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Martedì 21 Aprile 2026 ore 09:00
AULA, Seduta 647 - Decreto sicurezza, governo pone la fiducia
Resoconto stenografico
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Nella seduta odierna la Camera, dopo aver svolto la discussione sulle linee generali e respinta la richiesta di rinvio del provvedimento alle Commissioni riunite, ha respinto le questioni pregiudiziali Alfonso Colucci ed altri n. 1, Dori ed altri n. 2, Bonafè ed altri n. 3, Magi e Schullian n. 4 riferite al disegno di legge di conversione del decreto 24 febbraio 2026, n. 23, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell'autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del Ministero dell'interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale (Approvato dal Senato) (C. 2886). Al termine il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha posto a nome del governo la questione di fiducia sullo stesso provvedimento. La fiducia sarà votata nella seduta di domani.
XIX LEGISLATURA
647^ SEDUTA PUBBLICA
Martedì 21 aprile 2026 - Ore 9
(ore 9, con votazioni non prima delle ore 11,30)
Discussione del disegno di legge (per la discussione sulle linee generali, l'esame e la votazione delle questioni pregiudiziali presentate e il seguito dell'esame):
S. 1818 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell'autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del Ministero dell'interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale (Approvato dal Senato). (C. 2886)
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- Lettura Verbale
- Missioni
- Trasmissione dal Senato di un disegno di legge di conversione e sua assegnazione a Commissioni in sede referente
- Sull'ordine dei lavori e per richiami al Regolamento
- Vice Presidente MULE' Giorgio
- Deputata BRAGA Chiara (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato MAGI Riccardo (MISTO)
- Deputato GRIMALDI Marco (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputato RICCIARDI Riccardo (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato FORNARO Federico (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato GIACHETTI Roberto (ITALIA VIVA-IL CENTRO-RENEW EUROPE)
- Deputata GHIRRA Francesca (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputato FORNARO Federico (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato COLUCCI Alfonso (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato GRIMALDI Marco (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputata SERRACCHIANI Debora (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato GIACHETTI Roberto (ITALIA VIVA-IL CENTRO-RENEW EUROPE)
- Deputato ZARATTI Filiberto (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputato MAGI Riccardo (MISTO)
- Deputato BENZONI Fabrizio (AZIONE-POPOLARI EUROPEISTI RIFORMATORI-RENEW EUROPE)
- Deputato DELL'OLIO Gianmauro (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Disegno di legge: S. 1818 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell'autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del Ministero dell'interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale (Approvato dal Senato) (A.C. 2886) (Discussione)
- S. 1818 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell'autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del Ministero dell'interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale (Approvato dal Senato).(C. 2886)
- Discussione sulle linee generali - A.C. 2866
- Vice Presidente MULE' Giorgio
- Deputato MASCHIO Ciro (FRATELLI D'ITALIA)
- Deputato DELLA VEDOVA Benedetto (MISTO)
- Deputato MURA Francesco (FRATELLI D'ITALIA)
- Deputato PERANTONI Mario (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputata DI BIASE Michela (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato ZARATTI Filiberto (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputato ZIELLO Edoardo (MISTO)
- Deputato GIACHETTI Roberto (ITALIA VIVA-IL CENTRO-RENEW EUROPE)
- Deputato MAGI Riccardo (MISTO)
- Deputata APPENDINO Chiara (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato VINCI Gianluca (FRATELLI D'ITALIA)
- Discussione sulle linee generali - A.C. 2866
- S. 1818 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell'autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del Ministero dell'interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale (Approvato dal Senato).(C. 2886)
- Preavviso di Votazioni Elettroniche
- Si riprende la discussione:
- S. 1818 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell'autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del Ministero dell'interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale (Approvato dal Senato).(C. 2886)
- Ripresa discussione sulle linee generali - A.C. 2866
- Vice Presidente MULE' Giorgio
- Deputato COLUCCI Alfonso (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato GIACHETTI Roberto (ITALIA VIVA-IL CENTRO-RENEW EUROPE)
- Deputato RICCIARDI Toni (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato SASSO Rossano (MISTO)
- Deputata GHIRRA Francesca (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputato QUARTINI Andrea (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Repliche - A.C. 2886
- Ripresa discussione sulle linee generali - A.C. 2866
- S. 1818 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell'autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del Ministero dell'interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale (Approvato dal Senato).(C. 2886)
- Per richiami al Regolamento
- Si riprende la discussione
- S. 1818 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell'autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del Ministero dell'interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale (Approvato dal Senato).(C. 2886)
- Richiesta rinvio in commissione - A.C. 2866
- Vice Presidente MULE' Giorgio
- Deputato MAGI Riccardo (MISTO)
- Deputato CASU Andrea (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato DORI Devis (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputata D'ORSO Valentina (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato GIACHETTI Roberto (ITALIA VIVA-IL CENTRO-RENEW EUROPE)
- Deputata PASTORELLA Giulia (AZIONE-POPOLARI EUROPEISTI RIFORMATORI-RENEW EUROPE)
- Annunzio di questioni pregiudiziali - A.C. 2866
- Richiesta rinvio in commissione - A.C. 2866
- S. 1818 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell'autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del Ministero dell'interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale (Approvato dal Senato).(C. 2886)
- Per richiami al Regolamento
- Si riprende la discussione:
- S. 1818 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell'autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del Ministero dell'interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale (Approvato dal Senato).(C. 2886)
- Esame di questioni pregiudiziali - A.C. 2886
- Vice Presidente RAMPELLI Fabio
- Deputato COLUCCI Alfonso (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato DORI Devis (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputata SERRACCHIANI Debora (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato MAGI Riccardo (MISTO)
- Deputato D'ALESSIO Antonio (AZIONE-POPOLARI EUROPEISTI RIFORMATORI-RENEW EUROPE)
- Deputato VINCI Gianluca (FRATELLI D'ITALIA)
- Deputato GENTILE Andrea (FORZA ITALIA - BERLUSCONI PRESIDENTE - PPE)
- Votazione di questioni pregiudiziali - A.C. 2866
- Esame dell'articolo unico - A.C. 2866
- Esame di questioni pregiudiziali - A.C. 2886
- S. 1818 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell'autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del Ministero dell'interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale (Approvato dal Senato).(C. 2886)
- La seduta, sospesa alle 14,45, è ripresa alle 14,49.
- Sui lavori dell'Assemblea
- La seduta, sospesa alle 14,50, è ripresa alle 16,35.
- Missioni (Alla ripresa pomeridiana)
- Si riprende la discussione
- S. 1818 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell'autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del Ministero dell'interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale (Approvato dal Senato).(C. 2886)
- Ripresa esame dell'articolo unico - A.C. 2886
- Sul complesso degli emendamenti - A.C. 2866
- Vice Presidente RAMPELLI Fabio
- Deputata AURIEMMA Carmela (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputata BOLDRINI Laura (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato GIACHETTI Roberto (ITALIA VIVA-IL CENTRO-RENEW EUROPE)
- Deputato BENZONI Fabrizio (AZIONE-POPOLARI EUROPEISTI RIFORMATORI-RENEW EUROPE)
- Deputato ZARATTI Filiberto (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Posizione della questione di fiducia - Articolo unico - A.C. 28866
- S. 1818 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell'autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del Ministero dell'interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale (Approvato dal Senato).(C. 2886)
- Sui lavori dell'Assemblea
- Interventi di fine seduta
- Ordine del giorno della prossima seduta
PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito la deputata Segretaria a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
ANNARITA PATRIARCA, legge il processo verbale della seduta del 17 aprile 2026.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 109, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Il Presidente del Senato, con lettera in data 17 aprile 2026, ha trasmesso alla Presidenza il seguente disegno di legge, che è stato assegnato, ai sensi dell'articolo 96, comma 1, del Regolamento, in sede referente, alle Commissioni riunite I (Affari Costituzionali) e II (Giustizia).
S. 1818. - “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell'autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del Ministero dell'Interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale” (approvato dal Senato) (2886) - bis
Il suddetto disegno di legge, ai fini dell'espressione del parere previsto dal comma 1 del predetto articolo 96, è stato altresì assegnato al Comitato per la legislazione.
Poiché il suddetto disegno di legge è iscritto nel calendario dei lavori dell'Assemblea a partire dalla seduta odierna, ai sensi del comma 5 dell'articolo 96 del Regolamento, i termini di cui ai commi 3 e 4 del medesimo articolo sono stati conseguentemente adeguati.
PRESIDENTE. Ha chiesto se intervenire, sull'ordine dei lavori, la deputata Chiara Braga. Ne ha facoltà.
CHIARA BRAGA(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Prima di iniziare a discutere del merito del provvedimento che abbiamo all'ordine del giorno, credo che sia doveroso soffermarsi su un punto che riguarda, prima ancora, il metodo, le modalità con cui questo decreto-legge è stato esaminato dal Parlamento fin qui, e come ci apprestiamo a porci nella conversione, nel prosieguo dei nostri lavori, perché, come sappiamo bene, questo decreto è stato tenuto in ostaggio dall'altra Camera, dal Senato, per più di 50 giorni, quindi per quasi la totalità del termine previsto dalla legge per la sua conversione in legge.
Questo avrebbe fatto immaginare che, in questo periodo, si fossero tenuti e svolti tutti gli approfondimenti necessari, fosse stata fatta un'istruttoria adeguata, che ci fosse stata una discussione di merito che potesse consentire un esame approfondito e l'approvazione di un testo da consegnare, seppure in tempi molto ristretti, all'altra Camera, sufficientemente approfondito e ponderato.
Questo non è accaduto perché, come sappiamo bene, questo decreto è arrivato in Aula, al Senato, senza mandato al relatore - quindi questo con un primo precedente, con una prima forzatura evidente - e l'Aula del Senato ha concluso, di fatto, il suo esame senza che le Commissioni referenti abbiano potuto completare il loro iter istruttorio.
Noi abbiamo ricevuto la scorsa settimana il testo di questo decreto e le modalità con cui - mi dispiace dirlo - la Presidenza ha consentito che questo decreto venisse esaminato sono state contestate, anche con una comunicazione formale, al Presidente della Camera. Abbiamo chiesto conto del motivo per cui le Commissioni chiamate a esprimere il parere in sede consultiva non siano state convocate. Oddio, non tutte: la Commissione Affari esteri ha dimostrato che i tempi per potere consentire l'esame di questo provvedimento c'erano, ma le altre Commissioni di merito non sono state convocate per volere dei presidenti delle Commissioni e il Presidente della Camera ha risposto alla nostra lettera sostanzialmente riconoscendo che questa modalità, seppure già prevista in altri precedenti, sicuramente rappresenta un , impegnandosi a discutere - vedremo in quale sede - per evitare questa forzatura.
Ma noi abbiamo iniziato l'esame di questo provvedimento, nella giornata di ieri, senza aver permesso alle Commissioni consultive di esprimersi e di svolgere un'adeguata istruttoria e nella giornata di ieri - in un arco temporale molto ristretto perché la Conferenza dei presidenti di gruppo, a maggioranza, ha deciso, l'approdo in Aula questa mattina per la discussione generale - la discussione che si è svolta nelle Commissioni referenti, Affari costituzionali e Giustizia, è stata ulteriormente sacrificata da una palese situazione di difficoltà che ha prodotto uno scontro istituzionale senza precedenti.
Perché mi sono soffermata sulle modalità con cui questo decreto è stato esaminato? Perché mai come in questa volta il modo in cui le Camere hanno lavorato ha fatto emergere tutti i limiti di un processo legislativo che ha reso evidente le criticità che queste modalità di lavoro e di funzionamento delle Camere non permettono di evitare.
L'articolo 30 in materia di rimpatri volontari, che è stato approvato al Senato senza un'adeguata e una ponderata valutazione, è stato oggetto di critiche non solo da parte delle opposizioni, ma da parte di moltissimi soggetti che, in questi giorni, hanno esplicitato la loro profonda contrarietà. Ne cito alcuni: l'Organismo congressuale forense, il Consiglio nazionale forense, la magistratura.
Tutti i rappresentanti di quel mondo che è stato, in qualche modo, tirato in mezzo da questo articolo del decreto-legge senza nessuna valutazione adeguata. Cosa prevede questo articolo 30-? Prevede un premio economico all'avvocato che consente, che lavora per realizzare gli obiettivi del Governo, cioè effettuare quei rimpatri dei migranti, facendo venir meno un principio fondamentale, che è quello dell'indipendenza della figura dell'avvocato, della terzietà, della prevalenza dello Stato di diritto , cioè del fatto che l'avvocato deve battersi e impegnarsi per garantire la migliore difesa possibile al proprio assistito.
Ieri mattina abbiamo iniziato la giornata con delle interviste, delle dichiarazioni di autorevoli rappresentanti della maggioranza che riconoscevano che questa norma era sbagliata, che bisognava correggerla, che auspicavano dei percorsi improbabili, un ordine del giorno, che ovviamente è del tutto insufficiente, se non…
PRESIDENTE. Dovrebbe concludere.
CHIARA BRAGA(PD-IDP). …come dire, ridicolo - no, Presidente… - per potere risolvere questa situazione. Ma la giornata di ieri è stata ulteriormente aggravata da un fatto che chi era presente in Commissione ha conosciuto in diretta e che oggi riempie le pagine di tutti i quotidiani: il Sottosegretario alla Presidenza Mantovano si è recato al Colle perché, a fronte di questi rilievi, si rende impossibile procedere all'approvazione di questo decreto nella formulazione dell'articolo 30- che conosciamo. Noi ieri siamo stati inchiodati in Commissione con un balletto imbarazzante da parte della maggioranza e del Governo rispetto alla volontà, all'impegno a modificare questa norma.
PRESIDENTE. Devo invitarla a concludere, onorevole.
CHIARA BRAGA(PD-IDP). Stanotte noi abbiamo concluso, Presidente, i lavori della Commissione senza che né la maggioranza, né il Governo abbiano chiarito quale sia questa soluzione. Allora la mia richiesta è molto chiara: noi non possiamo iniziare l'esame di questo provvedimento senza che ci sia una chiarezza definitiva, senza cioè che la maggioranza e il Governo spieghino, chiariscano nell'Aula del Parlamento come intendono risolvere questa situazione, come intendono adempiere, in qualche modo, crediamo, agli impegni che ieri il Sottosegretario Mantovano si è assunto, come intendono evitare un'ulteriore mortificazione del Parlamento.
Perché lei, Presidente, non può consentire - mi dispiace e la prego di rappresentare questa richiesta anche al Presidente Fontana - che ancora una volta il Parlamento venga umiliato , cioè venga messo nelle condizioni di approvare una norma che è palesemente incostituzionale, su cui ieri si è consumato uno scontro istituzionale che non può essere banalizzato o archiviato nel modo in cui hanno tentato di fare ieri il Governo e la maggioranza…
PRESIDENTE. Grazie.
CHIARA BRAGA(PD-IDP). …e che chiarisca come questo provvedimento verrà, se verrà, modificato. Noi non siamo disponibili a iniziare i lavori e la discussione su questo decreto senza che venga fatta chiarezza su questo punto. Per questo motivo, proprio a difesa dell'Istituzione che noi tutti rappresentiamo, le chiediamo di convocare immediatamente una Conferenza dei presidenti di gruppo per risolvere e chiarire questo passaggio, perché credo che questa sia la precondizione necessaria per iniziare qualunque discussione su questo decreto-legge, che noi contestiamo nel merito, ma rispetto a cui non possiamo accettare un'ulteriore forzatura che umilia ancora una volta la Camera di cui tutti noi facciamo parte .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Magi. Ne ha facoltà.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Intendo, intendiamo unirci alla richiesta della collega Braga del gruppo del Partito Democratico e, se possibile, rafforzarne le motivazioni. Quello che è accaduto dalla giornata di venerdì, quando è iniziato l'esame nelle Commissioni congiunte I e II di questo provvedimento, il cosiddetto decreto Sicurezza, è a nostro avviso di una gravità straordinaria. Non può essere vissuto con un senso di assuefazione o con una modalità burocratica, perché il Governo, ancora una volta, ma più del solito e più che in passato, ha forzato i limiti costituzionali della decretazione d'urgenza, trasformando questo strumento in uno strumento contro il Parlamento.
La collega Braga ha ripercorso le tappe di questo brevissimo iter parlamentare, che è iniziato con una Conferenza dei presidenti di gruppo che si è tenuta quando ancora il Senato non aveva licenziato definitivamente questo provvedimento. L'ufficio di presidenza delle Commissioni affari costituzionali e giustizia, che si è tenuto alle 13 di venerdì, si è tenuto programmando i lavori. Di lì a poche ore è iniziata la sede referente, che poi non ha riferito nulla, perché non abbiamo un mandato al relatore, e saranno stati esaminati - non lo so - il 2 per cento degli emendamenti presentati. Quando si è tenuto quell'ufficio di presidenza ancora non avevamo il testo a disposizione con le modifiche che erano state fatte in Aula al Senato , tra cui la modifica con l'inserimento dell'articolo 30-.
Personalmente ho inviato, a nome della nostra componente, una lettera al Presidente Fontana, che stranamente, considerati di solito i tempi celeri di risposta della Presidenza, non ha avuto risposta.
È una lettera che sottolineava un aspetto specifico che riguarda noi: noi siamo presenti solamente in questo ramo del Parlamento. È quindi evidente che in questo caso, come in altri, ma in questo in particolare, per le tempistiche così compresse, la nostra rappresentanza politica, il nostro gruppo, il nostro partito non ha potuto in alcun modo incidere su questo provvedimento. Non ne abbiamo proprio avuto la possibilità, neanche in astratto, e crediamo che questa sia una lesione oggettiva ulteriore. Ma vado al punto, alla giornata di ieri.
Dopo che avevamo messo in guardia, sull'articolo 30-, sull'incostituzionalità di quel contenuto che trasforma gli avvocati difensori in cacciatori di taglie nei confronti dei loro assistiti, se sono cittadini stranieri, alla faccia del garantismo, alla faccia del giusto processo, alla faccia del diritto di difesa - gli avvocati vengono trasformati non in professionisti che hanno un rapporto di fiducia e che devono servire l'interesse dell'assistito, ma devono servire lo Stato e vengono pagati a cottimo se servono lo Stato, che evidentemente diventa uno Stato etico -, su questo avevamo detto: fermatevi, fermatevi, migliorate almeno queste che sono le parti peggiori.
Questo articolo è stato difeso a spada tratta da rappresentanti del Governo, dai relatori, dagli esponenti di maggioranza, dai presidenti delle Commissioni. Beh, a un certo punto è venuto fuori, perché noi non possiamo accettare che il Parlamento sia una camera stagna, nella quale ci si dice: andate avanti, tanto non contate nulla, dovete solo ratificare; non guardate quello che accade fuori, non guardate se il Sottosegretario, potentissimo, alla Presidenza del Consiglio, Mantovano, sta al Quirinale molto a lungo e trapela da fonti autorevolissime che ci sta per quel motivo su cui noi stavamo discutendo, chiedendo al Governo di modificarlo.
Si sospendono i lavori, si attende un emendamento del Governo che non arriva e a un certo punto, dopo averci detto informalmente che stava per arrivare l'emendamento, ci si dice: l'emendamento non arriverà più, riprendete, come gli asini, a marciare fino a mezzanotte, quando sarà dato mandato al relatore. Per noi è inaccettabile questo modo di trattare il Parlamento e noi vogliamo sapere, perché ora è chiaro a tutti, al Paese, che quella norma, come altre, ma quella norma in particolare è incostituzionale, noi esigiamo di sapere e che venga convocata una Conferenza dei presidenti di gruppo perché il Governo chiarisca in quella sede, visto che non lo ha voluto fare nelle sedi referenti delle Commissioni, come intende porre rimedio su quel punto. Vogliamo saperlo…
PRESIDENTE. Concluda.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). …ed è inaccettabile - concludo - che si possa procedere con un altro decreto, con un decreto-. Quale sarebbe la motivazione d'urgenza di quest'altro decreto? La state creando ora la motivazione d'urgenza e questo deve rimanere agli atti .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi e colleghe, non è la prima volta, in effetti, che veniamo chiamati a esaminare un decreto-legge con dei requisiti di necessità e urgenza davvero poco chiari e che limitano le prerogative di questo Parlamento. Non è la prima volta nemmeno che provvedimenti come questo, che hanno tante materie insieme, dentro il nome della dicitura “sicurezza” presentano profili molto seri di incostituzionalità.
Li abbiamo sollevati noi, li hanno sollevati diversi esponenti del mondo dell'accademia, del giornalismo, delle organizzazioni che si occupano di diritti civili e di diritti umani. Li ha sollevati anche il Consiglio superiore della magistratura: si muove su un crinale costituzionalmente molto sensibile, si dice. E fin qua, sono cose che avete già sentito. Ma, guardi, Presidente, non parliamo della norma che prevede, per esempio, un possibile fermo preventivo di 12 ore sulla base del semplice sospetto, che incide, appunto, sul nucleo essenziale di alcune libertà fondamentali del singolo. Parliamo di una norma, come quella approvata al Senato, che prevede addirittura un compenso per gli avvocati che - come si può dire? - vengono premiati se, e solo se, il cittadino straniero presenta domanda di rimpatrio volontario, e viene rimpatriato; poi c'è la finalizzazione, no? Il patto è andato a buon fine.
Ecco, Presidente, davanti a tutto questo, mi pare che i rilievi del Colle, del Presidente della Repubblica, siano stati molto chiari, perché questa vicenda scambia il rimpatrio volontario e l'effettivo rimpatrio con una trasformazione del difensore in uno strumento di politiche remigratorie - a proposito di quello che abbiamo visto nelle piazze anche di questo Paese, ahimè -, portate dai -fascisti in queste sale, con conferenze stampa in cui si vuole spiegare che, magari, figli di questo Paese, nati e cresciuti in questo Paese, devono remigrare. L'ignoranza ormai regna sovrana. Io lo dico anche a chi ci ascolta: ma dove dovrebbero remigrare quei ragazzi, a cui non date lo , lo ? Dove dovrebbero remigrare? In Paesi che non hanno mai visto e dove non sono nati?
Noi non siamo qua a discutere una previsione disgustosa, che comprime contemporaneamente libertà costituzionali, la libertà del difensore… e il piegamento del volere politico, pagato, appunto, per raggiungere dei fini; noi chiediamo una Conferenza dei presidenti di gruppo perché, Presidente, mi faccia dire: ma sarà normale che noi, fra qualche ora, se non interrompiamo la seduta, voteremo delle pregiudiziali di costituzionalità che hanno un sigillo, una sorta di vaglio, addirittura del Presidente della Repubblica, e qui non c'è neanche un membro del Governo che prende la parola per dire esattamente che cosa è successo ieri? Verrà Mantovano a spiegarcelo, verrà il Ministro Piantedosi, della figuraccia che stiamo per fare? Lei può autorizzare la discussione, la finalizzazione e il voto finale su un decreto palesemente incostituzionale? È possibile? Ma che cosa ci facciamo qua? Ve lo chiedo: che cosa stiamo per fare? Iniziamo con le pregiudiziali? Iniziamo con la discussione generale, che non sa neanche dove finisce? Ci sarà questo emendamento? Arriverà prima del voto di fiducia? Non porrete la fiducia perché volete iniziare a discutere gli emendamenti? O la verità è che non ci sono più i tempi? Oppure, non è che la verità è che il 24 e il 25…
PRESIDENTE. Può cortesemente concludere?
MARCO GRIMALDI(AVS). … i senatori e le senatrici sono occupati a fare altro? Vengono con noi a celebrare i martiri della Resistenza ? Venite con noi a difendere la Costituzione che ogni giorno violate? Venite con noi, con quei 15 milioni di italiani che vi hanno dato… e vi hanno detto “no ai pieni poteri”? L'avete capito, sì o no, che…
PRESIDENTE. Deve concludere, per favore.
MARCO GRIMALDI(AVS). …c'è una maggioranza in Italia che vi chiede di fermarvi, di riflettere, di non andare oltre ai poteri che vi hanno dato ?
Chiediamo una Conferenza dei presidenti di gruppo, chiediamo di fermarvi prima che sia tardi, prima che sia dopo, prima che questo ennesimo decreto, che va contro i nostri valori, vada a buon fine come il vostro patto .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Quando uno pensa che si sia toccato il fondo, arriva sempre qualcosa di peggiore. Quello che è accaduto in questi giorni su questo decreto è proprio la dimostrazione di ciò che esiste tra propaganda, intenzioni e realtà. Perché, vedete, noi sentiamo gli appelli alla Nazione che fa la Presidente Meloni sull'unità, sul fatto che bisogna avere responsabilità, perché al centro c'è l'Italia: tutte queste frasi, anche giuste, negli intenti. Poi, quando si arriva a fare delle discussioni, a votare delle cose che servono alle italiane e agli italiani su un tema come la sicurezza, dove il fallimento del Governo Meloni è evidente, si procede in questa maniera: si fa un decreto, si va al Senato, al Senato si mette una norma palesemente incostituzionale; si arriva alla Camera e si vota alla Camera neanche il 10 per cento degli emendamenti delle opposizioni - neanche il 10 per cento, neanche il rito, stanco e vuoto sicuramente, di discutere e votare tutti gli emendamenti dell'opposizione.
Ora, su questa vicenda è evidente che ci sia un tema politico, perché adesso, visto che non sapete più a chi dare la colpa sul tema della sicurezza e dell'immigrazione, rilancerete, perché voi fate così. Non è che dite: ho sbagliato, ricomincio da capo, forse quello che ho detto negli anni è sbagliato. No, ora rilanciate. Ora la nuova parola d'ordine è: remigrazione. E, quindi, adesso bisogna fare la remigrazione, perché il blocco navale non ci siamo riusciti, i rimpatri non ci siamo riusciti, più soldi alle Forze dell'ordine non ci siamo riusciti. Ci sono i giudici comunisti, poi, questo è evidente. È uno oramai da 25 anni: se ci fossero tutti questi giudici comunisti, ci dovrebbe essere un partito comunista al 30 per cento in questo Paese. L'Albania: ieri avete fatto una delegazione per andare a vedere il centro in Albania e come si spende un miliardo dei nostri soldi, per vedere come viene utilizzato in Albania.
E oggi, quindi, rilanciate sulla remigrazione: adesso dobbiamo rimpatriarli. Perché? Perché avete un evidente problema politico - ve lo diciamo sempre - perché, per quanto vi spingiate a destra, poi arriva qualcuno che è sempre più a destra di voi. E, quando vedrete che anche la remigrazione è una colossale fandonia, cosa c'è dopo la remigrazione? Ci sarà qualcuno che arriverà più a destra di voi e, dopo la remigrazione, dirà qualcos'altro fino ad arrivare non so a cosa.
Quindi, per questo evidente problema politico che avete, per cui fate una piazza di sovranisti per contestare voi stessi, come è accaduto sabato scorso a Milano , cercate di rimediare in questo modo. Solo che il Presidente della Repubblica dice: signori, a tutto c'è un limite. E prova a stopparvi. Perché sono passate due ore, dalle 19 alle 21 - più di due ore -, da quando avete deciso di non modificare, qui alla Camera, il decreto? Perché è stato fatto un giro di telefonate al Senato e i senatori e le senatrici della maggioranza hanno detto: col cavolo che noi, venerdì e sabato, veniamo in Senato a lavorare. Perché poi anche i lavori che vengono svolti in quest'Aula - in cui non si riesce a discutere un decreto in tempi normali, quando tutte le sacrosante settimane si finisce di votare e di lavorare il mercoledì sera - sono una roba che non sta né in cielo né in terra. Perché noi finiamo quasi sempre di lavorare il mercoledì sera e non riuscite ad organizzare i lavori per votare un decreto di questo tipo.
Quindi i senatori non certo a festeggiare il 25 aprile, perché… a parte che arriverete anche a questo: secondo me, La Russa potrebbe accampare, come scusa, che per lui il 25 aprile è un giorno sacro e bisogna festeggiare. Sarebbe una nemesi perfetta della seconda carica dello Stato.
Quindi, noi chiediamo una Conferenza dei presidenti di gruppo perché, davvero, voi vi prendete una responsabilità incredibile: fate votare alla Camera un decreto palesemente incostituzionale. Perché il Presidente Mattarella, che si muova così platealmente e apertamente su una cosa - anche mettere in difficoltà la più alta carica dello Stato in questa maniera così palese -, ci sembra un'evidente forzatura. Quindi davvero fermatevi, perché è molto grave quello che state facendo oggi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per un richiamo al Regolamento, l'onorevole Federico Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Sì, sugli articoli 8 e 73. Tra le varie vicende che hanno caratterizzato l'iter di questo provvedimento nei giorni scorsi, c'è anche un aspetto che è stato oggetto - lo rendiamo pubblico - di una lettera della nostra presidente Braga e della presidente del gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, la collega Zanella, al Presidente Fontana rispetto a un tema che credo debba interessare tutta l'Aula, perché ne va del rispetto del Regolamento, ossia quello del mancato parere di diverse Commissioni. Infatti, erano previste, per questo provvedimento, che ha uno spettro di interventi molto ampio, i pareri di numerose Commissioni, mentre sostanzialmente agli atti erano state convocate, alla data dell'altro giorno, soltanto la Commissione affari esteri, il Comitato per la legislazione e la Commissione bilancio.
Allora, noi siamo, signor Presidente, a richiedere, anche rispetto alla risposta che è stata data dal Presidente Fontana, un approfondimento in sede di Giunta per il Regolamento. Io credo che, in quella sede, occorra chiarire se questi pareri sono una finzione - e allora li eliminiamo - oppure, se sono una cosa seria come il Regolamento prevede, vanno dati, anche convocando di lunedì, se necessario, in una situazione, tra virgolette, emergenziale prodotta dal Senato, certamente dall'altro ramo del Parlamento. Quindi crediamo che, da questo punto di vista, ci possa e ci debba essere lo spazio per rivedere questa materia e definire, in sede di Giunta per il Regolamento, l'obbligatorietà, a nostro giudizio, di questi pareri e, quindi, la necessità, da parte dei presidenti di Commissione, di convocare, quando questo si renda necessario.
Crediamo che ci sia, quindi, il rispetto non soltanto di un iter formale, perché in questo c'è anche un elemento sostanziale - è già stato ricordato e non ci ritorno - su come ormai stiamo legiferando, su come sia stato completamente stravolto l'assetto previsto dalla Costituzione di un bicameralismo paritario. Se a questo ci aggiungiamo anche queste mancanze di tipo formale, evidentemente andiamo incontro a un modo di legiferare che è del tutto contrario allo spirito della nostra Costituzione. Quindi, signor Presidente, siamo a richiedere - e concludo - una riunione della Giunta per il Regolamento.
Colgo l'occasione per ricordare che la scorsa settimana noi avevamo chiesto la convocazione della Giunta per il Regolamento rispetto alle questioni relative alle sospensioni e, quindi, alla possibilità di modulare sostanzialmente le sanzioni, ma siamo ancora in attesa della convocazione di questa Giunta. Colgo l'occasione per ribadire la nostra richiesta .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per un richiamo al Regolamento, l'onorevole Roberto Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Presidente, mi vorrei assolutamente associare alle parole del collega Fornaro e approfitto anche per una considerazione sulla precedente tornata sull'ordine dei lavori, ma le considerazioni dell'onorevole Fornaro sono particolarmente di rilievo.
Io ieri, nel mio intervento, l'unico che ho fatto nella Commissione affari costituzionali, ho cercato di mettere in rilievo che ormai noi non salviamo più neanche la forma nella regolarità del processo parlamentare. È ciò che solleva il collega Fornaro, a prescindere dal fatto se i pareri siano interpretati come obbligatori o non obbligatori, nell'economia di un provvedimento che arriva con i tempi con i quali si è generato al Senato, in condizioni talmente pasticciate che adesso alla Camera si devono fare i salti mortali nelle interlocuzioni col Quirinale per cercare, dal punto di vista formale - non tocco il tema politico, Presidente - di dare una forma che sia sostenibile rispetto alla procedura parlamentare.
Similmente il fatto che le Commissioni non abbiano neanche potuto - o i presidenti ritenuto - intervenire e prendere posizione, per la parte di loro competenza, su un tema di questo tipo, nelle condizioni date, io la ritengo una cosa molto grave, che incide anche sul piano formale del processo parlamentare.
Per questo credo che sia giusto che - ovviamente non si può chiedere a lei di intervenire in questo momento - la Giunta per il Regolamento prenda in considerazione il tema. Esattamente come io penso che sia doveroso, nel momento in cui accadono dei fatti nuovi obiettivamente, che la Giunta per il Regolamento - e trovo grave il fatto che il Presidente della Camera non abbia ritenuto di rispondere al collega Magi - affronti un tema inedito, cioè che c'è un gruppo parlamentare, presente alla Camera e non presente al Senato, che già in una condizione di procedura parlamentare normale si sarebbe trovato in difficoltà. Si può dirgli: “sono gli elettori che hanno deciso che stai qui e non stai lì; ci dispiace, attrezzati”, ma con i tempi così ristretti, con gli emendamenti approvati all'ultimo momento, con le Conferenze dei presidenti di gruppo della Camera che si fanno mentre ancora è in corso il provvedimento al Senato, è inaccettabile che non venga consentito a una componente del gruppo Misto di questa Camera di poter valutare il provvedimento con gli stessi tempi e con le stesse condizioni che sono riservate a tutti gli altri.
D'altra parte - e così concludo, Presidente -, anche rispetto alla richiesta fatta dall'onorevole Braga, alla quale noi ovviamente ci associamo, ripeto quello che inutilmente ho detto al presidente della Commissione ieri: noi abbiamo deciso di non partecipare ai lavori della Commissione dopo il nostro intervento, perché ritenevamo che non potevano più essere complici dello stravolgimento delle regole parlamentari attraverso la nostra presenza che era puramente di facciata e che, di fatto, consentiva semplicemente alla maggioranza di poter dire che la Commissione, tra virgolette, si era tenuta.
Noi pensiamo che ormai debba essere evidente, in qualunque luogo, che state stracciando non più soltanto il Regolamento, ma quelle che sono le prerogative dei parlamentari, che è una cosa ancora più grave. Possono essere stracciate le prerogative parlamentari attraverso l'uso del Regolamento, ma anche fuori da quello che è l'uso del Regolamento e noi pensiamo che state facendo questo. Avevo suggerito al presidente, atteso che comunque la forzatura su questo ennesimo provvedimento - non a caso ormai si va di forzatura in forzatura - era talmente evidente che avrebbe comportato che non ci sarebbe stato un esito della Commissione normale, di accogliere già quello che era accaduto ieri in Commissione, cioè la richiesta da parte delle opposizioni - ho finito, signor Presidente - di sospendere i lavori, in attesa che ci fosse un quadro più chiaro su come andare avanti.
Ovviamente, insieme agli onorevoli Colucci, Gianassi e a tutti coloro che sono intervenuti, ci siamo perfettamente resi conto che il quadro era obiettivamente complicato, pasticciato e inadeguato, però voi avete dovuto aspettare che arrivasse la bastonata da parte del Quirinale per poter capire che non potevate fare sempre spallucce rispetto a un potere democratico col quale vi dovete misurare, che è quello dell'opposizione e, vorrei dire, che è quello del Parlamento. E infatti ci siamo ritrovati la paralisi, sostanzialmente, dei lavori della Commissione, in attesa che Mantovano - bontà sua - capisse che cosa bisognava fare per cercare di stare nell'alveo costituzionale.
Ho finito, signor Presidente. Non l'avete voluto fare. Ci risiamo e non vi cambierà nulla, perché tanto, comunque, noi vi porteremo fino alla fine, ma almeno cercate di presentarvi in Aula in una situazione meno pasticciata, meno confusa e meno improponibile di quella che avete proposto in Commissione, e non per fare un favore a noi, ma per rispetto della dignità di questo Parlamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sul Regolamento, l'onorevole Francesca Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Intervengo per associarmi alla richiesta dei colleghi Fornaro e Giachetti. Mi appello in particolare a lei che, forse, è uno dei pochi esponenti della maggioranza rimasti ad avere rispetto di quest'Aula e delle istituzioni in generale. Noi constatiamo quotidianamente infatti che questo, che ha celebrato il 117° decreto-legge di questa legislatura, non solo è orientato a un'attività volta a comprimere i diritti di cittadine e cittadini, ma soprattutto a comprimere i diritti di quest'Aula, delle nostre prerogative parlamentari, e credo che questo sia intollerabile.
Noi ci troviamo in una corsa continua contro il tempo, perché Governo e maggioranza non sono in grado di rispettare i tempi che si danno. Tra l'altro - questo lo sappiamo tutti - è l'ennesimo decreto-legge bandiera, che era stato annunciato a ridosso della manifestazione di Torino per il movimento del centro sociale Askatasuna. Per mostrare il pugno di ferro, doveva essere accompagnato da un disegno di legge sempre sui temi della sicurezza e il Consiglio dei ministri è riuscito ad approvare questo abominio dopo più di 2 settimane, dopodiché sono partiti i termini. Lo sapevamo tutti che il 25 aprile era fissata la scadenza.
Poi, insomma, anche sulle date ci sarebbe tanto da dire. Ricordiamo il 1° maggio del 2023: il 1° decreto-legge sulle questioni del lavoro. La scadenza di questo decreto, proprio il 25 aprile, fa piuttosto impressione a chi, come noi, continua a difendere la nostra Costituzione antifascista, che tutela i diritti e la libertà di tutte e tutti.
Ma insomma, l'iter è andato avanti in un modo davvero incredibile, perché solo il 3 marzo è stato incardinato in Senato, peraltro in Commissione affari costituzionali quando si tratta, invece, di introduzione di nuovi reati penali - quasi ci fosse un'ammissione di colpevolezza da parte di Governo e maggioranza sull'incostituzionalità di questo provvedimento. Ed è stato persino peggiorato durante l'esame in Senato, con l'introduzione appunto dell'osceno articolo che piega gli avvocati difensori dei migranti alla volontà del Governo, prevedendo che abbiano un premio se riescono a far chiedere una dichiarazione di rimpatrio volontario e a farli rimpatriare. Non si sa come possano fare, visto che il nostro Paese non ha accordi con quasi nessuno dei Paesi da cui provengono, che non sono neanche Paesi sicuri, nonostante il Governo continui a considerarli tali.
Avete tardato durante l'esame in Senato, creando veramente una stortura democratica. Infatti sull'incostituzionalità di questi elementi che sono stati introdotti, persino alcuni senatori di maggioranza erano d'accordo, ma continuate a portare avanti forzature che sono indegne di un Paese democratico e di un Paese che ha una Costituzione meravigliosa come la nostra, che continuate a cercare di calpestare. Non siete riusciti a modificarla e, quindi, tentate di forzarla in continuazione con norme che sono del tutto incostituzionali , perché non serviva questa norma oscena sui migranti che avete inserito per determinare l'incostituzionalità del provvedimento. Sono tantissimi gli articoli della Costituzione che vengono calpestati: l'articolo 13 sulla libertà personale, l'articolo 17 sulla libertà di riunione, l'articolo 21 sulla libertà di manifestazione del pensiero, l'articolo 39 sulla libertà sindacale, l'articolo 40 sul diritto di sciopero.
Allora, durante i lavori della Giunta per il Regolamento, noi abbiamo tentato di introdurre delle modalità per dissuadere il Governo da questo tentativo di sostituirsi continuamente al Parlamento nella potestà legislativa, rimandando però alla prossima legislatura l'entrata in vigore di alcune norme. Credo che queste modalità, queste vostre continue forzature, però, debbano essere fermate. Mi riferisco anche al fatto che le Commissioni non si siano potute esprimere con i pareri di competenza su articoli come quelli che ci state presentando in quest'Aula, e noi speriamo che non vengano posti al voto e che il decreto venga fatto scadere, perché è un'oscenità. Pensiamo che ci debba essere un intervento del Presidente della Camera, perché venga riportato l'ordine e perché l'attività legislativa di quest'Aula venga ricondotta a quello che prevede la Costituzione e a quello che prevede il Regolamento che voi, di volta in volta, continuate a forzare e a non rispettare.
Questa è una cosa intollerabile
PRESIDENTE. Colleghi, ho ascoltato con la dovuta attenzione e il massimo rispetto le questioni che avete sollevato. Sono di natura regolamentare in parte e in parte legate ai nostri lavori di oggi, di cui ovviamente in parte ho già riferito e per il resto riferirò al Presidente della Camera.
