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Giovedì 23 Aprile 2026 ore 10:30
AULA, Seduta 648 - Decreto sicurezza, approvazione defintiva
Resoconto stenografico
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La Camera ha approvato in via definitiva il disegno di legge di conversione in legge, con modificazioni, del decreto 24 febbraio 2026, n. 23, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell'autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del Ministero dell'interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale (Approvato dal Senato) (C. 2886).
Nella giornata di giovedì e nella mattina di venerdì si sono concluse le dichiarazioni di voto finale sullo stesso provvedimento.
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- Missioni
- Richiamo al Regolamento
- Si riprende la discussione:
- Sull'ordine dei lavori
- Si riprende la discussione:
- Per richiami al Regolamento
- Si riprende la discussione:
- S. 1818 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell'autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del Ministero dell'interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale (Approvato dal Senato).(C. 2886)
- Richiamo al Regolamento
- Si riprende la discussione:
- S. 1818 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell'autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del Ministero dell'interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale (Approvato dal Senato).(C. 2886)
- Ripresa votazione ordini del giorno - A.C. 2886
- Vice Presidente MULE' Giorgio
- Deputato GIRELLI Gian Antonio (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato COLUCCI Alfonso (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputata AURIEMMA Carmela (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Vice Presidente MULE' Giorgio
- Deputata GHIRRA Francesca (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Vice Presidente MULE' Giorgio
- Ripresa votazione ordini del giorno - A.C. 2886
- S. 1818 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell'autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del Ministero dell'interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale (Approvato dal Senato).(C. 2886)
- Sull'ordine dei lavori
- Si riprende la discussione:
- Richiamo al Regolamento
- Si riprende la discussione:
- S. 1818 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell'autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del Ministero dell'interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale (Approvato dal Senato).(C. 2886)
- Ripresa votazione ordini del giorno - A.C. 2886
- Dichiarazioni di voto finale - A.C. 2886
- Vice Presidente MULE' Giorgio
- Deputato SOUMAHORO Aboubakar (MISTO)
- Deputato MAGI Riccardo (MISTO)
- Deputato GIACHETTI Roberto (ITALIA VIVA-IL CENTRO-RENEW EUROPE)
- Deputato BONELLI Angelo (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputato D'ALESSIO Antonio (AZIONE-POPOLARI EUROPEISTI RIFORMATORI-RENEW EUROPE)
- Deputato AMATO Gaetano (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputata BISA Ingrid (LEGA - SALVINI PREMIER)
- Deputata SCHLEIN Elly (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato STEGER Dieter (MISTO)
- Deputato MARI Francesco (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputato CAPPELLETTI Enrico (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato AMENDOLA Vincenzo (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato BORRELLI Francesco Emilio (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputato AIELLO Davide (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputata MARINO Maria Stefania (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato DORI Devis (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputata APPENDINO Chiara (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputata ASCANI Anna (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- S. 1818 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell'autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del Ministero dell'interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale (Approvato dal Senato).(C. 2886)
- Trasmissione del Documento di finanza pubblica 2026 e sua assegnazione alla V Commissione
- La seduta e' sospesa, riprenderà alle 15:20
- Missioni (Alla ripresa pomeridiana)
- Si riprende la discussione:
- S. 1818 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell'autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del Ministero dell'interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale (Approvato dal Senato).(C. 2886)
- Ripresa dichiarazioni di voto finale - A.C. 2886
- Vice Presidente RAMPELLI Fabio
- Deputata MORFINO Daniela (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputata PICCOLOTTI Elisabetta (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputato CALDERONE Tommaso Antonino (FORZA ITALIA - BERLUSCONI PRESIDENTE - PPE)
- Deputato BARBAGALLO Anthony Emanuele (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato MASCHIO Ciro (FRATELLI D'ITALIA)
- Deputato DELLA VEDOVA Benedetto (MISTO)
- Deputata BALDINO Vittoria (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputata GHIRRA Francesca (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputato FARAONE Davide (ITALIA VIVA-IL CENTRO-RENEW EUROPE)
- Deputato CUPERLO Gianni (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputata ZANELLA Luana (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputata CHERCHI Susanna (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputata BOLDRINI Laura (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato FRATOIANNI Nicola (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputata D'ORSO Valentina (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputata GRIBAUDO Chiara (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato ZARATTI Filiberto (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputato SANTILLO Agostino (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Ripresa dichiarazioni di voto finale - A.C. 2886
- S. 1818 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell'autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del Ministero dell'interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale (Approvato dal Senato).(C. 2886)
- La seduta, sospesa alle 18,25, è ripresa alle 18,43
- Si riprende la discussione:
- S. 1818 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell'autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del Ministero dell'interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale (Approvato dal Senato).(C. 2886)
- Ripresa dichiarazioni di voto finale - A.C. 2886
- Presidente FONTANA Lorenzo
- Deputato GIRELLI Gian Antonio (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato GRIMALDI Marco (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputato PELLEGRINI Marco (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputata SERRACCHIANI Debora (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputata ALIFANO Enrica (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato CIANI Paolo (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato CAROTENUTO Dario (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputata BAKKALI Ouidad (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato CASO Antonio (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato CURTI Augusto (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato CAFIERO DE RAHO Federico (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato DE LUCA Piero (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputata DI LAURO Carmen (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato PROVENZANO Giuseppe (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato DELL'OLIO Gianmauro (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato DE MARIA Andrea (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Ripresa dichiarazioni di voto finale - A.C. 2886
- S. 1818 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell'autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del Ministero dell'interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale (Approvato dal Senato).(C. 2886)
- La seduta, sospesa alle 21,25, è ripresa alle 21,50
- Missioni
- Modifica nella composizione della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su altri illeciti ambientali e agroalimentari
- Modifica nella composizione della Commissione parlamentare di inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori
- Si riprende la discussione:
- S. 1818 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell'autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del Ministero dell'interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale (Approvato dal Senato).(C. 2886)
- Ripresa dichiarazioni di voto finale - A.C. 2886
- Presidente FONTANA Lorenzo
- Deputata RICCIARDI Marianna (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputata DI BIASE Michela (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputata SPORTIELLO Gilda (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputata GUERRA Maria Cecilia (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputata CARMINA Ida (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputata EVI Eleonora (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato IARIA Antonino (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputata MANZI Irene (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato FERRARA Antonio (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputata FILIPPIN Rosanna (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato PERANTONI Mario (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputata FORATTINI Antonella (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputata VIGGIANO Francesca (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato RICCIARDI Riccardo (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Ripresa dichiarazioni di voto finale - A.C. 2886
- S. 1818 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell'autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del Ministero dell'interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale (Approvato dal Senato).(C. 2886)
- La seduta e' sospesa, riprenderà alle 00:20
- Si riprende la discussione:
- S. 1818 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell'autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del Ministero dell'interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale (Approvato dal Senato).(C. 2886)
- Ripresa dichiarazioni di voto finale - A.C. 2886
- Vice Presidente RAMPELLI Fabio
- Deputato FOSSI Emiliano (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato MORASSUT Roberto (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato STUMPO Nicola (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato LACARRA Marco (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato LOMUTI Arnaldo (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato GIANASSI Federico (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputata AURIEMMA Carmela (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputata GHIO Valentina (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputata PAVANELLI Emma (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato BERRUTO Mauro (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato GNASSI Andrea (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato GRAZIANO Stefano (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato ROSSI Andrea (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato QUARTINI Andrea (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputata IACONO Giovanna (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputata PRESTIPINO Patrizia (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Ripresa dichiarazioni di voto finale - A.C. 2886
- S. 1818 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell'autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del Ministero dell'interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale (Approvato dal Senato).(C. 2886)
- La seduta, sospesa alle 3,05, è ripresa alle 3,20.
- Si riprende la discussione:
- S. 1818 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell'autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del Ministero dell'interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale (Approvato dal Senato).(C. 2886)
- Ripresa dichiarazioni di voto finale - A.C. 2886
- Vice Presidente RAMPELLI Fabio
- Deputato LAI Silvio (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato SCERRA Filippo (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato LAUS Mauro Antonio Donato (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato SARRACINO Marco (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputata MALAVASI Ilenia (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputata SCARPA Rachele (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputata FERRARI Sara (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato MEROLA Virginio (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato PANDOLFO Alberto (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato PELUFFO Vinicio Giuseppe Guido (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputata ROMEO Nadia (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato STEFANAZZI Claudio Michele (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputata ROGGIANI Silvia (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato MANCINI Claudio (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputata QUARTAPELLE PROCOPIO Lia (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato VACCARI Stefano (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Ripresa dichiarazioni di voto finale - A.C. 2886
- S. 1818 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell'autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del Ministero dell'interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale (Approvato dal Senato).(C. 2886)
- La seduta, sospesa alle 6, è ripresa alle 6,15.
- Si riprende la discussione:
- S. 1818 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell'autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del Ministero dell'interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale (Approvato dal Senato).(C. 2886)
- Ripresa dichiarazioni di voto finale - A.C. 2886
- Deputato CASU Andrea (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato MAURI Matteo (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato SIMIANI Marco (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato TABACCI Bruno (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato FORNARO Federico (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputata BONAFE' Simona (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato RICCIARDI Toni (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputata BRAGA Chiara (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Ripresa dichiarazioni di voto finale - A.C. 2886
- S. 1818 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell'autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del Ministero dell'interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale (Approvato dal Senato).(C. 2886)
- La seduta, sospesa alle 7,35, è ripresa alle 11,35.
- Missioni
- Nella ricorrenza dell'ottantunesimo anniversario della Liberazione
- Vice Presidente RAMPELLI Fabio
- Deputato RICCIARDI Riccardo (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputata BRAGA Chiara (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputata CAVANDOLI Laura (LEGA - SALVINI PREMIER)
- Deputato ROTONDI Gianfranco (FRATELLI D'ITALIA)
- Deputato FRATOIANNI Nicola (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputato SQUERI Luca (FORZA ITALIA - BERLUSCONI PRESIDENTE - PPE)
- Deputato MAGI Riccardo (MISTO)
- Deputata PASTORELLA Giulia (AZIONE-POPOLARI EUROPEISTI RIFORMATORI-RENEW EUROPE)
- Deputata CARFAGNA Maria Rosaria (NOI MODERATI (NOI CON L'ITALIA, CORAGGIO ITALIA, UDC E ITALIA AL CENTRO)-MAIE-CENTRO POPOLARE)
- Si riprende la discussione:
- La seduta e' sospesa
- Missioni
- Sui lavori dell'Assemblea. Nuova articolazione dei lavori dell'Assemblea per la settimana 27-30 aprile 2026 e conseguente aggiornamento del programma. Organizzazione dei tempi di esame degli argomenti iscritti nel calendario, nonché per l'esame del Documento di finanza pubblica
- Proposta di trasferimento a Commissioni in sede legislativa di proposte di legge
- Interventi di fine seduta
- Vice Presidente RAMPELLI Fabio
- Deputata BOLDRINI Laura (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato BORRELLI Francesco Emilio (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputata RICCIARDI Marianna (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato GIGLIO VIGNA Alessandro (LEGA - SALVINI PREMIER)
- Deputato DE LUCA Piero (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Ordine del giorno della prossima seduta
PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito la deputata Segretaria a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
ANNARITA PATRIARCA, legge il processo verbale della seduta del 13 aprile 2026.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica e il Ministro della Giustizia.
Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.
PRESIDENTE. Passiamo alla prima interrogazione all'ordine del giorno Simiani ed altri n. 3-02627.
La deputata Evi ha facoltà di illustrare l'interrogazione, di cui è cofirmataria.
ELEONORA EVI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ministro, tra pochi giorni si apre a Santa Marta, in Colombia, la Conferenza internazionale sulla transizione oltre i combustibili fossili, un appuntamento globale cruciale promosso da Colombia e Paesi Bassi per costruire coalizioni concrete e tempistiche certe verso l'abbandono di carbone, gas e petrolio. La domanda è: l'Italia ci sarà? E con quale faccia? Perché, mentre il mondo si muove, questo Governo, invece, va nella direzione opposta: proroga il del carbone al 2038, blocca le rinnovabili, tra mille incertezze burocratiche, e continua a scommettere di fatto sulle fonti fossili, nonostante siano ormai strutturalmente non competitive; centrali a carbone che non si accenderebbero in tempo per nessuna emergenza, ma che pesano già oggi sulla credibilità internazionale del Paese e sulle bollette di imprese e famiglie.
Chiedo dunque al Ministro: l'Italia parteciperà alla Conferenza? E, se sì, cosa intende sostenere? Perché presentarsi a un consesso internazionale per abbandonare le fossili con in tasca la proroga del carbone non è solo imbarazzante, ma è anche scandaloso .
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha facoltà di rispondere.
GILBERTO PICHETTO FRATIN,. Grazie Presidente, un grazie agli interroganti. In merito al quesito posto dall'onorevole interrogante, l'Italia conferma la propria partecipazione alla Conferenza internazionale sulla transizione oltre i combustibili fossili, che si terrà a Santa Marta dal 26 al 29 aprile. La partecipazione del nostro Paese alla Conferenza si iscrive pienamente nel quadro dell'azione europea in materia di contrasto ai cambiamenti climatici. L'Italia sostiene un approccio realistico alla transizione che coniughi ambizione climatica, sostenibilità economica e sicurezza degli approvvigionamenti, nella consapevolezza che l'uscita dalle fonti fossili debba avvenire attraverso un percorso graduale, socialmente equo e tecnologicamente sostenibile, che tenga conto delle diverse condizioni di partenza dei territori e delle esigenze dei sistemi produttivi.
Mi preme evidenziare che a livello nazionale quel percorso credibile di decarbonizzazione citato dall'interrogante già esiste ed è pienamente in atto. Non comprendo come si possa sostenere la mancanza di interventi incisivi in favore delle rinnovabili, quando l'attuale azione di Governo è stata caratterizzata dal numero più elevato di potenza installata di rinnovabili mai registrato (negli ultimi 2 anni sono più 14,6 gigawatt), dal potenziamento degli strumenti di sostegno alle fonti rinnovabili (FER2, FERX - per il transitorio, in questo caso, e per il definitivo, che sta arrivando -, FERZ, CER), dallo sviluppo di nuova capacità di stoccaggio elettrico, dalla semplificazione delle procedure autorizzatorie, dalla promozione degli strumenti di contrattualizzazione a termine dell'energia rinnovabile e dalla risoluzione del tema della saturazione della rete, a cui nessun Governo ha cercato di porre rimedio.
La previsione di un'eventuale e, ad oggi, meramente ipotetica entrata in esercizio temporaneo di taluni impianti tradizionali di generazione risponde esclusivamente a esigenze di sicurezza del sistema, in un contesto geopolitico particolarmente complesso, significativamente incerto, sul modello peraltro di quanto già fatto nel 2022, allorché si rese necessario adottare programmi di massimizzazione del carbone, al fine di garantire risparmi di gas naturale. E sicuramente non è una scelta che smentisce o affievolisce il percorso di decarbonizzazione appena illustrato, che proseguirà con l'intento di rafforzare il sistema energetico da eventi esterni e di alleggerire il peso degli oneri sostenuti dagli italiani, come già dimostrato con il primo intervento del decreto Bollette.
PRESIDENTE. Il deputato Simiani ha facoltà di replicare.
MARCO SIMIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Lei ha parlato, Ministro, di un approccio realistico. L'unico approccio realistico che lei oggi propone, che ha proposto anche in questo Governo, è che, in un contesto in cui tutti puntano al sole e al vento, invece noi puntiamo alla nostalgia del carbone. Questo è il dato oggettivo, visto che voi nello scorso decreto avete puntato direttamente a mantenere fino al 2038 le centrali del carbone. Qui c'è un problema politico, Ministro, perché oggi questo Paese, invece di andare alla Conferenza di Santa Marta con una grande impostazione politica per la transizione ecologica, va con un altro disegno: quello del nucleare e quello direttamente del carbone.
E qui nasce una contraddizione in merito. Voi dovete chiarire se tutto quello che avete detto nel PNIEC nel 2024, dove c'era scritto che dovevate abbandonare il carbone, oggi viene riproposto. Sicché quel documento non vale più niente, non vale più niente, perché mette in discussione tutta la scelta politica fatta dall'Europa. Noi vogliamo le energie rinnovabili, noi vogliamo energie rinnovabili, sono quelle che ci fanno risparmiare risorse concrete e mettiamo più soldi nelle tasche delle famiglie.
Guardate, voi state portando questo Paese su un indirizzo totalmente diverso da quello che oggi è il mondo, da quello che vogliono le nuove generazioni, da quello che vogliono i cittadini e le cittadine di questo Paese. Voi dovete cambiare rotta, ecco perché noi vi invitiamo fortemente ad andare a Santa Marta con un indirizzo concreto in cui le rinnovabili siano il punto centrale del disegno, e che oggi anche il rapporto con l'Europa sia totalmente diverso, in cui si dia fortemente un indirizzo vero verso la transizione ecologica .
PRESIDENTE. Il deputato Zaratti ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02628 .
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, signor Presidente. Le cronache di queste ultime settimane, Ministro, hanno dato conto di sversamenti di liquame e della comparsa di dense chiazze di schiuma bianca lungo il corso del fiume Sacco, nella provincia di Frosinone. È un grave episodio che riporta alla mente il gravissimo livello di inquinamento che già in passato ha colpito la Valle del Sacco, i suoi cittadini, gli agricoltori e gli allevatori. Nel 2005 fu dichiarato lo stato di emergenza ambientale e poi, in seguito, fu dichiarato lo stato di SIN.
Questa è un'area molto interessante, molto importante, di circa 7.000 ettari, che doveva essere in qualche modo bonificata. Ad oggi non abbiamo notizie di interventi reali, soltanto lo 0,2 per cento di questi 7.000 ettari sono stati bonificati e soltanto il 9,8 per cento di questi ettari sono stati caratterizzati. Praticamente ancora non è stato fatto nulla. Vorremmo sapere cosa intenda fare il Ministero.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha facoltà di rispondere.
GILBERTO PICHETTO FRATIN,. Grazie, Presidente. In merito al quesito posto dagli onorevoli interroganti, si rappresenta che il MASE svolge in maniera costante l'attività di supporto tecnico e amministrativo per l'attuazione dell'accordo di programma citato dall'interrogante, monitorando costantemente lo stato di avanzamento degli interventi e valutando, altresì, la possibilità di convocare il comitato di indirizzo e controllo sulla base dei presupposti previsti dall'accordo stesso. Gli interventi previsti dall'accordo di programma risultano tutti attivati, con livelli di avanzamento differenziati.
In numerosi casi si registrano avanzamenti significativi delle attività operative, seppure in un contesto molto complesso: su 16 procedure, una risulta completata, mentre per altre 4 è prevista la conclusione nel corrente anno. Le dilatazioni temporali riscontrate sono state dettate dalla complessità del contesto, già puntualmente evidenziata nei sistemi di monitoraggio ufficiali.
Il sito di interesse nazionale - SIN - interessa un'area di 7.200 ettari, distribuita su 19 comuni. Oltre alle difficoltà nell'individuazione dei soggetti responsabili, si sono registrati diversi contenziosi amministrativi e giudiziari, ostacoli all'accesso alle aree, specie se di proprietà privata, e complessità intrinseca degli interventi sul sito industriale e su aree vaste contaminate.
In considerazione degli obblighi di trasparenza e considerata la difficoltà di sintetizzare, nel tempo a disposizione, i dati relativi alle procedure di bonifica in questione, si rappresenta che sarà cura del Ministero fornire indicazioni più precise al riguardo, in particolare la scheda di rilevazione dello stato d'attuazione, con sintesi dello stato di esecuzione degli interventi di bonifica e dello stato di avanzamento finanziario nel corso del 2025, che è stato trasmesso il 10 aprile scorso dalla regione Lazio e che prossimamente sarà pubblicato anche sul sito istituzionale del MASE.
PRESIDENTE. Il deputato Zaratti ha facoltà di replicare.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, Presidente. Signor Ministro, la sua risposta ci lascia totalmente insoddisfatti, di fronte alla situazione drammatica di quel territorio: aumento dei casi di tumori tra i cittadini, questioni che riguardano la salute, l'inquinamento e l'impossibilità di produrre dal punto di vista agricolo, perché le attività agricole sono interdette, una situazione molto complessa per la presenza di industria bellica, oltre allo scarico di veleni industriali, come è stato dimostrato, scarichi abusivi, rifiuti tombati, incendi di capannoni. Rispetto a tutto questo quadro, lei si limita a dirci che non si poteva fare di più. Sono 21 anni che i cittadini di quelle comunità aspettano un intervento dello Stato che permetta loro di tutelare la salute e di riprendere le attività agricole che, in quel territorio, erano assai fiorenti. Rispetto a questo, lei ci viene a dire che non c'è stato accesso ai fondi e tutte - me lo lasci dire, signor Ministro - le scuse che ancora una volta ha accampato.
In questo quadro, non solo un quadro drammatico, si vuole anche autorizzare il progetto dell'impianto dell'ex Winchester di Anagni: un'industria bellica che vuole ampliare a dismisura le proprie attività. Lei sa bene - quanto me - quanto questo tipo di industria sia altamente inquinante per il territorio. Peraltro, sono scelte che - mi lasci dire - sono abbastanza incompatibili non solo con la tutela dell'ambiente, ma per il futuro del nostro Paese. Puntate nuovamente sull'industria bellica, anche in zone di crisi ambientale; industria bellica che rappresenta il prodromo agli interventi militari e alle guerre che ci sono in questo momento.
Scelte sbagliate, ancora una volta: scelte contro l'interesse dei cittadini e delle comunità locali, scelte contro…
PRESIDENTE. Concluda.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). …l'interesse nazionale. Noi vogliamo concreti impegni, signor Ministro: vogliamo un cronoprogramma vero, risorse vere. Vogliamo che lei ripulisca immediatamente il Comitato di indirizzo e controllo insieme agli enti locali, per affrontare un'emergenza che si protrae da tempo, ma che affrontate come se fosse ordinaria amministrazione .
PRESIDENTE. Il deputato Faraone ha facoltà di illustrare l'interrogazione Boschi ed altri n. 3-02629 di cui è cofirmatario.
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Non so, Ministro, se lei sappia che è stimato un costo aggiuntivo per le imprese di 10 miliardi di euro nel nostro Paese per il 2026, a seguito della crisi in Medio Oriente e del conflitto scatenato da Trump e Netanyahu. Non so se sappia della crisi che stanno vivendo le famiglie: il prezzo del carburante, il costo del carrello della spesa. Non so se sappia quanto questo stia pesando sull'economia del nostro Paese, perché non vediamo un Governo minimamente reattivo su questi temi. Per questa ragione, le chiediamo che cosa state mettendo in atto per fronteggiare questa crisi.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha facoltà di rispondere.
GILBERTO PICHETTO FRATIN,. Grazie, Presidente. Un grazie agli interroganti. In relazione al quesito posto dagli onorevoli interroganti, ribadisco che il costo dell'energia per le famiglie e le imprese è al centro dell'attenzione del Governo, che sta monitorando costantemente anche gli effetti degli eventi internazionali in corso, in coordinamento con l'Unione europea e con gli altri Stati membri.
Al netto di alcune misure temporanee e delle disposizioni volte a garantire la trasparenza e la concorrenzialità nei mercati, che comunque indirettamente incidono sui costi energetici, già nell'ultimo decreto Bollette sono contenute misure di carattere strutturale volte a ridurre il peso delle bollette elettriche per famiglie e imprese. Si pensi alle disposizioni per promuovere il disaccoppiamento di fatto dei costi di approvvigionamento di energia elettrica dal mercato , attraverso lo sviluppo di contratti a lungo termine di energia da fonti rinnovabili, o le misure volte a sterilizzare l'impatto sui prezzi dell'energia di alcuni oneri sostenuti dalla produzione termoelettrica.
Inoltre, occorre continuare a implementare le misure di sostegno agli investimenti per lo sviluppo di nuove capacità da fonti rinnovabili e per l'incremento dei contratti di approvvigionamento a lungo termine, che possono contribuire in modo significativo a sostenere il processo di decarbonizzazione dei consumi energetici dell'industria, anche attraverso l'autoproduzione.
Nel settore del gas, oltre a proseguire con la strategia già avanzata da tempo per diversificare le fonti di approvvigionamento, sono state introdotte disposizioni per ridurre l'attuale differenziale di prezzo tra PSV e TTF e per rilanciare la misura del in modo da favorire l'accesso delle imprese gasivore a prezzi calmierati di approvvigionamento energetico.
Infine, sulla base dell'evoluzione del contesto internazionale, il Governo si riserva di valutare ulteriori interventi, anche, ove opportuno, in raccordo con iniziative assunte a livello europeo, sia per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti, sia per ridurre l'esposizione alla volatilità dei mercati.
PRESIDENTE. Il deputato Faraone, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). Ministro, la sua risposta mi conferma che non state governando, ma state acchiappando farfalle, e lo fate in un periodo drammatico per il nostro Paese. Siete riusciti in un concentrato di errori. In politica internazionale avete scelto come riferimenti e guru i della destra mondiale, Netanyahu e Trump, che hanno scatenato il conflitto che ora gli italiani stanno pagando. In politica economica, abbiamo un rapporto deficit-PIL del 3,1 per cento, e quindi altro che uscita dalle procedure di infrazione; abbiamo una pressione fiscale del 43 per cento, e avevate promesso il 40; abbiamo gli stipendi più bassi d'Europa. Abbiamo una situazione devastante.
In ambito energetico, quindi, quando si scatena una crisi, nel nostro Paese si sente ancora di più che altrove. Tutte le volte che queste crisi si ripetono - perché in ambito internazionale, purtroppo, ormai si verificano in maniera seriale - noi subiamo sempre il grosso perché non siete riusciti a mettere in piedi una politica energetica all'altezza, che ci dia un sovranismo energetico.
Siete andati in quel posto perché dovevate rappresentare il sovranismo in ambito mondiale e non siete riusciti a garantirci uno straccio di autonomia che ci consenta di fronteggiare questa crisi. Passerete alla storia soltanto per una questione, perché su tutto il resto avete fallito, pur avendo avuto una maggioranza amplissima e pur essendo al Governo da quattro anni: passerete alla storia per aver nominato una presidente di Terna, che è quella che si occupa dell'energia del nostro Paese, che chiede una buonuscita di 7 milioni di euro, mentre le famiglie italiane non sanno…
PRESIDENTE. Concluda.
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). …come arrivare a fine mese; voi non solo non la cacciate, ma la premiate e la nominate presidente dell'ENI .
PRESIDENTE. Il deputato Maerna ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bignami ed altri n. 3-02630 di cui è cofirmatario.
NOVO UMBERTO MAERNA(FDI). Grazie, Presidente. Buongiorno, signor Ministro. Nel corso della legislatura, il Governo ha adottato numerose iniziative per rafforzare il sistema energetico nazionale con l'obiettivo di garantire maggiore sostenibilità e sicurezza, anche alla luce delle trasformazioni in atto e del contesto geopolitico e mondiale. Tra queste misure c'è la semplificazione delle procedure, nonché l'incentivazione economica e fiscale per sostenere gli investimenti. Tali politiche adottate hanno portato a una messa a disposizione di energia da fonti rinnovabili maggiore di quella che era in precedenza e, in particolare, il fotovoltaico, l'eolico e l'incremento dell'energia da fonte idroelettrica.
A fronte di tutto questo e anche a fronte delle crisi geopolitiche in atto, chiedo a lei, signor Ministro, quale sia stato il livello di produzione di energia raggiunto grazie al adottato nel 2025 e, alla luce dei risultati conseguiti, se e quali ulteriori iniziative di competenza intenda adottare per potenziare e rendere ancora più efficiente il delle fonti di energia nazionale, al fine di garantire la sicurezza e la continuità dell'approvvigionamento energetico necessari alle imprese e ai cittadini .
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha facoltà di rispondere.
GILBERTO PICHETTO FRATIN,. Grazie, Presidente, e un grazie agli interroganti. In relazione al quesito posto dagli onorevoli interroganti, il dato del energetico del 2025 restituisce la fotografia di un sistema più decarbonizzato e con minore incidenza del fossile. Nel 2025 le fonti rinnovabili hanno coperto il 41 per cento della domanda, con il record annuale di produzione fotovoltaica pari a oltre il 25 per cento in più rispetto all'anno precedente, grazie all'entrata in esercizio di nuova capacità da rinnovabile per oltre 7 gigawatt, in crescita negli ultimi tre anni a discapito di chi ha paventato una presunta ostilità verso le rinnovabili.
Anche per il 2025 la generazione termoelettrica ha coperto il 44 per cento del fabbisogno, mentre le importazioni di energia elettrica, attraverso le interconnessioni con l'estero, hanno coperto circa il 15 per cento dello stesso. Ulteriore dato in rilievo è il crescente ruolo dei sistemi di accumulo elettrico necessari per le fonti non programmabili, con una capacità complessiva di oltre 17 gigawattora.
L'obiettivo prioritario resta quello, in linea con quanto previsto nel Piano nazionale integrato per l'energia e il clima, di promuovere la crescita, nel di generazione, della capacità di generazione delle rinnovabili, riducendo sempre più il peso dei fossili, che consentirà sia di ridurre i costi per i consumatori sia di raggiungere una maggiore indipendenza energetica, anche attraverso meccanismi volti a disaccoppiare il prezzo dell'energia elettrica da quello del gas.
Sul fronte delle rinnovabili, il quadro normativo ormai è delineato e consente alle regioni di procedere con spirito collaborativo sia all'individuazione delle aree idonee sia a sbloccare le autorizzazioni, che ormai, soprattutto in alcune aree come la Sardegna, risultano bloccate da troppo tempo.
Inoltre, stiamo lavorando per garantire l'incremento della produzione di biometano al fine di raggiungere gli obiettivi del PNIEC al 2030 e la valorizzazione della risorsa geotermica nel energetico, senza dimenticare l'inserimento, nel energetico nazionale, del nucleare sostenibile, che riguarderà il prossimo decennio, la cui legge delega è al vostro esame e che auspico possa essere approvata dal Parlamento entro l'estate. In ogni caso, considerato il contesto internazionale, il Governo valuterà tutte le opzioni di intervento per tutelare il potere d'acquisto delle famiglie e la competitività delle imprese .
PRESIDENTE. Il deputato Lampis, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
GIANNI LAMPIS(FDI). Grazie, Presidente. Signor Ministro, Fratelli d'Italia si dichiara ampiamente soddisfatta della sua risposta, che conferma qual è stato il grande e pregevole lavoro che lei e il Governo di Giorgia Meloni, sin dal suo insediamento, avete svolto. È un lavoro importante, che ha visto nel Piano nazionale integrato per l'energia e il clima il concretizzarsi della visione che noi abbiamo voluto presentare in sede comunitaria. È un Piano che noi abbiamo trovato chiuso in un cassetto da chi ha precedentemente governato l'Italia. Vengono qui a fare i paladini dell'energia rinnovabile e poi, come giustamente dice lei, declinano sul territorio e sulle amministrazioni regionali una opposizione sterile solo per andare contro il Governo della Nazione.
Il buon lavoro che invece lei ha svolto, che il Governo Meloni ha svolto, si inserisce all'interno di una situazione internazionale molto complicata. Noi abbiamo messo in sicurezza, dal punto di vista sociale ed economico, la nostra Nazione, con tutte le attività che in questi anni sono state svolte. Il DL Bollette è anch'esso uno strumento di sostegno di imprese e famiglie in un momento di grave crisi internazionale, come prima veniva ricordato.
Noi non siamo a prescindere contro le energie rinnovabili. L'ha detto lei, signor Ministro, ma lo confermano i fatti. Lo dicevo prima: PD, 5 Stelle, AVS e le sinistre parlamentari vengono qui, vanno nei convegni a dire che dobbiamo riempire le zone agricole di pannelli fotovoltaici e poi nelle regioni, invece, bloccano tutto . Approvano leggi incostituzionali solo per non prendere decisioni e magari ci sono leggi di iniziativa popolare, con oltre 200.000 firme, che potrebbero sicuramente rappresentare una soluzione per territori come la Sardegna.
Grazie, Ministro, per la sua risposta. Siamo grati che le nostre opposizioni restino opposizioni per molto tempo, perché se l'energia fosse coerenza loro ci avrebbero messo al buio da tempo .
PRESIDENTE. La deputata Montemagni ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02631 . Ci spiega meglio questo calabrone dalle zampe gialle l'onorevole Elisa Montemagni.
ELISA MONTEMAGNI(LEGA). Grazie Presidente e grazie Ministro. Il calabrone asiatico, detto anche vespa velutina, è una specie esotica invasiva. È originaria dell'Asia sudorientale, è comparsa in Europa nel 2004 e poi in Italia si è presentata nel 2012. Un allarme particolarmente importante l'abbiamo nelle province di Lucca e Massa-Carrara dove, nonostante le azioni messe in campo dalla regione Toscana, i tentativi che sono stati messi in campo, il problema continua a persistere.
La vespa velutina è un predatore naturale delle api mellifere e questo significa che mette a rischio anche la biodiversità, la flora, i boschi e la macchia mediterranea. Quindi, abbiamo la necessità di sapere quali iniziative intenda adottare il Ministro per andare ad arginare l'espansione della vespa velutina in Italia.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha facoltà di rispondere.
GILBERTO PICHETTO FRATIN,. Grazie Presidente e un grazie agli interroganti. In relazione al quesito posto dagli onorevoli interroganti sulla vespa velutina, in conformità alle disposizioni vigenti relative alle misure di gestione per le specie esotiche invasive ampiamente diffuse nel territorio nazionale, nel settembre 2022 il Ministero ha adottato il Piano nazionale di gestione delle specie in questione, con la definizione degli obiettivi gestionali, sia nazionali che regionali, nonché di tutte le tecniche di monitoraggio e di contenimento sperimentali rivelatesi efficaci.
Le amministrazioni regionali risultano responsabili dell'attuazione delle misure di monitoraggio e gestione, mentre ISPRA è individuato come ente di supporto tecnico-scientifico. Le misure indicate nel Piano di gestione vengono perseguite da regioni, province autonome e aree protette nazionali con le risorse disponibili a legislazione vigente o tramite la contribuzione di soggetti privati. Dell'applicazione delle misure e dei risultati conseguiti è costantemente informato il Ministero. Nel 2021 era stato istituito il Fondo per il controllo delle specie esotiche invasive, con uno stanziamento di 5 milioni per il triennio 2022-2024. La regione Toscana ha beneficiato di 1.140.000 euro nelle tre annualità. In coerenza con i principi di priorità e tempestività degli interventi, una parte è stata indirizzata ad azioni di contenimento della vespa velutina, visto che quest'area risulta cruciale per bloccare l'espansione verso Sud e verso Est e per tutelare - questa è la parte rilevante - il settore apistico. La norma prevede che il Piano di gestione venga aggiornato ogni 6 anni.
Anche a seguito di un incontro organizzato a febbraio scorso dalla regione Toscana alla presenza di un rappresentante del Ministero, si conferma la disponibilità del Ministero e di ISPRA a fornire un supporto tecnico-scientifico alle amministrazioni regionali e all'aggiornamento del Piano con le tecniche sviluppate nell'ambito delle esperienze maturate. A tal proposito si evidenzia che è tuttora in corso, da parte di CREA, che è il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria, la sperimentazione di una tecnica di controllo innovativa, denominata Metodo-Z, che prevede l'utilizzo di biocidi. Solo al termine della fase sperimentale sarà possibile valutare l'opportunità di un suo utilizzo più diffuso.
PRESIDENTE. Onorevole Montemagni, come vede non volava una mosca.
L'onorevole Montemagni ha facoltà di replicare.
ELISA MONTEMAGNI(LEGA). Grazie, Presidente. Grazie al Ministro perché è bene tenere attenzionato questo problema, perché è un problema che, come si diceva, colpisce la biodiversità perché, attaccando le api - le api sono utili per l'impollinazione - il danno dal punto di vista ambientale c'è, esiste e, purtroppo, permane. È anche un danno alle nostre aziende, non solo quelle legate all'agricoltura, che risentono dei danni maggiori, ma poi, da adulte, queste vespe velutine si nutrono comunque di sostanze piene di zuccheri, e, quindi, attaccano frutteti e vigneti.
Il problema è molto ampio e deve essere arginato. Apprendiamo che i fondi sono stati stanziati; apprendiamo che, per fortuna, c'è un monitoraggio costante e che ci sono anche delle ricerche in corso che sono volte a risolvere un problema che comincia ad essere pressante proprio sul territorio toscano, soprattutto nelle province di Lucca e Massa-Carrara, come si diceva prima, perché è un tema rilevante per le aziende e per le imprese, ma anche proprio per l'ambiente. Noi siamo ricchi di biodiversità nelle nostre zone, nei nostri territori.
Una biodiversità che deve essere assolutamente conservata e preservata, e, per farlo, abbiamo bisogno, come si diceva, anche della ricerca e delle nuove tecnologie proprio per cercare di arrivare a una soluzione di un problema che ormai insiste sul nostro territorio da troppo tempo, da molto tempo, e, purtroppo, le conseguenze sono ancora all'ordine del giorno. Quindi, la ringrazio, Ministro, siamo soddisfatti della risposta .
PRESIDENTE. L'onorevole Colucci ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lupi ed altri n. 3-02632 di cui è cofirmatario.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Ministro, l'Unione europea sostiene l'eolico per raggiungere la neutralità climatica e la sicurezza energetica. Il piano europeo prevede un aumento esponenziale di questi impianti, anche sfruttando le tecnologie galleggianti per acque profonde. Nel energetico, importante per emanciparsi dai fossili, l'eolico può contribuire, in modo molto importante, all'indipendenza energetica dell'Italia. Lo sviluppo di questi impianti è rallentato dalla burocrazia, pur essendo stati fissati obiettivi importanti nel Piano nazionale integrato per l'energia e il clima.
Il MASE e il Ministero dell'Agricoltura hanno promosso decreti per incentivare questi tipi di impianti e per definire tempistiche di realizzazione, ma la sensazione è che il contesto renda difficile conseguire questi obiettivi necessari. Ministro, il gruppo di Noi Moderati le chiede di aggiornarci sull'impegno del Governo per lo sviluppo dell'eolico , che noi reputiamo assolutamente fondamentale.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha facoltà di rispondere.
GILBERTO PICHETTO FRATIN,. Grazie, Presidente. Un grazie agli interroganti. In relazione al quesito posto dagli onorevoli interroganti, come è a conoscenza, il decreto FER2 prevede meccanismi di supporto per l'esercizio di impianti a fonti rinnovabili lontani dalla competitività di mercato o con costi operativi elevati; mediante, quindi, la partecipazione a procedure di aste e registro e la stipula di contratti di differenza a due vie a valere sull'energia elettrica prodotta e immessa in rete dai predetti impianti.
Segnatamente, per la tecnologia dell'eolico il decreto FER2 prevede lo svolgimento di aste competitive con l'obiettivo di allocare un contingente massimo di 3,8 gigawatt. Sono, a tal fine, ammissibili i progetti relativi a impianti eolici galleggianti o impianti eolici su fondazioni fisse, questi ultimi con distanza minima dalla costa pari a 12 miglia nautiche. Al momento, sono state bandite due aste FER2: una, nel 2024, per gli impianti a biogas e biomasse e una, nel 2025, per i medesimi impianti, nonché per il fotovoltaico su acque interne.
In merito alla tecnologia eolica , il Ministero sta procedendo a una rivisitazione del decreto FER2 che sia in grado di coniugare le esigenze degli operatori di settore con il perseguimento degli obiettivi di decarbonizzazione, garantendo, al contempo, una razionale programmazione degli interventi e della spesa per la collettività. In una prima fase sono stati raccolti i contributi dei principali operatori e delle associazioni di categoria utili a predisporre una bozza di modifica del decreto specifica per l'eolico , che verrà sottoposta alla valutazione di un tavolo di settore alla prossima convocazione, quindi molto a breve.
Una volta ridefinito il quadro regolatorio, le tempistiche del processo per giungere alle aste saranno coerenti con l'approvazione del decreto revisionato in sede comunitaria. L'interrogante sa bene che abbiamo il doppio fronte tenuto unito da un unico criterio, ma c'è una differenza tra l' qualificato e l' galleggiante, e su questo si è al lavoro proprio per lo sdoppiamento.
PRESIDENTE. Il deputato Alessandro Colucci ha facoltà di replicare.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Ministro, siamo soddisfatti della sua risposta, perché dimostra l'attenzione del Governo su questa tematica che, in questa fase molto critica per il mondo, è sicuramente importante. Siamo infatti siamo travolti da una crisi geopolitica che è costellata da conflitti che colpiscono in particolar modo, oltreché le popolazioni ovviamente - la cui cosa ci addolora -, anche l'aspetto energetico, che oramai è diventato uno degli elementi più preoccupanti, in particolare per un Paese come il nostro che dipende dagli altri Paesi.
Riconosciamo il grande sforzo del Governo e della Presidente Meloni nel mettere in sicurezza il Paese da un punto di vista energetico, ma sappiamo anche che è necessario procedere speditamente con tutto il lavoro sul tema delle rinnovabili e sul energetico, fatto inevitabilmente da idroelettrico, geotermico, bioliquidi, biomasse, solare - noi crediamo che l'agrivoltaico, nel solare, sia la soluzione migliore -, l'idrogeno verde, il nucleare, l'eolico che, dal nostro punto di vista, è strategico in questo contesto, anche perché, rispetto all' è sicuramente molto meno impattante da un punto di vista paesaggistico ed è l'unica rinnovabile, l' che si basa sull'esproprio dei terreni, e quindi farlo sicuramente crea meno disagi e preoccupazioni per le popolazioni.
Crediamo che sul tema del energetico e delle rinnovabili il Paese abbia tutte le caratteristiche per sviluppare queste tecnologie, ma anche le competenze tecniche ed imprenditoriali. Allora esortiamo il Governo, ma lo vediamo molto concentrato, sul proseguire speditamente in questa direzione. Noi faremo la nostra parte, anche con l'Intergruppo per lo sviluppo sostenibile che è stato da me creato all'inizio di questa legislatura e che, devo dire, ha dato il suo contributo a sostegno e supporto di un Governo che è sensibile e che ci può rendere non solo indipendenti, ma anche fornitori di energia. Questa credo sia la vera ambizione che il Paese deve avere.
PRESIDENTE. Il deputato Pittalis ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02633 .
PIETRO PITTALIS(FI-PPE). Grazie, Presidente. Come noto, la Corte costituzionale, con la sentenza n. 170 del 2023, ha ricondotto la messaggistica digitale alla nozione di corrispondenza, tutelata dall'articolo 15 della Costituzione. Ciononostante, in difetto di una puntuale disciplina organica del sequestro digitale, la linea prevalente della giurisprudenza di legittimità resta ancorata alla conservazione del modello tradizionale.
I dati contenuti nei dispositivi informatici, pur qualificati come corrispondenza e non più come documento, continuano ad essere acquisiti dal pubblico ministero senza preventiva autorizzazione del giudice.
Le chiedo, Ministro, se il Governo non ritenga di contenere i tempi di definizione dello schema di decreto legislativo prima dei 6 mesi previsti dalla legge n. 36 del 2026, proprio alla luce dell'incidenza del tema sui diritti della persona di cui all'articolo 15 della nostra Carta costituzionale.
PRESIDENTE. Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha facoltà di rispondere.
CARLO NORDIO,. Grazie, Presidente. Collega, il problema della gestione dei dati personali contenuti nei telefonini e negli vorrei dire che va anche ben oltre e al di là di quelli che lei oggi ha prospettato, perché in questi aggeggi non sono contenute soltanto dichiarazioni, intercettazioni, conversazioni, ma vi sono intere vite. Vi sono cartelle cliniche, vi sono esami di grande delicatezza, vi sono dichiarazioni dei redditi.
E non vi sono soltanto le dichiarazioni provenienti dal possessore, ma anche quelle provenienti da terzi, da quarte e quinte persone che, attraverso il , come si dice, dell'“inoltra”, inoltrano al possessore del telefonino conversazioni o atti di terzi. La contraddizione che esiste oggi - e che è stata ben rilevata - è che, mentre per avere l'autorizzazione alle intercettazioni telefoniche e ambientali occorre l'autorizzazione del GIP, per ottenere invece il possesso di questi aggeggi - che contengono, ripeto, un'intera vita, non solo propria, ma anche degli altri - si può ricorrere anche esclusivamente al provvedimento del pubblico ministero. Tutto questo è in contraddizione con la norma che ha citato lei ed è in contraddizione con la razionalità.
Quello che posso dire è che in questo momento la materia, come sapete, è all'esame del Parlamento e che il Governo e, personalmente, il Ministero della Giustizia, seguono con enorme interesse questa situazione perché, nel rispetto dell'importanza delle indagini e anche dell'acquisizione di questi dati personali nella lotta contro la criminalità organizzata e contro il terrorismo, è intollerabile che l'articolo 15 della Costituzione, che tutela la segretezza e la libertà delle conversazioni, venga violato senza l'intervento di un organo giurisdizionale. Quindi il nostro indirizzo è quello di potenziare al massimo l'intervento dell'organo giurisdizionale quando si tratta di intervenire su questi dati sensibili.
PRESIDENTE. L'onorevole Pietro Pittalis ha facoltà di replicare.
PIETRO PITTALIS(FI-PPE). Grazie, Presidente. La ringrazio, signor Ministro, per la sua risposta. Come lei ricordava, l'evoluzione tecnologica rende i dispositivi informatici strumenti centrali nella vita privata e professionale dei cittadini, con conseguente incremento della sensibilità delle informazioni in essi contenute.
L'attuale disciplina processuale in materia di sequestro e acquisizione di dispositivi digitali affida in larga parte al pubblico ministero valutazioni che incidono sui diritti fondamentali, pur in un contesto nel quale il livello di inclusività delle misure risulta particolarmente elevato. La Corte di cassazione, intervenendo sul requisito della proporzionalità, ha affermato che “l'acquisizione massiva di dati, in assenza di adeguata motivazione, determina la nullità del provvedimento e della stessa copia forense”. Tuttavia il sistema risulta pur sempre “basato” - come ricordavo - “sulla centralità del provvedimento del PM, escludendo l'inutilizzabilità dei dati acquisiti in assenza di autorizzazione preventiva del giudice”. Non solo la Corte costituzionale, ma la stessa Corte di giustizia dell'Unione europea ha affermato la necessità di un controllo preventivo da parte di un giudice per l'accesso ai dati personali, in coerenza con gli standard europei di tutela dei diritti.
Le segnalo, signor Ministro, che all'esame della Camera giace un provvedimento approvato già in prima lettura dal Senato - pensi - nell'aprile del 2024, due anni or sono, un provvedimento di Forza Italia, che ha come primo firmatario il senatore Zanettin, dedicato a disciplinare in modo organico il sequestro digitale, prevedendo proprio l'intervento del GIP nella fase genetica e un sistema di selezione dei dati nel contraddittorio tra le parti, in linea, appunto, con i medesimi profili di criticità ravvisati dalla Corte di giustizia dell'Unione europea.
Sollecitiamo un suo autorevole intervento perché possa essere concluso in tempi rapidi, qui alla Camera, di questo provvedimento .
PRESIDENTE. Il presidente Rosato ha facoltà di illustrare la sua interrogazione Rosato ed altri n. 3-02634 .
ETTORE ROSATO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. L'interrogazione verte sul tema della mediazione per la gestione stragiudiziale dei conflitti. Ci sono numerosi ambiti che potrebbero consentire l'utilizzo di questo strumento.
Purtroppo, gli obiettivi che ci eravamo prefigurati come Paese, anche fissati nel PNRR, sembra che non vengano raggiunti - lo avevamo già denunciato in una interrogazione precedente, signor Ministro - e i fondi messi a disposizione per chi utilizza la mediazione sono stati utilizzati per lo 0,4 per cento. Siamo di fronte a uno strumento efficace non utilizzato.
Noi chiediamo, signor Ministro, se lei ritenga di poter fare un'iniziativa legislativa per ampliare le materie su cui la mediazione può essere utilizzata, per consentire di diminuire il carico giudiziario arretrato che abbiamo nei nostri tribunali e con quali mezzi lei ritiene di potenziare questo strumento.
PRESIDENTE. Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha facoltà di rispondere.
CARLO NORDIO,. Grazie, Presidente. Grazie, collega. Potrei rispondere subito con un “sì”: è nostra fermissima intenzione quella di potenziare questo strumento deflattivo.
Vorrei prima, però, premettere che gli obiettivi che sono stati proposti dal PNRR sono in grandissima parte già stati raggiunti. Vorrei proprio citare alcune cifre: i dati ufficiali al 31 dicembre 2025 mostrano che l'abbattimento dell'arretrato civile pendente al 31 dicembre 2022 si attestava su una riduzione dell'86 per cento presso i tribunali e dell'86,7 per cento presso le corti d'appello. Qui, naturalmente, il nostro ringraziamento va soprattutto alla magistratura, che si è attivata moltissimo in questo settore.
Per quanto riguarda, poi, il decreto-legge del 19 febbraio di quest'anno, sono state approvate nuove misure funzionali a conseguire il raggiungimento degli obiettivi del PNRR, anche sul fronte della giustizia. È stata anche data la possibilità a dei magistrati ultrasettantenni di lavorare fino a 75 anni, per aumentare la produttività e lo smaltimento.
Per tornare alla mediazione, vorrei dire che noi abbiamo costituito un Comitato tecnico-scientifico per il monitoraggio sull'efficienza della giustizia civile e di questa mediazione: i risultati oggi non ve li posso dire, ma siamo in fase molto avanzata. Quello che posso assicurare è che io condivido pienamente il concetto che la mediazione e tutte le procedure conciliative devono essere potenziate per ridurre ancora di più la lunghezza dei procedimenti, soprattutto civili in Italia che, come sapete, costano al nostro PIL circa il 2 per cento e costituiscono anche una delle maggiori ragioni di riluttanza da parte degli investitori, soprattutto stranieri, ad investire.
Concludo. Per quanto riguarda la mediazione, noi siamo disponibilissimi a ricevere qualsiasi tipo di contributo. Siamo già molto avanti con questo Comitato tecnico che abbiamo istituito e siamo speranzosi che, nell'ambito di questa legislatura, sarà approvato un ulteriore provvedimento, proprio per potenziare questa forma deflattiva di contenzioso.
PRESIDENTE. L'onorevole Rosato ha facoltà di replicare.
ETTORE ROSATO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Grazie, signor Ministro. Non mi metto qui a dire i dati. Purtroppo l'ultimo della Commissione e del Consiglio d'Europa non ci dice che siamo così bravi, siamo quasi all'ultimo posto della graduatoria nell'Unione europea, ma io prendo di buono quello che lei ci ha detto qui, cioè siete disponibili a lavorare, lei è interessato, mi fa molto piacere.
Le dico che abbiamo presentato anche degli emendamenti negli ultimi provvedimenti: non siamo mai riusciti a trasformare questi emendamenti in fatti concreti, ma neanche nel dire “questo sì, questo no”. Abbiamo bisogno di vedere che questo è possibile, ma di vederlo in un provvedimento, perché ci sono materie - potrei citare gli appalti di lavori e di servizi, potrei citare il contenzioso generato dagli incidenti che vanno coperti con le assicurazioni, anche gli aspetti patrimoniali delle separazioni - che con la mediazione potrebbero veramente trovare uno sbocco per incentivare il decongestionamento dei nostri tribunali.
Quindi, signor Ministro, io prendo per buone - naturalmente, ci mancherebbe altro - le sue dichiarazioni e ci attendiamo, al di là dei gruppi di lavoro e dei tavoli tecnici - che, mi consenta, con un po' di esperienza, sono un modo per non fare niente, perché di solito hanno un inizio e mai una fine -, che ci si concentri sulla definizione di alcune cose, si arrivi in questo Parlamento con un provvedimento che metta in moto un meccanismo per cui arriviamo all'approvazione rapida di una legge, che troverebbe tutti d'accordo, perché non ci sono ostacoli. È un provvedimento che ha sempre trovato consenso in questo Parlamento, non vi sono opposizioni in questo Parlamento.
Credo che sia necessario che si trovi la volontà del Ministro, che si concretizzi in un atto legislativo
PRESIDENTE. La deputata Valentina D'Orso ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02635 .
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente. “La corruzione distrugge risorse, vanifica l'impegno, minaccia la sicurezza, talvolta uccide le persone. E, intanto, corrode lentamente le fondamenta stesse della convivenza civile”: faccio mie queste parole del presidente dell'Autorità anticorruzione. La corruzione non può essere minimizzata parlando di “modestissime mazzette”, come ha fatto lei, Ministro, o lasciando al suo posto chi viene rinviato a giudizio per corruzione, come l'assessore siciliana Amata. Mentre il Governo Meloni arretra nella lotta alla corruzione, per fortuna in Europa l'attenzione è alta.
In Europa sanno bene quanto sia importante contrastare la corruzione e, prima ancora, contrastare tutte le condotte in cui l'interesse privato schiaccia il bene pubblico e in cui le funzioni pubbliche vengono piegate ad un interesse privato, come accade con l'abuso d'ufficio. La nuova direttiva anticorruzione impone all'Italia di reintrodurre il reato di abuso d'ufficio.
Quindi, Ministro, le chiedo: avete intenzione di introdurre il reato di abuso d'ufficio o volete esporre l'Italia alla procedura di infrazione e alle conseguenti sanzioni ?
PRESIDENTE. Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha facoltà di rispondere.
CARLO NORDIO,. Grazie. Ancora una volta, in premessa, vorrei dire che quando si parla e si è parlato di “modeste mazzette” e, ancora una volta, si è attribuito a questo Ministro un linguaggio cosiddetto di strada, vorrei ricordare che il concetto di tenuità o di modestia è inserito nel nostro ordinamento giuridico. Si parla di tenuità del fatto addirittura per escludere la punibilità di un reato; si parla di modesta quantità nella detenzione di sostanze stupefacenti e nelle circostanze attenuanti vi sono le particolari esigenze di lievità, di tenuità del fatto. Quindi non è un sacrilegio usare questo aggettivo.
Detto ciò, la risposta signori, è nel codice penale: se si parla di tenuità o di modesta quantità persino della droga, non sarà una bestemmia…
PRESIDENTE. Facciamo rispondere.
CARLO NORDIO,. …parlare di modestia anche di cosiddette “mazzette” o del della corruzione. Detto questo, la risposta sull'introduzione del reato di abuso d'ufficio è nettamente negativa . Noi abbiamo dimostrato all'Europa, anche in base alla recente sentenza della Corte costituzionale, che voi sicuramente conoscete perfettamente, che sta nella discrezionalità degli Stati predisporre tutti i sistemi anti-corruzione, che sono quelli che stanno a cuore all'Europa, e in questo l'arsenale repressivo e preventivo dell'Italia è il più ricco di tutti.
Abbiamo addirittura dei reati che gli altri Stati non conoscono: penso, per esempio, alla concussione per induzione, che è difficilissima da spiegare agli stranieri perché non sanno neanche che cosa sia; abbiamo la corruzione propria e impropria, antecedente e susseguente; abbiamo la concussione per coazione e la concussione per induzione; abbiamo, come sapete, anche la turbativa d'asta. Abbiamo, insomma, ben 17 articoli che costituiscono l'arsenale normativo contro la corruzione del quale l'Europa si è detta soddisfatta.
L'articolo citato da voi non ha niente a che vedere, perché l'articolo 7 non tipicizza nessuna fattispecie incriminatrice, non individua condotte determinate, mentre, al contrario, il reato di abuso di ufficio, che è stato abrogato perché su mille ipotesi di reità ne arrivavano a condanna sì e no l'1 o il 2 per cento, è stato abrogato proprio perché mancava dalle caratteristiche della tipicità, del principio di legalità e anche del principio di tutela del bene protetto, perché il bene protetto, con l'arsenale normativo che noi abbiamo di ben 17 fattispecie di reato, è ampiamente tutelato. Ce lo ha riconosciuto anche l'Europa .
PRESIDENTE. Il deputato Cafiero De Raho, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
FEDERICO CAFIERO DE RAHO(M5S). Grazie, Presidente. Ministro, in verità, lei ci lascia sempre stupiti con le sue parole e, in questo caso, in particolare, affermando che addirittura non ci adegueremo alla direttiva. Sembra che vogliamo apertamente dire: noi della normativa europea veramente siamo totalmente stanchi, siamo stanchi di essere europei probabilmente
Ma, nel caso di specie, voi avete fatto qualcosa di molto grave nell'abolire l'abuso d'ufficio, perché quella era l'unica tutela che aveva il cittadino nei confronti del potere pubblico, nei confronti dell'arroganza del potere, cioè nei confronti della politica, dei pubblici ufficiali, di coloro che si trovano nelle pubbliche amministrazioni, di tutti coloro che esercitano il potere come un'arma a loro favore o a favore dei loro clienti, dei loro amici o dei loro parenti.
E quella era una norma fondamentale nei concorsi pubblici, nelle liste d'attesa, nelle concessioni, in tutto ciò in cui il cittadino può essere leso nei propri diritti e nelle proprie aspettative Avete fatto qualcosa che vi pone fra gli unici tre Paesi europei che non hanno l'abuso d'ufficio; gli altri 24 ce l'hanno. E anche nell'ambito della normativa che abbiamo, noi stiamo agli ultimi posti fra i Paesi europei occidentali, tanto è vero che proprio Transparency International ci pone quest'anno al 52° posto; eravamo al 42° nel 2020.
Ma, ancora una volta, noi siamo convinti che la vostra cultura garantista, in realtà, sia la cultura di casta Voi non approdate assolutamente a tutto ciò che è necessario per quanto riguarda il cittadino, e credo che i cittadini, con il voto del referendum, vi abbiano dimostrato che state seguendo una linea che non è la loro. Il cittadino vuole essere nel mondo della legalità; voi, invece, andate in un'altra direzione
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata. Sospendo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 16,15. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 94, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Comunico che, nella seduta del 22 aprile 2026, la II Commissione (Giustizia) ha proceduto all'elezione del deputato Tommaso Antonino Calderone a vicepresidente, in sostituzione del deputato Enrico Costa, dimissionario. Complimenti e auguri all'onorevole Calderone.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2886: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell'autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle Forze di Polizia e del Ministero dell'interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale.
Ricordo che nella seduta di ieri il Governo ha posto la questione di fiducia sull'approvazione, senza emendamenti, subemendamenti e articoli aggiuntivi, dell'articolo unico del disegno di legge in esame, nel testo approvato dal Senato.
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia dei rappresentanti dei gruppi e delle componenti politiche del gruppo Misto.
Ha chiesto di parlare il deputato Magi. Ne ha facoltà.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). La ringrazio, Presidente. Abbiamo vissuto gli ultimi due giorni di lavori parlamentari all'insegna della mancanza di rispetto nei confronti del Parlamento e delle opposizioni, e quindi del Paese tutto.
Abbiamo osservato il Governo, ancora una volta, piegare lo strumento della decretazione d'urgenza fino a renderlo uno strumento di comando e di annullamento pressoché totale del Parlamento e delle residue prerogative che è possibile utilizzare in quest'Aula. Questo, sia dal punto di vista della quantità, che della qualità. Si tratta del 127° decreto che questo Governo ha emanato. Si tratta della 115ª fiducia che questo Governo ha posto su questi decreti.
Sarebbe utile e interessante andare a fare un controllo, andare a vedere i risultati di tutta questa compulsiva attività di decretazione d'urgenza, andare a vedere effettivamente che cosa hanno prodotto nel Paese, in particolare i provvedimenti denominati in modo altisonante “decreti Sicurezza”: questo non è il primo. Hanno portato davvero maggiore sicurezza ai cittadini italiani? Hanno reso le città e le vite degli italiani più sicure? Assolutamente no. Sono dei monumenti alla propaganda securitaria, dei monumenti all'approccio che tende ad aumentare le pene, ad aumentare le sanzioni, anziché a fare prevenzione nei confronti dei reati.
Ma in questo caso, in questa occasione siete andati davvero oltre. E, a causa dell'incapacità del Governo di gestire i lavori e anche di valutare bene le norme che lo stesso Governo ha chiesto di introdurre, attraverso degli emendamenti, nella lettura al Senato, siete arrivati a proporre e, diciamo così, a inaugurare la decretazione d'urgenza per emendare la decretazione d'urgenza. Ed è uno strappo ulteriore, uno sfregio alla Costituzione ulteriore che voi proponete oggi al Parlamento di ratificare.
Certo, si potrà dire che oggi la fiducia la mettete su questo decreto, ma voi stessi sapete che in questo decreto c'è una norma - a nostro avviso più di una, ma una in particolare - che è incostituzionale in modo conclamato. C'è qui il Sottosegretario Molteni, che oggi, dalle pagine di un quotidiano, rivendicava quella norma; allo stesso tempo, diceva che la correggerete.
Ecco, la gravità di quello che state facendo non è solamente l'inaugurazione della decretazione d'urgenza per modificare la decretazione d'urgenza, ma è il fatto che voi neanche siete in grado di garantire che quel secondo decreto che produrrete - e le basi per l'urgenza di questo secondo decreto, o decretino emendativo, le state creando oggi stesso in quest'Aula, anziché seguire la via dell'emendamento parlamentare -, poi lo convertirete. E magari vi azzarderete anche a chiedere l'aiuto, a quel punto, alle opposizioni. Perché, nel momento in cui dite che lo cambierete, ne rivendicate in pieno il contenuto e il significato.
Ovviamente questa è una fiducia che, come tutte le altre e forse a maggior ragione ancora di più delle altre, noi non possiamo riconoscere a un Governo che si distingue - concludo, Presidente - non solo per l'inettitudine e per l'incapacità di introdurre strumenti che possano davvero garantire maggiore sicurezza ai cittadini, ma anche per essersi reso responsabile di un ulteriore sfregio sulla Costituzione, sulle prerogative e sulle garanzie per il Parlamento.
PRESIDENTE. Prima di andare avanti, salutiamo i giovanissimi studenti e i docenti dell'Istituto comprensivo “Negrar” di Valpolicella, in provincia di Verona, che assistono ai nostri lavori dalle tribune . Benvenuti alla Camera.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Semenzato, che peraltro è di quelle zone. Ne ha facoltà.
MARTINA SEMENZATO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Sì, io sono veneziana, lì vicino. Onorevoli colleghi, onorevoli colleghe, in tema di sicurezza il Paese ci chiede risposte tempestive ed efficaci. I cittadini devono poter vivere la propria quotidianità senza paura. Chi rientra a casa la sera deve sentirsi al sicuro, chi lavora sui mezzi pubblici deve poterlo fare senza essere esposto ad aggressioni, chi insegna merita rispetto e piena tutela e chi apre il negozio ogni mattina non può essere ostaggio dell'ansia di furti e danneggiamenti. Soprattutto nelle grandi città, reclamano una presenza maggiore dello Stato.
E a queste esigenze il Governo ha risposto con un decreto ampio, articolato e concreto, che ora siamo chiamati, come Parlamento, a convertire in legge.
La sicurezza è una materia che non consente esitazioni né rinvii, perché incide direttamente sulla qualità della vita dei cittadini, anche dei giovani cittadini che abbiamo oggi qui in visita. Pertanto, pur nella consapevolezza che ogni provvedimento può essere migliorato, oggi, come forza di maggioranza, scegliamo responsabilmente di votare la fiducia. Scegliamo la strada della fermezza senza ideologia.
Interveniamo con decisione sulla microcriminalità quotidiana, che avvelena la vita delle persone comuni, colpiamo senza sconti chi avvelena le nostre strade con lo spaccio, rendiamo obbligatoria la confisca dei veicoli e dei beni utilizzati per il traffico degli stupefacenti e chiariamo una volta per tutte che chi spaccia in modo continuativo e abituale non può più nascondersi dietro la scusa della lieve entità. Vogliamo proteggere soprattutto i più giovani dai mercanti della morte.
Investiamo risorse vere sulla sicurezza di tutti i giorni, confermiamo i fondi per l'installazione di sistemi di videosorveglianza nei comuni, incrementiamo il Fondo per la sicurezza urbana e riconosciamo incentivi concreti sia per le assunzioni di Polizia locale, sia per il giusto straordinario a chi lavora nel territorio.
Puniamo con durezza chi fugge dai controlli stradali mettendo a rischio l'incolumità pubblica, riserviamo spazi dedicati al trasporto valori e introduciamo misure interdittive che impediscono la reiterazione di condotte illecite nei luoghi di aggregazione collettiva.
Diamo, Presidente, un segnale forte di civiltà e di rispetto per chi ogni giorno garantisce i servizi essenziali del nostro straordinario Paese. Chi aggredisce insegnanti, dirigenti scolastici, personale ATA e operatori dei trasporti pubblici nell'esercizio delle proprie funzioni, andrà incontro a procedibilità d'ufficio e ad arresto obbligatorio in flagranza. Coloro che educano i nostri figli e assicurano la mobilità quotidiana dei cittadini meritano tutela, meritano rispetto.
Per fare ciò, prevediamo un grande potenziamento delle Forze dell'ordine, concorsi straordinari per titoli, riconoscimento professionale, scorrimento di graduatorie, nonché collocamento in disponibilità dei dirigenti della Polizia di Stato, con durata estesa e tutele rafforzate per le vittime di dovere, del terrorismo e della criminalità organizzata. È fondamentale valorizzare chi garantisce la nostra sicurezza quotidiana.
Per tutti questi motivi il provvedimento su cui oggi voteremo la fiducia merita il nostro sostegno convinto. Lo sosteniamo come leale forza di maggioranza ma, soprattutto, con il senso di responsabilità che deve guidare chi è chiamato a governare, mettendo al centro l'interesse generale del nostro Paese. Ciò detto, con spirito costruttivo segnaliamo un profilo migliorabile che, a nostro avviso, merita attenzione. Si tratta della disposizione in materia di rimpatrio volontario assistito, che prevede un compenso per il rappresentante legale collegato all'esito della procedura.
Occorre riflettere, Presidente, su questo meccanismo affinché sia sempre pienamente preservata la funzione propria dell'avvocato, una funzione di garanzia, autonoma e indipendente, al servizio dei diritti della persona. In tal senso, anche le osservazioni espresse dal Consiglio nazionale forense offrono spunti utili da tener presenti in successivi passaggi normativi migliorativi. A prescindere da questo aspetto migliorabile, il nostro giudizio complessivo sull'impianto del provvedimento è positivo: rafforza gli strumenti dello Stato, tutela i cittadini e gli operatori, affronta con decisione questioni che per troppo tempo sono rimaste irrisolte.
Il voto di fiducia che ci apprestiamo ad esprimere rappresenta un atto di responsabilità istituzionale di fronte ad un decreto-legge che interviene su esigenze urgenti e concrete del nostro Paese. Per queste ragioni, Presidente, a nome del gruppo di Noi Moderati esprimiamo voto favorevole alla questione di fiducia posta dal Governo su questo provvedimento. Siamo convinti che sicurezza e libertà non siano alternative ma dimensioni che devono procedere insieme, nel rispetto dei principi dello Stato di diritto e con l'equilibrio che deve sempre guidare l'azione legislativa.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Filiberto Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, signor Presidente. Signor rappresentante del Governo, colleghe e colleghi, la nostra Costituzione prevede il voto di fiducia, che è un atto fondamentale della democrazia parlamentare. Il voto di fiducia è diverso in modo fondamentale rispetto al voto favorevole e ad altre espressioni di consenso. Nella nostra Costituzione si prevede, appunto, il voto di fiducia, che è qualcosa di più di un assenso generico.
Perché il legislatore, i costituzionalisti, i padri della nostra Costituzione e le madri della nostra Costituzione hanno voluto introdurre questa parola così specifica: “fiducia”? C'è un elemento fondamentale che riguarda il fatto che chi governa deve godere non soltanto dell'assenso ma, appunto, della fiducia non soltanto del Parlamento ma della fiducia della maggioranza degli italiani.
È proprio questo il motivo per cui noi convintamente non vogliamo concedere la fiducia al Governo Meloni. Non vogliamo concedere la fiducia a questo Governo, questo Governo che la fiducia l'ha persa già abbondantemente nel Paese e questo non perché lo dicono i sondaggi e non perché lo dice Alleanza Verdi e Sinistra, ma perché gli italiani e le italiane, che si sono recati alle urne non più tardi di un mese fa, hanno detto chiaramente “no” alla riforma della giustizia ma, in quel momento, hanno detto anche “no” al Governo Meloni . Non avete più la fiducia del Paese e ne dovreste prendere atto con coraggio e con convinzione. La Presidente Meloni è venuta qui a dirci che ci mette la faccia. Ecco, ci mettesse la faccia e il coraggio per rassegnare le dimissioni di fronte a un Paese che non vuole più questa destra al Governo .
Guardate, questo provvedimento che noi stiamo discutendo qui, il cosiddetto decreto Sicurezza, non soltanto ha dato l'ennesima dimostrazione dell'incapacità e dell'inefficienza di una classe dirigente. Il giorno dopo le elezioni del 25 settembre 2022, la Meloni disse: siamo pronti a governare il Paese, abbiamo la capacità, abbiamo le competenze; siamo pronti. I fatti hanno dimostrato che non era così.
Non eravate affatto pronti, non avevate le capacità, non avevate la visione del Paese per affrontare un momento così complesso come quello che stiamo vivendo. Il decreto Sicurezza è l'ennesima dimostrazione di questa vostra incapacità. Siete riusciti a trascinare il decreto Sicurezza, al quale pure dite di tenere molto, per 52 giorni al Senato, litigando costantemente all'interno della maggioranza, non riuscendo ad affrontare e a risolvere i problemi tra di voi, così come dimostra, appunto, l'articolo 30, che è stato introdotto dall'onorevole Molteni qui presente, con un emendamento al testo base presentato a sua firma .
Una riformulazione: sbaglio? Cioè, lo ha detto lei, quindi forse mi sono… Non un emendamento, ha ragione, ma una riformulazione dell'emendamento e, quindi, si è fatto carico - diciamo così - del testo che è stato approvato. Un testo che a vostro stesso giudizio, caro Sottosegretario Molteni, è stato dichiarato in qualche modo di dubbia costituzionalità, tant'è che voi siete in procinto, a quanto dicono i vostri esponenti più autorevoli, di presentare un decreto correttivo sull'articolo 30 Siete voi stessi che dite che quell'articolo è incostituzionale . Allora, con quale coraggio venite a chiedere al Parlamento di mettere la faccia, ai deputati e alle deputate di mettere la faccia e di votare un decreto che contiene una norma chiaramente incostituzionale, così come voi l'avete definita?
Ma limitare il nostro giudizio negativo su questo decreto unicamente alla vicenda dell'articolo 30 sarebbe limitativo. Io credo che sia opportuno che le cittadine e i cittadini italiani sappiano e siano coscienti che questo documento, questo provvedimento che voi mettete in campo, è un documento sbagliato per tante e importanti ragioni.
Intanto il quadro generale. È il quarto decreto Sicurezza che voi avete fatto dall'inizio della legislatura. Uno l'anno e le condizioni della sicurezza del nostro Paese in questi quattro anni non sono migliorate, sono peggiorate, perché sono le scelte di fondo che voi state facendo in termini di sicurezza che sono sbagliate. Pensate che aumentare i reati e le pene vi consenta - diciamo così - di migliorare la condizione della sicurezza. È l'esatto contrario: più aumenta la vostra stretta, più aumenta il numero dei reati che voi introducete e maggiore è l'insicurezza che nelle strade si respira.
Per affrontare il problema della sicurezza servirebbero interventi sul sociale, servirebbe tenere illuminate le strade delle nostre città, servirebbero investimenti importanti nelle grandi metropoli, servirebbero importanti investimenti che riguardano la possibilità di risanare i quartieri delle nostre metropoli, di creare condizioni di lavoro per le nostre giovani e per i nostri giovani. Quelle sono le condizioni che creano sicurezza, non quelle che voi avete messo in campo.
E tra le molte che avete introdotto in questi mesi e in questi anni ci sono, appunto, quelle di questi giorni, come il fermo preventivo. Ho già avuto occasione di dire al Ministro Piantedosi che la norma che vogliono introdurre somiglia più a quella raccontata nel film , con Tom Cruise, dove grazie a una tecnica scientifica innovativa si riusciva a indovinare, ancor prima che i reati fossero fatti, chi fosse il colpevole. Sembra che voi avete inventato questa macchina, perché riuscite a fermare preventivamente le persone ancor prima che i reati siano realizzati. Ma questo è contro la nostra Costituzione , perché tutti devono essere perseguiti per i reati commessi ma nessuno può essere perseguito e limitato nella sua libertà personale per un reato che ancora non c'è stato. Queste norme sono norme di carattere fascista, signor Molteni
Sono di tipo fascista perché soltanto durante il fascismo era previsto il fatto di fermare anticipatamente gli antifascisti quando c'erano le grandi parate del regime, quando il criminale Adolf Hitler veniva a trovare il suo amico Mussolini in Italia , e venivano tutti imprigionati preventivamente. Ma qui non siamo più nel regime fascista caro Molteni, siamo in un Paese democratico e, in un Paese democratico, le persone vanno perseguite per i reati che hanno commesso.
Come non parlare anche dell'introduzione incredibile degli agenti provocatori infiltrati nelle carceri , che distrugge completamente la funzione rieducativa delle carceri, dove il rapporto di fiducia tra guardie penitenziarie, operatori culturali e psicologi all'interno delle carceri con i detenuti è un elemento fondamentale. Voi state trasformando le carceri in un mondo esplosivo e ingovernabile ancor più di quello che è oggi.
Io penso che vi dovreste vergognare di una norma di questo tipo, perché, in realtà, va ad incidere in senso peggiorativo in un mondo che è stato già oggetto di grandi discussioni nel nostro Parlamento, che è stato già oggetto di interventi da parte del Presidente della Repubblica, che ci ha detto e che vi ha detto che bisogna creare condizioni più umane di detenzione e che l'aspetto rieducativo delle carceri è un aspetto fondamentale della nostra Carta costituzionale e anche della nostra cultura giuridica.
Come non parlare anche del fatto che avete praticamente eliminato la “modica quantità”, non facendo alcuna distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti, non facendo alcuna distinzione tra il grande spacciatore o il trafficante di droga che porta un quintale di fentanyl e il cittadino che ha una modica quantità di cannabis È una vergogna che sta allontanando il nostro Paese dalla civiltà occidentale, di cui la Meloni parla sempre, ma che non sa neanche che cosa sia. Si era interrotta la comunicazione, Presidente?
PRESIDENTE. No, no, ci sentiamo. È finito il tempo, ma lei ha un di 20 secondi.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Finisco. Dicevo, la Meloni parla sempre di questa cultura occidentale, ma, quando si tratta di sottolineare gli aspetti di libertà e di tolleranza della democrazia, non sa neanche di che cosa si parli. Sono queste le ragioni per cui noi non diamo la fiducia a questo Governo, sono queste le ragioni per cui il Paese non ha dato fiducia al Governo e queste sono le ragioni per cui il Governo Meloni dovrebbe avere il coraggio e anche la dignità di rassegnare le proprie dimissioni .
PRESIDENTE. Saluto il Vicepresidente della Repubblica di El Salvador, Félix Ulloa, che oggi è in visita ufficiale alla Camera dei deputati . Benvenuto, alla Camera dei deputati.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Sottosegretario, la nostra dichiarazione è per annunciare ovviamente il voto negativo a questa fiducia, e lo facciamo non solo per l'articolo 30 - mi piacerebbe argomentare anche su questo -, che è la punta di un di qualcosa che non funziona. Lo chiamiamo decreto Sicurezza, ma, purtroppo, è il decreto Sicurezza-: ne abbiamo già visti tanti in questi anni, li avete chiamati con i nomi più assurdi, nomi che sembrano più le località de che nomi di decreti che debbano intervenire sul tema della sicurezza.
Il vero problema principale è che, nonostante questi decreti, la situazione non sta migliorando. Lo dice anche la Premier che abbiamo in questo Paese un problema di sicurezza, e il tema vero è che il modo di affrontarlo di questo Governo, pur ammettendo che c'è un grosso problema nelle nostre città, nel nostro Paese, è fare due cose: la prima è scaricare la responsabilità sugli amministratori locali, e questo è lo sport nazionale oramai di tutti i vostri gruppi consiliari in tutti i comuni d'Italia, quindi la colpa della sicurezza va ai sindaci non va allo Stato, cui competerebbe di garantire la sicurezza; la seconda è trovare un nemico, ogni volta uno diverso.
Quindi, noi siamo abituati ad aprire i giornali la mattina, a leggere un fatto di cronaca - spesso un fatto di cronaca tragico, crudele, gravoso - e, di conseguenza, vedere un Consiglio dei ministri che fa un decreto e che, sulla base di quel fatto di cronaca, interviene e normalmente aumenta le pene. Questo strumento però l'avete provato, è quattro anni che lo stiamo testando e abbiamo la totale dimostrazione che non sta funzionando, tant'è che siete costretti ogni volta a introdurre un nuovo provvedimento e, soprattutto, i numeri che non vi danno ragione.
Allora, non sono un medico, ma mi hanno insegnato che, quando si sta male, si tenta una terapia e, quando la terapia non funziona, la si cambia. Continuare a dare la stessa medicina e aspettarsi che cambi il risultato da un giorno all'altro, quando per mesi non ha funzionato, credo che non sia un esperimento efficiente e, soprattutto, efficace. A pagarne le conseguenze però sono non solo i nostri cittadini, che non hanno garantita la sicurezza che meriterebbero, non solo le Forze dell'ordine, che continuano a rimanere sotto organico nonostante le promesse e nonostante la necessità che ci sia nelle strade di intervenire in maniera puntuale, ma anche chi commette un reato che, com'è corretto che sia, deve pagare e scontare una pena nelle carceri del nostro Paese e oggi trova un sistema che non è in grado di fargli scontare la pena in maniera dignitosa né, soprattutto, di reindirizzarlo verso una vita successiva migliore.
Allora, di fronte a questo, voi oggi introducete addirittura 70 nuovi reati; in questi anni ne avete introdotti tantissimi, avete aumentato le pene per anni oramai infiniti, ma tutto ciò non sta cambiando nulla. Non è l'aumento della pena ad essere l'elemento deterrente che fa diminuire i reati, lo dimostrano i dati, altrimenti, grazie alle centinaia di reati e all'aumento di anni di pena, avremmo visto una riduzione sostanziale dei fatti criminosi nel nostro Paese, ma purtroppo non è così.
Dentro questo provvedimento inserite un po' di tutto, un di operazioni che vanno a colpire i maggiori fatti di cronaca, tra cui alcuni che sono abbastanza simbolici: il fermo preventivo rimane un atto che, sì, ricorda tempi non positivissimi del passato; il fatto che, poi, lo applicate voi dà anche una paura, quella che venga applicato una volta sì, una volta no. Esattamente come il decreto Sgomberi: avete fatto una norma - su cui tanti potevano essere d'accordo - che prevedeva il fatto che chi occupava abusivamente un immobile potesse essere sgomberato molto velocemente e in maniera molto efficace e l'avete applicata. Peccato che l'applicate ai centri sociali quando vi fa comodo, ma non l'applicate a CasaPound, che rimane ad occupare il suo immobile e su cui il silenzio di questo Governo rimane inalterato.
Incrementate ulteriormente le norme sulle droghe - benissimo, perché guai a dire che non combattiamo lo spaccio internazionale -, ma non fate mai la differenza fra droga leggera e droga pesante e, soprattutto, colpite il grande spacciatore internazionale, il grande trafficante, esattamente come chi, in maniera domestica o molto piccola, fa questo. Le nostre carceri sono piene di persone che sono dentro per il reato di spaccio, sono completamente piene, sono la stragrande maggioranza. Peccato che continuiamo a mandarle dentro, continuano ad uscire e continuano a ritornare a spacciare, perché in quel percorso carcerario vi siete dimenticati che si deve fare un percorso di riabilitazione del detenuto, ci deve essere un investimento nei Sert all'interno dell'edilizia penitenziaria. Quindi, noi semplicemente continuiamo a mandare più persone in carcere, continuiamo a far finta di dimenticarci che siano lì, non c'è un percorso che crei per loro le condizioni per uscire e tornare a vivere, farsi una famiglia, pagare le tasse e lavorare. Questi tornano fuori più incavolati di prima, tornano a delinquere esattamente come facevano prima, ed è un cortocircuito per cui siamo al record di sovraffollamento nel nostro Paese, al record di sovraffollamento anche nelle carceri minorili, perché questi tipi di reati stanno andando a colpire anche i minori, che una volta in carcere perdiamo, perché non c'è speranza, con le carceri attuali, di portare un minore in galera e di sperare che al momento dell'uscita torni a vivere torni a farsi una vita. Di fronte a questo, non c'è da parte vostra una visione: non c'è un investimento sulla rieducazione, anzi c'è una circolare del DAP che blocca qualsiasi attività trattamentale; non c'è un investimento vero sul lavoro; l'investimento sull'edilizia carceraria lo vedete solamente come maggiori posti letto disponibili per carcerati e non come l'occasione di chiudere quelle che sono carceri inumane e non adatte ai tempi che corrono, invece di costruire carceri che possano ospitare elementi trattamentali ed elementi lavorativi.
E di fronte a questo il decreto in esame persegue lo stesso principio dei precedenti, che evidentemente ha dimostrato di non funzionare. C'è anche qualche dichiarazione dei colleghi di maggioranza abbastanza simbolica per difendere questo decreto, del tipo: quando sarà finalmente approvato, si potrebbero evitare fatti di cronaca come quelli avvenuti nelle scorse settimane. Vorremmo ricordare ai colleghi che, appunto, lo stiamo convertendo, ma è già in vigore e può già funzionare. Nonostante questo, quei reati sono stati compiuti.
Non c'è un dato principale e qualcuno si chiedeva quali fossero le vostre proposte al riguardo: non c'è alcun investimento, per l'ennesima volta, sulle Forze dell'ordine. I numeri sono numeri, facevo l'ingegnere gestionale, quindi so che i bilanci, i numeri si possono interpretare come si vogliono; noi possiamo raccontare quante assunzioni stiamo facendo ma se le assunzioni nelle Forze dell'ordine sono inferiori alle uscite, non stiamo facendo un grande lavoro e non stiamo ottenendo il risultato che vorremmo avere ossia maggiori Forze dell'ordine sul nostro territorio. Se non togliamo funzioni amministrative molto pesanti alle Forze dell'ordine, per riportarle sulla strada, molte di queste assunzioni finiranno dietro una scrivania, dietro un computer; e non sulla strada, appunto, come invece vorremmo. E chiudo su quello che è un po' l'emblema di questo decreto: mi riferisco a questo famoso articolo 30-, perché qui avete superato voi stessi. Cercavo aggettivi, termini per definirlo che non fossero offensivi… è un provvedimento disastroso, catastrofico, sciagurato, tragico, rovinoso perché mai in questa legislatura - e, ahimè, è solo la prima che faccio - ho visto tanto pressappochismo in una norma. L'obiettivo poteva essere quello di agevolare il rimpatrio volontario di chi è qui irregolarmente ma è evidente che si è scelta una strada completamente ideologica, senza alcuna base di applicabilità, di costituzionalità e soprattutto di rispetto di un sistema democratico come il nostro.
L'incentivo agli avvocati per far seguire questa strada ai loro assistiti è evidentemente incostituzionale, ve ne siete accorti e oggi fate un correttivo: un decreto correttivo contestuale che però peggiora ancora di più la situazione perché prevede questo incentivo anche in caso di esito negativo - quindi stiamo sperperando risorse pubbliche a gogò - mentre ci sono difficoltà per altri decreti: di fronte alle emergenze vere del Paese, dalla casa, al salario, ai costi energetici, mancano le risorse e le troviamo per fare questo; e soprattutto allarghiamo tale misura a una platea che non è più solo quella degli avvocati ma qualunque assistito… Ecco, di fronte a tutto ciò, si tratta di un provvedimento che è totalmente fuffa…
PRESIDENTE. Concluda.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). È un provvedimento che per l'ennesima volta ci dice chi è questo Governo: è un Governo che parte dalle tesi, parte dai ma non arriva mai a fare azioni pratiche .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giuseppe Conte. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE CONTE(M5S). Grazie, signor Presidente. Illustri rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, ci siete riusciti! Ci siete riusciti, ci avete davvero stupito con questa norma che avete inserito in questo decreto. Qualcosa di incredibile, di surreale. Ancora ieri Giorgia Meloni però ha precisato: è una norma di buonsenso. Allora, ricapitoliamo, spieghiamolo bene a tutti. Credo che anche a voi, colleghi della maggioranza, sia capitato di andare da un avvocato, cercare un avvocato, per riparare i torti che avete subito, per cercare difesa e protezione per le vostre ragioni.
E che cosa avete cercato in quell'avvocato? Comprensione, lealtà, diligenza, massima attenzione per difendere le vostre ragioni. Ora, questa norma a cosa costringe l'avvocato? Faccio un esempio concreto perché è la realtà: in pratica è come se il vostro avvocato, col quale avete un rapporto fiduciario, viene contattato dal vostro avversario in giudizio che gli promette, addirittura gli consegna, dei soldi per convincere il vostro avvocato a farvi aderire a una soluzione che è contraria, in ipotesi, ai vostri interessi di cliente. Sapete come si chiama una fattispecie del genere? Incorre in due reati: il reato di patrocinio infedele e di corruzione . È quello che avete fatto! Quindi l'avvocato viene pagato dallo Stato, che è l'avversario del cliente, perché debba convincere il cliente a sottoscrivere una soluzione che, per definizione, è contro i suoi interessi. Avete… in pratica, state costringendo gli avvocati a commettere due reati. Allora io mi chiedo, qui è il buonsenso. Non è che bisogna aver fatto un esame, al primo anno, di diritto privato. Non c'entra nulla. Come fa la Presidente del Consiglio a dire che questa è una soluzione di buonsenso? Ma è così smarrita, è così confusa dopo la sveglia referendaria, da dire queste stupidaggini in libertà ?
Guardate, per curiosità sono andato a vedere chi è stato il primo firmatario, al Senato, di questa norma e non mi sono sorpreso: il presidente Lisei, il presidente della Commissione COVID, quello che ha definito, suo, che ha installato un grande circo, con la pressione dei no-vax al collo, e stiamo vedendo come conduce la direzione dei lavori.
Ebbene no, caro presidente Lisei, cara maggioranza, non possiamo rendere le istituzioni un “tendone”, dove ci sono spettacoli indecenti e una propaganda becera. No, non ve lo possiamo permettere !
Però poi lo stupore è riaffiorato perché sono andato a vedere il profilo biografico del primo firmatario: è un avvocato! È un avvocato! Un avvocato che ha giurato; ha giurato, pensate… il giorno in cui si è messo nella professione ha dichiarato di essere consapevole della dignità della professione forense; ha dichiarato di riconoscere la funzione sociale dell'Avvocatura, di svolgere il suo mandato con lealtà, onore, diligenza. Ha promesso di tutelare sempre gli assistiti, i propri assistiti, in funzione della giustizia
La funzione dell'avvocato, vedete, è una funzione essenziale in un ordinamento democratico.
È riconosciuta anche dal nostro ordinamento giuridico: il diritto di difesa, all'articolo 24, è un principio costituzionale. Si è stati capaci di mettere in imbarazzo il Presidente Mattarella che vi ha dovuto ricordare che noi abbiamo un libretto aureo di 139 articoli con questi principi: la nostra Carta costituzionale Allora, da avvocato lo dico con orgoglio: noi avvocati siamo il baluardo di chi non ha tutela, siamo i difensori di chi vuole far valere le proprie ragioni. Non saremo mai i servitori del Governo di turno , i burattini nelle mani del potere al Governo, a Chigi, per cercare di rimediare a quattro anni di fallimento del Governo Meloni. Scordatevelo !
Ma la cosa che sorprende, vedete, è che, se uno studia un po', si accorge che neppure negli Stati autocratici si arriva a tanto. Perché negli Stati autocratici cosa si fa? Si attaccano per primi, di solito, gli organi di informazione, il pluralismo, poi si attaccano i magistrati, come avete fatto voi col referendum, per cercare di asservirli alla funzione politica e all'Esecutivo. Oh, guardate che neppure negli Stati autocratici si mette in dubbio il rapporto fiduciario dei singoli malcapitati con il proprio avvocato . Avete una visione distorta della democrazia e del diritto, però vedete Meloni… è passato un po' sotto tono, lo ha dichiarato… io mi sono sorpreso e sono raggelato quando, nella conferenza che doveva essere dell'ultimo dell'anno, ma è stata i primi dell'anno, ha dichiarato che tutti, anche i magistrati, devono lavorare nella stessa direzione del Governo, dell'Esecutivo.
È raggelante! I magistrati sono l'argine, sono i custodi del sindacato di legalità, tutelano i diritti. Quindi, non siete riusciti con i magistrati con la riforma e adesso state tentando di asservire gli avvocati alle vostre funzioni di Governo
Sapete che cosa ci vediamo? È abbastanza evidente, credo, a tutti gli italiani: al fondo, c'è il tentativo disperato di rimediare ai vostri fallimenti. Sì, perché parliamo di fallimenti sonori, anche in questo campo.
I numeri sono chiari: col vostro Governo, a dispetto della vostra propaganda da campagna elettorale, avete accumulato 320.000 sbarchi. Ricordiamo che Meloni… Non vi distraete, per cortesia. Nel 2017 vi ricordo che Meloni, in un famoso video, contestava il precedente Governo che aveva stabilito un decreto Flussi che prevedeva 500.000 migranti regolari nel triennio. Vi ricordate cosa diceva? Diceva: ma qui si sta facendo un'invasione pianificata, questa è una sostituzione etnica. Il vostro decreto Flussi cosa prevede? Prevede 500.000 migranti regolari nel triennio. Cumulateli ai 320.000 sbarchi: sono 820.000.
Allora, queste buffonate della sostituzione etnica adesso non valgono ? La verità è che avete fallito. Avete fallito su tutto: sulla gestione dei flussi migratori, sugli sbarchi, sui salvataggi. Noi non dimentichiamo Cutro e gli altri naufragi Avete fallito sui rimpatri e sui centri in Albania.
Voi avete una singolare capacità: le cose che funzionano le smontate e poi vi ingegnate, con tutta la vostra incapacità, a buttarvi in progetti dispendiosi e inutili.
Da ultimo, altro fallimento è il Piano Mattei. Sì, perché l'avete sbandierato per due anni. Era vuoto di contenuti ed era vuoto di finalità. Alla fine, l'avete rabberciato e presentato e oggi - pensate un po' - avete costretto gli eredi di Mattei a diffidarvi dall'associare il loro nome ai vostri progetti sull'immigrazione, sulle politiche energetiche e sulla politica estera . Vi hanno detto di non permettervi più di parlare di Mattei, perché - ricordano i suoi diretti eredi - non è mai stato servo di altre potenze .
PRESIDENTE. Concluda, per favore.
GIUSEPPE CONTE(M5S). Eppure, con i soldi in Albania vi abbiamo chiesto di fare un patto sulla sicurezza per i comuni con le nostre prefetture. Mancano 25.000 tra carabinieri e poliziotti. Allora, vi diciamo: non vi preoccupate, siamo agli sgoccioli, ci lavoreremo noi, per la sicurezza economica dei lavoratori, per la sicurezza dei nostri giovani da voi schiaffeggiati, per la sicurezza energetica, per la sicurezza del Paese di fronte alla corruzione, per la sicurezza del nostro sistema sanitario. Andremo in Europa a rinegoziare quei vostri vincoli di bilancio giugulatori.
Soprattutto, adesso siamo prossimi al 25 aprile. Vi consigliamo una lettura: 139 articoli della nostra Costituzione. Viva l'Italia democratica, vista la nostra Costituzione antifascista !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pittalis. Ne ha facoltà.
PIETRO PITTALIS(FI-PPE). Dico subito che il gruppo di Forza Italia sostiene convintamente e senza ambiguità questo provvedimento sulla sicurezza, perché risponde a una domanda reale che arriva dal Paese, non dalle illusioni e dalle fantasie che abbiamo appena sentito dall'onorevole Giuseppe Conte.
Mentre qualcuno a sinistra continua a rifugiarsi nei soliti schemi ideologici, fuori da quest'Aula accadono fatti che non possono più essere ignorati. Nell'intervento dell'onorevole Conte non ho sentito una sola parola. Cresce una violenza diffusa, spesso con protagonisti giovanissimi, e aumentano le aggressioni nei confronti di chi svolge funzioni pubbliche o di servizio.
Allora sì, noi interveniamo e noi abbiamo il dovere di intervenire con strumenti di controllo e di contrasto utili ed efficaci soprattutto nei contesti più complessi, valorizzando nel contempo la prevenzione, sostenendo interventi educativi, sociali e sportivi nelle realtà più fragili e coinvolgendo territori e realtà associative. Sottrarre un ragazzo alla strada significa fare sicurezza sul serio, perché la sicurezza non è uno slogan, ma è responsabilità.
Intervenire contro le aggressioni a chi rappresenta lo Stato o svolge un servizio pubblico è responsabilità. Penso ai docenti, al personale scolastico, agli operatori, ai medici, ai lavoratori dei servizi essenziali. Chi colpisce loro colpisce la funzione pubblica. Lo Stato ha il dovere di reagire, rafforzandone la sicurezza a tutela della loro incolumità e del sereno svolgimento delle loro funzioni.
Qui lo dico con rispetto, ma con chiarezza: onorevole Conte, da chi ha sostenuto per anni un approccio che ha finito per deresponsabilizzare oggi non accettiamo lezioni di equilibrio , perché l'equilibrio non è stare fermi, come pretende la sinistra, ma l'equilibrio è decidere ed intervenire. Mentre qualcuno minimizza, noi scegliamo di stare dalla parte di chi ogni giorno lavora e chiede semplicemente di poterlo fare senza paura.
In molti territori si registrano criticità che richiedono risposte rapide. Recenti fatti di cronaca ci restituiscono purtroppo la fotografia di una realtà che diventa sempre più preoccupante. Basti pensare all'accoltellamento di una professoressa ad opera di uno studente appena tredicenne e al coltello facile nelle tasche di adolescenti.
Allora, chiedo alle opposizioni: cosa c'è di tanto scandaloso nel vietare gli strumenti da punta e da taglio che presentano caratteristiche costruttive tali da renderli particolarmente insidiosi per la sicurezza pubblica? Cosa c'è di tanto scandaloso nell'introdurre il divieto di vendita dei coltelli ai minori di anni 18 ? Cosa c'è di tanto scandaloso nel contrastare l'impiego dei minori nelle attività abusive di parcheggiatori e guardiamacchine? Cosa c'è di tanto scandaloso nel prevedere l'oscuramento dei contenuti illegali di profili di minori condannati per reati gravi, tutelando i giovanissimi dall'effetto emulazione ? Cosa c'è di tanto scandaloso - vi chiedo - nel prevedere norme tese a colpire lo spaccio di stupefacenti per evitare che chi smercia droga, agevolando così la criminalità organizzata sul narcotraffico, eluda le norme vigenti, professandosi solo consumatore? Cosa c'è di tanto scandaloso nel prevedere norme per contrastare il furto con destrezza e le rapine commesse da un gruppo organizzato?
Ecco, ciò che in questo dibattito, in cui, appunto, si discute sulla sicurezza, mi colpisce è l'amnesia selettiva di certa opposizione. Gli stessi che oggi parlano sono quelli che hanno lasciato per anni, per esempio, i sindaci soli di fronte al degrado urbano e alla microcriminalità, scaricando responsabilità, senza offrire strumenti adeguati.
Noi con questo provvedimento vogliamo destinare risorse, quelle necessarie, in favore degli enti locali che potranno così rafforzare gli strumenti di sicurezza urbana. Penso alle installazioni di sistemi di videosorveglianza e all'assunzione di personale della Polizia locale.
Ecco, questi, secondo l'opposizione, sarebbero interventi che riflettono una visione autoritaria della sicurezza, in violazione addirittura dei principi costituzionali, arrivando perfino a tirare in ballo, come ho sentito nel corso del dibattito generale, Forza Italia, accusata di non far sentire la propria voce liberale e garantista. Non è necessario essere raffinati giuristi, basta essere in buona fede e smetterla con la campagna di bugie e di menzogne, che difendete anche a mezzo , per capire che questo provvedimento si propone unicamente di garantire la sicurezza, in stretta osservanza dei principi cardine della nostra Carta costituzionale.
Garantismo non vuol dire impunità per i colpevoli. Noi di Forza Italia non ci stancheremo mai di ripeterlo: siamo, sì, per la tutela dei diritti, ma anche, nel contempo, per la certezza della pena e per l'imprescindibile rispetto delle regole che ne governano l'applicazione. Forza Italia, da sempre coerente con la propria storia di rispetto dei principi e delle libertà fondanti lo Stato di diritto, ha a cuore l'esigenza di salvaguardare il diritto dei cittadini, specie degli anziani, dei più deboli, di abitare e vivere in sicurezza nella propria città e nel proprio quartiere; il diritto di un docente o di un medico, specie se donna, di non essere impunemente aggredito; il diritto delle Forze dell'ordine di poter svolgere il proprio lavoro, senza la paura di essere indagati per aver svolto il proprio dovere a tutela dell'ordine pubblico.
Anzi, siamo orgogliosi di intervenire per dotare le Forze dell'ordine di strumenti di difesa per la loro incolumità e per la tutela dell'ordine pubblico, per evitare che passi l'idea che i criminali possano agire indisturbati e offendere impunemente le Forze dell'ordine. Forza Italia respinge con forza quel maldestro tentativo di quei settori dell'opposizione di mettere spesso sotto processo le Forze dell'ordine che, soprattutto in occasione delle manifestazioni di piazza, diventano bersaglio facile di forze estremiste, di criminali senza scrupoli, come abbiamo potuto vedere in occasione di manifestazioni di gruppi anarchici antagonisti. Noi diciamo a gran voce ai signori della sinistra: le Forze dell'ordine non si toccano ! Migliaia di poliziotti, carabinieri, donne e uomini, giovani, padri e madri di famiglia rischiano quotidianamente la vita per la sicurezza e la tutela dei cittadini. A loro va tutta la nostra vicinanza e solidarietà.
Valutiamo, infine, positivamente l'intervento preannunciato dal Governo, che ha così dimostrato attenzione e capacità di ascolto per correggere un aspetto relativo al ruolo degli avvocati nei programmi di rimpatrio volontario assistito, nella consapevolezza che il contrasto all'immigrazione illegale e clandestina, anche per il tramite delle procedure di rimpatrio assistito, rappresenta una priorità politica da perseguire. Resta un pilastro irrinunciabile la riaffermazione dell'indipendenza, dell'autonomia e della libertà che la funzione difensiva deve sempre dispiegare a tutela di tutti i soggetti che ne hanno diritto. È una battaglia che Forza Italia porta avanti da sempre, come già ha avuto modo di sottolineare il nostro capogruppo Enrico Costa. E su questo campo, onorevole Conte, noi non prendiamo lezioni né da lei, né dal suo MoVimento 5 Stelle . Ricordi quali erano gli insulti, gli sberleffi nei confronti dell'avvocatura quando avevate la responsabilità, col Ministro Bonafede, del Ministero della Giustizia, e mi fa piacere che a questa cultura si sia convertito anche il partito dell'onorevole Francesco Emilio Borrelli, essendo rimaste tristemente famose e impresse le sue non eleganti parole verso l'avvocatura italiana.
In conclusione, continuare a dire che gli interventi contenuti nel decreto Sicurezza sono inutili o simbolici significa, di fatto, dire a chi subisce violenza ogni giorno che deve continuare ad aspettare. Noi non lo accettiamo. Su temi così delicati avremmo gradito proposte alternative serie e credibili e non limitarsi a dire “no” a tutto. Dire “non vogliamo questo decreto” non è una posizione neutrale, è una scelta. È una scelta che ha delle conseguenze. Significa opporsi a un rafforzamento degli strumenti di sicurezza, significa nei fatti accettare che lo Stato resti meno attrezzato di fronte a gravi fenomeni di illegalità diffusa. Questa, sì, che è irresponsabilità. Questo decreto - e concludo, signor Presidente - rappresenta la scelta di uno Stato che non arretra perché senza sicurezza non c'è libertà, senza legalità non c'è democrazia. E per queste ragioni annuncio il voto di fiducia del gruppo di Forza Italia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gianangelo Bof. Ne ha facoltà.
GIANANGELO BOF(LEGA). Presidente, onorevoli colleghi, è con estrema convinzione che preannuncio il “sì” a questo decreto. Un decreto importante, un decreto Sicurezza, ma mi consenta anche in questa occasione di estendere un ringraziamento al Governo per questo decreto, un ringraziamento particolare al Sottosegretario Molteni e al Sottosegretario Ostellari che sia in Commissione, che anche nella redazione di questo provvedimento, hanno lavorato tantissimo e hanno lavorato per un motivo: hanno lavorato per quello che ci chiedono gli italiani.
Vedete, il presidio di sicurezza per i cittadini è presidio di libertà, è presidio di diritto, è presidio di democrazia. Se noi non garantiamo la sicurezza, non possiamo garantire la libertà e non possiamo garantire i diritti, che si garantiscono con la sicurezza dei nostri cittadini. E chi è seduto in questo Parlamento sa benissimo che il Parlamento esiste perché le norme vanno adeguate ai tempi e alle esigenze dei cittadini. Se non vi fosse l'esigenza di adeguare le norme ai tempi e alle esigenze dei cittadini, il Parlamento non servirebbe.
Chi ci dice che introduciamo sempre nuove norme e nuovi reati, sì, perché - ahimè - la nostra società cambia e noi ci dobbiamo adeguare ai cambiamenti della nostra società. Cosa ci chiedono oggi i nostri cittadini, i cittadini onesti? I cittadini vogliono poter mandare a scuola i propri ragazzi ed essere sicuri che tornino a casa quando hanno finito le lezioni, che vadano a scuola per imparare, che possano andare a giocare nei parchi pubblici, che possano andare a giocare negli oratori, che possano salire su un treno e scendere in una stazione senza il pericolo di essere aggrediti.
Noi diciamo basta a chi deve girare per le nostre città con i coltelli. Uno non ha bisogno di girare per le nostre città con i coltelli, le pene devono essere più severe, deve essere proibita la vendita ai minori e questo decreto lo prevede perché non c'è la necessità per nessuno di dover girare per una città o su un treno, già sull'aereo oggi non si può portare nemmeno una forbicina per tagliarsi le unghie, quindi non vedo il motivo per cui uno debba salire in autobus, debba andare in stazione, debba andare in piazza o debba andare al parco pubblico con un coltello in tasca.
Ma la minoranza ci dice che così noi limitiamo i nostri cacciatori perché, ovviamente, sono diventati sensibili anche ai nostri cacciatori, ai nostri raccoglitori di funghi, perfino ai boy-scout. Bene, diamo ora una notizia a questa sinistra: nelle nostre città, nei nostri parchi pubblici, nelle nostre scuole, nei nostri autobus, nei nostri tram e nelle nostre stazioni ferroviarie non si va a funghi, non si va a caccia e men che meno montano le tende i boy-scout .
Questo decreto prevede già che ci siano le esclusioni per chi utilizza i coltelli per determinati scopi e motivi, ma - ahimè - mi sembra quasi che questa sinistra voglia difendere chi li usa per altri scopi, invece che per gli scopi citati. I furti in abitazione, sì, la gente ci chiede di poter dormire in pace nelle proprie case, di poter star tranquilli a casa loro e di non aver paura che qualcuno entri in casa di notte, che qualche banda entri in casa di notte per minacciare le persone, per derubarle, per scassinare le loro case. Sì, abbiamo inasprito le pene per questo, perché ce lo chiedono i cittadini. I cittadini vogliono dormire tranquilli a casa propria. Se questa richiesta di diritto da parte dei cittadini viene ritenuta non legittima, lo raccontino agli italiani che subiscono i furti in abitazione.
La fuga all'alt della Polizia, aah… il reato, fino a cinque anni di carcere, per chi fugge all'alt della Polizia. Ma a me hanno sempre insegnato che tu sia in macchina, che tu sia a piedi, che tu sia in motorino, se le Forze dell'ordine ti intimano l'alt, tu ti fermi. Non c'è motivo valido per cui tu non ti debba fermare, se non hai nulla da nascondere e se non hai commesso nessun reato . Se non ti fermi, è giusto che tu venga punito, è giusto che le Forze dell'ordine possano agire al fine di verificare chi sia tu, cosa tu stia facendo ed eventualmente cosa hai commesso. Quindi, all'ordine legittimo ci si deve fermare.
Ora arriviamo a uno dei reati che molto spesso viene considerato minore: i borseggi. La procedibilità d'ufficio dei borseggi: il nostro è un Paese che ha una vocazione turistica; molti turisti vengono in Italia per visitare le bellezze del nostro Paese, il turismo è una risorsa per l'Italia. Il turista non può perdere l'aereo, restare bloccato in questura dopo essere stato scippato. Oltre al danno la beffa: è costretto a rimanere in questura per fare la denuncia. Il delinquente che si macchia di tale reato non fa un danno solo alla vittima, non fa un danno solo alla persona alla quale viene sottratto il portafoglio, fa un danno all'intero Paese, un danno reputazionale, un danno di immagine e proprio per questo va perseguito d'ufficio. Io non devo perdere tempo a fare la denuncia, io vado a prendere il mio aereo e d'ufficio quella persona che si è macchiata di questo reato deve essere perseguita.
Ora arriviamo agli stupefacenti: abbiamo visto, ahimè, anche proprio mentre noi stavamo in Commissione a discutere che c'era chi si divertiva a distribuire modiche dosi di sostanze stupefacenti all'interno di questo Palazzo e al di fuori di questo Palazzo. Lo sappiamo bene tutti che ormai anche lo spaccio si sta adeguando alle modiche dosi, perché in base alle modiche dosi… In realtà, le modiche dosi da dove arrivano? Arrivano dal traffico di stupefacenti e arrivano dalla criminalità organizzata, poco ci vuole a capirlo. Quindi, chi si nasconde dietro alla modica quantità, per poi, alla fin fine, fare lo spacciatore come faceva prima, è giusto che venga perseguito, perché le sostanze stupefacenti sono un danno per il nostro Paese, fanno male e alimentano la criminalità. Per cui, per chi vuole nascondersi e che ci si voglia nascondere dietro alla modica quantità è stato dimostrato all'interno di questo Palazzo da un nostro collega, perché tanto è la modica quantità e, quindi, lo si ripete anche.
Poi, l'ordine pubblico nelle manifestazioni. I nostri cittadini vogliono poter girare liberi nelle nostre città, i nostri commercianti ci chiedono di non aver sfondate le vetrine, i nostri cittadini, che hanno parcheggiato la macchina sotto casa, chiedono di non vedere incendiata la propria macchina. È una richiesta legittima che i nostri cittadini fanno a noi quella di poter abitare in una città senza avere la vetrina rotta, i sampietrini della strada sollevati oppure il cristallo della macchina sfondato? Penso che sia un legittimo diritto che ha un cittadino che vive in una città.
Per cui, nessun elemento ostativo per chi vuole manifestare pacificamente nelle nostre città. Ovviamente, per chi vuole devastare le nostre città, per chi vuole aggredire le Forze dell'ordine, per chi vuole insultare le Forze dell'ordine, per chi vuole rompere i cortei, rompere i blocchi, contravvenire a quelle che sono le disposizioni date dalla questura e dalla prefettura, per loro non c'è spazio nelle nostre città. E chi già sappiamo che ha commesso questi reati in passato a quelle manifestazioni non ci deve andare , non ci deve essere in quelle manifestazioni, perché le nostre città non possono essere messe a ferro e a fuoco.
C'è chi oggi evoca il fascismo e poi strizza l'occhio a chi cerca di affermare le proprie idee con la violenza e la devastazione. Allora, io non so da che parte sta il fascismo, però chi vuole imporre le proprie idee e le proprie convinzioni con la violenza e con il disordine pubblico sicuramente non inneggia alla democrazia. Non fa parte della sfera dialettica di una democrazia devastare le città e mettere a ferro e a fuoco le nostre città.
Poi, le Forze dell'ordine. Le Forze dell'ordine per noi sono sempre un presidio, perché le Forze dell'ordine sono quelle che ci mettono la faccia e il corpo, ci mettono la propria responsabilità per garantire che noi possiamo vivere in un Paese civile, in un Paese in cui esistono diritti, in un Paese in cui esiste una sicurezza. Per cui, secondo noi, le Forze dell'ordine devono essere garantite, devono essere sicure nel momento in cui agiscono. Non si parla di impunità, non parliamo di impunità, perché chi vorrebbe difendere i facinorosi dice sempre che noi vorremmo difendere l'impunità: non c'è nessuna impunità. Semplicemente, ove non vi sia un chiaro ed evidente motivo di eccesso di legittima difesa, il poliziotto non deve essere indagato, non deve essere iscritto automaticamente sul registro degli indagati. Se il poliziotto ha commesso qualche reato, subirà normalmente, come ogni cittadino, le conseguenze, ma non deve essere un automatismo. L'automatismo deve essere per il criminale, non per il poliziotto. In questo Paese, l'automatismo deve essere per il criminale: è il criminale che deve finire in galera, non il poliziotto nel registro degli indagati.
Noi dobbiamo rafforzare anche il principio delle espulsioni nel nostro Paese, perché noi rimaniamo convinti che chi viene nel nostro Paese per lavorare e per far crescere il nostro Paese può rimanerci, gli altri devono tornare a casa loro . Non c'è posto per loro qui da noi. Chi vuole venire nel nostro Paese per delinquere, chi vuole venire nel nostro Paese per non rispettare le nostre leggi, la nostra cultura, le nostre tradizioni, deve tornare a casa propria.
PRESIDENTE. Concluda.
GIANANGELO BOF(LEGA). Quindi, noi diamo il gratuito patrocinio a chi vuole fare il ricorso per rimanere nel nostro Paese, anche se non ne ha diritto, però, ahimè, ci scandalizziamo se diamo un contributo per aiutare le pratiche stragiudiziali per chi, liberamente e in piena coscienza, decide di tornare a casa propria. Questo, secondo me, non è un reato: è una parificazione. E poi il gratuito patrocinio si dà a chi ne ha diritto: gli italiani ottengono il diritto di patrocinio se dimostrano di non avere reddito sufficiente. Non è che l'extracomunitario può avere un trattamento di favore e non deve essere verificato il reddito e viene pagato…
PRESIDENTE. Deve concludere, onorevole Bof.
GIANANGELO BOF(LEGA). Per questo e per molti altri motivi contenuti in questo decreto, annuncio il voto favorevole della Lega, che sarà sempre dalla parte della sicurezza, degli italiani e della libertà. Grazie al Governo e grazie alla Lega
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mauri. Ne ha facoltà.
MATTEO MAURI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Noi siamo qui oggi per la fiducia, ma io mi chiedo: la fiducia per cosa la chiedete? Per cosa volete avere mano libera? Guardate, ve lo dico io: volete avere mano libera per calpestare, ancora una volta, la Costituzione Per questo la volete, perché è quello che avete fatto quando avete portato questo decreto - così importante, così grande, così articolato - alla Camera, dando ai deputati e alle deputate solamente sette giorni, una settimana, per fare un lavoro per cui, come minimo, sarebbe stato necessario un mese, un mese dei due che la legge prevede per la conversione dei decreti. Questo vuol dire comprimere le prerogative del Parlamento. Questo significa non mettere nelle condizioni i parlamentari di fare il proprio dovere e - attenzione - non nel loro interesse, ma in quanto rappresentanti delle cittadine e dei cittadini. È questo ciò che avete fatto.
E poi avete fatto un'altra cosa, sull'articolo 30-, che è un altro attentato alla Costituzione, è un altro tentativo di colpire al cuore uno degli elementi sostanziali, cioè l'articolo 24, ossia la possibilità di essere difesi, il diritto “inviolabile” - è così che recita la Costituzione - alla difesa. Avete provato a mettere la mancia in mano agli avvocati che avessero fatto rimpatriare i propri assistiti. La prossima mossa che mi aspetto da voi è che riconosciate un economico a quegli avvocati che facciano condannare i propri assistiti , perché è lì che state andando, contro ogni diritto, perché è del tutto evidente che per voi le persone non hanno tutte gli stessi diritti, perché alcuni sono un po' più chiari e altri sono un po' più scuri. Siamo in piena di Orwell, perché per voi gli stranieri sono un pochino meno umani degli altri e, di conseguenza, non devono godere dei diritti che la nostra democrazia, la nostra civiltà, invece, da sempre riconosce a tutti. Questo siete voi.
E poi umiliare il Parlamento, creare un conflitto sul tema della legge, nonostante quello che vi hanno spiegato i cittadini, che hanno bocciato, con il referendum, il vostro tentativo di mettere le mani sul tema della giustizia. Non contenti, ci tornate e - guardate, lo sappiamo - aspettiamo che proverete a rientrare dalla finestra anche su altre questioni.
Poi un altro punto, il fatto che non ci sono coperture economiche certe in questo decreto su alcuni articoli importanti che - guardate, proprio non a caso - sono quelli che riguardano le Forze dell'ordine e il fatto che diverse Commissioni - quasi tutte - non hanno dato il loro parere. Questa è la vostra idea di democrazia: avete un'idea di democrazia per cui voi potete piegare le regole, piegare le regole per i vostri interessi.
In particolare, in questo caso, con questo decreto voi provate a fare un'altra operazione, cioè creare una cortina fumogena, a mettere il fuoco dentro il dibattito politico su un tema, quello della sicurezza, su cui state uscendo evidentemente perdenti, perché il fallimento di questo Governo sul tema della legalità e sul tema della sicurezza è evidente a tutti. È talmente evidente che addirittura la Presidente del Consiglio è venuta in quest'Aula a dire che non è soddisfatta della sicurezza.
Ma anche senza ascoltare la Presidente del Consiglio, basta parlare con le persone per strada, perché il senso di insicurezza è cresciuto in questi anni ed è cresciuto con voi al Governo, cioè proprio con chi aveva fatto la campagna elettorale dicendo: ci pensiamo noi, siamo pronti, arriviamo e risolviamo ogni problema.
Ecco guardate, basta leggere non in maniera strumentale come fa il Ministro dell'Interno, ma in maniera asettica e neutrale i dati sulla criminalità per rendersi conto che è esattamente il contrario. In questi anni di Governo Meloni e della destra, sui dati consolidati, quelli a disposizioni di tutti, si vede chiaramente che i reati sono in crescita: più 6,4 per cento.
Qua fatemi dire una cosa, perché ogni tanto sento delle tesi curiose, e cioè quelle che vengono sostenute dal Ministro dell'Interno, il quale cita dati che ha solamente lui, che non sono a disposizione di nessuno e che, di mese in mese, cambiano. Basti dire che il Ministro Piantedosi, a Ferragosto dello scorso anno, ci spiegava che i reati erano in calo del 9 per cento; poi, qualche mese dopo, erano in calo del 4 per cento, poi del 3 per cento e, l'altro giorno, durante il comizio vergognoso che ha fatto durante la festa della Polizia, ci ha spiegato che siamo scesi al 2 per cento. Mi aspetto che, da qua a quando arriveranno i dati consolidati, com'è accaduto l'anno precedente e quello prima ancora, saranno aumentati.
Guardate, lo dico perché questa non è una cosa banale. Infatti, il Ministro fa la stessa cosa, lo stesso giochino anche sugli organici delle Forze dell'ordine che questo Parlamento ha chiesto e, più di una volta, lo stesso non ha dato o ha dato in maniera assolutamente insufficiente. Attenzione, qui c'è un tema di democrazia! Con riferimento ai dati sui reati, non si commentano solo quelli che si hanno nel cassetto o sotto il cuscino; così come gli organici, sono dati che devono essere forniti a tutti, perché è inaccettabile che ci sia una asimmetria informativa, e cioè che chi ha il potere ne abusi e usi alcuni di quei dati per fare propaganda, ma con quei dati che non sono a disposizione di tutti.
Questo è un punto che ha a che fare con la democrazia sostanziale. Più volte abbiamo richiamato il Ministro su questo, e più volte il Ministro ha fatto orecchie da mercante. O meglio, come abbiamo detto anche in altre occasioni, il Ministro fa il gioco delle tre carte perché imbroglia tutti i dati, cita anni improbabili, pur di dimostrare che lui fa qualcosa.
È passato dai primi anni in cui diceva che tutto andava male per colpa di chi c'era prima o magari per colpa dei sindaci del PD - soprattutto quelli del PD, mi raccomando - a quando poi, passando un po' di anni, ha detto: adesso questi non ci crederanno mica che è sempre colpa degli altri o colpa di chi c'era prima, allora iniziamo a dire che le cose vanno bene. Così non ha mai commentato i dati 2023 e 2024 e si è messo a buttare, diciamo così, altri dati sul tavolo, soprattutto nella comunicazione pubblica.
Ecco, allora diciamo questo al Ministro dell'Interno: che c'è il reato di truffa, che è l'articolo 640 del codice penale, che si occupa anche del gioco d'azzardo, che viene normato dall'articolo 718 del codice penale. Ecco noi, se continua così, la prossima volta faremo come voi e chiederemo di aumentare le pene su questi reati, perché sono quelli che vengono commessi dal Ministro dell'Interno ogni volta che fa il gioco delle tre carte, ogni volta che gioca quei numeri. E, sapendo che la sanzione accessoria a questi reati , a quelli del gioco d'azzardo, è quella dell'allontanamento, attenzione all'allontanamento, che di questi tempi non si sa mai.
E soprattutto, occhio al Daspo, visto che vi divertite semplicemente a fare cosa? Ad allargare la possibilità di applicare il Daspo, aumentare le pene, inventarsi nuovi reati. Questo è il vostro gioco! È un giochino che, però, fate da quando siete arrivati qui. La logica del panpenalismo: aumentano i reati? Aumentiamo allora le pene, inventiamoci nuove fattispecie. È dimostrato dai fatti che non funziona.
Prima vi ho detto dell'aumento dei reati in generale. Ma vi dico di più: non solo i reati in generale aumentano ma, in particolare, aumentano dei reati, come quelli predatori e quelli violenti contro le persone, che sono quelli che colpiscono di più le cittadine e i cittadini, che creano senso di ansia, che creano senso di emergenza. Ecco, questi reati, in questi anni del vostro Governo, sono cresciuti del 7,6 per cento e dell'8,7 per cento. Sono aumentati, e di molto. E sapete cosa è successo nello stesso periodo? Ve lo dico io: il numero degli arrestati è diminuito! I reati aumentano, gli arresti diminuiscono. Chissà come mai? Ma forse perché è vero quello che vi stiamo dicendo ormai da diversi anni? E cioè che, per colpa vostra, gli organici delle Forze dell'ordine stanno diminuendo? Gli effettivi delle Forze dell'ordine stanno diminuendo, vi faccio solamente un esempio: Polizia di Stato. Gli agenti della Polizia di Stato sono diminuiti, in questi anni di vostro Governo, di più di 2.000 unità, cioè più del 2 per cento del totale…
PRESIDENTE. Concluda.
MATTEO MAURI(PD-IDP). …e, anche su questo, il Ministro Piantedosi continua a raccontare numeri mirabolanti. Questa è la verità. Dati ufficiali, non sono i dati del PD: dati ufficiali! E, allora, qual è la situazione? Il punto è questo, e lo dimostrate anche con questo decreto: voi continuate, insistete a fare cose che non servono e non fate quello che serve; non date le risorse necessarie ai comuni per fare la prevenzione, non mettete risorse adeguate per aumentare le Forze dell'ordine, non intervenite su nulla di quello che può veramente impattare con la vita dei cittadini, a partire - e chiudo, Presidente, solo su questo, perché ci tengo - dal tema dei giovani.
Voi state criminalizzando una generazione, voi state dando la responsabilità della criminalità alle ragazze e ai ragazzi di questo Paese, cioè quegli stessi ragazzi con cui bisogna fare un patto, per cui bisogna lavorare per ridurre il disagio, la fragilità, tanti tipi di fragilità: quella economica, quella lavorativa, quella abitativa, quella esistenziale. Questi ragazzi, i nostri ragazzi…
PRESIDENTE. Deve chiudere, onorevole Mauri.
MATTEO MAURI(PD-IDP). …hanno bisogno del nostro aiuto, non delle vostre accuse.
PRESIDENTE. Grazie.
MATTEO MAURI(PD-IDP). Questo è inaccettabile e per questo, con tutta la forza che abbiamo, non solo votiamo “no” ma faremo di tutto per impedirvi di continuare a sbagliarle tutte .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Maiorano. Ne ha facoltà.
GIOVANNI MAIORANO(FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Sottosegretario Molteni: coraggio, ha tutta la nostra solidarietà, Sottosegretario .
Presidente, ascoltando alcuni degli interventi che mi hanno preceduto, mi è sorto un dubbio: ma siamo qui per discutere sulla fiducia da dare al Governo e valutarlo in merito alla gestione della sicurezza o siamo qui perché dobbiamo insultare, a prescindere, i Ministri? Siamo qui per discutere sulla sicurezza degli italiani o siamo qui per giustificare chi infrange la legge o chi decide di aggredire un agente di Polizia e crede che questa sia una sorta di forma di militanza politica?
Perché, guardate, quando si arriva a difendere l'illegalità chiamandola “battaglia politica” o quando si decide di candidare, nelle proprie liste, chi considera normale occupare una casa non sua o chi ha bisogno dell'immunità parlamentare per non scontare i reati che ha fatto, allora qui il problema non è questo Governo, il problema è la vostra idea e la vostra cultura della legalità.
Il problema, quindi, non sono i Ministri o il Presidente Giorgia Meloni, il problema non è questo decreto Sicurezza. Il problema è davvero capire quale sia il vostro senso di giustizia e la vostra cultura di democrazia.
Qui non stiamo limitando la libertà, come avete detto. Stiamo, invece, cercando di tutelarla, e lo facciamo per la gente perbene. Sia in Commissione che all'interno di quest'Aula sono state dette diverse falsità, innumerevoli. Si è detto che in Italia la sicurezza è peggiorata: falso, i numeri raccontano altro.
Nel 2025 i reati sono diminuiti di ben oltre il 2 per cento rispetto al 2024, e di circa il 15 per cento rispetto a qualche anno fa. Gli omicidi sono ai livelli più bassi dell'ultimo decennio e gli arresti dei noti latitanti degli ultimi mesi e degli ultimi anni sono un sinonimo della linea dettata dal Governo Meloni. Avete detto che questo Governo è illiberale e che il decreto è solo repressione: falso.
Nel decreto ci sono tanti strumenti operativi e, soprattutto, la tutela delle nostre Forze dell'ordine. Chiedo all'opposizione: è repressione o prevenzione evitare gli atti di violenza ? È repressione o prevenzione impedire che un ragazzo giri armato? È repressione o prevenzione dare gli strumenti giusti alle nostre Forze dell'ordine per intervenire prima che qualcuno si faccia male? Si chiama semplicemente buon governo, cosa che non avete saputo fare voi.
Fuori da quest'Aula ci sono cittadini che chiedono sicurezza, anziani che hanno paura, commercianti che subiscono aggressioni e rapine, genitori che non dormono finché non sono rincasati i propri figli, quartieri e intere città dove l'insicurezza era diventata quotidianità. Allora, noi dobbiamo dare risposte concrete e non slogan. Io oggi non parlo solo da parlamentare, parlo anche da poliziotto e vi dico una cosa: sicuramente per chi non ha indossato mai una divisa nella sua vita sarà difficile da comprendere, ma c'è una cosa che pesa più di tutte nelle nostre donne e uomini delle Forze dell'ordine, e non è la fatica, non è il rischio e non è la paura, ma è la sensazione di rimanere da soli
Per anni abbiamo subito una contraddizione assurda: da una parte, lo Stato ci chiedeva di più, ma quando arrivavano i momenti critici, quando arrivavano le difficoltà, quando arrivavano gli imprevisti, lo Stato, invece di fare lo Stato, si voltava semplicemente dall'altra parte. Con questo Governo, il Presidente Meloni cambia finalmente questo schema. Questo Governo interviene finalmente sugli automatismi che portavano un operatore di Polizia a finire automaticamente nel registro degli indagati
Vi faccio ancora una domandina semplice, cari colleghi della sinistra: è giusto, secondo voi, che chi difende i cittadini debba preoccuparsi, prima di tutto, di non finire sotto inchiesta, anche quando ha agito nell'adempimento di un proprio dovere o quando ha agito per legittima difesa ? Io credo di no, ma noi crediamo di no e maggiori tutele non significa chiedere impunità - come avete millantato -, significa equilibrio, significa giustizia, significa dire che lo Stato sta dalla parte di chi lo serve, dalla parte di chi fa il proprio dovere Su questo, al Senato, avete votato contro, avete votato contro le norme a tutela delle nostre Forze dell'ordine, avete perfino votato contro le norme a favore delle vittime del dovere. E allora abbiate il coraggio di dirlo chiaramente, spiegatelo fuori da quest'Aula il perché. Perché avete detto di no a chi ogni giorno garantisce la sicurezza dei cittadini? E ancora, il Governo ha voluto rafforzare anche alcuni strumenti fondamentali, come il fermo preventivo e il controllo del territorio, strumenti che servono a evitare che le città diventino ostaggio della violenza, perché - lo ribadiamo ancora una volta - la libertà di manifestare è sacrosanta, ma non esiste il diritto di devastare di incendiare, di aggredire perfino a martellate le Forze dell'ordine .
Non esiste, come non esiste assistere all'ultima scena vista a Roma qualche giorno fa, durante un corteo a sostegno di Cospito, e già questo dovrebbe far riflettere su quanto in Italia sia garantito il diritto di manifestare. Ebbene, Presidente, durante questo corteo qualcuno si è sentito autorizzato a lanciare una bottiglia in faccia a un dirigente della DIGOS, spaccandogli la testa e mandandolo all'ospedale. La colpa del dirigente era solo quella di stare lì a garantire il loro diritto di manifestare Mentre qui c'è chi esprime solidarietà agli anarchici e ai terroristi, noi invece esprimiamo solidarietà a quel poliziotto che è finito in ospedale soltanto per aver fatto il proprio dovere. Abbracciamo virtualmente anche la sua famiglia perché vale sempre la pena ricordarlo: dietro ogni divisa ci sono soprattutto padri di famiglia e anche le famiglie portano la croce di mestieri difficili.
Questo decreto non ha la presunzione di risolvere tutto, servono soprattutto più uomini, più mezzi, più investimenti. Infatti, questo Governo ha già avviato un piano importante: sono oltre 40.000 le assunzioni nelle Forze dell'ordine, con ulteriori ingressi già programmati nei prossimi mesi. Ma oggi il punto è un altro, oggi si vota una scelta chiara: stare dalla parte di chi chiede sicurezza, dalla parte di chi si adopera per garantirla oppure continuare a dire di no per pregiudizi cronici.
Quando un cittadino chiama il 112, quando un negoziante abbassa la saracinesca per paura, quando un carabiniere esce di casa e sa che potrebbe trovarsi davanti a una situazione imprevedibile, lì non esistono ideologie, esiste lo Stato. Noi oggi con la fiducia al Governo, al Governo Meloni, stiamo decidendo da che parte stare. Noi scegliamo di stare dalla parte dei cittadini onesti, dalla parte di chi indossa una divisadalla parte della sicurezza e della legalità .
Voi ancora una volta avete scelto di votare contro tutto questo. Voi inseguite un'idea astratta, noi ci occupiamo della realtà. Voi difendete un principio ideologico, noi difendiamo i cittadini E allora, Presidente, la verità è molto semplice e lo voglio dire con calma, senza urlare - non come hanno fatto dall'altra parte -, perché non è che se gridi di più hai ragione tu. Oggi chi vota no, non vota contro questo Governo, vota contro un'idea di Stato che torna finalmente a farsi rispettare, vota contro chi ogni giorno indossa una divisa, vota contro chi chiede sicurezza sotto casa propria, contro chi pretende che la legge sia uguale per tutti Potete ancora continuare a raccontarla come volete, ma fuori da quest'Aula gli italiani hanno già capito tra chi indebolisce lo Stato e chi lo Stato lo difende. Noi abbiamo scelto da che parte stare ed è per questo motivo, Presidente, che il voto di Fratelli d'Italia sarà convintamente e fortemente a favore della fiducia di questo Governo. Un voto non solo politico, ma rispettoso verso l'Italia che lavora, che rispetta le regole e che chiede semplicemente difesa
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Rossano Sasso. Ne ha facoltà per due minuti.
ROSSANO SASSO(MISTO). Grazie, Presidente. Purtroppo mi dispiace smentire il collega di Fratelli d'Italia che mi ha preceduto, però, per la destra, la destra vera, questo decreto è un decreto blando, è un decreto moderato, è un decreto timido. Anziché decreto Sicurezza, potremmo chiamarlo “decreto Timidezza” Contro il crimine, contro i delinquenti italiani e contro l'immigrazione clandestina, contro l'islamizzazione del Paese servirebbe un decreto forte, servirebbe il pugno duro, non un decreto timido come quello partorito dal centrodestra moderato. In questo decreto non c'è traccia dell'estensione della legittima difesa: chi si difende dall'aggressione di un delinquente continuerà a finire sotto processo e continuerà a risarcire i familiari dei criminali.
In questo decreto non c'è traccia della remigrazione. Il centrodestra prende in giro i propri elettori invocandola nelle piazze, nelle televisioni, poi quando è il momento di fare qualcosa di concreto in quest'Aula si tira indietro. Ci vuole più coraggio. In questo decreto continua a non esserci alcuna tutela legale per le nostre Forze dell'ordine. In questo decreto non c'è traccia della lotta all'islamizzazione, sempre decantata sulle TV, sui giornali, ma mai attuata con atti concreti.
C'era traccia di tutto quello che ho citato negli emendamenti di Futuro Nazionale con Vannacci, ma li avete bocciati, perché guai ad accettare una soluzione di destra, guai a dare ragione a Roberto Vannacci. E allora, finché non tornerete a fare qualcosa di destra, Futuro Nazionale non potrà votare la fiducia a questo Governo. Quando avrete voglia di ritornare ai valori per cui gli italiani vi hanno votato nel 2022, allora fatevi sentire. Noi non vogliamo far vincere la sinistra, non vogliamo far vincere comunisti e progressisti, ma se la coalizione di centrodestra moderata non ci vuole, noi siamo pronti anche ad andare da soli .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia.
Poiché in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo è stato convenuto che la votazione per appello nominale abbia luogo a partire dalle ore 18, sospendo la seduta fino a tale ora. Dunque, la seduta è sospesa e riprenderà alle ore 18.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione sulla questione di fiducia.
Indico la votazione per appello nominale sull'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame, nel testo approvato dal Senato, sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia.
Ricordo che l'estrazione a sorte del nome del deputato dal quale la chiama avrà inizio è stata già effettuata dalla Presidenza nella seduta di ieri.
La chiama avrà quindi inizio dal deputato Pierro.
Invito i deputati Segretari a procedere alla chiama.
PRESIDENTE. Passiamo ora allo svolgimento di alcuni interventi sull'ordine dei lavori, preannunciati alla Presidenza, per la richiesta di informative urgenti in relazione a quattro diversi argomenti.
Colleghi, avverto sin d'ora che eventuali interventi finalizzati alla richiesta di informative urgenti, relativi ad ulteriori argomenti, saranno rinviati ad una successiva fase della seduta.
Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Rossano Sasso. Ne ha facoltà.
ROSSANO SASSO(MISTO). Grazie, Presidente. Per chiedere un'informativa urgente al Ministro Giancarlo Giorgetti, perché ritorno sull'argomento della mancata operatività della Commissione di vigilanza Rai e, a causa di questa mancata operatività, a farne le spese è la democrazia, a farne le spese è il pluralismo, perché se ci fosse una Commissione di vigilanza Rai operativa potremmo chiederle di intervenire per garantire il pluralismo dell'informazione nelle TV di Stato. Presidente, quello che è accaduto ieri, a 50 metri da qui, cioè all'esterno di Palazzo Montecitorio, è assurdo. Ricordo che ieri il partito Futuro Nazionale con Vannacci aveva convocato una conferenza stampa, che è stata molto partecipata, come possono testimoniare le foto e i video che abbiamo trasmesso sui nostri canali .
Spiccavano i microfoni e le del TG1, del TG2 e del TG3. Quindi, vuol dire che qualche caporedattore o qualche facente funzione, qualche vicecaporedattore aveva stabilito che era giusto ascoltare - a parte il parere di +Europa, di Noi Moderati, di Forza Italia, del PD, della Lega, di tutto l'arco costituzionale - e che era giusto dare voce anche ai deputati di Futuro Nazionale con Vannacci. Ci sono le foto che immortalano dei lavoratori della Rai, la TV di Stato, che erano lì con il microfono ad intervistarci.
Bene, Presidente, non lo so cosa succede nelle redazioni Rai. Non lo so cosa decide - o forse lo so - il direttore del TG1, il direttore del TG2 e il direttore del TG3: umiliare i propri lavoratori e i propri dipendenti, che erano lì per strada per mezz'ora a fare il loro lavoro. Hanno confezionato il pezzo e poi, come per magia, la censura è tornata contro l'unico partito di destra che è in questo Paese, contro il pluralismo, contro la democrazia, e questo non è più accettabile.
La scorsa settimana avevo promesso che avremmo mandato 26.000 lettere per chiedere l'operatività della Vigilanza Rai e per chiedere ai vertici della TV di Stato, quella che tutti gli italiani sovvenzionano, anche i nostri 26.000 iscritti, di mandare delle cartoline di protesta. Presidente, le do una notizia: quei 26.000 sono diventati 30.000 in questo momento , 30.000 persone che si sono tesserate a Futuro Nazionale in maniera spontanea e che chiedono che venga rispettata la democrazia. È inammissibile che nella TV di Stato la destra non venga rappresentata. E questo perché? Perché il direttore di turno non vuole fare un dispetto alla maggioranza del centrodestra moderato? Questo sulla base di quale principio democratico? Noi interverremo ogni settimana per ricordare a questi signori che, se sono lì, è perché tutti gli italiani pagano il canone della Rai. O forse vorrebbero dire a 30.000 iscritti: guardate, non pagate più il canone della Rai, perché le vostre idee non possono essere rappresentate, perché le vostre idee possono dar fastidio a qualcuno. Noi vogliamo sapere il perché, Presidente.
Per questo motivo, ribadisco la necessità e l'urgenza di avere in Aula il Ministro Giancarlo Giorgetti che ci rassicuri sulla tenuta democratica dell'informazione di Stato, che garantisca l'operatività della Commissione di vigilanza Rai e che la smetta di censurare Futuro Nazionale con Vannacci .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Graziano. Ne ha facoltà.
STEFANO GRAZIANO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Mi fa piacere che l'onorevole Sasso, dopo circa quattro anni di militanza, quando noi dicevamo in tutte le lingue ai banchi della maggioranza che c'era un problema di TeleMeloni, oggi anche lui si associa alla richiesta di far venire Giorgetti qui . Insomma, lo dico perché forse pensavate che noi dicessimo bugie e, invece, abbiamo scoperto che diciamo verità e, davanti alla verità, quando tocca a qualcuno diverso da chi la racconta, anche dai banchi dell'opposizione, spesso non si è creduti.
Noi abbiamo già chiesto l'audizione del Ministro Giorgetti, il venire in Aula del Ministro Giorgetti, perché c'è una vicenda che riguarda il . L'attuazione e la motivazione è esattamente opposta, in questo senso, a quella del gruppo di Vannacci, perché Vannacci vuole distruggere l'Europa e noi, invece, riteniamo che ci sia bisogno di un'Europa più forte. Ci fa piacere che chieda il tema del pluralismo. Vorrei ricordargli che il tema del pluralismo è dettato esattamente da quella che è l'attuazione del .
Quindi, ribadiamo ancora una volta e chiediamo - lo abbiamo chiesto in Vigilanza Rai e lo continuiamo a chiedere qui - che ci sia il Ministro Giorgetti, che aveva dato la sua disponibilità a venire a parlare. Invece, l'abbiamo scoperto solo ieri sera, quando abbiamo fatto un altro Ufficio di Presidenza dove, sostanzialmente, la maggioranza ha detto che non deve venire Giorgetti, nonostante Giorgetti abbia dato la disponibilità a farlo.
Chiediamo al Presidente di farsi carico di chiedere al Ministro Giorgetti di venire in Vigilanza Rai o in Aula a fare un'informativa su questo, ossia se ci sia stata una lettera dell'Europa che ha scritto all'Italia sulla vicenda dell'attuazione del , se ci sia una risposta e quale sia, esattamente, su questo tema, la risposta del Governo italiano all'Europa.
Siamo qui in attesa da tre anni e mezzo per TeleMeloni: finalmente anche quelli di maggioranza - o, meglio, quelli che stavano in maggioranza o stanno in maggioranza, non lo sappiamo ancora - si sono resi conto del problema.
Aggiungo - e chiudo - che, se l'Italia andrà in infrazione da questo punto di vista, oltre al canone che già pagano gli italiani, rischia di esserci una TeleMeloni , una tassa aggiuntiva, perché si rischia di portare l'Italia in infrazione non volendo attuare quella che è la logica del , ossia autonomia e indipendenza del servizio pubblico .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Prendo la parola per dire “ben svegliato” a Rossano Sasso e al partito di Vannacci, perché guardi, Presidente, è davvero surreale quello a cui stiamo assistendo.
Rossano Sasso e i deputati del partito di Vannacci sono rimasti silenti sul pluralismo mancante alla Rai, a TeleMeloni, per tutti questi anni, per il semplice motivo che erano in maggioranza e, come noi sappiamo, la maggioranza non viene certamente penalizzata dalla Rai. Non appena sono invece passati all'opposizione e hanno votato contro la fiducia, hanno scoperto la dura vita delle opposizioni, quelle a cui viene in qualche modo tappata la bocca, quelle a cui non viene dato spazio, quelle di cui vengono travisate le posizioni in tante trasmissioni di informazione della Rai.
Quindi, emerge chiaramente la vera natura di questa destra: questa destra - lo sappiamo - è garantista con i suoi e giustizialista con gli altri. E ora questa destra è pluralista quando si parla semplicemente di rappresentare le proprie posizioni e, naturalmente, è autoritaria e tende a restringere gli spazi quando queste posizioni non collimano con quelle del Governo. Siamo di fronte a una vergogna assoluta.
Questo intervento paradossale è solo l'ultimo di una serie di accadimenti scandalosi che riguardano la Rai. Voglio segnalare, Presidente, che persino il Presidente della Repubblica ci ha richiamati al dovere di far funzionare la Commissione di vigilanza Rai, che è ferma da più di un anno: non si riunisce, non svolge le sue funzioni. È venuta meno anche una forma di legalità rispetto al funzionamento di organi parlamentari di primaria importanza.
Sappiamo che i vertici della Rai non sono stati ancora nominati. Sappiamo che, dall'8 agosto di questo anno, siamo in violazione rispetto a norme vigenti di livello europeo che ci imporrebbero di riformare la della Rai. Sappiamo che c'è una incompatibilità tra le politiche di questo Governo e la difesa del diritto ad essere informati di tutti i cittadini . Voi volete negare questo diritto, quello ad essere informati con oggettività, con pluralismo, sentendo tutte le voci. Avete trasformato la Rai in un organo di propaganda governativa, per cercare di fare il lavaggio del cervello a milioni di cittadini e l'intervento dell'onorevole Sasso è solo l'ultima prova di questa degenerazione.
Allora, Presidente, noi ribadiamo - l'abbiamo già fatto la settimana scorsa, io non ricordo più nemmeno quante volte lo abbiamo fatto in questi anni - che Giorgetti deve venire qui, perché la Rai utilizza soldi che i cittadini sono obbligati a pagare e non può essere trattata così.
Chi utilizza i soldi dei cittadini per disinformarli o per non dare loro un'informazione di qualità, per tappare la bocca a tutti i giornalisti scomodi che oggi vivono, purtroppo, una condizione di grave difficoltà dentro le redazioni della Rai, non può non rispondere di quello che fa di fronte al Parlamento, non può non dare spiegazioni.
E allora, Presidente, le chiediamo, con ancora più forza e convinzione, di procedere a questa audizione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Presidente, ovviamente, come diceva quello, meglio tardi che mai. Però, l'occasione dell'intervento dell'onorevole Sasso è utile per tornare a metterlo in evidenza. Il problema è che, dopo le parole del Presidente della Repubblica, diventa imbarazzante continuare a mettere in evidenza un “reclamo”, tra virgolette, che non trova alcun tipo di risposta da parte della maggioranza. Il problema è di uscire da una situazione, ormai, di assoluta illegalità su tre fronti: sul fronte della Commissione parlamentare di vigilanza che, come ricordavano i colleghi, non si riunisce da un anno; sul fronte dei vertici della Rai che, siccome non riuscite a mettervi d'accordo, non riuscite a nominare, e questo comporta che non consentite che si riunisca la Commissione di vigilanza; e anche sul tema della riforma della Rai, che è bloccata al Senato.
Io penso che non sia più possibile e accettabile una soluzione di questo tipo. Penso che non siano più sufficienti soltanto le parole. Occorre, probabilmente, immaginare qualcosa di diverso che imponga a questa maggioranza di consentire di rientrare nella legalità. Perché il problema non è più neanche quello delle opposizioni. Sappiamo che, di fronte a un anno di campagna elettorale che ormai si è aperto, il tema del servizio pubblico, pagato con il canone Rai da tutti i cittadini, è un problema serio, ma sappiamo che non è più soltanto un problema dell'opposizione perché è un problema che riguarda tutti i cittadini italiani, vorrei dire anche quelli di maggioranza. E non avere gli organi di garanzia su un settore che è decisivo e fondamentale per la democrazia, ossia quello dell'informazione, è qualcosa di una gravità inaudita.
Avere questa sordità, da parte della maggioranza che, ad ogni occasione nella quale… e ringraziamo la presidente della Commissione parlamentare di vigilanza che, nonostante tutto, continua a convocare gli uffici di presidenza, a chiedere che lì, nella sede naturale, venga deciso di audire il Ministro Giorgetti. Nonostante questo, la maggioranza fa spallucce, si fa spallucce alla democrazia e al Paese e credo che questo non sia più tollerabile .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Orrico. Ne ha facoltà.
ANNA LAURA ORRICO(M5S). Grazie, Presidente. Anche noi, come è accaduto la scorsa settimana, chiediamo un'informativa urgente al Ministro Giorgetti affinché ci venga a spiegare se effettivamente l'Italia è in infrazione per non aver recepito l'.
E, ovviamente, ne approfitto anche io, ancora una volta, per evidenziare il blocco del funzionamento delle istituzioni che viene perpetrato da questa maggioranza che governa il Paese. Infatti, la Commissione di vigilanza della Rai è un organo istituzionale al quale, da un anno e mezzo, viene impedito il corretto funzionamento perché la maggioranza si è impuntata, non accetta di dover condividere e di dover individuare, alla Presidenza della Rai, quindi dell'azienda di Stato che si occupa del servizio pubblico radiotelevisivo, una figura che possa essere il più condivisa possibile dall'arco parlamentare.
Quindi, è inaccettabile che, anche dopo il secondo monito del Presidente della Repubblica rispetto al mancato funzionamento della Commissione di vigilanza Rai, ancora oggi la Commissione non si possa riunire, se non attraverso, ovviamente, l'impegno delle opposizioni e della presidente della Commissione di vigilanza Rai, che è quantomeno riuscita a far audire in Commissione l'amministratore delegato, che è amministratore delegato della Rai da due anni e non c'era mai venuto a spiegare perché in Rai alcune cose non funzionano come dovrebbero.
Quindi, ancora una volta, come MoVimento 5 Stelle, chiediamo che la vigilanza Rai torni a funzionare come organo di garanzia del corretto funzionamento del servizio pubblico radiotelevisivo a garanzia del pluralismo, della libertà di espressione e della corretta rappresentazione delle diverse forme di espressione presenti nel nostro Paese, e quindi a garanzia dei diritti di tutti i cittadini italiani .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, su un altro argomento sempre sull'ordine dei lavori, il deputato Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo per chiedere un'informativa al Ministro Tajani sull'ennesima vergogna di cui si è reso protagonista il Governo italiano, ovvero l'aver impedito, in sede europea, la sospensione dell'Accordo di associazione tra Unione europea e Israele .
L'Italia e la Germania sono stati i Paesi protagonisti di questa mancata sospensione. Ebbene, vorremmo sentire dalle parole del Ministro Tajani come si giustifica tutto questo, dato che, all'articolo 2 di quell'Accordo, è espressamente previsto che, affinché questo Accordo continui a rimanere in vigore, è fondamentale il rispetto dei diritti umani. A noi sembra che quell'articolo sia stato ampiamente stracciato da Israele e che, anche in termini giuridici, tuteli chi vuole stracciare oggi quell'accordo.
Chiediamo che venga il Ministro, perché, da qualche giorno, si vuol far passare la narrazione per la quale il Governo Meloni avrebbe cominciato ad alzare la testa rispetto a Israele, avendo sospeso il rinnovo automatico di cooperazione militare tra Italia e Israele.
Innanzitutto, non abbiamo ancora capito cosa sia successo, perché il Ministro Crosetto non ci risponde - aggiungiamo anche il Ministro Crosetto alla richiesta di informativa - e poi ci si chiede: ma voi cosa fareste al posto del Governo Meloni in una situazione in cui Trump… Lo fermereste voi, Trump? Bene, innanzitutto sospendere un accordo commerciale con il genocida Netanyahu, che sta trascinando tutti quanti in una guerra in Iran che noi stiamo pagando in termini economici con le nostre imprese e le nostre bollette, potrebbe essere, non solo per un aspetto umano, ma anche per un aspetto economico e politico, il primo deterrente che diamo a Netanyahu e gli diciamo: basta, ti devi fermare! Infatti, se Israele perdesse gli accordi commerciali con l'Europa, voglio vedere se continua a fare quello che sta facendo, senza che nessuno gli dica qualcosa da anni a questa parte! E aver sentito - e questa è la cosa che fa più indignare - che la Presidente Meloni e il Governo tutto abbiano alzato la testa quando Trump ha insultato il Papa e abbiano urlato indignati vedendo le foto di quel soldato israeliano che distrugge la statua di Gesù fa ancora più indignare, perché noi siamo assolutamente consapevoli che questa maggioranza lo fa per il voto dei cattolici , perché i valori che rappresenta la statua di Gesù, i valori che rappresenta il Papa sono stati uccisi a Gaza innumerevoli volte, innumerevoli volte ! E nessuno lì ha avuto il coraggio di richiamare il messaggio di fratellanza e di umanità universale che quella statua rappresenta! Quindi, quella statua, non l'ha distrutta quel soldato israeliano, quella statua, l'ha distrutta chi si dice difensore dei valori cristiani! E quindi, Gesù Cristo è morto un'altra volta, a Gaza, proprio in quei territori: è morto 70.000 volte a Gaza con la nostra complicità .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Fratoianni. Ne ha facoltà.
NICOLA FRATOIANNI(AVS). Grazie, signor Presidente. Sì, ci associamo, come Alleanza Verdi e Sinistra, alla richiesta di informativa del Ministro degli Esteri avanzata dal collega Ricciardi. Il Ministro degli Esteri - e il Governo italiano con lui, questo è il punto - ha perso un'altra occasione per fare la cosa giusta, per schierarsi dalla parte giusta della storia. La sospensione dell'Accordo di associazione tra Ue-Israele dovrebbe essere una scelta automatica, a garanzia stessa del buon funzionamento di quell'Accordo che, come è stato poco fa ricordato, all'articolo 2, prevede in modo molto chiaro che, ove non siano rispettati i diritti umani, quell'accordo non può andare avanti.
Ora, signor Presidente, colleghe e colleghi, che Israele violi i diritti umani è fatto palese. Israele li ha travolti, li ha sotterrati. Li ha sotterrati nel genocidio a Gaza, li sotterra quotidianamente nell'annessione della Cisgiordania, nelle politiche di distruggendo case, incendiando campi, uccidendo civili palestinesi. Li sotterra quando introduce la pena di morte selettiva, quella che riguarda soltanto una parte della popolazione di quella terra quella parte di popolazione i cui diritti sono stati per decenni umiliati e calpestati. Bene, di fronte a tutto questo, ci saremmo aspettati che, dopo anni, gli anni che abbiamo alle spalle, quelli del genocidio, della fase più acuta dello sterminio del popolo palestinese, dopo anni di balbettii, di silenzi, di complicità, il Governo italiano avesse la forza di fare una cosa normale: andare in Europa e dire che questo accordo va sospeso, che non ci sono le condizioni per andare avanti. Pensate un po': dopo aver annunciato, in pompa magna, che avevano sospeso il rinnovo automatico - forse, poi vedremo, perché, anche qui, è stato giustamente ricordato -, siamo ancora in attesa di conoscere il dettaglio di questa decisione: che cosa comporta, su quali documenti è basata, quali conseguenze ha. Abbiamo chiesto spiegazioni, continueremo a chiederle perché, badate, c'è una cosa più insopportabile della complicità e del silenzio ed è l'idea di prendere in giro gli italiani e le italiane su questioni come queste Allora, sia chiaro, ve lo diciamo ora, lo ripeteremo al Ministro degli Esteri quando verrà in quest'Aula. Venga in quest'Aula pronto a rispondere anche su questo, perché, se per caso dovesse emergere - noi vogliamo considerare, questa, un'eventualità impossibile - che l'annuncio sulla sospensione del rinnovo automatico è una pura operazione di propaganda e di Presidente, ci troveremmo di fronte a un fatto di una gravità inaudita. E, allora, noi vogliamo sapere anche questo e vogliamo che il Ministro risponda su quali atti concreti abbia intenzione di mettere in campo il nostro Paese per contrastare con la massima forza e la massima efficacia la politica di pulizia etnica , di di sterminio del Governo di Israele. Anche perché Tajani, poi, ha avuto pure il coraggio di commentare: non ci sono le condizioni per sanzioni generali, bisogna fare sanzioni mirate, perché non devono colpire indiscriminatamente. Ma quando in Europa abbiamo varato il ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia? Quando è successo? Mi pare in queste ore: abbiamo entusiasticamente votato a favore. Lo dice chi, come è noto, sulla gestione della vicenda ucraina ha molte critiche da avanzare, le ha sempre avanzate - il nostro gruppo in particolare - sull' militare, sull'invio delle armi, ma abbiamo sempre sostenuto la politica delle sanzioni, perché abbiamo sempre riconosciuto dove sono il giusto e lo sbagliato dal punto di vista del diritto internazionale.
E, allora, perché su Israele tutto questo non si può fare? Ci dovete rispondere. Perché non si può fare? Non si può fare perché, se non per una scelta politica di complicità? Scelta che, peraltro, si è rivelata plasticamente nella ridicola scelta di partecipare come osservatori a quell'accolita di speculatori edilizi che sulla pelle del popolo palestinese, sulle macerie di Gaza, che hanno avuto il coraggio di chiamare
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sull'ordine dei lavori, l'onorevole Provenzano. Su questo? Prego.
GIUSEPPE PROVENZANO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ci associamo anche noi alla richiesta di informativa del Ministro Tajani, perché crediamo che l'Accordo di associazione UE-Israele è diventato oggi non più soltanto il simbolo della doppia morale dell'Europa, ma anche della vigliacca ipocrisia del nostro Paese su Gaza e sul Medio Oriente. La sospensione dell'Accordo UE-Israele è una decisione necessaria perché sono venuti meno tutti i presupposti storici, politici, giuridici di quell'accordo. Io lo voglio ricordare a quest'Aula: quell'Accordo è stato sottoscritto nel 1995, all'indomani degli Accordi di Oslo, in cui si avviava un processo di pace verso i “due popoli, due Stati”, con un'Europa che provava a essere protagonista. Quella prospettiva è stata non solo massacrata e sepolta sotto le macerie di Gaza, ma con una decisione della Knesset, del Parlamento israeliano è stata esclusa dall'orizzonte politico del Governo israeliano. Sono venuti meno i presupposti politici, perché oggi al Governo di Israele abbiamo dei rappresentanti sui quali pende un mandato di arresto della Corte penale internazionale e lo Stato sarà chiamato a rispondere, di fronte alla Corte internazionale di giustizia, di violazione della Convenzione sul genocidio. Sono venuti meno i presupposti giuridici perché, come veniva ricordato, all'articolo 2 di quell'Accordo si prevede il rispetto dei diritti umani che, in questo momento, vengono calpestati e che sono stati oltraggiati nel momento in cui è stata reintrodotta la pena di morte su base etnica, che è un oltraggio alla nostra civiltà .
Allora, Presidente, dopo due anni e mezzo in cui tutti noi abbiamo lamentato l'inerzia dell'Europa, che aveva determinato uno scollamento, l'indignazione nelle opinioni pubbliche europee di fronte non solo alle parole che sono mancate, ma anche all'inazione, c'era la concreta possibilità che l'Unione europea cominciasse a fare qualcosa per dire al Governo israeliano criminale di Benjamin Netanyahu di fermarsi. C'era questa possibilità concreta, non perché l'ha chiesto soltanto la Spagna, ma perché lo hanno chiesto 17 Paesi e ne è mancato il consenso perché è mancata l'Italia.
La gravità di questo è stata ricordata anche dai colleghi, però io voglio aggiungere un ulteriore elemento di gravità che riguarda questo Parlamento: con quale mandato il Ministro Tajani è andato al Consiglio Affari europei a esprimere questa posizione ? Perché la scorsa settimana avevamo interrogato in Commissione affari esteri il Governo su questo tema e il Governo non aveva dato alcuna risposta. Se aveva assunto questa determinazione, Presidente, perché non spiegarlo ai parlamentari, all'opposizione che stava esercitando le sue prerogative? La verità è che dopo il bluff della narrazione sulla sospensione del Memorandum di intesa, di cooperazione militare, alla prima prova di coerenza l'Italia è mancata ed è mancata per una ragione molto seria e molto grave, perché manca la coerenza, manca la serietà, manca il coraggio a questo Governo. Non è un tema di credibilità della Presidente Meloni o del Ministro Tajani, diventa un problema di credibilità del nostro Paese. Il Ministro degli Esteri ha detto: la sospensione dell'Accordo è stata accantonata perché mancavano le condizioni numeriche e politiche.
Ma chi prende in giro gli italiani? Mancavano le condizioni numeriche e politiche perché è mancato lui, perché è mancata l'Italia. Allora, guardate, noi l'abbiamo visto qual è il tentativo di questi giorni: raccontare un cambio nella posizione politica del nostro Paese, perché si è capito che Trump e Netanyahu sono una zavorra anche per questo Governo. Quando il Governo italiano ha ricevuto attacchi diretti da Trump, il Partito Democratico, per bocca della segretaria del partito, ha preso le difese delle istituzioni italiane, ma quando c'era l'occasione di rompere con Netanyahu avete fatto marcia indietro. Cosa aspettate, che sia lui a rompere? Allora vi comunico, Presidente - e chiudo -, che Netanyahu l'ha già fatto. L'ha già fatto quando ha sparato sui nostri militari , l'ha già fatto quando hanno sparato sulle nostre chiese; l'aveva già fatto quando ha sterminato un popolo, Presidente, e quando ha incendiato il Medio Oriente e ha gettato nel caos il Mediterraneo contro i nostri valori e contro i nostri interessi. Di fronte a questo non bastano le parole, servivano le azioni e non arrivano nemmeno quelle .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sull'ordine dei lavori, su un altro argomento, il deputato Donno. Ne ha facoltà.
LEONARDO DONNO(M5S). Grazie, Presidente. Per richiedere un'informativa urgente al Ministro Giorgetti sul gravissimo scenario economico in cui versa il nostro Paese, anche alla luce dei dati diffusi oggi da Eurostat che hanno confermato che l'Italia non uscirà dalla procedura di infrazione della Commissione europea. Il Ministro deve venire qui a dirci in che modo intenda intervenire per rispondere alle tante urgenze del Paese: le urgenze economiche, sociali, energetiche e imprenditoriali.
Non ci interessa che venga qui a dirci, a parlarci di questione di “decimali”; ci interessa il fatto che Eurostat ha indirettamente certificato che con la vostra austerità avete messo in ginocchio la produzione industriale, non avete difeso i salari reali, avete prodotto un record da dieci anni a questa parte della pressione fiscale, il record dei cittadini italiani in povertà assoluta e avete azzerato la crescita, facendo aumentare, di fatto, il debito pubblico. Insomma, l'austerità applicata dal duo Meloni-Giorgetti ha piegato l'economia italiana senza raggiungere quell'obiettivo del 3 per cento tanto caro al Ministro Giorgetti. Questo è un fallimento, un fallimento del Governo Meloni che ha stabilito che senza crescita - è chiaro e palese, ormai questo - non c'è consolidamento fiscale. Ma bastava guardare d'altronde la storia dei molteplici avanzi primari conseguiti dall'Italia negli ultimi decenni per rendersi conto che di solo avanzo primario si muore. Allora, Meloni e Giorgetti, assumendosi una grande responsabilità, hanno gravato il Paese di un'austerità che non ha neanche permesso di uscire dalla procedura di infrazione. Allora, adesso vorremmo sapere se Meloni e il suo Governo vogliono insistere nel fare delle spese, le spese militari, utilizzando uno scostamento di bilancio; se userete lo scostamento di bilancio solo per le spese militari.
Io non so se vi rendiate conto del disastroso quadro economico in cui si trova il nostro Paese perché, anziché, secondo noi, spendere miliardi in armi, sarebbe opportuno spendere questi soldi e fare investimenti per fare ciò che serve veramente al Paese, ossia investimenti in , in sviluppo industriale, sostegno ai salari, misure concrete contro il caro energia, contro il carovita.
Allora, il Ministro venga qui a dirci che cosa vuole fare su questo: restare ancora a guardare? Perché, guardate, il Ministro ci deve spiegare che cosa intende fare, anche difendendo l'interesse nazionale, davanti ad altri Ministri dell'Economia europei che si dicono contrari a questi vincoli. Allora, andasse in Europa a fare massa critica con i colleghi europei, a chiedere veramente quello che serve, ossia la sospensione del Patto di stabilità al quale Meloni e Giorgetti ci hanno condannato e che rischia di portare il Paese sull'orlo della recessione.
Concludo, Presidente, noi siamo molto preoccupati perché i fallimenti di Meloni e del suo Governo e la loro incapacità, che è sotto gli occhi di tutti, stanno portando i cittadini e le imprese sull'orlo del precipizio, ma quello che è ancora più grave è che, anziché assumersi le sue responsabilità e chiedere scusa per i tradimenti e i fallimenti che sta collezionando, la Presidente Meloni continua a piagnucolare in maniera ridicola usando la super scusa del super , ma dimentica che è al Governo ormai da quattro anni e ha fatto quattro leggi di bilancio e i risultati disastrosi sono sotto gli occhi di tutti .
Allora, Giorgia Meloni si assumesse le sue responsabilità, venisse qui a chiedere scusa ai cittadini italiani e non si paragonasse - guardi, Presidente - col Presidente Conte perché il Presidente Conte ha portato in Italia oltre 200 miliardi di euro del Piano nazionale di ripresa e resilienza grazie al quale questo Paese ancora non è in recessione. Quindi, Giorgia Meloni prendesse un po' di lezioni e imparasse come si fa a governare un Paese, se ne è capace, altrimenti, andasse a casa .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sull'ordine dei lavori, su un altro argomento, l'onorevole Ciani. Ne ha facoltà.
PAOLO CIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Siamo a chiedere un'informativa urgente al Governo su quanto sta emergendo in queste ore su una vicenda che, se confermata nei suoi contorni, rappresenterebbe un fatto di gravità straordinaria per la nostra democrazia.
Le notizie, infatti, parlano di una vera e propria attività di dossieraggio e spionaggio parallelo che avrebbe coinvolto ex appartenenti ai servizi di sicurezza, e una rete articolata di soggetti, con l'obiettivo di raccogliere informazioni riservate su persone, imprese e istituzioni.
Non siamo di fronte a episodi isolati. Emerge il quadro di una struttura clandestina capace di accedere a dati sensibili, costruire , interferire con dinamiche economiche e, temo, anche politiche. Secondo quanto riportato, si tratterebbe di attività sistematiche: intercettazioni illecite, acquisizione abusiva di informazioni, utilizzo di dati per finalità di pressione o ricatto e perfino collegamenti con appalti e interessi economici rilevanti. Se anche solo una parte di questo quadro fosse confermata, Presidente, saremmo davanti a un salto di qualità inquietante. Non più singoli abusi, ma una rete organizzata che opera nell'ombra, con metodi incompatibili con lo Stato di diritto.
Per questo, la questione che poniamo oggi non è solo giudiziaria, è una questione profondamente istituzionale e politica. Perché qui sono in gioco almeno tre livelli di responsabilità. Quello della tutela dei diritti fondamentali dei cittadini (la , la libertà personale e la sicurezza dei dati): non è accettabile che informazioni sensibili possano essere raccolte e utilizzate fuori da ogni controllo democratico. C'è poi la credibilità e l'integrità delle istituzioni: se davvero uomini legati, anche in passato, agli apparati dello Stato sono coinvolti in queste attività, è necessario chiarire subito se vi siano falle nei sistemi di controllo, zone grigie o peggio connivenze. Il terzo riguarda la tenuta del sistema democratico ed economico: il dossieraggio non è mai neutro, serve a colpire, a condizionare e a orientare le decisioni, le carriere, gli appalti e gli equilibri di potere.
Per questo il Governo deve riferire su alcuni punti molto chiari: qual è il perimetro reale di questa inchiesta; se vi sono coinvolgimenti diretti o indiretti di apparati pubblici di sicurezza; quali misure di controllo e prevenzione sono attualmente in essere e se si ritengono queste misure adeguate; se vi sono rischi per la sicurezza nazionale, per la protezione dei dati sensibili e strategici; quali iniziative il Governo intende assumere immediatamente per garantire trasparenza e legalità. Su questi punti, Presidente, serve chiarezza e serve anche, direi, rapidità.
Perché c'è un punto molto semplice: non può esistere in uno Stato democratico come il nostro un sistema parallelo di o di raccolta di informazioni che sfugga a ogni controllo. Non possiamo permettere che si insinui l'idea che esista un doppio livello: uno legale, sottoposto alle regole, e uno opaco che agisce nell'ombra. Questo mina la fiducia dei cittadini, mina la credibilità delle istituzioni e mina alla radice il principio stesso dello Stato di diritto.
Per queste ragioni, chiediamo al Governo di riferire, di farlo in trasparenza, senza alcuna reticenza, e in velocità, perché su questi temi non possono esserci ambiguità e perché la sicurezza, la legalità e la libertà dei cittadini non sono mai negoziabili .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sullo stesso argomento l'onorevole Bonelli…No, no, è Bonelli, non Pellegrini, Bonelli. Prego, onorevole Bonelli.
ANGELO BONELLI(AVS). Grazie, signor Presidente. Per associarci, come Alleanza Verdi e Sinistra, alla richiesta di informativa, che va specificata a questo punto, perché, trattandosi di una delega dei servizi in capo al Sottosegretario Mantovano ed essendo la delega ai servizi in capo a Palazzo Chigi, chiediamo che l'informativa sia della Presidente Meloni, perché la questione che abbiamo di fronte è veramente molto, molto grave. Del resto, noi ancora stiamo aspettando chi ha spiato i giornalisti di chi ha messo il per spiare i giornalisti: un grande democratico, su cui gli italiani non hanno ancora una risposta.
Guardi, lo dico subito, a scanso di qualsiasi equivoco. Per noi non è assolutamente sufficiente che il Sottosegretario Mantovano vada al Copasir. Gli italiani hanno diritto di sapere cosa è accaduto, perché pezzi di servizi decidono di andare in pensione rapidamente e poi di andare in società private. A tal scopo io leggo proprio una... Ricostruisco una tempistica, signor Presidente, poiché tengo molto alla sua attenzione. L'8 agosto del 2024, con un DPCM ovviamente a firma della Presidente Giorgia Meloni, Giuseppe Del Deo viene nominato vicedirettore del DIS; l'incarico diventa operativo il 2 settembre 2024. Con DPCM, invece, del 28 marzo 2025, sempre ovviamente a firma Meloni e pubblicato il 3 aprile 2025, questo DPCM dispone il prepensionamento, a 51 anni, di Giuseppe Del Deo. Sono passati sette mesi. Viene nominato e dopo sette mesi si dimette.
Ma c'è di più. Il provvedimento, il DPCM, prevede una deroga per i dirigenti apicali dei servizi, con la possibilità di eliminare quell'incompatibilità che non permetterebbe loro di avere incarichi e collaborazioni con società private estere che operano nel campo della sicurezza. Viene eliminata questa deroga. Allora la Presidente Meloni ci deve spiegare la ragione per la quale ha firmato un DPCM che ha consentito all'ex vicedirettore del DIS di avere questa deroga e di poter operare in società private.
Questo è un problema molto, molto serio. Perché davanti al tema, poi, del dossieraggio, che rappresenta un problema anche di garanzie democratiche - e noi lo vogliamo assolutamente sapere -, ci saremmo aspettati che qualcuno del Governo si fosse precipitato per dire che cosa è accaduto, a prescindere dall'inchiesta giudiziaria. Allora c'è un'assenza di trasparenza da parte dell'attività del Governo; e ricordo ovviamente la questione del che ha portato a spiare i giornalisti di , su cui ancora non abbiamo alcun tipo di risposta pubblica.
E allora il tema è il seguente - e vado a concludere, signor Presidente: perché la Presidente del Consiglio ha messo quella deroga nel DPCM? Perché ha consentito a Giuseppe Del Deo di andare a lavorare? Sapevano che c'era un incarico in corso? E poi abbiamo visto questo vicedirettore, le accuse che ha… Poi vedremo, siamo in uno Stato garantista, ci saranno indagini, un eventuale rinvio a giudizio. Non lo sapremo, ma già di per sé questo è un tema estremamente rilevante.
La Presidente Meloni deve delle spiegazioni: perché ha consentito la deroga a questo vicedirettore del DIS, dopo sette mesi dalla sua nomina? C'è un problema serio di trasparenza in questo Governo, in un settore molto delicato per la tenuta democratica dell'Italia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sullo stesso argomento l'onorevole Pellegrini. Ne ha facoltà.
Onorevole Pellegrini, è lei stavolta, non è che...
MARCO PELLEGRINI(M5S). Grazie, Presidente. Evidentemente ho un problema...
PRESIDENTE. No, no, ci mancherebbe.
MARCO PELLEGRINI(M5S). Allora ci associamo a questa richiesta di informativa. La riteniamo un'informativa doverosa che il Governo deve al Paese.
Guardate, le notizie di stampa sono davvero preoccupanti, perché ci riportano un'inchiesta, segnatamente un'inchiesta della procura di Roma, che appunto ipotizza accuse molto, molto gravi. È un'inchiesta su squadre di spioni, che si aggiunge, dopo pochi mesi, a un'altra inchiesta, che appare diversa - almeno da quello che si legge dalle fonti aperte - e che richiamava invece un'agenzia, l'agenzia .
E queste due inchieste ravvicinate - specie la seconda, questa a cui stiamo facendo riferimento con questi interventi - dimostrano che evidentemente in Italia c'è un problema grave che riguarda la facilità di accedere abusivamente a sistemi informativi, di mettere su dei dossieraggi e di preparare evidentemente dei ricatti allo scopo di condizionare la vita democratica, di condizionare le scelte politiche, di condizionare le scelte economiche e industriali.
Ovviamente in una ipotesi… Rimarco il fatto che noi siamo garantisti fino all'ultimo grado di giudizio, quindi riteniamo non colpevoli tutti fino a sentenza definitiva, ma leggiamo le notizie preoccupanti che sono riportate dalla stampa e non possiamo che tradurre queste notizie con un allarme democratico.
Noi richiediamo questa informativa perché è evidente che c'è un problema politico. Quando il numero due dell'AISI, il servizio di sicurezza interno, poi passato al DIS, che addirittura ha una funzione di controllo e di coordinamento delle nostre agenzie di informazioni, viene attinto da un'inchiesta di questo tipo in cui si ipotizza - sottolineo, si ipotizza - che questo Del Deo, ex numero due, aveva alle sue dipendenze, chiamiamola così, una vera e propria squadra di spioni che si dedicavano a raccogliere in maniera illecita informazioni per fare questi dossieraggi, allora non è più un problema singolo che riguarda una singola agenzia di investigazione privata che è deviata, ma c'è qualcosa di più evidentemente. E il qualcosa di più ci viene anche dal comportamento del Governo.
Se il Governo, con un DPCM, cioè proprio con un atto del Presidente del Consiglio, della Presidente del Consiglio, prima prepensiona sostanzialmente Del Deo… perché poi, in queste ore, Presidente, voglio ribadirlo, il Governo ha detto: “no, guardate, siamo noi Governo che abbiamo rimosso Del Deo”. No, non è proprio così. L'hanno prima prepensionato e poi gli hanno concesso di andare a lavorare per soggetti privati, cosa che deve essere proibita per chi proviene dai nostri servizi di informazione.
Ebbene, se la Presidenza del Consiglio ha fatto questa scelta, deve venire a spiegarla non solo al Copasir, ma soprattutto qui, nella casa della democrazia. Lo deve spiegare agli italiani perché ha fatto quella scelta. Sapevano qualcosa che non hanno detto? E se lo sapevano, perché non l'hanno detto? Quale motivazione c'è alla base di questa scelta che ha fatto il Governo che, ovviamente, è una scelta che, specie dopo le notizie delle inchieste, lascia davvero esterrefatti.
Allora concludo, Presidente. Io credo sia doveroso che il Governo venga a riferire e spero - e quindi la prego di agire in tal senso - che questa informativa avvenga nel più breve tempo possibile, perché gli italiani devono sapere se c'è qualche forma di non detto, qualcosa che si sapeva e si è preferito celare da parte della Presidenza del Consiglio .
PRESIDENTE. Ovviamente ho preso atto, così come anche il Governo ha ascoltato le vostre richieste che saranno tutte riferite al Presidente della Camera.
PRESIDENTE. Colleghi, avverto che, consistendo il disegno di legge di un solo articolo, non si procederà alla votazione dell'articolo unico, ma, dopo l'esame degli ordini del giorno, si procederà direttamente alla votazione finale, a norma dell'articolo 87, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Invito il rappresentante del Governo a esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
NICOLA MOLTENI,. Sull'ordine del giorno n. 9/2886/1 Vaccari vi è parere favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2886/2 Bakkali il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2886/3 Ziello il parere è favorevole con la riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità di approfondire la tematica della responsabilità civile da atto illecito”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2886/4 Sasso il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2886/5 Pozzolo il parere è favorevole.
Sugli ordini del giorno n. 9/2886/6 Curti, n. 9/2886/7 Furfaro, n. 9/2886/8 Evi, n. 9/2886/9 Manzi, n. 9/2886/10 Orfini, n. 9/2886/11 Iacono, n. 9/2886/12 Berruto, n. 9/2886/13 Magi e n. 9/2886/14 Soumahoro il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2886/15 Lacarra il parere è favorevole.
Sugli ordini del giorno n. 9/2886/16 Scotto e n. 9/2886/17 Giachetti il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2886/18 Dori vi è un invito al ritiro, perché vi è l'intendimento del Governo di adottare un provvedimento , in tempi brevi, per modificare la disposizione in questione.
Sull'ordine del giorno n. 9/2886/19 Gadda il parere è favorevole.
Sugli ordini del giorno n. 9/2886/20 Bonafe', n. 9/2886/21 Fossi e n. 9/2886/22 Marino il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2886/23 Ciani vi è un invito al ritiro per le medesime motivazioni dell'ordine del giorno n. 9/2886/18 Dori.
Sull'ordine del giorno n. 9/2886/24 Sarracino vi è un invito al ritiro per le medesime motivazioni dell'ordine del giorno n. 9/2886/18 Dori.
Sugli ordini del giorno n. 9/2886/25 Amendola, n. 9/2886/26 Laus, n. 9/2886/27 Merola, n. 9/2886/28 Stefanazzi e n. 9/2886/29 Tabacci il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2886/30 D'Alfonso, espunte le premesse, il parere è favorevole all'impegno.
PRESIDENTE. Quindi è una riformulazione, espunte le premesse. Perfetto, chiarissimo.
NICOLA MOLTENI,. È una riformulazione: espunte le premesse, parere favorevole sull'impegno.
Sugli ordini del giorno n. 9/2886/31 Toni Ricciardi, n. 9/2886/32 Roggiani, n. 9/2886/33 Mancini, n. 9/2886/34 Lai, n. 9/2886/35 Care', n. 9/2886/36 Viggiano, n. 9/2886/37 Peluffo, n. 9/2886/38 Di Sanzo, n. 9/2886/39 De Micheli, n. 9/2886/40 Gnassi, n. 9/2886/41 Pandolfo, n. 9/2886/42 Porta, n. 9/2886/43 Forattini e n. 9/2886/44 Gribaudo il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2886/45 Serracchiani vi è un invito al ritiro per le medesime motivazioni dell'ordine del giorno n. 9/2886/18 Dori.
Sull'ordine del giorno n. 9/2886/46 Boldrini vi è un invito al ritiro per le medesime motivazioni dell'ordine del giorno n. 9/2886/18 Dori.
Sull'ordine del giorno n. 9/2886/47 Provenzano, espunte le premesse, il parere è favorevole con riformulazione che espunge le parole da “nonché” fino alla fine.
PRESIDENTE. Parla dell'impegno, in questo caso?
NICOLA MOLTENI,. Esatto. Espunte le premesse, il parere è favorevole con riformulazione che espunge, nell'impegno, le parole da “nonché” fino alla fine. Ci siamo?
PRESIDENTE. Ok. Sostanzialmente, sono dieci righe prima della fine. Dove si dice “nonché a ritornare radicalmente (…)”.
NICOLA MOLTENI,. Esatto. Fino alla fine.
PRESIDENTE. Va bene.
NICOLA MOLTENI,. Sull'ordine del giorno n. 9/2886/48 Di Biase il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2886/49 Cuperlo vi è un invito al ritiro per le medesime motivazioni dell'ordine del giorno n. 9/2886/18 Dori.
Sull'ordine del giorno n. 9/2886/50 Auriemma il parere è favorevole.
Sugli ordini del giorno n. 9/2886/51 Amato, n. 9/2886/52 Raffa e n. 9/2886/53 Caso il parere è contrario.
Sugli ordini del giorno n. 9/2886/54 Morfino, n. 9/2886/55 Bruno e n. 9/2886/56 Sergio Costa il parere è favorevole.
Sugli ordini del giorno n. 9/2886/57 Orrico, n. 9/2886/58 Di Lauro, n. 9/2886/59 Sportiello, n. 9/2886/60 Quartini, n. 9/2886/61 Marianna Ricciardi, n. 9/2886/62 Barzotti, n. 9/2886/63 Tucci, n. 9/2886/64 Aiello e n. 9/2886/65 Carotenuto il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2886/66 Caramiello, espunte le premesse, il parere è favorevole all'impegno.
PRESIDENTE. È una riformulazione? Espunte le premesse, quindi è una riformulazione.
NICOLA MOLTENI,. È una riformulazione.
Sull'ordine del giorno n. 9/2886/67 Fede il parere è favorevole secco.
Sugli ordini del giorno n. 9/2886/68 Perantoni, n. 9/2886/69 Lomuti e n. 9/2886/70 Iaria il parere è contrario.
L'ordine del giorno n. 9/2886/71 D'Orso è accolto come raccomandazione; anzi no, il parere è contrario.
PRESIDENTE. Sull'ordine del giorno n. 9/2886/71 D'Orso il parere è contrario.
NICOLA MOLTENI,. L'ordine del giorno n. 9/2886/72 Penza è accolto come raccomandazione.
Sugli ordini del giorno n. 9/2886/73 Alifano, n. 9/2886/74 Francesco Silvestri, n. 9/2886/75 Carmina e n. 9/2886/76 Ilaria Fontana il parere è contrario.
Sugli ordini del giorno n. 9/2886/77 Dell'Olio e n. 9/2886/78 Cantone il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2886/79 L'Abbate vi è l'invito al ritiro in quanto è già in fase avanzata l'esame della proposta di legge n. 2696.
Sugli ordini del giorno n. 9/2886/80 Donno, n. 9/2886/81 Ascari e n. 9/2886/82 Riccardo Ricciardi il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2886/83 Gubitosa, espunte le premesse, il parere è favorevole all'impegno.
PRESIDENTE. Riformulazione.
NICOLA MOLTENI,. Riformulazione.
