali o di altra importanza, ovviamente, molto minore.
Quindi, questo emendamento è un intervento di buon senso, che migliora l'efficacia della norma senza indebolire la funzione di controllo. Quindi, reiteriamo la richiesta che abbiamo fatto anche sull'emendamento 13.1 Gianassi al relatore e anche al Governo, visto che c'è il Sottosegretario D'Eramo, molto sensibile su questi temi: una richiesta di accantonamento, perché, davvero, si tratta di una modifica non soltanto formale, ma sostanziale, di buonsenso, che prova a dare una mano, a migliorare l'efficacia della norma.
E lo dico anche ai colleghi di centrodestra, soprattutto quelli della Commissione agricoltura, che su questi temi, ovviamente, hanno condiviso anche in Commissione, alcune scelte che abbiamo portato all'attenzione. Allora, complessivamente, visto che gli allevamenti di bufale si concentrano in Campania, in Puglia, in Calabria, in Molise, in Umbria, alcuni anche in Veneto e in Lombardia, noi - lo dico così - ve lo abbiamo detto: quando succederà che, poi, gli allevatori e le filiere dei prodotti DOP verranno a protestare per quello che avete fatto, dopo sarà ovviamente troppo tardi
PRESIDENTE. Chiedo al relatore il parere sull'accantonamento: parere negativo. Quindi, chiedo all'onorevole Vaccari se insista per l'accantonamento. Sì, insiste.
Dato che lo devo porre in votazione, chiedo se c'è qualcuno che vuole parlare contro: mi pare che nessuno abbia alzato la mano. Chiedo se qualcuno vuole parlare a favore: mi pare nessuno.
Passiamo ai voti.
Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la richiesta di accontamento, formulata dall'onorevole Vaccari, degli identici emendamenti 13.4 Giuliano e 13.5 Gianassi.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge per 44 voti di differenza.
Indìco pertanto la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 13.4 Giuliano e 13.5 Gianassi, con il parere contrario della Commissione e del Governo. Prendo atto che l'onorevole Graziano sottoscrive.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 13.6 Giuliano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 13.6 Giuliano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 13.7 Giuliano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 13.7 Giuliano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 13.8 Giuliano e 13.9 Gianassi.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Lacarra. Ne ha facoltà.
MARCO LACARRA(PD-IDP). Grazie, Presidente. L'emendamento in questione specifica che i controlli ufficiali di cui all'articolo 13 debbano essere basati sull'analisi dei rischi. Anche in questo caso si tratta di una modifica apparentemente circoscritta, ma sostanzialmente decisiva per la qualità e l'efficacia del sistema dei controlli che si intende realizzare. Il riferimento all'analisi dei rischi non è una formula generica, è un principio cardine della normativa in materia di sicurezza alimentare, a partire dal regolamento (UE) 2017/625, che disciplina i controlli ufficiali lungo l'intera filiera agroalimentare.
Secondo questa impostazione, i controlli devono essere programmati e svolti in modo proporzionato al livello di rischio, concentrando le risorse dove le criticità sono maggiori e riducendo invece gli oneri laddove il rischio è minimo o già adeguatamente presidiato.
Inserire esplicitamente questo criterio nel testo significa allineare la disciplina nazionale ai principi europei e, allo stesso tempo, evitare il rischio di una deriva burocratica fatta di controlli indiscriminati, ripetitivi e talvolta inefficaci.
Non sfugge a nessuno, infatti, che l'articolo 13 introduce obblighi quotidiani di registrazione, rafforza il quadro sanzionatorio e amplia il perimetro dei controlli. In un contesto di questo tipo l'assenza di un riferimento esplicito all'analisi dei rischi potrebbe tradursi in una pressione amministrativa sproporzionata soprattutto sulle realtà più piccole della filiera.
Noi riteniamo invece che un sistema di controlli efficace non sia quello più pesante, ma quello più intelligente e mirato. L'analisi dei rischi consente di individuare le situazioni realmente critiche - come, ad esempio, anomalie nei flussi del latte, incongruenze nelle rese produttive o variazioni anomale nei quantitativi - e di concentrare su queste le verifiche più approfondite.
Questo approccio non tutela solo i consumatori, ma tutela anche gli operatori onesti che rappresentano la grande maggioranza della filiera e che non devono essere penalizzati da controlli standardizzati e privi di una logica selettiva.
Anche questo emendamento, come il precedente, va letto nel quadro più ampio della posizione del nostro gruppo che ha proposto la soppressione, come ho detto nel precedente intervento, dell'intero articolo 13 per le criticità complessive che esso presenta.
Tuttavia, siccome l'articolo è stato mantenuto, riteniamo indispensabile introdurre almeno quei correttivi che consentano di evitare effetti distorsivi e di garantire una gestione più razionale delle attività di controllo.
Inserire il riferimento ai controlli basati sull'analisi dei rischi significa, in definitiva, rendere il sistema più moderno, più coerente con il diritto europeo e più sostenibile per gli operatori. È una modifica che non indebolisce i controlli, ma li rende più efficaci, più proporzionati e più giusti.
Per queste ragioni invitiamo l'Aula ad approvare questo emendamento che rappresenta un intervento di buonsenso normativo e di responsabilità verso l'intero sistema agroalimentare .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 13.8 Giuliano e 13.9 Gianassi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 13.10 Giuliano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 13.10 Giuliano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 13.11 Giuliano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 13.11 Giuliano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 13.12 Giuliano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 13.12 Giuliano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 13.13 Giuliano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 13.13 Giuliano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 13.14 Giuliano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 13.14 Giuliano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla votazione dell'articolo 13. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 13.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 14.1 Giuliano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 14.1 Giuliano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 14.2 Gianassi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 14.2 Gianassi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla votazione dell'articolo 14. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 14.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Passiamo all'articolo aggiuntivo 14.01 Giuliano. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 14.01 Giuliano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Passiamo agli identici emendamenti 15.1 Giuliano e 15.2 Gianassi. Ha chiesto di parlare la deputata Giuliano. Ne ha facoltà.
CARLA GIULIANO(M5S). Grazie, Presidente. Con questo emendamento e con l'emendamento successivo proviamo a sanare una delle criticità maggiori di questo provvedimento, cioè la previsione dell'articolo 15 che introduce un blocco ufficiale dell'azienda in caso di inosservanze e mancanze che sono meramente documentali e che sono delle mere irregolarità.
Ecco, Presidente, il blocco temporaneo dell'azienda per molte piccole imprese e per le micro imprese potrebbe voler dire la morte dell'azienda. Per questo, con questo emendamento e con quello successivo, abbiamo provato in tutti i modi a dire al Governo, alla maggioranza e al relatore che questo articolo andava certamente modificato.
Il primo emendamento è soppressivo, il secondo emendamento, invece, contiene una proposta di revisione dell'articolo 15, prevedendo un meccanismo simile a quello del preavviso di rigetto nel procedimento amministrativo. Quindi, davvero ci dispiace e non capiamo l'assoluta chiusura della maggioranza e del Governo nel considerare questo emendamento che avrebbe potuto sanare una delle criticità maggiori di questo provvedimento
PRESIDENTE. La deputata L'Abbate sottoscrive. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 15.1 Giuliano e 15.2 Gianassi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 15.3 Giuliano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 15.3 Giuliano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 15.4 Gianassi. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 15.4 Gianassi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 15.5 Gianassi. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 15.5 Gianassi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 15. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 15.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 16.1 Giuliano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 16.1 Giuliano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 16.2 Giuliano. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 16.2 Giuliano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 16.3 Giuliano e 16.4 Gianassi. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 16.3 Giuliano e 16.4 Gianassi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 16. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 16.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 17. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 17.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 18. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 18.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 19. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 19.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 20.1 Gianassi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 20.1 Gianassi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 20.2 Gianassi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 20.2 Gianassi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 20. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 20.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Passiamo all'articolo aggiuntivo 20.01 Gianassi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 20.01 Gianassi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 21. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 21.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Avverto che l'ordine del giorno n. 9/2721/5 Cavandoli è stato ritirato dalla presentatrice.
Invito il Sottosegretario D'Eramo a esprimere i relativi pareri. Io glieli chiamo e lei mi dà il parere.
LUIGI D'ERAMO,. Sull'ordine del giorno n. 9/2721/1 Borrelli il parere è favorevole con la seguente riformulazione. Le premesse rimangono uguali, mentre l'impegno viene riformulato in questo modo: “a valutare l'opportunità, compatibilmente con le risorse finanziarie disponibili, di integrare le misure recate dal provvedimento in esame con l'adozione di ulteriori iniziative, anche normative, volte a promuovere periodicamente, ai sensi della legge 7 giugno 2000, n. 150, una campagna informativa nazionale sui prodotti agroalimentari a denominazione di origine protetta DOP e a indicazione geografica protetta IGP”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2721/2 Dori il parere è favorevole con la seguente riformulazione. Anche in questo caso le premesse rimangono tali, mentre si va a riformulare la parte dell'impegno in questo modo: “a valutare l'opportunità, tenendo conto dei principi che regolano il trattamento dei dati personali, di istituire un portale pubblico contenente l'elenco dei casi accertati di contraffazione alimentare, i provvedimenti adottati e le sanzioni irrogate”.
Sugli ordini del giorno n. 9/2721/3 Giuliano e n. 9/2721/4 Caramiello il parere è contrario.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno n. 9/2721/5 Cavandoli è stato ritirato.
LUIGI D'ERAMO,. Sull'ordine del giorno n. 9/2721/6 L'Abbate il parere è favorevole con una riformulazione. Le premesse rimangono uguali. Per quanto riguarda l'impegno, viene riformulato in questo modo: “impegna il Governo a valutare l'opportunità di continuare, con misure volte alla prevenzione dello spreco alimentare e alla promozione dei principi dell'economia circolare, favorendo un approccio sistematico lungo l'intera filiera agroalimentare, a sviluppare sistemi avanzati di tracciabilità e monitoraggio dei prodotti alimentari, anche mediante strumenti digitali, al fine di migliorare la trasparenza della filiera, l'efficacia dei controlli e la gestione efficiente delle risorse”.
PRESIDENTE. Torniamo all'ordine del giorno n. 9/2721/1 Borrelli. Onorevole Borrelli, o chi per lui, accetta la riformulazione? Onorevole Grimaldi, l'accetta? Accetta. Passiamo oltre.
Ordine del giorno n. 9/2721/2 Dori: onorevole Dori accetta la riformulazione? Accetta. Passiamo oltre.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2721/3 Giuliano. Ha chiesto di parlare la deputata Giuliano. Ne ha facoltà.
CARLA GIULIANO(M5S). Grazie, Presidente. Con quest'ordine del giorno abbiamo provato a sottoporre al Governo un impegno preciso e anche aderente, di buon senso rispetto alla normativa che oggi licenziamo, perché già nel provvedimento l'introduzione dell'articolo 86-, nell'alveo delle disposizioni di attuazione e di coordinamento, prevedeva e prevede la destinazione a scopi benefici dei prodotti alimentari confiscati; e questa disposizione si inserisce già nell'alveo di una serie di disposizioni che prevedono l'utilizzo e la destinazione a scopo benefico dei prodotti alimentari a fini di solidarietà sociale.
Parlo, in particolare, della legge n. 166 del 2016, che all'articolo 17 introduce la possibilità di riduzione della tariffa relativa alla tassa sui rifiuti per le aziende, per tutti coloro che distribuiscono beni alimentari agli indigenti.
In particolare, l'articolo 17 prevede che alle utenze non domestiche relative ad attività commerciali, industriali, professionali e produttive in genere, che producono o distribuiscono beni alimentari, e che a titolo gratuito cedono, direttamente o indirettamente, tali beni alimentari agli indigenti e alle persone in maggiori condizioni di bisogno ovvero per l'alimentazione animale, il comune possa applicare una riduzione della tassa dei rifiuti in proporzione alla quantità, che deve essere ovviamente certificata, dei beni e dei prodotti che vengono ritirati dalla vendita, e che quindi confluiscono e vengono donati a scopo benefico.
Ebbene, questa norma, l'articolo 17, attualmente prevede soltanto la possibilità per i comuni di proporre una tariffa agevolata. Prevediamo con quest'ordine del giorno, e volevamo un impegno del Governo, di trasformare questa facoltà per i comuni in un obbligo vincolante, e quindi obbligare i comuni a prevedere una riduzione della tassa sui rifiuti per quelle aziende che destinano una parte dei prodotti alimentari, appunto, a scopi benefici. Questo per incentivare questa pratica virtuosa che, da un lato, consente di dare respiro e di dare un aiuto concreto a tante famiglie in difficoltà, dall'altro lato, si inserisce in un'ottica di contrasto allo spreco alimentare.
Io davvero sono dispiaciuta che il Governo non abbia colto l'importanza di quest'ordine del giorno e che non abbia neanche tentato una riformulazione, ma abbia dato un secco parere contrario .
PRESIDENTE. Prendo atto che tutto il gruppo MoVimento 5 Stelle sottoscrive l'ordine del giorno in esame. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2721/3 Giuliano, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2721/4 Caramiello, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giuliano. Ne ha facoltà.
CARLA GIULIANO(M5S). Grazie, Presidente. Questo è un ordine del giorno che fino alla fine tentiamo di portare avanti sul famoso articolo 15 di questo provvedimento, che prevede il blocco temporaneo dell'azienda per delle mere irregolarità e per delle inadempienze che sono soltanto formali. Ebbene, anche qui registriamo con stupore e con dispiacere la netta contrarietà del Governo, che non ha neppure avuto il buon senso di voler riflettere su una possibilità futura di modificare questo articolo 15.
Consideriamo che qui stiamo parlando di aziende che si occupano di prodotti agricoli, che producono o commerciano prodotti agricoli, e quindi il blocco temporaneo dell'azienda potrebbe, considerata la natura deperibile di questi prodotti, facilmente determinare l'inutilizzabilità di tonnellate di questi prodotti. A maggior ragione, quindi, sarebbe opportuno prevedere un meccanismo di preavviso di rigetto, che possa dare all'azienda un termine molto stretto, dai due ai cinque giorni, per replicare a chi gli propone la sanzione, e poi, appunto, nel caso in cui queste violazioni non venissero sanate - ripeto, si tratta di violazioni meramente documentali - l'azienda, con un preavviso di rigetto, si troverebbe nella condizione di essere avvisata della possibile violazione e possibile sanzione del blocco temporaneo.
Anche qui consideriamo che sempre l'articolo 15 parla genericamente di mezzi di produzione, tra l'altro, e non si chiarisce di quale tipologia di mezzo si tratti. Quindi si ha il rischio di effetti assolutamente sproporzionati, come per esempio il blocco di interi impianti o il blocco di tutti i mezzi di trasporto per irregolarità che sono, ripeto ancora una volta, solo documentali e sono mere irregolarità. Una misura assolutamente sproporzionata, che rischia di mettere in difficoltà, se non in ginocchio, e di paralizzare l'attività di migliaia di piccole imprese e microimprese .
PRESIDENTE. Prendo atto che i gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle sottoscrivono l'ordine del giorno in esame. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2721/4 Caramiello, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
L'ordine del giorno n. 9/2721/5 Cavandoli è stato ritirato.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2721/6 L'Abbate. Onorevole, accetta la riformulazione? Sì, perfetto.
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
Saluto gli studenti e i docenti dell'Istituto comprensivo “Leonardo da Vinci” di Cavallino, provincia di Lecce, che assistono ai nostri lavori dalle tribune . Grazie di essere qua e benvenuti a Montecitorio.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Boschi. Ne ha facoltà.
Colleghi, se uscendo abbassate la voce, possiamo ascoltare la collega Boschi, per favore. Deputata, prego.
MARIA ELENA BOSCHI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Annuncio sin da ora il voto di astensione del gruppo di Italia Viva su questo provvedimento, così come già avvenuto anche al Senato. Il voto di astensione si giustifica perché condividiamo sicuramente lo spirito che ha mosso questa iniziativa legislativa, cioè l'esigenza di tutelare meglio, rafforzare quella che è la tutela dell'agroalimentare nel nostro Paese come eccellenza, sicuramente un pezzo importante della nostra economia, soprattutto dell', ma anche un pezzo importante dell'identità culturale del nostro Paese, per cui siamo conosciuti e apprezzati nel mondo.
Ed è ovvio che con il cambiare del tempo, l'evolversi delle tecnologie e, purtroppo, anche la rapidità con cui la criminalità organizzata riesce a mettere le mani in alcuni settori particolarmente produttivi, e quindi redditivi da un punto di vista economico, sia necessario anche approntare delle tutele altrettanto adeguate. Peraltro è un lavoro che parte da lontano, perché un primo testo, elaborato peraltro in collaborazione anche con alcune associazioni di categoria, nasce addirittura ai tempi del nostro Governo, grazie all'impegno dei Ministri Martina e Orlando.
Poi, purtroppo, quel testo arrivò sul finire della legislatura e, quindi, non fu possibile arrivare ad un voto in Parlamento e da allora sono passati quasi 10 anni. Quindi, insomma, era necessario intervenire, era necessario riprendere in mano quell'argomento. E sicuramente lo è perché quello di cui noi ci nutriamo, quello che mangiamo e che beviamo è la prima forma di attenzione alla nostra salute, di prevenzione rispetto alle malattie.
E quindi è necessario che i nostri cittadini siano messi nelle condizioni di avere la migliore qualità possibile e anche la maggiore trasparenza possibile, affinché possano scegliere in modo consapevole. E lavorare in questa direzione è sicuramente utile.
Poi, occorrerebbe fare un investimento anche su una vera educazione di tutti noi al consumo consapevole, perché se in un Paese come l'Italia ancora oggi la maggior parte dei nostri concittadini non sa distinguere fra grano tenero e grano duro, vuol dire che dobbiamo investire di più in questa consapevolezza.
Ma sicuramente l'esigenza è anche quella di tutelare chi produce, chi lavora e chi aiuta la nostra economia attraverso il settore agroalimentare, soprattutto in un momento in cui, purtroppo, il nostro Paese cresce pochissimo. Quindi, avere un settore che ancora riesce a trainare l' è per noi particolarmente importante e occorre difenderlo.
Allora dov'è che questo testo non ci convince? Perché non possiamo votare a favore di questo testo e sostenere questo provvedimento legislativo? Perché, in realtà, ancora una volta il Governo interviene facendo delle riforme a costo zero. Quindi interviene aumentando i reati, aumentando i controlli, aumentando il carico di burocrazia per chi lavora e per chi fa impresa, ma non c'è niente rispetto al sostegno al settore. Non c'è un accompagnamento del settore da un punto di vista anche economico, in un momento particolarmente complesso; quindi, rimangono di nuovo oneri a cui devono sottoporsi gli operatori e le imprese, senza che questo venga in alcun modo sostenuto.
E, allora, qual è il rischio? Che noi soffochiamo di burocrazia chi lavora soprattutto nelle piccole e microimprese e deve passare più tempo magari a riempire i vostri registri e ad adempiere ai nuovi doveri che voi imponete, piuttosto che a far conoscere i propri prodotti, sostenerli e, magari, riuscire anche a farli conoscere all'estero, in un momento in cui non c'è stato un vero investimento da parte del vostro Governo nemmeno sul sostegno all'internazionalizzazione.
Ci sono anche delle criticità che voi sottovalutate, come spesso accade da parte di questo Governo, con nuove norme che introducete e che rischiano di penalizzare le nostre aziende rispetto ad altri europei. Ci sono delle regole europee che noi possiamo rimettere in discussione e il Governo, se ha l'autorevolezza di farlo, può farlo in sede europea, ma purché avvenga in un quadro europeo che non ci esponga, da un lato, a una procedura di infrazione che poi pagheranno i nostri cittadini, e che soprattutto dall'altro non esponga le nostre aziende più grandi e che lavorano in maniera anche più industrializzata al rischio di perdere competitività rispetto ad altre aziende, che magari in Germania o in Belgio hanno regole diverse. Questa è la nostra preoccupazione, che consegniamo al Governo.
Il tema, però, che ci preoccupa molto di più - al di là di questo provvedimento - è che, nel quadro generale di un settore che sta attraversando ormai da tempo delle criticità, il Governo non è in grado di rispondere ai bisogni reali dello stesso, che di certo non sono prioritariamente quelli di introdurre nuovi reati, come si fa con questa legge, ma di cercare di sostenere un settore che ha dovuto affrontare calamità naturali, che ha dovuto affrontare la peste suina, che ha dovuto affrontare anche, purtroppo, il vostro Governo. Perché una delle prime iniziative del vostro Governo, col Ministro Lollobrigida - su cui poi è stato costretto a tornare indietro -, è stata addirittura aumentare le tasse al settore agricolo, in un momento in cui già c'era una difficoltà oggettiva.
A questo si è aggiunto il peso dei dazi che l'amministrazione del vostro amico Trump - anzi, del vostro ex amico Trump dobbiamo dire, dopo le dichiarazioni di ieri contro la Presidente Meloni - ha imposto alle nostre aziende. E li ha imposti con la prospettiva, palesata da questo Governo, che addirittura fosse un'opportunità. Noi ricordiamo bene quando il Vicepresidente del Consiglio Salvini - che allora era fieramente trumpiano e si vestiva addirittura come Trump - ci diceva che i dazi di Trump erano un'opportunità per le nostre aziende; smentito dai fatti e smentito dalle stesse aziende italiane.
E oggi che questi dazi ci sono, gli imprenditori anche del settore agricolo continuano ad aspettare quel fondo da 25 miliardi di euro per contrastare i dazi che la Presidente Meloni aveva promesso più di un anno fa. E non solo quei 25 miliardi non si sono visti, ma non si è visto proprio un euro a sostegno né di questo settore, né di qualunque altro settore colpito dai dazi di Trump.
E oggi, a questo quadro già complicato, si aggiunge la situazione internazionale, con il conflitto in Iran - provocato, ancora una volta, da Trump - che, lei sa benissimo Sottosegretario, crea ulteriori danni alle nostre aziende. Infatti, la chiusura dello Stretto di Hormuz porta danni alle nostre aziende - tutte - sicuramente per l'aumento del costo dell'energia, per la chiusura di alcune rotte commerciali e anche di alcuni mercati che purtroppo si sono chiusi per il nostro Paese. L'aumento è ancora più grave in un comparto, quello del settore agroalimentare, in cui ci sono beni deperibili molto più rapidamente che restano bloccati, fermi nei porti e che non possono raggiungere la destinazione. E, soprattutto, abbiamo il grosso problema che la chiusura dello Stretto di Hormuz comporta anche un blocco dei fertilizzanti.
Quindi, è un settore che è obiettivamente in una difficoltà grande in questo momento, e il Governo da questo punto di vista è completamente assente.
Abbiamo visto a Vinitaly un grande sfoggio, giustamente, di Ministri, di membri del Governo, con la Presidente del Consiglio: però, a quella attenzione formale non corrisponde un'attenzione sostanziale poi nelle misure, nei provvedimenti e nelle iniziative che possono essere prese per stare davvero al fianco di chi produce, di chi lavora e di chi ogni giorno si mette in gioco e rischia in proprio.
E sinceramente, di fronte a una situazione così complessa a livello internazionale, con la chiusura dello Stretto di Hormuz, sentire proprio a Vinitaly, qualche giorno fa, il Ministro del Urso dire che gli accordi di pace in Pakistan avrebbero potuto raggiungere un esito diverso, avrebbero potuto avere successo, se soltanto a tavola fosse stato servito il vino... Lei, Sottosegretario, si rende conto dell'imbarazzo in cui mette non il Ministro Urso - che ormai, voglio dire, è oltre la soglia di ogni imbarazzo -, ma mette in imbarazzo il nostro Paese sentir dire questo a un Ministro della Repubblica che, peraltro, deve aver studiato alla stessa scuola di Lollobrigida. Infatti, Lollobrigida un anno prima aveva detto che gli accordi di pace a tavola si concludono meglio. Quindi Vinitaly deve ispirare particolarmente i Ministri di questo Governo. E ciò ci dà la misura dell'incapacità e della inconsapevolezza di questo Governo di fronte a quelli che sono i problemi veri che le nostre aziende affrontano ogni giorno.
Proprio per questo motivo, purtroppo, non possiamo votare a favore di questo provvedimento, che rischia di creare alcune criticità ulteriori - speriamo di sbagliarci - e in cui soprattutto mancano le iniziative che secondo noi dovrebbero davvero sostenere questo comparto.
Noi sappiamo - ce lo hanno insegnato nel tempo - che, per fortuna, grazie alla capacità dei nostri concittadini, in Italia facciamo cose che piacciono al mondo. All'ombra dei nostri campanili, noi riusciamo a produrre cose che piacciono al mondo intero. Ecco, però, noi abbiamo un Governo che, anziché consentire anche al settore agroalimentare di esprimere al meglio le proprie potenzialità e le proprie opportunità, rischia di rimpicciolire quel mondo, di creare più oneri, più vincoli e di soffocarlo in una burocrazia che impedirà davvero di sostenere quel settore .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Semenzato. Ne ha facoltà.
MARTINA SEMENZATO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi e colleghe, il provvedimento che ci apprestiamo a votare è volto a difendere uno dei cuori pulsanti della nostra Nazione: il patrimonio agroalimentare italiano.
Parliamo di economia, certo, non solo di prodotti. Oltre 20 miliardi di euro per il comparto DOP e IGP, più di 200 miliardi per l'industria alimentare e oltre 500 miliardi, se consideriamo l'intera filiera agroalimentare.
Ma parliamo, anche e soprattutto, di una credibilità internazionale basata su una forte identità nazionale, derivante dalla specificità dei nostri straordinari territori e dal lavoro delle nostre straordinarie imprese. Un settore che coinvolge 1.200.000 imprese, che danno lavoro a 3.600.000 occupati: numeri importantissimi che dobbiamo tenere assolutamente in considerazione.
Finora abbiamo vissuto un paradosso inaccettabile. Siamo primi al mondo per qualità e varietà di produzioni agroalimentari certificate, ma siamo tra gli ultimi nella capacità di difenderli davvero: contraffazioni, frodi e agropirateria ossia fenomeni che sottraggono valore alle imprese oneste, alterano il mercato e ingannano i consumatori. E di fronte a tutto questo, c'è stato un sistema normativo finora debole e frammentato e con pene irrisorie: fino a pochi mesi di reclusione e sanzioni poco più che simboliche. Così non si difende un strategico. E allora questo provvedimento segna finalmente un cambio di passo. Un cambio di passo vero, profondo e strutturale. Per la prima volta si introduce nel codice penale un autonomo ambito di tutela: i delitti contro il patrimonio agroalimentare.
Non più norme generiche, ma un impianto organico e moderno.
Nel merito, le novità sono veramente rilevanti e puntuali. Viene riformato l'articolo 517- del codice penale: la contraffazione delle indicazioni DOP e IGP diventa un reato punito finalmente con la reclusione da uno a quattro anni e con multe fino a 50.000 euro, estendendo la punibilità a tutta la filiera, dall'importazione al trasporto, fino alla somministrazione.
Si introduce l'articolo 517- e si tipizza il reato di frode alimentare: chi immette sul mercato prodotti consapevolmente non genuini o difformi da quanto dichiarato per trarne profitto viene punito penalmente.
Con l'articolo 517- si disciplina il reato di commercio di alimenti con segni mendaci, rafforzando la tutela contro le pratiche ingannevoli.
L'articolo 517- introduce un sistema articolato di pene accessorie e aggravanti, dalla chiusura temporanea degli esercizi fino ai casi più gravi, come quelli che coinvolgono prodotti DOP e IGP, l'uso di documentazione falsa, quantità rilevanti o falsi prodotti biologici. Quando le aggravanti si cumulano, le pene aumentano in modo significativo.
Si supera definitivamente una normativa datata e inefficace. Vengono abrogati gli articoli più generici e si rafforzano gli strumenti fondamentali, come la confisca obbligatoria per equivalente e quella allargata nei casi di associazione per delinquere. Anche il codice di procedura penale viene aggiornato: si interviene su campionamento, analisi e destinazione dei prodotti sequestrati, rendendo più efficaci e tempestivi i controlli.
Ma il provvedimento non si ferma solo alla parte penale. Si rafforzano anche le sanzioni amministrative, aggiornando le norme su indicazioni geografiche e tracciabilità: multe più elevate, proporzionate al fatturato, fino a 150.000 euro per le violazioni più gravi e fino a 100.000 euro per quelle in materia di etichettatura e pratiche sleali. Si introducono strumenti operativi concreti: un piano straordinario di controllo, il blocco temporaneo dei prodotti, una cabina di regia fondamentale per coordinare le attività ispettive, interventi specifici su filiere sensibili, come quella del latte, e un riordino complessivo delle sanzioni nel settore della pesca.
Si guarda anche al futuro, Presidente, intercettando le nuove modalità di commercio, comprese quelle digitali, ormai fondamentali, nelle quali sempre più spesso si annidano le frodi. Dentro questo impianto rigoroso c'è anche una scelta di responsabilità: la possibilità di destinare a fini benefici i prodotti sequestrati e idonei al consumo, una misura che unisce legalità e solidarietà.
Infine, si introduce il contrassegno volontario DOP e IGP ad alta sicurezza, realizzato dall'Istituto poligrafico e Zecca dello Stato: uno strumento concreto per garantire autenticità e tracciabilità, senza costi per la finanza pubblica.
Colleghi, con questo provvedimento non ci limitiamo a colmare un vuoto normativo; scegliamo di non rincorrere più i fenomeni, ma di prevenirli e contrastarli con determinazione. Scegliamo di dare maggiore certezza del diritto, rendendo chiaro che lungo tutta la filiera agroalimentare le regole esistono e vanno rispettate, perché hanno a che fare con la salute dei nostri cittadini. Scegliamo, soprattutto, di tutelare un vantaggio competitivo costruito nel tempo, che non può essere eroso dall'illegalità. È un segnale, Presidente, concreto per chi produce qualità, per chi investe, per chi lavora ogni giorno nel rispetto delle norme. È un messaggio altrettanto netto per chi pensa di poter aggirare il sistema: lo spazio dell'impunità si restringe.
In un contesto internazionale sempre più competitivo, difendere l'autenticità delle nostre produzioni significa anche rafforzare la posizione dell'Italia sui mercati globali; significa proteggere valore, occupazione e la reputazione che ci rende unici nel mondo.
Per queste ragioni, Presidente, annuncio, a nome del gruppo Noi Moderati, il voto favorevole al provvedimento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Dori. Ne ha facoltà.
DEVIS DORI(AVS). Grazie, Presidente. La finalità di questo provvedimento è anche per noi condivisibile e cioè la protezione delle nostre eccellenze agroalimentari, che rappresentano non solo un motore economico fondamentale per il nostro Paese, ma anche un'identità, un simbolo, un riconoscimento nel mondo e, quindi, un elemento costitutivo della reputazione internazionale del nostro Paese.
La relazione che accompagna il disegno di legge, però, mette in evidenza con chiarezza anche una crescente esposizione del settore agroalimentare italiano a fenomeni, come le frodi e le contraffazioni. Il valore dell' cresce, ma, in parallelo, insieme ad esso, cresce anche il numero delle condotte fraudolente, sempre più sofisticate, che mettono a rischio anche la credibilità del nostro marchio a livello internazionale, oltre che - e questo è un dato da ricordare sempre - la salute dei cittadini.
A questo quadro allarmante di per sé si aggiunge un ulteriore elemento di riflessione e di grande criticità, e un che deve rimanere sempre aperto: la presenza, purtroppo, di strutture delle organizzazioni mafiose nelle filiere agroalimentari, le cosiddette agromafie, contro le quali, anche come gruppo AVS, siamo sempre molto attenti. Il fenomeno non riguarda solo il controllo sui terreni e la gestione del trasporto delle merci, ma incide anche sui diritti dei lavoratori.
Nel settore agricolo, purtroppo, vi è una grande diffusione di lavoro sottopagato e di lavoro in nero, ma anche di sfruttamento e di caporalato; vi è una serie di situazioni che altera la competizione tra aziende oneste e quelle che non lo sono. Su questo terreno bisogna intervenire in modo più concreto ed efficace, cercando di governare questa situazione, perché vi è anche molta attività illegale. Le infiltrazioni mafiose generano un danno alla reputazione del nostro Paese e mettono in discussione il lavoro e la fiducia degli operatori onesti.
È in questo contesto, quindi, che si colloca correttamente il provvedimento di oggi, soprattutto in un Paese dove il settore agroalimentare è una delle principali leve competitive, anche a livello internazionale. Tuttavia, proprio per questa ragione e per la delicatezza del tema, sarebbe stato necessario adottare la massima attenzione nel modificare la normativa con equilibrio, proporzionalità e rispetto dei principi fondamentali del nostro ordinamento. Bisognava, ad esempio, puntare molto di più sulla prevenzione, cosa che non è avvenuta in questo provvedimento. Probabilmente, con questo provvedimento si riteneva comunque di agire soprattutto sull'assetto sanzionatorio penale - d'accordo - e anche sulle sanzioni amministrative. L'obiettivo, probabilmente, era soprattutto questo - d'accordo -, però ricordiamo sempre che il sistema sanzionatorio penale deve essere sempre l', deve intervenire quando gli altri strumenti non sono sufficienti. Se davvero bisogna arrivare alla sanzione penale, vuol dire che tutti i passi precedenti, quelli indispensabili, soprattutto in ambito informativo e preventivo, non sono stati sufficienti; quindi, bisogna farlo con norme chiare, precise, non suscettibili di interpretazione. Molto spesso in questo contesto si infiltrano anche le organizzazioni criminali: in norme poco chiare, facilmente aggirabili.
Quindi, ogni ampliamento dell'area penalmente rilevante deve essere valutato con rigore e anche con la comprensione dei possibili effetti, anche sui principi costituzionali.
Nel caso di questo provvedimento, alcune delle nuove fattispecie di reato presentano, a nostro parere… Era stato anche evidenziato nelle audizioni, però, purtroppo, qui alla Camera non è stato possibile intervenire.
Lo comprendo perché il testo approvato dal Senato era, di fatto, blindato. Comprendiamo anche la necessità di approvare il provvedimento in tempi non biblici, però c'è da dire che avremmo avuto la necessità di un intervento più preciso soprattutto nella definizione della condotta e dell'elemento soggettivo di alcune fattispecie. È quindi essenziale evitare zone grigie che possono generare incertezze, un sovraccarico di lavoro per le procure e, peggio ancora - dobbiamo assolutamente scongiurarlo -, allontanare gli operatori che, invece, agiscono secondo le regole. Infatti, una norma penale vaga o troppo ampia rischia di colpire non solo chi commette le frodi sofisticate, ma anche chi, magari, per la sola complessità organizzativa si trova coinvolto in questo sistema.
Il nostro settore agroalimentare ha bisogno di protezione e certezza delle regole. Ha bisogno di un quadro normativo che sappia distinguere tra l'errore formale e la frode consapevole, tra la complessità amministrativa e il dolo, tra chi opera nella legalità e chi, invece, inquina l'economia del nostro Paese con pratiche criminali. Ha bisogno di controlli efficaci e di percorsi che facilitino la legalità. Ha bisogno di una legislazione che non confonda la necessità di tutelare il , finalità assolutamente condivisibile, con un approccio basato esclusivamente su sanzioni penali; motivo per il quale, come molto spesso avviene nei provvedimenti che arrivano dal Governo con questa clausola di invarianza finanziaria finale, quando si crede in un provvedimento e negli obiettivi che condividiamo, bisogna trovare le risorse anche nella legge di bilancio; ricordiamoci quanto sia strategica e delicata, anche nello spostamento dei fondi verso questi obiettivi, togliendoli, invece, a progetti fallimentari come il ponte sullo Stretto di Messina. Là potremmo trovare quei fondi davvero per tutelare l'agroalimentare e, in questo ambito, il .
Ecco per questi motivi, pur condividendone gli obiettivi, riteniamo che non solo nel metodo ma anche negli strumenti messi in campo si poteva davvero fare qualcosa di più. Per questo motivo, come Alleanza Verdi e Sinistra, ci asterremo in questo voto finale .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole D'Alessio. Ne ha facoltà.
ANTONIO D'ALESSIO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Anche noi procederemo a un voto di astensione, perché condividiamo pienamente gli obiettivi, ma è come quando si prende la mira verso un bersaglio e non lo si colpisce al centro, così come era auspicabile che fosse.
È un argomento assolutamente importante e strategico innanzitutto per la tutela della salute, ma anche per la tutela della nostra economia, della nostra cultura, delle nostre tradizioni, della nostra identità e, naturalmente, per il rispetto del nostro tessuto sociale che tramanda un patrimonio culturale insieme ai prodotti alimentari. È assolutamente necessario porre questo elemento al centro dell'agenda del Governo, ma il Governo, a mio avviso, non l'ha fatto in un modo sbagliato, ma in modo incompleto che ci lascia insoddisfatti.
È necessario assicurare la sicurezza alimentare e la salute, garantire la salubrità del cibo, evitando malattie di origine alimentare: in uno, con la valorizzazione dei nostri prodotti che ha ricadute sociali, culturali e economiche, assolutamente importanti.
È necessario il contrasto alle falsificazioni, perché creano mercati illeciti con una criminalità crescente che si organizza intorno a questi settori e che, naturalmente, si riverbera negativamente sulla salute. Necessarie sono la tutela ambientale e la sostenibilità per ridurre sia l'impatto ambientale, sia per l'obiettivo di mantenere la biodiversità e tutelare gli ecosistemi. Fondamentale è l'impatto economico di questa materia sul sostegno alle piccole e medie industrie e sulla valorizzazione della tradizione locale.
Ci sono - lo diciamo a chiare lettere - aspetti positivi che, però, si ribadisce, non sono sufficienti per conquistare il nostro voto favorevole che andrà verso l'astensione. Gli aspetti positivi sono gli interventi sul codice penale - questa volta li apprezziamo -, sulla sfera applicativa ed edittale. Tante volte abbiamo criticato un'impostazione panpenalistica di questo Governo che rincorre la cronaca, rincorre i problemi e offre come soluzione quella di alzare le pene edittali, lo abbiamo criticato tantissime volte. Questa volta, invece, riteniamo che sotto questo profilo - è il profilo che ci persuade di questo provvedimento, non ce ne persuadono altri, che ora elencherò - condividiamo l'inasprimento delle pene, perché, per una volta, c'è necessità piena di alzare le pene e di rivedere il sistema sanzionatorio.
Viene integrata la disciplina, prevedendo l'espresso richiamo al patrimonio agroalimentare, e questo lo condividiamo, perché, naturalmente, sotto il profilo penalistico finisce con il tutelare le imprese e, contemporaneamente, tutelare anche i consumatori. Modifica la fattispecie della contraffazione, quindi dei segni di indicazioni geografiche e di denominazione protetta dei prodotti agroalimentari. C'è oggettivamente una previsione di maggiore incisività per combattere la frode alimentare con la previsione di nuovi reati. Incide bene, a nostro avviso, sullo strumento della confisca. Quando deve, anticipa - sto elencando i profili positivi - la soglia della punibilità e anche questo lo condividiamo. C'è un rafforzamento complessivo delle fattispecie penali in materia agroalimentare che riteniamo positivo.
Che cos'è che, secondo noi, è insufficiente? I problemi strutturali, come quelli che caratterizzano l'argomento e la materia, si affrontano con proposte di soluzioni a 360 gradi. Invece, quell'approccio sanzionatorio, che pure in questo caso noi abbiamo condiviso, non è assolutamente sufficiente. Non riteniamo idoneo e soddisfacente il discorso sulla prevenzione, che di fatto non viene affrontato, su una implementazione dei controlli assolutamente necessari in materia, sulla necessità di predisporre verifiche incisive che, invece, non ci sono, soprattutto sulla necessità di integrare i livelli istituzionali, argomento che non viene affrontato. E poi, soprattutto, con riferimento al sostegno delle politiche premiali per chi opera nella legalità, in questo ambito occorre riorganizzare il settore e lanciare un messaggio chiaro: gli imprenditori che operano nel solco della legalità vanno premiati, vanno accompagnati anche economicamente per creare una sensibilizzazione per la giovane classe di imprenditori che deve vedere che questo Paese premia chi percorre le strade imprenditoriali nel solco della piena legalità, e invece chi non lo fa viene stretto nelle maglie della giustizia.
È un tema molto complesso, per carità, non si può banalizzare e noi non intendiamo farlo, anche perché sono percorsi che vanno oltre i confini del nostro Paese, del tema nazionale, e che abbracciano i conflitti internazionali che stanno incidendo in maniera negativa. Però questo andrebbe nella direzione di implementare gli accordi proprio per la tutela degli imprenditori virtuosi e dei consumatori. È una soluzione difficile che, tuttavia, non può essere banalizzata con un approccio solo sanzionatorio, che diventa riduttivo. E soprattutto vi è l'amara considerazione che, quando si fanno le riforme a costo zero, diventa difficile che diventino riforme efficaci. Ci sono risorse da conferire e il Governo avrebbe dovuto rimboccarsi le maniche e affrontare anche questo tema, versando risorse per una problematica che, ovviamente, poteva essere affrontata nel percorso di soluzione dei problemi con il conferimento di risorse. Bisogna aiutare gli imprenditori onesti e seri.
Insomma, troppo poco. Eppure c'erano stati emendamenti che avevano sottoposto al Governo l'attenzione su soluzioni che avrebbero potuto dare una mano alla risoluzione dei problemi. In definitiva, innanzitutto il metodo: c'è sempre questa blindatura dei provvedimenti. È un fatto che non caratterizza soltanto questo Governo, però ci deve far riflettere. Questo Parlamento produce una infinità di dibattiti che diventano asfittici, perché diventano dibattiti ideologici proprio perché non si crea mai una convergenza sulla possibilità di migliorare i provvedimenti.
Gli emendamenti li facciamo soltanto per farceli bocciare e, voglio dire, questo, ancora ancora, è il ruolo dell'opposizione, che prova a segnalare la necessità di migliorare un provvedimento, ma il Governo si chiude sempre a riccio e va avanti per i fatti suoi. La cosa più mortificante, però, è dalla parte dello schieramento della maggioranza, dove tanti colleghi, a volte timidamente, anche nelle Commissioni, fanno proposte sensate per migliorare un provvedimento, per aggiustare il tiro, per rendere più efficace una proposta di un provvedimento legislativo, e il Governo, invece, arriva con il pacchetto chiuso, cammina come un treno - ripeto, non è un problema solo di questo Governo, ma questo Governo sta amplificando questa tematica, sta acuendo questa criticità - e lascia spazio solo per qualche timido ordine del giorno, che, purtroppo, sappiamo bene che ha una ricaduta concreta molto, molto vicina allo zero.
Allora, no alla blindatura anche di questo provvedimento; quindi, la prima delusione. La condivisione della degli obiettivi, come dire, condividiamo anche l'inasprimento delle sanzioni, ma riteniamo che il profilo repressivo e sanzionatorio sia assolutamente insufficiente perché sarebbe stata necessaria una visione strutturale, intanto con dei controlli, perché la prevenzione deve precedere l'attenzione per le sanzioni, e poi in un'ottica che manca di premialità per gli imprenditori, laddove, però, il Governo non ha inteso conferire delle risorse adeguate. Per questo è penalizzante anche la ricaduta, probabilmente, di questo provvedimento. Ci asterremo .
PRESIDENTE. Salutiamo le ragazze e i ragazzi, le docenti e i docenti dell'Istituto di istruzione superiore “E. Fermi - G. Filangieri” di Formia, provincia di Latina. Grazie di essere qui e benvenuti a Montecitorio
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Ha chiesto di parlare l'onorevole Federico Cafiero De Raho. Ne ha facoltà.
FEDERICO CAFIERO DE RAHO(M5S). Grazie, Presidente. Presidente, Ministri, onorevoli colleghi e colleghe, il provvedimento in esame attiene a un comparto essenziale della nostra economia, quello agroalimentare, che rappresenta una delle nostre maggiori ricchezze, ed è, al tempo stesso, un elemento identitario. Dietro ogni prodotto agroalimentare italiano, ci sono tradizioni, territori, comunità, imprese, lavoratrici e lavoratori che contribuiscono, ogni giorno, a rendere il sinonimo di qualità nel mondo.
La filiera del prodotto alimentare è un sistema complesso, in cui operano e collaborano, quindi, numerosi soggetti: vi sono attività impegnate nella coltivazione del suolo e nell'allevamento degli animali, con l'applicazione, sempre più diffusa, di tecniche e tecnologie di avanguardia; vi è un'industria agricola; un'industria alimentare di trasformazione delle materie prime agricole e naturali in prodotti finiti destinati all'alimentazione umana; vi è un complesso settore distributivo e commerciale. L'insieme del valore economico generato dalle produzioni agroalimentari e vitivinicole a indicazione geografica, la cosiddetta DOP Economy, è una componente importante dell'economia italiana.
L'Italia è lo Stato membro dell'Unione europea con il maggior numero di indicazioni geografiche registrate, ben 897, ed i dati del Rapporto Ismea-Qualivita 2025 attestano che il valore complessivo della DOP Economy italiana si aggira intorno ai 21 miliardi di euro. L'importanza della tutela della qualità dei prodotti nel comparto agroalimentare nazionale determina un sistema di controlli caratterizzato dalla presenza di una molteplicità di organi ufficiali, che fanno capo a diverse amministrazioni statali, a diversi Ministeri, alle regioni, alle province e ai comuni.
Un ruolo crescente ha assunto negli anni il Dipartimento dell'Ispettorato centrale della tutela dei prodotti agroalimentari e repressione frodi dei prodotti agroalimentari, che è uno dei principali organismi europei di controllo del settore agroalimentare. Basta guardare i risultati straordinari che sono stati conseguiti anche nell'anno 2024 per comprendere quale importante impegno svolge tale Ispettorato. Tutto quello che ho detto già esiste. Il testo del disegno di legge interviene sul sistema sanzionatorio contro le frodi, riconoscendo la gravità di condotte che danneggiano non solo l'economia, ma anche l'immagine del nostro Paese; interviene sulla tracciabilità e sul sistema dei controlli, necessari per la sicurezza alimentare e la trasparenza del mercato, e introduce misure specifiche, in alcuni punti troppo onerose, per settori particolarmente sensibili come quello lattiero-caseario, con l'istituzione di piattaforme informatizzate e piani straordinari di controllo.
Qui già è necessario evidenziare come gli aggiornamenti quotidiani richiesti alle imprese siano adempimenti particolarmente gravosi, e per alcune realtà, le più piccole, diventano adempimenti insostenibili. Vi sono aspetti, in questo testo, che appaiono positivi, e, quindi, sono condivisi dal MoVimento 5 Stelle, che, proprio per questo, esprimerà un voto di astensione. E ci vedono uniti gli obiettivi che attuano la volontà di proteggere le nostre eccellenze.
Ricordo che il disegno di legge in esame trae spunto, e nella parte penalistica ne è la fedele riproduzione, da un lavoro proposto dalla Commissione per l'elaborazione e la riforma dei reati in materia agroalimentare, istituita presso l'ufficio legislativo del Ministero della Giustizia nel 2015, presieduta dal dottor Giancarlo Caselli; tale lavoro fu aggiornato, nella scorsa legislatura, dalla sensibilità del MoVimento 5 Stelle, che aveva presentato allora un altro disegno di legge, quello Bonafede, ma purtroppo, a causa dell'emergenza pandemica, il percorso venne bloccato.