Come ha fatto presente già nel corso dell'intervento la presidente Braga, il Presidente della Camera ha già sottolineato, in una lettera inviata ad alcuni presidenti di gruppo, la rilevanza delle questioni poste, tra cui - presidente Fornaro - anche quella che è riferita alle Commissioni in sede consultiva.
Sono tutte questioni che, peraltro, dovranno e saranno oggetto di approfondimento per il futuro, oltreché in sede di Giunta per il Regolamento, cui lei faceva riferimento con altri colleghi, anche a livello di confronto tra il Parlamento ed il Governo. Questo per addivenire a una più equilibrata distribuzione del tempo disponibile per la conversione dei decreti-legge da parte di ciascun ramo del Parlamento.
In questa sede, non posso che ribadire, inoltre, che spetta al presidente e all'ufficio di presidenza delle Commissioni l'organizzazione dei lavori in sede referente e che la Conferenza dei presidenti di gruppo aveva già deciso che l'inizio dell'esame in Assemblea avesse luogo alle 9 di questa mattina.
Avete sollecitato una richiesta di convocazione della Conferenza dei presidenti di gruppo. Di questo, ovviamente, ho già notiziato il Presidente, però voi sapete che chi in questo momento presiede l'Aula è sostanzialmente “costretto”, tra virgolette, in una camicia di forza regolamentare, secondo la quale, in assenza di novità procedurali, quali ad esempio la presentazione di un emendamento che, però, è stato escluso durante il corso dei lavori in Commissione, io non ho null'altro da fare che dar corso all'inizio dei lavori parlamentari, così come è previsto. Dunque…
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Chiedo di parlare…
PRESIDENTE. Su che cosa, onorevole Fornaro? Prego.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo sull'ordine dei lavori rispetto alle cose che lei ha testé detto. Prendo atto delle sue dichiarazioni, però voglio dire: siamo in una sede parlamentare. A più riprese, la nostra capogruppo ed altri hanno posto una questione al Governo… perché o noi facciamo finta che non esistono i quotidiani, che non esiste l'informazione e viviamo in una bolla, oppure mi sembra che la lettura dei giornali imponga, da parte del Governo, in questa sede, di dare una risposta.
Lo dico, signor Presidente, con il massimo rispetto. La risposta può essere: ci stiamo ancora pensando. Quello che non è accettabile è che non ci sia una risposta. Quindi, per il suo tramite - visto che è presente, lo saluto e lo ringrazio - mi rivolgo al collega Molteni, che è Sottosegretario. Il Governo è presente: vi chiedo formalmente come voi vi state orientando rispetto alla questione nota, su cui non ritorno, quella dell'articolo 30- Credo che sia giusto e corretto che in questa sede - ripeto - vista la sua presenza, Sottosegretario Molteni, lei si esprima anche nella formula “stiamo ancora valutando la situazione”…
PRESIDENTE. Chiaro.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). …che sarebbe comunque una risposta. Quello che, signor Presidente, credo non sia accettabile è il silenzio, perché sembra che quello che riguarda questo Parlamento avvenga fuori da quest'Aula.
Io, quindi, formalmente chiedo al Governo che si esprima, che dia una sua opinione su quali sono i suoi intendimenti, gli intendimenti del Governo rispetto alla questione che è oggetto degli interventi…
PRESIDENTE. Va bene.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). …che sono stati fatti poc'anzi e ovviamente su tutti gli organi di informazione.
PRESIDENTE. Adesso, dunque, sentiamo l'onorevole Colucci. È chiaro che il Governo è presente e lei, e prima di lei i suoi colleghi, avete introdotto una questione che, come lei ha notato, è sui giornali e su cui chiede al Governo di intervenire. Il Governo lo potrà fare adesso, lo può fare anche nel corso del provvedimento, può farlo in qualsiasi momento. La sua sollecitazione, che a questo punto fa ingresso in quest'Aula, rispetto a ciò che abbiamo letto, il Governo l'ha ascoltata e, quindi, è in grado eventualmente di decidere di intervenire, ora o più tardi.
Onorevole Colucci, se è sullo stesso argomento, l'argomento lo abbiamo sviscerato, però mi dica pure.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Le dico, Presidente, che questa richiesta di chiarimento l'abbiamo posta già ieri in Commissione. Abbiamo visto lo sconcerto da parte dei due Sottosegretari presenti, il Sottosegretario Molteni e il Sottosegretario Ostellari, i quali, a un certo punto, in tarda serata, hanno potuto confermarci che non ci sarebbe stato un emendamento da parte dei relatori e del Governo sul noto articolo - articolo 30- -, ma non ci hanno detto la seconda parte.
Perché, Presidente, una verità parziale è una bugia: sappiamo che questa norma non verrà emendata, così ci hanno garantito. Sappiamo che non verrà corretta e, quindi, verosimilmente il provvedimento sarà evaso da questa Camera nell'identica formulazione con la quale è uscito dal Senato, ma non sappiamo la seconda parte cioè come si risolverà il grave costituzionale costituito dal conflitto che questa norma - l'articolo 30- - determinerà con il principio fondamentale previsto dall'articolo 24 della nostra Costituzione. E siccome la stessa Costituzione pone un obbligo di leale collaborazione tra gli organi dello Stato e, particolarmente, io direi, in questa sede, tra il Governo e il Parlamento, allora mi trovo costretto a reiterare la richiesta che ieri abbiamo presentato in Commissione.
Se il Sottosegretario Molteni, che è qui presente, non è in grado di dirci la seconda parte che, però, è chiarificatrice del complesso e il complesso - come ripeto - attiene a una questione di costituzionalità, allora sarà necessario che, in quest'Aula, prima che si proceda alla discussione generale e all'esame del provvedimento, venga chi, da parte del Governo, possiede queste informazioni e sia in grado di fornire un'informazione completa all'Aula della seconda parte, ossia di come si risolve il problema costituzionale. Perché è un elemento costitutivo della discussione che stiamo per svolgere e, dunque, del voto che dovremo esprimere su questo provvedimento…
PRESIDENTE. Chiaro.
ALFONSO COLUCCI(M5S). …perché - Presidente, mi perdoni se sottraggo ulteriore tempo - non è assolutamente questo un dato marginale, perché ci atteniamo a quanto apprendiamo dai giornali, ma non è pensabile che i colloqui che ieri si sono svolti al Quirinale riguardassero esclusivamente l'aspetto dell'incostituzionalità della norma e non anche la seconda parte ossia come si sarebbe risolto il
Questa che ci viene fornita oggi è un'informazione opaca perché parziale.
Allora, Presidente, io capisco: noi ci sentiamo dire, in Commissione, “non dipende dai presidenti di Commissione”; lei ci ha testé detto “non dipende da me che sono mero esecutore di decisioni, non ho questo potere” eccetera eccetera. Però, credo che appartenga ai presidenti delle Commissioni parlamentari competenti, a chi presiede l'Aula un obbligo specifico ossia rispettare e far rispettare la dignità del Parlamento, la dignità dei parlamentari Non può, Presidente, costringerci a svolgere una discussione generale, una discussione sulle questioni pregiudiziali - perché ci accingiamo a discutere anche le pregiudiziali -, se questa seconda parte ci viene tenuta oscura.
Perché, Presidente, l'oscurità non appartiene alla leale collaborazione delle istituzioni e ai rapporti che il Parlamento deve pretendere e lei, nella qualità di Presidente di quest'Aula, e i presidenti delle due Commissioni competenti referenti avrebbero dovuto, ieri, pretendere che ci fosse piena trasparenza. Per cui, Presidente, noi esigiamo che questi aspetti vengano chiariti preliminarmente alla discussione generale e alla trattazione delle questioni pregiudiziali. Dignità, Presidente !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Qualcuno in queste ore ha chiesto a noi dell'opposizione di non tirare per la giacchetta il Presidente della Repubblica e noi siamo intenzionati, diciamo, a seguire questa indicazione, però, le leggo una nota…
PRESIDENTE. La sto sentendo. Prego.
MARCO GRIMALDI(AVS). Sì, sì, lo so che ha due orecchie, però, è bene che ascolti…
PRESIDENTE. Vada avanti, la prego.
MARCO GRIMALDI(AVS). … un flusso, ...
PRESIDENTE. Vada avanti, prego.
MARCO GRIMALDI(AVS). …un suono alla volta.
Dicevo che… Le leggo questa nota: “DL Sicurezza: Pagano”, Presidente della Commissione affari costituzionali, dice “dopo interlocuzione Quirinale convenuto su no modifiche”. Quindi vi è stata un'interlocuzione con il Quirinale, in esito alla quale si è convenuto di non presentare un emendamento modificativo del testo.
Adesso il punto è molto semplice: quel “si è convenuto” ha un soggetto assai vago e poiché la maggioranza stessa, il Governo, Mantovano hanno dichiarato di aver avuto quell'interlocuzione, che è nota a tutti, non è una fuga di notizie… ma, se addirittura il presidente di Commissione mette in fila le cose e dice che dopo l'interlocuzione “si è convenuto”, non solo si sta tirando per la giacchetta Mattarella, ma si fa quasi supporre che questa è stata una scelta condivisa. È così? È così? Noi non lo sappiamo e, proprio per il rispetto che abbiamo verso il Presidente della Repubblica, non possiamo tirarlo in mezzo.
Questa vicenda, però, ci ricorda che c'è un problema più grande: non possiamo iniziare una discussione generale non sapendo se è in arrivo o no un emendamento, se è vero o no che - proprio perché sapete che quel punto è incostituzionale - state già prevedendo di riunire il Consiglio dei ministri per fare un decreto subito attuativo per farlo correre parallelamente alla nostra discussione. Sarà normale, Presidente? Noi possiamo fare una discussione generale falsata da un tema così grande? Possiamo iniziare le pregiudiziali di costituzionalità senza avere il punto di vista del Governo? Senza sapere esattamente che cosa è successo? Possiamo chiedere a lei, se non vuole convocare la Conferenza dei presidenti di gruppo, almeno di chiedere al Governo di esprimersi, di dirci se Pagano ha ragione? “Si è convenuto”: chi ha convenuto? Il Governo con la maggioranza? Il Governo con il Presidente della Repubblica? Solo la maggioranza? È La Russa che ha deciso che non ci sono più i tempi?
Perché, guardate, che questa vicenda qui non fa parte solo delle cronache che ascoltiamo lì fuori: fa parte del nostro lavoro. Quindi, le chiediamo urgentemente di chiedere al Governo di esprimersi, di prendere la parola e dirci esattamente quale saranno gli intendimenti che in qualche modo vogliono mettere in campo anche in vista delle pregiudiziali, prima dell'inizio della discussione sulle pregiudiziali.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Serracchiani. Ne ha facoltà. Prego, considerando che il suo collega Fornaro è già intervenuto.
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente, intervengo su un altro aspetto di questa questione. Vede, Presidente, nella serata di ieri, nella I Commissione (Affari costituzionali) e nella II Commissione (Giustizia), in sede referente, abbiamo chiesto una cosa molto precisa.
Presidente, questo articolo 30-ha più questioni che meritano attenzione perché, dall'esame che abbiamo fatto di quanto è avvenuto al Senato, abbiamo appreso che l'articolo 30- proveniente dal Viminale avesse il parere contrario del Ministro Giorgetti e del Ministro Nordio poiché carente di copertura finanziaria. Per questo motivo e poiché questo è un aspetto che riguarda diversi articoli di quel testo, abbiamo chiesto ieri sera di poter avere la relazione di passaggio dal Senato alla Camera che riguarda proprio gli aspetti di bilancio. Abbiamo chiesto di poter vedere la relazione che normalmente accompagna un decreto, per verificare se il decreto avesse adeguata copertura finanziaria. Bene, Presidente, ci è stato detto ieri sera che la relazione non c'era.
Allora, Presidente, un'altra questione che va sollevata e a cui il Governo deve rispondere è se quell'articolo 30- e gli altri articoli contenuti all'interno del decreto Sicurezza abbiano o meno copertura finanziaria.
Noi siamo rimasti al “no” per assenza di copertura finanziaria di ben due Ministeri, quello della Giustizia e quello dell'Economia. Quindi, Presidente, sarebbe assurdo iniziare la discussione generale e poi affrontare la pregiudiziale di costituzionalità, se fossimo addirittura di fronte ad un decreto privo delle adeguate coperture finanziarie e di un articolo manifestamente incostituzionale e anche privo delle adeguate coperture finanziarie.
Mi consenta, poi, Presidente: io ringrazio il Sottosegretario Molteni della sua presenza, però io ricordo in quest'Aula che la Presidente del Consiglio ha detto “ci metto la faccia, io ci metto la faccia”. Bene, allora, forse, la Presidente del Consiglio deve fare una chiamata telefonica urgente ad almeno tre dei suoi Ministri, a partire dal Ministro Piantedosi, , che non sappiamo che fine abbia fatto . Vorremo che lui venisse qui a spiegarci la natura di questo decreto, il perché di quell'articolo 30-, la legittimità costituzionale o meno di quell'articolo e che venisse a dirci anche se c'è la copertura finanziaria.
Vorremmo anche che venisse il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Mantovano, in quest'Aula, a spiegarci che cosa è accaduto ieri al Quirinale, a spiegarci quali indicazioni ha ricevuto e quali indicazioni intende portare avanti.
Poi c'è un terzo . Noi avremmo, ci pare, il Ministro per i Rapporti con il Parlamento. Ora ci volete dire che fine ha fatto il Ministro Ciriani? Gentilmente si degna di venire in quest'Aula e ci spiega che cosa sta accadendo nei rapporti tra il Governo e il Parlamento? Perché qui nessuno ci sta mettendo la faccia, contrariamente a quello che diceva la Presidente del Consiglio .
Quindi non è soltanto una questione di dignità del Parlamento. Se ne aveste una, è una questione anche di dignità vostra .
PRESIDENTE. Colleghi, scusate un attimo. Siccome sto ascoltando e ascolto…
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Sul Regolamento!
PRESIDENTE. Ho sentito! Posso parlare, onorevole Giachetti?
Allora, siccome, come è ovvio che sia, sto dando la parola a tutti sia sul Regolamento che sull'ordine dei lavori, le questioni che avete sviscerato già hanno avuto una risposta dal punto di vista regolamentare. Molti di voi, peraltro, negli interventi che sto ascoltando, stanno entrando nel merito del provvedimento, citando a più riprese una posizione di tipo politico richiesta al Governo e alla maggioranza rispetto a un articolo del provvedimento.
Quindi per l'economia dei lavori, adesso ci sono delle persone iscritte che ovviamente avranno la parola, ma siccome alla fine giriamo sempre sullo stesso tema, ascoltiamo chi è iscritto a parlare, dopodiché, però, procediamo e chiudiamo con l'ordine del giorno.
Prego, onorevole Giachetti.
Ho capito, però prima c'era Giachetti, onorevole Dell'Olio: la precedenza almeno su quello!
Prego Giachetti.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. La ringrazio soprattutto per la sua pazienza e per la sua disponibilità.
Io vorrei venire incontro alla sua richiesta, non facendo alcuna considerazione politica, ma semplicemente una considerazione tecnica, che fa riferimento all'articolo 83, comma 1, del Regolamento. Ovviamente la premessa è la premessa che nasce dalle considerazioni che faceva l'onorevole Grimaldi - e non entro nella parte politica - della oggettiva… io penso, Presidente, che, anche annuendo, lei potrà venire incontro alla considerazione assoluta, non di parte, che siamo in una situazione confusa.
È una situazione nella quale siete partiti, sono partiti che sembrava, con la lancia in resta, che tutto fosse da risolvere in cinque minuti. Nel corso della giornata, ci sono stati degli intoppi che hanno creato incertezza e confusione nello svolgimento dell'esame del provvedimento. Non sto facendo considerazioni politiche, ma obiettivamente la seduta della Commissione di ieri è stata con una pressione sopra, frutto di incertezza, perché in altra sede istituzionale si stava discutendo di cose che avrebbero potuto modificare sostanzialmente il testo.
Questa mattina, dopo la lettura dei giornali, come ricordava il collega Grimaldi, ci troviamo ancora in una situazione nella quale, forse, qualcuno all'interno della maggioranza o all'interno del Governo ha idea di che cosa succede, ma siccome non stiamo nel Consiglio dei ministri e siamo in un'Aula parlamentare, noi qui dentro, dovendo ancora iniziare la discussione generale - come vede, non faccio politica, ma sto soltanto parlando dell'articolo del Regolamento -, non sappiamo precisamente come il Governo pensa di risolvere un tema che è stato posto a livello di Quirinale. Questo è un fatto oggettivo e obiettivo, che conoscono tutti - e che è stato anche confermato oggi sui giornali, ma confermato anche da esponenti della maggioranza.
Allora lei sa, signor Presidente, poiché conosce il Regolamento certamente meglio di me, che l'articolo 83, comma 1-, del Regolamento prevede la possibilità che, di fronte a un'incertezza, ci sia un soggetto parlamentare che chiede al Governo di dare spiegazioni. Addirittura prevede, in un altro articolo simile a questo, la possibilità che il Presidente della Camera sospenda la seduta per consentire al Governo di acquisire le informazioni che vengono richieste. In questo caso le informazioni dovrebbero essere richieste dai due relatori che, sempre mantenendo una finzione di rispetto delle prassi parlamentari, sono organi diversi dall'Esecutivo, organi diversi dal Governo, organi che rappresentano, tra virgolette, la volontà della maggioranza parlamentare.
Allora cosa dice l'articolo 83, comma 1, del Regolamento? Dice: “I relatori, nello svolgimento della relazione, possono chiedere al Governo di rispondere su questioni determinate attinenti ai presupposti e agli obiettivi dei disegni di legge di iniziativa del Governo stesso, nonché alle conseguenze di carattere finanziario e ordinamentale derivanti dall'applicazione delle norme contenute nei progetti di legge. Il Governo può rispondere immediatamente o chiedere di differire la risposta al momento della replica; può chiedere altresì che la seduta o l'esame del progetto di legge siano sospesi per non più di un'ora” - indica pure il tempo - “ovvero dichiarare di non poter rispondere, indicandone il motivo”.
C'è anche una procedura regolamentare e parlamentare che consente di raggiungere l'obiettivo di far partire questa discussione, avendo messo dietro le spalle la confusione e l'incertezza. Io penso che, se i relatori applicano una delle fattispecie previste dall'articolo 83, comma 1-, del Regolamento, noi avremmo fatto una cosa positiva e dentro la forma parlamentare.
PRESIDENTE. Onorevole Giachetti, come sa, l'articolo 83, comma 1-, succede al comma 1, che prevede esattamente questa fase durante la discussione generale, che io vorrei aprire. Però, prima di farlo, come ho detto, do la parola a chi era iscritto.
Dunque do la parola all'onorevole Benzoni. Onorevole Benzoni, è sul Regolamento o sull'ordine dei lavori?
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Sull'ordine dei lavori, Presidente.
PRESIDENTE. Allora un attimo, diamo precedenza agli interventi per richiamo al Regolamento. Dopodiché, se sono questioni già affrontate e abbiamo dato risposta, casomai dobbiamo andare avanti; quindi se sono questioni diverse, ovviamente le ascoltiamo. Ha chiesto di parlare, per un richiamo al Regolamento, l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, Presidente, della parola che mi ha dato.
Anch'io voglio intervenire sull'articolo 83. Lei ha già dato una risposta…
PRESIDENTE. Appunto!
FILIBERTO ZARATTI(AVS). …sulla vicenda del comma 1-però io vorrei far presente, insomma, che ci sono alcuni elementi che devono caratterizzare il rapporto parlamentare, che sono quelli della lealtà istituzionale tra i diversi organi e tra i diversi componenti degli istituti parlamentari. Credo che questo elemento della lealtà e della trasparenza sia un elemento sostanziale del nostro Regolamento.
Da questo punto di vista, io vorrei ricordare che, nella giornata di ieri, ci sono stati momenti di grande incertezza, in modo particolare da parte del Governo, della maggioranza e della presidenza delle due Commissioni. Quello che noi abbiamo chiesto ieri e che continuiamo a chiedere oggi è che, proprio in base al principio di lealtà e trasparenza tra protagonisti della vita istituzionale del Paese, è necessario che ci si dica con chiarezza quello che il Governo intende fare rispetto al famoso articolo 30-. Durante la giornata di ieri abbiamo denunciato più volte…
PRESIDENTE. Onorevole Zaratti, mi perdoni, però già su questo è intervenuto il suo collega, abbiamo parlato del 30-, abbiamo chiesto al Governo di intervenire e lo abbiamo sollecitato.
Non possiamo ripetere sempre la stessa questione, perché è stata già reiterata, presentata, sottolineata, ha ricevuto risposta, e non la possiamo mandare avanti all'infinito. Quindi, se c'è argomento nuovo, bene; sennò, devo dare la parola a un altro collega. Prego.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Io la ringrazio, Presidente, non per l'interruzione naturalmente, ma per la pacatezza della sua interlocuzione, e credo che sia un elemento utile in queste giornate così, diciamo...
PRESIDENTE. Complicate.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). ...faticose e complicate. Però vado a concludere molto velocemente, Presidente, perché ritengo che l'elemento della lealtà e della trasparenza nei rapporti istituzionali sia un elemento caratterizzante dei lavori della Camera, e credo che questo elemento sia venuto a mancare ieri e che manchi anche oggi.
Quando faccio riferimento all'articolo 30-, io ritengo che sia dovere della maggioranza e del Governo informare prontamente il Parlamento di quelle che sono le decisioni del Governo per intervenire su un dal punto di vista costituzionale. Questo è un elemento fondante, Presidente. Perché è un elemento fondante? Perché è del tutto evidente che i parlamentari e le parlamentari devono sapere su che cosa stanno votando, dove si va a parare, qual è il punto finale di questa questione. Non può essere un segreto nelle mani del Governo o di chiunque altro, è un elemento fondamentale di trasparenza e di pubblicità al quale il Governo non può sottrarsi. E credo che la Presidenza debba svolgere quella giusta nei confronti del Governo affinché lo stesso sia responsabile e applichi quei principi di lealtà e trasparenza che sono fondamentali per permettere anche a noi di esprimere in tutta coscienza un voto libero su questo provvedimento. Se vengono a mancare, non è possibile .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per un richiamo al Regolamento l'onorevole Magi. Ne ha facoltà.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Provo a fornire un elemento nuovo, perché non è intenzione nostra fare un ostruzionismo, ma semplicemente avere il rispetto che è dovuto al Parlamento. È un richiamo al Regolamento, agli articoli 41 e 83, ma anche 8 e seguenti.
Dunque, il punto è la possibilità - alla luce di una interlocuzione ai massimi livelli istituzionali, che è avvenuta nella giornata di ieri - del Parlamento di comprendere come il Governo intenda andare avanti, visto che c'è un problema, per ammissione - in parte ritirata e in parte no - degli stessi esponenti del Governo. Abbiamo proposto una Conferenza dei capigruppo, e non mi pare che ci sia la disponibilità, né la possibilità. Abbiamo proposto al Governo di prendere la parola - come sarebbe normale, in una situazione del genere, che avvenisse in quest'Aula, visto che il Governo è rappresentato -, e non mi pare che ci sia la disponibilità. A questo punto - poiché il problema sull'articolo 30- c'è, e poiché poi noi dovremo anche affrontare le pregiudiziali e, se non sarà chiarito prima, vorrà dire che la maggioranza dovrà votare le pregiudiziali di costituzionalità proposte dalle opposizioni -, noi vogliamo offrire un aiuto alla maggioranza e al Governo per uscire da questa , e quindi chiedere di sospendere i lavori e che sia votato un ritorno in Commissione del provvedimento. In questo modo, in quella sede, la maggioranza e il Governo potranno avere tutti i modi e gli strumenti per porre rimedio alla lesione costituzionale contenuta in quell'articolo e anche per rispettare il ruolo del Parlamento.
PRESIDENTE. È chiaro, grazie. Allora, abbiamo gli ultimi due interventi. Ha chiesto di parlare l'onorevole Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Io aggiungo un elemento nuovo, che è la posizione del nostro gruppo parlamentare, che non si è ancora espresso. Voglio associarmi alla richiesta di indire una Capigruppo o a quella adesso espressa dal collega Magi rispetto a un provvedimento di sospensione, di rimandare questo esame in Commissione.
Noi le abbiamo viste un po' tutte in questa legislatura rispetto a come si tratta il Parlamento, ma davvero oggi ci troviamo di fronte a qualcosa di assurdo. È per noi impossibile procedere a una discussione generale prima, e al voto di pregiudiziali poi, senza sapere come si uscirà da questa e senza capire quali siano gli intendimenti del Governo, anche per non mettere in imbarazzo il Presidente della Repubblica, senza citarlo a vanvera.
Credo che questa situazione meriti una risposta. La merita non solo per i colleghi di opposizione, ma anche per i colleghi di maggioranza, che devono trovarsi di fronte a una discussione generale e al voto di pregiudiziali senza capire come si uscirà da questa situazione. Quindi il buonsenso direbbe di sospendere la discussione, svolgere una Capigruppo e, su quello, capire dal Governo quali sono gli intendimenti.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ziello. Ne ha facoltà. Onorevole Dell'Olio, lei non vede quello che io vedo da qua. Loro si erano iscritti prima di lei, non è cattiva volontà. Prego, onorevole Ziello. L'onorevole Ziello rinuncia. Onorevole Dell'Olio, è il suo momento. Prego.
GIANMAURO DELL'OLIO(M5S). Presidente, molto brevemente. Sono le 10,15: noi, fra un quarto d'ora, in Commissione bilancio, dovremmo intervenire per discutere proprio del decreto Sicurezza, e non è ancora arrivata la relazione tecnica.
Ora, credo che sia impensabile che una relazione tecnica su un argomento che, in teoria, è già passato al Senato e, quindi, doveva esistere, a un quarto d'ora - non era presente ieri sera nelle Commissioni, e doveva essere presente - non è presente ancora adesso. Noi avremmo bisogno, in Commissione bilancio, di esaminare la relazione tecnica, prima di poter intervenire e votare.
Quindi, credo che sia come minimo opportuno sospendere l'Aula per il ritorno in Commissione, per lo meno fino a quando la Commissione bilancio si dovrà esprimere, perché la rilevanza e i problemi costituzionali che ci sono - e ci possono essere anche per quanto riguarda l'aspetto economico, quindi di pertinenza della Commissione bilancio - vanno attentamente valutati. Non si può arrivare adesso, votare e, poi, parlare di pregiudiziali senza avere la correttezza e la certezza di quelli che sono i dati .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2886: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell'autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del Ministero dell'interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale.
Do la parola al Presidente della I Commissione (Affari costituzionali) ... no. Interviene invece Il Governo non risponde?… Il Governo non interviene, l'ho sollecitato più volte, colleghi. Ho sollecitato, l'ho detto. Onorevole Maschio, prego, riferisca sui lavori svolti dalla Commissione. Prego.
CIRO MASCHIO, . Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi...
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Ha fatto richiesta di ritorno in Commissione!
PRESIDENTE. La richiesta di ritorno in Commissione, onorevole Giachetti, alle 11,30, come è previsto rispetto agli accordi in sede di Capigruppo. Quindi a quell'ora svolgeremo il primo voto, secondo le intese. Prego, onorevole Maschio .
CIRO MASCHIO, . Grazie, Presidente.
PRESIDENTE. C'è l'ordine del giorno. Onorevole Giachetti, lei in questo ha molta più esperienza di me. L'ordine del giorno della seduta prevede che non si possa passare alle votazioni prima delle 11,30. E quindi - come sa - resta inteso che la proposta di rinvio in Commissione che è stata avanzata sarà votata non prima di tale ora . Non mi urlate. Prego, onorevole Maschio.
CIRO MASCHIO, . Grazie, Presidente. Tento di intervenire, nonostante non ci sia il silenzio necessario.
In qualità di presidente della II Commissione, anche a nome del presidente della I Commissione, mi trovo nelle condizioni di dover riferire circa l'andamento dell'iter, in sede referente, del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 23 del 2026, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, attività di indagine dell'autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, funzionalità delle Forze di polizia e del Ministero dell'Interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale (Atto Camera 2886, approvato dal Senato), in relazione al quale le Commissioni riunite I e II non hanno potuto concludere l'esame in sede referente con il conferimento ai relatori del mandato a riferire in Assemblea.
Come è noto, la Conferenza dei presidenti di gruppo, nella giornata di giovedì 16 aprile, ha previsto l'avvio della discussione in Assemblea a partire da martedì 21 aprile, alle ore 9. Tale decisione ha comportato un'organizzazione dei lavori delle Commissioni che consentisse la conclusione dell'esame in sede referente entro la giornata di lunedì 20 aprile.
In particolare, poiché il disegno di legge di conversione del decreto in esame era stato approvato dal Senato solo nella mattinata di venerdì 17 aprile e trasmesso alla Camera nelle ore successive, gli uffici di presidenza delle Commissioni riunite, nella medesima giornata di venerdì, avevano stabilito l'avvio dell'esame del disegno di legge di conversione nella stessa giornata di venerdì, e il termine per la presentazione delle proposte emendative a sabato 18 aprile, alle ore 18.
Allo scadere di tale termine, risultavano presentate 1.209 proposte emendative, di cui circa 220 dichiarate inammissibili dalle presidenze.
Nella giornata di lunedì 20 aprile, pertanto, le Commissioni, dopo le declaratorie di inammissibilità da parte delle presidenze e la fissazione del relativo termine per la presentazione di proposte di riesame a tali declaratorie, hanno avviato l'esame delle proposte emendative alle ore 11, proseguendolo, con alcune sospensioni, fino alle ore 24. Giunti a tale ora, essendo state esaminate soltanto 92 proposte emendative sul totale di 988, le presidenze hanno preso atto dell'impossibilità di concludere l'esame delle restanti proposte emendative e quindi di conferire tempestivamente il mandato ai relatori a riferire in Assemblea. Pertanto, le presidenze hanno comunicato alle Commissioni riunite che, come da prassi in casi simili, esse avrebbero riferito all'Assemblea sull'esito dei lavori delle Commissioni e, quindi, sulle ragioni per le quali non si è potuto procedere al conferimento del mandato ai relatori.
Chiedo, quindi, alla Presidenza l'autorizzazione a depositare il testo recante la relazione sul contenuto del decreto-legge n. 23 del 2026 ora in esame.
PRESIDENTE. Si intende autorizzato.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
I presidenti dei gruppi parlamentari Partito Democratico - Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle ne hanno chiesto l'ampliamento.
Ha facoltà di intervenire, se lo ritiene, il rappresentante del Governo. Non mi pare che voglia intervenire .
È iscritto a parlare l'onorevole Benedetto Della Vedova. Ne ha facoltà.
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Mi spiace che il collega Molteni in rappresentanza del Governo che ha ascoltato con attenzione, prendendo anche appunti e facendo disegnini, non abbia ritenuto di intervenire. Presidente, tutta la discussione che ci ha preceduto segna in modo pesantemente negativo…
Voglio però rivolgermi a lei, Presidente Mule'. Lei si è battuto come un leone per l'approvazione durante il referendum della separazione delle carriere. Io mi sono battuto non come un leone come lei, ma credo che…
PRESIDENTE. Non si sottovaluti, onorevole Della Vedova. Prego.
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EUROPA). …questa mattina si è capito chiaramente - poi veniamo al merito - perché gli italiani - a questo punto mi tocca dire, giustamente - ci hanno bocciato: perché non c'era alcuna credibilità per Fratelli d'Italia, per Giorgia Meloni, per il Ministro Nordio, per il Ministro Piantedosi. Non c'era alcuna credibilità in un racconto garantista e lo vediamo in questi minuti, lo vediamo in questo ennesimo decreto inutile.
Gli italiani hanno bisogno di sicurezza nelle città e non solo: hanno bisogno che il Governo garantisca la sicurezza, ma, signor Sottosegretario, l'ultima cosa di cui hanno bisogno è di un ennesimo decreto Sicurezza, per di più un decreto Sicurezza che contiene delle vere e proprie aberrazioni. C'è un'aberrazione istituzionale e costituzionale, il metodo che avete scelto. Fate un decreto e, poi, quasi lo lasciate scadere. Vi svegliate 10 giorni prima che decada, tanto vi interessa e tanto avete capito che è totalmente inutile. Perfino la cosa dei coltelli, Molteni: ma lei pensa davvero che questo - la normativa, la multa, le cose, i genitori - sia il modo di fare la sicurezza? Questo al massimo è il modo per salvarsi la coscienza. Lo sa perfettamente lei, lo sa Piantedosi, lo sa il capo della Polizia che non sono quelle le misure che garantiscono la sicurezza. Queste al massimo garantiscono un quarto d'ora di fuoco fatuo di propaganda e basta.
Poi ampliate i codici: nuovi reati, aumenti di pena; ma a cosa serve? Sono 4 anni che fate questa cosa qui. La percezione della sicurezza e la sicurezza nelle città sono migliorate? No. E voi come rispondete? Con un altro decreto Sicurezza: gli informatori nelle carceri e poi questa chicca.
Voi vi siete infilati in una roba alla mago Houdini. State facendo un esercizio di escapologia: vi siete incatenati coi lucchetti dentro a tutta roba che avete costruito voi e adesso non riuscite più a uscirne. Vi siete inventati l'infedele patrocinio. Io non so da quale lampada sia uscito il genio che, a un certo punto, ha tirato fuori questa cosa, però l'avete votata al Senato e immagino - non so se ci fosse lei, Molteni - che qualcuno avrà dato parere favorevole su quell'emendamento, credo che sia stato votato. L'ha dato lei il parere favorevole? Allora, a maggior ragione, doveva prendere la parola e - che ne so! - rivendicarlo, dire, a nome del Governo, che tutti gli analisti, il Consiglio nazionale forense e su, fino alle massime istituzioni italiane, non hanno ragione, ma ha ragione lei, che questa è una roba pacifica, è una roba costituzionale.
Non voglio essere scortese e faccio tanti auguri di buon lavoro al collega Costa, neo-capogruppo di Forza Italia, avvocato provato in mille battaglie garantiste parlamentari - gli faccio tanti auguri -, ma perché Forza Italia non vi ha chiesto di togliere quella roba lì? L'infedele patrocinio? Lo chiederei anche all'onorevole Giorgio Mule', se non stesse presiedendo questa seduta. Com'è possibile che una cosa del genere sia venuta avanti e adesso non riuscite più a districarvi dalle catene che vi siete stretti attorno e siete qui a chiedere alla Camera di approvare il decreto in tempo?
Vede, signor Presidente Mule' - in questo caso mi rivolgo a lei come Presidente della Camera -, non solo c'è la totale mancanza di rispetto nei confronti di quest'Aula, che si manifesta oggi, ma c'è anche il sostanziale disprezzo per il lavoro che le Camere svolgono o possono svolgere. E c'è soprattutto il disprezzo, nei confronti dell'Aula e anche della Presidenza della Camera, di chi viene e non parla, nemmeno di fronte a una situazione come quella che si è creata. Oppure ci raccontate che non è vero nulla, che è tutto pacifico, che non sarete costretti a fare una cosa - mai o pochissimo vista in condizioni diverse - di un decreto correttivo di un decreto: il decreto correttivo che bisogna preparare prima che venga promulgato il decreto… Almeno spiegate questa cosa qui!
Quello che resta - e poi chiudo, signor Presidente - comunque al fondo è che voi siete disinteressati a quello che accade davvero per quel che concerne la sicurezza. Siete solo interessati alla propaganda e questa misura dell'articolo 30 giustamente ha attirato tutte le attenzioni, perché è una palese istigazione a violare la deontologia da parte degli avvocati patrocinanti degli stranieri. È l'idea che voi avete della remigrazione, cioè l'idea che, a prescindere da qualsiasi diritto e dal riconoscimento dei diritti delle persone e dei migranti, si debbano trovare gli , anche un po' vigliacchi come questo, per mandarne qualcuno a casa, magari - e chiudo su questo - non perché davvero qualcuno pensi - e non ritengo che ci creda neanche Molteni - che chiedere l'infedele patrocinio possa in qualche modo affrontare in modo quantitativamente significativo il fenomeno delle migrazioni o dei rimpatri, cosa che non riuscite a fare. È solo un elemento di propaganda terribile, antiliberale, antigarantista e, in questo caso, palesemente anticostituzionale.
Avremmo avuto piacere almeno di sentire due parole. Credo che sia stato sbagliato respingere la richiesta di una Capigruppo immediata. Credo che, come minimo, questo decreto si debba rimandare in Commissione.
Vi è anche quello che ha detto la collega Serracchiani sulle coperture. Perché io capisco, poi, il racconto qual è: figurati quanti potranno essere gli avvocati in Italia che si presteranno a questa cosa, vigliacca e infedele, di tradire la fiducia dei loro patrocinati. Però c'è anche il tema delle coperture. E la cosa che rende grottesco tutto questo è che siamo a 3-4 giorni dalla scadenza di un decreto che avete voluto quasi ormai due mesi fa, del tutto inutile come quelli che li hanno preceduti e che adesso pretendete - passando sopra ogni criterio di ragionevolezza e di collaborazione leale tra istituzioni e, in questo caso, tra Governo e Parlamento - di portare a casa, costi quel che costi.
E noi siamo qui per dirvi che non si fa così, oltreché per dire “no” nel merito a questo pessimo e inutile decreto Sicurezza.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Mura. Ne ha facoltà.
FRANCESCO MURA(FDI). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, Sottosegretaria Siracusano, ma soprattutto Sottosegretario Molteni, io voglio intervenire perché ritengo che, con riferimento ai lavori della Commissione di queste ore, sia doveroso restituire invece un ringraziamento al Sottosegretario Molteni. Non è pensabile che, anche nell'economia delle legittime posizioni e legittime attività che le varie parti politiche svolgono nei loro lavori, siano stati inutili tre anni e mezzo in cui il Sottosegretario Molteni si sia distinto per capacità di collaborare, sia con le opposizioni che con la maggioranza, intervenendo in Commissione costantemente, così come ha fatto anche ieri. Pertanto io ringrazio il Sottosegretario Molteni.
E lo stesso ragionamento credo sia valido per quanto riguarda i presidenti delle Commissioni, perché io credo che non giovi a nessuno utilizzare il presidente di Commissione come una leva, uno strumento per agire nei confronti della maggioranza. Il presidente della Commissione, così come ha sempre fatto il presidente Pagano, si è distinto per equilibrio, per capacità di ascolto, anche delle opposizioni, e troppo spesso, invece, è stata fatta una leva nei suoi confronti, soprattutto in argomenti che scaldano gli animi delle opposizioni che, legittimamente, la utilizzano contro l'azione del Governo e l'azione della maggioranza.
Così come è successo nelle scorse ore in cui abbiamo affrontato un decreto che tratta un tema che sembra palese sia di estrema attualità - e ciò sembra riconosciuto da tutti -, per il quale l'Italia ci chiede di intervenire. Ce lo ha chiesto quando ci ha eletto. Ce lo chiede costantemente, perché è un tema attuale che, seppur ha visto negli ultimi anni e negli ultimi mesi un notevole cambiamento, necessita ancora dell'intervento del Governo e del Parlamento. È quindi un tema che non può più essere rinviato.
Non può più essere neanche ridotto a una contrapposizione ideologica, perché si tratta della sicurezza delle nostre città e dei nostri territori, perché la sicurezza, come abbiamo detto e sostenuto, non è un argomento da convegno, non è una percezione da smentire o da minimizzare. È una realtà che milioni di cittadini vivono e la vivono un po' in tutto il territorio nazionale. La vivono nei quartieri periferici, la vivono sui mezzi pubblici, la vivono davanti alle scuole, la vivono nei luoghi di lavoro e, troppo spesso, la vivono con un crescente senso di insicurezza.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a un cambiamento evidente - come abbiamo già detto, probabilmente non sufficiente, ma comunque evidente - e non parliamo più soltanto di criminalità organizzata o di fenomeni strutturati, ma parliamo sempre più spesso di microcriminalità diffusa, di violenza quotidiana, di episodi improvvisi e imprevedibili. Parliamo di ; parliamo di gruppi di giovanissimi che agiscono con una disinvoltura e una aggressività che fino a pochi anni fa sarebbero state impensabili; parliamo di ragazzi che occupano spazi urbani, che intimidiscono, che aggrediscono, che trasformano luoghi di socialità in luoghi di paura. E questo non è un problema secondario: è un segnale molto serio di una frattura sociale ed educativa.