Sugli ordini del giorno n. 9/2886/84 Giuliano, n. 9/2886/85 Alfonso Colucci, n. 9/2886/86 Santillo, n. 9/2886/87 Scerra, n. 9/2886/88 Cherchi e n. 9/2886/89 Pellegrini il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2886/90 Torto il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2886/91 Cafiero De Raho il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2886/92 Ferrara il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2886/93 Pavanelli il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2886/94 Cappelletti il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2886/95 Appendino il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2886/96 Baldino vi è un invito al ritiro con la stessa motivazione dell'ordine del giorno n. 9/2886/18 Dori.
Sugli ordini del giorno n. 9/2886/97 Pastorino e n. 9/2886/98 Simiani il parere del Governo è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2886/99 Girelli, espunte le premesse, l'impegno è accolto come raccomandazione.
Sugli ordini del giorno n. 9/2886/100 Graziano, n. 9/2886/101 Romeo e n. 9/2886/102 Scarpa il parere del Governo è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2886/103 Casu, espunte le premesse, il parere è favorevole sugli impegni.
PRESIDENTE. È una riformulazione.
NICOLA MOLTENI,. Sugli ordini del giorno n. 9/2886/104 De Luca, n. 9/2886/105 Barbagallo e n. 9/2886/106 Filippin il parere del Governo è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2886/107 Andrea Rossi, espunte le premesse al punto n. 2) e al punto n. 8), il parere è favorevole sugli impegni. È così riformulato.
Sull'ordine del giorno n. 9/2886/108 Mauri, espunte le premesse, il parere è favorevole sull'impegno. È riformulato.
Sugli ordini del giorno n. 9/2886/109 Zanella, n. 9/2886/110 Fratoianni, n. 9/2886/111 Ghirra e n. 9/2886/112 Piccolotti il parere del Governo è contrario.
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno n. 9/2886/113 Mari.
Sugli ordini del giorno n. 9/2886/114 Zaratti e n. 9/2886/115 Bonelli il parere del Governo è contrario.
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno n. 9/2886/116 Borrelli.
Sugli ordini del giorno n. 9/2886/117 Fornaro, n. 9/2886/118 Madia, n. 9/2886/119 Malavasi e n. 9/2886/120 Prestipino il parere del Governo è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2886/121 Bonetti invito al ritiro per la stessa motivazione dell'ordine del giorno n. 9/2886/18 Dori.
Sugli ordini del giorno n. 9/2886/122 Ghio e n. 9/2886/123 Braga il parere del Governo è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2886/124 Ascani, espunte le premesse, il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a proseguire con l'erogazione del servizio di supporto psicologico rivolto agli studenti erogato tramite l'app AscoltaMI, finalizzato all'individuazione precoce delle situazioni di disagio e al contrasto degli svantaggi socioculturali che possono ostacolare l'apprendimento e la piena partecipazione alla vita scolastica e a proseguire con le iniziative volte ad assicurare, anche in attuazione di quanto previsto nelle indicazioni nazionali e nelle linee guida per l'educazione civica, l'educazione al rispetto e al contrasto a ogni forma di violenza, alla non discriminazione, all'empatia relazionale e affettiva, promosse dal Ministero dell'Istruzione e del merito in collaborazione con INDIRE”.
Sugli ordini del giorno n. 9/2886/125 Stumpo, n. 9/2886/126 Ferrari, n. 9/2886/127 Morassut, n. 9/2886/128 Guerra, n. 9/2886/129 Quartapelle Procopio, n. 9/2886/130 Fassino, n. 9/2886/131 De Maria, n. 9/2886/132 Rosato e n. 9/2886/133 Onori il parere del Governo è contrario.
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno n. 9/2886/134 Richetti.
Sull'ordine del giorno n. 9/2886/135 Pastorella il parere è contrario.
Il Governo esprime parere favorevole sugli ordini del giorno n. 9/2886/136 Ruffino e n. 9/2886/137 Sottanelli.
Sull'ordine del giorno n. 9/2886/138 Benzoni, espunta la quarta premessa, il parere è favorevole. È riformulato.
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno n. 9/2886/139 Grippo.
Sull'ordine del giorno n. 9/2886/140 D'Alessio il parere è contrario.
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno n. 9/2886/141 Bellomo.
Sugli ordini del giorno n. 9/2886/142 Gianassi, n. 9/2886/143 Grimaldi, n. 9/2886/144 Faraone e n. 9/2886/145 Del Barba il parere è contrario.
Il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno n. 9/2886/146 Carfagna.
Sull'ordine del giorno n. 9/2886/147 Boschi invito al ritiro per la stessa motivazione dell'ordine del giorno n. 9/2886/18 Dori.
Sull'ordine del giorno n. 9/2886/148 Bonifazi, espunte le premesse n. 7) e n. 8), il parere è favorevole sull'impegno, quindi riformulato.
PRESIDENTE. Colleghi, a questo punto sospendo la seduta, al fine di consentire la predisposizione dell'elenco dei deputati in missione per la parte notturna, il cui numero dovrà essere comunicato all'Aula alla ripresa della seduta. La seduta è sospesa e riprenderà alle ore 20 con immediate votazioni.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa notturna della seduta sono complessivamente 98, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Riprendiamo il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2886.
Ricordo che, prima della sospensione, il rappresentante del Governo ha espresso il parere sugli ordini del giorno.
L'ordine del giorno n. 9/2886/1 Vaccari è accolto.
Sull'ordine del giorno n. 9/2886/2 Bakkali, vi è il parere contrario del Governo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bakkali. Ne ha facoltà.
OUIDAD BAKKALI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Reputo davvero incomprensibile questo parere contrario secco e credo che lo ritengano anche molti colleghi che interverranno poi. Ci aspettavamo almeno una riformulazione. Infatti parliamo di comuni, sindaci e sindache che, nella migliore delle ipotesi, sono spesso ignorati, nella peggiore incolpati su questioni che riguardano la sicurezza.
Con quest'ordine del giorno vi chiediamo se intendiate occuparvi di sicurezza o continuare a usare la sicurezza come strumento di propaganda. Anche oggi siamo di fronte all'ennesimo decreto che interviene su sicurezza e immigrazione con la stessa logica: più reati, più pene, più propaganda. C'è sempre meno territorio, c'è sempre meno ascolto, ci sono sempre meno soluzioni. La verità è che continuate a parlare di sicurezza senza mai costruirla davvero.
Sapete qual è il punto più grave? È che lo fate ignorando chi cerca di garantire la sicurezza, ossia i sindaci e le amministrazioni locali, che ignorate anche in questo momento, in quest'Aula…
PRESIDENTE. Scusi, onorevole Bakkali...
Colleghi, allora, per favore, che già ci sono difficoltà a parlare e non va bene. Quindi vi prego di fare silenzio. State ai vostri posti e ascoltiamo l'onorevole Bakkali, perché immediatamente dopo iniziamo a votare. Quindi silenzio, per favore.
Prego, onorevole Bakkali.
OUIDAD BAKKALI(PD-IDP). Dicevo… Li ignorate nel migliore dei casi e li colpevolizzate nel peggiore. Eppure sono loro che gestiscono le tensioni sociali, che conoscono, quartiere per quartiere, cosa accade e che sanno dove intervenire prima che i problemi esplodano.
Cosa vi chiedono i sindaci e le sindache e cosa vi abbiamo riproposto con quest'ordine del giorno? Tramite ANCI, il luogo dove tutti i sindaci e le sindache siedono in rappresentanza dei propri territori, attraverso questo organismo cercano di interloquire con il Governo, proponendo la definizione di un nuovo patto per la sicurezza urbana, capace di rafforzare concretamente il ruolo delle città con maggiori risorse, strumenti normativi, un rafforzamento del coordinamento.
Secondo i comuni, il Fondo per la sicurezza urbana attualmente disponibile - pari a circa 25 milioni di euro - non è in grado di esaurire le esigenze operative dei territori. L'Associazione nazionale comuni italiani, quindi, vi ha proposto un investimento strutturale di almeno 500 milioni di euro, finalizzato soprattutto al potenziamento degli organici delle Polizie locali che, se sommiamo alla carenza degli organici delle Forze dell'ordine dello Stato, si mostra… Perché per i nostri territori, tra il 2009 e il 2024, gli organici delle Polizie locali si sono ridotti di oltre 11.000 unità. Quindi questo vuoto si somma a quello delle Forze dell'ordine statali.
Vi chiedono una definizione condivisa di sicurezza urbana: il bene pubblico legato alla vivibilità e al decoro delle città è sicurezza urbana, da perseguire anche attraverso gli interventi di riqualificazione, anche urbanistica, sociale e culturale, il recupero delle aree e dei siti degradati, l'eliminazione dei fattori di marginalità e di esclusione sociale, la prevenzione della criminalità, in particolare di tipo predatorio, la promozione della cultura del rispetto della legalità e l'affermazione di più elevati livelli di coesione sociale e convivenza civile. Questo si fa insieme: Stato, regioni ed enti locali, nel rispetto delle competenze e delle funzioni di ciascuno.
Vi chiedono risorse vere e cooperazione istituzionale leale e continuata, a prescindere dal colore delle amministrazioni. Ad esempio, vi chiedono di conoscere l'organico delle Forze dell'ordine presenti sul territorio. Anche questa richiesta nell'ordine del giorno è stata respinta. È quella simmetria di informazioni di cui parlavamo questo pomeriggio. Vi chiedono risorse strutturali, sicurezza integrata, sicurezza partecipata attraverso la valorizzazione dei volontari e degli assistenti civici, la rigenerazione urbana.
Cosa succederà, finito il flusso delle risorse del PNRR? Ecco, la vostra risposta in questo decreto è ampiamente insufficiente. Stanziate 19 milioni per il Fondo sulla videosorveglianza urbana; ne stanziate altri 29 milioni nel Fondo per la sicurezza urbana. Quindi parliamo di 450 milioni in meno rispetto a quanto ANCI vi sta chiedendo e, proprio su questo decreto, ANCI ha evidenziato che gli interventi sono temporanei e insufficienti.
Ecco, quest'ordine del giorno chiede informazione, maggiore trasparenza, risorse, attenzione e cooperazione istituzionale leale, trasparente e continuativa, che prescinda dal colore politico dei sindaci che - ripeto - colpevolizzate sulla stampa locale e a cui trasferite tante vostre responsabilità. Anche oggi, anche stasera, anche ad un ordine del giorno che può essere un'apertura verso le città avete deciso di rispondere negativamente .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/2 Bakkali, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/3 Ziello. Onorevole, accoglie la riformulazione? No.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.
ROSSANO SASSO(MISTO). Grazie, Presidente. Non possiamo accettare questa riformulazione, perché ci sembra davvero allucinante che il Governo voglia valutare l'opportunità di approfondire l'opportunità o meno di quest'ordine del giorno. È davvero strano. Noi ci riconosciamo, come Futuro Nazionale con Vannacci, nel quadro politico dei conservatori della destra, per cui non capiamo come, di fronte ad una nostra richiesta di rivedere i criteri della legittima difesa in favore della gente perbene, il Governo voglia ancora riflettere.
Oggi, purtroppo, la difesa deve essere equiparata all'offesa, cioè il bene deve essere equiparato al male. Il cittadino che subisce un'aggressione dovrebbe valutare in quel momento se il rapinatore, il ladro, l'immigrato clandestino, il mafioso italiano, che sta per fargli del male, possa essere o meno letale. Guardate che qui si riassume tutta la differenza tra la destra vera e il centrodestra moderato.
Allo stesso modo, lo stesso ordine del giorno chiedeva di valutare o, meglio, chiedeva di cancellare dal codice qualsiasi forma di risarcimento per rapinatori, ladri, farabutti, delinquenti, criminali, lestofanti che possano incorrere nei rischi del loro mestiere e, nella malaugurata ipotesi che qualcuno ci rimetta la pelle - perché la vita è sacra e non si augura la morte a nessuno -, addirittura di prevedere un risarcimento alle famiglie dei rapinatori. Questo è quello che c'è oggi. Futuro Nazionale vuole cancellare questa ingiustizia.
Su questo non comprendiamo come il Governo voglia perdere tempo. Non comprendiamo come il Governo non voglia schierarsi dalla parte delle centinaia e centinaia di italiane e di italiani che hanno subito di tutto e di più. Io lo dico apertamente ai colleghi di Forza Italia, della Lega e di Fratelli d'Italia: ma vi siete dimenticati le battaglie di una vita? Ma vi siete dimenticati le fiaccolate, le raccolte di firme, le partecipazioni alle manifestazioni? Ve ne siete davvero dimenticati?
Allora, nel tempo a mia disposizione, Presidente, ricorderò i nomi di alcune delle vittime di questa mancata legittima difesa, di questa mancata presa di posizione. Questo è un Governo di centrodestra e sono passati tre anni e mezzo e stiamo qui ancora a dibattere se valutare o meno l'opportunità. Allora vi ricorderò io qualche nome come Giovanni Petrali: il 17 maggio del 2003 alcuni rapinatori fecero irruzione nella tabaccheria del Petrali a Milano. Lo malmenarono e lo minacciarono fino a quando il tabaccaio non estrasse una pistola. Sparò alcuni colpi, uccise un rapinatore e ne ferì gravemente un altro. Il tabaccaio fu condannato in primo grado per omicidio colposo a un anno e otto mesi di reclusione. Nel 2011, il tabaccaio è stato assolto in appello, essendogli stata riconosciuta la cosiddetta legittima difesa putativa. Per Futuro Nazionale, con le leggi volute da Futuro Nazionale, chi dovesse avere la malaugurata sciagura di vivere quella stessa situazione non dovrebbe passare nemmeno un secondo in un tribunale e nemmeno un minuto a parlare con un avvocato, perché, se io vengo aggredito, la mia difesa può e deve essere sproporzionata all'offesa del rapinatore.
E ancora, Franco Birolo: la notte del 26 aprile 2012, quattro ladri penetrarono in una tabaccheria di Civè di Correzzola, in provincia di Padova. Sopra la tabaccheria abitava il Birolo (il titolare) con la moglie e sua figlia. Trovò i malviventi nel suo negozio. Preso dal panico, fece fuoco, uccidendo uno dei quattro (un ragazzo moldavo). Da quel momento per il tabaccaio è cominciato il calvario giudiziario. Alla fine, dopo tre gradi di giudizio, Franco Birolo è risultato assolto. Per Futuro Nazionale, il signor Birolo non avrebbe dovuto, anche in questo caso, passare nemmeno un secondo.
Ci sono poi dei casi molto famosi, come quelli del benzinaio Stacchio. Ve lo ricordate Graziano Stacchio? Il 20 febbraio del 2015, a Ponte di Nanto, in provincia di Vicenza, il benzinaio si accorse che cinque persone armate di fucili stavano cercando di rapinare la gioielleria attigua al suo distributore, minacciando la commessa. Da quel momento in poi è stata stravolta la vita di Graziano Stacchio. Graziano Stacchio, con una legge di Futuro Nazionale con Vannacci, avrebbe dovuto ricevere una medaglia e non un'indagine. Voi vi prendete tempo per valutare l'opportunità di accettare questa mera impegnativa del Governo?
Andiamo avanti negli anni. Francesco Sicignano, Mario Cattaneo di Casaletto Lodigiano e Fredy Pacini, il gommista di Monte San Savino, in provincia di Arezzo, che uccise con due colpi di pistola un ladro moldavo che era penetrato nella sua attività. Da alcuni mesi, Pacini dormiva dentro la sua officina per le numerose rapine che subiva e per i numerosi furti. A un certo punto spara e ferisce gravemente il moldavo. Pacini venne subito indagato per eccesso di legittima difesa. Con la legge di Futuro Nazionale con Vannacci non sarebbe stato indagato. Voi prendete tempo per riflettere se stare dalla parte di Fredy Pacini o stare dalla parte dei delinquenti, dei rapinatori e dei ladri.
Arriviamo, dopo aver ricordato anche Stefano Natalini, di 68 anni, di Bazzano, in provincia di Bologna, o, ancora, il caso, da ultimo, quello di Mario Roggero. Io chiedo al Parlamento e chiedo a tutti i deputati del centrodestra e del centrosinistra di prestare attenzione e rispetto per questo gioielliere che, dopo l'ennesima … lo so, che non vi interessa, però, fate finta almeno di ascoltare e abbiate rispetto per Mario Roggero Dopodiché, Mario Roggero state zitti di fronte al nome di Mario Roggero, inchinatevi…
PRESIDENTE. Onorevole, ci penso io a far silenzio. La prego.
Colleghi, per favore. Colleghi, lo stesso silenzio che pretendete, giustamente, quando parlate, osserviamolo per ascoltare l'onorevole Sasso.
Prego.
ROSSANO SASSO(MISTO). Mario Roggero, dicevo, all'ennesima rapina, dopo aver subito un'aggressione, ha sparato e ha difeso la sua famiglia. Qui c'entra la questione del risarcimento, oltre alla questione della reclusione, oltre alla questione dell'esecuzione penale. I familiari dei “professionisti” che sono rimasti, che sono caduti del loro lavoro, hanno chiesto 3 milioni di euro come risarcimento, forse per i mancati proventi, che non ci saranno più, dall'attività criminale dei loro parenti? La corte d'assise d'appello ha stabilito il pagamento di una provvisionale di circa 780.000 euro complessivi …
PRESIDENTE. Concluda, per favore.
ROSSANO SASSO(MISTO). …poiché Roggero non ha pagato subito, ma ha dato, pensate un po', solo 300.000 euro, gli hanno pignorato la casa. E voi state ancora pensando se valutare o meno l'opportunità di impegnarvi a cancellare dal codice penale …
PRESIDENTE. Grazie.
ROSSANO SASSO(MISTO). …questa stortura, questa bruttura, questa roba da pazzi di prevedere un risarcimento per le famiglie dei rapinatori…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Sasso.
ROSSANO SASSO(MISTO). …vergognatevi!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/3 Ziello, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/4 Sasso, sul quale il parere è contrario.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Edoardo Ziello. Ne ha facoltà.
EDOARDO ZIELLO(MISTO). Grazie, Presidente. In quest'ordine del giorno, noi abbiamo fatto una riflessione su quello che sta succedendo in tutte le città, in tutti i comuni particolarmente attenzionati da un punto di vista di fenomeni di disordine pubblico, in ambito di impiego di Forze armate, per garantire un innalzamento dei livelli di sicurezza urbana.
Vediamo che c'è uno scontro, in questa maggioranza del centrodestra moderato, tra alcuni che dicono “togliamo l'operazione Strade sicure” e altri che dicono “no, vogliamo l'operazione Strade sicure”. E quando poi viene confermata l'operazione Strade sicure, si fanno tanti sui dicendo “grande vittoria, abbiamo i militari di Strade sicure”.
Ma che cosa sono i militari di Strade sicure? Rappresentano un contingente di supporto, in chiave integrativa, alle operazioni delle Forze dell'ordine. A differenza delle Forze dell'ordine, però, le Forze armate impiegate nell'operazione di Strade sicure non possono effettuare quelle attività che le Forze dell'ordine, invece, possono fare ordinariamente. Penso, per esempio, all'azione più nota ovvero l'arresto. Ecco, di fronte a questo, noi abbiamo proposto, già in Commissione, con parere contrario del Governo, di attribuire a quelle unità, per determinati periodi e per determinati compiti, la qualifica di ufficiale di Polizia giudiziaria perché, fin quando queste unità non avranno tale profilo, non potranno essere efficaci al 100 per cento esattamente come le Forze dell'ordine. Quindi disporre semplicemente delle unità di “Strade sicure” di fronte ad una stazione serve per una questione di deterrenza, di percezione, di sicurezza. Mettere un blindato parcheggiato di fronte alla stazione di Roma Termini non serve a combattere la criminalità, se poi le unità di quelle forze, che materialmente fanno giungere quel veicolo in quell'infrastruttura, non possono esercitare poteri analoghi alle Forze dell'ordine.
La nostra proposta è quindi di far fare un potenziamento, da un punto di vista legislativo, a quelle forze, per garantire un innalzamento dei livelli di sicurezza che i cittadini italiani si aspettano da parte di chi, durante la campagna elettorale, aveva promesso di innalzare questi livelli di sicurezza, perché, nella stragrande maggioranza delle stazioni e nella stragrande maggioranza delle città, in certe fasce orarie, i cittadini hanno paura ad uscire. Chi vive solo il Palazzo, evidentemente, non lo capisce, chi pensa solo alle logiche partitiche, chi pensa adesso soltanto alla legge elettorale - è comprensibile da questo punto di vista. Chi, invece, vive il mondo reale, come Futuro Nazionale con Vannacci, sa bene quali sono le ansie, quali sono le preoccupazioni, quali sono le paure della cittadinanza che, quando vede le unità di “Strade sicure”, ci parla e chiede: ma perché non potete operare come le altre Forze dell'ordine? I militari in servizio agiscono con un determinato dispositivo e non possono, ovviamente, violarlo.
Chi racconta che le unità di “Strade sicure” rappresentano la soluzione alla sicurezza racconta una grande bugia. E usa e strumentalizza i militari di quel contingente, a cui va tutto il nostro ringraziamento per il grande lavoro che svolgono, con la carenza di tutele giuridiche che, tra l'altro, sono state stralciate in modo inspiegabile, da parte del Governo, nella parte dell'iter al Senato e alla Camera non sono state reintrodotte per farli operare al meglio, perché l'unico modello in grado di garantire sicurezza, impiegando le Forze armate, è quello di introdurre la qualifica di Polizia giudiziaria.
E a chi dice, da parte della sinistra e da parte del centrodestra moderato, che quello sarebbe il modello ICE, io dico che, a differenza delle denominazioni che provengono da altri Stati, l'importante è applicare un modello “tolleranza zero” per far tornare l'Italia ad essere un Paese sicuro. Ecco, il generale Vannacci saprebbe bene come farlo tornare ad essere un Paese sicuro. Evidentemente, il centrodestra moderato e la sinistra radicale non vogliono questo e ce ne dispiace .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/4 Sasso, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/6 Curti.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Curti. Ne ha facoltà.
AUGUSTO CURTI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo perché non posso condividere questo incomprensibile parere contrario sul mio ordine del giorno e le spiego anche perché.
Il provvedimento in discussione reca disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di indagini, di funzionalità delle Forze di Polizia e di immigrazione. Credo che vada valutato non solo per ciò che introduce - o, meglio, per le follie che introducete in questo provvedimento -, ma anche per ciò che continua a non affrontare. Perché il punto non è affermare che la sicurezza sia una materia seria: il punto è capire se il Governo la stia affrontando in modo strutturale oppure continui ad intervenire per emergenze, inseguendo ogni volta l'urgenza, senza riuscire mai a costruire una visione di sistema.
E si continua, infatti, a legiferare sulla sicurezza come risposta alla contingenza - oltretutto con proposte inaccettabili, come quella che oggi proponete in quest'Aula -, mentre manca una strategia stabile e una distribuzione delle risorse fondata sulla realtà dei territori. Ed è qui che vuole intervenire questo mio ordine del giorno, perché la sicurezza non è una categoria astratta: ha una geografia, ha una densità, una casistica diversa, anche a seconda dei contesti e questo è ancora di più evidente nelle aree interne, nelle aree montane, nelle aree ultra-periferiche. Il decreto richiama la sicurezza, ma non incorpora adeguatamente la variabile territoriale. Non considera fino in fondo che esistono aree in cui l'insicurezza nasce anche dall'indebolimento della presenza dello Stato.
La Strategia nazionale per le aree interne lo riconosce chiaramente: si tratta di territori segnati da difficoltà di accesso ai servizi essenziali e da rischi di marginalizzazione. E allora la sicurezza, in questi contesti, non può essere trattata con schemi standardizzati. Nelle aree interne, la sicurezza dipende dalla presenza concreta dello Stato, dai presidi, dagli organici, dai tempi di intervento, dalla continuità che si riesce a dare a questi servizi e, quando questi elementi si indeboliscono, la sicurezza si indebolisce. E uno dei nodi che questo decreto non affronta è proprio la riduzione dei presidi: le caserme che chiudono o che si ridimensionano, organici insufficienti, la presenza sempre più ridotta su territori molto, molto vasti. Una caserma che chiude non è solo un servizio in meno, ma è meno prevenzione, meno deterrenza, meno capacità d'intervento. Una caserma che chiude è meno Stato e, nelle aree interne, dove le distanze sono maggiori, ogni arretramento pesa ancora di più. Ma i dati mostrano che meno popolazione, meno servizi, meno presenza istituzionale significano anche più vulnerabilità.
Per questo, con quest'ordine del giorno, chiediamo più risorse dedicate per le aree interne, chiediamo più risorse per rafforzare i presidi, chiediamo più risorse per potenziare i servizi di prossimità. Chiediamo che alla dimensione normativa si affianchi, finalmente, anche una vera politica territoriale. Ed è proprio per questo, Presidente, che non condividiamo il parere contrario espresso dal Governo. Questo parere non risolve il problema che abbiamo posto, ma, anzi, al contrario, lo conferma, perché respinge una richiesta di rafforzamento della presenza dello Stato nei territori più fragili. Significa anche accettare, di fatto, che quella presenza continui a ridursi. Significa continuare a parlare di sicurezza, senza intervenire sulle condizioni materiali.
Noi riteniamo che questa sia una scelta sbagliata. Senza i presidi, senza organici adeguati, senza la continuità della presenza statale, la sicurezza resta solo uno slogan e, nelle aree interne, questo slogan pesa ancora di più, perché incide su territori che già sono fragili. Per queste ragioni, dovendo purtroppo prendere atto della posizione del Governo, confermo convintamente la bontà dell'ordine del giorno che noi abbiamo presentato e chiedo a quest'Aula di sostenerlo, votando favorevolmente, votando a favore del mantenimento dei presidi di sicurezza nei territori più fragili .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/6 Curti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/7 Furfaro, sul quale il parere del Governo è contrario.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Furfaro. Ne ha facoltà.
MARCO FURFARO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, una premessa: tre settimane fa, in Toscana, arriva una lettera del Ministro dell'Interno Piantedosi, indirizzata al presidente della regione, poche righe. Una lettera in cui, sostanzialmente, dice questo: gentile presidente Giani, informo che il nuovo centro di permanenza per il rimpatrio si farà ad Aulla, firmato Piantedosi, Ministro dell'Interno. Nessuno era stato consultato, nemmeno il sindaco - come ammesso, tra l'altro, dal partito di maggioranza, Fratelli d'Italia.
Io però, colleghi, da quando ho letto quella lettera, da quando l'ho vista, ho avuto in testa un'idea, che non fosse una semplice lettera ministeriale, ma qualcosa di più. Una lettera di quelle che ti arrivano magari quando fai l'imprenditore e c'è qualcuno che non è d'accordo con il tuo lavoro, no? E ti arriva da personaggi poco raccomandabili una lettera del tipo: guarda, caro amico, siccome le cose tra noi non vanno così bene, adesso ti tocca pagare qualche conseguenza. Perché questo è quello che è accaduto.
Però, prima di arrivare ad Aulla, c'è dell'altro, perché quella lettera è l'ultima puntata. È l'ultima parola di una riga di una storia molto più lunga, di un Governo che, da anni, da quando si è insediato, non fa altro che parlare di sicurezza per poi tradirla tutti i giorni. E il primo punto riguarda l'Albania - un posto un po' lontano da noi - e la visita di tre parlamentari, di tre grandi parlamentari ed esponenti della maggioranza, come Malan, Bignami e Donzelli che, dopo una passerella al centro di Gjader, escono da questo centro dicendo: “caro Presidente, è tutto bellissimo, funziona tutto a pieno regime”. Ecco, questo “pieno regime”, come dicono loro, praticamente consiste, dopo tre anni e mezzo di Governo, in 536 persone che sono transitate dall'ottobre del 2024. La Presidente Meloni aveva promesso 36.000 persone e stiamo parlando di 536. Immaginate cosa significhi per Donzelli e compagnia “a pieno regime”. Ovviamente il conto di questa sicurezza, esportata a parole e praticata poco nei fatti, nel nostro Paese, lo pagano gli italiani: i toscani, gli emiliano-romagnoli, i laziali, tutti i toscani.
Poi ci sono i centri di permanenza, lascio perdere le carceri, affollate, sovraffollate… ma ci sono i centri di permanenza per il rimpatrio. In Italia ce ne sono dieci, capienza 1.200 posti. Le persone in quei centri, a fine gennaio, sono 546, sono mezzi vuoti. Meno della metà di chi vive lì dentro viene davvero poi rimpatriata e i rimpatri forzati complessivi, Presidente, sono diminuiti: dai 3.500 del 2024 ai 2.900 del 2025. Scendono; scendono i rimpatri e voi aprite nuovi CPR. È una teoria della sicurezza che funziona perfettamente, cioè come sperperare i soldi degli italiani.
Ma torniamo ad Aulla, guarda caso tutto questo atterra lì. Atterra in una regione che ha rieletto il presidente del centrosinistra nel 2025, con il 54 per cento. Nel 2026, per quanto riguarda il referendum sulla giustizia, la Toscana ha votato “no” al Governo, con il 58 per cento, la percentuale più alta del Centro Nord. E tre settimane dopo, guarda caso, magicamente, arriva la lettera di Piantedosi, con il CPR piantato in una frazione di 700 anime, senza nemmeno aver consultato il sindaco di quella città, di quel paesino - sindaco che, tra l'altro, magari poteva essere consultato, assieme alle forze di centrodestra.
Ecco, colleghi, l'ordine del giorno va esattamente qui. Per riepilogare un po' i conti: l'Albania pagata dai cittadini italiani, le carceri sovraffollate e pagate dagli agenti e dai detenuti, i CPR inutili pagati dai contribuenti, i agli avvocati pagati dallo Stato. E adesso la Toscana che paga una cosa: il fatto di non piegare la testa, di non aver votato come il Governo voleva. Il conto più alto, però, lo pagheremo tutti e tutte, lo pagheranno gli italiani, quelli che ogni tanto, sempre più spesso, vi mettete in bocca. Però quando un Governo pensa di usare il potere dello Stato per punire chi vota contro di lui o contro le sue proposte, è un Governo debole, è un Governo che si comporta esattamente in modo contrario rispetto a quello che gli italiani chiedono.
La sicurezza non è questo. La sicurezza è quando una persona può tornare a casa tranquilla, quando ha finito il lavoro di notte. La sicurezza è quando una donna può camminare senza sentirsi appellare in un determinato modo, quando può camminare la sera senza avere pericoli; o quando una coppia di ragazzi o di ragazze può tenersi per mano senza che qualcuno li aggredisca; o una mamma, un padre con i propri figli, in un parco… quando possono vivere nel Paese in modo che non ci sia pericolo, che ci siano una volante, una comunità che se ne prenda cura, dei lampioni accesi, che ci sia l'organico di Polizia; non queste stupidaggini di propaganda elettorale che ogni volta volete fare sulla pelle delle persone.
Questa è propaganda, non sicurezza, tra l'altro sulle persone più fragili, come sempre. E questa volta rischiate di farne pagare il prezzo anche alla Toscana. Ecco quest'ordine del giorno ha un parere contrario, era scontato. Però vi diciamo una cosa: la Toscana non si piegherà. E non si piegherà, non perché pensate di fare un torto a coloro che governano bene rispetto a voi che governate male. Non si piegherà nemmeno perché i CPR sono un'offesa all'umanità. La Toscana non si piegherà perché quello è un elemento di malgoverno, che non serve a gestire l'immigrazione, che non serve a gestire la sicurezza, ma che, ancora una volta, sostituisce la pratica politica, la pratica concreta con un annuncio di propaganda sulla pelle della gente.
Visto che siamo stufi di un Governo che ogni giorno prova a prendere in giro gli italiani e le italiane, riempiendoli di fandonie, di propaganda, di annunci e lasciandoli ogni volta senza lavoro, con paghe da fame, senza diritto alle cure e anche senza elementi certi di sicurezza, perché non pagate gli agenti, perché non assumete agenti e perché ve ne fregate davvero della sicurezza degli italiani, la Toscana, ancora una volta, si ribellerà: dirà “no” a questo Governo e non vede l'ora di mandarlo a casa .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo per sottoscrivere quest'ordine del giorno e farò una dichiarazione. Io vengo da quella provincia e dal comune di Massa dove è accaduto quel fatto tragico di quel padre di famiglia, morto ammazzato di botte in centro, di fronte al figlio. Abbiamo chiesto di non fare propaganda e, due giorni dopo, leggo, in un'anteprima di un messaggio, la scritta “Massa: Piantedosi” e pensavo di leggere una notizia che riguardava questo fatto drammatico. Invece leggo che Piantedosi ha individuato nella provincia di Massa-Carrara un CPR.
Ora vorrei chiedervi: se non ci fosse stato un sindaco della Lega in quel comune? Se non ci fosse stato un sindaco espressione di Fratelli d'Italia? Se la prima risposta di un Governo del campo progressista, in una città capoluogo della provincia di area progressista, fosse stata - come prima risposta - rispetto a un omicidio di questo tipo, l'installazione, l'insediamento di un centro di immigrati irregolari clandestini in quel territorio, cosa avreste fatto voi ? Cosa avreste fatto voi? Sareste venuti con i forconi sotto il comune, sotto la provincia e al Ministero! Quindi smettetela con questa propaganda, perché poi si schianta con la realtà.
Per anni ci siamo sentiti dire: date 35 euro agli immigrati invece che agli italiani. Bene, se a quegli immigrati, che avete messo in Albania, aveste dato non 35 euro, ma aveste pagato un cinque stelle super lusso, da quando sono arrivati, avreste speso meno soldi che portarli in Albania e avreste dato lavoro anche a qualche albergo e avreste riportato in Italia gli agenti che tenete là a guardare i muri. Siete andati anche a fare una gita in Albania per vedere lo stato dell'arte di quei centri.
Piantatela quindi con la propaganda, quando parlate delle Forze dell'ordine, delle assunzioni, dei programmi, perché oggi vi è arrivata una sveglia dall'Eurostat, con la situazione economica creata dalla guerra dei vostri amici Trump e Netanyahu, che altro che assunzioni di Forze dell'ordine! Voi dovrete trovare soldi per non tagliare scuola, sanità e servizi. Quindi la sicurezza non la garantirete per niente e deciderete invece, probabilmente, di fare scostamenti di bilancio per comprare le armi. Quindi piantatela con la propaganda perché, se volete fare veramente sicurezza, ci vogliono due cose: risorse e idee. Voi le risorse le buttate via e state impoverendo gli italiani; le idee non le avete: avete solo propaganda becera.
Sta arrivando qualcuno più a destra di voi. Mi raccomando, andategli dietro quando vi riscontrerete sul fatto che anche la remigrazione è una scemenza pazzesca , come il blocco navale. L'unico blocco navale lo stanno facendo a Hormuz, l'unico blocco navale. Il blocco navale, il “fermiamoli”, il “rimandiamoli a casa loro”, il “non gli permettiamo di partire”: sono tutte scemenze e tale sarà anche la prossima. Il problema è: dove vi fermerete? Perché non c'è limite alla bestialità della strumentalizzazione che potete fare sulla povera gente .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/7 Furfaro, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/8 Evi.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Evi. Ne ha facoltà.
ELEONORA EVI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Si è perso il conto ormai del numero dei decreti Sicurezza varati dal Governo Meloni. Come un disco rotto, ciclicamente tornate con un decreto per fingere di dare sicurezza ai nostri concittadini. È un sistema per voi ben collaudato: raccontare l'emergenza, a volte sguazzarci anche un po' dentro, amplificare i disagi, tutto con l'obiettivo classico, scontato, trito e ritrito di puntare il dito contro i nemici, i cosiddetti nemici, ossia i migranti, gli attivisti, i giovani, criminalizzati e puniti; e così via a nuovi reati, aumento di pene, Daspo, fermi preventivi, fino addirittura a pagare gli avvocati per convincere i loro assistiti a fare qualcosa che non vogliono.
Eppure, nonostante tutti i vostri decreti Sicurezza, la sicurezza non c'è. Il collega Mauri, nella dichiarazione di fiducia, lo ricordava: i dati dei reati sono aumentati, in particolare un aumento dei reati violenti contro le persone del 7 per cento. Paradossalmente, il numero degli arrestati è diminuito e, ancora più scandaloso, gli organici delle Forze dell'ordine diminuiscono di più di 2.000 unità negli ultimi anni, con voi al Governo.
Ma, davanti a tutto questo, non si può che certificare il vostro fallimento e smascherare la vostra propaganda sulla sicurezza, perché la sicurezza, però, colleghe e colleghi, è qualcosa di importante. È un bene prezioso che va tutelato e non dovrebbe essere strumentalizzato in modo così becero, come fate voi. Qui va detto chiaramente che da parte vostra non c'è nulla, niente, zero, vuoto totale sulla radice del problema, sulle cause strutturali del disagio: marginalità, povertà, degrado urbano, mancanza di prospettive. Il Governo non le affronta, perché affrontarle richiederebbe investimenti, politiche di lungo periodo, coraggio politico. È molto più semplice e mediaticamente per voi redditizio costruire la narrativa del nemico. Eppure esistono strumenti, strumenti già finanziati, già avviati, già capaci di produrre risultati, strumenti che questo Governo sembra voler ignorare.
Nel mio ordine del giorno ne propongo uno: il Programma innovativo nazionale per la qualità dell'abitare, istituito con la legge di bilancio 2020, che rappresenta esattamente una grande parte del lavoro che andrebbe fatto sulla sicurezza. Il PINQuA è nato per riqualificare il patrimonio residenziale pubblico e sociale, rigenerare le periferie, ridurre il disagio abitativo, promuovere inclusione e coesione. Non è propaganda: è riqualificazione; sono comunità che tornano a vivere e spazi sottratti al degrado. Rigenerazione urbana significa sicurezza reale: strade illuminate, edifici ristrutturati, spazi pubblici restituiti ai cittadini, servizi di prossimità, politiche abitative che tolgono le persone dalla vulnerabilità. È la prevenzione che funziona, non la repressione che fa notizia.
Con quest'ordine del giorno chiediamo al Governo di impegnarsi a fare ciò che dovrebbe già fare: rafforzare e promuovere il PINQuA, garantirne la continuità finanziaria oltre l'orizzonte del PNRR, assicurarne la piena attuazione e l'integrazione con le politiche di rigenerazione urbana, edilizia residenziale ed efficientamento energetico e farlo, sostenendo gli enti territoriali, che sono i soggetti attuatori e spesso sono lasciati soli di fronte a burocrazia e complessità amministrativa, coordinando le risorse nazionali ed europee disponibili. Non è una richiesta velleitaria, ma è la dimostrazione che esiste un'altra strada, quella che investe nei territori invece di criminalizzarli, che costruisce coesione invece di fomentare la paura e che affronta le radici del problema invece che accontentarsi della sua superficie.
Con questo ennesimo disastroso - perché è disastroso, vergognoso e incostituzionale - decreto Sicurezza, abbiamo ancora una volta la prova, ennesima, che questo Governo non solo non sa, ma soprattutto non vuole affrontare le ragioni profonde dell'insicurezza sociale. Noi, ancora una volta, proponiamo e crediamo che sia giunto il momento di lavorare per un'altra strada e siamo qui a dirvelo e ve lo diremo questa sera con tutta la nostra forza, con la nostra voce, che un'altra strada è possibile .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, Presidente. Io chiedo alla collega Evi la possibilità di sottoscrivere questo interessantissimo ordine del giorno. Sicuramente la strada intrapresa dal Governo per fronteggiare le cause del disagio, massimamente del disagio giovanile, attraverso la criminalizzazione, credo che non porti a nessun concreto effetto.
Siamo di fronte all'ennesimo decreto Sicurezza, ma viviamo comunque un clima generale di insicurezza, massimamente nelle periferie. Allora non è questa la strada. Durante questa legislatura sono oltre 50 le fattispecie penali di nuova creazione e, ciononostante, l'aumento dei reati, soprattutto dei reati che sono di maggiore allarme sociale, non è diminuito assolutamente: ci troviamo in un crescente e non arrestabile. Allora bisogna agire sulle cause, sulle cause economiche e sulle cause sociali.
Mi ha colpito quest'ordine del giorno perché, per l'appunto, pone l'accento anche sull'edilizia, sugli abitati, e mi viene in mente la frase di un famoso architetto danese, Jorn Utzon - non so se lo conoscete, qualcuno lo conosce in quest'Aula: è colui che ha progettato la di Sidney -, un grandissimo architetto che, per l'appunto, definiva l'architettura come benessere umano. E allora se vogliamo veramente affrontare queste tematiche, bisogna pianificare strategie che abbiano il compito e il fine di riqualificare le aree urbane soggette a degrado, perché un ambiente valorizzato sicuramente può prevenire fenomeni di delinquenza e questo è notorio.
Basti pensare alla famosa teoria delle finestre rotte e credo che anche questa sia conosciuta dai più. Vivere in un ambiente sano, in un ambiente in cui ci siano servizi, in un ambiente che risulta ben collegato anche con il centro delle città, sicuramente può essere il maggior deterrente a dei comportamenti criminali piuttosto che agire con la mano pesante, ma quel tipo di politica repressiva non va da nessuna parte .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/8 Evi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/9 Manzi, su cui vi è il parere contrario del Governo.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Manzi. Ne ha facoltà.
IRENE MANZI(PD-IDP). La ringrazio, signor Presidente. Dalla lettura dei titoli di questo decreto c'è una parola che manca ed è la parola “prevenzione”, anzi in realtà è citata in un articolo, nell'articolo 2.
Speravamo che “prevenzione” in questo contesto significasse investimenti concreti in quelle misure che dovrebbero prevenire il verificarsi di reati, intervenendo su degrado e contesti di profondo disagio nelle comunità. Invece, queste misure di prevenzione previste per i minori intervengono sull'ammonimento e prevedono ulteriori e nuove sanzioni a carico delle famiglie.
Quello che chiedevamo con quest'ordine del giorno - purtroppo, non ci stupisce che all'interno di questo decreto manchi la parola “prevenzione” e non siano previsti interventi in tal senso -, nell'ambito della scuola, degli spazi educativi, era un investimento nell'istruzione, uno strumento decisivo e importante per agire sulla prevenzione. I fatti di cronaca hanno coinvolto e coinvolgono drammaticamente i luoghi che dovrebbero essere il più possibile sicuri, in cui si dovrebbe entrare con sicurezza, ossia gli istituti scolastici. Ebbene, l'unica misura che, con la circolare firmata dai Ministri Piantedosi e Valditara, avete messo in campo rispetto agli istituti scolastici è stata quella di installare i nelle scuole. Sia chiaro: nessuno di noi vuole sottovalutare gli episodi molto gravi che si sono verificati all'interno delle scuole e che hanno scosso profondamente le nostre comunità, ma all'interno di quella circolare, che prevede una serie di procedure che, in realtà, scarica sui dirigenti scolastici e sulle prefetture locali scelte complesse da gestire e da regolamentare, ancora una volta, manca la parola “prevenzione”, quell'investimento sui contesti scolastici, sui luoghi che devono essere, sì, sicuri, ma anche il più possibile aperti durante il giorno, con investimenti sul tempo pieno che sono ancora più importanti in quei contesti dove è più difficile crescere per le giovani generazioni, dove è più difficile costruire opportunità, creare spazi di aggregazione dove potersi ritrovare, dove promuovere iniziative insieme, spazi scolastici dove investire gli strumenti di educazione all'affettività. Ho letto che nella riformulazione si richiamano le osservazioni del Ministero dell'Istruzione sull'educazione al rispetto, rispetto al rinvio alle indicazioni nazionali.
In realtà, anche quei tragici e drammatici episodi che si sono verificati all'interno delle scuole pochi mesi fa ci ricordano una cosa: quanto sia importante educare alla gestione delle emozioni, alla gestione del disagio psicologico, della frustrazione e dell'incapacità di gestire le emozioni che, non solo tra le giovani generazioni, ma anche tra gli adulti, molto spesso ritroviamo; di non prevedere soltanto sanzioni a carico delle famiglie, ma di affiancare quelle famiglie in un compito educativo complesso e importante che, in questo momento, si dovrebbe affrontare. E invece, ancora una volta, si sceglie la strada facile del nuovo reato. Ormai abbiamo perso il conto dei reati previsti negli innumerevoli decreti Sicurezza che questo Governo, in tre anni e mezzo - proprio oggi compie tre anni e mezzo di vita - ha messo in atto. E devo dire che questa strategia volta alla creazione di nuovi reati, per la verità, non ha prodotto risultati concreti ed efficaci - purtroppo, lo dico con grande preoccupazione - rispetto al miglioramento della condizione anche della nostra società, rispetto al verificarsi di nuove drammatiche fattispecie concrete, che si sono verificate. Non è migliorata la situazione e la condizione, proprio perché non si va a intervenire sulle cause reali, profonde, senza voler in alcun modo sottovalutare - ci tengo a dirlo - quanto è avvenuto nelle scuole del nostro Paese. Ma ancora una volta, si sceglie la strada del titolo sul giornale, del creare un reato nuovo e ulteriore.
Noi, con quest'ordine del giorno, ascoltando, tra l'altro, anche le tante sollecitazioni che, nel corso delle audizioni al Senato, numerose associazioni ed enti del Terzo settore hanno proposto, avevamo cercato di ricordare la potenza e la forza dell'investimento educativo nell'emergenza educativa che riguarda questo Paese, che riguarda le generazioni più giovani; nell'emergenza educativa che richiederebbe, per esempio, strumenti concreti, diffusi e uniformi sul territorio nazionale di sostegno psicologico per gli studenti e per le giovani generazioni. Eravamo riusciti a trovare una sintesi in un emendamento approvato due anni fa, nella legge di bilancio, grazie alle risorse messe a disposizione dal nostro gruppo parlamentare, per la creazione di sportelli psicologici all'interno delle scuole, per essere in grado di intercettare, sin dalle fasi iniziali, condizioni di disagio e di malessere.
Quelle risorse sono state trasformate in una da parte del Ministero, come se l' fosse in grado di essere concretamente presente all'interno di quelle scuole e capace di creare un dialogo rispetto a condizioni, invece, di difficile comunicazione con le generazioni più giovani.
Allora, leggendo le pagine di questo nuovo, ennesimo decreto, mi verrebbe da chiedere: cosa hanno fatto i giovani a questo Governo? Cosa hanno fatto i giovani al Ministro Valditara, che, in realtà, ha tanta paura di un reale confronto effettivo di merito, di una strategia realmente educativa all'interno di questo Paese? Sembra fare molta paura e, per l'ennesima volta, assistiamo a un decreto, tra l'altro, con le modalità che ben conosciamo, per cui non è stato neanche esaminato dalle Commissioni. Non si è potuto dare il parere, per esempio, in quella Commissione che di prevenzione e di istruzione dovrebbe occuparsi in questo ambito e che avrebbe potuto dare sollecitazioni e suggerimenti importanti. E allora noi non ci stancheremo, sappiamo che non finiranno qui i nostri emendamenti, il nostro lavoro di sollecitazione…
PRESIDENTE. Dovremmo concludere.
IRENE MANZI(PD-IDP). Continueremo a farlo, ricordando, ancora una volta, quanto quella parola “prevenzione” sia fondamentale e determinante per intervenire sulle cause, perché i decreti Sicurezza non siano più degli strumenti come quelli che andate ad approvare in queste ore .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Sportiello. Ne ha facoltà.
GILDA SPORTIELLO(M5S). Grazie, Presidente. Siamo di fronte all'ennesimo decreto Sicurezza. Una parola ormai completamente svuotata dal significato più complesso, più efficace. Se veramente volessimo parlare di sicurezza, non dovremmo farlo nei modi e nei tempi con cui lo sta facendo questa maggioranza, che si appropria di questo termine, facendo propaganda assolutamente sterile, incapace di rispondere ai reali problemi delle persone. Con i paraocchi scrive, prende norme a caso, smonta il codice, smonta l'equilibrio tra i vari reati, l'equilibrio tra le pene, e butta qui e lì qualche misura che possa essere uno slogan da ripetere in maniera ripetitiva durante qualche .
Allora, colleghi e colleghe, la sicurezza è una cosa seria. Peccato che la serietà non vi appartenga. Peccato che, quando si parla di sicurezza, bisognerebbe farlo non guardando soltanto alla parte repressiva, ma guardando alla prevenzione. Quando si parla di sicurezza, si parla di complessità degli interventi. Non si può parlare di sicurezza non tenendo conto del disagio sociale. Non si può parlare di sicurezza non tenendo conto del collasso in cui vive la maggior parte del nostro Paese. Non si può parlare di sicurezza, se non si guarda alle condizioni di fragilità, alle condizioni economiche, alle marginalità, alle persone invisibili. Non si può parlare di sicurezza, se non si parla di salute mentale, un privilegio nel nostro Paese.
E, allora, guardate, quest'Aula, mentre porta avanti questo rito stanco con cui ha svuotato il Parlamento e si fa finta di fare qualcosa che possa servire davvero con questo decreto, che tutto fa tranne che parlare di sicurezza, vorrei ricordare un fatto tragico che è successo oggi e che non può non interrogarci profondamente: non possiamo parlare di sicurezza senza parlare di condizioni di fragilità, senza parlare di cura della salute mentale. Oggi, è successo che una madre, una donna, ha deciso di gettarsi nel vuoto insieme ai suoi tre bambini.
È agghiacciante questa tragedia e, magari, spero tocchi anche le vostre coscienze e non vi lasci distratti come adesso Questa tragedia ci parla della solitudine immensa in cui spesso vivono le madri. Ci parla di un disagio che quasi mai viene intercettato, che spesso è stigmatizzato, della solitudine più cupa, della mancanza di servizi, del non sapere a chi rivolgersi in un momento così duro. Questa tragedia ci racconta di una responsabilità ben precisa che abbiamo e delle mancanze di cui, in questo Parlamento, non parliamo. Questa non è una questione che tocca soltanto quella vicenda, soltanto quella singola famiglia, soltanto quel profondo dolore che dovremmo fare nostro oggi, qui, tocca l'intera collettività, perché è una responsabilità, qui, delle istituzioni se sono mancate, se è mancata una risposta collettiva. Dobbiamo farcene carico. Parlare di sicurezza significa parlare anche di questo e quando lo capirete forse sarà troppo tardi, come è stato troppo tardi oggi.
Io mi rifiuto di avallare ancora quella narrazione per cui oggi leggo su alcuni articoli, che si affrettano a commentare questa vicenda, che una madre non si butta dalla finestra con tre figli, condannandola alla stigmatizzazione e al giudizio, ancora ora, dopo questa immensa tragedia. Una madre non si lascia da sola Chi ha bisogno di avere dei servizi di salute mentale e le famiglie non vanno lasciati soli. Non può essere soltanto chi ha il privilegio di potersi permettere certi servizi ad andare avanti così, non può essere il privilegio ad essere il faro per potersi districare in momenti così bui.
Ma andiamo avanti, cerco di riportarvi ancora un po' nella sicurezza reale. Vi leggo qualcosa, colleghi, per un sussulto, magari, di attenzione da parte vostra e per ricordarvi quali sono i problemi reali. Mamma disabile, violentata in casa, la figlia filma la scena: arrestata insieme allo stupratore.
Lista stupri al liceo Farnesina, la protesta delle studentesse: “Sorella, non sei sola”. In quella lista c'è una ragazza che ha subìto violenza. Pedopornografia, violenze sessuali su minori due arresti, altri quattro indagati a Milano. “Mi ha spinto nella stanza di mia nipote e mi ha violentata”. Violenza a Pistoia, violenze sessuali in una casa di riposo, arrestato un infermiere. Violenza sessuale su sedicenni, arrestati due minorenni. Stuprata dopo festa per serie C, imputati tre ex giocatori.
Andiamo avanti: dopo i casi di Lucca e Roma, compare una lista stupri nei bagni di un liceo di Siena. “Mi hanno stuprata”: ragazza denuncia di essere stata violentata davanti alla stazione di Porta Garibaldi. Aggredite e abusate per riavere la borsa e il telefono che erano stati rapinati. Turiste violentate, l'approccio in un locale, poi lo stupro in un vicolo. Ragazza violentata durante una festa in casa: indagati 7 amici, gli abusi ripresi con i cellulari. A scuola notano i tagli sul braccio: il padre la violentava da quando aveva 9 anni. Turista statunitense di 18 anni violentata da un ragazzo, lo aveva conosciuto poco prima. Bimba di 8 anni abusata da un settantenne, sarebbe stata la madre a riprendere le violenze. Adriana, uccisa dal marito che poi si toglie la vita, si stavano separando, come se questo potesse giustificare o raccontare qualcosa di questa violenza. Uccide la moglie spingendola dal balcone e poi si lancia nel vuoto, muoiono entrambi, accaduto a Bisceglie, l'ultimo femminicidio, lei aveva 54 anni. Alessandria, donna uccisa per strada con una coltellata alla gola, fermato ex convivente.
Questi sono soltanto alcuni degli ultimi episodi successi negli ultimi mesi e noi oggi qui stiamo parlando di questo decreto assolutamente inutilementre voi togliete l'educazione sessuo-affettiva dalle scuole e togliete il concetto di consenso per una violenza, ma con quale coraggio ? Con quale coraggio ci parlate di sicurezza e non solo, ci prendete anche in giro, perché in questo decreto voi avete aumentato la pena per chi compie una rapina in gruppo, almeno in tre, in banca, sportelli bancomat e Poste, a 25 anni; una violenza sessuale di gruppo è condannata con una pena fino a 14! Ma i nostri corpi, le nostre vite, valgono meno di un bancomat, di una rapina in banca e di una Posta ? Allora, questo è un insulto! E credetemi, veramente qui è una gara a come fare più schifo !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cappelletti. Ne ha facoltà.
ENRICO CAPPELLETTI(M5S). Grazie, Presidente. Anch'io intervengo su quest'ordine del giorno, perché credo sia centrale nella discussione, e su una criticità che, a mio modo di vedere, è quella principale di questo decreto.
L'ordine del giorno vorrebbe superare la logica repressiva sulla sicurezza, cosiddetta panpenalista. Vorrebbe invece che ci fosse una politica che si occupasse di promuovere la prevenzione. Io credo che questo sia centrale e sia il punto e la criticità maggiore rispetto a questo decreto.
Ora, io capisco che, a fronte del peggioramento di tutti gli indicatori sulla sicurezza nel nostro Paese, abbiate avvertito la necessità di intervenire con un provvedimento d'urgenza, per far intendere che vogliate porre rimedio ai disastri che voi stessi avete creato. Ma come è possibile che non abbiate riflettuto sul fatto che, se i provvedimenti che avete fatto non hanno sortito l'effetto voluto, questo è perché erano completamente sbagliati? Ma come è possibile che questi eclatanti fallimenti non abbiano insegnato nulla? Com'è possibile che si continui imperterriti a fare gli stessi errori?
Signor Presidente, ma quando mai questo Governo ha affrontato le vere cause dell'insicurezza nel nostro Paese? Il Governo Meloni ha rincorso certamente la narrazione mediatica, per illudere i cittadini di avere un Governo che è pronto ad intervenire. Ma la rincorsa continua a produrre sempre nuove fattispecie di reato ha aumentato la sicurezza o l'insicurezza? I ripetuti aumenti delle pene hanno accresciuto nel nostro Paese la sicurezza o l'insicurezza? La più totale assenza di investimenti e risorse umane nei mezzi per potenziare i presìdi di sicurezza, i tagli ripetuti allo Stato sociale, i tagli drammatici all'istruzione e alla sanità hanno aumentato la sicurezza o l'insicurezza nel nostro Paese?
Mi sembra evidente che queste sono domande retoriche. Il Governo Meloni, sul fronte sicurezza, ha intrapreso una strategia che è completamente sbagliata, che ha creato maggiore insicurezza nel Paese, addirittura una maggiore insorgenza di reati, e questo è un dato di fatto. Eppure, c'è stato un momento in cui questo panpenalismo targato Meloni era considerato inutile perfino da un Ministro del Governo Meloni, parlo del Ministro Nordio. Panpenalismo è la concezione per cui ogni illecito debba assumere rilevanza penale. È una propensione usata come risposta populista a problemi sociali, che sono invece reali. Il Ministro Nordio criticava fermamente questa strategia, sostenendo che le pene non debbano aumentare, bensì diminuire, evitando di risolvere tutto mettendo mano al codice penale.
Ma mi chiedo: sbagliava il Ministro o sbaglia ora chi sta facendo esattamente l'opposto di quanto aveva dichiarato? Lo stesso Nordio ha definito la tendenza a creare nuovi reati come pericolosa, demagogica e propagandistica. Questo nel suo libro , dove dichiarava anche la sua contrarietà alla separazione delle carriere - lo sappiamo -, ma aveva anche sostenuto esplicitamente la necessità di una riduzione della severità penale, non il suo contrario. La sua visione contestava l'idea di affidare al diritto penale la soluzione di ogni criticità sociale, morale o etica. Eppure, il risultato di queste scelte politiche è sotto gli occhi di tutti. Ogni nuovo decreto certifica che il precedente è stato un fallimento. Nulla di nuovo viene fatto per la prevenzione dei reati. È paradossale, poi, che mentre introducete nuovi reati e aumentate le pene, alleggerite il contrasto ai reati tipici dei potenti.
Basti pensare all'abrogazione del reato d'abuso d'ufficio, alla concessione dei benefici penitenziari ai corrotti che non collaborano, alla demolizione del traffico di influenze illecite, alla riduzione delle intercettazioni; avete pure neutralizzato la Corte dei conti. Insomma, siamo alle solite: deboli con i forti e forti con i deboli. Questa è la sintesi perfetta di questo decreto-legge.
Il Governo Meloni non ha mai mosso un dito per affrontare le cause profonde dell'emarginazione. Parlo delle periferie abbandonate, della crisi abitativa, della mancanza di prospettive, dei tagli allo Stato sociale, alla sanità, all'istruzione. A riprova è anche il fatto che, al Senato, tutti gli emendamenti finalizzati a intervenire sulle vere cause che generano insicurezza sono stati respinti. Ma sbagliate, perché il codice penale non può sostituirsi alla politica sociale. In conclusione, Presidente, quando si vuole combattere la criminalità, prima di tutto, bisogna agire sulle cause - cosa che questo decreto non fa -, bisogna capire dove c'è il disagio sociale, bisogna fare interventi che creino sviluppo e occupazione, bisogna mettere più educatori.
E quindi, tornando all'ordine del giorno, bisogna votare favorevolmente a un ordine del giorno che invita, anzi, che impegna il Governo a riconsiderare profondamente l'intero impianto di questo decreto-legge, che è fondato su una logica repressiva, panpenalista della sicurezza, e promuovere, al contrario, la prevenzione, che significa promuovere l'educazione, significa promuovere il ruolo della scuola, contrastare il disagio giovanile, promuovere l'educazione affettiva e gli interventi contro la dispersione scolastica. Questi sì che sarebbero interventi che andrebbero nella direzione di dare maggiore sicurezza al nostro Paese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Caso. Ne ha facoltà.
ANTONIO CASO(M5S). Grazie, Presidente. Chiederei alla collega Manzi di poter sottoscrivere il suo ordine del giorno, che è molto simile anche al mio. Ci tengo a intervenire, perché l'ordine del giorno rientra in un ambito - quello della scuola, dell'educazione - che reputo fondamentale e che dovrebbe essere tra quei settori in cui, più di tutti, si dovrebbe intervenire, anche quando si parla di sicurezza. Questo Governo, sì, l'ha fatto in questo e in altri provvedimenti, peccato però che, anche in questo ambito, le soluzioni che voi Governo Meloni, voi maggioranza di destra state portando avanti seguano sempre il solito schema, sempre il solito disegno, la solita fallimentare ricetta, ovvero aumento di sanzioni e pene, nuovi reati, punizione e rigore.
Sia chiaro: non stiamo mettendo in discussione la legittima tutela dei docenti e del personale scolastico - sia chiaro questo, voglio sottolinearlo -, però parliamo della necessità di trovare il giusto equilibrio tra prevenzione e repressione, perché l'azione di questo Governo, l'azione del Governo Meloni, è terribilmente schiacciata solo sulla seconda, solo sulla repressione, che - diciamocelo - è la via più semplice, però, ovviamente, è quella che, poi, dà meno risultati, anzi, nella maggior parte dei casi, rischia anche di peggiorare le cose. È la via della propaganda piuttosto che quella dei fatti.
Perché questo vostro modo di agire, il modo di agire, in realtà, del Ministero guidato da Valditara è quello che, poi, lascia aperte le questioni più ampie e serie, ovvero di rendere la scuola, di rendere, quindi, la società un luogo più sicuro attraverso politiche strutturali, attraverso la formazione, attraverso una presenza educativa e un sostegno alle comunità scolastiche, sia dentro che fuori le mura e gli orari scolastici. Però l'azione del Governo Meloni e l'azione del Ministro Valditara si basano, invece, quasi esclusivamente sull'inasprimento delle pene, intervenendo, di fatto, solo a valle dei problemi, senza interventi su prevenzione, senza interventi sull'educazione al conflitto, sul supporto psicologico, senza rafforzare gli organici delle scuole. E, alla fine, di fatto, quello che fate risulta avere solo un valore simbolico e - ritorno a dire - propagandistico.
Spesso rincorrete - e l'abbiamo visto spesso - la notizia di cronaca del giorno, ne amplificate anche la portata emergenziale, e tirate fuori dal cilindro l'ennesima norma come questa, che introduce un nuovo reato, inasprisce le pene se il reato già esiste, e così fingete - e sottolineo, fingete - di occuparvi del problema. Peccato che, però, poi i problemi restano, ed anzi, in gran parte, con la vostra azione, peggiorano. Sì, peggiorano, perché il clima che state creando all'interno delle scuole, il clima che l'azione del Ministro Valditara sta portando nelle scuole sta ulteriormente irrigidendo il rapporto scuola-famiglia, che, invece, da un lato, a parole, dite di voler salvaguardare. No, state ottenendo l'effetto opposto.
Ma, soprattutto, anziché andare ad intercettare il disagio prima che si trasformi in violenza, lo state alimentando. Sì, lo state alimentando, perché “sicurezza” significa avere una scuola che sia uno spazio inclusivo, significa avere una scuola capace di promuovere e difendere la dignità di tutte e tutti, e questo, assolutamente, non è la scuola di Valditara . Il modello che sta portando avanti questo Governo con il suo Ministro è diametralmente l'opposto, perché mentre, da un lato, vi riempite la bocca di dignità umana e di rispetto, in realtà la vostra azione sta alimentando una scuola fatta di isolamento e umiliazione. È quello che ragazze e ragazzi stanno vivendo, ad esempio, a causa della vostra crociata contro il mondo e le carriere alias nelle scuole. E parlo di questo perché è proprio recentissimo un episodio di un giovane studente del liceo “Aristofane” di Roma, studente che è stato ripetutamente umiliato da una sua docente, che non ha voluto accettare la sua identità di genere. “Resterai una ragazza”, lo dice il registro, così come è scritto sul registro. Questo gli è stato costantemente ripetuto finché, giustamente, il ragazzo non ci ha visto più e, alla fine, ha risposto e ha dovuto subire anche le conseguenze. Conseguenze, sì, perché questa - ovviamente non me la voglio prendere con il singolo docente o con la singola scuola - è la conseguenza, in realtà, delle vostre parole e delle vostre azioni, nelle scuole dove, ormai, si ha paura di affrontare il tema delle carriere alias, si ha paura anche di organizzare dei semplici eventi sul mondo .
Mi sembra che non vogliate capire, che il Ministro Valditara non voglia capire che questa sua transfobia, questo suo capriccio ideologico, per molti studenti che sono adolescenti ha effetti devastanti. Perché potete parlare di sicurezza nelle scuole quanto volete, ma, in realtà - ve lo ripeto -, la sicurezza è creare un mondo inclusivo, in cui un adolescente non viene denigrato, non viene umiliato dal sistema stesso che, invece, dovrebbe proteggerlo . Perché sapete che cosa significa questo? E ci sono i dati che lo dimostrano. Significa che questi studenti, nella gran parte dei casi, decidono di abbandonare la scuola. Quindi si alimenta l'abbandono scolastico, e sono percentuali tremendamente più alte dell'abbandono scolastico classico. E, purtroppo, però, spesso si arriva proprio in tragedia, perché questi adolescenti, questi studenti che voi umiliate, come risposta, nella maggior parte dei casi, purtroppo in troppi casi, scelgono la via del suicidio. Sì, scelgono la via del suicidio.
PRESIDENTE. Concluda.
ANTONIO CASO(M5S). Allora arrivo a conclusione, Presidente, dicendo che la vera sicurezza, costruire la sicurezza all'interno della scuola, e quindi la società del futuro, non lo si fa con misure restrittive, non si fa umiliando i docenti, ma si fa creando un ambiente che è sicuro perché è inclusivo. Questa sì che è sicurezza all'interno delle scuole .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/9 Manzi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/10 Orfini. Ha chiesto di parlare l'onorevole Orfini. Ne ha facoltà.
MATTEO ORFINI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Confesso che le ho chiesto la parola un po' sconsolato, non tanto per il parere - a lei non posso mentire, mi aspettavo un parere negativo sul mio ordine del giorno -, ma perché, in effetti, qui stiamo ripetendo una scena già vista tante volte. Per l'ennesima volta un provvedimento sulla sicurezza. Era cominciata la legislatura con il decreto forse ve lo siete dimenticati. Abbiamo tenuto quest'Aula bloccata in una discussione surreale a quel tempo molto a lungo, la prima volta in questa legislatura che fu usata la cosiddetta tagliola per interrompere l'ostruzionismo di noi delle opposizioni.
Segnalo che i si fanno ancora, ci sono ancora. Quei reati non sono stati contestati assolutamente a nessuno. Non hanno portato ad alcuna condanna e siamo di nuovo, dopo quel decreto e dopo tanti altri, a discutere un provvedimento pasticciato, confuso, con sempre lo stesso meccanismo, nuovi reati, securitarismo, repressione, criminalizzazione non solo del dissenso, ma persino della partecipazione. Diventa complicatissimo fare qualunque cosa.
Sembra un po' una di quelle serie televisive un po' stanche che, dopo 2 o 3 stagioni, hanno finito la loro efficacia, non le guarda quasi più nessuno, però la produzione va avanti per cercare di massimizzare fino all'ultimo momento utile qualcosa; e per cercare di renderle, comunque, ancora degne di attenzione, gli sceneggiatori provano a inventarsi sempre qualcosa di nuovo, sempre qualcosa di più truculento, sempre qualcosa evidentemente di più assurdo.
È un po' quello che è successo anche oggi. L'unico colpo di scena è che, per la prima volta in quest'Aula, l'onorevole Sasso, invece di urlare contro l'opposizione, ha urlato contro la maggioranza . Però capite che è poca roba, e il novello Bruno Vespa, con il ditino alzato, vi ha intimato di stare zitti. Ecco, diciamo che questo è stato l'unico guizzo innovativo di questa giornata.
Però capite da soli che è poca roba, che non funziona e che il fatto che voi dobbiate sempre fare nuovi provvedimenti sulla sicurezza è l'ammissione del fallimento di quelli precedenti. Se quello che avevate detto nelle precedenti sessioni di discussione fosse stato vero, non avremmo avuto bisogno di questo provvedimento. Noi abbiamo provato a spiegarvi, ancora una volta, che non funzionano perché è sbagliata l'impostazione.
Lo ha detto la collega Manzi poco fa. Abbiamo provato a spiegarvi che, se si vuole fare la sicurezza, bisogna anche, se non forse soprattutto, puntare sulla prevenzione. Cioè, io non capisco come si possa negare, di fronte all'elenco che ha fatto l'onorevole Sportiello, di fronte ai tantissimi fatti di cronaca che, purtroppo, si susseguono ogni giorno, di fronte alle decine e centinaia di donne ammazzate in questo Paese, di fronte all'elenco interminabile di violenze che vengono fatte, come si fa a non capire che il tema è arrivare prima che quei crimini vengano commessi.
Come si può non capire che, per arrivare prima, serve qualcosa di diverso, non serve istituire sempre nuovi reati. Serve la prevenzione, quindi serve la scuola, serve l'istruzione, serve l'assistenza psicologica, serve la cultura. In quest'ordine del giorno noi diciamo una cosa semplice: diamo una mano ad aprire spazi dove si fa e dove si fruisce cultura. Guardate, a me, qualche tempo fa, incontrando le Forze dell'ordine in uno dei quartieri più complicati della mia città, ma direi del nostro Paese, Tor Bella Monaca, incontrando gli agenti, non i dirigenti delle Forze dell'ordine, ma quelli che stanno per strada tutti i giorni a lottare per la sicurezza in una delle principali piazze di spaccio d'Europa, uno di quegli agenti, di quei ragazzi - perché poi sono giovani anche loro - mi diceva: “Sì, certo, noi siamo pochi, abbiamo pochi mezzi. Dovremmo essere di più, ci servirebbero tante cose, però guardate che quelli che sono qui sono ragazzi come noi, e se voi non gli date un'alternativa alla criminalità, se non gli date un'alternativa al guadagno facile, facendo gli spacciatori, i le vedette, non ne usciremo mai. Potrete moltiplicare le Forze dell'ordine, potrete aiutare noi ad essere più efficaci, ma il problema non lo risolverete”.
È questo il punto: quell'alternativa si chiama sicurezza sociale, si chiama lavoro, si chiama sicurezza di avere un luogo dove poter fare qualcosa, dove imparare, dove studiare, dove ricercare, dove creare, dove dare sfogo alla propria creatività, dove poter immaginare un futuro diverso.
Significa avere dei luoghi dove, attraverso la cultura, si costruisce quella rete di rapporti e di cittadinanza che è il primo argine alla criminalità organizzata. Questo vi stiamo chiedendo con gli ordini del giorno, non sono ordini del giorno così osceni o offensivi. Chiedono, anche senza particolari impegni, di dare un po' di sostegno alla scuola e agli spazi culturali, di utilizzare lo sport e quegli strumenti che servono a costruire quelle reti, cioè a creare un'alternativa alla criminalità. La verità - e ho finito - è che voi quell'alternativa non la cercate, perché avete fatto un'altra scelta.
Voi puntate sulla paura, puntate sul terrore, puntate su quelle solitudini di cui parlava l'onorevole Sportiello, perché nella solitudine si cova rancore e su quel rancore voi provate a prendere voti. Noi vogliamo fare esattamente l'opposto: prosciugare quel rancore, non lasciare solo nessuno e, attraverso la scuola, la cultura, l'istruzione e le comunità che si creano, dare un'alternativa e ridare una speranza, perché si può fare, si deve fare e così si costruisce davvero la sicurezza .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Dell'Olio. Ne ha facoltà.
GIANMAURO DELL'OLIO(M5S). Grazie, Presidente. Noi stiamo convertendo un decreto che porta nel titolo la parola “sicurezza”, che è una parola importante, una parola che tutti desideriamo vedere trasformata in realtà, ma una parola di cui voi avete abusato fin troppo dall'inizio di questa legislatura. Questo che numero di decreto-legge Sicurezza è? Il terzo? Il quarto, includendo quello sui che ha citato la Presidente la scorsa settimana? Ma la domanda che ci dobbiamo porre è: state davvero costruendo sicurezza con questo decreto-legge o state solo costruendo l'illusione di averla?
Io propendo per la seconda ipotesi, perché questo decreto, per quanto riguarda i minori, sceglie una strada chiara: la repressione, più pene, meno soglie di età, più carcere. È una risposta che ha un pregio innegabile: è semplice da comunicare, pugno duro contro i criminali, anche se questi criminali hanno 12 o 13 anni. Ma la semplicità di una risposta non la rende giusta e, soprattutto, non la rende efficace.
Presidente, questa non è ideologia, esiste una mole impressionante di ricerche nazionali e internazionali che ci dicono tutte la stessa cosa: la devianza minorile violenta non nasce nel vuoto; nasce in contesti precisi, identificabili, misurabili, nasce dove c'è povertà educativa, dove i tassi di dispersione scolastica superano il 20 per cento, dove le famiglie sono fragili, spesso monoparentali, spesso alle prese con disoccupazione cronica, dove i servizi sociali sono sottodimensionati, dove le opportunità sono così scarse che l'unica carriera visibile per un ragazzino è quella offerta dalla criminalità organizzata.
Sono dati che emergono dall'analisi dei casi in molte regioni d'Italia: in Campania, in Calabria, in Sicilia, ma anche nelle periferie di Milano, Roma, Torino. Ovunque troviamo devianza minorile violenta troviamo gli stessi indicatori socioeconomici. Quindi la domanda è: se conoscete le cause, perché le conoscete, perché intervenite solo sugli effetti? Però, Presidente, c'è un po' troppo brusio di fondo. Grazie.
PRESIDENTE. Colleghi, il collega Dell'Olio chiede cortesemente che gli sia consentito di parlare in silenzio. Io penso che ne abbia tutto il diritto o no? Quindi, se per favore riuscite ad abbassare la voce. Prego.
GIANMAURO DELL'OLIO(M5S). Grazie, Presidente. La risposta è semplice, perché per voi è più importante reprimere che risolvere i problemi, perché pensate e dite che le tasse sono un pizzo di Stato, e non che, invece, debbano fornire a tutti i cittadini servizi e condizioni in grado di migliorare lo Stato nella sua interezza.
Quando un ragazzino di 13 anni commette un reato grave siamo chiamati a rispondere come società. Ma che risposta diamo se è solo quella punitiva? Quel ragazzo non ha scelto la famiglia in cui nascere, non ha scelto il quartiere degradato, non ha scelto di crescere senza un padre o con un padre in carcere, non ha scelto la scuola che lo ha espulso o che lui ha abbandonato perché nessuno lo ha cercato o lo ha aiutato, non ha scelto di non avere alternative. E noi come società cosa abbiamo fatto per lui, prima che arrivasse a commettere questo reato? Cosa avete fatto voi in questi quattro anni? Poco, se non nulla. Avete tagliato i fondi ai servizi sociali, avete lasciato le scuole di periferia senza risorse, avete chiuso i centri di aggregazione giovanile, ridotto gli educatori di strada, ignorato i segnali di disagio che quel ragazzino e tutti gli altri mandavano da anni; e poi arrivate con una risposta punitiva, facendo pagare a lui il prezzo dell'incapacità della politica di agire e risolvere, il prezzo della vostra incapacità. Lo abbiamo visto anche con situazioni ben più macroscopiche, come il mancato dissenso per il genocidio di Israele; figuriamoci con quelli che spariscono di fronte agli occhi dei più.
L'unica misura preventiva che avete messo nel decreto-legge è la foglia di fico del comma 1 dell'articolo 5, in cui si dice che i comuni possono promuovere iniziative educative, sportive, culturali e ricreative rivolte ai giovani nell'ambito delle risorse disponibili nei rispettivi bilanci. “Possono”, non devono; “possono” nell'ambito delle risorse disponibili, cioè senza un euro in più.
Che cosa significa questo? Che quei comuni, laddove c'è la devianza minorile più diffusa, quelli dove la prevenzione servirebbe di più, sono magari proprio quelli più in difficoltà, sono quelli che non hanno risorse disponibili. Napoli, Reggio Calabria, Catania, Palermo… sapete com'è la situazione dei bilanci comunali? Quanti di questi comuni sono in dissesto o in predissesto? Questa norma è una presa in giro, è una foglia di fico per poter dire: “abbiamo pensato anche alla prevenzione”, ma è una scatola vuota senza contenuti, una promessa che sappiamo non sarà mantenuta.
Il vostro problema è che usate la logica dell'emergenza permanente, che impedisce di risolvere i problemi alla radice, perché l'emergenza giustifica sempre la scorciatoia e la scorciatoia in questo caso è la repressione che è veloce, visibile, comunicabile, ma che non funziona. I ragazzi non sono il problema, sono il sintomo, sono adolescenti. In alcuni casi i bambini hanno 12, 13 o 14 anni, sono in un'età in cui il cervello non è ancora completamente formato - lo dicono le neuroscienze, non io -, sono in un'età in cui sono estremamente vulnerabili all'influenza dell'ambiente circostante. E voi come pensate di intervenire? Invece di cambiare quell'ambiente e di migliorare le condizioni in cui si svilupperanno punite loro. È come se di fronte a un'epidemia, invece di intervenire sulle cause dell'infezione, ci limitassimo a isolare i malati, senza mai chiedere come si sono ammalati e senza mai provare a prevenire nuovi contagi. Questi ragazzi non sono il problema, ripeto, sono il sintomo. Il problema è altrove: nelle diseguaglianze che crescono, nella povertà educativa che si tramanda di generazione in generazione, è nell'assenza dello Stato da interi quartieri e nell'incapacità di offrire alternative credibili alla strada. Parliamo di soldi? Perché alla fine è sempre lì che si arriva. Perché quanto costa prevenire? Costa. Costa assumere educatori di strada, costa potenziare i servizi sociali, costa tenere aperte le scuole il pomeriggio, costa offrire attività sportive e culturali gratuite, costa intercettare i ragazzi a rischio prima che sia troppo tardi. Ma quanto costa non prevenire? Costa di più, molto di più. Costa il sistema giudiziario minorile, costano le carceri minorili che sono costosissime e che - lo dicono tutti gli studi - hanno tassi di recidiva elevatissimi, costa la criminalità che quei ragazzi commetteranno da adulti, costano le vittime dei loro reati, costa la perdita di capitale umano di giovani che avrebbero potuto contribuire alla società e che invece restano ai margini.
La prevenzione non è un costo, è un investimento e come investimento si ripaga nel tempo. Presidente, mi avvio alla conclusione. Quest'ordine del giorno sarà respinto, lo sappiamo, la maggioranza voterà no, perché così è stato deciso, le mie parole non cambieranno il risultato, ma un appello lo devo fare perché i colleghi della maggioranza, che hanno il potere di decidere, devono sentire che hanno la responsabilità non solo verso gli elettori, ma verso i cittadini, verso quei ragazzi e verso le loro vittime, presenti e future, e diranno di no. Quest'ordine del giorno non chiede di rinunciare alla sicurezza, chiede di costruirla davvero, chiede di combinare la risposta repressiva con politiche sociali ed educative serie, finanziate e strutturate; chiede di prevenire oltre che punire e investire sui ragazzi, non solo di rinchiuderli. Il fatto che sarà respinta dice tutto, non su quest'ordine del giorno, su questo Governo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gaetano Amato. Ne ha facoltà.
GAETANO AMATO(M5S). Grazie, Presidente. Anche se non credo di avere cose importantissime da dire, preferirei farlo nel silenzio dell'Aula…
PRESIDENTE. Colleghi, per favore. Per favore, colleghi…
GAETANO AMATO(M5S). La ringrazio. Presidente, questo provvedimento è una sorta di minestrone perché c'è di tutto dentro: c'è ordine pubblico, c'è processo penale, c'è immigrazione. Però, c'è una costante in questo provvedimento, come in quelli precedenti: la repressione. Ecco, questo Governo pensa che con l'olio di ricino si ottenga tutto. Questo Governo pensa che, mettendo delle sanzioni per i cortei, si debba impedire agli operai di protestare. Questo Governo pensa che si debbano fare fermi preventivi, così; perché “io” ho il dubbio che “lei” possa dare fastidio in una manifestazione. Si privilegia la logica punitiva rispetto alla logica preventiva.
Vede, Presidente, questo Governo ha litigato con tutti: ha litigato con gli attori; ha litigato con le maestranze; ha litigato con i pensionati; ha litigato con gli industriali; ha litigato con persone della stessa maggioranza che se ne sono andate. Solo con una persona non riescono a litigare: con Netanyahu. Io non capisco perché solo con Netanyahu non si riesce a litigare .
Abbiamo litigato con gli avvocati perché voi, con questo provvedimento, fate l'apologia dell'infedele patrocinio. Cioè, vogliamo, addirittura, superare le regole dell'avvocatura per costringere l'avvocato difensore a non essere più difensore, ma a cacciare quello che doveva difendere. L'articolo 29, il patrocinio gratuito: noi chiediamo a un povero Cristo che è arrivato in Italia, senza documenti e senza niente, il reddito perché senza il reddito non può avere il patrocinio. Non solo. Gli agenti istigatori. Noi diamo la possibilità agli agenti di entrare nelle carceri e di istigare a fare nuovi reati. Cioè, non bastano i reati che ci sono; da un lato, si toglie l'abuso d'ufficio al punto che l'Unione europea ci deve dire: “ma, forse, fareste meglio a rimetterlo” e, da un altro, si creano nuovi reati. Però, per esempio, non si crea il reato, che ne so, di leggerezza nel fare società con un camorrista. No, questo reato non si crea, ma si creano reati e si stuzzicano i ragazzi, si stuzzicano i detenuti, sperando di poterli tenere in galera ancora di più. L'emblema di questa repressione, Presidente, è il decreto Caivano: oggi, in una conferenza stampa, c'era la famiglia del bosco e c'era un rappresentante della maggioranza che si lamentava dei bambini che vengono tolti alla famiglia. Ma l'avete fatto voi con il decreto Caivano ! I giudici hanno applicato quello che voi avete scritto nel decreto Caivano: un decreto talmente perfetto, che nemmeno la lista avete presentato nel comune di Caivano.
Ecco, allora, finché, come diceva il collega Orfini, non si riesce a capire che da una famiglia che non riesce a seguire i figli, con la repressione non si ottiene niente, ma, forse, si ottiene sostituendosi a quella famiglia… un ragazzo, che non va bene a scuola, non lo si boccia, ma lo si indirizza in attività parallele che possono essere lo sport o il teatro: solo così si riesce a tirare fuori i ragazzi dalla strada .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Patty L'Abbate. Ne ha facoltà.
PATTY L'ABBATE(M5S). Grazie, Presidente. Colleghi, Governo, oggi discutiamo di sicurezza: questa parola fantastica che senso ha? Che cosa significa realmente? C'è una sicurezza, evocata nei decreti, fatta di norme, di sanzioni, di controlli; e, poi, c'è la sicurezza, quella reale, quella che i cittadini vorrebbero ogni giorno. È la sicurezza di chi si sveglia la mattina e vorrebbe mantenere il proprio posto di lavoro.
È la sicurezza di chi vorrebbe che lo stipendio arrivasse fino a fine mese. È la sicurezza di chi vive in territori abbandonati e vorrebbe servizi e prospettive. Quindi, che cos'è la sicurezza? Non esiste sicurezza senza lavoro, senza dignità, senza futuro. Potete riempire questo decreto di nuove sanzioni, di nuove restrizioni, di nuovi strumenti repressivi, ma se un giovane non trova lavoro, se un padre perde il posto, se un territorio viene abbandonato, questa non è sicurezza. Questa è paura. La vera sicurezza, in un Paese, è quella in cui le imprese non chiudono, i lavoratori non vengono licenziati, le crisi industriali vengono affrontate prima che esplodano. Oggi, in Italia, abbiamo decine e decine di crisi aziendali aperte - in Puglia ne abbiamo una marea - e migliaia di lavoratori in cassa integrazione, interi territori lasciati soli. E cosa fa il Governo? Risponde con un decreto che punta solo alla repressione. La sicurezza non si costruisce con un codice penale, si costruisce con politiche industriali, con investimenti, con lavoro stabile, perché una persona che lavora, che ha uno stipendio, che ha delle prospettive non è marginale, non è ricattabile, non è esclusa e, quindi, è più libera, più sicura e più integrata.
Oggi, poi, ricorre anche la Giornata della Terra e, diciamo che non c'è sicurezza senza la sicurezza del nostro pianeta, non c'è se i territori sono fragili, se l'ambiente è compromesso, se il cambiamento climatico mette a rischio il lavoro, la salute e il futuro. La sicurezza non è solo ordine pubblico, è anche tutela dell'ambiente, qualità della vita, protezione delle generazioni future. E, mentre si parla di sicurezza in quest'Aula, si ignora la sicurezza nei luoghi di lavoro, nelle fabbriche che chiudono, nei territori che si spopolano e si degradano.
La sicurezza non è un lampeggiante blu acceso nella notte; non è una sirena che arriva dopo, ma è il silenzio che viene prima, quando nulla accade perché qualcuno ha già fatto la cosa giusta. Uno Stato che arriva solo dopo il reato è uno Stato che ha fallito. Dietro ogni fatto di cronaca, c'è sempre una storia che comincia molto, ma molto prima: c'è un ragazzo che ha lasciato la scuola troppo presto; c'è un quartiere dove l'unica presenza pubblica è una volante e non una biblioteca; c'è una famiglia che ha chiesto di essere aiutata, ma non è stata ascoltata. Quindi, smettiamo, anzi, smettete di raccontarci che la sicurezza significa essere duri, perché essere duri, diciamolo, è facile perché è visibile, immediato e porta subito consenso. Invece non è così, perché non porta dei risultati. La vera sicurezza è più scomoda, è quella diversa: è quella di finanziare un educatore invece di intervenire con una pattuglia; è quella di costruire la fiducia dove oggi c'è distanza. Questa è la sicurezza vera, quella che cambia la vita delle persone. Il resto, quello che voi avete fatto adesso, è solo un titolo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Quello che sta emergendo dalla discussione e anche dall'impostazione che è stata fatta dalla maggioranza e dal Governo è che, in realtà, questo decreto Sicurezza è un modo come un altro di cercare di mandare, ancora una volta, un messaggio al Paese, con una difficoltà reale, perché in un'idea soltanto securitaria, ovviamente, adesso c'è la “destra-destra” che dice che bisogna essere ancora più di destra rispetto a chi è di destra. Come se la sicurezza fosse un problema di posizionamento politico e non di percezione dei nostri cittadini. Come se la sicurezza potesse avere una parte politica che la vuole e un'altra parte politica che non la vuole. In realtà, quello che stiamo affrontando è che purtroppo, in un'idea sbagliata, esclusivamente legata alla repressione, stiamo perdendo la battaglia. Potremmo essere soddisfatti del fatto che il Governo non ne sta azzeccando una, però, purtroppo, sui territori i problemi, poi, li viviamo tutti. Se si annuncia che aumentano le Forze dell'ordine e poi, in realtà, si dà un dato sbagliato alla cittadinanza, dicendo 10.000 agenti in più e, poi, però, ne vanno in pensione 11.000, è meno 1.000; se viene detto “noi avremo il pugno duro nei confronti degli occupanti abusivi” e gli unici che vengono sgomberati sono quelli di un centro sociale e, poi, i camorristi nei comuni sciolti per mafia rimangono negli alloggi… oggi sono stato ad Afragola, dove incredibilmente c'è un importante esponente di questo Governo che, contemporaneamente, fa il Sottosegretario e faceva il vice sindaco di Afragola. Abbiamo chiesto agli agenti di Polizia municipale quanti appartamenti - sono circa 150 occupati abusivamente senza titolo, di cui alcuni con esponenti familiari, perché i più grandi stanno in galera - sono stati sgomberati: due. Forse perché ad Afragola non ci sono altri sgomberi importanti? Perché non si è usata questa pressione fortissima nei confronti di chi occupa abusivamente, nei clan, interi quartieri? Perché non si è utilizzata quella stessa pesantezza? Eppure abbiamo un esponente del Governo che è anche stato vice sindaco di quel comune per tre anni e mezzo, e incredibilmente là non si sono fatti.
E, ancora, abbiamo un problema serio legato al fatto che, contemporaneamente a un messaggio che viene mandato sul fatto del decreto Caivano… io voglio ricordarlo a tutti, Afragola è attaccata a Caivano. Sapete che cosa è successo? Che hanno spostato a Caivano una parte consistente degli agenti di Polizia e dei Carabinieri che operavano ad Afragola. Abbiamo fatto un travaso. Lì abbiamo delle strade molto più controllate, peccato che la piazza di spaccio si è spostata nel rione a fianco, nel rione Salicelle .
È questo il modo? Un messaggio mediatico perché, ovviamente, le dirette televisive siamo andati a farle al Parco Verde, però a fianco, nel rione Salicelle, voi sapete che ci sono una caserma dei Carabinieri, una stazione di Polizia e una stazione della Polizia municipale? Davanti alla stazione di Polizia, talmente sono diventati pochi gli agenti che le del posto hanno scritto all'ingresso della caserma, prima di arrivare alla stazione di Polizia: “ACAB, Poliziotti b…”. Siamo arrivati noi e abbiamo chiesto di cancellarlo. Possiamo mai avere un comando di Polizia che si trova gli striscioni e le scritte contro il lavoro dei poliziotti? Abbiamo fatto sequestrare davanti alla stazione due che venivano allevati davanti. Non ci sono uomini, li hanno spostati tutti quanti a Caivano. Ma questa non è sicurezza.
Quale sicurezza si dà nel momento in cui si utilizzano due pesi e due misure? E, quindi, se c'è la necessità di lanciare un messaggio mediatico su un territorio - perché abbiamo fatto il decreto Caivano -, allora quel territorio ha gli uomini necessari per intervenire; però, se questi uomini vengono spostati da tutti i territori limitrofi e questi territori vivono maggiore insicurezza, non abbiamo fatto niente di buono. Non abbiamo fatto niente di buono, abbiamo dato l'idea che, per lanciare un messaggio mediatico, un posto viene protetto di più e altri meno; meno pure rispetto a prima del decreto Caivano. È questa la sfida che noi vi lanciamo: la sicurezza deve essere - fatemi passare il termine - democratica.
Non potete pensare che soltanto a chi ci interessa garantiamo la presenza di Forze dell'ordine, la giustizia, le scuole, i servizi sociali e lo sport e agli altri no. In un chilometro quadrato abbiamo fatto sicurezza e, poi, restano 100 chilometri quadrati sguarniti. È questo che noi contestiamo fortemente.
E d'altronde, com'è possibile che noi stiamo al quarto decreto Sicurezza, compreso quello sui ? Ma scusate, ma che serietà è fare quasi un decreto all'anno, con un'emergenza primaria tra tutte? Infatti, quando siamo stati eletti, il primo problema che abbiamo affrontato, il problema dei problemi, il motivo per cui nel nostro Paese gli italiani stavano svenendo era quello dei , perché ovviamente nel nostro Paese - come diceva Johnny Stecchino - il problema di Palermo è il traffico, il problema della mafia a Palermo è il traffico. Allora, da questo punto di vista, non avete centrato, non è stato centrato, ancora una volta.
E noi continuiamo a cercare di darvi una mano, parlandovi delle modifiche. Noi vi abbiamo presentato una serie di emendamenti - poi si sono trasformati in ordini del giorno -, tutto un lavoro che va a favore del Paese. Senza la prevenzione, senza una capacità di guardare il Paese nel suo complesso, in un'idea preventiva della criminalità e dei fenomeni che stiamo vivendo, potremo soltanto mettere tappi davanti a una nave che affonda! È questo quello che vi diciamo e, ancora una volta, lo diciamo in quest'Aula ricordando gli errori del passato per non farli in futuro .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/10 Orfini, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/11 Iacono, sul quale il parere del Governo è contrario.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Iacono. Ne ha facoltà.
GIOVANNA IACONO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo per dire che non accetto la riformulazione del Governo su quest'ordine del giorno, in quanto la stessa riformulazione lo stravolge nel significato…
PRESIDENTE. Mi perdoni, onorevole Iacono, ma io ce l'ho come parere contrario secco. Non so se lei ha una riformulazione…
GIOVANNA IACONO(PD-IDP). Ho capito. Non cambia nulla, perché comunque sarei intervenuta ugualmente…
PRESIDENTE. No, ma va bene. Diciamo che è esoterismo applicato agli ordini del giorno .
GIOVANNA IACONO(PD-IDP). Ero convinta che fosse stato riformulato. Peggio ancora, direi, peggio ancora. Intervengo, quindi, sul parere contrario sul mio ordine del giorno.
Signor Presidente, questo Governo ci ha abituati, in questi tre anni e mezzo, ai provvedimenti con decretazione di urgenza. Ci ha anche abituati a questi continui minestroni che tentano di mettere insieme, nello stesso provvedimento, una pluralità di materie prive di un nesso funzionale unitario. Ci avete anche abituati a una continua compressione del dibattito parlamentare e noi opposizioni siamo sempre impossibilitate a intervenire concretamente sui provvedimenti del Governo. Invece non possiamo e non vogliamo abituarci alla vostra continua propaganda su questioni serie e importanti, essenziali per il nostro Paese, come la sicurezza.
L'azione di questo Governo proprio in materia di sicurezza si è dimostrata, in questi anni, inefficace. Non sono affatto diminuiti i reati e tantomeno i fenomeni di insicurezza. Questo è un segno evidente dell'inadeguatezza dell'approccio del Governo che è fondato prevalentemente su misure punitive e di propaganda. Questo dimostra che la sicurezza non si costruisce solo attraverso l'inasprimento delle sanzioni o con l'introduzione di nuove fattispecie punitive.
Il nostro ordine del giorno propone un cambio di paradigma rispetto a una questione che riguarda le politiche educative volte a contrastare la dispersione scolastica che rappresenta uno dei principali fattori di vulnerabilità e di disagio sociale. Diverse esperienze sul campo, numerosi studi e numerosi esperti operatori del settore sottolineano e hanno sottolineato in passato la necessità di lavorare, rafforzando gli interventi di prevenzione attraverso gli investimenti nella qualità della scuola, nel tempo educativo, nel supporto psicologico in presenza, nell'educazione all'affettività e alle relazioni, nel contrasto alla dispersione scolastica e nel consolidamento della scuola come comunità educante. Anche per noi la dispersione scolastica si contrasta con una strategia che deve essere basata sull'educazione, sulla prevenzione, sull'inclusione e sulle opportunità da fornire alle ragazze e ai ragazzi e non con la vostra fallimentare strategia della tensione che si è dimostrata anche una strategia fallimentare dal punto di vista della sicurezza.
È per queste ragioni che noi insistiamo su quest'ordine del giorno e continueremo a insistere sul fatto che la vostra strategia, anche rispetto alle politiche educative, oltre che alle questioni relative alla sicurezza del nostro Paese, è completamente sbagliata .
PRESIDENTE. Prendo atto che l'onorevole Carmina sottoscrive.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/11 Iacono, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/12 Berruto, sul quale il parere del Governo è contrario.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Berruto. Ne ha facoltà.
MAURO BERRUTO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Quest'ordine del giorno nasce da una constatazione quasi elementare: la sicurezza non si costruisce inseguendo la paura, ma riducendo le ragioni che la alimentano. La condizione di sicurezza è quella in cui l'essere umano può vivere senza paura e la paura non è sempre oggettiva: di fronte a fenomeni difficili da comprendere il nostro istinto di sopravvivenza crea paure.
La paura è un'emozione fondamentale che ci protegge dai rischi, ma, se supera certi limiti, da strumento per liberarsi diventa prigione. Non è difficile diventare prigionieri della paura. La paura è contagiosa, perché siamo animali sociali: volenti o nolenti, viviamo in gruppo e, se qualcuno individua una minaccia, la trasmette agli altri e così scatta l'allarme che, se non viene elaborato al fine di trovare una soluzione, può diventare panico.
Ora, a nessuno, ma proprio a nessuno, sfugge che voi volete l'esatto contrario, cioè alimentare la paura, nutrire di paura il vostro elettorato e costruire un nemico che sia funzionale a quell'obiettivo. Il decreto che stiamo convertendo va esattamente in questa direzione. È un provvedimento che mostra tutti i limiti di un approccio strumentale disorganico e, soprattutto, che continua a confondere la sicurezza con la punizione, l'ordine con il controllo, la risposta con la reazione. Esopo direbbe: è la vostra natura. Ma la sicurezza vera è un'altra cosa: è prevenzione, educazione, come è stato ricordato da molti colleghi e colleghe, è presenza dello Stato nei luoghi in cui oggi troppo spesso lo Stato non arriva o arriva tardi.
Per questo il nostro ordine del giorno propone una scelta diversa, radicale nella sua semplicità e linearità: investire nello sport all'interno degli istituti penitenziari per i minori. Ora è curioso, perché ricevo un parere contrario, secco e, invece, dovremmo essere tutti d'accordo, perché tutti insieme abbiamo votato una modifica all'articolo 33 della Costituzione dove si scrive che la Repubblica riconosce il valore educativo, sociale, oltre a quello del benessere psicofisico, dell'attività sportiva in tutte le sue forme. Lo sport, dunque, è un dispositivo educativo potentissimo. E qual è il fine degli istituti penitenziari? Sempre come dice la Costituzione, quello rieducativo.
Quindi come possiamo accettare che, proprio nei luoghi che hanno una funzione rieducativa, le carceri minorili, non solo quelle minorili, ma a maggior ragione quelle minorili, questo diritto sia così fragile, così intermittente, ritenuto così marginale? Ma probabilmente perché, di nuovo, a voi interessa altro: interessano carceri che non sappiano più come contenere i detenuti e vi interessa continuare a creare nuovi reati per riempirle quelle carceri, anche quelle minorili. I dati, però, quando li si vuole guardare sono chiari: dove esistono spazi per lo sport e programmi strutturati, diminuiscono i suicidi, diminuisce la recidiva e diminuisce la violenza. Allora bisognerebbe avere il coraggio di dirlo: se davvero vogliamo più sicurezza, dovremmo investire di più in ciò che costruisce persone, non in ciò che si limita a contenerle o a punirle.
Quest'ordine del giorno non è una concessione: è una proposta politica, è un'idea di Paese, è la convinzione che la sicurezza, intesa come il prendersi cura, non si decreta, ma si costruisce. E si costruisce ogni giorno nei luoghi dell'educazione, della relazione e delle possibilità. Lo sport è il luogo in cui si impara a perdere senza sentirsi perduti, a vincere senza sentirsi superiori e a stare dentro a una comunità. Lo sport è uno spazio in cui le regole non si impongono, ma piuttosto si condividono. So, lo ripeto, che non è nella vostra natura, ma il prendersi cura delle persone comincia esattamente da lì.
Per questo chiedevamo al Governo un impegno preciso: risorse subito per rendere lo sport una presenza stabile, strutturata e concreta negli istituti penitenziari minorili. Voi rispondete: “no”. Poi, uno va sul sito di Sport e Salute, una società pubblica che è un po' la cassaforte dello sport italiano, che distribuisce denaro pubblico a federazioni e enti di promozione sportiva, va sul menù del sito di Sport e Salute e trova in quel menù la scritta “carceri”. Clicca e trova, negli anni 2023-2024, una definizione progettuale che dice: “Il progetto promuove lo sport come strumento ed opportunità di rieducazione per i detenuti, attraverso il potenziamento dell'attività sportiva negli istituti penitenziari per adulti e minorili, per i giovani adulti in area penale esterna, in collaborazione con il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e il Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità”. Ora è curioso che ci sia, diciamo, questa distonia, ma sarebbe bello che ci credeste davvero, no? Cioè che credeste nello sport come strumento di inclusione e, da questo punto di vista, sì, sicurezza.
Per voi invece lo sport è un'altra cosa, in cui credete molto, ve ne do atto. Difatti, caro signor Presidente, schierate un che scende in campo così, ci vorrebbe la voce del compianto Bruno Pizzul per citarli tutti: 1) Claudio Lotito, senatore, vicepresidente della Commissione bilancio al Senato, proprietario di una squadra di serie A, che oggi ci regala le sue perle per moralizzare e far uscire il calcio della sua crisi; 2) Paolo Barelli, ex capogruppo qui alla Camera, neo Sottosegretario, presidente della Federazione italiana nuoto dal 2000 - c'era ancora la lira - e che ora ci fa sapere che forse lascerà spazio al suo vice e lo ringraziamo per questa gentilezza; 3) Maurizio Casasco, deputato di maggioranza, presidente della Federazione medico sportiva italiana (ci vorrebbe l'olè dei miei compagni qui di squadra); 4) Roberto Pella, deputato di maggioranza, presidente della Lega ciclismo ; 5) Claudio Barbaro, Sottosegretario, anche lui presidente di un ente di promozione sportiva; 6) , Enrico Costa, neo-capogruppo , presidente di una disciplina sportiva associata, la Federazione Pallapugno - lui in effetti di contributi pubblici ne prende pochini, però, chissà, magari, un giorno; in panchina ci mettiamo Adriano Galliani, senatore di maggioranza, amministratore delegato del Milan per decenni, poi del Monza, Presidente della Lega nazionale professionisti, vicepresidente della Lega Serie A, credo, vicepresidente della Lega Serie B - parliamo di calcio naturalmente, però, in effetti, lui oggi non ha incarichi diretti nel mondo. Sarebbe curioso, no? Ci sarebbe anche da sorridere, se non fosse che tutte le organizzazioni che ho citato ricevono denaro pubblico.
Ora, fateci sapere se su una cosa piccola che riguarda la sicurezza e se per lo sport negli istituti penitenziari, come avete scritto sul sito di Sport e Salute, rimangono due spiccioli oppure no .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/12 Berruto, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/13 Magi.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Magi. Ne ha facoltà.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). La ringrazio, Presidente. Tra le cose più strane e, in qualche misura, significative, che hanno contraddistinto questo provvedimento, ce n'è una che sicuramente la farà saltare sulla sedia della Presidenza, a lei che, Presidente Mule', è un autentico garantista, ma anche al collega Costa e ad altri garantisti che sono in quest'Aula, ossia il fatto che questo provvedimento interviene, molto e pesantemente, su norme penali, interviene sul codice penale. Noi, però, dall'inizio di questa discussione, non abbiamo mai avuto con noi nessun rappresentante del Ministero della Giustizia. È una cosa particolare, è strana, è incredibile. È davvero incredibile .
Noi abbiamo questa sera con noi - lo salutiamo, lo ringraziamo - il Sottosegretario Prisco. Abbiamo avuto, nella giornata di oggi, il Sottosegretario Molteni. Abbiamo avuto, addirittura ieri, nientepopodimeno che l'onore di avere con noi il Ministro Piantedosi, che non ci ha saputo spiegare il perché di quella norma e tanto meno ammettere un errore, perché questo è un Governo che non ammette mai di sbagliare, anche quando poi, in maniera confusionaria, corre a modificare le cose che ancora neanche ha fatto e che già deve modificare, creando quindi ulteriori danni al Paese.
Si modificano le norme penali su impulso del Ministero dell'Interno: questo è un fatto tipico - tipico - degli Stati di Polizia, cioè di quei regimi nei quali il Ministero dell'Interno si dilata e fa sempre più cose che non gli dovrebbero competere. Gli dovrebbe competere l'azione legata alla sicurezza… I colleghi di Forza Italia prendono la cosa con ilarità e io li comprendo, perché questo è un tema che dovrebbe stare molto a cuore ai colleghi di Forza Italia; invece loro, giustamente, si rallegrano di questa cosa che io sto dicendo.
Quindi il Ministero dell'Interno si dilata, fa sempre più cose, modifica il codice penale. È una cosa che, in un'altra fase della nostra storia, a tante persone che hanno un approccio liberale, a tanti che hanno occupato questi scranni, li avrebbe fatti davvero saltare tutti quanti sugli scranni e dire: ma insomma, questa cosa non è tollerabile.
Pensate che c'è addirittura un Ministro della Giustizia che oggi è venuto qui a fare il , ma non sapeva che, nel frattempo, quest'Aula era impegnata per ore e ore - tranne quella ora del dalle 15 alle 16 - nel modificare in modo copioso il codice penale: lui se ne è disinteressato. Lui se ne è disinteressato, perché lui si occupava di altre cose. Addirittura i giornalisti gli hanno fatto delle domande ed effettivamente, dalla risposta, si è capito che lui non sapeva nulla. Gli hanno chiesto una cosa che riguarda quest'ordine del giorno.
Perché questo provvedimento interviene, Sottosegretario Prisco, anche sul testo unico sugli stupefacenti. Abbiamo ascoltato i colleghi dire: era ora; andateci giù pesanti; 'sti drogati, il problema dell'Italia, non se ne può più. Come lo fa? Lo fa intervenendo sul comma 5 dell'articolo 73: i fatti di lieve entità. Lieve entità che cosa vuol dire? Vuol dire che è una fattispecie autonoma - non è nemmeno un'attenuante -, prevista per dare modo ai magistrati di valutare che, se un fatto è di lieve entità, ovviamente la sanzione penale deve essere mitigata.
Non è la prima volta, colleghi, che il Governo Meloni interviene sul comma 5 dell'articolo 73: lo ha fatto già con il decreto Caivano. Sottosegretario Prisco, dovrebbe saperlo, perché sempre per impulso del suo Ministro, del Ministro Piantedosi - il Ministro di Polizia, in un regime di Polizia, ha grandi poteri -, lo ha fatto, in quel caso, aumentando le pene e portando le pene da 6 mesi a 5 anni di pena massima. Questa cosa ha comportato l'arresto in flagranza, ha comportato il problema di accedere alle misure alternative e ha comportato, per la prima volta in questo Paese, il sovraffollamento degli istituti minorili che, se quando voi li visitate… ora si sono dati una regolata, perché si sono accorti che effettivamente la situazione era ingestibile, ma c'è stato un periodo in cui i ragazzi dormivano per terra negli istituti minorili di questo Paese, sui materassi.
Questo perché non solo il Ministro Piantedosi, ma un'altra importantissima figura di questo Governo, che io definisco “Mantovano il talebano” e lui lo sa, quindi mi consente di definirlo così - e lo faccio ogni volta che intervengo pubblicamente, perché ritengo che sia una critica politica, un appellativo rivolto al suo modo fondamentalista e integralista di avere un approccio con queste questioni…
Ma cosa ha comportato il fatto dell'aumento di pena? Ha comportato che proprio per le sostanze lievi, quelle più leggere della Tabella 2 delle Tabelle che sono allegate al testo unico degli stupefacenti, che prevedono che per i fatti non di lieve entità la pena sia da 2 a 6 anni, sostanzialmente coincidano i fatti di lieve e di non lieve entità. Questo corrisponde proprio a una ideologia di Mantovano, che è quella di sanzionare - sembrerebbe strano, ma ha una sua logica interna - in modo più pesante le sostanze più leggere. Perché? Perché, secondo Mantovano e chi la pensa come lui, i tossicodipendenti sono malati, mentre chi invece, per esempio, usa cannabis va sanzionato di più, perché quello è uno che vuole semplicemente provare piacere, è uno che non ha la scusante della dipendenza, quindi gli devi andare più pesantemente sopra.
Ma cosa accade - e vado a concludere - con questo nuovo intervento in questo decreto, che l'Unione delle camere penali ha definito incostituzionale? L'Unione delle camere penali, effettivamente, dà un giudizio positivo nel complesso, la mia è un'annotazione sarcastica. Succede che voi avete detto che non è più lieve la lieve entità quando è reiterata; anche se è lieve, non è più lieve.
Ora io vi dico una cosa: l'intervento che c'era da fare - e concludo - era di tutt'altro segno, ed è quello che noi vi invitiamo a fare con quest'ordine del giorno. C'era cioè da intervenire sulla lieve entità proprio distinguendo le sostanze, perché la lieve entità, il comma 5, è un retaggio della legge Fini-Giovanardi, di cui fu autore Mantovano - non a caso sopravvive quel comma -, che non distingue, a differenza di tutti gli altri articoli, le sostanze.
In questo Paese - concludo davvero, Presidente, in questi 30 secondi - ci sono 6 milioni di consumatori di cannabis che vengono trattati come criminali e come narcotrafficanti. In questa Aula abbiamo fatto l'altro ieri una disobbedienza e l'abbiamo fatta nell'Aula… non nell'Aula, purtroppo. La faremo pure nell'Aula…
PRESIDENTE. Anche no.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). …nella sala stampa e anche davanti a Montecitorio. Io spero che, siccome la segnalazione è arrivata alla Presidenza, vi sia nei miei confronti una sanzione molto dura e anche per quello che è avvenuto fuori…
PRESIDENTE. Magari di lieve entità. Però dovremmo chiudere.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). …perché spero che questo aiuti questo Paese a prendere consapevolezza dell'ipocrisia del proibizionismo, che ancora si abbatte su milioni di ragazze e ragazzi che decidono la sera, anziché di bere un bicchiere di whisky o un bicchiere di vino, di usare una sostanza che è meno nociva, meno tossica di sostanze legali come l'alcol e come il tabacco. Adesso, colleghi…
PRESIDENTE. Onorevole Magi, la prego.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). …scatenate il vostro istinto…
PRESIDENTE. La prego. Colleghi! Onorevole Magi…
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). …repressivo e proibizionista .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, signor Presidente. Volevo intervenire anche per non lasciare solo il collega Magi in questa battaglia, anche se vorrei ricordare proprio al collega Magi che, in realtà, la maggioranza non è proprio così contraria. Ha fatto anche una norma molto positiva in questo decreto e mi riferisco all'articolo 5, al comma 1-, dove la maggioranza ha introdotto, durante il dibattito al Senato, questa norma con cui praticamente favorisce la promozione di iniziative, da parte dei comuni, per il contrasto ai fenomeni di spaccio e consumo di sostanze stupefacenti.
E dice un po' le cose che diciamo noi: che è necessario, per allontanare i minori e i giovani dai contesti di spaccio e di consumo di sostanze stupefacenti, promuovere iniziative educative, sportive, culturali, ricreative. Davvero noi la pensiamo nello stesso modo? E si autorizza i comuni a fare dei piani e degli interventi, da questo punto di vista. C'è un piccolo problema che, diciamo così, questi piani i comuni li possono fare, ma con le risorse disponibili nei loro bilanci. Ma dovete autorizzare voi i comuni, attraverso una legge, a fare iniziative di questo genere, se hanno i soldi in tasca? La notizia sarebbe stata se voi finanziaste i comuni per le iniziative di recupero, per le attività culturali e per le attività ricreative a favore dei giovani, per allontanarli, appunto, dai luoghi di spaccio. E invece, anche in questa occasione, fate l'ennesima finta.
E poi, guardate, io ve lo voglio dire: voi della destra siete più di quanto non siamo noi della sinistra. Siete più festaioli - la cosa è nota, insomma -, frequentate più facilmente luoghi allegri e voi volete dirmi che, in tutte queste vostre pazze serate che svolgete tra bisteccherie , luoghi, feste di Capodanno, non vi è mai capitato di sentire l'odore di qualche cosa che non sembrava proprio… e che magari, qualche volta, qualche sigaretta per sbaglio non è passata tra le vostre labbra? Beh, io non ci credo. Non ci credo, cari colleghi e care colleghe, bisogna farla finita con questa ipocrisia e bisogna farla finita con la durezza da quattro soldi che serve soltanto per fare propaganda.
Quando voi eliminate la lieve entità, voi state facendo un danno vero, un danno vero alle persone, alle giovani e ai giovani di questo Paese, perché paragonate e mettete sullo stesso piano lo spacciatore, colui che importa droga nel nostro Paese e importa una tonnellata di fentanyl, con quello che porta uno spinello di marijuana in tasca , come se fossero uguali. Vergogna, stia zitto…
PRESIDENTE. Colleghi…
FILIBERTO ZARATTI(AVS). …e si vergogni, si vergogni per quello che sta dicendo…
PRESIDENTE. No, collega Zaratti, la prego.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). …perché lei sa benissimo…
PRESIDENTE. Guardi me.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). …che sta dicendo …
PRESIDENTE. Onorevole Zoffili, la prego su.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). …delle sciocchezze! Lei sa benissimo che sta dicendo delle sciocchezze!.
PRESIDENTE. Onorevole Quartini e onorevole Zoffili, vi prego, vi prego.
Mi scusi, onorevole Zaratti, vada avanti.
Non è un bel momento, mi creda, e lei mi può capire. Non è un bel momento. Prego. Non è un bel momento.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Io capisco…
PRESIDENTE. No, lei non mi può capire, poi glielo spiego. È un brutto momento, prego.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Eh lo immagino, lo immagino. Dico, io capisco che questa notizia e che questi ragionamenti possano essere, come dire, abbastanza fastidiosi, però quando si è ipocriti, si è ipocriti fino alla fine, anche in Aula anche quando si interrompe un collega. E va benissimo.
Io penso, guardate, che questo Governo, questa maggioranza abbia vinto un po' le elezioni per caso. Le ha vinte nel 2022 non tanto per merito proprio quanto per demerito degli avversari, che poi saremmo anche noi, che abbiamo consentito il fatto che i nostri avessero un successo elettorale. Ne siamo ampiamente colpevoli e ne siamo ampiamente coscienti e però, credetemi, non si ripeterà, non si ripeterà .
Però questa casualità con la quale avete conquistato il Governo del Paese dimostra ancora di più, a tutte e a tutti, la vostra incapacità, quella che avete dimostrato intorno a questo decreto. Un decreto che non riesce assolutamente a superare il vaglio non tanto dell'opinione e dei giudizi dell'opposizione - quello sarebbe scontato -, ma della società civile, dell'Associazione nazionale degli avvocati, delle persone che, ovviamente, vivono le città e i nostri quartieri dove l'assenza dello Stato, l'assenza delle vostre iniziative è diventata assolutamente drammatica. Ecco, è questo quello che sta accadendo nel Paese. È lì che matura la sfiducia, è lì che matura la contestazione nei confronti della vostra posizione politica.
È per questo che quando i cittadini vengono chiamati a votare per le regioni, per i comuni o per i referendum, dal 2022 ad oggi, danno sempre la stessa risposta: la vostra sconfitta. I cittadini capiscono quello che è la destra al Governo: è soltanto repressione, limitazione delle libertà, cercare il controllo sociale sempre attraverso la creazione di nuovi reati e inasprimento di pene. Non è questa la strada che merita il nostro Paese in un momento così difficile come quello che stiamo vivendo. Avremmo bisogno di qualcosa di più e di qualcosa di meglio .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Perantoni. Ne ha facoltà.
MARIO PERANTONI(M5S). Grazie, Presidente. Io chiedo al collega Magi di poter sottoscrivere quest'ordine del giorno e condivido le argomentazioni che ha svolto poc'anzi, così come condivido quelle del collega Zaratti. Ecco vede, Presidente, la questione della regolamentazione della disciplina delle sostanze stupefacenti e, in particolare, la disciplina della cannabis, è emblematica dell'ideologia e dell'incapacità del Governo e in particolare della destra di governare, perché le problematiche connesse al traffico e all'utilizzo delle sostanze stupefacenti, così come di altre sostanze, non si risolvono, né si combattono con la norma penale, non si combattono con l'aumento delle pene, non si combattono con il mandare la gente in carcere. Si combattono con altri strumenti.
Prima di tutto bisogna regolamentarle. Bisogna regolamentare l'uso di determinate sostanze, come si regolamenta tutto in una società civile, in una società democratica. Le condotte che recano danno a terzi, le condotte che recano danno alla società, le condotte che recano danno alla pubblica amministrazione devono essere sanzionate, ma le condotte senza offesa non devono essere sanzionate penalmente.
Qua non stiamo parlando di condotte che ledono la sfera giuridica di terzi. Qua stiamo parlando dell'uso di sostanze dannose verso chi le usa. E allora bisogna andare incontro a queste persone, bisogna trovare politiche che riescano a distogliere queste persone dall'uso di queste sostanze. E poi bisogna avere l'onestà intellettuale di distinguere all'interno di queste sostanze, cosa che la destra non riesce a fare, perché non ha capacità di analisi. Loro cosa fanno? Loro vedono una cosa: ah no, questa la puniamo. Questo lo mandiamo in galera. Senza un minimo approccio analitico ai problemi.
Il Governo è già intervenuto due volte, credo con questo decreto sia la terza volta che interviene sul tema. È intervenuto nel 2023, modificando già il comma 5, ed è intervenuto nel 2025, mettendo in crisi un settore agricolo da 2 miliardi di euro e attendendo che la Corte di giustizia europea si pronunci su una questione che ha sollevato il Consiglio di Stato circa la legittimità della norma che è stata introdotta da questo Governo, che proibisce la commercializzazione di sostanze prive di capacità psicotrope, in contrasto con i regolamenti europei.
Ora interviene di nuovo sul comma 5 dell'articolo 73, introducendo una disposizione che tenderebbe ad eliminare la possibilità per un giudice di valutare se si sia in presenza di fatti o meno di lieve entità, con una norma che dice questo: il fatto non si considera di lieve entità quando, per l'allestimento di mezzi o di strumenti ovvero per le modalità dell'azione, le condotte di cui al comma 1 risultano poste in essere in modo continuativo e abituale. Questo deve essere provato in tribunale. La continuatività e l'abitualità devono essere dimostrate in tribunale.
Ma, allora, questo fatto - con la premessa che ovviamente si aprirà un procedimento penale - chi lo deve dimostrare in tribunale? Lo dovrà dimostrare probabilmente la Polizia giudiziaria. Allora, noi dovremmo avere agenti che vanno a inseguire i cosiddetti “spaccini” per vedere se abbiano condotte continuative e abituali? E allora noi dobbiamo sottrarre Forze di Polizia per inseguire gli “spaccini” e vedere con il binocolo se abbiano un'attività continuativa e abituale? E poi quanto è questa attività continuativa? Quanto deve essere abituale? Le due cose devono stare assieme. E poi devo andare in tribunale a dimostrarlo?
Queste sono norme inutili, sono norme dannose, sono norme criminogene, sono norme che non fanno bene alla nostra società !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Scarpa. Ne ha facoltà.
RACHELE SCARPA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo anche io per chiedere al Governo di fare un passo indietro su questa norma, che non è solamente sbagliata, ma è antiscientifica, perché ignora decenni di evidenze sul fallimento del proibizionismo sull'inefficacia della deterrenza penale e sui danni umani e democratici della cosiddetta guerra alle droghe leggere.
Parliamoci chiaramente: la modifica all'articolo 73, quella che restringe ancora la lieve entità, non colpisce i narcotrafficanti; i mafiosi questa sera andranno comunque a letto tranquilli. Colpisce chi sopravvive ai margini, chi ha una dipendenza, chi è finito, magari contro la sua volontà, in una situazione di irregolarità e incrocia le reti di prossimità che si sviluppano in contesti di consumo e di marginalità.
Tutto questo, Presidente, mentre le nostre carceri straripano. Si perseguitano gli ultimi, si continuano a riempire le carceri, si continua a ostentare una risposta securitaria, ignorando il fatto che questo non abbia nessun effetto sul problema del traffico illegale e sul problema dell'abuso delle sostanze stupefacenti. Voi volete riempire le carceri italiane di pesci piccoli e chiamarla sicurezza.
Io credo che, se vogliamo veramente ragionare su una politica che vada ad affrontare il tema del traffico illegale e dell'abuso di sostanze stupefacenti, dobbiamo ragionare secondo altre linee direttrici, altri principi che ci guidino. Innanzitutto, quello della proporzionalità e della giusta distinzione che va fatta tra sostanze stupefacenti, la tutela della salute pubblica, la riduzione del danno, alternative concrete alla detenzione e la sottrazione, attraverso la regolarizzazione delle sostanze stupefacenti cosiddette leggere, di un mercato che è quello principale della criminalità organizzata.
A quel punto, staremmo facendo qualcosa che punta veramente all'efficacia al contrasto di un fenomeno, altrimenti tutto il resto è solo spinta securitaria, è solo fumo negli occhi
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie, Presidente. Ma io vedo la maggioranza un po' nervosa e, quindi, consiglierei veramente di farsi una bella cannetta anche quella legale. Ma li vedo nervosi, ma non vedo nervosi solo loro. Vi ricordo che la canna riesce veramente a rilassarti, ma proprio quella legale, non sto parlando di quello che voi condannate…
PRESIDENTE. Onorevole Iaria.
ANTONINO IARIA(M5S). …come una droga pesantissima. Ma io vedo nervosa anche Giorgia Meloni e, quindi, devo dire anche a lei il consiglio di usare la stessa cura, perché me la immagino, col suo
PRESIDENTE. Onorevole Iaria, però, la prego su. Un linguaggio e il rispetto per chiunque.
ANTONINO IARIA(M5S). …me la immagino … Immagino la Presidente del Consiglio col suo che dice: cosa facciamo oggi per distrarre i cittadini dai problemi che abbiamo creato e dai problemi che non abbiamo risolto? Facciamo un altro bel decreto Sicurezza.
E in questo decreto Sicurezza cosa facciamo? Prendiamocela con chi si fuma una canna, prendiamocela con gli immigrati e facciamo delle cose veramente ridicole, come l'articolo 30- Quando ho visto di cosa parlava quest'articolo, mi è venuto in mente lo che faceva Proietti quando faceva l'avvocato. Me lo immagino, lo stesso avvocato, con la persona immigrata che va da lui, che gli dice: guarda, qua stiamo in Italia, qua ti remigrano. Quindi che cosa avete fatto? Avete fatto una specie di legge per permettere agli avvocati di avere un se riescono a remigrare gli immigrati. Cosa vuol dire? Ogni 10 immigrati che rimpatriano hanno una bicicletta con cambio Shimano, un telefonino? Qual è il premio? Voi state proprio arrivando a livelli di ridicolaggine pazzesca.
Però non vi siete resi conto di una cosa, perché qui ci sono “vannacciani” che si sono buttati su questo decreto Sicurezza come… ah non ci sono? C'erano i “vannacciani”, che si sono buttati come degli avvoltoi sulle carogne con questo decreto Sicurezza, perché dicevano: noi siamo più duri, noi siamo quelli veri di destra che manderemo via tutti. Però appena gli fai “buh”, secondo me, questi super di destra si spaventano . Si spaventano anche perché non hanno soluzioni e veramente cominciano sempre a tirare fuori la solita storia dell'uomo forte italiano - che mi sembra che sia ormai una retorica che, per fortuna, forse ce la possiamo togliere dalle scatole.
Però hanno detto delle cose veramente gravi. Oggi hanno parlato, hanno indicato come soluzione quella di armarsi: armiamoci tutti, difendiamoci legittimamente, prendiamoci la pistola e spariamo appena pensiamo di aver subito un torto. Questo devo dire è grave, perché io faccio un : io ho usato la pistola, so usare un'arma e le armi sono pericolose. Io so usare un'arma. Qui in Aula qualcun altro ha usato delle armi e, forse, non le ha usate bene, perché sparare a Capodanno senza criterio, magari era una scelta proprio sbagliata. Quando hai un'arma, devi capire che gli incidenti che quest'arma può causare sono molteplici e dire che “noi dobbiamo difenderci con le armi” significa dire che vogliamo un popolo che ha la possibilità di farsi veramente male, di non saper gestire questo pericolo. Guardate cosa succede in America.
Da questo punto di vista, quindi, cari miei, non so cosa dirvi di più, però so soltanto che dovete finirla con questa retorica della sicurezza. Dovete finirla con questo Governo. Io spero veramente tanto che questo Governo e questa legislatura si concludano al più presto, perché abbiamo molto da rifare, abbiamo molti problemi da risolvere. Sicuramente molti problemi voi li potete ancora creare con tutti i mesi che ci mancano fino alla fine della legislatura .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/13 Magi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/14 Soumahoro.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Soumahoro. Ne ha facoltà. Colleghi! Prego.
ABOUBAKAR SOUMAHORO(MISTO). Grazie, Presidente. Presidente, dopo ormai oltre tre anni e mezzo, c'è da constatare che il Governo è rimasto intrappolato nella gabbia politica della sua stessa politica di propaganda. Ma per capire questa propaganda, occorre analizzare un elemento sociologico che il professore e scrittore Achille Mbembe ha declinato sotto la lente della politica dell'inimicizia. E per capire la politica dell'inimicizia, occorre tenere in considerazione due variabili. La prima variabile è l'odio e la seconda variabile, accanto all'odio, è la caccia alle streghe. Utilizzo questo termine barbaro perché siamo ormai alle ore 22,37. Insomma, per condividere con parole molto più semplici e direi non sempliciste, ma basilari .
La teoria dell'inimicizia stabilisce che, da una parte, c'è l'odio e, dall'altra parte, abbiamo la caccia alle streghe. Loro i barbari e noi i santi. Loro i neri e noi i bianchi. Loro i diversi e noi quelli che esprimono la supremazia nella sua dimensione più alta. Ma quella più alta è quella più illusoria. Noi i detentori della verità assoluta e loro i detentori della verità relativa.
Solo che una delle mie professoresse di sociologia, la professoressa Antonella Spanò, alla “Federico II” di Napoli, ogni volta che entrava in Aula - eravamo in tanti - diceva sempre “silenzio”, come lei, Presidente, più di una volta...
PRESIDENTE. E neanche insegno all'università io, pensi.
ABOUBAKAR SOUMAHORO(MISTO). ...ha sempre richiamato quest'Aula. Ma la professoressa aggiungeva, Presidente, che il silenzio non è mai relativo: il silenzio è assoluto, ma la verità è relativa. Allora questo per dire che i barbari non avevano torto, ma i detentori della verità assoluta sono rimasti intrappolati nella loro propaganda e, di conseguenza, si sono ritrovati con le catene dell'inimicizia, che li ha legati mani e piedi.
Quest'ordine del giorno, per ritornare con parole molto più semplici - ormai siamo quasi alle ore 23 -, dice: guardate, i barbari ci salveranno. Quei brutti, sporchi e cattivi ci salveranno. Ma, poiché da oltre tre anni e mezzo abbiamo detto che i brutti, sporchi e cattivi non ci salveranno, dopo il referendum la nostra Premier cosa ha fatto? È andata dai barbari, è andata in Algeria per avere garanzie sugli idrocarburi, perché l'Algeria, il Paese dei barbari brutti e sporchi, è il nostro primo fornitore in termini di gas.
Allora ammettere questo nell'Aula più alta, più nobile della nostra democrazia, farebbe dire che il mito è caduto, che la falsificazione orwelliana è caduta. Abbiamo raccontato per anni che i cattivi sono gli algerini, i cattivi sono i rom, i cattivi sono i musulmani, quando, prima, i cattivi erano i meridionali. Ci siamo ritrovati che tutto questo non regge più. Di conseguenza, bisogna ammettere la verità: che i cattivi ci possono salvare, sugli idrocarburi ci stanno salvando.
Allora mentre da una parte la nostra economia sta crollando, dall'altra parte abbiamo una crescita del PIL nel continente africano. Per non dilungarmi - e ho qui gli amici siciliani, che sono più vicini al continente africano -, ritorniamo a dire, Presidente, che proprio mentre il PIL di quel continente cresce, noi assistiamo alla decrescita, al crollo della nostra economia, poiché il ruolo del politico, della politica non prigioniera della teoria dell'inimicizia e del dogmatismo politico è quello di ammettere con realismo la realtà. La realtà cosa dice? Quando abbiamo oggi dei miliardari che vogliono venire a investire nel nostro Paese e poi, dopo, ci rendiamo conto che sono anche neri, cosa verrebbe da dire? Ma abbiamo detto che i neri sono brutti e cattivi: oggi ci vengono a salvare. Approvare quest'ordine del giorno vuol dire ammettere che la teoria che è stata raccontata è falsa.
Presidente, vado a concludere. Approvare quest'ordine del giorno vuol dire, contemporaneamente, un'altra verità che non viene ammessa ossia che ciò che è stato raccontato, nel corso di questi anni, non regge e non sta in piedi per un altro semplice motivo: che abbiamo raccontato per anni che il Sud dell'Italia è la terra dei dannati.
Non per scelta divina, ma per una narrazione e una costruzione sociologica, tutto ciò che proviene dal Sud è delinquenza. Quando poi ci ritroviamo che il male sta anche all'interno dei tessuti, possiamo dire anche economici, in altri ambiti della nostra regione e del nostro Paese, che non sono al Sud, che cosa succede? Diventa una sorta di anomalia, ma quando avviene al Sud è una normalità. Bisogna rompere questo filo. Lo riusciremo a fare quando il Governo si libererà finalmente dalle gabbie della teoria dell'inimicizia.
Presidente, concludo con un semplice motivo. È chiaro che diventa molto difficile, che quando venivano descritti i barbari su quegli alberi, qualcuno pensava che anche le nostre ambasciate fossero sui rami degli alberi, nel paese dei barbari, e ci siamo poi ritrovati che i nostri destini e quelli dei barbari probabilmente sono legati. Non c'è mai un “noi e loro”, perché siamo sempre i “loro” di altri che diranno “noi e loro”. Senza di “loro” l'alterità non esiste, e l'essenza della vita risiede nella riconciliazione tra “noi e loro”.
Questa è l'essenza dell'alterità, è il senso della vita, ed è per questo che si chiama “mondo”, perché gira .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/14 Soumahoro, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sull'ordine del giorno n. 9/2886/15 Lacarra il parere del Governo è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/16 Scotto. Ha chiesto di parlare l'onorevole Schlein. Ne ha facoltà.
ELLY SCHLEIN(PD-IDP). Grazie, Presidente. Vorrei sottoscrivere quest'ordine del giorno dell'onorevole Scotto e poter intervenire brevemente in quest'Aula, non prima di avere segnalato che trovo vergognoso che, ogni volta che il collega che mi ha preceduto, l'onorevole Soumahoro prende la parola in quest'Aula, dalle parti della maggioranza si sentono rumori, urla, versi, che qualificano voi molto più di quanto qualifichino lui.
PRESIDENTE. Allora, colleghi. Colleghi, allora.
ELLY SCHLEIN(PD-IDP). Bene, bene.
PRESIDENTE. Colleghi, per favore!
ELLY SCHLEIN(PD-IDP). Benissimo, benissimo. Almeno lo fate anche con me...
PRESIDENTE. Colleghi.
ELLY SCHLEIN(PD-IDP). ...benissimo, e non soltanto con lui.
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Schlein, soltanto per riportare...
Collega, collega, per favore. Per favore. Allora, colleghi, per favore! Siccome, onorevole Schlein, in quest'Aula già in passato... per cortesia. Colleghi! Nessuno va fuori tranne che si comporti male, e nessuno in questo momento deve andare fuori. Allora. Per cortesia, colleghi.
Onorevole Schlein, siccome, come sa, la Presidenza è molto attenta, soprattutto perché in passato si sono verificati degli episodi spiacevoli, proprio per questo io ho fatto in modo che ci fosse assoluto silenzio, come, ahimè, purtroppo non c'è mai, e c'è stato assoluto silenzio . Prego. Colleghi, adesso facciamo parlare, per cortesia, l'onorevole Schlein. Prego, onorevole.
ELLY SCHLEIN(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghi, sulla sicurezza avete fallito, questa è la realtà .
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Schlein, un attimo solo. Allora, onorevole Calderone, la prego, per cortesia. Onorevole Pastorino, per cortesia, torniamo al posto. Vi prego, torniamo alla calma. Mi scusi ancora, onorevole Schlein. Prego, riprenda pure.
ELLY SCHLEIN(PD-IDP). Non si preoccupi, Presidente .
PRESIDENTE. E allora, colleghi! E allora! Per favore. Non vi permettete e facciamo parlare. Prego.
ELLY SCHLEIN(PD-IDP). Grazie di nuovo, Presidente. Colleghi, sulla sicurezza avete fallito. Non lo diciamo noi del Partito Democratico, lo dicono i dati. E ne voglio citare alcuni, perché la media dei reati totali 2023-2024 ha segnato un più 5,1 per cento rispetto al 2022. Sulla sicurezza avete fallito, e la cosa bella è che ce lo state dicendo voi, perché, se non aveste fallito, ci spiegate perché è il quarto decreto con lo stesso nome ? È il quarto decreto sullo stesso tema? È il quarto decreto sulla sicurezza? Se avessero funzionato gli altri tre, evidentemente, non saremmo ancora qui a discuterne.
Nello stesso periodo 2023-2024 sono invece diminuite le persone arrestate. Lievemente, meno 0,4 per cento. Però è chiaro che sono diminuite anche le unità di Polizia. Le unità di Forze di Polizia sono diminuite di 2.000 durante il Governo Meloni ed è appena il caso di ricordare che le Forze di Polizia sono sotto organico. Se guardiamo agli agenti che mancano di Polizia di Stato e di Carabinieri, mancano circa 22.000 unità, così come si può anche considerare che nelle Polizie municipali mancano circa 12.000 unità.
È inutile che continuiate a rivendicare le assunzioni senza dire ai cittadini che quello è il normale e nemmeno completo. Provate a dire la verità su quello che state facendo, perché questo decreto, ancora una volta, fa vedere che, come i primi tre, si adottano delle norme che sono più repressive ancora del codice Rocco del 1930. Avete introdotto delle norme che hanno equiparato la resistenza passiva a un'aggressione, che hanno inteso punire il dissenso anche quando pacifico.
Uno degli articoli peggiori - ed è su questo che ho voluto sottoscrivere l'ordine del giorno del collega Scotto -, uno degli elementi peggiori è questo articolo 7, comma 2. Quello sul fermo preventivo, che consente di portare negli uffici di Polizia persone per elementi di fatto, di luogo o di tempo. Persone che, per elementi di fatto, di luogo o di tempo, si ritiene che possano essere un concreto pericolo per lo svolgimento pacifico delle manifestazioni. Ma cosa sono questi elementi di fatto? Chi lo decide? Con quale criterio? Con quale discrezionalità si decide che cosa sia un elemento di fatto?
Ecco, su questo vi vorrei far riflettere di nuovo. Non perché ve lo chiediamo noi, ma perché lo dice anche un autorevole parere del Consiglio superiore della magistratura. Scusate, non voglio mettere il dito nella piaga , ma sì, il Consiglio superiore della magistratura emette dei pareri autorevoli, è rimasto uno, elettivo, autorevole, non sorteggiato, ma, a parte questo, ha scritto che questa norma, basata sullo stato di fatto, rischia di incidere sul nucleo essenziale di alcune libertà fondamentali, come la libertà di manifestazione.
Come la libertà di manifestazione, colleghi. Non c'è da avere paura della democrazia, della libertà di manifestazione pacifica, naturalmente, ma queste norme vi stanno dicendo anche gli esperti che rischiano di minare … continuo a sentire lo stesso silenzio di prima, Presidente, sempre dalle stesse parti . Continuo a sentire lo stesso silenzio di prima, sarà un problema del mio udito a quest'ora tarda di sera. Dicevo, riflettete su questo! Riflettete su questo!
Perché, evidentemente, se anche autorevoli pareri esperti vi dicono che queste norme rischiano anche di intaccare la libertà di manifestazione di cittadini che vogliono pacificamente manifestare, allora c'è da fermarsi e da riflettere. Insomma, tutta propaganda tesa a restringere gli spazi del dissenso, anche pacifico, mentre sulla sicurezza il fallimento è chiaro. Come vi dicevo, non solo i reati sono aumentati nel 2023-2024 sul 2022. Potete verificare voi stessi i dati del Viminale.
Ma, addirittura, davanti a questa mancanza di organico cosa avete pensato bene di fare? Avete pensato bene di buttare un miliardo di euro degli italiani per costruire dei centri rimasti semivuoti in Albania, mandandoci a lavorare anche agenti di Polizia. Mi ha colpito, devo dire, che qualche giorno fa una delegazione di parlamentari di Fratelli d'Italia sia andata a fare una visita a quei centri in Albania e ci ha tenuto a farci sapere che quei centri, in questi 553 giorni di attività, hanno trattenuto 536 migranti.
Ora, il problema è che, quando li avete lanciati, avevate detto che avrebbero trattenuto 36.000 migranti all'anno. Se facciamo due conti, questo vuol dire che se, come sostenete, i centri costano 130 milioni di euro all'anno e sono attivi da quasi 2 anni, facciamo un conto di 200 milioni di euro, avrebbero dovuto, secondo i vostri annunci, ospitare già e trattenere già, violandone i diritti, circa 50.000 persone.
Invece, sono 536, con la bellezza del costo di 300.000 euro a singolo migrante trattenuto nei centri in Albania violandone i diritti fondamentali.
Se volete fare una cosa seria sulla sicurezza, colleghi, noi, insieme alle altre opposizioni, vi abbiamo fatto una proposta chiara: riportate subito dall'Albania quelle risorse e quegli agenti in Italia dove ce ne sarebbe molto bisogno e, ad esempio, utilizzatele per assumere più organico delle Forze di Polizia. Perché è inutile che continuiate a scaricare le vostre responsabilità sugli amministratori e le amministratrici locali mentre tagliate sulla prevenzione e state fallendo anche sulla repressione, colleghi. Se volete fare qualcosa di serio, le nostre opposizioni sono sempre disponibili con risposte e proposte molto concrete.
Ma noi continueremo a fare muro contro questa propaganda vuota che mira soltanto a restringere gli spazi del dissenso, anche manifestato pacificamente, e mina a continuare a coprire il vostro fallimento costante sul tema che era di bandiera per voi ma, evidentemente, su cui anche la Presidente Meloni, in quest'Aula, ha ammesso che avete completamente fallito, che non avete fatto abbastanza. Quindi, noi continueremo a fare muro e continueremo a rallentarvi fino - mi scusi, Presidente - all'ultimo secondo utile a disposizione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pellegrini. Ne ha facoltà.
MARCO PELLEGRINI(M5S). Grazie, Presidente. Siamo qui a esaminare l'ennesimo - il quarto, il quinto, abbiamo perso il conto - decreto Sicurezza. È anche un po' noioso. Lo chiama, questa maggioranza e il Governo, sempre alla stessa maniera. Io volevo suggerire qualche titolo alternativo, così, almeno per tenerci più svegli. Lo potevano chiamare, lo potevate chiamare, decreto “meglio reprimere che curare”, oppure decreto “meglio reprimere che prevenire”. Però, in effetti, la repressione, che è l'unico obiettivo - la repressione ingiusta ovviamente - che ha questo decreto, è una repressione selettiva, perché questo Governo e questa maggioranza ad alcuni reati proprio non si interessano, guarda caso tutti i reati che gravitano nell'ambito dei reati corruttivi. E infatti hanno limitato le intercettazioni, hanno abolito il reato di abuso d'ufficio e hanno ridimensionato quello di traffico di influenze.
Ovviamente, questo è un caso e tutti noi ci crediamo, perché loro sono garantisti e quindi tutte queste norme sono volte a salvaguardare - guardate un po' il caso - politici, colletti bianchi, potenti e gli amichetti loro. Degli altri, invece, si interessano in altro modo. Come ha appena ricordato la segretaria Schlein, hanno introdotto, con l'articolo 7, comma 2, in un decreto-legge del 1978, questa fattispecie che fa veramente rabbrividire che è quella del fermo di polizia preventivo in occasione di manifestazioni pubbliche. Quindi, sostanzialmente dice questo: se le Forze dell'ordine hanno il sospetto che uno o più soggetti possano arrecare danno o creare disordini a una manifestazione, possono prenderlo o accompagnarlo - così dice il testo - in caserma e trattenerlo, però, fino a 12 ore, tra l'altro, senza poi neanche fare un verbale. Cioè, a posteriori, non ci sarà dato nemmeno conoscere i motivi di quel fermo. Cioè, si immaginano, questo Governo e questa maggioranza, di configurare un vero e proprio Stato di polizia.
Ripeto: noi non avevamo dubbi, perché questo ennesimo decreto Sicurezza segue - come dicevo all'inizio del mio intervento - esclusivamente il fine di reprimere. Se ben ricordate, se ben ricorda Presidente, questa maggioranza ha avuto il coraggio di prevedere delle fattispecie che puniscono anche la resistenza passiva. Io dissi in quell'occasione - e tengo a ripeterlo - che se fosse stato per questo Governo avrebbe arrestato e fatto morire in prigione il Mahatma Gandhi, che è l'emblema della resistenza passiva e non violenta . Fosse stato per loro, probabilmente, il Regno Unito avrebbe ancora come impero l'India perché, per loro, deve rimanere tutto immutato e ci deve essere una repressione di polizia contro coloro che loro giudicano nemici. Qui non siamo in una situazione di stato di eversione o di tentativi di eversione democratica come nel 1978, qui siamo soltanto in una situazione in cui dei liberi cittadini hanno voglia di scendere in piazza e di contestare le malefatte di questo Governo in maniera pacifica e questa maggioranza lo vuole impedire. Noi, a nostra volta, con tutte le nostre forze, ci opporremo a questa deriva di polizia, poliziesca, che connota questi fascisti .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fratoianni. Ne ha facoltà.
NICOLA FRATOIANNI(AVS). Grazie, signor Presidente. Vorrei anch'io, se l'onorevole Scotto è d'accordo, sottoscrivere il suo ordine del giorno, che mi pare davvero molto importante. Infatti, interviene su uno degli aspetti peggiori e più infami di questo pessimo e infame decreto cosiddetto Sicurezza. Già che ci sono, colgo anche l'occasione per dire alla collega e alla compagna Schlein che non se la deve prendere se la maggioranza rumoreggia un po': è lo splendido segno di un nervosismo crescente che ormai attraversa questa maggioranza e questo Governo dal giorno in cui è arrivata sonora la sveglia referendaria, quei 15 milioni di voti costituzionali e repubblicani che hanno sommerso la controriforma Nordio e ribadito che gli italiani e le italiane vogliono vivere in un Paese nel quale l'equilibrio dei poteri sia garantito e nel quale esista un limite all'esercizio verticale del potere. Da quando gli italiani, con una grande maggioranza, hanno ribadito questo decisivo concetto su cui è fondata la nostra Repubblica tra le fila della maggioranza è scattato il panico e il nervosismo ne è una conseguenza evidente. Non sanno più che pesci prendere, ma è comprensibile: quando subisci una sconfitta così significativa, prima c'è il trauma, poi lo stordimento, poi cerchi di ricostruire il principio di un'iniziativa che ti porti fuori dalle secche, ma quando non hai idee, la tentazione è sempre la stessa, ti rifugi nella e la preferita di questa destra è la propaganda, quella più retriva, la propaganda securitaria e il richiamo all'identità.
Pochi lo hanno sottolineato sufficientemente, ma Giorgia Meloni, quando è venuta in Parlamento a fare la sua informativa su tutto, sull'universo mondo, a un certo punto ha persino rispolverato il blocco navale, colleghi e colleghe. Ma l'avete sentita? A un certo punto, ha detto del blocco navale, quella formidabile proposta con cui ha cavalcato su e giù per l'Italia nel 2022 e che poi, arrivata a Palazzo Chigi, ha messo nel cassetto, perché, oltre a essere eticamente indecente e insopportabile, era anche evidentemente impraticabile. Chiunque sia capitato per mare, senza bisogno di andare nel mare lontano, in qualunque specchio di mare sa che il blocco navale è ridicolo, non si può fare, non esiste. Che fai? Metti le cannoniere e poi spari? Che è ‘sto blocco navale? Era una ridicola forma propagandistica. Dopo quattro anni di Governo siete di fronte al fallimento completo della vostra iniziativa su tutte le questioni principali. Avete fallito sulla politica estera: insomma, qui in molti e in molte hanno dato solidarietà a Meloni, non solo per i volgarissimi attacchi del propagandista russo di ultimo arrivo, ma anche per gli attacchi di Donald Trump. Però, sapete, quegli attacchi se li è perfino cercati: ha costruito prima l'asse infrangibile del MAGA-pensiero e poi si è vista scaricata. Avete fallito sulla sicurezza e ne discutiamo da giorni. Dati e percezione dicono che avete fallito, ma è ovvio che avete fallito. Avete cominciato la legislatura col decreto contro i emergenza nazionale, mai applicato in questo Paese. E come pensavate di ottenere qualche risultato facendo dell'attacco ai il lancio della vostra avventura di Governo? E poi avete continuato con un impasto di pasticci e di misure che sono l'insieme di una retorica inefficace, però cattiva. È la retorica ipocrita dei parrucconi, quella sulla cannabis, sulle droghe, l'eliminazione della piccola quantità e della modica quantità.
Ma è chiaro che è un'operazione ipocrita, tipica di sepolcri imbiancati e di chi prova a prendersela con l'ultimo anello della catena, no? A che serve? Interviene sulla sicurezza? No. Colpisce le filiere della criminalità? No. È semplicemente un misero esercizio di propaganda, e così è tutto l'insieme, l'architettura della vostra iniziativa sulla sicurezza. Siete attentissimi a non disturbare la grande criminalità - corruzione, via, avanti, avanti - e invece siete spietati contro chi dissente, contro chi manifesta.
E allora trasformate blocco stradale, anche quando lo si fa in ragione della difesa del posto del lavoro, del diritto allo studio, del diritto a manifestare, in un reato penale, la resistenza passiva diventa peggio che il peggiore dei reati che possiamo immaginare, e poi arrivate qui, il fermo preventivo, il fermo preventivo. Insomma, è stato ricordato in quest'Aula, il collega Zaratti lo ha fatto oggi nella sua dichiarazione di voto sulla fiducia: il fermo preventivo lo usavano i fascisti quando bisognava impedire che gli antifascisti disturbassero le manifestazioni del regime, le parate del regime .
Ma che è il fermo preventivo? Ma come vi viene in mente? Ma soprattutto - ed è questo il punto che alla fine riporta un po' di sorriso e anche restituisce un poco di speranza - sapete che c'è? Potete inventarvele tutte, potete fare un decreto Sicurezza dopo l'altro, non ci sarà strumento repressivo in grado di fermare chi deciderà di manifestare, di dissentire, di mobilitarsi contro le vostre scelte.
Questo Paese non lo consentirà, non lo ha consentito con le grandi mobilitazioni contro il genocidio in Palestina, non lo consentirà quando ci sarà da mobilitarsi per difendere i diritti sociali. Il diritto al dissenso non si ferma. Avete voglia di fare decreti Sicurezza! Continuate, troverete non solo l'opposizione del Parlamento, ma un'opposizione sempre più grande e crescente nel Paese, sarà quella che vi manderà a casa .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mari. Ne ha facoltà.
FRANCESCO MARI(AVS). Grazie, Presidente. Il fermo preventivo è senza dubbio uguale a una deriva autoritaria, non c'è alcun dubbio su questo. La deriva autoritaria è una cosa che non si fa tutta in una volta, non è un colpo di Stato; è uno spostamento progressivo, anche lento, fatto con qualche scatto di tanto in tanto, verso un modello che compromette il sistema democratico. Un passaggio essenziale di questa compromissione è proprio lo spostamento del limite della certezza del diritto: questo spostamento che voi state effettuando anche con questo decreto è poi un attacco evidente ad alcune garanzie che ci sono in questo Paese, che sono appunto garanzie di natura costituzionale.
Nel momento in cui lo spazio della discrezionalità viene allargato, come nell'articolo a cui ci riferiamo adesso, noi entriamo in una sorta di zona di pericolo. Più lo spazio della discrezionalità è ristretto, come è giusto che sia, e più ci allontaniamo da questa zona di pericolo. Il tentativo che state facendo è proprio questo: introdurre elementi di assoluta discrezionalità, che in questo caso sono nelle mani delle Forze dell'ordine.
Fino ad oggi non è stato così, fino ad oggi non è così, fino ad oggi non si può impedire a chicchessia di partecipare ad una manifestazione, a meno che non vi siano delle comprovate ragioni. Richiamate anche voi la sussistenza di un fondato motivo, specifiche e concrete circostanze di tempo e di luogo, sulla base di elementi di fatto, ma, attenzione, quali sono questi elementi di fatto? Il possesso di un'arma? Perché, oggi chi possiede un'arma va a fare la manifestazione, se viene fermato? Chi ha un determinato atteggiamento non può essere fermato? Non è così neanche oggi.
Quindi, che cosa cambia con la norma che state tentando di introdurre? L'ampliamento, l'allargamento di quello spazio di discrezionalità; la compromissione dello spazio di libertà che è garantito e tutelato dalla nostra Costituzione. Vi dico una cosa, sembrerà una notizia: è garantito e tutelato, ma non in senso astratto, perché la nostra non è una Costituzione liberale, questa è un'altra notizia; la nostra Costituzione non è fondata su una generica libertà che finisce quando inizia la libertà di un altro.
Non è così. La nostra Costituzione è fondata sui diritti e su alcune libertà che sono descritte nella Carta costituzionale, perciò non possono essere compromesse. La nostra Costituzione non è genericamente liberale, è una Costituzione molto attenta. Dice, precisamente, quali sono le libertà che derivano dai nostri diritti; fra queste, c'è quella di informazione, quella di stampa, quella, appunto, di manifestare, di scioperare, eccetera, eccetera. Voi avete già interpretato malissimo la Costituzione in occasione della riforma costituzionale, per fortuna bocciata dal referendum, ma anche qui c'è, ahimè, lo stesso vizio: c'è l'idea di poter fare quello che si vuole con la Costituzione.
Non è così, non va bene. Lo spazio di discrezionalità è esso stesso contrario alla Costituzione perché la Costituzione garantisce precise libertà, che possono essere limitate soltanto in alcuni precisi casi che sono, appunto, descritti e individuati dalla norma: se c'è un comportamento, se c'è il possesso di un'arma, se c'è un atto violento e che allude alla violenza, ci sono già gli strumenti, nelle mani delle Forze dell'ordine, per limitare la possibilità, a uno o più individui, di partecipare a una manifestazione.
Quindi, cos'è che si vuole introdurre? L'abbigliamento? Il possesso di una bandiera palestinese? In questo Paese, questo è avvenuto già molte volte: il possesso, in Italia, di una bandiera della Palestina è stato molte, molte, molte volte già causa di un atteggiamento … parli ancora? Ma sei fissato! È stato già molte volte, qui, in Italia, motivo di limitazione temporanea della libertà. Allora, siamo esattamente di fronte a questo. Siamo di fronte al tentativo, non in un colpo solo, perché questo qua, ormai, è diventato molto difficile, di limitare la libertà, ma a un graduale tentativo di compromettere l'impianto costituzionale e di produrre una svolta, una curvatura, una deriva, che, però, è di carattere, chiaramente, evidentemente, autoritaria, com'è nella natura, purtroppo, di alcuni, forse molti di voi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Marco Sarracino. Ne ha facoltà.
MARCO SARRACINO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Molto brevemente, perché a noi pare evidente che ormai si è innescata, da parte della maggioranza, una gara a chi è più di destra, nel nome della remigrazione e visto che, ormai, voi avete scelto non più di governare in questo Paese, ma di essere in una campagna elettorale permanente.
Ormai vi siete messi in una gara, nel nome delle emergenze, a chi è più di destra; tra l'altro, riuscendo in un'impresa che il referendum aveva negato, ovvero unire ciò che, in questo momento, paradossalmente, non era unito a causa del referendum, perché siete riusciti, in pochi giorni, a unire magistratura e avvocatura e, addirittura, anche parti sociali e Confindustria. Allora, Presidente, se c'è, invece, un'emergenza in questo Paese che Giorgia Meloni e la sua maggioranza fanno finta di non vedere - altro che remigrazione - il tema vero, in questo Paese, oggi, è l'emigrazione di centinaia di migliaia di ragazzi che ogni anno vanno via nel silenzio , non perché vogliono farlo, ma perché sono costretti a farlo a causa di salari da fame - e voi negate il salario minimo -, di basse opportunità, di bassi servizi - e voi negate le risorse alla sanità pubblica -, fate finta di non vederli.
Allora, Presidente oltre il danno, però, la beffa, a proposito di remigrazione, perché, Presidente, molti di noi, in quest'Aula, sono stati sospesi dal Parlamento, chi per quattro giorni, chi per cinque giorni, per avere impedito ad esponenti di CasaPound, gente che si autoproclama fascista, di entrare in questo Parlamento, gesto che noi rifaremo altre mille volte
Bene, che cosa scopriamo, oggi, Presidente? Che quel Luca Marsella, quello che dice che l'antifascismo è come la mafia, ha organizzato il 24 aprile, a Napoli, un convegno sulla remigrazione, con la partecipazione di un senatore della Lega, ma anche dell'ex Ministro, e oggi consigliere regionale di Fratelli d'Italia, Gennaro Sangiuliano, che sulla Costituzione, nata dall'antifascismo, avrebbe giurato. Presidente, ma come può essere definita questa cosa?
Questa cosa è soltanto una vergogna, uno schiaffo alla mia città, a Napoli , medaglia d'oro della Resistenza e città ad essersi auto-liberata dai fascisti, come Marsella e, a Napoli l'unico fascio buono è quello dei friarielli, caro Presidente. Ed è uno schiaffo all'Italia, costretta, ancora una volta, ad assistere a provocazioni animate da ideologie sconfitte dalla storia, che in questo Paese non possono avere cittadinanza.
E visto che si parla di fermo preventivo, Presidente, noi ci auguriamo che, a questo punto, chi è stato condannato per avere aggredito le Forze dell'ordine venga fermato, perché Luca Marsella non può organizzare iniziative del genere, proclamandosi fascista, perché il fascismo non è accettato in questo Paese .
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'ordine del giorno Scotto. No, scusate, c'è un intervento sull'ordine dei lavori, che ha priorità. Prego, onorevole Vinci.
GIANLUCA VINCI(FDI). Grazie, Presidente. Visto che i lavori dell'Aula stanno proseguendo in modo scomposto, chiedo sia convocata la Conferenza dei presidenti di gruppo e si proceda con la seduta fiume fino al termine dei lavori. Grazie.
PRESIDENTE. Colleghi, allora, calma. Calma, perché l'articolo 41 del Regolamento, che conoscete, prevede che l'intervento dell'ordine dei lavori sul provvedimento ha precedenza su ogni altro intervento, quindi, calmatevi, e state al Regolamento.
A seguito della richiesta formulata, la Conferenza dei presidenti di gruppo si intende immediatamente convocata presso la Biblioteca del Presidente. La seduta è sospesa e riprenderà al termine della Conferenza dei presidenti di gruppo “Prima si vota!”.
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
Come già anticipato in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo, pongo in votazione la proposta che la seduta prosegua ininterrottamente, fino al voto finale, sul disegno di legge n. 2886 di conversione del decreto-legge n. 23 del 2026, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica.
Sulla richiesta avanzata di deliberare la seduta continuata nei termini indicati, ai sensi dell'articolo 41, comma 1, del Regolamento, ove ne sia fatta richiesta, darò la parola ad un deputato contro e ad un deputato a favore, per non più di cinque minuti ciascuno.
Chi chiede di parlare contro? Onorevole Grimaldi, prego.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Siamo molto contrari a questa scelta, a una prassi che lei ha inventato per la prima volta in quest'Aula, in contrasto con questo Regolamento e anche in contrasto con quella che è la prassi, perché dovete sapere che questo Regolamento è stato rivisto in questa legislatura e non prevede più l'illustrazione degli ordini del giorno e, quindi, anche l'articolazione che ci avete proposto è in contrasto con qualsiasi prassi, perché queste prassi non ci sono mai state.
Ma vorrei fare un passo indietro. Stiamo affrontando un decreto-legge e ditemi in che punto della Costituzione c'è scritto che i decreti debbano essere convertiti entro 60 giorni. C'è scritto che dopo 60 giorni scadono, ma non è un nostro dovere convertirli obbligatoriamente. E allora arriviamo al punto. Voi, in questi giorni, di prassi ne avete davvero fatte di nuove, tante e tutte contro la democrazia. Siete riusciti a fare la tagliola in Commissione sugli emendamenti, siete riusciti a fare la tagliola sulla discussione generale. Adesso vi inventate pure una tagliola sugli ordini del giorno, per far sì - così lo spiego a chi ci ascolta - che quella parte di emiciclo se ne andrà via e domani mattina si riprenderanno i lavori, solo con 100 votazioni. Allora, è normale fare delle forzature, quando la forzatura più grande è quella incostituzionale del decreto stesso? Perché voi, in questi giorni, siete pure riusciti, dopo un confronto serrato con il Presidente della Repubblica, a convincervi che l'articolo 30- è incostituzionale e poiché siamo ancora in una democrazia che ha due rami del Parlamento e questa è la nostra prima lettura, c'erano tutti i tempi - come vi abbiamo chiesto, come le opposizioni vi hanno chiesto - di abrogare quell'articolo e di ripresentare, al massimo, un nuovo decreto, ma non di votare le pregiudiziali di costituzionalità contro quello che sapete benissimo essere incostituzionale, quindi mentendo davanti alla Costituzione e mentendo davanti a questo Parlamento. Siete riusciti a convincerci che è giusto approvare un decreto così com'è per fare parallelamente un Consiglio dei ministri in cui quel decreto non sarà nemmeno ancora in e verrà già superato da una legge che non c'è ancora, che ufficialmente non è ancora stata creata. Allora, Presidente, ma davvero ci può convincere che questa è una prassi normale? Ma che cosa volete ancora tagliare? Che cosa volete immaginarvi per questa democrazia? Ma se non possiamo neanche più modificare i decreti, qual è il nostro ruolo? Nemmeno quello di poter fare una dichiarazione sugli ordini del giorno in presenza della maggioranza?
E poi arrivo a lei, Presidente. Ma, mi scusi, tutte le volte che abbiamo alzato il dito sull'ordine dei lavori l'abbiamo fatto dopo che si è chiuso un punto, dopo che il punto era stato in qualche modo chiuso. Quindi, se siamo in mezzo a una votazione: finita la votazione; se ci sono ancora delle dichiarazioni di voto: fatte le dichiarazioni di voto e poi svolta la votazione. Mi scusi, Presidente, ma se è così - lo dico per i prossimi giorni e anni -, quindi ogni volta che un punto è aperto, come lei mi ha ricordato con l'articolo 41, se l'ordine dei lavori è sul punto, cioè su questo provvedimento, noi in qualsiasi momento possiamo interrompere la seduta. Ma mi faccia capire: lei non ci ha fatto votare durante le pregiudiziali di costituzionalità, mentre stavamo chiedendo lì, alla Presidenza e con tutti i capigruppo, una Conferenza dei presidenti; non ce l'avete concessa e avete addirittura votato con l'opposizione che non era nei banchi. E adesso volete dirmi che è normale sospendere il punto?
Quindi - scusate, stavamo finendo il punto - adesso volete la seduta fiume. Votiamo o no alla fine di questa discussione? Lei mi sta dicendo di no. Questa è una prassi inaudita. Lei ha creato una voragine, una voragine nella nostra prassi e vedrete che in questa voragine ci cadrete tutti dentro .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Braga. Ne ha facoltà.
Ovviamente, soltanto per il verbale, siccome sono giunte alla Presidenza richieste di poter svolgere ulteriori interventi, applichiamo l'articolo 45 e, quindi, darò la parola a un deputato per gruppo, per 5 minuti. Prego, presidente Braga.
CHIARA BRAGA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Questa richiesta di deliberazione della seduta fiume è l'ennesima forzatura che sporca questo disegno di legge e che offende il Parlamento . Guardate, io voglio ripercorrere brevissimamente quello che è successo in questi 60 giorni. Un decreto-legge, che è stato annunciato in pompa magna qualche giorno prima, anzi qualche settimana prima del referendum su cui si sono schiantati questa maggioranza e il Governo, quello sulla riforma della magistratura, che doveva servire a galvanizzare le truppe, a spiegare che questo era il Governo che faceva la guerra agli immigrati, che faceva la guerra ai delinquenti, che faceva la guerra alla magistratura e invece quel referendum è finito come sappiamo e voi vi siete incartati tra voi, pubblicando questo decreto con estremo ritardo. Lo abbiamo atteso per settimane in per conoscerne i contenuti.
Poi, quando è arrivato, l'avete tenuto in ostaggio per 50 giorni in un ramo del Parlamento. Perché? Perché non eravate d'accordo tra di voi, perché non eravate d'accordo su come approvarlo, su come modificarlo e avete fatto scorrere del tempo - che era utile, invece, a discutere di quel decreto - inutilmente in Commissione, al Senato. Siete arrivati in Aula con estremo ritardo, al Senato; avete presentato decine di emendamenti raffazzonati, alcuni li avete dovuti ritirare perché non stavano in piedi, su alcuni avete litigato plasticamente, ne avete approvati alcuni che non stanno in piedi, e siete stati costretti a riconoscerlo anche voi, e avete spedito questo decreto, licenziato con quelle modalità così superficiali, così raffazzonate, alla Camera a pochi giorni dalla scadenza.
Avete messo questa Camera a discutere su un decreto-legge in condizioni inaccettabili. Lo abbiamo visto nell'esame delle Commissioni parlamentari, un esame che si è consumato in pochissime ore, che ha visto la contrarietà di quelle modalità di esame da parte delle forze di opposizione e neppure arrivati lì siete stati capaci di gestirlo in maniera razionale e ordinata, perché vi siete incartati ancora una volta nella giornata di lunedì, avete negato che ci fosse qualunque problema, salvo poi mettervi a litigare e a discutere ancora una volta, tra di voi, dentro il Governo e dentro la maggioranza, su come correggere quell'obbrobrio giuridico che è l'articolo 30- e avete impedito di discutere, di analizzare e di trovare una soluzione dignitosa per il Parlamento su questo decreto. Semplicemente perché? Perché non siete capaci di scrivere le leggi . Lo vogliamo dire? Io penso che questa sia la verità. Non siete capaci, non eravate capaci prima e siete capaci ancora meno dopo aver preso quella batosta del referendum, perché avete perso l'orientamento, perché non siete più in grado di gestire neanche i passaggi più elementari. Avete provocato uno scontro istituzionale che non ha precedenti, avete tenuto in ostaggio una Commissione parlamentare - noi siamo un organo costituzionale - mentre si stava consumando uno scontro tra altri due livelli istituzionali, con il confronto che c'è stato - di cui abbiamo preso notizie dalle agenzie - tra il Governo e la Presidenza della Repubblica.
Poi siete arrivati qui e avete imposto, come è stato detto, una modalità di discussione di questo decreto, impedendo, appunto, di fare una discussione adeguata, quando vi abbiamo chiesto, all'inizio dell'esame in Aula, una Conferenza dei capigruppo. Ci avete costretto a stare un'altra giornata qui e a decidere di utilizzare una forma non propria, quella dell'occupazione dell'Aula e della sospensione dei lavori, per ottenere una convocazione della Conferenza dei capigruppo.
Se mettiamo in fila tutte queste cose, vi rendete conto che vi siete fatti ostruzionismo da soli ? Che per una volta le opposizioni hanno semplicemente cercato di difendere la dignità del Parlamento e forse di evitarvi anche una figuraccia che coinvolge la maggioranza, ma che - mi dispiace - trascina anche questa istituzione?
Noi ci siamo prestati purtroppo - dico “noi” perché mi sento parte di questa Camera - a convertire un decreto-legge, ad approvarlo, lo avete fatto qualche minuto fa, qualche ora fa, con il voto di fiducia, in cui è contenuta una norma che non entrerà mai in vigore perché contrasta con la nostra Costituzione .
Presidente, vorrei che questa cosa non ce la dimenticassimo. Ci sono precedenti su varie cose, ma mai su una cosa del genere, perché voi avete costretto il Parlamento a votare una norma sbagliata che contrasta con la Costituzione e adesso ci state costringendo, ancora una volta, a fare un'altra forzatura, ossia a deliberare una seduta fiume per impedire anche quel minimo di discussione sugli ordini del giorno e per discutere nel merito di questo provvedimento che avete issato come una bandiera e che poi siete stati costretti a rimettervi in tasca per la vergogna; perché questo è. Vi siete dovuti vergognare di aver approvato una norma che contrasta con la Costituzione e che non dà alcuna risposta concreta a un problema vero e reale che hanno i cittadini e che hanno le amministrazioni locali, ossia quello della sicurezza.
Noi siamo contrari, Presidente, alla deliberazione di questa seduta fiume. Ci dispiace molto che questa discussione avvenga nella totale - diciamo così - inconsapevolezza delle forze politiche di maggioranza che non hanno nemmeno la decenza di alzarsi per difendere questo provvedimento. Non avete la forza di reggere il confronto neanche sulla discussione degli ordini del giorno . Tagliate la discussione e tagliate il confronto perché siete in imbarazzo e non siete capaci di difendere questa legge inutile, sbagliata e dannosa che sfregia, purtroppo, anche questa istituzione.
Presidente, in tutte queste forzature viviamo una situazione di disagio, di amarezza e di malessere per la Camera, per la nostra democrazia e per il fatto che questo luogo, che dovrebbe essere quello in cui si scrivono le leggi nel migliore dei modi possibili, oggi vive una delle sue pagine più brutte con quello che avete fatto nelle settimane e nei giorni passati e con quello che state facendo questa sera, impedendo ancora una volta alla Camera di discutere, di confrontarsi e di provare a scrivere leggi che siano all'altezza della dignità del luogo in cui ci troviamo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Sì, anche noi siamo contrari a questa deliberazione, ma è necessario - credo - ripercorrere l'iter che uno dei provvedimenti, a detta vostra, più qualificanti della vostra azione di Governo, ha avuto alla Camera dei deputati. Siamo arrivati in Commissione lunedì mattina e ci sono stati dei lavori - oltretutto anche interrotti, ovviamente, per alcune pause - che sono durati, fra tutto, forse una decina di ore, ma neanche. Dopodiché, siamo venuti martedì mattina e abbiamo dedicato un paio d'ore alla discussione generale - non di più - e messo la fiducia. Quindi, dopo 24 ore, abbiamo cominciato a votare la sera, quindi, 3-4 ore di voto. Queste sono le ore che abbiamo dedicato a uno dei provvedimenti più importanti della vostra azione di governo.
Io ho sentito dire che siamo - non so - al secondo decreto Sicurezza o al terzo, non mi ricordo. Però, io aggiungerei anche: tutti gli altri decreti che dovevano essere risolutivi sul tema sicurezza e sul tema immigrazione. Il conto è notevole. Io ricordo - vado a memoria - il decreto , il decreto Cutro, il decreto Caivano, il decreto Flussi, il decreto Albania, i decreti Sicurezza. E come dimenticare il Piano Mattei che oggi è stato disconosciuto dagli eredi di Mattei. Quindi, siamo all'ottavo o nono provvedimento, dove ci costringete sostanzialmente a parlare di quanti centimetri deve avere la lama di un coltello, se 7 centimetri o 8 centimetri. Parlate di pene…Aumentate alcune pene e poi alla fine vediamo i numeri. I numeri del Governo Meloni sul tema sicurezza e sul tema immigrazione sono tutti negativi per la vostra propaganda. I numeri dei crimini sono in aumento, i numeri delle violenze sono in aumento, i numeri degli sbarchi sono in aumento, i numeri dei rimpatri sono in calo. Qui veniamo al tema dei rimpatri e al tema di un iter parlamentare che francamente lascia perplessi. Io pongo un interrogativo e chiedo: ma perché non aver votato il soppressivo a questo benedetto articolo 30- per poi emanare comunque un decreto il sabato? Perché non aver fatto questa cosa? Perché tanto la figuraccia oramai era palese ed era svelata. Non è che, facendo il soppressivo, aumentavate questo pasticcio che avete fatto; semplicemente permettevate a questo Parlamento di votare un decreto senza palesi, dichiarati e autodichiarati profili di incostituzionalità. L'effetto era il solito: sabato avreste fatto entrare in vigore un decreto specifico sui rimpatri e non “punivate” questo Parlamento con questo scempio.
In Conferenza dei capigruppo ci è stata data come prima motivazione dalla Sottosegretaria Siracusano - neanche dal Ministro, il Ministro è venuto in Aula e non ci ha detto nulla rispetto a quello che stava accadendo - che c'era l'idea di un emendamento modificativo, ma che il tema erano le coperture del MEF e che, quindi, il MEF non poteva, in qualche modo, dare le coperture per questo emendamento in questi tempi. Andando a vedere questo emendamento e le coperture che avete messo, parliamo di un milione e 200.000 euro. Il MEF non è riuscito, secondo la vostra ricostruzione, a trovare un milione e 200.000 euro di coperture per fare un emendamento modificativo. Signori, ma chi volete prendere in giro? Un milione e 200.000 euro! Ma davvero? Questo è quello che state raccontando.
Poi, la cosa ancora più surreale di tutta questa vicenda è che si potrebbe pure fare uno strappo politico, anche alla Costituzione e anche al Quirinale, perché ritiene che quella norma sia dirimente per il futuro radioso della Nazione italica. Va bene. Sapete con questi stanziamenti quanti rimpatri dovreste favorire - in maniera ovviamente tutta teorica - in più rispetto a quelli che se ne fanno? Oggi se ne fanno circa 800; con questi qui dovremmo arrivare a 1.200. Quindi, tutto ‘sto macello e lo sfregio alla Costituzione per teoricamente e astrattamente 400 rimpatri volontari in più. Ma perché? Io davvero chiedo e vorrei che qualcuno almeno in corridoio me lo spiegasse, se non avete il coraggio di dirlo qui pubblicamente.
PRESIDENTE. Concluda, per favore.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Perché lo sfregio alla Costituzione per tutto questo? Davvero riteniamo incomprensibile tutto questo
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Magi. Ne ha facoltà.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Abbiamo appena vissuto una Capigruppo abbastanza surreale che ha sancito in maniera po' formalistica il fatto che la maggioranza… Mi rivolgo, in particolare, al Ministro Foti, che è un grande conoscitore delle procedure parlamentari e dei regolamenti e che ne ha vissuti di momenti concitati; e sicuramente può rendersi conto che in questo momento una cosa eccezionale, come la seduta fiume, non viene chiesta dalla maggioranza per vincere l'ostruzionismo delle opposizioni, perché abbiamo potuto discutere questo provvedimento poche ore in Commissione; abbiamo passato due ore ad attendere un emendamento, annunciato dai presidenti di Commissione, che non è mai arrivato, e abbiamo iniziato questa sera a votare gli ordini del giorno alle 20, forse quattro ore fa: ora è mezzanotte e venti.
Allora, la maggioranza chiede la seduta ininterrotta per scappare dalle proprie responsabilità; la maggioranza chiede una seduta fiume per scappare dal Parlamento perché questo è quello che accadrà tra pochi minuti. Ed è una scena che ha contraddistinto sin dall'inizio l'esame di questo provvedimento, è esattamente la scena di venerdì pomeriggio quando è stato incardinato davanti alle Commissione I e II della Camera, quando nessun deputato di maggioranza era presente fisicamente; eravamo solo deputati delle opposizioni, persino i relatori non erano presenti fisicamente in quell'aula. E questo dovrebbe essere uno dei provvedimenti più importanti per il Governo con un titolo, con un nome così altisonante: decreto Sicurezza? È così importante perché limita e tocca cose vitali per la democrazia, le libertà individuali, il diritto di manifestare e modifica il codice penale in più parti. L'avete fatto talmente bene che oggi già avete fissato il prossimo Consiglio dei ministri per il decreto che lo deve emendare; però, dichiarate, chiedete e voterete tra poco la seduta fiume per scappare dal Parlamento. Questo - questo - è un giorno buio e triste per il Parlamento italiano.
Ministro Foti, le faccio una provocazione: bisognerà mettersi d'accordo prima o poi per far decadere un decreto, dovremmo metterci d'accordo. Decidiamo quale, decidiamo quando, ma sarà un piccolo segnale di vita del Parlamento, sarà un precedente che potremmo citare per dire che il Parlamento è ancora vivo perché, altrimenti, se è scontato che ogni decreto deve essere convertito, persino quelli palesemente incostituzionali, talmente platealmente incostituzionali che già avete convocato il Consiglio dei ministri per modificarli e per sanarli, beh, allora vuol dire veramente che il Parlamento non ha più senso.
Diceva bene il collega: nella Costituzione c'è scritto che, dopo 60 giorni, i decreti decadono, non c'è scritto che il Parlamento è obbligato a convertirli. Pensateci bene, pensate se quello che vi stiamo chiedendo, quello che stiamo sottolineando, colleghi, non è qualcosa che dovrebbe stare a cuore anche a voi. Non è solo un gioco delle parti, è qualcosa che riguarda il senso stesso di questo luogo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Ci sono tre temi. Il primo. Forse, per la mia inesperienza parlamentare, ho cercato su il significato della parola “ostruzionismo” e, forse, va modificata quella che è la definizione perché l'ostruzionismo è una tattica politica volta a rallentare o bloccare l'approvazione di norme, leggi o attività lavorativa, attraverso l'uso sistematico di sistemi regolamentari, discorsi lunghissimi, migliaia di emendamenti e l'applicazione pignola di regole. Noi abbiamo avuto una Commissione di poche ore, peraltro, bloccata dalla maggioranza e dalle sospensioni della maggioranza, una discussione generale di poche ore più corta della discussione generale di tante PDL d'istituzione di giornate nazionali di qualsiasi tipo . Quindi, non stiamo parlando di grandi temi di ostruzionismo: gli emendamenti sono decaduti con la fiducia e siamo a tre ore e mezza di discussioni sugli ordini dei lavori.
Allora, la pagina continua e dice: è uno strumento utilizzato dalle minoranze. Beh, credo che dobbiamo cambiarlo perché qui l'ostruzionismo lo sta facendo la maggioranza da sola. Noi non stiamo facendo nulla; state facendo tutto da soli . C'è un secondo tema: noi stiamo votando palesemente un provvedimento incostituzionale, per ammissione stessa del Governo, che verrà corretto, a quanto apprendiamo, venerdì con il Consiglio dei ministri con un decreto correttivo di cui non conosciamo il testo. Quindi, noi andiamo sulla fiducia, non tanto sulla fiducia su questo provvedimento, ma sulla fiducia su questo provvedimento e sul provvedimento correttivo che lo correggerà; in tutto ciò, è un precedente che non ho mai visto.
Il terzo tema è quello della prassi. Se la prassi è che l'ordine dei lavori arriva prima di tutto, sappiate che noi chiederemo di intervenire sull'ordine dei lavori in ogni momento e pretenderemo che quella prassi sia rispettata - durante le dichiarazioni di voto, durante la discussione generale - perché questa è una prassi che avete avviato oggi e noi l'applicheremo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Rapidamente, anche noi voteremo contro ovviamente questa scelta che riteniamo una forzatura. Ora non mi scandalizzo di nulla, sono qui da parecchi anni e ne ho viste di tutti i colori; però, diciamo, tendenzialmente ho sempre visto poi rivendicare determinate scelte. Adesso, addirittura, prenderle e cercare di scappare dalla responsabilità di averle prese è abbastanza singolare, soprattutto dopo che, come tutti i colleghi che hanno partecipato alla Conferenza dei presidenti di gruppo sanno, noi, attraverso la collega Boschi, avevamo proposto in Conferenza dei presidenti di gruppo un percorso che avrebbe consentito in maniera pulita di arrivare a una soluzione che non avrebbe previsto l'ostruzionismo e non avrebbe previsto lo schifo che succederà venerdì . Ci avete spiegato per motivi politici… È stata sospesa la Conferenza dei presidenti di gruppo, il Governo si è consultato attraverso la Sottosegretaria Siracusano e ci ha spiegato che per motivi politici non si poteva trovare un percorso che avrebbe avuto la concordia anche delle opposizioni e che vi avrebbe consentito di approvare questo provvedimento depurato da una norma che già sapete essere incostituzionale, come tutti hanno ricordato, perché la dovrete togliere prima che il Presidente della Repubblica firmi il decreto attraverso un altro decreto. Allora, voglio soltanto dire, collega Vinci, ci si assume la responsabilità di quello che si fa, dicendo che si fa la scelta politica di fare una forzatura, ma che lei venga a fare la richiesta di convocazione della Conferenza dei presidenti di gruppo, parlando di un dibattito scomposto, di scomposto c'è soltanto il vostro modo di agire in quest'Aula ; di scomposto c'è che, per la prima volta nella storia parlamentare, voi approvate un decreto, potendolo modificare; approvate un decreto, sapendo che c'è una norma incostituzionale, perché ve l'ha detto il Presidente della Repubblica, oltre che prima le opposizioni di cui non vi siete interessati, e convocate un Consiglio dei ministri in contemporanea al voto su questo decreto per togliere una norma che sapete essere incostituzionale. E voi venite a dire a noi che siamo scomposti? Ma alzatevi la mattina, guardatevi allo specchio e dite grazie a Dio .
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la proposta che la seduta prosegua ininterrottamente sino alla conclusione dell'esame del disegno di legge n. 2886, al nostro esame.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva per 66 voti di differenza.
Essendo stata approvata la proposta di seduta fiume nei termini sopra indicati, la seduta stessa proseguirà ininterrottamente, sino alla conclusione dell'esame del provvedimento.
La Presidenza, secondo la prassi, si riserva di stabilire ulteriori sospensioni di natura tecnica ritenute necessarie, che potremmo sin da ora stabilire in misura pari a 10-15 minuti ogni 3 ore di seduta.
Ricordo che, una volta deliberata la seduta continuata, sono da ritenere inammissibili richieste volte a determinare con voto dell'Assemblea sospensioni a vario titolo della seduta stessa.
Secondo quanto preannunciato dal Presidente nell'odierna riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo, si procederà con le dichiarazioni di voto sul complesso degli ordini del giorno che non sono stati ancora discussi dall'Assemblea, passando alle relative votazioni - in successione e senza ulteriori interventi - non prima delle ore 10,30 di giovedì 23 aprile. Seguiranno, quindi, le dichiarazioni di voto finale e la votazione finale, quest'ultima non prima delle ore 11,30 di venerdì 24 aprile.
Resta fermo - come già anticipato in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo - che, per ciascuna delle due fasi di esame, le votazioni non avranno luogo prima degli orari comunicati e che, ove nel corso della seduta non risultino ulteriori iscritti a parlare, le medesime fasi saranno dichiarate chiuse e non si procederà alle votazioni prima delle ore 10,30 - ribadisco - di giovedì 23 per gli ordini del giorno e prima delle ore 11,30 di venerdì 24 aprile per la votazione finale.