Il MoVimento, quindi, ha ripresentato alla Camera, in questa legislatura, il testo del Governo Conte, con la proposta di legge n. 823 del 26 gennaio 2023, a firma mia e di tanti altri colleghi del MoVimento. Su iniziativa delle opposizioni, il testo è stato messo all'ordine del giorno in Commissione ed è giunto, senza mandato, al relatore in Aula. La maggioranza, in quel frangente, ha presentato solo emendamenti soppressivi volti alla reiezione totale del testo; è quello che avviene ogni qualvolta l'opposizione presenta una proposta di legge condivisibile anche dalla maggioranza, ma la si sopprime e, poi, la si ripropone a propria firma.
Questa modalità non sembra rispondere al concetto di democrazia, in cui l'unico obiettivo della politica è soddisfare gli interessi della comunità generale. Arriviamo, quindi, a questo disegno di legge governativo, la cui origine si pone in tale solco. Un testo di legge si valuta non solo per le sue intenzioni, ma anche per la sua effettiva architettura normativa e per le conseguenze che essa produrrà sul settore e sul tessuto economico-giuridico del Paese. Due criticità: non vi è il delitto di agropirateria, ma, al suo posto, vi è una circostanza aggravante, che viene sintetizzata, privando, però, la fattispecie della stessa efficacia.
Il delitto di agropirateria avrebbe avuto una forte efficacia dissuasiva su forme organizzate di consumazione di delitti di frode nel commercio di alimenti e di commercio di alimenti con segni mendaci. In tema, cioè, di tutela dei prodotti alimentari si intendeva istituire una nuova figura, diretta a coprire la diversificata fattispecie della frode nel commercio commessa con una struttura appositamente costituita. Era questo l'obiettivo di quella fattispecie e fatti di questi se ne colgono anche in numero di rilievo.
Ma questo disegno di legge non ha voluto realmente innovare, come era nell'animo del MoVimento 5 Stelle, almeno sotto questo profilo; istituire la figura dell'agropirateria sarebbe stato un evidente segnale della specializzazione della normativa e, quindi, di affinamento effettivo degli strumenti di contrasto alle illiceità rilevate in materia di prodotti alimentari.
Guardate, non è stata nemmeno inserita la confisca allargata, che avrebbe consentito di intervenire sui patrimoni illeciti accumulati attraverso delitti di frode nel commercio di alimenti in forma organizzata, e anche questo strumento avrebbe avuto una forte efficacia dissuasiva. Nel trattare il settore agroalimentare occorre proteggere elementi che influenzano dall'esterno il sistema agroalimentare.
Bisogna proteggere il settore dallo sfruttamento lavorativo e dal caporalato, e questo avrebbe dovuto essere un obiettivo visibile, in modo evidente, sempre, quando parliamo delle nostre eccellenze, che potrebbero essere offuscate da queste gravi violazioni dei diritti umani. Quando si parla di agroalimentare occorrono controlli seri, che impediscano i reiterati casi di riduzione in schiavitù rilevati in alcuni settori della produzione ortofrutticola. Nel parlare di prodotti alimentari bisogna guardare a un sistema complesso.
Il testo legislativo in esame interviene sul versante repressivo, introducendo, com'era nella nostra proposta, anche nuove fattispecie di reato, mancando di alcune di esse, che erano strategiche nel controllo e nel contrasto all'illegalità, amplia gli strumenti di controllo e interviene sulla tracciabilità dei prodotti con la finalità di contrastare le frodi, le contraffazioni e, quindi, le pratiche che danneggiano i consumatori e penalizzano le imprese oneste.
Le frodi agroalimentari, però, non si combattono solo con il diritto penale, con i controlli e con le sanzioni. Si combattono anche e soprattutto con la prevenzione, con il rafforzamento delle filiere, con il sostegno alle imprese e con politiche industriali capaci di accompagnare il settore nelle trasformazioni economiche e tecnologiche. Dobbiamo essere orgogliosi dei nostri prodotti, ma dobbiamo anche tutelarli e garantirli e, al tempo stesso, sostenerli con risorse adeguate.
Bisogna tutelare la piccola e media impresa quale vero e proprio tessuto connettivo del sistema Italia. Bisogna punire, ma anche prevenire. Le difficoltà sono legate alla complessità delle filiere, alla globalizzazione dei mercati, alla crescente domanda internazionale, ma anche alle difficoltà che molte imprese affrontano quotidianamente per i costi elevati, per la tassazione a volte insostenibile, per la carenza di investimenti, per le difficoltà economiche di accedere all'innovazione, per la soffocante concorrenza internazionale.
Il settore agroalimentare italiano si confronta oggi con sfide globali sempre più complesse. Pensiamo alle tensioni commerciali, ai dazi, alla concorrenza di prodotti esteri, spesso realizzati con standard qualitativi inferiori, con costi inferiori. In questo scenario, lo sviluppo del non può essere affidato esclusivamente all'impegno dei singoli; occorrono politiche agricole e industriali adeguate. Ebbene, accanto alle norme servono investimenti; servono politiche di sostegno alle imprese, alla ricerca, all'innovazione; servono strumenti concreti per aiutare le aziende ad affrontare le sfide del mercato globale.
Dobbiamo costruire una strategia più ampia, che si attui anche, come vi è stato già detto in discussione generale dalla collega Carla Giuliano, attraverso la repressione delle frodi, il rafforzamento delle filiere, gli investimenti e le politiche industriali. Solo così potremo tutelare il nostro patrimonio, solo così potremo tutelare il nostro perché la qualità non si difende solo con le sanzioni, si difende con le scelte politiche coraggiose, con visione e con responsabilità, soprattutto a livello internazionale. Queste carenze inducono il MoVimento 5 Stelle a esprimere un voto di astensione .
PRESIDENTE. Salutiamo le ragazze e i ragazzi, le docenti e i docenti dell'Istituto comprensivo "A. Gramsci - J.M. Keynes" di Prato, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Grazie di essere qui e benvenuti a Montecitorio .
Ha chiesto di parlare l'onorevole Calderone. Ne ha facoltà.
TOMMASO ANTONINO CALDERONE(FI-PPE). Grazie, Presidente. Colleghi, signor Ministro, questo importante apparato normativo si è occupato e si occuperà di inquadrare e varare alcune fattispecie di reato, che, per le ragioni che da qui a qualche momento evidenzierò, sono particolarmente significative e importanti. Questo disegno di legge va a incidere anche sulle pene, sulle sanzioni penali, e viene ampliata anche la responsabilità di tutta la filiera.
È noto come una norma vada varata nel momento in cui la società o, dico meglio, i consociati, stante il particolare momento storico, hanno la necessità e il bisogno che una determinata materia venga disciplinata. Il Governo Meloni in questi 4 anni - lo ricordo a me stesso e a tutti coloro che non hanno una buona memoria - si è occupato di incidere giorno per giorno, legge per legge, argomento per argomento, su tutti i bisogni dei cittadini.
Abbiamo varato un importante provvedimento sulla sicurezza, ne stiamo varando un altro, non sto qui ad elencarli. Il problema, la piaga, oserei dire, dei reati agroalimentari è una piaga di non poca maniera. Io vi voglio evidenziare, ho il bisogno di evidenziarvi, per renderci conto di quanto importante sia questo apparato normativo, un dato: nel 2024, signor Ministro, le irregolarità sui controlli e per i controlli sono state, cari colleghi, del 13 per cento sui prodotti e sono state sequestrate decine di milioni di euro. Che cosa significa questo, al di là dei crudi e freddi numeri?
Significa che il consumatore, il cittadino, 60 milioni di italiani e le imprese serie, signor Ministro, sono stati danneggiati. Quindi, mi complimento per questo disegno di legge, perché questo disegno di legge va a incidere, ma soprattutto va a tutelare il cittadino e le imprese serie. Io ritengo - ma questa è soltanto la mia modesta opinione - che tutti dovevamo essere d'accordo, perché è ed era necessario rafforzare - e questo provvedimento lo ha fatto - la prevenzione e il controllo. Gli effetti operativi di questo disegno di legge sono quelli di rafforzare i controlli, maggiore attenzione alla documentazione, verifica dei flussi lungo le filiere e incremento dell'attività ispettiva e investigativa.
Quindi, complimenti da un punto di vista politico. Da un punto di vista tecnico, è chiaro che questo disegno di legge si compone, come abbiamo visto, li abbiamo votati, di 21 articoli e si suddivide in tre titoli: le sanzioni penali, le sanzioni amministrative e le disposizioni finali. È importante fare riferimento - ovviamente il tempo è sempre tiranno nel momento in cui si deve evidenziare una legge, si ha il piacere di discutere di questa legge, soprattutto quando una legge è importante, come la legge di cui stiamo dibattendo, e ovviamente cerco di essere quanto più possibile veloce - all'articolo 1, che riguarda appunto le sanzioni penali.
Sono delle modifiche al codice penale, al titolo VIII e al libro II, ed è stato introdotto, con il disegno di legge in questione, il capo II-, che riguarda i delitti contro il patrimonio agroalimentare. È questo quello che sta accadendo, è questo quello che è accaduto, è questo quello che ha fatto questo Governo e che ha fatto con il contributo, ovviamente, del Parlamento. All'interno del capo II-, cui ora ho fatto riferimento, si collocano il reato di contraffazione di indicazioni - lo leggo testualmente - geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari, e si prevede l'inasprimento sanzionatorio.
È prevista una circostanza attenuante - di questo mi complimento per la particolare attenzione e sensibilità - un'attenuante ovviamente a effetto speciale - tutti i giuristi sanno, ma anche i colleghi ovviamente sanno che cosa significa un'attenuante ad effetto speciale - per la riduzione di una pena addirittura fino a due terzi per chi si ravvede e collabora.
Questa è una bella notizia, signor Ministro. Come si dice dalle mie parti, è un prestigioso colpo di penna che il legislatore ha dato proprio per tutelare il cittadino che si ravvede nel momento in cui viene colto a commettere qualche irregolarità, per aiutare lo Stato e per far sì che non si ripetano azioni antigiuridiche. Viene introdotto il reato di frode alimentare, che è particolarmente importante. Sapete perché? Perché è una tutela anticipata per alimenti, acque e bevande, e vi è l'incriminazione per i prodotti difformi alle indicazioni. Chiaramente, questo è un reato gravissimo, perché il cittadino e le imprese serie vengono massimamente danneggiate da condotte delinquenziali, e non trovo alcuna altra definizione di siffatta portata.
Quindi, l'attento legislatore è intervenuto e ha varato una norma molto importante.
È stato poi introdotto il reato di commercio di alimenti con segni mendaci. Signor Ministro, complimenti ancora una volta perché questa norma è a tutela del consumatore e delle imprese serie. Il consumatore è stanco, veramente stanco, di essere truffato, perché, colleghi, di questo si tratta; infatti, nel momento in cui vengono messi in commercio alimenti con segni mendaci, da un lato, viene danneggiata l'impresa seria, dall'altro, in maniera assolutamente evidente, viene danneggiato il cittadino italiano.
È stata prevista come sanzione accessoria - e ci mancherebbe altro - la chiusura temporanea dell'attività nei casi di particolare gravità, perché, vedete, lo dico da avvocato: tante volte, troppe volte, il cittadino non si preoccupa tanto della sanzione penale, perché magari la pena sarà sospesa, perché magari troverà il modo, con una messa alla prova, con qualsiasi altro tipo di scorciatoia, di non pagare effettivamente; ma nel momento in cui il legislatore prevede la chiusura temporanea dell'attività, ovviamente nei casi di particolare gravità, ecco che la sanzione raggiunge lo scopo che deve raggiungere; e, come dire, funge da deterrente perché colui che commette il reato sa che non solo andrà incontro a un processo penale, ma anche alla chiusura della sua attività.
Sono previste anche ulteriori modifiche alle sanzioni accessorie e alla confisca anche con estensione, lo dico a qualche collega che mi ha preceduto, della confisca per equivalente.
L'articolo 2, invece, molto importante, si occupa di armonizzare il codice di procedura penale e le norme di attuazione e introduce - questa è veramente una norma molto interessante che avrà un'efficacia senz'altro importante - la possibilità che il pubblico ministero nelle indagini proceda al campionamento e al prelievo, riguardo ovviamente ai prodotti, senza avviso al difensore nei casi di pericolo che le tracce o altri effetti si possano alterare; quindi, nel momento in cui c'è un'urgenza immediata, si va per le vie brevi. Per fare che cosa? Per accertare il reato.
C'è anche una norma di particolare sensibilità - e anche di questo mi complimento, signor Ministro - perché gli alimenti sequestrati che non sono alterati possono essere devoluti gratuitamente a persone bisognose e a enti territoriali. Complimenti davvero! Si è intervenuto - sto per concludere, signor Presidente - sul regime delle intercettazioni che è stato modificato: si è andato a incidere sull'articolo 266 del codice di procedura penale perché si consente per le frodi alimentari e per il commercio di alimenti con segni mendaci di procedere a intercettazioni ovviamente telefoniche e ambientali.
Un'ultima novità molto importante - che riguarda l'armonizzazione delle nuove norme con il codice di procedura penale - è l'estensione dell'incidente probatorio, cioè delle norme previste dall'articolo 392 del codice di procedura penale e seguenti, alle attività di analisi su alimenti deteriorabili.
Quindi, queste sono le sanzioni penali; poi, per i reati agroalimentari è prevista la non punibilità - e questo è pure importante - in favore di agenti e ufficiali che agiscono sotto copertura.
Dall'articolo 7 in poi - e concludo - questo disegno di legge si occupa e si occuperà delle sanzioni amministrative che riguardano comportamenti che certamente hanno un minore disvalore sociale giuridico e direi anche morale rispetto ad altri che sono stati sanzionati e che verranno sanzionati dal codice penale.
Dunque, Forza Italia vota in maniera convinta, signor Presidente e signori colleghi, questo provvedimento legislativo. Lo vota non perché sta nella maggioranza, lo vota perché ne è assolutamente convinta, perché la storia si scrive bene, quando si pensa alle esigenze del cittadino. Una norma per raggiungere lo scopo, che finalisticamente deve raggiungere, deve andare sempre comunque e in ogni caso a tutelare le esigenze del cittadino italiano. Forza Italia, dunque - e concludo -, vota “sì” e lo fa in maniera convinta .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Matone. Ne ha facoltà.
SIMONETTA MATONE(LEGA). Grazie, signor Presidente. Colleghi, oggi discutiamo finalmente un provvedimento di grande rilievo strategico: la riforma delle disposizioni sanzionatorie a tutela del patrimonio agroalimentare italiano. Parliamo di un settore che non è solo economico, ma identitario, culturale e sociale per il nostro Paese. Perché lo dico? Perché è il nostro biglietto da visita.
Ci siamo finalmente sganciati, dopo anni, dallo stereotipo per il quale eravamo conosciuti all'estero - quello della pizza e del mandolino - e ce ne siamo allontanati attraverso l'altissima qualità del nostro , soprattutto nel settore agroalimentare.
Ora cosa rappresenta questo comparto? Rappresenta 65 miliardi di ogni anno e il 15 per cento del PIL, considerato l'indotto. Eppure, accanto a questa eccellenza, come spesso accade, è cresciuto un fenomeno grave, quello delle frodi alimentari, quello dell'agropirateria, con un giro d'affari stimato in 24 miliardi di euro l'anno. È un giro enorme in grado di sostenere o meno l'economia di un Paese. Ora per troppo tempo le sanzioni sono state deboli, i controlli sono stati frammentati e le norme non sono state aggiornate. Io ho letto con attenzione il rapporto di Coldiretti che ha denunciato la presenza di prodotti italiani adulterati con particolare riferimento al settore dei formaggi, come parmigiano reggiano, grana padano, mozzarella e gorgonzola. Siamo arrivati all'assurdo, spero sia una notizia non vera: prodotti italiani falsi sono stati ritrovati addirittura all'interno del mercato interno di Bruxelles, del Parlamento europeo. Quindi, siamo di fronte a una sfrontatezza paraistituzionale che lascia stupefatti. Ora le frodi cosa sono? Sono diventate un costo d'impresa per i disonesti.
Cosa fa il provvedimento? Questo disegno di legge interviene in modo organico, in modo strutturale e in modo intelligente: introduce nuovi reati. E qui vorrei aprire una parentesi, visto che costantemente l'opposizione accusa il Governo e questa parte del Parlamento di legiferare, normativamente parlando, aumentando il numero dei reati. Qui, in realtà, siamo andati a coprire sapientemente e intelligentemente un vuoto normativo che c'era e che andiamo ad occupare con norme sanzionatorie serie . Quindi, basta con questa cosa della proliferazione di reati che, peraltro - scusate l'inciso, ma la mia vecchia professione mi obbliga a farlo - ha fatto sì che il numero dei reati sia diminuito. Questo non lo dice nessuno !
Ora cosa introduce questa legge? I reati di frode alimentare, di commercio di alimenti con segni mendaci. Mi vorrei soffermare, per esempio, sul parmigiano reggiano con riferimento al quale basta togliere una “g” o aggiungerne una per mettere sul mercato un prodotto che non è quello di riferimento.
La legge inasprisce le pene per la contraffazione dei prodotti DOP (Denominazione di origine protetta) e degli alimenti IGP (Indicazione geografica protetta), che coprono un settore importante, soprattutto nel comparto vinicolo. Noi ci concentriamo soltanto sulla qualità di vini particolari che godono della denominazione di origine controllata; viceversa, c'è un amplissimo settore, che è un settore più basso, ma non di nicchia, che si riferisce proprio all'IGP.
E queste norme cosa prevedono? La chiusura degli stabilimenti, l'interdizione dall'attività e la confisca obbligatoria dei beni. Quindi, dire che noi abbiamo lasciato inesplorati e non puniti dei settori è falso. È un cambio di paradigma: non più tolleranza, ma repressione efficace. Colpisce l'agropirateria, introduce aggravanti specifiche per le frodi sui prodotti DOP e IGP, introduce aggravanti per l'uso di documenti falsi, perché tutto questo viene anche accompagnato da false attestazioni relative alla qualità e introduce aggravanti per organizzazioni criminali, perché per poter esportare questi prodotti tu devi avere comunque un settore criminale di riferimento che ti aiuta. Rafforza i controlli e la tracciabilità e le sanzioni arrivano fino al 3 per cento del fatturato aziendale annuo. Dà più poteri alle autorità deputate ai controlli e introduce una cabina di regia nazionale dei controlli stessi.
Quindi, non avremo più la frammentazione dei controlli che abbiamo avuto finora, ma avremo una cabina di regia che darà la fotografia di quello che è il sistema delle frodi alimentari italiano.
Questo assetto normativo tutela soprattutto la filiera del latte e dei prodotti lattiero-caseari, sui quali mi permetto una breve divagazione. Questo è un settore centrale per la nostra economia, ma che è stato penalizzato in una maniera incredibile dall'Unione europea . Io ricordo tantissimi anni fa quando avevamo addirittura dei blocchi della produzione provocati dal nostro eccesso di produzione e imposti dall'Unione europea. Ricordo le proteste dei produttori. Ora la situazione è, per fortuna, decisamente migliorata.
Altro settore importantissimo è quello della mozzarella di bufala. La mozzarella di bufala - è buffo parlarne all'interno del Parlamento - è uno dei cardini del settore alimentare ed è uno dei più colpiti dalle contraffazioni. Prova ne sia la varietà dei prezzi in tutta Italia: voi potete pagarla 12 euro al chilo, come la potete pagare 24, ma questo non è dovuto alla speculazione, è dovuto alla qualità del prodotto che certo non è quello che ci aspettiamo che sia.
Quindi, noi difendiamo con questa legge le eccellenze simbolo del . Questo provvedimento protegge i produttori onesti, protegge i consumatori che - scusate la crudezza del termine - non beccheranno più fregature e, soprattutto, difende la reputazione internazionale dell'Italia, perché, ribadisco, il nostro settore agroalimentare è il primo biglietto da visita del nel mondo e un prodotto contraffatto non danneggia solo chi lo compra, ma svilisce l'intero sistema Paese.
È un messaggio che noi diamo anche all'Europa, perché non possiamo ignorare il dato politico delle regole europee. È vero che è uno dei cavalli di battaglia della Lega, ma io lo condivido pienamente, perché le regole europee spesso nei nostri confronti risultano burocratiche, lentissime e penalizzanti per i nostri produttori .
Allora, l'Italia non è il problema, l'Italia è la soluzione in termini di qualità, sicurezza e tracciabilità del settore alimentare. Questa legge rappresenta un cambio di passo, una risposta ad anni di ritardi, una scelta netta dalla parte di chi stare. Serve a difendere l'occupazione, che è uno dei primi obiettivi che noi ci prefiggiamo, serve a difendere i territori e serve a difendere l'identità specifica di quei territori.
Ed è per questo che in questo settore servono fatti. Questo che abbiamo prodotto è un fatto: questo provvedimento va in questa direzione.
Permettetemi di ringraziare il collega Carloni, che ho sostituito questa mattina, e la cui PDL è abbinata al disegno di legge in approvazione. La Lega c'è anche in questo ambito. Per questo motivo voterà a favore del provvedimento
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Forattini. Ne ha facoltà.
ANTONELLA FORATTINI(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Colleghe e colleghi, il provvedimento che oggi discutiamo interviene su un tema centrale: la tutela del sistema agroalimentare, della qualità delle produzioni e della trasparenza verso i consumatori. Parliamo di un settore che non è solo economico, ma anche identitario. Un settore che rappresenta territori, lavoro, filiere e comunità e che oggi è sotto pressione: i dazi, i rincari energetici, l'instabilità dei mercati, la crisi climatica, la bassa redditività e le difficoltà nel ricambio generazionale. Per queste ragioni, non consideriamo questo testo come un testo accessorio. La tutela delle nostre denominazioni e la lotta alle frodi sono obiettivi che condividiamo ma, proprio perché li consideriamo centrali, riteniamo che questo provvedimento non sia all'altezza della sfida.
Peraltro, è un provvedimento che arriva da lontano. Era frutto di un lavoro di una Commissione istituita presso il Ministero della Giustizia, presieduta allora dal dottor Caselli, che nel 2015 concludeva i suoi lavori e consegnava al Ministro, Andrea Orlando, uno schema di disegno di legge, recante proprio nuove norme in materia di reati agroalimentari. Erano due le priorità che sono scaturite da questa Commissione e da questo lavoro: una razionalizzazione di un sistema normativo complesso, come quello delle materie agroalimentari e, dall'altro lato, una modernizzazione e un adeguamento dell'uso della leva penale.
Ecco, un lavoro rimasto a metà e che poteva essere considerato un riferimento tecnico molto valido . Invece, l'intervento di riforma che stiamo esaminando prevede la definizione di nuovi reati, come se bastasse, appunto, solo la repressione a superare le frodi.
Ecco, questo testo rafforza il sistema sanzionatorio, introduce nuove fattispecie di reato e amplia controlli e tracciabilità, ma si fonda su un presupposto implicito, ossia che i problemi del sistema agroalimentare si risolvono aumentando sanzioni e verifiche.
Ecco, per noi questa è una visione parziale, perché le frodi organizzate vanno colpite con forza, ma le distorsioni del sistema nascono anche da altro: margini compressi, squilibri nella filiera e competizione internazionale sempre più aggressiva. Se non si interviene su queste cause, si rischia di punire a valle, senza governare, appunto, a monte.
Ecco che il vero nodo è lo squilibrio tra il controllo e il sostegno. Con questo provvedimento si rafforza in modo significativo la macchina dei controlli. Si costruisce un sistema sempre più articolato di verifiche, piattaforme, obblighi di registrazione e anche di tracciabilità, ma non si rafforza con la stessa intensità il sistema produttivo. Le imprese agricole oggi affrontano l'aumento dei costi energetici, il caro dei fertilizzanti, mercati instabili, margini sempre più ridotti.
Di fronte a questo scenario, lo Stato investe soprattutto nella struttura che controlla quelle imprese, non in quella che le sostiene. La domanda allora è semplice: stiamo rafforzando il settore agricolo o stiamo rafforzando la macchina che lo sorveglia?
C'è poi un rischio concreto: quello dell'iper-burocratizzazione. Noi abbiamo cercato con gli emendamenti di correggere questa stortura, ma senza risultati, anche perché tutti gli emendamenti, anche quelli che andavano, ad esempio, a correggere errori grammaticali, sono stati bocciati.
Chi lavora davvero nel settore lo sa: non è la frode organizzata a soffrire, ma è la burocrazia. Sono le imprese sane, le piccole aziende, le realtà familiari. Sono loro che dovranno sostenere questi nuovi adempimenti quotidiani, nuovi obblighi e nuovi costi indiretti. Questo rischia di produrre un effetto opposto a quello dichiarato, vale a dire indebolire chi produce valore.
Ecco, si proteggono, con questo provvedimento, le circa 900 denominazioni e si danno ulteriori compiti ai consorzi di tutela, senza peraltro corrispondere loro le giuste risorse economiche, ma soprattutto qui non andiamo a disciplinare, ad esempio, tutti quei prodotti che restano fuori dalle DOP e dalle IGP. Parlo, ad esempio, di quei prodotti che sfruttano la provenienza del prodotto come un'eccellenza, ma che nulla hanno a che fare, appunto, con la località che viene nominata nel momento in cui si pubblicizza quel prodotto.
Infine, come dicevo prima, manca la visione. Questo provvedimento interviene su un pezzo del problema, ma non costruisce una strategia complessiva. Non c'è una visione sulla redditività delle imprese agricole, non c'è un intervento sugli squilibri di filiera, non c'è un disegno sul ruolo dell'agricoltura nella transizione ecologica ed energetica. Per noi serve altro, serve un riordino organico della materia, un vero testo unico dell'agricoltura, che dia certezza normativa, semplificazione e una direzione chiara .
Questa poteva essere l'occasione per non continuare a votare norme contingenti su tematiche specifiche, ma poteva finalmente dare un riordino complessivo al settore primario dell'agricoltura, con un codice agricolo che disciplini, in modo organico e razionale, i vari settori di competenza, e non con tante norme che, di volta in volta, accompagnano le emergenze. Il continuo proliferare di norme lascia vuoti applicativi e interrogativi. Anche per questa ragione noi andremo ad astenerci su questo provvedimento, perché serve un equilibrio tra legalità e sostenibilità economica.
Rafforzare i controlli sì, ma anche, appunto, sostenere chi produce, perché senza imprese agricole forti la qualità non si difende. Per queste ragioni noi non voteremo contro, come ho già detto, perché la tutela del agroalimentare e la lotta alle frodi sono anche una nostra priorità. Questo è un provvedimento, però, che riteniamo essere incompleto, che sposta il baricentro troppo sul controllo e troppo poco sul sostegno, senza affrontare le cause strutturali della criticità di questo settore.
Noi ci asterremo perché il sistema agroalimentare italiano non ha bisogno solo di più controlli, ma ha bisogno di una politica che lo metta nelle condizioni di produrre, competere e crescere .
PRESIDENTE. Salutiamo gli studenti e i docenti della Scuola secondaria di primo grado “A. Panizzi” di Brescello, in provincia di Reggio Emilia, che assistono ai nostri lavori dalle tribune . Grazie di essere qui e benvenuti a Montecitorio. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cerreto. Ne ha facoltà.
MARCO CERRETO(FDI). Grazie, Presidente. Onorevole Ministro, onorevole Sottosegretario, colleghi, oggi ci apprestiamo a licenziare un provvedimento di portata storica, e non solo per i suoi contenuti, ma anche, mi si permetterà, per il contesto in cui esso si inserisce, in un quadro in cui questo Governo, da quando si è insediato, ha messo al centro della sua azione il sistema agroalimentare italiano. In questi tre anni questo Governo ha fatto uno sforzo enorme per rafforzare il sistema agroalimentare.
Abbiamo iniettato a livello finanziario più di 15 miliardi di euro, e lo abbiamo fatto perché c'era l'esigenza concreta di rafforzare le filiere, di modernizzare le aziende per renderle più competitive, c'era l'esigenza di promuovere il , e i risultati, nonostante lo scenario internazionale inquietante, sono sotto gli occhi di tutti. Ebbene, c'era bisogno di armonizzare anche le varie fasi produttive che vedono, molto spesso ancora oggi, il fattore primario essere l'anello debole della catena.
Questo provvedimento che oggi licenziamo e che diverrà legge proprio il 15 aprile, Giornata del , dove ricordiamo e festeggiamo i nostri primati nelle attività produttive del mondo, si inserisce nel sistema dei reati agroalimentari e nasce da una fotografia chiara, da una fotografia non più rinviabile. Oggi il sistema agroalimentare italiano è esposto a fenomeni criminali sempre più strutturati e sofisticati, e le cosiddette agromafie, insieme ai fenomeni di agropirateria, muovono un volume economico superiore ai 16 miliardi di euro.
Operano con strumenti moderni, sfruttando tecnologie avanzate, canali digitali, reti globali. Non siamo più di fronte a forme rudimentali di illecito, ma a sistemi organizzati che agiscono su scala internazionale e che riescono ad inserirsi, con estrema facilità, all'interno di una cornice normativa ormai inadeguata. L'attuale impianto codicistico si è dimostrato nel tempo insufficiente. Fattispecie come la frode in commercio risultano, quindi, spesso troppo deboli, al punto da generare un paradosso evidente per cui il profitto derivante dal reato può risultare paradossalmente superiore al rischio sanzionatorio.
Da qui nasce l'esigenza di rafforzare in modo strutturale la tutela del comparto agroalimentare italiano, eccellenza riconosciuta a livello mondiale. In molti hanno ricordato che questo progetto prende le mosse nel 2015, quando al Ministero della Giustizia fu incardinata una commissione speciale, istituita dal Ministro Orlando, che aveva elaborato uno schema di riforma. Tuttavia, per anni quel lavoro non ha trovato attuazione. Ebbene, io oggi sento alcuni colleghi di centrosinistra che hanno parlato di testo copiato, di testo incollato .
Io vorrei ricordarvi che si sono succeduti sei Governi dove il centrosinistra era al Governo. Per quale motivo, quindi, questo progetto non è diventato legge? Lo faremo diventare legge noi, oggi, grazie all'iniziativa del Governo Meloni e del Ministro Lollobrigida, che ha colto l'importanza di poter dotare questo settore di una effettiva tutela, di un'effettiva riforma di cui il codice penale abbisognava.
Si tratta di un intervento che può essere definito storico perché segna un salto di livello culturale e normativo, e viene sancito con chiarezza il principio secondo cui l'agroalimentare italiano è un strategico ed è interesse nazionale. Questo significa che chi colpisce il sistema agroalimentare italiano non danneggia soltanto singole imprese o consumatori, ma danneggia l'interesse del Paese. Vedete, questo è il salto culturale che c'è in questo provvedimento.
L'offesa al mondo agroalimentare con questa riforma diventa un'offesa alla fiducia, un'offesa all'identità nazionale, un attentato all'interesse nazionale . Il provvedimento interviene in modo organico, introducendo nuove e più efficaci fattispecie di reato in ambito penale. Tra queste la frode alimentare, che va quindi a sostituire il più ampio concetto di reato di frode; il commercio di alimenti con segni mendaci, che consente di colpire in maniera mirata quelle condotte oggi utilizzate da gruppi organizzati, dall'uso ingannevole di marchi e indicazioni di origine fino alle pratiche riconducibili al fenomeno dell' e alle manipolazioni anche di natura informatica.
Viene, quindi, colmata una lacuna normativa che, in passato, consentiva a queste condotte di essere perseguite solo in maniera indiretta, e quindi spesso inefficace. Con il nuovo impianto si offre certezza giuridica, si rafforza la capacità sanzionatoria, si tutela in maniera esplicita il bene giuridico rappresentato dalla qualità e dall'autenticità delle produzioni italiane di cui vantiamo il primato europeo e mondiale. Accanto al rafforzamento della riforma penale, il provvedimento introduce altresì anche strumenti operativi fondamentali come l'istituzione formale della Cabina di regia per i controlli amministrativi nel settore agroalimentare, già operativa presso il Ministero dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste.
La Cabina ha il compito di coordinare in modo più efficace tutte le autorità coinvolte nei controlli, aumentando la capacità di prevenzione e di intervento sul territorio. Da un lato, quindi, vengono messe in sicurezza le imprese grandi e piccole che investono nella qualità e nella tracciabilità, dall'altro, si rafforza la tutela dei consumatori, che potranno avere maggiore fiducia nell'acquisto di prodotti autenticamente italiani, al riparo da contraffazioni, adulterazioni e pratiche fraudolente.
Si tratta, pertanto, di un passaggio decisivo per il diritto italiano, per il sistema produttivo e per l'intero comparto agroalimentare.
Un settore che, più di altri, rappresenta l'identità e il prestigio del nostro Paese e che oggi può contare su un modello di tutela finalmente all'altezza del suo valore.
E sulla stessa linea, nella riforma viene disciplinato anche il settore della denominazione del latte, ponendolo finalmente al riparo da diciture ingannevoli, che, ancora oggi, sullo scaffale confondono il consumatore. Così come sgombriamo finalmente ogni dubbio sulle filiere bufaline: ci sarà una sola linea di tracciabilità e ci sarà una certezza: in Italia un latticino, sia esso di latte vaccino, sia esso di bufala, non si potrà fare con latte in polvere !
Il provvedimento in esame rappresenta un intervento di grande rilievo. Non è invasivo, ma non per questo può essere considerato minore. Al contrario, si distingue per attenzione alle condotte socialmente più significative. È un provvedimento moderno, che tiene conto dei principali strumenti di intervento oggi disponibili - dalla tracciabilità ai sistemi di allarme rapido, fino all'analisi del rischio - e si colloca in un quadro coerente a livello europeo.
È, inoltre, un intervento calibrato sulle diverse fasi di sviluppo della filiera agroalimentare, capace di cogliere il valore dell'intero percorso dal campo alla tavola, ma anche il disvalore delle condotte che lo compromettono. Questo testo valorizza un diritto penale bifronte capace di intervenire non solo a fronte di eventi lesivi già verificatisi, anche con riferimento ai rischi generati dalle tecnologie più avanzate e dalle nuove modalità di produzione. Non è un intervento timido, colleghi. Al contrario, afferma con chiarezza che il momento genetico del crimine economico può coinvolgere anche gli organi apicali delle imprese, superando così il tradizionale principio di irresponsabilità delle persone giuridiche e prevedendo l'adozione di adeguati modelli organizzativi.
È un provvedimento pragmatico, in grado, da un lato, di contrastare efficacemente le condotte offensive poste in essere anche da gruppi organizzati, e, dall'altro, di valorizzare i comportamenti di ravvedimento operoso, limitando le conseguenze sugli organismi complessi della produzione e del lavoro.
Ministro, è un provvedimento con il quale ci complimentiamo e che agisce attraverso la semplificazione per rafforzare la competitività delle imprese che operano correttamente sul mercato. Rafforza la qualità a garanzia dei nostri prodotti e, soprattutto, la tutela della salute dei cittadini. Dà una certezza al principio di legalità, con nuovi specifici reati nel settore agroalimentare e l'inasprimento delle sanzioni. Favorisce la trasparenza che è fondamentale per non banalizzare un sistema di cui siamo orgogliosi e che, come Governo e come maggioranza, abbiamo messo al centro della nostra azione politica ! Per questo, voteremo convintamente e orgogliosamente “sì” a questo provvedimento storico, che cambia, una volta per tutte, il nostro settore agroalimentare italiano .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale. Ha chiesto di parlare il Ministro Lollobrigida. Ne ha facoltà.
FRANCESCO LOLLOBRIGIDA,. Grazie, Presidente. Intervengo per ringraziare tutti i gruppi parlamentari. Dalle dichiarazioni di voto, mi è parso di comprendere che non ci saranno voti contrari su un provvedimento che, oggi, nella giornata di tutela del segna un risultato storico. Infatti, è vero che esistevano da tempo elaborazioni e proposte di legge presenti in Parlamento, però oggi diventano legge, quindi cambia la fattispecie tra la proposta e l'azione che abbiamo messo in campo, della quale credo che il Governo proponente e tutte le forze parlamentari possono essere orgogliosi.
Sappiamo quello che non c'è, nel senso che tutto è migliorabile, però sappiamo altrettanto quello che non c'era: una forma di difesa organica del sistema. Dico “organica” perché questo Governo è quello che ha investito più risorse nella storia repubblicana sull'agricoltura, per rendere maggiormente resilienti le imprese, e che sta investendo, insieme all'Unione europea, sulle indicazioni geografiche a protezione di disciplinari che garantiscono la qualità dei prodotti. L'Italia non può che essere avanguardia di questo modello. Permettetemi di ringraziare il sistema associativo: il mondo agricolo, ma anche il mondo industriale, con il quale abbiamo trovato un equilibrio nelle sanzioni.
Le sanzioni, nella loro applicazione, sono certamente l', ma sono anche un elemento di prevenzione, quando sono equilibrate. Su questo ci siamo trovati con il mondo associativo, anche per correggere le questioni e le distorsioni che potrebbero derivare da sanzioni eccessive o irrilevanti, come purtroppo le Forze dell'ordine ci segnalavano rispetto ad alcune fattispecie di reato o ad alcune azioni illecite.
Voglio ringraziare tutte le Forze dell'ordine, l'Ispettorato del controllo qualità e repressione frodi, i Carabinieri, le Forze di Polizia, i Vigili del fuoco, le agenzie e tutti quelli che, in questi anni, hanno migliorato i controlli nella cabina di regia, rendendoli meno impattanti sul singolo imprenditore - fatto dovuto spesso alla mancanza di coordinamento tra le stesse -, e, invece, diventando più incisivi con un'analisi complessiva del fattore di rischio, cioè intervenendo dove esiste il problema.
Abbiamo avuto da parte del dottor Caselli, che presiedette nel 2015 - pensate un po' - una Commissione che tirò fuori il testo base di questa legge, un indirizzo che, però, per 11 anni è rimasto inevaso, un indirizzo che veniva fornito al Parlamento, che oggi diventa legge e sul quale potremo ancora lavorare anche nella fase successiva, all'applicazione pratica. Nel frattempo, arginiamo tutti i problemi, in particolare quelli che si innestano a concorrere con gli imprenditori sani a causa di organizzazioni spesso di carattere associativo mafioso o paramafioso, che tutti intendiamo contrastare. Oggi diamo alle nostre Forze dell'ordine e alla magistratura ulteriori strumenti per agire.
Abbiamo guardato anche alla solidarietà, nella fase così complessa in cui ci troviamo. Evitare di disperdere energie e lo sa la collega Gadda, con la quale abbiamo lavorato anche in questo senso: quello che viene confiscato e che è utilizzabile finisce alle persone meno abbienti perché possano usufruirne, se parliamo di prodotti di qualità.
Ringrazio i gruppi di maggioranza, che hanno dichiarato voto favorevole a questo provvedimento, perché ne hanno capito la portata e ne hanno compreso anche l'efficacia. Ringrazio anche le forze di minoranza, che ci hanno segnalato molte questioni che potranno affrontare, se un giorno tornassero al Governo, o che potevano affrontare quando erano al Governo. Non ne faccio oggetto di polemica, chiedo di ragionare insieme su quello di cui ha bisogno il sistema Italia. Noi abbiamo bisogno di incentivare la produzione e rendere le nostre aziende più resilienti e gli interventi di carattere finanziario del nostro Governo, sotto ogni profilo, sono stati unici nella storia della Repubblica. Promuovere e garantire, attraverso anche l'esposizione - veniamo da Vinitaly -, la capacità delle nostre aziende di arrivare su mercati che vanno consolidati ed ampliati, e proteggere. Oggi stiamo proteggendo insieme il sistema Italia in una giornata dedicata al sistema Italia, orgogliosi di essere italiani e consapevoli di quanto vale .
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2721:
S. 1519 - "Disposizioni sanzionatorie a tutela dei prodotti alimentari italiani" .
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Dichiaro così assorbita l'abbinata proposta di legge n. 1619.
Prima di procedere con l'ordine del giorno, sospendiamo per dieci minuti la seduta.
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
Saluto le ragazze e i ragazzi, le docenti e i docenti dell'Istituto statale di istruzione superiore “Cecilia Deganutti” di Udine. Grazie di essere qua. Benvenuti a Montecitorio .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, l'onorevole Stefano Graziano. Ne ha facoltà.
STEFANO GRAZIANO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo per chiedere un'informativa al Governo su quello che ha detto ieri il Presidente Mattarella, perché ieri ancora una volta - ed è la seconda volta in questa legislatura - il Presidente Mattarella ha posto un accento molto forte su quella che è la condizione del sistema radiotelevisivo e dell'informazione, ma, soprattutto, su quella che è l'attuazione del, il regolamento europeo che prevede più libertà e più autonomia del sistema dell'informazione.
Davanti al monito che Mattarella ha lanciato di nuovo ieri, per quello che ci riguarda, come Parlamento, come forza politica, come Partito Democratico, noi chiediamo che ci sia una presa di posizione forte, netta e decisa da parte di tutta l'Aula, che si dica con chiarezza che si vuole attuare il regolamento europeo sul sistema dell'informazione e, soprattutto, che si eviti quella che è una possibile infrazione.
Perché il regolamento europeo sul sistema dell'informazione radiotelevisiva, in realtà, è un regolamento che è già scaduto l'8 agosto 2025: siamo molto oltre e il rischio reale è che, se non andiamo nella direzione di attuare quel sistema, quella legge e di riformare la cosiddetta legge sulla della Rai e del sistema radiotelevisivo, in realtà rischiamo davvero di avere un'infrazione. Il che significa che, dopo quello che è il cosiddetto canone che pagano gli italiani in bolletta, il Governo Meloni rischia di farci pagare un'ulteriore tassa.
Dopo avere realizzato la “TeleMeloni”, realizza la “TeleMeloni ”, ossia una tassa ulteriore per l'infrazione che realizza, non rispettando quella che è l'attuazione di un regolamento europeo. Penso che questa sia una cosa molto importante, ma soprattutto grave se non viene attuata. Ecco perché noi chiediamo l'informativa del Governo. Ma lancio da qui anche un'altra idea che, insieme ai colleghi di opposizione, più volte abbiamo lanciato alla maggioranza: proviamo a evitare di parlare di posti che riguardano la Rai, perché tutto il tema è incentrato sul fatto che la maggioranza voglia imporre un nome alla presidenza della Rai, con il rispetto che si deve ai nomi, e non è un tema personale. Invece, noi vogliamo parlare di quelle che sono le politiche per l'informazione pubblica della più grande azienda culturale del Paese.
Lancio da qui un monito: costruiamo insieme un decalogo di quello che serve all'informazione pubblica, da quella che è la possibilità di autonomia e indipendenza al monitoraggio dei programmi, dalle risorse fino al tema che riguarda, in generale, quella che può essere la possibilità di trasformare la Rai da a . Lavoriamo per costruire le condizioni reali di un'informazione più libera e indipendente.
Anche perché vorrei dire - chiudo, Presidente - che le democrazie si caratterizzano per un'informazione libera e indipendente, e, soprattutto, mi faccia dire che, invece, i regimi si caratterizzano per avere un giornalismo sempre più ossequioso al potere. Noi siamo nettamente nella prima parte e dobbiamo lavorare per questa parte, soprattutto per restare in un Occidente e in un'Europa sempre più forte dal punto di vista delle libertà.
Io penso che l'esempio di ciò che è accaduto in Ungheria abbia un valore, anche questo, importante, e io penso che noi non dobbiamo seguire quello che è il versante ungherese, ma dobbiamo seguire quello che è il versante europeo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, la deputata Orrico. Ne ha facoltà.
ANNA LAURA ORRICO(M5S). Grazie, Presidente. Per associarci alla richiesta appena fatta dal collega del Partito Democratico, una richiesta di informativa al Governo rispetto agli accadimenti che riguardano la della Rai, perché, come diceva il collega Graziano, siamo ormai alle porte di un'infrazione perché l'Italia non ha recepito lo un regolamento europeo che consente di riformare la del servizio pubblico radiotelevisivo per renderla definitivamente autonoma e indipendente non solo sul piano del finanziamento pubblico, e quindi delle risorse a disposizione, ma soprattutto autonoma e indipendente rispetto alla politica e alle scelte dei partiti.
Quindi, vorremmo capire se il Governo ha intenzione di condurre il nostro Paese in un'ennesima infrazione europea; vorremmo capire se il Governo ha intenzione di far sì che la discussione sulle proposte di legge che riguardano la riforma della Rai e che sono incardinate al Senato possa procedere e andare avanti per chiudere questa legislatura dignitosamente rispetto ad una gestione della Rai che, se non è diventata “TeleMeloni”, poco ci manca, ma che sicuramente non sta rendendo orgoglioso il popolo italiano di quello che viene trasmesso, in gran parte, sul servizio pubblico radiotelevisivo.
E infine, Presidente, mi consenta di stigmatizzare quanto è accaduto poco fa, nell'Aula del Senato, alla collega Barbara Floridia, che ricopre il ruolo di presidente della Commissione di vigilanza Rai, che, nel tentativo di spiegare e raccontare cosa sta succedendo e di denunciare, anche in seguito al monito del Presidente Mattarella, il mancato funzionamento della Commissione di vigilanza Rai, è stata malamente zittita da chi gestiva, in quel momento, la Presidenza dell'Aula del Senato.
Ecco, non solo esprimo, a nome di tutto il MoVimento 5 Stelle, vicinanza e sostegno alla collega Barbara Floridia che, in maniera encomiabile, sta gestendo la Commissione di vigilanza Rai, che, da quasi due anni, è completamente silenziata dall'atteggiamento impositivo e dall'arroganza di questa maggioranza che governa il Parlamento, ma, ovviamente, rinnovo tutto il nostro sostegno all'azione della collega Floridia, che intende convocare un ulteriore ufficio di presidenza della Commissione di vigilanza Rai e procedere con l'audizione del Ministro Giorgetti, che ci deve venire a spiegare qual è il destino del servizio televisivo e radiofonico pubblico italiano. E non lo deve spiegare al MoVimento 5 Stelle, lo deve spiegare al popolo italiano !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Guardi, in democrazia - lo dico anche ai colleghi della maggioranza - il tema dell'informazione non è un tema particolare, non è un tema marginale, ma è un tema sostanziale. E questo abbiamo la possibilità di verificarlo anche in tante occasioni nelle quali si procede a tornate elettorali, e il punto fondamentale di un'informazione adeguata, di un'informazione tra virgolette legale, in particolare se parliamo dell'informazione di Stato, è un argomento decisivo. Quindi, non vorrei che questo tema fosse affrontato con superficialità da parte di tutti.
L'argomento diventa ancor più importante; e io sono rimasto basito e allibito - glielo dico, signor Presidente - dal fatto che il Presidente della Repubblica abbia utilizzato ieri parole che immagino siano state pesate e se il Presidente della Repubblica, rivolto evidentemente a chi ha competenza in questo, e cioè al Parlamento, dice che è inaccettabile, “non è accettabile” - queste sono le parole del Presidente della Repubblica - quello che si sta determinando sia rispetto alla riforma della della Rai, in relazione anche a quello che hanno spiegato i colleghi, e cioè l'entrata in vigore del regolamento europeo sull'informazione televisiva, ma ancor più rispetto alla paralisi della Commissione parlamentare di vigilanza... apro e chiudo una parentesi: ovviamente, anche la nostra solidarietà alla presidente della Commissione parlamentare di vigilanza, che sta cercando semplicemente di portare il Parlamento e le sue articolazioni alla legalità .
È inaccettabile che la maggioranza tenga esclusa dalla possibilità di fare qualunque cosa la Commissione parlamentare di vigilanza, perché? Perché la Commissione parlamentare di vigilanza deve approvare con la maggioranza di due terzi la proposta di rinnovo dei vertici della Rai e la maggioranza non ha i due terzi. Ma non può essere questo un argomento che determina la paralisi di un organo istituzionale, di un organo così importante come la Commissione parlamentare di vigilanza; non a caso un organo presieduto, per regolamento, da un rappresentante dell'opposizione proprio per la peculiarità e l'importanza che ha l'organo in sé.