E, lasciatemelo dire, abbiamo la sensazione che ci sia una parte che tenta coerentemente di trovare delle soluzioni e sembra quasi che, dall'altra parte, ci sia invece il tentativo - non dico opposto, perché questo non lo penso e non lo voglio neanche pensare - quasi di rallentare l'azione che voglia risolvere questo problema. E allora il primo merito di questo decreto è proprio questo: riconoscere che il problema esiste e affrontarlo con strumenti concreti. E lo fa rafforzando gli strumenti di prevenzione, introducendo misure come l'ammonimento anche per i minori ed intervenendo prima che il reato diventi irreversibile.
E lo fa responsabilizzando non solo i soggetti che commettono i reati, ma anche il contesto educativo, perché parliamo di minori e non possiamo far finta che il problema sia solo penale. C'è un tema di responsabilità che riguarda le famiglie, che riguarda le comunità e che riguarda tutti noi.
Dentro questo quadro, si inserisce un altro fenomeno che sta diventando sempre più preoccupante che è la diffusione e l'uso di lame e di strumenti atti ad offendere, perché oggi non siamo più di fronte a episodi isolati, ma siamo di fronte a una normalizzazione: ragazzi che girano con coltelli e ragazzi che considerano normale portare con sé uno strumento che può diventare un'arma. E questo cambia completamente il livello di rischio perché una lite, una provocazione, un momento di tensione possono trasformarsi in pochi secondi in una tragedia.
E allora la scelta fatta da questo decreto è una scelta di responsabilità. Ed è una scelta che non mira a vietare tutto indiscriminatamente, non mira a cancellare usi e tradizioni della nostra Nazione, ma mira a introdurre un principio semplice: se porti con te uno strumento potenzialmente offensivo, devi avere una ragione concreta. Una scelta che è soprattutto quella di intervenire con maggiore forza nei contesti dove oggi il rischio è più alto: nei luoghi pubblici, sui mezzi di trasporto, nelle situazioni di aggregazione.
E qui voglio aggiungere una riflessione, senza ovviamente spostare il dell'intervento, ma cercando di arricchirlo: al di là della criminalità urbana più comune, ci sono dei territori che questo tema lo hanno già conosciuto e affrontato in passato. Io lo dico con molta chiarezza e penso, ad esempio, alla mia Sardegna. È una terra dove il coltello ha avuto storicamente una dimensione culturale legata al lavoro, alla tradizione, alla vita quotidiana, ma è anche una terra che ha conosciuto, in altre stagioni, le conseguenze drammatiche di un uso distorto di questo strumento. Ed è proprio per questo che, ancora oggi, è ancora più chiaro un punto: difendere una cultura significa anche impedire che venga trasformata in un pericolo .
E questo decreto, da questo punto di vista, è equilibrato perché non colpisce chi utilizza gli strumenti in modo legittimo, non criminalizza le tradizioni, ma serra le maglie dove si annidano le vere criticità: nelle sacche di illegalità, nell'uso improprio, soprattutto quando riguarda i minori, e nei contesti urbani completamente scollegati da qualsiasi tradizione. Perché il problema non è chi usa un coltello per lavoro, il problema è chi lo usa come strumento di intimidazione o di violenza.
Quello che cambia nell'azione di questo decreto è, in buona sostanza, il paradigma, perché per anni ogni leva del sistema è stata orientata chiaramente quasi a disconoscere il problema della sicurezza nelle nostre città e nei nostri territori e invece noi stiamo intervenendo, con determinazione, rispetto a un tema che oggi è diventato di attualità.
Oggi è un tema che riguarda la nostra Nazione a tutte le latitudini. Però, è chiaro che c'è un problema chiaro ed evidente nei contesti urbani, nei contesti urbanizzati, vicino alle stazioni. Io, nella mia esperienza parlamentare, ho la fortuna o comunque l'opportunità di conoscere il contesto romano. Vivo all'Esquilino e so cosa significa vivere in un contesto di questo tipo. Lo vedo ogni giorno, lo vedo ogni sera, vedo la paura delle persone che vivono lì in maniera onesta, che vedono, purtroppo, un territorio che è diventato invivibile, che necessita di interventi strutturali, strutturati, che necessita di un intervento corale di tutte le istituzioni, a partire dal Parlamento, dal Governo, dalle istituzioni locali, dalle Forze di Polizia e da tutti quelli che hanno la responsabilità della cosa pubblica.
Pertanto io ringrazio e chiudo il mio intervento augurandomi che si possa ritrovare uno spirito di collaborazione tra le forze politiche che possa davvero dare la percezione ai cittadini di una Nazione più sicura, ma soprattutto di una Nazione che ha la volontà di lavorare insieme per dare risposte agli italiani .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Perantoni. Ne ha facoltà.
MARIO PERANTONI(M5S). Grazie, Presidente. Ci troviamo a discutere un provvedimento che - si è palesato poc'anzi - certifica il fallimento di questo Governo. È un decreto che è palesemente incostituzionale. È un decreto che il Governo ha lasciato giacere per giorni e giorni presso la Ragioneria dello Stato. È un decreto che palesa l'incapacità di questo Governo non solo nell'agire in concreto e nel dare risposte ai cittadini, ma anche - come è stato già detto - il disprezzo nei confronti delle istituzioni e il disprezzo nei confronti delle Camere. È un decreto che è stato posto in discussione prima al Senato - e la discussione lì è durata pochi giorni - e qua alla Camera sostanzialmente è arrivato pochi giorni fa, appunto, senza la possibilità di esame. Ma, vorrei dire, il Governo ha fatto un capolavoro, perché al Senato è riuscito a introdurre questo splendido articolo 30- che rende strutturalmente incostituzionale il decreto del quale stiamo discutendo.
Grazie all'introduzione di questo articolo 30-, il Governo ha dimostrato la sua vera essenza, cioè il fatto che non intende confrontarsi con le Camere, il fatto che non intende confrontarsi con i parlamentari, il fatto che non intende riconoscere i propri errori, il fatto che non intende neppure confrontarsi con la massima autorità del nostro Paese. Non si capisce quello che è successo, non sappiamo quello che è successo nei colloqui tra il Sottosegretario Mantovano e il Presidente della Repubblica. È stato più volte chiesto che venisse chiarito che cosa il Governo ha intenzione di fare in relazione all'articolo 30-, ma non abbiamo avuto nessuna risposta e, quindi, siamo qui a discutere di un decreto che è universalmente tacciato di incostituzionalità. Evidentemente non c'è ancora una declaratoria formale, ma è palese che così sia e quindi siamo costretti ad affrontare una discussione generale sostanzialmente senza sapere che sorte avrà questo provvedimento.
Un provvedimento che, come dicevo, è infarcito di norme confuse, inutili, repressive, antidemocratiche e incostituzionali, come abbiamo detto. È la logica conseguenza dell'incapacità che questo Governo ha dimostrato nei tre anni e mezzo in cui la Meloni è stata a Palazzo Chigi. È un decreto sostanzialmente frutto di ideologia e che evidenzia l'assoluta mancanza di visione della maggioranza, non solo sul tema sicurezza, ma sulla situazione complessiva. Non è una colpa dei colleghi della maggioranza, signor Presidente, sono stati disegnati così, per parafrasare la frase di un simpatico film di cartoni animati: sono stati disegnati con lo sguardo perennemente volto all'indietro, come gli indovini nell' di Dante. Solo che la differenza rispetto a questi ultimi è data dal fatto che, mentre loro provavano anche a guardare avanti e per questo sono stati puniti, i colleghi di maggioranza non hanno mai provato a guardare avanti. Hanno sempre guardato alle loro spalle, hanno sempre guardato all'indietro, senza mai provare ad imparare dai propri errori e a recepire le indicazioni che venivano loro date da esperti, dalla società civile e dai colleghi dell'opposizione.
Pretendete di dare risposte alle esigenze di sicurezza con un ennesimo decreto, segno evidente, quindi, del fatto che tutto quello che avete partorito, negli anni precedenti, non ha avuto alcun effetto, al netto della vostra propaganda. Ciò è tanto più evidente posto che è palese e certificato anche dalle affermazioni della Presidente del Consiglio che, non molto tempo fa, si dichiarava insoddisfatta di come si sta gestendo la sicurezza. E ne è prova anche quanto è emerso dalla manifestazione che la Lega ha tenuto a Milano sabato scorso, per protestare contro il Governo e contro le politiche del Governo sulla sicurezza. Nonostante ciò, voi andate avanti imperterriti, sfornando un ulteriore provvedimento privo di risposte concrete e immediate, ma che insegue i fatti di cronaca.
Il collega che mi ha preceduto prima ha illustrato il contenuto di questo decreto come se si limitasse a disciplinare l'uso dei coltelli. Quindi abbiamo fatto un decreto per disciplinare l'uso dei coltelli.
Venendo al merito, devo sottolineare che questo provvedimento è stato oggetto di numerose e motivate critiche, tralasciando appunto quelle sull'articolo 30-. Sostanzialmente è un decreto meramente repressivo, dove la prevenzione non trova spazio, e che mira ad erodere i diritti costituzionalmente garantiti. Questo è il caso del cosiddetto fermo preventivo, con il quale consentite alle Forze di Polizia, in occasione di manifestazioni, di fermare chiunque per 12 ore e portarlo in questura sulla base di semplici sospetti, senza quindi che il soggetto abbia commesso alcuna condotta concretamente offensiva o pericolosa. È una misura che incide sul nucleo essenziale di alcune libertà fondamentali del singolo, con la quale vengono concessi margini eccessivi alla discrezionalità delle Forze di Polizia, a fronte di una sostanziale assenza di tutela dei diritti della persona del fermato.
L'incostituzionalità di questo decreto emerge anche dalla sua struttura. In totale spregio del principio costituzionale più volte affermato, in forza del quale i decreti devono avere contenuto omogeneo - decreto, tra l'altro, che difetta dei presupposti di necessità e urgenza -, avete disciplinato situazioni estremamente eterogenee e prive di qualsiasi connessione tra loro. Non è dato infatti comprendere come possa ravvisarsi omogeneità in un provvedimento che spazia dalla disciplina del porto dei coltelli alle disposizioni per il reclutamento del personale del Corpo della guardia di finanza, dalle istituzioni di aree di carico e scarico riservate ai veicoli adibiti al trasporto di valori, disciplinate nel codice della strada, alla riduzione del corso di formazione iniziale per l'accesso alla qualifica di vice commissario del Corpo di polizia penitenziaria.
Nel coacervo di queste norme, avete inserito subdolamente disposizioni indegne di uno Stato democratico e di diritto, certamente consone a uno Stato autoritario e di polizia. Mi riferisco, oltre al già citato fermo preventivo, alle disposizioni previste dall'articolo 15, che prevede le operazioni di copertura per la sicurezza degli istituti penitenziari. È di tutta evidenza la pericolosità di questa novità che, a fronte di ipotetici risultati positivi di portata minima, provocherà all'interno delle carceri italiane il sorgere e il consolidarsi di una cultura del sospetto, le cui prime vittime saranno i detenuti, i quali non potranno non pensare che qualsiasi nuovo compagno di sorte possa essere un doppiogiochista e, quindi, di seguito gli operatori carcerari. Sono immaginabili le conseguenze che potranno verificarsi, prima fra tutte l'aumento di un clima di tensione e di aggressività che contribuirà a rendere ancora più deteriore la situazione, già al limite del collasso, dei nostri istituti di pena.
Questa è l'ennesima disposizione che rivela la vera anima di questo Governo, un'anima autoritaria e repressiva, tendente a realizzare subdolamente uno Stato di polizia che possa controllare i cittadini per ogni dove e in ogni situazione. Ricordo l'altra disposizione analoga varata dal Governo nel 2025, con la quale venivano ampliati significativamente poteri e coperture legali dei servizi segreti, con la previsione dell'impunità per reati commessi durante attività autorizzate dalla Presidenza del Consiglio e la possibilità di infiltrarsi o dirigere organizzazioni eversive o terroristiche.
Introducete una pletora di nuovi reati e ne modificate altri senza un minimo di coordinamento sistematico tra le varie fattispecie con il trattamento sanzionatorio.
Sono numerosi gli esempi e a questo proposito, signor Presidente, mi sorge spontanea una riflessione: mi chiedo dove siano finiti quei colleghi che la scorsa legislatura si opponevano con vigore alla modifica o all'aggiornamento delle leggi penali, lanciando anatemi contro l'imperante panpenalismo, evocando la loro cultura liberale e la necessità di limitare l'intervento dello Stato nella sfera degli individui.
PRESIDENTE. Concluda.
MARIO PERANTONI(M5S). Dove sono finiti - concludo, grazie, Presidente - quei colleghi garantisti che, a ogni provvedimento della magistratura, anteponevano le libertà individuali, esigevano provvedimenti motivati e collegiali, denunciavano la lesione del diritto alla riservatezza? Colleghi di Forza Italia, nel caso non ve ne siate accorti, in questi tre anni e mezzo di Governo avete introdotto nell'ordinamento decine di fattispecie di reato e di circostanze aggravanti e approvato provvedimenti che vanno a limitare pesantemente diritti costituzionalmente garantiti di rango certamente non inferiore a quello della riservatezza. Il vostro sostegno…
PRESIDENTE. Deve concludere.
MARIO PERANTONI(M5S). …a questo provvedimento smaschera definitivamente la vostra…
PRESIDENTE. È già oltre un minuto, prego.
MARIO PERANTONI(M5S). …ipocrisia e il vostro garantismo - grazie, Presidente, concludo -, e mi auguro che anche i colleghi della Lega votino contro questo provvedimento, vista la manifestazione di sabato, che lamentava, appunto, l'inefficacia delle azioni governative su…
PRESIDENTE. Grazie.
MARIO PERANTONI(M5S). …questo tema.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Di Biase. Ne ha facoltà.
MICHELA DI BIASE(PD-IDP). Grazie, Presidente. Oggi siamo di fronte all'ennesimo decreto proposto da questo Governo; l'ennesimo decreto, tra l'altro, sul tema della sicurezza. E allora, nel riflettere su qual è oggi lo stato della sicurezza in Italia, al di là di quelle che sono le rassicurazioni a cui spesso veniamo sottoposti da parte della destra, io penso che valga la pena bloccare un dato, che è quello che ci dice che i reati in Italia sono in aumento, in particolare determinati reati sono in aumento. Mi riferisco, per esempio, ai furti, mi riferisco alle rapine, mi riferisco a quei reati che determinano una percezione della sicurezza, specie all'interno dei grandi centri delle nostre città.
Ormai sono 4 anni che la destra governa questo Paese, e noi francamente siamo stanchi, siamo stanchi perché non soltanto voi i dati li fornite in modo confuso, ma provate, ancora una volta, a dare la responsabilità, spesso, ai sindaci delle nostre città. Ecco, io questo lo trovo inaccettabile per tante ragioni, perché il tema della sicurezza è una questione che ha una competenza statale, e quindi siete voi a dover rispondere, invece, di questo aumento e di questa mancata sicurezza.
E lo dovete fare perché, a fronte di tutti i decreti che avete portato avanti, di questo atteggiamento che voi avete in ogni decreto - ovvero quello di creare nuovi reati per ogni fatto di cronaca che avviene nel nostro Paese, aumentare le pene, creare reati e aumentare, poi, anche gli anni rispetto alle aggravanti -, ecco, noi dobbiamo dire che questo metodo, che noi spesso definiamo panpenalistico, non porta da nessuna parte. Anzi, ormai i dati ci dicono che in nessun modo voi avete risolto, né scalfito il tema della sicurezza; e non lo fate perché, tra l'altro, non mettete mai risorse adeguate rispetto a questo.
Anche questo decreto, che parla di sicurezza, non fa nulla - non fa nulla! - per migliorare il tema della sicurezza, e mi riferisco, per esempio, all'assunzione degli agenti che dovrebbero svolgere un presidio all'interno delle nostre città, perché io non capisco come voi pensiate che si possa vigilare e monitorare un territorio se non attraverso la forza pubblica. Penso che questo decreto, come tutti gli altri, noi ne abbiamo parlato più volte, dal decreto al decreto Caivano, passando per il primo decreto Sicurezza, siano tutti decreti che, un po' per volta, hanno ristretto in modo serissimo, preoccupante e allarmante, con una torsione autoritaria, quelle che sono le libertà democratiche dei cittadini.
In nessun modo si analizzano quelle che sono le cause, in nessun caso avete voluto investire in prevenzione, e mai, mai una volta avete provato a rafforzare quella che è la rete dei servizi. Anche qui ci si limita ad aumentare le pene. Lo vediamo chiaramente in quelli che sono gli strumenti che mettete in campo anche in questo decreto: tutti strumenti che sono limitativi della libertà individuale. E mi riferisco all'allontanamento dalle cosiddette zone rosse, all'arresto differito, alle perquisizioni sul posto, all'accompagnamento in ufficio fino a 12 ore.
Insomma, sono tutte misure, tra l'altro, che sono affidate anche alla discrezionalità della Polizia, spesso senza che vi sia un adeguato controllo giurisdizionale. Questo, dal mio punto di vista, dal nostro punto di vista, non è un dettaglio tecnico, non lo è affatto, ma è un cambio di paradigma, e ogni decreto che ci presentate è sempre peggio. Lo vediamo anche in quella che è la disciplina del fermo preventivo, una norma che concentra nelle mani dell'autorità di pubblica sicurezza un potere amplissimo, con margini di discrezionalità che sono difficilmente controllabili, senza che ci sia, poi, un efficace e adeguato contraddittorio e senza una vera convalida giurisdizionale.
E poi vengo a un tema che mi è particolarmente caro, perché, all'articolo 1 di questo decreto, noi abbiamo visto affrontare un tema complesso, che riguarda non soltanto il nostro Paese, ma che riguarda molti Paesi europei, e mi riferisco al tema dei coltelli e delle lame. Come avete pensato voi di affrontare questo tema, che riguarda le nuove generazioni? Anche qui, immaginando che l'unico modo sia quello di aumentare le pene e creare nuove fattispecie, tra l'altro, fatemi dire, in un modo pasticciato e confuso, perché, da come leggo la norma, anche gli avranno difficoltà a portarsi dietro il coltellino per i campi , per come l'avete scritta.
Io veramente vi invito a riflettere su qual è il modo e l'approssimazione in cui questo Governo sta costringendo oggi la Camera dei deputati a discutere e ad esprimersi. Allora, rispetto al tema dei coltelli penso che l'approccio doveva essere di tutt'altra natura. Bisognava e bisogna, specie perché riguarda le nuove generazioni, lavorare alla prevenzione, lavorare all'inclusione. E anche qui, che cosa fate voi? Tirate all'interno di questa norma i genitori con un'ammenda.
Mi ricorda, anche qui, quelle che furono determinazioni precedenti, per cui avete voluto multare i genitori che non mandavano i figli a scuola, con degli esiti che abbiamo potuto tutti vedere, perché anche quella norma, come questa, non è servita a nulla, e io penso che questa sia una responsabilità enorme, perché ogni volta perdete l'occasione di fare quello che serve al Paese. E poi veniamo alla vergogna, alla vergogna più grande, forse, contenuta all'interno di questo decreto, che è l'articolo 30-.
Per voi - e questo forse, dal mio punto di vista, è l'aspetto più doloroso - gli stranieri non hanno e non devono avere gli stessi diritti che hanno i cittadini italiani. Ogni volta che vi sento parlare di quelle che sono le tragedie che avvengono, non c'è una volta in cui c'è al centro l'umano. Il tema dell'immigrazione viene sempre e soltanto piegato a quelle che sono delle vostre logiche di campagna elettorale, e il problema è che voi state ingabbiando il Paese da 4 anni con delle parole da campagna elettorale. Presidente, non ne possiamo più. Noi vorremmo che voi provaste ad affrontare questi temi in modo completamente diverso. E allora, all'articolo 30- vediamo addirittura una norma mostruosa, per cui l'avvocato che difende, che ha il compito di difendere il suo assistito prenderà un , un - non so neanche come definirlo - obolo della vergogna, perché questo è, qualora convincesse l'immigrato a tornare all'interno del suo Paese.
Io mi chiedo come pensate di uscirne. Oggi noi siamo qui a discutere questo decreto e ancora non sappiamo, nonostante le sollecitazioni che ci sono state in quest'Aula dalle prime ore di questa mattina, come il Governo intenda affrontare questo problema. Siete riusciti a creare un incidente gravissimo nei rapporti istituzionali in questo Paese e, francamente, va bene la presenza, ma questo silenzio, in quest'Aula, da parte del Governo è qualcosa di vergognoso e di assordante . Noi continuiamo a chiedere che, su questo, il Governo dica e faccia qualcosa, perché questa norma va ritirata. Questa norma lede il diritto alla difesa. Questa norma non è degna di un Paese democratico .
PRESIDENTE. Dalla facoltà di Scienze politiche dell'università “La Sapienza” di Roma, oggi sono presenti in tribuna studentesse, studenti e docenti del corso di istituzioni di diritto pubblico, ai quali diamo il benvenuto alla Camera dei deputati .
È iscritto a parlare l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). La ringrazio, signor Presidente. Colleghi e colleghe, signor rappresentante del Governo, siamo - credo - al quarto decreto Sicurezza da parte del Governo di destra del nostro Paese, da parte del Governo Meloni. Del resto, proprio questa legislatura è iniziata con il primo provvedimento, il famoso decreto che al tempo denunciammo come un provvedimento manifesto, un manifesto-bandiera della destra al Governo. Ed effettivamente era tale, visto come si sono poi sviluppati i fatti: un decreto che, a detta dello stesso Ministro Nordio, in questi anni non ha determinato nessuna condanna, nessun intervento, nessuna punizione prevista da quel decreto, così esattamente come diciamo noi, nonostante il fatto che, come era ovvio, nel nostro Paese i sono continuati ad essere realizzati senza alcuno scandalo e senza alcuna violenza. Era effettivamente un manifesto-bandiera: avete continuato la vostra narrazione, la vostra demagogia nel Paese sulle questioni della sicurezza, sfornando un decreto dietro l'altro, ma la situazione del Paese è rimasta esattamente com'era prima, caro Sottosegretario Molteni.
Gli effetti positivi di questi decreti Sicurezza non si sono visti. Decreti Sicurezza che sono stati improntati tutti con la stessa logica, una logica securitaria: aumentare il numero dei reati - ne avete introdotti quasi 50 da quando siete al Governo - e aumentare le pene per i reati già previsti; avete introdotto quasi 450 anni di galera nuovi rispetto a reati già esistenti. Questa politica non ha portato alcun risultato, tanto che siete costretti, per mantenere il vostro consenso e per tenere in piedi la vostra narrazione, a sfornare continuamente decreti sulla sicurezza.
Devo dire che avete una qualità, signor Sottosegretario: riuscite a fare un intervento sempre peggiore del precedente. Quindi è vero che, quando ci si inabissa, quando si cade, si va sempre più in basso, e questi decreti Sicurezza che state mettendo in campo sono esattamente la prova di quello che state effettivamente realizzando.
Credo che su questo decreto abbiate raggiunto il fondo, perché i provvedimenti che vengono presi all'interno del decreto sono tutti, sostanzialmente, assolutamente inaccettabili. Siete riusciti anche a mettere in campo una pantomima, che si è basata sullo scontro continuo all'interno della maggioranza nei 52 lunghi giorni nei quali questo decreto è rimasto al Senato. Io vorrei sottolineare questo aspetto. Da questo punto di vista, penso che sia anche lecito da parte nostra fare una critica forte alla Presidenza della Camera, perché, così come, nella giornata di ieri, il Presidente La Russa si è rifiutato di arrivare alla terza lettura di questo provvedimento, come raccontano i quotidiani di questa mattina in edicola, allo stesso modo, il Presidente Fontana, quando il decreto è arrivato alla Camera al cinquantaduesimo giorno, doveva dire che non c'erano più i tempi tecnici per poter esaminare seriamente questo provvedimento. Tant'è che il programma di lavoro che è stato messo in atto dai presidenti delle Commissioni giustizia e affari costituzionali era sostanzialmente inaccettabile da parte delle opposizioni, perché non si può pensare di mettere in campo un decreto sulla sicurezza di questo genere, che limita le libertà personali, le libertà di partecipazione, addirittura la libertà di pensiero da parte dei nostri concittadini, che quindi va ad incidere sulle libertà costituzionali fondamentali, senza che la Camera dei deputati possa essere messa nelle condizioni di discutere, di emendare, di partecipare, di approfondire questo argomento.
Non stiamo parlando di sciocchezze, cari amici della maggioranza; non stiamo parlando di sciocchezze, cara Presidente Meloni: stiamo parlando delle libertà fondamentali dei cittadini e delle cittadine italiane, e i deputati e le deputate hanno non solo il dovere, ma anche il diritto di discutere questi argomenti, di poterli emendare e di poterli cambiare nell'interesse generale del Paese. Questo ci è stato sostanzialmente impedito: abbiamo presentato i nostri emendamenti e sono stati tutti terribilmente tagliati. Ieri sera, ancora circa 771 emendamenti che erano stati presentati dalle opposizioni non sono stati discussi, non ci è stata data la possibilità di argomentare e, nella giornata di oggi, la fiducia che voi intendete mettere taglierà anche gli emendamenti depositati alla Camera dei deputati.
Questo va al di là di ogni ragionevole questione che deve, in qualche modo, tutelare i rapporti corretti e di reciproca lealtà tra maggioranza e opposizione: lealtà istituzionale. Fare in questo modo significa andare al di là delle possibilità che la Costituzione concede alla maggioranza ed è per questo, io penso, che il Presidente della Camera, il Presidente Fontana, avrebbe dovuto tutelare la Camera dei deputati: avrebbe dovuto dire quello che ha detto ieri il Presidente La Russa, ossia che non ci sono i tempi per fare un ulteriore passaggio, perché il Governo deve essere responsabile del fatto che i provvedimenti devono essere approvati in una Camera entro 30 giorni e, poi, passati all'altra Camera.
Guardate che questo monocameralismo di fatto che voi state imponendo è contro la Costituzione; ricordatevi che, fino alla XVII legislatura, i passaggi per i decreti-legge erano su tutti e due i rami del Parlamento, il sistema funzionava e, anzi, tante volte, aiutava a correggere delle storture, come quelle che ci sono state pure in questo provvedimento.
Io non voglio insistere né infierire sulla maggioranza rispetto alla pantomima di ieri. Ci sarebbe da vergognarsi dal punto di vista istituzionale e dal punto di vista anche delle capacità di gestione di problematiche così complesse. Avete fatto un teatrino. Vi abbiamo detto più volte in Commissione che vi era un problema di costituzionalità dell'articolo 30-, che vi erano problemi che riguardavano non soltanto la Camera dei deputati, ma altre importanti istituzioni della Repubblica. Avete fatto finta di niente. Avete fatto finta che fossero immaginazioni dell'opposizione, per poi arrivare, invece, all'incontro ufficiale che c'è stato, in serata, tra il Sottosegretario Mantovano e la Presidenza della Repubblica. Siete usciti lì, ancora una volta, dicendo cose che non siete in grado di realizzare. Avevate ipotizzato un emendamento che dovesse cambiare l'articolo 30- e invece, in realtà, non è stato possibile; e, poi, adesso ipotizzate chissà quale altro provvedimento per cercare di sanare una situazione insanabile.
Questo decreto non deve essere convertito, signor Sottosegretario. Ma non è che non deve essere convertito per permettere all'opposizione di festeggiare; non deve essere convertito perché non convertirlo è nell'interesse del Paese. Non potete introdurre una norma, come quella dell'articolo 30-, che trasforma l'avvocatura del nostro Paese in una sorta di personaggi che lavorano a cottimo: più migranti riescono a mandare via e più soldi incassano da parte dello Stato. Ma vi rendete conto quanto questo sia non solo contro la Costituzione, ma anche contro la dignità dei nostri avvocati?
Per non parlare, poi, delle norme legate al fermo di Polizia. Io voglio ricordare che non è la prima volta che il fermo di Polizia è stato introdotto in Italia, il fermo preventivo. L'altra volta fu introdotto nel 1979 e, anche in quell'occasione, vi fu una forte opposizione da parte dell'opposizione: in quell'occasione, Marco Boato fece il record di intervento alla Camera dei deputati, per più di 18 ore, per cercare di impedire il fermo di Polizia, ma quel fermo di Polizia durò soltanto un anno e poi fu eliminato. Ma che anni erano? Erano gli anni del terrorismo: non dico che fosse giustificato, perché limitare le libertà personali è sempre, secondo me, sbagliato, ma aveva quantomeno un senso.
PRESIDENTE. Concluda.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Vado a chiudere, Presidente. Comunque, dopo un anno quel fermo fu eliminato. Voi lo introducete adesso. Ma vi sembra che questa situazione sia paragonabile a quella di fine degli anni Settanta? Voi state dando veramente una descrizione della realtà non corrispondente. Voi pensate, in questo modo, di poter mantenere i consensi che avete perso, come ha dimostrato il referendum, pensate che in questo modo potete andare avanti. Non è così, perché, in realtà, il Paese già vi ha bocciato e vi continua a bocciare; ma vi bocciate da soli, con la vostra incapacità, anche tecnica e politica, di mettere in campo provvedimenti che abbiano un senso e che siano quanto meno conformi ai principi fondamentali della Carta .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Ziello. Ne ha facoltà.
EDOARDO ZIELLO(MISTO). Grazie, Presidente. Noi di Futuro Nazionale abbiamo una posizione molto pragmatica e, in un contesto come questo, quello che riguarda la sicurezza urbana, quindi l'ordine pubblico e la difesa, sostanzialmente, degli interessi di tutti i nostri connazionali, ovviamente non possiamo non rilevare come questo decreto vada a rappresentare un tentativo, da parte di questa maggioranza, di porre rimedio a una serie di carenze che hanno stimolato, tra l'altro, lo stesso Presidente del Consiglio a dichiararsi particolarmente insoddisfatto su questo comparto.
Quindi, evidentemente, il Governo è corso ai ripari, inserendo delle misure che, da un certo punto di vista, vanno ad accogliere le nostre proposte. Penso, per esempio, al superamento del concetto di spaccio di lieve entità, e quindi il superamento, da un punto di vista di procedura penale, del concetto della lieve entità della sostanza stupefacente rinvenuta; penso, ad esempio, al ritorno della procedibilità d'ufficio per i reati predatori, quali, per esempio, scippo, furto e rapina, e anche tutti quegli strumenti in grado di ampliare il potere del soggetto preposto al coordinamento della sicurezza pubblica a livello territoriale, ovvero l'ampliamento del Daspo urbano piuttosto che l'ampliamento delle zone rosse.
Ovviamente, però, questo contenuto non basta per dare delle risposte efficaci alla nostra Nazione. Noi abbiamo mandato, tra l'altro con lettera diretta del nostro presidente di partito, ovvero il generale Vannacci, al capogruppo di Fratelli d'Italia al Senato, prima della scadenza dei termini per la presentazione degli emendamenti, una serie di proposte, pregandolo di accoglierle per poter dare delle risposte efficaci al nostro Paese. Purtroppo, di queste proposte soltanto alcune sono state accolte, come alcune che ho enunciato.
Ci dispiace constatare che, con questo decreto, sicuramente i problemi della sicurezza non verranno risolti da domani nel nostro Paese. Ci sono intere zone dell'Italia e intere infrastrutture, tra l'altro - penso, per esempio, ai treni regionali -, che, in alcuni momenti delle giornate, sono invivibili. Le persone hanno paura a circolare liberamente sia in quelle aree territoriali che all'interno di quelle infrastrutture. Ovviamente, c'è bisogno di un intervento straordinario da questo punto di vista, che noi abbiamo inserito all'interno delle nostre proposte.
Chi dice “ma con noi il numero dei reati è diminuito” fa il gioco della sinistra, perché non bisogna guardare ai dati da un punto di vista statistico per dire se la sicurezza è presente o no; quello, certamente, può essere un elemento di riferimento per capire, valutare e interpretare una situazione complessa, ma non è che con un dato statistico si è in grado di capire se la sicurezza c'è in Italia ed è veramente avvertita e percepita. Come anche l'impiego delle unità di Strade Sicure; certamente Strade Sicure, come operazione, sono un forte strumento di deterrenza e di sostegno alle Forze dell'ordine, ma, finché il Governo non fa un passo in più, il famoso su questo, ovvero dotare quei militari di poteri di Polizia giudiziaria, purtroppo rimangono uno strumento utile, ma non al 100 per cento.
Ed è una delle proposte che avevamo inserito e su cui, tra l'altro, il Governo, purtroppo, ci ha dato parere contrario. In questo provvedimento non ci sono norme in grado di contrastare l'islamizzazione in corso in questo Paese, a differenza di quanto viene sostenuto da alcuni partiti di questa maggioranza, che con loro ci sono misure straordinarie contro la radicalizzazione islamica e contro l'estremismo islamico. Eppure, nel decreto Sicurezza non c'è niente da questo punto di vista. Non ci sono norme per il restringimento e criteri per il rilascio della cittadinanza italiana, come non ci sono criteri per andare a restringere la questione relativa ai ricongiungimenti.
La norma che viene chiamata come scudo penale per le Forze dell'ordine è una norma che fa, purtroppo, acqua, perché ci si limita, semplicemente, a creare un registro per l'annotazione preliminare, che, di fatto, è come se fosse un semplice altro registro, e, quindi, le Forze dell'ordine continueranno a ricevere avvisi di garanzia, continueranno a ricevere il solito calvario da un punto di vista giudiziario, le solite carriere verranno compromesse durante il periodo dell'indagine e nulla cambierà da questo punto di vista. Sembra che sia tornata la sinistra al Governo da questo punto di vista.
Non c'è alcuna norma, tra l'altro, Sottosegretario, per l'eliminazione del concetto di proporzionalità nella legittima difesa. Non c'è alcuna norma per eliminare i risarcimenti vergognosi dei danni a favore di chi aggredisce, di chi uccide, di chi costringe il cittadino perbene a difendersi, e questa è una grossissima carenza da questo punto di vista. Noi avevamo presentato un emendamento, e ce lo avete reso, addirittura, inammissibile, e, l'altro, sulla norma penale, ce lo avete reso, ovviamente, con parere contrario.
Sulla prevenzione alla violenza giovanile, noi diciamo che non si fa prevenzione e contrasto al fenomeno delle o dei “maranza” con un semplice ammonimento del questore o con una sanzione talmente irrisoria nei confronti dei genitori o, comunque, di chi esercita una responsabilità nei confronti di quegli individui, talmente bassa, da non creare neanche un deterrente forte da questo punto di vista, e ci dispiace di questo. Non c'è, tra l'altro, una norma seria in grado di gestire, in modo autorevole, le manifestazioni pubbliche; addirittura, avete depenalizzato la fattispecie caratterizzata da chi non dà comunicazione al questore per eseguire un'azione pubblica e creare un assembramento pubblico.
Avete messo il fermo preventivo, che è un ottimo strumento da un certo punto di vista; non ve lo siete ovviamente inventati, lo avete copiato dall'Olanda e dalla Germania, ma lì funziona perché ci sono anche delle strutture in grado di mettere sotto tutela gli stessi agenti che eseguono il fermo, perché se, mettiamo caso, ci dovessero essere 500 fermi da dover fare, quelle persone il Governo dove intende metterle?
Nei locali della stessa questura mettendo, tra l'altro, in gravissimo pericolo le stesse Forze dell'ordine che eseguono il fermo? Cioè, prima di farla, la norma, forse un confronto preventivo con chi gestisce l'ordine pubblico in modo concreto sarebbe preferibile farlo sempre.
Concludo, signor Presidente. Noi siamo estremamente rammaricati da questo punto di vista, perché questo provvedimento sarebbe stato un'ottima occasione per mettere veramente delle misure draconiane, serie.
Lo dico - anche per il suo tramite, Presidente - alla sinistra: sento molte urla, molte grida che evocano possibili periodi oscuri, dicendo che questo decreto rappresenterebbe un contenitore repressivo, ma di questa repressione, colleghi, c'è ben poco. È sicuramente un tentativo interessante di porre rimedio a determinate problematiche, ma non c'è un contenitore serio in grado veramente di farvi strepitare e di farvi gridare allo scandalo. Non c'è niente di tutto questo.
Concludo, signor Presidente. Vedete, sulla sicurezza bisogna adottare misure serie, misure complesse e non fare tanti sui privi di efficacia concreta. Le nostre proposte ve le abbiamo fatte, non le avete accolte, ma le abbiamo presentate non soltanto a voi, ma ai cittadini italiani, che vedranno, da qui fino alla fine di maggio, i nostri gazebo con la nostra proposta, in termini di sicurezza, in grado di far svoltare veramente il Paese da questo punto di vista, perché il generale saprebbe bene come fare .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Grazie anche per avermi consentito di intervenire. Siamo ovviamente nella fase della discussione generale di un provvedimento che ancora non sappiamo bene come andrà a finire e, però, che, a prescindere da come andrà a finire, io credo che comunque rappresenti la firma più evidente del vostro fallimento.
È l'ennesimo decreto Sicurezza che viene prodotto dal Governo ed è la firma rispetto a un fallimento, che non è un fallimento solo sul piano materiale, ma anche sul piano politico. Sul piano materiale non è difficile, come dire, verificare il fallimento, guardando semplicemente quello che accade ogni giorno, leggendo i giornali, guardando la televisione. In questi quattro anni, avete riempito il codice penale di reati, di aumenti di pena, facendo quello che vi è solito fare, cioè, come dire, intervenire per venire incontro al sentimento che voi presumete sia così diffuso nel Paese, attraverso norme che servono a far finta di dare una risposta sul piano materiale, che forse riescono a darla limitatamente sul piano emotivo, ma che poi non cambiano minimamente la situazione.
Non la cambiano anche perché il fatto di far fronte a certi reati - lei lo sa perfettamente, signor Presidente -, non si risolve attraverso un aumento di pena o la previsione di un'altra fattispecie di reato, dal momento che, spesso e volentieri, quando interveniamo in questo senso, interveniamo dopo che le cose sono accadute e che i fenomeni si sono realizzati.
Una società democratica, una società civile, una società che si vuole porre il problema, soprattutto dal punto di vista sociologico, deve capire - e qui non penso soltanto al tema dei reati di violenza sulle donne da codice rosso e via dicendo, ma penso a gran parte dei reati, anche quelli tra i giovani -, ed è chiaro, che se noi non cerchiamo di intervenire innanzitutto sulla formazione, sull'educazione, su tutto quel retroterra sul quale occorre intervenire per prevenire la realizzazione di determinati reati, noi avremo fallito in partenza. E voi avete fallito in partenza, avete fallito durante e avete fallito anche con questo ennesimo provvedimento.
Ennesimo provvedimento, signor Presidente. Io glielo devo dire, perché noi abbiamo fatto insieme una campagna elettorale per un referendum e per una legge che si basava su presupposti cosiddetti garantisti - io penso che fosse soprattutto una legge giusta -, ma voi avete fatto una campagna elettorale con i connotati del peggior giustizialismo che potesse essere realizzato da un Governo nei suoi quattro anni di attività. Penso che una delle ragioni per le quali la gente vi ha punito – e, ahimè, ha punito anche chi sinceramente, invece, credeva e crede nel garantismo e nelle garanzie - fosse esattamente perché non eravate credibili. Perché, mentre con la mano destra proponevate - peraltro con un metodo che abbiamo visto - una riforma “garantista”, con la mano sinistra, il piede sinistro, la gamba destra, con le parole, le intenzioni, con tutto quello che avevate a disposizione, salvo la mano destra con cui avevate la riforma delle…
PRESIDENTE. Si avvii alla conclusione…
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Ho già finito il tempo? Ma erano 5 minuti, quindi? Mi avevano detto 10. Va bene, va bene, chiudo. Va bene, allora non perdo tempo. Volevo dire che, ovviamente, c'è la questione degli avvocati, che è stata detta da tutti.
Colgo solo l'occasione per segnalarle un'altra chicca, Presidente. Sarò molto rapido, ma credo che lei possa essere sensibile a questo, perché, nonostante stia insieme a quelli, ha un retroterra, un che per me è cristallino rispetto alle garanzie e allo Stato di diritto. Tra le chicche che stanno dentro questo decreto - chissà se il presidente Costa chiederà di fare un ordine del giorno per correggerla - ci sta anche il reato che riguarda il traffico di stupefacenti. Usando le parole dell'avvocato Caiazza, si fa riferimento a un emendamento che colpisce o, almeno, intenderebbe colpire la nozione di lieve entità nel reato di traffico di stupefacenti, che intanto va ricordato che cosa sia. Il codice penale dice: chiunque traffica, nelle più varie forme, sostanze stupefacenti viene punito severamente con la pena della reclusione da un minimo di 6 - da un minimo di 6 - a un massimo di 20 anni. Ovviamente, il legislatore ha avvertito la necessità di mitigare una pena di queste proporzioni, perché in quel trafficare è compreso di tutto e precisamente: coltivare, cedere, distribuire, commerciare, trasportare, procurare ad altri, inviare, passare o spedire in transito, consegnare per qualunque scopo. Ecco, signor Presidente, è considerato tutto. I principi costituzionali di proporzione e ragionevolezza delle sanzioni penali - ma anche la logica - impongono che, per esempio, la condotta di chi cede uno spinello non possa e non debba essere punita alla stregua di chi cede un chilo di .