Con riferimento alle obiezioni sollevate in ordine all'articolo 41 del Regolamento - colleghi, per favore - faccio presente che la disposizione dallo stesso dettata appare molto chiara: gli interventi sull'ordine dei lavori hanno la precedenza sulla discussione principale.
Come sapete, il parere della Giunta per il Regolamento del 24 ottobre 1996 rimette alla Presidenza ogni valutazione circa l'ammissibilità e l'effettivo momento in cui procedere allo svolgimento degli interventi sull'ordine dei lavori.
Nel caso di specie, la Presidenza ha preso atto che la richiesta di intervento sull'ordine dei lavori non era volta ad introdurre una questione diversa rispetto all'argomento in discussione, ma era chiaramente volta ad intervenire in ordine alle modalità di esame del provvedimento, con la formulazione della proposta di proseguirlo in seduta fiume.
Del resto, la richiesta deve essere avanzata comunque entro la mezzanotte e la Presidenza, di fronte all'iscrizione di molti altri deputati, non poteva che procedere in tal senso.
Si tratta quindi di un caso particolare per le sue caratteristiche eccezionali, pur essendosi verificato anche nella seduta del 26 febbraio 1997, allorché fu concessa la parola sull'ordine dei lavori per proporre il passaggio alla seduta fiume nel corso delle dichiarazioni di voto finale di un provvedimento.
Il Presidente della Camera - il Presidente della Camera, il Presidente della Camera! - si è comunque già impegnato a svolgere un approfondimento in merito all'applicazione dell'articolo 41 del Regolamento. Questo è il rispetto che avete per il Presidente della Camera .
Riprendiamo, dunque, l'esame degli ordini del giorno procedendo nei termini chiariti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione sul complesso degli ordini del giorno l'onorevole Stefanazzi . Lei su cosa? No, non stiamo votando, andiamo avanti: andiamo avanti sul complesso.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Presidente, chiedo di parlare!
PRESIDENTE. Si iscriva quando vuole, onorevole Giachetti, quando vuole.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Presidente, sul complesso!
PRESIDENTE. È sul complesso. Allora, sul complesso degli ordini del giorno lei può intervenire in ogni momento e non deve aspettare il suo . Un attimo, collega Grimaldi, sto rispondendo al collega Giachetti. Però, calma. Ha capito? Essendo sul complesso, lei non deve aspettare il suo ordine…
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Io ho capito, però ci sarà una priorità, sennò chi lo stabilisce chi parla per primo...
PRESIDENTE. La Presidenza lo stabilirà a seconda di chi alza la mano, chi si iscrive…
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Io ho alzato la mano da due ore…
PRESIDENTE. Perfetto, allora lei adesso parlerà dopo l'intervento sull'ordine dei lavori, che ha precedenza .
PRESIDENTE. Allora, l'onorevole Stefanazzi si era già palesato. Lei arriva dopo Stefanazzi, però c'è l'onorevole Grimaldi che ha chiesto di intervenire sull'ordine dei lavori. Prego, onorevole Grimaldi. Benzoni sull'ordine dei lavori o sul complesso? Sul complesso, va bene. Prego, onorevole Grimaldi.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Essendo che lei ha pensato di risolvere un del sistema creando un del sistema…
PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Grimaldi. Se lei ha fatto caso allo che io ho letto, si è escluso di intervenire in questa sede, da questo momento in avanti, sull'ordine dei lavori, ma soltanto e unicamente sul complesso degli ordini del giorno (. Quindi, essendo stato detto questo chiaramente - se volete lo rileggiamo -, si procederà con le dichiarazioni di voto sul complesso degli ordini del giorno e poi su tutto il resto delle dichiarazioni che arriveranno domani.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Presidente, sul Regolamento!
PRESIDENTE. Sul Regolamento. Prego, onorevole Giachetti. Sul Regolamento stiamo, non sull'ordine dei lavori. Sul Regolamento l'ascoltiamo. Sull'ordine dei lavori No, ma io sto finendo! Me l'ha data e me l'ha tolta! Mi fa finire?…
PRESIDENTE. Lei non mi deve urlare però, perché io ci sento ancora, grazie a Dio ci sento. Allora, l'intervento sul Regolamento ha precedenza, quindi sul Regolamento l'onorevole Giachetti, prego Ma scusi, Presidente, mi dà la parola sull'ordine dei lavori, poi me la toglie perché non me la può dare!.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Presidente, mi riferisco all'articolo 8 del Regolamento. Vorrei sapere, atteso che la Conferenza dei presidenti di gruppo ha preso questa decisione che se non si può intervenire sull'ordine dei lavori, a che titolo abbiamo parlato fino a questo momento ? Mi dica lei, visto che stiamo costituendo precedenti compreso quello che adesso lei ha fatto rispetto alle iscrizioni. Le segnalo che mentre lei parlava io ho alzato la mano e l'assistente vicino a lei mi ha visto perfettamente, quindi 20 minuti fa, però vorrei sapere: lei ha detto che la Conferenza dei presidenti di gruppo ha stabilito che non ci fossero interventi sull'ordine dei lavori, ma solo sugli ordini del giorno. Mi dice fino ad adesso il giro che abbiamo fatto su che cosa era?
PRESIDENTE. Allora, il giro fatto era sull'articolo 45 rispetto alla richiesta di sospensione.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). No, era sull'ordine dei lavori!
PRESIDENTE. No, era sull'articolo 45 prima della delibera, prima della delibera Ma come la delibera!. Dall'articolo 41 siamo passati all'articolo 45 e abbiamo dato la parola a ciascun componente per gruppo. Poi abbiamo votato, dopo la votazione abbiamo letto lo che avete sentito.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Lei mi deve dare la parola sul richiamo al Regolamento!
PRESIDENTE. Sì, ma infatti sul richiamo al Regolamento Io sto parlando sul richiamo al Regolamento, non me la può togliere! Mi deve far finire!… ma chi gliel'ha tolta la parola? Onorevole Giachetti…
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Io sto calmo, ma stia calmo pure lei, perché non è che sta lì e fa come vuole!
PRESIDENTE. Sul Regolamento, io non…
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Lei mi ha tolto la parola!
PRESIDENTE. Ma quando mai!
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Io ho diritto di parlare 5 minuti…
PRESIDENTE. Onorevole Giachetti…
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). …e lei deve tacere mentre io parlo !
PRESIDENTE. Onorevole Giachetti, abbia pazienza…
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Non mi può interrompere!
PRESIDENTE. Ristabiliamo le regole…
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Lei mi sta impedendo l'esercizio della mia funzione!
PRESIDENTE. Onorevole Giachetti, io non le sto impedendo nulla.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Lei non mi può interrompere!
PRESIDENTE. Non la sto interrompendo .
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Lei mi sta interrompendo!
PRESIDENTE. Onorevole Giachetti, no…
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Lei mi sta interrompendo!
PRESIDENTE. Ma assolutamente no!
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Lei mi sta interrompendo! Lei mi sta impedendo…
PRESIDENTE. Onorevole Giachetti, la prego si calmi…
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). …di esprimere le mie opinioni…
PRESIDENTE. …perché questo non le fa bene
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). …sull'articolo 8!
PRESIDENTE. Se lei mi fa parlare …
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). No, io non la faccio parlare, lei deve fare parlare me!
PRESIDENTE. No, allora spegniamo un attimo il microfono all'onorevole Giachetti…
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Lei deve fare parlare me!
PRESIDENTE. …perché altrimenti non ci capiamo.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Lei deve fare parlare me!
PRESIDENTE. È un fatto di educazione. Possiamo spegnere il microfono…
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Lei deve fare parlare me!
PRESIDENTE. …dell'onorevole Giachetti? Allora, io la faccio parlare assolutamente, non l'ho interrotta. Le ho dato la parola sull'articolo 8 del Regolamento e le do la parola sull'articolo 8. Prego.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). E deve fare parlare me, non mi può interrompere! Ho 5 minuti e almeno questi ce li lasci! E le ripeto: sull'articolo 8, che è relativo alla sua conduzione. La seduta fiume non l'ha deliberata l'Aula soltanto, la seduta fiume è stata deliberata nella Conferenza dei presidenti di gruppo. Se nella prima originaria deliberazione voi stabilite che non ci sono interventi sull'ordine dei lavori, lei non può far parlare sull'ordine dei lavori in Aula, perché se in qualunque momento successivo io le chiedo la parola sull'ordine dei lavori - articolo 41, articolo 47, “morto che parla”, quello che vuole - lei mi deve far parlare, perché lei ha costituito il precedente che, nonostante la decisione della Conferenza dei presidenti di gruppo, lei ha dato in quest'Aula la possibilità di parlare sull'ordine dei lavori.
Non è che lei, stando là, decide come le gira se si può modificare la decisione della Conferenza dei presidenti di gruppo perché conviene in un modo o conviene nell'altro. Se si possono fare interventi sull'ordine dei lavori si fanno, se non si possono fare perché la Conferenza dei presidenti di gruppo ha deciso così, come succede quando ci sono le decisioni dell'Ufficio di Presidenza che vengono comunicate all'Aula e non si può intervenire, allora non possiamo intervenire e non potevamo parlare neanche in questa occasione. Se lei ha fatto parlare, adesso non può richiamare una decisione che mi impedisce di fare quello che mi ha fatto fare prima, perché è un vizio formale di cui lei non è padrone. Lei sta lì per applicare il Regolamento, compreso il fatto che deve far parlare chi le chiede di parlare .
PRESIDENTE. Onorevole Giachetti, mi spiace che lei si sia scaldato così perché, come sa, quando ci sono i richiami al Regolamento : “Basta battute!… Colleghi, sto rispondendo al vostro collega . Presidente Braga, può pregare i suoi colleghi del gruppo di ascoltare in silenzio ciò che la Presidenza dice ? O il delegato d'Aula? Posso parlare? Allora, onorevole Giachetti … onorevole Casu, la prego di accomodarsi e non indicare. I colleghi non stanno facendo nulla, sono composti, quindi…
Onorevole Giachetti, mi spiace che si sia scaldato così perché, come sa, io ho sempre dato - ci mancherebbe altro, perché sono obbligato a farlo - la parola sul Regolamento, quindi non ci siamo capiti. Quando lei è intervenuto io non le ho tolto la parola, non le ho assolutamente tolto la parola né mi sogno di farlo, perché so perfettamente che, per quei 5 minuti, lei ha diritto di svolgere le considerazioni che ritiene. Quindi, su questo la prego, per il rispetto che io ho verso di lei e verso chiunque in quest'Aula , mai mi sognerei di togliere la parola sul Regolamento.
Cosa diversa sull'ordine dei lavori, e così mi spiego se magari mi sono anche spiegato male. Quando io ho letto lo ho detto che sono da ritenere inammissibili richieste volte a determinare, con voto dell'Assemblea, sospensioni a vario titolo della seduta stessa. Dall'intervento sull'ordine dei lavori dell'onorevole Grimaldi, io ho inteso che andasse su un ordine dei lavori rispetto a questa richiesta. Adesso gli do la parola. Se io ho capito male - cosa non possibile, ma quasi sicuramente vera, come tanti errori che faccio nella mia vita - lui andrà avanti, ma siccome io ho capito che voleva andare … non c'è problema a sbagliare. Onorevole Donno, sa nella vita si sbaglia . Va bene, va bene. Onorevole Grimaldi… Gli effetti comunque derivano dalla delibera. Ciò detto, onorevole Grimaldi, sull'ordine dei lavori rispetto a che? Prego. Scusi, scusi, non le posso dare la parola, perché ho degli interventi sul Regolamento che superano, quindi… Il Regolamento, come sa, supera.
MARCO GRIMALDI(AVS). Mi ha già dato la parola e me l'ha tolta!
PRESIDENTE. Allora, sul Regolamento vuole intervenire?
Perché io sul Regolamento, come sa, devo dare la parola prima a chi mi chiede di intervenire sul Regolamento, che ha precedenza su tutto. Ok, sul Regolamento. Prego, onorevole Grimaldi.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Guardi, io capisco, lo avete scritto nel decreto che volete fare le cose precognitive. Cioè, uno non ha neanche commesso il reato e avete già deciso di dare il fermo amministrativo . Guardi che non funziona il suo decreto qui! Non lo avete ancora convertito! Sono un parlamentare della Repubblica e lei mi ha dato la parola sull'ordine dei lavori per poi togliermela, senza nemmeno sapere di che cosa stiamo parlando. Allora, articoli 8 e seguenti del Regolamento. Lei non sta rispettando quest'Aula, e sa perché?
Perché io voglio la Giunta per il Regolamento e la voglio entro domani mattina, e sa perché ? Perché lei ha creato un precedente, e le faccio solo un'obiezione: se lei non farà la Giunta per il Regolamento entro domani mattina, noi l'ordine dei lavori lo faremo su ogni punto! Le è chiaro sì o no? Allora voglio una Giunta per il Regolamento perché, se non è così, nessuno domani ci impedirà di fare quello che avete fatto oggi, nessuno !
Non sarà lei, non sarà questo decreto, non sarà nessuno a impedirlo! Non è scritto nella Bibbia! Non è scritto nella Costituzione che voi questo decreto lo dovete approvare. E allora, finché c'è la democrazia, dovete rispettarla. È l'unica cosa che deve fare, non dare la parola a chi dice le cose che vuole lei. Lei non ha neanche sentito cosa stavo per dire sull'ordine dei lavori. È un ordine dei lavori sì o no coerente con il proseguimento di questa seduta? Secondo me, sì.
È esattamente l'articolo 41 , così come lo ha interpretato lei. E allora le chiedo una Giunta per il Regolamento e le chiedo rispetto assoluto verso quest'Aula.
PRESIDENTE. Allora, chi aveva chiesto di intervenire sul Regolamento del gruppo del Partito Democratico? Nessuno? Bene, allora andiamo avanti.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per dichiarazioni di voto sul complesso degli ordini del giorno, l'onorevole Stefanazzi. Ne ha facoltà.
CLAUDIO MICHELE STEFANAZZI(PD-IDP). Grazie, Presidente e .
PRESIDENTE. Colleghi, se per favore vi accomodate. Prego, onorevole Stefanazzi.
CLAUDIO MICHELE STEFANAZZI(PD-IDP). Sì, Presidente. In effetti, io ho avuto modo di vedere che l'onorevole Giachetti ()…
PRESIDENTE. Colleghi! Allora vi prego, per favore. Allora, colleghi, liberiamo. Facciamo così, liberiamo l'emiciclo, per favore. Sapete, per cortesia, liberiamo l'emiciclo. Onorevole Urzi', mi faccia la cortesia. Onorevole De Corato, onorevole Ottaviani, per favore. Chi deve uscire esca, chi vuole seguire il dibattito si accomodi per favore e stia seduto. Chi vuole uscire ovviamente esca.
Prego, onorevole Stefanazzi. Onorevole Ottaviani, la prego su. Onorevole Bergamini, per favore, o si siede… perfetto. Prego.
CLAUDIO MICHELE STEFANAZZI(PD-IDP). Sì, Presidente. No, io in realtà ho avuto modo di vedere che l'onorevole Giachetti aveva chiesto di intervenire sugli ordini del giorno prima del sottoscritto, quindi ritengo che sia più giusto che intervenga l'onorevole Giachetti e poi io mi metto in coda e aspetto l'intervento dell'onorevole Giachetti .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, Presidente, e grazie infinite all'onorevole Giovanazzi … è l'età e l'ora. Dicevo che volevo ringraziare l'onorevole Stefanazzi e, contestualmente, signor Presidente, essendomi alterato, volevo chiederle scusa, perché evidentemente io ho una grande considerazione di chi presiede . Questo non toglie che, rispetto al merito delle cose che le ho detto, io penso che non nella decisione che ha preso la Conferenza dei presidenti di gruppo, ma in quello che è successo dopo, noi abbiamo compiuto qualcosa di sbagliato, tra virgolette, per usare un eufemismo. Però…
PRESIDENTE. Onorevole Giachetti, io la ringrazio. Ciò che è importante è il rispetto che ci deve essere in quest'Aula rispetto al ruolo che ognuno di noi è chiamato a svolgere (. Quindi la ringrazio. Prego.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Detto questo, signor Presidente, a proposito del complesso degli ordini del giorno e mi ero preparato, ovviamente, anche questo lei lo può comprendere e lo possono comprendere anche i colleghi della maggioranza, ovviamente arriva la chiusura. Lo sappiamo come vanno le cose e via dicendo. Uno si era preparato per intervenire su un ordine del giorno, io non ho letto i 145 ordini del giorno, e quindi posso parlare, ovviamente, di quello sul quale mi ero preparato. Non me ne vorrà e spero che, diciamo, questo non venga considerato un'infrazione del Regolamento.
In origine avevo pensato di chiedere al Governo di modificare il parere contrario che aveva dato su quest'ordine del giorno, ma poi, ben riflettendoci, penso che sarebbe sbagliato chiedere al Governo di rinnegare la concezione stessa che ha, addirittura prima che di questo provvedimento, della sicurezza in questo Paese e del modo di affrontare i problemi legati alla sicurezza di questo Paese e di, come dire, capovolgere quella che è una impostazione, per me fallimentare, che nel corso degli anni, di questi 3 anni, ha trovato via via un provvedimento dopo l'altro la conferma dell'essere fallimentare.
Come hanno ricordato molti colleghi che mi hanno preceduto, signor Presidente, non saremmo arrivati al quarto provvedimento, tra virgolette, sulla sicurezza se i provvedimenti precedenti non avessero fallito. Uno dei provvedimenti precedenti, signor Presidente, era esattamente quello che riguarda Caivano. Molti dei colleghi che sono intervenuti oggi nel dibattito sugli ordini del giorno che abbiamo potuto affrontare hanno messo in evidenza come quel decreto anche in quell'occasione era stato immaginato per cercare di dare una risposta così come date voi le risposte, cioè, di fronte a un problema così complesso, semplicemente agitare un approccio securitario; un approccio che, secondo voi, dovrebbe dare in termini formali una risposta concreta anche a delle paure che legittimamente esistono tra le persone, che, in realtà, non risolve minimamente quel tipo di problema, ma, anzi, ne crea moltissimi.
Il racconto che è stato fatto dai colleghi che mi hanno preceduto, per esempio, di quello che dentro le carceri minorili ha comportato il provvedimento su Caivano è sicuramente qualcosa che dovrebbe farvi riflettere sul proseguire con norme di questo tipo. L'ordine del giorno che ho presentato e che abbiamo presentato si pone esattamente questo tipo di problema, perché riguarda i minori e, in particolare, Presidente e colleghi, riguarda ovviamente l'impostazione di fondo che voi date con l'approccio securitario rispetto a problemi che hanno innanzitutto un carattere sociale.
Cioè, di fronte alla drammaticità di alcuni comportamenti, di alcune cose che avvengono, coltelli o non coltelli e via dicendo, voi pensate a una risposta delle manette, ripeto, securitaria, piuttosto che modificando, come ricordava giustamente il collega Magi, attraverso il Ministro non competente, cioè il Ministro dell'Interno, una serie di norme del codice penale che dovrebbero essere riservate alla competenza - cosa che non manca sicuramente, poi magari è posta male e in sedi inappropriate - del Ministro Nordio. E voi inserite una serie di norme che tralasciano completamente l'origine dei problemi e vengono semplicemente a dare una risposta repressiva rispetto a quei comportamenti.
Forse dovremmo domandarci se, quando un ragazzino di 14 o 13 anni gira con dei coltelli e accoltella qualcuno o entra in una scuola o non so che cosa stavate dicendo, prima ancora che capire come reprimere e come punire quell'adolescente, ci dovremmo porre il problema di come la società può arrivare a concepire che succedano cose di questo tipo. E il nostro ordine del giorno tenta di…
PRESIDENTE. È una congiunzione astrale che gioca contro di noi stasera. È andato in il sistema. Adesso arriverà, ripartirà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Eccomi, sono le macchine. Comunque, mi stavo avviando alla chiusura. Ho le macchine contro.
No, dicevo che con quest'ordine del giorno cerchiamo di affrontare la parte di cui voi proprio non vi curate, cioè quella di che tipo di accompagno può essere dato a chi si trova ad affrontare condizioni di un certo tipo, e quindi qual è un percorso educativo e formativo. D'altra parte, Presidente, è il ragionamento che spesso abbiamo fatto anche rispetto al tema dei femminicidi e della violenza sulle donne, agli o alle , per carità, e via dicendo, e cioè che, quando noi interveniamo con la previsione penale, siamo già stati sconfitti in qualche modo, perché interveniamo su qualcosa che ha già prodotto dei danni anche gravissimi e mortali, com'è del tutto evidente.
Il compito, a mio avviso, della società, e in particolare del legislatore, dovrebbe essere quello di capire quali sono le norme che possano consentire di prevenire la realizzazione di determinati reati, e per fare questo - se non sbaglio la collega Sportiello lo ricordava nel suo intervento - uno dei temi sicuramente è quello dell'educazione affettiva all'interno delle scuole, ma comunque sono dei percorsi formativi. Quando parliamo di percorsi formativi, parliamo anche dal punto di vista culturale.
So che certe volte ripetere delle cose che abbiamo detto tante volte può sembrare ultroneo, ma questo è uno di quei casi nei quali noi, da anni, in particolare con il Governo Renzi, abbiamo cercato di mettere in campo un'opzione che fosse diversa da quella semplicemente securitaria, e cioè quella di mettere in campo, oltre che investimenti sulla sicurezza, anche investimenti sulla cultura, per sottrarci da un terreno limaccioso che sempre più si sta allargando sicuramente anche all'ambito minorile. E in questo ci saranno sicuramente anche le conseguenze del COVID, che sappiamo perfettamente, ce lo dicono tutti gli psicologi, hanno inciso in particolare sulla vita e sulla formazione dei ragazzi.
Ecco, probabilmente il compito della società e del legislatore, di fronte ad accadimenti che lasciano sgomenti, più che pensare di dire che a un ragazzino di 14 anni gli diamo 7 piuttosto che 12, o addirittura che i genitori li chiamiamo in causa - per carità, ovviamente è importantissima la parte formativa dei genitori -, ma tutto quello che noi cercavamo di fare con quest'ordine del giorno era volgere - ho finito, Presidente - l'approccio che voi avete, cercando di privilegiare l'apporto educativo, formativo e di accompagno di determinate situazioni.
Ma ripeto, è inutile che io chieda un cambio di parere al Governo perché questo approccio e questo errore strutturale è un errore che è dentro, insito a tutto il provvedimento, e quindi la risposta del Governo è perfettamente in linea con quello che ha scelto di fare.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per un richiamo al Regolamento, l'onorevole D'Orso. Ne ha facoltà.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente. Allora, visto che stiamo applicando questa procedura forse per la prima volta… articoli 8 e seguenti, chiaramente, sì, perché proprio sulla conduzione dei lavori, in particolare secondo questa procedura che forse stiamo applicando, ma magari mi correggerete e non ne ho memoria io, per la prima volta in questa legislatura. Allora, io mi chiedevo questo: io avrei avuto il piacere di sottoscrivere, perché lo condivido, l'ordine del giorno del collega Giachetti e anche di intervenire sull'ordine del giorno del collega Giachetti, ma il collega Giachetti, in questo momento, non è intervenuto tecnicamente sul suo ordine del giorno, che infatti non vediamo neanche richiamato, ma sul complesso degli ordini del giorno.
E quindi mi chiedevo: ma a me quando sarà data possibilità di chiedere all'onorevole Giachetti di poter sottoscrivere il suo ordine del giorno, che io condivido assolutamente nell'approccio nei riguardi della devianza minorile e del disagio minorile e poter esprimere la mia argomentazione sull'ordine del giorno del collega Giachetti? In questa procedura quando mi sarà concesso di fare questo?
PRESIDENTE. Allora gli ordini del giorno, come ovviamente sa, lo dico a beneficio di me stesso, sono stampati, quindi ognuno ne può prendere cognizione dal fascicolo degli ordini del giorno. Quando arriveremo a domani, secondo quello che abbiamo stabilito, all'ordine del giorno dell'onorevole Giachetti, sarà sufficiente avvicinarsi al banco della Presidenza e segnalare la sottoscrizione.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Ma non potrò parlare.
PRESIDENTE. Non potrà parlare, può parlare ora rispetto al complesso degli ordini del giorno, facendo riferimento a quel singolo ordine del giorno. Peraltro, è una cosa che non è una novità, non è una cosa nuova che facciamo. È stato fatto decine di volte, anche in questa legislatura, non decine di volte, ma è stato anche fatto, però prenderemo anche i precedenti “Del 1997!”. Onorevole Serracchiani, no, nel 1997 era un'altra cosa, ma non fa niente. Ha chiesto di parlare l'onorevole Stefanazzi. Ne ha facoltà.
CLAUDIO MICHELE STEFANAZZI(PD-IDP). Posso, Presidente? Grazie, gentilissimo. Anch'io non ho letto tutti gli ordini del giorno, e quindi non sono in grado di fare un intervento sul complesso. Quindi anch'io farò un intervento con riferimento al mio ordine del giorno. Faccio però una considerazione più ampia, che discende anche da alcune esperienze recenti che mi hanno coinvolto: sono molto sensibile, in questa parte della mia vita, al tema della sicurezza e sarei molto felice di poter assistere a un'attività normativa che garantisca in ogni parte di questo Paese, evidentemente, standard di sicurezza maggiori.
Poi, però, mi tocca confrontarmi con la realtà dei fatti e vedo che, soprattutto in alcune aree di questo Paese, c'è una costante riduzione del presidio del territorio attraverso una riduzione del numero di addetti alla sicurezza, ed è costante e continua da quando il Governo Meloni si è insediato, e quindi, contestualmente, c'è una evidente percezione da parte dei cittadini e, ahimè, anche da parte della criminalità organizzata, e non solo, anche della criminalità ordinaria, della possibilità di agire impunemente e di attaccare dei presidi territoriali nella certezza o nella ragionevole certezza che non ci saranno conseguenze.
Quindi, quando si parla di sicurezza soprattutto, ripeto, in alcune aree di questo Paese, e lei, Presidente, appartiene a un'area molto complessa e molto delicata, come quella da cui provengo io, forse bisognerebbe avere il buonsenso di capire, a fronte di questo accanimento terapeutico nei confronti di alcune tipologie di reato, di questa idea che il Paese sia afflitto da problematiche legate a dei ragazzi che si riuniscono per ballare oppure alcuni che decidono di scendere in strada a protestare e che questo esaurisca l'universo dei problemi di questo Paese, ecco, credo che forse bisognerebbe avere, ripeto, il buonsenso di capire che ci sono problemi più gravi.
Ci sono situazioni che sono lontane dall'essere risolte, e, appunto, la mia regione torna ad essere attanagliata da attacchi violentissimi da parte della criminalità organizzata come non si vedevano da circa 30 anni, e tutto questo mentre i presidi di sicurezza vengono lentamente abbandonati. Ora, uno dei presidi su cui la mia regione e anche altre regioni del Mezzogiorno hanno costruito una lotta non repressiva ai fenomeni criminali è stato appunto quello legato alla cosiddetta antimafia sociale.
Uno degli elementi pregnanti dell'attività di prevenzione e di lotta non repressiva è stata proprio la gestione dei beni confiscati alla mafia. Il mio ordine del giorno chiedeva appunto un provvedimento condivisibile, che è quello di finanziare il capitolo di spesa necessario per garantire una celere riassegnazione e un utile riutilizzo di questi beni. Questo Fondo doveva essere incrementato, perché la somma che viene stanziata da questo provvedimento è evidentemente e chiaramente non sufficiente, e fa sorgere il sospetto che non ci sia poi tutta questa volontà e questa voglia di consentire alle comunità di riappropriarsi di alcuni beni che sono stati simbolo della forza criminale.
Quindi chiedevo, appunto, di incrementare questo Fondo, ma non c'è nemmeno stata un'ipotesi di riformulazione. Mi sarei onestamente accontentato anche di un'offerta o di una proposta di rivedere l'ammontare di questo Fondo, compatibilmente con i vincoli di bilancio. Ma avete respinto il mio ordine del giorno e, questo - devo dire, ripeto - è paradigmatico dell'idea che avete di giustizia, è paradigmatico dell'idea che avete di prevenire fenomeni, appunto, di disagio e di devianza, perché avete un approccio securitario, immaginate che il problema della sicurezza si debba affrontare, esclusivamente, introducendo nuove norme e questo panpenalismo che, in questi anni, non ha prodotto alcun risultato continua a essere la vostra ossessione.
Ecco mi piacerebbe che qualcuno di voi desse un po' di sostegno morale ad alcune associazioni che, nel Mezzogiorno d'Italia, nella mia regione in particolare, gestiscono, appunto, beni confiscati alla mafia e ne hanno fatto dei presìdi di legalità. Ecco se qualcuno di voi avesse la compiacenza di rendersi conto di che cosa vuol dire, in un territorio ad altissima densità criminale, riuscire ad aprire e a mantenere questi presidi di legalità, probabilmente, potrebbe riconsiderare l'idea che il fondo che avete stanziato è ridicolo e, onestamente, offende la memoria di tutti quelli che, in questi decenni, hanno combattuto e sono morti per liberarci dall'oppressione criminale .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Devis Dori. Ne ha facoltà.
DEVIS DORI(AVS). Grazie, Presidente. Devo anzitutto rilevare che è quantomeno irrituale che il Governo ci richieda di ritirare degli ordini del giorno, perché è avvenuto sul mio ordine del giorno, ma anche su altri, con riferimento a tutti quegli ordini del giorno in cui si parla dell'articolo 30- del decreto-legge; cioè, il Governo si prenda almeno questa responsabilità, di esprimere un parere favorevole, contrario o una riformulazione. No, neanche quello; ritiratelo.
Ecco questo è veramente grave ed è la dimostrazione di una totale confusione da parte del Governo, che naviga a vista evidentemente. Perché? Perché evidentemente è la parola “abrogare” contenuta nell'impegno dell'ordine del giorno n. 9/2886/18 Dori, che è il primo, in ordine, che tratta il tema dell'articolo 30- del decreto-legge. La nostra richiesta al Governo, infatti, era l'abrogazione dell'articolo 30; invece, evidentemente, il Governo lì ha intenzione di fare una riformulazione con il nuovo decreto-legge che cerca di mettere una pezza - ma poi la pezza davvero è peggio del buco - con un nuovo decreto-legge.
Vorremmo vedere, poi, quale sarà la riformulazione, perché ieri abbiamo sentito - e ci ha lasciati veramente basiti - la Presidente del Consiglio che, con una totale leggerezza, dopo che c'era già stato l'incontro, il giorno prima, la sera prima, del Sottosegretario Mantovano al Quirinale, ha affermato che quella norma, contenuta nell'articolo 30- del decreto-legge, è una norma di assoluto buonsenso. È di una gravità inaudita sentire la Presidente del Consiglio dire che una norma incostituzionale - palesemente incostituzionale, come riconosciuto da tutti e dalla stessa maggioranza, altrimenti non servirebbe un decreto-legge per andare a correggerla - è una norma di buonsenso. È veramente incredibile . Si crea un cortocircuito, anche istituzionale, da cui non se ne viene fuori.
Certo è che l'avvocatura, in modo compatto già appena è stata approvata al Senato quella norma, vi ha fatto una sonora pernacchia. L'intera avvocatura! Avete evidentemente provato, prima con la riforma della separazione delle carriere, di mettere le mani sulla magistratura e non ce l'avete fatta, poi evidentemente avete pensato: se non ce l'abbiamo fatta con la magistratura, proviamoci almeno con gli avvocati, proviamo a comprare gli avvocati, ma l'avvocatura non è in vendita . E ve l'ha dimostrato respingendo al mittente quella porcata normativa, porcata normativa che era depositata, come emendamento dell'intera maggioranza, anche di quelli che si spacciano per garantisti, già in Commissione al Senato il 24 marzo scorso. Tutta la maggioranza. Lì, da leggere. Poi, certo, riformulato in Aula dal Sottosegretario Molteni, il 16 aprile. Quindi anche tutta la narrazione di un errore fatto in Aula, nella confusione delle votazioni al Senato, è assolutamente smentita, perché quella volontà era ben radicata nella maggioranza e in tutta la maggioranza, anche in quella parte - ribadisco, non quella giustizialista che già conosciamo - che si professa garantista.
Ad ogni modo, come vi dicevo, questa norma sul patrocinio infedele, che chiede, di fatto, agli avvocati… e, attenzione, non è che dobbiamo parlarne al passato, perché a oggi, in questi minuti, in questo momento, quella norma c'è ancora. Poi vedremo che cosa farete, come correggerete, evidentemente non con l'abrogazione, ma con una riformulazione. Vedremo che cosa ne verrà fuori, considerato che, secondo la Presidente del Consiglio, quella norma è di assoluto buonsenso, quindi vedremo che formulazione ne verrà fuori. Ad ogni modo, ribadisco, l'avvocatura compattamente anzitutto ha elevato uno stato di agitazione e, quindi, gli avvocati che presidiano il diritto di difesa, il diritto costituzionale, compattamente vi hanno respinto.
Devo dire che ormai sono 4 anni che il Ministro Nordio, ogni volta che va in una conferenza, in un evento organizzato dall'avvocatura, dice: metteremo l'avvocato in Costituzione e lì il grande applauso e tutte le volte, anche qui, in Aula, che noi glielo ricordiamo, annuisce in maniera significativa. Ebbene, dopo 4 anni, non è ancora arrivata quella norma. Eppure non solo io, anche altri qui, anche della maggioranza, hanno depositato una proposta di legge costituzionale per l'inserimento del ruolo dell'avvocato in Costituzione. Vi leggo, ad esempio, la formulazione della mia proposta di legge che io ho depositato nel settembre del 2022 - è lì da vedere -, dove si afferma: “L'avvocato esercita la propria attività professionale in posizione di libertà, autonomia e indipendenza”. Oggi, alla luce di quanto è avvenuto, comprendete l'importanza di inserire questo, a garanzia - e non, come qualcuno può pensare, per autotutelare l'avvocatura - e nell'interesse, chiaramente, del cittadino e del suo diritto di difesa, proprio per evitare queste storture che volevate inserire voi.
Un'altra norma - devo dire che, però, è passata un po' sotto traccia in questo decreto-legge -, che riguarda ancora il tema della giustizia, è quella norma che è contenuta invece nell'articolo 29 del decreto-legge, perché lì si procede all'abrogazione della previsione secondo cui, nel processo avverso il provvedimento di espulsione del cittadino di Stati non appartenenti all'Unione europea, il compenso e le spese del difensore e dell'ausiliario del magistrato sono a carico dell'erario. C'è stata un'abrogazione di fatto, in quello specifico caso, del gratuito patrocinio. Capite che, anche lì, andiamo contro la Costituzione ? Il gratuito patrocinio serve proprio a garantire agli indigenti il diritto di difesa.
Lo stato di confusione è totale nella maggioranza. Vedremo come sarete in grado di correggere, ma noi non abbiamo grande fiducia con il nuovo decreto-legge .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fabrizio Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Mi scuserà se non sono in grado di intervenire sul complesso degli ordini del giorno perché, per leggere questo faldone, sarebbe servito più tempo di quello che ci è stato consentito per la discussione. Quindi mi limiterò a intervenire sull'ordine del giorno, quello che ho presentato, il n. 9/2886/138, come i colleghi del mio gruppo faranno sui loro successivamente.
Intervengo perché il mio ordine del giorno interviene sul tema carcerario: è un tema che io seguo da tempo, è un tema che abbiamo portato in quest'Aula molte volte, è un tema che, in qualche modo, ci ha visto fare una battaglia. Abbiamo chiesto a più riprese un'informativa urgente del Ministro Nordio sullo stato delle carceri, su quello che sta accadendo, sui numeri non solo dei suicidi e del sovraffollamento, ma anche del recupero e del lavoro. Purtroppo vorrei avere la capacità del collega Dori di imitare la voce del Ministro Nordio, ma su questo tema il Ministro Nordio non ha parlato e non è ancora venuto in quest'Aula a risponderci.
Allora devo dire che sono un po' stupito perché, di fronte a quest'ordine del giorno, non mi sarei mai aspettato un parere favorevole con riformulazione. E su questo intervengo, perché l'impegno è molto pesante: l'impegno chiede di stanziare, nel contesto di un rinnovato ed efficiente piano carceri che vada nella direzione di favorire politiche di esecuzione penale esterna, le risorse economiche finalizzate ad un concreto ammodernamento dell'edilizia carceraria. È la battaglia che facciamo da tempo: fare davvero un vero piano carceri, strutturarlo veramente, creare carceri nuove non tanto per creare nuovi posti in carcere quanto per creare carceri nuove, immaginate e integrate con la città, dove si vada a mettere il lavoro e la formazione all'interno.
E chiede di prendere alcuni modelli, proprio quelli che mettono il lavoro, mettono la formazione al centro di questo percorso. Peccato che la riformulazione riguarda esattamente un passaggio che è abbastanza singolare, perché è esattamente quello che non mi sarei aspettato, cioè mi chiedono di togliere una premessa. E la premessa è singolare, perché dice: “la periferizzazione e la mancanza di spazi impedisce la possibilità ai ristretti - ai detenuti - di avere luoghi dedicati al lavoro, allo sport, alla scuola, all'organizzazione di iniziative culturali promosse anche in collaborazione con la cittadinanza libera”. Credo che su questo siamo tutti d'accordo, non credo che mi abbiano eliminato una delle premesse su questo punto.
È vero che le carceri attuali non hanno spazi per la formazione, quindi, al di là che ci sia una volontà o meno, mancano gli spazi per poter fare quelle attività che sono fondamentali: l'attività trattamentale, l'attività di formazione e lavorativa per una vera rieducazione, come prevede la Costituzione. La premessa continua: “la maggioranza delle carceri ha un'edilizia che risale a - oltre - 150 anni fa”, lo dimostra il carcere della mia città, che è vincolato dalla sovrintendenza, come tanti altri, proprio per la sua antichità, “e la cronica mancanza di spazi detentivi - fino qua credo che non ci sia niente - aggravata da numeri di sovraffollamento abnormi - penso sia l'oggettività – e anche a causa dell'approccio punitivo e repressivo dell'attuale Governo”. Io credo che mi abbiano cancellato questa premessa sulla base di quest'ultima frase, perché non capirei il resto, quindi “a causa dell'approccio punitivo e repressivo dell'attuale Governo”.
Allora mi cancellano una premessa che dice che questo Governo ha un approccio punitivo, mentre stiamo approvando un decreto Sicurezza che ha un approccio punitivo. Allora, se vogliamo rivendicare all'esterno - peraltro, i colleghi “vannacciani” dicono che non è abbastanza punitivo, c'è una lotta per chi dice chi lo è più o chi lo è meno -, stiamo rivendicando all'esterno che abbiamo un approccio punitivo, peraltro anche preventivo sul punitivo. E poi mi cancellate una premessa in cui vi riconosco il fatto che, grazie a questo approccio punitivo, ci sono delle conseguenze negative nell'aspetto carcerario. È singolare! È singolare, perché non avete neanche il coraggio delle vostre azioni. Non avete probabilmente il coraggio di rendervi conto di come queste norme che state creando non stanno solo creando dei problemi immensi all'interno del sistema carcerario, ma stanno rovinando decine, se non centinaia, di persone che in carcere sicuramente ci finiscono da colpevoli - “sicuramente” è una parola grossa -, in carcere ci finiscono in tante occasioni, presumibilmente da colpevoli, ma certamente ci escono da criminali.
Questo è il sistema carcerario, lo è soprattutto per quanto riguarda i minori. Siamo al record di detenuti minori nelle carceri italiane. Sappiamo benissimo che chi entra in un carcere, minore di 18 anni, con grande difficoltà viene recuperato, soprattutto con il sistema carcerario attuale. Ecco, allora dire che noi siamo contrari a una premessa che dice che c'è un approccio punitivo e repressivo dell'attuale Governo credo che sia davvero voler negare la realtà. Quindi annuncio che non accetterò questa riformulazione, perché è una delle premesse fondamentali - questo approccio, quello che esattamente rivendicate in questo decreto, ma che non avete la volontà di rivendicare nelle premesse del mio ordine del giorno - che avere un approccio punitivo e repressivo provochi delle conseguenze carcerarie notevoli.
Le provochi nella qualità del lavoro carcerario, le provochi nei numeri del sovraffollamento, le provochi nella qualità delle persone che in carcere ci vanno e che, quando escono, tornano a delinquere con un tasso di recidiva molto, molto, molto elevato. Ecco, di fronte a questo, non accetterò ovviamente la riformulazione e chiederò sull'ordine del giorno n. 9/2886/138 la messa in voto e un voto da parte di tutti. E spero che ci sia un sussulto di orgoglio da parte di chi - abbiamo visto oggi - in dichiarazione di voto di fiducia ha rivendicato con grande orgoglio come questo debba essere un provvedimento repressivo e punitivo: che non venga cancellata questa premessa che, invece, è fondamentale per darvi atto di quello che dovrebbe essere davvero .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. C'era una volta, a tarda notte, un parlamentare che vi raccontava una storia. È una storia che recentemente è stata resa pubblica da Francesco Pallante. È ambientata nell'Ottocento, quando, come sapete, vigeva lo Statuto Albertino. Giovanni Ferrero era un barbiere torinese, della mia città. Era un socialista e vi assicuro - se leggerete la sua storia - che era un uomo pacifico. Era ovviamente di idee radicali, come le nostre. Partecipava alle riunioni del suo circolo politico, ma, come dicevo, era del tutto non violento.
Sa cosa succedeva, Presidente? A ogni iniziativa pubblica, i Carabinieri si presentavano preventivamente davanti alla sua bottega e gli dicevano - Federico, spero di non sbagliare il piemontese, visto che lo so poco -: “Giuanin, a l'è ura”, e lo portavano in una cella di sicurezza, dove lo tenevano fino al termine degli impegni pubblici del re. Già, dimenticavo, era un repubblicano. Tutto questo dipendeva da un uso di misure amministrative preventive che lo Statuto Albertino concedeva all'autorità di pubblica sicurezza.
Guardi, Presidente, non è l'unica volta che sono successe, nella storia, questo tipo di impostazioni. Il mio bisnonno aveva idee marxiste - e sì, la mela non cade tanto lontano -, aveva chiamato suo figlio Vladimiro e mio nonno Gilberto. Loro erano meno pacifisti di lui. Sarà che a 16 e 14 anni hanno deciso di unirsi alla Resistenza. Ma, dicevo, mio bisnonno era un pacifista, totalmente un pacifista; socialista e pacifista. Durante le parate fasciste, ogni volta che i gerarchi arrivavano dentro Castellamonte, sapete cosa succedeva? Bussavano alla porta della mia bisnonna e dicevano come a Giuanin. E sapete cosa succedeva? Lo mettevano in galera, in gattabuia. Però sapete quale era il problema? Che, essendo l'unico che conosceva la centrale di Castellamonte, poi, appena i gerarchi fascisti se ne andavano via, le parate finivano, lo facevano uscire dalla gattabuia e ritornava.
Ecco, io lo dico: in sostanza, questa cosa del fermo preventivo è quella cosa lì. Non è , non è l'essere precognitivi, perché è l'evoluzione delle Costituzioni che ha portato dal riconoscimento dei diritti ai vincoli alla loro sospensione da parte del potere politico. Un'evoluzione che voi, di fatto, vorreste cancellare, perché questo decreto è di nuovo una torsione dell'ordinamento giuridico, fondata sulla prevenzione repressiva e sul controllo sociale. L'ordine pubblico diventa la lente attraverso cui leggere i conflitti sociali, la condizione delle periferie, le migrazioni, perfino le dinamiche adolescenziali. E così si compromettono i principi fondamentali dello Stato di diritto e dell'ordinamento democratico.
Sicurezza pubblica, indagini, funzionalità delle Forze di Polizia, immigrazione: tutto insieme in un decreto scritto per restringere ancora di più gli spazi democratici. Tentate di trasformare luoghi di vita quotidiana, come la piazza, la strada e le periferie, in territori sospettabili. In questi spazi la libertà non è più espressione di un diritto pieno, ma di una concessione, però revocabile. È un rovesciamento totale. Quindi la protesta non è più tutelata perché è un diritto, ma trattata come un'eccezione da prevenire.
La norma sul fermo preventivo è in contrasto con l'articolo 13 della Costituzione, sull'inviolabilità della libertà personale. Pensate: una persona qualunque può essere fermata, accompagnata in questura e trattenuta tutto il giorno, ma non perché ha commesso un reato in quell'istante, semplicemente perché ritenuta potenzialmente pericolosa, magari perché il precedente c'è stato, ma l'ha già estinto. L'articolo 13 della Costituzione vieta chiaramente detenzioni, ispezioni, perquisizioni senza un atto motivato dell'autorità giudiziaria. Con questa misura, la libertà personale non è più al centro: diventa subordinata a una valutazione preventiva dell'autorità. Formalmente non si vieta di manifestare liberamente, ma si impone di accettare un rischio: se vorrete partecipare a un corteo, potrete essere fermati, perché marchiati come persone sospette. D'altra parte questa è la norma che avete inventato dopo la più grande mobilitazione della storia degli ultimi decenni, quella contro il genocidio per Gaza.
Le norme sulle manifestazioni pubbliche introducono sanzioni fino a decine di migliaia di euro, impossibili da sostenere per un comune cittadino. Ma la cosa bella è che l'avete già sperimentato, dando multe di decine di migliaia di euro a ragazzi che hanno occupato le nostre stazioni contro un genocidio. Io l'ho fatto, l'ho fatto durante l'invasione dell'Iraq, contro le guerre preventive. Credo che mi sarei beccato fra i 30.000 e i 40.000 euro e quasi 4 anni di gattabuia, come gli antenati di cui vi parlavo prima. Ci sono 10.000 euro di multa per chi promuove una manifestazione non autorizzata, inclusi gli studenti; 10.000 euro anche se il corteo segue un percorso diverso da quello previsto; fino a 3.000 euro se si turba il pacifico svolgimento di iniziative e manifestazioni pubbliche; fino a 10.000 euro se hai il volto addirittura travisato, come le maschere, come la gran parte delle nostre serie TV. Significa cercare un effetto dissuasivo generalizzato. Non è solo la multa in sé, è quello che genera. Un cittadino che vuole manifestare, anche pacificamente, rinuncerà per il timore di sanzioni arbitrarie. Ecco, a proposito dei poveri comunisti, non si potrà più, non si potrà mica contestare preventivamente, senza averlo chiesto, una Ministra. Non sono solo poveri comunisti: sono poveri tutti i cittadini, quelli liberali, libertari.
Ho finito, Presidente. La verità è che voi avete preso una batosta e volete reprimere il dissenso come forma di reazione. Questo decreto anticipa la soglia dell'intervento repressivo, amplia la discrezionalità del potere amministrativo, produce un effetto dissuasivo dell'esercizio del diritto di riunione e in questo modo si colpiscono gli articoli 13, 17, 21 e 24 della Costituzione. Ho finito. Ma il vento non soffia più dalla vostra parte.
Vi chiediamo disposizioni per il pieno rispetto dei principi costituzionali, libertà personali: questi erano i nostri ordini del giorno. Ma, come avete capito, la Costituzione è più forte di voi e ve lo ha già dimostrato. Buona notte a tutte e a tutti .
PRESIDENTE. Noi ci fermiamo un altro po', onorevole Grimaldi.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Marino. Ne ha facoltà.
MARIA STEFANIA MARINO(PD-IDP). Presidente, siamo qua. Anche il mio intervento si baserà sull'ordine del giorno, però volevo ringraziare i colleghi di maggioranza che sono rimasti e sono contenta - mi permetta - che gli altri finalmente il pensiero di tutto il giorno lo hanno realizzato, quello di andare a dormire e di quando ripartire, perché l'unico pensiero che ha la maggioranza non è guardare quello che magari andiamo a votare e il decreto che deve essere convertito, che - devo dire - è un decreto importantissimo, che limita parecchie libertà. Però, andiamo all'ordine del giorno e mi scusi per la mia considerazione.
Quest'ordine del giorno nasceva dall'esigenza concreta di riportare il dibattito sulla sicurezza dal piano degli annunci e delle norme simboliche a quello della realtà dei territori, perché il punto è esattamente questo. Mentre discutiamo un decreto-legge che si presenta come un intervento organico e ambizioso in materia di sicurezza pubblica, ciò che emerge con chiarezza è uno scarto sempre più evidente tra la narrazione del Governo, che fa da diversi anni oramai, e la condizione reale in cui operano le Forze di Polizia.
Questo decreto, come abbiamo già evidenziato nel corso del dibattito, è fortemente sbilanciato su una logica repressiva: più reati, più aggravanti, più poteri amministrativi. Ma non contiene un disegno strutturale, non affronta le criticità profonde del sistema di sicurezza e, soprattutto, non investe in ciò che davvero fa la differenza: la presenza dello Stato sul territorio. Noi partiamo da un dato politico che non può essere ignorato: il Governo, in questi anni, ha fatto della sicurezza uno dei suoi principali cavalli di battaglia, arrivando ad introdurre quasi 50 reati, spesso attraverso decreti-legge. Eppure, come dimostrano i dati ufficiali, i fenomeni di insicurezza non si sono ridotti in modo significativo e anzi, in molti casi, si registra una ripresa dei reati, con un'inversione del proprio negli anni più recenti.
Questo significa che l'approccio seguito finora, fondato prevalentemente sull'espansione del diritto penale e su interventi emergenziali, non è stato efficace. Ma mentre si moltiplicano le norme, nei territori si riducono le risorse. Infatti, l'ordine del giorno richiama, in particolare, la situazione della provincia di Enna e dei commissariati distaccati di Piazza Armerina, Leonforte e Nicosia. Non si tratta di casi isolati, ma di esempi emblematici di una tendenza più ampia: il progressivo indebolimento dei presidi territoriali dello Stato, soprattutto nelle aree interne. Parliamo di territori complessi, caratterizzati da difficoltà orografiche, da fragilità socioeconomiche, da una presenza non trascurabile di fenomeni criminali. In questi contesti, il commissariato non è solo un ufficio: è un presidio di legalità, un punto di riferimento per i cittadini, un segnale concreto della presenza dello Stato. Eppure, negli ultimi anni, questi presidi hanno subìto una progressiva riduzione degli organici. Meno personale significa meno capacità operativa, meno controllo del territorio, meno attività investigativa. Significa, in sostanza, meno sicurezza.
A questo si aggiungono criticità logistiche mai risolte, sedi inadeguate, carenze di dotazione, condizioni di lavoro difficili, tutti elementi che incidono direttamente sull'efficacia dell'azione amministrativa e di Polizia giudiziaria. Come se non bastasse, la chiusura del tribunale di Nicosia ha ulteriormente aggravato il senso di abbandono istituzionale, riducendo la presenza dello Stato e incidendo negativamente sulla percezione e sulla sicurezza dei cittadini. E allora la domanda è inevitabile: che senso ha introdurre nuovi reati, Presidente, se poi lo Stato arretra proprio dove dovrebbe essere più presente? Che senso ha parlare di sicurezza, se non si investe nei presìdi territoriali? Che senso ha rivendicare la fermezza, se poi nei fatti si lasciano scoperti interi territori nel Paese?
Quest'ordine del giorno prova a dare una risposta concreta a queste domande: non si limita a criticare, ma impegna il Governo ad agire. Chiediamo innanzitutto il rafforzamento urgente degli organici della Polizia di Stato nei commissariati di Piazza Armerina, Leonforte e Nicosia, garantendo livelli adeguati di operatività. Chiediamo inoltre la destinazione di risorse specifiche per l'adeguamento delle sedi e delle dotazioni logistiche, perché non basta avere personale, ma servono anche strumenti adeguati per lavorare in modo efficace, per garantire tempestività negli interventi, per assicurare una presenza visibile e credibile delle istituzioni. La sicurezza non si costruisce solo con le leggi, ma con la presenza dello Stato. Non basta inasprire le pene, se poi mancano gli agenti sul territorio; non basta ampliare i poteri, se poi gli uffici sono svuotati; non basta evocare l'emergenza, se non si affrontano le cause strutturali del disagio, della marginalità, della devianza.
La sicurezza vera si costruisce con investimenti, con organizzazione, con continuità, con una presenza stabile, qualificata, riconoscibile. Ecco perché riteniamo che quest'ordine del giorno sia non solo utile, ma necessario, perché riporta il dibattito sulla sicurezza alla sua dimensione reale, concreta e quotidiana, perché richiama il Governo alle proprie responsabilità e perché prova a colmare, almeno in parte, quel divario sempre più evidente tra le parole e i fatti, di cui il Governo Meloni già da quattro anni ampiamente fa uso. Mi auguro che quest'atto di indirizzo venga accolto per dare un segnale di attenzione non alle parole, ma ai fatti; non agli annunci, ma ai territori; non alla propaganda, ma alla sicurezza reale dei cittadini .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Non è molto complicato intervenire sul complesso degli ordini del giorno perché, al netto di alcune eccezioni, riguardano tutti proposte per migliorare questo abominio di decreto che sottoponete all'Aula con delle modalità che dire discutibili è dire poco. Io non avevo grandi aspettative nei confronti della maggioranza, ma sono rimasta molto colpita non solo dal suo comportamento nell'interrompere i lavori prima, ma anche dalla giustificazione che ha dato il Presidente Fontana per il fatto che noi discutiamo di questi ordini del giorno ad Aula vuota, senza neanche la possibilità di votarli dopo che interveniamo nel merito, giustificando con il fatto che non ci sarebbero stati i tempi per convertirlo in legge.
Ma come è stato sottolineato bene dal collega Grimaldi e da altri colleghi prima, non ci risulta che la Costituzione preveda un obbligo di convertire i decreti-legge in legge, anzi ne prevede la decadenza. Non è certo per colpa o responsabilità delle opposizioni che non ci siano i tempi e che, quindi, abbiate forzato anche stasera la procedura di conversione in legge di questo decreto, annunciato a fini elettorali in vista del referendum, per mostrare il pugno duro davanti ai manifestanti e davanti ad alcuni gravi fatti di cronaca che, comunque, non riuscite ad arginare, visto che il decreto è in vigore dal 24 febbraio, ma purtroppo gli accoltellamenti tra i giovani continuano ad andare avanti.
È stato approvato dal Consiglio dei ministri con enorme ritardo rispetto agli annunci, incardinato in Senato dopo un'altra settimana, ostaggio, lì, per circa 50 giorni, per poi vedere introdotta una norma riconosciuta come incostituzionale anche da voi, nonché dal Presidente della Repubblica - che spero che non vi consenta di apporre i correttivi che avete in mente. Del resto il Presidente era già intervenuto per farvi modificare questo decreto, proprio sull'articolo 7, su cui abbiamo interrotto prima la discussione, quello sul fermo preventivo, perché, prima che intervenisse il Presidente, voi avevate addirittura previsto che il fermo potesse intervenire senza un limite temporale - che poi avete ridotto alle 12 ore - e senza che intervenisse l'autorità giudiziaria, lasciando nella totale disponibilità delle Forze dell'ordine la discrezionalità rispetto a chi doveva essere o meno fermato.
Avete votato contro le pregiudiziali, pur sapendo che questo è un decreto che contiene elementi di incostituzionalità… Presidente, è molto difficile: ci avete consentito di parlare ad Aula vuota, almeno consentiteci di farlo rimanendo in silenzio, perché così è molto complicato … Avete forzato i tempi con tagliole varie, in Commissione sugli emendamenti e in discussione generale, ponendo poi la questione di fiducia, quindi facendo decadere tutti gli emendamenti. Avete forzato, appunto, l'interruzione dei lavori con la richiesta di questa inutile seduta fiume, in cui noi parliamo in un'Aula vuota, rinviando a domani le votazioni, per consentire alla maggioranza di abbandonare l'Aula senza nessuna conseguenza. Io penso che questi siano dei precedenti molto gravi.
Adesso entro nel merito di un mio ordine del giorno, che non aveva toni polemici rispetto al decreto, ma ha comunque avuto un parere negativo abbastanza incomprensibile, perché si tratta del riconoscimento delle vittime dell'amianto, cioè persone che hanno lavorato o che sono state accanto a persone che hanno lavorato in contesti insalubri. Il nostro Paese conta circa 1.160 casi all'anno di malattie correlate all'amianto e, se allarghiamo lo sguardo a tutte le patologie correlate, i decessi arrivano addirittura a 7.000. Però queste malattie hanno una latenza che può arrivare a 20, 30 o 40 anni. Quindi oggi, di fatto, vediamo l'effetto di esposizioni che sono avvenute decenni fa. Probabilmente il picco ci sarà nel 2030 e la normativa del nostro Paese non è adeguata a riconoscere le vittime dell'amianto e i familiari di queste persone che sono state soggette ad un'esposizione diretta e continuativa in ambito lavorativo. Quindi sarebbe opportuno riconoscere che il rischio sia esteso ben oltre i luoghi di lavoro, entrando nelle case, nei contesti familiari, nella dimensione più intima della vita delle persone.
E quindi qui emerge con forza il tema dell'esposizione domestica e para-professionale, perché riguarda anche persone che non hanno mai lavorato a contatto diretto con l'amianto, eppure sono state contaminate. Si tratta dei familiari conviventi, spesso mogli, figli, genitori, che sono stati esposti alle fibre di amianto trasportate inconsapevolmente attraverso indumenti da lavoro, equipaggiamenti, materiali contaminati. Le fibre non restano confinate nei cantieri, negli arsenali o nelle officine; si depositano sui tessuti, si disperdono nell'aria, si accumulano negli ambienti domestici.
Allora noi con quest'ordine del giorno chiedevamo di estendere le tutele alle vittime del dovere e ai loro familiari, proprio perché, quando il danno alla salute deriva da eventi traumatici o da esposizione diretta a fattori patogeni connessi al servizio, è prevista una tutela, ma quando l'esposizione è indiretta, mediata, domestica, si apre una zona grigia nella nostra normativa, nonostante il danno sia reale, documentato e prevedibile. Le vittime del dovere, appunto, hanno delle tutele che dovrebbero essere estese anche ai familiari conviventi del personale militare, ad esempio, che abbiano sviluppato patologie oncologiche riconducibili all'esposizione indiretta ad agenti nocivi come l'amianto. Non si tratta di creare dei privilegi, ma di colmare una disparità di trattamento che oggi ci pare ingiustificabile o comunque difficilmente giustificabile.
Io oggi mi trovo nella condizione di non sapere come mi devo comportare per chiedere al Governo di rivedere un parere rispetto a una situazione che è oggettivamente ingiusta e su cui non riesco davvero a comprendere il parere negativo. Noi chiediamo specifiche forme di sostegno, assistenza e indennizzo per questi soggetti, perché il riconoscimento formale è importante, ma non è sufficiente, e le patologie che sono correlate all'amianto comportano costi umani, sociali ed economici davvero elevati, che ricadono interamente sulle persone colpite e sulle loro famiglie.
Allora, Presidente, io confido che domani mattina sia possibile convocare la Giunta per il Regolamento per definire le modalità con cui dovremo procedere, perché questa è una modalità del tutto irrituale. Io non mi aspettavo sinceramente che arrivaste a delle forzature di questo tipo e che non ci consentiste neanche di discutere e votare degli ordini del giorno, secondo la regolare prassi parlamentare, perché adesso sono le due meno venti e avremmo potuto fare come è successo in altre circostanze, procedendo regolarmente con le votazioni, ma non ce l'avete concesso. Io mi auguro che domattina possano esserci ulteriori chiarimenti perché, altrimenti, chiederemo di intervenire sul Regolamento o sull'ordine dei lavori per rallentare una forzatura che noi assolutamente non accettiamo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lomuti. Ne ha facoltà.
ARNALDO LOMUTI(M5S). Grazie, Presidente. Intervenire sul complesso degli ordini del giorno è impresa ardua, sia per la mole dei testi depositati sia anche per l'ora tarda. Però credo di non essere smentito se affermo che la stragrande maggioranza di questi è stata depositata per arginare la deriva palese di questo Governo su come affronta soprattutto le emergenze e parlo della deriva autoritaria.
Paradossalmente oggi discutiamo - e il Parlamento, la maggioranza approverà e vedremo come e in che tempi - un testo che viene ritenuto emergenza. Allora devo evidenziare un paradosso, perché essendo il quarto pacchetto sicurezza e ascoltando anche gli interventi dei colleghi della maggioranza, che parlano, appunto, di reati che aumentano e di alcune tipologie di reati che sono addirittura aumentate, questo costituisce un paradosso, perché, ad esempio, i reati di strada o i reati dei minori negli ultimi vent'anni avevano registrato una diminuzione delle percentuali e oggi, invece, stanno aumentando. Allora, se è vero, come è vero, che siamo al quarto decreto sul tema della sicurezza, è chiaro che ci troviamo di fronte a una situazione in cui l'emergenza è stata provocata dal Governo stesso e dalla maggioranza, votando, appunto, i decreti precedenti.
Detto ciò e rilevato questo, io vorrei soffermarmi su una norma, che è l'articolo 7, comma 2, che presenta una portata problematica e anche delicata e che riguarda la creazione di un nuovo istituto, che è quello del fermo preventivo della Polizia, che va a compiere una ristrettezza e un pregiudizio di quella libertà personale che, tra l'altro, è garantita - ed è forse uno dei diritti più protetti - da parte della nostra Costituzione. In che cosa consiste? Consiste nella possibilità delle Forze dell'ordine di fermare una persona per 12 ore senza chiari motivi o, meglio, senza che questa abbia commesso un reato o più semplicemente posto in essere condotte pericolose. È basato su un principio, che è un principio fondamentalmente astratto, che riguarda la possibilità e il pericolo che questa persona possa compiere invece quegli atti.
Allora ci troviamo di fronte a un'aberrazione e ad una anomalia del diritto, perché le domande sono tante: chi decide i presupposti in base ai quali le Forze dell'ordine possono fermare una persona per 12 ore? Soprattutto chi è che può sindacare questa condotta, questa possibilità e questo potere che si consegna alle Forze dell'ordine? Chi lo può sindacare? Quindi siamo di fronte ad una pericolosissima atipicità di una norma che richiama la famosa colpa d'autore, che era quella situazione in cui in base a delle segnalazioni, quindi in base a dei delatori, si segnalavano delle persone e queste persone andavano incontro a delle restrizioni della libertà personale.
Se è vero, come è vero, che la nostra Costituzione all'articolo 13 tutela la libertà personale, dicendo che le restrizioni di questa possono essere solo attuate in forza di legge precisa e che comunque queste restrizioni sono sottoposte al controllo della magistratura, oggi, attraverso l'introduzione di questo istituto, la nostra Costituzione, ancora una volta, diventa carta straccia, andando a inserire quella fattispecie - ripeto - che in tempi nefasti veniva chiamata come colpa d'autore, che è totalmente antitetica al nostro diritto penale moderno.
Ma non è solo questo. Vede, Presidente, una fattispecie del genere non è soltanto in contrasto con i nostri principi costituzionali e va ad essere pertanto, molto probabilmente, soggetta a un'analisi più approfondita rispetto alla sua costituzionalità, ma penso anche a delle garanzie a livello europeo, come l'articolo 5 della Convenzione dei diritti dell'uomo, che non ammette restrizioni o fattispecie giuridiche come quella del fermo preventivo della Polizia. E ancora, dato che la previsione normativa riguarda anche il ricorso a questo potere, che noi consegniamo alle Forze dell'ordine, anche in caso di manifestazioni, è chiaro che poi viene da pensare anche a una restrizione o, meglio, a un contrasto rispetto ad altri principi costituzionali, come l'articolo 17 e l'articolo 21 della Costituzione che parlano del diritto del cittadino a potersi riunire e del diritto del cittadino a poter manifestare il proprio pensiero.
Quindi è chiaro e vien da sé considerare che una previsione del genere, che dà alle Forze dell'ordine un potere così ampio, in assenza però di norme che regolano, attraverso delle fattispecie tipiche, il ricorso a questo potere, ci preoccupa e non poco. Non voglio che queste riflessioni siano strumentalizzate come riflessioni che vanno contro le Forze dell'ordine e contro la Polizia.
Noi siamo dell'idea che molte volte inasprire le pene e attuare, realizzare e costruire una fattispecie giuridica che parla alla pancia dei cittadini, che risponde molte volte anche ai fatti di cronaca, ma che non prevede un passaggio essenziale, che è quello del ricorso alla ragione e al raziocinio, possa creare addirittura un aumento dell'insicurezza delle Forze dell'ordine, cioè i nostri uomini e le nostre donne che rischiano con la propria incolumità fisica per garantire la sicurezza a noi cittadini. Inasprire e alzare il livello di scontro con i cittadini paradossalmente crea insicurezza. La sicurezza la creiamo anche mettendo in sicurezza le nostre Forze dell'ordine, magari investendo, ad esempio, qualche soldo in più nella prossima legge di bilancio.
Allora noi, con quest'ordine del giorno, chiediamo di rivedere le conseguenze di una norma del genere, di questa normativa e di questa previsione atipica, ancorandola a dei principi che non sono negoziabili, come la riserva della giurisdizione…
PRESIDENTE. Concluda, per favore.
ARNALDO LOMUTI(M5S). …la tassatività delle norme e la tutela delle libertà personali, come anche quella di manifestare. Crediamo che uno Stato o un Paese, che si ritenga democratico, riesca a mettere insieme sia il diritto alla sicurezza, sia quello di tutelare la libertà personale, sia anche quello di manifestare il proprio pensiero .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Prestipino. Ne ha facoltà.
PATRIZIA PRESTIPINO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Vede come siamo resistenti noi del Partito Democratico, che siamo qui ostinatamente alle 2 di notte a difendere quelli che sono i nostri principi e i nostri valori, di fronte a banchi desolatamente vuoti della maggioranza? Dopo la batosta del referendum la maggioranza ha perso la bussola ma, a quanto pare, non vuole perdere il sonno. Quindi noi siamo qui, discutiamo e parliamo, perché questa è la democrazia e lo scambio democratico. Voi, a forza di inseguire il consenso facile, quello immediato, vi siete persi. Noi, invece, vogliamo procedere con grande senso di responsabilità, affrontando un tema che tocca non solo le corde della sicurezza pubblica, che pure è fondamentale e importante, ma anche i fondamenti del nostro vivere civile e sociale.
Qui vengo al tema dell'ordine del giorno: il Daspo urbano. L'impostazione di questo provvedimento si basa su un approccio emergenziale - ma non è una novità, lo avete fatto sulla complessità dell'emendamento - che tende a risolvere i problemi attraverso misure repressive, piuttosto che preventive e inclusive, termini che connotano la nostra cultura democratica e che sicuramente voi non siete in grado né di comprendere né di apprezzare. È fondamentale che noi riflettiamo su questo aspetto, come è stato detto da tantissimi colleghi dell'opposizione.
Le questioni di marginalità, il disagio abitativo, la vulnerabilità sociale ed economica e le migrazioni non possono essere semplicisticamente ridotte a meri problemi di ordine pubblico. Se continuiamo a guardare questi fenomeni attraverso la lente esclusivamente securitaria, rischiamo di compromettere il tessuto sociale della nostra Nazione e il tessuto sociale è la cosa più preziosa che abbiamo.
La grave estensione delle zone rosse e del Daspo urbano, prevista dal decreto, è una disposizione che desta preoccupazione in chiunque di noi ami e rispetti i valori democratici. Desta preoccupazione perché questa misura, colleghe e colleghi, non amplifica solo il rischio di un'esclusione sociale sistematica, ma potrebbe dar vita a un sistema di controllo che va ad ignorare le reali cause di comportamento di chi delinque. Perché, invece, non vi chiedete con una mano sulla coscienza: come possiamo garantire la sicurezza senza compromettere i diritti di categorie già fragili e vulnerabili? Come possiamo applicare l'adozione di approcci che favoriscano la prevenzione, la mediazione e l'inclusione? Dovrebbe essere questa la priorità di chi governa le nostre comunità.
È in questi ambiti e non nella repressione che possiamo trovare le risposte ai problemi urbani e sociali che ci affliggono. E chi meglio dei sindaci e degli amministratori locali territoriali - lo posso dire con orgoglio di essere stata un amministratore di territorio a Roma - conosce queste problematiche e soffre per l'insicurezza dei propri cittadini e delle proprie comunità? Chi legifera ha il compito di tutelare i diritti di tutti i cittadini e di tutte le cittadine, non solo di quelli che rispondono a determinati standard di comportamento. Dobbiamo chiederci se sia giusto, sensato, persino legittimo estendere misure punitive che possono colpire in modo indiscriminato e che minano il nostro principio di giustizia e di uguaglianza.
Non possiamo combattere l'inefficienza delle politiche sociali e le fragilità del sistema di sicurezza attraverso un'ulteriore militarizzazione delle nostre città con forze militari, appunto, che pure consideriamo utili, perché se c'è una cosa che il Partito Democratico ha sempre detto, con forza e convinzione, è la solidarietà e la gratitudine a tutte le Forze armate, alle quali riconosciamo forza, coraggio e competenza. La risposta deve venire da un'integrazione delle politiche pubbliche che abbracci una visione più ampia e più complessa, in grado di affrontare le cause profonde dei fenomeni criminali, piuttosto che limitarci a punirne le conseguenze a delitto già avvenuto. Ecco perché in quest'ordine del giorno vi chiediamo di sopprimere senza indugi le disposizioni relative all'estensione delle zone rosse, del Daspo urbano e di tracciare, invece, un percorso che conduca a una società più giusta, più equa, più coesa e più solidale e a non rinunciare a questa responsabilità nell'interesse di tutte le cittadine e i cittadini italiani .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Viggiano. Ne ha facoltà.
FRANCESCA VIGGIANO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, in realtà non mi meraviglia e non ci meraviglia il parere contrario espresso sugli ordini del giorno, così come non ci meraviglia poi la conduzione dei lavori d'Aula. Come non ci stupisce il pensiero del Ministro Nordio sull'abuso d'ufficio: oggi ci ha spiegato, ribadendo un concetto a lui evidentemente molto caro, che la tenuità è un concetto ben presente nel nostro ordinamento e, dunque, in fondo un concetto elastico. Non possiamo che prenderne atto perché questo Governo, in effetti, ha una certa dimestichezza con l'elasticità dei concetti: l'urgenza tirata fino a giustificare qualsiasi decreto e la tenuità che diventa persino la misura della gravità dei comportamenti. Insomma, un ordinamento sempre più flessibile, almeno quando serve al Governo, per aggirare i limiti e comprimere il ruolo del Parlamento.
Venendo al merito, peggio del DDL sicurezza c'è solo il DL Sicurezza, per dirla con le camere penali, quelle stesse camere penali che, fino ad un mese fa, erano al vostro fianco in occasione del referendum sulla giustizia, quelle camere penali composte da avvocati che erano e sono intellettualmente liberi, tanto da denunciare a gran voce la sottrazione dell'iniziativa legislativa alla sua ordinaria sede parlamentare: ancora una volta, l'abuso della decretazione d'urgenza nella materia penale. Perseverate con pervicacia nell'abuso della decretazione d'urgenza in quella stessa materia penale di cui avete fatto un vanto per tutta la campagna elettorale. Presidente, però… Presidente, è la sua voce adesso che copre la mia e non è proprio carinissimo in un'Aula semivuota.
Tale modalità di intervento legislativo risulta tanto più inadeguata in quanto non solo adottata in mancanza di ogni profilo di necessità e di urgenza che possa giustificare una simile iniziativa, ma in quanto la stessa viene attuata con riferimento a una serie di norme, già da più parti sottoposte a severe critiche, mentre l'unica sede deputata alla discussione è proprio il Parlamento. Nonostante le modifiche, restano, di fatto, tutte le criticità del pacchetto sicurezza denunciate dall'Unione delle camere penali italiane relative alla inutile introduzione di nuove ipotesi di reato, ai molteplici sproporzionati e ingiustificati aumenti di pena, alla introduzione di aggravanti prive di alcun fondamento razionale, alla criminalizzazione della marginalità e del dissenso e alla introduzione di nuove ostatività per l'applicazione di misure alternative alla detenzione. L'entrata in vigore di tali discusse norme, violative dei principi costituzionali di proporzionalità, ragionevolezza, offensività e tassatività, non farà altro che aumentare la popolazione carceraria, con ulteriore aggravio del fenomeno del sovraffollamento e con il definitivo collasso di strutture oramai allo stremo, come denunciano i quasi quotidiani suicidi, giunti oramai al numero di 26 dall'inizio dell'anno.
Lo diciamo con fermezza: la sottrazione dell'iniziativa legislativa alla sua ordinaria sede parlamentare nasce dalla vostra volontà di interventi ostentatamente simbolici e, come tali, privi di ogni effettiva efficacia e che, ad onta del titolo, nulla hanno a che fare con qualche reale incremento della sicurezza dei cittadini. Questo decreto-legge rappresenta l'ennesimo tassello di una deriva securitaria che trasforma il disagio sociale in una questione di ordine pubblico, calpestando i principi costituzionali di proporzionalità, tassatività e libertà personale.
Siamo di fronte a un diritto penale dell'inimicizia, che mira a colpire la marginalità e a soffocare il dissenso politico attraverso l'uso distorto dello strumento della prevenzione amministrativa. L'uso distorto della prevenzione amministrativa è la cifra anche dell'articolo 6 di questo DL Sicurezza, tanto più distorto quando si analizza il predetto articolo, incentrato sul potenziamento delle iniziative in materia di sicurezza urbana. L'articolo 6, da voi proposto, disciplina il presunto potenziamento delle iniziative in materia di sicurezza urbana. Sarebbe un bene, se non fosse permeato da un becero populismo: si stanziano, infatti, risorse in favore dei comuni attingendo da fondi già stanziati nel 2020 per potenziare i servizi di controllo, aumentando lo stanziamento di risorse per gli straordinari di Polizia locale, e si prevedono le assunzioni stagionali della Polizia locale, prevedendo, appunto, delle misure tampone che, in realtà, non risolvono il problema della sicurezza nelle città, una sicurezza nelle città che rimane ancora a totale carico e sulle spalle dei sindaci.
Ma avete fatto anche di peggio perché, se proprio questo Governo non ha un'idea centrale della sicurezza dei cittadini, non siete riusciti proprio a mettere in campo strumenti adeguati e un sistema normativo aggiornato al complesso contesto sociale, fattori rispetto ai quali l'azione del Governo è ampiamente insufficiente. Abbiamo richiesto l'impegno del Governo di adottare…
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Casu, può evitare, perché già sono stato richiamato dalla sua collega perché sente la mia voce da qui, immagino che la senta ancora di più da là.
FRANCESCA VIGGIANO(PD-IDP). No, non la sentivo quella di Casu, perché evidentemente era solo distratto…
PRESIDENTE. Quella di Casu perché invece è celestiale. Prego, onorevole Viggiano.
FRANCESCA VIGGIANO(PD-IDP). …è flebile quella di Casu.
Appunto, chiedevamo al Governo di adottare ogni iniziativa di competenza utile a prevedere che la disciplina della formazione e dell'aggiornamento professionale della Polizia locale venisse realizzata con la promozione di strutture formative nazionali e interregionali e il coordinamento utile a favorire la formazione e tale aggiornamento professionale fosse integrato per gli operatori di Polizia locale e delle Forze di Polizia.
Mi si consenta, in ultimo, una riflessione urgente, da avvocato, sul novellato articolo 30- con il quale si introduce, da una parte, un premio economico per il rappresentante legale munito di mandato, se il cittadino straniero assistito da questi accetta il rimpatrio volontario e parte effettivamente. Non può essere risolto, non può coprirsi, questo abominio, con il richiamo al Consiglio nazionale forense perché, quando ho studiato all'università, mi hanno insegnato che il mandatario può essere chiunque e, quindi, con questa norma si potrebbe addirittura introdurre un dei migranti, appannaggio di quella criminalità organizzata che, da una parte, noi sentiamo costantemente contrastare ma, che dall'altra parte, questa lotta alla criminalità organizzata non sortisce alcun effetto positivo.
Sicuramente non sarà la misura di un coltello da tenere nella propria tasca o l'articolo 30-, con il suo comma 3-, che è veramente un abominio, a risolvere la problematica della sicurezza nelle città, non saranno sicuramente i fondi del 2020 reinventati per il personale stagionale della Polizia locale. Quello che si chiedeva al Governo Meloni, che ne ha fatto, ripeto, un vanto, era assicurare la sicurezza ai cittadini italiani e di questo decreto-legge, che nasce evidentemente dalla necessità di riportare in quest'Aula uno dei pochi temi cari a questa maggioranza, visto che tutto il resto ormai è diventato unicamente una ed è diventato semplicemente un modo per trascinare in avanti questo Governo, noi non possiamo che dirci assolutamente scontenti e non soltanto per la conduzione di questi lavori d'Aula, che è stata veramente peregrina. È la mia prima notturna in Aula e mi immaginavo che quantomeno ci sarebbe stato…
PRESIDENTE. Concluda, per favore.
FRANCESCA VIGGIANO(PD-IDP). …un dibattito e non sicuramente una discussione sorda che servirà semplicemente a dimostrare, ancora una volta, quanto la tenacia delle opposizioni e del Partito Democratico siano sempre dalla parte delle persone e non ci fermeremo neanche davanti ai banchi vuoti e neanche ai tentativi di tapparci la bocca .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Io credo che fondamentalmente oggi si vada a scrivere una pagina triste per questa democrazia, per quest'Aula, per questo tempio così importante di confronto. Credo che sia surreale e che sia grottesco, per molti versi, arrivare ad approvare, da parte della maggioranza - quindi non in nostro nome, ovviamente -, un decreto, il decreto Sicurezza, che palesemente è incostituzionale, che è palesemente viziato da un tentativo maldestro di corrompere gli avvocati, un tentativo maldestro di richiesta di patrocinio infedele.
Tutto questo è stato riconosciuto dalle opposizioni prima, dal Capo dello Stato, da voi stessi. Da voi stessi e siamo all'assurdo, per certi versi. È un po' come - forse, all'epoca era anche più grave - quando fu deciso da quest'Aula che Ruby era nipote di Mubarak. Insomma, in qualche modo, di fronte a evidenze così consistenti si va avanti. Ma io credo che sia una cosa di una gravità enorme, quindi una pagina veramente triste. Si sta parlando di un decreto che fondamentalmente è un decreto che vive di fatto su un populismo, una demagogia dell'odio, una demagogia della paura, del timore. Si chiama sicurezza, evidentemente in questa logica, ma si fa soltanto del panpenalismo securitario, di fatto.
Siamo all'ennesimo decreto che va in questa direzione. Ricordavamo i , ricordavamo Caivano, ricordavamo tutto quello che ha avuto a che fare con i blocchi stradali, tutti i tentativi anche di sedare il dissenso, di bloccare il dissenso, il dissenso politico. Credo che, da questo punto di vista, anche la Presidente del Consiglio, che dice che era una norma di buonsenso, probabilmente ha perso l'orientamento rispetto alla stessa Costituzione. Io la vedo come un'arroganza politica, una prepotenza istituzionale, anche questa inaudita. In questo decreto si fanno quasi esclusivamente delle operazioni repressive. Guardate, io credo che aumentare i reati, aumentare le pene e muoversi fra questi due poli, dell', per dirla alla Tacito, e l'altro polo, che è quello della psicosi securitaria, sia un po' la cifra di questa maggioranza: dall'indifferenza in cui me ne frego, di fatto, alla forma quasi psichiatrica di attenzione rispetto a questa morbosità assoluta in questo senso.
Vedete, parlare di sicurezza, prima di tutto vuol dire parlare di prevenzione e parlare di prevenzione è agire sulle cause. Parlare di prevenzione vuol dire puntare sull' collettivo, vuol dire sentirsi un tutt'uno, vuol dire puntare sulla famiglia ma sul serio e non sulla famiglia tanto reclamata dai patrioti, ma quella che vive tutti i giorni le piazze e le strade, che può e deve avere un ruolo in questo senso. Vuol dire lavorare sulla scuola.
Allora, perché c'è tanto atteggiamento così rigido, così forte e così pieno di aggressività nei confronti del tema della sicurezza e c'è così poca attenzione alla prevenzione? Io credo che la prevenzione non paghi mai il politico. Il politico è abituato, purtroppo, a ragionare in termini di emergenza. Il politico non riesce a fare un'operazione di prevenzione seria, perché è un conflitto di interessi continuo rispetto a se stesso, rispetto alla propria capacità di fare pubblicità, di fare propaganda. La prevenzione non paga. Se oggi tutti smettessero di fumare si vedrebbero risultati fra 10 anni. Il politico non può aspettare 10 anni, perché deve pensare alle prossime elezioni. E allora, non si fanno gli interventi di prevenzione al rischio idraulico e geoidraulico, non si fanno opere di prevenzione sulla salute, non si fanno opere di prevenzione sul disagio sociale, sul disagio abitativo, su tutta la povertà, su tutto il tema della vulnerabilità e della fragilità, che poi sono le cause che ci portano ad avere minor sicurezza nelle strade e nelle piazze.
C'era modo? C'era modo sì, certo, e ce l'ha insegnato - e fra poco ricorrerà il suo anniversario di nascita - don Milani come si doveva fare. Don Milani aveva delle formule, le potremmo riassumere: “”, motto della scuola di Barbiana, in contrapposizione al “me ne frego” fascista, fatto sulla base di solidarietà, amore, istruzione, attenzione all'ultimo. Dunque, la politica come soluzione collettiva e questo dovrebbe essere un insegnamento per tutti noi, affrontando i problemi insieme; poi, la scuola come atto politico, l'educazione e la formazione delle coscienze, altro che l'addestramento di cui parla Valditara. Uscirne insieme, sortirne insieme è politica - diceva don Milani -, fare da soli è avarizia e io credo che sia questo quello che state facendo e per questo dico che è una pagina orribile .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Perantoni. Lei, onorevole Perantoni, ha ancora tre minuti per il suo intervento. Prego.
MARIO PERANTONI(M5S). Grazie, Presidente. Cercherò di stare sul tema, e cioè il complesso degli ordini del giorno, per evitare di fare una dichiarazione di voto anticipata. E quindi, per questo motivo, vedrò di inquadrare in tre argomenti principali, quelli che mi sono sembrati i più importanti, alcuni ordini del giorno che sono stati presentati dal nostro gruppo.
Gli argomenti principali che sono stati trattati sono quelli dell'assoluta carenza della prevenzione in questo decreto, dell'aggressione nei confronti dei più deboli e anche quello della mancata reintroduzione nel codice di procedura penale di determinate fattispecie di reato, che, quelle sì, incidono veramente sulla sicurezza. E allora, andando molto velocemente, io richiamerei l'ordine del giorno n. 9/2886/59 Sportiello, dove si chiedeva di impegnare il Governo ad adottare le iniziative normative atte a prevedere la sospensione dell'applicazione delle sanzioni nei confronti dei genitori in assenza di percorsi di supporto educativo e sociale. Perché? Perché voi all'articolo 2 che cosa dite? Sotto una rubrica fuorviante, parlate di disposizioni in materia di prevenzione della violenza giovanile. E poi che cosa scrivete? Nel caso in cui taluno dei reati di cui al comma 2 è commesso successivamente all'ammonimento, nei confronti del soggetto che esercita la responsabilità genitoriale sul minore è applicata la sanzione amministrativa pecuniaria da 200 a 1.000 euro. Questa non è prevenzione, questa è normazione, normativa sanzionatoria.
Vi è stato chiesto, da parte del collega De Raho e anche della collega Auriemma, di reintrodurre la procedibilità d'ufficio per alcune fattispecie di reato: il furto con strappo, la violazione di domicilio. È tutto ben esplicitato, le ragioni sono esplicitate nelle relative illustrazioni degli ordini del giorno dei colleghi. Io credo che, in sede di dichiarazione di voto, avremo modo di approfondire il perché - presumo -, personalmente voterò “no” a questo decreto.
L'intervento sul complesso degli ordini del giorno è effettivamente abbastanza complicato. Spero di aver chiarito almeno quei due concetti che ho cercato di esporre .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, un intervento a quest'ora della notte, a nome del gruppo del Partito Democratico, non può che aprirsi con un ringraziamento che noi dobbiamo al personale della Camera ai funzionari, ai commessi e al personale della che anche stasera, stanotte, ogni giorno al nostro fianco, nei lavori in Commissione, rende possibile il nostro lavoro parlamentare. E non dobbiamo dimenticare mai l'importanza del lavoro di queste persone, del lavoro di tutti noi e del ruolo che siamo chiamati a svolgere.
Proprio per questo, anche in momenti di acceso confronto, come possono essere stati quelli che abbiamo vissuto anche questa sera, non dobbiamo dimenticare anche il senso forte della parola, dei valori e dei principi che sono scolpiti in quest'Aula e nella nostra storia.
Ora, io penso che la Costituzione sia importante. Lo ha dimostrato anche la maggioranza degli elettori italiani, che ha scelto nel voto referendario di dimostrare il loro attaccamento a quelli che sono i valori e i principi. Ora mi interrogo e vi interrogo, intervenendo sul complesso delle questioni che noi affrontiamo sui vari ordini del giorno; ci sono anche diversi ordini del giorno che abbiamo affrontato sulla questione dell'articolo 30-, dell'apologia di infedele patrocinio - come è stata definita da alcuni -, da tanti, anche esponenti della maggioranza, ritenuta una norma che ha degli elementi, così come è scritta, di anticostituzionalità, tale da dover richiedere un intervento correttivo immediato e non potere entrare in vigore nemmeno per un minuto.
La cosa che io trovo veramente incredibile che non si possa affrontare in quest'Aula - e invito veramente i parlamentari presenti a pensarci un attimo - è che una volta che questo fatto è stato verificato, conclamato, affermato e certificato, ci sarà un momento nelle prossime ore - mentre noi continueremo qui a spiegare, a chiedere al Parlamento di intervenire e saremmo ancora nelle condizioni di poter intervenire per correggere almeno un errore che è considerato da tutti un errore, tanto che lo stesso Governo vuole correggerlo - in cui saremo chiamati a osservare - e non se ne sta parlando - che il Governo, invece, ha già deciso di fare un decreto-legge - che, per l'articolo 77 della nostra Costituzione, è un atto che dovrebbe, in casi di straordinaria necessità e urgenza, consentire di adottare un atto con forza di legge - per poter correggere un errore che ha già deciso di poter correggere.
Ma in questo caso, il caso di straordinaria necessità e urgenza che il Governo adotterà sarà quello di non poter permettere alla Camera dei deputati di fare il suo lavoro ai sensi di quello che è il ruolo che gli è attribuito dalla Costituzione. Ma noi possiamo immaginare che con un decreto ancora da convertire, con la possibilità di farlo qui alla Camera, non si proceda a emendare ciò che può essere emendato e si è d'accordo tutti sul poterlo emendare, semplicemente perché non è possibile garantire la presenza del Senato nei tempi utili o perché non c'è la volontà politica e il Governo andrà avanti?
E quella delle coperture, che è stata posta rispetto alla soluzione politica, è una questione che non tiene perché non è possibile nascondersi sempre verso la responsabilità di qualcun altro. Bisogna assumersi le proprie responsabilità. Si sta decidendo di non permettere alla Camera di svolgere il suo lavoro ed è per questo che noi, con grande forza, stiamo facendo muro nei confronti di questa forzatura. Ed è una forzatura dietro l'altra, perché nel lavoro in Commissione abbiamo avuto un solo giorno e in quell'unico giorno abbiamo lasciato sul campo 701 votazioni. E poi siamo arrivati in Aula, ci siamo iscritti in discussione generale e venti colleghi non sono potuti intervenire in discussione generale.
Siamo arrivati al momento dell'esame degli ordini del giorno, abbiamo cominciato a discutere gli ordini del giorno e 130 di essi non li abbiamo potuti discutere e adesso ci ritroviamo con la chiamata di una seduta fiume e con la prospettiva di continuare nella giornata di domani, per tutto il tempo che sarà necessario, fino all'ultimo minuto e secondo utile, a esprimere una nostra contrarietà, che è una contrarietà politica su tanti passaggi.
Ci sono anche alcuni passaggi che noi abbiamo riconosciuto essere elementi su cui c'è un'attenzione. I nostri ordini del giorno sono stati costruttivi. Noi abbiamo stimolato, ad esempio, ad andare oltre per quanto riguarda la tutela della sicurezza nel trasporto ferroviario, nel trasporto pubblico locale, raccogliere quelle che sono le richieste dei sindacati, dei lavoratori. Il Governo ha accolto almeno gli impegni, speriamo che ci possano essere atti conseguenti, ma questo lavoro parlamentare voi lo state negando, state negando la possibilità di intervenire nel merito per difendere un'impostazione che, però, è un'impostazione che sta fallendo miseramente nei risultati. E faccio solo un esempio, perché abbiamo poco tempo in questo passaggio, ma poi avremo gli interventi di domani in cui poterlo fare: è quello dei numeri delle Forze dell'ordine. Il numero è stato ricordato anche dalla nostra Segretaria Elly Schlein: dal 2022 al 2025, la Polizia di Stato ha meno 2.000 effettivi. Ma non si può continuare a fare finta che ci siano maggiori risorse e personale, se sono “meno” il numero assoluto di membri e di personale della Polizia di Stato sulle nostre strade in questi tre anni di Governo. Qualcuno si deve assumere la responsabilità del fatto che si sta andando nella direzione sbagliata.
E, da un punto di vista delle coperture, io vi segnalo che è la stessa motivazione con cui sono stati bocciati al Senato, ad esempio, i nostri emendamenti per alcune vertenze che noi seguiamo da tempo e che è inspiegabile che questo Governo stia tradendo. Pongo la questione del concorso dei vice ispettori. Ma noi abbiamo 2.700 idonei vice ispettori, che potrebbero immediatamente svolgere questa funzione che serve nei nostri commissariati e sapete quanto è importante questa funzione. Hanno una graduatoria che scade nell'aprile del 2027 e voi, con questo decreto, avete bocciato i nostri emendamenti, appellandovi all'articolo 81 della Costituzione, dicendo: non ci sono le risorse per poter coprire. Ricordiamo, i vice ispettori sono già in organico nella Polizia, quindi si tratta semplicemente di riconoscergli quella che è la mansione che possono svolgere.
Ma, al tempo stesso, trovate le risorse per bandire nuovi concorsi, quando ancora c'è una graduatoria vigente a cui potreste attingere. E allora le risorse a che cosa servono? Servono a pagare i concorsi o servono a pagare gli agenti?
Io credo che si stiano facendo degli errori gravissimi e l'errore più grave è non ascoltare il Parlamento e non permettere a noi, anche parlamentari di opposizione, di intervenire nel merito, nascondersi dietro un muro ideologico, produrre un decreto Sicurezza dietro l'altro, agendo sempre sulla repressione che non funziona - e lo state dimostrando - e mai sulla prevenzione che serve. E, soprattutto, non dando quella risposta concreta che è l'assunzione di tutti quegli agenti che servono e consentire a tutti i vice ispettori che sono immediatamente disponibili di svolgere la loro funzione.
Avete perso l'ennesima occasione, ma noi continueremo ad opporci con tutte le nostre forze e speriamo veramente che nei mesi che verranno la nostra possibilità di cambiare la direzione del futuro del nostro Paese consenta che quello che avete fatto non rappresenti un precedente e che si possa scrivere presto una storia nuova, anche in questo Parlamento .
PRESIDENTE. Si sono così concluse le dichiarazioni di voto sul complesso degli ordini del giorno.
Secondo quanto precisato dalla Presidenza nella giornata di ieri le votazioni sugli ordini del giorno non avranno luogo prima delle ore 10,30.
PRESIDENTE. Il Presidente del Senato, con lettera in data 22 aprile 2026, ha trasmesso alla Presidenza il seguente disegno di legge, che è stato assegnato, ai sensi dell'articolo 96, comma 1, del Regolamento, in sede referente, alla VI Commissione (Finanze): S. 1845. - “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 18 marzo 2026, n. 33, recante disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi alle crisi dei mercati internazionali” (2890) – .
Il suddetto disegno di legge, ai fini dell'espressione del parere previsto dal comma 1 del predetto articolo 96, è stato altresì assegnato al Comitato per la legislazione.
PRESIDENTE. Comunico che, in data 22 aprile 2026, il Presidente del Consiglio dei ministri ha inviato al Presidente della Camera la seguente lettera: “Onorevole Presidente, Caro Lorenzo, La informo che oggi il Presidente della Repubblica, su mia proposta, sentito il Consiglio dei ministri, ha nominato con proprio decreto: Paolo Barelli, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri; Massimo Dell'Utri, Sottosegretario di Stato al Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale; Alberto Balboni, Sottosegretario di Stato al Ministero della Giustizia; Mara Bizzotto, Sottosegretario di Stato al Ministero delle Imprese e del ; Pietro Cannella, Sottosegretario di Stato al Ministero della Cultura.
I Sottosegretari hanno prestato, in data odierna, giuramento a Palazzo Chigi.
Un cordiale saluto. , Giorgia Meloni”.
Complimenti ai nuovi Sottosegretari.
Colleghi, sospendo la seduta sino alle ore 10,30. A tra poco, la seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa antimeridiana della seduta sono complessivamente 101, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per un richiamo al Regolamento, il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà. Colleghi, prendiamo posto in silenzio. Prego, onorevole Grimaldi. Prego, può iniziare. Nel frattempo i colleghi prendano posto in silenzio. Prego! Cominciamo colleghi. Prego.
MARCO GRIMALDI(AVS). Presidente, conosce questo simbolo ? Voglio il VAR. Voglio il VAR e chiedo che venga stigmatizzato il comportamento del Vicepresidente Rampelli, visto che ci avete tenuto a dire che è una prassi l'articolo 41 del Regolamento perché in qualsiasi momento, sul punto, per la richiesta di una Capigruppo, si può interrompere in qualsiasi momento una dichiarazione di voto. E allora, voglio il VAR.
Ci sono almeno quattro capigruppo, quattro delegati d'Aula che si sono avvicinati durante l'ultimo intervento sulle pregiudiziali di costituzionalità. Parlava un collega; anzi, parlava un collega di Fratelli d'Italia e poi c'era ancora un altro intervento. Ci siamo avvicinati al banco della Presidenza chiedendo una Conferenza dei capigruppo e vi spiego perché. E c'era la collega Braga che interloquiva di sicuro con l'Ufficio di Presidenza, lo vedrete nel VAR. C'era Ricciardi, c'era Zanella. Mi ricordo benissimo che io e Quartini eravamo lì sotto a dire “ordine dei lavori, ordine dei lavori”.
E perché chiedevamo una Conferenza dei presidenti di gruppo? Perché un Ministro si era presentato in Aula non dichiarando esattamente cosa ne sarebbe stato di questo decreto e come sarebbe stato superato il problema di incostituzionalità. Non ha detto in Aula esattamente come avrebbero riscritto il decreto, ma non lo ha neanche annunciato.
E allora noi chiedevamo una Conferenza dei presidenti di gruppo per sapere esattamente come fosse possibile che un'ipotetica maggioranza - perché non sapevamo ancora come sarebbe stato l'esito di quel voto - potesse votare contro l'incostituzionalità e poi ammettere che il decreto è incostituzionale per prevederne uno nuovo. Com'è possibile, Presidente? Con dei capigruppo lì presenti che chiedevano la Conferenza dei presidenti di gruppo e due delegati d'Aula, io e Quartini, lì sotto, che dicevamo “ordine dei lavori, ordine dei lavori!”. Lì, l'interruzione non c'è stata. Non c'è stata. Anzi, addirittura, il Presidente, pur con tumulti in Aula e nonostante le persone lì presenti dicessero “fermi, fermi, fermi”, ha aperto la votazione. Avete aperto la votazione mentre tutto questo non era ancora finito. Quindi, c'era ancora l'altro intervento. Non si può dire che c'erano le votazioni e allora noi stavamo interrompendo le votazioni, perché tutto è successo prima delle votazioni. Guardate quell'immagine. Voglio il VAR!
E vi dico, diversamente, che allora vogliamo la Giunta per il Regolamento, perché quello che ha fatto lei ieri è un precedente. Delle due l'una. Non è possibile che, a distanza di 24 ore, a seconda del Vicepresidente, si interpretino le norme diversamente. Siamo ancora in un regime costituzionale e le ricordo che, se lei dà la parola sull'ordine dei lavori, deve almeno sentire fino alla fine cosa un deputato ha in mente di dire. Lo deve sentire.
Lei ieri mi ha dato la parola e poi me l'ha tolta, così, senza sapere neanche quale fosse la richiesta. Allora, la riconfermo, qua davanti a tutti: vogliamo una Giunta per il Regolamento, perché quello che è avvenuto ieri è un precedente che non ha precedenti. Nemmeno quelli citati dalla Presidenza .
E allora decidete. Decidete come andare avanti. Di sicuro non è possibile pensare che, a distanza di poche ore, a seconda di chi vi chiede la Conferenza dei presidenti di gruppo, il Presidente di turno decida cosa fare della nostra vita e della nostra democrazia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Casu. Prego.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, ora anche il nostro è un richiamo al Regolamento sull'articolo 41. Vado a leggerne il comma 1: “I richiami al Regolamento”... Io, fino a che non c'è silenzio, posso non parlare.
PRESIDENTE. Casu, può parlare, comunque. Prego.
ANDREA CASU(PD-IDP). Io vorrei silenzio, stiamo parlando del nostro Regolamento...
PRESIDENTE. Sì, sì, prego. Onorevole Casu, c'è silenzio. Colleghi, per favore. Lo decido io, però. La prego, può parlare. Prego. Onorevole, Casu, la sto ascoltando bene. Prego.
ANDREA CASU(PD-IDP). Tra le sue facoltà non c'è quella di stabilire se c'è silenzio o non c'è silenzio, quando non c'è silenzio, guardi . L'articolo 41: “I richiami al Regolamento o per l'ordine del giorno o per l'ordine dei lavori o per la posizione della questione o per la priorità delle votazioni hanno la precedenza sulla discussione principale”.
Ora, nella vita democratica di quest'Aula spesso chiamiamo in causa dei precedenti. Li andiamo a cercare - anche stanotte è avvenuto - andando anche molto indietro nella storia, per tentare di capire come la prassi si è sviluppata. Abbiamo anche la difficoltà di dover valutare questi precedenti, anche alla luce dei cambiamenti sul Regolamento. Ci troviamo per la prima volta a vivere alcune situazioni con un nuovo Regolamento. Quindi, è chiaro che è difficile e non sono naturalmente in grado di sapere esattamente quanto sia difficile il suo ruolo come Presidente, così come il ruolo delle persone al suo fianco e quello degli uffici della Camera nell'interpretare regole che cambiano e momenti che cambiano.
Però, dall'esperienza che, come parlamentare, in questa legislatura ho potuto direttamente vivere, le posso assicurare che la percezione che questo articolo 41 venga interpretato in maniera difforme a seconda delle situazioni è una percezione comune. Infatti, molte volte ci sentiamo dire: “Bisogna concludere questa votazione. Si possono affrontare i richiami all'ordine dei lavori solamente dopo questa votazione”.
Altre volte, invece, come abbiamo visto in maniera molto repentina anche nella giornata di ieri, le richieste sull'ordine dei lavori si interpretano come un'assoluta priorità. Ora, noi pensiamo e riteniamo che questo aspetto debba essere chiaramente disciplinato in una maniera univoca, anche perché l'esempio che è stato citato adesso dall'onorevole Grimaldi ci dà l'idea di come, a distanza di pochi giorni, possa essere interpretata in maniera così diversa la richiesta di una Capigruppo, la richiesta di poter avere l'occasione, a quel punto, vista l'assenza della possibilità di avere un confronto - ci sarebbe stata la possibilità di richiedere un intervento per richiamo al Regolamento o sull'ordine dei lavori - di chiedere alla Presidenza di affrontare una richiesta di Capigruppo.
Da un lato, noi abbiamo avuto una Presidenza, la Presidenza Rampelli, che ha chiuso immediatamente la votazione e nel chiudere immediatamente la votazione ha ritenuto che fosse prioritario, necessario, andare a chiudere la votazione. E poi, pochi giorni dopo, un'altra scelta, che invece dice che la priorità era sospendere quella votazione, metterla da un lato e dare la parola a chi invece voleva intervenire sull'ordine dei lavori per fare la stessa richiesta, ossia la richiesta di riunire una Conferenza dei capigruppo dove avere un confronto democratico fra le nostre forze.
Vede, quello che è molto importante chiarire e stabilire è che non può essere che prevalga o non prevalga la richiesta di una Conferenza dei capigruppo, la richiesta sull'ordine dei lavori per avere una Conferenza dei capigruppo, a seconda che a chiederla sia un esponente della maggioranza o dell'opposizione . Perché non può essere che, se a chiedere il confronto in Conferenza di capigruppo è l'opposizione prevale la necessità di concludere la votazione e se, invece, è la maggioranza prevale la necessità di andare in Conferenza dei capigruppo.
Perché le regole, le prassi devono essere interpretate indipendentemente dal fatto che chi si rivolge alla Presidenza in via informale, avvicinandosi, alzando la mano o intervenendo, venga valutato sulla base dell'appartenenza a un gruppo politico o alla maggioranza o all'opposizione politica, rispetto all'operato del Governo. Questo è, a nostro avviso, un aspetto che deve essere chiarito perché apre a interpretazioni molto pericolose e che noi riteniamo assolutamente debbano essere scongiurate .
PRESIDENTE. Onorevole Quartini, sullo stesso argomento, prego.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Anch'io intervengo sul Regolamento, articolo 41. Capisco che siamo in un contesto, chiamiamolo di panico, da parte della maggioranza, perché il pasticcio, la figura cacina che state facendo è davvero ridicola, è davvero particolare. Si sta approvando un decreto incostituzionale, affermato da tutti in quanto tale. L'ha affermato il Presidente della Repubblica, l'avete riconosciuto voi, l'abbiamo denunciato noi. Quindi è evidente che siamo in una situazione di un pasticcio mai visto, però credo, proprio per questo, che sia importante convocare immediatamente la Giunta per il Regolamento, perché è assolutamente intollerabile che la Presidenza, a seconda di chi fa le richieste, decida come procedere . Se la richiesta la fa la maggioranza si interviene subito, si bloccano le votazioni e si convoca la Conferenza dei capigruppo; se la fa l'opposizione, e non la fa in maniera aggressiva (va sotto la Presidenza con i capigruppo e con i delegati d'Aula a chiedere un intervento sull'ordine dei lavori), si procede con la votazione senza consentire nemmeno alle persone che erano lì sotto di poter votare . Credo sia di una gravità incredibile. È una gravità sulla quale dovete assumervi delle responsabilità e l'assunzione di responsabilità, vista l'interpretazione così che state portando avanti, non si può non fare all'interno della Giunta per il Regolamento, Presidente.
Quindi mi associo con forza alla richiesta dell'onorevole Marco Grimaldi .
PRESIDENTE. Dunque, collega Grimaldi, collega Casu e collega Quartini: dividiamo gli ambiti. Per quanto riguarda il fatto più recente, quindi ieri sera: quando ieri sera è stato chiesto dal delegato d'Aula di intervenire sull'ordine dei lavori, al banco della Presidenza era stato chiaramente detto che l'ordine dei lavori era per la richiesta della seduta fiume. Come sapete, la seduta fiume necessita di una votazione entro la mezzanotte da parte della Conferenza dei capigruppo e per questo motivo, avendo io saputo qual era l'oggetto, essendo necessitata la Capigruppo per dare seguito alla seduta fiume, è stata convocata la Capigruppo affinché deliberasse in senso positivo e non contrario rispetto alla richiesta della seduta fiume.
Sull'altra richiesta, di cui ha fatto cenno l'onorevole Grimaldi e poi nei vostri interventi, invece, il Presidente della Camera in sede di Capigruppo ha già riconosciuto la correttezza del comportamento perché non vi era quella situazione che poi invece è stata necessitata rispetto alla richiesta di ieri . Tutto ciò premesso, però, la prossima settimana il Presidente della Camera ha già convocato una Giunta per il Regolamento proprio per dirimere e venire a capo delle questioni che voi avete posto rispetto all'articolo 41 e alle richieste di ordine dei lavori, per il futuro, ovviamente. Grazie, colleghi.
Onorevole Grimaldi, ha chiesto di parlare…? Su cosa? Non c'è dibattito. Scusi, onorevole Grimaldi, se vuole parlare in replica, non c'è replica . No, io ho risposto ciò che ritengo di rispondere rispetto a ciò che a me risulta; poi - ripeto - vi ho notiziato di una Giunta per il Regolamento, se non siete soddisfatti, avete tutti gli strumenti per farlo, ma certamente non adesso perché altrimenti apriamo un dibattito, ma non è questa la sede . Io ho preso atto, dato le risposte, vi ho comunicato della Giunta il Regolamento e che il Presidente della Camera ha già detto ciò che ritiene di fare . Quindi, se è una replica, non la posso accettare e devo andare avanti … Su cosa vuole intervenire? Accendiamo, per favore, il microfono del collega.
MARCO GRIMALDI(AVS). Sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Prego.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Guardi, lei ha parlato di un caso, che è quello della scelta di un Presidente sull'urgenza. Io però le vorrei dire una cosa, che, posto che - se capisco bene - a seconda del Presidente di turno si può decidere l'urgenza o no della convocazione di una Conferenza dei presidenti di gruppo…
PRESIDENTE. Onorevole Grimaldi, sono costretto a toglierle la parola…
MARCO GRIMALDI(AVS). … le sto dicendo un'altra cosa…
PRESIDENTE. … perché lei rientra, mi scusi, su un argomento, sul quale, le ho detto, che le ho dato una risposta che a lei non soddisfa . Mi spiace, però non posso andare avanti con una replica perché non posso aprire un dibattito in Aula su questione sulla quale io ho detto ciò che mi risulta dalla Presidenza e sulla quale ci sarà un seguito nella Giunta per il Regolamento .
PRESIDENTE. Riprendiamo il seguito dell'esame del disegno di legge n. 2886. Ricordo che, prima della sospensione, la fase delle dichiarazioni di voto sul complesso degli ordini del giorno si è conclusa. Ricordo altresì che nella giornata di ieri è stato da ultimo respinto l'ordine del giorno n. 9/2886/14 Soumahoro, mentre l'ordine del giorno n. 9/2886/15 Lacarra è stato accolto dal Governo come favorevole.
Passiamo dunque alle votazioni - in successione e senza ulteriori interventi per dichiarazione di voto - degli ordini del giorno a partire dall'ordine del giorno n. 9/2886/16 Scotto, rispetto al quale il parere del Governo è contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/16 Scotto, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Salutiamo le studentesse, gli studenti e i professori dell'Istituto di istruzione secondaria superiore “Del Prete-Falcone”, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Arrivano da Sava, in provincia di Taranto. Benvenuti alla Camera dei deputati .
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/17 Giachetti sul quale il parere del Governo è contrario. Lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/17 Giachetti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/18 Dori sul quale vi è un invito al ritiro. L'accetta? No. Lo poniamo in votazione. Sottoscrive l'onorevole D'Orso.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/18 Dori, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sull'ordine del giorno n. 9/2886/19 Gadda il parere del Governo è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/20 Bonafe' sul quale il parere è contrario. Lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/20 Bonafe', con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/21 Fossi sul quale il parere è contrario. Lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/21 Fossi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/22 Marino sul quale il parere è contrario. Lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/22 Marino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/23 Ciani sul quale vi è un invito al ritiro. Onorevole Ciani, non l'accetta, lo poniamo allora in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/23 Ciani, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/24 Sarracino sul quale vi è un invito al ritiro. Onorevole Sarracino, non l'accetta, lo poniamo allora in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/24 Sarracino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/25 Amendola sul quale il parere del Governo è contrario. Lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/25 Amendola, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/26 Laus sul quale il parere del Governo è contrario. Lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/26 Laus, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/27 Merola sul quale il parere del Governo è contrario. Lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/27 Merola, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/28 Stefanazzi sul quale il parere del Governo è contrario. Lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/28 Stefanazzi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/29 Tabacci.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/29 Tabacci, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Ha chiesto di parlare l'onorevole Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Mi scusi, Presidente, io intervengo sull'ordine dei lavori per esprimere tutto il mio imbarazzo per lo svolgimento di questa votazione : una votazione che avviene senza dibattito è una mortificazione per i deputati e una mortificazione per il Parlamento .
Presidente, se avessimo avuto dubbi sulla legittimità delle sue decisioni ieri sera, ne abbiamo oggi la conferma, perché le modalità con cui si stanno svolgendo queste votazioni sono davvero la negazione del Parlamento e della democrazia. È una grave mortificazione, Presidente. Esprimo tutto il mio disagio personale, e immagino del mio gruppo parlamentare , per questo modo di concepire i lavori parlamentari, per questo modo di concepire la democrazia: è semplicemente vergognoso !
PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/30 D'Alfonso. Onorevole D'Alfonso, accetta la riformulazione? Colleghi, mi dite se l'onorevole accetta la riformulazione? Non l'accetta, allora il parere è contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/30 D'Alfonso, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/31 Toni Ricciardi, sul quale il parere del Governo è contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/31 Toni Ricciardi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/32 Roggiani, sul quale il parere del Governo è contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/32 Roggiani, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/33 Mancini, sul quale il parere del Governo è contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/33 Mancini, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/34 Lai, sul quale il parere del Governo è contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/34 Lai, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/35 Care', sul quale il parere del Governo è contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/35 Care', con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/36 Viggiano, sul quale il parere del Governo è contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/36 Viggiano, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/37 Peluffo, sul quale il parere del Governo è contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/37 Peluffo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/38 Di Sanzo, sul quale il parere del Governo è contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/38 Di Sanzo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/39 De Micheli, sul quale il parere del Governo è contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/39 De Micheli, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/40 Gnassi, sul quale il parere del Governo è contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/40 Gnassi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/41 Pandolfo, sul quale il parere del Governo è contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/41 Pandolfo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/42 Porta, sul quale il parere del Governo è contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/42 Porta, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/43 Forattini, sul quale il parere del Governo è contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/43 Forattini, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/44 Gribaudo, sul quale il parere del Governo è contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/44 Gribaudo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Ha chiesto di parlare l'onorevole Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Siccome qui stiamo solamente a schiacciare pulsanti, visto che non c'è possibilità di interloquire in nessun modo sugli ordini del giorno e, quindi, c'è una chiusura del dibattito parlamentare, io, però, vorrei far rilevare che - ahimè - il mio pulsantino ogni tanto lampeggia. Quindi, se è possibile, visto che ormai la nostra funzione è ridotta a questo, almeno che si possa votare ! Stiamo qui solamente a schiacciare pulsanti e vorrei che mi fosse consentito di schiacciarli bene .
PRESIDENTE. Certo. Se, per cortesia, possiamo fare in modo che l'apparecchio dell'onorevole Alifano funzioni bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/45 Serracchiani, sul quale il parere del Governo è contrario. Lo sottoscrive intanto l'onorevole D'Orso.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/45 Serracchiani, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/46 Boldrini, c'è un invito al ritiro. Immagino che non venga accolto...
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/46 Boldrini, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/47 Provenzano. Onorevole Provenzano, accetta la riformulazione del Governo? No.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/47 Provenzano, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/48 Di Biase, sul quale il parere del Governo è contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/48 Di Biase, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/49 Cuperlo. Onorevole Cuperlo, c'è un invito al ritiro del suo ordine del giorno: non l'accetta. Lo sottoscrive l'onorevole Grimaldi e tutto il gruppo AVS.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/49 Cuperlo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
L'ordine del giorno n. 9/2886/50 Auriemma è accolto.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/51 Amato, sul quale il parere del Governo è contrario. Lo sottoscrive l'onorevole Quartini.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/51 Amato, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/52 Raffa, sul quale il parere del Governo è contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/52 Raffa, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/53 Caso, sul quale il parere del Governo è contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/53 Caso, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Gli ordini del giorno n. 9/2886/54 Morfino, n. 9/2886/55 Bruno e n. 9/2886/56 Sergio Costa sono stati accolti.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà. Per un richiamo al Regolamento?
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo per un richiamo al Regolamento. Abbiamo ricevuto la convocazione della Giunta per il Regolamento in data mercoledì 29 aprile 2026.
All'ordine del giorno c'è una questione che noi avevamo sollevato già dalla scorsa settimana e, quindi, diamo atto che il Presidente ha accolto questa nostra richiesta, che è relativa all'interpretazione dell'articolo 60 del Regolamento e quindi, conseguentemente, al tema delle sanzioni. Non c'è cenno, nell'ordine del giorno, alle questioni che poc'anzi lei ha sottolineato e che erano state oggetto della richiesta sia del collega Grimaldi sia del collega Casu in riferimento all'articolo 41. È possibile che stiano dentro le comunicazioni del Presidente, però io credo che sia più opportuno, vista l'ufficializzazione da parte sua, che sia modificata la lettera di convocazione, esplicitando nell'oggetto della comunicazione anche l'interpretazione dell'articolo 41.
PRESIDENTE. Onorevole Fornaro, il Presidente ha assicurato che all'interno del punto 3 - quello delle comunicazioni - sono ricomprese tutte le questioni che avete sollevato e sulle quali sta facendo l'approfondimento, anche perché è stato lui, in Conferenza dei presidenti di gruppo, a sottolinearle e ad annunciarle. Quindi, le significo che ciò che lei chiede è nelle comunicazioni all'articolo 3.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Voglio associarmi alle considerazioni che ha fatto l'onorevole Fornaro, perché effettivamente poco fa abbiamo ricevuto la convocazione della Giunta per il Regolamento per mercoledì 29, al termine delle votazioni pomeridiane dell'Aula, però appunto l'oggetto specifica: comunicazioni del Presidente su questioni relative all'interpretazione dell'articolo 60 del Regolamento e all'esame in consultiva dei progetti di legge. Credo che sarebbe opportuno integrare questa convocazione, perché noi abbiamo fatto delle richieste ben precise e non vorremmo che i precedenti che si sono verificati tra ieri e il giorno precedente possano verificarsi nuovamente, anche perché non è chiara quale sia l'interpretazione - come è stato sottolineato prima - rispetto alla possibilità di interrompere dei lavori, cioè se dipenda, appunto, dalla Presidenza di turno, se dipenda da chi fa la richiesta o se ci sia una prassi regolamentare che sia chiara.
In caso contrario, io penso che forse dovremo re-intervenire sul Regolamento, perché è abbastanza assurdo che un episodio che si può essere verificato nel 1996 poi determini come noi lavoriamo oggi, senza poter modificare questa prassi, ovvero che dei casi specifici determinino poi le modalità di gestione dell'Aula a trent'anni di distanza, senza tener conto di situazioni specifiche e oggettive come quelle che si sono verificate , quando appunto il Presidente Rampelli ha messo in votazione le pregiudiziali su un decreto incostituzionale, mentre i capigruppo e i delegati d'Aula stavano chiedendo di poter interrompere quella situazione proprio per verificare se fosse una gestione ordinata, che evidentemente ordinata non era.
Allora, credo che sia importante intervenire immediatamente perché questa convocazione sia aggiornata e perché ci sia data risposta, perché io penso che quest'Aula sia stata già abbastanza umiliata in questi giorni e confido che possa esserci, invece, un prosieguo più democratico e più rispettoso della Costituzione e del nostro Regolamento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole D'Orso. Ne ha facoltà.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente. Nel confermare anch'io che, come componente della Giunta per il Regolamento, ho ricevuto la convocazione per il prossimo mercoledì, do lettura proprio dei punti all'ordine del giorno di quella convocazione: comunicazioni del Presidente su questioni relative all'interpretazione dell'articolo 60 del Regolamento e all'esame in sede consultiva dei progetti di legge. E poi c'è, in effetti, un secondo punto, però che vede una formula assolutamente generica: comunicazioni del Presidente.
Vede, Presidente, il punto è questo: chi va a sedere nella Giunta per il Regolamento è chiaro che deve sapere con esattezza e con precisione le questioni che verranno poste alla sua attenzione, anche prepararsi, fare un'istruttoria e in qualche modo arrivare con una valutazione rispetto alle questioni - ripeto - poste all'ordine del giorno.
Per cui, anche per quanto mi riguarda, chiedo che venga integrata questa convocazione e che venga integrato, in particolare, il secondo punto di questa convocazione, con la specificazione delle questioni di cui alle comunicazioni del Presidente, quindi quella di cui al secondo punto. Infatti, non prendiamoci in giro: così possiamo raccontarci di tutto in quella sede, però le questioni più urgenti mi pare che sono state evidenziate e forse, ancor di più dell'articolo 60, la questione che è esplosa - potremmo dire così - stanotte è quella di cui all'articolo 41, perché si sta stabilendo un precedente, che lei voglia o meno, e quindi bisogna andare a comprendere se il precedente ha un fondamento di legittimità o se c'è stato un problema, un bel corto circuito rispetto all'interpretazione e all'applicazione di quest'articolo e quindi bisogna, in qualche modo, rivedere quantomeno la prassi e quantomeno l'interpretazione e mettere un punto fermo. Infatti, non possiamo richiamare degli episodi sporadici avvenuti - quando? Trent'anni fa? Non mi ricordo neanche quando - nel 1997, mi pare che ci siamo ridotti - e quindi siamo andati indietro nel tempo con la macchina del tempo. Vediamo, invece, di rimanere fermi ai giorni nostri e di mettere dei punti fermi a questo articolo .
PRESIDENTE. Reitero il fatto che, per l'appunto, il Presidente a me ha sottolineato che in quel punto 3 sono ricomprese tutte le questioni. Il Presidente comunque adesso sta seguendo i lavori, quindi se riterrà, come riterrà, di intervenire per dar seguito alle vostre richieste, ce lo farà sapere a breve.
Saluto i giovanissimi studenti e studentesse e i docenti dell'Istituto comprensivo “Giovanni XXIII-Bosco”, di Ostuni, in provincia di Brindisi, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Benvenuti alla Camera dei deputati .
PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/57 Orrico.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/57 Orrico, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/58 Di Lauro.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/58 Di Lauro, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/59 Sportiello.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/59 Sportiello, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/60 Quartini.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/60 Quartini, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/61 Marianna Ricciardi.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/61 Marianna Ricciardi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/62 Barzotti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/62 Barzotti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/63 Tucci.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/63 Tucci, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/64 Aiello.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/64 Aiello, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/65 Carotenuto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/65 Carotenuto, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/66 Caramiello, su cui c'è una proposta di riformulazione.
Onorevole Caramiello, intende accettare la riformulazione proposta dal Governo? No? Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/66 Caramiello, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sull'ordine del giorno n. 9/2886/67 Fede il parere del Governo è favorevole.
Passiamo dunque all'ordine del giorno n. 9/2886/68 Perantoni.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/68 Perantoni, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/69 Lomuti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/69 Lomuti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/70 Iaria.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/70 Iaria, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/71 D'Orso.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/71 D'Orso, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Onorevole Penza, accetta l'accoglimento come raccomandazione del suo ordine del giorno n. 9/2886/72? Sì, l'accetta.
Passiamo dunque all'ordine del giorno n. 9/2886/73 Alifano.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/73 Alifano, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/74 Francesco Silvestri.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/74 Francesco Silvestri, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/75 Carmina, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/76 Ilaria Fontana sul quale il parere del Governo è contrario. Lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/76 Ilaria Fontana, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sull'ordine del giorno n. 9/2886/77 Dell'Olio il parere è favorevole. Sull'ordine del giorno n. 9/2886/78 Cantone il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2886/79 L'Abbate il Governo ha formulato un invito al ritiro. Onorevole L'Abbate accetta? No, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/79 L'Abbate, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/80 Donno sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Intervengo per sottoscrivere quest'ordine del giorno a nome del gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, però vorrei anche fare un intervento sull'ordine dei lavori perché, ieri, durante il mio intervento sul complesso degli ordini del giorno, ho fatto una domanda, a cui non ho avuto risposta, rispetto alla possibilità di chiedere una riformulazione, un accantonamento degli ordini del giorno. Nello specifico, ad esempio, il mio ordine del giorno, il n. 9/2886/111, riguarda le vittime dell'amianto e non mi pare che abbia un approccio di tipo ostativo o comunque critico nei confronti di questo pessimo decreto. Non ho avuto la possibilità di interloquire con la Sottosegretaria Ferro che era presente.
Quindi, volevo chiedere se su questi aspetti possiamo avere dei chiarimenti, visto che questa è una prassi a cui io personalmente non avevo mai partecipato e non so come comportarmi. Volevo un chiarimento da parte della Presidenza rispetto alla possibilità di chiedere al Sottosegretario Molteni una rivalutazione degli ordini del giorno che sono stati presentati e che hanno avuto parere negativo per poter valutare magari una modifica del parere .
PRESIDENTE. Ricordo che siamo sull'ordine del giorno n. 9/2886/80 Donno. Chiedo al Governo se intenda mutare il parere o se il parere rimane intonso. Bene, il parere su quest'ordine del giorno è contrario e viene sottoscritto da tutto il gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e dall'onorevole Gribaudo.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. n. 9/2886/80 Donno, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/81 Ascari sul quale il parere del Governo è contrario. Lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/81 Ascari, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Sottoscrive l'onorevole D'Orso. Revoco l'indizione della votazione. Ha chiesto di parlare l'onorevole D'Orso. Ne ha facoltà.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Presidente, solo per segnalare che il Governo sta bocciando un ordine del giorno che ha lo stesso tema di una proposta di legge a prima firma Varchi che è stata sbandierata ai quattro venti .
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/81 Ascari, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/82 Riccardo Ricciardi sul quale il parere del Governo è contrario. Lo pongo in votazione. Sottoscrive l'onorevole Pavanelli.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/82 Riccardo Ricciardi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Onorevole Gubitosa accetta la riformulazione proposta dal Governo al suo ordine del giorno n. 9/2886/83? No, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/83 Gubitosa, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/84 Giuliano sul quale il parere del Governo è contrario. Lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/84 Giuliano, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/85 Alfonso Colucci sul quale il parere del Governo è contrario. Lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/85 Alfonso Colucci, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/86 Santillo sul quale il parere del Governo è contrario. Lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/86 Santillo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/87 Scerra sul quale il parere del Governo è contrario. Lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/87 Scerra, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/88 Cherchi sul quale il parere del Governo è contrario. Lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/88 Cherchi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/89 Pellegrini sul quale il parere del Governo è contrario. Lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/89 Pellegrini, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
L'ordine del giorno n. 9/2886/90 Torto è accolto. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/91 Cafiero De Raho sul quale il parere del Governo è contrario. Lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/91 Cafiero De Raho, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
L'ordine del giorno n. 9/2886/92 Ferrara è accolto. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/93 Pavanelli sul quale il parere del Governo è contrario. Lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/93 Pavanelli, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
L'ordine del giorno n. 9/2886/94 Cappelletti è accolto.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/95 Appendino sul quale il parere del Governo è contrario. Lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/95 Appendino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sull'ordine del giorno n. 9/2886/96 Baldino c'è un invito al ritiro. Onorevole Baldino? Non lo ritira, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/96 Baldino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/97 Pastorino. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pastorino, mi dica.
LUCA PASTORINO(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Anch'io volevo fare un richiamo al Regolamento e sulla dignità di quest'Aula.
PRESIDENTE. Articolo 8.
LUCA PASTORINO(MISTO-+EUROPA). Riguarda il mio ordine del giorno, ma penso che ne riguardi anche altri. Questo è un ordine del giorno che segue una discussione, che c'è stata, e una risposta che ho avuto qui in Aula durante il dell'11 marzo da parte del Ministro Salvini.
Da questa interlocuzione e dalle garanzie che il Ministro Salvini aveva dato e che potrete trovare sullo stenografico c'era l'inclusione di tutti i lavoratori - stiamo parlando di sicurezza del trasporto pubblico locale - e veniva certificata la situazione che, nella conversione del decreto Sicurezza, ci sarebbe stata attenzione per i lavoratori, per la sicurezza dei lavoratori anche del trasporto pubblico locale, cosa che prima non era chiara, nel senso che si parlava di altre categorie.
Ora, in corso di conversione oggettivamente qualcosa è cambiato, nel senso che le parole “trasporto pubblico locale” sono entrate, ma non è entrato un altro pezzo di lavoratori, quelli che guidano, che direi sono dei lavoratori come gli altri. Quindi, non essendo andata avanti in Senato e non potendo fare modifiche qui alla Camera, mi sono limitato a presentare un ordine del giorno per la parte residua di quel pezzo che il Ministro Salvini aveva garantito a noi tutti, a me e ad altri, in Aula, perché frutto forse di valutazioni che avevano dimenticato un pezzo a suo tempo.
Lo dico perché quello del è uno strumento di sindacato ispettivo che ritengo molto importante, forse il più importante perché viene fatto qui, il mercoledì dalle tre alle quattro, in una situazione comunque di visibilità nazionale e le risposte, secondo me, devono avere un peso e devono avere una conseguenza se poi sono certificate da - mi passi il termine - assiomi che vengono pronunciati in quest'Aula.
Quindi, io chiederei a lei - visto, come si è detto, che mercoledì ci sarà questa riunione, ma anche in altre occasioni, dato anche che dalla prossima legislatura su questo tema ci saranno delle modifiche sul Regolamento - come si pretende da noi, quando facciamo le interrogazioni, di rispettare certi canoni, perché l'ufficio del sindacato ispettivo poi ti viene a richiamare se non usi le parole corrette, la stessa cosa bisogna pretendere dal Governo di turno nel dare risposte che devono essere sul tema. E se poi le risposte contengono degli impegni precisi - qui non stiamo parlando di robe strane, stiamo parlando di una roba molto particolare - almeno che a quelle robe lì si dia seguito, perché diversamente viene svilito non soltanto lo strumento del che, lo ripeto, è una cosa che serve alla maggioranza e alla minoranza, ma è svilito anche il ruolo di questa Camera in un momento in cui c'è visibilità ai cittadini attraverso le emittenti nazionali.
Volevo segnalarlo, perché poi ho trovato nella motivazione del diniego totale del Governo un parere sconcertante da parte del Ministero della Giustizia, manco del MIMIT, che dice che ci deve essere contatto per le aggressioni, cioè non c'è contatto continuo con l'autista mentre si guida. Al riguardo non posso entrare nel merito perché sto facendo un richiamo al Regolamento.
Però, a maggior ragione, con riferimento all'attenzione della maggioranza e della minoranza su ciò che riusciamo a fare qui dentro, dobbiamo pretendere che le risposte del Governo, se lapidarie, abbiano un seguito nelle cose.
PRESIDENTE. Onorevole Casu, prego.
ANDREA CASU(PD-IDP). Intervengo sul medesimo argomento del collega Pastorino, per un richiamo al Regolamento, per segnalare a lei, Presidente e, per suo tramite, ai rappresentanti del Governo che l'ordine del giorno del collega Pastorino su cui il Governo ha dato parere contrario verte sul medesimo argomento dell'ordine del giorno n. 103 a mia prima firma, sul quale il Governo ha espresso parere favorevole sugli impegni, parere favorevole con riformulazione che - lo voglio chiarire in questa sede, perché ancora non c'è stato modo di farlo - intendo accettare, in quanto riteniamo fondamentale dare ascolto alle legittime richieste di intervento dei sindacati del trasporto pubblico locale e dare seguito all'annuncio di 50 milioni di euro per il contrasto degli illeciti sulla rete ferroviaria che inizialmente era stato previsto nel decreto e poi tolto; sono impegni su cui il Governo si è impegnato.
Visto che il collega Pastorino affronta il medesimo argomento - che veramente è nell'interesse delle donne e degli uomini; e vorrei che, in quest'Aula, al di là delle differenze politiche, ringraziassimo tutti le lavoratrici e i lavoratori del trasporto pubblico locale e delle ferrovie; ci possiamo dividere su tutto, ma sulla sicurezza di queste donne e questi uomini che assicurano il diritto alla mobilità il Parlamento dovrebbe esprimersi unitariamente -, visto che il nostro ordine del giorno contiene impegni su cui si è favorevoli, chiedo al Governo per lo meno di riformulare analogamente l'ordine del giorno Pastorino, per rafforzare l'impegno che viene da quest'Aula e avere una consequenzialità tra ciò che viene detto e ciò che viene fatto e per fare in modo che questi impegni vengano assunti. Non si capisce perché norme che valgono per i treni non debbano valere anche per gli autobus.
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il Sottosegretario di Stato per l'Interno Molteni. Ne ha facoltà.
NICOLA MOLTENI,. Presidente, intervengo semplicemente per confermare il parere contrario del Governo sull'ordine del giorno Pastorino. Come è stato correttamente detto dal proponente, il Governo, in sede di conversione del decreto-legge al Senato, si era assunto l'impegno di estendere le tutele previste unicamente per il personale docente, chiamiamolo così, e per il personale ferroviario anche al personale del trasporto pubblico locale, accogliendo proposte bipartisan, di maggioranza e di opposizione, proprio per rafforzare le tutele a fronte delle aggressioni nei confronti degli operatori del trasporto pubblico locale.
L'ordine del giorno affronta un tema sensibile, delicato, all'attenzione da parte del Governo, ma che oggettivamente, per la complessità del tema, non può essere esaurito semplicemente con un ordine del giorno. Invece, l'ordine del giorno presentato dal collega Casu, che ha il parere favorevole del Governo, esclusi gli impegni, tratta un tema completamente diverso rispetto a quello oggetto dell'ordine del giorno del collega Pastorino .
PRESIDENTE. Escluse le premesse, non gli impegni … Non possiamo fare per un dibattito perché altrimenti… Già sul Regolamento siamo andati… Prego.
LUCA PASTORINO(MISTO-+EUROPA). Solo una richiesta, allora. Visto che il Sottosegretario Molteni, sostanzialmente, conferma quello che ho detto - l'ho detto con lo spirito che può animare un tema sensibile, al di là della complessità che non può essere risolta attraverso un ordine del giorno -, almeno una raccomandazione ci stava, e non un parere secco contrario. Mi permetto di dirlo, anche sulla base delle parole che ho ascoltato ora. Diversamente, lo porremo in votazione.
ANTONINO IARIA(M5S). Presidente!
PRESIDENTE. Se è sul Regolamento… Onorevole Iaria, su cosa?
ANTONINO IARIA(M5S). È sul Regolamento, perché vorrei capire se ci sia un nuovo regolamento che permetta di parlare su un tema di un ordine del giorno sui trasporti, che a me interessa, però non parlando dell'ordine del giorno sul tema dei trasporti, che a me interessa, perché il Regolamento cambia ogni tre secondi, quindi, magari, se è cambiato in questi ultimi dieci secondi, e si può intervenire sulla sicurezza dei lavoratori del trasporto pubblico locale sulla sicurezza del lavoratori del trasporto ferroviario, posso intervenire, utilizzando il nuovo regolamento, che ho fatto adesso, che sarà un precedente per i nuovi regolamenti che usciranno la settimana prossima .
PRESIDENTEGrazie. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/97 Pastorino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Sottoscrivono Pavanelli e Carotenuto.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/98 Simiani, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Sottoscrivono D'Orso, Aiello, Provenzano e Carmina.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Onorevole Girelli, accetta la raccomandazione del suo ordine del giorno n. 9/2886/99? No? Prego.
GIAN ANTONIO GIRELLI(PD-IDP). Siccome nell'interlocuzione di ieri con il Governo si era palesata l'ipotesi che la raccomandazione, fatta salva la cancellazione delle premesse, si trasformasse in un parere favorevole sull'ordine del giorno, vorrei avere su ciò una risposta definitiva da parte del Governo.
PRESIDENTE. Sì, probabilmente era il Sottosegretario Molteni. Non so se il Vice Ministro Sisto sia al corrente delle vicende dell'ordine del giorno n. 9/2886/99 o meno. No. Allora, facciamo così, onorevole Girelli: lo accantoniamo e ci torniamo appena arriva il Sottosegretario Molteni, che è in una pausa tecnica.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Desidero sottoscrivere quest'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Quello che abbiamo accantonato?
ALFONSO COLUCCI(M5S). Esatto.
PRESIDENTE. Va bene. Ha chiesto di parlare l'onorevole Auriemma. Ne ha facoltà.
CARMELA AURIEMMA(M5S). Con il consenso del collega, chiedo se sia possibile sottoscrivere.
PRESIDENTE. Va bene, ma per le sottoscrizioni è sufficiente alzare la mano o venire al banco. Sottoscrive anche l'onorevole Silvestri.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/100 Graziano.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/100 Graziano, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/101 Romeo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/102 Scarpa, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sull'ordine del giorno n. 9/2886/103, l'onorevole Casu ha accettato la riformulazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/104 De Luca, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/105 Barbagallo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/106 Filippin, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Onorevole Andrea Rossi, accetta la riformulazione del Governo del suo ordine del giorno n. 9/2886/107? Sì. Onorevole Mauri accetta la riformulazione del Governo del suo ordine del giorno n. 9/2886/108? No.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/108, Mauri, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/109 Zanella, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Salutiamo un'altra classe sempre dell'Istituto comprensivo “Giovanni XXIII-Bosco”, di Ostuni, in provincia di Brindisi, che assiste ai nostri lavori dalle tribune; ragazzi, benvenuti alla Camera dei deputati . Che gentili, grazie, accomodatevi.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/110 Fratoianni.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/110 Fratoianni, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/111 Ghirra. Onorevole Ghirra, Prego.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Presidente, chiedo se sia possibile accantonare anche l'ordine del giorno n. 9/2886/111, vista l'assenza del Sottosegretario Molteni o se il Vice Ministro Sisto possa intervenire visto che... Ieri sottolineavo l'importanza di quest'ordine del giorno che riguarda i familiari delle vittime di amianto, ammalatisi sul luogo di lavoro, evidenziando anche la latenza di questa malattia che viene portata nelle case in maniera inconsapevole e che ha determinato moltissime vittime.
PRESIDENTE. Allora, siamo all'ordine del giorno n. 9/2886/111 Ghirra, Sottosegretario Molteni, sul quale c'è un'altra richiesta di accantonamento. Però, facciamo così, onorevole Ghirra, sennò non andiamo avanti. Intanto loro studiano. Aspetti, onorevole Gribaudo… sì, c'è, ma deve fare altro. Facciamo così, intanto lo accantoniamo, così lui riflette. L'ordine del giorno n. 9/2886/111 Ghirra è legato alle malattie dell'amianto. Chiede di accantonare l'ordine del giorno n. 9/2886/111 Ghirra o di votare? Sì, adesso lo sottoscrivono. Un attimo solo, sennò non capisco. A uno ad uno. Prego, Sottosegretario. Sull'ordine del giorno n. 9/2886/111 Ghirra, il parere rimane contrario.
Dunque, pongo in votazione l'ordine del giorno n. 9/2886/111 Ghirra, che è sottoscritto dal gruppo del Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e da tutto il gruppo MoVimento 5 Stelle… Onorevole Pavanelli, lei vuole intervenire? Su cosa? Prego.
EMMA PAVANELLI(M5S). Presidente, sull'ordine dei lavori. Allora, sono già due volte che alzo la mano per chiedere di poter sottoscrivere un ordine del giorno di qualche collega, perché, in teoria, visto che stiamo trattando ordini del giorno di colleghi di altri gruppi parlamentari, solitamente si chiede, appunto, il permesso ai colleghi e loro dovrebbero dare il consenso. Allora, per ben due volte, Presidente, non ho potuto sottoscrivere un ordine del giorno di un collega, prima del Partito Democratico, ora di AVS. Ebbene, io credo che in questo momento la Presidenza e la maggioranza stiano forzando la mano un pochino troppo. La nostra funzione qui dentro non è fare i “pigia-bottoni”. Noi sappiamo che alla maggioranza piace farlo perché, di fatto, da quattro anni, fate solo quello, tant'è che non difendete nessun decreto tantomeno questo che è incostituzionale.
Io credo che la Presidenza di questa Camera stia forzando un pochino troppo il Regolamento. Non ci sta dando la possibilità di discutere, di sottoscrivere gli ordini del giorno. Non abbiamo potuto discutere in Commissione . Non abbiamo potuto discutere i nostri emendamenti. La discussione è stata tagliata. Poi, questa notte avete deciso di fare una seduta fiume, in cui, di fatto, la maggioranza è andata a dormire , perché ovviamente non avevano nessun interesse a rispondere o discutere circa i nostri ordini del giorno...
PRESIDENTE. Onorevole Pavanelli, va bene, ma siccome è sull'ordine dei lavori...
EMMA PAVANELLI(M5S). Ora chiediamo di poter avere un minimo di decenza, di poter sottoscrivere un ordine del giorno dei colleghi, e nemmeno quello, perché avete fretta. Allora, cari colleghi, questo è il nostro luogo dove lavoriamo, dove discutiamo. Questo è il Parlamento .
PRESIDENTE. Chiaro. Onorevole Pavanelli, dunque, sulla sottoscrizione...
EMMA PAVANELLI(M5S). Finisco solo una cosa, Presidente.
PRESIDENTE. Prego.
EMMA PAVANELLI(M5S). Se il nostro ruolo è uscire da qui e non essere più presenti, per fare comodo a voi, a questa maggioranza di destra, che vorrebbe soltanto poter decidere con un senza che noi possiamo parlare in quest'Aula è un'indecenza ! Questa è ancora una democrazia! E abbiamo ogni diritto, Presidente, non solo di intervenire, ma anche di alzare la mano e chiedere, con cortesia, a un collega di poter sottoscrivere un ordine del giorno. E quel collega deve avere il diritto di rifiutare o accettare questa sottoscrizione .
PRESIDENTE. Onorevole Pavanelli, va bene. Proprio pochi secondi fa, prima del suo intervento, avevamo appena accolto una richiesta di sottoscrizione. Mi può cortesemente dire quali sono gli ordini del giorno che lei non è riuscita a sottoscrivere? Prego. Onorevole Pavanelli, le ripeto, la domanda è: quali sono gli ordini del giorno che non è riuscita a sottoscrivere?
EMMA PAVANELLI(M5S). Chiedo di sottoscrivere gli ordini del giorno n. 9/2886/108 Mauri, n. 9/2886/109 Zanella e n. 9/2886/110 Fratoianni.
PRESIDENTE. Siamo arrivati là. Aspetti un attimo. Siamo arrivati qua.
EMMA PAVANELLI(M5S). Chiedo...
PRESIDENTE. No, no, aspetti, siccome siamo arrivati all'ordine del giorno n. 9/2886/110 Fratoianni, quando arriviamo avanti poi... Però, le sottoscrizioni si possono fare al banco della Presidenza, si possono anche fare dopo che sono stati votati. Se c'è qualcuno … fatemi parlare, però, abbiate pazienza, sennò è inutile. Mi ha fatto una domanda e le sto dando una risposta. Quando io chiedo e dico, per esempio, “Pavanelli sottoscrive l'ordine del giorno”, se il proponente ha un'obiezione, alza la mano e dice “non voglio che lo sottoscrive”. Quindi, lei sottoscrive legittimamente questi ordini del giorno. Noi ne prendiamo atto. Se ci fossero ulteriori richieste, quando il Presidente dice “sottoscrive l'onorevole Colucci, sottoscrive chiunque altro collega”, il proponente che ascolta dice “no”, a quel punto non lo sottoscrive. E, comunque, si possono fare anche dopo le sottoscrizioni che abbiamo sempre detto ... è chiaro, onorevole Pavanelli, però... Prego.
EMMA PAVANELLI(M5S). Presidente, allora, prima dice che possiamo chiedere di sottoscrivere e i colleghi possono rifiutare. Ovviamente, parlando di ordini del giorno di altri gruppi parlamentari. Se io vengo al banco della Presidenza per chiedere di sottoscrivere o, successivamente, dopo che abbiamo finito di votare, è del tutto evidente che è all'insaputa del collega. Come fa il collega a rifiutare o ad accettare ? Allora, c'è evidentemente un problema procedurale, visto che questa Presidenza dà per assunto che i colleghi siano d'accordo. Magari un collega non vuole che il suo ordine del giorno venga sottoscritto dalla sottoscritta e lo vuole motivare o, magari, non vuole che venga sottoscritto da una collega del MoVimento 5 Stelle.
PRESIDENTE. Chiarissimo.
EMMA PAVANELLI(M5S). Queste sono scelte personali di ogni parlamentare. Di nuovo, Presidente, state togliendo un diritto ad ogni parlamentare di svolgere la propria funzione.
PRESIDENTE. La ringrazio.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/111 Ghirra, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/112 Piccolotti, sul quale il parere del Governo è contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/112 Piccolotti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
L'ordine del giorno n. 9/2886/113 Mari è accolto.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/114 Zaratti, sul quale il parere del Governo è contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/114 Zaratti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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L'onorevole Pavanelli sottoscrive l'ordine del giorno.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/115 Bonelli, sul quale il parere del Governo è contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/115 Bonelli, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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L'onorevole Pavanelli sottoscrive l'ordine del giorno.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
L'ordine del giorno n. 9/2886/116 Borrelli è accolto.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/117 Fornaro, sul quale il parere del Governo è contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/117 Fornaro, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/118 Madia, sul quale il parere del Governo è contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/118 Madia, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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L'onorevole Ciani sottoscrive l'ordine del giorno.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/119 Malavasi, sul quale il parere del Governo è contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/119 Malavasi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/120 Prestipino.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/120 Prestipino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/121 Bonetti. Onorevole Bonetti, c'è un invito al ritiro.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/121 Bonetti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Onorevole Iaria, non riesce a votare o vuole sottoscrivere, che vuole fare?
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Ha chiesto di parlare, sul Regolamento, l'onorevole Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie, Presidente. Ho trovato un precedente del giugno 1921, dove c'era un ordine del giorno proprio rivolto alla Presidenza della Camera che diceva di affidare alla Presidenza il compito di assicurare il pieno rispetto dell'esercizio del mandato legislativo. Visto che non era una protesta episodica, ma segnava che il problema era strutturale nel 1921, non vorrei che adesso si ripetesse. Quindi, se questo precedente vale come gli altri, a me sembra chiaro che quello che stiamo facendo oggi…
PRESIDENTE. Non c'era la Repubblica...
ANTONINO IARIA(M5S). …è tutto sbagliato. Quindi, quando valutiamo i precedenti… adesso cercherò tutti quelli dal 1861 in poi e vediamo un po' quale sarà il miglior precedente da utilizzare oggi in Aula .
PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/122 Ghio.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/122 Ghio, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/123 Braga.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/123 Braga, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Sottoscrive l'onorevole Pavanelli, onorevole Braga. Anche l'onorevole Casu sottoscrive.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/124 Ascani. Presidente Ascani, accetta la riformulazione? No. L'onorevole Pavanelli sottoscrive.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/124 Ascani, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/125 Stumpo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/125 Stumpo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Sottoscrive l'onorevole Perantoni.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Allora, aggiustiamo per favore il terminale dell'onorevole Perantoni. Annotiamo il suo voto che, in questo caso, era favorevole. Ci mancherebbe.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/126 Ferrari.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/126 Ferrari, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Ha chiesto di parlare, per richiamo al Regolamento, l'onorevole Magi. Ne ha facoltà.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Sull'articolo 49 del Regolamento. A me sembra evidente che la dotazione tecnica che noi abbiamo per esercitare il voto, attraverso il voto elettronico, non sia compatibile con le decisioni che voi avete preso in base al nuovo Regolamento, perché accade più o meno ogni tre voti che ci sia qualche collega che non riesce a votare ed è necessario l'intervento di un tecnico.
Tra l'altro comincia a esserci anche un problema di tipo manuale, perché il ritmo è talmente… sì, proprio vede anche la gestualità del pianista. Il ritmo è talmente avanzato nelle votazioni che non è solo una mortificazione per quest'Aula. Infatti è di tutta evidenza che noi abbiamo svolto e tutti i colleghi hanno svolto questa notte le dichiarazioni di voto in un'Aula vuota, deserta perché - come abbiamo detto ieri -la maggioranza e il Governo hanno utilizzato la seduta fiume per scappare dal Parlamento. Oggi sono tutti presenti a vedere questa attività manuale che noi compiamo.
A questo punto, io proporrò anche una riforma costituzionale, nella quale chiederò di sostituire alla parola “Parlamento” nella Costituzione italiana la parola “schiacciamento”, e spero di avere le firme di tutti quanti i gruppi , perché penso che, a questo punto, i nomi debbano corrispondere alle cose, anche a quello che sono diventate le istituzioni della Repubblica.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per richiamo al Regolamento, l'onorevole Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Io mi collego all'intervento dell'onorevole Magi, perché recentemente ci siamo confrontati su un articolo del nostro Regolamento che prevede l'istituto della controprova, laddove si verifichino problematiche tecniche nell'ambito delle votazioni.
Riteniamo che, anche alla luce degli interventi e delle problematiche tecniche avvenute, possa essere questa l'occasione anche per potere eventualmente sperimentare le potenzialità del nostro Regolamento. Quindi ricordo all'onorevole Magi e ai colleghi che, se si dovessero rendere conto che nell'ambito delle votazioni c'è stato un problema tecnico che non ha consentito di completare il voto, il nostro Regolamento prevede un istituto che richiede che, prima del momento in cui lei chiude la votazione, se viene richiesta, possa avvenire una controprova della votazione che ne validi effettivamente il risultato. Non so se ci sono stati precedenti, ma a quel che mi risulta fa ancora parte del nostro Regolamento.
Se dovessero verificarsi ulteriori problemi tecnici, penso che questa occasione… Chiaramente i tempi molto concitati e veloci della guida della sua Presidenza rendono più difficoltoso, da parte nostra, esercitare la possibilità in tempo utile di richiedere la controprova. Quindi, forse, sarebbe utile che magari nell'ambito della chiusura delle votazioni, ci fosse qualche secondo per darci la possibilità, laddove verificassimo che c'è stato un problema tecnico, di segnalarlo, richiamare il Regolamento e ottenere la controprova. Diciamo, se c'è questa possibilità e volontà da parte della Presidenza, secondo me ciò renderebbe più semplici i nostri lavori, evitando poi che ci possano essere equivoci sul fatto che, magari, la controprova venga richiesta troppo tardi rispetto alla conclusione delle operazioni di voto.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sullo stesso argomento, l'onorevole D'Orso. Ne ha facoltà.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo sempre sull'ordine dei lavori, in realtà, per chiedere di cadenzare delle brevissime pause tecniche ogni tanto. Infatti io non so voi, però, pur alternando le mani, insomma, quindi le braccia visto il ritmo convulso delle votazioni, insomma c'è un risentimento lungo il braccio, addirittura fino alla cervicale. Non so se lo accusate anche voi, per cui, secondo me, ogni tanto fermarci e lasciar riposare gli arti sarebbe una cosa buona e giusta .
Poi concludo dicendo che io non pensavo bisognasse fare un allenamento fisico per sedere nei banchi del Parlamento. Io pensavo che questo fosse un luogo dove, in qualche modo, si sviluppasse un'attività intellettuale. Però, ecco, evidentemente qua si è buoni non tanto per esercitare un'attività intellettuale, perché non ci sono contraddittori che ci rispondono sull'attività intellettuale, ma evidentemente abbiamo bisogno della palestra . E io mi scuso, perché ho passato più tempo nell'attività intellettuale per sedere tra questi banchi e non in palestra, perché dobbiamo irrobustire le spalle, le braccia, i polsi…
PRESIDENTE. Chiarissimo.
VALENTINA D'ORSO(M5S). … le mani, per potere dare seguito a questo ritmo convulso di votazioni. Quindi chiedo di tenere in considerazione, per la nostra salute fisica, questo tipo di richiesta .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ruffino, sempre sul Regolamento. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Penso che quest'Aula debba riuscire a essere consapevole di ciò che è. È vero che ci sono delle votazioni, è vero che c'è il tempo, ma io penso agli operai alla catena di montaggio . No, no. Questo è un aspetto. Abbiate pazienza, ci deve essere un limite e, secondo me, questo limite non deve essere superato.
PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno n. n. 9/2886/127 Morassut.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/127 Morassut, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/128 Guerra.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/128 Guerra, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/129 Quartapelle Procopio sul quale il parere è contrario. Lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/129 Quartapelle Procopio, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/130 Fassino sul quale il parere è contrario. Lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/130 Fassino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/131 De Maria sul quale il parere è contrario. Lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/131 De Maria, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/132 Rosato sul quale il parere è contrario. Lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/132 Rosato, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/133 Onori sul quale il parere è contrario. Lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/133 Onori, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
L'ordine del giorno n. 9/2886/134 Richetti è accolto.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/135 Pastorella sul quale il parere è contrario. Lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/135 Pastorella, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
L'ordine del giorno n. 9/2886/136 Ruffino è accolto. L'ordine del giorno n. 9/2886/137 Sottanelli è accolto.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/138 Benzoni, su cui vi è parere favorevole previa riformulazione. Onorevole Benzoni accetta la riformulazione? No. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/138 Benzoni, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
L'ordine del giorno n. 9/2886/139 Grippo è accolto.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/140 D'Alessio sul quale il parere è contrario. Lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/140 D'Alessio, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
L'ordine del giorno n. 9/2886/141 Bellomo è accolto.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/142 Gianassi sul quale il parere è contrario. Lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/142 Gianassi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/143 Grimaldi sul quale il parere è contrario. Lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/143 Grimaldi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/144 Faraone sul quale il parere è contrario. Lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/144 Faraone, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/145 Del Barba sul quale il parere è contrario. Lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/145 Del Barba, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
L'ordine del giorno n. 9/2886/146 Carfagna è accolto.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/147 Boschi, su cui vi è un invito al ritiro. Onorevole Boschi, no, non lo ritira. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2886/147 Boschi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2886/148 Bonifazi, su cui vi è parere favorevole previa riformulazione. Accetta la riformulazione? Sì, l'accetta.
Dunque, a questo punto, torniamo indietro all'ordine del giorno precedentemente accantonato. Onorevole Molteni, siamo sull'ordine del giorno n. 9/2886/99 Girelli. È l'ultimo rimasto: se ci dà l'interpretazione autentica su quest'ordine del giorno, per favore. Prego.
NICOLA MOLTENI,. Confermo il parere, Presidente.
PRESIDENTE. Qui è proposta una raccomandazione all'onorevole Girelli. Quindi è rimasto così com'era. Onorevole Girelli la accetta? Va bene, grazie collega.
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale. In proposito ricordo che, come già comunicato in sede di Conferenza dei presidenti di gruppi, nonché nella giornata di ieri, la votazione finale non potrà avere luogo prima delle ore 11,30 di domani, venerdì 24 aprile.
Prima di dare la parola al primo iscritto a parlare, preciso che la Presidenza procederà dapprima ad un primo giro di interventi in ordine crescente dei deputati appartenenti a ciascun gruppo che intendono intervenire in questa fase; successivamente, considerato l'elevato numero di deputati iscritti a parlare, la Presidenza seguirà l'ordine di iscrizione assicurando, per quanto possibile, l'alternanza tra i gruppi in questo senso, inserendo eventuali ulteriori interventi di deputati appartenenti a gruppi diversi, in linea con la prassi seguita nelle sedute fiume.
Saluto le studentesse, gli studenti e gli insegnanti dell'Istituto scolastico superiore “8 Marzo-K. Lorenz”, da Mirano, in provincia di Venezia, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
Ha chiesto di parlare il deputato Soumahoro. Ne ha facoltà.
Per cortesia facciamo silenzio, soprattutto chi deve lasciare l'Aula. Onorevole Giachetti, non riesce a parlare l'onorevole Soumahoro.
Prego, onorevole.
ABOUBAKAR SOUMAHORO(MISTO). Grazie, Presidente. Sono ormai quattro anni che in quest'Aula sostengo che i processi migratori dei nostri tempi, e soprattutto in questi tempi storici, non si governano né con la propaganda né con il dogmatismo, ma con la sicurezza economica, perché senza sicurezza economica non c'è libertà. È proprio la sicurezza economica ciò che interessa oggi più che mai sia ai candidati all'immigrazione sia ai nostri concittadini italiani e chi vive sul territorio italiano. A proposito di sicurezza economica, mi riferisco, Presidente, alla capacità dello Stato di creare le condizioni per garantire coesione, stabilità e crescita economica alle persone che vivono sul territorio dello Stato.
In questo ennesimo decreto - che definirei Insicurezza - manca ogni riferimento alla politica di sicurezza economica, perché è l'insicurezza delle italiane e degli italiani, l'insicurezza di chi vive in Italia, che oggi è la vera paura, perché incarna l'insicurezza reale e sostanziale. Come del resto manca in questo decreto Insicurezza la capacità di dare risposte al tema dell'insicurezza economica legata al costo della vita. Costo della vita che stanno affrontando famiglie, imprese, lavoratrici e lavoratori, titolari di partita IVA, pensionati, lavapiatti, lavoratrici e lavoratori domestici, disoccupati, precari e, più in generale, l'intero mondo del lavoro impoverito.
Presidente, per quanto riguarda invece il versante dei processi migratori, è da constatare che, all'interno di questo ennesimo decreto - che battezzo decreto Insicurezza -, manca ogni proposta concreta, capace di garantire il diritto di restare, migrare e rientrare. Così, anziché lavorare per creare le basi economiche che rendono effettivo questo diritto, si è scelto di andare avanti con la politica dell'inimicizia, con la politica della caccia alle streghe, con la politica della costruzione sociale del nemico pubblico di turno, con la politica dell'odio come essenza del veicolo politico. Tutto questo ha portato a una concezione illusoria dell'alterità e della migrazione, quando, in realtà, la migrazione e l'alterità sono parti integranti della storia umana.
Questi sono gli elementi alla base delle scelte politiche portate avanti da questo Governo da oltre tre anni e mezzo: una scelta politica che annebbia la vista, dal punto di vista politico, una scelta politica che crea le barriere per l'incapacità di osservare i fenomeni, i processi che si generano sia fuori dal nostro Paese che all'interno del Paese. E portando avanti la politica dell'inimicizia, il Governo si è costruito il nemico interno e il nemico esterno.
Il nemico interno sono le persone portatrici di bisogni sociali. Il nemico interno è chi manifesta un dissenso politico; il nemico interno è chi manifesta un malessere sociale, che parte dallo scollamento economico e socioculturale che sta vivendo gran parte delle nostre concittadine e gran parte dei nostri concittadini. Il nemico esterno sono i migranti che riflettono, poi, la scelta di condizioni materiali ed economiche che hanno portato e portano all'impoverimento, portando quindi le persone a non dover più scegliere se restare o migrare: quelle medesime condizioni socioeconomiche che hanno portato gran parte dei nostri giovani, italianissimi, a migrare verso altri Paesi e, in particolar modo, mi riferisco ai Paesi dell'Europa del Nord, per non parlare degli Stati Uniti, e via dicendo.
Presidente, siamo qui davanti all'ennesimo svuotamento della capacità di chi governa di osservare, ascoltare, accogliere quelle che sono le istanze sociali, per non parlare del malessere che vive gran parte del mondo del lavoro. Qui occorre parlare di soluzioni, ma parlare di soluzioni vuol dire declinare soluzioni concrete, capaci di garantire la sicurezza economica ai nostri concittadini, a chi vive sul territorio italiano, al contempo promuovendo politiche capaci di attrarre investimenti nel nostro Paese o, comunque, investimenti nei Paesi di origine, se non di transito, dei migranti. Ciò significa accompagnare le imprese italiane, tutto quel tessuto delle piccole e medie imprese italiane oggi in difficoltà alla luce anche della crisi che stiamo vivendo dopo l'attacco israelo-americano contro l'Iran.
E per questo motivo, Presidente, direi che occorre attrarre investimenti in queste aree, soprattutto a partire dai dati macroeconomici di quei Paesi che oggi manifestano un tasso di prospettiva di crescita più consistente rispetto al nostro. E qui c'è l'Africa, per fare un esempio, a partire da questi elementi, che può diventare, per come ho sempre ricordato in quest'Aula, la prossimità geografica. E anche per tante altre variabili, oggi il nostro Paese non può non tenere in considerazione questo.
Un'altra soluzione riguarda il tema di potenziare l'ingresso nel nostro Paese di portatori di capitali economici, al fine di favorire investimenti strategici e ad alto impatto economico-occupazionale. Questo era stato stanotte anche l'oggetto di un ordine del giorno che ho presentato, ma il Governo, come ho ricordato, essendosi legato mani e piedi a causa della propria politica di propaganda, oggi è incapace di ammettere la realtà: che quello che per anni è stato descritto come pericolo, in realtà è parte della soluzione per il nostro Paese.
Presidente, non vi è alcuna traccia di tutte queste proposte - andando a concludere - all'interno di questo provvedimento, ragione per cui voterò “no”, per dire “no” alla politica della propaganda, per dire “no” al dogmatismo propagandistico, per dire “no” alla politica dell'inimicizia, per dire “no” alla politica della caccia alle streghe, per dire “no” alla politica che declina quella deriva che in qualche modo richiama ciò che all'epoca veniva messo al centro anche di quello che ha rappresentato, in altre epoche, un periodo buio in Sudafrica. Non sto dicendo che in Italia c'è l', Presidente, ma sto dicendo: stiamo molto attenti, perché, dopo aver fatto la caccia alle streghe che provengono da fuori, daremo la caccia ai nostri bisognosi.
Concludo, citando queste parole a tal riguardo, dicendo che “la libertà senza giustizia sociale può essere anche una conquista vana, si può considerare veramente libero un uomo che ha fame? Che è nella miseria? Che non ha un lavoro? Che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli, educarli?”. Questo non è un uomo libero, Presidente, ricordava Sandro Pertini.
Per questo voterò “no”, per dire “no”, all'oscurantismo politico e ideologico di questo Governo .
PRESIDENTE. Salutiamo un'altra classe - avete oggi lasciato sostanzialmente vuota la scuola - dell'Istituto comprensivo “Giovanni XXIII - Bosco”, di Ostuni, in provincia di Brindisi, che assistono ai nostri lavori dalle tribune . Benvenuti anche a voi, dopo i vostri amici, colleghi, della stessa scuola. Benvenuti alla Camera dei deputati.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Magi. Ne ha facoltà.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. La discussione di questo provvedimento ha avuto un'evoluzione particolare, molto significativa. Abbiamo cominciato a discutere - devo dire, per il pochissimo tempo in cui ci è stato consentito farlo in Commissione - di un provvedimento che dovrebbe riguardare il tema della sicurezza, ma questo Governo ha inteso declinarlo tutto in una chiave propagandistica.
Da vero autentico imprenditore della paura quale è, questo Governo ha un'idea della sicurezza che corrisponde all'aumento dei reati, all'aumento delle pene, alla repressione e che non è mai attenta ai veri risultati di questi interventi. Dico non è attenta ai risultati, perché non siamo di fronte al primo provvedimento con queste caratteristiche, ma si tratta di una serie di provvedimenti che il Governo ha messo in campo che hanno visto lievitare il numero di reati, aumentare il numero delle pene nel nostro codice penale. E c'è una particolarità: oggi noi vediamo qui il Vice Ministro della Giustizia Sisto in occasione delle dichiarazioni di voto finale, ma in tutto l'iter del provvedimento non c'è mai stato nessun rappresentante del Ministero della Giustizia.
Abbiamo sempre avuto Sottosegretari per l'Interno e il Ministro dell'Interno per una brevissima fase della discussione in Aula, l'altro giorno. Questo è molto significativo perché, in un provvedimento nel quale si va a modificare il codice penale, si vanno ad introdurre norme penali, lo si è fatto per impulso del Ministero dell'Interno. Questa è una cosa che non può non preoccupare chi ha un'idea del diritto, dello Stato di diritto, delle garanzie, della tutela delle garanzie dei cittadini prima di tutto. Vice Ministro Sisto, siamo di fronte a un Governo di polizia, in cui il Ministro dell'Interno vede ampliarsi, lievitare i propri compiti, le proprie competenze e propone e porta avanti delle modifiche del codice penale, senza che il Ministro della Giustizia neanche sappia che cosa si sta facendo.
Abbiamo avuto - lo ricordavo questa notte - un ieri, in cui c'è stato il Ministro della Giustizia per una ventina di minuti: non sapeva nulla di quello che il Parlamento stava esaminando, su proposta del Governo, nelle restanti venti ore di lavori parlamentari dell'ultima giornata. È stato intervistato a margine da giornalisti e ha dimostrato di non conoscere assolutamente il contenuto delle modifiche al codice penale che venivano portate avanti su impulso del Ministro dell'Interno. Questa è una cosa inaccettabile e questo porta a un modo compulsivo di modificare le norme penali, disorganico, disordinato, che non fa altro che aumentare la confusione, la discrezionalità l'incertezza del diritto.
Ma c'è di più: il nostro Paese comincia a pagare questo modo di fare securitario, compulsivo e inconcludente del Governo. Noi siamo in una situazione di sforamento del deficit - ieri lo abbiamo letto tutti: 3,1 - per circa 700 milioni di euro. Questo è un problema per il nostro Paese. È esattamente il costo di quella folle e inutile cattedrale nel deserto che il Governo ha voluto realizzare in Albania con i centri per la detenzione dei migranti. Con quale finalità? Con quale risultato? È aumentato il numero dei migranti irregolari rimpatriati nei loro Paesi grazie alla realizzazione di quella cattedrale nel deserto? Assolutamente no.
Tutti i rimpatri che sono stati fatti il Governo avrebbe potuto eseguirli direttamente dalle strutture che sono nel nostro Paese. Anzi così è stato, perché in realtà le persone sono state riportate dall'Albania in Italia con un ulteriore aggravio di costi prima di essere rimpatriate. È il trionfo dello sperpero di denaro pubblico e il trionfo della propaganda. I cittadini italiani stanno pagando non per avere maggiore sicurezza, ma per alimentare la propaganda e la macchina del consenso che il Governo ha messo in campo.
Nel corso delle ore, è stato sempre più chiaro ed evidente che la discussione non era più su questa idea sbagliata di sicurezza, cioè un'idea che si poggia sul populismo penale, sulla leva repressiva ad ogni costo, senza guardare agli effettivi miglioramenti per i cittadini che vivono nelle nostre città e che giustamente hanno un'esigenza di maggiore sicurezza. È stato sempre più chiaro che il problema è diventato un problema di democrazia, di tenuta delle nostre istituzioni, di rispetto di questo Parlamento. È stato chiaro di fronte a un evidente stop che è stato messo su una norma. E lo sottolineiamo: l'articolo 30- non è l'unica norma incostituzionale contenuta in questo provvedimento, ma su quella norma, che è stata introdotta con un emendamento nel passaggio al Senato, c'è stato un alt da parte del Quirinale, c'è stato un alt conseguente ai lavori delle Commissioni e c'è stato l'annuncio di un emendamento da parte dei presidenti delle Commissioni e dei relatori della maggioranza, un emendamento che non è mai arrivato. Perché questo è un Governo che non sa ammettere di aver sbagliato, mai, e nel non saper ammettere gli errori crea ulteriori danni al Paese, ulteriori danni alle istituzioni e alla dinamica democratica, che è una delle cose più preziose che noi abbiamo nel nostro sistema.
Il risultato qual è? Il risultato è che oggi questo Parlamento o, meglio, voi colleghi della maggioranza, con tutta la nostra opposizione e con tutto il nostro sdegno, vi accingete ad approvare in via definitiva un decreto in cui sapete benissimo - benissimo - che c'è una parte che è incostituzionale. Lo fate creando un ulteriore sfregio alla Costituzione, perché lo fate e, mentre lo fate, avete già convocato - Vice Ministro Sisto - il Consiglio dei ministri nel quale approverete il decretino che, secondo voi, sanerà ed emenderà questo decreto. Quindi non solo c'è stato un piegare lo strumento della decretazione d'urgenza fino a usarlo come strumento di comando, di controllo e di schiacciamento del Parlamento, ma, mentre lo fate, state trasformando ulteriormente il senso e il valore del decreto-legge, perché state introducendo il decreto-legge per emendare un altro decreto-legge. State sottoponendo al Presidente della Repubblica la firma di un decreto-legge platealmente incostituzionale e, contestualmente, volete sottoporgli un altro decreto che dovrebbe sanare o emendare quello.
Vi state assumendo la responsabilità di uno strappo troppo grande e non è vero che non avevate soluzioni per rimediare. Le soluzioni le avevate, ve le avevamo anche offerte durante i lavori di Commissione. Non avete voluto accettarle, per le vostre divisioni interne, per il vostro malinteso senso dell'orgoglio per il quale non dovete mai ammettere di aver commesso degli errori e perché, sostanzialmente, non ve ne frega nulla di salvare quel poco di dinamica democratica, quel poco di rispetto delle regole che ancora c'è.
In questo modo avete dato un ulteriore schiaffo al Parlamento, avete mancato di rispetto al Presidente della Repubblica e non siete neanche in grado - concludo, Presidente - di garantire che questo secondo decreto, questo “decreto emendamento”, sarà poi convertito. Perché, se leggiamo le dichiarazioni sui giornali dei rappresentanti del Governo, c'è sostanzialmente una rivendicazione di quella norma, una rivendicazione piena di quella norma, del senso di quella norma. Una norma che è incredibile sia arrivata in quest'Aula. È incredibile che sia potuta arrivare e che non vi siate fermati prima, perché le opposizioni ve l'hanno detto subito che era una norma… vedevo il Vice Ministro Sisto che si allontanava, mi sembrava che i banchi del Governo fossero vuoti …
PRESIDENTE. Vice Ministro Sisto...
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). Vice Ministro, assolutamente, non ho nulla nei suoi confronti, nulla di personale, però, penso che non possiamo venire meno al fatto che i banchi del Governo debbano essere occupati da almeno una persona … penso che una penna gli possa essere portata rapidamente dagli assistenti parlamentari…
Io vivo con un sincero sconforto quello che sta avvenendo in queste giornate, spererei che fosse condiviso almeno da qualcuno dei colleghi di maggioranza, perché ritengo - e concludo davvero - che le questioni che noi poniamo non siano strumentali e che, come abbiamo avuto modo di dire questa notte, non si tratti di un gioco delle parti, ma si tratti della perdita di senso per questo luogo che noi viviamo e dovremmo provare ad abitare non solo rispettandolo, ma provando a dare il massimo contributo perché la rappresentanza popolare abbia un senso.
Il modo in cui si è svolta questa discussione ci fa dire con tristezza e con angoscia ai cittadini che ci stanno guardando che, in questa occasione, il Parlamento italiano ha perso completamente ogni tipo di senso .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Vice Ministro, può tranquillamente spostarsi, nel senso che io so che lei ha la capacità di fare più cose contemporaneamente e, soprattutto, quando parlo io, ha un interesse particolare ad ascoltare quello che dico. Quindi, anche se si sposta, sono certo che ascolterà quello che dico.
Signor Presidente, colleghi e Governo, la prima considerazione che vorrei riuscire a fare, signor Presidente, è la semplice constatazione - come mi è capitato di dire anche in alcuni degli interventi che ho fatto nel corso dei lavori dell'Aula - che noi stiamo oggi fotografando in via definitiva un fallimento totale su un tema, quello della sicurezza, sul quale ha veleggiato la campagna elettorale della Presidente del Consiglio, del suo partito, ma più in generale della maggioranza, e che ha trovato il via con un provvedimento senza senso, come era quello sui , e che è proseguito - ne abbiamo parlato ieri - col decreto Caivano e con quello che ha comportato in termini di distruzione anche dell'unico pezzo del sistema carcerario che funzionava, che era quello minorile, e con tutta una serie di provvedimenti che di volta in volta si rincorrono.
E perché si rincorrono, Presidente? Perché voi continuate ad illudervi e soprattutto ad illudere che sia possibile rispondere a legittime preoccupazioni che si generano tra le persone normali, tra le persone comuni, semplicemente rispondendo come un famoso attore diceva “in galera!” o, tradotto nelle varie norme che sono state di volta in volta messe nei provvedimenti che avete fatto, con un approccio puramente punitivo, con un approccio puramente securitario, con un approccio puramente giustizialista.
Ahimè, esprimo una considerazione amara per chi si è speso a favore del “sì” al referendum sulla separazione delle carriere. Sono convinto ormai che quel referendum, che in origine era sicuramente largamente maggioritario in termini di consenso nella popolazione, via via abbia perso la fiducia di tante persone. Le persone infatti se ne sono rese conto: mentre con la mano destra facevate finta di aver superato una vostra tradizione giustizialista - mi riferisco a quelli che ce l'avevano o a quelli che comunque stanno al Governo con coloro che hanno una tradizione giustizialista - e mentre avviavate un nuovo percorso che genuinamente trovava, in un provvedimento che condividevo (che era quello della separazione delle carriere), una concretizzazione di questo cambio di passo, con il procedere della campagna elettorale, con tutto quello che siete stati capaci di dire, di scrivere e di rappresentare, le persone hanno perfettamente compreso che quella era soltanto una pausa.
Era forse un incidente di percorso della vostra politica, ma voi, nella sostanza - quelli che lo sono dalla nascita e quelli che lo sono diventati pur di stare al Governo e mantenere qualche poltrona -, inevitabilmente stavate fingendo. Ma voi siete questo, cioè voi siete capaci soltanto di mettere in campo il peggiore panpenalismo, quello che l'attuale Ministro della Giustizia ha sempre combattuto e condannato nella sua precedente vita professionale e avete bisogno, ogni mesi, di creare un contenitore nel quale riversare queste vostre risposte securitarie, giustizialiste e punitive, pensando così di raccogliere il consenso della gente. Non lo raccogliete il consenso della gente; vi renderete conto che non raccoglierete il consenso della gente.
Così come siete riusciti a trasformare in una sconfitta il referendum sulla giustizia, che in partenza era sicuramente vincente, così a mano a mano, sul tema della sicurezza, state dimostrando tutta la vostra assoluta incapacità. Il nostro “no” a questo provvedimento è un “no” politico, anche per le ragioni che ho illustrato e che verrò meglio a chiarire. È un “no” nel metodo.
Quello che vi siete inventati … e guardi, signor Presidente, io penso, e lo dico anche al Vice Ministro Sisto, che si possa scherzare con tutto, ma con l'istituzione Presidenza della Repubblica - lasciamo perdere chi è l'inquilino - non si può scherzare troppo, perché… È del tutto evidente - dico anche all'onorevole Colucci - che è sempre possibile, di grazia, uscire in maniera che gli altri che rimangono riescano a parlare... Il rapporto con la Presidenza della Repubblica è molto delicato, Vice Ministro Sisto, perché lei sa perfettamente che la firma del Presidente della Repubblica ovviamente è condizionata. È vero che, qualora non firmi una prima volta, poi è costretto a firmare, tra virgolette, una seconda volta, ma dal punto di vista istituzionale è una ferita quasi insanabile.
Voi avete costretto il Presidente della Repubblica a mettervi nero su bianco che c'era una norma incostituzionale, che avreste potuto tranquillamente sanare con la disponibilità delle opposizioni che, attraverso le parole della collega Boschi, in Conferenza dei presidenti di gruppo, ieri, avevano detto: “siamo pronti a farvi approvare nei tempi dati questo decreto, tornando al Senato”, dove il Presidente La Russa aveva garantito che c'erano i tempi per poterlo approvare, ma “facciamo una cosa pulita e togliete quell'articolo 30-, che è palesemente incostituzionale e che sarete costretti” - e ora vengo a questo punto - “a cambiare in un altro modo”. C'era! Era un percorso pulito. La Sottosegretaria Siracusano ha chiesto di sospendere la Conferenza dei presidenti di gruppo, si è consultata con il Governo e ha risposto che non vi era la disponibilità politica. La gravità di questa affermazione, signor Vice Ministro, nel rapporto con la Presidenza della Repubblica, sta proprio in questo.
Voi avete preferito sacrificare il cortocircuito a livello istituzionale per salvaguardare il vostro pugno politico nel dire “no, questo provvedimento va avanti”. È inconcepibile, questo sì è un precedente che lascia stupefatti, non solo perché è un precedente, e come tutti i precedenti è un problema, ma perché vi rendete conto di che cosa siete stati capaci di fare? Voi avete convocato il Consiglio dei ministri domani, in contemporanea al voto di questo provvedimento, perché io penso - mi assumo la responsabilità di quello che dico - che il Presidente della Repubblica vi abbia detto che non lo firma questo decreto-legge così come lo avete fatto.
Quindi domani dovete approvarlo - perché politicamente vi siete intestarditi a fare questo - e contemporaneamente, prima che vada alla Presidenza della Repubblica per la firma, fate il decreto-legge correttivo che toglie questa roba. E così il Presidente della Repubblica vi mette la firma che, altrimenti, non vi metterebbe, costringendo il Presidente della Repubblica, contemporaneamente, a mettere la firma su un decreto-legge che deve correggere un decreto-legge che lui vi aveva chiesto di correggere. Si rende conto, Vice Ministro Sisto, lei che è un uomo delle istituzioni, della gravità, dal punto di vista dei rapporti istituzionali, di questo precedente? È grave perché è una scelta politica, ce lo ha detto la Sottosegretaria Siracusano. È una scelta politica. Quindi, anche sul metodo, ovviamente, esprimiamo un “no” assoluto.
Lo avevamo già espresso perché - lo ricordava giustamente il collega Magi - stiamo parlando dell'elemento più palesemente incostituzionale, che è il 30-. Sarei interessato a conoscere da lei, collega Sisto, a prescindere se si è favorevoli o meno, rispetto al tema delle tossicodipendenze e via dicendo, il meccanismo che vi siete inventati intervenendo sulla tenuità del fatto per quanto riguarda la diffusione delle droghe, per cui voi avete riportato la legislazione a equiparare chi si passa uno spinello a chi si passa una cassa da 50 chili di marijuana o di qualunque altra sostanza. Non solo è grave per il concetto che mette in piedi, ma è grave perché va a sfondare definitivamente il sistema carcerario, così come lo avete sfondato, quello minorile, con il decreto Caivano. Lo sfonderete ulteriormente, nelle condizioni in cui sta il sistema carcerario, e dimostrerete che non solo non vi interessava minimamente risolvere quel tipo di problema, ma anzi, come ho sempre detto, la vostra impostazione è quella di creare il casino più grande possibile per poi intervenire in modo repressivo e autoritario. Ed è quello che farete anche in questa occasione.
PRESIDENTE. Concluda.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Ho finito, Presidente. Un “no” politico per le ragioni che ho detto, un “no” di metodo per quello che avete fatto, ma vorrei dirvi - e in questo c'è la più grande distanza tra noi e voi - è anche un “no” netto rispetto al vostro approccio al tema della sicurezza. Ve ne fregate di creare le condizioni per impedire che si verifichino determinati reati, anche gravi, e avete soltanto l'esigenza di poter far vedere che punite quelli che li hanno realizzati. Una società sana interviene prima e cerca di evitare che il peggio accada e non lo rincorre dopo per dire poi: “siamo intervenuti” .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bonelli. Ne ha facoltà.
ANGELO BONELLI(AVS). Grazie, signor Presidente. Penso che a lei non sfuggirà - non me ne voglia che non mi rivolgo direttamente al rappresentante del Governo, il Vice Ministro Sisto -, signor Presidente, che quello che è accaduto in questi giorni nel Parlamento della Repubblica italiana e nella Camera dei deputati sia di una gravità inaudita. Il Parlamento è stato umiliato. È stata impedita una discussione su un testo estremamente fondamentale nella vita del Paese, ma quello che dovrebbe preoccupare la Presidenza della Camera, i Presidenti del due rami del Parlamento è il gravissimo scontro istituzionale che questo Governo e questa maggioranza hanno deciso di aprire con il Presidente della Repubblica .
Vi siete assunti, signor Vice Ministro Sisto, una responsabilità incredibile - incredibile - perché state perdendo una postura che è fondamentale, quella postura istituzionale che - si dovrebbe ricordare - è un elemento fondamentale nell'azione di qualsiasi Governo, ossia prestare sempre ascolto alle osservazioni del Presidente della Repubblica; cosa che non avete fatto. Non le starò a citare qui gli atteggiamenti sgradevoli del Ministro delle Infrastrutture, nonché leader della Lega, Matteo Salvini, nei confronti del Presidente della Repubblica. Trovo però sconcertante, signor Presidente della Camera, che pochi minuti fa il Sottosegretario Mantovano abbia dichiarato che, in merito alla vicenda del decreto Sicurezza, il caso è chiuso. Come si permette il Sottosegretario Mantovano, di fronte a una questione di questo tipo, che, a questo punto, è di esclusiva competenza del Presidente della Repubblica, di dire che il caso è chiuso ? Ma come vi permettete? Avete perso il senso delle istituzioni!