Il fatto che alle parole del Presidente della Repubblica, che arrivano evidentemente dopo un continuo, reiterato tentativo da parte delle opposizioni di portare alla ragionevolezza i componenti della maggioranza e far funzionare la Commissione parlamentare di vigilanza… il fatto che non ci sia alcun tipo di risposta neanche al Presidente della Repubblica, dopo le richieste ai Presidenti della Camera e del Senato da parte delle opposizioni affinché facessero la loro per lo sblocco della Commissione parlamentare di vigilanza… insomma, la paralisi sulla riforma della probabilmente ci porta ad una procedura di infrazione da parte delle competenti autorità dell'Unione europea. Ce lo dice l'Europa? Eh sì, ce lo ha già detto l'Europa. Adesso almeno questo lo dovremmo fare, ma non lo vogliamo fare.
E dall'altra parte della Commissione parlamentare di vigilanza … signor Presidente, non è soltanto un fatto materiale, è un fatto sostanziale rispetto all'anno che abbiamo di fronte. L'anno che abbiamo di fronte - lo abbiamo già visto e lo vediamo - sarà di campagna elettorale; è un anno nel quale l'equilibrio all'interno della Rai sarà un elemento fondamentale di garanzia per la democrazia, prima ancora che per le opposizioni.
Ecco, penso che la maggioranza non possa continuare con un atteggiamento di questo tipo; penso che il Ministro Giorgetti - ci associamo alla richiesta del collega - debba recarsi, prima che qui, in Commissione parlamentare di vigilanza, con la maggioranza che deve consentire che il Ministro Giorgetti vada nella sua sede naturale a spiegarci quali siano le intenzioni del Governo e della maggioranza rispetto alla della Rai. Non si può paralizzare l'informazione perché, se si paralizza l'informazione, si incrina pesantemente la democrazia in questo Paese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Anche noi di Alleanza Verdi e Sinistra ci associamo a questa richiesta di informativa. Siamo, infatti, convinti e convinte che questo Parlamento debba ascoltare con molta attenzione le parole del Presidente della Repubblica e il monito che ha rivolto a quest'Aula. Ha detto che “non è accettabile che, dopo un anno e mezzo, al servizio pubblico nazionale manchi ancora l'assetto dei propri organi amministrativi e la Commissione di vigilanza non sia in grado di esercitare i suoi compiti”. Sono parole molto forti, molto nette, che ci richiamano a fare una riflessione su quanto è accaduto, in questa legislatura, intorno al fondamentale tema della libertà di informazione e del pluralismo dell'informazione perché, quest'Aula, in questi anni, non ha approvato alcun provvedimento teso a rafforzare la libertà di informazione nel Paese. Tutti i provvedimenti sono stati fatti naufragare. Abbiamo regolamenti europei inapplicati in ogni ambito, in ogni settore, riguardanti la libertà di informazione e assistiamo alla vergogna di un ricatto intorno alla Commissione di vigilanza Rai.
Questa maggioranza sta dicendo che o le opposizioni votano per la persona che loro hanno indicato come presidente della Rai oppure la maggioranza impedisce alla Commissione di svolgere le sue funzioni di vigilanza, cioè di controllare che cosa accade nel servizio pubblico radiotelevisivo e, quindi, anche come vengono spesi i soldi che i cittadini pagano per finanziare la Rai, che sono e dovrebbero essere finalizzati all'obiettivo di dare a tutti i cittadini un'informazione plurale, oggettiva, fondata sul confronto tra opinioni diverse.
Io penso che la maggioranza si sia convinta che sta facendo un dispetto ai partiti delle opposizioni, di essere dentro una dinamica in cui vale solo il confronto tra maggioranza e opposizione, ma credo anche che si sbaglino perché non è così: perché i cittadini, di questo Paese, tengono al loro diritto a essere adeguatamente informati e hanno capito che questa maggioranza intende manipolare le persone attraverso la manipolazione del pluralismo dell'informazione; intende sabotare il diritto al dissenso e alla manifestazione di opinioni, fatti, racconti che, in qualche modo, possano incidere sulla narrazione del Governo; intende, in qualche modo, restringere gli spazi della democrazia perché, come noi tutti dovremmo sapere e credo che le elezioni in Ungheria ce lo insegnino e lancino un campanello d'allarme anche per chi siede nei banchi della maggioranza, i cittadini capiscono bene quando una democrazia si mette sulla strada che riduce gli spazi di agibilità per il confronto democratico.
Io credo che quello che la maggioranza sta facendo sia inaccettabile, ma il punto è che non stiamo parlando solo di accettabilità o inaccettabilità politica, noi stiamo parlando anche di illegalità perché c'è un regolamento europeo, il , in vigore dall'8 agosto, che impone a questo Parlamento di fare la riforma della della Rai; e, allora, portare l'Italia dentro una procedura di infrazione, proprio su questi temi, è un segnale politico enorme, non è una questione di secondaria importanza. Perché la libertà di informazione e la gestione dei servizi statali di informazione ai cittadini sono nodi cruciali nella società in cui viviamo per lo sviluppo delle democrazie liberali; qui si vede la differenza fra chi la democrazia liberale la vuole costruire, rafforzare, solidificare e chi, invece, la vuole indebolire. Quindi, diamo l'importanza che è giusto dare a questi temi e credo che la risposta giusta sia la presenza del Ministro Giorgetti, prima in Commissione di vigilanza che va riattivata e sottratta a questo ricatto ignobile e, poi, in Aula, perché dei soldi dei cittadini e dei loro diritti stiamo parlando e non certo di un confronto fra maggioranza e opposizione, nella spartizione, che non ci interessa, di postazioni nella Rai .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Daniela Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Intervengo con rincrescimento da parte del nostro gruppo di non essere presenti nella Commissione di vigilanza Rai; siamo comunque un gruppo importante, con dieci parlamentari.
Una situazione che certamente fa riflettere per le motivazioni che portano la maggioranza ad assumere questo genere di comportamento. Intanto, è una Commissione monca, che non può votare. C'è un ostruzionismo - ripeto - della maggioranza; potrebbe esserci l'ostruzionismo della minoranza, ma saggiamente così non è. È assente ogni forma di controllo e di indirizzo, c'è una minaccia al pluralismo che, direi, è più che evidente, e c'è stato anche un richiamo, molto apprezzato, da parte del Presidente della Repubblica.
È trascorso del tempo, potrà cambiare questa situazione? Che cosa si dovrà modificare per arrivare a una soluzione e che tipo di paura e di timore ci sono per proseguire in una situazione così irreale? Vedete, dobbiamo tenere conto di che cosa ci stanno dicendo gli italiani anche su questo tema veramente incomprensibile e torno all'aspetto del referendum e al “no” che è stato scelto. Il nostro gruppo era per il “sì”, ma c'è un “no” che è forte, che viene tuonato quando non vengono rispettati i diritti e questa è una mancanza di rispetto dei diritti. Spesso se ne parla in questa Aula, ma poi sono proprio Camera e Senato - e, in particolare, la maggioranza - ad omettere il rispetto di un diritto, che è quello della libera informazione, e che la Commissione di vigilanza possa essere operativa come qualunque altra Commissione di questo Parlamento. Forse è ora - e potrebbe esserlo, visto il periodo difficile che stiamo vivendo - di una presa di coscienza e di consapevolezza per mettere uno stop a questo comportamento incomprensibile e veramente inaccettabile. Sarà sufficiente l'appello del nostro Presidente della Repubblica? Spero di sì e spero anche in un sussulto delle coscienze per arrivare alla nomina del presidente e finalmente di poter avere una Commissione operativa che possa svolgere il proprio compito .
PRESIDENTE. Salutiamo le ragazze e i ragazzi, le docenti e i docenti dell'Istituto comprensivo “Camerano, Giovanni Paolo II, Sirolo” di Numana, in provincia di Ancona. Grazie di essere qui e benvenuti a Montecitorio
Ha chiesto di parlare l'onorevole Rossano Sasso. Ne ha facoltà.
ROSSANO SASSO(MISTO). Grazie, Presidente. Mi unisco alla richiesta di informativa del Ministro Giorgetti, anche se per una motivazione diversa. La motivazione riguarda la violazione del pluralismo e della rappresentanza dei partiti politici. Futuro Nazionale è un partito nato da poco, è l'unico partito che, in quest'Aula parlamentare, rappresenta la destra vera. Siamo nati ufficialmente, come tesseramento, il 1° marzo di quest'anno e, in meno di due mesi, abbiamo raggiunto quota 26.000 iscritti, che spontaneamente si sono tesserati: uomini e donne, liberi, che sono andati sul nostro sito e si sono iscritti.
Oltre a questo, oltre a tre deputati che esistono, sono qui, sono in carne ed ossa, e un eurodeputato, ci sono centinaia, tra consiglieri comunali, sindaci e consiglieri regionali che ogni giorno fanno attività, eppure sui principali telegiornali della TV di Stato, quella alla quale questi 26.000 italiani pagano il canone, non c'è traccia della destra vera, non c'è traccia di Futuro Nazionale. Questo non lo dico io, lo dice l'Agcom che, nell'ultima rilevazione del mese di marzo 2026, ha certificato in una cifra quasi pari a zero la rappresentanza di Futuro Nazionale.
Allora, annuncio da quest'Aula che noi da oggi, sistematicamente e quotidianamente, interverremo chiedendo un'informativa al Ministro Giancarlo Giorgetti, che ci venga a spiegare come mai i vertici della Rai, dal presidente ai direttori dei telegiornali, sistematicamente ignorano un partito di destra. Abbiamo forse la colpa di rappresentare una voce critica all'interno del panorama dei conservatori? Ebbene, non ce ne vergogniamo e vogliamo che il pluralismo venga garantito, anche perché non è ammissibile che ci siano illustri colleghi, con partiti che a malapena prendono lo 0,5 per cento, che furoreggiano in tutti i programmi di approfondimento e in tutti i telegiornali, mentre la destra, quella vera, non ha diritto di tribuna nella TV di Stato, che forse ha paura - e comincerà ad averla seriamente - perché stiamo per far inviare a 26.000 iscritti delle lettere di diffida affinché venga garantito il pluralismo anche per Futuro Nazionale .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per un richiamo al Regolamento, l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Per un richiamo al Regolamento, articolo 135- Il nostro Regolamento prevede a questo articolo, al comma 1, un'eventualità che poche volte si manifesta - in realtà, in questa legislatura, se non ricordo male, una volta soltanto -, cioè che all'interno di ciascun calendario dei lavori, quindi quello trimestrale, per due volte il Presidente, o il Vicepresidente del Consiglio, deve fare il cosiddetto .
Allora, è evidente che questa previsione regolamentare sia stata poco rispettata, anche da precedenti Governi e quindi non ne facciamo una questione. Ne facciamo, però, una questione, signor Presidente, rispetto al fatto che diversi gruppi parlamentari - e non solo il nostro - ne hanno sollecitato in sede di Conferenza dei presidenti di gruppi, in più occasioni, il rispetto. È stata data una disponibilità di massima, in occasione dell'ultima Conferenza dei presidenti di gruppo, da parte del Governo di prevedere il Il è stato previsto e calendarizzato, se non ricordo male, intorno a metà maggio al Senato, mentre non abbiamo ancora notizia della calendarizzazione alla Camera. Quindi, noi siamo a sollecitare. Mi sembra, inoltre, che di temi per poter allestire un adeguato ce ne siano moltissimi e di varia natura, sia di politica estera sia di politica interna.
Quindi, siamo qui a sollecitare - per il suo tramite - il Presidente della Camera perché, a sua volta, intervenga sul Governo affinché ci sia il rispetto di questo che è un importante strumento, anche nel rapporto con il Governo. Ricordo che in sede di riforma del Regolamento, dalla prossima legislatura, ci sarà una sorta di “sanzione” - tra virgolette - per il Governo nel caso del mancato ottemperamento di questa previsione regolamentare. Siamo ancora in questa legislatura, ovviamente, e quindi non c'è nessun elemento sanzionatorio, però riteniamo in questa occasione di sollecitare la presenza del Governo. È presente anche la Ministra Casellati, che ringraziamo e credo che possa anche lei farsi tramite con la Presidente del Consiglio affinché ci possa essere, anche per la Camera, un adeguato esattamente come è già stato calendarizzato nell'altro ramo del Parlamento .
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Fornaro. Cogliendo il suo spunto, ovviamente informerò il Presidente Fontana affinché ponga la questione con urgenza nella prossima Conferenza dei presidenti di gruppo.
Credo che sull'argomento sull'ordine dei lavori del deputato Graziano siano terminati gli interventi. Passiamo, quindi, a un altro argomento, dando la parola all'onorevole Mari sull'ordine dei lavori.
FRANCESCO MARI(AVS). Grazie, Presidente. Intervengo per chiedere un'informativa davvero urgente ai Ministri Giorgetti, Calderone e Urso, semplicemente perché riteniamo sostanzialmente inutile chiedere alla Presidente del Consiglio di venire qui a riferire su questi argomenti, anche perché oggi, cimentandosi con il tema - e dirò subito qual è - del pericolo che incombe sull'Italia per la guerra, ha detto che sostanzialmente noi possiamo rispondere a questa emergenza economica con l'ingegno, la creatività e la bellezza del nostro Paese.
Tutto vero ovviamente, queste sono verità, ma a volte le verità diventano banalità inutilizzabili nel concreto della vita politica e sociale di un Paese. Noi siamo di fronte, invece, in questo momento, a un allarme del Fondo monetario internazionale, che dice chiaramente che siamo dentro la prospettiva concreta di uno energetico pari a quello del 1974. Confcommercio dice che la guerra di Trump costerà almeno mille euro a famiglia, un 6 per cento almeno di aumento dell'inflazione, con la ricaduta che possiamo immaginare sul potere di acquisto.
Bene, Presidente, l'Italia è piena di famiglie che non possono sostenere mille euro di perdita del potere di acquisto, questo è il punto. Siamo già in questa condizione. Dal 2021 a oggi i lavoratori hanno già perso il 9 per cento del potere di acquisto, questa è la peculiarità italiana. La guerra ci porta alla recessione? Porta solo noi alla recessione? Vediamo un attimino il quadro internazionale pubblicato dai giornali di oggi: nel rapporto fra 2026 e 2027 il PIL del mondo crescerà dal 3,1 al 3,2; in Germania dallo 0,8 all'1,2; in Francia dallo 0,9 all'1 per cento; in Spagna decresce, per la straordinaria crescita che ha avuto in questi anni, dal 2,1 all'1,8.
Noi siamo nella prospettiva dello 0,3 e di una stagnazione fino al 2027. Questa è la nostra situazione. Dicevo, è la guerra che porta alla recessione? No, ci avete portati voi alla recessione, questo è il punto. Noi non siamo in condizione oggi, a bocce ferme, di affrontare l'urto che ci viene dalla guerra contro l'Iran. Il punto non è neanche probabilmente il tema della crescita, il problema è la condizione del sistema produttivo di questo Paese e della distribuzione del reddito. È questa l'anomalia italiana, è qui che ci avete portato.
Noi abbiamo sostanzialmente perso tre anni e mezzo di politiche economiche e di politiche di sviluppo. Siamo fermi. Voi ci avete portato in questa condizione e ora, di fronte a questo quadro internazionale, possiamo solo rispondere con le banalità che state mettendo in campo. Non abbiamo, per vostra responsabilità, investito in niente, nessuna crescita, solo aumento dei profitti, solo riduzione dei salari . Voi siete arrivati qua perché eravate contro la decrescita felice. Ci avete portato alla decrescita infelice, quella almeno era felice.
Siamo di fronte a una situazione di assoluto allarme dal punto di vista economico e sociale. Qui sta la differenza fra noi e gli altri Paesi europei; non parliamo della Spagna, che è un miracolo, ma di tutte le altre grandi economie, soprattutto europee. Si sono attrezzate in questi anni, hanno pagato anche qualche prezzo dal punto di vista del cambiamento, delle riforme e degli investimenti nel futuro. Noi non abbiamo registrato niente di tutto questo.
La vostra ideologia ci ha portato a questo punto: l'ideologia contro la transizione ecologica, l'ideologia contro una crescita programmata l'ideologia contro la redistribuzione della ricchezza. Siete un disastro da questo punto di vista, voi siete un disastro per l'Italia.
Oggi avete il dovere di venire qua e dirci questa ulteriore - perché non è una perdita di potere di acquisto di mille euro - perdita di potere di acquisto delle lavoratrici e dei lavoratori di questo Paese come facciamo ad affrontarla. Sicuramente non ascolterete le nostre proposte, ma una , una su tutte, ve la devo ripetere qui: noi abbiamo bisogno, almeno in questo momento, di un “salva-stipendi”, cioè di un meccanismo automatico di adeguamento delle retribuzioni al costo della vita
È tardi, lo sappiamo, ma uno in questo momento serve per dire al Paese e per dire alle imprese che devono fare la loro parte. Che voi facciate la vostra parte non abbiamo speranza .
PRESIDENTE. Prima di dare la parola al successivo intervento, salutiamo le ragazze e i ragazzi, le docenti e i docenti del Liceo scientifico statale “Girolamo Fracastoro” di Verona. Grazie di essere qua. Benvenuti a Montecitorio Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, l'onorevole Pandolfo. Ne ha facoltà.
ALBERTO PANDOLFO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Per unirmi, a nome del Partito Democratico, alla richiesta ai Ministri Urso, Giorgetti e Calderone, poc'anzi avanzata dal collega Mari. I dati che ci arrivano, le previsioni che sono emerse dal di Confcommercio sono allarmanti. Lo sono ancora di più e drammaticamente davanti al conflitto in Medio Oriente che punta a ridurre le prospettive di crescita dello 0,3 per cento nel 2026 e dello 0,4 per cento nel 2027.
Ma, nonostante questo, anche in assenza di conflitto, l'aumento del PIL sarebbe stato comunque un dato negativo, con un peso sulle famiglie italiane di oltre mille euro in due anni con la presenza del conflitto e di più di 430 euro anche in assenza del conflitto. Ecco, questo certifica l'incapacità di reagire da parte del Governo. Quindi, noi chiediamo che il Governo venga in Parlamento e dica agli italiani come intende reagire davanti alla situazione che sta affliggendo le famiglie italiane. C'è bisogno di una capacità di reazione, questo è indubbio.
Ed è indubbia l'incapacità di questo Governo di agire preventivamente rispetto a quelli che sono gli elementi di energetico che stanno incidendo sulle famiglie e sulle imprese. Per questo richiamiamo il Governo in Aula.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, l'onorevole Cappelletti. Ne ha facoltà.
ENRICO CAPPELLETTI(M5S). Grazie, Presidente. Anche Il MoVimento 5 Stelle si unisce a questa richiesta di informativa urgente, considerata la situazione economica e considerato il problema energetico che tutti noi conosciamo. Però, è un problema che non si perde nella notte dei tempi, è un problema che si è aggravato perché negli ultimi quattro anni abbiamo continuato a sbagliare politica energetica nel nostro Paese. C'è un articolo di stampa che vorrei citare, è stato pubblicato qualche giorno fa da che cita due grafici.
Uno è il grafico dell'Europa, ci sono tutti i Paesi europei colorati in maniera diversa in base al costo delle bollette. Ebbene, Presidente, credo che almeno qui, in Parlamento, non si faccia fatica a indovinare quale sia il Paese che è colorato di rosso, ossia la colorazione che corrisponde al costo delle bollette più alto d'Europa: è l'Italia. È l'Italia! Ma perché gli altri Paesi dell'Europa non risentono della medesima situazione, della medesima crisi? Qui ci viene in aiuto un secondo grafico del , il quale indica quanto due Paesi, prendiamo l'esempio della Spagna, che viene spesso citata, e dell'Italia, pagavano cinque anni fa nelle bollette.
Cinque anni fa Italia e Spagna pagavano grosso modo gli stessi importi dal punto di vista del costo dell'energia all'ingrosso. Che cosa è successo negli ultimi cinque anni, se oggi la Spagna paga l'energia la metà di quello che paga l'Italia? Quello che è successo è che, negli ultimi cinque anni, in Spagna hanno investito in maniera massiccia nelle energie rinnovabili. Questo ha ridotto in maniera veramente rilevante il costo dell'energia in quel Paese, ma, al contempo, ha portato un aumento dell'autonomia energetica della Spagna rispetto agli altri Paesi europei, e rispetto all'Italia tra questi. Per cui il problema dell'approvvigionamento del gas, anche venisse risolto, non è di facile soluzione.
Possiamo continuare a mettere una toppa, ma il problema della nostra dipendenza non lo risolviamo se non adottiamo un approccio al problema energetico dell'Italia che non sia ideologico così come ha fatto il Governo Meloni da quando ha iniziato questa legislatura. Dobbiamo emanciparci dal gas, e l'unico modo per poterlo fare in tempi accettabili per l'economia è quello di investire sulle fonti rinnovabili. Per questo motivo mi associo alla richiesta di informativa urgente .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, signor Presidente. Grazie soprattutto ai colleghi del Partito Democratico che hanno fatto questa richiesta. Non vorrei che questo sembrasse un accanimento nei confronti del Ministro Giorgetti, perché è già la seconda volta che chiediamo venga in Parlamento, ma sono due argomenti completamente diversi. Certamente, se prima ho voluto evidenziare quanto il tema dell'informazione sia un elemento decisivo in democrazia, non meno decisivo, rispetto alla situazione in cui si trova il nostro Paese, rispetto ai dati economici, rispetto alle previsioni che si manifestano e che, devo dire, lo stesso Ministro dell'Economia ha messo in evidenza soltanto l'altro ieri… Apro e chiudo parentesi: anche in questo caso avere questa ridondanza di prese di posizione dei Ministri fuori da quella che dovrebbe essere la sede naturale per comunicare determinate previsioni ai giornali, alle televisioni, e non in Parlamento, non è una consuetudine sana.
Io penso che sotto tutti i punti di vista sarebbe utile - e per questo ci associamo alla richiesta fatta dai colleghi del Partito Democratico e sostenuta anche dai colleghi del MoVimento 5 Stelle - che il Ministro Giorgetti venisse a spiegarci, alla luce del contesto che abbiamo di fronte, che cosa accadrà. Che cosa accadrà a noi? No, che cosa accadrà agli italiani.
Perché basta leggere i giornali, signor Presidente, e ci si rende conto che gli effetti del blocco di Hormuz, anche se domani si dovessero risolvere - e qualcosa lascia intendere vista la “fragilità mentale” del Presidente degli Stati Uniti d'America che è difficile fare una previsione su quando potrebbe risolversi il problema dello Stretto di Hormuz- ma se già noi potessimo immaginare che si risolvesse domani, gli effetti sull'economia mondiale sono già degli effetti devastanti.
Il Fondo monetario internazionale si è già espresso su questo, si parla addirittura di una condizione che ci riporta a anni difficili per l'economia mondiale, e, ancor di più, sappiamo quanto questo incide su un Paese indebitato come l'Italia, su un Paese nel quale l'unica attività che sembra essere esercitata dai membri del Governo, dal Vicepresidente Salvini, ma anche dalla Presidente Meloni e via dicendo, è quella di chiedere la sospensione del Patto di stabilità. La corrente di pensiero che sostiene che questa non sia una sana decisione perché in realtà crea dei problemi rispetto alla credibilità del nostro Paese in termini di investimenti non è una previsione campata per aria, e comunque non può essere il rimedio che sta immaginando il Governo, un rimedio che alla fine si dimostrerà, o si può dimostrare, peggio del male che dobbiamo affrontare, ma il male lo abbiamo di fronte a noi, signor Presidente.
Ma possiamo pensare che un Paese… un Governo in questo Paese vada avanti facendo a mozzichi e bocconi provvedimenti in Consiglio dei ministri per cercare di tamponare oggi, con le accise, il problema dell'aumento dei carburanti? Ma, poi, avremo ovviamente il problema del gas, il problema delle bollette, che incideranno inevitabilmente sugli italiani e incideranno ancora di più su quella categoria di italiani che sono quelli più deboli, che sono quelli che vivono le più grandi difficoltà, rispetto ai quali un provvedimento tampone può risolvere nell'immediato, forse, una porzione del problema.
Ma queste sono famiglie che hanno di fronte a loro una prospettiva di insicurezza, una prospettiva di paura, una prospettiva di incertezza, che non sono in grado già, per la loro condizione di povertà, di programmare la loro vita e quella dei loro cari. Figuriamoci, di fronte a una valanga che sta arrivando a livello mondiale, ma anche certamente nel nostro Paese, con tutti i problemi che ha il nostro Paese, come questo possa incidere sulla paura di una parte importante di italiani che vivono in una determinata condizione e, ovviamente, anche di una parte di altri italiani che non vivono in quella condizione e che vivono un po' meglio.
E le imprese e il sistema produttivo di questo Paese… Il Ministro Urso ci può dare qualche informazione su questo rispetto ai dati dell'. È in una condizione difficile. Mi pare che ho finito il tempo, Presidente, quindi non voglio rubargliene altro. Insomma, mi sembra una saggia richiesta, quella avanzata dai colleghi del Partito Democratico, alla quale noi ci associamo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, l'onorevole Pastorino. Ne ha facoltà.
LUCA PASTORINO(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Anch'io volevo associarmi a questa richiesta, senza rubare argomenti che sono già stati utilizzati in precedenza. Però, mi rendo perfettamente conto che ci troviamo di fronte comunque a uno scenario che può cambiare, che può variare e che ha mille rivoli di uscita e di pericoli. Dopodiché, a maggior ragione, qui c'è bisogno di un intervento che io chiamerei quasi repubblicano, un po' come ha fatto ieri l'intervento della nostra segretaria Elly Schlein. Un intervento finalizzato a tutti gli italiani, a tutte le categorie, alle imprese, ai cittadini.
Si parla anche di economia legata al mare, con la chiusura dello Stretto di Hormuz. Anch'io credo che in quest'Aula un intervento di questo tipo vada richiesto proprio nel nome di quella unità nazionale e di quella prospettiva di tutela della democrazia italiana e delle sue istituzioni che è stata espressa ieri, proprio in quest'Aula, dalla segretaria del Partito Democratico Elly Schlein. Quindi, un intervento che, nei limiti di quello che si possa fare, ma comunque con la giusta cura del buon padre di famiglia, se così posso dire, vada a toccare tutti i punti, o perlomeno quasi tutti i punti, di una serie di iniziative che non possono essere, come diceva il collega Giachetti prima, iniziative solo “tampone”, legate a 15 giorni di accise o quant'altro.
Consapevoli della difficoltà e della pericolosità di questo momento storico, drammaticamente pericoloso, si venga in quest'Aula, con il supporto delle idee di tutti, a costituire quel vero spirito democratico che questo Parlamento, sono certo, vuole ancora interpretare, affiancando il Governo nelle scelte che vorrà fare.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo per chiedere un'informativa urgente da parte della Presidente del Consiglio dei ministri perché, da notizie che assumiamo dalla stampa, sembra che il Governo si accinga ad indicare, quale magistrato della Corte dei conti, il dottor Marco Mattei. Il dottor Marco Mattei è un medico ginecologo che ha iniziato la sua attività nei Castelli Romani. È stato sindaco di Albano Laziale per due mandati nell'ambito del centrodestra. È stato assessore regionale presso la giunta Polverini.
Quindi, un profilo naturalmente competenziale, che risulta difficilmente accostabile con la funzione di magistrato della Corte dei conti, pur avendo il dottor Marco Mattei successivamente sviluppato delle competenze in ambito amministrativo. Presidente, la nomina di questo magistrato è una competenza del Consiglio dei ministri in virtù di un regio decreto del 1934. Quindi è un'attribuzione diretta. Viene da ricordare la designazione, che è stata fatta sempre dal Governo, del già capo di Gabinetto del Ministro Francesco Lollobrigida, il dottor Raffaele Borriello, che anche lui è stato nominato nel 2025 alla carica di magistrato della Corte dei conti.
La particolarità di quella nomina fu nel fatto che la nomina a consigliere della Corte dei conti del dottor Borriello intercorse il 17 gennaio del 2025, e dopo appena sette giorni, il 24 gennaio, il Ministro Lollobrigida lo richiamò esattamente alla carica di capo di Gabinetto.
Quindi, serviva attribuire a questo signore non la funzione di magistrato della Corte dei conti, ma un posto sicuro. Ecco, quella sistemazione è intesa non come svolgimento di una funzione, bensì come un'assicurazione sulla vita.
Il dottor Marco Mattei, per le notizie che desumiamo dalla stampa, appartiene al cerchio magico di Giorgia e Arianna. È un esempio specifico proprio di “amichettismo”; le chiedo se consiglierebbe a una qualsiasi donna d'Italia di fare una visita ginecologica presso la Corte dei conti e se consiglierebbe ai magistrati della Corte dei conti di assumere i propri provvedimenti in un “gabinetto ginecologico”
Presidente, al di là dei dati competenziali e del fatto che le istituzioni vengono intese da questo Governo come saccheggio delle istituzioni e dei posti pubblici - il che è gravissimo -, dalle notizie che desumiamo dai giornali il dottor Marco Mattei è entrato nell'inchiesta cosiddetta “Mondo di mezzo”, la famosa inchiesta “mafia capitale”. Ho qui l'ordinanza di custodia cautelare del 29 maggio 2015, nel provvedimento n. 17508 del registro generale GIP, nella quale si legge letteralmente che lo stesso giorno il Buzzi - sappiamo di chi parliamo - si incontrava presso il ristorante con Carminati - sappiamo di chi parliamo - e il consigliere del Lazio Marco Mattei. Nel corso dell'incontro, il Carminati mostrava alcuni documenti al Buzzi. Ecco, questo è un dato che documenta un contatto diretto con soggetti di questa portata e di questa fatta.
Allora, qualche giorno fa, la Presidente del Consiglio, intervenendo in quest'Aula, ha detto: la Commissione antimafia si occupi dei tentativi di infiltrazione nei partiti, anche in Fratelli d'Italia. Allora, con quale coerenza la Presidente del Consiglio ritiene di poter indicare a tale importante carico di rilievo costituzionale un soggetto che non ha chiarito quanto emerge in questa ordinanza di custodia cautelare ?
Allora, mi rivolgo, per suo tramite, a Fratelli d'Italia, dopo le buffonate delle mascherine che avete fatto ! Allora, a cosa vi servono queste buffonate? Per nascondere la verità sui vostri sporchi affari? Presidente, chiediamo che la Presidente del Consiglio intervenga in quest'Aula urgentemente !
PRESIDENTE. Evitiamo cortesemente di definire “affari” nei termini con cui sono stati definiti.
Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Toni Ricciardi. Ne ha facoltà.
TONI RICCIARDI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intanto, intervengo per accodarci anche noi alla richiesta del collega Colucci del MoVimento 5 Stelle sull'informativa. Sembra paradossale: un ginecologo che transita o transiterebbe verso la Corte dei conti. Mi verrebbe da dire, Presidente, che state partorendo un incesto. Non so come definirlo.
Tornando seri, Presidente, questo è il Governo che ci ha spiegato dal primo giorno come il merito fosse uno degli elementi qualificanti della propria azione. Non è un caso che addirittura ad alcuni Ministeri - lei lo ricorderà - che cosa è stato fatto nelle prime settimane? Sono state cambiate le denominazioni dei Ministeri e in molti casi è stata aggiunta la parola “merito”. La stessa Presidente del Consiglio cosa ha immaginato? Ha pensato che le scelte non sarebbero state fatte come in passato, perché si era vittime o si apparteneva a un gruppo di amici o a un partito, ma rispettando il merito e la dignità delle persone, qualificando e promuovendo coloro che, fino a quel momento, a detta dell'allora candidata alla Presidenza del Consiglio, divenuta poi Presidente del Consiglio, avrebbero cambiato il sistema. Oggi ci ritroviamo dinanzi all'ennesimo tentativo di occupare una poltrona prestigiosa e significativa, attraverso la nomina operata da un Governo che, ogni giorno, combatte, cercando di depotenziare la funzione sociale, istituzionale e di controllo della Corte dei conti.
Allora, delle due l'una, colleghe e colleghi: o la nomina di un ginecologo a magistrato della Corte dei conti è fatta per depotenziarne ulteriormente la funzione istituzionale e di controllo della Corte dei conti, oppure si pensa di nascondere al Paese, senza raccontarlo, che siete talmente privi di classe dirigente e di personalità da dover riconvertire le professionalità all'interno della Corte dei conti. Infatti, in tutta questa vicenda curiosa e significativa, quando ho letto la notizia, mi sono chiesto: ma vuoi vedere che stanno nominando un medico affinché possa valutare il danno erariale dei medici e, quindi, attraverso questa operazione, vogliono cambiare una funzione essenziale della Corte dei conti? Questa cosa non è accaduta. E, allora, se questa cosa non è accaduta, perché accade? Accade per la solita liturgia inaugurata in questa stagione politica, dove un rivenditore di automobili si può ritrovare a capo di un'istituzione culturale e, viceversa.
Presidente, credo che, da questo punto di vista, anche alla luce del risultato referendario che ha dato un chiaro segnale democratico a questo Governo, la Giustizia e tutta la macchina del controllo dei poteri e dei contropoteri, del bilanciamento tra i poteri, meriterebbero un ulteriore approfondimento e, soprattutto, rispetto e cautela ogni qualvolta si proceda a nominare qualcuno in queste istituzioni. Certamente - come diceva poc'anzi anche il collega Colucci - auspichiamo che il Governo venga a riferire immediatamente su questa questione o, quantomeno, che ci convinca che un ginecologo può diventare un magistrato della Corte dei conti .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, l'onorevole Dori. Ne ha facoltà.
DEVIS DORI(AVS). Grazie, Presidente. Anche noi ci associamo alla richiesta di informativa proposta dal collega Colucci alla Presidenza del Consiglio. È inutile - ma lo farò comunque - premettere il ruolo strategico della Corte dei conti, anche se la Corte dei conti è stata oggetto di una disastrosa riforma da parte di questo Governo, che l'ha depotenziata e, di fatto, in parte smantellata.
Ma la Corte dei conti svolge un'azione di contrasto rispetto al tema della legalità, del buon andamento della pubblica amministrazione e di garanzia dell'erario pubblico. È un presidio a difesa dell'interesse pubblico, ha un ruolo di garanzia direttamente attribuito dalla Costituzione sul versante della legalità, della regolarità, dell'uniformità dei bilanci, ma anche di consulenza per le istituzioni rappresentative del popolo. Quindi ha un ruolo chiave nello svolgimento di queste funzioni e ha anche un'immagine di affidabilità, assicurata proprio a cittadini e amministratori che guardano alla Corte come a un costante presidio di legalità nella gestione proprio delle finanze pubbliche.
Tra l'altro, è anche un punto di riferimento per le giovani generazioni come baluardo dell'educazione alla legalità, con riferimento, in senso generale, ai valori della democrazia e all'esercizio dei diritti di cittadinanza; anche per far crescere nelle giovani generazioni una coscienza critica rispetto al proprio ruolo all'interno della società e, in generale, alla cultura del bene comune. Ecco, questa premessa - ripeto - era, a mio parere, doverosa nel richiedere questa informativa proprio perché, tra le altre cose, pochi giorni fa, abbiamo sentito la Premier Meloni cercare di sfidarci sul tema della legalità; benissimo, siamo felici di ciò, anche all'esito delle dimissioni di alcuni membri del Governo, anche se si tratta di dimissioni in ritardo non di mesi, ma di qualche anno.
Ad ogni modo, anche noi - come gruppo Alleanza Verdi e Sinistra - la riteniamo veramente inopportuna, sempre che poi verrà confermata, perché il Governo ha tutto il tempo per ritirare questa possibile nomina di Marco Mattei a membro della Corte dei conti, come magistrato all'interno della Corte dei conti. Rispetto a questa eventuale ipotesi - e continuiamo a chiamarla “eventuale ipotesi”, come riportato anche da fonti di stampa -, i nostri dubbi sono sia in merito alle competenze (e poi ci dimostreranno durante l'informativa se queste competenze ci sono; non mettiamo le mani avanti ma il motivo dell'informativa è proprio quello di fare chiarezza) sia rispetto all'accostamento del suo nome a vicende, diciamo, per essere delicati, poco limpide. Quindi, auspichiamo - perché crediamo nell'importanza della Corte dei conti, del suo ruolo istituzionale e sociale - che venga nominata come magistrato all'interno della Corte dei conti una persona al di sopra di ogni ragionevole dubbio o sospetto rispetto alle sue competenze e alla sua persona.
Pertanto, con questo intervento chiediamo nuovamente, proprio per atto di trasparenza, al Governo che venga qui a riferire , anzitutto a confermare la possibile nomina di Marco Mattei a magistrato della Corte dei conti e, soprattutto, a spiegarci perché lo ritiene una figura adatta a un ruolo davvero così alto e importante per il nostro Paese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori l'onorevole Ciani. Ne ha facoltà.
PAOLO CIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo per chiedere un'informativa al Governo sulla situazione in Sudan e sulla guerra terribile - oggi celebriamo, o meglio, piangiamo i tre anni dall'inizio di quella guerra - che ha provocato un disastro umanitario che le organizzazioni internazionali definiscono il più grave in corso in questo momento nel nostro mondo.
Noi sappiamo che in queste ore il Vicepresidente del Consiglio, il Ministro Tajani, si trova in Germania a Berlino, a una conferenza internazionale proprio sul Sudan e vorremmo che il Governo venga presto a raccontarci cosa sta facendo e che tipo di intervento stia conducendo con riferimento a quella situazione. Perché, vede, Presidente, viviamo giorni, mesi e anni un po' folli, di grandi cambiamenti repentini. Un tempo definito “della forza”, segnato da tante guerre, da troppe guerre, da una violenza diffusa; un tempo in cui ascoltiamo il Presidente degli Stati Uniti attaccare il Papa perché richiama il mondo alla pace e, addirittura, il suo Vicepresidente che, oggi, si permette di dire che il Papa deve fare attenzione quando parla di teologia.
Non so che tipo di problemi abbiano in questi giorni i responsabili che decidono di attaccare in questo modo Papa Leone. Però, in questo quadro tragico di grandi e rapidi cambiamenti, purtroppo, la vicenda della guerra in Sudan e il silenzio che avvolge questa vicenda da tanto tempo sono particolarmente drammatici. Noi vorremmo che questa istituzione e tutto il nostro Paese potessero ascoltare il Governo su questa vicenda perché, dall'inizio della guerra, in Sudan il quadro che si è delineato è devastante: circa 33 milioni di persone (più della metà della popolazione) hanno bisogno di assistenza umanitaria; circa 12 milioni sono state costrette alla fuga come profughi; 21 milioni soffrono di insicurezza alimentare acuta. In alcune aree si registrano condizioni catastrofiche di fame. L'OMS parla di oltre 40.000 feriti e di attacchi continui contro il sistema sanitario. E anche le cifre sulle vittime evidentemente variano, ma sono drammatiche: tra 150.000 e 200.000 morti.
Lo scorso anno, Presidente, proprio in questi giorni, con l'Intergruppo per la pace, qui alla Camera dei deputati, abbiamo ospitato, in una conferenza stampa, le più importanti organizzazioni italiane impegnate in Sudan. E ci eravamo fatti portavoce di alcune loro richieste molto chiare al Governo italiano: quella di promuovere negoziati per il cessate il fuoco in Sudan e per il rispetto del diritto umanitario internazionale; quella di spingere le parti in conflitto a garantire un accesso umanitario e la facilitazione di corridoi umanitari, per esempio con il Ciad; quella di adoperarsi per il rispetto dell'embargo sulle armi imposto dall'Unione europea in seno alle Nazioni Unite, perché il Consiglio di sicurezza estendesse a tutto il Paese il divieto imposto finora alla sola regione del Darfur.
Presidente, anche se la nostra legge prevede che non si vendano armi a Paesi coinvolti in conflitto, noi sappiamo che armi italiane potrebbero essere arrivate in Sudan attraverso l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti; la Presidente del Consiglio è stata in questi giorni in quei Paesi, quindi il Governo potrebbe venirci a dire qualche novità da questo punto di vista.
E poi riteniamo importante che si torni a parlare di Sudan, che si rompa il silenzio su quel Paese, perché le violazioni quotidiane contro i civili, le donne e i bambini sono particolarmente drammatiche. E noi vogliamo dire una cosa con chiarezza: non ci sono vite che valgono meno di altre, non ci sono popoli dimenticabili. E in questo senso il silenzio, davanti a una tragedia di queste proporzioni, diventa complicità dell'indifferenza. E noi non vogliamo essere complici davanti a questa grande sciagura umanitaria che si vive a poche centinaia di chilometri dal nostro Paese.
C'è poi il tema del diritto dei rifugiati. Un diritto che è leso quotidianamente, purtroppo, in Europa e nel nostro Paese. Di tutto questo vorremmo che il Governo venisse a riferire in Aula e vorremmo che noi stessi e i nostri concittadini potessero sapere che cosa intende fare .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sul medesimo argomento l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Non possiamo assolutamente esimerci dall'associarci alla richiesta dell'onorevole Ciani. Si sta parlando di una tragedia umanitaria di proporzioni gigantesche, assolutamente insopportabile, direi, sotto troppi punti di vista: 15 milioni di sfollati, di cui 5 milioni rifugiati nei Paesi vicini, quindi un carico di umanità assolutamente straordinario; 29 milioni che sono a rischio fame, per una carestia che viene utilizzata come arma di guerra; si parla dell'80 per cento delle strutture sanitarie in Sudan che sono praticamente fuori servizio, quindi anche un'emergenza sanitaria assolutamente enorme sotto tutti i punti di vista; 200.000 morti per entrambe le parti in guerra, accusate entrambe di crimini di guerra, con esecuzioni sommarie e violenze sessuali sommarie.
I due fronti non accennano a trovare un qualche livello di accordo e poco viene fatto in termini di possibilità di mediazione e di negoziazione.
Siamo alla terza conferenza umanitaria sul Sudan in Germania, dove partecipa anche il nostro Ministro degli Affari esteri. Credo che sia importante che venga a riferire in Aula, ma soprattutto che sia importante cercare di aprire dei momenti di tavoli negoziali significativi, perché sono guerre dimenticate, di fatto , ma assolutamente reali. Quindi, anche se è di valore l' che si cerca di attivare, credo che non sia sufficiente, da un punto di vista pratico, esclusivamente dare solidarietà. C'è bisogno di più: c'è bisogno di pace, c'è bisogno di tavoli negoziali .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sul medesimo argomento l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). La ringrazio, signor Presidente. Io mi unisco, ovviamente, alla richiesta avanzata dal collega Ciani. Però, mi consenta, preliminarmente, di ringraziare il Governo. Vorrei ringraziare, in particolare, la Ministra Casellati che, con una grande attenzione e una dedizione ai lavori dell'Aula, ha fatto quello che, purtroppo, i Ministri non fanno mai, cioè ha ascoltato pazientemente tutte le questioni che noi abbiamo avanzato e che - sono sicuro - avrà la possibilità di riportare nell'ambito del Governo, al di là di quello che faranno gli uffici, perché sono questioni sulle quali noi pensiamo che sia arrivato il momento che il confronto in Parlamento sia un confronto all'altezza della situazione. Il fatto che finalmente un Ministro è stato in quest'Aula mezz'ora ad ascoltare le nostre richieste - onorevole Marattin... - lo ritengo un fatto serio e dal quale probabilmente gran parte del Governo dovrebbe prendere esempio, a cominciare dalla Presidente del Consiglio.
Detto questo, signor Presidente, io vorrei unirmi alle richieste e mettere in evidenza come forse sarebbe arrivato il tempo in quest'Aula di riportare un po' di politica e di riportare un confronto politico anche sulle grandi scelte che riguardano la politica estera del Governo, sulle priorità che il Governo si dà, oltre che partecipare a Vinitaly che, in seguito anche alle dichiarazioni del Ministro Urso, diventa un momento fondamentale per cercare di risolvere le controversie internazionali. Allo stesso tempo, però, ci sono - e dobbiamo prenderne atto - guerre di serie A e guerre di serie B. Purtroppo il Sudan, come hanno ricordato i colleghi, rappresenta una guerra di serie B, non perché ci siano meno morti e non perché la situazione sia meno drammatica, ma semplicemente perché è cancellata dall'attualità della comunicazione dei giornali e via dicendo.
Meritoriamente un grazie ancora alla Ministra Alberti Casellati, che sta abbandonando l'Aula. Però, voglio dire che c'è anche il tema... grazie, Ministra: la voglio ringraziare .
PRESIDENTE. È stata ringraziata, è stata ringraziata.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie per il suo esempio, che noi terremo a cuore, perché se c'è un modo di dimostrare l'approccio democratico e rispettoso al Parlamento oggi lei ce lo ha garantito. Grazie di cuore e spero che anche i suoi colleghi ci riescano, a cominciare magari dalla collega Siracusano, che adesso, sospesa la seduta, se ne andrà. Se la collega Siracusano rimanesse qui fino al noi saremmo sicuramente contenti che finalmente il Governo prende l'Aula, se ne appropria e garantisce la democrazia in questo Paese.
Voglio dire che, rispetto alle cose importanti e serie che diceva il collega Ciani, c'è un'altra guerra di serie B che non compare - compare ogni tanto - ed è il Myanmar. Oggi - non faccio pubblicità - fa un importante su quello che sta accadendo. Al di là delle battute e al di là degli scherzi, che non sono certo proponibili su argomenti come questi, io penso che noi abbiamo bisogno, sui temi della politica estera e soprattutto sulle cose che non compaiono, che non appaiono nell'ordinaria amministrazione, che il Governo venga a informarci e venga a dirci anche qual è il ruolo che l'Italia può giocare a livello internazionale.
PRESIDENTE. Sospendiamo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 15 per lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata. Rammento a tutti che alle ore 16,15 è prevista la commemorazione di Giovanni Amendola.
La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro dell'Interno, il Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, il Ministro dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste e il Ministro della Cultura.
Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.
PRESIDENTE. Passiamo alla prima interrogazione all'ordine del giorno Boschi ed altri n. 3-02616.
Chiedo alla deputata Boschi se intenda illustrare la sua interrogazione o se si riservi di intervenire in sede di replica.
MARIA ELENA BOSCHI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Ministro, lei sa che l'omicidio brutale di Giacomo Bongiorni ha colpito tutti: non soltanto la sua famiglia, a cui ovviamente va la nostra vicinanza, e la comunità di Massa, ma tutti i nostri concittadini, per la violenza e la brutalità. Perché non è possibile morire a 47 anni per strada, peraltro sotto gli occhi del proprio figlioletto, semplicemente perché si è cercato di garantire il rispetto delle regole, si è chiesto che venissero rispettate le regole.
Purtroppo, però, questo è soltanto l'ultimo episodio di una serie di atti di violenza, spesso portati avanti da giovani o giovanissimi nelle nostre città. Dopo quattro anni al Viminale, Ministro, che cosa pensa di fare per evitare che questi episodi si ripetano?
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha facoltà di rispondere.
MATTEO PIANTEDOSI,. Grazie, Presidente. Io non posso non partire smentendo categoricamente che i dati statistici sulla delittuosità nel nostro Paese facciano registrare l'andamento preoccupante paventato dagli interroganti, che sciorinano dati senza, peraltro, fare alcun riferimento a rilevazioni ufficiali, questi nel testo che mi avete mandato. Confermo quanto già detto di recente pubblicamente: nel 2025 i delitti sono calati complessivamente di oltre il 2 per cento rispetto al 2024.