Ed ecco, allora, la ragione del famoso quinto comma del medesimo articolo, in ragione del quale: “chiunque commette uno dei fatti previsti dal presente articolo che, per i mezzi, la modalità o le circostanze dell'azione ovvero per la qualità e quantità delle sostanze, è di lieve entità, è punito con la pena della reclusione da 6 mesi a 5 anni (…)”. Presidente, ho chiuso. Come ragionevolezza vuole, è affidare al magistrato la constatazione e la differenziazione tra i comportamenti nel vago termine di “traffico di sostanze stupefacenti”.
Bene, avete fatto questo emendamento: avete sostanzialmente riunificato tutto, avete tolto questa eccezione, con ciò che questo scatenerà nelle carceri italiane. Rispetto ad esse non solo non avete fatto nulla - ho concluso, Presidente - per allentare la morsa che, anche grazie al vostro panpenalismo, ha portato a crescere la popolazione carceraria in modo indegno, ma con questa norma, quando verrà attuata, sostanzialmente imponendo ai magistrati di non diversificare, riempirete le carceri fino ad esplodere, semplicemente compiendo - per me - quel disegno che avevate fin dall'inizio: creare in questo Paese uno stato di tensione per liberarvi della vostra tensione repressiva, che eserciterete nei modi nei quali già vi siete organizzati.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Magi. Ne ha facoltà.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Affrontiamo questa discussione generale sull'ennesimo decreto Sicurezza prodotto dal Governo davvero con uno stato d'animo pieno di inquietudine e di preoccupazione, mentre i banchi dei colleghi di maggioranza cominciano a riempirsi, dopo essere stati vuoti questa mattina, perché, ovviamente, si deve tenere in piedi, puntellare questo provvedimento pieno di schifezze, non si può rischiare che non venga convertito. Questo - lo diciamo da subito - è il nostro auspicio, questo per il bene del Paese dovrebbe essere l'esito di questo provvedimento: che vada a decadere, per una serie di motivi che attengono al metodo che il Governo ha utilizzato per portare avanti questo ennesimo decreto Sicurezza, che fa parte di un disegno di imprenditorialità della paura, di propaganda sul tema securitario, che non ha aumentato minimamente la sicurezza per i nostri cittadini.
La sicurezza sta a cuore a tutti, la sicurezza è un bene essenziale; se non c'è sicurezza, non c'è libertà, non c'è possibilità di vivere nel nostro Paese, non c'è possibilità di fare attività, di fare attività imprenditoriale, di fare attività sociale, di vivere, sostanzialmente. Però, voi utilizzate questo tema in maniera del tutto propagandistica, facendo l'opposto di quello che, poi, alcuni di voi, come il Ministro Nordio, in una vita passata da garantisti, da liberali, completamente rinnegata, andavano dicendo.
Soffermiamoci un attimo sulla questione del metodo, dell'iter, oltre alle cose che abbiamo sottolineato già in apertura di seduta, cioè al fatto che il Governo abbia forzato i limiti costituzionali della decretazione d'urgenza, utilizzando questo strumento contro il Parlamento. Voglio attirare la vostra attenzione, per un attimo, su quello che il Comitato per la legislazione del Senato ha detto di questo provvedimento. Testualmente: “(…) ferme restando le valutazioni di competenza della Commissione affari costituzionali, nel preambolo si fa riferimento a quattro principali finalità dell'intervento normativo, senza fornire argomentazioni specifiche sulla sussistenza del requisito della straordinarietà del caso di necessità e urgenza costituzionalmente prescritto (…)”. Questo lo dice il Comitato per la legislazione, in cui ci sono, in maggioranza, i senatori anche, appunto, della maggioranza di Governo, sottolineando che queste argomentazioni “(…) dovrebbero essere indicate con riferimento a ogni singolo articolo (…). Ancora: “(…) si ricorda che, anche secondo il consolidato indirizzo della Corte costituzionale, la pre-esistenza di una situazione di fatto comportante la necessità e l'urgenza di provvedere tramite l'utilizzazione di uno strumento eccezionale (…), costituisce un requisito di validità costituzionale (…)”. Va avanti lo stesso Comitato ricordando che: “i limiti costituzionali alla decretazione d'urgenza e alla legge di conversione (…) non sono funzionali solamente al rispetto degli equilibri fondamentali della forma di governo, ma valgono anche a scoraggiare un modo di legiferare caotico e disorganico che pregiudica la certezza del diritto”. In pratica, nemmeno i senatori di maggioranza credono che fossero sussistenti i requisiti di cui all'articolo 77 della Costituzione. Abbiamo ricordato le altre compressioni delle prerogative parlamentari.
Per quanto riguarda gli aspetti di merito - i peggiori -, cito alcuni tra quelli che non sono già emersi nella discussione, perché quello relativo all'articolo 30-, lo abbiamo detto stamattina, lo ripeto - voglio con forza che resti agli atti -, è una lesione gravissima del diritto di difesa e va a sovvertire il rapporto tra cittadino e il proprio difensore. Il difensore in questo modo non deve più tutelare l'interesse del cittadino, ma si mette al servizio dello Stato e ne riceve in cambio un pagamento a cottimo al risultato del rimpatrio del cittadino. Quindi, si fa anche una gravissima discriminazione tra un cittadino italiano e un cittadino straniero, e questo è un altro rilievo di incostituzionalità. Ma su questo ancora stiamo aspettando, in questo momento… io non vorrei, neanche per un attimo, che chi ci ascolta possa percepire questa come una discussione burocratica, perché quello che sta accadendo questa mattina, in quest'Aula, è di straordinaria gravità. Deve ritornare come un'ossessione per le orecchie del Governo: noi ancora non sappiamo dal Governo come intenda sciogliere questo nodo, che è un nodo di primaria gravità, che è stato segnalato anche dalla Presidenza della Repubblica direttamente al Governo.
La gestione caotica dei lavori nella Commissione di ieri - solamente una giornata, 10 ore hanno avuto le due Commissioni affari costituzionali e giustizia per trattare questo emendamento -, la maggior parte di quel tempo ha visto una sospensione, perché i commissari e i presidenti attendevano l'arrivo di un emendamento soppressivo o modificativo di questo articolo 30-. Al momento, ancora, al Parlamento italiano e al Paese non è dato sapere come il Governo interverrà per sanare questo . E lo ripeto anche qui: se si interverrà, se si riterrà di intervenire attraverso un ulteriore decreto, un decreto-, che sarebbe un modo del tutto abusivo di utilizzare un decreto per fare un emendamento a un altro decreto che ancora non ha visto la completa conversione - perché, tra l'altro, questa è una norma che è stata aggiunta con emendamento, che, quindi, non aveva visto il vaglio preventivo del Presidente della Repubblica al momento dell'approvazione da parte del Consiglio dei ministri -, se si riterrà di seguire la strada di un decreto-, diciamo così, si andrebbe a forzare tutta una serie di altri profili costituzionali e si andrebbe, sostanzialmente, ad annientare la necessità di un requisito d'urgenza, perché l'urgenza la state creando voi, oggi, qui, e non avete nemmeno il coraggio di metterci la faccia, perché ancora in questa discussione noi non abbiamo ascoltato la voce del Governo.
E ci sono altre schifezze in questo provvedimento: ad esempio le misure dell'articolo 7, volte ad estendere l'ambito di applicazione dei poteri di perquisizione della Polizia in occasione di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico e ad introdurre, nelle medesime situazioni, una forma di accompagnamento coattivo, presso gli uffici della Polizia, della durata massima di 12 ore, qualora vi sia fondato motivo di ritenere che, sulla base di specifici elementi fattuali, i soggetti accompagnati possano costituire un concreto pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione. Sembrano cose ragionevoli, ma voi lo sapete, sono cose palesemente in contrasto con l'articolo 13 della Costituzione e così verranno dichiarate dalla Corte costituzionale.
Vediamo le altre norme. Prendiamo quelle degli articoli 12 e 13, che recano la disposizione forse più ipocrita e fuori dal tempo del decreto-legge; fuori dal tempo perché si riferivano al caso Rogoredo, nel quale il poliziotto accusato di omicidio volontario è stato già radiato dalla Polizia. Evidentemente quel fatto non ha insegnato nulla, questa batosta sulla propaganda del Governo non vi ha insegnato nulla.
L'articolo 12 è stato da alcuni, giustamente, definito merce falsa: ci si inventa, infatti, una speciale disciplina - diciamo così - in materia di iscrizione delle notizie di reato quando viene commesso un fatto costituente reato in presenza di un'evidente causa di giustificazione. Si prevede, in particolare, che, in questa ipotesi, la non venga riferita e iscritta seguendo le forme ordinarie, bensì in un registro separato, attraverso l'istituzione della cosiddetta “annotazione preliminare”. Questa operazione impone, inoltre, al pubblico ministero di svolgere le attività di indagine con tempi più celeri. È ovvio che si voleva dare il cosiddetto scudo penale alle Forze dell'ordine, ma sarebbe stato illegittimo, per cui il Governo ha riparato con questo doppione del registro degli indagati, che diventa un “registro degli annotati”, che, però, non può far venir meno le garanzie ordinarie dell'indagato, che tale resta come tutti gli altri. È altrettanto ovvio che l'evidenza della causa di giustificazione - legittima difesa, uso legittimo delle armi o altro - dovrà essere oggetto della valutazione del pubblico ministero. Merce falsa e direi anche merce avariata, considerando che fine ha fatto il caso Rogoredo, del quale vi siete riempiti la bocca. Ma è molto significativo ed emblematico della vostra idea di sicurezza: la sicurezza voi la utilizzate come uno strumento di propaganda con il quale dare in testa all'avversario politico - concludo, Presidente – non come…
PRESIDENTE. Grazie.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). … un bene da tutelare e da garantire ai cittadini. Ce ne sarebbero molte altre, come quella sulla lieve entità, su cui mi rimetto alle considerazioni fatte dal collega Giachetti.
Concludo dicendo che siamo di fronte, ancora una volta, a norme simboliche, ideologiche, qualche volta inutili, e questo è il meno. In molti casi sono anche antidemocratiche e repressive.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Appendino. Ne ha facoltà.
CHIARA APPENDINO(M5S). Presidente, quando cammino per le città del nostro Paese, quando vado a fare la spesa e quando prendo il treno, io sento dire sempre la stessa cosa: ho paura. Lo dice chi rinuncia a prendere l'autobus la sera, lo dice chi ha paura di andare in stazione, lo dice chi non esce più di casa perché sotto casa ci sono gli spacciatori. Sono sempre lì, come se fossero intoccabili. Questa paura esiste e cresce, cresce, cresce ogni giorno. Sapete perché? Per colpa delle vostre scelte sbagliate, folli e dannose.
Presidente, lo chiedo a lei, ma in realtà, tramite lei, lo chiedo alla Presidente Giorgia Meloni.
Quando capirà Giorgia Meloni e quando capirà questo Governo che occuparsi di sicurezza è una cosa tremendamente seria? Basta con la sicurezza usata come un feticcio ideologico da sbandierare sui o su qualche telegiornale. La sicurezza, e per questo è importante, è un diritto sociale. Io l'ho vissuto nella mia esperienza da sindaca. Servono gli interventi per ripristinare la legalità, servono i presìdi certamente, servono le telecamere, serve anche sgomberare quando ci sono dei problemi.
Io l'ho fatto, però non basta. Non basta se attorno lo Stato arretra, non basta se manca il lavoro, non basta se crolla la sanità, non basta se nei quartieri i servizi spariscono. Io vi chiedo e mi chiedo: ma come puoi sentirti sicuro in questo Paese se lo stipendio non ti permette di arrivare alla fine del mese e mettere insieme il pranzo con la cena? Come puoi sentirti sicuro in questo Paese se non ti riesci a curare, perché devi aspettare mesi e mesi e non hai i soldi per pagarti una visita nel privato ?
Come puoi sentirti sicuro se paghi a fatica gli studi a tuo figlio e poi sai che in questo Paese non avrà un futuro e forse dovrà scappare da qualche altra parte per cercarselo? Presidente, il Governo Meloni non ha fallito solo sulla sicurezza, come piace chiamarla a lei e a voi, in senso stretto (legge, ordine, repressione e pugno duro). No, ha fatto di peggio. Meloni ha deciso scientificamente di smantellare in modo sistematico il poco che rimaneva dello Stato sociale di questo Paese, andando a togliere anche quella seconda gamba della sicurezza, che è importante, importantissima, cioè quella della prevenzione. Con i suoi “no” al salario minimo, i tagli alla scuola pubblica, i tagli alla sanità pubblica e i tagli ai fondi ai comuni sa che cosa accade?
Una cosa banale, semplicissima, ma tremendamente vera: aumenta la rabbia, si creano sacche di disagio sociale e cresce il senso di insicurezza. Allora, non è un caso che nel 2023 i reati denunciati siano tornati a crescere per la prima volta dal 2013. Avevate promesso città più sicure: milioni di donne non escono la sera perché hanno paura. Avevate promesso periferie più vivibili: delle periferie sono nel degrado e i cittadini si sentono abbandonati. E le Forze dell'ordine, quelle di cui vi riempite la bocca e che tanto amate? Abbiamo un vuoto di organico di 23.000 unità e le caserme, ad esempio, dei Carabinieri chiudono alle 8 di sera perché non c'è il personale.
Allora, dopo 4 anni di Governo, il bilancio è tratto. A ogni problema reale voi rispondete con lo stesso metodo, sempre, cioè una ricetta tossica fatta di due ingredienti: un decreto , spesso inutile, e un modo di operare che è totalmente inefficace e dannoso. Ve lo spiego con qualche esempio. Siete voi, non siamo noi a operare così. Uno, la sicurezza, sbandierata per anni, con promesse su promesse, ma oggi le città sono in più insicure. Cosa fate?
Decreti su decreti, perché così potete mettere l'etichetta, ma nei fatti non mettete un euro in più per le Forze dell'ordine . Esempio numero due: i rimpatri. Qua siamo alla farsa! I rimpatri sono fermi e sono bloccati, allora cosa fate? Per nascondere il fallimento vi inventate questa norma, che è un obbrobrio che avete inserito, che addirittura ha scomodato il Presidente Mattarella, che stiamo votando. Ve la siete già rimangiata, cioè finisce nel cestino tra qualche ora. Perché lo fate?
Perché così, magari, qualcuno non capisce che i rimpatri non li fate. Allora, io vi do un consiglio, anche per facilitare il vostro lavoro e il lavoro di tutti noi e per dedicarvi ai veri problemi dei cittadini italiani: anziché fare queste mancette incostituzionali, fate gli accordi per i rimpatri con i Paesi di origine. Forse, riuscireste a rimpatriare un pochino meglio e a essere un po' più efficaci anche su questo .
Poi il terzo esempio è il blocco navale, sciolto come neve al sole: 300.000 sono gli sbarchi. Allora, cosa fate per distrarre gli italiani? Il progetto Albania. Il danno: 800 milioni, tolti dalle tasche degli italiani e che potevano servire per la sicurezza, buttati. La beffa: i centri non funzionano e sono inutili. Allora, potete fare tutte le passerelle che volete e impegnarvi con tutta la propaganda, ma la macchia indelebile che lasciate della vergogna dei centri in Albania rimane scritta nella storia .
La vostra propaganda e le vostre parole non smacchieranno questa macchia nera. Eppure, il tempo passa e il fumo svanisce. Il fumo negli occhi e i ringhi mediatici per tentare di nascondere i vostri fallimenti non bastano. Allora arriva Giorgia Meloni qui, in Aula, con la faccia tosta, a dirci: forse dovevamo fare di più, sulla sicurezza dovevamo fare di più. No, Presidente Meloni, qui non si tratta di fare di più, qui si tratta di ammettere che avete fallito e che non ne avete azzeccata una.
Si tratta di chiedere scusa, perché avete trasformato un tema così importante e così sensibile per gli italiani in un'operazione di politico. Questo è inaccettabile. La sicurezza si fa diversamente. Di sicurezza ci si occupa in un altro modo, giorno dopo giorno, mattone dopo mattone, con il lavoro, con i diritti, con la sanità, con la dignità, con il lavoro pagato e ben retribuito. Perché è vero, chi delinque va punito. Certo, come si può non essere d'accordo su questo, ma anche togliendo terreno al degrado e alla solitudine sociale riusciamo ad alimentare e a fare vere politiche di sicurezza, perché la differenza è tutta qui.
Un Governo autorevole - lo ripeto, un Governo autorevole - protegge i cittadini dai pericoli. Un Governo autoritario, cioè voi, sfrutta i pericoli per giustificare se stesso . Questo è il Governo Meloni, è il Governo della paura. Allora, chiudo con un appello: fermatevi! Fermatevi! Ve lo diciamo noi dall'opposizione, ve lo hanno detto 15 milioni di italiani che sono andati a votare “no” al referendum, ve lo sta dicendo in queste ore il Presidente della Repubblica Mattarella. La vostra incapacità non è più solo un problema politico.
È questo il punto, magari fosse solo un problema politico. È diventata un pericolo per i cittadini italiani.
Ve lo traduco in modo più semplice, ve lo dico in modo più diretto: voi, il Governo Meloni, non siete più la soluzione ai problemi degli italiani. Voi siete proprio il problema. E quando il Governo non è più la soluzione, ma è un problema, deve fare subito una cosa sola, facile e immediata: deve liberare gli italiani da quel pericolo. Liberateli, lasciateci in pace, lasciate gli italiani in pace, andate a casa, perché veramente ne avete fatte di ogni e sulla sicurezza avete il marchio della vergogna della promessa e del fallimento del risultato .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Vinci. Ne ha facoltà.
GIANLUCA VINCI(FDI). Grazie, signor Presidente. Visto che la discussione si sta protraendo su questo decreto, che comunque è stato già oggetto di ampia discussione, si chiede di procedere con un voto di interruzione della discussione .
PRESIDENTE. È stato chiesto di procedere alla chiusura della discussione sulle linee generali, ai sensi dell'articolo 44 del Regolamento. Essendone stata fatta richiesta, la votazione avrà luogo con procedimento elettronico con registrazione dei nomi.
Preciso sin d'ora che la richiesta di rinvio del provvedimento in Commissione, avanzata prima dell'inizio della discussione generale, potrà essere discussa e sottoposta al voto dell'Assemblea non appena la discussione generale si sarà conclusa e, dunque, successivamente al voto sulla chiusura previsto dall'articolo 44, comma 1, allo svolgimento degli interventi consentiti ai sensi del comma 2 del medesimo articolo, e alle repliche.
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di cinque e dieci minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento. Dunque, colleghi, prima di mezzogiorno non voteremo.
PRESIDENTE. Sulla richiesta di chiusura della discussione sulle linee generali darò la parola, a norma dell'articolo 44, comma 1, del Regolamento, ad un oratore contro e a uno a favore per non più di cinque minuti ciascuno. Chi chiede di parlare contro? Onorevole Ricciardi, prego. No, l'onorevole Colucci, prego. Fate pari o dispari: chi vuole parlare? Colucci? Onorevole Colucci, parla lei? Prego.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Grazie, Presidente. Io intervengo contro l'interruzione della discussione generale e dei lavori dell'Aula. Intervengo contro per una serie di ragioni, la prima delle quali è che noi non abbiamo avuto modo, in Commissione, di esaminare questo provvedimento e pensiamo che, invece, l'Aula debba sopperire, debba compensare, ai mancati lavori della Commissione per poter dare una parvenza di dibattito parlamentare su un provvedimento così importante.
Abbiamo visto in Commissione essere compressi tutti i margini e tutti gli spazi di esame del provvedimento, tutti gli interventi da parte della Commissione, se pensiamo che ben 892 emendamenti presentati dalle opposizioni non sono stati neanche discussi e votati. Quindi, riteniamo che sia una grave violazione delle prerogative parlamentari, particolarmente di quelle delle opposizioni, questa imposizione arrogante di terminare qui la nostra discussione generale .
Vede, Presidente, noi avremmo voluto che in quest'Aula oggi si parlasse di sicurezza, ma di sicurezza vera, si parlasse di sicurezza integrata e partecipata, che si parlasse di vivibilità dei territori, si parlasse di coesione sociale, si parlasse di prevenzione della povertà economica, della povertà sociale e della povertà esistenziale, che sono le radici profonde di molti fenomeni criminali che noi avvertiamo in Italia e che, con questo Governo, hanno visto la loro esplosione. I cittadini, col Governo Meloni, si sentono in pericolo ogni volta che escono di casa.
Avremmo voluto parlare di cura delle periferie intese come luoghi di esclusione, luoghi in cui i cittadini vivono isolati e appartati, lontani dal centro, non solo in senso logistico e toponomastico ma soprattutto in senso culturale, civile e sociale. Avremmo voluto parlare di qualità dello spazio urbano come elemento fondamentale per favorire la coesione tra i cittadini, le relazioni tra i cittadini, che sono il primo collante della sicurezza affinché questa società possa crescere in maniera sana e virtuosa.
Il Governo interviene sulla sicurezza quando il fenomeno ormai è già esploso. Rincorre la sicurezza, rincorre la delinquenza e non è in grado di partorire alcuna disciplina, alcuna disposizione che, invece, possa prevenirla, che possa rafforzare i cittadini sani nella loro vita quotidiana.
In quest'Aula e in questa discussione generale noi dovremmo discutere, con gli emendamenti che voi escluderete apponendo la fiducia, di prevenzione, dovremmo discutere dell'insicurezza sociale, dei vuoti esistenziali, dei vuoti educativi, della scuola e dei vuoti culturali. Invece, voi ci impedite di parlare dei cittadini e dei bisogni della gente .
Quest'Aula dovrebbe occuparsi di come ricostruire le relazioni, di come riaffermare la presenza del pubblico, delle autorità pubbliche in maniera sana, a fianco ai cittadini, a fianco alla popolazione, a fianco alle donne e a fianco ai bambini; e invece voi non siete in grado di fare questo . Voi siete il Governo dell'odio, voi siete il Governo della repressione.
Presidente, affermo concetti quali socialità, educazione, sport, cultura, servizi sociali, sicurezza quale valore costituzionale, quale presupposto per l'esercizio dei diritti primari della persona. Noi combattiamo per uno Stato di diritto e ci opponiamo al vostro Stato di polizia . Presidente, consenta a quest'Aula di discutere di questi temi, che sono fondamentali perché sono temi di democrazia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare a favore l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). La ringrazio, Presidente.
PRESIDENTE. Dovere, onorevole Giachetti.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Mi pareva evidente…
PRESIDENTE. Mi fa salutare i ragazzi, che secondo me sono...
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Guardi, se non fosse che...
PRESIDENTE. Li posso salutare o no, i ragazzi?
No, è tutto a posto. Qui succede sempre così, non vi preoccupate.
Saluto gli studenti e i docenti dell'Istituto comprensivo “Camera-Viscigliete” - -, di Sala Consilina, in provincia di Salerno, che assistono ai nostri lavori dalle tribune . Benvenuti alla Camera dei deputati. È tutto regolare, non vi preoccupate. Prego.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). No, spiego ai ragazzi che potrebbero essere anche fortunati a vedere qualcosa di più che i loro colleghi non hanno visto nelle legislature passate…
PRESIDENTE. È vero, è vero.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Quindi, non poniamo limiti alla divina provvidenza.
Guardi, se non fosse intervenuto l'onorevole Colucci, io probabilmente non avrei preso la parola per votare a favore della chiusura della discussione, ma francamente le argomentazioni, anche così urlate in un modo francamente non particolarmente piacevole, mi hanno convinto che in realtà ha torto lui e ha ragione l'onorevole Vinci .
Onorevole Colucci, lei non è che urlando può dimostrare che noi abbiamo parlato poco, perché è chiaro che lei, urlando, dimostra che noi abbiamo parlato ma anche forte e, quindi, unisce due valori che peggiorano la situazione e motivano in modo assolutamente ragionevole la richiesta dell'onorevole Vinci di chiudere una discussione che non è stata soltanto amplia ma anche urlata e, allora, diventa insopportabile.
Quando io penso a interventi di questo tipo, mi domando qual è, onorevole Vinci, il parametro che noi assumiamo rispetto all'ampiezza della discussione. Allora, mi sovviene - ma non se la prenda e, anzi, lo dico tramite il Presidente - che io per un momento ho avuto il di lei che torna a casa. Non so se ha una consorte o un consorte, ma è uguale. Lei rientra a casa, gira la chiave della porta, entra dentro casa e, quando la consorte o il consorte le dice: “Amore, come è andata la giornata?”, lei risponde: “Ah, no, basta! Però, adesso non se ne può più. Non ne parliamo più”, confinando la dimensione dell'ampiezza alla sopportabilità che uno ha dell'altro, che sia il consorte o che sia l'avversario politico.
Noi effettivamente siamo in pieno ostruzionismo, quasi in una forma di incontinenza verbale, per la quale il minimo, onorevole Colucci, che possa fare una persona ragionevole, responsabile e democratica in quest'Aula è quello di chiedere la chiusura della discussione, perché non ne abbiamo più da sopportare lei, le sue urla e le sue argomentazioni, che ha ripetuto anche in Commissione. Lei si rende conto che ha avuto la possibilità di fare queste considerazioni anche in Commissione ? Addirittura, abbiamo avuto un giro sull'ordine dei lavori in cui lei - io sono stato attento - ha ripetuto le stesse cose.
E allora sa cosa le dico? Se c'è un atto di ribellione contro l'onorevole Colucci, io mi associo e votiamo tutti a favore della chiusura .
PRESIDENTE. Tra moglie e marito, però, onorevole Giachetti… vabbè.
Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico con registrazione dei nomi, la richiesta di chiusura della discussione sulle linee generali del disegno di legge in esame.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Ricordo che, essendo stata deliberata la chiusura della discussione sulle linee generali, ha facoltà di parlare, a norma dell'articolo 44, comma 2, del Regolamento, e per non più di dieci minuti, un deputato fra gli iscritti non ancora intervenuti nella discussione, per ciascuno dei gruppi che ne facciano richiesta. Ha chiesto di parlare il deputato Toni Ricciardi. Ne ha facoltà.
TONI RICCIARDI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Guardi, rispetto all'iter del provvedimento, rispetto a quello che è accaduto, mi è venuta in mente la legge Casati. Però, Presidente, io aspetto, non vado di fretta…
PRESIDENTE. Colleghi, per favore, facciamo intervenire nel silenzio che è dovuto all'onorevole Ricciardi. Per cortesia, datemi una mano, facciamo silenzio. Colleghi, per favore. Prego.
TONI RICCIARDI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ora, rispetto a quanto accaduto, mi sovveniva in mente una legge che ella, Presidente, sicuramente ricorderà. È una legge del 1859 - vede, vede, la sto interrogando -, la cosiddetta legge…
PRESIDENTE. Scusate, colleghi, mi fate una cortesia? Davvero, altrimenti abbiamo difficoltà ad andare avanti. Abbiamo tutti l'interesse a che i lavori si svolgano in serenità e ordinatamente, quindi, per favore, chi non assiste esce fuori, chi sta qua in silenzio. Prego, onorevole Ricciardi, spero per l'ultima volta e mi scuso per le interruzioni.
TONI RICCIARDI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Riprendiamo da dove ho finito. Allora, mi veniva in mente una legge del 1859, che, come le dicevo, lei sicuramente ricorderà e conoscerà. E qual è questa legge? La famosa legge Casati. Cosa prevedeva la legge Casati? La legge Casati prevedeva l'enunciazione di massima: “saper leggere, saper scrivere e saper far di conto”. Ora, se noi volessimo sintetizzare la maniera in cui avete letto, scritto e fatto di conto rispetto a questo provvedimento, diciamo che voi, da legislatori, come Governo, vi siete manifestati come non rispettosi della legge Casati del 1859 .
Nel senso che non avete tenuto in conto il saper leggere, non avete tenuto in conto il saper contare e soprattutto non avete tenuto in conto il saper scrivere. Ma visto e considerato, Presidente, che io e nessuno di noi crede che questa maggioranza non abbia saputo o voluto rispettare gli enunciati della legge Casati, noi dinanzi a quale scenario siamo? Noi siamo dinanzi a uno scenario dove puntualmente, nei momenti di difficoltà, la destra in generale nel mondo, non solo in Italia, cosa fa? Tira fuori l'.
E qual è l'e della destra? Sono ispirato dalla visione del collega Zaratti: l' per la destra qual è? La migrazione. Perché, quando tu non sai affrontare il problema economico, quando hai una difficoltà dal punto di vista geopolitico-strategico perché devi riposizionare la tua collocazione internazionale, quando hai il settore industriale in perdita, quando devi cercare in un certo qual modo di fornire delle risposte a dei comparti della società, senza che quei comparti, come l'avvocatura, te le abbiano chieste, allora tu commetti degli errori macroscopici.
Ma noi siamo veramente dinanzi a degli errori macroscopici, colleghe e colleghi, o siamo dinanzi a una strategia politica chiara? Perché io inizio ad avvertire la sensazione… però, se è questo, colleghe e colleghi di maggioranza, ce lo dovete dire. Quantomeno condividete con noi questa vostra posizione. Io ho la sensazione che si stia quotidianamente cercando l'incidente perché forse, probabilmente, qualcuno è stanco di andare avanti con questo Governo, e allora cerca l'incidente, a ogni passo, pur di dire che è colpa di qualcosa o di qualcuno, o di un magistrato, o di un provvedimento, o di una legge.
O addirittura, come è accaduto nelle ultime ore, gettando nell'imbarazzo tutto l'arco costituzionale, noi siamo nuovamente dinanzi all'ennesimo richiamo. E per fortuna che c'è il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, custode delle regole e dei principi costituzionali che ha dovuto richiamare questo Governo e dire: guardate, questa cosa voi non la potete fare, non perché io non sia d'accordo, ma perché cozza con i principi elementari della nostra Carta costituzionale. Allora, noi siamo dinanzi a questo, siamo dinanzi all'ennesimo fallimento; e non è un caso che addirittura ieri, dopo anni, vi siete recati in delegazione presso il centro di Gjadër, e oggi avete riempito le pagine dei giornali con la finta che addirittura si sia toccata quasi la capienza massima.
È bene ricordarlo alle italiane e agli italiani: avete buttato 800 milioni di euro per vedere la presenza - dico, la presenza - di 536 persone. E allora, se immaginate che questa sia la soluzione al governo del processo migratorio, state prendendo in giro non solo noi, non solo gli italiani, ma credo voi stessi. E allora qual è il punto, colleghe e colleghi? Il punto è che voi, per l'ennesima volta, avete sbagliato il di azione. Voi non state affrontando il problema migratorio, non state affrontando il governo del processo, ma state, per l'ennesima volta, rappresentando la manifestazione ideologica di una contrapposizione.
Allora, guardate, lo scenario internazionale oggi ci dimostra, e già ce lo dimostrava la storia in passato, che il concetto “prima i nostri” empiricamente ha fallito in passato e sta fallendo adesso, perché concettualmente prevede, empiricamente, la visione autarchica del governo dei processi. Perché, se tu fai sedere attorno a un tavolo persone che immaginano di dire “prima i nostri, prima i miei”, nel momento in cui sono sedute attorno a un tavolo, il massimo che possono fare è rivendicare la primazia del proprio territorio, e accade esattamente questo.
La cosa straordinaria è in tutto questo provvedimento l'articolo 30, che inserisce la ratifica di un Accordo fatto con la Svizzera, ovvero nel senso che giustamente anche i nostri europei… se noi immaginiamo di confrontarci con l'Albania e dare dei soldi all'Albania per risolvere concettualmente i nostri problemi migratori, la Svizzera che cosa fa? Giustamente chiama l'Italia, offre delle risorse, sbandiera nell'opinione pubblica un eccesso di presenza di 5.000 migranti e a chi li dà questi 5.000 migranti? Vediamo un po', all'Italia.
Allora offre 20 milioni di euro all'Italia e l'Italia ratifica l'Accordo per prendersi 5.000 migranti, che poi a loro volta verranno presi e sottoposti come il sistema dell'appalto a cascata, subappalto e subappalto ancora. Li prendo dalla Svizzera pagati, poi casomai prendo altre risorse a sconto e li faccio gestire dall'Albania. È straordinario, è la capacità straordinaria e metafisica dell'applicazione o della non applicazione, come vi dicevo in premessa, colleghe e colleghi e, Presidente, lei scommetto non ricordava - della legge Casati del 1859, ovvero saper leggere, saper scrivere e saper far di conto.
Però, guardate - e mi avvio a chiudere, Presidente - io credo che noi ci troviamo dinanzi al punto limite e credo che su questo, vista l'afonia rumorosa del Governo questa mattina al riguardo, io non voglio una risposta rispetto a come immaginate il non governo della migrazione, lo state dimostrando con l'ennesimo provvedimento, ma la domanda che vi pongo è: ma voi realmente volete continuare in questa esperienza di Governo o state cercando di trovare un incidente quotidiano affinché questa esperienza venga portata al termine…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
TONI RICCIARDI(PD-IDP). …immaginando che poi la colpa e la responsabilità sia da parte di qualcuno? Allora, guardi, Presidente, e chiudo per davvero, noi facciamo appello a ripensarci, perché voi state per l'ennesima volta costringendo una torsione democratica e costituzionale, tirando addirittura in ballo il Presidente della Repubblica rispetto a un emendamento incomprensibile.
Allora l'unico appello, manifestando la nostra profonda contrarietà metodologica, contenutistica e nel merito, è fermatevi, altrimenti noi rischiamo realmente di compromettere l'equilibrio costituzionale nel nostro Paese .
PRESIDENTE. Colleghi, un attimo di attenzione, perché adesso vorrei invitarvi a salutare una delegazione presente in tribuna. Ho però bisogno del vostro aiuto, perché sono il gruppo dell'Ente nazionale sordi di Pescara e vorrei salutarli alla maniera della lingua dei segni, dando loro il benvenuto alla Camera dei deputati . Grazie. Adesso potete anche applaudire normalmente
È iscritto a parlare l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.
ROSSANO SASSO(MISTO). Grazie, Presidente. Per Futuro Nazionale con Vannacci questo decreto Sicurezza non è un decreto di destra, ma è un decreto moderato, è un decreto blando, è un decreto molliccio. Non chiamiamolo decreto Sicurezza. Vede, per suo tramite, Presidente, lo dico anche al collega Ricciardi del PD, quando da bambini giocavamo in cortile e ci sbucciavamo le ginocchia, qualcuno ci metteva un pannicello caldo. Non serviva a lenire il dolore, perché le ginocchia facevano sempre male; serviva, però, a farci sentire un po' più benvoluti e quasi a sortire un sollievo psicologico.
Ecco, io chiamerei questo decreto come “decreto Pannicelli caldi”, non decreto Sicurezza. Agli italiani che quotidianamente subiscono rapine, scippi, furti, stupri, omicidi e invasioni della proprietà privata sarebbe servito un decreto di destra, ma di destra vera. Questo decreto “Pannicelli caldi”, ripeto, serve soltanto a sortire magari un effetto placebo, un effetto psicologico. Serve un contentino per gli italiani che hanno votato per il centrodestra moderato tre anni e mezzo fa. Futuro Nazionale, che continua a porsi come interlocutore di questo centrodestra moderato e molliccio, aveva presentato una serie di emendamenti che sarebbero serviti agli italiani.
Ve ne cito solo qualcuno: ad esempio, quello che riguarda la legittima difesa per i cittadini perbene, con il superamento del concetto di proporzionalità tra difesa e offesa. Qualcuno mi deve spiegare per quale motivo ancora un cittadino perbene dovrebbe difendersi in modo equiparato ad un rapinatore, ad uno stupratore e ad un ladro. Perché il bene, secondo quest'Aula e questo Governo, deve essere equiparato al male? Se un cittadino, di notte, a casa sua, subisce l'effrazione e l'ingresso in casa propria di un malintenzionato, Presidente, cosa dovrebbe fare?
Dovrebbe chiedere: scusi, signor criminale, che intenzione ha? Solo quella di legarmi, di rubare, di svuotare la cassaforte o di stuprare le mie figlie e magari di ammazzarmi? No, perché, qualora lei avesse queste intenzioni, io potrei difendermi.
Assolutamente no, il centrodestra moderato ci ha bocciato questo emendamento. Non c'è poi nessuna tutela reale per le Forze dell'ordine. Io saluto il Sottosegretario Molteni, oltre alla Sottosegretaria Siracusano, ma è al Ministro Piantedosi che mi rivolgo.
I nostri agenti di Polizia, i nostri Carabinieri, la nostra Guardia di finanza, la nostra Polizia penitenziaria e la nostra Polizia locale hanno paura ad intervenire, hanno paura a fare il proprio dovere, hanno paura a garantire la sicurezza e le leggi dello Stato. Sa perché, Ministro? Perché, se lo fanno, purtroppo troppo spesso, troppe volte, capita che finiscano indagati e processati, per poi il 99,9 per cento periodico delle volte essere assolti. Però, nel frattempo, hanno una carriera rovinata, hanno dovuto spendere migliaia e migliaia di euro e sono stati trasferiti di ufficio.
Tutto questo si unisce al fatto che, per un misero stipendio, questa è gente disposta a rischiare la vita. Ebbene, questo Governo e questo Parlamento non provvedono a nessuna vera tutela legale, così come non avete accettato un nostro emendamento che ampliava l'uso legittimo della forza, come nel caso di un posto di blocco. Io, agente di Polizia, rischio la mia vita, mi lancio all'inseguimento di un criminale - può avere ammazzato, può avere rapinato, può mettere a rischio la sicurezza di qualcuno - e che fa il legislatore e che fa questo Governo?
Non mi concede, per esempio, il diritto allo speronamento e poi mi indaga? Viva il diritto allo speronamento per i poliziotti e i Carabinieri. Il cittadino perbene al posto di blocco si ferma, dà i documenti, saluta e ringrazia. È questa la gente che dobbiamo tutelare, non i “maranza” che scappano dai posti di blocco, non i rapinatori e non i delinquenti, tanto cari ad una parte politica, che sicuramente non sta a destra. Dopodiché avevamo previsto anche l'utilizzo delle Forze armate in supporto e a garanzia delle operazioni della Polizia, dei Carabinieri e di tutta la Polizia giudiziaria, e anche qui ci avete detto di no.
Come fare a chiamare dunque questo decreto come decreto Sicurezza? Lo chiamiamo decreto “Pannicelli caldi”, perché qualcosa di buono c'è, lo ricordava prima il collega Ziello, come ad esempio il ritorno della procedibilità d'ufficio per i reati predatori. Ma noi dovremmo prevenire questi reati predatori, dovremmo assumere decine di migliaia di poliziotti, di Carabinieri, di finanzieri, di agenti della Polizia penitenziaria e della Polizia locale. Non ci sono le risorse? Iniziate a inviare meno miliardi a Zelensky per una guerra che non è la nostra , pensate alla guerra che i delinquenti fanno in Italia, e il centrodestra la smetta di dare supporto a qualcuno che ha solo l'interesse a prolungare la legge marziale e a rinviare elezioni democratiche.
Quindi c'è sicuramente un rimpinguamento del fondo per la Polizia locale, c'è la lotta alla droga e al suo consumo, ne prendiamo atto, però sono pannicelli caldi.
Non è un decreto di destra. È un decreto moderato, molliccio e blando. Il centrodestra moderato affidi il capitolo sicurezza ad un generale che ha comandato la “Folgore”: lui saprebbe cosa fare. Questo Governo è intelligente, Presidente; concludo dicendo che questo Governo è intelligente, ma non si applica sulla sicurezza, a differenza di chi, a sinistra, non è intelligente né si è mai applicato sulla sicurezza degli italiani .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Non accogliamo le provocazioni del collega. Oggi ci troviamo a discutere l'ennesimo decreto-legge approvato da questo Governo, il centodiciassettesimo per la precisione, che, per l'ennesima volta, affronta questioni legate alla sicurezza confondendo, ancora una volta, sicurezza e ordine pubblico. Il vostro obiettivo è chiaro, ma lo è anche il vostro fallimento. Se le vostre politiche fossero state giuste ed efficaci, non avremmo più parlato di problemi legati alla sicurezza e della necessità di intervenire per garantirla a cittadine e cittadini.