Signor Vice Ministro, dovete ricordare a questa destra, con cui voi governate, che bisogna avere rispetto della Costituzione. E quando alcuni giorni fa la Presidente del Consiglio è venuta qui in Aula pensavamo quantomeno a fare un po' di autocritica - per la violenza con cui nella campagna referendaria è stata attaccata la Costituzione ed è stata anche offesa l'intelligenza degli italiani, quando è andata al Teatro Franco Parenti, dicendo che, se avessero vinto i “no”, sarebbero stati liberati spacciatori, stupratori, pedofili e non so cos'altro - non c'è stata la benché minima autocritica; non perché a noi piace vedere la Presidente del Consiglio che fa autocritica, ma perché c'è un problema di rispetto per la Costituzione della Repubblica italiana, che non deve essere mai dimenticata Questo è un punto molto delicato. Che il Sottosegretario Mantovano, nel momento in cui c'è una valutazione in corso, un'osservazione importante da parte del Quirinale, dica che il caso è chiuso è un evidente tentativo di una forzatura in corso e di una pressione su cui, come opposizione e come Alleanza Verdi e Sinistra, diciamo “no” e vi diciamo fermatevi! Fermatevi! Non potete condizionare la Presidenza della Repubblica.
Questo decreto è l'ennesimo decreto Sicurezza. Avete lavorato per modificare il codice penale in questo Paese per inasprire le pene attraverso una narrazione tossica e assolutamente disonesta nei confronti dell'intelligenza degli italiani e dei veri bisogni degli italiani; ben cinque decreti Sicurezza: avete iniziato con il decreto , poi avete fatto il decreto Cutro, poi avete fatto il decreto Caivano, poi avete fatto il decreto Sicurezza 2025; poi avete fatto il decreto Sicurezza 2026. Siamo a un anno dalle elezioni e questo modo di agire rappresenta il fallimento della politica di Giorgia Meloni , di una politica estera fallimentare, dell'aver chinato la testa a Donald Trump e di essersi parzialmente ripresa, dopo un attacco blasfemo e volgare di Trump al Papa, perché, altrimenti, avreste continuato in questa direzione … ma adesso, vedete, state continuando in questa direzione, perché non state mettendo in discussione quelle politiche, la politica estera, le politiche sugli armamenti e altri ambiti.
E poi c'è il tema della politica economica. Perché oggi voi vi occupate di migranti, facendo vedere e credere al Paese che sia il problema dei problemi? Perché ci occupate, tenete fermo il Parlamento sul tema del decreto Sicurezza e non garantite sicurezza per nulla? Voglio ricordarvi lo spettacolo incredibile che rappresenta un po' un'umiliazione. So che il Ministro Piantedosi ha anche una bella faccia da bronzo e non so quali siano i risultati che questo Ministro ha portato al Paese, ma ha visto la rapina a Napoli, signor Vice ministro? La rapina a Napoli è stata una roba che nemmeno nelle sceneggiature dei film potevamo vedere ! Ma lei l'ha vista la rapina al centro commerciale di Euroma2 a Roma? Lacrimogeni, fumogeni, una gioielleria rapinata in pieno giorno! Ma cosa state facendo? Ma cosa volete raccontare agli italiani?
Questo è il vero punto: state parlando del decreto Sicurezza, perché volete nascondere la grave crisi economica e sociale che non siete riusciti ad affrontare nel Paese. Non siete riusciti ad intervenire sul tema degli stipendi, delle pensioni, di fronte al grave problema che ha rappresentato ieri la decisione Eurostat di non essere riusciti a portare il rapporto deficit/Pil sotto il 3 per cento. E oggi praticamente potete fare solo una manovra “lacrime e sangue”, perché avete deciso di non ridurre le spese per armamenti, di non eliminare, ad esempio, il ponte sullo Stretto di Messina. E dico a Giorgia Meloni che sul tema dei centri in Albania ha poco da festeggiare, non solo perché si tratta di un parere dell'avvocato generale e quindi non è una decisione vincolante, ma lei deve rispondere del fatto perché un miliardo di euro di soldi pubblici siano stati sperperati per 83 migranti che potevano essere gestiti nella valutazione sul diritto di asilo o sull'eventuale rimpatrio in territorio italiano facendo risparmiare tantissimi soldi al nostro Paese.
Ma vedete sulle questioni vere che attengono al tema della prevenzione della criminalità, vi siete schierati dall'altra parte.
ANGELO BONELLI(AVS). Vi siete schierati dalla parte dei colletti bianchi Vi siete schierati dalla parte di chi porta ancora un elemento di sistema conclusivo e corruttivo nella pubblica amministrazione, eliminando l'abuso d'ufficio. E quando l'Unione europea rileva che dovete reintegrare l'abuso d'ufficio, abbiamo il campione del Ministro della Giustizia Nordio che dice, “no” grazie. Ma “no” grazie ve lo diranno gli italiani mandandovi a casa, perché non se ne può più di questa capacità di fare propaganda sulla pelle degli italiani! Avete eliminato l'abuso d'ufficio.
Avete eliminato e ridotto le intercettazioni, sempre quel campione del Ministro della Giustizia che dice che il è una grande porcata e, siccome il è suo, non sto offendendo nessuno, lo ha detto lui! Strumenti fondamentali nel contrasto alla criminalità organizzata, la mafia: di questo non vi state occupando!
Siete riusciti anche nella grande operazione di spostare in avanti di sei mesi il pensionamento degli operatori di Polizia, determinando un malessere incredibile! E voi sareste dalla parte delle Forze dell'ordine? E ancora oggi aspettiamo le scuse da parte di questa maggioranza, di autorevoli esponenti della Lega, che avevano addirittura avviato la raccolta delle firme per chiedere il sostegno a quel poliziotto infedele che diceva di avere operato a Milano in nome della legittima difesa e poi abbiamo visto che era un criminale, un assassino, perché voi l'avete difeso.
Quindi, vedete, avete avviato una campagna nel Paese, da un lato, di delegittimazione dei magistrati e vi è andata male; avete avviato una campagna di depotenziamento degli strumenti in investigazione di Polizia giudiziaria e, anche in questo caso, è un problema molto serio. E ancora siete così refrattari alle norme, alla Costituzione, anche di fronte alla sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, che vi ha detto che l'articolo 18 del precedente decreto Sicurezza non è legittimo, perché avete impedito alla cannabis industriale, che consente di dare migliaia di posti di lavoro, per la vostra ferocia ideologica…
In conclusione, con questo provvedimento siete arrivati - mi consenta, voglio misurare le parole - a ciò che immaginavamo non potesse accadere. Avete superato ogni limite, aprendo uno scontro con la Presidenza della Repubblica per una ferocia ideologica che è solo di questa destra, che non è una destra moderata, ma è una destra che oggi vuole rincorrere Vannacci, vuole rincorrere tante altre persone…
PRESIDENTE. Concluda.
ANGELO BONELLI(AVS). E concludo. Dopodomani ci sarà il 25 aprile: è bello. Anzi è ignobile vedere alcuni esponenti di Fratelli d'Italia e della Lega, che domani presenteranno il testo di legge sulla remigrazione insieme a CasaPound, un'organizzazione neofascista dichiarata che deve essere sciolta secondo…
PRESIDENTE. Deve concludere. Ha finito il suo tempo.
ANGELO BONELLI(AVS). …il tribunale della Repubblica . E voi fate le conferenze stampa con questa gente! Vi dovete semplicemente vergognare in nome dei padri e delle madri costituenti della Repubblica italiana !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato D'Alessio. Ne ha facoltà.
ANTONIO D'ALESSIO(AZ-PER-RE). Grazie Presidente, anche il voto di Azione ovviamente sarà contrario, davanti a un pasticciaccio della maggioranza, davanti a una norma che contiene disposizioni incostituzionali.
Stiamo votando la cosa più grave nella piena consapevolezza dell'incostituzionalità della norma, con un correttivo già pronto, che sostanzialmente certifica l'errore da parte della maggioranza;certifica che la strategia della comunicazione o presunta tale prevale sulla linearità di un percorso. La maggioranza e il Governo hanno scelto di insistere su un percorso palesemente sbagliato, incostituzionale, da correggere. La consapevolezza di farlo non è stata tale da indurre la maggioranza stessa a deflettere da questo intento, perché probabilmente la strategia della comunicazione, cioè il dover dire che non si era sbagliato o, meglio, che l'errore era marginale e residuale, ha travolto - ripeto - la linearità del percorso, perché c'erano delle soluzioni.
Soluzioni che erano state proposte - è stato richiamato anche dai precedenti interventi -, ma non sono state accettate per non ammettere, per evitare di ammettere che c'era stato un errore o, quantomeno, una volontà di forzare su una norma palesemente incostituzionale. Però si palpano in maniera evidente i contrasti interni alla maggioranza che, probabilmente, l'hanno fatta da padrone con riferimento a questa scellerata scelta di proseguire parlando e votando oggi, discutendo oggi di una norma palesemente incostituzionale, che ci porterà ad un voto che è veramente singolare sotto questo profilo.
E tuttavia questo percorso che cosa fa? Calpesta la dignità e l'autorevolezza di quest'Aula, che viene ancora una volta picconata. La residualità, la marginalizzazione del Parlamento è un grave smacco, per la verità, all'equilibrio dei poteri, del potere esecutivo e di quello legislativo. E la singolarità di questa situazione, singolarità negativa, davanti alla quale ci troviamo oggi, ci porta un po' a ripetere in queste ore, in questi giorni scorsi, le stesse considerazioni. Io non posso che partire, innanzitutto, dal fatto che c'è stata una ennesima forzatura rispetto ai parametri della decretazione d'urgenza - forzatura certificata dai numeri -, che oggi va richiamata perché c'è un elemento in più, che non è soltanto quello dell'incostituzionalità della norma, ma del fatto che torniamo ancora su un decreto Sicurezza, ennesimo decreto Sicurezza.
E sia ben chiaro, vorrei che ci fosse un attimo d'attenzione su questo. Sulla necessità di garantire l' massimo in ordine alla materia della sicurezza siamo tutti d'accordo. Quindi non è che si fanno tanti decreti Sicurezza, perché questo Governo e questa maggioranza pongono all'attenzione questo tipo di criticità. La criticità è condivisa da tutti. È la modalità attraverso la quale la si combatte che, evidentemente, non funziona, se bisogna tornarci continuamente. E i numeri - lo abbiamo già ribadito più volte - parlano chiaro, perché mai, nella storia di questo Paese, c'è stato un così alto numero di ricorsi alla decretazione di urgenza. Quindi ci siamo quasi assuefatti - lo dicevo anche ieri - a delle forzature che i numeri, però, impietosamente, ci sottolineano come tali.
E diventa, peraltro, sempre più paradossale andare a riascoltare le parole e le dichiarazioni dell'attuale Presidente del Consiglio Meloni, che, quando era tra i banchi dell'opposizione, stigmatizzava in maniera forte e determinata, quasi violenta, l'abuso della decretazione d'urgenza, salvo poi, quando è salita nei banchi della maggioranza, utilizzare questo strumento in maniera così abnorme e così abusata che ha battuto ogni record, al punto che il Presidente Mattarella è più volte intervenuto anche su questo tema, cioè sul tema dell'abuso della decretazione di urgenza.
Oggi il Presidente della Repubblica è un presidio autorevole per la sua mitezza, per la sua autorevolezza, per il suo equilibrio. È intervenuto più volte anche su questo tema, cioè sul numero di decreti prodotto da questo Governo, senza che ci fossero le condizioni, peraltro, di omogeneità dei temi, di urgenza e necessità. Perché è evidente che, quando il numero si ripete continuamente, peraltro sullo stesso tema, vuol dire che non c'è necessità e urgenza. C'è necessità di ritornarci più volte, perché non c'è nulla di strutturato, ma semplicemente delle norme-tampone e dei rimedi che non risolvono assolutamente o non danno la proiezione, la traiettoria di una risoluzione del problema.
In realtà, nel merito, il Governo non fa altro che rincorrere continuamente i fatti di cronaca. Quando la cronaca è caratterizzata da un fatto drammatico, si giunge immediatamente ad attivarsi per un decreto nel tentativo, anche goffo sotto certi aspetti, di indurre l'opinione pubblica a immaginare che il Governo si sia reattivamente attivato. Poi, quando si va a vedere, invece, il senso, la sostanza, dell'attivarsi del Governo e anche i risultati, cade tutto il castello.
E diciamo che il disorientamento politico di questi periodi del Governo si traduce in una totale disorganicità legislativa, come abbiamo più volte sottolineato. La sicurezza è un problema che va, però, affrontato in una maniera corretta, in una maniera che tracci un percorso di risoluzione o di tentativo di risoluzione del problema, lo dicevamo. La cosa più banale che viene in mente è: c'è un problema e un allarme sicurezza. Quale è la prima cosa che immagina un cittadino, ma anche un politico, di dover fare? Assumere. Assunzioni. Assumere Forze dell'ordine. Quando si vede che ci sono investimenti, ma che, nel bilanciamento con quelli che sono i pensionamenti, c'è un saldo negativo, vuol dire che qualcosa non funziona anche con il primo, più banale degli obiettivi che si deve porre un Governo quando ha a che fare con un problema della sicurezza cogente e urgente, che va affrontato e che assume i connotati di una drammaticità quotidiana.
E qual è il punto? Il punto è che in questo è saltato un po' l'equilibrio tra i poteri. Un tema del genere deve essere oggetto di riflessione, di confronto, di contributi del Parlamento, dei contributi del dibattito parlamentare. Invece si arriva con i pacchetti chiusi, talmente chiusi che ci sono addirittura degli errori di costituzionalità, che si finge o, meglio, non si può fingere più, ma sui quali si cerca di camminare come se ci fosse un TIR che cammina. E il contributo di un'Aula del genere - che nell'intenzione del Costituente e dei Costituenti doveva essere proprio l'Aula da cui partiva la rappresentanza del popolo e il contributo per la formazione di un provvedimento legislativo - viene totalmente vanificato. Viene vanificato il contributo che può dare una opposizione che ha un ruolo di sollecitare, di stimolare, di correggere, di modificare e di criticare. Così, paradossalmente, viene meno anche il contributo dei colleghi di maggioranza che potrebbero, invece, aiutare il Governo a migliorare, a partorire un provvedimento più equilibrato, con maggiori riflessioni e, quindi, solo per questo motivo, probabilmente, anzi sicuramente, più efficace.
Vorrei ricordare il famoso tema che ha un po' scioccato tutti, quello di questa norma folle sugli incentivi agli avvocati, che lede in modo - lo abbiamo già detto - macroscopico una serie di principi costituzionali - il principio di uguaglianza, il principio della difesa -, ma che, soprattutto, è uno schiaffo ai principi deontologici della classe forense. Incentivazione ad un infedele patrocinio. Sì, mi avvio alla conclusione. È una norma anche illogica perché, se io penso di dover dare una risorsa, un contributo, per un rimpatrio, cerco di incentivare il soggetto che deve essere rimpatriato, non cerco di incentivare colui il quale deve convincere, che peraltro viene meno alla sua funzione deontologica...
PRESIDENTE. Concluda.
ANTONIO D'ALESSIO(AZ-PER-RE). In questo senso - e concludo -, noi abbiamo sentito anche le modalità attraverso le quali si è pensato di correggere il conclamato errore, che lasciano ulteriormente perplessi. Quindi - e non posso entrare nel merito per mancanza di minuti - temo che questa brutta pagina potrebbe avere un'ulteriore puntata. Il nostro voto sarà negativo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Amato. Ne ha facoltà.
GAETANO AMATO(M5S). Grazie, Presidente. Parto subito col dire che il voto del MoVimento 5 Stelle sarà contrario, perché questo è l'ennesimo minestrone fatto da questa maggioranza. È come se uno stesse in cucina e tentasse di mettere nella pentola vari ingredienti, solo che poi, sbagliando, mette ingredienti tossici, come quello dell'apologia dell'infedele patrocinio.
Voi chiedete agli avvocati che, per etica professionale, devono addirittura difendere i criminali anche se sanno che sono colpevoli, di convincere i propri clienti ad andarsene. Il Presidente della Repubblica vi ha fatto notare che si trattava di una forzatura della Costituzione e invece ora che cosa succede? Succede che poco fa il Sottosegretario Mantovano dice che ci sono le coperture per il decreto . E dove lo dice? Lo dice, parlando del decreto Sicurezza, alla cerimonia dei settant'anni della Consulta al Quirinale, cioè lo dice davanti al Presidente della Repubblica, che gli ha fatto notare che questa norma è incostituzionale e, come tale, questa norma doveva essere corretta con un altro decreto.
Quindi non abbiamo manco il coraggio e la forza di dire: stiamo sbagliando. Noi continuiamo imperterriti nei nostri errori. Tant'è vero che poi il Presidente Giovanni Amoroso, il Presidente della Corte costituzionale, subito dopo dice: potrebbe arrivare all'esame della Consulta, ma non spingetemi a dire qualcosa che sarebbe un'anticipazione. Quindi ci fa capire che sono sulla linea del Quirinale. Solamente questa maggioranza non è sulla linea del Quirinale.
Che cosa deve fare il Presidente della Repubblica per far sì che in quest'Aula non si voti qualcosa di incostituzionale ? Cosa deve fare più di quello che ha fatto? Avrebbe dovuto ricevere questo decreto, non firmarlo e rimandarlo indietro. È stato ancora una volta Presidente di tutti gli italiani , compreso il vostro Presidente, che vi ha invitato a correggere questa norma, proprio per evitarvi l'onta della non firma. Voi invece andate avanti, continuate così, con questi vostri minestroni repressivi, perché voi sapete parlare solo di repressione.
Voi oltre a questo avete chiesto, con l'articolo 29, che il patrocinio gratuito venga dato agli immigrati che possono dimostrare l'ISEE. Gli immigrati? Quelli che arrivano sul barcone, senza i documenti e senza gli occhi per piangere, per avere il patrocinio gratuito devono dimostrare l'ISEE? E dove lo prendono l'ISEE? Con quali soldi, con quali documenti possono fare una dichiarazione? Con quale conto bancario possono fare una dichiarazione?
Ma non basta. Vi siete inventati gli agenti istigatori, come se non bastasse quello che avete fatto con Del Deo, passandolo dai servizi segreti, con una deroga fatta da questo Governo, ad operare su una struttura privata. Uno che fino a pochi mesi fa era nei servizi segreti e che conosce cose che la maggior parte di noi qua dentro non conosce, perché sono coperti dal segreto di Stato, lo mandiamo a lavorare con un gruppo privato, proprio per poter sfruttare quei segreti che lui conosce e noi no. E allora che avete fatto? Avete preso gli agenti istigatori e li mandate in carcere, li mandate in carcere a provocare, a cercare di creare altri reati, anche con detenuti che magari fanno uso di una canna e li vogliamo accusare perché hanno fumato una canna in carcere, però, contemporaneamente, oltre a creare questi reati, voi togliete l'abuso d'ufficio, al punto che la UE vi invita a ripristinarloperché è il tema massimo della corruzione , ma a voi non va bene così. Vice Ministro, non faccia con la testa così, lo sa anche lei che la UE vi ha invitato a ripristinare quel reato. Vede, se proprio volevate creare dei nuovi reati, anziché fare le sanzioni per cortei… sarà stato giovane anche lei Vice Ministro, forse abbiamo la stessa età, forse sono più anziano io, ho 70 anni, più o meno credo che stiamo là, forse lei ha qualche anno in meno. Io mi ricordo che noi, da ragazzi, protestavamo, facevamo i cortei per difendere la nostra libertà di studenti, voi li volete mandare in galera gli studenti che protestano voi volete mandare in galera i lavoratori che protestano per i salari, i salari che voi non avete toccato, malgrado quello che viene qua dentro a dire la Presidente del Consiglio.
Avete ritoccato i salari? Avete aggiustato le pensioni, 3,80 euro al mese? Avete ritoccato? Vedete, durante questi 4 anni siete stati capaci di mettere d'accordo tutti. Avete litigato con i magistrati, ora avete litigato con gli avvocati, eravate sotto Trump e avete litigato con Trump. Avete litigato con gli attori, avete litigato con le maestranze. Facevate la lotta per Confindustria e vi hanno sconfessati e sputtanati tutti i santi giorni. Avete litigato con la famiglia Mattei, perché avete usurpato un nome . Avete litigato con tutti, con una sola persona non siete in grado di litigare, ditelo insieme a me: Netanyahu, Netanyahu . Aggiungeteci: genocida, criminale . Solo con lui non avete litigato, solo con lui.
Vede, signor Ministro, in tutte le promulgazioni che state facendo di comunicati stampa e di video diffamatori - perché è quello che sta girando -, ma senza che qualcuno abbia il coraggio di dire: rinuncio all'immunità per essere portato in tribunale, così come avete fatto col Presidente Conte, invece di ringraziarlo per i 200 miliardi che vi ha lasciato in eredità e che voi state sperperando . Adesso state aggredendo nuovamente il superbonus. Le voglio dare un'informazione: la Presidente del Consiglio detrae migliaia di euro ogni anno dal superbonus, perché fino al 2022 diceva che doveva essere prorogato.
A proposito, vi volevo dire che questa è la settimana dove gli autotrasportatori stanno scioperando, sa perché? Per il caro carburante. Evidentemente non sono d'accordo con l'accisa che voi avete tolto, quella che promettevate. Tra l'altro, non riuscite nemmeno a farlo con un , come voleva la Presidente del Consiglio qualche tempo fa . Avete creato tanti reati e vi state poi lamentando.
Ieri non so se lei sa, Vice Ministro, che nella sala delle conferenze stampa, un esponente della maggioranza ha ricevuto la famiglia nel bosco, hanno fatto una conferenza e alla fine è venuto fuori un grido: non si tolgono i figli alle famiglie. Ma non ve lo siete ricordati quando avete fatto il decreto Caivanoperché il giudice ha applicato la vostra legge ? Voi volevate che i genitori andassero in galera per due anni se non mandavano i figli a scuola, poi dopo urlate contro quello che avete fatto; insieme al decreto che dovete fare per correggere questo aggiungeteci pure una norma per correggere quello, perché è ridicolo quello che state facendo.
Voi continuate con la repressione, io non lo so se qualcuno di voi ha mai avuto a che fare con dei ragazzi di strada. Io nel percorso della mia vita, oltre a fare l'attore, lo scrittore, ho fatto il docente in posti particolarmente disagiati. Abbiamo cercato di farlo capire a Valditara che non è la repressione che risolve, perché in molti luoghi, e non faccio i nomi dei soliti quartieri che conosciamo tutti quanti - lei conosce Caivano, dove avete detto che avete fatto tanto, ma malgrado questo non avete presentato una lista alle ultime elezioni, chissà come mai - in quei quartieri, molto spesso, Presidente vado a concludere, Vice Ministro, le famiglie non sono in grado di occuparsi dei figli perché hanno il problema del piatto da mettere a tavola. E allora deve subentrare lo Stato, deve subentrare la scuola. Se a quei ragazzi che vanno male a scuola, noi proponiamo solo…
PRESIDENTE. Concluda.
GAETANO AMATO(M5S). … la bocciatura, quei ragazzi vanno a finire per strada. Attività sportive, teatro, è l'unico modo per recuperarli
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ingrid Bisa. Ne ha facoltà.
INGRID BISA(LEGA). Grazie, Presidente. Colleghi, membri del Governo, Sottosegretario, Vice Ministro Sisto in questo momento in Aula. Intervengo in quest'Aula per esprimere fin da subito, convintamente, il sostegno a questo decreto Sicurezza da parte della Lega. Un provvedimento che risponde in modo concreto, equilibrato e necessario ad una domanda crescente di tutela da parte dei cittadini.
E permettetemi di ringraziare anche il Sottosegretario per l'Interno Molteni per essere sempre in prima linea su queste tematiche .
Questo decreto nasce da una consapevolezza chiara: la sicurezza non è un tema ideologico, ma un diritto fondamentale. Non può esserci libertà senza sicurezza, non può esserci coesione sociale senza il rispetto delle regole. Il provvedimento interviene su più fronti, con un approccio integrato e moderno.
In primo luogo, rafforza il contrasto ai reati legati alle armi e agli strumenti atti ad offendere. L'inasprimento delle sanzioni per il porto abusivo di coltelli e strumenti pericolosi, soprattutto in contesti sensibili, come i mezzi di trasporto pubblico, rappresenta una risposta doverosa a fenomeni che generano insicurezza diffusa nelle nostre città.
Importante anche il rafforzamento della sicurezza urbana. L'estensione del Daspo urbano e l'introduzione delle cosiddette zone a vigilanza rafforzata consentono interventi mirati nelle zone e nelle aree più esposte a degrado e a criminalità. Si tratta di strumenti che aiutano sindaci e prefetti a garantire vivibilità e decoro, rispondendo alle esigenze concrete delle comunità locali e dei nostri cittadini.
Sul fronte del contrasto alla criminalità il decreto amplia la confisca dei beni e introduce misure più incisive contro reati come la rapina aggravata e il traffico di stupefacenti, prevedendo anche la confisca obbligatoria dei mezzi utilizzati. È un segnale chiaro: chi delinque non può continuare a trarre vantaggio dalle proprie attività illecite
Non meno rilevanti sono le disposizioni in materia di manifestazioni pubbliche. Il bilanciamento tra diritto di manifestare e tutela dell'ordine pubblico è sempre delicato, ma questo provvedimento introduce strumenti proporzionati, come l'accompagnamento temporaneo nei casi di concreto pericolo per garantire che le manifestazioni si svolgano in modo pacifico e sicuro.
Siamo tutti consapevoli che il diritto di manifestare è un pilastro della nostra democrazia, ma proprio per questo va tutelato nella sua forma più autentica, quella pacifica. Difendere le manifestazioni pacifiche significa impedire che vengano strumentalizzate da chi cerca lo scontro, la violenza e il disordine .
Quando la Lega è in piazza non si verificano mai - e dico mai - scontri, violenze e disordini, a differenza, invece, di altre piazze e di altre manifestazioni.
Le misure previste dall'articolo 7 vanno proprio in questa direzione: l'estensione dei poteri di perquisizione e la possibilità di accompagnamento temporaneo presso gli uffici di Polizia, limitato nel tempo e fondato su elementi concreti, non rappresentano un abuso, ma uno strumento di prevenzione , un intervento mirato, proporzionato e circoscritto, che consente di neutralizzare situazioni di rischio prima che degenerino. Non si colpisce il diritto a manifestare, ma si proteggono i manifestanti pacifici .
Rilevante è l'attenzione del provvedimento ai minori. La previsione di comunicazioni immediate all'autorità giudiziaria minorile e alle famiglie non è solo una garanzia, ma anche un segnale di responsabilità: lo Stato non si limita a intervenire, ma si fa carico, informa e coinvolge le famiglie. Introdurre il principio di responsabilità educativa significa coinvolgere i genitori nei casi in cui i minori commettano reati. Non è una misura punitiva fine a se stessa, ma un richiamo al ruolo fondamentale della famiglia - al ruolo fondamentale della famiglia - in questa società, nella prevenzione e tutela del disagio minorile.
Colleghi, questo decreto guarda con attenzione proprio ai giovani: le nuove misure sull'ammonimento dei minori e il rafforzamento di questi strumenti di prevenzione intervengono prima che il disagio si trasformi in devianza. Non è repressione, ma prevenzione; non è accanimento, è responsabilità di uno Stato, è una nostra responsabilità .
A chi parla di deriva autoritaria, come tanti in queste giornate di discussione - le opposizioni ce lo hanno appunto ricordato -, rispondiamo con i fatti: qui non c'è alcuna compressione arbitraria delle libertà, ma una disciplina chiara, con limiti precisi, finalizzata a prevenire pericoli concreti. In un contesto in cui troppo spesso le manifestazioni vengono infiltrate da gruppi violenti, dotare le Forze dell'ordine di strumenti adeguati non è una scelta ideologica, ma una scelta di responsabilità.
Sottolineo il sostegno concreto alle Forze di Polizia. Il decreto interviene sulla funzionalità, sulla formazione, sui concorsi e sulle tutele legali del personale. Non si può chiedere di più a chi ogni giorno garantisce la nostra sicurezza, senza fornire strumenti adeguati e riconoscimento istituzionale.
Significative sono anche le norme a favore delle vittime del dovere, del terrorismo e della criminalità organizzata. Non si tratta solo di misure economiche, ma di un atto di giustizia e di memoria. Lo Stato dimostra di non dimenticare chi ha pagato il prezzo più alto per difendere la legalità.
Infine, il decreto affronta anche il tema dell'immigrazione e della gestione dei flussi, introducendo strumenti per rendere più efficaci le procedure di identificazione, rimpatrio e accoglienza. Si tratta di interventi necessari per garantire legalità, trasparenza e sostenibilità del sistema .
Onorevoli colleghi, questo decreto non è perfetto, ne siamo tutti consapevoli - nessun provvedimento lo è - ma rappresenta un passo importante nella giusta direzione. È un testo che tiene insieme fermezza, equilibrio, prevenzione, repressione e sicurezza dei diritti.
A chi sostiene che queste norme siano eccessive rispondiamo che sono i cittadini a chiedere più sicurezza, più presenza dello Stato e più capacità prima che i problemi degenerino. Sostenere questo decreto significa rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Significa affermare che lo Stato c'è ed è dalla parte di chi rispetta le regole.
In quest'Aula non stiamo oggi semplicemente votando un decreto, stiamo scegliendo da che parte stare: se dalla parte di chi ogni giorno chiede più sicurezza, più legalità, più presenza dello Stato nei quartieri difficili oppure dalla parte di chi continua a minimizzare, a giustificare e a rinviare.
Per troppo tempo su questi temi una parte politica ha scelto l'ambiguità; ha parlato di sicurezza solo quando conveniva, salvo poi indebolire gli strumenti operativi, delegittimare le Forze dell'ordine e confondere il garantismo con opportunità.
Ecco, cari colleghi, noi facciamo una scelta diversa: noi diciamo che la sicurezza è un diritto, non un privilegio, e che garantire sicurezza significa anche avere il coraggio di assumersi responsabilità politiche chiare.
Per tutti questi motivi la Lega voterà a favore di questo decreto .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Schlein. Ne ha facoltà.
ELLY SCHLEIN(PD-IDP). Grazie, Presidente. Noi oggi, in quest'Aula, mentre le tensioni internazionali esplodono e mentre la violenza cieca e brutale delle guerre continua a fare vittime civili, siamo chiamati a discutere di un altro decreto sulla sicurezza, un decreto che appare misero davanti alle notizie che arrivano dal mondo, che appare ingiusto rispetto alla società su cui vuole incidere, appare inutile anche rispetto agli obiettivi di sicurezza che vorrebbe raggiungere e appare lesivo dei diritti costituzionali, oltre che sbagliato nel metodo e nel merito.
Non è una novità, purtroppo la maggioranza di destra ci ha abituato a questo. È stato ripetuto da tutti i partiti di opposizione, ve lo hanno detto le associazioni di categoria, anche l'Ordine degli avvocati, i giuristi, gli esperti, gli operatori del diritto, le parti sociali, i volontari, gli esperti della materia, fino alle più alte cariche istituzionali. E, allora, io vi dico: questo decreto è sbagliato. Fermatevi, fermatevi !
Sulla sicurezza avete fallito, lo dicono i dati, non lo diciamo noi e basta. Lo state dicendo pure voi, perché altrimenti non saremmo qui a discutere il quarto decreto sulla sicurezza; evidentemente, gli altri tre non hanno avuto risultati. Dopo avere introdotto norme più repressive del codice Rocco del 1930, dopo avere equiparato la resistenza passiva a un'aggressione, dopo aver colpito operai in sciopero con il blocco stradale, ancora nuove misure che puntano a colpire il dissenso, anche quando pacifico. Ma, nonostante la grancassa, la vostra propaganda è finita, non attacca, non ci crede più nessuno.
Voi cercate un nemico al giorno, un capro espiatorio, che è sempre il diverso, il migrante, sono i giovani, gli attivisti per il clima, gli operai in sciopero, è il giudice indipendente, il giornalista libero. Ecco, sperate, in questo modo, di distogliere l'attenzione da un fatto molto semplice, che avevate in quest'Aula i numeri per fare tutto e, in 4 anni, siete riusciti a non fare niente che migliorasse la vita degli italiani . Il Paese è fermo, la crescita è a zero.
Guardate, anche la vostra austerità, fatta di tagli ai trasporti, alla scuola, alla sanità, non è comunque riuscita a far uscire il Paese dalla procedura di infrazione europea . Il Ministro Giorgetti, anziché governare, ormai costruisce scenari. Stamattina ho letto che, in uno di questi scenari, lui dice: se la guerra continua, nel 2026 questo Paese sarà in recessione. Quello che mi sfugge, colleghi, è che cosa sta facendo il Governo italiano per far finire la guerra illegale di Trump e Netanyahu , perché non sentiamo la sua voce, non sentiamo la sua voce!
Abbiamo sempre le bollette più care d'Europa, abbiamo il prezzo dei carburanti alle stelle, abbiamo le liste d'attesa nella sanità che si allungano, abbiamo anche il potere d'acquisto delle famiglie che è calato in questi anni, come sono scesi gli stipendi reali degli italiani, che sono tra i più bassi d'Europa, pure quelli, ma evidentemente continuate a osteggiare la nostra proposta sul salario minimo, su cui andremo avanti in questo Parlamento, e lo faremo insieme alle altre opposizioni.
Veniamo da tre anni consecutivi di calo della produzione industriale. Una cosa che si è alzata però c'è, bisogna riconoscerlo: la pressione fiscale, le tasse sono al record degli ultimi 12 anni. Io vi chiedo: ma come vi è venuto in mente di scrivere una norma che piega la nobile professione dell'avvocato a essere mero esecutore della volontà di chi governa sui rimpatri? Come vi è venuto in mente di scrivere una norma che mina il rapporto di fiducia tra il legale e la persona che assiste?
Come vi è venuto in mente di scrivere una norma che mina il principio fondamentale in Costituzione del diritto alla difesa? E come vi è venuto in mente, anche davanti ai rilievi del Quirinale, anziché di fermarvi, di tirare dritto, di andare avanti , di farci votare in quest'Aula una norma incostituzionale, per poi modificarla due minuti dopo ?
È arroganza al potere, come se non fosse bastato il responso di 15 milioni di italiane e di italiani che vi hanno detto “no”, “no” a questa stessa arroganza. Avevamo anche auspicato, dopo il referendum, di provare a ricucire le fratture che avete prodotto con le vostre scelte, di provare a rimettere insieme magistrati e avvocati, ma per migliorare l'efficienza della giustizia in Italia. Voi, con questa norma, siete riusciti - complimenti! - a riunire avvocati e magistrati, ma contro di voi, contro questa norma incostituzionale .
Questo decreto contiene delle chiare limitazioni a delle libertà fondamentali. Questa notte vi ho letto l'autorevole parere del Consiglio superiore della magistratura sul fermo preventivo, che viene deciso sulla base di elementi di fatto, non si capisce con quale criterio, con quale discrezionalità, e quel parere dice che quella norma può restringere la libertà costituzionale di manifestare. Ancora repressione del dissenso, anche pacifico, nessun investimento sulla prevenzione, nessuna risorsa per contrastare la povertà educativa, la marginalità, il disagio sociale.
Perfino nessuna risorsa aggiuntiva per assumere più organico delle Forze dell'ordine, nessun sostegno alle famiglie, nessun potenziamento delle politiche educative, di quelle della casa, nessuna risorsa per alleviare la povertà. Sulla sicurezza voi avete fallito, ed è una responsabilità vostra; smettetela di scaricare le vostre responsabilità sui sindaci e sulle amministratrici e sugli amministratori locali, a cui peraltro tagliate i fondi per la prevenzione , perché la sicurezza si basa su due pilastri fondamentali: la repressione e la prevenzione. Sulla prima, come dicevo, avete fatto il record di nuovi reati, e vi dico che, se aveste messo un euro sulla sanità pubblica in più per ogni nuovo reato che avete inventato, a quest'ora avreste effettivamente accorciato le liste d'attesa.
Sulla prevenzione avete tagliato. Guardate, su questo voglio essere molto chiara: i dati dicono che i reati, nel 2024, sono cresciuti del 6,4 per cento sul 2022, i reati predatori sono aumentati del 7,6 per cento, quelli violenti contro le persone dell'8,7 per cento. Cioè, la media totale dei reati negli anni 2023-2024, Governo Meloni, ha segnato un più 5 per cento rispetto al 2022. Lo dicevo anche nell'intervento di questa notte: negli stessi anni, sono diminuiti gli arresti, di poco, ma tanto quanto basta per dire che, con 4 decreti sicurezza, siete riusciti ad aumentare i reati e a ridurre gli arresti .
Ci vuole del talento! E, guardate, è difficile starvi a sentire mentre continuate a fare propaganda sulla sicurezza, ignorando che serve un approccio integrato, che non basta rafforzare i presìdi, pur fondamentali, delle Forze dell'ordine nei territori, se non si rafforzano, al contempo, i presìdi sociali, quelli educativi, se non pensiamo ai presìdi culturali, al ruolo delle associazioni del Terzo settore, che ogni giorno stanno a contatto con le marginalità, se non si rafforzano gli psicologi, le unità di strada, il ruolo dei centri per i giovani, delle parrocchie, delle associazioni sportive.
Serve un lavoro comunitario, ma questo a voi non interessa, come non capite che ruolo potrebbe svolgere un vero investimento nella rigenerazione urbana, perché riqualificare un parco, portare luce in un quartiere, creare centri di aggregazione toglie spazio alla criminalità, così come contrastare la povertà toglie spazio alla ricattabilità, e quindi anche alle mafie . Lo Stato deve arrivare un minuto prima del ricatto delle mafie e della criminalità organizzata.
È inutile che continuiate a riempirvi la bocca di sicurezza quando sicurezza è anche sicurezza sul lavoro, mentre voi avete inserito il subappalto a cascata nel codice degli appalti, e questo vuol dire rendere meno sicuri i luoghi di lavoro . È inutile che ci parliate di sicurezza, quando sulla violenza di genere continuate solo sulla repressione e mai sulla prevenzione, che vuol dire rendere l'educazione sessuo-affettiva obbligatoria in tutti i cicli scolastici .
È inutile che ci veniate a parlare di sicurezza, quando ignorate quella sulla casa, mentre avete tolto i fondi per l'affitto e migliaia di famiglie, purtroppo, oggi rischiano lo sfratto. Ecco, è inutile che parliate di sicurezza per coprire, ancora una volta, i fallimenti di un Governo che, in 4 anni, non è riuscito a fare nulla per migliorare la vita dei cittadini. Lo faremo noi !
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti dell'Istituto comprensivo De Amicis - Maresca di Locri, in provincia di Reggio Calabria, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
Ha chiesto di parlare il deputato Steger. Ne ha facoltà.
DIETER STEGER(MISTO-MIN.LING.). Presidente, colleghe e colleghi, vi sono materie sulle quali il Parlamento, prima ancora di dividersi, dovrebbe avvertire il dovere di raccogliersi, la sicurezza è una di queste, perché la sicurezza non è un argomento come gli altri, non è un terreno utile a misurare la forza degli slogan, non è una bandiera da agitare, non è un riflesso ideologico da evocare secondo convenienza. La sicurezza è una cosa più profonda, è una delle forme concrete attraverso cui lo Stato si rende visibile nella vita delle persone; è il volto della Repubblica che protegge; è la credibilità delle istituzioni quando impediscono che il cittadino si senta solo; è la condizione minima della libertà quotidiana, perché non vi è libertà vera dove cresce la paura, non vi è serenità civile dove avanza il disagio e non vi è fiducia nello spazio pubblico dove il cittadino percepisce l'assenza dello Stato. La sicurezza, dunque, non è il contrario della libertà, la sicurezza è la sua premessa concreta, è il diritto di una madre di accompagnare il figlio a scuola senza inquietudine, è il diritto di un anziano di attraversare una piazza senza timore, è il diritto di una giovane donna di salire su un mezzo pubblico, di attraversare una stazione, di rientrare a casa la sera senza sentirsi esposta, sola e vulnerabile. È il diritto di chi lavora, di chi studia, di chi educa, di chi serve le istituzioni, di muoversi in una comunità ordinata, rispettosa e civile.
E per chi come noi rappresenta una terra in cui il valore della convivenza non è un'espressione astratta, ma una conquista storica, la sicurezza assume un significato ancora più alto. Per noi, infatti, la sicurezza non è soltanto ordine pubblico, è tutela di vivere insieme, è difesa del patto civile, è garanzia di fiducia reciproca in una società pluralistica, sensibile, fondata sul rispetto tra persone, gruppi linguistici, comunità e istituzioni. Ecco perché noi non affrontiamo questo decreto con superficialità e proprio per questo rifiutiamo due strade facili: il “sì” automatico e il “no” pregiudiziale. Sarebbe, infatti, ingiusto e, direi, persino intellettualmente scorretto negare che nel testo vi siano disposizioni che vanno nella direzione giusta. Vi è una chiara volontà di rafforzare la tutela degli spazi pubblici; vi è il tentativo di contrastare con maggiore determinazione il porto di strumenti atti ad offendere; vi è una più forte attenzione ai luoghi della quotidianità, a quei luoghi nei quali si misura il rapporto tra cittadino e Stato: le scuole, i mezzi pubblici, le aree urbane più esposte, gli spazi in cui il disordine e la violenza diffusa diventano insicurezza vissuta. Vi è, inoltre, il rafforzamento della tutela di coloro che rappresentano un presidio civile essenziale: il personale scolastico, il personale educativo, chi opera per la regolarità e la sicurezza del trasporto pubblico e, più in generale, chi in nome dello Stato garantisce legalità e servizio. Vi è, infine, uno sforzo di rafforzamento organizzativo delle Forze di Polizia e delle strutture pubbliche chiamate a far fronte a sfide sempre più complesse.
Su questi punti noi non abbiamo alcuna esitazione, la domanda di sicurezza dei cittadini è legittima, seria e reale e la politica ha il dovere morale e istituzionale di ascoltarla senza paternalismi, senza minimizzazioni e senza superiorità culturale, perché chi chiede sicurezza non chiede autoritarismo, chiede normalità, chiede decoro, chiede presenza dello Stato, chiede che le regole non siano una promessa scritta, ma una realtà vissuta. Ed è giusto riconoscere, altresì, che il decreto, almeno in alcuni passaggi, non ignora del tutto il tema della prevenzione. Penso alle iniziative educative, sportive, culturali e ricreative rivolte ai giovani nei contesti di maggiore vulnerabilità con l'obiettivo di sottrarli ai circuiti dello spaccio e della devianza, è un segnale corretto perché ci ricorda una verità che dovremmo tutti custodire: la sicurezza non nasce soltanto quando lo Stato punisce, nasce prima, quando la società riesce a prevenire la marginalità, l'abbandono, la deriva.
E tuttavia, proprio perché noi prendiamo sul serio la sicurezza, sentiamo il dovere di dire che questo decreto non ci persuade nel suo assetto complessivo. Non ci persuade, anzitutto, per il suo impianto; siamo di fronte a un testo che concentra dentro un unico contenitore normativo materie molto diverse: sicurezza pubblica, strumenti atti ad offendere, sicurezza urbana, attività di indagine, organizzazione delle Forze di Polizia, immigrazione, protezione internazionale e rimpatri, troppo, forse, per consentire quella chiarezza legislativa e quella trasparenza politica che un tema di tale rilievo meriterebbe. Quando si accumulano livelli diversi, emergenze diverse, finalità diverse, il rischio è che la forza del messaggio normativo cresca, ma la sua coerenza si indebolisca.
Non ci persuade, poi, per il suo baricentro politico, perché il decreto appare fortemente segnato da una logica di irrigidimento: più sanzione, più interdizione, più risposta repressiva, più estensione di strumenti limitativi. Sia chiaro, noi non apparteniamo alla schiera di coloro che diffidano sempre della fermezza. La fermezza è parte del dovere dello Stato, la debolezza pubblica non genera libertà, genera insicurezza e l'assenza di presidio non produce convivenza, produce sfiducia. L'incapacità di far rispettare le regole non emancipa i cittadini, li espone. Ma proprio perché sappiamo questo, sappiamo anche che la fermezza, quando diventa l'unico linguaggio, si impoverisce. La sicurezza vera è più esigente, richiede prevenzione, presidio sociale, richiede scuola, famiglia, comunità e istituzioni territoriali, richiede continuità amministrativa, richiede personale, organizzazione, capacità operativa; richiede, soprattutto, equilibrio ed è qui che si colloca il nostro terzo rilievo, il tema della proporzionalità.
Ogni volta che lo Stato amplia il proprio potere interdittivo, ogni volta che estende strumenti che incidono sulla possibilità di accesso a luoghi e spazi della vita pubblica, ogni volta che rafforza il lato restrittivo della sua azione, deve ricordare a sé stesso un limite essenziale: la sua forza è credibile solo se resta giusta. La severità da sola non basta a fare una buona norma; a fare una buona norma concorrono anche la ragionevolezza, il bilanciamento, la capacità di distinguere, la consapevolezza che il diritto, quando è davvero forte, non ha bisogno di essere cieco.
Nel decreto vi sono richiami importanti alla compatibilità delle misure con esigenze di lavoro, di studio, di salute e di mobilità, sono richiami che apprezziamo, ma proprio questi richiami dimostrano quanto delicato sia il confine tra tutela della sicurezza e compressione eccessiva di spazi di libertà e, dunque, confermano la necessità politica, prima ancora che giuridica, di vigilare sull'equilibrio.
Vi è per noi un ultimo punto: la sicurezza non può mai essere separata dalla coesione sociale. Per chi come noi viene da una storia in cui convivenza, autonomia, rispetto reciproco e tutela delle minoranze non sono parole ornamentali, ma sono gli architravi della vita democratica, la sicurezza deve essere sempre una sicurezza che protegge il tessuto della comunità, non che lo irrigidisce in una rappresentazione permanente del conflitto. Noi vogliamo uno Stato autorevole, non uno Stato teatrale, vogliamo uno Stato presente, non uno Stato che si limiti a mostrarsi severo; vogliamo istituzioni capaci di proteggere, non soltanto di impressionare e vogliamo regole rispettate, ma anche regole giuste, leggibili, applicabili e proporzionate. Per questo la nostra posizione non è né di chiusura né di adesione. Noi non voteremo contro questo decreto, non lo faremo, perché sarebbe ingiusto cancellarne gli elementi che riteniamo condivisibili, utili e, in alcuni casi, necessari, ma non possiamo nemmeno votare a favore, non possiamo farlo, perché il provvedimento nel suo insieme ci appare troppo eterogeneo, troppo schiacciato sulla leva repressiva, troppo poco sorretto da una visione complessiva della sicurezza come equilibrio tra protezione, prevenzione, proporzione e coesione sociale.
La nostra, dunque, è un'astensione politica, un giudizio politico limpido: riconoscere ciò che è giusto, non aderire a ciò che non convince e resti un'idea di sicurezza che sia insieme fermezza e civiltà, ordine e proporzione, autorità e responsabilità.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Mari. Ne ha facoltà.
FRANCESCO MARI(AVS). Grazie, Presidente. Questo decreto orribile, non il primo, il quarto o il quinto, ormai non si contano più in questa legislatura, che prova ad affrontare il tema della sicurezza, è sicuramente figlio della vostra cultura, della cultura di gran parte di voi. Siete già in linea con il pensiero della peggiore destra mondiale. Ma poi è anche figlio della sconfitta referendaria, che vi costringe adesso a non indietreggiare di un millimetro e vi mette in qualche modo in trappola, una trappola mortale, perché dovete dimostrare a tutti i costi che non avete subito una sconfitta, che andate avanti come se niente fosse. E andate avanti come se niente fosse su un tema che è un tema vero.
È un tema vero perché c'è assolutamente, in questo Paese, un problema di sicurezza, c'è nella percezione e c'è nei fatti. Il primo fatto sta là, fisso: le condizioni del Paese, delle italiane e degli italiani, sono peggiorate da quando voi governate l'Italia. Questo è un elemento ineludibile, incontrovertibile. E poi ci sono effettivamente le questioni relative alla sicurezza, a quello che gli italiani sentono, ai motivi per i quali gli italiani e le italiane si sentono meno sicuri.
Il primo è la condizione giovanile. Quasi la metà dei reati commessi da giovani avvengono, si verificano nelle 14 aree metropolitane, e quindi c'è una condizione particolare relativa al modo di vivere che voi non guardate assolutamente dentro questo provvedimento. Tutte le periferie delle grandi città hanno problemi specifici relativi alla violenza e a comportamenti fuori dalla regola da parte dei giovani. I primi tre posti per NEET, per giovani che non studiano e non lavorano, sono occupati da tre città meridionali, nell'ordine Catania, Palermo e Napoli.
C'è qualcosa nel vostro provvedimento che guarda a questa condizione del Paese? Il 12 per cento dei ragazzi abbandona la scuola dopo la terza media. C'è qualche elemento che guarda a questo specifico aspetto della condizione giovanile? No, tutt'altro. Anzi, questo è il Governo che, dietro il merito, in realtà costruisce gradualmente, imperterrito, una scuola meno inclusiva e più selettiva, non c'è nessun dubbio da questo punto di vista.
E questo sicuramente non va in nessun modo in direzione della possibilità di guardare con attenzione alla condizione giovanile, ed è anche un modo - permettetemi di dirlo - di allontanarci dalla nostra cultura e dalla stessa Costituzione repubblicana. Abbiamo avuto grandissimi esempi di scuola della Costituzione in questo Paese, dalla scuola di don Milani, che diceva che non si potevano fare parti uguali fra disuguali, che si partiva dall'ultimo della classe, e voi volete partire dal primo. No, si parte dall'ultimo della classe. Ma lo stesso maestro Manzi, vi ricordo soltanto il giudizio che amava scrivere il maestro Manzi.
Lo ripeteva per tutti gli alunni: fa quello che può, non fa quello che non può. Questa era la scuola della Costituzione che voi state provando a stravolgere. Bene, c'è quindi una condizione giovanile di grandissima sofferenza e c'è da intervenire, e poi ci sono gli anziani. La condizione degli anziani è particolarmente difficile nel nostro Paese perché c'è la solitudine, e quella solitudine è figlia dell'impoverimento dei comuni, delle politiche sociali, è figlia dell'impoverimento della nostra sanità pubblica. Quindi, anziani meno sicuri, anziani più soli, oggetto di truffe, oggetto di delinquenza di tutti i tipi.
Niente di questo nel vostro provvedimento sulla sicurezza. C'è la sicurezza del lavoro? Non ne parliamo proprio, siamo a mille morti sul lavoro all'anno, almeno. Si riducono le ore lavorate e aumentano i morti, siamo un caso unico tra i grandi Paesi. C'è la sicurezza anche degli immigrati, di quelli che cercano un lavoro, e voi invece state generando illegalità in un mondo di migrazioni. Tutti i vostri provvedimenti, quelli vecchi e quelli nuovi, impediscono un equilibrio sano tra chi viene per cercare un lavoro e chi invece è qui e dovrebbe accogliere e dovrebbe costruire politiche davvero inclusive.
Siete andati addirittura in Albania per trovare un CPR. Io ci sono stato, quel CPR è il migliore CPR che io abbia visitato: era vuoto , e quindi non c'era niente da dire su quel CPR. Andate a Ponte Galeria, andate a Palazzo San Gervasio, andate a fare il a Caltanissetta. Andate a vedere Caltanissetta per capire cos'è un CPR, andate a Brindisi, andate nei CPR, quelli pieni, andate in quei che avete costruito , per capire cos'è un CPR!
Altro che in Albania! Bene, questo decreto è praticamente la fiera dell'incostituzionalità. Avete costretto il Parlamento a votare un provvedimento dichiaratamente incostituzionale con questo marchingegno del doppio decreto, sì, ma questa è un'offesa, è un'offesa che rimane, una piaga che rimane sul nostro lavoro di parlamentari. Quando dico il Parlamento, dico la maggioranza, dico l'opposizione, non facciamo distinzioni, perché, anche qui, c'è un elemento che sta lacerando ancora di più il ruolo e la responsabilità delle Aule parlamentari.
Ma poi quindi è la fiera, dicevo, dell'incostituzionalità, nel metodo e nel merito. Il merito è imbarazzante, ma più che imbarazzante è preoccupante. Il fermo preventivo è qualcosa che non avremmo mai potuto immaginare, sì, perché lì c'è il segno chiaro di una evidente, piena torsione antidemocratica e autoritaria di questo Paese. Pensare di impedire a qualcuno di partecipare a una manifestazione semplicemente perché ha comportamenti che non sono violazioni della legge, ma che nell'interpretazione delle Forze dell'ordine possono fare immaginare un pericolo, è qualcosa che è davvero molto preoccupante.
Lo dicevo ieri, non è un problema di libertà in termini generici; è il problema delle libertà che sono sancite dalla Costituzione repubblicana, che è antifascista anche e proprio per questo motivo, perché quelle libertà sono perfettamente descritte nella nostra Costituzione, che non ha un impianto liberale, ha un impianto programmatico, che è tutta un'altra cosa. È fondata sui diritti, e quindi, quando ritoccate quei diritti, toccate l'impianto della nostra Costituzione.
Quindi, assolutamente nel merito, ma assolutamente anche nel metodo, perché la discussione, anzi, la votazione che abbiamo finito da qualche ora, quella sugli ordini del giorno, credo produca un altro particolarmente significativo.
PRESIDENTE. Concluda.
FRANCESCO MARI(AVS). Separare la discussione dal voto è una cosa che non so se si fosse mai vista, ma è davvero un attacco al Parlamento: in teoria, potremmo avere una platea che discute e un'altra che vota. In questo modo viene violato anche l'articolo 50 del nostro Regolamento, che dice che si discute per votare, perché io devo poter provare a convincere, nel momento in cui si vota…
PRESIDENTE. Ha finito il suo tempo.
FRANCESCO MARI(AVS). …il mio interlocutore, l'altro parlamentare, e questa cosa l'avete impedita. È un fatto gravissimo, ma ne risponderà il Paese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Cappelletti. Ne ha facoltà.
ENRICO CAPPELLETTI(M5S). Grazie, Presidente. Gentili colleghe e colleghi, rappresentante del Governo, in un Paese in cui perfino i collaboratori di giustizia, che temono, a ragione, per la propria vita, muoiono misteriosamente in un carcere prima di aver rilasciato le loro deposizioni sui rapporti tra la mafia e la politica, acquista ancora maggiore importanza discutere di sicurezza e, soprattutto, della mancanza di sicurezza e delle responsabilità che soggiacciono a questa eclatante mancanza di sicurezza nelle carceri del nostro Paese.
Ma di tutto questo non c'è ombra in questo decreto, perché, dopo quattro anni di Governo Meloni, tornate in Parlamento con un decreto vuoto, come i sei precedenti. Nel solo 2024, in Italia abbiamo avuto 6.500 stupri, 18 al giorno; ci sono stati 18.000 casi di truffe informatiche; c'è lo , che è un'emergenza nazionale. Nella relazione sullo Stato di diritto, l'Europa ha tirato le orecchie al Governo Meloni, dicendo che l'Italia è debole proprio nella lotta alla corruzione. Per inciso, ricordo la dichiarazione di ieri del Ministro Nordio, proprio qui, in Parlamento, il quale ha legittimato la modica quantità di tangenti, cioè ha sdoganato il concetto di corruzione “fino a un certo punto”, che è un pochino il minimo comune denominatore di questo Governo . Ebbene, non mi sembra che questo Governo, con queste dichiarazioni, faccia fare un passo in avanti al nostro Paese nella lotta alla corruzione, così come è stato auspicato dalle autorità europee.
Il decreto di questi reati non ne parla; il decreto parla del mendicante molesto, parla della venditrice di rose al ristorante, parla dei lavavetri, parla dell'extracomunitario. Io capisco, Presidente, che, a fronte del peggioramento di tutti gli indicatori sulla sicurezza nel nostro Paese, abbiate avvertito la necessità di intervenire con un provvedimento che facesse intendere che volete porre rimedio a quei disastri che voi stessi avete creato. Ma com'è possibile che non abbiate riflettuto sul fatto che, se i provvedimenti precedenti che avete fatto hanno sortito l'effetto di aumentare i reati e di ridurre la sicurezza nel nostro Paese, era semplicemente perché erano sbagliati. Questa è la ragione. Com'è possibile che questi fallimenti non vi abbiano insegnato nulla? Com'è possibile che continuiate imperterriti a fare sempre gli stessi errori? Eppure, il risultato di queste politiche è sotto gli occhi di tutti: ogni nuovo decreto certifica che il precedente è un fallimento. Nulla di nulla - e questo, forse, è il dato più grave - viene fatto per la prevenzione dei reati e, men che meno, per rispettare il principio della proporzionalità delle sanzioni.
È paradossale, poi, che, mentre introducete nuovi reati e aumentate le pene, alleggerite il contrasto ai reati tipici dei potenti: basti pensare all'abrogazione del reato di abuso d'ufficio, alla concessione dei benefici penitenziari ai corrotti che non collaborano, alle demolizioni, da una parte, del traffico di influenze illecite e, dall'altra, delle intercettazioni. Avete perfino neutralizzato i controlli della Corte dei conti. Insomma, siamo alle solite: deboli con i forti e forti con i deboli. Ecco, questa è l'essenza perfetta di questo decreto. Perché il problema vero è che il Governo Meloni non ha mai mosso un dito per affrontare le cause profonde dell'emarginazione: parlo delle periferie abbandonate, della crisi abitativa, della mancanza di prospettive, dei tagli allo Stato sociale, dei tagli alla sanità, dei tagli all'istruzione. Al Senato, tutti gli emendamenti finalizzati a intervenire, sì - questo sì -, sulla sicurezza, sulle cause principali che incrinano la sicurezza nel nostro Paese sono stati respinti. Ma sbagliate, perché il codice penale non può sostituirsi alle politiche sociali.
Vengo al punto probabilmente meno qualificante di questo decreto: il cosiddetto infedele patrocinio. È a tutti noto come quell'azione di maggioranza e Governo volta a contenere i flussi migratori irregolari sia fallita, e questo lo dicono i numeri: più 50 per cento di sbarchi nei tre anni di Governo Meloni, cioè siamo davanti all'aumento di 100.000 sbarchi rispetto ai Governi precedenti. Ricordo che, quando eravate nei banchi dell'opposizione, con 100.000 sbarchi in meno gridavate alla sostituzione etnica; adesso - numeri alla mano - è a tutti evidente quanto abbiate preso in giro i cittadini, promettendo un improbabile blocco navale in cambio del loro voto , con questo risultato. Mi farebbe molto piacere se lei, poi, replicasse su questo.
Avete anche ridotto le espulsioni degli immigrati irregolari, perché gli immigrati irregolari con decreto di espulsione, invece di inviarli nei Paesi di origine, li inviate nel CPR in Albania, per dare a questo grottesco, gigantesco spreco di denaro pubblico una parvenza di utilità, parvenza che, ovviamente, non ha, essendo tuttora praticamente vuoto. Avete dato, signor Sottosegretario, degli incapaci e complici ai Governi precedenti in materia di rimpatri. Ora che avete fatto peggio dei Governi Conte, Renzi e Gentiloni, come definite il vostro Governo ? Cosa c'è di peggio di incapaci e complici? Me lo dica, poi, quando sarà il suo turno.
Di fronte al fallimento del contenimento dei flussi e al calo delle espulsioni, vi siete inventati di offrire un incentivo economico agli avvocati che spingono i propri assistiti al rimpatrio volontario, cioè vi siete inventati di dare 615 euro di denaro pubblico agli avvocati che tradiscono il loro mandato. E, come se non bastasse, a questo avete aggiunto l'abrogazione del gratuito patrocinio per i ricorsi contro i provvedimenti di espulsione. Queste misure servono solo a erodere il nostro sistema democratico. Al di là della più che evidente incostituzionalità, non potremo mai condividere la proposta di rendere gli avvocati complici di un sistema che impone loro di voltare le spalle a principi e valori fondamentali, oltre che di tradire i loro stessi assistiti.
In conclusione, Presidente, quando si vuole combattere la criminalità, prima di tutto, bisogna agire sulle cause, cosa che questo decreto non fa. Bisogna capire dove c'è il disagio sociale, bisogna fare interventi che creino sviluppo e occupazione, bisogna mettere più educatori. Avremmo voluto leggere nel decreto, ad esempio, che sarebbe stato istituito un fondo per assunzioni della Polizia locale, per la sicurezza urbana, nei comuni sciolti per infiltrazione mafiosa, che fosse rafforzata la possibilità di assumere personale della Polizia, oltre a soglie imposte dalla normativa vigente.
Avremmo voluto leggere dell'incremento dei fondi per la tutela legale per il personale delle Forze di Polizia e, ovviamente, anche per l'istituzione di un fondo per l'inclusione sociale. Avremmo voluto leggere dell'assunzione di nuovo personale della Polizia di Stato, ma anche nei Carabinieri e nella Guardia di finanza.
PRESIDENTE. Concluda.
ENRICO CAPPELLETTI(M5S). Concludo, Presidente. Invece, stiamo discutendo di sicurezza, come se i mendicanti, i venditori di rose e di coltellini svizzeri fossero il problema dell'Italia e ci stiamo colpevolmente, ancora una volta, dimenticando della corruzione che ci costa 237 miliardi di euro all'anno.
Per tutti questi motivi, questo provvedimento è l'ennesima occasione mancata, del tutto inutile e perfino dannosa per la sicurezza del Paese. E per questo motivo il nostro voto sarà contrario .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Amendola. Ne ha facoltà.
VINCENZO AMENDOLA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Io approfitto della presenza del Sottosegretario Prisco, a cui esprimo rispetto, anche per un punto che ci lega. Entrambi, siamo qui a rappresentare le cosiddette aree interne, regioni che non sono nel centro dell'analisi televisiva, degli scontri televisivi, e che vivono questa discussione, così come le discussioni svolte riguardo ai grandi centri urbani, con una grande attenzione. Perché, quando si parla di sicurezza - Sottosegretario, glielo dico subito - sono di quelli che proprio ha l'allergia quando si vuole presentare la destra come garante di repressione e la sinistra come garante di giustificazionismo rispetto a quelli che sono gli atti e le scelte. È una banalizzazione da televisione, da perché noi sappiamo, proprio provenendo da aree interne di questo nostro Paese, che la sicurezza è un diritto di libertà, ma è anche cura del territorio, cioè cura di quelli che sono gli elementi che tengono insieme una comunità, perché quel diritto di libertà deve essere anche garantito.
Lei sa benissimo che uno degli elementi più moderni, che portano a una percezione molto alta di insicurezza, è il concetto di solitudine. Solitudine che si vive nelle grandi periferie, le periferie del sistema, ma si vive anche lì dove c'è tutto quello che dovrebbe garantirti una tenuta, un'inclusione. E, quindi, quel diritto di libertà fa sì che senti che qualcosa manca.
Per questo io, soffermandomi e confermando tutte le critiche che sono state fatte precedentemente sui vari articoli di questo decreto, vorrei ragionare con lei, nel silenzio di quest'Aula - perché non sia mai che qualcuno si svegliasse dai banchi vuoti - su quello che è un po' il punto politico della vostra scelta.
Non mi riferisco solo a questo luna park di decreti che salgono e scendono, perché io credo che sia figlio di una logica che non torna più. E mi spiego.
Se io e lei siamo d'accordo sul fatto che sicurezza è cura del territorio in tutti i suoi aspetti, duri nel reprimere il crimine… Lei conosce i centri abitati dove addirittura, non solo nelle periferie, ma anche nei centri più piccoli, si vivono sotto il profilo dell'insicurezza gli assalti al bancomat, come se fosse una violazione di un'identità di quei comuni, ma sa benissimo che la repressione del crimine deve essere accompagnata da una repressione delle cause che rendono quella comunità debole, fragile, insicura e che sono tanti elementi elencati qui in questo dibattito.
Cos'è che mi manca in tutto questo ragionamento, guardando questo decreto, guardando il pasticcio, guardando questo modo di procedere? È che forse il deputato Rotondi, che mi ha autorizzato alla citazione, in un'intervista a , aveva ragione: è finito un ciclo. È finito un ciclo politico inteso non come proiezione di ognuno di voi nella sua vita, che mi auguro sarà sempre piena di successi, ma come ciclo politico iniziato con i quattro decreti che hanno portato avanti quell'idea per cui, aumentando i reati e dando un segnale di repressione, la percezione calasse e calassero anche i numeri.
E poi si è arrivati alla dichiarazione, alla conferenza stampa del 2026 della Presidente Meloni, in cui in maniera semplice ha detto: non siamo soddisfatti di quello che abbiamo fatto. E da qui il decreto che arriva oggi in discussione.
Il ciclo politico non è dovuto solo a come le forze politiche organizzano se stesse, costruiscono coalizioni, fanno le leggi elettorali, ma è anche una strategia di posizionamento che ovviamente deve fare i conti con i risultati. Perché i quattro decreti che sono stati portati fino adesso hanno prodotto quella dichiarazione e ci siamo affastellati e arrovellati a fare un ulteriore decreto senza nemmeno tener presente quelli che sono i numeri. Perché con riferimento a quell'articolo 30- io mi interrogo su una cosa: il problema erano i numeri dei rimpatri forzati che calavano o dare un segnale agli avvocati dopo il referendum? Questa è una domanda che porta alla tesi dell'onorevole Rotondi e alla mia, secondo cui il ciclo politico è finito, perché quando si fanno questi errori, dopo un posizionamento che va avanti da quattro anni e che non porta a un risultato, è ovvio che tu poi scivoli su una buccia di banana che è grossa come una casa ed è incostituzionale.
Io ho l'impressione, caro Sottosegretario, che alla fine in una strategia poi i conti devono tornare. E nello stesso momento in cui noi stiamo discutendo, lei sa benissimo che per assumere 22.000 forze dell'ordine e per fare quello che è un lavoro di prevenzione - quindi, aiutare i sindaci, aiutare con le scuole quello che è il tessuto delle giovani generazioni, andare lì a sanare la qualità abitativa delle periferie, andare nei piccoli centri a ricostruire un tessuto di sicurezza - ci vogliono risorse.
E, allora, qual è l'errore? Che per quattro anni, in una corsa all' che avete fatto, voi avete compiuto delle scelte. E la scelta è stata privilegiare la narrativa del reato e della pena e non andare a investire lì dove serviva. E, dopo quattro anni, il ciclo finisce perché ritorni allo stesso punto di partenza: più reati e più risposta emergenziale senza un fondo, senza una lira e senza quella cucitura delle fratture sociali che ti porta non solo ad abbassare il livello di percezione dell'insicurezza ma ad abbassare i reati, quelli contro le persone più indifese, quelle che vivono ai margini - come si suol dire - sia della grande narrativa della televisione perché sono nelle aree interne, sia ai margini delle nostre città. E quella percezione è un fatto.
Caro Sottosegretario, noi stiamo discutendo ma dovremmo discutere di un nuovo ciclo politico, che voi dopo il referendum avete lanciato. E poi, ieri, ci siamo trovati questo DPB che significa . È finita .
Ma non è finita dal punto di vista politico. È finita nella contraddizione di quello che avete scelto, perché se lei, il Ministero dell'Interno e il Ministero dell'Istruzione aveste detto “noi facciamo un grande piano di cucitura delle ferite che porta ad avere più sicurezza in questo Paese”, avreste scelto, nei quattro anni di pesante, dove mettere le risorse. E quel miliardo in Albania, lo sappiamo benissimo, andava recuperato da qualche altra parte. E mettere nel tendenziale il ponte, fare delle scelte che, all'oggi e rispetto alla campagna elettorale, non vi porteranno a niente, se non guai, è qualcosa che non funziona.
A me ha molto colpito - glielo devo dire qui, sempre nel silenzio, mai che se ne accorgesse qualcuno - che il Ministro dell'Economia e delle finanze, dopo che ha fatto una corsa - passando dall'8 al 3 per cento -, va fuori per 600 milioni. Scusate, voi dovete fare una legge... Non vorrei essere vostro suggeritore, ma dovete fare una legge di bilancio che sarà quella prima delle elezioni. Ebbene, come diceva il filosofo barese: “Ma è del mestiere?” Perché è una cosa del genere sbagliare di 600 milioni, uno stress enorme per andare a colpire quelli che sono i nostri problemi, avere risorse per fare quello che ci stiamo dicendo: 22.000 nuovi agenti, costruire reti sociali, costruire per le giovani generazioni anche inclusione. Cioè, fare quello che serve insieme alla repressione e a questi articoli un po' balordi che avete inserito.
Ma come si fa? Sottosegretario, io ho l'impressione che il ciclo politico sia finito. Ma è finito proprio ieri con quel DPB, perché quando stiamo allo 0,5 per cento di crescita, quando abbiamo il debito pubblico più alto d'Europa e quando tutti noi abbiamo un problema che è enorme, cioè, la guerra nel Golfo, di cui non sappiamo, o meglio, sappiamo come ci siamo entrati e non sappiamo come ne usciremo, io credo che questo Parlamento, al di là di fare questa metodologia bislacca delle prove di forza, abbia un problema. Il problema si chiama “Italia”.
Noi non abbiamo risorse dopo quattro anni. Mi ha molto colpito che la Presidente del Consiglio, nel suo di ieri, per fustigare l'Istat o non so, la Ragioneria, o chi è stato a sbagliare questo 0,1, ha detto: “Mi mancano 20 miliardi del PIL”. Ci credo, siamo bravi tutti così. Significa che la crescita non c'è stata, al netto del PNRR.
Ma, se dopo quattro anni noi ci troviamo qui a discutere di reati, di pene e non di cucire le fratture di questo Paese - che riguardano la destra come la sinistra, perché la sicurezza è un diritto di libertà dei cittadini spesso più indifesi -, io non lo dico per spirito di opposizione, credo che forse l'onorevole Rotondi avesse ragione: il ciclo è finito e bisogna cambiare pagina .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Ci troviamo in piena degenerazione legislativa, come hanno detto illustri costituzionalisti e giuristi. Stiamo approvando questo provvedimento in fretta e furia, senza una discussione, per autoaffondamento, nel senso che, se volete addebitare alla minoranza la responsabilità di questo pasticcio giuridico, è veramente fuori dalla grazia di Dio.
Voi avete approvato un decreto-legge - l'ennesimo decreto Sicurezza (abbiamo la media di più di un decreto Sicurezza all'anno) - e poi vi siete incartati. Quindi, noi andremo a approvare un decreto Sicurezza domani intorno alle 11,30 e, subito dopo, ci sarà un Consiglio dei ministri che farà un decreto-legge che modifica il decreto che avremo da poco approvato. È una degenerazione legislativa, è roba da azzeccagarbugli. È un modo per dequalificare il Parlamento e, citando, come ha fatto il collega Amendola poco fa, il noto filosofo di Polignano a Mare, sarò un po' più ampio: “ma siete del mestiere”?
Alcuni di voi stanno in Parlamento da lustri e avete costruito questa tenaglia insostenibile, non solo dal punto di vista politico, ma anche dal punto di vista procedurale. Ieri, giustamente, il collega Grimaldi ha detto “avete creato una serie di precedenti che peseranno sulla vita democratica di quest'Aula”. Peseranno. Peseranno perché avete piegato alle vostre esigenze i lavori parlamentari e il normale percorso delle leggi. Siamo passati dalle leggi alle leggi fatte in modo astruso. Da questo punto di vista noi vi stiamo dando dei consigli non richiesti. Vi siete autoaffondati con il referendum e vi state autoaffondando immaginando che, ancora una volta, la propaganda senza numeri e senza fatti possa salvarvi.
Certo, c'è una novità in questo decreto Sicurezza, lo voglio dire: non so per quale motivo o quale importanza per i quali abbiamo visto di nuovo in Aula figure che erano mitiche in questo Parlamento. Imprenditori o altre figure che mai si erano visti e che si sono ripresentati in quest'Aula e hanno fatto valere la loro presenza. Finalmente alcuni di loro li abbiamo visti. Però, il risultato finale è che il cinematografico che avete costruito - perché oramai dobbiamo pensare che sia un vero e proprio cinematografico attorno ai decreti Sicurezza - oramai non fa più .
L'abbiamo visto in modo plastico sulla vicenda di Caivano, sfruttata fino al midollo osseo per fare propaganda, con il risultato politico, almeno, ed elettorale, meno che modesto. È originale che il partito, Fratelli d'Italia, della Premier, che ha più di tutti puntato su questa vicenda, sulla riqualificazione, sul fatto che Caivano è grata a questo, non si sia neanche presentato alle elezioni, per paura di fare brutta figura. Com'è possibile? O vogliamo fare un decreto per obbligare i cittadini a essere felici dei decreti del Governo?
Se è tutto bello, se il cinematografico funziona, se i risultati sono eccezionali, vi avrebbero dovuto portare in trionfo. Invece, poiché Caivano vive in un contesto più ampio, che è la provincia di Napoli, è emerso quasi subito il giochino dello spostamento e travaso di personale delle Forze dell'ordine.
A Caivano, sicuramente Parco Verde ha una presenza molto più efficace di Forze dell'ordine, ma che non si sono aggiunte al personale già in dotazione di quel territorio, ma semplicemente le avete spostate da altri pezzi del territorio, dove si sono spostati gli spacciatori, tipo il rione Salicelle, ad Afragola, dove - lo dico giusto per noi, per tenercelo a futura memoria - fino a qualche mese fa, il vice sindaco di Afragola era un esponente attuale del Governo della Lega di Salvini. Lo stesso che ha detto con riferimento a uno dei decreti Sicurezza: “faremo gli sgomberi in pochi giorni”. Tranne un centro sociale, tutte le case occupate dalla camorra, certificate dalla Polizia municipale in quel territorio e sottratte alla brava gente non sono state sgomberate. Come mai? Come mai questa durezza poi scompare? Per un motivo molto semplice. Non perché il Governo o gli esponenti del Governo non vogliano sgomberare i soggetti che occupano abusivamente, in particolare i criminali, le case popolari, ma per un motivo molto semplice: perché non avete aggiunto risorse. Non ci sono più agenti; non ci sono più magistrati; non ci sono più funzionari; non ci sono servizi sociali; non ci sono scuole e quindi rimane tutta una narrazione che ritorna sul territorio. Il risultato è un disastro. Un disastro doppio, perché, non solo è un disastro vostro, ma un disastro della percezione che le Istituzioni danno al Paese. Se noi diciamo che siamo in grado di fare determinate cose e queste cose non si vedono, non vengono percepite, alla fine il risultato sarà la rabbia sociale e il disincanto. Non basta avere tutte le reti unificate. L'abbiamo visto in questi giorni. Ci sta un ottimo intervento che hanno fatto dei giornalisti indipendenti per spiegare come sia stato possibile che Orbán, pur avendo il 90 per cento dell'informazione piegata sotto di lui, abbia perso. Ha perso perché a un certo punto la forza della realtà supera qualsiasi forma di propaganda . Qualsiasi forma di propaganda viene superata dai fatti. È come quando ci avete detto che stiamo tutti meglio e con più lavoro. È una cosa vergognosa aver affermato che la piena occupazione possa essere quella di persone che vengono sfruttate con contratti di 700 euro al mese .
Aggiungo un'altra cosa, ancora più vergognosa. Guardate i dati Istat - adesso il prossimo nemico pubblico numero uno sarà l'Istat, dovremo piegare pure i numeri dell'Istat - che ha certificato una cosa che avreste dovuto leggere. Noi ve l'abbiamo ripetuto mille volte, quando ci avete detto “siamo verso la piena occupazione”. Se sei nella piena occupazione, com'è possibile che i poveri raddoppiano? Perché non è occupazione vera, è sfruttamento . È il motivo per cui noi vi abbiamo sempre detto: dare stipendi equi è uno degli elementi con cui si combatte la criminalità e il disagio sociale.
Ancora, l'ingiustizia più totale: raddoppiano i poveri e, per la prima volta dal dopoguerra ad oggi, il 5 per cento degli italiani detiene il 50 per cento della ricchezza. Sono quelli a cui non abbiamo tassato gli extraprofitti, sono gli speculatori che accogliamo a braccia aperte . Loro non producono niente per il nostro Paese. Se lo mangiano. Voi li avete fatti accomodare a questo grande banchetto, salvo poi trovarvi nella situazione che manca qualche miliardo di euro da una parte e qualche centinaio di milioni dall'altro. È tutto sbagliato.
Noi, tra i vari ordini del giorno che abbiamo presentato, su uno saremo inflessibili. Noi vi abbiamo chiesto, come AVS, non solo di aumentare la dotazione degli uomini, degli agenti e di fare i concorsi nelle Forze dell'ordine, ma abbiamo detto una cosa: a molti di questi agenti, che voi dite pubblicamente “sono la spina dorsale del nostro Paese”, “sono i primi a cui ci inchiniamo”, perché non gli pagate gli straordinari e gli stipendi arretrati ? Avete preso un impegno. Noi abbiamo presentato un ordine del giorno e voi avete detto che rapidamente pagherete gli arretrati alle Forze dell'ordine. Per noi “rapidamente” significa nel giro di quest'estate.
Prima dell'estate dovrete rendere conto di un ordine del giorno su cui avete detto che siete assolutamente d'accordo e favorevoli e che il Governo si impegna a pagare quello che è dovuto, anche in questo caso, prima ancora che a poliziotti, Carabinieri, finanzieri, a lavoratori.
PRESIDENTE. Concluda.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). E se un lavoratore va sul campo e rischia la vita, la prima cosa che deve esserci è che deve essere pagato, caro Governo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Aiello. Ne ha facoltà.
DAVIDE AIELLO(M5S). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, Presidente, sono passati 4 anni dal Governo Meloni, 4 anni dall'insediamento di questo Governo di destra, e siamo di fronte alla conversione dell'ennesimo decreto in materia di sicurezza. Questo sicuramente certifica il fallimento totale del Governo Meloni sul tema della sicurezza, proprio quel tema su cui vi riempivate tanto la bocca. Da 4 anni, parlo da cittadino palermitano, posso dire che Palermo è peggiorata in termini di sicurezza.
Negli ultimi 4 anni, nella nostra città, sono aumentati i crimini, è aumentata la microcriminalità, sono aumentati gli episodi di violenza, sono aumentate le sparatorie, ci sono stati morti per strada, sono morti anche dei giovani ragazzi a seguito di risse per futili motivi. Questa è la cifra di come le nostre città siano insicure da quando governa il Governo Meloni , e parlo con dei fatti alla mano. Ci troviamo in quest'Aula umiliata, Presidente.
Quest'Aula è stata umiliata per l'ennesima volta dal Governo. Ci troviamo a discutere di un provvedimento palesemente incostituzionale, un provvedimento liberticida, come i precedenti decreti Sicurezza, un provvedimento che, ancora una volta, toglie diritti sotto la cifra della sicurezza, perché voi utilizzate questa parola, “sicurezza”, per pulirvi la coscienza . Siamo di fronte a un iter parlamentare che ha visto non soltanto la mortificazione del Parlamento, ma anche veramente una sgrammaticatura nei rapporti istituzionali tra il Governo e il Presidente della Repubblica.
Un Presidente della Repubblica che si è trovato costretto, sempre a seguito dell'imbarazzo nel quale viene portato tramite il Governo, a dover intervenire, a dover addirittura convocare il Sottosegretario di Stato Mantovano al Quirinale per evidenziare una norma palesemente incostituzionale, poi ci tornerò durante il mio intervento. Mi riferisco all'articolo 30-, che introduce un pericoloso sistema premiale per gli avvocati che, a quel punto, dovrebbero convincere i propri assistiti a rimpatriarsi volontariamente. Questo va proprio a confliggere con quelle che sono le garanzie costituzionali, e il ruolo del garante della Costituzione, ovvero il ruolo del Presidente della Repubblica, non ha potuto far altro che evidenziare questo fortissimo errore, dal punto di vista legislativo, commesso dal Governo.
Ma, nonostante questo, il Governo se ne è infischiato totalmente. Tra l'altro, un Governo che si è presentato in campagna elettorale avendo nel programma la riforma del presidenzialismo non fa altro che confermare che non riuscite a tollerare alcun tipo di controllo e alcun tipo di contrappeso. Volete pieni poteri, e quindi anche la parola del Capo dello Stato vi dà fastidio, ve ne siete totalmente infischiati, state andando avanti per la vostra strada, dicendo “intanto approviamo questo obbrobrio e poi correggeremo il tiro successivamente”.
È una vergogna istituzionale, voglio gridarlo in quest'Aula: è una vergogna istituzionale ! Non si è mai visto un atteggiamento così irrispettoso del Governo nei confronti del Capo dello Stato. Voglio ricordare ai membri del Governo che voi avete giurato sulla Costituzione, avete tenuto la Costituzione in mano al momento del giuramento e ora state facendo carta straccia della Carta costituzionale . Dovreste vergognarvi!
È un decreto nato male, Presidente, e nel corso del tempo, strada facendo, è andato addirittura a peggiorarsi. È un decreto repressivo: voi avete, come atteggiamento per garantire la sicurezza delle nostre città, soltanto la repressione e non fate nulla dal punto di vista della prevenzione, cosa che noi invece vi chiedevamo con i nostri emendamenti e con i nostri ordini del giorno, che sono stati totalmente respinti al mittente.
Non ci avete dato neanche la possibilità di discutere i nostri emendamenti e i nostri ordini del giorno, perché si arriva qui, in Aula, si mette la fiducia, si calpesta il Parlamento, si umilia il ruolo del parlamentare, ci tenete qui soltanto a pigiare i bottoni e oggi ci siamo sporcati le mani nell'approvare e nel convertire questo provvedimento, che è palesemente incostituzionale, lo voglio ancora una volta ribadire. Perché, Presidente, il richiamo del Presidente della Repubblica non è un fatto formale, è un fatto sostanziale, è un monito molto forte, è un richiamo al rispetto della Costituzione, perché questo decreto viola palesemente la Costituzione, e questo non è un problema tecnico, ma un problema politico.
Voi parlate di sicurezza, ma qui non c'è sicurezza, c'è propaganda. C'è l'idea di inseguire un consenso facile, anziché costruire soluzioni serie. Perché la sicurezza, Presidente, non si costruisce comprimendo diritti, non si costruisce creando scorciatoie, non si costruisce forzando l'equilibrio tra poteri dello Stato. La sicurezza si costruisce con norme chiare, giuste, applicabili. Questo decreto non è nulla di tutto questo, e lo vediamo anche nelle scelte che avete fatto. Avete inserito norme che incidono su aspetti delicatissimi, come il diritto di difesa, il ruolo degli avvocati, l'equilibrio tra il cittadino e lo Stato.
E arrivo al punto più grave che citavo prima: l'articolo 30-, che prevede il cosiddetto premio da 615 euro agli avvocati che convincono i loro assistiti a rimpatriarsi. Allora, diciamolo chiaramente: questa non è una norma di buonsenso, è un pasticcio giuridico. E non lo diciamo solo noi, lo dicono anche gli avvocati, i magistrati e lo ha detto chiaramente il Presidente della Repubblica; lo dice chiunque conosca la Costituzione. E allora viene una domanda semplice: se davvero è una norma così giusta, come pensate voi e come proponete voi, come mai tutti ne chiedono la cancellazione?
Come mai tutti gli operatori giuridici dicono che questo è un obbrobrio normativo? Questa norma altera il cuore del sistema, perché introduce un incentivo economico dentro un rapporto tra avvocato e cliente e trasforma il difensore in qualcuno che dovrebbe convincere piuttosto che difendere, e questo è inaccettabile. Questo è un problema grave, Presidente. Poi c'è un altro problema, un problema di metodo: voi fate partire questo decreto, dite di approvarlo e poi vi prendete l'impegno di mettere una pezza dopo. E se questo non dovesse succedere? Siete nel caos, questa è la verità.
Questa non è legislazione, questa è improvvisazione, è una forzatura istituzionale, una trattativa che avete sbagliato anche nei confronti del Quirinale. Voi state cercando di aggirare l'ostacolo. Poi c'è anche un problema di merito, e questo è ancora più surreale: ma davvero pensate che un immigrato possa accettare una proposta del genere, se il suo avvocato gli dice “guarda che lo Stato mi paga, se tu accetti di rimpatriare”? Ma davvero pensate questo?
È evidente a tutti che questa norma non funzionerà, come non stanno funzionando i vostri centri in Albania . Non rimpatrierà nessuno, non risolverà nulla. È soltanto l'ennesimo slogan che vi deve permettere di dire “stiamo facendo qualcosa”. Invece, questa norma dice una cosa molto grave, dice che avete fallito. Avete fallito sulle politiche migratorie, avete fallito sui rimpatri, avete fallito sulle soluzioni concrete, avete fallito sui salari, avete fallito sulla politica abitativa, sulle politiche di coesione sociale.
E allora cosa fate? Scaricate tutto su un meccanismo inapplicabile, impossibile da applicare. Questo decreto, infatti, non rafforza lo Stato, lo indebolisce, perché uno Stato forte non ha paura delle garanzie, uno Stato forte non ha bisogno di comprimere diritti per dimostrare di esistere. Uno Stato forte tiene insieme sicurezza e libertà, e lo fa sempre. Qui, invece, si fa l'opposto, Presidente: si colpiscono i più deboli, si colpiscono i principi, si usa la parola “sicurezza” come copertura. E intanto quest'Aula viene compressa, si mette la fiducia, si chiude il confronto, si accelera su un provvedimento che avrebbe bisogno di tempo, ascolto, serietà.
Per questo il nostro voto sarà contrario. Noi non accetteremo mai che la sicurezza venga usata come pretesto per comprimere diritti, non accetteremo mai che la Costituzione venga aggirata per esigenze di propaganda, non accetteremo mai che il Parlamento venga ridotto a ratificare errori, perché il Parlamento non è un passaggio formale, è il luogo della democrazia, e la democrazia non si piega !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Maria Stefania Marino. Ne ha facoltà.
MARIA STEFANIA MARINO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, prima di entrare nel merito della questione, del provvedimento, penso sia doveroso soffermarsi su un punto che riguarda noi tutti: è la democrazia che dovrebbe regnare in quest'Aula, che dovrebbe essere presente in tutti i parlamentari, di maggioranza e di opposizione, ma soprattutto nel Governo, che è colui il quale ci dà l'indirizzo.
E, invece, no questo provvedimento è stato trattenuto 50 giorni al Senato, poi è stato portato qui senza alcun tipo di discussione e senza poter modificarlo in maniera incisiva e soprattutto migliorarlo, perché siamo chiamati a esprimere un voto su un provvedimento che viene presentato come una risposta ai bisogni di sicurezza del Paese, ma che in realtà rappresenta l'ennesima operazione propagandistica di questo Governo, l'ennesima forzatura di questo Governo, un decreto che moltiplica reati, inasprisce pene, comprime diritti e libertà fondamentali, senza affrontare minimamente le cause profonde dell'insicurezza: è un copione già visto. Il paradosso, e voi lo sapete benissimo, è che questo provvedimento è incostituzionale, ma voi, in barba alla democrazia e alla Costituzione, andate avanti. D'altronde, lo avete già fatto, sin da subito, contro i al cosiddetto decreto Caivano e anche in questo testo la logica è sempre la stessa: repressione, propaganda, ma nessuna strategia, e i risultati oggi sono sotto gli occhi di tutti. Nessun miglioramento reale nella sicurezza dei cittadini, i reati sotto il Governo Meloni - voglio precisarlo, Presidente - sono cresciuti ed è avvenuta una progressiva erosione dello spazio democratico.
Questo decreto interviene su tutto. Al solito, un minestrone: armi, manifestazioni, ordine pubblico, minori, immigrazioni, carceri, ma lo fa in modo disorganico, emergenziale e confuso; non c'è una visione, e questo lo avevamo capito già da un po' di tempo. C'è solo l'ossessione di mostrare i muscoli e, ahimè, per qualcuno, di riaffermare la vostra ideologia. E, mentre si inaspriscono le pene, non si investe in prevenzione, non ci sono risorse adeguate per le Forze dell'ordine, non c'è un piano per rafforzare i presìdi territoriali, non c'è una strategia per intervenire sul disagio sociale e giovanile. Si preferisce intervenire a valle, quando il problema è già esploso, invece di lavorare a monte. Uno dei punti più gravi è l'introduzione di strumenti che limitano pesantemente la libertà personale; penso all'allontanamento dalle cosiddette zone rosse e alle perquisizioni sul posto, all'accompagnamento per accertamenti fino a 12 ore, misure affidate alla discrezionalità della Polizia, senza un adeguato controllo giurisdizionale. E, poi, c'è la norma più inquietante: il cosiddetto fermo preventivo, la possibilità di trattenere un cittadino fino a 12 ore sulla base di una presunta pericolosità, senza che sia stato commesso alcun reato. Il Consiglio superiore della magistratura e numerosi giuristi hanno già espresso forti perplessità, perché qui siamo di fronte a un rischio concreto di violazione dell'articolo 13 della Costituzione, ma anche lì voi andate avanti. E, allora, permettetemi di dirlo, chiaramente: questa facoltà attribuita alle Forze di Polizia, di ridurre la libertà individuale, trattenendo in caserma un cittadino senza una reale motivazione, riporta le lancette della storia indietro di 85 anni. È una deriva pericolosa, Presidente, incompatibile con uno Stato di diritto e democratico. Si colpisce anche il diritto di manifestare, introducendo sanzioni amministrative pesanti e ampliando i poteri dei prefetti. Si crea un clima di intimidazione nei confronti del dissenso, si restringono gli spazi di libertà. Ma gli italiani lo hanno dimostrato, non si faranno intimidire da questo vostro decreto, andranno avanti, lo abbiamo dimostrato durante le manifestazioni di pace su Gaza e lo dimostreremo ogniqualvolta vogliamo mantenere un diritto e vogliamo portare avanti il principio di democrazia e di libertà di ogni individuo.
Sul fronte dei minori poi si persevera in un errore gravissimo: affrontare il disagio giovanile solo con strumenti repressivi; nessun investimento in educazione, in servizi sociali, in sostegno alle famiglie. Si introduce perfino una forma di responsabilità genitoriale che contrasta con i princìpi fondamentali del nostro ordinamento e anche qui si sconfina nell'incostituzionalità del provvedimento.
E, mentre si parla di sicurezza, si ignora completamente la situazione delle carceri. Io, personalmente sono stata a visitare il carcere di Messina, dove c'è stato il suicidio di un detenuto, che tra l'altro aveva commesso un reato gravissimo, aveva ucciso una giovane donna. Ebbene, vi voglio dire una cosa: non solo i detenuti vengono tenuti in maniera veramente vergognosa - e non umanamente possibile -, ma anche la Polizia penitenziaria che lavora e gli agenti che lavorano hanno bisogno di risorse per rinnovare le carceri, per essere anche motivati in questo lavoro così difficile. E, invece no, con un sistema penitenziario al collasso, in sovraffollamento, che supera il 130 per cento, con istituti in cui si arriva al 150 per cento della capienza, con condizioni drammatiche e un numero crescente di suicidi, voi pensate ad altro, pensate solo a inasprire le pene, e non è possibile. Cosa fa questo Governo? Introduce infatti un'altra fattispecie di reato, aumenta la pressione su di un sistema già limite. Non solo, si introduce anche un doppio binario per i cittadini italiani e stranieri, limitando diritti e garanzie per questi ultimi, una scelta che solleva seri dubbi di costituzionalità e che mina il principio di uguaglianza. La Costituzione, al solito, viene messa da parte. L'articolo 3 viene completamente ignorato. Anche l'Organismo congressuale forense si è espresso perché, come se non bastasse, intervenite pure sul diritto di difesa, prevedendo meccanismi che legano il compenso all'avvocato all'esito del rimpatrio, una norma che altera profondamente il ruolo del difensore e mette a rischio l'equilibrio del sistema democratico. Come dicevo, l'Organismo congressuale forense ha affermato che l'attività difensiva ha quale sua prerogativa la libertà da qualunque potere e che nessun compenso può essere subordinato o previsto solo al raggiungimento di una sorta di collaborazione da parte dell'avvocato nel conformare la sua attività, le sue scelte e gli obiettivi perseguiti in politica. Quindi, Presidente, un premio a chi fa rimpatriare il proprio cliente… Ma questo vi sembra democrazia? Ma questo vi sembra un provvedimento che dia risposte alla sicurezza del nostro Paese?
Ma, colleghi, c'è ancora un altro punto che non possiamo ignorare: il metodo, perché questo decreto non è solo sbagliato nel merito; è stato gestito in modo inaccettabile dal punto di vista istituzionale. La richiesta anche di deliberazione della seduta fiume è l'ennesima forzatura che ieri sera ha offeso il Parlamento e ha offeso tutti noi che stiamo combattendo sempre per portare avanti un provvedimento che sia di buonsenso e che serva veramente a tutti gli italiani.
In questi 60 giorni, quindi, abbiamo assistito a uno spettacolo indecoroso; un decreto annunciato per propaganda, arrivato in ritardo, tenuto fermo per settimane, perché la maggioranza non era d'accordo su cosa farne. Avete tenuto in ostaggio un ramo del Parlamento per oltre 50 giorni, avete perso tempo prezioso, avete litigato tra di voi, avete presentato emendamenti raffazzonati, alcuni ritirati perché palesemente sbagliati. Siete arrivati in Aula al Senato in ritardo e avete mandato alla Camera un testo confuso, incoerente, a pochi giorni dalla scadenza e qui alla Camera avete imposto tempi compressi impedendo un esame serio, avete negato il confronto, come sempre, costretto le opposizioni a forme straordinarie di protesta, per ottenere semplicemente una Conferenza dei capigruppo.
La verità è semplice: vi siete fatti ostruzionismo da soli e avete trascinato dentro questo caos anche le istituzioni, arrivando perfino a uno scontro con la Presidenza della Repubblica. E, oggi, cosa fate? Impedite la discussione, imponete una seduta fiume per evitare il confronto anche sugli ordini del giorno, perché siete in imbarazzo, perché sapete che questo è un provvedimento sbagliato, è un provvedimento incostituzionale, avete persino costretto il Parlamento ad approvare con voto di fiducia una norma che non entrerà mai in vigore, un fatto gravissimo, Presidente, senza precedenti. Questo non è modo di legiferare, questo non è rispetto per il Parlamento, ma non è rispetto soprattutto per gli italiani che noi rappresentiamo, questo è un uso distorto delle istituzioni e della democrazia. E, allora, colleghi, diciamolo con chiarezza: la sicurezza non si costruisce con la paura, con la repressione cieca, con norme simboliche. La sicurezza si costruisce con la prevenzione, con la scuola, con il , con il lavoro, con il rafforzamento delle comunità. Serve più presenza dello Stato, ma non solo nella forma della sanzione, serve uno Stato che accompagna, che sostiene, che interviene prima del disagio e delle devianze. Questo decreto va nella direzione opposta e per questo il nostro voto è ovviamente contrario, e non solo perché inefficace, ma perché è sbagliato nei principi, perché mette in discussione i diritti fondamentali, perché indebolisce anziché rafforzare la nostra democrazia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Dori. Ne ha facoltà.
DEVIS DORI(AVS). Grazie, Presidente. Tornerò, anzitutto, sulla norma sul cosiddetto patrocinio infedele degli avvocati, con la quale, di fatto, il Governo, introducendo nel decreto-legge l'articolo 30-, ha previsto un compenso, un - non so come definirlo - vergognoso per gli avvocati che forniscono assistenza allo straniero nella presentazione della richiesta di partecipazione a un programma di rimpatrio volontario assistito, da riconoscersi agli avvocati una volta partito lo straniero.
Ecco, di questo abbiamo parlato molto in questi giorni, ma penso non sia sufficiente; è necessario continuare a ribadire l'incostituzionalità di questa norma, che è entrata nel decreto-legge non per un dell'ultimo minuto oppure per un errore. Qualcuno inizialmente aveva tentato di farla passare così, nella concitazione delle votazioni al Senato, così dissero; è sfuggita questa votazione e, quindi, di fatto, è stata approvata, ma terremo in considerazione le considerazioni e poi vedremo come modificarla. No, l'emendamento era stato depositato in Commissione il 24 marzo da tutta la maggioranza, non era nemmeno arrivato da un partito di maggioranza, ma c'era un accordo preventivo su questa bestialità normativa. Di fatto, il Governo ha pensato di svolgere questo tipo di ragionamento; prima, con la riforma della separazione delle carriere ha cercato di mettere le mani sulla magistratura e non ce l'ha fatta, poi, evidentemente ha pensato: bene, non ce l'abbiamo fatta con la magistratura, vediamo se riusciamo in qualche modo a indirizzare verso le nostre finalità politiche, quindi, di repressione, anche tutte le vostre politiche migratorie, a vedere se almeno l'avvocatura è in vendita, ma la risposta dell'avvocatura è stata assolutamente compatta e netta: l'avvocatura non è in vendita . L'avvocatura vi ha fatto una sonora pernacchia. Infatti, giustamente, l'avvocatura ora è in stato di agitazione.
Eppure, abbiamo visto come la Premier Meloni, dopo l'inutile intervento del Ministro Piantedosi qui in Aula due giorni fa, subito è intervenuta, per cercare di rimediare a questo articolo 30-, dicendo addirittura, al contrario, che questa norma è di assoluto buonsenso. Allora, qui c'è qualche difficoltà di comprensione rispetto all'incontro che il Sottosegretario Mantovano ha avuto al Quirinale, perché questa norma non è di assoluto buonsenso, ma è incostituzionale. Quindi, se una Presidente del Consiglio ritiene di assoluto buonsenso una norma incostituzionale c'è un problema istituzionale profondo, oltre che di mancanza di rispetto nei confronti del Presidente Mattarella che, evidentemente, avrebbe voluto evitare una figuraccia al nostro Paese anche a livello internazionale, perché il diritto di difesa e il ruolo dell'avvocato nel diritto di difesa sono tutelati e riconosciuti a livello internazionale, anche dalla CEDU.
Evidentemente, come dicevo poco fa, qualcuno pensava di poter corrompere in qualche modo l'avvocatura. La risposta dell'avvocatura, invece, è stata netta e compatta, motivo per cui io torno e rilancio qui in Aula, anche se non è presente il Ministro Nordio, l'idea, la necessità, visto che è presente anche il presidente Maschio della Commissione giustizia, qui in Aula, di calendarizzare, già la settimana prossima, le proposte di legge che introducono il ruolo dell'avvocato in Costituzione. Ci sono numerose proposte di legge; la prima in ordine di tempo in questa legislatura è proprio a mia prima firma. Tra l'altro, giusto per far capire l'importanza di questi provvedimenti, leggo l'ultimo comma della mia proposta di legge costituzionale per l'inserimento del ruolo dell'avvocato in Costituzione: l'avvocato esercita la propria attività professionale in posizione di libertà, autonomia e indipendenza. Qualcuno, fino a qualche tempo fa, forse, prima di questo decreto-legge, pensava fosse una sorta di tutela per l'avvocatura stessa; no, attenzione, il ruolo dell'avvocato è in funzione dei cittadini e del riconoscimento dell'inviolabilità del loro diritto di difesa. Eccone quindi l'importanza.
Eppure, sentiamo immancabilmente, in tutti i congressi, in tutti i convegni, in tutti gli eventi dell'avvocatura a cui partecipa il Ministro Nordio, dire: sì, introdurremo la figura dell'avvocato in Costituzione. Dopo quattro anni siamo ancora lì, anzi, il Ministro Nordio, attraverso chiaramente una proposta del Governo, arriva, addirittura, a tentare di mettere le mani sull'avvocatura con questa norma dell'articolo 30-. Ma non vorrei che fosse passata addirittura sottotraccia un'altra norma altrettanto pericolosa in ambito di giustizia, di diritto di difesa per coloro che, come prevede la Costituzione, pur essendo indigenti, hanno il diritto di difendersi in giudizio ed è l'articolo 29 di questo decreto-legge, laddove è prevista l'abrogazione del gratuito patrocinio nei procedimenti avverso il provvedimento di espulsione del cittadino di Stati non appartenenti all'Unione europea. Ecco, il gratuito patrocinio è un istituto introdotto per garantire il diritto di difesa anche a chi non può permetterselo, altrimenti, davvero, qui il diritto di difesa è solo basato sul censo. E, invece, no, il gratuito patrocinio è uno strumento, e dobbiamo anche ringraziare tutti gli avvocati che, pur svolgendo questa attività, molto spesso si vedono rimborsati dallo Stato a distanza di anni i contributi per attività svolta in gratuito patrocinio. Chissà come mai, lo Stato e il Governo trovano i soldi per questa mancetta incostituzionale dell'articolo 30-, però, i soldi per il gratuito patrocinio per attività già svolta da parte degli avvocati vengono rimborsati anche a distanza di 2, 3 o 4 anni. Questo è veramente un corto circuito interno.
Questo provvedimento è un condensato - il menu è molto ricco - di incostituzionalità. Io, adesso, vorrei rilevare come questa norma sia stata anche opportunamente definita una norma anti , perché, di fatto, il Governo e la maggioranza non si sono accorti in fase di approvazione del provvedimento al Senato che con il loro articolo 1 di questo decreto-legge si modifica l'articolo 4- della legge n. 110 del 1975 e con questa modifica, in cui viene vietato di portare fuori casa il coltellino serramanico di più di 5 centimetri - insomma, tutte cose che sappiamo -, non viene però precisato che portar fuori questo coltellino può essere invece giustificato da un giustificato motivo. Non viene detto, non viene precisato. Quindi, ad oggi, visto che chiaramente poi verrà approvata, così stando la norma, senza ulteriore intervento normativo, ciò vale anche se si ha un giustificato motivo. Allora, pensiamo agli nelle loro attività. A meno che sia stata voluta appositamente proprio per gli , che è risaputo essere amanti dell'ambiente, vivere l'ambiente e la natura e questo Governo è odiatore nei confronti di coloro che invece amano l'ambiente, perché ha davvero una posizione di negazionismo climatico. Peccato però, attenzione, che in questo rientreranno anche i vostri amici cacciatori che in questo modo non potranno più uscire di casa col coltellino. Gliel'avete detta questa cosa? Forse, no. Ma per questi motivi, e per tanti altri motivi, Presidente, AVS voterà convintamente “no” a questo decreto-legge .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Chiara Appendino. Ne ha facoltà.
CHIARA APPENDINO(M5S). Presidente, io vorrei partire da un presupposto che è di banale buonsenso - però dobbiamo ricordarlo, alla luce di quello che abbiamo visto in questi anni e in questi giorni -, cioè il fatto che gli italiani hanno il diritto, o meglio, dovrebbero avere il diritto, di non avere paura nella propria città, nel proprio quartiere, quando scendono per strada. Perché vede, ogniqualvolta un italiano o un'italiana rinuncia a uno spazio pubblico, ogniqualvolta un cittadino o una cittadina rinuncia a uscire la sera, questo significa che lo Stato sta abdicando alla sua vera funzione, al motivo per cui dovrebbe esistere, che è la protezione di quel cittadino ed è il fatto che deve essere garante che quella persona possa fare ciò che crede liberamente.
E vede, non è solo una questione in punta di diritto. Pensiamoci. Se il cittadino ha paura e non si sente sicuro, che cosa succede? Succede che si sente abbandonato; che la rabbia sociale cresce; si sente più insicuro e, quindi, più sfiduciato. E questo noi sa dove lo vediamo? Lo vediamo soprattutto nelle nostre città, nelle periferie delle città, che non sono solo le periferie fisiche, sono anche quelle esistenziali. Magari, a 100 metri dal centro città si ha paura a fare una passeggiata. E, allora, il punto cruciale è lì: sono le città, perché è nelle città che noi abbiamo il dovere di garantire la sicurezza, che non è solo la sicurezza fisica, è la sicurezza sociale, la sicurezza economica.
Vede, quando io ero sindaca della mia città - ho avuto l'onore di farlo - i cittadini mi fermavano per strada e mi chiedevano strade illuminate, mi chiedevano un lavoro dignitoso, mi chiedevano di potersi curare, mi chiedevano di poter avere uno spazio pubblico dove portare i propri figli senza paura. Poi certo, mi chiedevano altro ed infatti l'abbiamo fatto, senza paura. Mi chiedevano, magari, di sgomberare uno spazio illegale; mi chiedevano presidi delle Forze dell'ordine e dei vigili, nel caso specifico; ci chiedevano e mi chiedevano di arrestare - e questo io non lo potevo fare - spacciatori che vedevano lì, sempre presenti, come se fossero intoccabili.
E allora, voi come rispondete a questi bisogni? Come rispondete alla richiesta di queste persone? Con il nulla, con lo zero assoluto, che non è solo il nulla di questo decreto, è il nulla dei cinque decreti Sicurezza che, uno dopo l'altro, avete sfornato.
E allora, Presidente, non è un caso se dopo quattro anni di Governo Meloni, se dopo sei decreti Sicurezza - e ne state già partorendo un altro per provare a mettere una pezza su questo che è incostituzionale -, siamo passati da città che avevate promesso di rendere sicure a città che sono terribilmente più insicure. Non è un caso, siete proprio voi. È l'effetto del Governo Meloni, eccolo qui. Ma, se le cose non vanno bene - e non vanno bene -, voi avete la ricetta pronta. Le stazioni sono il ? Le periferie sono abbandonate? E di chi è la colpa? La colpa è dei sindaci. Poi, quando non sono della vostra parte politica proprio alla gogna, proprio incapaci a prescindere, è colpa dei sindaci. Quindi non è solo per la sicurezza. Il trasporto pubblico locale non funziona? Non è colpa vostra, che avete tagliato i fondi al trasporto pubblico locale: no, è colpa dei sindaci brutti e cattivi . Il posto nell'asilo nido non lo trovano le povere mamme e i poveri papà? Non è colpa vostra, che avete massacrato il PNRR e tolto migliaia di posti: no, no, no, è colpa dei sindaci che magari mettono le rette troppo alte. Non ci sono i soldi per illuminare le strade? Beh, non è colpa vostra, che avete usato il fondo per i comuni come un bancomat per il vostro vergognoso centro in Albania : no, è colpa del sindaco che non riesce ad accendere il lampione. Perché per voi i sindaci non sono degli amministratori da tutelare, non sono coloro che stanno in trincea, giorno dopo giorno, a rispondere ai bisogni dei cittadini, non sono coloro che mettono le mani, davvero, nei problemi dei cittadini e delle persone disperate ogni giorno. No, no, non sono questo, non sono la vera trincea, il primo livello dello Stato. Per voi sono un'altra cosa: per voi sono lo scaricabarile su cui scaricare le vostre nefandezze e i vostri errori, e guardi Presidente, io non ci sto. I sindaci - lo dico a voce alta perché l'ho fatto - non ci stanno più e non lo meritano questo trattamento .
Ma questo trattamento dello scaricabarile lo conosciamo molto bene, è proprio un metodo. Allora, l'immigrazione, la vostra bandiera per andare oltre la sicurezza, il fantomatico blocco navale che non c'è, 300.000 arrivi: di chi è la colpa? Beh, dei giudici. Oggi Giorgia Meloni lo ha ridetto, i giudici brutti e cattivi che vi ostacolano. La benzina. Io non lo dimentico: avete promesso di togliere lo sconto, o meglio, di abbassare le accise. Avete tolto lo sconto, quindi avete alzato le accise, l'Italia ha protestato e qual è la prima cosa che avete detto? Brutti benzinai cattivi, è colpa vostra. E no, non lo era. E poi c'è l', il vostro universale: il superbonus. Il superbonus è come la coperta di Linus, quando le cose non vanno bene, la tirate fuori. Ieri vi siete schiantati contro il muro della realtà del 3,1 per cento ed è colpa del superbonus ?
Guardi, ricapitoliamo i fatti, perché qui ci vuole un'operazione verità. Avete negoziato un Patto di stabilità e crescita indegno, che Giorgia Meloni definiva un'opportunità. Noi ve l'abbiamo detto tante volte, ogni possibilità che avevamo, ve lo dicevamo: non firmate, è un cappio al collo, è una pietra tombale. Ma voi niente, zitti, dritti a firmare questa grande opportunità. Poi avete negoziato lo scorporo. Di che cosa? Per cui non si conteggiano le spese militari. E io me lo ricordo, brindavate a questo grande risultato. Qual è l'effetto, oggi? Che avete sforato il Patto di stabilità e crescita. Quindi abbiamo il cappio al collo e, in più, perché volevate fare contento il vostro amico Trump, nel frattempo, con l'impegno del 5 per cento, abbiamo 23 miliardi di euro da spendere in armi, quindi il doppio macigno: tagli, austerità, tasse e soldi per le armi . Complimenti. E allora, Presidente, vede, ad essere sciagurato non è il superbonus, ad essere sciagurate sono le politiche di questo Governo, è la vostra incompetenza. La vera sciagura è Giorgia Meloni, lo deve capire. È inutile che trovi e provi a cercare continuamente capri espiatori perché ormai son passati quattro anni, non ci crede più nessuno.
E allora vado a chiudere, perché su una sola cosa voglio essere chiara: non azzardatevi nemmeno a pensarci, di venire in quest'Aula e chiedere a noi, e quindi agli italiani, uno scostamento per finanziare le armi. No, non provateci. Non provateci ! Perché, vede, sono quattro anni che vi sentiamo dire che non ci sono i soldi per la scuola, mentre i giovani scappano via, che non ci sono i soldi per la sanità, mentre le persone muoiono perché non si riescono a curare, che non ci sono i soldi per le bollette, per proteggere famiglie e imprese, che non ci sono i soldi per il carovita, che si sta mangiando gli stipendi che sono troppo bassi. Noi l'abbiamo sentito dalle vostre bocche, qui in Aula, in televisione, nei telegiornali, sui giornali. E allora, uno scostamento per finanziare le armi è, e sarebbe, inaccettabile dal punto di vista morale ed economico, perché voi non potete continuare a chiedere sacrifici a chi non ce la fa, voi non potete continuare a chiedere sacrifici a chi non riesce a mettere insieme il pranzo con la cena, a chi non ha un lavoro, a chi è in cassa integrazione, a chi deve decidere se curare il proprio figlio o fare, magari, un giorno di vacanza perché è anche legittimo, ogni tanto, potersi fare un giorno di vacanza. Voi non potete continuare a chiedere sacrifici a chi non riesce più a fare la spesa, mentre, senza alcuna vergogna, trovate miliardi e miliardi per le armi.
Perché vede, uno Stato che rinuncia a tutelare i propri cittadini, a soddisfare i bisogni dei propri cittadini, ma trova i soldi per le armi non è uno Stato più forte, non è uno Stato più forte, è uno Stato indegno, e voi state macchiando di questa vergogna il nostro Paese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ascani. Ne ha facoltà.
ANNA ASCANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. La prima cosa da dire è che non avete capito la legnata, la tranvata che è arrivata con il referendum . Sentire l'avete sentita, altrimenti non si spiegano i “rimpastini”, i ricambi dentro i ranghi del Governo - forse sono finiti ieri, chi lo sa? - le dimissioni spintanee che sono arrivate, gli equilibri precari dentro i gruppi di maggioranza.
Quindi, sentire l'avete sentita, capire no, perché non avete capito che su quei 15 milioni di schede che hanno fatto vincere il “no” al referendum c'era scritta una cosa chiara: la Costituzione non si calpesta , ed è evidente che non lo avete capito, altrimenti non si spiega il colpo di coda assurdo e incostituzionale che avete fatto al Senato.
Proviamo a ricostruire quello che è successo, anche se lo abbiamo detto molte volte, mai abbastanza: un emendamento del partito della Presidente del Consiglio propone di fare dell'avvocato un esecutore a cottimo delle indicazioni del Governo sulla remigrazione, perché è evidente che questo è lo spirito che vi guida, ossia rincorrere Vannacci, CasaPound e quei vostri amici che rischiano di superarvi a destra. Quindi tu, avvocato, invece di difendere il tuo assistito, lo convinci ad accettare, senza un giusto processo naturalmente, l'espulsione.
In cambio io, Governo, ti do, attraverso il Consiglio nazionale forense, che vi siete pure dimenticati di avvisare, 615 euro. Avete completamente calpestato l'articolo 24 della Costituzione, il diritto in generale. Avete prodotto un obbrobrio che, francamente, non si era mai visto prima, e siete riusciti anche in un capolavoro, perché siete riusciti a unire tutti nel dirvi che questa cosa era una porcata, dagli avvocati ai magistrati. Chiunque vi ha detto così, tranne appunto i vostri amici di CasaPound, che invece sono gli unici ad essere d'accordo con questo tipo di cose .
E non è un caso che li ospitiate anche qui, quando vi viene possibile. Non finisce qui, naturalmente, perché di fronte a quello che è successo, quando è stato detto chiaramente che quella previsione era incostituzionale, la Presidente del Consiglio non ha chiesto scusa per l'errore. Ha un po' la sindrome di Fonzie: Giorgia Meloni non ci riesce a dire “scusa”, si blocca sempre lì, si ferma. No, ha detto che siamo noi a non avere capito, che lei è francamente stupita dal fatto che qualcuno trovi incostituzionale e orrenda una previsione del genere.
Ha detto che basterà fare qualche aggiustamento piccolo ai rilievi tecnici arrivati dal Quirinale e dagli avvocati, aggiustamento che si dovrà tradurre in un nuovo decreto, che cancellerà previsioni che voi oggi obbligate la Camera ad approvare: una cosa inaudita, perché il frutto di tutto questo non è solo che avete provato di nuovo a calpestare la Costituzione, ma che avete calpestato il Parlamento, la Camera dei deputati, perché noi oggi approviamo una previsione che non diventerà mai legge perché immediatamente cancellata da un altro decreto.
Non era mai successo, colleghe e colleghi . Avete calpestato la dignità dell'Istituzione nella quale vi dovreste onorare di sedere. Guardate, siete riusciti veramente in un capolavoro, ma è tutto il decreto a testimoniare il vostro fallimento sul tema della sicurezza. E adesso, al quarto decreto Sicurezza - quarto, quinto, sesto, dipende dai nomi che poi date alle altre previsioni che, più o meno, toccano questo tema -, è chiaro quello che voleva dire Giorgia Meloni quando è venuta qui, nell'ottobre del 2022, a dirci che la sicurezza sarebbe stato il tratto distintivo della sua azione di Governo.
È vero, perché, se c'è una cosa su cui avete davvero fallito totalmente, è proprio il tema della sicurezza . Il tratto distintivo del vostro Governo è il fallimento, e qui si vede chiaramente: avete introdotto 57 nuovi reati, innumerevoli nuovi anni di carcere, ma sfido ad andare qui fuori a chiedere a chiunque incontriate se, per caso, si sente più sicuro o più sicura di 4 anni fa; se ne trovate uno solo, colleghi, sono disposta a venire a stringervi la mano, perché gli italiani e le italiane, dopo 4 anni di Governo Meloni, dopo 4 decreti Sicurezza, dopo 57 nuovi reati, si sentono più insicuri di prima.
La colpa non è di chi c'era prima: la colpa è solo e soltanto vostra e del vostro fallimento, perché, mentre facevate tutto questo, sulla prevenzione non avete mosso un dito, sul contrasto alle cause del disagio giovanile non avete mosso un dito, sul sostegno ai comuni, perché potessero mettere in campo le azioni che servono a prevenire quelle cose di cui poi leggiamo sui giornali. Invece di fare quello che dovevate fare, avete fatto il contrario: avete fatto tagli lineari perché i comuni fossero costretti a tagliare proprio lì, per potergli dare colpe che non hanno e che portate solo e soltanto voi .
Tagli che avete fatto ovunque, del resto, dalla sanità alla scuola, al trasporto pubblico, tutti i settori essenziali per i cittadini e le cittadine. Nel frattempo, mancano 10.000 Carabinieri, 11.000 poliziotti; nel frattempo, l'organico della Polizia locale è in sofferenza, quello della Polizia penitenziaria non ne parliamo: in sofferenza del 30 per cento rispetto a un organico calcolato per una popolazione carceraria che, però, è molto superiore a quella che dovrebbe essere; in alcuni casi siamo al 150 per cento rispetto alla capienza prevista.
E fatemi dire che, se è vero come è vero che lo stato di civiltà di un Paese si misura dalle sue carceri, oggi l'Italia che avete contribuito a costruire, purtroppo, non può dirsi un Paese pienamente civile. Dunque “fallimento” è il titolo che dovete scrivere anche su questo capitolo della vostra azione di Governo; e dico anche perché è evidente che negli altri settori non avete fatto meglio. I vostri clamorosi insuccessi li pagano gli italiani e le italiane. L'ultimo in ordine di tempo: ieri scopriamo che, dopo 4 leggi di bilancio in cui ci avete chiesto di fare sacrifici e avete chiesto agli italiani di tirare un po' la cinghia perché sarebbe arrivata l'uscita dalla procedura di infrazione, quell'uscita non è arrivata.
Ovviamente, è sempre colpa di qualcun altro, perché la sindrome di Fonzie continua a colpire la Presidente del Consiglio, che neanche qui si scusa. Non è colpa vostra che, mentre la produzione industriale calava per mesi e mesi, stavate ad osservare. No, non è colpa di questo ruolo di osservatori, che del resto vi ha riservato l'amico Donald Trump nel , e quindi vi piace, è chiaro .
Non è colpa di questo o del fatto che non avete messo in campo uno straccio di politica industriale, che non avete saputo utilizzare quegli oltre 200 miliardi di PNRR che noi vi abbiamo lasciato in eredità e senza i quali questo Paese sarebbe già in recessione. No, è colpa degli altri, è colpa di chi c'era prima: questo è il ritornello preferito di Giorgia Meloni. Per non parlare poi della politica estera, che era il vessillo, il grande vanto della nostra Presidente del Consiglio: la con il principale inquilino della Casa Bianca.
Beh, vediamo che cosa sta succedendo, che fine ha fatto quel ponte che Giorgia Meloni doveva costruire tra gli Stati Uniti e l'Europa. Stati Uniti che si sono allontanati così tanto da rendere ridicola quell'idea e, purtroppo, da esporre la Presidente del Consiglio - e con lei il nostro Paese, non semplicemente la sua persona - ad uno scontro che non si era mai visto prima. L'abbiamo difesa, certo, ma lei non ha difeso l'Italia nel momento in cui ha abbassato la testa davanti alle più penose richieste che venivano da Donald Trump, compresa quella del , ovviamente.
Colleghe e colleghi, avete scritto un'altra brutta pagina con questo decreto. La buona notizia è che sarà una delle ultime. Allora, Presidente, chiudo come ho iniziato. Io non sono abituata - lo sanno i colleghi - ad evocare il fascismo a vanvera, né il rischio che ritorni. Per questo, quello che sto per dire, per me, ha un peso molto serio. La previsione che avete scritto, nero su bianco, che premia l'avvocato infedele che aiuti a ricacciare via, a espellere il migrante, privandolo di fatto del diritto a un giusto processo, quel tentativo di farvi beffa della Costituzione può essere definito solo così: fascista.
E allora il fatto che questo decreto scada il 25 aprile a me pare buffo, quasi un segno. Arriverà un altro 25 aprile. Dovete cancellarla quella previsione incostituzionale, quella previsione fascista. Arriverà, anche stavolta, un altro 25 aprile. Almeno questa è una buona notizia .
PRESIDENTE. Colleghi, poiché sono trascorse 3 ore dall'inizio delle dichiarazioni di voto finale, procederemo ora a una breve sospensione tecnica.
PRESIDENTE. Prima di sospendere la seduta, avverto che il Presidente del Consiglio dei ministri, con lettera in data 22 aprile 2026, ha trasmesso il Documento di finanza pubblica 2026 (Doc. CCXL, n. 2), articolato in due sezioni, recante le informazioni e i contenuti di cui all'articolo 21 del regolamento (UE) 2024/1263, in coerenza con la risoluzione n. 7/00380 approvata dalla V Commissione (Bilancio, tesoro e programmazione) della Camera dei deputati in data 7 aprile 2026 e con la risoluzione n. 7/00039 approvata dalla 5a Commissione (Programmazione economica e bilancio) del Senato della Repubblica in data 8 aprile 2026.
Al Documento sono allegati: la relazione sugli interventi nelle aree sottoutilizzate (Doc. CCXL, n. 2 - Allegato I); il documento “Strategie per le infrastrutture, la mobilità e la logistica” (cosiddetto Allegato infrastrutture) (Doc. CCXL, n. 2 - Allegato II); la relazione sullo stato di attuazione degli impegni per la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra (Doc. CCXL, n. 2 - Allegato III); la relazione sull'attuazione della razionalizzazione del sistema degli acquisti di beni e servizi, di cui all'articolo 2, comma 576, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (Doc. CCXL, n. 2 - Allegato IV).
Il Documento è stato assegnato, ai sensi dell'articolo 118-, comma 1, del Regolamento, alla V Commissione (Bilancio) nonché, per il parere, a tutte le altre Commissioni permanenti e alla Commissione parlamentare per le questioni regionali.
Dunque la seduta, come annunciato, è sospesa e riprenderà alle 15,20.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 99, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Riprendiamo il seguito dell'esame del disegno di legge n. 2886.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per dichiarazione di voto, la deputata Daniela Morfino. Ne ha facoltà. Aspetti, aspetti, che non si è ancora attivato il microfono... ecco.
DANIELA MORFINO(M5S). Grazie, Presidente. Colleghi e colleghe, ci chiedete come si fa a votare contro questo decreto Sicurezza. Beh, un motivo vogliamo darvelo, forse anche più di uno.
Parliamo del metodo. I lavori in Commissioni riunite finora sono stati una vera e propria farsa e questo perché, fin dall'inizio, c'è stata una discussione preliminare convocata per discutere di un testo che ancora non era noto ai parlamentari che avrebbero dovuto, appunto, commentarlo. Ancora, abbiamo assistito a scadenze per emendamenti e per presentare ricorsi per inammissibilità umanamente insostenibili. Abbiamo assistito a un vaglio di inammissibilità pronunciato in modo immotivato per spazzar via quanti più emendamenti possibili delle opposizioni. Non abbiamo avuto la possibilità di leggere la relazione tecnica delle Commissioni riunite competenti in merito. Abbiamo avuto una sola giornata per esaminare quasi 1.000 emendamenti con il risultato, infatti, che ne sono stati discussi e ne sono stati votati neanche il 10 per cento. Ci siamo fermati a metà dell'articolo 2, quando abbiamo davanti un decreto che si compone di ben 35 articoli.
Queste sono le prime ragioni di metodo che vi ho elencato, e quindi le forzature che avete fatto. Anche stavolta avete seguito lo stesso copione: si fa il decreto, si va al Senato, al Senato si infila una norma palesemente sbagliata, poi si arriva alla Camera e qui non si votano gli emendamenti delle opposizioni. E allora diciamolo chiaramente: questo non è un confronto parlamentare, è una compressione del Parlamento; è il vostro modo di legiferare - forzature, fiducia, blindature -, perché quando il testo è debole voi non correggete il testo, zittite il confronto.
E poi passiamo al merito. Partiamo da un dato di fatto: nel solo 2024 ci sono stati 6.500 stupri, Presidente; vuol dire 18 stupri al giorno, 18 donne, 18 vite isolate, 18 ferite ogni giorno. Eppure, in questo decreto la violenza sessuale non trova lo spazio che meriterebbe. Non c'è il vostro pugno duro, non c'è la vostra ossessione, non c'è lì la vostra propaganda , e già questo basta per smascherarvi, perché voi non inseguite la sicurezza vera, inseguite la sicurezza che fa scena: quella che funziona nei titoli, nei , nei mediatici.
Ma la sicurezza vera è un'altra cosa, Presidente, e non è la prima volta, in effetti, che veniamo chiamati a esaminare un decreto-legge con requisiti di necessità e di urgenza tutt'altro che chiari, che comprimono le prerogative del Parlamento. Non è la prima volta che sotto l'etichetta rassicurante della parola “sicurezza” infilate norme eterogenee, confuse e repressive, con profili serissimi di incostituzionalità. Ormai avete trasformato il decreto-legge nel vostro telecomando politico: vedete un fatto di cronaca, premete il bottone e fate un decreto; vedete un titolo di giornale, premete un altro bottone e fate una nuova stretta. Ma così non si governa, Presidente, così si governa una propaganda.
E poi c'è il pasticcio dell'articolo 30-, una norma introdotta senza confronto che arriva addirittura a legare il compenso degli avvocati all'esito del rimpatrio del loro assistito, un meccanismo che è stato contestato con forza da tutta l'Avvocatura perché altera il ruolo del difensore e introduce un evidente conflitto di interessi. Volete trasformare gli avvocati non più in garanti dei diritti, ma in facilitatori delle politiche di rimpatrio ed è un passaggio gravissimo , Presidente, perché l'articolo 24 della Costituzione stabilisce che il diritto di difesa è inviolabile e non può esserci una difesa libera se il compenso dipende dall'esito voluto dall'amministrazione. Qui, non siamo più nel campo della sicurezza; siamo proprio nel campo della compressione dei diritti, ma l'Avvocatura ha alzato la voce perché si è sentita calpestata nella sua dignità con questo articolo e hanno capito che volete trasformarli in funzionari di governo che devono collaborare per voi, per la politica dell'immigrazione. È questo ciò che state facendo.
Infine, il Colle che vi ha fermato, creando, di fatto, uno strappo istituzionale; evidentemente, anche se la Presidente Meloni dice che non c'è alcun pasticcio, il pasticcio c'è ed è bello grosso ed è stato nei rapporti tra le massime istituzioni di questo Paese: da una parte il Governo e, dall'altra parte, la Presidenza della Repubblica. Infatti, questo decreto, Presidente, certifica, in maniera plastica, una cosa sola: il fallimento del Governo Meloni. Non la sua forza, il suo fallimento perché, se dopo tre anni e mezzo al Governo, dopo decreti, annunci, conferenze stampa e proclami, venite ancora qui a dirci che sulla sicurezza forse bisognava fare un po' di più, allora, il punto non è fare di più; il punto è ammettere che non ne avete azzeccata nemmeno una in questi quattro anni.
No, Presidente Meloni, qui, non si tratta di fare di più; qui si tratta di avere l'onestà di dire agli italiani che avete fallito e avete trasformato un tema serio e delicato, persino doloroso, per milioni di persone in un'operazione di politico. Questo è il punto. La sicurezza, per voi, non è responsabilità di governo, è un elettorale; e, allora, colpite ciò che è visibile, non ciò che è pericoloso; colpite ciò che disturba lo sguardo, non ciò che distrugge davvero la vita delle persone: il povero, il marginale, il migrante, chi manifesta, chi non rientra nella cartolina ordinata e muscolare che volete vendere al Paese; con loro siete inflessibili mentre con i problemi veri, invece, siete debolissimi perché i problemi veri chiedono lavoro, chiedono competenza, diritti, sanità, dignità, presidi sociali, scuola aperte, quartieri vivi, lotta per la libertà educativa, prevenzione e politiche serie per i giovani.
La sicurezza si costruisce così, Presidente, giorno dopo giorno, mattone dopo mattone, non con proclami, pose e decreti-fotocopia, fatti, per inseguire la paura. Adesso avete trovato anche una nuova parola d'ordine: “remigrazione”. Adesso bisogna fare la remigrazione perché il blocco navale non siete riusciti a farlo; perché i rimpatri non siete riusciti a farli; perché più persone vere alle Forze dell'ordine non siete riusciti a darle; e, allora, rilanciate con un'altra parola d'ordine, con un altro , con un'altra bandiera ideologica e perché tutto questo? Perché avete un problema politico interno, perché dovete accontentare la Lega e, come sempre, per tenere in piedi i vostri equilibri di maggioranza, usate pelle e diritti degli altri come materiale di propaganda. Questo dimostra la vostra vera essenza, Presidente: dovete salvare una coalizione che, di fatto, è spaccatissima, in barba ai problemi seri del Paese e dei cittadini; non volete confrontarvi con le Camere, non volete riconoscere gli errori, non volete neppure dare spiegazioni davanti a rilievi tanto gravi.
Allora, ditemi, questa sarebbe la forza dello Stato? Questa è arroganza di Governo; è improvvisazione; è dilettantismo di Governo, ma la sicurezza non si fa così. La sicurezza non è il vostro sport permanente. La sicurezza non è il vostro manganello verbale. La sicurezza non è trovare, ogni settimana, un nuovo nemico comodo; si fa contrastando il degrado e la solitudine sociale. La sicurezza si fa togliendo terreno alla rabbia, all'abbandono e alla marginalità; si fa con il lavoro pagato bene, con i diritti, con la sanità, con la dignità, con la presenza dello Stato dove, oggi, c'è solo vuoto.
Vado a concludere, Presidente. Vi diciamo che serve un'altra idea di sicurezza, una sicurezza che previene, che include, che costruisce coesione, che rafforza la presenza dello Stato dove oggi è più debole.
Serve una sicurezza che non si limiti a inseguire la paura, ma lavora per superarla e questo decreto, purtroppo, va nella direzione opposta. Non è sicurezza. Non è Stato, ma è solo vigliaccheria di governo travestita in fermezza e, per questo, voteremo contro questo vergognoso decreto .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Elisabetta Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Sono stata molto indecisa se fare un discorso serio a questo Parlamento perché non siamo in una situazione seria. Quando la maggioranza costringe l'Aula a discutere e a votare un decreto, che sa essere incostituzionale, la situazione non è seria e questo Parlamento viene umiliato, viene calpestata la sua autorevolezza, viene aperta una fase in cui, in qualche modo, vale tutto. Però, poi, alla fine, mi sono convinta a farlo questo discorso perché sono certa che ci sia un gigantesco elefante in questa stanza; un elefante che non si vuol vedere, un elefante che quasi nessuno ha nominato.
Sottosegretario, per farglielo vedere, le voglio fare l'elenco dei reati che creano allarme sociale e contro cui voi dite di voler agire: l'assalto ai bancomat, ai portavalori, il traffico di droga e la presenza degli spacciatori sul territorio, le mazzette sugli appalti, lo sfruttamento della prostituzione, lo sfruttamento del lavoro, soprattutto quello migrante attraverso false cooperative e il traffico di armi che, poi, vengono utilizzate in tanti episodi e in tante sparatorie che abbiamo contato a decine, in questi anni. Allora, Sottosegretario, io le vorrei fare una domanda: chi è che organizza e rende possibile questi reati? Chi è? Perché quello è l'elefante nella stanza. Perché, a rendere possibili, questi reati, sono le organizzazioni criminali e le mafie, italiane e straniere, in collaborazione, perché nel crimine, evidentemente, la linea del colore della pelle non vale più. Allora, Sottosegretario, perché lo fanno? Perché le mafie organizzano questa tipologia di crimini? Lei lo sa, lo fanno per il denaro, per arricchirsi. Noi ci chiediamo come mai, la Presidente del Consiglio Meloni, che dice di ispirarsi ogni giorno a Falcone e Borsellino nella sua attività politica e di aver avuto un impegno limpido contro le mafie, abbia dimenticato la prima regola, il primo monito di Falcone, ossia “”: se vuoi combattere le mafie segui il denaro e, quindi, segui quei 40 miliardi che, ogni anno, le mafie ripuliscono e riciclano. E come li ripuliscono, Sottosegretario? Perché sono soldi in contanti e per renderli legali bisogna fare tante cose: li ripuliscono con le false fatturazioni, con le imprese “apri e chiudi” nel settore dei servizi, della ristorazione, ne sapete qualcosa, penso, e del turismo, con le truffe fiscali, con l'esportazione dei capitali all'estero, con le criptovalute. Allora, siccome gli spacciatori che sono in strada e quelli che assaltano i portavalori hanno dietro tutta questa catena che serve a ripulire il denaro che producono, noi ci chiediamo, come mai, non fate mai norme per rendere più difficile alle mafie usare questi strumenti al fine di riciclare il denaro sporco ? Mai che siate venuti in quest'Aula con un decreto antimafia a cui sarebbe andato il nostro voto favorevole. Mai.
E fate delle cose stranissime perché, guardate, voi, sostanzialmente, state perseguitando un ragazzo che ha una canna in tasca, ma non fate nulla contro quelli che gliel'hanno venduta e che riciclano il denaro che hanno guadagnato così. E ancora: fate persecuzione contro i ragazzi che fanno le collette per pagarsi lo striscione nei centri sociali e non fate nulla contro il commercialista che si è prestato a riciclare il denaro delle mafie . E ancora: perseguitate i migranti, che magari sono in condizioni di irregolarità e vorrebbero, invece, avere accesso ai propri diritti, a un lavoro regolare e niente contro le mafie quando ne organizzano lo sfruttamento nelle false cooperative, nelle campagne . Niente. Niente. La verità è che voi non avete pensato a una cosa: avete fatto la norma sugli avvocati perché convincessero i migranti a ritornare nei loro Paesi di origine, eppure, non vi è venuto in mente che potevate fare una norma per retribuire gli avvocati che convincono i mafiosi a confessare o a collaborare con la giustizia e con i magistrati. Chissà perché, chissà perché, anche quando fate le norme incostituzionali, ve ne vengono in mente solo alcune, altre, invece, non vi vengono in mente.
La situazione in cui siamo è questa: è come se noi fossimo in una stanza allagata e il Governo arresta chi ha le scarpe bagnate, invece, di andare a cercare la falla e chiudere l'ingresso dell'acqua. Questa è la situazione. Allora, bisogna chiedersi perché, Sottosegretario… non rida, perché la situazione è seria. Quando ci chiediamo perché, forse, una pista per capire ce l'abbiamo in questi giorni, perché le rivelazioni sul caso Delmastro, forse una pista ce la danno, le parole del pentito amico che sta continuando a parlare, forse una pista ce la danno; perché forse c'è qualcuno qua che quando vede il denaro non si chiede da dove viene questo denaro, purché si possa fare impresa, come ha fatto Delmastro. È stata una leggerezza: lo hanno detto autorevoli esponenti del Governo. Allora, voi volete farci credere a questa tesi della leggerezza, della distrazione; addirittura, oggi il Ministro Nordio ha detto che serve una norma sulla lieve entità per le mazzette - per le mazzette! -, mentre voi cancellate la lieve entità sul possesso di stupefacenti, invece va bene la lieve entità per le mazzette. Allora, a noi ci viene da pensare che per voi il discrimine sia il possesso di denaro: se hai la pelle nera e le tasche vuote, allora, sei un nemico da sbattere nei CPR, da riportare nel suo Paese, da chiudere in prigione buttando la chiave; se sei un giovane che si batte per la Palestina o per il clima - e sono parole vostre - sei un potenziale terrorista - chissà che fai, dobbiamo fare il fermo preventivo, dobbiamo in tutti i modi impedirti di manifestare il tuo dissenso - ma, invece, se hai le tasche piene, il portafoglio pieno, una giacca e una cravatta, allora, a voi non importa nulla di capire da dove viene quel denaro, non volete disturbare il manovratore mentre quel denaro lo fa circolare e, addirittura, gli aprite le porte. Pare che gli abbiate, persino, aperto le porte del palazzo dei gruppi parlamentari in cui una persona con queste caratteristiche è entrata, senza nemmeno, probabilmente, la necessità di mostrare il proprio documento.
Ecco, allora, Sottosegretario, questo scenario, questa discussione che facciamo oggi, con questo gigantesco elefante nella stanza e con il vostro continuo tentativo di nascondere la realtà dei problemi di sicurezza che vengono o dal disagio sociale oppure dalle organizzazioni criminali che li producono, è lo specchio di una degenerazione etica del Paese. Voi siete una degenerazione etica di questo Paese; non siete in grado di fare ciò che serve; non siete in grado di combattere chi va combattuto. Avete fatto un lunghissimo elenco di nemici del popolo: sono attivisti, sono migranti, sono giovani studenti, sono i poveri, sono tutti nemici per voi, ma mai in quella lista, quella dei nemici da combattere, sono entrate le mafie e sono entrate le organizzazioni criminali.
Allora, di fronte a questo rovesciamento giuridico, etico e sociale noi sappiamo che il Paese - ho chiuso - con voi non ne uscirà, che l'acqua continuerà a salire nella stanza, ma noi vi cacceremo e porremo rimedio, chiudendo quella falla .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Tommaso Calderone. Ne ha facoltà.
TOMMASO ANTONINO CALDERONE(FI-PPE). Signor Presidente, Governo, colleghi, intervengo cercando di mettere un po' di ordine in relazione e in riferimento a questo provvedimento legislativo. In queste ore di discussione, di dichiarazione di voto - mi correggo - ho sentito parlare tanto, ma, in verità, ho sentito parlare pochissimo, quasi niente, delle norme che caratterizzano questo decreto perché, vedete, la propaganda è una cosa, le norme e la sicurezza sono un'altra cosa. Sono stati bravi i colleghi - bravi tra virgolette, ovviamente - i colleghi dell'opposizione a parlare di tutto, a parlare di massimi sistemi, a parlare di grandi temi, ma non hanno detto una sola parola o pochissimo sulle norme che caratterizzano questo provvedimento legislativo. Allora, lo faremo noi, noi di Forza Italia, noi che siamo per la sicurezza, siamo garantisti perché, vedete, anche qui, essere garantisti non significa reclamare l'impunità dei cittadini italiani. Fare confusione tra sicurezza e garantismo è inaccettabile. Tante volte in Commissione ci siamo sentiti dire: eh ma voi siete Forza Italia, questo decreto…
Sì, noi siamo Forza Italia, siamo Forza Italia e reclamiamo il garantismo, lo reclamiamo sempre, comunque e ovunque, ma siamo Forza Italia e siamo per la sicurezza dei cittadini italiani. Questo sia chiaro a tutti .
Allora, cominciamo con l'articolo 1. L'articolo 1… Presidente, sarò costretto ad andare per le vie brevi, perché sono oltre 30 articoli - nessuno lo ha detto -, oltre 30 articoli che hanno il compito, il fine, di mettere in sicurezza i cittadini italiani… E, beh, ho sentito dire: ma siete al quarto decreto sicurezza. Sì, può darsi che sarà necessario il quinto, il sesto, perché è essenziale mettere in sicurezza le persone per bene - sia chiaro a tutti - non gli spacciatori di droga, coloro che portano i coltelli o coloro che ammazzano le persone. Noi siamo al quarto, al quinto e saremo al sesto, al settimo, all'ottavo, al nono, al decimo se sarà necessario ! Sia chiaro a tutti!
Allora, abbiamo fatto una norma, ha fatto il Governo una norma, per contrastare che cosa? I reati in materia di armi e strumenti atti ad offendere. In questi giorni, colleghi, Governo, signor Presidente, abbiamo assistito a una serie di fatti di sangue incredibili, caratterizzati dal fatto che sono stati commessi con coltelli. Allora, noi come potevamo e come possiamo - e qui è veramente il festival dell'assurdo -, come possiamo prevenire perché, vedete, lo dico ai giuristi e ce ne sono tanti in quest'Aula, la norma deve avere una funzione special-preventiva. Come possiamo noi cercare di limitare che i cittadini italiani possano essere accoltellati per strada, per esempio, accoltellati sui luoghi di lavoro, per esempio, accoltellati nelle stazioni ferroviarie, per esempio, accoltellati sui treni, per esempio? Come possiamo farlo? Dicendogli: eh attenti? Che cos'è la prevenzione? Ho sentito parlare di prevenzione, un concetto vuoto, perché poi bisogna riempirlo. Che cos'è la prevenzione? Dire: eh, cari ragazzi, state attenti perché i coltelli sono brutti e cattivi, mi raccomando non uscite con i coltelli armati tutte le sere, non litigate? Beh, questo è un fatto familiare, certo, ci deve pensare pure lo Stato perché deve istruire, deve preparare i ragazzi e ci mancherebbe altro. Ma nel momento in cui ci accorgiamo… il legislatore, vedete, la norma deve sempre avere una , quella di essere adeguata al momento storico in cui si vive. Nel momento in cui noi non riusciamo a limitare, ma non certamente per colpa del Governo… dove siete stati negli ultimi 10, 15, 20 anni? Non riusciamo a limitare il fatto che accadono tanti e troppi - dico io - fatti di sangue, con l'utilizzo di coltelli, allora dobbiamo pensare a varare una norma. Che cosa è stato previsto? Sempre la lieve entità è prevista. Il legislatore ha provveduto a intensificare, ad aggravare e ad aumentare le pene. Ecco la funzione della norma, ecco la funzione special-preventiva. Se tu porti un coltello e non lo puoi portare, è chiaro che lo Stato ti punisce. Cosa c'è di strano? Cosa c'è di bizzarro? Cosa c'è di ingiusto? Ma i coltelli si devono portare per strada? È un fatto normale? A che cosa servono? Poi, ho sentito dire cose dell'altro mondo, come che nelle feste bisogna tagliare le torte, se uno ha un coltello. Ho sentito dire cose dell'altro mondo, come “chi va a funghi come fa?”. Ma leggete bene le norme: senza giustificato motivo! Leggete bene le norme. Se c'è un giustificato motivo… e ve lo dico da avvocato penalista che ha difeso non so quante persone per porto ingiustificato di coltello. Certamente, quando trovano il bracciante agricolo che sulla moto Ape ha un coltello perché gli serve, non sarà punito. Se trovano un delinquente che ha un coltello ai Navigli di Milano, perché deve fare danno o danni, è chiaro che sarà punito. Questo prevede il Governo Meloni: punire chi commette reati. È una cosa banalissima. Questo abbiamo fatto: inasprire le pene e prevedere per la prima volta anche sanzioni amministrative. Per questa gente bisogna provvedere in maniera dura e decisa: sospensione della patente e abilitazioni professionali limitate. Che cosa stiamo facendo di strano? Non è giusto? È sbagliato?
Poi la seconda norma prevede il divieto di vendita o cessione a minori di strumenti da punta e da taglio atti a offendere. È giusto e corretto vendere ai minori coltelli? Parliamo di questo, confrontiamoci su questo e non sulla propaganda. Che cosa deve fare un minore con il coltello? Abbiamo previsto una norma che in maniera ordinata va a disciplinare come si deve vendere un coltello al minore e se si può vendere. È una norma che terrorizza il cittadino? Stiamo limitando le libertà? No, stiamo limitando gli accoltellatori a portarsi indosso un coltello. Parliamo di questo invece di fare propaganda.
Poi, c'è l'articolo 2 recante disposizioni in materia di prevenzione della violenza giovanile. Come la vogliamo prevenire la violenza giovanile? Con l'educazione - per carità - e con l'istruzione ma, se si sbaglia, bisogna pensare a varare una norma. Che cosa abbiamo previsto? Un ulteriore ampliamento del decreto Caivano. Vi scandalizzate? No. Lo amplieremo 27 volte, se sarà necessario, perché i delinquenti vanno puniti. Vanno processati giustamente - ecco il garantismo - con le regole del procedimento, con le garanzie, in un processo ragionevole e con un giudice terzo che voi non avete voluto. Là c'era un po' il garantismo a intermittenza della sinistra, come le luci di Natale: garantisti per coloro che portano il coltello indosso e, magari, un po' meno per chi pretende un processo giusto, con le regole e davanti a un giudice terzo. Ma questa è un'altra storia; sappiamo com'è andata a finire e rispettiamo comunque…
PRESIDENTE. La prego di concludere.
TOMMASO ANTONINO CALDERONE(FI-PPE). Ero appena all'articolo 1, Presidente. Questo mi dispiace molto. In questo minuto che mi resta io vorrei confrontarmi sulle norme e non fare propaganda. Mi piace discutere del quinto comma, signor Sottosegretario, dell'articolo 73 del DPR n. 309 del 1990, perché c'è stato lo scandalo: i ragazzi con lo spinello.
I ragazzi con lo spinello non devono essere puniti, non devono essere parificati ai narcotrafficanti. Ma le avete lette le norme? Perché delle due l'una: o non avete letto le norme o non le avete capite, .
Allora, l'articolo 73, comma 5, e lo dico ai colleghi giuristi anche del PD, per il tramite del Presidente, che cosa prevede? Prevede la lieve entità e stabilisce per la prima volta che la lieve entità non può essere applicata, non sempre rispetto a uno spinello, ma quando le condotte vengono poste in essere - leggo testualmente, signor Sottosegretario - in modo continuativo e abituale. Ascoltate bene. Cioè, se colui che ha dieci chili di droga nascosta in campagna esce con uno spinello ogni volta e il giudice e lo Stato se ne accorgono, non gli si dà la lieve entità. Perché sapete quante persone io ho difeso che hanno usufruito della lieve entità, perché tenevano la droga nascosta e, ogni volta, si presentavano con lo spinello? Tante, troppe!
Allora, il legislatore, che ha capito, impedisce ai grandi e ai grossi spacciatori… e non al ragazzino che comunque non dovrebbe avere lo spinello per quella che è la nostra cultura. Intendiamoci: noi siamo abituati ad altro modo di vedere la vita. Per noi la vita…
PRESIDENTE. Ha esaurito il suo tempo.
TOMMASO ANTONINO CALDERONE(FI-PPE). …Presidente, è uno stupendo vivere in un mondo di morti. Forza Italia voterà con convinzione il decreto Sicurezza, perché ha a cuore la sicurezza dei cittadini italiani e dello Stato italiano .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Barbagallo. Ne ha facoltà.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Signor Presidente, rappresentante del Governo e onorevoli colleghi, in questa legislatura il Governo è intervenuto più volte in alcune materie. Noi non abbiamo esitato a definire questo metodo di approccio un metodo a puntate. Lo abbiamo chiamato pure, ironizzando, metodo Netflix, perché il Governo, ogni tre mesi, ogni sei mesi, ogni anno, è intervenuto di sovente su energia, infrastrutture, accoglienza e minori.
Oggi arriva il quarto decreto sulla sicurezza. Significa che, ad esempio, a partire proprio dalla sicurezza, qualcosa evidentemente non ha funzionato. È insopportabile questa narrazione e questa retorica della destra, per cui il pericolo in questo Paese è il migrante ed è il tema dell'accoglienza. Un Governo, insomma, che continua ad essere forte con i deboli e debole con i forti, come sta accadendo in questo momento con un dispiego consistente di risorse per i centri in Albania.
Secondo i dati del Partito Democratico, è stato superato pure l'importo di un miliardo di euro e continuano a essere impiegate in quel centro persone che potrebbero ben essere impiegate, invece, all'interno del territorio dello Stato.
Poco fa ho sentito dai banchi di Forza Italia invocare addirittura la possibilità di un sesto o settimo decreto sulla sicurezza per arginare la detenzione di armi e coltelli. Signor Presidente, è singolare che, in mezzo a tanti decreti, il centrodestra non immagini, invece, un decreto contro la mafia. È questo che ci perplime, perché, di fronte alle grandi organizzazioni criminali, il Governo si gira dall'altra parte. Come dicevamo prima, è forte con i deboli e debole con i forti.
A tal riguardo, in questa legislatura abbiamo più volte lamentato come la DIA - la Direzione investigativa antimafia -, voluta su intuizione di Giovanni Falcone nel 1991 per arginare il crescente fenomeno mafioso e che mette insieme l'esperienza, la storia, la tradizione e la professionalità dell'Arma dei carabinieri, della Guardia di finanza e della Polizia di Stato (negli anni si è aggiunto pure l'apporto della Polizia penitenziaria), nel corso degli anni del Governo Meloni, dall'ottobre del 2022 ad oggi, abbia visto una consistente riduzione degli organici in tutta Italia e, in particolare, in Sicilia, dove il fronte sanguinosissimo che si combatte tradizionalmente nei confronti della mafia dovrebbe imporre una maggiore attenzione.
E proprio in quest'Aula, il 27 febbraio scorso, abbiamo contestato davanti al Governo i dati della carenza di organico della DIA, evidenziando come nei centri operativi di Caltanissetta e di Catania si sia passati da 50 e 40 unità, all'inizio della legislatura, a 20 e 15 unità in questo momento.
Non è stato garantito il né per i pensionamenti, né per i trasferimenti ad altra sede e, addirittura, - udite, udite! - abbiamo distaccato il personale della DIA per la campagna rinforzi estivi; cioè, abbiamo mandato coloro che dovrebbero arginare la criminalità organizzata, e quindi la mafia, la camorra e la , a controllare le spiagge e la movida in estate : una vergogna di questo tempo.
Abbiamo proposto anche soluzioni nel corso della legislatura con alcune interpellanze urgenti, con alcuni interventi volti a dare, signor Presidente, un contributo propositivo, com'è nel ruolo e nelle caratteristiche delle opposizioni, come li intendiamo noi. Abbiamo detto: ma perché non facciamo degli interpelli specifici ogni tre mesi, ogni cinque mesi, per assegnare personale alla DIA? O, meglio ancora, perché ogni volta che c'è un concorso pubblico, una nuova assunzione, non garantiamo una quota parte dell'8 per cento, il 10, il 5 o il 4, alla Direzione investigativa antimafia? La risposta del Governo è stata: non è possibile, perché la legislazione non lo permette. Ecco ci sembra strano che, tra tante pagine e tanti articoli dei decreti Sicurezza, non vi sia venuto mai in mente di rafforzare l'organico della Direzione investigativa antimafia .
E la carenza di organico non è soltanto della DIA. Pochi mesi fa il comandante generale dei Carabinieri - non uno qualunque - ha dichiarato che all'Arma dei carabinieri, in questo momento, nel Paese, mancano ben 10.200 unità e non sono garantite le attività ordinarie. Non va meglio alla Polizia di Stato dove, in base ai dati del Partito Democratico, mancano ben 11.340 posti in organico. E, a fronte di queste indicazioni perentorie, proprio il 27 febbraio, in quest'Aula, quando con un'interpellanza urgente abbiamo chiesto al Governo di darci i dati esatti della carenza di organico delle Forze armate e della DIA, esso, violando le prerogative parlamentari, ha preferito non rispondere.
Il tema non è soltanto quello di girarsi dall'altra parte. In alcuni casi - e lo ribadiamo con forza, oggi, in quest'Aula - il Governo strizza pure l'occhio alla criminalità organizzata. È accaduto più volte in questa legislatura e lo voglio ricordare … no, no, non si preoccupi rappresentante. Ora glielo sto dicendo qual è il motivo; poi, se avrà motivi per confutarlo, lo confuterà, non si innervosisca.
È accaduto il 2 luglio 2025, c'erano tanti colleghi che sono qua con me oggi. C'era la trattazione congiunta del decreto-legge Infrastrutture, sempre un decreto Netflix. Il 2 luglio 2025, erano gli ultimi minuti di una Commissione congiunta ambiente e trasporti e, negli ultimi minuti, poco prima di mettere ai voti il mandato al relatore, è arrivato un emendamento che veniva dal Viminale, dal Ministero dell'Interno, e che prevedeva categoricamente il passaggio dall'informativa antimafia alla comunicazione antimafia, restringendo così la platea di coloro che non avrebbero i requisiti per partecipare alle gare pubbliche e quindi agli appalti, aumentando il rischio di permeabilità rispetto alle infiltrazioni mafiose. Lo stop - ahimè - non è arrivato dalla maggioranza, ma per fortuna, in quella sede, è arrivato dal Quirinale e siete dovuti tornare indietro .
L'altra vicenda singolare di questa legislatura che fa specie… in tanti anni, Presidente, io ho avuto la fortuna finora di fare una lunga carriera - ho fatto il sindaco, il consigliere comunale, l'assessore regionale, il deputato regionale -, ma mai mi era capitato che, di fronte al Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica della città metropolitana di Catania che chiedeva l'accesso ispettivo al Ministero per verificare se ci fossero le condizioni o meno per sciogliere un comune, il Ministero si sottraesse e non inviasse neanche gli ispettori.
È accaduto lo scorso anno con riferimento a due interpellanze che hanno lamentato questa disfunzione - una interpellanza del MoVimento 5 Stelle a firma del collega De Raho e una del Partito Democratico a mia firma -, quando abbiamo chiesto al Governo: ma perché ancora non intervenite? E in risposta: stiamo valutando. È un anno che valutano ma, stranamente, il sindaco di quel comune è di Fratelli d'Italia. Ed ancora, la situazione delle carceri: il 9 ottobre 2024, nel carcere di Avellino, un giovane agente della Polizia penitenziaria, assunto da qualche settimana, si è accorto che il detenuto si è addormentato e ha dimenticato il telefonino in carica nel comodino, come avviene in qualsiasi altro albergo. Insomma, lo diciamo dall'inizio della legislatura: stanno ritornando i tempi dell'“hotel Ucciardone” degli anni Settanta-Ottanta, con un clima di manica larga e di non sopportabile mancata vigilanza nei confronti dei detenuti e dei che, con i telefonini, continuano a fare quello che vogliono.
Concludo, signor Presidente. In questo quadro del decreto Sicurezza, denunciamo - e lo denunciamo con forza, in quest'Aula - il tentativo maldestro del centrodestra, di alcuni partiti del centrodestra, che con interviste e dichiarazioni alla stampa, presentazioni di disegni di legge, vogliono modificare la legge Rognoni-La Torre, indebolendo il sistema di penetrabilità della confisca e dei sequestri patrimoniali dei beni. Noi lo diciamo e lo ribadiamo con forza alla vigilia del 30 aprile: quella legge, nel nome di Pio La Torre, non si tocca, non ve lo permetteremo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Maschio. Ne ha facoltà.
CIRO MASCHIO(FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, ogni volta che arriva in Aula una proposta per la sicurezza, una cosa è certa: la sinistra sta dall'altra parte, fa ostruzionismo e prova a impedire al Parlamento di votare. Nelle piazze, quando c'è una manifestazione, ci sono i manifestanti, ci sono le Forze dell'ordine che cercano di garantire la sicurezza e, poi, arrivano gli antagonisti, che cercano di impedire agli altri di manifestare. Ecco, in Aula, quando si parla di sicurezza, arrivano gli antagonisti parlamentari della sinistra, che cercano di impedire di arrivare al voto. Ma è ovvio che noi non ci facciamo intimidire da questi metodi. E questi antagonisti parlamentari lo fanno anche con un totale controsenso, una contraddizione che ha dello schizofrenico. Si schierano contro le nostre proposte sulla sicurezza e, contemporaneamente, fanno finta di accorgersi che la sicurezza è un problema e ci dicono che dobbiamo fare di più sulla sicurezza .
Lezioni dalla sinistra sulla sicurezza, però, Presidente, non possiamo sentirne. Lezioni da Alleanza Verdi e Sinistra, il partito di Ilaria Salis, a processo per contiguità con la cosiddetta Hammerbande, la banda del martello , specializzata in aggressioni a quelli che considera nemici politici, per spaccargli la testa. C'è la banda del martello e c'è la banda della falce e martello, che è ancora ambigua , con gli antagonisti di Askatasuna, che spaccano la testa agli agenti delle Forze dell'ordine. Noi siamo dalla parte degli agenti delle Forze dell'ordine . AVS, quelli che occupano abusivamente le case della brava gente li manda in Parlamento; noi, quelli che occupano abusivamente le case della brava gente pensiamo che debbano andare in galera e con i nostri decreti migliaia di case sono state liberate e restituite ai legittimi proprietari .
Lezioni da Elly Schlein che, oggi, nel suo discorso pieno di slogan demagogici, ma senza nessuna proposta concreta, pontificava su quello che dovremmo fare sulla sicurezza, ci ha detto che non assumiamo abbastanza agenti delle Forze dell'ordine. Le ricordo, onorevole Schlein, che i Governi di sinistra, dalla riforma Madia in poi, hanno votato il blocco del , che ha impedito per anni assunzioni nelle Forze dell'ordine . Il Governo Conte 2, assieme a AVS, PD e 5 Stelle - a sinistra, quella che precedeva AVS -, ha avuto il record negativo di assunzioni nelle Forze dell'ordine: solo 3.854. Il Governo Meloni, in tre anni, ha già assunto quasi 40.000 agenti e altri 30.000 ne assumerà da qui a fine legislatura. Non abbiamo fatto abbastanza? Si poteva fare di più? Sicuramente faremo ancora di più, ma già oggi abbiamo fatto dieci volte quello che avete fatto voi .
Lezioni di sicurezza da Conte: quello che nel Conte 1 ha fatto i decreti Sicurezza sui migranti con Salvini, con una linea dura, e nel Conte 2, assieme al PD, ha smontato i decreti Sicurezza sui migranti che aveva fatto . Qual è il modello Conte di sicurezza? L'unico modello è cercare di mantenere la poltrona a qualunque costo, facendo tutto e il contrario di tutto.
E poi, Presidente, mi consenta. Lezioni di sicurezza urbana dall'onorevole Appendino, per favore, anche no, Presidente. Appendino, condannata in via definitiva in Cassazione per omicidio, lesioni e disastro colposo, che, con arroganza, pontifica di sicurezza urbana . Questo, francamente, non è accettabile .
PRESIDENTE. Colleghi, colleghi!
CIRO MASCHIO(FDI). Con quale coraggio si rivolge con arroganza alla nostra maggioranza, senza guardare quello che ha fatto lei, nella sua città, in materia di sicurezza urbana? E allora, Presidente, per noi la sicurezza è sempre stata e sarà sempre una priorità e una cosa seria, e faremo tutti i decreti, le norme e le proposte necessarie per affrontare i problemi che quotidianamente emergono. Questo decreto, che con convinzione sosteniamo, interviene su diverse questioni molto importanti.
C'è un problema crescente di delinquenza giovanile, di criminalità minorile, di facilità nell'uso di armi e coltelli. E allora le norme che abbiamo introdotto, con sanzioni e restrizioni molto più incisive anche sull'uso e sulla vendita dei coltelli, vanno ad intervenire su un problema che è oggettivo. C'è una necessità di tutela delle Forze dell'ordine, e allora abbiamo semplificato le procedure per le assunzioni e dato un segnale forte, che è rivolto sia alle Forze dell'ordine, sia a tutti i cittadini, e cioè quello di impedire l'automatica iscrizione nel registro degli indagati quando si interviene per ragioni di necessità e di legittima difesa. Questo è un segnale chiaro, che va a tutela anche degli agenti delle Forze dell'ordine, che, quando intervengono in situazioni di emergenza, devono pensare ad arrestare i delinquenti, non preoccuparsi di essere a loro volta indagati, anche quando non ce n'è alcuna ragione.
C'è una necessità di sicurezza urbana, ed è anche questo un dato di fatto oggettivo. E, allora, la norma che abbiamo fatto per garantire che vi possano essere libere manifestazioni pacifiche dei cittadini è chiarissima. La norma sul fermo preventivo consente di impedire che soggetti violenti e pericolosi possano rovinare manifestazioni pacifiche, facendole degenerare in atti di violenza, e quindi di garantire il diritto costituzionale dei cittadini a manifestare pacificamente, cioè esattamente il contrario di quello per cui veniamo accusati dalla sinistra. Quindi, il fermo preventivo è una misura che garantisce i diritti dei cittadini .
Quindi, Presidente, sono molte le misure di questo decreto. Altre ancora, in relazione ai nuovi problemi che emergono, affronteremo da qui a fine legislatura. Per noi la sicurezza sarà sempre una priorità. Votiamo con convinzione a favore di questo decreto, e continueremo a non accettare lezioni da chi per anni di Governo ha fatto passare messaggi di “svuota carceri”, depenalizzazioni e impunità diffusa.
Avanti con il Governo sulla sicurezza .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Della Vedova. Ne ha facoltà.
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EUROPA). Grazie. Speravo di poter intervenire alla presenza del Vice Ministro Sisto, perché avrei volentieri commentato col medesimo l'intervento che abbiamo appena ascoltato del presidente della Commissione giustizia. Perché dico il Vice Ministro Sisto? Perché io mi ricordo le scene di giubilo, peraltro poco consone a quest'Aula, del Vice Ministro Sisto nell'occasione in cui si votò, per la seconda volta in quest'Aula, il via libera alla riforma costituzionale della separazione delle carriere (io avevo votato a favore). Questo cortocircuito, che ha spinto la maggioranza degli italiani a bocciare quella riforma, è totalmente evidente nell'intervento che abbiamo appena ascoltato. Cosa possono mai centrare questi toni giustizialisti e manettari con una riforma liberale come quella della separazione delle carriere della giurisdizione? Assolutamente nulla. Non so il Sottosegretario Molteni cosa abbia votato. La Lega aveva fatto anche il referendum, in precedenza, sul tema della giustizia. Però è evidente che suona falso, perché sentire un intervento del genere e accostarlo a qualcosa che possa avere a che fare con le motivazioni per cui tanti di noi hanno votato “sì” e fatto campagna per il “sì” - dal caso Tortora in poi, non parlo di vicende più recenti - ecco, questo accostamento chiaramente non sta in piedi, suona falso ed è suonato falso.
Ed è suonato preoccupante a una consistente maggioranza di italiani, ma penso anche agli elettori indecisi, che a valle di quella riforma ci fossero questi riflessi, come quelli espressi dal collega Maschio.
Cosa c'entra il tema della sicurezza con questo decreto Sicurezza? Zero, nulla, zero al quoto, signor Presidente. Lei pensa davvero che, dopo quattro anni di Governo - come è stato detto e ripetuto giustamente dai colleghi -, al quarto, quinto decreto Sicurezza cambierà qualcosa? Cambierà qualcosa per la sicurezza reale e per la sicurezza percepita degli italiani e delle italiane?
Cambierà qualcosa rispetto all'insicurezza sulle , sulla violenza contro le donne? Cambierà qualcosa? Non cambierà nulla. Manco sui coltelli cambierà qualcosa. Vi state accanendo, con delle norme astruse e difficilmente comprensibili, di nuovo, ancora sulla questione della cannabis, dopo anni, decenni di fallimento del proibizionismo. Su questo fate marcia indietro, mentre in Paesi seri, dove la sicurezza è una cosa seria - penso da ultimo alla Germania -, su questo si fanno scelte pragmatiche: si tolgono le droghe leggere dall'ambito della criminalizzazione, si liberano risorse di Polizia e risorse giudiziarie per la repressione e il perseguimento di reati di vero allarme pubblico e si va nella direzione della legalizzazione. E voi ancora qui, con questa norma sulla recidiva, della lieve entità, che, alla fine, non servirà a combattere gli spacciatori - lo dico ai colleghi della maggioranza -, così come non è servito a combattere gli spacciatori alcun provvedimento proibizionista negli ultimi 35 anni. L'unica cosa che potrà casomai produrre questo inasprimento che voi mettete è che qualche giovane, magari figlio di amici o conoscenti, finirà nelle maglie della giustizia, avrà guai per qualche canna. Questa è l'unica cosa che potrà servire. Quindi, lo dico al presidente della Commissione giustizia, Ciro Maschio: chi ha a cuore la giustizia, chi ha a cuore la sicurezza, non cerca una via di fuga nell'ennesimo decreto Sicurezza.
Non so quanti colleghi della Commissione giustizia sapranno quante decine di nuovi reati avete introdotto con un risultato zero e a quante centinaia di anni di pena in più si arriverà con questo decreto. Questo è un cortocircuito a cui si aggiunge il cortocircuito istituzionale di cui già è stato detto e ripetuto. Questa roba, Molteni, ho letto da qualche parte - scusi se mi rivolgo a lei, non si offenda se mi rivolgo direttamente a lei - in un'intervista, ieri o l'altro ieri, che lei difendeva in qualche modo questa istigazione all'infedele patrocinio. Lei ha detto che aveva dato il via libera, da parte del Governo, all'emendamento. Comunque aveva dato il via libera.
Ora, vi siete infilati come il mago Houdini in questo intreccio di catene che vi siete tirati addosso dal punto di vista costituzionale, questo è chiaro, da cui cercherete di uscire con questa matrioska di un decreto che corregge un decreto prima che il decreto sia in , semplicemente perché non avete avuto il coraggio, la linearità e il rispetto per il Parlamento, il rispetto per la Costituzione, di dire, beh, abbiamo fatto un errore, sei mesi per convertire il decreto. Non siamo manco riusciti a portare un testo costituzionalmente legittimo, e quindi facciamo un emendamento, lo togliamo e torniamo al Senato. Quindi è un fallimento anche da questo punto di vista. Che cosa c'entra con la sicurezza chiedere agli avvocati di essere infedeli - non so, io non sono avvocato, non so lei, Molteni -, chiedere cioè agli avvocati di essere infedeli rispetto ai propri patrocinati.
Io credo che questo sia un po' un paradigma, visto che dopo quattro anni di Governo si potrà pure cominciare a tirare qualche bilancio. Sulla sicurezza che è successo? Nulla. Voi continuate a cavalcare la paura anche oltre il necessario, a cavalcare e insinuare la paura alle italiane e agli italiani sulla sicurezza - e sulla sicurezza anche legata all'immigrazione - oltre il necessario, ma anziché rispondere poi a questa paura che in parte voi generate, vi rifugiate nell'ennesimo provvedimento, nell'ennesima grida manzoniana che, di per sé, non avrà alcun effetto. Occupatevi della sicurezza. Non è che mancavano queste norme perché il Ministro Piantedosi potesse agire in modo più efficace rispetto alla sicurezza nelle città. Penso a Milano.
Poi è facile scaricare la colpa su chi colpa non ne ha, tipo le amministrazioni. Ma lo stesso cortocircuito - e chiudo su questo, uscendo un po' dal tema - è quello che si sta verificando anche in materia di conti pubblici del bilancio dello Stato. Io sono molto soddisfatto del fatto che il Governo non abbia dato seguito alle promesse elettorali. Avete tradito le promesse elettorali e avete fatto benissimo. Non avete fatto la , non avete distrutto definitivamente, come voleva il Segretario del suo partito, Molteni, la riforma delle pensioni, e poi, scendendo per i rami, non avete neanche cancellato le accise come prometteva la Meloni. Ma il fatto che i conti pubblici abbiano una tenuta positiva ha un'attinenza con l'attività di questo Governo pari, anche in questo caso, a zero. Quello di positivo che è successo…
PRESIDENTE. Concluda.
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EUROPA). …è dovuto al fatto - e chiudo - che avete tradito le vostre promesse sul fronte della finanza pubblica e che avete beneficiato di quanto era stato fatto in termini di riforma dai Governi precedenti. Perché voi non avete fatto nulla.
Un telegramma finale. La Presidente Meloni, quando tuona contro i provvedimenti che hanno inciso negativamente sui bilanci pubblici, e certamente c'è anche il 110 per cento, si ricordi anche quota 100 voluta dalla Lega: 23 miliardi di euro per prepensionare poche migliaia di persone che, tra i pensionati, erano quelli che stavano meglio.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Baldino. Ne ha facoltà.
VITTORIA BALDINO(M5S). Grazie, signor Presidente. Oggi il Governo Meloni ci chiede di convertire il quinto decreto Sicurezza in quattro anni. Più di uno all'anno. Però, allo stesso tempo, la Lega manifesta perché vorrebbe più sicurezza. La Lega manifesta contro il Governo che dice di fare sicurezza con cinque decreti perché vuole più sicurezza . Quindi, la Lega manifesta contro se stessa.
Evidentemente, questi cinque decreti Sicurezza in serie non sono serviti, Sottosegretario Molteni, non sono serviti a dare più sicurezza ai cittadini. Ma sapete perché non sono serviti? Perché la sicurezza è una cosa seria. L'esigenza di sicurezza è un'esigenza reale che i nostri cittadini e le nostre cittadine avvertono quando tornano a casa dal lavoro la sera, quando escono da una metropolitana, quando vanno in una stazione, quando vivono in una periferia, e la sicurezza non si fa né con la propaganda, né a colpi di decreto.
Io ho ascoltato le parole del presidente della Commissione giustizia e le ho trovate veramente molto violente, perché la violenza non si fa soltanto fisicamente, si fa anche verbalmente. Il presidente è stato violento nelle sue parole perché, evidentemente, non aveva molto da raccontare, aveva difficoltà a difendere l'ennesimo provvedimento che non porterà più sicurezza nelle nostre città. E, allora, io do un consiglio al presidente Maschio, e lo faccio veramente in maniera molto tranquilla, nonostante la sua violenza verbale: prenda lezioni dalla collega Chiara Appendino.
Prenda lezioni dalla collega Chiara Appendino che - lo ricordiamo - ha amministrato una città come Torino in maniera egregia, e la sua condanna è frutto di una legge sbagliata che noi crediamo vada cambiata. Prenda lezioni perché la vera proposta sulla sicurezza, l'unica vera proposta sulla sicurezza in questa legislatura è stata presentata proprio dalla collega Appendino ed è una proposta per un patto, un piano integrato per la sicurezza delle città tra il Governo, i sindaci che conoscono le difficoltà che hanno a garantire la sicurezza nelle loro città anche per colpa dei tagli del Governo, le prefetture e le Forze dell'ordine. Così si racconta di voler fare, anzi si fa veramente sicurezza nel Paese. Non a colpi di propaganda, non vietando i coltelli, non velocizzando a suon di decreti e di norme incostituzionali i rimpatri.
Perché do una notizia, Sottosegretario Molteni, alla maggioranza: uccidere è già reato; commettere lesioni personali gravi e gravissime è già reato; rapinare una banca con un coltello o con un martello, come è successo qualche giorno fa a Roma, è già reato. Eppure, succede lo stesso.
Quindi, non è che aumentando le pene, aumentando a dismisura le fattispecie di reato, questi episodi non si verificano più. Bisogna fare altro. Bisogna capire che, per fare sicurezza, ci vuole una visione di Paese, quella che questo Governo non ha.
Ed allora, oggi, ci chiedete di convertire in legge un decreto-legge che è già incostituzionale perché, in sede di conversione, avete inserito una norma che siete costretti a rivedere e a correggere con un nuovo decreto-legge che sarà, a sua volta, incostituzionale perché non avrà i requisiti di necessità ed urgenza, se non quelli di correggere un errore dello stesso Governo e della stessa maggioranza.
E allora questo solo è il motivo, questo solo basta come motivo per opporsi fermamente e per fare una ferma resistenza contro questo decreto-legge che è solo fuffa ed è un atto di arroganza costituzionale. E ci chiedete di farlo proprio nella settimana in cui si celebra la Liberazione e la Resistenza.
Ecco perché questa maratona parlamentare, seppur diciamo nella solitudine delle opposizioni, ha un valore estremamente simbolico, oggi, ed ecco perché è lo schema, è un po' il modello, il manifesto della capitolazione di questo Governo anche sul tema della sicurezza che voi avete tanto sbandierato e propagandato.
Per chiudere su Maschio, Presidente, non vorrei che mi sfugga questo piccolo particolare, visto che lui non prende lezioni dalla banda di non so che cosa, io vorrei dirgli che non prendiamo lezioni dalla banda delle Bisteccherie d'Italia . Vorrei ricordare che, fino a qualche settimana fa, al Ministero della Giustizia vi era come Sottosegretario un attuale deputato che non mi risulta essersi dimesso, che ha fatto affari con una erede di un fiancheggiatore del clan Senese, fondando una società per aprire un ristorante sulla Tuscolana, Bisteccheria d'Italia.
Allora, noi non prendiamo lezioni da chi ha rapporti oscuri con un clan della camorra e ancora non ha spiegato qual è l'interesse del partito che esprime il Presidente del Consiglio a fare affari con un clan camorristico. Allora, prima di parlare di sicurezza, veniteci a spiegare quali sono gli interessi del vostro partito per fare affari con un clan camorristico e poi parliamo di chi deve prendere lezioni da chi, poi ne parliamo!
SALVATORE DEIDDA(FDI). Ne parliamo in tribunale!
VITTORIA BALDINO(M5S). Ne parliamo in tribunale, perfetto.
SALVATORE DEIDDA(FDI). Rinunciate all'immunità!
VITTORIA BALDINO(M5S). Rinunciate anche voi all'immunità rispetto a quello che avete detto nei confronti del presidente Conte sulla Commissione COVID e di Roberto Scarpinato e di Federico Cafiero De Raho, a proposito di resistenza.
PRESIDENTE. Deputato Deidda, non interloquisca con la deputata che sta svolgendo la propria dichiarazione di voto. Prosegua.
VITTORIA BALDINO(M5S). Presidente, non basterebbe mezz'ora o tutta la giornata del mio tempo per elencare tutti i fallimenti di questo Governo e tutta la distonia tra la realtà che viviamo e la propaganda di questo Governo.
Cominciamo proprio dalla sicurezza e dall'immigrazione, i più grandi tradimenti. Vi siete presentati come il Governo “legge e ordine” che avrebbe risolto il problema dell'invasione programmata per dare manodopera legalizzata ai grandi colossi e compiere la sostituzione etnica, eppure non mi pare che abbiate diminuito il numero degli sbarchi; anzi, 300.000 negli ultimi quattro anni. Così come non siete riusciti ad aumentare il numero dei rimpatri rispetto al Governo Conte e dal quale forse dovreste, sì, prendere lezioni.
Sulla sicurezza poi - lo abbiamo detto - le nostre città non sono affatto più sicure: il numero dei reati è aumentato e il numero delle Forze dell'ordine è diminuito. Per non parlare, poi, del fallimentare memorandum con l'Albania, che è il fallimento più colossale di questo Governo: un miliardo di euro buttati per pochi migranti transitati, che poi comunque devono ritornare in Italia e che comunque non riuscite a rimpatriare, tanto che avete dovuto dare vita a una norma incostituzionale per dire agli avvocati di fare quello che voi non riuscite a fare.
Poi, passando al Piano Mattei, che avrebbe dovuto essere un modello di partenariato con i Paesi africani, proprio per evitare sempre l'invasione programmata, è finita male e in tragedia, con gli eredi di Mattei che vi diffidano dall'utilizzare il nome del proprio congiunto, perché lui non era servo delle grandi potenze, a differenza vostra Parole degli eredi di Mattei, non parole mie.
Volevate garantire la sicurezza, eppure avete abolito l'abuso d'ufficio e oggi l'Europa vi dice di reintrodurre l'abuso di ufficio. Voi rivendicate di averlo fatto e dite che non lo farete mai perché è necessario e legittimo che ci sia la lieve entità anche per le modestissime mazzette e, quindi, anche per il reato di corruzione.
Poi, potrei andare avanti all'infinito rispetto ai vostri fallimenti: l'autonomia differenziata bocciata dalla Corte costituzionale; il ponte sullo Stretto bocciato dalla Corte dei conti; il Patto di stabilità capestro che voi stessi non riuscite a rispettare e state portando il Paese in recessione; la pressione fiscale più alta degli ultimi 11 anni e della media europea. La presunzione che il nostro Premier fosse la pontiera o il pontiere, come preferisce essere chiamata, tra l'Europa e gli Stati Uniti, salvo poi accorgersi che il vero nemico della sua azione politica non erano i nemici immaginari che inventa ogni giorno per dare responsabilità ad altri del proprio fallimento, ma il suo amico Trump.
Poi c'è il nemico dell'umanità che è Netanyahu, con cui continuate ad andare a braccetto, tanto che in Europa avete bloccato la sospensione dell'Accordo commerciale con Israele, l'Italia insieme alla Germania: e per questo dovreste vergognarvi .
E allora, Presidente, oggi siamo qui per scegliere da che parte stare, perché si resiste in tanti modi.
Si resiste come hanno fatto i partigiani, salendo sulle montagne e scegliendo la libertà quando sarebbe stato più comodo voltarsi dall'altra parte. Resistono gli studenti di Gaza con borse di studio vinte anche nelle università italiane che sono ancora ostaggio di un Governo genocida, che questo Governo italiano continua ancora a proteggere. Si resiste ogni giorno davanti alle fabbriche che stanno per delocalizzare, nelle corsie degli ospedali che continuano a garantire le cure nonostante i tagli del Governo, nelle scuole che continuano a garantire speranza nonostante il dimensionamento scolastico; si resiste quando non si accetta che la sicurezza diventi un alibi per comprimere la libertà. Si resiste anche qui dentro, Presidente…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
VITTORIA BALDINO(M5S). …quando le opposizioni non vogliono piegarsi e non vogliono piegare il Parlamento all'arroganza del Governo, perché, come ci ha insegnato Gramsci nel suo libro, “odio gli indifferenti”. Esistere vuol dire essere partigiani e noi, oggi, come allora, come ottant'anni fa, continuiamo a resistere. Evviva la Resistenza, evviva la libertà .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Francesca Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi superstiti, signor Sottosegretario. Oggi ci state chiedendo di fare una cosa davvero grave: state facendo votare a quest'Aula un decreto incostituzionale, a causa del quale avete aperto uno scontro istituzionale col Colle e che è incostituzionale per vostra stessa ammissione, visto che parallelamente alla sua approvazione state procedendo alla sua modifica con un nuovo decreto-legge; un precedente di una gravità davvero inaudita, che mostra, ancora una volta, tutta la vostra arroganza e il vostro disprezzo per le istituzioni democratiche e per la nostra Costituzione.
Il decreto che oggi convertirete in legge non è soltanto un intervento in materia di sicurezza, è prima di tutto un atto politico, che rivela un'idea precisa di società e di democrazia che noi continueremo a osteggiare in tutti i modi e che voi strumentalizzate dicendo continuamente bugie. Svegliatevi! Orbán ha perso le elezioni e ancor prima Ilaria Salis è stata prosciolta. Di quale processo state parlando? Il Governo continua a proporre un'idea di sicurezza fondata non sulla prevenzione, sulla protezione sociale e sull'intervento pubblico, ma sul rafforzamento di strumenti repressivi; e infatti voi Ilaria Salis l'avreste sicuramente condannata, nonostante per la legge italiana non abbia commesso alcun reato e si è fatta 16 mesi di galera. Dovete finirla di attaccarla in quest'Aula, visto che rappresenta le istituzioni.