Se guardiamo ai reati di maggiore allarme sociale, i numeri raccontano risultati ancora più positivi: meno 15 per cento di omicidi volontari - è il dato più basso dell'ultimo decennio -, 6 per cento in meno di furti e 4 per cento in meno di rapine. Onorevole Boschi, sono statistiche ufficiali e non gli indicatori parziali a cui lei fa riferimento. Se poi volessi farne anch'io oggetto di polemica politica, per offrire un termine di paragone concreto, le direi che in anni passati, sotto Governi di altro colore politico, ad esempio, dal 2013 al 2018 i reati erano in media superiori dell'11 per cento rispetto a quelli commessi nel 2025, gli omicidi addirittura più alti del 53 per cento.
Sottolineo: sono dati Istat, non affermazioni teoriche. Il tragico episodio di Massa Carrara, i cui autori sono stati peraltro prontamente assicurati alla giustizia, e per il quale desidero anch'io esprimere la vicinanza mia personale e del Governo ai familiari di Giacomo Bongiorni, è una vicenda che impone una seria riflessione sulla crescente violenza giovanile, che affonda le radici, evidentemente, in dinamiche familiari e sociali su cui è doveroso interrogarsi. Il Governo ha posto la massima attenzione a questi temi con il cosiddetto decreto Caivano e con altri provvedimenti, anche aspramente criticati da parte dell'opposizione.
Non sono state adottate solo misure di carattere securitario, ma sono stati messi in campo interventi per rafforzare percorsi socioeducativi e attività formative. Abbiamo, ad esempio, lavorato anche per contrastare la dispersione scolastica, solo per citare un tema, passata dal 14 per cento del 2020 all'8 per cento del 2025, con picchi di riduzione in regioni di particolare sensibilità; dispersione addirittura calata, con 5 anni di anticipo, sotto la soglia del 9 per cento prevista dall'Agenda 2030. Anche questi sono dati ufficiali.
Quanto alla richiesta su cosa intende fare il Governo su questi temi, le rispondo con quanto abbiamo fatto, stiamo facendo e continueremo a fare: più risorse, più tutele e stipendi più alti alle Forze di Polizia, più investimenti e fondi sulle nuove tecnologie per progetti di sicurezza urbana su tutto il territorio nazionale, più efficace contrasto ad ogni forma di eversione e di terrorismo, più arresti, sequestri e confische di beni alla criminalità organizzata, calo drastico di ingressi di migranti irregolari ed aumento esponenziale di rimpatri di stranieri pericolosi.
Non ripeto i dati, ma i risultati sono tutti rinvenibili in fonti aperte ed ufficiali. Io sono sempre disponibile, in ogni contesto, con numeri alla mano, a confrontare i dati di Governi precedenti, quando i reati - ripeto - erano più alti e, ciò nonostante, la sicurezza veniva vista come un fattore di costo, da assoggettare a politiche di , destinando meno risorse e riducendo le assunzioni delle Forze di Polizia.
PRESIDENTE. La deputata Boschi ha facoltà di replicare.
MARIA ELENA BOSCHI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Guardi, Ministro, di fronte all'omicidio di Giacomo Bongiorni io mi aspettavo che partisse da quello, e non da una serie di dati che ha letto preparati dal suo Ministero. Però noi siamo diversi da voi, Ministro. Se voi oggi foste stati all'opposizione, avreste chiesto le dimissioni del Ministro dell'Interno dopo l'omicidio di Giacomo Bongiorni; avreste chiesto le dimissioni del sindaco di Massa, perché, quando vi fa comodo, la responsabilità della sicurezza è dei sindaci; o avreste provato a dire che era colpa di qualche immigrato irregolare.
Ma il re è nudo. In questo caso, il Ministro dell'Interno è espressione della destra, il sindaco di Massa è un sindaco della Lega, di destra, e dalle prime indagini non sembra che siano coinvolti immigrati irregolari, ma italiani o cittadini comunitari, quindi non potete sfoderare i vostri soliti alibi. Noi però non siamo come voi, quindi non utilizzeremo questo episodio drammatico per fare una polemica politica o chiedere le sue dimissioni, Ministro, però per chiederle un'assunzione di responsabilità sì, perché dopo 4 anni al Governo lei non può venirci a dire che la situazione è migliorata.
Al di là che i dati non sono assolutamente trasparenti, perché nel Ministero dell'Interno non sono più pubblici i dati sui reati che sono in peggioramento, ovviamente, ma anche perché, Ministro, dopo 4 anni avete fallito completamente sulla sicurezza, e oggi parlare di diminuzione di omicidi stride rispetto agli ultimi fatti di cronaca. Voi dovevate essere ordine e sicurezza, e, in realtà, non siete stati in grado né di garantire l'ordine e il contrasto alla criminalità, né di garantire il contrasto alle ragioni della criminalità. Avete fallito da tutti i punti di vista, e basta andare nelle nostre strade e nelle nostre città per saperlo. L'apprezzamento nostro va alle donne e agli uomini delle Forze dell'ordine, che ogni giorno, nonostante voi, continuano a garantire un lavoro di eccellenza con grande competenza.
E Ministro, non li abbiamo mai lasciati soli in passato, e lei lo sa bene, perché il blocco alle assunzioni lo ha fatto il Governo di destra, il Governo Berlusconi, ma non li lasceremo nemmeno oggi soli, perché sono un patrimonio della Patria, di tutti i cittadini e non di questo Governo .
PRESIDENTE. L'onorevole Giglio Vigna ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02617 .
ALESSANDRO GIGLIO VIGNA(LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Ministro, l'economia italiana sta affrontando una fase di estrema criticità a causa del nuovo e incontrollato rialzo dei prezzi dei carburanti e delle materie prime energetiche. Questa dinamica non solo erode drasticamente il potere di acquisto delle famiglie, ma mette a rischio la sopravvivenza di interi comparti produttivi: dal trasporto logistico all'agricoltura, fino alla piccola e media impresa. Come affermato dal Ministro dell'Economia e delle finanze, se la crisi in Medio Oriente proseguisse sarebbe inevitabile per l'Unione europea valutare un nuovo stop del Patto, e anche ANCI e altri importanti hanno alzato l'allarme.
È necessario, quindi, che l'Europa riconosca questa situazione come una circostanza eccezionale, che consenta l'attivazione di clausole di salvaguardia al fine di scorporare, dal calcolo del deficit, gli investimenti e le misure di emergenza destinati a contrastare l'aumento dei prezzi dei carburanti e a sostenere la resilienza energetica nazionale. Il Paese è veramente preoccupato e chiediamo all'Europa di farsi sentire .
PRESIDENTE. Il Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, Tommaso Foti, ha facoltà di rispondere.
TOMMASO FOTI,. Grazie, signor Presidente. Premetto all'onorevole interrogante che, com'è noto, il Governo italiano è intervenuto con un decreto-legge della portata di 5 miliardi di euro per far fronte alla situazione che si è determinata nel momento stesso in cui è iniziato il conflitto mediorientale, che si aggiunge, peraltro, alla situazione pregressa, e comunque in corso, dell'invasione della Russia in Ucraina.
Per quanto riguarda la questione europea, anche la Presidente von der Leyen, il 13 aprile, non ha potuto che riconoscere che le importazioni di combustibili fossili, a parità di quantità, sono aumentate, nell'ultimo mese, di 24 miliardi di euro. Allora, correttamente il problema va trasferito all'interno dell'Unione europea e penso di poter dire che la Commissione ha iniziato a fare alcune proposte che, ovviamente, devono essere oggetto di valutazione. In particolare, mi permetto di sottolineare il coordinamento delle attività di approvvigionamento energetico e la situazione di una maggior flessibilità degli aiuti di Stato, tant'è vero che si pensa di poter ritornare all'adozione di quelle norme del che avevano caratterizzato una certa fase della politica europea. Da ultimo, in queste ore è apparsa l'idea di poter liberalizzare, almeno fino al 50 per cento, gli aiuti di Stato per quanto riguarda il settore agricolo e il settore dell'autotrasporto. Certo è che penso di poter dire che il vero problema sia intervenire sui costi e sulle componenti della bolletta elettrica, per la quale penso che la revisione della disciplina dell'ETS sia una revisione reciprocamente condivisa.
Voglio qui rispondere, però, alla sua domanda, cioè quella relativa all'utilizzo dei Fondi di sviluppo e coesione. Al riguardo, devo dire che attualmente ciò non è possibile, perché la norma e il regolamento europeo prevedono, al riguardo, solo investimenti e non politiche che possono riguardare la spesa corrente. Quindi, sotto il profilo della spesa di investimenti l'FSC già programma e ha esaurito la sua fase di programmazione. Per quanto riguarda la spesa corrente occorre, se si vuole ricorrere allo strumento dell'FSC, decisamente una modifica dei regolamenti europei.
PRESIDENTE. L'onorevole Giglio Vigna ha facoltà di replicare.
ALESSANDRO GIGLIO VIGNA(LEGA). Grazie Ministro e grazie, onorevoli colleghi, anche per l'attenzione su questo importantissimo tema. Ovviamente, è innegabile che l'intervento diretto del Governo sia qualcosa che è stato recepito in modo positivo dal nostro sistema produttivo e dai nostri cittadini. È chiaro che, come Lega, guardiamo in modo assolutamente positivo questa idea, che arriva dalla Commissione, di una maggiore flessibilità per quel che riguarda gli aiuti di Stato, soprattutto per due settori importantissimi come l'agricoltura e la logistica.
Chiediamo, ovviamente, al Governo di monitorare il lavoro della Commissione e di andare in quella direzione, come posizione italiana, e di chiedere alla Commissione di andare in quella direzione. La posizione della Lega, signor Ministro, rimane quella di una sospensione totale del Patto di stabilità, come già è stato nel periodo della pandemia da COVID. Rimaniamo e siamo dell'idea che questo periodo storico, da un punto di vista del settore produttivo e da un punto di vista dei nostri cittadini, sia grave come il periodo della pandemia e, quindi, riteniamo che l'Unione europea abbia l'obbligo di andare in quella direzione, la sospensione del Patto di stabilità, e chiaramente continuiamo a dire al Governo di chiedere all'Unione europea di prendere questa posizione. In questo, ovviamente, noi, come Parlamento e come gruppo Lega, ci siamo e ci saremo .
PRESIDENTE. L'onorevole Alessandro Colucci ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lupi ed altri n. 3-02618 di cui è cofirmatario.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Signor Ministro, l'accesso alla casa è da anni un obiettivo centrale per la politica del Paese e ha impegnato il Governo a definire un piano nazionale in grado di fornire risposte concrete alla scarsità di offerta e agli aumenti dei prezzi di mercato. Signor Ministro, lei e la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, avete sempre dimostrato sensibilità su questo tema, annunciando lo stanziamento di 8 miliardi di euro per realizzare il piano casa. È un piano robusto, importante, strutturale, che ha come obiettivo quello di rendere disponibili 100.000 case nei prossimi dieci anni. Allora, signor Ministro, cogliamo l'occasione, con il di oggi, per chiederle aggiornamenti sul piano casa, che noi del gruppo parlamentare di Noi Moderati reputiamo punto fondamentale e qualificante dell'azione di Governo e della maggioranza di centrodestra.
PRESIDENTE. Il Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, Tommaso Foti, ha facoltà di rispondere.
TOMMASO FOTI,. Grazie, signor Presidente. Onorevole Colucci, come lei sa il 9 gennaio, nella conferenza stampa di inizio anno, la Presidente Meloni ha annunciato il programma del piano casa di 100.000 nuovi alloggi nei prossimi dieci anni. Ovviamente ci siamo impegnati tutti, per le rispettive competenze, per delineare un piano che possa raggiungere effettivamente questi obiettivi. Al riguardo, mi corre l'obbligo di ricordare che il 1° aprile 2025 la Commissione europea ha attivato il progetto di riprogrammazione dei fondi di coesione. Successivamente, nei mesi successivi vi è stata l'approvazione del regolamento che, tra le ipotesi di stanziamento di risorse per quanto riguarda una riprogrammazione che tenga conto delle emergenze attuali, ha inserito anche quella dell'abitazione e dell'abitare in quanto tale.
Ovviamente, noi abbiamo aderito a questa possibilità di riprogrammazione, in accordo con le regioni e con le amministrazioni centrali. Posso dire che il 25 marzo di quest'anno si è conclusa questa fase di riprogrammazione con una somma pari a 7 miliardi, della quale 1.900 milioni sono stati destinati alle politiche della casa. A questi, però, dobbiamo aggiungere altre pregresse risorse, cioè 732 milioni, che derivano da uguali progetti che afferiscono a fondi europei, e 1.100 milioni, che sono risorse nazionali che abbiamo messo a disposizione per quanto riguarda l'abitare. In buona sostanza, solo riferiti al Ministero di cui ho delega, siamo a 3.800 milioni, che rappresentano circa il 50 per cento di quello che sarà il futuro piano casa. Posso anche aggiungere che siamo in fase di determinazione dell'impianto legislativo che consentirà di delineare tutte le fasi di questo piano che, ovviamente, hanno dei livelli diversi e, quindi, avranno anche provvedimenti diversi, vuoi con decreto-legge vuoi con disegno di legge, proprio per affrontare, da una parte, le emergenze strutturali e, dall'altra, per dare risposte che possono avvantaggiare le famiglie, soprattutto le giovani coppie e soprattutto coloro che si trovano in condizioni di difficoltà economica.
Sappiamo tutti cosa vuol dire poter stanziare un mutuo e poter far fronte a un mutuo soprattutto nelle città metropolitane, quando addirittura la quota della rata di mutuo è ormai pari a circa il 50-55 per cento di quello che è lo stipendio medio delle famiglie e, quindi, evidentemente l'intervento del Governo è volto alla politica di edilizia residenziale, pubblica o sociale, ma anche a quella fascia di persone che non rientrano più nei limiti dell'edilizia residenziale pubblica ma che, affrontando ugualmente il mercato in quanto tale, non hanno risorse necessarie sotto il profilo economico per farvi fronte.
PRESIDENTE. L'onorevole Lupi ha facoltà di replicare.
MAURIZIO LUPI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signor Presidente. Grazie, signor Ministro, ha fatto bene a sottolineare - e condividiamo la risposta che lei ha portato qui in Parlamento - quanto sia strategica, fondamentale e prioritaria per Noi Moderati, per il centrodestra, ma per tutto il Governo - lo ha ribadito la settimana scorsa la Presidente del Consiglio Meloni quando ha riferito sull'ultimo anno e mezzo di lavoro del Governo, da qui alla fine della legislatura - la risposta a una delle esigenze ormai sempre più drammatiche e sentite dai nostri concittadini: quella della casa. E mi sembra che anche l'Europa - l'ha sottolineato - si sia accorta di questo, dando addirittura una delega per la prima volta riguardo alle politiche abitative. Vuol dire che non riguarda solo il nostro Paese, ma l'intera Europa.
Una delle obiezioni che è sempre stata fatta, anche qui, dalle opposizioni - lo dico a chi ci ascolta - è che non esistono le risorse. Mi sembra che, da questo punto di vista, oggi, sia chiarito una volta per tutte che, solo per quanto riguarda ovviamente il suo dicastero, sono 3,8 miliardi di euro da destinare al Piano casa. Ovviamente quello che le chiediamo - nel confronto che avverrà dopo che il Consiglio dei ministri avrà approvato questo nuovo Piano casa - è di dedicare attenzione proprio a quelle categorie, nelle grandi aree metropolitane, come le nostre giovani famiglie, i professionisti, che in una città come Milano - pensi agli infermieri, agli insegnanti - si ritrovano ad avere uno stipendio normale, ma a dover pagare, magari ad affitto convenzionato 1.900 euro per 50 metri quadri in zona Fiera; o a dover pagare, mi riferisco a una giovane coppia, 1.100 euro di mutuo al mese solo, magari, per comprare una semplice casa in edilizia che una volta si chiamava convenzionata.
Quindi, andiamo avanti in questa direzione, abbiamo appunto sentito che entro la fine di aprile, all'inizio di maggio ci sarà la presentazione di questo Piano casa. Noi Moderati, insieme a tutto il centrodestra, sarà a sostegno e al fianco di questo Governo perché si possa dare su questo, come su tante altre cose, un segnale concreto, responsabile e fattivo. Grazie di cuore .
PRESIDENTE. L'onorevole Grimaldi ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02619 .
MARCO GRIMALDI(AVS). Ministro, ha tutti i riflettori addosso perché sono milioni e milioni gli italiani che con noi chiedono da due anni l'interruzione dei rapporti con Israele, di fermare i crimini di Israele. Ecco, a lungo avete detto che i Memorandum servono come strumento di dialogo per condizionare la politica di Israele. È successo il contrario. Netanyahu ha sempre agito impunemente, senza sanzioni, senza limiti, con l'appoggio di Trump. Ci sono voluti 75.000 morti, Gaza distrutta? No, macché. L'offesa a Pizzaballa o al Papa? Gli attacchi ai nostri militari UNIFIL? Ci sono voluti 15 milioni di “no” per farvi cambiare idea, per riposizionarvi, magari dopo la caduta di Orbán. Ecco, quello che vi chiediamo è molto semplice, non è così? Fino a quando è sospeso quel Memorandum? Qual è l'obiettivo? O avete solo tolto il rinnovo automatico, come dicono alcune testate? Siete pronti a fermare i crimini di guerra di Israele, sì o no? Siete pronti a non sostenere più l'economia del genocidio, sì o no? Siete pronti a riconoscere lo Stato di Palestina ?
PRESIDENTE. Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha facoltà di rispondere.
LUCA CIRIANI,. Grazie, Presidente. Onorevoli deputati, come anche ricordato, il 16 giugno 2003 è stato sottoscritto tra il Governo italiano e il Governo dello Stato di Israele un Memorandum di intesa che impegna le parti a collaborare ai fini di sviluppare la cooperazione nel settore militare e della difesa. Tale accordo è stato successivamente ratificato con la legge n. 94 del 2005. L'interrogante pone un quesito molto specifico, chiedendo quali atti formali siano stati posti in essere dal Governo relativamente alla sospensione del Memorandum in questione: la risposta non può che essere sintetica. Il Ministro della Difesa, d'intesa con il Presidente del Consiglio e con il Ministro degli Affari esteri, ha provveduto a comunicare al suo omologo israeliano, Israel Katz, mediante lettera inviata lo scorso 13 aprile, la decisione del Governo italiano di sospendere il rinnovo automatico del Memorandum.
PRESIDENTE. L'onorevole Marco Grimaldi ha facoltà di replicare.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Presidente, ma è una vergogna. Questo è un autogol pazzesco di questo Governo; cioè, avete semplicemente sospeso il rinnovo automatico? Allora, non avete capito nulla. Non avete capito nulla. Dopo 75.000 morti, non avete sospeso nulla. Non l'avete fatto quando, addirittura, la Corte penale internazionale ha emanato un mandato di cattura e voi avete fatto sorvolare Netanyahu… Eppure, avevamo pensato che, in qualche modo, questo fosse il modo per riposizionarvi, ma, almeno, facendo qualcosa di concreto, ma nemmeno la batosta referendaria vi ha fatto capire da che parte è questo Paese.
Io sono veramente incredulo perché speravamo di chiedere se eravate, a questo punto, pronti a uscire o no dal La verità è che voi siete degli osservatori, siete dei guardoni, dei guardoni di quello che succede nel mondo. Gli schizzi di sangue di Gaza vi dovrebbero essere arrivati, ma questo non è neanche ; non siete neanche riusciti a dire quello che dovreste fare.
Scusate, Tajani è andato a Beirut e ha solo detto: “eh, guardate, Israele non dovrebbe colpire i civili” e hanno richiamato il nostro ambasciatore, ma, qui siamo davanti al mondo al contrario; dovreste essere voi a richiamare l'ambasciatore di Israele ; dovreste sanzionarli; dovreste fermare quell'accordo; dovreste andare all'Unione europea, come chiedono i nostri cittadini, a fermare il protocollo fra Unione europea e Israele; dovreste smetterla di essere complici. Siete complici di quel genocidio e ve lo dice uno che è stato qui a occupare l'Aula; a difendere la , quando milioni di italiani vi chiedevano di stare dall'altra parte. Avete detto: “no, glieli portiamo noi gli aiuti”. Sapete dove sono gli aiuti? Fermi. Fermi, per colpa di Israele mentre occupa tutta la Cisgiordania, mentre bombarda illegalmente il Libano; e voi cosa siete? Continuate a essere lì complici. Non vi è bastata la batosta e nemmeno il fatto che Trump abbia chiuso i rapporti con voi. Ha chiuso e, allora, siete in mezzo al guado; vi crolla tutto addosso, ma c'è una cosa di cui siamo sereni: l'Italia è con noi, l'Italia inizia ad aprire gli occhi e non vuole più essere complice di questo Governo .
PRESIDENTE. La deputata Maria Stefania Marino ha facoltà di illustrare l'interrogazione Forattini ed altri n. 3-02620 di cui è cofirmataria.
MARIA STEFANIA MARINO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, con questa interrogazione portiamo all'attenzione del Governo una problematica che rischia di avere effetti disastrosi, non soltanto sull'agricoltura, ma anche sulle famiglie italiane: la crisi nello Stretto di Hormuz che sta facendo esplodere il costo dei fertilizzanti, già aumentati fino al 50 per cento, con ricadute dirette sui raccolti e sui prezzi di pane e pasta. Parliamo di un fattore produttivo essenziale da cui dipende quasi metà della produzione alimentare mondiale. Per la FAO, le conseguenze di una crisi prolungata, nello Stretto di Hormuz, potrebbero trasformarsi in una catastrofe agroalimentare globale.
Vorremmo sapere dal Ministro Lollobrigida - che, anche ieri, ha utilizzato la vetrina del Vinitaly per continuare a criticare l'Unione europea - se il Governo italiano si è già mosso seriamente per affrontare e risolvere il problema. Servono scelte immediate; sostegno diretto agli agricoltori; stop ai costi aggiuntivi, come il CBAM, e un piano per rafforzare l'autonomia produttiva. Senza interventi concreti, Presidente, il rischio è scaricare su imprese e cittadini l'ennesima crisi, alimentando inflazione e insicurezza alimentare. Il tempo delle scuse, delle attese, degli annunci è finito. Ora, gli italiani vogliono i fatti concreti .
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida, ha facoltà di rispondere.
FRANCESCO LOLLOBRIGIDA,. Grazie, Presidente e grazie alla collega Marino per aver posto il problema. L'Europa ha la competenza per affrontare questi temi. L'Italia, prima, il 7 gennaio, da sola, oggi con la Francia ha chiesto all'Europa di agire. È per questo che, in ogni luogo, comprese le straordinarie manifestazioni come Vinitaly, continuiamo a richiamare l'Europa alle sue responsabilità. Quando parliamo di fertilizzanti, oggi l'Europa può metterci nella condizione di trovare soluzioni adeguate e l'Italia si fa promotrice di queste soluzioni. Infatti, ha perfettamente ragione: la chiusura del “collo di bottiglia” di Hormuz, uno degli 8 colli di bottiglia mondiali, mette in discussione e fa aumentare i prezzi e i costi di produzione per le nostre aziende ed è un problema che va affrontato, in sede europea, con soluzioni che noi stiamo proponendo, tra le quali, l'utilizzo del digestato. L'Italia ha messo a disposizione studi e ha chiesto di poter sperimentare la chiusura del ciclo di produzione, utilizzando il digestato come fertilizzante. Purtroppo, oggi, l'Europa arriva in ritardo su questo tema e nei palazzi di Bruxelles si annidano ancora molto importanti che vogliono continuare ad utilizzare altri prodotti e cercano di rallentare un processo di approvazione sul quale, anche con i deputati europei del suo partito, ci troviamo completamente d'accordo; purtroppo, non con molti commissari europei dell'area socialista che, invece, fanno freno e vincolo in nome di pregiudiziali ideologiche che non condividiamo.
Abbiamo chiesto la sospensione del CBAM, che è un atto folle, perché aumenta le imposizioni fiscali sulle importazioni di fertilizzanti in un settore nel quale non abbiamo una nostra produzione in grado di colmare le criticità in essere. Come Governo, abbiamo fatto la nostra parte e, oggi, il Governo Meloni, non temo smentite, è quello che, nella storia della Repubblica, ha investito più risorse sul sistema primario per renderlo più resiliente, sull'energia per calmierare l'aumento degli idrocarburi - e chiudo Presidente - ma anche per cercare di rendere più libere le nostre aziende dall'utilizzo degli idrocarburi. Già, oggi, 24.000 aziende possono installare pannelli solari, non a terra, come permettevano i Governi precedenti, ma sulle stalle, gli stabilimenti, le serre e i luoghi di trasformazione, riuscendo ad emancipare le aziende dal GSE fino al 30 per cento di utilizzo di altre energie ad alto impatto. Stiamo facendo la nostra parte. Molte cose le possiamo fare insieme, cercando di non polemizzare su tutto, ma di costruire un percorso che protegga il nostro settore primario.
PRESIDENTE. La deputata Forattini ha facoltà di replicare.
ANTONELLA FORATTINI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ministro, la sua risposta evidenzia un problema di fondo: non c'è una strategia di medio e lungo periodo; non c'è una strategia per ridurre la dipendenza strutturale del settore agricolo da fattori esterni, come sta dimostrando la chiusura dello Stretto di Hormuz. Sono solo misure quelle che ci vengono presentate. Non possiamo parlare di sovranità alimentare e accettare che una crisi, come quella che sta vivendo il settore agricolo e tutto il sistema produttivo, possa essere affrontata con misure come quelle che lei ci ha prospettato.
Lo ha detto con chiarezza, giusto ieri, la FAO: la prolungata crisi può trasformarsi in una crisi alimentare globale con effetti simili, se non peggiori, a quelli del COVID. Oggi, i dati ci dicono che, dalla guerra e dallo energetico, si stima una perdita per famiglia di 936 euro. Ecco, qualcuno dei suoi alleati ha evocato la sospensione del Patto di stabilità dopo che è stato sottoscritto. Bene, l'Europa, invece, ha già dimostrato, con il , che può fare scelte straordinarie. Questo Governo vuole stare in quella direzione? Perché, vede, l'Europa siete voi; avete nominato il commissario; dimostrate che qualcosa conta .
PRESIDENTE. La deputata Gori ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bignami ed altri n. 3-02621 di cui è cofirmataria.
IRENE GORI(FDI). Grazie, Presidente. Signor Ministro, la tutela della qualità agroalimentare è una priorità strategica per l'Italia, che si confermain Europa per il numero di prodotti certificati. Il settore primario rappresenta una risorsa economica fondamentale, con oltre 260 miliardi di fatturato, ma anche un pilastro identitario della nostra Nazione.
Ministro, lei si è sempre e meritoriamente distinto per aver tutelato la qualità specifica dei prodotti agroalimentari nazionali, con iniziative di informazione, promozione e tutela del misure per limitare i danni economici e norme per contrastare e limitare le frodi, nonché provvedimenti per garantire una maggiore e più efficace trasparenza di mercato. Inoltre, sono molto importanti i finanziamenti garantiti per la promozione dei prodotti DOP e IGP, finalizzati a sostenere ricerca e sviluppo, nonché la formazione specifica degli operatori.
Alla luce di questi risultati positivi, si chiede quali ulteriori iniziative si intendano adottare per rafforzare ulteriormente la tutela delle imprese virtuose e per garantire una concorrenza equa, valorizzando ulteriormente il agroalimentare lungo tutta la filiera.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida, risponde all'interrogazione.
FRANCESCO LOLLOBRIGIDA,.
Grazie, Presidente. Grazie, collega. Ringrazio il gruppo di Fratelli d'Italia. Oggi è stata approvata una legge straordinaria con un solo voto contrario in Parlamento: la maggioranza di centrodestra ha votato a favore, alcune forze politiche dell'opposizione si sono astenute, dicendo che si poteva fare di più, e c'è stato un voto contrario, che non so a chi attribuire. Ma il dato è quello più importante: oggi l'Italia, dopo anni, ha una legge di tutela del settore agroalimentare che nasce dal lavoro delle nostre Forze dell'ordine, dei nostri magistrati, delle nostre agenzie, dei nostri ispettorati, delle associazioni agricole e industriali, nasce dalle loro proposte, ma ancor di più per il lavoro fatto dal dottor Caselli nel 2015, quando propose al Parlamento italiano la soluzione. Sei Governi sono passati senza che nessuno intervenisse. Oggi, ho ascoltato in quest'Aula tanti dire: si poteva fare di più e si poteva fare meglio. Oggi, la maggioranza di centrodestra, il Governo Meloni, ha proposto al Parlamento un disegno di legge e questo Parlamento finalmente ha approvato una legge che cambia la prospettiva di controlli, di garanzie, di sanzioni più equilibrate e diventa un esempio a livello mondiale della capacità di difendere quello che si ha. Noi nell'agroalimentare abbiamo un strategico che crea ricchezza e lavoro. Oggi i nostri imprenditori sono più protetti rispetto a chi abusa dell'italianità nei simboli per poter dare valore a cose che non sono fatte in Italia.
Oggi le nostre Forze dell'ordine sono dotate di strumenti per evitare che si compiano atti di questa natura. Oggi, esistono sanzioni che, prima di essere punitive, svolgono una funzione deterrente rispetto alla prosecuzione di questo vero e proprio furto a danno degli italiani. Anche i consumatori, le persone che acquistano e scelgono, sono più protetti nella conoscenza della reale provenienza di questi prodotti.
Sono davvero orgoglioso che, accanto a un incentivo molto importante, che supera i 15 miliardi in 3 anni al settore agricolo, accanto a una promozione in eventi straordinari, come Vinitaly, in tutto il mondo, che rafforza i nostri mercati solidi e quelli che andiamo ad aprire, oggi ci sia anche la terza “P” quella della protezione di ciò che è italiano. Siamo orgogliosi di esserlo, ma anche consapevoli di quanto vale .
PRESIDENTE. La deputata Cristina Almici, cofirmataria dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
CRISTINA ALMICI(FDI). Grazie, Presidente. Grazie, Ministro. La sua risposta ci soddisfa pienamente, perché conferma un lavoro concreto e strutturato del Governo nella tutela del sistema agroalimentare italiano; un lavoro che trova oggi, nella Giornata del un passaggio fondamentale con l'approvazione - come ha ricordato - del disegno di legge sulla tutela agroalimentare. Si tratta di un provvedimento che interviene in un contesto in cui i reati agroalimentari sono sempre più strutturati e sofisticati, spesso organizzati e capaci di operare su scala globale, con un volume economico pari a oltre 16 miliardi.
Non siamo più di fronte a illeciti episodici, ma a sistemi che richiedono strumenti adeguati, e per troppo tempo il quadro normativo non è stato all'altezza. Ne parliamo da 15 anni, si sono succeduti, come ha ricordato, sei Governi, ma solo ora, grazie al Governo Meloni, la legge è stata approvata. Si tratta di un intervento di riordino organico del sistema, che rafforza la capacità di prevenzione e repressione delle frodi. Il punto è chiaro: rendere effettiva la tutela del perché è necessario promuovere la qualità, ma serve un sistema che garantisca tracciabilità lungo tutta la filiera, coerenza tra origine dichiarata e prodotto, sanzioni realmente efficaci e soprattutto la capacità di colpire le condotte più strutturate e organizzate.
È esattamente quello che questo Governo ha fatto: rafforzare i controlli e il loro coordinamento, anche attraverso strumenti come la Cabina di regia per i controlli nel settore agroalimentare, intervenendo non solo nel singolo illecito, ma sull'organizzazione economica che lo genera. Questo è il salto di qualità, perché il agroalimentare non è solo un settore produttivo, ma è un strategico nazionale. Chi altera origine, qualità e provenienza non danneggia solo il consumatore, ma colpisce direttamente l'interesse del nostro Paese.
È per questo che il Governo Meloni e lei, Ministro Lollobrigida, avete scelto una linea chiara: oltre alla promozione, la tutela strutturale del sistema agroalimentare. Quindi, grazie Ministro per il suo lavoro e per quello del Governo Meloni, perché il non è un'etichetta, è la nostra identità, e noi abbiamo il dovere di difenderla .
PRESIDENTE. La deputata Dalla Chiesa ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02622 .
RITA DALLA CHIESA(FI-PPE). Grazie, Presidente. Buonasera, Ministro. Con questa interrogazione intendiamo richiamare l'attenzione del Ministro su una vicenda emblematica, che riguarda un bene del nostro patrimonio culturale, il castello di Pantelleria. Il castello di Pantelleria, bene demaniale di straordinario valore storico e identitario, oggi versa in condizioni di grave degrado strutturale, al punto da essere stato chiuso per ragioni di sicurezza, per il rischio concreto di crolli, come evidenziato da più sopralluoghi tecnici.
A fronte di questa situazione si è determinato uno stallo fra le amministrazioni coinvolte, quindi Agenzia del demanio, soprintendenza e comune, con un rimpallo di responsabilità in merito alla natura degli interventi necessari. Nel frattempo, la comunità locale e i turisti vengono privati di un presidio culturale fondamentale e il bene continua a deteriorarsi, con il rischio reale di un crollo totale.
Riteniamo che la tutela del patrimonio culturale nazionale debba essere costantemente attenzionata da parte delle istituzioni e che sia necessario trovare al più presto una soluzione per superare le incertezze amministrative e restituire il castello di Pantelleria alla sua comunità. Per questo, chiediamo al Ministro quali iniziative intenda assumere per favorire una soluzione concreta e tempestiva, pur consapevoli dei limiti della competenza statale.
PRESIDENTE. Il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha facoltà di rispondere.
ALESSANDRO GIULI,. Grazie, Presidente. Grazie, onorevole Dalla Chiesa. La Sicilia, lo ha appena detto lei, come è noto, è regione a Statuto speciale. Proprio in forza del suo Statuto, ha legislazione esclusiva, tra le altre, in materia di tutela del paesaggio e conservazione delle antichità e delle opere artistiche e dei beni culturali, nei limiti tracciati dalla Costituzione.
Il DPR n. 637 del 1975, recante - cito - “Norme di attuazione dello statuto della Regione Siciliana in materia di tutela del paesaggio e di antichità e belle arti”, dispone all'articolo 1 che l'amministrazione regionale esercita, nell'ambito del proprio territorio, tutte le attribuzioni spettanti alle amministrazioni centrali e periferiche dello Stato in materia di antichità, opere artistiche e musei, nonché di tutela del paesaggio. Quindi, le nostre prerogative nel 1975 s'affumarono. Lo stesso codice dei beni culturali e del paesaggio stabilisce che restano ferme le potestà attribuite alle regioni a Statuto speciale e alle province autonome di Trento e di Bolzano dai rispettivi statuti e dalle relative norme di attuazione.
I citati richiami normativi sollevano, quindi, da ogni dubbio sull'attribuzione della competenza esclusiva all'amministrazione regionale in merito alle questioni attinenti alla tutela del paesaggio e dei beni di interesse archeologico in Sicilia, affermandone ulteriormente l'autonomia operativa e gestionale. Tanto premesso, e un po' a malincuore, il castello di Pantelleria rappresenta, a nostro giudizio e a giudizio universale, una delle opere architettoniche più antiche presenti sull'isola e, al tempo stesso, un luogo storico altamente simbolico, di cui vorremmo occuparci con maggiore determinazione.
Sulla base delle informazioni acquisite presso la competente soprintendenza per i beni culturali e ambientali di Trapani, afferente all'assessorato dei beni culturali e dell'identità siciliana della regione, risultano attualmente in corso interventi di messa in sicurezza del suddetto immobile nell'ottica di restituire il bene alla pubblica fruizione e valorizzarne i valori storico-culturali espressi. In altre parole, nei limiti del nostro perimetro stiamo vigilando.
Il Ministero ha unicamente compiti in materia di siti ed elementi del patrimonio UNESCO e, in quest'ambito, l'isola di Pantelleria è ricompresa nelle liste del patrimonio culturale immateriale, in quanto area geografica interessata dall' iscrizione - concludo - dell'elemento pratica agricola tradizionale della coltivazione della vite ad alberello nella comunità di Pantelleria, avvenuta nel 2014. Ribadisco: il Ministero della Cultura continuerà a svolgere le proprie funzioni di monitoraggio e vigilanza sui siti e gli elementi del patrimonio UNESCO, nel rispetto del riparto delle competenze costituzionalmente riconosciute all'autonomia regionale, ma la nostra attenzione non verrà mai meno.
PRESIDENTE. La deputata Dalla Chiesa ha facoltà di replicare.
RITA DALLA CHIESA(FI-PPE). Ministro, noi prendiamo atto perché, per la storia dei limiti di competenza dei diritti del Ministero, c'è una gestione del bene, trattandosi anche di terreno demaniale, di immobile demaniale. Tuttavia, proprio perché siamo di fronte a un bene culturale di estrema rilevanza, ci auguriamo che si possa trovare, magari, un terreno di intervento tale da favorire una risoluzione positiva del problema, ma in tempi stretti.
Mentre le amministrazioni si confrontano su chi debba intervenire e con quali risorse, il castello di Pantelleria continua, come dicevamo prima, a deteriorarsi; rischia di crollare con un danno che non è soltanto locale, ma riguarda proprio l'intero patrimonio culturale italiano. Chiediamo aiuto affinché il Ministero assuma in qualche modo un ruolo attivo, lei lo ha detto, se non sul piano operativo diretto, quanto meno su quello dell'indirizzo e della mediazione istituzionale. Un ruolo, pensiamo, che possa mettere attorno a un tavolo i soggetti coinvolti - Agenzia del demanio, regione, soprintendenza e comune - per superare il rimpallo di responsabilità e arrivare rapidamente a una soluzione condivisa, individuando con chiarezza competenza, risorse e i tempi di intervento.
Ci vuole un intervento che sia veloce e concreto. Quindi, io non posso che ringraziarla. La ringrazia, credo, anche la comunità di Pantelleria di prendere parte al loro problema, che si sta trascinando da tanti anni, perché il castello è un bene preziosissimo, che sta rischiando di crollare. Grazie, Ministro .
PRESIDENTE. Il deputato D'Alessio ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02623 .
ANTONIO D'ALESSIO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Il 29 maggio 2024 avevamo chiesto all'allora Ministro Sangiuliano notizie sui fondi destinati ai lavori di ristrutturazione concernenti il duomo di Salerno e la badia di Cava de' Tirreni. Il Ministro aveva affermato di essere fiero di poter affermare che i progetti avevano registrato concreti avanzamenti e ringraziava noi interroganti che, a suo dire, gli offrivamo l'occasione per comunicare l'imminenza dell'inizio dei lavori, perché erano al vertice della sua agenda. Nel maggio 2025, un anno dopo, abbiamo fatto un ulteriore sollecito con altra interrogazione, e da allora, per la verità, non abbiamo avuto ancora nessun gesto concreto.
Allora, chiediamo all'attuale Ministro Giuli quale sia lo stato di avanzamento del cronoprogramma per la ristrutturazione dei citati edifici storici, che sono un patrimonio culturale non solo della provincia di Salerno, ma di tutto il Paese.
PRESIDENTE. Il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha facoltà di rispondere.
ALESSANDRO GIULI,. Grazie, Presidente. Grazie agli onorevoli interroganti, perché mi consentono di fare un aggiornamento sulla situazione.
Nel maggio del 2024 il mio predecessore ha dettagliatamente esposto la volontà di portare a compimento quei due finanziamenti di circa 1,5 milioni di euro ciascuno in favore di entrambi i siti culturali, approvati con un decreto ministeriale risalente al 2016 - sottolineo: 2016 - e mai utilizzati. Malgrado il disperato tentativo del mio predecessore di recuperare il tempo perduto, le inadempienze dei precedenti Governi hanno comportato il mancato utilizzo delle risorse. Rispetto a tale quadro il Ministero ha comunque assicurato l'intervento di messa in sicurezza del campanile del duomo di Salerno, per il quale si sta definendo la conclusione delle procedure di affidamento e la consegna delle aree in modo da poter dare avvio ai lavori.
Per quanto riguarda la badia di Cava de' Tirreni è stato possibile reperire 400.000 euro per un intervento di restauro e fruizione del bene, anche in riferimento alla cappella di San Gennaro, per la quale si sta avviando il relativo iter. Inoltre, è stata posta attenzione massima alla biblioteca della badia di Cava, custode di una ricchissima collezione di codici, manoscritti cartacei, incunaboli e pergamene, ritenuti tra le più importanti fonti per lo studio del Medioevo meridionale. Nel gennaio 2025 con decreto ministeriale sono stati approvati interventi in favore della biblioteca per un ammontare superiore a 3,5 milioni di euro per il triennio 2025-2027 - siamo nel campo delle ottime notizie - nell'ambito del Fondo per la tutela del patrimonio culturale per il restauro dei depositi, la digitalizzazione, l'eliminazione di barriere architettoniche e l'adeguamento alle norme antincendio. Inoltre, essa è stata ammessa a un finanziamento di circa 2 milioni di euro a valere sul Programma nazionale cultura 2021-2027 per la realizzazione di interventi impiantistici per l'efficientamento energetico.
Questo dimostra, se mettiamo a confronto il 2016 con l'anno in corso, la diversa sensibilità del Ministero della Cultura per la tutela anche nell'ottica del rinnovamento della fruizione del patrimonio culturale del territorio salernitano che molto ci sta a cuore .
PRESIDENTE. L'onorevole D'Alessio ha facoltà di replicare.
ANTONIO D'ALESSIO(AZ-PER-RE). Grazie. Siamo contenti di ascoltare queste parole e speriamo vivamente che il Ministro Giuli mantenga le promesse e che non si trasformi un po' in uno scaricabarile, perché quando la politica dice parole chiare, come le ha dette il Ministro Sangiuliano e come le sta dicendo lei, deve mantenerle, altrimenti perde credibilità, autorevolezza e questo è uno dei motivi per i quali, poi, la gente si allontana dalla politica.
Oggi ci sta dicendo questo. Ci sono delle comunità, dei territori che aspettano queste ristrutturazioni importanti per motivi artistici, storici, culturali, per la bellezza dei territori, per il valore spirituale, ma anche per le ricadute economiche, quindi, per il recupero di edifici che sono la testimonianza della nostra civiltà. Ora, noi non siamo per fare, come dire, le partite o fare curva Sud o curva Nord. Io dico che, al di là degli steccati ideologici, al di là degli schieramenti, seguiremo la cosa: o daremo atto della sua capacità di portare a termine quanto ha promesso con questo impegno o torneremo qui a chiedere anche a lei conto e ragione. Ma di una cosa deve essere certo, ossia che non ci dimentichiamo. Per ora attendiamo fiduciosi
PRESIDENTE. L'onorevole Amato ha facoltà di illustrare l'interrogazione Orrico ed altri n. 3-02624 di cui è cofirmatario.
GAETANO AMATO(M5S). Grazie, Presidente. Benvenuto, signor Ministro. Sul caso Regeni lei ci ha confessato, insieme alla filiera che guida il Ministero della Cultura, la Sottosegretaria Borgonzoni e il presidente della Commissione cultura, di non sapere nulla di cinema; e già, perché la Commissione che lei ha nominato, su indicazione dei due nominati da me poco fa - quindi, la Sottosegretaria e il presidente -, ha bocciato il progetto Regeni e tutti e tre avete detto: “ma noi non sapevamo niente”, “non sappiamo niente”. Ecco, vede, lei molto probabilmente nemmeno sa che, quando lei si occupava di altro, in Italia le produzioni straniere venivano lo stesso, ma non venivano per i 100 milioni che ci ha messo lei, venivano perché le maestranze italiane sono le migliori al mondo e verrebbero lo stesso, se lei avesse messo quei soldi sul cinema e sul film italiano, facendo lavorare quelle maestranze che avete affamato in 8 anni di governo del cinema della Borgonzoni e in 4 anni di questo Governo. C'è un contratto che è sospeso da 26 anni ed è stato aggiornato fino al 2018. Voi non ci avete messo mano. Mi creda, le maestranze italiane sono le migliori al mondo .
PRESIDENTE. Il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha facoltà di rispondere.
ALESSANDRO GIULI, Grazie, signor Presidente. Grazie all'onorevole Gaetano Amato. Io ero pronto a rispondere al quesito. Non ho ricevuto quesiti, se non un discorso che mi conferma il fatto che il premio Charlot per il cabaret è meritatissimo nel curriculum dell'onorevole Gaetano Amato. Quindi, mi limito semplicemente a rispondere telegraficamente mi faccia parlare… la risposta migliore al quesito - anzi, al non quesito, visto che non ha fatto un quesito, lo ha depositato, ma non lo ha fatto - viene dalle parole degli stessi operatori del settore, con i quali ci stiamo confrontando, i quali, a seguito delle riunioni proficue promosse dal Ministero, a cui hanno preso parte tutte le associazioni di categoria, hanno espresso, apro virgolette - ha presente cosa sono? - “grande favore per il testo del decreto interministeriale che modifica alcune delle disposizioni sul produzione, poiché consente di far fronte in parte al taglio delle risorse complessive”. Chiuse virgolette. Fin qui il quesito che lei non ha fatto, ma che ha depositato.
Ora, invece, se apre il telefonino e guarda le agenzie, può notare che ho appena annunciato la firma di un decreto che destina ulteriori 20 milioni di euro proprio a incremento della dotazione del Fondo per il cinema e l'audiovisivo. Tutti - tutti - per le maestranze, le più importanti maestranze al mondo che lavorano in Italia e che meriterebbero una dialettica più civile e quesiti con delle risposte che io so dare, se mi ponete dei quesiti però, invece di fare comizi . Di questo vi ringrazio, perché sono sicuro che, dopo questo nostro confronto ruvido, perché siamo persone che si dicono le cose come le pensano, possa nascere, magari, anche qualche forma di confronto un po' più nel merito specifico. E io sono pronto ad ascoltarvi tutti .
PRESIDENTE. Come Presidente, mi corre l'obbligo di precisare che i quesiti sono quelli depositati agli atti, al di là di quanto illustrato .
La deputata Orrico ha facoltà di replicare.
ANNA LAURA ORRICO(M5S). Ministro, oggi avremmo voluto sentire da lei altre parole, ovvero che sul cinema, da quando siete al Governo, avete sbagliato tutto, ma proprio tutto . Avete creato confusione, avete disorientato e avete contribuito a innescare la crisi che vede in questo momento il settore con vibranti proteste sia delle imprese che dei lavoratori. Avete provato, sì, a riformare il ma il risultato è stato quello di elargire maggiori fondi alle multinazionali straniere e ostacolare le produzioni indipendenti italiane, quelle sì che dovrebbero essere sostenute dagli investimenti statali.
A proposito di fondi per il cinema, oggi ci dice che avete tagliato del 19 per cento il Fondo cinema che nel 2021 era passato a 750 milioni, quest'anno è a 610 e il prossimo anno a 500 milioni. Avete anche mal gestito i fondi del PNRR, che avrebbero dovuto rendere Cinecittà un grande centro attrattivo per le produzioni innanzitutto italiane e poi mondiali. Invece, Cinecittà è diventato il centro di diversi scandali e anche di molte clientele. In tutto questo le produzioni e i lavoratori sono molto preoccupati, perché tra un mese tutto si potrebbe fermare e a pagarne le spese saranno proprio i lavoratori, le maestranze e i professionisti che attendono non solo salari migliori e dignitosi e tutele contrattuali con il rinnovo del contratto collettivo nazionale. Dovrebbero essere proprio le maestranze e i professionisti del cinema ad attraversare i dei festival del cinema nazionali e internazionali, ammesso che ci siano film italiani, perché film italiani non ne abbiamo visti a Berlino e, purtroppo, non ne vedremo a Cannes. Quindi, ben vengano i 20 milioni dedicati alle maestranze, perché vi siete resi conto dell'errore. Allora, forse, oggi ci sarebbe da chiedere scusa ai lavoratori del cinema e dello spettacolo, fare e allora sì che accoglieremmo con ancora più favore l'annuncio che lei ci ha fatto oggi, non di certo con un bagno di umiltà, che le manca .