Invece, il fatto che continuiate a tornare sui temi della sicurezza, introducendo di volta in volta nuovi reati e nuove fattispecie penali - siamo arrivati a una cinquantina circa, che si sommano a numerosi inasprimenti di pena e aggravanti -, manifesta la totale inadeguatezza di questo Governo e del Ministro Piantedosi in particolare, e conferma l'utilizzo propagandistico che fate di temi estremamente sensibili, come quelli della sicurezza urbana, della gestione del dissenso e dell'immigrazione.
In uno Stato democratico e costituzionale, la sicurezza non può essere ridotta a una sommatoria di divieti, sanzioni, interdizioni e misure emergenziali. La sicurezza reale delle persone si fonda sulla qualità del lavoro, sulla tenuta del , sull'accesso ai servizi pubblici , sulla scuola, sulla sanità, sulla casa, sulla mobilità, sulla coesione sociale e territoriale. Tutti ambiti in cui state depotenziando gli interventi dello Stato, lasciando gli enti locali privi di strumenti adeguati per dare risposte a cittadine e cittadini, contribuendo così a rafforzare un senso di paura e insicurezza sempre più diffusi.
Purtroppo è proprio questa la vostra strategia: creare il problema e far finta di risolverlo per alimentare la vostra propaganda, trasformando questioni sociali, economiche e democratiche in problemi di ordine pubblico, sostituendo l'analisi delle cause e le necessarie risposte sociali con l'inasprimento delle risposte repressive.
Non siamo certo di fronte a un intervento volto a creare maggiore sicurezza per le persone. Se così fosse, saremmo ben felici di sostenervi, ma ci troviamo, invece, di fronte all'ennesimo tentativo di comprimere diritti e libertà fondamentali, di alterare il rapporto tra istituzioni e cittadinanza, restringendo gli spazi del dissenso e colpendo l'agibilità dell'azione sindacale, sociale e democratica. State sostituendo lo Stato sociale con lo Stato penale, e lo fate facendo fin dal primo momento in cui avete preso il potere. Ve la siete presa sin da subito con i giovani, introducendo il reato di , un reato gravissimo. Avete poi proseguito con gli ecoattivisti e i lavoratori, introducendo il reato di blocco stradale, introducendo i primi strumenti per comprimere il dissenso. Avete strumentalizzato a fini propagandistici la tragedia di Caivano, stabilendo nuove norme e nuove pene per i ragazzi e nuovi obblighi genitoriali, salvo, poi, contraddirvi quando dovevate essere solidali con la “famiglia nel bosco” per fini esclusivamente elettorali Poi ci sono i detenuti, di cui non vi occupate certo per migliorarne le condizioni della permanenza nelle nostre carceri. Anche per loro prevedete continuamente nuovi reati, come la resistenza passiva o il delitto di rivolta. Avete persino superato il fascistissimo codice Rocco, prevedendo l'incarcerazione per le donne incinte o con bambini sino a tre anni.
Ed infine ci sono i migranti, ovviamente, la vostra vera ossessione, come delle destre di tutto il mondo: li utilizzate per innestare la paura nei cittadini e nelle cittadine, innescando poi cortocircuiti strumentali alla vostra manipolazione, che non consentono la regolarizzazione neanche di chi avrebbe diritto a stare nel nostro Paese o ci servirebbe come forza lavoro.
Con questo decreto vi siete superati. La norma, introdotta con un emendamento della Lega al Senato, che prevede un compenso all'avvocato solo se il cittadino straniero presenta domanda di rimpatrio volontario e viene effettivamente rimpatriato, è vergognosa perché trasforma il difensore in uno strumento delle politiche governative di remigrazione. Una previsione vomitevole, che comprime contemporaneamente, oltre che i diritti costituzionali, la libertà e l'indipendenza del difensore, piegato agli obiettivi del potere e pagato solo nel momento in cui li raggiunge. Neanche il richiamo del Presidente Mattarella vi ha portati a correggere questo abominio. Dovreste solo vergognarvi .
Possibile che preferiate approvare un nuovo decreto per correggere questa robaccia, piuttosto che farlo subito, approvando un testo palesemente incostituzionale? Il silenzio del Governo oggi è davvero imbarazzante, lo abbiamo detto stamattina più volte.
Siamo davvero attoniti anche perché la vostra narrazione, legata a una presunta emergenza sicurezza, pur non essendo supportata in alcun modo dai dati, fa breccia, purtroppo, nelle paure di cittadini e cittadine, specie nelle donne e nelle persone anziane. Paure in cui sguazzate, che vi fanno venire la bava alla bocca, mentre inventate nuove modalità feroci, quanto improvvisate, per gestire un fenomeno che è e sarà sempre più strutturale. Possibile che non immaginiate mai il controllo della presenza dei cittadini se non attraverso l'approccio securitario, non immaginiate mai interventi finalizzati all'inclusione, alla parità di trattamento, alla condivisione dei diritti di cittadinanza e alla partecipazione attiva dei cittadini stranieri presenti nel nostro Paese? Mai.
Continuate a comprimere gli spazi dei diritti dei migranti, forzando compulsivamente il diritto internazionale, in particolare per i richiedenti asilo, con una costante e inesorabile azione di erosione delle tutele, che crea solo problemi senza garantire alcuna sicurezza. Insomma, giovani, migranti, soggetti marginali, realtà conflittuali e movimenti sociali sono per voi, sin dall'insediamento, non interlocutori di politiche pubbliche, ma categorie da sorvegliare, contenere e disciplinare.
Con questo decreto non solo avete forzato in modo indegno modalità e tempistiche dell'esame in Aula, ma avete raggiunto la peggiore dimostrazione del vostro gusto per la repressione e l'autoritarismo. Possibile che neanche la batosta referendaria vi abbia fatto capire che state esagerando? Che italiane e italiani hanno bocciato non solo quell'abominio di riforma che Nordio voleva imporre al nostro sistema giudiziario, intervenendo sul CSM e la separazione dei poteri, e non certo sulla qualità della giustizia, ma anche le vostre schifose politiche repressive e razziste.
La presunta urgenza di questo decreto è stata sbandierata a gran voce per mostrare il pugno duro dopo la manifestazione del 5 febbraio a Torino e dopo alcuni episodi che hanno riguardato l'uso di coltelli da parte di minori a La Spezia e in provincia di Frosinone, e a cui, purtroppo, continuiamo ad assistere nonostante l'entrata in vigore del decreto, mostrandone tutta l'inadeguatezza e l'inefficacia a livello preventivo. Ma allora perché, se c'era tutta quella fretta, avete aspettato più di due settimane per approvare il testo in Consiglio dei ministri? Perché il disegno di legge annunciato e che avrebbe dovuto iniziare il proprio iter parallelamente al decreto è sparito dai ? Perché il decreto è stato incardinato in Senato dopo un'ulteriore settimana, il 3 marzo, e ci è voluto più di un mese e mezzo per esaminarlo e poi approvarlo in fretta e furia il 17 aprile, venerdì scorso, se la scadenza è fissata tra pochi giorni, proprio il 25 aprile, data di straordinaria importanza per il nostro Paese? Il giorno più importante per noi che celebriamo con gioia la liberazione dal nazifascismo . Perché avete torchiato la vostra stessa maggioranza, costringendo il Senato ad una discussione frettolosa, nonostante molte disposizioni siano state contestate anche nel centrodestra? È chiaro che il provvedimento aveva una chiara finalità elettorale, ma ora che il referendum costituzionale ha segnato per voi una sonora sconfitta, perché insistere?
Noi pensiamo che questo decreto rappresenti un vero e proprio assalto alla Costituzione. All'articolo 3, in particolare - come hanno anche denunciato i giuristi democratici -, che sancisce il principio fondamentale di uguaglianza e pari dignità sociale di cittadini e cittadine, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali. Non sono, forse, questi i principi che state cercando di comprimere e rinnegare?
Peraltro, l'incostituzionalità della norma è stata smascherata da voi per primi, visto che un provvedimento che parla di giustizia ed inasprimento delle pene è stato incardinato al Senato nella Commissione affari costituzionali. Qui, alla Camera, le Commissioni erano congiunte, ma la modalità con cui è arrivato non sono migliori, visto che anche oggi avete dimostrato quanto siete arroganti e volete calpestare i principi sanciti dalla Costituzione.
La previsione di strumenti come il fermo preventivo fondato sul sospetto, l'estensione delle zone rosse e l'ampliamento delle misure interdittive, anche in presenza di condanne non definitive, e l'inasprimento del quadro sanzionatorio delineano una tendenza chiara: state anticipando costantemente la soglia dell'intervento repressivo e ampliando la discrezionalità del potere pubblico nei confronti di condotte che riguardano il semplice esercizio di diritti sanciti dalla Costituzione e dallo Stato democratico.
Noi vi chiediamo, ancora una volta, di fermarvi. Non pensate che non rendere permanente queste norme abominevoli sia un fallimento: sarebbe un gesto di grande intelligenza. La sicurezza vera non si costruisce inventando continuamente nemici, né trasformando il disagio sociale in una questione di ordine pubblico. Servono politiche pubbliche, lavoro dignitoso…
PRESIDENTE. Concluda.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). …servizi, investimenti, diritti, partecipazione e giustizia sociale, ma nessuna delle vostre politiche va in questa direzione e, per questo, siamo e saremo profondamente contrari .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Intanto provo a dare il benvenuto al Ministro Piantedosi, che spero voglia anche dedicarci del tempo, se non altro per spiegarci che cosa è successo ieri nell'interlocuzione fra il Presidente della Repubblica e il Sottosegretario Mantovano, perché credo sia un'espressione molto chiara, da parte del Presidente della Repubblica, rispetto a quello che abbiamo letto sulle agenzie di stampa e sui giornali, che c'è una frattura grossa da parte della maggioranza di Governo nei confronti di uno dei poteri di garanzia, il massimo potere di garanzia che viene esercitato proprio in capo al Presidente della Repubblica.
Questo è un precedente straordinario e importante e credo che non si possa far finta del fatto che, oltre a mettersi contro la Costituzione, questa maggioranza si mette contro il Capo dello Stato. Questo è fuori discussione. Credo che questo decreto Sicurezza si inserisca in un da questo punto di vista, perché voglio ricordare che il precedente peggiorava addirittura il codice Rocco, prevedendo la carcerazione delle madri incinte o con bambini con meno di un anno di età, criminalizzava la protesta non violenta in carcere, dava ai servizi segreti la possibilità non solo di infiltrare, ma anche di promuovere organizzazioni terroristiche.
Su questa scia, oltre al tema del , di Caivano, dei blocchi stradali, ovviamente, che vanno a sedare in maniera significativa qualunque forma di dissenso, vorrei però sottolineare prima di tutto il fallimento dell'azione di Governo. Ogni nuovo decreto che presentano, Presidente, è l'ammissione scritta che il decreto precedente non ha funzionato. Se dopo tutto questo tempo siamo ancora qui a parlare di insicurezza, vuol dire che non ha funzionato nulla, che è un fallimento totale. Il problema è che questo Governo non sa o forse non vuole governare la complessità, insegue la cronaca. La mattina guardano i titoli dei telegiornali e il pomeriggio scrivono le norme penali. È il Governo dello slogan, non della soluzione. È il Governo che, mentre i cittadini hanno paura a tornare a casa la sera nelle periferie, il Governo si preoccupa solo di come sembrare duro su .
E poi avviene quello che succedeva una volta, che c'è sempre qualcuno più a Nord di noi, c'è sempre qualcuno che è più a destra di voi. Pensate un po', ad esempio, alla norma sui rimpatri volontari, che io chiamerei pure “prove tecniche di remigrazione”, che trasforma l'avvocato da soggetto che esercita il diritto di difesa a un funzionario del Governo chiamato ad esercitare l'azione politica dettata dall'Esecutivo . Questa è una vera stortura costituzionale, peraltro, appunto, richiamata opportunamente dal Presidente della Repubblica .
Non vi è bastata la batosta referendaria e riprovate a cambiare questa Costituzione. Ma dove avete giurato? Vi siete dimenticati di aver giurato sulla Costituzione? Vi è proprio indigesta? Evidentemente le vostre radici sono sempre quelle e così vi siete messi anche contro il Capo dello Stato. Guardate, per esempio, la norma sulla rapina. Sì, proprio sulla rapina, avete sentito bene: per la maggioranza di Giorgia Meloni, rapinare un bancomat con un complice vale fino a 25 anni di carcere. E sapete a quanto si viene condannati mediamente per uno stupro di gruppo? A 14 anni. Per il Governo evidentemente violentare una donna è quasi la metà grave che rapinare una banca. È questo il vostro senso di giustizia, è questa la famiglia tradizionale che difendete? Un codice penale dove la proprietà di Poste Italiane vale il doppio della dignità del corpo di una donna? Questa è follia giuridica, è panpenalismo cieco.
Poi c'è il famoso fermo preventivo, quello nel quale vi prendete il tempo di 12 ore, sulla base di un semplice sospetto, per trattenere in questura chiunque secondo voi abbia una brutta faccia. Sapete chi ha pensato questa norma? Sicuramente persone che un commissariato non l'hanno mai visto. Per trattenere una persona 12 ore senza portarla in cella - perché altrimenti è arresto senza motivo -, servono 3-4 agenti per coprire i turni: se ne fermi 100, servono 400 agenti; se ne fermi 1.000, servono 4.000 agenti. Ma siamo matti? Noi abbiamo un buco di organico di oltre 23.000 unità tra Polizia e Carabinieri. I nostri agenti fanno i salti mortali, stanno in strada con l'acqua alla gola e voi cosa fate? Li togliete dalla strada, dal controllo del territorio, per tenerli chiusi in una stanza a guardare un ragazzo fermato per un sospetto. E così, mentre loro fanno i in questura, sotto casa non passa nessuno. Complimenti, avete reso l'Italia meno sicura per fare un favore alla propaganda.
Poi, se guardiamo lo scudo penale, qui siamo all'apice dell'ipocrisia. La chiamano “annotazione preliminare”. Le Camere penali, che non sono certo dei pericolosi estremisti di sinistra, l'hanno definita una truffa delle etichette. Voi dite: non vogliamo che i poliziotti vengano indagati subito se agiscono per legittima difesa. Sembra giusto, sì, certo; peccato che avete scritto la norma sulla pelle di Ramy Elgaml a Milano. Appena è successo il fatto, voi eravate già lì. “Io sto col poliziotto” avete urlato e, poi, le indagini hanno dimostrato che forse non era proprio così evidente la legittima difesa. Questa norma crea corsie preferenziali, introduce discrezionalità pericolosa, svuota l'obbligatorietà dell'azione penale. Lo sconto penale per gli amici, piuttosto che il sostegno concreto a chi lavora, non è accettabile.
Poi siamo arrivati a un altro articolo, quello sul Daspo urbano. Qui casca l'asino: loro sono forti con i deboli e deboli con i forti. Chi è il soggetto insistentemente molesto che loro vogliono colpire, che questo Governo vuole colpire? Il lavavetri al semaforo, il venditore di rose abusivo, il mendicante che vi chiede l'elemosina all'uscita del supermercato. Per loro questi sono i pericoli pubblici numeri uno, da allontanare come appestati. Ma sapete chi può dormire tranquillo? L'assessore che trucca l'appalto, il politico corrotto che si vende le concessioni balneari , perché per loro il reato d'abuso d'ufficio è stato cancellato.
Avete abolito il reato che colpisce potenti e avete inasprito le norme contro i poveri. Ipocriti fino in fondo, ma ora l'Europa ci impone, con una direttiva, di reintrodurre il reato d'abuso d'ufficio. Ve lo avevamo detto che cancellare quel reato era una vergogna e ora Bruxelles vi dà una sonora tirata d'orecchie e voi continuate a fare finta di niente.
Noi non stiamo qui solo a dire “no”, noi abbiamo una visione diversa del Paese e della sicurezza, mentre voi al Senato avete bocciato tutti i nostri emendamenti, perché per voi la sicurezza è solo repressione, mai prevenzione. Noi abbiamo messo sul tavolo proposte concrete: vogliamo assumere agenti; vogliamo riaprire le caserme chiuse; vogliamo illuminare le periferie; vogliamo un fondo per la povertà educativa, perché il carcere minorile non può essere l'unico servizio sociale che offrite ai ragazzi delle periferie; vogliamo, sicuramente, che il codice penale non sostituisca le politiche sociali.
Voi governate con l'emergenza, la rabbia e l'odio. Noi governeremo con la prevenzione e la serietà. Ecco la differenza tra chi insegue i e chi vuole cambiare davvero questo Paese .
PRESIDENTE. Si sono così conclusi gli interventi svolti ai sensi dell'articolo 44, comma 2, del Regolamento. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Il presidente Pagano ha dato indicazioni che non intende replicare, così come il presidente Maschio non intende replicare.
Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo, il Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi.
MATTEO PIANTEDOSI,. Grazie, Presidente. Presidente, il Governo attribuisce una chiara priorità politica a questo provvedimento, che costituisce un ulteriore passo in avanti per dotare il nostro ordinamento e le nostre Forze di Polizia di strumenti per una più efficace gestione della sicurezza pubblica. Il dibattito su argomenti come sicurezza e immigrazione è sempre acceso e, a volte, divisivo. Questo è comprensibile, ma la discussione ha fatto comunque emergere una convergenza verso obiettivi chiari: garantire risposte concrete alle aspettative dei cittadini. E noi stiamo dando quelle risposte.
I risultati raggiunti confermano la bontà della linea intrapresa e ci incoraggiano a proseguire con determinazione proprio nella direzione invocata dai cittadini. In Italia sono diminuiti i reati, in particolare quelli che generano maggiore allarme sociale. Stiamo assumendo più operatori delle Forze di Polizia, a cui stiamo assicurando stipendi maggiori e maggiori tutele, perché il loro è un lavoro difficile ed impegnativo - ce lo riconoscono le organizzazioni sindacali che li rappresentano -, e stiamo investendo risorse significative per migliorare anche le dotazioni tecnologiche per la sicurezza delle nostre città.
Sul fronte immigrazione sono calati drasticamente gli sbarchi e, più in generale, gli ingressi di stranieri irregolari; al contempo, stiamo moltiplicando i rimpatri. Non si tratta di misure : stiamo costruendo un'azione strutturale e condivisa per restituire ordine e legalità alle nostre comunità. Questi temi sono al centro del confronto nelle sedi internazionali ed europee, perché riguardano interessi che superano il nostro confine nazionale. E, anche in questi contesti, registriamo segnali incoraggianti e di apprezzamento della linea che l'Italia sta seguendo.
Venerdì scorso, la notizia dell'approvazione al Senato del testo di legge, ora in discussione davanti a questa Camera dei deputati, ci ha raggiunti mentre ero in un importante vertice con i miei colleghi di Francia e Germania: vertice convocato, in un formato ormai consolidato, dai tre maggiori Paesi fondatori dell'Unione europea, proprio per discutere sulle posizioni comuni che stiamo avendo in Europa sui temi della sicurezza e dell'immigrazione. Grazie proprio alle posizioni condivise tra Italia, Francia e Germania, stiamo ottenendo in ambito europeo nuovi regolamenti e nuove risorse, che prossimamente saranno un fatto concreto. È un risultato politico senza precedenti nel settore degli affari interni in Europa e, anche in quest'ultima occasione, ho avuto l'orgoglio di rappresentare il mio Paese e di vedere riconosciuto dai miei colleghi il ruolo cruciale che sta svolgendo l'Italia in questo settore.
È opportuno tuttavia rilevare che ci sono state molte discussioni sul tema dei rimpatri volontari. Io tengo a precisare, davanti a questa Assemblea parlamentare, che tale istituto non rappresenta certo un'invenzione di questo Governo: i rimpatri volontari assistiti sono previsti nel nostro ordinamento da oltre 10 anni, in attuazione di norme europee e nazionali. Questi programmi non sono ispirati solo dall'idea di regolamentare un fenomeno, ma assolvono anche ad una funzione etica, perché consentono al migrante, che ne faccia richiesta, di essere assistito per poter fare rientro volontario in sicurezza nel suo Paese di origine, con la garanzia di un supporto economico e sostenuto da misure per il reinserimento sociale e lavorativo. La stessa Commissione europea ne ha incoraggiato e sostenuto in modo crescente la loro attuazione.
Nella comunicazione sulla Strategia dell'Unione europea sui rimpatri volontari del 27 aprile 2021, la stessa Commissione rilevava come i rimpatri rappresentano una componente essenziale di un sistema globale ed integrato della gestione dell'immigrazione. Tanto per essere chiari, sono l'alternativa, come sostiene anche l'Europa, ai rimpatri forzosi che si effettuano soprattutto attraverso il previo trattenimento nei CPR, centri pure tanto avversati da alcuni partiti dell'opposizione.
L'Italia è il Paese, tra quelli dell'Unione europea, che effettua, fino ad oggi, meno rimpatri volontari assistiti. Ci sono state Nazioni che nel 2025 ne hanno realizzati molti di più. Ne cito solo alcune: la Germania 16.000, la Svezia oltre 9.000, il Belgio più di 3.000, la Spagna del Governo socialista ne ha fatti oltre 2.000. Che il Parlamento condivida provvedimenti che favoriscono rimpatri e reinsediamenti di quei migranti che desiderano ritornare nei loro Paesi di origine, attraverso iniziative basate sull'assoluta volontarietà, corrisponde dunque, a mio parere, a quegli stessi obiettivi su cui l'Europa ha sollecitato l'attenzione degli Stati membri.
Tuttavia abbiamo preso atto di alcune sensibilità che sono state espresse su un punto specifico della norma e ci predisponiamo ad una sua correzione. Ecco perché, a nome del Governo, io comunque rivolgo un invito chiaro e deciso, a questa Camera dei deputati, ad approvare questo importante testo di legge, al quale confidiamo si aggiunga presto l'approvazione del disegno di legge della storica riforma della Polizia locale e del disegno di legge che integrerà le norme dei nuovi regolamenti del Patto europeo migrazione e asilo. Questo perché il Governo andrà avanti con determinazione, perché siamo convinti di essere sulla strada giusta
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per un richiamo al Regolamento, la deputata Maria Cecilia Guerra. Ne ha facoltà.
MARIA CECILIA GUERRA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Il richiamo che voglio fare agli articoli 8 e seguenti del Regolamento ha a che fare con la necessità che la Presidenza di quest'Aula ci aiuti a ristabilire un ruolo fondamentale per la Commissione bilancio, che è un ruolo di garanzia che è stato violato nel percorso di espressione del parere su questo provvedimento. L'elemento essenziale di garanzia per la Commissione bilancio è quello di verificare che gli oneri che ricadono sul bilancio dello Stato siano, da un lato, quantificati e, dall'altro, coperti.
La logica e il buonsenso ci dicono che un onere non può essere dichiarato coperto se non è stato quantificato. Ora, noi abbiamo degli articoli importanti - il 19, il 20, il 21, il 24 - di questo provvedimento che prevedono oneri che non sono quantificati. Sono su argomenti importanti, non c'è un problema di merito. Voglio mettere in chiaro che il Partito Democratico è favorevole a quelle norme che portano al riconoscimento del percorso di laurea, anche ai fini retributivi e pensionistici. Non è il problema del merito del provvedimento, il problema è sapere quanto costa.
Come Commissione, abbiamo posto al Governo un insieme di rilievi puntuali su questo tema; il Governo non ha fornito alcuna risposta. Sul tema la relazione tecnica così si esprime (faccio un esempio che vale per tutti e quattro gli articoli, ma che prendo dall'articolo 21): i commi da 2 a 8 si attuano a valere sulle facoltà assunzionali previste a legislazione vigente. È una quantificazione? È una garanzia di copertura? La relazione tecnica fatta così è scandalosa e, giustamente, la Commissione a cui appartengo e mi vanto di appartenere ha posto il problema. Questo problema non ha avuto risposta, eppure la Commissione si è espressa in modo favorevole, venendo meno, quindi, alla sua funzione di garanzia. È un precedente - visto che tutti sappiamo come pesano i precedenti in quest'Aula - che io direi devastante, drammatico, per il senso del ruolo fondamentale - ripeto - di garanzia per tutti noi e anche della Costituzione in questo caso, articolo 81, che questa Commissione deve svolgere.
Quindi mi rivolgo a lei, perché faccia presente al Presidente, a cui ci rivolgeremo anche in altra sede, il fatto che questo episodio venga sanzionato, nel senso di richiamato e giudicato negativamente, e ci siano garanzie, in questo caso, perché non si possa accettare un procedimento di questo tipo. Ripeto, non è sufficiente la bollinatura della Ragioneria dello Stato in generale, perché altrimenti potremmo chiudere la Commissione, ma tanto meno una bollinatura che è reticente, omertosa - che termini devo usare? -, che non spiega il senso necessario per avvalorare un okay sul rispetto dell'articolo 81 della Costituzione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sullo stesso argomento, sempre sul Regolamento, l'onorevole Marco Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Guardi, solo per capirci, le coperture sono una delle parti più importanti, ovviamente, dei nostri compiti, delle nostre leggi e, ovviamente, delle funzioni della Commissione bilancio. Ovviamente noi siamo contrarissimi, ormai, a due cose che succedono spesso. Una è l'invarianza di spesa e il Ministro Piantedosi ce l'ha abbastanza in testa perché, più o meno, la gran parte dei suoi provvedimenti sono a invarianza di spesa. Poi sì, capiremo bene, in futuro, come poter aumentare i salari e aumentare le dotazioni degli organici, soprattutto dal punto di vista tecnologico, ma non è questo il momento per fare questa discussione.
Adesso c'è una nuova filosofia ossia quella, addirittura, di fare non solo a invarianza di spesa, ma anche mediante corrispondente riduzione delle facoltà assunzionali. Non so se avete compreso cosa vuol dire cioè “mediante la riduzione” vuol dire meno assunzioni ossia fai tutto questo mediante la riduzione. Anche lì, noi siamo contrarissimi, politicamente ovviamente, a questa vicenda, ma non è neanche questo il problema. Il punto è che devi quantificarlo. Lo so che è una cosa molto noiosa, ma, ovviamente, per quanto puoi farla a invarianza di spesa o togliendo, di fatto, risorse dalle assunzioni, devi quantificare esattamente quante risorse servono e a che cosa servono.
Faccio un altro esempio, visto che c'è il Ministro Piantedosi in Aula: il famoso articolo 30- Su quello l'avete, invece, messa una copertura. Avete deciso che con 492.000 euro avete coperto tutto questo casino che avete fatto in questi giorni. Solo per capirci, Ministro Piantedosi: cosa vuol dire 492.000 euro diviso 615? Vuol dire che stiamo parlando di 800 rimpatri. Quanti ne facciamo, ogni anno, di rimpatri volontari? Lo diceva prima il Ministro: 675. Fonte : bilancio dello Stato, Ministero dell'Interno. Quindi, tutta questa norma, la state facendo per 125 persone in più, ok? Solo per capire come funzionano le leggi.
Altro che propaganda! Voi avete sbattuto il muso, avete preso una bastonata, una cantonata con il referendum. Non vi state riprendendo, ma questo non è un buon motivo, Presidente, per fare male le leggi, farle incostituzionali o, addirittura, con scarse coperture o con coperture non quantificate. Ecco, gli articoli 20, 21 e 22 non hanno delle coperture quantificate.
Mi spieghi, Presidente, esattamente, io, in Commissione, che cosa faccio? Io vi chiedo, da membro della Commissione bilancio, che cosa faccio? Perché già gli altri commissari fanno le Commissioni, poi mettono le tagliole e non si prevede neanche la discussione degli emendamenti che facciamo. Siamo ormai in un bicameralismo falsato perché? Perché finalmente abbiamo scoperto che La Russa è un antifascista, perché il 25 aprile deve essere alle commemorazioni. Non so se l'avete saputo, ma è una grande notizia. Finalmente ci sono gli antifascisti anche dall'altra parte. Il 25 aprile non ci si può riunire e, quindi, che cosa ci ha detto Piantedosi? Che mentre noi approviamo un decreto, ne fanno uno parallelo, perché non sia mai che la Camera dei deputati possa emendare, pur ammettendo che quella norma è anticostituzionale, non perché l'ha detto l'opposizione, ma l'ha detto il Colle, poi l'ha detto il CSM e, poi, l'ha ridetto il Colle. No, non si può. Non si può più emendare. Non si può più chiedere quali sono le coperture, non si può neanche chiedere di quantificarle.
Solo una cosa avete quantificato: l'articolo 30- che è già un fallimento. È nato morto, ma ce lo volete far votare per farlo resuscitare il giorno dopo. Guardate, questa è una vergogna. È una vergogna che tanto pagherete perché, se avete preso una batosta, ne prenderete un'altra e un'altra ancora. E non è Vinitaly, non è l'annuncio che farete al Salone del Mobile. Questi annunci non vi porteranno a niente.
Gli unici che dovete remigrare siete voi: andate a casa .
PRESIDENTE. Onorevole Giachetti, sul Regolamento? No, rinuncia?
Ha chiesto di parlare, sul Regolamento, l'onorevole Gianmauro Dell'Olio. Ne ha facoltà.
GIANMAURO DELL'OLIO(M5S). Grazie, Presidente. Mi riallaccio a quanto detto dalla collega Guerra e dal collega Grimaldi. Il problema è che, in Commissione bilancio, noi continuiamo a ricevere decreti-legge - perché disegni di legge ne arrivano davvero pochi, a parte e qualche altra cosa - su cui, poi, dopo non abbiamo risposte.
In particolare, su questo - che è molto sotto l'attenzione di tutti e specialmente anche del Quirinale - mancano, in alcuni casi, le quantificazioni. Molti vengono dati a invarianza di spesa. La questione è che la relazione tecnica ci è stata consegnata circa dieci minuti prima della Commissione e questa è già una cosa abbastanza grave, perché sarebbe stata necessaria ieri alle Commissioni, almeno per la Commissione bilancio sarebbe stato opportuno riceverla un po' prima. Soprattutto la maggioranza ha fatto una serie di richieste, di valutazioni, di chiarimenti al Governo e il Governo ci ha consegnato questo documento con 19 risposte. Non abbiamo avuto neanche, praticamente, il tempo di valutarle. Quindi abbiamo ascoltato 19 risposte e queste, tra le altre cose, non sono state neanche indicate bene. Non è stata data una risposta. Faccio un esempio: non si può dire, rispetto all'articolo 2, che non ci saranno nuovi oneri, perché le attività saranno poste in essere da soggetti privati, perché all'interno dello stesso codice di procedura penale, a cui si fa riferimento con questa norma, si fa rimando all'articolo 140 e all'articolo 92 dove si dice che, invece, ci sono una serie di attività che devono essere svolte comunque dagli uffici.
Io non entro nella correttezza o meno della norma, ma queste attività possono avere un costo, possono avere un onere e, quindi, devono essere valutate e quantificate. Anche perché ricordo che, in Commissione bilancio, è stato dato parere contrario per oneri non quantificati e non coperti anche quando si richiedeva di prendere delle tabelle e metterle sul sito del Ministero. Quindi indicazioni come queste hanno un onere e andavano coperte.
La stessa cosa per l'articolo 30È stato detto. Se è vero che sono 675 i rimpatri attuali, e il Ministro l'ha detto prima, fare un'ipotesi di 800, buttata lì, sulla base del migliaio delle richieste (o quello che è stato) è un'ipotesi che non ha neanche una sua valutazione, un algoritmo, un qualche criterio alla base.
Detto questo, Presidente, ribadisco la situazione: la Commissione bilancio non può essere trasformata, semplicemente, in qualcosa che dice “sì” o “no” sulla base di un documento, anche perché quel documento che arriva dalla Ragioneria generale dello Stato deve avere delle spiegazioni.
Quando si fanno domande al Governo, il Governo deve dare delle risposte e non semplicemente, come in alcuni casi, ascoltare e non dare, alle opposizioni, una spiegazione, anche perché altrimenti dopo ci sono figli e figliastri. Non è così che si tutela la correttezza dei lavori e la dignità della Commissione .
PRESIDENTE. Le considerazioni svolte, anche precedentemente dalla collega Guerra e dal collega Grimaldi, sono in partenza verso la Presidenza della Camera.
PRESIDENTE. Chiedo al deputato Riccardo Magi se insista sulla richiesta di …
Sul Regolamento, onorevole Riccardo Ricciardi? Dopo lo facciamo…
Chiedo se insista, dicevo, onorevole Magi, sul rinvio in Commissione, avanzata prima dell'inizio della discussione sulle linee generali. È sufficiente che mi dica sì o no. Prego.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). Sì.
PRESIDENTE. Insiste. Sulla richiesta di rinvio in Commissione testé avanzata, chiedo ai Presidenti delle Commissioni affari costituzionali e giustizia di esprimere il proprio orientamento, ai sensi dell'articolo 86, comma 7, del Regolamento.
Presidente Maschio, sulla richiesta di rinvio in Commissione, il parere è favorevole o contrario?
CIRO MASCHIO, . Il parere è contrario.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 41, comma 1, del Regolamento, sulla proposta di rinvio in Commissione darò la parola ad un oratore contro e uno a favore, per non più di cinque minuti ciascuno. Cominciamo dall'onorevole Magi. Prego.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Abbiamo la possibilità …
PRESIDENTE. …dopo allarghiamo ai sensi dell'articolo 45…
Chiedo scusa, do un chiarimento. Dopo, avendo voi fatto richiesta di adire l'articolo 45, prima delle pregiudiziali, io darò la parola a uno per gruppo. Cominciamo da lui e poi allarghiamo agli altri
Votiamo senza registrazione dei nomi e poi andiamo avanti.
Prego, onorevole Magi.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente.
PRESIDENTE. Scusi se la interrompo, onorevole Magi, ma ha fatto ingresso, nell'Aula, insieme al Presidente Fontana, il Presidente della Repubblica del Kenya, William Samoei Arap Ruto, che oggi è in visita ufficiale alla Camera dei deputati. Lo salutiamo. Benvenuto con la sua delegazione
Grazie, colleghi, riprendiamo la nostra discussione.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Magi. Ne ha facoltà.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente, purtroppo non è un bello spettacolo quello che offriamo anche al Presidente della Repubblica del Kenya. Abbiamo, però, qua il Ministro dell'Interno che io non ho capito cosa è venuto a fare in quest'Aula. Ci ha parlato, con toni edificanti, dei rimpatri volontari, ma nessuno metteva in dubbio l'istituto del rimpatrio volontario. Non ha detto nulla, ma nulla, su cosa il Governo intenda fare per porre rimedio alla norma palesemente incostituzionale contenuta nell'articolo 30- di questo provvedimento, dopo che rappresentanti della maggioranza e presidenti delle Commissioni, nella seduta di ieri, avevano annunciato l'arrivo di un emendamento - non si era ben capito se soppressivo o comunque modificativo - di quella norma. Se il Ministro dell'Interno intende intervenire all'interno di questo dibattito, in questo momento, mi chiedo come sia possibile che non dica nulla su questo.
Noi avevamo chiesto stamattina - e da qui nasce la richiesta di rinvio in Commissione - la convocazione di una Conferenza dei presidenti di gruppo per chiarire l'intenzione del Governo, dopo che c'è stata un'interlocuzione nella giornata di ieri ai massimi livelli istituzionali tra il Sottosegretario Mantovano e il Presidente della Repubblica: non è stata concessa. Avevamo chiesto di prendere la parola al Governo. È arrivato il Governo, ha preso la parola, ma non ha detto nulla sul punto su cui lo avevamo chiamato a intervenire - vivaddio -, ma come è possibile? Non so se al Ministro non sia stato riferito, però c'era il Sottosegretario Molteni. Glielo ha detto, Sottosegretario Molteni, di cosa parlavamo da 72 ore? Cito l'intervista al quotidiano “” del presidente del Consiglio nazionale forense: “Avete chiesto un intervento parlamentare immediato per togliere ogni riferimento al Consiglio nazionale forense dal decreto? Sì, perché ciò che c'è scritto su quel decreto non rientra tra le nostre competenze (…). Non è semplicemente possibile. Possiamo pagare i dipendenti del Consiglio (…), ma non possiamo pagare gli avvocati”. E così via: quando ha scoperto di questa notizia? Lo ha appreso così? Non eravamo stati informati, non c'è stata nessuna consultazione preventiva. Ma è una cosa incredibile, che ha dell'incredibile, e il Ministro arriva qui e non parla di questo.
Allora perché confermo il rinvio in Commissione? Perché questo è l'unico modo che avete in questo momento di rispettare il Parlamento e di modificare una norma incostituzionale.
Ministro, Sottosegretario, se voi pensate di fare un decreto- sarà anche quello un decreto platealmente incostituzionale, perché l'urgenza la state creando voi e sottoporrete al Presidente della Repubblica questo decreto, se non lo modificherete prima, con la norma incostituzionale di cui sopra. Ma vi rendete conto? Allora l'unica strada che noi vi consegniamo - a meno che, poi, non vogliate votare a favore delle pregiudiziali di incostituzionalità su cui arriveremo dopo - è quella di tornare adesso in Commissione. Ultima occasione. Ministro, se lei vuole fare un'integrazione al suo intervento, io la invito, perché altrimenti credo che non sia rispettoso, nei confronti del suo ruolo, che lei sia venuto qui a raccontarci dei rimpatri volontari assistiti: li conosciamo i rimpatri volontari assistiti. Che c'entra? Che cosa c'entra ? Lei gesticola e dice che non è… No, li conosciamo benissimo, siamo favorevoli. Ma cosa c'entra con il ruolo che voi attribuite agli avvocati difensori? Come volete modificare questa norma? Questo resta un quesito senza risposta e ve ne assumete la responsabilità.
PRESIDENTE. Chiedo se qualcuno voglia parlare contro il ritorno in Commissione: no. Essendo giunte alla Presidenza richieste di poter svolgere ulteriori interventi, ai sensi dell'articolo 45 del Regolamento, darò la parola ad un deputato per gruppo per 5 minuti. Ha chiesto di parlare il deputato Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Presidente, per associarci come gruppo del Partito Democratico alla richiesta di rinvio in Commissione, chiedendo a lei, Presidente, un impegno a rispettare quella che è la funzione del Parlamento. Ieri notte, a mezzanotte, sono stati interrotti i lavori della Commissione quando erano state effettuate 61 votazioni e restavano 701 votazioni sugli emendamenti presentati dalle opposizioni e dai gruppi parlamentari e, nella giornata di oggi, avete interrotto un confronto che stava avvenendo in discussione generale, quando mancavano ancora 20 interventi previsti. State comprimendo ogni tempo e ogni spazio di confronto, perché questo decreto Sicurezza è già fallito, è già fallito perché è stato presentato ed è in vigore da 50 giorni, ma i risultati non sono arrivati: l'abbiamo visto.
Ora, l'unico fallimento che avete a cuore, che volete scongiurare, è il fallimento anche nella conversione del decreto, ma noi vi chiediamo di tornare in Commissione, perché voi avete già fallito con questo decreto, ma vi chiediamo almeno di evitare di dare vita a un precedente pericolosissimo che è quello che state generando con l'articolo 30- che è stato definito, non in maniera sbagliata, “apologia di infedele patrocinio”. Ora, non stiamo solo parlando delle differenze politiche che ci sono su alcuni temi, sulle politiche migratorie, sull'idea anche di civiltà, sull'idea di prevenzione che deve venire prima e di sicurezza che deve essere garantita e di camminare sulle gambe delle donne e degli uomini chiamati a garantirla - e noi vogliamo ringraziare le Forze dell'ordine, anche in quest'Aula, per il lavoro che fanno ogni giorno -, ma devono mantenere quegli strumenti e su questo continueremo a incalzarvi. Noi vi chiediamo veramente, però, su questo punto, di intervenire e di farlo in Commissione. C'è questa possibilità, c'è questa volontà, c'è questa necessità che è stata riscontrata da tanti aspetti e passaggi che ci sono stati.
L'unica cosa che non c'è è la possibilità di poterlo effettivamente fare, per la vostra volontà di non permettere al Parlamento di fare il suo dovere. Non siamo in un monocameralismo, siamo in un bicameralismo: se il Governo si rende conto di aver sbagliato al Senato, può correggere l'errore alla Camera, ma non si deve nascondere dal confronto. Questo è il punto su cui sfidiamo la maggioranza e non riguarda solo questo decreto, non riguarda solo questa legislatura, riguarda l'equilibrio, l'idea, il funzionamento che noi vogliamo garantire alle nostre istituzioni. Abbiamo il tempo per poterlo fare perché, da questo punto di vista, in Commissione ci sono tante questioni che noi abbiamo sollevato. Questa è sicuramente una questione enorme, ma ce ne sono anche altre. Erano emendamenti totalmente non ostruzionistici quelli che avevamo presentato, anzi abbiamo avuto pochi minuti per poterci confrontare. In quei pochi minuti, quelle 71 votazioni che abbiamo potuto fare le abbiamo fatte, ma quelle altre 700 che mancavano sono state negate da una scelta, da una precisa volontà politica.