Eppure, dovreste accorgervi del vostro stesso fallimento, dell'inutilità delle vostre politiche: sfornate un decreto Sicurezza all'anno, certificando che aumentare continuamente i reati non genera maggiore sicurezza, ma solo nuovo disagio. Le nostre carceri esplodono e, dopo aver introdotto persino reati come la resistenza passiva e la rivolta carceraria, ora prevedete anche le spie e i provocatori, giusto per alimentare ulteriori tensioni. Complimenti!
Questo decreto non risponde in alcun modo ai bisogni reali del Paese: non affronta le cause dell'insicurezza sociale; non migliora la qualità della vita delle persone; non costruisce protezione, prevenzione e coesione; introduce invece un ulteriore irrigidimento repressivo; alimenta una narrazione pericolosa contro il dissenso; colpisce indirettamente i diritti democratici fondamentali; comprime persino l'agibilità dell'iniziativa sindacale e collettiva. Ci troviamo davanti a un provvedimento sbagliato nell'impostazione, ingiusto negli effetti, pericoloso sul piano democratico e inefficace rispetto agli obiettivi dichiarati.
Piuttosto che affrontare il disagio sociale, l'inflazione, il costo della vita, delle bollette, la precarietà, la marginalità urbana, il deterioramento dei servizi, la crisi salariale, la povertà lavorativa, la condizione giovanile e la fragilità dei territori, vi ostinate a spostare il baricentro delle vostre politiche sulla punizione anche di comportamenti che non si configurano come reati.
Quest'approccio, però, non risolve i problemi della sicurezza perché non ne affronta le cause, ma al contrario rischia di aggravare tensioni e fratture sociali, producendo un duplice effetto: da un lato, accrescere la distanza tra istituzioni e cittadinanza; dall'altro, costruisce un immaginario pubblico nel quale chi protesta, chi dissente, chi si mobilita, chi presidia un luogo di lavoro o uno spazio pubblico, chi manifesta un disagio, può essere rappresentato come un soggetto potenzialmente pericoloso.
Presidente, noi non sottovalutiamo affatto la domanda di sicurezza che proviene da cittadine e cittadini, perché sappiamo bene che è reale.
Contestiamo però la vostra risposta a questa domanda, innanzitutto perché è una risposta strumentale, ma soprattutto perché la vostra è una strategia che non è affatto orientata a risolvere i problemi, quanto piuttosto ad alimentare un clima di paura e diffidenza a cui date risposte esclusivamente repressive.
Ma noi sappiamo bene che le maggiori insicurezze di cittadini e cittadine derivano da un sistema fondato sul lavoro povero e precario, su stipendi inadeguati, sulla difficoltà di accesso alla casa, sul definanziamento dei servizi pubblici, sulle diseguaglianze territoriali, sulla fragilità dei percorsi educativi, sulla solitudine sociale, sul deterioramento del trasporto pubblico, sull'indebolimento della sanità territoriale e sull'impoverimento delle reti di protezione.
Non è certo reprimendo ogni forma di dissenso, quindi, e trasformando tutte le questioni legate alla sicurezza in questioni di ordine pubblico che si risolvono i problemi. Anzi, con questo decreto, così come con tanti altri provvedimenti che avete approvato finora a colpi di fiducia e maggioranza, mostrate ancora una volta tutta la vostra ottusità e la vostra arroganza , nella perversa volontà di restringere gli spazi democratici con misure repressive orientate a criminalizzare il dissenso.
Ma il fatto che si tratti di sola propaganda è del tutto evidente perché, ancora una volta, non tenete conto che la sicurezza necessita, ad esempio, di strumenti, risorse, mezzi, donne e uomini. Per garantirla occorre programmazione; eppure, nella legge di bilancio, non avete stanziato neanche un euro per aumentare gli organici, rafforzare mezzi e strumenti o far crescere gli stipendi delle Forze dell'ordine. Li utilizzate funzionalmente come schermo retorico, più che come oggetto di una reale politica pubblica di valorizzazione e tutela. La vostra propaganda è per noi del tutto inaccettabile, anche perché scarica sulle Forze dell'ordine il compito di governare con strumenti repressivi ciò che la politica non vuole affrontare con strumenti sociali.
Eppure, la nostra Costituzione è chiara: l'articolo 1 dice che l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Cosa avete fatto in questi anni per garantire lavoro stabile e di qualità, stipendi adeguati? Nulla . Vi limitate a snocciolare dati falsi, senza tenere conto che in Italia il lavoro è povero, precario, insicuro, con un numero spaventoso di morti bianche. Gli articoli 2 e 3 riconoscono e garantiscono i diritti inviolabili della pari dignità sociale di tutte e tutti, esattamente quei diritti che state cercando di comprimere giorno dopo giorno, decreto dopo decreto.
Non siete riusciti a modificare la Costituzione ma provate costantemente a minarne i principi fondamentali con norme scellerate come quelle contenute in questo decreto, piuttosto che attuarne le disposizioni, come quella dell'articolo 32 - sulla tutela della salute, ad esempio - o degli articoli 33 e 34, sul diritto allo studio. Andate “in direzione ostinata e contraria”, prevedendo strumenti come il fermo preventivo, una misura fondata sul sospetto, che consente di fermare una persona, accompagnarla in questura e trattenerla fino a 12 ore. Non perché abbia commesso un reato ma perché ritenuta potenzialmente pericolosa per una manifestazione.
Peraltro, lo sottolineo nuovamente: anche su questa misura è dovuto intervenire il Presidente Mattarella perché nella prima stesura non avevate indicato alcun termine temporale né il necessario intervento dell'attività giudiziaria, lasciando la totale discrezionalità della sua applicazione alle Forze dell'ordine. È un cambiamento profondo, la libertà personale non è più la regola ma diventa subordinata a una valutazione preventiva dell'autorità. Queste disposizioni incidono direttamente sulla tutela della libertà personale garantita dall'articolo 13 della nostra Costituzione, secondo cui la libertà personale è inviolabile e ogni restrizione può avvenire solo nei casi previsti dalla legge o per atto motivato dall'autorità giudiziaria.
Avete previsto nuove sanzioni amministrative per lo svolgimento di manifestazioni pubbliche; la trasformazione di alcune fattispecie in illeciti amministrativi potrebbe apparire in astratto una depenalizzazione ma in realtà introduce un sistema fortemente punitivo: sanzioni molto elevate fino a decine di migliaia di euro, procedimenti sottratti alla garanzia del processo penale, decisioni affidate all'autorità amministrativa. Il rischio è del tutto evidente: un effetto dissuasivo generalizzato. Un cittadino che voglia manifestare pacificamente potrebbe rinunciare per il timore di sanzioni arbitrarie.
So che per alcuni di voi sarà motivo di orgoglio, ma queste sono norme fasciste perché comprimono la libertà di riunione garantita dall'articolo 17 della Costituzione che riconosce ai cittadini il diritto di riunirsi pacificamente. Come potete giustificare una norma liberticida come questa? Avete poi previsto la possibilità di vietare a determinati soggetti di partecipare a riunioni o assembramenti ritenuti potenzialmente problematici per l'ordine pubblico. Disposizioni assurde, che rischiano di incidere anche sull'esercizio dell'attività sindacale.
Ma il diritto di sciopero è garantito dall'articolo 40 della nostra Costituzione ed è uno degli strumenti fondamentali attraverso cui i lavoratori hanno portato avanti battaglie indispensabili che ancora oggi consentono loro di tutelare i propri interessi. Non volete accettare che in una democrazia il dissenso non è una deviazione, è una componente essenziale; è il segno che la società è viva, che esistono conflitti, che esiste la partecipazione. Ma è chiaro che a voi la democrazia dà fastidio: non tollerate il dissenso, fate di tutto per soffocarlo. Il dissenso è per voi un rischio da contenere preventivamente.
La cosa più agghiacciante è che tutto questo avvenga alla vigilia del 25 aprile, Presidente, in totale spregio del sangue versato dai partigiani per garantire la nostra libertà, in spregio allo straordinario lavoro fatto dalle Madri e dai Padri costituenti per consegnarci una Costituzione così perfetta e lungimirante…
PRESIDENTE. Concluda.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). …che voi cercate continuamente di smantellare. Concludo, Presidente. Noi non ci stiamo ed esprimiamo ancora una volta la nostra totale contrarietà, gridando ancora una volta in quest'Aula: viva l'Italia antifascista, ora e sempre Resistenza !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Davide Faraone. Ne ha facoltà.
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Io credo che trovare parole diverse rispetto a quelle dei miei colleghi per contrastare questo provvedimento sia abbastanza complesso, ma non troppo rispetto alla genesi di questo provvedimento e di tutti gli altri che stanno dentro lo stesso tetto, e quindi i vari interventi sulla sicurezza che questo Governo ha fatto. Io ho la sensazione che viviamo in una condizione in cui la classe dirigente di questo Paese - in questo caso faccio riferimento a quella di Governo - dimostra di essere parecchio scadente.
Infatti, quando, in questo Paese, ci sono state le classi dirigenti che hanno governato il Paese, che lo hanno guidato, era la politica a stabilire l'ordine del giorno, era la politica a stabilire qual era la via da percorrere. In questo Parlamento si facevano le leggi, si discuteva e si approvavano i provvedimenti e poi si andava in TV, si scrivevano pezzi per i giornali per promuovere quello che era stato fatto, perché si era convinti che quella era la strada giusta. Da quando governano loro, Presidente, quello che sta accadendo è l'esatto contrario: sono le redazioni dei giornali, i conduttori dei a stabilire qual è l'agenda; sono loro che stabiliscono quali sono gli argomenti da trattare, e in questo Parlamento si ratifica. Questo è quello che si sta verificando ripetutamente.
Sottosegretario Molteni, tutti noi andiamo in TV e ci piace anche intervenire, contrastare, parlare, dire la nostra, però poi usciamo da quegli studi televisivi e facciamo la nostra attività politica. La mia sensazione è che voi invece rimaniate in quegli studi televisivi. Siete talmente impregnati di tutto quello che viene fuori da lì che non riuscite minimamente a tirare fuori un'idea che sia vostra. È l'emblema dei cambiamenti dei provvedimenti che avete fatto sulla sicurezza… Il tema non è quanti ne avete fatti, ma è che li avete fatti sempre in correzione, e questa correzione vi è stata sempre indicata dal conduttore televisivo di turno. Io ricordo, ad esempio, che la Meloni ha utilizzato il tema del caso Garlasco come di un argomento che doveva determinare anche l'esito referendario. È stato l'esempio della Meloni, e cioè che quel caso di mala giustizia era un caso che doveva determinare un cambiamento del nostro sistema giudiziario. E da dove è venuta l'idea di mettere il tema del caso Garlasco al centro dell'ordine del giorno della politica italiana? Dagli studi televisivi! Basta guardare la TV ancora oggi e vedere che quel caso è diventato un caso mediaticamente impattante, per cui la Meloni si è adeguata. O se pensiamo al tema di Caivano. Il fatto che prima si costruisca il provvedimento in cui si prevede l'arresto dei genitori - che prima pagavano un'ammenda, ora invece devono essere arrestati, se non mandano i bimbi a scuola - e poi, invece, ci si scandalizza e si fa diventare il tema della famiglia nel bosco, che nel frattempo aveva superato, nello , il tema dell'arresto dei genitori, e quindi in più trasmissioni televisive si parlava di famiglia del bosco… Quindi, ci si accontenta di contraddirsi e di contrastare una legge che avevano appena approvato e contestare il fatto che, a quei genitori, venivano tolti i bambini in nome del fatto che non mandavano i bambini a scuola.
Poi, naturalmente, vi è l'altro elemento, ossia la questione dell'immigrazione. Cosa fare se non mettere su un in Albania? Perché, se tu costruisci il CPR in Albania, costruisci la situazione comunicativa più efficace possibile: perché fai il CPR, mantieni la formula del CPR, che è il luogo dove procuri il massimo della sofferenza ai migranti, lo sposti e lo decentri in un Paese diverso, magari anche un po' sfigato, e quindi dimostri al mondo e agli italiani che ti stai occupando di immigrazione.
Oppure il tema della casa, Sottosegretario Molteni: è un tema che vi ha posto Giordano con la sua trasmissione televisiva, incalzante, ripetuta. Talmente incalzante e ripetuta che, dopo che siete intervenuti una volta, quando Giordano vi ha detto che non era sufficiente, siete intervenuti un'altra volta, perché c'è la “Cassazione Giordano”. Colui che determina i vostri provvedimenti di Governo è Giordano. Quindi non la prima, anche la seconda, di casa.
E poi sul tema della legittima difesa, Presidente, è veramente surreale il fatto che ci avete riempito sempre la testa come un pallone del fatto che, in nome della legittima difesa, è giusto che uno tenga la pistola nel cassetto per sparare a qualcuno che entra; poi adesso voi - le stesse persone - ci spiegate che, se si cammina con i coltelli, si può essere personaggi pericolosi, in un contesto abbastanza inquietante, visto il clima che si è creato questo Paese.
Per cui, prima avallate la tesi che, in nome della legittima difesa, si può girare con le armi, poi però ci spiegate che quelle stesse armi sono pericolose. Io credo che anche lì siete un po' in confusione e seguite sempre gli eventi: perché il primo evento è il rapinatore che entra e il tizio che gli spara; il secondo evento, invece, è il ragazzo che accoltella. Per cui il conduttore televisivo determina la linea politica del vostro Governo.
O il tema di Rogoredo: avevate già emesso prima sentenza in primo grado, secondo grado, Cassazione, semplicemente perché si erano determinati altri fatti in precedenza. Ho partecipato anch'io a trasmissioni televisive in cui si erano visti incidenti di quel tipo: chi forse al posto di blocco scappa, poi si verifica l'incidente, magari la morte. In quel caso, avevate già determinato che quel poliziotto era colui che legittimamente aveva ucciso quel migrante, salvo poi dovervi smentire. Ma anche lì l'agenda l'ha determinata il palinsesto televisivo, e non voi che avete una linea di conduzione.
L'altra cosa clamorosa è il tema della violenza nei pronto soccorso. Questa è incredibile. Avete fatto prima un provvedimento, perché sui giornali è apparsa la notizia di violenza in un pronto soccorso e personale sanitario picchiato, e quindi intervenite; dopo un po' succede che c'è un altro caso di violenza interna ai pronto soccorso e fate un altro decreto per implementare quello che avevate scritto prima.
Vi rendete conto che siete totalmente succubi di un sistema mediatico su cui costruite la vostra iniziativa, senza riuscire a costruire null'altro che diventare i ripetitori di quello che avviene in TV? Avete sovvertito: prima la TV era lo strumento di comunicazione delle azioni politiche, adesso sono i politici che diventano i comunicatori di quello che viene determinato negli studi televisivi. La cosa ancora più clamorosa è che siete riusciti a far diventare il parlamentare più influente di questa legislatura il parlamentare più assente, ossia Angelucci, proprietario di tre giornali, che, pur non mettendo piede in quest'Aula, determina la linea politica che il Governo poi porta avanti.
Per cui, una volta Cerno, una volta Sechi, un'altra volta Capezzone, poi c'è Belpietro con , e voi sempre dietro. Governano loro, voi siete i loro assistenti parlamentari È questo quello che è inquietante, ossia che non riuscite minimamente a determinare nulla. Siete figli degli eventi. Per questo avete bisogno poi di modificare sempre qualcosa.
Avete fatto diventare il codice penale una enormità - 50 nuovi reati, 57 aggravanti, 500 anni di carcere in più - perché, ogni volta che c'è un fatto di cronaca e ogni volta che parla uno di questi guru, voi dovete fare un decreto. Tutte le volte vi mettete in campo con azioni, tra l'altro devastanti. Credo sia la prima volta nella storia della Repubblica che si va a convertire…
PRESIDENTE. Concluda.
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). …un decreto che va a correggere un decreto che non è stato ancora approvato. Siete nel dei primati Non credo che accadrà mai più. Così come è accaduto per la prima volta nella storia della Repubblica che si paga un avvocato - ho chiuso, Presidente - per convincere il suo assistito a confessare . È diventata una barzelletta questa vostra azione di Governo, Sottosegretario.
PRESIDENTE. La ringrazio.
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). Per cui, Presidente, noi voteremo contro questo provvedimento, perché è veramente surreale e ridicolo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Gianni Cuperlo. Ne ha facoltà.
GIANNI CUPERLO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghi, onorevoli banchi della maggioranza, Sottosegretario Molteni, lasci che le legga queste parole: “La velocizzazione della giustizia transita attraverso una forte depenalizzazione, quindi una riduzione dei reati. Occorre eliminare il pregiudizio che la sicurezza o la buona amministrazione siano tutelate dalle leggi penali”. Così parlava il Ministro Carlo Nordio il giorno del suo insediamento. Era il 22 ottobre 2022.
Il punto è che, con i vostri quattro o cinque decreti - quattro credo - sulla sicurezza, voi avete imboccato la strada esattamente opposta: 450 anni aggiuntivi di carcere, per oltre 50 nuove fattispecie di reato. Il risultato sono carceri piene, anche di minorenni, e un'efficacia delle vostre misure pari allo zero.
Adesso, dopo lo schiaffo referendario, il rilancio: fermo preventivo di 12 ore per presunto pericolo di reato; insomma, roba da fine di regime; poi la norma sugli avvocati, che però - e questo noi lo sappiamo - non è stata, come purtroppo molti giornalisti hanno scritto, il parto di un senatore della maggioranza, tantomeno del Ministero dell'Interno, meno che mai degli uffici di Palazzo Chigi. La realtà, Sottosegretario Molteni, per quanto sia imbarazzante per voi, è un'altra e noi oggi siamo in grado di provarlo, perché è giusto che il Paese e il Parlamento ne vengano messi a conoscenza.
Signor Presidente, colleghi, siamo giunti in possesso - ma in questo caso mi appello alla riservatezza della fonte - del discorso che ha ispirato quella misura contestata, non a caso, dalla stessa avvocatura italiana. D'altra parte, una proposta simile solo da lì poteva avere origine. Per ragioni di tempo, di quel discorso citerò solo pochi stralci, senza poter riferire all'Aula l'autore.
Dunque, cito, Sottosegretario: “Cittadini, popolo sovrano, contribuenti, quantunquemente lo si intenda giudicare, questo decreto da me ispirato è grandemente emozionante, in quanto perché finalmente lo Stato ragiona come me. Perché tu, e dico tu, avvocato, arriva il migrante e tu che fai? Lo aiuti? Ma bravo: solidarietà, diritti e umanità. Però, se lo rimandi a casa, immantinente ricevi 615 euro. E questo, genialmente parlando, è il libero mercato della coscienza, perché la vera domanda è sempremente la stessa: ma è legale stare dalla parte della Costituzione? La risposta tu, avvocato, l'hai dentro di te: è un pacchetto vacanze. Benvenuto, arrivederci e grazie per avere scelto il nostro studio legale . Ma 615 euro sono pochi. Io da sindaco farei il fedeltà: se ne rimpatri uno, 615; se ne rimpatri due, 1.000; se ne rimpatri più di tre, forsemente potrai ambire a un posto da Sottosegretario. E poi facciamo, quantunquemente, la tessera punti: ogni cinque migranti, un elettore in omaggio. Infattamente lo Stato deve essere chiaro.
Se vuoi sicurezza devi investire, perché alla fine il messaggio è: se resti è un problema; se parti è un affare per noi. Cittadini, questa non è politica: questa, senzadubbiamente, è creatività contabile e su questo, modestamente, io sono un professionista”. Fine della citazione.
Ora vedete, colleghi, la cosa più realistica e corretta di questo discorso temo sia l'uso degli avverbi perché quella che voi avete concepito è semplicemente una misura incostituzionale, lesiva del diritto alla difesa per come scolpito all'articolo 24 della Costituzione.
È una norma mal pensata, mal scritta, mal gestita che ha fatto ricadere su di voi l'ombra dell'incompetenza, della sciatteria e mi perdoni, Sottosegretario, di una punta - forse non voluta, non cercata - di disumanità. Adesso siete costretti a coprire il pasticcio con un decreto che corregge il decreto, che poi è un po' come dire: signore e signori, abbiamo un decreto. Per noi è fondamentale, ma se non vi va bene ne abbiamo un altro. Ricorda moltissimo il gioco delle tre carte nell'atrio delle stazioni: c'è un decreto qua, c'è un decreto là. Dove sta il decreto?
Capite anche voi che tutto questo non è degno di un Paese serio e civile. Detto ciò, e salvo imprevisti, voi su questo decreto incasserete un voto di fiducia, ma lasciatemi dire che questa volta si tratterà di un'illusione, perché la fiducia nei vostri confronti una parte larga dell'Italia l'ha già persa. Avreste dovuto comprenderlo, credo, all'indomani del referendum, dove la vostra sfida all'indipendenza della magistratura è stata sconfitta anche da una parte maggioritaria di quella stessa magistratura.
Ora, con questo decreto, voi sfidate la dignità e la deontologia dell'Avvocatura che giustamente si ribella. Questa volta però vede, Sottosegretario, la sfida che muovete è un po' anche al buonsenso, no? A quella razionalità, a quel rispetto della dignità della persona che sempre dovrebbero ispirare l'azione di un Governo.
Ora, colleghi, ci vuole del talento per scalare il potere, e ci vuole dello stile per congedarsene a schiena diritta. Voi siete al Governo, più che per il vostro talento, per le nostre divisioni di quasi 4 anni fa. Quanto allo stile ne date, purtroppo, dimostrazione frequente - l'avete fatto ancora in queste ore, questa notte, lo farete questa notte che viene - in quest'Aula, ma non nel senso che ci si attenderebbe da una classe dirigente responsabile delle proprie azioni.
Presidente Rampelli, mi rivolgo a lei: il 10 febbraio 1981 - pensi quanto tempo è trascorso - in quest'Aula, forse dai banchi sopra a dove sono adesso io, alle ore 20 della sera prese la parola Marco Boato, deputato radicale, galantuomo, garantista. Allora non c'erano i Regolamenti di adesso, e l'onorevole Boato concluse il suo intervento alle ore 14 del giorno successivo; era l'11 febbraio. Vuol dire che lui in piedi, come sono io adesso, parlò ininterrottamente e rigorosamente senza un testo scritto, come prevedeva il Regolamento dell'epoca, per 18 ore consecutive.
Io non lo ricordo come un dato statistico, un dei primati. Se lo cito oggi in quest'Aula, in questa occasione, dinanzi al Sottosegretario Molteni, è perché l'oggetto di quell'intervento ostruzionistico verteva sul contrasto di una norma ritenuta incostituzionale sul cosiddetto fermo di polizia, norma voluta dal Governo dell'epoca. La norma venne poi approvata nonostante la maratona oratoria dell'onorevole Boato, anche se per un periodo definito di soli 12 mesi.
E dopo quella battaglia, che nell'Aula fu persa, il Ministro dell'Interno Virginio Rognoni avvicinò Marco Boato nel Transatlantico che sta qui, a lato di quest'Aula, e lo fece esattamente un anno dopo dicendo all'onorevole Boato che aveva ragione lui, che quella norma si era rivelata inutile, sbagliata, incostituzionale e che il Governo l'avrebbe ritirata chiedendo soltanto all'onorevole Boato, come si usava al tempo, per una sorta di galateo istituzionale, di non farne eccessivo vanto per non mettere in imbarazzo l'Esecutivo.
E così fece l'onorevole Boato, soddisfatto del fatto che il Governo avesse compreso l'errore compiuto un anno prima e fosse ritornato sui suoi passi con un grande atto di responsabilità e, al contempo, di dignità, perché vede, Sottosegretario Molteni, una qualità preziosa, direi essenziale, di una classe dirigente, che sia degna di questo termine, è la consapevolezza dei propri limiti e la capacità, l'intelligenza, l'onestà intellettuale e politica di riconoscere i propri errori. Ecco quello che avreste dovuto fare: invece che ingaggiare una tensione lacerante con la più alta magistratura dello Stato, voi dovevate semplicemente correggere ciò che andava modificato, migliorato, corretto, adeguato.
E avreste dovuto farlo voi in coscienza e autonomia non trascinando, non precipitando questo Parlamento, il Consiglio nazionale forense, le Camere penali, il sistema dell'informazione e il Quirinale in una pagina tra le più assurde e imbarazzanti di questa legislatura. Con la mano destra state per approvare una norma palesemente in contrasto con la Costituzione repubblicana mentre, con la sinistra, scrivete una norma che la prima mano, la destra, dovrebbe riuscire a neutralizzare: tutto sommato, a conferma che sapete agire solamente con la destra.
Tutto questo, cari colleghe e colleghi, non è solamente una ferita alla qualità della nostra democrazia. Lasciatemi dire che tutto questo è soprattutto uno spettacolo di desolante tristezza. Non abbiamo bisogno di una politica comune europea sui migranti e non abbiamo bisogno di un'agenzia comune per i migranti perché porteranno solamente caos, difficoltà e sofferenze: lo ha detto Viktor Orbán, vostro storico alleato. Due domeniche fa ha perso le elezioni nel suo Paese. Voi avete imboccato lo stesso sentiero. Avrete, forse, la fiducia di quest'Aula, ma avete perso quella dell'Italia migliore .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Luana Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Colleghi e colleghe, rappresentante del Governo, abbiamo avuto pochissimi giorni, meno di una settimana, per l'esame, la discussione e l'approvazione, fiducia compresa, della conversione in legge di un decreto-legge che contribuisce in modo decisivo all'azione di erosione di principi fondamentali inscritti nella nostra Costituzione.
Assistiamo e denunciamo l'accumulazione compulsiva e inarrestabile di nuove fattispecie di reato in virtù di decreti che si sono succeduti in modo accanito nel corso degli anni: più di uno all'anno. Già erano 57 le nuove fattispecie di reato, 60 le nuove aggravanti, circa mezzo millennio di pene ulteriori previste. Ebbene, non erano sufficienti. Dicevo, pochi giorni ma abbastanza per toccare con mano la deriva securitaria, autoritaria, repressiva - lo spiegava bene la collega Ghirra - di un Governo e di una maggioranza che, fallimento dopo fallimento, si rifugiano nelle operazioni che meglio conoscono: creazione del capro espiatorio, esasperazione dell'allarme sociale, rafforzamento dell'apparato sanzionatorio, criminalizzazione del dissenso e, soprattutto, operazioni di mistificazione e propaganda sollecitando e tormentando i nervi scoperti della sicurezza, del cumulo di incertezze e di squilibri, di fragilità, di povertà, di emarginazione, di mancanza di prospettive cui non avete dato risposta.
Promesse tante, risultato zero, perfino sullo specifico della sicurezza! Lo ammette la stessa Presidente del Consiglio, ammette il proprio fallimento! E ascoltando oggi i vostri interventi della maggioranza, ma prima, nel corso del dibattito nelle Commissioni congiunte, il deputato Alessandro Urzi' di Fratelli d'Italia, che ha rivendicato la contrapposizione di due visioni sul tema della sicurezza e la necessità, ripresa anche oggi, di altri decreti Sicurezza, ha ragione, avete ragione: la distanza tra la nostra cultura politica, quella che ha ispirato la Costituzione e che dovremmo condividere, e la vostra cultura politica, è abissale . Ma qual è la vostra cultura politica? Spiegatelo. Volete ripristinare, nella sua pienezza, il codice Rocco? Ripristinare la supremazia dello Stato rispetto ai diritti individuali e inalienabili di tutte le cittadine e i cittadini?
Volete espandere, all'infinito, i poteri preventivi di Polizia per far prevalere la difesa dello Stato, di una presunta collettività, sulla libera espressione di pensiero, di azione del singolo individuo? Volete continuare, sempre di più, sempre in maniera più accanita, ad utilizzare la sanzione penale come strumento primario per la prevenzione, per la difesa dal dissenso, dalla devianza, come la intendete voi, dalle contraddizioni laceranti in cui la società si dibatte? Ma, voi, pensate che il nostro popolo italiano, la Nazione, come preferite nominarla voi, lo permetta?
Non vi è bastato quello che è successo con la partita del referendum ? Io ho letto, e anche condiviso, quanto espresso dal Partito Radicale, che ha creduto nella vostra battaglia per la separazione delle carriere in magistratura. Ecco, ho condiviso la critica che ha fatto a questo decreto Sicurezza; la profonda preoccupazione per il contenuto di questo decreto che interviene in modo grave e regressivo sul sistema penitenziario, sull'equilibrio dello Stato di diritto.
Condivido le parole di Maurizio Turco e di Irene Testa; condivido il loro richiamo all'urgente necessità di un cambio radicale di paradigma di depenalizzazione dei reati minori - anche Nordio sembrava crederci -, delle misure alternative alla detenzione, all'amnistia e all'indulto, all'apertura del carcere alla società civile, ma voi ci credete che ci sia la possibilità che questa maggioranza e questo Governo cambi il proprio paradigma di riferimento? Io non ci credo assolutamente. Persa la partita della separazione delle carriere e il tentativo di progressivo asservimento della magistratura all'Esecutivo, avete tentato di servirvi dell'Avvocatura per la gestione delle politiche della remigrazione. La remigrazione, pensate, questo neologismo e io mi chiedo, non so se sarò abbastanza lucida per vedere e per giudicare quello che succederà tra una decina, forse qualcosa di più di anni, quando imploreremo gli immigrati per venire qui, in Italia , li imploreremo perché, vedete, è già accaduto quando ci fu il miracolo economico, in Europa, dopo la Seconda guerra mondiale; anche in Italia, quando centinaia di migliaia di operai, di forza lavoro lasciarono il Sud d'Italia per nutrire il fabbisogno di lavoro del Nord Italia e del Nord Europa. Ecco, l'abbiamo già vista; addirittura, vedete, tra Francia e Germania ci fu la concorrenza per accaparrarsi forza lavoro dai Paesi del cosiddetto Terzo mondo.
Ecco, noi non vediamo la lucidità, quindi, nelle vostre politiche migratorie. Ebbene, rispetto a questo tentativo veramente maldestro, fastidioso e insopportabile di utilizzare l'avvocatura per questi scopi, cosa avete avuto come risultato? La rivolta del mondo dell'avvocatura, la rivolta, giustamente, dell'opposizione, non solo in Parlamento ma anche nel Paese. Avete scatenato il pandemonio e per fortuna che c'era il Presidente della Repubblica. Pensate se ci fosse stato il premierato in vigore cosa sarebbe successo? Ebbene, avete dimostrato lo stato confusionale di un Governo e di una maggioranza che non ci sta proprio con la testa, che ha perso la bussola …
PRESIDENTE. Concluda.
LUANA ZANELLA(AVS). …e che pensa solo a tenere stretto e saldo il proprio potere, ma noi non ve lo permetteremo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Susanna Cherchi. Ne ha facoltà.
SUSANNA CHERCHI(M5S). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, membri del Governo, siamo davanti all'ennesima operazione di propaganda della maggioranza, che usa la parola sicurezza per fare cassa politica sulla pelle delle famiglie. I dati parlano chiaro: aumentano i reati predatori, cresce la percezione di insicurezza e sempre più persone rinunciano a uscire di casa per paura. Di fronte a tutto questo servirebbero investimenti, strategie e presenza dello Stato. Invece, come rispondete? Con l'ennesimo giro di vite. I decreti dovrebbero essere emanati con un minimo di buonsenso. Attenzione, le vostre sono solo scelte inefficaci, scelte profondamente ingiuste perché colpite sempre gli stessi: colpite chi sta in basso, chi vive situazioni di difficoltà e di protesta, chi è fragile e, allo stesso tempo, invocate il garantismo quando si tratta di altri. È un garantismo selettivo il vostro, è un sistema binario: adesso sì, adesso no, zero, uno, a corrente alternata; duro con i deboli e morbido coi forti. Adesso vorrei porre il sulla responsabilità genitoriale, a proposito dei minori trovati col coltello fuori casa. Il codice penale italiano già vieta, da decenni, il porto di coltelli senza giustificato motivo, all'articolo 4 della legge n. 110 del 1975. Entra in gioco anche la responsabilità genitoriale, sempre prevista dal codice civile: e .
Questa norma non introduce alcuna vera tutela per i cittadini. La cosiddetta novità è un'altra ed è, francamente, assurda: una multa automatica a un genitore se il minorenne viene trovato con un coltello fuori da casa. Non è una sanzione amministrativa, è penale, e in alcuni casi prevede addirittura l'arresto. La pena è automatica senza accertarne la responsabilità, senza dimostrare la colpa e, quindi, io veramente vorrei capire se, per questa maggioranza, essere genitori significa diventare responsabili a prescindere, per legge, per qualsiasi comportamento dei figli.
Adesso apro e chiudo una parentesi, perché mi voglio immaginare la situazione. Quindi, in cucina, non può più entrare il ragazzo? Cosa faccio? Metto un portoncino blindato? Oppure che cosa faccio? I cassetti dove ci sono i coltelli li devo chiudere con dei lucchetti, con qualche cosa. Oppure - non lo so - si avvicina il ragazzo e ci sarà un segnale acustico, un segnale visivo, una luce a intermittenza, perché non posso stare tutto il giorno in cucina, mi deve avvertire in qualche modo. Poi, cosa succede? Non posso più cucinare, perché ogni volta devo aprire con le chiavi il lucchetto. Quindi, cosa faccio? Vado direttamente in un , mi compro dei panini, compro un tramezzino, insomma mi devo arrangiare. Questo è quanto.
Quindi, è veramente una cosa irrealizzabile e anche ridicola se ci pensiamo, perché la pena è automatica senza accertare le responsabilità, senza dimostrare la colpa. Cioè, essere genitori è una responsabilità a prescindere. Ma davvero pensate che funzioni così? Ma davvero pensate che basti una multa per risolvere problemi complessi come il disagio giovanile, la devianza e la sicurezza nelle città? Ma questa non è sicurezza - scusate -, è una scorciatoia ideologica e il punto più grave è che tutto si regge su un concetto: giustificato motivo, che è tra il vago, l'arbitrario e il discrezionale a seconda delle esperienze fatte nella vita, perché il giustificato motivo io lo posso vedere in un modo e per lei, Presidente, potrebbe essere diverso. Quindi, avremmo decisioni diverse da caso a caso: famiglie trattate in modo disuguale e uno Stato che colpisce senza nemmeno chiarire bene quando e perché. Ma io credo che questo sia veramente inaccettabile: non c'è una sicurezza, non c'è niente. Anche qui: uno sbandamento.
State trasformando la responsabilità genitoriale in una responsabilità oggettiva, automatica, che non ha nulla a che vedere con la giustizia. Invece, dovreste investire in scuola, prevenzione e politiche giovanili. Sono le solite cose che diciamo sempre, ma tanto è inutile; però, le dico lo stesso. Preferite fare norme simboliche, punitive che servono solo per dire: ragazzi, abbiamo fatto qualcosa, siamo veramente in gamba.
Avete fatto l'ennesima norma sbagliata: non si fa sicurezza colpendo le famiglie e scaricando su di loro le responsabilità dello Stato. Noi non possiamo accettare questa idea di giustizia, perché non è giustizia questa. Non accettiamo uno Stato che abdica al proprio ruolo e scarica la responsabilità sugli altri, perché sono sempre gli altri i colpevoli, mai fare un . Non accettiamo che la complessità sociale venga ridotta a una multa, a una sanzione, a un reato in più. La sicurezza è un'altra cosa: bisogna investire nelle Forze dell'ordine, sulla presenza sul territorio. Queste sono le chiavi di volta: presenza sul territorio, che è importantissima, politiche giovanili, scuola e prevenzione. Significa sostenere le famiglie e non dargli le mazzate, significa intervenire sulle cause e non limitarsi a punire le conseguenze.
Questo decreto non va in quella direzione, non rende il Paese più sicuro, ma lo rende ingiusto, diviso e fragile. È un provvedimento che alimenta le paure e non le risolve. Forse, crea consenso? Mah. Forse ha creato consenso, ma ormai credo che gli italiani vi abbiano scoperto; detto in romano, vi hanno sgamato. Certamente, non crea sicurezza.
Poi, per finire, vorrei fare un piccolo sui “decretini” presenti in questo “decretone” Sicurezza e mi riferisco all'ormai famoso, tristemente famoso, articolo 30- - lo dico velocemente perché l'abbiamo detto già 10.000 volte - dove un avvocato viene pagato per convincere il suo assistito, che vuole rimanere, invece, ad andarsene a casa. Mi perdoni, mi viene anche da ridere. Il mio modesto parere è che - mi sembra, sembrerebbe - sia quasi una sorta di mazzetta legale, sembrerebbe un qualcosa , con la legalità e la corruzione alla luce del sole. È possibile che non intravedete mai una forma di reato? Cioè, mi viene in mente il di ieri , di cui ha parlato anche il mio collega Cappelletti, dove il Ministro Nordio, con un'ingenuità sconcertante e quasi fanciullesca, ha affermato - correggetemi, se sbaglio - che le mazzette modeste, quindi di piccola entità, non sarebbero reato: anche lui non intravede il reato .
Questa cosa mi spaventa: l'onorevole Nordio è Ministro della Giustizia, quindi dovrebbe sapere che cos'è un reato. Davvero sono confusa: io non capisco cosa intenda per “modesta”. È un concetto troppo soggettivo. Per me modesti sono 5 euro, 10 euro; per Elon Musk modesto è, magari, un milione di euro, perché è l'uomo più ricco del mondo e, quindi, immagino che per lui modesta sia una somma che io non riesco neanche a scrivere. Per me modesti sono 5 euro o 10 euro, ma non è una mazzetta.
Comunque,- questa è bellissima - il fermo preventivo. È meraviglioso. Anche su questo faccio una modesta interpretazione: fermo preventivo di 12 ore senza una giustificazione oggettiva, secondo me, è allucinante. Io non sono un avvocato, sono una povera insegnante e basta, ma il nostro ordinamento non consente interventi basati sulla presunzione di pericolosità.
È necessario un fondamento giuridico, serve una o una specifica condizione di legge, il pericolo di fuga, per esempio. Se è un fermo vero e proprio, deve esserci un verbale formale che deve contenere i motivi del fermo, gli elementi di sospetto, l'orario e le modalità, deve essere un po' elaborato e poi credo debba essere comunicato al pubblico ministero, da quello che so. Mi ricordano le teorie di Cesare Lombroso che, in base alla forma del cranio e in base alla faccia, decideva se uno era delinquente o meno. Ma eravamo nel 1800!
Ma non è che avete consultato il suo manuale per fare quest'ultimo decretino? Non esiste il fermato perché potenzialmente delinquente. Non si può fermare qualcuno perché: oh, mi sembra pericoloso. È una coercizione illegittima, basata sul sospetto, ed è arbitraria. Questo decreto è tutto incostituzionale. Per queste ragioni, noi del MoVimento 5 Stelle esprimiamo un voto fermamente contrario su questo ennesimo, ridicolo decreto Sicurezza. Viva l'Italia !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Boldrini. Ne ha facoltà.
LAURA BOLDRINI(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Signor Sottosegretario, colleghi e colleghe delle opposizioni, perché mi sembra che della maggioranza ce ne siano ben pochi, ne sto contando tre. Accidenti! Complimenti, colleghi, il vostro interessamento al dibattito è quasi commovente “Il nostro, sì”
Ora in questi quasi quattro anni di Governo, Presidente, la destra ha prodotto diversi atti sconcertanti, ma gli atti legati a questo decreto-legge superano ogni possibile immaginazione.
Il quarto decreto Sicurezza o, come bisognerebbe chiamarlo, “decreto fallimento” è tra le cose più sconcertanti fatte da questo Governo: lo è non solo per le norme liberticide, e ce ne sono, e per quelle incostituzionali, che non mancano, non solo perché affronta la violenza giovanile solo in chiave repressiva, non solo perché è l'ennesimo decreto fatto senza che ci sia alcuna urgenza, non solo perché è l'ennesima volta in cui stanno umiliando il Parlamento, ma è sconcertante soprattutto perché la Presidente Meloni ha avuto il coraggio di definire norma di buonsenso quella su cui il Quirinale ha sollevato dubbi di costituzionalità ed è sconcertante perché il Ministro Piantedosi ha avuto la sfrontatezza di parlare di alcune sensibilità a proposito dei rilievi mossi dal Colle.
Questo, Presidente, è un palese disprezzo della Presidenza della Repubblica che segna una frattura istituzionale gravissima . E io mi chiedo come si sia permessa la Presidente del Consiglio di fare un'affermazione così svilente nei confronti del Capo dello Stato. Forse è ancora stordita o forse non è più lucida dopo la sconfitta del referendum, perché altrimenti non si può spiegare una cosa del genere. La Presidenza della Repubblica, con la quale, nei fatti, il Governo ha scelto di aprire un conflitto, ha cercato, ancora una volta, non di aggiustare le virgole, ma di far rispettare la Costituzione !
Allora, sentite come recita, colleghe e colleghi della maggioranza - anche se siete tre, meglio che niente - l'articolo 24 della Costituzione, perché evidentemente lo avete dimenticato o più probabilmente neanche letto: “(…) La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento. Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione”. Sottolineo: “ogni stato e grado del procedimento” e “ogni giurisdizione”, quindi, anche per i ricorsi, “ogni giurisdizione”, contro i provvedimenti di espulsione.
Non dice mica che questo diritto al gratuito patrocinio lo hanno solo gli italiani, eh. Non sta scritto da nessuna parte, perché si parla di “non abbienti”. Dunque, ecco la palese e clamorosa violazione della nostra Costituzione. Sta tutta qui!
Signor Presidente, questo provvedimento lo avete chiamato decreto Sicurezza, ma in realtà è il “decreto fallimento”, perché di decreti Sicurezza - ve lo ricordo - ne avete già fatti tre, più tutti i provvedimenti specifici contro i migranti. Qui devo aprire la lunga lista. Dunque: quello contro le ONG, il decreto Cutro, quello sui falsi minori, il protocollo Albania e il decreto Flussi del 2024, che ha introdotto alcune restrizioni sui salvataggi in mare. Non dimentichiamo anche il decreto del marzo 2025 che ha modificato il protocollo con l'Albania. Ecco, diciamo che ne avete fatti alcuni di questi decreti. Cosa vuol dire questo? Se ne avete fatto un altro, vuol dire che i precedenti non hanno funzionato, che non hanno risolto un bel niente e che quindi avete fallito. Avete talmente fallito da aver sentito questa volta l'urgenza di intervenire per decreto, perché non si poteva aspettare il disegno di legge, come a dire “sbrighiamoci, perché la situazione ci sta sfuggendo di mano”! È talmente grave che, forse, temete che vi stia sfuggendo di mano, ma li avete fatti voi gli altri decreti, non noi!
Allora, care colleghe e cari colleghi della maggioranza, sempre quei tre a cui mi rivolgo, quello che vi sta sfuggendo di mano - anzi, due, chiedo scusa, il collega Cuperlo mi ha corretta - non è soltanto la situazione della sicurezza in Italia, ma è il senso della realtà. Io, invece, Presidente, sarei davvero curiosa di sentire l'opinione del famoso garantista Carlo Nordio, perché in questo decreto c'è una parte che riguarda due aspetti del diritto di difesa. Che ne pensa il Ministro? Non abbiamo sentito un suo parere.
Al Senato avete introdotto la geniale idea di prevedere che lo Stato fornisca un incentivo. Di quanto? Di 615 euro all'avvocato che convince il migrante ad usufruire del rimpatrio volontario assistito. Poi, l'altra geniale idea è di togliere il diritto al gratuito patrocinio ai migranti nei ricorsi contro le espulsioni. Lei, Sottosegretario, mi è anche venuto a dire: in base all'ISEE, non ci devono essere discriminazioni con gli italiani. Ma per favore! Di che cosa state parlando!
Poi vi meravigliate che qualcuno dica che si toglie il gratuito patrocinio dello Stato e lo si sostituisce con l'infedele patrocinio di Stato, perché è quello che volete fare, cioè volete che il difensore non faccia gli interessi dell'assistito, ma cerchi di tirare via qualche centinaio di euro per sé stesso. Ma questa è una cosa miserabile e, giustamente, tutta l'avvocatura italiana non solo si è unita, ma sta protestando a viva voce, come aveva fatto la magistratura. Anche l'avvocatura a voi piace solo se e nella misura in cui si mette al servizio delle politiche del Governo. In questo caso, le politiche sarebbero quelle della remigrazione.
Questa, purtroppo, è la realtà e non è molto lusinghiera per voi del Governo. Dopo aver tentato di offendere la dignità dei magistrati, non paghi, ci provate con gli avvocati, i quali però non ci stanno a vendere la propria indipendenza per 615 euro.
In questo provvedimento introducete misure liberticide, come anche il fermo preventivo verso persone che - attenzione! - non stanno commettendo un reato, ma si possono presumere pericolose in occasione di pubbliche manifestazioni. Allora, come già qualcuno ha notato in quest'Aula, questo mi ricorda tanto quella pratica in uso durante il ventennio fascista, secondo la quale, quando dovevano svolgersi le adunate e le cerimonie ufficiali, che si faceva, specialmente quando erano in presenza di Mussolini?
Si facevano le retate preventive. La Polizia chi è che prendeva? Gli antifascisti. Che ci faceva? Li portava nei posti di Polizia e li lasciava lì per tutto il periodo dell'adunata, perché il non poteva essere contestato. Il decreto, decisamente disomogeneo per materia, si occupa anche di violenza giovanile. Signor Presidente, mi consenta trenta secondi aggiuntivi. Verso i minori e i giovani, spesso artefici, ma anche vittime della violenza, l'unica strada che voi intraprendete è di nuovo quella della repressione e della punizione per loro e per le famiglie.
Io mi sarei aspettata, ma, forse, troppo ingenuamente, che ci fosse stata un'azione a tutto campo, visto quello che sta succedendo, che è molto grave, e vista la realtà grave.
PRESIDENTE. Concluda.
LAURA BOLDRINI(PD-IDP). Io mi sarei aspettata un lavoro sulla prevenzione. Invece, qui manca completamente. Allora, Presidente, lei mi sollecita a chiudere. Chiudo dicendo che questo decreto è un altro esempio della rovinosa disfatta di questa destra sulla sicurezza, ma le italiane e gli italiani non vi credono più. Questa è la verità. Anzi, iniziano ad aver paura di voi, perché hanno capito che i vostri provvedimenti creano solo caos e tensioni sociali. Dunque, non si faranno di nuovo abbindolare .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Nicola Fratoianni. Ne ha facoltà.
NICOLA FRATOIANNI(AVS). Grazie, signor Presidente. Signor Sottosegretario, la vostra idea di sicurezza ormai la conosciamo. È una curiosa idea di sicurezza. La vostra idea di sicurezza non ha nulla a che vedere con la sicurezza di un tetto sulla testa. Siete il Governo che, appena arrivato, ha svuotato il Fondo affitti e quello per la morosità incolpevole per regalare un sacco di milioni alle società di calcio di serie A. La vostra idea di sicurezza ha poco o nulla a che vedere con la sicurezza sul lavoro, con quel bisogno forte di chiunque, di qualunque cittadino e di qualunque cittadina e di chi porta avanti questo Paese. Quanta retorica abbiamo sentito uscire dalle vostre bocche ogni volta che vi riempite di patriottismo e di interesse nazionale, parlando di chi fatica e di chi col suo sudore porta avanti questo Paese.
Ma della sicurezza sul lavoro, di cui hanno tanto bisogno coloro che si alzano ogni mattina per dare dignità a loro e alle loro famiglie e un futuro alle loro famiglie, voi non vi occupate, perché siete quelli che con un macabro senso del ridicolo ad ogni 1° maggio sfornate un nuovo decreto per peggiorare le condizioni di chi lavora in questo Paese, per renderlo più precario e per allungare all'infinito la catena dell'appalto e del subappalto , pur sapendo, con la certezza che ci offrono i dati, della macabra contabilità dei morti e degli incidenti sul lavoro.
È proprio lì, in quella catena, che voi avete allungato, allungato e allungato, che si concentra la grande parte di quegli omicidi, che non hanno nulla a che vedere con disgrazie o con incidenti casuali, ma che sono il frutto di scelte politiche precise. Voi non avete a cuore nulla che abbia a che fare con la sicurezza che deriva da un reddito dignitoso, perché in un Paese nel quale esplode e cresce sempre più rapidamente la diseguaglianza e in cui il salario della maggioranza degli italiani è fermo al palo, mentre l'inflazione corre assai veloce, avete detto “no” al salario minimo, “no” alla riduzione dell'orario di lavoro e “no” ad ogni proposta che provasse ad intervenire su quella che, una volta tanto, nel Paese delle emergenze, in cui tutto si fa emergenza e diventa però stato di eccezione permanente, potremmo forse, a buon diritto, definire una vera emergenza, ossia quella dei salari e degli stipendi.
Ecco, di tutto questo, che ha a che fare con la sicurezza, che però sta in cima alle preoccupazioni della maggioranza degli italiani e delle italiane, come la sicurezza, per esempio, di avere accesso al diritto universale alla cura, alla salute, al diritto all'istruzione e al diritto al trasporto, voi vi siete disinteressati o, peggio, frequentemente e con una certa precisione, avete lavorato perché quella condizione peggiorasse concretamente. Invece, vi siete concentrati a più riprese - è stato ricordato dai colleghi e dalle colleghe che hanno parlato prima di me e altri credo lo ricorderanno - sul tema della sicurezza ed avete prodotto un numero imprecisato di decreti - tre, quattro, cinque - e questi decreti hanno depositato un risultato, questo, sì, lo possiamo contare, misurare. Lo ha ricordato poco fa il collega Cuperlo: quasi 50 fattispecie di reato in più, 400, 450, 500 anni di carcere in più; qualcuno mi dica a quanto siamo arrivati, il pallottoliere non basta più per questo conto. Ma, nonostante questo, che cosa è successo? È successo che la percezione di sicurezza dei cittadini e delle cittadine italiane non è migliorata, anzi, e che alcuni reati sono perfino cresciuti. E perché succede questo? Perché è del tutto evidente che il terreno su cui vi siete concentrati non ha nulla a che fare neanche con questa dimensione della sicurezza.
E no eh, signor Vice Ministro, non ha niente a che fare neanche con questa dimensione della sicurezza perché voi, con grande precisione, puntiglio, avete costruito un'architettura legislativa che aveva, in realtà, tutt'altro obiettivo. Oggi i pochi colleghi della maggioranza che hanno scelto di arricchire questo dibattito ci hanno spiegato che, insomma, questo decreto, per esempio con l'indegna misura del fermo preventivo - le cui origini e la cui memoria storica sono state appena ricordate dalla collega Boldrini, affonda diciamo saldamente i piedi nella peggiore stagione della storia di questo Paese, quella del fascismo - serve ad impedire che i violenti possano, diciamo, incendiare, mettere a ferro e fuoco le nostre città; come se ogni giorno il problema principale dei cittadini fosse quello di fare lo slalom tra gli incendi che esplodono a causa di orde di violenti che devastano le nostre città. Eppure pochi mesi fa, con il precedente decreto Sicurezza, voi che avete il problema dei violenti avevate introdotto norme che servivano a mandare in galera chi pacificamente metteva in campo forme di disobbedienza, chi faceva resistenza passiva dentro un carcere persino; ma allora qual è il problema?
Il problema che avete - e a cui però, signor Vice Ministro, potete fare tutti i decreti che volete, non riuscirete a dare una risposta, almeno quella che a voi interessa - è uno ed è uno solo: è quello di colpire ogni forma di dissenso . Questa è la vostra ossessione, ma è un'ossessione comprensibile. Io vi capisco, io lo dico davvero, io vi capisco. Capisco che per voi questo sia un problema, che siano un problema gli operai che escono dalla loro fabbrica perché non accettano di vedersela chiudere da un giorno all'altro, anche quando, magari, quella fabbrica e l'impresa che la gestisce hanno margini di profitto enormi .
Lo capisco. Capisco che abbiate il problema di impedire che gli studenti e le studentesse occupino le scuole, protestino e manifestino contro una politica che marginalizza il ruolo dell'istruzione, della formazione e della ricerca, che così marginalizza il loro futuro in questo Paese. Lo capisco, capisco che abbiate il problema di rendere sempre più difficile per le persone organizzarsi e manifestare, magari contro il genocidio in Palestina, di fronte al quale avete mostrato ipocrisia e complicità .
Lo capisco perché milioni di persone in piazza, che vi ricordano che stare accanto al genocida Netanyahu e al suo amico Donald Trump è sbagliato, immorale e ingiusto, sono un problema, anche per il vostro elettorato. E allora capisco che abbiate bisogno di provare a costruire un impianto normativo che abbia questo obiettivo: rendere impossibile, se non difficile, se non impossibile, sconveniente, pericoloso disobbedire, dissentire e organizzarsi per praticare il conflitto .
Vivaddio, mai, no? Il conflitto è un pericolo. Governiamo, abbiamo vinto, comandiamo, nessuno osi dissentire. Questa dimensione vi ha così ubriacato che, a un certo punto, l'avete praticata anche qua dentro. Perché poi arriviamo alla questione di cui stiamo discutendo, che è una questione enorme. Noi, dentro una catena infinita di forzature, ci stiamo preparando ad approvare un decreto che contiene una norma palesemente incostituzionale. Ma guardate che è una cosa gigantesca, io una cosa così non l'avevo mai vista. Ma non voglio discutere anche delle questioni di cui pure abbiamo discusso in quest'Aula - regolamenti, passaggi -, non è questo il cuore della questione.
Il cuore della questione è che voi state imponendo al Parlamento di approvare un decreto che contiene una norma incostituzionale e che vi preparate a fare un Consiglio dei ministri: lo volevate fare addirittura dentro la Camera dei deputati. Ce li avete gli spazi, gli uffici del Governo, no? Lo volevate fare addirittura qua dentro, un Consiglio dei ministri per approvare un decreto che risolva quel nodo. Ma vi rendete conto? Cioè, vi rendete conto di che cosa state facendo?
Qui non solo avete frantumato il muro del ridicolo, voi state facendo un'altra pesantissima forzatura nei confronti della Costituzione. Anche qua, io vi capisco, per voi la Costituzione è un'ossessione. Ci avete provato con la magistratura e, come avete visto, siete stati respinti con perdite da 15 milioni di italiani , respinti con gravi perdite. Ci avete…il premierato, l'altra cosa. Avevate provato con l'autonomia, adesso avete fatto questa schifezza invereconda sull'avvocatura, che ha non solo reagito, ma ha suscitato una reazione sufficientemente grande, fino ad arrivare al presidio fondamentale della Costituzione del Quirinale…
PRESIDENTE. Concluda.
NICOLA FRATOIANNI(AVS). …che vi ha fatto, anche qui, arretrare. La Costituzione per voi è un problema, no? Ce l'aveva detto Giorgia Meloni: non possiamo purtroppo aderire al perché la Costituzione ancora non ce lo consente. Ma ve ne dovete fare una ragione, anche voi avete dei limiti e il più grande di questi limiti è il consenso, il consenso che state perdendo nel Paese .
Vinceremo noi le prossime elezioni, andrete a casa. Fatelo prima, fatelo il prima possibile , dimettetevi, dimettetevi, andate a casa e date a questo Paese la possibilità di scegliere un'alternativa migliore .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata D'Orso. Ne ha facoltà.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente. Siamo davanti all'ennesimo decreto-legge in tema di sicurezza, il quinto in quattro anni e siamo davanti sempre alla stessa strategia, se si può dir tale. Una strategia evidentemente fallimentare, perché altrimenti non saremmo di nuovo qui. Qual è la vostra strategia? Solo repressione e zero prevenzione, il vostro approccio è la semplificazione, perché siete incapaci di comprendere prima e, poi, di governare la complessità.
Vedete, la risposta repressiva, la punizione arriva quando il danno è già fatto: quando una donna è già stata stuprata; quando un giovane è già stato aggredito; quando un padre di famiglia è già stato ucciso; quando un commerciante ha già subito una rapina; quando una turista ha già subito un borseggio. E, peraltro, come è stato dimostrato, introdurre nuovi reati o innalzare le pene di quelli già esistenti non ha alcun effetto deterrente.
Se lo avesse, dopo aver introdotto con il primo decreto Sicurezza ben 14 nuove condotte di reato, ripeto, non saremmo qui ad esaminare o, meglio, a far finta di esaminare un ennesimo decreto Sicurezza. Avete solo sfigurato il nostro codice penale, ancora una volta, con effetti paradossali per cui i reati contro il patrimonio saranno puniti più severamente dei reati contro la persona.
Per intenderci, una rapina commessa da un gruppo organizzato che assalta un bancomat sarà punita con la reclusione da 10 a 25 anni, mentre uno stupro di gruppo viene punito con la reclusione da 8 a 14 anni. Il codice penale è piegato alle esigenze della vostra propaganda.
Se si vuole affrontare, invece, in modo serio il problema della sicurezza, occorre avere una visione d'insieme e, soprattutto, occorre andare alla radice dei problemi, interrogandosi su come contrastare le cause dell'insicurezza.
Ed occorre pianificazione negli interventi, un approccio integrato, mettere in rete tutte le istituzioni. Occorre innanzitutto aumentare la presenza delle Forze dell'ordine su strada, una presenza che sia capillare, numericamente adeguata e formata per il servizio che deve offrire, e soprattutto una presenza che sia costante.
Non bastano gli interventi , non bastano le cosiddette “operazioni ad alto impatto”, peraltro spesso e volentieri preannunciate, anche perché arrivano come reazione ad episodi che hanno particolarmente indignato e allarmato l'opinione pubblica. Non basta una massiccia presenza delle Forze dell'ordine in un'area circoscritta per dieci giorni o, quando va bene, per un mese; perché poi, quando le Forze dell'ordine cominciano a ritirarsi, tutto torna com'è e i cittadini tornano ad essere soli, a doversi confrontare con il bisogno che si vede nelle strade, con la tossicodipendenza, con il disagio mentale e con la criminalità organizzata, che pare l'unica ad intercettare la marginalità. Perché della marginalità e del bisogno, però, la criminalità organizzata si serve per i suoi affari sporchi.
Insieme alla presenza massiccia, capillare e strutturale delle Forze dell'ordine, occorre garantire anche una presenza massiccia, capillare e strutturale, ad esempio, di unità mobili dei Sert, per intercettare su strada le dipendenze, e di unità mobili del servizio per la salute mentale. Servono assistenti sociali ed educatori di strada, per prendere in carico la marginalità. La vostra risposta invece qual è, anche in questo provvedimento? Il Daspo urbano, ovvero l'allontanamento dei soggetti e, da oggi, con questo decreto-legge, anche di soggetti che tengono comportamenti insistentemente molesti. Vedete, questa è un'espressione che, purtroppo, è talmente ampia e soggettiva da rendere l'applicazione del Daspo del tutto arbitraria.
Ecco, dicevo, il Daspo urbano: l'allontanamento di questi soggetti da aree specificamente individuate dal prefetto. Ma il Daspo non risolve il problema, semplicemente lo sposta. A volte lo sposta nella strada parallela o, se va bene, lo sposta nel quartiere limitrofo. E, quindi, cosa avete risolto? Nulla. Ed ancora, per l'ennesima volta vi occupate di violenza giovanile, e la ricetta anche qui è sempre la stessa: solo repressione, niente prevenzione. Perché c'è un dato: la prevenzione costa.
Ebbene sì, la prevenzione costa, perché la prevenzione vuol dire tempo pieno a scuola, uniforme su tutto il territorio nazionale e non solo nei territori più fortunati; vuol dire lo psicologo scolastico H24, vuol dire pedagogisti a supporto di docenti e famiglie, per sostenere la genitorialità laddove si presentino problematicità; vuol dire potenziamento dei servizi sociali territoriali, vuol dire più educazione, anche nell'uso dei , che tante condotte violente diffondono ed ispirano, purtroppo, ai nostri adolescenti.
Prevenzione vuol dire, in una parola, non abbandonare a loro stesse le persone e presentarsi loro soltanto quando c'è da chiedere conto dei loro errori.
Volete contrastare lo spaccio di stupefacenti e va bene. E come lo avete fatto? Eliminando, in sostanza, la nozione di lieve entità. Dico: quantomeno avvertite per tempo il Ministro Nordio, così la prossima volta non si avventurerà in improvvidi richiami in modo da difendere le modestissime mazzette, o almeno cambierà esempio. Vedete, lo ribadisco, perché questo è il frutto di tutta la vostra ipocrisia e di quanto classismo c'è nella vostra concezione di giustizia, ma anche di sicurezza.
E, a proposito di norme che non risolvono proprio nulla, ma che spostano il problema: vi siete inventati il registro dei non indagati, ma dei quasi indagati, dove annotare i nominativi di coloro nei confronti dei quali occorre verificare la sussistenza di una causa di giustificazione che scrimini la condotta, solo per evitare un preteso effetto stigmatizzante dell'annotazione nel registro degli indagati. Ma mi chiedo e vi chiedo: cos'è la verifica di una causa di giustificazione, se non un'attività di indagine anche quella? E quindi state prendendo in giro le persone con una truffa delle etichette.
Ed infine mi soffermo sulle due norme più abominevoli di questo decreto. Parliamo prima dell'articolo 15, perché non c'è stata data possibilità in questo ramo del Parlamento di parlare di questa norma pericolosissima, a causa della compressione spregiudicata del dibattito che avete fatto. È la norma che autorizza la Polizia penitenziaria ad effettuare operazioni di copertura negli istituti penitenziari. Ma se andate a leggere la descrizione delle condotte che possono essere poste in essere dagli agenti e che possono essere non punibili emerge che si tratterà di veri e propri agenti provocatori, che possono istigare al reato.
Guardate, di tutto avevano bisogno le carceri fuorché di questo, che alimenterà un clima di sospetto e una conflittualità già alle stelle a causa del sovraffollamento e delle condizioni carcerarie degradanti. Avevo fatto un ordine del giorno in questo senso, ma mi è stato anche bocciato. Gli istituti penitenziari avrebbero bisogno di tutto, avrebbero bisogno piuttosto, soprattutto, di incrementare l'attività trattamentale, per dare piena attuazione alla funzione rieducativa della pena, come ci impone la Costituzione. E, quindi, avrebbero bisogno di ben altre figure: funzionari giuridico-pedagogici, mediatori culturali e assistenti sociali.
Ed infine veniamo alla ciliegina sulla torta, potremmo dire così: il famoso articolo 30-, l'apoteosi della vostra ignoranza costituzionale ed arroganza. Volevate asservire, anzi volete asservire gli avvocati - perché, purtroppo, in realtà, questa norma rimane nel testo e la vostra intenzione ancora dichiarata è anche quella una realtà - alla volontà del Governo, farne dei funzionari che collaborino col Governo. Per fare cosa? Per attuare le politiche del Governo sull'immigrazione, per andare a mettere una pezza rispetto a quello che è un fallimento, il fallimento dei rimpatri.
Siamo il fanalino di coda - è venuto a dirlo con estrema franchezza il Ministro Piantedosi l'altro giorno -, il fanalino di coda dei Paesi europei per i rimpatri e il retropensiero è quello per cui sono gli avvocati, quasi quasi, ad ostacolare i rimpatri, perché magari suggeriscono ai propri assistiti, persone migranti, di formulare un ricorso avverso l'espulsione. Ebbene, questo è il vostro retropensiero.
E questo rimarrà. Rimarrà. È un'accusa neanche troppo velata, è un modo di considerare, anzi di svilire la professione forense e veramente di calpestare la dignità dell'avvocato che rimarrà, e sarà la macchia di questo decreto-legge, la macchia di non avere compreso neanche qual è la funzione costituzionale dell'avvocato e di aver tentato di calpestare la dignità dell'avvocatura. Ecco, l'avvocatura ha fatto sentire la sua voce.
PRESIDENTE. Concluda.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Noi abbiamo cercato di interpretarla in quest'Aula. E io chiudo veramente qui il mio intervento, perché credo che questo sia lo sfregio più grande contenuto in questo decreto-legge .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Gribaudo. Ne ha facoltà.
CHIARA GRIBAUDO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Sottosegretario, colleghe e colleghi della maggioranza - siamo scesi, onorevole Boldrini: da tre sono rimasti in due -, intervengo oggi, in questa occasione in cui per l'ennesima volta avete azzerato il ruolo del Parlamento, con questa fiducia sulla conversione di un decreto-legge, dopo averlo lasciato dormiente per settimane al Senato, obbligandoci a decidere qui, in poche ore, su un tema così importante e cancellando ogni discussione democratica.
Il vostro decreto Sicurezza è incostituzionale. Ve lo hanno detto in tanti, qualcuno anche molto autorevole, e in fondo lo sapete anche voi. Non è un episodio isolato, è diventata una prassi, una prassi gravissima. Perché, quando si pone la fiducia su provvedimenti complessi, eterogenei e che incidono sui diritti fondamentali - in questo caso, sui delicati equilibri tra sicurezza e libertà -, si sta sottraendo al Parlamento la sua funzione essenziale, che è quella del confronto, dell'ascolto, della correzione e della sintesi.
E questo è tanto più inaccettabile quando parliamo di un decreto come questo, che interviene in modo disorganico, che mette insieme temi diversissimi e che costruisce l'ennesima risposta securitaria - ormai ho perso il conto dei decreti Sicurezza, ma mi pare che siamo a quattro - a problemi complessi, senza affrontarne le cause. E appare chiaro che, se dopo il primo decreto Sicurezza - quello sul problema gravissimo dei , trasformati per l'appunto in emergenza nazionale da questo Governo per qualche titolo di giornale -, se ne fa poi un secondo, poi un terzo e, per l'appunto, il quarto. Qual è il risultato? Il risultato è evidente, lo hanno già detto prima di me i colleghi: se siete arrivati al quarto decreto Sicurezza vuol dire che quelli che avete fatto prima non hanno prodotto alcun risultato. Avete prodotto il nulla con i vostri decreti.
Probabilmente la sicurezza, su cui da decenni la destra fa campagna elettorale nazionale e locale, è un problema che non sapete risolvere. Altrimenti avreste risolto qualcosa, e invece avete dimostrato di non essere in grado o forse - benvenuti - vi state accorgendo, ora che siete al Governo, che a cavalcare l'onda securitaria, amplificando singoli casi tragici, alla fine poi se ne rimane travolti.
Ecco, mi stupisce perché, vede, il Presidente... la Presidente del Consiglio - ma “il”, perché ci tiene tanto a essere chiamato il Presidente del Consiglio - dovrebbe conoscere bene storie riguardanti un famoso anello, che ognuno crede possa portargli il potere e che invece diventa impossibile da dominare. E per quanto ancora potrete accusare l'opposizione e i Governi precedenti, quanto tempo ancora dovete governare - noi speriamo davvero poco - prima di assumervi le vostre responsabilità?
Siamo ormai abituati, ahinoi, a questa vostra modalità di operare, da parte del Governo, ma - aggiungo - anche da parte di questa maggioranza che non solo non è presente mentre discutiamo questo argomento, che sembra essere tanto alla vostra attenzione … e lo dimostra chiaramente questa grande e appassionata partecipazione, tanto che il ruolo parlamentare ne viene svilito. E permettetemi in questo caso - ho sentito prima il collega Fratoianni - citare un precedente che a me sta molto a cuore, anche in funzione del ruolo che svolgo. Mi riferisco alla conversione anzi del decreto-legge n. 159 in materia di sicurezza sul lavoro. Vedete, è andato in scena lo stesso film di questa volta.
Per fortuna non avete inserito una norma incostituzionale, ma il decreto è stato mandato al Senato, l'avete lasciato dormiente per un po' facendo finta di fare una discussione parlamentare nel merito, poi il combinato disposto, come si suol dire, dell'arrivo della legge di bilancio ha fatto sì non solo che non venisse più trattato in alcun modo, in nessun emendamento, ma che venisse blindato al Senato; è quindi arrivato alla Camera altrettanto blindato perché siamo nel monocameralismo di fatto e, quindi, anche su quel tema, cioè sulla sicurezza sul lavoro, non avete fatto nulla. Anzi, avete negato il confronto parlamentare. E lo dico però, oggi, a maggior ragione.
Guardate, mi piace sempre citare i dati perché proprio ieri mattina, ieri in giornata, è uscito il rapporto dell'INL. Il rapporto dell'INL ci ha dimostrato che i famosi decreti anche sulla sicurezza sul lavoro che sono stati voluti da questo Governo, appunto, non hanno prodotto nulla perché - parlano i numeri - sapete quante sono le patenti a crediti, colleghe e colleghi, che sono state tolte nel 2025, a fronte, come sapete, di tre morti al giorno sul lavoro? Quattordici patenti sono state revocate nel 2025 e solamente 6 sono state sospese.
Questa è la dimostrazione concreta, palese, di come quelle vostre risposte quando non sono basate su un confronto vero, non danno risultati, anzi rischiano di essere un danno per tutto il Paese. Perché quando parliamo di salute e sicurezza, per l'appunto, parliamo della vita delle persone. Ne parliamo quando riguarda i luoghi di lavoro e ne parliamo, naturalmente, in quella che doveva essere una discussione su questo decreto. Invece così non è stato. E mi consenta di dire, per l'appunto, avete introdotto quante fattispecie di reato, di nuovo? Quasi una cinquantina? Una cinquantina.
Io non sono una sostenitrice dell'inserimento di nuovi reati, ma, se proprio volevate farne uno, cari colleghi della maggioranza, e ripeto, avrei voluto discuterlo perché anche su quella fattispecie ho molte perplessità, ma almeno potevate introdurre l'omicidio sul lavoro; e invece neanche di questo avete voluto discutere mai. Ripeto, non sono una grande sostenitrice di tale questione, ma come mai i temi che davvero riguardano la sicurezza delle persone non li affrontate fino in fondo, a 360 gradi? E questo è un elemento che voglio porre all'attenzione di questo Parlamento perché, signor Presidente, a questo punto è evidente che il problema non è certo solo il merito di quel singolo punto.
Il problema è una postura politica; mi verrebbe da dire che questa maggioranza e questo Governo sono sempre più concentrati su altro rispetto al proprio ruolo istituzionale. Finiscono per occuparsi più delle divisioni interne e delle tensioni tra i partiti che la compongono e degli scandali, che non sono pochi e che li attraversano, e anche, diciamolo, con una difficoltà evidente, ossia tenere il punto dopo essere andati a sbattere contro un dato politico che non ammette interpretazioni: i 14 milioni e mezzo di elettori che hanno bocciato una riforma della magistratura. Un segnale politico enorme che doveva imporre una riflessione e che, invece, per l'appunto, ha imposto semmai questa ulteriore modalità, vorrei dire questi colpi di coda di un Governo che si appresta a finire la legislatura e che si imbruttisce anche nelle sue posture istituzionali - addirittura, come ci ricordava prima molto bene la presidente Boldrini, non ascoltando nemmeno le voci autorevoli che si sono sollevate fino ad arrivare alla voce del Quirinale.
Ma fatemi dire che siete riusciti a fare il capolavoro di mettere insieme avvocatura e magistratura insieme, per dire che costruite norme così sbagliate, a dimostrazione del fatto che avete perso il senso. E consentitemelo, si continua con accelerazioni, con restringimento dei tempi, forzando il Parlamento a lavorare a tappe forzate. Così si producono testi sempre più fragili; quindi poi non stupisce se emergono lacune come quelle che abbiamo cercato di correggere anche con l'ordine del giorno.
Ritorno sull'ordine del giorno che è stato bocciato in quest'Aula, rispetto al quale, come dire, lo chiedo con il massimo rispetto e spirito istituzionale, volevamo proporre e portare all'attenzione un tema molto delicato. Mi riferisco all'attenzione rispetto ai familiari delle vittime della criminalità organizzata e delle mafie. Era una disparità di trattamento senza fondamento, era una lacuna che andrà colmata magari in quel decreto correttivo già annunciato per porre rimedio a lacune ben più imbarazzanti, tipo l'incentivo appunto all'infedele patrocinio per gli avvocati e chissà se anche quel decreto correttivo sarà convertito da quest'Aula con la fiducia.
E tuttavia, colleghi, non crediamo che questa omissione delle vittime di mafia sia stata il frutto di una precisa volontà politica di discriminare. Pensiamo piuttosto che sia un errore che poteva essere corretto qui, in Parlamento. Badate, quando si scrivono testi di corsa, quando si accumulano norme eterogenee, quando si annulla il confronto parlamentare, il risultato è questo: leggi scritte male, emendate peggio e che poi richiedono correzioni successive oppure leggi, appunto, su cui neanche i colleghi della maggioranza hanno potuto presentare emendamenti e che poi vengono sonoramente bocciate dai cittadini, anche con l'esito referendario.
Allora io vorrei ricordare a questo Governo, che individua continuamente nuove emergenze, spesso costruite su singoli casi di cronaca, sul del momento a prescindere dai dati, che rispondere con decreti urgenti, con norme punitive, con inasprimenti, provando a fare una campagna elettorale permanente sul tema della sicurezza… e guardi, Presidente, il tema della sicurezza è un tema davvero molto serio. E giustamente i cittadini chiedono di vivere in città sicure in tante zone del nostro Paese. Ma è un problema che necessita di risposte serie, quelle che non avete dato, quelle che non state dando da quasi quattro anni, da quando governate. Come detto e come sanno le persone che vivono nel nostro Paese, non avete risolto niente e trovate sempre un capro espiatorio, limitandovi ad accusare chi c'era prima, per l'appunto, o magari i sindaci di centrosinistra, perché in fondo, appunto, dichiarate quanto siete totalmente incapaci.
Chiudo ricordando a me stessa che, nell'ottobre del 2024, venivano picchiati i ragazzi a Pisa. In quell'occasione è dovuto intervenire il Presidente Mattarella per ricordarci che, quando prevale il manganello, a perdere è lo Stato. E anche in questa occasione, chi perderà - e perderete sonoramente nelle urne - siete voi, perché con questa linea securitaria, ma poco seria e per niente attenta alla sicurezza vera delle persone, verrete pesantemente puniti nelle urne .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Filiberto Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, signor Presidente. Signor Sottosegretario, prima di tutto vorrei esprimere la mia personale solidarietà, perché capisco che stare ad ascoltare tutti i nostri interventi per lei non deve essere piacevole. Mi ricorda un po' il protagonista di un film degli anni Settanta, un veramente, di Stanley Kubrik, che si chiama dove il protagonista di questo film, che era il capo di una banda di giovani criminali, veniva arrestato e poi veniva condannato a essere rieducato, costretto, con gli occhi sbarrati, a vedere filmati che lo dovevano appunto rieducare. Lei ha la stessa espressione. Ora, ovviamente, noi non la vogliamo rieducare Presidente, non sono il capo di una banda criminale!... No, no, ci mancherebbe, ma mi faccia finire il pensiero…
PRESIDENTE. Conoscendo il deputato Zaratti e il suo stile, penso che stia precisando. Comunque, prego Ma lasciateci almeno l'ironia!.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). No, non polemizziamo con il collega Molteni. Il collega Molteni che sicuramente è un po' stanco e questo io lo capisco anche. Però, se mi lascia dire, non era il riferimento all'imputazione del giovane, ma era rispetto alla rieducazione, nella quale ovviamente noi - diciamo così - non vogliamo provarla, anche se, siccome siamo sempre molto fiduciosi nelle possibilità degli esseri umani di migliorare, speriamo che le nostre parole in qualche modo possano incidere anche su di lei. Ma è detto con grande simpatia, diciamo così.
Io, invece, vi riconosco un disegno in quello che voi fate. Non penso che sia tutto estemporaneo, non penso che siano soltanto degli scivoloni. Avete cominciato con l'autonomia differenziata, nel voler, appunto, dividere il nostro Paese; mettete in discussione l'unità d'Italia. Avete continuato con la riforma che in qualche modo voleva mettere sotto il controllo dell'Esecutivo la magistratura e siete stati bocciati, nel primo caso, dalla Corte costituzionale e, nel secondo caso, invece, siete stati bocciati dai cittadini italiani. Per fortuna, la vostra idea di premierato è rimasta nei cassetti. E poi i decreti Sicurezza, uno dopo l'altro, che servono a dare sostanza a queste riforme costituzionali.
La sostanza qual è? È quella di limitare davvero le libertà delle persone, quella di limitare la libertà di manifestare, la libertà di stampa, la libertà di pensare e le libertà fondamentali della Costituzione perché, se voi andate a leggere, uno per uno, questi decreti, siete riusciti a far diventare una norma penale la resistenza passiva. Siete riusciti a far diventare un reato addirittura la possibilità di partecipare a una manifestazione. Siete riusciti a far diventare una norma penale il fatto che i cittadini possono interrompere, con il loro corpo, il traffico: e questo da sanzione amministrativa è diventato reato. Volete trasformare sostanzialmente questo Paese in un qualcosa che non è. Io capisco che avete in odio la Costituzione e quelle che sono le libertà che sono nate dalla Resistenza, ma francamente questo disegno di trasformazione dello Stato noi non ve lo permetteremo.
E mentre voi cercate di portare avanti questa vostra battaglia ideologica, intanto cosa accade? Accade che, dal punto di vista economico, il nostro Paese è un disastro. Basta vedere il fallimento delle vostre politiche, che hanno portato a sforare il rapporto PIL-debito del 3,1 per cento, nonostante le vostre attese per poter fare finalmente una manovra di tipo elettorale. La crescita l'avete stimata allo 0,6 per cento, mentre l'Eurozona crescerà dell'1 per cento, la Spagna del 2,1 e la Francia dello 0,9. La pressione fiscale è arrivata al suo massimo storico, al 43 per cento, e questo è davvero l'unico record di cui Meloni si potrà vantare. Tra il 2026 e il 2027 il debito pubblico rimarrà sostanzialmente uguale, ma tutto questo non è colpa vostra naturalmente, non è colpa di questi quattro anni di Governo, ma è colpa di quelli che ci stavano prima.
L'Italia peraltro, come lei sa, signor Sottosegretario, ha richiesto il prestito SAFE del programma ReArm Europe: 14 miliardi che probabilmente non saranno concessi, perché dovevate mantenere sano il rapporto PIL-debito per poter avere accesso a questo prestito. Quindi come farete a pagare tutti gli investimenti in armi che avete messo in campo? Volete acquistare 95 nuovi Eurofighter, 25 nuovi F-35, prevedete l'acquisto di nuove forze blindate, nuovi sistemi di difesa antiaerea, elicotteri, droni, navi da guerra, carri armati e obici per 42 miliardi di euro. Dove li prenderete? Dove li prenderete se non dalle tasche dei cittadini?
Avete portato avanti una politica energetica disastrosa e non sto qui a dirvi quanto sia disastrosa. Il Ministro degli Esteri, Claudio Descalzi, che è il vero Ministro degli Esteri di questo Paese, qualche anno fa ci diceva che bisognava trasformare l'Italia nell' del gas e ora, invece, ci dice che dobbiamo tornare a comprare il gas russo. Queste sono le politiche che portate avanti.
I dati sull'occupazione sono un disastro, quelli sui salari altrettanto, se non peggio. Nel 2025, però, la borsa ha volato così tanto che ha raggiunto i suoi record storici, quindi nel contempo il potere d'acquisto degli italiani si è inabissato, contemporaneamente ai guadagni della borsa. Questo significa che in Italia ci sono ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri.
Ecco a cosa servono i decreti Sicurezza: da un lato, a buttare fumo negli occhi ai cittadini e alle cittadine, mettendo sempre in primo piano la paura, la paura dei migranti, la paura dei diversi, la paura di chi manifesta, la paura che serve unicamente a creare consenso politico; dall'altro, a limitare quelle libertà fondamentali che permettono alle cittadine e ai cittadini di protestare quando il loro posto di lavoro viene messo in discussione, quando vengono illegittimamente licenziati, quando i loro salari sono troppo bassi, quando si vuole manifestare in difesa delle libertà di altri popoli, come nel caso del popolo palestinese, quando si vuole manifestare contro l'orrore della guerra, quando si vuole manifestare per indicare il grandissimo problema dei cambiamenti climatici. Servono a questo i decreti Sicurezza e francamente io penso che, su questo, però, noi non possiamo non lanciare un grido d'allarme alla nostra comunità nazionale e al nostro popolo, perché il popolo italiano, nei momenti delle verità, è sempre stato in grado di scegliere da che parte stare, così come ha dimostrato in occasione del recente referendum.
Avete lanciato, ancora una volta, la vostra campagna contro i migranti, ma guardate che il nostro è un Paese di emigranti ancora oggi. Nello scorso anno, in tutto, sono entrati in Italia 66.000 nuovi migranti, la metà circa di queste persone non vuole rimanere in Italia, è in transito per andare in Francia, in Germania, piuttosto che in Svezia a cercare occasioni di lavoro migliore. Ecco, soltanto poche migliaia di migranti rimangono in Italia e, a fronte di questo, ogni anno 115.000 giovani italiani e italiane vanno all'estero a cercare lavoro. Noi stiamo esportando cervelli, noi stiamo esportando un pezzo del nostro futuro, che è appunto dei nostri giovani più qualificati. Guardate, questa non è la prima volta.
Prima la collega Zanella ha parlato degli emigranti italiani dopo la Seconda guerra mondiale. Io voglio ricordare che, nel giugno del 1946, ci fu un Accordo bilaterale Belgio-Italia che si chiamava “Uomini contro carbone”: l'Italia si impegnava a mandare 50.000 lavoratori nelle miniere di carbone e, in cambio, il Belgio si impegnava a spedire 2.500 tonnellate ogni 1.000 lavoratori. Ecco, il nostro Paese è questa cosa.
Permettetemi di dire una parola sul 25 aprile: ancora una volta, il Presidente La Russa non ha evitato l'occasione per pronunciarsi sul 25 aprile, dicendo che, dal suo punto di vista, avrebbe sicuramente onorato ancora una volta sia i partigiani che i caduti della Repubblica di Salò. Permettetemi di dire che la nostra pietà umana per i morti è per tutti i morti di tutte le specie, di tutte le guerre, di tutte le razze, di tutte le religioni e anche di tutte le ideologie, ma i vivi non sono tutti uguali: un conto sono i partigiani , che hanno combattuto per la libertà, per la difesa e per la nascita della nostra Repubblica, un conto sono coloro che si sono schierati con i nazisti per trucidare italiani e italiane senza alcuna pietà. I primi meritano il nostro rispetto, gli altri certamente la nostra disapprovazione per tutti i tempi che ci saranno
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Agostino Santillo. Ne ha facoltà.
AGOSTINO SANTILLO(M5S). Presidente, grazie. Anche io inizio con la solidarietà. Però, visto che il Sottosegretario prima si è allarmato, alla Sottosegretaria faccio un altro tipo di paragone: sembra quel ragazzo a cui piace il tennis che, però, fa il raccattapalle a una partita di calcio e, quindi, è costretto a vedere uno sport che non gli interessa.
Tra l'altro, Presidente e colleghi, noi oggi stiamo parlando di un decreto-legge il cui fallimento si può leggere da due punti di vista: il primo è certamente il punto di vista della commedia che si è avuta a seguito dell'articolo aggiuntivo 30, di cui parlerò dopo. Ma che il fallimento sia certificato è palesato dal fatto che qui stiamo parlando del quinto decreto-legge Sicurezza; nei fatti abbiamo certificato che i quattro precedenti decreti-legge sono falliti. E chi se lo aspettava da parte di un Governo di una forza di destra che, in propaganda elettorale, parlava di blocco navale e di “inseguiremo gli scafisti su tutto il globo terracqueo”. E poi, alla fine, l'unico blocco navale che siamo riusciti ad ottenere, senza nostro merito, è il blocco navale di Hormuz, mentre gli scafisti hanno capito bene che con questo Governo possono tranquillamente vivere in pieno relax, visto che quella volta che riusciamo a prendere un criminale - tra l'altro, viene tra le nostre braccia in Italia - poi lo andiamo a riportare nel suo Paese con un bel volo di Stato . Questo facciamo noi con i criminali.
Verrebbe da ridere, non fosse altro per il fatto che il Governo ha realizzato un bel residence a 5 stelle in Albania, spendendo quasi praticamente un miliardo di euro, caro Sottosegretario. Il problema è che questo miliardo di euro non solo viene tolto agli italiani, ma è un miliardo di euro che doveva far fronte, se ricordate, a ben 30.000 passaggi; invece, i migranti certificati saranno 537 in 18 mesi: se lei fa un conto di quanto è un miliardo diviso 537, si rende conto che sono stati spesi circa 2 milioni di euro per ogni migrante.
Ricordiamoci, poi, che la politica fallimentare del Governo ha portato a dei numeri disastrosi: la media del Governo Meloni rispetto al Governo “Conte 1”, nel 2019, veramente, dal vostro punto di vista, è completamente imbarazzante perché gli sbarchi sono aumentati addirittura di sei volte - cioè, qua non parliamo di una percentuale, è proprio un moltiplicatore ennesimo - sei volte. I rimpatri diminuiscono del 20 per cento. Quindi, voi siete praticamente croce e delizia della vostra stessa missione nel decreto-legge Sicurezza che, nei fatti, è una insicurezza. Di questo passo, speriamo veramente che ve ne andiate a casa, così non solo aumentano i rimpatri ma diminuiscono pure gli sbarchi.
E la cosa veramente caratteristica dell'hotel a cinque stelle - il residence in Albania - sapete qual è? È che, neanche a farlo apposta, i soldi spesi da questo Governo per quel villaggio turistico per migranti in Albania alla fine è risultato essere quel punto percentuale in più che Eurostat vi ha portato nel rapporto tra deficit e PIL: 3,1 per cento.
Il fallimento economico certificato di un Governo che doveva rimanere entro il 3 per cento per poter attivare le norme di salvaguardia e quindi lo scorporo delle somme, dei costi per la difesa - quindi in armi - al di fuori del Patto di stabilità.
Però, la colpa del 3,1 per cento, a chi l'avete data? Ieri, la Presidente Meloni, in pompa magna, dopo quattro leggi di bilancio ha detto che la colpa è del superbonus 110 per cento, che non c'entra niente col deficit, perché il deficit è su base annuale. Essendo il superbonus un investimento, tutt'al più dovrebbe fare il paragone con il debito.
Allora, ve la do io una bella idea: a questo punto, visto che, per forza di cose, volete dare la colpa al superbonus 110 per cento, quel villaggio in Albania potreste farlo con il superbonus 110 per cento, così avrete un motivo per citarlo una volta, e veramente avrebbe un senso.
La cosa più bella di tutte è che, poi, siete andati a fare anche una bella gitarella come rappresentanti di istituto di Fratelli d'Italia, lì in Albania. Siete andati e che cosa avete trovato lì? Avete trovato 82 migranti. Pensate voi, 82 immigrati, né più e né meno. Anzi, addirittura di meno di un pullman mediamente affollato nell'ora di punta a Roma. Complimenti! Che bella struttura avete realizzato.
Lì, però, ci sono a lavorare circa 300 agenti. Vi rendete conto? Ottantadue migranti dentro e 300 agenti che stanno lì a guardare, che cosa? A guardare questi qui che non sanno cosa fare dalla mattina alla sera, tanto alla fine sempre in Italia devono tornare, seppure devono poi essere espulsi nel loro Paese.
Una spesa allucinante: 300 agenti che potrebbero sì servire nel nostro Paese, sulle nostre strade dove, grazie a questo Governo, i reati sono aumentati. Ci farebbero molto comodo. Certo, non basterebbero a colmare i 20.000 e passa agenti tra Polizia e Carabinieri che mancano ma, insomma, qualcosina si potrebbe iniziare ad intravedere.
Ed è paradossale anche parlare di sicurezza - lo ha detto prima anche qualche altro collega - in questo Paese dove ci si è completamente dimenticati della sicurezza legata, ad esempio, ai luoghi di lavoro. Voi avete introdotto, accettato, il nuovo codice dei contratti a livello europeo, andando però anche ad immettere dei concetti che l'Europa, per una volta, non ci aveva chiesto. Sto parlando, ad esempio, in questo momento, del subappalto a cascata.
Cioè, una stortura incredibile che tutto fa, tranne che garantire la sicurezza del lavoratore. Non è che ci vuole una laurea per capire questo, perché è chiaro che, se io prendo un appalto a un certo prezzo, poi mi ritrovo che quell'appalto viene subappaltato e ancora subappaltato, chi arriva all'ultimo anello è evidente che non curerà più la qualità sul lavoro perché è quello più sottopagato di tutti.
Per non parlare poi di quello che vi ha detto proprio l'altro ieri l'Anac in riferimento alla modalità con cui vengono svolti gli appalti nel nostro Paese. In realtà, che cosa sta succedendo? Che in Italia non si fanno praticamente più le gare d'appalto; non si fanno più gare d'appalto. E, infatti, che cosa si dice nella relazione di Anac che è stata sottoposta al Parlamento? Che c'è un'esplosione degli affidamenti diretti per servizi e forniture, fra i quali anche le consulenze; e si sostiene che il decreto correttivo al codice ha lasciato aperte faglie insidiose. Pensate che nel solo 2025 gli affidamenti diretti hanno interessato il 95 per cento delle acquisizioni totali.
Cioè, praticamente, le gare si fanno solo per l'altro 5 per cento, con un significativo addensamento a ridosso proprio della soglia 135.000-140.000 che è la soglia dell'affidamento diretto. Perché, che cosa sta accadendo? Sta accadendo che chi si trova un valore da mettere a base di gara di 160.000-170.000 dice: aspetta un momento, adesso faccio l'impossibile per rientrare entro 140.000, così farò l'affidamento diretto. Perché mi devo mettere a fare una gara con cui magari vince il migliore, e anzi il prezzo, dopo il ribasso, sarà pure addirittura inferiore al prezzo per l'affidamento diretto? No, mi conviene invece il clientelismo.
Tanto, durante il referendum, abbiamo scoperto quanto sia importante per voi il sistema clientelare. Ma noi avevamo provato anche ad aiutarvi perché avevamo proposto un ordine del giorno a questo decreto-legge “Insicurezza” con cui cercavamo di impegnarvi affinché, nel sistema di accoglienza e di permanenza per il rimpatrio, fosse data la massima diffusione attraverso bandi di gara. L'avete bocciato! Cioè, non si può impegnare il Governo a diffondere i bandi di gara. Che cosa mai vi avrà fatto di male la trasparenza e i bandi di gara? Voi avete proprio l'orticaria nei confronti dei bandi di gara, si deve, per forza di cose, affidare in affidamento diretto. Tutto questo, ovviamente, è sconcertante e l'Anac vi ha anche avvisato che è accaduto l'esatto opposto di quello che voi forse volevate fare - cioè, maggiore sicurezza sugli appalti - perché di fatto sono venuti a crollare proprio quei presidi di sicurezza, perché è più facile per le organizzazioni, per chi deve fare lavoro nero e altro, infilarsi all'interno dei meandri dell'affidamento diretto. Bah, contenti voi.
Ma andiamo avanti, oggi ci troviamo davanti a un collasso in diretta della vostra propaganda, proprio in tema di sicurezza, e l'apice è stato l'articolo aggiuntivo 30-. Una cosa veramente ai limiti della commedia napoletana, meno male che ci sono gli uffici legislativi del Quirinale. Ma la cosa mostruosa è il fatto che voi non vi siete resi conto che avete da poco preso un grande schiaffone da parte dei cittadini italiani con la vostra sonora bocciatura al referendum perché avevate provato a sottomettere la magistratura all'Esecutivo. Non contenti, volevate sottoporre anche l'avvocatura. Evidentemente qualcuno che, meno male, sta lassù, veglia e vi ha detto di no. E voi, per fare la cosa forse più dignitosa anche per tutti noi parlamentari, potevate lasciar decadere questo decreto-legge. Non sarebbe accaduto niente perché il giorno dopo avreste potuto predisporre un altro decreto-legge, o comunque una proposta di legge rapida, per porre rimedio a quanto avevate combinato.
Che cosa dire? Il 25 aprile, Presidente, si avvicina. Lo so che per certe parti di centrodestra c'è una sorta di allergia, noi però non sprecheremo un secondo, un minuto, una sillaba per far sì che questa vergogna non diventi una legge per lo Stato, perché la vera emergenza sicurezza in questo Paese è proteggere le istituzioni democratiche e i cittadini italiani da questo Governo .
PRESIDENTE. Come preannunciato, procediamo a questo punto a una breve sospensione della seduta per una pausa tecnica. La seduta è sospesa e riprenderà alle ore 18,40.
PRESIDENTE. La seduta è ripresa. Riprendiamo il seguito dell'esame del disegno di legge n. 2886.
Ha chiesto di parlare il deputato Gian Antonio Girelli. Ne ha facoltà.
GIAN ANTONIO GIRELLI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Indubbiamente, quando si affronta il tema della sicurezza, bisognerebbe sempre partire da alcune domande preliminari; per esempio chiedersi: che cos'è la sicurezza? Come la descrivo? Lo potrei fare in vari modi, facendo riferimento alla mancanza di reati o, meglio, alla diminuzione dei reati che vengono commessi, o alla percezione del cittadino o della cittadina rispetto alla sicurezza nel suo vivere quotidiano, al tasso di controllo della malavita organizzata sulle attività economiche e sulla vita sociale di alcuni territori del nostro Paese. Potremmo fare un elenco molto, molto lungo, che arriva fino a cosa prova una persona quando, magari, la sera tardi arriva in una stazione ferroviaria oppure deve vivere in zone delle nostre città non cosiddette residenziali, ma quelle marginali, quelle periferiche. A queste domande, in realtà, forse, potremmo rispondere con un'unica espressione, un'unica considerazione: in fondo, la sicurezza la misuro nel momento in cui è presente lo Stato in tutte queste situazioni.
La seconda domanda che viene altrettanto spontanea è: come costruisco la sicurezza? Anche qui potremmo fare un elenco molto, molto lungo, che ha a che fare con la presenza di Forze dell'ordine in alcune zone strategiche particolarmente esposte e vulnerabili, con l'accompagnamento delle persone in difficoltà in determinate situazioni, con la difesa delle donne che vivono la tragedia del femminicidio, perché sono lasciate terribilmente sole nel vivere questa tragedia. Ma, anche in questo caso, penso che potremmo riassumere tutto con un'espressione: la contrasto organizzando lo Stato nel dare risposta a tutte queste cose.
L'aspetto che non viene mai considerato in questo decreto - ed è francamente il motivo di maggiore perplessità riguardo all'approccio con cui è stato pensato - è che tutto è stato declinato come necessità di dare una risposta securitaria, dove si è ragionato più in termini di codice penale, con un messaggio molto chiaro ed evidente: inasprendo la pena, andando ad individuare categorie di persone su cui intervenire, lanciando addosso uno stigma preventivo. Questo come strada per costruire sicurezza, per dire al cittadino o alla cittadina: guarda che il problema che tu avverti è questa cosa e io te la risolvo.
Ed è particolarmente triste, oltre che inutile, perché basta vedere un po' gli esempi storici. Ne voglio citare uno fra tutti: quando, nel 1981, la Francia abrogò la pena di morte, l'allora Ministro, in maniera molto chiara, fece un intervento bellissimo, in cui spiegò come la pena, la durezza della pena non porta mai alla diminuzione del reato, perché non coglie mai il perché avviene il reato, non coglie mai lo stato d'animo e le motivazioni - non giustificabili, sia chiaro - che portano a determinate conseguenze e a determinati comportamenti.
Allora, quello che veramente lascia stupiti è come non siano state colte, nella presentazione di questo decreto, le forti richieste che sono partite dalle forze di opposizione, di minoranza, che - guardate - in maniera molto chiara vi hanno detto: ma davvero volete parlare di sicurezza per poi venire a spiegare in Aula che si tratta di lunghezza di coltellini che bisogna togliere dagli zaini dei ragazzi? Perché abbiamo assistito a questo oggi. Abbiamo sentito descrivere puntualmente come si fa a essere contro cose di questo genere, mentre non si è spesa una sola parola - anzi, sono stati letteralmente bocciati, nemmeno considerati, nemmeno la possibilità di enunciarli - in relazione a emendamenti che miravano ad aspetti reali e concreti, dai quali bisognerebbe partire, come la prevenzione: la prevenzione è un fatto culturale; è un fatto di intervento sociale; è il fatto di andare a prosciugare quel brodo di disagio che, spesso e volentieri, causa la vera insicurezza.
Ma, partendo anche da un'altra considerazione più generale: dobbiamo saper distinguere la sicurezza percepita dal costruire una sicurezza reale. Anche da questo punto di vista colpisce davvero la chiusura totale, per esempio, rispetto a quanto proposto dal collega Stefanazzi riguardo all'utilizzo dei beni confiscati, quindi il maggior finanziamento di quel settore, che - badate bene - è il simbolo, è la sintesi di un impegno ben preciso dello Stato. Perché La Torre, con la legge Rognoni-La Torre, e non dimentichiamo mai che La Torre è stato ammazzato per aver pensato quella legge , non si era limitato a dire: noi dobbiamo togliere alla malavita organizzata il frutto del loro malaffare, che era un aspetto puramente, apparentemente, punitivo; noi dobbiamo trasformare quei luoghi in luoghi di presenza e di testimonianza dello Stato, che si riappropria del proprio ruolo, che non accetta che ci sia un'organizzazione che, oltre a delinquere, vuole fare questo controllo sociale. Perché questa è la vera delinquenza che, guardate, nasce dal voler trasformare i diritti delle persone in favori da chiedere ad alcune persone, fino ad arrivare anche a chi spaccia uno spinello, anche quello che scandalizza tanto, anche quello che noi additiamo come il problema. Dimentichiamo che, invece, bisognerebbe agire alla fonte e andare a prosciugare l'origine di tutti questi fenomeni.
Ma, ancora di più, quello che lascia davvero molto tristi è vedere come si cerchi di relegare in alcune categorie di persone, spesso anche con un sottofondo di razzismo - ma sì, usiamo le parole per quello che valgono -, la fonte e l'origine dell'insicurezza. Al di là della mancanza di rispetto per quanto gli immigrati fanno nella storia economica del nostro Paese - perché basterebbe pensare alle badanti, basterebbe pensare alle fonderie, basterebbe pensare alle nostre campagne agricole, ma, al di là di questo, che potrebbe far riflettere in maniera diversa -, davvero non ci si rende conto di come lo stigma sia peggiore delle violenze, sia il peggior modo di creare insicurezza, sia il peggior modo di trasformare il diritto di tutti di vivere in un mondo libero in uno stigma che tende a classificare. Perché, guardate, anche da questo punto di vista, al di là dell'imbarazzante tema dell'articolo 30- - basterebbe già da solo per dire: questo decreto mettiamolo nel cestino e speriamo che la storia dimentichi che si è arrivati a discutere di un decreto che contiene atti incostituzionali che sono considerati da tutti come presenti, ma che sistemeremo dopo, perché veramente è un precedente che ha dell'imbarazzante sotto tutti i punti di vista - il fatto più grave è il seguente: secondo me, questo decreto manca di costituzionalità nel momento in cui non sa cogliere l'equilibrio particolarmente importante che c'è nella nostra Costituzione, ossia che la sicurezza non mette mai in discussione un principio di libertà. E guardate che non è una cosa semplice da costruire; anzi, è molto difficoltosa, ma è proprio la sfida delle vere democrazie. Noi no: arriviamo persino a fare dei fermi di polizia preventivi, perché pensiamo che qualcuno possa delinquere. E allora cosa faccio? Penso di poterti fermare, perché così impedisco che questo avvenga.
Invece, se cogliessimo il tema vero della nostra Costituzione, ci chiederemmo il perché avvengano certi fatti, ci chiederemmo il perché non si possa semplicemente ricondurre il diritto di protesta, il diritto di sciopero, il diritto di tante cose, invece che in un momento di repressione, in un momento di ascolto incanalato secondo criteri diversi. Perché non dimentichiamo mai - non voglio giustificare in nessun caso la violenza - che spesso e volentieri è dalla disperazione che nascono certe situazioni, o meglio impediamo che i disperati possano distinguersi da chi è veramente violento, facendo una generalizzazione incredibile. Perché non dimentichiamoci che il nostro dovere, rispetto a questo decreto, avrebbe dovuto essere quello di rispettare soprattutto questo equilibrio e far comprendere che non si risolve il problema inasprendo la pena, ma semplicemente chiedendo e creando le condizioni perché certe regole basilari di giustizia valgano veramente per tutti.
E magari - e chiudo con questo - sarebbe anche molto interessante, sempre in tema di sicurezza, ascoltare dal Ministro Nordio il motivo per cui non si è sentito di introdurre in questo decreto il tema delle carceri, anche quelle minorili.
Luoghi in cui, giustamente, la società fa pagare una pena prevista dal codice perché è stato commesso un reato, ma il giorno che queste persone finiscono in carcere scatta nello Stato il dovere di garantire loro percorsi di recupero, perché è perlomeno strano che noi siamo…
PRESIDENTE. Concluda.
GIAN ANTONIO GIRELLI(PD-IDP). …il Governo - concludo e la ringrazio, Presidente - che invoca sicurezza ma che non è capace di trasmettere sicurezza negli atti che fa, nel modo in cui gestisce lo Stato. Bel modo di dare l'esempio, partiamo da quello .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Ci sono tanti rimossi di questa discussione, ma forse il rimosso più grande è l'origine del male di questo decreto. Un po' è proprio la cultura politica, quella dell'politica. E poi ci dimentichiamo che questo doveva essere il vostro bazooka, il vostro drone che dovevate lanciare sulla vicenda referendaria. Ecco, questo drone, fatemi dire, vi è esploso in mano addirittura prima di lanciarlo . Ha avuto una gestazione talmente lunga perché doveva essere all'inizio il decreto Askatasuna, come ricordato da alcuni, poi il decreto Rogoredo, poi avete pensato pure di metterli insieme.
Peccato che, mentre discutevate con il Presidente della Repubblica, perché la gestazione è stata lunga anche grazie al Presidente e grazie agli interventi preventivi del Presidente, poi che cosa è successo? Lo ricordo perché ero in uno studio televisivo in cui mi spiegavano che la legittima difesa doveva portare alla non apertura delle indagini, e io dicevo: ma qual è il problema se si apriranno le indagini? Poi capiranno la legittima difesa. Ecco, avete capito benissimo qual era il punto.
Ma passerei anche alla seconda grande rimozione. Io non me la sono dimenticata, lo dico ai colleghi che ci hanno accusato. C'è il tema di quella manifestazione in cui siamo diventati noi quelli sotto processo. Ecco, ricordo i passaggi: Piantedosi ha deciso di sgomberare uno spazio sociale mentre era al centro di un patto di collaborazione, tra l'altro, fra la città e quel quartiere. Il Governo ha deciso, addirittura, di ricattare e con la regione ha deciso di far saltare quel patto e ha usato le intimidazioni istituzionali di cui non si parla. Hanno minacciato, addirittura, di interrompere il flusso di fondi al comune. Ecco, quel progetto è stato bloccato letteralmente con la forza. Quell'atto di forza ha generato un'altissima tensione in città, a proposito di sicurezza, con la giunta e con la cittadinanza.
Allora io lo voglio dire così, visto che si continua a rovesciare la realtà: le voci di decine di migliaia di persone scese in piazza per difendere quello spazio sono state ignorate, e gli esponenti politici che hanno deciso di ascoltare sono stati additati addirittura come picchiatori. Guardate, noi non abbiamo mai alzato nulla contro nessun agente, l'unica cosa che vogliamo alzare ai poliziotti sono gli stipendi, a differenza vostra .
Siamo stati addirittura al centro di un processo mediatico preventivo da Bruno Vespa, e ringrazio chi ci ha dovuto difendere. Ma difendere esattamente da cosa? È la Costituzione che ci permette di essere lì. Né io, né nessun partecipante nostro ha il dovere di sapere esattamente come finiscono le manifestazioni, e lo dico perché vale per tutti, perché quando si va allo stadio se poi ci sono gli scontri è colpa di chi è andato allo stadio? No, ve lo chiedo, anche per cultura politica. Ma la cosa assurda è che nessun esponente, come nessuno di quei 40.000, ha aperto la zona rossa. Sapete chi l'ha aperta la zona rossa? L'ha aperta Piantedosi, e ha fatto un'azione che va contro la sicurezza. E guardate che, da quel giorno, le Forze dell'ordine chiedono a voi - a voi! - di giustificare perché avete aperto una zona rossa piena di macchine, piena di cose che potevano essere addirittura incendiate, come i cassonetti. In tutto il resto della città non c'erano e voi avete rischiato di fare quella mattanza.
Sapete, vorrei anche arrivare a un punto, cioè quello che poi sono le trasformazioni nelle città. Nelle zone a vigilanza rafforzata solo a Torino, solo per queste vicende, sono state 3.700 le persone identificate, ossia più di 260 al giorno. Sapete che gli interventi dei parà a volto coperto hanno terrorizzato i bambini e addirittura gli operatori sociali della città? Sapete che i , nel quartiere di Vanchiglia, sono già costati 3 milioni di euro in questi soli tre mesi? Ecco la direzione a cui ci state portando.
Dopo il caos dell'emendamento sull'avvocatura volete salvare tutto con una strada, una strada che è quella, appunto, del decreto per poter convertire questo disegno. Ma non vi rendete conto che siete vittime, vittime delle vostre trappole, di voi stessi? State franando per la vostra stessa arroganza. La norma sul fermo preventivo travalica il bilanciamento tra ordine pubblico e diritti costituzionali, e anche quella sarà abbattuta dalla Corte costituzionale. Consente agli operatori di Polizia margini discrezionali figli di un'altra epoca, come vi abbiamo raccontato.
Presidente, alcune sere fa a Padova - dovrebbe conoscere questa vicenda - un'auto di attivisti che tornavano da un'assemblea è stata fermata dai Carabinieri: attraversava Arcella, un quartiere appena dichiarato zona rossa. I giovani sono stati fatti scendere e perquisiti con modalità aggressive, i presenti che chiedevano spiegazioni sono stati malmenati e intimiditi. Dopo l'arrivo di altri attivisti, 4 persone sono state portate in caserma, sono state poste in arresto preventivo e accusate di resistenza.
È sicurezza l'abuso di potere che alimenta sentimenti di paura e ingiustizia? È la filosofia di fondo di questo provvedimento e di tutta l'impostazione di questo Governo, quella forma di panpenalismo che sostituisce la propaganda securitaria e l'aumento dei reati alle politiche che affrontano disagio sociale, marginalità, condizioni giovanili, tensioni nei territori; decreti disegnati sui casi di cronaca, inasprimenti del codice penale e nuovi strumenti repressivi. Tutto può essere utile, basta mettere insieme un chilo di Rogoredo, mezzo litro di rosso Askatasuna, un pizzico di Pedro e, magari, lo sgombero dello : è questa la vostra ricetta.
Il 9 aprile, in quest'Aula, la Presidente Meloni ha rivendicato tutto. Ha rivendicato il decreto Caivano che ha riempito a dismisura le carceri minorili, poi si è intestata gli arresti dei , le confische dei loro beni. Meloni ha fatto tutto questo per allontanare da sé un certo odore di polvere da sparo e di bistecche alla brace. Ma se, come raccontava Piccolotti, il volume d'affari annuo della mafia è di 40 miliardi, da dove vengono lavati quei soldi? Sono le Bisteccheria d'Italia, i cannoli d'Italia, le ‘ d'Italia, i pasticcini d'Italia . Questo è il vostro problema. Quei tortellini d'Italia, quei risotti d'Italia, in cui non volete vedere e non fate mai nulla. C'è un'intera economia criminale che fate finta di non vedere, ecco la vera emergenza.
E poi Meloni ha rivendicato gli sgomberi. Meloni ha chiamato i giovani, che contestano guerre, il genocidio, l'emergenza climatica e il suo Governo, “figli di papà che distruggono le stazioni”. Ma non le basta. La repressione è arrivata fino a quest'Aula: avete sospeso i parlamentari, avete deciso che si poteva ritornare al bivacco di manipoli e ora cercate di approvare questo decreto a tappe forzate, ma non vi viene più bene come prima, questa è la verità, la batosta vi ha fatto male.
Guardate che i “no” che vi hanno fermato al referendum erano netti e hanno detto “no” ai vostri pieni poteri. I cittadini vi hanno ricordato che il diritto di manifestare, il diritto di riunirsi, il diritto di esprimere il proprio dissenso sono libertà fondamentali, non sono diritti condizionati da un permesso dell'autorità di pubblica sicurezza.
Il fermo preventivo è in contrasto con questo principio inviolabile delle libertà personali. Le norme sulle manifestazioni pubbliche, con sanzioni fino a 10.000 euro, sono un chiaro effetto, un effetto dissuasivo di dire: state zitti e buoni. Le norme sulle zone rosse limitano la libertà di circolazione stigmatizzando categorie di persone, anziché punire dei comportamenti reali. Per voi lo spazio del dissenso è una dimensione speciale in cui le garanzie possono essere ridotte. Ma in uno Stato di diritto non è così, in una democrazia il dissenso non è una deviazione, è il termometro di una società viva, di una vera democrazia. E la sicurezza, in uno Stato costituzionale, non è mai solo un problema di ordine pubblico, ho finito.
Vedete, esiste una domanda di sicurezza che attraversa il Paese e ha radici profonde. Quella domanda parla di lavoro povero, di precarietà, di emergenza abitativa; parla di rinuncia alle cure, parla di beni inaccessibili. Questa è l'insicurezza che le persone vivono e che voi non vedete e che non volete affrontare. Siete presi dalla mania del controllo, e la verità è che non sapete cos'è la protezione sociale. Ma fatemi dire che una sicurezza che non affronta davvero le disuguaglianze è solo apparenza, è solo propaganda. E, infatti, adesso ne vedete tutti i vostri limiti. Una sicurezza che trasforma il cittadino in un potenziale sospetto è, di fatto, intimidazione, non protezione. Però colleghi, la buona notizia c'è, anche per la vostra fretta, per i vostri errori: vi abbiamo fermati una volta. A differenza di quello che dite, colleghi, lo abbiamo fatto pacificamente e con i nostri corpi liberi.
L'abbiamo fatto dentro le urne; abbiamo usato le matite contro i vostri manganelli. La generazione Gaza che …
PRESIDENTE. Concluda.
MARCO GRIMALDI(AVS). … che avete cercato di fermare è lì, vi ha fermato una volta e vi fermerà ancora. E lo dico, Presidente, a qualche ora dal 25 aprile, la libertà non è pacificazione. Il 25 aprile è divisivo solo se si è fascisti. Viva l'Italia, viva l'Italia repubblicana, viva l'Italia antifascista, viva questa Repubblica e la sua Costituzione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pellegrini. Ne ha facoltà.
MARCO PELLEGRINI(M5S). Grazie, Presidente. Questo è un provvedimento indegno e sbagliato, che approvate con l'ennesima fiducia, con l'ennesima forzatura; voi che, dall'opposizione, urlavate alla dittatura quando i precedenti Governi chiedevano la fiducia alle Camere, peraltro, in misura minore e meno ossessiva della vostra. È un decreto scritto male, di pura propaganda, che contiene una norma certamente incostituzionale, per vostra stessa ammissione e, invece, di cambiarla - perché c'era tutta la possibilità di cambiarla alle Camere -, ci avete obbligato a votarla, avete costretto il Parlamento a votarla perché siete dei presuntuosi. Infatti, non volevate modificarla qui perché avrebbe significato, poi, fare la terza lettura, sabato, al Senato, però, purtroppo, i senatori della maggioranza, sabato, avevano già, evidentemente, stabilito di stare in vacanza. Quindi, da qui, la necessità di questa forzatura e di questo che è un vero e proprio insulto al Parlamento e alle Camere. Tra l'altro, avete obbligato le Commissioni I e II, lunedì, quando è iniziato l'esame, a discutere su un testo che non era nemmeno arrivato dal Senato; si è iniziato a discutere sul nulla proprio e sempre per forzare i tempi.
Torno alla norma che ho citato in premessa. Noi siamo di fronte a migliaia di anni di civiltà giuridica che i nostri avi romani ci hanno regalato, che sono stati buttati nella spazzatura, letteralmente, per scrivere questo obbrobrio, in cui lo Stato paga un avvocato - l'avvocato, che è di controparte, perché, a tutti gli effetti, la controparte dello Stato sono l'avvocato e il suo cliente - per convincere la controparte a tornarsene a casa. Questo, detto in soldoni, è il contenuto della norma. Ma come la possiamo chiamare, in maniera alternativa, una “mancetta”? La possiamo chiamare un tentativo di corruzione di un avvocato? Un abominio? Uno schifo ?
Ma, poi, vorrei fare una domanda al Governo e alla maggioranza: per voi, la dignità di un avvocato, che, tra l'altro, è una figura prevista dalla Costituzione - la difesa è prevista dalla Costituzione -, vale 600 euro? Davvero pensate che dei professionisti che hanno giurato di difendere, a ogni costo e secondo diritto, i loro clienti si possano vendere per 600 euro? Davvero pensate questo ?
Poi, questo Governo ha stanziato una quantità di fondi, per cui è facile dividere i fondi per i 600 euro: viene fuori un numero, per cui, nei prossimi due anni, un anno e mezzo, al massimo, quei fondi basterebbero, se tutto andasse bene, se tutti gli avvocati accettassero la mancetta - cosa che non credo assolutamente -, per procedere a un rimpatrio di 1.200 immigrati. Cioè, tutto questo obbrobrio, tutto questo insulto al Parlamento, questa forzatura al Capo dello Stato vale 1.200 migranti. Allora, perché l'avete fatto? Perché avevate necessità di fare questa norma, che, ancora qualche ora fa, la Presidente Meloni, in una situazione di conclamata e ammessa incostituzionalità, ha definito norma di buonsenso? Questo è buonsenso? Ripeto, dicevo prima, perché questa maggioranza ha bisogno di questa forzatura e di fare questa norma? Perché questo Governo ha dimostrato la sua plastica incapacità a procedere ai rimpatri e, quindi, ha rimpatriato meno migranti dei Governi precedenti; quei Governi precedenti che questa maggioranza, anzi, esponenti apicali di questa maggioranza, a partire dalla Presidente del Consiglio, avevano accusato, così come precedenti Ministri dell'Interno, di essere Ministri dell'invasione e Governi dell'invasione, perché quei Governi, a dire della Meloni e di Salvini, avevano come obiettivo la sostituzione etnica; cioè, usavano terminologie che sono suprematiste, razziste, che avevano inculcato loro dei improbabili, come Steve Bannon, e, quindi, le ripetevano a pappagallo. Tra l'altro, Steve Bannon che faceva lo stesso mestiere per Trump.
Questa maggioranza voleva salvare la faccia di fronte al Paese, dopo aver raccontato anni di frottole, dopo aver costruito carriere politiche sull'odio e sulla migrazione e, quindi, sulla remigrazione. Parlavate di blocco navale, Meloni . Anzi, la Meloni, qualche giorno fa, è venuta, qui, in Aula, a ripetere la frottola del blocco navale, solo che l'ha cambiato un po': invece di blocco navale davanti alle coste della Libia, ha parlato di blocco navale davanti alle nostre coste, perché, ovviamente, era troppo chiederle di rinnegare le sciocchezze che aveva detto. Con questa norma, l'obiettivo era salvare la faccia a questo Governo? Invece di ammettere il completo fallimento, avete inventato, questa maggioranza ha inventato questa norma, magari, anche con l'obiettivo di superare, all'ultra-destra, i “vannacciani”, che su questa storia della remigrazione ci stanno battendo parecchio , che avevano osato portare, qui, in Parlamento, i nazifascisti a fare una conferenza stampa proprio per parlare della remigrazione .
Io, infatti, voglio approfittare di questa occasione, Presidente, per ringraziare i colleghi del MoVimento 5 Stelle, i colleghi del PD, i colleghi di Alleanza Verdi e Sinistra, per aver utilizzato i loro corpi, in modo gandhiano, quindi come resistenza passiva e non violenta, per impedire quella oscena conferenza stampa di nazifascisti, qui, nella casa della democrazia, dove è stata costruita la Costituzione, che è una Costituzione antifascista . Quindi, grazie davvero a tutti voi e grazie anche per aver sopportato le sanzioni che vi sono state, ingiustamente, comminate.
Mi avvio a concludere, Presidente. Passo a una delle altre norme che sono quasi folli. Mi riferisco all'articolo 7, comma 2, che, modificando una norma del 1978, introduce il fermo di polizia preventivo. In pratica, lo voglio spiegare in poche parole: le Forze dell'ordine, sulla base solo di un sospetto, hanno la facoltà di privare della libertà personale e di trattenere in caserma, fino a un massimo di 12 ore, qualunque cittadino che, a loro insindacabile giudizio, potrebbe, in astratto, arrecare disturbo a una manifestazione o, sempre in astratto, provocare danni. Queste sono norme da Stato di polizia; con questa norma si può limitare la libertà di manifestare e la libertà di riunirsi a chiunque. Cioè, si possono limitare delle libertà che sono sancite in vari articoli della Costituzione. Ma è possibile che siate così ignoranti, che non conosciate i principi della Costituzione, da avere l'ardire di scrivere queste sciocchezze? È una norma, Presidente, perché noi dobbiamo usare i termini giusti, dichiaratamente fascista. Quello è. Ed è una norma assurdamente discrezionale, perché non prevede alcun controllo da parte dei magistrati e che viola, come dicevo prima, pesantemente, varie norme costituzionali.
Io mi chiedo, Presidente, chiedo a lei e chiedo alla maggioranza: ma dove volete arrivare? Queste sono norme che hanno messo su il Cile di Pinochet, la Grecia dei Colonnelli, le dittature . Ma voi dove volete arrivare? Volete imprigionare tutti quelli che non sono d'accordo con voi? Li volete mettere negli stadi per continuare a governare? Io credo che il vostro obiettivo - e credo che ci sia davvero l'unanimità da questa parte dell'emiciclo - sia quello di bloccare il dissenso in qualunque forma questo si voglia esprimere. Voi siete ossessionati da chi non la pensa come voi, perché ritenete che aver vinto le elezioni vi consenta di comandare. E, invece no, i cittadini vi hanno chiesto di governare.
Voi, in questi quasi 4 anni, avete dimostrato plasticamente di non esserne capaci e, quindi, siccome non lo volete ammettere, ricorrete a questi provvedimenti, a queste norme che sono liberticide e che pensate vi consentiranno ancora di continuare a campare. Guardate, chi ha manifestato in maniera oceanica - ho finito, Presidente - negli ultimi mesi l'ha fatto perché questo Governo, questa maggioranza stringeva mani sporche di sangue, stringeva le mani di conclamati terroristi sul cui capo pendevano …
PRESIDENTE. Concluda.
MARCO PELLEGRINI(M5S). … mandati di cattura della Corte penale internazionale. Noi siamo diversi da voi: voi volete portare questo Paese a uno Stato di polizia, noi ve lo impediremo con i metodi democratici. Ora e sempre resistenza, caro Presidente .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Serracchiani. Ne ha facoltà.
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ben ritrovato! Ci è un po' mancato ieri, Presidente. Diceva Winston Churchill: “Il successo è la capacità di passare da un fallimento all'altro senza perdere l'entusiasmo”. Sicuramente, passate da un fallimento all'altro - e non vorrei ricordare il referendum il fallimento economico e il fallimento sulla sicurezza - ma direi anche che avete perso l'entusiasmo e basta guardare quest'Aula vuota per capire che non avete alcun entusiasmo neppure sulla bandiera della sicurezza. Però, vi è rimasta l'arroganza, vi è rimasta la protervia. Vorrei ricordare che, proprio in queste ore, ci è stato detto che tirate dritto; altri hanno detto che il caso è chiuso. Eppure, non è chiuso, non lo è per niente questo caso, perché, Sottosegretario, lei è stato qui ma noi pensiamo che ci siano due figure che sono state troppo assenti. Uno, il Ministro Piantedosi, è venuto per dirci che teneva conto di alcune sensibilità, cioè sostanzialmente del dissenso che a questo decreto Sicurezza ha espresso praticamente tutto il mondo dell'avvocatura e della magistratura. Tutti coloro che potevano esprimersi su questo decreto Sicurezza, anche quelli che magari erano convinti che sulla sicurezza qualcosa si dovesse fare, vi hanno detto che questo decreto non solo è sbagliato ma è manifestamente incostituzionale. Ve l'ha detto anche il Presidente della Repubblica e, se questa è una “sensibilità”, allora penso che ci sia uno scarso senso delle istituzioni proprio da parte di questo Governo.
Ma non è soltanto una questione di sensibilità, perché c'è un'altra assenza che pesa tantissimo, perché noi questo decreto, seppure in poco tempo, lo abbiamo esaminato dal punto di vista della giustizia e dal punto di vista degli interni. Per quanto riguarda la giustizia, noi non abbiamo visto per un secondo, su questo decreto, il Ministro Nordio presente in Aula: . Dov'è il Ministro Nordio? Perché, Presidente, se noi oggi discutiamo di un decreto che questo Parlamento è costretto a far passare, nonostante sia manifestamente incostituzionale, se noi discutiamo di questo decreto lo facciamo, nella parte manifestamente incostituzionale, su aspetti che riguardano, in particolare, la giustizia.
Ce ne sono due che sono evidenti, talmente incostituzionali che dovete correre a modificarli, dovete correre ai ripari. Uno è l'articolo 29, che dice che non sarà più possibile ricorrere al patrocinio a spese dello Stato nel caso in cui il migrante, che è stato espulso, faccia ricorso. Ebbene, questa previsione non è soltanto contraria alla Costituzione, ma è contraria addirittura alle direttive europee; però, a voi non interessa: non interessa il diritto internazionale - l'abbiamo capito - e men che meno vi interessa la Costituzione.
Ma poi c'è lo straordinario articolo 30-Sull'articolo 30- vi siete veramente applicati. Non era facile: scriverlo peggio di come l'avete scritto era veramente, veramente, complicato. Qui sono mancate proprio le basi del diritto: chi ha scritto quell'articolo non ha idea di che cosa significhi essere un avvocato, di che cosa significhi avere un codice deontologico, di che cosa significhi essere una persona libera e indipendente, un professionista che ha come compito quello di assistere la persona che a lui si affida, quella persona che si affida a te perché sei un professionista, perché sei un avvocato e perché lo devi fare con autonomia, indipendenza e libertà. Voi siete passati sopra anche a questo e avete chiesto agli avvocati di diventare agenti del Governo e di essere pagati per accompagnare fuori da questo Paese i loro assistiti, per convincerli ad andarsene.
Ve l'hanno detto in mille modi che era apologia di un infedele patrocinio. Alcuni l'hanno definito addirittura una mazzetta, un tentativo di corruzione, altri hanno parlato di quella scarsa mancetta che si dà a un professionista per non fare il proprio lavoro. Possiamo definirlo in mille modi, ma il punto vero è che questa cosa è venuta in mente al legislatore più alto della Repubblica italiana, al Parlamento, cioè a voi parlamentari, anzi a voi senatori, dall'altra parte, nell'altra Camera, ed è incredibile che sia passata al vaglio degli uffici e al vaglio dei Ministeri. È incredibile, perché è una norma manifestamente incostituzionale.
Vede, questo decreto contiene tante norme che sono illegittime costituzionalmente. Significa che, appena uscirà da qui e verrà approvato, basterà una impugnazione, basterà portarlo davanti alla Corte costituzionale e salterà sa cosa? Il fermo preventivo. Sa cosa salterà? Salteranno quelle norme con cui avete leso il diritto di riunione, salteranno quelle norme con cui avete discriminato i detenuti stranieri dai detenuti italiani e salteranno tutte quelle norme che sono in questo provvedimento e che non rispettano la Costituzione italiana e neanche le norme internazionali. Ma ce ne sono alcune - ed è l'articolo 30- il più evidente - che non sono solo illegittime costituzionalmente, sono manifestamente incostituzionali. Siete costretti a fare un decreto correttivo che annulli questa norma, che la cancelli.
Allora, noi abbiamo apprezzato l'unica che ne ha parlato, la Sottosegretaria Siracusano, che l'ha fatto nella Conferenza dei presidenti di gruppo, probabilmente spinta dallo stesso Presidente Fontana. Però, noi oggi, a seguito di queste dichiarazioni di voto dove vi chiediamo che cosa avete intenzione di fare, non sappiamo se quel decreto correttivo c'è già, non conosciamo il contenuto di quel decreto correttivo, non sappiamo se andrà bene alla Presidenza della Repubblica, non sappiamo se ha adeguata copertura finanziaria, ma una cosa è certa: avete fatto un pasticcio e rischiate di completare il pasticcio anche col decreto correttivo.
Sul decreto correttivo - e ovviamente mi baso su quello che ho letto dai giornali, perché non abbiamo un testo -, quello che ho letto dalla stampa dice che superereste la manifesta incostituzionalità prevedendo che questa attività possa essere svolta non tanto e non solo dagli avvocati, ma anche da altri soggetti. Ma vi siete interrogati chi possono essere questi altri soggetti? Insomma, dato che a pensar male, come diceva qualcuno, si fa sempre bene, io già mi immagino quelle agenzie di privati che si mettono a cercare i migranti da convincere di mandarli via per potersi prendere ben 615 euro a migrante.
E poi vorrei capire: ma quanti soldi siete disposti a dare dalle tasche degli italiani per pagare questa idiozia? Perché, se è vero quello che abbiamo letto, cioè che vengono pagati sia se partono e tornano nel loro Paese sia se restano in Italia, allora mi dovete dire quanti soldi sono, come li quantificate e da dove li prendete, perché se fate il giochino delle tre carte che avete fatto qui, nel decreto Sicurezza, e ci dite che state dando più soldi alle Forze dell'ordine e poi non spiegate che prendete quelle risorse dalle facoltà assunzionali, state mettendo un'ipoteca sulle assunzioni delle Forze dell'ordine nei prossimi anni. Allora, dovete avere il coraggio di dire che sono quelle le vacanze che ci sono all'interno delle Forze dell'ordine - che sono quelle che non fanno sicurezza, perché sono quelle che fanno mancare il presidio dello Stato - e questo coraggio, che vi è mancato, noi abbiamo cercato di spiegarvelo e di farvelo tirare fuori in tutti i modi.
Ci siamo anche sentiti dire che vi sareste voluti confrontare sul merito: ma quando, che non avete aperto bocca in Commissione neanche per mezzo secondo? Ma quando che non c'è nessuno qui a sentire le nostre dichiarazioni di voto, a confrontarsi, anche a contestarle? Così come non avete fatto niente negli altri giorni perché siete muti, perché arriva un testo del Governo e per voi va bene a prescindere ed è il motivo per cui al Senato si è commesso quell'errore madornale, perché non ci sono più parlamentari nella maggioranza che svolgono fino in fondo il loro lavoro e contestano anche quello che gli arriva dal Governo se non va bene. Questa è la dignità del parlamentare che dall'altra parte non c'è più e noi stiamo cercando di fare questo di lavoro.
Vado a concludere, Presidente. Sa perché manca il Ministro Nordio? Perché ci ha parlato a lungo di giusto processo, di giudice terzo, di giustizia veloce ed equa. Noi pensavamo che questa fosse l'occasione perché magari qualcosa si facesse. Magari - che ne so - assumere i lavoratori e le lavoratrici dell'ufficio per il processo, far funzionare finalmente il processo penale telematico, fare la stabilizzazione degli operatori amministrativi che mancano negli uffici giudiziari. Insomma, per un attimo abbiamo pensato che si parlasse di giustizia, di quella che serve agli italiani, ma poi abbiamo capito che, quando si tratta di giustizia che serve agli italiani, il Ministro Nordio non c'è.
PRESIDENTE. Concluda!
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). Concludo, Presidente, con le parole del Presidente Mattarella di qualche ora fa: “La lotta di liberazione è una delle pagine fondanti della storia repubblicana. Essa segna il riscatto morale e civile di un popolo che, nella Resistenza, espresse la forza e la capacità di affermare i valori di libertà, giustizia, pace e democrazia. Quei valori, scolpiti nella nostra Costituzione, non sono soltanto il frutto di una stagione storica: costituiscono il fondamento dei valori della nostra convivenza civile e della presenza dell'Italia nel contesto internazionale. Una condizione ottenuta a caro prezzo, che ci richiama rigorosamente, ogni giorno, alla responsabilità di difenderla e di rinnovarla”.
Noi l'abbiamo difesa quella Costituzione con il nostro “no” al referendum e continuiamo a difenderla con i nostri “no” anche rispetto a questo decreto incostituzionale, perché, come ha detto la Presidente del Consiglio, sono ottant'anni che attendevano questo momento, quello di cambiare la Costituzione. Glielo abbiamo impedito e continueremo ad impedirvelo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, Presidente. Mi preme di correggere la collega Serracchiani, perché l'ho appena ascoltata e ha detto che nessuno dai banchi della maggioranza ha detto alcunché. No, io rammento quello che ha detto, durante questa seduta, il presidente della Commissione giustizia, Ciro Maschio, che ci ha definiti antagonisti parlamentari. Anche chi vi parla, a quanto pare, ha questo epiteto, il nuovo epiteto coniato dal presidente della Commissione giustizia, di antagonista parlamentare. Quindi, nonostante la mortificazione costante del Parlamento, a cui vengono tagliati i tempi di discussione in Commissione (ero anch'io in Commissione lunedì) e in Aula, nonostante l'uso più che disinvolto e offensivo per le prerogative parlamentari della decretazione d'urgenza (siamo a oltre 120 decreti-legge, con l'uso poi ovviamente della questione di fiducia) e nonostante si sia arrivati a portare in Parlamento una legge che è affetta già adesso da incostituzionalità (quindi, un provvedimento che nasce già morto), ora si accusa noi di essere antagonisti parlamentari. Noi la rivendichiamo questa funzione, la funzione di parlamentare, non già di antagonisti, denunciando un provvedimento che, come dicevo prima, è nato già senza vita, morto.
Ma diciamocela tutta, colleghi. Pur di essere più a destra di quelli che adesso vogliono essere ancora più a destra non si sa di quale altra destra, si va a varare un provvedimento che, all'ultimo momento, reca una norma che grida vendetta e che ha sollevato una levata di scudi da parte dell'avvocatura, che non ha voluto - vivaddio - barattare la propria dignità con un obolo, perché spingere il proprio cliente a rimpatriare, anche se, magari, ha titolo per restare in Italia, è qualcosa di vergognoso. Io ho sentito nel corso del dibattito di ieri che, a quanto pare, l'immigrazione è un della destra. Ciò nonostante - ho ascoltato anche il collega Santillo - gli sbarchi sono aumentati di sei volte. Quindi, la vostra politica - diciamocela tutta - è assolutamente fallimentare anche su quel fronte. Perché, allora, questo decreto Sicurezza? Per la funzione propagandistica. Ascoltavo il collega Faraone che sosteneva che, tutto sommato, la maggioranza prende spunto dalle trasmissioni televisive. Io non so chi prenda spunto da chi, ma una cosa è sicura, ossia che noi stiamo andando verso quello che Fukuyama ha definito il populismo della vergogna che semina odio tra le persone.
Allora, nonostante tutta questa grancassa, ci troviamo dinanzi a un ennesimo provvedimento che - è un merito questo della maggioranza e del Governo - riesce a mettere d'accordo tutti (accademia, magistratura, avvocatura). Tutti d'accordo a denunciarne l'incostituzionalità. Adesso, però, si è aggiunto un altro protagonista di questa vicenda, il Presidente della Repubblica, perché anche egli di fatto ne ha denunciato l'incostituzionalità. È inutile dire ovviamente che i presupposti di urgenza e di necessità sono assolutamente mancanti in questo provvedimento che interviene nella materia penale, una materia nella quale la decretazione d'urgenza è assolutamente sconsigliabile, se non altro per i problemi che derivano dalla mancata conoscibilità in tempo dei precetti, ma questo ormai è il modo di legiferare in questa tornata legislativa. Sono oltre 50 le fattispecie penali, come è stato anche detto più volte dai miei colleghi in Aula, che sono state inserite nelle leggi e nel codice penale.
E, ancora una volta, si usa la mano pesante sulle libertà fondamentali garantite dalla Carta costituzionale, ovviamente senza un adeguato dibattito parlamentare (il tutto si è risolto in quattro giorni più o meno), stravolgendo però i principi fondamentali dell'ordinamento. Voglio rassicurare il collega Calderone: noi l'abbiamo studiato questo provvedimento. Uno svarione per tutti? La previsione della responsabilità genitoriale per il fatto del minore, senza che sia possibile provare la mancanza di colpa. È un modo assolutamente maldestro di rispondere al tema del disagio giovanile, scaricando tutto il peso sulle famiglie, senza però prevedere un intervento ovviamente dello Stato.
In effetti, per prevenire forme di devianza cosa bisognerebbe fare? Anche questo è stato detto. Bisogna educare alla legalità e alla cittadinanza. Bisogna riscoprire il valore e il senso delle comunità. Questo bisognerebbe fare. Non bisognerebbe andare esclusivamente verso la criminalizzazione dei comportamenti.
Comunque, il vero nocciolo di questo provvedimento - anche questo è stato detto - non è tanto punire il possesso del coltello che ha una lama più lunga o meno lunga di 5 centimetri o punirlo con la reclusione piuttosto che con l'arresto. Non è questo. Il vero nocciolo del provvedimento non è il tema dei coltelli, sul quale si è dilungato il collega Calderone. Non è questo. Il vero nocciolo di questo provvedimento è l'idea di colpire il dissenso e soprattutto la libertà di manifestare il dissenso. Come si fa? Con il potenziamento del Daspo urbano, con la possibilità di arresto in flagranza differita e poi, ovviamente, con il fermo preventivo che può essere effettuato anche grazie a un'amplissima valutazione discrezionale di chi lo opera. Ancora una volta siamo a un diritto penale a costo zero, che non rimuove assolutamente le cause della criminalità e non dà maggiore sicurezza ai cittadini. Perché? Perché costerebbe farlo. Costerebbe invece intervenire sulle cause economiche e sociali che alimentano la delinquenza. Un diritto penale che si sta trasformando in un diritto di polizia, ma senza risorse e senza alcun riconoscimento per coloro che ogni giorno assicurano la legalità per la strada.
Poi veniamo alla chicca finale, sulla quale ci siamo dilungati in tanti, perché effettivamente è la cosa che colpisce di più negativamente, se volessimo anche trascurare le tante altre che ci siamo visti passare sotto in questo provvedimento, come in tanti altri. Una cosa proprio assurda, inserita all'ultimo momento al Senato, senza che la Camera dei deputati abbia potuto fare alcunché, nonostante sia stata denunciata l'incostituzionalità di questa norma dallo stesso Presidente della Repubblica. Ma insomma, come si fa a prevedere che un avvocato possa, dietro compenso, spingere il proprio cliente a lasciare il Paese, anche se magari ha diritto a restare in Italia? Ma come si può pensare una cosa del genere? A questo punto, l'avvocatura potrebbe diventare la dell'ufficio pubblico. Un domani si potrebbe prevedere una mancetta. se non si presenta un ricorso in appello, se non si fa un ricorso per Cassazione, dunque se non si tutela più il cittadino. Veramente è la prostituzione - mi dispiace dover utilizzare questo termine - della professione forense.
Ma, del resto, fa comodo al potere questo, perché avere quei fastidiosi soggetti che stanno lì, in tribunale, a rivendicare i diritti e le tutele dei cittadini, è sempre qualcosa che ha dato tradizionalmente fastidio. E allora…
PRESIDENTE. Concluda.
ENRICA ALIFANO(M5S). Sì, Presidente. Il Governo ha detto che rimedierà a questo obbrobrio giuridico attraverso un altro obbrobrio giuridico: un decreto che viene messo in pancia, mentre un altro viene convertito e il secondo è in contrasto con il primo. È una cosa proprio assurda, un'innovazione costituzionale. E come si farà? Includendo tra i rappresentanti legali dell'inconsapevole migrante non solo gli avvocati, magari anche qualcun altro, che non penserà a tutelare gli interessi del migrante, ma che sarà solo funzionale - sì, termino, Presidente - alla propaganda della remigrazione. Noi a questo schifo - mi dispiace doverlo dire - diciamo “no” .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ciani. Ne ha facoltà.
PAOLO CIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Signor Presidente, signora rappresentante del Governo, colleghe e colleghi, con quello che discutiamo oggi siamo al quarto decreto Sicurezza in pochi anni, il quarto. E allora verrebbe da chiederci: se i primi tre hanno funzionato, ne serviva un altro?
Per fare e rispondere a questa domanda, ho provato ad ascoltare ieri i colleghi della maggioranza, quando sono intervenuti in dichiarazione di voto in Aula. Ascoltare gli interventi dei colleghi è un esercizio molto poco praticato in questa Camera dei deputati, tanto che tutti i banchi della maggioranza, tranne tre colleghi, sono vuoti. Ecco, ascoltando loro, sono rimasto molto colpito, perché un collega sostanzialmente ha iniziato a enumerare gli interventi del Governo sulla sicurezza - omicidi, furti, ordine pubblico, rimpatri e chi più ne ha, più ne metta -, come se andasse tutto bene. Allora, mi sono domandato: ma se il Governo opera così bene, come mai fa un decreto Sicurezza dopo l'altro?
Poi è intervenuto un altro collega - mi sono appuntato una parte del suo intervento, perché mi ha colpito - che insisteva molto sul sonno degli italiani. Il sonno degli italiani che deve essere tranquillo, il riposo che deve essere sereno. Ho pensato: se qualcuno lo ascolta dalla radio o lo ascolta da fuori, penserà che è un piazzista di materassi o uno spacciatore di tranquillanti. Invece no, penso si riferisse al tema della preoccupazione rispetto ai furti in appartamento. Una preoccupazione giusta e, quindi, lui si occupava del sonno degli italiani.
Ma poiché siamo italiani anche noi e parliamo anche noi con gli italiani, gli do anche un'altra notizia: ci sono tante cose che tolgono il sonno agli italiani, in questi giorni, in questi tempi e in questi mesi. Ad esempio, i salari bassi. Non si arriva più a fine mese con gli stipendi: questo toglie il sonno, toglie la tranquillità del sonno ai nostri concittadini. C'è il tema della salute e il problema di curarsi: questo toglie tanto sonno, tanta tranquillità, tanta serenità ai nostri concittadini. C'è poi l'angoscia che colpisce tanti giovani: toglie loro tanto sonno e tanta tranquillità. L'angoscia per la guerra, l'angoscia per il futuro che colpisce tanti nostri concittadini e non li fa riposare bene la notte. C'è il tema delle morti sul lavoro, che sono un grande tema di sicurezza, un grande tema di sicurezza, perché troppi nostri concittadini muoiono ancora sul lavoro.
E allora non si capiva questa sua fissazione sul sonno degli italiani. Non ho trovato in questa norma le risposte a ciò che toglie il sonno ai nostri concittadini. Poi ho pensato che, in fondo, la risposta che questi decreti vogliono dare non è quella di risolvere i problemi reali, perché di fronte ai drammi che noi viviamo quotidianamente, drammi dovuti anche alle congiunture internazionali, al tema dell'energia, ai prezzi - qualcosa che chiaramente non dipende da questo Governo, lo sappiamo -, di fronte a questa incertezza, di fronte a questi problemi si ricorre sempre al solito pallino della destra: sicurezza e migranti. Facciamo parlare gli stranieri, facciamo parlare la sicurezza e abbiamo risolto il problema.
Ecco, questi non sono decreti normativi, mi sembrano tanto decreti narrativi. Servono a dire: stiamo facendo qualcosa, ma in realtà non risolvono i problemi. O meglio, talvolta i problemi li peggiorano. Basta guardare a quello che è accaduto con questo sistema panpenalistico: l'aumento disproporzionato e il sovraffollamento delle carceri italiane. E su questo, visto che nel decreto si parla anche dei minori, attenzione: il disagio dei minori e anche la devianza dei minori non si risolvono con il vecchio motto di Mario Marenco (“in galera!”). Ecco, non è questa l'unica e la migliore risposta al disagio e alla devianza dei minori.
Tra le pagine di questo testo ci sono tante misure diverse, ma lo schema è sempre lo stesso: nuovi reati, pene più alte, meno garanzie. Assistiamo all'ennesima stretta sul diritto di manifestazione e di libertà di riunione. Non siamo più solo davanti al tentativo di reprimere condotte violente, ma a quello di prevenire e limitare la libera manifestazione del dissenso, molto pericoloso in una democrazia, molto contrario ai nostri principi democratici.
Poi, lasciatemi dire una cosa sull'articolo 12, perché se ne è parlato molto poco. Mi riferisco all'articolo 12 sulle indagini in presenza di cause di giustificazione. Perché, io vi prego di questo, con grande senso di responsabilità: de-ideologizzate il discorso sulle Forze dell'ordine. È accaduto poco tempo fa un episodio gravissimo, a Rogoredo, lo sapete bene. De-ideologizzate! Non fate bene ai nostri uomini e alle nostre donne in divisa, a trattare e a parlare così di loro. Qui c'è un problema culturale, c'è un problema culturale. Voi non potete dire che ci sono persone che possono essere indagate in maniera diversa. Lo sapete bene. Date un messaggio sbagliato e non fate il bene dei nostri concittadini in divisa.
Peraltro, permettetemi una cosa: non la prendete come una battuta, ma proprio per star dietro a quello che dite, a quello che abbiamo sentito, manca un articolo in questo decreto. I della destra si sono avventati su quell'evento: “Io sto col poliziotto, io sto qui, io sto là”. Ma perché, con chi dobbiamo stare, coi delinquenti? Che modo è di parlare di questo ? Poi, però, subito dopo, ho sentito dire: se un agente in divisa sbaglia, il doppio della pena! Non l'ho trovato questo articolo che inserisce il doppio della pena . E allora smettetela, smettetela con questa propaganda: non fate il bene delle nostre Forze dell'ordine.
E poi fatemi parlare di questi due articoli, di questi due articoli purtroppo scandalosi, il 29 e il 30-. Con l'articolo 29 voi andate a ledere gravemente la Costituzione, perché volete abrogare una norma che esiste da molto, cioè l'articolo 142 del testo unico sulle spese di giustizia, che garantiva anche ai cittadini stranieri destinatari di un provvedimento di espulsione l'accesso al patrocinio a spese dello Stato. Guardate, anche qui ho sentito delle cose un po' sguaiate in questi giorni e mi rivolgo anche a colleghi che purtroppo sono assenti, quindi non posso per suo tramite, ma magari un giorno lo sentiranno e lo sapranno.
In quest'Aula c'è una parte della maggioranza che rivendica il proprio essere garantista, lo rivendica molto. Guardate, cari colleghi e care colleghe, non si fa il garantismo per censo. Il diritto di difendersi è uno dei principi del garantismo, ma non è che se uno è povero, deve essere meno garantito . Questo è un principio dei paesi democratici, è un principio sancito dalla nostra Costituzione, tanto che la Corte costituzionale, quando fu chiamata a giudicare quella norma, disse che era una scelta ragionevole del legislatore. Non irragionevole, ragionevole. Ecco, in questo Paese, la Corte costituzionale dice questo, e il Governo che fa? Con un tratto di penna, senza discussione, senza confronto parlamentare, abusando per l'ennesima volta della decretazione di urgenza e della fiducia, toglie questo diritto.
E, poi, anche qui, Presidente, noi abbiamo presentato degli ordini del giorno che denunciavano questa presenza, dicendo: togliete questo. No, ieri ci è stato chiesto di ritirarli, perché tanto il Governo avrebbe fatto un provvedimento che riparava a questo. Ma c'è una : se arriva una cosa, allora noi, intanto, diciamo che la togliamo; poi, quando l'avrete tolta, saremo tutti felici e ve lo riconosceremo. Invece no, dovevamo ritirare quegli emendamenti.
E poi questo 30-, per cui anche il Consiglio nazionale forense, che era ignaro di essere stato investito di una nuova competenza, si è ribellato: 615 euro per una...
PRESIDENTE. Concluda.
PAOLO CIANI(PD-IDP). ...difesa fuori luogo. Si definirebbe una difesa infedele. Ecco, ricordo a tutti l'articolo 24 della Costituzione, che inizia con una parola: “Tutti”. Tutti: non parla del cittadino italiano, del cittadino straniero, del povero o del ricco. Tutti hanno il diritto di difendersi.
Guardate, smettetela di calpestare la Costituzione. La saggezza dei Padri costituenti l'aveva già intuito. La Costituzione si è fatta insieme, tra diversi, con grande sacrificio, grande pazienza e grande lungimiranza. Non si cambia nella notte per la propaganda elettorale. Ve l'hanno detto i cittadini italiani nelle urne, ve lo ripetiamo oggi, qui. Quello che è accaduto nel referendum è molto chiaro: la Costituzione è la guida per un Paese democratico e civile come il nostro e non dovrà più essere toccata in questo modo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Carotenuto. Ne ha facoltà.
DARIO CAROTENUTO(M5S). Grazie, Presidente. Il decreto Sicurezza è ormai come la saga di un film: ogni anno esce una nuova puntata e riesce ad essere più incredibile della puntata precedente.
Si sa la vostra passione per Tolkien, per il genere , ma per la saga sulla sicurezza preferite altri autori. Ad esempio, un anno fa, per la versione del 2025, avete preso spunto da . E, infatti, avete dato ai servizi segreti la facoltà di dirigere gruppi terroristici, di organizzarli, di finanziarli, di addestrare i loro membri e di fabbricare, addirittura, esplosivi. La firma da sceneggiatore, purtroppo, non ce l'ha messa Ian Fleming, ma ce l'ha messa la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che, nel Paese di piazza Fontana, nel Paese della strage di Bologna, nel Paese dove queste stragi sono rimaste impunite, anche perché i servizi erano coinvolti fino al collo, ha deciso di firmare questa norma.
Ma oggi siamo al 2026 e, se possibile, avete trovato il modo di superarvi con “Decreto Sicurezza ”. Dal romanzo ambientato nel futuro distopico di Philip Dick, voi avete portato un'Italia reale. Avete introdotto nel presente, infatti, il fermo preventivo, proprio come nel film di Steven Spielberg: 12 ore di detenzione per chi potrebbe creare disordini. Non per chi li crea, non per chi è stato condannato, per chi potrebbe.
Dunque, quel che avete costruito, se sommiamo le cose, se uniamo i puntini, è una realtà inquietante dove, da un lato, c'è uno Stato che genera la tensione con i servizi e, dall'altro, c'è uno Stato che arresta chi è frutto di quel disordine e di quella tensione. Quindi lo Stato crea il disordine, lo Stato punisce il disordine. Quindi questo non è un decreto Sicurezza, non sono decreti Sicurezza, si chiamano “manuali del controllo sociale”. Hanno un nome e un passato nella storia di questo Paese, perché l'abbiamo chiamata “strategia della tensione”. Vi dico che - lo voglio ricordare, lo ricordo a me e ai miei colleghi - non finì bene.
Ma veniamo al metodo. Questo provvedimento nasce morto, incostituzionale alla nascita. Lo dice il Quirinale e lo ammettete voi stessi, che vi apprestate a votare un decreto correttivo prima ancora che sia tramutato in legge. Ma c'è una perversione che voglio sottolineare. Perché, in questo stesso decreto, voi chiedete agli avvocati di persuadere i propri assistiti a rimpatriare e, invece, mentre lo approviamo, a noi parlamentari eletti dal popolo impedite di persuadere i nostri colleghi, cioè ci fate dichiarare il voto ore prima che esso avvenga, senza nessuna correlazione tra il voto e la dichiarazione di voto. Ricapitolando: l'avvocato deve convincere il suo assistito nell'interesse del Governo; il parlamentare non può convincere i suoi colleghi nell'interesse dei cittadini. Quindi avete sovvertito entrambi i rapporti fondamentali della democrazia liberale: quello tra difensore e assistito e quello tra eletto e Assemblea. Cioè questo è un capolavoro che neanche Stephen King avrebbe immaginato. E avete creato un precedente pericolosissimo così, perché, trasformando la dichiarazione di voto in un adempimento burocratico, state dicendo chiaramente una cosa, cioè che queste Camere - la Camera e il Senato - sono, di fatto, sottomesse all'Esecutivo.
E allora voi che vi definite il partito della famiglia, voi che parlate di valori, di comunità, di radici, voi che siete quelli che hanno varato il decreto Caivano e, poi, si lamentano delle conseguenze sulla “famiglia nel bosco”, voi che criminalizzate i minori nei quartieri difficili, invece di investire nelle loro scuole, nei loro spazi e nel loro futuro, beh questo siete voi. Siete quelli che hanno cancellato il reddito di cittadinanza, che era l'unica misura che teneva famiglie intere al di sopra della soglia della disperazione. Questo siete voi. Voi siete quelli che hanno tagliato i centri di aggregazione giovanile, i consultori di quartiere e gli assistenti sociali nelle periferie. Questo siete voi. E adesso che quei ragazzi, cresciuti senza rete di protezione sociale, fanno quello che i ragazzi abbandonati a sé stessi normalmente fanno, presentate il carcere come la soluzione e proponete i decreti Sicurezza, criminalizzando quello che le vostre politiche hanno prodotto. Cioè voi indebolite le fondamenta, poi vi arrabbiate se il palazzo cade e arrestate le macerie.
Insomma siete quelli che si dichiarano dalla parte della famiglia, dopo aver fatto di tutto per rendere impossibile fare una famiglia e mantenerla. Aumentate la povertà e vi lamentate della criminalità. Ma ci siete o ci fate? Per me, la risposta è la peggiore delle due: ci fate, perché voi volete un Paese in cui la gente ha paura, un Paese in cui non si fanno domande, un Paese dove i sono sotto il vostro controllo, un Paese in cui non si chiede redistribuzione della ricchezza, un Paese in cui non si chiede giustizia. Questo è un Paese che voi siete capaci di governare.
E poi c'è un'ultima cosa, quella che rende il tutto ancora più insopportabile, se possibile. Perché fate propaganda sulla sicurezza del nostro Paese, mentre nel frattempo difendete l'Hitler dei nostri giorni: perché questo è Netanyahu e il suo progetto di grande Israele, che, peraltro, presentò all'ONU ben prima del 7 ottobre. Un uomo che adesso, mentre stiamo parlando, continua a far sterminare i bambini a Gaza, bombarda ospedali e usa la fame come arma di guerra. Lo sta facendo anche in Libano, lo sta facendo anche in Iran. Ora, la Corte penale internazionale ha emesso un mandato di arresto contro di lui e c'è una donna italiana, Francesca Albanese, che, con un coraggio da leone, sta sfidando questo criminale , e voi le girate le spalle.
E allora non avete arrestato Netanyahu quando ha sorvolato il nostro spazio aereo, nonostante il mandato di cattura della Corte penale internazionale. Almasri, uno stupratore di bambini, trafficante di migranti - proprio di quei migranti che con questo decreto vorreste convincere a rimpatriare -, anche lui con un mandato internazionale sulle spalle, che pure era stato arrestato perché – poverino - lo avevano arrestato i poliziotti, giustamente lo avete riportato in Libia con un aereo di Stato. Non condannate i coloni - e non li sanzionate, ci mancherebbe altro - che, ogni giorno, in Cisgiordania bruciano case, uccidono civili e radono al suolo i villaggi. Però poi venite qua, in Italia, come i maestrini, e volete punire chi si fuma una canna. Ma come pretendete che vi si prenda sul serio? Con quale credibilità vi presentate?
Presidente, tra poche ore sarà il 25 aprile, la liberazione dal fascismo. Ve lo ricordate il fascismo? Quello sì. E allora vi dico una cosa: avreste almeno potuto imparare una lezione dal fascismo, per imparare, anzi per evitare, di rendere l'Italia per una seconda volta complice di un genocidio. Complice, stavolta, di un pazzo criminale, sterminatore di bambini. Cioè, veramente, siete incredibili. Cioè, siete stati complici, fondamentalmente, politicamente e moralmente, di due genocidi: prima quello nazista e poi quello sionista. E poi venite qui a spiegarci come si fa la sicurezza. Ma, d'altra parte, questa parola vi piace molto, la usate per i decreti, la usate nei comizi, la usate sui .
Noi ci sforziamo a cercare di farvi capire che la sicurezza vera non si costruisce con 70 nuovi reati. Si costruisce con uno Stato che non genera la tensione che poi non può reprimere; con un che arriva prima delle sirene della Polizia; con un Paese che fa rispettare il diritto internazionale invece di fare affari con dei criminali. E allora la domanda finale non è tecnica, ma morale, e la faccio ai colleghi purtroppo assenti ma che, magari, sentiranno in qualche modo queste mie parole: da che parte volete stare? Dalla parte di chi ha paura o dalla parte di chi usa la paura per governare? Dalla parte di chi subisce la povertà o dalla parte di chi la produce e poi la criminalizza? Dalla parte di Francesca Albanese o dalla parte di chi la sanziona e l'attacca per continuare un genocidio?
Le istituzioni nascono per proteggere i più deboli o smettono di essere degne di questo nome, almeno quelle liberali come dovrebbe essere questa. Ma voi avete scelto la parte sbagliata e anche noi abbiamo scelto: abbiamo scelto di votare contro questo provvedimento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bakkali. Ne ha facoltà.
OUIDAD BAKKALI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Signor Presidente, oggi non dovremmo essere qui, a poche ore dal voto di questo decreto. E non lo dico solo perché pende il vaglio del Quirinale, che ha ritenuto irricevibile e incostituzionale la norma sul patrocinio infedele degli avvocati, né perché avremmo dovuto e voluto vedere prima il decreto urgente per correggere questo decreto urgente di un Governo ormai ostaggio delle urgenze che si fabbrica da solo.
Lo dico, perché non tanto alle opposizioni, quanto al Paese, questo Governo avrebbe dovuto innanzitutto rendicontare l'efficienza dei decreti sicurezza e immigrazione fin qui approvati. Perché, se è vero che la sicurezza non si annuncia, ma si costruisce con metodo, concretezza, strategia politica, allora prima di aggiungere alla pila di annunci e decreti l'ennesimo plico di fogli contenenti inasprimento di pene, nuove fattispecie di reato, ulteriore restringimento della libertà di tutti noi, voi avevate il dovere e la responsabilità di dire, ai cittadini e alle cittadine di questo Paese, quali sono stati gli effetti sin qui prodotti dalle vostre politiche. Perché l'impietoso spettacolo dell'altro giorno del Ministro Piantedosi, che è arrivato qui e ci ha detto che va tutto bene, che i reati sono diminuiti, i rimpatri aumentati, gli sbarchi diminuiti, è l'ennesima presa in giro, ma è anche la riprova che l'urgenza, nella decretazione, è lo strumento che usate per comprimere le prerogative di questo Parlamento, operando ormai per editti meloniani, al di fuori della democrazia parlamentare. Perché è ora di farvi alcune domande e credo che, sulle risposte, gli italiani e le italiane vi manderanno a casa.
E allora vi chiediamo: le zone rosse, le aggravanti per i reati compiuti vicino alle stazioni, hanno avuto l'effetto desiderato? Il decreto Caivano, il commissario straordinario per la riqualificazione, come procedono? Il modello Caivano è replicabile, come dicevate, per contrastare la criminalità giovanile in altre parti d'Italia? La galera per i genitori che non mandano i figli a scuola ha poi funzionato o vi siete persi nel bosco? Punire la resistenza passiva e pacifica nelle carceri ha migliorato la condizione dei detenuti e della Polizia penitenziaria? Il divieto della ha abbassato il consumo di droga e colpito gli interessi della criminalità organizzata o state lavorando al concetto di mazzetta ? I nuovi reati e aggravanti che comportano oltre 400 anni di carcere in più nel sistema penale italiano hanno prodotto risultati? E ancora, gli scafisti li avete presi o li avete rilasciati tutti come Almasri? I porti li avete poi chiusi o continuate ad aprirli facendo navigare navi con a bordo persone appena tratte in salvo per giorni? La stretta sulle ONG ha poi scoraggiato davvero le partenze e diminuito i morti? Gli irregolari colpevoli di reati e socialmente pericolosi li avete poi remigrati?
Ecco, sia chiaro, sono politiche tutte. Ho tagliato un po' di domande perché, sia chiaro, sono politiche che rifiutiamo nell'impostazione politica, culturale e nella sostanza, perché sono lesive della dignità e dei diritti delle persone. Ma è tempo che emerga il vostro inganno. Ormai anche i “vannacciani”, la cosiddetta vera destra, vi dice che queste ricette sono inefficaci anche per chi condivide il vostro stesso retroterra politico e culturale. Il generale è esplicito ormai nel dirvi che avete fallito su sicurezza e immigrazione; smentisce puntualmente i dati che fornite su rimpatri e sbarchi, proponendo, sia chiaro, soluzioni ancora più fallimentari, perché qui, in Aula, abbiamo sentito il diritto allo speronamento, l'uso indiscriminato di armi, nessun limite alla legittima difesa perché ognuno si difende da sé, nel modello del generale.
Ma soprattutto, ed è ciò che deve spaventare davvero del suo modello e dei tratti che avete in comune attraverso i vostri decreti, è che la libertà, per voi, è un valore che si può sacrificare sull'altare della società securitaria. Badate bene, securitaria, non sicura. E a quelli che difendono le tradizioni degli italiani dobbiamo ricordare che gli italiani sono un popolo libero e hanno combattuto per essere un popolo libero, e festeggeranno il 25 aprile questa libertà, questa storia, questa memoria . E, se non bastasse la vera destra del generale, assistiamo - diciamo un po' perplessi - all'altra destra, il pezzettino che è dentro di voi, alla Lega che convoca a Milano la piazza dei patrioti per mettere il cappellino, probabilmente di , sul feticcio delle deportazioni di immigrati e chiede, di fatto, al Governo del quale fa parte, al Ministro, al suo Sottosegretario, di occuparsi di immigrazione e sicurezza perché così non va.
Questo è lo stato confusionario e devastante nel quale state operando, ma è anche la conferma che non avete più molto da dare a questo Paese, a partire dalla crescita, dalla sicurezza, dall'occupazione che sono tutte basi fondamentali, ovviamente, per poi avere le risorse per occuparvi di politiche. Perché l'unica evidenza chiara è che sulla sicurezza annunciate una sicurezza che è classista. Continuate ad annunciare politiche anti-immigrazioniste perché l'immigrazione, per voi, è lucro elettorale da anni. Non esiste sicurezza per nessuno, sia chiaro, se non teniamo insieme le ragioni profonde dei fenomeni che viviamo nelle nostre città, questo è il punto di partenza.
Il Paese vive una situazione di profonda difficoltà, che sta emergendo sempre più chiaramente nella sua ferocia (povertà, marginalità, violenza, salute mentale, emergenza abitativa, svuotamento delle reti comunitarie, costo della vita, solitudini), così come l'emergenza educativa in atto è il grido di aiuto che i nostri adolescenti e giovani mandano alle istituzioni. Ovviamente la vostra risposta sono i quando va bene, la valutazione della lunghezza della lama del coltello come in questo decreto, invece di mettere le politiche educative e le politiche giovanili come priorità nell'agenda politica. Come sempre, cercate la scorciatoia che non risolverà i nostri problemi.
“Non lasciamoci vincere dal buio” ha scritto la professoressa sopravvissuta all'accoltellamento del suo alunno tredicenne. E faccio mio, dovremmo fare nostro, il suo auspicio di una scuola più attenta verso una comunità più unita, verso un modo nuovo di stare accanto ai ragazzi, soprattutto quelli che fanno più fatica. Ma è questa fatica che voi continuate a negare. Fatica dei ragazzi, fatica del Paese. Tutti questi fenomeni, nessuno escluso, concorrono alle politiche sulla sicurezza e sono tristemente anche gli argomenti su cui maggiormente consumate ore e ore di retoriche.
E sono i dati che fornite voi a confermarlo, attraverso lo studio - che voglio citare - condotto dalla Direzione centrale della Polizia criminale del Ministero dell'Interno con Eurispes, che chiede agli italiani quali sono, secondo loro, le cause della diffusione dei fenomeni criminali. Allora, ve ne cito alcuni. In prima posizione mettono il disagio sociale come primo motivo; il secondo, la difficile situazione economica e, ancora, il potere delle organizzazioni criminali; come altra causa, la mancanza di lavoro e la lentezza dei processi. Per ultimo, col 4%, mettono l'eccessiva presenza degli immigrati e questo dato è emblematico.
La ragione percepita, in questo studio che fornite voi attraverso il Viminale, è la ragione: per voi è la prima questione. È la questione su cui siete disposti a consumare anche uno scontro istituzionale con il Quirinale. L'immigrazione è il vostro serbatoio inesauribile di propaganda e cattivismo, che abbia il volto del richiedente asilo, del giovane di seconda generazione che ormai chiamate maranza, del lavoratore che è qui da vent'anni. Il veleno sociale della retorica della remigrazione - e questo voglio che sia chiaro - colpisce tutti, non distingue, opera sulla base della profilazione razziale, si comporta come l'ICE a Minneapolis. Forse gli unici da remigrare sarebbero quelli che diffondono questa retorica.
La tendenza da invertire è quella dei giovani italiani che lasciano l'Italia, perché i salari sono sempre più bassi, le possibilità professionali sono poche, il mercato abitativo è inaccessibile. Avete peggiorato tutto quello che si poteva peggiorare nella gestione del fenomeno migratorio.
Un'altra questione sull'immigrazione. Avete peggiorato, come dicevo prima, la vita di chi lavora qui e dobbiamo ribadirlo: chi lavora, chi produce il 9 per cento del PIL di questo Paese, 177 miliardi e un saldo positivo di oltre 1,2 miliardi.
Tutte queste questioni sono ormai chiare e devono essere alla base di un'analisi razionale delle politiche sulla sicurezza, sul benessere e sulla giustizia sociale.
PRESIDENTE. Concluda.
OUIDAD BAKKALI(PD-IDP). Allora chiudo riferendomi alla nostra Presidente, che nega il pasticcio e che finge di non vedere la gestione fallimentare di questo decreto e delle politiche di sicurezza. Voglio chiudere ricordandole un grande italiano, Alessandro Manzoni, non perché di azzeccagarbugli né è pieno il suo Governo, ma per ricordarci cosa scriveva ne ovvero: “Il buon senso c'era; ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune”. Gli italiani e le italiane hanno diritto di essere governati non dal senso comune, ma da una classe politica capace di comprendere che la sicurezza di ciascuno passa dal modello di società in cui vogliamo vivere e dal patto sociale che, a partire dai principi della nostra Costituzione, vogliamo stringere. Passa attraverso la speranza e non la paura, la comunità e non i nemici, perché la sicurezza e la giustizia sociale non sono alternative, Presidente, o camminano insieme o perdiamo entrambe .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Caso. Ne ha facoltà.
ANTONIO CASO(M5S). Grazie, Presidente. Partiamo da un dato di fatto, dal dato di fatto. Domani voteremo un decreto incostituzionale, non un provvedimento che ha elementi di incostituzionalità da verificare che poi vedremo. No, già sappiamo tutti che domani voteremo un decreto incostituzionale su cui il Presidente Mattarella è stato chiaro.
Ha provato a suggerirvi di correggerlo, ma no, si è trovato questo artifizio, questa soluzione abominevole per cui, fintantoché non si pubblica questo decreto, se ne dovrà fare un altro che dovrà andare a intervenire lì e a correggere il pasticcio che avete creato, quello ormai noto dell'articolo 30, quello che suggeriva agli avvocati di tradire i loro assistiti immigrati per 615 denari. Quindi parliamo di immigrazione, il vostro nuovo cavallo di battaglia che è ritornato un po' quando avete visto che avevate il rischio di essere superati a destra, ma i risultati e i fatti parlano chiaro: l'immigrazione è uno dei grandi e innumerevoli fallimenti di questa legislatura, di questo Governo Meloni. Sono quei famosi migranti che dovevano essere fermati con il blocco navale, si dovevano affondare le barche delle ONG.
Ma andiamo più nel merito in questo ennesimo decreto Sicurezza: il sesto, il quinto o il quarto. Non ricordo, però è l'ennesimo decreto Sicurezza in un Paese che voi avete reso più insicuro e i dati parlano chiaro, non ve lo stiamo dicendo noi. Fallimento dopo fallimento, continuate ad applicare le stesse ricette, le stesse soluzioni che - è palese - non hanno funzionato, non stanno funzionando e, ovviamente, non funzioneranno. Insomma, solo gli stupidi pensano che, facendo le stesse cose, si speri in un risultato diverso: benvenuti.
Ricordiamo le vostre soluzioni: aumentare le pene, introdurre nuovi reati, aumentare la repressione, sopprimere il dissenso, individuare nuovi nemici contro cui puntare il dito, ovviamente sempre i più deboli, perché la vostra idea di giustizia è chiara, chiarissima, ossia lasciare indisturbati i potenti, i corrotti, i corruttori, quelli delle modeste mazzette, insomma. Quindi via l'abuso d'ufficio, via le intercettazioni e, invece, poi attaccare e punite i più deboli, a cui trasferire un po' tutte le colpe, un po' tutti i mali di questo Paese tramite la vostra macchina di propaganda - propaganda sì, perché poi è tutto lì.
Io vorrei, per un attimo solo, rivolgermi proprio a chi è ancora vittima della vostra propaganda e a chi ancora crede a quello che dite. Vi dico: fermatevi un attimo, guardatevi intorno, guardate il Paese in cui stiamo e ragionate un secondo. Ma secondo voi i problemi del nostro Paese e dell'insicurezza vissuta nel nostro Paese sono dovuti a chi manifesta? A chi scende in piazza per esprimere il proprio dissenso? Sono dovuti a chi ha un coltello di otto centimetri anziché di cinque? Sono dovuti a chi si fuma una canna di troppo o è dovuto anche a chi sta già in carcere e andiamo lì con degli infiltrati a cercare pure di peggiorare le cose?
Insomma, care e cari vittime della propaganda di destra, vi prendono per imbecilli: lo capiamo? Lo capiamo? Ci svegliamo un attimo? Vi rendete conto che questi che ci governano si svegliano la mattina, accendono la televisione, vedono la notizia di cronaca del giorno, quella che magari si sta diffondendo un po' di più, e tirano questo provvedimento con un nuovo reato o inasprendo le pene? Ci rendiamo conto che è solo questo? Ha delle terribili conseguenze, perché poi ci ritroviamo in un sistema giudiziario in cui andare a rapinare una banca è più grave che violentare in gruppo una persona: è questa la conseguenza.
Ma ragioniamo ancora un po' di più, elaboriamo un altro po' il pensiero, magari prendendo il caso proprio dei coltelli. Purtroppo abbiamo tutti saputo del tragico episodio della docente, dell'insegnante. Ma io vi chiedo: a un ragazzo che trova nella violenza l'unico modo per dare sfogo al proprio disagio, secondo voi, serve per forza un coltello? Qualunque cosa per esprimere quel disagio diventa arma, qualunque cosa. E allora la soluzione è chiara, è difficile, ma è chiara: bisogna intervenire prima, bisogna intervenire sui motivi del disagio, non dopo. Voi questo disagio, però, lo state alimentando, aumentando la povertà, le discriminazioni, le disuguaglianze, il classismo e poi, dall'altro lato, vi meravigliate che nasca del dissenso nel Paese. E allora lì andiamo a punirlo, neanche quando si manifesta, ma prima, prima con un fermo preventivo, prima bloccando anche per un semplice sospetto e limitando per 12 ore la libertà personale di qualcuno. Allora lo possiamo dire con tranquillità: il fermo preventivo è fascista. Il fermo preventivo è di natura fascista.
Arrivo a conclusione, Presidente. Se immaginiamo, così come state facendo, che in una società c'è necessità di punire sempre di più, di punire sempre più duramente, di istigare sempre di più il sospetto anche tra le persone, di andare lì a colpire i più deboli, quindi punire sempre di più con pene sempre più gravi, è semplicemente perché si è fallito. E voi avete fallito in tutto: avete fallito nella sicurezza. Avete fallito in ambito economico. Abbiamo una produzione industriale che ormai è sempre al ribasso. Avete fallito sul rapporto deficit-PIL. Avete fallito sull'immigrazione. Avete fallito su tutto!
E allora così via la propaganda, per distogliere l'attenzione, per trovare il colpevole di turno, per indicare la colpa di chi è. È facile, è facile. Trovare il colpevole del disastro che stiamo vivendo in questo Paese è semplice, è semplicissimo. Uscite da quest'Aula, andate a comprare un bello specchio, mettetevi lì dinanzi e puntate il dito, perché dopo quattro anni di Governo, dopo quattro anni che governate in questo Governo compattissimo - a vostro dire -, in questa fortissima maggioranza, che ha superato grandi record storici, siete ancora lì a puntare il dito contro i più deboli, a puntare il dito verso il passato, per cercare colpevoli altrove. No, ve lo ripeto: basta un semplice specchio, perché il responsabile di quello che stiamo vivendo - un Paese che non cresce, un Paese che è immobile, un Paese che soffre - è solo ed esclusivamente il Governo Meloni .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Curti. Ne ha facoltà.
AUGUSTO CURTI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Presidente, il voto contrario che oggi noi esprimiamo su questo provvedimento non è il riflesso di una posizione ideologica, ma è l'esito di una valutazione approfondita. È l'esito di una valutazione puntuale. È l'esito di una valutazione istituzionalmente responsabile del testo e del contesto in cui esso si colloca.
Una valutazione che non può che partire dal metodo. Infatti, Presidente, il decreto-legge giunge qui all'esame della Camera al termine di un iter parlamentare profondamente compromesso. Si tratta di un iter parlamentare che ha visto trattenere il provvedimento al Senato per oltre 50 giorni - sostanzialmente per l'intera durata del termine costituzionale - e trasmesso a questo ramo del Parlamento a ridosso della scadenza per la sua conversione. Non solo: il provvedimento è giunto qui in Aula senza un compiuto mandato al relatore, con un evidente svuotamento della funzione istruttoria della Commissione. Questo non è un elemento prettamente procedurale, è un tema di sostanza istituzionale: significa comprimere il ruolo del Parlamento, significa ridurre gli spazi del confronto democratico, depotenziare la funzione emendativa e trasformare soprattutto quest'Aula in un luogo di mera ratifica. E quando si interviene su materie che incidono direttamente sui diritti fondamentali dei cittadini, tutto questo non è assolutamente accettabile.
A ciò si aggiunge un ulteriore profilo di criticità che attiene alla stessa legittimità costituzionale del provvedimento. Come evidenziato dal Comitato per la legislazione, il decreto non presenta una adeguata motivazione in ordine alla sussistenza dei presupposti di straordinaria necessità e urgenza che, invece, vengono richiesti dall'articolo 77 della Costituzione per il ricorso alla decretazione d'urgenza. Manca, in particolare, una giustificazione puntuale delle singole misure che consenta di ricondurle a un'esigenza immediata e non differibile. La Corte costituzionale, con orientamento consolidato da ultimo ribadito, ha chiarito che la mancanza di tali presupposti integra un vizio di legittimità costituzionale del decreto-legge e della sua legge di conversione. Non è dunque una questione formale, è una questione di rispetto del dettato costituzionale.
Nel merito, il provvedimento si presenta come un insieme eterogeneo e disorganico di disposizioni: interventi in materia penale, modifiche alla disciplina dell'immigrazione e dell'asilo, norme sulla funzionalità delle Forze di Polizia, misure amministrative. Stiamo parlando di un mosaico normativo privo di un coerente disegno sistematico che rischia di incidere negativamente sulla chiarezza e sulla prevedibilità dell'ordinamento, compromettendo il principio di certezza del diritto. Ma il nodo centrale non è soltanto la tecnica legislativa, è la filosofia che sorregge questo intervento.
Ancora una volta, il tema della sicurezza viene affrontato attraverso una logica prevalentemente repressiva: si assiste a una proliferazione di fattispecie di reato, all'introduzione di nuove circostanze aggravanti, all'espansione degli strumenti coercitivi. Tutto questo avviene in assenza di una parallela strategia di prevenzione. Eppure la sicurezza, nella sua dimensione sostanziale, è un fenomeno complesso che non può essere ridotto a una questione esclusivamente sanzionatoria. Essa, al contrario, si costruisce attraverso politiche integrate, coesione sociale, qualità dei servizi, presidi territoriali, inclusione, contrasto alle disuguaglianze.
E su questo piano appare evidente come il decreto sia drammaticamente insufficiente. Le misure relative alle Forze di Polizia, ad esempio, si limitano a garantire il senza incidere sulle attuali carenze strutturali di organico, che rappresentano una criticità riconosciuta e documentata. Non vi è alcun piano straordinario di rafforzamento dei presidi territoriali, né un investimento significativo in termini di risorse umane e organizzative. Il risultato è una risposta che appare più simbolica che strutturale.
Ancora più rilevanti sono le criticità che emergono sul piano delle libertà fondamentali. Le disposizioni in materia di ordine pubblico introducono strumenti che sollevano seri dubbi di compatibilità con i principi costituzionali. Mi riferisco, in particolare, alla previsione del fermo preventivo in occasione di riunioni in luogo pubblico: una misura che attribuisce all'autorità un margine discrezionale estremamente ampio, incidendo direttamente sulla libertà personale che l'articolo 13 della Costituzione tutela con una riserva assoluta e con una riserva di giurisdizione. In questo contesto, la mera comunicazione al pubblico ministero non può essere considerata una garanzia sufficiente.
Analoghe perplessità riguardano l'ampliamento delle sanzioni amministrative e delle pene accessorie, nonché la loro formulazione generica che rischia di determinare un effetto dissuasivo sull'esercizio della libertà di riunione. Una libertà che non è solo espressione del dissenso, ma elemento costitutivo della partecipazione democratica. Quando si interviene in tali ambiti è necessario un bilanciamento rigoroso tra le esigenze di sicurezza e la tutela dei diritti. In questo provvedimento, tale equilibrio appare gravemente compromesso.
Altre criticità emergono in materia di immigrazione: qui, particolarmente problematica è la disciplina che collega il compenso dell'avvocato all'esito del rimpatrio del proprio assistito, introducendo un meccanismo che rischia di configurare un evidente conflitto di interessi. L'avvocato, da garante dei diritti, viene esposto al rischio di essere percepito come soggetto funzionale all'attuazione di una politica amministrativa. Si tratta di una scelta che incide sull'autonomia della professione forense e sull'effettività del diritto di difesa tutelato dall'articolo 24 della Costituzione. Non a caso, tale impostazione ha suscitato forti e motivate criticità da parte degli organismi rappresentativi dell'Avvocatura che ne hanno evidenziato la potenziale incompatibilità con i principi fondamentali dell'ordinamento. A ciò si aggiunge la limitazione dell'accesso al patrocinio a spese dello Stato nei procedimenti di espulsione, che determina una compressione significativa delle garanzie difensive.
Sul versante della giustizia minorile, il decreto conferma un orientamento esclusivamente repressivo, privo di un adeguato investimento in politiche educative e di prevenzione. Si tratta di una scelta miope che rischia di aggravare le condizioni di disagio anziché andarne ad affrontare le cause. Il sistema della giustizia minorile italiana è stato per lungo tempo un modello riconosciuto anche a livello internazionale. Intervenire in modo non equilibrato su questo ambito significa mettere a rischio un patrimonio giuridico e culturale di grande valore. Signor Presidente, il tema della sicurezza pubblica è un tema cruciale che attiene direttamente alla qualità della nostra democrazia.
Proprio per questo richiederebbe interventi ponderati, coerenti, fondati su analisi approfondite e su un confronto parlamentare pieno e non complesso, come quello che invece avete fatto voi qui.
Questo decreto, invece, rappresenta l'ennesimo esempio di utilizzo della sicurezza come leva emergenziale e come terreno di intervento normativo disorganico. Non rafforza in modo strutturale il sistema della sicurezza, non investe in prevenzione, incide in modo significativo sui diritti e sulle garanzie fondamentali. E lo fa, per di più, attraverso un metodo che riduce il ruolo del Parlamento e indebolisce la qualità del processo legislativo.
Per tutte queste ragioni, con senso di responsabilità istituzionale, nel rispetto dei principi costituzionali, esprimo un voto convinto, contrario a questo disegno di legge .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cafiero De Raho. Ne ha facoltà.
FEDERICO CAFIERO DE RAHO(M5S). Presidente, Sottosegretario, colleghe, colleghi, il Governo ancora in questo decreto-legge ha dimostrato di intendere la sicurezza come inasprimento delle pene, introduzione di nuovi reati e come allontanamento degli immigrati. Le esigenze securitarie vanno calibrate nel rispetto dei principi e dei valori costituzionali del nostro Paese, che pongono la libertà e la solidarietà come fondamenti della democrazia: sicurezza e capacità del nostro sistema di prevenire e impedire reati.
Non c'è una parola in questo decreto sulla prevenzione; non c'è una parola sul disagio e sull'emarginazione sociale; non vi sono idee sull'educazione e sulla diffusione della cultura della legalità; non si parla mai di scuola, non di istruzione e di educazione, in genere di metodi e di strumenti di insegnamento per i nostri bambini e per i nostri ragazzi; non si insegna loro e non si parla di questo e, in particolare, del rispetto delle regole, del rispetto dell'altro, dei valori di uguaglianza di tutti.