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata .
Collega Amato, per favore.
Sospendiamo, a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 16,15. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 105, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. . Care colleghe e cari colleghi, ricorre quest'anno il centenario della scomparsa dell'onorevole Giovanni Amendola, avvenuta il 7 aprile 1926 per le gravi ferite riportate in seguito a una feroce aggressione squadrista. Nato a Napoli il 15 aprile 1882, Amendola fin da giovane coniugò, con aspirazioni accademiche e con un crescente impegno civile, un'attenta riflessione sui mutamenti in atto nell'Italia liberale.
Fu giornalista, docente di filosofia, deputato nel Regno d'Italia per tre legislature, Sottosegretario al Ministero delle Finanze nel secondo Governo Nitti e Ministro delle Colonie nei Governi Facta. Esponente autorevole del liberalismo, difese con fermezza i principi dello Stato di diritto e la centralità del Parlamento contro la deriva illiberale fascista. Amendola fu tra i primi a cogliere con lucidità il carattere totalitario del nascente regime e il pericolo che rappresentava per la legalità istituzionale.
Promosse il Manifesto degli intellettuali antifascisti da pubblicare su , la rivista da lui stesso fondata, affidando la sua redazione a Benedetto Croce. Convinto sostenitore di una riforma dello Stato in senso democratico, individuava in essa l'unica via per superare la profonda crisi politica e sociale che lacerava il Paese. Dopo l'assassinio di Giacomo Matteotti, guidò senza timori l'opposizione costituzionale al fascismo.
Fu il principale animatore e promotore della secessione dei deputati aventiniani in segno di protesta contro il progressivo smantellamento delle libertà civili e politiche imposto da Mussolini. Per questo diventò in breve tempo uno dei principali bersagli della violenta repressione, fino al tragico epilogo. Lasciò la moglie e quattro figli. L'Italia repubblicana deve molto al coraggio di uomini come Giovanni Amendola, che hanno sacrificato la propria vita per consegnarci una società libera e democratica.
La sua testimonianza ci ricorda che i diritti e le libertà di cui godiamo oggi sono una conquista preziosa e mai scontata. Spetta a ciascuno di noi difenderli e custodirli ogni giorno, soprattutto a beneficio delle future generazioni. Invito ora l'Assemblea a osservare un minuto di silenzio .
Ha chiesto di parlare l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Nella notte tra il 20 e il 21 luglio del 1925, a Montecatini Terme, i fascisti attirarono in un agguato Giovanni Amendola. “Vigliacco, ora ti si dà noi una lezione”, gli gridarono gli aggressori. Una quindicina di fascisti, armati di bastoni, colpirono ripetutamente il deputato. Ferito, verrà portato in ospedale. Amendola, seppur di robusta fibra, non si riprenderà e spirerà a Cannes, in Francia, dove si era rifugiato il 7 aprile del 1926. Aveva 43 anni.
Anche Amendola, così, seguì la stessa sorte di Piero Gobetti, anche lui bastonato in Italia e morto per le ferite in Francia. Come per Matteotti, non ci sarà giustizia e i colpevoli la faranno franca. Commemorare Amendola significa, in primo luogo ricordare, che cosa è stato il fascismo, la sua natura violenta e autoritaria. Altro che “Mussolini ha fatto anche cose buone”. Giovanni Amendola nacque a Napoli il 15 aprile del 1882. Fu tante cose: giornalista di razza, studioso di filosofia, meridionalista, docente universitario, massone risorgimentale, liberale, Sottosegretario e Ministro, e soprattutto un intransigente avversario del fascismo.
Sposa nel 1907 Eva Kühn, nata in Lituania. Dalla loro unione sarebbero nati Giorgio nel 1907, Ada nel 1910, Antonio nel 1916 e Pietro nel 1918. Amendola, interventista democratico, esce dalla Prima guerra mondiale persuaso che sia necessaria una svolta in senso democratico, senza cadere, però, nel tranello di avventure rivoluzionarie sulla scia di quella russa. Il 16 novembre del 1919 Amendola entra in Parlamento, eletto nella circoscrizione di Salerno, nella lista del Partito Liberale Democratico, vicino a Nitti, Giolitti e Salandra, con oltre 11.000 preferenze. Sarà riconfermato nel maggio del 1921 e nell'aprile del 1924, con oltre 22.000 preferenze in tutta la Campania, in una lista di opposizione costituzionale.
Nel 1924 è così a capo di un piccolo gruppo di opposizione di 14 eletti in sole 5 regioni. Condurrà una battaglia senza quartiere sia in Parlamento, sia dalle colonne de , il quotidiano da lui cofondato nel 1922. Non si farà intimidire, nonostante il 26 dicembre del 1923 fosse stato bastonato dai fascisti. Darà vita all'Unione Nazionale nel novembre 1924, a cui aderiranno figure importanti e intellettuali dell'epoca, tra cui Calamandrei e Rossi. Sarà tra i promotori dell'Aventino, come ha ricordato il Presidente. E credo che in questa sede, forse, dovremmo provare anche a riflettere meglio su quell'esperienza, che oggi giudichiamo, in maniera retrospettiva, in modo negativo.
Credo che la scelta legalitaria che fecero Amendola e Turati, i dell'Aventino, fosse una scelta giusta, in piena coerenza con quella di Giacomo Matteotti: non rispondere alla violenza con la violenza. Mancò all'Aventino il ponte, mancò all'Aventino la capacità del re di comprendere la gravità e di scegliere di stare dalla parte della legalità e non del fascismo. Concludo, signor Presidente. Amendola scrisse una lettera a Filippo Turati nel dicembre del 1925, a pochi giorni dalla scomparsa di Anna Kuliscioff: “I figli e i nipoti benediranno la memoria di coloro che non disperarono e che nel folto della notte più buia testimoniarono per l'esistenza del sole”.
Se oggi viviamo nel sole della democrazia repubblicana, lo dobbiamo a uomini come Giovanni Amendola, a cui oggi doverosamente abbiamo reso omaggio .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Schiano di Visconti. Ne ha facoltà.
MICHELE SCHIANO DI VISCONTI(FDI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, la Camera dei deputati ricorda oggi Giovanni Amendola, nato a Napoli nel 1882, protagonista della cultura politica liberale del primo Novecento e figura di primo piano nella vita parlamentare italiana.
Giornalista, intellettuale e uomo delle istituzioni, Amendola interpretò la politica come esercizio rigoroso di responsabilità pubblica e come servizio alla collettività. La sua formazione si intreccia con la grande stagione del pensiero liberale europeo e con una visione della libertà intesa non come affermazione astratta, ma come equilibrio concreto tra autonomia dell'individuo e forza delle istituzioni.
Egli fu convinto sostenitore del ruolo del Parlamento quale sede naturale della rappresentanza e del confronto tra posizioni diverse e dedicò la propria attività pubblica alla difesa di questa centralità, in anni di profonde trasformazioni della vita politica italiana. Eletto deputato nel 1919, nel collegio di Salerno, Amendola mantenne sempre un legame forte con la propria terra d'origine, inserendo la sua azione in una prospettiva nazionale ampia, attenta ai processi di modernizzazione dello Stato e alla qualità della sua classe dirigente. Ricordarlo oggi significa riaffermare il valore permanente della tradizione parlamentare italiana e la centralità delle istituzioni democratiche come luogo di composizione del conflitto politico. La sua figura resta legata a una lezione essenziale: la forza dello Stato democratico risiede nella capacità delle sue istituzioni di garantire libertà, rappresentanza e rispetto reciproco.
Nel suo ricordo, la Camera rinnova l'impegno a custodire questi principi come fondamento della vita repubblicana
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Maffioli. Ne ha facoltà.
MANUELA MAFFIOLI(LEGA). Presidente, onorevoli colleghi, celebrare gli anniversari, affrancandoli dalla retorica e scongiurando operazioni di maniera, consente importanti occasioni di riflessione, anzi di coscienza e di condivisione.
Per questo è importante ricordare oggi i 100 anni della scomparsa di Giovanni Amendola. Politico e giornalista - a lui, ricordo - è intitolato l'INPGI, l'Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani. Appassionato e studioso di filosofia, che proprio in quest'Aula ha svolto gran parte della sua attività, difendendone l'estrema importanza, e che, peraltro, ci troviamo a ricordare oggi, proprio in quello che sarebbe stato il giorno del suo compleanno.
Nasce infatti a Napoli, il 15 aprile 1882, e cresce poi a Firenze e a Roma, dove si sostanzia la sua formazione. La passione politica si manifesta presto e, a 15 anni, si iscrive alla gioventù socialista. Sarà deputato del Regno d'Italia dal 1919 al 1926, nelle fila di Democrazia Liberale, e nel 1922 Ministro delle colonie.
Parallelamente nutre anche l'altra grande passione, quella per il giornalismo: collaborerà a numerose testate - era quel periodo del Novecento di grande fervore editoriale - da a , a , da a , da al , della cui redazione romana diventerà poi il responsabile.
Figura di intellettuale liberale, in dialogo con Giovanni Papini e Giuseppe Prezzolini, coerente e coraggioso, capace di dire “no” anche a costo della vita: “no” allo scioglimento, imposto in tutta Italia, di molte sedi socialiste, pagando con l'arresto l'opposizione alla chiusura della sede romana; “no” al Governo Mussolini, insediatosi a seguito della marcia su Roma, per i limiti che aveva imposto al Parlamento, tanto da dare in seguito vita alla cosiddetta secessione dell'Aventino, in cui coalizza le opposizioni socialista, cattolica e liberale astenendosi dal proseguire i lavori parlamentari; “no” alle forze estreme, nell'affermazione dell'esistenza di quelle democratiche. Dittatura fascista e dittatura comunista, dichiara, sono entrambe oppressione della maggioranza, sono negazione della sovranità popolare, nei nostri confronti, quindi, sono allo stesso piano.
A causa delle sue posizioni critiche verso il regime, subisce frequenti intimidazioni e aggressioni per mano di squadre fasciste violente, che sfociano nell'aggressione del 1923 a Roma, quando viene bastonato e ferito alla testa. Nel 1925 è di nuovo pesantemente aggredito a bastonate e riporta ferite e conseguenze che, nel volgere di alcuni mesi, ne causano la morte, avvenuta in Francia, dove si era ritirato.
Un'esistenza di testimonianza, la sua, di affermazione di principi e valori, di lotta estrema per la libertà di pensiero, di parola, di azione, che induce a guardare alla sua figura come esempio, non fosse altro che per la strenua difesa delle prerogative del Parlamento, istituzione rappresentativa democratica. Emblematico è il suo epitaffio: “Qui vive Giovanni Amendola, aspettando”.
Che i suoi insegnamenti siano di esempio per tutti, soprattutto per i giovani, affinché valori come il rispetto e il confronto pacifico, nel pieno esercizio della democrazia, possano sempre prevalere su ogni assolutismo e su ogni forma di sopruso, senza che altri debbano, in futuro, ancora aspettare
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Orsini. Ne ha facoltà.
ANDREA ORSINI(FI-PPE). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, Giovanni Amendola fu certamente una vittima, anzi un martire della violenza fascista, della violenza più vile di un'intera squadraccia contro un uomo solo e indifeso. Questo non dobbiamo mai dimenticarlo certamente, ma ridurre il ricordo di Amendola alla figura di una vittima sarebbe riduttivo e irrispettoso nei suoi confronti: fu un'antifascista intransigente senza dubbio, ma questa definizione non basta in nessun modo a definirlo.
Fu, prima di tutto, uno dei più grandi intellettuali della sua epoca, uno dei più aperti alla cultura europea, tedesca in particolare, impegnato - per così dire - a muovere le acque nello stagno un po' provinciale della cultura italiana dell'epoca. Ma Amendola fu soprattutto un grande liberale: un liberale concreto, pragmatico, ma ispirato da una profonda, assoluta fede nella libertà.
Il pragmatismo, nel nome del quale difendeva la classe dirigente liberale pur immaginandone lo svecchiamento, lo portò a cercare la collaborazione, nella fragile democrazia del dopoguerra, con i cattolici e anche con il socialismo riformista, ma la sua fede nella libertà lo portò ad essere nemico irriducibile degli opposti totalitarismi, quello fascista e quello comunista. Lo riassume bene un grande storico come Giampiero Carocci: Amendola - scrive Carocci - considerava le istanze rivoluzionarie socialiste e il sovversivismo fascista come nemici identici dello Stato liberale e del regime parlamentare.
Per contribuire a tenere insieme la classe dirigente liberale, della quale pur conosceva i limiti, Amendola partecipò come Ministro delle Colonie ai due deboli Governi Facta e fu poi profondamente ostile alla marcia su Roma, abbandonando ben presto qualunque illusione sulla costituzionalizzazione del primo fascismo, una volta salito al Governo.
Per questo fu protagonista di una delle pagine più alte e più nobili della storia di questo Parlamento: la secessione dell'Aventino. Fu una sconfitta l'Aventino, ma fu l'ultimo grido di libertà di questa Camera, per protestare - come dice la targa affissa nella nostra Sala della Lupa - contro la violenza fascista e per esaltare i valori di un libero e democratico Parlamento. Non per caso rimasero in Aula, non parteciparono alla secessione, oltre naturalmente ai fascisti, solo i deputati del Partito comunista.
Anche per questo suo ruolo, intendiamo rendere omaggio a Giovanni Amendola: liberale intransigente, intellettuale raffinato, nemico dei totalitarismi, campione di coraggio civico e di libertà. Per noi, un maestro e un modello che ci sforziamo ogni giorno di imitare
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Caso. Ne ha facoltà.
ANTONIO CASO(M5S). Grazie, Presidente. Ricordare oggi Giovanni Amendola, a cento anni dalla sua morte, significa rendere omaggio ad una delle figure più alte e più coraggiose della storia politica del nostro Paese.
Intellettuale raffinato, giornalista autorevole, deputato, Ministro, ma soprattutto ferreo oppositore del fascismo. Amendola fu tra i primi a cogliere, con particolare lucidità, il pericolo rappresentato dal regime fascista e la minaccia che questo poneva alla libertà, al Parlamento, allo Stato di diritto. “Il fascismo ha le pretese di una religione, le supreme ambizioni e le inumane intransigenze di una crociata”, scriveva, schierandosi decisamente contro il Governo Mussolini. Non scelse il silenzio, non cercò compromessi, non arretrò di fronte alla violenza politica. Si oppose con fermezza al fascismo e, purtroppo, ne subì la violenza brutale. Le diverse aggressioni fasciste, di cui fu vittima, ne segnarono tragicamente il destino fino a condurlo alla morte. E dopo il delitto Matteotti, Amendola fu tra i promotori dell'Aventino e si batté, con tutte le sue forze, per scuotere le coscienze e chiamare il Paese a una reazione morale e politica contro il Governo Mussolini. Con determinazione difese fino in fondo la libertà, il valore sacro delle istituzioni rappresentative e la sovranità popolare.
Per questo il ricordo di Giovanni Amendola non appartiene solo al passato, ma richiama, ancora oggi, il valore della nostra democrazia, soprattutto in un periodo storico, quello attuale, che vede anche le grandi democrazie scivolare pian piano, anzi, purtroppo, velocemente verso l'autoritarismo.
E allora è per me un onore enorme ricordarlo oggi in quest'Aula, proprio oggi all'indomani della sospensione che io e altri colleghi abbiamo subito per aver contrastato l'ingresso di neofascisti e neonazisti in questo Parlamento : nulla, Giovanni, rispetto alle tue azioni, ma Giovanni, noi continuiamo a resistere; continuiamo a resistere dentro e fuori da queste Aule. Viva l'Italia antifascista, ora e sempre !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole D'Alessio. Ne ha facoltà.
ANTONIO D'ALESSIO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Oggi, in occasione del centenario della morte, rendiamo omaggio a Giovanni Amendola, figura eminente della storia italiana, simbolo del coraggio civile, rigore morale e della fedeltà incrollabile ai principi di libertà, figura simbolo della resistenza morale e politica contro la dittatura.
Mi piace ricordare il suo legame fortissimo con la mia città, Salerno, che a lui ha dedicato una delle piazze più importanti della città e un'imponente statua. Amendola fu uomo di pensiero e di azione. Giornalista, filosofo e politico, seppe interpretare con lucidità uno dei momenti più difficili della nostra storia nazionale, quello dell'ascesa del fascismo. In un tempo in cui molti scelsero il silenzio, il compromesso, l'opportunismo, egli alzò la voce con fermezza, denunciando senza esitazioni la deriva autoritaria che minacciava le istituzioni democratiche. La sua opposizione non fu mai dettata da spirito di parte, ma da una visione alta dello Stato e della dignità umana. Amendola credeva profondamente in un'Italia libera, pluralista, capace di coniugare ordine e giustizia, autorità e diritti.
Per queste convinzioni pagò un prezzo altissimo. Le violenze subite, culminate nelle aggressioni che segnarono tragicamente la sua salute, testimoniano quanto fosse pericoloso, in quegli anni, difendere la libertà. Eppure, anche di fronte alla brutalità e all'ingiustizia, Amendola non rinunciò mai ai suoi ideali. Rispose alla violenza con la forza delle idee, con la coerenza del suo esempio, con la dignità del suo impegno pubblico. In questo risiede la grandezza della sua figura: nell'aver incarnato un modello di responsabilità politica fondato sulla coscienza, sul rispetto delle istituzioni e sul primato della legge. Ricordare oggi Giovanni Amendola non significa soltanto rendere omaggio a un uomo del passato, significa interrogarci sul presente e sul futuro della nostra democrazia; significa riaffermare il valore del dissenso, quando è guidato da principi e non da interessi, il valore del coraggio, quando difende il bene comune, il valore della memoria, quando ci aiuta a non smarrire la strada. In un'epoca come la nostra, segnata da nuove sfide e da profonde trasformazioni, l'eredità morale di Amendola ci invita a non abbassare mai la guardia di fronte a ogni forma di intolleranza, di sopraffazione, di svilimento delle istituzioni. Ci ricorda che la libertà non è mai acquisita una volta per tutte, ma va custodita e rinnovata ogni giorno attraverso l'impegno di ciascuno .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Cento anni fa moriva Giovanni Amendola, come è stato detto, anche lui vittima della violenza squadrista e fascista. Uomo politico, giornalista, docente di filosofia, fu un liberaldemocratico e uno dei più convinti oppositori di Mussolini. La politica era la sua vera passione, come è stato detto. Abbandonata l'accademia e la docenza, fu eletto alla Camera prima nel 1919, poi nel 1921. Nel 1922, da Ministro dell'Economia del Governo Facta, assistette con angoscia alla Marcia su Roma. Amendola fu tra coloro che chiesero al re di proclamare lo stato d'assedio, di fermare, appunto, le camicie nere. Sulle pagine de da lui fondato, espresse tutta la sua preoccupazione su Mussolini e il partito fascista. Del Governo Mussolini divenne oppositore di punta, difendendo il ruolo del Parlamento. Respinse ogni ipotesi di compromesso con il fascismo, avanzata da esponenti del mondo liberale, come Giolitti e Salandra. Per questo, cominciò a subire intimidazioni e aggressioni squadriste. Il suo calvario iniziò il 26 dicembre 1923 a Roma: fu preso a bastonate e ferito alla testa da quattro uomini. Dopo il delitto Matteotti, Amendola scrisse su che il Parlamento aveva alle porte la milizia e l'illegalismo. “Altre albe, future albe, solo con il credo”.
Giovanni Amendola contribuì a compattare l'opposizione socialista, cattolica e liberale nella secessione dell'Aventino e, insieme a Turati, portò avanti la linea dell'opposizione non violenta al Governo. Ma il Governo fascista non si fermò. Amendola propose a Benedetto Croce l'appello degli intellettuali anti-regime, ma il Governo fascista restò in piedi e spazzò via ogni residuo di democrazia. L'ultima aggressione di gruppo avvenne a luglio del 1925, vicino a Montecatini, e Amendola non ebbe scampo. Come Gobetti, si rifugiò in Francia e morì l'anno dopo per i postumi traumatici.
Oggi ricordiamo il suo sacrificio, il suo coraggio, il suo messaggio antifascista e la disciplina e l'onore con cui ricoprì la carica di deputato. Ricordiamo la sua strenua difesa di questo luogo. Tutti e tutte noi dobbiamo essere impegnati ogni giorno a onorare e difendere l'Aula in cui ci sediamo. Per questo lo ricordiamo. Il fascismo è un crimine, non un'opinione, e per questo consentiteci di dire che non ci vergogniamo a dire che chi si dichiara fascista non dovrebbe entrare in quest'Aula .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, signor Presidente. Ricordare Giovanni Amendola nel centenario della sua morte significa rendere omaggio a una figura di grande rilievo per la storia di questo Paese. Amendola fu innanzitutto tante, tantissime cose. Fu, in primo luogo, un giornalista, collaborando, nei primi anni del Novecento, come hanno ricordato molti, con molte riviste e pubblicando scritti filosofici, materia in cui si laureò e che per un breve periodo insegnò, salvo poi rinunciarvi per entrare definitivamente in politica e proseguire la sua produzione pubblicistica dalle pagine de .
Nel 1911 fu eletto per la prima volta nelle liste della Democrazia Liberale con posizioni vicine, come ricordato, a quelle di Nitti, con cui più tardi fonderà un nuovo partito - il Partito Democratico italiano - a seguito della frammentazione del suo gruppo parlamentare. Nello stesso tempo, fu tra i fondatori del quotidiano su cui, dal 1920 in poi, iniziò a manifestare apertamente la sua ferma opposizione al fascismo nascente, di cui Amendola aveva colto da subito i tratti antidemocratici e totalitari. Fu proprio lui a usare per primo questo termine, perché comprese, prima di altri, che il regime non voleva solo il potere, ma il controllo assoluto sulle coscienze.
Capì che il fascismo mirava a farsi religione pretendendo l'aderenza fideistica e inquinando in tal modo la libertà del pensiero individuale e collettivo. Amendola fu un liberaldemocratico avverso anche al comunismo, che finiva, a suo dire, per compiere metodologicamente i medesimi errori del fascismo, sposando la dittatura di Lenin e dunque utilizzando quegli stessi strumenti estremi, aderendo a dogmi inscalfibili, ponendosi analogamente alle estremità della dinamica democratica, attraverso un sistema di oppressione della maggioranza. Ma fu soprattutto la sua pervicace avversione al fascismo, pagata - come ricordato - con la vita nel 1926, a seguito di un'ultima tra diverse aggressioni squadriste, che lo debilitarono definitivamente, a fare di Amendola un martire del regime e un testimone di primo piano della deriva autoritaria.
Fu lui a proporre a Benedetto Croce la redazione del , in contrapposizione a quello di Giovanni Gentile e fu lui a guidare, come ricordato, la celebre secessione dell'Aventino, a seguito del delitto Matteotti. Un'iniziativa non violenta che nella mancata partecipazione ai lavori parlamentari voleva stigmatizzare l'ormai inutile funzione del Parlamento di fronte alla violenza istituzionalizzata. Nonostante l'identità liberale e moderata di tutta la sua vita politica, Amendola fu vittima del regime, a dimostrazione che per il fascismo non vi fosse alcuna differenza tra chi tuonava dai banchi, accusando apertamente il Duce, e chi per il solo fatto di possedere un'etica e una morale ne rifiutava ogni possibile contiguità, perché mai avrebbe potuto scendere a patti con la propria coscienza.
Come racconta in un bel libro suo figlio, Giorgio Amendola, figura di primo piano del Partito Comunista Italiano, Giovanni Amendola fu per lui modello di vita e ispirazione di integrità morale e politica, nonché motore per la permanente battaglia contro tutti i fascismi. E sono esattamente queste caratteristiche così forti e ancora così vive nella memoria storica che nel centenario della sua scomparsa vogliamo e dobbiamo ricordare .
PRESIDENTE. Sospendiamo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 17 per l'esame del disegno di legge n. 2823-A, recante interventi urgenti per fronteggiare l'emergenza provocata dagli eccezionali eventi meteorologici. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2823-A: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 febbraio 2026, n. 25, recante interventi urgenti per fronteggiare l'emergenza provocata dagli eccezionali eventi meteorologici che, a partire dal giorno 18 gennaio 2026, hanno colpito il territorio della regione Calabria, della regione autonoma della Sardegna e della Regione siciliana, nonché ulteriori misure urgenti per fronteggiare la frana di Niscemi e di protezione civile.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
La VIII Commissione (Ambiente) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire il relatore, deputato Gianni Lampis.
GIANNI LAMPIS, . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, il decreto-legge all'esame dell'Assemblea reca misure urgenti per fronteggiare l'emergenza provocata dagli eccezionali eventi meteorologici che, a partire dal giorno 18 gennaio 2026, hanno colpito i territori della regione Sardegna, della Calabria e della Regione siciliana, e che hanno determinato una situazione di grave pericolo per l'incolumità delle famiglie, per le attività economiche e produttive, nonché per le infrastrutture e i servizi pubblici. Il provvedimento contiene, inoltre, una serie di misure urgenti in materia di protezione civile per fronteggiare la frana di Niscemi.
La Commissione ambiente ha svolto un esame approfondito del provvedimento, svolgendo una serie di audizioni e, nel corso dell'esame in sede referente, sono state approvate alcune modifiche al contenuto del provvedimento, attraverso l'approvazione di emendamenti sottoscritti da gruppi di maggioranza e di opposizione. Desidero quindi ringraziare tutti i gruppi parlamentari e i relativi componenti della Commissione per il clima costruttivo che ha contraddistinto i lavori della Commissione stessa.
Passando ad illustrare i contenuti del provvedimento, ricordo che un primo gruppo di articoli contiene gli interventi urgenti nei territori colpiti delle regioni che ho citato precedentemente ovvero Sardegna, Sicilia e Calabria. In particolare, l'articolo 1 reca uno stanziamento di 165 milioni di euro per il biennio 2026-2027, al fine di fronteggiare i danni occorsi al patrimonio privato e alle attività economiche e produttive nei territori interessati dai predetti eventi meteorologici.
L'articolo 2 prevede la sospensione dei termini per i versamenti, anche tributari e contributivi, in favore dei soggetti residenti o aventi sede legale od operativa nei comuni colpiti, i cui immobili risultino danneggiati e sgomberati per inagibilità. Nel corso dell'esame in sede referente è stato precisato che la suddetta sospensione si applica anche ai pagamenti dei canoni relativi ai contratti di locazione finanziaria aventi ad oggetto edifici distrutti o inagibili, nonché beni mobili e immobili strumentali all'attività economica.
Gli articoli 3 e 4 mirano a favorire il risanamento delle infrastrutture e degli impianti danneggiati dagli eventi meteorologici verificatisi a partire dal 18 gennaio 2026. A tal fine, dispongono la sospensione dell'applicazione dei limiti di emissione degli scarichi idrici previsti dal Testo unico ambientale, nonché la sospensione delle prescrizioni delle autorizzazioni ambientali incompatibili con lo stato dei luoghi o inapplicabili per cause di forza maggiore connesse ai medesimi eventi.
Gli articoli 5 e 6 introducono misure urgenti di sostegno economico per i lavoratori colpiti dai richiamati eventi meteorologici.
L'articolo 7 prevede indennizzi alle imprese esportatrici e alle relative filiere localizzate nei territori dei comuni interessati.
L'articolo 8 reca misure di sospensione di termini, anche relativi a versamenti tributari, in favore delle società e delle imprese che, alla data del 18 gennaio 2026, avevano sede legale, operativa o unità locali nei territori dei comuni interessati dai richiamati eventi meteorologici. E in sede referente è stato precisato che, tra i soggetti interessati, rientrano espressamente anche i lavoratori autonomi e i liberi professionisti.
L'articolo 9 reca misure di sostegno in favore delle imprese agricole, della pesca e dell'acquacoltura. Nel corso dell'esame in sede referente, è stato inoltre specificato che la liquidazione e l'erogazione degli indennizzi da parte dell'Agenzia per le erogazioni in agricoltura possa avvenire anche in deroga alle procedure ordinarie, al fine di assicurare la tempestività nell'erogazione degli interventi.
L'articolo 10 introduce misure volte al rilancio del settore turistico.
L'articolo 11 reca disposizioni volte al potenziamento della capacità amministrativa delle strutture responsabili della gestione dell'emergenza causata dai predetti eventi, autorizzando, per il triennio 2026-2028, le regioni interessate e il Dipartimento della protezione civile ad assumere personale a tempo determinato.
L'articolo 12 autorizza le regioni Sardegna, Sicilia e Calabria a potenziare le proprie strutture di protezione civile attraverso l'assunzione di personale non dirigenziale a tempo determinato o con altre forme di lavoro flessibile e a conferire incarichi. Le modifiche, introdotte anche in sede referente, estendono l'ambito di operatività di tali disposizioni anche ai comuni interessati dagli eventi meteorologici verificatisi a partire dal 18 gennaio 2026, per i quali è stato dichiarato lo stato di emergenza con la predetta delibera del Consiglio dei ministri, nonché stabiliscono, al comma 1, lettera del medesimo comma, che le assunzioni di personale non dirigenziale ivi previste possono essere effettuate per la copertura dei posti vacanti delle strutture dei comuni interessati nel limite di 3 unità per comuni, unioni dei comuni o forme associate con popolazione superiore a 10.000 abitanti e di un'unità per i restanti comuni, unioni o forme associate degli stessi.
L'articolo 13 reca proroghe di termini in favore degli enti locali dei territori richiamati.
L'articolo 14 reca misure volte al mantenimento dell'occupazione e della capacità produttiva di queste aree colpite dal maltempo.
Il decreto contiene, poi, ulteriori misure urgenti per fronteggiare la frana di Niscemi. L'articolo 15 nomina il Capo del Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri quale Commissario straordinario per l'area di Niscemi, con il compito di assicurare la celere realizzazione delle opere e degli interventi volti all'incremento della sicurezza e della resilienza nel territorio comunale.
L'articolo 16 dispone in materia di contributi per la delocalizzazione, prevedendo che il Commissario straordinario possa concedere contributi ai titolari di immobili distrutti o danneggiati e demoliti o da demolire.
L'articolo 16- introdotto in sede referente, autorizza specifici stanziamenti in favore del comune e della città metropolitana di Reggio Calabria per interventi di prevenzione, consolidamento e messa in sicurezza del territorio del litorale.
Il decreto, inoltre, reca ulteriori misure urgenti di protezione civile agli articoli 17 e 18.
L'articolo 18ha introdotto, in sede referente, la modifica alla legge quadro in materia di ricostruzione -calamità, al fine di ampliare il novero delle amministrazioni pubbliche da cui poter attingere il personale da attribuire al Dipartimento Casa Italia della Presidenza del Consiglio dei ministri.
L'articolo 19 è stato anch'esso modificato in sede referente. Le modifiche apportate ampliano le tipologie di eventi rilevanti, precisano i requisiti di accesso al ruolo e prevedono, per talune tipologie di danno, l'acquisizione di una relazione geologica, redatta da un professionista abilitato.
L'articolo 20 reca disposizioni volte a definire l'assetto operativo di un sistema di allarme pubblico mediante applicazione mobile, con particolare riferimento al rischio da precipitazioni intense.
L'articolo 20, introdotto in sede referente, estende anche ai territori dell'Emilia-Romagna interessati dagli eventi alluvionali di settembre-ottobre 2024 la disciplina dei finanziamenti agevolati per la ricostruzione privata, introdotta per i territori della stessa Emilia-Romagna, Toscana e Marche interessati dagli eventi alluvionali del maggio 2023.
L'articolo 21 modifica la disciplina della ricostruzione privata e, nel corso dell'esame in sede referente, è stato precisato l'ambito di applicazione delle facoltà assunzionali previste dall'articolo 20- del decreto-legge 1° giugno 2023, n. 61, al fine di comprendere anche i territori degli enti locali interessati delle tre regioni succitate ovvero Emilia-Romagna, Toscana e Marche, anche se non indicate nelle delibere del Consiglio dei ministri che hanno dichiarato lo stato di emergenza.
L'articolo 22 introduce ulteriori misure di sostegno al lavoro in agricoltura con riferimento agli eventi alluvionali verificatisi a partire dal 1° maggio 2023.
L'articolo 23, invece, reca disposizioni finali di coordinamento.
Nel corso dell'esame in sede referente sono state introdotte, tra l'altro, deroghe agli obblighi di assicurazione contro i rischi catastrofali che prevedono che i contributi pubblici, previsti dal decreto in esame, possano essere assegnati ad alcuni beneficiari, tra cui le microimprese e le piccole imprese danneggiate dagli eventi meteorologici verificatisi a partire dal 18 gennaio 2026, anche nel caso in cui tali imprese non abbiano adempiuto all'obbligo di assicurazione contro detti rischi.
L'articolo 24 reca, infine, copertura finanziaria degli oneri derivanti dall'attuazione del decreto.
In conclusione, segnalo che le Commissioni competenti in sede consultiva ed il Comitato per la legislazione hanno espresso parere favorevole sul provvedimento, mentre la Commissione bilancio ha espresso un parere favorevole con due condizioni, che sono state recepite con emendamenti dal relatore
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire la rappresentante del Governo, Sottosegretaria Castiello, che vi rinunzia.
È iscritta a parlare la deputata Angela Raffa. Ne ha facoltà.
ANGELA RAFFA(M5S). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, intervengo oggi su un decreto che dovrebbe rappresentare la risposta dello Stato a uno degli eventi più drammatici che ha colpito il Mezzogiorno negli ultimi anni: il ciclone Harry e la frana di Niscemi. Invece, ci troviamo davanti a un testo che, per come è scritto e per come è finanziato, somiglia molto di più a un insulto che a un atto di giustizia verso le comunità di Sicilia, Calabria e Sardegna.
Parlo da deputata del MoVimento 5 Stelle e come cittadina di Messina, una città che porta ancora, sulla pelle, le cicatrici profonde dell'alluvione di Giampilieri e Scaletta Zanclea del 2009. Sappiamo cosa significa vedere il fango che entra nelle case, sentire il rumore della montagna che scivola via, contare i propri morti nel silenzio di uno Stato che, spesso, si ricorda di noi solo quando è troppo tardi.
Parlo da figlia di un territorio a cui questo Governo chiede di rassegnarsi a vivere tra il fango e le frane, mentre si trovano miliardi per opere faraoniche, calate dall'alto, a partire dal ponte sullo Stretto.
Il ciclone Harry ha iniziato a colpire il Sud Italia a partire dal 18 gennaio 2026, con piogge eccezionali, venti di tempesta e mareggiate con onde alte quanto palazzi di 4 piani. Le regioni più colpite - Sicilia, Calabria e Sardegna - hanno visto devastati litorali, infrastrutture, aziende agricole, impianti di acquacoltura, attività turistiche, per complessivi danni stimati intorno ai 2,5 miliardi di euro, di cui fino a 2 miliardi solo in Sicilia. Parliamo di oltre 600 comuni coinvolti, interi tratti di costa cancellati, di famiglie che hanno visto, in poche ore, svanire casa, lavoro e stagione turistica. La stessa Protezione civile regionale siciliana ha quantificato, inizialmente, 741 milioni di euro di danni solo alle infrastrutture pubbliche, cifra che non include il crollo dei redditi, i danni al turismo, alla pesca e all'agricoltura.
Poi, c'è Niscemi: il simbolo di tutto ciò che in questo Paese non funziona nella prevenzione del dissesto idrogeologico. Lì non abbiamo assistito a una tragedia imprevedibile, ma alla riattivazione di una grande frana storica, nota almeno dal 1790 e classificata, da anni, a pericolosità e rischio molto elevato, con un fronte di circa 4 chilometri, sprofondamenti fino a 55 metri e oltre 1.600 persone costrette a lasciare le proprie case. Quella frana non nasce nel 2026, ma era già esplosa nel 1997, con il crollo della Chiesa delle Sante Croci e stanziamenti miliardari, in lire, che non si sono mai tradotti in opere strutturali adeguate.
Nel frattempo, per decenni, un sistema fognario inadeguato ha continuato a infiltrare acque e liquami nelle argille del versante, trasformandolo in un piano di scorrimento perfetto per far muovere i terreni sovrastanti, mentre Niscemi era sotto procedura di infrazione UE per fognatura e depurazione dal 2004.
La relazione dell'Autorità di bacino del 2022 indicava già chiaramente il ruolo decisivo delle fognature nel dissesto, ma quegli allarmi sono stati sostanzialmente ignorati.
Oggi geologi incaricati dalla Protezione civile ci dicono che quel versante non può essere stabilizzato con opere puntuali e che l'unica strada seria è la gestione del rischio basata su conoscenza, monitoraggio e delocalizzazione programmata. Questo è il contesto reale entro cui andrebbe letto il decreto Maltempo che oggi discutiamo: non un temporale passeggero, ma un collasso annunciato di un sistema di prevenzione assente, di infrastrutture fragili, di decisioni rimandate per anni.
Il decreto-legge 27 febbraio 2026, n. 25, è un provvedimento che, nelle intenzioni dichiarate dal Governo, dovrebbe fronteggiare l'emergenza, ma la realtà, colleghi, è racchiusa nei numeri e nei tecnicismi di questo testo. Questo non è un decreto di soccorso, ma è un'elemosina istituzionale, è un manifesto di disinteresse che offende il Mezzogiorno. Il testo che ci presentate dichiara di voler indennizzare popolazioni e imprese colpite in Sicilia, Calabria e Sardegna, ma andiamo a leggere cosa avete scritto.
L'articolo 1 stanzia 90 milioni di euro per il 2026 e 25 milioni di euro per il 2027, più un'integrazione di 50 milioni di euro per il 2027 a valere su un altro fondo. Parliamo, in totale, di 165 milioni di euro a fronte di danni stimati intorno ai 2,5 miliardi di euro: meno del 7 per cento del fabbisogno complessivo.
È una quota ancora più ridicola se guardiamo soltanto alla Sicilia. Nella prima fase emergenziale, il Governo ha attinto al Fondo per le emergenze nazionali, mettendo sul tavolo 100 milioni di euro da ripartire in parti uguali tra Sicilia, Calabria e Sardegna. Circa 33,3 milioni di euro a ciascuna. Così, a una regione che da sola registra danni fra 1,5 e 2 miliardi di euro lo Stato ha risposto con una cifra che non basterebbe nemmeno a ripristinare la viabilità provinciale essenziale e qualche opera pubblica primaria. Questa non è una strategia di ricostruzione: questa è una presa in giro istituzionale ! Questo Parlamento non può raccontare ai cittadini che con questi numeri si indennizzano famiglie ed imprese, perché lo sappiamo tutti che non è vero.
E all'articolo 2 parlate di sospensione dei termini tributari. Ma quale sospensione? Di quale sospensione state parlando? Avete previsto un rinvio al 10 ottobre 2026 in un'unica soluzione. Ora, immaginate un piccolo commerciante di Scaletta Zanclea o di Santa Teresa di Riva che ha perso il magazzino, ha perso le attrezzature. Come potrà onorare questo debito fiscale tra pochi mesi senza una rateizzazione seria? È un imbuto fiscale che condanna le nostre piccole e medie imprese al fallimento o, peggio, all'usura.
Presidente, qui non siamo di fronte alla mancanza di risorse, ma siamo di fronte a una scelta precisa, politica, discriminatoria. Dobbiamo avere il coraggio di fare un confronto che scotta: nel 2023, per l'alluvione in Emilia-Romagna, lo Stato è intervenuto con 2 miliardi di euro iniziali prelevati dal bilancio nazionale e dai fondi europei. Per il Sud, oggi, utilizzate un metodo diverso: il metodo dell'autoconsumo. Il Governo sceglie consapevolmente di non usare la fiscalità generale per la ricostruzione del Sud, ma di attingere massicciamente ai fondi di sviluppo e coesione che, per legge, devono essere destinati all'80 per cento proprio al Mezzogiorno per ridurre i divari strutturali. Ogni euro speso per riparare i danni del ciclone Harry è un euro sottratto alla nuova scuola a Messina, a una nuova ferrovia in Calabria, alla nuova strada in Sardegna. Ci state dicendo che se al Sud c'è una catastrofe, dobbiamo pagarcela da soli, rinunciando al nostro futuro sviluppo.
È questa la vostra idea di coesione nazionale? È questa la vostra vendetta per chi vi ha detto “no” al referendum costituzionale? È esattamente quel gioco delle tre carte che tanti analisti hanno descritto. Il Governo fa finta di intervenire, ma lo fa svuotando il salvadanaio che già è destinato alle nostre regioni, condannandole così a un eterno presente di emergenze e riparazioni. Il messaggio politico per chi vive in Sicilia, in Calabria, in Sardegna è chiarissimo e cioè è il seguente: non siete degni di un intervento nazionale a carico di tutti i contribuenti, come accade per le altre aree del Paese. Siete costretti a scegliere se usare i pochi soldi che avete per riparare l'ennesima frana o per costruire quelle infrastrutture che inseguite da decenni. Questo è il vostro messaggio. E ne esce un quadro di cittadini di serie A e serie B. Quando il disastro colpisce il Nord, paga tutta la comunità nazionale, mentre quando colpisce il Sud, paghiamo noi meridionali con gli stessi nostri soldi. Se questo non è un doppio standard territoriale, allora cos'è?
Signor Presidente, c'è un numero che da messinese non posso non pronunciare: 13,5 miliardi di euro. Questo è il costo stimato del ponte sullo Stretto, opera per la quale il Governo ha trovato, in tempi rapidissimi, coperture, norme speciali, deroghe e una narrazione trionfalistica sul futuro del Paese. Io ho un giornale a casa del 1948 che dice: la Sicilia, non più isola. E parla di ponte sullo Stretto. Ora venitemi a parlare ancora di futuro .
Una parte significativa di quella cifra, circa 3,88 miliardi di euro, arriva proprio dal Fondo sviluppo e coesione cioè dallo stesso salvadanaio che, adesso, viene negato e centellinato quando si tratta di mettere in sicurezza Niscemi e le nostre coste siciliane. A fronte di quei 13,5 miliardi di euro, nel raffronto riportato dagli studi, troviamo 115 milioni di euro destinati, dal decreto Maltempo, ai risarcimenti per il ciclone Harry e appena 80 milioni di euro stimati per mettere in sicurezza Niscemi, più ulteriori 12 milioni di euro per interventi essenziali sulle fognature. È una fotografia impietosa. Lo Stato ha i soldi per il cemento del futuro, ma non per il fango del presente. Per un'infrastruttura dal futuro più che discusso si aprono rubinetti giganteschi, mentre per evitare che un'altra Niscemi crolli sul serio si ragiona in termini di spiccioli e di cofinanziamenti punitivi.
Quando l'opposizione ha proposto di dirottare parte delle risorse del ponte verso la messa in sicurezza del territorio, la risposta del Governo è stata liquidare il tema come argomento da bar. Bene, cari colleghi, qui non siamo al bar. Qui siamo alla Camera dei deputati e i siciliani, i calabresi e i sardi meritano una politica che metta prima la sicurezza delle persone e solo dopo i grandi cantieri .
E, come se non bastasse, mentre il decreto nazionale si muove con lentezza e parsimonia, il Consiglio dei ministri ha impugnato la legge regionale Siciliana n. 2 del 2026, una legge che stanziava circa 41 milioni di euro di aiuti urgenti per le popolazioni colpite.
La motivazione formale è stata richiamare la tutela della concorrenza, la materia previdenziale, l'esenzione dal DURC e la sospensione dei canoni demaniali marittimi. Volete sapere la verità? Sul piano politico questo messaggio è devastante, perché state dicendo che mentre le famiglie non hanno casa e le imprese balneari e agricole hanno perso tutto, il Governo nazionale blocca l'unico flusso di liquidità immediata che la regione stava cercando di mettere in campo. Ed è lo stesso Governo che sbandiera l'unità di intenti con il presidente della regione quando si tratta di passerelle mediatiche, ma che poi li smentisce nei fatti, quando si tratta di mettere davvero i soldi che servono.
E allora non stupisce che sindacati e categorie abbiano parlato di fatto gravissimo, denunciando l'ipocrisia di chi scende in piazza per il ponte e gira le spalle ai lavoratori che hanno perso casa e lavoro. La dignità di un territorio non si misura sulle infografiche del ponte, ma sulla capacità dello Stato di esserci, quando l'acqua entra in casa e la collina dietro il paese comincia a muoversi.
Le associazioni ambientaliste, a partire da Legambiente, lo dicono con chiarezza. Il ciclone Harry non è solo sfortuna climatica, è un disastro annunciato, figlio di un modello di sviluppo che ha cementificato coste e cancellato la resilienza naturale del territorio. In Sicilia, da anni, si spendono milioni per difendere strutture spesso abusive o costruite in violazione delle leggi, alimentando un buco nero di risorse senza affrontare le cause reali della crisi climatica e del dissesto. I dati ISPRA ricordano che il 94,5 per cento dei comuni italiani è a rischio frane e alluvioni e che la superficie nazionale classificata a pericolosità da frana è aumentata del 25 per cento in soli tre anni. Nonostante questa evidenza, il Governo ha tagliato del 25 per cento le risorse trasferite alle regioni per contrastare il consumo di suolo: una scelta definita da più parti irresponsabile e incoerente - e come dargli torto?
Niscemi è l'emblema di questa cultura politica. Si rinvia per ventun anni la realizzazione di una rete fognaria essenziale e, nonostante le infrazioni europee, quando il versante cede, ci si affretta a parlare solo di evento eccezionale. Non è solo la natura, è la burocrazia che uccide. Sono le relazioni tecniche archiviate, sono i rimpalli di competenze tra uffici che rimandano per anni interventi urgenti con la formula “manca il riscontro formale”.
E veniamo al cuore sociale del decreto. L'articolo 5 introduce ammortizzatori sociali fino al 30 aprile 2026 per i lavoratori subordinati del settore privato residenti nei territori colpiti o impossibilitati a recarsi al lavoro, con un tetto di spesa di soli 37,6 milioni di euro. Questo è un trattamento contingente. Se le domande superano il limite, l'INPS chiude rubinetti. I lavoratori del Sud per questo Governo sono soggetti a disponibilità di magazzino. A chi vive di turismo, pesca, agricoltura e balneazione, i tre mesi di copertura non bastano nemmeno ad arrivare all'inizio della stagione estiva. Molti impianti di acquacoltura, molti stabilimenti balneari, molte aziende agricole richiederanno anni per tornare a pieno regime e il decreto non costruisce un piano di sostegno di medio periodo, ma soltanto un breve cuscinetto emergenziale.
Il rischio concreto è quello di una nuova ondata migratoria dai comuni colpiti, un'accelerazione della desertificazione umana delle aree interne e costiere del Mezzogiorno. Nel frattempo, il Ministro Urso parla di estensione delle polizze catastrofali obbligatorie per le imprese, senza però accompagnare quest'idea a un serio investimento pubblico nella prevenzione che possa abbassare il premio di rischio, perché così si rischia di trasformare lo strumento assicurativo in un ulteriore balzello sulle piccole e medie imprese meridionali, con il paradosso che le compagnie potrebbero rifiutarsi di assicurare proprio i territori considerati ad alto rischio, lasciando le imprese del tutto scoperte.