Noi riteniamo che si debba correggere l'errore. Abbiamo la possibilità di farlo attraverso questo voto e chiediamo veramente alla maggioranza di farlo. Questa, forse, è l'ultima chiamata per un ravvedimento. Se, invece, avete intenzione di andare avanti su questa strada, il fallimento è dimostrato ogni giorno dai dati che abbiamo visto per quanto riguarda i reati, per quanto riguarda la presenza delle Forze dell'ordine, ma il fallimento più grave è anche un fallimento politico, un fallimento democratico. È il fallimento anche dell'incapacità di scrivere norme che possano generare gli effetti sperati e che, anzi, creano più danni di quelli che mirano a risolvere e che, poi, non siete nemmeno in grado di correggere nel momento in cui vi viene segnalato da più livelli, da più parti e in più modi, in cui voi stessi ammettete i vostri errori.
Quindi con questo ci associamo alla richiesta e chiediamo che veramente le Commissioni, la I e la II, possano avere il tempo e il modo, che gli è stato negato dalle scelte di questa maggioranza ieri, per intervenire dove è necessario .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Dori. Ne ha facoltà.
DEVIS DORI(AVS). Grazie, Presidente. Ci associamo anche noi alla richiesta di rinvio del provvedimento in Commissione. Perché? Perché poco fa il Ministro - che ora è distratto - è venuto qui a leggerci un fogliettino. Devo dire che l'ha letto in maniera molto rigorosa, non staccando gli occhi dal foglietto per paura di leggere o sbagliare magari una parolina che andasse fuori dal seminato.
Però che cosa ci ha detto? Nulla di fatto, se non che risolveremo tutto, faremo noi, sappiamo noi come fare e cosa fare. Non sembrava questo e, tra l'altro, in questo momento non sappiamo ancora qual è l'intendimento del Governo, se non fosse che, proprio pochi istanti fa, ecco un'agenzia che spiega, perché sono le parole testuali della Premier Meloni che afferma: norma avvocati di buonsenso - buonsenso! - e resta; DL per correzioni; “non è un pasticcio”. Quindi, secondo la Premier Meloni, questo non è un pasticcio. Stanno semplicemente - sempre parole sue - “raccogliendo rilievi”, chiamiamoli rilievi, “Colle e avvocati”. Sulla norma riprendo: “Io non lo considero un pasticcio” sono le parole testuali della Premier. “Stiamo raccogliendo i rilievi tecnici che sono arrivati dal Quirinale e dagli avvocati, li trasformeremo in un provvedimento (…). Ma la norma rimane, perché è una norma di assoluto buon senso”.
Sono parole gravissime queste, sono parole gravissime perché ce l'hanno detto tutti. E sicuramente anche ieri, al Sottosegretario Mantovano, il Presidente Mattarella avrà detto che è un provvedimento non da Paese democratico pensare di retribuire gli avvocati per fare non il loro dovere. Dovremmo mettere gli avvocati in Costituzione: l'abbiamo proposto e invece no, addirittura gli chiediamo di andare contro una norma costituzionale, il diritto di difesa. Invece per la Premier Meloni in questo momento va tutto bene: è sufficiente fare un decreto-legge. Oggi si convoca il Consiglio dei ministri, in contemporanea all'approvazione di questa norma incostituzionale.
Ma vorrei anche rilevare - attenzione, perché forse è un po' sfuggito - che questa norma di cui stiamo parlando, cioè il nuovo articolo 30- di questo decreto-legge, non è stato un blitz dell'ultimo minuto della maggioranza in Aula, con un emendamento improvviso. È stato depositato il 24 marzo, quasi un mese fa in Commissione, a firma di Lisei di Fratelli d'Italia, di Occhiuto di Forza Italia, di Pirovano della Lega e di Gelmini di Noi Moderati - 24 marzo - e poi riformulato dal Sottosegretario Molteni in Aula. Quindi non era una sorpresa. Era lì depositato e tutti potevano, se davvero si voleva … e ride il Ministro Piantedosi, Presidente! Non è possibile: viene qui, legge un fogliettino e poi ride: non è possibile! Non è rispettoso nei confronti del Parlamento e alza anche la mano, Presidente….
PRESIDENTE. Colleghi, per favore. Per favore colleghi.
DEVIS DORI(AVS). Ma il rispetto nei confronti del Parlamento? Già non possiamo parlare, ci mettete tutte le tagliole possibili, ci limitate le discussioni generali e poi viene qui, ride e alza le mani. Non è possibile, Presidente. Grazie che ha richiamato il Ministro.
Quindi, da questo punto di vista, noi chiediamo che il testo venga rinviato in Commissione e vengano fatte lì le modifiche perché ieri, fino all'ultimo, ci era stato detto. Erano le 22,30 e tutti noi eravamo in Commissioni congiunte. Eravamo lì in attesa di questo emendamento e poi evidentemente è arrivato il Presidente La Russa, che finalmente, per la prima volta quest'anno, festeggia il 25 aprile e si accorge che quel giorno non avrebbe potuto avere i numeri in Senato per poterlo approvare.
Quindi, Presidente, chiedo nuovamente il rinvio in Commissione e togliamo questa porcata
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole D'Orso. Ne ha facoltà.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente. Anche noi ci associamo in modo convinto alla richiesta di rinvio in Commissione e lo facciamo per due ragioni: la prima ragione è sotto gli occhi di tutti, lo abbiamo detto e lo ribadisco in quest'Aula. I lavori in Commissione finora sono stati una vera e propria farsa e questo perché, fin dall'inizio, c'è stata una discussione preliminare convocata per discutere di un testo che ancora non era noto ai parlamentari che avrebbero dovuto appunto commentarlo.
Ancora: abbiamo assistito a scadenze per emendamenti e per presentare i ricorsi su inammissibilità assolutamente umanamente insostenibili. Abbiamo assistito a un vaglio di inammissibilità pronunciato in modo immotivato, se non addirittura arbitrario, per spazzar via quanti più emendamenti possibili delle opposizioni.
Non abbiamo avuto la possibilità di leggere la relazione tecnica nelle Commissioni riunite, competenti per il merito. Abbiamo avuto una sola giornata per esaminare quasi 1.000 emendamenti, col risultato, infatti, che ne sono stati discussi e ne sono stati votati neanche il 10 per cento. Ci siamo fermati a metà dell'articolo 2, quando abbiamo davanti un decreto-legge che si compone di ben 35 articoli.
Queste sono le prime ragioni e vi ho elencato tutte le forzature che avete fatto. Però, vedete, la necessità di un rinvio in Commissione, in realtà risulta ancor più rilevante alla luce di quanto accaduto e di quanto ancora accade intorno all'articolo 30-. Un inciso, caro Ministro Piantedosi: guardi che l'articolo 30-, come nodo, non ha l'istituto del rimpatrio volontario: qui il nodo è la funzione, il ruolo, la dignità dell'avvocatura tutta. L'avvocatura ha alzato la voce, perché si è sentita calpestata nella sua dignità con questo articolo 30-, perché volete trasformare gli avvocati in funzionari di Governo che devono collaborare con voi per la politica dell'immigrazione. È questo ciò che state facendo.
Allora, Ministro, forse se lei già ieri si fosse seduto in Commissioni riunite con noi, avrebbe cominciato un po' a comprendere anche qual era il nodo, quel nodo che ha urtato - per usare le sue parole - la sensibilità di qualcuno. Vedete, forse una delle sensibilità che sono state urtate - ed è inutile che ci nascondiamo dietro a un dito - è proprio la sensibilità del Colle, perché ieri non c'erano indiscrezioni di stampa, non c'erano voci di corridoio, c'era in atto uno strappo istituzionale , perché alle ore 18 di ieri il Sottosegretario Mantovano si recava al Quirinale per avere un confronto con il Presidente della Repubblica, perché evidentemente, anche se la Presidente Meloni dice che non c'è alcun pasticcio, il pasticcio c'è ed è bello grosso ed è stato nei rapporti e nella lealtà tra due istituzioni , tra le massime istituzioni di questo Paese: da una parte il Governo e dall'altra parte la Presidenza della Repubblica.
E allora perché vi diciamo che è importante ritornare in Commissione? Perché, vedete, voi oggi - tra l'altro a mezzo stampa, perché la notizia è stata battuta prima che si venisse a sedere il Ministro Piantedosi in quest'Aula - volete mettere una pezza con un decreto-legge che comunque entrerà in vigore dopo la conversione di questo decreto-legge, perché fino ad allora non esisterà l'articolo 30- nell'ordinamento italiano - grazie al cielo. Eppure il minuto dopo voi volete sopperire con un decreto, del quale non ci raccontate - e questo è grave e mi associo a quanto detto dal collega Magi - neanche come volete modificare quella norma, come volete superare le criticità e l', la tensione istituzionale che si è creata.
Ripeto: la cosa più grave è che voi vi salvate forse la faccia e tentate di ricucire col Colle con un decreto-legge, ma state scaricando quella frizione istituzionale sul Parlamento, perché il Parlamento porterà alla firma del Presidente della Repubblica un testo che ancora quell'articolo 30- lo include e su questo articolo c'è stata una palese e netta contrarietà filtrata dal Quirinale. Allora io dico: torniamo in Commissione, perché ci dovete mettere la faccia. Dobbiamo discutere quantomeno l'articolo 30- e deve essere certificata la posizione di ogni singola forza politica sull'articolo 30- votando, votando il nostro emendamento soppressivo. Andiamo in Commissione, anche solo per aprire sul 30-, e andiamo a votare il soppressivo.
Vediamo chi ci mette la faccia e si assume la responsabilità di portare questa schifezza alla firma del Colle
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, signor Presidente. Anche noi ci uniamo alla richiesta di ritorno in Commissione che, peraltro, è stata fatta precedentemente, che non abbiamo potuto votare quando è stata avanzata perché c'era l'accordo in Conferenza dei presidenti di gruppo che non si sarebbe votato prima delle 11,30, ma che cronologicamente si sarebbe dovuta realizzare in quel momento per una ragione.
Io vorrei fare una premessa, signor Presidente e colleghi, che io non mi avveleno come il collega Dori per la mancata attenzione da parte del Ministro dell'Interno. Io penso che, in questo momento particolare, il Ministro dell'Interno rappresenti la quinta essenza della incompetenza, della dabbenaggine e, se possibile, anche della inutilità. Quindi il fatto che ci sia o non ci sia, per me… preferisco molto di più che ci sia l'onorevole Siracusano, che è una persona competente e che, perlomeno quando affrontiamo le questioni, sa di che cosa parla.
Dopodiché la ragione per la quale abbiamo deciso di chiedere di tornare in Commissione - lo ricordo anche al collega Magi - è anche legata ad altri argomenti, che non sono solo quelli che sono stati espressi dai colleghi che sono qui e riguardano il tentativo di sanare una ferita che ha riguardato, in particolare, una componente di quest'Aula, cioè la componente di +Europa che, non essendo stata presente al Senato, non ha potuto sostanzialmente esprimersi e valutare il complesso degli emendamenti e, soprattutto, delle proprie proposte di riforma perché, mentre ancorché in modo parziale, limitato, con i tempi che anche al Senato sono stati dati… ricordiamoci sempre che al Senato le cose funzionano tendenzialmente così: per due mesi non si fa nulla, poi si arriva a 15 giorni dalla scadenza, quando il provvedimento deve passare alla Camera, si mette una “settimanella”, tra una cosa e l'altra, per fare il provvedimento e si rimanda alla Camera, che spolvera il provvedimento fatto dal Senato e, sostanzialmente, lo deve approvare. È successo esattamente questo. Addirittura abbiamo avuto la ridicola situazione nella quale, alla Camera, abbiamo svolto gli uffici di presidenza della Commissione per organizzare i lavori su un testo che ancora non conoscevamo, perché doveva ancora essere approvato dal Senato.
Quindi, come avevamo spiegato ieri, il lavoro che si è svolto in Commissione era chiaramente viziato da molte delle considerazioni che sono state qui espresse. Ma era viziato anche dal punto di vista procedurale, da una discriminazione evidente nei confronti di una componente di un gruppo parlamentare, che poi rappresenta anche un partito politico in questo Paese, al di là del fatto che non è presente al Senato o che non ha una sua rappresentanza sufficiente a fargli avere un gruppo parlamentare qui alla Camera. Non è un fatto da poco.
Io capisco che ormai, badando alla sostanza - quella che voi ritenete la sostanza, che spesso e volentieri è anche la sostanza più deleteria delle cose che siete in grado di fare e di immaginare -, voi riteniate che la forma e la procedura siano argomenti del tutto irrilevanti, anzi anche un po' fastidiosi e che, in qualche modo, rischiano di creare problemi alla realizzazione dei vostri straordinari programmi di civilizzazione del Paese, democratici, e via dicendo. Invece la forma è la sostanza, rispetto anche a quelle che sono le procedure parlamentari. Allora consentire all'onorevole Magi di avere, all'interno di un ritorno in Commissione, la possibilità di perseguire politicamente una strada, che non è stato in grado di perseguire nella fase precedente, è una risposta indiretta, signor Presidente, che il Presidente della Camera, che non ha ritenuto - ho finito - di dover parlare e, in qualche modo, rispondere al collega Magi, poteva fare attraverso una ripresa della discussione in Commissione. Certo, ma ci verremo, perché poi spiegheremo altre ragioni che sono state anche in parte anticipate.
È anche l'occasione probabilmente per cercare, di fronte a un provvedimento che fa acqua da tutte le parti, quantomeno di riuscire a fare una cosa, la minima che ancora non siete riusciti a spiegarci e cioè a che serve effettivamente questo provvedimento e, soprattutto, come concepite voi l'attuazione della Costituzione. Perché ormai voi - ne arriveremo a parlare, ho chiuso - pensate che si legifera in questo modo: non legifera più il Parlamento, sostanzialmente legifera soltanto il Governo e, siccome sono degli incapaci, degli inetti, che fanno delle dabbenaggini, fanno dei provvedimenti che poi devono correggere con altri decreti, perché hanno fatto dei provvedimenti sbagliati. Ecco, magari un ritorno in Commissione vi consentirebbe di imparare almeno un pochino la tecnica legislativa .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pastorella. Ne ha facoltà.
GIULIA PASTORELLA(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Anch'io mi unisco alla richiesta di ritorno in Commissione o almeno di una convocazione di una Capigruppo urgente, perché siamo davanti a un fatto strano, quasi un esperimento scientifico, come il gatto di Schrödinger, cioè questo articolo 30- un po' c'è, un po' non c'è, ci sono delle probabilità che ci sia o che, magari, alla fine non ci sia più.
Questa non è la certezza della norma e non è anche il rispetto dei nostri lavori, perché, se c'è un correttivo da fare - e ce n'è uno da fare -, si fa qua e non vedo per quale motivo debba essere demandato a un prossimo decreto. Al di là del rispetto per il Parlamento - che ormai abbiamo messo sotto le scarpe e ci abbiamo rinunciato -, è proprio una questione di Costituzione, come ricordava bene l'onorevole Giachetti, e di terminare un lavoro fatto, perché se abbiamo deciso di esaminare questo provvedimento qua, per quanto in maniera tagliata, con una tagliola, almeno dovremmo avere l'onestà di dire che abbiamo noi il dovere e l'onere di modificarlo e di migliorarlo.
Sul tema specifico di questo articolo, io vorrei richiamare il tema del libero arbitrio. Noi stiamo parlando di rimpatri volontari, ma quanto c'è di volontario in una persona che viene assistita da un avvocato che ha tutto l'interesse che questa persona faccia un certo iter? Quindi si mette veramente in dubbio la volontarietà di questi rimpatri, quando una persona, che dovrebbe assistere in maniera più o meno neutra, facendo la volontà del proprio assistito, agisce, invece, su mandato di altri. Quindi credo che questa norma, per fortuna così contestata, debba assolutamente essere esaminata qui e non altrove e debba essere rimandata in Commissione.
Quindi ci uniamo assolutamente alla richiesta dei colleghi .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la proposta di rinvio in Commissione del provvedimento.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge per 47 voti di differenza.
Avverto che, a norma dell'articolo 40, comma 1, del Regolamento, sono state presentate le questioni pregiudiziali Alfonso Colucci ed altri n. 1, Dori ed altri n. 2, Bonafe' ed altri n. 3 e Magi e Schullian n. 4, che saranno esaminate e poste in votazione prima di passare al seguito dell'esame del provvedimento.
PRESIDENTE. Prima di passare alla discussione di tali questioni pregiudiziali, ha chiesto di intervenire, per un richiamo al Regolamento, il deputato Riccardo Ricciardi.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Articolo 83, comma 1-, nella parte in cui si dice, sostanzialmente, che il Governo deve rispondere alle conseguenze di carattere finanziario e ordinamentale derivanti dall'applicazione delle norme contenute nei progetti di legge. Bene, il Ministro Piantedosi, nella sua replica in discussione generale, ha sostanzialmente detto: votate questo decreto e, poi, noi lo correggeremo. Quindi le conseguenze che ha illustrato il Ministro Piantedosi alla maggioranza sono state: fate pure una roba incostituzionale, che poi ci pensiamo noi. Mi sembra un po' poco, Ministro, rispetto a quanto sta accadendo.
Poi, lei è venuto a parlarci dei rimpatri volontari, come se qui noi non fossimo d'accordo che una persona, che è venuta in Italia regolarmente, ha lavorato e ha messo su famiglia, dopo un tot di anni, dica: io voglio ritornare al mio Paese d'origine. È come se noi non fossimo d'accordo. Vede, la differenza è che voi a queste persone state dicendo: voi siete i responsabili dei nostri fallimenti, perché voi siete i responsabili del fatto che ci siano dei salari da fame, voi siete i responsabili delle violenze, voi siete i responsabili di tutti i mali del mondo, i figli che avete messo al mondo non sono italiani e, quindi, dovete tornarvene a casa vostra. È sostanzialmente differente approcciarsi in questa maniera, oppure dire a una persona che vuole ritornare al proprio paese d'origine: facilitiamo il tuo percorso di rientro.
Ministro… sarebbe molto interessante che il Ministro, nel momento in cui viene interpellato sulla replica che ha fatto, fosse almeno ad ascoltare, perché è lui l'unica persona che ci ha detto come procederemo in maniera procedurale .
PRESIDENTE. Stiamo sul Regolamento però. Prego.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Però, vedo che il Ministro se ne sta andando.
Vede - io continuo a parlare a lui, anche se invano, in maniera un po' frustrante per il ruolo che ha questo Parlamento -, poi lei ci viene a parlare di un provvedimento che è stato fatto dopo la manifestazione di Askatasuna, sull'onda emotiva di quell'immagine terrificante, di quella violenza terribile nei confronti del poliziotto. Il Ministro, però, ci dovrebbe dire, a distanza di più di due mesi, perché la persona che ha martellato quel poliziotto ancora non si è trovata. Cos'è più fallimentare di questo? Non l'avete ancora trovata.
E il giudizio sulla politica fallimentare di questo Governo sulla sicurezza non lo diamo noi, l'ha dato il Vice Premier Salvini, che è andato a manifestare chiedendo più sicurezza, l'ha dato la Presidente Meloni, che ha detto che sulla sicurezza dobbiamo fare di più. E allora cosa ci viene ad elencare oggi, rispetto a questo provvedimento? Viene semplicemente a dire: cari deputati, votate una norma non costituzionale, che poi ci pensiamo noi.
E io vorrei sapere cosa avreste fatto voi se, dopo un omicidio e un pestaggio, com'è avvenuto nel mio comune, a Massa, la scorsa settimana, e la prima risposta del Governo sapete qual è stata? Apriamo un CPR nella provincia di Massa-Carrara… bene, voi pensate se quella giunta non fosse stata governata da un sindaco della Lega, se fosse avvenuto un pestaggio e, due giorni dopo, un Ministro di un Governo non di destra avesse detto: sapete qual è la mia risposta? Vi apro un CPR. Avreste messo a ferro e fuoco la provincia, il Ministero e il comune. Questo avreste fatto.
E utilizzate sempre questa scusa per coprire i vostri fallimenti, e questa è vigliaccheria, perché scaricate sempre sui più deboli la vostra miseria politica e, purtroppo, anche etica e morale .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre per un richiamo al Regolamento, il deputato Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Sì, grazie, Presidente. Mi consenta solo preliminarmente di approfittare di questo intervento per poter spiegare ai colleghi delle agenzie, io sono abbastanza colpito però che…forse non era chiaro, ma quando io ho fatto l'intervento contro il collega Colucci stavo scherzando . Siccome leggo sulle agenzie che io ho attaccato violentemente il collega Colucci - penso che lei lo avrà compreso, speriamo che adesso la comprensione si allarghi -, stavamo facendo uno ...
PRESIDENTE. Uno .
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). ...ma io ho piena stima del collega Colucci. Ha fatto benissimo a fare il richiamo che ha fatto, e ovviamente ero d'accordo con lui.
Così come preliminarmente vorrei, prima che se ne vada, ringraziare il collega Molteni. Prima ho detto, parlando dell'utilità, solo della collega Siracusano; è sicuramente anche molto utile il collega Molteni. Rimane l'inutilità del Ministro Piantedosi, ma questo lo è per la Nazione, prima ancora che per il sottoscritto.
Detto questo, signor Presidente, io richiamo l'articolo 83, comma 1-, del Regolamento e lo vorrei collegare anche all'articolo 8, lì dove nel secondo comma prevede che il Presidente di turno spieghi anche l'oggetto della votazione.
Perché le dico questo, Presidente? Perché, anche se noi non abbiamo presentato una pregiudiziale, andando a vedere due, in particolare, delle tre pregiudiziali che sono state presentate - e, cioè, quella a firma del collega Zaratti e quella a firma della collega Bonafe' - dentro il testo delle stesse vi è esattamente il richiamo all'articolo 30-. Cioè, dentro le pregiudiziali viene richiamata la previsione dell'articolo 30- come elemento che giustifica una questione di costituzionalità, sulla quale si porta a votare l'Aula.
Ora, lei capisce, signor Presidente, che se viene qui il Ministro dell'Interno - ripeto, poteva venire qualunque altra persona - e ci informa che lui agisce sostanzialmente soltanto sotto dettatura e che quindi quello che lui ci dovrebbe spiegare ce lo spiega, ovviamente nella terza o quarta Camera, cioè sui giornali o sulle agenzie, la Presidenza del Consiglio, ecco la ragione per la quale ritengo che sia del tutto inutile la presenza del Ministro dell'Interno. Perché? Perché, se nell'interlocuzione... Ora, io non so. Certo, il Quirinale fa rilievi tecnici, che, però, informi la Presidente del Consiglio… Se costringono il Governo a fare un altro decreto di correzione, non sono solo tecnici, hanno anche un peso costituzionale. Perché, se no, diversamente, penso che il Presidente della Repubblica avrebbe altre cose, forse anche più importanti, delle quali occuparsi.
Quindi, questa riduzione a problemi tecnici dei rilievi costituzionali posti dal Presidente della Repubblica… hanno un peso enorme. Ma hanno un peso enorme anche in quest'Aula rispetto all'oggetto che adesso noi andiamo ad affrontare, e cioè le questioni pregiudiziali.
Rispetto a questo articolo 30- - che i colleghi che hanno presentato le pregiudiziali ritengono incostituzionale e sul quale noi tra poco ci accingeremo ad esprimere un voto - è chiaro che, se ci viene data una spiegazione di come almeno si intende cambiarlo, potrebbe anche cambiare l'oggetto delle pregiudiziali di costituzionalità, perché riguarda il merito.
Il fatto che si presentino qui i Sottosegretari, il Ministro - tra un po' arriveranno i corazzieri o non so cosa e via dicendo - e nessuno ci spieghi come intendono cambiarlo - non con che forma - è già abbastanza singolare. Diciamo che, se avete bisogno di esperti o anche di semplici persone che conoscono il processo parlamentare, possiamo spiegarvi come funziona, senza bisogno che facciate un decreto di correzione per ogni parola che sbagliate nei decreti. Potete consultarci, vi diamo i nostri legislativi, che sono sicuramente in grado di farvi fare un provvedimento su quello che volete, ma senza bisogno che poi lo correggiate dopo.
Ma siccome ci avete spiegato che lo farete con un decreto... E ha fatto bene la collega D'Orso a spiegare che quel decreto interverrà quando comunque questa norma sarà già entrata in vigore, perché al momento non può intervenire su una norma che non c'è. Bene. Adesso, è esattamente il tema che noi abbiamo di fronte alle pregiudiziali, signor Presidente. Noi nelle pregiudiziali presentiamo una questione di costituzionalità...
PRESIDENTE. Concluda.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). ...rispetto a una norma che non sappiamo che fine faccia, e soprattutto non sappiamo come si intende correggerla dal punto di vista concreto, materiale e non dal punto di vista formale, per cui abbiamo capito che farete un altro decreto: complimenti! Come intendete cambiare, prima che facciamo le pregiudiziali di costituzionalità, il merito di questo articolo 30-? Tutto qua.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre per un richiamo al Regolamento, l'onorevole Serracchiani. Ne ha facoltà.
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Anch'io intervengo per quanto riguarda l'articolo 83, comma 1-, che, vede, è una norma abbastanza chiara. E dispiace che il Ministro Piantedosi, ancora una volta, quella chiarezza non la porti qui, nell'Aula del Parlamento. Perché una cosa è chiara a tutti: il Ministro Piantedosi è la causa del caos di cui stiamo discutendo ormai da diversi giorni .
Perché, Presidente, porta la firma del Viminale l'emendamento all'articolo 30-. E va anche detto che, almeno per una volta, altri Ministri, e in particolare il Ministro della Giustizia e il Ministro dell'Economia, avevano avvertito della inopportunità di quell'emendamento, avevano espresso la loro contrarietà a quell'emendamento.
E allora vede, Presidente, quando arriva il Ministro Piantedosi, e aggiungo: finalmente in Aula, il medesimo dovrebbe avere la dignità almeno di dire la verità e riconoscere l'errore gravissimo che ha commesso. Perché vede, Ministro, qui nessuno le sta dicendo che noi siamo contrari ai rimpatri volontari, ma siamo contrari ai rimpatri che volontari non sono e che, soprattutto, creano le condizioni per cui un professionista, come un avvocato, sia addirittura spinto e incentivato a una sorta di infedele patrocinio. Non si è mai vista una roba del genere.
E quando lei, Ministro, viene in quest'Aula e dice che questo decreto deve essere assolutamente approvato, perché va bene così, e dice, però, che dovrà anche allo stesso tempo essere corretto, perché ci sono delle sensibilità che sono emerse, allora, Ministro, le chiedo: è forse la sensibilità del Consiglio nazionale forense? È forse la sensibilità delle Camere penali? È forse la sensibilità delle Camere civili? È forse la sensibilità dell'Organismo congressuale forense?
È forse la sensibilità del Movimento Forense? È forse la sensibilità del Comitato degli avvocati per il No? È forse la sensibilità della magistratura italiana? È forse la sensibilità dei professori universitari e dei giuristi? È forse la sensibilità del Presidente della Repubblica ?
Ministro, lei non è soltanto inutile quando non è dannoso, lei, Ministro, sta prendendo in giro le più alte istituzioni della Repubblica italiana. E mi verrebbe da dire chissà - chissà - se il Sottosegretario Mantovano ha capito in che cosa si è infilato, perché poi, quando rappresenterò la nostra pregiudiziale di costituzionalità, preciserò anche alcune distonie che ci sono all'interno di questo Governo. Perché, vede, non basta metterci la faccia, bisogna metterci anche il cervello nelle cose che si fanno, e in questa norma il cervello è totalmente mancato. Sa perché, Ministro? Perché non solo c'è un tema di infedele patrocinio, ma voi avete perso ben tre giorni, forse anche quattro, a spiegarci che questa norma aveva assolutamente un senso, perché questa norma, addirittura, aiuta gli avvocati ad essere pagati perché svolgono attività stragiudiziale per la quale non è previsto un pagamento.
Allora, Ministro, ci dà cortesemente una spiegazione? Perché noi abbiamo letto dai comunicati che siete pronti ad un correttivo che assolutamente non va ad abrogare l'articolo 30-- che sarebbe la cosa più logica e che, probabilmente, è quella chiesta anche dalle persone importanti con cui avete interloquito -, ma andrete a modificarlo, perché, Ministro, voi dovete accontentare la Lega e la Lega non vuole assolutamente modificare il 30-. E, allora, che fate? Lo correggete. E che cosa siete pronti a dire? Che quell'attività non la svolgeranno soltanto gli avvocati, potranno svolgerla anche altri soggetti diversi dagli avvocati, così voi superate il cosiddetto infedele patrocinio. Ma delle due l'una: o gli avvocati li volete aiutare dandogli qualche soldo o gli avvocati non li volete aiutare dandogli qualche soldo. Questo significa fare pace con il cervello e spiegare al presidente Malan, al presidente Balboni e anche alla Presidente del Consiglio che non solo non ci avete capito niente, ma che state addirittura peggiorando la situazione, prendendo in giro il Parlamento…
PRESIDENTE. Concluda.
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). …e prendendo in giro le più alte cariche istituzionali di questo Paese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre per un richiamo al Regolamento, l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, Presidente. Anch'io intervengo sull'articolo 83. Ritengo che la cosa più grave che è accaduta in questi giorni - e, secondo me, il Ministro se ne deve assolutamente rendere conto ed essere responsabile - è che l'emendamento in questione è stato presentato a firma del suo Ministero, in modo particolare dal Sottosegretario Molteni. Si suppone, diciamo così, è possibile che chi ha presentato l'emendamento prima possa aver fatto uno strafalcione, un gravissimo errore, ma che addirittura il Ministero dell'Interno, tramite il Sottosegretario Molteni, abbia avallato la stesura del 30- così come lo abbiamo sulle nostre carte è veramente qualcosa di scandaloso.
Guardi, signor Ministro, lei si sta candidando autorevolmente ad essere il peggiore Ministro dell'Interno della storia della Repubblica. Anzi, più che candidando, è assolutamente in , e questa ennesima questione di oggi rimarca ancora di più le sue responsabilità.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Ma come si fa a venire in Aula, a venire a dire a degli eletti del popolo e a delle elette del popolo che bisogna votare un decreto, una norma che già si ha intenzione di cambiare perché è palesemente incostituzionale ? Voi ci state chiedendo di votare qualcosa che voi già avete dichiarato essere incostituzionale. Ma può un Ministro della Repubblica seriamente venire in Aula a dire una tale sciocchezza?
E lo sa qual è la seconda cosa più grave? È che la Presidente del Consiglio oggi dichiara - non in Aula, perché lei, ovviamente, non ha il tempo per venire qui a discutere con i rappresentanti del popolo italiano, che pure nomina spesso - che il decreto Sicurezza non è un pasticcio, sarà semplicemente presentato un decreto-legge per correggerne alcuni aspetti. Ma vi rendete conto di quello che dite? Io penso che voi dovreste fare una seria riflessione su questo, dovreste essere consapevoli di quello che dite.
Come non è un pasticcio? Siamo qui a dibattere da giorni per le vostre carenze, per le vostre difficoltà. Oltretutto, mi sia consentito di dire che, in tutto questo marasma, i conflitti interni e i litigi all'interno della maggioranza hanno travalicato anche i muri delle agenzie stampa: sono di opinione pubblica, sono di dominio pubblico. Signor Ministro, voi vi dovete rendere conto - ma la cosa non vi è chiara - che questo Paese è una grande democrazia e le grandi democrazie si basano su alcuni elementi certi. Uno di questi è il rispetto della Carta fondamentale, della Costituzione. Non potete scrivere tutte le sciocchezze che vi passano per la testa . Non potete pensare di scrivere nei vostri decreti le norme che servono semplicemente a rafforzare la vostra narrazione, il vostro tentativo di uscire dall'angolo, il vostro tentativo di far pensare alle persone che il referendum è stato un inciampo. Non potete fare in questo modo, e lei, Ministro, deve avere rispetto delle istituzioni. E il rispetto delle istituzioni è anche quello di ascoltare i deputati quando parlano, signor Ministro . Non ce l'ho con lei, Sottosegretaria Siracusano, che è sempre molto chiara e molto gentile. Io non vorrei, come dire, sostenere le dichiarazioni del collega Giachetti ma, insomma, se seguisse lei questi problemi, probabilmente, non ci troveremmo a questi inciampi. È l'incompetenza, probabilmente; è la presunzione, è l'arroganza di chi è seduto dietro di lei che determina queste difficoltà costanti in questo settore cruciale della vita del Paese.
Signor Ministro, noi non possiamo tollerare che lei ci venga a provocare e che venga a provocare la democrazia in quest'Aula; non possiamo tollerare di sentirle dire che, mentre ci si chiede di votare un decreto incostituzionale, siete già in campo per fare un decreto che lo modifica. Ma, francamente, chi mette la firma o chi mette il voto su un decreto anticostituzionale, contrario alla Costituzione, se ne assume la responsabilità di fronte all'Aula e di fronte al Paese .
PRESIDENTE. Passiamo all'esame delle questioni pregiudiziali.
A norma del comma 4 dell'articolo 40 del Regolamento, in caso di più questioni pregiudiziali ha luogo un'unica discussione. In tale discussione, ai sensi del comma 3 del medesimo articolo 40, potrà intervenire uno dei proponenti (purché appartenenti a gruppi diversi), per illustrare ciascuno degli strumenti presentati, per non più di dieci minuti. Potrà altresì intervenire un deputato per ognuno degli altri gruppi non firmatari, per non più di cinque minuti.
Al termine della discussione si procederà, ai sensi dell'articolo 96-, comma 3, quarto periodo, del Regolamento, a un'unica votazione sulle questioni pregiudiziali presentate.
Illustra la questione pregiudiziale Alfonso Colucci ed altri n. 1 il deputato Alfonso Colucci. A lei la parola, la ascoltiamo.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Grazie, Presidente. Questo è il decreto della vergogna, il Governo ha completamente fallito sulla sicurezza: abbiamo reati in forte aumento, stupri, rapine, aggressioni; i cittadini hanno paura, cresce il senso di insicurezza. Lo ha confessato la stessa Meloni in quest'Aula. E voi, in questo quadro, cosa fate? Ve la prendete con i mendicanti, con le fioraie, con la povera gente, con i giovani, ma lasciate indenni le grandi associazioni criminali, anche mafiose. Guardiamo a quello che succede nella Sicilia che governate secondo le notizie di ieri: ieri, l'assessora regionale Amata, di Fratelli d'Italia, è stata rinviata a giudizio per corruzione. Chiedo: la farete dimettere? Ieri, il TAR Palermo ha confermato l'interdittiva antimafia che coinvolge il presidente del consiglio comunale di Caltanissetta, Gianluca Bruzzaniti, di Fratelli d'Italia. Che fate? Per non parlare, poi, di Galvagno, di Fratelli d'Italia, accusato di corruzione, peculato, di truffa. Cosa fate di queste persone? Totò Cuffaro…
Come pensate di parlare di legalità e di sicurezza, proprio voi, se prima non fate chiarezza nelle vostre fila ? Se prima non fate pulizia? L'immagine del Sottosegretario alla giustizia Delmastro a braccetto con una persona condannata in via definitiva per reati di mafia, la sua società con persone ad esso collegate, l'immagine del mezzo Ministero della Giustizia a cena in quel ristorante, ristorante sul quale indaga la procura della Repubblica per possibili collegamenti con il clan camorristico Senese, sono immagini potentissime che dicono alla mafia: non c'è problema con noi al Governo e dicono ai cittadini onesti: siete cretini.
A queste immagini, Presidente, sa quali noi contrapponiamo? Contrapponiamo quelle di Roberto Scarpinato e di Federico Cafiero De Raho, immagini di persone che hanno combattuto la mafia, gli eroi dell'antimafia che la vostra macchina del fango cerca di sporcare, ma che noi del MoVimento 5 Stelle, insieme con i tanti cittadini onesti di questo Paese, invece onoriamo.
Questo vostro decreto-legge è un disperato tentativo di restare a galla quando tutto ormai vi sta franando sotto i piedi. Siete come quel bagnante che per non affogare si muove in maniera inconsulta e va sempre più a fondo. È un decreto-legge questo che serve solo al tentativo della maggioranza di restare a galla, quando ormai tutto crolla. State andando a fondo e siete talmente spregiudicati che state portando a fondo anche l'Italia. Questo decreto-legge contiene disposizioni inutili, spesso dannose, talvolta incostituzionali come l'articolo 30, che introduce un incentivo per gli avvocati che favoriscono la remigrazione. È una grave violazione dell'articolo 24 della Costituzione e noi l'abbiamo denunciato in Commissione, l'abbiamo detto chiaramente, ma è stato inutile.
Voi siete sordi, come sordi siete stati con l'autonomia differenziata che la Corte costituzionale ha bocciato, come sordi siete stati con la separazione delle carriere che gli italiani hanno bocciato ed è dovuto intervenire il Quirinale. Avete dovuto trovare un rimedio e avete tenuto all'oscuro la Camera dei deputati e ancora oggi incredibilmente il Ministro Piantedosi non ha detto la verità. Sembra, quindi, che dobbiate fare un nuovo decreto-legge, ma questo nuovo decreto-legge sarà un ulteriore sfregio istituzionale. È un decreto-legge, questo, con il quale Meloni corregge e abroga Meloni stessa, un decreto-legge che trova la sua straordinaria necessità e urgenza solo nella correzione dei vostri errori, nella correzione della vostra incapacità. È un testa coda politico e istituzionale, lo dico con chiarezza, checché chiunque ne possa pensare diversamente. Si tratta di un autoscontro. La vostra incapacità con questo decreto-legge assume rilievo e rango costituzionale, perché sarà l'unica giustificazione a questo decreto-legge e lo scriveranno i costituzionalisti che il Governo è dovuto intervenire per correggere sé stesso e l'ha dovuto fare d'urgenza, perché il Quirinale gliel'ha imposto. Ministro, non guardi altrove, si assuma le sue responsabilità, lei e l'intero Governo. Quella norma vi serve solo per coprire il totale fallimento delle vostre politiche migratorie, che vedono numeri in aumento, costi esplosi e rimpatri ai minimi.
Fate accordi diplomatici per i rimpatri, siate seri. Quei centri in Albania sono un fallimento totale, checché ne dica quella delegazione di parlamentari di Fratelli d'Italia che è andata ieri lì a Gjadër, ma non ha incontrato neanche uno - dico neanche uno - dei migranti che stanno lì accolti. È vergognoso ! E allora vi dico: volete combattere la criminalità? Volete dare più sicurezza ai cittadini italiani? E allora rimettete l'abuso d'ufficio, ripristinate i controlli della Corte dei conti, mettete soldi veri nel comparto della giustizia, fate serie politiche sociali che possano costituire uno strumento efficace di prevenzione per ricostruire quel sano tessuto sociale che previene la marginalità e, quindi, la devianza e, quindi, la criminalità. Invece, voi sapete solo introdurre reati e inasprire sanzioni, perché voi rincorrete i delitti e non siete in grado di prevenirli.
Approvate, dico approvate, i nostri patti per la legalità, le nostre proposte di legge per la sicurezza urbana integrata e partecipata. La vostra arroganza è stata bocciata senza appello dai cittadini italiani con il “no” al referendum. E allora, Ministro, date oggi prova di senso istituzionale, abbiate la schiena dritta, ritirate questo decreto-legge .
PRESIDENTE. Il deputato Devis Dori ha facoltà di illustrare la sua questione pregiudiziale n. 2.