Il Governo non interviene per aiutare chi non ha una casa, chi non ha un lavoro, chi non ha un salario e chi ha un salario al di sotto del salario minimo. Non si dà importanza alla dignità delle persone che vivono una condizione sociale ed economica insopportabile: sono questi gli invisibili sociali. E questa condizione è spesso una delle prime cause di violazione delle leggi. Ricordo un'intercettazione in cui i mafiosi, parlando tra loro, dicevano che con il reddito di cittadinanza non si trovavano più i giovani disposti a lavorare nelle piazze di spaccio. Quanto è importante il sostegno economico per chi ha bisogno! Mentre in tanti soffrono gravi condizioni sociali ed economiche, al limite della sopravvivenza, vi è la politica di questo Governo, che è impegnata ad individuare norme repressive e metodi incostituzionali di allontanamento degli immigrati.
La sicurezza si acquisisce riconoscendo dignità pari a tutti, anche agli immigrati, che negli altri Paesi trovano integrazione. La sicurezza è difesa dei cittadini. Sicurezza è controllo del territorio.
Lo Stato deve prevenire attraverso la presenza di Forze dell'ordine, che oggi mancano in decine di migliaia di unità e quelle presenti sono a un livello di invecchiamento che non consente il costante svolgimento dei servizi di prevenzione e controllo nei territori.
Occorre ricostituire gli organici di Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia penitenziaria. Bisogna verificare lo stato di salute e di efficienza di ciascun appartenente alle Forze dell'ordine. Occorre corrispondere, però, ai nostri garanti della sicurezza sulle strade e nei territori uno stipendio proporzionato al loro lavoro, al loro valore e al grave rischio a cui tutti i giorni sono esposti per il loro servizio. Bisogna garantire i mezzi e gli strumenti necessari per un servizio adeguato. Bisogna dare dignità a questi uomini, di cui siamo orgogliosi.
La settimana scorsa vi è stata una rapina, di cui vi hanno parlato ripetutamente anche i miei colleghi napoletani, al Vomero, che è un quartiere affollatissimo: ben 25 persone sono state tenute sotto sequestro; poi è entrato il GIS, ancora una volta le nostre Forze dell'ordine; ma, nel frattempo, i rapinatori si erano dileguati attraverso passaggi sotterranei. Ma riflettiamo su questo: quanto guadagna un uomo del GIS o dei servizi speciali e quanto rischia? Ma, al tempo stesso, voi del Governo sappiate che rapine in banca nel centro di Napoli non si vedevano da decenni. Voi avete messo tanti decreti Sicurezza: quali sono gli effetti di questi decreti Sicurezza? Vedere addirittura reati organizzati, di questo tipo, commettersi sul territorio. Ma ci sarà un motivo, probabilmente? Forse è la fame che attanaglia molti di costoro? Oltre che tante altre esigenze alle quali dovremmo fare fronte.
In questo decreto troviamo ancora, come nel precedente, strumenti che restringono gli spazi di dissenso e protesta, che sono espressione del disagio, dell'emarginazione e del degrado sociale, come nell'altro, l'avevamo già detto.
Il fermo preventivo: uno strumento illiberale, totalmente al di fuori del tempo, ingiustificato e caratterizzato dall'assenza di determinatezza. Infatti, si tratta di persone che vengono prese e accompagnate negli uffici di Polizia, su quale base? “In relazione a specifiche e concrete circostanze di tempo e di luogo e sulla base di elementi di fatto che possono consistere anche (…)”, e poi si dice in cosa possono consistere. Ma, in realtà, in cosa saranno consistite? In cosa consisteranno realmente? Di volta in volta, è lasciata libera la valutazione e l'interpretazione di coloro che operano sul territorio - e quindi in uno stato emozionale particolarmente gravoso - nel fare quindi anche delle scelte difficili. Qui, invece, va precisato, va specificato. Ma poi in base a che cosa vengono scelti costoro, accompagnati negli uffici di Polizia e tenuti negli uffici di Polizia per 12 ore?
Guardate, questo fermo io lo ricordo nel 1978. L'articolo 11 del decreto-legge n. 59 del 1978, convertito in legge n. 191 del 1978, fu pensato e istituito negli anni di piombo, nel terrorismo, in pieno terrorismo. E perché? Perché vi erano soggetti che non avevano i documenti addosso e che si rifiutavano di dire le generalità; e allora venivano presi e portati negli uffici, ma per capire se erano terroristi; qui, invece, si tratta di manifestazioni pubbliche nelle quali, il più delle volte, si difendono diritti di gruppi: quindi qualcosa di totalmente diverso. Qui non siamo in periodo di terrorismo e non vi sono elementi per intervenire in questo modo.
E poi, nel decreto Sicurezza si considerano gli stupefacenti. Come? Eliminando la lieve entità. Ma voi dovreste occuparvi dei grandi traffici di stupefacenti, delle piazze di spaccio, delle fonti di arricchimento delle mafie, non delle piccole cose ; e invece, anche qui, andate a toccare il più stracciato.
Cosa dire poi in relazione alle disposizioni in materia di rimpatri volontari assistiti, articolo 30-? Cosa dire di questa disposizione? Ma vi è stato detto talmente tante volte che è una disposizione veramente inconcepibile: ci si chiede come abbiate fatto a introdurla in un testo che, addirittura, modifica il decreto-legge. Ora siete costretti a fare capriole per vedere come eliminarlo. E allora o si esporrà il Presidente della Repubblica o vi esporrete voi, ma qualcuno sicuramente si esporrà per eliminare una disposizione di questo tipo. È certo che l'avvocatura ha già espresso, con forti rimostranze, il carattere negativo, la propria valutazione totalmente negativa, di fronte a un trascinamento in fatti che a loro non interessano assolutamente, perché loro sono per la difesa dei diritti. Hanno fatto un giuramento di lealtà e correttezza e la loro professione è finalizzata a difendere i loro clienti, non certo a fare un patto con lo Stato che danneggi quegli uomini.
Sicurezza, peraltro, è sottrarre i territori alle mafie, ma, anche in questo decreto, non vi è nulla sul contrasto delle mafie. Eppure, le mafie si sono modernizzate: utilizzano strumenti tecnologicamente avanzati, si avvalgono di strumenti di pagamento virtuali, di sistemi finanziari invisibili. Non vi è nulla su questo. I vostri decreti Sicurezza non toccano mai le mafie. Forse ritenete che le mafie non abbiano un ruolo nel colpire il nostro Paese, gli imprenditori e interi territori?
La vostra legislazione poi difende i colletti bianchi, il potere pubblico, i politici, le , la cosiddetta casta e le mafie ormai si sono mimetizzate e godono degli stessi vantaggi. Invece vorremmo vedere un decreto Sicurezza che si occupi realmente di queste mafie e le combatta, perché contrastare le mafie è compito dello Stato, e quindi del Governo e del Parlamento.
E poi non ci sono parole sul circuito penitenziario. Oggi è un gravissimo questo, determinato dal sovraffollamento.
La situazione carceraria è insopportabile. Ma poi, se non si procede con rieducazione e reinserimento sociale, ma come possiamo guardare al futuro migliore, anche nel campo della criminalità? È proprio il carcere che dovrebbe rieducare, ma soprattutto dovrebbe dare quella cultura della legalità per cui la nostra Costituzione immagina un percorso di reinserimento, oltre che di rieducazione. Beh, nulla sul tema dell'affettività…
PRESIDENTE. Concluda.
FEDERICO CAFIERO DE RAHO(M5S). … di cui pure ha parlato la Corte. Certo Presidente, questo decreto non migliora la sicurezza del Paese, non migliora la tutela dei cittadini, non contiene alcuna misura di contrasto alle mafie e al traffico di stupefacenti ma viola ripetutamente la nostra Costituzione, ed è quindi sintomo di una democrazia sempre più debole e, per questo, noi voteremo contro .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole De Luca. Ne ha facoltà.
PIERO DE LUCA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Guardi, la sicurezza è il vero tallone d'Achille del Governo Meloni. La destra è arrivata a Palazzo Chigi e, insieme ai propri amici, a livello internazionale, hanno proposto e hanno promesso sicurezza, serenità e protezione. Hanno invece assicurato caos, tensione e confusione a livello nazionale e a livello internazionale.
Il Governo Meloni, la Presidente del Consiglio, a livello internazionale, non è stata in grado di dire una parola netta di condanna rispetto a un'aggressione illegale, sbagliata e pericolosa che Trump e Netanyahu hanno compiuto in Iran. Ha impiegato giorni interi per dire una flebile espressione: non condivido e non condanno. È un atteggiamento di totale subalternità nei confronti di Trump e di Netanyahu per una guerra che si è rivelata non solo in contrasto con il diritto internazionale, ma una guerra sbagliata perché priva di strategia e, soprattutto, pericolosa. Pericolosa innanzitutto per la nostra sicurezza, perché sta incendiando il mondo, e pericolosa per la tenuta economica delle nostre comunità per i rischi, per l'impatto, per il terremoto economico e sociale che lo energetico sta provocando anche e soprattutto nel nostro Paese, e lo vediamo tutti i giorni.
Vivono queste tensioni i nostri cittadini che stanno pagando sulla loro pelle il costo di questa guerra sbagliata e folle: carburanti in aumento, aumento del costo delle bollette e, a cascata, del carrello della spesa. E i nostri cittadini pagano più di altri, in altri Stati, il costo di questa guerra perché veniamo da una situazione di estrema criticità che ereditiamo in questi anni, e cui ci ha condotto il Governo Meloni anche prima del conflitto in Iran. Veniamo da anni in cui l'inflazione è aumentata a dismisura: dal 2021 è aumentato del 24 per cento il costo del carrello della spesa; 34 per cento in più le bollette, che sono tra le più care d'Europa; 40 per cento in più il costo degli affitti. E in tutto questo i salari non sono cresciuti in modo corrispondente e, da quando è in carica il Governo Meloni, gli italiani hanno perso il 9 per cento di salario reale. Questo vuol dire che ad oggi, grazie al Presidente del Consiglio e grazie al Governo di destra, un lavoratore guadagna, nella sostanza, un mese in meno all'anno a causa dell'inflazione che ha eroso il potere d'acquisto dei lavoratori e delle famiglie italiane.
Questo è il quadro che ci ha consegnato la destra, un quadro drammatico a causa di misure inadeguate, misure sbagliate, di un immobilismo e anche di un'indifferenza da parte del Governo. Noi avevamo proposto alcune misure e messo in campo alcune azioni. Il salario minimo: l'abbiamo chiesta dal luglio del 2023 la possibilità di mettere una soglia minima, legale al di sotto della quale non fosse considerato più dignitoso lavorare nel nostro Paese, come esiste in 22 Stati europei. Il Governo ha girato la testa dall'altra parte di fronte alle fragilità salariali dei nostri lavoratori, ha girato la testa dall'altra parte di fronte alle pensioni tradendo le promesse fatte in campagna elettorale e ha aumentato le pensioni minime di pochi euro al mese. Ha tradito le promesse sul Piano casa: siamo ancora in attesa del Piano casa, annunciato e sbandierato a più riprese al Governo, che non è mai arrivato e, intanto, ci sono 3,5-3,7 milioni di persone in povertà e in deprivazione abitativa.
È un quadro devastante quello che caratterizza la situazione sociale ed economica nel nostro Paese: 4 milioni di lavoratori poveri, 6 milioni di italiani che rinunciano alle cure per la mancanza di possibilità economiche e per le lunghezze delle liste d'attesa, disinvestimenti nella sanità, mancati investimenti nel trasporto pubblico locale quando, invece, bisognava mettere in campo misure che pure abbiamo proposto e che la destra ha rigettato, come il trasporto pubblico locale gratuito alle famiglie e agli studenti di famiglie con redditi più bassi, libri di testo gratuiti, mense scolastiche gratuite.
Il Governo non ha fatto nulla, semplicemente ha girato la testa dall'altra parte e anzi, qualcosa l'ha fatta: ha aumentato le tasse. La pressione fiscale è ai livelli più alti da 11 anni a questa parte, questa è la fotografia del Governo Meloni. Allora invece di non occuparsi, ancora una volta, di sicurezza e invece di continuare con la propaganda avrebbe dovuto occuparsi della sicurezza economica e sociale dei nostri cittadini. Quella sì che era una priorità, non questo provvedimento sbagliato, propagandistico e completamente forzato, che ha portato il Parlamento a votare con le modalità con le quali oggi ci stiamo confrontando, cioè con forzature enormi.
Sulla sicurezza del resto, come è stato detto in queste ore e in questi giorni nel dibattito, voi non siete più credibili. Se siete al quarto decreto Sicurezza è perché state ammettendo, a ogni nuovo decreto, la irresponsabilità e l'incapacità di affrontare questi temi con i provvedimenti precedenti. Avete aumentato di oltre 50 i tipi di reati con le aggravanti nel nostro Paese, siete arrivati a oltre 500 anni di carcere in più, e il risultato? Il risultato è che la criminalità è in aumento, veniva ricordato prima: nel 2023 e nel 2024 i reati sono aumentati di gran lunga rispetto al 2022, in particolare i reati di grande pericolosità sociale. Ed è inutile che diciate di “no”, perché i cittadini vivono questa condizione di difficoltà ogni giorno nelle nostre comunità, solo voi non ve ne rendete conto.
Allora di questo avreste potuto occuparvi, ma non siete più credibili. Non siete più credibili perché? Perché avete, in questi anni, inasprito il regime per le detenute madri ma avete cancellato l'abuso d'ufficio e avete girato, invece, la testa dall'altra parte rispetto al dramma del sovraffollamento carcerario; avete colpito e colpite ancora oggi chi manifesta, anche pacificamente, provando a esprimere il proprio dissenso: giovani, studenti, operai, sindacati, pensionati che protestano per difendere e per vedere garantiti i propri diritti o per difendere in piazza la pace, il rispetto del diritto internazionale. Le piazze, quelle pacifiche, non si criminalizzano, si rispettano, si ascoltano - quello che voi non fate - perché spesso, come è accaduto in questi anni, difendono la dignità del nostro Paese rispetto all'indifferenza che voi mettete in campo a livello internazionale .
E allora con quale coraggio state criminalizzando il dissenso, quello pacifico, e poi non dite una parola contro i crimini compiuti da Netanyahu a Gaza? Ancora oggi non avete avuto il coraggio di dire una parola chiara di condanna, e nelle scorse ore avete bloccato la sospensione dell'Accordo di associazione tra Unione europea e Israele, con quale coraggio? Dovreste fare una cosa semplice per provare ad accompagnare un processo di pace vero in Medio Oriente e garantire lì maggiore sicurezza: riconoscere lo Stato di Palestina, come hanno fatto oltre 150 Paesi nel mondo e ancora voi continuate a non fare per la vostra propaganda ideologica . Allora di questo avreste dovuto occuparvi e invece avete colpito, in questi anni, i come se fosse l'emergenza del Paese. Anche lì, permetteteci di dire: ma con quale coraggio avete creato un allarmismo sociale sui e poi avete cancellato, senza colpo ferire, le multe per i no-vax con una norma diseducativa, vergognosa, antiscientifica e pericolosa che offende la dignità del nostro Paese, di chi ha rispettato le regole, di chi ha difeso la vita, la salute e la dignità del nostro Paese durante il periodo più buio della pandemia? Di questo dovreste rispondere quando parlate di sicurezza. E poi avete colpevolizzato i giudici, sostenendo una riforma della giustizia e un referendum che ha provato a calpestare l'autonomia e l'indipendenza della magistratura, e, in alcune vostre dichiarazioni, con quale obiettivo? Quello di evitare che fossero lasciati a piede libero criminali o stupratori. Guardate, gli italiani vi hanno dato un segnale forte. Non si sono fatti prendere in giro, hanno difeso la Costituzione e hanno rilevato e vi hanno detto chiaramente che non sono i giudici a lasciare in mezzo alla strada o fuori o liberi in modo ingiusto stupratori, assassini e torturatori; è il Governo che ha lasciato e ha riportato in Libia, con un volo di Stato, un criminale, un assassino e un torturatore, e quell'assassino si chiamava Almasri, riportato da voi in Libia: altro che i giudici, di questo dovreste rispondere!
Anche qui avete, in questo provvedimento, introdotto l'idea di rafforzamento di previsioni securitarie nelle scuole: i , per esempio, o aggravanti per lesioni a insegnanti. Bene, ci mancherebbe altro. Ma che senso ha aumentare o prevedere l'idea di all'interno delle scuole se poi portate avanti i piani di dimensionamento scolastico e chiudete autonomie scolastiche, presidi formativi ed educativi nel nostro Paese? Chi volete prendere in giro? Che senso ha far finta di mostrare il pugno duro negli istituti scolastici, quando tagliate migliaia e migliaia di insegnanti o personale tecnico-amministrativo nei nostri istituti scolastici? Di questo dovreste parlare e dovreste rispondere. E a cosa serve introdurre misure più severe, anche lì, sull'acquisto o sulla detenzione di coltelli o di armi da taglio se poi non adeguate la nostra normativa a quella europea sull'acquisto e la detenzione di armi da fuoco, per cui siamo in procedura d'infrazione europea?
Allora, basta con la propaganda. Avete fatto un'ultima misura, avete inserito un'ultima norma, in questo provvedimento, davvero clamorosa. Quella in cui avete calpestato e umiliato anche la dignità degli avvocati. Gli avvocati hanno un dovere deontologico, costituzionale, una funzione sociale di assistere con lealtà, con trasparenza, con correttezza i propri assistiti. Non sono strumenti o agenti del Governo per rispettare gli indirizzi politici del Governo di turno.
È un'idea vergognosa e inammissibile dell'amministrazione della giustizia Gli avvocati sono un punto di riferimento e un ingranaggio dell'amministrazione della giustizia, e vanno rispettati.
PRESIDENTE. Concluda.
PIERO DE LUCA(PD-IDP). Ascoltate le parole di Calamandrei, di Carnelutti, di Bobbio; leggete la Costituzione, l'articolo 24, l'articolo 111, leggete il codice deontologico forense italiano; ascoltate il CNF; ascoltate i rilievi del Quirinale, che, in modo vergognoso, state forzando e portando questo Parlamento ad approvare una norma incostituzionale. Un qualcosa di clamoroso, che non vi consentiremo e rispetto al quale continueremo ad opporci. È questa la ragione, insieme a tante altre, per la quale voteremo “no” a questo “decreto Insicurezza”. Propaganda inutile, inefficace e pericolosa per il Paese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Di Lauro. Ne ha facoltà.
CARMEN DI LAURO(M5S). Grazie, Presidente. C'è un punto da cui vorrei partire, ovvero dalla realtà, perché noi oggi stiamo discutendo di sicurezza, ma, fuori da quest'Aula, sicurezza non è una parola da decreto. È una sensazione, una situazione, è una donna che rientra a casa la sera, un ragazzo che prende l'autobus, una persona in condizioni di fragilità che chiede aiuto. Allora, la domanda è semplice: questo decreto aumenta davvero la sensazione di sicurezza degli italiani oppure aumenta solo la visibilità sui giornali, nei comunicati, nei sui ?
Pur di far finta di essere incisivi, avete tentato perfino di minare l'onorabilità di una professione come quella degli avvocati, con quella norma ridicola che andava a inserire un ridicolo incentivo economico per coloro che seguono una pratica di rimpatrio e il cui assistito viene rimpatriato; praticamente, un qualcosa che va a minare le basi del diritto di difesa. Non ci siete riusciti con i magistrati, con il referendum, e volevate rendere gli avvocati degli operai del Governo, al servizio del Governo. Per fortuna siete stati fermati dal Presidente della Repubblica, tant'è che ora dovrete intervenire su questo provvedimento, eliminando quella norma.
Che dire? Io penso che siete in stato confusionale, avete perso lucidità, fermatevi. Quando si parla di sicurezza, il problema è cosa questo Governo sceglie di non vedere; e sceglie di non vedere il fatto che molti, moltissimi episodi di violenza, in realtà, sono prevenibili. Allora, io ora voglio raccontare un fatto che è accaduto ieri e che ha scosso molte persone, ha scosso profondamente anche me. Riguarda Anna, la donna di 46 anni di Catanzaro che si è suicidata, lanciandosi dal balcone della sua abitazione, portando con sé anche i suoi tre figli, di 4 mesi, 4 anni e 6 anni, e due bambini sono morti sul colpo. Probabilmente, ci si trovava di fronte a una grave forma di depressione .
Questo Governo fa un gran parlare di famiglie, della sacralità della famiglia, di donne, madri, cristiane, ma cosa fa per aiutare veramente queste madri? Cosa fa per aiutare davvero queste donne? Si parla, in questo decreto, del carico fisico, mentale e psicologico che ancora oggi, nella cura dei figli, ricade quasi totalmente sulle spalle delle donne? Se ne parla? No. Io non sono una madre, però sono cresciuta con una madre che ha sofferto, purtroppo, di depressione .
E guardate, 38 anni fa parlarne era molto complicato e ricevere cure adeguate era forse impossibile; però, alla luce di quello che accade ancora oggi, alla luce anche dei dati allarmanti che abbiamo al riguardo, io mi chiedo: ma, dopo quasi 40 anni, cosa è cambiato? Non esiste un programma di , il disturbo non viene intercettato, non viene capito. Viene considerato normale ed è socialmente accettato che una donna, per mesi, viva in una quasi completa solitudine, una privazione costante e continua del sonno, con ricadute gravissime sulla sua salute psicofisica.
Le reti familiari si sono disgregate, e, quindi, come si fa? A chi si chiede aiuto? Pur volendo, ma a chi si chiede aiuto? Senza contare che le donne hanno quasi paura di parlarne, perché si sentono inadeguate, non all'altezza, si prova vergogna. Perché? La narrazione della maternità deve essere positiva, deve essere sempre bella. E allora nascono sensi di colpa, solitudine, una solitudine sempre più accentuata. Di tutto questo ne parla il Governo? No. Il Governo parla di denatalità, sì, “fate figli”, certo, ma come? A quali condizioni? A quale prezzo?
Avete avuto l'occasione di approvare il congedo paritario, che sarebbe stato un primo piccolo passo importante, e non è stato fatto. Ma ora passiamo anche a un altro argomento, un altro tema caldo, che è quello della sicurezza nelle scuole. Questo Governo parla di psicologia scolastica? Sì, lo fa, ma lo fa male; lo fa perché ha trasformato un servizio che doveva essere fatto di presenza fisica, di vicinanza, di ascolto, in una serie di sedute da richiedere se e forse quando lo studente ne sente necessità, praticamente stravolto. Questo Governo, allora, io mi chiedo, conosce davvero le condizioni dei nostri giovani studenti?
Ha mai letto dati reali? Questi dati li conosce bene una ONLUS internazionale, si chiama è stata fondata nel 2018 da due giovanissimi italiani, Nicolò Govoni e Giulia Cicoli, che ho l'onore di conoscere. Ecco, i dati che hanno raccolto ora ve li voglio raccontare. Uno: la scuola italiana è infelice. Solo il 26 per cento delle ragazze e il 17 per cento dei ragazzi si dice contento di andare a scuola, contro una media europea del 56 per cento. Due: la scuola italiana è impopolare. A 15 anni, il 92 per cento dei ragazzi e il 90 delle ragazze risponde no alla domanda: ti piace la scuola?
Tre: la scuola italiana mette a rischio la stabilità psichica degli insegnanti. Quasi la metà degli educatori è a rischio . Quattro: la scuola italiana è insoddisfacente. Meno del 50 per cento degli insegnanti, degli alunni e dei genitori si dice soddisfatto della scuola italiana. È la terzultima in Europa. La scuola italiana è discriminatoria. Il 32 per cento, uno su tre, degli studenti stranieri non completa il percorso di studi, contro una media europea del 22 per cento.
Cinque: la scuola italiana è iniqua. Solo sei su dieci, tra gli studenti considerati eccellenti, ma aventi difficoltà socioeconomiche, riportano di ambire alla laurea, contro nove su dieci di quelli provenienti dai contesti più privilegiati. Sei: la scuola italiana è sotto organico. Secondo le stime elaborate da ANIEF, lo scorso anno scolastico gli insegnanti precari sono stati circa 250.000. Sette: la scuola italiana è imprevedibile. Sono solo il 3 per cento gli insegnanti a tempo indeterminato con meno di 35 anni. Otto: la scuola italiana è irriconoscente.
Gli insegnanti italiani sono i più sottopagati dell'area OCSE e hanno visto una perdita del 6 per cento del potere d'acquisto tra il 2015 e il 2023. Potrei continuare perché di dati ce ne sono molti altri, ma per ora mi fermo qui. Allora dico, si vuole sicurezza? Si inizi da qui, punto per punto. Anziché reprimere, reprimere e reprimere , creare dei nemici, alimentare odio, basterebbe semplicemente investire di più nel Servizio sanitario nazionale, nelle politiche del territoriale, ed evitare di buttare, letteralmente buttare, soldi, come avete fatto, tanto per citare un esempio, con i centri in Albania.
Guardate, questo non è un tema ideologico, la sicurezza non è di destra o di sinistra. Qui stiamo parlando di realtà contro propaganda, e la realtà è che non esiste sicurezza senza giustizia sociale; non esiste sicurezza senza una presa in carico certa, stabile e continuativa delle fragilità. Sicurezza è anche la fiducia dei cittadini verso le istituzioni, e quella fiducia non si costruisce con norme repressive, che mettono in discussione i diritti fondamentali, anzi, io credo che di questo passo otterrete l'effetto opposto, perché i cittadini, probabilmente, inizieranno ad avere paura anche dello Stato.
Il Governo si impegni, invece, a riconoscere esplicitamente la natura sanitaria e sociale di larga parte dei fenomeni oggetto di questo decreto, superando un approccio esclusivamente repressivo, e a prevedere un piano straordinario di investimenti nei servizi territoriali di salute mentale, nelle dipendenze, nei servizi sociali, e ad affrontare in maniera strutturale le cause del disagio.
Questo è un problema politico e culturale, perché significa dire che davanti alla complessità lo Stato rinuncia a capire e decide di punire; significa dire che davanti alla fragilità lo Stato non accompagna, ma allontana. Uno Stato serio non scarica sulle persone il peso delle proprie scelte, se ne assume le responsabilità.
Allora, la vera domanda alla fine è questa: preferiamo, vogliamo uno Stato che interviene dopo, quando il problema è già esploso o prima, quando si è in grado effettivamente di prevenire e risolvere? Allora, noi abbiamo scelto, noi siamo dalla parte di chi crede che la sicurezza sia un tema importante, non un tema di propaganda. Noi crediamo che la sicurezza sia un bisogno profondo dell'animo umano che vada ascoltato, capito e tutelato .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Provenzano. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE PROVENZANO(PD-IDP). Grazie, Presidente. I colleghi contano quattro decreti sicurezza, ma sappiamo già che siete stati costretti, per correre ai ripari dei vostri errori e dei vostri orrori, a scriverne in fretta e in furia un quinto. Noi abbiamo perso il conto, in questi quattro anni, del diluvio di norme penali che si è abbattuto sul nostro Paese, sullo Stato di diritto e sulla qualità della democrazia.
Ci saranno alcuni numeri che racconteranno la vostra stagione di Governo: 50 nuovi reati, altrettante aggravanti e un aumento delle pene per complessivamente circa 500 anni di carcere. E a cosa è servito tutto questo? A nulla.
L'insicurezza reale percepita non è diminuita, semmai è aumentata nel Paese, perché questi decreti erano sbagliati, inutili e pericolosi. Come sbagliata, inutile e pericolosa è stata la riforma costituzionale che gli italiani hanno bocciato. E non solo non avete capito la lezione, ma perseverate nell'errore. E perseverate nell'errore con una aggravante stavolta senza precedenti.
Noi che crediamo nel ruolo del Parlamento anche ai banchi vuoti di questa maggioranza - e ringrazio i due colleghi qui presenti, sono veramente due i colleghi qui presenti - una riflessione, una domanda vorremmo farla, e la riflessione è questa: la sicurezza è un fine e lo strumento per raggiungerla è la legalità, signor Presidente.
Allora, come si possono promuovere sicurezza e legalità quando ci si pone contro la legge fondamentale del nostro Paese, ossia la Costituzione? Perché la legalità ha bisogno anche di legittimità.
Norberto Bobbio diceva che il problema della legittimità è il problema fondamentale del potere. Perché devo obbedire? La legalità da sola non risponde a questa domanda perché la legalità senza legittimità non produce sicurezza, produce sfiducia nelle istituzioni e, alla lunga, caos, instabilità e insicurezza.
Voi perseverate nell'errore perché, anche in questo decreto, in questo ennesimo decreto, non fate nulla sulla prevenzione, sugli organici delle Forze dell'ordine - le abbiamo ricordate le carenze: oltre 20.000 tra poliziotti e carabinieri - sugli organici della Polizia municipale; non fate nulla per gli interventi strutturali che sarebbero necessari nelle nostre periferie, per rafforzare i presidi sociali e dello Stato.
E, ancora una volta, ricorrete al diritto penale del nemico, all'utilizzo di norme che provengono da un'altra concezione dello Stato che era lo Stato di Polizia per restringere gli spazi di libertà democratica e, in particolare, la libertà di riunione e di manifestazione del pensiero.
Avete già fallito su questo, ma fallirete peggio stavolta, perché qui si consuma un fatto ancora più grave: state costringendo il Parlamento a votare una norma manifestamente incostituzionale e non perché lo dice l'opposizione, ma perché è stato un fatto notorio, oggetto di dibattito ai vertici delle istituzioni. E avete trascinato il Paese in uno scontro istituzionale gravissimo che tocca la Presidenza della Repubblica.
Ci avete abituato anche a questo in questi quattro anni, ma qui siamo di fronte a una vera e propria istituzionale: non solo calpestate il Parlamento - e un po' lo insultate, stasera, con la vostra assenza e con la vostra disattenzione - ma siete arrivati all'affronto nei confronti dell'istituzione di garanzia, nei confronti della massima magistratura del Paese che ancora gode del più alto consenso tra gli italiani.
Quest'articolo 30- è un obbrobrio di fronte al quale dovevate semplicemente fermarvi, chiedere scusa, correggerlo, perché ancora non ci avete detto come avete intenzione di correggerlo. Non c'era nessuna necessità e urgenza, se non la vostra propaganda.
E se dobbiamo parlare di necessità e urgenza sui temi di sicurezza e legalità, allora dobbiamo dirci che la principale minaccia nel nostro Paese sono le mafie. E se la Commissione antimafia non fosse impegnata in un tentativo inutile e pericoloso di riscrivere la storia del nostro Paese e anche la storia giudiziaria e facesse il proprio mestiere, forse anche la maggioranza se ne renderebbe conto Si renderebbe conto che in quattro decreti Sicurezza, forse, era il caso di introdurre qualche norma sul rafforzamento degli strumenti di contrasto alla criminalità organizzata, in particolare, sugli appalti, a sostegno degli enti locali e degli amministratori che sono sempre più esposti al ricatto e all'intimidazione delle mafie anche a causa delle vostre riforme sbagliate come il codice degli appalti, come le riforme di Salvini, rispetto al quale lasciatemi mandare da qui un abbraccio di solidarietà a Saviano, perché Saviano aveva ragione .
Non vi siete accorti di cosa davvero dovrebbe preoccuparci, che il reclutamento della nuova manovalanza mafiosa oggi coinvolge i giovani e i giovanissimi e che sarebbe stata necessaria una radicale revisione delle vostre norme, della vostra concezione della giustizia minorile, dove quell'equilibrio delicato e decisivo tra prevenzione e repressione drammaticamente è fallito.
Sapete cosa spinge un quindicenne di Scampia, di Librino, dello Zen, di una qualsiasi area marginale del nostro Paese a rendersi disponibile per un clan criminale e mafioso? Non la mancanza di norme penali, signora Sottosegretaria, ma la mancanza di futuro, la scuola che non funziona, il campetto che non c'è, il lavoro che o manca o è povero nel nostro Paese e le strade che sono al buio perché non è che manca la videosorveglianza, ma manca a volte l'illuminazione: voi su questo non avete fatto niente.
Del resto, che cosa sono i giovani per voi, in questa vostra concezione della sicurezza? I giovani sono quelli che se vanno a un sono delinquenti, se manifestano per Gaza, vengono manganellati e, se occupano, li paragonate ai terroristi .
L'unica cosa che vi va bene è quell'indegna frase indimenticata che il Ministro Valditara ha detto: va bene se vengono umiliati nella scuola dai professori. Ecco perché i giovani vi hanno bocciato! Signori del Governo, non ci siete nel futuro di questo Paese: questa è la verità!
Mi ha colpito anche questa singolare coincidenza che questo decreto - lo ha ricordato qualcuno - scade il 25 aprile, e il gioco delle coincidenze ha sempre un suo significato; sappiamo anche che, se non avete corretto questo decreto, è per una ragione: perché il Presidente La Russa non garantiva che il Senato lavorasse il 25 aprile; forse, sarebbe stato meglio che il Presidente La Russa rimanesse a lavorare al Senato il 25 aprile, invece, di oltraggiare dai vertici delle istituzioni , con inaccettabili equiparazioni, i caduti da una parte e i caduti dall'altra, perché non c'è nessuna pacificazione: c'è la pace che abbiamo realizzato il 25 aprile e l'abbiamo realizzata perché è stato sconfitto il fascismo, perché il fascismo è stato barbarie, è stato guerra, è stato morte di quei giovani.
Questo è quello che c'è nella storia del nostro Paese. Molti di voi non ci sono in questa storia e non ci siete nemmeno nel futuro perché la propaganda non funziona più; non funziona anche perché c'è un che di comico nel farsi portatori della sicurezza e della legalità presentandosi con il volto di Piantedosi che ha perso la faccia mentre il Ministro della Giustizia, mentre si parla di norme penali, nemmeno è venuto in quest'Aula; quando siete il Governo dell'inutile cattiveria dei centri in Albania, quando siete la destra di Delmastro che faceva affari con i prestanomi della camorra a Roma, quando siete la destra della Sicilia che affonda nell'illegalità e negli scandali.
E c'è qualcosa di ancora più profondo di queste miserie, perché se la propaganda non funziona più è perché non avete capito che i cittadini europei non accettano più quello che le destre di tutto il mondo hanno proposto, cioè lo scambio tra libertà e sicurezza. Ecco perché ha perso Orbán, perché con le democrazie illiberali il popolo sta peggio e il popolo lo ha capito in Ungheria. Così come il popolo sa che, dopo 4 anni del vostro Governo, sta peggio anche nel nostro Paese.
Non avete capito quello che vi hanno detto 15 milioni di voti al referendum costituzionale: i cittadini italiani la nostra democrazia costituzionale se la vogliono tenere stretta. Concludo dicendo questo: forse riuscirete stavolta a non far scadere questo decreto, ci riuscirete calpestando le procedure parlamentari, con le forzature istituzionali, con l'arroganza dell'ignoranza che avete dimostrato nello scriverlo. Quello che non riuscirete a fare è evitare quello che già cominciate a vedere. Forse non scadrà questo decreto, ma il vostro tempo è davvero scaduto
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Dell'Olio. Ne ha facoltà.
GIANMAURO DELL'OLIO(M5S). Grazie, Presidente. Governo, colleghe e colleghi, ringrazio i due colleghi di maggioranza presenti in Aula a quest'ora. Questo è il vostro ottavo tentativo di agire sulla sicurezza. Ricordiamoli: Cutro, Caivano, eco-vandali, carcere, disegno di legge sulla sicurezza, decreto-legge Sicurezza e questo. Dimostra quale sia il vostro intendimento sull'attenzione da dare alla sicurezza in questo Paese, che però è un'attenzione ballerina, perché dimostrate di non capire che la sicurezza ha bisogno di interventi organici e non di interventi un tanto al chilo semestrali, parziali e fallimentari. Fallimentari come i centri in Albania.
Quindi, siamo a nove tentativi di sicurezza, perché i migranti per voi sono una questione di sicurezza, giustamente. Voi sapete cosa sarebbe corretto fare, ma fate esattamente l'opposto. Io non so se sia una volontà deliberata di sollevare la polvere a ogni evento mediaticamente rilevante, oppure se semplicemente non riusciate a mettere insieme risorse, misure e le promesse dei partiti di coalizione, ma governare significa fare la cosa giusta anche quando è difficile. e voi questo non lo comprendete. Avete portato il Paese, in 4 anni, alle soglie della recessione.
Ieri l'Istat ha praticamente certificato il fallimento delle politiche economiche di questo Governo, nonostante i 209 miliardi del PNRR. Adesso chiedete anche di sospendere quel Patto di stabilità, che ci costa 12 miliardi di euro l'anno, che voi avete firmato. Siete andati in Europa a firmarlo, senza richiedere modifiche, e ora chiedete di sospenderlo. Non si fanno le nozze con i fichi secchi. Avete inserito un emendamento al Senato, il famigerato articolo 30-, sui compensi agli avvocati che convincono i migranti a partire.
È un articolo per il quale il Presidente della Repubblica vi ha tirato le orecchie, diciamo così. Se aveste contattato qualsiasi studente di giurisprudenza al primo anno, vi avrebbe fatto capire che si configura, come minimo, un'ipotesi di infedele patrocinio. L'avvocato non è un mediatore del Governo: l'avvocato deve tutelare il proprio assistito, deve difendere il proprio assistito e non i propri interessi. Qua, invece, si crea un conflitto di interessi intenzionale: più rimpatri, più guadagni.
Ma voi davvero pensate che tutto si compri, anche la dignità degli avvocati ? Siete riusciti persino a mettervi contro il Consiglio nazionale forense e l'Unione delle camere penali, che vi avevano amabilmente seguito e appoggiato nel referendum che avete perso, senza apprendere la lezione, ossia quella che le riforme e i grandi interventi si fanno senza spallate e senza la forza dei numeri.
Nella relazione tecnica di questo decreto-legge, che noi come Commissione bilancio abbiamo ricevuto quando qua era in corso la discussione generale, voi avete scritto testualmente che negli ultimi 3 anni ci sono state circa 1.010 partenze effettive, quindi in media 337 l'anno. Nel decreto avete detto che ce ne saranno circa 800, avete contato una media di 800, con un totale di 492.000 euro l'anno. Quindi, voi state rischiando l'incostituzionalità di un decreto-legge per 463 migranti rimpatriati in più all'anno. Ma voi vi rendete conto?
Questa è sciatteria politica. L'altro ieri il Ministro Piantedosi, in Aula, ha detto testuali parole: ci predisponiamo a una sua correzione. Lo correggerete domani, mentre noi saremo qui, in Aula, a votare questo decreto. Anch'io ho il timore, come ha detto oggi il collega Giachetti, che voi siate obbligati a farlo, altrimenti il Presidente Mattarella non ve la promulgherà la legge di conversione di questo decreto. Avreste avuto il tempo - poco, ma lo avreste avuto - di eliminare questa sconcezza ignobile e tornare al Senato per una terza lettura.
Ma voi no, voi proseguite imperterriti per la vostra strada, ritenendo che questa norma sia giusta, alla pari di tutte le altre aberrazioni in questo decreto. Dopo quasi 4 anni di Governo, la sicurezza delle nostre città non è aumentata, ma è diminuita. Il fatto che voi continuiate a sfornare decreti Sicurezza con una cadenza quasi semestrale dimostra che non riuscite o non siete in grado di trovare la quadra e la chiave giusta per intervenire, il che è grottesco per delle forze politiche che fanno della sicurezza il proprio vessillo, che sbandierano in qualsiasi competizione elettorale.
Voi avete un solo metodo: inseguire la cronaca, trasformare gli slogan in norme e sperare che nessuno vada a controllare i risultati. Ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti: nessuna riduzione dei reati, nessun investimento serio sulle Forze dell'ordine, nessuna politica sulle cause strutturali dell'insicurezza, ma solo panpenalismo e propaganda, solo spettacolo.
Ma vediamo altri punti del decreto. Questo decreto introduce una pena fino a 25 anni per la rapina aggravata commessa dal gruppo organizzato, ma solo per uffici postali, banche e bancomat. La violenza sessuale di gruppo, invece, arriva fino a 14 anni. Quindi, secondo il Governo Meloni, rapinare una banca è quasi il doppio più grave che violentare una donna in gruppo. Questa non è giustizia, è una vergogna giuridica e morale. Non lo dico solo io, lo dicono anche le camere penali, che hanno denunciato il grave squilibrio complessivo del codice penale
A me dispiace che non sia presente il Ministro Piantedosi in Aula, perché vorrei che avesse il coraggio di spiegare, non a me, ma agli italiani e soprattutto alle italiane e alle donne che vivono in Italia, perché una rapina in banca debba valere più del corpo di una donna violentata . Parliamo del fermo preventivo di 12 ore. Sembra una misura dura, in realtà è una misura controproducente, stupida direi, perché trattenere 100 persone richiede fino a 400 agenti.
Noi sappiamo che ne mancano 23.000 di persone fra Forze di Polizia e Carabinieri, mai assunte, e nessun euro stanziato. Certo, c'è l'operazione Strade sicure. Sono utili, ma se succede qualcosa, a intervenire devono essere sempre Polizia, Carabinieri e Guardia di finanza. E se non li assumiamo, non cambierà mai nulla in questa situazione. Quindi, che cosa succederà? Per poter far sì che si possa rispettare questa norma che voi avete introdotto, bisognerà togliere gli agenti dalle strade, che è esattamente il contrario di quello che si vuole fare, cioè tolti dal controllo di quelle manifestazioni che il Governo vorrebbe sorvegliare.
Un vero paradosso, è assurdo e stupido. C'è di più: la Corte costituzionale ha detto chiaramente che ogni restrizione della libertà personale richiede un giudice. Qui non c'è nulla, c'è solo Polizia e discrezionalità. La norma è incostituzionale, lo sapete e l'avete fatta comunque. Vogliamo parlare dell'annotazione preliminare, che voi chiamate, come Governo, scudo penale? Questa l'Unione delle camere penali l'ha dichiarata una truffa delle etichette. Permette di non iscrivere una persona nel registro degli indagati, se la causa di giustificazione è apparentemente evidente.
Chi lo decide? Il pubblico ministero senza un controllo, senza un diritto di difesa, senza un supporto. Questa norma nasce dal caso Rogoredo, quando subito dopo voi avete detto “noi stiamo con il poliziotto”, e poi la situazione e la dinamica erano ben diverse. Quindi, voi volete, come Governo, concedere agli agenti un privilegio che nessuno ha chiesto, perché quello che vi chiedono le Forze di Polizia è di avere un supporto per la copertura delle spese legali.
Non vi hanno chiesto degli schermi incostituzionali, ma voi non ascoltate nemmeno le Forze dell'ordine, preferite fare propaganda. Ricordo che, quando avete messo una norma sul supporto alle spese legali, bastava sì e no per un centinaio di persone in Italia; forse 500, una miseria. Vogliamo parlare dell'ampliamento del Daspo urbano? Si parla di comportamenti insistentemente molesti. Chi sono, secondo il Governo, quelli che fanno comportamenti insistentemente molesti?
I venditori di rose, i lavavetri, i mendicanti. Giustamente, loro sì vanno allontanati, però, se c'è un assessore che trucca un appalto, no, perché l'abuso d'ufficio ormai non è più reato, è stato abrogato. Questa è la cosa più grave, perché l'Unione europea ci ha detto che noi dovremmo reintrodurre l'abuso d'ufficio nel giro di 2 anni.
Noi del MoVimento 5 Stelle l'avevamo proposto al Senato, ma l'avete dichiarato inammissibile. Cioè, pazzesco, un decreto pieno di norme penali e voi avete respinto l'unico emendamento che avrebbe colpito i reati dei potenti. Perché voi siete forti con i deboli e deboli con i forti, con i colletti bianchi, con la malapolitica. Avete abrogato l'abuso d'ufficio. Avete detto all'inizio della legislatura, qua, che voi non volete disturbare chi vuole fare. Però non è questo il modo di fare. Il Ministro Nordio - lo so che questo è del Ministro Piantedosi - è, probabilmente, il peggior Ministro della Giustizia che io abbia mai visto. Ieri, al , ha dichiarato che, testuali parole: “La risposta sull'introduzione del reato di abuso d'ufficio è nettamente negativa”. Cioè, ha detto chissenefrega dell'Unione europea e si è dimenticato di dire che noi siamo fra i tre Paesi dell'Unione europea, sui 27, che non hanno più l'abuso d'ufficio.
Non ha avuto neanche la dignità di fare, almeno, la mossa di dimettersi, dopo che 15 milioni di italiani hanno detto “no” alla sua riforma, perché portava la sua firma, non quella del Parlamento, era il minimo dovuto. Ma la statura di questo Ministro - non quella fisica - si misura anche nel fatto che, commentando le dimissioni del suo capo di gabinetto, Bartolozzi, ha detto che dimostra un grande senso di responsabilità, riconoscendo implicitamente che lui…
PRESIDENTE. Concluda.
GIANMAURO DELL'OLIO(M5S). …non ce l'ha questo senso, lui che ha giurato sulla Costituzione. Concludo, Presidente. Un Ministro della Giustizia che ritiene modeste mazzette un non problema o una cosa accettabile farebbe ridere, se non fosse da piangere. Per fortuna che all'estero, dove per cose ben minori i politici si dimettono, non lo conoscono. La sicurezza che avete in testa è fatta di paura e propaganda; la nostra è fatta di scuole aperte, lavoro dignitoso e legalità per tutti. Voi voterete “sì”, noi “no”, e la storia, come sempre, giudicherà .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole De Maria. Ne ha facoltà.
ANDREA DE MARIA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Devo dire che in questi giorni di lavoro, di confronto, di dibattito sono usciti tanti interventi importanti, di tanti colleghi, sostanzialmente, di tanti colleghi delle opposizioni; anche gli interventi che mi hanno preceduto hanno svolto considerazioni importanti, che condivido. Hanno sottolineato le tante criticità, i rilievi di incostituzionalità, i danni che questo decreto farà al Paese e, quindi, non voglio riprendere tante cose che sono state dette. Vorrei provare a fare una riflessione proprio sul tema delle politiche della sicurezza e di quali interventi servirebbero al nostro Paese, anche al di là dei singoli interventi e delle singole politiche, ma su quale sia la filosofia che è importante mettere in campo nel Paese per promuovere politiche efficaci di sicurezza, di contrasto al degrado, di contrasto alla criminalità.
Prima di tutto, vorrei dire che io credo che la sicurezza sia davvero un diritto fondamentale dei cittadini, di tutti i cittadini, di tutte le donne e di tutti gli uomini del nostro Paese. Da uomo che viene dalla storia della sinistra, dalla tradizione della sinistra italiana, vorrei dire che la sicurezza, in particolare, è un diritto da garantire ai ceti sociali più deboli, perché sono quelli più in difficoltà, che si possono difendere meno da soli, che si trovano ad affrontare le criticità che il contesto sociale che viviamo porta, che sono più fragili. E, fra l'altro, se parliamo di soggetti fragili - io sto facendo un'esperienza molto interessante, con la Commissione periferie della Camera facciamo tante missioni, tante audizioni -, io voglio sottolineare quanto nelle condizioni, nelle situazioni di maggior criticità, sono i bambini, sono i minori, i bambini e le bambine a vivere le situazioni più difficili, più critiche.
E come si garantisce la sicurezza dei cittadini? Certamente, prima di tutto, con la repressione dei reati, con la presenza delle Forze dell'ordine, con l'efficacia dell'azione investigativa delle Forze dell'ordine. Fra l'altro, questa per me è anche l'occasione di ringraziare le donne e gli uomini che con impegno, con passione e con rigore, esponendosi a rischi, garantiscono la sicurezza di tutti noi, di tutti i cittadini italiani. Chi vi parla ha l'abitudine a confrontarsi con i sindacati delle Forze dell'ordine, in particolare nel territorio in cui sono stato eletto e, se ci si rapporta con le persone che concretamente garantiscono la nostra sicurezza, ci dicono quali sono i problemi che hanno, problemi a cui non mi pare risponda in nessun modo questo decreto Sicurezza: quindi, la garanzia del e anche le assunzioni di giovani agenti, perché certe attività si fanno meglio, anche quelle fisicamente più complicate, più pericolose se si è giovani; richiedono mezzi; richiedono, ad esempio, il pagamento regolare degli straordinari; e, per esempio, richiedono di affrontare - penso, ad esempio, ai grandi centri urbani del Nord - il tema degli alloggi, delle abitazioni, che riguarda anche gli operatori delle Forze dell'ordine.
E però, accanto alla repressione dei reati, se si parla con chi fa davvero le politiche della sicurezza, ci viene detto in modo molto chiaro che altrettanto importanti sono tutte le politiche di coesione sociale. Promuovere coesione sociale, promuovere le realtà associative che fanno solidarietà, promuovere l'unità delle comunità è un modo fondamentale per fare sicurezza. Ad esempio, le politiche di integrazione sono fondamentali per costruire la sicurezza. Perché è verissimo, nei processi migratori - è accaduto anche quando gli italiani andavano negli Stati Uniti, ad esempio - ci sono, inevitabilmente, anche contesti di sicurezza; ma più le persone si sentono parte di una comunità, più ci sono politiche di integrazione, più si combatte la clandestinità e l'esclusione, più si tolgono persone dal rischio della insicurezza, della delinquenza e anche di essere utilizzate dalle organizzazioni criminali italiane.
Così come fondamentale è mettere in campo azioni di qualità urbana: questo è un tema su cui, forse, dovremmo riflettere di più, perché le normative attuali sulla rigenerazione urbana sono normative contraddittorie fra i livelli regionali, i livelli nazionali e servirebbe un'azione - noi abbiamo presentato diverse proposte di legge - su questo, un'azione che qualifichi quelle normative. Insomma, per dirla con un esempio, una piazza è più sicura se c'è la macchina della Polizia o dei Carabinieri, ma anche se quella piazza è illuminata, è ben arredata, se ci sono le telecamere e se c'è un'azione di coesione sociale in quella realtà, se ci sono associazioni, se quella piazza è ravvivata dalla presenza dei cittadini. E poi è fondamentale la filiera istituzionale, e cioè che Stato, regioni, comuni lavorino insieme, ognuno per le proprie competenze. Sappiamo che in Italia la competenza dell'ordine pubblico è nazionale, ma, ad esempio, le azioni di qualità urbana, di coesione sociale, di prevenzione, di contrasto al degrado vedono fondamentale il ruolo delle regioni e degli enti locali. Per esempio, questo a me convince pochissimo del modello Caivano, cioè l'idea di risorse concentrate in alcuni territori, costruite sulla testa del sistema degli enti locali di quei territori; a me convince, per esempio, molto di più il meccanismo che facemmo con il bando periferie, che, invece, promuoveva la filiera istituzionale e le sinergie tra i diversi livelli istituzionali.
E poi il tema della scuola, della formazione. Guardate, anche in questa esperienza della Commissione periferie, io ho trovato, anche nelle situazioni più degradate, un livello di qualità nei nostri docenti, nella didattica straordinaria e anche situazioni di eccellenza, che secondo me non abbiamo presenti, realizzate, per esempio, grazie al PNRR, per esempio dal punto di vista dell'infrastrutturazione informatica. Investire sulla scuola e sulla formazione è un elemento fondamentale di integrazione e di contrasto alle situazioni di criminalità.
E, infine, in questo decreto abbiamo tutti discusso l'attacco alla libertà di manifestazione. Vedete, io sono sempre stato molto netto a condannare qualunque forma di deriva violenta nelle manifestazioni politiche. Penso che, di fronte a qualunque deriva violenta, bisogna essere assolutamente rigidi e unirsi, come forze politiche, nel condannare qualunque deriva violenta; ma non si possono sovrapporre le derive violente alla libertà di esprimere il dissenso. Perché, se si va sul secondo elemento, si violano diritti democratici fondamentali. E poi vorrei dire che, a volte, la destra italiana è un po' strabica perché vede l'estremismo dei centri sociali e, quando si tratta di CasaPound , espelle i parlamentari che hanno difeso la dignità del Parlamento e la Costituzione. Diciamo che bisognerebbe guardare almeno a tutti gli estremismi, diciamo così. Ecco, la destra ha fatto tutta un'altra operazione e non la fa solo in Italia: la scelta di utilizzare propagandisticamente le preoccupazioni dei cittadini per la sicurezza per prendere i voti. È lo stesso che accade in tanti altri Paesi - lo ha fatto anche Trump negli Stati Uniti -, solo che, facendo così, si rendono i cittadini più insicuri.
Per esempio, se si manda un messaggio di divisione, di distacco, di rifiuto a chi viene a vivere e a lavorare qui da altri Paesi e si boicottano le politiche di integrazione non si fa più sicurezza, ma si rischia di creare una frattura nelle nostre comunità, che può essere pericolosissima e ce lo insegnano altre realtà europee. La verità è che i risultati tanto sbandierati non sono arrivati. Io vi devo dire che, per esempio, abbiamo dovuto fare noi un'interpellanza per chiedere perché quello che aveva accoltellato il capotreno Ambrosio a Bologna, che doveva essere espulso, non fosse stato espulso. Non ci è stato risposto su questo.
Se si guarda poi ai risultati, il delle Forze dell'ordine non c'è stato, i reati sono aumentati e l'insicurezza dei cittadini è aumentata. E la risposta qual è? Fare un altro decreto, un altro dei tanti decreti sulla sicurezza, anche con un elemento di incostituzionalità su un tema delicatissimo, per potere continuare a fare propaganda, per potere continuare a usare la sicurezza come strumento di propaganda politica.
Che i risultati non arrivano - non stanno arrivando - è assolutamente evidente, perché l'approccio puramente securitario non è sufficiente ed è sbagliato per affrontare i problemi della sicurezza e perché la sicurezza non si fa con la propaganda, si fa con le azioni vere di contrasto alla criminalità e di promozione della coesione sociale. Io penso che la sicurezza sia un tema su cui bisognerebbe unire tutte le forze politiche. A me non fa piacere che su un tema così ci si divida. Però per noi il confine è molto semplice e non è se difendere o meno la sicurezza dei cittadini. Noi siamo i primi a volerla difendere, ma...
PRESIDENTE. Concluda.
ANDREA DE MARIA…. per noi la sicurezza dei cittadini si difende rispettando prima di tutto le regole della nostra Costituzione antifascista e nata dalla Resistenza. E quando si mette in discussione la Costituzione e i suoi valori, voi ci troverete sempre dall'altra parte .
PRESIDENTE. Come preannunciato, procediamo a questo punto a una breve sospensione della seduta per una pausa tecnica. La seduta è sospesa e riprenderà alle ore 21,45.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa notturna della seduta sono complessivamente 99, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Avverto che, con lettera in data 23 aprile 2026, il Presidente del Senato ha comunicato di aver chiamato a far parte della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su altri illeciti ambientali e agroalimentari il senatore Giorgio Maria Bergesio, in sostituzione della senatrice Mara Bizzotto, entrata a far parte del Governo.
PRESIDENTE. Avverto che, con lettera in data 23 aprile 2026, il Presidente del Senato ha comunicato di aver chiamato a far parte della Commissione parlamentare di inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori la senatrice Erika Stefani, in sostituzione della senatrice Mara Bizzotto, entrata a far parte del Governo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Marianna Ricciardi. Ne ha facoltà.
MARIANNA RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Questo decreto Sicurezza è in vigore da due mesi, precisamente dal 25 febbraio 2026, e non è il primo decreto Sicurezza che il Governo Meloni emana. Eppure, chi si muove con i mezzi pubblici sa che non è cambiato assolutamente nulla. Non c'è più sicurezza nelle stazioni ferroviarie, non c'è più sicurezza nella metropolitana e non c'è più sicurezza sui pullman, dopo questo decreto.
I borseggiatori continuano a delinquere nelle metropolitane come una vera e propria organizzazione quasi paramilitare, e le loro attività criminali sono molto più sicure da quando c'è il Governo Meloni, perché, grazie al Ministro Nordio, è stato introdotto l'interrogatorio preventivo. I borseggiatori vengono avvisati prima di un possibile arresto e, quindi, hanno tutto il tempo di organizzarsi, non presentarsi, andarsene fuori dall'Italia, fare dei nuovi documenti, tornare qui e rubare impunemente. E chi organizza questi gruppi criminali ha vita semplice, perché, grazie a questo Governo, sono state introdotte anche delle strette alle intercettazioni.
Questa volta io credevo che finalmente, dopo aver bocciato per ben due volte la nostra proposta di reintrodurre la procedibilità d'ufficio per il furto con destrezza, finalmente vi foste convinti a farlo. Credevo che finalmente avreste deciso di intervenire, però poi scopro che avete previsto la procedibilità d'ufficio soltanto quando il furto riguarda un importo di considerevole valore. Leggo testualmente, che deve determinare “un danno patrimoniale di rilevante gravità”. Ma dico io, scusate, se determina un danno di rilevante gravità, io già prima denunciavo. Non cambia assolutamente nulla. Denunciavo prima, denuncerò dopo, quindi con questo decreto non cambia assolutamente nulla .
E allora, se aveste ascoltato Carabinieri e poliziotti, vi avrebbero spiegato che è proprio quando vengono rubati pochi euro - 20, 50 euro - che serve la procedibilità d'ufficio, perché i cittadini tendono a non denunciare. A loro non conviene perdere tempo, perdere una giornata per denunciare il furto di soldi che non rivedranno più, ma è interesse della collettività, è interesse di tutti noi ed è dovere dello Stato arrestare chi passa il suo tempo a rubare.
E questa volta, però, mi avete dato la spiegazione del perché avete dato questo parere contrario: ripristinare la procedibilità d'ufficio per tutti i casi di furto con destrezza avrebbe impatti non sostenibili sul contenzioso. Cioè, voi lo scrivete nero su bianco. Firmate la resa dello Stato di fronte ai borseggiatori. Non vi importa assolutamente nulla, perché è evidente che voi i mezzi pubblici non li prendete, la metropolitana non la utilizzate. Vi muovete in taxi, in auto blu, vi muovete con auto con autista, avete parcheggi al centro storico, avete il permesso ZTL, quindi la metropolitana non la prendete, come invece fanno insegnanti, studenti e turisti. E quindi a voi non importa assolutamente nulla che i borseggiatori continueranno nelle loro attività criminali. Perché, facendo 50 euro per volta, i borseggiatori realizzano anche 4.000, 5.000 euro al mese in modo illecito. E continueranno a farlo, perché state anche legittimando questa loro azione, non introducendo la procedibilità d'ufficio per tutti i furti con destrezza.
Intervenire sulla procedibilità d'ufficio è un passo necessario, ma chiaramente - lo sappiamo - non è sufficiente perché servono tanti altri interventi. Noi li avevamo anche proposti. Sistematicamente avete bocciato tutte queste proposte.
Avevamo proposto di rafforzare i piani di controllo e di prevenzione, semplificare le procedure di denuncia e istituire un osservatorio nazionale, istituire un fondo per sostenere le assunzioni di Forze dell'ordine. Avevamo addirittura proposto anche di valorizzare il ruolo delle guardie particolari giurate che potrebbero dare un contributo essenziale e fondamentale a questo tipo di azione. Le guardie particolari giurate, se adeguatamente formate e adeguatamente retribuite - perché molto spesso i loro stipendi sono estremamente inadeguati anche perché siete contrari al salario minimo legale -, potrebbero dare un grande contributo nel combattere questa vera e propria piaga sociale, e noi chiediamo quindi di valorizzarle con stipendi adeguati, con una adeguata formazione, riconoscendo loro il ruolo di agenti ausiliari di pubblica sicurezza. Valorizzarli significa riconoscere dei ruoli certi e delle regole di ingaggio ragionevoli.
Ma chiaramente voi che scrivete le leggi senza consultare le parti in causa, senza consultare gli operatori del settore, non sapete assolutamente nulla delle proposte che fanno questi operatori per migliorare le proprie condizioni di lavoro .
Perché ci sia sicurezza serve aumentare anche l'organico delle Forze dell'ordine. Noi vi abbiamo proposto anche da dove prendere queste risorse e pure qui avete sempre bocciato queste nostre proposte e, per di più, rivendicate dei risultati che sono inesistenti, perché come manipolate voi i dati nessuno riesce a fare altrettanto.
Rivendicate di aver assunto, nel triennio, 35.206 agenti. Mi sono imbattuta in uno dei che avete fatto e dimenticate però di dire quanti, nel frattempo, sono andati in pensione. Ed infatti, se andiamo poi a vedere i dati ufficiali, quelli pubblicati sui siti istituzionali, quelli presenti negli allegati tecnici e non sui di Salvini o Meloni, scopriamo che gli agenti di Polizia nel 2023 erano 99.000, nel 2024 97.000, nel 2025 96.000, quindi 3.000 in meno. Se andiamo a vedere la Guardia di finanza, erano 59.500 nel 2022 quando siete arrivati e 58.600 nel 2024, quindi 1.000 in meno.
Le assunzioni che voi rivendicate, quindi, non solo non riescono a raggiungere le previsioni in pianta organica ma non coprono nemmeno i pensionamenti. Infatti, recentemente, in risposta a un'interrogazione in quest'Aula, il Sottosegretario Barbaro è venuto a dirci che, nel triennio 2023-2025, ci sono stati 35.492 pensionamenti. È curioso perché poi, nel, parlate di 35.200 agenti in tre anni. Quindi, sostanzialmente, non cambia assolutamente nulla: 35.000 se ne vanno e 35.000 entrano. Quindi, di cosa stiamo parlando?
Ma la cosa peggiore di questo provvedimento non è il fatto che i ladri continuino a rubare, perché è una cosa gravissima ma non è la cosa peggiore. La cosa peggiore sono i continui colpi che affondate allo Stato di diritto.
Noi pensavamo di averle viste tutte, ma qui si è superato ogni limite perché avete previsto una vera e propria follia: l'avvocato prende un compenso in più se il procedimento finisce come vuole il Governo. Cioè, vi piace così tanto il conflitto di interessi da renderlo strutturale. Perché prevedere che l'avvocato prenda più soldi se il migrante, che è il suo assistito, viene convinto a rimpatriare, è un qualcosa che ha un conflitto di interesse enorme. Significa che l'avvocato non è più garante del giusto processo. Significa che la difesa non è più libera ma è piegata da un conflitto d'interesse e il Governo si è introdotto per separare gli interessi dell'avvocato dagli interessi del suo assistito, e questo non è compatibile con la deontologia forense, non è compatibile con la Costituzione, non è compatibile con 200 anni di libero pensiero sullo Stato di diritto.
Noi vi abbiamo chiesto di cambiare la legge. Il Consiglio nazionale forense vi ha chiesto di cambiare la legge. L'Unione delle camere penali vi ha chiesto di cambiare la legge. Le mura di quest'Aula, dove hanno preso posto illustri giuristi come Piero Calamandrei, se potessero parlare vi implorerebbero di cambiare la legge perché mortifica il valore del giusto processo che è stato ottenuto grazie al sangue dei nostri nonni, e non è per 800 rimpatri l'anno su 400.000 arrivi ogni anno che noi possiamo sacrificare i nostri principi liberali.
E allora, arrivo a concludere, Presidente. Questo decreto Sicurezza non è il primo e, purtroppo, non sarà neanche l'ultimo perché non risolve assolutamente i problemi della sicurezza, ma sicuramente è un modo con cui state tentando di sondare quanto a fondo potete colpire lo Stato di diritto prima che si rompa definitivamente.
Il Presidente Meloni definisce di assoluto buonsenso una norma che riconosce un agli avvocati che vanno contro gli interessi del proprio assistito. Talmente di buonsenso che, non appena avremo votato questo provvedimento, ci sarà già un nuovo correttivo emanato dal Governo, e questo soltanto perché è intervenuto il Quirinale.
L'unica cosa di buon senso che dovreste fare è votare contro questo provvedimento o far scadere i termini e far sì che non diventi legge, ma noi già sappiamo come voterete.
Io già so che, purtroppo, voterete a favore, malgrado tutto questo retroscena, malgrado il fatto che è dovuto intervenire anche il Quirinale per chiedervi di fermarvi. Ma io credo che ci sia un limite a tutto, e allora, se neanche di fronte a una palese incostituzionalità vi viene un sussulto d'orgoglio e non votate contro questo provvedimento, io non so più a cos'altro dobbiamo arrivare. Se il lavoro del parlamentare si riduce a votare come dice il Governo, a premere dei pulsanti in modo acritico, senza neanche smuoversi e decidere di votare diversamente di fronte a una palese incostituzionalità, allora io vorrei sapere qual è esattamente il ruolo del Parlamento, che dovrebbe essere quello di fare le leggi.
L'articolo 70 della Costituzione affida il potere di fare le leggi alle Camere, non dice che i parlamentari devono votare in base a come chiede il Governo. E il fatto che voi stessi stiate sminuendo in questo modo il ruolo del Parlamento è estremamente pericoloso ed è il motivo per cui c'è uno squilibrio dei poteri tra Governo e Parlamento, e rende assolutamente superflua la vostra presenza. Allora, per tutti questi motivi, dichiaro il mio voto contrario a questo provvedimento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Di Biase. Ne ha facoltà.
MICHELA DI BIASE(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo in quest'Aula, in dichiarazione di voto, per esprimere la contrarietà, mia e del gruppo del Partito Democratico, a questo decreto Sicurezza, all'ennesimo decreto Sicurezza che ci troviamo a discutere in un'Aula tristemente deserta. Lo faccio per diverse ragioni. Vede, nella giornata di ieri il Ministro Piantedosi è venuto in quest'Aula e ha risposto in replica, ha provato a rispondere ad alcune delle osservazioni che noi abbiamo fatto, e mi ha colpito qual è stato l'approccio del Ministro.
Perché il Ministro si è presentato qui e, con molta sicurezza, ci ha detto “(…) garantire risposte concrete alle aspettative dei cittadini. E noi stiamo dando quelle risposte”. E continua “In Italia sono diminuiti i reati, in particolare quelli che generano maggiore allarme sociale”. Per bocca del Ministro ci si aspetterebbe che, in seguito ad osservazioni di questa natura, si dessero anche i dati, che citasse le fonti quantomeno da cui prende queste informazioni.
Perché vede, Presidente, sul sito del Ministero dell'Interno gli unici dati che poi sono riscontrabili sono quelli che, ahimè, ci dicono che c'è un aumento dei reati, e alcuni aumentano più di altri, specie quei reati che hanno, come dire, un diretto impatto sui cittadini. Mi riferisco, per esempio, alla rapina, mi riferisco ai furti, ma mi riferisco anche ad altri reati, come quelli che, per esempio, riguardano lo spaccio e, addirittura, le violenze sessuali, che hanno un più 7,5 per cento di aumento. Questo, insomma, dovrebbe farci riflettere.
Per non dire qual è la percezione degli italiani. Ce lo dice il Censis, ce lo dicono i sondaggi che si sono fatti anche in vista di questo decreto, e ci dice che i cittadini italiani, negli ultimi 3 anni, si sentono più insicuri. Allora io vorrei che il Governo riflettesse sulla bontà delle misure che ha messo in campo, perché, questo lo abbiamo detto, non è il primo decreto Sicurezza. È stato anche detto che, probabilmente, non sarà l'ultimo.
È un decreto disorganico, è un decreto che tiene dentro tante cose, che però, purtroppo, non risponde, anche qui, o lo fa in un modo che io trovo preoccupante, a quello che è il problema reale che c'è nella sicurezza nel nostro Paese. Hanno provato più volte, anche durante le audizioni, ci ha provato l'ANCI a dirlo, ci hanno provato i sindaci. I sindaci non sono solamente del PD, ricordiamolo a quest'Aula, i sindaci sono di tutti i partiti. Hanno provato a dire che avevano e hanno necessità di più strumenti per presidiare i territori.
Ecco, oggi le risorse stanziate sul Fondo non sono necessarie, e questo decreto non ne aggiunge di nuove. Non riesce ad assumere nuove Forze dell'ordine. In nessun modo colma quelle che sono le lacune di organico, non aiuta i comuni a fare presidio del territorio, a vigilare, a fare quello che io non sono riuscita a trovare scritto da nessuna parte, che è la parola “prevenzione”, perché, se veramente si vuole incidere sul tema della sicurezza, non bisognerebbe fare come fate voi, cioè ricorrere ogni volta ed esclusivamente al sistema penale, perché ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che non è aumentando le pene che si verifica poi una commissione di meno reati, non avviene questo e i dati ce lo dicono chiaramente.
Allora io penso e avrei voluto con voi non avere questa ristrettezza di tempi, avere un dibattito parlamentare più equo, e quindi poter discutere con voi di quali sarebbero state le misure necessarie. Cito alcune cose perché molte mancano, alcune le avete messe e sono gravissime. Mi riferisco alla vicenda legata ai giovani: avete, anche qui, legiferato sulla base di fatti di cronaca gravissimi che sono accaduti nel nostro Paese; abbiamo visto che c'è un aumento dei coltelli e delle lame anche tra i giovanissimi. Qual è la soluzione che voi ponete?
È quella di aumentare le pene, intrappolandoci in una discussione su quanto debba essere lunga la lama, creando problemi anche a quelle associazioni - ne cito una, gli - che probabilmente non potranno più avere il coltellino all'interno dei loro pantaloncini, perché rischiano addirittura il carcere. Ecco, voi avete fatto questo. E che cosa manca? Manca quello che invece negli altri Paesi - io cito il Regno Unito, che ha veramente un'emergenza legata ai coltelli e alle lame - è stato fatto: un aumento, sì, e un occhio maggiore a quelle che sono le pene, ma, contestualmente, tutto un sistema di rafforzamento delle politiche educative e di sostegno sociale ai ragazzi.
Vede io avrei voluto, Presidente, che voi, per un attimo, viveste e scriveste questo provvedimento con l'empatia che ha utilizzato la professoressa Chiara Mocchi, che, all'indomani del gravissimo fatto di accoltellamento all'interno della scuola che ha scosso l'opinione pubblica, ha utilizzato le seguenti parole (vorrei leggerle, perché ci terrei che rimanessero anche a verbale): “So che quanto accaduto ha sconvolto molti di voi. Ha generato paura, domande, forse persino scoramento. Per questo vi dico: non lasciamoci vincere dal buio.
Ai miei amati alunni, non fermatevi, non arrendetevi, studiate e preparatevi per il vostro futuro senza nessuna paura, ma solo e unicamente con coraggio. Questa ferita non deve diventare un muro, ma un ponte: verso una scuola più attenta, verso una comunità più unita, verso un modo nuovo di stare accanto ai ragazzi, soprattutto quelli che fanno più fatica, come magari quello che mi ha colpito, che forse nel profondo non saprà neanche perché. Come non lo sapranno i suoi genitori”.
Io avrei voluto vedere un briciolo di questa umanità e di questa empatia all'interno del decreto Sicurezza, che ha la presunzione di affrontare il tema dei giovani senza rendersi conto di qual è la complessità del fenomeno che abbiamo davanti, e che di certo non è risolvibile esclusivamente approcciandolo da un mero punto di vista penalistico. Ce ne sono altre di cose gravi e davvero devo andare velocemente.
C'è quella che riguarda la vostra ossessione, forse la regina delle ossessioni, che è quella che riguarda i migranti, perché voi fate due cose gravissime. Una all'articolo 29, dove cancellate il gratuito patrocinio, di fatto esponendo gli immigrati, che sono persone - perché ogni volta si dà questa narrazione - che scappano da guerre, da fame e da carestie . Non sono uomini e donne che vengono nel nostro Paese in villeggiatura, sono persone che vengono da un vissuto tremendo, che muoiono in mare per arrivare nel nostro Paese.
Cito anche qui il decreto Cutro, ma ne avete fatte talmente tante che davvero si perde il conto. Ecco, con l'articolo 29, di fatto, rendete plastico che per alcuni cittadini ci sono dei diritti e per altri no, quindi se sei povero non hai il diritto di essere difeso. E poi arriviamo al capolavoro, che tutti hanno ricordato e non posso esimermi dal farlo anch'io, che è l'articolo 30, nel quale addirittura date l'obolo della vergogna, perché questo è, all'avvocato che riesce a far rimpatriare il proprio assistito.
Ora non credo di doverlo ricordare né a questa Presidenza né ai colleghi della maggioranza… chiedo scusa, la maggioranza non c'è, dell'opposizione. Ecco, in questo modo ledete il diritto alla difesa ed è una cosa grave perché con questo decreto siete riusciti - anche non parlando di carcere, aumentate le pene, ma non una parola sul carcere, non una parola, mai, e quando la dite è una parola sbagliata - a calpestare almeno 5 o 6 articoli della Costituzione italiana. Su questo vorrei farvi riflettere, perché veramente non è stanca l'opposizione, Presidente, è stanco il Paese. È stanco il Paese di proclami, è stanco il Paese di questa continua campagna elettorale a cui ci state sottoponendo da quattro anni .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Sportiello. Ne ha facoltà.
GILDA SPORTIELLO(M5S). Allora, siamo arrivati ormai al secondo, terzo, quarto provvedimento sulla sicurezza. Avete cominciato coi poi la repressione delle manifestazioni, adesso ci ritroviamo con questo decreto che vi serve giusto per mettere una pezza dopo la sconfitta del referendum e dire “guardate, stiamo risolvendo qualcosa”. Nel frattempo, mentre parlavate di sicurezza, vi riempivate la bocca e, come al solito, ci propinavate la vostra propaganda - ormai veramente non so neanche se ci credete voi -, liberavate Almasri, un pericoloso criminale, accusato di crimini contro l'umanità gravissimi, che, nel frattempo, avete riaccompagnato nel suo Paese, dove sta accumulando sempre più potere; e sta investendo, da quello che sappiamo, leggendo i giornali, in un altro campo, in un campo meno fisico che non è la guerra per come la conosciamo, ma un campo che si sposta sulla rete e negli spazi digitali. Allora vedete, colleghe e colleghi, a me sembra tutto così strano; mi sembra veramente paradossale che noi siamo qui, in quest'Aula, a parlare di sicurezza, con un atteggiamento e un approccio che si potevano forse comprendere 40 anni fa e non leggiamo invece quello che sta succedendo nella società. Non lo leggiamo, credo, sia per indifferenza e ignoranza sia per una precisa volontà di non parlare di alcune cose, perché qui stiamo parlando di sicurezza e di coltellini, perché ovviamente dovevate dare una risposta ad alcune notizie terribili di cronaca che sono emerse, ma vi siete fermati a una lettura così superficiale che non è degna di persone che siedono qui dentro e rappresentano le istituzioni.
Qualche giorno fa è successo qualcosa che ho già denunciato in quest'Aula e che è assurdo non trovi voce, spazio e non se ne parli, soprattutto se parliamo di sicurezza. Qualche giorno fa Alex Karp dagli account di Palantir ha pubblicato un manifesto di 22 punti che rappresentano un manifesto politico. Palantir, per chi non lo sapesse, è un'azienda tecnologica - almeno apparentemente - che si occupa di dati, di incrociare i dati che vengono raccolti quotidianamente, massivamente, massicciamente, in maniera invadente nelle vite di chiunque di noi e li incrocia. Palantir ha messo la firma su molti progetti, su molti fatti che conosciamo e che hanno segnato i nostri tempi. Penso, per esempio, a quello a cui abbiamo assistito negli Stati Uniti d'America con l'ICE; penso al genocidio a Gaza; penso al Pentagono; penso ai tanti contratti che quest'azienda tecnologica ha stipulato con vari Governi, non ultimo il nostro. E su questo, anche su questo, si tace: è un silenzio che non possiamo tollerare. C'è un silenzio che non può essere tollerato e che ha bisogno di risposte e di spiegazioni. Noi vorremmo sapere: quali sono i contratti che Palantir ha con il Governo italiano? Quali sono gli ambiti d'azione che Palantir ha col nostro Governo? E ve lo chiedo perché questa azienda tecnologica non è solo e soltanto un'azienda tecnologica. Questa azienda entra nei Governi e fa politica.
E allora perché dovrebbe riguardarci questo manifesto di 22 punti, questo manifesto politico che è stato pubblicato? Ci tornerò, ma ci riguarda innanzitutto perché dobbiamo sapere che Peter Thiel e Alex Karp, che Palantir è nel Governo americano; che è stato uno dei maggiori finanziatori di J. D. Vance, il vicepresidente degli Stati Uniti d'America, guidandolo nell'ascesa, fino al ruolo che ricopre. E perché leggendo questo manifesto politico è agghiacciante leggere quello che accade nei nostri tempi e leggere la traiettoria che si vorrebbe dare alla politica internazionale.
È agghiacciante perché Peter Thiel parla della democrazia come un limite al progresso, come qualcosa di incompatibile con il progresso. Possiamo noi, rappresentanti di uno dei più alti luoghi rappresentativi della democrazia, non porci il problema di quello che sta avvenendo e del potere che si sta manifestando? Possiamo noi non porci il problema di un manifesto politico che parla di riarmo, di leva obbligatoria, che vuole picconare, vuole escludere l'inclusione ritenendola fallimentare?
Allora questo manifesto ce l'ho qui, colleghi e colleghe, e vi chiedo se non sia il caso che noi parlassimo e ci interrogassimo su quali sono gli ambiti di azione, all'interno della nostra democrazia, di un'azienda tecnologica, di questa azienda tecnologica, che fa politica nel nostro Paese, perché è una questione di sicurezza.
E allora, se questa azienda tecnologica, politica, che ha una missione ben precisa, parla di un' ingegneristica che ha l'obbligo di partecipare alla difesa, riferendosi alla Silicon Valley, parla di un servizio nazionale che dovrebbe essere un dovere universale, dovremmo, secondo loro, come società, considerare seriamente l'abbandono di un esercito interamente volontario e combattere la prossima guerra solo se tutti ne condividono il rischio e il costo. Continuano dicendo che l'era atomica sta finendo: un'epoca della deterrenza, quella atomica, che si sta concludendo e sta per iniziare una nuova era della deterrenza costruita sull'intelligenza artificiale. Parlano della neutralizzazione -bellica di Germania e Giappone come qualcosa che deve essere superato, una corsa al riarmo in un'ottica di una guerra che sembra un destino ineluttabile. Parlano di culture e di sottoculture - sottoculture - tra cui deve essere stabilita una gerarchia perché non tutte le culture possono essere considerate allo stesso modo. Dicono questo e tanto altro; tracciano un chiaro manifesto che ci riguarda direttamente e non solo perché il Governo italiano - e vorremmo sapere quali - ha contratti con Palantir; non solo perché Palantir è coinvolta nelle operazioni del genocidio a Gaza; non solo per quello a cui abbiamo assistito negli Stati Uniti ma perché, se questa azienda è e ha potere nel Governo degli Stati Uniti d'America, allora questo ci riguarda.
Infatti, davanti a un Governo come il nostro, la cui Presidente del Consiglio sedeva durante l'insediamento del Presidente Trump insieme ai colossi della Silicon Valley e davanti a quel Governo lei e i membri di questa maggioranza hanno deciso di calare il capo e di prendere solo ordini, allora abbiamo un problema di sicurezza per il nostro Paese e vogliamo parlarne, vogliamo sapere qual è.
Vogliamo che sia il Parlamento sovrano e non delle aziende private che vogliono entrare con potere - un potere che, a loro dire, è incompatibile con lo Stato democratico e con le democrazie rappresentative - nel nostro Paese.
Allora, vedete, ci riguarda davvero tutti perché non si tratta di aziende tecnologiche ma di un'agenda politica ben precisa. È tutto molto intrecciato, perché anche quando vi sento parlare di devianza giovanile, dei giovani, dei giovani… dovremmo anche smetterla di parlare noi per i giovani e dare parola ai giovani che sanno parlare da soli per loro, decidere, perché non è il futuro che è loro, è il presente . E se ne parla qui, veramente, con gli occhi di chi non riesce a leggere quello che accade, di chi non vede che c'è un collasso delle relazioni sociali. E che non si chiede: ma cosa faranno questi ragazzi quando si chiuderà la scuola fino a quando riprenderà?
PRESIDENTE. Concluda.
GILDA SPORTIELLO(M5S). Dove li lasciamo? In quale solitudine? Cosa fanno? Chi incontrano? Quali sono le culture e le comunità che si sviluppano, anche ? Noi ci preoccupiamo qui delle armi che vengono usate, ma chiedetevi qual è la matrice, chiedetevi da dove viene l'ideologia che porta i ragazzi alla radicalizzazione nell'estrema destra sugli spazi digitali; chiedetevi perché, dietro alcune potenziali stragi, tentate stragi, dopo l'accoltellamento della professoressa, sono stati pubblicati dei manifesti, che noi dobbiamo leggere, capire e sapere da quali culture nascono.
E allora, finché non ci occuperemo di tutto questo, queste discussioni saranno totalmente inutili perché la pena, dopo che le cose sono successe, non serve a niente. Noi dobbiamo fare in modo che questo non accada mai più e dobbiamo leggere i processi del nostro tempo per dare delle risposte serie e concrete
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Guerra. Ne ha facoltà.
MARIA CECILIA GUERRA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Prima di tutto vorrei aggiungere le mie alle osservazioni dei miei colleghi sul modo in cui ormai è interpretato il passaggio parlamentare: un penoso adempimento che prima finisce e meglio è.
Lo dimostra la solerzia con cui si è organizzato questo dibattito, cercando modalità che permettano alla maggioranza di stare il più possibile fuori dall'Aula e di rientrarvi solo per l'adempimento meramente formale di un voto deciso altrove. Deciso, in primo luogo, dal Governo che ci inonda con un insieme ampiamente abusivo di decreti-legge, provvedimenti di necessità e urgenza senza necessità né urgenza. Fino ad arrivare, come è avvenuto nelle settimane scorse, alla compresenza, nei due rami del Parlamento, di ben sei decreti da convertire.
Propongo quindi, come misura di sicurezza, un semaforo per guidare il traffico dei decreti fra le due Camere, onde evitare incidenti e collisioni tra il decreto che viene e il decreto che va. Sarebbe sicuramente uno strumento più efficace rispetto a un Ministro per i Rapporti con il Parlamento che non vediamo tanto spesso da queste parti e che, francamente, non sembra fare molto per coadiuvare il buon funzionamento del processo legislativo come sarebbe anche nelle sue - oltre che nelle vostre, Presidente - responsabilità.
Vengo ora a qualche considerazione di merito. Questo ennesimo decreto Sicurezza ha i medesimi tratti dei precedenti: anche questo è l'archetipo di una giustizia emotiva ispirata da episodi criminali gravi in grado di colpire l'attenzione pubblica. Il potere Esecutivo si butta a pesce su questi episodi, alla ricerca di un facile consenso, presentando il proprio come un intervento tempestivo ed efficace, ma le soluzioni prospettate sono poco meditate, fino ad arrivare, come nel caso in questione, ad essere addirittura in contrasto con la Costituzione. Non è ancora chiaro se per leggerezza, per ignoranza o - e sarebbe ancora peggio - per scelta.
Soluzioni poco meditate, dicevo, e quindi destinate a svelare ben presto la propria inadeguatezza, ma che nel frattempo contribuiscono a rendere il sistema di giustizia penale sempre meno coerente e, quindi, inevitabilmente sempre più ingiusto, come dimostra potentemente la casualità, l'irrazionalità degli anni di pena seminati à gogo, senza nessuna coerenza con una qualche comprensibile scala di gravità dei reati.
Ritroviamo in questo decreto, come già nei precedenti provvedimenti Sicurezza, gli elementi tipici del cosiddetto diritto penale del nemico o diritto penale d'autore, ossia un diritto che non punisce la persona per ciò che fa ma per ciò che è, che punisce non il reato ma il reo, che vuole punire non un colpevole ma un nemico; un nemico che appartiene a un gruppo identitario preciso: lo straniero, il contestatore, la persona marginalizzata.
Vorrei poi sottolineare che questo decreto, che non aumenta affatto la sicurezza dei cittadini, aumenta invece la discrezionalità del potere, trasforma il sospetto in fermo, come già i precedenti hanno trasformato la non violenza in reato. Mi riferisco, in particolare, alle nuove facoltà di limitazione della libertà personale riconosciute alla Polizia, a cui ci si riferisce come fermo preventivo. Vorrei dire, prima di tutto, che anche queste norme sono a forte rischio di incostituzionalità, in quanto non sembrano affatto compatibili con l'articolo 13 della nostra Costituzione, secondo cui la libertà personale è inviolabile, se non per atto motivato dell'autorità giudiziaria.
La norma che si va ad approvare permette agli agenti di Polizia di trattenere presso i propri uffici, fino a 12 ore, soggetti che sono considerati pericolosi. La realizzazione dello scopo dichiarato, ossia prevenire episodi di violenza, è affidata ad una decisione che ha margini eccessivi di discrezionalità, arrivando a compromettere non solo la libertà del singolo individuo, come ricorda il Consiglio superiore della magistratura, ma anche il diritto di riunione, il diritto di manifestare pubblicamente il proprio pensiero.
Manca l'obbligo di motivare la scelta del fermo e di tipizzare quali siano i rischi che si intendono prevenire; si agisce sulla base di un sospetto: la discrezionalità regna quindi sovrana.
Vi è poi la delicata questione che le precedenti segnalazioni di polizia sono considerate come indice di pericolosità e anche questo elemento si pone sulla scia dell'approccio della colpa di autore, a cui ho fatto riferimento precedentemente.
Nel caso del fermo preventivo il nemico sono i manifestanti, gli odiosi contestatori, e gli è andata bene che sono tramontate sul nascere ipotesi ancora più coercitive e lesive dei loro diritti costituzionali, che pure erano state ipotizzate, come l'idea del Ministro Salvini di imporre una cauzione preventiva a carico di chi organizza una manifestazione, da utilizzare per coprire eventuali danni che i manifestanti dovessero poi causare a beni pubblici o privati nel corso della manifestazione stessa. Anche in questo caso, ci sarebbe stata una violazione della Costituzione, perché non è lecito imputare a una persona la responsabilità per fatti eventualmente compiuti da altri e perché la libertà di riunione sarebbe stata trasformata in un diritto a pagamento.
Ma se è vero che i contestatori sono un bel nemico, gli stranieri e i migranti lo sono ancora di più. Ed ecco che il decreto si cimenta in prime prove di remigrazione: una parola che, per un Paese che ha conosciuto che cosa siano le deportazioni, signor Presidente, dovrebbe generare allarmi molto seri per le coscienze e che, invece, viene trattata con estrema leggerezza, tanto da passare dalle bocche dei “vannacciani” al voto leggiadro di tutte - e dico e sottolineo: tutte - le forze di maggioranza. E così ci si inventa un compenso per l'assistenza legale che un avvocato dà a un immigrato che vuole avere informazioni e aiuto per l'eventuale rimpatrio assistito, ma solo se riesce a convincerlo ad andarsene.
Lo commento con le parole degli avvocati: “L'avvocatura ha l'obbligo di garantire una difesa effettiva alle persone, totalmente libera da interessi che possono condizionare le scelte e le prerogative del professionista. In nessun caso l'avvocato si può discostare da questo dovere, e in nessun caso l'avvocato può dimenticare l'interesse degli assistiti favorendo gli obiettivi della politica”, ovvero - direi io - gli obiettivi del Governo e della maggioranza.
Al tempo stesso, viene abolita la possibilità per i migranti di accedere al patrocinio a spese dello Stato, con un'aperta violazione del diritto alla difesa delle persone più fragili. A questo proposito, vorrei ricordare la dichiarazione del presidente dei senatori di Fratelli d'Italia al Senato, Lucio Malan, che dice: “Oggi l'avvocato viene pagato dallo Stato soltanto se va a giudizio. E per andare al giudizio deve fare ricorso contro l'espulsione. Se invece, con il suo lavoro, si decide per un rimpatrio volontario assistito, non gli viene corrisposto alcunché. Grazie alla norma che abbiamo approvato, adesso sarà pagato anche in quest'ultimo caso”. No, caro Malan, non sarà pagato anche in questo ultimo caso, ma solo in quest'ultimo caso e solo, come tu stesso riconosci, se la sua azione ha un esito preordinato.
E poi, caro Malan, bella figura hai fatto: hai difeso con le tue parole una norma sulla cui incostituzionalità c'è poi stata piena convergenza di opinioni. Eppure siamo qui a vederla votare. Provvisoriamente? Stiamo a vedere.
Da questa maggioranza e da questo Governo siamo abituati a vedere rimedi che sono peggio del guaio originario: la banda della toppa che è peggio del buco. E le argomentazioni sbagliate di Malan sono state riprese, pari pari, anche dalla Presidente Meloni: quindi non sto tranquilla. Il rischio è una riscrittura che tolga di mezzo il tema degli avvocati, ma apra il garantire compensi a chiunque, munito di semplice mandato, accompagni uno straniero verso il rimpatrio, con il rischio di aprire una specie di ICE privata, formata da operatori senza scrupoli, che faranno profitti vendendo non assistenza, ma persuasione a soggetti che non hanno strumenti linguistici, giuridici, economici, per capire, per scegliere, per difendersi.
Un ultimo punto del mio intervento vorrei dedicarlo ai giovani. I giovani hanno un ruolo di rilievo in questo decreto: sono percepiti come potenziali delinquenti che mettono a rischio la loro e la nostra sicurezza. Non sarebbe allora importante rovesciare la prospettiva e abbandonare la narrazione della sicurezza intesa solo come ordine pubblico, per capire che la vera insicurezza è quella di un giovane su due che non sa se lavorerà il mese prossimo? Un dato che ci viene ricordato anche oggi dall'OCSE nella sua relativa all'Italia: la realtà dei bassi salari reali che, a fine 2025, erano in Italia ancora al di sotto dei livelli del 2019, secondo l'OCSE è particolarmente vera per i salari dei giovani, intrappolati in un mercato del lavoro che offre loro instabilità contrattuale e limitate prospettive di progressione di carriera.
Oltre il 39 per cento dei lavoratori nella fascia di età 15-29 ha un contratto di lavoro temporaneo, a fronte del 33 per cento nell'UE: una percentuale quasi tre volte superiore a quella dei lavoratori più anziani. E questa percentuale supera il 50 per cento, arrivando al 53, nella fascia 15-24. Rispetto a quei Paesi dell'Unione europea che hanno, come il nostro, alte quote di contratti a termine, in Italia è meno frequente la transizione verso forme di occupazione più stabili. Di conseguenza, come già certificato anche dall'Istat e dal CNEL, sono molti, troppi i giovani lavoratori che restano bloccati in una precarietà a lungo termine e incontrano molta più difficoltà ad acquisire competenze…
PRESIDENTE. Concluda.
MARIA CECILIA GUERRA(PD-IDP). …non da ultimo perché, sia a causa della precarietà del rapporto di lavoro sia ovviamente dei bassi salari con cui ne possono acquistare le prestazioni, i datori di lavoro hanno scarsi incentivi ad investire nella loro formazione. Da qui, insicurezza sul proprio futuro, disincentivi a fare figli e tanta, troppa voglia di emigrare.
In conclusione, dichiaro il mio e il nostro - del gruppo del Partito Democratico - voto contrario a questo provvedimento, perché difendere la Costituzione oggi significa votare contro questa deriva
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Carmina. Ne ha facoltà.
IDA CARMINA(M5S). Grazie, Presidente. Colleghe, colleghi, oggi non siamo qui a discutere soltanto un decreto: siamo qui a discutere cosa significhi davvero sicurezza in questo Paese per il Governo Meloni, che pare su questo tema abbia smarrito i fondamentali, perché la sicurezza è la condizione, sia oggettiva sia percepita, di essere al riparo da pericoli, da rischi. E il rischio è la possibilità che un pericolo si tramuti in danno. Quindi la sicurezza è prevenzione, consta di azioni volte ad evitare l'insorgere di rischi e protezione, misure per ridurre o mitigare le conseguenze di un rischio non totalmente evitabile. Perché, vedete, dopo quattro anni, la verità è semplice: se siamo ancora qui a parlare di emergenza sicurezza, significa che avete fallito. Avete fallito nel metodo e nel merito; avete fallito perché avete scelto la propaganda al posto delle soluzioni, gli slogan al posto degli investimenti, la paura e la repressione al posto della prevenzione. E questo decreto ne è l'ennesima dimostrazione.
Un provvedimento ancora una volta pasticciato, scritto inseguendo la cronaca, costruito per titoli di giornale, su titoli di giornale, pieno di norme improvvisate. Penso ai 25 anni per rapina aggravata organizzata da gruppo, quando noi abbiamo 21 anni per omicidio e 14 anni per la violenza sessuale di gruppo - quindi norme anche sbagliate, persino incostituzionali. Un decreto che nasce già vecchio, da correggere, da riscrivere, che rende inutile e mortifica il lavoro del Parlamento.
E nel frattempo cosa manca davvero? Mancano uomini e donne nelle Forze dell'ordine. Mancano risorse ai comuni, presidi nei territori, specie dove la pressione sociale è più alta. I sindaci sono lasciati soli. Le Polizie locali sono sotto organico, i Corpi di polizia municipale, in alcune realtà, quasi azzerati. E, mentre nei quartieri cresce la domanda di sicurezza, lo Stato arretra.
Voi invece trovate 680 milioni di euro per strutture in Albania, per portare fuori dai confini nazionali risorse che potrebbero cambiare il volto della sicurezza nelle nostre città - assunzioni, illuminazioni, presidi, servizi - e che, invece, bruciate in operazione inefficaci, costose - uno sperpero - e profondamente ingiuste. Questa non è incapacità, è una scelta politica, una scelta che colpisce i diritti, che restringe le libertà, che criminalizza il disagio invece di affrontarlo. Perché il cuore di questo decreto è uno solo: colpire il dissenso, ampliare la discrezionalità della Polizia, usare il diritto penale come scorciatoia cioè usare la sicurezza per aprire le porte ad uno Stato di polizia: panpenalismo, repressione, annuncio.
Ma la sicurezza non si costruisce così. La sicurezza vera non nasce da un nuovo reato scritto male, non nasce da un fermo preventivo discutibile, in violazione dell'articolo 13 della Costituzione, non nasce da un Daspo più largo, non nasce dalla violazione del diritto di difesa, svilendo, peraltro, la funzione degli avvocati, attribuendo un ai rimpatri di 615 euro, in violazione, peraltro, del codice deontologico e costituendo persino il reato di infedele patrocinio, ai sensi dell'articolo 380 del codice penale.
La sicurezza nasce quando si interviene prima, prima che il disagio diventi rabbia, prima che la marginalità diventi violenza, prima che un ragazzo perda completamente il controllo della propria vita. E in merito voglio parlarvi di una vicenda che dovrebbe interrogarci tutti, al di là delle appartenenze politiche. È la vicenda di Gabriele Vaccaro, un ragazzo di 25 anni di Favara, un giovane che aveva fatto una scelta semplice e coraggiosa: andare al Nord per lavorare, costruirsi un lavoro e andare avanti. Una sera come tante, con gli amici, la notte tra sabato e domenica, a Pavia, in pochi istanti tutto finisce: ucciso da un sedicenne, da un adolescente per una lite banale, un motivo assurdo ossia un trancio di pizza negato. E, allora, io vi chiedo: qual era la sicurezza che dovevamo garantire a Gabriele? La sicurezza di poter uscire la sera, festeggiare e tornare a casa sano; di lavorare, di vivere, di progettare il proprio futuro, la sicurezza più semplice e fondamentale: quella di restare vivo. E invece non ci siamo riusciti, non siamo riusciti a impedire che un ragazzo di 16 anni arrivasse a quel punto. Non siamo riusciti a intercettare quel disagio, quella rabbia, quella frustrazione che hanno armato la sua mano. E sia chiaro: chi ha sbagliato pagherà, la giustizia farà il suo corso, ma la repressione non restituirà la vita a Gabriele.
E la domanda, allora, torna più forte: cosa stiamo facendo, cosa fa il Governo Meloni per impedire che tutto questo accada di nuovo? Perché questa è veramente la sicurezza. Perché finché continuerete a rispondere con la sola repressione o con misure non costruirete mai sicurezza, costruirete solo l'illusione della sicurezza. Costruirete propaganda sulla sicurezza, una sicurezza fatta di paura, fatta di nemici, usata per creare consenso. Ma la sicurezza vera è un'altra cosa: è coesione sociale, educazione, è presenza dello Stato nei territori, è investimento sui giovani e prevenzione, è dare una possibilità prima che sia troppo tardi. Voi, invece, fate l'opposto: tagliate dove serve investire, inasprite dove serve comprendere, reprimete dove serve prevenire.
Per voi, in realtà, la sicurezza è l'occasione per mettere le mani sui diritti fondamentali dei cittadini garantiti dalla Costituzione italiana, per mettere le mani sulla libertà personale, sulla libertà di manifestare, sul diritto di difesa. Non è così che si onora la Costituzione. E fra due giorni sarà il 25 aprile, la Festa della Liberazione, la giornata in cui questo Paese ha scelto la libertà contro la paura, la democrazia contro l'autoritarismo, i diritti contro l'arbitrio. E allora oggi, qui dentro, quella scelta noi la rinnoviamo e diciamo “no” a questo decreto, “no” a una sicurezza di facciata e “no” a una politica che alimenta la paura, invece di risolvere i problemi.
Diciamo “sì” a una sicurezza vera, perché questo noi vogliamo: quella che protegge le persone, quella che investe nei territori, quella che prova a salvare le vite prima ancora di punire le colpe. Per Gabriele, per tutti i cittadini che chiedono solo di vivere liberi e sicuri. Viva la libertà, viva la Repubblica, viva l'Italia !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Evi. Ne ha facoltà.
ELEONORA EVI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Nonostante quest'Aula così vuota, lo voglio dire in modo forte e chiaro: vi abbiamo smascherato. Al Governo Meloni della sicurezza non importa nulla. Grazie a ciascuno degli interventi delle colleghe e dei colleghi del Partito Democratico e delle opposizioni, pezzo dopo pezzo abbiamo distrutto questa maschera che voi state portando e abbiamo smontato la vostra propaganda.
Al Governo Meloni parlare di sicurezza serve, appunto, solo esclusivamente per alimentare la sua becera propaganda. Che abbiate fallito lo dicono i dati, i dati ufficiali, i numeri dei reati che sono in aumento, i numeri degli arresti che, invece, diminuiscono, il numero delle Forze dell'ordine che è sotto organico di oltre 2.000 unità. E quindi, che abbiate fallito, lo dice il fatto che siamo arrivati all'ennesimo decreto Sicurezza, dopo tutti gli altri decreti Sicurezza, e non avete risolto un bel niente: quindi un disastro conclamato.
Ma a voi tutto questo non interessa nemmeno. Se vi interessasse davvero difendere un bene prezioso come la sicurezza, parlereste una volta tanto di prevenzione; vi sareste un minimo impegnati per lavorare sulle radici dei problemi, sulle cause strutturali del disagio e della marginalità: la povertà, il degrado urbano, la mancanza di prospettive. Il Governo non li affronta, perché affrontarli richiederebbe investimenti, politiche di lungo periodo e coraggio politico. È molto più semplice e mediaticamente redditizio, per voi, costruire la narrativa del nemico, cavalcare la paura. E allora ecco le vostre crociate contro i migranti, contro gli attivisti per il clima, contro chi manifesta, chi sciopera, contro i giovani, contro i giudici. Ma io ci metto dentro pure le vostre crociate contro i lupi, contro gli orsi e la fauna selvatica e perché no, aggiungo, contro i formaggi vegetali, il latte vegetale, i vegetali, contro la carne coltivata e così via.
Nuovi reati, nuovi divieti, aumenti di pena, Daspo, fermi preventivi, criminalizzazione del dissenso, fino a pagare gli avvocati per convincere i loro assistiti a fare qualcosa che non vogliono, calpestando in modo conclamato e violento la nostra Costituzione e facendo votare a questo Parlamento una norma che è palesemente incostituzionale. In estrema sintesi, per la vostra smania di mostrare il pugno duro contro tutti i vostri nemici creati ad arte, la vostra politica fatta di repressione e di punizione non serve a nulla, non funziona. Non funziona a garantire la sicurezza, perché la sicurezza non si costruisce con il manganello, né quello delle Forze dell'ordine e nemmeno quello legislativo.
E allora parliamo di sicurezza, molto è stato detto dai colleghi. La sicurezza si costruisce dando prospettive di vita, salari dignitosi, sostegno alle famiglie, alle donne e alle madri su cui grava ancora il carico di cura. La sicurezza passa dalla riqualificazione e dalla rigenerazione urbana, da periferie vive e curate in cui i servizi sono assicurati e sono di qualità; dove ci sono mezzi pubblici, presidi sociali, associazioni e istituzioni che creano quel senso di comunità aperta e accogliente. La sicurezza passa anche, ad esempio, dall'educazione sessuo-affettiva nelle scuole, per crescere adulti di domani capaci di parlare il linguaggio del rispetto e non quello della prevaricazione e del controllo.
E invece voi avete fatto e continuate a fare l'opposto: continuate ad accanirvi contro i vostri nemici, i vostri capri espiatori. Tra questi, io voglio parlare, in particolare, di un certo gruppo di attivisti, quelli che protestano e manifestano contro la costruzione di nuovi allevamenti intensivi. Questo sì, a mio avviso, è uno dei temi che ha molto a che fare con la sicurezza, la sicurezza di ciò che finisce sulle tavole degli italiani, la sicurezza dell'aria che respiriamo, la sicurezza dell'acqua che beviamo. Perché sì, colleghi, tutto questo è compromesso, in particolare in quelle zone piagate dalla presenza di queste fabbriche di sofferenza e inquinamento.
Lo dice un recente studio dell'Università di Yale, secondo il quale chi vive vicino agli allevamenti intensivi ha un rischio maggiore di cancro, con tassi fino all'8 per cento in più rispetto alle aree con minore presenza di allevamenti. È uno studio che si basa su dati raccolti, in 20 anni, negli Stati Uniti e il motivo è facilmente intuibile: gli allevamenti intensivi emettono nell'aria ammoniaca che si trasforma in particolato fine e inquinano le acque, con i reflui animali che contengono i nitrati. E tutto questo, ovviamente, ha un impatto sulla salute delle persone. E chi protesta contro queste fabbriche di carne, oggi, subisce una vera e propria persecuzione, una criminalizzazione inaccettabile.
Penso a Silvia, raggiunta da un foglio di via di tre anni, per aver fatto una foto, da una pubblica via, al cancello di un allevamento intensivo di galline a Olgiate Olona, dove era esposto, pensate, il cartello sullo scoppio dell'influenza aviaria. Quindi lei ha fatto semplicemente una foto e l'ha pubblicata sui e, per questo motivo, è stata raggiunta da un foglio di via di tre anni. Oppure penso alle 20 attiviste trattenute, per nove ore, sotto il sole: gli ombrelloni sono stati sequestrati e sono state lasciate senza cibo e, soprattutto, senza acqua, durante una giornata caldissima, durante un presidio contro un maxi-allevamento in costruzione ad Arborio, nel Vercellese, con 275.000 galline ovaiole. E penso a tutte le persone che hanno partecipato a questo presidio: anche qui, foglio di via immediato da Vercelli della durata di 3 anni.
Un caso incredibile di trattamento degradante e disumano su cui ho anche depositato un'interrogazione, rimasta senza risposta, per chiedere: è tutto normale? È questo il trattamento che devono aspettarsi le persone che liberamente, pacificamente, democraticamente, manifestano il dissenso anche rispetto ad attività economiche, come un maxi-allevamento intensivo, per cui ci sono miliardi di ragioni, puntualmente inascoltate, per evitare di farle. Chi osa criticare il modello industriale dominante, quello energetico fossile e, quindi, anche quello legato ad una agricoltura industriale e intensiva, viene criminalizzato e punito. Si dipingono i manifestanti come estremisti, violenti, arrivando a descriverli come pericolosissimi ecoterroristi. Cosa che è ben lontana dalla realtà.
Ecco, questi sono solo due esempi di innumerevoli altri episodi di questo tipo. E che cosa dobbiamo aspettarci ora, con questo nuovo decreto Sicurezza? Che cosa ci dobbiamo aspettare con il fermo preventivo da voi immaginato, ad esempio con riferimento al fatto di punire preventivamente qualcuno che ancora non ha fatto nulla, sulla base di valutazioni discrezionali? Non sappiamo su quali fatti, su quali basi verranno prese queste decisioni, quindi ci dobbiamo aspettare un Ministro Piantedosi, travestito da nuovo Tom Cruise in , che fermerà sul nascere le manifestazioni pacifiche di dissenso e di protesta? Sarebbe assurdo, oltreché inquietante, oltreché palesemente incostituzionale, restringere, in modo così brutale, la libertà di pensiero e di manifestazione. Io credo sia scandaloso.
Io voglio smantellare un altro pezzo della vostra narrazione ipocrita e strumentale sulla sicurezza. Voi siete il Governo che sta liberalizzando la caccia selvaggia. Il Governo che vuole più armi in circolazione, che vuole meno aree protette e vuole regalare la natura, la fauna selvatica, patrimonio indisponibile dello Stato, a ricchi e cacciatori nelle loro riserve di caccia private. La sicurezza, anche in questo caso, non è contemplata, perché qual è la sicurezza nelle aree interne del nostro Paese? Qual è la sicurezza delle persone che vivono la natura, di chi cammina nei boschi, di chi fa sport, per tutte quelle attività, in contatto con la natura, che vengono messe a rischio da pallottole volanti dei cacciatori durante i periodi di caccia? E i numeri delle vittime di caccia sono un dato su cui dovreste soffermarvi a riflettere.
Così come il fatto - anche questo è molto preoccupante - che, in Italia, a fronte di una platea di cacciatori e sportivi tiratori che non supera le 600.000 unità, i porti d'armi rilasciati ammontino a circa un milione e mezzo: una sproporzione che impone una riflessione urgente sull'efficacia dei controlli e sulla destinazione d'uso di questo arsenale. Questo è o non è un problema di sicurezza per voi? Tutto questo è da contestualizzare al periodo storico che stiamo vivendo, segnato da una crescente insicurezza: cittadine e cittadini vivono con angoscia i molteplici scenari di guerra.
Nel Paese si moltiplicano gli episodi di violenza, in particolare contro le donne. Il bracconaggio si avvale sempre più di armi da fuoco. Le Forze di Polizia, però, risultano sottodimensionate rispetto alle reali esigenze di sicurezza pubblica. Ecco un ultimo episodio che voglio citare: il recente maxi-sequestro operato dalla Guardia di finanza al porto di Ancona, 314.000 munizioni e oltre 10 milioni di detonatori, pronti a essere imbarcati su una nave passeggeri, diretti a Cipro, attraverso false dichiarazioni doganali. E non è una notizia che si può archiviare come un caso isolato, ce ne sono stati diversi …
PRESIDENTE. Concluda.
ELEONORA EVI(PD-IDP). …altri nel corso della storia.
Concludo, dicendo che tutto questo è molto preoccupante e si può ascrivere a un problema di sicurezza. Io ribadisco, noi voteremo “no” a questo ennesimo decreto Sicurezza, che è uno specchio del fallimento, della nullità e della becera propaganda di questo Governo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Antonino Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie, Presidente. Secondo me non dovevate chiamarlo decreto Sicurezza. Posso però suggerirvi un altro nome: “deserto sicurezza”. Deserto sicurezza perché non avete risolto nulla per quanto riguarda la sicurezza nei vostri quattro anni di Governo. I reati sono tutti in aumento: sono aumentate le rapine, gli omicidi, gli stupri. C'è una percezione di insicurezza palpabile nel Paese e questo è stato fatto dal Governo che ha fatto della sicurezza il suo slogan più importante…
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Iaria, purtroppo non si sente il microfono. È troppo basso. Se può usarne un altro, fa una cortesia. Proviamo con un altro, perché si sente male. Grazie, mi scusi.
ANTONINO IARIA(M5S). Quindi le mie importantissime parole non si sono sentite?
PRESIDENTE. Adesso si sente bene, può riprendere.
ANTONINO IARIA(M5S). Dicevo che non dovevate chiamarlo decreto Sicurezza, ma il mio suggerimento era “deserto sicurezza”, deserto sicurezza perché, in questi 4 anni di Governo, voi non avete risolto nulla per quanto riguarda la sicurezza. Reati in aumento, stupri in aumento, rapine in aumento e, devo dire, per il Governo che ha fatto della sicurezza proprio uno dei suoi slogan più importanti, avete fallito miseramente. E non ci mettete i soldi sulla sicurezza, nemmeno in questo decreto. Penso magari soltanto a un terzo dei soldi che volete sprecare per il ponte sullo Stretto: se fossero messi nella sicurezza vera, quanti risultati positivi avremmo avuto per il nostro Paese?
Ma avete fatto di più: avete anche cercato di desertificare uno dei principi cardine della Costituzione, cioè il fatto che le persone debbano essere difese da un avvocato nel miglior modo possibile. Avete creato questo famoso premio per gli avvocati che fanno condannare o fanno tornare in patria gli immigrati. Devo però dire una cosa: perché non andiamo avanti su questo filone? Perché non facciamo anche un per gli avvocati che mandano in carcere i politici corrotti oppure i colletti bianchi che fanno della corruzione il loro modo di lavorare? …Chiaramente, parametrando il alle mazzette che hanno preso o al danno che hanno fatto con questa politica di corruzione.
Però un altro nome potrebbe essere anche “destrorso sicurezza”, perché state andando pericolosamente nell'ultradestra. Sappiate però che c'è un vostro concorrente che è molto agguerrito da questo punto di vista. Però, alimentando paure e violenza in questa Italia che voi avete reso sempre più povera, state creando una polveriera pericolosissima e su questo ambito voi non trovate delle soluzioni. Quindi, se sperate di prendere i voti sulla paura, ci sarà qualcuno più bravo di voi che prenderà i voti sulla paura, però non si riuscirà poi a governare, almeno voi non riuscirete a governare questa situazione.
È pericoloso spingersi a destra anche con questo fermo preventivo, senza motivazioni. Questo è veramente strano, perché poi chi decide come si fa questo fermo preventivo? Perché uno deve pensare che, se una persona non ha fatto un reato, se una persona è solo sospettata di poter causare dei problemi, venga preventivamente fermata? Questo dà l'idea che voi avete una modalità di gestire la sicurezza che è soltanto repressiva.
È chiaro, questo vuol dire essere forti con i deboli e deboli con i forti, ma anche un terzo nome può andare bene per questo decreto Sicurezza. Il terzo nome può essere “desueto sicurezza”, cioè desueto perché avete un approccio vecchio, un approccio che è repressivo e non è un approccio integrato. Noi, a Torino, con l'amministrazione Appendino, abbiamo cercato e siamo riusciti anche a cominciare un percorso di sicurezza integrata che, se finanziata, potrebbe diventare una modalità che va a toccare tutti i punti che sono relativi ai problemi di sicurezza, che non sono solo la repressione. Non sono solo l'importanza delle Forze dell'ordine, che sono chiaramente importanti e fanno un lavoro enorme. È infatti anche finanziare la rigenerazione urbana, finanziare il Terzo settore, finanziare la scuola, finanziare tutta quella parte di società civile che può andare a prevenire delle situazioni che poi portano a creare problemi di insicurezza e problemi di criminalità. Finanziare anche lo sviluppo e il recupero delle case popolari. E finanziare anche la possibilità di avere per i comuni dei soldi veri per potere fare queste opere.
Ripeto: noi a Torino abbiamo fatto uno sgombero dell'occupazione più grande d'Europa, lo sgombero dell'ex Moi, senza usare violenza, senza creare questa retorica dell'immigrato che viene mandato via, facendoci le foto come con la ruspa. Abbiamo semplicemente approcciato questo tema con dei soldi dati dal Governo, con un approccio integrato, mettendo tutte le parti in causa a cercare di risolvere i problemi, che si sono definiti in maniera chiara. E questo è riuscito.
Abbiamo fatto anche delle cose un po' più piccole, abbiamo fatto delle cose più piccole riqualificando un giardino di una zona periferica di Barriera di Milano, i Giardini Alimonda, con un campo di pallavolo. Questo campo di pallavolo, già usato da alcuni cittadini del luogo per giocare a pallavolo con una rete un pochettino chiaramente improvvisata, è diventato un campo di pallavolo che ha portato i ragazzi a giocare. Ha portato un presidio in quel territorio, ha portato una sicurezza senza bisogno di repressione, senza bisogno di camionette e senza bisogno di impiegare le Forze dell'ordine per uscire a monitorare un giardino.
E questo magari è uno dei problemi che abbiamo in tutte le città: quello di avere la capacità di riuscire a gestire questi luoghi. Il 25 aprile noi faremo lì un torneo di pallavolo per ricordare anche la giornata della Liberazione, per ricordare anche i partigiani morti. Questo per dire che il 25 aprile, chiaramente la data importante che voi avete visto soltanto come un problema per dover riapprovare in Senato questo decreto, è anche un modo per far capire che, se noi facciamo recuperare i luoghi, possiamo anche insegnare in modo facile la storia del nostro Paese.
Però, per chiudere: qual è la parola che può racchiudere tutto? Cos'è che posso dire, come sintesi, per questo decreto Sicurezza? Una parola sola io ho trovato e ho capito: io sono sicuro, ho la sicurezza della vostra incompetenza .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Manzi. Ne ha facoltà.
IRENE MANZI(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Siamo qui, in quest'Aula quasi deserta, di nuovo, per l'ennesima volta, impegnati a discutere intorno all'ennesimo decreto Sicurezza. Mi verrebbe da dire di decreto Sicurezza in decreto Sicurezza, rincorrendo nuove emergenze e nuovi pericoli incombenti. Quasi in una sorta di paradosso, emanando nuovi decreti Sicurezza, che si aggiungono e, in realtà, sostituiscono quelli precedenti, per certi versi la maggioranza attesta una cosa: che il decreto precedente non è stato in grado di intervenire su quelle emergenze che vengono ricordate e quindi è necessario emanarne uno nuovo.
Allora cosa ci assicura che anche questo decreto - che sta impegnando ormai da giorni l'Aula della Camera e rispetto a cui cerchiamo almeno di salvaguardare e difendere quello che è il ruolo di discussione delle istituzioni parlamentari - questa volta sia efficace e tra poche settimane, come temo avverrà, non ci troveremo a dover intervenire di nuovo? Questo ennesimo provvedimento, il quarto decreto Sicurezza, senza aggiungere, in realtà, gli altri provvedimenti - il decreto o il decreto Caivano, ad esempio - testimonia ulteriormente un dato ossia che l'unica idea di sicurezza che questo Governo ha in mente è quella punitiva e repressiva, quella che moltiplica di volta in volta i reati - siamo a 57 nuovi reati e 60 provvedimenti che aggravano le pene -, quella, appunto, che inasprisce le sanzioni, che amplia i decreti, che insegue, di fronte a gravi e drammatici fatti di cronaca, quella che è l'emergenza mediatica, senza purtroppo nessun reale ed effettivo miglioramento della sicurezza dei cittadini.
Questi provvedimenti, questi decreti non migliorano e non producono in realtà maggiore sicurezza, perché la sicurezza non richiede interventi estemporanei. Richiede, al contrario, cura, strategia di lungo periodo all'interno e per le città, sostegno a favore delle Forze dell'ordine, investimenti pluriennali e quella parola che è stata pronunciata molto spesso in quest'Aula dai colleghi e dalle colleghe dell'opposizione, ossia prevenzione. Ma a voi, a questa maggioranza, in realtà non interessano questi elementi reali, questa maggiore sicurezza effettiva e non solo a parole. Non interessa migliorare la qualità della vita dei nostri concittadini, contrastare l'insicurezza delle città, prevenire, soprattutto per le giovani generazioni, la commissione di reati, la manifestazione di fenomeni di violenza e sopraffazione.
E badate: quelle richieste di maggiore sicurezza e quella percezione dei cittadini vanno ascoltate e non vanno in alcun modo sottovalutate e siamo noi i primi a riconoscerlo. Richiedono, appunto, risposte molto diverse da quelle demagogiche ed improvvisate a cui assistiamo di volta in volta. Richiedono in particolar modo investimento culturale, sociale ed educativo, perché sono questi investimenti che provano a contrastare la marginalità e la violenza che investono la nostra società e che, in particolar modo, toccano il mondo dei più giovani, provando in realtà a costruire degli anticorpi democratici e sociali.
Oggi, in un'intervista, un collega della maggioranza evidenziava con soddisfazione che questo decreto non conterrebbe, come era stato ventilato, un provvedimento che prevede i all'interno delle scuole perché - ricordava il collega - le scuole non sono degli scali aeroportuali. Ecco, siamo d'accordo sul fatto che le scuole non siano scali aeroportuali, ma mi dispiace dover contestare quello che il collega dice, perché non era necessario inserirlo nel decreto-legge.
C'è stata infatti una circolare, scritta a 4 mani dai Ministri Piantedosi e Valditara, una circolare rivolta alle scuole con una serie di obblighi e adempimenti burocratici a carico dei dirigenti scolastici, che però manca di un dato fondamentale. Io l'ho cercato più volte tra le righe un sinonimo, una parola che parlasse di prevenzione, di educazione, di formazione. Non le ho trovate neanche sotto forma di sinonimo, in realtà, quelle parole. Perché ogni volta mi verrebbe da dire: qui casca l'asino. Questi sono i limiti principali di questi provvedimenti: ignorare o, meglio, voler ignorare che tra le giovani generazioni la microcriminalità e il disagio adolescenziale non nascono nel vuoto e all'improvviso. Spesso sono il risultato di fragilità sociali, di fragilità educative e relazionali che si accumulano nel tempo, in contesti sociali e familiari purtroppo non sempre adeguati.
Pensare di intervenire soltanto con la repressione, prevedendo addirittura nuove sanzioni e ulteriori sanzioni economiche, addirittura a carico dei genitori, vuol dire provare a contrastare gli effetti, ma non certo intervenire sulle radici di quel disagio. Perché un luogo educativo, colleghi, non può diventare un posto di Polizia. E pensare di trasformarlo in un posto di Polizia per assicurare maggiore sicurezza è sbagliato. Se questa fosse una strategia giusta, tra l'altro, mi verrebbe da dire che, dopo quattro decreti Sicurezza, quei fenomeni sarebbero dovuti sparire e purtroppo - lo testimoniano i fatti di cronaca - quegli episodi non sono affatto spariti. I dati, anzi, ci dimostrano che aumenta la violenza tra i minori e si abbassa, in particolar modo, l'età degli autori.
Questo ci dice - come ci ricordava, poche settimane fa, il professor Marco Rossi Doria - che serve una politica repubblicana dell'educazione oltre i confini stessi della scuola. È chiaro che serve la scuola. Servono i docenti e serve non tagliare, in nome del calo demografico, docenti e risorse alla scuola. Servono spazi culturali, presìdi educativi, luoghi di incontro e di ritrovo e biblioteche: luoghi, appunto, dove i ragazzi possano entrare e sentirsi accolti, perché quegli strumenti culturali possano aiutarli a comprendere e a gestire le proprie emozioni.
È chiaro che servono dei limiti. Servono delle figure adulte autorevoli al loro fianco, che possano essere delle guide. Ma insieme a questo servono opportunità e servono strategie educative che partano da una forte, reale e condivisa alleanza tra adulti, scuola e famiglia. Quella scuola e quelle famiglie che, di volta in volta, questo Governo - il Ministro Valditara, in particolar modo - prova a contrapporre le une alle altre, sottoponendo la scuola a divieti e a consensi preventivi, creando un clima di sfiducia perenne, proprio verso quei docenti che, a parole, voi dite di voler valorizzare. Invece bisogna essere proprio al fianco di quelle famiglie che sono spesso in crisi e spesso smarrite di fronte a modelli sociali e culturali fondati sulla cultura dello scarto e del successo a tutti i costi.
Ecco, quando si parla di prevenzione significa dire che serve ascolto, serve presenza, serve disponibilità, serve intervenire sulla qualità della scuola. Serve tenerle aperte e non chiuse per più tempo possibile quelle scuole. Non servono nuove sanzioni economiche a carico delle famiglie. Servono delle istituzioni che siano in grado di essere al fianco di quelle famiglie, accompagnando e investendo su una reale e autentica corresponsabilità educativa. Serve sostegno psicologico e non un' come quella creata poco tempo fa dal Ministro Valditara. Serve la presenza fisica di figure di sostegno psicologico, di multidisciplinari e di alleanze educative con i comuni, con gli enti locali e con le associazioni del Terzo settore.
Servono, per i più giovani, degli strumenti per riuscire ad interpretare le proprie emozioni, anche con strumenti come l'educazione sessuo-affettiva, perché, senza strumenti per regolare emozioni e frustrazioni e per saperle leggere e accettare, quella aggressività, che è latente, rischia di diventare il modo più immediato per esprimere sofferenza o per attirare l'attenzione su un bisogno non soddisfatto.
Serve soprattutto fiducia verso i più giovani, quella fiducia che la collega Di Biase ricordava nelle parole della professoressa Chiara Mocchi. Serve fiducia: quella fiducia che non trovo mai, purtroppo, nelle parole del Ministro Valditara. Mi verrebbe da chiedere cosa quei giovani abbiano fatto al Ministro.
Non servono bocciature per decreto e non serve la cultura dell'umiliazione. Serve proprio quella capacità di chiudere finalmente il tempo della propaganda che dura lo spazio di un mattino e cambiare il modo con cui ci confrontiamo, discutiamo con le generazioni più giovani e ci preoccupiamo del loro futuro. Per farlo dobbiamo tutti insieme, in nome di una strategia culturale ed educativa unitaria, mettere in campo risorse e progetti. Perché, colleghi, la sicurezza non si certifica per decreto e non si assicura per decreto, ma si costruisce giorno per giorno attraverso l'educazione, le relazioni e una presenza visibile e forte dello Stato nei territori, quella che questo decreto, come i decreti precedenti, non riesce ad assicurare. Proprio per questo, anche questa volta, esprimeremo un voto contrario .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ferrara. Ne ha facoltà.
ANTONIO FERRARA(M5S). Presidente, colleghi e colleghe, oggi discutiamo l'ennesimo decreto Sicurezza di questo Governo. Lo dico subito: dopo quattro anni, se siete ancora qui a fare decreti emergenziali, non state rafforzando la sicurezza, ma state certificando il vostro fallimento.
La sicurezza non è uno slogan, non è un , non è una conferenza stampa: è politica. Voi questa politica non l'avete fatta. Questo decreto promette sicurezza, ma dentro non c'è sicurezza: c'è improvvisazione, c'è reazione, c'è propaganda. Un giorno c'è un fatto di cronaca e arriva una norma. Un giorno c'è una protesta e arriva un divieto. Non è Governo, è inseguimento. Quando la politica insegue il diritto penale, diventa un megafono. Questo nome che viene dato al vostro decreto è facilmente riconoscibile: è il panpenalismo, ossia colpire tutto, capire poco. È sempre la stessa direzione: verso chi è più debole.
Il primo punto è il fermo preventivo: 12 ore di trattenimento sulla base di un sospetto, senza giudice. Qui non è tecnica, qui è libertà personale. La Costituzione dice una cosa semplice: ogni limitazione della libertà deve essere controllata da un giudice. Voi no, voi decidete diversamente. Poi c'è la realtà: per ogni fermo servono tre agenti. Quindi per 100 fermi servono 300 agenti, per 1.000 fermi ne servono migliaia. Da dove li togliete questi agenti? Dalla strada? Quindi togliete la sicurezza reale per costruire la sicurezza finta. Complimenti!
Il secondo punto è l'annotazione preliminare. Non sei indagato, ma sei dentro un'indagine: una zona grigia. In quella zona i diritti dove stanno? Chi decide cosa è evidente? La legge o il momento politico? Questo non è il garantismo, è il contrario. È una scorciatoia e le scorciatoie nella giustizia portano sempre fuori strada.
Il terzo punto è il diritto alla difesa. Tagliate il patrocinio gratuito. Tradotto: se non hai i soldi, ti difendi meno. L'articolo 24 della Costituzione evidentemente per voi è facoltativo. Uno Stato serio fa l'opposto: aiuta chi è più fragile, non lo lascia solo.
Qui arriviamo al quarto punto: gli avvocati pagati per rimpatriare. Qui siamo completamente fuori strada. Pagate un avvocato per convincere il suo assistito ad andarsene. Non difendere meglio, non convincere prima: ma allora l'avvocato è un difensore o un agente di commercio? Perché qui cambia tutto: cambia il ruolo, cambia la fiducia, cambia la giustizia. Inserire il denaro dentro la difesa è una commissione sulla libertà: se convinci, guadagni; se difendi, non si sa. Questa non è giustizia, è mercato. Diciamolo chiaramente allora: per voi i diritti non sono principi, ma sono strumenti e, quando servono, si piegano.
Il quinto punto sono le pene. Qui arriviamo al punto più grave. Rapina di gruppo fino a 25 anni, violenza sessuale di gruppo meno. Per voi rapinare una banca è più grave che violentare una persona. Questa non è una gerarchia che è corretta e, allo stesso tempo, non è un errore da parte vostra, è una scelta. Quando la politica perde la misura, la giustizia perde credibilità. E quando la giustizia diventa spettacolo, lo Stato smette di essere autorevole.
Il sesto punto sono le libertà: Daspo più larghi, criteri vaghi: molesto, pericoloso. Ma per chi? Secondo chi? Così può essere tutto: può essere un venditore, un ragazzo, un manifestante. State creando una norma elastica e una norma elastica si tira sempre contro i più deboli. Il prefetto decide, il questore applica, il cittadino subisce. Voi la chiamate sicurezza. No, questo è controllo: uno Stato che controlla perché non sa governare.
Il settimo punto sono le risorse. Nessun nuovo onere ed è sempre così. Più compiti e zero risorse. Mancano gli agenti, mancano i mezzi e voi scrivete norme, perché è più facile parlare che fare. Allora diciamolo chiaramente: questo decreto non è sicurezza, ma è il monumento al vostro fallimento. Dopo quattro anni siete ancora qui a urlare “sicurezza”. Vuol dire che non avete reso più sicuro nulla. Avete solo fatto più rumore, più pene, più divieti, più propaganda e meno soluzioni . Voi combattete la paura, ma la usate, la agitate e la trasformate in decreto. Questo non è governare: questo è sulla pelle dei cittadini. La paura porta i titoli, porta sondaggi, ma non porta sicurezza. La sicurezza vera è un'altra cosa. Lo Stato è giustizia, è presenza. Voi avete scelto la scorciatoia, quella dei Governi deboli: forti con i deboli e deboli con i forti, veloci negli slogan e lenti nelle soluzioni.
E allora tenetevelo questo decreto, tenetevelo, ma non chiamatelo sicurezza, chiamatelo col suo nome. È un decreto della vostra impotenza politica travestita da forza. Il MoVimento 5 Stelle vota contro, a testa alta, perché noi non scambiamo la giustizia con la vendetta, non scambiamo lo Stato di diritto con lo Stato di paura e non scambiamo la vostra propaganda con la sicurezza che gli italiani meritano davvero .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Filippin. Ne ha facoltà.
ROSANNA FILIPPIN(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Colleghe e colleghi, c'è una cosa che ormai è sotto gli occhi di tutti, fuori da quest'Aula, prima ancora che qui dentro. In questo Paese la sicurezza è diventata solo un racconto. È un racconto fatto di norme, di decreti, di annunci, di emergenze continue, ma è un racconto che si ripete ogni volta uguale a sé stesso.
Accade il fatto di cronaca, si alzano i toni, i sono invasi da messaggi sempre più aggressivi. Le ore in TV si moltiplicano ed ecco che arriva puntuale come un orologio il nuovo decreto Sicurezza: un altro fatto ed ecco un nuovo reato e poi un altro ancora e un altro ancora. È così: una sequenza che non è più una scelta politica, ma un automatismo. E questo decreto lo dice chiaramente, a cominciare dal porto di strumenti da taglio, con nuove fattispecie penali, con le manifestazioni pubbliche, dove sono ampliati i divieti e le sanzioni, con i comportamenti negli spazi urbani, che diventano sempre più restrittivi, e soprattutto, nel caso dei minori, come ricordato brillantemente dalla collega Manzi, anticipando responsabilità e sanzioni.
Ogni problema trova una risposta, ma è una risposta sbagliata, perché è un reato in più, una norma penale in più. Questa non è strategia politica, non è azione politica, è una semplice reazione. E governare un Paese per reazione significa inseguire i problemi, non risolverli. Meglio ancora, forse, significa servirsi dei problemi per ottenere il consenso, perché, se si arriva sempre dopo, la sicurezza non si costruisce, si rincorre o la si usa.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: abbiamo norme scritte in fretta, corrette mentre sono già in vigore, modificate di corsa dalla stessa maggioranza che le ha proposte. Norme che entrano nell'ordinamento e producono i loro effetti, ma poi vengono cambiate, prima ancora che siano comprese. Tutto questo accade in materia penale, cioè nel punto più delicato del rapporto fra Stato e cittadini. Questo non è rigore, non è fermezza. È improvvisazione e l'improvvisazione, quando riguarda la libertà, i diritti e la sicurezza delle persone, è un limite politico, è un problema per lo Stato di diritto, perché uno Stato che cambia continuamente le sue regole, uno Stato che interviene senza una visione, è uno Stato meno prevedibile e, quindi, meno sicuro.
Questo decreto è l'ennesimo tassello di un modello che riconosciamo molto bene ormai, una politica che rincorre, ma non governa. Non si parte da un'analisi dei fenomeni o dai territori, non si parte dai dati, si parte dalla cronaca. Si prende il fatto, lo si trasforma in emergenza e all'emergenza si risponde con una norma penale. Ma la realtà non funziona così. La sicurezza non è la somma dei reati scritti nel codice penale, la sicurezza è un equilibrio complesso: prevenzione, presenza, fiducia, capacità dello Stato di esserci. E tutto questo non si costruisce sull'onda dell'emotività.
E qui arriviamo a un punto che, nel mio caso, smaschera proprio la distanza fra racconto e realtà ed è quel piccolo, modesto ordine del giorno che avevo presentato e che ha ottenuto naturalmente parere contrario da parte del Governo. Lì dentro non c'era la teoria, non c'era propaganda. C'era la realtà concreta del mio territorio: c'è la città di Vicenza, a cui quell'ordine del giorno era dedicato, e il suo cronico problema della questura, di cui da anni si chiede il rafforzamento. Lì, oggi, abbiamo un dato molto semplice: un operatore delle Forze dell'ordine ogni 630 abitanti. Sia chiaro: non è l'unico luogo dove è così, ma l'obiettivo minimo sarebbe uno ogni 400. Questo non è uno slogan, è un dato. È un dato che racconta la carenza strutturale del personale; racconta di turni sempre più pesanti; racconta una presenza dello Stato insufficiente.
E non lo dico solo io in questa occasione o le autorità locali che, naturalmente, vengono attaccate quotidianamente dalla parte avversa. A Vicenza, come in tanti altri territori, anche il mondo produttivo lancia segnali. Per esempio, la presidente di Confindustria ha recentemente dichiarato: “la sicurezza è un pilastro per la qualità della vita e del lavoro” e la sua associazione è “pronta a collaborare con tutti coloro che nel territorio vogliono fare una pressione seria e responsabile per esigere il rispetto dovuto a questa provincia. Una provincia che soffre non solo per la carenza di organici nelle Forze dell'ordine, ma anche per un'insufficienza di personale, più volte denunciata dai diretti interessati e anche da noi, in altri presidi fondamentali dello Stato, a partire dal sistema giudiziario e dall'INPS”. Le imprese, quindi, i commercianti, le associazioni chiedono risposte.
E che risposta c'è in questo ennesimo decreto Sicurezza? Nessuna. Non c'è risposta sugli organici, non c'è risposta sulla presenza. È la prova più evidente che questo decreto non nasce per risolvere i problemi concreti, ma solo per alimentare il racconto. E allora diciamocelo con chiarezza: ci sono due idee di sicurezza. C'è la sicurezza dichiarata, quella dei decreti, degli annunci, delle conferenze stampa; e poi c'è la sicurezza reale, quella che i cittadini vivono ogni giorno, quella che si misura nel tempo di intervento di una pattuglia, nella presenza nei quartieri, nella capacità di prevenire prima che accada qualcosa. E sono queste due dimensioni che ormai non coincidono più perché, mentre aumentano i decreti, non aumenta affatto la sicurezza reale. E quando queste due cose si separano, la politica smette di essere efficace e diventa solo comunicazione.
E dietro questo schema c'è anche un'altra illusione: l'idea che basti aumentare la pena, per aumentare la sicurezza. Non è così che funziona, non ha mai funzionato prima, non funzionerà adesso, non funzionerà nemmeno la prossima volta, perché ci sarà una prossima volta. Continuare a riempire il codice penale è la risposta più facile. È quella che produce effetti immediati nel dibattito pubblico. È quella che permette di dire “abbiamo fatto qualcosa”. Si fanno i comunicati stampa e si va con fierezza negli televisivi - “avete visto?”. Si rivendica la fermezza, la soluzione, la durezza. Poi, però, i problemi restano dove sono perché, nel frattempo, le carceri sono piene oltre ogni limite di tollerabilità umana, non c'è un servizio di assistenza psicologica strutturato, stabile e uniforme nelle scuole e il personale di pubblica sicurezza che va in pensione non viene sostituito.
La sicurezza, quella vera, si costruisce prima, non dopo. Si costruisce con la prevenzione, con gli investimenti, con la presenza dello Stato, con politiche sociali e territoriali, come hanno detto molto bene le mie colleghe e i miei colleghi finora, non solo con le sanzioni. Allora il nodo politico è tutto qui. Questo decreto non è sbagliato solo per quello che contiene, è sbagliato per quello che rappresenta. Rappresenta un modo di governare che preferisce l'annuncio alla soluzione; preferisce il decreto alla programmazione; preferisce la reazione alla visione. È un modo di governare che costruisce il consenso sulla sicurezza, ma non la costruisce per nulla.
Per queste ragioni, il mio voto, così come quello del mio gruppo, sarà contrario. Perché questo decreto non nasce dalla realtà dei territori, nasce dalla necessità di raccontare qualcosa. Nasce dalla volontà di questo Governo di raccontare ormai una storia a cui gli stessi italiani non credono più. Non è che questo Governo non faccia nulla sulla sicurezza, fa moltissimo: fa decreti, fa reati e fa annunci. Quello che non fa è proprio la sicurezza. E a forza di inseguire i titoli dei giornali, state lasciando scoperta proprio quella dei cittadini. E questa, più che una scelta politica, comincia a sembrare una responsabilità .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Perantoni. Ne ha facoltà.
MARIO PERANTONI(M5S). Grazie, Presidente. È stato più volte sottolineato che l'Aula si accinge a votare un provvedimento dichiaratamente incostituzionale. L'ennesimo decreto con il quale si pretenderebbe di rafforzare la sicurezza nel Paese, ma che si rivelerà assolutamente inutile, dannoso e pericoloso.
Abbiamo detto e ripetuto che il provvedimento è palesemente incostituzionale e lo è sia sotto il profilo strutturale, in riferimento alla violazione dell'articolo 77 della Costituzione, sia perché contiene norme che contrastano con i principi fondamentali previsti dalla nostra Carta.
Sotto il profilo della violazione dell'articolo 77, non sussistono i presupposti di straordinaria necessità e urgenza previsti dalla disposizione citata. L'unica urgenza era legata alle vostre esigenze propagandistiche, alla vostra continua necessità di inseguire fatti di cronaca certamente gravi, ma spesso artatamente strumentalizzati per alimentare la vostra perenne campagna elettorale, per illudere i cittadini con promesse inattuabili e regolarmente inattuate. Ma la propaganda non regge all'infinito, alla fine la costante mancanza dei risultati emerge e la vostra incapacità viene alla luce in modo palese e chiaro a tutti. Avete legiferato sul tema sicurezza per quattro anni e, se siamo ancora qui a discuterne, vuol dire che non avete risolto assolutamente niente.
Il decreto, in violazione della consolidata giurisprudenza, non rispetta i requisiti di omogeneità di materia necessari, perché possa considerarsi aderente al dettato costituzionale. Consta di ben 33 articoli che spaziano dal codice penale al codice di procedura penale, dal codice della strada all'esecuzione di accordi internazionali e a interventi sulla disciplina per l'accesso al ruolo di ispettori della Polizia penitenziaria; a tacere d'altro, ovviamente.
È un decreto che certamente provocherà ampio contenzioso, sia ordinario che costituzionale, perché le norme che contiene violano spirito e lettera di numerosi principi costituzionali. Faccio riferimento, in prima battuta, all'articolo 30-, con il quale avete legittimato l'infedele patrocinio ai danni dello straniero. La sua incostituzionalità, per la palese violazione dell'articolo 24, è stata rilevata da tutti, anche dal Presidente della Repubblica. È un fatto del quale siete pienamente consapevoli e ciononostante, invece di porre rimedio a questo durante l'iter di conversione, avete posto in essere una serie di incredibili forzature istituzionali che vi costringeranno poi ad emanare un altro decreto, del quale si ignorano la portata e i contenuti, per tentare di rimediare alla vostra incompetenza e alla vostra prepotenza.
Nella consapevolezza del vizio di legittimità, ne avete imposto al Parlamento l'approvazione, nel tentativo palese di nascondere la vostra incapacità e per non ammettere pubblicamente il fallimento sul provvedimento propagandistico per eccellenza, pubblicato a ridosso di quel sulla riforma della giustizia che avete gestito con la medesima protervia e arroganza di oggi, ma che vi è stato rispedito al mittente da 15 milioni di cittadini. Non avete imparato niente da quella lezione: un colpo che vi ha mandato in uno stato confusionale dal quale, evidentemente, non vi siete ripresi, come dimostra, ad esempio, il fatto che la Lega, che fa parte di questa maggioranza, è scesa in piazza per protestare contro il Governo proprio sul tema della sicurezza, contro il Governo del quale fa parte.
L'azione tendenzialmente incostituzionale e autoritaria emerge dalla disposizione del cosiddetto fermo preventivo, una misura di polizia che contrasta con i principi costituzionali e attiene alla libertà di manifestare e di libera manifestazione del pensiero. Sostanzialmente, consente il fermo immotivato di una qualsiasi persona che si dovesse trovare nei pressi di una manifestazione e che, per il suo aspetto o per il suo abbigliamento, possa risultare sospetta agli occhi di un agente di pubblica sicurezza, il quale ha la facoltà di procedere al fermo e trattenerla per 12 ore, senza alcun obbligo di verbalizzazione e di motivazione, e ovviamente in assenza di un qualsiasi provvedimento giurisdizionale.
La vostra inettitudine, come detto, è dimostrata anche dal fatto che questo è l'ennesimo pacchetto di norme che state approvando sulla questione sicurezza, dopo che, in questi tre anni e mezzo di Governo, avete prodotto altre norme a vostro dire urgenti, essenziali e necessarie, che evidentemente si sono rivelate inefficaci e inutili. Non siete stati capaci di affrontare e risolvere alcuno dei problemi legati alla sicurezza del Paese, un vostro cavallo di battaglia, sul quale da anni costruite le campagne elettorali e che avete strumentalizzato a fini meramente propagandistici.
È incomprensibile come voi possiate pensare di aumentare la sicurezza dei cittadini, intervenendo esclusivamente con norme di carattere sanzionatorio, introducendo nuove aggravanti e nuovi reati, aumentando le pene e comprimendo le libertà fondamentali dei cittadini. Avete un concetto di sicurezza totalmente distorto. La sicurezza non è assicurata dal numero dei reati o dall'entità delle pene previste per essi, ma da interventi necessari per elidere o attenuare le ragioni che provocano condotte criminali o antisociali.
La politica della punizione non vale a niente, se non è supportata da adeguate politiche finalizzate a prevenire le condotte e contrastare i motivi che possono essere causa di un comportamento deviante: la povertà economica e culturale, l'emarginazione, l'abbandono di intere zone del Paese, la mancanza di prospettiva, il disinteresse e, talvolta, l'avversione verso gli elementi più deboli e indifesi della società, la cultura dell'esclusione e la creazione strumentale di nemici, la criminalizzazione dei diversi e delle diversità. Di queste politiche di contrasto non c'è traccia, né in questo provvedimento, né nell'azione generale del Governo, tanto che tutti i precedenti interventi sono miseramente falliti e, in questi anni di vostra amministrazione, sono aumentati i reati e i cittadini si sentono sempre più insicuri.
Non siete intervenuti neppure per potenziare le Forze dell'ordine, né dal punto di vista del personale, né dal punto di vista delle dotazioni e delle risorse - il che a me pare un assurdo per un Governo tutto ordine e disciplina come il vostro.
Emblematico della distorsione che avete del concetto di sicurezza è l'articolo 2 del decreto, che viene rubricato “disposizioni in materia di prevenzione della violenza giovanile”, ma prevede, su determinati presupposti, l'irrogazione di sanzioni pecuniarie ai genitori del minore. Non è dato comprendere se vogliate manifestare in questo modo la vostra ipocrisia oppure se effettivamente siate convinti del fatto che una disposizione sanzionatoria, tra l'altro assurda, perché prevede un'ipotesi di responsabilità oggettiva, possa avere efficacia di prevenzione della violenza giovanile.
Altra norma che non ha nulla a che vedere con la sicurezza, ma che incide pesantemente sul principio di eguaglianza e sul diritto di difesa, è quella con la quale colpite le persone più fragili e indifese in assoluto. Abrogate, infatti, l'automatismo della concessione del patrocinio a spese dello Stato previsto per gli stranieri extra UE che si oppongono al provvedimento di espulsione. Una norma a dir poco discriminatoria, indegna di uno Stato civile, oserei definirla sadica, che nulla ha a che vedere con la sicurezza dei cittadini, ma è un modo di accanirsi contro persone deboli, che vengono sostanzialmente private del diritto di difesa, in spregio dell'articolo 24, terzo comma, della Costituzione.
L'ennesimo ai principi costituzionali è poi quello che introducete in tema di mancato preavviso delle manifestazioni. Trasformate una contravvenzione, punita con 413 euro, in una sanzione amministrativa fino a 12.000 euro. È un evidente tentativo di intimidire e reprimere il dissenso legittimamente manifestato, in un'ottica repressiva da Stato di Polizia, ottica che si manifesta evidente anche nella incredibile disposizione con la quale prevedete la possibilità di introdurre agenti provocatori nelle carceri. Io spero che abbiate concepito questa norma in un momento di scarsa lucidità perché, se fosse stata voluta, state consapevolmente creando condizioni di estremo rischio e pericolo. State permettendo di entrare all'interno di una polveriera con una fiamma viva. State creando i presupposti per l'esplosione degli istituti carcerari, già al limite del collasso in conseguenza delle vostre politiche repressive e della sciagurata gestione portata avanti dal Ministero della Giustizia, in persona del giubilato Sottosegretario Delmastro.
Concludo, Presidente, sottolineando che le giornate che stiamo vivendo certificano il tracollo di questa maggioranza che, in quasi 4 anni, nulla è riuscita a fare per i cittadini, né a realizzare uno solo dei punti del programma con il quale aveva illuso gli italiani. Avete umiliato l'Italia in campo internazionale, privandoci di ogni credibilità. Vi siete asserviti alle politiche trumpiane, nonostante fossero contrarie agli interessi nazionali. Siete stati e continuate ad essere complici di un Governo genocida e criminale. Avete fallito sulle politiche migratorie. Avete dilapidato i soldi degli italiani e i 209 miliardi di euro che il Presidente Conte ha portato in dotazione. Avete fallito, fortunatamente, nel tentativo di spaccare l'Italia con l'autonomia differenziata e, dopo avere miseramente fallito con il referendum…
PRESIDENTE. Concluda.
MARIO PERANTONI(M5S). …e fallito l'obiettivo del 3 per cento del rapporto debito-PIL, certificate oggi il fallimento anche sulla sicurezza, costringendo il Parlamento, con protervia e arroganza, ad approvare consapevolmente un provvedimento incostituzionale.
L'umiliazione che state infliggendo alle istituzioni della Repubblica e ai cittadini tutti presto avrà fine, quando gli italiani vi rimanderanno a casa, usando l'arma più forte di tutte: una matita all'interno di una cabina elettorale. Il mio voto sarà contrario .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Forattini. Ne ha facoltà.
ANTONELLA FORATTINI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervenire su un provvedimento che riguarda il tema della sicurezza significa entrare in uno degli aspetti più sensibili del rapporto tra cittadini e istituzioni. Non è un terreno puramente tecnico, ma è il luogo in cui si misura concretamente la capacità dello Stato di garantire diritti fondamentali, a partire dalla libertà personale e dalla serenità della vita quotidiana.
Il punto da cui partire è semplice: la sicurezza è una funzione primaria dello Stato, non è un'opzione, non è una variabile accessoria, non è un tema che si può affrontare solo in termini di percezione o di comunicazione. Non può essere ridotta a banalità, a valenza elettorale. È una responsabilità costituzionale che chiama in causa direttamente il Governo e la sua capacità di garantire una presenza efficace, equilibrata e credibile sul territorio.
E tuttavia, proprio qui si apre una prima contraddizione: da un lato, assistiamo a una continua enfatizzazione politica del tema della sicurezza, spesso utilizzata come leva identitaria o come strumento di mobilitazione dell'opinione pubblica; dall'altro, quando si entra nel merito delle politiche concrete, emergono ritardi, carenze strutturali e una mancanza di visione complessiva. Quando si parla di sicurezza, non possiamo minimizzare, ma nemmeno amplificare.
La sicurezza va governata con politiche serie, perché minimizzare e liquidare le preoccupazioni dei cittadini come semplici percezioni o come costruzioni mediatiche sarebbe un errore grave, perché la percezione di insicurezza, anche quando non coincide perfettamente con i dati oggettivi, ha effetti reali, incide sulla qualità della vita, modifica i comportamenti e altera il rapporto di fiducia con le istituzioni.
Viceversa, amplificare queste percezioni in modo strumentale, trasformando ogni criticità in un'emergenza permanente, utilizzando il tema della sicurezza come clava politica, è un errore perché genera paura, semplifica problemi complessi e, soprattutto, non produce soluzioni efficaci. La verità è che la sicurezza richiede equilibrio, serietà, capacità di analisi. Richiede politiche integrate, che tengano insieme prevenzione sociale, intervento educativo, rigenerazione urbana e un adeguato presidio delle Forze dell'ordine.
Su questo tema, più che parlare, una certa politica dovrebbe, appunto, smettere di strumentalizzare la sicurezza, ridotta a leva di consenso invece che a politiche di Governo. E il segnale più evidente di questo approccio è il metodo con cui questo Governo ha costruito la propria narrazione sulla sicurezza, sempre e solo attraverso l'incremento delle pene e la moltiplicazione delle fattispecie di reato. Ogni problema diventa un nuovo reato, ogni tensione sociale diventa un'aggravante. Il codice penale viene usato come strumento di comunicazione politica, non come strumento di giustizia. Il risultato è un ordinamento sempre più affollato di norme simboliche che non riducono i reati, non rafforzano le Forze dell'ordine, non migliorano la vita dei cittadini ma producono annunci e titoli di giornale.
La criminologia e la ricerca empirica ci dicono da decenni che l'inasprimento delle pene ha un effetto deterrente e marginale, mentre l'efficacia del sistema dipende dalla certezza della pena, dalla velocità del processo, dalla qualità della presenza dello Stato sul territorio. Su questi tre elementi, questo Governo non ha fatto nulla di strutturale. Ed è qui che si pone la questione centrale degli organici, del , della presenza effettiva dello Stato sul territorio.
Non basta dire che la sicurezza è una priorità, bisogna dimostrarlo con scelte concrete, con investimenti, con programmazione e con una distribuzione delle risorse che tenga conto delle reali esigenze dei territori. In molte province italiane, la rappresentanza dei lavoratori delle Forze dell'ordine evidenzia criticità legate alla dotazione di personale che producono difficoltà concrete nel garantire un controllo capillare del territorio. In alcuni casi, vi è il rischio di riduzione o riorganizzazione dei reparti operativi e questo problema chiama in causa direttamente il Governo, perché non si può continuare a parlare di sicurezza senza affrontare il nodo strutturale degli organici. Non si può chiedere di più alle Forze dell'ordine senza mettere loro a disposizione strumenti, personale e condizioni di lavoro adeguate.
Non si può scaricare sui territori e sugli enti locali una responsabilità che è, per definizione, statale. Gli enti locali svolgono un ruolo fondamentale, complementare ma diverso: investono in prevenzione, in inclusione sociale, in politiche educative, in coesione sociale. Sono spesso il primo presidio di prossimità, il livello istituzionale più vicino ai cittadini, ma non possono e non devono sostituirsi allo Stato nelle funzioni di ordine e sicurezza pubblica .
Troppo spesso, nel dibattito pubblico, si contrappongono due visioni: da un lato, chi insiste esclusivamente sul controllo e sulla repressione; dall'altro, chi punta tutto sulla prevenzione sociale. È una contrapposizione sterile. La sicurezza vera nasce dall'equilibrio tra queste dimensioni: senza prevenzione, il controllo diventa inefficace e costoso; senza controllo, la prevenzione rischia di essere percepita come debole o insufficiente. Servono entrambe, servono insieme.
Bisogna però evitare che il rafforzamento del presidio si traduca in una risposta esclusivamente quantitativa. Non si tratta solo di quanti agenti ci sono, ma di come vengono utilizzati, quanti operatori sono effettivamente impiegati nel controllo del territorio, quanti sono assorbiti da funzioni amministrative, qual è il livello di coordinamento tra le diverse forze, quali strumenti tecnologici sono disponibili, qual è la distribuzione del personale tra presidio del territorio e funzioni di Polizia giudiziaria. Ecco, sono domande che raramente entrano nel dibattito politico, ma che sono decisive per capire se le politiche di sicurezza funzionano davvero.
La sensazione, guardando a ciò che è stato fatto finora, è che si proceda per annunci, per interventi frammentati e per risposte emergenziali. Lo abbiamo capito sin dall'inizio, dal primo decreto Sicurezza, quando per un a Modena è stato impegnato il Parlamento nella conversione, appunto, di un decreto. Da lì, poi, Caivano e tanti altri casi, ma il copione è sempre lo stesso. Si annunciano piani straordinari, si promettono assunzioni, si enfatizzano singole operazioni ma poi, quando si scende sul territorio, emergono le stesse criticità di sempre: carenze di organico, difficoltà operative, distribuzione disomogenea delle risorse. E questo produce un effetto paradossale: aumenta la distanza tra la narrazione e la realtà. I cittadini sentono parlare continuamente di sicurezza ma non sempre vedono un miglioramento concreto nelle loro comunità e, quando questa distanza si allarga, cresce appunto la sfiducia nelle istituzioni.
Quando parliamo di sicurezza, parliamo anche di coesione sociale, del modo in cui le comunità stanno insieme, del livello di fiducia reciproca, della capacità di affrontare i conflitti senza che degenerino. Politiche di sicurezza sbagliate possono avere effetti divisivi, possono alimentare tensioni, possono creare fratture. Politiche di sicurezza intelligenti, invece, rafforzano il tessuto sociale, aumentano la fiducia, rendono le comunità più resilienti. Ecco perché serve responsabilità, serve equilibrio, serve capacità di tenere insieme fermezza e inclusione,
Presidente, il Partito Democratico voterà contro questo provvedimento non perché ritenga che il tema della sicurezza sia secondario, ma esattamente per il motivo opposto: perché lo prendiamo sul serio. Prendere sul serio la sicurezza significa non accettare un decreto che produce annunci senza struttura, che alimenta l'emergenza permanente senza affrontare i nodi reali, che usa le Forze dell'ordine come scenografia invece di metterle nelle condizioni di lavorare, che aggiunge reati su reati senza aggiungere un agente in più sul territorio.
La sicurezza non è un tema da utilizzare a seconda delle convenienze: è una responsabilità dello Stato che va onorata con scelte coerenti, con investimenti adeguati, con una presenza sul territorio all'altezza delle aspettative dei cittadini. Questo decreto non lo fa, anzi taglia risorse alle amministrazioni locali, non mette…
PRESIDENTE. Concluda.
ANTONELLA FORATTINI(PD-IDP). …risorse sulla prevenzione.
È un decreto sbagliato nel metodo e nel merito. È il quarto decreto che voteremo e i precedenti non hanno diminuito i reati, che in media sono cresciuti del 5 per cento sul 2022, come ha ben detto la nostra segretaria. Un decreto anticostituzionale, a cui dovrà seguire un altro decreto per correggerne le storture, ma di cui non conosciamo il contenuto.
Ecco, ancora una volta siamo di fronte ad un tale dilettantismo politico che mira più alla propaganda che alla sicurezza dei cittadini, che mette ancora una volta in discussione la nostra Costituzione e per questo voteremo contro
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Viggiano. Ne ha facoltà.
FRANCESCA VIGGIANO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi e colleghe, intervengo per ribadire ancora una volta il voto contrario al vostro decreto-legge in materia di sicurezza e, per farlo, voglio partire da un'immagine semplice, ma estremamente chiara nella sua radicalità: un'immagine che mi accompagna da ormai oltre 18 anni, da quando ho iniziato la pratica professionale forense. Come da ormai oltre 18 anni, mi accompagna la consapevolezza che l'avvocato ha un solo ruolo: difendere. L'avvocato ha un solo ruolo: difendere a prescindere dalla colpevolezza, a prescindere dal ceto sociale della persona che a lui o a lei si rivolge, a prescindere da quelli che sono i reati che la persona avrebbe commesso e, sicuramente, a prescindere da quella che è la condizione economica della persona. E voi, invece, avete pensato bene di travolgere anche il patrocinio a spese dello Stato, che è l'unica misura che riesce a rendere giustizia e dignità anche a chi un avvocato non può pagarselo.
Il mio maestro, in quel periodo e da quel periodo, mi diceva: - piccina mia nel mio dialetto, il tarantino - la fidanzata o è incinta o non è incinta, incinta poco poco non esiste. Non avrei mai pensato di utilizzare un'espressione dialettale in quest'Aula, ma se voi siete riusciti ancora una volta a profanarla con questo decreto, mi sia consentito utilizzarla: di certo non nuoce, come invece potrebbe nuocere questo DL.
Tornando all'espressione utilizzata dal mio maestro, non esiste una mezza condizione, una verità a metà. Eppure quest'Aula, oggi, sembra volerci convincere del contrario, ossia che esista una democrazia incinta poco poco, una democrazia dichiarata, ma non sostanziale. Siamo dentro quella che definirei una “gravidanza isterica” della democrazia, un test positivo che, nei fatti, rischia di essere un falso positivo, perché discutiamo e votiamo un decreto-legge sapendo già che, domani, il Consiglio dei ministri è convocato per modificarlo. E questo, colleghi, non è un dettaglio: è un cortocircuito istituzionale.
Ma questo cortocircuito ha anche un'origine precisa, che sta in particolare in una norma, l'articolo 30-, ed è questa disposizione che ha fatto scattare l'altolà da parte del Presidente della Repubblica, il Presidente Mattarella, e che ha reso necessaria, addirittura all'indomani della conversione, la modifica del decreto. E allora la domanda torna ancora con più forza: che cosa stiamo votando oggi, o meglio domani, a fine di questa lunghissima seduta fiume, se sappiamo già che domani sarà cambiato? Che valore ha la deliberazione parlamentare in queste condizioni?
Entrando nel merito, quella norma non è soltanto tecnicamente discutibile, è pericolosa, perché rischia di introdurre una nuova forma di caporalato e di sfruttamento legato all'immigrazione, non più attraverso il proliferare di cooperative opache nate per gestire l'accoglienza, ma attraverso un meccanismo ancora più insidioso, quello dei mandatari incaricati di gestire il delle cosiddette remigrazioni: un sistema che prevede incentivi economici fino a circa 615 euro per ogni attività collegata al rimpatrio.
E qui si apre un fronte inquietante: se si tratta di una taglia sul migrante, io ho molta paura rispetto ad attività di o di ricerca dei migranti stessi, perché quando si monetizza la segnalazione di persone vulnerabili, quando si introduce un premio economico legato alla loro individuazione, si crea un terreno fertile per abusi, per distorsioni, per vere e proprie pratiche predatorie. Si rischia che soggetti fragili, migranti in condizioni di povertà, di marginalità sociale, di invisibilità, diventino bersaglio di malfattori, che vedono in loro non persone, ma opportunità di guadagno. E questo, colleghi, evoca scenari che pensavamo relegati ormai alla storia. Evoca, sia pure in un contesto diverso, dinamiche che richiamano i periodi più bui, quelli in cui la delazione veniva incentivata, in cui si segnalavano le persone - pensiamo agli ebrei o agli oppositori del regime - non per giustizia, ma per convenienza o per paura. Non siamo in quel contesto storico fortunatamente, ma i meccanismi che si attivano, quando si premia la remigrazione di individui vulnerabili, sono pericolosamente simili nella loro logica di fondo.
Tutto questo accade all'interno di un decreto che già presenta profili evidenti di incostituzionalità, perché non è solo il tema delle remigrazioni: è l'impianto complessivo che ci preoccupa. Pensiamo ai poteri attribuiti alle Forze di Polizia, che sono e rimangono sempre troppo poche. Si introduce, di fatto, la possibilità di fermare una persona libera, fino a 12 ore, sulla base di un semplice stato di fatto, di un sospetto di possibile disordine. Dodici ore: 12 ore durante le quali un cittadino può essere portato in caserma per il riconoscimento senza la redazione di un verbale formale, senza un'immediata attivazione del controllo giurisdizionale, senza che un giudice possa valutare tempestivamente la legittimità di quel fermo. Questo altera profondamente l'equilibrio tra potere esecutivo e garanzie individuali, introduce una zona grigia in cui la libertà personale, che la nostra Costituzione tutela in modo rigoroso, rischia di essere compressa senza adeguate garanzie e, insieme a questo, si rafforza un impianto che può incidere anche sulla libertà di manifestare, ampliando il margine di intervento discrezionale delle Forze dell'ordine in contesti di dissenso pubblico.
Colleghi, qui non è in discussione la necessità di garantire la sicurezza: su questo non ci sono divisioni ideologiche. La sicurezza è un diritto, ma proprio perché è un diritto serio non può essere affrontato con strumenti sbagliati. Non si costruisce sicurezza comprimendo le libertà fondamentali; non si costruisce sicurezza creando nuovi spazi di arbitrio; non si costruisce sicurezza incentivando meccanismi che possono degenerare nello sfruttamento; non si costruisce la sicurezza con modeste previsioni normative, quando non nocive, modeste come le mazzette sdoganate ormai dal Ministro Nordio; e, soprattutto, non si costruisce sicurezza svuotando il ruolo del Parlamento. Perché torniamo al punto iniziale: o la democrazia è piena o non è democrazia; o il Parlamento è il luogo in cui si decide davvero o diventa una scenografia; o le leggi sono il frutto di un processo serio e coerente o sono atti provvisori destinati a essere corretti il giorno dopo. Incinta poco poco, non esiste. E una democrazia incinta poco poco è una democrazia che rischia di perdere, insieme, credibilità e sostanza.
Per tutte queste ragioni, nel merito, nel metodo e nei principi, io oggi ribadisco il nostro voto contrario a questo decreto-legge Sicurezza. Mi si consenta un'ultima divagazione, una divagazione che deriva dalla mia esperienza come amministratore locale. Quando amministravamo la città di Taranto, i cittadini non ci chiedevano certo una taglia sui migranti, non ci chiedevano di certo di misurare bene la lama - magari di uno scout come ha fatto bene a ricordare la collega Di Biase prima - ci chiedevano più luce, più integrazione, ci chiedevano centri in cui esprimersi per i ragazzi, per i giovani, per i più anziani.
Le donne che a me si rivolgono in caso di maltrattamenti in famiglia non mi chiedono di misurare la lama del coltello del marito che magari le ha minacciate o che ha tentato di violentarle o che ha comunque abusato di loro, mi chiedono semplicemente la presenza dello Stato, la possibilità di rivolgersi allo Stato e di ottenere garanzie sul loro futuro, garanzie per i propri figli, garanzie che si traducono anche nell'educazione che a quei ragazzi va assicurata, se non nelle famiglie quantomeno nelle scuole.
Voi fate un vanto della famiglia, del ruolo della donna, che, secondo voi, dovrebbe essere relegata ad un contesto familiare, magari a figliare, forse sarebbe meglio. Ma, nel momento in cui questo Governo non è riuscito, neanche in minima parte, a rendere possibile la gravidanza e la maternità per le donne, ci avete negato la possibilità del congedo paritario, l'unico strumento che era in grado di mettere sullo stesso piano, dinanzi al datore di lavoro, un uomo ed una donna alla ricerca di un lavoro. Perché se un uomo e una donna hanno i medesimi diritti, hanno la stessa possibilità di accedere al mondo del lavoro, a parità di condizioni, quella donna non sarà più sottomessa al ruolo dell'uomo…
PRESIDENTE. Concluda.
FRANCESCA VIGGIANO(PD-IDP). …e relegata ad un ruolo marginale, ed è per tutte queste ragioni e per questi quattro anni di continui senza soluzioni che noi non possiamo che votare contro questo decreto e lo faremo, e continueremo a lottare in ogni sede, perché questa è una battaglia che non finisce questa sera. E come ha detto bene la segretaria Schlein, non vi preoccupate, saremo noi a pensare al Paese. Si spera il prima possibile .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Penso che nel merito del provvedimento siamo entrati in maniera abbastanza esaustiva e in una serata del genere dove, insomma, l'Aula è semivuota, penso si possano anche fare delle riflessioni un po' diverse. Io ricordo un monologo di Giorgio Gaber, forse di una quarantina di anni fa, forse meno, vado a memoria, che si intitola . Lui camminava da solo a Milano di notte e sentiva solo il rumore delle sue scarpe e si pentiva di non avere indossato le Clark quella notte perché, magari, non facevano rumore. E a un certo punto vede un uomo. Vede un uomo che ha un impermeabile e lui dice ci sono poche probabilità che sia Humphrey Bogart e comincia a venirgli la paura. Comincia a venirgli la paura e dice perché non sono stato in casa, perché non sono nato in Svizzera. Ma non si è mai troppo coraggiosi per essere vigliacchi definitivamente, e perché non mi sono chiuso in casa scrivendo che non ho soldi, io non ho niente, ma allo strangolatore cosa gli interessa dei soldi, se ti deve strangolare ti strangola. E allora continua a camminare, quest'ombra gli si fa avanti e lui dice okay scappo e però devo stare attento alla dinamica cane-gatto. Si sa, quando il gatto scappa il cane lo insegue. La paura è sempre più forte in lui, si fa sempre più vicino e, a un certo punto, lo vede e vede che ha un mazzo di fiori quest'uomo e dice no, ma io non mi faccio ingannare, quello non è un mazzo di fiori, quello ha una bomba dietro al mazzo di fiori, ha una pistola. Poi si incrociano e quest'uomo gli sorride e lo saluta. Lui conclude il monologo dicendo: ho pensato a tutte le ipotesi tranne che questa figura potesse essere semplicemente una persona, che potesse essere semplicemente un uomo.
Scrive all'inizio di questo monologo: sono quei momenti in cui amo la Polizia e lei lo sa, e si fa desiderare. E siamo all'inizio degli anni Novanta, mi pare.
Quindi, quello che descrive quando si parla di sicurezza e di paura è quello che si vive in tanti di noi, in tante situazioni. Però, secondo me, noi ci dobbiamo interrogare su cosa ci fa vivere con così paura, su perché passeggiamo in città di notte dove le luci vengono dalle vetrine e non dall'illuminazione pubblica, perché si deve sempre far vedere che si può vendere e, quindi, quelle luci possono rimanere accese, l'illuminazione pubblica no. Non ci sono i soldi per l'illuminazione pubblica.
E questa paura che si genera per strada è una paura evidente, è una paura che proviamo, però poi ci sono le tante paure di persone, soprattutto donne, che vivono la paura non quando sono per strada ma quando rientrano a casa, e sono contente di stare per strada e di stare fuori ma, purtroppo, devono rientrare a casa perché l'aguzzino vive accanto a loro. È la paura di chi fa un lavoro veramente rischioso e lo deve continuare a fare; e tutte le mattine si deve alzare, ma sa che tutte le mattine, come da me, deve andare in cava, dove ogni anno muore qualcuno, e quando muore qualcuno in cava non si dice che muore in cava, si dice che è rimasto in cava.
È la paura di quegli adolescenti che crescono in una società dove abbiamo fatto la grande truffa del merito, come se il merito fosse una calamita verso l'elevazione di se stessi quando, probabilmente, il merito è un generatore di frustrazioni incredibili. Perché è vero che uno su mille ce la fa, ma pensiamo a uno, non pensiamo agli altri 999 che non ce la fanno e vivono di frustrazioni. E queste frustrazioni da qualche parte vanno e, spesso e volentieri, vanno in sfide troppo violente, in sfide per far vedere che sei un qualcosa, che sei un qualcuno; e, chiaramente, più eclatanti e più violente sono queste sfide e più riesci ad emergere.
Questi giovani che, con un paternalismo secondo me insopportabile, incolpiamo per un mondo che gli abbiamo creato noi e che vivono di solitudini, che sono un . E allora ci dobbiamo interrogare su come questa paura e questa insicurezza si leghi al sistema economico che si è creato. Se forse il sistema della paura, il sistema della violenza non sia strettamente connesso a un capitalismo sfrenato che fa soldi sulle solitudini, che fa soldi sulle frustrazioni, che ti spinge sempre a dire: guarda, c'è qualcuno che ce l'ha fatta, ce la puoi fare anche te. Però, io non ce la faccio, o perché non ho talento o perché non ho le condizioni per farlo.
E allora noi dovremmo, io credo, riflettere. Quando parliamo di sicurezza, quando accadono dei fatti dove ci sono dei ragazzi violenti, quando noi diciamo “interroghiamoci su queste cause” non è per giustificarli, non è per dire che non si pensa alle vittime. Certo, si pensa alle vittime. Però, se la risposta è solo la repressione, puniamo, sicuramente, come è giusto che sia, chi ha fatto violenza, ma non pensiamo di avere risolto il problema delle future vittime.
Perché è lì che dobbiamo intervenire. È in queste violenze, in questa Repubblica orizzontale - come si dice - che è quella dei giovani, in un mondo che noi non conosciamo per niente. Noi non conosciamo il loro codice - e io vi invito a vedere una serie televisiva molto bella che si chiama - non conosciamo i loro codici, non conosciamo il loro linguaggio, non hanno idoli come potevano avere le vecchie generazioni, idoli adulti. Sono idoli tra loro che noi neanche conosciamo.
E allora non dobbiamo però neanche, con la propaganda, avere l'illusione di vivere in una società dove non esiste la violenza e dove non esiste l'insicurezza. L'essere umano è sempre stato violento, sempre.
C'erano violenze feroci, e lo sappiamo. La storia è un'innumerevole catena di violenze, e sicuramente l'insicurezza di camminare per strada nel Medioevo non era molto diversa; anzi, la violenza era un onore spesso e volentieri, e vendicare il proprio onore con violenza era quasi necessario: nell'Ottocento si facevano i duelli, che erano le di oggi.
Quindi, dobbiamo capire che l'essere umano e la violenza, purtroppo, sono due cose che possiamo normare, ma l'essere umano la violenza ce l'ha in sé e, grazie a Dio, viviamo in un mondo e in un luogo in cui l'abbiamo normata e spesso arginata.
Si parla del 25 aprile, giustamente, poi magari domani dedicheremo anche un momento, mi auguro. Non voglio fare polemica sul fascismo, il fascismo era orgoglioso di essere violento e ora non entro in un giudizio che ognuno poi ha.
Oggi viviamo in un'epoca in cui la violenza è stigmatizzata ed è stigmatizzata per il codice che abbiamo nella società che abbiamo costruito, ma l'essere umano di oggi ha pulsioni e istinti come quelli che aveva 2.000 anni fa; quindi, noi o affrontiamo questo argomento togliendolo dalla propaganda e capendo che quelle sicurezze sono appartenenti a tutte le persone, perché la sicurezza è di tutti, o altrimenti ragioniamo solo per slogan e non facciamo nulla per le vittime delle prossime violenze e per le vittime di famiglie che si trovano ad avere dei casi di persone che commettono violenze, che non sono figli di qualcun altro: sono tutti figli nostri che fanno e subiscono delle violenze.
Quindi, interroghiamoci sul sistema economico che continuiamo sempre ad alimentare, un sistema di profitto spasmodico, di competizione sfrenata, di “produci, consuma e crepa” .
PRESIDENTE. Grazie. Come preannunciato, procediamo a questo punto a una breve sospensione della seduta per una pausa tecnica. La seduta è sospesa e riprenderà alle ore mezzanotte e venti.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Emiliano Fossi. Ne ha facoltà.
EMILIANO FOSSI(PD-IDP). Signor Presidente, annuncio il voto contrario a questo decreto. Lo faccio perché il provvedimento rappresenta in modo emblematico una linea politica che riteniamo sbagliata nel merito, pericolosa nel metodo e soprattutto inefficace nei risultati. Ancora una volta il Governo sceglie la scorciatoia della decretazione d'urgenza per affrontare un tema complesso come la sicurezza, ancora una volta si propone una risposta fondata quasi esclusivamente sull'inasprimento delle pene, sull'introduzione di nuovi reati, sull'estensione dei poteri di Polizia e delle misure amministrative. È una visione che riduce la sicurezza ad un fatto esclusivamente repressivo, dimenticando che la sicurezza vera si costruisce prima, non solo dopo, nelle scuole, nei servizi sociali, nelle periferie e nei luoghi in cui nascono le fragilità. I numeri del resto smentiscono la vostra propaganda: dal 2022 ad oggi mentre si moltiplicavano i decreti Sicurezza e si introducevano quasi 59 reati il numero delle denunce è tornato a crescere; nel 2024 si registrano oltre 2,3 milioni di delitti con un'incidenza di 4.070 ogni 100.000 abitanti, in aumento rispetto al 2019; aumentano le rapine, crescono i furti in abitazione, si intensificano le lesioni dolose mentre le violenze sessuali quasi raddoppiano rispetto al 2016.
Questo è il dato di realtà: più norme penali, meno sicurezza percepita e anche reale. Se la vostra strategia funzionasse del resto non saremmo qui, ancora una volta, a convertire l'ennesimo decreto sulla sicurezza. Il fatto stesso che tornate continuamente su questo terreno dimostra il fallimento della vostra impostazione, ma c'è di più: questo decreto non è solo inefficace, è anche profondamente sbilanciato sul piano delle garanzie e introduce misure che incidono sulla libertà personale e di manifestazione con margini di discrezionalità ampi, spesso sottratti al controllo giurisdizionale.
Si rafforza un impianto che affida all'autorità amministrativa poteri invasivi, comprimendo diritti fondamentali senza un adeguato bilanciamento e in questo quadro si inserisce una norma particolarmente grave che ha suscitato forti rilievi, anche sul piano istituzionale e costituzionale, quella sui rimpatri volontari assistiti. Con l'articolo 30 si prevede un compenso per l'avvocato, subordinato all'esito del rimpatrio del migrante: è una disposizione che altera radicalmente il ruolo della difesa, perché introduce un evidente conflitto di interessi; il difensore viene remunerato solo se il proprio assistito accetta di lasciare il Paese. Questo non è un dettaglio tecnico, non è un cavillo, come qualcuno nella maggioranza ha provato a sostenere. È una violazione del diritto di difesa, che la nostra Costituzione tutela come principio inviolabile.
È una lesione del ruolo dell'avvocato, che deve essere libero, indipendente e orientato esclusivamente all'interesse del proprio assistito, ed è un punto su cui si è registrata una tensione evidente anche con il Quirinale, a conferma della delicatezza e della problematicità della norma. Quindi si mette in discussione il diritto di difesa e l'equilibrio democratico dell'ordinamento. Non si sta rafforzando la sicurezza, si sta indebolendo lo Stato di diritto.
A tutto questo si aggiunge il metodo: un provvedimento eterogeneo, costruito in modo frettoloso, sottratto a un vero confronto parlamentare: Commissioni svuotate, emendamenti non discussi, Aula chiamata a ratificare decisioni già prese. È una prassi che mortifica di nuovo il Parlamento e altera il rapporto tra i poteri, trasformando l'eccezione dell'urgenza nella regola ormai. Nel merito poi colpisce ciò che manca: non ci sono investimenti seri nelle politiche sociali, educative e culturali; non ci sono risorse adeguate per le Forze dell'ordine, per i comuni, per la prevenzione del disagio giovanile; non c'è una strategia sulle carceri, che restano sovraffollate, in condizioni critiche, con tensioni crescenti e un aumento dei suicidi che dovrebbe interrogare la coscienza di tutti; non c'è un piano per la legalità diffusa, per la rigenerazione dei territori, per il sostegno alle comunità più fragili.
Eppure sappiamo che è lì che si costruisce la sicurezza: nella prevenzione, nella scuola, nel territoriale, nella fiducia tra cittadini e istituzioni; senza questi pilastri la repressione resta un intervento tardivo e spesso inefficace. Vorrei aggiungere un ulteriore elemento di riflessione: questo decreto interviene in modo significativo anche sul sistema penale e su quello processuale, cioè sui luoghi in cui si misura l'equilibrio tra poteri dello Stato e libertà dei cittadini. Farlo attraverso un decreto-legge con tempi compressi e senza un adeguato dibattito significa comprimere ulteriormente le garanzie e aumentare il rischio di errori normativi, incongruenze e sovrapposizioni. Non è un caso che molte delle disposizioni, contenute nel testo, appaiono ridondanti rispetto a norme già esistenti o formulate in modo impreciso, con effetti potenzialmente controproducenti.
C'è poi un altro dato politico che non può essere ignorato. Questo Governo era nato promettendo tolleranza zero e città più sicure. Dopo tre anni e mezzo ci troviamo con un quadro in cui la percezione di insicurezza resta alta e in cui diversi indicatori segnalano un peggioramento o, nella migliore delle ipotesi, una stagnazione. Non si può continuare a rispondere a questa realtà con la stessa ricetta che finora non ha funzionato e aggiungo che continuare ad insistere su una legislazione simbolica, costruita per mandare messaggi, più che per risolvere problemi, rischia di produrre un effetto opposto a quello dichiarato. Si alimenta, infatti, sfiducia nelle istituzioni, perché i cittadini vedono che alle parole non seguono risultati concreti. Si crea un diritto penale sempre più affollato, disorganico e difficile da applicare che finisce per indebolire anche l'azione di magistratura e Forze dell'ordine, le quali avrebbero, invece, bisogno di strumenti chiari, stabili e ben coordinati.
Infine, non possiamo ignorare il rischio di un progressivo scivolamento verso un modello in cui la sicurezza viene contrapposta alla libertà, come se fossero valori alternativi. Non lo sono: nella nostra Costituzione sicurezza e libertà stanno insieme e si rafforzano reciprocamente. Ogni volta che si sacrifica una libertà senza ottenere maggiore sicurezza si produce solo un arretramento della qualità democratica del Paese.
Colleghe e colleghi, la sicurezza non si garantisce moltiplicando le norme penali, ma costruendo coesione sociale. Non si rafforza comprimendo i diritti, ma rendendoli effettivi. Non si ottiene inseguendo l'emergenza mediatica, ma con politiche lungimiranti e investimenti reali. Serve più prevenzione, più presenza dello Stato nei territori, più collaborazione con gli enti locali e più attenzione ai giovani, alle famiglie e alle periferie. Serve una visione che tenga insieme sicurezza e giustizia sociale, legalità e diritti, repressione e prevenzione. Per tutte queste ragioni, per l'inefficacia delle misure, per le criticità costituzionali, per l'assenza di una visione complessiva e per il metodo con cui si è proceduto, il nostro voto sarà convintamente contrario, perché questo decreto non rende l'Italia più sicura, ma la rende soltanto meno libera e paradossalmente anche più fragile .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Roberto Morassut. Ne ha facoltà.
ROBERTO MORASSUT(PD-IDP). Grazie, Presidente. La sicurezza è una delle parole chiave nella nostra epoca, la dimensione forse più pregnante, che accompagna tutta la nostra vita. Lo è in sé, ma lo è tanto più in quest'epoca in cui la scienza e la tecnologia avrebbero dovuto redimerci dalla paura, dalla fragilità e dall'incubo di perdere, da un momento all'altro, come sentiamo sempre più spesso, tutto quello che abbiamo costruito o creduto di realizzare per noi e per i nostri figli. A ben vedere, è una paura tutta occidentale: è la paura di chi ha tanto o poco, ma ha. Non è la paura di chi, per la maggior parte del mondo, non ha quasi nulla e ha solo la quasi completa certezza, invece, di essere venuto al mondo nel posto sbagliato e nel momento sbagliato .
Questa condizione occidentale genera mostri: sono i mostri che cerchiamo e che cacciamo continuamente da noi in mille modi e con mille alienazioni. Reagiamo, spesso con violenza verbale o fisica, e subiamo la violenza degli altri, verbale o fisica. Viviamo in quella parte oscura della luna che adesso vediamo quanto sia, invece, inerte e assolutamente pacifica. Forse è questa quella che chiamiamo percezione dell'insicurezza, che a volte è più un sentimento che una realtà. Una comunità organizzata, uno Stato, un Governo, che risponde, a sua volta, ad una comunità che lo ha eletto direttamente o attraverso una mediazione parlamentare, ha tre modi per affrontare questo problema epocale.