Il decreto istituisce un commissario straordinario per la frana di Niscemi e prevede, all'articolo 21, procedure per la delocalizzazione degli immobili dalle aree più pericolose, mutuando in parte il modello dell'Emilia Romagna. Ma, anche qui, il diavolo sta nei dettagli. Al commissario vengono attribuiti poteri ampi, ma con risorse incerte e con criteri di cofinanziamento che rischiano di scaricare sui cittadini e sugli enti locali una parte insostenibile dei costi.
I geologi ci dicono che quel versante non può essere messo in sicurezza con qualche muro o con un semplice consolidamento. Serve un vero piano di delocalizzazione, accompagnato da ristori integrali per famiglie e imprese, non un percorso a ostacoli. E senza risorse adeguate e senza un cronoprogramma vincolante, Niscemi rischia di diventare l'ennesimo cantiere eterno, con sfollati costretti per anni in soluzioni provvisorie e un centro abitato condannato al declino definitivo.
In Sicilia le opere si fanno con tempi molto più lunghi che non nel Nord Italia. E non è colpa dei siciliani. Prendiamo ad esempio ANAS, che è una società nazionale. Per realizzare un'opera in Sicilia gli serve dal 50 per cento fino al doppio del tempo che impiega per realizzare un'opera analoga al Nord.
Come MoVimento 5 Stelle, non ci limitiamo a dire “no”. Abbiamo avanzato e continueremo ad avanzare proposte chiare per cambiare radicalmente questo decreto. Abbiamo presentato in Commissione emendamenti che potrebbero trasformare questo “decreto-farsa” in un vero piano di resilienza, ma voi li avete respinti o ignorati.
Risorse reali e non sottratte. Quindi, con l'emendamento 1.3 a firma Carmina, chiediamo di innalzare lo stanziamento a 590 milioni di euro per il 2026, attingendo alla fiscalità generale e non al Fondo per lo sviluppo e la coesione. Smettetela di scippare il futuro al Sud.
Tutela totale del lavoro. L'emendamento 5.3 a firma Tucci mira a estendere la cassa integrazione a 180 giorni; le attività turistiche colpite dal ciclone non apriranno in tre mesi. Serve una copertura vera per i lavoratori stagionali e per i pescatori, che avete colpevolmente dimenticato nell'articolo 5.
Prevenzione e stop al consumo di suolo. Gli emendamenti 1.4 e 4.7 a firma Santillo e Fontana introducono il divieto assoluto di ricostruire le zone classificate a rischio R4. Non possiamo continuare a finanziare l'emergenza di domani con la negligenza di oggi. Serve una legge quadro sul consumo di suolo, quella che avete dichiarato inammissibile in Commissione.
E il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici oggi è una scatola vuota. Chiediamo risorse certe per la rinaturalizzazione dei corsi d'acqua e la messa in sicurezza dei versanti. Chiediamo che il piano per Niscemi sia finanziato in modo pieno e pluriennale, con una delocalizzazione che non lasci nessuno indietro e con il rifacimento integrale del sistema fognario e della depurazione.
Chiediamo di invertire la priorità: prima la messa in sicurezza del territorio e poi le grandi opere. Ogni euro investito in prevenzione su frane, fognature, dissesto costiero e reti idriche vale molto di più in termini di vite salvate e danni evitati di qualsiasi altro investimento in infrastrutture faraoniche che non verranno mai realizzate.
Chiediamo una diversa delle emergenze, che metta al centro comuni e regioni, che semplifichi davvero le procedure, senza scaricare la responsabilità sui sindaci, e che garantisca trasparenza totale sull'uso dei fondi. Non possiamo accettare che, dopo anni di allarmi inascoltati, la soluzione sia solo nominare l'ennesimo commissario e sperare che la burocrazia si sciolga da sola.
Colleghe e colleghi, questo decreto, così com'è, non è all'altezza della tragedia che pretende di affrontare. Non ripara i danni, non previene le prossime catastrofi e non rispetta la dignità del Mezzogiorno. Il Mezzogiorno viene anzi trattato, ancora una volta, come una colonia da risarcire con le proprie risorse, mentre si inseguono sogni ingegneristici costosissimi sullo Stretto. Da messinese non accetto che si continui a raccontare che il ponte è la priorità, mentre le nostre colline scivolano, le nostre coste arretrano e le nostre fogne crollano sotto le case dei cittadini.
Da parlamentare del MoVimento 5 Stelle, sento il dovere di dire con chiarezza che, se questo testo non verrà profondamente cambiato, il nostro voto non potrà che essere di astensione. Non per ideologia, ma per rispetto verso le famiglie di Niscemi, verso i pescatori dello Ionio, verso gli operatori turistici della costa orientale siciliana e verso tutti coloro che non chiedono privilegi, ma solo di non essere trattati come italiani di serie B.
Non accettiamo che i fondi per lo sviluppo vengano usati come cerotti per coprire i buchi della vostra malagestione. La tragedia di Giampilieri ci ha insegnato che il tempo della propaganda finisce dove inizia la prima pioggia autunnale. E il Governo ha ancora il tempo per correggere la rotta. Scelga la sicurezza delle persone, la giustizia territoriale e il coraggio di investire davvero sul Sud, invece di limitarsi a cambiare i titoli dei capitoli di spesa.
Auspico che almeno il Governo abbia la sensibilità di fare presto. La stagione turistica è alle porte e questo decreto sta arrivando tardissimo. Bisogna correre per non compromettere tutto il comparto del turismo. Noi del MoVimento 5 Stelle saremo sempre dalla parte di chi chiede prevenzione, trasparenza, equità e dignità per il Mezzogiorno. Noi saremo sempre dalla parte dei cittadini che oggi spalano fango, e non di chi a Roma firma contratti miliardari per ponti inutili, mentre il Sud frana .
PRESIDENTE. Salutiamo gli studenti del master in giornalismo presenti in tribuna e provenienti dall'Università di Torino. Sono qui ad assistere ai nostri lavori e gli auguriamo ogni fortuna per il futuro .
È iscritto a parlare il deputato Benvenuti Gostoli. Ne ha facoltà.
STEFANO MARIA BENVENUTI GOSTOLI(FDI). Grazie mille, Presidente. Onorevoli colleghi e colleghe, il decreto-legge n. 25 del 2026 giunge oggi all'esame dell'Assemblea al termine di un percorso parlamentare che ne ha consolidato la struttura e i contenuti, confermandone la rilevanza e l'urgenza.
Ci troviamo di fronte a un provvedimento che affronta con serietà e concretezza le conseguenze di eventi meteorologici eccezionali, che hanno colpito territori già fragili del nostro Paese come la Calabria, la Sardegna e la Sicilia, nonché una situazione particolarmente delicata e complessa come quella della frana di Niscemi.
È importante dirlo con chiarezza: diversamente da chi tenta di speculare politicamente sulle catastrofi naturali, in verità il decreto si distingue per un impianto normativo solido, coerente, ben articolato, che rappresenta una risposta efficace, tecnicamente adeguata all'emergenza.
Nel capo I, il Governo interviene con misure che coniugano tempestività e attenzione alla sostenibilità degli interventi. Lo stanziamento complessivo di 165 milioni di euro per il biennio 2026-2027 costituisce senz'altro un segnale concreto e significativo di vicinanza ai territori colpiti. Non si tratta soltanto di una dotazione finanziaria, ma di una scelta politica e amministrativa chiara: quella di attivare rapidamente strumenti di ristoro e di rilancio, evitando che le conseguenze degli eventi calamitosi si traducano in un indebolimento strutturale del tessuto economico locale.
Particolarmente apprezzabile è la disciplina della sospensione degli adempimenti tributari e contributivi, costruita su criteri puntuali e selettivi. Si tratta di una misura che dimostra attenzione alla reale condizione dei soggetti colpiti, garantendo equità e al tempo stesso efficienza nell'utilizzo delle risorse pubbliche. Anche le disposizioni di carattere ambientale, che introducono deroghe temporanee e circoscritte, evidenziano un approccio pragmatico: consentire il ripristino delle infrastrutture, senza rinunciare ai principi di tutela, ma adattandoli, in modo ragionevole, alla fase emergenziale.
Un ulteriore elemento di forza del provvedimento è rappresentato dalle misure a sostegno del lavoro. Il decreto offre una copertura ampia e ben calibrata, che tiene conto della pluralità delle forme di lavoro presenti nel nostro sistema. Le integrazioni salariali per i lavoratori subordinati e le indennità per gli autonomi e i professionisti costituiscono strumenti concreti, immediatamente attivabili, che contribuiscono a garantire continuità reddituale e stabilità sociale. Analogamente, le misure a favore delle imprese, con particolare riferimento alle filiere esportatrici e ai settori agricoli, della pesca e dell'acquacoltura, si distinguono per la loro capacità di intervenire in modo mirato, valorizzando strumenti già esistenti e rafforzandone l'efficacia. È un approccio che privilegia la continuità amministrativa e la rapidità di attuazione, evitando dispersioni e duplicazioni. Merita inoltre un giudizio particolarmente positivo il rafforzamento delle strutture di Protezione civile e delle amministrazioni coinvolte. L'autorizzazione ad assumere personale e a utilizzare strumenti flessibili rappresenta una scelta necessaria e lungimirante, perché senza una macchina amministrativa efficiente, anche le migliori norme rischiano di restare poi semplicemente sulla carta.
Il capo II, dedicato in via principale alla frana di Niscemi e integrato, nel corso dell'esame referente, da ulteriori misure a favore della città metropolitana di Reggio Calabria, rappresenta uno degli elementi qualificanti del decreto. La scelta di una straordinaria con la nomina del capo del dipartimento della Protezione civile a commissario consente di superare frammentazioni e rallentamenti, garantendo un coordinamento unitario e decisioni rapide.
A ciò si affianca una struttura degli interventi basata su programmi chiari, cronoprogrammi definiti e strumenti di monitoraggio, che assicurano trasparenza e controllo nell'utilizzo delle risorse. Di grande rilievo è anche la disciplina dei contributi per la delocalizzazione, che introduce criteri oggettivi e certi, offrendo ai cittadini coinvolti una prospettiva concreta e definita, riducendo al contempo i margini di incertezza e di contenzioso.
Il capo III evidenzia un ulteriore punto di forza del provvedimento: la capacità di guardare oltre l'emergenza. Il potenziamento dell'Agenzia ItaliaMeteo rappresenta un investimento strategico nella prevenzione, fondamentale in un contesto in cui gli eventi estremi sono sempre più frequenti.
Allo stesso modo, l'istituzione del ruolo degli esperti assicurativi e catastrofali presso la Consap, introduce elementi di qualificazione tecnica e di trasparenza, che rafforzano l'intero sistema dei ristori. Particolarmente significativa è poi l'introduzione di sistemi di allarme pubblico, basati su tecnologie digitali, che migliorano la capacità di informazione e protezione dei cittadini, segnando un passo avanti importante nella gestione del rischio.
Il capo IV completa poi il quadro, assicurando la copertura finanziaria e il coordinamento delle disposizioni a conferma della solidità complessiva del provvedimento. Onorevoli colleghi, nella fase in cui ci troviamo, ormai prossimi all'esame degli emendamenti, alle votazioni finali, è possibile esprimere certamente una valutazione complessiva del decreto nella sua formulazione attuale.
Va inoltre evidenziato come il lavoro svolto in Commissione abbia ulteriormente rafforzato il provvedimento, introducendo elementi migliorativi concreti. Penso, ad esempio, all'estensione delle sospensioni anche ai canoni di locazione finanziaria per le imprese colpite, alla semplificazione e accelerazione delle procedure di erogazione degli indennizzi in agricoltura attraverso Agea, nonché al rafforzamento del ruolo degli enti locali nella gestione dell'emergenza.
Si tratta di interventi puntuali, che migliorano l'efficacia operativa del decreto e ne aumentano la capacità di risposta sui territori. Ebbene, il giudizio non può che essere ampiamente positivo. Il provvedimento dimostra come sia possibile intervenire in modo tempestivo, ma allo stesso tempo con rigore tecnico e visione strategica. Esso affronta l'emergenza, ma pone anche le basi per una ripresa ordinata e per un rafforzamento strutturale dei territori colpiti. È evidente, in questo, il lavoro del Governo, che ha saputo coniugare rapidità decisionale e qualità dell'intervento normativo, offrendo risposte concrete e credibili.
Per queste ragioni, il gruppo di Fratelli d'Italia esprime un convinto apprezzamento per l'impianto del decreto-legge in esame, riconoscendone la validità e l'efficacia. Con questo spirito ci accingiamo ad affrontare le fasi conclusive dell'esame parlamentare, auspicando un ulteriore contributo migliorativo dell'Aula
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Marco Simiani. Ne ha facoltà.
MARCO SIMIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Grazie al relatore e al presidente della Commissione ambiente, ai colleghi e alla Sottosegretaria qui presente. Discutiamo questo provvedimento, il DL Maltempo, in una fase storica molto particolare. Noi ci troviamo, ormai in maniera ciclica, a discutere e a ragionare di provvedimenti emergenziali che riguardano gli eventi catastrofali legati proprio al cambiamento climatico. Io parto proprio da questo, perché andiamo a discutere un evento che riguarda un disastro importante - che ha riguardato non solo la Sicilia, la Sardegna, la Calabria, ma anche la Basilicata -, un evento importante, molto potente dal punto di vista dell'intensità, non solo per un periodo, che non riguardava solamente un evento, ma più eventi che riguardavano proprio un'intera ondata di maltempo che è durata qualche giorno, che ha creato danni importanti.
È ormai un susseguirsi di situazioni che ricadono ogni anno, ogni periodo e, soprattutto, riguardano il nostro territorio, tutta l'Italia. Questo credo sia uno degli elementi più importanti che noi dovremmo osservare, anche dal punto di vista delle azioni che devono essere poi conseguenti affinché questi eventi non si ripetano. Darò alcuni dati, perché credo che…quando ho sentito anche l'onorevole Lampis spiegare il testo del decreto credevo, speravo che ci fosse una minima premessa, proprio sui cambiamenti climatici, visti gli eventi che oggi si stanno susseguendo, anno dopo anno.
Noi abbiamo registrato dal 2010 al 2025 oltre 2.600 eventi estremi legati al cambiamento climatico con impatti veri sul territorio. Vi do alcuni dati: nel 2010 ci sono stati circa 35 eventi importanti; nel 2015, 50; nel 2020, 188, nel 2025, 376. Come vedete, stanno aumentando questi eventi, vuol dire che non c'è più tempo. Vuol dire che dobbiamo assumere decisioni diverse, non solo quelle emergenziali, che sono giuste, sono atti di responsabilità che comunque un Governo, un Parlamento deve prendere, ma dobbiamo pensare a come prevenire questi eventi.
Ecco perché l'idea continua di rivedere quelle direttive e quei regolamenti comunitari in cui si chiede chiaramente un cambio di passo per quanto riguarda le emissioni da fonti - in questo caso emissioni che oggi danno un serio e concreto pericolo all'intero Paese -, ma soprattutto noi abbiamo bisogno di legare assolutamente la nostra azione politica sulle azioni che dovrebbero, in questo caso, diminuire le emissioni di anidride carbonica in aria.
Anche perché noi abbiamo chiaramente dei dati, che sono emersi anche alla COP, nell'ultima COP, non solo in Europa, ma anche nel nostro Paese, dove ormai nelle città si assume sempre di più un aumento delle percentuali di calore, soprattutto nei periodi estivi. Oggi mi sembra che si sia discusso anche in Commissione, nelle varie audizioni, del rischio del cambiamento climatico e della possibilità, in questo caso, di vedere delle situazioni che hanno sostenuto e hanno portato avanti anche alcuni esperti, dicendo chiaramente che questi mesi sono stati caldissimi, come quello di marzo e che anche quest'estate sarà un'estate torrida, che non porterà sicuramente beneficio non solo all'ambiente, ma anche alla salute umana.
Ecco perché credo che sia importante definire una strategia che riguardi, innanzitutto, la prevenzione, e su questo vorrei che il Governo assumesse non solo in maniera compiuta gli indirizzi comunitari, ma che chiaramente abbandonasse tutte quelle rivisitazioni e quei negazionismi che ci sono sistematicamente nell'ambito della discussione parlamentare e del dibattito politico. Io ho sentito, proprio in questi giorni, nel confronto con i vari commissari europei, partiti del centrodestra che hanno detto chiaramente che dobbiamo assolutamente abbandonare l'idea del .
Credo che questa sia una scelta sbagliata, che deve essere assolutamente rimandata al mittente, ma dobbiamo in questo avere contezza delle azioni che dobbiamo fare come Parlamento, soprattutto anche negli aspetti emergenziali. Io ho visto, in Commissione, un dibattito che poteva avere risvolti diversi - lo dico con grande franchezza, anche nel rispetto del lavoro dei colleghi - perché credo che noi potevamo fare molto di più, vista l'entità dei danni che ci sono nelle due isole e nella Calabria. Ci sono state alcune dichiarazioni come quella della regione Sicilia, per la sola Sicilia si parla di danni di oltre 1 miliardo e 600 milioni, così come in Calabria ci sono stati danni che superano, a sentir dire il presidente Occhiuto, oltre il miliardo, così in Sardegna, sicché si parla di un evento molto esteso, che ha ripercussioni vere non solo dal punto di vista turistico, ma nella vita quotidiana e sociale di molti cittadini.
Ecco perché la vostra azione doveva essere molto più concreta, molto più dettagliata, molto più profonda nell'ambito anche delle scelte. Faccio un esempio: per le sospensioni, in questo caso, per quanto riguarda i mutui, per quanto riguarda le tasse. Il regime fiscale logicamente è stato interrotto, ma per un periodo molto limitato, si parla di ottobre. Noi volevamo che questa sospensione durasse e noi abbiamo fatto emendamenti proprio per sei mesi, addirittura un anno in più, perché pensavamo e pensiamo che oggi ci possa essere, anche più tardi, nella discussione che faremo sugli emendamenti che abbiamo presentato in Aula, la possibilità di estendere questa sospensione, perché credo, perché crediamo che serva un aiuto concreto a queste popolazioni, a queste imprese e a questi cittadini, che oggi hanno subito danni concreti e devono essere supportati proprio per quanto riguarda i pagamenti, perché ottobre è vicino ed eventi come questi hanno bisogno di essere assorbiti nel tempo, hanno bisogno di essere assorbiti in un periodo molto più esteso, molto più lungo.
Ecco perché uno dei temi che noi porremo anche più tardi in Aula sarà quello dell'estensione, portando la data di scadenza a oltre il 2026, perché pensiamo che sia giusto. Altro elemento di discussione sono gli aiuti che riguardano tutta la ricostruzione per quanto riguarda il sistema infrastrutturale e stradale. Guardate, il Ministro Musumeci ha detto: oggi si parla di emergenza, poi parleremo di ricostruzione. Ecco, io credo che questo sia uno degli aspetti forse sbagliati perché abbiamo bisogno di dare a quelle infrastrutture, alle infrastrutture della Sicilia, della Sardegna e della Calabria che sono state danneggiate, subito una risposta.
Ecco perché noi abbiamo fatto un emendamento, lo abbiamo ripresentato, per dare risorse non solo nel 2026, nel 2027, utilizzando, si parla di 900 e 800 milioni, i soldi che oggi sono stati destinati al ponte sullo Stretto. Guardate, quei soldi oggi sono inutilizzati, inutilizzati! Noi abbiamo bisogno di poterli utilizzare perché abbiamo bisogno di sistemare le infrastrutture stradali, quelle idriche, le frane, tutto il sistema che riguarda anche il dissesto idrogeologico dell'area. Non si possono tenere ferme risorse che in questo caso sono lì, in attesa di cosa ancora non sappiamo, perché non c'è un processo da parte del MIT che porta a un avanzamento anche dell'opera o soprattutto a una progettazione reale, perché oggi non c'è nessun progetto esecutivo.
Non si possono tenere lì i soldi che ogni anno i cittadini versano per poter determinare un'opera che oggi non ha nessun elemento di certezza. Ecco perché investire, fare un investimento di sviluppo e soprattutto di necessità nell'ambito di due o tre regioni importanti, come la Calabria, la Sicilia e la Sardegna, noi lo riteniamo assolutamente indispensabile. Altro elemento che riguarda il decreto è la scelta, per noi incomprensibile, incomprensibile, che riguarda lo spostamento della struttura ItaliaMeteo da Bologna a Roma.
Noi pensiamo che sia assolutamente un atto…come dire, troviamo una parola che possa in questo caso garantire, insomma, la sobrietà, però possiamo dire assolutamente inopportuno, inopportuno, perché a oggi a quella struttura si sono dedicati risorse, esperienze, rapporti importanti con università, capacità di poter rafforzare e creare progetti che potessero e che possano in questo caso garantire delle previsioni certe o comunque un rapporto certo non solo con la scienza, ma soprattutto anche con gli enti locali, con le strutture che oggi hanno quei rapporti che poi ci servono per poter garantire anche alcune sicurezze verso cittadini.
Ecco, spostarla da Bologna credo che sia stato un vero furto perché non si può senza una chiara indicazione o comunque concertazione con la regione Emilia-Romagna, che ha dedicato risorse, e soprattutto con il comune di Bologna, che ha dato, comunque, sostanza a una progettualità negli anni. Credo che questo spostamento sia assolutamente imbarazzante. Ecco perché noi abbiamo presentato degli emendamenti proprio in Aula e cercheremo di difendere la permanenza della struttura ItaliaMeteo a Bologna, perché crediamo che spostarla sia assolutamente sbagliato.
Un altro aspetto che noi vogliamo evidenziare anche nell'ambito delle difficoltà che ci sono riguardo alle imprese. Guardate, noi abbiamo chiesto una deroga concreta per quanto riguarda i costi che oggi hanno le imprese per quanto riguarda le assicurazioni degli eventi catastrofali. Su questo punto avete fatto veramente una scelta sbagliata, non solo perché potevate assolutamente derogare, ma, a parte questo… ma si può oggi votare contro i nostri emendamenti, quando poi fate un emendamento in cui disponete risorse per quelle imprese che non hanno stipulato un'assicurazione per eventi catastrofali?
Ecco, credo che questo sia il massimo, cioè voi avete aggirato il problema, senza derogare. Potevate tranquillamente derogare. Questo credo che sia un errore assoluto, anche di normale relazione comunque non solo con l'opposizione, ma con i cittadini.
Cioè, qualcuno è più furbo dell'altro? Avete coperto chi non ha pagato? Qui bisogna equiparare anche chi oggi, comunque, si è impegnato dal punto di vista delle risorse e paga l'assicurazione, e voi comunque date ugualmente le risorse a chi ha ricevuto un danno, perché non si è assicurato.
Detto questo, noi anche qui abbiamo presentato emendamenti per poter mettere chiaramente in gioco una partita che ancora, secondo noi, non è chiusa.
Oggi, dopo che sono state tagliate le risorse per il dissesto idrogeologico in tutti questi anni, quando si poteva tranquillamente trovare una programmazione attraverso un accordo con tutto l'emiciclo e si poteva assolutamente finanziare, attraverso un accordo fra le parti, l'investimento nel dissesto idrogeologico in Italia, voi cosa avete fatto? Avete fatto una bella assicurazione. Questo è sbagliato. Anzi, un'assicurazione che non copre neanche tutti i danni. Un'assicurazione che oggi non copre le bombe d'acqua e le mareggiate. Vi immaginate voi uno stabilimento balneare che si deve assicurare per una cosa che non è coperta? È una cosa assurda. Così come un'azienda agricola che si deve assicurare per un evento che di fatto può assolutamente creare un danno, ma che l'assicurazione non copre. È una cosa assurda.
Anzi, c'è anche il carico sopra, perché sul premio che ogni cittadino paga come imprenditore c'è anche un altro aspetto, ossia è aggiunto il 21,5 di tasse. Questa è una tassa occulta. Occulta! Il 21,5! Anche qui ne discuteremo anche dopo, nel dibattito parlamentare sul decreto, per quanto riguarda gli emendamenti, dove noi diremo queste cose in maniera chiara. I cittadini e le cittadine poi giudicheranno come è stata disposta, nei provvedimenti anche passati, una scelta che oggi, secondo noi, è veramente imbarazzante, quando, invece, la nostra idea era quella di poter lavorare perché si potessero attuare le direttive comunitarie e i regolamenti per poter dare risposte concrete alla qualità dell'aria e alla possibilità di avere un efficientamento energetico degli edifici e per poter riuscire a portare in fondo la direttiva Case , la possibilità di lavorare sulla fruibilità del trasporto pubblico locale, la possibilità comunque di gestire tutto il tema del cambiamento climatico e dell'adattamento al clima e la possibilità di lavorare sul dissesto idrogeologico.
Oggi il ReNDiS dice chiaramente che, se mettessimo insieme tutti i progetti legati al dissesto idrogeologico, oggi si parlerebbe di circa 24 miliardi. Ventiquattro miliardi sono tanti? Sì. Noi ne abbiamo già spesi oltre in tutti gli anni Duemila; oltre i 24 miliardi. Dobbiamo fare un'attenta programmazione, visto che oggi il 95 per cento del nostro territorio è fragile e a rischio idrogeologico.
Noi dovevamo assolutamente riuscire, attraverso la programmazione, a far capire a tutti che questa è una priorità e insieme si poteva mettere mano. Poi, la cosa veramente importante era riuscire a dotare anche le imprese di incentivi per poter riuscire anche qui a trovare soluzioni, perché gli eventi catastrofali fossero gestiti in base anche ai lavori legati alla regione costiera, alle marine e alla portualità che oggi, in gran parte, è stata distrutta, specialmente in Sicilia, visto quell'evento così forte di gennaio.
Ecco perché si può gestire in maniera diversa il tempo. Si possono gestire in maniera diversa le risorse. Si possono gestire in maniera diversa anche le azioni.
In questo momento il Governo Meloni sta facendo altro. Sta facendo altro! Poi io posso anche, in questo caso, fotografare alcune scelte degli emendamenti, su cui noi ci siamo anche astenuti, perché quando si destinano le risorse è sempre un beneficio per alcuni luoghi.
Però, non si capisce come mai si fa per alcuni e per altri no. Oggi, sto vedendo alcuni emendamenti di alcuni colleghi, anche degli altri partiti; e ieri in Commissione è stato votato un emendamento da 15 milioni di euro per la regione Calabria, per Reggio Calabria e alcune zone limitrofe. Tutto legittimo, ci mancherebbe altro, ma anche qui certe scelte, se si devono fare, anche nel rapporto con i cittadini, non devono tener conto di chi le propone, ma si fanno attraverso una discussione parlamentare. Oggi questa scelta, che è stata fatta anche su alcuni punti, si chiama in un altro modo. Non si chiama “supportare”, non si fa supporto. Si chiama, in questo caso, “scorciatoia” per poter dare risorse, perché lì, in quel luogo, ci sono le elezioni fra pochi mesi.
Ecco perché io spero e credo che nella discussione parlamentare si possano riuscire a trovare quegli elementi anche per poter dare un parere positivo o comunque di astensione a questo decreto. Perché oggi questo nostro supporto non lo avrete, ma non perché siamo irresponsabili o perché non riconosciamo il lavoro che fate e che facciamo ogni giorno, ma perché oggi questa vicenda segna anche il rapporto con i cittadini non solo dell'Italia, ma soprattutto del Sud .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Graziano Pizzimenti. Ne ha facoltà.
GRAZIANO PIZZIMENTI(LEGA). Grazie, Presidente. Il ciclone Harry ha provocato una devastazione vera e propria su circa 600 comuni del Sud Italia e ha paralizzato il tessuto economico del Mezzogiorno e delle isole. Si è trattato di fenomeni meteorologici estremi, di crescente intensità, che, a partire dal 18 gennaio 2026, hanno colpito ampie aree della Calabria, della Sardegna e della Sicilia, provocando criticità idrauliche e idrogeologiche, con danni agli immobili e alle infrastrutture pubbliche e private e rilevanti ripercussioni sulle attività economiche e produttive, soprattutto a quelle prospicienti le coste.
A tali eventi, veramente eccezionali, si è aggiunto il vasto movimento franoso che ha interessato il territorio del comune di Niscemi. Una frana di dimensioni straordinarie, con un fronte lungo oltre 4 chilometri, tra i più estesi registrati in Europa negli ultimi anni.
Certo, la frana di Niscemi è nota da secoli: risulta attiva già dal 1790 e si è manifestata nuovamente nel 1997. Purtroppo, si tratta di un fenomeno che, fino ad oggi, nonostante le ripetute indagini, nessuno ha voluto affrontare seriamente, anche perché l'intervento risolutivo sarebbe quello della delocalizzazione di una parte del Paese.
Certo, il nostro Paese, per la propria conformazione geomorfologica, è da sempre molto esposto ai fenomeni alluvionali e di dissesto idrogeologico e questa fragilità strutturale crea molti problemi, in particolare nell'ultimo periodo, a causa dell'intensificazione degli eventi meteorologici estremi legati ai cambiamenti climatici che provocano brusche alterazioni tra estesi periodi di siccità e piogge torrenziali. Secondo il rapporto ISPRA 2024 sul dissesto idrologico in Italia, oltre il 94 per cento dei comuni italiani presenta aree a rischio di frana, alluvione, erosione costiera o valanga e più di 8 milioni di cittadini risiedono in territori esposti a pericolosità idrogeologica significativa.
Il nostro Governo è ben consapevole che in una simile situazione territoriale assume un ruolo importantissimo la prevenzione e, nonostante la crisi economica che attraversiamo, ha investito una serie di risorse nella prevenzione.
Già dal 2024, il Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica ha reso disponibili circa 1.084 milioni di euro destinati agli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico, ripartiti tra regioni e province autonome in base alle programmazioni territoriali e alle priorità dei piani di assetto idrogeologico. A tali risorse si sono aggiunti oltre 262 milioni di euro destinati a 119 progetti immediatamente esecutivi, con l'obiettivo di accelerare la messa in sicurezza delle aree fragili.
Un ruolo rilevante ha avuto anche il PNRR, che ha destinato parte delle risorse alla transizione climatica e alla mitigazione dei rischi ambientali, inclusi quelli connessi alla difesa del suolo. Una priorità strategica riguarda le misure contro la siccità, con il rafforzamento delle infrastrutture di accumulo idrico diffuse su tutto il territorio, visto che, attualmente, l'Italia trattiene soltanto una quota limitata della frazione disponibile delle acque meteoriche che riceve annualmente, stimata in circa l'11 per cento.
Assume particolare rilievo, infatti, il Piano nazionale invasi multifunzionali, che prevede la realizzazione di una rete diffusa di vasi di dimensione medio-piccola, prevalentemente localizzati nelle aree interne e collinari e investe, in particolare, i consorzi di bonifica e gli agricoltori. Queste infrastrutture consentono di laminare le piene durante gli eventi meteorologici intensi e di stoccare acqua per usi civili, agricoli, industriali ed energetici.
Purtroppo, però, la crescente vulnerabilità idrogeologica del nostro territorio è stata confermata dagli eventi che hanno colpito la Calabria, la Sardegna e la Sicilia nel gennaio scorso. Il Consiglio dei ministri ha dichiarato immediatamente lo stato di emergenza nazionale ai sensi del codice della Protezione civile, stanziando le prime risorse per far fronte all'emergenza e, subito dopo, con il presente decreto-legge, ha previsto ulteriori risorse a sostegno delle popolazioni e delle attività economiche colpite.
Il decreto-legge contiene le prime misure per fronteggiare l'emergenza provocata dagli eccezionali eventi meteorologici; misure importanti per i cittadini che hanno avuto danni sul proprio patrimonio e per le attività economiche di imprese, lavoratori autonomi e professionisti.
Si prevede la sospensione degli adempimenti e dei versamenti tributari e contributivi e dei premi per l'assicurazione obbligatoria, la sospensione dei versamenti Irpef e delle ritenute alla fonte e delle trattenute relative alle addizionali regionali e comunali, nonché dei versamenti, tributari e non, derivanti dalle cartelle di pagamento emesse dagli agenti della riscossione. L'VIII Commissione ha aggiunto anche la sospensione dei pagamenti dei canoni per contratti di locazione finanziaria, aventi ad oggetto edifici distrutti o danneggiati o beni mobili strumentali all'attività imprenditoriale, commerciale, agricola o professionale.
Inoltre, sono sospesi i limiti di emissione degli scarichi idrici per infrastrutture danneggiate, con particolare riferimento alle fognature, alle fosse tipo Imhoff, agli scolmatori, agli impianti di sollevamento e agli impianti di depurazione delle acque reflue, e anche tutte le prescrizioni delle autorizzazioni ambientali per impianti e infrastrutture danneggiati, al fine di consentirne il risanamento e il successivo ripristino.
Sono previste integrazioni al reddito per i lavoratori impossibilitati a prestare attività lavorative a causa del maltempo, indennizzi a sostegno dei lavoratori autonomi o professionisti e dei titolari di attività di impresa, un alleggerimento temporaneo degli oneri amministrativi e finanziari a carico delle imprese, nonché contributi alle imprese esportatrici e alle loro filiere colpite dagli eventi meteorologici.
Al fine di consentire la ripresa delle attività economiche negli immobili in locazione, il decreto prevede l'applicazione delle norme del codice civile in materia di locazioni di immobili urbani adibiti ad uso diverso da quello di abitazione, maggiormente favorevoli come tempi e come disponibilità per i locatari. Un emendamento della Lega-Salvini Premier, approvato in VIII Commissione, ha chiarito che tale norma è applicata a tutte le attività economiche, ivi compresi i lavoratori autonomi e i liberi professionisti Si è voluto infatti tenere conto che nel sistema economico dei territori interessati dagli eventi meteorologici, e in particolare nelle regioni Sicilia e Calabria, una parte significativa delle attività produttive è costituita da lavoratori autonomi, professionisti e studi professionali che operano stabilmente sul territorio e che sostengono costi fissi analoghi a quelli delle imprese.
Con l'approvazione di un emendamento del gruppo Lega-Salvini Premier, presentato anche da altri gruppi, è stata assicurata la più ampia tempestività nel processo di erogazione delle risorse necessarie a indennizzare le aziende agricole e di pesca drammaticamente colpite dalle avversità atmosferiche di gennaio e febbraio 2026, prevedendo l'erogazione diretta degli indennizzi da parte dell'AGEA, anche attraverso procedure automatizzate e domande precompilate.
Il decreto prevede, inoltre, campagne promozionali per il turismo, ai fini della ripresa delle attività produttive del settore turistico, e integrazioni del personale della Protezione civile statale e delle strutture regionali per la gestione dell'emergenza e della ricostruzione. Con l'approvazione di un emendamento del gruppo Lega-Salvini Premier, presentato anche da altri gruppi, è stata prevista l'estensione delle facoltà assunzionali straordinarie anche ai comuni interessati dal maltempo.
Inoltre, sono previste proroghe delle attività amministrative per i comuni colpiti e la destinazione alla siderurgia e alla grande industria delle risorse stanziate per le aree di crisi industriale.
Per fronteggiare la frana di Niscemi è stato nominato commissario straordinario il capo del dipartimento della Protezione civile, con poteri straordinari di deroga per la messa in sicurezza del versante, e sono stati stanziati i primi finanziamenti per delocalizzazioni e demolizioni a Niscemi in favore dei soggetti i cui immobili, collocati nell'area di frana e nella fascia di rispetto perimetrata sulla base delle analisi e delle indagini geologiche, geotecniche e di monitoraggio strumentale, siano stati demoliti o da demolire a seguito degli eventi che hanno interessato il territorio di Niscemi. Si tratta della prima volta, dopo anni, che il problema della frana di Niscemi si affronta seriamente, con tutta la complessità delle soluzioni che richiede la situazione.
Il nuovo articolo approvato dall'VIII Commissione prevede misure ed interventi per fronteggiare il dissesto nel territorio della città metropolitana di Reggio Calabria. Sono stati autorizzati interventi di prevenzione strutturale e recupero del territorio urbano, del patrimonio pubblico e delle infrastrutture strategiche e interventi di consolidamento e protezione del litorale, al fine di prevenire danni alle abitazioni e alle infrastrutture fronte mare ed evitare situazioni di sfollamento.
Altre misure, contenute sempre in questo decreto, intervengono sulle procedure di rimborso per i soggetti privati colpiti da fenomeni emergenziali verificatisi nel 2023 e nel 2024, nonché sulla ricostruzione privata e pubblica dei territori delle regioni Emilia-Romagna, Toscana e Marche, colpite dalle alluvioni verificatesi nel maggio 2023, anche ai fini della delocalizzazione di immobili ad uso residenziale e produttivo quale misura alternativa alla riparazione o ricostruzione in sito.
Sono inoltre previste misure di sostegno del lavoro in agricoltura e riconosciuti anche esoneri contributivi per cooperative agricole operanti nelle zone dell'alluvione del 2023, calcolati su perdite di reddito con perizia asseverata. Una parte importante del decreto-legge riguarda il potenziamento dei sistemi di previsione meteorologica, la creazione di un servizio meteo nazionale presso il Dipartimento della Protezione civile e la revisione della disciplina di funzionamento e di organizzazione del sistema di allarme pubblico di protezione civile. Assume una grande rilevanza l'istituzione, presso Consap, del ruolo degli esperti assicurativi catastrofali, che esercitano l'attività di accertamento e stima economica dei danni a beni immobili assicurati e l'individuazione delle condizioni e dei requisiti per l'iscrizione al ruolo, anche con riferimento alla prima applicazione della norma.
Sulla base degli emendamenti presentati dal gruppo Lega-Salvini Premier e da altri gruppi, sono stati ampliati gli eventi catastrofali che possono provocare danni assicurabili e sono stati rivisti i requisiti per la persona che intende iscriversi nel ruolo dell'esperto assicurativo catastrofale. Infine, la VIII Commissione ha chiarito il diritto per le imprese di ricevere comunque i contributi previsti dal presente decreto-legge per danni derivanti da eventi diversi da quelli assicurabili, secondo il decreto MEF-MIMIT sull'obbligo di assicurazione, e ha previsto la non applicazione degli obblighi assicurativi, ai fini della concessione dei contributi, per le micro, piccole e medie imprese, danneggiate dagli eventi meteorologici del presente decreto, in considerazione del ridotto periodo temporale intercorso tra il termine per la stipulazione dei contratti e la data degli eventi calamitosi, assegnando, tuttavia, un tempo di 60 giorni dalla percezione del contributo per la stipula di un contratto assicurativo, pena di revoca dello stesso.
Tra i primi finanziamenti stanziati dal Governo con la dichiarazione dello stato di emergenza, le delibere della Protezione civile e il presente decreto-legge sono stati previsti circa 1.200 milioni di euro per le prime emergenze e necessità di tutta la popolazione. Tali risorse e risarcimenti, assegnati alle popolazioni colpite dagli eventi meteorologici eccezionali del gennaio scorso, dimostrano la pronta volontà del Governo e del Parlamento di stare vicini ai territori delle regioni Calabria, Sardegna e Sicilia colpite dal ciclone Harry .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Francesco Emilio Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Noi siamo molto critici, ovviamente, su questo decreto, non perché, ovviamente, siamo contrari all'idea di poter dare dei contributi alle persone, in particolare quelle del Mezzogiorno, colpite dal maltempo o da eventi climatici estremi, ma perché, come al solito, non si centra l'obiettivo. E allora vorrei leggervi quello che ha mandato al gruppo di AVS un geologo di Cervinara, che si trova in provincia di Avellino, che ha scritto: egregio deputato, si continua a parlare di miliardi per la ricostruzione come se fosse sinonimo di efficacia nella gestione del rischio.
Le dichiarazioni del Ministro Musumeci confermano un approccio ancora fortemente reattivo. Insomma, si interviene a danno avvenuto, consolidando un modello in cui la spesa pubblica segue l'emergenza, invece di anticiparla . La priorità dovrebbe essere chiara: prevenzione, riduzione della vulnerabilità, mitigazione del rischio. La ricostruzione è l'ultimo anello, non il fulcro della strategia. Senza un cambio di paradigma sulla prevenzione, i fondi -evento, cioè quelli di cui stiamo discutendo adesso, restano gestione del danno, non riduzione del rischio. Quindi - ovviamente, quello è un parere suo personale - per chi, come me, si occupa di pianificazione, di emergenza e di protezione civile è praticamente tempo perso.
Allora io non mi meraviglio che, a differenza di stamani, quando erano presenti altri Ministri, i Ministri che sono interessati a questo decreto - Musumeci, il Ministro dell'Ambiente o altri - non abbiano ritenuto di partecipare. Non è nel loro stile partecipare alle sedute dell'Aula, quindi non mi meraviglio. Ringrazio, ovviamente, il Sottosegretario presente, però oggettivamente ci fa capire una visione anche modesta della qualità dell'azione che stiamo facendo con il sostanziale disinteresse da parte dei proponenti.
E permettetemi, non per questioni, ovviamente, di carattere personale, però io vorrei ricordare che uno dei Ministri protagonisti di questa vicenda è il Ministro Musumeci, che è siciliano, che ha governato la Sicilia, direttamente o indirettamente, come sindaco, vicesindaco, presidente della provincia, presidente della regione, europarlamentare, consigliere regionale, parlamentare, senatore. Ha fatto tutto e non ha realizzato niente, perché la più grande frana d'Europa è avvenuta a Niscemi, nel suo territorio, e lui è indagato assieme ad altri.
Ma certamente possiamo dire che è un paradosso che praticamente il Ministro per la Protezione civile sia indagato per non avere fatto prevenzione su un territorio che ha amministrato per anni ! Ci fa capire la qualità bassa, la strafottenza. Ha ragione il geologo che ci ha scritto, ha detto una cosa vera: chi può mai dire che siamo contrari a dare dei contributi economici a chi è in difficoltà? Ma non c'è visione strategica, non c'è visione di prevenzione, e poi, da una parte, vengono negati i cambiamenti climatici e, dall'altra, viene detto: “a causa dei cambiamenti climatici che causano sempre più eventi estremi…”.
Mettete d'accordo il lobo destro con il lobo sinistro del cervello, perché o ci sono o non ci sono i cambiamenti climatici, non si può fare i trumpiani il lunedì e gli anti-trumpiani il martedì, perché non regge sull'amministrazione del territorio. Io voglio, in particolare, segnalare un fatto che mi ha colpito profondamente: il fatto che proprio Niscemi sia il simbolo di una visione distorta della pubblica amministrazione. Abbiamo avuto 1.500 sfollati. Pensate che, all'inizio, pubblicavano soltanto alcuni cittadini, in particolare i cittadini del Mezzogiorno, perché la vicenda di Niscemi, come quella della Calabria, come quella della Sardegna, come quelle campane, erano tragedie di serie B, e il Ministro Musumeci, in particolare, si era adeguato a questa narrazione.
Lui che è del Sud ha tradito il Sud e per primo non ne parlava. Trecentocinquanta milioni di metri cubi, una massa superiore al Vajont. Il paradosso, e lo ripeto, è che tra gli indagati c'è il Ministro per la Protezione civile, che viene accusato di non avere fatto nulla; non di avere sbagliato, di non avere fatto nulla! E io insisto su questo aspetto perché io non dimentico.
Noi campani e noi napoletani non dimentichiamo le parole sprezzanti del Ministro Musumeci quando è iniziato di nuovo il fenomeno di bradisismo e di terremoto nei Campi Flegrei o quando c'è stata la tragedia a Ischia, in cui sono morte diverse persone a causa del dissesto idrogeologico. Il Ministro colpevolizzò, come questo Governo, gli ischitani e gli abitanti dei Campi Flegrei: la colpa era loro che avevano sbagliato a costruire, la colpa era loro che erano abusivisti. Ma la colpa è di chi vive in Campania o di chi non fa la progettazione? È dei Ministri che, stando al Governo, non operano o dei cittadini?
Ecco, noi saremo sempre schierati dalla parte dei cittadini e quando il Ministro disse che la principale responsabilità era di chi aveva scelto di vivere in quei territori allora noi non facciamo dimenticare al caro Ministro Musumeci, in particolare, che i campani, gli abitanti dei Campi Flegrei, in particolare, hanno vissuto per millenni e vivono da millenni in quei territori quando casomai altre persone non avevano neanche un grammo di cultura. Deve portare rispetto nei confronti del Mezzogiorno e del Sud . Proprio per questa ragione noi insistiamo su una cosa, che questo decreto manca di prospettiva. L'unica cosa che si è saputo dare, o meglio immaginare, per tutto il Mezzogiorno è il ponte. Non le infrastrutture, non i mezzi di trasporto, non la sistemazione di tutte le aree - non solo al Sud, ma in tutt'Italia - in dissesto idrogeologico, ma una grande opera che è assolutamente secondaria.
Alcuni cittadini, alcuni siciliani hanno chiesto più volte alla Premier e anche al Ministro Musumeci: perché non destinate immediatamente ai cittadini siciliani colpiti dalle alluvioni e dagli eventi estremi i soldi che avete trovato subito per il ponte sullo Stretto e che invece avete faticato e state faticando a trovare per la Sicilia? Che senso ha avere un ponte, quando si va nel nulla, quando le case cadono, quando non ci sono le autostrade, quando non ci sono le tratte ferroviarie, quando scarseggia l'acqua? È una visione sbagliata. Anche in quel caso manca la prospettiva e manca anche l'ordine delle priorità.
E qui ve li vogliamo dare un po' di dati, perché probabilmente ce li siamo dimenticati: l'Italia è il Paese europeo più esposto a rischio frane e alluvioni, con oltre 636.000 frane censite di cui circa il 28 per cento ad alto potenziale distruttivo, e il rischio coinvolge 5,7 milioni di cittadini, quasi il 10 per cento della popolazione. I numeri economici sono altrettanto chiari: solo per alluvioni e frane, negli ultimi dieci anni, si contano oltre 19 miliardi di danni, ma i risarcimenti arrivano a meno di un quinto. I Governi hanno trasferito alle regioni appena 3,1 miliardi per la messa in sicurezza del territorio, insomma il 17 per cento dei danni subiti. Si continua a pagare l'emergenza, invece di investire nella prevenzione. Il Piano nazionale di adattamento climatico, inoltre, non è finanziato e, quindi, resta lettera morta. È una scelta politica precisa non investire sulla sicurezza dei cittadini ma, come sul ponte, su un'opera simbolo, sottraendo risorse decisive alla prevenzione del dissesto idrogeologico. È esattamente quello che si sta continuando a fare. Si fanno opere simbolo e, come si diceva un tempo, festa, farina e forca.
Dobbiamo costruire un ponte e poi tutto il resto se ne può cadere a pezzi. È questo l'errore strategico nell'idea che questo Paese non debba essere governato, ma guidato per il tempo di una campagna elettorale. Invece, la vera politica la si fa nella strategia, nel saper essere statisti, nel saper vedere il futuro di questi territori e del nostro Paese, anche al di là della propria presenza nelle istituzioni. È questa la cosa più grave di cui vi accusiamo, di non guardare l'Italia non a dieci anni ma a tre anni e, quindi, non immaginare di venire veramente a supporto, in prospettiva, per prevenire, perché giustamente la prevenzione non porta voti, però porta un Paese felice e quello è un grande investimento; porta un Paese sicuro e quello è un grande investimento; porta un Paese dove si crea lavoro, perché non dimentichiamo che la più grande opera pubblica che si potrebbe fare in questo Paese è la messa in sicurezza e anche su quello non ci siamo.