DEVIS DORI(AVS). Grazie, Presidente. Ogni volta che presentiamo qui in Aula le questioni pregiudiziali di costituzionalità si leva dalla maggioranza un coro di lamenti e lamentazioni. Questa volta però, come potete immaginare, la maggioranza non può che stare zitta, considerato che l'incostituzionalità è palese e certificata dalla stessa Presidenza della Repubblica. Le stesse parole di poco fa della Presidente del Consiglio ne certificano l'incostituzionalità: se serve un nuovo provvedimento, un nuovo decreto-legge, con tutti i criteri costituzionali che deve avere un decreto-legge, vuol dire che davvero questa volta la frittata l'avete proprio fatta tutta. Perché? Perché di fatto avete introdotto - e lo ricordo nuovamente - con un emendamento al Senato, quell'articolo 30 che grida vendetta e ci impone, anche a livello internazionale, come un Paese dove la democrazia si sta allontanando sempre più rapidamente se addirittura agli avvocati viene chiesto di fare il patrocinio infedele, quindi contrario a quel diritto di difesa che invece è un baluardo della nostra Costituzione. Quindi, lo sapete e siete consapevoli di aver fatto una norma incostituzionale, ma, ancor più grave, quella norma è rimasta lì, in forma di emendamento, per settimane in Commissione al Senato, a firma di tutta la maggioranza. Quindi, c'era un accordo politico su quella porcata, un accordo che poi si è tradotto con una riformulazione in Aula, che poi è stata approvata e oggi ci troviamo qui a leccarci le ferite.
Da questo punto di vista i continui provvedimenti in materia di sicurezza sono la dimostrazione totale del fallimento delle politiche securitarie di questo Governo, di fatto un provvedimento sulla sicurezza all'anno. Diciamo che ormai, assieme alla legge di bilancio, una volta all'anno abbiamo il Milleproroghe, il Semplificazioni e abbiamo anche un provvedimento sulla sicurezza, sempre ogni anno. Per quale motivo? Lo capisce in maniera molto chiara e netta anche un bambino, che evidentemente quello che c'era prima non è stato sufficiente e serve quindi continuare a rilanciare.
Perché? Perché la ricetta è sempre la stessa: panpenalismo col quale si condisce qualsiasi provvedimento. Decine di nuovi reati, decine di nuove aggravanti con risultati scarsi, anzi totalmente assenti e, quindi, la necessità di continuare a intervenire.
Però, attenzione, le responsabilità di tutto ciò - non vorrei dar troppi meriti di questo fallimento al Ministro Piantedosi - sono tutte della Presidente del Consiglio. È lei che doveva trovare una soluzione. Ieri era lei che, evidentemente, doveva andare dal Presidente Mattarella.
Ma la soluzione qual era? Non lo sapevano nemmeno loro. Giustamente, dalla Presidenza della Repubblica è stato indicato che non poteva passare quel principio contenuto nell'articolo 30, poi però le soluzioni le doveva trovare il Governo. Eravamo alle 22,30 in Commissione, eravamo tutti in attesa di un emendamento, poi, improvvisamente, scompare. Anzi, prima, in maniera un po' nebulosa, i Sottosegretari non sapevano se intervenire, non sapevano se arrivava o non arrivava, finché, effettivamente, poi, hanno deciso che era impossibile il 25 di aprile approvare al Senato questo correttivo.
Ecco, perché? Perché questa maggioranza e questo Governo di destra hanno un concetto tutto loro di sicurezza. La vera sicurezza è quella che crea le condizioni affinché i diritti dei cittadini siano garantiti, senza che qualcuno dall'esterno possa ledere quei diritti.
E, quindi, lo Stato cosa dovrebbe fare? Eccola lì, la sicurezza: garantire che, se tu vuoi esercitare legittimamente un diritto - pensiamo, ad esempio, al diritto di manifestare - lo Stato intervenga per bloccare coloro che, invece, tentano di impedire l'esercizio legittimo di quel diritto. Invece no. La sicurezza, secondo il Governo, non è bloccare chi cerca di impedire l'esercizio di quel diritto, ma è lo Stato stesso che limita e blocca quel diritto, quel pieno diritto come, ad esempio, il diritto di manifestare. Ma di questo abbiamo parlato in tutti i provvedimenti in materia di sicurezza, anche in precedenza.
Certo, voglio vedere, anche con il voto che svolgeremo fra poco su queste questioni pregiudiziali, come i finti garantisti di maggioranza… perché dovremmo anche piantarla di ritenerli tali dal momento che, ogni volta, approvano tutto quello che è di estrema destra. Quindi, io non lo so. Poi, magari, si presentano degli ordini del giorno, come se fossero la soluzione del tutto, fingendo che lì dentro ci siano dei principi garantisti. Che poi, in realtà, sono principi costituzionali che tutti dovremmo abbracciare e, invece, evidentemente, anche oggi si voterà contro. Voteranno anche i garantisti, gli pseudo garantisti qui dentro, contro le questioni pregiudiziali che stiamo rappresentando.
Ecco, vorrei adesso però anche potermi concentrare su questo articolo 30 perché quello che è stato definito giustamente “patrocinio infedele” è la previsione di un compenso, di un , chiamiamolo un o quello che è, per gli avvocati che forniscono assistenza allo straniero nella presentazione della richiesta di partecipazione a un programma di rimpatrio volontario assistito. Da riconoscersi quando? Quando ha ottenuto il risultato contro il suo assistito. Cioè, una volta partito lo straniero.
Ecco, queste sono tutte previsioni normative. Non sappiamo più come dirlo, anche se lo sapete voi stessi. Anche se poco fa abbiamo visto come la Presidente del Consiglio ha cercato di sminuire quello che sta facendo.
Addirittura, la Presidente Meloni ha detto: la norma rimane perché è una norma di assoluto buon senso. Quindi, la Presidente Meloni dice che violare la Costituzione è buon senso . Questo è il senso della frase che ha proclamato pochi minuti fa la Presidente Meloni. È questo un Presidente del Consiglio?
Le violazioni dell'articolo 30 non sono solo dei principi costituzionali ma anche delle norme internazionali della CEDU, in particolare il diritto di difesa che invece deve essere esercitato a favore di tutti, senza differenze di nazionalità e di censo, a garanzia del rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali, senza condizionamenti. E la previsione di un compenso a carico dello Stato subordinato all'esercizio di attività professionale finalizzata a conseguire il rimpatrio volontario dello straniero appare assolutamente un problema insanabile. Un contrasto con il diritto-dovere del difensore di svolgere la propria attività, il proprio ministero, in modo libero e indipendente.
Ed allora, da questo punto di vista, io, adesso, sfido la maggioranza a calendarizzare, in tempi rapidi - parallelamente all'approvazione della riforma forense che tutti quanti vogliamo approvata in tempi brevissimi - anche altre proposte di legge come, a dire il vero, la prima in questa legislatura, a mia prima firma, del settembre 2022, che è una proposta di legge costituzionale che inserisce il ruolo dell'avvocato in Costituzione.
Nella mia proposta di legge si legge, ad esempio, che “l'avvocato esercita la propria attività professionale in posizione di libertà, autonomia e indipendenza”. Se questo principio fosse già contenuto nella Costituzione nessuno… anzi sì, perché dal Governo sono molto creativi sulle norme incostituzionali, però in questo modo sarebbe stato ulteriormente esplicito quanto quella norma contenuta nel 30 sia incostituzionale, perché andrebbe contro il principio di libertà, autonomia e indipendenza dell'avvocato nello svolgimento del proprio ruolo.
Quindi, io sfido il Governo ma, soprattutto, il Ministro Nordio che, evidentemente, è totalmente assente quando gli arrivano da esprimere i pareri al Ministero della Giustizia. Non si sa dove sia, forse in un volo di Stato, su qualche aereo di Stato, vabbè.
Comunque, la nostra richiesta, Presidente, ovviamente oggi è quella di poter non procedere con il voto su questo provvedimento perché è palese, è certificata, a tutti i livelli, la sua incostituzionalità. Ed oggi la maggioranza si renderà complice di una violazione della Costituzione, anche bocciando le nostre questioni pregiudiziali .
PRESIDENTE. La deputata Serracchiani ha facoltà di illustrare la questione pregiudiziale Bonafe' ed altri n. 3, di cui è cofirmataria.
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Allora io, nell'intervento precedente, ho già detto al Ministro Piantedosi quali sono i problemi che lui stesso ha sollevato e che mi pare evidente in qualche modo non sia in grado di risolvere. Siamo ora, però, nella discussione della questione pregiudiziale di costituzionalità.
Allora, io dirò alcune cose che, purtroppo, qui avete già sentito dire anche in alcune situazioni precedenti. Infatti, qui siamo di fronte all'ennesimo decreto-legge che non rispetta i requisiti di necessità ed urgenza; siamo di fronte all'ennesimo decreto-legge che ha una pluralità eterogenea di materie; siamo di fronte all'ennesimo decreto-legge che utilizza questo strumento per introdurre tante norme in materia penale, nuovi reati e inasprimenti di pena, e lo fa senza neppure rispettare i minimi criteri di ragionevolezza e violando quelli che sono principi di proporzionalità, di conoscibilità e di circoscrivibilità dei reati e degli inasprimenti di pena.
Bene. Tutto questo è stato detto più volte ed oggi elencherò alcune evidenti illegittimità costituzionali, dal nostro punto di vista, di alcune delle norme contenute in questo decreto. Bene. In questo decreto noi abbiamo sollevato diverse questioni di illegittimità. C'è, ad esempio, la previsione del fermo preventivo che colpisce la persona - mi verrebbe da dire - non per quello che ha fatto ma per quello che ipoteticamente potrebbe essere, cioè pericoloso. Una pericolosità che verrà decisa discrezionalmente, peraltro dalle Forze dell'ordine, peraltro senza la supervisione, la vigilanza e l'attenzione della magistratura che interverrà soltanto in una fase successiva.
Ci sono diversi interventi che incidono sulla libertà di riunione e vengono introdotte delle previsioni normative che rischiano di limitare, in maniera irragionevole, in maniera ingiustificata, la libertà di riunione. C'è la restrizione della cosiddetta lieve entità nello spaccio di strada. Anche su questa, avevate fatto una norma che in qualche modo poteva stare anche in piedi ma poi l'avete ulteriormente cambiata. L'avete fatto in Aula perché siete andati al Senato, in Aula, senza il mandato del relatore. E in quella sede che cosa avete fatto?
Avete - sì - fatto delle depenalizzazioni, ma allo stesso tempo avete previsto sanzioni amministrative che sono draconiane; sanzioni amministrative che sono determinate nel loro ammontare in forme abnormi dal punto di vista afflittivo. E sono talmente generiche nell'individuazione della fattispecie che lasciano un'enorme discrezionalità all'autorità di pubblica sicurezza; ma creano soprattutto un altro, ulteriore danno enorme, sul quale vorrei sentire la voce del Ministro Nordio, sul sovraffollamento delle nostre carceri , perché questa norma ha soltanto quello come effetto, quello di tante persone che finiranno in carcere; in carceri già sovraffollate, di cui vi disinteressate perché non vi interessa, perché voi garantisti, quando si tratta poi di esercitare davvero sul campo queste garanzie, vi girate dall'altra parte.
E poi c'è la norma sui minori. Guardate, qui perseverate ancora con ostilità nei confronti dei minori. Non fate nulla per prevenire quel disagio giovanile, per prevenire condizioni oggettive di difficoltà dei nostri giovani. E me lo faccia dire, Presidente: se partecipano ad un sono dei delinquenti; se partecipano ad un pacifico contro la guerra li mandate in galera; se occupano una scuola sono terroristi; se vengono umiliati da un professore gli fa pure bene. E voi poi vi stupite se, quando compiono 18 anni, votano “no” al referendum costituzionale che vuole smantellare la Costituzione e smantellare i loro diritti e le loro garanzie ? Ma questo è il modo per affrontare il disagio giovanile? No, anche qui repressione e basta.
E poi arriviamo alla disparità di trattamento, contenuta nell'articolo 28, fra il detenuto italiano e il detenuto straniero.
Ma poi c'è la ciliegina sulla torta, quella di cui stiamo parlando ormai da giorni, da ore inascoltati, quella che, secondo il Ministro, ha dato luogo a delle sensibilità. Cioè, semplicemente tutta l'avvocatura italiana, tutta la magistratura italiana, tutti i giuristi italiani, tutti i cittadini che hanno un minimo di buon senso, sulla base di quel buon senso sanno che questa è una norma non illegittima costituzionalmente; è una norma manifestamente incostituzionale. Questo è il motivo per cui stiamo sollevando la questione della decadenza di questo decreto, perché questo decreto non si può correggere. Questo decreto va semplicemente respinto per l'obbrobrio giuridico che siete riusciti a infilarci dentro, perché guardi, Ministro, bastava fare un corso intensivo di tre giorni di diritto per capire che questa norma non sta in piedi. E sa perché non sta in piedi? Perché viola l'articolo 24 della Costituzione, perché laddove voi dite che l'avvocato viene pagato soltanto se convince il proprio assistito a essere rimpatriato, voi trasformate l'obbligazione di mezzi dell'avvocato in un'obbligazione di risultato.
E questo è diritto, Ministro, e non ci vuole molto per capire quanto sia illegittimo rispetto all'articolo 24 della Costituzione. Avete trasformato gli avvocati in agenti del Governo, che sono pagati perché i loro assistiti si facciano rimpatriare. Come qualcuno l'ha definito, è un'apologia, un incentivo all'infedele patrocinio. L'avete combinata talmente grossa che facciamo anche fatica a suggerire qualunque correttivo. Perché, Ministro, penso che non abbiate neppure capito fino in fondo che cosa avete scritto, perché, da una parte, vi siete affannati con la solita arroganza, perché il “no” del referendum non vi ha veramente insegnato niente… con la solita arroganza, con la solita protervia vi siete affannati a giustificare una norma manifestamente incostituzionale, dicendo che quella norma serviva per dare un pagamento, per riconoscere l'attività svolta, stragiudiziale degli avvocati che altrimenti non avrebbero percepito nulla. E ora leggiamo, però, che il punto non è quello; l'obiettivo non era quello, perché guardi che noi non stiamo mica mettendo in discussione il rimpatrio volontario. Noi stiamo mettendo in discussione questa palese violazione della Costituzione, rispetto alla quale ora apprendiamo che il decreto correttivo dovrebbe prevedere che questo obolo venga riconosciuto non solo agli avvocati, ma anche ad altre figure, una sorta di , che si metteranno lì a intermediare tra un poveraccio che vuole rimanere in Italia e chi, invece, vuole spingerlo a un rimpatrio che è volontario soltanto sulla carta.
E poi, Ministro, vi siete dimenticati anche dell'articolo 29? Perché nell'articolo 29 voi prevedete che il migrante che fa ricorso contro l'espulsione non possa accedere al patrocinio a spese dello Stato. E questo, Ministro, non è soltanto illegittimo dal punto di vista costituzionale, ma questa norma è illegittima anche dal punto di vista della normativa internazionale, in particolare delle direttive europee che, invece, impongono che ci sia questa possibilità. Ma io dico, questo è proprio l'ABC del diritto! Ma chi ve l'ha scritto questo emendamento? Ma come l'avete corretto? Guardi, come le ho detto prima, non basta metterci la faccia; ma volete una volta ogni tanto metterci anche il cervello sulle cose che fate, su quelle che scrivete ? Perché questa è una cosa che non sta né in cielo né in terra. Ministro, mi faccia, ci faccia la cortesia - suo tramite, ovviamente, Presidente - di spiegare esattamente alla Presidente Meloni di cosa stiamo parlando. Perché poco fa la Presidente Meloni ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Non mi è esattamente chiara la ragione per la quale noi, che riconosciamo il gratuito patrocinio all'avvocato che assiste il migrante che fa ricorso contro un decreto di espulsione, non dobbiamo invece riconoscere il lavoro di quel professionista che assiste un migrante quando volontariamente sceglie di essere rimpatriato (…). La norma rimane perché è una norma di assoluto buon senso”.
Allora, Presidente, spiegate alla Presidente Meloni che, ai sensi dell'articolo 29, lei non riconosce più quello che definisce “gratuito patrocinio”, che adesso si chiama “patrocinio a spese dello Stato”, perché lo avete eliminato. Spiegateglielo, perché questo non c'è più, grazie a questo decreto-legge. E, soprattutto, spiegate alla Presidente Meloni tutto quello che abbiamo detto sulla violazione che rappresenta, anche e soprattutto rispetto all'articolo 24, la norma dell'articolo 30-. Presidente, è assurdo ed è un pericoloso precedente che, con un decreto-legge, si intenda modificare, a titolo di una sorta di emendamento improprio, una norma che non è ancora in vigore. E non fatelo pensando che questo sia possibile. Avete avuto tempo per modificare questa norma…
PRESIDENTE. Concluda.
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). …la volontà vi è mancata. È mancata la volontà politica perché non siete d'accordo al vostro interno, perché la Lega non voleva modificarla, mentre Fratelli d'Italia cercava di capire come venirne fuori. Il risultato qual è? Che questo decreto rimane in piedi, che questo decreto è manifestamente incostituzionale, che questo decreto non deve essere firmato, che questo decreto è una vergogna e uno sfregio al Parlamento e alle più alte istituzioni dell'Italia .
PRESIDENTE. Ha facoltà di illustrare la questione pregiudiziale Magi e Schullian n. 4 il deputato Riccardo Magi. Prego.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). La ringrazio, Presidente. Siamo impegnati in questa fase di illustrazione delle questioni pregiudiziali di costituzionalità e crediamo che questa sia una fase delicatissima e importante per la difesa del ruolo del Parlamento. Con questo decreto il Governo ha adottato, ancora una volta, un provvedimento profondamente lesivo delle prerogative del Parlamento, abusando della decretazione d'urgenza in una materia che incide direttamente su libertà fondamentali e diritti individuali, trasformando quindi uno strumento eccezionale in una tecnica ordinaria di compressione del Parlamento. Il provvedimento in esame interviene su materie diversissime e delicatissime - diritto penale, ordine pubblico, libertà di riunione, attività di polizia, immigrazione, trattenimento degli stranieri, organizzazione amministrativa, personale delle Forze di polizia - e lo fa, appunto, per decreto-legge, cioè con lo strumento che la Costituzione consente solo in casi straordinari di necessità e urgenza, non per sostituire la discussione parlamentare, né per svuotarla, tanto meno per modificare in questo modo il codice penale.
Il decreto è stato pubblicato il 24 febbraio 2026. Il testo, approvato dal Senato, è giunto alla Camera soltanto il 17 aprile. Il calendario dell'Assemblea ha previsto l'esame dal 21 aprile, con questione di fiducia già preannunciata per il 22 aprile e con voto finale a ridosso della scadenza del 25 aprile. Si è, dunque, davanti a una vera espropriazione del ruolo della Camera, ridotta a ramo terminale di ratifica, a Camera di risulta, a ufficio di vidimazione di decisioni assunte altrove. Una simile scansione dei tempi, infatti, rappresenta la sostanziale neutralizzazione della funzione legislativa della Camera dei deputati, che calpesta così gli articoli 70, 72, 77 della Costituzione. L'articolo 70 affida la funzione legislativa “collettivamente” alle due Camere; l'articolo 72 pretende che ogni disegno di legge sia esaminato da una Commissione e poi dalla Camera stessa, che l'approva articolo per articolo e con votazione finale; l'articolo 77 consente il decreto-legge solo in casi straordinari di necessità e urgenza.
Qui, invece, il Governo si serve della decretazione d'urgenza per sequestrare i tempi dell'esame parlamentare e consegnare a Montecitorio un testo ormai blindato, già consumato altrove, da votare sotto la minaccia della decadenza. Il Regolamento della Camera, all'articolo 96-, predispone, per i disegni di legge di conversione, garanzie minime di esame, che, nel caso di specie, risultano svuotate in concreto dai tempi e dalle modalità di esame riservati alla Camera, tali da ridurre questo ramo del Parlamento a passaggio terminale, sostanzialmente ratificatorio, come abbiamo detto.
Tutto ciò lede il principio di rappresentanza politica di cui all'articolo 67 della Costituzione e il ruolo delle minoranze nel dibattito parlamentare pubblico e trasparente, richiamato dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 146 del 2024. La Corte costituzionale, con la sentenza sopra citata, ha inoltre ricordato, con parole inequivoche, che l'eterogeneità del decreto-legge, in presenza del termine breve di conversione, preclude un esame e una discussione parlamentare effettivi nel merito del testo normativo e che, senza il rispetto di tali condizioni, il decreto-legge si tramuta in un improprio disegno di legge ad urgenza garantita.
La stessa sentenza ha ribadito che i limiti costituzionali alla decretazione servono anche ad impedire un modo di legiferare caotico e disorganico, che pregiudica la certezza del diritto e svuota la democrazia parlamentare. Già la sentenza n. 29 del 1995 aveva affermato che l'evidente mancanza dei presupposti di necessità e urgenza integra un vizio di incostituzionalità del decreto e un vizio della legge di conversione. Poi, la sentenza n. 171 del 2007 ha ribadito che la legge di conversione non ha alcuna efficacia sanante automatica, poiché l'immediata efficacia del decreto altera la realtà materiale e giuridica e condiziona l'attività del Parlamento, che si trova a deliberare su una situazione già modificata da norme adottate da un organo cui, di regola, non spetta esercitare la funzione legislativa primaria.
Non è un caso che il Comitato per la legislazione del Senato, nel parere dell'11 marzo 2026, abbia rilevato che nel preambolo del decreto si richiamano quattro finalità generali senza fornire argomentazioni specifiche sulla sussistenza del requisito di necessità e urgenza con riferimento ai singoli articoli o alle singole misure. Né può essere taciuto che il testo arrivato alla Camera è persino più eterogeneo di quello originario, poiché il passaggio al Senato ha aggiunto ulteriori disposizioni estranee e disorganiche, tra cui l'articolo 8- sulle aree di carico e scarico per i veicoli adibiti a trasporto valori, l'articolo 19- sulla disponibilità dei dirigenti della Polizia di Stato, l'articolo 21-sulla Guardia di finanza, l'articolo 27- sulla mobilità del personale impegnato nella lotta alla criminalità, l'articolo 30- sui rimpatri volontari assistiti e l'articolo 30- sul procedimento di espulsione dei detenuti stranieri.
Il decreto, insomma, si allarga, mentre il Parlamento si restringe, e questa è precisamente la patologia costituzionale denunciata dalla Corte. Nel merito, l'articolo 7 introduce il nuovo articolo 11- del decreto-legge n. 59 del 1978 e configura una forma di accompagnamento coattivo presso gli uffici di Polizia, fino a 12 ore, in occasione di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico, fondata non sulla commissione di un reato, né sulla necessità di identificazione, ma su una prognosi preventiva di pericolosità desunta da “specifiche e concrete circostanze di tempo e di luogo”, elementi di fatto, dal possesso di oggetti indicati in altre disposizioni, nonché dalla rilevanza di precedenti penali o segnalazioni di Polizia negli ultimi 5 anni.
Una misura siffatta introduce una restrizione della libertà personale che si colloca ampiamente al di fuori dell'orizzonte dell'articolo 13 della Costituzione e si risolve in una vera e propria intimidazione preventiva dell'esercizio della libertà di riunione, di cui all'articolo 17 della Costituzione. L'articolo 4 istituzionalizza poi le cosiddette zone rosse prefettizie, consentendo al prefetto di individuare zone urbane nelle quali disporre l'allontanamento dei soggetti denunciati negli ultimi 5 anni per un vasto catalogo di reati.
Qui il Governo pretende di comprimere le libertà di circolazione, di cui all'articolo 16 della Costituzione, attraverso presupposti troppo ampi, formule elastiche, meri precedenti denunciatori e giudizi amministrativi di pericolosità, che si prestano ad applicazioni selettive e arbitrarie. L'articolo 9 interviene sulla disciplina delle riunioni in luogo pubblico e, mentre formalmente depenalizza l'omesso preavviso, estende espressamente la sanzione anche a chi promuove la riunione tramite reti, piattaforme e servizi di comunicazione elettronica ad uso pubblico o persino privato, ovvero tramite gruppi chiusi di utenti.
Una disposizione di questo tipo è degna di un regime totalitario, perché investe, in modo penetrante, attività comunicative private e organizzative, esponendole a rilevanza sanzionatoria, con evidenti tensioni rispetto agli articoli 15 e 17 della Costituzione. L'articolo 10, nel testo all'esame della Camera, amplia ulteriormente il catalogo dei reati presupposto del divieto di partecipazione a riunioni o assembramenti in luogo pubblico, includendo anche gli articoli 336 e 337 del codice penale, talune ipotesi dell'articolo 338, aggravate dal 339, nonché il delitto di cui all'articolo 635, terzo comma, del codice penale.
In conclusione - ce ne sono altri, ma, ovviamente, per motivi di tempo, i colleghi li trovano tutti nel testo della pregiudiziale stampato - il decreto-legge n. 23 del 2026 risulta - e concludo - viziato nel metodo e nel merito: nel metodo, per l'evidente forzatura dell'articolo 77 della Costituzione, per l'assenza di una motivazione specifica circa la necessità e urgenza delle singole misure, perché l'uso del decreto-legge in materia penale e di libertà fondamentali è stato piegato a funzioni propagandistiche, come fosse un manifesto politico, per l'eterogeneità del contenuto e per la compressione intollerabile del ruolo della Camera, che è stata brutalmente privata di un esame effettivo; nel merito, perché numerose disposizioni del testo dell'Atto Camera 2886 si pongono in contrasto con gli articoli 3, 13, 15, 16, 27 e 113 della Costituzione.
Per tutte queste ragioni, chiediamo all'Aula di deliberare di non procedere all'esame del disegno di legge.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Antonio D'Alessio. Ne ha facoltà.
ANTONIO D'ALESSIO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Non si può che votare a favore delle pregiudiziali perché, per l'ennesima volta, si sono forzati i parametri della decretazione d'urgenza. I numeri parlano in maniera molto chiara, perché mai nella storia di questo Paese si era così copiosamente abusato, utilizzato lo strumento della decretazione d'urgenza, che, naturalmente, deve essere un profilo e uno strumento residuale, di eccezione. Ci siamo assuefatti a delle forzature.
Non che nei Governi precedenti non ci fosse un utilizzo già smodato di questo strumento, ma oggi, andando a contare i numeri, ci si imbatte in numeri da record. È ancora più singolare andare a riascoltare le dichiarazioni dell'attuale Presidente del Consiglio, che stigmatizzava con grande forza e con grande determinazione gli abusi, per poi, in questa legislatura, battere ogni record in questo senso. Ancora una volta si tratta di decreti che contengono temi e materie non omogenei, argomenti che, tra di loro, formano un organico che organico non può mai essere: immigrazione e asilo, condizioni di lavoro delle Forze di Polizia, interventi in materia penale, norme relative a concorsi pubblici.
E allora l'eterogeneità fa saltare i requisiti che dovrebbero essere, invece, valutati e verificati con grande rigore. Quando salta lo schema, questo schema, naturalmente si rompe un equilibrio costituzionale; un equilibrio disegnato per contemperare quelli che sono il potere e l'esercizio del potere da parte del Governo e quello che è, invece, l'esercizio del potere del Parlamento. Poi c'è il discorso della necessità e urgenza, che anche qui, naturalmente, è forzato, decisamente forzato.
Anche questo deve essere un profilo assolutamente residuale, assolutamente non utilizzato in ogni circostanza, cosa che sta avvenendo, ripeto, in questa legislatura in maniera smodata e scomposta. È un modo di procedere poco organico, che naturalmente calpesta poi dei principi fondamentali della Costituzione, quali, ad esempio, quello della certezza del diritto. Nel merito, alla fine il Governo non sta facendo altro che rincorrere la cronaca, ricorrendo alla decretazione d'urgenza senza una visione organica. Il disorientamento politico del Governo si traduce in una disorganicità legislativa.
I temi della libertà di riunione, della sicurezza, dell'immigrazione postulano valutazioni condivise e attente sui temi delicati che richiedono un bilanciamento dei valori in gioco. Quindi, sarebbe necessaria una riflessione, un confronto sull'equilibrio, sul contributo del Parlamento, da parte non soltanto delle opposizioni, ma anche dei colleghi della maggioranza che non possono essere considerati semplicemente parte integrante di ciò che viene deciso dal Governo, perché anche loro partecipano, come esponenti della maggioranza, alla costruzione di un provvedimento più equilibrato. Naturalmente, questo consentirebbe un dibattito vero in Parlamento e consentirebbe di calibrare, in modo virtuoso, un provvedimento che, ripeto, tocca la materia costituzionale, diritti sacrosanti ed esigenze che andrebbero bilanciate con grande equilibrio e attenzione.
Chiudo, Presidente. Il tema finale degli incentivi, nel merito, ci ha fatto veramente rabbrividire. Incentivi agli avvocati: un tema che lede, davvero in maniera macroscopica, i principi di uguaglianza, il diritto di difesa e che, oltre ad essere uno schiaffo ai più elementari principi deontologici dei legali, finisce con l'incentivare l'infedele patrocinio ed è anche una norma singolare sia nella logica, sia, soprattutto, per il fatto che letteralmente stravolge il ruolo…
PRESIDENTE. Concluda.
ANTONIO D'ALESSIO(AZ-PER-RE). … e la funzione altissima dell'avvocato. Voteremo a favore delle pregiudiziali.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Gianluca Vinci. Ne ha facoltà.
GIANLUCA VINCI(FDI). Grazie, Presidente. Innanzitutto, voglio stigmatizzare le frasi utilizzate in quest'Aula contro il Ministro. Dal Partito Democratico è arrivata la dichiarazione che il provvedimento è stato fatto senza cervello, guardando direttamente il Ministro. Da parte di AVS si è parlato di arroganza, quando il Ministro stava, semplicemente, leggendo un atto e l'arroganza è ben altro e i banchi dell'opposizione, spesso, ce lo insegnano proprio in quest'Aula. Quindi, parlare e usare la scusa delle pregiudiziali per fare un attacco a un Ministro che viene in Aula e che assiste alle pregiudiziali, che è anche intervenuto in precedenza, è uno spettacolo, sinceramente, che, anche per chi ci ascolta da casa, non è degno ( – a mio avviso, di quest'Aula.
Per quello che riguarda queste pregiudiziali, leggo frasi che, a mio avviso, sono assolutamente a sproposito. Si parla di un provvedimento di decretazione d'urgenza bulimico e senza motivazione dell'urgenza. Bene, basta aprire un giornale o accendere una televisione e si vede quanto il problema dell'utilizzo dei coltelli da parte di giovani, spesso di origine straniera o comunque appartenenti a , sia un problema che tutti i giorni provoca morti e rapine sulle nostre strade, nelle nostre città. Ritenere che questo non sia un fenomeno da colpire con assoluta urgenza è qualcosa di assolutamente contrario alla ragione nel senso che i cittadini ci chiedono, quotidianamente, di intervenire, con urgenza, per porre fine a questo problema che in passato esisteva, ma che oggi è una vera e propria emergenza e richiede l'urgenza che stiamo utilizzando con questo provvedimento.
Poi, non ci si venga a dire che abusiamo dei decreti-legge perché chi ci ha preceduto, negli oltre 10 anni di Governo della sinistra, ha più che abusato di decreti-legge, ne passava uno a settimana in quest'Aula; poi, dal 2020, abbiamo anche visto un abuso dei DPCM perché qui ci siamo inventati, addirittura, un nuovo strumento per influire sulla vita degli italiani Questo è uno dei Governi che, in realtà, sta utilizzando meno questo strumento. Stiamo cercando di intervenire sempre in fase legislativa. In questo Parlamento, addirittura, c'è un vero e proprio strafalcione perché, quando si dice che questo decreto è svilente per l'attività parlamentare e che l'attività parlamentare viene uccisa da questo decreto, ci si dimentica, perché qua è stato fatto l'ennesimo copia e incolla, come spesso viene fatto in queste pregiudiziali, che questo non è il Parlamento, ma è un ramo del Parlamento e al Senato il decreto-legge è stato profondamente modificato e, per il vostro piacere, è stato dato massimo spazio all'attività parlamentare.
Quindi, il Parlamento è stato coinvolto, ha agito, anche corposamente, con l'approvazione di diversi emendamenti e, quindi, chi ha scritto, magari con un bel copia e incolla, che è svilita l'attività parlamentare, in questo caso dovrà rileggere prima di riportare questo anche nelle pregiudiziali odierne, perché il Senato è stato, assolutamente, coinvolto ed è intervenuto anche pesantemente.
Poi vi è un appunto. Mi piacciono gli appunti che vengono fatti dalla sinistra: “ma, questo decreto, che punta alla sicurezza, in qualche modo, va a colpire le marginalità sociali, le forme di manifestazione del dissenso”. Allora, se per marginalità sociali intendete i molestatori, persone che magari spaccano anche solo una bottiglia e danno due calci a un'auto, sì, noi vogliamo colpire ogni tipo di danneggiamento, di pericolosità e, sicuramente, la signora Maria, che un tempo veniva spesso richiamata, non sarà colpita da un Daspo urbano o da una zona rossa. Per questo e tanti altri motivi che oggi non ho il tempo di spiegare visto il tempo ridotto, il nostro voto è assolutamente contrario. Voteremo contro queste pregiudiziali .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Andrea Gentile. Ne ha facoltà.
ANDREA GENTILE(FI-PPE). Grazie, Presidente. Presidente, onorevoli colleghi, Ministro, membri del Governo, le questioni pregiudiziali, presentate dalle opposizioni, oggi, in quest'Aula, criticano il provvedimento concentrandosi su diversi aspetti. Li abbiamo sentiti. Li abbiamo ascoltati. Anzitutto, l'utilizzo della decretazione di urgenza. Ecco, su questo occorre ribadire un concetto fondamentale: questo provvedimento non nasce da esigenze imposte o frutto di irrealtà o fantasia, ma nasce da esigenze reali, non da costruzioni propagandistiche, bensì da problemi concreti, di amministratori locali, di Forze dell'ordine che compiono, ogni giorno, il loro dovere per tutelare la nostra incolumità, la nostra sicurezza, da esigenze che i cittadini, diffusamente, segnalano da tempo. Parliamo di fenomeni di illegalità diffusa, di criminalità giovanile, di degrado urbano, situazioni di grave allarme sociale legate alla tutela dell'ordine pubblico per le quali gli strumenti normativi, spesso, sono inadeguati, sì, proprio rispetto alla rapidità con cui evolvono alcune dinamiche sociali e che il Governo e la maggioranza hanno il dovere di cogliere e lo stanno facendo con tutti gli strumenti che hanno a disposizione. Infatti, tutto si può dire, ma di fronte a tutto questo, il Governo ha fatto tutto ciò che è suo dovere fare, ovvero assumersi la responsabilità di intervenire. Le questioni pregiudiziali, quindi, rappresentano, in questo senso, un tentativo di impedire al Parlamento, quest'oggi, di entrare nel merito di un provvedimento che affronta temi concreti e urgenti. I temi riguardano la sicurezza di tutti i cittadini, la legalità, la tutela rafforzata delle Forze dell'ordine, la tenuta stessa del nostro sistema sociale. Si evidenzia la presunta incostituzionalità di un decreto che, al contrario, è stato costruito in una cornice rispettosa delle esigenze di sicurezza pubblica e di ordine pubblico, perché è bene ricordarlo in quest'Aula la sicurezza è essa stessa un diritto fondamentale. Non può esistere libertà senza sicurezza. Non può esistere un pieno esercizio dei diritti in contesti dominati dall'insicurezza e dall'illegalità. Chi, oggi, sostiene che questo decreto violi i diritti, dimentica che lo Stato ha il dovere, anzitutto, di garantire condizioni minime di ordine e di legalità, affinché quegli stessi diritti possano essere realmente esercitati dai destinatari. Si critica, poi, la presunta sproporzione delle sanzioni rispetto alle misure previste.
Si dice che il decreto sarebbe caratterizzato da eccessi sanzionatori, che introdurrebbe strumenti di natura repressiva, ma è un vero e proprio allarme sociale verso condotte che sono connotate da un elevato disvalore e da un'elevata offensività che ha determinato l'esigenza di provvedere con una serie di misure idonee a realizzare strumenti preventivi e repressivi proprio per far sì che questi fenomeni possano essere quanto meno contenuti, se non eliminati del tutto. Le Forze dell'ordine operano in contesti complessi, con norme che talvolta non riescono a stare al passo con la realtà. Gli enti locali sono bisognosi di aiuto e chiedono da anni strumenti più efficaci per intervenire su alcune situazioni che, se lasciate irrisolte, degenerano.
Allora, come si possono contestare l'uso e la ricorrenza dei presupposti di necessità e di urgenza di fronte a episodi gravissimi, di fronte a episodi che connotano le nostre realtà? Mentre noi siamo qui in Aula a discutere sull'operatività, sull'opportunità di questo provvedimento - lo rimandiamo in Aula, lo rimandiamo in Commissione, lo rispediamo al mittente - i fatti di cronaca ci restituiscono la fotografia di una realtà che diventa sempre più preoccupante: da ultimo, l'omicidio di un venticinquenne a Pavia, l'accoltellamento di una professoressa ad opera di un suo studente, appena tredicenne, il coltello facile nelle tasche di adolescenti, città che vengono messe a ferro, fuoco e fiamme da gruppi di antagonisti . E noi che facciamo? Stiamo a guardare? Allora, questi non sono episodi isolati, sono la connotazione di un fenomeno strutturale che impone una risposta di tipo integrato…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole.
Sono così esauriti gli interventi sulle questioni pregiudiziali.
Passiamo quindi ai voti
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulle questioni pregiudiziali Alfonso Colucci ed altri n. 1, Dori ed altri n. 2, Bonafe' ed altri n. 3 e Magi e Schullian n. 4.
Dichiaro aperta la votazione Fuori, fuori!.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge
PRESIDENTE. Essendo state respinte le questioni pregiudiziali, passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione e degli emendamenti riferiti agli articoli del decreto-legge.
La V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere, che è in distribuzione.
Ha chiesto di parlare, sul complesso degli emendamenti, la deputata Carmela Auriemma. Ne ha facoltà...
Colleghi, ha chiesto di parlare la deputata Braga … Nel frattempo ciascuno dei deputati che si sono riversati qui nell'emiciclo dovrebbe riguadagnare la propria postazione, altrimenti non posso dare la parola alla collega Braga… Colleghi, siete pregati di tornare alla vostra postazione. Non potete bloccare i lavori del Parlamento. C'è un Regolamento che conoscete a perfezione. Quindi, vi prego e vi chiedo di rispettarlo. Chi si è messo… Chi si è messo … Cosa? Abbiamo esaminato le pregiudiziali e abbiamo votato le pregiudiziali Prima ha votato e ora interrompe? Colleghi, intanto liberate i banchi del Governo ... Deputato Scotto! Deputato Scotto, si dia un contegno e scenda )! Deputato Scotto, la richiamo all'ordine. Deputato Scotto, la richiamo all'ordine per la seconda volta. Deputato Scotto, lei è espulso Fuori, fuori!.
La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
È convocata la Conferenza dei presidenti di gruppo per le ore 15 nella Biblioteca del Presidente .
La seduta è sospesa e riprenderà al termine della Conferenza dei presidenti di gruppo, ovviamente.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 106, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Riprendiamo il seguito della discussione del disegno di legge di conversione, già approvato dal Senato, n. 2886.
Ricordo che prima della sospensione sono state da ultimo respinte le questioni pregiudiziali Alfonso Colucci ed altri n. 1, Dori ed altri n. 2, Bonafe' ed altri n. 3, Magi e Schullian n. 4.
Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione e delle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge .
La V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere , che è in distribuzione.
Ha chiesto di parlare, sul complesso degli emendamenti, la deputata Carmela Auriemma. Ne ha facoltà.
CARMELA AURIEMMA(M5S). Grazie, Presidente. Interveniamo sul complesso degli emendamenti perché veramente questo Governo e questa maggioranza sono un imbarazzo istituzionale, non solo a livello internazionale - l'abbiamo visto con delle scene che hanno veramente determinato una vergogna nazionale -, ma anche a livello nazionale, a livello istituzionale.
Avete strappato, leso, lacerato questa istituzione che è il Parlamento. Lo avete fatto in varie circostanze. In tutta sincerità, pensavamo che, quando avete utilizzato la tagliola - mi ricordo - su vari provvedimenti, fosse già stato raggiunto il limite oltre il quale non poter andare. Una tagliola che ha interrotto le discussioni su provvedimenti importanti. In realtà non è stato così perché voi avete fatto peggio, questo limite l'avete superato.
Voglio ricordare l'emendamento sull'autonomia differenziata, che era stato approvato dalla Commissione. La I Commissione che cosa fa? Blocca i lavori e fa rivotare, contro il Regolamento, un emendamento che era stato approvato e accolto con i voti favorevoli. Pensavamo che la questione che si era creata in quell'occasione, nella I Commissione (Affari costituzionali), e la gestione di questa situazione fossero il fondo del barile oltre il quale non si poteva raschiare. Invece no, evidentemente non è così, perché l'imbarazzo istituzionale con questo provvedimento è diventato una vergogna istituzionale.