Può prenderlo dalla testa e operare sulle fonti di questa insicurezza, prevenirne le ragioni, operare perché le cause originarie che rendono incerte le basi del vivere sociale siano inaridite e, quindi, investire incessantemente con il poco o con il tanto che si ha sulle strutture collettive e sui servizi come la sanità, la formazione, la scuola, la condizione abitativa, l'assistenza sociale e tutto quello che aiuta la coesione sociale e il senso di comunità. Questa è sicuramente la strada che la sinistra ha nelle sue corde, nel suo sangue, nel suo DNA, nel quale il destino dell'uomo si risolve insieme a quello degli altri e dentro c'è il messaggio cristiano, l'apostolato antico del socialismo, l'idea liberale che vede l'uomo libero e la libertà di tutti.
Sappiamo però che questo non basta, che questa strada ha il limite della velocità della risposta e che non riesce, se assunta da sola come unica risposta, a dare quelle risposte immediate alle frizioni e alle violenze che si scatenano nella quotidianità in modo spesso bestiale. E quindi sappiamo che serve anche organizzare delle risposte repressive - e questa è la seconda strada, quella che si integra con la prevenzione -, risposte efficaci che sappiano suturare le ferite del corpo sociale e intervenire con mezzi operativi, dando forza agli organi di Polizia, prevedendo adeguate e non smisurate forme penali, controllando il territorio di comportamenti. C'è poi la terza strada che è, di fatto, la strada che da sempre insegue la destra illusoriamente, che è quella di agire per la coda del problema, usando solo lo scudiscio, la frusta, il bastone, il codice penale come uno zibaldone di reati, e giocando sulla paura, sulla psiche, sulla mente delle persone e delle comunità, usando la repressione e la punizione come deterrente verso chi subisce o subirebbe i colpi dello Stato o verso chi assiste o assisterebbe a questo scenario e si sentirebbe teoricamente più protetto. Tutto dimostra che questa vostra opzione è la peggiore, quella più sbagliata.
Sono stati più volte - e non ci torno - richiamati in questa discussione i dati impietosi che, in Italia, dimostrano come dal 2022, anno dell'insediamento di questo Governo, siano aumentati i reati, diminuiti gli arresti, diventata più difficile l'azione della Polizia, che non è sostenuta con mezzi e risorse. È peggiorata la situazione dell'immigrazione per gli sbarchi, per l'accoglienza, l'integrazione, ma anche i controlli, anche a causa di scelte costose e insensate come quelle dei centri in Albania. Ma non è solo un fallimento italiano. Questa è la strada della violenza di Stato, della privazione delle libertà, delle violazioni costituzionali, dei rigurgiti autoritari e fascisti. E non è solo una strada italiana. È la strada di quei sovranisti ai quali il Governo italiano ha retto la coda fino a un minuto fa, che hanno scatenato le squadracce dell'ICE nella più grande democrazia occidentale, suscitando non sicurezza, ma orrore, paure e ulteriore violenza, alla quale interi pezzi di società si sono ribellati con manifestazioni gigantesche, negli Stati Uniti, che non si vedevano dai tempi del Vietnam.
Questo accade, perché questa società occidentale impaurita, fragile, sospesa su un filo ha però, tra le sue paure, anche quella di perdere la libertà e la democrazia. Ed è questo che la destra non capisce e continua a non capire in tutto il mondo. Con gli arresti preventivi, con i decreti anti-, con gli agenti sotto copertura nelle carceri che scoppiano, con gli avvocati trasformati in mercenari del Governo, con il soffocamento di libertà essenziali, voi della destra italiana e mondiale non potrete fermare la voglia di protesta e di ribellione democratica che sta salendo dai giovani, dalle giovani generazioni. Non potrete togliere il diritto di chiedere e di lottare per un futuro migliore e il diritto di consumare la vita nella speranza e nell'illusione della felicità di un mondo aperto che cresca nella pace.
Voi di Fratelli d'Italia - mi permetta di rivolgermi anche politicamente e personalmente a lei, Presidente -, voi di Fratelli d'Italia che eravate, 30 anni fa, quelli del gabbiano che si libera in un cielo azzurro, e che volevate simboleggiare così il diritto di una generazione di allora di rompere le presunte gabbie della decrepita democrazia repubblicana, vi ritrovate inevitabilmente e sorprendentemente dalla parte dei manganelli e degli arresti preventivi. Fate una riflessione.
La destra non agisce nemmeno sulla repressione, agisce solo sulla paura. Queste misure di questo decreto umiliano la stessa Polizia, che è fatta di lavoratori dell'ordine pubblico, che vengono lasciati da soli sulla strada, con enormi responsabilità discrezionali, senza mezzi e con bassi stipendi, essi stessi nella paura di decidere come affrontare le situazioni più delicate, paura usata come cura della paura. Vengono abbandonati i comuni, sui quali scaricate la responsabilità di organizzare l'ordine pubblico. Vedete, a noi non fanno paura le divise in strada, le vogliamo, ne vogliamo di più! Ma vogliamo che agiscano in un quadro costituzionale, democratico, coordinato con i comuni, affiancato da un'azione di prevenzione continua e costante e che siano viste, quelle divise, dai cittadini, come divise amiche e che tutelano le loro libertà e non le comprimono.
Ecco, la Costituzione - e chiudo, signor Presidente: questo è il problema di questa destra, di questa maggioranza e di questo Governo, che proprio non riesce a stare dentro la nostra Costituzione. Volevate riscrivere la storia e non ci siete riusciti - e magari lo si dica al Presidente La Russa, che vuole ancora equiparare Salò e la Resistenza, non i morti di Salò e i morti della Resistenza, ma Salò in quanto scelta storica e politica e la Resistenza in quanto scelta storica e politica: questo è inaccettabile dalla seconda carica dello Stato italiano !
Volevate essere quelli della soluzione delle paure, ma ne avete create tante altre e orribili. Ma, come si dice, le maschere cadono all'improvviso, quando si stancano di coprire il viso. E la vostra maschera è caduta .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Nicola Stumpo. Ne ha facoltà.
NICOLA STUMPO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Oggi, in quest'Aula vuota, mentre le tensioni internazionali esplodono e mentre la violenza cieca e brutale delle guerre continua a fare vittime, siamo chiamati a discutere un altro decreto sulla sicurezza, un decreto che appare poca cosa davanti a notizie che arrivano dal mondo, che appare ingiusto rispetto alla società su cui vuole incidere, che appare inutile rispetto agli obiettivi di sicurezza che vorrebbe raggiungere e appare lesivo dei diritti costituzionali, oltreché sbagliato nel metodo e nel merito. Non è una novità purtroppo, ci avete abituato spesso a tutto questo.
Sulla sicurezza avete fallito. Lo dicono i dati, non lo diciamo noi e basta. Lo state dicendo pure voi, perché altrimenti non saremmo qui a discutere il quarto decreto sulla sicurezza. Evidentemente gli altri tre non hanno avuto i risultati sperati e probabilmente, anzi sicuramente, anche questo sarà destinato a seguirne le orme. Cercate un nemico al giorno, un capro espiatorio che è sempre lì: il diverso, il migrante, i giovani, gli attivisti per il clima, gli operai in sciopero, il giudice indipendente, il giornalista libero.
Ecco, sperate in questo modo di distogliere l'attenzione da un fatto molto semplice: che avevate in quest'Aula i numeri per fare tutto e, in 4 anni, non siete riusciti a fare niente per migliorare la vita dei cittadini italiani .
Prima ancora di entrare nel merito del provvedimento, credo sia doveroso soffermarsi su un punto che riguarda tutti noi, noi parlamentari: le modalità con cui questo decreto è stato esaminato dal Parlamento, perché qui non è in discussione soltanto il contenuto delle norme, è in discussione anche il modo in cui si legifera.
Questo decreto è stato trattenuto al Senato per oltre 50 giorni, cioè per la quasi totalità del termine costituzionale previsto per la conversione, e ci si sarebbe aspettato, dopo un tempo così lungo, un'istruttoria approfondita, un lavoro serio in Commissione, un testo consolidato e, invece, no, non solo l'istruttoria non è stata completata ma il provvedimento è arrivato senza un mandato al relatore; ciò è grave, non solo perché viene meno la funzione stessa della Commissione, ma significa che l'Aula è stata chiamata, al Senato, su un testo non concluso. Significa, in sostanza, che si salta un passaggio fondamentale. Poi, cos'è accaduto?
È accaduto che il provvedimento è arrivato, qui, alla Camera e, in una settimana, avremmo dovuto esaminare il testo, discutere gli emendamenti, svolgere le audizioni, valutare l'impatto delle norme. È evidente che tutto ciò non è stato possibile, ma non per colpa di nessuno, per colpa vostra: nessuna audizione, nessun esame degli emendamenti né, tantomeno, alcuna valutazione sull'impatto delle norme, al punto che siete stati costretti ad escogitare lo stratagemma di un secondo decreto, tirati per le orecchie dal Quirinale, per correggere una norma palesemente incostituzionale contenuta nel decreto che state approvando.
Allora, diciamolo con chiarezza: non solo non avete messo il Parlamento nelle condizioni di lavorare e di esercitare pienamente la sua funzione, ma avete approvato e state approvando una norma palesemente incostituzionale. Le Commissioni non hanno svolto nessuna istruttoria né alcun esame del testo e l'Aula è stata chiamata a ratificare, non a deliberare. Guardate, non è stato un problema di parte, ma di qualità della legislazione, di equilibrio tra Governo e Parlamento, di rispetto delle regole che noi stessi ci siamo dati perché le norme dei nostri Regolamenti non sono formalità, sono garanzie per un esame serio, per un confronto reale, per una legge migliore.
Qui, invece, le garanzie sono saltate, allora il punto è semplice: non si può pretendere di fare buona legislazione se si svuota il procedimento legislativo. Non si può chiedere al Parlamento di essere responsabile se non gli si consente di lavorare. Continuate così. Anche gli asini imparano dagli errori, voi proprio no. Non vi ha insegnato niente la riforma costituzionale e il successivo referendum e, magari, dopo questo decreto-legge, proverete a fare da soli anche sulla legge elettorale. Fate voi, ma poi non lamentatevi dei vostri risultati.
La cosa grave è che questa lesione delle procedure e delle garanzie è avvenuta in una materia che, per definizione, richiederebbe un'attenzione maggiore: quando si interviene in materia penale, infatti, non si sta semplicemente scrivendo una norma, si sta incidendo sulle libertà fondamentali, si sta tracciando il confine tra ciò che è lecito e ciò che non lo è. Il diritto penale deve essere chiaro, prevedibile, determinato; qui, invece, si creano norme che ampliano enormemente l'area del penalmente rilevante, lasciano margini alla discrezionalità e rischiano di colpire comportamenti assolutamente ordinari.
Pensiamo, ad esempio, ad una delle norme peggiori introdotte da questo decreto: il fermo preventivo, previsto dall'articolo 7, comma 2, che consente di portare, negli uffici di polizia, persone per elementi di fatto, di luogo o di tempo - persone che, ripeto, per elementi di fatto, di luogo o di tempo - si ritiene che possano essere un concreto pericolo per lo svolgimento pacifico delle manifestazioni. Ma con quale discrezionalità si decide che cosa sia un elemento di fatto? Ecco, su questo vi è stato anche un autorevole parere del Consiglio superiore della magistratura nel quale è stato scritto che questa norma, basata sullo stato di fatto, rischia di incidere sul nucleo essenziale di alcune libertà fondamentali, come la libertà di manifestazione. Ma, per voi, questo non è un problema. Non siete abituati ad avere qualcuno che possa contestarvi.
C'è, poi, tra le tante, un'altra norma che, forse, più di altre, rivela la vostra visione: mi riferisco alla disposizione che introduce sanzioni amministrative da 200 a 1.000 euro, a carico dei genitori, per i reati commessi dai figli minori. Colleghi, ma, qui, si sta dicendo che, se un ragazzo sbaglia, paga il genitore a prescindere e questo è il punto. Non si chiede un accertamento della responsabilità del genitore, non si verifica se vi sia stata una colpa, si applica la sanzione. Questa è nei fatti una responsabilità oggettiva, ma non è solo un problema giuridico, è un problema politico e sociale perché cosa si sta dicendo alle famiglie? Si sta dicendo che se vostro figlio sbaglia, lo Stato non vi aiuta, vi punisce. La devianza minorile non si affronta con le multe, si affronta con la scuola, i servizi sociali, il sostegno alle famiglie; qui, invece, si sceglie la strada più semplice, ossia punire.
Infine, guardate, questo ennesimo decreto Sicurezza, denota, con una perfetta sintesi di questi quattro anni del Governo Meloni, un approccio alla sicurezza esclusivamente propagandistico e repressivo: la convinzione che, per garantire la sicurezza ai cittadini, basti moltiplicare a dismisura i reati e inasprire le pene, un continuo abuso della decretazione d'urgenza, un costante disprezzo del Parlamento e dei rappresentanti del popolo. Nessuna efficacia concreta e, non da ultimo, una disinvolta violazione di principi costituzionali.
L'articolo 30 inserito, durante l'esame al Senato, con un emendamento a prima firma di un senatore di Fratelli d'Italia, prevede, all'interno dei programmi di rimpatrio volontario, un compenso agli avvocati nel caso in cui il rimpatrio vada a buon fine. Di fatto, si premiano gli avvocati che, indipendentemente dagli interessi del proprio assistito, favoriscono il rimpatrio. Si elargiscono soldi che contribuiscono a raggiungere l'obiettivo, non dell'assistito, ma del Governo. I rimpatri, appunto, ne avete fatto una vostra bandiera senza neanche riuscire a ottenere dei risultati. Non serve un fine giurista per rendersi conto di quanto aberrante sia questa norma, per capire quali pulsioni illiberali e autoritarie nasconda. Trasformare l'avvocato difensore, per di più di un soggetto fragile, come può essere un migrante, nello strumento per attuare i desideri di un Governo inutilmente crudele e, ancora una volta incapace, è roba da dittatura sudamericana. È una norma che, in maniera subdola, si insinua nei rapporti tra avvocato e assistito per avvelenare le acque, per corrompere, per far pesare sulla bilancia una manciata di soldi del Governo …
PRESIDENTE. Concluda.
NICOLA STUMPO(PD-IDP). …invece che gli interessi dell'assistito. Questa norma lede, in maniera lampante, il diritto alla difesa e stravolge il ruolo e la funzione dell'avvocato che è essenziale nel garantire l'assetto democratico del nostro ordinamento. È come se il Governo desse i soldi ai medici per ogni operazione in più effettuata: quale miglioramento, nella salute pubblica, ci sarebbe? Questa norma compromette l'immagine e l'indipendenza dell'avvocato, e il fatto che Giorgia Meloni cerchi di minimizzare un fatto di questa portata o finga di non rendersi conto della gravità di quanto sta accadendo è ancora più preoccupante.
PRESIDENTE. Deve concludere.
NICOLA STUMPO(PD-IDP). Mi avvio a concludere, Presidente. Per queste ragioni, insieme ai 15 milioni di “no” al referendum, noi non abbassiamo la guardia, non l'abbasseremo, siamo qui in difesa dei diritti dei cittadini, di questo Paese, in difesa delle garanzie democratiche costituzionalmente garantite. In una parola, in difesa della libertà .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Marco Lacarra. Ne ha facoltà.
MARCO LACARRA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Questa Camera ha avuto meno di una settimana di tempo, pochi giorni, per esaminare un provvedimento che tocca il codice penale, il codice di procedura penale, l'ordinamento penitenziario, la disciplina dell'immigrazione, le regole sulle manifestazioni pubbliche e i diritti dei minori, le carriere delle Forze di Polizia. Sette giorni, per fare quello che non siete riusciti a fare, in 50 giorni, al Senato - non siete il Padreterno - dove il decreto è rimasto bloccato per la quasi totalità del termine costituzionale per arrivare, poi, in Aula senza mandato al relatore.
Un fatto gravissimo. Un fatto che non è una svista procedurale, ma una scelta politica, una scelta di tenere il Parlamento fuori dalla porta, di trasformarlo in un luogo di mera ratifica. Lo diciamo con fermezza, senza infingimenti: non è accettabile legiferare così su materie che incidono sulla libertà personale dei cittadini. Le norme del codice penale e del codice di procedura penale non sono norme qualunque; sono norme che regolano il delicato rapporto tra il cittadino e il potere dello Stato e che tracciano il confine tra la libertà e la sua compressione legittima.
Intervenire su questo terreno con un decreto-legge senza discussione vera, senza confronto, senza la possibilità per il Parlamento di svolgere il suo ruolo, è una ferita democratica. Non è retorica, ma è la descrizione precisa di ciò che è accaduto.
Allora, veniamo al merito: questo è il settimo, dico, il settimo decreto Sicurezza di questo Governo, il settimo, e vi spiego perché: abbiamo avuto prima il decreto , il decreto Caivano, una sequenza ininterrotta di provvedimenti pasticciati e incoerenti, accompagnati ogni volta da dichiarazioni aggressive e toni muscolari che hanno avuto tutti la stessa inesorabile conclusione: nessun miglioramento reale per la sicurezza dei cittadini.
Questo Governo parla di sicurezza in modo ossessivo, ma non la costruisce; non la costruisce né dal punto di vista della prevenzione, quella sociale e culturale, quella che interviene sul disagio prima che diventi devianza, sulla povertà educativa prima che diventi criminalità, né dal punto di vista del controllo, perché mancano le risorse per le Forze di Polizia, mancano gli organici e mancano i mezzi. Allora, sorge un sospetto: il sospetto che le mancate risposte siano quasi una scelta consapevole, che non risolvere il problema della sicurezza serva a continuare ad agitare il tema come una bandiera.
È una responsabilità grave nei confronti del Paese. Di fronte a fenomeni reali, il disagio minorile, la violenza nelle scuole, la microcriminalità di strada, la criminalità organizzata nei quartieri questo Governo sceglie la risposta più semplice e meno efficace: introdurre nuovi reati, inasprire le pene e moltiplicare i divieti. Cinquantasette nuove fattispecie di reato e 60 inasprimenti di pena in 3 anni e mezzo di mandato.
E la situazione non è migliorata, anzi, i dati sulla microcriminalità di strada segnalano tendenze preoccupanti rispetto a un calo che durava da decenni; i cittadini si sentono meno sicuri; il disagio giovanile è aumentato e, d'altronde, se il metodo funzionasse, non saremmo qui a convertire l'ennesimo decreto Sicurezza. Nei contenuti specifici ci entriamo con fatica. Partiamo dalle disposizioni più problematiche sul piano delle libertà costituzionali: il decreto introduce una forma di accompagnamento coattivo presso gli uffici di Polizia della durata massima di 12 ore in occasione di manifestazioni pubbliche, una misura affidata alla sola decisione della polizia giudiziaria senza l'intervento di alcuna autorità giurisdizionale a verificarne la legittimità; si ampliano i poteri di perquisizioni e si estende il regime dell'arresto differito.
Siamo di fronte a strumenti limitativi della libertà personale e di circolazione che vengono sottratti al controllo giurisdizionale. Quindi, viene lasciata nelle mani degli organi di polizia una discrezionalità che confligge con i principi scolpiti nella Costituzione: la riserva assoluta di legge in materia di libertà personale, la riserva di giurisdizione e il diritto di difesa. Queste non sono osservazioni dell'opposizione, sono le considerazioni che, in sede di audizione, hanno sollevato le camere penali, gli avvocati e i costituzionalisti. Questo è autoritarismo punitivo, non sicurezza.
Poi c'è il tema delle manifestazioni: gli articoli 8 e 9 introducono un regime sanzionatorio amministrativo applicato direttamente dal prefetto per le violazioni in materia di pubbliche manifestazioni con una progressione che svuota le garanzie giurisdizionali. Si esce dalla normativa penale, si bypassa il giudice e si punisce per via amministrativa. È un restringimento grave degli spazi di libertà democratica: le libertà di manifestare, di dissentire e di esprimere un'opinione in piazza.
Questo Governo ha un'ossessione per le piazze, non ha una strategia per gestirle, ma sembra avere più di mille strumenti per reprimerle.
Veniamo ai minori, ancora una volta: dopo Caivano il decreto persevera nell'unica lettura che questo Governo sa fare del disagio giovanile, quella repressiva. Si moltiplicano le misure restrittive, si abbassa ulteriormente la soglia dell'intervento penale, si introduce, persino, un'ipotesi di responsabilità genitoriale per che confligge con il principio di personalità della responsabilità penale. Nessun educatore in più, nessun servizio sociale aggiuntivo e nessun investimento nelle scuole nei territori a più alta incidenza di criminalità giovanile.
L'articolo 2, con le sue modifiche sull'ammonimento dei minori, è emblematico di un approccio culturale e politico che rifiuta ogni possibilità di sostegno preventivo preferendo avviare i ragazzi più precocemente verso il circuito repressivo. È sbagliato e controproducente, e lo diciamo sulla base di decenni di evidenza. La giustizia minorile italiana, fino a poco fa modello per altri ordinamenti, viene sistematicamente erosa da questa impostazione.
C'è poi la questione delle carceri: non bastava la situazione già drammatica che conosciamo, sovraffollamento al 138 per cento, condizioni igienico-sanitarie critiche, carenza cronica di personale e aumento dei suicidi tra i detenuti: questo decreto aggrava quella situazione.
L'introduzione dell'agente sotto copertura negli istituti penitenziari è una misura che espone gli operatori a rischi elevati, sproporzionata rispetto agli obiettivi dichiarati e applicata a un sistema già al limite del collasso. In un sistema così aumentare la pressione non significa aumentare la sicurezza, significa avvicinarsi pericolosamente al punto di rottura.
Sull'immigrazione, il decreto crea un doppio binario che appare palesemente incostituzionale, rispetto al quale, infatti, siete stati costretti a correre ai ripari.
L'articolo 28 introduce obblighi di cooperazione per i detenuti stranieri, le cui conseguenze in materia di benefici penitenziari e giudizio di pericolosità sociale non si applicano ai cittadini italiani: è discriminazione basata sulla nazionalità, un delitto d'autore camuffato da norma di ordine pubblico, norma che si presterà a molteplici ricorsi di legittimità costituzionale, come peraltro è stato già segnalato. Sempre in materia di immigrazione, l'eliminazione del gratuito patrocinio per i ricorsi degli stranieri extraeuropei avverso i provvedimenti di espulsione è una scelta che lede il diritto di difesa nel suo nucleo essenziale.
E l'emendamento approvato al Senato che introduce un compenso per gli avvocati, subordinato esclusivamente all'assistenza al rimpatrio volontario e da corrispondere solo a partenza avvenuta, è una vergogna, e ciò che è grave è la vostra evidente consapevolezza dell'incostituzionalità di questa norma, che vi porta ad essere costretti ad emanare un nuovo decreto correttivo, creando un pasticcio legislativo che non ha precedenti nella storia della Repubblica.
Infine, le risorse: anche su questo il decreto tradisce le aspettative. La fotografia degli organici resterà invariata, con le stesse sofferenze di oggi cristallizzate. Sarebbe stato necessario ben altro: un serio investimento nel reclutamento, nel rafforzamento dei presidi territoriali e nel miglioramento dei trattamenti economici. Non si affronta con 29 milioni di euro la carenza strutturale delle Forze dell'ordine italiane.
Signor Presidente, il voto contrario del Partito Democratico su questo decreto non è un voto contro la sicurezza, è esattamente il contrario: è un voto per una sicurezza vera, costruita con strumenti adeguati, con prevenzione, con investimenti sociali ed educativi, con rispetto dei diritti costituzionali.
È un voto contro la sicurezza di facciata, quella che si esaurisce in comunicati e conferenze stampa aggressive e in nuovi reati che non cambiano nulla. La sicurezza non coincide con la repressione…
PRESIDENTE. Concluda.
MARCO LACARRA(PD-IDP). …eppure, la repressione sembra essere l'unico orizzonte di questa maggioranza. Noi crediamo che la sicurezza sia tutt'altra cosa e per questo voteremo convintamente contro questa conversione del decreto-legge
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Arnaldo Lomuti. Ne ha facoltà.
ARNALDO LOMUTI(M5S). Grazie, Presidente. Sgombriamo il campo da argomenti di distrazione di massa, sui quali purtroppo si è incentrato il dibattito politico mediatico di tutta questa legislatura, dalalla casa nel bosco. Resta la sostanza delle cose che questo Governo insieme alla sua maggioranza non ha voluto affrontare, cioè i voti li avete presi soprattutto parlando di immigrazione e di sicurezza.
Giorgia Meloni, il Premier Meloni, è venuta soltanto qualche settimana fa, era il 9 aprile, subito dopo la sconfitta al referendum; è venuta lanciandoci delle sfide di qua e di là su vari temi come se fossimo a inizio legislatura. Peccato, però, che la realtà sia un'altra, cioè quelle sfide Giorgia Meloni le ha già perse: ha perso quella sulle politiche economiche, quella sul lavoro, quella sulla produzione industriale, quella sul contrasto alla povertà, quella sul contrasto all'inflazione, quella sulla geopolitica, quella sulla giustizia, e ha perso quella sull'immigrazione. Perché, se confrontiamo i dati - e i numeri parlano chiaro -, se li confrontiamo con quelli della scorsa legislatura, quelli durante i Governi Conte, bene, anche lì ha perso. Ha perso sulle tragedie, purtroppo, perché i numeri di morti in mare sono aumentati. Ha perso sul numero dei rimpatri nettamente inferiori e caliamo un velo pietoso sui CPR in Albania.
Ma soprattutto ha perso sugli sbarchi, perché lì c'è un record personale, targato Governo Meloni: soltanto 160.000 sbarchi in un anno. E poi ha perso anche un'altra sfida, quella sulla sicurezza, pensate un po' era un altro cavallo di battaglia. Perché? Perché la criminalità e la microcriminalità sono aumentate. È aumentato anche il senso di insicurezza dei cittadini che abitano nelle nostre città e questo perché? Perché questo Governo ha tagliato i fondi alle Forze dell'ordine e direi anche basta con questa retorica “noi siamo dalla parte delle Forze dell'ordine, noi siamo dalla parte delle divise”, come se noi fossimo dalla parte dei criminali. Se volete stare dalla parte delle divise, mettete magari qualche soldo in più, aumentate anche la qualità del lavoro delle Forze dell'ordine e anche, perché no, i salari. E poi, se si vuole parlare di sicurezza, forse qualche fondo in più alle periferie andrebbe concesso, andrebbe dato, perché meno poliziotti sui territori, meno fondi ai comuni generano meno sicurezza e meno prevenzione reale. Perché la sicurezza non la si costruisce con decreti o aumentando o inasprendo le sanzioni. La si costruisce rafforzando le politiche sociali, la si costruisce partendo da politiche che mettono al centro anche le periferie. Invece no, voi avete fatto tutto ciò che non andava fatto e non avete fatto ciò che andava fatto. Perché avete scelto la strada più semplice, avete scelto la strada della propaganda, la non strategia di aumentare le pene e di inventarvi nuovi reati. E oggi, dopo quattro decreti Sicurezza, cadenzati quasi uno all'anno, questo certifica il vostro fallimento.
E poi c'è un altro fallimento. Vede, Presidente, questo decreto viene da un percorso che è una farsa perché i lavori in Commissione sono stati quasi inesistenti.
Ci avete dato scadenze temporali per presentare gli emendamenti che erano praticamente di fatto impossibili e siete ricorsi al criterio di inammissibilità senza ragioni valide. E noi che volevamo fare? Volevamo semplicemente dare una mano, perché ricordiamoci sempre che siamo qui per lavorare per il benessere dei cittadini e volevamo migliorare questo testo che presenta, tutt'oggi, evidenti profili di incostituzionalità, tant'è che avete costretto il Presidente della Repubblica, la più alta carica dello Stato, a intervenire. E su quale articolo? Sto parlando dell'articolo 30-, cioè un articolo attraverso il quale voi avete previsto un compenso di 615 euro a quegli avvocati che “difendendo” - tra virgolette - il proprio assistito migrante, avessero così incentivato il rimpatrio. Ora, a parte che su questa norma si evidenzia tutto il lato disumano, a parte che si evidenzia - come già detto - il profilo di incostituzionalità perché viene leso il diritto costituzionale alla difesa, ma è stata mortificata un'intera categoria di professionisti, cioè quella degli avvocati, che si sono uniti e hanno protestato contro il Governo rispetto a questa aberrazione giuridica.
Perché vede, Presidente, la difesa né si compra, né si vende e in una democrazia liberale come la nostra il dovere dell'avvocato è semplicemente ed esclusivamente quello di difendere il proprio assistito attraverso l'applicazione delle norme processuali o, più in generale, quelle dell'ordinamento giuridico. E su questo c'è anche un giuramento che l'avvocato presta a inizio carriera. Ma è evidente: la filosofia di questo decreto è praticamente la stessa di quelli che l'hanno preceduto, cioè una miscellanea di norme processuali, sostanziali che praticamente, di fronte ai reali problemi della società, propongono semplicemente la propaganda, cioè quella di parlare alla pancia dei cittadini e rispondere, magari, ai fatti di cronaca più eclatanti. Ma non è così.
E ciliegina sulla torta: avete anche consumato uno strappo istituzionale con il Presidente della Repubblica, tant'è che il vostro Sottosegretario Mantovano è stato costretto ad andare al Quirinale per cercare una soluzione; peccato che poi sia tornato - diciamo, come si dice? - con una toppa peggio del buco, perché ci state chiedendo di votare un decreto con evidenti e riconosciuti profili di incostituzionalità, con la promessa che poi verranno corretti. Mi verrebbe proprio da richiamare il film di Checco Zalone: ma siete del mestiere voi, Presidente? Ma si può così mortificare un Parlamento , il Quirinale e tutti i cittadini che ci hanno portati qui per lavorare - diciamo così - con una trasparenza maggiore, con un raziocinio maggiore? Non con un continuo profilo di incostituzionalità, come ad esempio l'articolo 7, comma 2; avete introdotto una norma come non si ascoltava dai tempi del regime del fascismo e cioè quella del fermo preventivo della Polizia. Cioè, una persona che non ha commesso niente, neanche una condotta pericolosa, però in base a segnalazioni - e qui torna la figura del delatore - viene sottoposta a fermo per 12 ore. Anche qui, la Costituzione ci dice che la libertà personale è inviolabile solo per precise norme di legge e sotto il controllo dell'autorità. Ma c'è di più, siccome l'avete prevista soprattutto per contrastare il dissenso che cresce nei confronti del Governo Meloni, l'avete resa applicabile anche alle manifestazioni. E qui viene leso il diritto del cittadino a riunirsi in riunione, in cortei e in manifestazioni e soprattutto viene anche limitato un altro diritto costituzionale, che è la libertà di manifestare.
Vede, Presidente, la filosofia - come detto - di questo decreto segue quella degli altri, ma la norma manifesto di questi quattro decreti potrebbe essere quella della modifica dell'articolo 415-, avvenuta nel 2025, dove praticamente vi siete inventati il reato di resistenza passiva, e sottolineo resistenza passiva all'interno delle carceri.
C'è un proverbio - e concludo, Presidente - che dice: non c'è mai fine al peggio. Ci dice che, di fronte a una circostanza negativa, ci si può aspettare un peggioramento di quella circostanza. E ci dice anche di non dare per scontato di aver toccato il fondo. Ecco, con il vostro Governo, ogni volta che venite con una vostra iniziativa legislativa, ci fate ricredere sul fatto di aver ritenuto, su quella precedente, di aver toccato il fondo. E questo, secondo me, risiede nel fatto che voi siete troppo concentrati su voi stessi, tanto da non capire che la vostra percezione della realtà è totalmente alterata. E state viaggiando in una nebbia che vi fa perdere lucidità e il risultato è proprio questo: venite con questi decreti, chiedendoci di votarli, ma non avrete mai il nostro consenso su queste porcherie. Oggi, magari, verrà votato perché vale la legge dei numeri.
PRESIDENTE. Concluda, ha esaurito il suo tempo.
ARNALDO LOMUTI(M5S). Concludo, Presidente. Passerete anche con la fiducia, ma c'è un'altra fiducia, quella più importante, quella fuori da quest'Aula: è quella del popolo. Quella l'avete già persa !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Gianassi. Ne ha facoltà.
FEDERICO GIANASSI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ci troviamo qui, nella notte, durante i lavori per la conversione del decreto Sicurezza in un'Aula vuota. Forse qualcuno sui banchi della destra potrebbe pure emozionarsi all'idea di un'Aula sorda e grigia, ma qui stiamo proprio oltre, è un'Aula completamente vuota, abbandonata da quei deputati della destra che, qualche anno fa, si candidarono davanti al Paese dicendo che, se avessero vinto, avrebbero risolto i problemi del Paese, avrebbero affrontato i temi della sicurezza, dell'immigrazione e tutto sarebbe stato miracolosamente risolto.
Quasi quattro anni dopo, ci troviamo in quest'Aula vuota, con lei, signor Presidente, un uomo della destra che la presiede, in questo clima di tristezza, di abbandono, con voi che vi limitate, dopo una sconfitta referendaria e 15 milioni di elettori che vi hanno detto “no”, a reiterare la stessa strategia fallimentare di quattro anni di Governo che vi ha portato a sbattere contro il muro. Ma esiste un solo italiano sui 60 milioni di persone che popolano il nostro territorio che, oggi, guardandovi negli occhi, vi direbbe: “grazie a voi ci sentiamo più sicuri di quanto non lo eravamo quattro anni fa”? Io, signor Presidente, che sono un parlamentare del territorio, che vivo la mia terra, che giro nelle strade, nei vicoli delle città del nostro Paese, sento soltanto dire da persone di sinistra, di destra: ma qui le cose vanno peggio.
Ma allora dov'è finita la vostra narrazione, la vostra demagogia, o pure il vostro desiderio di cambiare le cose? Dov'è finito? Con i parlamentari della destra che sono a casa a dormire, che abbandonano i lavori del Parlamento. Voi che, quando eravate opposizione, gridavate allo scandalo dell'abuso della decretazione d'urgenza . Voi che dicevate che, se aveste vinto un giorno, avreste cambiato il Paese; lo avete cambiato in peggio. Voi che dicevate di difendere l'orgoglio nazionale, che siete supini e subalterni di fronte ai padroni del mondo, che scatenano le bombe e infiammano il mondo. Dov'è finito il vostro orgoglio nazionale?
È scappato con voi in questa notte. Siete spariti. Incoerenti come sempre, deboli come sempre, supini e subalterni come sempre. Una narrazione muscolare fatta di finzione, e poi siete il niente, il nulla assoluto.
Signor Presidente, ma se avete a cuore la narrazione degli anni, dei decenni che mi hanno anticipato, che cosa ci state a fare qui? Ma che cosa ci state a fare qui, a smentire tutto quello che avete detto per decenni e per anni? Ma cosa andavate cercando, signor Presidente, il potere per il potere? Era questo che andavate cercando?
Vi siete presentati dicendo che avreste cambiato il mondo, e finite a difendere un Trump che usa i muscoli, la violenza e l'arroganza. Silenziosi in Europa, silenziosi in qualunque scenario. Quando c'è un Presidente di un Paese che ha la schiena dritta, state in un angolo. Dopo aver subito una scoppola davanti agli italiani, allora provate un po' a ridimensionare la vostra subalternità. Ma è tutta una finzione, anche perché non sono i sondaggi a guidare una classe dirigente.
Ma niente, siete scappati come sempre. È la vostra storia: tante parole e poi non valete niente, signor Presidente . Non valete niente. Signor Presidente, non valete niente, siete stati qualche volta all'opposizione, reclamavate spazio. E lo difenda l'onore e la dignità del Parlamento, signor Presidente. Se no che fa? Sta qui qualche ora la notte. Guardi lì, guardi i banchi della maggioranza: un manipolo di martiri di Fratelli d'Italia, a cui è stato assegnato il compito di stare qualche ora qui.
Almeno ancora c'è un po' di disciplina, quattro vengono.
Guardi i banchi della Lega: vuoti. Stanno a mangiare gli arancini . Il segretario della Lega, “noi siamo per la sicurezza”, a far la campagna per Orbán; schiaffi nel viso anche a Orbán, che perde dopo 16 anni. Porta pure sfiga.
Vuoti i banchi di Forza Italia. Il partito dei liberali, no? Quelli che difendono, loro, le garanzie: 150 nuovi reati, tutti ridicoli. Spariti. Non si sa, boh. Hanno preso un posto in più, come Sottosegretario a... Che cosa hanno preso? I rapporti con il Parlamento, Barelli. E, no, va beh, Noi Moderati. Moderati? Boh, non si sa dove sono.
Ma che le avete vinte a fare? Io lo dico a lei, perché lei ha una sua storia. Ma tutto questo per arrivare a questa roba qui? Avete fatto il quarto pacchetto sicurezza. Guardi, io ho fatto l'assessore nella mia città. Io ai temi della sicurezza ci credo. Sono andato dalle persone vittime di reati, signore anziane, la notte ad abbracciarle. Però, è una roba seria, signor Presidente.
Avete scritto un decreto... ma lei l'ha letta la norma sull'uso dei coltelli? Ma l'avete letta? Il campione mondiale di metrologia non saprebbe come districarsi. Una lama di 8 centimetri, ma anche quella di 5, giustificato motivo oggettivo, coltello a scatto, coltello a farfalla, nella norma. Il coltello a farfalla? Uno dice: ma che cosa ho? Cioè, ma che pensate? Il criminale accoltella, certo. E poi, nel frattempo, con un cacciavite di 20 centimetri, colpisce al collo un ragazzo di 25 anni e lo ammazza.
Ma fatela finita, ma abbiate anche un po' rispetto di decenni di narrazione che avete utilizzato. È il quarto pacchetto sicurezza. Ve lo dicevamo: non serve a nulla. A un criminale non è che gli tremano le gambe se per il reato di rapina aggravata, anziché dieci anni, gli facciamo fare dieci anni e tre mesi. Se commetti il reato vicino a una stazione ferroviaria, avrai un aumento di pena di tre mesi. Ma basta prendere in giro gli italiani, non vi sopportano più! Perché se ne sono accorti, perché avete detto tutto e avete fatto il contrario. Non avete la schiena dritta, siete supini. Non avete coraggio.
Avete preso uno schiaffo da 15 milioni di italiani e avete fatto finta di prendere atto della lezione, e poi avete fatto la stessa roba. Un pezzo di carta, una penna, un po' di inchiostro e un nuovo decreto-legge. E l'avete scritto così male che siete costretti a cambiarlo ancor prima di approvarlo.
Noi stiamo per convertire un decreto-legge che il vostro Governo e la vostra - la coraggiosa Giorgia Meloni, che scappa quando c'è un problema - dovranno cambiare nelle prossime ore. Ma io dico, risolvere i problemi per voi è troppo difficile, perché poi i problemi sono complessi effettivamente, ma almeno la dignità di ammetterlo. La dignità di ammetterlo.
Stiamo votando un decreto-legge che voi dovete cambiare prima ancora che sia approvato. Avete scritto una norma sugli avvocati. Ma chi ve le scrive? Ma chi ve l'ha scritta? Il Ministero della Giustizia penso di no, perché non è rimasto più nessuno . Avete messo il Ministero della Giustizia nelle mani di un analfabeta politico, che si chiama Carlo Nordio, che è innamorato della sua immagine, ma fatica a comprendere il Paese. Gli avevano detto, credo un anno e mezzo fa: guarda, i sondaggi dicono che, se fai un bel referendum sulla giustizia, finisce 75 a 25. Lui lo diceva anche, qui nel Transatlantico. Io glielo dissi. Dissi: Ministro, guardi, il referendum è su una roba complessa. Cioè, non è che agli italiani lei va a dire quale sia la domanda. Valutano loro la domanda e anche la risposta. Ma lui sa tutto.
Nel frattempo, lui è rimasto, incredibilmente. L'unica vostra riforma, spazzata via. Nel frattempo, se n'è andato Delmastro. Devo finire? Perché sarebbe lungo l'elenco. Però finisco. Un minuto? Continuiamo dopo in bisteccheria . No, perché quella credo che ci sia ancora.
Delmastro è andato a casa, Bartolozzi è andata a casa. Quindi, al Ministero della Giustizia non c'è più nessuno, però vi starete rimpinguando, mettendo qualcuno. Quindi, forse, ve l'hanno scritta agli Interni. Ma al Ministero dell'Interno qualcuno gli doveva dire che l'avvocatura, in una democrazia, è libera e indipendente, e non è chiamata a dare esecuzione al programma politico del Governo. Concetto che può essere complesso. In Sudan fanno fatica a capirlo e anche in tanti altri Paesi, ma nelle democrazie questo è assodato. Non si pagano gli avvocati per realizzare un obiettivo del Governo, si pagano per difendere l'interesse del cittadino.
PRESIDENTE. Concluda.
FEDERICO GIANASSI(PD-IDP). Sì, concludo, Presidente, perché poi continueremo a parlarne nel Paese. E magari, insomma, se smettete di scappare, presentatevi anche nel Paese.
È una norma vergognosa, ma sa perché, Presidente? Innanzitutto, perché è stupida. È stupida. Si parla di qualche centinaio di immigrati. E gli italiani lo vedono che voi non siete in grado di gestirlo il fenomeno.
PRESIDENTE. Ha esaurito il suo tempo.
FEDERICO GIANASSI(PD-IDP). Il problema riguarda decine di migliaia di persone. Allora, se aveste un po' di rispetto anche per quello che avete detto, vi fermereste e direste al Parlamento e alle forze politiche, magari se tornate: abbiamo delle difficoltà, mettiamoci insieme e proviamo ad affrontare i problemi del Paese. Poiché non lo fate, noi vi diciamo: state sbagliando e andate a sbattere nel muro .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Auriemma. Ne ha facoltà.
CARMELA AURIEMMA(M5S). Grazie, Presidente. È quasi l'una e un quarto e abbiamo l'Aula completamente vuota.
I banchi della maggioranza, a parte tre colleghi, sono completamente vuoti. Questa è la distanza, l'assenza totale, non solo fisica ma anche politica, su questo tema, il tema della sicurezza, il tema che è stato una delle battaglie della propaganda di questa destra. Ma, oggi, sicurezza per questo Governo significa fallimento. Non lo diciamo noi, lo dicono i dati, lo dice la realtà, lo dicono le nostre città. Oggi, in quest'Aula, ormai sono oltre 24 ore che stiamo discutendo di questo provvedimento, abbiamo detto tutti gli aspetti, ma ciò che si discute in quest'Aula, questa notte, è la contrapposizione tra due visioni di Paese. La nostra che ha un concetto di sicurezza non vuoto, un concetto di sicurezza che riguarda le nostre periferie, che riguarda le nostre scuole, che riguarda i nostri comuni; e un concetto di sicurezza che, invece, ha questa maggioranza, questo Governo di centrodestra che è solo ed esclusivamente propaganda.
Questa notte si contrappongono due visioni di Paese: quella che ritiene che parlare di sicurezza significa innanzitutto parlare di fragilità sociali, significa parlare di periferie, di comuni che non hanno le risorse per nominare nuovi assistenti sociali, di comuni che hanno i bilanci disastrati e non possono garantire i servizi più importanti, quelli che non ti fanno cadere nel baratro della povertà, nei comuni più disagiati; e poi c'è questa maggioranza che scappa davanti ai propri fallimenti e dai propri errori, perché questo decreto è, anche e soprattutto, un errore costituzionale.
Lo abbiamo detto in tutti i modi: è assurdo, è la prima volta nella storia della Repubblica che questo Parlamento approva un provvedimento consapevole che, al suo interno, già c'è una norma anticostituzionale, una norma che va a violare una norma costituzionale. Perché? Perché chi è il depositario, il custode della Costituzione, cioè il nostro Presidente della Repubblica, ci ha avvertito di questo errore.
Ma l'arroganza di questo Governo e di questa maggioranza è talmente alta che non hanno cercato di recuperare questo errore, approvando un emendamento soppressivo. No, hanno fatto un braccio di forza col Presidente della Repubblica. Una prepotenza che abbiamo visto anche nel modo di gestire questo provvedimento.
È assurdo che questa maggioranza abbia deciso di non partecipare neanche alla discussione ma di venire domani mattina e pigiare un bottone, perché la verità è che a questa maggioranza non interessa nulla della sicurezza italiani. Perché se fosse stato questo il vero obiettivo, uno degli obiettivi di questo Governo, innanzitutto noi non staremo qui ad approvare l'ennesimo, l'ottavo provvedimento che parla di questo tema ma che, evidentemente, non ha raggiunto nessun risultato.
Ma, soprattutto, veniva qui a spiegarci perché dobbiamo pensare che la sicurezza significa necessariamente aumentare le pene. Per noi non è così. Per voi la sicurezza è affollare le carceri ma, nello stesso tempo, non pensare niente per le condizioni delle carceri, per la Polizia penitenziaria che oggi ha il più alto numero di suicidi tra i lavoratori.
Questo imbarazzo istituzionale a cui ci avete ormai abituato oggi si è trasformato in una vergogna di questo Governo e di questa maggioranza. Una vergogna che ha mille aspetti in questo provvedimento ma, per me che sono un avvocato, è senza dubbio l'articolo 30.
Credo che peggio di così non potevate fare. Avete cercato di ridurre la categoria degli avvocati - gli avvocati - ad un servilismo dei desiderata del Governo, ma non ci siete riusciti. Perché? Perché è stato detto chiaramente: l'avvocato ha un solo e unico interesse che è quello del proprio assistito e deve perseguire questo interesse anche quando questo interesse va contro il suo stesso interesse. Perché l'avvocato non è il depositario della verità, l'avvocato è il depositario della lealtà, e non è un caso che sia l'unica figura professionale che, nel momento in cui non è leale con il proprio assistito, addirittura compie un reato.
E voi cosa avete fatto? Dopo, nel vano tentativo di assoggettare alla politica la magistratura, avete pensato bene di poter assoggettare l'avvocatura al potere esecutivo. Ma, giustamente, da un burocrate qual è il Ministro Piantedosi posso capire che non riesca a comprendere cosa significa essere liberi nella scelta della propria azione professionale. Un burocrate è abituato a rispondere ai comandi, questo Governo è abituato a rispondere ai comandi che non sono appunto gli interessi di questo Paese, l'abbiamo visto in mille occasioni.
Ma gli avvocati no! Gli avvocati rispondono al tempo, cioè alle scadenze, e all'unico interesse dei propri assistiti. L'avvocato è un partigiano, lo dice bene Carnelutti quando afferma che l'avvocato entra in un conflitto e si mette al fianco di un povero cristo che, in quel momento, ha tutti contro. E voi pensavate che con una concessione potevate assoggettare una delle categorie che ha una funzione costituzionale, e sono contenta che la mia categoria, gli avvocati, hanno reagito con forza e con dignità, a schiena alta, a schiena dritta.
Avete fallito! Meloni dice “più sicurezza”. In realtà, i vostri dati dicono soltanto “fallimento”. Lo dicono i numeri di questo Governo: i reati non sono crollati, le nostre periferie, invece, sono meno sicure, sono più abbandonate. Le città dovevano respirare più libertà e invece sono più impaurite, e sapete perché? Perché la propaganda non illumina le strade, non apre i servizi, non toglie il degrado. Meloni ha promesso in tutti i modi sicurezza e, invece, ha soltanto consegnato carceri sovraffollate, comuni senza risorse, quartieri lasciati a se stessi, più arresti “sì”, più giustizia “no”, più decreti “sì”, più sicurezza “no”.
I numeri parlano chiaro. I vostri numeri parlano chiaro: repressioni in aumento e sicurezza ferma. Avete riempito le carceri ma avete svuotato le politiche sociali; avete criminalizzato la povertà invece di combatterla; avete tagliato sulla prevenzione; avete prima creato il problema e poi create questo problema per governare la paura. Questo è il modello Meloni.
I comuni chiedono più fondi, manca il personale nei commissariati di Polizia. Nel mio commissariato di Polizia, quello che serve ben cinque comuni della provincia di Napoli, quasi 200.000 abitanti, manca il 30 per cento del personale: soltanto due volanti che devono coprire i cinque comuni. Questi sono i vostri numeri, i numeri di una realtà che è in molte città italiane.
La sicurezza vera non nasce dal codice penale ma nasce da uno Stato che ogni giorno si rafforza.
Noi non accettiamo un Paese dove la paura è una strategia di Governo, dove l'insicurezza serve a prendere voti, dove i problemi sociali diventano colpe individuali. Non ci avrete impauriti, non ci avrete divisi e, soprattutto, non ci vedrete tacere. La sicurezza senza giustizia è solo repressione e la repressione non è mai sicurezza. I vostri numeri vi condannano ed è significativo che questo decreto scade proprio il 25 aprile. Noi rivendichiamo con forza questa data. L'abbiamo fatto impedendo appunto a forze nazifasciste di entrare in questo Parlamento e lo continueremo a fare, a difendere i diritti e le libertà della nostra Costituzione, sempre, in ogni occasione, anche quando voi non avete neanche il coraggio di presentarvi in quest'Aula.
PRESIDENTE. Concluda.
CARMELA AURIEMMA(M5S). Perché ormai la vigliaccheria è il vostro vestito usuale .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ghio. Ne ha facoltà.
VALENTINA GHIO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, dopo l'iter di questo decreto, dopo quello a cui abbiamo assistito e a cui stiamo anche assistendo in questi giorni, in questa notte, con l'Aula in un vuoto desolante, è evidente che quella che mettete in scena è una prova di accanimento.
È l'accanimento di chi si ostina a procedere nonostante le scoppole clamorose e continue, dalla cocente sconfitta al referendum, dai pezzi di Governo persi per problemi con la giustizia ai problemi con i vostri super alleati, gli alleati sovranisti, anche quelli di oltreoceano, nonostante tutta l'avvocatura vi si sia rivoltata contro, perché avete scritto una norma palesemente incostituzionale e senza neanche la cortesia di informarli sebbene li riguardasse e nonostante i pesanti rilievi del Presidente della Repubblica.
Questo accanimento io credo che avvenga perché dopo quasi quattro anni senza risultati concreti su economia, salari e sanità pubblica, dopo che vi siete dimostrati irrilevanti, talvolta dannosi, in politica estera, l'unico collante che rimane è quello di restare inchiodati lì, alle posizioni, e sfornare un'operazione di facciata dopo l'altra come questo decreto per mascherare i vostri fallimenti e il fatto che non avete saputo dare risposte ai bisogni della gente e delle persone.
Questa ultima operazione di facciata dimostra, ancora una volta, che non c'è una strategia seria e coerente sulla sicurezza, ma che anzi perseverate con l'uso sistematico della paura e della propaganda come strumenti di costruzione del consenso, però la sicurezza è altro. La sicurezza è un tema che riguarda la qualità della vita delle persone, la fiducia nelle istituzioni e la tenuta stessa del patto sociale. Avete portato un decreto eterogeneo e complesso, avete concesso a quest'Aula e alle Commissioni appena sette giorni per esaminarlo: non è efficienza questa, è un atto deliberato per impedire il controllo democratico, è l'idea che il Parlamento debba solo ratificare, non discutere.
Poi è evidente che nella vostra ottica il punto politico è sempre uno: voi continuate a sostenere che la sicurezza si costruisca soltanto aumentando le pene, moltiplicando i reati, ma se fosse davvero così, se davvero questa fosse la soluzione, dopo anni di interventi di questo tipo, dopo che avete creato 57 nuovi reati, l'Italia sarebbe il Paese più sicuro al mondo, ma così non è. I risultati lo dimostrano, è stato detto anche da colleghi: i reati sono aumentati del 6,4 per cento e non parliamo di piccoli reati, parliamo di reati predatori, di reati violenti contro le persone, quelli che incidono davvero sulla vita quotidiana; pensiamo alla violenza contro le donne, pensiamo alla violenza sui luoghi di lavoro, a scuola, nei luoghi sanitari, nel trasporto pubblico; questi sono i risultati del vostro Governo, dei 57 nuovi reati.
Pensiamo anche che a tutto questo si aggiunge la riduzione degli organici delle Forze dell'ordine: sono 2.000 agenti in meno per citare solo il Corpo della Polizia di Stato. Voi, quelli della sicurezza, che diminuite gli organici delle Forze dell'ordine. Questo non è governare per più sicurezza, questo è fare propaganda, perché dopo tutti i decreti, il decreto , il decreto Caivano, dopo che avete stipato le carceri di minori, i dati dovrebbero essere il vostro punto di partenza per una riflessione seria e l'impianto normativo impressionante che avete costruito in questi anni non ha prodotto nei fatti una maggiore sicurezza né reale né percepita. Provate a chiedere alle persone se si sentono più sicure ora di prima: la risposta è no. Ma non vi assale il dubbio che con questo stato di cose e con questi dati reali state sbagliando qualcosa? Non vi assale il dubbio che se continuate a intervenire nello stesso modo non otterrete il risultato che chiedete, il risultato che i cittadini chiedono? Perché è evidente che introdurre un nuovo reato e aumentare una pena è l'operazione più semplice: non richiede una visione complessa, non comporta investimenti significativi, non vi obbliga a misurarvi con le cause sociali dei problemi. E così intercettate l'emotività generata dai fatti di cronaca, ma raramente questo si traduce in una soluzione strutturale e questo decreto lo collocate esattamente lì, dove state procedendo per stratificazioni emergenziali e poiché non affrontate i problemi veri scaricate addosso alle categorie, che di volta in volta scegliete come bersaglio, le responsabilità.
I giovani sono il capro espiatorio più gettonato delle vostre politiche di sicurezza. Vi riempite la bocca sul tema del disagio giovanile nei convegni, ma fate pagare ai giovani il prezzo più alto delle vostre scelte: fragilità economica, precarietà lavorativa e abitativa, disagio sociale. Eppure, di fronte a questa consapevolezza la risposta è ancora quella dell'anticipazione della sanzione - ma sì, mandiamoli in carcere sempre più giovani, sempre più bambini -, dell'inasprimento delle misure e dell'estensione degli strumenti punitivi. Intervenite quando il problema è già esploso senza investire in modo significativo nella scuola, nei servizi sociali, nelle periferie, nel sostegno alle famiglie, in politiche educative capaci di prevenire le situazioni di marginalità e di devianza, prevenire. E quindi con scelte che producono effetti controproducenti spingete sempre di più i giovani più in difficoltà dentro il circuito penale, senza offrire alternative reali.
L'altro elemento grave, veramente grave, di questo decreto è quello del terreno delle libertà pubbliche. Emerge un'impostazione che considera il dissenso più come un problema da contenere che una componente reale e fisiologica della vita democratica; mi riferisco all'articolo 7, al fermo amministrativo, cioè la possibilità di fermare fino a 12 ore le persone che partecipano ad una manifestazione, intervenendo non su ciò che una persona ha fatto, ma su ciò che potrebbe fare. Questa non è una misura tecnica, ma una scelta politica molto precisa: significa spostare l'intervento dello Stato prima di qualsiasi comportamento concreto dentro uno spazio in cui la valutazione diventa inevitabilmente discrezionale. Quando la libertà personale viene limitata sulla base di una previsione e non di un fatto è chiaro a tutti che il rischio di abuso non è teorico, è reale. Ma vi rendete conto della gravità di questa misura? Vi rendete conto che questa misura richiama i tempi più bui della nostra storia? Avete chiaro cosa accadeva nelle città e nei territori durante il fascismo prima che Mussolini venisse in visita nelle città? Gli antifascisti venivano portati in galera per 12 ore o per qualche giorno. Questa misura non rafforza lo Stato, questa misura lo espone ad un uso sbilanciato e squilibrato del potere. Ma perché vi fa così paura il dissenso? Perché temete così tanto la libertà di pensiero? Le manifestazioni pubbliche non sono un problema da gestire, sono un diritto da garantire e trattare chi manifesta come un potenziale pericolo significa cambiare radicalmente il rapporto tra Stato e cittadino, significa introdurre elementi di dissuasione, significa introdurre elementi di intimidazione preventiva. Quando i cittadini sentono il bisogno di partecipare, quando i giovani finalmente alzano la testa anziché chiudersi in una stanza o nel mondo virtuale questo è un sintomo di salute della democrazia.
Infine l'articolo 30: avete fatto di peggio su questo; avete messo mano a un principio intoccabile, il diritto alla difesa; avete provato a introdurre incentivi economici che snaturano il ruolo dell'avvocato; avete detto “se convinci il tuo assistito a ritornare indietro ti do 615 euro”, ai danni dei più deboli naturalmente. È un precedente gravissimo e ora proponete un nuovo decreto per cambiarlo, ma noi votiamo questo decreto, quello che contiene le norme incostituzionali. Il punto alla fine - e concludo - è tragicamente semplice: essere qui a discutere il quarto decreto Sicurezza di seguito significa che sulla sicurezza il Governo Meloni ha fallito. È un'idea di totale distacco dai bisogni delle persone, è l'idea che noi contrasteremo, qui e fuori dall'Aula, e oggi - e concludo - siamo alla vigilia della Liberazione e noi siamo qui, ancora una volta, a difenderne i presupposti perché, come diceva Calamandrei, dietro ogni articolo della Costituzione ci sono uomini e donne, aggiungo io, che hanno sofferto e lottato e state certi che noi difenderemo quei principi
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Emma Pavanelli. Ne ha facoltà.
EMMA PAVANELLI(M5S). Grazie, Presidente. Sono quasi le 2 di notte e siamo qui da circa 31 ore. Cerchiamo di convincervi che quello che state continuando a portare avanti è sbagliato. È sbagliato perché presentate l'ennesimo decreto Sicurezza, ma la verità ormai è sotto gli occhi di tutti ed è che siamo davanti all'ennesimo atto di propaganda di questo Governo costruito sul consenso, su slogan, su paure e che oggi si rivela per quello che è: un Governo incapace, inconcludente e profondamente distaccato dal Paese reale.
Il punto politico è molto semplice: dopo quasi 4 anni di legislatura siamo ancora qui a discutere di sicurezza, e questo da solo è già una presa di coscienza di aver fallito. Se anche uno solo dei vostri provvedimenti avesse funzionato, oggi non ci sarebbe bisogno dell'ennesimo decreto, e invece siamo al sesto, al settimo - abbiamo perso il conto -, e anche se avete cambiato il nome, di fatto sono tantissimi. Una sequenza continua di annunci, di conferenze stampa, di titoli sui giornali, ma nella vita reale degli italiani, quella vera, non è cambiato nulla. Avete promesso sicurezza, ordine, uno Stato forte. E invece avete consegnato al Paese più insicurezza, più paura e meno credibilità nelle istituzioni.
Questo decreto non nasce da un'analisi seria dei fenomeni criminali. Non nasce da dati, da studi, da una strategia. Nasce, ancora una volta, dall'inseguimento della cronaca. Nasce dai , dai , dai titoli dei telegiornali: è un decreto scritto sull'onda emotiva, non della responsabilità. E allora vi chiediamo: dov'è la visione? Dov'è la strategia complessiva sulla sicurezza? Dov'è il lavoro strutturale che un Governo serio dovrebbe fare? Non c'è, non esiste. C'è solo un uso distorto del diritto penale trasformato in uno strumento di comunicazione. Più reati, più pene, più divieti, come se bastasse alzare le sanzioni per risolvere problemi complessi. Questo non è governare, ma fare propaganda sulla pelle dei cittadini.
Nel frattempo, però, il Paese reale va in tutt'altra direzione. Gli imprenditori chiudono le attività e abbassano le saracinesche perché non si sentono tutelati. I cittadini vivono ogni giorno episodi di microcriminalità, in costante aumento anche tra i più giovani e nelle scuole. Quei giovani, quelli di cui vi riempite la bocca continuamente e ricordo quando la Premier, qui in quest'Aula, nel giorno del suo insediamento, parlava dei giovani, del loro diritto a manifestare perché anche lei da giovane manifestava e grazie a quell'impegno iniziò il suo impegno politico. Ebbene, quei giovani sono coloro ai quali continuate a dire che non devono manifestare, che non devono uscire di casa ed esprimere il loro dissenso. Ecco, da una parte, incentivate tutto questo e, dall'altra, adesso che governate, dopo 4 anni continuate a tagliare, a togliere questi diritti e libertà soprattutto ai giovani.
E le Forze dell'ordine lavorano con meno risorse, meno personale, ma con responsabilità maggiori. E voi cosa fate? Scaricate le responsabilità sui sindaci, senza fondi, cercando capri espiatori per provare a nascondere i continui fallimenti. Ma la sicurezza, colleghi, non si costruisce con gli slogan. La sicurezza si costruisce con investimenti e prevenzione, educazione nelle scuole, sostegno sociale, presenza dello Stato sul territorio e politiche sociali serie.
Invece, voi avete fatto esattamente il contrario. L'esempio più clamoroso del vostro fallimento è quello dei centri in Albania. Doveva essere una grande operazione simbolo, doveva essere la dimostrazione della vostra fermezza, della vostra capacità di governo, ma è diventato il simbolo della vostra incapacità. Un progetto costato un miliardo raccontato come la soluzione definitiva al problema dell'immigrazione e che oggi si riduce a numeri ridicoli, a strutture semivuote, a una distanza abissale tra quanto promesso e quanto realizzato, con un costo di circa 2 milioni - ripeto, Presidente: 2 milioni! - ad immigrato, con 300 agenti delle Forze di Polizia tolti dalle nostre città. E questo non è un dettaglio, perché la sicurezza doveva essere il tema bandiera di questa maggioranza. Era il terreno su cui è stato costruito il consenso e raccolti milioni di voti e oggi, proprio su quel terreno, si consuma il vostro fallimento più evidente. Avete ingannato i cittadini vendendo illusioni e trasformando la paura in consenso elettorale, ma se le parole le porta via il vento, i problemi invece restano, e oggi sono più gravi di prima. E allora la domanda politica è inevitabile: perché? Perché, dopo anni di Governo, siete ancora costretti a rincorrere l'emergenza? La risposta è semplice: perché avete preferito la comunicazione all'azione, gli annunci alle riforme, il consenso immediato alla responsabilità di governare. E oggi ne pagano il prezzo gli italiani e un Paese intero, che si sente più insicuro a causa di un sistema economico in difficoltà e un tessuto sociale fragile, che hanno arginato una guerra tra poveri.
Quel che è più grave, Presidente, è che nel frattempo voi continuate a raccontare una realtà che non esiste. Ma c'è un altro dato politico che non potete più ignorare: questa maggioranza non è più solida come vuole apparire. Il risultato del referendum ha segnato un punto di rottura, e allora forse sarebbe il caso di avere un sussulto di responsabilità, forse sarebbe il caso di smettere di fare finta che vada tutto bene, forse sarebbe il caso di fare un passo indietro perché governare non è occupare il potere, ma risolvere i problemi, e voi sui temi più importanti per i cittadini avete fallito: avete fallito sulla sicurezza, avete fallito sull'economia, avete fallito sulla credibilità delle istituzioni. E oggi questo decreto non è la soluzione, ma solo l'ennesimo tentativo di coprire quel fallimento, tra l'altro, con un altro fallimento. Per tutte queste ragioni, il nostro voto non può che essere contrario, Presidente, ma soprattutto il nostro è un voto politico contro un modello di governo basato sulla propaganda, contro un uso distorto del diritto penale, contro una visione che ha tradito le aspettative degli italiani. Siamo noi quelli che credono in uno Stato forte anche con i forti, e non soltanto con i deboli; uno Stato che previene, che investe e che protegge, non uno Stato che si limita agli annunci. L'Italia merita molto di più di quello che voi, in questi anni, avete saputo offrire .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Mauro Berruto. Ne ha facoltà.
MAURO BERRUTO(PD-IDP). Signor Presidente, c'è una forma di potere che non ha bisogno di manganelli né di decretazione d'urgenza. Non si impone direttamente con la forza, agisce prima in modo più sottile, più pervasivo, più difficile da riconoscere. È il potere che addormenta, che ipnotizza e si chiama ipnocrazia.
L'ipnocrazia è il governo delle coscienze attraverso la manipolazione continua del linguaggio, delle immagini e delle percezioni; suggerisce… È un potere che costruisce consenso attraverso l'assuefazione e, in questo processo, lentamente anestetizza il pensiero critico, trasforma i cittadini in spettatori, la realtà in una narrazione a uso e consumo di chi la produce. Non è un fenomeno nuovo: George Orwell, nel suo libro , lo aveva raccontato con una chiarezza che, oggi, è inquietante. “La guerra è pace. La libertà è schiavitù. L'ignoranza è forza”: non erano solo slogan distopici, frutto della fantasia di un romanziere, ma erano la grammatica di un potere capace di piegare le parole fino a rovesciare il significato delle cose. Il rischio, oggi, è che nessuno sia più in grado di distinguere quello che vale la pena di dire. Non il silenzio imposto, ma il frastuono che rende ogni parola equivalente alle altre, ogni fatto opinabile, ogni verità negoziabile. L'ipnocrazia è pericolosa perché non si annuncia, non si dichiara, si insinua e, quando ce ne accorgiamo, spesso, è tardi perché il confine tra realtà e rappresentazione si è dissolto e, con esso, la possibilità stessa di esercitare una cittadinanza consapevole. Mi piacerebbe sapere quante volte sia stata pronunciata la parola “sicurezza”, in quest'Aula, in tre giorni. Questo è il vostro gioco e io non lo permetterò. Ho pronunciato questa parola ora; adesso, basta, non la pronuncerò più perché quello che volete, il vostro disegno, è costruire l'architettura della realtà, incominciando proprio dalle parole. Allora, basta. Io voglio parlare del “prendersi cura”; prendersi cura delle persone, delle città, dei più fragili, delle scuole, dei ragazzi, degli studenti universitari, dei lavoratori, di tutti e tutte coloro che hanno bisogno che ci si prenda cura di loro. Per questo, oggi, il punto non è solo politico, ma è culturale e democratico, persino antropologico, perché una democrazia non si misura solo dal diritto al voto, ma dalla possibilità per la coscienza di chi vota di essere critica e il tentativo di ipnotizzare le coscienze è un crimine.
È ora di finirla con i vostri meccanismi ipnotici, con il vostro costruire nemici, qualcuno da odiare. È ora di togliere questo letame che avete messo, per anni, nei ventilatori e nei nastri trasportatori di odio. Lo avete fatto fin dall'inizio, 31 ottobre 2022, nove giorni dopo l'insediamento: il decreto anti-. È partito lì, il vostro ridicolo tentativo di camuffare la realtà, di spacciarvi per sceriffi. Vi dovevate presentare al Paese con il decreto più inutile del mondo, mai usato, come ha detto Nordio, in quest'Aula, perché dopo il veleno e le balle della campagna elettorale a voi serviva un manifesto. Date dei buonisti a ogni persona normale, non dico progressista, che tenta nel concreto di mettere in atto quei principi di solidarietà che sono scritti nel Vangelo, per esempio, che dovrebbe essere la Carta costituzionale di chi sventola rosari nei comizi e di chi si dichiara madre e cristiana.
A voi serviva un manifesto diverso. A voi serviva il manifesto del cattivismo e il vostro cattivismo lo avete esercitato, prima, su chi non può difendersi, sugli ultimi. Lo avete esercitato su persone di colore, dalla pelle diversa, dalla religione diversa. I suprematisti, cattivisti per eccellenza, fanno così da sempre, ma, poi, siete andati oltre. Uno degli ideologi del cattivismo, il Ministro per l'Istruzione Valditara, a novembre del 2022, dichiarava che l'umiliazione, per gli studenti indisciplinati, è un fattore fondamentale nella crescita e nella costruzione della personalità: umiliare per costruire la personalità e, da lì, non avete più avuto freni inibitori.
Il cattivismo come ideologia, il nemico da costruire, qualcuno da incolpare, i barbari da mostrare all'orizzonte. C'è una bellissima poesia di un poeta greco, Konstantinos Kavafis, che si intitola , che parla di una città che si lacera nell'attesa dell'invasione di questi nemici e, poi, quella poesia finisce così: perché si è fatta notte e i barbari non sono più venuti. E qualcuno è arrivato dai confini e ha detto che di barbari non ce ne sono più. E ora che fine faremo senza barbari. Dopotutto, quei barbari erano una soluzione.
Eh già, perché se l'incantesimo si rompe, aumentare i reati, più carcere, meno misure alternative, la remigrazione, la promessa di taglie, come nel , agli avvocati che convincono coloro che dovrebbero difendere a farsi remigrare, l'odio, le punizioni verso i giovani, barbari pure loro, che, pensa un po', vogliono manifestare per la pace, per l'ambiente, per il futuro, sono soluzioni che non funzionano più. Se si rompe l'incantesimo non funzionano più le varianti narrative come il dibattito grottesco, qui, alla Camera fra un deputato che definisce la destra di Governo un centrodestra moderato e, il proprio neonato movimento, la vera destra. Se si rompe l'incantesimo, non funzionano più le provocazioni come quella di un altro deputato che invita CasaPound, movimento politico di ispirazione neofascista, a presentare il progetto di remigrazione, qui, nella casa della democrazia e per cui i deputati che lo hanno impedito, invece, di ricevere un encomio, anzi, una medaglia, proprio per aver difeso l'istituzione, sono stati puniti dalle istituzioni che hanno essi stesso difeso.
I 15 milioni di “no” al referendum, in Italia, le grandi manifestazioni, nel mondo, per la pace, il movimento , la società civile che si imbarca sulla flottiglia verso Gaza o verso l'isola di Cuba, le grandi proteste della generazione Z in Sud America, in Europa, in Africa, in Asia, le manifestazioni “con milioni di persone, negli Stati Uniti e nel mondo, ci dicono che il vento è cambiato.
Ho il privilegio di parlare alle due di notte; fra poche ore sarà il 25 aprile, la festa più bella dell'anno, la Festa della Liberazione, del nostro Paese dal nazifascismo, il giorno in cui ricordiamo ragazzi e ragazze, tantissimi, allora avevano vent'anni, che decisero di non chinare la testa per regalare, a noi, la libertà. Qualcuno di quei ventenni c'è ancora; sono pochi, ormai, perché chi c'è, di anni ne ha 100 e, allora, per quei centenari e per i ventenni di oggi, la parte finale del mio intervento non sarà sulla parola che voi volete costringerci a pronunciare, ma su una sua alternativa: “prendersi cura”. Lo faccio con dei versi di una poesia, poi, messa in musica, di Italo Calvino. Racconta di un vecchio partigiano che passeggia, fra i tigli, con una ragazza ventenne dalle guance di pesca e di aurora: “Io spero che a narrarti riesca la mia vita all'età che tu hai ora”. E le racconta del coprifuoco, delle città in mano alle truppe tedesche, della più bella definizione di coraggio, ma “chi non vuole chinare la testa, con noi, prenda la strada dei monti. Avevamo vent'anni e oltre il ponte, oltre il ponte ch'è in mano nemica vedevam l'altra riva, la vita tutto il bene del mondo oltre il ponte. Tutto il male avevamo di fronte, tutto il bene avevamo nel cuore, a vent'anni la vita e oltre il ponte, oltre il fuoco comincia l'amore”. Lei dice: “la speranza era nostra compagna (…). Scalzi e laceri eppure felici (…). Non è detto che fossimo santi, l'eroismo non è sovrumano, corri, abbassati, dai corri avanti! Ogni passo che fai non è vano. Vedevamo a portata di mano (…) l'avvenire di un giorno più umano e più giusto più libero e lieto”.
E, allora, non mi rivolgo a voi, ipnocrati del Governo, non mi interessate. Mi rivolgo ai ragazzi e alle ragazze che hanno, oggi, vent'anni, a cui chiedete di stare zitti e buoni, di pensare il meno possibile, di desiderare il meno possibile, che state nutrendo a odio, a cui avete dato dei fannulloni, che volete umiliare, a cui insegnate il disprezzo per il diverso, che non volete far votare quando studiano fuori sede. Voglio dire loro che tutto questo passerà. Voglio dire loro, però, che non bisogna chinare la testa, che bisogna guardare oltre il ponte dove c'è tutto il bene del mondo, ma lo dicono, meglio di me, Italo Calvino e le parole di quel vecchio partigiano che passeggia sotto i tigli con quella ragazza di vent'anni e che, guardandola le dice così: “E vorrei che quei nostri pensieri quelle nostre speranze di allora rivivessero in quel che tu speri o ragazza color dell'aurora”. Viva il 25 aprile, viva l'Italia antifascista .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Andrea Gnassi. Ne ha facoltà.
ANDREA GNASSI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Le vorrei chiedere come si sente. Tutto bene da quelle parti? Presiedere, quest'Aula, questa istituzione, con questi colpi di mano, tra l'altro, così fragili, anche tutto sommato, persino, purtroppo, ridicoli. Avete scritto, con una mano, un decreto, con l'altra lo avete ritirato e vi accingete a imporne un altro che non avete ancora scritto. Che bella pagina, Presidente.
Ma è cambiato il clima in questo Paese, è cambiato il clima con il referendum. Voi avete provato a sconfiggere le regole, avete ferito la Camera, ma la situazione è plastica. Quante volte abbiamo visto in quest'Aula arrivare da quella porta la Presidente Meloni, forte, col passo veloce e tutti in piedi ad applaudirla, anche se non aveva ancora aperto bocca? E, poi, dopo aver, così, quasi deriso il Parlamento su uno dei tanti provvedimenti che poi si sono infranti sulla realtà, dai dazi all'economia, di nuovo tutti in piedi ad applaudire la Premier nel suo atto di forza; e oggi c'è davanti a noi, su un tema che riguarda le nostre vite, la sicurezza delle famiglie, dei cittadini, dei quartieri; c'è un'Aula vuota e ci sono due deputati di Fratelli d'Italia e c'è lei, Presidente, che presiede queste istituzioni. Un colpo di mano con il decreto, un colpetto di furbizia, ieri, sul Regolamento per far tacere le opposizioni che reclamavano il diritto di poter esprimersi sulla sicurezza, con gli azzeccagarbugli che sono andati a cercare negli annali per far tacere l'opposizione precedenti del 1900 e vattelappesca. Ma di cosa state parlando? Il precedente del 1900 e vattelappesca e quando usciamo di qui, alle 2 di notte, noi che siamo privilegiati, fortunati, in quest'Aula perché, magari, abbiamo la possibilità di arrivare a casa in sicurezza, se possiamo permettercelo, ma tutti gli altri lavoratori che anche di notte affrontano la vita oppure la stazione Termini o quella di Milano? Beh, avete fatto una figura che vi qualifica. C'è una rappresentazione plastica dello stato dell'arte e della situazione politica in Italia: è il quarto decreto sulla sicurezza. Avete fatto la faccia feroce, sono aumentati i reati, scoppiano le carceri, sono aumentate le fattispecie di reato e sono aumentati gli atti criminosi: un capolavoro. Se uno a tavolino provasse a mettersi lì a tentare nello stesso tempo a far aumentare gli atti criminosi, la violenza contro le persone, la fattispecie di reato, a far scoppiare le carceri, i detenuti, aumentando ovviamente le recidive, non ci sarebbe riuscito, se avesse provato a costruire questo obiettivo a tavolino. Ma è cambiato il clima ed è come una fotografia, che lo descrive: con una luce splendente anche le caratteristiche e i difetti vengono edulcorati, coperti. Allora, prima, la vostra volontà politica appariva ferrea: tiriamo dritto, siamo uniti, coesi, puniremo tutti anche sulla sicurezza; però, oggi, dopo il referendum, dopo quella sconfitta, siete sotto botta. Dalle mie parti si direbbe: siete giù per i fossi. Si vede plasticamente anche per come state in Aula: non applaudite più, siete dimessi e i difetti che apparivano anche, come dire, un atto di volontà imposto, oggi, i difetti che rappresentate si evidenziano per quello che sono: siete sgangherati, siete maldestri, siete sgrammaticati dal punto di vista istituzionale.
Ma vi rendete conto che domani i cittadini leggeranno sulla un decreto e sotto un altro decreto che lo nega, in attesa di essere convertito in legge? E in questi 60 giorni cosa farete? Di cosa parlerete al Paese? Ecco, prima, la vostra unità sbandierata sui reati, sulla sicurezza, copriva i vostri difetti, ma quando non c'è più quella luce della presunta invincibilità, dell'unità, di una politica tutta di un pezzo, viene fuori ciò che siete: siete persone, siete parlamentari, ma probabilmente pensavate anche di essere una classe dirigente, ma oggi, invece, siete giù per i fossi. Avete pensato di poter scrivere norme senza senso, affermandole con il sussidiario, dicevamo prima, dell'azzeccagarbugli. Ieri avete persino stravolto, creato dei precedenti sull'ordine dei lavori per far tacere l'opposizione, avete provato con dei . Sono colpetti questi, sono colpi di coda di chi sente che è finito un po' l'impero.
Badate bene, vengo da un'esperienza amministrativa, ho fatto il sindaco il presidente della provincia. Certo, l'opposizione ha vinto il referendum, non le elezioni, ci mancherebbe, non vi è dubbio su questo, ma non vi è dubbio che oggi annaspate. Siete alla fine, siamo alla fine del mandato, siete alla conclusione del vostro mandato di Governo e siete lì, ancora, a dare la colpa ora al , perché no, all'euro e ogni tanto tirate fuori persino il presidente Prodi. È tutto un dare la colpa a chi c'era prima. E cosa lascerete di questi anni? Mah, lascerete ben poco, lascerete molto poco. Perché cos'è rimasto? Cosa rimarrà? Guardate, io lo dico anche con grande amarezza, non mi piace fare battute, fare dell'ironia, ma di fronte alle famiglie che non arrivano a fine mese, che sono le famiglie più fragili e più colpite sulla sicurezza - perché chi ha i soldi, magari, una telecamera se la può permettere, un vigilantes davanti a casa lo mette - di fronte a quelle famiglie che non arrivano a fine mese, vi siete inventati il carrello tricolore, fate la spesa… Ma chi l'ha visto questo carrello tricolore? Ma dov'è questo carrello tricolore? Cosa c'è dentro questo carrello tricolore? C'è un Ministro che va in giro con la bandierina su questo carrello. Dove gira? In quale supermercato? Ogni tanto, vabbè, lo vediamo su La7 da Crozza, ma non è che, come dire, è un grande spettacolo.
Avete persino messo, è incredibile, è incredibile… ma qualcuno ha fatto il consigliere di quartiere dalle vostre parti? Per abbassare il prezzo della benzina avete obbligato i benzinai a mettere i prezzi in evidenza. Adesso li dovranno togliere perché con i dazi e con quello che ha combinato Trump nel mondo i prezzi sono schizzati; avete creduto che si potessero abbassare i prezzi della benzina, obbligando i benzinai a far vedere che i prezzi non erano come quelli che dovevano essere. Ma chi le pensa queste cose? Dove siete quando fate queste cose qui?
Mi sono occupato nella mia vita anche di turismo: è stato appena dimesso un Ministro che ha talmente imbarazzato chi lo aveva nominato, il Presidente del Consiglio, che l'ha dovuto dimettere. È venuta in questo Parlamento rabbiosa, a parlarci di tacco 12 e borsette che lei rivendica. Ma che mi frega? Ma a chi interessano le borsette della Santanche'? Il 13 per cento del PIL è il turismo.
E arrivate - e finisco - alla sicurezza, per non parlare, poveretto, di Salvini che due le dice e quattro le sbaglia, da Orbán al ponte che si è ristretto, a tutto il resto. Però, sulla sicurezza non c'è tanto da ridere: che idea si è fatto il Paese sulla sicurezza, cioè quelli che ci dovrebbero ascoltare fuori? Che idea si sta facendo nelle strade, nei quartieri? Vengo da una terra che è un misto di provincia e realtà metropolitana, la riviera romagnola, che è abituata ad accogliere e ospitare, dove la sicurezza è un tema sentito, come è sentito nelle stazioni di Roma, di Milano, di Bologna, come è sentito nelle aree interne. È una realtà che, come tutte le altre - e vado a finire - ha bisogno di sicurezza, ma la sicurezza è un diritto alla libertà e sentirsi sicuri vuol dire sentirsi liberi. È un diritto che va garantito e ci si sente - finisco, Presidente - più liberi e più sicuri, se in una comunità non si vive da soli anche il tema della sicurezza.
Allora, sicurezza: sono reti, certo pene, certo Forze dell'ordine - 22.000 assunzioni annunciate e zero realizzate - ma sono reti, volontariato ed educazione; sono presidi e sono parchi, con i servizi. Non c'è niente di tutto questo. C'è la vostra propaganda…
PRESIDENTE. Concluda.
ANDREA GNASSI(PD-IDP). …che oggi è nuda, sgangherata, maldestra e che, per fortuna, guardate, dalle mie parti si diceva, proprio nei tempi più bui del Paese: “”. Domani è il 25 aprile, sarà una bella giornata e l'Italia ripartirà anche dopo i vostri disastri .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Stefano Graziano. Ne ha facoltà.
STEFANO GRAZIANO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Guardare questi banchi della maggioranza completamente vuoti alle 2,10 di notte dà il segno di dove è finita questa maggioranza. Sembrate un po' di più polvere di stelle, apparite sempre di più in una condizione di difficoltà e, soprattutto, a mio avviso, apparite sempre di più come coloro i quali vogliono provare a nascondere la realtà.
Però, iniziamo da alcune cose. Questo è il quarto decreto sulla sicurezza, il quarto in meno di quattro anni. Cioè, voi stessi, con questa cosa, avete spiegato che tutti quelli precedenti sono sostanzialmente sbagliati, perché, altrimenti, non ci sarebbe stato il motivo per il quale ne avreste dovuti fare quattro. Però, vedete, il patto di Governo, questo patto di Governo si sosteneva, in realtà, su tre cose fondamentali. La prima era l'autonomia differenziata, la seconda il premierato, la terza la giustizia. Questo era l'accordo sul quale si manteneva quello che è l'attuale Governo Meloni, sull'attuale… Sto salutando la bimba!” …
PRESIDENTE. Deputato Deidda! Non disturbate gli oratori Ma adesso ci devono dire anche cosa dobbiamo fare!.
STEFANO GRAZIANO(PD-IDP). Ma come ti permetti ?
PRESIDENTE. Deputato Deidda! Prego, prosegua.
STEFANO GRAZIANO(PD-IDP). No, ma capisco il nervosismo. Collega Deidda, io la capisco…
PRESIDENTE. Si rivolga alla Presidenza.
STEFANO GRAZIANO(PD-IDP). …dopo il referendum è evidente che c'è un nervosismo, però, detto ciò, io vorrei ribadire alcuni concetti, per poi arrivare a quello che è il decreto di oggi. Perché, vedete, quello che sta accadendo è che, in realtà, sull'autonomia differenziata, beh, dov'è? Che è successo? Non si sa più dove si trova, cos'è accaduto, quello che ha detto la Corte costituzionale. Di fatto è un fallimento. E su questo, in realtà, c'è stato l'inizio di quella che è la fine. La riforma sul premierato è scomparsa completamente dai non si sa che cosa è successo. Sulla giustizia avevate, per ultimo, fatto una scommessa e sulla scommessa che avete fatto non solo noi vi avevamo abbondantemente avvisati, ve l'avevamo detto: guardate che questa cosa non funziona, guardate che non si possono fare riforme costituzionali solo da una parte, guardate che questa modalità con la quale state gestendo questa vicenda finirà male per voi. Nulla, errare è umano, perseverare è diabolico. E che cosa avete voluto fare? Addirittura fare il referendum. E 15 milioni di italiani vi hanno risposto: vi hanno detto di “no”. Hanno detto di “no” a che cosa? Hanno detto di “no” ad un'arroganza, a un modo di essere, a un modo di gestire, a un modo di governare.
E poi, insieme a questo, ci sono altre cose. Che cosa è accaduto? Che la Premier Giorgia Meloni si è voluta dare una postura sul piano internazionale, e quella postura dove l'aveva portata? L'aveva portata sulla coda di Trump. E portarla sulla coda di Trump, in realtà, ha creato semplicemente, ha portato l'Italia a un grado di diffidenza molto forte sull'Europa. Ma cosa significava stare sulla coda di Trump? Perché poi l'abbiamo visto, cioè la totale irrilevanza. Ma quella totale irrilevanza sulla quale l'ha portata, in realtà, ha creato una condizione per la quale abbiamo visto che Trump, da quello che appariva o, meglio, da quello che Giorgia Meloni ha detto doveva essere - cioè, il premio Nobel per la pace - ha, invece, infiammato il mondo. E che cosa è accaduto, quando ha infiammato il mondo? Ha costruito le condizioni di insicurezza del mondo. Una totale insicurezza. Invece di costruire l'ordine mondiale, è stato bravo Trump a costruire il disordine mondiale, costruire un'altra narrazione che è quella della paura, passare dal cosiddetto a quello che è l', cioè chi è il più forte vince. Questo ha creato le condizioni sempre più forti - insieme al patto di Governo che man mano, sostanzialmente, si è sfilacciato, come avete visto - per il disastro che voi avete realizzato.
E veniamo al decreto. Su questo, poi, atterra il decreto Sicurezza, il quarto. Questo decreto, in realtà, ha fatto un capolavoro perché, mentre si faceva un decreto, mentre si sosteneva questo decreto, in realtà, contemporaneamente, si è stati costretti, siete stati costretti a fare un altro decreto, che cancella questo contemporaneamente, mentre lo approviamo. Una roba mai vista prima nella storia della Repubblica, mai. E io penso che di questo voi vi dovreste vergognare, perché per il solo fatto che scrivete una cosa che voi stessi siete costretti a cancellare nel giorno in cui in realtà viene approvata, io, al posto vostro, Presidente - lei, che ha una storia da questo punto di vista -, proverei un po' di vergogna, anzi, la dovremmo provare tutti, a partire da lei. Perché state, in realtà, mortificando non solo la vostra parte politica, ma il Parlamento tutto, attraverso un'azione del Governo e attraverso una decretazione d'urgenza che mai si erano viste prima e, di conseguenza, e anche una incapacità di scrivere quelle norme, da questo punto di vista.
Ma che cosa succede in questo decreto Sicurezza? La grande forza è che, invece di dare più sicurezza ai cittadini, voi continuate a dare più insicurezza ai cittadini. Se facessimo una domanda ai cittadini in Italia, rispetto a quattro anni fa, se si sentono più sicuri o meno sicuri, la risposta è che si sentono più insicuri. Mi sembra evidente da quello che succede sui reati, da quello che succede sul tema complessivo della povertà nelle aree più difficili. Solo narrazioni, senza un consenso reale: vedete il decreto Caivano. Infatti abbiamo visto che, a Caivano, il centrodestra non è stato nemmeno in grado di presentare la lista. Un capolavoro straordinario. Ma che cosa c'è anche in questo decreto Sicurezza? Una cosa straordinaria, cioè abbiamo scoperto che proprio ieri, in realtà, è stata bandita la gara per un nuovo CPR a Castel Volturno, una cosa straordinaria. Castel Volturno si trova sul litorale domizio. Voglio dire ai pochi parlamentari di maggioranza - solo due - che sono presenti in quest'Aula, tramite lei, Presidente, che il litorale domizio è una spiaggia di 80 chilometri, senza soluzione di continuità. Lo voglio ribadire, perché che cosa è accaduto? Il litorale domizio è la dell'Italia, perché è di 60 chilometri. Voi volete mettere lì un CPR, spendendo 43 milioni per fare 120 posti, per fare il rimpatrio degli immigrati. Sapete quanto fa 43 milioni per 120 posti? Oltre 500.000 euro a posto. Nemmeno per un albergo a “5 stelle S” può accadere una cosa del genere. Io penso che questa sia una cosa di una gravità inaudita.
PRESIDENTE. Concluda.
STEFANO GRAZIANO(PD-IDP). Noi protesteremo in tutti i modi possibili e spero che questa vicenda si blocchi. Noi, come Partito Democratico, voteremo “no” a questo decreto, perché lo consideriamo una vergogna vera .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Andrea Rossi. Ne ha facoltà.
ANDREA ROSSI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervenire questa notte su questo decreto Sicurezza rischia di essere fin troppo facile, è facile perché il copione lo conosciamo già. Un fatto di cronaca, un'onda emotiva, una risposta immediata e muscolare: più reati, più pene, più strumenti di compressione delle libertà. È un paradigma che questo Governo ha già mostrato, fin dai primi provvedimenti, a partire dal decreto Rave e che oggi viene semplicemente ribadito.
È il paradigma del populismo penale, il pensiero che praticamente ogni cosa sia giustiziabile e che, pertanto, non vi sia limite alla fantasia del legislatore nell'istituzione di nuovi reati. E così purtroppo è successo negli ultimi anni, generando nei cittadini e negli operatori del diritto un interrogativo ed inquietudine rispetto alla vaghezza e alla moltitudine di tutte queste nuove fattispecie incriminanti.
Ma proprio per evitare di ripetere critiche già espresse, voglio porre una domanda che considero dirimente. Lo vorrei fare anche attraverso un confronto che - come vediamo - non è stato e non è possibile. E guardate, questa non è una domanda retorica, ma una domanda politica, culturale e direi anche identitaria, perché anche voi l'avete fatta diventare identitaria. Che cos'è oggi per voi la sicurezza? Qual è il significato che volete dare a questa parola? Come la riempite di contenuti senza, appunto, retorica? Perché il punto vero è tutto qui. Non nel singolo articolo, non nella singola norma, ma nella visione di società che c'è dietro a questo decreto.
In Germania la dottrina giuridica ha da tempo elaborato il concetto di , ovverosia orientamenti sociali che esprimono lo spirito dei tempi. Essi sono intimamente connesse con le norme giuridiche, in modo che, specialmente nel diritto penale, non possa essere dichiarato reato ciò che è parte della . Se volessimo ricostruire il pensiero del Paese Italia - quindi, le sue basandoci sul codice penale e sui nuovi reati di volta in volta istituiti, dovremmo molto probabilmente immaginarci un Paese non solo spaventato, ma anche sfiduciato ed arrabbiato, che preferisce chiudersi in se stesso per tornare nella sua dimensione di , perdendo così il senso dei tempi e della realtà.
Dicevo: qual è il significato, quindi, che attribuite alla parola “sicurezza”, che usate così spesso e di cui rivendicate quasi un monopolio semantico? Che poi, nei dati reali non trova riscontro in un miglioramento strutturale delle condizioni di sicurezza del Paese; e questo lo dicono i dati, che già diversi colleghi hanno ricordato e ribadito in quest'Aula.
Io non so quale sia la vostra risposta, ma so quale dovrebbe essere la nostra, quale vuole essere la nostra. Per me la sicurezza non è solo ordine pubblico. Sono stato sindaco, come tanti di noi. È stata un'esperienza, guardate, straordinaria, che mi è servita tanto per capire e comprendere il sentimento umano della paura. Quando i tuoi concittadini sono colpiti dai reati predatori, ma non solo, credo fortemente che lì serva sì presenza, presidi sul territorio, capacità di intervento e una giustizia che funzioni. Ma non è solo la repressione, non è solo e soprattutto l'intervento , quando il problema è già esploso. Questa è la cifra, appunto, del Governo: cavalcare indignazione per generare consenso.
Sono quattro anni che il Governo propone lo stesso approccio con la giustizia, e ancora oggi i risultati non ci sono, a riprova del fatto che non è la strategia giusta quella di proporre periodicamente nuovi reati. Non si aumenta così la sicurezza, ma solo il carico di lavoro delle procure, dei tribunali e delle Forze di Polizia, che devono così distrarre risorse dalle vere priorità. È un po' un cane che si morde la coda, e non vederlo è semplicemente miope. Questo approccio non rappresenta la soluzione e questo Governo, per stessa ammissione della Presidente Meloni, ha fallito. E non è saturando la società di norme come quelle oggetto oggi di discussione che si garantisce il quieto vivere ai nostri cittadini.
E allora - dicevo - qual è la nostra risposta? E provo a elencarne alcune. Per me, prima di tutto la sicurezza è una comunità educante, è una società che investe sulla crescita dei propri ragazzi, che rafforza la scuola, che dà strumenti educativi, culturali e sociali, per prevenire il disagio prima che diventi devianza. Perché investire in educazione è un investimento in sicurezza vera e duratura, è il primo strumento, quello di prevenzione massima, il diaframma fra quello che potrebbe essere il caos di una società lasciata a se stessa ed una società fatta invece di cittadini responsabili e rispettosi delle norme.
Per me sicurezza è lavoro, è poter contare su un lavoro dignitoso, ben retribuito e stabile, è la possibilità di costruirsi un futuro senza vivere nell'ansia della precarietà. È la possibilità, quindi, di essere liberi. Perché una società che produce insicurezza economica è una società che genera anche insicurezza sociale. Per me la sicurezza è cura, è sapere che, nei momenti di fragilità, esiste una comunità che non ti lascia solo. È una sanità che funziona, accessibile e capace di rispondere ai bisogni.
È un sistema di che accompagna le famiglie, che sostiene le persone dall'infanzia fino al dopo di noi e chi - e che - non abbandona chi è più fragile. È una società che è consapevole che non tutti hanno le stesse possibilità, ma che tutti hanno gli stessi bisogni e che questi bisogni producono risvolti. È una società che di questi risvolti si fa carico e non abbandona i suoi cittadini all'illegalità, pur di raggiungere quel benessere minimo cui anelano.
Quando siamo raggiunti da notizie come quella di ieri, di una giovane madre che si uccide con i propri figli in braccio, ecco, davanti a notizie come questa, io mi chiedo se siamo una società che si prende veramente cura e se non esista una responsabilità anche collettiva davanti a simili tragedie.
Per me sicurezza è libertà, libertà vera, concreta, libertà di vivere gli spazi pubblici senza paura, ma anche senza sentirsi compressi nei propri diritti, libertà di manifestare, di esprimersi e di partecipare alla vita democratica, senza essere trattati come potenziali sospetti.
E qui veniamo a uno dei nodi più critici di questo decreto: l'idea che si possa intervenire preventivamente, comprimendo diritti fondamentali sulla base di una presunta pericolosità. È un terreno scivoloso, perché sposta l'asse dallo Stato di diritto allo Stato del sospetto. Per me, che appunto ho fatto anche il sindaco, sicurezza è qualità dello spazio pubblico; sono città più vive, più curate, più illuminate e più presidiate socialmente, sono stazioni, piazze e quartieri che non vengono abbandonati, ma animati. Perché il degrado urbano genera insicurezza tanto quanto, se non di più, molte fattispecie penali, che oggi scegliete di inasprire.
E infine, per me la sicurezza è cultura. Lo abbiamo detto tante volte: ogni euro investito in cultura è un euro investito in sicurezza. Perché la cultura costruisce consapevolezza, combatte la paura, riduce la diffidenza verso l'altro e crea coesione sociale. E una comunità coesa è una comunità più sicura. E sicurezza è anche valorizzazione della cultura, anche se, nel Paese con il patrimonio culturale più ampio al mondo, i cittadini non ne fruiscono. È come se questo patrimonio non esistesse, quando giova rammentarlo a tutti: la cultura è il formante ed il collante di una società.
Rinunciarvi significa rinunciare all'idea stessa di vivere nel Paese patria della tradizione giuridica occidentale, ambendo ad un modello in cui la libertà dell'individuo è secondaria rispetto alle esigenze dello Stato e in cui, sulla base di questo principio, ogni forzatura politica diventa lecita.
Sicurezza è semplicemente giustizia sociale. Ecco, questa è la differenza di fondo. La vostra idea di sicurezza è una risposta immediata, che funziona nell'oggi, nell'impatto comunicativo e nella percezione. È una sicurezza che si alimenta anche della paura, che la utilizza e che la cavalca. Un sentimento, guardate, a mio avviso importante, che non voglio sottovalutare e neanche condannare, ma questa è una sicurezza fragile. E perché non rimuove le cause profonde di insicurezza?
Perché non interviene sulle radici sociali, non interviene sulle radici economiche, su quelle culturali dei fenomeni. Perché non costituisce comunità più forti, si limita semplicemente a irrigidire le regole. E allora la domanda che vi rivolgo è semplice: volete davvero più sicurezza o, invece, volete semplicemente che i cittadini si sentano per un momento più sicuri? Perché sono due cose, guardate, molto diverse. La sicurezza reale richiede tempo, investimenti e visione. Richiede politiche integrate che tengano insieme scuola, lavoro, e urbanistica, come provavo a cercare di dire prima. La sicurezza percepita, invece, costruisce più velocemente, perché basta un decreto, un titolo o un messaggio chiaro. Ma dura poco e, soprattutto - come già successo -, rischia di lasciare irrisolti i veri problemi dei cittadini.
Noi non penso che vogliamo, né vorremo mai sottovalutare il tema della sicurezza. Sarebbe un grave errore. Sappiamo che la paura esiste, che attraversa le nostre comunità e che le paralizza, che riguarda in particolare le periferie, i luoghi più fragili, le persone più esposte, ma, proprio per questo, riteniamo che serva una serietà, non scorciatoie. Serve uno Stato che sia forte, certo, ma anche giusto, che sappia prevenire e non solo punire. Questo decreto va nella direzione opposta.
Vede, Presidente, alla fine nel nostro voto contrario non c'è un pregiudizio ideologico, ma crediamo semplicemente - come ho provato a dire - a un'idea diversa di sicurezza, più profonda, più seria e più efficace. Un'idea che non contrappone sicurezza e libertà, ma le tiene insieme. Valori, per me, che già di per sé rappresentano un programma elettorale, ma, ancor prima di questo, un programma sociale. Un'idea che non si accontenta di rassicurare...
PRESIDENTE. Concluda.
ANDREA ROSSI(PD-IDP). Perché la sicurezza, quella vera, non è uno slogan, è una responsabilità. Mi conceda dieci secondi per una breve citazione. Proprio per dare valore al tema della responsabilità e superare gli slogan, Presidente - nel chiudere -, io tra poche ore domani sarò proprio a Bibbiano. Sì, a Bibbiano, per le celebrazioni ufficiali del 25 aprile. Bibbiano ha dato i natali a Don Pasquino Borghi, una figura straordinaria di sacerdote e partigiano. Voi vi chiederete cosa c'entra Don Pasquino Borghi col mio intervento sul decreto Sicurezza. C'è una frase, che ripeterò anche durante le celebrazioni, che suona come monito soprattutto per chi, come noi, rappresenta le istituzioni, e direi attuale. Diceva Don Pasquino Borghi: “Metti gli altri prima di te. Distacca il tuo cuore dalle cose di quaggiù...
PRESIDENTE. Deve chiudere.
ANDREA ROSSI(PD-IDP). ...dando generosamente a chi domanda tutto quello che puoi. Servi prima il tuo prossimo e poi te stesso”. Parole semplici, ma radicali, parole che parlano di solidarietà e di comunità, ma soprattutto...
PRESIDENTE. La ringrazio.
ANDREA ROSSI(PD-IDP). …di responsabilità che dovremmo trovare proprio noi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Allora, io in questi giorni ho parlato sia in discussione generale che, come dire, sul complesso degli ordini del giorno ed ora siamo anche alla dichiarazione di voto. Cercherò di non ripetermi e di non fare le considerazioni, come dire, nel merito e nel metodo, così che, magari, aggiungo qualcosa in più al dibattito. Questo è l'obiettivo, poi, ovviamente, alcuni riferimenti saranno inevitabili. La parola sicurezza, io partirei da questa.
La parola sicurezza viene dal latino. C'è un “” privativo e poi c'è un “” ( che vorrebbe dire “cura”. Quindi, c'è un privativo e una sorta di interpretazione che potremmo definire come preoccupazione. Cura intesa in questo senso, quindi senza preoccupazione, senza ansia, senza problemi, affrontare la vita con tranquillità. Però, la sensazione su questo decreto è che abbiate confuso il significato di questa parola. Voi avete interpretato la sicurezza come “senza cura”, non come “senza preoccupazione” .
Questa è la verità. Io perlomeno non riesco a fare un ragionamento diverso, perché? Perché non ci può essere una sicurezza senza una sicurezza sociale: sicurezza sociale vuol dire sicurezza previdenziale, sicurezza per la vecchiaia, sicurezza per le pensioni. Non ci può essere una sicurezza abitativa se non c'è un'abitazione. Non ci può essere una sicurezza educativa, una sicurezza scolastica laddove si cerca di addestrare invece che di educare. Non ci può essere una sicurezza salariale quando abbiamo salari da fame. Non ci può essere una sicurezza occupazionale, soprattutto per i nostri giovani che spesso non cercano più lavoro, che non studiano e che escono dalle statistiche per cui ci fanno pensare che aumenti l'occupazione, ma è una balla del Governo. Non ci può essere una sicurezza se non c'è sicurezza ambientale.
Allora dico: di che cosa stiamo parlando? Parliamo di sicurezza esclusivamente quando si parla di comportamenti individuali, come se la responsabilità fosse tutta dell'individuo e non fosse una responsabilità collettiva. E non ci fosse questo atteggiamento che dovrebbe riguardarci tutti quanti, soprattutto quando si parla di politica, di una capacità di condividere il disagio, di sentirci un tutt'uno.
Invece qui che si fa? Si fa esclusivamente un'operazione, diciamo, simile a quella che veniva fatta all'epoca dei Romani. La era la dea romana che personificava la sicurezza - soprattutto quella dell'Impero romano -, veniva raffigurata sulle monete, spesso con le sembianze di una donna appoggiata a una colonna per infondere calma e tranquillità, in senso propagandistico, soprattutto nei periodi più insicuri dell'Impero.
Ecco, io credo che la batosta referendaria vi renda così insicuri che avete avuto bisogno di fare propaganda. Ma guardate, lo dico a ragion veduta, perché questo decreto è stato scritto sulla base di quello che erano i titoli dei giornali la mattina, per poi scrivere le norme penali nel pomeriggio.
Vi preoccupavate di sembrare duri, soprattutto su TikTok, su Instagram, sui , ma poi arriva quello della Xa MAS sulle schede elettorali. Arriva Vannacci che vi scavalca. Vi scavalca a destra, mamma mia. C'è sempre qualcuno più a destra di noi È una cosa incredibile. È una cosa incredibile e voi riuscite a fare un'operazione che ha quasi del grottesco, del surreale, riuscite a produrre un decreto incostituzionale.
Riuscite a mettervi contro la Costituzione, riuscite a mettervi contro il Capo dello Stato, riuscite a mettervi contro, ovviamente, le opposizioni, riuscite a mettervi contro voi stessi. State approvando un decreto per fare un decreto correttivo subito, immediatamente .
Ma ci si rende conto dell'idiosincrasia assoluta che c'è dietro questo comportamento? Non avete dato al Senato il mandato al relatore; non avete fatto uscire i pareri dalle Commissioni; volete la fiducia, nonostante l'evidenza di anticostituzionalità; e tutto questo per fare prove tecniche di remigrazione perché qualcuno vi ha scavalcato a destra. È incredibile. È incredibile! Per circa 400 soggetti - questa è la stima - che per lo più scappano dalla miseria, per lo più hanno problemi di questo tipo, e nonostante se ne vogliano avere 500.000 in tre anni da introdurre nel mercato, anzi nel mondo del lavoro. Non chiamiamolo mercato: mercato è proprio una parola che non mi piace molto nel mondo del lavoro.
Noi ne vogliamo mandare via 400. Ma è una cosa incredibile. State facendo un'operazione come se si volesse pagare un medico perché dimettesse i propri pazienti dall'ospedale, invece di curarli. State facendo un'operazione nei confronti dell'avvocatura che è una cosa vergognosa. Vergognosa! Non siete riusciti a piegare la magistratura ai voleri del Governo, ai voleri della maggioranza, ci avete provato con l'avvocatura e li avete naturalmente scatenati tutti contro di voi, inevitabilmente.
Ma io penso che la batosta referendaria sia stata chiarissima, è una lezione enorme e viene, soprattutto, dai giovani. Con la sicurezza avete cominciato, come dire, la stagione del vostro Governo con il decreto che a me sembrava un decreto da paese dell'acchiappacitrulli, come dissi in questa sede. Addirittura c'erano le bande di paese che rischiavano di essere incriminate a causa di quel decreto: l'avevate scritto veramente con i piedi ed infatti non è servito assolutamente a nulla, meno male. Meno male.
Però i giovani vengono, da un lato, esaltati perché dovrebbero manifestare, disse la Meloni al suo insediamento; ma, dall'altro, ce l'avete a morte con i giovani. Ce l'avete rispetto a tutto quello che loro fanno, ce l'avete a morte quando si tratta di votare, ce l'avete a morte quando si tratta di manifestare, di andare nelle piazze per dire che Netanyahu è un criminale, ce l'avete a morte con gli attivisti del clima, ce l'avete a morte con tutti. Guardate, io credo che siate fondamentalmente, politicamente vecchi, ma veramente vecchi, incapaci di intercettare i bisogni di questo Paese. E questo Paese vi presenterà presto il conto.
Chiudo, Presidente, sottolineando che domani sarà la Festa della Liberazione. Credo che il 25 aprile rappresenti qualcosa di importante e lo dico da chi è onorato di essere stato sanzionato per avere fermato dei fascisti all'interno di questa istituzione
PRESIDENTE. Concluda.
ANDREA QUARTINI(M5S). E credo che, allo stesso tempo, per ricordare i giovani che hanno manifestato a Firenze le proprie difficoltà e il proprio disagio con le proprie famiglie e i propri bambini di fronte all'apertura di una sede del partito di Vannacci, abbiano fatto bene e io esprimo tutta la mia solidarietà nei loro confronti, perché li hanno multati a causa del vostro vergognoso decreto Sicurezza .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giovanna Iacono. Ne ha facoltà.
GIOVANNA IACONO(PD-IDP). Signor Presidente, grazie. Intervengo anche io, all'ora tarda della notte del 24 aprile, per dichiarare la mia ferma contrarietà a questo decreto, l'ennesimo in materia di sicurezza che ancora una volta dimostra a tutta Italia l'inadeguatezza di questo Governo e l'inefficacia della sua azione politica.
Presidente, il problema non è negare che esistano insicurezza, fragilità sociale e fenomeni di violenza; il problema è come si sceglie di affrontarli. Questo Governo ha deciso di farlo nella maniera più sbagliata possibile.
Questo decreto non risponde affatto alla domanda di sicurezza delle persone, ma è l'ennesima operazione di propaganda da parte di chi, in questi anni, ha ampiamente dimostrato di essere incapace di governare davvero questi fenomeni. Il Governo Meloni continua a raccontare un Paese sotto assedio per giustificare una deriva repressiva e punitiva, che però ad ora non ha prodotto alcun risultato concreto e i fatti lo dimostrano: più di tre anni di Governo, anni di decreti Sicurezza e di provvedimenti securitari, ma la condizione reale delle italiane e degli italiani non è per nulla migliorata, perché, di fronte a ogni problema, si è preferito aumentare e inasprire le pene, creare nuovi reati e restringere i diritti, dimenticando la cosa fondamentale che è la prevenzione.
Il fallimento di questo approccio è certificato dai dati che questo Governo dovrebbe avere a disposizione, ma, siccome sembra vivere su un altro pianeta, non si rende conto oppure fa finta di non rendersi conto di cosa accade nei territori, ogni giorno, e di come si vive nelle comunità e nelle aree disagiate del nostro Paese, ciò, tranne che la Presidente Meloni sia consapevole che da quando si è insediato il suo Governo - cioè dal 2022 - le cose sono peggiorate, ma tanto a lei basta soddisfare gli appetiti del suo elettorato e avere un titolo sui giornali per risolvere il suo problema. Se poi se ne occupa male, cosa importa? A chi importa? Se ne sta occupando nel modo più sbagliato, dato che il disagio è aumentato ed è sempre più in aumento, la violenza diffusa è aumentata e c'è un'insicurezza strutturale ancora significativa che le persone sono costrette a vivere. E ancora una volta pensano di affrontare tutto questo con l'ennesimo provvedimento con cui viene irrigidito il sistema repressivo, ma viene lasciato scoperto quello che è importante, tutto il resto.
Quindi, non ci sono investimenti veri sulle Forze dell'ordine; le risorse sono insufficienti persino a coprire i vuoti di organico; parlano di sicurezza, ma non mettono gli uomini e le donne e i mezzi necessari per garantirla, né li mettono nelle condizioni di farlo. E poi c'è il tema delle carceri, un sistema che è già al collasso, con livelli di sovraffollamento drammatici, con condizioni indegne, tensioni crescenti e suicidi in continuo aumento. Cosa fa la Meloni in merito a questo? Aggiunge pressione, introduce nuove misure senza una riforma strutturale che crea problemi anche agli agenti di Polizia penitenziaria, che non ne possono più, non ce la fanno più, che non riescono a fare il loro difficilissimo lavoro in serenità. Per appurare queste cose, basterebbe, come facciamo noi, facendo il nostro dovere, farsi un giro ispettivo tra gli istituti penitenziari del nostro Paese.
Sull'immigrazione, ancora una volta, scegliete la strada della discriminazione e della scorciatoia giuridica, tra l'altro incostituzionale, introducendo norme che creano un doppio binario tra italiani e stranieri e mettono in discussione i diritti fondamentali, come quello alla difesa, ma quello è stato sempre il tema cavallo di battaglia di questo Governo su cui mi sa che finalmente siete andati in ed è andata in pure la comunicazione del partito di Fratelli d'Italia, perché prima ho avuto modo di leggere su un in cui c'è scritto: “nuovo decreto Sicurezza: espulsioni più facili, basta giustificazioni, se sbagli, vai via”.
Ma sono le stesse cose che ripetete da tre anni e mezzo, quindi evidentemente ci voleva l'ennesimo decreto Sicurezza per raggiungere obiettivi che invece dichiarate, , di aver già raggiunto diverso tempo fa. Di contro, non ci sono politiche di prevenzione, sulle quali noi continuiamo e continueremo a insistere; non ci sono interventi su scuola, politiche educative, servizi sociali, spazi culturali e per il disagio giovanile. Il disagio viene trattato ancora come devianza da reprimere, non come problema da affrontare.
Anticipate ai minori l'ingresso nel circuito penale, scaricando la responsabilità sulle famiglie, ma non offrite loro alcun sostegno e questa è una scelta sbagliata e profondamente ingiusta nei confronti dei minori del nostro Paese. Abbiamo sottolineato più volte come l'attenzione di questo Governo si sia concentrata più sugli strumenti repressivi piuttosto che su interventi di prevenzione del disagio sociale: gli investimenti in ambito educativo spesso risultano insufficienti e frammentari, soprattutto nelle aree più vulnerabili del nostro Paese, dove la dispersione scolastica e la povertà educativa continuano a rappresentare problemi seri e significativi.
Allo stesso modo, sulle politiche culturali e giovanili non sempre ci sono le risorse adeguate a sviluppare quegli spazi di aggregazione, di inclusione e crescita per evitare di lasciare scoperti proprio quei contesti in cui il disagio e la fragilità rischiano di trasformarsi in marginalità o devianza. Ora, questo approccio basato sulla repressione di certi fenomeni senza essere accompagnato da interventi sociali capaci di affrontare le cause profonde probabilmente produce qualche effetto a breve termine in termini di ordine pubblico, ma difficilmente incide sulle radici del problema.
Oggi, signor Presidente, la prevenzione del disagio sociale rappresenta una delle sfide più importanti per la nostra società: affrontarla solo ed esclusivamente attraverso le misure repressive e punitive che questo Governo mette in campo e mette in atto significa intervenire quando il problema è già esploso e spesso e volentieri aggravandone le conseguenze. Le politiche repressive non possono essere considerate una soluzione strutturale a un problema così grande.
Ignorare questi fattori significa limitarsi a gestire le conseguenze senza mai risolvere il problema. Questo Governo purtroppo, signor Presidente, non ha ancora capito che deve risolvere i problemi, perché governare significa, appunto, risolvere i problemi, non può significare usarli, come è stato fatto fino a oggi. Siccome sono passati tre anni e mezzo, penso che sia scaduto il tempo. La Meloni probabilmente pensa ancora che alimentare la paura le torni utile politicamente, ma sta sbagliando tutto. Signor Presidente, glielo spieghi lei, mi affido a lei, alla Presidente Meloni, che è fuori da ogni grazia di Dio, perché le italiane e gli italiani le hanno dato una forte risposta al referendum.
Ma purtroppo, dopo questo provvedimento, abbiamo capito che non ha ancora imparato…
PRESIDENTE. Concluda.
GIOVANNA IACONO(PD-IDP). …la lezione. Mi avvio alla conclusione. Grazie, signor Presidente. Tutte queste ragioni che ho elencato nel mio intervento mi portano a confermare quanto annunciato nella premessa e confermo con convinzione che il mio, il nostro voto, il voto del Partito Democratico su questo provvedimento è contrario, perché noi lo riteniamo sbagliato, inefficace e pericoloso. Mentre votiamo “no”…
PRESIDENTE. La ringrazio.
GIOVANNA IACONO(PD-IDP). …su questo provvedimento, ci auguriamo che il prossimo provvedimento, quello correttivo di questo, quantomeno questo Governo riesca a scriverlo bene .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Patrizia Prestipino. Ne ha facoltà. Vi chiedo, cortesemente, di stare nei tempi, perché non desidero interrompere le dichiarazioni di voto di nessuno.
PATRIZIA PRESTIPINO(PD-IDP). Grazie, Presidente.
PRESIDENTE. Quindi autogestiamoci. Prego.
PATRIZIA PRESTIPINO(PD-IDP). Allora, qualcuno cantava: e siamo ancora qua, eh già. Dopo 24 ore di seduta fiume, per la seconda notte consecutiva, noi ci siamo - noi dell'opposizione, noi del Partito Democratico - insistenti e resistenti, non molliamo, andiamo avanti e ve lo raccontiamo anche bene con toni importanti, anche con una certa ironia, perché anche l'ironia serve a rendere più forti gli argomenti.
Vi raccontiamo dei vostri fallimenti, vi raccontiamo delle vostre inadeguatezze, vi raccontiamo di quanto abbiate perso la bussola. Il sonno no, eh, quello non lo volete perdere, perché i banchi lo dimostrano, dato che oggi tanti di voi, moltissimi di voi, quasi tutti, siete altrove, non siete qui ad ascoltare questo dibattito, eppure i nostri consigli servirebbero a qualcosa. Ve l'abbiamo detto, l'ha detto bene il collega Gianassi, vi abbiamo avvisato in tutte le maniere e vi abbiamo detto: collaborate, cercate i nostri consigli su temi così importanti che vanno nel tessuto sociale del Paese, no? Tante cose andrebbero fatte insieme, anzi, il buon senso richiederebbe di farle insieme, e invece no.
Capiamo che, purtroppo, la bussola si perde quando si prendono tante batoste di seguito: la batosta del referendum, esattamente un mese fa, oggi è un mese; la batosta al sovranista Orbán, che avete sponsorizzato in tutte le maniere; i dati sul PIL e poi, da ultimo, ma non ultimo, gli eredi Mattei che vi diffidano dall'usare il nome di Enrico Mattei nel famoso Piano ENI.
Insomma, capiamo che il nervosismo ci sta tutto, capiamo che il disagio ci sta tutto. Però non possiamo non dirvi le cose che ci fanno orrore di questo decreto, che hanno già ben detto i miei colleghi, perché voi procedete per , procedete sull'emergenza, non procedete secondo un iter sensato, ragionato, che risponda alle vere esigenze sociali di questo Paese.
È l'ennesima scelta politica quella di affrontare fenomeni complessi attraverso scorciatoie repressive, facendo leva sulla paura, sull'emotività dell'opinione pubblica, facendo credere ai cittadini e alle cittadine che il nemico è quello che sta peggio di noi: è l'ultimo degli ultimi, non è il primo, è l'ultimo degli ultimi. E, ancora una volta, si interviene con decreti su fatti drammatici, spesso strumentalizzati, per costruirci sopra un impianto normativo che privilegia l'inasprimento delle pene, l'estensione dei poteri dell'autorità di pubblica sicurezza, la compressione delle libertà fondamentali.
Ma il diritto penale non può essere piegato alla logica del titolo di giornale, quella sensazionalistica, ancora più, quando si tratta di fenomeni complessi e strutturali, non può diventare lo strumento con cui si rincorre l'emergenza percepita, sacrificando poi cosa? I principi costituzionali, la cosa più preziosa che abbiamo.
Questo decreto interviene su più fronti, è stato detto, dalla criminalità minorile all'ordine pubblico, l'immigrazione, il sistema penitenziario, e lo fa con un tratto comune, sempre quello: l'assenza di una visione preventiva.
Nel testo non troviamo investimenti strutturali sulla scuola - e parlo da docente di liceo -, sui servizi sociali, presidi educativi, politiche giovanili. No, di tutto questo non c'è nulla di nulla. Non troviamo risorse per intercettare il disagio e curarlo prima che si trasformi in pericolosità sociale. Troviamo, invece, nuove fattispecie penali, aggravamenti sanzionatori, responsabilità estesa ai genitori per , un utilizzo crescente di strumenti amministrativi afflittivi. Che brutta parola, “afflittivo”. Una scelta miope, perché questo decreto comprime i diritti ma non produce risultati, e questo è il fallimento vostro più grande.
E, da ultimo, ma non ultimo, mi preme sottolineare come, su questi temi così importanti, lo spazio riservato al Parlamento sia sempre più ridotto. Una prassi che impoverisce la democrazia parlamentare e normalizza l'eccezione, in particolare in tema di manifestazioni. Mi riferisco al cosiddetto fermo preventivo, ossia alla possibilità di accompagnamento negli uffici di Polizia e il trattenimento della durata massima di 12 ore in occasione di una manifestazione, anche di una manifestazione pacifica, su un tema sociale, ambientalista, quando manifestano gli studenti delle scuole.
È questa la risposta? Qui il problema, guardate, non è solo poi il politico, è costituzionale. Questo decreto sul fermo preventivo affida valutazioni incisive sulla libertà dei cittadini alla discrezionalità dell'autorità pubblica, anticipando la soglia dell'intervento punitivo e comprimendo il diritto di difesa. Non a caso, il Consiglio superiore della magistratura ha espresso rilievi severi, parlando di un intervento che incide sulle libertà fondamentali e che altera l'equilibrio dei poteri. E ci risiamo, avete già provato ad alterarlo questo equilibrio dei poteri e la vostra riforma è stata bocciata sonoramente.
Ed è evidente anche la diffidenza verso il dissenso. Le modifiche al regime delle manifestazioni pubbliche, l'inasprimento delle sanzioni amministrative irrogate direttamente dal prefetto, l'estensione dei divieti di accesso in zona a vigilanza rafforzata e le misure interdittive disegnano un quadro in cui la libertà di riunione e di espressione appare sempre più condizionata e il rischio è chiaro: trasformare una libertà fondamentale in una libertà condizionata, subordinata a valutazioni preventive e generalizzate. Guardate, non stiamo più parlando di reprimere la violenza, che comunque è già sanzionata nel nostro ordinamento, come è giusto che sia, ma di restringere lo spazio democratico, quello spazio che rappresenta le fondamenta per il Partito Democratico; e non è un caso che numerosi giuristi abbiano parlato di stretta autoritaria.
E poi, sul versante dell'immigrazione, si è tanto parlato, con misure evidenti che esprimono un doppio binario tra i cittadini italiani e i cittadini stranieri, l'obbligo di cooperazione ai fini dell'identificazione, le limitazioni all'accesso ai benefìci penitenziari, l'ulteriore compressione del diritto alla difesa e l'abrogazione del gratuito patrocinio nei ricorsi contro l'espulsione: tutto questo configura un trattamento differenziato difficilmente compatibile con il principio di uguaglianza.
Poi vogliamo parlare della famosa norma che vi ha costretto a passare a un nuovo decreto: la norma che introduce un compenso per gli avvocati subordinato all'esito del rimpatrio volontario del migrante. Una norma veramente aberrante che ha suscitato le proteste degli ordini degli avvocati e dei magistrati, delle associazioni, dei cittadini stessi. È una cosa che mina il rapporto fiduciario tra avvocato e assistito, introducendo un evidente conflitto di interessi. Vergognoso anche solo averla potuta concepire, questa ipotesi. E nel frattempo, cosa fate? Mentre aumentate le pene e introducete nuove ipotesi di reato, continuate a ignorare totalmente la condizione del sistema penitenziario.
Infine, è evidente la distanza tra la retorica governativa di sostegno alle Forze dell'ordine, che il Partito Democratico non ha mai e mai smesso di ringraziare, e la realtà delle risorse stanziate perché gli investimenti, previsti dal decreto, sono in larga parte destinati a coprire il senza colmare, , le gravi carenze di organico esistenti.
Vado a concludere, Presidente. La domanda che ci facciamo, che ci poniamo è questa: che Stato volete costruire? Uno Stato che protegge attraverso i diritti o uno Stato che controlla attraverso la paura? Perché voglio ricordare un messaggio che, oggi, mi ha mandato un cittadino abbastanza anziano. Mi ha scritto: “Cara onorevole, oso condividere con lei un mio pensiero. La “destra destra” non è solo incapace di governare, come pensano in tanti, la “destra destra” concepisce volutamente leggi di dubbia incostituzionalità per oltraggiare i principi e i valori costituzionali. Eh già”.
Per questo motivo e tanti altri motivi, ben espressi da ognuno di noi, il Partito Democratico esprime una netta opposizione a questo provvedimento .
PRESIDENTE. Come preannunciato, procediamo, a questo punto, a una breve sospensione della seduta, per una pausa tecnica. La seduta è sospesa e riprenderà alle ore 3,20.
PRESIDENTE. La seduta è ripresa. Riprendiamo il seguito dell'esame del disegno di legge n. 2886.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Silvio Lai. Ne ha facoltà.
SILVIO LAI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, pochi, sono le 3,20. Io parlerò di questo decreto, ma vorrei, prima, parlare di propaganda e non per demonizzarla. La propaganda non è una menzogna, non è in sé una bugia, è qualcosa di più sofisticato e, anche, più pericoloso. C'è una definizione interessante che, a me, piace molto e la voglio riportare: “la propaganda è la costruzione intenzionale della realtà percepita”. Non serve dire il falso, basta selezionare i dati, amplificarli, semplificarli e ripeterli finché una versione dei fatti diventa naturale, diventa la verità. Lo diceva Goebbels, il primo dei Ministri della Propaganda e, questo, sia chiaro lo fanno tutti i Governi.
Il problema, Presidente, nasce quando chi governa inizia a credere alla propria propaganda perché, da lì in poi, si passa dalla comunicazione alla distorsione delle decisioni e succede sempre nello stesso modo. È una sequenza confermata, anche voi la state confermando. Il primo passo è che si perde il contatto con la realtà: si raccontano crescenti successi economici mentre le famiglie sono sempre più povere; si raccontano crescenti successi su sicurezza e immigrazione, ma le periferie sono sempre lì e peggiorano. Poi, c'è il secondo passaggio: si chiude il sistema informativo, cioè ci si circonda soltanto di chi ti dà ragione, si ascoltano solo queste persone, quelle che non ti negano quello che tu dici, ma nascondono la realtà.
Poi, c'è il terzo passaggio e, a quel punto, gli errori aumentano perché, ogni scelta, si basa su una rappresentazione sbagliata dei fatti, finta ed edulcorata. Non ne faccio una questione morale, ma una questione operativa. Vale la pena ricordare una frase di un politologo: “ognuno ha diritto alle proprie opinioni, ma non ai propri fatti”. Perché qui sta il punto. Questa propaganda, a cui vi siete abituati e a cui ormai credete, vi impedisce di leggere quello che sta succedendo nel Paese e fuori dal Paese. Per esempio, vi impedisce di capire cosa significano milioni di cittadini che partecipano al referendum. Non è un incidente come voi pensate, ma è un segnale politico.
Vi impedisce di vedere le piazze che si mobilitano su Gaza; non è propaganda avversaria, ma è una domanda reale di pace, di responsabilità, di futuro e, anche, di gioventù. Vi impedisce di leggere ciò che accade in Europa quando raccontate di essere centrali e, invece, siete marginali; quando forze politiche, che fanno parte della vostra stessa area, arretrano nonostante campagne, video di sostegno, visibilità. Guardate, non è recente, è successo, in Ungheria, un mese fa, ma era successo tre anni fa, in Spagna, con Vox. Vi impedisce di capire il significato delle mobilitazioni contro quella rete politica internazionale e sovranista a cui appartenete; quella internazionale delle guerre scatenate in Ucraina, a Gaza, Medio Oriente e degli interessi economici evidenti che emergono contro l'Italia e l'Europa. Vi impedisce di cambiare rotta e continuate a raccontarvi una storia diversa dalla realtà. Il problema è che, ormai, ci credete. Ci credete alla vostra stessa propaganda e quando si crede alla propria propaganda succede una cosa precisa: si smette di correggere le proprie politiche e si persevera nell'errore. Questo ci porta al decreto Sicurezza, il quarto in 4 anni.
Questo decreto arriva in Aula con un dato politico che non può essere aggirato: è l'ennesimo provvedimento di un Governo che, dopo anni di narrazione sulla sicurezza, è costretto, ancora una volta, a tornare sullo stesso terreno perché i risultati non ci sono. Se i decreti precedenti avessero funzionato davvero, il decreto , il decreto Caivano e il terzo Sicurezza, se l'inasprimento continuo delle pene, l'introduzione di nuovi reati, le zone rosse, l'espansione degli strumenti amministrativi avessero funzionato, oggi, non saremmo qui.
Non è una valutazione ideologica, è un fatto; quando una politica funziona la si consolida; quando non funziona si prova continuamente a correggerla. Qui, siamo esattamente in questa seconda condizione: questo decreto, più di altri, non nasce da una strategia, nasce da una difficoltà. Lo dimostra anche il suo percorso parlamentare. Un testo rimasto sospeso per quasi 50 giorni, poi, portato in Aula senza completare il lavoro in Commissione e corretto in corsa, male, dalla stessa maggioranza. Non è il percorso di un provvedimento solido, è il percorso di un provvedimento pasticciato.
Se lo si guarda nella sua struttura, non c'è un disegno coerente di sicurezza pubblica, c'è una somma di interventi eterogenei. È un testo costruito per accumulo, senza una visione. C'è un unico aspetto riconoscibile come impostazione di fondo: più reati, più sanzioni, più strumenti repressivi, come quei genitori che pensano di educare i figli con la violenza.
Ma la sicurezza reale, così come l'educazione, non nasce da qui: la sicurezza si costruisce prima che il reato accada con la prevenzione sociale, la presenza dello Stato nei territori, con la scuola, i servizi, il sostegno alle famiglie e con la capacità di intercettare il disagio prima che diventi devianza. Si costruisce offrendo una possibilità, una via d'uscita, persino, una redenzione, non con l'idea di una condanna per dove nasci, per dove vivi, per chi frequenti e non con l'idea di uno Stato che, se sbagli, ti soffoca e ne gode fino a morire. Questo decreto, invece, sposta tutto in avanti, sul momento della punizione, una scelta comoda perché è visibile, solo che è una scelta inefficace e lo si vede in modo evidente dalle vostre scelte sui minori. Voi parlate alle paure per alimentarle; noi parliamo di ragazzi in carne e ossa, di territori difficili e di fallimenti educativi per l'assenza dello Stato e la difficoltà crescente delle famiglie.
Il vostro Governo ha costruito tutta la sua narrazione partendo da Caivano, lo ha trasformato in un simbolo. Da lì è nato, in un decreto, quello che prevedeva persino il carcere per i genitori che non mandavano a scuola i figli; poi, è arrivata la famiglia nel bosco. Bene, guardiamo, però, cosa è successo davvero a Caivano: dopo il decreto Caivano i minori detenuti negli istituti penali sono passati da 380 nel 2022 a 570 nel 2025, un aumento superiore al 50 per cento.
È il segno di un sistema che ha scelto di spostare verso il carcere la risposta principale. Ma è migliorato qualcosa? Era questo il bisogno? Perché i dati dicono che l'Italia resta uno dei Paesi europei con il più basso tasso di criminalità minorile e negli ultimi 20 anni, anche senza di voi, anzi, contro di voi, i minori denunciati o arrestati sono diminuiti di oltre un terzo. Ecco, sono i numeri, la realtà che supera la propaganda e la rende evidente come falsità, che dicono altro. Non siamo davanti a un'esplosione strutturale della criminalità minorile: siamo davanti a una percezione amplificata, a una risposta politica che ha scelto di amplificarla e di irrigidire il sistema.
Il risultato è chiaro: più carcere, più detenzione, più pressione sul sistema penale minorile, ma non più sicurezza, più anime perse. Perché quando aumentano i detenuti minorenni, non significa che hai risolto il problema, significa che hai cambiato il modo in cui lo gestisci e per chi si occupa di minori, anche nella chiesa o nella scuola, con competenza e attenzione, lo hai peggiorato. Il carcere minorile non è un luogo di recupero, è un moltiplicatore di marginalità. Allora, la domanda è semplice: dopo Caivano lo Stato è più presente nei territori o, invece, è più presente nelle carceri?
Se la risposta è la seconda, abbiamo e avete, soprattutto, sbagliato strada. Lo stesso schema lo si ritrova sulla sicurezza urbana: si moltiplicano gli strumenti, i Daspo, le zone a vigilanza rafforzata e poteri ampliati di intervento. Ma senza una presenza reale dello Stato, senza personale, senza presidi e senza politiche sociali, questi strumenti restano vuoti. La sicurezza non è un atto amministrativo, non nasce da un'ordinanza o da un divieto, nasce dalla capacità dello Stato di essere presente, riconoscibile ed efficace, anche a scuola, con il lavoro, con una casa dentro i luoghi della povertà.
Ed è qui che emerge un'altra grande contraddizione in questo decreto: parlate continuamente di sicurezza - a parole, naturalmente - ma non si rafforza, davvero, lo Stato dove serve. Due nodi fra tutti: le Forze dell'ordine hanno carenze strutturali e il sistema penitenziario è in una condizione di sovraffollamento che non può più essere ignorata. Voi, invece, agite in maniera contraddittoria, perdendo posti nelle carceri, come succede a Nuoro, a Badu ‘e Carros, e, dall'altra parte, aggravando la situazione della presenza delle Forze dell'ordine.
Guardate, non lo diciamo noi, la metto sul piano della Commissione di cui faccio parte, la Commissione bilancio, lo segnala il del Servizio bilancio: le nuove assunzioni, di cui vi vantate in questo decreto, non solo non colmano le carenze o le persone che vanno in pensione, ma, siccome sono riferite a personale con qualifiche più elevate, determinano automaticamente una riduzione del potenziale assunzionale, perché i maggiori costi sono coperti all'interno di risorse rigide, solo quelle già disponibili. In altre parole, cambia la composizione degli organici, ma non cresce la presenza nel territorio, anzi, si riduce: più qualifiche, ma meno unità operative disponibili, con la previsione di tanti contenziosi per chi è già stato assunto. Ecco, questo è un punto cruciale…
PRESIDENTE. Concluda.
SILVIO LAI(PD-IDP). …perché smonta la narrazione del Governo.
Aggiungo un secondo elemento: il rischio che state correndo e che correte, forse consapevolmente…
PRESIDENTE. Deve concludere.
SILVIO LAI(PD-IDP). …con questo decreto è uno slittamento progressivo della sicurezza come tutela dei cittadini, che passa ad essere il controllo del dissenso, perché il fermo preventivo sembra di portarci dentro la realtà di di . Qualcuno ne è rimasto colpito, evidentemente, senza capire che era un film di fantascienza, qualcuno lì al Viminale.
Allora, concludo: la sicurezza non si misura dal numero di articoli di un decreto, non si misura dal numero di reati introdotti e non si misura dalla severità delle sanzioni. Per queste ragioni il nostro giudizio è negativo, non perché sottovalutiamo il tema della sicurezza, ma perché lo prendiamo sul serio. Allora, torniamo all'inizio: il problema non è la propaganda che raccontate agli italiani…
PRESIDENTE. Deve chiudere. Ha esaurito il suo tempo.
SILVIO LAI(PD-IDP). …il problema è che avete iniziato a crederci anche voi. Per questo, se la realtà che raccontate, quella su cui producete le vostre decisioni, produce soltanto danni…
PRESIDENTE. La ringrazio.
SILVIO LAI(PD-IDP). …noi voteremo “no” .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Scerra. Ne ha facoltà.
FILIPPO SCERRA(M5S). Colleghi, questo decreto è un abominio, un abominio giuridico, un'offesa al Parlamento, uno sberleffo al Presidente della Repubblica, un'operazione priva di logica e di buonsenso. Questo Governo non ha mai affrontato le cause dell'insicurezza, ha solo rincorso la narrazione mediatica, rispondendo all'emergenza del giorno con la fretta della decretazione d'urgenza. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, Presidente: ogni decreto certifica che il precedente è stato un fallimento.
Di fatto, dopo quattro anni, il Governo Meloni, che doveva essere quello dell'ordine e della sicurezza, sta consegnando agli italiani un Paese più insicuro. Già solo questo dovrebbe essere sufficiente perché la maggioranza e il Governo possano arrivare, con un gesto di dignità, dove tutti gli italiani, secondo me, la maggior parte degli italiani auspicano che vadano, cioè che tornino a casa perché non sono in grado di governare.
Allora, fatemi esprimere il totale dissenso per la scelta di bocciare il nostro ordine del giorno, che riguarda il recepimento della direttiva anticorruzione in Italia. L'abrogazione del reato d'abuso d'ufficio, Presidente, è stato un errore politico, giuridico e istituzionale , un errore che oggi appare ancora più grave alla luce del nuovo quadro europeo. L'Unione europea ha approvato una nuova direttiva anticorruzione, che impone agli Stati membri di sanzionare penalmente almeno le forme più gravi di esercizio illecito delle funzioni pubbliche. In altre parole, mentre in Europa si rafforzano gli strumenti contro la corruzione e contro l'uso distorto del potere pubblico, in Italia si è scelta la strada opposta, cancellando un presidio importante di legalità. Questa è la cifra del Governo Meloni sin dall'inizio di questa legislatura: ha censurato la libertà di opinione, si è occupato dei , ma ha protetto, allo stesso tempo, le forme di crimine che fanno davvero male alla nostra società.
La contraddizione è evidente: da una parte, il Governo ha voluto abolire l'abuso d'ufficio nel nostro ordinamento e, dall'altra, l'Italia ha partecipato al processo europeo che, poi, va nella direzione assolutamente opposta rispetto a quello che aveva fatto il Governo in precedenza. La direttiva approvata dal Parlamento europeo e definitivamente avallata dal Consiglio dell'Unione europea, chiede agli Stati dell'Unione europea di punire le gravi violazioni della legge commesse da pubblici funzionari nell'esercizio delle loro funzioni. Gli Stati membri avranno 24 mesi per recepirla dopo l'entrata in vigore europea.
Qui non siamo davanti a una disputa terminologica, non è una questione di etichette, ma è una questione di sostanza. Se un pubblico ufficiale viola gravemente la legge abusando del proprio ruolo, quello deve restare un fatto penalmente rilevante: questo è il principio che l'Europa oggi ribadisce con chiarezza. Chi sostiene che tutto possa essere assorbito da altre fattispecie sottovaluta un punto essenziale: l'ordinamento deve saper colpire anche quelle condotte in cui il potere pubblico viene piegato a fini impropri, producendo favoritismi, discriminazioni, danno ai cittadini e lesione dell'imparzialità amministrativa.
L'abrogazione è stata difesa dicendo che serviva a liberare sindaci e amministratori dalla cosiddetta “paura della firma”, ma uno Stato serio non risolve le difficoltà della pubblica amministrazione cancellando i reati, le risolve scrivendo norme più precise, garantendo formazione, rafforzando gli uffici, distinguendo con chiarezza tra errore amministrativo e abuso intenzionale del potere. Cancellare il reato, invece, ha trasmesso un messaggio pericoloso: che tra l'arbitrio e la legalità si possa allentare il confine. Questo non aiuta gli amministratori onesti; al contrario, li espone maggiormente, perché indebolisce la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e rende più difficile difendere il buon andamento e l'imparzialità della pubblica amministrazione.
Oggi l'Europa ci dice che quella scelta era sbagliata o, quantomeno, incompatibile con la direzione comune che l'Unione ha deciso di prendere nella lotta alla corruzione. Lo fa con una direttiva importante, di cui è stato relatore l'europarlamentare del MoVimento 5 Stelle - che ringraziamo per il lavoro svolto assieme a tutta la delegazione europea - Giuseppe Antoci , che ringraziamo veramente per il grande lavoro svolto. Anche nel dibattito politico e giuridico seguito all'approvazione di questa direttiva, il punto centrale resta proprio questo: gli Stati membri devono prevedere una tutela penale contro le più gravi forme di esercizio illecito delle funzioni pubbliche e l'Italia deve dimostrare di esserne conforme, altrimenti si esporrà a contestazioni, a procedure di infrazione sul piano europeo.
Per questo noi diciamo con nettezza che l'abrogazione dell'abuso d'ufficio va rivista, non per difendere un simbolo, ma per difendere un principio: chi esercita una funzione pubblica deve farlo nell'interesse generale, non nel proprio, non in quello di una cerchia di privilegiati, non piegando la legge alla convenienza del momento.
Ma non solo. Quello che state combinando su questo ennesimo decreto Sicurezza è un vero e proprio capolavoro di dilettantismo, lasciatemi dire. Al Senato avete approvato un emendamento farsa che impegnava gli avvocati a non fare gli interessi dei propri assistiti, ma quelli del Governo. Secondo la destra al Governo, tutto si può comprare, perfino la dignità degli avvocati. Tutto si può calpestare, a maggior ragione la vita delle persone migranti. Siamo all'ennesima violazione dello Stato di diritto, con una misura che peraltro rischia di alterare le procedure, riducendo ulteriormente gli spazi per una serena analisi della richiesta del migrante, sia essa di asilo o di rimpatrio.
Dopo non essere riusciti a sottomettere la magistratura, avete addirittura provato a sottomettere anche l'avvocatura, un che ha fatto infuriare proprio gli avvocati. Tutte le sigle, tutte le anime, tutti furiosi con questa norma, pure quegli avvocati che erano stati in prima fila nel referendum sulla legge Nordio - la sciagurata legge Nordio, che poi fortunatamente è stata bocciata dagli italiani - si sono schierati contro questa norma del decreto Sicurezza.
E non bastava questo, perché la norma voluta dai vostri capi rischia pure di essere palesemente incostituzionale. Un disastro dopo l'altro. Siete semplicemente dei dilettanti, ma, soprattutto, non avete alcuna capacità di intervenire per garantire la sicurezza dei cittadini. Per farlo serve altro. Servono presidi delle Forze dell'ordine, serve integrazione, serve lavoro, serve supportare i magistrati, servono flussi di immigrazione regolare, serve chiarezza e trasparenza, non serve di certo soffiare sulla paura per rosicchiare - ammesso che ce l'abbiate, ma mi sa che non ce l'avete più - un effimero consenso. Meloni e Salvini stiano tranquilli, li manderemo presto a casa .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Laus. Ne ha facoltà.
MAURO ANTONIO DONATO LAUS(PD-IDP). Grazie, Presidente. Voglio partire da un punto chiaro: noi riconosciamo il valore della pena: chi sbaglia deve pagare e, se sbaglia a danno della collettività, deve pagare ancor di più. Questo è giusto, questo è necessario, questo è un principio di civiltà, ma proprio per questo dobbiamo dirci la verità: la pena viene dopo, è la risposta a un comportamento già avvenuto. La sicurezza, invece, è un'altra cosa. La sicurezza viene prima, la sicurezza è prevenzione, è la capacità di evitare che quel comportamento accada, ed è qui l'errore profondo di questo decreto. Si parla di sicurezza, ma si producono norme che comprimono diritti, restringono libertà e rafforzano un approccio esclusivamente repressivo, senza affrontare le cause dei fenomeni. È la scorciatoia della politica debole trasformare la complessità in slogan. Ma gli slogan, Presidente, non governano un Paese, lo illudono.
E il punto più grave è un altro. Non siamo davanti a un errore inconsapevole, siamo davanti a un errore segnalato. Lo ha richiamato anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, indicando con chiarezza criticità e squilibri.
Eppure, si va avanti. E allora mi permetto una riflessione. Pensate a un bambino, quando capisce di aver fatto qualcosa di sbagliato e lo vedi subito, abbassa lo sguardo, si ferma, cambia atteggiamento, non perché qualcuno glielo impone, ma perché sente dentro qualcosa. È il primo segno del rimorso, è il momento in cui capisce il limite. Ecco, il rimorso è questo, qualcosa che ti trattiene, che ti corregge, che ti impedisce di continuare a sbagliare.
È una forma di disagio, persino di sofferenza, ma è una sofferenza necessaria. Qui non c'è nulla, nessun dubbio, nessuna esitazione, nessun segno di disagio. È questo il problema, perché una politica che non prova rimorso è una politica che perde il senso del limite e, quando si perde il senso del limite, si confonde la sicurezza con la repressione. Questo decreto è esattamente questo: un passo oltre il limite. E allora la domanda è semplice: ma dove sono le politiche di prevenzione? Dove sono gli investimenti per evitare che una persona arrivi a sbagliare? Perché chi vive nella disperazione, chi ha un lavoro precario, chi non arriva a fine mese, chi ha una disabilità in famiglia, chi non accede alle cure non ha bisogno di più repressione, ha bisogno esclusivamente di risposte. In questo decreto queste risposte non ci sono. Dove sono gli investimenti sulle carceri? La nostra Costituzione parla chiaro: la pena deve tendere alla rieducazione. Ma qui non c'è nulla che rafforzi questo principio. Le carceri restano sovraffollate, senza percorsi adeguati, senza strumenti per il reinserimento. E allora diciamolo con chiarezza: se una persona esce dal carcere più fragile, più arrabbiata, più marginalizzata, voi non avete fatto sicurezza, avete solo rimandato il problema. E la realtà ce lo dimostra. Se la pena non è anche trasformazione, il sistema non funziona. Non è un giudizio ideologico, è un dato di realtà. Chi non viene reinserito, torna necessariamente a delinquere, spesso, e chi torna a delinquere produce insicurezza per tutti e la recidiva produce insicurezza. È da qui che dobbiamo partire, se vogliamo parlare seriamente.
Perché continuare ad ampliare il diritto penale, introdurre nuove pene, senza intervenire su ciò che accade dopo la condanna, significa una cosa sola: tentare di gestire il problema, non risolverlo. E questo decreto va esattamente in questa direzione. Sul piano del metodo, ancora una volta decretazione d'urgenza su temi che richiederebbero confronto e approfondimento. Sul piano del merito, un accumulo di norme penali senza una visione sistemica. Sul piano degli effetti, un aggravamento inevitabile del sovraffollamento carcerario. E dove sono le politiche sui salari? Perché la sicurezza passa anche da lì. Un lavoro povero genera insicurezza, una vita precaria genera insicurezza. Un Paese in cui si lavora e si resta poveri, è un Paese più fragile. Dove sono gli interventi sulle aree interne? Abbandonate, svuotate, senza servizi, penso al Mezzogiorno, ma non solo. Territori in cui lo Stato si ritira e poi pretende di tornare solo ed esclusivamente con la repressione. Ma lo Stato non può essere presente solo quando deve punire, deve esserci prima, con servizi, con opportunità, con investimenti, altrimenti arriva tardi. E arrivare tardi significa arrivare male. Dove sono le politiche sulla sanità territoriale, sulla salute mentale, sul sostegno alle famiglie? Perché anche quella è sicurezza. Una famiglia lasciata sola è un problema sociale che cresce e, quando cresce, non lo risolvi con una norma più dura. Lo devi prevenire. Invece cosa fate? Aumentate le pene, allargate i divieti, rafforzate la repressione. È una risposta semplice, sì, certo, ma è una risposta sbagliata, perché non risolve nulla, sposta solo il problema più avanti.
E c'è un dato che dovreste avere il coraggio di guardare in faccia. Avete fatto un decreto Sicurezza a inizio legislatura, poi un altro, poi un altro e poi un altro ancora. E sono pronto a scommettere che non sarà l'ultimo. Quando una politica è costretta a ripetersi sugli stessi strumenti, significa che questi strumenti non stanno funzionando. Avete costruito consenso su questa narrazione. È stata la vostra fortuna politica, ma è stata una fortuna costruita a danno del Paese e, soprattutto, a danno della sicurezza degli italiani. Perché, se dopo 4 decreti Sicurezza siete ancora qui a dire che serve sicurezza, state certificando voi stessi il fallimento della vostra propaganda.
E poi c'è un altro punto, ancora più grave. Noi oggi stiamo approvando un decreto che presenta evidenti profili di incostituzionalità, e non è una opinione dell'opposizione, lo sapete anche voi, lo sanno gli uffici, lo sanno i tecnici. Eppure ostinatamente andate avanti, perché tanto il metodo ormai è sempre lo stesso. Si approva oggi, sapendo che domani servirà un altro decreto per correggere questo. È già successo. Norme scritte in fretta, senza equilibrio, e poi la necessità di tornare indietro per rimediare. Questo non è governare, questo è inseguire gli errori. E torniamo al punto iniziale: tutto questo è stato segnalato, richiamato ed evidenziato - lo ripeto - anche dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Eppure si va avanti senza fermarsi, senza interrogarsi, senza quel minimo disagio che dovrebbe accompagnare chi esercita una responsabilità così grande. E allora sì, il problema è proprio questo, non è solo il contenuto del decreto, è l'assenza di coscienza nel metodo, perché una politica...
PRESIDENTE. Concluda.
MAURO ANTONIO DONATO LAUS(PD-IDP). ...che non sente il peso delle proprie scelte, smette di essere guida e diventa rischio. Questo decreto non rende il Paese più sicuro, lo rende più fragile e più divisivo.
Arrivo alla conclusione, Presidente.
PRESIDENTE. La ringrazio.
MAURO ANTONIO DONATO LAUS(PD-IDP). Non è sicurezza...
PRESIDENTE. Deve chiudere.
MAURO ANTONIO DONATO LAUS(PD-IDP). ...è solo più paura. E per queste argomentazioni, il nostro partito esprime un giudizio tassativamente negativo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Sarracino. Ne ha facoltà.
MARCO SARRACINO(PD-IDP). La ringrazio, signor Presidente. Tra i tanti interventi della maggioranza che vi sono stati in questa giornata, ce n'è uno che - devo dire - mi ha particolarmente colpito, l'unico, quello fatto dalla Lega, che a un certo punto ha incominciato ad accusare le forze di opposizione di essere contrarie al sostegno alle Forze dell'ordine. Ha detto: siete voi che siete contrari, siete voi che non siete dalla parte della Polizia, dei Carabinieri e delle Forze dell'ordine.
Il problema è che poi, se uno va a fare un'operazione verità, sono loro, siete voi che avete tagliato le risorse alle Forze dell'ordine, siete voi che non avete assunto il personale. E allora, Presidente, un invito al Governo che ci ascolta: basta bugie. Dopo 4 anni, basta bugie. Sembrate la vostra Presidente del Consiglio quando, in campagna referendaria, parlava di tutto meno che del referendum sulla giustizia. Parlava di bambini strappati alle madri, parlava di stupratori messi in libertà. Smettetela, perché veramente non vi crede più nessuno. E non vi crede più nessuno perché siamo di fronte all'ennesima operazione di distrazione di massa. C'è un Paese in grande crisi dal punto di vista economico e sociale, e voi che fate per la quarta volta? Una sorta di vendetta: decreto uno, decreto due, decreto tre, decreto quattro, cacciate un bel decreto Sicurezza.
E siete riusciti, tra l'altro, in un'impresa che non era riuscita neanche al referendum costituzionale, cioè siete riusciti a unire ciò che il referendum aveva diviso. Vi si sono scagliati contro, si sono opposti a questo decreto addirittura quello che voi avevate diviso: l'avvocatura e la magistratura. E la cosa incredibile è che Giorgia Meloni, qualche settimana fa, venendo qui in Parlamento su nostra richiesta, aveva ammesso che in questo Paese c'era un problema relativo alla sicurezza.
E allora siamo andati a vedere quali fossero i problemi secondo voi e abbiamo scoperto, mettendoli in fila, che il primo problema che avete affrontato sul tema della sicurezza era legato ai ragazzi che partecipavano a questi vergognosi , quindi il primo decreto doveva essere proprio quello che in qualche modo andava a occuparsi di questi ragazzi. Poi, a un certo punto vi siete scagliati contro i poveri lavoratori, che avevano la colpa di scioperare e di operare in qualche caso anche un blocco stradale, blocchi stradali grazie ai quali molte volte sono riusciti a conservare il proprio posto di lavoro, nonostante il Governo affronti le vertenze in questo Paese con una superficialità che non ha precedenti. Poi il problema sono diventati i migranti, che avevano l'unica colpa di fuggire da guerra e povertà. E poi il problema era diventata la magistratura, le famose toghe rosse, che voi volevate punire con il referendum. La verità, caro Presidente, è che Giorgia Meloni e il suo Governo sul tema della sicurezza hanno platealmente fallito. E continua una inutile caccia alle streghe, che non funziona.
Allora, il suggerimento che ancora una volta proviamo a dare con molta umiltà al Governo - che siamo certi che ci ascolterà - è occupatevi, in questo anno di fine legislatura, delle vere priorità del Paese, ossia i bassi salari, per cui un lavoratore dipendente privato su quattro guadagna - come ci dice Svimez - meno di 9 euro all'ora; la produzione industriale che continua a calare, con un Ministro Urso che sta facendo soltanto disastri sulle grandi partite che purtroppo sono presenti nel nostro Paese e sulle crisi aziendali che colpiscono le nostre imprese; la sanità, dove voi continuate a tagliare le risorse.
Sembra quasi che, invece, la vostra unica preoccupazione oggi sia la legge elettorale, perché alla fine, caro Presidente, a questo Governo ciò che interessa è il mantenimento del potere. Il potere - che non è una cattiva parola da demonizzare - per voi non è lo strumento con cui cambiare l'Italia; il potere per voi è, banalmente, il fine ultimo da conseguire con ogni mezzo. E ormai siete entrati in una spirale nella quale tutto ciò che toccate, lo sbagliate. Siete una sorta di re Mida al contrario.
Avete fatto un disastro su questo decreto. Stiamo votando una norma che è platealmente incostituzionale. È venuto qui il Ministro l'altro giorno a dirci che farete alcuni correttivi, ma perché sbagliate? Perché ormai voi siete un po' in qualche modo anche... È un errore frutto della vostra arroganza. Lo abbiamo visto anche l'altra notte, con la seduta fiume, con le forzature, con le grida e il nervosismo. Volevate fare la storia, state facendo soltanto una serie infinita di brutte figure.
E allora, la verità è che ormai siete travolti dalla vostra stessa campagna elettorale permanente, che c'è tra le vostre forze politiche. E giorno dopo giorno, c'è qualcosa che vi scavalca sempre più a destra, e quindi vi siete trovati in una condizione in cui soffiate sul fuoco che ormai ha incendiato anche la vostra casa. E un esempio plateale è quello che avete fatto su Caivano. Avete sbandierato il modello Caivano ovunque. Ci sono stati mesi in cui, dove si andava si andava: modello Caivano, grande, perfetto e bellissimo.
Poi non se ne sono accorti neanche a Caivano del cosiddetto decreto Caivano, e ve lo dice uno che in quel collegio è stato eletto, tanto è vero che - cito due dati -, alle ultime elezioni amministrative di Caivano, Fratelli d'Italia e tutto il centro-destra non sono riusciti neanche a raccogliere le firme per presentare la lista (a proposito di modello Caivano) e al referendum, se non sbaglio, il “no” ha preso intorno al 75 per cento. Ricordiamolo: è il referendum che voi avete straperso innanzitutto grazie ai giovani di questo Paese, che vi hanno votato contro e anche grazie ai risultati del Sud, come quello di Caivano, che hanno messo in crisi il vostro modello economico e sociale di sviluppo che avete immaginato per il Paese, che è un modello che si fonda su bassi salari e su compressione dei diritti dei lavoratori, nel nome di una competitività che neanche c'è, tra l'altro.
Perché, se andiamo a vedere i dati economici e i dati della crescita, in particolar modo al Mezzogiorno, sono due i fattori che hanno animato la leggera crescita del Mezzogiorno negli ultimi anni: il PNRR, che però sta finendo, e il superbonus, che è finito e che voi, oggi, tra l'altro, dopo avere elogiato, state anche rinnegando.
Allora, voi che cosa avete fatto per il Sud in questi anni? Avete cancellato il reddito di cittadinanza, perfetto; avete detto no al salario minimo, perfetto; avete cancellato 4,5 miliardi di euro da Decontribuzione Sud, perfetto; avete cancellato 3,5 miliardi di euro dal Fondo perequativo infrastrutturale, perfetto; avete messo in campo l'autonomia differenziata, perfetto. Che volevate? Volevate che venissero pure a votarvi e vi facessero l'applauso, scusateci?
Allora, di fronte a tutto questo, ve lo ripeteremo fino alla noia: siete il Governo più antimeridionalista della storia, non perché lo dicono le forze di opposizione, ma perché tutte le politiche che avete messo in campo vanno contro i cittadini del Mezzogiorno. Ed ora voi state seguendo una nuova moda, che funzionerà tranquillamente a mezzo stampa in tutta Italia e, soprattutto, al Mezzogiorno - ve lo assicuriamo, vedete, sperimentate -, quello della remigrazione, quando invece abbiamo in Italia tantissimi ragazzi che, altro che remigrazione, sono costretti ad emigrare a causa delle vostre scelte assurde, e vanno via perché i salari sono bassi, perché le opportunità sono poche, altro che remigrazione! Il problema è l'emigrazione. Quella proposta non è soltanto una proposta fuori dalla storia, è una proposta stupida perché non tiene neanche conto di quello che sta succedendo - come ha detto il collega Laus - nelle aree interne!
Allora, Presidente, in questo weekend sono stato in 6 o 7 comuni della Basilicata, in provincia di Matera. Tutti i sindaci mi hanno detto che il loro principale problema era legato alle persone che vanno via, ma, soprattutto, alle persone che muoiono e alle pochissime che nascono. Io vi leggo alcuni dati che mi hanno dato i sindaci: Miglionico, nel 2025, ha avuto 9 nati e 17 morti; Grottole, 11 nati e 25 morti; Salandra, 7 nati e 43 morti; Tricarico, 26 nati e 78 morti; Grassano, 31 nati e 65 morti.
Andate da quei sindaci, andate in quei comuni e parlate della remigrazione. Vediamo se non vi fanno un bel pernacchio. Allora, per chiudere. Ricordo inoltre il legame conclamato che c'è tra questa proposta stupida e le organizzazioni che andrebbero sciolte, come CasaPound, che è evidente a tutti quanti, organizzazioni che voi, ormai è chiaro, tutelate e legittimate, perché fra pochi minuti a Napoli ci sarà una simpatica iniziativa - e vado a chiudere, Presidente - con un autorevole esponente del centrodestra nazionale, l'ex Ministro Gennaro Sangiuliano, a braccetto con tal Luca Marsella, uno che commentando l'espulsione dei parlamentari del centrosinistra diceva che l'antifascismo è come la mafia.
PRESIDENTE. Concluda.
MARCO SARRACINO(PD-IDP). Concludo. È evidente a questo punto che, partecipando a quella iniziativa, l'ex Ministro Sangiuliano condivida quelle affermazioni. Addirittura, oggi, rispondendomi a un comunicato, dice che, da Ministro, è andato al Museo della Resistenza il 25 aprile, mentre noi non c'eravamo. Chiudo Presidente. Allora, facciamo un appello al Ministro Sangiuliano: il 25 aprile, cioè domani, lo aspettiamo in piazza a Napoli. Festeggiasse con noi. Se non lo farà, noi festeggeremo al posto suo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Malavasi. Ne ha facoltà.
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Saluto i colleghi presenti, e i tre della maggioranza. Saluto il Sottosegretario. Oggi è il 24 aprile e in coerenza con i valori nei quali ci riconosciamo dell'antifascismo, della democrazia, della libertà - mancano poche ore alle celebrazioni del 25 aprile -, siamo in quest'Aula per la seconda notte consecutiva, sono le 4 del mattino, per contrastare, utilizzando gli spazi, gli strumenti che le opposizioni hanno a disposizione, l'ennesimo decreto Sicurezza - lo hanno richiamato anche i colleghi -, il quarto decreto Sicurezza che certifica, altrimenti non ce ne sarebbe stato bisogno, il fallimento della politica di questo Governo sul fronte della sicurezza, uno dei temi più importanti che hanno caratterizzato questa legislatura.
Dopo la sconfitta - devo dire netta - del referendum, con cui i cittadini hanno dato un sonoro schiaffo a questa maggioranza, credo che il Governo e la Presidente Meloni si siano interrogati su come fare a ripartire, su come fare a recuperare un po' di credibilità.
E queste sono state le sue scelte: da un lato, qualche dimissione per rifarsi il , per rifarsi una verginità. Una nuova squadra di Sottosegretari, che saluto con rispetto, per rinsaldare un'alleanza e un nuovo decreto Sicurezza per sottolineare, ancora una volta, proprio uno dei temi più identitari di questo Governo, che ha caratterizzato - lo ha ricordato prima il collega Sarracino - fin dai primissimi giorni di questa legislatura, la loro azione politica, la vostra azione politica. Ricordiamo benissimo - era l'estate del 2023, eravamo appena insediati - il nuovo decreto che, ovviamente, non è servito a niente nel nostro Paese.
I temi e le modalità, nel frattempo, non sono cambiati. Le forzature istituzionali ormai non si contano più. Questa volta abbiamo addirittura scelto di essere ostili rispetto al richiamo che ha fatto il Presidente della Repubblica, un ennesimo schiaffo al Parlamento che, anche in questa sede, viene umiliato, viene silenziato. Avete chiesto, ovviamente, la seduta fiume. L'ha chiesta la maggioranza per condannarci a rimanere qui, nel nostro ostruzionismo, senza nessun confronto di merito. Non abbiamo sentito le voci della maggioranza in queste due lunghe notti. Siamo di fronte all'ennesima fiducia. Devo dire che abbiamo perso il conto, avete superato tutti i record di questa Repubblica: più di 110 fiducie in questa legislatura. Insomma, uno svilimento della democrazia parlamentare, e lo sottolineo davvero oggi, con convinzione, a pochissime ore dal 25 aprile. Una liberazione da un periodo del nazifascismo, in cui un movimento popolare, trasversale, di uomini e di donne hanno permesso di liberare il nostro Paese e di iniziare la strada della Repubblica, con la scelta e la vittoria al referendum del 2 giugno del 1946, la nascita dell'Assemblea costituente, della nostra Costituzione.
Devo dire che, però, questa volta vi siete davvero superati. Ci obbligate a votare un decreto che non diventerà mai legge. Almeno non in questa forma, visto che, per raccogliere i rilievi del Presidente Mattarella - che ancora una volta ringraziamo - avete dovuto già comunicare che nel prossimo Consiglio dei Ministri lo andrete a modificare. Semplicemente una presa in giro per tutti noi che rappresentiamo, insieme a voi, gli italiani.
E poiché siamo chiamati tutti, nessuno escluso, a svolgere il nostro ruolo di parlamentari con disciplina e con onore, siamo qui, nel cuore della notte, a contestare un decreto, che rafforza ancora una volta una svolta autoritaria e repressiva nel nostro Paese con la solita ricetta: nuovi reati - siamo a quota 57 -, nuove pene, nuovi anni in carcere, per garantire una rinnovata percezione di sicurezza, una parvenza, oserei dire, di sicurezza, che si scontra con la realtà, in un contesto sociale in cui i salari - i dati OCSE sono di pochi giorni fa - sono sotto il livello del 2019, la povertà è in aumento, la sanità pubblica continua ad essere sottofinanziata e anche i conti non tornano. È di pochi giorni fa, la notizia che il deficit, in rapporto al PIL, non è sceso sotto al 3 per cento, e non siamo ancora riusciti, in modo anticipato come approvato e come ha auspicato il Governo Meloni, ad uscire un anno prima dalla procedura di infrazione, che ci metterà nelle condizioni di una legge finanziaria sicuramente particolarmente complessa.
Insomma, dopo quattro anni non si vede nessun investimento strutturale sulle Forze dell'ordine. Tornando al tema della sicurezza, mancano 10.000 carabinieri, 11.000 poliziotti, le forze della Polizia locale sono sotto organico, senza parlare della carenza cronica della Polizia penitenziaria. Non c'è nessun investimento sulla prevenzione, sui luoghi di educazione, sulle politiche giovanili, sui presidi sociali. Insomma, nessun investimento, ma tanti tagli. Ad esempio ai comuni, ai servizi sociali, che si trovano a gestire fenomeni complessi, a volte anche preoccupanti, dal disagio giovanile alle .
Abbiamo cercato, nonostante i proclami, di fare la nostra parte, ma la realtà è sempre più forte della vostra propaganda, perché, nonostante i vostri proclami, il senso di insicurezza è cresciuto in questi anni, e lo dicono i dati: dal 2022 al 2025 - uso i dati del Governo Meloni -, i reati sono aumentati del 5 per cento, le violenze sessuali del 7,5 per cento, i furti nelle abitazioni del 4,9 per cento, ma sono aumentati anche i furti delle auto, le rapine, i reati legati agli stupefacenti e le truffe.
Così aumenta la paura - è, forse, il vostro vero obiettivo - e con la vostra azione si continua a fomentare una tensione sociale, una contrapposizione, una continua caccia alle streghe, perché c'è sempre qualcuno che merita le nostre attenzioni, qualcuno che sicuramente è stato meno fortunato di noi. Qui nessuno vuole difendere - l'hanno detto i colleghi, ma lo voglio ribadire anche io - chi sbaglia, ma non ci possono essere categorie preconcette, perché è giusto, bisogna sempre punire chi sbaglia, chi commette reati, perché ne va dello Stato di diritto. Certo, nessuno deve difendere i delinquenti, chiunque essi siano, ma lo Stato di diritto è anche una garanzia di equità, di uguaglianza e di giustizia.
Certamente, lo Stato di diritto va messo nelle condizioni di funzionare con i suoi organismi e la sua organizzazione, perché la sicurezza che chiedono i cittadini non si costruisce con nuovi reati, si costruisce nei territori con coesione sociale, con il personale adeguato, con mezzi dati ai comuni, con strumenti, con una maggiore presenza delle Forze dell'ordine e dello Stato, con più prevenzione, più educazione, più giustizia sociale e più senso di comunità.
In questo contesto, avevo presentato un ordine del giorno sulla procura di Reggio Emilia, che vede una scopertura del 40 per cento dell'organico amministrativo: c'è un solo cancelliere sui 9 previsti, manca il 50 per cento dei magistrati, richieste fatte in modo reiterato dal procuratore Paci - che ringrazio - senza mai ottenere alcuna risposta. Il parere contrario a questo ordine del giorno mi chiedo cosa significhi: disinteresse? Menefreghismo? Indifferenza? La procura è al collasso, ci sono 2.120 fascicoli per ogni magistrato, carichi insostenibili, carenza cronica di personale e, a fronte di tutto questo, un semplice “no”, un pesante “no”. A questo Governo, probabilmente, non interessano le richieste della Procura di Reggio Emilia, forse nemmeno la città di Reggio Emilia, che risulta essere una delle province più esposte alla criminalità organizzata, con un aumento significativo di reati negli ultimi anni. La sicurezza non si fa certamente con proclami repressivi, ma garantendo Forze dell'ordine in numero adeguato…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). …stipendi dignitosi, mettendo la giustizia nelle condizioni di funzionare. Prendo dunque atto e concludo, Presidente, mi mancano venti secondi: ancora una volta avete deciso di non ascoltare le richieste che vengono dal territorio, a partire dal procuratore che chiede più organici, le richieste dei cittadini che chiedono più sicurezza, delle istituzioni locali che chiedono più risorse e di un territorio, quello di Reggio Emilia, che merita rispetto. È una questione di responsabilità istituzionale: Reggio Emilia non può più aspettare e di questo continuerò a chiedervi conto .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Scarpa. Ne ha facoltà.
RACHELE SCARPA(PD-IDP). Grazie, Presidente. La mezzanotte è passata da un po' e, quindi, siamo ufficialmente alla vigilia del 25 aprile, l'ottantunesimo anniversario della Liberazione del nostro Paese dal nazifascismo. Voglio iniziare così il mio intervento perché la lotta partigiana ci ha consegnato la Costituzione. I valori e i principi scritti nella nostra Costituzione dovrebbero essere quelli che guidano noi che stiamo in questo Parlamento nella costruzione del patto sociale su cui dovrebbe, poi, andare a fondarsi concretamente la nostra idea, il nostro concetto di sicurezza.
Questo sarebbe stato il presupposto condiviso da cui mi avrebbe fatto piacere partire all'interno di questa discussione, per affrontare le tante e profonde ferite di insicurezza che attraversano in questo momento il nostro Paese: l'aumento preoccupante, feroce, a tratti sembra inspiegabile, della violenza tra i giovani e i giovanissimi, collegata all'emergenza della salute mentale, la povertà, la marginalità, l'emergenza abitativa, lo svuotamento delle reti comunitarie, il non governo, o meglio, il governo sciocco e sbagliato del fenomeno migratorio.
Invece no, non è chiaramente di questo che ci troviamo a parlare oggi e non sono questi i presupposti che condividiamo, perché questo decreto viola apertamente e manifestamente almeno gli articoli 17, 3 e soprattutto l'articolo 24 della Costituzione e insulta anche lo spirito costituzionale per quello che è il metodo della discussione con cui siamo arrivati qui: un groviglio di forzature in cui ogni discorso finisce per essere incastrato, storpiato e sostanzialmente mortificato. Così come mortificata è stata l'Aula del Parlamento, le prerogative parlamentari e probabilmente pure il corretto rapporto tra poteri dello Stato e tra istituzioni.
In questo decreto c'è un'eterogeneità tale - non che sia una cosa nuova - che non consente di fare un esame completo in un intervento del genere, quindi io ho selezionato alcune questioni di cui parlare.
Si parte in questo decreto Sicurezza dall'articolo 1, che pretende di affrontare il tema complessissimo e difficilissimo della violenza giovanile misurando la lunghezza delle lame dei coltelli, per arrivare agli articoli 29, 30 e 30 con un attacco deliberato al diritto di legittima difesa travestito dall'ennesima stretta sull'immigrazione e la solita politica securitaria.
Sono due temi che, per l'importanza storica, morale ed esistenziale dei tempi che viviamo, meriterebbero un dibattito migliore. Proviamo a focalizzarli: 16 gennaio, La Spezia, diciannovenne accoltella e uccide un compagno di classe; 25 marzo, Trescore, tredicenne accoltella la sua professoressa; 30 marzo, Perugia, diciassettenne pianifica una strage; 2 aprile, Milazzo, tredicenne pestato dai coetanei; 7 aprile, Fano, ventenne accoltella madre, padre e fratello; 7 aprile, Cremona, ventenne ucciso a sprangate per strada; 11 aprile, bambino di 11 anni assiste alla morte del padre ucciso di botte da un branco di suoi coetanei.
Come vogliamo leggere, colleghi, la violenza che si insinua nelle nostre classi, nelle nostre case, nelle nostre strade? Che risposte immaginiamo soprattutto per quei giovani uomini che si sono resi protagonisti di queste violenze?
È evidente che il carcere non basta: prendere, buttarli dentro, buttare le chiavi, immaginare i reati, è evidentissimo che non basta e in ogni caso il sovraffollamento delle carceri, causato anche dal decreto Caivano, a proposito di risposte securitarie, sta eliminando del tutto la già impoverita funzione rieducativa del carcere. Tuttavia, ce lo dobbiamo chiedere, perché è una domanda connessa anche al come proteggiamo le potenziali future vittime e anche al come diamo dignità, visibilità e anche un senso di riscatto al dolore di chi ha già subito questo tipo di violenza.
Penso che dobbiamo fare, all'interno di quest'Aula, una seria riflessione su cos'è la violenza oggi e soprattutto cos'è la violenza che attraversa le emozioni e la sensibilità dei più giovani. Io penso che sia un qualcosa che prende forma lì dove arriva a mancare l'ascolto, un qualcosa che cresce dove nessuno guarda e che si nutre della profonda inadeguatezza della risposta istituzionale che finora evidentemente non siamo stati in grado di dare.
Delle istituzioni, insomma, che, a colpi di maggioranza, c'è da dirlo, finora hanno risposto solo ed esclusivamente con più carcere, più reati, una nuova pena e anche con un diritto penale del nemico che va a individuare il soggetto problematico e cerca di colpire quello, piuttosto che colpire le condotte e interrogarsi su quali sono i fili culturali e sociali che causano certi comportamenti. Come rimediare a questa inadeguatezza?
La mia risposta è apparentemente semplice, l'avete già sentita decine e decine di volte: serve veramente un investimento serio, non solo economico ma anche economico, ma di risorse umane, politiche e intellettuali sull'educazione, l'educazione affettiva, l'educazione alle relazioni, che non è una risposta o buonista di fronte alla violenza. Io penso che sia una risposta concreta come tutti i corpi che subiscono la sua mancanza in questo momento.
Saremo all'altezza di questa sfida quando, anche educandoci e capendo come educare, impareremo a riconoscere chi, con quali strumenti, in che spazi digitali e anche a servizio di quali interessi nutre la rabbia, la frustrazione e la solitudine dei giovanissimi uomini del nostro Paese, dentro cui matura un sentimento di violenza.
Il ragazzino di Trescore, il tredicenne che ha accoltellato la professoressa, aveva scritto un manifesto che aveva diffuso su ; un manifesto che, forse, è il primo esempio di estremismo e radicalizzazione nichilista violenta del nostro Paese, è un qualcosa che gli Stati Uniti d'America hanno già imparato a conoscere da qualche tempo. Il ragazzino che ha accoltellato e ucciso il compagno di classe a La Spezia lo ha fatto per ragioni di gelosia, perché era geloso di alcune foto scattate con la ragazza che frequentava. Bisogna guardare dentro a questi episodi di cronaca, se si vuole legiferare anche in reazione a questi e ostentare la bandiera della sicurezza.
Se noi capissimo che cosa fare con la rabbia di tanti ragazzi che vengono spinti ai margini delle nostre città e nelle periferie delle città, che hanno perso qualsiasi funzione di comunità e sociale che non sia legata al centro patinato e alla vetrina, ragazzi che accusano una mancanza drammatica di spazi di aggregazione, un deserto di politiche giovanili e un Terzo settore depauperato insieme alla pubblica istruzione, ecco, forse così sapremmo garantire un po' di sicurezza in più. Così come lo faremmo, se sapessimo garantire dei percorsi di accoglienza decenti ai minori stranieri non accompagnati che, invece, vengono costantemente rigettati e consegnati, anche potenzialmente, nelle maglie della piccola e grande criminalità. Ci sono stati negli ultimi giorni, Sottosegretario…
PRESIDENTE. Concluda.
RACHELE SCARPA(PD-IDP). …5 minorenni nel CPR di Milano, e mi spiegherete, alla fine di questa indecenza, se quei ragazzi portati lì ne usciranno più o meno violenti di quando ci sono entrati.
PRESIDENTE. La ringrazio…
RACHELE SCARPA(PD-IDP). Non ho tempo per affrontare il discorso sull'immigrazione, ma anche su questo ci sarebbe tanto da dire. Nell'irregolarità in cui ci state gettando, nella distruzione di tutti gli strumenti di accoglienza e nell'inerzia rispetto al cercare delle strade di regolarizzazione tramite la ricerca di lavoro, state creando un'irregolarità di Stato. In questa irregolarità di Stato sì insinuerà sempre e comunque la marginalità, la povertà, l'insicurezza. Lo state facendo con le vostre mani…
PRESIDENTE. La ringrazio.
RACHELE SCARPA(PD-IDP). …vi chiediamo di fermarvi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Sara Ferrari. Ne ha facoltà.
SARA FERRARI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Il mio intervento vuole focalizzare l'attenzione su una tipologia di sicurezza pubblica, che è quella che riguarda la violenza sulle donne.
Ho sentito dire in questi giorni che questo provvedimento legislativo va incontro alla preoccupazione della sicurezza delle donne nei luoghi pubblici intesa come una possibilità di intervenire sul rischio di aggressione pubblica. Io voglio soffermarmi sul fatto che i numeri ci dicono che la sicurezza pubblica delle donne, la violenza di genere, è un sintomo di relazioni malate del nostro Paese e attiene ai rapporti interpersonali tra le persone.
La sicurezza delle donne non è esclusivamente, anzi, è in minima parte quella che riguarda il rischio di aggressione nelle nostre strade, nei contesti pubblici delle nostre città. Attiene, invece, soprattutto a quello che avviene all'interno delle mura domestiche, e infatti si chiama violenza domestica. E dunque noi dobbiamo riuscire a garantire quel tipo di sicurezza e di benessere psicofisico alle donne, intervenendo in un decreto che parla di sicurezza anche rispetto alle azioni di prevenzione di questa piaga sociale, di questo fenomeno così diffuso e così pervasivo nella nostra società.
E le azioni di prevenzione si fanno secondo scale diverse, con strumenti e interventi diversi. Abbiamo, , la necessità di intervenire su quella che si chiama prevenzione primaria, e la prevenzione primaria è quella che cerca proprio di scardinare le motivazioni e le cause da cui si genera la violenza; e queste cause sono quelle che tollerano, nel nostro Paese, le discriminazioni di genere; sono quelle che fingono di non vedere le differenze di potere fra uomini e donne nel nostro Paese; sono quelle che minimizzano una cultura del possesso, della sopraffazione e che non intervengono, invece, nel rimuoverle.
Siamo solo uno dei sette Paesi europei che non ha l'educazione sessuo-affettiva obbligatoria nei percorsi scolastici. Non ce l'abbiamo, a fronte di numeri che dicono chiaramente questo, a fronte di un dibattito che è molto evoluto negli ultimi anni, ahinoi, in particolare, o forse per fortuna, dopo il tragico e drammatico femminicidio di Giulia Cecchettin, non l'unico: 110 anche quell'anno, 99 lo scorso anno, in questo Paese, sono state le donne vittime di femminicidio.
Eppure, quel femminicidio ha fatto sì che si sia cominciato a sdoganare un ragionamento sulla necessità di una prevenzione primaria attraverso un cambio di cultura, e quel cambio di cultura si fa educando le nuove generazioni.
Eppure, non è questo quello che il Governo, quando intende costruire sicurezza per il 51 per cento della sua popolazione… soprattutto per il 51 per cento, perché per quasi il 98 per cento le vittime di aggressioni e di violenza sessuale sono donne.
Violenza di genere non è solo violenza sessuale, è anche violenza fisica, violenza psicologica. La Commissione femminicidio ha appena terminato una lunga indagine sulla violenza digitale e oggi dobbiamo saper leggere tutte queste modalità, tutte queste tipologie di violenza. Per smettere di normalizzare questa violenza, per smettere di non vederla e non riconoscerla per poi non intervenire, dobbiamo anche agire sulla formazione degli operatori e, in particolare, sulla formazione della magistratura.
L'Italia è stata condannata più volte dall'Europa perché la magistratura non è all'altezza - non completamente almeno e non del tutto e non tutta - di intervenire in chiave preventiva su questi fenomeni e di saperli leggere, quindi saper adeguare le risposte da dare alle cittadine su questo fenomeno. Risposte in ordine anche alle misure cautelari. Perché un altro strumento di prevenzione, di prevenzione secondaria, sono le misure cautelari, cioè quegli strumenti e quelle misure che devono essere adottati in una situazione di violenza ormai conclamata. Mentre la prevenzione primaria si riferisce agli interventi per costruire strumenti e consapevolezza che non generino una cultura violenta, in questo caso, ci riferiamo a situazioni nelle quali la violenza è già chiara, è già presente e dobbiamo immaginare strumenti che cerchino di evitare, almeno, il peggio; non solo la reiterazione di questa violenza, ma anche che possa sfociare in femminicidio.
Tra le misure cautelari, c'è sicuramente il braccialetto elettronico. La Commissione sul femminicidio sta per produrre, fra pochi giorni, l'esito finale dell'indagine fatta su questo strumento, sui braccialetti elettronici; anzi, purtroppo, sul loro mal funzionamento e, spesso, sull'incapacità di essere la soluzione adeguata a situazioni di violenza. Pertanto, la magistratura stessa deve essere posta nelle condizioni di saper scegliere quali sono le misure più adeguate, situazione per situazione.
Vi faccio un esempio: quando il maltrattante si trova a vivere nella stessa cittadina, magari in un paese piccolissimo, dove vivono la moglie e i figli, l'obbligo di distanziamento di almeno 500 metri, violato il quale, suona il braccialetto elettronico, viene violato costantemente perché la vicinanza dei servizi pubblici, ad esempio, piuttosto che dei negozi, è tale per cui scattano continuamente falsi allarmi. Semplicemente, in quel caso, la misura cautelare del braccialetto elettronico non è, in ogni caso, anche in caso di buon funzionamento, lo strumento giusto.