Infine, per concludere, vogliamo ricordare che con zero prevenzione gli eventi climatici che avvengono nel nostro Paese creeranno sempre più danni. L'idea sbagliata e politicamente malsana è di mettere una pezza ogni volta che c'è un problema. A Niscemi è andata bene, perché non ci sono stati morti, ma è stato un caso. Ai Campi Flegrei non abbiamo avuto morti, ma è stato un caso, e lo stesso vale per Ischia e per tanti altri territori. Non si può silenziare quello che avviene in un Paese non dandogli voce perché, come è avvenuto a Niscemi, è stato silenziato per 3-4 giorni sui e poi è esploso, perché tutti ne hanno cominciato a parlare sui o in altre realtà mediatiche.
Quello che noi diciamo - ed è la sfida di AVS - al Governo è: investite sul futuro. Il futuro lo si fa con la prevenzione e riconoscendo quello che dicono gli scienziati. Ci sentiamo di dire un'ultima cosa: affidatevi agli scienziati e ai veri professionisti. Chi fa il geologo deve fare il geologo, chi fa il farmacista deve fare il farmacista - e non il rappresentante, che so, della Corte dei conti -, chi fa il dentista deve fare il dentista e così via, perché il rischio che state correndo è di non affidare neanche più agli esperti e agli scienziati scelte di carattere tecnico. La natura va avanti a prescindere da noi. Possiamo decidere se migliorare la nostra condizione rispettandola e mettendo in sicurezza i territori, altrimenti metteremo sempre e solo pezze a colori .
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore, deputato Gianni Lampis, che però ha esaurito il tempo. Prego, ha un minuto.
GIANNI LAMPIS, . Non è una replica, Presidente, quindi non so se magari dovrei farlo dopo. Comunque, prima di passare al seguito dell'esame del decreto-legge, chiedo una sospensione della seduta.
PRESIDENTE. Allora, dobbiamo aspettare prima il Governo, se intende replicare. No, non intende replicare.
Va bene, riprenda la parola.
GIANNI LAMPIS, . Grazie, mi scuso. Prima di passare, quindi, al seguito dell'esame del decreto-legge, le chiedo gentilmente una sospensione della seduta fino alle ore 19, per consentire la riunione del Comitato dei nove della Commissione ambiente.
PRESIDENTE. Allora sospendiamo l'esame del provvedimento, che riprenderà con la votazione degli emendamenti a partire dalle ore 19.
Prima di sospendere la seduta, però recuperiamo due richieste di informative urgenti di questa mattina.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, la deputata Debora Serracchiani. Ne ha facoltà.
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Presidente, sull'ordine dei lavori, le chiediamo urgentemente una informativa del Ministro Nordio. L'abbiamo già fatto…
PRESIDENTE. Aspetti un secondo. Interrompiamo il tempo, quindi non si allarmi per questo.
Colleghi, occorre riportare ordine e silenzio in Aula, perché stiamo comunque svolgendo i nostri lavori. Quindi, chi intende raggiungerci per le 19, orario in cui sono previste le votazioni, può accomodarsi fuori; chi vuole, invece, restare in Aula non deve disturbare i colleghi. Prego.
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Presidente, chiediamo ancora una volta una informativa urgente del Ministro Nordio. Vede, Presidente, noi siamo abbastanza sorpresi che il Ministro Nordio non abbia ancora preso una posizione per quanto riguarda il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. Presidente, noi sappiamo che da qualche settimana si è dimesso il Sottosegretario Delmastro Delle Vedove e si è dimessa anche la ex, appunto, capo di Gabinetto del Ministro Nordio, Giusi Bartolozzi. Ebbene, le motivazioni per cui queste dimissioni sono state presentate, in particolare quelle del Sottosegretario, credo siano note a tutti e non le ripeto. Però, Presidente, la Presidente del Consiglio ha detto che non intende coprire più nessuno ed è sulla base di questa affermazione che noi chiediamo se non ritiene, il Ministro Nordio, che sia il caso di intervenire per quanto riguarda la situazione del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria.
Vede, Presidente, in quel luogo, in quel ristorante, in quel luogo chiamato “Bisteccheria d'Italia” e in quel luogo nel quale anche il Sottosegretario era presente - non ripeto le condizioni, perché credo che le conosciamo tutti - in quelle occasioni erano presenti anche i vertici del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria.
Mi riferisco, in particolare, al dottor Massimo Parisi, vice capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, alla dottoressa Lina Di Domenico, capo del Dipartimento dell'organizzazione giudiziaria presso il Ministero della Giustizia, alla dottoressa Monica Russo, direttrice generale del personale del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, al dottor Ernesto Napolillo, direttore generale della Direzione generale dei detenuti e del trattamento presso il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, il dottor Antonio Bianco, attualmente collocato - è un magistrato fuori ruolo - presso il Ministero della Giustizia, ad Augusto Maurizio Zaccariello, nominato recentemente dirigente generale del Corpo di Polizia penitenziaria dal Consiglio dei ministri in data 19 febbraio 2026 e mi riferisco anche al dottor Stefano Carmine Di Michele, capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria.
Ebbene, Presidente, abbiamo appreso dalla stampa - parrebbe da quello che abbiamo appreso dalla stampa - che queste persone erano presenti, anche con una certa abitualità, nel luogo che ho citato poc'anzi. E allora vede, Presidente, in quel luogo, in quel momento, alla presenza o comunque in un luogo nel quale vi era anche una persona oggi detenuta per vicende di stampo mafioso, in quel luogo può essere, può darsi, noi pensiamo e speriamo di no, ma non possiamo esserne certi, che nell'occasione di quelle cene e di quelle presenze si sia parlato anche del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, si sia parlato anche di detenuti, si sia parlato anche di istituti penitenziari, si sia parlato, magari, anche di 41, si sia parlato magari di decisioni importanti che potevano e dovevano essere prese dal Ministro e dal Ministero della Giustizia. Ebbene, Presidente, per tutti questi motivi, per l'evidente inopportunità che queste persone continuino a svolgere l'attività che sono stati chiamati a svolgere, noi riteniamo che sia assolutamente necessario e urgente che il Ministro Nordio venga in quest'Aula e ci spieghi che intenzioni ha, se, come ha detto la Presidente del Consiglio, non sia il caso di non coprire più nessuno .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, il deputato Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Grazie, Presidente. Anche noi ci associamo alla richiesta di informativa, appena richiesta dal Partito Democratico, del Ministro della Giustizia Nordio, per i gravi fatti che sono emersi e che meritano non solo un chiarimento, ma anche provvedimenti nell'ambito della riorganizzazione necessaria del Ministero della Giustizia.
Io aggiungo però anche un altro elemento: dalle ricostruzioni giornalistiche sono emerse anche delle informazioni assolutamente preoccupanti, perché emergerebbe un collegamento tra il Sottosegretario, già Sottosegretario Delmastro Delle Vedove, e l'ambiente criminoso della famiglia Caroccia (e questo è ben noto), ma che sarebbe stato individuato addirittura nel capo scorta del Sottosegretario stesso.
Il Sottosegretario, quando era tale ma immagino anche ora per ragioni di tutela, risulta essere destinatario di un dispositivo di tutela di secondo livello in ragione proprio delle deleghe ricevute in seno al DAP e l'attuazione del regime detentivo di cui al 41-. Ulteriori ricostruzioni giornalistiche evidenziano come i rapporti criminali attribuiti alla famiglia Caroccia e le attività economiche riconducibili fossero - così si legge dai giornali - già emersi nell'ambito dell'inchiesta denominata “Affari di famiglia”, risalente al 2020, e, ampiamente riportata dagli organi di informazione, come tali condotte fossero note all'apparato di sicurezza.
Ora, Presidente, questo aspetto va assolutamente chiarito, perché i protocolli dell'Ufficio centrale interforze per la sicurezza impongono verifiche preventive sui contesti frequentati dalle personalità sottoposte a tutela, nonché l'adozione di ogni misura idonea a prevenire situazioni suscettibili di incidere sulla sicurezza ma anche sul prestigio delle istituzioni. E, pertanto, la frequentazione da parte di esponenti del Governo ma anche di dirigenti pubblici - e qui c'è un netto collegamento con quanto poco fa enunciava in maniera ineccepibile la deputata Serracchiani - di contesti oggetto di attenzione investigativa o comunque esposti al rischio di infiltrazioni criminali pone evidenti questioni di opportunità, di opportunità pratica e di opportunità politica.
E allora, Presidente, noi chiediamo che venga fatta assolutamente chiarezza. In primo luogo, se quanto esposto dai giornali sia corretto, sia stato carente o non correttamente applicato l'insieme delle procedure, delle verifiche ambientali e dei controlli previsti per la tutela delle personalità istituzionali ma, io direi, per la tutela delle istituzioni stesse, anche attraverso eventuali specifiche informative e segnalazioni del rischio, anche da parte degli agenti della scorta.
Vede, Presidente, gli agenti di scorta tutelano la personalità da un duplice profilo. Nel senso che la tutelano da eventuali attacchi esterni ma la tutelano anche dalle frequentazioni e dagli ambienti che vengono a frequentare. Non è pensabile che non ci fosse una piena conoscenza da parte del personale di scorta ma anche, quindi, da parte del già Sottosegretario Delmastro Delle Vedove, della natura criminosa delle persone con cui aveva contratto una società, o quantomeno collegate a persone con cui aveva contratto la società stessa, ma anche del ristorante che veniva frequentato non solo dal Sottosegretario Delmastro Delle Vedove ma anche dalla dirigente Bartolozzi, già dirigente Bartolozzi, ma anche da tutto lo staff del Ministero della Giustizia che, come abbiamo appreso dalle fotografie pubblicate dalla stampa, frequentava quel locale stesso.
Presidente, questi fatti necessitano urgente chiarezza ed è per questo che noi chiediamo che il Ministro Nordio, ma anche il Ministro Piantedosi, Ministro dell'Interno, per questi aspetti relativi alla sicurezza delle istituzioni in Italia, vengano urgentemente in Aula a riferire .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Ma io credo che i colleghi non abbiano compreso fino in fondo la natura anche del personaggio, soprattutto del Sottosegretario Delmastro che separerei da parte di questa discussione. Perché lui, invece, è come un personaggio iscritto in una serie di sfortunati eventi. Nel senso che dice in buona fede al suo coinquilino un segreto, non un segreto di Stato, una vicenda che essendo iscritta nel 41- forse non sarebbe dovuta uscire dalle carte secretate, eppure la dice al suo vicino di casa, al suo compagno di casa. E una serie di sfortunati eventi fa sì che proprio quel coinquilino è un altro deputato che se la lascia sfuggire. E questo è il primo sfortunato evento.
Poi c'è un altro sfortunato evento. Va a un Capodanno, ma anche lì, ma pensate la sfortuna, mentre lui sta buttando l'immondizia sparano e, anche lì, cavolo, è sfortunato. Oh, ma chi è che spara? Un altro deputato! Sempre del suo gruppo. Mamma mia, ma questa è veramente una persona sfortunata perché poi, tra l'altro, è l'unico che fa una società in buona fede, la fa con uno che - adesso lo abbiamo letto dai giornali - per dare una mano a una famiglia in difficoltà a cui avevano sequestrato tutto, avevano sequestrato tutto, e lui è l'unico che gli rimane vicino e fa la società con una diciottenne che però lui non conosceva. Perché, probabilmente, conosceva la famiglia ma non conosceva la diciottenne. Ed anche lei, sfortunatissima, è l'unica diciottenne indagata in tutta Roma.
Ok, allora lasciamo perdere il personaggio sfortunato che, per sfortuna, dopo 15 milioni di voti, ha perso pure il posto da Sottosegretario. Ma, in tutto questo, gli apparati dello Stato, ma è possibile che non uno - non uno - conoscesse la storia di Baffo 1, Baffo 2, Baffo 3, sequestrati per riciclare soldi alla mafia? Non uno! Non uno. Ma è possibile che nessuno abbia avvisato il Sottosegretario che stavano frequentando un posto che riciclava i soldi per il clan dei Senese, a Roma? Ma è possibile? Erano tutti alieni? Erano tutti di Biella? Tutti? Tutti di Biella? Tutti di Biella che non sapevano la storia di Baffo e delle sue attività. Guardi, Presidente, io ho provato a scherzare, ma c'è poco da scherzare.
Se i dirigenti dello Stato vanno in un luogo come questo e non sanno che cosa succede in quel luogo, è un problema, un problema anche per la sicurezza pubblica di questo Paese. Vogliamo dare tutta la responsabilità a Delmastro? Certo, ne ha tante, ma qua dividiamo un po' i piani, perché è incredibile che un Sottosegretario alla Giustizia, con tutti gli organismi di quel Ministero, con tutto il DAP, vada in un luogo come questo, ci faccia pure un'azienda e nessuno che gli sottoponga la questione. Siamo davanti a una vicenda grande come una casa. Se qualcuno vuole cancellarla con le pulizie di primavera, non ha capito la gravità di fare affari con la criminalità organizzata .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, su un altro argomento, sull'ordine dei lavori, il deputato Marco Pellegrini. Ne ha facoltà.
MARCO PELLEGRINI(M5S). Grazie, Presidente. Il mio intervento è per chiedere un'informativa urgente, se possibile urgentissima, ai Ministri degli Affari esteri e della Difesa affinché illustrino la posizione dell'Italia, e quindi cosa intende fare il Governo, che iniziative intende porre in essere in merito all'invasione del Libano, in particolare della parte Sud del Paese, da parte dell'esercito di Israele. Informativa che, in realtà, Presidente, il MoVimento 5 Stelle aveva già sollecitato lo scorso 31 marzo, però questa nostra richiesta, finora, è rimasta inevasa.
Noi torniamo sull'argomento perché la crisi che si sta dispiegando davanti ai nostri occhi si aggrava ogni giorno di più. Il 24 marzo, Israele aveva dichiarato di voler assumere il controllo di tutta quella vasta zona che va dalla cosiddetta Blue Line, sostanzialmente dovrebbe essere il confine di Stato, anche se non è riconosciuto, tra Israele e il Libano, e il fiume Litani. Tra l'altro, quella vasta zona che è occupata dai contingenti dell'UNIFIL, i caschi blu che sono lì proprio per disarmare le milizie di Hezbollah, e, quindi, aiutare l'esercito regolare libanese a riportare la pace e la tranquillità in quella zona.
Per questa invasione e occupazione, che è una vera e propria guerra, perché c'è un conflitto in atto, ovviamente, non è stata - “ovviamente” lo dico con fare sarcastico - dichiarata ufficialmente una guerra; Israele agisce senza alcuna copertura dell'ONU, in spregio a qualsiasi regola del diritto internazionale e, purtroppo, questa invasione e i relativi attacchi… perché sono state bombardate la Valle della Bekaa, le zone subito dopo il confine e, addirittura, quartieri residenziali di Beirut, la capitale, provocando, ad oggi, più di 2.000 morti, anche se le stime è davvero difficile farle, ma sono sicuri più di 2.000 morti, centinaia i bambini che sono morti sotto le bombe.
Ripeto, tutti civili che nulla hanno a che fare con Hezbollah, perché, ovviamente, la ragione di questa invasione è la risposta militare, solo dal punto di vista militare, di Israele agli attacchi terroristici di Hezbollah nei confronti del Nord di Israele; ovviamente attacchi che noi condanniamo con fermezza e con tutte le nostre forze. Ma non si è attivata alcuna possibilità negoziale per cercare di interrompere questi attacchi di Hezbollah, che hanno fatto vittime, distruzione e hanno arrecato tantissimi danni alla popolazione israeliana.
Si è passati direttamente con un'ipotesi esclusivamente militare. Purtroppo, noi assistiamo in poche settimane, sostanzialmente sono passate 3 settimane, Presidente, a una vera e propria catastrofe umanitaria, perché si registrano fino ad oggi 1,2 milioni di sfollati su una popolazione totale del Libano che non arriva a 6 milioni. Cioè stiamo parlando di circa un quinto della popolazione che in 3 settimane è diventata sfollata. Allora, questo Governo ci deve dare delle risposte perché, tra l'altro, ma non è solo questo il problema, Presidente, non ci si può indignare solo quando le forze armate di Israele attaccano una base italiana o speronano un mezzo italiano, ma ci si deve indignare quando muoiono migliaia di civili .
In quel momento bisogna indignarsi e passare alle azioni conseguenti. Perché il Ministro Tajani ha avuto l'ardire, tra virgolette, qualche giorno fa - mi avvio a concludere - di emettere una flebile - ha quasi pigolato - protesta, ritenendo inaccettabili i bombardamenti israeliani sui condomini, sui fabbricati civili. Ebbene, che cosa è successo? Che Israele ha convocato l'ambasciatore italiano per protestare; cioè, siamo in un mondo al contrario. Questo avrebbe dovuto farlo, da anni ormai, il Governo italiano; avrebbe dovuto convocare gli ambasciatori, avrebbe dovuto minacciare…
MARCO PELLEGRINI(M5S). … sanzioni politiche ed economiche, ma, soprattutto, che cosa deve succedere ancora per interrompere il rapporto di cooperazione militare con Israele ? Che cosa deve succedere ancora per interrompere l' e l' di armi verso un Paese che ha dimostrato…
PRESIDENTE. La ringrazio.
MARCO PELLEGRINI(M5S). …di farsi beffe del diritto e di ammazzare donne e bambini come se fosse un gioco ?
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Laura Boldrini. Ne ha facoltà.
LAURA BOLDRINI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Anche il Partito Democratico si associa a questa richiesta. Presidente, il Libano oggi che cos'è? È l'ennesima guerra illegale voluta da Benjamin Netanyahu, l'ennesima guerra a base di bombardamenti indiscriminati, a base di su quartieri altamente popolati, addirittura su quasi tutte le città del Sud del Libano e sulla stessa Beirut, la capitale. Ecco, tutto questo ha causato già 2.000 vittime e si parla di 7.000 feriti.
Qui, purtroppo, sembra di trovarci di fronte al modello Gaza. Il modello Gaza che non fa differenza; che vuole fare , macerie ovunque. Hanno colpito anche gli acquedotti: per cosa colpiscono gli acquedotti? Per far morire di sete la popolazione, la sete come arma di guerra. Distruggono le infrastrutture civili, distruggono i ponti. Non c'è più un ponte sul fiume Litani, non ce n'è più uno, sono stati tutti distrutti. Distruggono le scuole.
Ci sono, Presidente, circa 1.400.000 sfollati su una popolazione di 6 milioni, 1.400.000 su una popolazione di 6 milioni, e lei si rende conto che impatto può avere su un Paese? Dunque, l'esercito israeliano, invece di mirare le strutture militari e logistiche di Hezbollah, mira la popolazione, si accanisce contro i civili. Allora dobbiamo anche ricordare che questa incessante e compulsiva azione militare di Netanyahu, che ormai ha fatto in tutta la regione - non c'è un Paese che non abbia conosciuto le bombe israeliane -, questa azione militare ha anche compromesso quel faticoso accordo che si era raggiunto per la riapertura dello Stretto di Hormuz.
Presidente, non è la prima volta che Benjamin Netanyahu viola i confini del Libano e colpisce anche l'UNIFIL, non è la prima volta. Ma perché lo fa? Questo noi ci dobbiamo chiedere. Il suo piano è molto chiaro: all'orizzonte c'è la grande Israele, questo piano di dominazione di tutti i Paesi della regione per diventare potenza assoluta del Medio Oriente. Benjamin Netanyahu va fermato. Va fermato per il genocidio a Gaza; va fermato per la pulizia etnica in Cisgiordania; va fermato per la guerra in Libano; va fermato per la guerra e l'aggressione all'Iran.
E non va fermato con le esortazioni, perché così Benjamin Netanyahu non si ferma. Bisogna mettere le sanzioni; bisogna fare in modo che ci siano dei danni che Benjamin Netanyahu e i suoi ministri avvertono forte; bisogna arrivare alla sospensione dell'accordo di associazione tra Unione europea e Israele, un accordo che si basa sul rispetto dei diritti umani. Tutti i diritti umani sono stati calpestati dal Governo Netanyahu.
E allora, a chiedere questo, a chiedere questa sospensione, ci sono anche centinaia di migliaia, anzi un milione di cittadini e cittadine europee che hanno chiesto all'Unione europea di poter fare in modo che si faccia qualcosa che fermi questa furia distruttiva del Premier israeliano; che l'Italia finalmente si adoperi, e non faccia come le altre volte, a votare a favore della sospensione dell'accordo di associazione. Il suo voto è determinante, se l'Italia non vota a favore continueremo ad andare avanti in questo scellerato accordo che i cittadini e le cittadine europee non vogliono più .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, sempre sull'ordine dei lavori, il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Noi ci associamo a questa richiesta e abbiamo anche qualche elemento in più. Oggi avremmo potuto chiarire parte di questa informativa almeno su un punto, che era quello della sospensione del . Anche lì, ormai i giorni d'oggi, probabilmente i tempi, fanno sì che tutto questo avvenga in un modo non serio, cioè l'annuncio di una sospensione a Vinitaly, con tutto il rispetto ovviamente per Vinitaly, perché penso e credo che, dopo quello che abbiamo visto in quest'Aula, ma soprattutto nel mondo, dopo che la generazione Gaza - così l'ho chiamata - ha visto in diretta l'occupazione, l' la pulizia etnica, 75.000 morti, Gaza completamente distrutta, 20.000 morti civili sotto i 16 anni, ecco avremmo pensato che questa discussione avrebbe meritato diciamo un altro rango, no? Perché anche lì ci possono essere tante ragioni per sospendere un accordo.
Giorgia Meloni a Vinitaly ha detto: “vista la situazione attuale”. Vista la situazione attuale, di che cosa stiamo parlando esattamente? Del Libano? Dei 2.000 morti in Libano? Del fatto che, per la prima volta, il Ministro Tajani a Beirut ha detto semplicemente che non andavano uccisi dei civili?
Presidente, su questo vorrei farle notare il paradosso della storia. Siamo davanti al fatto che non abbiamo richiamato l'ambasciatore israeliano perché hanno sparato a un metro dai nostri militari. Non l'abbiamo fatto. Sono stati gli israeliani a convocare il nostro ambasciatore. Che cosa deve ancora succedere? Cosa deve ancora succedere dopo le infamie a Pizzaballa e al Papa? Cosa deve ancora succedere dopo quello che avete visto a Gaza, dopo l'occupazione della Cisgiordania, dopo la strage in Libano? Cosa deve ancora succedere per fermare ogni accordo con Israele?
Arrivo al punto. Ma sarà possibile che, a una richiesta nel di un deputato, non si risponda nemmeno se il è attivo o no? Se è stato bloccato solo il meccanismo di rinnovo automatico o no? Che cosa c'è scritto in quella lettera? Ne approfitto, Presidente: possiamo leggerla quella lettera o è un segreto di Stato? Le Commissioni esteri e difesa hanno il diritto di leggere cosa ha scritto Crosetto a Katz, sì o no? Sarà nostro diritto sapere con quale formula si è sospeso oppure si è interrotto? Possiamo saperlo? Perché è assurdo! Uno scrive un finisce il e tutti i giornalisti si rivolgono al deputato che l'ha fatto dicendo: ma cos'è successo? Ma non è normale, Presidente.
Ci vuole un'altra serietà su queste vicende e lo dico a voi, a voi che avete preso una batosta referendaria e pensate, con le pulizie di primavera di cui parlavamo prima e con un riposizionamento, di fare Non avete capito nulla! Così le elezioni le perderete comunque, ma almeno provate a stare dalla parte giusta della storia, provate a togliervi dalla coscienza questo peso, provate a fare qualcosa. Non lo volete fare per i morti di Gaza? Per i civili del Libano? Fatelo almeno per l'UNIFIL, fatelo per il Papa, fatelo per tutti quelli che si sentono offesi da chi governa impunemente fuori dal diritto internazionale. Vale per Benjamin Netanyahu e vale per Donald Trump .
PRESIDENTE. salutiamo alcuni studenti e docenti del liceo classico “Benedetto Marzolla” di Brindisi, accompagnati dalla dirigente scolastica, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
La seduta è sospesa e riprenderà alle 19,05.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il presidente della Commissione, Rotelli. Ne ha facoltà.
MAURO ROTELLI, . Grazie, Presidente. Soltanto per chiedere un altro quarto d'ora di tempo … Forse, non andava bene? Quindici minuti…? Quindici minuti.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Signor Presidente, con grande rispetto per il lavoro degli uffici, della Commissione, del presidente, credo sia necessaria la convocazione di una Capigruppo, perché si stanno sommando ritardi a ritardi su questo provvedimento. Ritardi a ritardi, per essere molto trasparenti, sul decreto Sicurezza al Senato, che avrebbe dovuto iniziare il suo iter di Aula oggi ed è stato rinviato alla giornata di domani. Quindi crediamo sia utile fare un punto in sede di Capigruppo sia su come si va avanti su questo decreto, sia rispetto al decreto Sicurezza.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Quartini. Ne ha facoltà.
Ha esagerato, ci ha messo un po' troppo impeto. Guardi, le suggerisco di utilizzare il microfono del suo collega a fianco.
ANDREA QUARTINI(M5S). Mi dispiace, non sono stato così…
PRESIDENTE. …è in forma comunque.
ANDREA QUARTINI(M5S). Presidente, credo che non si possa fare a meno di associarci alla richiesta del collega Fornaro. Questo è l'atteggiamento di una maggioranza che naviga a vista e che non riesce assolutamente a quagliare rispetto a problemi così significativi. Questo è un decreto che fondamentalmente è in essere da così tanto tempo, così come lo stesso decreto Sicurezza al Senato, e non si possono tollerare ulteriori ritardi.
Questi ritardi sono l'esempio plastico di una maggioranza che evidentemente sta annegando su sé stessa: è una cosa che non è assolutamente accettabile. Ma come è possibile? State - e raccolgo alcuni suggerimenti che mi vengono dai colleghi - “franando” su Niscemi? Di fatto, questo è il dato di fatto . Questo è un aspetto che non possiamo assolutamente tollerare. Quindi chiedo e mi associo alla richiesta di convocare rapidamente la Conferenza dei presidenti di gruppo per definire il calendario futuro .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. L'abbiamo già detto tre volte ultimamente, ma non vorrei che la batosta vi abbia davvero mandato un po' in confusione . Adesso, va bene tutto, ma ve lo dico sinceramente: va bene il ritardo anche dei 10 minuti di cui non parlerò, ma voi pensate che sia normale adesso che il provvedimento di cui dovremmo iniziare la discussione in Aula lunedì non sia ancora arrivato in Commissione? No, perché, se non accettate l'idea - lo stiamo dicendo in termini miti - di una Conferenza dei capigruppo domani, qual è lo scenario secondo voi? Che arriva venerdì, magari, perché approvato domani dal Senato?
Allora, facciamo delle ipotesi: arriva venerdì, lo si incardina subito, senza neanche vedere il testo; lo si incardina; poi volete dare, non so, un po' di tempo alla Commissione per fare le audizioni? No, lo dico così. Non volete fare le audizioni? Ventiquattr'ore di tempo per fare, che ne so, gli emendamenti? Poi volete fare dei ricorsi? Poi le accettazioni? E poi, magari, la volete far fare una discussione? In Commissione! In Commissione! Sul decreto Sicurezza! No, non ci volete far discutere. Almeno gli emendamenti ce li volete far votare? No, non ce li volete far votare. Esattamente di che cosa state parlando?
Adesso ipotizziamo già il sabato, in Commissione, magari per votare domenica e liberare il testo per lunedì. Ma vi stiamo dicendo una cosa di buon senso, eh! Secondo voi è possibile iniziare questa discussione lunedì? Volete applicare verso di noi i decreti Sicurezza? No, perché ce ne avete già espulsi 32 . Che cosa volete fare? Che cosa volete fare? Chiediamo il rispetto di quest'Aula.
Sento qualcuno che fa pure brusio, quando tutti noi vi stiamo dando una mano! Una mano anche su questo decreto. Dovete essere responsabili, non chiedetelo a noi, dovete esserlo voi. Assumetevi le vostre responsabilità e convocate una Conferenza dei capigruppo .
PRESIDENTE. Allora direi che potremmo condividere questa soluzione. Ci vediamo comunque qui alle 19,32 per sapere se la Commissione è in grado di continuare il lavoro e, comunque, interpellerò il Presidente della Camera, al quale riferirò le richieste di convocazione della Conferenza dei presidenti di gruppo, che tuttavia, ricordo, è comunque convocata per domani. Però la richiesta verrà inoltrata al Presidente che deciderà per nostro conto. La seduta è sospesa e riprenderà - ripeto - alle 19,32… sarà convocata, non è convocata, ma sappiamo che sarà convocata.
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione e delle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge .
Le Commissione I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri , che sono in distribuzione.
In particolare, il parere della V Commissione (Bilancio), relativo al testo del decreto-legge, reca tre condizioni, di cui due volte a garantire il rispetto dell'articolo 81 della Costituzione, che sono in distribuzione.
Preciso che tali ultime due condizioni - 16-.300 e 24.300 - saranno poste in votazione ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento.
Inoltre, la Commissione bilancio, con il medesimo parere, si è espressa sulle proposte emendative riferite agli articoli da 1 a 8 e agli articoli 10, 11, 13 e 14 del decreto-legge.
Pertanto, tutte le restanti proposte emendative, nonché le proposte emendative 2.31 Provenzano e 2.01 Ruffino - che recano, nella parte consequenziale, modifiche riferite all'articolo 24 del decreto-legge - devono intendersi accantonate.
Avverto altresì che la VIII Commissione (Ambiente) ha presentato l'emendamento 9.200, il subemendamento 0.9.01000.1, gli emendamenti 15.200, 16.200, 19.200, 20.200, nonché l'emendamento 16-.200, quest'ultimo volto a recepire la terza condizione della V Commissione (Bilancio). Tutte le suddette proposte emendative sono in distribuzione e in relazione ad esse il termine per la presentazione dei subemendamenti è fissato alle ore 20,30.
Avverto che la Presidenza, ai sensi dell'articolo 89, comma 1, del Regolamento, conferma l'inammissibilità degli identici emendamenti 9.23 Forattini e 9.25 Gadda, nonché dell'emendamento 22.5 Gadda, già dichiarata in sede referente.
Avverto infine che gli emendamenti 15.1000 e 16.1000 Iaia nonché le proposte emendative 20.1000 Benvenuti Gostoli e 21.01000 Cerreto sono stati ritirati dai presentatori.
Ha chiesto di intervenire sul complesso delle proposte emendative il deputato Emanuele Barbagallo.
Prima di dare la parola al collega Barbagallo, ricordo che, secondo le intese intercorse, non ci sarà la sospensione, che era prevista alle ore 20, e si andrà avanti fino al completamento dell'esame delle proposte emendative che potranno essere poste in votazione questa sera. Prego, deputato Barbagallo, a lei la parola.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. La trattazione del testo del decreto-legge Maltempo si è aperta oggi con la notizia, battuta dalle agenzie stamattina, che il Ministro Musumeci è tra gli indagati per danneggiamento e per disastro colposo per i fatti relativi proprio al decreto di cui l'Aula si occupa oggi, cioè per i fatti di Niscemi. Noi siamo e continuiamo ad essere garantisti. Il Ministro Musumeci è un politico di lungo corso e valuterà se restare o meno al suo posto, ma certamente stigmatizziamo oggi più che mai… Presidente, non riesco a sentire la mia voce.
PRESIDENTE. Colleghi, facciamo silenzio e ascoltiamo l'intervento, che può proseguire. Prego.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Come dicevo, stigmatizziamo, oggi più che mai, il tono degli interventi pubblici del Ministro Musumeci poche ore dopo i fatti di Niscemi e i fatti relativi al ciclone Harry. Toni da lezioncina e toni inquisitori in cerca di colpevoli, soprattutto nei confronti dei sindaci e dei cittadini che, oggi più che mai, suonano come irricevibili. Le ripeto oggi in quest'Aula. Proprio il Ministro ha parlato, con riferimento ai fatti di Niscemi, di “sciagura annunciata”, che “quel terreno fosse franoso lo sapevano anche i bambini” e “che la frana era conosciuta da oltre trent'anni”. Ecco, non possiamo non evidenziare che chi amministra oggi più che mai è chiamato a trovare soluzioni e certamente i colpevoli, in uno Stato di diritto, sono chiamati a confrontarsi e ad essere reperiti da altri poteri dello Stato e non certamente da chi governa.
Iniziamo l'esame dell'articolato con una certezza: il ciclone Harry si è abbattuto il 16 gennaio sulle coste della Sicilia, della Calabria e della Sardegna. Siamo al 15 aprile, ma un euro nelle casse dei comuni ancora non è arrivato, neanche quelli stanziati il 30 gennaio con l'ordinanza n. 1180, la primissima, quella relativa ai 33 milioni di euro, quelli che dai banchi delle opposizioni abbiamo classificato come briciole. Quelle somme non sono arrivate e le imprese, che hanno eseguito quei lavori, ancora oggi non sono state pagate.
L'altra certezza, signor Presidente, è che le fogne continuano a sversare a mare. È una certezza drammatica, forse anche squallida, però certamente è un dato con cui ogni giorno i siciliani della costa ionica si confrontano. A tal riguardo, proprio perché interveniamo sul complesso degli emendamenti, il Partito Democratico ha presentato un pacchetto di emendamenti - un centinaio in Commissione, in Aula una cinquantina - che tendono a risolvere alcune criticità - tra cui questa delle fogne che continuano, nel silenzio di tanti, ad inquinare il litorale ionico - con delle procedure accelerate e con delle verifiche dettagliate che speriamo riescano a dare un contributo deciso a questa che è una vergogna del tempo che viviamo.
A tal riguardo, sempre sul complesso degli emendamenti, troviamo francamente inconducente il ristoro per le imprese turistiche, perché in un Paese normale prima si dovrebbero trattare le vicende che riguardano le acque nere e, se non si riescono a risolvere, allora si ristorano le imprese che non possono fare turismo a causa proprio del danno dovuto alla presenza di acque nere sul litorale. Invece, il testo base prevede il contrario. Confidiamo in un atteggiamento diverso da parte dell'Aula, del presidente Rotelli e del Governo, affinché si arrivi a un testo finale condiviso che raccolga tante delle riflessioni che abbiamo proposto negli emendamenti come, ad esempio signor Presidente, quelle relative a un'auspicata semplificazione amministrativa e a una necessaria sburocratizzazione. Gli interventi di ricostruzione ammontano quasi a un miliardo. Ammontano quasi a un miliardo gli interventi già individuati e sono tutte iniziative che prevedono il necessario parere delle competenti commissioni VIA-VAS. In questo momento - parlo, in particolare, della regione siciliana - le procedure sono particolarmente ingolfate. Altro che settimane o mesi; in queste condizioni serviranno anni, se non si modificano le norme.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Abbiamo avanzato, tra gli altri, la mia proposta emendativa 3.01 che viene proprio incontro a queste esigenze per garantire la formalizzazione dei pareri, ma per garantire anche tempi veloci.
Resta, poi, il tema delle polizze catastrofali, un tema che abbiamo affrontato in Commissione proprio alla presenza del Ministro Musumeci. Il tema - mi rivolgo al Governo, in particolare - non è tanto la proroga.
Il tema è assicurare a coloro che stipulano una polizza catastrofale e che hanno un'attività turistica sul litorale che quella polizza garantisca anche per il danno arrecato dalle mareggiate o dalle bombe d'acqua.
Nel nostro Paese subiamo già abbastanza sperequazioni sulle normali polizze assicurative tra le diverse aree del Paese, tra una città e un'altra. In questi tempi non possiamo non assicurare a coloro che stipulano una polizza catastrofale che la stessa garantisca anche per le mareggiate e per le bombe d'acqua; altrimenti possiamo stipulare nei termini tutte le polizze che vogliamo ma, se le assicurazioni non ristorano quel danno, le polizze si rivelano inconducenti.
Del pari, abbiamo chiesto sin dall'inizio, l'indomani, il 17 gennaio, in Aula, che venissero sospesi i contributi. Tre cose abbiamo chiesto da subito: ristori, coperture per le imprese con le garanzie dovute e sospensione delle scadenze contributive e fiscali. Con due distinti emendamenti abbiamo chiesto e insistiamo sin da adesso affinché vengano differiti i termini, per tutto l'anno solare, delle scadenze contributive. Francamente, non si capisce la ragione per cui debbano essere differite fino al 10 ottobre e non fino al 10 dicembre.
Ed ancora, la vicenda relativa ai mutui: servono coperture adeguate per garantire il credito d'imposta. Il Partito Democratico lo ha ribadito sia nelle Commissioni sia nell'intervento di poco fa del collega Simiani in discussione generale: servono risorse. Prendiamole dall'annualità del ponte sullo Stretto : quei 918 milioni previsti a valere sul 2026 non si utilizzeranno mai. Servono idonee coperture per dare ai cittadini garanzie sui mutui e serve attingere subito a risorse certe.
E ancora, con tre distinti emendamenti, ripresentati anche in Aula ma bocciati in Commissione, abbiamo chiesto ristori adeguati per le fasce di lavoratori più deboli e più fragili: dai lavoratori stagionali ai braccianti agricoli, ma anche alle partite IVA che - lo voglio ricordare - al Sud, in particolare in Sicilia, certamente non navigano su redditi particolarmente alti; per le imprese agricole, quelle turistiche e commerciali, in un tempo in cui - lo voglio ricordare all'Aula e, quindi, al Paese - in Sicilia, già da quattro giorni, c'è uno sciopero annunciato ad oltranza delle imprese dell'autotrasporto e della logistica per il caro carburante. Sono le stesse imprese che tre mesi fa hanno subito i disastri del ciclone Harry e che ora stanno subendo anche la mannaia del caro carburante.
E ancora, rispetto all'articolo 23 abbiamo avanzato la richiesta chiara e netta affinché vengano estesi gli stessi benefici al ciclone Ulrike, che si è abbattuto in Sicilia il 12 e il 13 febbraio.
Chiudo, signor Presidente, con una riflessione. Sulla trattazione del testo si sono abbattuti, anzi aleggiano due fantasmi. Il primo: quello della Bolkestein. I procacciatori di voti del centrodestra e il Governo regionale continuano a battere pacche sulle spalle ai titolari delle concessioni balneari, dicendo: “non vi preoccupate, faremo la proroga di 5, 6, 7 anni in relazione ai danni che avete subito”. Noi diciamo da questi banchi: “non fatevi prendere in giro”. Il termine del 30 settembre…
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). …è categorico e non potrà essere superato.
L'ultimo fantasma, Presidente, è di pochi minuti fa. Il Governo ha annunciato, dopo l'impugnativa fatta dal Consiglio dei ministri il 27 marzo, che avrebbe proposto un emendamento riparatorio, una sorta di sanatoria per il DURC. È successo che 381 imprese hanno avuto liquidati 7 milioni di euro, con contributo da parte della regione siciliana. Il Governo ha impugnato quella misura e quella legge regionale - l'ha annunciata il 27 marzo, mentre Schifani l'ha annunciata addirittura il 31 marzo - e arriva all'attenzione dell'Aula pochi minuti fa nel Comitato dei nove. Noi riteniamo che questo modo di procedere non sia rispettoso né delle opposizioni né del Parlamento. Iniziamo questa trattazione nel modo peggiore .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sul complesso degli emendamenti, l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Presidente, intervengo per aggiungere due cose. Forse il prossimo decreto potremmo andarlo a discutere al Vinitaly per avere la presenza dei Ministri, perché là ci vanno, ma qui non vengono : c'era la sfilata l'altro giorno. Ai grandi eventi ci vanno sempre e trovano il tempo. L'unico posto dove non trovano mai il tempo per venire è il Parlamento Onestamente, mi ha molto stancato questa cosa: che ci sia almeno un Ministro, il soggetto che maggiormente tratta un argomento, senza nulla togliere al Sottosegretario; onestamente, è veramente mai possibile che i Ministri competenti, quando facciamo questi decreti… Tranne uno - lo devo dire con onestà intellettuale - che vediamo sempre, ossia Calderoli: quando sono in discussione i decreti che riguardano il suo Ministero, lui ci sta.
Adesso questa cosa è veramente inaccettabile, anche perché questo decreto, in particolare, riguarda un territorio che ha un Ministro che, da 50 anni, fa politica, in Sicilia, in particolare, e che ha ricoperto tutti i ruoli politici possibili, compreso quello di presidente della regione; e giustamente adesso è anche indagato. Perché il paradosso dei paradossi è che nel nostro Paese viene indagato per non aver fatto nulla per evitare un disastro il Ministro per la Protezione civile, che avrebbe dovuto effettivamente evitare i disastri. La cosa peggiore è che fa come ha fatto in Campania: colpevolizza i cittadini. Lui non ha fatto nulla, non si è assunto le responsabilità e non ha visto nulla: la colpa è dei cittadini. Lo sapevano tutti. E ho capito, ma c'è una grande differenza tra essere un abitante di un territorio e amministrarlo. O il Ministro Musumeci pensa che lui, fischiettando, se ne va?
Allora, rispetto a questo, chiediamo che almeno domani il Ministro si degni di venire in Aula; lui e possibilmente il collega dell'Ambiente, perché è inaccettabile che continuiamo a dover pietire la presenza di questi Ministri, sempre pronti ad andare a feste, festicciole, iniziative pubbliche, utilissime, e mai in Parlamento. Seconda cosa - e chiudo - rispetto al complesso degli emendamenti, noi, come AVS, ribadiamo un concetto, l'ha detto prima Grimaldi: collaborazione totale nell'interesse del Paese, ma rispetto. Non possiamo essere, in questo momento, vittime di scontri all'interno della maggioranza, quando si tratta di affrontare problemi che riguardano tutto il Paese. Poiché, quando si è trattato di trovare i fondi per il ponte, si è stati rapidissimi, pretendiamo allo stesso modo che i soldi si trovino rapidamente e arrivino rapidamente nei territori colpiti
PRESIDENTE. Mi pare che non ci sia nessun altro che intende intervenire sul complesso degli emendamenti. Pertanto, invito il relatore e la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sulle proposte emendative riferite agli articoli da 1 a 8, nonché agli articoli 10, 11, 13 e 14 del decreto-legge, ad eccezione delle proposte emendative 2.31 Provenzano e 2.01 Ruffino. Prego, onorevole Lampis.
GIANNI LAMPIS, . Grazie, Presidente. Su tutte le proposte emendative presentate c'è l'invito al ritiro o parere contrario, fatta eccezione per l'emendamento 13.1000 Lancellotta, rispetto al quale la condizione è che, dopo la parola “esercizio”, venga aggiunta la seguente: “finanziario”. Quindi, in questo caso il parere è favorevole con riformulazione.
Sull'articolo 12 mi conferma che non mi ha chiesto di…
GIANNI LAMPIS, . Va bene, grazie.
PRESIDENTE. Quindi, l'unico parere favorevole, previa riformulazione, è sull'emendamento 13.1000 Lancellotta. Per il resto il parere è contrario.
Il Governo?
GIUSEPPINA CASTIELLO,. Grazie, Presidente. Il parere del Governo è conforme al relatore.
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.3 Carmina. Ha chiesto di parlare la deputata Carmina. Ne ha facoltà.
IDA CARMINA(M5S). Grazie, Presidente. Questo emendamento è relativo allo stanziamento di risorse per far fronte ai danni subiti dal patrimonio privato e dalle attività economiche e produttive a seguito degli eventi disastrosi del ciclone Harry.
Possiamo considerare tali stanziamenti delle briciole. Infatti, si parla di 90 milioni di euro per il 2026, più ulteriori 50 e 25 milioni per il 2027, per un totale di 165 milioni. Stiamo parlando delle attività produttive e dei privati che hanno subito danni in tre regioni devastate - Sicilia, Sardegna e Calabria – per cui si stimano miliardi di danni.
Così nel mio emendamento, in via emergenziale, ho richiesto uno stanziamento di 500 milioni per il 2026 e 500 milioni per il 2027, per dare un minimo di dignità alla risposta doverosa da parte del Governo, dello Stato a tre regioni colpite, ai privati e alle attività produttive. Peraltro, queste attività hanno subìto un'ulteriore beffa, perché si è scoperto che la polizza catastrofale non copriva i loro danni.
Stiamo parlando della vita reale delle persone, delle loro case distrutte, delle attività spazzate via, dei sacrifici di una vita cancellati in poche ore. Stiamo parlando soprattutto di una generazione di giovani del Sud, e della Sicilia in particolare, che aveva scelto di tornare. Infatti, tanti giovani erano tornati in quei territori, decidendo di investire nella propria terra, di aprire un'attività, di coltivare, di costruire qualcosa dove troppo spesso si è costretti ad andare via. Avevano scommesso sul futuro del Sud e hanno perso tutto: case, aziende, campi, sogni.
E noi cosa stiamo facendo per loro? Stiamo discutendo su stanziamenti che non sono all'altezza nemmeno lontanamente della devastazione che hanno subito. È doloroso dirlo, ma la verità è così: lo Stato non è presente, li ha abbandonati. È poi inaccettabile se pensiamo anche agli stanziamenti per Niscemi, dove solo il 19 dicembre 2025, dopo 28 anni, sono arrivati gli stanziamenti relativi alla frana del 1997. Per questo, la Presidente Meloni ha detto: faremo presto. Ma siamo ad aprile. Sono ancora previste briciole e non si va avanti.
Per Niscemi sono previsti 150 milioni: 75 per demolire e ricostruire - quindi pochissimi, per chi ha un minimo di esperienza in materia - e 75 milioni per prevenire e mitigare il rischio derivante dalla frana più grande d'Europa: solo 4 milioni. Ora, tutto questo è inaccettabile, soprattutto se si pensa alla notizia, gravissima, di 13 indagati, fra cui 4 presidenti della regione Sicilia, i capi della protezione civile regionale, Foti e Cocina, e altri, perché milioni di euro sono rimasti nelle casse della regione Sicilia e non si è intervenuti dal 1997 a oggi.
C'erano anche le somme sottratte alla Sicilia, quelle del Fondo di coesione destinate al ponte sullo Stretto: 1,3 miliardi sottratti alla Sicilia e 300 milioni sottratti alla Calabria. Abbiamo chiesto la restituzione, ma è stato detto che non era possibile, quando 2,8 miliardi sono stati stornati per coprire i debiti di RFI. Allora si poteva fare. Perché non si fa per i siciliani e per la Sicilia, per la Calabria e per la Sardegna ? E allora qui non si tratta di fondi, perché i fondi ci sono, come quelli previsti…
IDA CARMINA(M5S). …per il PNRR - concludo - sul dissesto idrogeologico che avete, invece, tagliato. Si tratta della dignità di chi ha scelto di restare o di tornare e che oggi chiede di ricominciare. Chiedo e insisto sull'emendamento perché sia approvato o, eventualmente, accantonato .
PRESIDENTE. Relatore, è d'accordo sulla richiesta di accantonamento? No. Deputata Carmina, insiste? Allora, sull'accantonamento il relatore dà il diniego. Deputata Carmina, insiste per portare in votazione la richiesta di accantonamento? Ok. Allora, rispetto alla richiesta di accantonamento denegata dal relatore in merito all'emendamento 1.3 Carmina, chiedo se qualcuno vuole parlare contro. Chi vuole, invece, parlare a favore?
Passiamo, dunque, ai voti.
Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la richiesta di accantonamento avanzata dalla deputata Carmina sul suo emendamento 1.3, con il parere contrario del relatore.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge per 52 voti di differenza.
Passiamo, a questo punto, alla votazione dell'emendamento.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.3 Carmina, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.4 Bonelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.4 Bonelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.5 Evi. Ha chiesto di parlare la deputata Evi. Ne ha facoltà.