Quello che avete fatto con questo provvedimento è raccapricciante: non solo avete incardinato un provvedimento e non avete dato la possibilità ai commissari di leggerlo, neanche di approfondirlo, ma la Camera non ha avuto l'occasione di poter partecipare alle audizioni.
In tutto ciò, in Commissione che succede? Che su 1.200 emendamenti noi riusciamo ad analizzare poco più di 50, 60 emendamenti: neanche il 10 per cento. Presidente, questo che cosa è? È gravissimo, perché se voi utilizzate - come state utilizzando - in maniera eccessiva lo strumento della fiducia, allora la discussione in Commissione diventa fondamentale, perché è un nostro diritto di parlamentari dire la nostra su questi provvedimenti, sui singoli articoli, e dire che noi non siamo d'accordo con l'impostazione di questo Governo sulla sicurezza. Ormai questo è il quinto provvedimento ed evidentemente, se dopo 4 anni stiamo ancora ad approvare provvedimenti sulla sicurezza, è evidente che state dichiarando il fallimento su questo tema. Ma noi parlamentari abbiamo il diritto, perché deve rimanere agli atti dei lavori parlamentari, di esprimere le nostre posizioni.
Quando mettete la tagliola in Commissione e, poi, sul provvedimento c'è la fiducia, voi andate a ledere in maniera profonda le nostre prerogative. Non può passare il concetto che un parlamentare non può esprimere, neanche in Commissione, la propria posizione, la posizione del MoVimento 5 Stelle, la posizione di chi rappresenta.
Noi dobbiamo avere l'occasione di dire la nostra su questo provvedimento perché non lo condividiamo, siamo lontani anni luce su come voi utilizzate il tema della sicurezza, che è un tema importantissimo. Lo utilizzate parlando alla pancia degli italiani, e non con dei provvedimenti che veramente mirano a dare più sicurezza agli italiani. Perché, se fosse così, avreste messo più soldi per assumere nel comparto sicurezza e, invece, con le vostre assunzioni a stento coprite il ; avreste dato più risorse ai comuni per i presidi di legalità; avreste previsto più personale nelle prefetture a supporto degli sportelli che vanno a valutare le istanze di asilo politico, le varie istanze che provengono, appunto, dagli immigrati. Tutto questo voi non l'avete previsto.
Avete soltanto previsto pene molto, molto gravi spesso per chi, in realtà, si trova anche in condizioni difficili. E, invece, avete poi previsto praterie di impunità per i cosiddetti colletti bianchi.
Quindi, voi avete costituito, con i vostri interventi, nella giustizia e nel settore della sicurezza, un sistema ad uso e consumo dei più forti, che invece ha il pugno duro con i più deboli. Sotto il vostro Governo è aumentata la presenza di minori negli istituti penitenziari, dove è aumentato l'uso di psicofarmaci. Cioè, voi state gestendo il disagio giovanile all'interno delle carceri con un uso massiccio di psicofarmaci: a Nisida l'uso di psicofarmaci è aumentato del 223 per cento, e sono dati sconcertanti.
Presidente, noi avevamo la necessità di dire la nostra sull'emendamento soppressivo dell'articolo 30-, perché noi volevamo dire la nostra. Avete fatto un obbrobrio giuridico costituzionale.
Ministro, io capisco che lei non può comprendere quanto sia stata lesa nella dignità l'Avvocatura perché lei, in fondo, è un burocrate ed è abituato ad avere ordini da parte di un terzo. L'avvocato no, non può assoggettare la propria azione professionale a un interesse esterno che non sia quello del proprio assistito. E questa cosa è gravissima perché l'avvocato è depositario di un diritto che ha un rilievo costituzionale; anzi, un diritto, che è il diritto di difesa, che si costituisce anche prima degli ordinamenti giuridici.
E voi, con una norma, avete leso l'onorabilità dell'Avvocatura, avete leso la funzione costituzionale dell'avvocato. Ma l'Avvocatura non c'è stata, perché è evidente che ha preso una posizione netta: quindi, dopo aver scontentato la magistratura, siete stati abili a unire, nel dissenso nei vostri confronti, anche l'Avvocatura.
Presidente, quello che è successo in I Commissione - tra l'altro, la Commissione affari costituzionali è senza dubbio la più prestigiosa, unita alla Commissione giustizia che è una delle Commissioni più importanti - è scandaloso.
Voi siete arrivati fino al punto di fare un braccio di forza con il Presidente della Repubblica. E quindi questo imbarazzo, questa vergogna istituzionale veramente continua, e adesso state cercando di coinvolgere anche noi parlamentari.
Ma noi non ci siamo; non ci stiamo su questa cosa. Noi rivendichiamo che non siamo d'accordo su queste misure, non siamo d'accordo sull'emendamento che è stato accolto dal Senato e che ha determinato, appunto, questo obbrobrio costituzionale per cui è stato necessario anche l'intervento del Colle.
Concludo. Presidente, io sono un avvocato e, senza dubbio, l'avvocato non è depositario della verità; l'avvocato è il depositario della lealtà nei confronti del proprio assistito, e mettere un laccio all'avvocato veramente è stata una lesione dell'immagine di una delle figure più importanti che noi abbiamo all'interno del nostro ordinamento. Perché l'avvocato serve, appunto, ed è un partigiano, è uno che entra in un conflitto e si mette dalla parte di una persona che, in quel momento, è sottoposta ad una lesione, è sottoposta ad un'accusa: è una funzione costituzionale.
Voi avete avuto il coraggio di utilizzare, appunto, un tema di propaganda della Lega.
E nello stesso tempo, però, non vi siete resi conto della lesione di immagine e proprio della considerazione di una categoria che è fondamentale e che viene bistrattata. Volete aiutare gli avvocati? Volete aiutare i giovani avvocati? Ci sono tante misure da fare, a iniziare dalle questioni dei contributi previdenziali della Cassa, ad iniziare dai pagamenti del patrocinio dello Stato, che sono sempre molto in ritardo e che vedono in difficoltà i giovani avvocati.
Ma non lo fate mettendo un cappio o un laccio all'azione difensiva che ha l'avvocato, che non è sul raggiungimento di un obiettivo, ma è sulla tutela della difesa di una persona che affida le proprie preoccupazioni, affida la lesione di un diritto, affida i propri diritti .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Laura Boldrini. Ne ha facoltà.
LAURA BOLDRINI(PD-IDP). La ringrazio, signor Presidente. Signor Ministro, Sottosegretario, colleghi e colleghe, la prima domanda che voglio fare è rivolta al Presidente della Camera, al Presidente Fontana, tramite lei. La domanda è semplice: come si può consentire che l'attività parlamentare venga vilipesa e mortificata in questo modo, fino al punto di impedire, nei fatti, qualsiasi possibilità di discutere e anche di modificare il testo di questo decreto-legge? Il decreto-legge deve essere convertito, come è noto, entro 60 giorni.
E quando è arrivato in Commissione, in I Commissione e II Commissione? Al cinquantacinquesimo giorno. E questo ritardo insopportabile non è avvenuto perché al Senato hanno approfondito, hanno fatto un lavoro straordinario, e quindi si può capire che, per interesse della materia, ce lo hanno rimandato in ritardo. No, questo ritardo è dovuto alle liti tutte interne alla maggioranza, che lo hanno tenuto fermo al Senato per settimane. Quindi, nelle poche ore che noi abbiamo avuto a disposizione, ci siamo trovati davanti 1.209 emendamenti: 1209 emendamenti significa che ci vuole molto tempo per fare un lavoro vagamente serio. Ebbene, siamo riusciti a fare 61 votazioni.
Ora, ma vi rendete conto - colleghe e colleghi della maggioranza, mi rivolgo anche a voi - che, in questo modo, si soffocano i diritti di tutti? Dei deputati e delle deputate sicuramente di opposizione, ma anche di quelli vostri della maggioranza. E poi hai voglia a dire, il neocapogruppo di Forza Italia Enrico Costa, il gruppo Noi Moderati, quelli garantisti a fasi alterne ce ne sono qua dentro. Ecco, questi che hanno fatto? Hanno invocato modifiche successive - successive! - alla conversione. Quindi prima sbagliamo, facciamo un provvedimento che ha caratteri evidenti di incostituzionalità, poi vediamo dopo come modificarlo, sapendo benissimo che in altre occasioni non è stato fatto.
Il dibattito parlamentare, però, non è la prima volta che viene impedito. Era stato impedito anche con la cosiddetta riforma della giustizia. Lì proprio il documento governativo è entrato e non è stata cambiata, su una riforma costituzionale, neanche una virgola: è uscito così come il Governo ce lo aveva presentato. Però, non vi è andata bene. Presidente, non vi è andata bene. Il referendum ha bocciato la vostra protervia, ma mi pare che non stiate imparando nulla da questa lezione. E la seconda domanda che vorrei fare - ce ne ho solo due - la rivolgo al Governo, qui c'è il Ministro Piantedosi, e a tutta la maggioranza.
Allora, siete al Governo da quasi quattro anni, siamo al quarto decreto Sicurezza. Non basta, oltre al quarto decreto Sicurezza abbiamo, poi, provvedimenti sull'immigrazione e sulla sicurezza misti, che vanno da quello contro le ONG, poi il cosiddetto decreto Cutro, quello sui falsi minori - il Sottosegretario Molteni annuisce, mi segue nel ragionamento -, il protocollo Albania, poi il decreto Flussi del 2024, che ha introdotto nuove restrizioni ai salvataggi in mare. Poi, il decreto 2025 che ha modificato il protocollo Albania.
Ecco, allora io dico questo: vi rendete conto che sfornare tutti questi decreti è la prova del vostro fallimento sulla sicurezza? Perché altrimenti non ne fareste così tanti, a dimostrazione che quelli precedenti non hanno funzionato. Se facevate un buon lavoro, non c'era bisogno di continuare a sfornarne altri, altri e altri ancora. Quindi questo, più che decreto Sicurezza, io penso che sia giusto chiamarlo “decreto Fallimento”, perché, dopo avere alimentato le paure degli italiani sul pericolo invasione dei migranti e sulla sostituzione etnica solo per prendere qualche voto in più, non siete riusciti, con i vostri inutili provvedimenti, a far sentire le persone più sicure.
Non ci siete riusciti. Guarda un po' che paradosso che vi sta capitando. Anzi, sapete cosa? Le persone cominciano ad avere paura proprio di voi, che con i vostri provvedimenti causate caos e tensione sociale. Quindi, avete di nuovo creato nuovi reati e aumentato le pene e gli anni di carcere. Ebbene, tutto questo non è servito, non è servito a nulla, e le persone non vi credono più. Non vi credono più! Basta guardare il di partecipazione alla manifestazione di Salvini a Milano per la remigrazione. Quello lo dimostra chiaramente: non vi credono più.
In questo provvedimento voi introducete una misura che si chiama fermo preventivo, ma non è che la introducete verso persone che stanno commettendo un crimine. No, verso persone che non stanno commettendo alcun reato, ma si possono presumere pericolose in occasione di pubbliche manifestazioni. Allora, ve lo dico francamente: questa mi ricorda tanto la pratica in uso durante il ventennio fascista, secondo la quale, quando dovevano svolgersi le adunate e le cerimonie ufficiali, soprattutto alla presenza di Mussolini, che faceva la Polizia?
Faceva le retate preventive e tratteneva le persone nei posti di Polizia. Persone chi? Persone note per il loro antifascismo. Le trattenevano il tempo necessario allo svolgimento della manifestazione, dove non ci doveva essere alcuna contestazione. È un brutto ricordo questo, ma voi continuate con lo stesso approccio securitario. Non vi piace il dissenso, la protesta e la manifestazione libera del dissenso. Il decreto, che è decisamente disomogeneo per materia, si occupa anche di un tema molto serio, cioè la violenza giovanile.
Verso i minori e i giovani, spesso artefici, ma anche vittime di episodi di violenza, l'unica strada che il decreto persegue è quella della repressione e delle punizioni nei confronti dei minori e anche delle famiglie. Non viene in mente al Governo, nel modo più assoluto, che la situazione è talmente seria da meritare la massima attenzione e un'azione a tutto campo. È talmente grave da richiedere un lavoro sulla prevenzione che invece manca, come manca un piano straordinario di educazione alla legalità, manca un piano al rispetto, alla non violenza e all'uso responsabile dei .
Di tutto questo non c'è nulla. Questa difficoltà da parte del Governo a rapportarsi con il disagio del mondo giovanile e persino a comprenderlo non stupisce, dal momento che la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è stata per tre anni, dal 2008 al 2011, Ministra proprio della gioventù con il Governo Berlusconi, ma senza lasciare traccia, signor Ministro, nella vita concreta dei giovani. Io non penso che i compagni di partito della Presidente ricordino un provvedimento significativo di quegli anni per i giovani. Io almeno non lo ricordo.
Bene, questo decreto è l'ennesimo provvedimento di propaganda, una propaganda velenosa e ingannevole che minaccia unicamente repressione e punizione, senza alcun impegno per la prevenzione, per diffondere una vera cultura della legalità, né per aiutare davvero concretamente le Forze dell'ordine. Presidente, chiedo venti secondi di tolleranza. Non contenti, avete al Senato persino peggiorato questo testo, prevedendo che lo Stato fornisca un incentivo di 615 euro all'avvocato che convince il migrante ad usufruire del rimpatrio volontario assistito e poi togliendo il diritto al gratuito patrocinio ai migranti per l'assistenza legale nei ricorsi contro le espulsioni.
Allora, io devo tagliare, perché i tempi sono ristretti, tanto per cambiare, ma qualcuno l'ha detto molto efficacemente: togliete il gratuito patrocinio dello Stato e lo sostituite con l'infedele patrocinio di Stato . L'articolo 24 voi lo volete proprio cancellare dalla Costituzione.
PRESIDENTE. Concluda.
LAURA BOLDRINI(PD-IDP). Però, voi volete violare non solo la Costituzione, ma anche la libera professione dell'avvocatura che si sta ribellando a questo, perché, Presidente, per 615 euro gli avvocati non saranno disposti a fare il servizio di remigrazione, come chiede questo Governo. Ci sarebbero altre cose, ma manca il tempo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sul complesso delle proposte emendative il deputato Roberto Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). La ringrazio, signor Presidente. In effetti, manca il tempo e il tempo è anche galantuomo. Nel frattempo, lei non me ne vorrà se io provo a coinvolgerla nell' del mio intervento, perché, se non erro, noi in questa fase stiamo intervenendo sul complesso degli emendamenti - questo è l'intervento - e non so se gli uffici possono confermarmi sotto questo punto di vista. Bene, c'è la presenza del Segretario generale che mi tranquillizza sotto questo punto di vista.
La domanda che le faccio, signor Presidente - e che ovviamente mi permetto di farle attraverso anche la consulenza che ci sarà da parte del Segretario generale e del Vicesegretario generale, che autorevolmente ci spiegheranno il senso anche dei nostri interventi - è la seguente: atteso che ho visto che è uscito un comunicato stampa a seguito della Conferenza dei presidenti di gruppo che si è appena conclusa - e non ho capito bene, ma questo perché io non c'ero e sicuramente chi c'era avrà capito meglio di me qual è la soluzione finale che poi avete trovato -, però io ho letto dalla Conferenza dei presidenti di gruppo che domani alle ore 16 il Governo porrà la fiducia. Voglio capire se risponde al vero quello che io ho letto oppure se è una cosa che si sono inventati sui corridoi. È un comunicato che fa seguito alla fine della Conferenza dei presidenti di gruppo. Quindi è formalmente annunciato che il Governo porrà la fiducia. Adesso, tra poco il Governo … Sì, scusi, ho sbagliato: che domani, a partire dalle 16, ci saranno le dichiarazioni di voto e poi ci sarà il voto di fiducia. È peggio ancora rispetto a quello che le volevo chiedere in forma retorica, ma non solo retorica, signor Presidente.
Io ho scarsa dimestichezza con i lavori parlamentari, ma credo che, nel momento in cui il Governo pone la fiducia, automaticamente decadono tutti gli emendamenti che sono stati presentati. Allora, atteso che io già so che il Governo porrà la fiducia e che quindi decadranno tutti gli emendamenti che sono stati presentati, su che cosa sto intervenendo io, signor Presidente? No, è una domanda e non so se lei mi può aiutare, perché sono convinto che…
PRESIDENTE. Allo stato gli emendamenti esistono. Quindi, è una domanda che si può fare subito dopo.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Allo stato gli emendamenti esistono ma… Sì, Presidente, le assicuro che ci arrivo anch'io. Però, dico che esistono gli emendamenti, ma una volta almeno il fatto che il Governo poneva la fiducia avveniva dopo che noi la farsa l'avevamo almeno interpretata nel migliore dei modi.
PRESIDENTE. Se la posso interrompere soltanto un secondo, perché mi ha posto una domanda…
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Lei deve, gliel'ho chiesto io.
PRESIDENTE. Gli emendamenti decadono all'atto della votazione di fiducia, una volta approvata la richiesta di fiducia che il Governo ha indicato al Parlamento.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Io la ringrazio. Ovviamente, anche rispetto a questo, con un certo sforzo, sono riuscito ad arrivarci anch'io. Però, quello che le ripeto è che... No, ma io la ringrazio, perché l'ho coinvolta, quindi, e ho coinvolto anche il sapere degli uffici, per cercare di darmi una risposta alla domanda che mi pongo prima di entrare nel merito, perché è vero quello che lei dice, ma tendenzialmente succedeva così. Si riuniva il Consiglio dei ministri, che - dopo il dibattito e via dicendo - decideva di dare mandato al Ministro per i Rapporti con il Parlamento di porre la questione di fiducia. Quindi, c'era un percorso attraverso il quale questa finzione di un dibattito sul complesso degli emendamenti aveva, almeno dal punto di vista formale, una sua credibilità e via, mettiamola così, facciamo finta che non lo sappiamo. Siamo ormai alla totale deregolamentazione della nostra attività e alle forzature a tutto campo, per cui noi abbiamo già il comunicato che dice che il Governo porrà la fiducia.
Adesso, io lo so, signor Presidente, e la vedo molto preoccupato del fatto che potrebbe non esserci il voto di fiducia e che quindi andiamo tutti a casa. Quindi, c'è questo dubbio che aleggia nell'Aula: oddio, avremo o non avremo la fiducia? Le posso dire che, pur non essendo un veggente, ho la sensazione che alla fine la fiducia ce l'avrete, ancora per poco in Parlamento, non so fuori da queste Aule. Però, mi stavo domandando: io intervengo sul complesso degli emendamenti che non ci saranno. Questo è anche un fatto che rimarrà probabilmente fotografato nelle cose divertenti che accadono in quest'Aula.
Meno divertente è quello che è successo in Commissione, e che avevamo ovviamente previsto, cioè che, anche laddove non ci stanno le condizioni e i restringimenti che derivano dalla posizione della fiducia e poi dal voto sulla fiducia, cioè il fatto che cadono tutti gli emendamenti, ovviamente, con i tempi che sono stati stabiliti, in Commissione noi abbiamo potuto esaminare qualche decina di emendamenti, sugli oltre 1.200 che sono stati presentati. Poi ci sono state le dichiarazioni di inammissibilità e, insomma, abbiamo avuto complessivamente qualche decina di minuti per poter fingere di intervenire sulle questioni di merito di questo provvedimento.
Perché accade questo? Tra l'altro, si è anticipato anche che avremo un altro provvedimento che deve sanare gli errori compiuti con questo decreto, che non si capisce per quale ragione - come anche aveva proposto, in Conferenza dei capigruppo, il mio capogruppo - non avete voluto sanarlo in una maniera - almeno per salvare un po' la forma - più naturale, cioè attraverso un emendamento che semplicemente facesse quello che il mondo intero vi chiede. Forse manca Trump, ma tra un po' vi chiederà pure Trump di togliere questo articolo 30-, che è palesemente incostituzionale. Per me non è il solo, ma è palesemente incostituzionale. Avreste potuto farlo. Sapete perfettamente che i tempi parlamentari lo avrebbero consentito. In questo mi pare di aver capito che anche il Presidente del Senato La Russa abbia detto che non ci sarebbe stato alcun problema a lavorare il 24 e il 25, giorno in cui decade il decreto. Insomma, si poteva fare una cosa un pochino più pulita sul piano procedurale, togliere almeno questo elemento, che ha trovato contestazione anche dal Presidente della Repubblica e arrivare a una conclusione che non fosse - io non sono neanche in grado di definirla - surreale, come quella che sostanzialmente vi accingete a risolvere.
Cioè, siccome siete consapevoli e siete stati artefici di aver scritto male e di aver commesso un errore rispetto al decreto che abbiamo in esame, piuttosto che accettare quello che ormai avete già dichiarato voi stessi - perché avete detto che dovrete intervenire per correggerlo - e quindi usare una forma naturale, che è quella di approvare un emendamento soppressivo di quell'articolo e rimandare il provvedimento al Senato per approvarlo entro il 25, cosa che sareste assolutamente in grado di fare, no, dovete mantenere il punto, perché voi siete duri e puri, e dovete dimostrare che comunque andate avanti. Ora, andate avanti esattamente come purtroppo - lo dico io - siete andati avanti con il sulla separazione delle carriere, cioè caricando questo e andando avanti con sciocchezze e con cose completamente incomprensibili e alla fine siete andati avanti fino a sbattere contro il muro.
E inevitabilmente andrete a sbattere contro il muro anche con il provvedimento che ambite a mettere in campo per correggere quello che stiamo, che state per approvare. Perché sapete perfettamente - ed entreremo, diciamo, nel merito di questo provvedimento, quando sarà presentato - che però, se per risolvere sul piano tecnico il problema, voi mettete in campo un provvedimento che, dal punto di vista della tenuta economica, fa saltare i conti dello Stato, ci troveremo in una condizione - ed è surreale - esattamente peggiore di quella che abbiamo oggi: perché ci troveremo un decreto-legge incostituzionale - perché lo abbiamo approvato così com'è - e un decreto-legge che farete il giorno dopo, che dovrebbe correggere quello incostituzionale che, quantomeno, porrà un problema sul piano del bilancio dello Stato, che non consentirà di correggere alcunché e, magari, soltanto di peggiorare la situazione.
Grazie Presidente, quel dito credo significasse un minuto, immagino… ah, perfetto, grazie, no, non volevo interpretarlo male. La ringrazio e mi avvio alla chiusura, signor Presidente, e voglio essere assolutamente rigoroso e rispettoso dei suoi tempi.
Vorrei semplicemente dire, in questi 40 secondi che mi sono rimasti, che rimaniamo convinti che, in realtà, al di là dei danni che state procurando al Paese, alla legislazione, alla Costituzione e ai rapporti tra organi dello Stato, state anche semplicemente sancendo, ancora una volta di più, il fallimento della vostra politica sulla sicurezza che, arrivati all'ennesimo provvedimento, non risolverà alcuno dei problemi che tutti i giorni gli italiani vivono, ma soltanto, magari, quello delle vostre ambizioni personali .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sul complesso delle proposte emendative il deputato Fabrizio Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Come molti, in quest'Aula, sono alla prima legislatura, allora non posso garantire che non ci sia un precedente del passato, posso però garantire che mai abbiamo visto un in questa legislatura come per questo decreto Sicurezza.
E, se il collega Giachetti definisce questo surreale, io lo definisco profondamente goffo perché stiamo candidamente ammettendo che ci apprestiamo a votare un provvedimento che ha, per voce anche del Governo, problemi di incostituzionalità e necessita di interventi correttivi. Credo che mai si sia vista un'Aula che voti un provvedimento che sa essere sbagliato e sa debba essere corretto.
E lo dico ai colleghi di maggioranza che dovranno votarlo, perché noi non lo voteremo, anche senza quell'emendamento al 30- e senza quell'articolo 30-, ma chi dovrà votare un provvedimento, consapevole della incostituzionalità dello stesso, credo abbia una responsabilità che, chi sta in quest'Aula, venga riportato alle prerogative dell'essere parlamentare, con due problemi.
A noi, oggi, viene detto: la soluzione è un decreto contestuale, che vada a correggere l'errore introdotto dal decreto Sicurezza. Ci sono tre ordini di problemi. Il primo, il Governo scongiurerà questa ipotesi, ma nulla garantisce che il Governo sia ancora in carica nei tempi per convertire quel decreto successivamente nelle Camere. E quindi noi potremmo avere approvato questo decreto Sicurezza e non convertire, invece, quello che è il decreto correttivo, perché nulla garantisce oggi che questo sia.
Il secondo, non siamo per nulla certi che questo correttivo nel merito sia meglio dell'attuale, cioè noi stiamo dicendo che, per ovviare al fatto che riconosciamo a chi assiste colui che chiede il rimpatrio volontario nel suo Paese un contributo e che questo è incostituzionale, allarghiamo la platea non solo agli avvocati, ma a tutti gli assistiti e in più lo diamo anche in caso di esito negativo. Credo che ciò sia peggiorativo, perché noi mettiamo le toppe al buco che sono peggio di quello che era il buco precedente.
Il terzo è il tema della copertura: ma ragazzi, ma quanto costa questa cosa? Siamo di fronte a un Paese che, fuori da quest'Aula, registra il rincaro dell'energia, il rincaro della benzina e costi degli affitti e noi troviamo le risorse per fare questa cosa, che è una misura profondamente ideologica, inutile, solo perché non volete ammettere di aver sbagliato?
Chiudo con un paradosso, che però è simbolico: questo Governo ha perso il contatto con il Paese e ha perso il contatto anche con il proprio elettorato. Se uscite in questo momento da Palazzo Montecitorio, è in corso una grande manifestazione. È una manifestazione di Gioventù Nazionale, che è il movimento giovanile di Fratelli d'Italia. Noi ci aspettavamo che protestasse contro le opposizioni, contro gli immigrati: mandiamone a casa di più per difendere… No! Stanno urlando: voto fuori sede subito. Io glielo dico Ministro, i suoi giovani stanno urlando contro di lei, dopo quello che avete fatto per bloccare il voto fuori sede nello scorso referendum, dopo quello che avete fatto per bloccare ogni discussione su questo tema. I giovani di Gioventù Nazionale stanno protestando contro il Governo fuori da qui. Siamo arrivati ad un cortocircuito di consenso da cui non uscirete, e non uscirete soprattutto con questa toppa che fa più danni della grandine.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, colleghi e colleghe, ci troviamo qui, ancora una volta, a discutere di questo decreto nato abbastanza in modo infelice - me lo consentirà il signor Ministro - con tanti problemi e tante difficoltà che si sono evidenziate nel corso della discussione generale che c'è stata al Senato e nella votazione degli emendamenti. Tanto che si è arrivati al cinquantaduesimo giorno di discussione al Senato, lasciando alla Camera soltanto poche ore per affrontare un tema che rimane molto importante.
Dopodiché, il problema che è stato evidenziato, l'articolo 30-, la sensibilità, in questo caso, per utilizzare le parole del Ministro, del Presidente della Repubblica, che ha evidenziato i gravi limiti di costituzionalità di quella norma, ha portato a una serie di iniziative del Governo, che sono state prima quelle di pensare a un emendamento che potesse cambiare il decreto che stiamo convertendo ma, vista l'impossibilità per i tempi di approvare questo emendamento, si è optato per l'ipotesi del decreto correttivo.
Francamente, ho qualche dubbio rispetto alla procedura che si è intrapresa per cercare di risolvere questo problema. Intanto il decreto, che viene convertito, viene convertito con l'attuale formulazione dell'articolo 30- che presenta gravi problemi di costituzionalità che, a nostro parere, riguardano non solo quell'articolo, ma anche altri articoli che sono previsti nel testo, sebbene in modo particolare all'articolo 30-.
Inoltre, il decreto correttivo è di conversione incerta, perché non è che noi possiamo pensare che i decreti da convertire siano obbligatori per il Parlamento. Nessuno lo può prevedere: questo Governo, come diceva il collega Benzoni, potrebbe non essere in carica fra 60 giorni oppure il Parlamento potrebbe semplicemente non convertire questo nuovo decreto, con il bel risultato che noi ci troveremmo di fronte a un decreto, che stiamo convertendo in queste ore, con una norma palesemente incostituzionale.
La Presidente Meloni dice che non è un pasticcio, ma se non è un pasticcio questo, qual è ?
Avete combinato una confusione, da questo punto di vista, e un casino semplicemente per che cosa, signor Ministro? Per continuare la vostra narrazione sui migranti. Ora, al netto della vostra avventura in Albania… proprio in questi giorni c'è stata un'autorevole delegazione di Fratelli d'Italia che è andata a verificare quello che sta accadendo in Albania. Devo dire che anche da un punto di vista storico vi è una certa attrazione fatale tra la destra italiana e l'Albania, che si ripropone in modo ciclico. Ecco, questa delegazione ha fatto visita ed è tornata parlando di risultati esaltanti dicendo: la sinistra ha denunciato, ma lì, in realtà, sapete quanti migranti ci sono stati?
Altro che poche decine, ce ne sono stati più di 500, 562, se ricordo bene il numero, ma, insomma, giù di lì. Ebbene, i dati che sono stati evidenziati anche dai colleghi del PD ci dicono che questi 562 migranti sono costati circa 300.000 euro l'uno. Allora, signor Ministro, le volevo domandare: ma se a questi migranti noi dessimo non 300.000 euro, ma 50.000 euro per uno, magari sarebbero contenti di andar via da soli e risparmieremmo anche un sacco di soldi.
È evidente che la vostra politica è fallimentare, ma è fallimentare soprattutto da un altro punto di vista: voi state facendo l'ennesimo provvedimento che riguarda i migranti, ma lei sa bene quanti sono stati i migranti che sono arrivati in Italia nel 2025: sono 66.317. Lei sa bene - non come me, ma molto più di me - che oltre la metà di questi migranti in Italia è in transito: vogliono andare in Francia perché sono di lingua francofona, vogliono andare in Germania perché pensano di avere più lavoro, vogliono andare in Svezia. Comunque, sono in transito. Presumibilmente, soltanto 20.000-30.000 di questi migranti rimarranno in Italia. E adesso lei mi vuole dire che la questione dei migranti è ancora un'emergenza tale da giustificare l'ennesimo provvedimento? Ma lei ci sta prendendo in giro: sta prendendo in giro noi, la Camera dei deputati, ma sta prendendo in giro gli italiani e le italiane e, soprattutto, sta prendendo in giro l'intelligenza di tutti, perché è chiaro che con queste cifre non esiste nessun problema dei migranti in Italia.
Semmai, signor Ministro dell'Interno, bisognerebbe pensare ai 115.000 italiani che espatriano tutti gli anni. Siamo ancora un Paese di emigranti, e voi non ve ne state occupando, perché quei 115.000 giovani italiani che vanno via ogni anno sono giovani laureati, sono giovani intraprendenti, sono giovani con un bagaglio di qualità e di istruzione superiore, che serve al Paese per affrontare la crisi drammatica dal punto di vista economico e sociale, globale che stiamo vivendo; invece le nostre migliori energie, le nostre migliori qualità le mandiamo all'estero. Questo è il grave problema del Paese, non i 20.000-30.000 migranti che arrivano ogni anno nel nostro Paese. Voi fate finta, invece, che la realtà sia un'altra e continuate a fare provvedimenti come quelli di cui stiamo parlando.
Ma, guardate, io penso che, ancora una volta, le vostre incapacità, le vostre falsità nei confronti del Paese, come le bugie, hanno le gambe corte, perché la realtà si sta evidenziando. I numeri sono i numeri e su quelli non potete imbrogliare. Così come state cercando, ancora una volta, di imbrogliare il Paese facendo un decreto correttivo, che sarà convertito forse sì, forse no, che, rispetto alla norma, così come è descritta dall'articolo 30-, è addirittura peggiorativo; ha ragione il collega che mi ha preceduto.
Allora, io penso che serva un'operazione di verità, un'operazione finalmente di trasparenza, e credo che l'operazione di verità e di trasparenza dovrebbe portare il Governo a ritirare questo decreto-legge, non a chiedere di convertirlo, non addirittura a porre la fiducia sul decreto stesso. E le norme da confutare non sono soltanto quelle relative all'articolo 30-: pensate al fermo preventivo che avete messo in campo. Di fronte quale emergenza… quando ha finito, Ministro, io continuo il mio intervento, la ringrazio. Non voglio disturbare, se avete da parlare…
PRESIDENTE. Vada avanti. Prosegua il suo intervento.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Vabbè, se il Ministro…
PRESIDENTE. Prosegua il suo intervento.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Credo che il Ministro abbia il dovere anche di ascoltarmi, Presidente. O sbaglio? Quindi, riprenda il Ministro se parla con i suoi colleghi. Dicevo, la questione del fermo preventivo di Polizia mi ricorda tanto quel film di Tom Cruise che si chiama dove, per uno strano sistema scientifico inventato nel futuro, si può prevedere chi è che commetterà un reato e, quindi, si arrestano i colpevoli ancora prima che lo diventino, ancor prima di commettere il reato. Ora, lei mi scuserà, non è certo Tom Cruise, diciamo così, e non la vedo ad interpretare questa parte, però quello è un film di fantascienza tratto da un libro di Philip Dick, non può funzionare così la legge italiana. E, d'altro canto, il fermo preventivo è stato introdotto soltanto per un anno nel nostro Paese, nel periodo del terrorismo, a fine degli anni Settanta. Io ero contro quell'ipotesi già al tempo, però posso comprendere che vi era una situazione straordinaria, ma è stata talmente straordinaria che, dopo un anno, il fermo preventivo fu eliminato dalla nostra legislazione. Per quale ragione lei vuole riproporre oggi una così forte limitazione della libertà? Ai tempi del fascismo si faceva. Ministro, mica si vorrà paragonare ai Ministri del regime?
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Prego.
PRESIDENTE. Ha quasi esaurito il suo tempo, l'ho avvisata.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). La ringrazio, è stato molto gentile. Mica si vorrà paragonare ai Ministri del regime? A quei Ministri, cioè, che, quando c'era una manifestazione del regime, quando il criminale e boia Adolf Hitler veniva a visitare il suo collega Mussolini, alla fine, si prendevano tutti gli antifascisti e si mettevano nelle carceri, preventivamente, perché non dovevano disturbare il regime? Ecco, quella norma si configura da quel punto di vista…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). La ringrazio, Presidente. Vado a chiudere. Io penso che, ancora una volta, voi dovreste avere un sussulto di dignità e di verità nei confronti del Paese e avere la capacità di tornare indietro, non nell'interesse della politica, non nell'interesse dell'opposizione, ma nell'interesse del Paese, nell'interesse dei cittadini e delle cittadine .
PRESIDENTE. Sono così conclusi gli interventi sul complesso delle proposte emendative.
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il Ministro dell'Interno, Mattero Piantedosi. Ne ha facoltà.
MATTEO PIANTEDOSI,. Grazie, Presidente. A nome del Governo e autorizzato dal Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull'approvazione, senza emendamenti, subemendamenti e articoli aggiuntivi, dell'articolo unico del disegno di legge n. 2886, che titola: “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23”, nel testo identico a quello approvato dal Senato della Repubblica : “Avete messo la fiducia, ma avete perso la fiducia degli italiani!”).
PRESIDENTE. Secondo quanto convenuto nell'odierna riunione della Conferenza dei Presidenti di gruppo:
nella seduta di domani, mercoledì 22 aprile, alle ore 15, avrà luogo lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata;
la votazione per appello nominale avrà luogo, sempre nella seduta di domani, a partire dalle ore 18, previe dichiarazioni di voto a partire dalle ore 16,15;
dopo la votazione sulla questione di fiducia, l'esame del decreto-legge proseguirà, anche nella parte notturna della seduta, nella giornata di giovedì 23 aprile e nella giornata di venerdì 24 aprile, per il seguito dell'esame.
Estraggo a sorte il nominativo del deputato dal quale avrà inizio la chiama.
La chiama avrà inizio dal deputato Pierro.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare la deputata Marino. Ne ha facoltà.
MARIA STEFANIA MARINO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, intervengo oggi per denunciare un fatto grave, che riguarda il rispetto delle istituzioni e, soprattutto, la qualità di un servizio pubblico essenziale per il nostro Paese. Venerdì scorso, il 17, sono stata a Messina a portare solidarietà ai lavoratori della Blu Jet. Da oltre un anno attendiamo una risposta dal Ministro Salvini alla lettera inviata dai deputati del Partito Democratico della Sicilia sulla situazione dei lavoratori della Blu Jet e sulle criticità dei collegamenti marittimi nello Stretto di Messina. Un silenzio, Presidente, che non è più tollerabile. Parliamo di disservizi quotidiani, guasti frequenti, manutenzioni carenti, difficoltà di accesso agli imbarcaderi, che colpiscono in modo particolare anziani e persone con disabilità. Parliamo di cittadini che vedono compromesso il proprio diritto alla mobilità, mentre il Governo resta immobile.
A questo si aggiunge una situazione inaccettabile sul piano del lavoro: i dipendenti di Blu Jet, pur svolgendo lo stesso servizio pubblico dei lavoratori di RFI, sono soggetti a un contratto collettivo meno favorevole, con evidenti disparità retributive e di tutela. È una discriminazione che contrasta con i principi costituzionali di uguaglianza e dignità del lavoro; una situazione insostenibile, denunciata da tempo dai sindacati e rivendicata, anche in questi giorni, con scioperi e manifestazioni di protesta.
Va riconosciuta ai lavoratori la possibilità di vedere affermati i propri diritti; va superato il contrattuale tra lavoratori e i colleghi RFI che, pur svolgendo il medesimo servizio, subiscono un trattamento differenziato in termini di salario e tutele.
Oltre alla lettera alla quale il Ministro non ha mai degnato di rispondere…
PRESIDENTE. Concluda.
MARIA STEFANIA MARINO(PD-IDP). …abbiamo presentato anche un'interrogazione parlamentare su questo tema, chiedendo verifiche urgenti sulla sicurezza, sull'efficienza e sull'accessibilità del servizio, oltre a chiarimenti sulle responsabilità di questo silenzio e sulle disparità contrattuali. Attendiamo che il Ministro risponda almeno all'interrogazione e lo faccia in tempi brevi. Questo non è più accettabile.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Sportiello. Ne ha facoltà.
GILDA SPORTIELLO(M5S). Grazie, Presidente. Ieri è successo qualcosa che mi pare veramente incredibile e fuori dal tempo che non trovi spazio di discussione all'interno di quest'Aula.
Mentre stiamo affrontando un decreto sulla sicurezza assolutamente lontano dal tempo, pieno di propaganda, che non affronta i problemi reali della sicurezza nel nostro Paese, ieri, il CEO di Palantir, Alex Karp, ha pubblicato un manifesto in 22 punti a cui bisognerebbe prestare attenzione in ogni organismo istituzionale. Infatti, chi crede che Palantir sia soltanto un'azienda tecnologica si sbaglia di grosso, perché quel manifesto è un manifesto politico, un manifesto sul potere, un potere che aziende private stanno acquistando, stanno acquisendo sempre più all'interno delle democrazie.
Vedete, chi ha fondato quell'azienda parla della democrazia come di un limite alla libertà, non alle libertà individuali di tutti, ma alle libertà di un progresso che incontrerebbe proprio nella democrazia il suo limite più grande, e quindi un nemico da distruggere.
Chi porta avanti quel pensiero, quelle filosofie, chi ha scritto quel manifesto parla di un impegno doveroso delle aziende, dell'intelligenza artificiale nella difesa, nel riarmo, in uno schieramento politico. Chi ha scritto quei 22 punti parla e mette sotto accusa il pluralismo. Allora, dobbiamo preoccuparci; noi che difendiamo le istituzioni democratiche e la democrazia, dobbiamo affrontare il problema del potere che queste aziende hanno all'interno delle democrazie, dei Governi che hanno stipulato e hanno appaltato completamente servizi ai privati che ci fanno profitto, e che, attraverso algoritmi completamente sconosciuti su cui non abbiamo controllo, di cui non conosciamo il funzionamento e che non sono trasparenti, non solo prendono dati delle persone, ma sfruttano quei dati e le esperienze comportamentali per rigirare la realtà e per riuscire a controllarla.
PRESIDENTE. Concluda.
GILDA SPORTIELLO(M5S). Quindi, credo che, veramente, un Parlamento, tutti i Governi, dovrebbero porre un freno a tutto questo e dovrebbero capire qual è veramente la posta in gioco: il pericolo per le democrazie .
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
2.
S. 1818 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell'autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del Ministero dell'interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale (Approvato dal Senato). (C. 2886)












