Quindi, se oggi siamo chiamati a esaminare questo provvedimento, non possiamo non sollevare questa questione: questo impianto normativo si dichiara, oggi, finalizzato alla sicurezza pubblica, ma, come dicevo, dimentica le cause profonde del disagio. Si pensi, ad esempio, alla gestione della violenza tra adolescenti. Ci si illude, con un approccio miope, che il controllo dei coltelli o l'inasprimento delle pene possa arginare quel fenomeno, ma non è sequestrando un oggetto che si estirpa la radice di un problema, che è, , sociale e culturale.
Quella violenza, spesso sintomo di un vuoto relazionale, si cura con l'educazione, con la scuola, con la costruzione di una cittadinanza consapevole e con l'insegnamento delle relazioni come pilastro della convivenza civile. La repressione è un vicolo cieco; l'educazione, invece, è una strada percorribile per il futuro del Paese.
In questo contesto, intendiamo richiamare il Governo a una responsabilità più alta, non possiamo limitarci a gestire l'emergenza. Il primo pilastro della nostra richiesta è, dunque, un investimento strutturale nell'educazione sessuo-affettiva.
Dicevo prima che il braccialetto elettronico non è l'unico strumento, ce ne sono molti altri, sono quelli culturali e tecnici per saper valutare, caso per caso…
PRESIDENTE. Concluda.
SARA FERRARI(PD-IDP). …come intervenire. Allora, noi avremmo voluto che il Governo, con questo provvedimento, superasse criticità strutturali, garantendo l'incremento dei dispositivi, come dicevo, ma anche promuovendo la formazione specialistica dei magistrati, restituendo alle Forze di Polizia la centralità nella gestione di questi strumenti, istituendo un monitoraggio continuo …
PRESIDENTE. La ringrazio.
SARA FERRARI(PD-IDP). …e vi chiediamo di cambiare rotta, in modo che questo provvedimento non sia soltanto un atto di facciata. Vi chiediamo di non rincorrere annunci, ma di costruire davvero la prevenzione. La sicurezza delle donne, la crescita dei nostri adolescenti e la tutela dei diritti fondamentali non possono attendere .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Virginio Merola. Ne ha facoltà.
VIRGINIO MEROLA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Vorrei provare a dare un senso a questa discussione, anche se un senso non ce l'ha La situazione è insensata, perché il Governo e la maggioranza impongono l'approvazione di un decreto, che sappiamo tutti incostituzionale, sapendo che dovranno modificarlo con un altro decreto per rimediare.
Questo avviene per incapacità e per protervia, per l'ostinata ossessione di questa destra di cavalcare le emergenze di sicurezza, sofferte dai cittadini, sempre e di nuovo con decreti di emergenza, ma, dopo quattro decreti Sicurezza in quattro anni, il gioco non funziona più e vi si rivolta contro. Infatti, i reati alla persona sono aumentati, e non diminuiti, e la vostra ricetta di introdurre nuovi reati e di aumentare gli anni di pena, si è dimostrata fallimentare.
Non basta, infatti, prevedere anni di carcere per chi delinque, bisogna ridurre i crimini, bisogna ridurre il danno e il rischio di insicurezza, bisogna prevenire il crimine. Prevenire è meglio che reprimere, perché significa, semplicemente, ridurre le occasioni di reato. Ci vuole equilibrio tra repressione e prevenzione, per costruire un ordine democratico efficace. Punire chi delinque, certo, ma insieme lavorare per ridurre le cause della delinquenza.
Ci vuole un patto per la sicurezza integrato, che tenga insieme ordine pubblico e sicurezza sociale; un piano operativo, distribuito su più anni, perseguito con tappe coerenti. In primo luogo, coerenti con le regole costituzionali, con il diritto a manifestare, alla libertà di stampa, con l'indipendenza della magistratura, con il diritto a essere trattati con dignità umana, quando si sta in carceri sovraffollate, per provare a rieducare e a ridurre la reiterazione dei reati e, con umanità verso gli immigrati che arrivano dal mare quando riescono a non annegare.
Vedete, le carceri sono sovraffollate e voi, invece, volete dare un premio in denaro agli avvocati che convincono il migrante, che assistono, a tornare indietro. Volete aumentare i centri per i rimpatri, mentre quelli esistenti sono utilizzati al 50 per cento, mentre non siete in grado di fare i rimpatri promessi in numero significativo. Per dare una risposta adeguata alle insicurezze dei cittadini, occorre, prima di tutto, aumentare il personale delle Forze di Polizia
È elementare, ma, se non ci sono poliziotti in numero adeguato a presidiare le nostre città, non si dà una risposta efficace, si fa propaganda e si aumenta il rancore e la rabbia senza sbocco, cioè verso il blocco della democrazia e delle libertà civili. Voi, invece che usare questi quattro anni per un investimento pluriennale sulle assunzioni di nuovi agenti di Polizia, non siete neanche stati capaci di garantire il ricambio pieno di quelli andati in pensione; avete scaricato sui comuni le vostre responsabilità visto che le principali città non sono governate da sindaci di destra.
Non avete investito sulla scuola; avete ridotto le spese per i servizi sociali e per la sanità; avete ridotto le risorse complessive dei comuni.
Ebbene, dopo lo schiaffo del referendum, in realtà, siete un Governo pieno di insicurezza, perché avviati verso il declino e il fallimento. C'è una grave crisi economica: le persone povere aumentano, i salari sono troppo bassi, le case in affitto non si trovano, le guerre incombono, in particolare, per colpa del vostro amico Trump. Ma voi non siete in grado di dare risposte. Il debito pubblico aumenta, le tasse aumentano, la crescita del Paese è ferma.
Si rischia la recessione. L'insicurezza dei cittadini è, dunque, anche il risultato della vostra stabilità, che è solo immobilismo e incapacità di fare le riforme strutturali necessarie al Paese. Voi non avete dato più sicurezza, perché avete dato meno uguaglianza e meno libertà. Volete tirare avanti, perché temete di perdere le elezioni, ma durare non è governare. Ha senso per voi, ma è insensato e dannoso per il nostro Paese. Il nostro voto è contrario .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Alberto Pandolfo. Ne ha facoltà.
ALBERTO PANDOLFO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, pochi, quelli che sono in Aula, partirei da un dato che nessuno qui può contestare e che non viene dall'opposizione, che pure è presente in quest'Aula, ma leggo testuale: “Quanto alla sicurezza, so che forse molti italiani si aspettavano di più da questo Governo (…) personalmente sono soddisfatta dei risultati sulla sicurezza. Perché la sicurezza è il primo dovere dello Stato, e noi dobbiamo riuscire a incidere con maggiore efficacia nella vita quotidiana dei cittadini e nella loro percezione di sicurezza”: sono le parole dell'onorevole Giorgia Meloni, Presidente del Consiglio dei ministri, nell'informativa urgente sull'azione del Governo, lo scorso 9 aprile, in quest'Aula.
Dunque, è la Presidente del Consiglio davanti al Parlamento, e, quindi, davanti al Paese, che dichiara il fallimento del suo Governo sulla sicurezza; non è la sinistra, non sono i sondaggi, non sono le opposizioni, è la Presidente del Consiglio. Per di più sono anche gli italiani su questo punto che concordano con lei pienamente. Perché, dopo 3 anni e mezzo delle vostre ricette, si sentono meno sicuri: non è una suggestione politica, non è neanche un'impressione, è una realtà, è la realtà che confermano dati impietosamente: la media dei reati totali nel biennio 2023-2024 ha segnato più 5,1 per cento rispetto al 2022, i reati predatori sono aumentati del 7,6 per cento, quelli violenti contro le persone dell'8,7 per cento: questi sono dati del Ministero dell'Interno.
E la risposta a questo fallimento certificato qual è? Eccola: un quarto decreto Sicurezza che, in realtà, è repressione, è, appunto, la sua debolezza, il quarto consecutivo, con lo stesso titolo, la stessa ricetta e gli stessi ingredienti. Se i primi 3 avessero funzionato, non saremmo qui oggi a discutere il quarto, fino alle 5,00 del mattino, andremo logicamente avanti. Ma la logica è elementare è la prova che la strategia è sbagliata, perché, quando si ripetono gli stessi errori, evidentemente non si cambiano le condizioni.
Eppure, il Governo persevera: 57 nuove fattispecie di reato e 60 provvedimenti che aggravano pene esistenti. Siamo, globalmente, al settimo provvedimento complessivo in materia di sicurezza. Ma che cosa costa alla politica introdurre un nuovo reato? Nulla: si cavalca la pancia, si risponde all'onda emotiva dei fatti di cronaca e si costruisce la propaganda. Ma la propaganda, Presidente, non abbassa i reati e i dati lo dimostrano. In tutto questo, le unità delle Forze di Polizia sono diminuite di 2.000 unità durante il Governo Meloni, mancano circa 22.000 agenti della Polizia di Stato e dei Carabinieri e nelle polizie municipali mancano altre 12.000 unità.
Inutile rivendicare le assunzioni senza dire agli italiani quello che è il normale , che non si completa. Provate, quindi, a dire la verità anche su questo, perché abbiamo ascoltato la Presidente del Consiglio nelle settimane scorse snocciolare questi dati, ma chiaramente non danno il senso della realtà, di ciò che si vive nel nostro Paese.
Ecco, poi c'è una questione che va ben oltre il merito e che riguarda il metodo che non ha precedenti nella storia repubblicana e che ha portato a una forzatura mai vista, che ha portato anche a un confronto serrato tra il Governo e il Quirinale su una norma che, ormai non c'è più dubbio, tutti hanno riconosciuto come incostituzionale contenuta nell'articolo 30- Eppure, siamo qui paradossalmente a discutere questo testo.
La Camera è chiamata a votare una norma che il Governo ha ammesso essere incostituzionale, con l'intenzione dichiarata di correggerla con un altro decreto. Dunque, siamo in una situazione dove abbiamo un decreto sul decreto. Mi viene un po' da pensare a quella citazione che dice: mi sembra di essere in un film nel film. Ma è un film questo, Presidente.
Guardate che lo straniero che decide volontariamente di rimpatriare non ha mica bisogno dell'avvocato, l'avvocato gli occorre per verificare se sussistono le condizioni per permanere legalmente in Italia ed eventualmente per ricorrere contro un diniego di permesso di soggiorno o contro un provvedimento di espulsione. Erogare un incentivo in denaro? Poi vorrei conoscere chi ha formulato il valore. Darlo all'avvocato che induca il proprio assistito a un rimpatrio volontario è un po' come pagare il portiere perché prenda un
Non dovrebbe servire il Presidente della Repubblica per farlo capire. Eppure Presidente, tutto ciò è successo. Io dico: ma come vi è venuto in mente di scrivere una norma che trasforma la nobile professione dell'avvocato in mero esecutore della volontà del Governo sui rimpatri? Ma come vi è venuto in mente di minare il rapporto di fiducia tra il legale e la persona assistita? E ancora: come vi è venuto in mente di violare il principio fondamentale del diritto di difesa sancito dalla nostra Costituzione? Davanti ai rilievi del Quirinale avete voluto tirare avanti lo stesso.
Con questa norma siete riusciti - complimenti! - a riunire avvocati e magistrati contro questa assurda disposizione. Avevamo sperato, dopo il referendum, di poter lavorare insieme per ricucire le fratture tra le professioni giuridiche e migliorare l'efficienza della giustizia. Voi avete scelto di dividere ulteriormente il Paese e ora, paradossalmente, avete unito contro di voi avvocati e magistrati. Il responso referendario è ancora fresco: 15 milioni di italiane e di italiani vi hanno detto “no” rispetto a questa arroganza, “no” alla Costituzione manomessa. E voi cosa fate? Aggirate il responso dei cittadini, calpestando la Carta per decreto. Credo che questi siano gli ultimi strumenti che vi restano.
Permettetemi di soffermarmi su uno degli articoli più pericolosi di questo decreto: l'articolo 7 che, al comma 2, agisce sul fermo preventivo, quella norma che consente di portare negli uffici di Polizia per elemento di fatto, di luogo o di tempo persone che, sulla base di questi indefiniti elementi, si ritiene possano rappresentare un pericolo per il pacifico svolgimento di una manifestazione. Ma quali sono questi elementi di fatto? Chi lo decide? Con quale criterio? Con quale discrezionalità? Sono domande che non ammettono delle risposte vaghe, perché stiamo parlando di libertà personale.
Non ve lo diciamo solo noi, ve lo dice il Consiglio superiore della magistratura, rimasto elettivo, autorevole e, per fortuna, non sorteggiato. Nel suo parere su questa norma, appunto, il Consiglio superiore della magistratura dice che essa rischia di incidere sul nucleo essenziale delle libertà fondamentali, prima di tutte la libertà di manifestazione. La libertà di manifestare pacificamente, Presidente, è un diritto costituzionale. Non c'è da avere paura della democrazia, ma voi di quella paura sembrate fare uno strumento addirittura di Governo.
La sicurezza si regge su un pilastro che la destra, a tutti i livelli, ignora, che si chiama prevenzione; sulla repressione, che invece è la vostra specialità, avete fatto il record assoluto di nuovi reati introdotti. E vi dico che, se aveste messo un euro sulla sanità pubblica per ogni nuovo reato introdotto, a quest'ora avreste evidentemente accorciato per davvero le liste d'attesa. Sulla prevenzione, invece, avete tagliato: avete tagliato i fondi ai comuni e avete scaricato sulle amministrazioni locali la responsabilità che, invece, è affidata allo Stato centrale.
Serve un approccio integrato. Non bastano i presidi delle Forze dell'ordine, pur fondamentali, se non si rafforzano contemporaneamente i presidi sociali, quelli educativi e quelli culturali. Serve riqualificare uno spazio pubblico, illuminarlo, creare nuovi luoghi di aggregazione, togliere spazio fisico e psicologico alla criminalità, contrastare le povertà e togliere lo spazio alla ricattabilità delle mafie. Lo Stato deve arrivare un minuto prima del ricatto della criminalità organizzata. Poi c'è la sicurezza sul lavoro, la sicurezza contro la violenza di genere, la sicurezza sulla casa. Ecco, questo decreto, Presidente, è sbagliato nel merito e nel metodo…
PRESIDENTE. Concluda.
ALBERTO PANDOLFO(PD-IDP). …ed è lesivo dei diritti costituzionali.
Noi voteremo contro questo decreto, perché siamo al fallimento certificato della politica che ha scelto la propaganda, che ha scelto la pancia rispetto ai diritti, che ha scelto la repressione rispetto alla prevenzione. La sicurezza è un bene comune…
PRESIDENTE. La ringrazio.
ALBERTO PANDOLFO(PD-IDP). …e i beni comuni non si difendono con la paura, ma si difendono con la giustizia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Peluffo. Ne ha facoltà.
VINICIO GIUSEPPE GUIDO PELUFFO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Rappresentante del Governo, colleghi deputati, noi del gruppo del Partito Democratico siamo qui, nel cuore della notte e continueremo ad essere qui nelle prossime ore per una scelta politica chiara: quella di esercitare fino in fondo gli strumenti che il Regolamento parlamentare ci consente, per contrastare un provvedimento che riteniamo sbagliato nei contenuti e pericoloso nei suoi effetti. Non si tratta di attività ostruzionistica per rallentare un provvedimento. È l'esercizio pieno delle funzioni parlamentari per difendere, per difendere il Parlamento innanzitutto, per difendere la Costituzione, per difendere un'idea di sicurezza che non sia contro i diritti, ma dentro i diritti.
Questo decreto nasce male. Manca il presupposto della straordinaria necessità e urgenza. È un testo eterogeneo, disorganico, costruito per accumulo e, soprattutto, è arrivato in Aula svuotando il Parlamento del suo ruolo. È rimasto al Senato per oltre 50 giorni senza un esame compiuto, senza mandato al relatore. È arrivato alla Camera a ridosso della scadenza, comprimendo il dibattito, impedendo un confronto reale. Questa non è una forzatura procedurale qualsiasi, come tante ne avete fatte in questa legislatura. È un precedente politico perché, quando si interviene su libertà fondamentali, non si può chiedere al Parlamento di ratificare. Il Parlamento deve entrare nel merito, deve deliberare.
E veniamo al merito, Presidente, del decreto. Questo è l'ennesimo decreto Sicurezza, ma non è un decreto che costruisce sicurezza. È un decreto che costruisce o cerca di costruire, per questa maggioranza, consenso sulla paura. Si moltiplicano i reati, si inaspriscono le pene, si ampliano i poteri amministrativi, ma non c'è in questo decreto una sola misura strutturale sulla prevenzione, sulla coesione sociale, sul rafforzamento del presidio dei territori. Ed è un modello, il vostro, ormai riconoscibile: repressione al posto della prevenzione; semplificazione propagandistica al posto della complessità delle politiche pubbliche.
E questo modello semplicemente non funziona. Non ha funzionato negli anni passati e non funzionerà oggi perché, colleghi, questo decreto presenta - come è stato ricordato dai tanti interventi dei colleghi - profili di incostituzionalità evidenti. Lo abbiamo scritto nella pregiudiziale: difetto dei presupposti articolo 77 della Costituzione, eterogeneità delle materie, uso improprio della decretazione d'urgenza su norme penali. Ma non è solo una questione formale, è una questione sostanziale, perché qui si sta progressivamente, con questo decreto, alterando l'equilibrio tra sicurezza e libertà. E lo si fa con una serie di norme che, prese singolarmente, possono sembrare tecniche, ma che nel loro insieme disegnano un impianto profondamente sbilanciato. Penso alle misure sulle manifestazioni, al fermo preventivo che ha appena ricordato il collega Pandolfo, arresto differito, ampliamento dei poteri senza adeguate garanzie. Penso alle cosiddette zone rosse, penso all'allontanamento amministrativo deciso dal prefetto.
Qui non siamo più nel terreno dell'equilibrio, qui siamo dentro una compressione di diritti fondamentali. E non lo dice solo l'opposizione, lo ha detto il Consiglio superiore della magistratura, che ha parlato esplicitamente di rischi per le libertà. Lo hanno scritto giuristi, magistrati, accademici. Lo hanno scritto i principali quotidiani.
Quando un provvedimento sulla sicurezza suscita questo livello di allarme, in maniera così diffusa, il problema non è chi lo critica. Il problema è il provvedimento. E poi c'è un altro elemento che non possiamo ignorare. In questi giorni sono arrivate osservazioni giuste, importanti richieste di modifiche da parte del Presidente della Repubblica. Non è un fatto ordinario, è un segnale politico-istituzionale rilevantissimo. Significa che dentro questo decreto ci sono criticità serie. E cosa ha fatto finora il Governo? Non si è fermato, non ha corretto il testo nella conversione parlamentare come poteva fare, non ha aperto un confronto, è andato avanti a colpi di fiducia. Un errore, un errore grave e, colleghi, ci sono nel merito anche alcune norme su cui intendo richiamare la vostra attenzione perché rappresentano l'impostazione di questo decreto.
Mi riferisco, innanzitutto, anch'io come hanno fatto diversi colleghi, alla previsione del compenso agli avvocati legato ai rimpatri. Una norma che introduce un incentivo economico collegato all'espulsione, un meccanismo che mette in tensione il diritto di difesa e crea un conflitto di interessi evidente. Infatti, l'avvocatura è insorta, parlando di lesione dell'indipendenza del diritto di difesa. Molti quotidiani hanno riportato parole dure, allarmate: bufera, problema etico, viene stravolto il diritto alla difesa. Questo avviene quando si tocca un principio fondamentale, come avviene in questo caso, perché la difesa non può essere condizionata da incentivi economici legati all'esito.
Ma c'è un altro punto, meno visibile, ma altrettanto grave che voglio portare all'attenzione dell'Aula ed è l'articolo 12, quello che introduce la cosiddetta annotazione preliminare. Una norma tecnica, come hanno detto alcuni colleghi di maggioranza; no, una norma politica. Ed è una norma che interviene sul punto di accesso alla giurisdizione perché prevede che, quando appaia “evidente” - e questo aggettivo va necessariamente messo tra virgolette - la presenza di una causa di giustificazione, il pubblico ministero possa iscrivere il fatto in un registro separato, sottraendolo alle forme ordinarie dell'articolo 335 del codice di procedura penale.
E qui sta il problema: “evidente”. Evidente per chi? Sulla base di quali criteri? Con quali garanzie? Lo stesso del servizio studi della Camera segnala esplicitamente l'indeterminatezza di questo criterio. E una norma costruita su un criterio indeterminato amplia inevitabilmente la discrezionalità. Ma qui stiamo parlando di una discrezionalità che non è neutra. Stiamo parlando della discrezionalità nella decisione iniziale se un fatto debba essere trattato come reato nelle forme ordinarie oppure no. Stiamo parlando del confine tra indagine piena e filtro anticipato, e allora il rischio è evidente.
Il rischio è quello di creare un doppio binario: uno per i cittadini, uno per chi esercita funzioni pubbliche. Perché questa norma si inserisce in un disegno più ampio che mira a tutelare in modo rafforzato l'azione delle Forze di Polizia. Ma attenzione, tutelare non può significare sottrarre al controllo, perché la forza legittima dello Stato è tale proprio perché sottoposta a controllo giurisdizionale. Se si indebolisce quel controllo, si indebolisce la legittimità stessa dello Stato.
Questo punto è stato richiamato anche a livello internazionale. Il Comitato europeo per la prevenzione della tortura, il Comitato ONU contro la tortura, il relatore speciale delle Nazioni Unite hanno più volte chiesto all'Italia di garantire un controllo effettivo sulle condotte delle Forze di Polizia, soprattutto nei casi di uso eccessivo della forza.
Questa norma rischia di andare nella direzione opposta. Presidente, intendo utilizzare fino all'ultimo istante il tempo a me concesso e le chiedo da subito l'autorizzazione a consegnare il testo complessivo dell'intervento. Stavo dicendo che questa norma va nella direzione opposta perché introduce un filtro anticipato, discrezionale, non sufficientemente definito. E ogni filtro anticipato, quando non è rigorosamente regolato, rischia di diventare una zona grigia. Una zona grigia che può tradursi in una immunità di fatto, non dichiarata, non esplicita, ma sostanziale.
E voglio essere molto chiaro su questo punto. Non è una critica contro le Forze di Polizia, è una critica fatta anche nell'interesse delle Forze di Polizia, perché la loro autorevolezza si fonda sulla trasparenza e sulla responsabilità, non su zone grigie, non su meccanismi...
PRESIDENTE. Concluda.
VINICIO GIUSEPPE GUIDO PELUFFO(PD-IDP). ...che possono essere percepiti come privilegi. Per questo abbiamo insistito con emendamenti e con ordini del giorno per definire criteri tassativi e verificabili per stabilire quando una causa di giustificazione possa dirsi, sì, evidente. Abbiamo chiesto di escludere esplicitamente da questo meccanismo tutti i casi in cui vi siano allegazioni di tortura, trattamenti inumani e uso sproporzionato della forza. Abbiamo chiesto un sistema di monitoraggio e una relazione annuale al Parlamento.
PRESIDENTE. Deve concludere. Se vuole, può consegnare il testo.
VINICIO GIUSEPPE GUIDO PELUFFO(PD-IDP). Richieste di buonsenso e di trasparenza. Sono richieste che una maggioranza sicura della bontà delle proprie scelte avrebbe dovuto accogliere senza difficoltà, cosa che non ha fatto. E anche per questo, noi voteremo contro questo decreto .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Romeo. Ne ha facoltà.
NADIA ROMEO(PD-IDP). Signor Presidente, colleghi e colleghe, purtroppo mi dispiace constatare che ancora una volta, la quarta, ci troviamo di fronte a un provvedimento che mostra tutti i limiti dell'impostazione di Governo su un tema che il Governo stesso definisce decisivo, come quello della sicurezza, e che noi giudichiamo negativamente non per una visione ideologica - come ho sentito da qualcuno -, ma per una valutazione puntuale nel merito di questo provvedimento.
Parliamo di un tema che riguarda tutte e tutti. La sicurezza incide profondamente nella vita quotidiana delle persone, nella percezione che si ha dei propri quartieri, nel diritto di sentirsi sicuri nelle proprie case, nei luoghi di lavoro e negli spazi pubblici. Ed è bene dirlo con chiarezza: su questo non esistono divisioni, non c'è una parte politica che si preoccupa e un'altra parte che non lo fa. La sicurezza è un diritto di tutti e una preoccupazione di tutti, e su questo terreno non accettiamo più narrazioni strumentali. E proprio per questo servirebbe serietà, visione e responsabilità, e invece noi siamo di fronte a una mancanza di strategia per il Paese. C'è, piuttosto, un insieme di norme frammentate, spesso costruite sull'onda emotiva dei fatti di cronaca, che inseguono i problemi senza affrontare le cause.
Si moltiplicano le norme, si irrigidiscono le pene e si introducono nuovi reati, ma nello stesso tempo - l'abbiamo visto anche in questi due giorni - questo è il metodo: comprimendo il dibattito parlamentare, forzando i tempi e sostituendo il confronto a prove muscolari, che poco hanno a che vedere con la qualità della nostra democrazia.
In questi due giorni è stato svilito il ruolo del Parlamento, perché il dibattito è tutta un'altra cosa, non è quello che stiamo facendo questa mattina a banchi vuoti. È un'altra cosa: è ascolto, è confronto nel merito e responsabilità istituzionale. E quando questa viene meno, non si indebolisce soltanto il Parlamento, ma la qualità stessa delle decisioni che prendiamo.
E soprattutto, così non si costruisce sicurezza vera, perché la sicurezza non si garantisce soltanto con il diritto penale, non si costruisce solo aumentando le pene o introducendo nuovi reati. La sicurezza si costruisce prima, molto prima, investendo nella prevenzione, nella coesione sociale, nella presenza dello Stato nei territori, nella scuola, nei servizi sociali, nelle politiche giovanili e nella rigenerazione urbana.
Eppure in questo impianto - come ahimè in tanti altri - sembra quasi che parole come prevenzione, inclusione e intervento sociale diventino parole scomode, parole fuori luogo, come se fossero un segno di debolezza, ma è esattamente il contrario. È lì che si costruisce una sicurezza solida, duratura e reale. E la nostra Costituzione lo afferma con chiarezza. L'articolo 3 impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli che limitano la libertà e l'uguaglianza dei cittadini: è in quella rimozione che si costruisce sicurezza. L'articolo 13 tutela la libertà personale come inviolabile: è lì che si costruisce anche la sicurezza. L'articolo 17 garantisce il diritto di riunirsi pacificamente: è anche lì che si costruisce la sicurezza. Non sono principi astratti, ma sono le fondamenta della nostra democrazia e non possono essere compressi ogni volta che si invoca un'emergenza reale o presunta.
Eppure, in questo decreto tutto questo è assente. Non c'è una misura che affronti le cause profonde del disagio sociale e non c'è una visione del ruolo delle comunità locali; anzi, si abbandonano i sindaci e le aree interne.
Non c'è un investimento serio sulla prevenzione, c'è una logica prevalentemente, anzi solamente punitiva e propagandistica.
E c'è anche poi una contraddizione evidente. Questa maggioranza ci dice sempre che è dalla parte delle Forze dell'ordine, ma anche qui, nei fatti, non ne garantisce un rafforzamento strutturale degli organici, né tantomeno delle risorse. Uomini e donne in divisa continuano a lavorare in condizioni difficili, con carichi di servizio pesanti e anche loro, ahimè, non in sicurezza. La sicurezza non si costruisce con gli slogan, si costruisce con investimenti concreti, con formazione, con strumenti adeguati e con una presenza reale dello Stato.
E mentre si introducono nuovi reati e si aumentano le pene, si ignora completamente un'altra situazione, quella del nostro sistema carcerario. Le carceri italiane sono già oggi in condizioni di forte sovraffollamento, gli istituti penitenziari faticano a garantire condizioni dignitose e faticano a garantirle sia ai detenuti, sia al personale di servizio. Però, l'articolo 27 della nostra Costituzione stabilisce che le pene devono tendere alla rieducazione del condannato. Ma senza investimenti, senza percorsi e senza strutture adeguate, la pena rischia di diventare soltanto una risposta punitiva e - guardate - inefficace anche sul piano della sicurezza, perché un sistema che non rieduca è un sistema che produce recidiva.
E noi non possiamo... Faccio solo un passaggio, perché se ne è davvero parlato molto, sulla questione dell'articolo 30-, però mi sembra molto chiaro. Il Governo ha cioè tentato, ancora una volta, di trasformare gli avvocati, in questo caso, in facilitatori delle proprie politiche remigratorie: una vergogna, ma anche qui la nostra Costituzione ci è venuta in aiuto, perché l'articolo 24 parla chiaro. La difesa è un diritto inviolabile e non può essere condizionata. Qui non siamo più nel campo della sicurezza, caro Presidente, siamo nel campo della compressione dei diritti.
Lo stesso approccio, poi, lo ritroviamo nelle politiche migratorie, dove si continuano a privilegiare soluzioni propagandistiche costose, che non producono risultati concreti. Li abbiamo sentiti. I dati dimostrano l'inefficacia di queste scelte, mentre il Paese avrebbe bisogno di una gestione seria, ordinata e realistica dei flussi migratori. Servono canali legali di ingresso. E guardate che non lo diciamo soltanto noi, ma ce lo chiedono con forza le associazioni agricole e il mondo imprenditoriale e produttivo, che segnala la mancanza di manodopera e il rischio di rallentare o far sparire interi settori economici. E quindi servono percorsi di formazione e serve l'integrazione nel mercato del lavoro. Anche questo è sicurezza, anche questo è legalità.
Il decreto in discussione, poi, non affronta nulla di tutto questo, ma, al contrario, rafforza una visione sbagliata, quella secondo cui più repressione e meno diritti significherebbero più sicurezza. È una visione che non solo non condividiamo, ma che riteniamo pericolosa, perché la nostra Costituzione ci insegna esattamente il contrario. Sicurezza e diritti camminano insieme e la libertà non è un ostacolo, ma è la condizione della sicurezza. E invece assistiamo sempre più spesso a un metodo che punta a zittire il dissenso, a comprimere il confronto e a trasformare il dibattito democratico in una prova di forza anche in quest'Aula, anche nelle istituzioni.
E lo dico anche con un riferimento personale, guardate. Io vengo fieramente dalla terra di Giacomo Matteotti, una terra che ha conosciuto il valore della libertà e il prezzo del coraggio. E proprio per questo sento il dovere di non restare in silenzio, anche se - devo dire - dal 29 avete provato a silenziarmi, perché io sono tra i parlamentari puniti per aver difeso i principi costituzionali. E così non potrò esercitare il mio diritto-dovere di rappresentante dello Stato e del popolo italiano solo per aver cercato di impedire, aver impedito a persone che si definiscono, orgogliosamente neonaziste e neofasciste, di entrare in questo Parlamento.
E questa è una questione grave che non riguarda me, ma tutti noi, perché noi dobbiamo difendere la nostra Costituzione. E quindi - come diceva Matteotti - potete provare a zittirci, ma non riuscirete a spegnere le idee, non riuscirete a fermare chi difende la Costituzione, chi crede nella democrazia e chi non accetta che vengano normalizzate ideologie che la storia ha già condannato. Una democrazia forte non ha paura del confronto, lo cerca, lo valorizza.
Per questo continueremo ad opporci a una visione della sicurezza che esclude, che divide, che punisce senza prevenire. Continueremo a sostenere un'altra idea di sicurezza, una sicurezza che include, che costruisce coesione sociale, che rafforza la presenza dello Stato dove è più debole, che investe nelle persone, nelle comunità e nei territori. Perché quando abbandoniamo i territori, quando si riduce tutto alla sanzione penale, quando si rinuncia alla prevenzione, si costruisce un sistema più fragile e meno sicuro.
Serve una visione diversa, serve il coraggio di andare oltre la propaganda e affrontare davvero le cause dei problemi. Questo decreto, purtroppo, va nella direzione opposta ed è per queste ragioni che il nostro voto sarà convintamente negativo .
PRESIDENTE. Prima di dare la parola al deputato Claudio Michele Stefanazzi, autorizziamo il deputato Pandolfo a consegnare il testo dell'intervento che non ha completato.
Ha chiesto di parlare il deputato Stefanazzi. Ne ha facoltà.
CLAUDIO MICHELE STEFANAZZI(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Annuncio il voto contrario del Partito Democratico su questo provvedimento e lo faccio a partire da una considerazione che ritengo abbia un valore politico prima ancora che personale.
Ho presentato decine di interrogazioni parlamentari al Ministro Piantedosi sulla situazione dell'ordine pubblico nella mia regione, la Puglia, e in particolare nel Salento. Decine di atti presentati, ad uno ad uno, nel corso di questi quattro anni, documentando fatti concreti: omicidi, sparatorie, ordigni, gambizzazioni, assalti ai bancomat, atti intimidatori, episodi di violenza che si sono moltiplicati in una terra che amo e che ho l'onore e l'onere di rappresentare. E non ho ricevuto nemmeno una risposta. Nemmeno una.
Il Ministro dell'Interno, titolare di questo decreto che ci viene presentato come l'ennesima svolta definitiva per la sicurezza degli italiani, ha ritenuto di non dover rispondere a chi, da un territorio in emergenza, chiedeva conto delle politiche del Governo. Questo non è un dettaglio biografico, è la fotografia esatta di come questa maggioranza intende gestire la sicurezza nel Paese . Tanto rumore, tanto clamore mediatico e poi il silenzio di fronte ai problemi reali, perché i problemi, nella mia regione, sono veri e sono gravi.
Il territorio ha conosciuto, negli ultimi anni, una recrudescenza preoccupante della pressione criminale che non possiamo descrivere solo come un dato statistico. Si tratta di episodi concreti, sofferti dalle nostre comunità, che consistono in ordigni esplosi davanti ad abitazioni, gambizzazioni in pieno giorno, sparatorie con matrice intimidatoria, centinaia di auto incendiate, magistrati che si recano ogni giorno al lavoro dopo aver subito intimidazioni di ogni genere.
Persino la Commissione parlamentare, che recentemente ha svolto una missione in Puglia, ha dovuto certificare quello che denunciamo da tempo, cioè il fatto che la criminalità organizzata di stampo mafioso mantiene - e forse direi ha ripreso - una presenza solida in larga parte del territorio, con una strategia di infiltrazione nell'economia, negli appalti, nel tessuto produttivo locale.
Nell'ultimo anno e mezzo, solo nell'ultimo anno e mezzo, in Puglia sono stati registrati dieci assalti ai portavalori e quasi un centinaio di strutture bancarie e postali, con tecniche e dotazioni di tipo militare. Le organizzazioni criminali stanno dunque alzando la testa. Le Forze dell'ordine fanno l'impossibile per arginare una situazione esplosiva, nonostante la cronica mancanza di mezzi e risorse umane. Meno di un anno e mezzo fa il Governo ha provato a cancellare dalla Puglia due reparti di prevenzione crimine. In una regione esposta alla criminalità mafiosa, questo Governo ha provato a cancellare i reparti di prevenzione crimine di Lecce e San Severo. Dai vertici dello Stato, quindi, e da questo Governo si risponde con assordante silenzio o, meglio, si risponde con provvedimenti come quello che stiamo esaminando.
Siamo dunque all'ennesimo decreto Sicurezza di questa legislatura, il settimo o l'ottavo, a seconda di quella che ritenete essere la sicurezza. In questo lasso di tempo, il Governo ha introdotto decine di nuove fattispecie di reato, aggravanti su aggravanti, inasprimenti sanzionatori in serie. Il risultato? Molto semplice: una serie di indicatori di microcriminalità di strada hanno invertito una tendenza decrescente che durava da anni. In altre parole, il disagio giovanile non si è ridotto, è aumentato.
La percezione di insicurezza nei cittadini è chiaramente peggiorata. Lo ha riconosciuto, peraltro con franchezza di cui almeno dobbiamo darle atto, la stessa Presidente del Consiglio che ha dichiarato di non essere soddisfatta del lavoro fatto sulla sicurezza. E quando chi guida il Governo riconosce che le cose non vanno bene e ammette che le cose non vanno bene, si dovrebbe cambiare strada. Invece voi perseverate, convinti che aggiungere un nuovo reato al codice penale equivalga a migliorare la sicurezza del Paese. Ma non è così e non è mai stato così e questo decreto è l'ennesima inutile dimostrazione.
Il meccanismo è sempre lo stesso. Guardate, Presidente. Arriva un fatto di cronaca, si cavalca l'onda emotiva, si scrive una norma in fretta - spesso anche in maniera raffazzonata -, la si inserisce in un decreto d'urgenza, la si annuncia con un titolo accattivante. E poi si sparisce nell'oblio, perché quel provvedimento non produce nessun effetto sulla sicurezza. Questo decreto è in vigore da quasi due mesi. Presidente, il Paese è cambiato? Non credo. Le comunità si sentono più sicure? Non credo. Eppure si persevera, si crede nella forza magica della deterrenza, un nuovo reato, una pena più alta e tutto si risolverà. Non funziona così e chiunque abbia un minimo di onestà intellettuale dovrebbe ammetterlo.
Poi sul metodo questo provvedimento ha raggiunto livelli che, veramente, non possiamo accettare in silenzio. Al Senato, com'è noto, l'iter si è svolto in modo disorganico e lacunoso. La Commissione non ha potuto svolgere un lavoro adeguato, il testo è approdato in Aula senza mandato al relatore. Qui alla Camera i tempi sono stati contingentati e hanno di fatto reso impossibile una discussione vera e un approfondimento vero sul provvedimento. Persino nella discussione generale, la maggioranza ha chiuso il dibattito anticipatamente dopo nove interventi su 29 programmati.
Presidente, stiamo intervenendo, per decreto, sul codice penale e sul codice di procedura penale, sulle norme che reggono libertà fondamentali dei cittadini e lo facciamo comprimendo al minimo le prerogative del Parlamento. Ma siamo veramente convinti che questo si possa fare in uno Stato democratico? Questa è una vera e propria lesione della democrazia. Non è una questione procedurale.
Ma il punto che, direi più di ogni altro, racconta il vostro clamoroso livello di approssimazione - va ripetuto ancora una volta - è il famoso e famigerato - direi - articolo 30-. Una norma inserita al Senato con un emendamento dei relatori, in fretta e furia, fortemente voluta da Lega e Fratelli d'Italia: uno scandaloso incentivo economico di 615 euro agli avvocati che assistono i migranti nelle pratiche di rimpatrio volontario, riconosciuto però soltanto all'esito della partenza. Cioè, in altre parole, un bonus per chi convince dei poveri cristi a ritornarsene a casa, indipendentemente dalla valutazione del fatto se abbiano o meno il diritto di rimanere in questo Paese.
Il Consiglio nazionale forense ha dichiarato di non essere mai stato informato della norma e ha chiesto, in maniera molto chiara, di essere eliminato da qualsiasi coinvolgimento. Ci sono stati costituzionalisti di ogni orientamento che hanno sollevato profili di illegittimità. E lo stesso Quirinale, avete costretto il Quirinale ad accendere un faro sulla disposizione. E questo ha generato un caos che non vi fa onore: prima il tentativo di correggere la norma con un emendamento in Commissione, poi il dietrofront per mancanza di coperture finanziarie e per il timore che l'ostruzionismo delle opposizioni facesse decadere l'intero provvedimento oltre la scadenza del 25 aprile e, infine, la scelta di blindare il tutto con la fiducia, impegnandosi a varare nelle prossime ore un decreto correttivo che cancelli o riscriva la norma contestata.
Questa è una situazione senza precedenti. Il Governo chiede al Parlamento di convertire in legge una norma che sa di essere incostituzionale, con la promessa di eliminarla subito dopo con un altro decreto. Persino la maggioranza - devo dire - ha espresso in queste ore la preoccupazione per una evidente forzatura normativa da cui occorreva prendere le distanze. Eppure avete deciso di andare avanti. Si approva con lo strumento della fiducia un testo che il Governo sa di essere difettoso. Questo, Presidente, mi perdoni - lo dico veramente con grande rispetto -, è il modo con cui viene trattato il Parlamento della Repubblica italiana.
Noi continuiamo a dire che la sicurezza vera si costruisce in modo radicalmente diverso. Si costruisce investendo in politiche sociali ed educative, rafforzando gli organici delle Forze dell'ordine con risorse reali e continuative, perché guardi, Presidente, il presidio del territorio, la famosa percezione della sicurezza si ha a partire dalla possibilità, per i rappresentanti delle Forze dell'ordine, di presidiarlo quel territorio. E se in questo Paese ci sono regioni nelle quali gli organici vengono costantemente ridotti, costantemente, ogni anno ridotti, e ci sono regioni esposte a pressioni di tipo mafioso, c'è qualcosa che non va.
La Puglia, il Salento, il mio territorio non può essere lasciato solo. Non possono essere lasciate sole le procure e i magistrati che ricevono minacce di morte e continuano a fare il lavoro con dignità. Non possono essere lasciati soli i sindaci, i cittadini, le Forze dell'ordine…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
CLAUDIO MICHELE STEFANAZZI(PD-IDP). …che operano in condizioni di organico insufficiente. Questi territori meritano uno Stato presente.
Votiamo contro perché questo decreto è sbagliato nel metodo, inadeguato nel merito e perché porta, nel suo stesso corpo, la prova del vostro fallimento, una norma incostituzionale che il Governo sarà costretto a cancellare prima ancora che entri in vigore. Questa, Presidente, non è sicurezza: questa è propaganda e la propaganda non protegge nessuno. Nessun cittadino è protetto dalla propaganda .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Silvia Roggiani. Ne ha facoltà.
SILVIA ROGGIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente, anche per aver detto il mio nome correttamente, dopo quattro anni quasi ci siamo.
PRESIDENTE. Eh no, era già accaduto prima.
SILVIA ROGGIANI(PD-IDP). È un siparietto tra me e il Presidente Rampelli, che ormai va avanti da un po', anche in luoghi fuori da quest'Aula.
Intanto come prima cosa, sinceramente, mi sento di ringraziare il personale della Camera perché questa mattina, mentre noi ci siamo alternati qui, in quest'Aula, per provare a difendere non solo le prerogative del Parlamento, ma anche le prerogative delle cittadine e dei cittadini, siamo stati assistiti, entrando qui, dal personale del guardaroba, dal personale del bar e da chi ci sta consentendo oggi di essere qui a esercitare le nostre funzioni. Mi viene da dire che stanno consentendo loro ciò che, invece, voi non ci avete consentito di fare.
Non avete consentito a noi di affrontare nel merito e nel profondo un tema che è costitutivo - lo è anche per voi, perché siete al quarto decreto Sicurezza. Però per noi la propaganda e la sostanza hanno un valore diverso. Siamo al quarto decreto Sicurezza - è stato già detto molto su questo tema, dalle colleghe e dai colleghi -, con un fallimento ormai conclamato, dato dai dati che ci raccontano di un aumento dei reati. A voi però non basta: è diventato per voi un tema su cui continuare a fare quello che vi viene molto bene, cioè quelli di Governo da un lato e dall'altro quelli di opposizione. Persino dai banchi della maggioranza riuscite a fare opposizione e riuscite a fare le manifestazioni su temi - e ci tornerò nel mio intervento -, come quello della remigrazione, manifestazione che è stata fatta a Milano pochi giorni fa e che verrà fatta a Napoli, entrambe a sfregio di una data importantissima che abbiamo alle porte, il 25 aprile.
Tuttavia governate da quattro anni e, francamente, arrivare a vedere il quarto decreto Sicurezza sostanzialmente senza fondi e senza risposte è un po' triste per il Paese, ma credo anche per voi. È l'ennesimo decreto . Ieri qualche mio collega, forse era uno dei 5 Stelle, l'ha chiamato decreto Netflix e mi ha colpito. Effettivamente, quando uno va su Netflix, accende e ci può trovare un po' di tutto: è il vostro metodo con la decretazione. È qui che troviamo, ad esempio, delle norme in materia penale, la revisione della disciplina dell'immigrazione e dell'asilo che non manca mai, norme sulle condizioni di lavoro della Polizia, la questione dei coltelli, insomma di tutto un po' in modo eterogeneo, per poi arrivare però a dire all'opposizione, al Senato, che gli emendamenti non potevano essere accettati perché erano eterogenei rispetto al provvedimento. Diciamo che è abbastanza incredibile, visto che l'eterogeneità qua è un vostro tratto caratteristico.
Vorrei provare a affrontare alcuni che oggi io penso, nel nostro Paese, si sentano particolarmente colpiti rispetto a un tema, che è quello della sicurezza, che riguarda nel profondo le nostre vite e che ci è entrato nella nostra quotidianità, nella quotidianità delle persone, nella vita nelle città, quando scegliamo di camminare o non camminare per strada in alcuni orari, quando scegliamo o non scegliamo di attraversare alcuni luoghi perché abbiamo paura. Le vittime, cioè chi si sente più insicuro, sono di solito - ma lo sappiamo bene - i soggetti più deboli, quindi i più giovani, le donne, chi vive in condizioni di marginalità e di povertà.
Quindi vorrei con voi provare a ripercorrere se effettivamente, per queste categorie di persone, noi troviamo dentro il quarto decreto Sicurezza delle risposte oppure no. Ovviamente ci troviamo un filo rosso che attraversa e ha attraversato tutti i vostri decreti Sicurezza: quello della repressione e della punizione. Sono stati creati, da quando vi siete insediati, 60 nuovi reati, oltre più di 44 nuove aggravanti. Avete messo a rischio - come ha detto anche il CSM -, con quest'ultimo decreto, le libertà personali. Avete ristretto gli spazi di libertà e di manifestazione, aumentando anche i Daspo e le zone rosse… insomma questa è una delle vostre carte d'identità.
Ma vorrei partire dai giovani: i giovani, i nostri ragazzi, il nostro futuro e il futuro dell'Italia, un'Italia che soffre di un inverno demografico profondissimo. Dal decreto Caivano in poi, voi avete deciso, anche qui, di affrontare il tema dei nostri ragazzi in ottica totalmente punitiva, I reati e anche le persone ristrette nell'ambito giovanile sono, negli ultimi dieci anni, aumentati del 24 per cento e al Beccaria, il carcere minorile della mia città di Milano, c'è un sovraffollamento del più 160 per cento.
Avete qui inserito una norma che riguarda i coltelli. Io voglio citare il professor Lancini, psicoterapeuta, che spesso leggiamo dalle colonne dei giornali, in particolare de , che ci racconta molto da dove viene questo disagio. Guardate che è un disagio che non riguarda i giovani stranieri, perché sarebbe semplicistico. Lo so che per voi è molto più semplice additare dei colpevoli, ma riguarda le ragazze e i ragazzi, non solo di seconda generazione, ma le ragazze e i ragazzi italiani, che vivono oggi in una condizione di estrema difficoltà emotiva. Lancini dice: i giovani usano i coltelli, perché hanno paura; i ragazzi non sanno gestire emozioni; la vera prevenzione può realizzarsi solo attraverso la creazione di relazioni autentiche. Oggi i giovani attaccano se stessi e i loro corpi: sono aumentati i suicidi, sono aumentati gli atti di autolesionismo e sono aumentati i reati con i coltelli, anche nei confronti degli altri ragazzi, persone della loro stessa età.
Guardate, un po' è colpa nostra, perché questa società ha sdoganato la violenza e la sopraffazione. Da Trump in giù, mi viene da dire, dalle guerre che ci circondano, noi adulti abbiamo sdoganato un modello per questi ragazzi che è terribile. E qual è la vostra risposta? Abbiamo forse messo in campo l'educazione nelle scuole? Abbiamo forse messo in campo lo psicologo nelle scuole? Quello un po' sì, perché il Partito Democratico, con la legge di bilancio, aveva presentato degli emendamenti, ma servirebbe in modo strutturale e più capillare. Sono state messe in campo, con le città, delle proposte ad esempio rieducative di strada? Abbiamo fatto dei progetti pilota? Assolutamente niente di tutto questo, solo repressione.
Una seconda categoria, che dovrebbe star a cuore a tutti, è quella delle donne. Un'altra categoria di reati che sono aumentati e, anzi, non accennano a diminuire, sono i femminicidi commessi - ohibò - non da stranieri che arrivano qui per insediare le nostre donne, ma nella grandissima maggioranza dei casi da italiani, da , da mariti, da ex compagni, da fidanzati e quindi da persone che stanno nella loro famiglia. Certo, abbiamo istituito il codice rosso e il reato di femminicidio, però mancano i soldi, ad esempio, per il braccialetto elettronico. Guardate che questo è terribile per le donne che si trovano a vivere una condizione di paura estrema senza una risposta vera da parte dello Stato.
Non parlo poi della legge sul consenso che ha subito un davvero indicibile: dopo l'approvazione all'unanimità alla Camera, oggi è ferma al Senato. Non parlo inoltre dell'educazione sessuo-affettiva nelle scuole, che sarebbe la risposta strutturale a questo tema, ma che invece vi fa così paura. Vorrei capire perché, ma forse la risposta in realtà è assolutamente comprensibile per noi, perché avete un modello totalmente distante. Vi fa paura a qualsiasi cosa possa mettere in discussione una società con dei ruoli predefiniti, quei ruoli predefiniti che oggi ci fanno vivere in una società totalmente patriarcale.
Gli altri reati che sono aumentati sono i piccoli reati, quelli di piccola entità che riguardano le persone che vivono una condizione di estrema povertà. Purtroppo, in Italia ci sono 5,7 milioni di persone povere che, se non hanno una risposta da parte dello Stato, si trovano a dover delinquere, perché non hanno nessuno che li accompagna a uscire da quella condizione di povertà e marginalità. E qui la propaganda stride davvero con la vita delle persone. Faccio un solo esempio, per non citare tutti i fallimenti di Giorgia Meloni, che non si è occupata di niente: la carta “Dedicata a te”. Io vorrei sapere quanto tempo avete messo per pensare a questo nome così affascinante e così evocativo, che poi è 500 euro al massimo all'anno. Ma con 500 euro al massimo all'anno voi che risposte state dando?
Mi manca un minuto e, in questo minuto, vorrei citare il mio collega De Corato che passa il tempo ad attaccare il mio sindaco, dicendo che non si occupa della sicurezza, quando la sicurezza, in realtà, è esclusivamente competenza…
PRESIDENTE. Concluda.
SILVIA ROGGIANI(PD-IDP). …dello Stato. Non lo farò perché… mi mancano quasi 40 secondi, che userò. Non c'è, quindi non lo cito.
Voglio, invece, citare le manifestazioni di lotta e di governo della remigrazione fatte in Lombardia. In Lombardia, noi ci ritroveremo, nel 2035, senza 190.000 lavoratrici e lavoratori. E che il presidente della mia regione - una regione dove gli imprenditori chiedono più canali legali di ingresso, per poter avere delle persone che si occupano di noi, perché le lavoratrici e i lavoratori migranti lavorano nel campo della cura, nel campo della logistica, nel campo dell'edilizia, in campi dove le italiane e gli italiani non vogliono lavorare - dicevo, che il presidente della mia regione - sto chiudendo - fosse stato in piazza a parlare di deportazioni, francamente, per la regione che dovrebbe essere locomotiva d'Europa e d'Italia, mi fa inorridire .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Mancini. Ne ha facoltà.
CLAUDIO MANCINI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, esponenti del Governo, devo dire che è un piacere ritrovarvi dopo una notte di ostruzionismo parlamentare. L'ultima notte era stata quella sul referendum costituzionale. Ve l'avevamo detto che stavate sbagliando, ve l'avevamo detto che cambiare la Costituzione da soli era un errore, che ci sarebbe stato un referendum e lo avreste perduto.
Avete perso il referendum e, dopo la vostra analisi del voto, la vostra comprensione del giudizio degli elettori è stata data qua in Parlamento, dalla Presidente del Consiglio, con un discorso che, in sostanza, ha detto: ho perso, rispetto il voto degli italiani - c'è da aggiungere: e ci mancherebbe! L'alternativa è , non è la democrazia parlamentare -, ma avevo ragione e quindi non mi dimetto, non faccio le elezioni, non faccio il nuovo Governo. Non cambio neanche l'agenda dell'attuale Governo, perché va tutto bene e, quindi, proseguo come prima, con la differenza che imporrò al Paese un anno di campagna elettorale dal Governo.
E quindi, dopo il voto referendario, siete ripartiti con il vostro armamentario: l'armamentario della prepotenza, della mistificazione, del richiamo identitario. Lei, Presidente, a proposito di prepotenza, è stato protagonista, insieme ad altri, della decisione incredibile di sospendere 32 deputati , senza precedenti a supporto di questa decisione, coprendosi dietro un Regolamento arcaico per giustificare una decisione così abnorme, senza il coraggio di una discussione parlamentare e senza il coraggio politico di una spiegazione che non fosse quella dell'esercizio della prepotenza.
Ma la ruota gira, Presidente, e gira anche rapidamente, e non sarà la mistificazione, anche fatta dal Governo, che consentirà di cambiare l'inerzia del processo politico che si è messo in moto con il voto referendario.
In queste ore la Presidente del Consiglio è impegnata a spiegare che le difficoltà della prossima legge di bilancio dipendono dal passato. Dopo 4 anni di Governo, dopo che al MEF si è pervicacemente scelto una posizione di riduzione degli investimenti, si scopre che il Paese non riesce a raggiungere l'obiettivo del 3 per cento. Ma lì ci sono due pilastri: c'è il debito e c'è il prodotto interno lordo. E se per 4 anni abbiamo scelto di ridurre gli investimenti, se non abbiamo sostenuto una politica di investimenti comuni in sede europea, se abbiamo abbandonato il PNRR cercando di ridurre la capacità di spesa di quel Piano, questi sono gli effetti; sono gli effetti di una crisi economica che si preannuncia difficile e aggravata dalla situazione internazionale e dalle sue ricadute sul prezzo dell'energia, che sono anche più rilevanti in Italia in virtù delle vostre scelte.
E poi c'è il richiamo identitario, Presidente: legge e ordine, il decreto Sicurezza, usato sicuro del vostro armamentario politico. Quarto decreto, lo abbiamo già detto, in quattro anni. Però la novità, Presidente, è che questa volta il richiamo identitario sulla sicurezza non sta portando nessun consenso nell'opinione pubblica, non sta spostando i sondaggi, non sta invertendo la ruota che avete messo in moto. Perché? Perché non siete più credibili. Se dopo che hai perso il referendum sulla giustizia il Ministro della Giustizia non si dimette, non sei credibile. Se il Ministro dell'Interno viene in Parlamento, non parla e si chiude in Aula perché non può stare in Transatlantico perché non vuole rispondere ai giornalisti, non siete credibili. Se la Presidente del Consiglio non si vuole far neanche fotografare assieme al cosiddetto Ministro dello Sviluppo economico nel momento più difficile della produzione industriale e della crisi internazionale, non siete credibili.
Di fronte ai problemi del Paese avete fatto il rimpastino dei Sottosegretari, avete ridefinito i vostri equilibri interni sulla base delle nomine dei Sottosegretari perché così tenete in piedi il racconto della longevità del Governo per avere il record a fine legislatura. Ma veramente pensate che qualche cittadino italiano, che ha il problema del fine mese, della spesa e dell'inflazione, abbia passione per l'obiettivo del record, di questo narcisismo istituzionale che ci tiene paralizzati ?
Voi, Presidente, sfuggite ai problemi politici. Avete scelto, dopo il referendum, una posizione di galleggiamento, di tirare a campare, di sopravvivenza che io non credo porterà bene alla Presidente del Consiglio e neanche al partito di maggioranza relativa, che si è messo qua, in Aula, con le mascherine, a fare già l'opposizione, anticipando i tempi: partito di lotta e di Governo, che vuole coprire contemporaneamente l'erosione che gli produce la costituzione del partito di Vannacci e, allo stesso tempo, diventare il Partito popolare europeo in Italia, la grande forza della Nazione del 30 per cento. Presidente, lei quando non presiede ha un ricordo della politica, che pratica da tempo, ma è chiaro che non è possibile.
Non potete governare l'Italia, essere il partito di maggioranza relativa che esprime la Presidente del Consiglio, inseguire Vannacci sul suo terreno, che è già inseguito dal Vicepremier il quale fa le manifestazioni sulla remigrazione cercando di imitare Vannacci, e allo stesso tempo proporvi come partito guida della Nazione.
Poi, in un momento di difficoltà nazionale e internazionale, unire le forze del Paese sarebbe il vostro dovere. Noi non siamo contenti di non essere messi in difficoltà da un discorso del Governo alle opposizioni. Continuare a portare decreti, come questo, che non avranno neanche il tempo di fare danni perché li abrogheremo rapidamente nella prossima legislatura, è un esercizio di propaganda.
Oggi, di fronte alla guerra, di fronte alle paure dei cittadini, sarebbe bene che le istituzioni e la politica trovassero un terreno di confronto, di unità. Invece, voi sapete solo dividere; sapete solo essere prepotenti; sapete solo cercare, nello scontro politico, di tenere compatte le forze che vi stanno sfuggendo sia nel consenso dei cittadini che nel sistema politico che si è rimesso in moto; l'abbiamo visto, con le scelte che sta compiendo Forza Italia, in Parlamento e nella sua vita politica.
Quindi, Presidente, noi votiamo contro questo decreto; votiamo, soprattutto, contro la vostra politica e votiamo contro il fatto che, dopo il giudizio degli italiani nel referendum, voi continuate a fare finta di niente e a dividere l'Italia. Toccherà a noi tornare ad unirla .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Lia Quartapelle Procopio. Ne ha facoltà.
LIA QUARTAPELLE PROCOPIO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Credo che, per quanto possa sembrare strano, noi dobbiamo ringraziarvi per darci un'occasione, con queste nottate di ostruzionismo e con questo provvedimento brutto, inutile e che verrà abrogato, pochi minuti dopo la sua approvazione, da un vostro altro provvedimento. Vi dobbiamo ringraziare, per certi versi, perché ci date l'occasione di guardare, attraverso questo decreto, a tutti i problemi della vostra azione di Governo: con un solo atto, avete reso, ancora una volta chiaro al Paese, in modo sintetico, tutte le vostre difficoltà.
La prima questione è che questo è un decreto inutilmente punitivo, così come sono stati inutilmente punitivi tanti vostri provvedimenti. Dal primo provvedimento di quello che doveva essere il Ministro garantista per eccellenza, Nordio, che, come primo atto, dopo aver scritto libri e libri sul fatto che in Italia ci siano troppi reati, ha introdotto un nuovo reato, quello del ; reato che non è mai stato usato come la maggior parte dei nuovi reati creati in questa legislatura. Proprio perché la vostra è un'idea inutilmente punitiva, di sventolare i problemi, le condanne, le categorie di quelli che, effettivamente, delinquono, quando, poi, fate più fatica ad affrontare effettivamente la realtà.
In questo decreto, ci sono delle cose inutilmente punitive a partire dal rischio di carcere per proteste non violente. Avete così tanta paura di chi protesta in modo non violento da inserire dei nuovi reati che ne bloccano l'iniziativa? Così come inutilmente punitivo è stato il decreto Caivano che ha avuto, come unico effetto, quello di peggiorare la situazione nelle carceri minorili. Lo diceva prima l'onorevole Roggiani: nella nostra città, nel carcere Beccaria, c'è stato un raddoppio del numero dei detenuti con una riduzione degli spazi, mesi e mesi senza direttore; il numero dei detenuti è aumentato a causa dei reati che voi avete introdotto con l'effetto non di aiutare quei ragazzi a ritrovare la strada, ma di creare altri problemi per la società.
Secondo noi, questo è un decreto rigidamente identitario, così rigido e così identitario che non avete potuto dire: ci siamo sbagliati, abbiamo scritto male il testo.
Voi avete bisogno, una volta all'anno almeno, di dire che state facendo qualcosa per la sicurezza. Peccato che le percezioni dei cittadini dicano una cosa diversa, cioè che, continuare ad agitare la parola sicurezza… senza, però, poi, effettivamente produrre dei risultati che riducano i reati, soprattutto quelli più piccoli, che affrontino il grande tema che vivono le grandi metropoli, ma non solo, che è quello di un aumento dell'aggressività, in particolare, tra i giovani, che è un problema di carattere sociale, un grande problema, un enorme problema. Ce lo raccontano gli insegnanti, ce lo raccontano gli psicologi, ce lo raccontano i genitori, ce lo raccontano i ragazzi stessi, dei loro compagni, di gesti, parole e atteggiamenti. Invece di affrontare questo, ci si trincera dietro la parola sicurezza, brandita ancora una volta, per la quarta volta, da quando siete al Governo.
Poi, soprattutto, la cosa significativa di questo decreto e di cui si può discutere, qui in un'Aula parlamentare, è che è approssimativo, come è stata approssimativa tutta la vostra azione di Governo. Tutta la vostra azione di Governo. Voi siete arrivati tre anni e mezzo fa con un solo obiettivo, quello della stabilità e della conservazione. Non avete mosso nulla, direi per fortuna, perché se aveste mosso con la stessa imperizia, con la stessa incapacità di gestire i processi con cui avete scritto questo decreto, avremmo visto molti più problemi.
Detto questo, la vostra è un'azione di Governo approssimativa. Due giorni fa, Eurostat ha certificato, sostanzialmente che, nonostante anni di tentativo di controllo della spesa, voi avete sbagliato le previsioni, su un bilancio di “mila miliardi”, di 600 milioni, cioè di uno 0,0 che non è la conseguenza di provvedimenti precedenti. Sbagliare le previsioni di quel capello, non è la conseguenza di quello che c'è stato prima; è direttamente causato dalla vostra incapacità di governare i processi, di dire quanto entra e quanto esce dalle casse dello Stato e, quindi, quanto ci possiamo permettere di spendere per centrare gli obiettivi che voi vi eravate dati. Avete dato degli obiettivi inutilmente restrittivi, inutilmente al pelo, e, infatti, avete sbagliato per un capello.
Questa è un'azione di Governo approssimativa, grandemente approssimativa e vi viene rimproverata per tante ragioni. La prima è che ci rimettono gli italiani. La seconda è che, tenendo questa strada di fiscalità pubblica, voi in questi anni non avete fatto nient'altro: non avete investito sull'innovazione, non avete investito su qualsiasi sentiero che prevedesse un aumento della crescita del nostro Paese, non vi siete occupati delle politiche dei salari, tant'è che, oggi, i salari reali sono all'8 per cento in meno di quello che erano prima del COVID ed è questa la principale insicurezza che i cittadini sentono: lavorare, ma non potersi più permettere quello che si permettevano prima del COVID; e, con riferimento a quello che si permettevano prima del COVID, non stiamo parlando di lussi perché il nostro è un Paese dove davvero il potere di acquisto dei cittadini è basso già da tanti anni e dove c'era bisogno di sostenere gli stipendi soprattutto della classe media.
E voi, nella vostra azione di Governo, approssimativa, incerta, rigidamente identitaria, che si nasconde dietro le parole perché non produce nessun cambiamento reale nell'assetto del Paese, non avete affrontato questo che è il grande tema; in cima alle preoccupazioni degli italiani c'è questo, non c'è una continua, reiterata, emergenza sicurezza sulla quale voi sperate di speculare.
La vostra azione di Governo è piena di problemi tra i partiti che sostengono la maggioranza. Perché non si è potuto fermare questo decreto, nonostante gli evidenti problemi di costituzionalità? Nonostante ve lo chiedessero magistrati e avvocati? Nonostante ci sia da parte di chi, poi, deve firmare questa legge per farla entrare in vigore un grosso dubbio? Voi non avete potuto fermarla per problemi politici tra di voi, perché non potete dire di no alla Lega e perché le tensioni nella maggioranza sono grandi.
Infine, è inefficace un po' perché, appunto, è un provvedimento che non entrerà mai in vigore e un po' perché inefficace è stata tutta la vostra azione di Governo anche sui temi della sicurezza.
Vorrei concludere su una questione: la cosa più spregevole di questo decreto è la vicenda legata alla mancetta garantita a chi assicura la messa in pratica dei rimpatri assistiti. Noi pensiamo che una delle strade per governare l'immigrazione sia anche quella dei rimpatri assistiti; lo pensiamo e lo abbiamo fatto quando eravamo al Governo. Sappiamo bene quali sono i problemi dei rimpatri assistiti: la prima questione problematica dei rimpatri assistiti è, da un lato, che servono un sacco di soldi per farli e, dall'altro lato, che serve anche una collaborazione dei Paesi che ricevono le persone dei rimpatri assistiti.
Qui mi viene da fare una domanda sempre sull'azione di Governo: voi avete avuto un'intuizione all'inizio della legislatura - la Presidente del Consiglio, in particolare - che è stata quella del Piano Mattei; ma forse non va più chiamato Piano Mattei anche perché, diciamo, gli eredi vi hanno chiesto di utilizzare un altro nome. Allora, diciamo del Piano Africa. Noi pensavamo che quel Piano Africa servisse anche a fare degli accordi con i Paesi di provenienza dei migranti; persino su questa cosa, sulla quale noi vi riconosciamo un'intuizione giusta di politica estera, di politica di cooperazione, la vostra azione di Governo si sta dimostrando semplicemente una parola, ma sotto c'è poco, c'è molto poco; tant'è, che, invece di fare gli accordi anche per i rimpatri con i Paesi di provenienza e di transito dei migranti…
PRESIDENTE. Concluda.
LIA QUARTAPELLE PROCOPIO(PD-IDP). …vi trovate a dare 600 euro agli avvocati perché facciano i rimpatri che voi non riuscite a fare. Questo è il culmine della vostra azione di Governo ed è per questo che noi siamo qui, questa notte come le notti precedenti, e continueremo, per quanto possibile, nelle prossime ore, a cercare di bloccare l'implementazione di questo decreto inutile, inefficace, ideologico, approssimativo e sbagliato .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Stefano Vaccari. Ne ha facoltà.
STEFANO VACCARI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, Sottosegretario, in questi giorni dovevamo discutere di sicurezza con voi: noi l'abbiamo fatto, ma voi no. Non è la prima volta, bensì già la quarta, a riprova che qualcosa nei precedenti tentativi è andato storto.
Ma prima ancora di entrare nel merito, dobbiamo avere il coraggio di dirci una verità scomoda perché esistono due idee di sicurezza: cioè, quella raccontata da voi, dal Governo, raccontata con slogan, fatta di decreti, conferenze stampa, di criminalizzazione dei comportamenti devianti, di repressione del dissenso, senza nessun barlume di sicurezza integrata; e, poi, c'è la sicurezza reale o, meglio, le sicurezze, quelle che i cittadini vivono ogni giorno mentre vanno al lavoro, sul luogo di studio, nel loro tempo libero, nelle città, nei piccoli centri e nelle relazioni tra le persone e tra i generi.
Il punto è semplice: da inizio legislatura parlate ossessivamente di sicurezza, ma non la costruite. Non l'avete aumentata di una virgola percentuale, ma con la propaganda strumentale e l'inefficacia della vostra azione avete, invece, alimentato le paure degli italiani come strumento di ricerca del consenso facile.
Parto dal metodo, perché qui siamo davanti a un problema molto serio non solo formale, ma sostanziale: ancora una volta, si interviene con un decreto-legge su materie delicatissime, operando ancora delle forzature giuridiche senza precedenti e aprendo un conflitto istituzionale con il Quirinale. Dal diritto penale alle libertà personali, dall'immigrazione all'ordine pubblico: ancora una volta senza un confronto vero, senza discussione parlamentare e senza ascolto per due mesi ormai.
Si è arrivati perfino a interrompere l'esame in Commissione al Senato senza votare gli emendamenti e senza mandato al relatore. Questo significa una cosa sola: il Parlamento per voi non deve decidere più, ma al massimo può ratificare le scelte del Governo, costringendo al silenzio anche la maggioranza. Questo non è solo un errore politico grave, è una torsione democratica perché, quando si interviene sulle libertà fondamentali, non si può procedere a colpi di decreto con norme peraltro avversate da coloro che le dovrebbero applicare e quasi certamente incostituzionali. Non sono scorciatoie, ma sono solo forzature.
Nel merito, poi, siamo davanti all'ennesimo decreto “in-sicurezza” che certifica il fallimento delle vostre politiche, dal decreto al decreto Caivano, fino a quello odierno: una sequenza continua di provvedimenti emergenziali incoerenti, costruiti inseguendo la cronaca di fatti gravi.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: più reati, più pene, più divieti, più limitazioni alle libertà personali e, ovviamente, meno sicurezza. Si moltiplicano le fattispecie penali, si inaspriscono le sanzioni, si ampliano i poteri repressivi discrezionali slegati dal controllo della magistratura, ma non si affrontano le cause.
Allora bisogna dirlo chiaramente: questa non è una politica della sicurezza, ma solo propaganda penale. Avete scelto la strada della repressione come unico strumento di azione, ma la repressione da sola non costruisce sicurezza e, in molti casi, la distrugge. Non c'è un piano sulla prevenzione, non c'è un investimento sui territori, non c'è una strategia sulle marginalità sociali e, allora, viene più che il dubbio che questa emergenza venga alimentata più che risolta, perché una paura permanente è politicamente utile a un consenso facile.
Ed è proprio nei territori che questa distanza tra narrazione e realtà emerge con maggiore evidenza. La sicurezza che chiedono i cittadini e le donne, in particolare, non si costruisce nei codici, si costruisce con più personale, più mezzi, più presenza dello Stato, più capacità di prevenzione, ad esempio, sulla violenza di genere, più coordinamento, più diritti e più giustizia sociale. Esattamente ciò che questo decreto non prevede e non vuole fare.
Dentro questa cornice si inserisce anche il caso della questura di Modena che rappresenta un esempio emblematico di ciò che fino ad ora non ha funzionato in questa narrazione. Utilizzo questa formula, perché ieri sera il Governo, dopo 3 anni di rinvii, titubanze e bocciature, ha inaspettatamente approvato integralmente un mio ordine del giorno che prevede finalmente di completare l'iter per l'elevazione in fascia A della questura di Modena che già la Ministra Lamorgese, nel 2022, aveva concluso. Una scelta che significherà più organici, più risorse e più mezzi per quella questura - almeno ci auguriamo - e più sicurezza per i cittadini e le imprese, in un territorio profondamente cambiato come tessuto sociale ed economico, che aveva da tempo e ha bisogno oggi di risposte all'altezza delle sfide attuali, come ne hanno bisogno tutti i territori.
Si poteva arrivare prima a questa decisione, naturalmente, rispondendo positivamente alle nostre proposte di emendamento, di ordine del giorno, presentate ogni anno, ma ora non bisogna perdere ulteriore tempo e incalzeremo. Vi incalzeremo, perché all'impegno formale preso seguano i provvedimenti conseguenti. Naturalmente seguiremo questo ultimo miglio, per evitare che prendano il sopravvento, come è stato in passato, lungaggini e ulteriori rinvii.
Ma questa nota positiva non mi esime dallo stigmatizzare, ancora, un passaggio molto più grave: perché non vi limitate a introdurre nuovi reati, ad ampliare strumenti che comprimono direttamente le libertà personali, ad allontanare dalle cosiddette zone rosse chiunque sia sospetto con arresti differiti, perquisizioni sul posto, accompagnamenti fino a 12 ore. Sono tutte misure affidate alla discrezionalità delle Forze di Polizia spesso senza un controllo preventivo giurisdizionale immediato.
Poi siete arrivati a concepire il fermo preventivo, una norma illiberale che solleva interrogativi pesantissimi sulla libertà di manifestazione, sulla riserva di legge, sulla riserva di giurisdizione e sul diritto di difesa. Qui non siamo davanti a un dettaglio tecnico, qui siamo davanti a un equilibrio costituzionale che viene incrinato. È una sicurezza percepita come ingiusta, arbitraria e discrezionale. Non è sicurezza, è fragilità democratica.
A proposito di norme costituzionalmente dubbie, assistiamo a un paradosso che ha dell'incredibile, in unmai capitato nella storia del Parlamento: in sostanza, siamo qui a discutere e ad approvare un decreto dopo rilievi formali e sostanziali del Quirinale, mentre il Governo è contemporaneamente costretto a produrne un altro, per cancellare una norma appena varata, perché ritenuta incostituzionale. Una sorta di legislazione a tempo determinato, dove le norme nascono già con la data di scadenza fissata dal controllo di costituzionalità.
Il merito è ancora più grave: si tenta di intervenire sulla giustizia per piegare il ruolo degli avvocati, per trasformarli in esecutori della volontà politica, mettendo in discussione un principio cardine come il diritto alla difesa. Va ricordato che gli avvocati non difendono il Governo di turno, ma i diritti e gli interessi dei cittadini. Quando si arriva a questo punto, non siamo più davanti a un errore tecnico, ma a una deriva che interroga direttamente l'equilibrio tra i poteri dello Stato.
C'è poi un punto su cui questo decreto non è solo inefficace, ma pericoloso: sto parlando del sistema carcerario. Oggi le carceri italiane sono una bomba sociale da più parti denunciata, anche dal Presidente Mattarella, come segno indelebile dell'inciviltà di uno Stato democratico e liberale: oltre 63.900 detenuti per circa 46.000 posti disponibili, un tasso di affollamento vicino al 140 per cento, l'83 per cento degli istituti è oltre la capienza, in molti casi oltre il 150 per cento, condizioni igieniche critiche, carenza di personale, aumento dei suicidi, dei fenomeni di autolesionismo e di violenza tra i detenuti e gli operatori di Polizia penitenziaria. E voi cosa fate? Fate un piano carceri vecchio della precedente legislatura, mettendoci due spicci, e introducete misure, come l'agente sotto copertura in carcere: strumenti rischiosi e pericolosi, sproporzionati, che aumentano la tensione in un sistema già al collasso. E in un sistema al limite, aumentare la pressione, non aumenta la sicurezza, avvicina il punto di rottura.
Sul disagio minorile, poi, il decreto compie un grave errore culturale. Si sceglie, ancora una volta, la via repressiva, si anticipa l'ingresso dei giovani nel circuito penale, si introduce perfino una discutibile responsabilità genitoriale. Ma non c'è nulla su povertà educativa, sostegno ai servizi sociali, sostegno alle famiglie, prevenzione territoriale. Si punisce ciò che non si è voluto prevenire ed è una scelta miope, oltre che inefficace.
Il decreto introduce anche elementi di evidente criticità giuridica, come il doppio binario tra cittadini italiani e stranieri su benefici e diritti o norme che comprimono il diritto di difesa, fino a incidere sul ruolo stesso dell'avvocato.
E mentre si inaspriscono le pene, le Forze dell'ordine restano più deboli, senza risorse adeguate. Solo 29 milioni per il , che potevate anche cambiare, visto che governate voi da quattro anni, cambiando pure le filiere di formazione e accompagnamento professionale delle Forze dell'ordine. Poche risorse non per colmare le carenze attuali, che sono già 22.000 unità, non per rafforzare la presenza sul territorio, non per i sindaci e i comuni a cui avete tolto le risorse in corso d'opera per l'accoglienza dei minori non accompagnati, che chiedono invece da mesi più personale, più mezzi e una politica integrata di sicurezza condivisa.
Questo decreto non risponde a nessuna di queste richieste, nessuna, perché il punto è un altro. La verità è che non esiste una strategia sulla sicurezza, perché a voi interessa poco la sicurezza dei cittadini. Ed è per questo che continueremo a batterci per affermare e difendere i diritti, la giustizia sociale e per cambiare la vita di milioni di persone che avete relegato ai margini della società.
PRESIDENTE. Concluda.
STEFANO VACCARI(PD-IDP). Ed è per questo che ci siamo battuti contro questo decreto e continueremo a farlo, in ogni luogo del Paese, insieme a quelle persone e a quelle categorie alle quali avete voltato le spalle, solo per difendere i vostri interessi di bottega, per qualche e qualche voto in più .
PRESIDENTE. Come preannunciato, procediamo a questo punto a una breve sospensione della seduta per una pausa tecnica. La seduta è sospesa e riprenderà alle 6,15.
PRESIDENTE. Riprendiamo il seguito dell'esame del disegno di legge n. 2886.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Andrea Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Sottosegretario Cannella, rappresentante del Governo, intervenire a quest'ora, alle 6,15 di questa seduta fiume, lunga seduta fiume, siamo ormai entrati nel terzo giorno di questa seduta, e farlo come centesimo parlamentare che interviene in dichiarazione di voto, è sicuramente una responsabilità che avverto, insieme al gruppo di cui faccio parte, il Partito Democratico. Già oltre 50 parlamentari del Partito Democratico sono intervenuti in questa notte. Noi stiamo facendo muro nei confronti di questa iniziativa, perché per noi la sicurezza è un tema davvero importante.
E, prima di intervenire, stavo cercando le parole per definire l'attività che questo Governo sta portando avanti su questo tema e ho cercato in un dizionario dei sinonimi e contrari quali sono i contrari della parola “sicurezza”. Ecco i contrari sono: pericolo, insicurezza, minaccia, rischio, dubbio, incertezza, sospetto, esitazione, indecisione, titubanza, inesperienza, incompetenza e imperizia. Ecco io ritengo che, nel percorso di questi decreti, nel percorso di questo decreto, nelle forzature parlamentari, nel percorso emendativo che c'è stato e poi le azioni, qui, alla Camera dei deputati, dove sono stati contratti i tempi in Commissione, sono rimasti 717 emendamenti che non abbiamo potuto discutere, poi il passaggio sulla discussione generale, poi tutti i passaggi che hanno portato fino a questa lunga corsa di questa seduta fiume, tutti questi elementi siano emersi. Mentre, invece, non c'è stato modo di affrontare quella discussione che sarebbe servita su interventi concreti, che servono per garantire effettivamente maggiore sicurezza per i cittadini.
Oggi abbiamo, per la prima volta, in quest'Aula, la possibilità di confrontarci, con il rappresentante del Governo, con il Sottosegretario Cannella. Abbiamo appreso in queste ore da , da un retroscena di Ilario Lombardo, che il Sottosegretario ha già dimostrato una certa capacità nel reperire risorse, riuscendo da vicesindaco di Palermo a fare finanziarie per 600.000 euro un suo progetto “Tf45”, per quanto riguarda un progetto cinematografico. Adesso chiederemo conto, in altre sedi, di questa situazione e cercheremo di verificare, anche perché per noi è molto importante capire in Italia quali sono i criteri con cui vengono assegnate le risorse, anche relativamente a quella ferita che consideriamo politicamente molto grave, riguardante il fatto che non sia stato finanziato il film sulla figura di Giulio Regeni .
E noi, da questo punto di vista, pensiamo che si stiano commettendo molti errori anche nel campo della cultura. Però oggi non siamo qui per discutere di cultura, siamo qui per discutere di sicurezza e cerchiamo di guardare l'aspetto positivo.
Se è oggi presente un Sottosegretario così abile nel reperire risorse, servono risorse per la sicurezza. Servirebbero, ad esempio, le risorse - e sono stati bocciati i nostri emendamenti al Senato - per consentirci di far scorrere la graduatoria dei vice ispettori: 2.700 vice ispettori che potrebbero, immediatamente, già in organico alle Forze di Polizia, garantire la piena operatività dei nostri commissariati. In questo decreto si trovano le risorse per fare nuovi concorsi - eppure la loro graduatoria scadrebbe ad aprile 2027 - e si tradisce la possibilità di intervenire, invece, per mettere immediatamente in azione queste figure, che già esistono. Ci sono poi i problemi delle scoperture rispetto alle carenze d'organico, ci sono i problemi delle ingiustizie che sono state fatte nei confronti dei concorsi degli allievi agenti della Polizia di Stato e c'è quel numero, che è stato denunciato con forza dal nostro partito, dalla segretaria Elly Schlein, dal responsabile sicurezza Matteo Mauri, relativo ai 2.000 elementi in meno che ci sono nel 2025, rispetto al 2022, nelle Forze di Polizia.
Ecco, ma come si fa a parlare di sicurezza, se non si trovano le risorse per poter fare questo tipo di attività, che servono davvero a garantire quella vera sicurezza, che cammina nelle nostre strade, sulle gambe delle donne e degli uomini che sono chiamati a garantirla ogni giorno? E qui noi pensiamo che ci sia un elemento veramente grave che ha sottratto la possibilità di confrontarci. Alcuni confronti hanno dato esito positivo. Da una serie di emendamenti, che sono stati presentati in maniera trasversale, su richiesta delle forze sindacali, siamo riusciti ad aprire un varco anche per il trasporto pubblico locale, per il riconoscimento delle esigenze della sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori di tale settore. Mancano tutta una serie di passi in avanti, che abbiamo inserito anche nei nostri ordini del giorno, sugli ulteriori elementi che devono essere messi in campo. Ecco, da questo punto di vista, noi siamo pronti a fare tutto quello che possiamo per difendere l'effettiva sicurezza, però contrastiamo una visione.
Dato che siamo ormai entrati nella vigilia del 25 aprile (sono le 6,21 di questa lunga notte di impegno) - fra poche ore cominceranno le manifestazioni, domani è un giorno importante, negli ottant'anni della Repubblica, e noi li vogliamo festeggiare orgogliosi delle radici della cultura, Presidente, della nostra Costituzione e della storia antifascista della nostra Repubblica -, ecco noi vogliamo segnalare un aspetto. C'è un elemento della Costituzione che non è ancora emerso nella discussione di questa notte e che vorrei portare all'attenzione di quest'Aula. Nella nostra Costituzione, la sicurezza è presente, ma non è mai un titolo. Non c'è l'articolo sulla sicurezza, ci sono tutta una serie di articoli che fanno riferimento alla sicurezza come limite. C'è l'articolo 16 sul diritto alla circolazione e i motivi di sanità e sicurezza che possono limitarlo. C'è l'articolo 17 per le riunioni in luogo pubblico e quei comprovati motivi di sicurezza e di incolumità pubblica che possono portare a limitazioni. C'è l'articolo 41 come limite all'iniziativa economica. C'è l'articolo 120.
Perché questa scelta? Perché questa decisione di citare la sicurezza, di garantire la sicurezza? I nostri costituenti non è che non volevano garantire la sicurezza ai nostri cittadini, però si erano resi conto - forse perché venivano da un passato autoritario, forse perché venivano anche da una scelta politica che aveva utilizzato e agitato il tema della sicurezza, senza poi garantire un'effettiva sicurezza, anzi facendo il contrario - che la sicurezza non si tutela semplicemente facendo leggi, principi, articoli e titoli che parlano di sicurezza. Non è un titolo, non è uno slogan, non è una propaganda. La sicurezza si garantisce attraverso i diritti, attraverso i principi di uguaglianza, attraverso il funzionamento di tutto il resto. Solo così c'è un'effettiva sicurezza, perché è quella sicurezza che ci mette tutti nelle condizioni di sentirci più sicuri del fatto che non ci sia una forza, un potere che possa in qualche modo piegare quelle che sono le nostre aspettative e prerogative.
Ecco, questa necessità di spostare la discussione sulla sicurezza da un inseguimento nei confronti della cronaca a una visione di sistema è quello che manca, oggi, nella discussione politica, ed è quello che manca nell'impostazione politica di questa destra. Ed è un ulteriore elemento che allontana la traiettoria politica di questo Governo da quello che è l'orizzonte della nostra Carta costituzionale. E io penso che questo elemento debba emergere in questa discussione, perché altrimenti perdiamo un elemento assolutamente di fondo.
Sono state denunciate tutte le forzature, quelle che ci sono state e quelle che ci saranno. Alla vigilia del 25 aprile, però, io penso che noi dobbiamo anche cercare di riavvicinare questa discussione alla Costituzione e cercare di recuperare quello spirito. La sicurezza è importante, ma non si costruisce parlando solo di sicurezza, quanto facendo in modo che si tengano insieme tutti quegli elementi che poi la garantiscono effettivamente. È quello che è mancato in questi anni ed è quello che non mancherà negli anni di Governo, perché il tempo delle destre è finito ovunque intorno a noi e sta finendo anche qui.
Avete ancora alcuni mesi davanti, ma l'alternativa che stiamo costruendo e che abbiamo rappresentato anche in questa notte di opposizione è già pronta a garantire a questo Paese la sicurezza rispetto alla quale voi avete fallito e che oggi state negando agli italiani .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Mauri. Ne ha facoltà.
MATTEO MAURI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Io proverei a riprendere il filo del ragionamento che ci ha portato fino a qua e proverei a puntualizzare su alcune questioni.
La prima su cui raramente ci si interroga è cos'è la sicurezza, perché la sicurezza viene spesso evocata - quasi sempre devo dire, ahimè, da parte del Governo e della maggioranza - in modo strumentale e demagogico, per provare a costruirsi qualche consenso in più, però non ci si sofferma mai sul tema vero della sicurezza. Ebbene, guardate, se dovessimo dare una definizione, dovremmo dire che la sicurezza è un bene comune primario ad alto valore sociale. Perché è un bene comune? Perché, guardate, la sicurezza o si garantisce a tutti o non si garantisce ad alcuno, cioè nessuno può vivere dentro un contesto insicuro sentendosi sicuro. Ed è un bene comune perché si può realizzare solamente con l'intervento di tanti soggetti - si parla, infatti, di sicurezza integrata -, ma soprattutto con uno sforzo collettivo, perché il primo elemento che può garantire la sicurezza è la tenuta sociale, è la dimensione comunitaria, è l'esistenza di una rete che tiene insieme la società.
E questo, guardate, prescinde anche dalla politica, perché viene prima della politica, ma la politica deve fare in modo di garantire e di rafforzare questa rete, di aumentare questa tenuta comunitaria e non il contrario. Qual è il contrario di investire sulla tenuta comunitaria? Il contrario è quella logica tutta securitaria che fa della sicurezza un elemento che si garantisce solo aumentando le pene, con una risposta di durezza, o allargando il perimetro dei reati.
E guardate, però, è quello che sta accadendo esattamente in questi anni, con un Governo che fa continui interventi legislativi. Stiamo dicendo che questo è almeno, come minimo, il quarto intervento sulla sicurezza. C'è stato il primo decreto cosiddetto Sicurezza, c'è stato il Caivano, c'è stata quella buffonata - diciamocelo - dei , e ora la maggioranza ritorna ancora sullo stesso tema, dimostrando già di per sé che qualcosa non ha funzionato, se continuano a tornare sullo stesso argomento e sugli stessi temi, a volte con strumenti anche simili. E lo fa come? Lo fa esattamente in questo modo e cioè aumentando le pene e definendo nuovi reati, come se l'aumento delle pene o la ridefinizione di reati (cioè, magari gli si cambia il nome e lo si allarga un po') possano in qualche modo condizionare l'andamento dei reati.
Guardate, io vorrei tranquillizzarvi: non è così. Perché, se fosse così, il problema l'avremmo già risolto, ma l'avremmo già risolto anche nel passato. È un pochino più complicata la cosa. Perché? Perché, se è quel bene comune primario, vuol dire che ha bisogno dell'intervento di tanti. Questa è la ragione per cui la sicurezza si può garantire - o meglio, il massimo livello possibile di sicurezza, evidentemente, perché il 100 per cento non sarà mai realizzabile - costruendola su due pilastri. Uno è certamente quello della repressione, e cioè, quando il crimine è avvenuto, io devo avere una struttura in grado di intervenire reprimendolo, trovando i responsabili e condannandoli. Di questa struttura fanno parte sicuramente, da un lato, le Forze di Polizia e, dall'altro, la magistratura. E poi vedremo su questo cosa ha fatto il Governo in questi anni. E l'altro, però, è quello della prevenzione e la prevenzione ha tanti aspetti. Un aspetto, forse tra i più rilevanti, è proprio quello sociale, è proprio quello della tenuta comunitaria.
Allora, il tema è: cosa ha fatto il Governo, cosa ha fatto questa maggioranza in questi anni? Cioè come sono intervenuti su questi due pilastri, quello della repressione e quello della prevenzione? Uno si sarebbe potuto forse aspettare che da un Governo di destra si sarebbe fatto magari molto sulla repressione e meno o poco sulla prevenzione. Ecco quello che in realtà scopriamo, ormai entrati nel quarto anno di Governo, in una condizione per cui anche tutte le vostre scuse che avete trovato - è colpa dei Governi precedenti, è colpa dei sindaci, possibilmente quelli del PD ovviamente, è colpa dei giovani, adesso siete arrivati a dire anche che è colpa dei giovani - non tengono più, dopo quattro anni. Perché siete arrivati come quelli che avrebbero risolto i problemi del mondo e adesso, legittimamente, gli elettori, anche i vostri elettori, si chiedono come mai questo non sia successo.
Però, dicevo, forse sul tema della repressione qualcosina in più ci saremmo potuti aspettare e invece no. Perché è vero quello che ha appena detto il collega Casu, e cioè che siamo di fronte a un andamento drammatico degli organici delle Forze dell'ordine, perché non solo non si è in nessun modo recuperato quel che c'è tra gli organici, cioè il teorico e le forze effettive, cioè quelle che sono veramente in campo, che c'è da molto tempo e guardate che non è necessariamente figlio di un Governo o dell'altro. C'è da molto tempo. No, non solo non si è recuperato quel , ma è aumentato quel , tant'è vero che le Forze della Polizia di Stato sono diminuite, nelle loro forze effettive, di 2.000 unità negli ultimi tre anni. Ora, a me risulta che, negli ultimi tre anni, al Governo non ci fosse la sinistra, ma ci fosse la destra. Perfetto.
Quando il Ministro Piantedosi, in uno dei suoi funambolismi numerici e giochi delle tre carte a cui ci ha abituato, ci racconta del gran numero di assunti nelle Forze dell'ordine e anche nella Polizia, non ci dice una cosa: che quelli assunti sono meno di quelli che sono usciti dal servizio e sono andati in pensione. Semplicemente siamo alla matematica credo, più o meno, della seconda elementare. Per cui si racconta una falsità al Paese o si racconta una mezza verità che viene, evidentemente, interpretata così nella maniera più semplice. E invece non è vero.
Il numero dei poliziotti in questo Paese è diminuito, ed è diminuito, guardate, anche a fronte del fatto che le scuole di Polizia non sono in grado di sfornare un numero adeguato di agenti, perché in questi anni - ed anche negli anni precedenti - ci si è trovati di fronte a una gobba dei pensionamenti a cui però questo Governo non ha neanche provato a dare una risposta, allargando le scuole, aumentando la capacità del sistema di formare nuovi allievi.
Anzi, non solo: ha diminuito i tempi di formazione che si sono ridotti di diversi mesi. Pertanto noi oggi mettiamo per strada dei ragazzi che non sono completamente formati come dovrebbero per svolgere il loro servizio. Inevitabilmente si garantisce un servizio che è - come dire - un po' carente, ma si mettono anche quei ragazzi in pericolo, evidentemente, se non sono preparati e pronti ad affrontare situazioni anche molto complicate. Anche perché negli ultimi anni si è chiesto sempre di più, perché è cambiata la società, semplicemente, in questi ultimi 10, 15, 20 anni. Per cui alle Forze di Polizia si chiede sempre di più, ma si dà sempre di meno. Si dà sempre di meno, perché è evidente che la riduzione degli organici pesa sul lavoro di ognuno, perché fa aumentare i turni di lavoro, perché li rende più pesanti, da un lato.
E dall'altro cosa si è fatto? Voi direte, va bene, la destra avrà aumentato gli stipendi alla Polizia. Guardate, diciamo le cose come stanno. Nell'ultimo rinnovo del contratto si è riconosciuto un aumento del 7 per cento a fronte di un aumento dell'inflazione, nello stesso periodo, del 17 per cento, cioè un poliziotto all'inizio del precedente contratto di lavoro aveva uno stipendio che valeva di più, che aveva un potere economico reale maggiore rispetto a quella attuale. Siete intervenuti sull'aspetto previdenziale? Non siete intervenuti sull'aspetto previdenziale, per cui ci sono tutte le Forze dell'ordine che non hanno la possibilità di avere una pensione integrativa. I sindacati chiedono tutte queste cose, a gran voce.
L'altro giorno il Ministro, da quella sedia, ci ha detto: i sindacati sono d'accordo con noi. I sindacati non si stanno nemmeno sedendo al tavolo delle trattative del nuovo contratto perché non ci sono nemmeno le condizioni di partenza per provare a lavorarci. Per cui non avete fatto nulla, anzi avete fatto meno, sul tema della repressione e degli organici delle Forze dell'ordine.
E non avete fatto niente, niente, sul tema invece della prevenzione. Anzi, in questi anni avete tagliato miliardi di euro ai comuni. Chi è che fa prevenzione sociale? Chi è che mette in campo le politiche sociali? I comuni. Avete tagliato risorse ai comuni e continuate a considerarli responsabili invece che un valido alleato. Questo è quello che avete fatto.
E qual è l'esito di tutto questo, detto molto velocemente?
PRESIDENTE. Concluda.
MATTEO MAURI(PD-IDP). Presidente, è che i reati sono aumentati. Perché quei reati che sono diminuiti dal 2013 al 2018 - tra l'altro, fra parentesi, governi di centrosinistra - sono tornati a crescere. Questo è quello che consegnate al Paese. Questo è quello di cui verrete riconosciuti responsabili .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Simiani. Ne ha facoltà.
MARCO SIMIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Diciamo che iniziamo questa discussione di prima mattina. È continuata in questo lungo percorso che ci avvicina al voto in Aula fra poco. Credo che sia sotto gli occhi di tutti questa difficoltà oggettiva del Governo di dialogare con il Paese, di dialogare con le parti sociali e le parti politiche anche di opposizione, di dialogare fra di voi, viste le difficoltà che state avendo anche nel referendum. E questa situazione sta mettendo assolutamente, come dire, a nudo tutte le vostre difficoltà e soprattutto la proposta politica.
E voi, dopo avere avuto un momento di grande difficoltà dal punto di vista economico, dopo che avete riscontrato e riscontrate una produzione industriale molto bassa sotto la vostra gestione, dopo che c'è stata anche da parte del Ministro Giorgetti una dichiarazione molto difficile e complessa dove, di fatto, mette a rischio anche il futuro prossimo di questo Paese, dal punto di vista della crescita, dal punto di vista della produzione, voi cosa fate? In base a questa situazione, invece di immettere nel programma politico di quest'Aula e anche di quella del Senato misure dove si vanno ad attivare leve fiscali, dove si va a investire sul locale, dove si va sostanzialmente ad immettere fiducia e comunque sostegno e supporto alle imprese, ai cittadini e alle cittadine di questo Paese, voi cosa fate? Fate un ritorno al passato, un : guerra ai migranti, sicurezza e nuovi reati per far sì che questo Paese sia più sicuro.
Di fatto questa non è una politica di fiducia, non è una politica di - come dire - apertura anche dal punto di vista delle leve economiche alle imprese e allo sviluppo di questo Paese. Di fatto, è un ritorno al passato, dove il Paese si rinchiude in sé stesso e va a indicare sempre il più debole, va a indicare sempre la persona che sbaglia senza pensare che, rispetto a quei problemi e a quelle complessità che voi avete più volte descritto come un nemico della società, ecco, forse, oggi il meccanismo di discussione è completamente diverso.
Perché, se volete risolvere quelle complessità, i meccanismi che oggi la storia ci insegna, la civiltà ci insegna, non solo del nostro Paese, ma di tutta l'Europa e di tutto il mondo, sono altri. Sono investimenti sul sociale, investimenti sulla scuola: una scuola aperta tutto il giorno dove si possa fare attività extrascolastica, con la possibilità di investire nelle fragilità, nelle ferite che oggi la società italiana ha anche dal punto di vista economico, dove le famiglie non arrivano a fine mese, dove con riferimento ai ragazzi il disagio giovanile si ripercuote fortemente non solo sulla famiglia, ma anche sulle future generazioni, sull'abbandono scolastico, con il supporto anche e la gestione professionale.
Noi infatti dobbiamo professionalizzare fortemente il sistema che accoglie gli immigrati. E tutto questo non viene fatto e viene solamente represso, anzi si paga per potere - come dire - allontanare anche le minime speranze che questo Paese può avere, anche nella gestione dell'immigrazione. Ecco, credo che questo sia il fallimento pieno di un Governo che, oggi, non gestisce assolutamente le difficoltà.
E guardate, vi do uno spaccato. Vi do uno spaccato che oggi attraversa la nostra società: i senzatetto, i senza fissa dimora. Oggi, nel nostro Paese, sono 96.000; nell'ultimo anno sono morti 414 senzatetto nel nostro Paese. Una piaga complicata, difficile, dove vi è marginalizzazione, dove persone non solo straniere, ma anche italiane, soprattutto italiane, hanno difficoltà. Dove vi è l'abbandono, dove vi sono le difficoltà, dove occorre la possibilità di dare una certezza minima, una fune dove aggrapparsi. Ecco, lo Stato invece allontana questi, anzi li mette ancora più all'angolo. Per questo abbiamo fatto, come Partito Democratico, un ordine del giorno sul tema dei senzatetto, secondo il quale dovremmo ampliare e supportare strutture che possano riuscire a governare questa difficoltà, che poi molte volte si ripercuote anche nella sicurezza.
Ecco perché forse l'antidoto migliore per quanto riguarda la sicurezza è quello di stare vicino alle persone, è quello di stare accanto e al fianco delle persone e di riuscire ad accompagnare ogni singola persona. Il nuovo percorso che noi dobbiamo intraprendere non è quello del ritorno al passato, ma un ritorno al futuro dove si possa sostanzialmente riuscire a pensare che la persona, gli uomini e le donne di questo Paese debbano essere accompagnati da quando nascono a quando arrivano alla fine della propria vita.
Guardate, tutto quel capitale umano che oggi c'è, e comunque è in quiescenza, può dare una mano col lavoro del volontariato. E ci deve essere la capacità di poter mettere anche in moto tutte quelle persone che oggi hanno già fatto il proprio lavoro e sono arrivate alla pensione, ma possono sostanzialmente supportare uno Stato che oggi ha bisogno di loro. Sicché al centro devono esserci le persone, non l'insicurezza e il continuare a portare avanti un'idea repressiva per questo Paese.
Avete creato 50 reati in più in questa vostra legislatura, 50 reati in più. Voi pensate che questa legislatura sia come una discussione fra pochi e, soprattutto, come se fosse un parco giochi, un . Ecco, io credo che il oggi sia quello che noi dobbiamo invertire. Dobbiamo riuscire a lavorare sulla cultura e sulla capacità di poter far sì che le persone possano migliorare e cambiare idea. Per questo l'elemento repressivo oggi non vale più, fa parte di un altro mondo. Questo non vuol dire che noi dobbiamo allontanare o diminuire i presidi di sicurezza, noi dobbiamo aumentarli. La prossimità è l'elemento vincente, non solo in sanità, non solo nel non solo nella scuola, ma è importante soprattutto nell'ambito della sicurezza.
È quindi necessario aumentare le Forze dell'ordine e il contributo che va a sostegno di quei ragazzi e di quelle ragazze che ogni giorno ci difendono e ci proteggono, però va fatto attraverso un sistema di prossimità. Cosa vuol dire? Vuol dire lavorare insieme ai comuni e alle Polizie municipali. Vuol dire lavorare soprattutto insieme ai cittadini e alle cittadine, perché il rapporto che c'è fra il mondo del lavoro e degli operatori di sicurezza è fondamentale. Perché, guardate, voi non avete messo un euro sul commercio quando oggi il commercio e i negozi di vicinato sono il primo presidio di sicurezza, sono la capacità di poter tenere accesa una luce o un'insegna.
Occorre stare insieme per poter creare quell'aggregazione e quella socialità che voi ogni volta mettete sottoterra: la socialità, stare insieme, riuscire a crescere, riuscire a stare insieme nelle città e nei comuni del nostro Paese. Portare la capacità di non poter solo riuscire a indicare il diverso e chi sbaglia, ma riuscire a costruire dal basso, da quando si cresce, un ragazzo o una ragazza, da quando si riesce a farlo studiare, da quando una famiglia riesce a portare a casa tutte quelle opportunità che comunque quel ragazzo o quella ragazza possono vivere nel futuro.
Guardate, il tema è molto più profondo. Voi siete abituati a rappresentare la complessità in tre righe di , ma non è così, non è così! La complessità si rappresenta attraverso la capacità di conoscere, di approfondire e di poter stare vicino alle persone. Per questo è necessario, forse, fare una discussione vera anche qui dentro, perché le complessità non si possono discutere e risolvere solamente attraverso decreti-legge che arrivano dall'alto e non discutono niente.
Per questo noi siamo convintamente contro questo vostro decreto e combatteremo non solo qui, ma anche nei prossimi giorni, fuori da quest'Aula, perché pensiamo di rappresentare una cosa diversa da voi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bruno Tabacci. Ne ha facoltà.
BRUNO TABACCI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Questo ennesimo decreto sulla sicurezza pubblica si fonda sulla precarietà istituzionale, viola in pieno il rispetto delle prerogative parlamentari e della funzione legislativa esercitata dal Parlamento, ai sensi dell'articolo 70 della Costituzione, nonché dei principi di necessità e urgenza, che sono fissati dal successivo articolo 77. Comprime ulteriormente, senza ragione, i tempi dell'esame parlamentare, limita irragionevolmente il confronto emendativo, pregiudica gravemente il ruolo di entrambe le Camere e strattona irresponsabilmente la funzione di garanzia costituzionale del Presidente della Repubblica.
Il presente decreto, tra l'altro, deliberato dal Consiglio dei ministri il 5 febbraio 2026, è stato pubblicato sulla a 19 giorni di distanza, il 24 febbraio, con un eccessivo intervallo di tempo tra deliberazione e pubblicazione del decreto sia in termini di certezza del diritto che di rispetto della immediata applicazione delle misure contenute nel decreto-legge. Tra l'altro si segnala che dei 115 commi, 14 richiedono l'adozione di provvedimenti attuativi e, in particolare, l'adozione di un regolamento, tre decreti ministeriali e dieci provvedimenti di altra natura, alla faccia della necessità e dell'urgenza, che sono i presupposti della decretazione in mancanza dei quali si determina una chiara invasione di campo in danno del Parlamento nell'esercizio della funzione legislativa.
Il Comitato per la legislazione, che ho avuto occasione in questa legislatura di presiedere per i dieci mesi previsti, ha reiteratamente raccomandato in questi anni di adottare metodi di produzione legislativa che evitino la necessità del ricorso a un decreto-legge che abbia come esclusiva finalità quella di correggere disposizioni approvate in sede di conversione di un altro decreto prima della loro entrata in vigore. Questa purtroppo sarebbe l'intenzione del Governo - da quel che si capisce - di far approvare questo decreto-legge comprensivo dell'articolo 30 “Disposizioni in materia di rimpatri volontari assistiti”, oggetto di un emendamento considerato da diverse fonti, per non dire da tutti, palesemente incostituzionale e poi di emanare un nuovo decreto, non si capisce se soppressivo o modificativo dell'articolo 30.
Questo decreto, emanato con la firma del Presidente della Repubblica, originariamente non poteva avere questo articolo e, infatti, è frutto di un emendamento successivo. Ora il Presidente dovrebbe firmare due decreti, con il secondo che corregge il primo. E non credo lo farà. E questo non sarebbe un guaio? Non sarebbe un pasticcio? È molto di più. La Presidente Meloni ha ricordato che questo sarebbe un provvedimento di buon senso. Viene da sorridere sulla consistenza di questo apprezzamento. Verrebbe da citare Alessandro Manzoni, con la celebre frase: il buon senso c'era, ma se ne stava nascosto per paura del senso comune
La citazione si riferiva ovviamente alla caccia agli untori durante la peste a Milano, dove la paura dominava sulla razionalità per il prevalere dei pregiudizi e della disinformazione. Il Governo Meloni ha scommesso sul disordine, che sostiene di combattere con reiterati provvedimenti manifesto, incapace di ottenere risultati apprezzabili. I nuovi untori sono i migranti dunque e questa è una linea suicida, come se fossimo davvero autosufficienti. Non voglio citare le statistiche, perché sono impietose. Penso alle stalle della pianura padana. Non ci sono più mungitori mantovani, cremonesi, ferraresi, rodigini: sono indiani. E che dire delle campagne laziali, pugliesi, campane, per citare solo alcune regioni? Chi sono quelle persone a torso nudo con la pelle scura che vi lavorano? Sono africani? E che dire dell'edilizia e di tanti altri comparti? Sarebbe ora di metterli in regola e consentire loro di fare un lavoro produttivo con le garanzie necessarie ed esprimere la dignità della persona umana, che è una condizione di vita.
Con la Bossi-Fini del 2002, una legge certamente piena di contraddizioni, riuscii - e ormai è passato così tanto tempo - comunque a mettere in campo, da presidente della Commissione attività produttive, l'unica regolarizzazione votata dal Parlamento che mise in regola 700.000 lavoratori extracomunitari, migranti irregolari. Io ho un orgoglio pieno di quella pagina parlamentare. Pensare oggi di speculare sul fenomeno delle migrazioni parlando di remigrazioni, invece di gestirle con umanità e realismo, purtroppo è la linea di un Governo senza visione complessiva.
Fare propaganda investendo sulla paura e sull'insicurezza non ci rende più liberi a casa nostra, ma più succubi di un circuito vizioso che genera ansia e preoccupazione. Questa vicenda conferma - e mi avvio a concludere - la crisi del Governo Meloni, e segue i clamorosi fallimenti in politica estera: sudditanza al Presidente Trump, che ora prende le distanze da lei, clamoroso! Avrebbe dovuto accorgersene in tempo la Presidente Meloni che casomai era il contrario che si doveva fare: prendere le distanze da Trump. Euroscetticismo in Europa, polemiche invidiose rispetto all'azione dei volonterosi, di Paesi che, mentre noi facciamo finta di non capire, si occupavano di quello che serviva. Le amicizie pericolose con Orban e con quanti puntano a disarticolare l'Europa. Tutto questo impone alla Presidente Meloni un complessivo riposizionamento, che tanto somiglia a un deragliamento.
E in politica interna la crescita economica è ferma, con i rischi energetici della guerra in Iran, mentre esplodono le contraddizioni fiscali e le relative disuguaglianze che pesano sui più deboli con i servizi essenziali, come la sanità in forte tensione. E il Governo nel frattempo partecipa alle scalate bancarie, dove dovrebbe fare l'arbitro, e anche qui registra qualche insuccesso. Presidente Meloni, davvero pensa di concludere la legislatura con una nuova legge elettorale per introdurre un premio alla minoranza e allontanare gli elettori ancora di più? Sono stato nei giorni scorsi, assieme al collega Fornaro, a ricordare il centenario della morte di Piero Gobetti, e vorrei ricordare al suo Governo che la Carta costituzionale dice che il voto è personale, uguale, libero e segreto. Vi consiglio di riflettere sul tema “uguale”, perché ogni sbarramento che si introduce, ogni premio di maggioranza, in questo caso, che si immagina di dare alla minoranza, del 40 per cento è una distorsione, non è un inno all'uguaglianza. Quindi io dico: ma davvero volete concludere così la legislatura, con un'operazione di questa natura? Non l'ha sorpresa, dunque, il risultato del referendum sulla giustizia? Forse sta perdendo il tocco magico. E comunque sappia che il troppo stroppia. Voto molto convintamente contro questo decreto .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Signor Sottosegretario Cannella, questa volta si può anche fare non un generico “colleghi e colleghe”, ma citarli e ringraziarli della presenza: collega Calderone, collega Amich e collega La Salandra. Mi sia concesso innanzitutto, però, partire dai ringraziamenti non formali agli uffici, agli assistenti parlamentari e a tutto il personale che ha consentito che si potesse esercitare - e ci tornerò alla fine - un nostro diritto.
Io parto da un vecchio detto popolare che dice, in buona sostanza, che spesso, invece di prendere la via più breve, se si scelgono le scorciatoie e, alla fine, si finisce per metterci anche più tempo. Qui c'era un'autostrada davanti a voi. Mi rivolgo al Governo, mi rivolgo alla maggioranza. Si è commesso un errore? Si è sottovalutato l'effetto di un emendamento inserito, come spesso capita, magari, nel cuore della notte, al Senato? Qualcuno ve lo ha fatto osservare e non era certamente un passante di strada. Beh, a quel punto c'era la strada vera: confrontarsi con le istituzioni, affrontare il problema con le opposizioni e scegliere la via maestra. La via maestra, essendo ancora noi - e spero rimarrà - in un sistema di bicameralismo paritario, era quella di correggere quell'errore o con un soppressivo o con un emendamento al testo uscito dal Senato, approvare questa modifica in questo ramo del Parlamento e tornare in terza lettura.
Non è vero - vorrei che rimanesse agli atti - che non ci fossero i tempi, cioè che il decreto non sarebbe stato convertito. Non è vero. Si poteva fare tutto nella giornata di mercoledì. La verità è che il Governo non ha voluto scegliere questa strada. Non ha voluto ascoltare chi gli indicava che questo era il modo per non segnare un precedente pericoloso. Non ha ascoltato chi ha messo in evidenza questa procedura scelta, cioè, alla fine, di non correggere questo decreto e allestire in una stanza non tanto lontana da noi una riunione-lampo del Consiglio dei Ministri, per cui, nel momento in cui noi approveremo - o approverete, ovviamente, perché noi il nostro voto non ve lo daremo - la conversione in legge, nello stesso momento, il Consiglio dei Ministri approverà un testo di un altro decreto, che modificherà l'articolo 30-, ponendo il Presidente della Repubblica in una situazione di grave imbarazzo istituzionale. Perché? Perché questa forzatura? Perché la ricerca di questo scontro? Perché non ammettere gli errori? Perché, come sempre, sembra quasi che una “manina” dall'alto abbia inserito questo emendamento. Non si trova il responsabile, fra un po' non si trova neanche il Ministero che lo ha proposto.
Questo è un modo indegno di governare, irrispettoso delle istituzioni. Ed è la ragione per cui noi siamo qui, siamo qui da decine di ore, a ricordarvelo. Avete scelto questa strada, ed è stata una strada irrispettosa della Costituzione. I 60 giorni che la Costituzione prevede per la conversione in legge dei decreti non si possono trasformare in 52 giorni al Senato e meno di una settimana - perché questi sono i numeri - per la seconda Camera. E non è responsabilità del Senato, è responsabilità del Governo e di questa maggioranza di un uso e di un abuso della pazienza di questo ramo del Parlamento, di aver trasformato, accentuato una tendenza che, è vero, era già in atto, ma che in questa legislatura si è manifestata in maniera endemica, cioè un monocameralismo di fatto: chi inizia finisce il provvedimento.
Di fronte a questo, potevate scegliere e, invece, avete scelto, anche qua, in questa Camera, la strada di impedire il dibattito, di impedire il confronto. Lo hanno ricordato i colleghi: poche decine di emendamenti discussi in prima Commissione contro gli oltre 700 emendamenti presentati. Poche ore. Siete riusciti a tagliare anche i tempi della discussione generale, che sono stati inferiori a quelli di qualsiasi altro provvedimento. E poi, ovviamente, la scelta della seduta fiume, con tutte le conseguenze e le riduzioni di spazi del dibattito. Noi stiamo facendo una maratona oratoria, ma questo - vorrei ricordarlo a me stesso e al Presidente - è il Parlamento della Repubblica italiana e, nel Parlamento, ci si confronta, si discute, si trovano anche le mediazioni e i compromessi, perché questa è la politica, questo è il lascito dei nostri Padri e delle nostre Madri costituenti.
Questo decreto io credo che sia anche il manifesto, in qualche modo, del vostro modo di governare: alzare l'elemento della propaganda, alimentare la paura e non trovare le soluzioni. Altrimenti, se le aveste trovate, non ci sarebbe ragione di essere arrivati al quarto decreto-legge che, come ricordava prima il collega Tabacci, dovrebbe avere - il condizionale è d'obbligo - i requisiti di necessità e urgenza, sul tema della sicurezza. E forse, se unissimo altri pezzi di altri decreti, arriveremmo anche a un numero superiore.
È il manifesto del vostro modo di operare: panpenalismo. Si aumentano i reati, si aumentano l'entità delle pene, ma non si risolve il problema. E, guardate, a dirlo non siamo soltanto noi, non sono soltanto i numeri che il collega Mauri, nella dichiarazione di voto, vi ha sottoposto. Lo ha infatti detto, in quest'Aula, qualche settimana fa, la Presidente del Consiglio, riconoscendo che su questo tema si è ancora lontani non soltanto dal trovare una soluzione, ma anche dal porre rimedio a un clima di percezione di insicurezza che è molto diffuso nel Paese.
E la vostra risposta non è quella di affrontare la complessità del problema. In una società, come la nostra, che ha proprio i tratti fondamentali della complessità, voi rispondete con la semplicità della propaganda. Può servire a raccogliere voti. Certamente ha contribuito alla vostra vittoria nel 2022: è indubbio. Alla fine, però, alla prova del Governo, dopo quattro anni, si misura la differenza, l'abisso, tra la propaganda e la capacità di risolvere i problemi. Credo, quindi, che voi abbiate dimostrato, ancora una volta, di essere fondamentalmente degli imprenditori della paura, sottovalutando la complessità e sottovalutando che la sicurezza, come è già stato detto, è un bene comune.
Chiudo, signor Presidente. Credo sia giusto trasmettere all'esterno anche il senso di questa maratona oratoria, di queste quasi 20 ore di discussione. Lo abbiamo fatto, vede signor Presidente, per amore di queste istituzioni e lo abbiamo fatto anche alla vigilia del 25 aprile, di quel 25 aprile che ha restituito, a questo Paese, la libertà e la democrazia .
Siamo nel tempio della democrazia ed è proprio per questo che noi ribadiamo che le istituzioni, Presidente, non sono patrimonio esclusivo della maggioranza di turno, ma sono patrimonio di tutti. Vanno rispettate e vanno soprattutto considerate per quello che sono: l'elemento fondamentale per garantire la convivenza civile. E la gestione democratica del dissenso che voi state negando…
PRESIDENTE. Concluda.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). …con questi provvedimenti - e, chiudo - è la negazione di quel modello di democrazia liberale che è alla base della nostra Costituzione. E oggi più che mai, noi siamo convinti che quel 25 aprile abbia restituito al nostro Paese, innanzitutto, la dignità che queste istituzioni devono avere in ogni momento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Bonafe'. Ne ha facoltà.
SIMONA BONAFE'(PD-IDP). Grazie, Presidente. Sono da poco passate le 7 del mattino. Intervengo dopo una maratona oratoria che ci ha visto, qui da diversi giorni, a esprimere le nostre valutazioni e le nostre considerazioni su questo decreto. Devo dire che io mi sono chiesta più volte perché, di fronte a una crisi internazionale grave in corso, come quella in Medio Oriente, e a una economia in stallo, come ha certificato solo qualche giorno fa Eurostat, questo Governo e questa maggioranza abbiano deciso di tenere impegnato il Parlamento con una forzatura dietro l'altra.
La maratona oratoria di questi giorni è solo l'ultima, in ordine di tempo, sull'ennesimo decreto inutile e dannoso e che ha la sicurezza solo nel nome. Io non so se vi state rendendo conto, fino in fondo, che ci state facendo votare un provvedimento che contiene persino una norma incostituzionale, l'articolo 30, come vi abbiamo ricordato, sulla quale il Quirinale ha già espresso gravi e pesanti rilievi. Una norma con cui avete fatto diventare gli avvocati degli esecutori, di fatto, delle politiche del Governo e con cui avete fatto carta straccia dell'articolo 24 della Costituzione che garantisce a tutti - e, sottolineo tutti -, cittadini e stranieri, il diritto di agire in giudizio per tutelare i propri legittimi interessi. Una norma che oggi ci fate votare e che, come è già stato ricordato, oggi stesso sarete costretti a correggere con un nuovo decreto - a questo punto, il quinto decreto Sicurezza -, con uno scontro istituzionale grave, perché non siete stati nemmeno capaci di scrivere per bene questo decreto rispettando la Costituzione.
L'unica scelta sensata sarebbe stata quella di risparmiare il triste spettacolo di un Parlamento umiliato a lavorare con tempi ristretti e far decadere questo obbrobrio normativo giuridico e chiedere scusa al Paese per questa sciatteria e per la vostra incapacità di dare risposte concrete. Sono passati quattro anni: è difficile pensare che sia sempre colpa di chi vi ha preceduto. Dopo quattro anni, un Governo dovrebbe essere in grado di lasciare un segno, un segno vero, un segno concreto, non il semplice record di longevità, che non è un merito in sé, come questo Governo continua a dire, se, soprattutto, nel frattempo non si è combinato nulla e il Paese è fermo. Io mi domando che cosa ha fatto questo Governo, quale segno lasciato al Paese? Se guardo ai provvedimenti di questi quattro anni, capisco la vostra difficoltà: siete partiti con l'autonomia differenziata, anche quella scritta così bene che poi è intervenuta la Corte costituzionale e ve l'ha sostanzialmente svuotata; avete poi provato con la riforma sulla separazione delle carriere, bocciata da 15 milioni di italiani, che vi hanno detto chiaramente che la Costituzione non si tocca e vi hanno anche detto che non si tocca con forzature, e andate avanti. Sull'economia meglio lasciar perdere. Ricordo che, qualche giorno fa, Eurostat ha calato definitivamente il sipario sulla vostra propaganda, certificando, dopo quattro anni di immobilismo e di galleggiamento, che rimarremo in procedura di infrazione e, ahimè, senza una politica industriale, senza una politica per la crescita, con i salari più bassi d'Europa e con le bollette più alte.
Ecco, di fronte a questo quadro, non vi resta che tirar fuori dal cassetto il vostro , ossia la sicurezza, sperando di distogliere l'attenzione dai vostri fallimenti e non rendendovi invece conto che questo decreto è esattamente la certificazione del vostro fallimento. A dirlo non è il Partito Democratico, è stata la Presidente Meloni, in quest'Aula, quando ha ammesso che sulla sicurezza dobbiamo fare di più. E lo dice perché, evidentemente, ha in mano i dati, quelli veri e non quelli che Piantedosi usa per fare il gioco delle tre carte. E i dati dicono un'altra cosa rispetto alla propaganda. Dicono che i reati totali sono aumentati, come ha ricordato bene il collega Mauri in dichiarazione di voto sulla questione di fiducia. Sono aumentati soprattutto i reati più odiosi, i reati predatori e i reati violenti contro le persone. E, mentre i reati aumentano - anche questo l'ha ricordato il collega -, diminuiscono gli arresti, perché l'altra verità, che il Ministro Piantedosi non dice, è che le Forze di polizia in questi anni di Governo sono diminuite di 2.000 unità e, quindi, sono sotto organico nonostante il .
Servirebbero meno slogan e più fatti, ma purtroppo di slogan è piena la vostra carriera di Governo sulla sicurezza. Basti pensare che siamo di fronte al quinto provvedimento e che, mentre il Parlamento discuteva del terzo, il Governo ne aveva già pronto un altro - ha anche un disegno di legge - e che, nonostante questo decreto fosse già in vigore, purtroppo, non è stato impedito di vedere quanto è successo a Massa, che ci ha sconvolto e ci ha scioccato fortemente.
Allora, di fronte ai dati che ho citato, io mi domando se non vi sorga il dubbio che, se i tre decreti precedenti non hanno funzionato, perché dovrebbe funzionare questo, che ha dentro esattamente le stesse identiche cose cioè solo aumento di pene. Siamo arrivati a cinquanta, più o meno. Abbiamo perso il calcolo di aumenti di reati. Quindi si tratta di un approccio esclusivamente panpenalistico e assolutamente repressivo. Ora, chi delinque non ha in mano il codice penale e chi delinque non evita di commettere un reato se anche sa che sta in carcere un mese in più o un anno in più.
La vera sicurezza che - è stato ricordato - è bene comune primario di tutti, non è solo sanzionare dopo che un fatto è successo, ma possibilmente evitare che un reato si consumi, cioè la sicurezza non è mandare in carcere un omicida e buttare via la chiave, ma evitare che una persona muoia, che un anziano venga derubato, che una ragazzina a scuola subisca un trauma che si porterà dentro per tutta la vita. E voi su questo non state facendo niente, perché è più facile aumentare gli anni di pena che investire sul disagio giovanile con presidi sociali, con psicologi, assistenti, investendo sulla scuola e investendo sul futuro delle nuove generazioni. Questa si chiama prevenzione e si fa sì, aumentando anche gli organici delle Forze dell'ordine - cosa che, peraltro, appunto, non avete fatto, ma si fa soprattutto dando ai sindaci i soldi e le possibilità di investire sulle politiche sociali e non scaricando sui sindaci la colpa delle cose che voi non siete stati in grado di fare, perché questo, oltre a essere scorretto, sul piano istituzionale, è anche una vigliaccheria, sul piano morale.
La sicurezza, oltre alla repressione, quindi, a nostro avviso, si costruisce nelle condizioni di vita delle persone: la sicurezza è una questione di dignità, non solo di forza o di repressione. Ed è per questo che i sindaci devono poter agire sulle cause strutturali, sul disagio sociale, giovanile, sulle marginalità, sulla ricattabilità dei più fragili, persino sulla riqualificazione urbana. È vero che avere quartieri più vivibili, più illuminati vuol dire avere quartieri con più controllo sociale, ma, soprattutto, dovete dare la possibilità ai sindaci di investire per evitare le tensioni.
Ce n'è una sulla quale voglio entrare un po'più nel merito, che è la tensione della crisi abitativa perché una persona che vive nell'incertezza abitativa, che rischia lo sfratto, che non riesce a sostenere un affitto, perché magari ha perso il lavoro, è più esposta a fragilità e purtroppo le fragilità si sommano, non si sottraggono. Oggi il problema, purtroppo, non riguarda più solo, diciamo, chi non ce la fa, ma sta colpendo il cuore della classe media. Ci sono intere generazioni che sono escluse dall'accesso alla casa: lavorano, studiano, ma non riescono a vivere con dignità. Oggi nemmeno chi ha un lavoro stabile e un reddito medio riesce più a permettersi una casa in una grande città. Quando anche la classe media viene esclusa dal diritto alla casa, non siamo più davanti a un problema settoriale, che si può anche ignorare, ma siamo di fronte a un'emergenza nazionale. Voi da anni, da anni, perché ormai si può usare questa parola, annunciate il Piano casa.
Devo dire che anche martedì il Ministro Salvini era in visita nella mia città, a Firenze, e ha detto che la settimana prossima il Piano casa sarà votato; peccato che è da mesi che stiamo aspettando la settimana prossima. Il Piano casa, invece, non esiste, non è stato adottato, non è stato reso operativo, non si sanno contenuti, tempi, né risorse. Questo un po' ci stupisce, visto che il Ministro Salvini riesce a intervenire su tutto fuorché sui temi che riguardano il suo Ministero. Ecco, mentre aspettiamo il Piano casa sperando che arrivi, non avete, però, nel frattempo rifinanziato il Fondo affitti, il Fondo per la morosità incolpevole, lasciando sole migliaia di persone e migliaia di famiglie.
Ecco, Presidente, mi avvio a concludere. Noi in questi giorni, per quanto ci è stato concesso di fare, poco, non ci siamo limitati a criticare questo decreto, ma siamo andati oltre…
PRESIDENTE. Concluda.
SIMONA BONAFE'(PD-IDP). …e abbiamo anche detto quello che vorremmo. E, soprattutto, vi abbiamo chiesto di riconsiderare profondamente l'impianto di questo decreto, di mettere da parte la propaganda, di uscire dal Palazzo e di guardare un po' in faccia il Paese reale con cui avete perso il contatto - e 15 milioni di italiani ve l'hanno fatto ricordare - e di guardare in faccia i bisogni dei cittadini che, dopo quattro anni di Governo Meloni, sono più poveri, più soli e - ahimè - va detto anche più insicuri…
PRESIDENTE. La ringrazio.
SIMONA BONAFE'(PD-IDP). …e questo è il motivo per cui voteremo contro
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Toni Ricciardi. Ne ha facoltà.
TONI RICCIARDI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Governo, banchi vuoti di maggioranza.
Presidente, tra un paio di mesi e qualche giorno cadranno gli 80 anni della Repubblica e gli 80 anni della Repubblica rappresentarono e rappresentano ancora oggi la spina dorsale fondativa di questa istituzione.
Io mi sono posto, in questi giorni, una domanda e, a dire il vero, Presidente, me la pongo ogniqualvolta ci troviamo dinanzi a una scena del genere, ossia un'Aula vuota, il totale silenzio o - se vuole, Presidente - la fonia rumorosa di una maggioranza. Mi chiedo quotidianamente: ma noi, nei tempi che stiamo vivendo, siamo ancora in grado di sentire la sacralità dei luoghi? Di sentire la responsabilità di questi luoghi e la responsabilità di queste istituzioni? Francamente io faccio fatica a intravederla in questo modo di agire e in questo modo di trattare. Qualche minuto fa, il collega Fornaro ha spiegato in una maniera esemplare come ci fossero i tempi per rispettare un iter giusto, un iter democratico e, se volete, un iter costituzionalmente posato. Quando uso la parola “posato” intendo dire che questo Governo poteva darsi una postura diversa: riconoscere l'errore, ove mai noi fossimo dinanzi ad un errore.
Perché la domanda che ci dovremmo porre e che probabilmente le italiane e gli italiani si porranno è la seguente: ma voi realmente immaginate di non voler riconoscere un errore o, in realtà, state scientificamente cercando l'incidente istituzionale o, forse, siete giunti al capolinea e siete stanchi della fatica della responsabilità del governo del Paese? Questa è la domanda che noi oggi ci dovremmo porre sull'aspetto di merito.
Ieri, la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che, come al solito, ha una straordinaria capacità di non immaginare il racconto vero e la narrazione concreta dei numeri, ha detto: non è vero che per l'Albania spendiamo tanti soldi, spendiamo 138 milioni all'anno. E giustamente il cittadino distratto dice: ma guarda un po' questa opposizione che immagina di raccontarci che abbiamo speso centinaia e centinaia di milioni. È come se, Presidente, uscendo dalla sacralità del momento, qualcuno, avendo comprato la sua automobile a rate, invece di dire il costo complessivo della rateizzazione, ci racconta che il costo dell'autovettura corrisponde al primo anno di rata. Sono 138 milioni di euro l'anno, moltiplicato per cinque, perché l'accordo con l'Albania prevede cinque anni di durata, più le spese accessorie. Arriviamo a un costo di 760 milioni di euro: questo è il costo dell'operazione Albania. Poi ce la possiamo raccontare come vogliamo.
E allora qual è il tema? Il tema, per ritornare alla sacralità e al rispetto di questi luoghi, è che, per uno strano gioco del destino, noi ci ritroviamo, voi vi ritrovate ad approvare un provvedimento con una data storica, fondamentale, che è quella del 25 aprile, che non è una data dove si celebra una guerra civile. Non c'è una data o un giorno nel quale si celebra chi giocava in una squadra, chi giocava in un'altra, come qualche revisionista vuol farci credere. Si celebra una data che è la data fondante della sacralità del luogo che stiamo vivendo, che occupiamo in questi minuti nei quali abbiamo il dovere di essere certificatori, portatori del principio democratico. Ed è proprio il 25 aprile. Ed è proprio quel giorno della liberazione dal nazifascismo che ha gettato le basi della nostra Costituzione antifascista, che ci porta oggi qui a vivere la sacralità del momento.
Ed è proprio su un provvedimento del genere - è il quarto decreto, ma siamo ad oltre dieci provvedimenti - che immaginano di utilizzare e brandire la questione migratoria come l'elemento più antico della retorica politica, che è quello della generazione della paura. Perché quando non sei capace di gestire le congiunture economiche, quando non sei capace di dare risposte al sistema produttivo industriale, quando non sei in grado di aumentare le pensioni e lasci ancora sognare gli italiani che le minime arriveranno a mille euro, quando il potere d'acquisto dei salari precipita - noi siamo l'unico Paese, l'unica democrazia avanzata dove il potere d'acquisto dei salari è decresciuto e non è cresciuto negli ultimi trent'anni, non negli ultimi tre o negli ultimi tre mesi - allora, dinanzi a tutto questo, noi possiamo ancora faticosamente o il Paese può ancora assistere all'addizione sommatoria di anni di ipotetici reati che state generando o può avere il diritto democratico, costituzionalmente sancito e che si basa esattamente sui principi della Liberazione e del 25 aprile, ad un atto di responsabilità, un atto di serietà?
E se volete, colleghe e colleghi di maggioranza - che probabilmente a quest'ora del giorno, di una notte appena trascorsa, vi state girando ancora dall'altro lato, poveri e povere, stanchi della fatica notturna - avranno il diritto e la dignità di vedersi dare delle risposte? Di vedere una direttrice? Di capire in quale direzione va questo Paese? Ma, guardi, Presidente, non rispetto a delle scelte, perché sulle scelte il Governo ha l'obbligo, il diritto e il dovere di tracciare la via. Ma il popolo, le persone avranno pur diritto di sentire, ogni tanto, non sempre, quando vi aggrada e senza troppo disturbo, qualche soluzione che possa migliorare la condizione delle loro vite, delle loro quotidianità, per loro stessi e per le proprie famiglie .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Braga. Ne ha facoltà.
CHIARA BRAGA(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Voglio iniziare il mio intervento manifestando tutto il rammarico del gruppo del Partito Democratico per quello che abbiamo vissuto nell'arco di queste giornate, in questa istituzione.
Mai come in questa occasione il Parlamento, in particolare la Camera dei deputati, è stata ridotta ad essere il luogo in cui si ratificano decisioni prese altrove. Mai come in questa occasione si è reso evidente che non è più il Governo a rispondere al Parlamento, ma il Parlamento che si adegua a quello che il Governo decide. Lo abbiamo denunciato all'inizio di questo percorso. Questo decreto - è stato detto - è rimasto ostaggio del Senato per cinquanta giorni, cinquanta giorni persi non per approfondire e migliorare il testo, ma per inseguire divisioni, tensioni nella maggioranza, emendamenti presentati e approvati con approssimazione e superficialità.
Qui alla Camera è stato un esame ridotto a meno di un passaggio burocratico, impedendo alle Commissioni di esprimersi, tagliando tempi e spazi per il confronto, ma soprattutto costringendo la Camera a subire la mortificazione - perché di questo si tratta - di piegarsi alla conversione di un decreto-legge che contiene una norma palesemente incostituzionale - quella sul compenso agli avvocati per il rimpatrio volontario assistito dei migranti - e che verrà immediatamente modificata da un nuovo decreto-legge, il cui unico - unico - requisito di urgenza sarà la necessità di rimediare all'obbrobrio giuridico di questa maggioranza e di questo Governo, che si sono rese responsabili di questa forzatura. Chissà se almeno questa volta la Presidente del Consiglio o il suo prode Vicepremier eviteranno video o dichiarazioni trionfali. Non credo, però, sarebbe il caso perché siamo di fronte a una mortificazione ancora più grave, guardate, poiché è frutto di un'imposizione dettata dall'arroganza, dalla volontà politica di ingaggiare persino uno scontro istituzionale con il Quirinale, non solo con il Parlamento.
È stato detto che c'erano tutti i tempi, i modi per eliminare questo nel percorso di conversione che legittimamente la maggioranza aveva diritto di portare avanti, di compiere in quest'Aula. E, invece, l'insipienza, l'incapacità della maggioranza nell'esercitare l'azione legislativa è grave in sé, ma lo è ancora di più, perché porta con sé una forzatura del processo legislativo che, in questi termini, non ha e non trova precedenti. Una forzatura tutta politica, che non colpisce le opposizioni, ma colpisce le istituzioni.
E questo è pericoloso, è profondamente pericoloso e grave, perché intacca, ancora una volta, la separazione e il rispetto tra i poteri dello Stato. La leggerezza o forse persino l'inconsapevolezza con cui lo state facendo non è un'attenuante, anzi, perché è sintomo di una cultura istituzionale priva di radicamento costituzionale e che dimostra, ancora una volta, di non conoscere il senso del limite. Ecco perché questa pagina buia, che coinvolge purtroppo questa istituzione non può e non poteva lasciarci indifferenti. Ed è questa la ragione per cui abbiamo scelto di usare tutti gli strumenti, tutti gli spazi, tutti i tempi per difendere la dignità di questa istituzione , anche - anche - per chi ha scelto di non farlo, di non mortificarla e di non umiliarla.
E lasciatemi ringraziare - lo voglio fare anch'io - l'Amministrazione, i funzionari, tutto il personale della Camera perché, con il loro lavoro e la loro professionalità, che abbiamo visto anche questa notte, ci hanno consentito di svolgere il nostro compito di legislatori.
E voglio ringraziare anche tutti i colleghi e le colleghe del mio gruppo che, nei loro interventi, hanno tutti sottolineato quanto la sicurezza - che sarebbe l'oggetto del decreto di cui avremmo voluto parlare, confrontarci con i colleghi della maggioranza - è un tema troppo importante per essere piegato alla propaganda, troppo delicato per essere affrontato con slogan o scorciatoie.
Parto da un punto fermo: la sicurezza non è né di destra, né di sinistra, ma sono profondamente diverse le politiche con cui si sceglie di costruirla. Ed è su questa distanza, quella su cui abbiamo provato a spiegare le nostre ragioni questa sera, che si consuma una differenza tra di noi. Perché, guardate, il problema non è che parlate di sicurezza da quattro anni senza fare nulla, il problema è che questa sicurezza non la costruite. Non la costruite sul piano della prevenzione, dove servirebbero investimenti per contrastare il degrado sociale, la povertà educativa e quel disagio che attraversa soprattutto le giovani generazioni. Non la costruite nemmeno sul piano del controllo. È stato già detto: più Forze dell'ordine, meglio retribuite e meglio formate. Non c'è niente di tutto questo nei quattro fallimentari decreti Sicurezza che avete fatto con il vostro Governo.
E allora il dubbio viene ed è un dubbio grave. Questa mancanza di risposte non è casuale, ma funzionale a lasciare un problema irrisolto, così da poterlo continuamente agitare ogni giorno nel dibattito pubblico.
E di fatto questo ennesimo decreto Sicurezza nasce - lo sappiamo - con una chiara finalità elettorale in vista del referendum costituzionale. Eppure gli italiani vi hanno detto chiaramente, con 15 milioni di “no”, che la giustizia e tantomeno la sicurezza non possono essere trattati in questo modo .
E i fatti sono molto più chiari, sono ostinati. In questi giorni si festeggiano i tre anni e mezzo dell'attività del Governo, e la fotografia del nostro Paese, dopo questi tre anni e mezzo, è quella di un Paese che ha meno sicurezza economica, più precarietà sul lavoro e meno sicurezza nelle nostre città. Non c'è alcun indicatore che possa smentire questa situazione, è stata costretta a riconoscerlo persino la Presidente del Consiglio. E di fronte a tutto questo, la risposta della maggioranza della destra è un provvedimento che servirà solo a ingolfare i tribunali e ad aggravare il clima repressivo che c'è nel Paese.
E questo decreto ne è l'ennesima prova: nuove fattispecie di reato, pene più dure e divieti più estesi. Un provvedimento confuso, senza strategia, che ha un'unica idea di fondo, quella punitiva e repressiva. Ma dovreste averlo capito persino voi che la repressione, se diventa l'unica soluzione prospettata e perseguita, non funziona. Non ha funzionato. Lo dimostrano alcuni nodi critici, quelli che abbiamo sottolineato in questi giorni: il sistema delle carceri, il sovraffollamento, le strutture fatiscenti, le carenze di personale e le condizioni difficilissime per detenuti e operatori. Un sistema che è al collasso e che rende il nostro Paese più fragile, non più protetto.
E poi c'è un altro fronte, che voglio qui ricordare, su cui servirebbe serietà: la lotta alle mafie. Non basta esserci nelle ricorrenze. Servono coerenza quotidiana, leggi efficaci, ma anche comportamenti coerenti. Servono quella disciplina e quell'onore che sono mancata a chi, pur avendo ruoli istituzionali importanti, ha praticato - e persino ostentato - la prossimità, la continuità con esponenti della criminalità mafiosa, trovando per troppo tempo la copertura politica di chi oggi guida questo Governo.
La sicurezza non si costruisce con la repressione - lo avevamo detto - né tantomeno comprimendo la libertà e moltiplicando i reati. Si costruisce nelle scuole, nei quartieri, nelle città, si costruisce rafforzando il legame tra istituzioni e cittadini, promuovendo partecipazione e favorendo la valorizzazione degli individui e delle comunità. E lo si fa costruendo le misure per prevenire e curare la povertà e il disagio prima che si trasformino in emarginazione, in devianza e in violenza.
E poi, soprattutto, la sicurezza non si costruisce sopprimendo o criminalizzando il dissenso, quello dei lavoratori che protestano per le loro condizioni di lavoro e, tantomeno, quello delle migliaia di giovani che in questi tempi così bui e difficili hanno scelto di scendere in piazza per ideali e valori universali: pace, diritti, ambiente e cura della nostra casa comune. Valori che travalicano confini fisici generazionali, che uniscono volti e voci, che parlano di speranza, esattamente la speranza che è opposta alla vostra paura. La speranza contro i nemici vecchi e nuovi, che servono solo a mascherare i vostri fallimenti.
Hai diritto di alzarti, di fare le tue obiezioni, di protestare dinanzi al Presidente della Repubblica che ti ascolta con fraternità. E lo devi anche a questi uomini con i capelli bianchi, che si sono battuti per la tua libertà e per la libertà di tutti. Sono le parole del Presidente partigiano , Sandro Pertini, che le rivolgeva a un giovane studente proprio perché nessuno abbia mai il timore di esprimere il proprio pensiero, manifestare le proprie idee e riunirsi con gli altri.
Ecco, alla vigilia del 25 aprile, con queste parole noi vi diciamo che non voteremo questo decreto, anche perché non ci rassegneremo mai a chi vuole reprimere e sopprimere il dissenso. Se ci proverete - come state facendo - con un provvedimento incostituzionale, ci troverete, ancora una volta, a difendere la libertà e la democrazia, qui nelle istituzioni, in quell'Italia nata dalla Resistenza e dalla lotta antifascista, che è il fondamento della nostra Costituzione e della nostra Repubblica .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
Ricordo che, secondo quanto preannunciato dal Presidente nella riunione della Conferenza dei Presidenti di gruppo del 22 aprile, si procederà alla votazione finale non prima delle ore 11,30 di questa mattina, venerdì 24 aprile.
Sospendo quindi la seduta, che riprenderà alle ore 11,30.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa antimeridiana della seduta sono complessivamente 94, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso Colleghi…!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Riccardo RicciardiPrima di dargli la parola comunico che, come )… Colleghi, abbiamo capito, su! Dobbiamo proseguire i nostri lavori…
Allora, riproviamo.
Prima di dare la parola al deputato Ricciardi comunico che, come concordato, la Presidenza, prima del voto finale, consentirà unicamente lo svolgimento di interventi sull'ordine dei lavori sull'argomento che è stato preannunciato alla Presidenza …
La parola al deputato Ricciardi. Prego, onorevole Ricciardi.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Buon 25 aprile! Buon 25 aprile alle ragazze e ai ragazzi che si sentono legati con un filo ideale a quei giovani del secolo scorso che hanno liberato il Paese, perché poco si ricorda che i nomi dei partigiani erano soprattutto di ragazzi e ragazze che avevano 18, 20, 25, 30 anni.
Buon 25 aprile a coloro che hanno sentito la sofferenza nel cuore per un orrore lontano oggi, ma così vicino emotivamente e, che scendendo nelle piazze, urlando con la forza di un ideale, hanno restituito dignità al nostro Paese. Buon 25 aprile agli anziani che orgogliosamente innalzano i gonfaloni, con le ormai consuete bandiere italiane con la scritta cucita sul bianco tricolore della loro sezione e che sono lì, a ogni ricordo, a ogni caduta, a ogni orrore, che si stagliano fieramente al cielo con quei gonfaloni.
Buon 25 aprile a chi non si è fatto influenzare da una propaganda lunga 30 anni, in cui si è cercato di sporcare il più grande patrimonio collettivo che abbiamo avuto nella storia del nostro Paese. Buon 25 aprile a chi va nelle Langhe e rivede Beppe Fenoglio. Buon 25 aprile alla Repubblica dell'Ossola, che ha ispirato la nostra Costituzione. Buon 25 aprile a chi nel Monte Sole e a Marzabotto vede la memoria di sangue su quel faro che illumina il futuro, partendo dal passato.
Buon 25 aprile a chi, sul Monte Caucaso piange Angelo Pistritto, nome di battaglia “Fuoco”, staffetta partigiana siracusana morta a 18 anni in Liguria. Buon 25 aprile a chi non cerca di insozzare il ricordo delle vittime delle Fosse Ardeatine con stupidaggini smentite dalla storia.
Buon 25 aprile a chi ha percorso, almeno una volta, il Sentiero della Majella e, quando sente la bufera pensa a quei prigionieri, a quei disertori di Salò. Buon 25 aprile a chi, nelle nostre isole, sente il dolore di chi era al confino, da Ventotene a Lipari, dalle Tremiti a Lampedusa.
Buon 25 aprile a chi sa che, purtroppo, i campi di concentramento erano anche in Italia e basta andare alla Risiera di San Sabba. Buon 25 aprile a chi, nella terra apuana, conosce i luoghi delle stragi come se fossero una costellazione che unisce Stazzema e la Lunigiana.
Buon 25 aprile a chi ha scritto: in quei luoghi ci avete seppellito, ma non sapevate che eravamo semi .
Buon 25 aprile a chi ricorda come gli scugnizzi, i femminielli, donne, uomini, artisti, intellettuali, operai, una città intera, per prima in Europa, ha alzato la voce, imbracciato le armi e, in quattro giornate, ha liberato Napoli, che ha tracciato l'orizzonte per tutta la Resistenza italiana .
Io potrei continuare per molto, perché i luoghi sono tanti. Vedete, in tutti questi luoghi e per tutta questa gente, il 25 aprile è il momento di unità, di sentire comune e di orgoglio patriottico più alto che esista. Essere connessi con tutto questo è un'emozione unica. Quindi buon 25 aprile a chi si emoziona, cantando ancora “scarpe rotte e pur bisogna andare”, e a chi sente vibrare le vene quando pronuncia “Ora e sempre Resistenza” .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Braga. Ne ha facoltà.
CHIARA BRAGA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ottantuno anni fa l'Italia si liberava dal nazifascismo, ma quella che celebreremo domani non è soltanto la ricorrenza civile più bella e importante del nostro Paese, è anche la nascita di un patto solenne siglato tra cittadini e cittadine, che è scritto nella nostra Carta costituzionale ed è un patto fondato sull'antifascismo.
Dobbiamo dirlo con chiarezza, ancora, a distanza di ottantuno anni: l'antifascismo non è un'opzione politica come le altre o una bandiera di parte. È il valore fondante, il terreno su cui si fonda la nostra convivenza civile . Senza antifascismo la nostra Repubblica non esisterebbe. Per questo non dobbiamo mai smettere di difendere la nostra Costituzione, di difendere questa istituzione che, qualche mese fa, voleva essere sfregiata da chi si rifà a quelle ideologie e che noi non abbiamo permesso di sfregiare e non permetteremo mai di sfregiare, a difesa di questa istituzione, della nostra Costituzione e della nostra democrazia.
Dobbiamo difendere la nostra Costituzione, la nostra democrazia, anche di fronte a una parte della destra di questo Paese che oggi governa, ma ancora non riesce a fare i conti con quella storia e a dirsi chiaramente antifascista , perché il 25 aprile è divisivo solo per chi ha nostalgie che noi non accetteremo mai
Oggi, ancora una volta, sentiamo il bisogno e il dovere di dire grazie a chi ebbe il coraggio di scegliere ottantuno anni fa, e ancora prima, ben prima, migliaia di donne e di uomini che lasciarono la vita di sempre per combattere il nazifascismo, liberare l'Italia. Giovani, persone mature, rappresentanti dei partiti politici, delle istituzioni, della Chiesa, persone semplici che, però, non ebbero paura di decidere da che parte stare. Noi, siccome grazie a loro oggi viviamo in un Paese libero e democratico, vogliamo rendere grazie, onorare la loro memoria, ma vogliamo anche ricordare che la Resistenza significa capire che la democrazia si conquista ogni giorno con la partecipazione e il coraggio della coerenza.
Ancora di più oggi, quando il mondo è scosso, sconvolto dal ritorno dei totalitarismi, dobbiamo sentire il bisogno di ricordare quel grido di libertà che in tutta l'Italia, come veniva ricordato, ha rappresentato la fiammella che ha portato alla nostra libertà e deve rappresentare, ancora oggi, la nostra bussola. Lo abbiamo fatto, continueremo a farlo anche dentro queste Aule parlamentari. Vogliamo difendere quel patto, vogliamo difendere la nostra Costituzione e il nostro Paese.
Viva la Resistenza, viva l'Italia libera, viva la Repubblica, viva il 25 aprile !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sull'ordine dei lavori, sullo stesso argomento, la deputata Laura Cavandoli, come concordato. Ne ha facoltà.
LAURA CAVANDOLI(LEGA). La ringrazio, Presidente. Oggi - o, meglio, domani, perché il 25 aprile è domani - sono ottantun anni dalla Liberazione, una giornata di memoria, una giornata di gratitudine verso chi ha lottato per restituire all'Italia la libertà, la democrazia, la pace e la tutela delle persone. Valori, tutti, che troviamo cristallizzati tra i princìpi fondamentali delle norme della nostra Costituzione repubblicana. “Se oggi” - e faccio una citazione - “in tanti ci troviamo qui e in tutte le piazze italiane” - cito il Presidente Mattarella nel 2019 - “è perché non possiamo, e non vogliamo, dimenticare il sacrificio di migliaia di italiani, caduti per assicurare la libertà a tutti gli altri. La libertà nostra e delle future generazioni”.
Ebbene, la Resistenza segnò il riscatto delle popolazioni italiane oppresse da decenni di regime fascista e sfinite da dolorosi anni di guerra. Nella Festa della Liberazione, celebriamo non solo il sacrificio di molti italiani, nostri compatrioti, ma anche il loro sforzo ideale di saper guardare oltre, di sperare, di volere costruire un'Italia libera, indipendente e autonoma. E a contribuire alla liberazione e alla rinascita repubblicana del nostro Paese furono esponenti di forze politiche culturali molto diverse; ci tengo a dirlo perché la Festa del 25 aprile non è la festa della sinistra, è la festa dell'Italia liberata ! È la festa di tutti noi e anche di tutti noi parlamentari, che rappresentiamo qui i cittadini della Repubblica. E fra queste forze, che furono protagoniste della Liberazione ci furono, appunto, cattolici, liberali, socialisti, comunisti, monarchici, militari e tante donne. Sì, tante donne: io vengo da Parma e le donne erano protagoniste delle staffette partigiane, perché erano più brave, perché erano meno attenzionate, perché avevano il coraggio di farsi vedere, di svincolarsi meglio e di conoscere meglio il territorio. E credo che le donne abbiano un ruolo fortissimo nell'ambito della Resistenza e, soprattutto, nella liberazione del nostro Paese . Voglio citare, tra chi pose le basi di questa rivoluzione, anche illuminati esponenti della Resistenza delle valli alpine che il 19 dicembre 1943, in un convegno - clandestino -, stilarono la Dichiarazione dei rappresentanti delle popolazioni alpine, nota come Carta di Chivasso . In essa, constatarono che l'oppressione politica, esercitata dal regime fascista, era causa della rovina economica e della distruzione delle culture locali, auspicando che il futuro Stato italiano riconoscesse le autonomie politico-amministrative, scolastiche ed economiche dei territori Disegnarono un sistema politico federale e repubblicano, su base regionale che fu largamente ripreso dalla nostra Costituzione. E ci tengo a dirlo, perché sapete bene che le regioni sono previste dalla Costituzione, ma sono entrate in vigore solo nel 1970, quindi è una visione veramente ampia delle autonomie e del regionalismo di questo Paese - concludo - e queste tematiche delle autonomie regionali sono attualmente molto all'attenzione del Parlamento e delle nostre politiche legislative.
Il pluralismo delle coscienze antifasciste fu una ricchezza della Resistenza e non un limite da cancellare, e questo permise la rinascita del nostro Paese che era poverissimo, in macerie, ma finalmente libero. E questa ricchezza, lo ripeto, è stata cristallizzata della Costituzione, che ha avuto il coraggio, l'onore - grazie al Parlamento - di essere aggiornata, però, più volte per adeguarsi a quella che è l'evoluzione della società. E quindi celebrare il 25 aprile significa diffondere il messaggio globale della Liberazione, significa proteggere l'identità, coltivare la verità, rafforzare la pace, sostenere la nostra Repubblica e valorizzare i territori, i comuni, le comunità che ogni giorno ne incarnano l'anima più viva. Viva l'Italia !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Gianfranco Rotondi. Ne ha facoltà.
GIANFRANCO ROTONDI(FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, il gruppo di Fratelli d'Italia partecipa con convinzione a questo rito, che non è banale, ma deve segnare l'unità della rappresentanza politica di questo Paese, in una ricorrenza che, come ha detto la collega che mi ha preceduto, appartiene a tutti gli italiani. Il 25 aprile è una festa che fu istituita da Alcide De Gasperi per unire gli italiani, non per dividerli. Ed è triste che dobbiamo ricordarlo, a tanti anni di distanza, perché vi è una tentazione ricorrente a fare di questa festa una occasione per denigrare la controparte politica. Non mi sottraggo alla provocazione della collega Braga - che io stimo moltissimo, peraltro - che quasi vorrebbe dire che ricorre una nostalgia, da una parte, della Liberazione, ma dall'altra forse, del fatto che ci sia stata.
No, signori, colleghi della sinistra, il mio appello è alla buona fede, perché questo centrodestra non deve subire alcun esame, men che meno da voi Domani io celebrerò il 25 aprile, come sono solito fare, non nella mia città, non nel mio collegio, ma in Abruzzo, nel ricordo dello straordinario discorso di Onna con cui Silvio Berlusconi , fondatore del centrodestra, sciolse ogni nodo, chiarì ogni equivoco, gettò oltre qualsiasi ostacolo la natura del centrodestra italiano che, con Silvio Berlusconi, Umberto Bossi e Gianfranco Fini, ha reso l'antifascismo un valore costitutivo della nostra vivenza di libertà e quindi anche di questa parte politica e . Ma certo, se al posto di Togliatti - pensate un po', io vecchio democristiano anticomunista che debbo rimpiangere Togliatti… e debbo onorare Togliatti e lo faccio con convinzione perché se al posto di Togliatti, che assieme a De Gasperi, dopo aver battuto il fascismo, ha unificato questo Paese - ci fossero stati i “mozza-orecchi” della sinistra di oggi, difficilmente questo Paese avrebbe avuto ottant'anni di libertà, di pace, di civiltà, di armonia sociale, di progresso
E allora, voglio dirlo fino in fondo. Colleghe e colleghi - mi permetto di dire come si diceva ai tempi della DC - amiche ed amici evidentemente c'è una ragione per la quale voi tornate su questo. Mi percorreva un brivido nel sentire che io ho sentito cantare agli amici di mio padre, socialista e antifascista, a mio nonno che rifiutò il posto di lavoro per non prendere la tessera del fascio . Bene, quelli cantavano per la libertà e per l'amore, voi cantate per dividere , perché la verità storica è che c'è una parte della sinistra italiana - e chiudo, signor Presidente -, che non ha mai elaborato il lutto della rottura del CLN, perché alcuni volevano pregare con Teresio Olivelli, ribelle per amore, e passare da un regime alla democrazia; altri volevano passare dal nero al rosso, da un regime all'altro, e questa è storia di questo Paese !
PRESIDENTE. Concluda.
GIANFRANCO ROTONDI(FDI). Quindi, uniti sì, uniti sì, ma la ricorrenza del 25 aprile fu voluta da De Gasperi perché fosse festa della libertà di tutti gli italiani, e noi la vivremo così .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Nicola Fratoianni. Ne ha facoltà.
Colleghi, recuperiamo le nostre postazioni e osserviamo il necessario silenzio per consentire agli oratori di svolgere i propri interventi, soprattutto su una materia delicata e importantissima.
NICOLA FRATOIANNI(AVS). Grazie, signor Presidente. Avevo in testa delle cose, ho ascoltato adesso il collega Rotondi. La prima riflessione è questa: meno male, collega Rotondi, che il suo intervento è stato attraversato da un lungo appello all'unità .
Meno male davvero, perché non so che cosa avrebbe potuto dire in quest'Aula, se il suo intervento fosse stato ispirato a istinti di divisione. I “mozza-orecchi” della sinistra di oggi - collega Rotondi, glielo dico per il tramite del Presidente naturalmente - sono coloro che vengono da una lunga storia, la storia di chi ha dato il sangue per liberare questo Paese, la storia di chi è morto, colleghe e colleghi, per consentire anche a voi, collega Rotondi, a chi ha nel simbolo del suo partito la fiamma tricolore del Movimento Sociale Italiano, di parlare nell'Aula del Parlamento della Repubblica . Chiaro?
I “mozza-orecchi” della sinistra sono coloro che vengono dalla storia di chi consente al Presidente del Senato, Ignazio La Russa, di continuare a raccontare che il 25 aprile si celebra ricordando i partigiani e i morti di Salò, chi ha liberato il Paese e chi lo opprimeva . Ha capito, collega Rotondi?
Perché c'è una cosa, signor Presidente, che è più pericolosa di ogni altra: l'ipocrisia. Colleghe e colleghi, l'unità è un valore molto importante. Peraltro, mi ha molto colpito il suo riferimento alle canzoni. Io sono cresciuto imparando che la musica e cantare sono sempre cose che uniscono.
Sentire un deputato, peraltro di lunga storia, come lei, affermare in quest'Aula che cantare , cantare una canzone che viaggia sottobraccio con l'Inno nazionale ) … perché sa, l'antifascismo è la religione civile di questo Paese . Sentir dire che cantare è un atto divisivo rivela l'ipocrisia pelosa di un appello all'unità che ha, in realtà, un obiettivo diverso, ossia stabilire che tutto stava insieme e stabilire che la storia dei comunisti italiani può essere messa assieme a quella dei fascisti italiani Che un regime sostituisse un altro è il più grande degli inganni. I comunisti italiani, insieme ai cattolici, come è stato ricordato dalla collega Cavandoli, hanno tante culture e hanno liberato questo Paese dai fascisti e dai nazisti.
Lei non se ne è accorto, collega Rotondi, ma, quando ha pronunciato con tanta forza la parola e il valore dell'antifascismo, guardava noi. Naturalmente non poteva accorgersene, ma alle sue spalle pochi hanno scelto di battere le mani . Io vorrei che fossero di più la prossima volta, perché noi vogliamo, sì, l'unità, ma l'unità nella chiarezza.
Lo dico a tutti, anche alla collega che, con un bel discorso, ha celebrato la Resistenza. Vorrei dirle, cara collega, di spiegare ai colleghi del suo partito che proporre leggi in questo Paese che dichiarino gli Antifa, cioè gli antifascisti, fuorilegge, come ha fatto il signor Trump, è esattamente l'opposto della ricostruzione di un'unità nella chiarezza della storia .
Allora, viva il 25 aprile! Viva la Resistenza! E buon 25 aprile anche a voi, a tutti voi, perché il 25 aprile è la festa più importante della Repubblica! La Liberazione e la libertà !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Luca Squeri. Ne ha facoltà.
LUCA SQUERI(FI-PPE). Grazie, Presidente. A me dispiace sentire un tono, da parte dei colleghi della sinistra, così arrogante e così fazioso. Io ho avuto la fortuna di avere un padre partigiano e di avere una madre insignita con la medaglia d'oro per essere una donna che ha partecipato alla Resistenza . Immeritatamente per questo faccio parte del Consiglio nazionale dell'Associazione nazionale partigiani cristiani, perché - ahimè - ormai i partigiani che hanno fatto davvero la Resistenza non ci sono più. Penso che sia un dovere, per chi come me ha avuto la fortuna di crescere in un contesto di chi ha vissuto la Resistenza, fare da testimone di quelli che sono stati i principi e lo spirito per cui si è combattuto la Resistenza.
Io leggo adesso, e lo leggo direttamente ai colleghi della sinistra, le parole di un loro autorevole collega che sedeva al posto del Presidente Rampelli. Era Presidente della Camera. Trent'anni fa diceva queste cose, pensate come siamo regrediti da trent'anni fa a oggi. Violante diceva: “Mi chiedo se l'Italia di oggi - e quindi noi tutti - non debba cominciare a riflettere sui vinti di ieri; non perché avessero ragione o perché bisogna sposare, per convenienze non ben decifrabili, una sorta di inaccettabile parificazione tra le parti, bensì perché occorre sforzarsi di capire, senza revisionismi falsificanti, i motivi per i quali migliaia di ragazzi e soprattutto di ragazze, quando tutto era perduto, si schierarono dalla parte di Salò e non dalla parte dei diritti e delle libertà”.
Questo è lo spirito del 25 aprile, non il vostro spirito divisivo e fazioso . Usate la canzone della libertà, la canzone che appartiene a noi che della libertà facciamo un elemento prioritario, come uno strumento di propaganda divisivo.
Dite che la Costituzione è intoccabile, ma è stata modificata 40 volte dal 1946 a oggi . Quaranta volte! Voi veramente con questo atteggiamento rovinate lo spirito del 25 aprile. Il 25 aprile è una festa unificante che deve rendere omaggio a un'Italia che, grazie e in conseguenza di quello che visse, a differenza di tutti gli altri Paesi che persero la guerra, grazie alla Resistenza, riuscì a scrivere questa Costituzione, perché ricordiamoci che Paesi come la Germania e il Giappone furono commissariati di fatto dalle potenze alleate. A noi, grazie alla Resistenza, questo fu evitato.
Veramente, dopo settant'anni da quel 25 aprile che segnò la fine della dittatura e che segnò la fine della guerra, vedere ancora in questo Parlamento un atteggiamento divisivo - che voi volete portare avanti nel Paese, ed è chiaro che sarà la cifra della campagna elettorale che da qui alle prossime elezioni andremo a fare - non vi fa onore.
Per questo, da parte nostra, ci deve essere tutta la forza per dire al Paese la verità: il 25 aprile è la festa di tutti, è la festa della libertà, è la festa dell'Italia. Viva il 25 aprile !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Riccardo Magi. Ne ha facoltà.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). La ringrazio, Presidente. Credo che non dobbiamo essere ipocriti e dobbiamo guardare in faccia la realtà. È comprensibile quanto oggi la celebrazione del 25 aprile si carichi di un significato estremamente vivo, attuale, di lotta. Anche il dibattito di chi mi ha preceduto in quest'Aula ce lo dimostra. Il 25 aprile celebriamo la festa civile più importante per la nostra Repubblica. Celebriamo la festa che ci ricorda il legame indissolubile tra la lotta di liberazione dal nazifascismo - la Resistenza, quindi - e la Costituzione italiana. Celebriamo, cioè, quella lotta nella quale comunisti, socialisti, azionisti e popolari si misero insieme per sconfiggere l'autoritarismo, il totalitarismo, il razzismo e la violenza.
Perché è estremamente attuale questo? Perché, se ci guardiamo intorno a noi, nel mondo, vediamo quanto oggi nazionalismo, totalitarismo, razzismo e violenza siano qualcosa che si riaffaccia prepotentemente e anche con il consenso popolare, nella nostra attualità .
Mi rivolgo al collega Rotondi - non so se sia un caso che sia intervenuto il collega Rotondi a nome del gruppo di Fratelli d'Italia - che ha una storia democristiana, ha ricordato De Gasperi, tutta dentro quel legame indissolubile tra Resistenza, Liberazione e Costituzione. Io penso che non dobbiamo essere ipocriti. Penso che quando noi abbiamo un Presidente del Senato, seconda carica dello Stato, che ricostruisce un legame indissolubile, non tra Resistenza, Liberazione e Costituzione, ma tra la fiamma tricolore e coloro - testuale - “che non si arresero a quella sconfitta”, “che non si rassegnarono a quella sconfitta”, collega Rotondi, vuol dire che non si rassegnarono alla sconfitta della dittatura; non si rassegnarono al prevalere della democrazia; non si rassegnarono al prevalere della libertà .
Ma la grandezza della nostra Costituzione, della nostra Resistenza, nella quale popolari, comunisti, socialisti e azionisti liberali si unirono, è che per ottant'anni anche coloro - scellerati, a mio avviso - che non si arresero hanno trovato cittadinanza in questa Repubblica, nel rispetto delle regole.
Diceva il collega Squeri “basta con questo mito della Costituzione che non si può toccare”, ci mancherebbe altro: la Costituzione si può e, a mio avviso, si deve riformare, in alcune sue parti, ma questi ottant'anni, colleghi, sono stati anche ottant'anni di svuotamento della Costituzione; sono stati ottant'anni di mancata attuazione della nostra Costituzione; sono stati ottant'anni di squilibrio tra i poteri e le prerogative degli organi costituzionali. Quindi, l'attualità ancora maggiore, che oggi, in questo momento, in questa giornata, a pochi minuti dall'approvazione definitiva di un provvedimento che contiene alcune norme che ricordano quelle norme dell'ordinamento fascista, acquista ancora più valore .
Non dobbiamo essere ipocriti, Presidente: ora e sempre Resistenza !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata, Giulia Pastorella. Ne ha facoltà.
GIULIA PASTORELLA(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Anch'io auspicherei di abbassare i toni, di abbassarli di molto, perché, se il 25 aprile è la festa della libertà contro la tirannia e contro il totalitarismo, contro quello che è stata la negazione dei diritti individuali, cioè il fascismo, io penso che non ci sia alcuno, in quest'Aula, che possa dirsi contrario, che possa, però, al contempo, arrogarsi la libertà di pensare che la libertà sia il valore principale. Non è una celebrazione di parte, l'hanno ricordato alcuni colleghi e ci tengo a ricordarlo anch'io: la Resistenza non è stata solo comunista, è stata anche cattolica, monarchica, azionista e liberale. È stata una celebrazione di tutto il Paese, che si è reso conto che bisognava cambiare e voltare pagina.
La trappola della strumentalizzazione è molto pericolosa, perché un conto è imparare dalla storia - e questo lo dobbiamo fare tutti e, anzi, auspicherei che i più giovani sentissero questa Festa come loro anche se non c'erano fisicamente, così come non c'eravamo noi - un conto è inquinare quella storia con i dibattiti del presente. Milano è stata la capitale della liberazione (da lì è stata proclamata l'insurrezione) e, da milanese, a me una cosa fa profondamente male, sono profondamente ferita dal fatto che il corteo del 25 aprile, alla fine, si dividerà in due comizi separati, chi è più per la pace e chi è, apparentemente, un po' meno per la pace. Questo è assurdo ed è, credo, uno smacco e una ferita a una festa che dovrebbe essere una festa di tutti.
Così come sono stati uno smacco e una ferita per chi, come me, ma come tanti riformisti di sinistra e altri, che hanno sostenuto il referendum della giustizia, dire che noi non eravamo antifascisti. Ebbene, non penso che sia corretto applicare questo tipo di etichette a chi, legittimamente, pensava che la modifica della Costituzione fosse una miglioria.
Quindi, se noi cerchiamo di ricordarci - anche rispetto alle battaglie del presente, ma senza usarle per inquinare questa Festa - che la libertà deve essere sempre una scelta, allora dobbiamo ricordarci che, come ricordiamo gli sforzi, i sacrifici e tutte le morti che sono state necessarie alla nostra libertà, a quella che noi adesso ci possiamo godere, in cui liberamente ci possiamo insultare, anche in quest'Aula, allora ricordiamocene non solo domani, che è sicuramente un giorno speciale: ricordiamocene sempre; ricordiamocene quando andiamo a valutare le situazioni internazionali, quelle situazioni geopolitiche in cui ci sono popoli che cercano disperatamente di combattere per la libertà ma che, al contempo, vengono trattati come indegni.
Quindi, se noi pensiamo che la libertà sia una scelta, supportiamo tutti quelli, nel passato e nel presente, che questa scelta l'hanno fatta e la fanno con coraggio .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Mara Carfagna. Ne ha facoltà.
MARIA ROSARIA CARFAGNA(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Come Noi Moderati, pensiamo che sia giunto il momento, a ottant'anni dalla nostra Costituzione, nella quale tutti - tutti - ci riconosciamo, di ascoltare le parole del Presidente della Repubblica, anzi, non limitarci ad ascoltarle, ma di praticarle; di dare retta a quanto detto anche nel corso del suo intervento di ieri, cioè trasformare questa data anche in relazione all'enorme crisi bellica, che noi stiamo attraversando, in una giornata di condivisione dei valori della democrazia, contro ogni forma di intolleranza, di odio e di barbarie.
Chi, al contrario, trasforma questa data in un'occasione per riportare divisione, odio e settarismo offende le conquiste della nostra democrazia, che è forte, è stabile, non soltanto all'interno delle istituzioni e del Palazzo, ma soprattutto tra le persone, nella partecipazione popolare. Lo abbiamo visto anche in occasione dell'ultimo referendum.
Per questo, come Noi Moderati, l'invito è a onorare questa data, nello spirito di chi ha combattuto per i valori della democrazia, pensando a un'Italia unita nei valori della democrazia e non certo divisa in fazioni, a ottant'anni dalle conquiste dei nostri padri, dei nostri nonni, delle nostre madri e delle nostre nonne.
Viva la Repubblica e buon 25 aprile a tutti , !
PRESIDENTE. Grazie per questo momento. Come concordato, riprendiamo il seguito dell'esame del disegno legge di conversione n. 2886.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2886: S. 1818 - "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell'autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del Ministero dell'interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale" .
Dichiaro aperta la votazione.
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“La nostra sicurezza è la Costituzione” -
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Sospendo a questo punto la seduta, che riprenderà al termine della riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo, convocata per le ore 12,45.
La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 94, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Comunico che sarà iscritta all'ordine del giorno della seduta di martedì 28 aprile 2026 l'assegnazione, in sede legislativa, delle seguenti proposte di legge, delle quali le sottoindicate Commissioni, cui erano state assegnate in sede referente, hanno chiesto, con le prescritte condizioni, il trasferimento alla sede legislativa, che proporrò alla Camera a norma del comma 6 dell'articolo 92 del Regolamento:
alla VII Commissione (Cultura):
COMBA: «Istituzione della Giornata nazionale in memoria delle vittime della strage dello stadio Heysel di Bruxelles» (1858);
alla XII Commissione (Affari sociali):
S. 1531. - CIOCCHETTI ed altri: "Disposizioni per la prevenzione e la diagnosi precoce del melanoma e istituzione della Giornata nazionale per la prevenzione del melanoma" (813-B).
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare la deputata Boldrini. Ne ha facoltà.
LAURA BOLDRINI(PD-IDP). Signor Presidente, domani è il 25 aprile, è la Festa della Liberazione dal nazifascismo ed è per noi la festa più bella e più importante del nostro Paese.
Ricordo, Presidente, che nel 2015, in occasione del settantesimo anniversario della Liberazione, quest'Aula si riempì di partigiane e di partigiani che venivano da ogni parte d'Italia; insieme a loro, c'erano i parlamentari, c'erano le più alte cariche dello Stato, c'era il Presidente della Repubblica. Ebbene, alla fine dei lavori, spontaneamente si levarono le note di e cantammo insieme. Fu un momento molto emozionante. Ecco, io dissi loro che erano stati invitati non come ospiti, ma come padroni di casa, perché è grazie a loro, grazie al loro impegno e al loro sacrificio che esistono un Parlamento e una Repubblica democratica. Ma se, qui, dunque, i padroni di casa sono i partigiani e le partigiane, allora, in questa casa della democrazia i fascisti di CasaPound e i non possono entrare, non devono entrare ! Ed è per questo che, insieme ad altri 31 colleghi e colleghe dell'opposizione, abbiamo impedito che accadesse e per questo siamo stati puniti con cinque giorni di sospensione, colpevoli di antifascismo.
Allora, Presidente, alla vigilia del 25 aprile, voglio essere molto chiara: se sarà necessario, lo rifaremo e lo rifaremo, anche per non tradire la fiducia di quei partigiani e di quelle partigiane che hanno lottato per darci la democrazia.
Viva il 25 aprile, viva l'Italia antifascista !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Piero De Luca, che non è presente in Aula.
Ha chiesto di parlare il deputato Francesco Emilio Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Il Governo ha annunciato di voler realizzare un CPR a Castel Volturno. Noi ci opponiamo a questa scelta e a questa decisione e combatteremo assieme ai cittadini e alle cittadine di Castel Volturno, ricordando a tutti, come dice una rivista del territorio fatta da giovanissimi che si chiama che il problema dei migranti in quel territorio non è stato mai affrontato con risolutezza, non è mai stato fatto un censimento delle presenze, né approvata alcuna legislazione speciale tanto decantata. Castel Volturno è considerato il comune più africano d'Europa, da anni, e un porto franco per migliaia di immigrati che qui trovano soluzioni abitative di fortuna e un mercato del lavoro pronto ad accoglierli come manodopera a bassissimo costo, senza diritti. Nel frattempo, il costo di una popolazione fantasma è scaricato sui contribuenti, che pagano costi più alti per servizi come i rifiuti e hanno un ente comunale paralizzato da un debito strutturale fisso di 5 milioni di euro l'anno. Invece di affrontare questo stallo, il Governo, come giustamente denunciano i cittadini e come sta denunciando il territorio di Castel Volturno, decide di utilizzare il di un CPR di 120 posti, in cui vivranno fino a diciotto mesi gli immigrati irregolari raggiunti da provvedimento di espulsione. Un'ipotesi che, se si concretizzerà...
PRESIDENTE. Concluda.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). ...renderà solo più manifesto il fallimento delle politiche nazionali sull'immigrazione. Da una parte, un piccolo carcere - ho terminato -, dall'altra, un comune che continuerà ad avere vani occupati irregolari, mercati neri paralleli e un numero di presenze che farà lievitare disservizi, costi e degrado per i contribuenti.
Non è questa la strada giusta e non è giusto penalizzare un territorio, in particolare in modo punitivo anche dopo il referendum e per i risultati del referendum!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Marianna Ricciardi, ne ha facoltà.
MARIANNA RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Nel silenzio più assoluto, il Governo ha trovato il modo per risolvere il problema delle liste d'attesa, soltanto che questa riforma non è stata pensata dal Ministro della Salute, ma è stata pensata dal Ministro della Difesa, è una cosa strana, cosa si sarà inventato il Ministro Crosetto? I militari apriranno molti poliambulatori in tutta Italia dove verranno eseguite TAC, risonanze, ecografie, prestazioni di tutti i tipi, e tutte queste prestazioni non saranno però pagate dai pazienti, ma saranno totalmente a carico del Servizio sanitario nazionale, pagate con fondi del Servizio sanitario nazionale. C'è, però, un problema: la Difesa non ha abbastanza medici e quindi, tramite apposite convenzioni, i medici verranno presi da altri ospedali. Quindi, fin qui tutto uguale, il solito gioco delle tre carte a costo zero: prendi un medico di qua, metti un medico di là, però la cosa che mi fa arrabbiare è che questa sanità non sarà accessibile a tutti i cittadini, in modo omogeneo e uniforme su tutto il territorio nazionale. È vero che tutti potranno prenotare, ma militari e politici avranno la precedenza e quindi con i soldi del Servizio sanitario nazionale si viene a creare un doppio canale che privilegia alcune categorie di cittadini, per legge. E, allora, io ho presentato un'interrogazione al Ministro della Difesa e al Ministro della Salute per chiedere quali saranno i criteri di accreditamento di queste strutture, per sapere se queste strutture saranno accessibili tramite CUP regionale e per assicurarci che, con la riforma della sanità militare, non si creeranno dei canali paralleli e dei circuiti alternativi per categorie di pazienti di serie A e categorie di pazienti di serie B, perché questa cosa non è accettabile.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Giglio Vigna. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO GIGLIO VIGNA(LEGA). Grazie Presidente, domani, per la prima volta, il corteo delle celebrazioni del 25 aprile a Chivasso, in canavese, in provincia di Torino, passerà davanti alla targa di Chivasso, un documento storico dei partigiani federalisti che rappresenta un pilastro del pensiero autonomista e federalista del nostro Paese.
Questa importante novità è il risultato del lavoro concreto della sezione della Lega di Chivasso coadiuvata, aiutata in questa operazione anche dal sottoscritto, come deputato di territorio, ma guidata con passione dal segretario Alessandro Busso, dall'impegno del consigliere comunale civico Bruno Prestia, che ha trasformato la nostra idea in una mozione approvata all'unanimità dal consiglio comunale. Un ringraziamento va anche al sindaco di Chivasso, a tutti i consiglieri, per aver appoggiato questa iniziativa, valorizzando un monumento che non è solo memoria storica, ma un simbolo vivo, che appartiene al patrimonio valoriale del mio partito, della Lega e della nostra Repubblica. La Carta di Chivasso parla di libertà, di autonomie, di valori che la Lega ha sempre difeso e che oggi, in questo contesto europeo e nazionale, che rischia di omologare tutto, tornano più attuali che mai.
Celebrare il 25 aprile passando davanti a questa targa significa ricordare che la Resistenza non fu soltanto una pagina unitaria, ma anche una stagione di idee federaliste e libertarie, che noi della Lega sentiamo profondamente nostra.
Ringraziamo tutti coloro che hanno reso possibile questo momento e riteniamo che questa iniziativa sia un grande segnale di come la memoria possa essere condivisa quando si mettono al centro il rispetto delle radici e delle identità di territorio. Viva la Carta di Chivasso, viva i partigiani federalisti delle valli alpine.
PRESIDENTE. Bene, recuperiamo questo punto l'intervento di fine seduta del deputato Piero De Luca, che è rientrato in Aula.
PIERO DE LUCA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi è venuto a mancare all'età di 94 anni Biagio De Giovanni, filosofo, fine studioso, docente universitario, uomo politico, protagonista della vita culturale italiana ed europea. Dotato di un'eccezionale curiosità e vastità di interessi, come testimonia l'amore anche per la pittura. Laureato in Filosofia del diritto alla Federico II, ha insegnato Storia delle dottrine politiche all'Università Orientale di Napoli, di cui è stato anche rettore.
Europarlamentare nel 1989 con il Partito Comunista e nel 1994 con il PDS. Ha guidato la Commissione per gli affari istituzionali del Parlamento europeo, contribuendo con vigore e visione al dibattito sull'Europa.
La sua vicenda personale è strettamente intrecciata alla storia del pensiero filosofico e politico del nostro Paese, come attestano, da un lato, la sua eccezionale eredità di scritti, fino all'ultimo, il recentissimo , una sorta di testamento civile e, dall'altro, la partecipazione attiva alla politica, sia vestendo gli abiti di parlamentare europeo, sia contribuendo costantemente al dibattito, con saggi e riflessioni sui quotidiani, in particolare sulle colonne de . Intellettuale libero, espressione di un pensiero critico, sempre appassionato e profondo, saldamente convinto della necessità della relazione tra cultura e politica, nell'idea che la seconda non possa fare a meno della prima, che però deve poter agire e svilupparsi, non certo nell'indifferenza, ma assolutamente in autonomia.
La sua critica severa al totalitarismo, al sovranismo, alle pratiche ciniche del predominio economico ha tracciato una rotta di impegno preziosa per tutta la nostra comunità democratica. Saldamente ancorato nella tradizione filosofica napoletana, i suoi studi da Hegel a Croce rappresentano pietre miliari per intere generazioni e contribuiscono a comporre le basi della sua visione della storia e dell'Europa. Era uomo del pensiero, ma anche dell'agire politico, nel senso più alto e nobile del termine, con una speciale attenzione per il Meridione d'Italia, Napoli e la Campania. Intellettuale riformista ha saputo tenere insieme l'analisi filosofica e la passione civile, interrogando le categorie del Novecento per capire le inquietudini del presente. Per molti di noi è stato guida a distanza attraverso libri, articoli e lezioni. Ha insegnato che la politica è pensiero e che il pensiero è responsabilità. Ai suoi familiari, a quanti gli sono stati vicini, alla comunità accademica e politica, che perde un insostituibile riferimento, la vicinanza e l'abbraccio dei deputati del Partito Democratico e di quest'Aula.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
S. 1624 - Valorizzazione della risorsa mare (Approvato dal Senato). (C. 2855)
: IAIA, per la VIII Commissione; FURGIUELE per la IX Commissione.
2.
Delega al Governo per il riordino delle funzioni e dell'ordinamento della polizia locale. (C. 1716-A)
e delle abbinate proposte di legge: BORDONALI ed altri; RAMPELLI ed altri; DEBORAH BERGAMINI e PAOLO EMILIO RUSSO; PAOLO EMILIO RUSSO; CARAMIELLO ed altri. (C. 125-600-875-1727-1862)
Relatrice: MONTARULI.





























































































