ELEONORA EVI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Anche con questo provvedimento continuiamo ad affrontare la crisi climatica e i suoi effetti disastrosi sui nostri territori con la solita logica dell'emergenza e troppo poco, per non dire nulla, viene fatto sul fronte della prevenzione. Ecco, con questo emendamento, proponiamo qualcosa di estremo buonsenso, colleghi, sul fronte della prevenzione. Dobbiamo comprendere fino in fondo che siamo di fronte a un vero e pericolosissimo corto circuito. Abbiamo costruito e continuiamo a costruire in aree esposte al rischio: l'evento estremo distrugge, poi si finanzia la ricostruzione nello stesso punto e il ciclo ricomincia.
Nonostante i danni, si continua ostinatamente a proporre la ricostruzione di edifici e infrastrutture in aree fortemente esposte agli effetti dei cambiamenti climatici. Dobbiamo fermare questo assurdo e pericoloso e l'emendamento propone di subordinare l'accesso ai finanziamenti previsti dal decreto a una condizione preliminare: la preventiva verifica di compatibilità geologico-tecnica, geomorfologica e idrogeologica dell'area interessata, attestata da una relazione tecnica firmata da un professionista abilitato. Semplice, efficace, necessaria.
Nel realizzato da Legambiente dal titolo “Il ciclone Harry. Cronaca di un disastro annunciato e della gestione fallimentare del litorale ionico” - che invito tutti i colleghi a leggere -, si passa in rassegna una serie di casi emblematici - Sant'Alessio Siculo, Santa Teresa di Riva, Furci Siculo -, tutti casi in cui gli avvertimenti sulla pericolosità dell'urbanizzazione costiera sono rimasti lettera morta; milioni di euro spesi in opere di difesa rigide che non hanno retto alle successive mareggiate significative e hanno provocato ulteriori danni e spese milionarie o nella costruzione di infrastrutture anche in aree classificate come zone a rischio elevato (R4). Questo è il punto cruciale.
Le informazioni c'erano, le cartografie del rischio esistevano, le relazioni tecniche erano state prodotte, ma nessuna norma imponeva di tenerne conto prima di finanziare gli interventi.
Ecco, quindi chiediamo di iniziare a farlo proprio con questo emendamento. È una condizione minima perché la spesa pubblica abbia un senso. Indennizzare chi ha subìto un danno ed è stato colpito è doveroso, e va fatto con celerità, ma continuare a ripetere gli stessi errori è inaccettabile.
Ricostruire in zone a rischio è un errore che non possiamo più permetterci di fare. Il cambio di paradigma che la crisi climatica ci impone non è un qualche cosa di astratto; passa da norme concrete, molto concrete, proprio come questa .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.5 Evi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.6 Scerra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.6 Scerra, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 2.2 Barbagallo e 2.3 Faraone. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 2.2 Barbagallo e 2.3 Faraone, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 2.8 Marino e 2.10 Faraone. Ha chiesto di parlare la deputata Marino. Ne ha facoltà.
MARIA STEFANIA MARINO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Questo emendamento nasce da una palese mancanza presente nel provvedimento. Di fronte ad eventi meteorologici eccezionali, che hanno messo in ginocchio interi territori, dalla Calabria alla Sardegna, fino alla Sicilia, al caso drammatico di Niscemi, il Governo interviene sì, ma lo fa a metà. Si sospendono alcuni tributi, ma si dimenticano quelli che per i cittadini e le imprese sono tra i più pesanti ed immediati: l'IMU, la TARI e i tributi locali. Ed è una dimenticanza grave, perché oggi chi ha una casa inagibile, ha un'attività ferma, non distingue tra imposte statali e comunali. Ha semplicemente bisogno di non pagare, perché non può pagare.
Con questo emendamento chiediamo, quindi, una misura di buonsenso: estendere la sospensione anche ai tributi locali, evitando la disparità e interpretazioni confuse. C'è infatti un ulteriore profilo da considerare, quello della certezza del diritto. Senza un'esplicita inclusione dei tributi locali, rischiamo di creare interpretazioni difformi tra territori, contenziosi e, soprattutto, diseguaglianze tra cittadini colpiti dalla stessa calamità, ma trattati in modo diverso.
Il nostro emendamento evita tutto questo. Fornisce chiarezza, stabilisce un principio semplice in una situazione straordinaria: la sospensione deve essere davvero completa e coerente. Chiediamo quindi chiarezza, ma anche coerenza. Non si può venire in Aula a parlare di sostegno ai territori e poi lasciare fuori proprio le voci fiscali più concrete, quelle che incidano veramente sulla vita quotidiana. Colleghe e colleghi, qui non si tratta di fare propaganda, ma di dare risposte reali: o aiutiamo davvero chi è stato colpito oppure stiamo facendo solo gli annunci slogan che sapete fare. Per questo vi chiediamo di votare a favore di questo emendamento .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 2.8 Marino e 2.10 Faraone, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.13 Morfino. Ha chiesto di parlare la deputata Morfino. Ne ha facoltà.
DANIELA MORFINO(M5S). Grazie, signor Presidente. Questo emendamento interviene su un punto molto decisivo, che riguarda la gestione concreta dell'emergenza, i tempi reali della ripresa dei cittadini, dei lavoratori autonomi e, soprattutto, delle imprese colpite dall'eccezionale maltempo. Ora, il decreto dispone la sospensione dei termini tributari, contributivi e assicurativi per i soggetti colpiti, ma lo fa soltanto fino al 30 aprile 2026. Quindi per voi dal 1° maggio in poi sarà tutto ok. Stabilisce, poi, che i versamenti sospesi siano effettuati senza sanzioni e interessi in un'unica soluzione entro ottobre.
Questa impostazione resta insufficiente per noi rispetto alla condizione concreta dei territori colpiti, e questo ce lo dobbiamo dire, colleghi, perché il punto è molto semplice: non basta sospendere per pochi mesi se i danni durano molto più a lungo, e chi ha subito una calamità di questa portata non torna alla normalità il 1° maggio solo perché lo scrive una norma. Non si ricostruisce un'attività economica, non si recupera liquidità, non si riattiva il ciclo produttivo, non si rimette in piedi la capacità contributiva di famiglie e imprese in poche settimane.
E allora il rischio è evidente per noi. Una misura emergenziale, nata per aiutare, finisce per trasformarsi, alla scadenza, in una nuova pressione insostenibile per tutte queste famiglie; ed è esattamente per questo che il nostro emendamento, Sottosegretaria, è giusto e di buonsenso. Noi vi stiamo chiedendo di allungare i tempi, di allungare il termine al 31 dicembre 2026, e, conseguentemente, proponiamo che i versamenti sospesi siano effettuati anche mediante rate entro il 30 giugno 2027, sempre senza applicazione di sanzioni e di interessi.
Questo emendamento, Sottosegretaria, non stravolge il decreto e non compromette l'impianto. Lo corregge nella direzione giusta, perché evita che alla fine della sospensione apra un problema ancora più grave, aggravando ulteriormente le condizioni già compromesse. Quindi, le chiedo un'ulteriore riflessione di accantonare questo emendamento e, magari, cambiare anche parere .
PRESIDENTE. Chiedo al relatore Lampis in ordine alla richiesta di accantonamento. È un no. E quindi chiedo alla deputata Morfino se insiste. Non insiste.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.13 Morfino, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 2.14 Ruffino e 2.16 Simiani. Ha chiesto di parlare la deputata Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. Mi rendo conto che, in un certo senso, stiamo discutendo sul nulla, sul solito copione. Quindi eventi meteorologici eccezionali e da lì, ovviamente, deriva l'emergenza, che viene gestita apparentemente in via d'urgenza, dove invece prevale il solito spaventoso rito dei proclami della proroga dei termini.
Bisognerebbe apparisse anche l'aspetto della prevenzione per evitare tutto quanto è accaduto in questi mesi e in questi anni. Abbiamo proposto questo emendamento proprio per cercare di alleviare la popolazione, di riuscire a dare un segnale. Il tempo è fondamentale, il rifiuto dell'accogliere questo accantonamento è inconcepibile perché chiediamo di sospendere i versamenti tributari con una certezza, che tanto tutto questo, in ritardo, ma lo dovrete fare, non potrete farne a meno.
Magari con minori somme, magari con chissà quali modalità, magari mettendo anche in croce i comuni e i sindaci che amministrano su quei territori, ma la strada è quella, e, nonostante tutto, c'è sempre questa zeppa che si pone come un muro di fronte ad emendamenti che non mi permetto neppure di dire di buonsenso, ma sono scontati e sono dovuti. Mi rifiuto di chiedere, ovviamente, l'accantonamento, perché tanto non verrà fatto nella maniera più assoluta, però invito la maggioranza, e forse anche i cittadini che ci ascoltano, a riflettere su questo tema.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 2.14 Ruffino e 2.16 Simiani, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.20 Ruffino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.20 Ruffino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 2.25 Del Barba e 2.24 Stumpo. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 2.25 Del Barba e 2.24 Stumpo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.28 Scerra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.28 Scerra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
L'emendamento 2.31 Provenzano è accantonato.
Passiamo all'emendamento 2.35 Faraone. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.35 Faraone, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.40 Morfino. Ha chiesto di parlare la deputata Morfino. Ne ha facoltà.
DANIELA MORFINO(M5S). Presidente, anche questo emendamento affronta una questione molto seria e vicina alla vita reale delle famiglie e delle imprese colpite. Mi riferisco al peso delle bollette e delle utenze su immobili che, di fatto, non sono più pienamente agibili.
Non basta sospendere il fisco, se poi si lascia intatto il carico delle utenze essenziali. Ed è esattamente per questo che abbiamo presentato il nostro emendamento, che va nella direzione giusta. Stiamo chiedendo, per i titolari di utenze relative a immobili ubicati nelle zone colpite, le modalità per la sospensione temporanea dei termini di pagamento delle fatture e degli avvisi relativi all'energia elettrica, al gas, all'acqua e ai rifiuti urbani, fino al completo ripristino dell'agibilità.
Questo è un emendamento di buonsenso ed equilibrato, e anche questo è perfettamente coerente con l'impianto del decreto: occorre che facciate uno sforzo maggiore.
Se il decreto riconosce che in presenza di immobili danneggiati e sgomberati occorre sospendere gli obblighi tributari e contributivi, allora è del tutto coerente riconoscere che serve anche una tutela sul fronte delle utenze essenziali. Perché, nella vita concreta delle persone e delle attività economiche, il problema non si divide in compartimenti stagni. Non c'è il fisco da una parte e la realtà dall'altra, c'è una sola realtà ed è quella di chi è stato colpito da una calamità. Quindi, noi non siamo davanti a una cancellazione indistinta oppure a un intervento privo di equilibrio, siamo davanti a una misura che tiene insieme tutela immediata e sostenibilità del tempo. Praticamente, noi colmiamo una lacuna evidente nel decreto, sempre nello spirito costruttivo. Ora, colleghi, se vogliamo davvero stare dalla parte dei territori colpiti, allora dobbiamo aiutare insieme i cittadini, gli enti locali e le imprese, senza mettere gli uni contro gli altri .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.40 Morfino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.39 Morfino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.39 Morfino, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
L'articolo aggiuntivo 2.01 Ruffino è accantonato. Passiamo all'articolo aggiuntivo 2.04 Ferrari. Ha chiesto di parlare la deputata Ferrari. Ne ha facoltà.
SARA FERRARI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Per illustrare questo emendamento, con il quale sostanzialmente chiediamo che quella che oggi è prevista dal provvedimento come una sospensione per il pagamento dell'IMU fino al termine del mese in corso, cioè a fine aprile, si trasformi in una esenzione - comunque non oltre il termine della fine dell'anno 2027 - per quegli immobili che sono stati dichiarati inagibili a seguito dei danni causati dall'emergenza in oggetto.
Quello che vi proponiamo è non solo che i proprietari residenti in quell'immobile o che vi abbiano una sede legale siano esentati dal pagamento in virtù del fatto che il bene è risultato inagibile - i quali si troverebbero a dover ritornare a pagare l'IMU almeno per il 50 per cento anche in persistenza dell'inagibilità -, ma anche la possibilità di un ristoro equivalente per i comuni per la mancata entrata di quel gettito. Questa è una richiesta che viene evidentemente dall'ANCI, quindi dai comuni stessi.
L'altra proposta che è contenuta in questo emendamento riguarda la compensazione della TARI per le spese che i comuni si trovano a dover affrontare in una condizione di gestione del servizio rifiuti che è evidentemente aumentato, in ragione del fatto che il servizio si è reso più complesso proprio per gli effetti delle calamità, così come, contemporaneamente, il gettito è diminuito.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Santillo. Ne ha facoltà.
AGOSTINO SANTILLO(M5S). Presidente, grazie. Chiedo alla collega di sottoscrivere l'emendamento e di passarvi la mano sulla coscienza, perché, se non l'avete ascoltata, chiede di esentare dall'IMU i fabbricati danneggiati. Quindi, la persona è stata danneggiata: oltre al danno, la beffa.
Come farà quel comune con l'ulteriore spesa che avrà per i rifiuti? Io credo che davanti a una richiesta del genere, che proviene dal comitato e quindi dalle popolazioni che sono direttamente colpite dalla calamità, non ci si possa girare dall'altra parte. Passatevi la mano sulla coscienza.
PRESIDENTE. Chiedono di sottoscriverlo anche la deputata D'Orso e tutto il gruppo AVS. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 2.04 Ferrari, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 2.05 Ruffino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 2.05 Ruffino, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.3 L'Abbate. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Passiamo all'emendamento 3.3 L'Abbate. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.3 L'Abbate, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.4 Carmina. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.4 Carmina, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Non funziona la postazione, deputata Serracchiani? Se il tecnico si avvicina alla deputata Serracchiani, per cortesia. Non funziona la postazione o il microfono? La postazione.
Passiamo all'emendamento 3.5 Ilaria Fontana. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.5 Ilaria Fontana, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Torniamo all'emendamento 3.1 Ilaria Fontana. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.1 Ilaria Fontana, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.6 Bonelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.6 Bonelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.8 Santillo.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Santillo. Ne ha facoltà.
AGOSTINO SANTILLO(M5S). Grazie, Presidente. Quando c'è un evento meteorologico estremo, con danno sul territorio, capita spesso che gli impianti e le infrastrutture danneggiate vengano poi rimesse in funzione in un sito che, però, è geomorfologicamente, geologicamente e idrogeologicamente instabile. Allora, quello che chiediamo, con questo emendamento, è che, una volta che un impianto o un'infrastruttura sono stati danneggiati, prima che si intervenga per poterla riattivare, venga fatta una perizia da parte di un professionista abilitato, quindi esperto nel settore, che riguardi, però, la geomorfologia e l'idrogeologia di tutto il sito, affinché non vengano sperperati inutilmente dei soldi per andare a ricostruire e a rimettere in funzione impianti e infrastrutture che, però, un domani, poi, potrebbero nuovamente essere danneggiati per gli stessi tipi di eventi.
Questo ci sembra un emendamento molto di buonsenso, perché mira a spendere bene le risorse da parte dello Stato che vengono poste in essere in occasione di calamità naturali .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.8 Santillo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 3.01 Barbagallo.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Barbagallo. Ne ha facoltà.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Con questo articolo aggiuntivo interveniamo con un procedimento rafforzato per quanto riguarda le infrastrutture idriche che sono state danneggiate dal ciclone Harry. Prevediamo l'inserimento di ulteriori 10 unità di personale, l'individuazione dei soggetti attuatori, procedure accelerate per gli appalti, approvazione dei progetti in termini perentori, sette giorni per la convocazione della conferenza dei servizi e ulteriori sette per l'emissione del parere.
Perché lo facciamo? Perché siamo preoccupati del fatto che i progetti, nonostante le coperture finanziarie che ci sono, non arriveranno alla luce delle gravi criticità che ci sono negli enti locali. In questo momento in Sicilia un terzo dei comuni è in dissesto e in predissesto e quel terzo dei comuni coincide con oltre la metà della popolazione. Quindi, i comuni siciliani non sono in condizioni di fare progetti e progetti di livello esecutivo nel breve periodo.
Questa è la nostra proposta e ci aspettavamo un confronto su questo, in Commissione o in Aula. Con il parere annunciato del Governo vi assumete una grave responsabilità, dicendo “no” a questa proposta emendativa. Temo che tra qualche mese ritornerete con la decretazione di urgenza a intervenire, perché i progetti non arrivano .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 3.01 Barbagallo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 3.02 Barbagallo.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Barbagallo. Ne ha facoltà.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Presidente, questo è l'articolo aggiuntivo, ben noto, che riguarda lo sversamento dei liquami, delle acque nere, a mare. In questo momento, abbiamo tre situazioni critiche nella città di Messina: San Saba, Mili e la zona di Acqualadroni, dove nel silenzio di tanti, come ho detto prima sul complesso delle proposte emendative, le fogne continuano tranquillamente a scaricare a mare. Abbiamo delle situazioni critiche a Mazzeo che, per essere chiari, fa comune di Taormina - non un comune qualsiasi - e delle situazioni critiche a Letojanni.
Quindi, a fronte di questi disastri, il Governo e la maggioranza come pensano di intervenire? Continuare con questo silenzio, certamente, non aiuta. Noi abbiamo proposto qui un articolo dettagliato che propone la soluzione. In assenza, anche da questo punto di vista, vi assumete una responsabilità grave, non soltanto politica ma, francamente, anche igienico-sanitaria .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 3.02 Barbagallo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 3.03 Baldino.
Ha chiesto di parlare la deputata Baldino. Ne ha facoltà.
VITTORIA BALDINO(M5S). Grazie. Signor Presidente, quello che è accaduto a partire dal mese di gennaio alle regioni del Centro-Sud, in particolare in Sicilia e in Calabria - anzi, mi riferisco, in particolare, alla Calabria - non è fatalità. Diciamo che è un disastro un po' annunciato. In particolare, quello che è accaduto al fiume Crati è un disastro ampiamente annunciato. Non è solo la storia di un disastro annunciato, ma è anche la storia di una prevenzione mancata, di una burocrazia lenta e di fondi stanziati ma non utilizzati. Mi fa piacere che ci sia lei, Presidente, a presiedere oggi sull'esame di questo provvedimento, perché l'ultima volta che un Governo ha stanziato dei milioni per la prevenzione del rischio idrogeologico…
VITTORIA BALDINO(M5S). Miliardi, sì. In quello specifico caso milioni, perché mi riferisco solo al fiume Crati. Come dicevo, l'ultima volta che il Governo ha stanziato miliardi per le prevenzioni del rischio idrogeologico lei era al Ministero dell'Ambiente, nel corso del Governo Conte 1 . In quell'occasione furono stanziati, appunto, 15 milioni per la manutenzione degli argini e per la prevenzione del dissesto, in particolare del fiume Crati. Da quel momento, però, quei soldi non sono stati utilizzati, quegli argini non sono stati manutenuti e non sono stati messi in sicurezza.
Quel territorio, il territorio di Corigliano-Rossano e di Cassano allo Ionio è stato interessato, ormai, da innumerevoli episodi di esondazione: il 2013 se lo ricordano tutti, il 2018, il 2019, fino ad arrivare al 2026. È una storia che si ripete, è un film già visto dagli abitanti di quelle contrade. Piogge, non piogge straordinarie, piogge, piogge copiose, ma piogge, un fiume che esonda, capannoni allagati, campi allagati, il Museo archeologico di Sibari allagato, case allagate, colture danneggiate, quindi economia di quel territorio danneggiata, contributi che tardano ad arrivare, prevenzione inesistente.
Oggi noi parliamo di un decreto, convertiamo un decreto che vuole mettere una toppa a un'emergenza. Con questo emendamento vi chiediamo di prevenire le emergenze, di prevenire i disagi, di prevenire i disastri, di prevenire le difficoltà economiche che quei cittadini e quelle cittadine incontrano, perché un fiume che esonda vuol dire un'impresa che chiude per giorni, vuol dire danni ingenti all'economia di una famiglia, di una comunità, di un'intera regione.
Allora, siamo qui a chiedervi di mettere 30 ulteriori milioni per la manutenzione degli argini del fiume Crati, per evitare che alle prossime piogge quello che è accaduto a gennaio e a febbraio possa accadere di nuovo, perché poi quei cittadini e quelle cittadine, quegli imprenditori saranno sicuramente ben lieti di ricevere passerelle politiche, ascolti, tavole rotonde, solidarietà, articoli di giornali, dichiarazioni alla stampa, ma vogliono e ci chiedono prevenzione .
Ci chiedono uno Stato che faccia lo Stato, che metta in sicurezza il territorio e che si prenda cura del territorio, cosa che fino ad oggi, soprattutto su quel tratto di terra, non è stato fatto, e ne paghiamo ancora le conseguenze. Quindi, mi dispiace del parere contrario a questo emendamento. Chiedo, se è possibile, un supplemento di riflessione, perché quello che serve ai territori non sono pacche sulle spalle, ma è la cura e la prevenzione .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 3.03 Baldino, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.1 Bonelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.1 Bonelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.6 Bonelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.6 Bonelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 5.2 Simiani. Ha chiesto di parlare l'onorevole Simiani. Ne ha facoltà.
MARCO SIMIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo su questo emendamento per evidenziare un settore molto particolare, di cui, nel dibattito anche in Commissione, non si è tanto discusso o comunque, se c'è stata una discussione, è stata molto sottotraccia, anche perché il settore di cui stiamo discutendo in questo emendamento è il settore della pesca. Come sapete benissimo, in questo momento il settore è in grave crisi. Ci sono situazioni diverse, sicuramente legate anche ai conflitti in essere, soprattutto quello legato all'Iran, dove l'aumento del gasolio sta mettendo a dura prova molti pescatori, non solo nel nostro Paese, ma anche in tutta Europa.
Il tema è molto complesso, anche perché il settore viene da una crisi, ormai, che si sta aggiungendo a una serie di azioni, in cui la responsabilità è legata anche a una cattiva gestione dei rapporti con l'Unione europea da parte del Ministro Lollobrigida. Lo dico con molta franchezza perché in questo momento le risorse che devono essere date ai pescatori per l'anno 2024-2025, per il fermo pesca, ancora non sono state erogate. Anno 2024-2025.
Sono tanti soldi che questi pescatori, di fatto, aspettano, perché comunque, nel momento in cui c'è il fermo pesca, nel momento in cui la barca non esce, in cui le spese comunque ci sono dal punto di vista del personale, dal punto di vista più generale, l'azienda ha bisogno di avere sostegni veri. Su questo, guardate, la crisi è così vera… io ho girato diversi porti, logicamente ho parlato con le associazioni di categoria e sono andato direttamente, anche nella mia provincia, a verificare lo stato dell'arte.
Posso dirvi una cosa: la maggior parte di quelle aziende ha fatto domanda per rottamare la propria barca, perché, rottamando la propria barca, hanno una specie di una buonuscita, gli viene data una risorsa importante, se non lo sapete. Questo vuol dire che le persone vogliono smettere di fare un'attività che oggi riguarda un settore importante, riguarda la pesca, soprattutto dal punto di vista anche dell'alimento, che è legato anche a un elemento positivo, buono, che non riguarda un allevamento dozzinale, ma un pescato vero, che va assolutamente nel Mar Tirreno e nel Mare Adriatico.
Ecco perché questo è un settore importante. Sul decreto in essere c'è un articolo, l'articolo 5, che dispone aiuti e ammortizzatori sociali per quanto riguarda i lavoratori, ma la pesca non c'è. Eppure la Sicilia, la Sardegna, la Calabria hanno attività importanti che riguardano proprio questo settore, in cui non ci sono aiuti. Io credo che sia assurdo, ecco perché lo voglio evidenziare in maniera chiara, in maniera netta. Questo aiuto deve essere assolutamente dato .
Ecco perché chiedo al relatore, alla Sottosegretaria, all'emiciclo, di dare un segnale, di votare questo emendamento o comunque di accantonarlo per discuterlo, per riformularlo, perché è importante oggi aiutare un settore che più volte non è stato considerato nei decreti, nelle varie zone. Ecco perché vi chiedo questa possibilità e, soprattutto, il voto favorevole all'emendamento.
PRESIDENTE. Se non ho capito male, tra le altre cose ha chiesto l'accantonamento. Allora chiedo al relatore Lampis in ordine alla richiesta di accantonamento. No. Quindi, chiedo se lei insiste per portarlo al voto.
MARCO SIMIANI(PD-IDP). Votiamo l'emendamento.
PRESIDENTE. Votiamo l'emendamento, non l'accantonamento.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.2 Simiani, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 5.4 Curti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.4 Curti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 5.5 Aiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.5 Aiello, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 5.8 Tucci. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.8 Tucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 5.17 Bonelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.17 Bonelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 5.18 Barbagallo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.18 Barbagallo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 6.3 Scerra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.3 Scerra, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 6.4 Lai. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.4 Lai, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 6.6 Faraone. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.6 Faraone, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7.3 Bonelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.3 Bonelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 8.1 Scerra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.1 Scerra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 8.5 Barbagallo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Barbagallo. Ne ha facoltà.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ci riproviamo: il testo base, per come approvato dalla Commissione, prevede l'obbligo di stipula di contratti assicurativi per i rischi catastrofali; prevede un obbligo, pur sapendo che le compagnie assicurative non ristorano i danni relativi alle mareggiate. Quindi, delle due l'una: o inseriamo espressamente, come previsto dall'emendamento 8.5 Barbagallo, la locuzione “mareggiate” oppure, per essere chiari, il Governo e il centrodestra stanno facendo un favore alle compagnie assicurative, perché continuiamo ad assicurare una cosa per cui non ci saranno ristori ai malcapitati di turno.
Noi abbiamo presentato a tal riguardo anche uno specifico ordine del giorno, perché serve anche un impegno fuori dall'Aula. Sarebbe interessante capire se il Governo abbia sentito le compagnie assicurative in proposito, se intenda farlo, se abbia sentito le società che sono chiamate a controllare le polizze assicurative. Ecco, servirebbe fare un gran lavoro di cui non abbiamo, invece, notizia a danno dei cittadini. Quindi, insistiamo sull'emendamento .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.5 Barbagallo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 8.7 Evi. Ha chiesto di parlare la deputata Evi. Ne ha facoltà.
ELEONORA EVI(PD-IDP). Grazie, Presidente. L'emendamento propone di sospendere fino al 31 dicembre 2026, nei territori colpiti dagli eventi del gennaio 2026, le conseguenze precludenti della mancata stipula di polizze assicurative catastrofali sui beni culturali vincolati ai fini dell'accesso a contributi, bandi, gare e ad agevolazioni pubbliche. In altre parole: se non hai la polizza, non accedi ai ristori, anche se sei stato colpito da un'alluvione, anche se gestisci un bene vincolato per il quale una polizza catastrofale è oggettivamente difficile e talvolta impossibile da reperire sul mercato. È una norma tecnica, ma affonda le radici in una questione molto politica che richiama, colleghi, la legge di bilancio del 2024 che ha stabilito che l'inadempimento dell'obbligo assicurativo deve essere tenuto in conto nell'assegnazione di contributi, sovvenzioni o agevolazioni finanziarie pubbliche, anche con riferimento a quelle previste in occasione di eventi calamitosi e catastrofali, ovvero: no polizza, no ristori.
Ma questo meccanismo merita una riflessione critica ancora più ampia, perché l'obbligo assicurativo introdotto dalla legge di bilancio del 2024 è stato presentato come una misura di responsabilizzazione delle imprese e di riduzione del carico pubblico nella gestione dei rischi catastrofali, ma nella sostanza - e i fatti lo confermano - si è rivelato qualcosa di diverso, ossia un obbligo di acquisto imposto per legge a favore di un settore privato, quello assicurativo, con la minaccia di escludere chi non si adegua dall'accesso alle risorse pubbliche. Un mercato captivo, creato per decreto. Non a caso la norma ha subìto una serie di proroghe successive a testimonianza del fatto che il mercato assicurativo non era né è ancora in grado di offrire prodotti adeguati a prezzi sostenibili per tutte le categorie di imprese. E in questo quadro, già problematico, la situazione dei soggetti che gestiscono beni culturali vincolati, ai sensi del codice dei beni culturali e del paesaggio, è ancora più critica. Si tratta di beni per i quali i vincoli di tutela impongono limitazioni stringenti sugli interventi consentiti, sulle modalità costruttive e sui materiali utilizzabili. Trovare una compagnia assicurativa disposta a coprire un palazzo storico vincolato, un complesso architettonico tutelato o un bene culturale mobile collocato in un'area a rischio idrogeologico e a condizioni economicamente accessibili non è certo scontato e, in molti casi, è semplicemente impossibile. Allora, il paradosso diventa insostenibile: un soggetto che gestisce nell'interesse collettivo un bene del patrimonio culturale nazionale in un territorio colpito da eventi calamitosi si trova escluso dall'accesso ai ristori pubblici, perché non ha stipulato una polizza che il mercato non gli offriva su un bene che la legge gli impedisce di modificare. È una doppia penalizzazione che colpisce non solo il gestore, ma il patrimonio stesso.
Con questo emendamento noi cerchiamo di risolvere questa incongruenza e lo facciamo - io credo - in modo mirato e proporzionato
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.7 Evi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 8.8 Simiani. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.8 Simiani, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 8.9 Morfino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.9 Morfino, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Ricordo a tutti che gli emendamenti riferiti all'articolo 9 sono accantonati.
Passiamo, quindi, agli identici emendamenti 10.8 Ruffino e 10.7 Evi. Siamo alla pagina n. 20 e 21 del fascicolo. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 10.8 Ruffino e 10.7 Evi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 10.9 Scerra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 10.9 Scerra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 10.01 Scerra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 10.01 Scerra, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 10.02 Baldino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 10.02 Baldino, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 10.08 Orrico. Ha chiesto di parlare l'onorevole Orrico. Ne ha facoltà.
ANNA LAURA ORRICO(M5S). Grazie, Presidente. Con questo emendamento, già discusso in Commissione, sul quale avevo chiesto al relatore e al Governo un supplemento di riflessione, chiediamo di istituire un fondo, con una dotazione di 15 milioni, da destinare al parco e museo archeologico di Sibari, che è uno dei luoghi culturali più importanti non solo della Calabria e d'Italia, ma anche del patrimonio culturale europeo. La Sibaritide è stata particolarmente colpita dai fenomeni meteorologici che, a partire da metà gennaio, hanno interessato la Calabria. Sono ben cinque i cicloni mediterranei che hanno attraversato la regione Calabria, arrecando moltissimi danni alle persone, alle famiglie, alle imprese e ovviamente al paesaggio naturalistico e, purtroppo, anche ai nostri beni culturali.
Il Parco archeologico di Sibari ha una peculiarità, tra le tante: quella di essere collocato al di sotto del livello del mare. Quindi, normalmente, all'interno del Parco archeologico di Sibari, chi vuole visitarlo troverà tutta una serie di pompe idrovore che risucchiano sostanzialmente l'acqua che emerge dalla falda acquifera. Con gli eventi meteorologici, che si sono verificati in Calabria, come dicevo prima, a partire dalla metà di gennaio, una parte consistente del Parco archeologico di Sibari è stata totalmente sommersa dall'acqua, generata dall'esondazione del fiume Crati che attraversa la piana di Sibari; ed è tuttora, purtroppo, sommersa dall'acqua, perché le pompe, che drenano l'acqua che emerge dalle falde acquifere, purtroppo sono andate in sovraccarico e non ce l'hanno fatta ovviamente a gestire un fenomeno di così ampia portata.
Questa porzione del Parco archeologico di Sibari, che si chiama Casa Bianca, avrebbe dovuto essere inaugurata nel mese di giugno. Si trattava di restituire un'importantissima parte di questo sito archeologico ovviamente ai calabresi, agli italiani e ai tanti turisti che, da qualche anno, visitano in numero cospicuo il Parco archeologico di Sibari che è sostanzialmente ritornato in vita, rappresentando anche una rinascita per l'intera area della Sibaritide, la quale, purtroppo, presenta moltissime difficoltà. Ha un tessuto sociale, culturale ed economico abbastanza fragile e, soprattutto, come tante zone, purtroppo, della Calabria, è colpita dal fenomeno della criminalità organizzata che ha interessato anche il Parco archeologico di Sibari che, finalmente, è stato restituito alla legalità.
Quindi, con l'istituzione di questo fondo chiediamo non solo di aiutare il Parco archeologico di Sibari - che è un bene culturale sotto la tutela del Ministero della Cultura, quindi sotto la tutela dello Stato - ad uscire da questa emergenza, ma anche di attivare tutte quelle misure aggiuntive di valorizzazione che possano aiutare questo luogo della cultura a splendere ancora di più. Sarebbe un segnale molto importante di attenzione da parte dello Stato rispetto ad un luogo della cultura che ha restituito respiro sociale, respiro economico e, soprattutto, legalità ad un territorio spesso e volentieri abbandonato dalle istituzioni .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Sottoscrivono l'onorevole Ferrari, l'onorevole Laus, l'onorevole Manzi e l'onorevole Morassut.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 10.08 Orrico, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 11.2 Santillo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Santillo. Ne ha facoltà.
AGOSTINO SANTILLO(M5S). Presidente, grazie per la parola. Il Governo Meloni, il 9 aprile 2026, ha dichiarato lo stato di emergenza per altre quattro regioni che sono state colpite da eventi meteorologici a partire dal 30 marzo 2026. Stiamo parlando di un provvedimento che riguarda le regioni Sardegna, Sicilia e Calabria, cui se ne aggiungono immediatamente altre quattro, per le quali viene dichiarato lo stato di emergenza, che sono l'Abruzzo, la Basilicata, il Molise e la Puglia. Queste quattro regioni, assieme alla Campania e al basso Lazio, sono territori interessati dall'Autorità di bacino distrettuale dell'Appennino meridionale.
Con questo emendamento proponiamo di assegnare a quest'Autorità di bacino distrettuale 500.000 euro. Quindi, praticamente, poco più che una per una partita da giocarsi dal punto di vista tecnico. Voglio ricordare che, a valle di questa dichiarazione dello stato di emergenza, il Governo ha stanziato inizialmente 50 milioni per queste quattro regioni.
Con questo emendamento chiediamo di stanziare 500.000 euro per l'ente che è deputato alla programmazione degli interventi per la lotta al dissesto idrogeologico, alla pianificazione di quegli interventi e, soprattutto, al raccordo tra queste regioni, perché, dal punto di vista idrogeologico, non basta dire: “ho dato i soldi alla regione”; c'è bisogno anche di dare i soldi a chi fa la regia degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico, a chi archivia le informazioni relative agli interventi e a chi ha la visione di come si può pianificare un intervento; sostanzialmente, a chi fa la prevenzione della lotta al dissesto idrogeologico.
La vostra miopia - miopia dinanzi a 500.000 euro - dimostra tutta la vostra ipocrisia nel dire che non volete più che ci siano danni da eventi meteorologici sul nostro territorio. Invece, dire “no” significa che voi volete praticamente agevolarli e volete soltanto spendere soldi per l'emergenza.
Quindi, per cortesia, Governo e relatore, rivedete questo parere e date un parere favorevole. State parlando di 500.000 euro .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 11.2 Santillo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Rammento che gli emendamenti riferiti all'articolo 12 sono tutti accantonati.
Passiamo quindi all'emendamento 13.1000 Lancellotta. Rammento che c'è un parere favorevole, previa riformulazione. Onorevole Lancellotta? Prendo atto che accetta la riformulazione e che si pone in votazione con il parere favorevole.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 13.1000 Lancellotta, nel testo riformulato, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo agli identici articoli aggiuntivi 13.01 Ruffino e 13.03 Curti. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici articoli aggiuntivi 13.01 Ruffino e 13.03 Curti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 14.3 Scerra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 14.3 Scerra, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 14.5 Bonelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 14.5 Bonelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 14.01 Barbagallo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Barbagallo. Ne ha facoltà.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Grazie, Presidente. L'articolo aggiuntivo 14.01 muove da una considerazione banale. Come sappiamo, la zona rossa a Niscemi è fissata a 150 metri da dove è franato il suolo. Noi abbiamo ritenuto, sin dall'inizio, che magari i cittadini che hanno un'attività economica o che abitano a 160, 158 metri, 167 metri, diciamo che non sono nelle condizioni ideali per proseguire le loro attività quotidiane.
Per questo chiediamo che a quegli stessi immobili o agli immobili dove non ci sono le condizioni di viabilità e delle condizioni oggettive per esercitare la propria attività economica siano applicate le stesse norme di coloro che si trovano nella zona rossa. È un ragionamento elementare e di buonsenso, su cui insistiamo .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 14.01 Barbagallo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 14.02 Santillo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 14.02 Santillo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 14.05 Ruffino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 14.05 Ruffino, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 14.06 Ruffino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 14.06 Ruffino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 14.08 Barbagallo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 14.08 Barbagallo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 14.09 Ruffino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 14.09 Ruffino, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 14.011 Baldino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 14.011 Baldino, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 14.012 Morfino. Ha chiesto di parlare la deputata Morfino. Ne ha facoltà.
DANIELA MORFINO(M5S). Grazie, Presidente. Con questo articolo aggiuntivo interveniamo su una questione decisiva per la Sicilia, la sicurezza e la manutenzione della rete stradale e provinciale. Perché, quando si parla di un'emergenza, non ci sono solo i danni immediati e visibili, c'è anche un danno più profondo, più strutturale, che si accumula nel tempo: quello che colpisce le infrastrutture viarie, che interrompe collegamenti, che rallenta i soccorsi, che isola i territori interni, che rende più fragile la vita quotidiana di cittadini, imprese, lavoratori, studenti e servizi essenziali.
Ed è proprio qui che sta il limite del decreto. E allora noi stiamo proponendo di istituire un fondo destinato agli interventi di manutenzione e di messa in sicurezza delle strade provinciali siciliane, ripetutamente danneggiate da eventi meteorologici estremi. E il punto, oggi, non è soltanto riparare un danno una sola volta. Il punto è affrontare un problema strutturale, che si presenta ripetutamente ad ogni maltempo. Per cui non siamo davanti a un episodio isolato: stiamo davanti ad una fragilità infrastrutturale che chiede una risposta stabile.
Poi non aggiungo il pensiero che noi abbiamo sui soldi buttati sul ponte sullo Stretto, invece di riparare e affrontare le problematiche delle strade provinciali. Allora, Sottosegretaria, vi chiediamo, anche per questo articolo aggiuntivo, di poterlo accantonare e magari di cambiare il parere .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 14.012 Morfino, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 14.014 Simiani. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 14.014 Simiani, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 14.016 Morfino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 14.016 Morfino, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 14.017 Baldino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 14.017 Baldino, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Si è così concluso l'esame degli emendamenti per i quali la Commissione bilancio ha espresso il prescritto parere.
A questo punto interrompiamo l'esame del provvedimento, che riprenderà nella seduta di domani, a partire dalle ore 9,30.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Lovecchio. Ne ha facoltà. Onorevole Lovecchio, attenda un attimo, che c'è un po' di movimento.
GIORGIO LOVECCHIO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, oggi non possiamo limitarci a qualche parola di circostanza, oggi dobbiamo avere il coraggio di dire la verità. A Foggia è stato ucciso un uomo, Annibale Carta, detto “Dino” dagli amici. Un uomo, un lavoratore, un cittadino, non un numero, non una statistica, una vita spezzata. E ogni volta che accade, noi rischiamo di commettere lo stesso errore: indignarci per qualche ora e poi tornare alla normalità. Ma la verità è che, per troppi territori, quella violenza è diventata normalità.
Questo è il punto, perché, quando in una città si uccide con questa facilità, quando la criminalità si muove senza paura, significa che lo Stato lì non è percepito come abbastanza forte. E allora basta ipocrisie, basta mezze misure, basta interventi tampone, che durano il tempo di un titolo di giornale. Foggia non ha bisogno di parole: ha bisogno di presenza, controllo, Forze dello Stato. Serve un intervento massiccio delle Forze dell'ordine, immediato e strutturale; servono più uomini, più mezzi, più controlli, più sul territorio. Attualmente, nella provincia di Foggia, tra questura, commissariati e varie sezioni, abbiamo 261 uomini, con una carenza di almeno 101 uomini.
Serve un piano straordinario e non ordinaria amministrazione, perché qui non stiamo parlando solo di sicurezza, ma stiamo parlando di libertà; della libertà di lavorare, di vivere e di crescere i propri figli senza paura. E voglio essere chiaro: quando lo Stato arretra, anche di poco, la criminalità avanza sempre. Non possiamo permetterlo, non possiamo lasciare soli i commercianti, i professionisti e i giovani che vogliono restare in questa terra e costruire il proprio futuro.
Non possiamo accettare che chi rispetta le regole viva nella paura, mentre chi le infrange si sente sempre più forte.
Allora, oggi il nostro compito è uno solo: trasformare il dolore in azione. Lo dobbiamo a Dino Carta, lo dobbiamo alla sua famiglia, lo dobbiamo a tutti i cittadini onesti di Foggia. Lo Stato deve tornare a essere visibile, credibile, temuto da chi delinque e vicino a chi rispetta la legge, e questo deve accadere subito, e non domani .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Manes. Ne ha facoltà.
FRANCO MANES(MISTO-MIN.LING.). Grazie, Presidente. Permettetemi di ricordare in quest'Aula la figura dell'onorevole Corrado Gex, deputato della Valle d'Aosta, tragicamente scomparso 60 anni fa, il 25 aprile, in un incidente aereo nel quale persero la vita anche altri valdostani.
Nato ad Arvier, negli anni Cinquanta Corrado Gex fu un esponente di spicco della nascente , il gruppo giovanile dell'. All'età di 27 anni fu eletto assessore regionale alla pubblica istruzione, contribuendo in modo decisivo all'attuazione dell'autonomia speciale.
A lui si devono importanti provvedimenti, tra i quali vanno ricordati la creazione dell'Istituto professionale regionale, il decentramento sul territorio delle scuole medie, e ancora, la gratuità dei libri di scuola per gli studenti della regione.
In quegli anni Corrado Gex non fu solo un amministratore. Da una sua idea, nel 1961, nacque in Valle d'Aosta , organizzato insieme al filosofo Alexandre Marc, padre del federalismo integrale. Da allora, e fino ai primi anni Duemila, intere generazioni di federalisti di tutta Europa sarebbero confluite ad Aosta, cuore pulsante di un'idea di autonomia e di Europa che deve legare indissolubilmente Ventotene a Chivasso.
Divenuto parlamentare nel 1963 alla Camera dei Deputati, si sarebbe speso per l'istituzione delle regioni ordinarie e per l'attuazione degli statuti speciali, tra cui il progetto della zona franca per la mia valle. In occasione della fiducia al primo Governo presieduto da Aldo Moro, affermò in quest'Aula: mi si dirà che i problemi della Valle d'Aosta sono problemi particolari e rappresentano poca cosa nel quadro dei grandi problemi nazionali, posso obiettare che sono problemi costituzionali e, quindi, non trascurabili.
A 60 dalla sua morte, queste parole rimangono vive e attuali e un faro per i parlamentari valdostani. Ai familiari va il nostro pensiero .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Barabotti. Ne ha facoltà.
ANDREA BARABOTTI(LEGA). Grazie, Presidente. Oggi il Ministero dell'Interno ha reso noto che è sua intenzione realizzare un CPR in Toscana, un centro di permanenza per il rimpatrio. Era noto da tempo: il Governo deve realizzarne almeno uno per ciascuna regione italiana per dar corpo, per dare efficacia alle politiche di rimpatrio e di controllo dell'immigrazione.
Ma è bastato annunciare l'ipotesi di realizzare il CPR in Toscana che la regione ha dichiarato di trovarsi di fronte a un oltraggio da parte del Governo, e di peggio ha fatto il Partito Democratico che ha paragonato i centri di permanenza e rimpatrio a dei : una vergogna.
Ma lasciatemi dire che il torto la regione e il Partito Democratico non lo fanno al Governo o al centrodestra. Il vero torto lo fanno a quegli italiani che trovano nei propri centri storici a bighellonare tantissimi immigrati che non hanno titolo a stare in Italia e che non riusciamo a rimpatriare senza gli strumenti adeguati. Il torto lo fanno a quegli agenti che arrestano alcuni immigrati nei nostri centri storici e che, per accompagnarli al centro di permanenza e rimpatrio più vicino, devono fare chilometri e chilometri fuori regione; ciò, ovviamente, togliendo tempo e togliendo agenti al lavoro sulla sicurezza che c'è da fare nelle nostre città.
Allora, Presidente, deve essere chiaro a tutti che i CPR servono al nostro Paese, servono a gestire l'immigrazione, non sono dei e si inseriscono all'interno delle nostre comunità, senza alcun tipo di problematica per i nostri cittadini, perché PD e regione stanno arrivando addirittura a sventolare lo spauracchio degli immigrati sui territori.
Allora, diciamolo chiaramente: sì al CPR in Toscana, sì ai CPR che servono per gestire ordinatamente l'immigrazione, sì a maggior sicurezza sul territorio e a un'Italia che fa rispettare finalmente le proprie regole .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Voglio ricordare in quest'Aula la figura di un grande italiano e di un grande napoletano, oggi è l'anniversario della sua scomparsa. Parliamo di Antonio De Curtis, in arte Totò, che fu molto bistrattato dalla critica e spesso ignorato anche dalle istituzioni in vita, ma che per fortuna vive in eterno.
È stato un immenso attore, caratterista, comico, scrittore e anche intellettuale. Voglio ricordare una cosa particolare, che penso abbia riguardato lui e pochi altri artisti nel nostro Paese. Totò ebbe ben tre funerali: uno a Roma, dopo che morì; un secondo alla Basilica del Carmine, dove addirittura le foto dimostrano che all'epoca parteciparono 100.000 persone; e, addirittura, il terzo funerale avvenne nel rione Sanità, dove un noto personaggio del rione - detto , per capirci - organizzò un altro funerale superpartecipato, con persone che svenivano.
Voglio chiudere questo mio intervento, ovviamente in onore di questo grande artista, ricordando le parole di Nino Taranto: “Amico mio, questo non è un monologo, ma un dialogo, perché sono certo che mi senti e mi rispondi. La tua voce è nel mio cuore, nel cuore di questa Napoli che è venuta a salutarti e a dirti grazie perché l'hai onorata. Perché non l'hai dimenticata mai, perché sei riuscito dal palcoscenico della tua vita a scrollarle di dosso quella cappa di malinconia che l'avvolge. Tu, amico, hai fatto sorridere la tua città, sei stato grande, le hai dato la gioia, la felicità, l'allegria di un'ora, di un giorno, tutte cose di cui Napoli ha tanto bisogno. I tuoi napoletani, il tuo pubblico è qui. Ha voluto che il suo Totò facesse a Napoli l'ultimo esaurito della sua carriera e tu, tu maestro del buonumore, questa volta ci stai facendo piangere tutti”.
PRESIDENTE. Con il suo permesso, da napoletano mi associo anch'io. Grazie mille.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 febbraio 2026, n. 25, recante interventi urgenti per fronteggiare l'emergenza provocata dagli eccezionali eventi meteorologici che, a partire dal giorno 18 gennaio 2026, hanno colpito il territorio della regione Calabria, della regione autonoma della Sardegna e della Regione siciliana, nonché ulteriori misure urgenti per fronteggiare la frana di Niscemi e di protezione civile. (C. 2823-A)
: LAMPIS.
2.
Modifica dell'articolo 114 della Costituzione in materia di Roma Capitale. (C. 2564-A)
e delle abbinate proposte di legge costituzionali: MORASSUT; BARELLI ed altri; MORASSUT; GIACHETTI e BOSCHI. (C. 278-514-1241-2001)
: BARELLI e PERISSA.